radicali mutamenti verificatisi da qualche tempo nello scenario internazionale richiedono, sul piano geostrategico, l'estensione dell'analisi anche alla regione mediterranea, oggi, a maggior ragione, di preminente interesse non solo per l'Italia, ma anche per la stabilità dell'Europa e dell'intero sistema delle relazioni internazionali.
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Si tratta di zone a rischio - dove l'indice del la conflittualità è elevato- nelle quali è necessario salvaguardare la sicurezza e gli interessi del nostro Paese anche attraverso un impegno diretto, conseguente agli obbliglti assunti in campo internazionale. Ritengo quindi importante- dopo aver tracciato le linee evolutive dell'Alleanza Atlantica e l'evolu zion e del "pilas tro" della Politica eli Sicurezza e Difesa Comune Europea - affrontare, nQuasrarea. che SI8S18nda da seppure sinteticamente, le proGlblltarra al Gono Penlce, abbrarr blematiche della regi one m ediL erranea. Clanda albi baciai chiusi auallll
Mar Nere ed liMar Caspio, è definita u come Medharraneo allaraato..n.
Quest'area, che si es tende da GibHterra al Golfo Pers ico, a bbracciando altri bacini chiusi quali il Mar Ner o ed il Mar Caspio, è definita, con accezione orm ai accetta la e riconosciuta a nche a livell o internazion ale, co me Mediterra neo a ll a rga to . Un'area , come ho detto, s ulla quale già ins is tono sce naJ"i d i conni ttualità in corso o poten ziale, dove l'Ita lia gioca un ruolo di grande importa nza per l'interesse nazionale, ma anche per la pace e la s icurezza internazio na le.
Prim a d i proseguire, desidero sofferm armi brevemente s ull'evoluzio ne storica del concetto di bacini chiusi e sugli asp etti rela tivi alla loro sicurezza. Vi fornirò qu alche s punto di riflessio ne, di conn otaz ione p retta menle geopo litica, per di spo n-e di un utile ed ulteriore elemento di ri fer imen to nell 'ap proccio a q uesta comp lessa regione. 2
La gra nde tradi%ione geopolitica, secondo la quale il mo ndo è diviso in "tc1·ra e mare", s i basava sulla riconosciuta divers ità concctlualc e politica degli Stali "continentalis ti" da quelli "maPi ltimi". Cardine concelluale della questione geopolitica era dunque il contrasto, anc he teorico e culturale, fra i "Grand i Spazi" terrestri c le vaste d istese oceanichc, per ciascuno dei qua li vigeva no e valgono regole diverse. La storia, da quella antica (Sparla co ntro Atene, Roma contro Cartagine, ccc.) a que lla più recente (USA contro URSS), ci ha fornito molteplici casi di studio conform i alla distinzione che ho appena menzionato. I.:altcrnativa analitica nello stud io della politica internazionale si è basata su ll a forte contrapposizione strutturale tra macroaggregati regionali, e in particolare fra il domino dell"'orso" eurasiatico su lla landmass (grandi spazi terrestri), indipendentemente dall'attore di turno che lo impersonava (Russia, Germania, Cina), ovvero del con trollo dello spazio oceanico da parte della "balena" anglosassone. Le diffe1·em:e era no tali che raramente gli attori tCJTCStri si trasformavano in marittimi c viceversa. TI che spiega come fosse stata possibile la secolare convivenza, relativamente poco conn ittualc - se non ai bordi dei due sistemi - fra Tmperi continentali come la Russia c Imperi marittimi come l'Inghilterra. Questa netta contrapposizione tra terra c mare non vale, o vale molto meno, per i bacini chiusi c t·istretti le cui coste sono ripanitc fra 19 Paesi diversi, come è il caso del Meditc1-raneo, oppure del Baltico - che è un Mediterraneo del Nord -dei Caraibi, o del Mar del Giappone. Le d ifferenze etn iche, in questo tipo di ambiente geopoli tico 3
misto, si sovrappongono a quelle culturali trasformando in maniera profonda .il quadro politico, economico e sociale nello spazio di poche deci ne di chilometri. La sicurezza di un bacino marittimo chiuso e limitato diventa quindi, in linea teorica e sotto il profilo strategico, un problema relativamente più semplice e al tempo stesso più complicato perché non consente l'uso di ca tegorie assolute terrestri o navali, per le quali esistano procedure operative sperimentate. I Grandi Spazi, infatti, suppongono grandi orizzonti stra tegici prevedibili, mentre i bacini chjusono atipici c pieni di svolle si u.J Crandl SPIZI.Infllll. IUJIODimprowise. Sarà allora relativa1111 trandllltZZIIII stratetlel mente più facile stabilire un sistelrnldlbDL 11111111'81 baCini cblasl ma di controllo costiero difensivo, SIDO IIIDICI e pieDI di mite mentre sarà meno facile pretendelmii'IVVISLJa. re di eserc itare un'influenza costante o diffusa che si estenda dalla costa a l rctrote•Ta. L'aveva ben compreso l'Inghilterra che, dalla metà del Settecento fino alla prima metà di que~to secolo, per proteggere le linee di comunicazione imperiali fra la Madrcpatria, l'India e l'Estremo Oriente, si era assicurata il controllo di Gibilterra ad Ovest, di Malla al centro e di Suez ad Est, dopo aver neutralizzato diplomaticamente gli Stretti (Bosforo c Dardanelli) • per bloccare il Mar Ncm. Durante questo lungo pedodo, si ebbe cosl il paradosso di un mare interno controllato da una Grande Potenza non rivierasca. Lo stesso s i può dire sia accaduto duranlc il mezzo secolo della Guerra Fredda, concluso da poco, quando il controllo del Mediterraneo, infatti, fu assunto dagli Stati Uni ti con la Sesta Flotta. Tuttavia, il problema della sicurezza di un bacino ristrctlo non può ridursi esclus ivamente ad una questione di controllo del 4
