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PAROLE E PENSIERI

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RACCOLTA DI CURIOSITÀ LINGUISTICO-MILITARI


Giovanni Cerbo Flavio Russo

RACCOLTA DI CURIOSITÀ LI NGU ISTIGO-M lLITARI

t1ZZ7RIVIflA mUTARE


Questo dizionario illustrato è stato realizzato dalla Rivista Militare. Le attività di ricerca e di redazione dei testi sono opera esclusiva degli autori , i qua li , solo per consultazione e verifica filologica, si sono avvalsi di fon ti bibliografiche antiche e recenti. Hanno collaborato: • perla correzione dei testi: Pier Vincenzo Rosiello;

• per la revisione delle bozze di stampa: Francesca Donvito, Annarita Laurenzi, Lorenzo Nacca, Patrizio Flavio Quinzio, Francesco Rossi. Le illustrazioni (disegni e foto) sono state realizzate da Flavio Russo. Le e laborazioni di grafi ca computeri zzata sono state eseguite da Ferruccio Russo.

t?mRIVInA mLITARE Direttore responsabile: Giovanni Cerbo ©

2000

Proprietà letteraria artistica e scientifica riservata


PRESENTAZIONE

Questa raccolta di curiosità linguistico-militari riunisce in un un ico corpus le parole del lessico mi litare italiano; quelle della stes a fera semantica mutuate da al tre lingue, nella struttura originaria o negli adattamenti morfo-fone tici al no Lro vocabolario; quelle proprie di altri settori concettuali che, per slittamento semantico freque nte nella polisemia dell ' italiano o per processi evolutivi nella forma e nel signi ficato. rientrano in parte nella uddetta terminologia, ivi compresi o mofoni o allotropi. Tutte espunte e riportate da spogli sistematici di vocabolari etimologici, di zionari encic lopedici e scientific i. Viene in tal modo offerto al lettore un agile, rapido e sintetico mezzo di in formazione storica e in parte linguistica, non appesantito da un discorso estre ma mente tecnico, anc he se gli Autori non ha nno trascura to il riferime nto all 'analis i etimo logica, in quanto la pa rola, oltre che naturale mezzo di espressione, è testimone della storia dell ' uomo. E l'etimologia è quella bra nca della linguistica che ricerca l' origine di una parola, cioè l'etimo, ne in daga l'evolu zione lungo il corso de l tempo, in una visione di acronica e stratig rafica. O vviame nte non è un campo d' indagine fac ile, come ben sanno gli specialisti. M. Fabio Quintiliano. latino della Spagna Tarragonese vissuto nel primo secolo d.C., autore di quella lstitutio Oratoria c he Achille Be.Jn·ami (Encicl. l tal. Treccani , XXVUJ , 639-40) defini sce ..un in igne monumento della sapienza e della dottrina a ntica", scrive testualmente: "Continet in

se Etymologia multam -eruditionem: sive alia ex Graecis orta tractemus quae sunt plurima; praecipueque Aeolica ratione, cui est sermo noster simillimus, declinata; sive ex historiarum veterwn notitia nomina lzominum, locorum, gentium, urbium requiramus (l stit. Orat. I, 6)". È ovvio che il giudizio non ha perduto validità ancor oggi. Il volume - è evide nte da l tito lo - non è ri servato ag li speciali s ti. Co lma tuttavia una lacuna. e be n s i co lloca nell a va ta less icog rafia italia na così dov iziosa di re pe rtori e timo log ic i. E no n è azzardato dire c he- tutto somma to- il pregio dell 'opera è ne ll a sua, pe r così d i re, leggerezza . Ed è proprio questa che re nde la lettura piacevole e la consultazione inte ressante.

An iello GENTILE Docente (/.1:) di Glottologia dell'A teneo Federiciano di Napoli

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PREFAZIONE

..

L'uomo prei torico. quello che visse diecimila o addirittura centomila anni fa, tra le suppellettili e gli arne i che arredavano la sua caverna. non aveva certo il vocabolario. Non poteva averlo non solo perché non sapeva leggere e crivere, ma anche perché i vocaboli della sua conversazione dovevano essere molto limitati: il suo linguaggio probabilmente era costituito da semplici gesti , muggiti e grugniti, come fanno molti animali per comunicare i loro bisogni . Dopo qualche millennio, l'animale bipede, che poi fu chiamato homo sapiens, incominciò a dare una definizione a ogn i oggetto che lo circondava. E così ci fu un nome per il luogo dove egli dormiva e mangiava, per l'attrezzo utile a procurarsi il cibo, per l'anna con cui si doveva difendere, per il cane e tutti gli animali feroci da cui doveva proteggersi, per il cielo e per la divinità. Nascevano. allora. molti millenni or ono, le prime lingue. Non un idioma unico, poiché gli abitatori di un luogo, i quali non avevano alcun rapporto con quell i di un altro, non potevano certo u are termini comuni. Le lingue, dunque, furono in origine del tutto diverse da un luogo all 'altro, per poi assimilarsi, zona per zona, a mano a mano che si creavano rapporti - sia di guerra che di pace - tra gruppi di famiglie, di tribù e poi di popoli. Si originava così un primo gruppo linguistico che gli storici hanno definito ario o indoeuropeo. Questo ceppo iniziale, che è stato ricostruito in 150 anni di studi , non costituì mai una lingua vera e propria: quando quei popoli si po tavano, talvolta confondendosi, imponevano alle altre popolazioni le loro lingue, ricevendone in cambio suoni, vocaboli ed espressioni . Questa è storia, e la scienza del linguaggio è legata alle vicende storiche. Ma quali furono i primi uoni. i primi fonemi, i primi lemm i che articolavano il linguaggio di que ti uomini primitivi? Il vocabolario, prima fatto di poche parole e poi diventato sempre più ricco, racchiudeva tennin i e voci strettamente attinenti alle esigenze dell a vita quotidiana: il cibarsi, che richiedeva la disponibilità di utensili per la cattura di selvaggina: gl i arnesi rudimentali - in pietra, in bronzo, in rame. in legno o in ferro- per edificare la ca a e il tempio: gli attrezzi- ad arco, a punta o a taglio - per organizzare la difesa e prendere parte alla guerra. Si com inciava a formare così una capitalizzazione linguisti ca che si arricchì vieppiù, nell a misura in cui si sv iluppavano le relazioni comunitari e e si diffondevano i semi delJa violenza e della guerra. Questo patrimonio, allora, da u11 comune substrato indoeuropeo, si snoda, arricchendosi e integrandosi, in un norilegio di correnti linguistiche europee. Per arrivare alla nostra lingua si dovette percorrere un itinerario molto lungo: il ramo comune ai popoli ariani si divaricò in tanti rivoli che, a poco a poco, giunsero nelle regioni asiatiche (Iran e India) e in quelle europee (Grecia, Italia e l'attuale Francia). Del gruppo di dialetti ital ici. il latino- per ragioni storico-politiche- ebbe maggiore importanza: tutti sanno che l' attuale italiano e le altre lingue neolatine sono il naturale prolungamento dell'idioma di Cicerone e dei Ce ari. 5


E fu così che quell ' immenso serbatoio di parole. formatosi intorno ai concetti di dife a, di offesa e di preghiera, arrivò fino a noi , subendo sì tras formazioni strutturali , glottologiche e fonetiche, ma mantenendo quasi sempre inalterato il significato. Certo, nel campo etimologico non esistono certificati di nascita, per cui non è po sibile co truire a posteriori un' anagrafe delle parole. Ma se è difficile scoprire quando una parola è nata. è almeno possibile formulare ipotesi attendibili per comprendere da dove vengono e anraver o quali pa aggi si sono formati tanti termini che oggi sono presenti nel nostro vocabolario e che costituiscono, nel nostro sistema logoce ntrico, il più importante strumento mediatico per la comunicazione umana. Simocatta Teofilatto diceva: "lo ti dico che se nelle tue vene non circola l'eredità dei millenni, se nel tuo cuore non canta il poema delle antiche memorie, 111 110 11 sei Llll uomo, non puoi vantarti di essere membro di una nobile cillà' .. Con questo spirito, col compasso dell' attenzione aperto ver o le antiche vestigia, con l'alfabeto dell a passione per la ri scoperta e la valorizzazione di un 'affascinante e trascurata ricchezza, abbiamo intrapreso un lungo e faticoso viaggio, mettendo insieme tanti materiali nobili del nostro passato. E, frugando come straccivendoli nel cimitero delle cose accadute, abbiamo scoperto entieri fertili di conoscenza che ci danno piena misura della straordinaria incidenza che lo vi luppo del pensiero militare ha avuto, lungo la storia della civiltà umana. anche nella formazione del linguaggio. Abbiamo ancor meglio compreso che tante parole, tante voci, tante locuziqni sono caturite- direttamente o trasversalmente - da fatti, usanze e credenze legati alla storia della guerra, della pace c poi ancora della guerra. Un lascito e un retaggio inestimabili che non appa1tengono solo alla lingua italiana, ma che sono patrimonio ancora vivo neii6gos di molti degli attuali gruppi linguistici. Fatta questa necessaria premessa, è il caso di aggiungere che il presente dizionario non ha alcuna pretesa euristica. Esso è destinato a quanti , studiosi e operatori culturali, vogliano disporre di informazioni aggiornate sull ' origine e sulla storia delle parole che fanno parte del no tro gergo quotidiano e che in qualche modo risalgono agli infiniti ambiti dell' universo militare. L'opera comprende circa 2 000 parole, per un totale di almeno IO 000 accezioni . Di ogni voce, oltre alla definizione, vengono fornite notizie sulla prima atte razione e sull 'etimologia prossima e remota e una serie di informazioni circa la storia della parola, i contesti semantici in cui es a i è sviluppata e la sua fortuna nella storia delle lingue viventi. Il volume è corredato da un interessante apparato iconografico, circa cento illustrazioni , che, pur nella loro eteroge neità, sono da considerare "attigue" al contenuto del dizionario: ognuna di esse costituisce un r~ fere nte di visualizzazione cromatica che rende ancor più evidente la correlazione dei termini con la loro derivazione militare. L'opera s i chiude con un re pertorio di locuzioni che non ha alcuna prete a e austiva, rappresentando solo un campionario di " modi di dire" che, tratti dal variegato gergo militare, si sono pietrificati nella nostra lingua. Distribuendo la materia secondo uno schema che si pres.ti alla consultazione pratica. alleggere ndola di ogni ridondanza scolastica, licenziamo alle rampe un 'opera che icuramente potrà essere integrata e perfezionata dai nostri amic i lettori, non facendoci mancare quei suggerimenti , di cui fin d'ora li ringraziamo.

Giovannj CERBO 6


INTRODUZIONE

..

Da alcuni decenni mi occupo dello studio delle fortificazioni e. in particolare, di ricavare tramite la loro interpretazione il contesto sociale che le eresse e la ua dinamica storica. Rovistare alla radice delle parole, per svelame quelle apparentate col mondo della gue rra, della viole nza organ izzata, della ancestrale lotta per la sopravvivenza, è s imile per molti aspetti all'analizzare i re ti archeologici di strutture architettoniche. È s imile anche al coglie re, nel pacifi co congegno che quotidianamente allevia le nostre fatiche fis iche o mentali, il discendente di un remoto dispositivo bellico. Fino a non molto tempo fa, la mia formazione scola tica, purtroppo ormai alquanto datata, con lo studio del latino e de l greco mi aveva fornito le risposte alle incertezze interpre tative di moltissimi vocaboli. Il che, però, nascondeva almeno due aspetti negativi: il primo consistente nel supporre, con alquanta sufficienza per la verità, c he la genesi dei vocaboli s i ferm asse alle suddette lingue classiche; il econdo basato sul convincimento che quanto non era riconducibile alle tesse dipendesse e el usivamente dalla mia ignoranza: una maggiore applicazione avrebbe potuto però eliminare le deprecabili lacune. In pratica, purtroppo, non mi fu possibile verificare il semplicistico rimedio, poiché la mia attenzione fi nì ben presto monopolizzata dalle discipline scientifiche. Preciso contesto storico divenne perciò un po. tulato, perfettamente congruo aJi a logica matematica alla quale giorno per giorno mi uniformavo. Fu proprio il cor o _di tudi d'ingegneria, per me tanto agognato, che neg li anni success ivi de molì tanta sicumera: la geologia, infatti e, più ancora, la paleontologia non solo riproponevano il proble ma della identificazione delle origini ma lo affrontavano in man iera alte rnativa: al posto della certezza, il dubbio; al po to dell ' istante zero, un inte rvallo cronologicamente alquanto indeterm inato. Al suo interno, relazionando fra loro i resti degli organismi , pervcnutici come fossil i inclu i nelle rocce. si sarebbe potuta elaborare una sorta di e timologia della vita, suscettibile però di continui adeguamenti. Il metodo, che rendeva possibile quella c he allora mi parve una straordinaria concezione, consisteva nella valutazione dei re ti del pas ato in ogni loro manifestazione e nel loro conti nuo evolvers i: e q ua ndo alcune specie comparivano all'improvvi so. o più frequentem e nte comparivano, ignificava emplicemente c he un evento catastro fi co di ingoia re viole nza s i e ra abbattuto su quell'eco is tema. Il ragioname nto mi sembrò talmente log ico, e per certi aspetti pers ino ovvio, da riuscire calzante per ogn i fenomeno evoluti vo, potendosi fa cilme nte ri scontra re nell a biologia, ne ll a fisica , nell 'arc hitettura, nell a tec no logia e, ovviamente, pers ino nella lingui stica. Applicando a tutte quelle di cipline il medesimo metodo d' indagine, se ne sarebbe recepito l'avanzamento e la differenziazione, e dalle di. continuità del processo sarebbero affiorate anche le cata trofi del passato, vuoi di tipo polemologico, vuoi di tipo sociale, vuoi di tipo naturale. Il c he avrebbe fornito risposte adeguate per evitarne la riproposizione nel preseme c nel futuro, rendendo la vita meno arbitraria. 7


Da quel mome nto iniziai a crede re c he anc he nelle parole più usuali e contate s i celasse, al di là della e timologia classica, una realtà ancestrale ben diversa e di gran lunga più pregnante, e che solo dalla sua interpre tazione si sarebbe ro potuti trarre i veri insegname nti utili. Ma il tempo degli studi per me era ormai esaurito. Gl i eventi successivi, l' impegno professionale e le e igenze quotidiane determinarono un rinvio sine die per quegli a pprofondime nti nei quali, anno dopo anno, c redevo, con sempre maggiore convinzione, fosse nascosta la c hiave non del nostro pa sato ma del nostro futuro. Forse l' idea rappresentava un ' illusione g iovanile, forse una fin troppo semplice teoria, ma non per questo, con l' avanzare d eU' età, perdeva i l suo fasci no. Paradossalmente, poco te mpo dopo, e per la te rza volta, le vestig ia del pa sato mi si pararono dinanzi quale fonte di comprensione del pre e nte e di proiezione futura. Per una serie di circosta nze fortuite, la mia attività si spostò dal ettore delle ca e ai castelli. dalla cienza delle costruzioni alla conosce nza della storia, di cui quelle opere erano al contempo effetto e causa. Oltre dieci millenni di costante evoluzione stavano alle spalle delle fortificazioni più mode rne, rappresentate dalle casematte delle seconda gue rra mondiale. Un lunghissimo arco esiste nziale trascorso a modificars i incessante mente pe r continuare a re i tere: seque nza del tutto s im ile a quella delle conchig lie dei mo lluschi , c he alla loro morte si . ono le nta mente pietrificate negli strati di roccia, divenendo i fossili in essi ing lobati. Con la stessa mentalità del paleontologo ho iniziato a vagliare quelle e normi conchig lie vuote costituite da ruderi fatiscenti di remote forti licazioni, cercando di compre nderne i relativi co mesti esistenziali, stupendomi della persiste nza di alcune soluzioni c ancor più della effi mera durata di altre: ottimj indicatori c ronologici quest' ultimi, pessimi le prime. E ancora una volta, sempre con quella stessa mentalità di paleontologo, mi sono accinto a ind ividuare tra le parole i fossili di un gergario militare vissuto negli ultimi 4 000 anni. A questo punto si potre bbe obiettare che una rice rca del gene re serve sì a comprendere il passato ma non ha alcun inte resse al di fu ori del ristre tto ambito dei cultori della disciplina etimologica o della storia. In realtà, come accennato, solo la percezione delle orig ini consente di valutare il cammino compiuto sulla via dell' affrancame nto dalla belluinità. E proprio grazie a tale pe rcezione e merge, quale unico fattore evolutivo, l' affermazione dell 'assoluta ide ntità dei diritti per tutti gli uomini , indipende ntemente dalla loro cultura, dalla loro razza, dal loro sesso, dalle loro risorse: ma questa ovvi a constatazione è frutto della razionalità umana, esito delle tante espe rienze belliche e non della ua supposta innata bontà.

Flavio RUSSO

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ABBREVIAZIONI

anno antico alto tedesco avanti Cristo antico irlandese antico sassone abruzzese albanese aglosassone arabo arcaico articolazione basso bretone catalano codice longino confronta classico derivazione dialetto diminutivo ebraico esempio femminile femminile fiammingo

a. a. a. ted. a. C. a. irl. a. sass. a br. alb. angl. a r. are. art. b . bret. ca t. cd. long. cfr. c/ass. deriv. dia/. dim. e br.

es. f. femm. fimm.

francese francese antico francese gaelico germanico gotico greco inglese irlandese italiano latino medievale militare moderno participio passato plurale politico portoghese provenzale sanscrito spagnolo ungherese veneto veneziano

fr. fr. ant. frane. gael. germ. go t. gr. ingl. irl. ital. lat. mediev. mi/. m od. p.p. p/. polit. port. prov. sanscr. spagn. ungh. ve n. venez.

(• ) l'asterisco premesso a una voce indica che il termine non è attestato. (•) il contrassegno indica il passaggio di una parola da -7 a. (•) il contrassegno indica il passaggio di una parola a ~ da.

TABELLA PER LA TRASLITTERAZIONE DEL GRECO ANTICO Cl

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Nei dittonghi, l'accento è stato spostato sulla prima vocale per indicare la giusta pronuncia, anche se nella grafia greca esso è posto sulla seconda vocale. Sulle voci greche è stato apposto sempre l'accento acuto. Nella traslitterazione non si è fatta distinzione tra vocali lunghe e vocali brevi.

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L'ALBERO GENEALOGICO DEL LINGUAGGIO In questo disegno è possibile vedere come dal comune ceppo, costituito dalle diverse favelle arie o indeuropee, si sono diramate le varie correnti di linguaggio. Alcune di queste lingue (la parte terminale del ramo che le rappresenta appare sfumata) sono poi morte; le altre vivono tuttora. Come si vede, l'italiano fa parte del filone delle lingue neolatine.

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MICENEO


A ABBACINARE

composto da ad e bacino per assimilazione, il termine sta a indicare l'azione di accecare avvicinando agli occhi un catino rovente, secondo una forma di antico supplizio destinato a punire il guerriero che aveva tradito.

ABBANDONARE

la voce verbale deriva dal francese abandonner (cfr. an t. a ban donner). Originariamente stava a significare il concedere a chiunque, da parte del signore feudale, un determinato bene. Per estensione, indicò la rinuncia a un particolare diritto o il desistere da un'impresa avviata. Risale alla radice francone han "giurisdizione", intesa come il potere lasciato al capo dei guerrieri di fare o non fare una cosa.

ABIETTO

il termine proviene dal latino abiectu(m) "buttato giù" o "buttato fuori" . In entrambi i casi, è implicita l' azione dell 'espellere cose di infimo valore. n senso dispregiativo risale all'epoca della monarchia romana, quando i guerrieri, che si erano macchiati di infamia o di tradimento, venivano ignominiosamente espulsi o precipitati.

ACCALAPPIARE

deriva da ad e calappio. Indicava le tecniche per catturare il nemico, o anche semplicemente per afferrarlo. Dal verbo latino capere derivò il sostantivo capulus "cappio", indicante il laccio a nodo scorsoio, da cui il verbo accalappiare, che trae origine dal lancio di una corda col "cappio", comandata dal cocchiere o dal cavaliere, per "prendere" l'avversario in fu ga. Il contrario, ovvero il liberarsi dal laccio, excapulare, divenne "scapolare". A partire dalla fine del Trecento si comincia ad adottare la parola scapolo per designare chi riusciva a evitare la cattura del matrimonio.

ACCANTONARE

il verbo deriva dal francese cantonner "angolo di un paese". n significato originale era quello di collocare le truppe in appositi locali e, per estensione, di mettere da parte un bene in attesa di impiegarlo. 13


ACCINGERSI

ACCINGERSI

la voce deriva dal latino ad e cingere "cingere" [v.] intorno alla vita il cinturone, a cui i Romani solevano appendere il gladio prima di entrare in servizio. Ancora oggi il cinturone costituisce una insostituibile "buffetteria" in dotazione ai mi litari delle Forze Armate e agli operatori della Polizia per agganciare la fondina con l'arma individuale, la giberna con le munizioni , la borraccia; ecc .. Per estensione, il termille finì per designare la fase preliminare di una qualsiasi impresa importante.

ACCOCCOLARSI

voce onomatopeica con riferime nto al verso della chi occia, da cocca anch'essa voce onomatopeica (cfr. il francese coq " gallo"). Diversa è la cocca, che è la tacca presente sull' estremità dell' asticella della freccia per megli o farvi aderire la corda dell' arco. È probabile che il termine in origine derivasse dal tardo latino coccula che indicava, invece, il crucco di grano che presenta una somigliante incisione. Da cocca è derivato il verbo accoccare, ovvero adattare la freccia alla corda, e, per estensione, accoccolare, ossia svolgere un' azione particolarmente delicata.

ACCOLLARE

derivato di collo. A ccollata indicava la consuetudine medievale consistente nel colpo simbolico che veniva dato col p iatto della spada sul collo del cavaliere duran te la cerimonia d ' investitura. So no noti i deri vat i accollatario (persona carica ta di una responsabilità), accollato (detto di abito aderente), accollatura (parte de ll 'abito che segue la base del collo), accollo (parte sporgente di un muro o del carico di un carro gravante sul collo di un ani male). Nel linguaggio comune il termine ha assunto il significato di "mettere sul collo", imporre a qualcuno un onere, una responsabili tà.

ACCOZZAGLIA

la voce deriva da accozzare o cozzare, termini indica nti la percussione violenta di un anjmale dotato di coma. Per estensione, la voce si applicò all'urto tra due con tendenti o tra due formazioni. Quando 1' accozzo si trasformò in mischia di uomini, di cavaili e di armi, si aggi unse al termine il suffisso spregiativo aglia per indicare una qualsiasi mescolanza disordinata di oggetti, o di uom ini, d i di sparatiss ime caratteristic he . La form a verb ale accozzare viene usata già da G. Boccaccio nel 1353 col significato di "combattere", "scontrarsi", " azzuffarsi", con riferimento alla lotta armata.

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ACERBO

ACERBO ACETO

dal latino acerbu(m) "non ancora maturo" . Acerbo e aceto sono alcune delle tantissime parole derivate dalla comune radice ak, che si ritrova già in greco (akon "giavellotto") e, qu indi , in latino (acies "filo della spada"). La voce trovò innumerevoli applicazioni sempre spttintendenti, come nel caso dell'aceto, una sensazione pungente, aspra, sgradevole e dolorosa.

ADAMANTINO

il termine deriva dal latino adamantinus "infrangibile", a sua volta dal greco adamas "acciaio". Si riferisce a persona "che non si doma" (a - privativa e damao "domo"). Indicava una persona indomita, invitta e non soggiogabile. In latino la stessa parola acquisì, nel linguaggio poetico, il significato di insensibilità amorosa e, per analogia, di cristallo durissimo. In seguito, il più duro di tutti i cristalli divenne l' adaman.te per antonomasia, ovvero il più noto diamante.

ADDESTRARE

nella parola è facile riconoscere il riferimento alla mano o al braccio destro , di uso prevalente nel lavoro e nel combattimento. Addestrare pertanto significava rendere abile, educare ali' esercizio del maneggio delle armi. n termine è un composto parasintetilco di destro con a rafforzativo.

ADDOBBARE

il verbo deriva dall 'antico francene dubban "colpire", con riferimento al colpo simbolico della spada dato sul collo del cavaliere all'atto dell ' ordinazione e quindi della cerimon ia di vestizione. In francese il medesimo rituale venne designato con il termine adober, che in breve indicò, oltre all'azione dell' investitura dei cavalieri , anche quella dell ' arredo sfarzoso in occasione di feste solenni.

AFFERRARE

il verbo, di origine medievale, è composto da ad e ferrare "impugnare le armi". Per conseguenza, esso acquisì il significato di catturare con le armi e di trattenere il prigioniero. Nell ' Esercito romano esisteva la figura del Praefectus Ferrorum che era il responsabile del settore logistico della legione, con riferimento particolare alla produzione e al mantenimento degli armamenti. Per estensione, il verbo indicò pure l' azione del prendere e tenere stretta una cosa e la capacità di acquisire un concetto e trattenerlo stabilmente a mente.

AFFIANCARE

letteralmente la voce significa "stare a fianco". Storicamente il termine deriva dall'usanza di "presidiare" una persona autorevole per difenderla e favorire la sua protezione. 15


AFFffiBIARE

AFFIBBIARE

il termine sta a significare "chiudere con fibbia". È un derivato del latino fibula , il meccanismo di chiusura del cinturone del soldato (v. cingere). Per estensione, la parola ha assunto anche t'accezione di assestare un colpo e di attribuire idee e opinioni.

AFFINE

la voce deriva dal latino affine(m ) "confinante" (ad "presso" e finis "confi ne"). Dal linguaggio di difesa militare il termine passò alla dottrina morale per indicare la naturale tendenza di attrazione.

AFFLIGGERE

il verbo deriva dal latino affligere (ad "verso" e jligere "sbattere"). Stava a indicare l'azione dello sbattere contro, dell' urtare e dell'abbattere in combattimento. Per estensione, si è giunti al significato di deprimere con dolore fis ico o morale.

AFFRANCARE

sebbene attualmente la voce suggerisca, in maniera predomimante, l' applicazione del francobollo sulle buste delle lettere, in origine essa aveva una ben diversa valenza. I Franchi erano guerrieri straordinariamente feroci e aggressivi, stanziati lungo le rive del basso Reno. Combattuti ferocemente dai Romani, furono vinti e soggiogati, ma la loro tranquilla sottomissione durò fino a quando essi, stabilitisi in Gallia, poterono trasformarsi in popolo pienamente libero. n termine franco da quel momento significò ''libero" e affrancarsi divenne il "liberarsi" per antonomasia. Per tornare alla nostra lettera, il francobollo è la certificazione del pagamento, per liberarla da ogni eccedente tassazione. Più curiosa è l'origine della parola franco per indicare l'unità valutaria francese: nel 1360 re Giovanni II fece coniare una moneta che recava l'iscrizione Francorum Rex ]ohannes Dei Gratia. In breve il popolo la chiamò semplicemente.frane per apocope della desinenza.

AFFRANTO

voce dotta che si rifà al tardo latino affrangere, derivato difrangere "rompere", "abbattere", "ftaccare", "spossare" in combattimento. Già nel 1306 J acopone usava il termine nel significato di "abbattuto", "indebolito", "spossato".

AFFRONTARE

la voce indicava lo schierarsi di fro nte al nemico per assalirlo. Per estensione, diven ne il prendere di petto una qualsiasi situazione difficile, senza tentare di sottrarvisi o di aggirarla per evitare le conseguenze. TI verbo è un composto parasintetico di frons,frontis "fron te". n termine affronto, nel significato di ingiuria, offesa, è un deverbale a suffisso zero.

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AGGETTARE

AGGETTARE

il termine, di uso corrente in architettura, ind ica tutte le parti orizzontali di una costruzione sporgenti dal volume principale: sono pertanto aggetti i cornicioni, i balconi, le mensole, ecc .. In origine però designava le parti sporgenti verso l'esterno di una fortificazione per eiectare "gettare" s ul nemico massi e liquidi ustionanti, secondo le modalità della difesa piombante. Dallo sporgere verticale, sempre nell'ambito della fo rtificazione, l'aggetto passò ben presto a indicare anche lo sporgere orizzontale, cioè 1' avanzamento rispetto all~ linea di pianta di appositi corpi di fabbrica, le torri, per meglio difendere le cortine. In questo secondo caso, tramite l'aggetto orizzontale, era possibile attuare il tiro e la difesa fiancheggianti. Un derivato importante è il termine aggettivo che sta a ind icare la parte del discorso che esprime gli attributi del sostantivo cui si riferisce, così come gli aggetti erano un segno disti ntivo di una costruzione.

AGGIRARE

il verbo è composto parasintetico di giro con a rafforzativa. Sta a indicare una manovra tattica per circondare il nemico e sorprenderlo alle spalle. Per estensione, la voce ha assunto il significato di percorrere in tondo, far girare, raggirare, evitare.

AGONÌA

la parola deriva dal greco agonia " lotta" e, più m generale, dalla voce verbale agonizo , da cui in italiano agognare, nel signifi cato di lottare per conseguire qualcosa di fortemente desiderato. Dalla stessa radice derivano ancora protagonista e antagonista.

AGUZZINO

il termine trae origine dallo spagnolo antico alguaza "sorvegliante" che, a sua volta, recupera, peggiorandone il significato, la parola araba al wazir, visir "luogotenente". Indicava sulJe famigerate galere il basso ufficiale destinato aJ controllo degli schiavi addetti ai remi. La sua incombenza veniva svolta, lungo la stretta passerella centrale della nave, mediante lo scudiscio, lo stiletto e la pistola. In pratica, impiegando in progressione tali strumenti, dapprima con una nerbata, quindi con una stilettata e, nei casi di ribellione, con un colpo di pistola, il luogotenente costringeva gli schiavi alla spossante fatica del remare, incurante di ogni loro sofferenza. Il termine finì perciò per indicare un tormentatore particolarmente crudele e spietato. 17


ALA LÀ

ALALÀ

la voce deriva dal greco dorico a/alà: grido di guerra proprio delle falangi. Ripreso in epoca contemporanea dal Pascoli nei poemi conviviali , il termine fu cooptato da Gabriele D ' Annu nzio che, facendolo precedere da eja-eja, creò la nota esclamazione fascista, già propria degli Arditi, destinata a sostituire, a partire dal 1919, la più celebre nordica hip-hip hu"à.

ALAMARO

il termine deriva dallo spagnolo a/amar, tratto, a sua volta, dall 'arabo magrebino al amara "cordone", "orpello". Anticamente definl il particolare ornamento delle uniformi militari posto sopra il bavero, agli occhielli e ai bottoni. Di recente, la voce è entrata ne l repertorio de lla moda femminile con riferimento all 'aiJacciatura, in passamaneri a di seta o di fili metallici ri piegata a forma di cappio entro cui si fa passare un bottone. Designa da secoli la mostrina speciale dei Granatieri e dei Carabinieri.

ALBERGO

il termine deriva dal gotico haribairg e daJrantico tedesco heriberga "alloggiamento". Per lungo tempo des ignò la casa conventuale istituita dagli ordini cavallereschi per alloggiare i cavalieri provenienti da lontano.

ALBO

il termine, tratto dal latino albus "bianco", designava, presso i Romani, uno spazio di muro intonacato con calce, o una tavola ricoperta di gesso, su cui si scrivevano le comu nicazioni ufficiali. In seguito il significato si este e a qualsiasi foglio riportante messaggi di pubblico interesse. Attualmente indica pure il registro che raccoglie tu tti i rappresentanti di una determinata professione. Dalla stessa radi ce discende anche la parola album.

ALFIERE

sebbene il termine indkhi ancora un grado militare, esso è più frequentemente impiegato nel linguaggio corrente con il significato di portatore di un messaggio o di sostenitore di un partito. L'origine de lla parola risa le aJlo spagnolo alférez e all 'arabo al-fàris "cavaliere". Storicamente il vocabolo ha sempre designato un elemento di spicco della formazione militare, con funzioni di vessillifero. Una figura che corrispondeva all'aquilifer delle legioni romane.

ALIENARE

la voce, derivante dal latino alienus "altro", sta a indicare oggi il trasferimento di un diritto da una persona a un' altra. Ma il termine è attestato già nel XV ecolo con il significato di allontanare. rendere ostile.

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ALLARME

ALLARME

la voce deriva dal grido all'arme o all'armi. Il significato militare è fin troppo esplicito: correre alle armi in ogni occasione di improvvisa aggressio ne nemica. Ancora oggi il termine sta a segnalare un pericolo imminente e l 'adozio ne di adeguate contromisure. Dell'anti~o grido sopravvive, nei moderni sistemi di sicurezza, la presenza di dispositivi acustici.

ALLERTA

la voce in origine si collocava a monte dell'allarme: le vedette collocate su un punto sopraelevato, in cima ad un'erta, avevano il compito di segnalare l'avvicinarsi di un attaccante, allo scopo di predisporre le occorrenti mjsure di difesa.

ALLETTARE

sebbene il termi ne suggerisca qualcosa di piacevole, è abbastanza percepibile il senso insidioso della sequenza. In latino, infatti, ad licere, allices da cui allectare, stava a indicare l'azione di attrarre qualcuno fino a farlo cadere nel laccio e, più in generale, ordire un agguato, prospettando situazioni gradevoli.

ALLOCUZIONE

il termine deriva dal lati no ad lo qui " parlare presso". Originariamente si riferiva a un discorso solenne rivolto a un nutri-

to uditorio: nella maggioranza dei casi si trattava dell'esortazione, breve e concisa, che il Comandante rivolgeva alle truppe schierate nell ' imminenza del com battimento. In segui to, andò a indicare anche una prolusione del Pontefice ai Cardinali e, per estensione, ogni esposizione oratoria delle massime autorità.

ALLOGGIAMENTO

l'origine del vocabolo si rintraccia nel francese arcaico loge "capanna", ma il significato più pertinente si colloca nel medioevo e nelle sue logge. In tutte le città italiane dell'epoca, infatti, esistevano lunghe teorie di logge che fiancheggiavano le strade principali e le quattro ali delle piazze, attualmente meglio note come portici. Proprio al loro riparo si schieravano abitualmente le milizie, per cui in breve il termine designò proprio i fabbricati destinati al ricovero e all'acquartieramento delle truppe. In seguito acquisì, per estensione, il significato di abitazione, trasferendosi al contesto civile ma conservando dell'antico significato la connotazione di dimora priva di prestigio architettonico.

ALPINI

se appare evidente il legame tra il nome alpini e il toponimo alpi non è altrettanto chiara l'etimologia di quest' ultimo. C'è chi ritiene che esso derivi dal latino alpes connesso con la radice mediterra19


ALT

nea alpa "pietra"; c'è chi si riferisce al greco alpeis "alti monti"; c'è chi pensa che il termine sia di origine ligure. Comunque, molti elementi provano che fin dal tempo dei Romani il termine alpes, al plurale, indicava "alti monti", mentre alpis , al singolare, significava genericamente "valico". Non va inoltre dimenticato che precursori delle compagnie alpine possono certamente cons rderarsi le speciali legioni che i Romani posero a difesa delle Alpi.

ALT

il termine deriva dal tedesco ha/t e impone l'ordine perentorio di fermarsi. Suo derivato è altolà, che ribadisce non solo l' ordine di fermarsi ma anche l' istantaneità dell 'esecuzione. È il comando tipico delle sentinelle, che precede l'ordine dell ' identificazione. Oggi viene privilegiato il termine inglese stop, di pari significato.

ALTALENA

la parola è un 'alterazione, per aggiu nta del term ine alto, della voce latina tolleno che designava una particolare macchina ossidionaJe. Si trattava di una grossa e lunga trave sospesa in bilico, mediante un giunto che le consentiva non solo di basculare ma anche di ruotare sopra un montante verticale di rilevante altezza. A una delle due estremità, quella più lontana dal centro, stava imperniata una cesta di vimini, nella quale prendevano posto due uomini, mentre all'altra c'erano delle funi. Una squadra di serventi , tirando le funi, provocava l'abbassamento del braccio corto dell.a trave e, per conseguenza, l'innalzamento di quello lungo e della relativa cesta. Fatta ruotare allora l' intera trave, la si portava ad accostare alle mura nemiche, consentendo agli occupanti della cesta di scendervi agevolmente conquistandone una porzione. Il sistema è del tutto simile a quello attualmente realizzato con le piattaforme mobili a sollevamento idraulico o elettrico, impiegate in moltissimi settori per manutenzioni filotranviarie, elettriche, edili, ecc ..

ALTEZZA

la radice della parola è a/tu(m ), participio passato di aZere "allevare". Sebbene anche in latino il termine indicasse la dimensione dalla base al vertice, in pratica rappresentò subito la parte delle fortificazioni più difficile da superare. Per estensione, divenne pertanto sinonimo di inattaccabile, di ineguagliabile, di irraggiungibile, e di supremo: ciò spiega la voce Altissimo, riferita alla divinità e ai sovrani.

AMAZZONE

il termine, che oggi definisce le atlete dell 'equitazione, in origine era riferito alJe più celebri guerriere dell'antichità mitologica. In

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AMBULANZA

greco, infatti, a-mazon "senza una mammella" indicava una leggendaria tribù di donne guerriere della Cappadocia. Secondo la tradizione, queste, per essere più libere nei movimenti del combattimento e soprattutto nel tirare con l'arco, si amputavano la mammella destra o la bruciavano. Si parte, dunque, dal significato di donna guerriera per arrivare a quello di donna che va a cavallo.

AMBULANZA

il termine indicò originariamente l'ospedale militare ambulante, installato direttamente a ridosso del campo di battaglia, in un sito il più possib)le riparato dalle offese. In esso i feriti ricevevano le prime cure dai chirurghi mili tari , per lo più estrazioni di proiettili e amputazioni. In epoca successiva, la voce venne a designare, sempre in ambito sanitario, ma per lo più civile, il particolare veicolo destinato al trasporto dei feriti e degli infermi gravi, munito, per godere della massima precedenza nel traffico urbano, di un apposito segnalatore ottico-acustico d'emergenza.

AMENTO

il termine definisce le inflorescenze a spiga con asse Lungo, flessibile, pendulo: sono tali quelle dei pioppi, dei castagni, dei salici, dei platani, ecc .. È molto probabile che la parola derivi per sirnllitudine strutturale da una correggia impiegata nelle armi da lancio con funzione di propu lsore flessibile, denominata amentum. In pratica, si trattava di una cinghia di cuoio, o di corda, avvolta aspirale intorno al giavellotto. Il tiratore, al momento di scagliarlo, ne tratteneva una estremità, provocandone così un rapidissimo srotolamento che imprimeva allo straJe una vorticosa rotazione lungo il suo asse maggiore. L'amentum è ancora utilizzato da tribù primitive: il suo impiego incrementa la gittata massima del dardo, oltre che stabilizzarne la traiettoria.

AMMAINARE

il termine deriva dal latino *invaginare "riporre nel fodero" (vagina ), "trarre per riporre", con riferimento ali' operazione con la quale si calavano le vele. In seguito designò anche l'abbassamento della bandiera, acquisendo progressivamente iJ significato ampliato di resa. Nel linguaggio corrente, infatti, la voce è impiegata per indicare il desistere inglorioso dinanzi a una difficoltà.

AMMAZZARE

il verbo descrive abbastanza chiaramente l'azione d:i uccidere impiegando la mazza, ovvero il bastone, lat. mattea. Acquisisce in epoca recentissima il significato d:i eliminare, sconfiggere e debellare. 21


AMMI RAGLIO

AMMIRAGLIO

la trafila semantica di questa voce, che trae origine dall'arabo al- 'amir o al 'ali "comandante in capo", è stata riesaminata in una recente monografia eli L. R. Manager il quale riconferma la vecchia opinione circa la specializzazione marinaresca della carica, attribuita per la prima volta in Sicilia presso la corte dei Normanni. Si trova traccia del termine anche in Dante (1 294), col significato eli comancfante di un complesso rilevante di navi da guerra [dal fr. ant. amirail, fine sec. XI].

AMO

anche per i Romani l'hamus (forse in relazione con il greco chaunos "curvo"), era una piccola punta di acciaio ricurva, una sorta di arpione arcuato, destinato a catturare i pesci. Ma l'hamus f erreus era anche, e forse soprattutto, una c uspide insidiosa a forma di baionetta che veniva infissa nel terreno, dinanzi agli accampamenti, formando così una sorta di campo minato antiuomo che impediva il facile accostamento al nemico. Per re ndere la ferita particolarmente temibile, la parte emergente dal terreno era dentellata, a differenza di quell a infissa che invece era liscìa. Ne conseguiva, pertanto, che, una volta penetrata nella pianta dei piedi, la cuspide non poteva essere estratta senza provocare ampie lacerazioni che mettevano per lungo tempo fuori combattimento l' incauto attaccante.

ANFIBI

sebbene il term ine defi nisca tutte le specie animali adattatesi a vivere tanto in acqua che in terra, nonché persino particolari tipi di scarpe militari impermeabi li, nell ' antic hità il suo significato fu radicalmente diverso. Presso i Greci designava i cavalleggeri che affrontavano il combattimento dotandosi ciascuno di due cavalli, appaia ti e non bardati , in modo da poter balzare in quals ias i momento dall' uno all 'altro. La procedura nasceva dall'esigenza di difendersi e di attaccare meglio, ev itando di stancare eccessivamente un ' unica besti a. Questi cavalleggeri furono c hiamati dai Romani desultores. Il termine è co mposto da due voci greche amphi "da una parte e dall 'altra" e bios "vita··.

ANGARIARE

nell 'antichità il verbo greco angaréuein indicava l'azione tipica del fun zionario persia no preposto alla requisizione dei beni e a imporre le tasse. Più specificatame nte, si applicava ai messaggeri real i c he, propri o pe r la cele rità del serv izio conness o a lle operazioni mi litari , erano autorizzati alla requisizione di qualsiasi mezzo di trasporto fosse loro necessario, obbligando chiunque a fornirglielo gratuitamente. In età medievale, l'angher ia definì una

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ANGELO

odiosa imposizione fiscale, consistente nella consegna al feudatario, da parte dei vassalli, di cavalli , buoi e veicoli. Secondo alcune fo nti, l'angheria f u anche nell o stesso periodo una curi osa pena comminata per gravi misfatti , consistente nel far camminare il condannato ~er le strade cittadine, sorreggendo una sella e portando un cane in braccio, in segno di palese ignominia.

ANGELO

il termine deriva dal greco anghelos " messaggero", fi gura che trovava frequente impiego nelle operazioni militari come portaordini. Agli inizi del Rinascimento la parola angelo andò a designare una particolarissima categoria di proietti d'artiglieria costituiti da più pezzi e destinati a tranciare e schi antare le alberature, le manovre ed il sartiame dei vascelli. n tipo più semplice consisteva in due semipalle saldate all 'estremità di una pranga di ferro lunga circa una settantina di centimetri: espulso dalla bocca da fuoco, il proietto ruotava, dando così la sensazione che le due semisfere fossero altrettante ali. Altre varianti di angeli furono realizzate con due palle incatenate o con sfere munite di lunghe falci incernierate che si aprivano dopo l'uscita dalla canna del pezzo: in ognj caso erano sempre destinate a danneggiare l' opera morta delle imbarcazioni nemiche. Nel linguaggio corrente è rimasta la frase

di "attaccare a palle incatenate", quale sinonimo di straordinaria violenza verbale. Il vocabolo ha tanti altri sigruficati: la figura libera che si esegue nel pattinaggio, portando il busto in posizione parallela al terreno; la fi gura nel gioco dei tarocchi ; la creatura celeste, puramente spirituale, rappre entata con ali e circonfusa di raggi di luce.

ANGONE

il termine, voce dona dal latino medievale a11go, a11gonis , indicava un& particolare lancia usata dalla cavalleria leggera f ranca, la cui punta era costituita da una cuspide centrale acuminata, e con i brodj taglienti , e da due lame laterali innestate alla sua base, a forma di mezza luna, ricurve verso il basso, altrettanto taglie nti . Sembra probabile che tale cuspide sia stata dapprima usata come scettro e poi ass unta come e mble ma della mo narc hia francese, avendo graficamente la forma del giglio che appare nello stemma dei sovrani a partire dal medioevo, prendendo il nome di fiordaliso.

ANTENNA

il termine designa un oggetto e mblematico de lla nostra e poca, con riferimento alle trasmissioni radio-televisive. In passato però aveva tutt'altro significato. Fu dapprima un'arma in asta, una sorta di grossa lancia, poi l'asta stessa dell 'alabarda e della lancia e, quindi, 23


APOPLESSIA

qualsiasi arma in asta, purché grossa e lunga. L'ampliamento del significato deve forse connettersi con la contestuale denominazione di antenna data al fusto, semplice o composto, non di rado lungo fino a quaranta metri, al quale stava legata la vela sui vascelli e sulle imbarcazioni a propulsione eolica. Nelle unità militari romane l'antenna era realizzata in legno di abete, in due parti assemblate fra loro mediante legature. APOPLESSIA

di etimologia ignota. n termine potrebbe derivare dal greco apopléxia da apoplésso "colpisco violentemente". Pur ritrovandosi numerosi vocaboli dal significato similare, questo presenta come sua specifica connotazione l' istantaneo annullamento per la rilevanza della percossa eseguita con le mani o con un corpo contundente in una situazione di scontro, di lotta e di contesa.

APPANNAGGIO

la voce deriva dal francese apanage (XIII sec.) "assegnazione di pane", la razione che veruva attribuita alle truppe di un reparto militare.

APPOGGIARE

dal latino volgare *appodiare da podium "piedistallo", il verbo ha assunto il significato di aiutare, sostenere, derivandolo da un'esigenza di ingegneria militare (sostenere le strutture sovrastanti di una costruzione). Presso i Romani la voce stava a indicare l'azione di sostegno che la cavalleria e le macchine da guerra davano alle truppe appiedate neli' imminenza di un attacco.

APPROCCIO

il termine designava il complesso delle opere costituite da trincee, ripari e piazze d' armi e delle manovre realizzate per avvicinarsi a una fortezza nemica assediata, onde espugnarla. Più in particolare, indicava il braccio di trincea scavato per avvicinarsi in sicurezza alla fortificazione. In epoca recente, si riferì a qualsiasi tecnica di avvicinamento, più o meno goffa, tra persone e cose. La voce deriva dal tardo latino ad "verso" e prope "vicino".

APPUNTATO

adattamento del francese appointé. Il nome identifica il grado rimasto ancora nell ' Arma dei Carabinieri e in altri Corpi militari. Esso, comunque, non deriva dal fatto che il titolare rimane generalmente "fermo" o "appuntato" in quel grado, né tanto meno dal fatto che, secondo alcuni, in origine egli era un soldato incaricato di prendere appunti di servizio sulla base delle direttive ricevute. La sua storia è veramente complessa, tanto che nel 1973 gli è stata dedicata una

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t

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ARCA

monografia, edita dal Comando Generale della Guardia di Finanza (''Galloni scarlatti", a cura di Mario Pizzuti). La pubblicazione, ricca di documentazioni storico- iconografiche, alcune delle quali inedite, non contiene però un cenno illustrativo, sotto il profilo rigorosamente glotto!ogico, sull'origine più attendibile della parola. Per trovare una spiegazione, occorre risalire alla preposizione ad "presso" e alla voce latina punctum, participio passato del verbo pungere "pungere". n punto originariamente veniva tracciato proprio pungendo con lo stilo sopra una tavoletta d'argilla o di cera. Quando s' incominciò a scrivere sulla carta, per segnare un punto bastava fare una piccola pressione con la penna. Tale segno un tempo veniva posto sui registri contabili accanto ai nomi di alcuni soldati che, in considerazione dei loro meriti, avevano titolo a una paga superiore a quella normalmente corrisposta ai militari di truppa. Da qui la distinzione tra il soldato semplice e quello il cui nome appariva accanto a un punto. Successivamente la simbologia si trasformò nella denominazione di un vero e proprio grado militare, come appare in alcuni documenti del 1612, del 1675 e del1776. Furono perciò equiparati all'appuntato, oltre ai soldati scelti e ai sottocaporali, anche le cosiddette lance spezzate (lanspessades o anspessades), provenienti dalla cavalleria. In occasione del riordinamento dell 'Esercito piemontese, avvenuto sotto Vittorio Amedeo Il nell'aprile 1775, il grado fu riconosciuto ufficialmente. Esso ebbe poi varie vicende nei singoli Corpi milltari.

ARCA ARCANO ARCE

il significato di arca è quello di forziere che difende quanto vi è contenuto, rendendolo perciò irraggiungibile, invisibile, segreto (cfr. il greco arkéo "proteggo"). Arcano è suo derivato. In latino arca, oltre che forziere, era anche il piccolo carcere domestico dove si tenevano rinchiusi gli schiavi. Sempre in latino arx, di identica etimologia, indicava ]'arce, la rocca o la fortificazione apicale di concezione molto grezza e primitiva. Numerosi toponimi conservano ancora tale valenza. Tra questi forse Montesarchio, in provincia di Benevento, che significherebbe appunto montis arx "fortezza della montagna", opera dei Sanniti.

ARCHI ARCI

il prefisso deriva dal latino archi, tratto a sua volta dal greco arkhein "essere a capo", "comandare"' "sovrastare". In italiano non compare mai da solo ma sempre come prefisso: architetto, da arkhi-técton ; architrave, la trave principale; archinàuta, il nostroma. Più frequente la sua semplificazione arei, che si ritrova in innumerevoli vocaboli (arcivescovo, arciduca, ecc.). 25


ARCIE RE

ARCIERE

sebbene conservi ancora una sua pregnanza militare, il termine è oggi applicato esclusivamente agli atleti che si dedicano al tiro con l'arco. In passato la voce, dal francese archier, definiva un soldato armato di arco. Ancora prima il termine latino arcuarius designava il legionario romano che impiegava armi da lancio individuali.

ARCO

il termine trova attualmente impiego quasi esclusivamente in architettura, indicando una caratteristica costruzione a volta, già chiamata in latino arcus . In epoca più remota, designava, invece, la pi ù arcaica arma da lancio (arma telecinetica da corda), caratterizzata da una vistosa curvatura dell 'elemento fless ibi le con funzione di accumulatore energetico. Arco deriva dal latino arceo "respingo", "difendo". Dal punto di vista cronologico il suo impiego sembra accertato già nella più remota preistoria.

ARGINE

il termine, di uso corrente, defin isce la sponda artificiale che racchiude il corso di un fi ume. In epoca classica esso, derivato dal latino aggerere "accumulare", indicava 1' azione de l costrui re mediante accumulo di terra di riporto. La procedura derivava dallo scavo dei fossati deLle più arcaiche costruzioni difensive, quando la terra di risulta era ammassata sul ciglio interno del fosso. formando così un rilevato, aggere, la cui altezza, sommandosi alla profondità dello scavo, rappresentava la peculiare connotazione ostativa. In Italia, in particolare in Puglia, soprattutto a ridosso dell'età del bronzo, vennero realizzate innumerevoli fortificazioni di tal genere. Roma ne fu abbondantemente munita: si ricorda infatt:i l'aggere serviano. Nel linguaggio comune la parola oggi sta a indicare la barriera, il riparo, il freno.

ARGONAUTA

composto da A rgo " nome della nave·' e nautes "nocchiero··, il termine sta a indicare i navigatori che parteciparono con Giasone alla conqui sta del vello d'oro.

ARIETE

voce dotta latina aries, arietis, che sta a indicare il maschio della pecora. Il suo significato originario e più diffuso si fa risalire alla macchina da guerra ossidionale, costituita da una trave armata di una testa di ferro che veniva fatta battere contro porte e muraglie di opere fortificate per demolirle. Può ancora significare: nave da guerra a propu ls ione meccanica munita di speroni , usata nella seconda metà del XIX secolo; co tellazione dello zodiaco nella

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ARMA

quale, due mille nni orsono, s i trovava l'equinozio di primavera; primo segno dello zodiaco.

ARMA

la parola è una voce neutra latina (strumento di offesa e di difesa) da cui deriv~o moltissimi termini che fan no parte del lessico quotidiano: armacollo (modo di portare l'arma); armadio (cassa in cui si riponevano le armi, oggi il domestico mobile); armaiolo (chi fabbrica o vende armi); armamentario (complesso di strumenti necessari allo svolgimento di un 'attività); armamento (dqtazione del soldato); armata (esercito o flotta); a~matore (chi allestisce le navi); annatura (indumento per la difesa individuale); armeggio (atto dell'armeggiare); armeggione (chi si dà da fare senza costrutto); armeria (locale dove si custodiscono le armi); armigem (uomo d' armi); armistizio (sospensione delle osti)jtà). n vocabolo, trae origine dal latino armus "spalla", "articolazione", "scapola". A questa radice vanno pertanto ascritte anche armilla "bracciale", artus "arto", articulus "articolo", armentum "armento". In greco si riscontrano ancora harmos "spalla", hannonfa " proporzione", a.r ithmos "numero".

ARNESE

il termine deriva dall'antico francese herneis "armatura del cavaliere e del cavallo". Potrebbe altresì derivare anche dallo scandinavo ernest che indicava le provviste per i soldati. È presente pure nell ' inglese amess che designava parimenti l' armatura del cavaliere e del cava ll o, convincendo perciò sulla prevalenza di questa valenza su quella di ri serva di vettovaglie.

ARPAGONE

pur non esistendo in italiano alcun derivato che conservi in qualche modo il significato di tale termine, che in epoca classica defini va una particolare macchina ossidionale, il latino harpago " pertica ad uncino" [adibita ad Glpionare Je navi] trova una singolare riproposizione nel protagon ista di una commedia di Molière per designare l'emblema d eli ' avarizia: neli ' iconografia popolare il personaggio è rappresentato con le mani adunche e le dita contratte, quasi per riproporre il funzionamento dell'antica macchina.

ARPIONE

il termine, in prima approssimazione, sembrerebbe derivare dall'antico tedesco harpa "uncino". Ad una più approfondita indagine, non sfugge la sua somiglianza con la parola latina (h)irpex "erpice", derivato dalla voce sannita hirpus "lupo", ai cui denti venivano paragonati i rebbi dell'erpice. 27


ARRANCARE

ARRANCARE

il termine, adoperato sulle galere per designare uno spossante andamento di vogata caratterizzata dalla forte immersione del remo e dalla serrata frequenza, defiru in seguito una fatica improba e insostenibile che riduceva in condizioni spasmodiche la respirazione e le prestazioni muscolari. Trae origine molto probabilmente dal provenzale rane "zoppo" , connotazione che sembra àttagliarsi perfettamente al duro lavoro della vogata che, rendendo asimmetrici glj arti inferiori, portava a claudicare.

ARRINGARE

il verbo deriva dal latino medievale harenga e dal gotico hring "assemblea", "circolo", "riunione". Indicava il parlare dinanzi alle truppe all' interno di un cerchio o di un luogo pubblico definito. Sopravvive, infatti, anche in inglese iJ termine ring, notissimo nel pugilato. In italiano, oltre all'arringa propriamente detta, si riscontra ancora la ringhiera, che è appunto una barriera che delimita un preciso spazio, e l'arringo, campo - recinto per gareggiare nei tornei o luogo dove i cittadini, che insorgevano contro i feudatari , si riunivano per deli berare.

ARROCCARE

nel gioco degli scacchi , il termine sta a significare il coprire il re con la torre. Più genericamente, il verbo esplicita un concetto di difesa per "mettersi al sicuro dietro la rocca".

ARROVELLARE

il significato moderno del verbo è "tormentare", ma la sua radice risale al latino rebellare "rinnovare la guerra".

ARRUFFARE

il termine deriva dallongobardo rauffen "scompigliare", "mettere in disordine" . Storicamente si rifà al comandante della piazza avversaria, che, scompigliando, spingeva il popolo aUa rivolta. Vocabol i derivati sono: arruffio, arruffone, ecc ..

ARRUOLARE

la voce nell ' accezione moderna significa reclutare, chiamare alle armi. La sua etimologia risale al francese enroler "inserire in ruolo", "scrivere in elenco".

ARSENALE

il termin e trae orig in e dali ' antico veneziano arzanà (a. dei Vinigiani in Dante), dall'arabo dar-as-sina'a "insenatura", "cala", il luogo dove si fabbricavano le imbarcazioni militari e si conservavano i relativi attrezzi e armamenti. In seguito definì anche i depositi di materiale militare dell ' esercito; in senso figurato, il sito dove

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ARTIGLIERIA

si conservano, m noievoli quan tità, le più svariate tipologie di oggetti. Dall'italiano deriva il francese arsenal.

ARTIGLIERIA

l'origine del nome si riallaccia certamente alla radice ar "adattare", "congiun~ere" e all'antico fonema francese artilier, sulla base del quale si formarono artillerie (secolo Xlll), di etimologia non chiara, adattamento della forma più antica, e il corrispondente vocabolo italiano artiglieria. In molti documenti del lati no medievale si trovano registrati artelaria, arteleria e altre paro!~ simili.

ASILO

sebbene nel nostro immaginario collettivo la parola rievochi eminentemente la prima infanzia e i suoi approcci scolastici. in origine aveva un significato del tutto diverso. In greco, infatti, asylon hieron "tempio inviolabile" era il luogo in cui non era possibile alcuna intrusione violenta. In breve il vocabolo passò a definire le migliori fortificazioni e, per estensione, tutte le costruzioni che garantivano un 'adeguata sicurezza. Dal remoto asilo greco si passò, in epoca medievale, al diritto di asilo accordato alle chiese: qualunque ricercato o braccato vi si rifugiasse non era in alcun modo catturabile. J1 diritto di asilo continua a sopravvivere negli ordinamenti nazionali e internazionali , mantenendo costante il significato di garanzia di sicurezza.

ASSASSINO

J' origine di questa parola, direttamente connessa con la guerra, ci riporta ad una piaga della nostra epoca, quella della droga. La sua etimologia, infatti, viene fatta risalire all'arabo hassassin, plurale di assias, fumatore di hashish "erba tagliata". Più strana, invece, la vicenda della sua trasformazione. Secondo una credibile tradizione, il Vecchio della Montagna somministrava ai suoi giovani seguaci pozioni di erbe, facendo credere al loro risveglio che lo stato di intenso piacere assaporato al tro non era che un assaggio delle beatitudini del paradiso. Per guadagnarlo eternamente i giovani avrebbero però dovuto obbedire senza indugi o scrupoli di sorta ai suoi ordini che contemplavano, invariabilmente. l' uccisione dei suoi nemici. La conseguenza era pertanto ovvia. Anche per Marco Polo gli assassini costituivano i membri di una setta dedita all'hashish , i quali non rifuggivano dali ' uccidere i non adepti, nella certezza che in tal modo avrebbero guadagnato il godimento eterno del paradiso di Allah. Le due versioni sono sostanzialmente coincidenti. 29


ASSENTIRE

ASSENTIRE

deriva dal latino asse11tiri "consentire", "circondare", da sentire. Con tale significato, intorno al XV secolo, il termine ebbe un ampio impiego nel settore delle prestazioni militari mercenarie. Assenrista, infatti, veniva definito l' ufficiale che, per una pattuita ricompensa e con precise clausole operative, si obbligava non solo a fornire un certo numero di imbarcazioni per impiego l5e1Iico, ma anche ad armarle e a condurle personalme nte in azione. Tra gli assentisti più celebri, peraltro veri mercenari del mare, spiccano i membri della famig lia Doria, il Biassa per lo Stato Pontificio, il Pallavicini, il de Vecchi e il Pazzaglia.

ASSI CURARE

attualmente per noi tutti l'assicurazione è rappresentata dalla polizza che copre la nostra autovettura dai rischi di danni a terzi. In origine la parola, di esplicita etimologia latina, assecurare, parasintetico di securus "sicuro" col pre fisso ad rafforzativo, stava a indi care la procedura di dare sicurezza, e liminando tutti i probabil i pericoli rappresentati da un potenziale nemico.

ASSIDERARE

la voce verbale si ria ll accia alla parola latina sidus, sideris "stella". n composto ad-siderari indicò dapprima l'azione di influsso maligno degli astri e, successivamente, quella della sofferenza derivante dall ' esposizione a l freddo della notte. È intuitivo il riferimento ai guerrieri che erano costretti a lunghissime soste sul campo, avendo il cielo stellato come unica coperta.

ASSOLDARE

anche in questo termine l'etimologia è esplicita: dare dei soldi a qualcuno per garantirsene le prestazioni. In particolare la voce i applicò alla gente d' armi, da cui derivò, agli inizi del Cinquecento, il termine soldato [v.] . La defini zione adottata in seguito per ogn i arruolato conservò, tuttavia, a lungo una sua intrinseca vale nza dispregiativa, lasciando intuire una prestazione meramente mercenaria, per cui ai membri delle forze armate nazionali si applicò di preferenza la dizione di rniliti o di gendarmi, quasi per evidenziarne il disinteresse e il patriottismo quale motivazione del combattere.

ASTA

il termine deriva dal latino hasta "lancia", ri salente al romanzo. Nessuna incertezza quindi sulla sua origine etimologica e sull a sua connotazione mi li tare. Meno evidente, invece, è la locuzione vendita all'asta. Secondo alcuni, dopo il saccheggio i soldati erano soliti vendere le poche cianfrusaglie che erano riusciti ad arraffare, per

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ATTACCARE

cui solevano radunare gli oggetti presso la loro lancia piantata in terra, vendendoli al migliore offerente. Secondo altri, la frase deriva dall'uso romano di piantare un'asta nel luogo in cui si procedeva a11a vendita all'incanto dei beni dei debitori insolventi. Nella circostan~a l'asta rappresentava il simbolo della legge, il cui rispetto veniva assicurato dal soldato romano che vigilava sulla correttezza delle procedure. ATTACCARE

la voce deriva dal gotico taicna "tacca", "inçavo", "germoglio", passata al fiammingo taica o taiena. Per estensione, la forma verbale finì per acquisire il significato di prosperare, attecchire, ed è fac ile osservare come la prosperità per le popolazioni nomadi, la cui unica fonte di reddito era il saccheggio, dipendesse dalle operazioni offensive caratterizzate da improvvisi attacchi ai popoli vicini. Col tempo il termine acquisì anche il significato figurato di far combaciare.

AVVENTARE

dal latino volgare adventare (da ventus ) "procedere velocemente". Più in generale, significò avventarsi contro il nemico con la forza del vento e, forse meglio, approfittando della forza del vento. n dettaglio spiega il perché nella manovra d'attacco fra vascelli entrambi i contendenti tendessero a porsi sopravvento all 'avversario: questa posizione consentiva di governare bene la direzione della propria imbarcazione, impedendo a quella nemica di compiere analoga manovra.

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O 10 20

40m

Ricostruzione grafica dell'acropoli di Tirino.

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\

\ Governale di freccia con cocca sull'asta per la corda.

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Ricostruzione grafica deLla cittadella di Mersin. in Anatolia. risalente al IV mHJennio a.C.. Per la prima volta compare il dispositivo difensivo di doppio fiancheggiamento di porta, forn ito da due torri a pianta quadrata in aggetto.

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Allicre del 2° Reggimento A rti glieria Regina deii"Esercito del Regno di

1apol i in uniforme giornaliera di servizio invernale 184 1. Da G. Boeri, P. Crociani. M. Fiorcmino. L'Esercito Borbonico dal 1830 al 1861. ¡

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Giavellollo con amento: la ricostruzione grafica ha per ri comro alquante mftigurazioni vascolari. In correlazione le tipiche fortificazioni sannjte gradonare ed il loro presumibile schieram ento tattico.

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Campani le della Canedrnle di Monte S. Angelo sul Gargano. sec. XTil.

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Paestum-Po eidonia. torre della cerchia strutturata per l'impiego delle arcobaliste. come testimoniano le sue feritoie.

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Ricostruzione grafica di un'arcaica a rcobalista definita in origine anche g(IStr(lfete. per la conligurwione anatomica del suo tcnicre che veniva fallo aderire allo stomaco del tiratore.

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Ricostruzione grafica di una grossa bales tra da posta romana detta anche balista.

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Rocca di Ostia: ben evidente il baluardo a cantoni.

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L'antica barriera doganale che separava lo

$LatO

Pontificio dal Regno di Napoli.

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Nenuno. il primo forte munito di 4 bastioni. erett o nei primi anni del

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¡soo . u progeuo del Sangallo.


Il grande bazar coperto di IstanbuJ.

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Bombardella manesca degli inizi de l XIV secolo, una deiJe pi Ăš antiche arti glieri e.

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Bombarda su affusto dell'ultimo quarto del XV secolo.

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Panicale. Perugia. tipico borgo rurale del medioevo. debitamente cintato.

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B BACCELLIERE

il termine richiama il titolo dato anticamente ai cavalieri che non disponevano di sufficienti vassalli per far portare in combattimento le insegne dinanzi a loro. In linea di massima, il grado si collocava tra quello di scudiero e quello di cavaliere: in ogni caso si trattava del minimo livello gerarchico. In seguito il titolo fu conferito agli studenti di teologia e ai canonici inferiori. Più tardi ancora a chi aveva ottenuto un riconoscimento accademico ma non il dottorato. La voce risale al latino baccalarius e baccellarius (cod. long. IX sec.). Nel ritmo di S. Alessio è "valletto". Nell'accezione moderna, il vocabolo sta anche a indicare persona saccente e sapientona. Nel valore di possessore di una baccalaria, la voce è prestito francese (bacheler da *baccalares).

BACCHETTA

il termine deriva dal latino baculus "bastone" e indicava u na piccola e sottile verga di legno o di metallo. Al di Jà di quella puramente ciarlatanesca dei maghi e degli alchimisti, la bacchetta rappresentò un segno distintivo dell'autorità militare, da cui il ben noto comandare a bacchetta. In epoca più recente, era l'asticciola, con un'estremità ingrossata, utilizzata per comprimere la polvere e assestare i proiettili nelle armi da fuoco individuali. Sempre bacchetta veniva chiamato l' attizzatoio di ferro uncinato che, arroventato in un apposito braciere e inserito nel focone delle artiglierie, provocava l' accensione della carica di lancio. La bacchetta fu anche usata come mezzo di punizione: particolarmente dolorosa quella che costringeva il condannato a passare attraverso due fùe di soldati armati di bacchette con le quali veniva percosso. Dall' italiano la voce è passata al fr. baguette e allo spago. baqueta.

BACCHETTONE

era la grossa bacchetta di legno impiegata per pulire il fucile e per liberarlo dalle cartucce deformate, una sorta di scovolo. Per la rigidità apparente dell'asta, e forse anche per la sua funzione, il termi49


BACUCCO

ne finì per designare quanti ostentavano una vita spirituale formalmente ineccepibile ma, in realtà, ipocrita.

BACUCCO

la voce, di etimologia oscura, potrebbe derivare dall'arabo bacock "panno utilizzato come copricapo". Nel meruoevo ricevette tale nome il cappuccio di stoffa, completamente cieco, in cui veniva infilata la testa di quanti non si voleva che vedessero dove erano condotti. In pratica ciò accadeva ogniqualvolta si introducevano dei messaggeri nei castelli, o nelJe fortezze, onde impedire ogni forma di spionaggio, e quando si voleva tenere celata l'identità dei prigionieri. Poiché le vittime che indossavano lo speciale copricapo stentavano a camminare, barcollando e inciampando, il termine divenne, dopo qualche tempo, sinonimo di rimbambito, da cui la locuzione vecchio bacucco.

BAGAGLIO

il vocabolo, risalente al francese bagage, al ligure baga "borsa", di certo designò le masserizie che i soldati si-trascinavano dietro. La categoria dei bagaglioni, trasportatori di materiali e masserizie nei trasferimenti delle truppe, divenne tristemente celebre per la sua infamia, dando alla parola valore dispregiativo.

BAGNO

il termine, pur non essendo in origine in alcun modo connesso con la tradizione militare, trovò impiego, a partire dal basso medioevo, nella marineria da guerra. Bagno, infatti, si definì il reclusorio, strettamente contiguo alla darsena, dove si concentravano gli selliavi adibiti a rema tori sulle galere. L'origine del nome, secondo alcune plausibili interpretazioni, deve attribuirsi alla vicinanza dello stabilimento penitenziario con il mare. n significato di reclusorio per schiavi si diffuse in Nordafrica dove, per custodire i prigionieri, si adattò un vecchio impianto termale romano. Da allora il termine, diffusosi nell'intero bacino meruterraneo, indkò un edificio carcerario. Famoso fu il bagno di Costantinopoli.

BAGORDO

il termi ne de ri va dal l'a ntièo fra ncese behort, deverbale di behorder , attraverso iJ provenzale be(h)ort "giostra": in tutti i casi, è evidente una stretta affinità concettuale, riconducibile comunque alle attività ludiche o di combattimento svolte in uno spazio chiuso. Dal significato originario di giostra e torneo si passò a quello di festino o stravizio. Cfr. il lat. medievale bagurdum "giostra" e bagorda (1250 a Bologna e 1282 a Parma).

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BAIONE'M'A

BAIONETTA

secondo la tradizione, a Bayonne, cittadina della Francia, nel 1523 venne inventata la baionette. U n'arma bianca, da punta e taglio, che veniva inastata, mediante un apposito giunto, sulla canna del fucile, trasformandolo in una sorta di lancia. Fu realizzata con lame, di l_unghezza variabile, a sezione triangolare, quadrangolare e piatta. L'innesto a baionetta, quello per cui un pezzo si infila sull'altro, ha trovato ampia applicazione nella tecnologia civile.

BALESTRA

l'etimologia deve ravvisarsi nel latino ballista (Piauto), prestito dal greco *ballistas , un 'arma da getto, costruita in infinite varianti dimensionali e funzionali, in modo da poter lanciare dardi e pallottole di pietra, da cui la defmizione di oxibole o petrobole. In epoca tardo medievale, ad alcune delle più sofisticate balestre venne applicato un dispositivo che provocava la rotazione del verrettone che conferiva al proietto stabilità e superiore gittata. A differenza dei più antichi esemplari, che sembrano risalire al IV sec. a.C., la balestra medievale fu realizzata con un arco d'acciaio: per accrescerne ulteriormente la capacità di accumulo energetico per flessione, senza però renderlo eccessivamente rigido, si escogitò la soluzione di suddividerlo in lamine sovrapposte, tenute insieme da opportuni giunti ma libere di deformarsi. n concetto fu successivamente ripreso per realizzare solide e confmtevoli sospensioni per carri, grazie appunto alle molle a balestra, che con l'avvento delle automobili divennero una componente importante della ingegneria meccanica.

BALÌ

il termine, che nell ' italiano arcaico designava un funzionario ammi nistrativo, deriva dal francese antico bailli, da bail " portatore", Con-ispondeva allora a un grado della gerarchia cavalleresca, meglio noto come balivo o balio, l' alto magistrato che in Firenze era preposto alle questioni militari. Proprio questo farsi carico di problemi delicati rappresenta la caratteristica peculiare che fece volgere al femminile il termine, trasformandolo in balia, persona cui era affidata la cura dei figli, il bene più prezioso. Per altre fonti, invece, la balia, pur traendo il suo nome. dalla suddetta etimologia, e in particolare da baiula " portatrice", è la donna che porta in braccio i bambini altrui.

BALISTICA

il nome è ricavato dal latino balista "balestra", "catapulta" e fu coniato per la prima volta da padre M. Marsenne ne11644 per intitolare il suo trattato dedicato allo studio delle armi da fuoco. n ter51


BALIVO

.mine, con i suoi derivati, ha avuto molta fortuna nella scienza militare (fr. balistique, ingl. ballistia, spagn. balistica).

BALIVO

la voce, derivante dal francese antico baillif, da bail che continua il latino baiulus, stava a indicare, nell' ordinamento feudale, il funzionario di nomina regia che aveva la responsabilità di ima circoscrizione militare.

BALLA

nel Linguaggio quotidiano, il termine fa riferimento al grosso involto sformato in cui sono racchiuse merci sfuse in attesa di essere trasportate. In senso figurato, indica anche un ' improbabile invenzione, una bugia gonfiata come una palla vuota. La derivazione è fatta risalire all 'antico francese balle "palla", preminenza linguistica che ci riporta ai concetto bellico di proietto. E la palla è stata, fino alla seconda metà del XIX secolo, il proietto d'artiglieria per antonomasia, di pietra prima e di ferro poi, ma sempre perfettamente sferico, in assoluta continuità con quelli già impiegati dalle catapulte e dalle balliste. Per slittamento semantico, la voce ballare, riferita alla danza, con tutti i suoi derivati, può farsi risalire al greco b·allein.

BALLATOIO

nel vissuto quotidiano, per la stragrande maggioranza di noi, il ballatoio, probabilmente dai latino ballatorium, è soltanto un altro nome del pianerottolo, lo spazio orizzontale dove si raccordano due successive rampe di scale. Nell'architettura militare, branca in cui il termine fu coniato, rappresentava invece tutt'altra struttura. L'etimologia, infatti, già lo connota come variante di bellatoio, dal latino bellum "guerra", "combattimento", e quindi la voce indicava la galleria per combattimento o uno sporto impiantato lungo il perimetro delle fortificazioni, come luogo più idoneo alla difesa piombante, per defilarlo alle offese nemiche.

BALTEO BALZA BALZANO BALZELLO

sono tutti termini che, sebbene al presente ostentino significati notevolmente divergenti, derivano dalla stessa voce latina balteum "cinturone militare" che, variamente ornato, si sospendeva a tracolla e si affibbiava davanti, sul petto, per sostenere il gladio. n balteo io epoca più recente diviene, tra le altre cose, per similitudine formale, anche il gradino più largo dell'intera gradinata che gira intorno ai teatri e agli anfi teatri, per facilitare gli spostamenti degli spettatori. Non di rado, siffatti gradini vennero costruiti in più ordini , e ciascuno di essi delimùò un preciso settore della sca-

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BALUARDO

lea. La balza (lat. baltea, pl. di balteu(m)), riproponendo la suddetta configurazione, è la sezione pianeggiante di una montagna che sovrasta una falda scoscesa. Balzano, che si ritrova nel francese bauçan(t), è un cavallo che presenta sulle zampe, al dì sopra dello zoçcolo, una o più strisce di pelo bianco. Poiché si presumeva che tali cavalli fossero di indole irrequieta, il termine ind icò un ca rattere instabile e bi zzarro . Balze llo (dal lat. balteu(m )), ricoUegandosi al concetto geornorfico di balza, finì con l'indicare un piccolo salto, assumendo pQi il significato figurato di un incremento fiscale e, per estensione, di una nuova piccola ma ingiustificata tassa.

BALUARDO

il termine deriva dal provenzale baloart e dal medio olandese bolwerc "fortificazione". Secondo altre ipotesi, potrebbe derivare anche dal germani co burg-wate "riparo", "fortificazione del borgo", "castello". Di certo la parola non può defmirsi medievale, in quanto essa compare soltanto dopo l'inizio del ' 500, quando, nella sua corretta accezione, viene assimilata al concetto di bastione. La si ritrova in numero se varianti: ballauro, baloardo, ballovardo, belluardo, belvardo, bellovardo, ecc .. lmposs ibi]e, quindi, identificarne con certezza l'etimologia. Sicuramente nella fortificazione moderna il baluardo anticipò di poco l'adozione generalizzata del bastione, dal quale non si differenziava per forma ma per caratteristiche costruttive. Esso fu una struttura pentagonale, di sicura paternità italiana, sorta sulle direttrici di tiro delle artiglierie difensive. Per la rilevanza che la struttura rivestì nel corso di oltre tre secoli nell'architettura militare, il termine divenne sinonimo di difesa a oltranza, di caposaldo teoricamente imprendibile e, come taJe, figuratamente, è rimasto nel linguaggio corrente.

BANALE

il termine deriva dal francese banal (1293), che in origine stava a indicare un distretto, o una circoscrizione feudale, all'interno del quale vigeva il han (francene) "proclama" del relativo signore. Per estensione, divenne col tempo sinonimo di incombenza comune, volgare e stupida.

BANCA

la voce deriva dal gotico bank, in longobardo pank "panca" o "tavola", supporto sul quale veniva corrisposta la paga alle milizie: la definizione nasceva dal fatto che sulla panca venivano ammucchiate le monete necessarie per l'operazione. In seguito banco 53


BANCIDNA

divenne il luogo dove i cambiavalute eseguivano le loro prestazioni e, poi, l' istituzione economica stessa. In epoca più recente, indicò pure lo scanno sul quale stavano seduti, debitamente incatenati, i rematori delle galere. La labiale sonora b evolve in p , labiale sorda del longobardo per la rotazione consonantica del germanico (in tedesco lautverschiebung). BANCHINA

anche questo termine deriva da banka "tavola" e definiva, almeno injzial mente, iJ rialzo- in tavoloni in terra o in muratura- esistente alla base dell'interno dei parapetti merlati, su cui i difensori si attestavano, prima di tirare, per rimanere defilati completamente. In epoca più moderna la voce stava a indicare un accessorio indispensabile per resistere al tiro delle artiglierie, nonché la traversa di legno, parallela e più bassa del banco, sulla quale i rematori poggiavano i piedi per poter fornire lo sforzo di voga. Sempre banchina venne chi amata la costruzione in muratura, appena emergente dal mare, realizzata in· prossimità delle rive, dove le imbarcazioni potevano attraccare e compiere le operazioni di carico e scarico. Ultimo significato, in ordine crornologico, è quello riferito ai marciapiedi ai bordi delle strade, riservati al transito pedonale.

BANDA BANDELLA BANDERUOLA BANDIE RA BANDIRE BANDITO

sono tutti vocaboli che ostentano una comune etimologia, ravvisabile nel termine gotico bandwa "insegna" o "stendardo" intorno al quale si stringeva un gruppo di guerrieri. In epoca appena successiva, banda fu una lamiera di ferro che recava dipinte le insegne o l'impresa araldica del singolo comandante. Per estensione, divenne anche un striscia di ferro, bandella, utilizzata per giuntare travi e tavoloni di legno. Proprio con una sottile striscia di lamiera, terminante con due punte e variamente colorata, si cos truì la banderuola, incernierandola, libera di ruotare in ogni direzione, sulla punta delle lance dei cavalieri e più tardi dei cavalleggeri. Trasformata in drappo di stoffa, sempre colorata o fregiata da un ' impresa araldica, la medievale piccola insegna divenne la bandiera che, fissata ad un ' asta, fu dapprima il segno distintivo dei comandanti e dei principi, quindi di un ' intera na zio ne. Rìallacciandosi alla funzione vessillifera dell ' insegna, il verbo gotico bandwaj an indicava appunto l' azione del contrassegnare, del distinguere e, per conseguente applicazione, del segnare o bandire qualcuno, del notificargli cioè con un segno, magari di tromba,

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BARA

il suo obbligatorio allontanamento. La vittima del provvedimento, in definitiva una sorta di sentenza giudiziaria, divenne il bandito, sinonimo ben presto di de linque nte abituale e latitante.

BARA BARELLA

il primo termine deriva dal longobardo bara " lettiga" e bera~z "portare": in entrambi i casi si riferiva a uno strumento impiegato per trasportare persona non più in grado di muoversi autonomamente. Di quest' ulti mo significato il vocabolo si appropriò definitivamente: la bara infatti divenne una sorta di lettino, realizzato con due stanghe di legno supportanti una rete di corda intermedia, utilizzato per deporvi i morti o i feriti in combattimento e evacuarli dal campo di battaglia. Il diminutivo barella in breve conobbe numerosi e diversificati impieghi sempre in ambito militare. Con la barella , infatti, si traspOitavano la terra e i sassi provenienti da llo scavo dei fossati, nonché lo strame delle scuderie o anche le bombe e le cariche di lancio. L a com parsa delle voci carrello e carrio la ricondusse la barella al suo impiego originario di trasporto de i feriti.

BARACCA BAR

secondo alcuni studiosi, baracca trae origine dal celtico bar "sbarra", " trave", volendo significare implicitamente una costruzione di tavoloni e travi di legno a simil itudine delle rrabacche delle navi. Secondo altri, il termine ba origine dall' iberico barro "fango" che suggerisce una costruzione primitiva del tipo della capa nna. Sotto molti aspetti appare più credibile l'etimo celtico, tanto più che la baracca fu, in dal suo apparire, una casupola appross imata di legno nella quale i soldati potevano stare al coperto o dedicarsi ai piccoli com merc i. A bar (voce inglese), co n il s ignifi ca to d i sbarra, vie ne fatto risali re il locale pubblico desti.nato alla vendita e a lla degustazione di bevande liquide e prodotti di gelateria: in questo ca o la sbarra deve individuarsi nella striscia longitudinale in ferro che era collocata sulla fro nte del bancone sul quale avveniva lo spaccio. Bar, invece, col significato di peso, è voce portoghese, dal persiano biir "peso".

BARATTARE

il verbo, che nell 'attuale linguaggio definisce gli scambi commerciali in natura, cioè senza a lcuna intermediazione mone taria, con buona probabilità è prestito del francese antico barater attraverso il provenzale baratar , che a sua volta scaturisce da barate "contesa", " lite". La logica della trasposizione è abbastanza agevole: !addove le tran azioni avvenivano senza moneta, il contesto socia le 55


BARBACANE

risultava necessariamente molto primitivo, caratterizzato perciò da contese e risse.

BARBACANE

nessun cane ha mai avuto alcunché di simile alla barba, per cui se vogliamo ricostruire l' etimologia di questa voce dobbiamo riferirci all'architettura militare e all ' ingegneria civile. Alcuni ne ravvisano la radice nel persiano arabo barbah - hiina la galleria di una fortificazione, il rinforzo a un 'opera di fortificazione (cfr. fr. barbacane "sotterraneo", prov. e spagn. barbacana). Da notare che la voce barbacane in dialetto abruzzese indica l'abbaino e in quell o umbro la mensola. La spiegazione implica, però, una digressione. I piedritti dei vani delle porte urbicbe, o anclhe di qualsiasi ricette, affi nché potessero meglio resistere alle sollecitazioni dei battenti, o delle volte sovrastanti, e, al contempo, si incrementasse la resistenza ai tentativi di sfondamento, furono sempre realizzati con robustezza superiore a quella della muratura ordinaria. Per renderli ancora più saldi, si finì per costruirli con un leggero abbattimento, così da contrastare, come in qualsiasi opera di contenimento, le opposte spinte. Il che conferì alle porte il carattere peculiare dei barbacani, autentiche masse murarie inclinate verso la sovrastante muraglia, esattamente come una scarpatura. In epoca molto più recente, il termine venne riferito ai puntelli di legno, sempre obliqui, utilizzati per sostenere temporaneamente costruzioni pericolanti.

