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L’ESERCITO DEL 2000: PER L’EUROPA E DELL'EUROPA

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a tradizionale conferenza in occasione della c hiusura deJla Sessione annuale dello IASD, è divenuta per J'Esercilo un momento importante per focalizzare, anno dopo anno, i fattori che sul piano concettuale prima ed organizzativo poi, guidano il processo di trasformazione avviato nel 1997. :Lobiettivo di tale processo era quello di trasformare l'Esercito da strumento sostanzialmente di dissuasione a produttore di forze pronte, realmente impiegabili.

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Oggi, fermo restando la necessità di proseguire nella direzione indicata, consolidando i traguardi intermedi raggiunti e procedendo nella realizzazione dei progetti di settore in sviluppo, il "passo" che l'Esercito è chiamato a compiere è quello di verificare la validità dell'impianto organizzativo, in vista del successivo passaggio da effettuare: da strumento essenzialmente nazionale a strumento per l'Europa e dell'Europa. In tale ottica, l'ultimo anno del secolo appena concluso e questi mesi del 2000 sono stati, anche dal punto di visita del pianificatore militare, ricchi di awenimenti significativi, i cui effetti influiranno non poco sullo sviluppo dell'Esercito degli anni 2000.

Si sono venu te a creare, in pratica, le condizioni che consigliano e consentono di avviare una seconda fase del riordinamento dell'Esercito, con l'ambizione di operare sulla base di fatti concreti, perché sperimentati, e di esperien ze sistem atizzate. tutto, in una cornice di riferimento sufficientemente stabile, che pure nella persistenza di problematiche complesse - la cui soluzione è per certi versi condi zionante (come H problema del reclutamen to dei volontari necessari per l'esercito professionale) - ci permette di guardare al futuro con un atteggiamento positivo. E questo è anche il primo messaggio che vi mando: dovete e

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dobbiamo avere fiducia nella nostra capacità di riuscire a superare le sfide che la realtà ci pone! Ciò detto, analizzeremo le prospettive deJl'Esercito indagando su quattro diversi piani - il contesto internazionale, la situazione nazionale, il progresso tecnologico e l'aspetto tecnico- militare - e da ognuno di questi trarremo i fattori di condizionamento del processo evolu tivo in allo. Sul piano internazionale, l'evento più rilevante è stata la crisi del.Kosovo, che ha profondamente segnato l'Europa, accelerando la ricerca e la realizzazione di una coerente e concreta politica estera e di sicurezza. Nel contempo, ha sollecitato la NATO a continuare il processo di riesame in senso cri tico delle proprie stnttture, per adeguarle, se necessario, alla necessità di soddisfare le mutate esigenze di sicurezza delle Nazioni dell'Alleanza. Infatti, la crisi del Kosovo, ha rappresentato per l'Occidente una sorta di secondo "turning point" per i problemi della sicurezza dell'era post - bipolare. D primo, verificatosi con la crisi Bosniaca, aveva fatto registrare la sostanziale inadeguatezza dei sistemi di sicurezza comuni e collettivi a gestire efficacemente, soprattutto in termini di tempestività, situazioni di crisi complesse come quelle balcaniche. In altri termini, concetti come "prevenzione attiva dei conflitti" e "gestione remota della conflittuali tà", non avevano a ncora trovato una piena risposta organizzativa e procedurale. Proprio tali esperienze, hanno spinto la NATO prima e l'Europa dopo, a cercare formule nuove - applicate appunto in Kosovo - per una gestione più tempestiva e diretta dei problemi delJa sicurezza, passando concettualmente, in tal modo, dal "Supporto alla pace" alla "Gestione attiva delle . ·n

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Sul piano nazionale, ha assunto sempre maggiore consistenza, con il procedere dei lavori parlamentari, il progetto di riforma del servizio militare, che conduce ad una sospensione dell'obbligo di leva e ad una completa professionalizzazione delle Forze Armate. È una trasformazione ineludibile, così com'è ineludibile che le dimensioni complessive dello strumento militare professionale siano inferiori alle attuali. 3


Sul piano delle grandi innovazioni tecnologiche, l'ingresso in quello che viene definito come il"secolo dell'informazione" consentirà, e p er certi versi imporrà, una revisione globale di concetti, procedure d' impiego e s trumenti militari. Su tulti: la "digitalizzazione delle forze" ed il "dominio dello Spazio della manovra", ossia del con testo multidimensionale che sostituisce, concettualmente, l'Area della Battaglia. Quello tecnologico è un settore cruciale per presentarsi agli a ppuntamenti internazionali con un adegua to livello di comparabilità operativa e di interoperabilità con i principali eserciti alleati. Si tratta, quindi, di conferire concretezza e credibilità alla partecipazione della Forza Armata alla costru zione dello strumento terrestre europeo, sfid a ch e si potrà vincere solo con la qualità e le po tenzialità operative dei complessi di forze offerti. Infine, nell'ultimo piano di analisi, quello tecnico- militare, assumono particolare importanza le "lessons learned", tra tte principalmente dalle operàzioni nei Balcani - ma anche da quelle condotte nella lontana Timor Est e dalle precedenti operazioni svoltesi in Af1·ica - che hanno eviden ziato due asp etti molto importanti: - al primo posto, il ruolo delle Forze Terrestri, quale componente dello strumento militare destinata a trasformare e fare evolvere un successo transitod o in un successo permanente e dura turo. I.:Esercito, q uindi, in grado di coprire tutta la gamma delle modalità d'azione, dalla coercizione al controllo e alla p resenza continua sul territorio tra la popolazione. Attività, queste, eviden temente necessarie per conseguire lo "end state" nelle operazioni militad di s icurezza e di supporto alla pace; -al secondo posto, un parametro quantitativo, sia in termini di dimensioni dell'impegno richiesto all'Eserci to sia di dura ta dello stesso. In fa tti, il decennio appena concluso ha visto la Forza Armata impegnata in missioni praticamente senza soluzione di con tinuità- awicendando, complessivamente, circa 60.000 uomini fuori at·ea e oltre 185.000 nelle operazioni di controllo del territorio - con una presenza medi a complessiva annua nel decennio vicina ai 7.000 uomini (quantità inferiore a 4


quella che oggi, l'Esercito impegna nei soli Balca ni) e che ha avuto una punta massima di circa l 0.000 uomini nel corso del1999.

« ...Quello tecnologico è un settore cruciale per presentarsi agli appuntamenti internazionali con un adeguato livello di comparabilità operativa e di interoperabilità con i principali eserciti alleati ... »

In sintesi, in un confermato quadro geo - strategico che vede nel crescente divario economico tra i Paesi sviluppati e le restanti aree del pianeta i principali rischi per la s tabilità e la sicurezza comune, si delineano con sempre maggiore chiarezza i fattori che determinano i requisiti dell'EsercìLo da costruire, partendo, naturalmente, da quello del presente.

