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LA PREVENZIONE DELLO STATO DEPRESSIVO DELL’INVOLUZIONE SENILE

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1~1 Direttore responsabile: Giovanni Cerbo Š

1997

ProprietĂ letteraria artistica e scientifica riservata

Pubblicazione curata da: Ferdinando Scbettino


POLICLINICO MlliTARE DI ROMA

LA PREVENZIONE DELLO. STATO DEPRESSIVO E DELL'INVOLUZIONE SENILE NEL PERSONALE MILITARE DI CARRIERA DOPO LA COLLOCAZIONE IN CONGEDO

di Michele DONVITO Marco CANNAVICCI Vincenzo BARRETTA Cesare PASSERI


PRESENTAZIONE

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ndubbiamente, qualsiasi repentino distacco dal proprio "modus vivendi" comporta un inevitabile riadattamento dello stile di vita che, solo se "psicologicamente preparati", si è in grado di affrontare e controUare.

Allorquando questo passaggio non si concreta in una situazione potenzialmente "ricca" di nuove aspettative che possano fungere da incentivo per adattarsi al cambiamento, tna porta a queUa che comunemente - e per certi aspetti riduttivamente -è denominata fase deUa terza età, i rischi di una "pseudo involuzione deUa personalità" div et1.g01w molto alti. Gli autori di questo libro, sensibili proprio a questo delicatissimo momento deUa vita di un uortw, ne banno fatto oggetto di indagine ed approfondito studio, esaminando con particolare attenzione la fase del collocamento it1. congedo del personale militare. Una delle suggestive frasi che si incontrano scorrendo le pagitle del libro "i,. pR-rR-re R-4 inveccbiR-re si impR-rR- mentre si invecchi"" suggeUa il concetto deUa "prevenzione dello smlo depressivo e dell'involuzione senile'~ che costituisce il filo conduttore da cui prendono vita i vari suggerimenti e consigli che via via vengono espressi. Gli autori, itifatti, supportati p eraltro daU'esperietJza di chi ba già vissuto il passaggio di status, sottolifU!ano quanto sia importante imparare a controUare -attraverso l'adozione di un comportamento sem.p re aperto e adattabile alle situazioni difficili e nuove -il proprio stato socio-psicologico. In sostanza, è tlecessario - oggi - aumentare le attività, le iniziative e variegare i propri interessi per riservarsi - d01nani - nuovi spazi vitali ove sentirsi ancora parte attiva. 111. tal modo la cotltromisura adottata ci pet>metterà sia di gestire al meglio queUa libertà che, improvvisamente guadagnata, paradossalmente potrebbe ritor-


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cersi contro come fonte di insicurezze, sia di scongiurare il pericolo di una definitiva estromissione da qualsiasi attività intrapresa neUa comunità in cui si vive. In tal senso, aUora, allibro si deve anche ric01wscere il grande merito di assolvere l'importante funziOtze sociale di costituire un valido e prezioso su~sidio e punto di riferimento -soprattutto per i non addetti ai lavori -che consente di imparare a capire la necessità di dover interpretare in positivo il difficile passaggio e non guardare al pa.s sato con il rjmpianto di non contare più nuUa e di sentirsi inutifi. Agli autori che in quest'opera banno profuso massimo impegno personale e grande dedizione va, pertanto, il più sentito ringraziamento deUa Forza Armata per la qualità e bontà del lavoro svolto. IL CAPO DI STATO MAGGIORE DEll'ESERCITO Generale Bonifazio INCISA di CAMERANA


INTRODUZIONE

l presente lavoro si ripromette di studiare sotto il profilo socio-psicologico, un particolare momento della vita del militare di carriera: il collocamento in quiescenza. Tale situazione individua infatti un repentino e radicale cambiamento del modello di vita tipico del soggetto durante il servizio attivo. Da un giorno all'altro vengono meno le responsabilità, gli impegni, le proble- . matiche di lavom e tutti gli altri coinvolgimenti personali nell'ambito del lavoro. La inadeguata reazione a questo nuovo "status ·: è uno dei principali fattori che spesso fa scivolare la condizione di normale avanzamento negli anni verso forme franche di patologia della vecchiaia. Se è vero, infatti, che alla naturale involuzione delle funzioni, mentali, correlata con l 'avanzare del/ 'età, sono associate alterazioni organiche cerebrali, è pur certo che quest'ultime non costituiscono la sola causa dei deficit intellettivi. È infatti accertato che quest'ultimi sono provocati anche da fattori psicologici in uno con le modificazioni organiche. Lo studio ed il trattamento della patologia psichiatrica nella cosiddetta terza età non può prescindere, quindi, dalla valutazione dei fattori ambientali e sociali che in associazione a quelli biologici condizionano la posizione esistenziale del "vecchio" e determinano modificazioni delle sue funzioni psichiche e delta personalità, nè dallo studio dei meccanismi di adattamento posti in essere di fronte alle mutate condizioni ambientali e somatopsichiche. Al fine di tracciare i presupposti teorici per una valida azione preventiva nei confronti di sif.fatti disadattamenti, la prima parte di questo lavoro analizza i fattori cqe condizionano il fisiologico invecchiamento; nella seconda parte vengono poste in evidenza le modificazioni organiche che si determinano con il progredire dell'età e nella terza parte, infine, vengono riportati i risultati dell'esperienza personale di uno degli Autori che, una volta in quiescenza, ha opportunamente utilizzato l'esperienza professionale acquisita in servizio. Per quanto sopra detto il lavoro, come è comprensibile, si rivolge non solo a per-

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sonate esperto nel settore (psichiatri, psicologi, assistenti sociali), ma anche a quelle figure non sanitarie che tanta responsabilità banno nel creare una valida rete sociale per il benessere psicologico dell'individuo al di fuori della vita lavorativa. In una società come l'attuale, son·etta dal mito del più spinto consumismo e quindi della produttività, è indispensabile riappropriarsi delle esperienze Che, in altri periodi, tmsformavano il vecchio nel saggio cui ricorrere per qualsivoglia consiglio. Affermazioni siffatte nascono dalla dimostrata possibilità di adeguamento, di ristrutturazione e di rinnovamento della personalità che l 'uomo mette i '~_'l atto di fronte alle mutate condizioni bio-psico-sociali che l'età senile comporta. Questa disamina non può, ovviamente, esaurire lo specifico studio nè dare risposte definitive su una materia in continuo sviluppo; _può però contribuire a far maturare quella coscienza civile di vivere in una comunità, il cui destino dipende da come i comportamenti interagiscono tra di loro. Considerare l 'età del pensionamento come un 'età in cui dover obbligatoriamente "tirare i remi in barca ': è concezione quanto mai superata percbè già il solo pensarlo significa annullare quanto di meglio in ambito esperienziale ed affettivo abbiamo dentro di noi. IL CAPO DEL CORPO DI SANITÀ DELL'ESERCITO Ten. Gen. me. Mario DI MARTINO

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PARTE PRIMA del Maggiore Generale medico Michele Donvito, giĂ Direttore del Policlinico Militare di Roma


CAPITOLO I

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PSICOLOGIA E FISIOLOGIA DEllA TERZA ETÀ

ASPETI1 PSICOLOGICI DEL CONGEDAMENTO

el personale militare di carriera è stato osservato, talvolta, che il fenomeno dell'invecchiamento consegue in modo rapido e brusco alla collocazione in congedo e quindi al pensionamento. Questa involuzione delle funzioni mentali non è semplicemente un processo caratterizzato da modificazioni fisiche sia dell'orga nismo che delle funz ioni cerebrali, ma è accompagnato anche da modificazioni psicoÌogiche dovute al cambiamento sul modo di vedere il mondo che circonda il militare congedato e quindi sul cambiamento del comportamento individuale. Questi cambiamenti psicologici e comportamentali, nel personale collocato in congedo, sono raramente di origine esclusivamente biologica, dovuti cioè semplicemente all'invecchiamento. Per la maggior parte dei casi essi prendono origine dal distacco dalle abitudini acquisite con le precedenti esperienze professionali che sono state vissute ne l mondo militare e con gli avvenimenti occorsi nell'arco dell'intero ciclo del servizio. Il contrasto fra il tipo di vita attivo ed impegnato sostenuto precedentemente e le possibili circostanze di vuoto e di inutilità in cui viene a trovarsi il militare, dopo il congedamento, possono favorire il brusco peggioramento e declino di tutte le funzioni psico-fisiche. Il "problema" dell'invecchiamento è sì un problema di modificazioni fisiologiche , ma è ancora di più un problema di cambiamento di attitudini personali e di tipo di risposte al mondo che circonda il militare di carriera e che improvvisamente, da un giorno all'altro, cambia. L'invecchiamento è un processo che non ha un inizio definito poichè dura tutta la v!ta: il comportamento e le esperienze fatte fin dal periodo dell'infanzia, dall'età della giovinezza fino all'età adulta , influenzano l'impano con il successivo periodo dell'età senile e l'intero corso del processo di invecchiamento. Quando accade il brusco distacco dalle esperienze e dalle attività specifiche della vita del militare di carriera, questi avverte un crollo nelle sue abitudini, nei suoi punti di riferimento, che divengono incerti, e nelle sue sicurezze che non sono più tali.

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6 Nel campo professionale dei militari di carriera, quindi, avviene che la situazione contingente della vita durante il servizio e la loro naturale capacità di proiettarsi positivamente verso il futuro, sviluppata durante la carriera, influenzano negativamente il modo in cui viene vissuto il congedamento. Sono proprio le qualità e le particolarità che sono state richieste durante· il servizio che ostacolano l'ingresso nella terza età e modificano, alterandolo negativamente, il fisiologico e naturale processo di invecchiamento. La professione di militare di ca rriera è un continuo guardare avanti verso nuovi incarichi, nuovi gradi e nuove mansioni: tutto questo crea una fonna mentis che mal si adatta con l'improvviso vuoto di prospettive e di futuro che incombe dopo il congedamento. Quindi, traendo delle conclusioni e cercando di sintetizzarle, possiamo affermare che: • il comportamento dei militari di camera nel corso dell'invecchiamento è determinato dalla storia più o meno movimentata ed attiva delle loro vita precedente; invecchiare è un'esperienza differente da militare a militare, da individuo ad individuo, anche per l'impiego operativo che ognuno ha sostenuto durante il servizio; • il modo in cui si vive l'età avanzata ed il comportamento dopo il congedo sono determinati dalle situazioni familiari, dallo stato finanziario, dall'estensione e dalla natura dei contatti sociali e dalle possibilità di una residua attività lavorativa. Tutte situazioni che, durante la carriera, con i frequenti e continui trasferimenti, potrebbero non essere state costruite sul territorio sociale, ma solo ed esclusivamente nell'ambito militare, sia per il militare di carriera che per i suoi stessi familiari. • il comportamento delle persone anziane dopo il congedamento dipende dalla lungimiranza con cui hanno precedentemente effettuato i programmi per il loro futuro, dalle loro paure e dalle aspettative che ne conseguono, dalle speranze e dai desideri. Lungimiranza che dovrebbe prevedere anche la continuità ed il riciclarsi di tutto ciò che si è costruito di personale, dall 'ambito militare verso quello sociale, dopo ·H congedamento. Abbiamo detto che l'invecchiamento non ha una data eli. inizio e ciò vuoi dire che l'età cronologica non rappresenta di per se una misura dell'invecchiamento: le persone anziane, confrontandole, sono molto diverse tra di loro, anche se sono di età simile. Questo vuoi dire che gli anziani presentano una estrema variabilità di prestazioni, sia per quanto riguarda le performances fisiche che quelle mentali ed intellettive. È il modo con cui le persone affrontano mentalmente la realtà di essere divenuti anziani che può indurre e facilitare un loro rapido e progressivo peggioramento verso l'involuzione senile. Soprattutto se i vissuti emotivi interni alla persona sono frustranti e insoddisfacenti.