BARBARO

per i Greci e per i Romani, il termine designava qualsiasi individuo di cultura inferiore, rozzo e infido, il nemico per antonomasia. Dal latino dotto barbarus, dal greco barbaros, in origine "balbuziente", voce onomatopeica, connotava chi parlava un idioma approssimato, p iù una sequela di suoni incomprensibili che un vero linguaggio. Non a caso i Berberi furono definiti così, secondo alcuni studiosi, forse per un loro caratteristico grido modulato beri-beri, venendo considerati dagli Arabi esseri inferiori e selvaggi. Nel latino medievale d'Italia aveva il significato di "pagano".

BARDA BARDARE

barda deriva dall ' arabo barda'a "sella" e, per estensione, "armatura", di cuoio cotto e piastre di ferro, destinata a proteggere il cavallo nei suoi punti vitali. Bardare il cavallo, pertanto, significava corazzarlo per prepararlo al combattimento. La vistosità di tali protezioni finì per trasformarle in ornamenti particolarmente fastosi e


BARDASSA

ricercati, sinonimo di ricchezza ostentata. Per estensione, la bardatura si applicò figuratamente anche a persone, di scarsa intelligenza e gusto volgare, che si sovraccaricavano di orpell i come un cavallo da parata.

BARDASSA

il termine deriva dall'arabo bardag che definiva la giovane schiava che, per la sua infim a collocazione sociale, non godeva di alcuna stima e veniva equiparata alla donna di facili costumi. In seguito la voce si corruppe nel provenzale baguassa, ~ccen tu aodo ulteriormente la connotazione dispregiativa e designando le fantesche, serve di pessima reputazione che accompagnavano, in epoca rinascimentale, i soldati impegnati nelle operazioni militari. I termini maschili bardassa e bardassone indicano un giovane servo depravato e, in particolare, un cinedo. Dalla stessa radice scaturisce la parola bagascia con il signjficato di prostituta.

BARONE

nell' Editto di Rota1i baro era "l'uomo libero", "il combattente" (dal francane). Con questo significato si è affermato nel medioevo il titolo fe udale conferito ai maggiori feudatari. La voce non ha alcuna attinenza con il latino medievale baro, baronis che, invece, indicava lo stupido. A Napoli e a Genova designava la catena del timone della nave.

BARRA

l'origine della parola deve ricercarsi nel tardo latino med ievale barra "muro di fango". Nella lingua basca, i termini marra o parra designavano il confine, una sorta di mLLro confi nante. Non a caso, io italiano, di tale etimologia sopravvive il termine barriera. Io epoca medievale la barriera fu anche un torneo in campo chiuso tra cavalieri armati di picca sottile, separati fra loro appunto da una sbarra orizzontale. Oltre ali' implicito significato militare di confine, barra fu pure una sorta di fortificazione campale realizzata con travi e staccionate per impedire il passaggio. Fu anche la spranga con la quale si manovrava il timone e, ancora, la parte sporgente delle palle falcate e degli angeli [v.] in genere. Fu, infine, il ceppo di ferro con il quale si impediva la fuga ai prigionieri.

BARRICARE

nel linguaggio moderno, il verbo sta a indicare 1'azione del fortificare, con funzione eminentemente antirepressiva, promossa da rivoltosi per ostacolare le forze dell'ordine. La sua etimologia risale al verbo francese barriquer derivato, a sua volta, da barrique 57


BARRITO

"botte", "barile", elementi che, leggeri se vuoti ma pesantissimi se ripieni e facilissimi da incendiare, si prestavano egregiamente a formare in pochissimo tempo le barricate.

BARRITO

per i Romani barrus era l'elefante e, per conseguenza, il suo terrificante verso fu il barrito. È più probabile però che il grosso mammifero venisse chiamato così proprio perché emetteva jl barrito, che fu per molti autori lo squassante grido di guerra che i legionari lanciavano nell'atto di attaccare il nemico.

BARUFFA

il termine deriva dall 'arcaica voce verbale tedesca biroufan "fare rissa", "azzuffarsi". Indicava un combattimento senza alcuna regola e senza alcuna distinzione tra uomini o, persino, tra animali. In italiano dà origine alla parola zuffa.

BARZELLETTA

la parola attualmente definisce un brevissimo racconto destinato a suscitare, per l'imprevedibile conclusione, una sonora ilarità. Deriva dal termine medievale bargella "bargella", ovvero la moglie del bargello, bargildus, milite posto a capo della polizia nell'ordinamento carolingio. La bargella veniva considerata una donna sfacciata e furba, che divenne, a partire dal XVI secolo, sinonimo di scherzo e di trastullo inducente al riso e alla gaiezza.

BASTA BASTIA BASTIONE BASTIRE BASTO

sono tutti termini che presentano una comune etimologia nella voce verbale longobarda bastjan "allacciare", "imbastire", in quella tardo latina bastare "sostenere" e in quella tardo greca basttizein "portare". In epoca più recente la bastia, o bastita, designò una fortificazione di tipo campale, rapidissima da realizzare con tronchi, fascine e terreno. In seguito, con lo stesso nome si definì una piccola fortificazione chiusa, di forma quadrata, munita nei migliori casi di torri angolari. Sempre bastita fu la protezione posta lungo i parapetti delle navi da guerra rinascimentali, ottenuta costipandoli con materiali svariati di uso corrente, quali materassi, rotoli di funi, tavole di legno, ecc .. n bastione, invece, a partire dalla fme del xv secolo, rappresentò l'elemento fondamentale della fortifica zione moderna, chiamato baluardo [v.]. Si trattava di un a costruzione pentagonale, ottenuta ammucchiando enormi masse di terra provenienti dalla scavo dei fossati o, comunque, di riporto. Esauritosi l'assestamento, il rilevato veniva serrato in una camicia muraria a paramento tenero, quale l'opera lateri zia o di tufo. In tal modo si

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BATOSTA

riusciva a stabilizzare il terriccio senza però ostacolare la neutralizzazione del1e palle d'artiglieria nella sua soffice massa. Dal punto di vista storico, fra le primissime fortificazioni bastionate, spicca il fo rte di Nettuno, perfettamente conservato, progettato e costruito da Anto~o Sangallo sul finire del '400. È probabile che dal terrnine bastia derivasse pure la Bastiglia di Parigi, cupo castello trasformato in terribile prigione e demolito a furor di popolo nel corso della Rivoluzione Francese. Il basto i ndica la sell a c he veniva impiegata per il trasporto sui muli di perso~e e di carichi . Per impiego bellico vennero realizzati i basti che servivano al trasporto delle artiglierie da montagna. In epoca recente, dal carico massimo trasportabile sul basto derivò il verbo bastare, indicante la quantità strettamente sufficiente ai bi sogni. BATOSTA

la voce deriva molto veros imilme nte dall'incrocio di battere e tostare, di esplicito significato. Definisce, in sostanza, una dolorosa punizione o percossa.

BATTAGLIA

è un termine di fin troppo ovvia origine militare. Tuttavia, essendo entrato nel linguaggio figurato corre nte, merita una migliore precisazione etimologica. Nel tardo latino la voce batt(u)alia, derivata, a sua volta, da battere, non si riferiva a un combattime nto di tipo bellico ma all'esercizio praticato con le armi dai soldati e dai gladiatori. Si spiegano forse così i tanti success ivi utilizzi metaforici della parola, riducentisi nella stragrande maggioranza dei casi al significato, peraltro sempre f igurato, di schermaglia dialettica. Nell' industria indica una macchina per la seta, "aspatoio", il fi latoiQ così chiamato dal nome dell' inventore.

BATTERE BATTE RIA BATTISTRADA

le voci derivano dal latino battere "percuotere", "picchiare", "colpire con uno strumento". Il significato si applicò agli impatti delle palle di artiglieria sulle muraglie. Battere pertanto divenne sinonimo di tirare con i cannoni e di rovesciare le fortificazioni con i proietti. Un gruppo di pezzi destina ti a tale scopo si chiamò batteria, termine che in seguito si applicò, per estensione concettuale, a qualsiasi insieme di oggetti non necessariamente ugu ali ma di a naloga fu nzione: batteria di pentole, batteria di accumulatori dell ' autovettura, ecc .. La voce battistrada, composta da battere e strada, indicava l'esploratore a cavallo mandato in avanscoperta per conoscere le condizioni della strada. Per analogia, il terrnine 59


BAZZA

oggi descrive la parte esterna del copertone pneumatico delle moderne autovetture.

BAZZA BAZZECOLA

sebbene estremamente desueta, la parola bazza indica nella nostra lingua un' inaspettata fortu na, una piacevole sorpresa. Esclusa la derivazione dal verbo arabo baz "far bottino" o anche dalla voce tedesca bazze "guadagno", "fortuna". D termine bazar, indicante un mercato caotico e confuso e, per estensione, una vendita sguaiata e scomposta, deriva dal persiano bazar "mercato". La parola bazzecola. pur ostentando una identica o1i gine, si collega allo spagnolo baza "guadagno di scarsa riJevanza". n significato si estese finendo per designare una cosa acquistata per poco prezzo e quindi di modestissimo valore.

BELVA

il term in e de riva da ll a paro la latina belua "bestia feroce". L'eti mologia è senza dubbio più arcaica (cfr. malva "pianta delle malacee", Ilva "Elba").

BENGALA

il termine indica attualmente un particolare petardo pirotecnico in grado di e mettere una luce notevolmente intensa e di discreta persistenza. Per tali ragioni il bengala viene usato anche nelle segnalazioni marittime di allarine. Trae la sua denominazione dalla regione indiana del Bengala, dove un simile artifizio veniva impiegato nella caccia alla tigre (cfr. lo spago. luz de Bengala).

BENNA

nell'attuale terminologia, la voce indica il contenitore applicato a tutte le macchine destinate al movimento della terra, quali scavatrici, ruspe, pale meccaniche, ecc .. Nell'antichità era un carro a quattro ruote utilizzato dai Celti nei movimenti militari, denominato nel tardo latino benna.

BERSAGLIERE

iJ nome deJJa gloriosa Specialità della Fanteria si riallaccia all'antica voce francese bersail "bersaglio" (derivato di berser "tirrure con l'arco"), un punto che, per essere colpito, necessita di un 'ottima mira. Fin dal secolo XIV appare la parola berzaglio (Dante e altri scri ttori). Tuttora è registrata nei dizionari italiani, sia pure come antiquata, la voce berza con il significato di tallone. Ora, sebbene alcuni autorevoli linguisti pongono la voce stessa in relazione all'antico tedesco verse(n) "calcagno", si sarebbe indotti a pensare, soprattutto per associazione di idee, al famoso tallone di Achille che rappresentava proprio l' unico punto vulnerabile al quale, come un bersaglio, bisognava saper mirare

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BICOCCA

per poter sconfiggere l' eroe greco. Comunque, il verbo italiano berzare significa "ferire con saetta'', dall'antico francese berser.

BICOCCA

la voce deriva molto probabilmente dallo spagnolo bicoco "garitta", " torrçtta di pietra" [per la sentinella]. In seguito indicò un'i ntera piccola fortificazione, di infima valenza difen iva, e si estese poi a qualsiasi fabbricato in pessime condizioni statiche, prossi mo al crollo (cfr. fr. biccoque).

BIDELLO BIDET

il termine bidello trae origine dal francese bedel, dal francone *bidil " messaggero", "portaordini". Dalla stessa radice derivò pure bidet, che designò un maneggevole cavallino da sella, forse appunto quello impiegato da tali messaggeri, e, per analogia, in epoca più recente, anche il catino, su cavalletto, per le abluzioni intime.

BIFFA

il termine deriva dal longobardo wiffa "mazzo di paglia", che veniva infilato su di un 'asta per delimitare i confini: una simbologia che venne già utilizzata dai Romani per designare il vessillo del manipolo, l'unità tattica di base formatasi durante le guerre sannitiche. La voce, in seguito, configurò una macchina da lancio a contropesi, come il mangano o il trabucco. Attualmente definisce il traguardo impiegato nei rilievi topografici e nei livellamenti.

BIRRO

la voce deriva dal tardo latino birru(m), variante di burrus , a sua volta dalla parola greca pyrrh6s: tutti vocaboli indicanti il colore rosso. E il rosso era, nel medioevo, il colore dell ' uniforme della guardia incaricata di incarcerare i delinquenti. 11 concetto sopravvive nel termine dispregiativo sbirro.

BISOGNO

l'etimologia è alquanto incerta. Per alcuni il termine deriva dal latino medievale bisonium , a sua volta dal francene bi "presso" e sunnjon " prendersi cura" o dal gotico *bi- sunja ; per altri, invece, scaturisce dal greco ops6nion e quindi dal latino obsonium "vitto". In ogni ca o, la voce designava l'occorrente per il manteni mento delle milizie, dal soldo ai viveri. Sempre un carattere militare si rintraccia ancora nella parola bisogni, che indicava i soldati giovani provenienti dalla Spagna.

BISTURI

non desta eccessiva meraviglia che l'affilatissima lama maneggiata dal chirurgo tragga la sua denominazione daJ francese bistouri, in

..

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BIVACCO

senso chirurgico, e dall'anteriore bistorie "pugnale". Meno ovvio è, invece, che il vocabolo sia riconducibile a Pistoria, voce latina della città toscana, rinomata per le sue fabbriche di lame. BIVACCO

l'origine del termine è nel francese bivac, forma secondaria di bivouac, ma l'etimologia è nella voce composta alemànna bei wacht (bei "presso" e wacht "guardia"): il significato pertanto può ritenersi quello di dimorare presso un posto di guardia all'aperto. La voce eotr6 in Italia con le truppe napoleoniche.

BIZZEFFE

la parola ba il significato di abbondanza, di grande quantità. La sua origine scaturisce da una prassi medievale. Quando il signore feudatario decideva di premiare un cavaliere che si era distinto per particolari azioni militari, era solito concedergli un feudo in vitalizio. In tali circostanze, faceva affiggere una sorta di man ifesto murario su cui , al termi ne della motivazione dell'atto concessivo, veniva scritto con caratteri grandi feliciter, un'espressione augurale che voleva significare auspicio di felice godimento del premio ricevuto. Col passare del tempo, la forma avverbiale feliciter divenne sempre più sincopata, fino al punto che, alla fine dell'avviso di donazione, venivano semplicemente trascritte solo due consonanti f f.: un acronimo che stava per ''feliciter, feliciter". Questo bis-effe finì col significare il dare in abbondanza senza rispettare sempre severi criteri di meritocrazia. Potrebbe derivare anche dall'ar. bizzaf, dial. bizzef.

BLASONE

in francese il termine blason indi cava lo scudo (scuta vocata blason) sul quale i cavalieri facevano raffigurare una particolare loro impresa che li rendesse in qualche modo riconoscibili, nonostante la compl eta copertura della corazza. L' immagine, altrimenti detta emblema araldico, sopravvisse all'epoca dello scudo e divenne il blasone per antonomasia, sinonimo di nobiltà feudale.

BLINDARE

l'origine del verbo è da ricercarsi nel sasso ne blind "cieco" , "coperto", "scuro"; come pure nel francese blinde ed ancora nel tedesco blende (dal verbo blenden "accecare", "chiudere", "coprire"). Per analogia, in architettura militare la voce blindare finl per designare il coprire una struttura esposta ai colpi nemici per mezzo di masse di terra, travi di legno, piastre di acciaio e scudi di mate-

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BLOCCARE

riale vario. Nel linguaggio attuale il verbo ha il significato figurato di proteggere, rendere inalterabile. BLOCCARE

il verbo deriva, per il tramite del francese bloquer, dall'inglese to bloock up: termini che fanno riferimento al movimento di un grosso macigno di pietra staccato dalla cava. In breve bloccare designò l'azione di un rigido sbarramento militare, in particolare navale, l'equivalente dell'assedio terrestre che sin dalla preistoria contemplava la cesura di ogni comunicazione con gli assediati per costringerli alla resa. Attualmente si impiega con il significato di arrestare, riferendo l'azione soprattutto ai congegni meccanici più o meno automatici.

BLUSA

l'attuale diffusissimo capo di abbigliamento deriva dal fran cese blouse, che probabilmente lo derivò a sua volta dal latino pelusia, nome della cittadina di Pelusia, odierna Tell-el-Farama, in Egitto, rinomata per la produzione delle larghe e corte tuniche utilizzate dai Crociati: le bluse.

BOICOTTARE

la voce verbale indica una resistenza più o meno passiva nei confronti del dominatore. Trae la sua origine dal capitano F. Boycott (1832-1897), dispotico e disumano am ministratore di Lord Eme, nobile irlandese. I coloni , nel 1880, per frustrarne ogni iniziativa, reci sero ogni rapporto lavorativo con il crudele amministratore.

BOLIDE

la parola definisce un corpo celeste in caduta libera che si distrugge, per l'attrito con l'atmosfera, trasformandosi nelle famose stelle cadenti. Per estensione, indica ogni oggetto in movimento dotato di altissi ma veloc ità. La sua etimologia è nel termine greco b6lis "proiettile", strettamente correlato al verbo ballein "scagliare" e alla voce belOs "atto del gettare". Oltre alle parole balestra, balistica, ecc., tutte derivate dalla menzionata voce verbale, va ancora ricordato il dùibolos "diavolo", ovvero l'essere infernale che "si scaglia attraverso", quindi l'aggressore dell' uomo per antonomasia.

BOMBA BOMBARDINO

pur ostentando una fm troppo esplicita matrice militare, i due termini indicano nell' odierno linguaggio oggetti di uso pacifi,co. È il caso della bomba al cobalto per la radioterapia e dello strumento musicale bombardino della fa miglia dei tromboni. Dal punto di vista etimologico bomba, indicante un sfera di ferro scagliata da un mortaio, ripiena di polvere pirica, traeva la sua denominazione dal 63


BOMBOLA

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latino bombus, voce onomatopeica presente anche nel greco b6mbos " ronzio", caratteristica che si attagliava al sibilo della bomba in volo. In itali ano il bombice è il baco da seta.

BOMBOLA

in prima approssimazione anche questo termine e mbrerebbe derivato dall a precedente etimologia. In realtà il notissimo contenitore di gas sono pressione, che ebbe il primo vasto impiego nella guerra c himica, deriva dal latino regionale bombyla, prestito de l greco bombjle "recipiente".

BORCHIA

la piccola pi a tra decorativa, present6 in svariate applicazioni ne ll a realtà quotidiana, deriva il suo nome dal latino *brocula "oggetto appuntito" e da brocca "dai denti sporgenti". Il suo impiego presso i Romani fu que llo di ornamento delle uniformi e delle c orazze de i legionari.

BORDATA

il termine, che deriva chiaramente da b01do, ·a sua volta derivato dal francese bord "asse di legno", " tavola", indicava il collltorno de i vascelli e, in particolare, il fuoco imultaneo di tutti i pezzi schierati in batteria. II bordo costituiva, quindi, la massima azione offensiva di un vascello da guerra e, per analogia figurata, il termine bordata sta oggi a significare una pesantissima offesa verbale. Sempre a bordo va ricondotto il verbo abbordare che, nel gergo della marineria, indicava l' atto ostile di affiancare strettamente un ' imbarcazione per arrembarla, ovvero per catturarla. Oggi la voce verbale sta a indicare anche l' avvicinamento rozzo e malde tro di un uomo verso una donna.

BORDELLO

il termine deriva dal prove nzale borde " piccola casa", " baracca", a sua volta emanazione del francese bord "asse di legno". Si trattava di una baracca [v.], adibita a postribolo, insistente ne lle immediate adiacenze degli accampamenti militari.

BORGO

il termine, che designa un piccolo abitato per lo più abbarbicato a un caste llo posto in c ima a una collina, degradante lungo le fa lde della ste a e cintato da una murazione difensiva perimetrale, deriva dal tardo latino burgus , dal germ. burgs (a. ted. burg "città"). In ogni caso il senso non muta molto. È probabile che proprio da tale etimo derivasse l' etnonimo Burgundi. Sempre dall a stessa radice trae origine la voce borghesia che de fin iva gli abitanti del borgo. notevolme nte più evoluti di quelli del contado.

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BORRACCIA

BORRACCIA

il termine indica la fiasca utilizzata dai soldati e, prima ancora, dai viaggiatori: doveva essere, qu indi, resistente e leggera. Il nome deriva dal tardo latino borra "ammasso di peli lanosi", una sorta di pe ll icc ia che costituiva il mate riale con cu i ven iva realizzata. La stessa radice si ritrova pure nello spagnolo borracho " ubriacone" .

BOTOLA

la voce indica attualmente qualsiasi apertura orizzontale che dà accesso a un vano sottostante o sovrastante. La sua origine è forse nel latino bauta "buca". La botola nell'architettura militare era un'imposta ribaltabile che consentiva nelle torri, trami te scalette volanti, di passare da un ambiente a quello superiore.

BOTTA

il termine deriva dal volgare bottare "picchiare", " percuotere" e dall'antico francese buttan, di analogo significato. Si attaglia a una particolare categoria di arm i, detta appunto da botta, in quanto destinate a uccidere senza alcuna penetrazione o taglio: furono tali, ad esempio, la mazza e il martello. Altri sign ificati sono: rospo, persona tozza (nei dialetti meridionali); stivaletto (nei dialetti veneziano e triestino); ghiazzo (XIV sec.).

BOTTINO

il termine, che sembrerebbe in qualche modo relazionarsi al noto contenitore costruito con doghe di legno e cerchi dì ferro, in realtà ha una precisa derivazione. La voce francese butin e quella tedesca bute significano "spartizione". Il bottino era dunque la quota di preda che veniva assegnata al singolo combattente dopo il saccheggio della città espugnata. In breve, designò l'insieme degli oggetti tra~gati senza alcun controllo e, per analogia, anche quelli rubati. Definì pure l'equipaggiamento del soldato.

BRACHE

il termine, usato generalmente al plurale, si riferisce a pantaloni particolarmente larghi e sformati. Etimologicamente deriva dal latino braca "calzone", un indumento che i Romani per lungo tempo non conobbero, né adottarono. Il capo infatti era una caratteristica dei guerrieri Celti, imposta senza dubbio dal rigido clima della loro regione. Lì anche i legionari iniziarono a servirsene regolarmente, adottandone pure il nome. In architettura militare, la braca acquisì una valenza fig urata e rappresentò il ringrosso posto alla base di ogni struttura verticale non ri tenuta sufficientemente robusta per resistere alle artiglierie. Pur essendo caduta in disuso, la voce conta 65


BRACIERE

diversi derivati più o meno dialettali: per tutti lo sbracarsi, ovvero il mettersi in abbigliamento succinto.

BRACIERE

il termine ha avuto fortuna e si è affermato nella nostra lingua come il recipiente di rame per il riscaldamento domestico. È derivato di brace, la cui genesi etimologica risale al tardo larino brasa, di presunta origine germanica, voce significante "carboni e brace". n braciere detto anche caldano, ovvero il recipiente destinato a contenere la brace, era finalizzato ad arroventare le bacchette a uncino (attizzatoi), utilizzate per dar fuoco alle cariche di lancio delle antiche bombarde e dei più moderni cannoni. Era concepito in maniera che non lasciasse uscire pericolose favi lle che, con la concomitante presenza dei barili di polvere, potevano produrre esiti disastrosi.

BRANCA

la parola deriva dal tardo latino branca "zampa" e stava a indicare le falangi di un animale, soprattutto rapace, terminanti in artigli. Per similitudine, agl i ini zi deiJ 'età moderna, questa geometria venne applicata alle trincee, più propriamente zappe, per consentire l'avvicinamento alle fortificazioni con percorso obliquo. Successivamente, ribadendo in senso figurato tale concetto, la branca definì una ripartizione specialistica dello scibile o di una determinata attività.

BRANCO

il term ine, derivato sempre dalla voce latina branca "zampa", si riferisce comunemente a un gruppo di animali o di persone notevolmente aggressivi e violenti. Storicamente la voce può farsi risalire all'epoca in cui sulle navi da guerra i galeotti venivano avvinti alla medesima catena. n che spiegherebbe il significato di brancolare, ovvero procedere in maniera instabile, impacciata, e senza una precisa direzione: l'atteggiamento tipico di chi è incatenato ad altre persone con le quali deve trovare un' intesa per potersi stentatamente spostare.

BRANDA

la branda, deverbale di brandire, in italiano indica la domestica rete sulla quale poggia il materasso. In quanto tale, rappresenta un 'evoluzione dell'antico pagliericcio utilizzato sulle navi da guerra. Dal punto di vista etimologico, la voce deriva dali ' antico francese brand "spada". Dallo stesso termine deriva anche brandire, che significava muovere la spada a destra e a sinistra. Pertanto,

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BRANDELLO

tenendo presente le incessanti osci llazioni che le brande subivano sulle navi per il loro continuo rollare e beccheggiare, è abbastanza agevole comprendere il significato del nome. ll verbo è entrato ormai nell ' uso comune con il significato di impugnare un oggetto in maniera minacciosa e violenta.

BRANDELLO BRANO

di incerta etimologia brandello (cfr. lat. brandeum, dal gr. prandion "cintura") . Brano è deverbale di branare per sbranare. Il brandello o il brano sono infatti dei piccoli p~zzi, originariamente di carne o di stoffa, staccati o lacerati con un violento colpo di un 'arma da taglio.

BRAVARE BRAVATA BRAVI

i termini banno una comune origine nella voce latina pravus "cattivo". Più attendibile la derivazione da barbarus "feroce", "indomito" e, prima ancora, "balbuziente", ovvero dalla lingua incomprensibile. n significato di bravare pertanto è quello di sfidare, fare il gradasso, minacciare. Ben noti i famosi bravi di manzoniana memoria. Tuttavia, col tempo il verbo acquisì una connotazione meno negativa, applicandosi a tutte le forme di sprezzo del pericolo, magari ostentate e ingiustificate. Nel linguaggio corrente, infatti, la parola bravo assunse vale nza positiva, pur rintracciandosi in alcuni derivati, come depravato, con significato dispregiativo (cfr. spagn. tierra brava "terra buona", ma prima " terra selvaggia").

BRECCIA

nel linguaggio corrente è più frequente rinvenire tale vocabolo con riferimento alla ghi aia o al pietrisco minuto piuttosto che al significato originario di sfondamento di un segmento delJe mura di cinta. In realtà, però, in entrambi i casi l'etimo risale al francese brèche, derivato a sua volta da l più arcaico francone breka "rottura". Concentrare le artiglierie per battere in breccia stava a significare far convergere i tiri su un ristretto settore murario per provocarne il crollo, e, quindi, per poter subito irrompere dalla breccia nella fortificazione. Tra le brecce più famose, quella di Porta Pia. Al concetto di rottura e di frammentazione è associato pure il menzionato pietrisco che deriva geologicamente, o meccanicamente, dalla frantumazione di rocce più grandi.

BRETELLA

è uno di quei vocaboli che trovano innumerevoli applicazioni nel linguaggio corrente: la bretella, infatti, oltre a quella correggia, più o meno elastica, che sostiene i pantaloni, è anche la tratta autostra67


BREVETTO

dale di raccordo o la bandella di ferro posta tra due pezzi separati di un unico meccanismo. n fattore che giustifica tanta variabilità è da porre in relazione alla sua forma lunga e sottile. È proprio questa la connotazione che la voce aveva in origine, rifacendosi al francese bretelle e al tedesco antico brittil "redine", vocaboli della terminologia cavalleresca. n termine è poi passato nell'olandese bretel e nell'alsaziano bretellen. BREVETTO

la matrice etimologica del termine risale al francese brevet, diminutivo di brief "breve", da non intendersi però come aggettivo ma come sostantivo [(scriptum) breve]. Il breve e il brevetto erano in origine gli attestati di idoneità che venivano rilasciati a coloro che dovevano esercitare un comando. Successivamente divennero il decreto del sovrano per la nomina degli ufficiali, in sostituzione della più antica patente.

BRICCA BRICCONE

l'etimologia dei termini è nella remota vocé mediterranea *brikka "dirupo roccioso", "macigno" e, per estensione, "rilievo impervio e in accessi bile", con vis tosa accentuazione del s ignifi cato di impenetrabile. Ovviamente, chi abitava tali ambienti, il briccone, senza dubbio doveva essere un personaggio poco raccomandabile o, nella migliore delle ipotesi, un indocile e rozzo montanaro.

BRIGA BRIGANTE BRIGANTINO BRIGARE BRIGATA

1' origine dei termini è forse nella voce celtica briga "forza" e, solo in un secondo momento, "prepotenza". n significato arcaico, quindi , non appare affatto dispregiativo, soprattutto tenendo conto della mentalità dell 'epoca. Inizialmente, infatti, il brigante fu un rispettabile uomo d'armi facente parte di una compagnia di ventura, detta brigata. Per la stessa ragione, anche il brigantino non era affatto un legno dei corsari o dei pirati, ma ebbe tale definizione (in inglese trasforrnatasi in bric) perché accompagnava i legni maggiori . In seguito, i termi ni subirono un netto degrado: il brigante divenne un volgare predone; il brigantaggio fu una piaga sociale da tutti detestata; brigare acquisì il significato deU 'agire con astuzia per fini illeciti. Gli unici vocaboli dell ' intera famiglia che banno conservato la loro originaria dignità furo no: Brigata (la Grande Unità dell'Esercito e la più piccola struttura ordinativa della Guardia di Finanza); Brigadiere (sono noti i gradi di Brigadier Generale dell'Esercito, di Brigadiere dei Carabinieri e della Guardia di Finanza).

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BRIGLIA

BRIGLIA

la parola si relaziona immediatamente ai cavalli e alla cavalleria, ma ostenta al presente innumerevoli signifi cati fi gurati, tutti connessi in qualche modo al concetto di moderare e frenare. Trae la sua origine dall 'antico francese bride, deformazione a sua volta del franco bregdan •'tirare". Potrebbe altresì derivare anche dal gotico bridgii, voce ostanzialmente analoga a brittil, già ricordata per la bretella [v.], ma è da escludere per ragioni fonetiche.

BRINDISI

il termine, che designa senza alcun equivocp l'atto di bere alla salute di qualcuno, non ha attinenza di sorta con l'omonima città pugliese. Deriva invece dallo spagnolo brilldis , a sua vo lta mutuato dalla form ula tedesca brillg dir's " lo offro a te", frase rituale dei lanz ichenecchi ne l momento d i bere e adottata in seguito a nche dagli Spagnoli . Quanto a ll 'origine del bere in onore di qualcuno, l' usanza si perde nella notte dei tempi: era prassi corrente già per i Greci e veni va defin ita philotesia , da phil6tes "amicizia".

BROCCATO BROCCO BROCCOLO

il brocco era una punta di ferro applicata al centro de llo scudo. Traeva il nome dal latino broccus "cavallo dai denti s porgenti". Divenne poi la punta di ferro applicata agli speroni e alla lancia. Lo stesso termine finì per designare il cava llo sfiatato, incapace di qualsiasi prestazione: i denti sporgenti, infatti, sono caratteristi ci dei cavalli ormai vecchi. A l concetto di sporgenza si riallacciò anche un pregiato tessuto con decori a sbalzo, il broccato, che per la sua importanza trovò impiego come finitura di bandiere e di uniformi mi litari. Sempre al concetto di sporgenza si lega il famoso ortaggio romano, il broccolo, divenuto sinon imo di stupidità e di goffaggine, con riferimento all 'azione dell 'emergere tra i cavoli.

BRONZINA

nel XV secolo il termine si riferiva a una bombarda in bronzo, per diversificarla da quelle ottenute per assemblaggio di doghe di ferro forgiato. In seguito, la voce andò a indicare qualsiasi cilindro cavo o anello interposto tra un supporto fisso e un albero rotante, per ridume al massimo gli attriti . Le bronzine più piccole sono dette anche boccole, termine che ha sicura assonanza con la bocca da fuoco.

BRUCIAPELO

in origine il termine alludeva al fatto che, durante la caccia, il tiro era avvenuto talmente vicino all 'animale da bruciargli la pelliccia. 69


BUCATO

Il senso della parola è rimasto immutato, indicando però non solo la distanza minima dalla quale un 'arma da fuoco viene impiegata ma anche la rapidità della sua azione.

BUCATO

al di là del! ' esplicito significato di forato, il bucato è la lavatura dell a bia nc he ri a, i ncom benza notevo lm e nte alleggerita da l mode rno elettrodo mes ti co. Nell o stesso a mbito il bucato fu anche un grosso tino pi eno d'acqua in ebollizione nel quale, previa aggi unta di cenere e di altre sostanze detergenti, si procedeva al lavaggio delle uniformi : per svuotarlo al termine dell 'operazione, essendo pesante diversi quintali, si ricorreva a una spina inseri ta in un foro all a sua base. In breve il tin o con il buco di venne il bucato.

BUCCOLA BUCCOLI

sebbene alqua nto desueto ne ll a lin gua corrente, buccola è il nome dato agli orecchi ni con pendenti. Notissimi sono poi i buccoli, più correntemente boccoli, ovvero i capelli che con grossi ricci ricadono sulle gua nce e sul collo. L'origi ne dei termi ni deve individuarsi nel lati no buccola, da bucca "guancia", con riferimento alle piastre pendenti dall'elmo, poste a protezi one de1le orecchie e del volto, dotate di una leggera imbottitura per megli o attutire i colpi.

BUFFA

la buffa era la parte dell 'elmo che copriva la facc ia, propriamente la visiera della celata. Realizzata con fori e fessure verticali per consentire la respirazione, poteva sollevarsi al termine del combatti mento in modo da consentire la reciproca identificaz ione, premessa del ri tuale salu to. Pur non dando seguito a sign ificative voci lingui stic he, proprio quel partico larissi mo gesto di sollevare la buffa è ali ' origine del saluto militare, universalmente adottato, c he consiste nel portare la mano alla visiera, quasi per volerla sollevare.

BULLETTA BULLONE

l'assemblaggio delle armature, come già in precedenza dei cuoi per le selle, avveniva impiegando un chiodo corto e daJla testa molto larga, detto bulletta, dimi nutivo del latino bulla "bottone", "borchia". In seguito, la bulletta, oltre che elemento di connessione, divenne decorazione delle corazze e degli elmi. In epoca molto più recente, realizzata in grandi dimensioni e solo per il giuntaggio di piastre di ferro, divenne bullone.

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BURLA

BURLA

la parola, che sta a indicare uno scherzo compiuto alle spalle di qualcuno, deriva daJI 'etimo spagnolo burla, di incerto significato, a sua volta scaturito dai termini lati ni barulla "cosa da nulla" o burella " trappola", "trabocchetto", per indicare un congegno insidioso per la caccia e Ja guerra.

BUSSARE BUSSE

i termini derivano dal latino pulsare " battere", " bastonare". I1 verbo, oltre ali ' azione di percussione sulla porta, ind ica an che quella di bastonare, significato rimasto nella voce busse.

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c CABOTAGGIO

La navigazione, che tanto i mercantili quanto le navi da guerra abitualmente effettuavano nel Mediterraneo, fino al XIX secolo avveniva senza mru perdere di vista la terra. Gli Spagno]j la definirono cabotaje "di capo in capo", "di promontorio in promontorio", i Francesi cabotage.

CACCIA

sebbene l'attività venatoria sia da sempre final izzata aUa cattura e alla uccisione di selvaggina per scopi alimentari o ludici, essa adottò abitualmente tecniche e arrrn del tutto simili a quelle da guerra. Del resto cacciare deriva dal latino *captiare, captare "catturare", "prendere", "impadronirsi", "spiare per prendere" : voci verbali strettamente attinenti alle attività belliche, difensive e offensive.

CADETTO

il terrnjne, che deriva da francese cadet, tratto a sua volta dal guascone capdet "capitano", stava a indicare il fratello minore. Poiché nelle famig lie nobili il feudo passava indiviso soltanto al primogenito, ne conseguiva che tutti i frate lli minori, i quali nella rrngliore delle ipotesi beneficiavano di un modesto appan naggio, per ritagliarsi anche un ruolo sociale dignitoso, si dedicavano alla carriera militare. Così cadetto divenne sinonimo di aspirante ufficiale.

CADITOIA

la parola attualmente definisce l'apertura presente lungo le cunette delle strade per favorire lo scolo delle acque meteoriche. In arcrutettura militare, per tutto il medioevo, designava invece la bl!lca lasciata nel calpestio degli apparati a sporgere per consentire il tiro piombante, ovvero il lancio di pietre e di liquiru ustionanti. Le caditoie scomparvero irreversibilmente con l'avvento dell 'artiglieria e della fortificazione bastionata. Nel primo significato fu usata dal Vasari.

CADUCEO

il termine deriva dal latino caduceu(m), che a sua volta riprende il greco karyxéion (da karux "araldo"): suo emblema era un ramo73


scello di ulivo ornato da una ghirlanda. n caduceo divenne universalmente l'emblema della pace.

CAFFETTANO

il te rmi ne, de riva nte dal turco (e dall 'arabo) kaftàn "cotta d i maglia", "armatura", designò per lungo tempo una sontuosa cotta impi egata nell e sole nni ceri monie. Si diffuse ulterionÌlente per indicare semplicemente una veste lunga, di foggia turchesca, e, per analogia, anche la vestaglia.

CALA

il termine, proveniente dal francese cale, dal provenzale calo , derivazione dell 'arabo calla', indica una piccola insenatura costiera, ben riparata dai venti e dalle mareggiate, dove potevano ormeggiars i durante le burrasche, in asso luta sic urezza, le imb arcazioni. Indica anche il fondo della stiva della nave.

CALAMITA

la voce de ri va d a l latin o calamus "cannu cc ia", "gambo", "s telo", "fusto". Ma pe r des ume rn e la c'a nnotazio ne mili ta re occorre risalire al greco kalamos " piccolo dardo", una sottili ss ima as ta con una punta in fe rro molto aguzza, c he costituiva un ' arma molto insidiosa. Orbe ne, proprio da questo e timo pre e il nome l'ago magnetizzato - simile al piccolo dardo- che nelle prime bussole del X e XI secolo indicava sempre la direzione del nord magne tico. E fu così che calamita fi nì per designare il magnete, ovvero il mine rale dotato del pote re d i attrazione. Per analogia formale il calamo sarà la cannuccia appuntita per scrivere e il calamaio il vasetto in cui si tiene l'i nchiostro per in ti ngervi la pe nna.

CALAMITÀ

il termine deriva dal latino calamitas "rovina", "sconfitta", "disastro militare". Secondo un 'altra ipotesi, invece, scaturirebbe da calamus, tratto a sua volta dal greco ktilamos "stelo", nome dato dai contadini romani a una malattia del gambo delle spighe, che provocava la perdita del raccolto. In entrambi i casi è insito il signi ficato di catastrofe improvvisa e irreparabile.

CALCARE CALCE CALCIO

sono alcuni dei numerosi termini che derivano dal latino calcare "schiacciare con il tallone", tratto a sua volta da calx "calcagno". In ogni caso, il senso originale era quello di calpestare, con riferimento all 'azione di schiacciamento e di calpestfo nella furiosa mischia del combattimento, di pestare per ridurre in frammenti. Il termine calce

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CALESSE

(lat. ca/x, calcis, gr. chalix-ikos, ambedue eli origine mediterranea), deve connettersi alle operazioni di triturazione eseguite negli attuali cantieri dalle macine della molazza. Il vocabolo calcio trova riscontro nella parte terminale dell'arma da fuoco che poggia in terra. CALESSE

prima di divenire un mezzo di trasporto, per il quale occorrevano se non le strade almeno delle tracce abbastanza larghe, il can·o fu uno strumento di combattimento perfettamente idoneo agli scontri nelle aree pianeggianti. Calesse viene dal fr~ncese caléche , dal tedesco Kalesche, che deriva dal polacco kolaska: tutte voci che sono il diminutivo di kola "carro", deformazione eli kolo " ruota", di origine asiatica, affine al lat. colere.

CALffiRARE CALffiRO

in francese calibre, in spagnolo e portoghese cali-bre, in arabo qalib,

CAMAGLIO

in persiano kalbud, sono tutti termini dal medesimo significato: "forma", "stampo". La sostanziale affinità del vocabolo m tante lingue può spiegarsi soltanto con l'avvento dell'artiglieria. n che ha indotto, per la parola calibro, un'etimologia affatto empirica: quella derivata dal latino qua libra? "di quale peso?". La singolare domanda, infatti, era d'obbligo all'epoca delle antiche artiglierie, quando la valutazione dimensionale della palla e del diametro interno della bocca era espressa in libbre ponderati e non in millimetri o in altre unità lineari. Pesare la palla riusciva di gran lunga più fac ile, sbrigativo e attendibile che rnisurarne il diametro. È interessante ricordare che, fino ali' affermazione completa deJia palla di ferro, uno stesso cannone ostentava due distinti calibri, a seconda che tirasse palle di pietra o di ferro, e lo scarto risultava mediamente di un terzo per le seconde. In seguito, venne meno ogni ambiguità, in quanto, essendo la palla eli ferro pieno, esisteva una perfetta corrispondenza fra il suo peso e il suo diametro, corrispondenza che cesserà con l'introduzione, intorno alla metà del XIX secolo, dei proietti cilindro-ogivali nei quali a un determinato diametro possono corrispondere pesi diversissimi, funzione della lunghezza del proietto e della sua particolare conformazione. Da quel momento, fu necessario passare alla indicazione del calibro in millimetri o in altre unità lineari. il vocabolo deriva dal provenzale capmalh, in francese ant. camail, ed è la contrazione di capomaglia. Stava a indicare, presso i Romani, una catena alJa cui estremità era fissato un collare destinato agli schiavi e, nel medioevo, la maglia di acciaio dell e armature 75


CAMICIA

che pendeva intorno al collo e che spesso copriva anche il capo. In epoca recente finì per designare la mantellina dei vescovi e un capo di abbigliamento femminile.

CAMICIA

il nome del più usuale capo di abbigliamento maschile (e, sempre più spesso, anche femmi nile), già prerogativa degli ecclesiastici durante le celebrazioni liturgiche, trae origine dal francese chemise e si rintraccia nel rumeno camesa, nel provenzale e nel portoghese camisa e ne lJ 'arabo qamic: tutte deformazioni del basso latino camisia che definiva la veste usata dai militari. La forma greca kamison e kamision sembrano prestit.i dal latino.

CAMORRA

per la maggioranza degli studiosi, il terrrune deriva dallo spagnolo camorra "rissa", "contesa": pur trattandosi di una voce straniera, in italiano andò a indicare la feroce organizzazione criminale, operante in prevalenza .in Campania. La sua origine risale ali ' epoca del viceregno spagnolo.

CAMPARE

la voce, di incerta etimologia, è diffusa nei dialetti meridionali. Potrebbe derivare dal francese camper "accamparsi", "mettere l'accampamento" e, prima ancora, dal latino campus "campo". Da campus è scaturito anche il verbo scampare, ovvero l' essere usciti incolumi da un combattimento.

CAMPEGGIARE

il vocabolo attualmente indica il trascorrere le vacanze in una apposita struttura attrezzata. n francese chiampoier e lo spagnolo campear, calco dell' iglese to camp, defiruvano originariamente il porre l'assedio, dopo aver messo l'esercito in campo.

CAMPIONE

il termine, che trova possibili etimologie nel provenzale campio, nel francese champion, nello spagnolo campeon, tutte voci tratte dal basso latino campionem "arena", "lizza", "combattimento fra due contendenti in campo cruuso", fm1 per designare il difensore, all' interno di un apposito campo chiuso, di una particolare causa. Dipendendo dall'esito dello scontro la soluzione della vertenza, fu, per conseguenza, ovvio affidare tale incombenza al più abile e prestante fra gli aspiranti, per cui in breve il campione finl per rappresentare il migliore di un ' intera fazione o di uno scruerarnento. Per estensione concettuale, il vocabolo assunse il significato di modello, di provino, di prototipo di uno specifico prodotto o progetto, sottintendendosi sempre la sua qualità eccelJente.

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CANCELLIERE

CANCELLIERE

nel periodo del basso impero, si chiamò cancellarius 11 sottufficiale che montava la guardia dinanzi al1a tenda o all'alloggio dell ' imperatore, j} cui ingresso era interdetto appunto da un cancello . In francese il termi ne divenne chancelier e si appli cò an' uffic i ~ le incaricato di assistere il giudice, facendogli quasi da segretario. Proprio con tale mansione il cancelliere divenne, in epoca rinascimentale, il diretto assistente del principe e depositario dei sigilli reali. A ncora oggi, in German ia, la massi ma autorità del governo è il Cancelliere, in ted .. Kanzler e in ingl. chancellor .

CANCELLO

il termine deriva dal latino cancelli (pl.) " barriera", "inferriata", diminutivo di cancri, carcer forma dissimilata. Tornando al greco, il kinklis sarebbe stato in origine ldn-kal-is , ovvero la porta realizzata con verghe di ferro, o pali di legno, tenuti insieme da due o più traverse: una sorta di grata ruotante o scorrevole verticalmente. Tipica la saracinesca, impiegata come serramento di primo ordine nell e porte urbiche e nei castelli, costituita appunto da una massiccia grata di legno e ferro. Dal caratteristico infisso derivò, in senso figurato, la voce verbale cancellare, sottintendendo che, per cassare una sc rittura, si praticavano suJla stessa una serie di righe ortogonali, di sposte cioè come le verghe dei cancelli.

CANDIDATO CANDIDATURA

la voce candidato deriva dal latino candidus derivazione di candere " brillare", "essere bianco" . Presso i Romani, chi aspirava a una carica pubbl ica, civile o militare, indossava una toga candida "bianca". Dal che derivò il termine candidatus "vestito di bianco". Per conseguenza, i termini candidarsi e candidatura andarono a indicare il proporsi in qualità di candidato. La stessa radice si ritrova nella parola candela che risplende o che, nella versione motoris tica, fa scintill e. Sempre dalla medes ima radice deriva pure canuto, uomo anziano dai capelli bianchi.

C ANNIDALE

il termine, proveniente dallo spagnolo canibal, nome dato alle popolazioni delle Antille, è stato introdotto da Cristoforo Colombo quando descrive, nella sua relazio ne ufficia le, gli abitanti dei Caraibi, in spagnolo Caribe, defonnando la voce indigena Caribi che li definiva. I Caribi, ovvero i cannibali, infatti, erano soliti banchettare con carne umana. 77


CANTI ERE

CANTIERE

il termine ha indicato per secoli il luogo preposto alla costruzione del naviglio da guerra. In seguito si è esteso a qualsiasi luogo dove è in costruzione qualcosa. Deriva dal latino cantheriu(m ) "cavallo castrato", "cavalletto". Andando indietro, si scopre anche la voce greca kanthélios "grosso asino da soma", che andò a definire il supporto di travi di legno sulle quali venivano impostati gli scafi delle navi da guerra in costruzione.

CAPACE

il termine, nel suo doppio significato di ampio e di abile, proviene dal latino capax, deriv. di capere "pre ndere", "conquistare", voci nelle quali è implicita la potenzialità di aver ragione di un nernko o, più in generale, di un ostacolo. Alla stessa etimologia risale anche il verbo capire, nel senso di comprendere.

CAPESTRO

per l' ordinamento giuridico militare romano, le puniziow da infliggere ai soldati erano due: la bastonatura e la decapitazione. Per tale ragione il Littore portava sempre il fascio di verghe con le quali veniva somministrata la pena lieve, e la scure che, invece, serviva per le sentenze capitali, dette cosl per la modalità di esecuzione, consistente nel taglio della testa, cioè del capo. Da allora la pena capitale contemplò innumerevoli varianti, ma quella più infamante, riservata abitualmente ai traditori, fu l' impiccagione. ll rumeno capestru, il provenzale cabestre, il francese chevetre, lo spagnolo cabestro, il portoghese cabrestre sono tutte diverse dizioni del medesimo supplizio, il capestro. Capistrum "cavezza", "cappio" (deriv. del gr. biz. capistrion ) fu lo strumento di esecuzione per i rei di tradimento. La voce divenne in breve sinonimo di condanna a morte per impiccagione.

CAPITANO

il termine sta a indicare il titolo dato anticamente ai vassalli di importanti località rurali. Ha fatto la sua comparsa nella nostra lingua nel XIII secolo con il significato di capo, guida, per poi avere gradualmente fortuna nell 'ordinamento militare con quello di comandante di una compagnia di soldati o di comandante di una nave (come voce nautica passato nel turco kap'tàn , kapudàn "capitano di nave"). Deriva dal latino capitanum , a sua volta derivato da caput, capitis . Molteplici i suoi derivati: capitanare, capitaneria, capitale, capitalismo, capitalizzare, capitolo, capitolare, capitolato, capitone, ecc.. Del termine si è appropriata, in epoca moderna, anche la cultura industriale, mercantile e sportiva (capitano d'industria; capitano di lungo corso; capitano di una squadra di calcio e di altri sport).

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CAPORALE

CAPORALE

la voce deriva dal latino cap-ora [pl. in -ora (cfr. pratora)]. La sua derivazione fa riferimento al concetto di reclutatore, una specie di funzionario incaricato di trovare nelle campagne giovani disposti a intraprendere il mestiere delle anni. La voce si è tramandata nel tempo trovando fortuna, oltre che in ambiente militare, soprattutto nel settore agricolo: è tristemente famoso il fenomeno del caporaLato, con il quale nelle regioni meridionali d'Italia, con fini speculativi, illatifondista faceva reclutare manodopera a basso costo.

CAPPA CAPPELLA CAPPOTTO

per i Romani la cappa era un indumento senza maniche, ma con cappuccio, in grado di coprire l'intera persona, tratto con buona probabilità dal mantello dei legionari di color rosso. L' etimologia risale al latino capere "contenere". Nel medioevo la cappa trovò ampia adozione sia da parte di ordini cavallereschi che monastici: da qui la definizione di cavalieri di cappa e spada. È interessante ricordare la vicenda di una cappa famosa, quella di S. Martino di Tours. La sua reliquia venne custodita dai sovrani merovingi con tale riverenza, che le costruirono un apposito edificio per meglio proteggerla: fu quello la prima cappella, termine che in breve finì per indi care qualsiasi piccola costruzione sacra. Sempre dalla cappa, o almeno dal suo concetto di indumento invernale, deriva anche il cappotto, la cui adozione fu ini zialmente soprattutto militare. n termine cappa è mutuato nell'a. alto ted. kappa, nell'alb. kape, nell ' ungh. kippo e nello slavo ecclesiastico capa. Dall'ital. il fr. cape in sostituzione dell'indigeno chape.

CAPSA CAPSARIO CAPSULA

la capsa, dal latino capsa "cassa", era la piccola valigia in cui i medici militari custodivano i loro ferri chirurgici. Più in generale divenne la custodia cilindrica in cui si riponevano i rotoli di papiro. n capsario era invece lo schiavo che accompagnava il padrone, una sorta di antico portaborse, ma era anche il custode dei vestiti dei bagnanti alle terme, in questo caso una sorta di guardarobiere, essendo il contenitore destinato agli indumenti appunto una cassa. n suo diminutivo capsula definisce pertanto il piccolo involucro in cui è contenuto qualcosa di delicato e, quindi, una pozione medicamentosa da ingoiare.

CAPTARE

il termine deriva dalla voce verbale latina captare che, a sua volta, è un intensivo di capere "conquistare con accortezza", "prendere con difficoltà" . Per l'evidente affinità concettuale, 79


CA RABINIERE

nelle prime trasm iss ioni radiofoniche il verbo fu adottato per indicare qualsiasi ricezione di segnale non particolarmente inte nso. Passò pure nel li nguaggio corrente per definire la percezione di una diceria bisbigl iata.

CARABINIERE

il nome dei militi delJ ' Arma Benemerita è legato a carabina. In Francia fu chiamato carabinier un soldato di fa nteria leggera. In Spagna carabinero è un militare di finanza o doganiere.

CARACALLA

la parola in origi ne defi niva la tunica usata dagli abitanti di una parte della Gallia , chi amati Atrebati. Il figl io dell ' imperatore Settimio Severo, Marco Aure lio A ntonino, detto da allora Caracalla, introdusse ta le indumento a Roma, chiama nd olo appunto caracalla. L'abito, pro lungato fino al tallone, divenne un capo dell ' uni fo rme leg ionaria, nonché dell'abbigliamento popolare.

CARACOLLO

il termine, c he s i trova nel portoghese e nel francese caraco , alterazione dello spagnolo caracol "chiocciola", designa le rotazioni fatte fare al cavallo per passare dalla testa alla coda di uno squadrone, dopo aver scaricato l'arm a contro il nemico (cfr. spagn. caracollear "volteggiare il cavallo", passato anche al fr. caracoller).

CARAVANSERRAGLIO

il termine, che attualmente è usato per indicare una riunione particolarmente turbolenta e schiamazzante, nel linguaggio persiano indicava invece una specifica fortificazione, kiirwan - sarai' propriamente "palazzo della carovana": un apposito edificio, chiuso, bla ndam e nte fortificato, in c ui le carova ne di mercanti che attraversavano le regioni desertiche si potevano rifugiare, insieme alle loro mercanzie, per trascorrere la notte al sicuro dagli attacchi dei predoni .

CARCERE

il termine deriva dal latino èarcer "c hiu o" e poi "prigione", accanto a carcar. Potrebbe costituire relitto mediterraneo corrispondente al sicano karkaron. La voce è poi passata al germ. (gotico) kurkar, al ted. Kerker, al celtico insulare e all'a. irlandese carcar. Designa com unque un luogo recinto e chiu so, diverso dalla fortificazione in quanto la difficoltà non consisteva nell'entrare ma piuttosto nell'usci re.

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Samuario della Madonna dell'Arco. Cercola. Napoli: ex voto del XVII-XVIIJ secolo costituito da un modellino di Brigantino. offerto da un devoto in segno di gratitudine per essere scamparo al naufragio.

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Ricostruzione grafi ca di un 'arcaica bombarda, de l XIV secolo, di bronzo montata su un rudimenta le affusto, detra all'epoca bronzina.

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Tramite carte nautiche come q uesta, risalente a l XV secolo, la navigazione avveniva doppiando capo dopo capo. propriamente cabotando.

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t arùò. Lecce. ma~l>Cria l'urtiticma Giudice Giorgio. sotto le garitte.

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~cc.

XVI - XVII: ben

C\ iùcnti

le caditoie \Ui

v~mi

c agli spigoli


RicoMrtllione di un accampamento legionario stabile ereuo lungo il Vallo di Adriano. in Gran Bretagna.

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Il Castello Svevo di S. Fel ice a Cancello, erello tra il 1240 ed i l 1250, ed in seguito abbandonato. deve il suo nome alla rilevanza strategica del sito d' impianto che domina la strada per Benevento e la Puglia.

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.. Milazzo: il Duomo Antico. La chiesa fu eretta all'interno della munĂšissima piazza, su progeno dell'arch. Camillo Camillani, nel 1608. In seguito asso lse la funzione di Cappella del grande complesso difensivo, trasformatosi dopo !"UnitĂ d"Italia. verso il 1880, in Carcere.

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Carro armato Shcrrn an. in allestimento an ti bio. impiegaLo dalle forze canadesi nello sbarco in Normandia il 6 giugno 1944.

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Il palazlO della Casba di Algeri dove risiedeva il 'uo ultimo be) co.,lreno alre..,ilio dalla conqui ... w francese della cinĂ nel 1830. in una -.1ampa dclrcpoca.

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Nella antica Daunia. parte della odierna Puglia. vennero costruite diverse centinaia di fortificat.ioni basate su di un fossato anulare. completato da un aggcre di riporto c da una palizzata. E.'>l>Cndo una sorta di milo circolare la loro dcnominationc categorica sarebbe propriamente quella di dife!>a di circonvallazione. La datazione rbalc all'etĂ del bronto.

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~O m

Ricosu¡uzione grafica di Catai Huyuk. nella Turchia meridionale: viene considerata la piÚ antica città della storia, risaleme forse al 7000 a.C. Per quanto paradossale non aveva strade. consistendo la difesa neiJ'addossare le case, a cui si accedeva dalla copertura. l'una aiJ 'altra.

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Splendida

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collana di

prcgiatissimo corallo.


Coltelli ouoceme chi di fattura popolare. appancnuti a briganti postunitari del Mate e.

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Armatura in bronzo completa rinvenuta in una tomba nei pressi di Pacstum. un elmo c di due schinieri.

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Ă&#x2C6; composta d i una cor azza anatomica. di


Torre vicerealc di Paestum. di tipo a pianta rotonda.

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Torre 'ice reale di Erchia. di 1ipo medio a quaurn 1mniere.

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CARLINGA

CARLINGA

sebbene correntemente il termine si intenda riferito aJla parte di un aeromobi le destinata ai piloti, è corretto ricondurJo alla sezione anteri ore destinata a contenere il motore. Prima ancora, la carlinga designava un elemen to costru ttivo dei vascelli, in particolare di quelli di origine vichinga. La voce deriva, infatti, dal francese carlingue e, a sua volta, dall'antico scandinavo kerling, che era il supporto in massiccio legno di quercia, sagomato a coda di rondine, che, applicato sulla chiglia, serviva a sostenere l'albero dei vascelli.

CARNEFICE CARNEFICINA

carnefice deriva letteralmente dal l atino carnifex, paro[a composta da caro , carnis "carne" e facere "fare": era pertanto chi faceva la carne o, per meglio dire, riduceva a carne da macello corpi viventi. In seguito divenne il personaggio incaricato di procedere alla tortura e di eseguire le condanne capitali. La carneficina, o carnifìcina, per evidente derivazione, divenne la strage con scempio di cadaveri.

CAROSELLO

il termine, che definiva un torneo di cavalieri raggruppati in squadre, deriva dal francese carrousel. Potrebbe scaturire anche dal napoletano carusiello "palla di creta", riferito alla testa rasata di un caruso "ragazzo" : con la palla appunto si s arebbe ro svolti i menzionati giochi, cavallereschi dapprima, popolari poi , del carosello.

CAROVANA

in origine ritroviamo il termine nella voce francese caravane e in quella spagnola caravana , entra mbe di derivazione araba kairav'an e caruan, di etimo persiano (karwan ), con il significato di compagnia di viaggiatori, per lo più mercanti che, per sicurezza reciproca, attraversavano riuniti il deserto o le regioni infestate dai predoni. Intorno alla metà del XVI secolo, carovana designò in italiano una speciale formazione di navi da guerra, per lo più galere, che navigavano insieme. La definizione fu in particolare impiegata dai Cavalieri di S. Stefano, le cui unità uscivano compatte per intercettare e attaccare i legni corsari barbareschi. Del termine è sopravvissuto il senso di lunga teoria di mezzi di trasporto in movimento, a identica velocità, lungo un medesimo percorso.

CARPENTIERE

il termine, presente nel provenzale carpentier, nel francese charpentier, nello spagnolo carpintero, nel portoghese carpinteiro , trae 97


CARRETTA

la sua origine dal latino carpentarius, aggettivo derivante da carpentum "carro", "biga", voce indicante i carri da guenra e da trasporto. In breve il carpentiere divenne il costruttore di macchine militari, in particolare di quelle d'assedio, alle dirette dipendenze degli ingegneri preposti alla loro ideazione e progettazione.

CARRETTA CARRIERA CARRIOLA CARRO CARROZZA

i termini, derivati dal latino carrus, indi.cano un veicolo a due o quattro ruote trainato da cavalli. La diffusione di tale mezzo esigeva la presenza di territori pianeggianti, per cui il carro da guerra, mentre fu di ampia adozione in Egitto, in Mesopotamia e in Gallia, risultò meno utilizzato in Italia. Solo dopo la costruzione delle strade divenne per i Romani il veicolo da trasporto dei carichi pesanti via terra. Suoi diretti derivati: la carretta, la carrozza e la modestissima carriola. La carriera riprendeva, in senso fig urato, la velocità di avanzamento dei carri per definire quella nella professione.

CARTUCCIA

la voce, scaturita dal francese cartouche, defin iva l' involucro di carta pergamena in cu i erano contenuti la polvere e il proietto: l' insieme completo per effettuare un colpo co n un'arma da fuoco. Mezza cartuccia, ossia "nanerottolo", è una locuzione propria del gergo militare di origine meridionale.

CASACCA

per molti autori il termine deriva dal francese casaque o dallo spagnolo e portoghese casaca, con il significato di "casa", "copertura", "protezione". Per altri, invece, potrebbe anche scaturire dal basso latino casula "foggia di veste con cappuccio". Ma l'ipotesi che lo fa risalire ai Cosacchi , è improponibile. Cosacco viene dal polacco kozak, a sua volta dal turco kazak "vagabondo", "nomade". È significativo che, nella Francia del XVI secolo, la casaque indicasse il mantello dei cavalieri, per cui cambiar casacca stava a significare cambiare sch.ieramento.

CASBA

la voce viene dall 'arabo qasaba "interno del castello", ma fa parte ormai del linguaggio comune per indicare i centri storici più fittamente popolati, dediti a una miserabile economia di sopravvivenza con scambi di qualsiasi tipo, non di rado illegali.

CASCO

il termine (lat. mediev. chascum, forse dal gr. kapsikos), presente nel francese casque e nelJo spagnolo casco, deriva dal più antico

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CASERMA

lati no cassis "elmo". Strettamente connesso con casco è il verbo cascare con il signjficato di cadere rompendosi la testa.

CASERMA

il termine, che storicamente ha designato il complesso di edifici e relativi servizi dove allogg iano i militari, deri va dal francese cazerna, dal provenzale caserma "casotto destinato a quattro soldati " e dal latino quaternus "a quattro a quattro", raccostato a "ermo". L'etimologia più accreditata è quell a che fa ri salire la parola a casa erma, nel senso di dimora posta .in un luogo soli tario (spagn. casas yermas).

CASOTTO

il termine è un diminutivo di casa, che in origine indicava anche la garitta o la baracca destinata a un piccolo corpo di guardia, realizzata in muratura con spioncini, all ' altezza degli occhi, e posta sugli spigoli delle cerchie urbiche. In seguito designò pure l'edificio, sempre estremamente grezzo, in cui si tenevano rappresentazioni e spettacoli vari. In senso fi gurato, attualmente definisce un rilevante trambusto, una grande confusione.

CASSERO

in architettura militare il termine indicava la parte sommitale di una roccaforte, da cui si dominava l' intero abitato. Deriva dall 'arabo qasr "fortezza" (biz. kastron, dal lat. castrum). Il vocabolo designava anche la parte elevata dei vascelli ubicata a poppa, al di sotto della quale stavano gli alloggi, costruita per dispo rre di una piattaforma di tiro sopraelevata, concezione assolutamente analoga a quella della fortificazione. Attualmente la parola sta a significare un reci nto chiu so, perfettamente stagno, che si innalza sugli alvei dei fiumi , in modo da poter procedere allo scavo di fondazion i per i piloni di ponti. L'equivalente spagn. del termine è alcazar con l' art. ar. al. È presente anc he come toponimo Càssaru (Siracusa).

CASTIGLIA

la parola designa uno dei regni costituitisi e ampliatisi in Spagna nell ' ambito della lotta di liberazione dalla dominazione araba. Il termine trasse origine dalla fittissima presenza di castelli che contribuirono all'estendersi della riconquista cristiana.

CASTO CASTRARE CASTRONERIA

la voce verbale, che si trova nello spagnolo e portoghese castrar e nel francese chatrer, deriva dal latino castrare, denominale del greco keaz-ein "tagliare", "fendere", che corrisponde al sanscrito 99


CATENA

çastram "coltello", "spada". Quale c he sia stata l'etimologia, in tutte le menzionate dizioni è ben evidente l 'atto del tagliare, con riferimento alla spada. È possibile così spiegare anche il significato di casto (cfr. çistah " ben educato"), puro e pudico (in senso cristiano), e di castroneria, ovvero grosso sproposito.

CATENA

il termine si riferisce allo strumento impiegato nel combatti mento per tene re in soggezione i vinti. Ridurre in catene, in fatti , significava configgere, re ndere prigioniero dopo una disfatta. Il termine, a ul teriore conferma della sua contestuali tà con la g uerra, lo si ritrova in tutte le lingue europee: da l provenzale cadena al portoghese cedea, dall 'antico francese cadene all ' inglese chaind, dall'antico alto tedesco ketina (ted. Kette ) al medievale keten : l'etimologia si rifà alla voce latina catena, di probabile origine etrusca, " l' uno dopo l' altro", c hi ara allus io ne agli ane lli e alle teorie di prigionieri incatenati.

CATERVA

il termine deriva dal latino caterva " moltitudine", "addensamento": è probabile che in ori g ine sia stata una voce ga ll ica. Di certo i Romani definirono così un ' indisciplinata unità tattica nemica con la sua approssimata ordinanza. La parola aveva implicitamente una valenza negativa, lasciando presumere che la formazione nemica poteva soltanto descriversi come una moltitudine, priva di qualsiasi coordinazione: il che, tuttavia, proprio per l' abnorme entità numerica, incuteva una comprensibile apprensione. E proprio la connotazione numerica in seguito si impose, arrivando a definire caterva qualsiasi formazione eccessivamente nutrita.

CATTIVO CATTURA

il term ine, in spagnolo cativo , in provenzale caitiu, in francese chétif, deriva dal latino captivus (captus , capere " prendere"). Presume ndo che ch iunq ue si arrendesse in g uerra fosse intrinsecamente spregevole, mal vagio, vile, abietto, al punto da accettare persino la schiavitù pur di sopravvivere a qualsia i costo, in breve volgere captivus divenne sinonimo d i quanto di peggio vi fosse nell ' uomo. Tuttavia, il senso che attualmente d iamo a cattivo deriva da una sua succe iva applicazione in e poca c ristian a: c hi , infatti, era cattivo, cioè prig io niero del demo nio, captivus diaboli, rappresentava il malvagio per antonomasia. Anc he cattura ostenta la medesima etimo logia, riconduc ibile al latino capere "prendere", " impadronirsi", "fare prigioniero". Nel tardo latino [uxor]

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CAUSA

captiva [penatibus] era la vedova, prigioniera in casa dopo la morte del marito. CAUSA

nel linguaggio comune il termine è riferito soprattutto a una lite portata i11nanzi a un giudice per valutarne le ragioni e le colpe. O ancora sta a indicare il motivo di un determinato evento. La sua etimologia risale al latino causa, a sua volta corruzione di cusa , c u ssa , dal verbo cu dere "battere" , "colpi re" , "spingere" . Pertanto, causa altro non fu che il colpo, la P.ercossa e , figuratamente, la discussione che portava a ottenere una sentenza del gi udice. Alla medesima etimologia si fa nno risalire anc he i verbi accusare, scusare, ricusare.

CAUTO

la voce deriva dal latino cautus, scaturito da cavere "stare in guardia": notissimo cave canem "attento al cane". La originaria etimologia, tuttavia, risulta notevolmente più antica, fo rse desunta dal sanscrito kavih "assennato", "che osserva". In pratica il termine indicò il comportamento guardingo e accorto di chi si accingeva a un ' impresa militare rischiosa (cfr. a. sass. skawon , a. a. ted . scou won , ingl. to show, ted. schouen).

CAVA

al presente il vocabolo fa pensare a una particolare for mazione geologica dalla quale si estrae un determinato materiale impiegato nelle costruzioni. Il termjne si ritrova nel francese caive, nello spagnolo cueva e nel portoghese cova : tutte derivaz ioni del latino cava, femm . di cavus "vuoto", e del greco k6os "cavità" . Che il vuoto sia in qualche maniera con nesso con l' estrazione mineraria è facilmente intu ibile. Ma molto più significativamente la voce è da ricondurre allo scavo di galleri e ottenute producendo dei vuoti nella roccia o nel teiTeno. Nel corso degli antichl assedi , per raggiungere la base delle mura nemiche, per provocarne il crollo, si praticava una cava, detta anche mina [v.], cavando o scavando per ricavare una stretta galleria che veniva fatta crollare per combustione dei puntell i, una volta arrivata sotto le fo ndazioni nemiche.

CAVALLERIA

il termine è ovviamente legato alla parola cavallo. In latino, infatti, esistevano il caballus e l' equus: il primo era il cavallo da lavoro, assimilabile al greco kaballes; il secondo era il destriero, riconducibile alla voce greca ek wos . Il suffisso -eria, contenuto in cavalleria così come in altre parole, dà l'idea di collettività. Ne1 XII seco10 1


CAZZO

lo erano molto diffuse in Italia le voci cavalerius e carvalere, dal francese chevalier . Dall'italiano, invece, deriva il fr. cavallerie (XVI sec.).

CAZZO

il termine deriva, secondo alcuni , da cap[ez]zo "capezzolo", con il significato di piccolo capo. Molto più verosimife, invece, che l'etimologia risalga al greco tardo aktUion "albero maestro della nave". A sostegno di tale ipotesi, può dirsi che i l supporto basamentale d eli' albero, costituito da un grosso ceppo di rovere, con incastro a coda di rondine, in italiano era chiamato scasso. Più persuasiva è l'etimologia che fa derivare la voce dali ' italiano antico cazza "mestola", che indicava un arnese impiegato dagli artiglieri nelle operazioni di tiro. C ' è infine chi ritiene che il vocabolo coincida con il maschile d i oca, con l'aggiunta del suffisso azza: oco + azza (i l che è insostenibile per molti motivi).

CECCA

il termine trae origine onomatopeica dal suono prodotto dal cane del fucile quando la cartuccia non esplode. In breve far cecca, e anche far cilecca, valse per fallire, andare a vuoto. Abbreviazione popolare di Francesca.

CECCHINO

sebbene il termine sia squisitamente militare, ormai entrato nel linguaggio comune di tiratore scelto, sabotatore, esso merita una precisazione etimologica. I soldati deli' imperatore Francesco Giuseppe, al tempo della prima guerra mondiale, venivano chiamati cecchini, diminutivo appunto di Francesco. Così cecchini furono i tiratori austriaci che, armati di fucile con cannocchiale, si appostavano per battere con colpi isolati i punti di passaggio obbligato dei soldati nelle trincee, mirando di preferenza sugli ufficiali e sui graduati.

CEDERE CEDUE

la voce verbale deriva dal latino cedere "cadere", "verur meno", "essere sconfitto", "ritirarsi", ·a sua volta rifacentesi alla radice sanscrita kad, presente in ça-çada "cadde". Tra le derivazioni in italiano più comuni vanno segnalate decesso, col significato di lasciare la vita, e cesso, nel senso di ritirata, luogo appartato. Dalla voce verbale caedere "tagliare", "fendere" e dal sanscri to khad-ayami "faccio a pezzi" deriva anche ceduo, albero destinato a essere tagliato.

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CELATA

CELATA

il termine, che si ritrova nelJo spagnolo celada e nel francese salade , deriva dal basso latino celata, a sua volta emanazione del latino mediev. caelata " intagliata", "scolpita"; potrebbe altresì scatu rire da lla voce verbale latina celare " nascondere" e, ancora, da celata cassis "elmo": in tutti i casi, si attaglia perfettame nte a ll 'elmo chiuso, munito di una parte anteriore forata e sollevabile per consentire la vista e la respirazione. Al1o stesso etimo viene fatta risalire cella: la parte seminterrata della casa, altrime nti detta anche cellaio, luogo dove venivano riposti gli alimenti liquidi come olio e vino; la parte de l tempio, ch iusa da quattro mura, riservata alla statua della divinità; la cameretta di un dormitorio, convento o reclusorio.

CELERE

la voce aggettivale, che qualifica un movimento veloce, risale al latino celer "rapido" (cfr. il greco k éles "cavallo da corsa"), ma si rintraccia già ne l sanscri t o k 'al-ami " mi muovo" , "affretto il passo". La parola ha desunto l'attuale significato anche dal tennine latino celeres, che designava i trecento cavalieri della guardia di Romolo.

CENOTAFIO

il termine, di raro impiego, deriva dal latino cenotaphium, a sua volta tratto dal greco kenotaphion e, in partico lare, da ken 6s "vuoto" e taphios "sepolcro", "tomba". Letteralmente quindi stava a indicare un cippo di tipo commemorativo privo di cadavere. La strana usanza veniva osservata in occasione della celebrazione di un ill ustre cittadino, morto in combattimento, il cui corpo non era stato possibile rinvenire e onorare.

CEPPI

il termine è riconoscibile nel provenzale ceps , nel francese cep , nel catalano cepa, nello spagnolo cepo , nel basso bretone kef. La sua etimologia risale al latino cippus e, prima ancora, al greco sk6ipos " palo" [destinato a essere conficcato nel terreno]. Il ceppo è infatti correntemente la parte basamentale dell'albero, quella che emerge dal ten-eno in cui è confitta la radice e su cui poggia l' intero tronco. In correlazione con la staticità, vennero chiamati ceppi le due traverse di legno nelle quali si bloccavano le caviglie dei prigionieri per impedirne la fuga. In epoca moderna, si chiamarono così i supporti meccanici che racchiudono :i cuscinetti di un albero rotante e, per co nseguenza, incepparsi designò l' azione del bloccaggio improvviso di un congegno. 103


CERNA

CERNA CERTO

la prima voce deriva dal latino cernere "vagliare", "scegliere", da cui le voci discernere, cernita. Sullo scadere del medioevo, cerna f u un giovane arruo lato nelle milizie, selezionato tra que ll i tratti dal contado: sono no te le cerne della Repubblica Ve neta. Dall a stessa voce verba le deriva certo, con il significato di preciso, distinto, ben definito, e prende orig ine anche il q uotidiano e o nni presente certi-

ficato (certus facere).

CESTO

il vocabo lo. derivato dal latino cestus, tratto a ua volta dal greco kest6s "cinto", defi niva una correggia d i cuoio, munita di borchie di metallo, che gli atleti si avvo lgevano intorno a l polso per praticare un antesig nano pug il ato. Dal medes imo eti mo discende il vocabo lo incesto che indica un rapporto essuale fra tre tti consanguine i: sembrere bbe c he, ne ll a fattispec ie, la sua orig ine sia da connettersi al cinto che le spose portavano il g iorno delle nozze e che il marito, solo dopo il matrimonio, era autorizzato a sciogliere. Mancando la legittimità del vincolo, veniva- meno il rito del cesto, da cui incesto.

CIDAMARE CHIASSO CIDESA

il verbo chiamare defi nisce l'azio ne del sollecitare e del convocare qualcuno tramite il suono della voce. Deriva dal latino clamare, che a sua volta con erva la radice indoeuropea kar, kal=kra, kla, presente ne l sanscri to con il significato d i risuonare. Il chiasso per noi è un vociare intenso, molto confu o e fastid ioso, una orta di rumore a ordante prodotto dal sovrapporsi di tanti gridi Presente nella voce provenzale e francese clas "grido", in q uella rume na glas "suono", "voce", il vocabolo deriva dal latino classus o classicwn, il suo no della tromba che chi amava a raccolta le truppe. In greco si rintraccia kaléo "chi amo", "convoco", dalla cui rad ice scaturisce anche chiesa, nel sig nificato di raccolta, adunata.

CIAMBELLANO

dal francese chambellan, dal provenzale chamerlen e d a ll 'antico alto tedesco kamarling, la paro la in epoca medievale indicava un alto ufficiale con funzioni d i te oriere. Dalla stes a etimologia, e con il medesimo significa to originario, scaturisce anche la voce camerlengo, il Cardinale che alla morte di un pontefice a sume il controllo dei palazzi vatican i e vigila sul corretto svolgimento del conclave.

CIARPA

presente ne llo spagno lo e po rtoghe e charpa, ne l fra ncese écfzarp e, nel tedesco sclzarpe, il vocabolo deriva da ll'antico alto tede-

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CILICIO

sco scherbe, tratto dal fran cane *skerpa che indicava ori g inariamente una sorta di borsa, o tasca. portata a bandoliera dai viandanti e che più tardi si trasformò nell a fascia di seta con nappe che portano gli ufficia li e anche i c ivi li , empre ad a rmacollo e più raramente a lla vita, come una volta la portavano i sindaci. 11 nome nel frattempo si è trasformato in sciarpa, mentre da ciarpa sono derivati altri vocaboli , tutti con significato di oggetti di scarso valore: ciatpame, ecc ..

CILICIO

il termine de ri va dal greco kilikion (lat. cilicium ) c he desig nava una stoffa tessuta in Cilicia, impiega ndo peli di capra, particolarme nte ruv ida e ispida. Pe r la ua resistenza e basso costo fu impiegata dai Romani per confezionare le uniformi dell 'eserci to e ado ttata dagli a nacore ti c ri stiani c he indossavano la veste direttamente sulla pelle come pe nite nza. In seg ui to il cilicio accentuò la sofferenz a, trasfo rm a ndosi in un a c intura nodosa.

CINGERE CINGOLO

derivano tutti dal lati no cingere, che a sua volta trae origine dal an crito kancate "corazza". Strettamente affine è il concetto di cingolo che in origine era il cinturone militare dei Rom ani 1 cingulum , e che, per analogia, si è applicato alla lunga catena a piastre di un mezzo semovente su terreni dove è necessari a una forte presa. Identica è l'eti mologia di cintura, da cinctus, che detìnisce abitu almente la correggia con cui si astengono i pantaloni.

CINTURA

CIRCONVALLAZIONE il termine defi nì ce la strada della moderna c ittà a scorrime nto veloce che permette di spostarsi lungo il suo contorno, ev itando il traffico interno, fi no a ll ' intersezione con l'asse di penetrazione voluto. Deriva dal latino circum vallum, che designava un riparo o uno steccato rea li zzato per motivi difensivi intorno a un abitato o a un caposa ldo. Pe r l' esattezza il vallo era una sorta di pa li zzata, sostituita in seguito da un terrapieno, che nella parte anteriore presentava un fos ato. L' insieme fosso- terrapieno d ivenne la fortifi cazione permanente più diffusa. CIRCUITO

il termine deri va dal latino circum-ire "a ndare intorno" e, per estensione, "cosa c he sta intorno" . In prati ca ebbe tale definizione la fortificazione perimetrale che c irco ndava un abitato. Lungo i suoi spalti e ra poss ibil e percorrere l' inte ro perimetro senza 105


CIURLARE

alcuna soluzione di continu ità. Forse per questa ragione si è dato tale nome a un insieme di conduttori che costituiscono un percorso chiuso per gli elettroni che in essi coiTono, trovandovi una determinata resiste nza: quando questa, per motivi accidentali, diviene troppo bassa, o addirittura si azzera, si parla di corto circuito, ovvero di percorso insufficiente per mantenere là resistenza di progetto.

CIURLARE

il vocabolo deriva probabilmente dalla voce verbale latina circolare " muoversi in giro". Per successiv i adattamenti indi cò ben presto l'oscillare, il tentennare, il non stare saldo. Si a pplicò in particolare alle armi da taglio, che non risultavano ben fissate al manico o all'elsa: ne derivò il noto modo di dire ciurlare nel manico, riferendos i fig uratamente agli uomini che non mantengono la parola, che sono fac ili a trad ire, che oscillano nelle loro convinzioni .

CIURMA CIURMA RE

il sostantivo definisce l'eq uipaggio di una nave, m senso dispregiativo. Nel tardo medioevo, e soprattutto in età moderna, indicava l'insieme dei rematori di una nave da guerra incatenati al banco di voga e condannati alla galera per reati gravi. ll termine si ritrova nel francese chiourme, nello spagnolo chusma, nel portoghese churma, nel catalano xurma, nel dialetto genovese ciusma e in quello siciliano chiurma. La sua origine viene fatta risalire al latino c(e)llusma "turba" e più motivatamente al greco kéleusma "grido", termine facilmente riconducibile ai lamenti e agli inganni cui la ciurma era sottoposta nelle galere. La voce verbale, conseguentemente, sta per tenere a bada, ingannare con frottole e imposture. L'allotropo dialettale è chiorma.

CIVILTÀ

il termine scaturisce dal concetto di civitas , la più evoEuta forma di convivenza soc iale basata sul territorio e sui suoi abitanti, cives. In quanto tale, la città fu, sin dalla sua più remota origine, una struttura residenziale, chiusa e difesa da mura perimetrali: il sim bolo geroglifico che la rappresentava risulta composto da un cerchio, le mura, con sovrapposta una croce concentrica, il reticolo del1e strade.

COCCARDA

il termine, che indica un nastro policromo, applicato sul cappello o sul petto per notificare la propria appartenenza a una deterininata fazione,

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COCCIA

fu introdotto dalla Rivoluzione francese. Nessuna meraviglia pertanto che il suo etimo lo si ritrovi proprio in quella lingua: cocarde, da coq "gallo", alla cui cresta il distintivo fa chiaramente allusione.

COCCIA

il termin~, presente in tutte le varianti dialettali indicanti sostanzialmente sempre un vaso a forma concava, deriva dal latino concha, già in greco k6nche "conchiglia". Esso sta anche a indicare la protezione di metallo, per lo più semisferica, posta al di sotto dell' impugnatura della lama. Per la resistenza e )a rotondità dell 'accessorio, la voce finl per applicarsi anche alla testa delle persone di dura comprensione.

CODARDO

il termine, presente nel francese couard, neJlo spagnolo e portoghese codarde, deriva dal latino cauda "coda": la desinenza -ardo è di origine longobarda. L'uso del vocabolo, nel significato di vile, è riferito aJ comportamento abietto del soldato che per evitare di combattere si metteva in coda alla fila. Gli ufficiali romani perciò erano soliti porre nelle prime file i soldati più aggressivi e spavaldi, collocando i più timidi in quelle retrostanti, per cui in coda fin ivano quelli meno combattivi. In seguito, il significato andò accentuando la connotazione dispregiativa.

CODICE

il latino codex (caudex) di etimologia oscura, deriva probabilmente da cauda indicante la parte inferiore dell 'albero, il ceppo e, per estensione, il tronco, la parte che continuamente si innalza. Nel periodo arcaico, quando le ord inanze e le leggi erano incise su tavolette cerate, accadeva che il loro continuo sovrapporsi ne facesse innalzare la pi.la, che così si configurava come un tronco di legno in continua crescita. I Romani diedero perciò alla raccolta il termine di codice: q uello per antonomasia è la raccolta di leggi fatte redigere dagli imperatori Teodosio e Giustiniano.

COFANO

il termine, usualmente, sta a indicare il coperchio del vano motore. Per i muratori napoletani indica ancora, al femminile, cojana, la caldarella, un tempo di vimini intrecciati, oggi di ferro. Come in tanti casi, la dizione dialettale è quella che più rispetta l' etimologia. Per i Greci, infatti, k6phinos "cesta" era un canestro di vimini. Intervennero secoli dopo gli Arabi che, deformando il vocabolo e ingrandendo la struttura dell ' oggetto, definirono quffa "coffa" la piattaforma (simile alla cesta) collocata sull'albero maestro della

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COLBACCO

nave e adibita al ricovero delle vedette. Da allora, per successive alterazioni e corruzioni , il termine ha indicato oggetti in grado di contenere qualcosa.

COLBACCO

l'introduzione del termine coincide con la pedizione france e in Egitto nel 1799. La sua etimologia si fa risalire al francèse colbak e al turco kalpak "berretto di pelliccia". I primi ad utilizzarlo furono gli ussari e i granatieri.

