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LE NUOVE CAPACITA’ DELL’ESERCITO PROFESSIONALE

Page 1

'ESERCITO PROFESSIONALE SOMMARIO l.

INTRODUZ IONE ...................................................................................................................... 2

2.

LO SCENARIO FUTUR0........................................................................................................ 4 a.

L O SCENARIO GEOSTRA TEGICO ..... ........ . ... .. ............................ ................. .... ............... .... ........... 4

b.

LE CAUSE DI INSTABILITÀ ............................. ..................... .... ... ...... ................... ... ... ... ....... ... ... . 5

c.

L 'ASPETTO DEL FUTURO CAMPO DI BATTAGLIA ............. .... .... ... .. .... .......... ..... .... .... ........ .... ... .... 6

3.

LE MISSIONI DELL'ESERCIT0........................................................................................... 9

4.

IL CONCETTO OPERATIVO DELL'ESERCITO. ........................................................... 11 a.

QUALI FORZE.......................... .. .......... ................. ... ....... ....... ..... ....... .. .... .... .... ..... .. .. ....... .. ...... J l

b.

Q UANTE FORZE............................. ..... .............................. .. ........ .... ..... ................. .... .... .... ....... 14

5.

I REQUISITI FUTURI DELL' ESERCITO ITALIANO..................................................... l ?

a.

IL PRIMO REQUISITO: PROTETTABILITÀ . ......... ... ... .......... ..................... .... ..... ..... ....... ....... ... .... .. 17

b.

IL SECONDO REQUIS ITO: LA SOSTENIB ILITÀ..... .... ................... .... ...... ..... ..... ..... ................ ... ... ..

c.

IL TERZO REQUISITO:

d.

IL QUARTO REQUIS ITO:

LA MOBTL!TÀ . ... ... ............ ... .. ..................... .... .... ..... .. .......................... 22

e.

IL QUINTO REQUISITO:

LA VERSATILITÀ ....... ... .. .. .... .. .................... . .. .. ........ .. ... .. .. .. .. .. .. .. .......... 24

f.

IL SESTO REQUISITO: LA SOPRAVVIVENZA. .. .. ........ .. .... ....................... ... ... .. .. .. ..... .... ... ......... .... 25

g.

IL SETTIMO REQUTSITO: L'INTEGRAZIONE DEI SISTEM I DI

h.

L'OTTAVO REQUISITO: LA LETALlTÀ E LA PRECISIONE DI INGAGGIO . .... ........... ...... .... ... .......... 27

l9

L'INTEROPERAB ILITÀ ............................... ... .... ... .... .. .. ........ .... ... ... ... ...... 2 1

C2 CON l SENSOR1 .. ... ....... .... ........... 26

6.

IL METAREQUISIT O: l PROFESSIONISTI. .................................................................... 28

7.

CONSIDERAZIONI CONCLUSIVE . ................................................................................... 35

l


PROFESSIONALE l. INTRODUZIONE La chiusura dell'anno accademico del CASD è diventata ormai occasione non tanto per tracciare un consuntivo di quanto sinora fatto, ma piuttosto per presentare gli

elementi

innovativi che

guideranno

il

processo

.

di

trasformazione della Forza Armata nei prossimi anni. Si tratta di un processo radicale, avviato da tempo, che ha già portato l'Esercito a perdere i connotati del passato di una organizzazione solo potenzialmente impiegabile come strumento di politica di sicurezza, per assumere invece quelli di un Esercito la cui validità risiede proprio nella sua effettiva capacità di essere utilizzato a sostegno della strategia di sicurezza nazionale. Il processo di rev1s1one, iniziato nel 1997, si propone di adattare alle esigenze attuali la preesistente organizzazione, disegnata per combattere

contro un nemico noto in uno scenario totalmente differente da quello odierno. Oggi, peraltro, non disponiamo ancora di tutte le capacità necessarie a condurre la gamma delle operazioni che vanno da quelle di "Gestione delle Crisi" a quelle di "alta intensità", il che non ha impedito all 'Esercito, a costo di non piccoli sacrifici, di operare da dieci anni con successo nei nuovi scenan. I primi provvedimenti per il riordinamento sono derivati s.oprattutto da cause esterne, quale la fine del sistema bipolare. Successivamente si sono venuti a creare i presupposti per due passaggi fondamentali del nuovo modello di Esercito: la professionalizzazione delle Forze Armate; la partecipazione alla dimensione europea della difesa.

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'ESERCITO PROFESSIONALE Oggi questo processo è entrato in una terza fase: quella dell'acquisizione di capacità idonee ad esercitare tutte le funzioni operative; ovvero le capacità di svolgere il ruolo assegnato alla F.A. nella nuova dimensione strategica. La professionalizzazione dell'Esercito - è questo il punto essenziale - non è fine a se stessa, ma è funzione delle reali capacità da acquisire. Tale evoluzione - definita di volta in volta nel contesto europeo ed internazionale riorganizzazione, riorientazione o ricostruzione delle F.A. - comporta lo sviluppo di una serie complessa di attività che investono tutti i settori dello strumento militare. Mi riferisco in particolare a settori quali: la componente umana, nella quale occorre considerare anche le famiglie del personale militare; - i mezzi ed i materiali; - l'organizzazione ed i sistemi per la formazione, l'addestramento generico e l 'approntamento specifico; la politica delle infrastrutture. Il futuro della F.A. -

incentrato indubbiamente sull' uomo e sulla sua

dimensione - passerà attraverso la completa disamina e soluzione delle problematiche relative ai settori che ho appena citato. Andranno, però, rispettate misure e provvedimenti occorrenti per il raggiungimento delle capacità indispensabili per soddisfare le esigenze derivanti dal Concetto Operativo dell'Esercito. Desidero a questo punto illustrare gli elementi innovativi che guideranno il processo di trasformazione della Forza Armata nei prossimi anni. A tal fme, dopo avere accennato agli scenari futuri, definirò le missioni dell'Esercito da cui discende il nuovo concetto operativo, per poi stabilire i requisiti cui dovrà rispondere lo strumento militare terrestre per contribuire efficacemente alla difesa del paese in senso lato. 3


'ESERCITO PROFESSIONALE A tali obiettivi dovrà aggiungersi quello della piena professionalizzazione fondamentale per il raggiungimento delle capacità richieste.

2. LO SCENARIO FUTURO E partiamo dallo scenario futuro, che può essere sinteticamente definito attraverso l' individuazione di tre elementi caratterizzanti: gli aspetti geostrategici, dai quali derivare il quadro delle alleanze nel quale opereremo, le cause di instabilità, che ci consentono di delineare la tipologia degli interventi, - infine, la prevedi bile fisionomia del futuro "spazio della manovra" per gli aspetti puramente tecnico-militari.

a. Lo scenario geostrategico Passiamo quindi ad esaminare lo scenario geostrategico in cui lo strumento terrestre sarà chiamato ad operare, per vedere come questo potrebbe influenzame i requisiti richiesti. Nel medio-lungo termine le probabilità che un attore internazionale possa minacciare interessi vitali nazionali ed alleati, come l 'integrità territoriale, sono molto basse .. Ciò nonostante, gli scenari futuri saranno contraddistinti da una serie elevata di rischi, diversificati per tipo, dimensione e punto di applicazione. Da un punto di vista strettamente militare, potenziali avversari cercheranno di mettere a frutto tecniche idonee a neutralizzare o diminuire il vantaggio tecnologico di cui la NATO dispone. L ' avversario, quindi, tenderà a sfruttare tutti i possibili vantaggi derivanti dal futuro "ambiente", quali l' ampia copertura mediatica e la diversa base socio-culturale dell' opinione pubblica. 4


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.