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"La professione di miUtare di carriera è un continuo guardare avanti, verso nuovi incarichi, nuovi gradi e nuove mansioni¡ tutto questo crea una forma mentis che mal si adatta con l'improvviso vuoto di futuro che incombe dopo il congedamento".


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Per le persone che, come i militari di carriera, hanno avuto una vita attiva, ricca di iniziative e di contatti, proprio per il loro ruolo direttivo e manageriale, l'invecchiamento può, al contrario, associarsi positivamente anche con un aumento delle attività e delle iniziative e quindi con un positivo e soddisfacente ampliamento degli orizzonti. Si ha un peggioramento invece quando c'è la rinuncia a tutto, alle iniziative, ai desideri, ai piaceri, agli interessi e c'è una minore attività globale, per cui il restringimento degli orizzonti amplifica ed anticipa tutte le forme di deficit. Il congedo e l'invecchiamento che successivamente si innesca, non deve essere visto come un destino inesorabile a cui è necessario ed obbligatorio sottomettersi passivamente, ma come una situazione che deve essere gestita ed affrontata in tempi precoci e a diversi livelli. "Imparare ad invecchiare si impara mentre si invecchia".

I luoghi comuni ed i pregiudizi che sono largamente diffusi nella società civile offrono un modello deficitario dell'anziano, fatto di mancanze e di perdite. Modello in cui prevalgono le restrizioni e le impossibilità rispetto alle capacità di movimento, di alimentazione, di prestazioni in genere. L'immagine che la società ha della terza età è quindi una immagine negativa, in quanto basata sui deficit e sulle restrizioni. I militari di carriera che fin dalla giovinezza hanno avuto un'immagine di sè positiva sono più inclini di altri a scegliere ed arricchire nella loro immagine personale dell'età anziana solo quei tratti che sono coerenti ad un atteggiamento positivo nei confronti degli eventi connessi con l'invecchiamento. Quelle persone che fin dall'infanzia hanno allacciato con facilità rapporti sociali, grazie alle caratteristiche di estroversione della propria personalità, risulteranno probabilmente meno solitarie rispetto a coloro che hanno condotto una vita riservata e che hanno sempre vissuto all'interno della famiglia. Il consiglio e l'indicazione che scaturiscono da queste considerazioni è quindi di mantenersi mentalmente attivi fino al naturale termine della vita, con una struttura mentalmente positiva, ben disposti e disponibili ad avere contatti sociali, a mantenere una grande adattabilità, a mantenere molta iniziativa ed un positivo ed ottimistico atteggiamento nei confronti delle situazioni difficili. Questo garantisce il consolidarsi ed il trascinarsi di una immagine positiva dall'età adulta anche nella terza età. Quindi aiuta a combattere la depressione e previene la solitudine.


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C'è da sottolineare che gli aspetti dell'invecchiame nto patologico del personale militare dopo il congedamento sono influenzati anche dalla situazione economica generale: nei moment~ di crescita economica ci si ricorda sempre delle capacità professionali delle persone congedate, della loro ricca esperienza e della loro dimostrata competenza, e per questi motivi vengono invitate a tornare al lavoro reintegrandole, ad esempio come consulenti, nel processo economico. In periodi di crisi economica c'è la tendenza a menere da parte precocemente e frettolosamente tutte le persone congedandole anzitempo, anche se sono ricche di un insostituibile patrimonio di esperienze, e di riservare gli scarsi posti di lavoro ai giovani e agli uomini con famiglia, che purtroppo quelle esperienze non hanno. Alcuni militari di carriera possono trovare inizialmente allenante l'idea del "pensionamento a 55 anni", ma questo abbassamento de lla soglia de ll'età anziana sarà dannoso a molte più persone di quante invece ne potranno beneficiare. Dannoso anche per l'anticipo dei fenomeni involutivi senili, dovuti alla mancanza di auività. L'o pinione pubblica deve comprendere che l'integrazione sociale di tune le persone anziane ed il mantenimento delle loro attività non solo contribuiscono a dare il valore della loro esperienza alle varie mansioni, ma possono anche prevenire una eccessiva dipendenza dai servizi sociali, dalle strutture sanitarie di riabilitazione e cura. L'integrazione sociale del militare collocato in congedo ne garantisce sicuramente il benessere fisico e mentale e previene quel decadimento che rappresenta non solo una perdita di capacità umane e professionali, ma anche un costo economico per tune le strutture sanitarie, civili e militari. L'invecchiamento precoce nel personale congedato è inevitabilmente caranerizzato da segni degenerativi che non fanno semplicemente parte dell'invecchiamento normale e non dovrebbero essere catalogati, sbrigativamente, come correlati all'età e quindi irreversibili. Per runi questi motivi, clinici, psicologici, sociali ed economici andrebbero quindi intraprese delle contromisure per combanere preventivamente e precocemente l'invecchiamento patologico nel personale collocato in congedo. È necèssario studiare ed adonare efficaci e mirate misure preventive per la soluzione delle problematiche di diversa natura emergenti dopo il congedamento.

LA fiSIOLOGIA DELLA TERZA ETÀ

llsonno

Per tune le persone l'invecchiamento fisiologico è caranerizzato, tra gli altri eventi psicologici e fisici, anche da specifici cambiamenti nel tipo e nella struttura del sonno.


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Il sonno, necessariamente e fisiologicamente, si modifica con l'età. Diviene più leggero ed è quindi più frammentato da risvegli notturni che si fanno sempre più prolungati e sempre più frequenti. Nelle persone anziane in buona salute, vi è una diminuzione del numero medio di ore di sonno giornalmente necessarie al ristoro delle funzioni mentali. Diminuzione nel numero di ore di sonno anche a dispetto della constatazione che il tempo trascorso a letto può globalmente aumentare. Molte persone che in gioventù dormivano benissimo, con l'andar degli anni fanno sempre più fatica ad addormentarsi la sera o a riaddormentarsi ~opo i risvegli notturni, ma questo andamento è fisiologico e non dovrebbe allarmare nè il medico nè la persona stessa. Le normali modificazioni del sonno che sono correlabili all'invecchiamento fisiologico sono spesso interpretate dalle persone come dei veri disturbi del sonno e chiedono al medico un rimedio, anche farmacologico. Tuttavia in questa fase della vita i veri disturbi del sonno possono derivare da reali situazioni di vita quotidiana che sono in grado di produrre ansia, dalla solitudine, dal dolore fisico cronico sofferto e dalla insoddisfazione generale dello stato morale della persona. In più, bisogna ricordare che la presenza di incubi non è rara nell'età avanzata e che anche questi eventi notturni non dovrebbero allarmare. I veri disturbi del sonno, per cui il soggetto dovrebbe chiedere l'intervento del proprio medico di fiducia, possono per la maggior parte dei casi essere di origine organica, dovuti cioè a delle patologie fisiche del corpo che sono frequenti nel corso dell'involuzione senile. Possono quindi essere associate a situazioni patologiche croniche, fastidiose e dolorose come la malattia polmonare cronica ostruttiva, le sindromi dolorose croniche di tipo artrosico e reumatico, le palpitazioni cardiache e l'angina pectoris notturna, le malattie da iperfunzionamento della tiroide e le reazioni allergiche cutanee, di tipo pruriginoso, avverse ai fa rmaci. In media le persone anziane necessitano giornalmente di una minore quantità totale di ore sonno rispetto ai giovani. Il sonno normale degli anziani, abbiamo detto, è fisiologicamente più leggero rispetto alle età precedenti e quindi ecco spiegati i frequenti risvegli notturni che allarmano le persone in maniera ingiustificata. In media le persone anziane presentano circa 4 risvegli per notte, ma che non sempre vengono ricordati tutti. Il tempo totale di una notte trascorso in stato di veglia è di circa 15-20 minuti, ma sufficienti a far dire al soggetto "stanotte non bo dormito". Il 30% degli anziani presenta anche delle fasi di apnea durante il sonno, la respirazione, cioè, si interrompe per ci rca 10 secondi. Possono innescarsi delle aritmie cardiache che rappresentano una complicanza comu ne in que-


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ste situazioni, dette dai medici sleep apnea syndrome. Nel caso si dovessero verificare delle apnee notturne durante il sonno nell'età avanzata, le loro reali. implicazioni cliniche richiedono sempre un ulteriore approfondimento diagnostico da parte del medico di base e dello specialista. La

sessualità

L'argomento della sessualità nell'età avanzata è un argomento difficile in quanto la sessualità dell'anziano è stata a lungo circondata da molti pregiudizi e da poche verità. L'opinione pubblica ed il credo popolare ritiene che la persona anziana sia un essere asessuato, che vi sia, cioè, una perdita di interesse nei confronti di tutto ciò che concerne la sessualità, con la comparsa di una forma di impotenza irreversibile per mancanza di libido sessuale. In più, c'è anche l'opinione, socialmente diffusa nella popolazione, che una persona anziana sessualrnente attiva non fosse comunque gradita, proprio perchè il pregiudizio vuole che il sesso sia una prerogativa esclusiva dei giovani e della gioventù. A tal proposito alcuni dati che sono emersi da recenti ricerche di tipo longitudinale, effettuate cioè con studi prolungati per un lungo periodo di tempo, indicano che l'attività sessuale tende ad essere abbastanza stabile nel corso della mezza età e dell'età avanzata, benchè vi sia comunque un graduale ma lieve declino. L'attività sessuale è influenzata certamente dallo stato di salute della persona e dalla presenza di un compagno o di una compagna interessata e sessualmente attiva. Ed è per questo che lo stato coniugale dell'anziano diviene un elemento molto importante. Uno studio recente riporta tuttavia che vi è una consistente minoranza di adulti di 65 anni che mantengono o addirittura aumentano la loro attività sessuale. Purtroppo la maggior parte degli studi considerano come attività sessuale solo i rapporti sessuali completi. Le altre forme di attività di tipo sessuale, come possono essere tutti gli atteggiamenti e tutte le forme che non solo esprimono e manifestano affettuosità, ma anche ricerca del piacere dal· contatto fisico, sono spesso ignorate. · L'aumentata sopravvivenza di un maggior numero di coppie integre ed in buona salute fino all'età avanzata, come è la tendenza attuale, determinerà certamente un. concomitante aumento del numero di persone anziane con una continuità nella loro vita sessuale. Le ricerche effettuate negli ultimi 30 anni sull'interesse e l'attività sessuale negli anziani hanno quindi dissipato molti dei pregiudizi esistenti sulla sessualità in età avanzata. L'interesse e l'attività sessuali sono influenzati non dall'età , ma dallo stato di