mare, delle vie d'accesso e delle linee di comunicazione e di traffico. Si tratta, in[atli, di una logica geopolitica completamente differente, influenzata assai meno di quanto non si creda dalla sua specificità "marittima". I bacini chiusi sono dominati, nella gran parte dei casi, dalle concezioni politiche e cultura li dej Paesi rivieraschi. Sono quindi molto influenzati dal sistema di relazioni storiche, economiche e di regime politico che la contiguità geografica, da un lato e la faci lità tecnka dell'attraversamento, dall'allro, comportano. Fin dall'antichità il Mediterraneo era considerato come un'estensione- in altre parole una proiezione di forza- della potenza terrestre degli attori dell'area. Per fare un esempio, durante la guerra del Peloponneso fra Atene e Sparta, l'Egeo prima -che è una sorta di Mediterraneo in miniatura- e lo Jonio poi, divennero teatri di scontri, non tanto per ragioni di sea-control quanto per garantire il flusso dei rifornimenti agli eserciti di terra operanti nei diversi scacchieri, dall'Asia Minore alla Sicilia . In altri termini, la guerra era condotta essenzialmente a terra e le battaglie navali avevano lo scopo, relativamente secondario, di assicurare la libertà di trasferimento delle forze e dei rifornimenti. Vale a dire che le vittorie o le sconfitte navali non erano decisive in Lm quadrante strategico, peraltro quasi per intero marittimo. Tanto è vero che la larga e quasi costante superiorità ateniese in mare si risolse alla [ine nella sua sconfitta, mentre le difficoltà spartane in campo navale si risolsero con la vittoria finale. 5
La preponderanza dell'elemento terrestre nei bacini chiusi, raggiunse l'apice ne1la concezione imperiale romana fra il I secolo a. C. e il IV secolo d. C.. La sicurezza del mare, raggiunta quasi sub ito con l'eliminazione d ei pira ti, comportò anche la semplificazione del problema logistico dell'accelerazione del sistema di trasferimento, in caso d i necessità, delle legioni da Ovest ad Est, o da Nord a Sud. Le flotte rom ane ebbero così una funzione secondaria di pattugliamento e di poli zia piuttosto ch e di proiezione di potenza sulle diverse rive. Ovviamente, questa eccezionalità di Roma Imperiale n ell'utili zzo del Mediterran eo dip endeva dal fatto che l'intera struttura imperiale terrestre ruotava, per così dire, intorno al Mediterraneo di cui l'Itali a cost ituiva il fulcro centrale. Con la cad uta dell'Impero Romàno, il Mediterraneo cessò di rappresentare un bacino interno ed omogeneo e i successori di Roma lo divisero, piullosto che unjfjcarlo. L'analisi geopo liti ca e geostrategica del Mediterraneo tende a descrivere morfologicamente il bacino come un "in s ic'11e" collegato so lo dalla contiguità geografica, invece che come un "sistema" po li tico-cu1tura1e interattivo. Per la sottil e fasc ia litoranea del Mediterraneo- da Venezia a Malaga, da Alessandretta a Tfmgeri, da Ragusa a Salonicco a Smirne, da Napoli a Tunisi - la presunta affinità, clim a tica e cu lturale, è so lo un'apparenza. Dietro di essa, incombenti sulle sue acque, ci sono le masse terrestri dell'Europa centrale e del Nord da un lato ed il gigantesco deserto del Sahara, dal Marocco all a Siria e all'Arabia, nonché le steppe sarmatiche dell'Asia tartara dall'altro. 6
Popoli molto d is tanti gli uni dagli a ltri c he, di etro il ve lo de ll e a na logie cos tiere, ne co ndi zio na no la vita. La. definizio ne di s icu rezza nel MeditclTaneo deve tene r conto d i questa rea ltà. Il Mare Intern o pu ò essere considerato com e un p o nte fra Nord e Sud, oppu re com e la cerni era d i tre Contine nti (Afri ca , As ia ed Eu ro pa) . Tali concelli "ollimis tici", tuttavia, ha nno l'esalto oppos to . Si pu ò imm agin a re, infa tti , u na linea o ri zzo nta le che s pezza in dJJ e parti il Mediterra neo. È una linea di div is ion e c u lturale c re li g iosa (Islam e Cris tianes imo, ins ieme all"'isola" cos titu ita da ll 'altra grand e re li gio ne mon o tc is ta, l'e bra is mo ), ling uis tica (a rabo , romanzo, s lavo), e tni ca (a ra bi, turch i, s lav i, nco la tini), poli ti ca (a uto ritarism o c de mocrazia), econ om ica (povertà e benessere), s itua zio ne soc ia le (p ace e ten s io ni ), ccc. (r iso rse idric he, p1·ogresso sc ie ntifi co, ... ). Il bac ino sembra mantener si in equilibri o precari o su ll a con trappos i:d o ne d elle tens io ni in torn o a qu es ta lin ea. Pe r la prima vo lta da mo lt i se co l i q u esta l i n ca "n a tUJ·a le" c "artificia le" in s ieme, risc hi a d i di ve n tare un vero co nfin e tra Nord e Sud. Si è co nclusa, in fa lli , la lunga fase della pen etrazio nc d el Nord verso il Sud, iniziata nel 183 0 con la co nqui s ta francese di Alge ri, così co me s i e ra conclusa, mollo tempo pri ma , la penct razione del Sud verso il No rd co nt rassegnata d alla battagli a di Le pan to ( l 57 1). È un equilib r io che forse non d u rerà a lungo, perché minacce e risch i sono in aggua to dopo l'alt uale fase di stailo: s i pensi a i gra nd i fl ussi m igratori ed a l fon d am enta lis mo reli gioso.
L'unica regione dove questa linea rischia di interrompersi è quella dei Balcan i. È ques to , infatti, un territorio anoma-
lo: co nfine tra le tre c ivilizzazioni (Latino-Germanica, Slavo-Ortodossa, Islamico-Ottomana) ed unica area di sovrapposizione e d'intreccio, anche etn ico, fra le due sponde del bacino. Le vicende dell a ex Jugos lavia, infatti, e in particolare qu elle della Bosnia che è il centro del co mplesso s is tema balcanico, sono una lezione da non trascurare . Anche perché dal 1991 la divisione fra il Nord e il Sud del Med.i terraneo, in particolar modo dal punto di vista cu lturale c religioso, ha attraversa to- in modo brutale - aree che, solaula Bosnia è traulcameme diVenmente fino a qualche anno tata un triangolo che fonde e spazprima, semb ravano costitu ire un za al tempo stesso 1Balcani nelle modell o di co nvivenza etn ica e sue tre compoaeauemenazlonall: religiosa.
CroatiiCaiiOIIcD, SeriiiiOnodossO La Bosnia è tragicamente diventata un triangolo che fonde e spezza al tempo s tesso i Balcan i nelle sue tre componenti etnonazionali: Croati (Cattoli ci), Serbi (Ortodossi) e Bosniaci (Musulmani).
e Bosniaci IMusalmanDn.
È, infatti, l'evidente centro di gravità s trategica di una penisola che per alcun i secoli è stata punto di contauo e scontro/conflitto e, automaticamente a nc he campo d i battagli a, fra Occidente e Oriente.
La s icurezza ne l Mediterraneo deriva, in tu ilivamente, dall'in crocio di ques te tre variabi li: • la div is ione orizzontale Nord-Sud; • la sovrappos izion e balcanica, il c ui. prolungamento è nel Medio Oriente; 8
• i sistemi di allean ze, esistenti nel presente o possibili nel futuro.