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-

.. ESERCITO PROFESSIONALE

Nei prossimi dieci - quindici anni, l 'Esercito Italiano continuerà ad operare in uno scenario caratterizzato da un 'elevata instabilità locale generata da fattori di carattere geopolitico, demografico ed economico, i cui effetti potranno essere controllati solo in presenza di un efficace sistema di sicurezza internazionale. La prima conseguenza di questa diffusa instabilità sarà rappresentata dalla accresciuta fluidi'tà con la quale varieranno le condizioni politiche e quindi il quadro delle alleanze e delle coalizioni entro le quali uno strumento militare dovrà operare. Pertanto, da un punto di vista politico-militare le nunacce andranno contrastate, in primo luogo, nell'ambito di iniziative della comunità internazionale e delle alleanze (NATO ed Unione Europea). Dal punto di vista tecnico-militare, invece, specie in ambito terrestre, nostri potenziali avversari faranno tesoro delle lezioni apprese dai recenti conflitti, mettendo a punto una serie di strategie per impedire a forze armate moderne, come la nostra, di esercitare una preponderante superiorità tecnologica e professionale. Verosimilmente la loro azione consisterà nell 'applicazione asimmetrica di una serie di strategie/tattiche convenzionali e non convenzionali per rrunumzzare il divario tecnologico ed organizzativo, per impedire l'efficacia dello strumento nel teatro operativo e per sfruttare le vulnerabilità nostre o quelle dei nostri alleati in campo politico, sociale o militare. b. Le cause di instabilità

Darò ora un cenno alle cause di instabilità da cui potrebbero derivare situazioni di crisi tali da richiedere l' intervento dell' Esercito Italiano.

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PROFESSIONALE La fine della contrapposizione e l'espansione di liberi mercati hanno contraddistinto un periodo di cambiamenti epocali. La principale conseguenza, a livello dei macro-sistemi, è un elevato grado di frammentazione

politica

affiancata

da

una

sempre

più

elevata

globalizzazione. In questa nuova realtà, possiamo rilevare tre fenomeni di principale interesse: il primo fenomeno è la criminalità organizzata transnazionale in Europa Sud-Orientale e nell'area Caucasica, verso la quale occorrerà esercitare delle azioni di deterrenza basate innanzitutto su una comune az1one internazionale, fondata su accordi bi-multilaterali; il secondo è il conflitto etnico-tribale ne li ' Africa sub-sahariana, determinato dallo scarso sentimento di appartenenza nazionale che ancora si riscontra in talune realtà locali, verso le quali l' unica forma di deterrenza possibile è quella del! 'azione internazionale politicodiplomatica; l ' ultimo fenomeno è il conflitto "confessionale", che ha forti condizionamenti di carattere economico-sociale. In questo caso, l 'azione di pressione internazionale è particolarmente difficile poiché il fondamentalismo, che è alla base dello scontro, determina in genere la formazione di blocchi opposti sul piano internazionale.

c. L'aspetto del futuro spazio della manovra Esaminiamo

l' elemento

più

importante dal punto di vista della

pianificazione generale dello strumento. Per costruire capacità militari è, infatti, indispensabile prevedere lo scenario dal punto di vista tecnicomilitare.

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-

...

' '

'ESERCITO PROFESSIONALE

In prima approssimazione l'ambiente operativo in cui l'Esercito Italiano si potrebbe trovare ad operare, sarà caratterizzato da quattro elementi:

primo elemento è la diffusione di una intricata architettura informativa, comprendente sistemi civili, privati e militari, che è destinata ad influenzare sempre di più la condotta delle operazioni. Essa rappresenterà "il terreno" sul quale si combatterà la guerra per il dominio delle informazioni e lo strumento con il quale i "competitori minori" eserciteranno la loro influenza sulle opinioni pubbliche;

secondo elemento è rappresentato dalle caratteristiche morfologiche dell ' Area di Operazioni. Maggiore urbanizzazione del territorio, elevata compartimentazione del terreno e probabile presenza di civili sono le condizioni nelle quali i potenziali avversari tenteranno di portare il confronto per eliminare lo svantaggio tecnologico;

terzo elemento è la contemporanea presenza, nell'ambito di una stessa operazione, di "isole/bolle" ad elevata conflittualità inserite in altre più ampie di conflittualità minore, che richiederanno una versatilità ed una agilità superiore delle forze in campo;

guarto elemento, di particolare interesse, è il nuovo ruolo assegnato allo strumento terrestre. Di fatto lo strumento militare ed in

particolare quello terrestre è destinato a giocare un ruolo sempre più decisivo nella risoluzione delle crisi. Infatti, già da oggi esso è deputato ad assumere il ruolo di strumento attivo di gestione delle crisi, sin dalle fasi iniziali della loro insorgenza, oltre a quello tradizionale di "stabilizzatore" del conflitto.

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PROFESSIONALE Con riferimento, quindi, ad aree dove focolai di crisi abbiano in potenza un livello di endemicità tale da richiedere l ' impiego dello strumento militare in funzione di contenimento e stabilizzazione, le forze terrestri potrebbero giocare differenti ruoli a seconda del grado di evoluzione della crisi stessa. Ruolo preventivo e di deterrenza qualora la crisi sia nelle fasi iniziali, di coercizione e contenimento in quelle successive. Ciò risulta particolarmente vero laddove le istituzioni politiche e sociali non offrano le adeguate garanzie sul piano democratico e quindi dove l ' integrazione di iniziative diplomatico-economiche con altre di carattere militare hanno maggiore efficacia. In tali aree, non è sufficiente dare la sensazione della capacità di intervento, usando la forza in funzione di deterrenza, ma sarà necessario che una forza di proiezione venga schierata effettivamente in ruolo preventivo e che effettivamente abbia capacità di combattimento per conseguire un reale impatto operativo qualora se ne verifichi la necessità. Ciò detto, a carattere generale il progresso tecnologico rende possibile assicurare una disponibilità di mezzi in grado di esprimere maggiore mobilità sia sul piano strategico che su quello tattico. Questo consentirà di dare fondamento a concetti emergenti come la "prevenzione attiva" attraverso lo schieramento di forze sin dalle prime fasi della crisi. Indicazioni che peraltro la NATO ha fatto proprie nel nuovo Concetto Strategico dell'Alleanza. L'attuazione dei concetti di prevenzione attiva e l 'efficacia dello strumento nel contesto operativo sopra delineato richiedono forze militari che rispondano ad una serie di requisiti critici quali

la

proiettabilità,

sostenibilità,

interoperabilità,

mobilità,

versatilità, sopravvivenza, letalità e precisione ed integrazione dei sistemi di comando, controllo e comunicazioni con i sensori di sorveglianza. 8


.. ... ~

~~11 ~f

'ESERCITO PROFESSIONALE

In altre parole, le forze dell'Esercito professionale dovranno fornire una serie di opzioni molto più vaste rispetto al passato, in modo da garantire supporto e complemento all'iniziativa politica. 3. LE MISSIONI DELL'ESERCITO

E veniamo alle missioni dell'Esercito. Il "che cosa" deve fare l 'Esercito, deriva dal Concetto Strategico del Capo di SM della Difesa e, in particolare, dalle Missioni Interforze. Esse rappresentano le esigenze da soddisfare. Tali missioni sono quindi il primo punto di riferimento per individuare le capacità necessarie dello strumento militare terrestre nel quadro della strategia militare nazionale. Da quest'ultima, espressa nel Concetto Strategico del Capo di Stato Maggiore della Difesa, è possibile desumere quale é il ruolo della Forza Armata nel quadro delle quattro missioni interforze. Infatti le Forze Armate nel loro insieme sono volte: alla anticipazione dei conflitti attraverso una combinazione di deterrenza e prevenzione;

e, qualora tutte le iniziative diplomatiche, economiche e politiche adottate per assicurare la composizione del conflitto falliscano, all'applicazione della forza in modo decisivo e proporzionato.

