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LE CONDIZIONI POLITICO-MILITARI DELLA PACE NEI BALCANI

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UllllRIVInA fiiiJTARE Direttore responsabile: Giovanni Cerbo Aulorlzzozlono del Tribunale di Roma ol n.944 dol reglslro con docrolo 7·6·49


Il14 dicembre 1999 presso l'UniversitĂ degli Studi di Cassino, il Tenente Generale Francesco Cervoni, Capo di Stato Maggiore dell'Esercito, ha tenuto una lezione sul tema ÂŤLe condizioni politico-militari della pace nei Bakani. Il ruolo dell'ItaliaÂť. Questo fascicolo riporta il testo integrale della lezione.


nCapo di Stato Maggiore dell'Esercito, Tenente Generale Francesco Cervoni, è nato a Ceprano {FR) il 16 maggio 1938. Nominato Sottotenente di Artiglieria da montagna il 1o settembre 1958. Laureato in Scienze Strategiche e in Sociologia - Specializzazione in Scienze Umanistiche; conosce le lingue: francese, inglese, spagnolo. Ha frequentato i seguenti corsi militari: - 13° Accademia Militare (138° Corso); - .Scuola dì Applicazrone; - 95° Corso Scuola dr Guerra.

Ha ricoperto i seguenti incarichi di Comando: • 1960-1968

• 01.09.1978-03.09.1979 : • 15.10.1982-09.11.1983: • 23.10.1987-24.10.1988 : • 15.01.1993-19.12.1993:

Comandante di Plotone Reclute. Comandante di Sezione, Sottocomandante e Comandante di Batteria a. mon. {Montorio Veronese. Udine. Tarvisio. Tolmezzo, Belluno); Comandante Gr.a.mon. ·soNDRIO"; Vice Comandante Brigata Alpina ·oROBICA": Comandante della Brigata Alpina "CADORE": Vice Comandante della Regione Militare Centrale.

Ha ricoperto i seguenti incarichi di Stato Maggiore:

• 01.08.1973-20.08.1974 : Ufficiale Addetto Ufficio -r del C.do 4° C.A. alpino; • 21.08.1974·30.08.1978 : Ufficiale Addetto alla 2 Sezione dell'Ufficio Ordinamento dello SM dell'Esercito: • 24.09.1979-31.12.1981 : Capo della 2 Sezrone dell'Ufficio Ordinamento dello SM deii'Esercrto: • 07.10.1983-22.04.1987 : Capo Ufficio RESTAV dello SM deii'Esercrto; • 23.04.1987-28.09.1987 : Capo del l Reparto dello SM dell'Esercito: • 25.10.1988-31.03.1990 : Capo Ufficro del Capo di SM dell'Esercito: • 01.04.1990-14.01.1993 : Capo Ufficro Generale del Capo di SM della Difesa: • 01.01.1194-19.02.1997 : Sottocapo di Stato Maggiore della Drfesa.

Dal 20.02.1997 è Capo di Stato Maggiore dell'Esercito. Ha ricevuto nel corso della sua carriera le seguenti Onorificenze: Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine al Merito della Repubblica Italiana: Medaglia Mauriziana; Medaglia d'Argento di Lungo Comando: Croce d'Oro per anzianrtà di serv1zio; Medaglia Commemorativa per partecipazione ad operazione di soccorso alle popolazioni colpite da pubbliche calamità (Friuli): Medaglia Commemorativa per l'opera di soccorso prestata nel corso della guerra civile ner territori della ex-Jugoslavia; Grand'Ufficiale con spade dell'Ordine al Merito Melitense; Commendatore con placca dell'Ordine Equestre di S. Gregorio Magno; Cavaliere di Gran Croce di Merito del Sacro Ordrne Costantiniano di San Giorgio: Ordine al Merito Militare di 1' Classe Portoghese.

È sposato e ha un figlio.


LA GEOPOLITICA DELLA REGIONE I cambiamenti nell'ambito geopolitico e geostrategico mondiale occorsi alla fme degli anni '80 vanno rimodellando un nuovo quadro internazionale,

i cui contorni ed assetti di equilibrio sono ancora "in fieri" e quindi ben !ungi dall 'essere definiti e consolidati. In uno scenario geopolitico, strategico ed economico in forte transizione e caratterizzato da grande imprevedibilità, la politica di sicurezza vede esaltata la sua centralità nel quadro complessivo della politica estera e la politica militare rafforza la sua funzione di strumento , non solo al servizio della difesa dell'integrità e sovranità nazionale ma , anche e soprattutto, di indispensabile contributo a sostegno della politica estera e di sicurezza del paese. Se si osserva una carta geografica dell'Europa- un 'Europa in continuo divenire , considerata la recentissima ammissione della Turchia a

status di "candidato ufficiale" per l' ingresso nell 'DE- si può facilmente constatare che la collocazione geografica dei Balcani rende la penisola una regione di primaria importanza strategica. Anche un 'occhiata distratta mostra che essa costituisce un collegamento diretto tra due continenti, Europa e Asia, una testa di ponte verso l'Africa e possiede le chiavi del Bosforo e dei Dardanelli congiungendo il Mar Nero e l'Egeo. Il valore strategico dei Balcani è determinato proprio dalla loro collocazione nel baricentro di vie di comunicazione che hanno avuto importanza centrale anche nei secoli passati. Ciò differenzia la penisola dalle altre regioni del mondo importanti per la loro ricchezza dì risorse naturali e di giacimenti. Incidentalmente, una di queste regioni, la penisola arabica, è in


immediata prossimità dei Balcani rendendo l'Europa sud-orientale probabilmente il più importante e delicato nodo geostrategico-politico ed economico, in una prospettiva di medio-lungo termine. Una valutazione della collocazione geografica dei Balcani deve anche tener conto della vicinanza della penisola ai due più noti ed estesi "archi di instabilità", e proprio per questo al centro dell 'attenzione della politica internazionale. Il primo che potrèbbe essere descritto come "longi tudinale" corre a sud della costa nord-africana, dall'Algeria fino al Gol fo Persico (per proseguire fino al lontano Pakistan ed al KashmirTibet). L'arco "trasversale". invece, parte dal Caucaso e arriva allo Yemen ed alla Somalia attraverso il

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... una va\utaz\one de\\a co\\ocaz\one geograt\ca de\ sa\can\ deve anche tener conto de\\a v\c\nanza de\\a pen\so\a a\ due p\ù not\ ed estes\ "arch\ d\ \nstab\\\tà"' e propr\o per questo a\ centro de\\' attenzione de\\a po\\t\ca \nternaz\ona\e ...

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Kurdistan turco ed il nord dell'Iraq. 1 Balcani sono evidentemente esposti potenziai mente a tu n i i ri schi ed alle influenze destabilizzanti, effettive e virtuali, da parte dei due "archi". In particolare, l'importanza strategica dei Balcani risiede nella posizione che occupano ali 'interno dei corridoi e tra questi principalmente in quella che può essere considerata la più importante via di comunicazione terrestre tra l'Europa, il Medio Oriente, e le rotte del petrolio in Asia e nel Caucaso: si tratta del famoso Decimo Corridoio, la via che da Germania e Austria, passando per Zagabria, Belgrado e Skopje, ha un terminale nel porto ellenico di Salonicco e un altro nella valle che dalla Morava conduce a Vadar, sul Mar Nero. Lo sviluppo di questa direttrice Nord-Sud è sostenuto da Grecia, Serbia e Russia, con l 'ap5


poggio più o meno palese della Germania; un progetto al quale la diplomazia tedesca sta lavorando tenacemente da oltre un secolo, dai tempi del Congresso di Berlino alla caduta del Muro.

Da sempre ambita posta in palio nel grande gioco geopolitico dei Balcani, questo asse, in cui si è vista una sorta di collegamento geografico tra i paesi ortodossi (Russia, Serbia e Grecia), non ha ancora un'alternativa concreta. La guerra nei Balcani , interrompendo proprio questo fascio intermodale di comunicazioni, prima per l'embargo e poi per gli eventi bellici, ha sottolineato ancora una volta quanto sia indi spensabile il Decimo Corridoio. Lo stato di necessità creato da dieci anni di instabilità e guerre balcaniche in realtà ha spinto a ricercare e sviluppare nuove vie, soprattutto attraverso l'Adriatico. Una di queste è l'Ottavo Corridoio che ha l'ambizioso progetto di colle-


