Estratto dal n. 3/ 98 d i
LI!ZZ7RIVInA miLITARE Direttore responsabi le:
Giova nni Cerb o AuloriLzazlone <lol Tnbunalo d1 11ornn ol n. 944 dot regislro con aocrOIO 1·6·4C'J
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di Domenico Villani * e Sabato Errico 6
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l Progetto sui «Pacchetti di Capacità Opera t ive,, è stato elaborato con l'in ten to di riconfigurare l'Esercito sulla base delle esigenze operative e me rgenti. Il Progetto tende a far confluire Sinergicame nte tutte le risorse disponibili verso o biettivi corrisponde nti a specific he capacità concrete (obiettivi parziali), tra Joro coerenti e compo nibili, reali zzando così, su odzzonti di progetto di breve, medio e lungo termine, iJ disegno complessivo della Fo r za Armata, con progressività, ma per sistemi parziali compiuti ed impiegabili operativamente in ogni fase di sviluppo del programma. I «Pacchetti di Capacità» costituiscono, in sos tan za, i macraobiettivi che l'Esercito si è prefissato in corrispondenza delle grandi missioni ad esso assegnate istituzionalmente (Fig. l). Conseguentemente, lo s tiumento militare terrestre è stato articolato in : Forze di Proiezione, Forze di Reaz ione e Forze di Pre se nza e Sorveglia n za . Ta le articolazione delle forze ha richiesto la definizione dei moduli elementari c he nell'ambito di c iascun pacchetto so no c hiamati a sviluppare una specifica f11nzione operativa (Fig. 2), fem1o restando la possibilità c he a llo sviluppo della stessa possano concon·ere anche m oduli di altra tipologia. Per la funzione «Combal», s i è trattato di individuare gli elementi che devono caratterizza re le unità di fanteria e cavalleria ed i relativi moduli elementari presenti in tutti i pacc hetti , a l fine di confe rire alle stesse la massima efficacia nello sviluppo della fun zione stessa in tutti i contesti operativi individuati dalle missioni assegnate alla Forza Armata (pace, crisi, guerra). In relazione alle capacità operative c he ciascun «pacchetto di forze» deve esprimere, si è proceduto: • all'esame della funzione «Com-
I
MISSIONE
OPERAZIONE Interventi umanitari
Difesa Interessi Esterni Presenza e Sorveglianza
Concorso bene collettività Dissuasione Prevenzione Difesa diretta
Flg. 2
FUNZIONI OPERATIVE Supporto al Comando, Controllo, Comunicazioni, Computer (C4) lntelligence Combattimento (COM8AT)
Combat Support Combat Service Support Comando e Controllo Warfare (C2W) Sicurezza e Protezione DifesaNBC Guerra Elettronica ( EW) Operazioni Psicologiche Host Nation S up port (HNS) Pubblica Informazione Operazioni Civili-Militari
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bat» e delle relative attività componenti; • a lla definizione delle caratteristiche e del ruolo delJ'Arma Base in operazioni; • a ll'i ndividuaz ione della tipolog ia delle unità ed a lla ripartizione delle stesse nei «pacchetti di forze)).
LE CAPACITÀ OPERATIVE PER LA FUNZIONE «COMBAT» La funzione «Combat»
È quella assegnata alle «forze di manovra» costituite dalle unità di Anna Base, che sviluppano il combattimento ravvicinàlo impiegando
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. \- . aeromobile, acquisendo la capacità di svincolarsi dai condizionamenti del terreno e della rete viaria d una maggio•·e potenza di fuòco in ragione della presenza dj elicotteri d'attacco. Inoltre, le unità leggere possono essere equipaggiate con vejcol i blindati da combattimento su ruote in grado di esprimere una elevata mobilità su strada e buona fuori strada e una consistente potenza di fuoco (cannonc ini e sistemi missili controcarri in tegrati).
Fig. 3
OPERAZIONI DI GUERRA
Peace Enforcemen
Peacekeeping Humanltarian PRESENZA E SORVEGLIANZA
Al d Non-eombatant Evacuation Operations (NEOs)
prevalentemente sistemi d'arma a tiro diretto. Essa rappresenta la funz ione 111aster in qualsiasi tipo di operazione, prevede attività diversificate in relazione al contesto operativo (Fig. 3) e richiede, pertanto, la disponibilità di moduli monofwnione a livello Reggimento con potenzialità operative carattetizzate, in relazione al pacchetto di appartenenza, da una differente combinazione dei seguenti indicatori: proiettabilità, protezione, poten za di fuoco e mobilità. Attribuendo un valore variabile da l a 4 a ciascuno dei suddetti indicatori, sono state individuate le tipologie di unità necessarie per comporre i singoli pacchetti di forze (Fig. 4). Forze destinate alla funzione «Combat»
SuiJa base di tale procedimento, i Reggimenti di fanteria ed i Reggimenti di cavalleria destinati alla f1.mzione «Combat» possono essere classificati in tre tipologie di unità: leggere, mecca n izzate e blindo/corazzate.
Unità leggere Le un ità leggere sono equ ipaggiate con veico li ruotati tattici (VM T, VM TK, VM P e VBL 4x4
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Unità m eccanizzate Le unità meccanizzatc, equipaggiate con veicoli da trasporto Fig. 4
r------------------------------------.1 VALORE OEG LII NOI C ATOR.l
FORZE
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- . n TAMnA"
~===~ PROIEZIOI'lE
REAZIONE
4
3
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4
4
3
4
3
2
2
2
3
oppure 6x6) e dotate di armame nto prevalentemente leggero. Esse sono pertanto caratterizzate da un elevato grado di proiettabilità, soprattutto a llorquando utilizzano vettori aerei, da grande mobilità preval e ntemente su strada, da un livello di protezione limitato alle offese portate con armi individuali e da una pote nza di fuoco conferita dalle a•·mi portatili, di reparto e sistemi d'arma controcarro in dotazione. Quando tali unità sono impiegate unitam ente a •·epart i dell ' AVES assumono la configurazione
e combattimento su cingoli (VCC) o su mote (VBC), risperta-
no i paramet.-i della formula tattica secondo la priorità acl essi tradizionalmente attribuita dall'Esercito ital iano: potenza di fuoco, mobilità e protezione. La prima è data dalla disponibilità a bordo di annamento di medio calibro e di sis temi missili controcarri, la seconda dalle capacità di muovere fuori strada acl ele\·ata veloc ità operativa c la terza da corazzatu re in grado di arrestare i colpi delle ar·mi di medio calibro.
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Unità blindo/corazzate Le unità blindo/cora.l:~-ate sono dotate di veicoli con dc\·ata pi'Otezionc ~ potenza di fuoco, sia su ruote (blindo armata <<Centauro ») sia su cingolo (carro da con'lba t timènto <<Ar iete» o <<Leoparcl» ). In pal'ticolarc, nelle unità blindate pesanti (Rcggimemi di ca\'alleJ·ia destinati alla funzi sme <<Combat») sono esaltate l'elevata mobilità soprattutto su strada, l'cle\'ata potenza di fuoco esprimibile dai cannoni delle blindo pesanti ed il grado di pi'Otezione. Inoltre, nell'ambito di questa funzione è necessario citare i Reggimenti eHcotteri d'attacco delJ' AVES. Essi, grt~zic alla loro \·ersatilità d'impiego, alla potenza di fuoco, alla mobilità anche su <<tetTeni impossibili» per le forze terrestri, costituiscono uno strumento di eccezionale potenza nelle mani del Comandante. Le moderne operazioni di peace support, in falli, presuppongono la disponibilità eli contingenti in gmdo eli esprimet·e fo1·te deterrenza per risultare credibili. In tale ottica, le unità elicotteri d'attacco sono particolarmente idonee a svi lu ppare attività di e le\'ata \·alcnza e \·isibilità (sicurez:t,.a d'area, 1·icognizionc ar·mata, ~cona armata a con\'ogli ed unità, ccc.). Analogame te. in operazioni classiche gli elicotteri d'auacco sono in grado di dkttuare intervent i tempestivi, potenti e precisi. Attività deUa funzione <<Combat» Le principali attività della fun;.ione «Combat » sono quelle schematicamente riepilogate nella tabella eli Fig. 5. L'impiego di fo1-zc leggere, meccanizzate o blindo/corazzate dipende dalle carallcristiche dell'ambiente operativo, dalla presumibile minaccia da fronteggiare c dagli atti tattici da S\'iluppare.
OPERAZIONI CLASSICHE ATIIVITÀ
TIPO DI FORZE
Controllo
Leggere
Zone estes&'controlnterdlzlone
Mecc:anlzzete
Difesa di aree o abitati
Leggere
Fig. 5 PEACE SUPPORT OPERATIONS ATIIVITÀ Osservazione
Meccanlzzete
VIgilanza
Meccanlzzete
lnterposlzlone
Blindo/Corazzate
Check-Polnt
Meccanlzzate
Protezione campi profughi
Meccanlzzete
Scorta convogli
Leggere
Leggere Meccanlzzate
Pattugliamento
Blindate
Difesa d 'Itinerari
Meccanlzzate
Bllndor'Conrzzate Interdizione d'area
Leggere Meccanlzzate
Leggere Attacco
Leggere Meccanlzzate
Meccanizzate Occupazione preventiva di aree
Leggere Meccanlzzete
Bllndot'Corazzale Azione controcarri
Leggere Meccanlzzate
Bllndoi'Conlzzate Coubaltac:cxl
Leggere Meccanlzzete
Meccanlzzete Difesa mobll&'c:opertura
TIPO DI FORZE
Leggere Blindo/Corazzate
RUOLO E CARATTERISTICHE DELLE UNITÀ DI ARMA BASE 1 ello scenario opcrati\'O attuale le operazioni classiche -siano esse offensi\'e, clifcnsi\'e o t;tarclatrici - sono caratterizzate dalla sinc ronizzazione eli atti\'ità s\·iluppatc in profondità, a contatto e nelle retro\'ie, quale armonica combina;ione eli tutti gli elementi del «combat power». L'Anna Base costituisce l'elemento chiave della condotta eli tali opcr<Jzioni, nonch0 il fulcro delle cosidde tte «fOrì'.l' di manovra», d i quelle forze cio~· che uti lizzano il fuoco cd il mm·imcnto per ingaggiare il nemico con anni a tiro dil'Clio. Si clifferen;iano in ciò dalle forze che utiliznmo il fuoco indirct lo per colpire il nem ico o chL· forniscono supporto a l com bali imento. Le «fo1·1.c eli manovra» appanengono, nell'Esercito italiano, sia all'Arma di Fanteria sia ali'A1 · ma eli Ca\'alleria c, come già citato. possono essere di natura leggera, mcccanizzata c blindo/corazzata. Nelle operazio ni diverse d a lla guerra (Presenza c Son•egliam.a PSO) le unità della Fanteria e Ca\'alleria possono essere chiamate a sviluppare intenrc..:nti el i intensità differenziata in funzione del tipo di missione da assolvere. In generale, risulta rcnHmcratiYo l'impic-
go. nelle operazioni a bassa intensità, di unità di fanteria leggera, più idonee a realizzare tempcsti\·i intcrTenti oppure schieramenti \'Olti a congelare la situazione a rischio, a premessa dell'arnusso dci rinfoni necessari a creare le condizioni finali desiderate. I.:innalzarsi del li\'ello di tensione (cssen;ialmcntc nelle PSO) ru<'> richiedere l'impiego, nell'ordine, di unità blindate, blindate pe~anl i, meccani'lzatc c corazzate, inizialmente quali çkmcnti deterrenti c ~ u cccssi,·amcn tc per sv ilu ppare azion i d i for;.a tipiche del combattimento tradizionale. In particolare, quindi, anchè nel l'amb ito dell'ampia gamma di atti\·itù che r·ientra sotto la dizione di operazioni di sostegno de lla pace IL' unitù el i Arma Base, per cqu ip<lgg.iamcnti c procedimen ti d'impiego. sono le più idonee a costituire il «nocciolo» di F<wt.c d'lntcn·cnto. Di seguito, una sintetica dco.;crit.ione delle caratteristiche dci \·ari tipi di unitù. Fanteria leggera Le unità di fanteria leggera c rclati\·e ~pccial ità (alpini. raracadutisti, c rcrarli dc~tinnti ad unità aeromobili) sono dotale di \·eicoli ruolati Lattici c/o blindo leggere con limitata prokzionc.
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Sono caratterizzate da elevata mobilità operativa, spiccata versatilità di impiego, sufficiente potenza di fuoco e limitata protezione. Sono idonee ad op erare nell a maggior parte di teiTeni ed in condizioni climatiche differenziate. Possono assolvere una vasta gamma di missioni nell'ambito dell'intero spettro dei conflitti, dalle operazioni di guerra alle operazioni diverse dalla guerra. In operazioni da sviluppare e ntro tempi ristretti, esse costituiscono il primo nucleo delle forze da proiettare, grazie alle loro caratteristiche di spiccata leggerezza e capacità di rapido dispiegamento a livell o opera ti vo e stra tegico. In camp o tattico, tali forze possono essere impiegate per assumere rapidamente l'iniziativa nelle operazioni, acquisendo e mantenendo il controllo di obiettivi chiave a premessa dell'afflusso di forze mcccanizzate/corazzate e di unità di supporto tattico c logistico. Esse sono particolarmente idonee ad operare in terreni compartimentati e che pongono consistenti limiti alla mobilità fuori strada. Le forze di fanteria leggera, adeguatamente tinforzate con sistemi d'arma controcarro, possono contTapporsi all'azione di unità corazzate/meccanizzate nemiche. Tali unità sono addestrate per muovere, laddove necessario, anche a piedi. La loro mobilità tattica può essere migliorata attraver-so il ricorso al l'elitrasporto e, in relazione a particolari compit i, possono essere rinforzate con unità blindate, corazzate e meccanjzzate. Nell'ambito della fanteria leggera assolvono specifici compiti le seguenti Speciali tà.
Alpini Le unità alpine sono idonee ad operare in ambiente montano, in condizioni di cl ima rigido e in te r ren i c h e offro n o ai ve icol i scarse possibilità di movimento. In tale contesto, sono idonee a:
• sviluppa1·e azioni ispirate alla sorpresa operando a cavaliere delle vie di facilitazione di scarsa potenzia lità ma di elevato rendimento; • estendere, anche in cl ima invernale, le proprie azioni al di fuori delJe vie di facilitazione; • persistere nelle operazioni grazie alla loro elevata autonomia operativa e logistica spinta fino ai mi nori livell i; • ope rare anche al d~ fuori della Regione Alpina in aree particolarmente compartimentale e/o con scarsa viabilità.
fuoco, dsultato delJa combinazione delle caratteristiche tattiche degli elicotteri (velocità, agilità ed elevata potenza di fuoco) e di unità di fanteria leggera, opportunamen te rinforzate (capacità d i operare in tutti gli ambienti e versatilità di impjego). Si tratta, quindi, di unità idonee a realizzare tempestive concentrazioni di potenza al momento e nel luogo voluti, ad agire in situaz ion i operative e ambienti n atura li differenz iati e a dare concretezza ai princìpi della manovra.
Paracadutisti
Fanteria meccanizzata
Le un ità paracad u tiste sono idonee, per addestramento, equipaggiamento e mentalità a condurre operazioni rapide e «spregiudicate», con ridotti tempi di preavviso. I n particolare, esse possono essere impiegate in operazioni avioportate e aeromobili e risultano idonee a: • condurre attività di interdizione, controinterdizione e occupazione preventiva di aree; • essere impiegate soprattutto nelle prime fasi di interventi «fuori area».