Allora l'Esercito sarà chiamato a svolgere quattro categorie di nusstoru associabili a quattro possibili scenari: in un primo scenario, caratterizzato dall'assenza di una aperta

conflittualità, la Forza Armata sarà chiamata a svolgere una serie di missioni ascrivibili ad attività addestrative, come esercitazioni multinazionali, organizzazione di seminari e conferenze, lo sviluppo di programmi di assistenza tecnico-militare e la verifica del rispetto di accordi sul disarmo e controllo degli armamenti terrestri. 9


'ESERCITO PROFESSIONALE Tutte attività che possono essere incluse nella missione di promozione della stabilità. Queste attività sono indirizzate a facilitare i rapporti

bilaterali, consentendo di accrescere la fiducia reciproca e di creare le

.

premesse per prevenire crisi future. Nell'ambito dello stesso scenario vanno incluse anche le attività a concorso della salvaguardia delle libere istituzioni e quelle derivanti dai compiti di concorso in caso di pubblica calamità ed altri casi di necessità ed urgenza; in un secondo scenario, in presenza di un focolaio di crisi in una delle

aree di interesse strategico, la Forza Armata potrà svolgere tutta la gamma di Operazioni di Gestione delle Crisi

nel quadro del sistema di

sicurezza internazionale, attraverso attività che si estrinsecano m controllo di aree, popolazioni, risorse nonché l' imposizione del rispetto di accordi internazionali; in un terzo scenario, al fine tutelare interessi del Paese fuori dal

territorio nazionale, nel quadro della salvaguardia degli spazi euroatlantici, nell'ambito di un conflitto limitato, l'Esercito Italiano dovrà essere in grado di svolgere missioni che comprendano lo schieramento di un contingente e la condotta di operazioni militari terrestri fuori dal territorio nazionale. Esse saranno volte a contenere, costringere o, se

necessario, neutralizzare forze avversarie che minaccino, più o meno direttamente, gli interessi strategici e/o vitali del Paese; · in un quarto scenario, infine, rappresentato da un conflitto armato generale connesso con l 'esigenza di difendere gli interessi vitali del

Paese o di quelli dell'Alleanza, contro ogni possibile aggressione conducendo tutta la gamma di missioni che sono comprese nella condotta di missioni militari terrestri su vasta scala.

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l'ESERCITO PROFESSIONALE 4. IL CONCETTO OPERATIVO DELL'ESERCITO L'elemento di riferimento fondamentale ai fini della individuazione delle capacità dello strumento terrestre è il "Concetto Operativo dell'Esercito". Questo esprime "come" la Forza Armata intende assolvere le missioni ricevute sulla base delle forze e delle risorse messe a sua disposizione, attraverso l'esplicitazione di due parametri: il parametro qualitativo, ovvero di quali forze si vuole dotare l 'Esercito per assolvere al compito; il parametro quantitativo, ovvero di quante forze per ctascuna delle funzioni vuole fornirsi. Tutti e due i parametri fanno riferimento a quella che potremmo definire la "visione" dell' Esercito cioè una "Forza Armata aderente alle esigenze

strategiche di sicurezza della nazione, in grado di contribuire alla tutela degli interessi del Paese ovunque collocati, idonea a condurre tutta la gamma di operazioni militari terrestri nell'ambito dell'intero spettro dei conflitti". a. Quali forze

Il primo parametro, quello qualitativo, ripropone il dilemma al quale tutti gli eserciti stanno tentando di dare risposta. Se, cioè, sia necessario preparare ancora le forze per un conflitto generale ovvero solamente per Operazioni di Gestione delle Crisi (CRO). Da una parte, i requisiti per condurre un conflitto, seppure limitato, in un teatro di interesse strategico rimangono i più onerosi; dali' altra, l 'Esercito deve essere idoneo a sviluppare tutta la gamma di operazioni di supporto alla pace al di fuori del territorio nazionale.

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'ESERCITO PROFESSIONALE La scelta effettuata dall'Esercito Italiano, in presenza di risorse contenute,

è stata quella di creare uno strumento idoneo a fronteggiare, con capacità complete, tutta la gamma delle Operazioni di Gestione delle Crisi, accettando di acquisire delle capacità limitate nel settore delle operazioni tipo "conflitto regionale in Europa", nella considerazione che tale scenario appare, al momento, di minore probabilità di accadimento. Nel quadro di una Operazione di Gestione delle Crisi deve comunque essere prevista la capacità di condurre delle operazioni conflittuali ad alta intensità, ancorché di ampiezza e durata limitata. Occorrerà quindi disporre di una gamma diversificata di capacità che, in termini quantitativi, possono subire delle variazioni elevate in relazione all ' intensità delle operazioni. Per poter soddisfare le esigenze operative soprattutto nelle funzioni emergenti si è cercato di individuare quali delle funzioni "classiche" potessero avere una valenza duale con il minimo adattamento in termi ni di materiali e addestramento del personale. L' Arma del Genio è un classico esempio di questa dualità di impiego, dal momento che parte delle capacità realizzate per fornire supporto alla mobilità, alla contromobilità ed allo schieramento delle unità m operazioni possono essere utilizzate per il supporto alla CIMIC o m attività di "Utility Repair" o "Disaster Relief'. Il nuovo concetto consentirà un 'applicazione multidiinensionale, senza soluzione di continuità e simultaneamente, di una vasta gamma di "effetti", ognuno dei quali idonei all 'assolvimento delle accresciute situazioni operative che si possono presentare anche nell 'ambito della stessa operazione.

l2


'ESERCITO PROFESSIONALE Ma la gamma accresciuta di operazioni, che l 'Esercito deve condurre, ha avuto un riflesso anche sulla categorizzazione delle forze in ambito NATO. Questa è passata dalla suddivisione, basata sul concetto di "controconcentrazione", che prevedeva la ripartizione in Forze di Reazione, Forze di Difesa Principale e Forze di Aumento, alla nuova suddivisione in via di adozione, connessa con il concetto di "prevenzione attiva", che prévede la divisione delle forze in due componenti: quella "Proiettabile" e quella in "In Posto". Dalla nuova ripartizione è scaturita la

necessità,

m

ambito

nazionale,

di

rivedere

la

precedente

categorizzazione in quattro pacchetti di forze. Infatti, le forze deputate a svolgere la "reazione" e la "proiezione" sono state identificate tout court nel nuovo pacchetto di forze "proiettabili", mentre le forze di "presenza e sorveglianza" ed il pacchetto cosiddetto "difesa" sono stati catalogate quali forze "In Posto". Questo secondo bacino sarà quello destinato ad assorbire

le

riduzioni

derivanti

dall'applicazione

dalla

legge

sull' Istituzione del Servizio Militare Professionale. Se andiamo a vedere all'interno del pacchetto di "forze proiettabili", è necessario introdurre dei sottopacchetti al fine di un'allocazione efficiente di risorse coerente con il nuovo criterio di ripartizione. Tale criterio è identificabile nel ruolo che le unità comprese nei sub-pacchetti, in linea di prevalenza, assumeranno nell'ambito di un tipico ciclo operativo. In sintesi, la riflessione in corso in ambito Stato Maggiore dell'Esercito, ci porta a dire che la categorizzazione futura delle forze "proiettabili", determinerà i seguenti tre sub-pacchetti (Force packages): un primo sub-pacchetto di forze composto dalle unità deputate ad essere le prime ad entrare in teatro, denominato "Proiezione

immediata- Early Entry"; 13


'ESERCITO PROFESSIONALE un secondo sub-pacchetto di forze, comprendente le unità destinate a far parte del primo contingente in operazioni di gestione delle crisi di lunga durata, che sarà denominato "Proiezione di primo turno"; un terzo sub-pacchetto di forze,risultante dalla aggregazione di tutte le "forze di proiezione" rimanenti, che verrà denominato "Proiezione di

sostegno " perché deputato a conferire continuità alle forze di primo turno. b. Quante forze

E veniamo al parametro quantitativo del Concetto Operativo, ovvero a come l'Esercito vuole ripartire le sue forze tra l'area operativa e la cosiddetta sovrastruttura. I due elementi innovativi che hanno maggiormente influito sulla formulazione di tale parametro sono la creazione della capacità europea di gestione delle crisi e l'adeguamento della struttura delle forze della NATO.