Le ·Lre variabili sono emerse in maruera nilida solo recentemente. Esse costituiscono un'intelaiatura strutturale e al tempo stesso un insieme di vincoli, ai quaLi la sempli6cazione bipolare della Guerra Fredda aveva per mezzo secolo tollo importanza. Oggi, però - mutato il quadro di situazione - la Joro importanza torna ad esser e prioritaria. In effetti, nel Mediterraneo, dopo la decolonizzazione inglese e francese, non c'è stata mai una vera cornice di s icurezza collettiva. Anzi, fino al 1989, la sponda Sud si è collocata spesso in contrapposizione rispetto a quella Nord, rientrando nel gioco di contrasti a geometria variabile tra est ed ovest. L'Italia, in quest'ambito, in virtù della sua posizione geografica, non sempre ha costituilo quell'auspicato ponte Era Nord e Sud del bacino, ma piuttosto è stata lo spartiacque fra Mediterraneo Occidentale e Orientale. Il Canale di Sicilia infatti - natura le e storico check-point verso Ovest e verso Est - è anche un raccordo ideale tra le tre penisole europee del Mare Interno iberica, italiana e balc_anica - una sorta di spartitraffico e d i controllo dell'ipote tica linea di d ivisione orizzontale che ho già citato. Ma, come ho detto, nei mari ristretti, non basta il controllo del mare. Si cerca sempre di influenzare e/o controllare la sponda opposta per evitare "attacchi" d i sorpresa - si pensi alla geopolitica giapponese nel Mar del Giappone o nel Mar di Ohotsk - ovvero ad oltrepassare le coste per "guardarsi" dall'interno ignoto. 9
In tal senso, le imponenti rovine del limes romano in Tunisia e Algeria costi tuiscono una chiara testimonianza di questa sensibilità s trategica. La s icurezza dei bacini chius i, in fa tti , si basa sulle relazioni intercorrenti fra terre contigue: anzitutto, le penisole pro tese nel mare a crea re passaggi obbligati , che soJievano semp re problemi di conta tto fTa le sponde, sia di tipo positivo che nega tivo, sia di tipo marittimo che continentale. Si pensi alla Crimea nel Mar Nero, oppure al .r uo lo pa rticolare c determinante svol to nei secoli scorsi da Gibilterra, o nel passato più recente di presidio e cerni era (con Sucz) Era Alla nlico e Ocea no Indiano. Ovvero, alla funzione dello s tretto dei Dardane11i, in relazione alle due "continentalità" che qui si fro nteggiano, europea e as iatica, ntssa cd ottoma na. Con l'avvento di tecnologie milita ri sempre più potenti, dai missili balis tici convenzionali alle armi di distntzione di massa, la necessità di proietta re s ta bil ità in loco, sulla sponda sud, è aumentata notevolmente. Per ques to, i probl emi s trutturali d ella s icurezza nel Mediterraneo no n sono solamente d'ordine "cos tiero", né di seaco ntrol, come durante la Gu erra Fredda, ma di ges tione "regionale": un esempio per tulti è la Guerra del Golfo del 199 1. La descrizione dci fa ttori po tenziali d i instabilità dovrà perciò tener conto dell e coordina te strutturali che h o cita to. Di conseguenza, la concezione s trategica della sicurezza mediterra nea per l'Italia c l'Europa dovrà necessariamente a ndare oltre le teorie essenzialmen te "navalis te". Teorie che h anno trova to probabil mente il loro ullimo esempio "mediterraneo" nella contra pposizione tra la squadra navale sovietica della flo tta del Mar Nero c la VI flotta statunitense: i princi pi e le azio ni per un power balancing regiona le sono decisamente muta ti. 10
Né potrà pill fare riferimento alla dottrina britannica della fleet in being, il cui ruolo primario era quello di deterrenza, come è stata, in parte, la politica navale italiana verso Ja Frat;cia negli anni fra le due Guerre Mondiali . L'ana lisi approfondita della complessa problematica porta all'individuazione di alcuni "corridoi" strategici del la sicurezza mediterranea. Essi si basano su due direttrici essenziali, una di "penetra7.ione" o di "attraversamento" e una di "difesa permanente". La direttrice di "penetrazione/attraversamento" si articola a sua vo lta su due Hnee vettoriali: • la linea Adriatico - Jonio - Egeo Suez - Mar Rosso - Oceano Indiano Golfo Persico; • la linea Tirreno- Canale di Sicilia Gibilterra- Atlantico. La direttrice· "difensiva permanente" orizzontale è hwece quella che dall'Andalusia si prolunga attraverso la Sardegna, la Sicilia, Malta, Creta, Cipro, fino al Mar di Marmara e all'Anatolia. Ma il vero punto interrogativo, e forse il punto debole, di questa strategia di sicurezza risiede nella turbolenza e nella sostanziale imprevedibilità degli attori della penisola balcanica in costante e crescente interrelazione con il sistema mediorlentale attraverso la Turchia. Ma la direttrice orizzontale di "difesa permanente" trova il suo limite concettuale nei secolari e stretti rapporti di collaborazione bilaterale tra nazioni della Sponda Nord e Sud: si pensi, ad esempio, Spagna-Marocco, Francia-Algeria, ItaliaTunisia e Lib ia e, perché no, a Grecia-Turchia. La relazione fra i due sistemi, balcanico e mediorientale, è 11
se mpre più s tretta, a nche se molto ins tabile. Il Sistem a balcanico può essere analizzato s ull a base dj quattro nodi di concentrazione: • l'Occidente balcanico (Sioveni a, Croazia e la Militargrenze); • l'Oriente ortodosso (Serbia, Montenegro, Bosnia, Romania e Bulgaria); • il Sottosistema greco - egeo; • l'Oriente islamico - ottomano (Kosovo, Albania, Sangiacca to, Macedonia, Turchia). Il Sistema medioriental e è invece costituito da due gmppi di a ttori inconcilia bili fra loro: • il Sis tema ara bo (Siria, Iraq, Arabi a Saudita, Egitto); • gli a ttori non arabi (Turchia, Israele, Iran). In questa doppia s truttura, l'unico a ttore che partecipa ad entrambi i s istemi (balcanico e mediorientale) è la Turchia che, pera ltro, tende ormai a giocare un ruolo autonomo crescente a nche nel nuovo sistem a, per ora in fase di costm zione, definibile come qu ello dell 'Asia Central e, ad etnia maggioritaria "turcofona" e fortemente influ enza to da Ankara. Questa cen tralità turca nel gra nde triangolo strategico balcano-mediorienta le e del l'Asia Centrale è il vero enigma s trategico del Mediterra neo. Si tratta di un problema del tutto nuovo che potrebbe avere dei riDess i importa nti a nch e sull a sua sicurezza futura.
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lr&DdlbiiDIIIO SlntiiiCI baiCI-
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Scenari a ncorché improbab ili, CI dal M IIIIIIIIIID. che però ma ntengono una seppur minima va lenza prospetti ca. Uno, infa tli , che sembrava essere scomparso per sempre, si potrebbe basare proprio sulla sa ld a tura fra il S is tema de ll'Europa Centrale, germa nocentrico, e il S is tem a balcano12
turco, di derivazione ottomana. È un'ipotesi eU riaggrega7.ione strategica ancora in fieri, che nel passato ebbe un cons.iderevole peso nel determinare il destino dei Balcani e del Medio Oriente e ch e nel presente trova elementi di sostegno nelle relazioni ed indirizzi geostrategici delle due nazioni leader: Germania e Turchia.