COLLANA

il termine è talme nte riferibile ai monili femminili che riesce diffi ci le credere che anche gli individui Eli e o maschile se ne siano serviti. Eppure, la coll ana fu ne l medioevo la catena preziosa, portata intorno a l co llo e pendente sul petto, che costitui va la più ambita decorazione militare per valorose imprese. In breve volgere, divenne l'e mblema di di stinti ordini cava llereschi , trasformandosi da collana in collare: nel nostro ordinamento sopravvive ancora quello dell 'A nnun ziata, ordine cavalleresco fondato nel 1362 da Amedeo VI di Savoia. L'etimologia risale al latino collum .

COLLANT

da pochi decenni nell 'abbigliamento femmi nile è stato introdotto un nuovo tipo di calza che, a differenza di quella utilizzata da secoli, non ha bisogno di sostegni (giarrettiere), essendo lunga fino alla vita. Il nome deriva dal francese coller " incoll are", ma l'etimologia è di gran lunga più antica, rintracc iandosi persino in italiano la voce verbale collare che originariamente indicava il tormentare con la corda, ovvero il tirare su è giù la disgraziata vittima. L a punizione era particolarmente in voga nella marina dove, non a caso, la stessa voce verbale i applicava a lle vele. E questo significato si spiega con la voce verbale greca koltizeitz " punire", "castigare" o con quella germanica kollen " tormentare", con riferimento al soll evare ]a corda e al !asciarla cadere.

COLONNELLO

in italiano, o ltre a des ig nare l ' uffi c iale uperiore di notiss ima nozione, il termine indica un pàrticolare montante !igneo verticale. La sua etimologia, in questo ultimo ca o, è fin troppo esplicita, derivando da colonna e sig nificando quindi piccola colonna. La stessa eti mologia è applicata pure al grado militare, ma in modo improprio. Colonnello, infatti, non è l' uffi cia le che comanda una colonna, unità tattica peraltro di incerta definizione. Fu, invece, a partire dal XVI secolo, l'uffi ciale che comandava un Reggimento

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COLPO

la cu i bandiera si fregiava della corona reale: dallo spagnolo coronel, pertanto, derivò colonnello, per assimilazione.

COLPO

il termine, di vastissima accezione, indicante sempre qu alcosa di improvviso, di traumatico, di violento, sia in enso co ncreto che fig urato , de ri va da l basso latino colpu.s , forma sincopata di colop(u)us "colpo a mano chiusa", "pugno". La sua origine può rintracciarsi ne l g reco k6laphos "schjaffo", connesso con il verbo koap-tein "batte re". Ma esiste anche una voce dell ' antico alto tedeco kolpo " mazza'·. "clava", con cui si può spiegare l' etimo del vocabolo.

COLTELLO

l' oggetto appartiene al ristretto ambito di ute nsili con cui un paio di volte al giorno entriamo in contatto per desinare. Indubbiamente la sua origine fu quella di uno strumento di caccia e dì combattimento, funzio ne che continua ad assolvere con fogge estremamente sofisticate. La voce, presente nel provenzale coltellzs, ne l francese couteau , nel catalano coltel, nello spagnolo cu.chillo, nel portog hese cutelo, deriva sempre dal latino cultellus, dim. di curtel l

culter - tri.

COMANDARE

il verbo, presente con leggere variazioru fonetiche in tutte le lingue europee neolatine, deriva dal tardo latino cum mandare "affidare", "raccomandare" e, per estensione, "ordinare a qualcuno di fare qualco a", tratto a sua volta dal lat. class. commendare "raccomandare".

COMBRICCOLA

la briccola nel medioevo era una macchina ossidi onale della famiglia dei trabucchi , funzionante con grossi contrappesi e capace di scagliare enormi proietti. È perciò facilmente immaginabile cosa accadeva quando, con briccole chierate in di screto nume ro, veniva battuto il medesimo punto. In eguito lo stesso concetto di convenire in un luogo per fare il massimo danno si applicò pure alle persone: il loro insieme divenne la combriccola, ovvero l' adunata per tramare ai danni di qualcuno.

COMMENDA COMMENDATORE

e timologicamente il termine de riva dal bas o latino commenda , deverbale del cl ass ico commendare "raccomandare", "conseg nare". Nel medioevo rappresentò un beneficio eccles iastico affid ato a un secolare, ma quasi contestualmente costituì anche un titolo cavalleresco. Pe rtanto, il commendatore, sempre dal latino com109


COMMISSA RIATO

mendator "protettore", "raccomandatore", fu un cavaliere che percepiva una rendita proveniente da una commenda. Oggi il vocabolo designa un'onorificenza, intermedia tra il cavaliere e il grande ufficiale, a esempio nell ' Ordine al Merito della Repubblica.

COMMISSARIATO

la voce oggi sta a indicare lo speciale comando di Polizia zonale e il Corpo logis6co dell 'Esercito e dell 'Aeronautica incaricato degli approvvigionamenti. Il termine, con tutte le sue derivazioni , si richiama al lati no commissarius, commissus p. p. di committere (cum mittere) "affidare".

COMPAGINE

la voce deriva dal latino compago (cum " insieme" e pangere "fermare", "ficcare"). Sta qu indi a designare una entità tenuta insieme da un particolare accordo , come quello che si in stau~ra dopo la pace, termine che ha la stessa etimologia.

COMPAGNIA

il termine, presente in tutte le lingue neoliHine, deriva dal basso latino cum e panis "con il pane". n vocabolo si ritrova nel gergo marinaresco medievale per indicare la vettovaglia che veniva somministrata all'equipaggio. Trasferita alle formazioni di miliziani, compagnia indicò l'unità tattica di base di 200 uomini comandati da un Capitano. I membri di tale formazione divennero altrettanti compagni, designazione che in breve si applicò a tutti quelli che lavoravano sotto un medesimo datore di lavoro.

COMPILARE

la voce verbale deriva dall 'aggregazione della particella cum "insieme" e il latino p ilare "ammassare", "saccheggiare", "fare bottino", significato che si ritrova nel verbo italiano pigliare. Venendo all'attuale accezione, il verbo sta a indicare che in una composizione, per lo più scritta, i dati sono presi da varie parti e tenuti insieme come gli oggetti raccolti in un saccheggio.

CONCEDERE

la voce verbale deriva da quella latina concedere "ritirarsi da un luogo", "abbandonare una posizione", " indietreggiare dinanzi al nemico" . In seguito prese piede il significato figurato di "sottostare alla volontà di qualcuno" e quindi di "consentire qualcosa".

CONCORRERE CONCORSO

la voce verbale risale al latino cum e currere "correre insieme", "affluire", "convergere": il senso militare originruio è abbastanza esplicito. Successivamente, per estensione, iniziò a valere anche

I lO


CONDOM

come "cooperare", "accordarsi", "gareggiare", "competere", significato, quest' ultimo, che ritroviamo nel termine concorso, che definisce una sorta di selezione in base alle capacità accertate con uno specifico esame. CONDOM

il termine, sebbene poco usato rispetto al sinonimo "profilattico", descrive dal punto di vista storico il primo anticoncezionale moderno, costituito da una guaina impermeabile da .infiJarsi sull'organo genitale maschile prima di un rapporto sessual~. ll suo nome deriva da quello del Colonnello inglese Condom al quale va ascritta la sua riscoperta. In epoca romana, infatti, i legionari già utilizzavano il preservativo in funzione antivenerea, ricavandolo da una sezione di intestino di agnello.

CONDOTTA CONDOTTIERO CONDUTTORE

sono tutti termini derivati da una unica radice, la voce verbale latina conducere, composta da cum "insieme" e ducere "trarre", significando l'azione di tirarsi dietro un certo numero di persone, propria di un capo militare, il dux , che in italiano sarà da un certo momento in poi il condottiero. L'insieme dei patti e degli accordi che legavano un condottiero a un principe si chiamò condotta. Lo stesso s igni ficato si applicherà anche al rapporto c he, secoli dopo, legherà un medico al Com un e (il medico condotto). Conducente e conduttore sono defin izioni, sostanzialmente identiche, che designano gli abilitati alla guida di un mezzo semovente di trasporto.

CONESTABILE CONNESTABILE CONTESTABILE

i tre termini , di identico significato, designavano, nel medioevo, l'ufficiale che svolgeva presso la corte importanti mansioni. Il nome deriva dal francese conéstable, che lo trasse a sua volta dal latino comes stabuli "conte della stalla", grado che n eli ' Impero d'oriente s i trasformò in quello di comandante della cavalleria. Intorno al XII-XIII secolo divenne il titolo del comandante in capo dell'esercito. Più volte soppresso e reintrodotto, il grado scomparve definitivamente nel XIX secolo.

CONFEDERAZIONE

la voce attualmente definisce l' uni one politica fra più Stati con interessi comuni in politica e in economia internazionale. Trae origine dal gergo militare: in latino, infatti, confoederare (cum foedus "con patto") indicava l'azione di unire, vincolare con obbligo. 111


CONIGLIO

CONIGLIO

il mite e grazioso erbivoro trae il suo nome dalla voce latina cuniculus designante gli angusti cunicoli, molto simili alle tane del coniglio, che costituivano un' importante via sotterr-anea per giungere sotto le mura ne miche. La piĂš antica radi ce risale ali' arcaico c un nus "fessura", "buco" e, ancor prima, alla voce san scr ita khan "scavare", da cui scaturisce anche l ' itali ano canale.

CONSEGNA

nell'italiano corrente il termine i.ndica l'atto di dare qualcosa in custodia. Nel linguaggio militare des igna un particolare compito affidato a un subordinato, la cui attuazione avvie ne sotto la sua diretta responsabilitĂ . Indica ancora, sempre in ambito militare, una leggera punizione consistente nella privazione della libera usci ta. Per i legionari romani cum signum "con segno" rappresentava quaJcosa di ben piĂš importante, in quanto era l'insieme delle i.struzioni ri gidissime impartite alle senti nelle per lo svolgimento della guardia e soprattutto per l' identificazione di chi, avvicinandosi al campo di notte, per farsi ri conoscere, doveva possedere un segno distintivo o dire una precisa parola concordata, diversa di giorno in giorno.

CONSIDERARE

la voce verbale si riallaccia al latino sidus, sideris "s tella". L' unione di cum e siderare si riferiva all'attenta osservazione che gli uomini rivolgevano agli astri, per trame auspici soprattutto prima di dare inizi o al combattimento e in relazione al lavoro dei campi.

CONSOLE

al presente la parola designa l'alto funzionario che uno Stato invia in un altro con il compito di proteggere gl i interessi dei connazionali che vi si trovano o che vi transitano. Per i Romani, il console (dal latino consulere "consultare", "deliberare") era uno dei due magistrati ai quali veniva affidato il potere esecutivo. Tra le specifiche incombenze, in caso di guena, vi era anche il comando supremo dell'esercito.

CONTADINO CONTADO CONTE

il termine conte, presente nel provenzale coms, nel francese comte, nell o spagnolo conde, deriva etimologicamente dal latino comes - itis "compagno di viaggio" (da *com - it - s, ire "andare ins ieme"). La voce latina comes Fu , infatti, il titolo assegnato ai nobili cavalieri che costituivano il seguito di un proconsole o di un governatore, occupan-

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CONTENDERE

do nell 'amministrazione un po to ragguardevole. In epoca medievale, comes evolve in conte, mentre il contado (lat. comitatus) divenne il territorio sotto la giurisdi zione di un conte, trasformandosi in breve in sinonimo di campagna nella quale insistevano piccoli villaggi o casali. In essi abitavano coloro che lavoravano la terra, ovvero i contadini.

CONTENDERE

la voce verbale deriva dal latino contendere, fusione eli cum e tendere "di sputare con", "stare contro", "contrastare". La matri ce militare è evidentissima, ove si consideri che l ~ contesa era sempre riferita allo scontro di almeno due persone.

CONTUNDERE

il verbo deriva dal latino cum tUiuiere "battere con", "percuotere", " rompere" (cfr. sanscr. tudami "battere", "urtare"). La correlazio ne con la g uerra e con il combattimento è esplicita. In italiano sopravvive il termine contundente per indicare un oggetto capace di rompere, spezzare, uccidere.

CORAZZA CORIACEO

sebbene richiami immediatamente la sua origine militare, la parola corazza trova nel linguaggio moderno innumerevoli impieg hi: è corazzata la tradizionale pila e lettrica per evitare la fuoriu scita di liquidi con·o ivi; è corazzata la porta di casa, per tenere a bada eventuali ladri, ecc .. La sua etimologia risale al latino coriaceus " di cuoio" e al mediev. coriacea (vestis ) " fatta di cuoio", derivati di corium "cuoio", da cui anche il termine coriaceo, sinonimo di corazzato, ovvero fatto di cuoio e, quindi, difficilmente penetrabile. Le prime corazze infatti venivano co truite sagomando, quasi modellando anatomicamente, le lastre di cuoio sul torace dei guerrieri. Dalla stessa radice discende anche la voce corazzieri, lo speciale reparto dei Carabinieri Guardie del Presidente della Repubblica.

CORREDO

presente nel provenzale conreis , nel francese conroi, nel catalano conreu, nello spagnolo correo, la voce deriva dal latino barbaro con-redum e con-redium che stavano a indicare la provvigione per il mantenimento di qualcuno e, quindi, il convito che i vassalli dovevano apparecchi are per il signore. Nel tempo passò a designare pure la dote della sposa.

CORSA CORSARO

la guerra di corsa è stata aboli ta definitivamente nel 1856, in quanto la sua attività implicava il furto d i beni materiali e la riduzione in schiavitù di co loro che veni va no insidiosa mente catturati. 113


CORSIA

L'etimologia della parola risale al latino currere "correre" (il che lascerebbe pertanto ipotizzare una modalità rapida di combattere, del tipo "mordi e fuggi"). I Bizantini definirono corsare le navi arabe che, a partire dali' VIII secolo, effettuavano azioni di pirateria intorno alla Sicilia con esiti drammatici per le popolazioni rivierasche. U corsaro, quindi, era un terrorista internazionale àl servizio di una potenza che in qualche maniera lo riconosceva come suo combattente irregolare.

CORSIA

il termine suggerisce immediatamente la parte della carreggiata autostradale o l'allineamento di letti in un ospedale. La parola, circa sette secoli 01·sono, indicava esclusivamente il percorso compiuto dall'aguzzino, da poppa a prua delle galere, fra le opposte file di banchi di voga, per incutere le percosse ai rematori incatenati ad ogni loro minimo ced imento o rallentamento. La radice risale al latino currere "correre".

CORTE

il termine deriva dal latino cohors (già in greco chortos , poi in lat. hortus "orto") "luogo cintato" (cfr. sanscr. harati "pigliare"), da cui il significato di "circondare", con una chiara allusione a una fortificazione perimetrale. I Latini chiamarono in tal modo il recinto in cui si rinchiudevano le pecore e, quindi, l'area centrale di un caseggiato rustico. Nel medioevo il significato finl per designare l' intero casale, composto di più unità abitative incentrate intorno a uno spazio comune, il territorio facente capo a un castello e, più tardi ancora, la gente d'arme, il palazzo di giustizia e la stessa reggia. Al presente, con il derivato cortile, il termine è tornato al suo significato originale di area scoperta ali' interno di un fabbricato.

COSTRUIRE

la voce verbale, di infinite applicazioni, deriva dal latino cum struere "ammassare insieme", "innalzare insieme", con riferimento all'azione di accumulare grandi quantità di terreno per scopi difensivi.

COTTA

il nome indica attualmente Ja·sopraveste bianca indossata dagli ecclesiastici durante le cerimonie religiose. Deriva probabilmente dal francone *kotta e, forse, dall'antico alto tedesco chozza "mantello di lana". Nel medioevo, la voce indicò anche una giubba di maglia di ferro portata dalla gente d'arme o un soprabito di seta, o d'altra stoffa, indossato dai cavalieri e dagli araldi per evitare che le armature, sotto il sole, si arroventassero.

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CRAVATTA

CRAVATTA

nel corso della guerra contro l'Austria, nel 1636, Luigi XIV si avvalse anche di alcuni contingenti di cavalieri croati. Questi si fregiavano di una particolare sciarpa, una sorta di fazzoletto da collo, da loro detta krawat (ted. dialett.), che i Francesi in breve finirono per adottare, ribattezzandola eravate, che stava appunto per croata.

CROCCO

il tennine, prestito dallo slavo, indica un uncino di ferro, in particolare quello impiegato per issare i tonni. La sua etimologia va individuata, probabilmente, nell' antico alto tedesco chruccha "curvo". L'attrezzo, una sorta di arpione, trovava largo impiego nelle operazioni militari.

CULO

la voce definisce la parte posteriore inferiore del tronco, altrimenti detta sedere. La sua origine è senza dubbio nel termine latino culus , di identico significato. In precedenza, tuttavia, la parola si rintraccia nel sanscrito kula "retroguardia". Ă&#x2C6; significativo che con lo stesso vocabolo i turchi prima e i rumeni e gli albanesi poi abbiano indicato una piccola masseria fortificata, di quelle che si trovavano dietro le linee di contesa.

CUNICOLO

[v.] coniglio.

CURIA

il termine, che attualmente definisce l' insieme di persone incaricate di coadiuvare il vescovo a sbrigare le incombenze amministrative della diocesi, in origine era la piĂš antica ripartizione politica del popolo romano. L' etimologia risale al latino curia " riunione di guerrieri". Sempre secondo tale ipotesi, i Quiriti, ovvero i Curites, sarebbero stati i guerrieri che componevano la curia.

CUSPIDE

il termine indica la punta metallica dell 'asta o della freccia ma anche la parte terminale di una guglia. Trae il suo nome dal latino cuspis che, a sua volta, potrebbe derivare da cudere "battere", da cui anche incudine.

CUSTODE

nel linguaggio corrente il termine indica la persona incaricata della sorveglianza di un edificio. La denominazione deriva dal latino custod-em che, a sua volta, discende dalla voce verbale sanscrita gudh-ami "difendere", "stare a guardia", "preservare", passata poi al gr. kustor e al ted. kiister.

CUTE

la voce deriva dal latino cutis (cfr. gr. skj-tos "cuoio" e skjlon "pelle", "copertura", lat. scu-tum "scudo"). 115


D DADO

il cubo, con le facce contra segnate ciascu na da un d iverso numero, è noti ssimo s in dall'antichità, come, ovviamente, il relativo gioco. Dal punto di vista storico, la sua invenzio ne viene attribuita a un tal Plamede nel corso dell ' intermin abile assedio di Troia. Dal punto di vista etimologico, invece, il nome trae origine dal latino datum , da dare "gettare": stranamente, però, i Romani lo chiamavano alea, da cui in italiano aleatorio per definire qualcosa di ri schioso. Anticamente la parola dado designava un tipo di proietto di piombo, a forma cubi ca, per gli archibugi, nonché l'an ima di ferro, sempre a forma cubica, posta all'interno delle palle di piombo per le artigli eri e di piccolo calibro del XV secolo.

DAGA

in zoologia il termine definisce il tronco principale dei palchi dei cervi. Per oltre un millennio, però, almeno fino al XVI secolo, la daga fu un 'a rma bianca corta con l ' impu g natura sull'asse di si mmetria. Reali zzata in fogge svariatissime, presentava la lama con uno o d ue fili. U termine, in francese dague , in spagnolo daga, in portoghese adagua, in polacco daga , in magiaro dàkos, deriva dal germ ani co-celtico dac , daca , designante la corta spada de i guerrieri nordici che in seguito fu adottata pure dai legionari. È di etimologia incerta.

DALMATICA

attual mente la parola definisce una sorta di ampia tunica vistosamente bordata. Lunga fin sotto il ginocchio, alq uanto ampia, aperta sui lati e con larghe e corte maniche, viene ancora oggi indossata dai vescovi nelle messe sole nni . L'i ndumento fu conosciuto dai Romani nel corso delle guerre in Dalmazia. Di venne peraltro abito da cerimonia, al pu nto che ancora nel medioevo indicava, insieme allo scettro, alla coro na e all a spada, la sovranità reale. 117


DAMASCIDNATURA

DAMASCHINATURA DAMASCO

a Damasco esistevano rinomate fabbriche di armi dove, oltre a una straordinaria forgiatura degli acciai, si elaborava una raffinata tecnica ornamentale per le lame e le canne delle armi da fuoco, consistente ne Il ' applicazione a incastro di fili d'oro e d' argento neil' acciaio per formarvi complessi disegni. Nel la stessa città la sofisticata tecnica trovò una riproposizione nell ' artigianato tèssile: sui drappi di raso e di seta venivano eseguiti fiorami, la cui evidenza scaturiva dalla loro diversa lucentezza rispetto al fondo. La stoffa e la lavorazione spiegano i due termini.

DANNARE

il verbo deriva dal latino damnare, da damnum "danno", "condanna", che era la pena inflitta per un reato. Risulta notevolmente più anti co, risalente alle attestazioni in sanscrito dabh-notì e greco daio "divido", dtipto "dilanio", "divoro" .

DANZARE

il verbo si ritrova nel provenzaJe, nel catalano, nello spagnolo e nel portoghese dançar , nel francese danser, ant. dancier, nel tedesco tanzen. De ri va, probabilmente, dal gotico thinsan " tirare", "stendere". Il significato attuale deve ricercarsi nella modalità con la quale, presso quasi tutte le tribù nomadi, si conducevano le danze da parte dei guerrieri. Questi, infatti, si disponevano in lunghe file, da cui il senso di tirare e di stendere. Etimologia discussa.

DARDO

attualmente gli unici dardi che possono colpirci, e soltanto d' estate, sono que11i del sole. La similitudine è stata desunta dai proiettili scagliati dagli archi: Leonida a chi gli faceva osservare che i dardi nemici erano talmente fitti da oscurare quelli del sole rispose che, grazie a ciò, avrebbe potuto combattere all'ombra. IJ termine deriva dal germanico daradh e, prima ancora, dal greco dory "asta". IJ prov. dard, lo spag. e port. dardo , il cat. dard derivano dal frane. dard , che viene dal fra ncone *darodh.

DARSENA

il termine indica la parte più interna di un porto, abi tualmente fornita di officin e per le riparazioni e di bacini di carenaggio. In passato designava anche il settore del porto più vigilato e riservato , sempre cintato da un muro, dove stazionavano le unità militari nel corso della cattiva stagione o nelle pa use operative. La voce risale all'a rabo dar-sina 'a "casa dove s i costruisce" . Indicò a lungo il sito e i capannoni destinati alla costruzione dei batte lli da guerra.

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DAZIO

DAZIO

la noti ssima imposta di per sé non ha diretta attinenza con l'ambi to militare. Tuttav ia, essendo una tassa applicata dallo Stato e, pri ma ancora, dal Comune o da una Città alle merc i in entrata e in uscita, la sua esazio ne veni va effettuata presso le porte urbiche. Per cui la barriera daziara equivalse in defi nitiva al c ircuito delle fortificazioni perimetrali che, all 'esaurirsi del lo ro impiego difensivo, fi nirono per asso lvere unicame nte que ll a f unz io ne. Il termine, di epoca medievale, deriva dal tardo latino datio , voce del verbo dare , passata anche nel fr. ant. dace e nello spagn. dacio_.

DEBELLARE

il verbo è di corrente applicazione sia ne l significato mmtare di vincere sia in que llo figura to di annientare il male. L'etimologia risale al latino debellare (dove de dà valo re sottrattivo a bellum "guerra"), con il senso di guerra conclusa e vinta.

DEBILITARE DEBOLE

entrambi i termini hanno una comune origine etimologica nel lati no debilitare " inde bolire". L' etimologia può rintracciarsi in de hibili, ovvero de habilis, a sua volta derivazione della voce verbale habeo "ho" che con il de sottrattivo signi fica " non ho", nel senso di essere privo di vigore e di forza fi sica per combattere.

DEBUTTARE

la voce verbale deriva dal francese débuter (de "di" e but "bersagli o", "segno"), con il senso originari o di arrivare al bersagli o. In seguito assume il sig niticato di ini ziare a fare qualcosa per raggiun gere il bersaglio.

DECADE

la voce de ri va da l la tino decas - dis, tra tto dal g reco déka "dieci": negli eserc iti dell 'antica Grec ia la decade era una squadra co mpos ta da di eci uomini. La radi ce più anti ca è qu e ll a indoeuro pea dekm. A ll a stessa deve conn ettersi a nche il nome del mese dicembre.

DECADERE

il vocabo lo, de ri vato dal latin o decadere "cader g iù", stava a indicare l'eliminazio ne degli attaccanti ne ll a fase più cruenta e ravvic in a ta de ll a g ue rra oss idi o na le, q ue ll a de ll'assa lto a ll e mura. In senso fi g urato indicò l'invecchia mento e la perdita progressiva di e nergia.

DECAMPARE

dal francese décamper "decampare", il verbo, desueto in itali ano, ha il sig nificato o riginario di levare il campo, togliere gli alloggia119


DECANO

menti, azione che invece trova una notevolissima riproposizione nel popolare sloggiare, ovvero abbandonare una posizione e, per estensione, un appartamento. DECANO

decan us per i Romani indicava il "capodieci" preposto al comando di una squadra di dieci uomini, altrimenti detta contuberhio, per il motivo che i soldati dividevano con il Comandante la medesima tenda. Con lo stesso nome, nella marina da guerra romana, veniva designato il Comandante di una squadra navale composta di dieci unità. Nel medioevo, il decano fu ancora il fun zionario della corte longobarda preposto a una decania. L'origine etimologica è nella voce greca déka "dieci". L'attuale significato del terrnine è quello di rappresentante più anziano di una categoria.

DECAPITARE

la voce verbale indicava la pena massima inflitta ai soldati colpevoli di gravissimi crimini, che veniva rappresentata dalla scure al centro del fascio di verghe portato dal littore." Deriva dal latino decapitare "tagliare il capo".

DECEDERE

la voce verbale deriva dal latino de-cedere "allontanarsi da", con riferimento al campo di battaglia. In italiano trovano largo uso i termini deceduto e decesso, indicanti la morte di un individuo.

DECIDERE

il termine risale al latino de-caedere "mozzare" e, quindi, "risolvere". Per estensione indicò l'azione dello scegliere, riecheggiando la scelta di Alessandro Magno che risolse la questione del nodo gordiano, recidendolo.

DECIFRARE

i documenti cifrati sono da tempo remotissimo una peculiarità dell'ambito militare per evitare che, in caso di cattura di un messaggero, venisse scoperto il contenuto del suo dispaccio. Dagli inizi del XVI secolo le parole, perciò, vennero trasformate in numeti secondo una precisa convenzione. Le lettere, allora, divennero una serie di cifre e il testo si defiru cifrato. L'operazione contraria alla cifrazione divenne la decifrazione. Cifra deriva dall 'arabo sifr o assifr "zero", calco del sanscrito sunya "vuoto", "zero", valore che già in India si usava da tempo immemorabile con l'indicazione di un pallino.

DECIMA

per i Romani il vocabolo decima (pars) indicava una tassa fondiaria imposta ai vinti e alle popolazioni sottomesse, pari a un decimo

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DECI !ARE

del valore della produzione, esatta da un apposito fu nzionari o detto decimanus. In epoca cristiana, passò a designare l'offe rta elargita da c iascun fedele alla Chiesa cattolica.

DECIMARE

il verbo deriva dal latino decimare " uccidere", "distruggere .. , da decimus modul ato sul greco dekat6o "riscuoto", "esigo". L'azione definiva la terribil e punizione infl itta a un intero reparto, per lo più reo di fu ga dinanz i al ne mi co, estrae ndo da ll e sue fil e un uomo ogni dieci per giusti ziarlo. Nel linguagg io a tt~ a l e indica, in senso fi gurato, una severa selezione.

DECOLLARE

il verbo defin ì ce il sollevarsi di un aeromobi le dal suolo. Voce dotta, forse deriva dal francese décoller "scollare" o ·'dis incollare", con riferimento all a colla, intesa quale forte ades ivo. Esiste però un s ignificato più antico che indica una separazione o di stacco di natura traumatica. In questa accezione, il verbo potrebbe deri vare dal latino decollare (composto da de " da" e collum "coll o") "decapitare", "staccare la testa dal collo".

DECORARE DECORAZIONE

il verbo deriva dal latino decus "ornamento", "dignità": il senso è strettamente attinente aJ guadagno e alla conservazione del rispetto e de iJa stima altrui (cfr. sanscr. daças "glori a" e gr. d6xa "opinione", "fama"). Perc iò, per onorare una particolare azione eroica, fu introdotta, in ambito mi li tare, la decorazione, ovvero un distintivo il cui signi ficato fosse visibile e oggettivame nte glorificante. L'azione di concedere tale onorificenza divenne il decorare. Lo stesso verbo iniziò ben presto a ignificare anche il rendere decoroso un particolare ambiente od oggetto apportandovi appropriati e costosi ornamenti.

DECREPITO

il termine, che sta a indicare una persona pri va di vigore fisico e di vivacità intellettuale, deriva dal latino crepare " fendere". Ancora prima si rin tracc ia ne l sanscrito krp-ayami "essere debo le" e krp-ana " mi sero". Il significato figurato de lla voce indi ca un a struttura o un edificio lesionati, prossimi al crollo.

DECRETO

la parola deriva dal latino decretum , parti cipio passato di decernere "separare", voce verbale che conserva una chiara all usione a ll 'azione di separare le fo rze vincitrici dalle popolazioni sconfitte. In seguito significò, per estensione, la forma li zzazione giurid ica di un atto amministrati vo. 121


DECUMANO

DECUMANO

il termine deriva dal lati no decumanus "soldato della decima legione". La voce definì anche l'asse est-ovest, perpend icolare al cardine, degli accampamenti e delle città. Venne chiamata decuman.a la porta posta sulla fronte del campo nel lato opposto al nemico: da quella entrava l'esercito e nei suoi pressi ven ivano eseg ui te le sentenze capitali [cfr. a nche il toponimo Dicomano (Firenze)].

DECURIA DECURIONE

la voce decuria deriva dal latino decuria "dieci cavalieri". n termine decur~one trae origine dal latino decurio: designò, oltre che la figura del comandante militare, anche quelle di capo deJJe squadre dei servi del palazzo imperiale e del medico che curava le principali casate.

DEDALO

il termine, che attualmente indica un percorso intricato, deriva dal lati no daedalus, greco Daidalos "lavorato con arte". Dedalo fu un celebre ingegnere militare, contemporaneo ai Minosse, che costruì a Creta un immenso palazzo in cui doveva essere rinchiuso il Minotauro.

DEDIZIONE

la parola deriva dal latino deditus, participio passato di dedere "consegnare" , "sottomettere". Deditio , per i Romani, costituiva l'atto di arrendersi e consegnarsi al nemico. Dell'originario signifi cato è sopravvissuto, con valenza pos itiva, il senso di darsi interamente a una nobile causa.

DEDURRE DEDUZIONE

il verbo deriva dal latino de-ducere " tirare", "trarre". Due ere a sua volta deriva dall a rad ice indoeuropea deuk " comandare" , "guidare", azione tipica del dux. Dalla voce verbale scaturisce la parola deduzione, con ri fer imento , oltre che al processo di inferire nozioni di causa ed effetto, a nche alla conduzione della colonia che i Ro mani riservavano ai veterani dell ' esercito.

DEFENESTRARE

la voce fu coniata nel 1618 allorquando, il 23 maggio, i protestanti boemi, poiché contrari all'imposizione del cattobcesimo da parte degli Asbu rgo, sca raventarono dalla finestra del castello di Hradschin (Praga) tre messi provenienti da Yienna, istitu endo subi to dopo un governo indipendente. Da quella data ebbe inizio la Guena dei Trent' anni.

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DEFEZIONE

DEFEZIONE

la voce deriva dal latino defectus, partic ipio passato d i deficere "abbandonare", "venir meno", "disertare". AttuaJmente il termine viene impiegato per indicare il venir meno alla parola data o l'abbandono di una organizzazione cui si aderiva.

DEFILARE DEFILÉ

il verbo deriva dal fra ncese défiler " defilare" (da file "fila"), "sottran·e alla vista del nemico". Indica ancora oggi una particolare manovra navale fra due o più unità. Dal che è scatudta la voce defilé "sfilata di moda".

DEFINIRE

il verbo deriva dal latino definire " limitare", "circoscrivere", con riferimento ai confini che circoscrivevano il territorio conquistato militarmente.

DEFLAGRAZIONE

la voce deriva dal lati no deflagrare "ardere" e indica una combustione rapida, tipica degli esplosiv i da lancio.

DEFLETTERE

il verbo deriva dal latino deflectere "piegare dall'alto in basso", azione tip ica della flessione dell 'arco per potervi agganciare la corda.

DEGRADARE

il verbo designa il lento deteriorarsi di una situazione o di un contesto. Deriva dal latino degradare (da gradus, "passo", "scalino") "camminare lentamente verso il basso" e, figuratamente, "divenire abietto". Per i Romani il verbo indicava l'atto del privare un soldato della sua dignità.

DEIEZIONE

il termine, in vulcanologia, indica la fuoriuscita di materiale piTOclastico dalla bocca di un vulcano; in fi siologia, la defecazione; in geologia, il deposito di materiali trasportati da ghiacci e acque. La radice risale al latino deicere "scagliare", "gettare in giù": azione tipica della difesa piombante consistente nel far cadere massi e liquidi ustionanti sopra gli attaccanti.

DELATORE

il termine per i Romani indicava la spia. Deriva dal latino delatus, participio passato del verbo deferre " portare da un luogo all'altro", " recare notizia". Definì , in epoca più recente, pure chi portava fuori casa armi proibite, senza alcuna autorizzazione. Il significato attuale è riferito a persona che denuncia, per lucro o peT vendetta, qualcuno presso le competenti autorità. 123


DELffiERA RE

DELffiERARE

il verbo deriva dal latino deliberare " mettere in libertà", nel significato di affra ncare il prigioniero dopo una sco nfitta militare. L' etimo potrebbe ri salire anche al latino libra " bilanc ia" : in tal caso de-liber-àre defini sce l' azione del togliere qualcosa dal piatto della bilancia, avendone valutato il peso, e il concederla al maggior offerente. In ta le ottica si spiega il moderno significato della voce, nel senso di decidere, dopo aver ponderato le ragioni pro e contro.

DELINQUERE DELITTO

il verbo deriva dal latino delinquere " lasciare", "abbandonare": il significato originari o faceva riferimento alla diserzione del soldato di fronte ai suoi obblighi morali. La voce de/ictus (participio passato di delinquere ) sta ancora oggi a designare la colpa, la trasgressione delle leggi.

DELIZIA

la voce deriva dal latino deliciae (f. pl.) da deliciare, deverbale da delicere "allettare", " lusingare". Il verbo è composto da de e lacere "attrarre con il laccio", a sua volta risalente a lla radice indoeuropea Lak, lag "allacciare", "catturare col laccio".

DELUDERE

il verbo deriva dal latino deludere " burlare", "schernire" . La voce ludus designava soprattutto le gare militari e gli spettacoli pubblici più o meno cruenti: coloro che ne uscivano sconfitti divenivano oggetto di scherno e di derisione, esposti al pubblico ludibrio. Il riferimento agli esercizi ludici dà conto de li ' odierno significato de lla parola, che esprime l'amarezza di un 'aspettativa mancata.

DEMANIO

il termine defini sce attualmente l' insieme dei beni che formano il patrimonio dello Stato, un tempo della corona. Deriva dal francese antico demaine (mod. domaine) e, prima ancora, dal latino dominium "dominio" , ovvero ciò che era proprietà del signore, secondo la concezione feudale.

DEMARCARE

il verbo deriva da marca [v.], dal germanico marcha " termine", " frontiera militare". Attualmente la voce definisce l'azione del tracciare una linea di confine o un percor o.

DEMOLIRE

il verbo, che sta a indicare l' abbattimento di preesistenti costruzioni , deriva dal latino de-moliri (moles "costruzione") " muovere con forza", "atterrare", " rov inare", con riferimento all 'abbattimento di cerchie urbiche e fortificazioni.

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DE IGRARE

DENIGRARE

il significato etimologico del termine è abba tanza esplicito, derivando dal latino denigrare "tingere di nero". Il senso più antico scaturisce dal fatto che in combattimento si prendevano colpi e percosse che, fig uratamente, annerivano la pe ll e. Ne Il ' accez ione moderna il verbo ta a indicare l'azione dello screditare una persona, offuscandone il valore, l'onore e il prestigio.

DEPLORARE

il verbo deriva dal lati no de (perfettivo) e plorare " piangere". La voce, che fa coppia con implorare, era sempr~ riferita a lle suppliche, accompagnate da abbondanti pianti, che gli confitti indirizzavano ai vincitori.

DEPORRE

nell 'attuale più frequente accezione il verbo è usato per indicare la testimonianza esposta dinanzi a un giudice. La sua etimologia risale aJ latino deponere , composto dalla particella de "verso il basso" e ponere "porre": il significato originario era quello di po are qualcosa in terra, in particolare le armi, in conseguenza della resa. In seguito assunse valenza figurata per indicare l'abbandono di qualcosa di importante: la toga, la veste talare, l' uniforme.

DEPORTARE DEPORTAZIONE

la voce verbale deriva dal latino deportare "portare via", "tra portare", con il signi ficato di aJiontanare con la forza, tradurre altrove persone imprigionate, o sconfitte, lontano dalla propria terra, per lo più con metodi brutali. La prassi della deporta zione è antichissima e se ne ritrovano abbonda nti esempi sin dall 'epoca biblica: famosissi ma quella degli Ebrei a Babilonia.

DEPREDARE

la yoce deriva dal latino praedari "saccheggiare" e indicava l' immancabi le conc lusione di un assedio o di una scorreria . Il verbo ri sale a preda "bottino", con l'aggiunta della particella de come intensivo. Attualmente si usa anche in senso figurato per indicare un 'appropriazione indebita di tipo intellettuale.

DERMA

il termine, che definisce il sotti le strato di tessuto connettivo adere nte a ll 'epidermide, deriva dal greco dérma " pe lle'·. Indi cava la cute taccata dal corpo degl i animali uccis i e traeva ori gine sembra dal greco dérma (da deréin "scorticare"), che a sua volta rappresentò una corruzione della radice indoeu ropea dar "fendere", "squarciare" e del sanscrito dr-nami " fendere", "lacerare", " tagliare". 125


DERNO

DERNO

il termine è ormai desueto. Si rintraccia soltanto nella locuzione bandiera in derno , che indica l'innalzare la bandiera senza spiegarla ma legata intorno a se stessa con un nodo volante sulla sagola: segnalava un pericolo o una richiesta di soccorso. Una variante è indamo cha risale al got. darns "magico", in èra cristiana interpretato come "i nvano".

DERRICK

nella tec nica petrolifera il termi ne sta a designare una torre per le perforazioni e una g ru, a braccio mobile, costituita da una serie di trali cci raccordati fra loro mediante cavi. La parola, sebbene non di origine italiana, è ormai entrata nel linguaggio corrente indicando, oltre alle menzionate strutture a trali cci o , anche for mazion i rocciose a torre prese n ti in alta montagna. La sua etimologia risale a un certo Derryck "Tecdorico", un boia del XVI secolo che finì per lasciare al patibolo i l suo nome.

DESIDERARE

sin dalla più remota antichità i nocchieri , per mientarsi durante la navigazione, erano soliti scrutare intensamente le stelle. La voce desiderare (de, con sign ificato sottrattivo, e siderare, da sidus -eris "stella") andò ad indicare la mancanza di una cosa e, quindi, la voglia di averla con l' aiuto delle stelle.

DESIGNARE

il tennine deriva dal latino designare "porre i segni", "collocare le delimitazioni", tipico di una procedura di demarcazione confinaria. Nel linguaggio corrente la voce ha preso il significato di "indicare" (lat. signare), " individuare", "selezionare".

DESISTERE

il termine deriva dal latino de-sistere "s tare fermo". Famosa la locuzione siste gradum "ferma il passo" : l'ordine degli ufficiali agli a lf ieri per far fermare l ' intera legione. Attualmente il verbo esprime l'azione dell'abbandono di una iniziativa.

DESOLARE

la voce deriva dal latino desolare (de, pleonastico , e solare, da solus "solo") : pertanto il significato originario era " ridurre in soli tudi ne", con riferimento alle deportazioni in ma ssa che lasciavano spopolati interi territori . Il verbo fu impiegato anche per descrivere le sofferenze causate dalle incursioni dei barbari e dei saraceni .

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OESI'OTA

DESPOTA

nel linguaggio corre nte il termine designa una persona c he esercita la propria autorità in manie ra tirannica e arbitrari a. Trae ori gine dal greco des-potés "sov rano" e, a sua vo lta, dal sansc rito dampatih "signore dei ne mici". Dal suffisso pati deri vò anche il latino potis " potente". Ciò spiega il significato attribuito storicamente al vocabolo per connotare gli imperatori o sovrani forniti di potere assoluto.

DESTRIERO

la voce de riva dal basso latin o dextrarius "cavallo nobil e e gene roso", c he si faceva co nd urre in ba ttag li a, scosso, tenuto per la brig li a, con la sola mano destra, dag li sc ud ie ri [cfr. gr. dexios eiros (hippos ) "cava ll o a ttacca to a des tra ne l tiro a quattro].

DETECTIVE

la voce, che designa oggi la notissima fi gura de Il ' investigatore, deriva dal latino detectus (part. di detegere "scoprire", ingl. to detect "rivelare"), con riferimento all 'azione di esplorazione svolta dalla cavalleria romana.

DETENERE

il verbo sta a indicare il trattenere qualcuno in un posto contro la ua volontà. De riva dal latino detirzere " tenere pe r sé", "tene re presso di sé", "trattenere". Esplicito il riferì mento all a condi zione di prigionia c di servitù consegue nti alla cattura, alla resa o all a condanna penale.

DETONARE

i l verbo deriva da l la tin o detonare "t uo na re fo rt e me nte", "scoppiare con fragore": in ori gine indi cava il boato prodotto dai fulmini , ovvero il tuono [v. J. Dopo la scoperta deJi a polvere piri ca la voce si applicò al rum ore prodotto da ll a sua vi ole nta combusti one.

DETTAGLIO

il termine deriva direttamente da l provenzale detal e da l fra ncese détail (de ve rb a le di détailler " tag liare a pezzi", "spezzare"). Trae ori gin e d a l gotico taljan " taglio", "sepa ro" . Il suo s ignificato originari o era que llo di "brande llo", " lacerto"; in segui to, per este nsione, indicò anc he una circostanza insig ni ficante. Sul fi nire del XIX secolo in ambito militare, in particolare navale, il dettagl io significò l' insie me dei servizi logistici a bordo di una unità da guerra, il cui responsabile era appunto l' ufficia le al delfaglio. 127


DEVASTARE

DEVASTARE

il verbo deriva dal latino devastare (de , rafforzativo , e vastare "spopolare"), con riferimento ai vuoti desolanti che scaturivano dalle azioni selvagge e violente nelle invasioni dei barbar i.

DEY

il termine è di origine turca. Indicava il capo dei giannizzeri, la formazione di élite dell 'esercito turco, da cui, intorno allà metà del XVI secolo, furono distaccati alcuni contingenti inviati dal Sultano di Costantinopoli, in segno di sovranità, ad Algeri , Tunisi e Tripoli.

DIABETE

la parola, che attualmente indica una grave malattia del ricambio, trae il suo nome dal latino diabet(em), tratto dal greco diabétes (composto da diti "attraverso" e basis "passaggio"). n senso Oiiginario del termine scaturisce dai sifoni montati sulle navi da guerra bizantine, i dromoni , per espellere il liquido infiammabile, detto "fuoco greco", miscela analoga a1 moderno napalm.

DIAFRAMMA

nel linguaggio attuale la voce designa una barriera che separa due entità. In anatomia indica un muscolo pi atto che divide la cavità toracica da quella addominale. n termine deriva dal tardo latino diafragma - atis , dal greco dia "attraverso" e phragma - atos (diapasso "separo") "argine", "chiusura". Il vocabolo in origine faceva riferimento al muro di recinzione di una fortificazione perimetrale.

DIANA

la notissima divinità trasse il suo nome dal sanscrito divan "giorno", "splendore", la cui radice div si ritrova nel latino deus "dio" e dives "ricco", "luminoso". n nome della dea designò pertanto la stella che precedeva l'alba, attualmente chiamata Lucifero . In ambito militare indicò la "sveglia", per cui battere la diana significò dare il segnale, con un suono di tromba o di tamburo, per scuotere dal sonno i militari in accampamento.

DIASPORA

il termine deriva dal greco diaspora "dispersione". Indicò in origine la fuga disordinata dopo una tragica sconfitta militare. Il termine ha avuto fortuna: ancora oggi sta a ricordare la cacciata degli Ebrei da Gerusalemme.

DIFENDERE

il verbo, presente nel provenzale defendre , nel francese défendre , nello spagnolo e nel portoghese defender, deriva dal latino defendere " respingere", " tenere lontano". Indicava l'azione fmalizzata

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DIFFERIRE

ad allontanare con la forza o a proteggere con le armi, impedendo l'avvicinamento di qualsiasi aggressore.

DIFFERIRE

il verbo deri va dal tardo latino differere "separare", con riferimento all ' uso de lle armi. Attu almente defini sce qu alsiasi dilazione temporale.

DIGA

la voce si ritrova nel fran cese digu.e , nello spagnolo e portoghese dique , nell'olandese dik, nel tedesco deich (cfr.. sanscr. déh-i " argine", " terrapieno", derivante dalla radice ariana dih "ammucchiare", "porre sopra"). Il significato originario della voce deve quindi correlarsi alla costruzione delle fortificazioni realizzate con terrapie ni .

DILANIARE

il verbo deriva dal latino dilaniare (di, col signitìcato di aiJontanare, e laniare " lacerare", "straziare"; cfr. lanius " macellaio"). Il significato del termine è chiaramente correlato alle più arcaiche e selvagge forme di combattimento.

DILAPIDARE

il verbo deriva dal latino dilapidare "gettare pietre". Il signifi cato originario del termine era que ll o di lanciare pietre in varie direzioni, enza di cernimento, avendo ai propri piedi cumuli già precostitu iti di sassi. In seguito la voce andò a indicare il di sperde re le proprie ri sorse in ogni genere di iniziative.

DILEGGIARE

per molti autori il verbo, che sta a indicare lo schernire qua lcuno, deriva dal latino dileggio , corruzione di delicium , "scherzo", "deri ione". Per altri l'origi ne è nell 'alto francese desleher, a sua volta corruzione del latino ex lege " fuori legge", con riferime nto all e ingiurie e agli oltraggi con cui i condannati venivano espulsi dalle città. La voce si è formata su dilegione che deri va dal lat. derisio onis , da deridere.

DIMETTERE

il verbo deriva dal latino dimittere "inviare in altro luogo", "allontanare", "porre in libertà", con riferimento a ll ' atto del congedamento dei legionari romani .

DINAMICA DINAMITE DINAMO

dinamica deri va dal greco dj namis "forza", con esplicito riferi mento alla potenza e alla destrezza di cui doveva essere dotato il gue rriero per scendere ne ll 'agon e e nella battaglia. Dalla stessa radice scaturiscono le voci dinamite. il notissimo esplosivo realiz129


DINASTIA

zato da A. Nobel, e dinamo, la macchina che converte, mediante rotazione, l'energia meccanica in energia elettrica.

DINASTIA

la voce definisce una serie di sovrani appartenenti alla medesima stirpe. Per estensione, attualmente, designa anche i membri di una nobi le famiglia. In origine il termine, in greco dynastes ..dominatore", da cui anche il verbo dynastéuo "essere principe", " imperare", esprimeva il significa to di forza e di potenza di un ~serc ito o di un guerriero.

DIOCESI

il termine, che in italiano indica la giurisdi zione di un vescovo, trae origine dal latino dioecesis e, prima ancora, dal greco dioikesis "governo", "a mministrazione". La voce verbale diokéin "amministrare" ostenta un precedente significato che era quello di "risiedere fuori", cioè in unità residenziali mi nor1 ri spetto alla città. In breve il senso della voce si ampliò finendo per indicare l'amministrazione del patrimoni o di una circoscrizione con poteri militari .

DIPLOMA DIPLOMATICO

la voce diploma deriva dal latino diploma, dal greco diploma-tos (dal verbo dipl6o "raddoppio"), da cui il latino duplum "doppio". Questa idea di duplicità, su cui si fonda l' etimologia del termine, merita una breve digressione. Ai messaggeri imperiali veniva fornito un passaporto costituito da due tavolette di bronzo, ripiegate fra loro, nelle quali erano riportate le istruzioni destinate ai governatori provinciali affinché agevolassero l' espletamento della missione. Il sistema della doppia lastrina di bronzo riproponeva quello già applicato per i legionari che ricevevano, all' atto dell' arruolamento, una piastrina di bronzo, sigillata, ne] cui interno stavano incise le generalità e la data di inizio del servizio. Una copia identica, e sempre sigill ata, veni va custodita nell 'archi vio del Tabulario: al momento del congedo, si rompevano i sigilli di entrambe e se ne confrontavano le iscrizioni che, per essere valide, dovevano risultare ide ntiche, esenti perciò da contraffazione. Diplomatico per i Romani era il diplomarius, un ministro plenipotenziario, munito di diploma, o lettera credenziale del principe, con cui era autorizzato a trattare col governo di un altro Stato.

DIROCCARE

il termine è presente nel provenzale derocar, nel francese déroquer , nello spagnolo derrocar, con il significato di "precipitare", "gettare gii:1 dalla rocca", "abbattere".

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OIRUPARE

DIRUPARE

il tennine è un composto parasintetico di rupes "rupe" con il prefi s o de. Riecheggia la punizione che veniva innitta dai Romani ai traditori, consistente nel prec ipitarli dalla rupe de l Campidoglio, detta Tarpea, dal nome della prima condannata rcfr. lat. medieva le dirupare (XIII), dirrupare] .

DISALLOGGIARE

il verbo, desueto in italiano, stava a indicare in epoca rinasdmentale l' azione de l cacciare il nemico dai suoi acquartieramenti. In seguito assunse il s ignifi cato di es trom ette r~ da una casa il suo occupante, lasciando il posto alla voce abbreviata sloggiare.

DISANIMARE

il verbo, che rappresenta il contrario di animare, fu usato nei secoli passati con il significato di " privare dell 'anima", ovvero " privare del coraggio".

DISARCIONARE

il verbo indicava originariamente l'azione del " far cader dall 'arcione", dello "scrollare dalla sella", evenienza molto umiliante per i cavalieri. Attualmente viene usato anche in senso figurato per significare la rimozione da un incarico di prestigio.

DISARMARE

nell 'attuale linguaggio il verbo indica prevalentemente H privare una nave de lle attrezzature per ospende rnc te mporane amente o definitivamente il servizio. Originariamente significava fa r deporre le armi , sguarnire una fortezza.

DISASTRO

il termine, presente nel provenzale desastres , ne l francese désastre (dall ' italia no), ne llo spagnolo e portoghese desastre, deriva dal basso latino disastrum composto dalla particella dis, col senso di contrario. e -astrum "astro": il significato quind i era quel lo di "cattiva stella". " ventura", "sconfitta irreparabi le", "catastrofe", imputandosi la sciagura all ' influsso negativo degli astri.

DISBRIGARE

il verbo deriva dal basso latino dis-brigare, composto dalla parti cella dis, con senso negativo, e brigare "travagliare", "sottoporre a prepotenze", " liberare dai travagli". Successivamente sig nifi cò, in sen o figurato, " risolvere un affare o un impegno". Dall ' ital. deriva forse l'a. frane. disbriguer.

DISCIPLINA

voce antica che ha trovato fortuna ptincipalmente in ambito militare quale sentimento di coesione e di solidarietà per ass icurare lo 131


DISERTARE

sviluppo armonico della vita associativa. Discende dal latino discere "imparare", con l'aggiunta di plenum "pieno", "completo", e sta a indicare il complesso di norme che regolano il comportamento dell'individuo, di un gruppo o di una organizzazione. Nel tardo medioevo indicò anche il mazzo di funicelle con nodi usato, m alcuni ordini religiosi, per la flagellazione penitenziale. ·

DISERTARE

il verbo deriva dal latino desertus , da deserere "ridmTe a deserto" "desertificare", "eliminare da un luogo qualsiasi forma di vita", esito tipico delle più feroci disfatte. L' identica voce verbale ha però anche un secondo significato e una seconda etim ologia: deriva infatti da desertare , intensivo di deserere "abbandonare", composto dalla particella de , nel senso di contrario, e dal verbo serere "legare insieme", "annodare": quindi "abbandonare", "dmstaccarsi", "evadere", con riferimento ai doveri del soldato.

DISFARE

il verbo deriva dal latino dis-facere (dis, nef senso di "contrario", e facere "fare"). Indica perciò 1' opposto di fare e, quindi , ,.distruggere", da cui la voce disfatta, sconfitta in·eparabile.

DISFIDA

presente nel provenzale desftzar, nel francese défier, nello spagnolo e portoghese desafiar, la voce de1iva dal basso latino dis-.fù/llre (dis , in senso negativo, e fidare "avere fede"). Indica perciò il togliere a qualcuno la fede, cioè il "rinnegare". L'etimologia più probabile risale all'antico tedescofaide "guen·a", "combattimento". In seguito il temune andò a designare un invito al duello: notissima la disfida di Barletta.

DISLOCARE

il verbo deriva dal latino locare "collocare", con l'aggiunta della particella separativa dis. Pertanto il significato è quello di "porre in luoghi diversi", "separare le forze", con esplicito riferimento alle operazioni militari.

DISORDINARE

la voce verbale e i suoi derivati sono un composto della particella negativa dis , e del sostantivo ·ordo "fila", "schiera" . Pertanto il senso etimologico si richlama all'azione dello spezzare la schiera di soldati, eludendone l'ordinanza.

DISPERDERE

il verbo è composto da dis , con significato di divisione, e perdere "mandare in rovina": è evidente il riferimento agli scempi e alle stragi degli scontri armati.

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DISPIEGARE

DISPIEGARE

il verbo è un co mposto di dis , co n val o re sottrattivo, e pii-care ·'mi chi are", " intrecc iare". Ne de ri va il s ig nifi cato di '"d istendere" o "spiegare", con riferimento all 'azio ne di d isporre tr uppe in ordina nza.

DISSIDIO

il termine de fini sce un contrasto, una contrappo izione d i opinioni . L'origine si ri fà al tempo in cui i Ro mani prendevano Le decisioni militari in sede di pubbliche adunanze, durante le quali tutti i membri sedevano ui pro pri scanni: chi si a ll o nt~ n ava o s i and ava a edere in d i parte sotto lineava la ua di vergenza dalla decisio ne de lla maggiora nza. La paro la deriva, infatti , d al composto latino dis-sedere "sedere di sg iun ti" . "sedere appartati" . L' etimolog ia è anche ravvi abi le nel latino discidium (de scindo) "separazione", voce che e prime un concetto sostanz ialme nte affine.

DISSIPARE

il verbo de fini sce un a di s persion e o uno s pe rpero di ri so rse. Scaturisce dal latino dissipare, a sua volta derivazione de l sanscrito kshap-ayami "scagliare innanzi" . voce chiaramente allusiva all ' az ione d i lanc iare dardi o pi etre.

DISSOCIARE

la voce deri va dal verbo latino dissociare " disunire", udividcre". composto da dis, con valore sottrattivo, e socius "alleato" . È implic ito ne l termine il signifi cato di rottura di un 'alleanza militare .

DISSOLVERE

il di ffonder. i de lle videocamere ha reso fa mili are il concetto di dissolven:a. ovvero il rapido scompari re di un' immag ine pe r progressiva perdita di defini zione. Il verbo, perciò, designa la di saggregazione degli e lementi costitutivi ili una sostanza o di un concetto. La voce deriva dal verbo latino dissolvere , composto dalla particella dis, indicante separazione, e solvere "sciog liere", "di sfare", "separare". Il senso origina rio de l te rmin e indicava infatti un a fu ga disordinata, dal che scaturi sce anche il significato dispregiati vo che ancora mantiene in itali ano la voce dissoluto, ri ferita a persona preda del vizio e irrimediabi lmente corrotta.

DISTINTIVO

la voce dotta (mil. , poli t.) designa storicamente il simbo lo portato al di sopra dell ' unifonne, per indicare il g rado e lo status di militare . Deriva da l latino distùzctus (p. p. di distinguere) e, a sua volta, dal greco dia-stizein " marchiare" . Da lla stessa radice scaturi scono i termini stigmate e stigmatizzare. 133


DISTRETIO

DISTRETTO

il termine indica una precisa zona soggetta alla giurisdizione di un 'autorità civile o militare. Deriva dal latino districtus , p. p. del verbo destringere, composto dalla particella de, intensiva, e stringere ·'serrare·' (in uno spazio ristretto), concetto tipico di una recinzio ne o di una murazione difensiva.

DISTRUGGERE

iJ verbo defi nisce l'azione di elimjnazione di una struttura o di una entità, propria delle catastrofi naturali o della guerra. Presente nel francese detruire , nello spagnolo e portoghese destruir, deriva dal Ialino destruere, composto dalla pamcella de, o dis, con enso negativo, e dal verbo struere, "ammas are", "fabbricare". [) signi ficato etimologico, pertanto, era quello di "smantellare"," pianare" le primordiali fortificazioni costruite ammassando il terreno in forma di aggere.

DISTURBARE

il verbo indica l'azione c he impedisce il normal e svolgimento di una attività. Deriva dal latino disturbare , composto dalla particella dis , in senso rafforzativo. e da l verbo ttirbare " di sordi nare", "scompigliare·· (gr. tyrbazein che si origina da tjrbe "confusione", "scompiglio"). Il senso originario del termine risale all'azione di rompere le schiere, provocandone una rapida e caotica fuga.

DITTA DITTATORE DITTATURA

il termine dilla designa un' impresa industriale o commerciale. La parola dittatore richiama il magistrato straordinario romano con pienezza di poteri civi li e rilllitari. Il vocabolo dittatura definì ce l 'accentramento di rutti i poteri in un olo organo monocratico, in perfetta antitesi al concetto di democrazia. Al di là delle rilevanti specificità, tutte e tre le voci ostentano una comune origine nel verbo latino dicere "comandare", da cu i dictum "ordine", "editto", a sua volta derivazione della radice indoeuropea dik, deik "designare" (cfr. il sanscrito dic-ami "indi co" e l'osco deikum "comandare"): non a caso, dall a stessa radice deriva pure iudex "giudice".

DIVANO

la voce indica l'ampia poltrona imbottita destinata ad accogliere più persone contemporaneamente. Pur essendo un mobile diffu o quasi in ogni abitazione, il suo nome non appartiene alla civiltà occidentale. Deriva infatti dal turco diwan termine indicante il consig lio dei notabili. La trasformazione del significato injzia quando la paro la diwan desig nò il registro sul quale venivano riportati i conti fiscali. Il termine, all ora, passò a connotare l' ufficio in cui i esplicavano le attività di esazione delle tas e e qui ndi di dogana.

Il-l


DIVELLERE

intesa quest'ultima anche come sala d' udienza in cui sj riuniva il consiglio dei notabili e dei capi militari.

DIVELLERE

il verbo, che definisce lo strappo violento di qualcosa dalla sua sede, der!va dal latino divellere, composto dalla particella de o dis, nel senso di separazione, e veliere "strappare" [la lana dal vello]. La sua etimologia più antica si rintraccia nella radice val-var "fare a pezzi", già presente nel sanscrito vra-na e nel latino vul-nus "ferita" . U significato originario si riferiva ali' azione di estrane, come si strappano i peli dalla cute, una freccia dalla carne.

DIVERSIONE

il termine indica una deviazione dal normale percorso. Deriva dal latino de-vertere "volgersi dalla parte opposta". n significato originario faceva riferimento a una precisa manovra militare: nel sanscrito, infatti, la voce vrnomi significa "circondo" e vara " circu ito". Pertanto, essendo in tutte le accezioni sempre presente il senso di rotazione, la parola indicò prevalentemente l'azione tattica destinata ad avvolgere e circondare il nemico in una so1ta di circuito o in una sacca. Dalla stessa radice latina discese anche il fonema divertimento.

DIVINCOLARSI

la voce definisce il contorcersi spasmodicamente tentando di rompere un legame. Deriva dall'unione della particella dis, in senso di separazione, e del sostantivo latino vinculwn "vincolo", "catena". Il significato etimologico pertanto richiama l' azione del liberarsi dai legami e dalle catene.

DIVISA

la parola, nel linguaggio corrente, defin isce sia l'un ifo rme militare sia.la moneta cartacea: in quanto tale, deriva dalla parola francese divise, tratta, a sua volta, dal latino dividere, con riferi mento alla spartizione dei colori delle livree, utilizzata anche, in età moderna, nei giochi e negli spettacoli per distinguere le opposte fazion i. Originariamente la divisa fu la parte dello scudo raffigurante l' insegna del principe.

DOGE

la parola per secoli designò il capo deiJa Repubblica di Venezia e della Repubblica di Genova. Deriva dal latino dux, accusativo duce m "comandante in capo", "condottiero". Ancor prima i Romani trassero la voce dalla radice indoeu ropea deuk e dal sanscrito dav-ami "andare", con riferimento all ' azione di condotta delle campagne di guena. 135


DOLE!tE

DOLERE

il verbo, che sta a indicare una sensazione di dolore, è pre ente nel provenza le e nello spagnolo doler, nell 'antico francese doloir, poi douloir, nel portoghese doèr. Deriva dal latino dolere tratto, a sua volta, dalla radice dar-dal. dol, "spezzare··, "scindere". che si rintraccia nel sanscrito darati. datati ''lacerare··. "spaccare" e più tardi nel greco déro "scortico" . Da ll a stessa radice deriva pure la dolabra, il caratteristico attrezzo da tagli o e da punta, una sorta di piccozza, che costituiva la dotazione individua le d i ogni l egion ario. Sempre alla stessa etimologia vie ne fatta risalire la parola dolore (lat. dolor - oris).

DOLMAN

tra le signore francesi e leganti dell ' ultimo quarto del XIX secolo diffuse una curiosa giacca lunga e attillata, profilata di pe lliccia, dalle maniche aperte e pendenti, detta all'epoca clolman. Il nome caturisce da l turco dolama , ungh. dolmany , ted. Dolman, de ig nante un indumento che indos avano g li Ussari, i soldati di cavalleria leggera presenti in quasi tuni gli eserciti europei.

DOLO

per i Roman i, come testimo niano Virgilio e Svetonio. dolus era un ' arma da punta la cui lama era nascosta normalmente all ' interno di un bastone, da cui il senso d i frode, di slealtà, antico prestito dal greco d6los "astuzia", per il tramite de ll 'esco.

DOMARE

il verbo deriva dal latino dom-are "soggiogare" (gr. domao "io domo"): chiaro il legame concettuale tra l'es er oggiogato e l'e sere reso schiavo.

DRAGA

tra le macch ine scavatrici vi è que ll a destin ata ad operare sui fondali marini, lacustri o fluvi a li per asportare i sed imenti a ccumul ati si nel corso degli anni e c he ne diminui sco no la profondità impede ndo la navigazione . Il suo no me deriva dall ' ingle e drag " uncino", "strume nto per afferrare e tirare", dal verbo to drag " trascin are", che a sua volta lo trasse dall 'ang losassone drage, co l sig ni ficato di " tirare a forza", "strappa re", probab il e deri vazione dal latino trahere .

DRAGONE

il te rmin e evoca il miti co e te rribil e a nim a le: il drago. Ness una meravig lia che la s ua immagine veni sse usata per fini apotropai c i e riprodotta pers ino ui pied ritti delle c ittadelle anato liche pre isto ric he. In e poca ro ma na il drago rosso, in

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DRAPPELLO

latino dracon , fu raffigu rato sulle in seg ne de ll e coorti, intesuto o dipinto. Pe rta nto, il vess illifero delle coorti , dal nome de ll 'animale rappresentato sulle insegne, come g ià l'aquilifer delle legioni , d ivenne il draconarius. Con la caduta de ll ' Im pero d 'o~c id e n te, l'emble ma del drago non scomparve da ll 'eserc ito ma pas ò a lle forze armate degli imperatori d'oriente, estendendosi in seguito a qu elle di molte nazioni e uropee e in pa rticol are a l reg no d ' In gh il terra . In I tal ia , le prim e unità militari designa te co n ta le nome risalgo no ~ l 1450: dragoni si c hiam arono, in o ri g ine, gli archibug ie ri trasportati dal la cava lleri a leggera.

DRAPPELLO DRAPPO

il termine drappello, presente nel provenzale drapel, nel francese drapeau , è un a fo rm a diminuti va del basso latino drappu s ..drappo", forse deri vazione dell'alto tedesco trabo "frangia", "orlo" (da cui trappen "battere coi piedi", term ine dal quale alcuni autori fanno discendere truppa [v.]). Potrebbe originare anche dal celtico trappùzg ·'arazzo". In ogni caso, il drappo divenne una piccola insegna militare: il reparto che in essa si identificava designò il drappello.

DROMEDARIO

tutti conoscono il cu rioso animale dotato di una vistosa gobba sul dorso. Il suo no me lati no dromedarius risale a lla radi ce g reca dromedario s, da dr6mos "co rsa" (da c ui autodromo). In bizantino si ritrova , peraltro, il term ine dromone " dro mò ne" per des ig nare una ve loce nave da guerra, con tre alberi a vele q uadre e s pe so co n due ordini d i rem i, a rm ata con s ifoni lanciafiamme.

DUCA DUCATO DUCE

presente ne l provenzale e nel fran cese due, ne llo spagnolo e nel portoghese duque, la voce de riva dal latino dux "colui c he conduce", quindi il co mand a nte in capo. Negli ultimi te mpi dell' Impero designò un generale al quale era affidato il govern o di una provincia. In segu ito ass un se, ne l bi zantino douka o dukas, il significato di capo militare di una c ittà (da cui doge [v.] e duce, con identico valore). Ducato, oltre a defi ni re il titolo della dignità ducale, e anche la sua giuri sdizio ne territoriale, fu il nome di un a m o ne ta d'a rge nto , con ia ta dapprim a da ll a Repubblica di Ve nezia e quindi dagli altri Stati italian i, con valore variabile nel corso dei secoli. 137


DUELLO

DUELLO

il termine indicò a lungo un co mbattime nto ad armi pari fra due contende nti per dirimere una controversia. Pre e nte ne l f rance e duel, ne ll o spagnolo duelo, nel portoghese duello, deriva da l latino duellum , voce a lla quale vie ne fatta risa lire pu re la pa rola bellum "guerra" (duo sta a des ig nare i contende nti) [cfr. lat. bis da *duis] .

DUMDUM

a c irca 5 km da Ca lcutta, ne l Be nga la, es iste la localitĂ de tta Dumdum "collina": lĂŹ per la prima vo lta ven ne ro fa bbricati i proiettili espan ivi per arm i individ uali, usati da lle truppe inglesi verso la fin e del 1890.

DUNA

il termine richiam a il deserto e le sue a lture di sabbia continuamente spostate dal vento. Presente ne l francese dune. ne llo spagnolo duna , nel portoghese dzmas, nello svedese dun , nel danese e olandese duin, trae origine dal celtico dzm , duna "pro montorio" (cfr. angl. adune "colle", gael. dun e b. brel. fu n "altura fo rti fi cata", ''caste llo").

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E EBETE

l'aggettivo viene applicato nei confronti di una persona c he mostra carsa capacità di comprendere . Deriva dal latino hebete(m) "spuntato", "ottuso", con riferime nto, in orig ine, a un 'arma senza punta e q uindi inadatta alla penetrazione (cfr. lat. hebere ·'es ere o ttuso").

ECCEDERE

il verbo è uti lizzato per indicare q ualcosa che superi la quanrità prevista consentita. Deriva da l latino excedere, composto da ex, nel enso d i " fuori", e cedere " ritirarsi". Quindi il senso orig inario era "andare fuori", '"uscire", sottintendendosi da un recinto, da una cerchia, da una fortificazione.

ECCELLERE

la voce attualme nte defini sce il disting uersi per superiori qualità e capacità. Deriva dal latino excellere. composto dalla par ticella ex. nel e n o d i " fu ori ", e cellere (da l greco kéllein ) "spingere". Il sign ificato orig inario pertanto era q uello di "estrarre", "scegliere" tra un numero rilevante d i soldati il pi ù prestante e il più fo rte . In breve eccellente ed eccel/en:a divennero attri buti d'onore dei peronagg i più pote nti.

ECCEPIRE ECCETTUARE

eccepire defi ni sce il sollevare riserve od obiezioni a una proposta o a un progetto. De ri va dal latino excipere , composto d a ex, col senso di "fuori ", e capere " prendere". "trarre", " togliere". Il senso orig inario, quindi , era quello di "escludere"," cartare". Eccettuctre promana dal latino exceptare, frequentativo di excipere, per cui il sig nificato rimarca ancora maggiormente que llo di "escl udere dai prescelli ".

ECCIDIO

ne l ling uaggio corrente la voce designa una strage particolarmente efferata. Deriva dal latino excidium , composto da ex, parti cella con valore di rinfo rzo, e cidere "stroncare", "tagliare". Il termine quind i indicava una strage e nza eccezio ni , per e tà o per sesso, sim ile 139


ECCITARE

ali' azione del taglio radicale di un intero bosco, senza alcuna distinzione tra alberi giovani e vecchi.

ECCITARE

il verbo indica il portaTe qualcuno a un intenso stato emotivo, a una incontenibile tensione. Deriva dal latino excitare, composto dalla particeiJa ex, come rafforzativo, e citare, intensivo di ciere "muovere", "spingere". Indi cava, pe rtanto , l'azione o l'incitamento ali' assalto da parte dei comandanti.

E CISTA

il termine in italiano è di rara utilizzazione. Deriva dal greco oikistés "fondatore", deriv. di oikizo, da 6ikos "casa". In realtà l'ecista era il capo di una spedizione militare che spesso fin iva con il fondare, in una terra ignota, una nuova colonia: quanto fosse ampi a tale pratica lo dimostra il fatto che quasi tutte le città dell' Italia centro-meridionale sorsero grazie a siffatte iniziative, conservando quasi sempre nel loro nome quello d eli ' anti chissimo fondatore.

ECLISSI

la parola deriva dal latino eclipsis e, a sua volta, dal greoo ekléipein "abbandonare", " lasciare", "scappare", con riferimento all'azione del disertare il combattimento, la più ignominosa colpa del soldato. Tale significato trae origine dal fenomeno astronomico che determina la scomparsa temporanea del sole per interposizione della luna o di altro corpo celeste.

ECO

il termine, derivante dal latino echu(m) , dal greco ech6 (gr. arcaico wakos "onomatopea"), defi nisce la riflessione del suono contro un ostacolo. Nella mitologia la parola designava la ninfa condannata da Giunone, a causa della sua connivenza con Giove, a ripete re le ultime sillabe di quanti le parlavano. La filologia però non conferma il grazioso racconto, poiché il greco écheion indicava lo strumento capace di emettere suoni notevolmente intensi, una specie di tamburo destinato a trasmettere i coma ndi s ul campo di battaglia. Non a caso l'etimologia è fatta risalire al sanscrito vac-ate "url are", " mugghi are", azione tipica dello scontro nel combattimento.

ECULEO

per i Romani i cavalli si distinguevano fondamentalmente in due categorie: quelli da lavoro, detti caballi; quelli da corsa e da guerra, detti equi. Quest' ultimi erano di gran lunga i più pregiati, per cui veniva loro prestata maggiore cura negli allevamenti, tanto da

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godere persino di una precisa defin izione quando erano ancora giovani , cioè equlei (d imin. dì equi) "puledri", "cavallini". Da tale diminutivo derivò eculeo, una sorta di piccolo cavallo di legno o cavalletto: un atroce strumento di tortura. Sul suo dorso, un cuneo di legno ~olto acuto, erano infarti costretti a sedere nudi , nel corso dei processi, i soldati responsabili di tradimento, nonché gli schiavi chiamati a deporre come testimoni

EDITTO

la voce rich iama il proclama emanato da un '~ utorità . Nell'antica Roma indicava un decreto del pretore o del console con valore di ordine militare e di legge. Deriva dal latino edictum , participio passato del verbo edicere "pronunziare", composto dalla particella ex, col senso di " fuori", e dicere "dire": quindi il significato letterale era "dire fuori ", "dichiarare", "ordinare".

EFFRAZIONE

il termine sta oggi a indicare un furto con scasso. Deriva dal verbo latino effringere (participio passato effractus), composto dalla particella ex "fuori" e frangere "rompere". TI significato originario era "sfondare", "brecciare" [un muro di cinta, una fortificazione].

EFFUSIONE

la voce deriva da l latino effundere (participio passato effusus) "versare", "spargere", con riferimento allo spargimento di sangue conseguente a un combattimento.

EGEMONIA

il termine deriva dal greco heghéomai "conduco", "guido", da cui anche hegémon "condottiero", "capo". Pertanto il vocabolo originariamente stava a indicare il condurre una formazione di soldati.

EGIDA

secondo Omero, Giove si difende dai Titani per mezzo di uno scudo fatto con la pelle della capra Amaltea che lo aveva allevato. Infatt i, la voce latin a aegis fu tratta dal greco aigis (accusativo aigida) "capra". È ev idente la connessione tra il significato attuale del termine, nel senso di scudo, e il richiamo mitologico.

EGREGIO

la voce deri va dal latino egregius, composto dalla particella ex "fuori" e grex "gregge" e, per traslazione, "truppa", "schiera", " turba" . n significato origi nario faceva riferimento a un individuo scelto, per le sue superiori qualità, tra una moltitudine di soldati schierati, così come gli animali destinati al sacrificio venivano tratti dal gregge in base alla loro perfezione. 141


EIACULAZIONE

EIACULAZIONE

il termine deriva dal verbo tardo latino eiaculare, classico eiaculari "gettare", "scagliare" : pertanto "gettare fuori", "scagliare contro". Indicava in origine l'atto di scagliare il giavellotto contro il nemico e, successivamente, l ' uscita di un liquido da un tubo. È significativo che quando Leonardo da Vinci tentò di rappresentare la traiettoria dei proietti la rapportò a quella del getto ·de Il ' acqua erompente da un tubo.

ELASTICO

l'aggettivo defini sce il comportamento di un corpo che, sottoposto a sollecitazione, si deforma per riprendere istantaneamente la sua configurazione originaria. I1 termine deriva dal latino elasticus e, a sua volta, da] greco eltiuno "stimolo", "spingo", da cui anche elastés, elastér "che dà impulso", "che spinge": la caratteristica di riferimento è quella dell'arco e, più tardi , delle matasse di tendini ritorti che fungevano da accumulatori energetici per le artiglie1ie neurobalistiche.

ELDORADO

H termine fu coniato dagli spagnoli nel corso della occupazione dell'America meridio na le. Secondo i conquistadores sarebbe esistito, nascosto da qualche parte nella foresta, un paese ricchissimo, praticamente dorato che, una volta conquistato, li avrebbe resi immensamente ricchi. Ovviamente mai nulla del genere fu trovato, per cui il vocabolo divenne sinonimo di paese delle meraviglie.

ELEPOLI

tutte le città, a prutire dalla loro remoti ssima origine e fino al secolo scorso, furono cintate di fortificazioni perimetrali. Per rendere praticabile lo sfondamento delle mura, Demetrio Poliorcete, perfezionando congegni similari già esistenti da tempo, inventò le torri ambulatorie: grandiosi tralicci di legno, rivestiti di pelli fresche o di piastre di bronzo montati su ruote. Grazie all ' altezza delle torri, spesso eccedente i 40 m, gli assedianti irrompevano sugli spalti nemici, mentre nuovi commilitoni, già dispostisi sulle piattaforme intermedie, sopraggiungevano continuamente: per la città era la fine. Dal lat. elepoli(m) tratto, a sua volta, dal gr. helépolis (composto dal tema di heléo "prendo" e dal sostantivo p6'lis "città") derivò il nome di tali macchine ossidionaJi.

ELIDERE

il verbo definisce l' azione di annullare qualcosa. In grammatica, poi, designa l'eliminazione della vocale finale per evitru·e la forma-

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ELIMINARE

zione di iato. Deriva dal latino elidere "schiacciare", "rompere", composto dalla particeiJa intensiva ex e dal verbo laedere "danneggiare". Il significato era quello di distruggere.

ELIMINARE

il verbo qefinisce l'azione volta a sopprimere qualsiasi opposizione od ostacolo. Deriva dal latino eliminare (composto dalla partice!Ja ex "fuori" e limen "soglia", "porta") "cacciare fuori dalla porta", "espellere". Facendo riferimento alla voce latina limes "frontiera", "confine militare", "limite territoriale", il termine origipariamente significò "esiliare", "espellere dal territorio", "privare della cittadinanza".

ELMETTO ELMO

in molte odierne attività è indispensabile una protezione della testa per evitare traumi accidentali: è questo il caso dell'edilizia, della metallurgia, della mineraria, della speleologia, ecc .. In realtà si tratta di caschi [v.] per lo più di plastica di rilevante resistenza. Non mancano, tuttavia, altre attività che, per i rischi maggiori e per i conseguenti impatti ancora più violenti, richiedono protezioni di superiore resistenza, quali solo un casco di metallo può fornire: è il caso dei vigili del fuoco e, soprattutto, dei soldati. Si tratta comunque, sia in plastica che in metallo, di elmetti che costituiscono l'ultima derivazione dell' elmo classico, il copricapo in bronzo e in acciaio che proteggeva la testa dei guerrieri. Il termine elmetto, dimin. di elmo, presente nel provenzale elms, nel francese heaume, nell'antico spagnolo elmo, nell'alto antico tedesco helm, deriva dal gotico hilms per il tramite del!' antico francese helm "protezione".

ELUDERE

il verbo definisce attualmente il saper schivare, più o meno astutamente, una difficol tà o una richiesta. Deriva dal latino eludere (composto da ex e ludere ) "uscire dal gioco". Essendo il ludus il combattimento gladiatorio, il senso originario della voce fu quello di "evitare il colpo dell ' avversario".

EMBARGO

la voce definiva in origine il sequestro del naviglio mercantile di uno Stato estero. In seguito andò a indicare pure il divieto di esportazione di materiali in Paesi con i quali vigeva una condizione di fo rte attrito e di presunta minaccia. Deriva dallo spagnolo embargo , deriv. di embargar "impedire" .

EMBOLO

il termine nel medioevo indicava il fondaco istituito da mercanti italiani nei porti del Medio Oriente, una sorta di scoglio cristiano in 143


EMERITO

un mare musulmano. Attualmente ha il significato di occlusione di un vaso sanguigno. De1iva dal gr. émbolos, der. dal tema di emballo "getto dentro", "scaglio aJJ'i nterno", tipica azione del lanciare frecce o proietti nel campo nemico.

EMERITO

il termine deriva da emeritus, composto da ex "fuori" e ineritus da merere "meritare", "guadagnare". Si chiamò emeritum il premio dato al soldato congedato che già aveva percepito il previsto trattamento di quiescenza. Attualmente la voce definisce la persona che, pur non esercitando più il proprio incarico per raggiunti limiti di età, continui a mantenere sia il grado -che gli onori.

EMINENTE

nel li nguaggio corrente il termine indica una persona che sovrasta le altre per q ualità intellettuali e capacità professionali. Deriva dal latino eminens, eminentis, pruticipio presente del verbo eminere. Il suo significato originario era quello di trovarsi al di sopra di qualcuno o di qualcosa, condizione vincente nello scontro bellico.

EMIRO

il termine viene usato sempre più frequentemente per designare un alto funzionario arabo. Non a caso deriva dal turco emir e significa "comandante", "capo", voce derivata dal verbo amara "comandare", al quale si fa risalire anche ammiraglio. In Tw·chia lo stesso titolo fu dato ai discendenti, per via femminile, di Maometto.

EMISSARIO

la voce definisce soprattutto un canale, naturale o artificiale. Più raramente indica anche un agente, per lo più segreto, di uno Stato o di un potente personaggio: questa accezione si avvicina maggiormente alla sua origine etimologica. Per i Romani, infatti, emissarius (da emittere), composto dalla pruticella ex "fu01i" e mittere "mandare", definiva iJ messaggero, ovvero l'alto funzionario incaricato di trattare questioni militari e politiche.

EMPIO

il termine deriva dal latino impius, composto dalla particella in, con il senso di "non", e pius "virtuoso", "valoroso". lmpius per i Romani era la persona dimentica del suo dovere e, quindi, il vile traditore.

EMULO

nel li nguaggio COITente l.a voce designa chi si trova impegnato in una competizione. Deriva daJ latino aemulu(m), in greco aim,jlos "accorto", "astuto", vocabolo affine ad aimon "espeito", "istruito".

144


Torre vicereal.e d i Po lignano a M ar e. d i tipo piccolo a tre troniere.

Spaccato

a~sonometrico

d i 1orre vicereale piccola.

O

111• 111•• •••11 145


Torre vicereale di Vietri sul Mare. di tipo grande a cinque troni ere.

Spaccato assonometrico di torre viccrealc grande.

146

o


Torre vicercale di Cetara. di tipo a doppia altezza.

Spaccato assonometrico d i torre vicereale a dopp ia altezza.

147


Paola, Cosenza: ruderi del castel lo con ben evidenti alla base le buche delle gettamie di fuoco, piombatoic ma desti nate al tiro con pezzi caricaLi a miLraglia.

148

~imili

alle medievali


Gigamesco di~tmante da 86 carati facemc parte del dctr Impero <lllomano.

tc~oro

del Topkapi di htanbul. giĂ pala11o del Gran Sultano

149


Ricostnri'ione gralica di un ariete di tipo standard impiegato dai Romani per ~fondare le fortiticat.ioni nemiche: la parte mobile dell'arma era posta al riparo da una sorta di corazzatura di pelli fresche. per evitare r incendio. poste !>opm dci robuMi tavoloni.

150


Il preziosissimo trono sul quale sedeva. a ga mbe incrociate. il Gran Sultano dell' Impero ou o mano, capo assolu to de l di vano.

15 1


Ricostru zione gralÏca d i una caJTObalista, an iglieri a a doppia matassa elastica u¡ainabile. di

152

cui erano dorate le legioni.


Ricostnuione gratica di una torre ambulatoria. propriamente detta elepoli. O\'\'Cro le .. prcndiuici di cittĂ .. : q uella raffigurata ha una allena di circa 30 m. ma ne c~i~tettero anche di -,upcriori ai 50.

L53


Torre dell'Epitaffio: era la prima torre costiera dello Stato della Chiesa che si incontrava venendo da Napoli: costruita intorno al 1570 deve il suo nome ad un epitaflio che ru ne lla circostanza rinvenuto nei paraggi e quindi montato su di un apposito basamento.

154


Mura in opera poligonale della Ili maniera de l prof. Lugl i. appartenenti a quella c he probabilmente fu la piLI grande a r ce sannita. insediata sulla sommitĂ di monte Acero. presso S. Salvatore Telesino. Benevento: al presente restano circa 3 km di cerchia.