Dal primo elemento discende la specificazione dell 'impegno assunto dall'Esercito Italiano con l'Unione Europea. La partecipazione italiana al "pool" di forze consiste in un complesso di capacità di Comando e Controllo e di uni.tà, pari a 20.000 uomini, in grado di esprimere: - un modulo di Comando e Controllo complesso (a, livello di Corpo d'Armata non avvicendabile oppure di Divisione, sostenibile nel tempo con un altri comandi di pari livello, a prontezza differenziata); 2 moduli di manovra pari a 2 Brigate più supporti tattici (Combat Support) e logistici (Combat Service Support).

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'ESERCITO PROFESSIONALE A tale contingente, pan a 13.000 uomini circa, sostenibile nel tempo attraverso opportune rotazioni, si aggiunge la disponibilità di una Brigata Aeromobile, per la condotta di operazioni peculiari, limitate nel tempo. Dal secondo elemento, (adeguamento della struttura delle forze della NATO) deriva la decisione di riconfigurare un Comando Intermedio in

High Readiness Force Land Headquarters, al fine di rendere disponibile per la NATO una capacità di Comando e Controllo completa anche delle componenti di Combat Support e Combat Service Support, indispensabili alla condotta di operazioni del livello di Corpo d' Armata anche in ruolo di Land Component Command. Insieme ai due elementi innovativi sopramenzionati, il Concetto Operativo prende in considerazione altri elementi: il primo ed il più importante è rappresentato dal volume orgamco derivato dalla legge 33 1/00 "Norme per l'istituzione del servizio militare professionale", ovvero la previsione di 11 2.000 uomini per l 'Esercito; il secondo, espresso nel Concetto Operativo, che diviene una sorta di

"contratto con la Nazione", considera gli impegni assunti con i nostri alleati e misura l ' impegno massimo che l 'Esercito può sostenere a supporto della strategia atlantica e dell'Unione europea. Pertanto la struttura dell'Esercito deve garantire la disponibilità di forze per condurre due operazioni di "gestione delle crisi" in due teatri maggiori di lunga durata e, contemporaneamente, un'altra in un teatro minore per breve-media durata. Come si vede l' impegno massimo sostenibile nel tempo corrisponde al pacchetto offerto all'Unione Europea;

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'ESERCITO PROFESSIONALE il terzo elemento è costituito dal ciclo operativo per il sostegno dello sforzo in operazioni di gestione delle crisi di lunga durata, che è stato articolato su quattro periodi, ciascuno della durata orientativa di

quattro mesi: un primo periodo di approntamento specifico pet: la condotta di una operazione; un secondo coincidente con il turno operativo; un terzo di ricondizionamento dopo l' impiego; un quarto infine di approntamento generico, durante il quale l' unità svolge prevalentemente addestramento all 'alta intensità. Tale soluzione è stata adottata al fine di garantire almeno dodici mesi di intervallo tra due successivi cicli di impiego in operazioni. E si tratta di un valore ancora inferiore alla media degli Eserciti Europei (in Germania e nel Regno Unito, ad esempio, l ' intervallo tra due successivi impieghi operativi è di 24 mesi). Dalla considerazione di questi tre elementi principali si deducono i "grandi numeri dell ' Esercito" ovvero: anzitutto una "componente operativa" costituita da un insieme di Comandi ed unità non riducibile, corrispondente a l 00 "reggimenti equivalenti" e con un peso organico complessivo di circa 74.000 uomini e donne, pari a 10 Brigate di manovra più i relativi supporti cui vanno aggiunti circa 6.000 uomini impiegati in ambito interforze ed internazionale; quindi una "Sovrastruttura" , che indica l'insieme delle organizzazioni di

"Vertice", Scolastico

- addestrativa, Logistica e

Territoriale, con un peso di non più di 32.000 uomini e donne, che risulterà particolarmente complesso e difficile da raggiungere, nella considerazione che attualmente la "Sovrastruttura" impegna 43.000 posizioni organiche.

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'ESERCITO PROFESSIONALE 5. I REQUISITI FUTURI DELL'ESERCITO ITALIANO Per poter sostenere il ruolo assegnato alla FORZA ARMATA, occorrerà realizzare una serie di capacità che rispondono, sostanzialmente, a quelli che vengono definiti, con una punta di ambizione, i "parametri di convergenza" europei, che ho già accennato poc'anzi e che richiamo: proiettabilità, sostenibilità,

interoperabilità,

mobilità,

versatilità,

sopravvivenza,

integrazione dei sistemi di comando e controllo con i sensori e, da ultimo, precisione. Benché tali parametri non s1ano scritti in nessun trattato o documento ufficiale dell'Unione Europea, essi sono accettati in ambito militare poiché delineano una gamma completa di capacità su cui confrontare le Forze, in sintonia con quanto stabilito dalla NATO con la Defence Capabilities Initiative (DCI). E proprio dalla necessità di soddisfare detti parametri, emerge una serie di problematiche relative al personale ed all'ammodernamento dei materiali che non troverà facile soluzione a meno di un impegno globale di tutta la Nazione. Passiamo ora all'esame di queste singole capacità e, per ciascuna di esse, delle problematiche connesse. a. Il primo requisito: proiettabilità Il requisito della proiettabilità discende in maniera diretta dall'evoluzione geostrategica che ho citato in precedenza. Poiché gli eserciti si sono trasformati da strumenti stanziati a strumenti attivi della politica di sicurezza, la capacità di raggiungere il luogo voluto, nel momento prescelto e con la tipologia di forze necessarie è divenuto un "must" per le forze terrestri.

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SERCITO PROFESSIONALE

Tale requisito, peraltro, vede incrementata la sua già elevata importanza anche dallo sviluppo del nuovo concetto di "ingresso in Teatro non permissivo", coniato sulle "lessons learned" delle recenti operazioni. In futuro, infatti, potrebbe non essere possibile articolare l 'immiss ion~ di forze in Teatro così come tutti noi la conosciamo. Il potenziale avversario potrebbe privarci della possibilità di disporre di una fase di "force bui/d up" in Teatro, costringendoci ad immettere forze indipendenti, in diversi

punti d'ingresso, con capacità immediate di iniziare le operazioni. Tali forze al momento esistono solo come concetto in via di sviluppo, le cosiddette "medium {orces", di cui l' Italia prevede di portare a termine la fase di sperimentazione, a premessa della successiva realizzazione, entro il 2003 . Tale requisito nel campo dello sviluppo dei materiali si riflette in un alleggerimento generalizzato della forza, senza penalizzare requisiti quali la protezione e la sopravvivenza. Pertanto proiettabilità diviene sinonimo di idoneità alla trasportabilità da parte della più estesa gamma possibile di vettori aerei e navali. In quest'ottica le Forze leggere e medie rappresentano la risposta più concreta a questa esigenza. La situazione, per ciò che concerne il trasporto strategico, st muove ancora con scarsa dinamicità e con problemi - non di competenza esclusivi della Forza Armata - ancora in fase di soluzione. Ma il requisito più importante da soddisfare, per accrescere la proiettabilità dell'esercito professionale, tocca la più ampia sfera della condizione militare. Un soldato professionista, che trascorre ogni due anni molti mesi fuori dal territorio nazionale, chiede che la forza armata si prenda cura del benessere proprio e della propria famiglia.