Trovano infatti conferm a- e questo è un elemento di concreta soddisfazione- le scelte già operate a livello concettuale nel 1997, lanciando i l progetto "Esercì to 2000". Scelte idonee ad avviare, come una naturale evoluzione, il successivo sviluppo della Forza Armata nella prospettiva degli anni 2010 e prefigurare l'intelaiatura dell'Eserci to da costruire: "un Esercito di professionisti, in grado di contribuire alla tutela degli in teressi del Paese ovunque collocati, interprete dei bisogn i di Sicurezza dell'Alleanza Atlantica e protagonis ta nell'Europa della Difesa". Con la odierna conversazione, mi prefiggo pertanto lo scopo di fissare l'attenzione sul come gli avvenimenti appena citati influiscono sul processo di pianificazione generale in atto e quale potrebbe essere, per affrontare e superare le sfide nel breve - medio periodo, la futura architettura dell'Esercito. Inol tre, mi propongo d i indicare, seppure in modo sommario, quali potrebbero essere, a m io parere, il ruolo e l'evoluzione delle forze terrestri nei prossimi 15 - 20 anni. 5 )'

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Iniziamo dal contesto internazionale

Come anticipato, il 1999 ha visto un forte impulso alla definizione di una concreta Identità Europea di Sicurezza e Difesa (ESDI). Un concetto, questo, inizialmente alquanto astratto che: - trova il suo sviluppo concettuale ed operativo nella Dichiarazione di Petersberg del Giugno 1992; - viene collocato nel contesto della "policy" ufficiale dell'Alleanza Atlantica con il Vertice NAJ:O di Washington dell'Aprile 1999; - inizia ad avere riscontro, sempre nel 1999 con il Consiglio Europeo di Helsinki, in una serie di obiettivi cadenzati nel tempo, i cosiddetti "headline goals". I.:Europa dell'Unione ha quindi deciso di dotarsi, entro il 2003, di una autonoma capacità di condurre interventi per la gestione di crisi, "quando l'Alleanza nel suo insieme non è impegnata militarmente". In concreto, si tratta dell'indispensabile passo per uscire dalla logica del "Supporto alla pace" -nel quale gli Eserciti dei singoli Paesi venivano utilizzati quale braccio operativo di altri organismi internazionali- e diventare soggetto politico, pienamente attivo, con uno spettro completo di possibilità di intervento per la gestione delle crisi. Questa capacità si traduce nella disponibilità di un complesso di forze del livello di Corpo d'Armata, in grado di svolgere l'intero spettro di missioni previste dalla Dichiarazione di Petersberg- da quelle di natura umanitaria a quelle più cpmplesse ed impegnative di mantenimento e di imposizione della pace- composto da 50 - 60.000 uomini, da schierare in Teatro in circa 60 giorni ed in grado dj permanervi per almeno un anno. 6


Sono forze, come detto, che debbono poter operare in uno spettro ampio di missioni, che in caso eli imposizione della pace - quella maggiormente impegnativa -richiede capacità di combattimento complete, per essere in grado eli assolvere la missione e di manteneme bassi i costi in termine eli vite umane. Inoltre, una parte eli questo "pool" eli forze pronte, dell'entità approssimativa di una Brigata, dovranno avere una elevata prontezza operativa, traducibile in tempi di schieramento in Teatro di circa 10 - 15 giorni. Una sorta di Forza di Risposta Iniziple o eli Reazione Immediata per l'Europa, assimilabile alla AMF(L), la Forza Mobile della NATO. Vedremo poi, che questo ruolo potrebbe essere affidato ad EUROFOR. Pure in un quadro che prevede un "accesso assicurato" alle capacità NATO di Pianificazione Operativa e la "presunzione di disponibilità" per le rimanenti risorse, questa scelta impone all'Europa un impegno sostanziale sul piano militare. Esso, in una prima fase, si tradurrà nel porre in sistema tutte le capacità "pronte" ed in particolare, quelle che già possiedono una proplia configurazione multinazionale, come le Euroforze. Risorse pronte, e questo è un elemento che merita particolare attenzione. Non tanto e non solo in termini di unità di combattimento, quanto in quelli eli capacità eli Comando e Controllo, di sistemi di comunicazione e di Intelligence, necessarie per "dominare" lo Spazio della manovra. In un secondo tempo, poi, sarà necessario quantomeno tendere ad una comune visione dottrinale, che si traduca anche in programmi comuni nel settore dei sistemi e dei mezzi, alla ricerca di una sinergia indispensabile per qualificare la spesa militare sostenuta dall'Europa. In tale contesto, l'Esercito Italiano è chiamato a fornire un contlibuto confrontabile per qualità e quantità a quello delle plincipali Nazioni europee con le quali si è soliti paragonarsi in termini eli peso politico ed economico. I.:Esercito diventa, quindi, attore della edificazione del "2° pilastro" dell'integrazione europea, quello della Sicurezza. Non l'u7


nico attore -· poiché il processo di costruzione dell'Identità di Sicurezza e Difesa coinvolge l'intera Nazione, in gen erale, e le Forze Armate tutte, in particolare - ma uno degli attori protagonisti, questo si! In termini generali, la scelta di predisporre tale contributo è un obiettivo primario per la Forza Armata. Sin dal 1997, nell'elaborare il "Concetto Operativo dell'Esercito", avevamo individuato tra i criteri guida de] p rocesso di pianificazione il possibile contributo all'Europa della sicurezza, sin tetizzato con la locuzione "una Divisione per l'E uropa". Com'è evidente, tale espressione non va intesa in termini ordinativi. Essa, infatti, r appresenta il concetto organizzativo di una Grande Unità virtuale. In sostanza, la "Division e per l'Europa" è costituita dall'insieme di forze in grado di proiettare e schierar e un complesso divisionale con una struttura di Comando e Con trollo, due Brigate e supporti tattici e logistici (praticam en te circa 13.000 uomini), idoneo ad operare unitariamente su un Teatro e sep aratamen te su due Teatri distinti, con diverse caratteristi che ambientali (collocazione geografica) e operative (tipologia di missione), e di sostenere lo sforzo per periodi prolungati.

Si è venuto a deli neare, così, un primo requ isito cui l'Esercito dovrebbe rispondere già a partire dal 2003: d isporre di un Pacchetto di for.le proiettabili comprendente, complessivamente, non meno di due strutture di Comando e Controllo, in grado di esprimere capacità del livello divisionale, e nove Brigate proiettabili "di manovra", più i corrispondenti supporti spetialistici, tattici e logistici - completamente riqualificati ed assimilabili, per consistenza, ad altre Brigate "Combat Support" e "Combat Service Suppor t" - per un totale di 60.000 uomini circa. U numero m inimo indispen sabile di nove Brigate proietta bili "d i manovra" d iscende da due diverse motivazioni principali: - la prima è la necessità di disporre di un bacin o di forze su fficientemente ampio, che permetta di costituire - per aggregazione- complessi di forze del livello Brigata con caratteristiche attagliate alle d iverse missioni, per ri spondere al citato requisito 8