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S i tratta comunq ue d i un progetto allo stato latente, non condiviso da tutti , molto difficile da realizzare nell'attuale scenario internazionale, sopratlutto per le reazioni politiche ch e potrebberd immediatamente solleva1·e, sia la Russia sia il mondo arabo e forse anche gli Stati Uniti. Esiste, tuttavia, come ipotesi giacché rappresenta una realtà storica, che fino al 1914 aveva funzionato p iuttosto bene nel contenere la Russia zarista e l'Ingh ilterra, la cui durata e Saldatura ideale furono interrotte solo da ll a fine del temporaneo equilibrio eu ropeo con la sconfitta tedesco-ottomana del 1918. Tale ipotesi geostrategica, se prendesse davvero corpo, potrebbe contribuire alla stabilizzazione di una fascia territoriale di Nazioni ed etnje in fermento, imponendo un'alleanza egemonica difensiva e di controllo turco-tedesca, con funzioni di garanzia e anche di svi luppo econom ico dell'intera area regionale. Al di là di questi scenari virtuali, forse troppo in anticipo rispetto alla realtà politica, la s icurezza attuale del Mediterraneo deve risolvere alcuni problemi strategici immediati e prioritari. La strategia della NATO attribuiva al Fianco Sud una secondaria importanza rispetto all'Europa Centrale. 13
I [Tonti terrestri del Fianco Sud presentavano considerevoli soluzioni di continuità - Soglia di Gorizia, Tracia Orientale e Caucaso turco - laddove la funzione di raccordo era esercitata dalla VI Flotta americana, che svolgeva due missioni diverse, e per certi aspetti incompatibili: • l'una in quanto pedina strategica deJla NATO; • l'altra come strumento di power projection degli Stati Uniti nella sua veste di superpotenza. La fine della ·Guerra Fredda ha spogliato la VI Flotta di molte deJle sue prerogative, riducendone l'entità navale, limitando il person ale da sbarco, e soprattutto liquidando la sua principale missione, che era quella di controllare e confrontarsi con la V Eskadra sovietica. È evidente che oggi un ruolo pm ·significativo potrà essere svolto dalle Marine militari minori, che potranno ese rei tare il sea-control della linea orizzontale virtuale di confine, con continuità e mediante s tru· menti di intervento a terra.
Ma i limHi operativi e finanziari delle Marine militari dei paesi della regione Sud della NATO sono ben noti, al punto che sempre più frequent i sono ormai gli interventi di supporto in Mediterra neo delle n avi di allea ti "non rivieraschi" - da11a Germania all'Olanda e al Belgio, alla Gran Bretagna - che hanno visto annu llarsi per "scomparsa del nemico" gran parte dei propri compiti operativi nel Baltico e nel Mare del Nord. Ma anche questo tipo di sicurezza strategica è insu(Tjciente a fTonteggiare i nuovi rischi. La sola difesa della linea sul mare non è in grado d i fermare l'immigraz ione clandestina di uomini (ed anche di terroristi) 14
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dal Maghreb, da] Medjo Oriente o dai Balcani, e neppure ili garantire il costante ·amusso delle materie prime energetiche (petro.lio e gas). L'unica via percorribile verso r isultati concreti è quella dj dare concretezza, nel breve-medio termine, a progetti di cooperazione economica, soc iale e militare con i Paesi della sponda Sud. Quindi un sea-control, ancorché cooperativo sponda nordsud, potrebbe rive larsi un'opzione che, in caso eli crisi o di conflillo interno a quei Paesi, sarebbe di difficile esercizio e di efficacia contenuta . • Le Marine militari e le Forze di pronto intervento potrebbero, infatti, rivelarsi insufficienti qualora si trattasse di intraprendere operazioni prolungate e impegnative con'le è oggi i] caso dei Balcani (e domani chissà!): D controllo delle acque, lo ripeto, non è iJ controllo delle terre e del retroterra. Una dottrina fondamentalmente aeronavale, sulla quale fondare il sistema di sicùrezza nell'area medi terranea, potrebbe quindi risultare concettualmente superata e soprattutto insufficiente, qualora non si costituissero delle task forces, basate su pacchetti operativi interforze, per interventi rapidi, efficaci, al ili là del mare, sulla terraferma. La storia recente ce lo insegna. Sul piano strettamente militare, d'altronde, è praticamente impossibile garantire un controllo costiero totale: lo si vede quotidianamente con l'immigrazione clandestina. Allo stesso modo, per il momento, non è possibile prevenire attacchi lanciati, con vettori balistici armati con testate convenzionali o chimiche, contro il territorio nazionale o dell'Alleanza, per i quali non esistono ancora - tranne che nell'arsenale statunitense mezzi di reazione efficaci. Di fronte a questa serie dj nodi irrisolti, un approccio innovativo ai problemi della sicurezza del Mediterraneo potrebbe basarsi nelle sue linee generali, su alcuni principi, che potrebbero gradualmente trasformarsi in dottrina e regole dj condotta permanenti. 15
Li sintetizzo rapidamente: • la sicurezza è un bene che può essere ottenuto in vari modi: acquistandola, negoziandola, isolando i focolai di crisi, ma soprattutto favorendo l'integrazione nell'Europa delle Nazioni della sponda Sud. Si tratta di un processo lungo, intervallato da momenti di forza e di diplomazia, ma non impossibile; • nel fra ttempo, potrebbe essere necessario mantenere un "cordone sanitario" bipartisan, stretto e solidale fra paesi NATO e quelli della sponda Sud,. spingendo il Sud Mediterraneo a interagire con sé stesso, superando le contraddizioni e le preclusioni d el mondo arabo, sia al suo interno che nei confTonti della Turchia e d ell' AfTica sub sahariana; • l'area pitl precaria resta naturalmente quella mediorientale, dove una soluzione pacifica d ella questione palestinese non appare ancora conseguibile in tempi brevi. Ciò richiederà il mantenimento, quindi, di un dispositivo militare efficiente, cooperativo ed in grado eli essere proiettato con rapidità, per scoraggiare la r ipresa di attività b elliche da parte di qualnfarea più precaria resta nahlralsivoglia attore dell'area. mente auella medlortentale, dove una
saluztone pacmca della auesaone palesdnese non appare ancora conseguibile In tempi bravLJ1.