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'ESERCITO PROFESSIONALE

La sua assenza per periodi prolungati può, infatti, divenire causa di disagio per la famiglia, con gravi conseguenze sulla sua efficienza operativa in teatro. Ecco perché stiamo sviluppando un programma che comprenda una serie di norme di protezione sociale ad hoc per poi consegnarle agli organi legislativi nel quadro di un pacchetto più ampio sulla condizione militare del personale volontario. b. Il secondo requisito: la sostenibilità

Tale requisito ha assunto una nuova connotazione, m relazione al carattere di "forza di spedizione" che gli eserciti occidentali hanno assunto in questi anni. Conseguentemente, la sostenibilità è stata esaminata sotto

seguenti

punti vista: capacità di sostenere uno strumento militare in operazioni esterne al territorio nazionale; capacità di assicurare la presenza di una forza militare, in operazioni di sostegno per la pace, per periodi di tempo prolungati e comunque superiori ad un anno. Per rispondere alla prima esigenza, l 'Esercito ha riorganizzato la propria logistica di aderenza, con lo scopo di assicurare il sostegno dei contingenti nazionali in tutta la gamma di operazioni possibili, anche a distanze rilevanti dal territorio nazionale. Per rispondere alla seconda esigenza, l'Esercito ha calibrato le proprie forze prevedendo la necessità di ruotare le unità in Teatro.

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'ESERCITO PROFESSIONALE Il volume minimo delle forze operative discende, infatti, dali' esigenza di garantire per ogni complesso di forze in teatro - che ricordo essere al massimo rappresentato da una struttura di comando complessa, da due Brigate e da un Gruppo Tattico Reggimentale - la disponibilità di altri tre complessi equivalenti in Patria. Riassumendo, tale volume comprende: da tre a quattro capacità di Comando e Controllo a livello Corpo d 'Armata e Divisione; supporti tattici e logistici riuniti in Brigate specialistiche; un pool di dieci brigate di manovra. Di queste ultime, nove sono da considerare principali e completamente proiettabili e destinate a risolvere il problema operativo d eli 'Esercito sia in termini di sostegno alle Operazioni di Pace di lunga durata sia di impegno in ambi to NATO in Operazioni "articolo 5"; la decima, Aeromobile, è deputata allo sviluppo di compiti operativi connessi con il combattimento dalla e nella terza dimensione. Ma la sostenibilità è garantita pure dall'insieme di organizzazioni deputate al

sost~gno

generale, logistico, infrastrutturale, territoriale ed

addestrativo, che noi raggruppiamo concettualmente nella grande famiglia della

"Sovrastruttura".

Va

sottolineato

che

l' intera

area

della

Sovrastruttura è oggetto di profonda rivisitazione proprio per soddisfare i requisiti richiesti dal nuovo Esercito professionale, con particolare riferimento alla sostenibilità. In sintesi si è passati da una organizzazione sostanzialmente territoriale plurifunzionale ad una orientata allo sviluppo di funzioni specifiche a sostegno delle forze operative. 20


'ESERCITO PROFESSIONALE Così è stato creato l'Ispettorato della Formazione e Specializzazione, per la preparazione unitaria dello strumento operativo. L'Ispettorato

Logistico sovrintende invece a tutte le attività della logistica di sostegno, in preparazione ed a supporto delle operazioni. Al nuovo Ispettorato

delle Infrastrutture è stata affidata la responsabilità essenziale di provvedere al rinnovamento del patrimonio infrastrutturale. Da ultimo,

l 'Ispettorato pér il Reclutamento e le Forze di Completamento che, a ben vedere, è proprio pensato per garantire nel tempo la sostenibilità dello sforzo operativo attraverso la corretta alimentazione di professionisti di ogni ordine e grado ed il completamento delle unità, qualora necessario, con forze opportunamente predisposte, agganciate ed addestrate.

c. Il terzo requisito: l'interoperabilità Tralasciando il problema dell'interoperabilità tra sistemi, ritengo utile spendere alcune parole sull'interoperabilità tra unità di differenti Paesi. La problematica è di per sé molto vasta poiché richiede un approcciO differente a seconda del livello ordinativo considerato. Possiamo dire che a livello di Grande Unità complessa la problematica è concettualmente in via di soluzione, in quanto a livello europeo non esisteranno più Corpi d'Armata nazionali. Tutti dovranno quindi orientarsi verso la lingua di lavoro e le procedure NATO. Per il livello divisionale, che molti eserciti hanno fatto evolvere verso le strutture complesse, probabilmente si avvierà lo stesso processo che è in a.tto a livello Corpo d'Armata. Il problema per raggiungere un'effettiva interoperabilità cambia per i livelli brigata e reggimento, per i quali vi sono ancora riserve sui possibili livelli di multinazionalizzazione da conseguire.

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'ESERCITO PROFESSIONALE

E' comunque innegabile che lo sforzo maggiore da sviluppare nel breve e medio termine sia quello linguistico. In un arco temporale non più lungo dei dieci anni vedremo quindi trasformare i Corpi d'Armata e le Divisioni in strutture completamente multinazionali. Fatto che non potrà mancare di avere impatto sulla dislocazione delle unità e sulla mobi lità del personale. Come infatti ruota il personale internazionale nei vari comandi, dovrà ruotare anche quello nazionale. Tutto questo comporta la necessità di sostenere il nostro personale con provvedimenti idonei a faci litarne le mobilità. Come sapete, per raggiungere i livelli di forza assegnati oggi l 'Esercito sta chiudendo molte sedi ed altre ne dovrà chiudere domani. Ebbene, se uno degli scopi era quello di rendere disponibile personale da sedi non più utili per essere destinato a comandi multinazionali ed unità operative, questo per il momento è stato raggiunto solo in parte. Ciò è sicuramente anche dovuto alle difficoltà oggettive connesse con l' indisponibilità di alloggi e strutture nelle nuove sedi di destinazione. Limitandoci al problema infrastrutturale, per costruire oggi in Italia un insediamento militare moderno occorrono non meno di cinque anni, di cui i primi due sono necessari per lo svolgimento

dell'iter tecnico amministrativo.

Bisogna accelera·re questi tempi con procedure burocratico amministrative più snelle, ricercando nel contempo sinergie con le autorità locali per accedere a risorse alloggiative disponibili nelle aree.

d. Il quarto requisito: la mobilità La mobi lità delle forze, in ultima analisi, è tesa ad accrescere la loro manovrabilità e, pertanto, ad incrementame l'efficacia attraverso la possibilità di applicare la letalità delle proprie armi da una posizione di vantaggio. 22


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'ESERCITO PROFESSIONALE

A carattere generale, è oggi indispensabile affrontare il problema della mobilità con una visione integrata ai diversi livelli. Infatti, la diversificazione e l'ampliamento dei teatri di operazioni 1mpongono un incremento della mobilità sui piani operativo e tattico. L'incremento della mobilità operativa dovrà permettere alle forze terrestri di giungere con i mezzi propri a porti ed aeroporti in tempi brevissimi, senza l 'ausi lio di mezzi speciali per il loro trasporto ovvero con una opportuna organizzazione dei trasporti e, successivamente, l'imbarco su qualsiasi nave commerciale. Le isole operative, caratteristica principale dei futuri scenan, msieme alt' espansione delle dimensione dei teatri d'operazione, esigeranno che le forze abbiano la possibilità di muoversi lungo ass1 stradali a grande velocità senza compromettere eccessivamente la loro capacità di movimento fuoristrada. Quindi le forze dovranno possedere una mobilità totale, s1ano esse leggere, medie o pesanti, e nell 'ambito di ciascuna di queste assicurare pari velocità operativa e protezione a tutte le funzioni operative. Per ciò che concerne la mobilità, l 'Esercito sta impegnando una parte consistente delle proprie risorse per il miglioramento sostanziale della mobilità operativa. La realizzazione, nel breve termine, di Forze Medie ne costituisce ampia dimostrazione. Ulteriori sforzi dovranno essere affrontati, anche se la scarsità di risorse disponibili non agevola sicuramente il soddisfacimento di questo requisito.