di flessibilità ambientaJe ed operativo, e replicabili, per poter sostenere l'impegno nel tempo e nel quadro del citato sforzo massimo previsto. Inoltre, dovrà comunque garantirsi la disponibilità di una riserva, pur minima, per fare fronte a situazioni improvvise e non prevedibili, come si sono rivelati essere gli impegni in Albania ed a Timor Est del 1999; - la seconda è l'esigenza, condivisa da tulli gli Eserciti occidentali, di garantire aJle forze impegnate in operazioni di lunga durata un intervaJlo tra due successivi turni di impiego in Teatro non inferiore ad un anno (la rotazione avviene su "base 4"). I..:obiettivo è quell o di consentire sia un adeguato periodo di rico~dizionamento dei mezzi e, soprattullo, del personale sia la condotta di un ciclo addestrativo volto a mantenere la preparazione per le operazioni a d aJta intensità, in un'oltica di "combat approach" sulla cui attualità conviene soffermarsi. Desidero sottolineare che, proprio in tal senso (il "combat approach"), eserciti evoluti, come quello Britannico o quello Tedesco, ritengono indispensabile un intervallo eli due anni tra un impiego operativo e l'aJtro e su taJe base organizzano i cicli di prontezza delle unità. Infatti, la possibilità di un confronto tra forze militari a "standards" paragonabili- conflitto simmetrico- è una eventualità che resta valida nel quadro degli scenari ipotizzabili, ancorché ritenuta non altamente probabile in un orizzonte esteso ai prossimi lO - 15 anni. Essa rientra pienamente nel nuovo Concetto Strategico dell'Alleanza Atlantica, che prevede iJ mantenimento di credibili capacità eli difesa del territorio dei Paesi membri e rientra, sia pure sotto aJtra forma, anche nel quadro delle missioni

« ... Si è venuto a delineare, così, un primo requisito cui l'Esercito dovrebbe rispondere già a partire dal 2003: disporre di un Pacchetto di forze proiettabili ... >> 9


Petersberg. Infa tti, non è escluso che nel contesto di operazioni di imposizione della pace si possano verificare situazioni di "alta intensità", che richiedano piene capacità di combattimento (si pensi alla eventualità - non eccessivamente remota, al momento dei fatti- di un ingresso "by force" in Kosovo). Affinché questo primo Pacchetto possa essere concretamente posto a disposizione dell'Europa, le forze che lo compongono dovranno rispondere a criteri, una sorta di "parametri di convergenza", definiti in sede di Unione Europea. Questi, ancorché non siano oggi vincolanti, lo potrebbero diventare al momento in cui si dovrà "pesare" ciò che ogni Nazione rende disponibile. Essi riguardano, in gran parte, quei settori critici ai quali le Nazioni europee dell'Alleanza non avevano, nel passato, dedicato la necessaria attenzione, in ragione sia di una situazione geo- strategica completamente diversa sia della disponibilità in ambito NATO di assetti s"trategici messi a disposizione dei partners atlantici. In sintesi, le forze per l'Europa dovranno essere: - primo: proietlabili, cioè disporre delle risorse necessarie per essere efficacemente impie« ... non è escluso chè nel gate anche fuori dal territorio contesto di operazioni di nazionale; imposizione della pace si possano verificare situa-secondo: sostcnibili , cioè in zioni di "alta intensità", grado di assicurare, a ttraverso che richiedano piene capala rotazione degli assetti ed una cità di combattimento ... » adeguata capacità logistica, una permanenza prolungata in Teatro; - terzo: interoperabili, per poter agire ncU'ambito di formazioni multinaziona li; - quarto: mobili sia a livello strategico, traducibile nella dispolO


nibilità di assetti aerei, navali e terrestri- basti pensare all'esigenza di trasporto su strada dei mezzi corazzati verso i porti di imbarco e da quelli di sbarco al Teatro- sia a livello tattico. Attenzione a questo ultimo parametro, perché in esso è contenuto un concetto importante: il trasporto strategico è un sistema intermodale, composto quindi da segmenti aerei, navali e terrestri variamente combinati, ma ugualmente importanti; - quinto: flessibili, con capacità di adattarsi a tullo lo spettro delle possibili operazioni di Petersberg (dal Supporto umanitario all'Imposizione della pace), a conferma della indispensabilità del "çombat approach"; - sesto: caratterizzale da un alto grado di sopravvivenza, quindi idonee a mantenere nel tempo la propria efficienza operativa a fronte di offese differenziate per origine ed intensità; -settimo ed uJtimo: supportate da una reaJe capacità di Comando e Controllo, in grado di pianificare e condurre operazioni in tutti i contesti - interforze e multinazionali- ed in tulle le situazioni operative. In larga parte, tulle le caratteristiche ora elencate presuppongono il conseguimento ed il mantenimento di un vantaggio tecnologico sui potenziaJi awersari, sfruttando in misura massima le opportunità che il nuovo secolo offre nel particolare campo. Per concludere l'esame di questo primo fattore - l'iniziativa ESDI- operante sul piano internazionale, resta da esaminare il problema delle strutture operative di Comando e Controllo delle Forze europee, nel quale si innesta anche la partecipazione dell'Esercito alle Euroforze. Nel campo della partecipazione alle formazioni multinazionali, l'Italia, e l'Esercito con essa, è stata particolarmente attiva negli anni appena trascorsi. Oggi, questa presenza "diffusa" deve essere razionalmente inquadrata nel nuovo scenario che si va disegnando. Questa esigenza è sicuramente prioritaria se riferita ad EUROFOR, la Euroforza quadrinazionale sulla quale l'Esercito sta investendo significative risorse. 11


Lobiettivo dell'Esercito italiano, condiviso dallo Stato Maggiore della Difesa, è quello di proporre proprio EUROFOR, nel contesto delle difesa europea, quale Comando della Forza di Presenza Iniziale o di Reazione Immediata Europea, soddisfacendo così uno degli "headline goais" di Helsinki e valorizzando nel contempo quanto investito dall'Esercito in tale formazione.

n conseguimento di questo obiettivo, per il quale l'accordo degli altri "partners" costituisce premessa indispensabile, dovrà poi indirizzare l'atteggiamento italiano nel definire in che modo e su quale base soddisfare le esigenze di Comando e Controllo del livello Corpo d'Armata per la Forza Europea. In ogni caso, resta ininunciabile ill criterio di stretto connubio tra rappresentatività nei Comandi e partecipazione in termini di forze. Riepilogando, abbiamo sino ad ora delineato tre primi requisiti dell'Esercito da costruire:

- Pacchetto "Divisione per l'Europa"; - risorse di "staff' e di supporto per conferire ad EUROFOR la capacità di operare come Forza di Reazione Immediata Europea; - risorse di "staff", e di eventuale personale per le cariche di vertice, come contributo alla citata struttura di Comando e Controllo per le Forze europee. Laltro significativo fattore operante nel contesto internazionale, è il nuovo processo di revisione della struttura militare dell'Alleanza Atlantica che deriva dal nuovo Concetto Strategico. Questo indica la capacità di gestione delle crisi come uno degli elementi fondamentali per garantire la sicurezza comune e individua, in due Teatri con l'impiego di forze di massima equivalenti a due Corpi d'Armata, i possibili impegni operativi simulta12


nei. A questi si aggiunge l'eventualità di un impegno contemporaneo di difesa dell'Alleanza- Teatro minore Articolo V- che assorbirebbe un'ulteriore capacità di Comando e Controllo di livello Corpo d'Armata. A fronte di un'esigenza di almeno tre s~tture a livello Corpo d'Armata di Reazione, si contrappone la disponibilità attuale di una sola di esse: il Comando ARRC. Al contrario, le forze a disposizione, equivalenti oggi a 10 Divisioni- destinate ad aumentare con il contributo dei nuovi partners della NATO - risultano sufficienti a soddisfare le esigenze dell'Alleanza . • n confronto tra l'esigenza da soddisfare e le disponibilità ha portato i pianificatori dell'Alleanza a ritenere necessaria la costituzione di nuove capacità di Comando e Controllo equivalenti al Comando ARRC. In prospettiva futura, l'esigenza operativa individuata porterà, verosimilmente, ad una revisione globale dell'attuale organizzazione di Comando e Controllo, ancora basata su Comandi Sub Regionali statici. Al momento, per soddisfare a breve termine l'esigenza in termini ulteriori capacità di Comando e Controllo assimilabili all'ARRe, sono state formulate diverse ipotesi. È in questo contesto politico- strategico, che si collocano la candidatura italiana, ufficialmente formulata all'Alleanza nel mese di Maggio 2000, a "lead nation" p er la costituzione in Italia di un Comando equivalente all'ARRe ed i conseguenti progetti attualmente in sviluppo.