Le prospetti ve d ella sicurezza .collettiva ed occidentale del Mediterraneo potrebbero quindi passare attraverso due fasi s trellam ente connesse tra loro: • una prima fase, c he vedrebbe lo stretto controllo dei flt.tssi mìgratori effettuato anche mediante il pieno sos tegno alle attività di parlenariato; • una seconda fase di medio-lungo periodo, ch e regis trerebbe la progressiva integrazione economico-social e, nonch é il sostegno politico di un autonomo sviluppo cu ltura le tra le due spon d e . Spetterà ai principali Paesi rivieraschi d ella sponda Nord, e ai loro alleati, trovare una soluzione ch e realizzi al più prèsto qu esti obiettivi -già peraltro tracciati a livello politico-diplomatico e tecnico-militare - nell'interesse .della stabilità e della sicurezza di Lutti gli attori dell'area. 16
E veniamo a ciò che riguarda più da vicino l'llalia. La geografia dell'Europa pos t-Yalta è sta ta d isegnata secondo gli assi di divisio ne militare prima e politico-ideologica poi, determ inati dagli es iti del secondo conflitto mondiale. Conseguentemente, sono s tati così cosUtuiti il Patto Atlantico (trallato firmato a Washington il 4 april e 1949) cd il Pa tto di Varsavia (tratta to firma to a Varsavia il 14 maggio 1955): i due blocchi che si sono fronteggiati in una guerra mai guerreggiata, terminata "sul campo" il 9 novembre t 989 co n la caduta del Mu ro di Berlino e formalmente il J 0 aprile 1991 con lo scioglim.cnto del Patlo di Varsavia. Il procedimen to di adesione clc ii'Ttalia a l sis tema atlantico awenne per gradi. Il problema principale non era tanto quello di individuare ruoli c funz io ni per l'Itali a nella com unità e uro-atla ntica, quanto quello di essere accettaU, a ll'estero, in qualità eli "ex-nemici" (I'Jtalia entrò a far parte della Nato fin dal1949, primo fra i sette paesi "nemici" della guerra, sei ann i prima eli entrare a far parte delle Nazioni Unite) e di convincere "il fronte interno" della necessità di tale scelta. L'ingresso itali a no nella NATO avrebbe potuto essere paragonato all ' inserimento, per ragioni geopolitiche e geostra tcgiche, di uno spazio territoriale, la penisola italiana appunto, all'interno del piLt grande spazio occidentale so tto la leaders hip dagli Stati Uniti. Ma si è trattato di un'importante scelta, deuata a nche e soprattutto dalla cond ivisione di valori e principi comuni della democrazia e del dirillo. Una funzione di garanzia dei confini del blocco occidentale e 17
di "avamposto" per il dispositivo militare difen sivo americano in Europa Meridionale e nel Mediterraneo. Fra il 1949 e il 1990 Ja struttu ra dell'Allea nza ha subito cambiamenti di poco ri lievo. Il Fianco Sud ha mantenuto il suo ca rattere geos trategico, basa to sulla logica "aeronavale" del seacontrol e del po tere marittimo. I tre Teatri sepa rati - come ho già detto, Gori zia, Tracia e Caucaso legati concettualmente c operativa mente insieme dal linkage della Flotta statunitense- mantennero il loro carattere secondario e periferi co, anche in forza della dottrina dominante d el Fronte Centrale europeo, esse nzialmente aeroterrestre. La logica stra tegica della NATO era, infa tti , three-fold: • aeroterrestre sul fronte centrale (Lra le due Germanie); . • aeronavale e [rom the sea nei fian chi Nord e Sud; • marittima e quindi di sea-control in Atl anti co, mare del Nord e Canale della Manica. La do urina "centralista" della NATO assegnava all'Italia un ruolo geostrategico, che possia mo definire "mis to", di base operati va e di rifornimento, e quindi logis tico c al tempo s tesso di fronte difen sivo intcrconncsso mediante le forze navali e da sbarco della VI Flotta USA. Dal punto di vis ta geopoliti co, l'Italia er·a quindi "pro tetta" a Sud dal co ntrollo nava le del Mediterraneo c ad Es t dalla fasc ia dei Paesi forma lm ente ne utrali s ulla fronti era orientale (Aus tria c Jugoslavia). La fun zione geopoliti ca dell'Italia era, solto certi aspetti, secondaria dal punto di vis ta operati vo, ma pri maria dal punto d i vista logis ti co. 18
Il crollo del blocco orienta le ne l 1990, la riunlficazione tedesca, nonché la revisione concettuale della dottrina NATO nel 1991 hanno messo in lu ce per la prima volta anche la necessità di rivedere i cardini politici e militari dell'Alleanza Atlantica. Il definHivo c repentino collasso del "sistema Est" ha aperto una serie di opportun ità, ma h a a nche liberato altrellant i rischi nell'area danubiano-balcanica per i quali non esisteva alcuna predisposizionc concettuale. La sponda Sud, per contro, dopo il culmine conflittua le della G\Jerra del Golfo, non è riuscita a ridurre l a "virulenza" dell'arco di crisi c he la allraversa. La perenne cris i israelo-paJestincsc, le violente contrazio ni interne di tipo ideo logico (Libia) e religioso (A lgeria), nonché l'evidenza esp los iva del fe nomeno demografico e migratorio sono solo alcuni elementi di questa latente instabilità. È anche vero, però, che la fine della Guerra Fredda ha portato nuove opportunità in quest'arca, per un rilancio della cooperazione economica e sociale fra la UE ed i Paesi della regione. L'Italia è stata fra i primi Paesi a riconoscere la connessione fra queste nuove opportunità e le tante sfide che il Mediterraneo pone ai Paesi che vi si affacciano, come anche all'Europa nel suo complesso. La stabilità, la s icurezza e la prosperità del Mediterraneo rimangono quindi un obiettivo prioritario deUa nostra politica estera, anche nell'ottica di conUnuare a disporre di fonti sicw·e di approvvigionamento energetico c di consolidare la nostra presenza, anche economica, sulla sponda meridionale. Il ruolo dell'Italia nel Teatro "mediterraneo" non può essere altro che crescente e, necessariamente, sempre più rilevante. Questo sia in termini di ridefinizione dell'ambito geostrategico del Paese, sia in termini di evoluzione della struttura delle alleanze multilaterali (NATO, UE e così via). 19
Quest'u ltimo riferimento è fondamenta le per proseguire efficacemente la "specializzazione" bilaterale dei rapporti con i Paesi della sponda Sud . Ma è indispensabile anche per identificare, in maniera univoca e sinergica, interessi comuni con i principali Paesi e uropei: con la Germania, per l'asse danubiano-balcanicoadriati co, con la Francia e la Spagn a per lo sviluppo c la sicurezza n el Mediterraneo centrale e occidentale. Il vero "a ngolo d'incide nza" s udorien tale dell'Europa occidenta le è proprio l'Itali a; in particolare, la zona co mprend en te la Puglia, la Calabria jonica e la Sicilia. Qu es ta oggettiva posizione di "cun eo angola re" fra Es t e Sud è, di per sé, garanzia di una cr esce nte funzion e non solo strategica ma anche geopolitica e geoeco nomica.
«<l vere "angela d'Incidenza" sadellellllle•eii'EantiiiCCidentale tll'lllll ntaOa; ID18rdCIIare, la zona cemprendente Il Pialli. la Calabria Jenlcaela Slcllla11.
La penisola balcanica, infatti, pur essendo parte dell'Europa, ha rischia to di p erdere i s uoi co nn o tali nella g u erra di Bosnia.
Albania e Macedon ia so no dei capisaldi ind e boliti , me ntre Grec ia e Turc hia non riesco no a s upe rare co n d ec is ione il periodi co riemergere di o ppos izioni culturali e relig iose forse i nco nc ilia bi l i.