La fanter ia meccanizzata è caratterizzata essenzialmente da el~ vata mobilità fuori strada, protezione e pote nza di fuoco anc he controcarri. Essa comprende unità equipaggiate con veicoli da trasporto e combattimento cingolati (VCC), unità dotate di veicoli blindati da trasporto e combattimento su ruote (VBC) ed unità lagunari dotate di specifici mezzi (LVf-P7).
A causa della limitata autonomia logistica, tali unità possono trovaTe dei limiti nella condotta di azioni prolungate nel tempo.
Unità aeromobili
.
Le unità aeromobili, in via di costituzione (Bdgata «Friuli»), comprendono una componente terrestre ed una componente vel ivoU ad ala rotante, quali parti di un complesso unico, posto alle dipendenze del Comandante della componente terrestre. La seconda (componente AVES) non si limita al semplice elitrasporto della componente ten·cstre ma partecipa all'operazione in tutte le sue fasi. Si tratta, qu indi, d i uni tà dalle spiccate caratleristiche d i mobilità, versatilità d'impiego e potenza di
Unità meccanizz.ate su VCC Tali unità hanno caratteristiche di mobilità analoghe alle unità carri, adeguata protezione, sufficiente potenza di fuoco e grande versatilità d'impiego. Sono idonee a: • operare in qualsiasi ambiente naturale, grazie alla capacità di operare ~ i a a bordo dei VCC sia appiedate; • sviluppare azioni prolungate nel tempo; • sviluppare sforzi sistematici ed azioni dinamiche su ampi spazi, sfruttando soprattutto la mobilità in terreno vado. Vengono, di norma, impiegate in sinergia con le unità can·i in operazioni ad elevata intensità (guerra, conflitto regionale, imposizione della pace), ma possono essere impiegate anche isolatamente, specie in operazioni di mantenimento della pace.
Le u nità blindo/corazzate hanno caratterizzazione marcatatn ente offensiva e possono tmvare impiego prioritario in operazioni ad elevata intensità (guena, confl itto regionale ed eventua lmente imposizione della pace). J;'.er contro, tali un ità possono trovare dei li m iti nell'intervento contro posizioni fortemente organizzate a difesa e nel sostenere impegni operativi prolungati nei tempo. Nel con testo di interventi d i sosteg n o della pace, le unità blindo/corazzate possono assolvere u n ruolo de terrente e, ove il quadro di situazione degeneri, sviluppare interventi locali, potenti e risolutivi, costituire riserva, contribuire a lla cornice di sicurezza. Ca n'o armato «Ariete».
Unità meccanizzate su VBC Tali unità hanno configw·azione simile aJJe unità meccanizzate su VCC, ma hanno in dotazione veicoli blindati da trasporto e combattimento ruotati del tipo VBC. Esse ono cat·atterizzate, quindi, da buona protezione, elevata mobilità - specie su stràda - ed accentuata flessibilità d'impiego. Si tratta, quindi, di unità in grado di assolvere una vasta gamma di compiti in tutte le tipologie di operazioni. In particolare, in operazioni offensive e difensive , le suddette unità sono idonee per 1'occupazione preventiva di a1·ee e punti di particolare importanza, nonché per il controllo di zone estese (spazi vuoti e retrovie) . Per quanto attiene alle operazioni di difesa del territorio, le unità meccanizzate su VBC sono in grado di assolvere compiti connessi con gli interventi contro sbarchi, aviosbal·chi ed elisbarchi, con la controinterdizione d'area e con la difesa di aree e d i punti sensibili. Infine, in operazioni di sostegno della
pace, possono condwTe efficacemente attività di pattugliamento di linee d i demarcazione, di controllo di aree e di punti sensib ili e di difesa di itinerari e di obiettivi sensibili.
Unità lagunari Le un ità lagunati hanno configurazione analoga a quella delle un ità meccanizzate su VCC ma sono anche addestrate ed equipaggiate per operare principalmente nell'area lagunare veneta ed in prospettiva come unità anfibie. Risultano idonee ad assolvere, oltre ai compiti tipici dei meccanizzati, operazioni di con trollo del territorio, in particolare, 1n aree palustri o costiere. Unità Blindo/Corazzate ~e unità blindo/corazzate comprendono le unità carri, corazzate e quelle d i cavalleria in configurazione omogenea su blindo armate. Esse sono caratterizzate da specifica attitudjne ad interventi manovrati e potenti, da e levata potenza di fuoco controcarri e da spiccata ·doneità ad agire contro formazioni similari in movimento.
TIPOLOGIA DELLE UNITÀ DELL'ARMA BASE NEI «PACCHEm DI CAPACITÀ» Le unità (Reggimenti di fanteria e di cavalleria) da inserire in ciascun pacchetto d i forze sono state cònfi gurate in termi ni d i numero e tipo di Re ggimenti, struttura organica ed articolazione, numer o e tipo di mezzi, armame nto ed equipaggiamento, addestra mento da prevedere in relazio ne alle capacità opel·ative da consegui1·e. In tale quadro, i «capisaldi» di riferimento per la definizione della tipologia delle unità sono stati: • suddivisione delle forze in tre complessi: di P roiezione, d i Reazione, di Presenza e Sorveglianza, che costituiscono nel loro insieme le forze d i Difesa; • necessità di prevedere unità «multifunzionali» per far fro nte tanto a lle esigenze d i d ifesa diretta della Nazione e dell'Alleanza quanto a quelle connesse cori operazioni di sostegno della pace, comunque nell 'ottica dell'«economic ità delle formazioni»; • opportunità di garantire alle
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rgt fanteria lOgge/O
~ ~gLVCC
rgl es/re
Brigate la c apacità di svolgere compiti autonomi (quindi d i sponibilità, organica o a ragio n veduta, di tre pedine di Arma Base a Livello Reggimento); • rispetto dei requisiti richiesli dall'Alleanza. Sulla base degli o biettivi operativi della Forza Annata (vedasi tabella nella pagina a lato) è sta to qui nd i ve rificato che pe r la funzione «Combat» lo s Ln11n e nto operativo te rrestre dovrà, in linea di massima, disporre di 21 Reggimenti di fanteria leggera (di cui 2 aeromobili e 3 para ca dut is ti) , 9 Reggimenti di fanteria meccanizzata (di cui un Reggimento lagu nari), 3 Reggime nti di fante ria blindata, 6 Reggimenti carri, 3 Reggimenti di cavalle ria su blindo pesante e l Reggime nto corazzato (ulte riod 5 Reggi menti d i c avalleria in c onfi g u r a z ion e esplorante saranno necessari pe r 12
STRUTIURA ORGANICA DEl RGT ARMA BASE
mec. Ili
f. leggera
cr.
Ili
la funzion e RSTA) (Fig. 6) . L'articol a7,. ione de i vari ripi di Reggime nto è quella indi cata 111 Fig. 7. In me rito, si evidenzia la s tntttura «qua te rna ria» de lle compa g ni e fucili e ri d e j R egg im e nti
bld.(cav.) 111
Fig. 7 cora:uato 111
meccani zzati e di fa nted a leggera con ri ferimento s ia al n umero dei plotoni sia a q ueJlò dé lle squadre. Le più rece nti <dezio ni a pprese» nelle PSO, infa tti, ha nno confe rm ato l'es ige n za di d isporre di qua ttro << turnazio ni ope rative» a l-
PACCHETTI
al ElNTÀ
OBIETTIVI 11 Gapaotà do prooettare una Brigata completa. integrata dai supporti lattico-logistici necessari ad assolvere un compito autonomo per operaZJOfli do breve durala (pari ad un ciclo operativo di 416 mesi} e con tre pedine a livello rgt.f.. Gapaotà dì prooettare un rgL anfibio netrambito di una Brigata anfibia. Gapaotà do soddiSfare le esigenze di proieZione del Cdo EUROFOR.
1.
B. GARIBALDI E SPT.
12 Gapaotà do proiettare una seconda Brigata per garantire la rotazione dì una Brigata in Tealro, owero da impiegare conlempora neamente alla prima in caso di operazione di breve durala (pari ad un ciclo operalivo di 416 mesi).
B. FOLGORE ESPT.
13 Capacità do proiettare- senza possibilità di rotazione - un Cdo di G.U. a livello O. e relativi supporti, per esercitare il comando della Fona on operazioni multinazionali di entità limitata (es. ALBANIA). Owero per esercilare il Comando di un settore operativo nell'ambito di un complesso di forze mullinazionali del livello superiore (es. come la Divisione lrancese in Bosnia).
CDO FOP ESPT.
14 Gapacllà di proiettare una terza Brigala per garantire la relazione di una delle due Brigale (Obiettivi 11 e 12) impiegate in un ciel operativo di lunga durata (superiore a 6 mesi).
FORZE DI PROIEZIONE
15 Capacità di proiettare una quarta Brigata e garantire così la rolazìone di enlrambe le Brigate (Obiettivi 11 e 12) impiegate in un ciclo operativo di lunga durata (superiore a 6 mesi). COnlerire alla FA una capacità ae romobile per la condotta di operazioni in contesti multinazionali ed eventualmente nazionali, che richiedano tempestività di intervento e rapidità dì esecuzione, a premessa dell'impiego di altre unità ow ero in situazioni operative particolari. ·
B. FRIULI
16 Capacità di proiettare un ulteriore Cdo di G.U. a livello O. ed i supporti tattioo-logistioi essenziali, per garantire la rotazione del Cdo di D. già in teatro (vds. obì 13).
CDOT.A. ESPT.
17 Completare il Pacchetto •Forze di Proiezione" funzioni operative in modo compiuto.
con tutte le ulteriori pedine tattico-logistiche necessarie per assolvere le proprie
18 Gapacilà di proiettare un ulteriore Cdo B. per garantirne la rotazione in operazioni di lunga durala.
COMFOTER ESPT.
cooaARETE R:STECP.T.
QibL ~
-proiettare un Comando di G.U. a fivel/o Divisione e relativi supporti e due Brigate in un unico teatro operativo owero in due teatn disunii: - assicvrare la rotazione dei Comandi e delle unità in caso di operazioni di lunga durata (ciclo operativo superiore a 6me51).
21 Gapaotà di fornire una B. cor. alla 3" UK DIV delrAAAC, ad integraZione delle due B. già comprese neUe Forze di ProieZione (vds. Cod. 11 e 15). 22 Gapacilà dì fornire una G.U. esplorante per le esigenze dell'ARRe, ad integrazione delle due B. comprese nelle Forze di Proiezione (vds Cod. 11 e 15) e della B. cor. (Cod. 21 ).
2. FORZE DI REAZIONE
23 Completare, con una quinta B., la capacità di fornire aii'ARRC le G .U. che la Nazione si le Forze di Reazione della NATO.
è impegnata a rendere disponibili per
24 Gapacilà di fornire alla 3" O. IL inserita nell'ARRe i supporti p revisti. 25 Capacità di assicurare alla Nazione la disponibililà di componenti per la Difesa di prioritaria importanza (comprende Unità - ad es. a. e/a- non facenti parte del Pacchetto Reazione bensì di quello di Difesa, inserite però nel primo per le peculiari funzioni da assolvere).
B . ARI ETE
B. POZZUOLO
B. CENTAURO SPT. ARRC SPT. COMFOTER E A. C/A
- Netta sua lnterezza Il paccheNo deve consentire aii'E:sercito di onorare gli impegni assunti dalla Nazione In ambito NATO in merito alla disponibilità di 5 Brigate per I'ARRC (Corpo d'Armata di Reazione Rapida) e per I'AMF(L) (Forza Mobile di ACE:). - Va tenuto presente che 2 delle 5 Brigate ed il Contingente Cuneense per I'AMF(L) sono già comprese nelle ·Forze di Proiezione· 31 Capacllà di approntare una B. per le esigenze del Nord del Paese, eventualmente In grado di partecipare alla costituzione di una G .U. multinazionale comprendente unità di Paesi contermini.
B. JULIA
32 Gapacità di approntare un Cdo Intermedio di Difesa e le relative forze, in grado di soddisfare le esigenze del Nord del Paese.
CD01 ° FOD E SPT.
33 Gapacilà dl approntare un Cdo Intermedio di onesa in grado di gestire le forze assegnate per le eSigenze del Centro Sud e delle Isole.
CDO 2 • FOD E SPT.
3.
FORZE 34 Gapaotà di approntare una B. per le esigenze della Sicilia, in pal1icolare per condurre operazioni in coooorso alle Forze di P.S.. B. AOSTA PERLA PRESENZA E 35 Gapacilà di approntare una B. per le esigenze del Centro del Paese, con particolare riguardo alle esigenze della Capitale. B. GRANATlEAI ~ ~------------------------------------------------------------------4-------~ 36 Gapacilà do approntare una B. per le esigenze del Sud del Paese. B . PIN EROLO 37 Gapacità di approntare una ulteriore B .• oltre a quella già prevista (vds Cod. 21) per le esigenze del Nord del Paese.
B. miDENTlNA
38 Gapacità di approntare una B. per le esigenze della Sardegna e di completare i supporti del Cdo TA
B. SASSARI E SPT. CDO T .A.
Nella sua lnterezza il pacchetto deve specificatamente assicurare la difesa del territorio nazionale - peraltro prioritaria
TOTALE anche per i pacchetti di Proiezione e di Reazione- e soddisfare le esigenze di concorso nel mantenimento dell'ordine pubblico, nella salvaguardia delle libere istituzioni e in caso di pubbliche calamilà.
4.
FORZE DI DIFESA
41 Completare l'org. di Comando per la Difesa della Nazione inserendo anche tutte le pedine necessarie non comprese negli altri Pacchetti.
,
1
8 ~
CDI E UNITÀ VARIE
Nella sua interezza, il pacchetto Difesa comprende tutti i Comandi e tutte le Forze Operative dell'Esercito (inclusi i Pacchetti di Proiezione, Reazione, Presenza e Sorveglianza).
gJ:J.. In questo pacchetto "specifico" vengono inserite le pedine di Difesa che non sono state inserite negli altri pacchetti.