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salute, dalla funzione sociale e dalla presenza di un partner sessuale . Il 70% dei maschi rimane sessualmente attivo tra i 65 e i 75 anni. L'attività sessuale femminile è buona anche in percentuale maggio re, ma è influenzata negativame nte dalla vedovanza. La probabilità di continuare ad esprimersi dal punto di vista sessual e in età avanzata è maggiore nelle persone che sono state attive fisicamente e molto attive sessualmente nella loro giovinezza. Possiamo concludere che l'invecchiamento implica ·Sicuramente dei cambiamenti correlati all'età nel comportamento e nelle funzioni sessuali, ma non l'aseSS!Jalità. La personalità

Le possibili definizio ni e gli studi e ffettuati sulla manifestazione dei tratti della personalità nell'invecchiamento sono, da sempre, degli ambiti psicologici molto complessi. Vi sono stati numerosi tentativi di valutazione dei compa ttamenti e degli atteggiamenti abituali che la persona mette in atto per la risoluzione dei vari problemi quotidiani, per fronteggiare lo stress. Vi sono stati, inoltre, anche vari studi sulle modalità attitudinali, sulle risposte emozionali e su numerosi altri fattori che sono considerati dei "tratti di personalità", tutto questo senza tuttavia giungere a delle conclusioni univoche. Il dato più interessante che è stato rilevato negli studi condotti in modo longintdinale, cioè con degli studi prolungati nel tempo, è la stabilità degli indicatori di personalità, che sono stati prescelti per lo studio, con l'avanzare de ll 'età e delle differe nze che vi sono tra i sessi. Questi studi longitudinali evidenziano che non vi sono variazio ni degli atteggiamenti caratteristici della personalità nè con l'età, nè tra gruppi di persone simili, nè dovuti solo al trascorrere del tempo. Le donne sono, rispetto agli uomini, stabilme nte più estroverse, più sottomesse, più sensibili,· ma anche più ingenue e maggiormente predisposte a divenire apprensive ed ansiose. La facilità al senso di colpa, ad esempio, tende a diminuire ne i maschi ed aume ntare nelle femmine. L'interpretazio ne de i va ri risultati degli studi effettuati non confermano l'aumento de lla rigidità mentale con l'avanzare dell'età, così come invece vuole que l luogo comune, molto diffuso, sulla "scle rotizzazio ne" del pensiero ne lla te rza età. Altri dati che sono scaturiti da questi studi sono stati, ad esempio, che la valutazione dell 'atteggiame nto de ll'anziano nei confronti de l tempo prese nte restava costa nte con l'andar degli anni, mentre si mostrava una inaspettata te ndenza alla positività verso il futu ro. È e merso che la temuta rigidità me ntale, la "scle rosi" del pensiero, era influen-


13 zata no n dall'età, ma dalle condizio ni socioeconomiche. Quanto mino re era il livello socioeconomico della persona considerata, tanto più facilmente le risposte risultavano essere ste r~otipate e rigide e, quindi, più sintomo eli difesa da stress, paure ed incertezze che da involuzio ne senile. Le caratteristiche della personalità, possedute fin dall'ingresso nell'età adu lta, forniscono quindi un . importante contributo al raggiungimento di una vita soddisfacente anche da anziani. La struttura della personalità, influenzando le varie tappe e le abitudini di vita, gioca un ruolo importante anche nel determinare la durata della vita. Soprattutto nella durata della qualità della vita stessa, per cu i non è imp ort~nte quanto vivere, bensì come vivere. Possiamo quindi concludere che gli indicatori della personalità tendono ad essere stabili nell'arco di molti anni e che questi non si modificano con l'età. Le differenze evidenziate, nell'affrontare la terza età, tra i sessi sono la conseguenza dell'interazione di fattori biologici, influenze sociali e preferenze personali. L'intelligenza È stato osservato da vari studi che l'invecchiamento normale della persona in-

fluenza, moclificancloli ed alterandoli rispetto alla norma, i test di intelligenza, la performance cognitiva del pensiero e le forme comportamentali. D'altra parte l'ipotesi tradizionale, formulata all'inizio di questo secolo dallo psicologo francese Binet, con la determinazione del Quozie nte Intellettivo, è che l'intelligenza presenti un picco in età giovanile, intorno ai 16 anni. Quindi diminuisca costantemente con il progredire degli anni, ma questa ipotesi è stata ormai abbandonata dalla maggior parte dei ricercatori di psicofisiologia. I risultati, basati su i dati che emergono da rutti gli studi, sono contraddittori ed offrono quindi il fianco a molte critiche. Tuttavia un riassunto dei più recenti risultati sperimentali, tratti da studi prolungati nel tempo, permette d i trarre alcune ragionevoli conclusioni. Una diminuzione intellettiva, che compare prima dei 50 anni, va considerata comunque patologica ed è quindi anormale. Durante la metà della sesta e settima decade vi è una diminuzione normale di alcune funzioni mentali ed inte llettive, ma non di tutte, e con ampia variabilità inte rindividuale. Oltre gli 80 anni vi è • una diminuzione di tutta una serie di funzioni inte llettive. Vi è inoltre una diminuzione, osservabile nei test, della pe1formance nei compiti che richiedono anche una prontezza ed una velocità di esecuzione, va lutabile con l'analisi dei tempi di reazione. Altri risultati correlati a test psicometrici nell'età avanzata concludono che:


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• vi è una forte correlazione positiva tra il livello di performance intellettiva durante il lavoro e la successiva conservazione delJa stessa, dopo il pensionamento; • la funzione cognitiva mostra fisiologicamente sca rsa o nessuna diminuzione nel tempo fino ad età molto avanzata (circa 80 anni); • lo stato di malattia, compresa la depressione psicologica, più che i norm<tli processi di invecchiamento, diminuisce l'efficienza delle funzio ni cognitive del pensiero. Ino ltre, è stata posta un'attenzione particolare anche al ruolo che ha l'ipertensione nell'anziano nel determinare l'involuzione senile. Una lieve elevazione della pressione arteriosa può mantenere normale la situazione cerebrale, ma l'ipertensione cronica è spesso associata acl una precoce declino inte llettivo. Essendo i risu ltati dei test di intelligenza negli anziani spesso contraddittori, si è cercato eli conciliare alcune eli queste differenze. Si è postulata quindi l'esistenza d i due tipi di inte lligenza: • un tipo di intelligenza eletta "convergente', perchè converge verso un approfondimento del pensiero; è una forma di intelligenza acquisita con l'esperienza e l'appre ndimento culturale; • un secondo tipo di intelligenza eletta "divergente', perchè diverge in modo o riginale, fantasioso e creativo verso pensieri insoliti e talvolta geniali; una forma eli intelligenza innata nella persona e quindi geneticamente predeterminata. L'intelligenza divergente (creativa) è quindi abbastanza indipendente dall'educazione, dalla scolarità e dall'esperienza, ed è più direttamente corre lata al funzionamento mentale naturale del sistema nervoso. L'intelligenza convergente (della ricerca) è definita come la ca pacità di utilizzare criteri di giudizio, di analisi e eli ricerca che si basano sull'esperie nza acqu isita per la risoluzione dei problemi. La base dell'intelligenza divergente è soprattutto innata e con l'avanzare dell'età, l'intelligenza di questo tipo è generalmente meglio conservata eli quella convergente, per cui la fantasia·e la creatività non diminuiscono nel tempo. E ciò lo dimostrano tutti quei pittori, poeti ed artisti che rimangono creativi e fe1tili fino all'età più estrema. Questo rilievo suggerisce che esiste un processo di invecchiamento biologico dell'intelligenza, che può però essere compensato dalla precedenza e continua acquisizione eli conoscenze che permette all'intelligenza innata di continua re a funzionare. In conclusio ne possiamo dire che le ca pacità cognitive mostrano solo una piccola diminuzione fino all'età avanzata e che le alterazioni negative sono connesse a stati di malattia. Il tempo e la velocità di risposta possono anche aumemare nell 'anziano, ma no n sono necessa riamente un sintomo di deterioramento delle funzioni intellettive, bensì anche un segno eli saggezza e eli prudenza tipiche della persona anziana.


CAPITOLO II


IMPARARE AD INVECCHIARE

n tutte le conclusioni degli studi effettuati si converge alla considerazione che le capacità intellettive sono forte mente influenzate dalla precedente attività professionale de lla pe rsona, specialmente se, come i militari di carriera, hanno avuto ruoli di comando, da manager. Il milita re di carrie ra ha dovuto e saputo gestire uomini, materiali e risorse economiche. Se q ueste capacità mentali vogliono essere mantenute dal personale militare anche dopo la collocazione in congedo, nella terza età, è necessario proseguire con l'allenamento fisico e mentale per tutta la vita .

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Gli organi e le funzioni mentali che non vengono attivamente utilizzati deperiscono in breve tempo. Irreversibilmente. l

Quei militari di carriera che, essendo stati impegnati ed attivi, non deside rano deperire do po il congedamento, dovrebbero mantenere in esercizio le loro facoltà mentali il più a lungo possibile. Con il congedamento, invece, l'attività purtroppo viene a fermarsi e compaiono l'isolamento, la noia, lo stato di malattia cronica, la de pressione progressivamente involutiva fino alla conclusione della vita. Si può combattere ru tto questo con lo sviluppo di nuove funzioni, nuove attività, nuovi contatti sociali.

Stimoli visivi, mentali, emotivi ed intellettivi permettono di conservare la funzionalità e la vivacità mentale delle persone anziane.


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"Stimoli visivi, mentali, emotivi ed inteUettivi permettono di conservare la funzionalitĂ e la vivacitĂ mentale deUe persone anzianeÂť.


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Anche il grado di stimolazione da parte dell'ambiente sulla persona gioca un ruolo imponante ne l determinare i fenomeni involutivi. Le persone poco stimolate dal loro ambiente fam iliare abituale, perchè trascorrono noiosamente tutto il loro tempo nell a stessa stanza e nell o stesso modo e che raramente vedono altro, soffrono di un deterioramento assai più rapido delle funz ioni mentali rispetto a coloro che invece sono sottoposti ad una grande quantità di stimoli sensoriali. Organizzare incont~:i, riunioni, visite, ma anche, ad esempio, cambiare periodicamente i quadri alle pa reti o l'ordine dei mobili nella sala da. pranzo, aiutano a migliorare le funzioni mentali, poichè questo cambiamento costringe il cervello a funzionare. Consigli: •l'inattività mentale e l'uso insufficiente dell'intelligenza indeboliscono tutte le funzioni psicomotorie; •l'attività e l'allenamento rafforzano sinergicamente l'unione mente-corpo; •la continua attività ed un regolare e metodico lavoro portano alla conquista di qualsiasi risultato prefissato.