dalla Fra ncia. Questi ultimi sono già gare i porti della Pugli a con quelli dell'Albania per poi arrivare in interve nuti concretamente investendo Turchia ed in Asia attrave rsando la centinaia di milioni di dollari per Macedonia e la Bul garia. riammodernare l'asse stradale e ferroviario della Macedonia. Un'altra direttrice, sempre via mare, è costitui ta dal Quinto Corridoio, con il Uno dei motivi meno evidenti che collegamento tra Ancona ed il porto ha spinto la Serbia a resistere ali 'ulticroato di Ploce: da qui si può andare a matum "atla nti co" e quindi a subire i Nord- Est ricongiungendosi con recenti bombardamenti della NATO è l'Ungheria oppure scendere verso la stato proprio quello di mante nere, ai dorsale balcanica dell'Adriatico. Sia confini con il Kosovo, il controllo s u l'Ottavo che il Quinto sono vie più almeno una parte costose rispetto al Deci mo, ma è delle direttrici di col• legame nto tra Nord anche vero che con e S ud. l'i ntegrazione nel Pe raltro la sistema dei traGuerra del Kosovo sporti potrebbero ... Quando s\ par\a diventare molto ha costituito un d\ Ba\can\, non s\ può competi ti ve. ulte riore fattore di comunque \gnorare Si tratta infatti di debolezza per il \'\ntr\cato nodo rotabili e linee ferroPaese più fragile de\\e m\noranze viarie, di direttrici della Regione, disponibili per stenl'Albania. E' e de\ conf\n\... dere le pipeline per il chia ro come in gas ed il petrolio dal queste condizioni di instabi Medio-Oriente e dal lità generalizzata Caucaso i nte grate con siano in pe ricolo le direttrici Nordrotte marittime. E' evidente c he lo sviluppo dei corridoi Sud e quelle da Ovest verso Oriente. adriatici porta un beneficio immed iaSotto il profilo strategico, estreto all'economia dell'Italia ed in partimizzando i concetti, potre mmo deficolare del Sud. nire la Guerra nel Kosovo una battaglia per il controllo dei Corridoi , che Non va dimenticato, inoltre, che queste vie rappresentano un'alternatisaranno un fattore decisivo per diseva strategica, che al momento sfugge gnare la futura geoeconomia del continente euro-asiatico. al controllo diretto non solo di alcuni Quando si parl a di Bal cani , non si Stati balcanici , ma anche della Russia può comunque ignorare l ' intricato e della Germania stesse. Ecco perché, nodo delle minoranze e dei confini. come ho poc'anzi evidenziato, l'Ottavo Corridoio viene sostenuto Propri o nella regione dell a " montadall ' Itali a ed anche dagli Stati Uniti e gna selvosa", confini " naturali" e

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confini ''storici" non coi ncidono in particolare nei Balcani , ove la fonnazione degli Stati e dei relativi confini è stata determinata, lun go un secolo, dagli esiti del le guerre che dal 1870 al 1945 hanno scosso il Continente e dalle conferenze internazionali che le hanno seguite (Berlino 1878. Versai lles 1919, Yalta 1945) con cui la diplomazia internazionale ha di volta in volta ridisegnato la mappa politica dell ' Europa. E' risaputo che gli accordi di Yalta hanno comportato che minoranze ungheresi vivessero in Serbia, Slovenia, Slovacchia e Romania: che la popolazione macedone fosse dislocata non solo nella Macedonia nome peraltro contestato dai greci ma anche in Bul garia, in Grecia ed in Albania. Non va poi dimenticato che in Albania vi è una forte minoranza greca. E viceversa. popolazioni albanesi vi vono in Grecia, in Macedonia e nel Kosovo. Insomma, quell'inestricabil e crogiolo di popoli. etnie. nazionalità e rel i gioni che già convivevano nell'Europa balcanica sotto gli imperi austro-ungarici, ottomano e russo, si è ulteri ormente complicato nel momento in cui la dissoluzione di questi imperi ha generato Nazioni e Stati i cui confi ni e territori erano determinati più dagli interessi di questa o quella potenza che, ovviamente, dalla volontà dei popoli. Per comprendere meglio la si tuazione politico-militare nei Balcani e per capire quale sarà lo sviluppo in quest'area, sarà quindi opportuno 8

indagare sui moti vi e sugl i interessi. interni ed esterni , che hanno innescato la cri si nei territori della ExJugoslavi a e paesi limitrofi , riesam inando sinteticamente la dinami ca degli avvenimenti per verificare le aspettati ve dell e parti i n causa. Numerosi osser vatori ritenevano. sin dalla prima metà degli anni settanta. che la Jugoslavia. con la morte di Tito, fosse destinata, in tempi più o meno brevi , a .. di sintegrarsi" per la mancanza di un leader forte e cari smatico. in grado di continuare a tenere uni ti sotto il governo centrale di Bel grado la Slovenia. la Croazia. la Serbia, la Bosnia. la Macedonia e il Montenegro, nonché le provincie autonome del Kosovo e della Vojvodina. Tutte entità nel cui ambito convi vevano popolazioni appattenenti ad etnìe diverse, contraddistinte da preci pue identità storiche e culturali e soprattutto segnate da drammatici retaggi storico-sociali, spesso in aspro conflitto tra loro. Basti pensare che. come affermava il Maresciallo Ti to nella sua frase più famosa. rla Jugoslavia ha ei repubbliche, cinque etnìe, quattro lingue, tre religioni. due alfabeti ed un solo partito'·. Eppure Tito era riuscito a far convivere paci ficamente, dopo la sanguinosa esperienza del 2° conflitto mondiale, i serbi con i croati ed i bosniaci con gli albanesi ed i magiari: un'impresa storicamente unica. A ciò si aggiunga che la distribuzione delle singole entità etni co-cu iLUrali non ri spettava, ad


eccezione della Slovenia, i confini delle varie regioni, dove convivevano, insieme aJ gruppo etnico dominante, altri gruppi socio-culturali non ''etichettabili", data la loro consistenza, come minoranze etniche. Nell'ex Jugoslavia il conflitto era comunque destinato a scoppiare a causa della difficile coe istenza tra popolazioni troppo di vcr~e, con potenzialità altrettanto difformi: una forte diversità, aperta nel XX secolo con le due guerre balcaniche del 191 2 e 1913. mai conclusa, che tuttavia non legittimava l'esplosione di un conflitto di così vaste proporzioni. Era ormai acquisito come dato storico, pertanto, che le principali cause del conflitto risiedessero nei contrastanti interessi delle Repubbliche e non solo nell'insanabile contrasto tra le culture c le religioni diverse. Da sempre le popolazioni slave hanno nutrito il sogno di "Grande Nazione": la Grande Serbia, la Grande Croazia, la Grande Albania. In realtà. fin dai tempi di Tito era venuta a crearsi in Jugoslavia una situazione socio-economica molto dissimile tra le varie Repubbliche. La Slovenia e la Croazia. infatti, decisamente più produttive e più vicine

ali' Europa Occidentale, reclamavano un maggiore livello di autonomia, non solo economica, e mani festa vano sempre p i LI concreti i ntendi menti separatisti. Per contro. la Serbia, per vari motivi. aveva tutto l'interesse a mantenere unita la Federazione, confidando nel fatto che la classe dirigente delle Forze Armate era in gran parte di etnìa serba. Ma le forti connotazioni nazionaliste assunte dai governi delle Repubbliche settentrionali finirono col ridare vita alle tensioni sociali tra le di verse etnìe, rinfocolando vecchi odi e rancori. tant'è che Slovenia e Croazia hanno dichiarato la loro indipendenza. con il consenso, più o meno esplicito e formale delle potenze occidentali ed in particolare eli 9


quelJe che ritenevano di poter trarre un beneficio politico ed economico dalla nascita dei nuovi Stati. Quindi il conflitto è scoppiato e le responsabilità sono verosimilmente da attribuire, oltre che ai già citati contrastanti interessi tra la Serbia e le repubbliche settentrionali, anche alla limitata attenzione iniziale dell'Occidente in generale e, forse ancor più, al comportamento della Comunità Europea che commise un errore eli sottovalutazione della situazione, formalmente sancito con il riconoscime nto ufficiale della Slovenia e, soprattutto, della Croazia. Infatti, se da una parte era logico aspettarsi che la Federazione Jugoslava avrebbe dovuto, per forza di cose, accettare la richiesta di secessione dalla

Slovenia, nazione omogenea e compatta sotto il profilo etnico-linguistico e sostanzialmente " lontana" da Belgrado, doveva essere oltremodo evidente che il riconoscimento della Croazia -con forti minoranze serbe presenti sul suo territorio e nel contempo con consistenti gruppi croati soprattutto in Bosnia-Erzegovina sarebbe stato fortemente contrastato sia da Belgrado sia dalla stessa entità serba res idente in territorio croato. Ciò ha dleterminato l 'allargamento del conflitto, che ha innescato una serie di autoproclamazioni di indipendenza a catena anche alt ' interno della Bosnia. Nell'estate del 1991 , allorché si registrava alt ' interno della Jugoslavia una pericolosa e violenta escalation di tensioni, la Comunità Europea inviava Ea European Community Monitor Mission (ECMM), la quale però si dimostrava del tutto impotente acl arginare il conflitto in Croazia scoppiato


a seguito della dichiarazione di indi pendenza della Krajina, regione croata a maggioranza etnica serba, " una secessione nella secessione" appoggiata da Belgrado. Dal l 'altro canto la ECMM, concepita come organizzazione di monitoraggio dell a situazione per seguire da vicino l 'evol uzione della situazione militare e politica e fornire elementi di valutazione, non disponeva degli strumenti operativi necessari per esercitare una pressione sull e forze bell igeranti. Occorre attendere la primavera del 1992 perché i primi contingenti del le truppe dell 'ONU venissero schi erati nei territori dell a ex Jugoslavia quando il conflitto oramai aveva già coi nvolto anche la Bosnia. Inoltre, fino al 1995 vi fu una scarsa attività di coordinamento tra le varie organizzazioni internazionali e le vari e potenze occidentali: basti pensare che mentre l ' ONU e la ECMM operarono in Croazia con l ' intento di trovare una soluzione pacifica dei territori occupati dalle minoranze serbe, Germania e Stati Uniti favorivano la riconquista della Slavonia orientale e della Kraijna da parte di Zagabria. Tra l ' altro, i pareri nazionali dell 'Unione Europea sulla vicenda vedevano posizioni fortemente differenziate, lungo un " segmento diplomatico" che vedeva ai suoi estremi la Germania pro-Croazia e l a Grecia pro-Serbia. Tutto ciò determinava ulteriori elementi di conflittualità anche nella vicina Bosnia. Per di più, le Forze ONU di