155


I ~ola

156

di Ustica: piCC()JO faro runt.ionantc " panneli i solari.


Ca,amaua per armi automatiche. come certificano le ~ouili feritoie ~ul corpo pii• basso. L:• co,trutionc. che risale alla 'econda guerra mondiale. ,j trova nei pre!>~i del ca\alcm ia n° 26 suii'A3.

157


Cannone francese di grosso calibro gettato in bronzo nel XV III secolo: ben evidente in primo piano il foro focone. Parigi Hotel de.1¡ ln valides.

158


Ascia e forcone facemi pane delle armi del principe Vlad Tepcs. meglio nolo come Dramla. XV Bucarcs1 nel mu!>eo mililarc.

~ecolo. con~crvme a

159


"" f

Rada di Augu.,ta. i Ioni Garti(l. ViHoria c d¡A,alo ....

160

\CC.

XVI-XVII.


ENCOf,iOO

ENCOMIO

la voce attualmente definisce un tributo di lode. Deriva dal latino encomium, tratto a sua volta dal greco enkomion (composto da en "dentro" e komos "festa") "fastoso banchetto", attività con cui si concludevano le celebrazioni per onorare i vincitori di una battaglia.

ENERGIA

in fisica il termine sta a indicare l'attitudine che un corpo possiede a compiere lavoro. Deriva dal tardo latino energia(m), tratto a sua volta dal greco enérgeia, composto da en , nel senso inte nsivo, ed érgon "opera", "attività". Il significato ori gin.ario della voce era quello di uso attivo della forza. Dalla stessa radice scaturisce pure

energumeno.

EPARCO

il termine deriva daJ greco antico éparkhos "che ha signoria", "che comanda". È composto da epi "sopra" e arkhos "capo", "comandante". Ai tempi dell'Impero bizantino defi nì il prefetto di una ex provincia romana.

EPICO

l'aggettivo definisce un particolare tipo di componimento poetico che ha per oggetto la narrazione di gesta eroiche. Deriva dal latino epicu(m), tratto a sua volta dal greco epikos (da épos "racconto"). La voce stava a designare, in senso celebrativo, le azioni valorose compiute in combattimento.

EPILESSIA

il termine designa una grave sindrome neuro logica caratterizzata dall'improvvisa perd ita di coscienza. Deriva dal lat. tardo epilepsia(m), tratto a sua volta dal greco epilepsia "attacco", "assalto". L'origine va individuata nella voce verbale epilambtino, composta dalla particella epi "sopra" e lambtitzo "prendo", "assalgo", "sorprendo", "invado": significati che ri feriscono una precisa derivazione militare.

EPISTOLA

la parola deriva dal latino epistula(m), dal greco epistolé (epi, con il senso di "presso", e stello "mando"). È evidente il riferimento all'azione dell'ordinare a qualcuno d i andare in un luogo e all'esercizio di un ruolo gerarchico militare.

EPITAFFIO

il termine designa l'iscrizione sepolcrale ne lla q uale sono contenute le lodi verso il defunto. Deriva dal latino epitaphiu(m ), tratto a sua volta dal greco epi-taphios (epi, col senso di "sopra", e taphos "sepolcro"): la definizione faceva riferi mento alla circostanza in 161


EPOPEA

cui, presso gli ateniesi, i guerrieri morti in battaglia venivano commemorati con un' orazione funebre. EPOPEA

la parola si riferisce a una narrazione poetica eli gesta eroiche. Deriva dal greco epopoiia "parola", "verso", "narrazione", dal verbo poiéo "faccio", "compongo" (da cui anche la voce poeta): il significato originario era quello dì una composizione poetica nella quale venivano narrate vicende memorabili per ardimento ed eroismo.

E QUESTRE

la voce deriva dal latino equestre(m) (equus "cavallo"), da connettersi agli antichi equites romani , che erano soldati a cavallo forniti di particolare censo.

EQ UIPAGGIO

il termine ha origine dal francese équipage, tratto dal verbo équiper, dall 'antico esquiper, a sua volta derivato dallo scandinavo skipa "dotare una nave dell 'occorrente per salpare", con riferimento all'imbarcazione vichinga destinata alle incursioni e alle razzie.

ERA ERARIO

il primo vocabolo, presente nel francese ère , deriva dal tardo latino aera(m), scaturito dal pl. di aes, aeris "rame". "bronzo", la lega utilizzata per la fabbricazione delle armi e per la coniazione delle monete. In Roma, l'emissione monetaria iniziò con il regno di Servio Tullio, dando così origine all'erario, ovvero il Pubblico Tesoro.

EREDE

il termine, nell'attuale accezione, indica la persona che subentra automaticamente, o per espressa volontà testamentaria, nella titolarità di un patrimonio. La sua origine è nella voce latina heres , heredis "erede", di origine incerta. La voce potrebbe derivare dal greco khéros "vuoto", "privo", con il significato di appropriarsi di qualcosa lasciando al suo posto il vuoto, azione assimilabile a quella di una razzia.

ERGASTOLO

la voce un tempo designava anche l'obbligo del lavoro e dell'isolamento notturno. Risale al latino ergastulu(m) , la prigione nella quale durante la notte venivano rinchiusi gli schiavi, per lo più prigionieri eli guerra, che di giorno erano costretti a lavorare in catene. I1 termine latino deriva dal greco ergastérion, deriv. di ergazomai "lavoro", "mi sforzo" (sanscr. vrag-ami "spingere", col senso di costringere a lavorare).

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ERIGERE

ERIGERE

nel lessico contemporaneo il termine indica il costru ire, l'innalzare qualcosa di importante. Deriva dal latino erigere, composto da ex, particella col senso di "fuori", e regere "dirigere in linea retta": il significato miginarìo era quindi quello di procedere al dì là dell'orizzonte,_cioè dell'assemblare qualcosa verso l'alto, tipico delle costruzioni fortificate che si sviluppavano in altezza.

EROE

la voce indica l'uomo dalle singolari virtù espresse, in particolare, sul campo di battaglia. n termine deriva dal latino heros, tratto dal greco héros (cfr. sanscr. vìr-a "uomo forte", lat. vir "uomo vigoroso"). Per gli antichi gli eroi erano figli di una divinità e di un essere mortale, ovvero risultavano semìdei e, perciò, capaci di imprese eccezionali e grandiose.

ESAGERARE

il verbo nel linguaggio corrente definisce qualcosa che esce dai limiti abituali. Deriva dal latino exaggerare, composto dalla particella ex, nel senso di "fuori", e agger "aggere", "terrapieno difensivo", "argine". Più attendibile è l'interpretazione della particella ex come intensivo di aggerare, ricavando il significato di "innalzare ammassando" e, quindi, "ampliare al di fuori del recinto difensivo".

ESANGUE

l'aggettivo qualifica la persona che ha perduto molto sangue, per ferita o per malattia, e che pertanto è priva di forze. Deriva dal latino exsanguine(m), composto dalla particella ex , con il se nso di ·'senza", e sanguis "sangue": espli cito il riferimento ai feriti sul campo di battaglia, spesso soggetti a forti emorragie.

ESASPERARE

il verbo indica il rendere insopportabile qualcosa oltre ogni limite. Deriva dal latino exsasperare, composto dalla particella ex, rafforzativo, e asperare, da asper "aspro", "penetrante", "acuminato". n significato originario pertanto era quello di rendere più penetrante e acuminata una cuspide e, per estensione, un 'arma.

ESCA

nell'antichità il nome designava la materia secca e asciutta, per lo più vegetale e filamentosa, con la quaJe, tramite le scintille prodotte dallo sfregamento e dalla percussione delle pietre silicee, si accendeva il fuoco. Ruolo sostanzialmente simile ebbero in seguito alcuni composti (fu lminato di mercurio) che, sottoposti a percussione, esplodevano. Per tale ragione la capsula di fulminato venne chiamata innesco. Il termine deriva daJ latino esca(m) e, a sua volta, dal 163


ESCAVARE

verbo edo " mangio". Il riferimento all'azione del mangiare è da connettersi alla funzione dell 'esca quale alimento del fuoco.

ESCAVARE

il verbo deriva dal latino excavare, composto dalla particella ex, col senso di "fuori", e cavare "estrarre". Il significato originario era quello di sterrare o fare cave, con riferimento all'operazione di scavo dei fossati e delle gallerie d'assedio.

ESCLUDERE

il verbo definisce l'azione di non ammettere qualcuno a qualcosa. Deriva dal latino excludere (composto dalla particella ex e claudere "chiudere") "lasciare all'esterno", "impedire di entrare". In tutti i casi è evidente la presenza di una barriera costituita dalle cerchie murarie.

ESCURSIONE

la parola definisce una piacevole gita per visitare qualcosa di interessante. Deriva dal latino excurrere, composto dalla particella ex, col senso di "fuori", e currere "scorrere". Il significato origi nario era quello di "scorrere fuori", ovvero di compiere una scorreria, una razzia sul territorio nemico.

ESEMPIO ESIMERE

la parol a esempio risulta nel provenzale eissemples, nell 'antico francese essemple, nel moderno exemple, nello spagnolo ejempio, nel portoghese exemplo. Deriva, al pari del verbo esimere, dal latino exemplum, tratto dal verbo eximere "trarre fuori", "estrarre": azione violenta connessa allo sguainare un'arma da taglio, da cui la parola scempio.

ESERCITARE ESERCITO ESERCIZIO

i tre termini derivano dal latino exercitu(m), accusativo di exercitus-us propriamente "esercizio", derivato da exercere "tenere in esercizio". Per alcuni studios i la voce esercito potrebbe a nche interpretarsi come ex arce, ovvero "fuori dall'arce", sottintendendo il verbo "condurre". In ogni caso il significato originario di arce è nel verbo greco arkéo "difendo" da cu i alexetér "ausiliatore" e alké "forza", termine connesso con il concetto di difesa e con l'azione di allontanare con le armi il nemico. Esercdo rappresenta semplicemente la serie di azioni destinate ad accentuare le capacità difensive. È interessante osservare che la finalità merarnente difensiva del nostro Esercito, ovvero la sua finalizzazione esclusiva a respingere con le armi un attaccante, nonché a proteggere i deboli e gli inermi, sia esattamente quella maggiormente rispondente ai concetti etici della funzione militare.

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ESIGERE

ESIGERE

il verbo definisce il pretendere qualcosa in ragione dì un concreto o presunto diritto. Deriva dal latino exigere (composto dalla particella ex, col senso di "fuori", e agere "agire"), tratto dal greco exagein "spingere fuori". Il significato originario era quello di C05tringere i vinti a dare un tributo.

ESITARE

il verbo definisce chi è o si mostra incerto sul da farsi. Deriva dal latino haesitare , intensivo di haerere "pendere", "essere sospeso". Originariamente designava la condizione del çondannato alla pena capitale per alto tradimento.

ESODO

il termine indica l'allontanamento in massa di un'intera popolazione, a seguito di sconfitta militare. L'etimologia del vocabolo è nel latino cristiano exodu(m), a sua volta derivato dal greco éxodos (composto dalla particella ex, col senso di "fuori", e od6s "via", "cammino") "percorso per andare via".

ESORTARE

il verbo, che definisce l'azione di incitare qualcuno a compiere qualcosa, deriva dal latino exhortari, composto dalla particella ex, in senso rafforzativo, e hortari "eccitare". Il significato originario

fu quello di incoraggiare, confortare, an·ingare e incitare i soldati neli' imminenza del combattimento.

ESPEDIENTE

nel linguaggio corrente il termine designa un rimedio non del tutto ortodosso. Deriva dal latino espediente(m), dal verbo expedire, composto dalla particella ex, col senso di "fuori", e pes, pedis "piede". Il significato risale allo sforzo compiuto dai prigionieri per Liberare i piedi dai ceppi.

ESPELLERE

il verbo definisce l'azione del cacciar via. Deriva dal latino expellere, composto dalla particella ex, col senso di "fuori", e pellere "urtare", "battere", "cacciar via". Piì:r in particolare pellere conserva la radice pel, che si ritrova nel greco pallo "mi scaglio" e paltiio "abbatto" e, quindi, di nuovo nel latino pila "palla" e pilwn "dardo". n significato originario era connesso prevalentemente con lo scagliare il giavellotto.

ESPLODERE

deriva dal latino explodere, composto daJJa particeHa ex, col senso di '·fuori ", e plaudere "battere le mani", "percuotere due corpi fra loro": quindi "cacciare fuori battendo", "scacciare percuotendo". In breve però prevalse nell'azione il rumore prodotto 165


ESPUGNARE

dalla percussione, per cui il senso divenne quello di cacciar via facendo rumore, tipica procedura usata per allontanare gli animali, nonché quello di battere le mani, per applaudire. In epoca più recente, dopo la scoperta della polvere pirica, il verbo assunse il significato di deflagrare.

ESPUGNARE

il verbo esprime l'azione del conquistare con le armi un luogo forte e munito. Deriva dal latino expugnare, composto da11a particella ex, in senso intensivo, e pugnare "combattere". Il significato esatto deve essere messo in relazione con la guerra ossidionale, ovvero con tutte le operazioni d' investimento espletate per aver ragione di una fortificazione, di un castello, di una fortezza.

ESTATE

il termine, presente anche nel provenzale estaz e nel portoghese estìo, deriva dal latino aestas (ae-d-stas ), accusativo aestatem, proven iente da aestus "calore" (da *aidh-s-t ), corrispondente al greco aith6s "calore" e aJ sanscrito inddhé "infiammare", ovvero "appiccare il fuoco", tipica conclusione degli assedi dopo il saccheggio.

ESTENUARE

nel linguaggio corrente la voce indica lo sfinire e il privare delle forze. Deriva dal verbo latino extenuare (composto da ex, in senso rafforzativo, e tenuis "sottile") "rendere sottile". Il significato originario era quello di "assottigliare", cioè far divenire più deboli le schiere nemiche.

ESTERREFATTO

attualmente l'aggettivo definisce chi è in preda a un intenso stupore, a un vago ma rilevante timore. Deriva dal latino exterrefactus, participio passato di exterrefacere, composto da ex, con valore intensivo, terrere "spaventare" (da cui terrore) e facere "fare": quindi letteralmente "preso dal terrore", "reso stordito dalla paura", con riferimento alle azioni del combattimento.

ESTINGUERE

il verbo, presente nel provenzale estenher, nel francese éteindre, nel catalano e nel portoghese extinguir, deriva dal latino extinguere, composto da ex, in senso rafforzativo, estinguere "trafiggere", "pungolare", "premere sopra con la punta". Il significato originario fu quello di "spegnere", "sopprimere" .

ESTIRPARE

il verbo ha sostanzi almente conservato la sua originaria etimologia. In lati no, infatti , extirpare , composto da ex "fuori " e stirps

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ESTORCERE

"ceppo", significava tirare "fuori le radici", cioè togliere l'origine stessa della vita, ovvero eliminare un nemico definitivamente, in modo che non potesse mai più rigenerarsi.

ESTORCERE

nel Lingu~ggio attuale il verbo indica l'azione del costringere qualcuno con la forza ad ammettere o a rivelare qualcosa. Presente nel rumeno stoarce, nel provenzale, catalano e spagnolo estorcer. nell'antico francese estordre, la voce deriva dal latino extorquere, composto da ex "fuori" e torquere "avvolgere", "piegare". Il significato originario della parola era quello di costringere i prigionieri, mediante punizioni corporali consistenti nella torsione o rotazione innaturale del corpo, a confessare le loro colpe.

ESTRO

il termine deriva dal latino oestrus e, a sua volta, dal greco oistr6s "puntura", "stimolo", "furore", affine probabilmente a oist6s "freccia", "straJe". Il significato originario era quello di una dolorosa puntura provocata da una freccia. In senso figurato finì per designare lo stimolo, la passione, i1 furore verso l'attività artistica.

ESULCERARE

il verbo, che al presente definisce qualcosa che si rende intollerabile, deriva dal latino exulcerare, composto dalla particella ex, con funzione intensiva, e ulcerare "produrre un'ulcera", "piagare". Per i Romani l'ulcera era la ferita prodotta da un'arma da lancio, venuta a suppurazione.

ETERA

il termine è tratto dal greco classico e definisce una donna di costumi disinvolti e disinibiti. Presso i Greci la voce designava le donne di infima condotta morale ma di ragguardevole cultura, di notevole eleganza e di modi raffinati. L'origine del vocabolo è proprio nel greco hettiira "compagna", affine a hettiiros, voce desigrnante l'uomo [che seguiva in guerra i re dell'epoca omerica].

EVADERE

il verbo deriva dal latino evadere (composto dalla particella ex "fuori" e vadere "andare") "andare fuori", "fuggire", sotti ntendendosi da una recinzione, da un reclusorio, da un carcere: luoghi detentivi nei quali venivano rinchiusi unicamente i prigionieri di guerra, non esistendo nell'antichità apposite strutture per restringere i delinquenti comuni, ai quali veniva comminata o una sanzione economica o la pena capitale. 167


EVERSIONE

EVERSIONE

il termine deriva dal verbo latino evertere, participio passato eversus, composto da ex, con valenza intensiva, e vertere "volgere": quindi "stravolgere", "rivoltare", "rivoluzionare", "sovvertire", "distruggere".

EVINCERE

il verbo deriva dal latino evincere, composto da ex, con valenza intensiva, e vincere "superare": quindi "vincere completamente", "superare di larga misura". Nel linguaggio corrente indica il dedurre qualcosa per mezzo di un ragionamento.

EVITARE

il verbo deriva dal latino evitare, composto daJla particella e, col senso di "da", evitare "schivare", corrispondente al greco ĂŠiko "mi ritiro", col chiaro significato di sganciarsi dal nemico. Attualmente definisce il sottrarsi a qualcosa con un prudente espediente.

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F FAIDA

il termine, nell'antico diritto germanico, definiva la condizione di attiva ostilità tra la famiglia della vittima e quella del responsabile del delitto, non necessariamente costituito da un omicidio. In seguito passò a indicare la vendetta privata per un torto subito, o per una offesa, spesso protraentesi per numerose generazio ni. Presente nel basso latino medievale faida(m), la voce deriva dal longobardo failzida "diritto di vendetta" e, più specificatamente, dall ' antico alto tedescofehidas, ted. mod. Felufe "ostilità".

FALANGE

il termine indica oggi ciascuno dei segmenti ossei che formano lo scheletro delle dita delle mani e del piede. Ma designava anche la

formazione tattica di fanteria dei Greci e dei Maccdoni, composta da 8 000 uomini disposti su sedici file, tutti muniti di scudo e armati di una lunga picca. Le prime cinque affiancavano le loro picclhe, formando una sorta di istrice impenetrabile, mentre le successive undici si limitavano soltanto a poggiarle sulle spalle dei commilitoni delle file precedenti. Difficile scorgere fra le piccole e fragil i ossa delle dita e quella enorme muraglia umana una qualsiasi affinità: eppure entrambe haono una identica etimologia. La voce, derivante dal latino plzalange(m), tratto a sua volta dal greco plztilagks - aggos, indicava un pezzo di legno cilindrico alquanto sottile rispetto alla lunghezza, una sorta di pertica. Ovvio allora l'analogia tra le ossa sottili e la lunga fila di uomini allineati. Anticamente lafalange veniva chiamatafalangia.

FALARICA

il termine stava a indicare un grosso giavellotto, con asta cilindrica e cuspide di ferro, a sezione triangolare e di circa un metro di lunghezza. un·arma che veniva usata con una ben precisa particolarità: intomo al ferro veniva avvolto un pezzo di stoppa intrisa di pece, di olio incendiario e di zolfo, miscela alla quale si dava fuoco immediatamente prima del lancio. Le fiamme, accentuate dal volo, giungevano sul bersaglio altissime, propagandosi rapidamente aJle strutture circo169


FALCATO

stanti. La voce deriva dal latino falarica(m), deriv. di fala "torre di legno" [fmalizzata alla trasmissione dei segnali mediante il fuoco]. Da notare che ancora nel XVI, XVll e XVIll secolo, in Sicilia, le torri anticorsare si chiamavano fani, per L'identica ragione. E sempre per la stessa ragione si chiamano fanali le sorgenti luminose molto intense, dal grec. bizantino phatUirion "lanterna", lat. mediev.fanarium. FALCATO FALCE FALCO FALCONE

tutti i termini banno una comune origine nella parolafalce, presente nel provenzale faus , nel francese fauz, nel catalano fals , nello spagnolo falce , nel portoghese fauce , con derivazione dal latino falx , accusativo falcem " roncola" e dal greco phailkes "costola della nave", una trave curva come una falce. È altresl probabile che phailkes derivi , a sua volta, da una precedente voce verbale greca sphallo "abbatto". Dallafalce si formò il falcione, il grosso attrezzo da fieno montato su asta, che con una lieve modifica divenne nel medioevo la terTibile arma delle milizie appiedate: proprio da falcione nacque il vocabolo strafalcione per indicare qualcosa di falciato male, in modo incompleto. Il falco si guadagnò tale appellativo per i suoi artigli arcuati: quello più grande, addestrato per la caccia, fu detto falcone. In età moderna falcone, in considerazione della rapidità di uccidere al volo, diede il nome al pezzo d' artiglieria del calibro di tre libbre (il calibro inferiore fu dettofalconetto).

FALDA

il termine, di vastissima applicazione, indica in genere un oggetto

più largo che spesso. Presente nel provenzale falda , nell ' antico francese falde , nello spagnolo falda , nel portoghese fralda, nell'antico alto tedesco fal-falda , nel moderno falte, deriva dal lat. mediev. falda(m), probabilmente dal got. *falda "piegare", "inrtrecciare". Definiva quella parte dell 'armatura costruita con più lamine fra loro snodate, o a scaglie, che pendeva dalla panziera e proteggeva le reni scendendo fin sulle cosce. A tale co nnotazione si deve ricondurre il termine nel significato di pendice di una collina o di un monte. FALERA

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il termine, ormai desueto, indica il disco di metallo applicato, a scopo ornamentale, sulle bardature dei cavam o, quando d'oro o d'argento finemente cesellati, sul petto dei soldati distintisi in importanti operazioni. Deriva dal latino phalera(m), già in greco phtilaira (da *phala(s) ), affine a phtilos "cresta deJI 'elmo" . In entomologia indica la farfalla del genere falera.


FALLIRE

FALLIRE

il verbo sta a indicare l'azione del mancare la realizzazione di un progetto. Compare nel provenzale falhir, neli' antico francese faillir, nell'antico spagnolo e portoghese falir. Deriva dal latino fallere "abbattere", "ingannare", "sbagliare" (gr. spluillo "faccio cadere", sanscr. sphalàti "vacillare"): è evidente il riferimento all'azione del combattimento.

FANFARA FANFARONE

per alcuni studiosifalifara deriva dal francese fanfare , voce di origine onomatopeica che riproduce il suono degli strumenti a fiato, per lo più ottoni, presenti originariamente in ogni complesso musicale militare. Per altri è significativa la stretta affinità del termine con la voce spagnolafanfarria, che definisce non solo una bravata ma anche, e soprattutto, la suonata di comi e trombette che festeggiava il ritorno dalla caccia. La stessa etimologia si ravvisa anche per fanfa!Vne, in italiano si nonimo di millantatore, ricavato dallo spagnolo fanfarron "gradasso", voce che s i rintraccia pure nell'antico spagnolofanfa "vanteria".

FANONE

tutti conoscono dalla lettura del celebre Moby Dik il bizzarro capitano Ak:ab che, mutilato del1a gamba da un colpo di coda di una mitica balena bianca, con il fanone di un altro cetaceo si costruì una singolare protesi. I fanoni in zoologia sono le sottili lamine cornee frangiate esistenti nel palato della balena, costituendo una sorta di efficacissimo filtro capace di trattenere il plancton, suo unico alimento. Il termine deriva dall'antico francesefanon, tratto a sua volta dal franconefa no "pezzo di stoffa", già nel basso latino fanone(m) "banda", "fascia": quel pezzo di panno in tela o in seta che, applicato aJla cima di una picca, serviva a trasmettere il segnale di riunione.

FANTERIA

se si dicesse che il termine deriva dajante non si darebbe una spiegazione corretta. Per capirne il processo formativo bisogna ri salire al verbo lati no fari "parlare". Bisogna innanzitutto considerare che l'Arma, regina della battaglia, veniva un tempo denominata infanteria, tanto è vero che i Francesi, g li Inglesi, i Tedeschi e gli Spagnoli conservano ancora tale voce (ilifanterie, infalltry, ecc.). Il termine infame. risalente al latino infans (composto da in e fans fantis, participio presente difan}, significa letteralmente "non parlante", cioè un bambino ancora in fasce. Senonché, col passar del tempo, anche la parola infante cambiò sign ificato. Infatti prima passò a indicare un ragazzo e poi finì per indicare un giovane. Nel 171


FARA

medioevo un signore che andava a cavallo usava assumere al proprio servizio un giovane (infante) che lo seguiva a piedi. Quest'ultimo fu poi armato e aveva l'obbligo di partecipare ai combattimenti in cui veniva eventualmente coinvolto il suo signore. Nacque così l'infanteria o milizia appiedata. Più tardi l'anzidetta parola si abbreviò in fanteria, per aferesi. FARA

allorquando, nel VI secolo, i Longobardi scesero in Italia, forse in numero di 30 000, si mossero divisi in vari corpi di spedizione coincidenti con un preciso gruppo familiare o clan. Ciascuna unità, nella quale rientravano pure i servi e gli schiavi, si chiamava fara e costituiva la struttura militare di base facente capo a un condottiero. Il termine si ritrova nel basso latino fara , phara e, prima ancora, nel germanico f ar-an "migrare". È interessante notare che ancora oggi sopravvivono molti toponimi che si richiamano alla parolafara: per tutti Fara Sabina.

FARABUTTO

il termine nel linguaggio corrente indica una persona capace di qualsiasi bassa azione, un mascalzone, una sorta di criminale minore. Deriva dal tedesco Freibuter "corsaro", col senso originario di "predatore", "saccheggiatore".

FARO

il termine sta a indicare la costruzione elevata recante sulla sommità una sorgente luminosa interrnittente atta a guidare, di notte, natanti e aerei. Il dispositivo è stato l'elemento basilare della catena di segnalazione costiera gestita dalla Marina Militare. La sua etimologia risale al greco Pharos, dal nome dell'isoletta nel porto d'Alessandria, dove Tolomeo Filadelfo edificò una gran torre bianca da cui risplendeva nella notte Ja luce ai naviganti.

FARSA FARSATA FARSETTO

nel linguaggio corrente farsa indica una rappresentazione teatrale, priva di pregi artistici, finalizzata semplicemente a suscitare ilarità. Il termine, presente nel francese f arce, nello spagnolo e nel portoghese f arsa, deriva dal latino farsus, participio passato di farcire "riempire". Il concetto di riempitivo si applicò a brevi componimenti teatrali destinati a colmare i vuoti dopo una rappresentazione drammatica di maggiore rilevanza. Contemporaneamente lo stesso termine andò a definire l'imbottitura dell 'elmo per attutire i suoi contraccolpi sul capo (jarsata). Dalla stessa voce e con lo stesso significato di "imbottitura" deriverà farsetto, ovvero la sottoveste

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FASCIA

imbottita maschile, trasformatasi poi in giubbotto e nel maglione portato dai militari sopra la camicia. FASCIA FASCINO FASCIO

fascia designa nel linguaggio corrente una striscia di panno, molto lu~ga e stretta, in genere di tela, utilizzata per avvolgere qualcosa. Fascio, invece, definisce una certa quantità di cose, più o meno omogenee, raccolte insieme e legate fra loro. I termini derivano dal latino fascia(m) , der. di fascis , e fanno capo alla radice indoeuropea badh, fadh "legare", "av~incere" , con riferimento all'azione del far prigionieri. Il vocabolo fascino, con il significato di influsso esercitato da una persona su un'altra, deriva dal latino fascinu(m) "malocchio", "maleficio". Indica anche il potere di seduzione e la capacità di affascinare (cfr. gr. baskanos , baskania).

FELLONE

il termine, oggi scarsamente usato, definisce chi si rende colpevole di grave tradimento, riferendosi in particolare a persone che, per funzione e livello gerarchico, hanno più di altre il dovere di fedeltà. Presente nel provenzale fels , fellon, nel francese félon, neil' antico spagnolo fellon, fu tratto dalla società feudale della Provenza, dove significava "contumace", "ribelle al suo signore" . Circa la sua etimologia esistono varie ipotesi: secondo alcune potrebbe risalire all'anglosassonefell "barbaro", "feroce". Secondo altre, al celtico fealt "inganno", "tradimento". Secondo altre ancora, all'antico alto tedesco fillon "flagellare", "scorticare", al latino fel "fiele" e all'antico sasso ne faelen , fele n "venir meno", "errare", da cui l'antico scandinavofe!la e lo svedese fa!la "ingannare", "tradire". Più probabilmente la voce va ricondotta al fr. ant. felon, forse di origine germanica.

FELUCA

il termine designa il cappello a due punte tipico delle alte uniformi militari e civìli: ben note quelle degli ammiragli e degli ambasciatori. Presente nello spagnolo faluca, nel portoghesefalùa, nel franceseféloque, nelJ'inglesefelucca, nel russo feliouka , nell'olandese felouq, deriva dall'arabo falùk (per il tramite dello spagnolo), probabilmente dal più antico fulk "nave", la piccola imbarcazione capace di navigare a remi e a vela. In origine la voce indicava una modestissima imbarcazione militare, un palischermo coperto, che le galere utilizzavano per collegarsi tra loro. 173


FENDERE

FENDERE

il verbo definisce l'azione di dividere qualcosa, parzialmente o totalmente, con un unico colpo netto, sottintendendo che il taglio sia inferto nel senso della lunghezza e con rilevante forza. In origine, non a caso, il fendente era il colpo di spada capace di sezionare la testa e il busto in due distinte metà. Deriva dal latino findere "dividere", "spezzare" (sanscr. bhind-ati "taglia").

FERIRE FERITOIA

il verbo deriva dal latino ferire "colpire" (più probabile la derivazione dalla radice bhàr=far, fer "tagl iare", "forare", alla quale s i ricollega pure il sanscr. bhar-as "lotta"). Il termine feritoia indica una sottil e apertura fortemente strombata, un tempo tipica delle fortificazioni attraverso cui era possibile scagliare i dardi, restando al riparo dal controtiro nemico. Con il progressivo incrementarsi della potenza delle armi, e soprattutto dopo la comparsa delle artiglierie, alle feritoie, larghe pochi centimetri e destinate agli archi e alle balestre, si affiancarono quelle per i cannoni, altrimenti dette "tr6niere" o "cannoniere", che raggiunsero nelle casematte della seconda guerra mondiale dimensioni superiori a 5 m di larghezza e a 3 m di altezza. Oggi la voce è impiegata anche nelle costruzioni edili e meccaniche.

FERZA FERZO

ferza è la forma arcaica di sferza, ovvero la verga terminante con una o più strisce di cuoio per battere. Più recentemente la voce indicò la fune con la quale si dava lo strappo alla trottola. Sempre strettamente correlato al concetto di strisce lunghe e sottili è anche il termine ferzo che definisce le singole fasce di tela che. cucite l'una all'altra, formano la vela. Entrambe le parole risalgono all'arabo firsa ·'pezzo di stoffa", "telo" [della vela].

FEUDO

nel medioevo i sovrani, per assoldare le milizie, erano soliti cedere agli arruolati il diritto su un determinato territorio, il feudo. n termine, presente nel francese fieu e nell'inglese feud, deriva dalla voce longobarda fiu "proprietà", trasformatasi poi in quella del basso latinofeu-d-um "tenuta", "dominio".

FEZ

la voce indica il caratteristico copricapo di lana a forma di calotta adottato in alcune uniformi militari europee, come queJJa dei bersaglieri italiani. Deriva dalla celebre e rinomata città di Fez, una delle principali del Marocco, dove veniva fabbricato.

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FILIBUSTIERE

FILIBUSTIERE

il tennine storicamente definisce il pirata che operava nei mari sud americani nei secoli XVTI-XVill a danno dei vascelli spagnoli e a favore dell'Inghilterra. Si ritrova nello spagnolo jlibustero e nell'inglese freebooter "scorridore". La voce inglese è composta dafree "libero" e booty "bottino", designando quindi chi fa "liberamente bottino".

FINE

nel linguaggio corrente il termine indica il limite estremo di qualcosa o la conclusione di un evento. Deriva dallatino.finis, accusativo.finem, "limite", già find-nem o fid-nem, d~a radice .find o fid "dividere", "fendere". In quanto punto estremo, nel genere maschile la voce è intesa anche come traguardo, esito, meta.

FIO

il termine è connesso con i verbi pagare e scontare, con il significato di scontare una colpa, subire una pena, soffrire le conseguenze di un crimine. Presente nel provenzale, nell'antico catalano e spagnolo feu , nell'antico francese fiu , nel moderno fief, deriva dal longobardo fiu "armenti", "bestiame". Essendo la ricchezza per le popolazioni nomadi costituita dai capi di bestiame, questi costituivano una merce in cambio di una prestazione per lo più di tipo militare. Secondo alcuni studiosi il termine deriva dalla voce feudo col significato di "remunerazione", "rendita" [del feudo].

FIOCINA

il termine designa l'arnese per la pesca, affine all'arpione. Deriva da11atinofuscina "tridente", l'arma tipica di Nettuno utilizzata nei giochi gladiatori e nei combattimenti.

FIONDA

la voce sta a indicare il giocattolo per ragazzi, costituito da una forcella e un elastico al centro del quale vi è una tasca per contenere un piccolo sasso. Nell'antichità il piccolo arnese, detto anchefrombola, e ra completamente diverso e particolar mente leta le . Considerato tra le armi da lancio più antiche, constava di una correggia di cuoio al centro de11a quale vi era un alloggiamento per il proiettile. n suo nome deriva dal latino jlunda(m), da *fundula, dimin. difunda "arnese per lanciare sassi".

FIRMANO

il termine indicava un ordine del Sultano di Costantinopoli. Mantenne tale significato fino ai primi decenni del XX secolo, quando l'impero otto mano si dissolse. La sua origine è nel persiano farmàn "ordine". Il senso etimologico fu dLmque quello di un ordine emanato dalla massima autorità militare. L75


FLAGELLO

FLAGELLO

il termine è ormai impiegato soltanto in senso figurato per indicare una calamità o una gravissima sciagura collettiva. D eriva dal latino flagellu(m) , diminutivo di flagrum "sferza", "staffile", notissimo strumento di tortura costituito da una serie di corregge di cuoio con un pallino di piombo all'estremità (cfr. fr.jléau, ted.

Flegel, ingl.flail).

FOCONE

il termine deriva dal latino focus "focolare" e, quindi. dal basso latino foco , accusativo focollem, di uguale significato. Definiva una grossa caldara in cui si cucinavano le vivande per l'equipaggio dei battelli da pesca e dei vasceJli. In precedenza la voce indicava il foro esistente su lle artigl ierie ad avancarica e sugli archibugi, nei pressi della culatta, tramite il quale si dava fuoco alla carica di lancio.

FODERA FODERO

entrambi i termini, presenti nello spagnolo e nel portoghesefo"o, nel francese feurre e nel fr. ant. fuerre, cferivano dal germanico Fodr "custodia della spada", "vagina", "guaina". Dalla stessa radice scaturisce anche la voce foraggio, l'alimento del bestiame formato da uno stelo di paglia vuoto, simile a un piccolo fodero.

FOGA

il termine definisce l'ardore, la vivacità nel fare qualcosa, la prontezza nell'intraprendere un'impresa. Deriva dalla voce latinafuga "ardore" e, più verosimilmente, da fugo "metto in fuga", "faccio fuggire", "respingo".

FOGGIA FOGGIARE FOIBA

Foggia, l'attuale città pugliese, ricavò il suo nome dalle numerose fosse in cu i i suoi abita nti conservavano il grano. Il nome, infatti, deriva dal latino fovea "fossa". Alla medesima radice risale anche il verbo foggiare, con riferimento all'azione di riporre nellefosse le matrici delle bocche da fuoco (e delle campane) per colarvi il bronzo. Dallo stesso etimo latino scaturisce anche la voce foiba, la cavità carsica dove furono gettate le diverse migliaia di italiani dagli Iugoslavi di Tito.

FORARE

per ironia dei tempi la foratura per noi più temi bile è quella del pneumatico della nostra autovettura. Nel passato forare ostentava il concetto di ferire, con riferimento all'azione prodotta da un'arma da punta, spesso letale. Il verbo deriva dal latino forare "bucare".

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FORBfRE

FORBIRE

il verbo, presente nel provenzaleforbir, nell'inglesefurbish, nell'antico alto tedescofurban, deriva dal germ. *furbjan "pulire le armi".

FORCA FORCHETTA FORCINA FORCONE

la forca richiama immediatamente il concetto di condanna capitale mediante. impiccagione. n termine, presente nel provenzale e portoghese forca , nel francese forche , nello spagnolo horca, deriva dal latino furca , lo strumento agricolo, saltuariamente arma rustica, formato da due o tre corni e ricavato da un ramo biforcuto, ripartito cioè a una estremità in due o tre rami ~nori. In base a ciò, l'etimologia, più che con fa/x "falce", si spiega conforare, "bucare", essendo l'arnese suddetto capace di infilzare. n diminutivo forchetta definisce il piccolo arnese del quale quotidianamente ci serviamo per portare il cibo alla bocca, sostanzialmente una miniatura della forca . Simile, e ancora più piccola, la forcina con la quale le donne fermano i capelli. Più grande, invece, e di uso squisitamente bellico, ilforcone.

FORIERO

il termine deriva dal francone *fodhr, fr. ant.fourrier (con evidente affinità allat.fodrum "foraggio") "foraggiatore": l'elemento che precedeva le truppe per assicurare l'approvvigionamento di viveri e materiali. Lo stesso etimo spiega anche la voce furiere, il sottufficiale addetto alla contabilità del reparto.

FRATTA

il termine definisce una siepe di arbusti fitti e incolti, nonché una boscaglia selvatica e intricatissima. Deriva dal basso latino fracta , p. p. di frangere, in greco phraktes , a sua volta da phrasso "munisco'', "circondo", con esplicita allusione alla difesa perimetrale. Frequente l'impiego del vocabolo come elemento toponomastico.

FRECCIA

il vocabolo designa la piccola asta di legno, munita anteriormente di una cuspide per lo più metallica e posteriormente di un impennaggio. Si ritrova nel provenza}e e nello spagnolo flecha, nel francese jlèche, nel vallone fliche. Deriva dal fiammingo flits , flitscke , simile in sostanza al medio e a1to tedesco vlitz, vliz "arco", ted. fliegen "volare". Potrebbe scaturire anche dall'irlandese flesc "verga", "bastoncino", significato che meglio si confà alla forma del proiettile. L'assenza di etimo latino deve correlarsi alla mancanza d'interesse dei Romani all'impiego dell'arco come arma d'offesa: mai i legionari se ne dotarono direttamente, avvalendosi al massimo di appositi reparti ausiliari. 177


FUCILE

FUCILE

il termine, che da tempo definisce la notissima arma da fuoco individuale a canna lunga, in origine designava il dispositivo per l'accensione della polvere, ovvero un particolare acciarino, comparso intorno alla fine del XVI secolo, montato su di una piastra a facile. Fino ad allora, infatti, l'archibugio (tale era il suo nome) veniva fatto sparare tramite una miccia sostenuta e portata sul focone [v.] da una levetta a forma di serpentello. PiÚ tardi, lo stesso effetto si ottenne facendo strofmare una scheggia di pietra silicea su di una ruota azionata da una molla, producendo cosÏ le scintille necessarie. In seguito, si eliminò la ruota e si fece battere direttamente la pietra su di un ferro zigrinato. li termine designava l'acciarino per accendere l'esca e quindi il fuoco. Deriva dal tardo lat. fusillus , fugillus "pietra focaia", "acciarino" e, prima ancora, da focus "fuoco" efucina "officina del fabbro" .

FUNE

la voce indica una grossa corda di canapa o di fibre sintetiche. Deriva dal latino funis , accusativo fune m ,- che sta per fudn-nem , dalla radice bhadh-bhand=fad, fand "legare". Probabilmente relitto mediterraneo d'area tirrenica.

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G GABARRA

la voce designa una grossa barca, a fondo piatto, utili zzata per il carico e lo scarico delle merci o per la navigazione fluviale. Prov. gabarra, da cui il fr. gabarre , lat. mediev. gabbarus dal gr. bizantino uarabion. Nei secoli passati definì una piccola unità militare adibita al trasporto dei viveri e dell e munizioni.

GABBANA GABBANO

il termine definisce un ampio soprabito aperto davanti e munito di cappu cc io, una sorta di corto mantello g ià usato dai Beduini, dai marinai turchi e anche dai militari europei. Viene correntemente fatto ri salire all 'arabo qaba' "tunica di lana". La s ua eti mologia potrebbe ricondursi a l basso l atino cabanus, da cui capa "cappa", il tipico mantello dei soldati di colore unifo rme. Il modo di dire voltar gabbana perciò assunse il s ig nifi cato di cambiare schi eramento od opinione, co n riferimento al gi rare il mantello facendo apparire un colo re diverso. Il termine gabbano indica, in vece, un so prabito, lungo fino al ginocchio, in uso presso la Rea le Accademia di artiglieria e genio.

GABBIA

il termine ostenta una moltitudine di applicazioni, dissimili fra loro ma in qualche modo connesse al medesimo concetto originario. Indica ad esempio: il contenitore formato con fili di ferro o stecche di legno per rinchiudervi volatili o an imali vivi (la sua caratteristica fondamentale è que1la di permetterne dall'esterno la visione); l'ordigno di tortura appeso alle mura o ai campanili, costruito con grossi tondini di ferro, nel quale, in epoca medievale, venivano esposti i condannati per delitti infamanti (il proposito di favorire la visibilità è anche in questo caso esplicito); la piattaforma con ringhiera, collocata sull'alberatura delle navi, destinata a uomini di vedetta o "di guardia" (permane sempre la caratteristica 179


GABELLA

della visibilità). Deriva forse dal latino volgare gavia, a sua volta variante del classico cavea, la gradinata dalla quale gli spettatori potevano assistere alle rappresentazioni nei teatri romani. In seguito la voce venne usata col senso figurato di "prigione", "carcere". Il suo derivato gabbione designò inizialmente una grossa cesta ripiena di terreno utilizzata come scudo delle trincee d'assedio. Definì, in epoca più recente, un contenitore, in rete d'acciaio zincato, riempito di pietre per la difesa idraulica lungo i corsi d 'acqua.

GABELLA

la voce attualmente definisce qualsiasi imposta o tributo che si deve pagare al Comune o allo Stato. Deriva dal basso latino gabella "tributo", ma la sua origine risale all'arabo al-qabàlah, una sorta di tassa imposta ai vinti o ai sottomessi.

GAGLIARDETTO GAGLIARDO GAGLIOFFO

in origine il gagliardetto designava la bandiera principale di una nave, per lo più triangolare o biforcuta. In particolare era la banderuola che le galere issavano suJla cima- degli alberi per ornamento. Il suo nome deriva da gagliardo, col senso di possente, subl ime, aggettivo di scendente dal cimbrico gall "forza" o dali' olandese gehel hard "tutto duro", "tutto forte", con riferimento all'azione del combattimento. Gaglioffo, epiteto che si applica alle persone reputate rozze, ridicole e vili, è di etimo oscuro (cfr. lat. mediev. gaiufus, gagliuffus "persona di malaffare"; slavo galiuf "imbrogliare").

GALEA GALEAZZA GALEONE GALEOTTA GALEOTTO GALERA

il termine galea è presente nell'antico spagnolo galèa, nel provenzale galèa, nel portoghese galé, nel medio e alto tedesco galìe, nell'islandese galleja, nel danese galleye, nell'olandese galei e nell'inglese galley , sempre con il significato di galera, la famosa e famigerata nave da guerra, derivata dalle navi rerniere dell'età classica e rimasta in servizio nel Mediterraneo fino al XIX secolo. Sulla origine del nome esistono molte ipotesi. Secondo alcuni studiosi deriverebbe dal latino galea "elmo", ravvisando nella forma del copricapo la prua e nella sua cavità lo scafo della nave. Per altri dal latino calaria, nave impiegata per il trasporto della legna e dal greco khaleion "legno". Per altri ancora dall'arabo chali, o chaliion, "grossa nave". Ma l'ipotesi più probabile è quella che fa derivare il vocabolo dalla parola greca galeos "pescespada", per l'evidentissima somiglianza dello scafo affusolato con il corpo del pesce e del suo rostro di prora con l 'acuta spada. Intorno alla metà del '500

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GALLERIA

compare la galeazza, una grossa e tozza galera, sempre a remi ma armata di artiglieria: il suo debutto avvenne nel 1571 a Lepanto, dove appena 6 galeazze distrussero la linea avanzante della flotta turca. Incrementando la capacità di carico della galera, a scapito della velocità, si realizzò nel XV secolo il galeone, una galera grossa, che in seguito abbandonò completamente la propulsione a remi a seguito dello sviluppo velico. La galeotta fu una galera ridotta, per numero di remi e dimensioni dello scafo. In tutte le ricordate imbarcazioni, la propulsione in fase di combattiment9, di caccia o di fuga avveniva a remi, cui erano incatenati gli schiavi turchi o barbareschi. Poiché il loro numero era insufficiente, si ricorse ai malfattori condannati dai tribunali alla galera. Quindi andare in galera, per un certo numero di anni, significò essere costretto a navigare sulla galera come rematore per scontare i reati commessi. Pertanto galeotto divenne presto sinonimo di condannato e galera di carcere.

GALLERIA

il termine indica nel linguaggio corrente un traforo attraverso il quale passa una strada o una linea ferroviaria. Anticamente designava un ambiente simile a un grande corridoio, destinato nelle dimore gentilizie al passaggio degli ospiti. Deriva dal basso latino galeria "passaggio stretto e lungo, coperto di legno". Tal e era anche la struttura tipica delle galJerie d'assedio dell 'antichità, del medioevo e dell'età moderna, ovvero dei cunicoli , se sotterranei , o delle trincee, coperti in entrambi i casi da tavoloni e puntelli di legno per avvicinarsi alle mura nemi che con relativa sicurezza. Dall'ital. o dal fr. è derivato il polacco galeria "balaustrata".

GALLETTA

la voce, presente nel provenzale e catalano galeta, nello spagnolo galleta , nel celtico e basso bretone kalet, deriva dal gaelico gal " pietra di silice", da cui il fra ncese galet "pietra silicea liscia e appiattita". Per analogia con la pietra, il termine finì con il designare un tipo di biscotto particolarmente duro che costituiva la razione base sia dei marinai che dei soldati impegnati in campagne di lunga durata. Agli schiavi costretti ai remi, infatti, per accertarne l' idoneità, si osservavano i denti per vedere se erano solidi e sufficienti per rompere la galletta, principale alimento sulle galere.

GALLONE

la parola designa sia l'ornamento utilizzato nelle uniformi militari sia l'unità di misura britannica dei liquidi. L' origine ovviamente non è la medesima in entrambi i casi. Se riferita al concetto di ornaJ 81


GANCIO

mento, la voce deriva dal francese galloner "ornare", tratto a sua volta da gallon, un arnese mediante il quale si disponevano tra i capelli fili di metallo, sempre a scopo ornamentale. In seguito, lo stesso vocabolo si applicò a tessuti realizzati con fili di oro e di argento, più pesanti di un normale nastro e di gran lunga più brillanti e pregiati, destinati ai distintivi di grado sulle uniformi. È di étimologia sconosciuta. Se correlato all'unità di misura dei liquidi, il termine risale al fr. gallon , tratto a sua volta dall'ingl. galon, proveniente dal lat. mediev. galleta "secchio". Gallone viene ancora da gabla, materia colorante ricavata dall'escrescenza della ghianda di una specie di quercia, usata in tintoria, termine passato in tal senso al fr. gallon. GANCIO GANGHERO

il termine gancio designa un organo di presa costituito da una barra di ferro ricurva, in modo da poter trattenere, afferrare. Nel medioevo aveva tale nome anche una particolare arma in asta, forgiata a forma di uncino, usata nel corso degli assedi. La sua origine è per molti studiosi nel latino cancer "granchio", ·nel senso di arnese che afferra, e più esattamente in un suo diminutivo canciulus, ganciulus. Per altri, invece, deriva dal turco ganga, prestito dal greco kamps6s "ritorto", "adunco" , proveniente da kampto "piego". Ganghero, ovvero l'arnese che tiene fermo, in greco ktinchelos, (o ktinchalos), deriva dal lat. mediev. gangarus e sta a indicare i supporti di ferro che mantengono gli infissi e gli consentono di ruotare. La frase uscire dai gangheri definisce appunto lo sconnettersi dei cardini e quindi, figuratamente, l'uscire dalla logica, dal senno.

GARA GARANTE GARANTIRE GAREGGIARE

il termine gara sta a indicare competizione o contesa. Deriva forse dall ' ar. gara "scorreria", passato con l'art. allo spagn. algara "truppa a cavallo, avanguardia"; part. algara "battaglia". Non è attendibile la derivazione dal germ. *waron "badare". Garante e garantire, fr. garant (lat. mediev. garantia), vengono dal francene werento, p. pr. di weren. Dal fr. garant viene l'ingl. warrantes. Gareggiare è attestato in ital. nel XVI sec. con il significato di "fare a gara". Dalla stessa radice deriva sgarrare, ovvero il fare qualcosa di contrario alla norma, alle convenzioni.

GARITTA

la voce definisce la piccola costruzione rotonda sopraelevata, posta sulle mura delle fortificazioni e destinata al servizio di sorveglianza. Per analogia di funzione, finì col designare qualsiasi piccolo riparo in cui una sentinella espleta il suo turno di guardia. D terroi-

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GARZONE

ne, presente nell'antico francese garite, nel moderno guérite, nello spagnolo garita, nel portoghese guarita, viene dal lat. mediev. garita, probabilmente derivato dal prov. garida "difesa".

GARZONE

nel linguaggio corrente il termine designa il giovane che sbriga i lavori manuali più umili e meno impegnativi; in quello arcaico era semplicemente sinonimo di ragazzo. Presente nel proveozale gartz, nel catalano garso, nel pottoghese garçao, nello spagnolo garzon. Dal francese garçon, che viene dal francone. *wrekjo, anglosass. wrekkjo, a. a. ted. rekko "mercenario", "vagabondo".

GATTABUIA

la curiosa locuzione popolare gatta buia viene utilizzata quale sinonimo di carcere, galera. Ovviamente la sua origine etimologica non ha nulla a che vedere con il domestico felino. Potrebbe derivare da cata-buia, termine composto risalente al gr. kattiphyon (taftiz sembra inseparabile dall'ebr. tafus "prigioniero").

GAZZARRA

la voce designa una gioiosa e rumorosa confusione. Deriva dallo spagnolo algazara "grido di guerra dei mori", a sua volta tratto dall'arabo ga'zara "rumore confuso di più persone", "baccano", "strepitio di armati".

GELDRA

la voce è affine, dal punto di vista etimologico, alla ben più nota gilda (francone *gilda) che nel medioevo definiva una corporazione di mercanti di origine germanica. Il termine designa oggi una riunione di persone con intenzioni ostili e aggressive, una sorta di armata contadina. Presente nel provenza! e gelda, nell'antico francese gelde, geude deriva dal basso latino gelda, gilda, ghilda, gildonia "confraternita", "congregazione", "gente vile e stracciona".

GEMERE

il verbo definisce uno stato di notevole sofferenza, fisica o psicologica, determinata da gravi ragioni o da una drammatica oppressione, che si manifesta con voce lamentosa e pianto: tipico il gemere dei vinti in catene. Presente nel provenzale e spagnolo gemir, nell'antico francese geindre, nel moderno gemir, nel portoghese gemer, deriva dal latino gemere "gemere", a sua volta tratto dal greco ghémein "essere pieno", "essere gonfio" [anche di amarezza].

GENDARME

il vocabolo deriva dalla locuzione francese gendarme (gens d'arme) "gente d'arma", "guerrieri". Un tempo definì i militari appar183


GENERALE

tenenti alle compagnie d'ordinanza del re; in epoca più recente finì con il designare il soldato, o il pubblico ufficiale, addetto al mantenimento del1 ' ordine interno delle città.

GENERALE

il termine, che designa il massimo grado della gerarchia militare, si riallaccia alla voce latina generalis. Colui che ne è titolare ha la sovrintendenza sull 'insieme di un servizio o di un'amministrazione e impersona, perciò, il più alto grado. In origine, però, generale era soltanto un'aggettivazione aggiunta al nome di un grado militare. Così si ebbero il capitano generale, il colonnello generale e simili. L'ordinamento dell'Esercito Sardo, per esempio, dopo la restaurazione del 1815, prevedeva anche il grado.di capitano generale che peraltro era riservato al sovrano o a un principe reale. La denominazione di generalissimo, un tempo attribuita al comandante supremo dell'esercito, più che un grado rappresentava una qualifica. Nelle gerarchie religiose o in quelle -civili si ritrovano analoghe denominazioni, come per esempio, padre generale, direttore generale, ecc .. Sotto il profilo glottologico la parola generale ha una vastissima parentela, ma per trovare i suoi antenati più lontani bisogna risalire alla radice gene, che è madre, fra l'altro, del verbo latino genere "generare" e della parola greca ghénos, corrispondente al latino genus, generis "genere", "stirpe". Fra i suoi discendenti si trovano l'aggettivo generoso, che in origine significava "uomo di buona stirpe" o "nobile", e la parola genio, lo spirito che, secondo la mitologia, guida la vita degli uomini e dei popoli.

GENIO

il termine designa correntemente l'organismo tecnico al quale sono demandati lo studio e l'attuazione di lavori di interesse pubblico o militare. Indica pure la capacità di un uomo a concretizzare le sue elaborazioni tecnologiche. Risale al latino genius "demone tutelare della nascita" (gignere "generare"). Il fr. genie è alla base di ingenieur (lat. ingenium "congegno").

GERENTE

il termine sta a designare la persona che si assume la responsabilità di un 'attività o ufficio e, prima, anche della pubblicazione di giornali. Deriva dal latino gerens, p. pr. del verbo gerere "portare", "condurre", "governare", "amministrare". La voce verbale latina è di etimologia alquanto oscura, forse discende dalla radice gas, collaterale aga "andare", "fare andare", "condurre", "guidare", da cui

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GERMANI

traggono origine anche gerla, gestore e gesta, nel senso di imprese militari o, comunque, gloriose.

GERMANI

il sostantivo etnico designa le popolazioni, anticamente stanziate nell'Europa centrale al di là della riva destra del Reno, dedite alla pastorizia e alla guerra. L' etnonimo compare per la prima volta, per quanto oggi possiamo arguire, intorno all'SO a.C., allorquando i Celti lo impiegarono per indicare i Tungri. La sua origine deve ravvisarsi nella fusione dell'antico alto tedesco ger "lan~ia" e man "uomo": quindi "uomini della lancia". Con tale senso avrebbe alle spalle notevoli precedenti come i Quiriti e i Sanniti "popoli della lancia". Più probabile è però ricondurre il vocabolo al tedesco garm "grido di guerra".

GETTARE

il verbo, presente nel provenzale getar, gitar, nel francese jeter, nello spagnolo jitar, nel portoghese géitar, deriva dal latino volgare eiectare, composto da e e iactare "scagliare", " lanciare". Originariamente definiva lo scagliare un'arma da lancio, in particolare un giavellotto, un dardo o qualsiasi cosa allontanata dal soggetto con un gesto rapido e violento. Innumerevoli i termini derivati semplici e composti, fra i quali ad esempio: proietto, proiezione, soggetto, soggezione, gittata, gettone e persino iallura [v.].

GHERONE

il termine definisce i due lembi triangolari di stoffa applicati inferiormente alla camicia per aumentarne l'ampiezza. Nel passato indicava le due falde del gonnellino maschile e, prima ancora, quella parte dell'abito che, per evitare che toccasse terra sedendosi, veniva ripiegata sulle ginocchia. Deriva dall'antico alto tedesco géro, accusativo gérun, "striscia tagliata a sbieco", ted. Gehere vocabolo tratto da gér "lancia", con riferimento al taglio triangolare del tessuto.

GHETTO

il termine rievoca le tragiche vicende degli Ebrei nel corso della seconda guerra mondiale (ben note quelle dei ghetti di Varsavia e di Roma). Di etimologia incerta. Potrebbe derivare dal veneziano Gheto, nome di una piccola isola dove a partire dal 1516 vennero confinati gJj Ebrei. In precedenza, su quella stessa isola esisteva una fonderia di cannoni dal verbo gettare, nel senso di colare il metallo liquido nelle matrici, trasse origine quel singolare toponimo. In particolare Gheto potrebbe derivare dal latino gettus che definiva il getto liquido di metallo, purificato delle scorie, che nell'età classica veniva impiegato per la fusione delle statue e, in 185


GHIADO

epoca più recente, delle campane e delle bombarde. Resta non spiegata la gutturale palatale. GHIADO

il termine sta a indicare sia un ' arma bianca da punta che un freddo intollerabile. Presente nell'antico spagnolo aglayo, nel provenzale esglayar "morto di coltello", deriva dal latino gladius, la corta spada destinata a colpire di punta, soppiantato poi da spatha. Per alcuni sn1diosi L'etimologia dovrebbe ricercarsi nel greco kltio "rompo", "recido", da cui kladar6s "fragile", e nel latino clades "distruzione", "rovina". In epoca meno arcaica ghiado passò a indicare, forse in stretta relazione al senso di freddo prodotto dalla penetrazione della lama, quello conseguente alla mOite da essa inferta, anche il ghiaccio o il gelo intenso. Non a caso alcuni filologi fanno derivare il vocabolo dal latino glacies "ghiaccio". È significativo che anche in italiano il verbo freddare abbia il senso di uccidere e non di raffreddare.

GHIERA

il termine in meccanica designa un qualsiasi puntale di metallo di forma circolare applicato per rinforzo intorno alla bocca di un cilindro o all'estremità di un albero per evitare che possano fendersi: tipico il caso dei cannoni, la cui ghiera, se posta al termine della volata, veniva più propriamente definita gioia di bocca . Innumerevoli sono gli ambiti d'impiego e svariate le fogge delle ghiere, tutte riconducibili, in sostanza, a un anello abbastanza robusto. L'origi ne etimologica è nel latino viria (Glosse), e anche viriola, "bracciale da uomo", nella fattispecie quello che portavano i guerr-ieri. I Longobardi, che ne facevano sistematico uso, diedero alla parola il significato che manterrà nei secoli successivi. Col senso di "anello" sopravvisse nella dicitura latina, per cui abbiamo ancora la vera nuziale o la vera del pozzo, entrambe perfettamente anulari, sebbene di funzioni e dimensioni del tutto diverse.

GHIRBA

il termine designa un contenitore per l'acqua, realizzato anticamente dalle popolazioni nomadi con pelli di animali scuoiati, soprattutto capre, il cui pelo, lasciato all'esterno, fungeva da isolante termico. D recipiente, che gli arabi chiamarono qirba, ben presto fu adottato anche dai militari che con i nomadi condividevano i frequenti spostamenti. Poiché la ghirba era di pelle, qualsiasi foro, provocando la fuoriuscita dell'acqua, la danneggiava irreparabilmente. In senso figurato si equiparò tale iattura alla ferita mortale inferta da un proiettile a un soldato: salvare la ghirba divenne per-

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GIACCA

ciò sinonimo di "salvare la pelle", di "sopravvivere alla guerra". La voce è entrata nell'italiano durante la guerra libica del 19ll dall 'ar. girab "otre".

GIACCA GIACCHETTA GIACO

la voce siacchetta des ignò inizialmente la veste lunga fi no al ginocchio, normalmente usata dai contadini e dai popolani francesi. Indicò anche una sopravveste militare, una sorta di casacca indossata dai cavalieri sopra l'armatura, molto probabilmente per evitare che quest'ultima si riscaldasse sotto .il sole. n vocabolo deriva da ]acques Bonhomme, il leggendario capo d'ella sollevazione rurale, che esp lose nel 1358 a partire dal nord della Francia. meglio nota da allora come ]acquerie . In epoca più recente, ridisegnato e accorciato, il vetusto e popolare capo d'abbigliamento si trasformò nella giacca. Sempre dalla stessa etimologia deriva il giaco, ovvero l'arrnatura a forma di camicia senza maniche, fatta a maglia d'acciaio con anelli concatenati, che veniva indossata al di sotto delle vesti normali, un antesignano del giubbotto antiproiettile.

GIACULATORIA

il termine designa una breve orazione, a formula canonica ma sempre recitata con forte motivazione e notevole ardore, rivolta a Dio o ai Santi. Deriva dal latino iaculatoriae (preces ), da iaculari "lanciare" [verso l'alto]. azione propri a del tiro con l'arco, sottintendendosi nel caso specifico prex "preghiera", qu indi desiderio da lanciare verso l'alto con grande velocità, come una freccia (cfr. ingl. eùu;ulation tradotto in ted. Stassgebet).

GIAGGIOLO

il termine designa una pianta il cui fiore ha una configurazione lanceolata, che ricorda quella di una corta spada. Deriva dal latino gladiolum , diminutivo di gladius "gladio", "piccola spada da punta", "pugnale". La voce, in botanica, sta a indicare l' lrisjlorentina.

G IAMBO

la voce nella poesia classica definiva un particolare piede dell a metrica, basato su ll 'alternarsi di una sillaba breve e di una lunga, che dava alla composizione un ritmo ascendente, metro e verso giambico, usato soprattutto nel genere polemico o satirico. L'origine del termine è nel latino iambus, derivato dal greco iambos "colpo", "tiro" e itipto "lancio", "colpi sco", "batto". Secondo la tradizione, la sua invenzione è attribuita ad Archiloco, nativo di Paros, che l'impiegò nei suoi versi mordenti e antiretorici. 187


GIANNETTA

GIANNETTA

il termine in epoca rinascimentale designò il bastone d!i comando usato dai condottieri delle milizie. Deriva dallo spagnolo gineta ''lancia" [corta e manesca], arma tipica degli Zaneta del nordafrica e poi dei cavalieri spagnoli, che, per co nseguenza, vennero detti Giannettieri. In seguito il vocabolo fin] per indicare il bastone da passeggio realizzato con la canna indiana. Dali' ar. Zanata, volg. Zeneta.

GIANNIZZERO

il termine nel linguaggio moderno è divenuto sinonimo di sostenitore accanito e fanatico di un'autorità dispotica e violenta. Deriva dal turco jeniceri (jeni "nuovo", ceri "milizia") "nuova milizia", definjzione attribuita ai soldati scehi della fanteria ottomana. La loro selezione avve1ùva tra i fanciulli che le popolazioni cristiane sottomesse erano obbligate a dare come tributo. Dopo la conversione all' islam e un duro addestramento militare, quei ragazzi venivano inquadrati nei giannizzeri.

GIAVELLOTTO

il termine definisce un'arma da lancio, costituita da un'asta alla cui estremità è inserita una punta metallica. Deriva dal francese javelot, tratto dal celtico *gabalacos, ricostruito nel cimbrico gajlach "forca", "tridente". La voce indica anche l'attrezzo sportivo simile all'arma omonima.

GIBERNA

il termine indica sia il sacco utilizzato dai cacciatori per riporvi le prede sia la tasca, o la scatola di cuoio, che i soldati portavano a tracolla e nella quale custodivano le cartucce. Deriva dal francese gibèrne , a sua volta tratto dal basso latino gaberna. diaberna "borsa invernale", la buffetteria che consentiva la conservazione dei viveri e delle munizioni durante l'inverno.

GINGILLO

il termine definisce un oggetto di scarsa o insignificante utilità pratica ma piacevole per trastullarsi (un ciondolo o un ninnolo da portare appeso a una catenina o un braccialetto). La sua etimologia viene individuata nel latino cincinnulus, ctiminutivo di cincinnus, dal greco kikinnos "ricciolo": emblematico il soprannome Cincinnato. È più attendibiJe però farlo derivare dal latino cingillum "cinturino", diminutivo di cingulus "cinturone militare", al quale veniva appeso un pugnale. La voce latina si ritrova nell 'italiano are. cinciglio, con il significato di striscia pendente dalla cintura cui stava sospeso il pugnale. In epoca più recente a un cin turino del genere, o meglio a una catenella, si appese l'orologio da tasca.

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GIORNALE

GIORNALE GIORNALISMO GIORNALISTA

secondo le fonti più accreditate, il primo giornale della storia, o il primo esempio di comunicazione pubblica scritta, ri sale all'epoca della Repubblica di Roma. Siamo nel III secolo a.C., e all'albo pretorio del Senato veniva affisso un documento, denominato Acta Diurna , s u cui venivano riportati i fatti salienti de11a giornata: una sorta di bollettino ufficiale costituito da un palinsesto su cui la scrittura veniva sovrapposta a un ' altra precedentemente raschiata e cancellata. È stato questo il primo autentico strumento di giornalismo con cui il civis. Romanus aveva la possibilità di essere aggiornato, oltre che sulle attività legislative del Senato, anche sugli avvenimenti più significativi connessi alle campagne e alle imprese militari in corso. Di qui il successo, in quasi tutte le lingue, delle voci giornale, giornalismo e giornalista, aventi la comune radice ne Il ' etimo latino diurnus , forma aggettivale di dies "giorno" . Quindi la locuzione Acta Diurna "avvenimenti del giorno" stette a designare, già da allora, la cronaca della giornata (commettiamo allora un errore di linguaggio quando definiamo giornale anche il settimanale, il mensile, il bimestrale, ecc.).

GIORNEA

il vocabolo nel linguaggio corrente indica la so pravv~es te completamente aperta davanti, molto simile a un camice: ad esempio quella dell'avvocato e del notaio, altrimenti detta toga. In origine la giornea era di esclusivo impiego militare: copriva il petto e il dorso dei guerrieri armati ed era aperta sui fianchi come una dalmatica, spesso di pregiata fattura e foderata di pelliccia. n suo nome deriva dali' antico francese journée, da cui il moderno journade "casacca", "veste di tutti i giorni" o meglio "veste di battaglia" e, quindi, "uniforme".

GIOSTRA

la voce nel linguaggio corrente defini sce: la macchina ruotante destinata a divertire i ragazzi; la gara d'abilità e destrezza nel combattere a cavallo in cui si cimentavano nel medioevo i cavalieri, altrimenti detta tenzone. Presente nel provenzale josta, nello spagnolo e nel portoghesejusta, nell 'antico francesejoste, nel modernojoute, il termine deriva dall' italiano arcaico giosta, deverbale di jostar. Da un lat. volgare iuxtare [combattere] "da vicino".

GIOVANE GIOVARE

la voce giovane nel linguaggio corrente designa chiunque sia nel fiore degli anni e, quindi, qualsiasi cosa ostenti una recente nascita. 189


GIUBBA

La voce, presente nel rumenojune, nel provenzalejòve, nell'antico francese juefne, jovene, jouene, nel moderno joeune, nel catalano jove, nello spagnolo joven, nel portoghese jovem, deriva dal latino iuvenis , accusativo iuvenem.

GIUBBA

il termine designa sia una sottoveste con maniche, comparsa a partire dal XIV secolo, sia una sopravveste, realizzata in cuoio di Cordova imbottito e indossata sopra l'armatura, risalente al X-Xl secolo. La voce, presente nel provenzalejuba, nel francesejupe e nello spagnolo aliuba "casacca moresca", deriva dall'arabo gubba, lat. mediev. giuppa "tunica a maniche corte" [del tipo di quella che i Turchi mettono sopra il caffettano]. La diffusione geografica del vocabolo e la sua derivazione etimologica avvalorano l'ipotesi della sua adozione nell'ambito della riconquista spagnola avviatasi dall ' VIII secolo e culminata con la conquista di Granada e la cacciata dei Mori nel 1492.

GLADIATORE GLADIOLO

il gladiatore era un o schi avo, per lo più-prigioniero di guerra, costretto a battersi con le armi, spesso fino alla morte, per divertire il popolo di Roma antica. Deriva dal latino gladiator, accusativo gladiatorem, tratto a sua volta da gladius "gladio", la corta spada per colpire soprattutto di punta, arma d'ordinanza delle legioni. La voce gladiolo indica, invece, un fiore delicato che deve il suo nome alla somiglianza delle sue foglie a una piccola spada: risale infatti al latino gladiolu(m ) "piccolo gladio".

GLORIA

il termine defmisce sia l'onore universalmente riconosciuto e tributato a un individuo per il suo valore straordinario sia il successo nel campo artistico e sportivo. Presente nel provenzale, spagnolo e portoghese gloria, nel francese gloire , il vocabolo deriva dal latino ecclesiastico gloria.

GOGNA

il termine definisce un antico strumento di tortura consistente in un grosso anello di ferro, un collare, tramite il quale i criminali venivano esposti al pubblico ludibrio, da cui la locuzione mettere alla gogna. La sua origine etimologica deve ricercarsi nell'arcaico gonghia "collare" o "cerchio di ferro", per incrocio con vergogna. È evidente il riferimento militare al prigioniero reso schiavo.

GOLGOTA

il vocabolo è di origine aramaica e richiama il colle del Calvario, luogo su l quale si effettuavano le condanne capitali. Deriva dal cal-

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GOMENA

deo gulgatha, in ebraico gulgoleth "cranio", "teschio", aramaico giilgiita. Il macabro toponimo non deve rapportarsi tanto alla forma della collina quanto alla presenza sulla stessa dei teschi dei condannati, lasciati insepolti, al pasto di animali selvatici. I Romani mantennero il nome traducendolo nel latino Calvarium "teschio" (gr. G6lgotha, lat. Golgotha).

GOMENA

la voce gomena designa un grosso cavo, un tempo di canapa oggi di fibre sintetiche, usato in marina, lungo circa. 200 metri. n termine, presente nello spagnolo e nel portoghese gumena e nel francese gouméne , deriva dall'arabo gml o gamol "corda" [di impiego navale]. In epoca più recente si chiamò gomena anche la grossa fune alla quale i pontieri ormeggiavano i loro battelli da ponte. Si è fatto anche riferimento al gr. egouémne [corda] che conduce.

GONFALONE GONFALONIERE

il gonfalone era lo stendardo o il vessillo del Comune medievale e il gonfaloniere, in origine il suo portatore, divenne ben presto un alto magistrato con compiti dirigenziali, equivalente all'attuale sindaco. n termine, presente nel provenzale gonfanos, nel francese gonfanon!gonfalon, nell'antico spagnolo e portoghese gonfalao, nel moderno spagnolo confalon, deriva dall'antico alto tedesco *gzmdfano, chundfano "bandiera di guerra", ted. Fahne.

GORA

la voce sta a indicare: un canale artificiale; un fossato difensivo; un piccolo stagno o modesto bacino campestre per irrigare le colture o per abbeverare gli animali; l'acqua stagnante e paludosa. n termine viene dal relitto mediterraneo *gaura (cfr. lat. gaurus, gaurulus nel Codex Cavensis). Foneticamente e sernanticamente difficile la derivazione dal medio a. ted. Wuor e da un long. *wuora.

GORBIA

la voce, dizione meno nota di sgorbia, sta a designare sia l'attrezzo usato in ebanisteria per scolpire il legno, simile a uno scalpello con i lati taglienti, sia la sede ricavata sul ferro delle lance per l' inserimento nel legno deIl' asta. Risale al tardo latino gulbia, tratto a sua volta dal classico gubi~ "sgorbia", di origine gallica.

GORGIERA

nei ritratti di personaggi di spicco del Seicento, al di là dell'immancabile abito nero, il dettaglio che più colpisce è l'imponenza del collaretto di tela increspata, la gorgiera. n termine deriva dal francese gorgère (XID sec.), che a sua volta viene da gorge "gor191


GOVERNARE

gia", "gola". Nel medioevo definiva la parte dell'armatura posta a protezione della gola; ancora oggi designa la parte inferiore della maschera che serve a proteggere il collo dello schermidore. GOVERNARE

il verbo definisce l'azione di dirigere un gruppo più o meno numeroso secondo criteri, politici e religiosi, condivisi dalla maggioranza. Presente nel provenzale e nel portoghese governar, nel francese gouverner, nello spagnolo gobernar, il vocabolo deriva dal latino gubernare, che a sua volta lo trasse dal greco kyberruio (voce egea) " dirigo una nave", verbo che ripropone il termine kjbernos "capitano" e kjbe "testa", "capo". Pertanto, in origine governare significava pilotare una nave, accezione che ancora oggi il verbo non ha perso definitivamente, tant'è che quando un veicolo non può più essere controllato si dice che è ingovernabile, senza contare che i timoni verticali e orizzontali d i un mezzo vengono ancora oggi definiti governali. Sempre dalla stessa etimologia deriva pure la modern issima cibernetica, ovvero l'arte di comandare alle macchine.

GRADASSO

il termine nel linguaggio corrente definisce un millantatore, uno spaccone minaccioso. L'origine del vocabolo si fa risalire al Bo iardo e an' Ariosto che lo impiegarono come nome proprio di un personaggio delle loro opere, un re saraceno affetto da tale vizio.

GRADINA

il termine sta a indicare strutture difensive arcaiche, le cui prime realizzazioni possono farsi risalire al VII-VITI millennio a.C .. Deriva dal serbocroato gradina, a sua volta tratto da grad "città" . È probabile che l'etimo originario fosse la radice indoeuropea grad "andare verso", intendendosi appunto 1'ascesa per la posizione arroccata di quei remotissimi insediamenti, come implicitamente emerge anche dalla parola gradino e, meglio ancora, dal verbo aggredire.

GRADIVO

la voce designa uno degli attributi di Marte, non di rado utilizzato come uno dei nomi della divinità. Deriva dal latino gradivus , da gradi "andare avanti", da cui l' inte nsivo grassari, per grad'tari "aggredire", con riferimento a colui che precede nella battaglia, cioè che marcia innanzi ai soldati. Per alcun i studiosi , il nome potrebbe essere di origine tracia, significando, in tal caso, "forte", "bellicoso".

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GRAFFA

GRAFFA GRAFFIARE GRAFFIO

la voce graffa, nel linguaggio moderno, designa un simbolo grafico impiegato per raggruppare concettualmente due o più righe, come pure per racchiudere un'espressione letteraria o matematica. Il suo nome deriva dal longobardo *krapfa "uncino", attrezzo e arma utilizzati nel corso degli assedi. Il verbo graffiare deriva invece dal lati no volgare graphiare, da graphium, a sua volta disceso dal greco graphéion "punta per scrivere incidendo le tavolette cerate". Per altri studios i, invece, la voce verbale può ricondursi al longobardo krapfo. Il termine graffio nel linguaggi9 corrente indica la lacerazione della pelle, ovvero l'esito del graffiare, più raramente l' uncino, che poi era il suo significato originale. n vocabolo deriva sempre dal longobardo krapfo , tratto da una radice germanica krapf, grap, graj "afferrare", "uncinare", "afferrare con gli artigli", "artigliare".

GRAFIA GRAFITE GRAMMATICA GRAMMO

il termine grafia nel linguaggio corrente indica la scrittura, ovvero la rappresentazione scritta delle parole. La sua etimologia è dal fr. graphie , tratto a sua volta dal gr. graph{a (grapho "scrivo", "incido"). La grafite in mineralogia è il carbonio quasi puro, esattamente come il diamante, che per la particolare confi gurazione dei legami molecolari è tra le ostanze più tenere, caratteristica che la rende perfettamente idonea a lasciare una traccia scura su materiali anche più teneri come la carta. Sfruttando tale peculiarità, la grafite si sostituì allo stilo per incidere. Il vocabolo grammatica, raccolta delle regole che presiedono al corretto impiego della lingua, deriva dal lat. grammatica [ars], che vie ne a sua volta dal greco gramatiké [tékhne], ovvero da gramma-tos "lettera", "segno inciso", col senso di capacità di scrivere correttamente. Il grammo, che è la nostra uni tà di misura ponderale corrispondente al peso di un centimetro cubo di acqua, trae il suo nome sempre dal greco gramma, con riferimento al segno inciso sull 'asta della bi lancia.

GRANATA GRANITO GRANO

all 'origine di tutti e tre i term ini vi sarebbe il sanscrito g'arati "scorticare", "sfregare", "consumare sfregando", col senso implicito che da tale azione meccanica scaturiscono minutissime schegge o fi ne polvere; nell a stessa lingua, infatti, si rintraccia la voce g'arg 'aras "fatto a pezzi", "lacerato", "frantumato", da cui discende il greco gigarton "acino d ' uva". Per altri studiosi invece l'etimologia sarebbe riconducibile a gharati "spargere", "aspergere", 193


GRAPPA

col senso implicito di qualcosa liquida, polverulenta o in grani. Il vocabolo granata deriva il suo nome dal latino granatum m.alum "mela piena di grani", da cui l' italiano melagrana. In epoca rinascimentale, ispirandosi al frutto, venne realizzato un proietto di artiglieria di forma sferica ma cavo, a11' interno del quale si posero polvere pirica e frammenti di ferro, munendo il tutto di una spoletta a tempo capace di provocame la deflagrazione ad effetto schegge. U granito, invece, è una roccìa eruttiva costituita essenzialmente da scaglie minute di quarzo, ortoclasio e mica, ben visibili nella sua massa come tanti grani, da cui la denominazione de11a roccia stessa. Il grano, infine, nome generico per definire il frumento, deve tale dizione alla presenza nella spiga dei tanti chicchi dalla cui triturazione si ricava la fari na.

GRAPPA GRAPPINO GRAPPOLO

il termine grappa defi nisce un elemento metallico, per lo più di ferro o di bronzo, utilizzato per fermare, per collegare o per sorreggere una struttura muraria, una lastra di marmo o un infisso. Con lo stesso nome, per analogia di funzione, si definiscono pure i piccoli punti di ferro impiegati per tenere insieme più fogli. n vocabolo, presente nel provenzale grapa, nello spagnolo grapa. nell'antico francese grape, nel moderno grapin, deriva dal germanico *grappa "uncino" (sanscr. grbh-nati, garbh-nati "afferr-are", "prendere"). La voce grappino, diminutivo di grappa, designa una piccola àncora a quattro marr-e impiegata per ormeggiare le barche. Un tempo indicava anche la tenaglia, con le ganasce concave, utilizzata per prendere dal forno a riverbero le palle di cannone fatte arr-oventare prima del tiro contro i vascelli. La voce grappolo risale pure al concetto di uncino, "cosa che tiene", nel senso che costituisce il supporto da cui pendono gli acini. Del resto grappo (graspo) è il tra1cio della vite: non a caso, dalla sua distillazione e da quella delle vinacce, si ricava un liquore dalla forte gradazione alcolica: la grappa.

GRASSAZIONE

il termine definisce la brutale aggressione a mano armata a scopo di rapina, compiuta un tempo dai briganti lungo le strade extraurbane. Deriva dal latino grassatio , accusativo grassationem , dal verbo grassari "andare avanti di gran passo", "procedere con impeto", intensivo e frequentativo di gradi "andare innanzi". Il senso originario della voce era quello dell'andare avanti della schiera più aggressiva, più combattiva, accuratamente selezionata dagli ufficiali per la prima linea delle falangi e quindi delle legioni. In seguito,

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GRECA

per la notoria violenza delle prime linee, finì per indicare il depredare e il derubare i passanti. GRECA

la greca, che ancora oggi indica l'insegna di grado dei Generali, fu chiamata così la prima volta nel 1931. La denominazione trova giustificazione linguistica nella configurazione geometrica del ricamo, in riferimento alla particolare conformazione del territorio ellenico, caratterizzato da una irregolarità geografica. D dizionario infatti definisce il fonema greca: "linea ininterrptta che, piegandosi ad angolo retto, forma un motivo geometrico ornamentale". Lo spezzettamento ad angolo retto era determinato dalla necessità di aggirare l'asola della giacca q montura. Il disegno, che partiva dalla base del collo (intorno al quale si ripeteva l'ornamento), era riportato su entrambi i bordi della montura, che presentava da un lato le asole e dall'altro i bottoni (la chiusura non era obbligatoria, per cui il disegno ad andamento lineare veniva ripetuto anche sul panciotto). Per motivi ornamentali, i vuoti venivano riempiti da piccoli cerchi. In verticale, il numero delle striscie o filetti materializzava il grado (Maggiore Generale, Tenente Generale, ecc.). L'origine di questo distintivo affonda le sue radici storiche nella tradizione sabauda, come gran parte dei nostri emblemi militari. n regolamento delle truppe del Re di Sardegna del 1775 riporta una tavola con i ricami che dovevano guarnire la bottoniera, le falde, il collo e i paramani dell'abito degli Ufficial i Generali. La Restaurazione del 1814 ripristinò questi distintivi che venivano applicati sull'abito, più o meno con le stesse modalità. D regolamento del 1821 ridusse l'entità di questi ricami che rimasero solo sul collo, paramani e tasche: la decisione fu assunta a causa del costo di questi galloni che venivano tessuti con filato di puro argento o di oro, quindi troppo onerosi. Le riforme di Carlo Alberto, attuate nel 1833, mantennero questa limitazione dei fregi distintivi dei Generali, che, applicandosi su spazio più limitato, si contrassero nello sviluppo dell'avvolgimento, assumendo già da allora la forma caratteristica giunta fino a noi. In epoca Risorgimentale, questo particolare fregio andò a guarnire anche la sopraffascia del berretto per la piccola montura, superò le trasformazioni della riforma Ricotti e, nel 1875 circa, subì una piccola modifica: il fascione ondulato si alternava con un piccolo fiore invece dei due cerchietti usati in passato. Questa rimase la forma definitiva che è giunta fino ai nostri giorni. 195


GREGARIO

GREGARIO

il termine è noto soprattutto nella sua accezione di atleta che favorisce i campioni della propria squadra. In precedenza il vocabolo designava il mil ite privo di qualsiasi responsabilità oltre a quella della pura obbedienza. Deriva dal latino gregarius, da grex, gregis "gregge" e quindi, figuratamente, moltitudine obbediente e silenziosa. Proprio presso i Romani gregarius fu l'appellativo del soldato semplice.

GRIFAGNO GRIFFA GRIFONE

l'aggettivo grifagno qualifica, oltre a un generico uccello rapace, lo sguardo umano quando appare sinistro e minacc ioso. La griffa, meno freque nte di grinfia, è invece l'artiglio e, per estensione, il gancio metallico per raccordare due organi fl essibili. n grifone, al di là del mitico animale alato con la testa di rapace e il corpo di quadrupede, è in zoologia il gipio, volgarme nte detto avvo ltoio. Tu tti i termini elencati hanno una comune eti mologia nell'antico alto tedesco grifan "afferrare", "artiglio", "presa", da cui deriva anche grippare e sgra.ffignare. Il senso originale è quello di uno strumento adunco, di un uncino, di un arpione utilizzato per afferrare, per strappare, per arpi onare.