Il normale e fisiologico invecchiamento anagrafico della persona non implica di per sè un deterioramento della personalità. Solo l'inattività e la passività prolungate presentano il pericolo di una involuzione fino -alla disintegrazione della personalità, ma questo può accadere a tutte le. età. La riduzione di iniziativa e di reattività nelle persone anziane sono sempre in associazione con alcuni .eventi chiave: il congedamento, il pensionamento anticipato, i ca mbiamenti di residenza, la vedova nza o la perdita di amici stretti e parenti. Questi eventi sono vissuti in modo negativo dal militare nella terza età se nella fase di vita attiva precedente ogni forma di cambiamento sia stato vissuto come molto stressante e il militare non vi e ra giunto mentalmente preparato. Se il militare congedato avesse avuto un 'idea di ciò che gli sarebbe poi successo, gli sarebbe stato sicuramente più facile gestire tutte le situazioni post-congedo.

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Prevenzione: avere una buona anticipazione degli eventi. Quando un militare è psicologicamente preparato a ciò che gli potrà accadere nella vita, gli sarà più facile adat- · tarsi a tutte le nuove situazioni. r

Dal personale di carriera il congedamento non deve essere considerato come un momento di riposo. Ciò è vero nonostante i pregiudizi della società industrializzata, che si aspetta sempre, solo per il pregiudizio dell'anziano non consumatore, che gli anziani siano inattivi perchè portatori di deficit e di restrizioni: il congedamento deve essere un momento di cambiamento, ma non verso l'inattività. L'immagine sociale delle persone anziane sottolinea purtroppo gli aspetti negativi e determina in tutti delle aspettative negative. La sensazione di non essere più di alcuna utilità può avere alla fine un effetto distruttivo sull'immagine di sè. Invecchiare significa invece dover affrontare situazioni nuove e sapere come fare. Significa avere cioè la capacità di cambiare orientamento, l'accettazione di nuovi compiti, doveri e diritti, con abbandono dei diritti, dei doveri e delle abitudini collegate con lo status precedente.

Cambiamenti con il congedamento: • n ell'ambito del servizio: la cerchia dei soliti contatti sociali scompare con il congedamento; • situazioni nuove: il militare sente di aver bisogno di aiuto per la. soluzione dei suoi problemi di adattamento; • nuovi contatti sociali: il militare ha bisogno. di aiuto per la creazione di nuovi contatti sociali. L

Il militare ha quindi bisogno di molto aiuto per adattarsi al suo nuovo status sociale ed il problema è riuscire ad individuare le persone o le situazioni che possano offrire questo aiuto. Non trovandoli al di fuori del proprio ambiente familiare ecco che la persona anziana concentra tutta la sua richiesta di aiuto e di attenzione nell'ambito della propria famiglia, coinvolgendo sempre eli più i parenti più intimi fino al punto da


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o

"Organizzare i1rcontri, riu1doni, visite, ma anche, ad esempio, cambiare periodicamente i quadri alle pareti o l'ordine dei mobili neUa sala da pranzo, aiutano a migliorare le funzioni mentali, poicbè que sto costringe il cerveUo a funzionare".


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divenire dipendente da loro e creando in loro insofferenza. L'eccessivo bisogno di contatti all'interno della famiglia spesso sostituisce solo la mancanza di contatti sociali extrafamiliari e la carenza eli interessi intellettuali. Tutto ciò, alla fine, contribuisce all'isolamento, all'involuzione senile precoce, alla depressione. L'isolamento sociale (definito dalla misura obiettiva della frequenza di contatti sociali) e la solitudine (definita come percezio~e soggettiva) non sono la stessa cosa. Il termine _di isolamento si riferisce alla carenza reale di contatti sociali, quando cioè la persona non ha occasione per incontri interpersonali. La solitudine invece è un vissuto più soggettivo delle interazioni sociali sia quando mancano sia quando sono presenti. La sensazione soggettiva di solitudine non è infatti correlata alla frequenza ed al numero reale di contatti sociali, ma alla soddisfazione che questi contatti procurano, al benessere e quindi alla loro qualità. In effetti, il vissuto psicologico di solitudine deriva più dalle aspettative che la persona ha rispetto ai propri contatti sociali, che non dalla frequenza reale degli stessi. Inoltre è statisticamente dimostrato che la solitudine è correlata alla sensazione della noia. Ad ogni età le persone con scarsi interessi, poco disponibili a guardare verso il futuro, si lamentano della noia molto di più di coloro che hanno ampi interessi. Tuttavia anche una persona con ampi inte ressi, come può esserlo il militare di carriera, può soffrire di noia dopo il congedo se il suo programma della giornata non è strutturato, essendo venuti a mancare gli orari legati alla situazione del servizio in cui c'è una rigida e programmata strutturazione del tempo.

La noia e la solitudine vanno prevenute e combattute

correggendo le aspettative sul futuro, adottando continuamente nuovi interessi e coltivando hobbies, programmando e organizzando le giornate e le settimane. Si crea così un insieme di abitudini, grazie al quale la persona congedata guarda avanti verso il fqturo e non si ripiega su sè stessa.

Affinchè una persona possa godere del benessere psicofisico nel corso dell'invecchiamento, è opportuno istituire delle misure preventive nelle diverse età. Pre requisito necessario ad ogni tipo di intervento e per· una riabilitazione efficace è la correzione degli atteggiamenti psicologici negativi e dei pregiudizi nei confronti della terza età. Fra questi pregiudizi c'è inclusa l'immagine stessa che i medici hanno della terza età.


23 Le aspettative dei medici nei confronti del comportamento dei pazienti anziani influenzano il comportamento reale delle persone della terza età. Specialmente attraverso tutte le forme di comunicazione e soprattutto con la comunicazione non verbale rivolta all'anziano che deve essere fatta di attenzione, di disponibilità, di ascolto, di sdrammatizzazione con il sorriso. Non tutte le depressioni, ad ese mpio, hanno una causa organica e non tutti gli stati di disorientamento e di confusione sono indicativi di demenza, ma possono semplicemente derivare dall'atteggiame nto negativistico, frettoloso, rassegnato , sfiduciato del medico nei confronti di tutto ciò che riguarda la terza età.

"La demotivazione, la frena ed il disinteresse del medico diventano la malaUia deU'anziano':

Dopo una malattia i pazienti anziani necessitano di una e fficace riabilitazione e devono intraprenderla per corregge re l'immagine negativa della terza età , attraverso la correzione delle aspettative di deficit ingravescenti e di restrizione al riguardo del comportamento della persona anziana. Tali aspettative, abbiamo detto, influenzano il comportamento stesso delle persone anziane. Un intervento efficace chiede comunque uno "sforzo"; anche ai pazienti anziani deve essere richiesto uno sforzo, - "il miglioramento passa sempre auraverso uno sforzo" - poichè comunque sono in grado di effettuarlo. L'invecchiamento abbraccia qu indi ruoli multidimensionali: • il ruolo dei fattori biologici (come la circolazione del sangue specialmente nel cervello, il metabolismo cerebrale); • il ruolo dei fattori sociali (i contatti, le amicizie, gli incontri); • il ruolo dei fattori economico-finanziari (le terapie fisiche, le cure termali, la chirurgia correttiva ed estetica); • i ruoli dei tempi in cui la società si muove (la considerazione sòciale); • il ruolo dell'uso dell'ambiente sociale (barriere architettoniche, i mezzi pubblici, i locali di svago). Ogqi tipo di intervento (cioè la somma di tutte le misure prese) è richiesto nelle diverse aree: • con misure fisiche di riabilitazione e cure mediche, per il benessere corporeo; • con misure psicologiche e training addestrativo, per il benessere psichico; • con misure sociali di integrazione, per il benessere relazionale;


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ÂŤLa demotivazione ed il disinteresse del medico diventano la malattia deU'anziano".


25 • con misure ambientali, per la libertà di movimento; • con eventuali protesi (per le articolazioni bloccate ed i deficit uditivi). Possiamo quindi concludere, al termine di queste considerazioni, che non è la situazione reale o lo stato di malattia che determina il comportamento dei militari in congedo, ma il modo soggettivo, psicologico, con cui ciascun individuo percepisce la situazione conseguente al congedamento. Lo stato di salute "soggettivo" è di estrema importanza: le persone anziane non dovrebbero "essere" solo in buona salute, ma dovrebbero anche "sentirsz" in buona salute. Una persona anziana quindi ha la salute che sente di avere: bisogna cogliere il significato della percezione individuale della particolare situazione della terza età e fare un'analisi dettagliata del problema specifico del soggetto e della sua rappresentazione mentale. Tutto questo prima ancora di intraprendere qualunque intervento terapeutico che altrimenti potrebbe risultare inefficace o controproducente. Anche troppo zelo, troppa premura, nella cura dell'anziano risultano alla fine dannosi: "aiuta un paziente rifiutando di aiutarlo".

Dalla Carta dei Diritti del Malato

Le persone anziane hanno diritto: • a non essere ricoverate in ospedale senza necessità e a godere pertanto di apposite strutture di assistenza alternative, volte primariamente al mantenimento attivo della persona anziana nel suo contesto sociale e alla difesa e al recupero dell'autosufficienza; • a non essere considerate a priori croniche ed irrecuperabili, aggravando in tal modo la loro condizione; • all'uguaglianza e alla parità di trattamento assistenziale, senza le discriminazioni che fanno delle persone anziane, inabili o non autosufficienti, le categorie peggio curate; • ad essere assistite senza limitazioni di orario dai familiari, compatibilmente con le esigenze del servizio sanitario e la salvaguardia della tranquillità degli altri ricoverati; • a ricevere aiuto dal personale sanitario, soprattutto quando manchi l'assisten~a dei parenti, non in forza di pura buona volontà, ma per precise norme di regolamento, nell'esercizio di attività vitali come l'alimentazione, la pulizia personale, la mobilità, per le quali sia diminuita l'autosufficienza della persona; • alla eliminazione delle barriere architettoniche.


26 Questo occuparsi dell'anziano solo per l'indispensabile promuove e facilita l'indipendenza, comunque nei limiti del possibile. È bene preoccuparsi sempre di non concedere troppe attenzioni al paziente anziano, per non indurre comportamenti indesiderati che aumentano la dipendenza dell'anziano dai familiari. Le "cure eccessive' inducono dipendenza e diminuiscono la propria autostima. Rifiutare l'aiuto, quando ciò è giustificato, può rendere il paziente anziano più fiducioso nelle proprie capacità.


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"Invecchiamento positivo: ... continuitĂ neUo stile di vitaÂť.


PARTE SECONDA del Capitano medico Marco Cannavicci, Capo del Servizio di Psicologia del Policlinico Militare di Roma e del Ten.Col. farmacista Vincenzo Barretta, Direttore della Farmacia del Policlinico Militare di Roma


CAPITOLO I


ASPEITI CUNICI DELL'INVECCHIAMENTO

n medicina l'invecchiamento è detto primario quando riguarda fenomeni intrinseci all'organismo che sono determinati da influenze ereditarie, per cui il declino funzionale dell'organismo risulta variabile da persona a persona. L'invecchiamento è detto secondario quando si riferisce alla comparsa di difetti e disabilità in seguito a fenomeni patologici acquisiti, come possono essere i traumi e le malattie croniche.