Protezione (UNPROFOR) si rivelarono inadeguate nel porre un freno all 'escalation della conflittual ità. Ciò risiedeva in primo luogo nell'intrinseca diffi coltà delle stesse operazioni da condurre: la complessa distri buzione fi sica nel territorio delle etnìe imped iva di fatto di individuare una linea continua di separazione tra i contendenti, che consentisse di svolgere l 'azione tipica di forze di interposizione, imponendo una deleteria frammentazione del contingente ONU. Inoltre, la inadeguata consi stenza numeri ca delle forze ONU impediva loro di svol gere appieno il compito di protezione delle aree sensi bili loro assegnate, come dimostrano i fatti di Sebrenica e Zepa. Proprio la caduta di Sebrenica può essere ricordata come i l fallimento piC• umi liante nell a storia dell e operazioni di pace: peggiore anche di quanto è accaduto in Somal ia. D al 1992 al 1994, ben quattro piani di pace fallirono, vanificando il ruolo dei mediatori che si sono avvicendati sull a scena. Nell 'agosto 1995 si raggiunse una tregua che lo stesso Karadzic, suo malgrado, dovette accettare su indi cazione di M i losevic, a sua vol ta costretto a sottostare alle condizioni dettate dagli USA, per risoll evare la si tuazione economica del paese. Fu imposto, in tal modo, ali 'eserci to del Gen. M ladic di rimuovere l 'assedio a Sarajevo e di desistere dali 'i ntenzione di occupare, dopo Sebrenica e Zepa, anche l 'enclave musulmana di Goradze. I nfine, i l Il


ne di pacifica convivenza in uno noto "incidente" della bomba di morStato caratterizzato da un accettabile taio sul mercato di Sarajevo finì per livello di efficienza economico-policomplicare ulteriormente le posizioni tica. Era altresì vero che l'eventuale di per sé già critiche per la comunità instaurarsi di una pace duratura nel serbo-bosniaca. neo-Stato bosniaco avrebbe costituito La decisa rappresaglia delle Forze un elemento di stabil ità per tutta l 'aaeree NATO, nota sotto il nome di rea ed, in particolare, per la Croazia Operazione " Del i be rate Force", scate la Repubblica Federale Jugoslava tò a seguito dell 'ennesima violazione le cui situazioni di accordi e cessate il fuoco da parte politico-sociali delle forze serbe. interne erano Infine, la situacaratterizzate- e, zione politico-miliin parte, lo sono tare nei territori del... La dec\sa rappresag\\a tuttora - da tenl 'ex-Jugoslavia dopo de\\e forze aeree N~\0, sioni per alcuni diversi tentativi trova nota sotto \\ nome aspetti connesse soluzione, dopo oltre d\ Qperaz\one "De\\berate e interdipenquattro anni di conflitdenti con l'a tto etnico, con force"' scattò a segu\to tuale realtà l 'Accordo eli Dayton de\\' ennes\ma v\o\az\one d\ bosniaca. ratificato a Parigi il 14 accord\ e cessate\\ tuoco Oggi, a dicembre 1995- che da parte de\\e torze serbe ... quattro anni oltre ad imporre una dalla ratifica cessazione delle osti lità, cieli' Accordo getta le basi per acidi vedi Dayton , la nire ad un assetto politisituazione in co-sociale defi nitivo e staBosnia appare migl iorata, almeno bile della Bosnia. Quantunque però, l 'accordo, nei sotto i l profilo della conflittualità, se non altro per la presenza ancora attisuoi lineamenti , facesse preciso rifeva- in Bosnia- delle Forze di rimento alla sola realtà politica della Bosnia, esso era destinato ad avere, stabilizzazione sotto Comando NATO e delle Missioni di per motivi di varia natura, una valenMonitoraggio dell a UE e za più allargata. Era chiaro che l'acdell ' OSCE. cOI·do, al di là degli interessi di natuA questo punto, alla luce degli ra politico-economica di tipo internaultimi avvenimenti nei Balcani , viene zionale, era stato messo a punto con l' intento di conciliare le diverse di interrogarsi sul futuro della Bosnia e dell' intera area, una volta che l ' imaspettative delle etnie presenti in Bosnia nel tentativo di ricondurle, pegno internazionale comincerà ad per quanto possibile, ad una situazioessere insufficiente per tenere sotto

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controllo le tensioni che tuttora permangono nei territori della exJugoslavia e che quasi sicuramente non potranno mai essere eliminate del tutto. Con gli accordi di Dayton gli USA erano riusciti ad imporre alle controparti belligeranti un piano che, ol tre a non essere gradito alla comunitĂ serba, suscitava non poche perplessitĂ anche su taluni osservatori europei che lo giudicavano non del tutto. idoneo a ri solvere in maniera permanente i contrasti interetnici.

Va comunque riconosciuto agli Stati Uniti di aver voluto caparbiamente imporre una svolta aJla politica europea la quale, nel privil egiare l'approccio diplomatico tendente a conciliare i diversi interessi degli Stati dell'ex Jugoslavia nonchĂŠ di quel li degli stessi paesi comunitari , si era arenata nel peri coloso guado della indecisione. Volendo mettere, comunque, in evidenza le contraddizioni, in effetti il documento presentava non poche "ambiguitĂ " o "debolezze" che poten-


bile definire una politica precisa circa l'iter dei provvedimenti attuativi da mettere a punto per la loro soluzione. In particolare, mi riferisco ai prodei popoli interessati di gestire autoblemi connessi con la definizione della linea di demarnomamente il loro destino senza il cazione tra le due sostegno delle forze e le risorse messe a e ntità, alla gestione disposizione dalle delle cosiddette "zone calde" e a Organizzazioni ... \n s\ntes\, \'accordo quello generale Inte rnazionali. d\ oayton s\ cont\gurava L'ambiguità più cieli 'organizzazione g\à \n partenza come delle elezi oni. evidente risiedeva una so\uz\one \ntermed\a In sintesi, l 'acnella stessa architettura dell'organizzacordo di Dayton a\ t\n\ de\\a conv\venza zione statale che l'acsi configurava pac\t\ca det\n\thra cordo ipotizza per la già in partenza tra \e popo\az\on\ Bosnia-Erzegovina; come una sol ubosn\ache ... zione intermeuna sorta di stato federale composto da dia ai fin i della convivenza due "entità" costituite l'una, dalla parte serba pacifica defi niti della Bosnia e, l'altra, va tra le popoladalla Confederazione zioni bosniache. Ed appariva oltretutto c hiaro c he sarebbero stati necessari c roato-musuJmana, sorta nel 1994, ulteriori interventi per ottenere lo sostanzialmente sotto l'i mpul so statunitense, dal l'un ione tra la Bosnia sganciamento progressivo dell'impegno inte rnazionale e la riconduzione Centrale e l'Erzegovina. della soluzione poli tico-sociale at:l L'altra a mbi guità ha segnato inoltre Sarajevo, città multietnica per una situazione gestita e controllata in antonomasia, che in seguito ali 'accormodo a utonomo dall e controparti do di Dayton fu abbandonata s ia dalle i n te ressa te. comunità serbe che da quelle croate, Oggi, a quattro an ni dalla firma dell'Accordo, benché siano stati c he si senti vano insicure o non suffiavviati tutti i provvedimenti , lo stato cientemente protette dalle forze internazional i contro possibili "vendette" di avanzamento dei progetti risulta in ritardo ri spetto all e scadenze prefissada parte dei musu lmani. Le debolezze, invece, sono direttate. E tra questi quello di maggiore mente connesse all'insieme delle prorisalto internazionale riguarda l' indi blematiche lasciate aperte dali 'accorviduazione e la cattura dei criminali do e per le quali non e ra stato possidi guerra. zial mente non lo rendevano molto efficace, soprattutto se ci si riferi sce ad un quadro di situazione diverso da quello contingente, cioè alla capacità