GRUCCIA

il termine defi nisce comunemente la stampella usata da chi ha perduto, definitivamente o temporaneamente, un arto inferiore, e il supporto di legno sul quale si appendono i vesti ti. In origine indicava i puntelli posti a sostegno degli scafi delle navi in bacino e, ancora, il pattino di coda dei vecchi aeroplani. La sua origine è nel basso latino cruccia, derivato dall'antico alto tedesco, forse long. krukkja, ted. Krucke "bastone uncinato", da cui forse anche il vocabolo italiano croceo [v.].

GUADAGNARE ·

il verbo definisce l' utile, o il profi tto, che si ottiene da un lavoro, da una prestazione, da uno scambio commerciale [lat. mediev. guadaniare (wad- )]. La voce, presente nel ladino gudoignar, nel provenzale gazanahr, nell ' antico francese gaagner, nel moderno gagner, nell 'anti co catalano guadagnar, nel moderno guanyar, deriva dall' antico tedesco *waidanyen (waida "pascolo'·, "caccia", "bottino") "far pascolare", "andare a caccia", "far bottino": l'apparente incongruenza tra il pacifico far pascolare e il bellico bottino e, prima ancora, l'azione di trafi ggere, pu ò spiegarsi ricordando che nell'età arcaica la guerra, come il possedere mandrie, era fonte di ricchezza, senza alcuna riprovazione di ordine morale.

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GUAINA

GUAINA

il termine nel tinguaggio corrente è impiegato per indicare un astuccio, o un contenitore, particolarmente aderente all'oggetto che custodisce. Con tale voce si designa anche un abbigliamento femminile attillato e un indumento intimo molto stretto. In origine il vocabolo jndicava però semplicemente il fodero di cuoio, più raramente di metallo, in cu i veniva custodita la spada o un'arma da taglio o da punta e, per estensione, un ferro tagliente. La sua origine è nel latino vagina "vagina", il fodero della spada e, per similitu dine formale, l'organo genitale femminile, da cui ti fr. ant. g(u)aine: il (gu) per (v) iniziale è dovuto alla pronuncia bilabiale germ. (w).

GUAITA

il termine, d'impiego rarissimo e tecnico, defmisce uno dei settori in cui si dividevano, per fini amministrativi e di vigilanza, i Comuni medievali. Deriva dallongobardo *wahta "guardia", ovvero il milite posto di sentinella e di presidio in un determinato punto o in una determinata fortificazione.

GUALDANA GUALDO

il toponimo gualdo è abbastanza frequente in Italia: la ragione deve ricercarsi nella lunga e ampia dominazione longobarda. Gualdo, infatti, in longobardo *wald significa "bosco" e deriva dal celtico gwal "palizzata", "fortificazione di tronchi d'albero", da cui discende l'antico alto tedesco wald "bosco" (con riferimento all'enorme numero di tronchi necessari per edificare una fortificazione a palizzata). Dalla stessa radice deriva pure gualdana termine presente nel basso latino waldana, gualdana "gente armata che sta in agguato in un bosco", che compie un'imboscata.

GUAPPO

il termine, in origine napoletano e milanese, nel tinguaggio comune indica una persona arrogante, sfrontata e aggressiva. Deriva dall'aggettivo spagnolo guapo "ardito", "coraggioso", ma anche "millantatore", "spaccone", da cui il fr. gouape, attraverso il prov. mod. gouapo.

GUARDARE GUARDIA GUARDINGO GUARDRAIL GUARIRE

le parole elencate traggono origine da una comune matrice etimologica. La voce guardare, presente nel provenzale gardar, nello spagnolo e portoghese guardar, nel francese garder, deriva dall'antico sassone wardon , dallo svedese varda, dall'inglese ward, dall'antico alto tedesco wartòn , a sua volta tratto dalla comune radice war "vigilare", "custodire", "difendere", ovviamente con le armi. Il sostantivo guardia designa pertanto l'uomo che compie tale incombenza. n termine guardingo indica chi sta in guardia, 197


GUARNIGIONE

chi procede con cautela per paura di imboscate. n modernissimo guardrail è la robusta ringhiera, di lamiera o cemento, posta ai margini delle strade per difendere e proteggere gli automobilisti da eventuali incidenti. La voce verbale guarire, infine, sta a significare "riguardarsi dal male", "difendersi vittoriosamente dal male". Passato nel turco e nell 'ar. vardii "bada!".

GUARNIGIONE GUARNIRE GUARNIZIONE

il verbo guarnire nel linguaggio corrente definisce l'azione volta ad abbellire con ornamenti qualcosa o a completarla con i dovuti accorgimenti. La guarnizione è l'elemento elastico impiegato in tutti i giunti di tubi e condotte per evitare perdite. Guarnigione designa il corpo di truppa a guardia di una fortezza. I tre termini derivano dalla radice war "guardare", "vigilare" e, in particolare, dall'antico alto tedesco wara "protezione", con il significato di avvertire un pericolo, una minaccia e, quindi, provvedere alla difesa.

GUASTARE

il verbo, presente nel provenza] e guastar, neli' antico francese guaster, nel moderno gater, neli' antico spagnolo e portoghese guastar, nel moderno gastar, è tratto dall'alto tedesco medievale wasten, derivazione a sua volta del latino vastare "devastare", "rovinare", "distruggere".

GUERRA

il vocabolo deriva dall'antico alto tedesco werra "contesa", "discordia", "questione". In pratica, al posto del latino bellum, che suppone uno scontro ordinato e regolamentato, si afferma nel medioevo il germanico werra, indicante invece la razzia, la scorreria, la strage senza alcuna regola od ordine, la pura brutalità per il bottino.

GUIDARE

il verbo definisce l'azione di chi precede qualcuno mostrandogli la strada. La sua origine etimologica è nel gotico *witan "osservare", "vegliare".

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H HANGAR

il termine, spesso scritto cmgar, indica un capannone, una tettoia, una rimessa utilizzati per custodire gl i aerei, soprattutto quelli da guerra. La sua origi ne etimolog ica è molto probabilmente nel medio olandese hamgaerd "recinto che circonda l'abitazione", da gard ''luogo recinto'', "cerchia" e heim "casa·· (ingl. home). La voce appare già nel XVI secolo nel significato di tettoia aperta sui lati da usarsi come deposito per gli attrezzi agricoli (cfr. il ted. Garden ·'giardino").

HARAKIRI

la letteratura, e più ancora il cinema, hanno reso abbastanza famoso il suicidio rituale giapponese, che in reaJtà iniziò a essere noto in occiden te soltanto dopo il conflitto russo-giapponese del 1904-05. Più recentemente, furono la concl usione della seco nda guerra mondiale e, prima ancora, la conquista americana di alcuni atolli del Pacifico che provocarono il riproporsi massiccio del harakiri, in passato rituale obbligato della sola casta dei Sarn.urai, imposto dal loro codke d'onore per evitare di sopravvivere a una sconfitta. La modalità estrinsecativa del lzarakiri sembra perfettamente calibrata sulle mitiche lame giapponesi che nella circostanza, fatte penetrare nel ventre, con un rapido movimento lo squarciavano. In giapponese, infatti, hara significa "ventre" e kiri "tagliare": il senso è esplicito.

HA RAM HAREM

i termini definiscono in sostanza il medesimo concetto e hanno la medesima etimologia nell 'arabo haram "luogo interdetto", "vietato", da correlarsi a una sua destinazione religiosa o mjlitare. La voce harem, pur mantenendo nella lingua turca sempre il senso di sacro, inviolabile, indica la parte dell'abitazione riservata alle donne e ai bambini, chiamata anche gi neceo. Con tale accezione la voce è passata nel linguaggio corrente per designare, ironicamente, un ambiente di sole donne. 199


HOBBY

HOBBY

il vocabolo inglese è ormai entrato a pieno titolo nel linguaggio corrente per indicare l' attività alla quale ci si dedica con passione nel tempo libero. La sua etimologia è alquanto curiosa: è l' abbreviazione di hobbyhorse "cavallo da giostra", quello destinato allo svago, in contrapposizione al cavallo da tiro o da guerra.

HOSTESS HOTEL

il vocabolo inglese hostess indica le graziose ragazze che sugli aerei di linea, più raramente sulle navi e sui treni, assistono i passeggeri sostenendo quasi il ruolo di gentili padrone di casa. La sua origine etimologica è nell'antico francese hostesse, femminile di hoste "ospite", a sua volta tratto dal latino Jwspes , col duplice significato di "forestiero" e di chi "riceve in casa i f orestieri", ambiguità che è rimasta inalterata anche in italiano. A una più approfondita ricerca non sfugge la sostanziale affinità di hospes con hostis, plurale hostes, ancora straniero ma col senso pregnante di nemico, che lascia mot.ivatamente ipotizzare una identica matrice. La spiegazione è alquanto semplice: il forestiero, lo straniero, ad Atene e a Roma, era guardato con sospetto e circospezione, essendo ritenuto un potenziale nemico. Sempre dalla medesima etimologia di hospes scaturì nel latino tardo hospitale e nell' antico francese hostel, da cui deriva pure hotel, che attualmente designa l'albergo.

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1-J IATTURA

il termine designa un danno grave, una disgrazia inevitabile, una sventura dolorosa. In passato stava a indicare anche i1 sacrificio di qualcosa eli valore per aver salva la vita, come ad esempio il gettare in mare la merce per evitare 1' affondamento della nave: da cui il senso di danno e eli perdita. L' origine è nel latino iactura, da iacere "gettare", "scagliare lontano", azione propria delle armi da getto.

ICTUS

la voce designa, in medicina, il temutissimo colpo apoplettico. La sua etimologia non presenta alcuna alterazione, essendo la pura riproposizione del latino ictus (icere "battere") "colpo", "percossa", "attacco nemico", "assaito", "taglio", "trafittura", conservato nel port. eito. Il termine, in seguito, definì in linguistica l'accento intensivo e in musica l'accento della battuta.

IERATICO

l'aggettivo qualifica ciò che appare profondamente improntato a una solenne sacralità o devozione. Nel passato classico s i applicava ai membri dei collegi e delle caste sacerdotali . Deriva dal greco ieratik6s, tratto da ier6s "forte", "vigoroso", attributi propri del milite eroico e solo successivamente, per estensione, di tutto dò che eccede la normalità, col senso eli "sublime", "eccelso", "divino", "sacro".

IETTATURA

il termine nel linguaggio corrente sta a inelicare il maleficio o l'influsso negativo che alcune persone vengono ritenute capaci di produrre o determinare. Per estensione, significa pure sfortuna, malocchio, elisdetta, ovvero tutto l'insieme di avversità inspiegabili dette volgarmente iella. Deriva dal latino iectare , usato per iactare "gettare", "spargere", frequentativo eli iacere. n significato è comprensibile solo ricordando che, per la credenza popolare, il maleficio può essere emesso da qualcuno senza una sua espl icita volontà, 20 1


ILLESO

ma più spesso anche scagliato come un proiettile per colpire una determinata vittima.

ILLESO

l'aggettivo definisce la persona che, pur avendo subito un grave incidente, ne è uscita senza alcun danno. Deriva dal latino illaesus (composto da in, col senso dì "non", e laesus, dia laedere "ferire" ' "uccidere" ' "danneooiare") "non ferito" ' "non ucciso" , bb "non danneggiato".

IMBARAZZARE IMBARAZZO

la voce verbale indica il creare ostacoli, il disturbare, il mettere in condizioni di disagio. A sua volta imbarazzo rappresenta la ragione del disagio, il disturbo, l'ostacolo frapposto al normale procedere. Il verbo e il sostantivo derivano rispettivamente dallo spagnolo embarazar ed embarazo. Per alcuni studiosi si tratterebbe, in entrambi i casi, di un composto della particella in, con valore intensivo, e del termine mediterraneo barra, che insieme danno il senso di "sbarrare", "chiudere", "inlerdire". Per altri invece lo spagnolo embarazar deriverebbe dal portoghese embaraçar "trattenere con un laccio", da baraço "laccio", "corda", ipotesi senza dubbio più plausibile.

IMBELLE

l'aggettivo definisce cbi è incapace di qualsiasi azione onorevole, seria, dignitosa, ovvero chi appare eccessivamente pavido, codardo. L'origine del termine è nel latino imbellis (composto dalla particella in, con senso negativo, e bellum "guerra") "non [atto alla] guerra", "non [idoneo] al combattimento" e, pertanto, secondo la logica dell'epoca, "incapace", "inutile".

IMBERCIARE

il verbo indica l' azione del colpire e del cogliere nel segno, tant'è che alcuni studiosi lo ritengono alterazione della voce verbale settecentesca bersare, tratta da bersaglio. Per altri imberciare è affine all' antico francese bercer "tirare con l'arco", "trapassare con una freccia".

IMBOSCARE

il verbo (composto da in "dentro" e bosco) indica l' azione di nascondere e nascondersi. Nel primo caso il senso è quello di occultare qualcosa; nel secondo di confondersi con la vegetazione per attaccare il nemico, da cui imboscata, o, più frequentemente, per restare latitanti , sfuggendo ai propri doveri, in particolare quelli militari.

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IMBRACCIA RE

IMBRACCIARE

il verbo (composto da in e braccio) in origine stava a designare l' azione di tenere col braccio una cappa, un mantello o uno scudo, unica arma che implica, oltre all'impiego della mano, anche quello del braccio. In seguito si applicò a qualsiasi utensile o arma che potesse in qualche modo adattarsi al braccio e alla spalla.

IMBRANDIRE

il verbo deriva dal sostantivo brando, la grossa spada a due fili dei Franchi. In origine, imbrandire significava perciò letteralmente impugnare la spada per colpire il nemico, definizione che successivamente, nella forma brandire, si estese a qualsiasi arma, persino a quelle da fuoco.

IMBRIGLIARE

il verbo, che letteralmente significa mettere le briglie al cavaPv, sta più comunemente a indicare l'azione di "domare", "assog~ettare", "ridurre ali' obbedienza".

IMBROCCARE

il verbo sta a indicare l'azione di centrare un obiettivo, avvantaggiarsi di una risicatissima possibilità, imbattersi in una circostanza favorevole. n brocco, designava infatti una cuspide che fuoriusciva dal centro di uno scudo rotondo. Per analogia formale, lo stesso nome indicò pure il chiodo che, infisso al centro del bersaglio, lo vincolava a un supporto. Pertanto, la locuzione colpire il brocco finì con l'assumere il significato di colpire il piccolissimo centro del bersaglio (cfr. il fr. ant. embrochier).

IMBROGLIARE

il verbo sta a indicare l'azione di rendere una vicenda talmente intricata da confonderne la comprensione e le origini, con volontà d'ingannare. È composto dalla particella in "dentro" e broglio "selva". La voce è usata anche nella terminologia marinara col senso di ammainare le vele, poiché gli imbrogli sono cordicelle disposte a laccio utilizzate per avvi luppare le vele, sottraendol e all'azione del vento: imbrogliare avrebbe avuto quindi il significato originario di avvi luppare, accezione che dall'ambito marittimo potrebbe essere passata al contesto civile, acquisendo, in negativo, una valenza figurata.

IMBUCARE

il verbo nel linguaggio corrente indica l'azione di introdurre qualcosa in una buca, in particolare una lettera nella fessura dell' apposita cassetta postale. Anticamente la buca designava qualsiasi piccolo scavo, per cui il verbo aveva il senso di nascondere, rifugiarsi sottoterra, appiattarsi, infossarsi e infossare. 203


IMMETTERE

IMMETTERE

nel linguaggio corrente il verbo sta a indicare l'azione di introdurre qualcosa o qualcuno in un determinato ambiente. L'origine è nel latino immittere (composto dalla particella in, col senso di "dentro", e mittere "gettare", "scagliare") "gettare dentro", "scagliare dentro", con riferi mento all 'azione de11e macchine da lancio durante gli assedi.

IMMOLARE

il verbo definisce il sacrificare persone o animali. In forma riflessiva evidenzia l'abnegazione di chi volontariamente rinuncia alla propria vita per salvare quella altrui, in particolare nel corso di azio ni mil itari o di protezione civile. L'origine è nel latino immolare " infa rinare", cioè cospargere di farina - detta infatti mola, specie di farro, da molere "macinare" - come facevano i sacerdoti pagani quando ponevano sul capo delle vittime sacrificali la mola salsa, ovvero farro tostato e salato. In seguito, il vocabolo assunse il signifi cato di uccidere in sacrificio e più genericamente di sacrificare o di sacrificarsi per il bene altrui, obbligo morale del soldato.

IMMUNE

il termine indica nel linguaggio attuale chi è libero per privilegio naturale da obblighi altrimenti gravosi e, per estensione, chi non è esposto al rischio di contrarre una malattia infettiva, grazie alla capacità di resistere all 'azione dei germi patogeni e delle tossine. L'origine del vocabolo è nel latino immunis (composto dalla partie munus "obbliao" "dovere") "chi è cella in ' in senso neaativo b ' b ' libero da ogni dovere". Va osservato che munus è voce del verbo munire che in latino significava letteralmente "provvedere", "fortificare" - da cui munizione - con lavori ai quali erano costretti tutti gli abitanti limitrofi, in caso di minaccia nemica.

IMPALARE

il principe Vlad Tepes non è particolarmente noto al di fuori della Romania, a meno che non si ricorra al suo soprannome Dracula, peraltro reso celebre dal notissimo e divulgatissimo romanzo nero. È importante ricordare che tepes significa in rumeno "impalatore" e che Dracula, che stava per Drago col senso di intrepido e combattivo, indica il "diavolo": e fu appunto quella si nistra coppia di soprannomi che accompagnarono la figura del principe Vlad, (e non conte), spietato combattente cristiano della Transi lvania. E se Dracula rappresentava una sorta di patronimico, essendo nato nel 1431 da Vlad Dracul, principe di Valacchia, tepes, invece, fu un suo indiscusso titolo.

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IMPEDIRE

Appreso, infatti, il terribile supplizio dai Turchi, ne fece la sua modalità di esecuzione capitale esclusiva, comminandola indiscriminatamente a tutti i nemici sui quali riusciva a mettere le mani. La sua leggendaria crudeltà, almeno in una circostanza, riuscì ad atterrire persino lo stesso sultano di Costantinopoli. Infatti, neJ 1462, dopo la disfatta del 23 giugno, Maometto II si trovò di fronte una selva di 20 000 pali, in cima ad ognuno dei quali agonizzava infitto un suo soldato, degli oltre 43 000 che aveva perso nella battaglia. ll verbo indica l'azione dell'infilzare longitudinalmente ~on un palo un condannato, la cui inevitabile morte sopraggiunge, tra atroci sofferenze, non di rado dopo alcuni giorni di agonia. Deriva dal termine palo a sua volta tratto dal latino palus, per paglus, da pangere "ficcare", "trafiggere", attinente alla radice indoeuropea pag "legare", "fissare".

IMPEDIRE

il verbo, usatissimo nel linguaggio corrente col senso di ostacolare, interdire, vietare, deriva dal latino impedire (composto dalla particella in, divenuta m perché omorganica con la labiale p , col senso di "fra", e pes , pedis "piede") "mettere fra i piedi", "porre un vincolo ai piedi", "bloccare i piedi con dei ceppi", da cui il verbo latino impedicare "impacciare".

IMPELLERE

il verbo significa sospingere con rapidità, stimolare con urgenza, da cui la locuzione bisogno impellente. Deriva dal latino impellere (composto dalla particella in "fuori", e pellere "spingere") "spingere fuori", "cacciare", "espellere".

IMPENNAGGIO

il termine sta a designare tanto il complesso dei piani di coda degli aerei, destinati a determinare iJ movimento nello spazio, quanto l'insieme delle alette poste sull 'estremità posteriore delle frecce per stabilizzar-ne la traiettoria. Deriva dal verbo impennare, letteralmente "munire di penne", a sua volta fatto curiosamente risalire allo spagnolo empinarse "ergersi come un pino", forse con allusione ali' albero della nave da guerra.

IMPERARE IMPERATORE IMPERO

i tre termini derivano dal latino imperium, da imperare "signoreggiare"' "comandare". n verbo risulta composto dalla particella in, i n senso intensivo, e parare "apparecchiare", " provvedere", " disporre", col senso di stabilire precise norme e ordinamenti: quindi avere l'autorità per poter imporre tale risoluzione a tutti. E a disporre dì tale assoluta facoltà fu appunto la massima autorità 205


IMPERTERRITO

romana, l'imperatore, la cui giurisdizione si estendeva sull'intero territorio detto a sua volta impero. Va precisato che il titolo di imperator era riservato a chi aveva il supremo comando delle armi e inizialmente al comandante che, dopo la vittoria, aveva l'onore del trionfo. Fu Giulio Cesare che lo aggiunse per primo stabilmente al proprio nome, titolo che il Senato conferì a Ottaviano Augusto e che lo stesso impiegò come praenomen , stabilendo che, nel futuro, fosse un attributo esclusivo del princeps. Dopo Vespasiano divenne il nome ufficiale del Capo dello Stato, sostituendo quello di Principe.

IMPERTERRITO

l'aggettivo nel linguaggio corrente qualifica chi, in frangenti di estremo rischio o pericolo, appare privo di timore. Deriva dal latino imperterritus (composto dalla particella in, con senso negativo, e perterritus, participio passato di perterrere "spaventare") "non spaventabile", "non scosso dal terrore".

IMPETO

il termine designa una forza travolgente o un impulso straord inariamente intenso. Deriva dal latino impetus, dal tema del verbo impetere (composto dalla particella in, col senso eli "contro", e petere "assalire", "colpire") "andare contro", "muovere ali' assa]to".

IMPETRARE

il verbo indica il supplicare pregando, l'ottenere, a seguito eli ardenti preghiere, un desiderio vivissimo, come una grazia o un miracolo. Deriva dal latino impetrare (composto dalla particella in, col senso intensivo, e patrare "far compiere", "porre in essere") "conseguire", "portare a compimento". Patrare discende a sua volta da pater "padre", quindi dalla medesima radice del latino potens (sanscr. pati "signore") "che può", "colui che comanda", con riferimento al potere di impiegare gli eserciti negli scontri armati.

IMPICCARE

il verbo definisce la modalità di giustiziare un condannato con il supplizio della forca, pena infamante riservata un tempo ai criminali e ai disertori. L'origine pèr diversi autori è nel latino picare "attaccare con la pece", con la premessa della particella in , come rafforzativo: da cui anche i verbi appiccare, impicciare, appicciare, appiccicare, spiccare, spicciare. Per altri studiosi, invece, il verbo sarebbe tratto dal latino implicare "avvolgere", sottintendendosi col cappio. Per altri infine è connesso con picca o picco, punta a cui si attacca la corda.

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IMPIGLIARE

IMPIGLIARE

il verbo è composto daJla particella in. in senso illativo, e pigliare. Il suo significato è quello di prendere con forza, catturare col laccio, arrestare.

IMPORRE IMPOSTARE

il verbo imporre indica l'azione del comandare avvalendosi della propria autorità: è implicito un senso di sopraffazione e di costrizione. Deriva dal latino imponere (composto dalla particella in , col senso di "sopra", e ponere "porre") "porre al di sopra", "comandare", "costringere" [al pagamento di un tributo]. Dalla stessa radice deriva pure impostare, col senso di mettere le basi e di porre la mira sopra il punto da colpire, da cui la locuzione impostare il tiro.

IMPORTUNO

nel linguaggio corrente l'aggettivo qualifica chi disturba, chi infastidisce. Deriva dal latino importmzus, composto dalla particella in. con valenza negativa, e Portunus, indicante la divinità preposta alla protezione del portus "porto". Quando il dio favoriva qualcuno, ovvero lo spingeva in porto, era ob-Portunus (ob con valenza positiva). Al contrario, quando il dio era in-Portunus, tutto era disagevole e scomodo (non si arrivava in porto).

IMPUGNARE IMPUGNATURA

il verbo impugnare nel linguaggio corrente sta a indicare sia lo stri ngere nel pugno, in particolare un 'arma o un utensile. sia l' azione di avviare in giudizio un procedimento di invalidazione di un atto. L'origine è nel latino impugnare , composto dalla particell a in , col senso di "contro", e pugrzare "combattere", tratto a sua volta da pugnus "pugno" . Dalla stessa radice discende anche il vocabolo impugnatura che designa la parte di un oggetto destinata a essere presa, stretta nel pugno.

IMPULSO

il termine sta a designare lo stimolo spirituale, l'azione determinante per incrementare l'efficienza, nonché, in meccanica, il prodotto di una forza per il tempo di applicazione: in ogni caso è la causa che produce un vistoso cambiamento di condizione, fisica o spirituale. La sua origine è nel verbo latino impellere (composto dalla particell a in , col senso di "verso", e p ellere "spingere") "spingere verso", "urtare", "incitare", con riferimento all'azione di incitamento svolta dai comandanti sul campo di battaglia.

IMPUNTARE

il verbo nel linguaggio corrente indica l'arrestarsi, puntando i piedi, o l'inciampare con la punta del piede: in ogni caso esprime il 207


INABILE

blocco dell'avanzamento. Deriva dal composto latino in, col senso illativo, e pungere "penetrare" : quindi "conficcare la punta", "arrestare il movimento", "ferire", "offendere". INABILE

l'aggettivo qualifica una persona che temporaneamente o permanentemente non ha le facoltà o le caratteristiche richieste per espletare una determinata funzione. Deriva dal latino inhabilis (composto dalla particella in, con senso negativo, e habilis, voce derivata dal verbo habere "avere") "inidoneo", "incapace", " inetto". Il vocabolo è largamente usato in ambito militare per indicare chi, per carenze fisiche, è considerato inadatto a svolgere il servizio alle armi.

INASTARE

il verbo sta a indicare l'azione di innestare, ovvero dii applicare qualcosa alla sommità di un'asta. Di largo uso in ambito militare è la locuzione porre le armi in asta, designante l'azione di collocare il ferro sull'asta, come pure, più recentemente, la baionetta sulla canna del fucile.

INCAGLIARE

il verbo definisce nel linguaggio corrente il brusco incepparsi dell'avanzamento: è classico l'incagliarsi delle navi prodotto dalla scarsa profond ità del fondale. La voce designava originariamente l'azione del colpire nelle scaglie, ovvero sulle piastre dell'armatura. Al contrario, la voce scagliare indica l'allontanarsi dalle scaglie e, quindi, il lanciare.

INCALZARE

il verbo indica letteralmente l' azione di seguire qualcuno o qualcosa in modo ravvicinato oppure il susseguirsi rapido di più eventi. Deriva dal latino volgare incalciare (composto dalla particella in , con senso illativo, e calx, calcis "calcagno") "stare ai calcagni" [inseguire qualcuno correndogli dietro, quasi toccandogli i calcagni], con riferimento all'inseguimento dell'avversario in fuga.

INCASTELLATURA

il termine designa la struttura di supporto per macchine o per costruzioni. Deriva dal verbo incastellare che nel medioevo indicava il disporre una serie di castelli su di un territorio per fame un sistema fortificato a caposaldi.

INCASTRARE

il verbo nel linguaggio corrente definisce l'accoppiamento rigido di più parti mediante l'inserimento delle une nelle altre. Per alcuni studiosi è una forma sincopata del verbo incassettare; per altri

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.. Ricostruzione Archibugio a serpentina.

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Modello di galera del XV I secolo.

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Portoferraio. la Lingue! la. deuaglio della garitta.

2 11


Paui-DesirĂŠ Trouilleben. Ll1 se1W1 dell'harem. 1874. Nizza Museo delle Belle Arti.

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1\3 Spaccato òe\\a jeep de\\a Wi\\).


Per i Romani gli ingegna erano le macchine d'assedio. ed in particolare le artiglierie neurobalisliche.come la balista. piĂš nota come catapulta.

2 14


Dettagli delle mura longobarde di Benevento: ben evidente l'impiego di materiale di spoglio di origine romana.

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O 10 30m

Ricostruzione grafi ca della cirtadclla di Hacilar, del 5400 a.C.. racchiusa in una massiccia cerchia di mura di fango.

2 16


Ricostruzione gratĂŹca d i un grande mangano medievale. noto anc he col nome di 1raboc:co.

2 17


T ipica torre M at·tello britannica erella però sulla penisola di Magnesi, presso Siracusa, durante il periodo di esilio a Palermo di Ferdinando IV di Borbone. memre a Napoli regnava Murai. li nome nulla ha a che vedere né con l'omonimo arn ese. né col suo uso: deriva in fatt i dalla corruzione di Mortella, trovandosi appumo a Capo delle Mortelle. in Corsica, una torre alla quale i tecnici dell'Ammiragl iato si ispirarono.

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Prato. il castello federiciano del XIIJ secolo: ben cviuente la mcrlatura di tipo arcaico. a coda di rond ine e priva di apparato a sporgere.

219


l

Il primo vero missile della Storia, I'A4 germanico, megl io nolO come V2.

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Ricosrruzione grafica della duplice murazione difensiva di Bagazkoy. odierna Hattusa. capitale dell' Impero itti ta, eretta intorno al XV secolo a.C.. su basamento di enormi conci di pietra, con l'alzato sovrastante in mattoni crudi.

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O 4

8 12m

Rico~t nlli one grufica del nuraghe di Santu Amine. presso Torralba: è del tipo pit1 complesso. simile ad un antesignano castello preistorico in opera mcgalitica.

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Jcan-AuguMe Dominiquc lngres. La grande oda/isca. 1814. Parigi. Louvre.

223


...

Ricostruzione gralĂŹca di un onagro.

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INCEPPARE

deve, invece, ricondursi al latino castrum "castello", "luogo cintato", "spazio chiuso", "accampamento militare": quindi la voce verbale incastrare conterrebbe nel suo etimo il riferimento a un sistema di sicurezza ideato per difendersi dagli attacchi nemici. INCEPPARE

il verbo sta a indicare l'azione di bloccare qualcosa, in particolare la rotazione di una macchina o il suo avanzamento. È composto

dalla particella in, col senso di "dentro", e ceppare, da ceppi [v.]: quindi "mettere i ceppi" [ai piedi], "bloccare con i ceppi" [i pesanti blocchi di legno con i quali si immobilizzavano le caviglie dei prigionieri]. INCETTARE

il verbo, di scarso impiego nel linguaggio corrente, definisce l' acquisto di grandi quantità di una merce, per poi rivenderla a prezzo maggiorato. Deriva dal latino inceptare, composto dalla particella in, con valore intensivo, e ceptare "impadronirsi", modellato su acceptare, receptare. È evidente il riferimento all'azione dell'impossessarsi con la forza e del catturare.

INCITARE

il termine definisce lo stimolare esplicitamente e calorosamente un

determinato comportamento o il conseguimento di un preciso traguardo. Deriva dal latino incitare (composto dalla particella in, col senso di "verso", e citare, intensivo di ciere "muovere", "dirigere") "andare verso", "dirigere contro" [un avversario]. INCLITO

l'aggettivo qualifica un personaggio virtuoso e d'animo nobile. Deriva dal latino inclitus , tratto a sua volta, da inclutus (composto dalla particella in, come intensivo, e cluere "aver fama"), greco kljo, a sua volta retaggio della radice indoeuropea kleu, da cui nel sanscrito çrutis "grido" e çravas "gloria". Dalla stessa radice discendono anche le parole clava e laude, che ben emblematizzano la stretta correlazione vigente nell'età arcaica fra il combattere, la gloria e l'onore.

INCOCCARE

il verbo designa: il fermare il fùo alla cocca del fuso; l'infilare un anello ali' estremità di un 'asta e, per estensione, il mettere una corda alla cima di un pennone. Il significato originario era quello di inserire la corda dell'arco nella cocca, ossia nella scanalatura appositamente realizzata sull'estremità posteriore della freccia. 225


IN CRUENTO

INCRUENTO

l'aggettivo definisce nel linguaggio corrente un evento che, nonostante la sua tipologia traumatica, non comporta spargimenti di sangue. Deriva dal latino incruentus, composto dalla particella in, col senso negativo, e cruentus, da cruor "sangue", affine al sansento kru-ras "sanguinoso", da cui discende anche crudo, dal lat. crudus propriamente "sanguinante".

INCURSIONE

il termine designa un attacco improvviso, soprattutto aereo. In passato si applicava, per ovvia ragione, alle veloci offensive navali, tipiche dei corsari [v.], tanto che fra corsaro e incursione vi è una evidente e significativa affinità fonetica. Deriva dal latino incursio , forma sostantivale di incurrere (composto dalla particella in, col senso di "dentro", e currere "correre", "scorrere") "invadere velocemente", "aggrediTe".

INCUTERE

il verbo definisce l'imporre uno stato d ' animo di soggezione mediante una evidente minaccia. La sua origine è nel latino incutere (composto dalla particella in , col senso di "dentro", e eutere, per quatere "scuotere", "battere", "percuotere") "determinare uno "scuotirnento interno", "battere lo spirito", "abbattere il coraggio".

INDUGIO

il termine designa un ritardo, più o meno motivato, in antitesi a un avanzamento fino a quel punto rapido. La sua origine è nel latino induciae l indutiae "tregua" (composto dalla particella in , col senso di "dentro", e ducere "condurre"): l'azione del condurre dentro si riferisce semanticamente al riportare le truppe nel campo dopo un armistizio.

INDULGENZA INDULTO

nel linguaggio corrente indulgenza sta a designare un atteggiamento improntato alla tolleranza. Per la Chiesa cattolica è la parziale o totale remissione della pena per i peccati commessi. La voce deriva dal latino indulgentia, da indulgere (composto dalla particella in, col senso di "non", e dulgere "dover dare", con riferimento all'imposizione dei tributi ai vinti, a.i sottomessi) "rimettere il debito", " non dover più dare". La voce indulto, latino tardo indultum, storicamente designava il perdono generale che si concedeva ai soldati ammutinati o fuggitivi per indurii a tornare alla Bandiera. Tale significato rende evidente l'attuale accezione della parola, intesa come sospensione, commutazione o cancellazione della pena ma non del reato.

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INDURRE

INDURRE

il verbo è impiegato correntemente col senso di stimolare qualcuno a una precisa scelta comportamentale. La sua origine è nel latino inducere (composto dalla particella in, col senso di "dentro", e ducere "trarre", "condurre") "portare dentro", "guidare dentro", "trarre all'interno", tipica forma verbale impiegata per designare l' azione di riportare l'esercito all' interno dell'accampamento, e, in senso figurato, di portare qualcuno all'interno di una condivisione.

INERME

nel linguaggio corrente l'aggettivo definisce chi è privo di qualsiasi possibilità di difesa. La sua origine è nel latino inerme(m) (composto dalla particella in, in senso negativo, e arma "armi") "senza armi", "privo di qualsiasi arma".

INFANTE

il termine, alquanto arcaico, da cui derivano infantile, infanzia, infanteria, veniva impiegato col significato di fanciullo. La sua origine è nel latino infans (composto dalla particella in, col senso negativo, e fans , dafari "avere l'uso della parola", "saper parlare") "chi non sa ancora parlare". In seguito definì il giovane che assisteva a piedi il cavaliere e che, non di rado, partecipava anche agli scontri armati.

INFERMO

nel linguaggio corrente l'aggettivo definisce una persona affetta da una forma morbosa o comunque non in perfetto stato eli salute. n vocabolo deriva dal latino infirmu(m) (composto dalla particella in, col senso negativo, e firmus "saldo", "forte", "stabile") "chi non è forte", "chi non è stabile", "chi vacilla".

INFIERIRE

il verbo definisce l'azione di perseguitare persone che non sono più in grado di difendersi. È composto dalla particella in , col senso di "sopra"' e ferus "feroce"' " belluino". n suo significato letterale è, quindi, essere feroce sopra qualcuno.

INFLIGGERE

il verbo designa correntemente l'azione di far subire una punizione, una pena, un dolore a qualcuno. La sua origine è nel latino infligere (composto dalla particella in , col senso di "verso", "contro", e fligere "urtare", "colpire") "urtare qualcuno", "colpire qualcuno" . Dalla stessa etimologia derivano anche affliggere, confliggere e conflitto.

INFORCARE

il verbo definisce l'azione di stringere qualcosa tra le gambe: il caso più tipico è la bicicletta o il ciclomotore. La spiegazione è 227


INFRANGERE

nella forma a forcella che le gambe stesse assumono per adattarvisi. Sempre in relazione alla forcella, lo stesso verbo si riferisce anche all'utilizzo degli occhiali. Risulta composto dalla particella in, col senso rafforzativo, e forcare, da forca [v.], il notissimo attrezzo agricolo a due denti, usato spesso come arma rustica e origine di una particolare arma da punta.

INFRANGERE

il verbo sta a indicare: la rottura violenta di qualcosa; il violare qualcosa di stabilito in maniera plateale. Definisce pure l'esaurirsi rovinoso di forze naturali particolarmente violente: tipico 1' infrangersi dei marosi sulla scogliera. La sua origine è nel latino infrangere, secondo la dizione classica infringere, participio passato infractus, composto dalla pruticella in, con valore intensivo, e fringere "rompere", "spezzare", "frantumare". Dalla stessa etimologia deriva pure infrazione, ovvero una rottura delle norme comportamentali.

INGEGNERE INGEGNO

nel linguaggio corrente la voce ingegno defluisce il principio attivo dell'intelligenza, ovvero la capacità non solo di apprendere ma anche di elaborare i dati, trasformando le idee in fatti concreti. n vocabolo ingegnere designa un professionista che è preposto alla progettazione e alla direzione di costruzioni di svariata natura ed entità, spesso di interesse pubblico o militare. I due termini derivano dal latino ingenium, composto dalla particella in, col valore di "dentro", e genius, da gignere "generare", per cui è esplicito il senso dell'attitudine creativa. Per i Romani ingenium indicava anche la macchina ossidionale, in tutte le sue possibili e molteplici varianti. Più recentemente ingegni venivano definiti i dispositivi, più o meno complessi, utilizzati in molteplici attività: tipico l' ingegno usato dai pescatori per estrarre il corallo dal fondo del mare. Stessa etimologia hanno anche genio [v.], generare e ingenerare.

INGIUNGERE

il verbo definisce l'ordinare in maniera perentoria e autoritaria, che non ammette alcuna discussione o replica. La sua origine è nel latino iniungere (composto dalla particella in , con valore intensivo, e iungere "congiungere", dalla stessa radice di iugum "giogo") "mettere sotto", "costringere", con riferimento all'azione di aggiogare gli sconfitti.

INIETTARE

il verbo, da cui deriva iniezione, designa l'introduzione di un liquido, mediante un ago o una sonda, in un altro corpo o in una cavità. Per

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INSEGNA

analogia si sono chiamati iniettori gli organi preposti in alcuni motori endoterrnicÏ a introdurre ad altissima pressione il carburante nei cilindri. L'origine del verbo è nel latino iniectare, frequentativo di inicere (composto dalla particella in, col senso di "dentro", e iacere "gettare", "scagliare") "gettare dentro", "scagliare all'interno", con esplicita allusione ai lanci di dardi e proietti nelle fortificazioni assediate. INSEGNA INSEGNARE

la voce sostantivale designa un oggetto indicante un livello gerarchico o istituzionale. In passato definiva il ve~sillo militare su cui campeggiava un'immagine simboHca dell'autoritĂ suprema (l'aquila per le legioni) o il drappo che poi divenne la bandiera. Deriva dal latino insignia, da insigne "segno", "vessillo sopra l'asta" o "immagine sopra il vessillo". La voce verbale discende dal tardo latino insignare (composto dalla particella in, col senso di "sopra", e signare "segnare", "marchiare", "imprimere un segno") "mettere gli altri in condizione di vedere il segno impresso", "fare apprendere", "dare cognizione" e che traduce il gr. esakharasso nelle glosse.

INSIDIA

il termine sta a designare un'azione astuta, priva di qualsiasi scrupolo etico, vo1ta a ottenere vantaggi personali a scapito di altri. La sua origine è nel latino insidiae (composto dalla particella in , col senso di "sopra", e sedeo "sto fermo", "mi trattengo in un luogo per agguantare un nemico", "sto in agguato") "mi siedo sopra", con riferimento aU'azione di aspettare dall'alto il passaggio di un nemico, di trattenersi per sorprenderlo con un agguato.

INSULTARE

il verbo nel linguaggio corrente significa ingiuriare con parole o con atti volgari. Deriva dal latino insultare, forma intensiva di insilire (composto dalla pmticella in , col senso di "sopra", e salire "saltare") "assalire", con riferimento ali' azione tipica dell'assalto che consisteva nello scalare le mura nemiche, nel saltarvi sopra dalle torri ambulatorie .

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INTERCETTARE

il verbo sta a indicare quasi esclusivamente l'azione di interposizione segreta all'interno di una comunicazione privata. Trova ancora impiego in ambito militare: ad esempio, gli aere:i da caccia preposti alla sorveglianza e alla difesa dello spazio aereo nazionale, detti intercettori, svolgono un'azione di monitoraggio su tutti gli aeromobili non identificati. La voce deriva dal latino interceptare, da intercipere (composto dalla preposizione inter 229


INTREPIDO

"fra" e capere "prendere") "catturare nel mezzo", "cogliere in flagranza", "bloccare".

INTREPIDO

l'aggettivo definisce chi ha coraggio, sangue freddo e spirito d'iniziativa nelle circostanze più rischiose e pericolose. La sua origine è nel latino intrepùlus (composto dalla particella in, col senso negativo, e trepùlus "spaventato") "non tremante", "privo di paura".

INTRUDERE INTRUSIONE INTRUSO

tanto il verbo intrudere quanto il sostantivo intrusione, che definiscono l'azione dell'inserirsi indebi tarnente e senza autorizzazione, derivano dal latino intrudere, composto dalla particella in "dentro" e trudere "spingere", "cacci are". L'origine dei termini è nella radice indoeuropea tar, tur, tra, tru "muovere", "trapassare", da cui il sanscrito turati "veloce", tarati "trapassare", il latino terere "fregare", "battere", "pestare" e il greco tanissein "mettere in rapido movimento", "agitare". n senso delle voci suppone una penetrazione rapida e furtiva, propria di un colpo di mano.

INVADERE INVASARE INVASATO

il verbo invadere esprime la veloce estrinsecazione e propagazione di un'azione attuata in modo ostile. La sua origine è nel latino invadere (composto dalla particella in, col senso di "contro", "sopra", evadere "andare") "muovere contro con impeto", "assalire", "investire". Dal participio passato di invadere, invasus, deriva il verbo invasare, che conserva il significato originale di assalire, conquistare, prendere. Pertanto invasato sta a indicare la persona presa da una passione o da un demone.

INVEIRE

il verbo definisce correntemente lo scagliarsi contro qualcuno con parole aspre e violente. La sua origine è nel latino invehi, medio passivo di invehere (composto dalla particella in, col senso di "contro", "verso", e vehere "scagliarsi", "irrompere") "'scagliarsi contro", "aggredire qualcuno".

INVESTIRE

nel linguaggio corrente il verbo è usato per lo più per indicare l'urto subito da un pedone da parte di un autoveicolo. Meno frequentemente designa pure il mettere qualcuno in possesso di una precisa facoltà o autorità. L'origine è nel latino investire (composto dalla particella in , col senso di "sopra", e vestire "vestire") "vestire sopra", "rivestire" . In effetti nel medioevo il verbo aveva come significato principale quello di rivestire con ornamenti, cioè di

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n,ERUOLE

mettere in possesso: è ben nota la lotta per le investiture, pratica sancita emblematicamente dall'imposizione di un caratteristico mantello, o pallio, con il quale si rivestiva l' insignito. Nel1a medesima epoca iniziò pure a diffondersi l'impiego del verbo investire, col senso di circondare una fortificazione per espugnarla.

IPERBOLE

in senso figurato il termine descrive un'azione volutamente esagerata sul piano deJJa quantità. La sua origine è nel lat. dotto hyperbole, tratto dal greco yperbolé (yperbtillo>~ "sovrabbondanza" (composto da ypér "sopra" e bolé "lancio di pietre o di dardi") "eccesso", "ridondanza".

IPPICA IPPICO

ippica è lo sport dell'equitazione, ippico tutto ciò che è inerente ai

cavalli. Entrambi i vocaboli derivano dal greco fppos "cavallo". L'origine del fonema greco è molto più antica, riconducendosi alla radice ak, da cui il sanscrito aç "penetrare", voce verbale che veniva associata all'idea di un movimento rapido, tant'è che nella stessa lingua aç-an sigrufica "dardo": proprio da tale etimo il cavallo e l'aquila trassero il nome, ovvero dall'azione veloce e penetrante del dardo.

IRA

il termine designa la reazione violenta contro qualcuno o qualcosa. La sua derivazione è dal latino ira, vocabolo che un tempo veniva ricondotto al verbo ire "andare", nel senso di "lasciarsi andare". Alcuni studiosi fanno derivare la voce dalla radice indoeuropea ar "sollevare", "spingere", da cui il sanscrito ìr-in "violentare", "essere adirato". Comunque è di incerta etimologia.

IRROMPERE

il verbo definisce l'entrare con violenza, l'invadere velocemente. La sua origine è nel latino irrumpere (composto dalla particella in, per assimilazione ir, col senso di "dentro", e rumpere "rompere") "travolgere ogni difesa", "fare impeto", "entrare con forza". Dallo stesso verbo latino discende anche irruzione.

IRRUENTE

l'aggettivo definisce chi avanza con forza travolgente e impetuosa e, quindi, i soggetti particolarmente estroversi. Deriva dal latino irruens , accusativo irruentem, participio passato del verbo irruere (composto dalla particella in , per assi milazione ir, col senso di "contro", e ruere "precipitarsi", "lanciarsi", "scagliarsi") "scagliarsi contro", "attaccare", "assalire". 231


ISTIGARE

ISTIGARE

il verbo designa l' indurre con incitamenti o suggerimenti, per lo più artatamente esagerati o falsi, qualcuno a compiere azioni riprovevoli. La sua origine è nel latino instigare, composto dalla particella in, col senso di "verso", e un supposto stigare, a sua volta deriv. di una radice stig "pungere", "trafiggere con una punta", presente nel gr. stizo "io pungo" da cui discende stigmata pl. di stigma "segno", "punta".

ISTINTO

il termine designa lo stimo lo del co mportamento spontaneo, spesso irrazionale, sia dell'animale sia dell' uomo. La sua origine è nel latino instinctus, participio passato di instingu ere, (traduzione del gr. par6rmesis, diffuso da S.Tommaso e anteriormente usato da Cicerone con il senso del gr. enthusiasm6s ), composto dalla particella in , col senso di " verso", "contro", e stinguere "pungere", "trafiggere con una punta". L' istinto è la stimolazione che spinge gli esseri viventi a comportarsi in una determinata maniera.

JEEP

il termine nel linguaggio corrente definisce qualsiasi tipo di autoveicolo a trazione totale, capace di avanzare anche su terreni impervi, avendo tutte e quattro le ruote motrici, da cui la dicitura di 4x4. Etimologicamente il termine è una sigla: nel 1940 lo Stato Maggiore statunitense lanciò un concorso a tutte le fabbriche di automobili nazionali per la realizzazione di un veicolo a 4 ruote motrici, capace di trasportare un carico di 250 kg. n tempo assegnato fu di 75 giorni. La Willys Overland Motor riuscì con notevole ritardo, ma entro l'anno, a fornire il suo prototipo, detto M 38 generai purpose, ovvero M 38 "per impieghi diversi"; dalle iniziali G e P derivò la dizione gergale, divenuta famosissima e sinonimo di fuoristrada, jeep.

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K KAISER

stando alla storia, fu Giulio Cesare che aggiunse, stabilmente, al proprio nome il titolo di imperator, col risultato di creare una sorta di sinonimia fra il suo nome (Cesare) e il titolo di Imperatore. Considerata la pronuncia latina velare (k) fino al m sec. della (c) e poi quella-palatale (c) dello stesso fonema, è facile spiegarsi il passaggio da Caesar (Kaesar) a Kaiser, il titolo di imperatore nei paesi di lingua tedesca, e poi a Czar, Zar, l'imperatore della Russia fino al 1917 e della Bulgaria fino al 1947.

KAMIKAZE

sul finire della seconda guerra mondiale l'ammiraglio T. Onishi costituì un corpo speciale di aviatori destinato ad attaccare con mi ssioni suicide la flotta anglo-americana che stava avanzando inarrestabile nel Pacifico. Da allora il vocabolo è entrato nel linguaggio corrente per definire chi compie un 'azione mjJjtare, o terroristica, sapendo di non potersi salvare. L'origine è nei due termini giapponesi (kaze "vento" e kami "divino"), che insieme richiamano la violenta tempesta che nel 1281 salvò il Giappone dali ' invasione della flotta di Kublai Khan.

KAPÒ

il termine, tristemente noto, definiva nei campi di concentramento nazisti il prigioniero al quale era stata delegata la sorveglianza sugli altri detenuti. La derivazione eti mologica si ravvisa, per aJcuni studiosi, nell 'abbreviazione del tedesco kamarad "camerata" c polizei "polizia": quindi una sorta di sorvegliante di una camerata. Per altri, invece, scaturisce da una forma del francese caporal "caporale", "capo".

KAPUTT

la seconda guerra mondiale ha reso anche questo termine tedesco tragicamente noto: in origine significava " rotto", con valore aggettivale. In seguito passò a indicare il crollo irreversibile o l'uccisione dell'avversario. 233


KARATE

KARATE

il vocabolo giapponese definisce una particolare lotta condotta senza armi. Il karate nacque intorno al 1600 ad Okinawa e le sue regole fo ndamentali furono codificate nel XIX secolo dal maestro ltosu. La sua divulgazione si ebbe però soltanto dopo il 1922, in seg ui to alle pubbliche dimostrazion i di Gichin Funakoshi. Il termine deriva dalla composizione del giapponese te "mano" e kara "vuota", con esplicito riferimento al combattimento senza armi.

KÉPI

il termine designa un tipico copricapo militare rigido, a forma cilindrica con visiera. È ancora in uso in taluni reparti sia io Francia sia in Italia. Deriva dal tedesco della Renania kii.ppi, da kappe "berretto".

KHAN

il vocabolo, di rarissima utilizzazione, trasse origine dal titolo

attribuito a condottieri o notabil i mongoli e turchi, da Gengis Khan i n poi. Deriva dal turco khtian· "signore", "capo", "comandante" .

KILLER

il termine è impiegato correntemente per designare una sorta di sicario, un assassino a pagamento. La sua origine è nell'inglese to kill "uccidere".

KREMLINO

in origine il termine kremlino indicava la struttura tipica dell'accampamento russo: una robusta costruzione centrale in pietra, con vasti magazzini e cortili, circondata da un ampio spazio vuoto delimitato da una robusta cinta muraria. In vista della stagione invernale venivano montate le isbe (tipiche abitazioni russe) per l'accampamento delle truppe. In questo modo erano sufficienti pochissime persone per presidiare e difendere l' accampamento. Oggi per Kremlino (divenuto nome proprio) si intende la cittadella moscovita, che fa da sfondo anta Piazza Rossa con le s ue lunghe e massicce mura turri te. L'opera monumentale è dovuta al progetto e all'opera di architetti e ingegneri mi litari italiani. Tra questi spiccano Fioravanti degli Uberti, il figlio Andrea e Antonio Friasin, richiesti nel 1475 da Ivan III a Venezia. I lavori presero l'avvio sotto la direzione del Friasin, poi di Marco Ruffo e ancora di Pietro Antonio Solario. La voce deriva dal russo krem'l, con significato attuale di "cittadella" [fortificata].

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L LA BARO

il termine designa un vessillo, per lo più un drappo di forma quadrata fissato a un piccolo pennone sostenuto da un' asta, sul quale sono raffigurate particolari insegne. Il primo Labaro fu quello fatto realizzare da Costantino dopo la vittoria su Massenzio: simile in sostanza al vessillo della cavalleria, era costituito da una pezza di seta riccamente ornata con sopra ricamati il monogramma del nome greco di Cristo e il motto in hoc signo vinces. Il drappo, soppresso dall'imperatore Giustiniano, fu poi reintrodotto da Graziano e da Valentiniano nel corso dello stesso secolo. L'origine del nome, presente nel ba sso latino labarum e nel basso greco labaron , da molti studiosi è fatta risalire al celtico labanJa "stendardo", tratto dalla radi ce indoeuropea lab "alzare".

LABIRINTO

per gli antichi i Labirinti erano quattro: il primo a Creta, il secondo in Egitto presso il lago Meride, il terzo presso Chiusi, rappresentato dalla tomba di Porsenna, e il quarto neli ' isola di Lemno. Ma il labirinto per an tonomas ia fu il notiss imo palazzo fatto costruire a Creta da Minosse, su progetto di Dedalo, per rinchiudervi il Minotauro, mostro metà uomo e metà toro. Per la sua estrema compless ità, riu sciva impossibile, a chiunque vi fosse entrato, ritrovare la via d' uscita. Nel linguaggio corrente il termine sta qu indi a indicare qualcosa di tortuoso e di intricato . Deriva dalla voce mediterranea egea ltibrys "bipenn e" [che sovrasta la porta d'ingresso del labirinto]. Perciò il vocabolo motivatamente indicava il " palazzo della bipenne" [la bipenne era l'ascia a due lame].

LACCHÈ

il termine indica una persona sempre pronta a ossequi servili. Il vocabolo, presente nello spagnolo e nel portoghese lacayo , nel , francese laquais, nel tedesco lackey e nel neo-celtico laques:. d~. i235


LACERARE

va verosimilmente dall'arabo al-qa'id "valletto" e, secondo altra opinione, dal turco ulaq attraverso il neogreco ullikes. Al seguito degli Arabi il vocabolo passò in Spagna, acquisendo il significato di soldato a piedi, e quindi in Francia con la valenza di scudiero. Pervenne, infine, in Italia con l'accezione di giovane servo.

LACERARE LACERO LACERTO

il verbo lacerare, che definisce l'azione di strappare in modo violento riducendo a brandelli, deriva dal verbo latino lacerare , tratto da tacer "lacero", a sua volta derivante dalla stessa radice del latino lacinia " lembo", "brano" (cfr. gr. lakis " lacero", "frammento", "brandello", lakizo "io lacero"). Lacero è deverbale da lacerare. Il sostantivo lacerto, che nel linguaggio alimentare indica il pezzo di carne corrispondente al primo taglio della coscia del manzo, deriva dalla medesima radice, essendo in definitiva una parte di carne strappata.

LACONICO

1' aggettivo qualifica una persona di poché parole. Dal punto di vista etimologico deriva dal latino laconicus, greco lakonikos, disceso a sua volta da Lakon "Lacone", "Lacedemone". I Lacedemoni erano gli abitanti della Laconia, regione del Peloponneso con Sparta per capitale, ossia gli Spartani, noti per il loro spirito combattivo, la durezza di costumi e la serietà di carattere. Tali connotazioni si traducevano in una parsimoniosa loquacità, spesso aspra e sgradevole, peculiarità comportamentali da allora ritenute proprie del guerriero.

LADRO

il sostantivo sta a designare sia chi ruba, occasionalmente o sistematicamente, sia, figuratamente, chi si appropria di idee altrui. Deriva dal latino latro "assassino di strada", affine al greco Uitris "mercenario", "soldato di ventura", "brigante", "masnadiero", entrambi risalenti alla radice indoeuropea lav, lau , lu, da cui il sansento lotas, lOtam, lOytram "bottino", "preda", divenuto in latino lucrum "guadagno". Va osservato che per gli antichi Romani l'etimologia di latro era latero , ovvero il soldato della guardia del corpo che stava ai lati del principe e, per analogia, il brigante che si appostava ai lati della strada.

LAGNARSI

il verbo definisce il lamentarsi con insistenza, il manifestare il proprio malcontento per qualcosa di ben preciso. Deriva dal latino laniare se ''lacerarsi", "straziarsi" c risale alla medesima radice di dilaniare [v.].

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LANCETIA

LANCETTA LANCIA LANCIARE

la lancetta dell'orologio appare una miniaturizzazione della lancia, che per millenni è stata l'arma per antonomasia. Tanto i due sostantivi, di cui il primo risulta in sostanza un diminutivo del secondo, come il verbo lanciare hanno un'unica origine nel vocabolo latino lancea "lancia", tratto a sua volta dalla stessa radice di lacerare "squarciare" [v.]. Lancia è un termine di ampio spettro semantico: "bisturi" (XIV sec.); "picca, punta a becco piatto"; in botanica "tulipano selvatico"; in astronomia "forma di meteora". Di origine iberica secondo Varrone, di origine greca seco_ndo Festo. La voce, di area romanza occidentale, è passata dal fr. ant. al medio ingl. launce, al medio a. ted. lanze. In itaJ. significa ancora imbarcazione a remi, ecc ..

LANGRAVIO

il vocabolo definisce: un titolo feudale in uso nella Germania medievale; un grado gerarchico equivalente a quello di principe, superiore perciò a quello di conte e di barone. La sua origine è nel tedesco landgraf (composto da land "campagna", "regione" e graf "conte") "conte di un intero territorio".

LANISTA

il vocabolo, di rarissimo impiego, definiva gli istruttori, non di rado anche proprietari, dei gladiatori al tempo dell 'antica Roma. La sua origine infatti è nel latino lanista, derivazione del verbo laniare "sbranare", " macellare": in italiano l'estremo retaggio di tale voce verbale è dilaniare [v.] .

LANZICHENECCO

il termine designava origi nariamente un soldato della fa nteria tedesca, famosa in epoca ri nasci me ntale, istituita come corpo speciale nel 1493 da Massi mil iano I d'Austria. Per la brutalità e la rapacità dimostrata da questi soldati nei vari saccheggi, in particolare in quello tristemente celebre di Roma, il termine divenne sinoni mo di criminale, di !adrone, di deli nquente. L'origine è ne l tedesco Lan ds knecht (composta da land "paese" e knecht "servo") "servo armato [per la difesa] del Paese".

LAPALISSIANO

Giacomo Chabannes, signore de la Palice, o Patisse, castello del dipartimento dell' All ier in Francia, fu un valoroso capitano: morì combattendo da prode nel 1525 nei pressi di Pavia. I suoi soldati, affranti dalla perdita e volendone in qualche modo tramandare l'eroismo, composero nei giorn i successivi alla sua scomparsa una 237


LAPIDARE

/

canzone. Di essa ci sono pervenute soltanto alcune brevi strofe che così recitavano: "Il signore di La Patisse è morto/morto davanti Pavia;/Un quarto d'ora prima della sua morte/egli era ancora vivo! .. ": logicamente i versi intendevano suggerire che sino a pochi minuti prima di morire l'eroico capitano si era battuto strenuamente e pertanto la sua morte era avvenuta fulmineamente senza alcuna agonia. Un'affermazione talmente ovvia da sfiorare il ridicolo. Perciò da allora lapalissiano divenne sinonimo di cosa evidente e scontata.

LAPIDARE

il verbo sta a indicare l'azione di uccidere a colpi di sassi, pena prevista dalla legge ebraica e islamica per punire i colpevoli di gravi reati, a esempio gli adulteri. Deriva dal latino lapidare "gettare pietre", da lapis "pietra", l'arma che costituì certamente il primo modo di combattere a distanza nella storia della guerra. Un verbo derivato, impiegato in senso figurato, è dilapidare [v.], col significato di gettare le prop1ie ricchezze senza alcun discernimento, come fossero pietre.

LARDO

ii termine indica lo strato di adipe sottocutaneo presente nei maiali, che, opportunamente trattato, viene conservato e utilizzato come condimento. Essendo la quantità di lardo proporzionale alla stazza dell'animale, lo stesso termine finì per applicarsi, in senso ironico, anche alla pinguedine umana. La sua origine è nel latino laridum, o lardum, "lardo", a sua volta tratto, molto probabiJmente, dal greco larinos "ingrassato"' "pingue". n significato della parola richiama il concetto di scudo (gr. rinos ), con riferimento alla protezione che lo strato di grasso fornisce all'animale suino.

LARGO

nel linguaggio corrente la voce è impiegata soprattutto come aggettivo per definire gene1icamente l'ampiezza di qualcosa. Meno frequentemente ha anche un ruolo di sostantivo, come quando designa uno slargo, un piazzale. Il termine è presente nel rumeno e nel provenzale larg, nel francese large, nel1 'inglese large, nello spagnolo e portoghese largo, nel catalano llarg. Deriva dal latino largus per dissimilazione di un supposto lalgus, già dfllgus dalla radice dhargh "essere solido": il senso arcaico stava a significare che tutto ciò che risultava sol ido, come ad esempio un muro, dovesse necessariamente essere anche di base larga, oppure che un soldato, per essere ben saldo, doveva tenere le gambe divaricate.

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LARI

LARI

il termine per i Romani designava le divinità venerate all'interno dell'abitazione, della quale erano ritenuti i protettori. Deriva dal latino lares per rotacismo del più antico lases, che nella forma singolare lar stava a significare "casa", "focolare", da eu i la voce italiana "alari", i supporti di ferro o di bronzo che nel caminetto servono a sostenere la legna. Per alcuni studiosi, tuttavia, la voce l'ar sarebbe in origine la forma etrusca del greco eros "eroe", col significato di "principe", "capo", "signore" e, quindi, il protettore della casa per antonomasia.

LATOMIA

nell'antichità classica le latomie furono cave di pietra dove erano costretti a lavorare come schiavi i prigionieri di guerra: celebri al riguardo quelle di Siracusa. Il nome deriva dal greco latomia, composto di Las "pietra" e tomé, attinente a témnein "tagliare", "spaccare", da cui discendono i vocaboli italiani tomo, sezione di un intero libro, e anatomia, la disciplina che implica la dissezione dei cadaveri.

LAUREA

nel linguaggio corrente il termine laurea sta a indicare il titolo di dottore conferito al termine di un corso di studi prescritto per una facoltà universitaria. In passato indicava una corona di alloro (lauro) concessa ai massimi poeti quale attestato di pubblica stima. A Roma con la corona di alloro venivano fregiati i comandanti militari vittoriosi nel corso della cerimonia di trionfo. Deriva dal latino laurea, tratto dal sostantivo laurus "alloro".

LAURO

LAVORO

il termine designa un'azione ordinata, mirante al conseguimento di risultati tecnicamente precisi: il che impone un notevole dispendio di energia fisica o intellettuale, volgarmente detto "fatica". Deriva dal latino labor "fatica", deverbale di laborare "sostenere una fatica", "operare con fatica", "lavorare". L'origine si ravvisa nella radice indoeuropea labh "afferrare", "desiderare", " impossessar si", presente nel sanscrito rabhate "afferrare", "divenire padrone" e nel greco lambti.no "prendo'', "afferro". Il passaggio dal senso di "divenire padrone" a quel].) di "lavorare" può essere compreso, per estensione, ricordand,1 che al lavoro manuale e alla fatica fisica erano destinati i prigio tieri, gli schiavi, allora "oggetto" di proprietà, e che tale prassi comportò una profonda disistima di tutte le attività umane implicanti sforzi fisici, ad eccezione della guerra. 239


LEGGERE

LEGGERE LEGIONE

il verbo leggere nel linguaggio corrente sta a indicare l'azione di interpretare i segni grafici della scrittura. La voce legione, invece, definisce una grande formazione militare romana, i cui organici, variabili nel corso dei secoli, oscillarono tra i 3 000 e i IO 000 uomini, oltre a un rilevante numero di ausiliari e a 300 cavalieri. Tanto il verbo che il sostantivo hanno la medesima origine: in latìno, infatti, legio (accusativo legionem ) "legione" era un termine tratto dal verbo legere "raccogliere", "adunare", ma anche "scegliere". Solo in un secondo momento lo stesso verbo, nel senso di raccogliere le lettere per formare le parole, passò a definire la lettura.

LESINA LESINARE

il termine lesina (attrezzo del calzolaio) deriva probabilmente dal got. alisna con errata discrezione dell'art. det. (cfr. ted. Ahle). n verbo lesinare, con il significato di risparmiare, trae origine dalla proverbiale avarizia di una compagnia miliziana del Cinquecento, i cui membri, pur di non spendere denaro, si riparavano da soli le scarpe con la lesina.

LESIONE

il termine in medicina definisce una menomazione temporanea o permanente di un organo o di un tessuto, per lo più causata da un evento traumatico. In diritto invece designa un danno o un pregiudizio. L'origine del vocabolo è nel latino laesione(m), tratto dal verbo laedere "colpire", "ferire", "uccidere".

LEVA LEVARE

la voce sostantivale in meccanica designa una macchina semplice, costituita nel più elementare dei casi da un'asta. Lo stesso termine indica però anche l' arruolamento dei soldati, pratica lontanissima dalla meccanica, ma sempre riconducibile, dal punto di vista etimologico, all' identica origine rappresentata dal verbo latino levare "rendere lieve", da levis "lieve", "leggero", "rapido". La radice è presente nel sanscrito laghùs e nell' indoeuropeo lagh "saltare al di là", "oltrepassare", azione che diviene più agevole con il decrescere del peso. D senso, nel caso della macchina, è abbastanza esplicito, riuscendo agevole, tramite la leva, sollevare qualcosa. Meno evidente il riferimento al reclutamento: occorre allora tener presente che tutto ciò che è leggero e lieve risulta facile da prendere, da togliere via, da trarre. Nella fattispecie il senso diviene quello di prendere uomini per farne dei soldati. Va osservato che dalla stessa etimologia derivano pure i termin i levante, levatrice, allevare, rilevare, rilievo, sollevare e sollievo.

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LIGIO

LIGIO

1'aggettivo qualifica chì è scrupolosamente, a volte persino serviimente, subordinato e sottomesso a un'autorità, a un potere, a una istituzione. Deriva dal latino ligius , per alcuni corruzione del classico ligare "legare", per altri invece del germanico o antico franco ledec "libero", "sciolto". Essere legato a qualcuno nel medioevo infatti implicava l'essergli fedele neIl' assoluta libertà. Nell'ordinamento feudale, infatti, ligio designava il vassallo che prometteva, senza alcuna limitazione, la piena fedeltà, anche militare, al suo signore, vincolo che poteva es~ere assunto soltanto da chì non fosse già impegnato con altri potenti: quindi hbero di potersi legare.

LIMITE

la voce nel linguaggio corrente rappresenta l'estremo fisico o concettuale che non si può oltrepassare. Deriva dal latino limes, limitis "sentiero che fa da confine", "frontiera". Il riferimento al limes, il confine che i Romani materiilizzavano e presidiavano sul terreno dopo la conquista di un territorio, spiega l'origine militare del termine.

LIMITROFO

la voce nel linguaggio corrente designa tutto ciò che è situato nelle immediate vicinanze del proprio confine o della propria giurisdizione operativa. La sua origine è nel latino limitrophus, voce ibrida composta dal latino limes "confine", "frontiera" e trophus, greco tr6phos "che nutre". Il senso, apparentemente incoerente, diviene estremamente logico se si ricorda che alle legioni di stanza lungo i confini venivano concessi i terreni ubicati intorno all'acquartieramento, per coltivarli e trame sostentamento. Tra l'altro, in precedenza, già esistevano terreni, all'interno però del territorio imperiale, i cui prodotti venivano impiegati per il sostentamento dei militari ai quili era affidata la difesa delle frontiere. Ovvio allora il significato del termine.

LITE

il termine nel linguaggio corrente indica un aspro contrasto fra due o più persone, caratterizzato da toni violenti e volgari. Meno frequentemente è impiegato per designare una controversia giudiziaria. Deriva dal latino lite(m) , ace. di lis , litis "contesa", "combattimento".

LITTORE

la voce, nell'antica Roma, designava l' ufficiale che scortava le autorità militari e civili, munito di un fascio di verghe legate intor241


LIZZA

no a un'ascia. n termine, in latino lictor, lictoris, risale forse all'etrusco, ma fu connesso da Paolo Festo al verbo ligare "legare".

LIZZA

il termine nel linguaggio corrente è accostato ai verbi scendere o entrare, con il significato di cimentarsi in una gara o eli accettare una sfida. L'origine, tenendo conto che più anticamente l'esatta dizione risulta liccia, va ricondotta al tardo latino licia "piolo", liciae "ripari messi intorno a un campo, a una città", "palizzata", "recinto". La derivazione potrebbe anche ravvisarsi nel medio a. ted. letze "ostacolo", "baluardo" e letzen "tener lontano". Quale che fosse l'etimo, vuoi un luogo chiuso vuoi un ostacolo che separa, in architettura militare si chiamò Lizza la superficie pianeggiante del fondo dei fossati dei castelli o delle cerchie urbiche, dove si disputavano solitamente i tornei e le giostre. Si spiega in tal modo il perché della locuzione scendere in lizza.

LOMBARDO LO NGOBARDO

il termine che definisce l'abitante della Lombardia è senz'altro riconducibile alla popolazione dei Longobardi che ebbero stanziamenti stabil i nel nord Italia. L'origine di Longobardo è posta da molti studiosi in relazione non già a una mitica "lunga barba", ma a un concreto "lungo brando", alabarda, ovvero allo spadone che si maneggiava con due mani, arma tipica dei guerrieri nordici.

LOTTA

il termine nel linguaggio corrente è impiegato per indicare un conflitto o un combattimento fra due o più persone o per definire un generico contrasto. Deriva dal latino lucta, derivato seniore di luctare sul modello di pugna e pugnare.

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M MACCHINA

il termine definisce qualsiasi congegno meccanico capace di compiere un lavoro con significativi vantaggi per l'uomo. L'origine del vocabolo è nel latino machina, a sua volta dal greco dorico machanti. "congegno", "macina", con apofonia di a in i all'interno della parola.

MACCO

il vocabolo in passato si usava per definire una strage, una uccisione. Deverbale da maccare, a sua volta dal lat. *maccara "schiacciare" (sanscr. makh-as "combattente"). n nome del personaggio cinematografico Maciste, uomo fortissimo, è collegato al gr. dorico mti.kistos, superlativo di makros, "il più forte".

MACELLO

il termine nella lingua attuale designa il luogo, con i relativi edifici, in cui vengono uccisi e sezionati gli animali destinati all'alimentazione umana. Deriva dal latino macellum, in greco mti.kellon " luogo recintato" [nel quale si rinchiudevano i prigionieri].

MACERIA

la voce designa un muro di pietre poste in opera a secco. Deriva dal latino maceria "muro di cinta", per maceries da macerare, tratto a sua volta dal greco massein "impastare". L'attinenza si spiega col fatto che in origine tutti i muri di cinta delle protocittà venivano eretti con ~attoni crudi e, prima ancora, con impasti di argilla e di fango.

MACINA MACIULLARE

il sostantivo macina indica il congegno impiegato per triturare il grano e ricavarne la farina. Si compone essenzialmente di due grandi ruote di pietra fatte girare o dalla forza animale o da quella idrica. La voce latina macina "mulino", che per alcuni studiosi è strettamente affine a macchina [v.], potrebbe derivare dal greco machanti. "ordigno", risalente aJla radice indoeuropea mak 243


MADAMA

"schiacciare". Alla stessa etimologia si riconduce pure il verbo maciullare che, in senso letterale, indica il sottoporre un prodotto vegetale ali' azione delle macine e, per estensione, lo stritolamento e la morte per schiacciamento. MADAMA MADONNA

entrambi i termini, derivanti rispettivamente dal francese· ma dame e dal fiorentino ma donna , con il medesimo significato di "mia signora", erano impiegati per indicare, nella società medievale, le mogli dei cavalieri o dei nobili. L'origine comune è nel latino mea domina "mia padrona", ovvero la moglie del Signore. In seguito, la voce Madonna designò Maria, madre di Gesù.

MAGAGNA

la voce sta a indicare l'azione occulta e fraudolenta volta ad alterare negativamente un prodotto. La sua origine potrebbe collegarsi alla più potente delle macchine belliche, il mangano, per cui la magagna si identificherebbe con l'oggetto o la persona colpiti da uno dei suoi proiettili. Potrebbe altresì sc-aturire dali' antico alto tedesco mangon "mancare", già ravvisabile nel latino mancus "mutilato". Più verosimile è una terza ipotesi che fa discendere il vocabolo dal basso latino mahamium "mutilazione", "frattura di un osso", "lacerazione della pelle".

MAGAZZINO

il termine designa la struttura appositamente costruita per concentrare, custodire e smerciare all'ingrosso le più disparate mercanzie. La sua etimologia è fatta risalire all' arabo mahazim, pl. di mahzar "tesoro", "celliere", "luogo per riporre e custodire" [le derrate, le armi e l'equipaggiamento dell'esercito].

MAGGIORDOMO

il termine designò, presso la corte degli imperatori Merovingi, il dignitario preposto a tutte le fondamentali decisioni di governo, sia in ambito civile che militare. li vocabolo, che nel linguaggio attuale indica il sovrintendente alla servitù o più semplicemente un distinto cameriere domestico, trae la sua origine dal latino major "maggiore" [nel senso di "capo"] e domus "casa". Il significato originario era dunque quello di "preposto alla conduzione della casa", "capo dei servi". In età medievale la rilevanza sociale della parola si accrebbe, arrivando a designare il funzionario preposto alla conduzione delle dimore dei principi e quindi della reggia. Più recentemente venne chi amato maggiordomo anche l' ufficiale di artiglieria al quale era affidata la custodia del materiale.

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MAGGIORE

MAGGIORE

l'origine del termine appare ovvia e non ha bisogno di molte spiegazioni. Basti ricordare soltanto che il latino maior, maioris corrisponde al greco méghion "più grande", voce imparentata con il latino magis e il greco mégas aventi significato analogo. Il maggiore è infatti il primo degli ufficiali superiori (da capitano maggiore per brevità si arrivò a maggiore). Anche il sergente maggiore di battaglia nel XVI sec. fu chiamato per brevità maggiore.

MAGLIA

il termine, prima di designare il comune capo ~i abbigliamento, ottenuto tramite un intreccio di fili di lana o di cotone, indicava la corazza realizzata, in area celtica già i primi secoli dell'epoca volgare, con anelli di acciaio uniti fra loro (nel medioevo i cavalieri la indossavano sotto l'armatura). Deriva dal latino macula "macchia", "segno", "buco": e la corazza era costituita proprio da una serie di fori legati fra loro da un filo di corda in lana o in acciaio.

MAGLIO

la voce designa un grosso martello utilizzato per forgiare il ferro. Deriva dal latino malleus "martello", un attrezzo verosimilmente riconducibile alla mano chiusa a pugno per percuotere violentemente.

MAMMALUCCO

il termine fa pensare oggi a un soggetto adulto incapace di staccarsi dalla mamma. In realtà la storia della parola è carica di passato. Infatti la voce, presente nello spagnolo e nel portoghese mameluco, deriva dall'arabo mamluck "servo" e designava la categoria di schiavi destinati al servizio militare: si trattava di individui comprati nel Caucaso da capi egiziani e addestrati a combattere a cavallo. Combattenti agguerriti e valorosi, i mamelucchi diedero vita, tra il1252 ed il 1517, a una loro dinastia che governò l'Egitto fino alla conquista ottomana.

MANDAMENTO MANDARE

il sostantivo mandamento indica una circoscrizione territoriale. Al pari del verbo mandare deriva dal latino mandare (letteralmente manum dare "consegnare in mano") "affidare", "ordinare personalmente", "imporre", "trasmettere" [un ordine].

MANDARINO

oltre che il delicato frutto simile all'arancia, il termine designa i funzionari civili e militari dell'Impero cinese. Deriva dal malese mantarik "consigliere", "ministro", tratto a sua volta dalla radice man "pensare", da cui discende anche la parola mente. 245


MANDRACCHIO

MANDRACCIDO

il vocabolo indica una piccola insenatura destinata ali' ormeggio dei natanti. La sua origine è alquanto controversa. Connesso con il latino mandraculum (diminutivo di mandra) "ricetto", "ricovero", "difesa", una sorta di recinto o di piccolo ancoraggio chiuso.

MANGANELLO MANGANO

il termine manganello defrnisce nel linguaggio corrente il bastone sfollagente in dotazione alle Forze di Polizia. n mangano fu, nel medioevo, una macchina d'assedio, un pezzo di artiglieria meccanica capace di scagliare, mediante l'azione di enormi contrappesi, grossi proietti a circa 300 metri di distanza. Va osservato che in molte parti dell ' Italia meridionale il fonema manganello veniva utilizzato, fino a pochi anni 01·sono, per indicare un rudimentale paranco impiegato nell'edilizia per sollevare dei pesi. Entrambe Je voci traggono origine dal latino manganum , a sua volta dal greco mtinganon "arte", "artifizio", "congegno", "macchina da guerra", vocabolo in cui permane la radice mah, mag, magh col senso di "potere", "forza", la stessa che si"riscontra nell'etimo di macchina [v.].

MANIERO

il termine nel medioevo designava un castello di tipo modesto, poco più di una dimora fortificata. n vocabolo, presente nel provenzale maners , nell'antico francese maneirs , nel moderno manoirs e nello spagnolo manida, deriva dal basso latino manerium, strettamente connesso con il verbo manere "dimorare". D suo significato originario era quello di residenza nobiliare, più o meno fortificata, in cui abitava il feudatario avente giurisdizione sul territorio limitrofo. Dalla medesima radice trae origillle anche il manso, la tipica residenza rurale prealpina.

MANIFESTO

1' aggettivo qualifica ciò che appare ed è di indiscutibile evidenza. Deriva dal latino manifestus , vocabolo composto da manus "mano" efest, voce tratta dal radicale/end, col significato di "battere", "toccare". n significato originario è pertanto quello di toccare, battere con la mano, percuotere e provocare sofferenza.

MANIPOLO

il termine nel linguaggio corrente indica un gruppo di uomini uniti da un forte vincolo di solidarietà. Anticamente definiva una frazione tattica della legione romana (equivalente a una moderna compagnia), che aveva come insegna un fascio di fieno su di un 'asta tenuta per mano. Il vocabolo risale al latino manus

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MANNAIA

"mano" e alla radice di plere "riempire" [cfr. gr. kheiropléthes "che riempie la mano" (di spighe)]. MANNAIA MANNARA

la voce mannaia indicò nel medioevo la scure a lama larga che, impugnata a due mani, veniva impiegata dal boia per decapitare i condannati. Oggi sta a designare il grosso coltello, per lo più a due manici, utilizzato per tritare la carne. Noto in dialetto come manara, o mannara, il vocabolo trasse il nome dal latino manuaria (securis ) "scure" [da tenere in mano].

MANOMETTERE

il verbo definisce l'agire indebitamente e sconsideratamente su di

un dispositivo, provocando conseguenze spiacevoli e disastrose. L'origine è nel verbo latino manumittere "lasciare andare dalla mano", "mettere in libertà". L'azione richiama storicamente la procedura per la liberazione di un prigioniero, consistente nel condurlo per mano dinanzi al pretore e, dopo aver pronunciato precise formule, !asciargli la mano proclamando: "va dove vuoi". MANOPOLA

il termine designa la parte terminale di un meccanismo destinata alla sua regolamentazione. Nel medioevo fu la parte dell'armatura che proteggeva la mano e si estendeva fino al gomito, caratterizzata da snodi complessi e delicati: è interessante ricordare che nella progettazione delle tute spaziali si riesaminarono proprio quelle antiche soluzioni per trame i debiti spunti.. In epoca più vicina la manopola trovò nuova applicazione in alcuni mestieri per indicare un pezzo di cuoio posto a salvaguardia della mano. La parola deriva dal latino manupula forse per incontro di manus con il tardo latino muffula "guanto" (cfr. fr. manoufle).

MAONA

il termine indica oggi una piccola imbarcazione adibita al trasporto di carichi su brevi tratte costiere o fluviali. Nella seconda metà del '500, forse su ispirazione delle galeazze [v.] veneziane, i Turchi diedero invece il nome di maona a una grossa nave da guerra, a tre alberi, dotata di artiglierie di grosso calibro. n vocabolo, presente nel francese mahone e nello spagnolo mahona, deriva dall'arabo ma 'un "vaso", passato nel turco mauna per indicare questo tipo di nave. Dall'ital. la voce è passata al fr. mahonne, gr. mod. mtiyna.

MARABUTTO

il vocabolo marabutto sta a indicare un religioso musulmano, una sorta di santone che vive rifiutando ogni comodità. La voce marave-

MARAVEDI

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MARCA

di designa una moneta che circolava nella Spagna dei Mori, coniata dalla dinastia degli Al-Moravidi che regnò fra l'XI e il XII secolo.

L'etimologia dei due termini è riconducibile ali' arabo marbut "essere fermo", "essere saldo", "collocato al confine nemico"', "posto a difesa della frontiera" (fr. marabout dal portoghese marabuto , spagn. morabito, vive nel siciliano marabbuttu "bacchettone"). MARCA MARCHESE

la voce marca nel medioevo stava a indicare una regione di confine, organizzata in maniera tipicamente militare, quasi una sorta di grande avamposto. Presente nello spagnolo e provenzale marca e nel francese marque, deriva dal germanico marka "limite", "terra di confine", risalente all'indoeuropeo mar, col senso di "finire", che si ritrova nel latino margo "margine" (a tale origine si deve ricondurre anche il nome della regione Marche). A capo della marca vi era un nobile chiamato marchese, titolo che nella gerarchia feudale segue quello di duca.

MARCHIARE MARCHIO MARCIARE

il verbo marchiare definisce l'apporre un segno indelebile su qualcosa, su un animale o su un uomo. In questi ultimi due casi la pratica consisteva nell'imprimere un ferro rovente sulla pelle: la cicatrice permanente che ne conseguiva era il marchio. Quest'lllltima voce deriva dal latino marc(u)lus "martello". La medesima origine si ravvisa anche nel verbo marciare, con il significato originario di pestare con i piedi la terra.

MARENGO

il termine sta a indicare, oltre che la cittadina in provincia di Alessandria, anche la moneta d'oro del valore di 20 franchi che Napoleone fece coniare nel 1801, a Torino, poco dopo l'omonima battaglia.