La Sc rbia h a in volontariamen te fav o rito il possi bile raffprzamcnto di uno sta to mus ulmano balcanico, asse di penetraz io ne dell'Islam verso l'E uropa central e. Ma il deciso ca mbi o di leadersh ip in Sci-bia se mbra cos tituire un ' in versione di tenden za , recuperando Belgrado a ll'Europa. Il prolunga me nto d e i Balcani in An a to li a, Caucaso c As ia cen tra le, invece, po trebbe trovare il s uo proseguimen to ne l 20
sistema arabo de] Maghreb e Mashreq, cos tru endo una cerniera di blocco del Medilerraneo. Il ruolo dell'Italia nel Mediterraneo diventa, quindi, centrale,' non solo rispetto alle minacce e ai rischi provenienti da Est e da Sud, ma anche come punta avanzata dell'Europa verso le aree più "calde", quelle appunto del Mediterraneo allargato. L'evidenza di questo ruolo- ad esempio verso l'area balcanica - è data non solo dall'essenziali là delle basi a e ree se llen lri onati italiane nell'operazione nll ruole delrllalla nel "Deny Flight" in Bosnia nel 1995 Madherranao IIIVenta. olndl cene, nuovamente, nella campagna trale, non ulei'ISPIII8 alle minacaerea contro la Serbia per l'emerce eal rischi provenienti da Est e genza Kosovo, ma anche e sopratda Sud. ma anche come punta tullo dal consistente impegno di avanzata dell'Europa verso le aree forze terrestri nei tre Teatri Plè "caldl"u. bosniaco, kosovaro ed albaneseche nell'agosto 1999 ha raggiunto gli oltre 9 mila uomini. Di rilievo è inoltre i1 fatto che mentre l'area balcano-mediterranea mantiene un elevalo livello di rischio, l'area est europea è per ora in una fase di transizione, relativamente pacifica, di cui l'ingresso nella NATO di Polonia, Ungheria e Repubblica Ceca, unitamente all'evoluzione della "Partnership for Peace" (PEP) sono un esempio sostanzialmente tranquillizzante. Verrebbe allora quasi spontanea una domanda: a che serve un unico Eurocorpo, e per di più centro-occidentale, quando le necessità di sicurezza europea si sono tutte spostate verso la frontiera orientale e meridionale del continente? Ricadono ne11a ormai consolidata consapevolezza della NATO il rovesciamento dell'importanza tra i Fronti "Centrale" 21
e "Sud" e l'orientamento a costituire un secondo Eurocorpo/Corpo d'Armata dì Reazione Rapida, dedicato all'area euro-mediterranea. In quest'ottica stiamo lavorando alacremente affinché la candidatura italiana, quale nazione leader di questa nuova Grande Unità alleata, venga accettata in ambito Alleanza Atlantica.
cc_SIIamo lavorando alacremente amnch61a candldamra nanana. quale nazione leader di questa num Grande Onllà alleata. venga accettal81n ambho Alleanza Adandcau.
La consapevolezza che la sicurezza in Europa sia strettamente legata alla sicurezza ed alla stabilità nel Mediterraneo non è una novità per la NATO. Quella mediterranea è ormai considerata una parte integrante della complessa architettura di sicurezza europea.
Fu dunque naturale ed indispensabile che nel 1994 la NATO avviasse un dialogo con sei Paesi della regione mediterranea: Egitto, Giordania, Israele, Mauritania, Marocco e Tunisia. Tale iniziativa ebbe origine dalla dichiarazione dei Capi di Stato e di Governo della NATO, nel coi·so del vertice di Bruxelles del gennaio 1994. Riferendosi agli allora buoni sviluppi del processo di pace in Medio Oriente, la dichjarazione sollecitava 'Tavvio a considerare le misure per promuovere il dialogo, la comprensione, e per accrescere la 6ducia tra i Paesi della regione" e, contestualmente, incoraggiava "tutti gli sforzi che contribuissero a rafforzare ]a stabilità nella regione": Nella successiva riunione del dicembre 1994, i Ministri degli Esteri della NATO dichiararono di essere pronli "a stabilire contatti, caso per caso, tra l'Alleanza e i Paesi mediterranei, non membri di questa, per contribuire al rafforzamento della stabili Là della regione". A tal fine, stabilirono che il North Aùanti'c Council, in sessio22
ne permanente, "continuasse a esa minare la s ituazione, a sviluppare n ei dcltagli il dialogo proposto c a iniziare i necessari contalli preliminari". Ciò condusse, nel febbraio de'l 1995, all'invito rivolto ad Egitto, Israele, Mauritania, Marocco e Tunis ia a partecipare ad un dia logo con la NATO. L'invito fu esteso a nche alla Giordania nel successivo mese di novembre .
.Gli
scopi di quest'iniziativa erano proprio quell i di: • contribuire alla s icurezza e alla s tabilità nel Med iterraneo; • raggiungere una migliore comprensio ne reciproca; • correggere erronee percezioni su lla NATO tra i Paesi del Mediterraneo stesso. In quest'ottica, la vera sfida geostratcgica, per i prossimi decenni, potrebbe essere rappresentata dalla cos titu zione di una Grand e Unità e uro-mediterranea, da impiegare in mi ssioni di s upporto alla pace nella regione. Il Dialogo (q uesta volta con l'ini zia le maiuscola ad indi ca rne l'esistenza autonoma e l'importanza nell'ambito delle iniziative dell'Alleanza) si basa, essenzia lmente, su relazioni bilaterali tra c iascun partecipante e la NATO - pantografando quanto sta facendo l'Alleanza con i Paesi dell'Est europeo - e prevede riunioni multilaterali realizzabili all'occorrenza. Quest'ini ziativa offre a tutti i partner la stessa base di partecipazione alle discussioni e alle comuni attività e mira a rafforzare le altre iniziative internazionali ch e coinvolgono i Paesi partecipanti, quali quelle intraprese dal processo eli pace in Medio Oriente, dalla UE, daii'OSCE e dal "Processo di Barcellona", evitando la duplicazione degli sforzi. Con riferimento a quest'ultimo, 27 Paesi, 15 membri della UE
(Austria, Belgio, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Irlanda, Italia, Lussemburgo, Olanda, Portogallo, Regno Unito, Spagna e Svezia) e 12 nazioni della sponda sud (Algeria, Cipro, Egitto, Giordania, Israele, Libano, Malta, Marocco, Siria, Tunisia, Turchia e l'Autorità Nazionale Palestinese), sottoscrissero, nel novembre del 1995, la Dichiarazione di Barcellona che definì il contesto del Partenariato euro-mediterraneo (noto proprio come Processo di Barcellona). La Dichiarazione pone in evidenza tre principali obiettivi: • un partenariato politico e di sicurezza, il cui obiellivo è di creare uno spazio mediterraneo di pace e di stabilità, fondato segnatamente sul rispetto dei diritti dell'uomo e dei principi democraticL Un dialogo politico rinforzato e regolare in tal senso si svolge tra i 27; • un partenariato economico e finanziario, il cui disegno è quello di creare un'area di prosperità, mediante l'ins taurazione progressiva di una zona di libero scambio fra Unione Europea e regione mediterranea, accompagnata da un aiuto finanzi<,1rio dell'Unione per sostenere la transizione economica, lo sviluppo del settore privato e l'investimento nei Paesi partner. La cooperazione regionale è naturalmente un e lemento essenziale, così come la messa in rete dei grandi soggetti economici; • un partenariato nei sellori sociale, culturale ed umanp, destinato a favorire il riavvicinamento dei popoli della regione euro-med iterranea e gli scambi Era le società civHi (settori dell'educazione, formazione dei giovani, media, cultura, ecc.). Questo "contenHore" prevede anche la cooperazione nei set24
tori importanti dcllp Stato di diritto, della Giustizia e degli Affari interni. U Processo dì Barcellona prevede anche la creazione, da qu i al 20 10, di una zona di libero scambio, che è uno dei progetti principali e piLI ambiziosi del partenariato nonché una delle clausole essenziali dì tutti glì accordi di associazione (la Turchia fa parte dell'unione doganale europea dal l 996; la Tunisia e il Marocco hanno firmato gli accordi di associazione rispettivamente nel 1995 e nel 1996) . • Dopo il vertice dì Barcellona del 1995, gli Stati Facenti parte del partenariato si sono incontrati a più riprese: • a Malta, nel corso della seconda Conferenza euro-mediterranea dei Ministri degli esteri, nell'aprile del 1997; • a Palermo, per una riunione ad hoc (informale) dei Ministri degli esteri, nel giugno del 1998; • a Stoccarda, per la terza Conferenza euro-mediterranea dei Ministri degli esteri, neJJ'aprile del 1999; • a Lisbona, per la seconda rìuni.o ne ìnformale dei Ministri degl i esteri del Partenariato euro-mediterraneo, nel maggio dello scorso anno; • cd infine a Marsiglia, per la quarta Conferenza euro-mediterranea dei Ministri degli Esteri, nel novembre scorso.