13
\'BL «Puma» i11 1·ersio11e -lx4, a sillislra, e 6x6, sotto.
protetta - comm isurata alle esigenze di una compagnia - da utilizzare a ragion vedu ta; • differenziare qualitativamente i Reggimenti, in relazione al «pacchetto di capacità » di appartenenza, dotando quelli di Proiezione di VM TK (ossia di VM con protezione aggiuntiva) e di VBL (per una compagn ia) e quelli di Presenza e Sorveglianza di VM T e di VM P.
meno per le minod unità in argomento (il reggimento francese è su 4 compagnie operative). L'at·gomcnto, p era ltro, sa r à approfondito a breve scadenza dallo Stato Maggiore dell'Esercito nell'ambito di uno specifico studio s ui «moduli minimi » necessa•·i per assolvere le relative funzioni. Sulla base delJa s truttura organica e dell'articolazione delle unità di Arma Base sopra delineata, il numero e tipo di mezzi di cui devono essere dotati i Reggimenti blindati, mecca nizzati e carri pe r la funzione «Combat» risulta essere: • per la configurazione meccanizzata e blindata, rispettivamen te n. 60 VCC (i futuri «DARDO») e n. 60 VBC 8x8 o mezzi similari; • per la configurazione carri , n. 44 carri ( «Leopal-d» o «Ariete»); • per la configurazione corazzata, n. 29 carri («Leopard» <) << Ariete») e 29 blindo armate <<Centauro»; • per la configurazione cavalleria blindata, n. 44 blindo armate <<CentaurO>>. Per quanto attiene alle unità di fanteria leggera, esse costi tu iseono, in una certa misura, una novi tà per la nostt·a Forza Armata. Circa la loro configurazione occorre evidenziare c he una unità a 14
livello Reggimento è c hiamata ad a solverc generalmente un compito unitario. Il che vuoi dire che la fis ionom ia delle s ue ped ine (compagni e) deve esscr·e sostanzialmente om9genea, assicurando comunque Ja disponibilità di un'aliquota di veicoli protetti. La soluzione che meglio risponde a questo requisito di impiego fondamentale è quella che prevede di: • dotare tutte le co mpagnie di VM ed assicurare ai Reggimenti anche una capacità di trasporto
Riguar·do alle Armi e all'equipaggiame nto, l'evoluzione tecnologica consente oggi di perseguire la protezione del combattente dalle offese caratteristiche dei moderni scenari operatid e, nel contempo, l'assoh·imento del compito mediante la ncutralizzazione delle prcvedibili minacce. Le relative esigenze ono già state valutate e definite nel quadro dci programmi di ammodernamento in corso. Di seguito, una panoramica su quanto in atto. Per la protezione d e l combattente la Forza Armata ha aniato numerosi programmi, tesi ad incrementar·c la protezione indi,'iduale passh ·a ed attiva mediante
Veicolo da co111bauimento VBC 8x8.
l'approvvigionamento di: • elmetti in K ev lar e caschi di nuovo tipo per gli equipaggi dei mezzi corazzati; • giubbetti antiproietti le e antischegge; • apparati per la visione notturna. I programmi relativi ai materiali per la protezione passiva s i concluderanno presumibilr:oeo te entro il 1998. Nel settore della visione nottlll·na è in corso l'approvvigionamento di vari materiali destinati alle unità di Arma Base, quali: • visori individuali monoculari ad intensificazione di luce (l per ciascuna squadra); • apparati all'infrarosso termico idonei alla visione a medjo raggio (l per plotone); • apparati all'infrarosso termico per la visione a lungo raggio ( I per compagnia). Circa le Armi individuaU e di reparto, successivamente all'adozione d e l cal ibro 5,56 mm in sost ituzione del più pesante 7,62 mm, l'ori e ntamen to internazionale è quello di adottare càteg ri e di ar mi (individuali per il combattimento, di reparto e per la difesa personale) cara tterizza-
SotlO, da si11istra , visore 111 f? 110culare ad illtensifica-:_ione lli luce, visore binoculare e apparato all'infrarosso terlllico per la visione a lu11go raggio.
da prestazioni elevate ottenumediante lo sviluppo del sistema di controllo del fuoco e l'incremenro degli effett i del colpo singolo sull'obiettivo. Il programma della For·za Arp:tata in materia prevede: • ~ ammodemamento delle armi per l'autodifesa attraverso il com ple tamento de ll ' introduzione in servizio d ella pisto1a ,Beretta modello 92 FS e la distribuzio ne ai reparti dell a pistola mitragliatrice Franchi LF 57 SMAL RAF d es ti nat ad equipaggiare il personale im piegato in parti colar i compi ti operativi; • l'unificazione del calibro delle armi portatili attraverso il completamento d ell ' introduzione in set·vizio de l fucile Ber e tta 70/90 calibro 5,56, l'acte te
quisizione de l fucile mitragliatore Minimi per equipaggia re le un ità dell 'Arma Base e la trasformazione di una aliquota di armi del parco MG dal calibro 7,62 al 5,56 mm per equipaggiare le restanti unità; • l'assegnazione a ciascuna squadi:a di fanteria e cavalleria di un fuc il e con canna ad anima liscia idoneo anche a ll'impi ego di munizionamcnto a caricamento speciale, di un lanc iagranate da 40 mm da applicare al fu il 70/90 e di un sistema per il puntamento diurnoLnotturno per le armi portatili; • la sostituzioJJe dei vetusti Garand MI TS per i nuclei tiratori scelti con un fu ciJe di precis ione calibro 338 Lapua Magnum (8,6 x 70) rispondente alle moderne esigenze òperative.
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Quanto alle Armi controcarri, la gamma di materi a li in servizio o in corso di acquisizione consente di interveni1·e efficacemente alle corte, medie e lunghe distanze. In panicola re, le es ige nze di corta/cortissima gittata saranno sodd is fatte con il sistema d'arma «Usa c getta» Pan %erfaust 3. Pe r l'impiego alle medie/lunghe gittate, è previsto: • il sistema d'arma TOW basico, che resterà in servizio fino ai primi ann i post-2000, al quale s i affiancherà il sistema TOW 2, che sarà montato sui VCC Dm·do e sugl i e licottel"i A L29 Mangusta c che è idoneo al lancio dci nuovi missili TOW 2A e 28 a doppia cal"ica cava in tandcm; • il sistema d'arma Milan, per il qua le è stato avviato l'a pprovv ig ion amento dci missili F2A a doppia carica cava in tandem. Le attività di ricerca c sviluppo nel settore tendono essenzialmente a miglio rare l'efficacia delle testa te idonee a ll'impiego contro le corazze realtive ed a realizzare munizionamcnto tipo «fire and forget» in grado di colpire l'obiettivo dall'alto ed in qualsiasi condizione di visibilità e eli disturbo ECM. I sistemi d'arma della nuova ge nerazione dovrebbero essere intmdotti in ser,.,;zio a partire dal 2005. Per quanto .-igua l-da gli apparati per il tiro notturno, la situazione nel settore dell e anni controcarri è soddisfacente per i sistemi a lunga e media gittata, ma risulta deficitaria pe r g li altri s istemi. ln particolare: • i sistemi TOW sono tulti dotati di un visore all'infrarosso termico (IRT); è in fase di completamento il pmgramma eli acqui s izione di sistemi IRT per equipaggiare anc he il 50% dci sistemi Milan in servizio; • il sistema Folgore dispone di una apparecchiatura per l'illuminazione de l reticolo di pun tamento c he consente il tiro in co ndizioni di sca rsa visibilità (crepuscolo/alba) ma non in as-
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senza completa di luce (notte); • per i sistemi controcarri a corta e cortissima gittata, sono all'esame vari apparati rea li zzati dai produttori specia lizzati nel settore, tuttavia dovrà essere valutata l'opportunità, in termini di costo-efficacia, di equipaggiare con tali costose apparecchiature i s istemi «usa e getta» di prevista int1·oduzione in SCI-vizio in numero rilevante (ci rca 13 000). I n merito ai mortai, a ttualmente sono in se1-vizio i Brandt mod. 63 calibro 120 mm ad anima liscia. Ta li armi non consentono l'impiego delle nuove tipologic eli munì-
Latlciara::;.i COI/trocarri Ptm:_erjàust 3 e, SOllO, mortaio da 60 111111 SII \'CC.
zionamento a llo studio, quali quelle ad autoguida terminale o a lunga gittata con l'impiego delle massime ca1ichc. pcr1anto è in corso eli valutazione l'opportunità di modificare o sostituire il materiale in servizio con a1mi di recente concezione 1ispondenti alle esigenze dei moderni scenari operativi. Per quanto riguarda le procedure per il tiro delle unHà mo11ai, è allo studio un sistema di automazione. intcgrabilc con il CATR! 1 (SORAO) c con il SIACCO . destinato
Ci11golato da combauimewo " Dardo».
ad automatizzarne le funzioni. All o scopo di consentire a lle unità dell'Arma Base di disporre di armi id onee ad intervenire contro obielli vi posti alle medie distanze, è in corso l'acquisizione di mot·tai da 60 mm: • tipo <<Commando», destinati a lle truppe alpine e paracadutiste; • tipo << B», impiegabi li sia a tet-ra s ia a bordo di VCC, destinati a lle restanti unità di fanteria e cavalleria. Un discorso specifico m e ritano i Sistemi di simu laz ione , sempre più importanti ai fini addestrativi. Secondo la class ificazione in uso in a m bito NATO, i is tem i di sjm ul az ionc sono suddivisi, in relazione a gli utenti, in tre livelli: • pdmo livello: simuJatori di tipo individu ale, quali quelli per l'addestramento al tiro con ar·mi portatili e controcan·i, simulatot·i di p ilotaggio e di volo; • secondo livello: sistemi di tipo tallico per l'addestramento de i reparti a livello plo tone, compagnia e battaglione;
• terzo livello: s istem i per l'addestramento dei Comandi e degli Sta{{ I sistemi che interessano più da vicino le unità di Arma Base r iguardano i simulatori di tiro, d i pilotaggio e di missione, ossia quelli del primo c secondo livello. l simulatori di tiro per armi portatiU (primo livello) più diffusi e impiegati anche presso le altre Forze Armate, comprendono: • s isten1i com plessi, in pa rticolare pe r quan to attiene a l tit·o istintivo in diversi scenari, quali il FATS (Fire Anns Training Sistenz) in dotazione alla Scuola di Fanteria; • sistemi più semplici, per l'addestramento basico, a sagome fisse o comparenti e scomparenti, con indicaz ione de l r isu ltato del tiro. Sono in d istri buz io ne sistem i t ipo Mi crofox e TT S (Training Target Sistem ). I simulatori d i tiro controcarri sono specifici dei sistemi d'arma: • simula tori M70 per TOW; • simulatori D X 143 per Milan; • sistemi sottocalibrati per l'addestramento al tiro con il lanciarazzi Folgore; • s istemi sottoca librati per l'addestramento al tiro con il Panzerfaust 3.
Per quanto riguarda i mezzi corazzati, sono dispon ibili s im ulatori d i pilotaggio e di tiro esistemi più complessi q uali quelli di missione dedicati all'intero equ ipaggio ed in grado di sim ulare ogni fa se dell'imp iego operativo del mezzo, in qualsiasi scenario operativo. Per la blindo «Centauro» sono disponibili sistemi intcrattiv i c he cost ituiscono ausi li didatti ci di g rand iss ima efficac ia per o pera to ri c m an u tentori. Qu es ti , in q ua lc he m isura, posso no essere ass im ilab ili a sis temi eli simulazione in quanto offrono una ampia gamma dì opzioni di impiego. Per quanto riguarda i simulatori di secondo li vello dedicati all'Arma Base, i sistem i piLI efficaci sono i M ILES (siste m i mu lt ip li el i s im ulazione in tegrata a raggi laser). I MILES di prima generazione sono articolat i in «pacchetti» d i plotone dedicati: • ai mezzi (carri, VCC, VB C o blindo at·mate); • al personale. T MIL ES dì seconda generazione sono caratterizzati da accentu ata versati lit à d i imp iego, in q ua nto consen to no di fa r in tera-
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gire comp lessi di Eoq.e dotati de l l'intera gamma di s isterry.i d'arma in dotazione alle un ità di fanteria. Essi richiedono, pertanto, ambienti, struttu.re e personale specializzato specificamente dedicati. Da quanto sopr·a detto, emer·ge chiaramente che la simula~ione va assumendo un ruolo sempre pitl qualificante nella preparazione del singolo combattente, delle u nità e degli organi d i staf{. Peraltro, i sis temi di simulazione che offrono le migliori garanzie di efficacia utilizzano tecnologie prcgiate e quindi hanno un costo di impianto e di esercizio considerevole. In tale prospettiva, la allocazione di risorse così preziose costituisce uno dei fattori di successo per il loro impiego raziona le cd effi cace. I n sosta nza, si tratta di indiv iduare il sistema di acquisizione e di distribuzione che, in linea con i princìpi enunciati , consenta di ottimizzare l'utilizzazione delle d sorse, che, come detto, diventano sempre più preziose perch é sofisticate e costose. Il criterio c he sembra soddisfare effi cacemente questi requi siti è quello di realizzare una d istribuzione capil lare agli utilizzatori de i sistemi più semplici e di acce ntrare quelli più complessi in << poli di simulazione» . Per i sistemi dedica ti a lle armi d e lla fanteria, la dis tribuzione può essere rea!izzata assegnando: • a i Regg imenti, i s iste m i Microfox, TTS nonché quelli per le armi controca1-ri; • a ll e Scuole anche s is temi più sofisticati quali i FATS. Andranno concent•·ati, in vece, in poli di simulazione tutti g li a lt.-i sistemi, compr·esi quelli per i carri e le blindo armate. Addestramento delle forze La diversa e più ampia tipologia dci compiti da assolvcr·e ha
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Fig. 8
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CONCETTO ADDESTRATIVO
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ORIENTARE capacità operativi di bae ver10 capaciti operativa apeclfica di IISIOivere funzJonlconnesae con: • PI'8MIID e sorveglianza • difesi integrata degli apazi nazionali e deii'AIIelnza
•• ACQUISIRE capacita' operativa di base
VOLONTARI
imposto la ripartizione delle Forze disponibili in << ruoli base di impiego» resi ancora più necessari da: • passaggio da un s istema fortemente orientato alla leva ad uno misto con una consistente componente di volontari; • riduzione della dur·ata della ferma di leva ; • effettiva disponibilità di risorse finanziarie e di mezzi addestrativi. Si è qu indi imposta la necessità di prepara re lo s trumento non più e non solo per· ipotetiche operazioni di gra nde a mpiezza ma per reali e diversificati impegni suJ territorio nazionale ed all'estero. In sostanza, un nuovo concetto addestrativo, basato essenzialmente sullo sviluppo diffe ren· ziato de Ue a ttività, in relazione ai <<pacch e tti d i ca pac ità » in c ui le unità sono collocate ed alle funzioni che, conseguentemente, do-
LfVA
vranno assolvere. Per quanto precede, le fin a lità a ddest rative p er ciascun <<pacc h e tto di forze» (Proi ez ione, Reaz ione, Presenza e Sorveglianza) risulteranno differenziate e, soprattutto, funziona li a ll'impiego . Tal i finalità si traducono in obiettivi da conseguire in tempi successh·i (Fig. 8). In sosta nza , la preparazione delle unità si sviluppa secondo un c iclo (Fig. 9) che: • part e dall' immi ss ion e n e ll e unità di forze <1da addestrare » (a limentazio ne per blocchi di plotoni/compagnie di per-sonale volontario o di leva); • interessa i Comandi, gli Sta/{ c le Tr-uppe; • prevede, quando necessario, l'addes tramento propcdeutico all'impiego in operazioni. La durata del ciclo è di 1O mesi per le unità alimentate con pcr·so-
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ALIMENTAZIONE
TERMINE DELLA FERMA
ADDESTRAMENTO INDIVIDUALE
ADDESTRAMENTO PROPEDEUTICO ALL'IMPIEGO
ADDESTRAMENTO DEl COMANDI E STAFF
ADDESTRAMENTO DI TEAM/SQUADRA/EQUIPAGGIO
D'ARMAI SPECIALITA'
JOINT E COMBINED
ADDESTRAMENTO OPERATIVO SPECIFICO
nale di leva, di 3 anni per le unità alimentate con personale volontario in ferma breve. In particolare, per quanto attiene ai reparti s u volo nta ri , nell'ambito del ciclo triennale, dovrà essere previs to un «programma annuale» di istruzioni ed esercitazioni l'ivolte essenzialmente al mantenimento dell'operatività ed al conseguimento di ulteriori capacità operative. La diffe renziazione de i «programmi annuali » dovrà essere realizzata prevedendo addestrame nti in diversi ambie nti e scenari operativi, variando i temi esercitativi ed utilizzando distinti po,ligoni, anche all'estero. CONCLUSIONI
Al termine di questo esame della funzione «Combat», si ritiene di p01-re in evidenza due aspetti fondamentali. n primo è di ordì-
ne quantitativo, riferito cioè alle ((dimensioni » della componente combattime nto: esse sono s tate deter·minate in base agli obiettivi da conseguire, c he a loro volta eliscendono dal ruolo che la Nazione deve poter svolgere nel contes to internazionale e dalle peculiad esigenze del territol"io. In tale ottica, avendo operato secondo il principio del «m inimo comune multiplo» e previsto unità «multifunzionali», s i è dell'avviso che quella ipotizzala sia la dimensione appena su ffi ciente ad assicurare lo svolgimento della funzione. Analoga valutazione vale per i l secondo aspetto - quello «qualitativo» - ove s i consideri che per gran parte delJa fanteria leggera è stata prevista l'acqu is izione di VM (sia pure in differenti vers ioni) anziché dei più efficaci ( ma anche molto più cos tosi) VBL, nel tentativo di conciliare le esigenze operative della fo rza Armata con quelle che potranno es-
se r e le risorse disponi bi l i p er l'ammodernamento nei prossimi a nni, tenuto a nche conto delle necessità in tutti gl i altri settori funzionali. Ne consegue c he di ffici lmente si potrà scendere, per l'Arma Base, al di sotto delle entità determinate e/o si potrà procedere ad ulteriori «ridimensionamenti qualitativi», senza intaccarne l'efficacia operativa. Perta nto, occorrerà fare ogni possibile sforzo per assicurare lo svolgimento di questa importantissima funzi o ne (master, com e detto) quanto meno nei termini esposti.