MARESCIALLO

la parola maresciallo è voce succedanea di marescalco e poi di maniscalco. Deriva dal frane. marhskalk, composto da marah "cavallo" e skalk "servo". Da tale nome derivò il latino medievale mariscalcus "maresciallo". Nel· periodo feudale i principi e i signori disponevano di molti cavalieri e, conseguentemente, di grandi scuderie con relativo personale. A capo di tale personale stava generalmente un marhskalk. Presso la corte di Francia la stessa carica era ricoperta da un maréchal. D termine passò poi a indicare il comandante della cavalleria e anche quello dell 'esercito, tanto che in alcuni Stati il grado di maresciallo era il più elevato e rap-

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MARIONETTA

presentava un titolo di suprema dignità militare. Questo grado fu istituito in Francia nel 1185 da Filippo Augusto e poi adottato in quasi tutti gli eserciti: lo si ritrova all'inizio del Novecento nell'ordinamento militare inglese, germanico, austro - ungarico e russo. Ma la fortuna del nome non finisce qui: presso la corte pontificia fu creata la dignità laica di maresciallo del conclave; nel 1430 Amedeo II confermò la carica di maresciallo di Savoia; la storia recente peraltro ricorda il grado di maresciallo d' Italia, quello dell'Aria e quello di Primo maresciallo dell'Impero. Il rango del grado fu poi ridimensionato e conservato per indicare quello più alto dei Sottufficiali: in Italia sostituì quello di furiere maggiore o furiere, per designare esclusivamente il sottufficiale che tiene i conti della propria compagnia e prepara gli aJJoggiarnenti. MARIONETTA

il vocabolo, presente nel francese marionnétte, da Marion , dim. di Marie fu coniato a Venezia nel corso della festa delle Marie , che si celebrava nella città sin dal X secolo, co nsistente in una processione di dodici ragazze, sfarzosamente abbigliate, che commemoravano il ratto delle fanciulle nobili compiuto dai Saraceni. In seguito le ragazze vennero sostituite da grandi statue che, per conseguenza, si chiamarono le Mariòne, ben presto definite marionette, piccole riproduzioni che, nel corso della festa, si acquistavano come regalo per i bambini.

MARRA MARRAIUÒLO MARRANO

la marra è un utensi le a forma di zappa con il ferro piatto e triangolare, usato in agricoltura per lavorare il terreno e in edilizia per mescolare la calce. n vocabolo è presente anche nel napoletano scimarro con il significato di piccone. Negli eserciti rinascimentali italiani la voce marraiuòlo stava a indicare i guastatori incaricati dei lavori di fortificazione campale. TI termine marrano era adoperato nel senso ingiurioso di maledetto, scomunicato, bandito. Tutti e tre i vocaboli hanno una comune origine nel verbo spagnolo marrar "tagliare a pezzi", a sua volta derivato dal latino marra "arma per recidere", da cui anche l'italiano marrancio "coltello per macellaio".

MARTELLO MARTINELLA

la voce martello, presente nel provenzale martels, nel francese marteau, nel catalano martell, nello spagnolo martillo, nel portoghese martello, deriva dal basso latino martellus, martulus, supposto diminutivo di martus, sinonimo del vocabolo classico marculus, attribuibile alla radice mart-marc "abbattere", "stritolare", da cui il sanscri to marnati 249


MASNADA

"schiacciare", "stritolare" e il greco mar-namai "combattere". Sempre alla stessa radice è riconducibile pure il termine martinella, la celebre campana che a Firenze suonava ininterrottamente nell'imminenza della guerra e quando l'esercito usciva dalla città per andare incontro al nemico. È interessante ricordare che il martello, intomo al Xlli secolo, finì con l'indicare il martello d'arme, un micidiale strumento da percossa in dotazione alle mi1izie appiedate e alla cavalleria.

MASNADA

il termine nella linguaggio corrente definisce un gruppo di persone abitualmente dedite ad azioni criminali e violente. La sua origine è nel latino masnada , da mansionata, a sua volta derivazione di mansio, accusativo mansionem, "dimora", "abitazione". Nel medioevo venne così chiamata la dimora del feudatario, comprensiva della gente di casa, dei domestici e delle scorte armate. Per la pessima reputazione guadagnatasi dalle guardie del corpo del feudatario, il vocabolo acquisì l'attuale significato dispregiativo.

MASSACRO

il termine sta a indicare una strage indiscriminata perpetrata con ferocia. Deriva senza dubbio dal francese del XIII secolo massàcre, ma la sua origine, per la maggior parte degli studiosi, è nel latino mazacrium, a sua volta tratto dall'antico alto tedesco meizan "fendere", "squartare". Per altri studiosi, invece, l'etimo potrebbe ravvisarsi nell'arabo maslakh "macello", nel latino sacrare "immolare agli dei" o nel provenzale massar "colpire".

MATERA MATTERO

il vocabolo matera (o mattero) indica un'arma celtica simile a una grossa picca. Deriva dal latino matara, voce cooptata che designava una sorta di giavellotto, la cui cuspide di ferro, non del tutto acuminata, consentiva di infliggere gravi lesioni interne. D termine passò poi a indicare il grosso verrettone scagliato da una macchina da getto (in francese matras) e, per analogia formale, il matterello, ovvero il notissimo utensile impiegato dalle casalinghe per stendere la pasta o come arma impropria: la radice supposta resta sempre mat "gettare", "scagliare". Dal medesimo etimo discende pure il vocabolo materasso, risalente all'arabo al-ma'tra'h ''luogo dove si getta", allo spagnolo almadraque e poi al latino matratum, mataratium, materacium "cosa gettata a terra" [su cui stendersi per dormire).

MATTARE

il verbo mattare, arcaico e desueto, deriva dal latino mactare " uccidere", da cui anche lo spagnolo matar. L'origine viene ricondotta a

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MAZZA

una forma intensiva di magare, dalla radice magh, mah "far grande", " magnificare", da cui il senso di onorare le divinità con sacrifici, quindi di immolare vittime, per lo più animali. Da mattare a mattatoio (luogo dove vengono macellati gli animali destinati all'alimentazione umana) il passo è breve. MAZZA MAZZUOLA

il termine mazza indica sia il bastone sia l'emblema dei massimi gradi della gerarchia militare (il bastone dei marescialli). Deriva dal basso latino maxuca o matea, sorta di grosso martello di ferro quadrato, con manico di legno, usato anche come anna. Dallo stesso etimo di scendono il verbo ammazzare, con il senso di colpire a morte con la maz.za, la parola mazzuola, o mazzuolo, il noto martello impiegato dagli scalpellini e dai muratori , nonché lo strumento usato per il mazzolamento, l'efferato supplizio consistente nel percuotere i condannati con una mazza per provocarne la morte.

MEDICO

il termine è storicamente e semanticamente riconducibile all' ambito militare. Vediamo perché. Presso i Romani il mediens ordinarius, oltre che favorire la guarigione fisica dell'ammalato, aveva anche la responsabilità morale di sollevarne lo spirito. L'esercizio di una professione di così alto contenuto etico imponeva inesorabilmente l'obbl igo di prestare l'opera di assistenza con senso di eq uanimità e senza discriminazioni. Questa funzione spiega coerentemente l'etimologia del termine cbe trova la sua radice fondante nella voce greca diche "giustizia". E quali erano le persone più abbisognevoli di cura, sollievo e conforto - da esercitarsi con religiosa pietà e senza distinzione di censo o di casta - se non prioritariamente quelle impiegate in combattimento? Un'altra ipotesi etimologica, meno accreditata, fa derivare il vocabo lo dal verbo latino mederi "curare", " medicare", la cui radice med s' incontra già nell' indoeuropeo. Dallo stesso etimo, pur se con diversa enclitica, derivano le voci sindaco e sindacato.

MENARÈ

la voce nel linguaggio corrente è utilizzata per indicare un'azione violenta che, nella sua completa dizione, sarebbe menare le mani. La sua accezione originaria des ignava il condurre le mandrie, tant'è che la transumanza veniva indicata con la locuzione mena delle pecore. n vocabolo risale al latino classico minare "spingere innanzi con minacce" [e urla] , tipica maniera usata dai pastori per compattare il gregge. 25 1


METTERE

METTERE

il verbo nel linguaggio corrente sta a indicare l'azione di collocare qualcosa mediante un movimento. Presente nel francese mettre, nello spagnolo meter, nel portoghese metter, deriva dal latino mittere "gettare fuori", "scagliare lontano", "mandare". Dallo stesso verbo è tratto anche il termine missile [v.].

MILITARE

cosa significa essere militare? Che differenza vi è tra militare e soldato? La ri sposta non è diffici le, purché si sappia risalire alla vera radice dell e parole; a quella radi ce che esprime l' intima essenza delle cose, sì c he, per gli antichi , nominare un oggetto eq uivaleva ad avere domjnio su di esso (non per nulla in latino nomen " il no me" è affine a numen , te rmine c he indica " la volontà, la potenza, l'ordine di chi detiene il potere superiore"). Per simile motivo, poi, nella Bibbia è scritto che Adamo, in segno di dominio impose il nome a tutti gli animali della Terra: "e ognuno dei nomi che egli diede agli animali vive111i è il vero nome di essi" (Genes i, II, 19). Ma torni amo a noi: che significa allora militare? Deriva dal latino miles , militis, è ovv io; ma miles, a sua volta, da dove scaturisce? A riguardo i testi più informati citano la milleria , unità tattica dell 'esercito romano, ai primi tempi della Monarchia (753 - 510 a.C.), che sarebbe stata forte di mille uomini: di qui, da questo numero, il suo nome. Ma cos'è un numero? Per noi, uomini d' oggi, altro non è che una pura e semplice indicazione di quantità; ma non così era per gli antichi che vi vedevano anche- e soprattutto - l'espressione sintetica di determinate verità o leggi, le cui idee erano in Dio, nell'uomo e nella natura (ossia in cielo, in terra e nel mediatore fra questi due, poiché tale è l' uomo per dichiarata volontà divina). Si trattava, in altri termini, di matematica sacra, l.a cui cuna pare vada ricercata (millenni e millenni prima della venuta di Cristo) in Caldea; di qui sarebbe poi pas ata in Egitto, in Palestina, nel mondo greco e, infine, nella penisola italica, dove ebbe in Pitagora da Samo (VI sec. a.C.) il suo più grande e noto cultore. Spiegare in breve il contenuto di quest'altissima e arcaica filosofia è praticamente imposs ibile; possiamo però cercare di darne un ' idea con un esempi o che servirà anche- e soprattutto - a spiegare il vero signifi cato del numero mille, e qu indi anche del vocabolo miles. Proviamoci. Uno è Dio, l' Essere primo, il creatore di ogni cosa, da cui quindi tutto origina e premana: sì che i numeri a una cifra che lo seguono - quelli da due a nove - altro non rappresentano che i vari aspetti della creazione,

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MlNARETO

del mondo manifesto e materiato. Dopo il nove viene il dieci , il numero che - rappresentato simbolicame nte da Pitagora con la divina Tetractys- esprime il Jjvello detto " materia an imata", la cui azione produttrice si manifesta poi ne lla serie di numeri compresa tra l' undici e il novantanove. Dieci significa quindi che Dio è in noi, nella nostra materia. Più su, oltre il piano materiale, vi è nell'uomo un altro livello, quello dello spirito, dove hanno sede i sentime nti e la mi ste ri osa Forza Vita le, quel flu ido sottil e· c he gl.i Antichi credevano avesse sede nel sang ue, e c~e i moderni invece co1locano ne ll ' aura psich ica. In terrru nj numerici, siamo sul piano delle centinaia - ossia dei numeri da cento a novecentonovantanove - dove tutto origina dalla seconda potenza di diec i (dieci al quadrato è uguale a cento). Cento, il cui signi ficato è- ora lo sappiamo- Dio è in noi, nel nostro spirito. Simili argomentazilonj valgono poi, ovviam ente, anche per il numero mille (rruUe è ug uale a dieci alla terza) che, nel linguaggio della matematica sacra, indica che Dio è penetrato anche nell'anima dell ' uo mo, ossia nella terza e ulti ma - e più elevata - sua componente. Dunque, la purificazione, la catarsi spirituale dell'uomo si è tre volte compiuta: col dieci ha vinto la materia, col cento ha quietato le passioni, col mille ha

sublimato il suo spirito. E allora ogni oscura traccia di istintuaJi tà è ormaj scomparsa, e tutto in lui è candido e splendente: il guerriero, perciò, è uni camente votato a un' idea, è pro nto a scendere in campo e a combattere come miles inqu adrato nella milleria. Le voci miles e milleria qualificano dunque non tanto una forza fisica (quella di un uomo, in un caso, e di mille uo mini , ne ll ' altro) quanto piuttosto una pura potenza spirituale e animica, il massimo che all' uomo sia dato di raggiungere. Come si vede, anche la storia dei numeri viene in soccorso della origine ideale e spirituale della professione mi li tare. È mitologia? È ingegneria fil ologica? Fa nulla! Ci interessa che l'accezio ne figurata de lla parola abbia resistito al tempo, sia ruventata tradizione , credenza popolare, habitus mentale, parametro pedagogico e motivo ispiratore ne lla prassi formativa del militare in tutte le epoche.

MINARETO

la voce indica la caratteristica torre annessa alle moschee. Deriva dal turco minare, a sua volta dall' arabo minara, pronunciato alla turca menarét (composto da nara "sple nde re" e nar "fuoco") "torre sulla quale vi è un fuoco", " faro", con riferimento alle torri di guardia e segnalazione. 253


MISSILE

MISSILE

il termine sta a indicare il ben noto aeromobile, senza pilota, capace di percorrere ad altissima velocità distanze enormi. Deriva dal latino missile "arma da lancio", tratto dal verbo mittere ''lanciare".

MITRAGLIA

il termine ne] linguaggio corrente evoca immediatamente una serie di colpi in rapida successione esplosi da un'arma automatica. Nel XIV secolo comparve la voce mitraille (dal fr. an t. mitre) "piccolo pezzo di metallo". Quando i cannoni, per respingere gli attaccanti dalle fortificazioni, vennero caricati con un cartoccio di minuti frammenti di ferro, parve logico chiamare tale proietto mitraglia. Molti secoli dopo si dette lo stesso nome anche alle armi automatiche capaci di effettuare scariche molto dense di proiettili.

MONARCA

la voce indica la persona nell a quale è accentrato il potere assoluto. Deriva dal latino monarcha, a sua volta tratto dal composto greco m6nos "solo" e arch6s "principe", da archein "comandare" .

MONTURA

il vocabolo apparteneva all 'ambito strettamente militare definendo la d ivisa e il corredo dei soldati. Deriva dal fra ncese monter "equipaggiare" e, prima ancora, dal latino munire "guarnire", "armare".

MORDERE

il verbo indica l'azione dell'addentare, soprattutto da parte di bestie più o meno feroci. Presente nello spagnolo e nel portoghese morder, nel provenzale e antico francese mordre, deriva dal latino class. mordere, dove si ravvisa la radice mard "tritare", da cui il sanscrito mard-na-ti "stritolare". n modo di dire mordere il terreno stava a indicare l'estrema contrazione dei guerrieri agonizzanti quasi volessero mangiare il terreno.

MORIELLA

il vocabolo indica una sorta di piastrina con la quale i ragazzi giocavano scagl iandola a una prestabilita distanza. La sua origine è nel latino matara (diminutivo matarellus) "giavellotto", "dardo" [da scagliare].

MORTAIO

prima di essere una micidiale arma a tiro curvo, il mortaio fu un vaso, per lo più di pietra o di bronzo, all'interno del quale venivano triturate, tramite un pestello, le sostanze utilizzate in cucina, in farmacia, in pittura, ecc .. Deriva dal latino mortarium (ner XVI sec.) "bocca da fuoco" .

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M OTTA

MOTTA

il vocabolo sta a designare una modesta altura di teneno: alcuni suoi derivati sono smottare e smottamento e molti toponimi re lativi a piccoli borghi di origine normanna. Deriva dall 'antico francese mote "piccola colli na": rilievo conico rea lizzato accumul ando il ten eno di risulta dello scavo di un fossato anulare su cui si ergeva una fortificaz ione. Il termi ne è presente nel frisone mot "deposito o massa di tetTa", nel bavarese mott " mucchio di terra", nell o sv izzero motte "zoll a", ne ll 'olandese mot " piccola altura" e nel celtico mota "collina". Probabile relitto dal sostrato mediterraneo *mut"sporgenza".

MOZZARE MOZZARELLA MOZZO

il verbo mo:zare nel li nguaggio corrente è impiegato col senso di recidere o troncare. La voce mozzarella indica un famoso latticino: la sua denominazione si spiega perché, tradizionalmente, ciascun a formetta veniva mozzata in due parti da una cordicella che aveva la dimensione di un mozzico. Entrambi i termini traggono origine da mozzo, con il significato di tagliato in qualche patt e, mutilo. Mozzo deriva, a sua volta, dal latino mutius " muti lo", "tagliato", da cui il germanico mots " mozzato" e il tedesco a lto medievale mutzen "mutilare", "tagliare". Il vocabolo mozzo, nel significato comune di servo di stall a, garzone, è rife rito, fo rse, a l completo taglio dei capelli cui veni va sottoposto il personale di servitù.

MUNDIO MUNDUALDO MUNIRE MUNIZIONE

il vocabolo mundio designava il pote re assolu to del capofami glia e la voce mundualdo c hi lo esercitava. La loro etimologia si ravvisa nel basso latino mundium (tratto dal longobardo mund, analogo all'antico alto tedesco munt "difesa", " protezione") e, prima ancora, ne l verbo latin o munire " fortificare", " prep ara re a ll a difesa". Mun ire, munizione, mura, muraglia e murare sono tutti vocaboli de rivati .

MUOVERE MUTA MUTARE

il verbo muovere, nell 'accezione più frequente, indica il cambi are di posizione, lo spostare qualcosa da un sito a un altro. Deriva dal latino class. movere e, prima ancora, dal greco amjein "cambiare". Al la stessa radice è riconducibile anche il verbo mutare, daJJ'omonima voce latina mutare "scambiare". La voce muta [(lat. movita (movere)], che al presente indica un branco di cani addestrati per la caccia o la tuta de i subacquei, ha storicamente designato un gruppo di soldati posti a guardia di una installazione e soggetti ad essere cambiati al termine di un turno di servizio. 255


N NABABBO

il vocabolo deriva dal fr. nabab e dall'ingl. nabob, adattamenti dell' ar. nawwab , pl. di na'ib "luogotenente", "vicario". Allorquando gli Inglesi avviarono lo sfruttamento coloniale dell'India, molti ufficiali , avvalendosi del loro ruolo, si arricchirono enormemente. In seguito a ciò, il termine flnì con l'indicare la persona che vive in un lusso smodato.

NACCHERA

la parola sta a designare uno strumento musicale costituito da una sorta di conchiglia bivalve di legno, dalla cui percussione scaturisce un suono caratteristico. Dal punto di vista etimologico il termine, presente nell'antico francese nacaire, nel moderno nacre, nello spagnolo nacar, nel portoghese nacar, deriva dall'arabo nakkàra "timpano", dal curdo nakera, Io strumento sonoro cavo [impiegato esclusivamente in ambito militare]. Le nacchere erano in origine due grossi cilindri di rame, rivestiti di cuoio e coperti superiormente da una sottile membrana di pelle tesa: percuotendovi sopra con due bacchette si traevano ritmi cadenzati usati dai Saraceni per rendere serrato e ordinato il movimento delle truppe in marcia.

NAPALM

il termine sta a indicare una miscela di acidi organici, usata nell' industria bellica, per la fabbricazione di ordigni incendiari. Deriva dall' unione delle voci na[fìenato] "acido reperibile nei petroli russi e romeni, oleoso" e palm[itato] "acido palmitico", elementi costitutivi dell' ordigno. Si tratta in sostanza di una riproposizione del mitico e micidiale fuoco greco inventato dai Bizantini, la cui formula costituì uno dei loro più gelosi segreti.

NAUFRAGIO

la voce indica la distruzione, per avaria o per tempesta, di una nave. Deriva dal latino naufragium , per navifragium, composto da navis "nave" e frangere "rompere", "schiantare". È evidente 257


NAUMACHIA

il riferimento originario alle perdite o affondamenti dovuti a scontri navali. NAUMACHIA

i Romani, oltre che nei gioch i dei gladiatori, provavano diletto nell'assistere a finte battaglie navali, per le quali esistevano appositi anfiteatri forn iti di specchi d 'acqua: tale fu a e"s empio la famosa piazza Navona a Roma, che nel nome conserva ancora una esplicita allusione alla destinazione originaria. La voce deriva dal greco naymach{a , composto da miys " nave" e mache "combattimento".

NAVARCO

il termine definisce il comandante in capo delle flotte confederate della Grecia antica, composte soprattutto dalle navi ateniesi e spartane. L' origi.ne del vocabolo è ovviamente nel greco nayarchos (co mposto da nays " nave" e arch6s "capo") "capitano di una imbarcazione da guerra", "supremo ammiraglio".

NECESSITÀ

la voce definisce un bisogno impellente che costringe a compiere, o a subire , determinate azioni. Deriva dal latino necessitas , necessitatis , voce astratta di necessus, necesse, "necessario" . Per alcuni studiosi il vocabolo (composto da nec, col senso di "non", e cessus, participio passato di cedere "cedere", "arrendersi") ha il significato originario di incessante, di cosa che non cessa e di persona che non si arrende. Per altri studiosi l'origine si ravvisa nella radice nac , che ostenta il senso di "raggiungere", "conseguire", da cui il sanscrito naç-ati "consegue", "si adopera per raggiungere un fine", da cui anche il greco ananke "bisogno", "necessità".

NEC ROSI

il termine sta a indicare il processo che porta alla morte di singole cellule o di tessuti di organismi viventi. Deriva dal greco nékrosis "mortificazione", "uccisione", a sua volta da nekr6o "io uccido", voci tratte dalla radice naç "perire", da cui discendono il sanscrito na6ayami "distruggo" e naças "morte", il latino nex "morte" e neco "uccido" e l'italiano necropolì "città dei morti".

NEMICO

la voce nel linguaggio corrente definisce ch iunque non sia a noi favorevole. Deriva dal latino inimicus (composto dalla particella in , con senso negativo, e amicus "amico") " non amico" e, per antonomasia, "chi ci muove guerra".

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NERBO

NERBO

la voce deriva dal latino nervus (gr. néyron "legame", sanscr. snayus "corda"). Definjsce il tendine di bue disseccato e utilizzato sia come frusta sia per costruire le matasse elastiche delle macchine da lancio, dette artiglierie neurobalistiche o nevrobalistiche. Nell' antichità si cruamarono neurotone le maccrune che impiegavano matasse elastiche formate da tendini e tricotone quelle che impiegavano matasse di capelli o crini equini.

NESSO

il termine nel linguaggio corrente designa .il legame, il collegamento logico, la corrispondenza funzionale tra più parti di un ragionamento, di una teoria o di un evento. Deriva dal latino nexus (per nectus, participio passato di nectere "legare insieme"), dalla radice nagh , da cui il sanscrito nahyati "legare" e il g reco néin "fil are", "ammassare", "accumulare"' e nassein "premere", "ammucchiare calcando", "costringere".

NETTARE

la voce nel linguaggio corrente sta a indicare una bevanda talmente gradevole da essere paragonabile a quella mitica versata da Ganimede nelle coppe degb dei . Per gli antichi Greci era simile a un vino rosso, dalla cui degustazione, oltre a un sublime piacere, si otteneva anche l'immortalità. In seguito i botanici dettero tale nome ali' umore zuccherino stillato dai fiori o estratto dalle api per la produzione del mje]e. Deriva dal latino nectar, prestito dal greco néktar (composto dalla radice nec , presente nel greco nékros " morte", e dalle voci teréo "preservo" e téros "che difende", "che protegge") "che difende dalla morte", "che rende immortali" .

NIBBIO

il termine sta a indicare un uccello rapace appartenente alla sottofamiglia dei pernini, simili ai falconi. Deriva dal latino nibulus , probabilmente con dissimilazione reciproca da milvus, ma non si spiega la sostituzione di m in n. Vi è anche l'ipotesi, anche se meno attendibile, che l'origine possa ravvisarsi nell'arabo nehhab "rapitore", "razziatore", dal verbo nehb "rapire", "compiere razzie".

NOCCHIERE

il termine è sinonimo del più noto nostromo, qualifica che in ambito militare corrisponde al grado di sottufficiale. D eri va dal latino nauclerius (lat. class. nauclerus), già in greco naykléros (composto dalle voci nays "nave" e kléros "parte", "proprietà") "capo deli' imbarcazione", "comandante", "padrone", "capitano di piccolo cabotaggio", il cui reddito era dato dai noli connessi al 259


NONOSTANTE

trasporto delle merci da un punto all 'altro sponde di un fiume o delle coste marittime.

NONOSTANTE

la preposizione nel linguaggio corrente è impiegata in funzione avversativa e meno frequentemen te con valore concessivo. Deriva dalle voci latine non "non" e obstans, obstantis , participio presente di obstare "contrastare", "impedire", con il significato originario di assenza di contrasti e opposizioni

NOTTE

il termine sta a designare l'intervallo di tempo compreso fra il tramonto del sole e il suo successivo sorgere. Deriva dal latino rwx, lloctis, termine tratto dalla radice indoeuropea negh, da cui il sanscrito llak, il greco lljks, l'antico slavo llOSti, il tedesco nacht, l' inglese llight, il francese lluit. Per alcuni studiosi il significato originario della voce si relaziona al sanscrito naç "sparire", "essere dannoso", da cui discende iJ latino llex "morte" e nocere "nuocere": la notte era dunque considerata un intervallo di tempo funesto proprio p-erché privo di luce. Per altri, invece, a spiegare il vocabolo è il greco lljssein "imprimere spavento". In entrambi i casi resta presente il richiamo alla paura, all ' evento lugubre e ai pericoli dell'agguato favorito dall'oscurità.

NUME

il termine è sinonimo di divinità. Deriva dal latino numen "cenno fatto con il capo", azione connessa direttamente col comando esercitato muovendo imperiosamente la testa, tratto a sua volta dalla radice nu , navi "muovere", da cui discende il sanscrito navate "si muove" e il greco néyo " mi inchino".

NUOCERE

il verbo nel linguaggio corrente defini sce l'azione di provocare danni, di agire, volontariamente o involontariamente, in modo da danneggiare qualcuno o qualcosa. Deriva dal latino nocere che, a sua volta, trae origine dalla radice nak, da cui il sanscrito naç e naçami "di struggo", "faccio morire" e il latino nex "morte" e necare "uccidere".

NURAGHE

il termine designa una preistorica fortificazione, a forma troncoconica, della Sardegna: se ne conoscono circa 10 000 esempi eretti in un intervallo cronologico di oltre cinque secoli. Deriva dalla radice mediteiTanea paleosarda nurra "mucchio di sassi" e aghe, suffisso sardo con il significato originario di fortificazmone eretta mediante un cumulo di pietre.

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o OBELISCO

il termine definisce il notissimo monumento eretto in Egitto a forma di parallelepipedo quadrato con punta piramidale, di granito monolitico, di notevole altezza ed eccedente il migliaio di tonnelJate di peso. Deriva dal latino obeliscus , tratto a sua volta dal greco obelfskos , diminutivo di obelOs "spiedo", "dardo", "lancia", "arma acuminata da scagl.i are".

OBERATO

l'aggettivo nel linguaggio corrente definisce chi è sovraccarico di lavoro, di impegn i o di debiti. Presso i Romani la voce stava adesignare chi, schiacciato dai debiti e incapace di farvi fronte, diveniva schiavo del suo creditore. n vocabolo deriva dal latino obaeratus

(composto dalla particella ob, col sen o di "contro", "davanti", e aeratus, da aes, aeris "rame", "bronzo") " sprovvisto di bronzo" [incapace di acqu istare le armi].

O BICE

il termine des igna un pezzo di artiglieria la cui anima ha una lunghezza compresa fra i 12 e i 25 calibri. Si è trasformato in ital. 6bice per influsso di voci proparossitone come calice, fndice, pasando per il fr. obus, ted. Haubitze, dal ceco hauftzice, indicante una sorta di macchi na ossidionaJe capace di gettare grosse pietre.

OBIETTARE OBIETTIVO OBIETTO . OBIETTORE OBIEZIONE

il verbo obiellare, che nel linguaggio corrente indica l' azione di esprimere un parere contrario, deriva dal latino obiectare, forma intensiva di obicere "gettare" (composto dalla particella ob "contro" e iacere "scagliare") "scagliare contro" [un argomento]. Il termine obiettivo deriva dal latino medievale obiectivus "oggettivo", che riguarda gli oggetti . La voce obietto, che sta a indicare "ciò che è fuori", deriva dal latino obiectum "cosa posta innanzi" o "cosa lanciata davanti". Obiettore ovvero l'estematore di un rifiuto, tra cui quello di ricorrere alla vjolenza per dirimere le controversie, scaturisce dal latino tardo medievale obiector, obiectoris. Obiezione, infine, deriva da obiectus "gettato", "scagliato". 261


OBITO

OBITO OBITORIO

il sostantivo obito sta a indicare il decesso. La voce obitorio, a sua volta, nel linguaggio corrente definisce il luogo dove vengono conservati, per il riconoscimento e per le necessarie perizie necroscopiche, i cadaveri di persone defunte per cause da accertare. Entrambi i termini derivano dal verbo latino obire (composto dalla particella ob, col senso di "verso", e ire "andare") "andare verso" [la morte].

OBOLO

il termine nel linguaggio comune indica una modesta offerta in denaro, motivata da pietà o spirito religioso. Deriva dal latino obolus, greco obol6s, voce affine a obelos "spiedo", "piccolo dardo". Nella Grecia arcaica l' obolo era una piccola moneta d' argento e, in seguito, di bronzo, così chiamata perché sul verso portava coniata una freccia.

OCCLUDERE

il verbo definisce l'azione di ostruire, o di ostruirsi, di un condotto, di un passaggio, di un vano. Deriva dal latino occludere (composto dalla particelJa ob, divenuta oc, col senso di "innanzi", "'contro" e claudere "chiudere", "sbanare") "serrare contro", "sbarrare davanti", con riferimento alla fortificazione campale o permanente.

OCCORRERE

il verbo nel linguaggio corrente indica ciò che è necessario, ciò di cui si ha bisogno. Deriva dal latino occu"ere (composto dalla particella ob, per assimilazione trasforrnatasi in oc, col senso di "contro", "avanti", e currere "correre") "correre innanzi", "conere contro", "imbattersi", "venire in soccorso", "combattere".

OCCULTO

l'aggettivo designa ciò che è sottratto alla vista, che è nascosto e che non è in alcun modo raggiungibile mediante la normale percezione sensoriale. Deriva dal latino occultus, participio passato del verbo occultare departicipale di occulere, che viene a sua volta da celare " nascondere", "proteggere", "difendere".

OCCUPARE

il verbo occupare definisce l' azione di prendere possesso temporaneamente di un luogo, con particolare riferimento alle operazioni militari. Meno propriamente indica il riempire un preciso spazio, un volume o una superficie libera. Deriva dal latino occupare (composto dalla particella ob, mutatasi in oc per assimilazione, col senso di "davanti", "contro", e capere "prendere", "catturare", "conquistare") "prendere il luogo antistante", "impossessarsi contro la resistenza di qualcuno".

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ODA LISCA

ODALISCA

il vocabolo deriva dal francese odalisque, tratto a sua volta dalle voci turche odà "camera", "stanza privata" e odalyk "cameriera". Designava una giovane donna catturata dagli Ottomani nel corso delle operazioni militari, ridotta in schiavitù e vendu ta. Solo in caso di eccezionale bellezza e di straordinaria scaltrezza l' odalisca poteva assurgere a favorita del sultano ed essere da questi promossa aJ rango di concubina.

ODIO

la parola esprime il sentimento di forte intolleranza e contrarietà verso qualcuno. Deriva dal latino odium " malanimo", tramandato dal lat. mediev. della Chiesa, dal verbo presente odio di odi. Il senso originario del termjne era quello di "respingere con violenza".

OFFENDERE OFFESA

il verbo offendere defirusce il pronunciare parole o il compiere atti lesivi della dignità altrui. L'offesa è l'ingiuria o il danno anecato. Entrambi i vocaboli hanno una comune derivazione etimologica nel latino offendere "urtare" (composto dalla particella oj, per assimilazione della labiale, col senso di "verso", "contro", e fendere "spingere", "col pire").

OLIGARCHIA

il termine indica il governo della cosa pubblica concentrato nel1e mani di pochi. Deriva dal latino oligarchia, tratto a sua volta dal greco oligarchta (composto da oligo e archia) "comando supremo di pochi".

OMAGGIO

il terrrune indica un atto ili ossequio, una manifestazione di ri spetto, un'attestazione di stima o, anche, un prodotto offerto in regalo a scQpo pubblicitario. Presente nel provenzale homentage, nello spagnolo homenaje, deriva dal fr. ant. hommage e questo, a sua volta, dal basso latino hominaticum (1035), tratto da homine(m) , voce che nella società barbarica indicava il servo, cioè lo scon fitto adibito ai lavori manuali coatti. In breve il vocabolo passò a definire 1'atto mediante il quale il vassall o, in ginocchio e a mani giunte poste tra quelle del suo signore, si dicruarava uonw di suo tenimento, obbligandosi all'assoluta obbedienza e fedeltà e, in particolare, alla prestazione del servizio militare.

OMETTERE OMISSIONE

il verbo nel linguaggio corrente designa il trascurare, più o meno vo lutamente, qualcosa. D sostantivo indica il mancato adempimento di obblighi . L'origine di entrambi i vocaboli è nel latino omitte263


ONAGRO

re (composto da ob "davanti " e mittere " lanciare") "gettare avanti", col senso di allontanare volutamente una opportunità o un 'attività, buttarla lontano, nella stessa maniera con la quale si lancia un dardo.

ONAGRO

il termine indica un'efficacissima macchina da lancio, capace di scagliare, con rilevante cadenza, grosse palle di pietra. Costituita da una matassa e lastica, aziona nte la fionda, che imprimeva ai proietti un'elevata velocità iniziale, la macchina, all 'atto del lancio, subiva una forte sollecitazione che ne sollevava la parte posteriore. La simil itudine dell 'azione di rinculo con lo sca lciare dell 'asino selvatico valse iJ curioso nome al congegno: onagro, infatti, deriva dal latino onager od onagrus "asino selvatico", lratto a sua volta dal greco 6nagros, composto da 6nos "asino" e agrios "selvatico".

ONORE

il termine è ricorrenle nel linguaggio militare, religioso ed etico, con il significato di integrità dei costumi e ai rispetto e pratica dei valori morali propri di una comunità. L'origine è nel latino honos o honor "ri spetto", tratto da un più antico honus "carico, "peso", "coraggio", "valore", con riferimento all 'onere della responsabilità morale nell 'esercizio dei propri doveri [soprattutto militari].

ONTA

il sostantivo designa una grave vergogna o offesa. Deriva dal fr. ant. honte, che viene dal germanico aounitha, da cui anc he l'antico alto tedesco honida, honda "vergogna", "disonore", strettamente connesso con honan , che nella medesima lingua indica l'azione di "schernire", "oltraggiare", "offendere" [l 'onore del guerriero].

OPPORRE

la voce sta a designare l'azione di ostacolare con atti o parole. Deriva dal latino opponere (composto da ob, divenuto op , per assimi lazione, col senso di "contro", " davanti", e ponere "porre") "schierare contro", " posizionare davanti", con riferimento alla dislocazione delle unità (reparti) in procinto dello scontro.

OPPRESSIONE OPPRIMERE

il sostantivo definisce la condizione di una insopportabile sottomissione che nega ogni diritto e libertà. D verbo indica l'azione di gravare pesantemente, di provocare disagio e di sottoporre a vessazioni qualcuno. Le voci derivano dal latino opprimere (composto da ob, per assimilazione in op, col senso di "contro", "davanti", e premere "schiacciare") "calcare", "stringere", "abbattere".

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OPPUGNARE

OPPUGNARE

la voce ne l linguaggio moderno sta a indicare l'azione di confutare o di contrastare una tes i con argomenti appropriati. Nel linguaggio arcaico conservava, invece, la va le nza originaria di attaccare militarmente. Deriva dal verbo latino oppugnare (composto da oh, divenuto op , per assimilazione, col senso di "contro", e pugnare "combattere") "combattere contro", " investire oss idi onalmente" . È ev idente il riferimento a l pugno come ancestrale strumento di combattimento.

ORBITA

i carri da guerra furono tra i primissimi mezzi di locomozione, a trazione animale, capaci di superare la velocità di un uomo che corre. Trovarono impiego, però, soltanto nelle regioni pianeggianti e desertiche, per cui costituirono una specialità militare degli Egizi, degli Assiri e dei Babilonesi. Dura nte i l percorso, tali ve icoli lasciavano una traccia impressa dalle ruote, una vistosa impronta che in lati no era denominata orbita. In epoca più recente, si diede il medesimo nome al percorso ellittico dei pianeti.

ORDA

il termine designa una moltitudine di individui unitisi per scopi di guerra, caccia o migrazione (notissime le incursioni degli Unni). La voce veniva utilizzata anche per indicare le compagnie in cui si divideva il corpo dei Giannizzeri [v.]. Il vocabolo è tratto dal tartaro-persiano orda " tribù", "accampamento", nota distintiva di ogni popolazione nomade.

ORIFIAMMA

econdo la tradizione, un angelo portò a Carlo Magno un' insegna di seta rossa sulla quale erano raffigurate una fiam ma e alcune stelle d'oro. QuelJa stessa fiamma, terminante in due o tre punte, fu anche il vessillo de ll 'abbazia di Saint-Denis [per questo Saint-Denis era il vecchio grido di guerra francese] e, tra il XII ed il XIV secolo, l'i nsegna militare dei re di Francia. La sacralità del simbolo ardente faceva sì che gli eserciti che se ne fregiavano si ritenessero invincibili. L' etimologia è riconducibile al barbaro latino aureaflamma (composto da aurum "oro" ejlamma "fiamma") "fiamma d' oro".

ORMEGGIARE

il verbo, di impiego tipicamente nava le, definisce il porre una imbarcazione in condizioni di sicurezza e di stabWtà tramite cavi fissati a bitte a terra o collegati ad ancore gettate sul fondo. In un recente passato venne impiegato pure in aeronautica per designare il fissaggio dei dirigibi li e dei palloni. Deriva dal greco ormizein, 265


OSARE

attraverso una probabile forma di basso latino ormitiare "trarre in luogo sicuro la nave", "gettare 1' ancora". Nel verbo si ravvisa la presenza del vocabolo greco hormos "spiaggia" attraverso il lat. volgare *hormidiare "annodare", "incatenare". n significato originario della voce era dunque quello di vincolare una nave con catene in un luogo sicuro.

OSARE

il verbo ha due accezioni antitetiche: avere il coraggio d.iì fare qualcosa; affrontare con impudenza un 'azione. Deriva dal tardo latino ausare (da ausus), lat. audere "osare", "cimentarsi" . Il senso miginario era quello di intraprendere un'azione per difendere qualcuno o qualcosa. All a medesima etimologia risalgono anche ascoltare, audace, avido, udire, orecchio.

OSPEDALE OSPITE OSPIZIO

il vocabolo ospite indica la persona che accoglie qualcuno nella propria casa o chi è accolto nella dimora di qualcuno. Deriva dal latino h osp es, hospitis (composto dal tema hos, presente nel latino hostis "forestiero", "straniero", "nemico", e dall a radice pes, pest). Della stessa etimologia è pure la voce ospedale, già in latino hospitale "luog~ in cui si alloggiano gli ospiti" [i forestieri e i pellegrini malati che non potevano essere curati nella propria abitazione], accezione quest'ultima rimasta nella denominazione della moderna istituzione sanitaria. La voce ospizio, pur avendo sempre la stessa etimologia, finì con il definire il luogo dove si accudivano e si alloggiavano i vecchi abbandonati e infermi.

OSSERVARE

il verbo designa l'azione di fissare qualcosa, scrutarne rntti i particolari e vederne ogni aspetto; ma definisce pure l'attenersi sempre minuziosamente a una regola o a un criterio. Deriva dal latino observare (composto dalla particella ob, coi senso di "attorno", e servare "custodire", " impadronirsi") "impadronirsi dell' intorno", "custodire i paraggi", "tenere gli occhi sopra qualcosa o qualcuno" [per controllare il campo avversario].

OSSESSIONE OSSESSO OSSIDIONALE

la voce ossessione, che in origine definiva iJ fenomeno del possesso demoniaco, attualmente indica anche una patologia psichica caratterizzata dal persistere di un' idea o di un ' immagine nella mente. n temùne ossesso designa la persona possedua dal demonio o preda di violente crisi dì furore. L'aggettivo ossidionale definisce tutto ciò che è relativo alla tecnica degli assedi, con prutìcolare riferimento alle macchine e

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OSTACOLO

alle operazioni d' investimento. Tutti e tre i vocaboli hanno una comune origine nel verbo latino obsidere (composto dall a particella oh, col "dimoro") senso di "intorno" , "sopra" ' e sedeo " mi poso" ' "seo-o-o" bb ' "sedersi sopra o presso qualcosa", "occupare una sede", "assediare" e, per estensione, "tormentare" [quanti cadono sono il proprio potere].

OSTACOLO OSTARE

il sostantivo designa tutto ciò che si oppone all o svolgimento di un 'azione, che s.i frappone al libero man.i festars i di un ' iniziativa o di una facoltà. Il verbo indica l'azione di opporsi, contrastare, bloccare. Entrambe le voci derivano dal verbo latino obstare (composto dalla particella ob, col senso di "davanti", e stare "stare") "stare davanti" e, pertanto, "arrestare 1' avanzamento".

OSTAGGIO OSTE OSTEGGIARE OSTELLO OSTIA OSTILE

la voce ostaggio designa la persona che il nemico tiene in proprio potere per garantirsi da qualsiasi iniziativa a lui sfavorevole. L'oste nel linguaggio corrente è il padrone o il gestore di una taverna, di un'osteria, ovvero di un locale nel qu ale viene servito da mangiare e soprattutto da bere. Il verbo osteggiare designa l' atteggiamento contrario verso un ' iniziativa, verso un'impresa mirante ad interromperla o almeno a modificame gli svi luppi. In passato significò soprattutto guerreggiare, accamparsi con l'e erci to, combattere. L'ostello, c he in passato indicava la costruz io ne dove venivano alloggiati i forestieri , è oggi sinonimo di albergo per la gioventù. Ostia, che immed iatamente evoca la particola che nel rito cristiano si traforma in Corpo di Cristo, in epoca ro mana era la vittima sacri ficale per ingraziarsi il favore degli dei in prossimità di un combattimento. L'aggetti vo ostile sta a sig nifi care: contrario, nemico, avverso. Tutti i vocaboli elencati hanno un ' unica eti mologia nel latino hostis "forestiero", "ospite", "ne mico".

OSTINARSI OSTINAZIONE

tanto il verbo quanto il sostantivo indicano .il persistere in una posizione inte ll e ttu a le anche co ntro ogn i ragio nevo le obiez ione. Entrambi i vocaboli discendono dal latino obstinare (composto dalla particella oh , co l senso rafforzativo, e stillare, per stare , "stare") "stare saldi", " non indietreggiare", "restare fermi", " resistere con tenacia".

OSTRUIRE OSTRUZIONE

la voce verbale defi ni sce con-entemente il chiudere mediante un ostacolo una via, una condotta, in modo da bloccarne ogni deflusso. Il sostantivo, a sua volta, designa l'ostacolo stesso che impedisce 267


OTTUNDERE

ogni circolazione. Entrambi i termini derivano dal latino obstruere (composto dalla particella oh , col senso di "davanti", e struere "ammassare") "costruire uno sbarramento", "ammucchiare terreno" [per costruire una fortificazione campale].

OTTUNDERE

il verbo definisce l' azione di smussare gli spigoli e, in senso figurato, il privare di acume intellettuale un individuo, rendendolo, perciò, ottuso. Deriva dal latino obtundere (composto daJla particella ob, col senso di "contro", e tundere "percuotere", "pestare") "spuntare la lancia" [in modo da toglierle la capacità di penetrazione].

OVAZIONE

il termine ovazione indica, oggi, un grido plaudente e prolungato. Presso i Romani era la cerimonia di glorificazione di un condottiero reduce da una vittoria. Nella circostanza, il vincitore, coronato di mirto, entrava nella cittĂ , a piedi o a cavallo, accompagnato dai senatori. Il termine deriva molto verosimilmente da ovis "pecora", in quanto, a differenza del trionfo che implicava sacrifici di ringraziamento compiuti con animali di grossa taglia, nell 'ovazione bastava quello di una pecora, trattandosi di un trionfo minore.

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p P ACARE

il verbo, alquanto desueto, definisce l'azione di ristabilire la quiete, la tranquillità, la pace. Deriva dal latino pacare, tratto a sua volta da pax " pace" [v.].

PACCA

nel linguaggio corrente pacca è il lieve colpo dato con la mano aperta sulla spa11a di una persona, in segno di cameratesca confidenza. Per alcuni studiosi la voce deriva dal tedesco packen "afferrare", "ghermire", per altri dali ' arabo bakaa "ferl", "colpì", per altri ancora dal celtico bach "bastone". Tuttavia è anche probabile che sia un vocabolo di origine onomatopeica, tendente a riprodurre il suono della percossa sulla spalla.

PACE

il vocabolo, presente nel rumeno pace, nel provenzale patz, nel francese paix, nello spagnolo paz, deriva da l lati no pax, pacis, propriamente "patto" (cfr. pangere), "accordo tra due belligeranti".

PADIG LIONE

in architettura il termine des igna una costruzione con orna menti ricercati , per lo più di dimensioni conte nute e di ubicazione isolata. La stessa voce de fini sce pure un edi·fic io collocato in uno spazio libero destinato a mostre o fie re. In anatomia, invece, il vocabolo indica la porzione esterna di un organo imbutifo rme. A esempio il padiglione auricolare. La ragione c he collega accezioni tanto diverse deve ravv isarsi ne lla forma tronco-conica o tronco-p iramidale c he in ori gine aveva no i padiglioni, o vvero le tende da campo destinate ai sovrani o ai condottieri. Il vocabolo, che si ritrova nel provenzale pabalhos, pavallo, ne llo spagnolo pabellon , nel portog hese pavilkao , de ri va da l la ti no papilio , papilionis "farfalla". Solo più tardi , per la somigli anza formale e strutturale a ll a farfa lla, la voce padiglione indicò la tend a da campo , di impianto quadrato o c ircolare, terminante supe riormente a pu nta. 269


PADI SCIÀ

PADISCIÀ PASCIÀ

i vocaboli indicavano il titolo spettante al sultano turco e ai sovrani persiani e afgani. Derivano dal persiano padisciah, o padsciah , da badsciah "sovrano", "monarca", da pad "protettore", "difensore".

PADRE PADRONE

la voce padre nel linguaggio corrente designa l' uomo che ha generato uno o più figli , mentre il vocabolo padrone indica il proprietario di qualcosa. li primo vocabolo, del quale si ritrovano equivalenze nello spagnolo e portoghese padre, nel provenzale e catalano paire, nel fra ncese pére, deriva dal latino pater, in greco patér (l'etimo si ritrova nel sanscrito pita, accusativ,o pitaram, dalla radice pa "p roteggere", " nutrire", rintracciabile poi nel greco patéomai " mi nu tro", " pascolo"). La rad ice sanscrita è la stessa dipatis "signore", implicante il dominio assoluto sull' intera famiglia. Padrone, che sostanzialmente risale alla medesima radice, deriva dal latino patronus "protettore" [degli schiavi da lui affrancati] .

PAESE PAGANO

il termine paese designa un piccolo agglomerato di case con all'intorno i campi coltivati dai suoi abitanti. Estensivamente la parola configura l'intera nazione con sue precipue connotazioni territoriali e antropiche. La voce deriva dal latino pagense (da pagus "villaggio", "borgo"). Pagus conserva la radice pag "legare", "unire", che si ritrova pure nel greco pagos "picco montano", "colle". Alla medesima etimologia si riconduce pure pagano, che inizialmente indicava appunto l'abitante cti uno di tali borghi rurali. Per l' isolamento geografico, i pagani rimasero più a lungo fedeli alle antiche divinità, convertendosi al cristianesimo con secoli di ritardo: perciò la voce acquisirà il significato di infedele, superstizioso, refrattario alla vera religione.

PAGARE

il verbo indica correntemente il versar denaro quale corrispettivo di una prestazione lavorativa o dell 'acquisto di una merce. La sua origine è ne] latino pacare "acquietare", "pacificare", da pax, pacis "pace" [v.]: iJ senso originario scaturiva dal fatto che, estinti i debiti, il creditore tornava pago, da pacatus "tranquillo".

PAGGIO

il paggio, nel medioevo, era il giovane ragazzo che serviva alla corte del sovrano o dei grandi feudatari. n vocabolo, presente nel provenzale pagi, nel francese page, nel portoghese pagem, deriva dal latino pathicus, a sua volta dal greco pathik6s.

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PAG INA

PAGINA

il termine definisce c iascuna delle due facce di un foglio di carta sulle quali è impresso uno scritto. Stando alla tradizione, Giulio Cesare, nelle sue lettere a l Senato, invece di servirsi dei rotoli di papiro, come fino ad a llora praticato, si avvalse di singoli fog li numerati e congiunti fra loro: nacque così il libro. Il termine viene dal latino pagina "colonna di scrittura" (dal verbo pangere "congiungere" ).

PAGNOTTA

il tem1ine designa un pane di forma rotonda, çhe in passato costi tuiva la razione che accompag nava i l rancio dei soldati. Storicamente il vocabolo indicò anche una particolare categoria di gentiluomini, detti appunto di pagnotta. Essi avevano l'incarico di scortare il padrone, nei giorni festivi o di cerimonia, ricevendo in cambio una forma di pane [rotonda]. Deriva dal lat. *panio-onis, da cui il fr. pagnote "soldato scansa fatiche".

PALADINO PALATINO PALAZZO

secondo la tradizione, Carlo Magno disponeva di una guardia personale costituita da dodici cavaljeri di aristocratica origine e di provato valore. A ciascuno di loro venne dato il nome di paladino, che in seguito divenne sinonimo di difensore, leale e di sinteressato, di una nobile causa. Il termine paladino deriva dal latino Palatinus, a sua volta tratto da palatium " palazzo": la denominazione dei dodici cavalieri scaturì perciò dal fatto che essi alloggiavano sempre nel palazzo imperiale. Il termine palazzo, impiegato per designare la reggia, traeva ori gine dal Palatino, il colle dove abitava Augusto e che più tardi divenne un complesso di edifici comprende nti la residenza imperiale.

PALANCA

nelle fortificazioni campaJi del medioevo si realizzavano palizzate e steccati per ostacolare le scoiTerie nemiche e le cariche di cava lleria. La palanca e ra l'elemento di base di tali opere, costituita da una massiccia trave o, più frequentemente, da un tavolone robusto di rilevante lunghezza. Il nome fu tratto dal latino p /anca, già in greco p lax, plakos " tavola", "asse".

PALANDRANA

intorno al 1600 la palandrana era un ' ampia e lunga veste maschile; in seguito divenne una sorta di cappotto o di soprabito lungo e goffo. Il nome le derivò dall 'essere stata l'abbigli amento tipico de i marinai delle pa/andre, le navi fiammi nghe del XVI secolo armate con bombarde. 27 1


PALESTRA

PALESTRA

la voce designa il locale attrezzato per la pratica degli esercizi ginnici e atletici. Deriva dal latino palaestra , tratto, a sua volta, dal greco pataistra, dal verbo paltiiein "lottare" (pale "lotta").

PALIO

il termine indicava il drappo dato come premio ai vincitori di gare a carattere militare. In breve finì per designare la gara stèssa: notissimo il palio di Siena. ll vocabolo deriva dal latino pallium "velo", "coperta", "sopravveste". Potrebbe anche discendere dal greco pale "lotta", da cui anche paltiiein "lottare", "combattere", con esplicito riferimento a!Ja gara piuttosto che al drappo.

PALLA

il termine evoca immediatamente il concetto di gioco: non a caso lo sport nazionale per antonomasia è quello del calcio, praticato da 22 uomi ni div isi in due squadre che s i disputano una palla. Etimologicamente palla, che si ritrova nel provenzale baia, nel francese balle, nello spagnolo pelota, nell ' antico alto tedesco palla, balla, nel medio antico tedesco bal, nel moderno bali, nell'antico scandinavo boli, sempre con il medesimo significato di "cosa rotonda", deriva dal long. palla. Vi è anche l'ipotesi, anche se, meno attendibile, che il vocabolo provenga dalla stessa radice del lat. pellere "scagliare" (pilum "dardo") e gr. ballein, ptillein "lanciare" (pélte "lancia"), con evidente allusione all'impiego di proietti sferici, scagliati fin dall'antichità.

PALMA RIO

il termine definisce il compenso o il premio promesso o corrisposto da un cliente al proprio avvocato in caso di vittoria in una controversia legale. Nell'antichità palmarium era il premio della vittoria e traeva la sua denominazione dalla palma, che dagli antichi ne era ritenuto l' emblema.

PALO

il palo è attualmente qualsiasi elemento strutturale a predominante sviluppo verticale. Può essere sia di cemento armato, e tale è chiamato il pilastro di fondazione infisso nel terreno, che di ferro. In passato era soltanto di legno, ovviamente sempre con una estremità appuntita per penetrare nel terreno. ll vocabolo deriva dal latino palus , a sua volta da *pagslos , corradicale di pangere· "ficcare", "infiggere", "piantare", "conficcare".

PALOMBARO

la voce designa la persona particolarmente addestrata che, mediante l' impiego di uno scafandro, opera a notevoli profondità, per lo più marine, ricevendo l'aria da un tubo flessibile collegato a una

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PALUDAMENTO

pompa pneumatica in superficie. Palombaro è calco del gr. kolymbetés " nuotatore", tratto da l verbo kolymbao " mi imm e rgo". Interessante ri cordare che durante l'assedio di Mantova, nel corso degli scontri tra Antonio e Ottaviano, i cittadini comunicavano con l'e ercito al leato anche trami te nuotatori subacquei.

PALUDAMENTO PALUDATO

il termine paludamento, abbastanza desueto, designa un abbi gli amento impron tato alla massima solenni tà. Presso i R o mani il paludamentum (tratto dalla radice pal, col sen ~o di " largo", "esteo") era il corto mantello rosso drappeggiato e fissato con un fermaglio sulla spalla sinistra che faceva parte dell ' uniforme da cerimonia degli alti ufficiali. Paludato deriva dal latino paludatus "armato". Oggi sta a definire un comportamento improntato a ridicola ampollosità.

PANCIERA

il termine designa oggi la fascia di lana, o di tessuto elastico, indossata direttamente sulla pelle per proteggere il ventre. Nel medioevo però indicava la parte dell'armatura dei caval ieri che proteggeva non solo il petto ma anche la pancia, simile perciò a una corazza più lunga. Deriva dal fr. ant. panciere, passato al ted. Pan.zer.

PANCRAZIO

per gli antichi Greci il termine indicava una disci plina atletica consistente in una sorta di lotta in cui, impiegando la forza fisica, erano lecite tutte le tecniche aggress ive (pugni, calci, strette alla gola) fin o alla resa dell 'avversario o alla sua morte. Deriva dal greco pankration, composto da ptin "tutto" e krtition, da krtitos "forza,.

PANE

il termine indica l'alimento ottenuto cuocendo al forno un impasto di farina, acqua, sale e, solitamente, lievito. Per la sua importanza e antichità non desta stupore che il nome pane si ritrovi in tutte le lingue europee. Deriva dal latino panis [messapico pan6s (in Esichio), certamente prestito dal latinol "grano", "pane", tratto dalla radice pa " nutrire", "pascere". Sempre la radice pa, ed è facile spigarne la ragione, ostenta il sig nificato di "proteggere", "difendere".

PANNO

nei ecoli XVIII e XIX il panno era un tessuto di grandezza standardizzata, per lo più di lana, follato e pressato, destinato alla confezione degli abiti. Attual mente il termine indica una parte o un pezzo di tessuto impiegato per vari usi. Deriva dal latino pannus, affine al greco pénos, ptinos "tessuto", "tela". Nella sua accezione 273


PANOPLIA

moderna il vocabolo può ricondursi all'antico alto tedesco f ano "drappo", "stendardo", ovvero insegna militare di precisa forma e dimensione (cfr. ted. Fahne "bandiera").

PANOPLIA

il termine definisce un insieme di armi assortite disposte in maniera da formare una sorta di trofeo. In pratica la panoplia consiste in una tavola, per lo più a forma di scudo, sulla quale vengono fissate, in genere simmetricamente, arm i rare con fi nalità ornamentali o museali. La voce deriva dal latino panoplia, tratto dal greco panoplia (composto da pan "tutto" e h6plon "arma") "insieme di armi".

PARABOLA

il termine sta a indicare: la conica tangente a una retta impropria; la traiettoria dei proiettili; una narrazione mirante a illustrare una verità di fede o un insegnamento morale (ad esempio le parabole evangeliche). Deriva dal lati no parabola, tratto a sua volta dal greco paraballein [composto da para " presso" e ballein "gettare", "scagliare" (un dardo o una freccia)] "gettare nelle vicinanze", " mettere a lato", da cui il senso figurato di analogia, similitudine ed equiparazione.

PARABOLANO

il termine, nel Codice Teodosiano, è impiegato per indicare i monaci o i chierici dediti alla cura di persone affette da malattie contagiose. In precedenza però il vocabolo designava anche i gladiatori che affrontavano le belve. D eriva dal latino parabolan u s , già in greco parabolos "che si espone", "che arrischia", "audace", tratto a sua volta dal verbo paraballein (composto da para "davanti", " innanzi" e ballein "gettare") "gettare innanzi", "farsi avanti" [verso il luogo di massimo pericolo].

PARADISO

la voce indica il luogo delle delizie eterne destinato, secondo numerose religioni, a chi nel corso della propria vita si comporti in maniera giusta e osservi i relativi precetti morali. Deriva dal latino paradisus, proveniente dal greco parddeisos , a sua volta tratto dal persiano pairidaeza (composto da pairi "intorno" e daeza "muro") "recinto", "giardino", "luogo cintato", tipico di una cittadella serrata entro le proprie mura, alla quale è impossibile accedere senza il volere del Signore. Il termine è passato al significato religioso per il tramite dell'ebraico pardes.

PARAPETTO

il termine indica, nelle attuali costruzioni, un complemento basilare di ogni sporto o di ogni copertura piana. Deriva daWunione del

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PARATA

verbo latino parare "proteggere" e del sostantivo pectus "torace" [l 'oggetto da proteggere]. n senso originruio della pru·ola era quindi quello cti riparru·e il petto da possibili colpi, funzione che sulle fortificazioni fu assolta da un massiccio coronamento, chiamato parapetto, in grado çli consentire ai difensori di proteggersi dai dardi nemici. PARATA

il termine sta a indicare: un movimento finalizzato ad arrestare qualcosa; uno sbarramento; una manifestazione solenne o una sfilata militare. Deriva dal latino parare (parere)_"stabilire", "disporre", "schierare l'esercito". Dallo stesso etimo derivano anche paramento, sparare, imparare, riparare, separare, imperare, termini tutti che in qualche modo si collegano al concetto di disporre, schierare, dislocare, ordinare.

PAR CO

il termine sta a indicare: un'area boschiva piuttosto estesa destinata a usi particolari; uno spazio adibito a deposito; un complesso dì materiali o mezzi cti uso militare o civile. Risale al latino parcus, da parcere "risparmiare", "trattenere", "impedire", con il significato dì posto inaccessibile, proibito.

PARTIGIANA PARTIGIANO

la voce partigiana inctica un'antica arma da punta in asta di mectia lunghezza, munita per lo più di uncini e mezzelune ai lati della cuspide. Deriva dal latino pertixana, partesana. Potrebbe risalire al latino pertusus, da pertundere "forare", "trafiggere". n termine partigiano sta a designare l'appartenente a formazioni regolari o irregolru·i di combattenti impegnati a liberare, nell' ultima fase del secondo conflitto mondiale, il ten·itorio nazionale dali ' occupazione straniera. Risale al latino pars, partis "parte", col senso di chi segue una parte, una fazione delle due in lotta. È interessante ricordare che nel medioevo tale nome fu attribuito ai condottieri e ai soldati delle milizie cti un partito.

PASQUA

il termine nella religione cristiana designa la festa, collocata tra il 22 marzo e il 25 aprile, che celebra la resurrezione di Cristo: rappresenta perciò la massima solennità dell'an no liturgico. Per gli Ebrei, invece, la Pasqua è una festa solenne in cui si commemora la loro liberazione dalla schiavitù in Egitto. D eriva dal latino pascha, tratto dall' ebraico pesàch "passaggio", "liberazione".

PASSARE

il verbo nel linguaggio corrente indica una condizione di moto verso o attraverso un luogo, strettamente connesso al concetto di 275


PATASSIO

spostamento spaziaie. Deriva dal latino passare (da passus) "aprire", "fendere", "forare", "trapassare" e, quindi, aprirsi la strada [attraverso forze avverse] .

PATASSIO

il vocabolo, presente nella parlata toscana, è desueto in italiano. Definisce un confuso tramestio di voci , un trambusto indecifrabile nel corso di una rissa. Deriva dal latino >l-pataxare, a sua volta dal greco patassein "battere fo rtemente", "percuotere", da c ui patagos "rumore prodotto dall ' urlare insieme".

PATffiOLO

il vocabolo indica il luogo sul quale viene eseguita una condanna a morte (voce trasmessa dalla Chiesa). Deriva dal latino patibulum "forca", tratto da patì "soffrire". La voce latina indicava uno strumento di tortura, destinato ag li schi av i e ai malfattori, alle cui estrem ità si legavano o inchiodavano le mani del condannato a morte. Con questo congegno posto sul collo, l' individuo veni va condotto al luogo del supplizio e tirato in alto sul palo (crux), sicché il patibulum, quando era fissato sul palo, formava la traversa dell a croce. Esposto in tali condizioni, il condannato subiva la flagellazione sino alla morte o moriva per soffocamento.

PATRIA PATRIARCA

il termine patria indica il territorio al quale appaniene, per identità culturale un popolo e con il quale si identifica storicamente. Deriva dal latino [terra] patria "terra dei padri", ovvero il luogo dove si è nati. La voce patriarca risale al greco patriarches (composto da patria "stirpe", "tribù", "famiglia" e archos "capo", "comandante", "condottiero") "capo della stirpe", "signore della dinastia".

PATTA PATTUGLIA PATTUGLIARE

il termine patta ha vari signiftcati: punto pari al gioco delle carte; pacca sull a spall a (onomatopeico); risvolto esterno delle tasche. Indica gli uncini della marra dell'ancora e viene dal fr. fatte di origine germanica. Alla stessa radice risale pure il verbo francese patrouiller "camminare con i piedi nell 'acqua", "sguazzare coi piedi nel pantano", "fare la rontla", che può in tale accezione essere con·elato alle voci itali ane pattugliare e pattuglia, da intendersi, quest' ultim a, co me un piccolo nucleo di soldati con comp iti di perlustrazione.

PATTO

il termine designa: un accordo fra due o più persone, fazioni o parti mediante il quale viene sancito il reciproco impegno all'osservanza

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PAURA

di precisi vincoli; un accordo internazionale eli rilevante importanza politica. Deriva dal latino pactum (tratto dal verbo pacisci " pacificare") da pacta, neutro p l., dali ' a.a. ted. pfahta . N el senso di lettiera, letto di paglia per le bestie, il vocabolo deriva dal latino pactus, p_roveniente da pangere "ficcare", "piantare".

PAURA

il termine si riferisce allo stato di tensione ansiosa ed em otiva che si prova all'approssimarsi di un vero o presunto pericolo. Deriva dal latino volgare pavura , con camb io di s~1ffi sso, dal classico pavor, pavoris "spavento, "terrore", form ato sul verbo pavere "temere", tratto dalla radice pat "percuotere", "atterrire", " incutere timore", presente forse anche nel greco ptéssein e ptoiéin "gettare nello spavento", "cadere in preda al terrore", voci presenti nella descrizione della battaglia in Omero.

PAVESARE PAVESE

nelle antiche galere [v.], per rendere i vogatori meno vulnerabili ai colpi nemjci, all'approssimarsi dello scontro, venivano predisposte alcune file di scudi, chiamati pavesi, lungo le murate. Con i loro sgargianti colori sembravano costituire un variegato addobbo della nave, piuttosto che un dispositivo difensivo. In dettaglio, si trattava eli uno scudo eli forma quadrata, o alquanto smussata in SOlnmità, in grado di coprire interamente il soldato che lo portava. Il nome sembra tratto da uno dei più noti luoghi di fabbricazione: la città di Pavia. In origine quel tipo di protezione individuale venne chiamata nel tardo latino pavasium , corrottosi successivamente in pavese . La disposizione dei pavesi, che, come accennato, sembrava ornare la nave, d iede ori gi ne al verbo pavesare che ben presto dall' inizia le operazione di montare gli scudi lungo la murata, passò a indicare l'addobbare la nave con bandiere e, più in generale, il decorare con arazzi ambienti da cerimonia. Issare il gran pavese significa mettere le bandiere di segnalazione a riva.

PAVIMENTO

il termine indi ca la superficie sulla quale si cammi na all ' interno delle nostre case: per ragioni estetiche può essere rea]izzata con lastre di marmi policro mi , con piastrelle di ceramica, con listelli di legno, con strisce di tessuto o persino con fogli di materie plastiche, con l' unica condizio ne di resistere ne l tempo all'usura del calpestìo. Deriva dal latino pavimentum , tratto da pavire "battere", "percuotere", col senso di battere qualcosa per rassodarla, come nel caso della terra battuta collocata davanti alle fortificazioni. 277


PEDINA

PEDINA PEDONE

la voce pedina indica sia il pezzo utilizzato nel gioco della dama, sia la persona impiegata come strumento per ottenere un determinato scopo. D termine pedone designa, nel gioco degli scacchi, eiasuno degli otto pezzi di minor valore a disposizione di ogni giocatore e, per estensione, il fante, cioè il soldato a piecli. A quest' ultima accezione si correla anche il significato di perso-n a che si muove a piedi. Entrambi i vocaboli derivano dal latino pes, pedis " piede", che designò ben presto il soldato appiedato, ovvero il soldato di fanteria: nota è in tal senso la locuzione latina pedibus merere "servire in fanteria".

PELOTONE PLOTONE

il termine pelotone, più co mune plotone, designa una frazione organica della compagnia. Deriva dal francese pèloton, accrescitivo della voce pèlote "palla", "gomitolo", "gruppo" [di so ldati].

PENA

la voce definisce l' imposizione inflitta come castigo o risarcimento in seguito a una condanna per un detenni nato crimine. Deriva dal latino poena, dal greco poiné, tratto a sua volta dalla rad ice pun "purgare", la stessa che si ravvisa nell' italiano punire e nel greco apoina "prezzo del riscatto". Il vocabolo originariamente designava l'affrancarsi dalla schiavitù e, per estensione, dalla colpa.

PENATI

il termine per i Romani stava a indicare le divinità protettrici cui era dedicato un piccolo santuario domestico, detto p enetrate, posto nella parte più interna dell'abitazione. La voce latina Penates deriva dapenus "interno". Dallo stesso etimo discende il verbo penetrare.

PENDAGLIO

il termine indica: un monile di piccole dimensioni che si porta appeso per ornamento; la doppia cinghia di cuoio a cu i è appesa la sciabola. Deriva dal basso latino pendallium , forma secondaria di pendaculum tratta dal verbo pendere "essere sospeso", "penzolare", "essere impiccato", da cui discende la locuzione pendaglio da forca, con riferimento a felloni e disertori (cfr. fr. ant. p endaille).

PERCEPIRE

il verbo indi ca: l' azione di prendere coscienza della real tà attraverso stimoli sensoriali; iJ riscuotere una somma di denaro. Deriva dal latino percipere (composto dalla particella p er , col senso di " per mezzo", "trmni te", e cipere, per capere, "prendere", "catturare", "conquistare") "appropri arsi di qualcosa con un opportuno mezzo", "fare propria qualcosa".

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PE RCUOTERE

PERCUOTERE

il verbo nel linguaggio corrente sta a indicare: il sottoporre qualcuno, o qualcosa, a un'azione fisica violenta, ripetuta e caratterizzata da ira e crudeltà; l'essere sconvolti da una notizia o da una sensazione di straordinaria gravità. In entrambe le accezioni il verbo è collegato concretamente o figuratamente al concetto di urto , di impatto, di colpo, in perfetto accordo con l'etimo. Deriva dal latino p ercutere (composto dalla particella per, col senso di intensità o di reiterazione, e eutere, per quatere, "scuotere", "sbattere", "colpire violentemente") "colpire con ripetuta violenza':.

PERDERE

la voce indica: il cessare di possedere; il restare privo di risorse o di virtù; l'essere separato o abbandonato da persone care; l'andare in rovina; il risultare sconfitto [in combattimento], da cui le locuzioni perdere una battaglia, una guerra. Deriva dal latino perdere (composto dal prefisso p er , col senso di "opposto", e dare "fornire") "dare qualcosa contro qualcuno". Originariamente il verbo esprimeva l'azione di dare notizie al nemico.

PERDUELLIONE

il termine, di impiego rarissimo, definisce, secondo il diritto romano, il delitto di alto tradimento o di lesa maestà. Der.iva dal latino perduellio, perduellionis (composto dalla particella per, con senso intensivo, e duellum "combattimento") "nemico pubblico", " ribelle" . Duellum si evolve in bellum (cfr. lat. bis, da duis ).

PERENTORIO

l'aggettivo qualifica ciò che è talmente esplicito e tassativo da non ammettere alcuna replica od obiezione. Deriva dal latino peremptorius, da perimere "distruggere"[ v.]: il senso originario era pertanto quello di annientare qualsiasi opposizione, di distruggere qualsiasi contrarietà, di eliminare ogni resistenza.

PERFORARE PERFORATRICE

la voce verbale indica l'azione di scavare o di forare qualcosa. ll sostantivo designa una macchina ad aria compressa per peiforare, impiegata inizialmente nella tecnica minerruia e in quella ossidionale. Entrambi i termini derivano dal lati no perforare (composto dalla pruticellaper, col senso di "attraverso", e forare "penetrare") "trapassare".

PERGAMENA PERGAMO

il termine, nel linguaggio corrente, indica il pregiato foglio di scri ttura util izzato per attestati , diplomi e inviti. Secondo la tradizione la pergamena prende il nome dalla città di Pergamo, in As ia Minore, ed era ottenuta da pelle di agnello macerata nella calce, 279


PERICOLO

raschiata, seccata e levigata. Il nome della città, in latino Pergamus, deriva dal greco pérgamon "rocca", "altura fortificata", affine a pyrgos "torre", "forte": non a caso fu detta Pergamo la cittadella fortificata di Troia. L'accezione della voce pergamo, con il significato di arroccato o rialzato, è rimasta nell ' architettura sacra per indicare il pulpito delle chiese. La locuzione parlare dal"pargamo, in passato, faceva riferimento all'allocuzione che il Comandante teneva dal palco.

PERICOLO PERITO

il termine pericolo indica una situazione o una circostanza nell e quali è messa a repentaglio la sicumzza. Presente nel rumeno pericol, nel provenzale perilhs, nel francese peril, nello spagnolo peligro , nel portoghese perio , la voce deriva dal latino periculum " prova", "cimento", "esperienza", per raccostamento paretimologico a perire. Dalla stessa radice discende pure il vocabolo perito, col senso di sperimentato, provato, esperto [nel comandare].

P E RIME RE

il verbo nel linguagg io giuri dico indica il cadere in perenzione, ovvero l'annullarsi, il decadere, l'estinguersi del rappmto processuale per il mancato espletamento della relativa attività. Deriva dal latino perimere (composto dalla particella per, col senso di "totalmente", "per intero", "radicalmente", ed emere "togliere") " togliere totalmente", "anmentare", "distruggere", con riferì mento a un 'azione violenta di tipo militare.

PERIRE

la voce designa l' azione di morire in combattimento o comunque per cause non naturali. Presente nel provenzaJe e catalano perir, nel francese perir, nello spagnolo e portoghese perecer, il verbo deriva dal latino perire (composto dalla partice11a per, col senso di "traverso", "storto", e ire "andare") "andare storto", "andare in malora", "finire in distruzione", "morire in maniera disgraziata".

PERLUSTRARE

nell' antica Roma ogni cinque anni si celebravano solenni cerimonie religiose nel corso delle qùali i sacerdoti giravano attorno alla città per purificare il territorio circostante. Tale azione propiziatoria trovava espressione nella voce verbale perlustrare (composta dalla particella per, col senso di "intorno", e lustrare "purificare") "purificare intorno". Quell'andare intorno con scrupolo quasi ossessivo, per decontaminare, finì con l'applicarsi pure ai soldati mandati in ricognizione, ovvero in perlustrazione, poiché percOITevano con la

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PERNIC IOSO

mede ima circospezione dei sacerdoti i territori da bonificare, cioè da liberare da presenze ostili.

PERNICIOSO

l'aggettivo qualifica tutto ciò che è in grado di nuocere e di arrecare danni, irrever ibi li o mortali. Deriva dal lati no pem iciosus, da pernicies (compo to dalla particella per, col sen o intens ivo, e nex, necis " morte") " rovina", "perdita".

PERSEGUIRE PERSEGillTARE

la voce perseguire definisce l' agire in maniera razionale e continua per raggiungere un determinato scopo. Il verbo perseguitare designa il sottoporre qualcuno a una spietata sopraffazione o arbitraria discriminazione. Entrambi i termini derivano dal latino persecutus, part di p ersequi (composto daiJa particella per, con valenza inteniva, e sequi "seguire") "tenere dietro con costanza", "seguire con attenzione", " inseguire con tenacia".

PERSISTERE

il verbo defini sce il lungo e ostinato protrarsi di un atteggiamento. Deriva dal latino persistere (composto dalla particella per, co l senso di durata, di permanenza, e sistere "fermarsi") "stare saldame nte immobile", "stare fermo con risolutezza".

PERTUGIARE

il verbo definisce l'azione di forare una parete, di sfondare una barriera. Presente nel provenzale pertusar, nel francese percer, la voce deriva dal latino pertundere (composto dalla particella per, col senso di "attraverso", e tundere "battere", " percuotere") "bucare battendo", "trapassare", " traforare".

PESTARE

il verbo definì ce il ottoporre alla pressione del piede o il battere qualcosa con un utensile per ridurla in minutissimi frantumi. Deriva dal latino pistare (frequentativo di pi(n)sere, supino pistum) "schiacciare", "pigiare", in cu i si ravvisa la radice pis, presente nel sanscrito pish ·'battere", "percuotere" e pista "pane", nel greco ptfssein "macinare ".

PESTE

la voce designa la malattia infettiva che nell a storia dell ' umanità ha su citato te rrore per la sua altissima letalità, faci lità di contagio e origine misteriosa. Deriva dal lati no pestis " rovina", ·'calamità", '·flagello". Potrebbe derivare anche dal latino perdere "perdere" o dal greco p érthein "devastare", "distruggere", "uccidere". Fame, peste, guerra venivano riten uti gli eventi più micidiali (a fam e, peste, bello Libera nos Domine) . 281


PETARDO

PETARDO

il sostantivo definisce: la bomba di carta fatta esplodere tramite una piccola miccia; la piccola carica esplosiva utilizzata, in caso di nebbia, come segnalazione d' emergenza nelle ferrovie. Nel medioevo il termine designò pure una sorta di piccola bocca da fuoco che si poneva a diretto contatto con il portone delle fortezze assediate per scardinarlo o sfoodarlo con l'esplosione. Ancora petardo fu chiamato, nel contesto dello sbarco in Normandia del 6 giugno 1944, uno speciale carro armato munito di un 'enorme carica che veniva deposta nelle feritoie dei bunker germanici. Deriva dal fr. p etard (da p et "peto").

PETULANTE

l'aggettivo qualifica una persona che indelicatamente e ripetutamente continua a richiedere qualcosa o a sollevare proteste, in manjera spesso arrogante. Deriva dal latino p etulans , petulantis , tratto a sua volta dal verbo petulare (forma frequentativa di petere) "andare verso", "assalire", "minacciare", in cui si ravvisa la radice pat "muovere verso". L' aggettivo quindi qualificava originariamente la persona che assaliva, [il nemico].

PIAGA

il vocabolo nel linguaggio corrente inilica una lesione del tessuto epidermico per cause traumatiche o patologiche. Deriva dal latino plaga, prestito dal gr. dorico plaga (attico pieghe) "colpo", "percossa", "ferita".

PIANGERE

il verbo nel linguaggio corrente sta a indicare il versare lacrime,

con lamenti o gemiti , per effetto dj sofferenza fisica o morale. Deriva dal latino piangere "percuotere con rumore", tratto dalla radice plag, che appare nel gr. pllizo "percuoto", "colpisco", con infisso nasale. n senso originario del verbo è da porre in relazione all ' effetto di un colpo che produce una ferita.

PIAZZAFORTE

il termine indica una città fortificata. Per estensione, designa il luogo in cui si trovava raccolto il nucleo più importante di un presidio militare. Deriva dal francese piace forte (formato da piace "luogo" e forte "fortificato"). ·

PICCA PICCANTE PICCHETTO PICCHIARE PICCONE

la picca fu un ' arma da punta lunga anche sei metri , di cui si munirono, fin dal medioevo, le fanterie per contrastare le cariche della cavalleria. In seguito formazioru di picchieri, framrillsti con temibili archibu gieri, costitu irono gli organici dei tercios spagnoli, capaci di difendersi con uno sbarramento di punte e di offendere

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P IGLIA RE

tramite il fu oco degli archibugi. L' aggettivo piccante definisce un sapore acuto e pungente, pesso stimolante ed eccitante: non a caso, in se nso figurato, il termine vie ne impiegato quale sinonimo di licenzioso e di eccitante. Il verbo piccare, nella s ua fo rm a riflessiva, sta a indicare il testardo ostinarsi per puntiglio, il non recedere a nessun costo da un atteggiamento o da un comportamento. Nella vita di caserma ai Sottotenenti e ai Tene nti spetta, fra l' altro, di prestare servizio in quali tà di ufficiale di picchetto. Tale espressione si ricollega alla voce francese piqu..et con cui si indicava un bastone appuntito o piolo. Ne l Settecento ne furono dotati alcuni reparti di cavali eri. Questi furono chiamati chevaliers de piqu.et per il fatto che, durante alcune operazioni militari, dove ndo sostare in luogo aperto, ciascuno infiggeva il proprio picchetto ne l terreno per tenervi legato il cavallo. Poi il termine piqu.et passò a inclicare l' intero drappello di cavalieri e, infine, il servizio di guardia affidato al drappello stesso. La voce picchiare definisce l' azione di dare una serie di colpi, sia come forma di offesa sia come azione lavorativa. Il sostantivo picchio indica un uccello che si procura il cibo forando, con una serie di colpi impressi in rapida successione, i tronchi degli alberi infestati dagli insetti. ll piccone, non di rado chiamato anche picco, è il notissimo attrezzo costituito da una sbarra di ferro appunti ta a ll 'estre mità , posta trasve rsalmente a un manico, impiegato nei lavori di sterro. Tutti i vocaboli derivano dall a radi ce pie " pun gere", "trafiggere", diversificatasi poi in forme strettamente simili e di affine significato come il celtico pik "punta", il latino picu.s, dim. picu.lu.s , "picchio" (cfr. il gr. pikr6s "amaro", " piccante").

PIGLIARE

il verbo nel li nguaggio corrente indica l' azione di pre ndere con immediatezza ed e nergia. Presente nel francese piller, nel catalano e spagnol o pillar, nel provenza le pilhar "depredare", "sacc heggiare", la voce de ri va da l tardo latino p ilare "sp ogli are", "fare bottino".

PILORO

il te rmine indica l' orifizio tramite il quale lo stomaco comunica con il duode no attraverso lo sfinte re pilorico . Deriva dal latino pylorus, a sua volta dal greco pylor6s (composto da pjle "porta" e uros "custode") "guardi ano della porta", "difensore della porta", quel punto critico di ogni fortificazione antica, che veniva presidi ato da un apposito corpo di guardia. 283


PION IERE

PIONIERE

il termine sta a designare lo scopritore e il colonizzatore di terre selvagge e, per estensione, il promotore di nuove attività o di nuove potenzialità. Indica inoltre il soldato appartenente ad alcune unità del Genio militare incaricato di agevolare l'avanzata delle truppe bonificando i campi minati, ricostruendo la viabili tà :iìnterrotta e gettando ponti provvisori. La voce deriva dal francese pionier, da pion , affine allo spagnolo peon " che va a piedi", " pedon e", "fante". Potrebbe però farsi risalire all' italiano picconiere (armato di piccone) affine a zappatore, altro nome per designare, in passato, il soldato del Genio.

PIRATA

il termine designa un criminale dedito alla razzia sul mare. Deriva dal latino pirata, tratto dal greco peiratés "colui che cerca la sua fortuna nelle avventure", da peirazein " tentare", "esplorare". Va osservato che, presso i Greci , il pirata era considerato un uomo d'azione o un condottiero.

PISTILLO

il termine indica l' apparato situato al centro del f1ore e preposto alla riproduzione. Deriva dal latino pistillum, diminutivo di pilwn "giavellotto"; perciò il significato originario della parola era quello di piccola lancia, piccolo dardo.

PISTOLA

il tennine indica la più piccola arma da fuoco, per calibro e per lunghezza della canna. Deriva dal francese pistole, tratto a sua volta dal tedesco pistole, già nel ceco pistal "canna", "arma da fuoco" e nel turco pistow. Tuttavia l'esistenza di un vocabolo similrure in epoca antecedente a quella de11 ' arma da fuoco, designante una piccola arma bianca fabbricata a Pistoia, lascia credere che la sua origine sia appunto nella deformazione delJa forma latina dì tale città, ossia Pistoria, poi divenuta pistoiese e quindi pistola "di Pistoia". A confermare l' ipotesi contribuisce la fama delle armi ivi prodotte.

PIZZA PIZZICARE PIZZO

il termine pizza indica una focaccia schiacciata che è diventata di largo consumo nella nostra alimentazione. Presso i Greci le pizze di sseccate erano utilizzate dai soldati e naviganti in luogo dei piatti (le a meriche me nse). La voce deriva da pizzo, sinonimo arcaico di puntura, tratto a sua volta dal latino pinsere "schi acciare", risale nte al l.a radice piz "punta", da cu i discendono anche pizzicare, con il senso di prendere o stringere con le dita della mano o con un arnese meccanico. La voce potrebbe però anche derivare dal

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PLAUSO

greco thja "focaccia". Più probabile è la derivazione dal lat. picca come calco di pitta.

PLAUSO

il termine nel linguaggio corrente definisce il moto di calorosa ed entusiastica approvazione di un' iniziativa o di una manifestazione culturale. Deriva dal latino plausus , da p laudere "battere le mani" (gr. pléssein " percuotere").

PLETTRO

il termine indica una piccola penna che si imp~ega per suonare gli strumenti mu s icali a corda (mandolino, chitarra, cetra, ecc.) . Deriva dal latino plectrum, a sua volta dal greco pléktron , tratto dal verbo pléssein "battere", "percuotere". Il vocabolo è passato dal latino al germ. ( ingl. antico pliht).