I

L'invecchiamento quindi comprende:

• invecchiamento primatio - effetti cumulativi di attività fisiche logoranti - modificazioni biologiche intrinseche geneticamente determinati • invecchiamento secondatio - effetti cumulativi dei traumi - malattie acquisite - fattori tossici ambientali ed alimentari • cambiamenti psicosociali - stress cronico - perdita di fonti di autostima - solitudine - pregiudizi sociali - perdita del ruolo lavorativo • declino fisiologico

• invecchiamento positivo •

l

- perdita di riserve, forze e mobilità - diminuzione delle difese immunita.rie - rallentamento del metabolismo - capacità di compensare le disabilità minime - mantenimento della stima di sè - conservazione delle attività mentali e fisiche -autonomia · - continuità nello stile di vita - soddisfazione nella vita e nei ruoli sociali


34 IL DETERIORAMENTO MENTALE SENILE

e lla persona anziana o comunque che recenteme nte è stata collocata in congedo i sintomi tipici del deterioramento cerebrale e dell'involuzione me ntale senile sono: • disfunzioni intellettive (cognitive): distraibilità, alterazioni della memoria, alte razioni de ll'orientamento spazio-te mporale e disturbi della parola; • alterazioni dell'umore e del senso di benessere: mancanza di interessi, appiattimento affettivo, ansia, !abilità d'umore, tendenza alla depressione; • comportamento: apatia, irritabilità ed aggressività. Nei soggetti anziani, le sindromi depressive possono presentarsi, in modo mascherato, come deterioramento intellettivo (ed essere scambiate per demenza: la pseudo-deme nza depressiva). Nella maggior parte dei casi, le alterazioni delle fun zioni intellettive in corso di stati depressivi sono reversibili in seguito al trattamento farmacologico. Inoltre il deteriorame nto inte llettivo potrebbe essere secondario a carenze nell'alimentazione, a distiroidismo o a terapia farmacologica (benzodiazepine, antiiperte nsivi, glicosidi cardioattivi o anticolinergici) e quindi anche queste forme sono reversibili.

lA DEPRESSIONE

Le sindromi depressive sono tra le più frequenti cause di disturbi psichici; ma fortunatamente sono ben trattabili farmacologicamente. Quindi è reve rsibile il deterioramento mentale nei pazierui anziani che non è frutto di involu zione senile, ma solo di depressione. Tuttavia, nei pazienti anziani gli stati depressivi possono presentarsi in modo assai diverso rispetto all'età ed essere quindi eli difficile diagnosi. È me no frequente che la depressione si presenti sotto forma di sintomi dovuti a deficit vitali (a noressia, insonnia), mentre vi sono paure immotivate di malattie, di senilità, di povertà, di disperazione gene ralizzata. La mancanza di inte ressi, l'appiattime nto degli affetti ed il rallentamento generale possono rappresentare i sintomi predominanti ed essere erroneamente diagnosticati come stadi pre coci di deme nze: questi casi vengono de finiti come pseudo-demenza depressiva. Le scale di valutazione della depressione, create per pazienti giovani e adulti,


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sono meno adatte per valutare il grado di depressione nei pazienti anziani, perchè in questi ultimi esiste un diverso pattern di segni e sintomi. Segni e sintomi Im porran ti nella <Jepre$s ione del p aziente anziano s ono!

• • • • • •

paura dello stato di malattia e di cadere in povertà; lamentele di perdita di memoria, "divento vecchio ... "; sensi di disperazione; rallentamento psicomotorio grave; mancanza di interessi personali; trascuratezza nella cura di sè, del proprio aspetto e della propria persona.

D EMENZA D EGENERATIVA PRIMARIA È la più comune forma di demenza rappresentando più del 50% delle diagnosi

(include le forme tipo Alzheimer). La caratteristica clinica principale è il graduale, lento e progressivo deterioramemo intellettivo, che tipicameme presema il segueme andamento: nei primi anni alterazioni della memoria e dell'oriemamento; negli anni successivi, disturbi della parola (afasia), della capacità di riconoscere gli oggetti (agnosia) e della capacità di effettuare movime nti volontari finalizzati o di manipolare gli oggetti (aprassia); incontinenza e completa immobilità (paziente allettato) nella fase terminale.

DEMENZA MULTI-INFARTUALE

È una fo rma di involuzione senile che è dovuta alle degenerazioni vascola-

ri dei vasi sanguigni cerebrali, come ad esempio l'aterosclerosi, e rappresenta il 30% circa di tutte le demenze. Le caratteristiche cliniche sono le seguenti: • bruschi peggioramenti dello stato del paziente, con andamento a gradini; • ~egn i di infani cerebrali di piccole o grandi dimensioni; • sinto mi quali paralisi lievi o alterazioni della parola, che sono parzialmente o completamente reversibili. Queste condizioni cliniche sono spesso consegue nza di una ipertensione arteriosa cronica (soprattutto se non trattata o trattata in modo inappropriato).


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Sintomo, Sindrome, Malattia

I livello

- sintomo - distrazione, confusione, dimenticanze, disorientamento

II livello - sindrome - deterioramento mentale senile Cverso la demenza senile) III livello - malattia â&#x20AC;˘ forme reversivibili: -

depressione pseudo-demenza malnutrizione effetti collaterali di farmaci

â&#x20AC;˘ forme irreversibili: - demenza vascolare multi-infa1'tuale (M.I.D.) - demenza presenile C45-65 anni) Morbo di Alzheimer - demenza senile di Alzheimer(> 65 anni) S.D.A.T.

CAUSE REVERSIBIU DI PSEUDO-DEMENZA

Quasi tutte le malattie generali dell'organismo, quelle metaboliche e moltissimi farmaci possono indurre nell'anziano uno stato di disorientamento che potrebbe essere difficile da differenziare dalla demenza, specialmente se il medico ha un atteggiamento frettoloso e superficiale, come spesso accade con i pazienti anziani. Le cause principali sono sotto riportate ed organizzate secondo un acrostico che prende proprio il nome latino della demenza. Le iniziali compongono la parola DEMENTIA, che ci aiuta a ricordare le piĂš impo rtanti cause di pseudodemenza reversibile: D E M

E N T I A

Drugs, farmaci (sostanze psicoattive, cardioattive, antiipertensive, ...) cause Emozionali (depressione) cause Metaboliche ed endocrine (ipoglicemia, ipossiemia, ...) Eyes and ears (alterazioni occhi e orecchie) cause Nutrizionali ed idrocefalo Normoteso (deficit vitamine e ferro) Tumori, Tossine e Trauma Infezioni (lue, encefalite, meningite, polmonite) Aterosclerosi (con T.I.A.)

Il compito principale del medico è distinguere tra le modificazioni mentali patologiche dei pazienti anziani (deterioramento mentale senile) e quelle normalmente concomitanti all'invecchiamento, e differenziare tra forme irreversibili e reversibili.


CAPITOLO II


IL MEDICO E L'ANZIANO

n. BUON RAPPORTO TRA n. MEDICO E LA PERSONA ANZIANA l rapporto medico-paziente rappresenta la chiave di volta per una diagnosi accurata con tutti i pazienti, ma in modo particolare ciò è importante con i pazienti anziani. Se il rapporto è limitato a pochi scambi verbali ed è superficiale nell'affrontare le varie problematiche psicologiche e relazionali che vive il soggetto anziano, vi sono poche probabilità di effettuare una diagnosi corretta o di istituire un trattamento e fficace, sia terapeutico che preventivo. Attualmente è difficile che un medico, convi nto per pregiudi zio che i trattamenti farmacologici o psicoterapeutici siano inutili negli anziani, abbia voglia di effettuare una diagnosi corretta e di istituire un giusto trattamento. Il paziente anziano necessita in primo luogo di empatia, cioè della capacità di comprendere cosa significa trovarsi nella situazio ne del paziente e sapere quello che sta provando, e necessita soprattutto di tempo. Avere tempo: è inutile cercare di trarre conclusioni valide da un'anamnesi breve ed affrettata. Delle valide conclusioni diagnostiche possono essere dedotte solo dal la valutazione dei segni riscontrati durante la visita, de i sintomi che vengono riferiti dal paziente e da lla storia del paziente. Se il rapporto tra il medico ed il paziente è buono e franco, è possibile ottenere tutte le informazioni richieste in modo ampio e dettagliato. In genere l'anamnesi include solo domande sullo stato organico del soggetto e sulle malattie, gli incidenti e gli interventi subìti. La situazione psicologica personale, lo stato delle relazroni sociali del paziente ed il modo con cui trascotTe la propria giornata vengono raramente indagate. L'anamnesi sociale e personale del paziente è invece indispensabile per la diagnosi. di uno stato di depressione o di altri disturbi mentali che no n sono visibili nè fac~li da capire. D'altra parte ci vuole tempo per indaga re queste aree e non è possibile esaurirle tutte in una sola consultazio ne. Il medico dovrebbe cercare di o rganizzare un colloquio iniziale che includa la ricerca di tutti i fattori dell'anamnesi, della durata di un'ora circa.

I


40 Il tempo impiegato in questa fase iniziale può farne risparmiare in una fase successiva, se conduce ad un trattamento efficace. Oltre a conoscere il paziente esplorando la storia della sua vita, il medico dovrebbe: • ascoltare con comprensione tutto que llo che il paziente vuole dire; • coinvolgere il paziente nelle decisioni sul trattamento o su altri interventi, cercando non solo il consenso ma una sua condivisione e attiva partecipazione; • riconoscere i pregiudizi ed i conflitti de l paziente che potrebbero condurlo verso cattive relazioni interpersonali, medico compreso, tali da non fargli seguire la terapia farmacologica prescritta; • aiutarlo a mante nere la stima di sè e l'indipendenza, gratificandolo per tutto ciò che riesce a fare, a compenso delle cose che non gli riescono; • formulare un programma realistico di trattamento, tale che il paziente lo possa agevolmente seguire, prefere ndo i farmaci in monosomministrazione giornalie ra (a nzichè in tre volte); • riconoscere i problemi che necessitano del parere specialistico su cui è necessario un approfondimento diagnostico; • affrontare i sentimenti negativi del paziente, sia diretti contro se stesso che contro il medico, facendolo esprimere su tutto ciò che pensa, perchè quello che accadrà dopo la visita sarà determinato dai pensieri che rimangono nella mente e non da ciò che si dovrebbe fare.

CONSIGU UTIU PER IL MEDICO NEL RAPPORTO CON I PAZIENTI DELIA TERZA ETÀ

• Il medico dovrebbe correggere la propria immagine negativa della terza età, vedere cioè l'invecchiamento '·normale" in una luce migliore. Il paziente geriatrico necessita di stimoli maggiori per prevenire la degenerazione correlata all'età e mantenersi attivo. Il principio deve essere: " aiuta i pazienti incoraggiandoli a fare da sè". • I provvedimenti presi dovrebbero essere specifici per quell'individuo, cioè per la sua particolare personalità e situazione. Ciò in funz ione del fatto che il processo di invecchiamento è diverso da individuo a individuo. • Gli inte rventi riabilitativi devono procedere su fronti terapeutici diversi, dato che sono molteplici i fattori che influenzano i processi di invecchiamento e


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le ripercussioni della storia personale sul decorso dell'invecchiamento. • Il medico non deve solo analizzare la situazione nella sua realtà, ma analizzare anche la percezione che il paziente ha della propria situazione. Tutti i provvedimenti terapeutici in geriatria dovrebbero cominciare con una analisi accurata della specifica situazione dell 'individuo e del modo con cui sta affrontando consapevolmente la situazione. Solo così è possibile valutare le possibilità eli successo e i limiti dei vari programmi di intervento. Provvedimenti che hanno lo scopo di rendere attivo il paziente dal punto di vista fisico , mentale, emozionale e sociale, programmi di riabilitazione (per esempio training che aiutino il paziente a vedere la sua situazione come è realmente), terapia comportamentale: possono essere utili per un dato paziente in una data situazione . • Perchè i provvedimenti presi dai vari specialisti possano risultare efficaci, è di vitale importanza che i medici ed il personale ausiliatio vi credano, dato che il loro atteggiamento, che prende o rigine dalle loro stesse aspettative, influenza la risposta del paziente in modo sia consapevole che inconsapevolmente. • Può s uccedere a volte che i provvedimenti adottati si dimostrino inefficaci o che si evidenzi solo un minimo miglioramento. Vi sono limiti biologici a quanto può essere ottenuto, ma nell'ambito della psicogeriatria la possibilità di miglioramento è spesso assai superiore a quanto razionalmente si possa immaginare.