:Laccettazione di tale proposta, oltre a confermare nei fa tti il "focus" sulla Regione Sud dichiarato al Vertice di Washington dell'Aprile 1999, soddisferebbe la lecita ambizione nazionale di vedere riconosciuto l'impegno notevolissimo, in termini politici e m.ilitari, dedicato dall'Italia alla gestione della crisi Balcanica. Per l'Esercito ciò significa un nuovo impegno di alto profilo. Si tratta di garantire da subito la disponibilità di una significativa aliquota di Ufficiali e di Sottufficiali di "staff", di strutture per ospitare il Comando e di consistenti supporti, sia generali 13


(Reparto Comando) sia specialistici (Comunicazioni ed Intelligence) sia di Combat Support (Artiglieria, Genio,

Cavalleria dell'aria). Si individua, quindi, un quarto requisito da rispettare per l'Esercito da costruire: la costituzione, previa riqualificazione di un'organizzazione di comando esistente, di una struttura "fyamework" di Comando e Controllo a livello Corpo d'Armata e delle conispondenti unità di supporto. Inoltre, resta confermato l'attuale contributo alle forze di reazione dell'Alleanza, cioè di un complesso di forze idonee ad operazioni ad "alta intensità" (con elevate caratteristiche, quindi, di protezione e letalità), comprendente una struttura di Comando e Controllo del livello divisionale, cinque Brigate e tre gruppi tattici reggimentali, con i corrispondenti supporti tattici e logistici, pe~ complessivi 35.000 uomini circa. In termini di pianificazione (requisiti per l'Esercito da costruire), si tratta di un pacchetto di forze il cui impiego massivo non è ipotizzabile contemporaneamente ad una situazione di massimo sforzo per la gestione di crisi e che, quindi, è in larga parte compreso nel Pacchetto "Divisione per l'Europa". In occasione del Vertice di Washington, 1'Alleanza Atlantica ha anche lanciato una Iniziativa sulle Capacità di Difesa (DCI), con lo scopo di dare impulso ed incisività al processo di ammodernamento degli strumenti militari delle Nazioni europee e con. sentire, quindi, un maggiore capacità di questi a contribuire alla sicurezza comune. I.:iniziativa interessa cinque aree (mobilità, sostenibilità, letalità, protezione, Comando e Controllo) che in parte si sovrappongono a quelle individuate in ambito europeo per la costituzione della già menzionata Identità di Sicurezza e Difesa e che, ancora una volta, sottolineano la necessità di un utilizzo delle potènzialità offerte dalla tecnologia. Al termi ne dell'esame degli elementi di situazione di origine 14


internazionale, quindi, i requisiti salgono a cinque, che nell'ordine di citazione sono: - Pacchetto "Divisione per l'Europa"; -risorse di "staff' e di supporto per conferire ad EUROFOR la capacità di operare come Forza di Reazione Immediata Europea; - risorse di "staff' come contributo alla citata struttura di Comando e Controllo per il Corpo d'Armata europeo; - "framework" di Comando di Corpo d'Armata e corrispondenti unità di supporto; -Pacchetto "Forze di Reazione per l'Alleanza" .

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E passiamo alle cose di casa nostra, ed in particol~e alla decisione di sospendere il servizio militare di leva e d} costituire Forze Armate di soli professionisti. Le motivazioni di questa scelta hanno molteplici origini, delle quali si è parlato a lungo. A conferma della sua ineludibilità, si può e si deve evidenziare, com·e il raggiungimento del livello addestrativo minimo per poter essere impiegati in missioni di gestione della crisi collocabili nella parte medio alta della scala del "rischio", richieda almeno l O mesi di tempo e, quindi, risulti non compatibile con l'attuale periodo di ferma obbligatoria.

« ... risulta indispensabile disporre di un volume di circa 45.000 volontari a lunga ferma (triennale e sevizio permanente) "operativi" •.. »

Pertanto, per rispondere ai soli requisiti sin qui evidenziati - che corrispondono ad impegni internazionali che l'Italia ha già assunto- risulta indispensabile disporre di un volume di circa 45.000 volontari a lunga ferma (triennale e sevizio permanente) "operati15

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vi", cioè esclusi sia coloro che sono in addestramento di base (circa 5.000 uomini) sia quelli che, superati i 35 anni di età circa, risultano non ulteriormente impiegabili in incarichi di combattimento. Si tratta, complessivamente, di un numero che già supera sia quello che oggi consente la legge- poco meno di 40.000 tutti compresi- sia quello previsto dal "modello misto" defi nito nel 1998 - poco più di 47.000, sempre tutti compresi. I.:Esercito si sta preparando ad affrontare la transizione dall'attuale modello a quello integralmente professionale che potrebbe costituire un momento di crisi- e continua a soddisfare gli impegni assunti e le pressanti esigenze di impiego fuori dal territorio nazionale. In tale contesto rientra l'introduzione del volontario in ferma annuale. Si tratta di una ulteriore forma di reclutamento, agganciato all'obbligo di leva, che permette ai giovani di prestare il proprio servizio per 12 mesi, a nziché i 10 previsti, nell'ambito di specifiche unità (in gran parte dislocate in Regioni del Nord- Est a "basso gettito" di leva), con un discreto trattamento economico e la possibilità di essere impiegati in missioni fuori area collocate nella parte bassa dello spettro di operazioni tipo "Petersberg". Le prime unità costituite da volontari in ferma annuale verranno impiegate a partire dal prossimo mese di luglio in Albania e Bosnia. Per dare un quadro di situazione che possa costituire utile riferimento, alla fine del 2000, la disponibilità complessiva di volontari della Forza Armata sarà di 45.000 unità (volontari in servizio permanente, ferma triennale e ferma annuale) - compresa l'aliquota in addestramento di base- con cui sarà possibi16