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Probabilme nte si è voluto in parte evitare una eccessiva pressione psicologica sull 'opinione pubblica serba, che avrebbe ulteriormente esacerbato il clima già teso creatosi soprattutto nel corrente anno. Infatti, la destituzione del Presidente della Repubblica Serba di Bosnia , Poplasen, da parte dell 'Alto Rappresentante delle Nazioni Unite, Westendorp, per violazione dell'Accordo di Pace, e la decisione suli ' arbitrato di Brcko ave• reso la situazione quasi esplosivano va. Tali misure, senza dubbio necessarie, irri gidiscono il "disegno" di Dayton, alimentando quell a instabi lità nel governo che blocca di fatto qualsiasi possibilità di ripresa economica, indispensabile per un consol idamento della situazione pol itica. In sintesi, si può affermare che, per quanto l'implementazione dei provvedimenti sia a buon punto, il miglioramento, molto lento, nei rapporti interetnici tra le comunità, invece, registra un lieve progresso non ancora sufficiente per dichiarare la regione "stabili zzata" politicamente; ciò in quanto, se nel corso di questi ultimi anni non si sono registrati significativi episodi di violenza conflittuale, il merito è sicuramente da attribui re sostanzialmente all'azione dissuasiva svolta dalla presenza dell e Forze multinazionali. Per quanto attiene alla Repubblica Federativa di Jugoslavia, dopo che Milosevic fu

costretto a firmare gli accordi di Dayton, dovette accogliere pi ù di 150.000 profughi a seguito della riconquista da parte della Croazia dei territori della Krajina e provvedere alla loro ridislocazione principalmente in Vojvodina e nella parte settentrionale del Kosovo, creando non pochi problemi di convivenza con le popolazioni locali. Inoltre Milosevic si era reso conto di non poter più contare sull'appoggio incondizionato di Yeltsin, che aveva seri problemi interni di natura politica ed economica. Come contropartita, però, Mil osevic aveva otten uto il riconoscimento ufficiale della Repubblica Federale Jugoslava nell a configura-


zione attuale, garantendosi il sostegno formale da parte delle Organizzazioni Internazionali contro eventuali altre aspirazioni "indipendentistiche" da parte delle provincie interne: in particolare del Kosovo, il quale, anche sotto la spinta della vicina Albania, sembrava non volersi più accontentare di semplici concessioni sul piano delle autonomie locali . Nonostante tale formale riconoscimento, Milosevic appare lungi dall'aver ri solto i non pochi problemi riguardanti la situazione interna: la ripresa dell'economia, il mantenimento dell a leadership politica, i rapporti con il Montenegro e la ex Repubblica Federale Jugoslava di Macedonia, infine la compromessa situazione nel Kosovo, specialmente dopo i 73 giorni di bombardamenti dell a NATO e la successiva assunzione di responsabilità da parte dell a forza di pace KFOR. Non vi è dubbio che in Kosovo era in atto da tempo un'operazione di cosiddetta "pulizi a etnica" perpen·ata dalle milizi e serbe per costringere con ogni mezzo la popolazione di etni a albanese ad abbandonare il territorio. Il motivo ispiratore della politica serba in Kosovo non sembra comunque discostarsi di molto da quella attuata sin dall'inizio delle ostilità nel '9 1 nella Ex-Jugoslavia: in effetti Mil osevic stava cercando, con ogni mezzo, di porre fine al processo di disgregazione dell a Repubbli ca Federale di Jugoslavia, anche per evitare che, dopo il Kosovo, si facesse 16

strada verso la FY ROM il progetto della Grande Albania. La questione è inoltre compl icata dall'importanza storica e nazionalistica attribuita al Kosovo dai Serbi , il cui nome risale alla località Kosovo Polje (cioè Piana dei merli) sede di una storica battaglia tra gli eserciti del regno serbo e dell'impero ottomano nel 1389, e Pri stina, sede del Sovrano della Serbia da Re Stefano Dusan alla prima metà del secolo scorso. Milosevic si era illuso, con il riconoscimento uffi ciale della sovranità di Belgrado nel 1995, di avere carta bianca per trattare la "questione Kosovara" senza doverne rendere conto al mondo esterno, a meno deii 'ONU. A questo proposito rammentava il similare trattamento subito dalle popolazioni serbe della Krajina nell'agosto del 1995 da parte delle forze croate, senza alcun intervento concreto della comunità internazionale, al di là delle formali condanne. Il motivo ultimo e scatenante del l'ondata di repressione è da ricercare nel contesto delle trattati ve interrotte di Rambouillet e di Parigi nello scorso fabbraio-marzo. La mancata accettazione dell e condi zioni da parte serba ri siede sostanzialmente in tre punti: • in sostanza, nel riconoscimento della sovranità di Belgrado sul Kosovo, si contemplava la concessione all 'etnia albanese di una forma di autonomi a che poteva innescare un successivo processo di secessione in piena regola;


• si violava di fatto la sovranità d eli a Serbia prevedendo l'occupazione dj tma fetta del suo territorio, il Kosovo, da parte di forze militari "straniere"; • non aveva piena valenza gi uridica, in quanto avanzata da un organi smo, la NATO, che operava senza uno specifico e preventivo mandato delle Nazioni Unite. Inoltre il proposito di difendere la causa degli albanesi del Kosovo, per quaoto "nobile" oltre che perseguire scopi di carattere umanjtario, senza dubbio ne ha veicolato altri che preludono obietti vi di carattere strategico-internazionale. Per contro non si può non notare una certa " miopia" politica nell'atteggiamento intransigente di Milosevic: una mera azione di controllo del territorio del Kosovo orientate esclusivamente all'individuazione ed all 'elimi -

nazione dei guerrigli eri deli' UCK ed al mantenimento in loco della popolazione, senza alcuna fo rma di repressione nei confronti di essa, avrebbe certamente costituito un freno all 'escalation degli attacchi della NATO. Emerge allora l 'ipotesi che forse Milosevic intendesse portare avanti un disegno politico, che contemplasse l'abbandono da parte dell 'etnia albanese della sola parte meridionale del Kosovo, notoriamente più povera, per mantenere il possesso di quella settentrionale, ricca di giacimenti minerari e più sviluppata industrialmente, e soprattutto di Pristina per l' indubbio s imbolo storico. Di certo, però, c'è stata, da parte serba, una sottovalutazione della propria intrinseca de bo lezza politica e militare, soprattutto all a luce del supporto effettivo, abbastanza aleatorio sul piano concreto, che la Russia si trova in grado

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di dargli. nei territori della ex Jugoslavia. Si arriva così, nel marzo scorso, ai Inizierò ad esaminare le realtà raid della NATO contro la riguardanti il futuro della Slovenia, Repubblica Federale J ugoslava ed al de ll a C roazia e della Bosnia, per poi passare a delineare successivo spiegamento delle forze m ultinazio nali in giug no. q uello della nuova Dalla ricostruRepubbl ica Federale zione degli di Jugoslavia, della eventi e dall'aMacedonia e nalisi della situa... Pertanto, r\su\ta a\quanto dell'Albania. zione si evince La Slovenia, d\ftlc\\e pensare' a\meno c he la situazione coinvolta solo in ne\ breve-med\o term\ne' nell a pressoché maniera marginale ad un r\torno ad una nel confl itto, è l'utotalità della ex "norma\\tà" pr\va d\ tens\on\ J ugoslavia non è nico Paese che si e caratter\zzata da\\a ancora totalmente possa d ire ormai sotto controllo. Ciò completamente conv\venza pac\t\ca tra \e significa che non "normalizzato" ed d\verse comun\tà etn\che ... sono stati rimossi avviato verso un tutti gli ostacoli di processo di intenatura politica, sociagrazione eurole e culturale alla pea. In un futuro base dell'origine della re lativamente prossimo, contl ittuali tà. Pertanto, dovrebbe entrare a far parte integranrisulta alquanto difficile pensare, te della UE e della NATO, organismi almeno nel breve-medio termine, ad ai quali ha già chiesto di essere un ritorno ad una "normalità" priva di ammessa e , a l momento, non sembratensioni e caratterizzata dalla convino sussistere grossi ostacoli al suo venza pacifica tra le diverse comunità ingresso. Già membro del Consiglio etniche. d'Europa, dovrebbe entrare a far E' chiaro che c i si trova di fro nte parte dell 'Un ione Europea nel g iro di ad una pace le c ui condizio ni sono pochi a nni. Per q ua nto attie ne all 'instate imposte con la forza, recepita gresso nell 'A ll eanza Atlantica non è dai serbi come una sorta di resa da esci udere che possa accadere conincondizionata ed in un certo senso testualmente a quello della Romania. "non meritata". In Croazia, con l'inizio del 1998, è Ovviamente, stante la complessità scaduto il mandato del quadro politico della situazione dell'Amministrazio ne Transitoria venutasi a delineare, è pressoché dell e Nazioni Uni te per la Slavonia Ori entale (UNTAES), con conseguenimpossibil e d ire con certezza cosa potrà avvenire ne l prossimo futuro te ri tiro del Contingente. In virtù di