La Conferenza dì Marsiglia, in origine, era stata concepita proprio come importante punto d'arrivo del Processo di Barce.llona, destinalo a consacrare l'impegno dei Paesi della sponda meridionale verso la stabilizzazione politico-economica. Ma aveva anche lo scopo di rìbadìre l'attenzione al Sud di un'Europa protesa verso l'allargamento ad Esl. Purtroppo il riesplodere delle violenze tra paleslinesi cd israelìani del settembre sco1·so ha cambiato lo scenario del meeting ed inevitabilmente è stato necessario rivederne l'agenda. Di certo l'obiellivo fissato a Barcellona di arrivare al2010 ad un'area di libero scambio mediterraneo appare - come ho già dello- alquanto ambizioso. 25
La situazione resta evidentemente molto diseguale tra i Paesi del Maghreb e Mashreq: tra Cipro e Malta, in lista di attesa per l'adesione alla UE, come anche la candidala Turchi a, e altri come Siria e Libano, molto più distanti ovvero addiriltura in forte tensione tra loro, come Israele e l'Autorità Palestinese. L'Europa però non vuole e non può abbandonare il Processo, che risulta in questo momento "os taggio" degli sviluppi in Medio Oriente. Punta invece a favorire l'azione di quei Paesi che vogliono già abbattere le barriere commerciali tra loro, come ad esempio il gruppo Egitto, Gi ordania, Marocco e Tunisia. Il Mediterraneo è un importante banco eli prova pe1· le capacità dell'Europa di agire anche oltre i suoi limiti strettamente geografici, e su ques to terreno l'Itali a ha mantenuto un ruolo fortemente propositivo e di primo piano. Essa è fra i più convinti sostenitori del nuovo modello eli relazioni fra i Paesi delle due rive, rappresenta to dal Parlenarialo e uroulllladnerranao lJ un lmponanta mediterraneo.
banco di prova per le capacità dall'EUropa di aalre anche onre 1 suoi Umili strettamente aeoarancL esu auestoternnel'llllla ha mantenuto an ruota flrtemente pre.. SIIIVo edi primo plano..».
L'Italia si è inoltre impegnata per favorire la ri apertura del dialogo, chiesta dalla Libi a, fermo restando c he l'accettazione de i princip i di Barcellona r imane una co ndizi one imprescindibil e per l' in gresso di nuovi membri nel Partenaria to. È diventala il "batti strada" dell'Europa, sotto lo sguardo vigile degli Stati Uniti.
Si è decisamente convinti che s ia nell'interesse de l Mediterraneo prima c dell'Europa in genera le e della s tab ilità del Med iterraneo far sì che la Libia possa quan to prima essere "recupcrata" cd integrata nel Processo di Barcellona. 26
È un dato di fallo che la Libia esporti il 90% del suo petrolio in Europa e che è il nostro maggior fornitore di "oro nero", destinato a pesare ancora di piLt attraverso il gasdotto con la Sicilia. Nei campi economico e della cooperazione regionale, così come nel sellore sociale e culturale, l'Italia è stata atliva nella promozione dei programmi di sostegno a lle piccole e medie imprese, di sviluppo dell'agricoltura, di cooperazione scientifica e trasferimento delle tecnologie, di gestione delle risorse comuni. A partire dalla seconda metà del 1998, essa ha lanciato, in collaborazione con altre istituzioni nazionali ed estere, una serie di importanti iniziative, fra cui: • la creazione di una rete di poli mediterranei dell'innovazione tecnologica; • l'organizzazione di un forum euro-mediterraneo sull'agrico ltura e l'agroindustria (in questo sellore l'Italia ha anche organizzato con successo a Roma, nel maggio 1999, la prima Conferenza dei Ministri dell'agrkoltura dei Paesi. aderenti al CIHEAM, il Centro Internazionali di Alti Studi Agronomici Mediterranei); • la costituzione di una rete euro-mediterranea e di un mercato telematìco f-ra le borse valori per lo sviluppo delle società miste; . • un programma di cooperazione fra i 27 Paesi del Partenariato per la prevenzione e gestione delle catastrofi naturali (in collaborazione con l'Egitto); • un progello dj alluazione dei Distretti Industriali e Centri Servizi per lo sviluppo delle piccole e medie imprese; • l'organizzazione a Siracusa della Conferenza delle Regioni periferiche e marillime d'Europa (gennaio 1999), per favorire una più stretta concerta7.ione e informazione fra Je Regioni del Processo di Barcellona c per rilanciare la cooperazione 27
decentrata; • l'organizzazione della II Conferenza euro-mediterranea sulle acque (Torino, ottobre 1999), per trattare un problema di fondamentale importanza quale il regime transfrontaliero delle acque e le disponibilità idriche della regione (una questione, questa delle acque, che sola necessiterebbe di una trattazione lunga e complessa e che è, probabilmente, uno dei nodi principali della stabilizzazione del Medio Oriente); In tema di cooperazione militare sempre con i Paesi del Dialogo Mediterraneo, le iniziative sono molteplici, anche se ancora sostanzialmente bilaterali. Anche qui il Ministero della Difesa ed in parbcolare l'Esercito hanno incrementato i contatti nei settori degli scambi di unità per addestramenti ed esercitazioni multinazionali, della qualificazione specialistica nonché dell'equi paggi amen Lo dei mezzi e dei materiali in generale. Di particolare rilievo sono stati gli af6ancamenti di unità in attività di supporto a1la pace - in Bosnia un battaglione egiziano ha operato per tre anni alle dipendenze della nostra Brigata - e Ja cooperazione nel settore dello sminamento. Il nostro Paese è fortemen te impegnato in· una serie di iniziative, tendenti ad avvicinare le due sponde del Mare Nostrum, piuttosto che a dividerle. Non a caso l'ho definito "battistrada" d'Europa. È certo, infatti, che i recenti accadiment i baJcanici e mediorientali non favoriscono questa politica, determinando "fratture geopolitiche" di varia entità, di[[icili da "ricucire" . In parUcolare, per quanto riguarda i Balcani, a meno che non ci si proponga di optare a favore di una delle parti in lotta 28