CAPITOLO III


CONSIGLI UTILI PER IL PERSONALE IN CONGEDO

e osservazioni effettuate evidenziano che per la maggior parte delle persone anziane esistono dell e variabili fisiologiche molto ampie, per quanto rigu arda le modalità di progressione de ll'invecchiamento. Più aumenta l'età più aume nta il range della normalità che separa le situazioni fisiologiche da quelle patologiche. Ancora più difficile risulta poi distinguere il normale dal patologico per quanto riguarda le variabili psicologiche e le funzioni menta li, come l'inte lligenza, la memoria ed il comportame nto relazionale di ogni giorno. Non è possibile fornire una descrizione universalmente valida del tipico soggetto anziano, poichè le persone anziane sono assai diverse tra loro, molto più di quanto no n lo siano , ad esempio, i neonati o i giovani. Oltre alle differenze congenite e alle differe nze acquisite dalle esperienze effettu ate fin dai primi anni di vita, le pe rsone anziane si diffe renziano per la loro storia individuale, cioè per ed ucazione, professione, situazione familiare ed altri fattori causali. Per questo motivo i valori medi sono poco significativi rispetto alla situazione reale di un soggetto particolare. Statisticamente possiamo dire che la maggior parte delle persone possono aspettarsi una terza età normale, caratterizzata da salute fisica e mentale, con soltanto manifestazioni di alterazioni minori correlate all'età ed ùn certo rallentamento delle funzioni sensitive e motorie. Molte persone, dopo il congedo , mantengono relazioni soddisfacenti con gli a lt!"i e sono in grado di adattarsi bene alle necessità di ca mbiamento connesse alla mutazione del loro ambiente fisico e sociale. D'altra parte, con l'avanzare dell'e tà, aumenta la probabilità di soffrire di malattie croniche o g ravi dato che il corpo , invecchiando, è sempre meno in grado di affrontare gli stress, permanenti o temporanei , che originano dall'ambiente che lo circonda.

L


46 PREVENIRE I DISTURBI DELLA MEMORIA È importante distinguere tra disturbi della memoria da considerare normali e

situazioni patologiche. Circa il 10% della popolazione di età superiore a 65 anni presenta segn{ clinici di involuzione senile, mentre nel restante 90% le modificazioni che compaiono rappresentano il naturale e fisiologico indebolimento delle funzioni mentali. È stato dimostrato che entro i 75 anni si perde circa il 25% della me moria posseduta a 20 anni. Questo fenomeno è spesso banalizzato e chiamato annebbiamento della memoria di tipo senile. I medici lo definiscono un feno meno benigno dato che non progredisce verso una vera e propria forma di demenza . Può però apparire assai più maligno per il soggetto che perde la capacità di mantenere le proprie competenze professionali o non riesce a ricordare i nomi di persone impottanti della sua vita. Quindi si può considerare che benchè il 90% degli anziani non sarà mai affetto da involuzione senile che evolve in demenza, tutti prima o poi soffriranno di disturbi della memoria per un suo naturale e fisiologico indebolimento. Nell'invecchiamento fisiologico avvengono delle importanti modificazioni nel metabolismo cerebrale, cioè nelle modalità di funzionamento biologico con cui il cervello utilizza gli zuccheri, l'ossigeno, le proteine e gli altri fattori nutritivi. In primo luogo, perchè questo metabolismo diminuisce naturalmente di circa il 25%, in secondo luogo, ed è il fattore più importante, perchè c'è la diminuzione della disponibilità di alcuni neurotrasmettito ri cerebrali, come ad esempio il neurotrasmettitore detto acetilcolina. La diminuzione di questo neurotrasmettitore cerebrale, presente anche nell'invecchiamento normale, potrebbe essere responsabile dei disturbi della memoria che accompagnano il normale processo di invecchiamento. La diminuzione di altri trasmettitori cerebrali, detti amine biogene, è dimostrabile nel corso dell'invecchiamento normale. Ciò può determinare una diminuzione delle capacità mentali, come ad esempio l'attenzione, come pure una tendenza alla manifestazione della depressione. Tuttavia non tutti i disturbi della memo ria rilevabili in età avanzata sono secondari a modificazioni biochimiche cerebrali. Altre patologie possono simulare una condizione degenerativa permanente ed essere invece reversibili, come è stato illustrato nel capitolo precedente, in quanto legate a fattori rimovibili. Uno dei problemi principali nella diagnostica differenziale è considerare tutte le cause reversibili dei disturbi della memoria nell'anziano: come i farmaci, l'emo-


47 tività, i problemi endocrini, i traumi, le infezioni croniche ed l'aterosclerosi. La pratica clinica ha evidenziato che spesso i pazienti che lamentano disturbi della memoria sono p~ù probabilmente depressi che affetti da involuzione senile. Individuare la depressione nell'anziano è spesso un compito arduo: a questo scopo è stata sviluppata la Geriatric Depression Scale, che permette uno sceening della depressione nell'anziano.

Geriatric

Depres~ion Scale

l . Siete sostanzialmente soddisfatti della vita?

..

2. Avete interrotto molte attività ed interessi? 3. Sentite vuota la vostra vita? 4. Vi annoiate spesso? 5. Si~te di buon umore la maggior parte del tempo? 6. Avete paura che vi possa accadere qualcosa d i male? 7. Vi sentite felici la maggior parte del tempo? 8. Vi sentite spesso indifesi? 9. Preferite stare in casa anzichè uscire a fare cose nuove? 10. Vi sembra di avere più problemi di memoria rispetto ad altre persone? 11. Pensate che sia stupendo essere vivi oggi? 12. Vi sentite inutili? 13. Vi sentite pieni di energia? 14. Pensate che la vostra situazione sia senza speranza? 15. Pensate che la maggior parte della gente stia meglio di voi? Le seguenti risposte valgono un punto, le altre zero punti: l. No - 2. Si - 3. Si- 4. Si- 5. No- 6. Si- 7. No - 8. Si - 9. Si- 10. Si- 11. No- 12. Si - 13. o - 14. Si - 15. Si. Punteggi inferiori a 5 sono normali; da 5 a 10 indicano depressione lieve o moderata; punteggi superiori a 10 indicano depressione grave. (Yesavage e coli. - Development and validation of a geriatric depression screening scale- j.Psychiatric Res. 17: 37-49, 1983).

Oltre alle modificazioni biologiche relativamente permanenti che avvengono nel corso del normale processo d i invecchiamento e alle cause reversibili dei disturbi della memoria, vi sono numerosi problemi psicologici che dete rminano d ifficoltà mnesiche.


48 Essi comprendono delle situazioni che possono essere raggruppate in quattro gruppi di disturbi della memoria: • • • •

disturbi disturbi disturbi disturbi

della della della della

memoria memoria memoria memoria

da da da da

deficit deficit deficit deficit

nel metodo organizzativo del pensiero; di immaginazione e visualizzazione; • di analisi delle percezioni; di attenzione spontanea.

Benchè i dati esatti non siano noti, se consideriamo che entro i 75 anni vi è una diminuzione del 25% della memoria rispetto ai 20 anni, possiamo ipotizzare che la metà di questa diminuzione (il 12,5%) sia dovuta a processi biologici, mentre l'altra metà a cause psicologiche (l'altro 12,5%).

DISTURBI DEllA MEMORIA DA DEFICIT NEL METODO ORGANIZZATIVO DEL PENSIERO

Quando i bambini frequentano la scuola viene continuamente chiesto loro di prendere appunti. Prendere appunti obbliga ad organizzare in una certa forma più o meno strutturata le informazioni ed il materiale che dovrà essere poi appreso in modo più facile e semplificato. Nel corso della vita le persone non sono più obbligate ad organizzare le idee e le informazioni percepite in tale maniera e le informazioni che vengono solo ascoltate è facile che alla fine "entrino da un 01·ecchio ed escano dall'altro". L'organizzazione delle informazioni a cui si presta attenzione fornisce una serie di chiavi di recupero tramite cui ritrova re le notizie memorizzate. Ad esempio, se definiamo che vi sono quattro punti principali in una lezione ed organizziamo i nostri appunti di conseguenza, la rievocazione, la memoria , è facilitata. Almeno sappiamo quante cose dobbiamo recuperare dalla memoria. Il punto è che molte strategie utilizzate di routine a ~cuoia e che aiutano la memoria nelle situazioni di apprendimento sono poi abbandonate. Fra queste strategie sono celebri e diffusi gli acrostici: per ricordare la sequenza dei gruppi montagnosi delle Alpi "ma con gran pena le recan giù" - .marittime, cozie, graie, pennine, lepontine, retiche, carsiche, giulie - oppure la sequenza dei valori dei semi delle carte da gioco "come quando fuori piove', cuori, quadri, fiori , picche. Senza tali ausili la nostra memoria è svantaggiata. Il fatto che molte persone anziane non utilizzino tali ausili non significa che essi siano persi per sempre. L'anziano può utilizzare ancora questi ausili mnemonici e migliorare la propria memoria.


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Consigli: • l'organizza-zione delle informazioni aiuta a rievocare le tracce mnesiche perchè consente di sapere dove cercare il ricordo; • utilizzare le immagini associative o delle liste di elementi facili da ricordare possono fornire chiavi di recupero alla memoria.

DISTURBI DELIA MEMORIA DA DEFICIT DI IMMAGINAZIONE "

E VISUALIZZAZIONE

Buona parte della nostra memoria è visiva. Associamo inconsciamente delle immagini a tutte le cose che vogliamo ricordare. Lo facciamo, ad esempio, quando udiamo per la prima volta il nome di una persona che ci viene presentata, ma molto spesso lo facciamo di fantasia immaginandoci volti di persone che non conosciamo direttamente perchè ci parliamo solo al telefono. Il materiale astratto è più difficile da ricordare rispetto a quello che può essere rappresentato da una chiara immagine visiva. Perciò se il soggetto è in grado di trasformare l'astratto in qualcosa di concreto e di fac ilmente visualizzabile la memorizzazione è facilitata . Purtroppo, con il progredire degli anni, si perde la capacità di immaginare visivamente. Pensiamo sempre meno in termini visivi. Sogniamo meno ed i sogni sono meno vividi. Inoltre, le fantasie delle età precedenti dive ngono remote. Ciononostante, se questa capacità di utilizzare l'immaginazione visiva viene riattivata essa può rappresentare un utile strumento per migl iorare la memoria.