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'' Colonnello, Capo .dell'Ufficio del Sottocapo dello Stato Maggiore dell'Esercito "'* Tenente Colonnello, Capo Sezione presso l'Ufficio Pianificazione dello Stato Maggiore dell'Esercito 19
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on era la sua prima operazione di peace keeping. Ma dopo tanto addestrame nto e tanta fatica sedeva finalmente alla consolle dell'Ufficiale al Controllo Tattico del cluster Italia. Fuori, ne ll'osc ura notte di un gennaio balcanico, c'era un freddo pungente e non gli dispiaceva affa tto di svolger·e il suo turno di sorveglianza al riparo, nel tepore climatizzato dello shelter Comando. Nelle precedenti missioni aveva fatto la gavetta con le VSHORAD ( l). Era stata dura, ma una delle prime cose che gli avevano de tto quando aveva ~celta di essere artigliere contr;oaerei era stata c he nessun Ufficiale poteva qualificarsi per il corso sul Sistema d'Area senza esperienza VSHORAD. Fre dd o, caldo, neve, pioggia, sempre fuori a controllare i posti tiro , sempre con l'orecchio alla radio, in attesa di un ordine che non arrivava mai. Meglio così! D'altra parte, il Capitano s i era dimostrato molto sicuro allora, quando alla sua domanda durante le spiegazioni sulle Regole di Ingaggio: «Signor Capitano, comc potremo dire se abbiamo vinto o perso?>>, aveva ris posto in manie ra lapidaria: «È molto semplice: se, al termine della nos tra missione, non avremo mai usato le armi, potremo dire di aver vinto». Quella volta erano stati fortunati: avevano vinto. Soltanto dopo qualc he settimana , ritornando sull 'a rgo m e nto con alcuni colleghi, il signifi cato, militarmente paradossa le, dell'affermazione del s uo vecchio Capitano, che al mome nto lo aveva lasciato in terdetto, gli era apparso evidente in tutta la s ua concretezza. Il peace keeper non ha un nemico con il quale confrontarsi. È un arbitro, un controllore, un ispettore, che la Comunità Internazionale ha incaricato di sorvegliare sull'osservanza di un accordo, di una tregua. Il peace keeper non combatte, ma è pronto a combat-
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Si s tema missilistico CO/Uro a e rei «Aspide».
tere; a n zi, in violazione dei pm elementari p1·indpi di r iservatezza della dottrina militare classica, deve far gran mostra deterrente delle proprie capacità operative, per dissuadere, scoragg iare a priori qualsiasi tentativo di violazione della tregua e di innesco della spiralizzazione conflittuale, appena arrestata dalla diplomazia internazionale. E se violazione si verifica, d eve interve nire, secondo le Regole di I ngaggio, con tutta la forza necessaria per risultare tempestivo ed efficace nei con(Tonti di chi ha in fra nto i termini di pacificazione convenuti. Due sono gli scopi dell'intervento, entrambi fondamentali per il successo: primo, impedire al violatore di colpire l'obie ttivo; secondo, identificarlo inequivocabilmente perché possa essere sottoposto al giudizio della Comunità Internazionale. L'uso della forza militare resta tuttavia un'opzione di secondo livello, una scelta obbligata, che segnala una situazione di rischio c rescente, ma, sopratlutto, il potenziale insuccesso del corso d'azione base: la de terrenza. Il fallimento del peace keeper può poi
mutare da potenziale in effettivo se l' intervento non raggiunge i suoi scopi o viene condott o in maniera inappropriata. Ecco perché il Capitano sosteneva c he per vincere veramente nel peace keeping bisogna non aver sparato un solo colpo. Lanciando un'occhiata distratta al display, l'U fficiale si sistemò meglio su lla comoda poltroncina ergonomica della sua stazione di lavoro. Quella volta e rano stati fortunati: avevano vinto. Ora poteva rendersi conto però di quan to all'epoca fossero precarie e carenti le capacità controacrei sc hi erate: un sistema di comando e controllo solo parzialmente a utomatizzato ed integrato nell'organi zzazione interforze e multinazionale di controllo e gestione dello spazio ae1·eo della peace keepi11g force; un sistema tecnico-logistico peculiare ancora non adeguatamente strutturato per le operazioni fuori dei confini nazionali ; ma, soprattutto, per·sonale. anche nei Quadri Ufficia li , non pienamente consapevole, per difetto di esperi enza s pecifica allo1·a caren te, non soltanto a livello nazio nale - dal punto di vista della preparazione circa il rischio aereo e l'impiego dell e
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,. unità controaerei nelle operazioni eli peace keeping. Ma le cose erano cambiate. La Forza Multinazionale di Intervento era in grado, tra)11ite un complesso sistema integrato di sorveglianza, comprendente anche i radars controaerei, di controllare, quando n ecessario in tempo reale, l'effettivo schieramento ed i movimenti sul terreno e nello spazio aereo delle formaz ioni militari e param ilitari già coinvolte nella crisi. li cluster Italia era parte integrante ed integrata del Sistema di Controllo e Difesa dello Spazio Aereo in Teatro. Posto a protezione di zone e punti di grande sensibilità (Aree Critiche) ai fin i del positivo sviluppo del processo di pacificazione, il suo compito specifico consisteva nell'impedire che qualunque forma di offesa potesse raggiungere, attraverso l'uso dello spazio aereo, i potenziali obiettivi. Nella sostanza anche se non nella forma, si pretendeva che la difesa controaerei garantisse costantemente un'efficacia del l 00%, di fatto contro qualsiasi tipo di minaccia aerea nei limiti delle Aree Critiche di competenza. LA STRATEGIA DEL COLPO SINGOLO
Nell'attuale contesto geostrategico, problemi operativi. del tipo di quello del cluster Italia sono comuni ad altri aspetti e settori di impiego dello strumento militare, quali, ad esempio quello dell'azzeramento delle perdite in vite umane in operazioni. I:insorgere di tali problemi è favorito dalla crescente forza globale e globalizzante dell'opinione pubblica sulla quale correttamente (in quanto la rappresenta) si allinea sovente l'opinione po liti ca, ma trova fondamento nello s piccato carattere d i asimmetricità con cui i conflitti poten ziali od effettivi tendono oggi a pre-
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sentars1, m ragione della incontrastata supremazia militare acquisita dall'Occidente con il termine della «guerra fredda». Si tratta di una tipologia di problemi ope•·alivi (conseguire il 100% di efficacia nell'intervento o lo 0% delle perdite) privi di soluzioni concrete rigorose, che potremmo perciò definire «di perfezione». Le soluzioni operative sono di tipo tendenziale, conseguibili in termini di massimizzazione delle capacità e dunqu e, potenzialmente, dei risultati, stante il vincolo delle risorse disponibili. In questa sede, si cercherà, senza pretesa alcuna di completezza, di introdurre il tema a premessa e sostegno de i concetti e delle strutture di impiego dell'artiglieria controarei, deUneati con lo studio «l Pacchetti di Capacità dell'Esercito italiano». Ci è parso significativo affrontare il «problema di perfezione» controaerci attraverso la Formulazione de!Ja «Strategia del Colpo Singolo » (2), in quanto tale approccio bene serve a descrivere la condotta dei contendenti asimmetrici coinvolti nel <<gioco» ed i possibili esiti del gioco stesso. Circa l'asimmetricità dei contendenti, vi è da dire che il potenziale aggressore, se valutato sulla base del classico criterio tecnicomilitare dei rapporti di forza, risulta caratterizzato da assoluta irrilevanza qualitativa e quantitativa rispetto alle capacità complessive della difesa . L'attacco, non necessariamente associato ad eventi conOittuali in atto, non ha carattere massivo ma selettivo (il colpo singolo) ed è condotto, anche con mezzi relativamente «rudimenta li » rispetto a llo stato dell'arte, contro un obiettivo di particolare valenza. L'eventuale successo dell'attacco, indipendentemente dai suoi effetti materiali sull'obietlivo, assume eccezionale rilievo per le ripercussioni sul piano politico e sociale, anche di natura soltanto psicologica, che produce.
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n rischio che le unità controaerei debbono fronteggiare è ambiguo ed ingannevole non solo per le sue caratteristkhe tecnico-tattiche (omnidirezional ità, difficile identificabilità, vettori differenziati, uso di armi di distruzione di massa, ecc.), ma anche per la natura del soggetto attaccante (Stato in forma occulta, gruppo terroristico, fazione politica o etnica, organizzazione criminale, ecc.), che agisce comunque libero dai vincoli che condizionano la libertà d'azione di una forza militare istituzionale. Paradossalmente l'insidia è accresciuta dall'incontrastato dominio dello spazio aereo da parte amica, che esalta le possibilità di mascheramento del vettore nemico, missione durante, ed innalza il ri schio di abbattimento fratricida. Amplissima è poi la gamma delle possibili vuln erabilità (potenziali obiettivi dell'a ttaccante), nei diversi scenari di impiego. Se è vero che la «Strategia del Colpo Singolo» è quella che sembra garantire le più elevate probabilità di successo ad un potenziale aggressore asimmetrico, è altrettanto vero che la medesima strategia deve adottare chi si difende se vuole ottimizzare il rendimento delle proprie risorse con riferimento allo specifico rischio. Prima di passare ad esaminare le conseguenze della «Strategia del Colpo Singolo» sullo stru mento con troaerei, resta da precisare che lo scenario generale delineato, pur essendo applicabile anche a realtà conflittuali quali la guerra del Golfo, oltre che ai contesti di peace keeping, ha uoa capacità interpretativa chiaramente limitata nel tempo. In armonia con lo scopo de «< Pacchetti di Capacità», esso è infatti indirizzato a sostenere l'impiego ottimale delle risorse controaerei disponibili nel breve-medio periodo ( 1-5 anni), secondo un approccio pragmatico alle esigenze ope•·ative c he la Forza Armata sarà presumibilmente chiamata a
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Sistema COI!troaerei Otomatic.
soddisfare in tal e pt:"ospettiva temporale. Le capacità del presente saranno poi raccordate con quelle del futuro sulla base degli scenari post-20 l O già in corso di approfondimento presso lo Stato Maggiore dell'Esercito. Nel quadro delineato, il problema operativo d ella difesa t ontroaerei, nei confronti di attacchi condotti attraverso lo spazio aereo, riguarda il territorio nazionale, le formazioni militari impegnate in proiezione este,t·na, i punti sensibili civili e militari in Peace Support Operations (PSO), anche di natura conflittuale. Alla esigenza del passato di fa~:" fronte ad una minaccia massiva in tempo di guerra ed in uno Scacchie r-e circoscritto del territorio na zional e si è sostituito l'imperativo del presente e presumibilmente del prossimo futuro di contrastare il ri schio, molto più subdolo ed imprevedibile, del colpo singolo in tempo di pace lungo tutta la Penisola ed oltre confine. In termjni quantitativi. mentre
ieri il compito controaerei s i traduceva nell'imposizione alle forze aeree avversarie di un certo tasso di logorame nto (X% di efficacia su mo1te unità attaccanti), oggi si tratta di fermare con certezza un unico eventuale vettore (1 00% di efficacia) , ovvero un num ero m olto limitato di vettori attaccanti. Senza poter qui ripercorrere per ragioni di spazio l'analisi dettagliata condotta al riguardo, sarà sufficiente tracciare la logica di applicazione da parte di chj si difende della StJ·ategia sommariamente descritta. Il colpo s in go lo, propri o in quanto tale, è localizzato, ossia investe fis icamente un'area limitata. ~l problema consiste allora nellocalizzarlo preventivamente. È ovvio che non sarà mai possibile difendere tutto e sempre. E, q ualora per assurdo Lo fosse, ne. risulterebbe comunque una soluzione dj efficacia molto minore (3) rispetto alla possibilità di concentrare le risorse. In secondo luogo, la difesa rappresenta di per sé solo la fase terminale (ultima ratio) del processo. Si tratta infa tti di un'opzione sostanzialmente reattiva, che accetta implicilamente l'inizialiva
dell'avversario (condizione militarmente paradossale per chi abbia la superiorità delle forze) ed in qualche mis u ra accresce le probabilità di successo di quest'ul timo. Meglio far ricorso allora, quali opzioni prioritarie, alla dissuasione ed alla prevenzione. n colpo singolo può essere localizzato e disattivato sulle basi di partenza, prima che venga lanciato. Sono questi gli interventi preventivi, che, peraltro, non sono oggetto del presente lavoro e, d 'altra P.arte, non coinvolgono l'artiglieria controaerei. Quest' ultima però molto può fare in termini di di ssuasione, che è anch'essa una forma di prevenzione seppure indiretta, attraverso la deterrenza, dando chiara prova a l potenziale avversario non solo che un suo eventuale attacco avrebbe elevatissime probabilità di insuccesso, ma che esso, in quan to aggressore, sarebbe inequivocabilmente identificato e denunciato al giudizio dell'opinione pubblica e della Comunità Internazionale. L a d eterre n za dipe nd e dal la credibilità e questa, a s ua volta, dalla capacità operativa reale. La capacità operativa reale consente, infine, di porre in atto una difesa efficace, qualora la deterrenza fallisca. Siamo cosl tornati al problema della localizzabilità del colpo singolo ai 6 ni del processo terminale dj dLfesa. I potenziali obiettivi e le relative aree critiche sono individuati tramite l'analisL delle vulnerabilità «amiche» in rapporto alla contingenza operativa in atto, ossia agli scopi insiti !Jtlla missione rjcevuta. Si tratta cioè di quegli elementi del dispositivo militare, dell'organizzazione socjo-economico-politica locale, del territorio e persino deiJe fazioni ex bel1igeran ti la c ui salvaguardia appare vitale a i fini del successo della missione. Ad esempio, in una PSO volta
alla ricomposizione di una crisi di conflittualità interna, obiettivi della «Strategia del Colpo Singolo>> possono essere i centri Simbolici religiosi dell'una o dell'alt•·a fazione o quelli politici. · In operazioni nelle quali vi sia invece una più tradizionale contrapposizione di formazioni militarj (tipo guerra del Golfo), la struttura degli obiettivi da difendere poggerà ovviamente sui punti critici del dispositivò militare amico. In ogni caso, i singoli punti sensibili costituiranno i centri di g•·avitazione della capacità controae•·ei, che dovrà garantire una copertura integrata di area e di punto. L'integrazione dei punti difesi nella copertura d'area co nsente di superare abbastanza agevolmente anche difficoltà e disconlinuilà derivanU dalla eventua le non linearità del settore assegnato, caratteristica delle operazioni allual i. Sulla base della logica indicata, la «Strategia del Colpo Singolo>> si traduce in un concetto organizzativo controaerei per l'addensamento dinamico delle capac ità secondo le specifiche mappe di rischio tracciate sulla base de11'analisi di vulnerabilità.