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e.

l-L'ESERCITO PROFESSIONALE

I

n quinto r equisito: la versatilità L'ampio spettro delle situazioni operative riscontrabili in missioni di gestione delle crisi - da operazioni di assistenza umanitaria, come quella condotte in Albania, a quelle di mantenimento della pace, come la

.

missione in Mozambico, per arrivare ad operazioni di imposizione della pace come la Somalia ed il Kossovo - sarà, in un prossimo futuro, compreso in una stessa operazione, quale momento diverso in ordine temporale o spaziale. In altri termini le unità dell'Esercito devono essere in grado, nell'ambito della stessa operazione, di svolgere diverse missionj. Ad esempio in una operazione di mantenimento della pace, potrà insorgere l'esigenza di elevare l' intensità dello sforzo militare applicando la separazione delle fazioni con uso della forza o la supervisione del cessate il fuoco. Per questo si stanno disegnando le strutture organizzative in modo che, con minimi aggiustamenti, realizzabili attraverso la "task organization", stesse unità siano in grado di condurre una estesa gamma di operazioni: è l'applicazione del concetto "full spectrum units". A tal fine il neo-costituendo Corpo d'Armata ad Alta Prontezza Operativa di Milano disporrà di un bacino di forze tale da potere assegnare ai comandi dipendenti missioni eterogenee proprio perché dispongono, tra le forze affiliate, di una gamma diversificata di capacità. · Il Corpo d'Armata Europeo agirà con lo stesso principio al fine di potere condurre indistintamente operazioni di supporto umanitario e missioni di imposizione della pace. Ma sono gli uomini, la componente più importante della organizzazione, a cm vtene richiesto il maggiore onere per conseguire la capacità in argomento. 24


--. . ·~'

'ESERCITO PROFESSIONALE

Dai soldati professionisti si pretenderà una flessibilità di impiego che richiede

una

costante

rivisitazione

della

preparaziOne.

Oggi

è

estremamente diffici le alternare momenti di densa attività operativa ad altri durante i quali incrementare le proprie capacità professionali. Sarà necessaria un'elevata mobilità di questo personale, che inevitabilmente alternerà lunghi periodi di attività operative ad altrettanto lunghi periodi di attività volte ad acquisire una più elevata professionalizzazione. L 'utilizzo della simulazione favorirà la soluzione dÌ uno degli attuali problemi dell'Esercito: prepararsi a più missioni in un periodo inferiore. La simulazione dovrà consentire di addestrare i comandanti ai compiti nuovi che, giorno dopo giorno, scaturiscono dalle missioni. D'altra parte, la lunga permanenza in operazioni di gestione delle crisi dei volontari non consente di mantenere il necessario livello di efficienza per fronteggiare operazioni ad alta intensità. f. Il sesto requisito: la sopravvivenza

Benché la protezione totale delle forze, in grado di conferire la capacità di mantenere inalterata l'efficienza operativa del personale e degli equipaggiamenti, sia irrealizzabile, è evidentemente indispensabile adottare tutte le misure per incrementare la sopravvivenza e la protezione delle nostre forze. Un approccio sistemico alla protezione si basa su tre pre-requisiti: ridurre la possibilità di essere ingaggiati prima, la possibilità di essere colpiti poi ed infine, qualora colpiti, la eventualità di essere neutralizzati. Per ridurre la "segnatura" delle nostre forze occorre diminuire la loro visibilità ovvero sfruttare le condizioni che permettono di abbassarla normalmente, mi riferisco soprattutto alla notte.

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'LL'ESERCITO PROFESSIONALE Si tratta di introdurre strumenti per incrementare la nostra capacità di ingaggio riducendo nel contempo la capacità di essere ingaggiati indirettamente, ad esempio rendendo il braccio dei propri sistemi d'arma maggiore di quelli avversari e adottando sistemi di inganno. Nella malaugurata ipotesi di essere colpiti, allora è necessario che gli effetti siano assorbiti attraverso una serie di misure di protezione attiva e passtva. E' inoltre sempre più

importante la capacità di proteggere i non

combattenti in operazioni di supporto alla pace da attacchi terroristici e di proteggere le forze deputate alla esplorazione, che tradizionalmente sono le più esposte. L'approccio sistemi co pertanto richiede il superamento del paradigma basato sulla contrapposizione "lancia o scudo", esigendone uno nuovo, fondato sulla preventiva conoscenza della presenza della minaccia prima che questa possa esercitare la sua letalità. Indirettamente legato alla nuova capacità di protezione è quella relativa al sostegno del personale che subisca un danno temporaneo o permanente durante operazioni

diverse dalla guerra. Infatti, anche se dobbiamo

adottare tutte le misure necessarie per evitare che nostro personale sia colpito, ferito o-rimanga vittima di un incidente, non possiamo escludere a priori che ciò non avvenga.

g. Il settimo requisito: l'integrazione dei sistemi di C2 con i sensori L 'Esercito che stiamo costruendo ha bisogno di sistemi di comando e controllo che facilitino una flessibile e rapida applicazione della forza in uno spazio di manovra molto più esteso, in tempi molto più contratti e secondo modalità sempre meno standardizzate e più peculiari. 26


TO PROFESSIONALE Questi sistemi pertanto devono essere integrati con tutta la gamma di sensori del livello operativo e tattico in grado di fornire ai decisori, a tutti i livelli, le informazioni necessarie ad una graduata ed appropriata applicazione della forza. La digitalizzazione dello spazio di manovra è lo strumento che consentirà tale integrazione, in quanto permetterà di sfruttare le opportunità messe a disposizione dalla tecnologia digitale al fine di ottenere: dominio dell' informazione; notevole incremento del ritmo delle operazioni; maggiore coinvolgimento nel processo decisionale di tutte le funzioni operative. Uno degli aspetti-chiave di tale integrazione è costituito da un supporto trasmissivo satellitare, che consenta il trasporto di dati, immagini e voce occupanti un volume tale mai visto sinora. Le componenti di questo sistema di comando e controllo che coinvolgono tutti gli aspetti dell'organizzazione - dalla dottrina ai materiali e alla formazione dei militari -dovranno comunque consentire l'esercizio delle funzioni di comando sia in modo accentrato che decentrato, se non autonomo con l 'unico riferimento della missione assegnata, a seconda di come richiesto dalla situazione contingente. h. L'ottavo requisito: la letalità e la precisione di ingaggio

L'integrazione dei sistemi informativi permetterà una precisione nella capacità di ingaggio mai vista finora, che coinvolgerà le due facce della letalità (quella fisica e quella psicologica).