POLEMICO POLEMIZZARE POLEMOLOGIA

l'aggettivo polemico definisce un atteggiamento o un comportamento improntati a una tenace opposizione. D verbo polemizzare, a sua volta, indica il concretizzarsi di una discussione sostenuta con particolare vivacità. n neologismo polemologia designa lo studio della guerra e dei fenomeni etico-culturali connessi. I vocaboli derivano dal greco polemik6s "appartenente alla guerra' ', da p6lemos (polemizo "muovo con violenza") e dal latino pellere " lanciarsi", "scagliarsi", "gettarsi" [nella mischia].

POLSO

il term ine designa la parte del braccio appena al di sopra dell a mano. Presente nel provenzale e catalano pols, nel francese pouls, nello spagnolo e portoghese p olso , la voce deriva dal latino pulsus, participio passato di p ellere " battere", "spingere", in cui si ravvisa la radice pel "muovere", da cui discendono anche i vocaboli espellere e impulso. È nota la locuzione uomo o condottiero di polso.

POMERIO

le mura delle fortificazioni richiedevano, per garantire la massima agibilità in caso di assedio, che nulla ne ostacolasse il campo di tiro e l'accesso dalla parte della città. I Romani denominarono p omoerium [composto dalla particella post "dopo", "dietro" e murus (antico moiros, moerus) "muro"] "la fascia di tena sul cui asse longhud inale si ergevano le mura". La voce italiana pomerio sta ancora oggi a indicare lo spazio intorno a una costruzione, nel quale non si può fabbricare.

PONTEFICE

dal V secolo il titolo di pontefice è riservato al Papa, massima autorità della Chiesa cattolica. Nell'antichità romana i pontefici erano i 285


PONZARE

membri di un collegio sacerdotale, pres ieduto dal Pontefice Massimo, cui era affidata la sorveglianza in materia di religione e di culto. n termine deriva dal composto latino pons' pontis "ponte" e facere "fare", "costruire". Secondo la tradizione, il pontefice era il costruttore dei ponti, colui il quale consentiva l'accesso al di là del fiume e quindi lo sviluppo di attività militari e commerciali.

PONZARE

il verbo definisce sia lo sforzarsi intensamente, al limite de!Jo spasimo, sia il lambiccarsi il cervello per tentare di cavarne qualche idea originale. Deriva dal barbaro latino *punctare, intensivo di pungere, "pungere", "trafiggere", " puntare", "fare forza in un dato punto", da cui anche punzone [v.] e puntare.

PORTA

il termine nel linguaggio corrente indica qualsiasi infisso che chiude un vano impedendone l'accesso. Presso i Romani la porta era designata dalla voce ianua, da cui discendono il nome prop1io Gennaro, con il significato di custode della porta, e Gennaio (Jat. ianuarius) [con iJ senso originario di porta del nuovo anno e quindi: primo mese dell'anno] . Al contrario, il latino porta indi cò origi nariamente un passaggio entro il solco della città: la voce deriva infatti dal verbo portare "sollevare", "alzare" (gr. ph éro "io porto"). L' etimologia della parola risale all'antichissima cerimonia della fondazione delle città secondo il rituale etrusco, adottato anche da Romolo. Aggiogati una vacca e un toro a un aratro, i1 fondatore tracciava un solco di delimitazione, avendo cura di far ricadere la terra sollevata dal vomere sempre all'interno del circuito e tenedo la vacca al suo interno e il toro al suo esterno. In quesito modo si emblematizzavano da un lato la formazione del fossato difensivo e la creazione dell'aggere, dall'altro il ruolo di protettore dell 'uomo, al di fuori deJ solco, e quello di protetta della donna, al suo interno. Poiché il solco era sacro e non poteva in alcun modo essere scavalcato, il fondatore nei punti di accesso sollevava l' aratro e lo portava oltre, in modo da non in taccare il tetreno: si creava così la porta.

PORTELLA POSTERLA

le fortificazioni perimetrali di grande sviluppo, come le cerch ie urbiche, oltre alle porte principali, il cui numero andava da un minimo di tre nella città italica ad un minimo di quattro nella romana, disponevano anche di una serie abbastanza numerosa di porte minori, altrimenti dette portelle, o posterle. La loro funzione era quella di rendere più spedito il libero deflusso dei cittadilii senza cosa·in-

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POSSEDERE

gerli a inutili giri , nonché di agevolare le sortite controffensive in caso di assedio. I rischi per la difesa del resto erano r,esi irrisori dalla dimensione appena suffic ie nte al passaggio di un singolo uomo, per cui non occorreva una grande forza per bloccarle in caso di attacco. n termine deriva dal tardo latino posterula, diminutivo di posterus "che viene dietro", col senso di porta che viene dietro come importanza, quindi secondaria. Potrebbe però anche essere un semplice diminutivo della voce porta, ossia piccola porta.

POSSEDERE

il verbo definisce l'avere in proprietà, il disporre in maniera assoluta di qualcosa. Deriva dal latino possidere (composto da potis "colui che può", " padrone" e sedere "stare fermo") "risiedere da padrone", "dominare".

POSTRIBOLO

il termine indica una casa di tolleranza. Deriva dal latino postribulum , tratto dal verbo prostare (composto dalla particella pro "davanti" e stare "restare immobile") "restare fermi davanti agli acquirenti", "essere esposto in vendita", tipico dei prigionieri di guen·a e delle prostitute di basso rango, che stavano sedute dinanzi ai fornici - da cui fornicare - per adescare i clienti, perciò chi amate, presso i Romani, anche prostibulae.

POTERE

Ll verbo è definito servile in quanto fornisce al verbo che lo segue al modo infinito un senso di possibili tà, di potenzialità. Deliva dal latino potere, surrogato in seguito da posse, che sta per pot-esse, contratto da potis-esse, dove potis significa "colui che può" , "colui che domina", presente nel sanscrito patis " signore" , " marito" e nelle voci italiane despota e padre.

PRECAUZIONE

il vocabolo nel linguaggio corrente indicava un comportamento teso a evitare possibili pericoli o danni. Deriva dal latino medievale praecautio, praecautionis , tratto dal classico praecavere (composto dalla particella prae " davanti" e cavere "stare in guardia") "stare all'avanguardia", "avere circospezione".

PRECEDERE

il verbo nel parlato quotidiano indica il venir prima e, più in generale, la posizione di anteriorità o superiorità di qualcosa o di qualcuno. Deriva dal latino praecedere (composto dalla pruticella prae "davanti" e cedere "ritirarsi", "andare", "incedere") "andare avanti", "avanzare", azione tipica delle prime file di uno schieramento di soldati. 287


PRECETTO

PRECETTO PRECETTORE

il precetto è una norma inerente al comportamento promulgata da un'autorità competente. Indica pure un tassativo ordine scritto emanato dall'autorità giudiziaria o militare. n precettore sta a indicare l'insegnante al quale, soprattutto in passato, le famiglie nobili o abbienti affidavano l'istruzione e la formazione morale e culturale dei giovani. Entrambi i termini derivano dal latino praeceptum, tratto dal verbo praecipere (composto dalla particella prae "avanti" e capere "prendere", "occupare") "occupare prima", " prendere prima", " predisporTe", "stabilire", "comandare".

PRECIPITARE PRECIPITE PRECIPIZIO

il verbo precipitare definisce il cadere giù senza alcun impedimento da notevole altezza, con conseguenze per lo più fatali. L'aggettivo precipite qualifica una caduta rovinosa, rapidissima e sempre traumatica. n sostantivo precipizio indica un luogo dirupato da cui si può facilmente cadere e, per estensione, la rovina, la perdizione. Tutti i term ini derivano dal latino praeceps , praecipitis (composto dalla particella prae "davanti", "innanzi" e- caput "capo", "testa") "a testa avanti", "a testa in giù", sottintendendosi le voci verbali essere gettato o cadere, con ri ferimento agli assalti o ssidionali, dove molto spesso gli attaccanti e non di rado anche i difensori venivano colpiti e fatti cadere nei fossati dali ' alto delle torri d'assedio, delle scale o degli spalti.

PRECIPUO

l'aggettivo designa nel linguaggio corrente quakosa di principale, di fondamentale, di basilare e, più precisamente, di caratteristico e di singolare di una determinata cosa o questione. Deriva dal latino praecipuus (composto dalla particella prae "avanti", " innanzi" e capere "prendere", "catturare") "catturare davanti a tutti", "prendere prima di tutti", "prescegliere".

PRECISO

il tenni ne qualifica tutto ciò che attiene in maniera esatta a un criterio o a un ordine determinato. Deriva dal latino praec.isus (composto dalla particella prae "avanti" e cidere "tagliare", "stroncare", "abbattere") "tagliato ava n ti '~ "privato del superfluo", "ridotto all ' essenziale", "esatto". Il tiro si dice preciso quando i proietti (o proiettili) colpiscono il segno.

PRECLUDERE

il verbo viene impiegato col senso di chiudere in modo definitivo, impedire tassativamente. Deriva dal latino praecludere [composto dalla particella prae "davanti" e eludere (claudere) "chiudere", "ser-

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Grande colombaia. capace di ospitare varie mig liaia di palombi. tipica della Puglia meridionale. La sua adoz ione rispondeva alla necessitĂ di procurarsi il guano oltre alle proteine della carne dei vo latil i.

289


r

Splendido esemplare di cane pastore abru zzese nel suo habitat naturale. La particolare razza risulta giĂ perfe11amcn te selezionata oltre duemi la anni or ~ono, d ivenendo l' immancabile protezione dei greggi di pecore.

290


Achi lle Zo. Sogno di

1111

credeme. 1870. Museo Bonnm. Bayonne. Il quadro raffigura quello che secondo g li occ idemali

è r idea islamica del paradiso.

29 1


Impressionante taglio di circa 38m di altei.Za praticato nei pressi di Terracina sul Pesco Montano. u_na guglia di roccia a picco sul mare. per far passare la via Appia.

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Scorcio del

Pas~etto.

il lungo COITidoio fortificato che collegava il palazzo Vaticano con Casrcl S. Angelo.

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Ricostru t.ionc gralica della cerchia della cinadella di Troia Il.

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ri~n l cntc

al Ili Mi llennio a.C..


Ylodello di Pinco del XVI-XVII secolo. imbarcazione impiegata dai pirati. cd in particolare dai cors<tri

barbare~ch i .

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Roma. resti del Ponte Ro11o (sopra). per l'esaueaa giĂ ponte S. Maria, c prima ancora pons Aemilius. fano co~Lruire tra il 179 e 142 a.C. dal censore P. Cornelio Scipione Emi liano. Quasi alla stessa epoca appartiene il Ponte di Fabio Ma~simo (souo), nei pressi di Faicchio. Benevento. che conserv<l ben visibi le il suo basamento in opera poligonale del la 111 maniera.

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Palermo. Porta Felice. fatta costruire nel 1582 da M. Amonio Colonna, quando era VicerĂŠ della Sicilia.

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Poseidonia-Paestum. una del le ta nte posterle nelle mura greche.

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Castello d i Baia. Napoli: la rampa interna che consente di accedere agli spal!i ed alle batterie.

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Cirò Marina. Catan.wro: Ca~tcllo del Principe. agricola. cretto for~e nel XVI-XVII ~ecolo.

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rc~idcn.w

rurale fortiticata un tempo alrintcrno di una vasta tenuta


lJ:.tica. fenomeno di rifrationc in una grotta

co~tiera.

301


Cannone da 16 montato 'u al'l'u'>to da co,ta con 'ottoaiTu'>to: lungo le -.ue due tr:t\ i. dbpo'>te con una \Cn,ibile mont.l. dopo lo 'paro il pe110 poteva rinculare. :.mooantlo la \ua energia cinetica oi re:llionc.

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Pur non essendo una rocca propriamente detta la torre d i Capo Conca, presso Conca dei Marini sulla Costiera amaltitana. costituisce senza dubbio uno splend ido esempio di arroccamento.

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La suggesriva rovina della rorre del Serpe presso OLran!O, la c ui sopravvivenza appare ormai miracolosa.

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PRECO RRE RE

rare"] "chiudere davanti", "chiudere in facc ia", con espli cito riferimento alla porta di una fortificazione chiusa davanti a un attaccante.

PRECORRERE PRECURSORE

il verbo precorrere definisce il cammi nare o correre innanzi e, per estensione, l'antici pare il normale evolversi degli eventi. n vocabolo precursore indica il soggetto che formul a idee o concezioni , non solo in anticipo sugli altri ma destinate a trovare pieno riscontro in un futuro più o meno immediato. Entrambi i termini de rivano dal latino praecurrere (composto dalla pa rtice ll a prae " davanti", "innanzi" e currere "corre re") "correre inna nzi", " pr evenire", "andare in avanscoperta", compito proprio dell 'avanguardia.

PREDA

il termine definisce ciò che si è preso con la forza, per lo più il bottino di guerra, il frutto di piraterie o di razzie. In senso figurato designa la vittima di un avversario più forte, il predatore. Deriva dal latino praeda, da *prai ["avanti"]-heda, "preda", "bottino" [di guerra, spoglie del nemico], (cfr. prehendere "afferrare", "appropriarsi di qualcosa "). Passato al celtico (irl. praed) e al germ. p ride.

PREDECESSORE

il termine designa colui che ha svolto in precedenza il medesimo incarico di un altro, chi lo ha preceduto nella medesima mansione o comando. Deriva dal latino praedecessor, praedecessoris (composto dalla particella prae "davanti" e decedere "cedere", "ritirarsi", "andare via") "colui che si è tolto davanti per lasciare il suo posto a un altro".

PREDIO

il termine è un latinismo che designa la proprietà fondiaria. Deriva dal latino praes, praedis (composto da prae "innanzi" e vas , vadis " mallevadore") "possesso di ciò che sta innanzi", " terra antistante conquistata", tratto a sua volta dalla stessa radice di pr ehendere "impossessarsi", "catturare" e di praeda " bottino" [di guerra].

PREDOMINARE

il verbo sta a indicare l'azione di prevalere c imporsi su cose o persone. Deriva dall ' unione delle voci latine prae "avanti " e dominare "essere signore", "comandare", "signoreggiare": il significato originario del termine era dunque quello di avere potere, comandare.

PREFETTO

nell' antica Roma ebbero tale titolo alcuni uffic iali che erano investiti di funzion i giurisdi zionali per delega di magistrati superiori: il governatore della città; il comandante generale della guard ia imperi ale; colui che sovrintendeva all'annona; il responsabile dell a 305


PREFIGGERE

cassa militare; il comandante in capo della flotta. Attualmente il prefetto è il rappresentante del governo nella provincia che costituisce la sua giurisdizione. Deriva dal latino praefectus , tratto dal verbo praeficere (composto dalla particella prae "davanti", "innanzi" e facere "fare") "collocare davanti", "preporre", "deputare", "dare il comando".

PREFIGGERE PREFISSO

il verbo prefiggere nel linguaggio corrente definisce lo stabilire, il programmare o il fissare precisi obiettivi da conseguire. n termine prefisso indica le sillabe che si pongono innanzi a un vocabolo per meglio definirne il significato. L'origine di entrambi i termini è nel latino praefigere (composto dalla particellaprae "davanti" efigere "ficcare", "infiggere") "conficcare qualcosa davanti a un 'altra", "configgere innanzi", "porre con forza davanti".

PREMERE

la voce indica l'azione di esercitare una pressione sopra qualcosa. Deriva dal latino premere "calcare", "schiacciare", "calpestare", in cu i si ravvisa la radice indoeuropea spar, pre, presente nel sanscrito sphar "agitare", "calpestare".

PREMESSA PREMETTERE

il termine premessa indica il chiarimento posto all'inizio di una esposizione verbale o scritta. n verbo premettere indica l'anteporre qualcosa per rendere più esplicito un discorso o uno scritto. Entrambi i termini derivano dal latino praemittere (composto dalla particella prae "davanti", "innanzi" e mittere "mandare", "gettare", "scagliare") "lanciare qualcosa davanti", "scagliare innanzi", "mandare avanti".

PREMINENTE PREMINENZA

l'aggettivo preminente qualifica chi possiede una superiorità sugli altri. n sostantivo preminenza definisce ciò che ostenta una superiorità indiscussa e, per estensione, una cosa che sovrasta dimensionalmente il resto dell'ambiente. Entrambi i vocaboli derivano dal latino praeminere (composto dalla particella prae "davanti", "innanzi" e minere, o eminere, "elevarsi") "sopravanzare", co n riferimento al soldato che superava gli altri per valore.

PREMIO

il termine indica un riconoscimento elargito per particolari meriti o benemerenze in campo artistico, culturale e militare. Deriva dal latino praemium, forma contratta di praemium (composto dalla particella prae "davanti", "innanzi" e imere, per emere, " prendere",

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PREMUNiRE

"togliere") "cosa prelevata", "cosa tolta": infatti in origine il premio era tratto dalla preda di guerra per ricompensare i più valorosi.

PREMUNIRE

il verbo indica l'acquisire una preparazione che rende piC1 resistenti alle solleçitazioni fisiche o morali. In passato definiva il riparare o il potenziare le fortificazioni in vista di un possibile attacco nemico. Deriva dal latino praemunire (composto dalla particella prae "davanti", "innanzi" e munire "riparare") "proteggere sul davanti" [le mura, rinforzandole sul lato più esposto all'offesa ossidionale].

PRENDERE

la voce indica l'azione di impossessarsi temporaneamente di qualcosa o qualcuno: viene impiegato frequentemente con il significato di afferrare, catturare, vincolare. Deriva dal latino prehendere, verbo composto dalla particella prae "davanti", "innanzi" e da una radice ariana had-hand, che si trova nel greco khéisomai, da khend somai (cfr. khadano "afferro"), nel latino hedera (hend-era?) "edera" e nel tedesco hand "mano": è evidente il senso di strappare con la forza, di ridurre in proprio potere con la violenza e la costrizione. Dallo stesso verbo prendere deriva la forma sostantivale presa che indica l'occupazione militare, l'espugnazione e la conquista.

PREPOTENTE

l'aggettivo nel linguaggio corrente definisce chi con spirito di sopraffazione ostenta modi altezzosi e minacciosi. Deriva dal latino praepotens, praepotentis (composto dalla particella prae "davanti", "innanzi" e posse "potere") "chi può innanzi" [agli altri], "chi supera" [gli altri in potere], "chi comanda" [dispoticamente].

PRESCINDERE

il verbo definisce il tralasciare ciò che è superfluo o marginale. Deriva dal latino praescindere (composto diprae "davanti" e scindere "fendere") "tagliare davanti", "troncare preliminarmente", "stralciare" . I1 rife1imento originario è ali' azione di separare e scompigliare le formazioni nemiche prima di assalirle.

PRESIDE PRESIDIO

la voce preside designa attualmente il capo di un istituto di istruzione secondaria, mentre in epoca romana il titolo era riservato ai governatori delle province. Presidio è un contingente milìtare di stanza in una guarnigione. Entrambi i vocabol i derivano dal latino praesidere (composto dalla particella prae "davanti" e sedere "stare assiso") "occupare il primo posto" [in una assemblea], "comandare", "difendere" [i cittadini]. 307


PRESSA

PRESSA PRESSARE PRESSIONE PRESSO

la voce pressa designa una macchina capace di esercitare una fortissima pressione per unità di superficie su materiali in lavorazione. Tramùe tale azione, propriamente definita pressare, è possibile realizzare prodotti in serie. Con riferimento all'azione del pressare, tramite l'avvicinamento delle matrici, si comprende anche il significato della preposizione presso, cioè vicino, adiacente. Tutti i vocaboli citati derivano dal lati no premere "schiacciare", "stringere", "opprimere".

PRESTANTE PRESTARE PRESTITO PRESTO

la voce prestante designa l'individuo fis icamente dotato. Il verbo prestare definisce il concedere un prestito, con il significato di cedere temporaneamente qualcosa. L'aggettivo presto è sinonimo di veloce, agile, rapido (se usato come avverbio sta per "in breve tempo", "subito"). Tutti i termini derivano dal verbo latino praestare (composto daJia particella prae •·avanti" e stare "stare") "collocarsi in avanti", posizione che nello schieramento falangistico spettava a chi eccelleva sugli altri in valore e coraggio.

PRETORE PRETORIANO PRETORIO PRETURA

il pretore designa il magistrato con competenza civile e penale di primo grado. Per i Romani, ai primi tempi della Repubblica, era il capo militare per antonomasia. Il pretoriano fu in origine i1 soldato destinato a proteggere il pretore. Il pretorio era il luogo dove risiedeva il pretore e dove erano custodite le aquile delle legioni. Pretura è la sede del pretore, ovvero l'edificio dove il magistrato amministra la giustizia. Tutti i termini derivano dal latino praeire (composto dalla particella prae "avanti·' e ire "andare") " marciare avanti", "camminare avanti", privi legio dei combattenti più valorosi e intrepidi.

PREVALERE

il verbo esprime l'azione di imporsi affermando la propria autorità. Deriva dal latino praevalere (composto daJia particella prae ··avanti" e valere "avere forza") "primeggiare·', "essere più forte degli altri", "essere in prima linea".

PRIGIONE PRIGIONIA PRIGIONIERO

la voce prigione designa il luogo in cui si sconta una condanna. Prigionia è la condizione del prigioniero, ossia di chi è privato della libertà. Storicamente i termini stanno a indicare la detenzione dei soldati catturati nel corso di operazioni militari e reclusi in appositi campi per l'intera durata del conflitto. La comune derivazione è da ricercare nel latino prelzendere "catturare".

308


PRINCIPE

PRINCIPE

il termine de ig na il fi gl io pri mogenito de l monarca, cui spetta ereditariamente il trono (del titolo in realtà si fregiano ancora tutti i membri dell a fami glia reale). Deriva dal latino princeps (composto daprimus " primo" e capere " prendere") "chi tiene il primo posto". "capo", "comandante".

PROBLEMA

il termine nel ling uaggio comune si riferisce a un quesito, per lo più di rilevante complessità, che necessita di una soluzio ne. Deri va dal greco pr6blema (da proballo "getto avanti '~) "ciò che si scaglia davanti". con ri ferime nto alle posizioni di avang uardia ass un te dalle truppe di assalto.

PROCEDERE PROCESSIONE PROCESSO

il verbo procedere definisce letteralmente l'andare avanti , con una valenza più cronologica che spaziale. La voce processione designa la cerimonia liturgica. n processo si riferisce a un 'azione giudiziaria o a una sequenza di azioni che determinano il verificarsi di un fenomeno. I termini derivano dal latino procedere (composto dalla particella pro "davanti" e cedere "avanzare") "andare o venire avanti", con riferimento al movimento delle truppe nelle fasi del combattimento.

PROCINTO

la voce, unita alla proposizione i11, indica l' imminenza di un'azione o di un evento. Deri va dal latino pro-cinctus (composto dalla parti cella pro "davanti" e cingere "allacciare") "cinto davanti" : è evidente l'originario riferimento al soldato che, prima di dare inizio al combattimento, indossava gli occorrenti eq uipaggiamenti (cinturone, corazza ed e lmo) e imbracciava l'armamento individuale.

PRODE PRODEZZA

PROGETTO PROIETTARE PROIETTO

prode defini sce c hi è valoroso. leale e generoso. Prodezza è sin oni mo di coragg io, gene ros ità, a ud ac ia e s prezzo del pe ri c o lo . Entrambi i vocaboli deri vano dal verbo latino prodeo (composto da ll a particell a pro "avanti " ed eo "vado") "cammino ava nti a tutti", " procedo oltre" [l'ostacolo] . il progetto designa il complesso degli elaborati tecnici da i quali è possibile ricavare le caratteristiche di una real izzazione o procedura. Il verbo proiettare definisce: l'azione di lanciare qualcosa con violenza; il lanciare sullo schermo, mediante un fascio di luce, le immagini impresse su una pellico la. Proietto (proiettile se sparato da un 'arma di piccolo calibro) è l'oggetto espulso dalla bocca da fuoco per effetto dell 'esplosione di una carica. I termini derivano dal tardo 309


PROPELLENTE

latino proiectare (composto dalla particella pro "avanti" e iacere "scagliare") "gettare avanti" [una palla o un colpo d'arma da fuoco].

PROPELLENTE

propellente è una miscela di composti chimici capace di dare origine a una reazione di ossidazione esotermjca. La voce propulsione designa l'azione che fornisce a un corpo l'energia necessaria al suo mov imento. I termini derivano dal latino prop ellere (composto dalla particell a pro "avanti" e p elle re "spingere") "sospingere", "costringere ad avanzare".

PROPUGNARE

il verbo designa: il sostenere energicamente qualcuno o qualcosa; il dichiararsi, con vigore e coraggio, favorevoli a una tesi. Deriva dal verbo latino propugnare (composto dalla particella pro, col senso di "in favore", e pugnare "combattere") "battersi per qualcosa", "difendere combattendo".

PROROMPERE

il verbo indica l'improvviso manifestarsi ai un'azione e l'uscire fuori con impeto. Deriva dal lati no prorumpere (composto dalla particella pro "davanti" e rumpere "abbattere") "buttare giù", "demolire", "distruggere", "annientare" [ogni resistenza].

PROSTRARE

il verbo nel linguaggio comune viene impiegato per: indicare l'azione di umiliare e adorare, genuflettendosi; abbattere con violenza qualcosa o qualcuno fino all'annientamento. De1iva dal latino prostrare, dal p. pr. di sternere, prosternere (composto dalla particella pro "davanti" e sternere "stendere") "gettare a terra", "annientare".

PROTEGGERE

il verbo definisce l'azione di difendere chi è più debole. Deriva dal latino protegere (composto dalla particella pro "avanti" e tegere "coprire") "riparare dalle offese". È evidente il riferimento all'arma come mezzo di difesa contro l'aggressione nemica.

PROTERVO

l'aggettivo qualifica chi ostenta un atteggiamento altero, superbo e arrogante. Deriva dal latino protervus, tratto dal verbo protero (composto dalla partice1la pro "avanti" e tero "calpesto") "percuoto", "anniento", "distruggo" [ciò che si trova davanti].

PROVINCIA

il termine designa una circoscrizione amministrativa del territorio dello Stato. Deriva dal latino provincia (composto da pro, col senso di "a favore di", e vincere " piegare") "vincere a favore di".

3 10


PROVVIG IONE

È implicita nel fonema latino la finalità di conquista a beneficio dei vinti. Più convincente è la derivazione da Provenza, nome della prima provincia.

PROVVIGIONE

il termine storicamente designa l'insieme dei rifornimenti destinati a un acquartieramento militare. Deriva dal latino provisio-onis (composto dalla particella pro "avanti" e videre "vedere") "provvedimento anticipato" [volto ad approvvigionare .le truppe in guarnigione, in esercitazione, in combattimento].

PUDICO PUDORE

l'aggettivo pudico qualifica chi tiene un comportamento riservato. Il sostantivo pudore designa il naturale sentimento di riserbo per quanto riguarda la sfera sessuale. Entrambi i termini derivano dal latino pudicus da pudere "aver vergogna". Il significato originario dei termini era dunque connesso con il sentimento di aver paura e con la rerutenza all'ostentazione di fronte a un pericolo incombente.

PUGNALE PUGNARE PUGNO

pugnale è la nota arma bianca costituita da una impugnatura e da una corta lama appuntita e a doppio filo. ll verbo pugnare definisce l'azione del combattere. Pugno indica la mano chiusa e, in particolare, il colpo inferto dalla stessa (con le djta piegate e serrate sulla palma). I termini derivano dal lati no pugnus , tratto dal greco pjknos "unito", "compatto", "serrato saldamente".

PUNGERE PUNTELLO

entrambi i vocabol i d eri vano dal latino pungere "penetrare", "trafiggere". Il puntello è una grossa trave di sostegno e richiama l'antico corpo di fabbrica tipico dell'architettura militare medievale, terminante a spigolo acuto.

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Q QUADRIGLIA

la quadriglia è una danza, nata in Francia fra il 1700 e il 1800, eseguita da quattro coppie secondo precise figure. n termine è però più antico essendo la deformazione del francese quadrille (spago. cudrilla) "piccola squadra", "squadriglia", ovvero una formazione di quattro cavalieri che combattevano uniti nel torneo, senza mai confondersi in frotte. Formavano una quadriglia anche quattro soldati (con arma ad avancarica) che si atterravano per dare continuità al fuoco di squadra.

QUERELA QUERIMONIA QUERULO

la voce querela designa una denuncia presentata da persona danneggiata od offesa per un reato non perseguibile d'ufficio. Il sostantivo querimonia è il lamento e, più esattamente, il pianto monotono e incessante. L'aggettivo querulo qualifica una persona pronta a lagnarsi per qualsiasi ragione e in qualsiasi circostanza. I termini derivano dal verbo latino queri "lamentarsi", azione tipica degli sconfttti e dei vinti tratti in schiavitù.

QUINTA NA

nel medioevo il termine indicava una gara nel co rso della quale i cavalieri si cimentavano, a spron battuto, cercando di colpire con la lancia lo scudo imbracciato da un fantocc io. In caso di successo, essendo il fantoccio in grado di ruotare e avendo nell'altro braccio una mazza, occorreva essere abbastanza agili da schivarne la micidiale percossa. 11 nome della gara fu tratto dal latino quintanus "che si riferisce al numero cinque": la ragione sembra doversi rintracciare nella denominazione della via trasversale dell'accampamento romano che correva tra le tende delle due legioni, in modo da separare il quinto dal sesto manipolo e la quinta dalla sesta turma; poiché tale strada era abbastanza ampia, in essa spesso i legionari erano soliti addestrarsi all'uso delle armi e vendere il loro bottino di guerra. 3 13


R RABBIA

il termine sta a indicare: la malattia infettiva di origine virale trasmessa all'uomo dal morso del cane; una forte irritazione emotiva; una crisi di nervi caratterizzata da attacchi di esasperato furore. Deriva dal latino rabia per il eia s. rabies '·furore", "furia" [del combattimento].

RAFFARE RAFFICA RAFFIO

il verbo raffare è arcaico e desueto, al contrario del suo derivato arraffare [v.]. La raffica, entrata nel linguaggio corrente per designare una scarica di colpi sparati in serrata successione da un'arma automatica, deve tale denominazione alla sua somigbanza, per rapidità e violenza, a una improvvisa e impetuosa folata di vento, così chiamata perché, giungendo senza alcun preavviso, portava

via tutti gli oggetti leggeri presenti sul suo percorso. Il raffio designa un'asta di legno, munita all 'estremità di un uncino di feiTO, impiegata, soprattutto dai nocchieri della marina, per le operazioni di attracco. I vocaboli derivano dall'antico a lto tedesco hraffòn (ted. raffen ) "tirare a sé con vio lenza", "ghermire", "uncinare", tratto a sua volta dalla radice raff, rapp.

RAGLIARE

il verbo defini sce il caratteristico verso emesso dagli asini e, per estensione, si impiega figuratamente col senso di pronunciare stupidità. Deriva dal latino *ragulare che richiama *bragulare, tratto da una radice celti ca brag "fare clamore", "fare rumore", "gridare", con espl icito riferimento all 'mio di guerra emesso al momento dell'assalto.

RAMPA RAMPANTE RAMPICANTE RAMPINO RAMPOGNA RAMPONE

la rampa è un breve percorso a forte pendenza realizzato per consentire di superare un dislivello. Rarnpante è l'aggettivo che quali fica i quadrupedi che si arrampicano su un tronco o su una roccia, aiutandosi con le zampe anteriori e assumendo perciò una posizione quasi verticale. Rampicante è l'aggettivo che qualifica le piante capaci di avvincers i a qualsiasi struttura verticale. Il 315


RANCIO

rampino è un arnese a forma di piccolo uncino, impiegato per appendere o per afferrare. La rampogna è un rimprovero aspro, con l'intento di colpire e offendere. Rampone, infine, oltre a essere genericamente un arnese munito di uncino, è per antonomasia la fiocina con la quale i balenieri arpionavano i grossi cetacei. I termini derivano dalla rad ice german ica rampa "afferrare", "arpionare", "strappare", "ghermire", voci che descrivono l'azione di catturare, ferire o uccidere mediante l' impiego dell'arpione, della zagagl ia o delJ 'asta uncinata.

RANCIO

il termine rancio appartiene al gergo militare e indica il pasto principale del soldato. Deriva dallo spagnolo rancho "camerata dei soldati".

RANGO

il termine defini sce il posto occupato, da un singolo individuo, da una famiglia o da una istituzione, nell'ambito di un contesto sociale, economico o cu lturale. Deriva dal fr. rang, che viene da1l'antico alto tedesco hring "cerchio", "recinto", tratto a sua volta dal verbo hringan "disporsi in cerchio": è evidente il riferimento allo schieramento dei guerrieri nel corso delle adunanze. La stessa etimologia ha anche ring, il recinto quadrato nel quale si svolgono gli incontri di pugilato.

RAPACE

l'aggettivo rapace definisce chi è spinto da un fortissimo desiderio di impossessarsi degli altrui beni, avvalendosi de11a frode e della violenza. In zoologia il vocabolo diviene sostantivo e indica tutti gli uccelli, notturni o diurni, che si cibano di animali vivi. Deriva dal latino rapax-acis da rapere "portar yia con violenza", tratto a sua volta dalla radice indoeuropea rep "prendere con la forza", "catturare con violenza". Alla stessa etimologia risalgono pure i termini itali ani rapire, rapido e rapina, che derivano rispettivamente dal latino rapere "rapire", rapidus "chi cattura velocemente" e rapina "l'atto di portar via con violenza''.

RAPPRESAGLIA

nel diritto internazionale la rappresaglia è la misura coercitiva presa da uno Stato nei confronti di un altro come reazione a un illecito. Più in generale il termine designa la ritorsione violenta che il più forte esercita sul più debole (ti pico il caso di una forza militare di occupazione per vendicare un 'offesa o un danno patito). Deriva dal latino mediev. presa "seq uestro", da cui represalia (reprehen-

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RASSEGNA

salia ), termine formato su reprehensus, participio passato di repreh endere " riprendere" , "catturare di nuovo", " impossessarsi di nuovo" (cfr. fr. represailles).

RASSEGNA RASSEGNARE RASSEGNAZIONE

la voce rassegna indica: la presentazione di formazion i militari schierate prima di una parata; l'enumerazione ordinata di dati integrati con osservazion i e giudizi. TI verbo rassegnare nel linguaggio burocratico sta per rinunciare, per dimettersi , mentre in quello corrente definisce l'adattarsi all'altrui volontà, il SQttostare a una sventura o l'accettare un lutto. La rassegnazione, considerata una virttl. è lo stato d'animo di chi accetta una realtà dolorosa. La comune origine è nel latino resignare (composto dalla particella re "indietro" e signare "segnare", "suggellare") "rompere i sigilli", " li berare", "sciogliere". Dal significato del verbo latino scaturì l'accezione italiana passare in rassegna.

RASTRELLIERA RASTRELLO

la rastrelliera è una sorta di erpice senza manico fi ssato orizzontalmente al muro soprastante la greppia: in essa è posto il fieno che l'animale può liberamente strappare per nutrirsi. È anche una struttura in legno sulla quale, lungo apposite scalanature, vengono allocate le armi bianche in asta o quelle da fuoco. Il rastrello è l'attrezzo metallico, costituito da una serie di acuminati denti in ferro (detti rebbi), applicato a un 'asta di legno. L' arnese, oltre che essere adibito alla raccolta del fieno, ha costituito in passato una terribile arma utilizzata neiJe rivolte popolari. Il termine indica anche lo steccato posto dinanzi alle porte delle fortezze e, nella Marina Militare, il sistema di sagole, collegate in forma quasi di scala, che serve a stendere al sole la biancheria lavata dell 'equipaggio. Quest' ultimo vocabolo deriva dal latino rastellus, diminutivo di raster, o rastrum, con l'epentesi di-r-, tratto dalla stessa radice di rasus, participio passato di radere "raschiare", "rasare".

RAZZIA

il termine designa una scorreria armata compiuta a scopo di saccheggio. Storicamente indicava la spedi z ione di guerra che i musulmani compivano contro i non credenti. Deriva dall 'arabo algerino grhaziah "spedizione di guerra co ntro gli infedeli", '"incursione'·, "scorreria".

RAZZO

il razzo, prima di essere un propulsore a getto in grado di fornire una rilevante spinta per reazione, è stato un fuoco d'artificio, una 317


RE

delle prime utilizzazioni della polvere pirica. Deriva dal latino radius "raggio" [con scia luminosa]. RE

la voce indica il titolo del capo assoluto che regge uno Stato a regime monarchlco. Deriva dal latino rex, regis, tratto dal verbo regere "governare", "comandare". Alla stessa voce si farebbe risalire anche il vocabolo ricco, che viene dal long. rikhi "potente".

RECEDERE RE CESSO

il verbo recedere definisce il rinunciare, il ritirarsi e, persino, lo scomparire. La voce recesso designa un rifugio segreto e difficilmente raggiungibile. Entrambi i termini derivano dal verbo latino recedere (composto dalla particella re "indietro" e cedere "ritornare indietro") "ritirarsi" [per evitare la cattura].

RECIDERE

il verbo significa letteralmente troncare con un taglio netto, mozzare senza tentennamenti. Deriva dal latino recidere, participio passato recisus, composto dalla particella re, cori senso intensivo, e caedere "tagliare", "stroncare", "amputare".

RECLUTA RECLUTARE

il termine recluta indica il soldato appena arruolato o, più in generale, il neofita di una disciplina o di una attività. ll verbo reclutare definisce l'azione di arruolare i soldati e, per estensione, di ingaggiare lavoratori. I termini derivano dal francese recruter, verbo formatosi nel XVII secolo sulla voce recrue "soldato dell ' ultima leva", "ricrescita'' [del reggimento].

RECRUDESCENZA

il termine designa l'improvviso riattivarsi o aggravarsi di qualcosa che sembrava in via di esaurimento. Deriva dal latino recrudescere (composto dalla particella re, col senso di "nuovamente", e crudescere "incrudelire") "divenire più aspro", "diven ire più violento".

REDENTO

l'aggettivo indica chi si è riscattato o chi è stato liberato da una condizione di asservimento fisico o morale. Deriva dal latino redemptus , p. p. di redimere , "acquistare di nuovo", "pagare il riscatto", procedura che si applicava per liberare i prigionieri catturati dal nemico.

REFRATTARIO

il termine definisce sia il materiale resistente all'azione del fuoco, ovvero con punto di fusione notevolmente elevato, sia una persona

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REGGERE

insensibile ai normali stimoli e motivi. Deriva dal latino refractarius , dal verbo refringere " rintuzzare", "ribattere", "resistere agli ordini de lle autorità"; in passato si etic he ttava con il voca bo lo refrattario chi si sottraeva aJla leva militare.

REGGERE REGGIMENTO REGIME REGIONE REGNO

il verbo reggere indica: l'azione di sostenere qualcosa pe r impedire che cada; que lla di governare e di comandare; in senso fi gurato, di resistere, di essere in grado di sopportare una forte soll ecitazione. La voce reggimento designa: un ' unità ordinati va de ll 'eserc ito; il governo di uno Stato. Il regime è una forma di governo a forte connotazione ideologica, spesso caratterizzata dall a soppressione della libertà. La regione rappresenta una suddi visione territori ale e amministrativa dello Stato, che tiene conto de lle caratteristic he geografiche e sociali de] territorio e degli abitanti. li regno è uno Stato monarchico retto da un sovrano. I termini e lencati risalgono al verbo latino regere " reggere", "guidare", "governare" .

REIETTO

l'aggettivo reietto qualifica la persona oggetto di disprezzo e di rifiuto. Deriva dal latino reiectus, da reicere (composto dalla particella re " indietro" e iacere "gettare") "scagliare indietro", "rigettare".

REPELLERE REPULSIONE

il verbo repellere indica l'azione di respingere qu alcosa o qualcuno. Il sostanti vo repulsione de finisce il moti vo, o pit~ correntemente la forza, per c ui due corpi si respingono, da cui anche il suo signific ato di avversione. Tanto il verbo quanto il sostanti vo de ri vano dal latino repellere (composto dalla particella re " indietro" e pellere "spingere") "spostare indietro", " respingere" [un attacco ne mi co ].

REPRIMERE REPRESSIONE

il verbo reprimere definisce l'annientare con la forza il dilagare di un fenome no criminale . La voce repressione indica l'azione di stroncare una mani festazione di protesta o delinquenzia le: in particolare il termine si impiega per stigmati zzare la soffocazione di ogni richiesta popolare operata dai regimi totalitari. Entrambi i vocaboli derivano dal verbo latino reprimere (composto da lla particella re "indietro" e premere "schiacciare") "pre mere alle spa lle"', "contrastare il nemico" [affinché possa non pi ù nuocere].

RESA

in ambito bellico la resa è la volontaria cessazione di ogrni resistenza da parte di uno dei contendenti. In ambito civile la paro la definì 319


RESCINDERE

sce la restituzione di un bene. Deriva dal latino reddere (composto dalla particella re "indietro", "di nuovo" e dare "dare'•) "restituire", "dare in possesso", significato quest'ultimo che si attaglia all'arrendersi al nemico.

RESCINDERE

il verbo, sebbene letteralmente designi l'azione di lacerare, strappare, è in uso nel linguaggio giuridico con il significato di annullare, abolire. Deriva dal latino rescindere "lacerare con violenza", "strappare con brutalità", tratto dal greco schizein "fendere", "spaccare".

RESECARE RISICARE

il verbo resecare definisce in chirurgia l'azione di recidere, amputare; il suo stretto derivato risicare indica il risparmiare o lo scarseggiare. Deriva dal latino resecare (composto dalla particella re, con valore intensivo, e secare "fendere") "tagliare senza pietà e con violenza", "tagliare senza tentennamenti".

RESISTENZA RESISTERE

la resistenza designa: la lotta almata sosten uta dalle formazioni partigiane contro le truppe naziste che occupavano l' Italia; l'opposizione con le armi alla forza di un invasore; un circuito elettrico che serve a ostacolare la circolazione della corrente; l'attitudine di un corpo, di una struttura, di un individuo o di una istituzione a opporsi alle forze disgreganti o distruttive. Deriva dal latino resistere (composto dalla particella re "indietro" esistere "fermarsi") "stare saldamente fermi", "non indietreggiare in alcun modo" [dinanzi al nemico].

RETROCEDERE

il verbo defmisce: il muoversi all'indietro; l'azione del rinunciare. Deriva dal latino retrocedere (composto da retro "indietro" e cedere "ritirarsi", "camminare") "andare all'indietro", "tornare sui propri passi", "indietreggiare" [di fronte al nemico].

RIBATTERE

il verbo definisce: il ripetere e reiterare nel tempo un'azione; il battere con un apposito utensile; il riaffermare e sostenere con forza un concetto. Deriva dall'unione della particella ri, per re, col senso di "nuovamente", e batuere "percuotere", "travaglìare", "danneggiare".

RIBELLE RIBELLIONE

la voce ribelle indica, in funzione sostantivale, chi promuove o partecipa attivamente a una rivolta armata contro l'autorità costituita, ovvero chi prende parte a una ribellione. In funzione aggetti-

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RffiUTTARE

vale designa un individuo che non sopporta alcuna soggezione o costrizione. I termini derivano dal latino ribellis , deverbale rebellio-onis da rebellare (composto dalla particella re , col senso di "nuovamente", e bellum "guerra") "riprendere a combattere", "combattere di nuovo". RIBUTTARE

il verbo definisce l'azione di buttare fuori, scacciare, respingere con forza un'idea, un proposito. Risulta composto dalla particella ri, per re, con valore iterativo, e dal verbo buttare "sp~gere indietro con la forza", "urtare costringendo a indietreggiare" [il nemico].

RICOVERARE

il verbo indica: l'azione di portare un infermo in ospedale; il dare rifugio agli scampati a un evento catastrofico o a profughi fuggiti da zone di guerra. Deriva dal latino recuperare.

RICUPERARE

la voce, che designa il trarre in salvo oggetti o beni materiali, viene dal latino recuperare (composto dalla particella re, con il senso di "nuovamente", e da un derivato di capere "prendere") "prendere nuovamente". Presso i romani il verbo veniva impiegato per designare l'azione di conquista di una città.

RICUSARE

la voce indica l'azione di rifiutare qualcosa. Deriva dal latino recusare (composto dalla particella re "indietro" e da un denominativo di causa ) "respingere", "costringere a ritirarsi" [un aggressore].

RIDOTTO RIDURRE

il termine ridotto, in funzione aggettivale, qualifica una cosa diminuita e contratta, con dimensioni inferiori al normale. In funzioi)e sostantivale, indica un luogo di riunione e, anticamente, designava le botteghe dei mercanti delle Repubbliche marinare (al femminile denota un'opera fortificata isolata e di minore importanza). La voce ridurre viene impiegata per indicare l'azione di limitare, rendere più piccolo, costringere, ricondurre. I termini derivano dal latino reducere (composto dalla particella re "indietro" e ducere "condurre") "far tornare", "far ritirare", "restringere" [il ten·itorio conquistato per incrementarne la difendibilità].

RIFFA

la riffa è una sorta di lotteria privata; un'azione violenta e prepotente. Il termine, presente nello spagnolo, nel portoghese e nel catalano rifa , deriva forse dal long. rifa, hrifa , bavarese rìffen "prendere con violenza", "ghermire", "afferrare". 321


RIFRANGERE

RIFRANGERE RIFRAZIONE

il verbo rifrangere definisce il fenomeno della rifrazione, ossia la deviazione che i raggi luminosi subiscono passando attraverso ]a superficie che separa due mezzi di diversa densità. Grazie a tale fenomeno, è stato possibile costruire tutte le apparecchiature a lenti ottiche, dal semplice occhiaie al telescopio, alla macchina fotografica e alla videocamera. Entrambi i termini derivano dal latino refrangere rideterminato da refringere "rompere", "abbattere", spezzare all 'indietro", "rintuzzare" [un attacco nemico].

RIGETTARE

il verbo deflUisce il rifiutare con disprezzo e ostilità una proposta, un'opinione o un'idea. Risulta composto dalla particella ri, per re, "di nuovo", e gettare "scagliare", "lanciare": il significato originario della voce era quello di lanciare di nuovo, scagliare all'indietro, respingere [un avversario].

RIMBOMBARE

la voce definisce il propagarsi e il riecheggiare di un suono cupo e intenso. Deriva dal latino bombo "rimbomb-o" [cfr. bomba (v.)].

RINCULARE

il verbo definisce un brusco arretramento della parte posteriore di un'arma da fuoco dopo lo sparo. Risulta composto dal latino ri , per re, con senso rafforzativo, e culus "deretano", "parte posteriore".

RINGHIERA

il termine deriva da arringo, il campo recintato dove si svolgevano i tornei militari e, più tardi, il luogo dove i cittadini si riunivano e insorgevano contro i feudatari. Col tempo ringhiera firn con l' indicare il parapetto, il bordo degli sporti e degli aggetti delle costruzioni.

RINTUZZARE

il termine definisce il ridurre all'impotenza una forza ostile, anche quando questa sia rappresentata semplicemente da un ' idea. Risulta composto dalla particella latina ri , per re, con senso Ìlntensivo, e *tuditare "spingere" (da tundere): il sign ificato originario della parola era quello di cacciare dentro con violenza, far rientrare con la forza, costringere a ritirarsi verso l'interno. Da un onomatopeico *tozz- (tozzare, cozzare) da avvicinare a tocco .

RIOTTARE RIOTTOSO

il verbo riattare defrnisce il contendere, il litigare. D termine riottoso qualifica l' individuo litigioso, sempre pronto alla rissa e alla zuffa. Entrambi i vocabou traggono origine dal fr. ant. rihoter, riotte "scuotersi", "scrollarsi con furore". Di incerta etimologia, la voce giunse in Italia con le invasioni germaniche.

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RIPICCA

RIPICCA

nel linguaggio corrente il termine indica un dispetto compiuto in segno di rivalsa e di puntigliosa riaffermazione del proprio punto di vista. Deriva dal verbo piccare [v.], con prefisso ri, per re, in funzione rafforzativa: il significato letterale era pertanto quello di colpire ripetutamente con una picca, nell 'intento di ferire, uccidere.

RIPUGNARE

il verbo designa: il provare una forte avversione emotiva sul piano fisico e morale; il rifiutare e il contrastare in modo adeguato le opinioni degli altri. Deriva dal latino repugnare (compo~to dalla particella re "di nuovo" e pugnare "combattere") "contendere con la forza".

RISCATTARE

il verbo indica: il liberare qualcuno mediante il versamento di danaro; il redimere dal peccato; il vendicarsi di un torto; l'estinguere gli obblighi di un contratto. Deriva dal basso latino re-ex-captare (composto da re "indietro", ex "di" e captare "prendere") "recuperare", "ricomprare". L'origine del termine è in stretta correlazione con le procedure un tempo adottate per la liberazione dei prigionieri di guerra e degli schiavi.

RISCOSSA RISCUOTERE

la voce riscossa indica la riconqu ista di un territorio occupato dal nemico o il riappropriarsi dei diritti perdu ti. n verbo riscuotere sta a indicare il ritirare denaro e l' incassare proventi. Riscossa è departicipiale di riscuotere, che scaturisce dall ' unione della particella latina re, in funzione rafforzativa, e del verbo excutio (composto da ex e quatio "scuoto") "scagli o" [dardi] , "respingo", "tolgo", "prendo con violenza".

RISSA

la rissa è una volgare zuffa alla quale partecipano più persone. Non di rado il termine è impiegato per indicare una polemica dai toni particolarmente aspri. Deriva dal latino ri.xa "rissa", lotta", "combattimento", deverbale di rixare (cfr. il gr. eréiko "scuoto").

RIVERBERARE

il verbo definisce generalmente il riflettersi della luce su di una superficie. Deriva dal latino reverberare (composto dalla particella re "di nuovo" e verberare "percuotere con una verga"): il significato originario della voce era pertanto quello di colpire ripetutamente con una frusta.

ROBA

il termine designa qualsiasi oggetto avente valore economico. Il vocabolo, presente nel francese robe, nello spagnolo ropa, nel por323


ROBUSTO

toghese roupa, deriva dal basso latino rauba, tratto a sua volta dal germanico ruob, raup "spoglia", "preda di guerra", " bottino".

ROBUSTO

l'aggettivo quali fic a oggetti o strutture caratterizzati da notevole solidi tà e resistenza. Comunemente è imp iegato per designre una persona di costituzione forte e ben sviluppata. Deriva dal latino robustus "forte", "duro", "saldo", tratto da un pi ù antico robur "legno duro", "rovere", "quercia". Fu proprio la durezza del legno a configurare il profilo ideale del guerriero.

ROCCA

il termine costituisce abbreviazione di roccaforte, la massiccia fortificazione apprutenente alla tipologia di costruzioni difensive erette fra il XIV e il XVI secolo. Tuttavia il vocabolo è di gran lunga più antico, comparendo già nell ' Vili secolo in un codice in latino con la voce rocca. n vocabolo quindi origi nariamente designava un ammasso di rocce formanti una balza scoscesa e inaccessibile, la cui cima costituiva una fortezza imprendibite.

ROCCO

il termine, che dà origine alla voce verbale arroccare, deriva dal persiano roh, indicante il cammelJo sulla cui groppa m ontavano due arcieri: una sorta di dispositivo mobile in grado di spostarsi rapidamente da un punto all' altro del terreno. Il concetto tattico ispirò l'antica tecnica di simulazione del combattimento, rappresentata dal gioco degli scacchi.

RONDA

il termine designa: il servizio armato svolto da più militari a scopo di vigilanza mobile notturna; il camminamento praticato sul fossato o sulla sommità dell e cortine di una fo rtificazione militare. L' andamento continuo e circolare del camminamento diede origine alla locuzione giro di ronda. Deriva dal francese ronde. femm inile di rond " rotondo", voce tratta dal latino rotundus, da rotare "muoversi circolarmente", "girare".

RUDERE

il termine rievoca gli avanzi architettonici dell 'antica R oma e le macerie dei suoi edifici. Sta anche a designare ciò che sopravv ive in forma decaduta e degradata. Deri va dal lati no rudera "pietre s minu zzate", " rottami", tratto dal verbo ruere "distruggere", "smantell are", "rovinare".

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s SACCOMANNI

nel medioevo e nel rinascimento ebbero tale nome tutti gli addetti ai servizi logistici degli eserciti, gli uomini incaricati del trasporto dei bagagli e delle salmerie. In seguito la voce definì i soldati che, inviati a procacciare il foraggio e i viveri, ricorrevano spesso al saccheggio da veri predoni e briganti. Deriva dal basso latino saccomannus , tratto dal germani co sackman , "uomo dal sacco", "uomo addetto al trasporto dei sacchi".

SAETTA SAGACE SAGITTARIO

la voce saetta nel linguaggio corrente è sinonimo di fulmine: l'equivalenza scaturì dal fatto cbe la freccia era l'unico mezzo veloce paragonabi le alla folgore. Il vocabolo deriva dal latino sagitta "freccia", "dardo", da cui sagittarius "arciere", "colui che scaglia le frecce" . Nella milizia greca il sagittario, a differenza dell'arciere, non scagliava i dardi con l'arco ma con la mano. In seguito fu dato tale nome a una costell azione raffiguran te un centauro che tende l'arco. Sagittario deriva dal latino sagitta "cosa che penetra", tratto da una radice sag-sak "attaccare", "configgere", " penetrare" . D alla stessa radice deriva pure il verbo latino sagire "fiu tare", "percepire", "penetrare col fiuto", da cui sagus "indovino", "presago" e sagax "sagace", "chi ha grandi intuizioni" [e riesce a penetrare gli eventi].

SAGO SAIO

il termine sago sta a indicare la corta mantellina, di ormgine gallica, adottata dai legionari romani col nome di sagum gregale. Il vocabolo, pur derivando dal latino sagum, già in greco sag6s, trae origine dal celtico segan "mantello", risalente alla radice sag "attaccare", da cui anche l' armeno saè "vestito", "abito". Da sagum scaturisce anche saio, la tunica dei monaci realizzata con un ruvido panno. 325


SALARIO

SALARIO

la voce designa nel linguaggio corrente la retribuzione del lavoratore dipendente. Presente nel francese salaire e nell'inglese salary, il termine deriva dal latino salarium, tratto da sal "sale", "razione di sale". Il significato si comprende meglio precisando che, in età arcaica, ai magistrati, e soprattutto ai militari romani, veniva corrisposta quale compenso, oltre al grano, al vino e all'olio; una certa quantità di sale, genere di gran lunga più prezioso in quanto di difficile approvvigionamento. Non a caso la strada impiegata per trasportare il sale a Roma venne denominata Sa/aria. In epoca successiva, quando i compensi vennero corrisposti esclusivamente in denaro e la distribuzione dei beni fu meglio organizzata, la paga continuò a chiamarsi sempre nella stessa maniera, rievocando la somministrazione del bene di maggior pregio.

SALDARE SALDO SOLDO

il verbo saldare definisce l'azione di congiungere fra loro, tramite parziale fusione, due o più pezzi di metallo in modo da ricavarne un unico elemento. Per analogia definisce-pure l'operazione che porta a pareggiare le cifre del bilancio. Deriva dal latino solidare, tratto a sua volta da solidus "compatto", "duro", "fermo", da cui, per contrazione, l'italiano saldo. La voce latina solidus si trasformò in breve in sol'dus per indicare una moneta d'oro e poi d'argento, il soldo. Poiché con tali monete venivano pagati i militari, questi ultimi con l'andar del tempo furono chiamati as-soldati e, per aferesi, soldati [v.].

SALSICCIA

il termine nel parlato quotidiano sta a indicare il gustoso insaccato composto di carne suina o bovina. Per analogia formale, agli inizi dell'età moderna, finì con il designare anche una sorta di lunga tasca riempita di polvere pirica, utilizzata come miccia per mine e brulotti. Il vocabolo deriva dal tardo latino salsicia, n. pl. di salsicius, (composto da sals(us ) "salato" e insicia "carne tagliuzzata") "carne fatta a pezzettini e salata".

SALVA SALVAGUARDIA

il termine designa: il saluto militare compiuto tramite una scarica simultanea di molte armi da fuoco; lo sparo sincronizzato di numerosi pezzi d'artiglieria contro un unico bersaglio; lo sgancio di un grappolo di bombe d'aereo. Deriva dal latino salvare "star bene", "salvare", da salvus (sanscr. sarva) "integro". La salvaguardia è la scrupolosa e attiva protezione di un bene, di una risorsa, di una struttura: il suo significato originario è quello di guardia [v.] che salva.

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SANGIACCATO

SANGIACCATO SANGIACCO

l' immenso impero ottomano, in materia di ammi nistrazione territoriale, adottò una suddivi sione sosta nzialmente riproducente quella delle province romane: ciascuna di esse ebbe iii nome di sangiaccato e il suo governatore di sangiacco. I termi ni derivano dal voca~olo turco sangiàq, che letteralmente significa "stendardo", "insegna militare".

SANO

l'aggettivo nel linguaggio corrente definisce un individuo in perfetta condizione fisica. Per ovvia correlazione, il termine si adopera anche quale sinonimo di illeso (nota la locuzione sano e salvo). Deriva dal latino sanus, in greco saos "incolume", da cui il verbo sa6o "io scampo", "io conduco in sicurezza" [sanscr. sa'hy-as "forte", "vigoroso" e sakàm "ho forza per resistere" (agli attacchi nemici)].

SATANA

nella religione cristiana Satana è la personificazione del male, il maligno per antonomasia che ostacola l'azione salvifica di Cristo. È interessante osservare che il famoso detto dantesco pape Satan altro non è che la toscanizzazione dell 'arabo bab Suitan "porta di Satana", ulteriore conferma dell'origine orientale del nome. Deriva

dal latino satnn, tratto a sua volta dal greco satan, che viene dall'ebraico satàn "nemico", "avversario", "oppositore", "accusatore", risalente alla radice verbale formata dall a sintes i di s in e teth " perseguitare". Fu solo dopo la cattività babilonese, forse sotto l' influsso della teologia di Zoroastro, che gl i Ebrei mutarono il ruolo di Satana da quello di accusatore-persecutore a maligno tentatore. SATELLITE

il termine defmisce un corpo naturale o artificiale che ruota intorno a un pianeta. Deriva dal latino satelles, satellitis, in cui si ravvisa la radice sat, dalla quale è tratto anche il gotico gasintha, l'antico alto tedesco gisindi, il moderno gisinde, dove sindi sta per "compagno di viaggio", "gente del seguito" e, prima ancora, "guardia dei principe". Per i Romani il vocabolo ebbe una valenza dispregiativa, designando lo sgherro incaricato di dare attuazione alle prepotenze dei sovrano. Solo in seguito la voce fu riabiUtata finendo per designare, neli' impero dei Franchi, il capitano della guardia reale.

SATRAPO

nell'antico Impero persiano il satrapo era un governatore provinciale, la cui autorità veniva esercitata soprattutto con abusi e ostentazione di fasto. Deriva dal latino satrapes, dal greco satrapes , trat327


SBARAGLIARE

to a sua volta dal persiano *xsathra-pavan (sanscr. ksastra ''impero", "regione" e pa "proteggere", "dominare") "chi domina una regione", "chi governa una provincia". La voce è passata anche all'ebr. ahasdarp'mm.

SBARAGLIARE SBARATTARE

il verbo sbaragliare significa annientare, volgendo in fuga, le forze del nemico, quindi vincere in maniera assoluta e clamorosa. Sbarattare definisce in sostanza un identico evento. Entrambi derivano dallo spagnolo baralhar "confondere", forse tratto dal germanico barthen "percuotere", "volgere in rotta".

SBATTERE

il verbo costituisce la forma intensiva di battere [v.], con s protetica. n significato è quello di "battere con violenza", "percuotere con energia", "urtare con forza".

SBERCIARE

il verbo definisce, mediante protesi della s con valenza negativa, l'azione contraria di berciare [v.]: il significato originario era "non colpire il bersaglio", "non cogliere il centro" e, figuratamente, "fallire lo scopo".

SBIRRO

il termine indicò nel medioevo un agente di polizia, un gendarme incaricato del mantenimento dell'ordine pubblico. È il rafforzativo di birro [v.], con protesi della sibilante. n significato originario risale a birrum "casacca di color rosso", l' uniforme che i gendarmi indossavano in servizio.

SBRECCARE SBRECCIARE

sbreccare definisce il rompere gli orli di un vaso di terraglia. Sbrecciare indica l'aprire un varco nella muraglia di una fortificazione. Entrambe le voci derivano dall'antico alto tedesco brikan, che si ritrova nel moderno brechen "rompere", "fare a pezzi".

SCACCO

il termine nel parlato quotidiano indica uno dei quadrati in cui è divisa la scacchiera. Deriva dal composto persiano shah "re" e mat "ucciso" (nota la locuzione scacco matto).

SCAGLIA SCAGLIARE SCAGLIONE

la voce scaglia definisce: ciascuna delle lamelle che ricoprono l'epidermide dei pesci; una piccola scheggia di metallo. n verbo scagliare sta a indicare l'azione di gettare qualcosa con violenza e impeto. II sostantivo scaglione designa: un 'aliquota di forza che costituisce un' unità tattica o logistica; un contingente di leva; liste di passamano ad angolo, anticamente cucite sulle maniche, con

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SCAMPARE

funzione di distintivo; una sorta di gradone. I vocaboli derivano dal got. skalla, da cui il lat. mediev. scalia "scaglia", "scorza", a sua volta tratto da una radice indoeuropea skal "fendere", "separare".

SCAMPARE

il verbo definisce: lo sfuggire a un pericolo gravissimo, spesso mortale; il rimanere incolumi dopo una disgrazia. Deriva da un probabile basso latino ex-campare (campus>) "abbandonare l' accampamento" [schivando i pericoli del combattimento], '·'salvarsi" .

SCAPPARE

il verbo sta a indicare l ' allontanarsi in maniera rapida e precipitosa da un luogo pericoloso. Presente nel provenzale, spagnolo e portoghese escapar, nell ' antico francese escaper, nel moderno échapper, nel rumeno scapà, la voce deriva dal latino ex-cappare "uscir dalla cappa", "gettare via il mantello" [per fuggire rapidamente ed evitare di poter essere afferrato tramite i suoi lembi].

SCARAMUCCIA

la voce sta a indicare un piccolo scontro fra gruppi armati. Per estensione finì con il designare una polemica su questioni di scarso interesse. Deriva dal long. o francone sldrmfan "difendere", "combattere", a cui risale l'italiano schermire e il francese escarmie "combattimento" .

SCARNIFICARE

il verbo desig na l'azione di asportare la carne dall 'osso mediante un raschiamento accurato e ripetuto. Deriva dal latino ex-carnificare (composto da ex "da", "di", caro , carnis "carne" e facere "fare") "togJjere la carne" [da un animale macellato o da un cadavere] . È interessante ricordare che durante le Crociate, quando moriva un cavaliere di nobili natali, il suo cadavere, prima di essere restituito alla famiglia, veniva scamificato, tramite bollitura, per paura che potesse decomporsi durante il viaggio.

SCETTRO

il vocabolo designa il bastone, realizzato con materiali preziosi e ornato di gem me, c he emblematizzava l 'autorità sovrana e il comando dell'Esercito. Deriva dal latino sceptrum, dal greco sképtron "bastone per appoggiarsi".

SCHEGGIA

il termine designa un frammento irregolare, per lo più tagliente, distaccatosi da un oggetto, o da una massa, per effetto di percussione o esplosione. Presente nel tedesco Scheit, nell 'anglo-sassone scid, nell'inglese schide, nell'islandese skid, nel lituano sked-rà, il vocabolo deriva dal basso latino schidia , tratto a sua volta dal 329


SCHERANO

greco skhidion , dimin. di skh{za "scheggia", "squarcio": è evidente il riferimento al disperdersi dei framme nti in un raggio d'azione per effetto di un 'esplosione. SCHERANO

il termine definisce un criminale messo al bando, un brigante, un assassino di strada che vive di estorsioni, rapine e omicidi. Nel medioevo scherano significava "uomo di schiera", ovvero l'individuo, per lo più di infima estrazione sociale, che veniva inquadrato nelle schiere delle milizie baronali.

SCIDAVO

il tennine risale al basso latino sclavus, o slavus, (a sua volta dal greco sklabos, con l'inserzione della k nel nesso sl) "slavo". Di tale dizione si trova conferma nei codici del IX secolo. Il vocabolo indicava il soldato che, catturato nel corso delle guerre condotte da Ottone il Grande, ven iva ridotto in condizioni di servitù.

SCHIERA

il termine indica un gruppo di uomini o di ·cose disposti ordinatamente in linea, ovvero secondo una retta: può pertanto riferirsi a una unità militare o ancbe a una serie di oggetti. Deriva dal basso latino scara, in seguito affievolito in schera, tratto dall'antico alto tedesco scarian , sckerian "disporre con ordine", "schierare" [secondo un preciso criterio tattico].

SCHIVARE

il verbo definisce l'evitare un colpo e lo sfuggire a un pericolo tramite una mossa rapida e agile. L'aggettivo qualifica l'individuo modesto e riservato che evita i rapporti con gli altri. ll verbo e l'aggettivo hanno una comune origine dal francone skara, medio alto tedesco schar "aver paura", "essere pavido" [di fronte al pericolo].

scmvo

SCIARRA SCIARRARE

la voce sciarra è un termine dialettale, per lo più meridionale, sinonimo di rissa, disputa, zuffa. Il verbo sciarrare definisce 1' azione di sbaragliare, annientare. Entrambi i vocaboli derivano dal latino exerrare.

SCIMITARRA

la voce designa la famosiss ima arma bianca orientale avente la lama arcuata che si allarga verso la punta. Deriva dal persiano Simsìr (scimsìr ), voce giunta in Spagna a seguito degli Arabi e di lì propagatasi in Occidente: il suo significato era quello d.i spada. È probabile che poi il termine abbia subito l' influenza basca, divenendo cime-terra "dal taglio sottile".

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SCINDERE

SCINDERE

il verbo definisce l'azione dì separa re nettamen te, squarciare . Deriva dal latino scindere , gr. schfzein "fendere", tratti dal got. skaidan "rompere", "spezzare", "lacerare".

SCIOGLIERE

il verbo definisce correntemente il liberare qualcuno o qualcosa da un legame. Deriva dal latino exsolvere (composto dalla particella ex, col senso di distacco, e solvere "sciogliere") "liberare".

SCIUPARE

il verbo definisce: il provocare un deterioramento •. per incuria e sciatteria, di un bene di pregio; l'arrecare un danno per imperizia e incapacità. Deriva dal latino exsupare (composto da ex ''fuori" e supare "gettare") '·scagliare fuori", "disperdere", "dilapidare", "gettare lontano" [come si gettano le pietre prive di valore] o da un lat.- germ. *exsupare.

SCOCCARE

il verbo, cui si associa immediatamente l'orologio, designa lo scandire dell'attimo preciso. In realtà il senso di infinitesima frazione temporale gli deriva dal fatto che in origi ne indicava il momento esatto in cui la freccia (o la sua cocca [v.]) lasciava la corda dell'arco. Scoccare fi nì perciò per fissare l'istante in cui partiva il dardo.

SCOLTA

il termine designa la sentinella o i soldati di guardia al seguito dell'imperatore. Deri va dal verbo auscultare, per l'esattezza dal suo imperativo ausculta "sii attento". È ev idente il riferimento all'ordine dato alla guardia di prestare orecchio a ogni rumore.

SCONFIGGERE

il verbo definisce: il riuscire vittoriosi al termine di un duell o; il battere il nemico in guerra. Deriva da un probabile verbo latino exconficere (composto dalla particella ex, con valore intensivo, e conficere "conficcare", "trafiggere") "trapassare con violenza", "sbaragliare", "abbattere definitivamente", "uccidere".

SCOPO

il termine nel linguaggio corrente è impiegato per indicare un traguardo, un bersaglio da centrare. Deriva dal latino scopus, a sua volta dal gr. sk6pos "bersaglio", che viene da skopéo "esploro", "vado in avanscoperta", "scruto con attenzione". Sono noti i derivati telescopio, microscopio, oroscopo, ecc ..

SCORPIONE

il termine è il nome di un gran numero di aracnidi , il cui corpo è diviso in una parte anteriore, più larga e formata da sette segmenti , e una posteriore, più stretta e dotata di un pungiglione velenoso. 331


SCORRIDANDA

Per la maniera rapida, insidiosa e mortale di colpire, venne chiamata scorpione anche un'antica macchina neurobalistica, facilmente trasportabile, capace di scagliare frecce ad alcune centinaia di metri eli distanza. n termine deriva dal latino scorpio, scorpionis, corrispondente ai greco skorpios.

SCORRIBANDA

il termine designa: un'escursione nella proprietà altrui; una scorreria di predoni o di soldati nel territorio nemico. Risulta composto dal verbo scorrere e dal sostantivo banda [di armati].

SCROTO

il termine designa il sacco cutaneo che contiene i testicoli. Il termine deriva dal latino scrotum " involucro", identico a scrautum "astuccio di pelJe per le frecce".

SCRUPOLO

la voce definisce: la forma ansiosa che pervade chi desidera compiere puntigliosamente il proprio dovere; l'incertezza imputabile a una non ben ponderata decisione. Deriva d~ll latino scrupulus, diminutivo di scrupus "scoglio", "roccia acuminata", risalente alla radice indoeuropea skur, skru "tagliare", "fendere", "spezzare", "rompere".

SCUDERIA SCUDIERO SCUDISCIO SCUDO

la scuderia è l'insieme degli edifici adibiti all'allevamento e alla custodia dei cavalli. Attualmente è chiamato con lo stesso nome anche il complesso delle macchine da corsa che gareggiano per una casa e la relativa organizzazione. Lo scudiero era il titolo che veniva riservato ai giovani, per lo più di nobile origine, i quali portavano lo scudo del cavaliere. Lo scudiscio era uno strumento di tortura e di pena formato da un manico di legno con infisse diverse strisce di cuoio. Tutti i termini derivano dal latino scutum "scudo".

SCUOTERE

il verbo indica: il sollecitare o lo stimolare, se riferito a persona; lo scrollare e il fare oscillare, se riferito a cosa. Deriva dai latino ex-eutere (composto dalla particella ex, con valenza intensiva, e quatere "agitare con violenza") "scrollare con forza".

SECESSIONE

il termine indica il distacco di un gruppo dali' entità sociale, militare, politica di cui faceva parte. Deriva dal latino secedere (composto dalla particella se, per indicare la separazione, e cedere "andare", "cedere") "abbandonare una posizione", " rompere il contatto", "spezzare la continuità".

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SEGA

SEGA SEGALE SEGMENTO

la sega è il classico utensile dei falegnami. La segale è una graminacea simile al frumento, dalla cui farina si ottiene un pane facilmente conservabile. La voce segmento indica in geometria la parte di retta compresa fra due punti. Tutti i vocaboli traggono origine dal verbo latino secare "tagliare", "stroncare", "abbattere".

SENTINA SENTINELLA

nelle navi, in particolare quelle di legno, la sentina era la parte dello scafo posta al di sotto della linea di galleggiamento. In essa confluivano le acque della coperta, dei ponti s~ periori e del fasciame, che, mischiandosi con la zavorra e con i rifiuti, formavano un liquame putrido non dissimile da quello delle fogne. n termine assunse perciò la valenza figurata di ricettacolo di ogni cosa immonda e fetida. Deriva dal latino sentina. Poiché il galleggiamento della nave dipendeva dalla quantità d'acqua raccoltasi nella sentina, in essa fu posta la sentinella che aveva il compito di dare 1' aUarme in caso di pericolo. In seguito la voce sentinella andò a designare qualsiasi soldato posto a guardia di una fortificazione. Deriva dal latino sentinare "evitare un pericolo".

SERGENTE

la parola, secondo alcuni studiosi, sarebbe da ricollegare a servente, participio presente del verbo servire. Sergente (spagnolo sargento, tedesco sergeant) potrebbe derivare anche dall'antico francese sergent, tratto dal lat. serviens, participio presente di servire, con cui si indicava un "servo", "col ui che serve". Nel periodo cavalleresco, infatti, i valletti erano chiamati sergenti. L'etimologista Aldo Gabrielli riferisce in proposito che trattasi di un gioco di fortuna: "mentre il caporale, da generale a capo di un esercito, si trovò soldato a capo di una piccola squadra, lo scaltro sergente si mise al servizio di un ufficiale; e come servo di costui si scoprì un giorno padrone del caporale". D termine potrebbe ancora scaturire da Sere e gente "signore o capo di alquanta gente" o, ancora, dalla locuzione serra-gente, riferita a quei militari che, posti lateralmente alla truppa in movimento, avevano il compito di serrare le fùe. Gli antichi Re di Francia avevano alle loro dirette dipendenze il sergent, servant d'armes o sergent de bataille, che nel periodo di pace faceva il mazziere e in gUJerra aveva il compito di guidare i soldati. Nel XVI secolo il sergente era il primo degli ufficiali che accompagnavano il Signore a caccia o al campo. Nel periodo comunale era il capo dei familiari di ogni Signoria. Nel XVII secolo era un ufficiale generale. Nell'esercito piemontese, fino a Vittorio Amedeo II di Savoia, esisteva il grado di sergente generale, 333


SFERZARE

un ufficiale eli grandissima autorità nei Corpi speciali di artiglieria e eli cavalleria, agli ordini del comandante supremo. Successivamente divenne ufficiale subalterno e, infine, sottufficiale.

SFERZARE

il verbo indica il percuotere con la sferza. Deriva dall'antico alto tedesco fillezan , filzan , forma intensiva del più antico fillen "battere", "flagellare". La voce fillana trae origine dafel, in gotico fill "pelle": il senso originario della voce verbale era quello di levare la pelle, scorticare con lo staffile.

SGHERRO

il termine indicava un individuo esperto nell ' uso delle armi al servizio di un privato: una sorta di guardia del corpo. Per la brutalità e la crudeltà delle guardie, il vocabolo divenne ben presto sinonimo di brigante, prepotente, violento. Deriva dal long. skarr(j)o, a. a. ted. sker(j)o "capo della schiera".

SICARIO

la voce designa un criminale, oggi comunemente detto killer [v.]. Deriva dal latino sicarius, l'individuo armato di sica '" pugnale a punta acuminata e lama ricurva", l'arma più insidiosa per i Romani, impiegata soprattutto dai congiurati e dagli assassini prezzolati.

SINCERO

il termine ha una storia molto antica. A Creta, nel III secolo a.C., esistevano due fabbriche eli armi e di vasellame. Una fabbricava le spade con tecniche d'avanguardia, per cui i prodotti uscivano dalle officine limati, levigati e pieni di lucentezza. L'altra, per ragioni di competitività di mercato, allo scopo di conferire ai prodotti pari splendore, soleva cospargere sulle lame delle spade una cera speciale, una sorta di addi6vo chimico. n vocabolo scaturisce dalla locuzione latina sine cera "senza cera" e sta ancora oggi a ostentare la schiettezza e la naturalezza di un prodotto.

SMANTELLARE

il verbo definisce l'azione di demolire opere militari e, per estensione, impianti civili o industriali dismessi: può perciò considerarsi sinonimo di disfare, rovinare, abbattere. Deriva da mantello, con protesi della s con senso negativo. Poiché mantello e mantelletto, oltre a designare due fogge di un medesimo capo d' abbigliamento, storicamente indicavano anche una macchina oss idionale - già nota presso i Romani col nome di vinea o testuggine - con la quale si abbattevano le mura nemiche, il significato originario di smantellare fu quello di demolire strutture militari a carattere difensivo.

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SOLDATO

SOLDATO

il termine ha, evidentemente, la sua radice in soldo [v.], il denaro che veniva corrisposto a colui che combatteva al servizio di altri. Poiché il soldo era la vera ragione del combattere, al di là di ogni motivazione ideale, il termine aveva, all'origine, una valenza spregìativa. l? seguito il vocabolo ha assunto l'accezione attuale di militare alle armi. La voce deriva dal latino solidus "solido", "compatto", "dum" e solidus o soldus (numonus) "moneta".

SOPPRIMERE

il verbo indica: l'eliminare qualcosa o qualcun~; l' uccidere; l'abolire o l'annullare precedenti disposizioni o leggi. Deriva dal latino supprimere (composto dalla particella sub "sotto" e prem ere "schiacciare") "soffocare", "stringere sino alla morte", "calpestare fino all'annientamento" [del nemico].

SORVEGLIARE

la voce definisce: il controllare e il vigilare per ragioni di sicurezza, pubblica o privata, mi litare o civile; il seguire con attenzione le fasi delicate di una lavorazione o, più in generale, i lavori pericolosi. Deriva dal francese sorveiller (composto da sor, per sur, dal latino super "sopra", e veiller, dal latino vigilare "vegliare") "essere di sentinella a qualcosa", "stare in guardia".

SOSPENDERE

il verbo definisce: il sostenere qualcosa, o qualcuno, senza toccare il suolo; l'interrompere provvisoriamente e limitatamente una sequenza o, più in generale, un evento che si sv iluppa nel tempo. Deriva dal latino suspendere (composto dalla particella sub "sotto" e pendere "stare appeso") "tenere sospeso qualcosa o qualcuno", "impiccare".

SPALANCARE

il verbo definisce genericamente l'apri re interamente una porta, una finestra o il divaricare gli arti o altri organi del corpo. Per spiegame l'etimologia occorre ricordare che con le palanche (grossi tavoloni o travi) si costruivano agevolmente fortificazioni campali, per cui spalancare significava togliere le palanche, ovvero praticare varchi nel recinto delJe fortificazioni.

SPALTO

il termine suscita immed iatamente l' immagine delle gradinate degli stadi. Meno frequentemente si relaziona ai castelli medievali, alle fortezze rinascimentali. In effetti il vocabolo definiva originariamente il terrapieno che, con lieve pendìo, raccordava la sommità del muro di controscarpa con la campagna o il muro che circondava il camm ino di ronda. Deriva dal basso lati no 335


SPA RARE

spaltum "luogo circondato e difeso". Ă&#x2C6; evidente il riferimento a una struttura difensiva.

SPARARE

il verbo indica il provocare l'esplosione di uno o piĂš colpi di un' arma da fuoco. Deiiva dal verbo latino disparare (composto dalla particella dis, per indicare separazione, e parare "preparare") "separare" [il proiettile dal bossolo per effetto dell'esplosione].

SPASIMO

il verbo indica: un dolore fisico lancinante; una sofferenza dell'animo. Deriva dal latino spasmus e spasma-atis, che vengono dal greco spasm6s "agitazione violenta", scaturito dal verbo spao "tiro", "strappo", risalente a sua volta alla radice indoeuropea spa "stendere", azione tipica del mettere in tensione l'arco prima del tiro.

SPEDIRE SPEDITO SPEDIZIONE

il verbo spedire nel linguaggio corrente sta a indicare l'azione di inviare qualcosa a un preciso indirizzo. L'aggettivo spedito è impiegato come sinonimo di agile, svelto, senza impacci di sorta. Il sostantivo spedizione designa: l' invio a destinazione per mezzo di posta o di corriere; un'impresa di studiosi o di avventurieri, organizzata in territori inesplorati o poco frequentati, allo scopo di effettuare ricerche scientifiche o scambi mercantili; un'incursione militare in territorio nemico. Tutti i termini derivano dal latino expedire (composto dalla particella ex "fuori" e pes, pedis "piedi") "liberare i piedi dai ceppi", "mettere fuori i piedi dai legami", "affrancarsi" [dalla condizione di prigioniero].

SPERONARE

il verbo speronare viene impiegato in ambito navale per indicare la collisione fra due navi. n naviglio militare, nel secolo scorso, era ancora dotato, al di sotto della prua, di un grosso rostro che, all'occorrenza, poteva sfondare gli scafi nemici. Il verbo spronare nel li nguaggio corrente indica l'azione d'incitare, stimolare qualcuno a compiere una determinata azione o a raggiungere una precisa meta. Entrambi i termini derivano dali' antico alto tedesco spor6n "sperone", a sua volta risalente alla radice indoeuropea spar "agitare", "pungolare": lo sprone (o sperone) fu appunto lo strumento di metallo che, applicato al piede del cavaliere, consentiva di stimolare il cavallo.

SPIEDO

il termine sta a indicare l'asta di ferro nella quale si infilzano le carni per arrostirle sulla brace. Nel medioevo e ne] rinascimento si

336


Acciarino a ruota per armi da fuoco. del XVI secolo.

337


A l ti lia. Campobasso: una delle pone urbiche, ed in dettaglio la sede della sua saracinesca.

338


Jean Jules Antoine Lecomte de Nouy. La schiava bianca, 1888, Nantes. Museo delle Belle Arti.

339


Ri<.:ostrutionc di uno scorpione in dotazione alle legioni romane.

340


Mont S. M ichel. in or mandi a. è senza dubbio la forti ficazione piÚ inaccessibile d" Europa: si erge su di uno spuntone di roccia in mezzo al mare. completamente ci rcondato dalle acque con l' alta marea e dalle sabbie mobili con la bassa.

34 1


Torre genti lizia: Bologna. torre degli Asinel li.

342


Torre gentili;:ia: Bologna. torre della Garisenda.

343


Cagliari. pona dei Leoni: in primo piano l'orecchione del bastione dietro al quale si cela la cannoniera rraditora.

344


Vallo Atlamico. Longues sur Mer: i bunker per i cannoni da 150 mm.

345


Acciarino a ruota di un modern o accendino.

346


Torre

ao. Co~en~:a. ben evidente la parte basnmentale a scarpa.

1

347


Ricostruzione grafica d i una Testuggine o Manrello.

348


Alti lia. Campobasso: casa colonica eretta con materiale di sfJoglio .

349


Ri coslt'Litionc gralĂŹ ca di un Cannone Petricro con otturatore camcrato a .1/ajJa.

350


Ricoâ&#x20AC;˘.tru7ione grafica di un Tol/eno. della medesima concezione del Trabocco. 351


Vel ia, Salerno, per i Greci Elea: la famosa Pona Rosa. Il cambio di nome della cittadina potrebbe imputarsi agli Aragonesi che eressero sui ruderi della sua acropoli una rmL~siccia torre di vedetta, in spagnolo appunto l'e/cr.

352


SPfNGERE

chiamò spiedo un 'arma costituita da una lunga asta sulla cui estremità era fissata una punta di ferro acuminata, simile in sostanza a una fiocina. Deriva dal fr. ant. espiet e questo dal francene speut. SPINGERE

il verbo definisce l'azione di esercitare una forza contro un oggetto per poterlo spostare. Definisce pure l'andare oltre, il portarsi più avanti, il superare un limite ritenuto difficilmente valicabile. Deriva dal latino expingere (composto dalla particella ex, col senso di "fuori", e pingere, da pangere "ficcare perc1:1otendo") "cacciare fuori a forza di urti", "spostare con colpi ripetuti", "andare avanti".