le alimentare 75 dei 100 reggimenti/unità equivalenti che costituiranno il "nocciolo duro" dell'Esercito professionale. Tornando al Disegno di Legge Delega all'esame del Parlamento, gli elementi che lo caratterizzano sono: - dimensione complessiva di Esercito, Ma rina ed Aeronautica prevista pari a 190.000 uomjni; - sostanziale riduzione dei Sottufficiali - dai 78.000 previsti dal Decreto LegislaUvo 196 a 65.000 previsti dalla relazione tecnica che accompagna il prowedimen to; - ultima classe chiamata ad adempiere all'obbligo di leva: i nati• ne] 1985; - prolungame nto a 5 anni della ferma breve - oggi trienna le e previsione di un volontario con ferma della durata di un anno; - previsioni di nuovi costi connessi alle sole spese per il personale. Da ciascun o di questi elementi emergono interessanti considerazioni ed ulteriori requisiti per l'Esercito da costruire. Circa il volume di personale, la disponibilità complessiva di 190.000 uomini (su quanti dovranno vestire l'uniforme dell'Esercito tornerò in seguito), lascia intendere la impossibilità di m antenere in vi ta tulle le forze oggi previste nel "modeJJo misto". Emerge cioè la necessità di riscrivere quello che i Francesi chiama no il "contratto con la Nazione" e noi "Concetto Operativo dell'Esercito", in termjni concreti l'impegno massimo che l'Esercito può garantire con le risorse c he gli sono destina te. U secondo elemento, la riduzione dei Sottufficiali, comporterà invece una revisione dei compiti oggi attribuiti a tale categoria di p ersonale. In particolare, le risorse disponibili dovranno essere esclusivamente utilizzate in compiti che richiedono una specifica professionalità militare.

Le restanti attribuzioni oggi svolte dai Sottufficiali, mi riferisco alle mansioni logislico - amministrative, dovranno in qualche modo diventare area privilegiata di impiego del personale civile della Amministrazione Difesa, così come avviene in tutti i 17


principali Eserciti occidentali che, peraltro, dispongono di un rapporto percentuale tra Sottufficiali e truppa ben superiore. Questo comporterà un'auspicata riqualificazione e valorizzazione del personale civile - che, anche qualora sufficiente in termini quantitativi, non possiede comunque, spesso, le professionaUtà nei settori di interesse della Forza Armata - attraverso incentivi che ne agevolino, non ultima, anche la mobilità. Il successivo elemento - la fine dell'obbligo di leva per i nati dopo il 1985 - ha come conseguenza la necessità di disporre di un consistente numero di volontari in tempi relativamente brevi. Né appare sufficiente il solo prowedimento di prolungamento della dura ta della ferma breve da tre a cinque anni: nella nuova realtà professionale non basta prevedere posizioni organiche per legge, bisogna poi "cercare" i giovani e, infine, reclutarli. Per ottenere questo risultato occorre porre la figura del "volontario" sul mercato del lavoro in termini competitivi, utilizzando la sola risposta efficace: garantire ai giovani che terminano la ferma qu inquennale uno sbocco occupazionale certo. La strada è nota e non è gradita a chi vede a rischio posizioni consolidate nel tempo. In questo delicato campo, quindi, la scelta operata dal Disegno di Legge di rinviare al Governo la responsabilità di rivedere le riserve di posti a favore dei volontari di Esercito, Marina e Aeronautica che terminano il servizio, non può essere ritenuta completamente soddisfacente - se messa in relazione alla necessità di fare bene e presto - considerando le verosimili resistenze che saranno operate. In questo ambito, ritengo a ppaia difficile, per un osservatore esterno, comprendere la ragione di una cosl accesa competizione tra organismi di questa unica, grande azienda, rappresentata dallo Stato. Una cosa è però certa: se non si riuscirà a reclutare tutto il personale necessario, il fallimento sarà dell'Esercito, ~a non sarà solo l'Esercito a pagarne lo scotto.

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L'Lùtimo elemento del Disegno di Legge, c he in parte ci proiet18


ta sul successivo piano di analisi - quello tecnologico - è relativo ai costi dell'Esercito professionale.

Abbiamo sentito innumerevoli volte parlare, specie in questi ultimi 10- 12 anni, di "meno quantità e più qualità". Ma cosa questo slogan significhi è ben chiaro a tutti? Un esercito di dirnensiioni ridotte, professionale, tecnologicamente evolu to, rispondente ai riconosciuti "standards" occidentali, ha costi di gran lunga superiori a quelli di un più grande esercito di leva. Qualità significa maggiore capitalizzazione, in termini di materiali e sistemi d'arma disponibili, logistica corrispondente, addestram ento e qualità della vita per il personale. Tutte cose che h anno un costo, ma che hanno anche una ricaduta sull'Esercito prima, in termini di efficienza ed efficacia, e sulla Nazione · poi, in termini di capacità di conseguire i propri obiettivi di politica internazionale e di sviluppo economico e sociale. « ... Un esercito di dimenDall'esame del fattore nazionale sioni ridotte, professionaabbiamo quindi ricavato due ulteriori le, tecnologicamente evorequisiti organizzativi: luto, rispondente ai rico- "Nuovo Concetto Operativo nosciuti "standards" occidell'Esercito"; dentali, ha costi di gran - riqualificazione e valorizzazione del lunga superiori a quelli di personale civile, un più grande esercito di ma anche due imprescindibili esigenleva .. . >> ze, l'Esercito da costruire dovrà essere sostenuto da chiare nom1e che garantiscano: - il reclutamento dei volontari necessari; -le risorse finanziarie per sostanziame l'accresciuta "quaHtà" .

Quale terzo piano di analisi, all'inizio di questa mia disamina, 19


ho citato l'innovazione tecnologica riferendomi, in particolare, all'informazione. Oggi, non sfuggono a nessuno le potenzialità che scaturiscono dalla connessione dell'informatica con i moderni sistemi di comunicazione né la rapidità con la quale evolvono questi due settori né, infine, quanto queste potenzialità condizionino ogni altro campo della scienza. Per l'Esercito questo significa "digitalizzazione", "futuro sistema soldato" e "dominio dello Spazio della manovra". Si tratta di macro- programmi che investono l'intera struttura della Forza Armata, spaziando dagli organismi di Comando e Controllo al singolo combattente e che, sicuramente, richiederanno adeguamenti strutturali e procedurali. Inoltre, giova sottolineare che essi si muovono nella direzione, da tutti auspicata, della riduzion e dei danni non necessari ed indesiderati (collaterali e fratricidi), contribuendo a ridurre il "costo" in vite umane e ad accrescere la protezione delle forze (concetto di "zero casualties"). I.:Esercito si è già avviato su questa strada, ma appare subito evidente anche ai non addetti ai lavori che lo sforzo finanziario da sostenere sarà notevole e che quanto oggi ipotizzato in termini di risorse disponibili è largamente insufficiente. Ma aldilà del problema finanziario, vorrei lasciare questo campo con una considerazione. Oggi, l'insieme dei condizionamenti rappresentati dai costi sempre più elevati dei singoli programmi, dalle ridotte dimensioni - rispetto al passato - della Forza Armata, dalla ricerca dell'interoperabilità in ambito europeo, impone all'Esercito di non pensare più in chiave esclusivamente nazionale quando deve affrontare il problema di rinnovare o integrare per segmenti i propri sistemi d'arma. Non è pensabile che si possa ottenere un sistema d'arma competitivo in termini di effi cacia e costi, prevedendone una produzione di qualche decina di unità. È quindi indispensabile che 20