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'ESERCITO PROFESSIONALE L'aspetto fisico, corrispondente alla capacità di colpire un bersaglio minimizzando i danni collaterali, sarà incrementato attraverso nuove tecnologie informatiche e comprende la capacità di colpire, con margini di errore bassissimi, gli obiettivi selezionati ed indirizzare idonei complessi di forze sulla giusta posizione. L'aspetto psicologico, invece, è legato alle nuove dimensioni del combattimento, ed è volto a produrre un effetto non letale attraverso l'applicazione di nuove capacità, come le PSYOPS ed il CIMIC, fmalizzate a modificare la percezione e le intenzioni di personale combattente, non combattente, ma soprattutto dei leaders. In questa prospettiva la precisione permette la produzione di effetti estesi e precipui, senza la necessità di concentramento di forze e consentendo un maggiore rispetto dei diritti umani.

6. IL METAREQUISITO: I PROFESSIONISTI Per focalizzare meglio quanto esaminato sin ora, desidero sottolineare i campi che rappresentano le sfide maggiori per la creazione dell 'Esercito professionale, dotato delle capacità e dei requisiti indispensabili. Uno dei pilastri fondamentali su cui si impernia il conseguimento delle capacità dell 'Eserc~to professionale sono i suoi uomini. E' sull ' uomo, prima di tutto, che la trasformazione dovrà avvenire ed è sempre su di lui che ricadranno le responsabilità maggiori per la costruzione dell'Esercito professionale. Proprio con riferimento alla nuova ed importante figura del soldato di professione, l 'Esercito, con una capillare e continua attività promozionale, ha reclutato negli ultimi anni un numero importante di volontari appartenenti alle tre categorie previste. 28


'ESERCITO PROFESSIONALE La disponibilità per la fine dell 'anno in corso ammonterà a circa 19.000 Volontari in Servizio Permanente, 21.000 volontari in Ferma Prefissata (3-5 anni), e circa 20.000 Volontari in Ferma Annuale, per un totale di circa

60.000 uomini. In sintesi, entro il 2001 sarà possibile professionalizzare il 90% delle l 05 unità a livello reggimento previste dal modello professionale, e potranno, quindi, ritenersi gia operative ed impiegabili le corrispondenti dieci Brigate. Il successivo obiettivo di natura operativa, cui sarà dedicato il 2002, sarà quello di rendere pronti ed impiegabili i livelli di Comando superiori, ovvero il Comando di Corpo d ' Armata di Milano, nella nuova sede di Solbiate Olona e i Comandi di Divisione generati dai restanti Comandi Operativi Intermedi. Al momento, resta invece quasi totalmente alimentata con personale di leva tutta la Sovrastruttura. La crisi della leva, che già stiamo vivendo, obbligherà a dedicare parte del personale volontario, in prevalenza quello con più anni di servizio, in tale comparto dell' Esercito, pena un inaccettabile rallentamento delle indispensabili attività di sostegno. In prospettiva 2006, con la fine del "transitorio" previsto dalla Legge 33 1, la disponibilità pianificata di volontari in ferma prefissata a cinque anni e in servizio permanente, dovrebbe attestarsi su 60.000 uomini, cui devono aggiungersi 12.000 Ufficiali e circa 25.000 Sottufficiali. In totale, quindi, 97.000 uomini, con un "buco" temporaneo residuo di circa 15.000 Volontari in Servizio Permanente che sarà necessario poter colmare con i Volontari in Ferma Annuale, previsti anche in regime di totale professionismo, e le Forze di Completamento.

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È, questo, un obiettivo vitale, poiché sarà comunque necessario, per quella

data, rendere autosufficiente l' intera area di sostegno generale dell'Esercito, la cui carenza andrebbe a detrimento delle unità operative esprimibili dall'Esercito, con prevedi bili, gravi ripercussioni sulla capacità di soddisfare gli impegni assunti in ambito internazionale. In sintesi, uno dei problemi maggiori per il passaggio al modello "integralmente professionale" è da tutti riconosciuto essere il reperimento dei volontari necessari. A tale scopo, è necessario garantire "attrazione" alla professione militare attraverso un elevamento della condizione militare. Questa, è da considerarsi come l'insieme della motivazione, della qualità della vita dei militari e delle loro famiglie. Se consideriamo genericamente le varie fasi della vita di un militare di professione, ci accorgiamo di come, legate a ciascuna fase della vita di un professionista - reclutamento, addestramento, vita in guarnigione ed in operazioni - emergono una serie di problematiche che da solo l ' Esercito non potrà risolvere. Collegate al reclutamento, ad esempio, vi è una serie di tematiche la cui soluzione non è spesso possibile individuare con soli strumenti tecnici. Come è noto, negli ultimi anni, il passaggiO m servizio permanente di Volontari in Ferma Breve è stato incrementato considerevolmente per acquisire nel più breve tempo possibile le consistenze numeriche previste dal modello professionale e per far fronte agli impegni nazionali fuori area non più assolvibili, per decisione parlamentare, con personale di leva. Prima

conseguenza

di

tale

masstccto

inserimento

è

il

precoce

invecchiamento del ruolo ed uno sviluppo dello stesso in modo non armomco.

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RCITO PROFESSIONALE Benché consapevoli dei rischi e dei possibili problemi non potevamo comunque esimerci dal cercare soluzioni volte a garantire ad un gettito annuo consolidato di Volontari in Ferma Prefissata, che si aggirava tra 5.000 e 7.000 uomini, uno sbocco quasi naturale, per la maggior parte di questi, nel Servizio Permanente. Anche perché il transito nelle Forze di Polizia si è per molti tramutato in una chimera. La soluzione del problema connesso al reclutamento è quindi, in assenza di un deciso supporto delle Forze di Polizia, legata esclusivamente al tipo di

aspettative che l'Esercito sarà in grado di offrire. Fermo restando l' obiettivo di riservare ad una percentuale importante di Volontari in Ferma Prefissata una assegnazione di posti nelle Forze di Polizia e nelle Forze Armate, sarà necessario legare un incentivo di carattere

vocazionale, alla certezza di un adeguato sbocco occupazionale. E questa è una cosa che non possiamo fare da soli. Al momento comunque è stata disposta la costituzione nell'ambito dell'Amministrazione Difesa di una specifica "agenzia di collocamento" per garantire la necessaria assistenza per l ' inserimento nel mondo del lavoro dei volontari prossimi al congedo. A medio termine, ribadendo ancora la necessità di nonne che garantiscano ulteriori sbocchi occupazionali che non coinvolgano esclusivamente le Forze di Polizia, è anche necessario iniziare a pensare a come impiegare nell'ambito di altre Amministrazioni i volontari in servizio permanente non più operativamente impiegabili. Peraltro, ritengo che noi dobbiamo incentivare il reclutamento attraverso l'attrattiva di una professione socialmente utile, quale in effetti rappresenta l'appartenenza ali' Esercì t o Italiano.

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l'ESERCITO PROFESSIONALE E questo soprattutto ogg1, con i molteplici apprezzamenti espressi sia da autorità civili e militari nazionali ed estere sia dalle stesse popolazioni nell'ambito delle numerose operazioni svolte ed in atto. Il successo riscontrato con il Volontario in Ferma Annuale, figura creata in questo momento di transizione, ci ha indotto a prevedere, nel futuro modello professionale, una sua evoluzione in Volontario a Ferma Prefissata di un anno, auspicabile fonte di reclutamento dei Volontari in Ferma Prefissata di cinque anni. In questo modo si offrirà ai giovani l' opportunità di fare un'esperienza neli 'Esercito, ricoprendo un incarico ad adeguato livello di professionalità e nel contempo di "guardare" a quelle professionalità a cui potrebbe accedere in caso di estensione della ferma.

Per quanto riguarda la cosiddetta " meridionalizzazione" delle Forze Armate e la conseguente diffusa aspirazione a ricongiungersi al proprio nucleo familiare, auspichiamo di riuscire a garantire un livello di benessere alla famiglia di ogni professionista, tale da non ritenere più così impellente

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avvicinamento. In particolare mi riferisco alla realizzazione di un sistema

di supporto sociale per le famiglie dei militari che permetta la disponibilità di alloggi di servizio, scuole ed asili per l'infanzia al pari di quanto avviene per gli altri paesi europei.