-vale a dire per i serbi o per i kosovaro-a lbanes i - non si riesce ad intravvedere, a lm eno per il momento, una soluzione rapida dell a crisi che consenta un di s impegno dc i co ntin genti militari di pace. Effettuando una sorta di s imulazion e geopolitica, piuttosto cmpidca, si pott·cbbc ad esempio immagin are - nel caso di aperto sostegno a ll 'etnia musulmana - una co ntinuità s trategica dife nsiva del lim es orientale e a nc he meridionale de ll 'E uropa, attraverso l'associazio ne d ell a Turchia a lla G()rmania e alla sua area, inclusa la Croazia c la Slovenia: ma questa è fa ntapolitica ! Proseguendo in ques to esercizio di pura fantasia, lo ripeto, la funz io ne stra teg ica dell'Italia come peniso la or ienta le dell'Europa occ ide ntale potrebbe sembrare accresciuta, e la relaz ione italo-tedcsca vo lta a "mcridiona li zzare" e "navalizzarc" la dottrina continen ta lista della NATO e deii 'UE- evolvere bbe verso un asse s trategico d i centrale importanza per la s icurezza della nuova Europa. D'altronde, il braccio di mare mediterraneo, ad Est (Ad riatico e Jo ni o) co me a Sud (Mediterra neo centrale e occidentale), non ha le carattel"istiche marittime tipiche de i grand i bacini oceanici. Lago fra le terre dei tre continenti del mondo ant ico, il Mediterraneo conserva le tracce della sua ambivalenza terrestre e navale, di cui la peninsularità italia na è il simbolo più concreto. 29
L'e ventuale rico nve rs ion e politic o-stra teg ic a e geopolitica degli a lleali e uropd, a cominciare dal la Germania, non dovre bbe perci ò co mportare un riba lta mc nto conce ttu a le integ rale; p o tre bbe, a nzi, legare in s ie me, in un quadro di cooperazione intcrfo rze più aggiornato, Jc di ve rse co mpetenze e s pecificità s ia ae ro te rres tri c he aero nava li. Peraltr o un attiv is mo p o liti co, econo mi co, soci a le e milita re dell 'Ita lia -sull a scia de ll e g ià o llim e e d a va n za te ini zia ti ve di cui s i è fa tta pro mo trice c c he a bbiamo tra tteggiato poc'an z i - a s os tegn o d ell e na zio ni pii:t ape rte e dis ponibili de lla sp o nd a s ud s pe zzere bbe se nza dubbio le ipo tes i geo politi ch e, c he ho poc'an z i acce nn a to, ne an c he troppo late n ti. In concl us io ne, l'Ita li a pu ò essere concreta men te perno d i forza po te n zia le cd a l tempo stesso a ngo lo d'incidenza geopolit ico, qu ell'e lemen to d i stabili zzazionc c d i integrazione de l Medite rra neo, c he sia u na con cre ta e pos itiva a lterna ti va a ll ' in s ta bHe c rocev ia geopo liti ca turco- mcdi o ri e nta le.
Il Capo di Stato Maggiore deii'Esercllo.Tenente Generale Francesco Cervoni.è nato a Ceprano IFRJ Il 16 maggio 1938. Nominato Sonotenonte di Artiglieria da montagna 111°settembre 1958. laureato In Scienze strateglcho o In SoclologlaSpoclalluazlone In Scienze Umanlstlche: conosce le lingue: francese. Inglese. spagnolo. Ha frequentato l seguenti corsi militari: •13° Accademia Militare 1138° Corsoi: • Scuola di Applicazione: • 95° corso scuola di Guerra. Ha rlcopeno 1seguenu Incarichi di Comando: •1960-1968: Comandante di Plotone Reclute. Comandante di Sezione.Sonocomandante e Comandante di Batteria a. mon. lMontorlo Voronese. Udine.Tarvisio. Tolmouo. Bellunol: • 01.09.1978 - 03.09.1979: Comandante Gr. a. mon. "Sondrio": •15.10.1982 -09.11.1983: VJce Comandante Brigata
Alpina "Oroblca": • 23.10.1987- 24.10.1988: Comandante della Brigata
Alpina "Cadore··: •15.01.1993 -19.12.1993: VIce comandante della
Reolono Militare Centrale: Ha ricoperto l seguenti incarichi di Stato Maggiore: • 01.08.1973 - 20.08.1974: umctale Addetto UHiclo "l'' del C.do 4° C.A. alpino: • 21.08.1974- 30.08.1978: umclale Addotto alla 2" Sezione deii'UHiclo Ordinamento dello SM deii'Esercllo: • 24.09.1919 - 31.12.1981: Capo della 2" Sezione den·umclo Ordinamento dello SM dell'Esercito: • 07.10.1983 • 22.04.1987: Capo OHiclo HESTAV dello SM dall'Esercito: • 23.04.1987 - 28.09.1987: Capo doli Roparto dolio SM dell'Esercito: •15.11.1988 - 31.03.1990: Capo UHiclo del Capo di SM dell'Esercito:
Essa può qu indi esser e consid erata co me antem u ra.le c, contem poranea me nte, ponte natu ra le ed e uropeo rispe tto ai Balcani, al Med ite rraneo orie ntal e e verso il Sud. In un o scenari o meno pessimistico, nel qual e trovassero composizio ne le divergenze in alto ne i Balcani ed in Med io Oriente, l'Ita li a con tinuerebbe a proporsi quale intc rl ocu tore privilegiato ula ano scenarta meaeiiiSSimlc Nazione europea di riferime nto per sdce, 181-18 triVISSire com... il Dialogo e uro-mediterra neo. SIZIDnlll diVeiVIIIZIID 8111 DII • Il co nseguim e nto di quegli obietti- Balcani od In Medio ortome, rnana vi di part c n a r ia to, fi ssat i d a ll a comlnu8rebb8 a proporsi qaal8 Di c hi arazion e di Barce iJona, cos ti - lnteltocutore Privilegiato e NIZIIDD tuiscono la via più co nveni ente- per europea di rtlertmeato per Il tutli ed in ogni campo, dal militare Dlaloao 8III'HIIIdllerrueen. al sociale, dall'economico al c ulturale, e così via - verso una defin itiva stabilizzazionc di quell 'area çh e abbiamo chiamato Mediterraneo a ll argato.
• 01.04.1990 -14.01.1993: Capo UHiclo Generale del Capo di SM della Di1esa: • 01.01.1994-19.02.1991: Sonocapo di Stato Maggiore della Di1esa. Dal20.02.1991 è Capo di Stato Maggiore dell'Esercito. Ha ricevuto nel corso della sua carriera le seguenti Onorificlenze: • Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine al Merito della Repubblica Italiana: • Medaglia Mauriziana: • Medaglia d'Argento diLungo comando: • Croce d'Oro per anzianità di servi.zlo: • croce Commemorativa per Il personale panectpante alle missioni destinate al mantenimento della Pace: "Bosnia": • Medaglia Commemorativa por partecipazione ad operazione di soccorso alle popolazioni colpite da pubbliche calamità lFriulll: • Medaglia Commemorativa per l'opera di soccor-
so prestata nel corso della guerra ciVile nel territori della ex-Iugoslavia: • Grand·umclale con spade dell'Ordine al Merito Melitense: • Commondatore con placca dell'Ordino Equostre di s.Greuorlo Magno: • Cavaliere di Gran Croce di Merito del Sacro Ordine CostanUnlano di San Giorgio: • Ordine al Merito Militare di 1" Classe della Repubblica Portoghese: ·Grande Croce al Merito Militare del Regno di Spagna con dlsUntlvo Bianco: ·Ordine di Mavo al Merito Militare della Repubblica Aruenuna: • Medaglia d'Oro dell'Ordine al Merito per la Sicurezza Nazionale Coreana: • Grand'UHiclale con Placca dall'Ordine Sovrano della Corona di Ferro. ì sposato ed ha un nullo.