l'Industria nazionale ricerchi e trovi sinergie in ambito europeo, senza le quali rischia di non avere la capacità di soddisfare i bisogni dell'Esercito in termini sia di costi sostenibili sia di requisiti da garantire. Probabilmente, in questo campo, l'Industria "collegata" alle forze ten·estri è chiamata a recuperare, senza indugio, il tempo forse perdu to. La cooperazione internazionale sarà, verosimilmente, l'unica linea d'azione vincente su] piano della finalizzazione dei programmi e della quaJjtà del prodotto. Per concludere l'analisi dei fattori pertinenti l'Esercito da costruire, le "lessons leamed" dalle mjssioni operative. La prima considerazione riguarda il ruolo dell'Esercito nelle operazioni di gestione delle crisi che, come già sottolineato, sono qualche cosa di concettualmente più complesso del "Supporto alla pace". Ebbene, si tratta di Ltn ruolo sicuramente fondamentale. Superiore a quello connesso ad operazioni tradizionali. La realtà, infatti, è lì a dirci che solo la "persistenza" garantita dai reggimenti di manovra pesanti e/o leggeri mette realmente fine ai soprusi ed alle violenze, consente alle organizzazioni umanitarie di operare, rende possibile il rientro dei profughi, crea le condizioni per la ricostruzione. In breve: permette la gestione delle crisi. Una seconda considerazione, ch e discende direttamente dall'esigenza Timor Est e dalla perdurante missione in Albania, è il perfezionamento dell'ipotesi di massimo impegno su cui si basava il Concetto Operativo dell'Esercito, così come elaborato nel 1997: due Teatri contemporaneamente, ciascuno con forze a livello Brigata. 21


Nel periodo di massimo impegno, a cavallo tra il 1999 ed il 2000, l'Esercito ha avuto impegnati tre complessi a livello Brigata (Bosnia, Kosovo, Albania) - ancorché con alle dipendenze reparti non solo nazionali - più il gruppo tàttico della "Folgore" a Timor e il reparto elicotteri per UNIFIL in Libano (lì presente da 20 anni). E oggi, a fronte di un impegno solo parzialmente ridottosi - rientro da Timor Est e riduzione a gruppo tattico rinforzato del con tingente in Bosnia - si parla già di nuovi ed onerosi impegni (ancora Libano, al tri focolai di crisi in Africa e così via). È quindi risultato necessario completare il Concetto Operativo dell'Esercito, prevedendo anche un terzo Teatro minore. Ciò equivale a confe rmare con maggiore forza l'esigenza di una nona Brigata di manovra completamente proietlabile, a complemento delle otto necessarie per "turnare su base 4" quelle impegnate nei due Teatri principali. La nona Brigata, inoltre da intendersi principalmente in termini di capacità aeromobili e di combattimento dalla terza dimensione- rappresenta il serbatoio di capacità sia per le esigenze di Risposta Iniziale sia « ...Trova conferma, quinper quelle connesse alla dispodi, il principio della "task nibilità di una pur minima organization", che presupriserva. pone concetti organizzativi basati su una struttura mod u 1are... »

Un'ulteriore considerazione, in realtà la conferma di un con- - - - - -- - - -- cetto già proprio dell'Esercito, discende dalla provata difficoltà di prevedere strullu re ordinative che COITispondano, poi, alle reali necessità d'impiego. Alla diversificazione di situ azioni operative, si aggiunge anche la necessità di integrare nei propri dispositivi i contribu ti di altre 22


Nazioni, con Comandi nazionali chiamati ad impiegare sempre più spesso unità organicamente non proprie. Tr.ova conferma, quindi, il principio della "task organization"; che presuppone concetti organizzativi basati su una struttura modulare riferita sia ai "Comandi di Pia~ficazione" sia ai "serbatoi di capacità operative". Riguardo ai "Comandi di Pianificazione", il concetto risiede nell'estensione del principio della "task organization" alla costituzione di complessi di forze a livello Divisione. Occorre, in soslanza, disporre di strutture di Comando e Controllo proiettabili, svincolate da incombenze gestionali, ottenibili riqualificando due Comandi Intermedi quali Stati Maggiori di Proiezione, senza forze stabilmente alle dipendenze, responsabili della pianificazione di contingenza e dell'approntamento delle forze per assolvere compiti operativi specifici. In grado, quindi, di sostenere le funzioni di: - Comando di livello divisionale in Teatro, assumendo il controllo delle unità assegnate per la specifica funzione; - "Supporting Headquarters" per Comandi designati per una missione, previa cessione di moduli funzionali di Comando e Controllo. Del resto, tutti i Comandi multinazionali che sono stati e sono oggi impegnati in missioni di sicurezza, sono SM di pianificazione. Lo sono, ad esempio, sia l'ARRC sia l'EUROCORPO sia l'AMF(L). L'importante, è che siano mantenuti sempre ad un elevato livello di efficienza attraverso l'addestramento continuo. È quindi evidente che anche la capacità di Comando e Controllo assimilabile all'ARRC da realizzare in Italia, sarebbe un Comando di proiezione basato su uno Staff di pianificazione. Inoltre, sempre tale Comando, sarebbe da considerare quale terza capacità di proiezione e Comando di Teatro, idoneo a soddisfare sia prioritarie esigenze NATO sia eventuali ulteriori esigenze connesse alla ESDI. Il concetto di "serbatoi di capacità" si traduce, invece, nel riunire le unità di supporto specialistico (Comunicazioni ed 23


Intelligence), tattico (Artiglieria, Genio, Cavalleria dell'aria) e logistico di aderenza alle dipendenze di Comandi Raggruppamento - vere e proprie Brigate, ancorché di supporto, alle quali equivalgono in termini ordinativi- responsabili prioritariamente dell'approntamento e della gestione logistico amministrativa delle unità. Tali Comandi, inoltre: -da un lato, concorrerebbero alla implementazione dei Comandi di Grande Unità designati per una missione, fornendo moduli funzionali specialistici di Comando e Controllo; - da un altro, rappresenterebbero il contributo maggiormente qualificante, in termin i di forze, al "framework" di Comando di Corpo d'Armata che l1talia potrebbe e può rendere disponibile. Un'ulteriore "lezione appresa", che si aggiunge alle precedenti, consiste nella necessità di dotarsi, in un contesto di gestione delle crisi, di strumenti idonei ad operare in ambienti urbanizzati con un grado di protezione e capacità di deterrenza elevati. In sostanza e come già accennato in precedenza, si è 1ivelata la presenza, pure non individuabile a priori nel tempo e nello spazio, di aree di "alta intensità" - spesso localizzate in zone urbanizzate e densamente popolate - in un contesto di general.e "bassa" e "media intensità" delle operazioni. Da qui la necessità, per le forze di manovra in particolare, di poter "elevare" con maggiore flessibilità - in tempi ridottissimi e nell'ambito di scenari particolarmente impegnativi -le capacità d i combattimento, per adeguare le capacità di controllo della forza, mantenendo minimi i danni inflitti e subiti. La risposta a questa esigenza - che ha impegnato eserciti come quello Statunitense in lunghe riflessioni, non ancora compiutamente concluse - è qualche cosa di diverso dalle tradizionali unità meccanizzate e corazzate, ma sicuramente più robusto delle fanterie leggere classiche: il concetto è quello di forze "medium heavy''. · In termini di mezzi, questo concetto si materializza nella disponibilità di veicoli da combattimento che coniugano caratte24