IL CLUSTER Tale concetto prende il nome di cluster («grappolo»), con riferimento all'aggregazione-integraz ione, per moduli, di s is tem i d'arma con capaci tà differenzia te e complementari, in grado di utilizza•·e sinergicamente, dal punto di vista dell'efficacia e da quello degli oneri di sostegno, una medesima struttura di comando e controllo e di supporto logistico. Il cluster fornisce una copertura controaerei integrata, d'area e di punto, omnidirezionale dalle bass issime a lle medie quote, c he inc lude, eventualmente, anche capacità antimissili (quando dispo24
CLUSTER ESEMPLIFICATIVO A LIVB.LO D. (2 B. IT + 1 B. altra Nazione)
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CLUSTER ·,
nibili). Un modulo elementare, di massima a livello sezione controaerea, è in grado di assicurare una funzione controaerei singola (VSHORAD, SHORAD, difesa a media quota, difesa antimissili di punto). 11 cluster è di norma stretta mente in tegrato nel quadro Interforze della Difesa Aerea, pur essendo in g•·ado di operare autonomamente, e può avere composizione multinazionale. Per la sua intrinseca flessibilità organizzativa e tattica, esso appat·e lo strumento controaerei complesso più idoneo a Fronteggiare le situazioni di rischio emergenti tipiche della «Strategia del Colpo Singolo», ferma restando la sua valenza nei contesti di conflittua-
lità tradizionale simmetrica, nell'ambito dei quali peraltro il concetto ha avuto storicamente la sua prima formulazione. Ordinativamente, il cluster ha la fisionomia del raggruppamento tattico d'artiglieria controaet·ei. È di massima inquadrato in formazioni pluriarma terrestri (task (orces) a livello Bri ga ta o CO I , ma può essere impiegato anche autonomamente quale capacità funzionale specialistica. Anche in situazioni di combattimento tradizionali, consente, attraverso l'opportuno accentramento/ decentramento del Comando e del Controllo Tatti co (TACOM e TACON) sug li assetti, di contemperare le es igenze del Comandante della Forza (clementi da difendere, priorità, arce
dì schieramento, ecc.) con la necessità di realizzare un dispositivo controacrci unitario c flessibile e di controllarne la gravi taz~o ne generale a nche in fase condotta. Tecnicamente ciò sì realizza attraverso la connessione in rete dei moduli costitutivi e la coesis tenza temporale e spaziale di processi gerarchici (TACOM ) e distribuiti (TACON). Il cluster è in grado di operare nei modi di funzionamento (TACON) centrali zzato, decentralizzato ed autonomo, nel quadr·o della Di fesa Aerea Integrata ovvero autonomamente. È diretto da un unico Comandante, posto alle dipendenze del Comandante della formaz io ne terrestre e responsabile del funzionamento del cluster in tutti i suoi aspetti. In operazioni, il Comandante del cluster ovvero un suo delegato può assumere, eventualmente con specifici vincoli di tempo e di spazio, il controllo tattico dell'intero cluster. Nella figura della pagina a lato, è esemplificato un possibile schema di cluster relativo ad un Comando Inter·medio multinazionale (livello divisionale: 2 Brigate italiane ed J Brigata di altra Nazione) in oper·azioni «fuori a rea» . Nello sc hema s i suppone l'es istenza di un sistema di controllo dello spazio aereo e di difesa aerea integrato a livello interforze; tutte le unità contmaerei, inclusi gli HAWK. sono tuttavia impiegate in compiti di difesa aderente. Il Comando Tattico (TACOM) delle si ngole unità controaerei costituenti il cluster è attribuito ai rispettivi Comandanti di Grande Unità (Comando Intermedio e Brigate). Il Controllo Ope r ativo (OPCON) ed il Controllo Tattico (TACON) del cluster nonché La direzione dello spazio aereo (Air Space Management) sono accentrati a livello ACA (Aeronautica Militare), comunque esercitati attraver-
Sistema missilistico co111roaerei «Aspide» trainato da 1111 awomezzo.
so gli organi C2 del Comando Intermedio ed eventualmente (nei limiti di specifici vincoli temporali e spaziali) decentrati a quest'ultimo livello ( 4 ). In tale quadro, il Comando Intermedio (PCD) s i avvale, nei limHì delle attribuzioni ricevute: • dell'unità C31, per le competenze tecniche relative all'OPCON (piano generale di impi ego, aree di schieramento) ed alla direzione dello spazio aereo (richieste, pianificazione, controllo); • dell'unhà C31 e del BOC HAWK, per )e competenze relative a l TACON. Le unità controaeree costituenti il cluster sono organizzate, ai fini dell'esercizio del comando e controllo ed in particolar·e del TACON, in una rete C3I di tipo gerarchico-areale, definita di volta in volta sulla base dei compiti da assolvere e della dislocazione su l terreno delle unità stesse e dinamicamente adattata agli sviluppi della situazione. L'unità C31 ed il BOC HAWK debbono anche inte ndersi come centri C2 di reciproca sostituzione, in grado, t•·a l'altro, di garan-
tire la continuità dell'esercizio delle essenziali funzioni ad essi assegnate durante i movimenti. UN CONCEITO OPERATIVO ESEMPLIFICATIVO Può essere interessante tracciare, a titolo esemplificativo, uno schema base di concetto operativo relativo ad un'ipotetica componente cootroaerei di un Contingente dell'Esercito o multinazionale impiegato in un'operazione «fuori area», caratterizzata da co nflittualità «tradizionale», n el quadro di una formazione multinazionale. Detto schema costituisce riferimento teorico generale applicabile con le opportune modifiche se mplifi ca ti ve anche al caso di operazioni su l territorio nazionale: • le unità controaerei, disponibili orga ni camente ed assegnate, sono or·dinate dal punto di vista tattico (task organization) in un cluster, opportunamente dimensionato (ad esempio, s u un BOC ed una ba tte ri a HAWK , una batteria SKYGUARD ed una batteria adi.) per la protezione di una formazione terrestre a livello Comando Inte rmedio (dispositivo massimo proiettabile) ed il
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concorso alla Difesa Aerea di Teatro. La disponibilità complessiva delle unità controaerei garantisce la rotazione delle forze di norma su base quadrimestrale (3 aliquote); • la difesa controaerei è realizzata dinamicamente, quale equiHbrata combinazione di difesa d'area e di difese di punto, senza soluzione di conti nuità nel tempo e n e llo spazio, dai Points of Entry (dopo lo sbarco), alle Assembly Area.s, all'Area of Operalions, ag li Exil Points (fi no all'imbarco) per il rientro in Patria o ne ll e sedi stanziali; • è possibile l'eventuale rischieramento anticipato in Teatro di aliquote controacrei (fonvard detachments) per la preventiva attivazione della difesa dei Points o{ Entry; • la difesa controacrci gravita sulle forze in movimento e sugli assetti neces ari per il loro trasferimento (installazioni ferroviarie, stradali, portuali ed aeroportuali, depositi, centri di comunicazione, ecc.) nelle fasi di ingresso ed uscita dal Teatro e durante le soste nelle Assembly Areas. In tali fasi, le forze terrestri presentano la massima vulnet"abilità intrinseca alla minaccia aet"ea convenzionale e missilistica; • operazioni durante, la gravitazione della difesa è diretta sugli elementi critici del dispositivo (Comandj, Centri logisfici, Aree di Attesa delle Riserve Operative, ecc.) ed infrastrutturali del Teatro (vie di comunicazione), nell'Area o{ Operations , ove i complessi di forze in manovra hanno vulnerabilità intl"inseca minima alla minaccia aerea convenziona le e missi)istica; • lo schic t·amenlo ed i comp iti delle component i del cluster della fonnazion terrestre sono s in erg icamcntc coord inati e co n troll ati (Co n troll o Tattico) all'i ntcn'lO della Difesa Aerea In tegrata di Teatro, al fine di
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le limitazioni entro le quali le unità controaerei possono iniziare e/o continuare gli ingaggi.
Missile cowroaereo 11 ASTER 30».
ottimizzarne l'efficacia complessiva, fet·mi restando i vincoli relativi all'impiego per la protezione diretta dei complessi di forze terrestri. Dette componenti sono impiegate secondo quanto previsto dai piani operativi del Comandante terrestre, entro i vincoli fissati dal Piano per il Controllo dello Spazio Aereo e dalle direttive del Comandante del la Di fesa Aerea di Teatro, che specificano, in sede sia di pian ificazione sia di condotta, le cit·costànzc c
F ermi restando molti degli aspetti evidenziati nel concetto operativo, per Operazioni di Supporto della Pace o comunque asimmetriche, l'artiglieria controaerei dovrà essere impiegata, nel quadro della <<Strategia del Colpo Singolo», con lo scopo primario di prevenire eventuali attacc hi aerei, instillando in ogni potenziale avversario il convincimento che ogni tentativo di offesa è destinato a falli re e che gli effetti politico-psicologici tenderanno inevitabilmente a ritorcersi sullo stesso, in termini di diseredi to della parte responsabile del tentativo agli occhi dell'opinione pubblica locale ed internazionale. In caso di fallimento delle attività preventive, il cluster sarà chiamato a discriminare e ad intercettare eventuali incursori aerei e missilistici, senza che l'inter'Vento produca effetti collaterali sulla popolazione e sulle forze amiche. In ogni caso, dovrà essere in grado di identificare la fazione promotrice dell'attacco, documentandone oggettivamente la responsabilità. In tale quadro, l'impiego delle unità controaerei in PSO potrebbe essere ispirato ai seguenti principali criteri: • privilegiare decisamente le capacità di sorveglianza (anche a livello interarma), di contr~llo dello spazio aereo e di guena elettronica rispetto a quelle di rilascio dell'armamento (interventi a fuoco), attraverso il sovradimensionamento della disponibilità di radars e sistemi multip)j di identificazione rispetto a quella dei mezzi di lancio e del munizionamento, che pure dovranno essere tenuti alla mano in quantità sufficiente a garantire la necessaria deterrenza;
~ I ATR I C E
ESE:VIPLI FICATI VA 1\ IISSION I-TEM PI- PRIO RITA' DELL'ARTIG LI ERIA C/A DE LL'E. I. ART 5 (RF&M DF) ATO-ITALIA
TIPOLOG IA MISSIONE/ TEMPI-PRIORITA'
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esaunmento forze D.A.I ATO D1fesa e/a aderente C3 1
Comp1ti base HA\VK Skyguard
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ART 5 ( RF) NATO B
CONTROLLO TERRITORIO
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B breve breve art5 RFIPSO mes1 D.A. l.
A breve breve contr terntono mcs1/anni D A l mulunaz D1f e/a ad C31
med1o med1o contr terntono mes1 DA l ATO D1f eia ad (cv.) C31 (eventuale
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Pri orità gener ale di pianificazione
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m H molto elevata Sky· media SS. media ad• med1a H · bassa Sky· bassa SS: bassa adi: bassa 4
• disporre la gravitazione dei s istemi di sorveglianza e di lancio ulla ba e degli sviluppi della s ituazione e delle fasi critiche di auuazio,ne de piano di pace, anche in relazione agli e lementi di informazione fomiti dagli o rga ni l. nazionali e multinazionali , a tutti i livelli , con i quali deve essere assicurato il continuo collegamento, anche con me;(;zi automatizzati; • realizzare, utilizzando ogni mezzo utile ed in particolare sistem i C3 l a utomatizzati ed interoperabili, una organizzazione di conìa ndo e controllo e di ge$tio nc de llo spazio aereo accentrata ed integ1'ata in ambito intcrforze e multinazionale; • ridun·e a zero il rischio di abbattimento fratricida, applicando i pt·incìpi di cui sopra ed utilizzando, in aggiunta, R egole di I ngaggio (RoE) restùttive e dettagliale, al fine di governa t·e a priori ogni prevedibile s ituazion e co ntingente suscettibil e di produrre consegue nze non desiderate ed evitando, in caso di in-
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(rotazione)
D A breve breve contr terrnono mesi D.A Di f. eia ad. C31
ri:J (rota zione)
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m (eventuale) m (eventuale) m (rotazione) m ~(rotazione
m (rotazione) m (rotazione)
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Componenti eia de1 paccheo1 Stinger-S1dam
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PSO MULT INAZIONALE
H· molto elevata Sky· elevata SS· elevata ad1 elevata H. bassa Sky· bassa SS: bassa adi bassa 3
(eventuale)
H. molto elevata Sky: --SS. --H: elevata Sky: media SS: media adi: media 2
tervento a fuoco, effe tti collaterali; • gravitar e con il supporto logistico sulle allività di mantenimento in efficienza delle apparecc hiature elettroniche e de i gruppi elettrogen i.
RUOLO, MISSIONI E COMPITI BASE DElL'ARTIGLIERIA CONTROAEREI DELL'ESERCITO Analjzzati sommariam e nte gli aspetti concettuali tattici del l'impiego dell'artiglieria controaerei dei primi Anni 2000, è necessario completare il quadro d'assieme con un cenno a l ruolo, a ll e missioni ed ai compiti base asseg nati istituzionalme nte alla specialità, per potem e poi configurar·e opportunamente g li clementi costitutivi nell'ambito del Progetto «I Pacchetti di Capacità deli'E se.r cito italiano)). Il ruolo istituzio nale della componente di artiglieria con troaerei dell'Esercito consiste ne lla prote-
H --Sky· -SS: --adi --H elevata Sky. elevata SS: elevata adi. elevata l
H: --Sky: -SS: --adi: --H: elevata Sk y: elevata SS: elevata adi: e levata l
zione dei complessi di forze ten·estri in opet·azioni militari sul territorio nazionale e al di fuori dei confini, ne i conli·onti della minaccia aerea. Le missioni tipo coincidono con q u e ll e dello stru mento ter restre naziona le (art. 5 NATO sul terri torio ita liano, a rt. 5 NATO sul tetTitorio alleato, controllo del terdtot·io ita liano, o perazioni di supporto della pace multinazionali e nazionali). rn particolare, l'Artigl ier-ia contt·oaerei dell'Esercito concorre all'assolvimento delle missioni dello strumento mi litare, q uale componente del S istema eli Difesa Aerea nazionale o NATO ovvero q u a le capacità runziona le auto n oma dell'Ese rcito italiano, ed è chiamata ad assolvere i compiti base della difesa controaerei adet·entc, del contributo alla Difesa Aerea [ nteg rata ( DAI) e del C31 controaere i, nei ter·mini indicati di seguito.