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tale provvedimento, la Croazia ha acquisito la completa sovranità su tutto il territorio nazionaJe. Nel contempo ha dovuto accettare la presenza di una missione deli'OSCE, la qual.e , coadiuvata dalla mi ssione di monitoraggio della UE (ECMM), avrà il compito eli seguire la situazione politico economi ca del Paese, con particolare riferimento a ciò che attiene al rispetto delle cosiddette "libere istituzioni". Vna sorta di sovrani tà "assistita " che dovrebbe favorire da una parte il ri entro nei territori della ex Repubblica Serba della Kraijna delle comunità serbe espulse e dall 'altra promuovere la coll aborazione pacifi ca tra comunità croate e serbe in tutte le suddette aree ed in particolar modo in S lavonia Orientale. In poche parole, l'OSCE, oltre che svolgere un'azione "deterrente" e scoraggiare qual-

siasi tentativo di rivalsa delle comunità local i croate sulle minoranze serbe, dovrà certificare il rispetto delle libere Istituzioni e la buona ammini strazione del governo croato, quali lasciapassare per l'ingresso del Paese in Europa prima ed eventualmente nella NATO. n1rientro dei profughi serbi , circa 150.000, nelle sedi di ori gille della Kraijna e della Slavonia Occidentale e di quelli croati nella Slavonia OrientaJe costitui scono il problema principale per il governo di Zagabria, soprattutto aJla luce dell ' incertezza polttica per l 'attuale presidenza interi naie del Paese, determinatasi con la prematura scomparsa del Presidente TUDJMAN lo scorso 11 dicembre. E ' un momento di svolta. TUDJ.MAN, artefice del!' i ndi pendenza croata, era riuscito a consolidare un sistema che identifi cava in lui lo stato

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ed il suo partito: ma come fece TITO, non ha lasciato nessun erede designato. Ora quindi la Croazia si trova a fronteggiare un bivio: deve scegliere tra l'avvio di un concreto processo di democratizzazione e di avvicinamento all'Europa oppure il ritorno al "marasma balcanico" con la radicalizzazione dello scontro politico interno e la riacutizzazione delle spinte estremistiche di chi pensa ancora ad una possibile annessione del l'Erzegovina. Si ha comunque motivo di ritenere che la Croazia abbia buone possibilità di riuscire nell'intento. Per quanto attiene aJia crisi del Kosovo, Zagabria, ancorché non coinvolta nella crisi né sotto il profilo politicomilitare né sotto l'aspetto uman itario, ha visto considerevolmente aumentato il proprio peso strategico nella regione in conseguenza del ridimensionamento della Repubblica Federale Jugoslava. La Bosnia-Erzegovina è lo Stato in cui la situazione appare più complessa, sia dal punto di vista strutturale che politico. Si pensi che, se le Forze Internazionali della SFOR dovessero ritirarsi senza alcun criterio di gradualità, si potrebbe assistere ad una ripresa delle osti lità, specie nelle aree in cui la tensione politica è abbastanza elevata come Mostar, Sarajevo, Brkco o Doboj , con una probabile estensione della conflittualità alle aree viciniori. Però, sono dell'avviso che qualsiasi ipotesi circa il futuro della Bosnia debba essere valutata sulla base di un quadro di

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situazione caratterizzato dalla progressiva diminuzione della presenza internazionale, militare e pol itica, prima di poter pensare che il paese possa essere in grado di amministrare il suo destino autonomamente. Il cosiddetto "fattore musulmano" rende articolata e complessa la situazione. Come ricorderete, nel primo periodo d i conflittualità in Bosnia, i musulmani ·hanno rappresentato il "nem ico" per eccellenza, sia per i croati dell'Erzegovina che per i serbi. Si pensi a quanto è avvenuto nelle due città simbolo di questo scontro: Mostar e Sarajevo. Per alcuni analisti, il problema della convivenza multietnica in Bosnia è risolvi bile solo se si trova una soluzione per la presenza dei musulmani, in quanto essi rappresentano per un verso l'elemento "aggregante" e caratte1izzante della centralità dello Stato bosniaco e per l'altro "disgregante", in quanto da essi e dalle difficoltà di coesistenza degli stessi con le altre etnìe viene la spinta che tende a proiettare i serbi verso Belgrado e i croati verso Zagabria. Secondo taluni, quello dello smembramento


della Bosni a potrebbe al limite costibosniaci musulmani sarebbero contratuire una soluzione al problema, con ri allo smembramento che rapprel'assenso delle Organi zzazioni Internazionali , con senterebbe la sanl'Erzegovina zione ufficial e dell ' inizio di un periannessa come Stato ... comunque, ad ogg\, \\ confederato alla coloso isolamento Croazia, la politi co, econoquadro d\ s\tuaz\one do"rà Re pubblica Srpska per torza d\ cose mutare' \n mico e sociale. parte integrante della Comunque, quanto non è pensab\\e che ad oggi, il quaRepubblica Federale \a presenza \nternaz\ona\e Jugoslava e la Bosnia dro di situaziopossa mantenere rattua\e ridimensionata alla ne dovrà per consistenza ancora forza di cose sola parte centrale mutare, in come Stato indipenper mo\to tempo ... dente. quanto non è Una soluzione, quepensabil e che sta che, per quanto la presenza possa apparire molto internazionale possa mantenere l'attuale ipotetica, sarebbe bene consi stenza ancora per molto tempo. accetta dai serbi e d agii Erzegovini che opterebbero quasi cerGl i stessi americani hanno già fatto capire di aver fatto tamente per l'annessione all a Croazia, troppo per la da loro considerata la vera causa bosniaca madrepat:ria. Al contrario, i

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e c he pertanto dovrà essere l'Europa sempre più diretti e c rescenti , a nche ad occuparsi del futuro dell a Bosnia. da parte della popolazione serba Per quanto riguarda le ripe rcusdella Jugoslavia. Al momento, tuttas io ni della cris i del Kosovo, l'intervia, la sopravvivenza dell'attuale vento mil i tare contro la Repubblica leadershi p non appare immediataFederale J ugoslava ha portato sul mente in pe ri colo. Al riguardo, piano politico-sociale ad un generiferma resta ndo la determinazione co peggioramento dei rapporti dei dell'Occidente a subordinare il proSerbi di Bosnia con la Comunità prio ai uto alla destituzione di Milosevic, si ritiene c he l ' arrivo Internazionale ed ha inciso negativamente a nche sul piano economico dell'inverno privandoli del loro determinerà partner commerciale un ulteriore e pri nei pale. pesante i ndeTale progressivo bolimento ... \n Kosovo \a comun\tà peggioramento delle della già \nternaz\ona\e' se da un condizioni di vita deli cata \ato ha torma\mente sancito della popolazione consituazione \a sovranità de\\a tribuirà ad aumentare economicoFederazione Jugos\ava sociale. il senso di frustrazione dei Serbi nei confronti A ciò si su\\a provincia, da\\'a\tro ha di altre etnìe, con ripe raggiungad\ tatto esautorato Se\grado c ussio ni negative su ll a no le tenda\\' eserc\z\o de\\e già limitata integrazione s ion i c he prerogative fondamenta\\ sociale tra i Serbi di s i stanno d\ detta sovranità ... Bosnia e la Federazione materiadi Bosnia-Erzegovina. lizzando Inoltre la componente nella . c roata ha preso spunto da prOVInCia questa situazione per riafdel Yojvodina, fe rrn a re quelle rivencl icadove l 'etni a ungherese cerca di zioni indipe ndenti ste, con consecapitalizzare l 'effetto Kosovo per guente distacco dei croati dall e ottene re il ri stabilimento delle conIstituzioni comuni. dizioni di autonomia, c he ne hanno La Repubblica Federale caratterizzato lo status politicoammi ni strativo fino al 1989. Inoltre Jugoslava esce dal conflitto per il Kosovo fortemente provata sul l 'Ungheria si dimostra intenzionata pia no economico-sociale e, soprata sostenere le odierne ri vendicaziotutto, s u quello politico-istituzionani della minoranza magiara in le. La leaders hip del Pres idente modo ben più diretto ed aperto che Milosev ic è sottoposta ad attacch i nel passato.