ristiche di potenza di fuoco e di protezione, assimilabili a quelle dei carri da battaglia e dei veicoli cingolati da combattimento per la fanteria, a quelle di mobilità e minimo impatto sulla popolazione, proprie dei mezzi su ruote e dei blindati leggeri. L'Esercito Italiano si presenta, in questo campo, con assetti adeguati, avendo già da tempo introdotto in servizio la blindo pesante "Centauro" e previsto l'acquisizione di derivati in versione "combattimento" per la fanteria e "supporto". A conferma che non siamo poi gli ultimi della classe. M'a questo esempio non rappresenta l'unica nicchia di "qualità" della Forza Armata. Una seconda, altrettanto peculiare, se si escludono dal computo gli Stati Uniti, è rappresentata dalla capacità di combattimento nella terza dimensione, che oggi solo l'Esercito Italiano possiede in Europa, con la disponibilità di un elicottero da combattimento- l'A-129 "Mangusta"- già in linea presso i reparti ed impiegato in operazioni. To·rnando ai requisiti per l'Esercito da costruire, q ues to dovrà avere un mix delle tre tipologie di unità individuate: pesanti (meccanizzate e corazzate), m ediopesanti e legger e (a queste restano la caratteris tica dell'estrema mobilità e la capacità di operare in terreni "difficili").

« ... In termini di mezzi, questo concetto si mat~ rializza nella disponibilità di veicoli da combattimento che coniugano caratt~ ristiche di potenza di fuoco e di protezione... »

Prima di concludere, un'ultima considerazione di carattere tecnico che mi consentirà di onorare un impegno preso durante la mia esposizione: quale dovrà essere la dimensione dell'Esercito professionale? 25


« ...Come non pensare a quanto fossero diverse le nostre magre Divisioni "Pariani" dalle Divisioni dell'tmpero Britannico o dell'Armata Rossa ... ))

L'indicatore oggi da tutti accettato per definire la capacità di un Esercito è la Brigata, ma questo non è sufficiente. Infatti la Brigata, come la Divisione che l'ha preceduta come parametro indicatore, può significare molte c:ose. Come non pensare a quanto fossero diverse le nostre magre Divisioni "Pariani" dalle Divisioni dell'Impero Britannico o dell'Armata Rossa, con le quali si confrontarono nei deserti africani e nella steppa ucraina.

Un indicatore più attendibile può essere il numero di Brigate di un esercito rapportato al suo volume complessivo. Per intendersi, se prendiamo il numero di uomini di cui dispongono gli eserciti di Stati Uniti, Francia, Gran Bretagna e Spagna e li dividiamo, matematicamente, per il numero di Brigate che compaiono sui rispettivi Ordini di Battaglia - Bligate "proiettabili", ben inteso, quindi Brigate "vere" - otteniamo un rapporto che, per tutti (!), oscilla intorno ai 14.000 uomini e che chiameremo, per brevità, "Brigata Standard". È evidente che questo numero, oltre alla Brigata vera e propria, comprende una "fetta" di strutture di vertice e delle organizzazioni terlitoriale, addestrativa e logistica, oltre a supporti di vario tipo, tutti virtualmente dedicati al supporto della Brigata.

Fissato, allora, il numero di Brigate necessarie per risolvere il problema operativo, ecco che è facile dedurre il numero di uomini necessario all'Esercito nel suo insiem e. A meno che non 26


si voglia nuovamente incorrere in sorprese nient'affatto non previste o che si vogliono - per forza- considerare come non prevedibili. E veniamo alle conclusioni

Riepilogando quanto finora detto, per poter onorare gli impegni assunti dalla Nazione, in coerenza con le sue aspirazioni in ambito internazionale, l'Esercito dovrà: -essere sostenuto da un'idonea politica di reclutamento; - fare affidamento su risorse finanziarie che permettano di mahtenere "standards" elevati nel settore degli equipaggiamenti, dell'addestramento e della qualità della vita da garantire al personale; - riferirsi ad un "Concetto Operativo" che tenga conto della presumibile necessità di ridurre le forze e dell'aumentato livello di impegno; - comprendere pacchetti di forze a disposizione dell'Europa della Difesa e per le Forze di Reazione dell'Alleanza Aùantica; - prevedere risorse di "staff' e di supporto per concorrere alla costruzione delJe strutture di Comando e Controllo europee ed al potenziamento di quelle della NATO; - strutturarsi in maniera modulare, per rispondere al principio della "task organization", prevedendo Comandi di Pianificazione e serbatoi di capacità (in particolare per le funzioni specialistiche, di supporto e Jogistiche); -articolarsi, in un'ottica di "combat approach", su forze pesanti, forze medio - pesanti e forze leggere; - includere, infine, una componente civile riqualificata e valorizzata, che assolva tutte quelle attribuzioni che non richiedono una specifica "expertise" militare. In termini di strutture essenziali, con riferimento all'area delle forze operative, le elencate esigenze si traducono in una architettura organizzativa fondata sulle seguenti componenti: -Comando delJe Forze Operative, con responsabilità circa l'approntamento delJe forze, la gestione delle unità e- quando delegata -l'alta direzione delle operazioni; -Comando "framework" del livello Corpo d'Armata, quale con27


tributo per le esigenze delle Forze di Reazione della NATO; - almeno due Comandi di Pianificazione, con capacità di proiezione a livello divisionale, per la pianificazione e la condotta delle operazioni del livello considerato; - nove Brigate di manovra, con capacità di Comando e Controllo e di combattimento complete, idonee alla proiezione in qualsiasi scenario operativo: tre pesanti, equipaggiate con carri da battaglia e veicoli cingolati da combattimento per la fanteria; tre medio - pesanti, equipaggiate con blindo pesanti e veicoli blindati da combattimento per la fanteria derivati dalla blindo "Centauro"; tre leggere, equipaggiate con veicoli blindati leggeri, veicoli multiruolo e, per la componente ad ala rotante, elicotteri da combattimento, per il trasporto tattico ed il supporto; -sei Raggruppamenti - serbatoi di capacità - per il supporto Comunicazioni, Intelligence, Artiglieria teiTestre e contraerei, Genio e Cavalleria dell'aria; - un Comando Logistico di Proiezione, per il supporto di aderenza. Facendo riferimento al coefficiente di dimensione appena introdotto - la "Brigata Standard" - non solo non possono essere previsti ulteriori Comandi e/o forze, ma si sarà costretti ad estemalizzare servizi e fare maggiore affidamento su una componente di civili molto più consistente. A meno che non si voglia ridimensionare l'impegno, ridurre i compiti e scalare verso il basso il ruolo della partecipazione. Questa è una scelta, prima politica e poi politico - militare, che l'Esercito attende da chi dovrà farla. L'importante è che i termini del problema siano chiari: il con(Tonto con l'Europa non consente "bluff' e l'impiego effettivo non pennette di misurarsi con le supposizioni, ma solo con le capacità reali. Possiamo affermare ragionevolmente, quindi, che l'EsercitÒ da costruire non potrà più prevedere forze prioritariamente dedicate all'attivi tà di Presenza e Sorveglianza, così come è oggi.