Sultcrritodo italiano: • fornire contributo di retto, inclu-
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sa eventualmente la capacità antimissile, alla Difesa Aerea Integrata nazionale e NATO (art. 5 e non art. 5), responsabilità primaria dell'Aeronautica Militare italiana, garantendo, nel contempo, una pronta capacità di riconfigurazione del dispositivo e l'eventuale protezione di specifici punti/aree sensibili, anche nel quadro del controllo del territorio; • assicurare la difesa cootroaerei aderente ed eventualmente antimissile, nel quadro della Difesa Aerea Integrata (art. 5), dei Comandi e delle forze de)]'Esercito (formazioni nazionali o multinazionali con componente El) impegnate in operazioni. Al di fuori dei confini nazionali: • assicurare la difesa controaerei aderente ed eventualmente antimissile, nei limiti dell'at·ea di ACE owero out of area (art. 5 e non art. 5), delle forze dell'Esercito (formazioni nazionali o multinazionali con componente El), nel quadro del sistema di Difesa Aerea Integrata NATO o della Coalizione multinazionale (impieghi NATO, UEO, ONU, ecc.) ovvero autonomamente (impiego nazionale all'estero). Sul territorio nazionale e fuori area: • garantire il funzionamento del sistema C3l (art. 5 e non art. 5) dell'artiglieria controaerei per l'assolvimento dei compiti sopra elencati, assicurandone l'in tegraziane in operazioni con i sistemi C31 delle forze terrestri e delle forze aeree ovvero prevedendone il funzionamento autonomo. )
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I PACCHEm Dl CAPACITÀ ARTIGLIERIA CONTROAEREI La matrice esemplificativa mjssioni-tempi-priorità dell'a•·tigHeria controaerei dell'Esercito fornisce indicazione siptetica della compo-
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nente controaerei dei diversi Pacchetti di Capacità, consentendo altresì di patTe in relazione tra loro le diverse variabili qualitative e quantitative che incidono sul complesso quadro di impiego della specialità rispetto agli scenari correnti. Di massima, per ogni opzione, le unità, indicate nella loro disponibilità complessiva, si intendono impiegate secondo il concetto organizzativo del cluster. Le missioni art. 5 NATO e Controllo del Territorio corrispondono al Pacchetto «Difesa» e «Presenza e Sorveglianza», la missione art. 5 RF (Reaction Forces) a1 Pacchetto «Reazione», la missione PSO al Pacchetto «Proiezione». La diversa denominazione adottata nella matrice ha lo scopo di evidenziare il particolare molo dell'artiglieria controaerei nell'a mbito delle dive rse missioni, consentendo un più p,reciso collegamento tra dette missioni ed i Pacchetti. In sostanza, il quadro OJ·dinativo dell'artiglieria controaerei comprende i seguenti element i funzionali: • Reggimento artiglieria missili
controaereì medi HA~; • Reggimento aniglieria missili controaerei leggeri SKYGUARD-ASPIDE; • Reggimento co'ntroaerei di autodifesa SIDAM e STINGER; • unità C31 (SoATCC); • reparto RR materiali controaerei; • batteria confroaerei di autodifesa organica a livello Brigata e Comandilntermedi.
li Progetto «l'Pacchetti di Capacità -Artiglieria controaerei», che è stato di recente attivato nella sua fase esecutiva, è volto a sanare alcune carenze attualmente esistenti, ma si prefigge, in particolare, di realizzare .il cluster base descritto. Esso definisce le capacità, la struttura ed i meccanismi funzionali di ciascun modulo tipologico elementare (singolo sistema d'arma, livello unità di fuoco/sezione, predisposjzioni di interfaccia, ecc.) e dell'organizzazione di base dei moduli complessi (C31, logisfica peculiare, esigenze di logistica generale e di proiezione, predisposizioni di interfaccia, ecc.) nonché le relative modalità di realizzazione, articolandole secondo specifici obiettivi progressi-
A s inistra. Sistema co111roaerei quadrinato. A d estra. Sistema COII/roaerei «Stinger».
vi cadenzati in o•·dine di priol'ità. Nel quadro del Progetto sono altresì fissati i possibili gr·adi di atti,·azione del cluste1· per capacità funzionali (sistemi d'arma, C31 e logistica), anche in relazione ai possibili scenari eli impiego.
FORSE ERA UN MISSILE CRUISE ... Il punto luminoso sullo schermo si fece più intenso c lo risveg li ò dai suoi pensieri. Ora sembra,·a quasi muoversi. «Il solito clutter ... » (5) pensò stancamente l'Ufficiale al Controllo Ta ttico del cluster Italia, proprio un istante prima che il segnale radar si trasformasse in un'icona lampeggiante. «Traccia 11011 identifìcala. f11i-::.io Falwa::.ione». Sembrava assordante il messaggio di aggiornamento di processo che pulsava si lenz iosamente sul pannello di conu·ollo dell'elaboratore. Lui sapeva bene cosa sig nificasse; in simulazione aveva visto attivare molte volte la procedura. Ora la t1·accia sarebbe stata passata al Centm di Controllo lntcrfor.ce e questo l'avrebbe assegnata ai sistemi di inseg uime nto di p1ima geometria di inte rcettazione, gli intercettori pilotati della Forza Aerea Alleata. Seconda e terza geometria di intercettazione erano invece di sua competenza e riguardavano rispett ivamente i sistemi SAM d'area c gli SHORAD di punto, c he dipendevano da lui in qualità di controllore tattico del cluster. Sape,·a bene quello che sarebbe potuto accadere, ma non si aspettava affauo ciò che effettivamente accadde. Gli o rdini del Centro di Contro llo rimba lza rono improvvisi su lla sua consolle, in un turbinare di labels e di icone multicolori.
<<Area Cluster Italia: ho/d fìre released» «Traccia hos1ile, assegnata in fire in seconda geometria di intercettazione» Reagì automaticamente, come era stato addesu·ato a fare. Atlivò istinth·ame nte la procedu•·a di approntamento pe•· il fuoco. falla di seq ue nze logiche di ordini e di azioni, c h e ad un os::;e r va tore esterno sarebbero a pparse frenetiche ed incontrolla bili , ma che per lui sco JTevano co me rallentate, consentendogli di apprezzare il significato di ogni passo compiuto. << Baule StaliOI1» (6) <<SAM pronti a l fuoco» <<SHORAD pronti a l fuoco >> <<Targel hos1ile, acqu isito» «Seconda geometria d i intercettazione no n disponibile» <<Terza geometria di intercettazione attivata» <<Area Critica "Zulu": ho/d fìre released» <<Fire Vnit SHORAD "Bravo": on fìre» Passò qualche istante. Poi, inaspettato, il boato lo •·aggiunse, nonos tante il sistema di insonorizzazione dello shelter. Poco più tardi potè leggere il r a pporto s ul di spia\'. Non era un missile Cmise,
ma un vecchio, semplice, <<as immetrico» dro11e, carico di esplos ivo, inte rcettato dalla Fire Vnit SHORAD «Bravo» ben all'interno d ell'Area Critica «Zulu », quella dove e•·a ubicata la residenza del neoele tto Presidente.
D .;, Ten ente Colonnello, Capo Sezione presso l'Vffìcio Pianifìcazione dello S1ato Maggiore dell'Esercito
NOTE ( l ) \!SfiORA D: Ver.v SHort RAngc Air Dcfcnct.
(2) Espressione di paternità originale, alnl(mo fìno a che 11011 s ia da altri rivendicata. (3) Aspe/lo critico nei problemi eli perfe:;.ione. (4) Il tlecewrame11to eli ttiW competell:;.a ad orgtmi subordinati comporta ww delega di autorità, mentre /'eserc i:;.io della competell':.a allraverso i m edesimi orga11i subordinati 11011 pres uppone alcu11a delega. (5) Rumore ele11ro nico di fondo . (6) Ai posti d i comballimento.
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Punto di situazione di Amilcare Casalotto ,'( e Nicola Gelao ''( ,'( Con il treno di articoli che la «Rivista Militare» sta presentando nella rubrica «Esercito - Progetto 2000» si vuole offrire al lettore un quadro completo della definizione del concetto operativo dell'Esercito e della struttura di Comando e Controllo con particolare riguardo alla configurazione dei Pacchetti di Capacità operativa. n lavoro che segue, sfuggendo a qualsiasi rischio di ridondante sovrapposizione, vuole solo costituire una puntata «Complementare» per mettere a fuoco gli aspetti «archetipali» del nuovo Esercito ovvero la sua rinnovata architettura normativa e ordinamentale nelle sue diverse articolazioni: operativa, territoriale, logistica, scolastica, addestrativa. Siamo ormai in dirittura di arrivo: si va completando una complessa operazione di «remaking» per costruire uno strumento, ancorché di dimensioni contenute, dotato di capacità operativa di elevato livello, in grado di rispondere con efficacia alle sfule del futuro. 30
I MUIAMENTI DEL QUADRO DI RIFERIMENTO
Fin dall'inizio degli Anni '90, nell'ambito dell'Alleanza Atlantica è stata avviata - sulla spi ~J ta dei profondi mutamenti della s ituazione geopolitica nell'area euro-mediterranea - una radicale revision e del quadro dottrinale nonché dell'organi zzazione di Comando e della struttura delle forze. A livello concettuale riveste fon-
damentale importanza il passagg io dal princi pio d e lla «difesa collettiva» a quelJo delJa «sicurezza colJettiva», che ha esalta to , in particolare, la funzione delJe Forze Armate quale indisp e nsabile strumento di sostegno alla politica estera e di sicurezza, attraverso il ricorso sempre più frequente alJa cooperazione multinazionale sotto l'egida delle Organizzazioni o delle Alleanze inte rnazio nali, quali l'ONU, la NATO , l'OSCE, l'Unione Europea e la UEO.
Peraltro, i motivi di fondo del «Cambiamento» non sono solo di carattere geopolitico o strategico, ma anche - e con peso di anno in anno più c rescente - di natura econo mica. Infatti, tutti i Paesi occi de ntali hanno adottato una rigorosa politica di contenimento della spesa militare, che ha comportato una razionalizzazione, in senso r iduttivo, delle rispettive Forze Armate. Ma Io scopo generale non è riconducibile al solo conseguimento di una riduzione
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fig. l DECRETO LEGISLATIVO 12 MAGG IO 1995, N. l96 Altuazion~ dell 'art. n. 3 della L. 6 muggio 1992, n. 216, in materia di riordino dei ruoli, modifica alle norme di reclu tamento, stato c avanzamento del personal• non d irettÌ\'o delle Forte Armate
Il prowedimenlo discende dalla l~ tr. 216 dell992 ed è volto a conseguire una sostanziale omogeneità di trattamento, in termini economici c di s•·iluppi di carriera, tra iiJM'rsonale non dirigente delle f.A. e quello delle For~e di Polizia. Il decreto: istituisce i ruoli: Marescialli, Sergenti e Volontari di Truppa in servizio permanente; fissa i relativi volumi organici, e preeisamenle: 17.000 per il ruolo Marescialli, 10.700 JM'r il ruolo Sergenti e 39.722 per i Volontari (di cui 16.722 Volontari in s.p. e 23.000 in ferma breve).
LEGGE l8 FEBBRAIO 1997, N. 25
fig. 2
Attribuzioni del Ministro della l)ifesa, ristr~ulluraz ione dei Vertiei delle For1.e Armate e dell 'Amministrazione della Ili fesa
La legge: indica nel Capo di Stato MagJ!iOre della Difesa ·direttamente dipendente dal Ministro · il responsabile d~ll 'impiego delle Forze Armate nel loro complesso; pone alle dipendenze del Capo di Sta to Maggiore della Difesa i Capi di Stato Maggiore dell'Esercito, della Marina e dell'Aeronaut ica; identifica nel Segretario Generale della Difesa il rcsr>onsabilc unico (nl'i confronti del Ministro della Difesa per gli aspetti giuridico-amministralh'i e dd Capo di Stato Maggiore dello Difesa per quelli tccnicoo()perativi ) dell'indirizzo e del coord inamen to delle attività connesse con l'attuazione dei programmi lt'cnico-finanziari, nel quadro della pianificazione J!tncrale dello strumento militare; • fa risalirt' ai Capi d i Stato Maggiore di Forza Arma ta la responsabilitoì dell'organiaazione, dell'approntamento e del controllo della rispettiva forta Armata, sulla quale esercitano la funzione di comando.
fig. 3 DECRETO LEGISLATI VO 30 DICEMBRE 1997, N. 490 Riordino del reclutamento, dello stato giuridico e dell'avanzamento degli Ufficiali delle Forze Arm.are Il prov.-cdimento discende dal disposto di cui alla Legge 23 dieembr<' 1996, n. 662 ("Finanziaria 1997") e prevede: il riordino dei ruoli in un'ortica interforze, io relazione alla contrazione, da attuare ent ro ii200S, del 25% delle consistenze organiche degli Ufficiali (per l'Eserrilo tale consistenza si riduce da 16.054 a 12.050 unità); la conferma della validità del sistema di a••a n z.amento normali7,zato (owero a numero fiSSo di promozioni annuali) e individuazione di profili di carriera ~analoghi per ruoli omologhi"; • la costituzione di una carriera amministrativa per compensare il generalizzato rallentamento dei profili di carriera , a salvagua rdia degli aspetti economici .
in termini merame nte q ua n titativi. Infatti, l'o biettivo più q ualifican te è quello d i poter d isporre d i strumenti militari - ancorché di «dimens io ni » contenu te- d o tati di capacità operative d i elevato livello, ma soprattutto in grado di in tegrarsi efficacemen te in com plessi m ultinazionali per fTo nteggiare, come già più volte accaduto, si tuazioni di cris i e, q u indi, da re sostanza a lla poli ti ca europea di sicurezza comune. La linea evolutiva e gli obie tt ivi ind icati d a ll a N ATO son o stati
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m essi in sistema - in ambito nazionale - con i prowedimenti legislativi di fon damen tale im portanza approvati dal 1995 a d oggi, ed in particolare (in ordi ne cron ologico di e ma nazio ne): • l'istit u zione d i nu ove fig u re profess io n a li ne ll a ca tegoria dei Sottu fficia li e dei Volontari d i tru ppa, e le relative dotazioni organiche (Decreto Legislativo 12 m aggio 1995, n. 196) (fig. l); • la riforma del Vertice Militare, c he consente la p ian ificazione,
la gestio n e e l'im p iego delle Forze Armate con visio ne unitaria (Legge 18 febbraio 1997, n . 25) (fig. 2); • l'entrata in vigore della N uova Legge di Avanzame nto degli Ufficia li, c he, tra l'altro, ha ridefinito le «piramidi organiche» di tutti i Quadri (Decreto Legislativo 30 dicembre 19 97, n. 490) (fi g. 3). U n ins ie m e di ca mbi amenti , pertanto, d i variegata natura e d ì vasta po rta ta che ha imposto d i pr ocede re a lla ricon fig u razio ne dell'Area di Vertice e di tu tte le co m po nenti de ll'Eser c ito, a llo scopo di : • adeguare le strutture di Comand o della compone nte operativa ai modelli organizzativi adottati dalla NATO; • incrementare i livelli di efficienza e di prontezza operativa delle forze e, per una parte d i q ueste, le capacità di proiezione; • attuare il programma d i professionalizzazione della Forza Arm ata, con la trasfonnazione su volontari di tu tte le unità destinate alle o perazioni fuori area ed alle Forze di Re azione (Immediata e Rapida) della NATO; • ridurre gradualmente le esigenze organiche per conseguire, entro il 2005, gli obiettivi fissati dal nuovo quadro legislativo.