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Pe raltro, è da l Montenegro che provengono i più concreti ed immediati pericoli per un riesplodere della conflittualità nei Bal cani , con una a perta minaccia alla stabilità dell a Federazione J ugoslava . Il Presidente montenegrino Djukanovic infa tti , mentre continua a sfid a re le autorità federali, rifiutando di riconoscerne la legittimità, incrementa la pressione s u Belgrado per imporre una rinegozazione dei rapporti tra Montenegro e Serbia. Questo progetto è comunque caratte rizzato da una sostanziale ambigu ità. Infatti pur non spi ngendo per una vera e propria indipendenza, sostiene la necessità di una revisione costituzionale c he di fatto attribuirebbe al Montenegro la pre rogativa della piena indipendenza. Esso sembra più confi gurarsi con una strategia di pill " ristretto" e " immediato" respiro volta a concorrere al la caduta politica di Milosev ic. In Kosovo la comunità internazionale, se da un lato ha forma lme nte sancito la sovranità dell a Federazione Ju goslava sulla provincia, dall'altro ha di fatto esautorato Belgrado dali 'esercizio delle prerogative fondamentali di detta sovranità, con una presenza militare e civile che tra l'altro sembra non ancora i n grado eli assicurare il manten imento dell ' asse tto multi-etni co dell a provincia. Ciò incide ulterio rme nte sull a già precaria credibilità della concezione multi -etni ca degli Stati

balcan ici che fa pe rd urare nel tempo sia la precari età d e ri v ante dali ' assenza in Kosovo di una " legittima" autorità politica ed amministrativa, sia soprattutto la carenza eli autorità giudi ziarie e di relative strutture. Il problema del Kosovo rite ngo sia destinato a rima nere insoluto ben oltre il medi o pe riodo. Nel la ex-Repubblica Federale

Jugoslava di Macedonia, la c ri s i del Kosovo ha rappresen-

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tato inizialmente un concreto fattore di tensioni interne per le possibil i ripercussioni che i l massiccio afflusso di profughi albano-kosovari avrebbe potuto avere sui delicati equilibri etnici della Repubblica, di cui un terzo è di etnia albanese. Tuttavia, per ora, tali ripercussioni non si sono concretizzate, soprattutto perchè la componente albanese della Macedonia ba accuratamente evitato di farsi coinvolgere in una recrudescenza di radi cali smo anti macedone. Tale atteggi amento è da ricondursi al fatto che la componente albanese della popolazione risulta sostanzialmente integrata nella struttura politica, economica e sociale del Paese. Nel complesso la situazione interna macedone è caratterizzata da una diffi cil e coesistenza di forze pol i tiche rappresentative di interessi antitetici , sempre sull a linea di rottura di delicati equi libri di ordine politico, sociale, etni co, religioso ed economico. Nell'ambito balcanico, l'Albania rappresenla un caso del tutto particolare: il caso di un Paese che, nonostante l'impegno della comu nità internazionale per i l suo sviluppo, continua ad evidenziare un livel lo di disgregazione sociale tale da poter essere considerato antitetico con l 'obiettivo della creazione eli una società civile e democratica. Paradossalmente, la cri si del Kosovo ha rappresentato un momento di stabilizzazione per la realtà albanese, in quanto ha imposto alle

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forze politiche contrapposte una pausa di riflessione, ha portato sul territorio una consistente presenza militare multinazionale con vantaggi economici ed ha proiettato il Paese al centro dell'attenzione della comunità internazionale. Rimane peraltro il fatto che tale momento di stabilizzazione è stato fortemente strumentale e dettato dall a situazione contingente. Esso pertanto non ha inciso sulle cause profonde della disgregazione albanese, anzi nel medio termine probabilmente si potrebbe registrare una recrudescenza della tensione politica e social e in conseguenza della interruzione dei benefici politi ci ed economici indotti dall'emergenza e dali 'ulteri ore incremento della criminalità organizzata. Ciò che accadrà nei prossimi anni in Europa ori entale, insieme a quella centrale influenzerà, infatti, in modo determinante il futuro dell 'i ntero continente eu ropeo. E' in quest'area, ed in particolare nei Balcani, che oggi si concentrano i principal i problemi di sicurezzà, come dimostrano la Bosnia, il Kosovo e l ' Albania; è allarga nd osi ad Est ed al Centro Europa che Unione Europea e NATO costruiranno a caval lo del secolo una nuova identità; ed è nell'Europa oriental e e centrale, nel superainento delle molte divisioni imposte dalla storia, che può avveni re oggi quel processo di unificazione cultu ral e e politica che l 'Eu ropa insegue da secoli.


LA DIMENSIONE POLmCO·MILITARE ED IL RUOLO DELL'ITALIA Le Nazioni occidentali devono svil uppare una strategia comune integrata ed "a tutto campo" nei confronti degl i stati balcanici. Questa strategia dovrebbe essere predi sposta in primo luogo per stabi l izzare la regione ed in secondo luogo per ancorarla definitivamente alle isti tuzion i politiche, economiche e di sicurezza europee ed atlantiche. Ma dirò di pill: è necessario che tale strategia diventi un punto priori tario nell 'agenda politica com unitqria. Se ciò non avverrà, l 'Europa si troverà molto probabilmente a dover registrare, nel prossimo futuro, ulteriori e più destabilizzanti emergenze nei Balcani, che potrebbero minacciare la pace e la stabili tà dell'intero Vecchio Continente. Le diverse problematiche balcaniche sono tra loro strettamente interconnesse e ri chiedono una strategia regionale che integri

tre dimensioni: quella pol itica, quella economica e quella di sicurezza e difesa. Mi soffermerò sinteticamente su lle prime due, per dare successivamente spazio a quel la di diretto interesse dell 'od ierno incontro. Per la dimensione politica è possi bile individuare sei obiettivi princi pali: • il primo riguarda la sol uzione pacifica del problema " K osovo". l problemi ancora aperti - ri entro dei rifugiati e dei profughi , ripri stino di una efficiente amministrazione locale, ricostruzione dell'economia, disarmo dell ' UCK, garanzia dei diritti e sal vaguardia della minoranza serba rimasta nella provincia- impongono l 'individuazione di opzioni sostenibi l i nel breve-medio termine che infl uenzeranno sicuramente l 'evo-

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luzione della situazione nel lungo periodo ed in particolare verso la ricercata indipendenza; il secondo riguarda la stabilizzazione e la democratizzazione dell'Albania. E' un problema che, se non affrontato e ri solto con la massima determinazione, potrebbe determinare ulteriore instabi lità in Kosovo ed in Macedonia, rinfocolando i sentimenti di "pan-albani smo", ancora fortemente presenti nel Paese delle Aquile. Il permanere dell 'attuale situazione di di ssesto politico-economico costitui rà un grosso ostacolo alla stabili zzazione dell'intera regione; il terzo riguarda la stabi lizzazione della FYROM. Il problema principale del giovane Stato è dato proprio dall'esigenza di integrare maggiormente la consistente componente etnica al banese nella vita politica ed economica della nazione; il quarto obiettivo riguarda la democratizzazione della Serbia. E' un punto cruciale: fino a quando la Serbia non raggiungerà un accettabil e liveJlo di integrazione con le istituzioni europee e regionali , costituirà sempre un elemento attivo di instabilità neJI 'area; il quinto riguarda il consolidamento delle riforme e della democratizzazione in Montenegro. Un consolidamento che è necessario nell 'intento di far conseguire una più concreta autonomia sempre nell ' ambito di una riformata Confederazione Iugoslava, scon-

,, ... \\ pr\nc\pa\e strumento per reanzzare questa so"rastruttura d\ s\curezla è e cont\nuerà ed essere ne\ bre"e-med\o per\odo \a N~lO ...

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giurando quindi ogni tentativo di conseguimento di una piena indi pendenza; • il sesto obiettivo, correlato ai cinque precedenti , sì rife risce alla più generale e definitiva stabìli zzazìone del sud-est europeo, riferendo mi per tale area segnatamente a Slovenìa, Romania, Bulgaria e Croazia. Appare evidente la stretta correlazione che esiste tra questi obiettivi, un legame che non ne consente una sol uzione "step by step", ma pi uttosto una coerente ed integrata nelle misure da adottare. • In merito alla dimensione economica dirò brevemente che al pitt presto è necessaria l ' implementazione di un piano completo per la ricostruzione e lo sv iluppo della regione balcani ca. Al ri guardo l'Unione Europea ha avviato uno specifico programma mul tisettoriale, meglio noto come Patto di stabi li tà per l'Europa sudorientale. Il progetto intende delineare un quadro di nascita socio-economica


basato su 3 "tavol i"- democratizzazione e diritti umani tari, ri costruzione economica, sviluppo e cooperazione ed infine sicurezza e difesa- un processo che ri calca lo stesso che nel lontano 1975 ad Helsi nki fu avviato con i 3 "cesti" della Conferenza per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa tra Europa ed URSS. Un altro aspetto importante è dato dalla cooperazione regionale tra le nazioni balcaniche. Più le diverse eco\lomie nazionali saranno tra loro legate, più grande sarà, per i paesi stessi, la spinta a cercare una cooperazione sempre più stretta. 1 Complementarietà delle diverse iniziative regionali , coordinamento tra i vari Stati per i l consegui mento di obiettivi comuni e sempre più stretto legame tra la cooperazione regionale ed il processo di allargamento dell ' Uni one, ritengo che siano tre aspetti determinanti nell a specifica dimensione. La dimensione sicurezza. E' il terzo e fondamentale pilastro dell a strategia occidentale dei Balcani. Fondamentale in quanto costituisce un vero e proprio "scudo di protezione" che consente e consentirà alle nazioni bal caniche di far avanzare i progressi economici e le riforme politiche. Il pri nei pale strumento per realizzare questa sovrastruttura di sicurezza è e continuerà ed essere nel brevemedio periodo la NATO.