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Pertanto, le attività di concorso ad altre Organizzazioni dello Stato, connesse alla salvaguardia delle Istituzioni ed al bene della collettività nazionale, potranno avvenjre utilizzando forze destip.ate alla gestione delle crisi internazionali, quando non impegnate. In breve, un Esercito delle dimensioni ipotizzate, se impegnato fuori dal territorio nazionale a livelli paragonabili a quelli del2° semestre del1999, potrebbe assicurare l'assolvimento di missioni tipo "Vespri Siciliani" solo con estrema difficoltà e riducendo - sia pure limitatamente al periodo di impegno -la propria capacità di risposta a situazioni operative di "alta intensità". Quanto appena detto, unitamente alla previsione di un terzo impegno minore a fianco dei due Teatri maggiori, rappresentano gli elementi di novità che dovranno essere introdotti dal "Concetto Operativo". Quanto precede è sostanziato da una serie di studi condotti dallo Stato Maggiore dell'Esercito- alcuni conclusi, altri in via di sviluppo - che permettono di confrontarci con quanto gli eserciti europei hanno già realizzato o intendono realizzare. La trasformazione, e con essa il raggiungimento degli obiettivi di capacità e di efficienza sin qui indicati, è possibile se garantita in termini di previsione di personale organico, di capacità di arruolamento e di risorse finanziarie e se sostenuta nelle necessità di riordinamento str utturale, sempre spiacevole quando si tratta di riduzioni. Probabilmente, il prossimo anno, molti elementi oggi non precisati avranno trovato definizione. Sarà quindi noto se si saranno concretate le condizioni per riuscire o se, invece, si dovranno rivedere obiettivi ed ambizioni nazionali, vanificando quanto 29

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speso in questi anni, non solo in termini finanziari, ma ancor più, in impegno personale, sacrifici ed entusiasmi. Tu tto ciò che precede sarebbe però privo dell'elemento vitale, se non venisse consegui to un ultimo obiettivo, anch'esso fondamentale "parametro di convergenza", con il quale intendo concludere. Parlo della risorsa centrale e fondamentale del sistema Esercito: l'uomo. Sia esso gregario o comandante, egli dovrà possedere quelle quali tà di valore, coraggio, integrità morale, disponibilità al servizio, professionalità, che ne fanno un soldato. Rivolgendomi alla futura leadership delle Forze Armate, devo sottolineare che quanto vale a carattere generale, assume una valenza ancora maggiore per chi riveste ·o rivestirà funzioni di responsabilità crescenti. Per i comandanti, i valori peculiari e distintivi da coltivare e

u Capo di Stato Maggiore dell'Esercito, Tenente Generate Francesco Ceruonl. è nato a ceprano <mi il16 maggio 1938. Nominato sonotenente di Anlglieria da montagna il 1° settembre 1958. Laureato In Scienze strategiche e In Soclotogia • Speclalinazlone In Scienze umanlstlche: conosce te lingue: francese. Inglese. spagnolo. Ha frequentato l seguenti corsi militari: • 13° Accademia Militare 1138° Corsoi: • scuola di Applicazione: • 95° Corso Scuota di Guerra. Ha rtcopeno 1seguenti incarichi di comando: • 1960·1968: Comandante Il Plotone Reclute. Comandante di Sezione. Sotlocomandante e Comandante di Batteria a. mon. <Montorio veronese. Udine. Tarvisio. Tolmezzo. Benunol: • 01.09.1918 • 03.09.1919: Comandante Gr. a. mon. "Sondrio": • 15.10.1982 - 09.11.1983: Vice COmandante Brigata

Alpina ··orobica": • 23.10.1981 - 24.10.1988: Comandante della Brigata Alpina "Cadore": • 15.01.1993- 19.12.1993: Vice comandante della Regione Militare centrale: Ha ricopeno 1seguenti incarichi di Stato Maggiore: • 01.08.1913 - 20.08.1914: Ufficiale Addetto unicio "l" del C.do 4 C.A. alpino: • 21.08.1914 - 30.08.1918: umctate Adderto alla 211 Sezione dell'Ufficio Ordinamento dello SM dell'Esercito: • 24.09.1919 - 31.12.1981: Capo dena 211 Sezione dell'Ufficio Ordinamento dello SM dell'Esercito: • 01.10.1983 - 22.04.1981: Capo Ufficio RESTAV dello SM dell'Esercito: • 23.04.1981 - 28.09.1981: Capo del l Renano dello SM dell'Esercito: • 15.11.1988 - 31.03.1990: Capo UHiclo del Capo di SM dell'Esercito:


climostrare sono il coraggio morale e l'amore, direi quasi la gelosia, per le responsabilità di competenza, quindi per la specifica missione assegnata. Nessuna concessione o manchevolezza è ammissibile in questo campo, nessun compromesso! Una unità, di qualsiasi livello, con un comandante che rifugge le proprie responsabilità è, automaticamente, allo sbando e non in grado di assolvere la missione. Io sono però fiducioso. Gli Italiani non hanno mai fallito gli appuntamenti importanti e ciò che sta avvenendo intorno a noi e con noi, è veramente un appuntamento storico! La strada per l'unione dell'Europa, tracciata nel lontano 1957 a Roma, passa in questo momento per la costruzione dell'Identità di Sicurezza e di Difesa Europea e questa si realizza con il contributo che noi vogliamo e - sono convinto - possiamo offrire. D futuro "passa" anche per l'Esercito e l'Esercito, in questo futuro, vuole esserci, da protagonista! • 01.04.1990 - 14.01.1993: Capo UUicio Generale del Capo di SM della Difesa: • 01.01.1994 - 19.02.1991: sonocapo di Stato Maggiore della Difesa. Dal20.02.1991 è cano di Stato Maggiore dell'Esercito. Ha ricevuto nel corso della sua carriera le seguenti Onoriticlenze: • Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine al Merito della Repubblica Italiana: • Medaglia Mauriziana: • Medaglia d'Argento di Lungo Comando: • Croce d'Oro per anzianità di servizio: • Croce Commemorativa per il personale partecipante alle missioni destinate al mantenimento !:Iella Pace: "Bosnia": • Medaglia Commemorativa per panecipazione ad operazione di soccorso alle popolazioni colpile da pubbliche calamità <Friulil: • Medaglia Commemorativa per l'opera di soccorso prestata nel corso della guerra civile nei territori

della ex-Iugoslavia: • Grand'Ufficiale con spade dell'Ordine al Merito Melitense: • Commendatore con placca deii'Òrdine Equestre di s. Gregorto Magno: • Cavaliere di Gran Croce di Merito ilei Sacro Ordine '• Costantiniano di San Giorgio: • Ordine al Merito Militare dl11\ Classe della Repubblica Ponoghese: . <:'

P.~gnat 4 ,

• Grande croce al Merito Militare del.Regno di·.S . ·. con distintivo Bianco: :· . • Ordine di Mavo al Merito Militare della Repubblica Argentina: ::• . l • Medaglia d'Oro dell'Ordine al Merito per la st.cureuat Nazionale Coreana: ~, j • Grand'Uiflc.iale con Placca dell'Ordine sovran!). della ,r. Corona di Ferro. Èsposato ed ha un tiglio. 7

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