SPOGLIA SPOGLIARE

il termine spoglia definisce: qualsiasi tipo di indumento; un cadavere; la pelle che taluni animali perdono durante la muta; l'insieme delle foglie di un albero; l' armatura di un guerriero presa dal vincitore in segno di vittoria; la preda, il bottino. Il verbo spogliare sta a indicare il deporre gli indumenti, in senso figurato, il sottrarre ingenti beni, con violenza o con frode, e il saccheggiare, il razziare o il depredare in ambito bellico. Entrambi i vocaboli derivano dal latino spolia, plurale di spolium "ciò che viene tolto di dosso ad altri", "pelle scorticata o deposta", " i beni razzia ti al nemico" [cfr. gr. spoltis, ted. spalten (panromanzo)].

STELLETTA

il termine sta a rappresentare la condizione dei cittadini italiani soggetti alla giurisdizione militare. Una delle più affascinanti questioni della geometria pitagorica è quella relativa al pentagramma, detto anche pentagono stellato. Le cinque diagonali, intersecandosi, formano al centro un altro pentagono. Trattasi deUa famosa sezione aurea di un segmento, la "divina proporzione" del Pacioli, risalente al pentagramma del microcosmo umano: un raggio verticale indica il busto; due raggi laterali le braccia; quelli sottostanti le gambe. Le stellette furono istituite per la prima volta dal Ministro Cesare Ricotti Magnani con Regio Decreto 13 dicembre 1871 , n. 571. L'art. l , stabiliva: "Tutte le persone soggette alla giurisdizione militare, a mente dell' articolo 323 del Codice penale militare per l' Esercito e dell'art. 362 di quello per la Regia Marina, porteranno, come segno caratteristico della divisa militare, comune all' Esercito e all' Armata, le stellette a cinque punte sul bavero dell'abito della rispettiva divisa" (Armata indicava allora la Marina Militare). Nel 1872 furono emanati tre Atti che regolamentarono la materia, e il 24 aprile 1902 furono adottate le stelle di tipo metalli353


STERMJNARE

co per la tmppa. Con Decreto del 29 gennaio 1903, n. 37, l' obbligo del distintivo venne esteso ai militari e agli ufficiali in congedo richiamati in servizio attivo e, con quello successivo del 14 luglio 1907, n. 556, agli appartenenti ai Corpi Armati dello Stato. Nel 1939 anche i militari del Regio Corpo Truppe Libiche furono autorizzati a portare le stellette. Nello stesso anno esse furono applicate anche sui baveri delle uniforni delle Guardie Reali Albanesi, pur se sormontate dall'elmo di Scanderbeg. ll vocabolo deriva dal tardo latino stella "astro splendente".

STERMINARE

il verbo è impiegato col senso di uccidere fino al totale annientamento [i membri di un gruppo, di un esercito, di un popolo]. Deriva dal latino exterminare (composto dalla particella ex "fuori", "al di là" e terminus "confine", "limite") "spingere fuori dei confini ", "scacciare", "uccidere".

STORMO

il termine indica: una moltitudine di uccelli~ una unità tattica costituita da più gruppi di velivoli e dal relativo comando. Deriva dal basso latino sturmus "moltitudine", "gente radunata in armi in procinto di combattere", che trae origine dall'antico alto tedesco stonn "assalto e sturman "andare all'assalto".

STRACCIARE

il verbo definisce il ridurre in brandelli. Deriva dal latino extractiare "trarre fuori", "strappare", "costringere" [alla ritirata].

STRADIOTTO

il termine è il nome che avevano a Venezia, nel XVI secolo, i soldati di cavalleria, di origine albanese, greca, bulgara e dalmata, arruolati dalla Repubblica per contrastare il dilagare delle razzie e delle incursioni ottomane. Deriva dal greco stratiotes "soldato", scaturito da stratia "esercito", cui risalgono nella nostra lingua le voci strategia e stratega.

STRAGE

il tennine indica l'uccisione, con modalità violente e indiscriminate, di un cospicuo numero di individui. Deriva dal lati no strages, stragis , tratto da sternere "distendere al suolo", "abbattere", "distruggere", "sterminare".

STRAZIARE

iJ verbo indica il sottoporre una persona ad atroci tormenti, spesso con lacerazione del1e membra. Deriva dal latino distractiare, dal p. p. distractus, "tirare da diverse parti", "smembrare", "squartare".

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STRUGGERE

STRUGGERE

il verbo defin isce lo sciogliersi di un .solido per effetto del calore. Deriva dal latino destruere "ridurre a nulla", "disfare", "annientare". Il sostantivo strutto è il nome del grasso di maiale ricavato dalle parti adipose dell'animale.

STUOLO

il termine indica una moltitudine armata, una schiera di soldati e, per estensione, una folla di gente che si muove insieme. Deriva dal latino stolus "flotta", a sua volta dal greco stolos "spedizione militare".

STUZZICARE

il verbo definisce l'azione di frugare ripetutarnente con un oggetto appuntito, ad esempio lo stuzzicadenti. Non può essere disgiunto dal napoletano tuzzare, senese struzzicare, umbro bruzzicà. Vi è anche l'ipotesi, da molti ritenuta intattendi bile, che il vocabolo derivi dall'a. a. ted. sturzen "urtare", "spingere", "colpire".

SUDDITO

il termine designa l'abitante di uno Stato a regime monarchico, sottoposto a una autorità sovrana. Deriva dal latino subditus , p . p . di subdere (composto dalla particella sub "sotto" e dare " imporre") "ridurre in stato di sottomissione".

SULTANO

fino al 1924 il titolo supremo dell'Impero ottomano è stato quello di gran sultano, equivalente all ' imperatore, a differenza di sultano (soldano), corrispondente a principe. Deriva dal basso latino sultanus, tratto dall 'arabo sultàn , già nel caldeo sholtàn , "forza", "potenza", "dominatore", "sovrano".

SUSSIDIO

il termine indica un aiuto economico elargito a una persona in condizioni di stringente bisogno. Deriva dal latino subsidium, tratto dal verbo subsidere (sub-sedeo) "sedere sotto", "piegarsi suJ ginocchio", "soffermarsi". Nell'esercito romano la voce subsidium designava la seconda schiera di soldati i quali, piegando il ginocchio destro, tenevano tesa la gamba sinistra con gli scudi poggiati sull'omero e le !ance conficcate nel terreno obliquamente. n dispositivo consentiva ai combattenti di assumere con immediatezza una nuova formazione, in ragione della variabilità delle situazioni tattiche, per andare in soccorso della prima linea.

SVELLERE

il verbo definisce l'azione di estrarre con forza. Non di rado ostenta anche una valenza figurata, assumendo il significato di rimuovere con fatica, con sofferenza. Deriva dal latino evellere (composto da ex "fuori" e vellere "strappare") "tirare fuori con forza". 355


T TAGLIA TAGLIARE TAGLIO NE

la taglia indica: la dimensione corporea di un individuo o di un animale; la ricompensa promessa a chi favorisce la cattura di un ricercato; il prezzo del riscatto nei sequestri di persona. n verbo tagliare definisce l'azione di interrompere la continuità d i un corpo mediante un oggetto affilato e, più in generale, si impiega come sinonimo di separare, dividere, recidere. Taglione è la denominazione di un'antichissima legge consuetudinaria, diffusa presso i popoli semitici e indogermanici, consistente nell'infliggere al colpevole lo stesso danno personale o patrimoniale da lui atTecato ad altri, da cui la proverbiale locuzione occhio per occhio, dente per dente. Tutti i vocaboli menzionati derivano dal tardo latino taliare, dall 'anteriore intertaliare (talla>) "dividere" (vel excidere ramum). Il senso originario delle voci taglia e tagliare va ravvisato nella spartizione del bottino, diviso in quote proporzionali al rango e al valore di ciascun guetTiero. n taglione, invece, deve supporsi connesso alla volontà di equiparare la pena alla offesa, cioè di sentenziare in maniera da renderle uguali.

TANGENTE TANGERE TANGffiiLE

la voce tangente indica: la retta che tocca una curva in un solo punto; la parte di guadagno o di spesa che spetta a ciascuno; la somma di denaro pretesa per favorire illegalmente un affare o una trattativa. L'aggettivo tangibile definisce ciò che può essere toccato e, figuratamente, ciò che possiede concretezza. Entrambi i vocaboli derivano dal verbo italiano tangere, sinonimo di toccare, sfiorare, offendere. Tangere, a sua volta, deriva dal latino tangere "toccare", "urtare", tratto da una radice tag "percuotere", a cui risalgono anche il greco tetagon "preso", "afferrato" e il sanscrito tungati "spingere", "stimolare", "battere".

TARDO

l'aggettivo qualifica una persona lenta, pigra, negligente e, più in generale, priva di acu me intellettivo. Deriva dal latino tardus , 357


TARGA

risalente alla radice tad, tard "rompere", presente nel sanscrito tadhi "batte", "percuote", "andare avanti a forza di percosse", concetto prevalentemente riferibile a persona che ba bisogno di stimolazione.

TARGA TARGET

la voce targa nel linguaggio corrente indica la piastra applicata agli autoveicoli, posteriormente e anteriormente, per designare i dati di immatricolazione. Nel medioevo la targa era uno scudo, di forma ovale o rettangolare, usato normalmente nei tornei. Deriva dal basso latino targa, targia, tarcia, tratto probabilmente dal germanico targa, affine al1 'antico alto tedesco zarga "scudo". Dallo stesso etimo deriva target, termine inglese impiegato per definire la fascia dei potenziali consumatori di un prodotto o degli ascoltatori di un programma radiotelevisivo (cfr. fr. ant. targette).

TATTICA

la voce tattica designa: la branca dell 'arte mil itare che tratta i principi generali, i criteri e le modalità per l'impiego delle unità e dei mezzi nel combattimento; la modalità di sviluppo di un 'azione politica, di un piano dirigenziale, di un disegno amministrativo o economico. Deriva dal greco taktiké (composto dal verbo tassein "ordinare" e téchne "arte") "l'arte dell'impartire gli ordini ", "l'arte di condun·e un esercito".

TEMPIO

il tempio era un edificio, per lo più rettangolare, consacrato al culto di una divinità. Agli albori della civiltà romana ebbe tale definizione la porzione di cielo che l'augure osservava per trame i presagi, per lo più forniti dal volo degli uccelli. Deriva dal latino templum, dal greco témenos (da temno "taglio") "recinto", "circuito", "luogo separato". Il senso in origine perciò era quello di uno spazio chiuso da un recinto e, pertanto, inviolabile, simile in sostanza a una fortificazione.

TENDA TENDERE TENDINE

la voce tenda designa il riparo realizzato con un telo di stoffa impermeabile sosten uto da montanti e messo in tensione da tiranti: per la rapidità di montaggio e la leggerezza, la tenda è da sempre la struttura abitativa preferita dai nomadi e dai militari in esercitazioni di campagna. Il verbo tendere defini sce: il distendere, lo spiegare, tirando, per allargare o allungare al massimo un oggetto fless ibile; il raddri zzare gli arti; i l dirigere verso un punto, verso una meta. Tendine designa là terminazione

358


TENENTE

fibrosa di un muscolo. Tutti i termini traggono origine dal verbo latino tendere , corradicale di tenere, risalente alla radice tan "tirare", "stendere", presente nel sanscrito tanomi "distendo" e nel greco téino "tendo", "allargo", "stiro", voci correlate ali' i mpiego de! l'arco. TENENTE

il termine non è altro che una forma abbreviata del1a pamla luogotenente (francese lieutenant; tedesco oberleutnant). Indica cioè un ufficiale che fa le veci del superiore, cioè col~i che sta in luogo di un altro e del quale conserva pienamente le prerogative. Si pensi, per esempio, all'istituto giuridico della Luogotenenza che ha preceduto la storia della nostra Repubbbca. In origine, quindi, il tenente era un ufficiale che teneva la potestà del comando soltanto in virtù dì una delega. n concetto giuridico di luogotenenza spiega perciò il motivo per cui il tenente generale rappresenta un grado superiore a quello di maggiore generale. Si segnala infine che in Araldica, già dal XV secolo, furono chiamati tenenti le figu re umane, aventi il compito di sostenere lo stemma di un sovrano, che erano poste ai lati dello stemma stesso.

TIGRE

la tigre è un grosso carnivoro della famiglia dei feliru dal caratteristico manteJio giallo a strisce trasversali nere: vive cacciando animali di qualsiasi tagl ia, che riesce faci lmente a uccidere grazie ai suoi acuminati artigli, agli aguzzi denti e alla sua straordinaria velocità. H vocabolo si ritrova nel latino tigris , derivato dal greco tfgris - idos, prestito dalJ ' iranico (cfr. zendo tigra "acuto") tigra "dardo", arma che ben esprime la velocità della tigre. Il fiume Tigris era così chiamato per il suo corso rapido [come una saetta]. Il ted. Tiger definisce un tipo di carro armato.

TIRANNO TIRARE

presso gli antichi Greci il tiranno era un personaggio che si impadroniva di una p6lis "città stato", assumendone ogni potere civile e militare. Nei secoli successivi, il termine finì con l' indicare chi carpiva fraudolentemente i.l potere di uno Stato e lo manteneva con la forza e la violenza. Deriva dal latino tyramzus , tratto a sua volta dal greco tjrannos "padrone assoluto", "dominatore", "despota", rebtto del sostrato egeo (cfr. etrusco turan). Il verbo tirare definisce l'azione di trarre con forza verso di sé o, meno propriamente, di lanciare, scagliare. Deriva dal latino mediev. tirare ..vessare" e trjchein "tormentare", "opprimere". 359


TOMO

TOMO

il termine definisce ciascuna delle parti in cui è divisa un ' opera a stampa, non di rado rilegata separatamente come volume a se stante. Deriva dal latino tomus , tratto dal greco t6mos "cosa tagliata", "brano di pergamena scritta", a sua volta dal verbo témnein "tagliare", "dividere", da cui discende pure la voce toméys "coltello" .

TOSSICO

l'aggettivo qualifica una sostanza velenosa che nuoce gravemente a11a salute. Deriva dal latino toxicum, accatto dal greco toxik6n "veleno per la freccia". D senso originario del vocabolo si riferisce infatti al veleno usato per impregnare le cuspidi delle frecce.

TRABACCA TRABICCOLO TRABOCCHETTO TRABOCCO

la trabacca era una struttura impiegata come riparo campale, costituita da una copertura di tavoloni fi ssati sopra robusti montanti. Deriva dal latino trabicus "fatto di travi". La voce trabiccolo indica: una macchina complicata e traballante, che perciò non può essere utilizzata; la piccola gabbia di legno cui veniva sospeso uno scaldino, impiegata per riscaldare il letto d' inverno; una macchina ossidionale da urto, impiegata anticamente per demolire le mura. Deriva dal latino trabaculum, diminutivo di trabicus. Il trabocchetto nel medioevo costituiva una sorta di botola di legno che adduceva all'interno dei castelli e delle torri: su comando, o automaticamente, si spalancava sotto il peso del passante che precipitava nei sotterranei. Deriva dal latino trabuchetum , diminutivo di trabucus, nome di un 'altra macchina ossidionale, ma da lancio, utilizzata per scagliare grosse pietre. n trabocco, o trabucco, era un'artiglieria meccanica a contropeso, nota anche come mangano [v.] capace di scagliare masse di 3 quintali fino a 300 metri. Deriva sempre dal latino trabucus , dalla stessa radice di trabs, già in greco trapex "trave", "palo", "lancia".

TRADIRE TRADIZIONE

il verbo tradire sta a indicare: il mancare alla parola data o a un impegno preso solennemente; l'infrangere la fedeltà coniugale; il rivelare notizie riservate; il manifestare intenzioni diverse da quelle comunicate esplicitamente; il fornire al nemico informazioni segrete. La voce tradizione definisce l'insieme delle conoscenze, delle memorie, degli usi e costumi tramandati di generazione in generazione. Entrambi i vocaboli derivano dal verbo latino tradere (composto dalla particella trans "al di là", "oltre" e dare "consegnare") "dare oltre il Limite".

360


TRAFIGGERE

TRAFIGGERE

il verbo definisce l'azione di passare da parte a parte il corpo di una persona o di un animale, mediante un'arma acuminata. Deriva dal latino transfigere (composto dalla particella trans "al di là" e figere "figgere", "ficcare") "penetrare al di là", "trapassare".

TRAGHETTARE TRAIETTORIA

il verbo traghettare nel linguaggio corrente definisce il condurre persone o cose su di un apposito battello, il traghetto, da una parte all'altra di un canale, di un fiume, di un braccio di mare. Deriva dal verbo latino traiectare, supposto intensivo di traicere (~omposto dalla particella trans "al di là" e iacere "gettare") "scagliare oltre". D sostantivo traiettoria indica la curva descritta da un corpo durante il suo moto: ad esempio la parabola percorsa dai proietti espulsi dalle armi da fuoco. Deriva dal latino traiector "che traversa", "che va al di là".

TRANELLO TRANSENNA

il termine tranello designa: la trama insidiosa astutamente organiz-

-

zata; la trappola nascosta; il trabocchetto in cui far cadere il nemico. n vocabolo transenna indica la barriera mobile, per lo più di ferro o di legno, destinata a impedire l'accesso a un determinato spazio o percorso. Entrambi i vocaboli derivano dal latino transenna "laccio", "fune", "vincolo", probabilmente di origine etrusca (cfr. Porsenna, Sisenna, ecc.), da cui è scaturita la voce trasinellus "ceppo per i piedi", lo strumento che impediva il cammino ai prigionieri di guerra.

TF.ANSIGEM

il verbo sta a indicare: il non attestarsi su posizioni estreme; il tollerare; il consentire un dialogo anche a chi non è della stessa opinione. Deriva dal latino transigere (composto dalla particella trans "al di là", "oltre" e agere "spingere") "condurre al di là di un ostacolo", "non fermarsi dinanzi a una difficoltà".

TRAPPOLA

la trappola è un piccolo congegno impiegato per catturare o uccidere gli animali: la più nota è costituita da un dispositivo a scatto azionato da una molla. Per estensione, il termine è passato a definire qualsiasi insidia o manovra sleale attuata per aver ragione di un concorrente o per eliminare un rivale. Deriva dal francene trtippa "laccio", "ordigno per far cadere".

TRAUMA

il vocabolo indica la lesione prodotta su un organismo da un'azione violenta. Deriva dal latino trauma, tratto a sua volta dal greco trtiyma "perforazione", "lesione" [procurata in combattimento]. 361


T REGUA

TREGUA

la voce indica: l'interruzione temporanea di un'azione bellica; la cessazione provvisoria di ogni ostilità fra due contendenti. Deriva dal tardo latino tregua, tratto a sua volta dall'antico alto tedesco triuwa "fede", "promessa", "pegno": originariamente i l vocabolo designava il patto fra due capi militari per sospendere i combattimenti.

TRIBOLARE TRIBOLO

il verbo tribolare nel linguaggio coiTente definisce il patire tormenti fisici e moral i. Il tribolo, vocabolo impiegato abitualmente al plurale, indica un 'avversità dolorosa, una intensa sofferenza fisica. Storicamente il termine indkava una sorta di piccolissimo cavallo di frisia, uno strumento di ferro a quattro punte divergenti (prima erano tre) che si seminava in quantità sul terreno per ostacolare il transito della cavalleria nemica. La voce trebbia designa la procedura agricola per separare i chicchi di grano dal fieno. Tutti i vocaboli derivano dal latino tribulus, tratto dal greco triòolos (composto da tréis " tre" e b6los "getto") "ordigno a tre punte".

TRffiÙ TRIBUNALE TRffiUNO

il vocabolo tribù designava l' insieme di individui associati tra loro per parentela. Deriva dal latino tribus, una delle tre stirpi che ai primordi costituivano la popolazione dell'Urbe (i Ramnes, i Tities e i Luceres). Da Servio Tullio in poi, tribus incominciò a designare una delle divisioni topografi.c he della cittadinanza romana. A capo di ciascuna di esse era posto un tribunus " tribuno", colui il quale esercitava compiti di guida politica, militare e religiosa. Il termine passò poi a definire i funzionari che in tempo di pace garantivano l 'integrità dei diritti dei cittadini , mentre in tempo di guerra comandavano il contingente di soldati tratto dalla propria tribù. Quando un tribuna esercitava funzioni pubbliche saliva abitualmente su un rialzo , in origine anche un semplice sasso, che si chiamò tribunal, tribunalis, termine che successivamente passò a indicare la sedia del giudice e, poi, il luogo dove lo stesso amministrava la giustizia.

TRINCEA TRINCETTO TRINCIARE

la voce trincea definisce l'opera di fortificazione campale realizzata dalla fanteria mediante lo scavo di uno stretto fossato. In ingegneria si definisce trincea un'opera, per lo più una s trada, realizzata tra due muri di contenimento. Il vocabolo trincetto indica il semplicissimo arnese, costituito da una lama d'acciaio affilatissima appena ricurva, un tempo usato dai calzolai per tagliare il

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TRUCI<:

cuoio. Il verbo trinciare definisce il ridu rre qualcosa in piccoli frammenti . Tutti i vocabo li derivano dal lati no trinicare, fo rm a secondaria di trintiare.

TRUCE TRUCIDARE

l'aggettivo truce designa una persona torva, minacciosa e crudele. Il verbo trucidare definisce l'uccidere in modo efferato e indiscriminato. Entrambi i vocaboli derivano dal latino trux, trucis " feroce".

TRUPPA

la parola indica: una moltitudine indistinta di .g ente; il complesso organjco di una forza militare. Deriva dal francese troupe "mucchio", "branco".

TUTELA

la voce designa: in senso generico la protezione, la difesa e la salvaguardia di persona o cosa; la potestĂ esercitata per legge o per provvedimento del giuilice nell' interesse e in rappresentanza delle persone legalmente incapaci. Deriva dal latino tutel.a, scaturito dal verbo tueri "proteggere", "difendere".

363


u UCCIDERE

il verbo definisce il privare qualcuno della vita. Deriva dal latino occi-

dere (composto dalla particella oc, per assimilazione ob, "contro", "tramite" e caedere "tagliare", "stroncare") "abbattere", "uccidere".

ULCERA

la voce designa una piaga dei tessuti di rivestimento che non cicatrizza. Deriva dal latino ulcus - eris, affine al greco élkos "piaga", tratto a sua volta dal verbo élkein "lacerare", "dilaniare" .

UNCINO

la parola indica un piccolo arnese di ferro a forma di arpione, utilizzato per afferrare gli oggetti. Deriva dalle voci latine uncinus, aggettivo da uncus (gr. 6nkos e 6nkinos ) " uncino", "punta dell a

freccia".

URGERE

il verbo definisce il sollecitare, lo stimolare con insistenza, lo spronare. Deriva dal latino urgere , affi ne al greco éirgein "spingere fuori", "incalzare", "stringere". Il senso origi nario quind i era quello di incalzare, spingere con violenza.

USBERGO

la voce indi ca: una parte dell 'armatura dei cava lieri meclievali che proteggeva il collo; un'armatura; una corazza. Deriva dal germanico halsberg (composto di hals "coll o" e bergen " proteggere") "armatura per il collo".

USSARO

il termine in origine designava un soldato della cavalleria leggera di alcuni eserciti europei, armato di carabina, pistola e sciabola, che indossava una uniforme caratterizzata dal co lbacco e da una corta giubba. Deriva dall ' ungherese huszàr "corridore", "esploratore", ted. Husar, serbo-croato gusar, husar ")adrone", che risale al gr. biza ntino e mod. kho(n )siarios " bri ga nte" (da kh6sia " nascondiglio"). La voce è documentata anche nel lat. mediev. d'Ungheria: predones aut Huzarij hungari (1449). 365


v VAGINA VAlNIGLIA

la voce vagina in anatomia definisce l'organo copulatore femminile. In origine ebbe propriamente tale nome il fodero della spada, per lo più di cuoio o di metallo. Deriva dal latino vagina "guaina", tratto a sua volta da vacus "vuoto". Il termine vainiglia, o più comunemente vaniglia, designa una pianta tropicale appartenente alle Orchidacee, caratterizzata da un intenso aroma. L'etimo della parola si spiega considerando che i semi della pianta sono contenuti in piccoli gusci o baccelli, a forma di guaina. Il termine può risalire al diminutivo dello spagnolo vaina "guaina", "baccello".

VAlVO DA

il termine, più noto come voivoda, designava nell'Europa centroorientale, sin dal medioevo, il titolo di cui si fregiavano i sovrani e i governatori di una provincia, in particolare in Moldavia, in Valacchia e nella Transilvania. Deriva dallo slavo voevoda, serbocroato vojvoda "condottiero d'armata" ( voj "esercito·" e vodili "condmTe", passato al turco vojvoda "giudice", ungh. vojkoda, gr. mod. boebada(s). D significato originario della voce era quello di comandante in guerra, capo militare.

VALENTE VALERE VALETUDINARIO VALORE

l' aggettivo valente definisce la persona che si dimostra abile ed esperta in una attività o professione. Il verbo va.lere sta a indicare: l'essere capace ed efficiente~ l'essere utile; l'avere pregio; il costare eco nomicam ente. Il termine valetudinario definisce chi è cagionevole di salute. In epoca romana il valetudinarium era l'ospedale militare posto nelle retrov ie, in grado di assistere 180 infermi o feriti . Il sostantivo valore definisce: il complesso delle qualità positive in campo morale, intellettuale, professionale, per le quali una persona è degna di stima; il coraggio, l'ardimento e l'eroismo. Tutti i vocaboli der ivano dal latino valere "essere forte", "essere robusto", "stare bene in salute". 367


VERECONDO

Famosa la locuzione te la faccio pagare, che ostenta chiaramente l'azione del vendicare.

VERECONDO

l'aggettivo qualifica una perso na modesta, riservata e pudica. Deriva dal latino verecundus, tratto dal tema del verbo vereri "aver riguardo", "provare riverenza alla vista di qualcosa". In origi ne la voce si riferiva a persona attenta a scrutare per potersi difendere, per evitare di essere sorpresa [dall'attacco da parte del nemico].

VERRETTA VERRETTONE

tanto la verretta che il verrettone definivano nel medioevo i dardi delle balestre. Derivano entrambi dal francese virer "girare", con riferimento alla rotazione del dardo durante la sua traiettoria.

VESCOVO

il termine designa l'alto prelato al quale la Chiesa Cattolica conferisce il governo di una diocesi. Deriva dal latino episcQpus, tratto dal greco episkopos (composto dalla particella epi "sopra" e sk6pos , da skopĂŠo "guardo", "vigilo", "controllo") "chi sorveglia dall 'alto". Il termine in Grecia indicava gli episcopi, governatori militari incaricati di amministrare le province subalterne.

VESSARE

il verbo designa l'azione di sottoporre qualcuno a sistematici soprusi, a frequenti angherie, a ripetuti tormenti fisic_i o morali. Presente nel francese vexer, nell 'inglese to vex, la voce deriva dal latino vexare "s muovere con violenza".

VESTIGIA

il termine indica l' impronta lasciata sul terreno, testimonianza di un passaggio o di un evento. Deriva dal latino vestigium "traccia", "pedata", tratto a sua volta dal greco stichos "passo", "fila", "schiera" [di soldati].

VETERANO

il termine nel linguaggio corrente designa chi esercita un mestiere da moltissimj anni; chi ha prestato per molti anni il servizio militare. Presso i Romaru il veteranus era il soldato che, avendo prestato servizio onorevolmente per un determinato numero di anni, al momento del congedo riceveva come ricompensa un appezzamento di terreno ai margĂŹru dell 'Impero. La voce deriva dal latino vetus, veteris "vecchio", "anziano".

VETERINARIO

il termine risale al latino veterinarius , colui che si occupava delle veterinae (da vetus , veteris "vecchio") "quadrupedi" [che non erano piĂš adatti alla corsa e al combattimento]. 369


VETTOVAGLIA

VETIOVAGLIA il termine vettovaglia indica ciò che serve per il sostentamento di VETTOVAGLIAMENTO una pluralità di persone. Vettovagliamento sta a indicare il complesso delle operazioni svolte da un apposito Corpo logistico dell'Esercito per alimentare le truppe in guarnigione o in combattimento. Entrambi i termini derivano dal tardo latino victualia "alimento". VffiRARE

il verbo sta a indicare un moto oscillatorio di brevissi ma escursione. Per il suo concetto di movimento viene impiegato anche come sinonimo di colpire con un 'arma bianca, quasi che la stessa venisse agitata prima di abbattersi sulla vittima. Deriva dal latino vibrare "agitarsi", "brandire" [la spada].

VINCERE VINCOLO

il verbo vincere indica: l'affermare la propria superiorità su qualcuno o qualcosa; l'aver ragione di un avversario. Deriva dal latino vincere, etimologicamente affine al sostantivo vincolum "legame". Il senso originario pertanto sarebbe stato quello di ridurre in catene, privare della libertà, condizione tipica degli sconfitti in guerra, con una implicita valenza di trarre vantaggi materiali dalla vittoria, da cui anche il vocabolo provincia [v.].

VIOLARE VIOLENTO VIOLENZA

il verbo violare indica: l'infrangere una condizione di originaria integrità; l'entrare illegalmente in un ambito estraneo; il profanare con la forza. L'aggettivo violento qualifica sia un individuo che agisce aggressivamente sia un fenomeno naturale che si manifesta con forte energia. La voce violenza indica una forza impetuosa impiegata per sopraffare un soggetto più debole. Tutti i vocaboli derivano dal latino vis "forza", "energia fis ica".

VIRILE

l'aggettivo definisce l'uomo valoroso e, storicamente, il soldato. Deriva dal latino vir, viris "uomo capace di atti eroici".

VITELLO

il termine sta a indicare il piccolo della vacca. Deriva dal latino vitellus , dim. di vitulus , che in greco è hital.Os, da cui scaturisce il nome Italia, ossia la terra che per i suoi fertili pascoli abbondava di vitelli, anticamente sinonimo di benessere, forza e potenza militare.

VULNERABILE VULNERARE

l'aggettivo vulnerabile qualifica chi può essere ferito, chi è fragile sia in senso fisico che psichico. Il verbo vulnerare, a sua volta, definisce l'azione di provocare ferite. Entrambi i terminj derivano dal latino vulnerare "ferire" (da vulnus - eris "ferita").

370


z Z AGAGLIA

la voce defin isce: una lunga arma su asta, in uso fin o al secolo XVI; una tipica arma sudafricana, a forma di corto giavellotto, con la punta di ferro. Viene dall 'ar. e berbero zaga'ja "punta della lancia", spagn. antico azagaya, port. azagaia , in gl. assagai. Una variante è az(z)agaglia.

ZAR

il termine Zar (Czar), dalla pronuncia palatale, è stato il titolo dell' imperatore dell a Russia fi no al 1917 e dell a Bulgaria fin o a l 1947. Deriva dal latino Caesar "Cesare", da cui è scaturito Kaiser [v.] - quando la gutturale latina aveva la pronunc ia velare (k ) - il titolo di imperatore nei paesi di lingua tedesca.

Z UAVO

il termine designa storicamente un soldato appartenente a un corpo c he i Francesi fo rmarono con e le me nti tratti da ll e loro coloni e nordafricane. Si trattava per l'esattezza di indi vidui arruolati ne ll a Cabili a, da cui il termine Zuaua , Zuavia, nome della tribù dei Cabìli, stanziata nell'attuale provincia di Costantina (cfr. fr. zouaves). La voce ha oggi fun zione aggettivale (nota la locuzione calzoni alla zuava).

ZUFFA

il termine sta a indicare: una rissa; uno scontro verbale molto acceso. Deriva dal medio alto tedesco zopf "ciuffo", attraverso il verbo zopfen " tirare": in origine quindi il vocabolo si riferiva all 'atto de ll' afferrarsi per i capelli nel corso di un duello. Probabilme nte termine onomatopeico.

371


REPERTORI FINALI


LOCUZIONI

A nemico che fugge ponti d'oro. La locuzione

Quando l'animale veniva battuto con gli speroni,

si richiama all ' adag io latino " qua fugiunt

il dolore della puntura lo faceva correre a gran

hostes, via munienda est ": la via per la quale

velocità. Pertanto, lanciarsi a spron battuto equi-

fugge il nemico va resa sicura affinché possa

valse da allora a procedere di gran corsa.

essere invogliato a non tornare indietro.

Agire alla carlona. L'imperatore Carlo Magno A palle incatenate. Le palle incatenate erano

invitò molti suoi baroni a una partita di caccia. Gli

munite di lunghe falci incernierate che si apriva-

illustri personaggi si presentarono puntualmente

no dopo l'uscita dall'anima del pezzo ed erano

vestiti con straordinario lusso e ricercatezza.

in grado di danneggiare l'opera morta delle

Carlo, invece, indossava un semplice abito di

a

stoffa grezza che lo scatenarsi di un violento

palle incatenate venne adottato negli scontri fra

temporale rese adatto alla circostanza. Pertanto

velieri: gli alberi venivano abbattuti e le navi o

vestire o agire alla carlona, cioè come il grande

vele si trasformavano in inutili pontoni. Da allora

imperatore Carlo, sta ancora oggi a indicare il

la frase andò a indicare un'offesa particolarmen-

comportarsi alla buona, senza alcuna pretesa.

imbarcazioni nemiche. Il cannoneggiamento

te violenta che lascia lo sconfitto in vita ma alla mercè del vincitore.

Alzare le mani. Mostrare la mano equivaleva a dichiararsi senza armi: la pratica ebbe una mag-

A singolar tenzone. La voce tenzone definiva,

giore evidenza quando entrambe le mani veniva-

in origine, lo scambio di strofe tra due poeti in

no sollevate e mantenute in alto. In breve l'espres-

gara fra loro: in breve tenzone passò a indicare il

sione assunse il significato di accettare la resa.

combattimento fra due cavalieri in un torneo o in un duello. Il modo di dire, al presente, definisce

Appartenere alla vecchia guardia. La locuzio-

uno scont!o figurato tra due contendenti che

ne fa riferimento ai valorosi veterani di Napoleo-

cercano di far prevalere le proprie capacità su

ne, incaricati di vigilare sulla sua incolumità. Sta

quelle dell'altro.

ancora oggi a designare l'essere vecchi e fedeli seguaci di un movimento.

A spron battuto . Il modo di dire risale al medioevo: per incitare il cavallo a correre, il

Appoggio- alabarda. L'espressione (in dialetto

cavaliere si serviva degli speroni che portava

napoletano apposalibbarda) sta ancora a indi-

normalmente fissati al tacco delle calzature.

care una persona scroccona che accetta inviti a


pranzo. Il nomignolo è legato all'usanza dei sol-

tola praticate lungo i parapetti: la vampa degli

dati spagnoli di un tempo di appoggiare l'alabar-

spari, !ambendoli, radeva loro quasi la barba.

da al muro, prima di sedersi a tavola. Bruciare le tappe. Gli spostamenti degli eserciAvere sul capo la spada di Damocle. Secondo

ti, nell'antichità classica, awenivano con lunghe

la leggenda, un certo Damocle, cortigiano di

marce, le cui tappe erano previste con cura fin

Dionigi, tiranno di Siracusa, invidiava le ricchez-

dalla partenza. Se per un'impellente necessità

ze e la celebrità del suo signore. Questi, un

occorreva ridurre i tempi di trasferimento, si pro-

certo giorno, per fargli capire che tutto aveva un

cedeva a tappe forzate, costringendo i soldati a

prezzo, ordinò che il cortigiano fosse trattato per

uno sforzo superiore. Quando l'urgenza si dimo-

un'intera giornata da re. Damocle ebbe perciò

strava vitale, l' avanzamento non prevedeva

un abito ricchissimo e uno stuolo di servitori.

soste e perciò si bruciavano le tappe. Oggi il

Dopo poco fu introdotto in sala dove stava una

modo di dire si riferisce specialmente all'iter di

mensa sontuosamente imbandita. Fu fatto

una carriera professionale che non conosce

accomodare su un apposito trono, ma quando

pause intermedie per giungere ai massimi livelli.

alzò gli occhi verso il cielo per ringraziare gli dèi di tanta fortuna, si accorse che sulla verticale

Canta che ti passa. La celebre frase è attribuita a

del suo capo era sospesa una spada acuminata

un ignoto fante della prima guerra mondiale che la

trattenuta solo da un capello. Immediatamente

scrisse in una trincea. Per l'esattezza, fu graffiata

comprese che i re hanno la vita sempre minac-

sulla parete di una dolina, come ricorda Piero

ciata da un pericolo imminente, come la spada

Jahier che raccolse i canti dei soldati, in tutti i dia-

che vedeva pendere su di sé.

letti, nel volumetto Canti di soldati. Il concetto di soffocare la sofferenza attraverso le canzoni non è

Bandiera vecchia onor di capitano. Proprio

affatto nuovo. Già il Petrarca scrisse a riguardo:

perché è vecchia, la bandiera è più gloriosa e

" ...perché cantando il duo/ si disacerba ...".

dunque fa onore a chi ne è portatore. È evidente il riferimento al linguaggio militare.

Cavallo di battaglia. Nel medioevo, ogni cavaliere disponeva di destrieri di ottima razza e bene

Battere in breccia. Nel periodo rinascimentale,

addestrati. Uno soltanto però era quello che

e

riscuoteva la sua piena fiducia, essendo non solo

aprirvi un varco, era necessario concentrare le

docile e obbediente ma soprattutto tanto corag-

artiglierie allo scopo di far convergere il tiro dei

gioso da poter affrontare il nemico in combatti-

per irrompere in una fortificazione assediata

cannoni, mediamente quattro per batteria, su un

mento senza mettere in difficoltà chi fo montava:

ristretto settore. Solo così si provocava il crollo

era quello il cavallo dal quale dipendevano la sorte

di una parte delle mura e si apriva una breccia.

dello scontro, la vita e l'onore del cavaliere. Ancora oggi l'espressione designa lo strumento più

Batteria in barbetta. Veniva definito così l'insie-

forte che può portare alla riuscita di un'impresa.

me dei cannoni posti a cielo scoperto sulle piazze delle fortificazioni. Le volate dei pezzi stavano

Cavallo di frisia. Già negli scritti del Montecuccoli

inserite nelle apposite feritoie trapezoidali a spa-

o del Grassi, come pure di altri celebri trattatisti


militari, si parla dei cavalli di frisia, come ostruzioni

Ciò che non fecero i barbari fecero i Barberi-

realizzate attraverso strade o passaggi obbligati

ni. Papa Urbano VIli, al secolo Maffeo Barberini,

per interdire il transito alla cavalleria. Si trattava

si prodigò per rendere la città di Roma più bella

per lo più di una trave longitudinale, lunga quanto

e più forte. Per realizzare un consistente numero

il varco da sbarrare, sostenuta da più montanti, o

di cannoni, fece togliere le tegole di bronzo

gambe, tutti terminanti a punta e assemblati in

dorato che ricoprivano il Panteon, che persino i

modo tale da volgere sempre una punta verso

barbari avevano lasciato al loro posto.

l'attaccante da qualsiasi parte giungesse. Un tipo semplificato consisteva nell'unire, come in un

Ciurlare nel manico. Il verbo ciurlare deriva

fastello, più pali appuntiti in modo da formare una

dalla voce verbale latina circulare "camminare in

sorta di gigantesco riccio acuminato. Il nome

giro". Da questo significato originario la voce è

cavallo derivò dalla sua somiglianza all'animale,

passata a designare l'oscillare, il tentennare, il

mentre frisia dalla sua grandezza, essendo i

. non stare saldo. Perciò si applicò soprattutto alle

cavalli di razza frisone più grossi e più pesanti

armi da taglio che non risultavano saldamente

degli altri. La locuzione trova ancora impiego nel

fissate al manico o all'elsa. Da ciò scaturì il modo

gergo attuale per indicare un ostacolo passivo.

di dire, con riferimento agli uomini facili al tradimento o che oscillano nelle loro convinzioni.

Cerchio di fuoco. A partire dal XVI secolo la locuzione fu impiegata per designare un'enorme

Col favore delle tenebre. L'oscurità è sempre

girandola, impiegata negli assedi per illuminare i

stata una preziosa alleata dei militari nelle ope-

fossati. Si trattava di una ruota ferrata lungo la

razioni più temerarie: avvantaggiarsene signifi-

cui circonferenza erano accesi numerosi fuochi.

cava sfruttare ciò che naturalmente costituiva

Il modo di dire andò in seguito a indicare un'e-

un ostacolo o un impedimento, allo scopo di

nergica manifestazione di forza proveniente da

sorprendere l'avversario. L'espressione finì così

tutte le direzioni.

con l'indicare il conseguimento di un vantaggio in maniera nascosta e insidiosa.

Chi non è buono per il re non è buono neppure per la regina . L'espressione (nel dialetto

Colpire alle spalle. Il notissimo modo di dire trae

abruzzese chi nn'è bbòn p'lu re, nn'è bbòn

origine dai tornei medievali, durante i quali i cava-

manch p' la riggin) stava a significare che colui

lieri si scontravano, sempre frontalmente, con

che non aveva fatto il soldato non era maturo

!ance e con spade. Il non rispettare tale compor-

per prendere moglie.

tamento divenne perciò sinonimo di vigliaccheria e di tradimento. La locuzione designa ancora

Ciao, ciao. L'odierna formula di saluto deriva

oggi l'agire slealmente nei confronti di qualcuno.

dal veneziano ciao, dicitura dialettale della voce italiana schiavo, impiegata con l'accezione di

Colpo di grazia. La locuzione definisce la rovina

schiavo vostro analogamente all'attuale locuzio-

definitiva di chi già si trova in grave difficoltà.

ne servo vostro. Gli schiavi, in origine, erano i

Trae origine dal fatto che ai morenti sul campo

prigionieri di guerra che venivano privati di qual-

di battaglia si abbreviavano le sofferenze con un

siasi diritto e libertà in cambio della vita.

colpo mortale definitivo, detto di grazia.


Con questo o su questo. Si dice che la frase

Entrare in lizza. L'espressione significa parte-

venisse rivolta dalle donne spartane ai propri

cipare a una gara, scendere in campo. Nel

figli in partenza per la guerra. Il significato era

periodo medievale la lizza non era altro che un

che sarebbero dovuti ritornare da vincitori con lo

luogo recintato per lo svolgimento dei tornei

scudo o distesi su di esso dopo essere stati

cavallereschi.

uccisi in combattimento.

Esporre il fianco. Nelle fortificazioni, il tiro d'inCortina di ferro . La voce cortina definisce, in

terdizione avveniva mirando ai fianchi dell'attac-

architettura militare, il segmento murario com-

cante, in modo che, anche nel caso di mancato

preso fra due torri, per lo più ad andamento ret-

bersaglio, il dardo potesse, nella sua traiettoria,

tilineo. La locuzione venne coniata alla conclu-

colpire altre vittime. La frase in origine significa-

sione del secondo conflitto mondiale per indica-

va esporsi indifeso al tiro nemico. In seguito la

re l'insormontabile barriera eretta dall'Unione

locuzione finì con l'acquisire il significato di

Sovietica a fronte delle nazioni europee occi-

mostrare ad altri i propri punti deboli.

dentali rimaste libere.

Essere a stipendio fisso. Nel linguaggio corDarsi la mano. L'espressione, che oggi costituisce

rente lo stipendio fisso corrisponde al lavoro

un semplice gesto di amicizia e di cordialità, in

dipendente retribuito con scadenza mensile.

epoca medievale stava a significare sicurezza e

Deriva dal latino stipendium (composto da

rassicurazione reciproche, in quanto l'atto era mera

stips "moneta di rame" e pendium , da pende-

attestazione che le mani non impugnavano armi.

re "pesare"). Con Servio Tullio il rame venne sostituito con la moneta di valore fisso, che

Date un obolo a Belisario. La frase è un monito

divenne la paga dei soldati, la prima categoria di

per ricordare il mutare delle umane fortune.

dipendenti pubbl ici a essere regolarmente

Secondo la leggenda, il celebre Generale

retribuita con una moneta.

Be/isario, allontanato dall'imperatore e privato di tutti i suoi beni, sarebbe stato costretto a chiedere

Essere ai ferri corti. Negli scontri fra cavalieri

l'elemosina per le vie di Costantinopoli: in realtà il

medievali, dopo la prima fase costituita dall'urto

Generale cadde in disgrazia soltanto per _ sette

a cavallo con le lance, se nessuno dei due con-

mesi, dopo di che fu reintegrato negli abituali fasti.

tendenti si ritirava o moriva, si passava al combattimento con le spade e con i pugnali, ossia

Di punto in bianco. La frase appartiene al

con i ferri corti. In seguito la locuzione acquisì il

gergo degli antichi artiglieri. Per le operazioni di

significato di situazione conflittuale particolar-

mira si utilizzava un rustico traguardo dove era

mente accesa fra due persone.

segnata una tacca bianca. Quando la linea di mira risultava perfettamente orizzontale, il can-

Essere alle prime anni. L'espressione fa riferi-

none t irava con alzo fisso: tutti i bersagli veniva-

mento allo stadio iniziale della preparazione del

no colpiti senza aggiustamenti in elevazione o in

soldato e indica perciò la persona che deve per-

direzione. La frase finì perciò con il significare:

correre ancora un lungo itinerario per coronare

agire senza indugio e improwisamente.

le sue aspirazioni.


Essere franco. l Franchi erano guerrieri feroci e

Essere quinta colonna. La nota locuzione

aggressivi, che furono sconfitti e soggiogati dai

esprime l'azione di chi favorisce gli interessi

Romani. La loro sottomissione fu caratterizzata

della parte nemica. È nata durante la guerra civi-

da frequenti e sanguinose ribellioni, fino a quan-

le spagnola: il Generale Mola, a capo delle forze

do, stabilitisi in Gallia, divennero un popolo libe-

repubblicane, avanzando con quattro colonne,

ro. Da allora la voce franco assunse il significato

dichiarò di poter contare su una quinta colonna

di libero da ogni soggezione.

che operava a favore dei seguac i di Franco all'interno di Madrid.

Essere il braccio destro di qualcuno. La locuzione, oggi di vasto uso gergale per indicare

Essere ricco come un nababbo . Il termine

l'uomo di fiducia di un personaggio importante,

nababbo rievoca nell'immaginario collettivo sce-

indicava il ruolo di difensore svolto da un uomo

nari lussuosi tipici dei racconti tratti dalle Mille e

robusto e forte per la protezione di un potente.

una notte. La parola designava un titolo militare, introdotto nel corso dell'espansione islamica in

Essere laconico. Il modo di dire definisce una

India. Allorquando gli Inglesi avviarono lo sfrut-

persona estremamente concisa e di poche

tamento coloniale della regione, molt i ufficiali,

parole. Laconico deriva dal latino laconicus,

avvalendosi del loro ruolo, riuscirono ad arric-

tratto a sua volta dal greco L.akon "Lacedemo-

chirsi enormemente e incominciarono a vivere in

ne". l Lacedemoni erano gli abitanti della Laco-

un lusso sfrenato. Perciò condurre una vita da

nia, regione del Peloponneso con Sparta per

nababbo assunse il significato di godersi la vita

capitale, cioé gli Spartani. Di essi erano noti lo

fra sfarzi, lussi e ricchezze.

spirito combattivo, la durezza di vita e di costumi e la serietà di carattere: tutte connotazioni

Essere testa d 'ariete. La locuzione trae origine

che si traducevano in una loquacità parsimonio-

da una macchina bellica, usata dagli Assiri, dai

sa, aspra e concreta, propria del guerriero.

Greci , dai Romani e finanche dalle mi lizie medievali, macchina costituita da una trave la

Essere lapalissiano. La locuzione indica un'af-

cui estremità anteriore portava un blocco metal-

fermazione talmente ovvia da divenire ridicola. Il

lico quasi sempre a forma di testa d'ariete. L'or-

capitano Giacomo Chabannes, signore de la

digno, opportunamente manovrato, era effica-

Palice, o Palisse, morì combattendo da prode

cissimo nello sfondamento delle mura o delle

nel 1525 nei pressi di Pavia. l soldati, affranti

porte di una città o di una fortezza. Ciò spiega il

dalla perdita del loro Comandante, nei giorni

significato attribuito ancora oggi alla frase: avere

successivi alla sua scomparsa, per esaltare l'e-

grande capacità di penetrazione.

roismo del capitano che pochi minuti prima di morire si era battuto strenuamente, cantarono:

Essere un dragone. Il curioso modo di dire, dif-

"Il signore di La Palisse è morto l morto davanti

fuso nel Mezzogiorno, viene riferito a persona

Pavia; l Un quarto d'ora prima della sua morte/

che, per tutelare i propri interessi, usa metodi al

egli era ancora vivo/ ... ". l versi apparvero agli

limite della legalità e della correttezza. L'espres-

occhi dei posteri ridicoli per la loro evidente

sione si relaziona alla maniera sbrigativa di com-

ovvietà.

portarsi dei soldati a cavallo impiegati per libera-


re il territorio da infiltrazioni nemiche o da pre-

un soldato a piedi che aveva il compito specifi-

senze criminali.

co di precedere le truppe a cavallo, rimuovendo ogni genere di ostacolo e creando eventualmen-

Far man bassa. È un modo di dire, ancora dif-

te ponti e opere fortificate: in questo modo la

fuso, che deriva dall'ordine "mani a basso" con

marcia veniva agevolata.

cui il Comandante degli antichi eserciti dava il segnale per iniziare le operazioni del saccheggio

Fare terra bruciata. Nei secoli passati, per evi-

nel territorio nemico.

tare che il nemico potesse soggiornare a lungo sopra una terra conquistata, veniva dato alle

Far saltare i ponti alle spalle. Nel corso di ope-

fiamme tutto ciò che era all'orizzonte (case,

razioni particolarmente temerarie, per evitare

alberi e animaiQ, trasformando il territorio in un

che i soldati fossero attratti dalla prospettiva di

deserto inospitale. In breve tempo, non potendo

fuggire, percorrendo a ritroso il cammino già

più sfamarsi, il nemico era costretto a sloggiare.

fatto, si impartiva l'ordine di far saltare i ponti

La locuzione ha trovato fortuna anche nella dot-

appena attraversati.

trina militare classica.

Fare fuoco e fiamme. L'interpretazione di que-

Fare testa coda. u ·modo di dire è talmente

sto antichissimo modo di dire è certamente

usato nel gergo automobilistico da sembrare di

connessa con la guerra, ma può avere almeno

recentissima invenzione. In realtà esso rappre-

due spiegazioni. La prima rimanda al fatto che la

sentava l'ordine che veniva impartito alle milizie,

conclusione di un assedio vittorioso consisteva,

tramite opportuni squilli di tromba, per far volge-

abitualmente, nell'incendio della città espugna-

re all'indietro la colonna.

ta. La seconda si riallaccia alla necessità o opportunità di sollecitare l'aiuto degli alleati, nei

Fare un'alzata di scudi. La locuzione si riallac-

frangenti di pericolosità, per mezzo di segnali di

cia al modo di protestare dei legionari romani:

fu'oco (di tale pratica si fa cenno anche in

alzavano gli scudi in massa per manifestare dis-

Omero). La locuzione ha avuto fortuna ed è

senso e contrarietà.

rimasta nel nostro linguaggio per segnalare in maniera smodata uno stato d'ira e la volontà

Fuggi fuggi. La locuzione altro non è che la

d'intraprendere azioni cruente.

riproposizione di un incitamento rivolto ai soldati in prossimità di una sconfitta. Ancora oggi sta a

Fare harakiri. La locuzione esprime l'azione del

indicare l'azione di battere in ritirata di fronte a

suicidarsi o, in senso figurato, del levarsi di

un pericolo.

mezzo. In passato , l'h arakiri era un rituale esclusivo della casta dei Samurai, imposto dal

Fuori porta. Il significato originario della locuzio-

loro codice d'onore: non si poteva soprawivere

ne richiama l'antica abitudine di uscire da una

a una sconfitta.

delle porte della cerchia urbica per dirigersi all'esterno della città. Pur non esistendo più le porte

Fare il pioniere. L'espressione si riallaccia alla

delle città, il senso figurato dell'antico modo di

voce francese pionner con la quale si indicava

dire si è affermato sempre più. Può essere inte-


ressante ricordare che fu proprio al ritorno da

cesso formativo, bisogna ricordare che, nell'anti-

una di queste scampagnate che a Palermo, nel

co linguaggio guerresco, chiedere quartiere

1284, i soldati francesi tentarono di mancare di

significava arrendersi e ottenere salva la vita.

rispetto ad alcune donne. Ne scaturì una furiosa ribellione popolare che passò alla storia come i

Mettere a ferro e fuoco. La notissima espres-

"Vespri Siciliani". Tutti gli stranieri presenti sull'l-

sione fa riferimento a ciò che accadeva dopo

sola, anche vagamente sospettati di essere fran-

l'espugnazione di una città o di una fortezza: i

cesi, i loro amici e persino le donne che a qual-

nemici sopravvissuti venivano passati a fil di

siasi titolo avevano avuto rapporti con gli stessi,

spada e la città data alle !iamme. Il modo di dire

vennero barbaramente trucidati.

passò in seguito a definire l'azione di devastare qualcosa senza alcuna pietà per uomini e cose.

Gettare il guanto. Esattamente come il dito, anche la mano stesa veniva impiegata per

Mettere all'asta. La locuzione nacque dal fatto

minacciare qualcuno. Il guanto che la copriva

che i Romani procedevano alla vendita dei beni

aveva la medesima valenza: per cui gettare il

dei debitori inadempienti in un'area pubblica,

guanto corrispondeva a una forma di offesa

presso la quale il magistrato faceva conficcare

esattamente identica a una percossa inflitta con

un'asta con punta metallica triangolare o a

la mano. Perciò il gesto finì con il significare: "t i

forma di losanga. Tale vendita, che in latino

sfido a duello".

veniva chiamata sub asta , avveniva generalmente in una pubblica piazza. L'asta, secondo il

Il dado è tratto. La celebre frase fu pronunciata

Battisti e l'Alessio, simboleggiava la proprietà

da Giulio Cesare, nel 49 a.C. , allorquando, alla

quiritaria, ma rappresentava soprattutto la forza

testa delle sue legioni, varcò il fiume Rubicone

dello Stato. In un procedimento del genere, in

per sconfiggere i suoi avversari politici. La locu-

cui era necessario il mantenimento dell'ordine

zione, riportata come alea iacta est , suonava in

pubblico, non poteva infatti escludersi la pre-

origine alea icta esto "getta il dado", modo di

senza dei soldati (hastat1).

dire all'epoca alquanto diffuso con riferimento a una decisione ritenuta irrevocabile. L'espressio-

Mettere con le sp alle al muro. Nel corso dei

ne è ancora di largo uso nel linguaggio corrente.

tentativi di fuga, la corsa finiva per interrompersi davanti al muro di cinta, situazione che costrin-

Incrociare le armi. La locuzione si riferisce ai

geva il fuggitivo a girarsi verso i suoi inseguitori

duelli con la spada, dove le lame dei due con-

per tentare un'estrema difesa: in tale situazione

tendenti finivano inevitabilmente per incrociarsi.

finiva per trovarsi con le spalle al muro. La frase

Da c iò è derivato il senso d i combattimento

f inì così con il designare un comportamento

mortale a distanza ravvicinata fra due avversari

disperato al quale si è costretti da circostanze

irriducibili.

avverse che non lasciano via di uscita.

Lotta senza quartiere. Con l'espressione meta-

Mettere in gabbia. La locuzione indica il condur-

forica si suole indicare una lotta che non intende

re qualcuno in prigione. La gabbia era nel medioe-

dar tregua all'avversario. Per capire il suo pro-

vo l'ordigno di tortura, e non di rado di supplizio,


nel quale venivano esposti, per diversi giorni, o

ponderali e non già in millimetri. Con l'adozione

fino alla morte, coloro che si erano resi indegna-

della palla di ferro, non cava ma piena, diviene

mente colpevoli di delitti efferati e infamanti.

perfetta la corrispondenza fra il suo peso e il suo diametro, corrispondenza che cesserà con l'in-

Occhio per occhio. La frase, nota formula della

troduzione, intorno alla metà del XIX secolo, dei

barbarica legge del taglione, significava che la

proietti cilindro-ogivali, nei quali a un determina-

pena doveva essere esattamente uguale alla

to diametro possono corrispondere pesi diver-

colpa o al danno inflitto: chi avrà provocato la

sissimi. Da quel momento si passò, con l'ecce-

perdita di un occhio ai suo avversario, a parità di

zione del Regno Unito, all'indicazione del calibro

livello sociale, dovrà essere privato di un occhio,

in millimetri o in altre unità lineari. Ancora oggi

e così via.

l'espressione viene utilizzata per dare un valore ponderale a una situazione da affrontare.

Passare in cavalleria. La frase, derivata dal

gergo militare, designava il soldato che, venen-

Pollice verso. Lo stringato modo dii dire indica-

do meno al senso di appartenenza, transitava

va il gesto che l'imperatore compiva al termine

da una qualsiasi Arma alla Cavalleria, ritenuta

di un combattimento di gladiatori per ordinare

più nobile e più prestigiosa. Perciò finì con l'e-

che lo sconfitto venisse ucciso. Da allora la

sprimere l'azione di una promessa non mante-

locuzione ha assunto il significato di manifestare

nuta o di un prestito mai restituito.

dissenso o di esprimere decisioni avverse a qualcuno.

Passare in rassegna. La locuzione si richiama

storicamente all'attività ispettiva di un reparto

Prendere in giro. È a tutti perfettamente noto

militare schierato da parte di un'autorità militare

cosa sia la manovra di accerchiamento: il

di rango. L'espressione viene impiegata nel lin-

costringere l'avversario all'interno di un anello di

guaggio corrente per esprimere l'azione di sot-

forze ostili, privandolo di ogni collegamento con

toporre a valutazione le molteplici variabili di un

le basi di partenza. Pertanto il modo di dire

problema.

stava a indicare un'operazione di aggiramento che conduceva alla cattura del nemico per resa.

Perdere terreno. L'espessione, nell'antico lin-

Il che finì per esprimere l'azione

guaggio militare, significava indietreggiare allo

no degli inutili sforzi altrui.

de~

farsi scher-

scopo di poter poi assalire il nemico con maggior impeto. "Prendere terreno" significa, invece,

Radere al suolo. La frase veniva impiegata per

acquisire una posizione vantaggiosa.

indicare la distruzione completa di ogni struttura, fino a rendere il

suolo completamente liscio,

Pesare la palla. La probabile etimologia della

come la pelle dopo la rasatura. Nel linguaggio

voce calibro è qua libra? "di quale peso?". La

attuale la locuzione designa l'azione dell'abbat-

singolare domanda, infatti, si attaglia perfetta-

tere completamente un ostacolo.

mente alle antiche artiglierie nelle quali la valutazione dimensionale della palla, e quindi il diame-

Remare contro corrente. Le navi da guerra

tro interno della bocca, era espressa in libbre

dell'antichità classica, del medioevo e dell'età


moderna fino al XVIII secolo, erano propulse da

senso figurato si equiparò tale iattura alla ferita

teorie di remi manovrati da forzati incatenati ai

mortale inferta da un proiettile a un soldato, con

banchi di voga e incitati con la frusta dagli aguz-

conseguente perdita della vita: salvare la ghirba

zini. L'azione congiunta di tanti disgraziati servi-

divenne perciò sinonimo di salvare la pelle, di

va a far avanzare l'unità a una considerevole

sopravvivere alla guerra.

velocità, sebbene per poche decine di minuti: si

è calcolato che la galea riusciva a toccare i dieci

Sciabola al culo, pane sicuro. Quando France-

nodi, velocità che rimase, fino all'avvento del

sco Il istituì la guardia nazionale, molti cittadini si

treno a vapore, la più elevata per un mezzo di

arruolarono in tale Corpo anche perché veniva-

locomozione. Ovviamente, quando la manovra

no ben retribuiti. Una volta prestati alcuni servizi

avveniva in presenza di correnti particolarmente

militari, rientravano temporaneamente nei loro

tumultuose, il rendimento, a parità di sforzo,

rispettivi paesi d'origine in divisa e con la scia-

scendeva notevolmente: remare contro corrente

bola pendente dietro i pantaloni, il che faceva

pertanto passò a indicare il sostenere uno spos-

dire al popolino, in modo piuttosto pittoresco,

sante sforzo senza poterne godere i frutti o l'agi-

che chi si arruolava nell'Esercito aveva l'avvenire

re in modo da ostacolare qualcosa che va nella

assicurato.

sua naturale direzione.

Scontare, o pagare, il fio . Nel medioevo i Ridurre a mal partito. Nel corso degli intermi-

sovrani, per assicurarsi un periodo di servizio

nabili scontri tra gruppi opposti, detti anche par-

militare da parte dei propri sudditi, cedevano

titi, che insanguinavano le cittadine medievali,

loro alcuni diritti su un territorio, il feudo. Da

chi ne usciva malconcio o sconfitto spesso si

feudo, ma con il senso di "remunerazione", deri-

vedeva costretto a passare alla fazione soccom-

va la voce fio, indicante la rendita del feudo. La

bente. Il modo di dire ha finito con l'acquisire il

locuzione perciò indicò in origine ciò che il sud-

significato di essere dalla parte degli sconfitti.

dito doveva al suo Signore per estinguere l'obbligo feudale contratto in caso di mancata pre-

Riposare sugli allori. La frase esprime l'azione

stazione militare pattuita. In seguito, la frase

di chi si accontenta delle glorie passate. Essa si

assunse il significato di scontare la punizione

relaziona alla consuetudine di cingere le tempie

per un male commesso o di sopportare le con-

dei guerrieri vincitori con una corona di alloro.

seguenze di un comportamento errato.

Salvare la ghirba . Le popolazioni nomadi

Segnare il passo. La frase trae origine dall'istru-

realizzarono i contenitori dell'acqua con pelli di

zione formale militare: nell'incedere in ranghi ser-

animali scuoiati, soprattutto capre, il cui pelo

rati, i militari arrestano il movimento e battono i

fungeva da isolante termico. In arabo tali reci-

piedi al suolo in attesa di riprendere la marcia.

pienti furono chiamati qirba e ben presto, per la indubbia comodità, furono adottati anche dai

Senza colpo ferire. La locuzione, di evidente

militari che con i nomadi condividevano i fre-

derivazione militare, viene impiegata ancora

quenti spostamenti. Poiché la ghirba era di pelle

oggi p er indicare una vittoria ottenuta senza

e un foro la danneggiava irreparabilmente, in

spargimento di sangue.


Spezzare una lancia. Un tempo, la denomi-

Suonare a stormo. Nel medioevo, quando un

nazione di lancia spezzata era utilizzata per

villaggio era minacciato da un pericolo gravissi-

indicare l'azione protettiva messa in atto a

mo, come ad esempio un attacco di predoni, le

favore di una persona autorevole. Si d ice

campane delle chiese venivano suonate a lungo

ancora spezzare una lancia in favore di qualcu-

in modo da far accorrere tutti. Il termine stormo

no appunto perché coloro che avevano avuto

deriva dal basso latino sturmus èhe indicava

la lancia spezzata erano soldati d i provata

una moltitudine di gente in armi in procinto di

esperienza, maturata nell'asprezza del com-

combattere.

battimento.

Tenere in scacco. Il modo di dire sta a indicare Stare alla veletta. La frase, ormai caduta in

il mantenere qualcuno in condizioni di sottomis-

disuso, si riallaccia al portoghese ve/eta "senti-

sione o di dipendenza assoluta, quasi come

nella" (diminutivo della voce spagnola vela dive-

all'interno di un piccolo quadrato (cella): è evi-

nuta poi in italiano vedetta). Il significato della

dente il riferimento alla casella della scacchiera.

locuzione è analogo a quello di "stare all'erta".

Tenere le polveri asciutte . La locuzione Stare all'erta. La locuzione, in origine, significa-

esprime l'azione dertenersi pronti ad affronta-

va stare su un'altura adeguata per poter meglio

re ogni eventualità. La frase viene attribuita a

osservare i movimenti dell'avversario. È poi pas-

Cromwell che, nell'attraversare un fiume prima

sata nel linguaggio figurato per indicare generi-

della battaglia di Dunbar nel 1650, raccoman-

camente un atteggiamento di vigilanza.

dava ai soldati: keep your powde·r dry! "tenete le polveri asciutte!" . L'ammonimento trova

Stare sul filo del rasoio. Le armi bianche termi-

giustificazione nel fatto che se le polveri sono

nano con uno, o due, bordi taglienti convergenti

bagnate non possono provocare l' effetto di

verso la cuspide: tale bordo viene detto filo. L'e-

deflagrazione.

spressione è rimasta nel linguaggio corrente per esprimere l'azione di chi si trova in una situazio-

Togliere le tende. In epoca romana, gli accam-

ne pericolosa con il rischio incombente di subire

pamenti militari erano costituiti dalle tende

il danno dal filo delle armi da taglio.

sotto le quali alloggiavano i soldati. Le tende venivano tolte, ovvero l'esercito ritornava in

Stare tra due fuochi. Il modo di dire attual-

guarnigione, o quando la campagna era termi-

mente designa la contemporanea esposizione

nata vittoriosamente o quando sopraggiungeva

a due offese provenienti da posizioni diverse.

l'inverno. L'espressione passò così a indicare il

L'origine della locuzione risale all'età moderna:

ristabilimento delle condizioni originarie e quindi

le fortificazioni bastionate, per estrinsecare al

l'allontanamento da una situazione disagevole.

massimo le proprie potenzialità interdittive, utilizzavano il tiro incrociato di due cannoni collo-

Un pezzo di pellegrino. L'espressione (in dia-

cati in posizioni l'una opposta diametralmente

letto tarantino nu muerse de pellegrine) ha

all'altra, cosicché la vittima veniva presa tra

un'origine antica. La Storia militare di Taranto

due fuochi.

negli ultimi cinque secoli, opera di G. C. Spe-


ziale, spiega, tra l'altro, che nel 1501 un solda-

in qualcosa di tortuoso, di intricato, di improba

to francese "giunse sotto le mura della città

semplificazione.

assediata, e agli Spagnuoli disse che era un pellegrino desideroso di entrare in città per

Venire dalla gavetta. La locuzione trae origine

sciogliere un voto a San Cataldo". Era una

dall'uso di una buffetteria, la gavetta, che era

menzogna. Da tale episodio nacque a Taranto

l'umile piatto del soldato privo di rango e di

l'uso di qualificare in modo dispregiativo qua-

autorità. Ha finito così per indicare la persona

lunque persona che tutelava i propri interessi a

divenuta importante, partendo dalla condizione

danno altrui.

più bassa.

Uscire dai gangheri. La frase esprime l'azione

V'rttoria di Pirro. Il modo di dire si riferisce al vinci-

dell'arrabbiarsi e del perdere il controllo di sé. Il

tore che si trova in condizioni di inferiorità rispetto

modo di dire richiama la porta che esce dai car-

al nemico battuto. Tale fu la situazione in cui si

dini e il cavaliere medievale che, perdendo le

trovò Pirro dopo aver vinto i Romani a Eraclea.

staffe, finiva disarcionato.

Volgere le spalle. Sin dalla più remota antichità, Uscire, passare per il rotto della cuffia. Il

il combattimento campale, anche tra grandi

modo di dire sta ancora oggi a designare l'azio-

unità, si risolveva spesso in una serie contem-

ne di chi esce miracolosamente da una situazio-

poranea di duelli tra singole coppie di guerrieri

ne difficile. Si richiama all'antico gioco della

che si affrontavano faccia a faccia: quando uno

"quintana", la giostra di origine medievale nella

dei due mostrava le spalle, significava che ten-

quale i cavalieri, annati di lancia, correvano con-

tava disperatamente di darsi alla fuga. Perciò il

tro una sagoma girevole senza farsi disarciona-

modo di dire, da allora, passò a indicare: il sot-

re. In tale torneo cavalleresco era ritenuta valida

trarsi al proprio dovere; l'evitare lo scontro per

anche la prova di quel concorrente che veniva

paura; il disertare.

colpito, perdendo l'elmo, solo sulla cuffia {copricapo di cuoio indossato sotto la celata), senza

Volta gabbana. La locuzione definisce una per-

cadere da cavallo.

sona che cambia con sfacciato opportunismo la sua posizione politica, il suo credo religioso, la

Vagare in labirinto. Per gli antichi, quattro

sua morale, quasi con la stessa facilità con la

erano i labirinti: il primo a Creta; il secondo in

quale muta un abito. La voce gabbana definisce

Egitto presso il lago Meride; il terzo presso

un ampio soprabito aperto davanti e munito di

Chiusi, rappresentato dalla tomba di Porsenna;

cappuccio, una sorta di corto mantello. Già

il quarto nell'isola di Lemno. Ma il labirinto per

usato dai Beduini e dai marinai turchi, venne in

antonomasia era quello che re Minasse fece

seguito adottato anche dai militari europei. Deri-

costruire dal suo architetto, Dedalo, per rinchiu-

va dall'arabo qaba, una specie di tunica di lana,

dervi il mostruoso Minotauro: la grandezza e

o dal basso latino capanus, il tipico mantello dei

complessità dell'edificio erano tali che chiun-

soldati di colore unifonne. Perciò mutare gabba-

que entrasse non era più in grado di uscirne.

na equivalse a cambiare uniforme, ovvero schie-

Perciò l'espressione finì con l'indicare il trovarsi

ramento militare.


INDICE ICONOGRAFICO

Ricostruzione grafica dell'acropoli di Tirino.

33

Governale di freccia con cocca sull'asta per la corda.

34

Ricostruzione grafica della cittadella di Mersin, in Anatolia, risalente al IV millennio a.C.. Per la prima volta compare il dispositivo difensivo di doppio fiancheggiamento di porta, fornito da due torri a pianta quadrata in aggetto.

35

Alfiere del 2° Reggimento Artiglieria Regina dell'Esercito del Regno di Napoli in uniforme giornaliera di servizio invernale 1841. Da G. Boeri, P. Crociani, M. Fiorentino, L'Esercito Borbonico

dal 1830 al 1861 .

36

Giavellotto con amento: la ricostruzione grafica ha per riscontro alquante raffigurazioni vascolari. In correlazione le tipiche fortificazioni sannite gradonate ed il loro presumibile schieramento tattico.

37

Campanile della Cattedrale di Monte S. Angelo sul Gargano, sec. Xlii.

38

Paestum-Poseidonia, torre della cerchia strutturata per l'impiego delle arcobaliste, come testimoniano le sue feritoie.

39

Ricostruzione grafica di un'arcaica arcobalista definita in origine anche gastrafete, per la configurazione anatomica del suo teniere che veniva fatto aderire allo stomaco del tiratore.

40

Ricostruzione grafica di una grossa balestra da posta romana detta anche balista.

41

Rocca di Ostia: ben evidente il baluardo a cantoni.

42

L'antica barriera doganale che separava lo Stato Pontificio dal Regno di Napoli.

43

Nettuno, il primo forte munito di 4 bastioni, eretto nei primi anni del '500 su progetto del Sangallo.

44


Il grande bazar coperto di lstanbul.

45

Bombardella manesca degli inizi del XIV secolo, una delle più antiche artiglierie.

46

Bombarda su affusto dell'ultimo quarto del XV secolo.

47

Panicale, Perugia, tipico borgo rurale del medioevo, debitamente cintato.

48

Santuario della Madonna dell'Arco, Cercola, Napoli: ex voto del XVII-XVIII secolo costituito da un modellino di Brigantino, offerto da un devoto in segno di gratitudine per essere scampato al naufragio.

81

Ricostruzione grafica di un'arcaica bombarda, del XIV secolo, di bronzo montata su un rudimentale affusto, detta all'epoca bronzina.

82

Tramite carte nautiche come questa, risalente aJ XV secolo, la navigazione aweniva doppiando capo dopo capo, propriamente cabotando.

83

Nardò, Lecce, masseria fortificata Giudice Giorgio, sec. XVI - XVII: ben evidenti le caditoie sui vani e agli spigoli sotto le garitte.

84

Ricostruzione di un accampamento legionario stabile eretto lungo il Vallo di Adriano, in Gran 85

Bretagna. Il Castello Svevo di S. Felice a Cancello, eretto tra il 1240 ed il 1250, ed in seguito abbandonato, deve il suo nome alla rilevanza strategica del sito d'impianto che domina la strada per Benevento e la Puglia. Milazzo: il Duomo Antico. La chiesa fu

86 ere~a

all'interno della munitissima piazza, su progetto

dell'arch. Camillo CamHiani, nel 1608. In seguito assolse la funzione di Cappella del grande complesso difensivo, trasformatosi dopo l'Unità d'Italia, verso il 1880, in Carcere.

87

Carro armato Sherman, in allestimento anfibio, impiegato dalle forze canadesi nello sbarco in

Normandia il 6 giugno 1944.

88

Il palazzo della Casba di Algeri dove risiedeva il suo ultimo bey costretto all'esilio dalla conquista francese della città nel1830, in una stampa dell'epoca. Nella antica Daunia, parte della odierna Puglia, vennero costruite diverse centinaia di fortificazioni basate su di un fossato anulare, completato da un aggere di riporto e da una palizzata.

89


Essendo una sorta di vallo circolare la loro denominaztone categorica sarebbe propriamente quella di difesa di circonvallazione. La datazione risale all'età del bronzo.

90

Ricostruzione grafica di Catai Huyuk, nella Turchia meridionale: viene considerata la più antica città della storia, risalente forse al 7000 a.C. Per quanto paradossale non aveva strade, consistendo la difesa nell'addossare le case, a cui si accedeva dalla copertura, l' una all'altra.

91

Splendida collana di pregiatissimo corallo.

92

Coltelli ottocenteschi di fattura popolare, appartenuti a briganti postunitari del Matese.

93

Armatura in bronzo completa rinvenuta in una tomba nei pressi di Paestum. È composta di una corazza anatomica, di un elmo e di due schinieri.

94

Torre vicereale di Paestum, di tipo a pianta rotonda.

95

Torre vicereale di Erchia, di tipo medio a quattro troniere.

96

Torre vicereale di Polignano a Mare, di tipo piccolo a tre troniere.

145

Spaccato assonometrico di torre vicereale piccola.

145

Torre vicereale di Vietri sul Mare, di tipo grande a cinque troniere.

146

Spaccato assonometrico di torre vicereale grande.

146

Torre vicereale di Cetara, di tipo a doppia altezza.

147

Spaccato assonometrico di torre vicereale a doppia altezza.

147

Paola, Cosenza: ruderi del castello con ben evidenti alla base le buche delle gettarole di fuoco, simili alle medievali piombatoie ma destinate al tiro con pezzi caricati a mitraglia.

148

Gigantesco diamante da 86 carati facente parte del tesoro del Topkapi di lstanbul, già palazzo del Gran Sultano dell'Impero ottomano.

149

Ricostruzione grafica di un ariete di tipo standard impiegato dai Romani per sfondare le fortificazioni nemiche: la parte mobile dell'arma era posta al riparo da una sorta di corazzatura di pelli fresche, per evitare l'incendio, poste sopra dei robusti tavoloni.

150


Il preziosissimo trono sul quale sedeva, a gambe incrociate, il Gran Sultano dell'Impero ottomano, capo assoluto del divano.

151

Ricostruzione grafica di una carrobalista, artiglieria a doppia matassa elastica trainabile, di cui erano dotate le legioni.

152

Ricostruzione grafica di una torre ambulatoria, propriamente detta elepoli, owero le "prenditrici di città": quella raffigurata ha una altezza di circa 30 m, ma ne esistettero anche di superiori ai 50.

153

Torre dell'Epitaffio: era la prima torre costiera dello Stato della Chiesa che si incontrava venendo da Napoli: costruita intorno al 1570 deve il suo nome ad un epitaffio che fu nella circostanza rinvenuto nei paraggi e quindi montato su di un apposito basamento.

154

Mura in opera poligonale della 111 maniera del prof. Lugli, appartenenti a quella che probabilmente fu la più grande arce sannita, insediata sulla sommità di monte Acero, presso S. Salvatore Telesino, Benevento: al presente restano circa 3 km di cerchia.

155

Isola di Ustica: piccolo faro funzionante a pannelli solari.

156

Casamatta per armi automatiche, come certificano le sottili feritoie sul corpo più basso. La costruzione, che risale alla seconda guerra mondiale, si trova nei pressi del cavalcavia no 26 suii'A3.

157

Cannone francese di grosso calibro gettato in bronzo nel XVIII secolo: ben evidente in primo piano il foro focone. Parigi Hotel des lnvalides.

158

Ascia e forcone facenti parte delle armi del principe Vlad Tepes, meglio noto come Dracula, XV secolo, conservate a Bucarest nel museo militare.

159

Rada di Augusta, i forti Garzia, Vittoria e d 'Avalos, sec. XVI-XVII.

160

Ricostruzione Archibugio a serpentina.

209

Modello di galera del XVI secolo.

210

Portoferraio, la Linguella, dettaglio della garitta.

211

Paui-Desiré Trouillebert, La serva dell'harem, 1874. Nizza Museo delle Belle Arti.

212

Spaccato della jeep della Willy.

213


Per i Romani gli ingegna erano le macchine d 'assedio, ed in particolare le artiglierie neurobalistiche come la balista, più nota come catapulta.

214

Dettagli delle mura longobarde di Benevento: ben evidente l'impiego di materiale di spoglio di origine romana.

215

Ricostruzione grafica della cittadella di Hacilar, del 5400 a.C., racchiusa in una massiccia cerchia di mura di fango.

216

Ricostruzione grafica di un grande mangano medievale, noto ar:~che col nome di trabocco.

217

Tipica torre Martello britannica eretta però sulla penisola di Magnesi, presso Siracusa, durante il periodo di esilio a Palermo di Ferdinando IV di Borbone, mentre a Napoli regnava Murat. Il nome nulla ha a che vedere né con l'omonimo arnese, né col suo uso: deriva infatti dalla corruzione di Martella, trovandosi appunto a Capo delle Mortelle, in Corsica, una torre alla quale i tecnici dell'Ammiragliato si ispirarono.

218

Prato, il castello federiciano del Xlii secolo: ben evidente la mertatura di tipo arcaico, a coda di rondine e priva di apparato a sporgere.

219

Il primo vero missile della Storia, I'A4 germanico, meglio noto come V2.

220

Ricostruzione grafica dellc:i duplice murazione difensiva di Bagazkoy, odierna Hattusa, capitale dell'Impero ittita, eretta intorno al XV secolo a.C., su basamento di enormi conci di pietra, con l'alzato sovrastante in mattoni crudi.

221

Ricostruzione grafica del nuraghe di Santu Antine, presso Torralba: è del tipo più complesso, simile ad un antesignano castello preistorico in opera megalitica.

222

Jean-Auguste Dominique lngres, La grande oda/isca, 1814, Parigi, Louvre.

223

Ricostruzione grafica di un onagro.

224

Grande colombaia, capace di ospitare varie migliaia di palombi, tipica della Puglia meridionale. La sua adozione rispondeva alla necessità di procurarsi il guano oltre alle proteine della carne dei volatili.

289

Splendido esemplare di cane pastore abruzzese nel suo habitat naturale. La particolare razza risulta già perfettamente selezionata oltre duemila anni or sono, divenendo l'immancabile protezione dei greggi di pecore.

290


Achille Zo, Sogno di un credente, 1870, Museo Bonnat, Bayonne. Il quadro raffigura quello che secondo gli occidentali è l'idea islamica del paradiso.

291

Impressionante taglio di circa 38 m di altezza praticato nei pressi di Terracina sul Pesco Montano, una guglia di roccia a picco sul mare, per far passare la via Appia.

292

Scorcio del Passetto, il lungo corridoio fortificato che collegava il palazzo Vaticano con Castel S. Angelo.

293

Ricostruzione grafica della cerchia della cittadella di Troia Il, risalente al Ili Millennio a.C..

294

Modello di Pinco del XVI-XVII secolo, imbarcazione impiegata dai pirati, ed in particolare dai corsari barbareschi.

295

Roma, resti del Ponte Rotto (sopra), per l'esattezza già ponte S. Maria, e prima ancora

pons Aemilius, fatto costruire tra il 179 e 142 a.C. dal censore P. Cornelio Scipione Emiliano. Quasi alla stessa epoca appartiene il Ponte di Fabio Massimo (sotto), nei pressi di Faicchio, Benevento, che conserva ben visibile il suo basamento in opera poligonale della 111 maniera.

296

Palermo, Porta Felice, fatta costruire nel 1582 da M. Antonio Colonna, quando era Viceré della Sicilia.

297

Poseidonia-Paestum, una delle tante posterfe nelle mura greche.

298

Castello di Baia, Napoli: la rampa interna che consente di accedere agli spalti ed alle batterie.

299

Cirò Marina, Catanzaro: Castello del Princi~e. residenza rurale fortificata un tempo all'interno di una vasta tenuta agricola, eretto forse nel XVI-XVII secolo.

300

Ustica, fenomeno di rifrazione in una grotta costiera.

301

Cannone da 16 montato su affusto da costa con sottoaffusto: lungo le sue due travi, disposte con una sensibile monta, dopo lo sparo il pezzo poteva rinculare, smorzando la sua energia cinetica di reazione.

302

Pur non essendo una rocca propriamente detta la torre di Capo Conca, presso Conca dei Marini sulla Costiera amalfitana, costituisce senza dubbio uno splendido esempio di arroccamento.

303


La suggestiva rovina della torre del Serpe presso Otranto, la cui soprawivenza appare ormai miracolosa.

304

Acciarino a ruota per armi da fuoco, del XVI secolo.

337

Altilia, Campobasso: una delle porte urbiche, ed in dettaglio la sede della sua saracinesca.

338

Jean Jules Antoine Lecomte de Nouy, La schiava bianca, 1888, Nantes, Museo delle Belle Arti.

339

Ricostruzione di uno scorpione in dotazione alle legioni romane.

340

Mont S. Miche!, in Normandia, è senza dubbio la fortificazione piÚ inaccessibile d'Europa: si erge su di uno spuntone di roccia in mezzo al mare, completamente circondato dalle acque con l'alta marea e dalle sabbie mobili con la bassa.

341

Torre gentilizia: Bologna, torre degli Asinelli.

342

Torre gentilizia: Bologna, torre della Garisenda.

343

Cagliari, porta dei Leoni: in primo piano t'orecchione del bastione dietro al quale sĂŹ cela la cannoniera traditora.

344

Vallo Atlantico, Longues sur Mer: i bunker per i cannoni da 150 mm.

345

Acciarino a ruota di un moderno accendino.

346

Torre Nao, Cosenza, ben evidente la parte basamentale a scarpa.

347

Ricostruzione grafica di una Testuggine o Mantello.

348

Altilia, Campobasso: casa colonica eretta con materiale di spoglio.

349

Ricostruzione grafica di un Cannone Petriero con otturatore camerate a staffa.

350

Ricostruzione grafica di un Tolleno , della medesima concezione del Trabocco .

351

Velia, Salerno, per i Greci Elea: la famosa Porta Rosa. Il cambio di nome della cittadina potrebbe imputarsi agli Aragonesi che eressero sui ruderi della sua acropoli una massiccia torre di vedetta, in spagnolo appunto vela.

352


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