Nel lungo periodo potrebbe subentrare la forza della costituenda Difesa e uropea, che proprio qualche giorno fa ( 0 ), ad Helsinki, ha registrato la sanzione formale dei Capi di Stato e di Governo a quanto i Ministri della Difesa e degli Esteri dei 15 hanno concordato i l 15 novembre scorso a Bruxelles. L' Unione Europea ha deciso, infatti , di dare concretezza al concetto di ESDI, in primo luogo con lo scioglimento della UEO che diventa il braccio militare della UE: si è ini ziato con il far coincidere la carica di (

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IO e Il dicembre.

Alto Rappresentante della Politica Estera e di Sicurezza Comune della UE (il famoso Mr. PESC) con quella di Segretario Generale della UEO, nominando lo scorso 24 novembre Javier SOLANA quale successore del portoghese José CUTILEIRO. In secondo luogo si avvierà la costituzione di formazioni integrate europee, da dedicare specificamente allo svolgimento di missioni tipo Petersberg. Ecco quindi che in futuro, s ulle unità operanti nei Balcani , potrebbe non più sventolare la bandi e ra con la stella della NATO, bensì quella con le 12 stelle dell a UE.


Nel frattempo la NATO dovrebbe cercare di adottare la stessa politica che ha messo in atto con successo con i Paesi dell 'Europa centro-orientale, proiettando stabilità anche nella regione balcanica. E' anche vero che la criti ca situazione politica ed economica dei Paesi balcanici costituisce un grosso ostacolo alla politica di partenariato adottata dalla NATO nei confronti dei citati paesi centro-orientali. ~acendo una rapida analisi di quanto è accaduto nel conflitto del Kosovo, appare evidente una nuova dinamica dell'equazione sicurezza nel Teatro balcanico.

I nfatti , prima dello scoppio del la cri si kosovara, la NATO aveva adottato un approccio sostanzialmente graduale al problema dell 'allargamento. Nel summit di Washington dello scorso aprile la NATO ha stabi lito di non procedere ad ulteriori invi ti per nuovi membri; nonostante le forti pression i ri cevute: ha in vece offerto a 9 nazioni europee un Pi ano d' Azione per l ' ingresso nell'Alleanza, il cosiddetto Mcmbcrship Action Pi an (MAP), predisposto per sostenere quelle nazioni che vogliono raggiungere lo standard previsto per poter entrare a far parte dell'Alleanza.


Va però detto che la positiva conclusione della guerra in Kosovo ha generato forti aspettative nella regione. Infatti molte nazioni hanno subito considerevoli danni economici a causa della guerra; alcuni governi hanno inoltre dovuto fronteggiare un'opinione pubblica contraria alla campagna aerea condotta dalla NATO. Ed avendo comunque sostenuto l'Alleanza affrontando un consistente rischio politico, tali Paesi aspettano ora " il compenso" per il sacrificio ed il sostegno assicurato: è il momento di riscuotere i "dividendi della pace" e l ' ingresso nella NATO è, per la maggior parte di queste

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nazioni, il massimo obiettivo conseguibile. E' ovvio che non è pensabile un allargamento "tout court" dell' Alleanza ai Paesi del sud-est europeo, pena un pericoloso indebolimento della coesione organizzativa e decisionale dell'organizzazione politico-militare. Ma è anche vero che la NATO può utilizzare q~esta forte aspirazione come leva incentivante per le nazioni interessate a superare nel più breve tempo possibile le maggiori carenze, dimostrando di saper assumere e sostenere le responsabilità ed i compiti derivanti dali 'ingresso nel!' Alleanza Atlantica. In definitiva i MAP delineati a Washington potrebbero essere la chiave di volta per guidare defini tivamente le nazioni balcaniche fuori dalla crisi, inserendole in un coerente quadro di cooperazione politico-militare. [n tale contesto l'Italia ha un ruolo importante. Se si guarda una carta geografica dell' Europa,.così come risulta chiara l ' importanza dei Balcani, risulta al tresì evidente come l'Italia sia ad un tempo la zona


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di contatto e re opportunità di ... E' ow\o l 'intersezione giusta crescita delle tre djmensocio-economica ed che non è pensab\\e sioni europee. anche a sfidare un .a\\argamento "tout court" L ' Italia è parte rischi per la pace e de\\' A\\eanza a\ paes\ de\ del l 'U nione la sicurezza intersud-est europeo' pena un Europea; è immenazionale. per\co\oso \ndebo\\mento diatamente contiIn ogni caso la de\\a coes\one organ\zzat\va gua ali 'Europa proiezione ad est ha una valenza centrale ed ori entae dec\s\ona\e le; è un paese medistrategica partide\\' organ\zzaz\one terraneo. colare. po\\t\co-m\\\tare ... Per l ' I talia i queste tre dimensioni non sono Balcani raptra loro alternative o presentano un'area chi ave: concorrenziali, bensì ciò traspare con evidenza complementari. Nel dall o sforzo veramente notevole, data passato si pensava che se si fosse dedicata al M editerraneo la contempora nea presenza militare in non avrebbe potuto guardare all ' Est; tre teatri operativi: Bosniase avesse scelto l 'i ntegrazione Erzegovi na, A l bania e Kosovo. Il ripetersi di importanti missioni neli' Europa, si sarebbe allontanata dal Sud. Sono schem i vecchi, che non all 'estero costituisce un motivo di tracorri spondono al mondo globale di sformazione mol to più rapido ed inci oggi. Le tre dimensioni europee, sivo di tanti riordini operativi. invece, sono interdipendenti e comProprio l 'operazione in Kosovo, con il suo massiccio invio di uomini, le plementari - come ho detto - e come tali la politica estera italiana le deve contemporanee missioni in Bosnia ed Albania, hanno confermato la necesperseguire. Tre direttrici, poi, appasità di Forze A rmate in grado di rentemente divergenti che consentono d i fendere gli i nteressi deli 'Europa e di sostenere una quarta dimensione, forse ambiziosa, che rappresenta una del Paese, oltre che concorrere alle operazioni umanitari e. fl fatto che " politica estera globale": nell 'epoca della "globalizzazione" gli interessi all ' I tali a sia stato affidato il comando italiani e la sal vaguardia dei pri ncipi di una delle cinque aree di responsabil ità i n cui è stato diviso il Kosovo fondamentali accettati e condivisi mette in ri salto la reale consideraziodalla nostra Nazione debbono essere perseguiti con forte impegno in ogni ne internazionale che le nostre Forze parte del mondo, anche nei continenti Armate ed in particolare l 'Esercito hanno acquisito in questi anni in più lontani, ovunque in sostanza il "sistema Italia" sia chiamato a cogliecampo internazionale.

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per l ' Europa del Sud-Est (MPFSEE) Nei Balcani , infatti , siamo attual con contri buti di Grecia, Turchia, mente presenti con più di 9.000 Romani a, Bul garia, Albania e uomini della Forza A rmata che opeMacedonia, i l cui protocollo aggiunti rano nell e mi ssionj a guida NATO vo al trattato di di SFOR i n Bosnia e di KFOR in costituzione è stato Kosovo con appendi ci in fi rmato dai Mini stri M acedonia ed per la Difesa dei 7 Al bani a, uni taPaesi ad Atene i l mente a ci rca ... Non va \n1\ne 12 gennaio scorso. 600 carabinieri Non va infine operanti nell e sottova\utato \\ programma sottovalutato i l M ul ti national d\ ass\stenza tecn\coprogramma di Specialized Units m\\\tare a favore assi stenza tecni (M SU). de\\' J\\ban\a co-mili tare a Si tratta di una per \a r\organ\zzaz\one favore presenza ril evante de\\e propr\e forze Armate dell 'Albania che ha raggiunto un per la riorgatetto di circa ll.OOO e p\ù \n genera\e d\ tutto nì zzazione uomini nel momento \\ comparto 0\fesa delle proprie di massimo impegno e S\curezza de\\o Stato ... Forze Armate compl essivo durante e pi LI in l a scorsa estate. general e di Peral tro, la stratetutto il comparto gia ital i ana per i Di fesa e Si curezza dell o Balcani prevede non Stato, varato nel maggio del 1997 solo l'intervento di retto con una missione interforze in area nell e aree di cri si, ma anche altre iniziati ve politico-mil itari che tuttora in corso. Da pa rte dell e Forze Armate,. e sostanziano una presenza di rapponi dell 'Esercito in parti colare, es iste determinante per l 'eq uilibri o e l o comunq ue la mass ima di sponibili tà sviluppo della regione e che ri chi ederanno sempre maggiore impegno ed i mpegno a supportare gli sf orzi del personal e dedi cato. politico-di plomati ci del Paese i n tal e direzione, così come le nostre Mi riferi sco evidentemente all a truppe ed i nostri Comandi , per fetBrigata multinazi onale terrestre italosloveno-ungherese (MLF), all a quale tamente integrati nell e strutture abbiamo dato vi ta di recente, con la multinazi onali di SFOR e di KFO R prospettiva di un ampli amento nel stanno da tempo dimostrando, ri cetempo all a Romani a ed all 'Austria; vendo l 'apprezzamento per la proun 'atti va parteci pazione all a costi f ess ionalità dim ostrata, non sol o da tuenda Forza di Pace M ul ti nazionale pa rte dei Comandanti all eati, ma