RICONFIGURAZIONE DEITAREA DI VERTICE DELI.: ESERCITO La stru ttura dell'Area di Vertice dell'E sercito è sta ta riconfigurata in aderenza alla precitata Legge di Riforma del Dicastero delJa Difesa. Ta le fonte normativa attribuisce la responsabilità della pianificazione e delJ'i mpiego delle Forze Armate , nel loro complesso, al Ca po di Sta to Maggiore della Difesa, mentre conferisce a i Capi di Stato Maggiore di Forza Armata la resp o nsabilità dell'approntam ento dell a rispettiva Forza Ar-
mata. Prevede altresì l'accentramento in ambito interforze di alcune delle funzioni sino ad oggi svolte dagli Stati Maggiori di Forza Armata. Di conseguenza si è proceduto: • alla soppressione del II Reparto/SIOS; • all'enucleazione dallo Stato Maggiore dell'Esercito dell'Ispettorato Logistico, nel cui ambito sono confluiti i Comandi dei Corpi Logistici (Trasporti e Materiali - ora Arma -, Commissariato ed Amministrazione, Sanità e Veterinaria), opportunamente riconfigurati i n Dipartimenti; • alla costituzione dell'Ispettorato delle Armi dell'Esercito, dal quale dipendono i Vice Ispettori d'Arma, che svolgono anche le funzioni di Comandante delle 1ispettive Scuole d'Arma; • al riordinamento dell'Ispettorato delle Scuole dell'Esercito; • alla riconfigurazione del Comando del Corpo Tecnico (ora Corpo degli Ingegneri) i n «Ufficio del Generale incaricato delle funzioni di Capo del Corpo Tecnico (Corpo degli Ingegneri) dell'Esercito».
fig. 4
ORGANIZZAZIONE GENERALE
xxxx CAPO DI STATO MAGGIORE SME
xxx x
l
xxx
COMFOTER
l
IISPEARMI
l xxx
xxx
B
xxx ISPESCUOLE
fig. S
STATO MAGGIORE DELL'ESERCITO
xxxx CAPO DI STATO MAGGIORE
Ne è conseguita una nuova struttura della Forza Armata molto più snella della precedente- nell'ambito della quale il Capo di Stato Maggiore dell'Esercito ha alle proprie dipendenze (fig. 4): • il Comandante delle Forze Operative Terrestri (COMFOTER); • l'Ispettore Logistico (ISPEL); • l'Ispettore delle Armi (ISPEARMI); • l'Ispettore delle Scuole CISPESCUOLE); • i tre Comandanti di Regione Militare. Per quanto riguarda, in particolare, lo Stato Maggiore dell'Esercito, la nuova struttura si articola su (fig. 5):
• «Reparto Impiego del Personale» (1), che è destinato ad acquisire in toto la funzione «Impiego»
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Semovente M109 durante una esercitazione a fuoco.
degli Ufficiali, dei SottuEficiali, dei Volontari e dei militari di leva della Forza Armata, competenze, queste, svolte oggi dalle rispettive Direzioni Generali. Il Reparto inquadrerà quattro Uffici: Impiego Ufficiali, Impi ego Sottufficiali e Civili, Impiego Militari di Truppa (Volontari e di leva) ed Affari Giuridici; • «Reparto hnpiego delle Forze», che si articola su quattro Uffici: Piani e Situazione, Dottrina, Addestramento e Regolam e nti, Controllo degli Annan:'lenti e Sicurezza- PM; • «Reparto sostegno logistico»: responsabile dell'elaborazione della policy e della dottrina logistica della Forza Armata, nel cui ambito operano cinque Uffici: Coordinamento Logistico, Infrastrutture, Armi e Munizioni, Comando, Controllo, Comunicazioni e Computer e Mobilità Tattica; • «Reparto Affari Generali», che ha potenziato il settore Pubblicistica e Propaganda, soprattutto per ciò che r iguarda il reclutamento dei Volontari in Ferma Breve, e si compone di due Uffici 34
(Affari Generali e Storico), del Centro Pubblicistica dell'Esercito e di due Agenzie (Stampa e Promozione Reclutamenti); • «Reparto Pianificazione Generale e Finanziaria»: costituilo per riconfigurazione dell'Ufficio Generale Pianificazione e Programmazione Finanziaria, si articola su quattro Uffici: Pianificazione, Programmazione Finanziaria e Bilancio, Organizzazione delle Forze (ex Ufficio Ordinamento) ed Amministrazione. È questa la trasformazione più innovativa, in quanto il Reparto Pianificazione Generale e Finanziaria è l'Organismo che ha il compito di elaborare la pianificazione a medio-lungo termine, sulla base dei presumibili scenari operativi del futuro e, conseguentemente, impostare la programmazione in tutti i seltori, coerentemente con gli obiettivi prefigurati e compatibi lmente con le risorse finanziari e disponibili. IL RIORDINAMENTO DELLE FORZE OPERATIVE
Il riordinamento della componente operativa si prefigge lo sco-
po di «costruire» uno strumento terrestre capace di svolgere al meglio le funzioni assegnategli, assicurando: • una presenza qualificata ed attiva su l territorio nazionale, per esercitare una vigilanza costante e concorrere efficacemente alla sicurezza ed al bene collettivi; • una capacità di proiezione di forze in aree di crisi, per concorrere, in contesti inter(orze e multinazionali, a prevenire l'insorgere di situazioni di instabilità, di tensione o di crisi, a salvaguardia degli interessi nazionali e/o quale contributo alla sicurezza comune ed al mantenimento della legalità internazionale; • la difesa del territorio nazionale e la partecipazione alla difesa comune nel contesto dell'Alleanza Atlantica, attraverso l'impiego della forza, laddove risultasse inefficace il ruolo deterrente degli strumenti militari. Sulla base di queste funzioni è stato sviluppato il concelto dei «pacchetti di capacità» (vds. «Rivista Militare» n. l/98), che ha portato a lla definizione di raggruppamenti di forze armonica-
FORZE OPERATIVE TERRESTRI xx.xx
xxx l xx
COMSUP
GARIBALDI
mente assemblate in relazione ail'esigenza da soddisfare, de nomina ti: forze di proiezione, di reazione, per la presenza e sorveglianza ed uno, definito complessivamente «forze di difesa», che comprende l'intera componente operativa. La definizione dei «pacchetli di capacità» è stata elaborata congi unta m en te al riordinamento della linea di Comando delle Forze teJTestri, dove si è scelto di far co inc id ere la figura del futuro COMJ SRC (attualmente COM LANDSOUTH) con quella del Comandante delle Forze Operative Terrestri (COMFOT ER), a ttri buendo quindi il «doppio cappello» ad un solo Alto Comandante. Da tale scelta è scatw·ito l'adeguamento dell'Organizzazione di comando e controllo della Forza Armata, con la costituzione di una struttura di comando nazionale in grado di gestire la globa-
TRIDENTINA
lità delle forze operative terrestri e di sovraintendere all'approntam ento delle stesse. Al medesimo comando è s tata attribuita, inoltre, la responsabilità della pianificazione e della condotta delle operazioni sinora di competenza dei Comandi Regione Militare nel settore della difesa del territorio. Alle dipendenze del COMFOTER sono stati posti: • un comando, espandibile in senso interforze e multinazionale, in grado s ia di proiettarsi in un Teatro esterno al territorio nazio n ale, assolvendo le funzioni di Comando della Forza (funzione «p roiezione»), sia di operare, nel quadro di un intervento NATO, quale Comando della Divis ione Framework italiana assegnata all'ARRC (funzione «reazion e »); • un comando, potenzialmente
pro iettabile ed espandib ile, in grado di avvicendare il primo in caso di operazioni prolungate e/o ad elevato coefficiente di attrito; • due comandi preposti alla gestione delle esigenze operative connesse con la funzione «presenza e sorveglianza», e con il concorso alle altre Istituzioni dello Stato in caso di pubbliche calamità o gravi perturbazioni dell'ordine pubblico. Di conseguenza, la componente operativa dell'Esercito è stata articolata s u quattro complessi di forze posti alle dipendenze di altrettanti Comandi Operativi I ntermedi denominati (fig. 6): • Comando delle Forze di Proiezione in Milano (FOP): costituito per riconfigurazione del Comando 3° Corpo d'Armata, inquadra Je Brigate «Garibaldi»,
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fig. 7
ORGANIZZAZIONE TERRITORIALE
figurazione Joint/Combined, acqu isendo cellule modulari interforze/multinazionali. Inoltre, alle dipendenze del Comandante delle Forze Operative Terrestri è stato posto iJ Comandante dei Supporti, t·esponsabile del coord inamento e controllo dei Supporti Operativi e Logistici delle FOTER, c he comprendono: l'Artiglieria Controaerei, l'Aviazione dell'Esercito, i Raggruppamenti di Artiglieria e del Ge nio, il Comando del Supporto Logistico ed il Comando C4-IEW, per complessive ventotto unità di livello reggimentale. LA RISTRUTTURAZIONE DEL~ORG~ZAZIONE
TERRITORIALE
«Folgore», «Friuli» ed otto Reggimenti di supporto tattico/logistico/addestrativo. Queste unità sono, o lo saranno, interamente costituite con personale volontario. H a anche il comp ito di enucleare il Comando della 3a Divisione italiana assegnata alI'ARCC; • Comando Truppe Alpine in Bolzano (TA) di potenziale proiezione: attivato per riconfigurazione del Comando 4° Corpo d 'Armata, inquadra la Brigata «Taurin e n se» quale Grande Unità elementare d i pronto impiego basata su volo ntari, e le altre due Brigate alpine «Julia» e «Tride ntina», nonch é otto Reggimenti di su p porto ta ttico/logistico/addestrativo; • l o Comando delle Forze di Difesa in Vittorio Veneto (l o Co-
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mando FOD): pure costituito per riorganizzazione del preesistente Comando del so Corpo d'Armata. Da esso dipendono le Brigate «Ariete», «Centauro» e «Pozzuolo del Friuli », oltre ad otto Reggimenti di supporto ta ttico/logistico/addestrativo; • 2° Comando delle Forze di Difesa in Napoli (ZO Comando FOD): in fase di costituzione con risorse di personale tratte, in parte, dal Comando Regione Militare Me ridionale; inquadre rà le Brigate «Granatieri di Sardegna», «Sassari», «Pinerolo», «Aosta» ed otto Reggimenti di supporto tatticollogistico/addestrativo. I primi due Comandi sono prontamente «impiegabili » per gestire operazioni ,,f1.tori area» e possono «espandersi» per assumere la con-
Tale organizzazione, oggi sensibilme n te sovradimensionata soprattutto in relazione alla futura architettura che l'Esercito è avviato ad assumere nel m edio-breve ter·m inc, subirà rad icali modifiche. I.:esigenza si pone infatti come indilazionabile, in considerazione della necessità di equilibrare le varie componenti della Forza Armata, senza dover ulteriormente incidere sulle forze operative. La riorganizzazione della componente Territoriale si prefigge, inoltre, l'obiettivo di definire chiaramente le tre linee di comando «operativa», «logistica» e «territoriale», allo scopo di eliminare le aree di sovrapposizione/duplicazione di competenza e, conseguentemente, pervenire acl una riduzione delle strutture di comando e di quelle di supporto Jogistico-amministrativo. SuJJa base dei suddetti presupposti, il progetto di •·iordinamento del settore - già avviato- prevede la riduzione delle Regioni MiJjta.ri da sette a tre, per effetto dei seguenti prowedimenti (fig. 7): • soppressione della Regione Militare Nord-Ovest; • trasformazione delle Regioni Militari Nord-Est, Tosco-Emiliana e Meridionale in Regioni
Militari Nord, Centro e Sud, i cui Comandi - sensibilmente ridimensionati - saranno dislocati, rispettivamente, a Padova, Firenze e Napoli; • riconfigurazione delle Regioni Mili tari S ard egna e Sicilia in Comandi Mili tari Autonomi (posti alle dipendenze, rispettivamente, dei Comandanti delle Regioni Mili tari Centro e Sud) e della Regione Militare Centrale in Comando della Capitale, a n ch'esso alle dipe nde nze de l Comandan te della Regione Centro. I nuovi Coma ndi di Regione Militare cederanno le competenze ili carattere operativo ed addestrativo ai Comandi Operativi Intem1.eili e quelle del supporto logistico ai Comandi Logistici d'Area (di successiva trattazio ne); manterranno, invece, le funzioni presiruarie, demaniali, infrastrutturali, sanitarie ed amministrative, nonché quelle riguardanti la leva, il reclutamento e la mobilitazione. Conseguentemente, anche l'attuale struttura organizzativa dei Comandi Militari Regionali (fig. 8), sarà sottoposta a revisione, con l'obiettivo di svincolare i Comandi Operativi (Intermedi e di Brigata) da qualsiasi compito presidiario, costituendo, in ogni Regione Amministrativa, un Comando Militare Regionale au tonomo o «ince ntrato» sugli stessi Comandi di Regione Mili tare ovvero su Enti scolastici. I «nuovi» Comandi Militari R eg io nali avranno la funzione di organi demoltiplicatori dei Comandi di Regione, in tutti i settori ili competenza ili quest'ultimi, con particolare riferimento ai problemi presidiari ed infras t:rutturali. LA RIORGANIZZAZIONE DELL'AREA LOGISTICA
Tra i settori funzionali de lla Forza Annata che sono stati rivisti in maniera radicale, rientra
fig. 8
ORGANIZZAZIONE TERRITORIALE
xx CMR LIGURIA
xx
ILo~~~ ~
x CMR
MARCHE
xx CMR PUGLIA
x
l AB~~~O l x
CMR UMBRIA certam ente la componente logis tica, che sta vivendo una profonda trasformazione per effetto del passaggio da una organizzazione s tatica, in gran parte legata al territorio e mirata ad ipotesi di impiego chiaramente delineate, ad una organizzazione snella, con una cate na di Comando e Controllo integrata, efficiente e ben definita, pronta a supportare le molteplici missioni che oggi possono essere attribuite alla Forza Armata. La situazione preesistente non rispondeva, infatti, ai criteri che sono stati esposti, in quanto: • a livello centrale, la concentrazione nel IV Reparto-ISPEL
delle competenze gestionali e di carattere programmatico comportava, da un lato, una difficoltà oggettiva nella gestione degli assetti, dall'altro una duplicazione della linea di dipende nza de i Comandi de i Corpi Logistici, i quali erano collegati solo funzionalment e al Capo del IV Reparto-ISPEL, mentre dipendevano direttamente dal Capo di Stato Maggiore dell'Esercito per tutte le problematiche relative al personale, alla disciplina ecc.; • sul territorio, la suddivisione dei potenziali tra le Regioni Militari ed i Comandi operativi (Corpi d'Armata e Brigate) im-
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fig. 9
STRUTTURA DI VERTICE DELL'ORGANIZZAZIONE LOGISTICA DELL'ESERCITO
xxxx
• pediva una razionale gestione delle attività logistiche, con conseguenti sprechi, eccessivi tempi di trattazione .delle richieste, esuberi di magazzino in alcuni settori, accompagnati da croniche carenze in altri, nonché difficoltà nella gestione di operazioni che interessavano reparti provenienti da più Regioni Militari. Le esigenze del nuovo quadro strategico, unitamente alla necessità di realizzare significative economie strutturali e gestionali e di sposare i criteri dettati dalla riforma dei Vertici Militari, hanno posto il pressante problema di: • riordinare l'organizzazione logi-
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stica in senso riduttivo, ipotizzando una catena funzionale più snella, basata su un sistema di comando e controllo forte mente automatizzato; • procedere ad una integrazione funzionale e strutturale dei servizi logistici che operano in settori «contermini» e che presentano significative fasce di sovrapposizione, come ad esempio il Commissariato e l'Amministrazione; • ridurre il numero delle formazioni logistiche presenti sul territorio, accorpandole in pochi enti di mantenimento e/o rifornimento - con competenza areale - ed in un limitato numero di poli nazionali, «orien-
tati» al rifornimento ed al mantenimento di specifici sistemi d'arma; • conferire a tutto il sistema un'elevata flessibilità, affinché possa adattarsi a situazioni operative anche molto diverse tra loro, con particolare riferimento alla fascia di aderenza, destinata a fronteggiare frequenti proiezioni dì forze «fuori area», con un notevole allungamento del braccio dei rifornimenti; • assicurare, anche attraverso il controllo capillare delle spese, una gestione bilanciata delle risorse destinate all'esercizio, avvalendosi di un sistema informatizzato, spinto fino ai minimi livelli ordinativi.