Consiglio: addestrarsi a migliorare l'immaginazione visiva analizzando in modo approfondito immagini, fotografie , disegni, cartoline, mappe attraverso una artenzione volta alla ricerca dei dettagli.


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DISTURBI DELLA MEMORIA DA DEFICIT DI ANALISI DEllE PERCEZIONI

È stato sostenuto che le persone anziane non elaborano le informazione, i

pensieri ed i concetti altrettanto profondamente come facevano in precedenza. Gli psicologi inte ndono con profondità di elaborazione la quantità di:' dettagli, di elaborazione ed approfondimento che poniamo nel nostro pensiero. Possiamo considerare impressione superficiale l'ascoltare solo il nome di battesimo d~ una persona, prestando sca rsa attenzione e senza guardarla in viso. Un'impressione abbastanza approfondita dello stesso nome si avrà chiedendo nome e cognome, come si scrive, l'origine di tale nome, quale lavoro svolge e contemporaneamente osservarne il volto, anche nei dettagli. L'intero processo è simile al metodo cosiddetto socratico in cui le domande che vengono poste nel corso dell'apprendimento obbligavano gli studenti _a pensare approfonditamente al soggetto in discussione. Tutto ciò in modo da rendere automatico l'apprend imento per il semplice fatto di averci ragionato sopra. È stato sostenuto che le persone anziane spesso mancano delle energie mentali necessarie a porre tali domande e che per questo motivo l'e laborazione delle informazioni è meno approfondita. Quanto più l'elaborazione mentale delle informazioni è approfondita, tanto più sarà facile successivamente richiamarle alla mente. Se immaginiamo che la memoria sia costruita da una serie di immagini mentali, quante più immagini fanno parte di un ricordo tanto più facile è il richiamare le informazioni che si cercano. L'elaborazione superficiale determina una memorizzazione povera di immagini, perchè le tracce mnesiche che provoca sono oscure e difficili da recuperare a posteriori. Tuttavia, nonostante i cambiamenti dell 'età, è certamente possibile imparare di nuovo ad elaborare le informazioni in modo più approfondito. ·

Consigli: • addestrarsi a porre domande su ciò che si sta ascoltando o percependo; • porre domande e discutere i dettagli di un {}Ome, di una persona, di un argomento determina un'elaborazione mnesica più approfondita ed un più facile richiamo successivo.


51 DISTURBI DEllA MEMORIA DA DEFICIT DELL'AITENZIONE SPONTANEA

Una buona attenzione aumenta la profondità dell 'elaborazione, una scarsa attenzione determina un 'elaborazione superficiale e sca rsa memorizzaz ione. Invecchiando, la capacità di attenzione diminuisce fisiologicamente. Possiamo verificarlo chiedendo ad una persona anziana di fare più cose contemporaneamente, cioè di fu nzionare in modo "parallelo". La persona anziana è spesso in g rado di eseguire un singolo compito altrettanto bene del giovane, ma quando si tratta di una serie di compiti si determina un sovraccarico e la performance si deteriora . . Per gli anziani è diffici le elaborare le informazio ni contemporaneamente da prospettive diverse. Perciò le informazioni non possono essere facilmente rielab.o rate e le tracce mnesiche sara nno superficiali e frammentate. Nella memorizzazione, l'attenzione ha un ruolo altrettanto importante della ritenzione del ricordo. ,....,

Consigli: • la preoccupazione di stare attenti crea uno "sforzo" che diminuisce l'attenzione e quindi l'apprendimento; • una soluzione può essere il rilassamento psicofisico, sia mentale che muscolare raggiungibile tramite il respiro più lento e più profondo.

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TRATTAMENTI PSICOLOGICI E BIOLOGICI NEllA DEPRESSIONE E NELLA PARANOIA

Gli anziani sono suscettibili alla manifestazione clinica eli d iverse malattie e disturbi psichiatrici. Malattie che possono interferi re con le varie funzioni mentali, fra cui anche quelle cognitive, come la memoria. Esse comprendono principalmente la depressione e la paranoia. L'uso prudent~ degli psicofarmaci può in ambedue i casi migliorare tutta la situazione mentale ed anche la memoria, recuperanclo la capacità di e laborazione persa in pensieri negativi depressivi o di tipo paranoide . Possono esiste re disturbi d e lla memoria che sono secondari all'umore depresso o alle ruminazioni depressive che disperdono le capacità elabo rative.


52 Come si può memorizzare e pensare chiarame nte con la me nte piena di pe nsie ri autosva lutativi? Una soluzione a qu esto problema è rappresentato da ll"uso prude nte di farmaci antidepressivi. È o pportuna una grande ca utela in qua nto mo lti a ntidepressivi presentano importanti effe tti collate rali, detti a nti colinergici, che potrebbe ro peggiora re ulteriorme nte la me moria, essendo l'acetilcolina il ne uro rras me nitore de i ricordi. È opportuno utilizzare ne ll'a nziano que i farmaci a ntide pressivi che presentano i minori e ffetti antico line rgici. Gli anziani c he sviluppano d elle idee a lte rare ne i conte nuti, come possono essere i de liri eli tipo paranoideo, dispe rdo no le lo ro ca pacità di elabo razione pensa ndo continuativa me nte a tutti colo ro ch e gli '·voglio no fa r de l male". Anche in qu esto caso un uso prude nte de i fa rmaci ne uro le tti ci può mi gliorare significativamente le funzioni cognitive e d il be nesse re del pazie nte. Dato che spesso le ideazioni de lira nti di tipo pa rano ideo in orgono in pe rsone anziane con funzio ni cognitive già inde bolite dal fisiologico invecchiame nto, non bisogna risparmiare alcun sforzo pe r ottimizzare il recupe ro di ta li funzioni. Una conside razio ne importante nella scelta de l far maco è la ve rifica pre liminare che il pazie nte sia effetti vame nte paranoi co e non sempliceme nte agitato ed impauri to. I farmaci ne urole ttic i dete rminano effetti collate ra li gravi, tra cui soprattuttO una ma nifestazio ne grave, eli tipo ne uro logico, detta discinesia ta rdiva che somiglia al mo rbo eli Parkinson e compare con maggio r freque nza negli a nzia ni che usano qu esti farmaci. Se il paziente è soltanto gravemente agitato o ansioso p uò e sere più utile impiegare un blando sedativo, de tto benzodiazepina, preferibilme nte a breve e mivita, cioè di rapido e facile smaltime nto. I farmaci che aume ntano la vigilanza mentale e tutte. le altre fun zioni connesse con la conoscenza, potrebbero quindi aume nta re anche le ca pacità eli attenzione e di a ppre ndime nto . L'uso di fa rmaci che aume ntano la vigilanza inte ragiscono positivame nte con le tecniche psico log iche di migli o rame nto de lla me moria, cioè la persona anziana più vig ile be ne ficia maggio rme nte di ogni tipo di training addestrativo.


53 LINEE GUIDA PER UNA SANA ALIMENTAZIONE (DI TIPO ITALIANO)

Premessa I punti essenziali: In questi ultimi anni l'intera popolazione è stata progressiva• Attenti al vostro peso. mente sensibilizzata ed avvici• Meno grassi e colesterolo. nata alle problematiche alimen• I dolci: come e quanti. tari con l'obiettivo di finalizzare • Più amido e più fibra. le scelte de i cibi da assumere • ll sale? Meglio poco. allo scopo di conseguire una • Alcool: se sì, con moderazione. alimentazione ph~t ricca, sana ed • Come e perchè variare. equilibrata che sia atta a garantire la conservazione del miglior stato di salute possibile . Una corretta alimentazione è de lla massima importanza ad ogni età, direi dal momento del concepimento, per mantenere la salute ed il benessere; benessere inteso con quel miglior equilibrio psico-fisico conseguibile ottenendo un più brillante reJ!dimento nelle proprie attività ludiche , relazionali, professionali. Ed è proprio la conservazione del miglior stato di salute possibile, inteso come qualità di vita, che potrebbe essere considerata la grande sfida di tutti gli esseri umani che hanno raggiunto la terza età in buona salute quindi esenti da patologie dismetaboliche e/ o cardiovascolari. È innegabile che un'alimentazione sana, ricca ed equilibrata sia solo una parte, un aspetto di una più multiforme ed articolata igiene di vita volta alla miglior conservazione possibile del proprio stato di salute, ma è sicuramente una parte di grande peso e rilevanza. È noto come un'alimentazione squilibrata favorisca l'insorgere di un certo numero di patologie degenerative destinate ad aggravarsi con il progredire dell'età. Molto spesso, sottO l'azione spesso disinformativa dei mass-media, si è confuso anche in termini linguistici e semantici le parole alimentazione e nutrizione con quella di dieta. È stato così che frequentemente la · "dieta" è stata vista, principalmente dalle generazioni più giovani, come un'imposizione, una coercizione evocante sofferenze e rinuncie e perché no anche come un qualcosa di vagamente esoterico attraverso il quale conseguire un modello di bellezza del corpo, della propria figura , spesso astratta, peraltro proposta da altri ma che potesse appagare le proprie inconsce aspirazioni di rendersi esteriormente gradevoli, accettati dal gruppo, raggiungendo una perfezione di forme non proprie del singolo soggetto. Inoltre in tale confusione di concetti e "vero oscurantismo scientifico" , si è ar-


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bitrariamente attribuito a questo o quell'alimento capacità terapeutiche quasi "taumaturgiche" o nocività intrinseche invece di correlarle esclusivamente alla quantità o alla frequenza di consumo. Il buono stato di salute dei tutti i cittadini dipende - a parte altri impottanti fattori di natura igienica - anche dall'alimentazione ed è per tale motivo che gli Enti preposti (Ministeri, Regioni, Comuni) devono farsi carico anche di forn ire quelle notizie che consentano loro di nutrirsi razionalmente. L'articolo 32 della Costituzione della Repubblica Italiana dice, infatti, che "la Repubb#ca tutela La salute come fondamentale dfritto dei cittadino e interesse deLLa cotlettivitèl'. Per tale motivo l'educazione alimentare, come l'istntzione, è uno dei compiti preminenti di uno Stato moderno: alimentazione e salute costituiscono, quindi, un insieme inseparabile. Cominciamo invece a dare un senso corretto ed univoco a parole spesso usate per parlare di cibi: • alimentazione: tutti i cibi che vengono ingeriti crudi o cotti, da soli o associati come pietanza. • nutrizione: tutti quei processi fisio-metabolici legati alla digestione, all'assorbimento e alla metabolizzazione dei cibi di cui ci si è alimentati. • dieta: un'imposizione, una coercizione nella scelta della quantità e della qualità degli alimenti da assumere, quale indispensabile misura unica o a complemento di una contemporanea terapia farmacologica in presenza di una o più patologie dismetaboliche e/ o cardiovascolari. In queste righe tratteremo di alimentazione e nutrizione, facendo quindi riferimento all'aspetto fisiologico della nutrizione umana, inteso come consiglio di quella razione alimentare quotidiana capace di soddisfare quali-quantitativamente i fabbisogni di equilibrio metabolico. Occorre considerare anche un aspetto più tipicamente comportamentale. La popolazione destinataria del presente scritto arriva ai 60 e più anni con un suo vissuto comportamentale-alimentare ormai lungamente consolidato nel costume della sua alimentazione quotidiana ed in mancanza di una reale e convinta adesione ad un congruo modello alimentare sarà ben difficile mutare alcunché delle abitudini sino ad allora praticate. Certo non sarà più possibile recuperare gli abusi di ieri con le restrizioni di oggi ma solo con l'equilibrio di un corretto mode llo alimentare. Ma se nell'arco dell'intera esistenza è stato sempre opportuno perseguire un modello alimentare corretto in termini quali-quantitativi ancor più lo è oltre i 60 anni, quando diviene preponderante la necessità della prevenzio.Q.e del decremento metabolico legato all'invecchiamento, considerando che tale modello deve soddisfare, entro ceni limiti anche l'aspetto conviviale, o se vogliamo più squisitamente edonistico, quale "cotToborante" psicologico dell'alimentazione pura e semplice.