Ma per realizzare ciò noi abbiamo bisogno di interventi speciali, di una attenzione particolare, che si tramuti in concreti interventi legislativi. Il secondo cambiamento radicale che la professionalizzazione ha richiesto, investe il campo della formazione e dell'addestramento.

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PROFESSIONALE Come abbiamo visto, l'accresciuta eterogeneità e frequenza delle missioni, l'elevazione del livello di professionalizzazione necessario all' impiego di sistemi informativi complessi, unito alla letalità e l'espansione dello spazio di manovra sono alcuni dei fattori che condizioneranno la preparazione del personale. Noi dovremo consentire al professionista, come già accennato, di ottimizzare il tempo a disposizione per addestrarsi adottando soluzioni come

l'apprendimento

a distanza, l'impiego della sim ulazione

e teams mobili

di insegnamento, tendendo comunque a contare e raziomilizzare i periodi di assenza dai reparti. Inoltre, dovremo tenere sempre di più conto delle inclinazioni del personale sviluppando modelli organizzativi che incentivino una adesione motivata ed attiva del personale. Mi riferisco a pubblicizzare maggiormente corsi al fine di favorire l'acquisizione di più elevate professionalità a vantaggio della Forza Armata. Io credo che l'addestramento non sarà solamente uno strumento per acquisire nuove capacità future, ma diverrà mezzo per elevare il morale e la motivazione al lavoro sortendo effetti positivi anche sulla mobilità del personale. Quando parliamo di Esercito professionista non possiamo assolutamente dimenticare che i primi a dovere modificare la leadership e le loro capacità manageriali saremo proprio noi Comandanti. La nostra responsabilità verso la nazione è cambiata. Attualmente gli Ufficiali non sono responsabili solamente della preparazione e della condotta di un Esercito che svolge una funzione deterrente o che impiega in operazioni uno strumento militare in un ambiente asettico da contaminazioni sociali, politiche e globali. Già da dieci anni i Comandanti pianificano e dirigono operazioni in cui operano militari professionisti che hanno imparato ad addestrare anche al di fuori di processi istituzionalizzati. 33


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'ESERCITO PROFESSIONALE

Nel futuro l'ambiguità dell'ambiente operativo richiederà maggiore agilità mentale e fisica sia nella preparazione degli uomini sia nella condotta delle operazioni; l'espansione degli spazi di manovra esigerà maggiore fiducia nei comandanti di minori unità e negli stessi soldati professionisti. Ad essi dç>Vrà essere garantita sempre maggiore iniziativa. Nel contempo l'aumento della "distanza media" tra un leader ed un suo subordinato mina la sua capacità di motivarlo e sostenerlo nelle difficoltà. E per questo il comandante dovrà assumersi l'onere di condividere le stesse difficoltà, guardando con attenzione

alle sue esigenze professionali, di salute e di benessere,

impiegando strumenti normativi e materiali efficaci e moderni. Il terzo cambiamento che il miglioramento della condizione militare impone, riveste la sfera della vita in caserma durante gli intervalli operativi. Se da una parte il periodo trascorso in guarnigione si andrà sempre più riducendo dall'altra non si possono più trascurare certe esigenze connesse al " welfare". Mi riferisco al miglioramento degli "standard abitativi'', alla disponibilità di

strutture sportive e ricreative e, perché no, a locali dove poter operare con personal computer. Per quanto riguarda l' aspetto alloggiativo, mini appartamenti per personale scapolo o alloggi per quelli ammogliati sono solo alcune delle modifiche strutturali che sarà indispensabile introdurre per garantire uno standard di vita europeo ai nostri militari. La quarta innovazione investe gli spazi di tempo operativi od i periodi addestrativi fuori sede. E ' volontà dell'Esercito

realizzare una propria

organizzazione per fornire una compiuta assistenza alle famiglie dei propri militari. Ciò al fine di offrire ai comandanti la possibilità di intervenire fattivamente in quei casi dove è necessario sopperire all'assenza del militare professionista, capofamiglia, impegnato fuori area.

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PROFESSIONALE Le recenti espen enze ci hanno indotto a potenziare le possibilità di comunicazione

con

il congiunto, di

realizzare

una organizzazione

permanente nella sede stanziate alla quale le famiglie si possono appoggiare e disporre di personale qualificato per l'acquisizione di indicazioni e suggerimenti volti a risolvere problematiche di carattere quotidiano. Quanto sinora fatto, oltre a risentire delle forti limitazioni legislative, poggta esclusivamente sulla sensibilità e disponibilità del personale e dei Comandanti. Questi, infatti, sono intervenuti senza adeguato

quadro normativa

it supporto di un

volto, ad esempio, ad istituzionalizzare la

possibilità di intervento attivo da parte dell'Amministrazione della Difesa con l' istituzione di un apposito fondo o la stipula di particolari convenzioni con enti ed imprese private.

7. CONSIDERAZIONI CONCLUSIVE Concludo con poche parole di sintesi sui lineamenti che individueranno la trama sulla quale realizzare il più profondo e radicale dei progetti di riforma sinora intrapresi nei 150 anni di vita dell'Esercito Italiano. La Forza Armata che stiamo trasformando dovrà disporre di militari di professione tenaci e competenti, insieme a personale civile dedicato e valorizzato. Noi intendiamo approntare un Esercito preparato, idoneamente equipaggiato, in grado di contribuire alla tutela degli interessi del Paese. Il risultato sarà uno strumento proiettabile e versatile, che acquisirà tutte le capacità per condurre l' intera gamma di "Operazioni di Gestione delle

Crisi " e manterrà comunque quella di vincere un conflitto regionale e battere l'avversario che minacci la sicurezza della nazione e dei nostri alleati.

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~ESERCITO

PROFESSIONALE

Sarà interprete e sostenitore della realizzazione di uno strumento protagonista nell'Europa della Difesa, mantenendo inalterati gli impegni intrapresi in seno all' Alleanza Atlantica. Fornirà forze proiettabili, dotate di materiali più leggeri e mobili rispetto a quelli impiegati durante la

gu~rra

fredda; forze peraltro più protette ed efficaci di quelle attuali. L'accresciuto livello tecnologico e l'elevata informatizzazione delle procedure di lavoro non sostituiranno l ' uomo, ma lo renderanno protagonista attivo liberandolo dalle incombenze routinarie. Noi dovremo mettere a buon frutto le esperienze del passato e ricapitalizzare in una nuova chiave l' impegno sinora fornito. Per fare questo, occorrerà un approccio cosciente delle difficoltà da superare e promuovere conseguenti provvedimenti di ampio respiro, che coinvolgono il settore umano, quello dei mezzi e materiali e quello finanziario. Fra tutti, quello del personale è il problema prioritario, tanto nel campo del reclutamento dei soldati professionisti quanto nella formazione di Quadri e gregari, nonché nel miglioramento della "qualità della vita", per raggiungere in tutte le categorie livelli paritetici a quelli degli Eserciti di altri Paesi , con i qual i ci troviamo e ci troveremo ad operare.

È un compito arduo, che l 'Esercito e la Difesa da soli non potranno assolvere. Saranno· necessari il pieno consenso dell'opinione pubblica ed il sostegno motivato di tutto il Paese. Sono fiducioso che ciò possa verificarsi in modi e tempi rapidi. Tutti i segnali vanno in guesta direzione.

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LE NUOVE CAPACITA’ DELL’ESERCITO PROFESSIONALE by Biblioteca Militare - Issuu