In tale ottica, è stato deciso di ridefinire il vertice della catena di Comando e Controllo dell'organizzazione logistica, che oggi vede tre «attori» fondamentali alle dipendenze del Capo di Stato Maggiore dell'Esercito, a ciascuno dei quali competono compiti e responsabilità ben distinte: • il Reparto Sostegno Logistico dello Stato Maggiore dell'Esercito, responsabile della definizione della policy logistica dell'Esercito e dell'approntamento della programmazione finanziaria - d'intesa con il Reparto Pianificazione Generale e Finanziaria - nel settore dell'ammodernamento e del rinnovamento; • l'Ispettorato Logistico dell'Esercito, responsabile di tutte le attività gestionali, sia a livello centrale sia sul territorio, avvalendosi, in questo caso, di due Comandi Logistici d'Area, che svolgono le funzioni precedentemente attribuite alle Regioni Militari, con l'eccezione di quelle proprie del supporto sanitario, che sono r imaste di competenza dei Comandi di Regione Militare, in vista di una possibile riorganizzazione in senso interforze della Sanità Militare; • il Comando delle Forze Operative Terrestri, il cui Comando dei Supporti Logistici dirige le attività logistiche di competenza delle forze operative. L'avvio della riorganizzazione ha avuto luogo con la costituzione dell'Ispettorato Logistico, quale organo di vertice e responsabile unico della gestione di tutte le attività relative al mantenimento, ai rifornimenti ed ai trasporti , che si articola su (fig. 9): • l'Ispettore Logistico ed il relativo Ufficio; • il Reparto di Coordinamento e Supporto Generale; • tre Dipartimenti, ciascuno per ogni area funzionale, e precisamente: TRAMAT, Ammini-
fig. 10
ORGANIZZAZIONE LOGISTICA
xxxx
ISPEL
.......
'
strazione - Commissariato e Sanità - Veterinaria (ottenuti per riconfigu razione dei preesistenti Comandi degli omonimi Corpi c he, contestualmente, sono stati soppressi). Dall'Ispettore Logistico dipendono, inoltre, i due Comandi Logistici d'Area (fig. JO), Organi demoltiplicatori con il compito di gestire sul territorio tutte le formazioni logistiche dei rifornimenti (depositi, magazzini), del mantenimento (laboratori) e dei trasporti (unità di vario tipo), integrate, quest'ultime, in un'agen-
zia nazionale dei trasporti. IL RIORDINAMENIO DE.LI:ORGANIZZAZIONE SCOLASTICA La disponibilità di Quadri e di militari di truppa ben preparati e, quindi, all'altezza dei nuovi compiti affidati all'Esercito, rappresenta un'esigenza prioritaria e costituisce irrinunciabile premessa al conseguimento degli obiettivi fissati dal «Progetto - E sercito 2000». Nel quadro del riordinamento della Forza Armata, per-
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formativo è stato posto al1e dipenden ze d e ll 'Isp ettore delle Scuole dell'Esercito, che si awale di (fig. Il): • un Vice Ispettore per la formazion e d eg li Ufficiali, che si identifica nel Comandante della Scuola di Guerra; • un Vice Ispettore per la formazione dei Sottufficiali e dei Volontari, coincidente con il Comandante della Scuola SottufficiaJi dell'Esercito, che avrà alle dipendenze anche cinque Reggimenti Addestramento Volontari.
tanto, assume particolare valenza la riconfigurazione dell'Area scolastico-addestrativa, in quanto è pressante l'esigenza di aggiornare i cicli forma tivi ed addestrativi del personale, in considerazione: • dell'evoluzione del quadro dottrinale e dei discendenti procedimenti d'impiego delle forze; • dell'ampia gamma di compiti che l'Es ercito è chiamato a svolgere, alcuni dei quali presentano una connotazione del tutto diversa (peace keeping, peace enforcement, ecc.) rispetto a quelJi tradizionali; • dell'immissione nelle Unità d i nuove «figure profess ionali», quali i Marescialli ed i Volontar i in servizio permanente chiamati a svolgere incarichi di co40
mando ai minori livelli. :Lobiettivo a cui mira, in particolare, la riorganizzazione dell'Area Scolastica è quello di uscire dalla logica di una approfondita preparazione iniziale con poch i episodi di «aggiornamento», per passare ad una formazione permane nte ; preparazione questa congeniale all'applicazione di una metodica addestrativa sempre più complessa e sofisticata, secondo un articolato percorso lungo il quale si colJocano tappe di quahficazione, specializzazione e professionalizzazione, tutte finalizzate a conferire al personale una preparazione adeguata all'incarico da assolvere. Per conseguire tali risultati, con visione unitaria, tutto il settore
In aderenza a questi lineamenti progettuali, l'Ispettorato delle Scuole ha assunto alle dipendenze tutti gli Istituti di formazione, ivi compresi la Scuola di Guerra ed iJ Centro di Selezione e Reclutamento Nazionale dell'Esercito. Il Centro è l'organo di Forza Armata pr-eposto alia selezione ed al reclutamento dei giovani che volontariamente chiedono di essere ammessi ai vari corsi di formazione per Ufficiali in servizio permanente effettivo o di complemento, per Sottufficiali e per Volontari di truppa, ed ha una potenzialità di ricezione e di selezione di circa 60 000 giovani/anno. Anche il Settore scolastico di Arma/Specialità, in analogia a quello format ivo, è stato posto sotto la direzione di un unico responsabile che ha asSjJnto la carica di Ispettore delle Armi dell'Esercito, c he si awale (fig. 12): • dell1spettorato deUe Armi, costituito a seguito della soppressione dei preesistenti Ispettorati d'Arma, nel quale sono confluite le funzioni addestrativa, normativa ed ispettiva a carattere generale; • cinque Vice Ispettori d'Arma, che coincidono con i Comandanti delle rispett ive Scuole d'Arma. Ad ogni Vice Ispettore fa capo un polo di speciaJi zzazione/qualificazione e precisamente:
• il polo di Fanteria, al Vice Ispettore dell'Arma di Fanteria, incentrato sulla Scuola di Fanteria di Ce ano; • il polo Blindo-Corazzato, al Vice Ispettore dell'Arma di Cavalleria e delle truppe Blindo-Corazzate (che è stato costituito s ul Comando d e lla Scuola Truppe Corazzate di L ecce) comprendente anche la Scuola di Cavalleria di Montelibretti; • il polo di Artiglie ria, incentrato su lla Scuola di Artiglieria in Bracciano, che inquadra anche il Centro Addestramento e Sperimentazione Artiglieria Controaerei in Sabaudia (ottenuto per trasformazione della Scuola di Artiglieria Controaerei dell'Esercito); • il p olo del Genio, coincidente con il Comando della Scuola del Genio in Roma-Cecchignola; • il p olo d elle Trasmissioni ed Informatica, otten uto per riconfigurazione del Comando della Scuola delle Trasmissioni ed Informatica in Roma-Cecchignola.
In sostanza, i predetti Vice Ispettorati: • sono gli credi naturali degli Ispettorati pe•· quel che concerne la «cu ltura», le tradizioni ed il «Senso di appartenenza)) all'Arma/Specialità del personale, nonché ccntd di elaborazione e diffusione della dottrina d'impiego delle minori unità e della normativa tecnica di competenza; • hanno la responsabilità non solo di formulare, con visio ne unitaria, gli indirizzi per la formazione e la preparazione dei Quadri e delle Truppe, ma anche di verificare la rispondenza dei cicli didattico-formativi con gli obiettivi generali fissati dallo Stato Maggiore dell'Esercito e con le es igenze definite dal Comandante delle Forze Operative Terrestri; • svolgono altività addestrativa, di qualificazione e di riqualificazione per tutto il personale
fig. 12
ORGANIZZAZIONE SCOLASTICO/ADDESTRATIVA
xxxx CAPO
DISTATO MAGGIORE
••
(di quals iasi grado) appartenente alle varie Armi/Specialità; • costituiscono le sedi per d ibattiti e seminari su parti co lari esperienze operative ed addestrative; • conducono le attività di sperimentazione e dimostrative riguardanti i nuovi materiali e sistemi d'arma. Per quanto riguarda l'Aviazione dell'Esercito (AVES), il prees istente Ispettorato è stato riconfigurato in Comando AVES, con
sede a Viterbo, e posto alle dipendenze di impiego del Comandante dei Supporti (COMSU P) del Comando delle Forze Operative Terrestri. A sua volta inquadra: • il Centro Aviazione dell'Esercito; • le unità AVES di s u pporto al Comando delle Forze Operative Terrestri. A completame n to dell'intero progetto, è in fase di attuazione anche la riconfigurazione sia della Scuola Militare Alpina - già alle dipendenze del4° Corpo d'Armata
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Alpino (attuale Comando Truppe Alpine) - sia della Scuola Militare di Paracadutismo in Centro Addestramento di Paracadutismo, che rima1Tà alle dipendenze dalla Brigata Paracadutisti «Folgore». Per quanto concerne, 'i nfine, la riorganizzazione delle Scuole «logistiche» - trasferite nell'ambito dell'Ispettorato Logistico - sono stati utilizzati parametri di riferimento analoghi ai precedenti. In tal senso, sono stati costituiti : • un polo sanitario in centrato sulla Scuola di Sanità Mil itare (che sarà trasferita da Firenze a Roma) , che farà capo al Vice Ispettore Sanità e Veterinaria; • un polo di Amministrazione e di Commissariato coincidente con il Comando d ella Scuola Militare di Amministrazione e di Commissariato, posto alle dipendenze del rispettivo Vice Ispettore; • un polo Trasporti e Materiali cos tituito sul Comand o dell a Scuola Trasporti e Materiali, collocato alle dipendenze del Vice I spettore dell'Arma Trasporti e Materiali. L'EVOLUZIONE D ELI:ORGANIZZAZIONE
ADDESTRATIVA L'Organizzazione Addestrativa, rivolta a lla formazione iniziale del cittadino, è costituita attualmente da 25 E nti Addestramento Reclute, a Uvello Reggimento o Battaglione (RARJBAR), a cui affluiscono i circa 130 000 giovani chiamati alle armi. Tali unità provvedono all'incorporazione delle reclute ed alle connesse attività, quali la vestizione ed i controlli sanitari su tutto il personale, nonché all'addestramento di base degli incorporati. La configurazione dell'organizzazione addestrativa è stata rivista in relazione alla contrazione dei volumi organici dei militari di truppa (che entro il 2003 si ridurranno a 100 000 uomini, di cui 40 000 volontari e 60 000 in se1vizio di leva) 42
Lanciarazzi multiplo MLRS in esercitazione.
e sulla base dei seguenti parametri: • dw·ata della ferma di leva non inferiore a l O mesi; • passaggio graduale dalla situazione attuale a quella finale in stretta correlazione, però, con l'andamento degli arruolamenti dei volontari; • scelta dei BARJRAR da mantenere in vita in funzione: •• della disponibilità sia di infrastrutture idonee per stato di conservazione e capacità ricettive sia di aree/poligoni addestrativi situati a breve raggio dalle sedi stanziali; •• di un'uniforme distribuzione delle unità addestrative sul territorio nazionale, al fine di conseguire un tasso di regionalizzazione del setvizio militare iJ più elevato possibile.
Una volta che il progetto di riordinamento sarà completamente attuato, l'Esercito disporrà di un'Organizzazione Addestrativa comprendente 18 BARIRAR, di cui 5 preposti alla formazione iniziale dei volontari (e delle donne) e 13 dedicati all'incorporazione/addestramento dei militari di leva. Per attenuare, inoltre, gli effetti della riduzione della ferma di leva a lO mesi, è stato posto in atto un sistema di alimentazione dei repart i ch e si basa sul superamento della tradizionale ripartizione della ferma obbligatoria in «istruttiva» ed «Operativa», per passare ad una formula addestrativa/operativa da sviluppare integralmente presso i reparti d'impiego. A tal fine, a quattro RAR sono state attribuite le funzioni di «Centro Incorporazione Leva», dove i giovani permangono per un periodo di tempo strettamente necessario (massimo 10 giorni) a completare le attività previ ste dall'incorporazione, al termine del quale le reclute vengono avviate a ll e Unità per lo
svolgimento di tutte le fasi addestrative. Per effetto di tale provvedimento, i Reggimenti dell'arma base, per i quali è previsto un impiego per moduli di battaglione, potranno sempre dispmTe del l 00% della forza organica operativamente impiegabile, mentre le restanti Unità di supporto tatticollogistico disporranno, costantemente, di una forza operativa pari al 70-80% dei volumi organici. CONCLUSIONI
La realizzazione del «Progetto Esercito 2000» costituisce un evento di eccezionale rilevanza per la Forza Armata. Si tratta di
l'Organizzazione Territoriale né, tanto meno, di quella dei Corpi e dei Servizi Logistici. Ne consegue che, nell'attuale fase di riorganizzazione della Forza Armata (che, come in precedenza sottolineato, deve portare, tra l'altro, ad una riduzione dei volumi organici degli Ufficiali del 25% rispetto agli attualj), è risultato inevitabile gravitare con i provvedimenti sui precitati settori, anche per conseguire un armonico bilanciamento tra le varie componenti delle Forze Armate, in aderenza ad oggettivi criteri di razionalizzazione delle strutture e di ottimizzazione delle risorse disponibili. In definitiva, è stato prodotto ogni possibile sforzo per «costruire» uno strumento militare realisticamente sostenibile, salvaguardando le Forze Operative - che costituiscono la vera ragion d'essere della Forza Armata - e assicurando alle stesse, con il concorso sinergico di tutte le restanti componenti, uno standard di efficienza e di operatività adeguati a fronteggiare il sempre più ampio e diversificato spettro di missioni che l'Esercito sta svolgendo e, verosimilmente, sarà chiama to a svolgere sia in ambito nazionale sia nel più ampio - ed impegnativo- contesto internazionale. un'operazione estremamente com plessa che, partendo dalla riforma del Vertice, ha interessato tutte le componenti, per giungere fino al s is tema di reclutamento del personale di leva. È fuor di dubbio, infatti, che per trasformare uno strumento costruito per difendere le frontiere ed il territorio in una forza capace di rischierarsi tempestivamente fuori dai confini nazionali ed in grado di partecipare - su un piano di parità quaJitativa- alla cooperazione multinazionale, è stato necessario avviare una radicale trasformazione dell'ordinamento della Forza Armata. Il «Progetto - Esercito 2000» è stato improntato, quindi, ad una linea di austero tigore incidendo,
ancorché in diversa misura, su tutte le componenti della Forza Armata, con l'obiettivo prioritario di snellire le strutture di comando tenitoriali e quelle pt·eposte al sostegno logistico-am m i nistrativo. È stata questa una scelta obbligala, in quanto la sola alternativa era rappresentata da un ulteriore ridimensionamento delle Forze Operative, sulle quali , giova ricordare, hanno sinora inciso pressoché in toto le precedenti grandi ristrullurazioni dell'Esercito. Come dato significativo basta citare che, nel solo periodo dal 1989 ad oggi, il numero delle Brigate è passato da 25 a 13. Di contro, tale drastico ridimensionamento non è stato accompagnato da una proporzionale contrazione né del-
D * Colonnello, Capo Ufficio Organizzazione delle Forze dello Stato Maggiore dell'Esercito ,~,·, Tenente Colonnello, Capo della ;a Sezione dell'Ufficio Organizzazione delle Forze dello Stato Maggiore dell'Esercito
(l) Il Reparto assumerà questi compiti e questa strullura non appena sarà approvato il D.P.R. attuativo dell'art. l O della legge n. 25/97 (Riforma dei Vertici militad).
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Finito di s tampare nel magg io 1998