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anche dall a popol azione e dalle autorità ci vili l oca l i . In sostanza, non si può di sconoscere che negli ultimi anni si è assistito ad una rivalutazione dello strumento militare qual e espressione concreta della vol ontà dell o Stato di essere partecipe ali 'edi f icazione di un progetto europeo di sicurezza e di fesa. A ll a luce del nuovo contesto politico-strategi co, ed in parti colare nel v·iennio 1997-:- 1999, l 'obi ettivo principal e del l ' Esercito è stato quel lo di trasformarsi da strumento mili tare tradizionale, stati co, organizzato ed addestrato per la di fesa contro una minacci a predeterminata e diretta ai confi ni nazionali , in un sistema dinamico che abbia una struttura ordinati va flessibil e. in grado di assol vere le mi ssioni pi LI di versifi ca-

te e compl esse dei moderni scenari operativi . Nel mondo post-bipolare, infatti , anche l 'Esercito Itali ano è destinato a svolgere un ruolo da protagoni sta attivo, a sostegno diretto dell a politica di si curezza nazional e e internazionale per il controll o preventi vo e remoto dell a conflittualità, nell 'a mbito dell e organi zzazioni e dell e all eanze di cui il Paese fa parte. E questo in teatri operati vi posti quasi esclusi vamente al di fuori del territorio nazi onal e e in contesti di impi ego nuovi , norm almente interforze e multinazionali , in cui l e vi genti alleanze costitui scono l a struttura di base, su cui reali zzare geometrie politi co-militari dimensionalmente variabili in funzione degli scopi e dei contri buti con cui si ngol i stati i ntendono essere present i nei di versi teatri operati vi.

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zionali e di sicurezza. In tale prospetti va l 'Esercito, espressione di uno Stato situato al l n particolare, per l'Ital ia è indicentro - come abbiamo si nteticaspensabi l e poter fornire un apporto mente avuto modo di vedere - della qualificato all e all eanze dì cui facciagrande area di instabilità balcanicomo parte (la NATO, la UE/UEO) , concorrendo attivamente, sia sul mediterranea, dì più immediato interesse per l ' Europa, solo nel lungo terpiano pol itico che militare, ai loro processi di adattamento, interno ed mine può restare un produttore di esterno. forze addestrate per la dissuasione. Tende a diventare invece. sul Ed in tale quadro fronte del conl 'adesione convinta troll o multinaalla recente Defence Capabilities zionale della ... La forza ~rmata lni tiative (DCI ) conf li ttualità, uno strumento in della NATO, ten"a acqu\sendo crescente grado di esprimedente a colmare il t\ess\b\\\tà, dutt\\\tà re con breve gap tecnologicoe capac\tà d\ pro\ez\one preavviso capaci tà operati vo tra le ne\\'utmzzo de\\o strumento operati ve reali, Forze Armate mmtare, qua\e fattore commisurate ad un statunitensi e d\ cooperaz\one ruolo dell ' Italia quelle dei Paesi maggiormente pareuropei costitu ine\\e re\az\on\ tecipe delle decisiosce un concreto \nternaz\ona\\ ni nel consesso intersegnal e sulla e d\ s\curezza ... nazionale. Tal e ruolo, volontà dell'Italia di in campo militare, può discendere solconseguire standard organiztanto da contributi di idee e di forze: forze zati vi e tecnologici tali da credibi li per quantità, garantire una presenza adeguata alla ma soprattutto per qualità, integrate sua rilevanza internazional e nel conin ambito interforze ed integrabili in sesso europeo. complessi di forze multinazionali e Quindi l'I talia ha necessità di di squindi in grado di confrontarsi a porre di uno strumento militare "a braccio lungo" ovvero altamente pieno titolo con i maggiori Paesi A ll eati. mobil e, bil anciato nelle sue compoLa Forza Armata va acquisendo nenti , fortemente integrato sia nelle crescente flessibilità, duttilità e capapotenziali tà e modal ità d'impiego che cità di proiezione nell'utili zzo dello nell a struttura di comando, spi ccatastrumento militare, quale fattore di mente tecnologico, con marcate cooperazione nelle relazioni internacapacità di proiezione verso le aree

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di primario interesse strategico, quindi dotato di mobilità tattica e strategica, di soste nibilità logistica e di domini o dello spazio informati vo ed info rmatico. Esigenze, queste, conseguibili anche e soprattutto attraverso la capacità di operare in modo congiunto con i nostri alleati e uropei e transatlantici, tenendo presente l'impossibilità di prevedere a pri ori la "densità" della forza che sarà necessario proiettare (che non potrà comunque essere • superiore aJie ri sorse di sponi bili ) nell'area di primario interesse strategico. Tale strumento, oltre alla proiezi one di forze per la prevenzi one o gesti one dei conflitti , deve essere anche in grado di garantire la "presenza", pur se con minor "densità" , in pi tl ampi teatri di interesse, a sostegno della politi ca estera ed economi ca-commercial e, anche al di f uori delle aree di gravitazione geostrategica, verso quelle aree in sostanza di interesse geoeconomico. Concl udendo, le nostre frontiere del Nord-Est sono contigue ad una zona di recente e violenta confl ittualità in cui si sono consumate tragedie e sofferenze umane di prima grandezza. Pur alla luce del processo di stabilizzazione regiona-

le, avviatosi con gli Accordi di Dayton, è fac ile prevedere come l'assetto definiti vo dell 'area si mantenga ancora incerto e lasci di fatto intravedere un quadro di perdurante instabi lità e incertezza che ri chi ederà lunghi tempi per essere stemperato e risolto. Ad Est l'Adriatico, che sino a poco tempo fa era un bacino agevolmente controll abile e ra ppresentava una via di comuni cazione f ra l'Italia ed i Balcani , oggi è una f rontiera insicura, iJ cui controllo implica e soprattutto richi ama un progressivo impegno anche di al tri Paesi esterni all'area. Nell a frantumazione della ExIugoslavia, abbiamo tratteggiato la presenza di interessi di natura etnica e reli giosa, e segnatamente gli schieramenti musulmani (Bosnia), ortodossi (Serbia e Kraijna) e cattolici (Croazia), potenzialmente in grado di coll egare questo conflitto agli ulteriori fattori ed aree di cri si presenti in q uesta Area di primario interesse stra-


tegico. Ed in tale quadro non va • favorire l'evoluzione democratidimenticato e sottovalutato il potenca ed il reinserimento nelle ziale collegamento con le spinte alla Organizzazioni europee eli quei diffus ione dell 'estremismo islamico e Paesi dell'Exle instabilità presenti nelJugoslavia oggi l'area caucasica. ancora ai margini In tale contedella comunità intersto, l'Italia ha l'enazionale; ... la tunz\one de\\e forze sigenza di: • adoperarsi per la • assicurare la Armate trascende qu\nd\ \o stabi lizzazione stabilità e la democratica e lo stretto arnb\to rn\\\tare per svi luppo econom isicurezza delle assurgere anche a m\sura frontiere e delle co dei Paesi potende\\o status de\ paese ne\ aree ad Est e zialmente più fracontesto \nternaz\ona\e. gili e a rischio nei Nord-Est, in parBalcani, quali ticolare intensificando i rapporti l'Albania con il di amicizi a e problema del cooperazione ecoKosovo, la FYROM, con il nomica e di sicuproblema della convivenza grecomacedone, la Bulgaria. rezza con la Slovenia; • consegu ire garanzie per le minoAl f ine di raggiungere questi ranze italiane nell'area; obiettivi, è non solo necessario ma • salvaguardare la libertà e la sicuindispensabile l'uti lizzo della politirezza delle comunicazioni e degli ca militare. scambi nel bacino Adriatico; La valenza dello strumento milita• propiziare la stabi lizzazione regiore non si espl ica solo nello specifi co nale nella Ex-Jugoslavia, presersettore dell a poi iti ca estera, di sicuvando legami con tutte le parti in rezza e difesa, ma costituisce anthe causa, poiché ognuna eli esse può uno degli strumenti, non certo seconcontribuire a facilitare, ovvero dario, attraverso il quale si esercita l' influenza e il peso complessivo del contrastare, la stabili tà dell'area adriatica e di quella balcanica; Paese nei rapporti internazionali: una sorta di misura attiva, c he deve essere • operare per ri pri sti nare un quadro di relazioni amichevoli con tutti razionalmente sostenuta ed al imentata gli attori incidenti direttamente nelle sue esigenze. sull'area balcanica perseguendo la La f unzione del le Forze Armate trascende quindi lo stretto ambito stabilità, quale premessa e fondamilitare per assurgere anche a misura mento per lo svi luppo delle reladello status del Paese nel contesto zioni economiche e politiche con i Paesi della regione; internazionale.

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LE CONDIZIONI POLITICO-MILITARI DELLA PACE NEI BALCANI by Biblioteca Militare - Issuu