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"Mangiare aOegramente sembra essere u11a caratteristica che può ma11care ~~eU'alimentazione deU'anziallO, risetltendo di una generale tristezza, quasi una p erdita di i1rteresse per se stesso".


56 Infatti mangiare "allegramente" sembra essere una ca ratteristica che può manca re dall'alime ntazione dell'anziano, in un q uadro di disintere se ri e mendo di una generale tristezza, abbandono e ripetitività che ritroviamo in una più scarsa cura nel confezio namenro dei cibi, talora inappetenza, quasi una perdita d'interesse per l'ambiente, gli altri, quindi per se stesso. Per definire però dei fabbisogni reali quali-quantitativi e per il soddisfacimento degli stessi dobbiamo improntare la nostra educazione alimentare e rendere particolarmente coscienti le nostre scelte rammentando in forma di piccolo memento degli elementi spiccioli di fisiologia della nuuizione umana e di chimica degli alimenti. Infatti, al eli là delle tabelle e dei numeri a cui la disciplina della Scienza dell'Alimentazione si è poggiata per assurgere al rango di \·era e propria scienza. alcune considerazioni ovvie ma a carattere generale non possono a oluramente es ere omesse. Alimentazione: un mondo da riscoprire

Tutti gli esseri viventi che popolano la Terra, per nascere , crescere, moltiplica rsi, insomma vive re . debbono soddisfare un bisogno primario: nutrirsi. Se ci riferiamo in particolare agli uo mini, dobbiamo constatare che , purtroppo, oltre la metà della popolazio ne mo ndiale no n ha sufficiente disponibilità di cibo atto a garantire un soddisfacente stato di salute . Al contrario vi sono nazio ni che dispongono di cibo in quantità ben superio ri ai loro fabbisogni , ma mangiar bene è una scie nza ed è falso crede re che un'alimentazio ne eccede nte i fabbisogni nutritivi costituisca una buona no rma igienica. Occorre, infarti, nutrirsi secondo regole determinate, che gli studiosi di Scienza dell'Alimentazio ne hanno ben inquad rato e che cerchere mo di riassumere riferendole -pecificatamente ai fabb isogni della terza età. Oggi il problema centrale delralimentazione è prevalentemente qualitati vo: quind i, aper scegliere fra un·alimentazione sbagliata o corretta . Sa ppiamo anche che una corretta alimentazione consente di avvicinarsi alla lunghezza di vita prevista da l no tro codice genetico, che è di 100 anni per la nostra specie . Alimentazione e nutrizione dell'uomo: a tu per tu con i principi fondamentali della nutrizione umana È c hiaro che gli alime nti, cioè le sostanze di cui gli uo mini si c iba no , sono que ll e fonti da cui trarre r e ne rgia chimica che consente il proseguime nto della vita così come la conosciamo, per il tramite di principi e le me ntari o nu trie nti - a cui si da il no me anche eli principi nutriti vi - che esplicano essenzialme nte tre fun zioni:


57 • funzione energetica: perché forniscono all'organismo l'energia per soddisfare il dispendio metabolico di base e le diverse attività fisiche (prevalentemente zuccheri e grassi); • funzione costruttiva, ricostruttiva e plastica: perché apportano il materiale necessario per la formazione dei tessuti che formano il nostro corpo (prevalentemente proteine); _ • funzione protettiva: perché permettono all'organismo di regolare i processi biologici che rendono equilibrata e normale la vita (vitamine, sali minerali). La popolazione interessata è ampia e varia. Alcuni anziani in funzione della noia, della solitudine o per la mancanza di risorse economiche te.n dono a sottoalimentarsi; altri usano della gola come fenomeno compensatore di deficit malvissuti. Ma in riferimento ad un anziano sano, dobbiamo solo fare in modo che l'alimentazione si adatti ai diversi livelli di attività fisica. Se comunque non vi sono problemi particolari, bisognerà continuare a mangiare, in termini qualitativi, di tutto come gli adulti più giovani ed in servizio, evitando inutili restrizioni alimentari autoimposte.

Energia e metabolismo basale

L'energia fornita dagli alimenti si misura in Calorie ed ogni lavoro, per essere svolto, richiede un numero di Calorie ben determinato. Molte fu nzioni fisiologiche subiscono un decremento con l'avanzare degli anni, influendo in modo proporzionale sulle necessità nutrizionali. Fra i 20 e i 90 anni le necessità energetiche legate al fabbisogno metabolico di base si riducono di circa il 2001'6, come pure il Livello di attività fisica, la massima capacità respiratoria. A questi sostanziali cambiamenti si deve ovviamente adeguare la razione alimentare. aturalmente ben diversa è l'energia richiesta per compiere un lavoro pesante, difficilmente ipotizzabile durante la terza età, rispetto a q uella richiesta per un lavoro leggero. È comunque assolutamente sbagliato sovralimentare un anziano con lo scopo di nutrirlo per .riparare alle perdite di tessuti, non tenendo conto del diminuito livello eli arrività fisica, come è sbagliato sottoalimentarlo, ritenendo che debba mangiare poco per non affaticare le sue capacità digestive Le calorie necessarie comprendono sia quelle dovute al livello di attività fisica e, cio·è , al lavoro svolto, al mantenimento della temperatura corporea in ambienti caldi o freddi, ecc., sia al metabolismo basale, inteso come la quota di energia necessaria allo svolgimento delle funzioni vitali (respirazione, peristalsi, mantenimento della temperatura corporea nello stato di neutralità termica ecc.). Il consumo energetico minimo indispensabile va q uindi misurato allorché la


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persona si trovi in stato di quiete assoluta (riposo intenzionale), di digiuno e di neutralità termica. Non è compito del presente lavoro entrare nel merito dei fenomeni che presiedono all'invecchiamento, ma dobbiamo constatare un complessivo decremento di tutte le funzioni vitali, quindi anche di quelle legate alla produzione ed al dispendio di energia. Dalla media ricavata da 24 diverse pubblicazioni possiamo affermare che, misurando i valori standard di metabolismo basale nell'arco della vita, su 4016 determinazioni" balza evidente che il decremento del mb misurato in Kcal h-1 m-2 è il seguente:

a a a a

03 10 20 30

anni anni anni anni

51,3 42,5 35,3 35,2

a a a a

40 50 60 70

anni anni anni anni

34,9 33,9 32,7 31,7

oltre 75 anni 31 ,3

Il decremento del metabolismo basale (sommatoria dei metabolismi proteico, glucidico, lipidico) sembra essere dovuto a molteplici fattori: ridotta capacità respiratoria, ridotta capacità vitale e, ultima ma non ultima per importanza, la variazione di composizione corporea. Effettivamente, a parità di peso corporeo, con l'età, dai 25 ai 70 anni, cambia sostanzialmente la composizione corporea nel senso di un decremento dell'acqua (dal 61 al 53% rappresentativo della perd ita di idratazione e dei tessuti magri e muscolari), del tessuto osseo (dal 6 al 5%), di cell solids (dal 19 al 12%) ed un incremento del tessuto adiposo (dal 14 al 30%). Sembra pertanto evidente che un diminuito fabbisogno del metabolismo basale, una ridotta attività fisica debba condurre un diminuito intro!to complessivo di cibi. L'apporto energetico consigliato nei soggetti normopeso può essere così riassunto:

fino a 75 anni oltre i 75 anni

M

F

cal 1800 - 2000(se attivi) cal 1600 - 1800(se attivi)

cal 1500 - 1700(attive) cal 1450- 1650(attive)


59 Tale affermazione però non deve essere assunta sic et simpliciter, in quanto in tal modo si va a considerare solo un aspetto me ramente quantitativo. A nessuno sfugge che si possono fo rnire 500 cal con una certa quantità di panna o con una certa quantità di carni rosse. Parleremmo sempre di 500 calo rie ma di composizione qualitativa completamente diversa.

Metabolismo degli zuccheri e dei grassi

..

Ma quali e lementi ci forniscono energia? Essenzialmente i gl.icidi ed i lipidi, meglio conosciuti come zuccheri e grassi. È noto fi n dal 1920 che con il progredire de ll'età si va instaurando una ridotta tolleranza all'assunzio ne di alimenti zuccherini con il progressivo innalzarsi fisiologico della glicemia. La modificazione del metabolismo dei glicidi vie ne quindi considerata un "fatto" inequivocabilmente correlato all'invecchiamento anclie se no n ne è ancora del tutto chiaro il significato. Inoltre tenendo conto de ll'aumentata quantità di tessuto adiposo,.causa di resistenza all'azione dell'insulina, l'opportunità del mante nimento del normo peso diventa un obiettivo di primaria importanza nell'anziano . A questo punto l'assunzio ne con l'alimentazio ne di zuccheri ed un congruo livello di attività fisica contribuiscono a mantenere un equ ilibrio per molti versi fine e delicato, in quanto costituì ce errore sia una forre restrizione calorica che pou·ebbe produrre una maggiore intolleranza agli zuccheri sia un eccessivo appo rto calo rico, fattore predisponente all'insorgenza de l diabete . Infatti la mino r prevalenza del diabete in popolazioni rurali rispetto a quelle cittadine depone a favo re della conservazione di una sia pure moderata attività fisica che insieme al controllo del peso contribuisce ad evira re l'insorgenza eli disordini del metabolismo del glucosio. Tuttavia nei limiti di una situazione di no n diabete conclamato può essere un e rro re ridurre rapporto di zuccheri dalla propria alimentazione al di sotto del 50-600A> della razio ne calorica totale. Infatti questa quota percentuale di zuccheri, anche se riduce quella delle proteine e .dei grassi. sembra essere la più razionale in quanto: • è la pro po rzio ne ideale per aumentare la sensibilità de i tessuti all'azione dell'insulina migliorando la tolleranza agli zuccheri; • è . opportuno ridurre i grassi, particolarmente quelli saturi, in quanto la risposta dell'insulina è sensibile in primo luogo all 'apporto calorico totale, poi a que llo del singolo principio nutritivo; ; un'alimentazione nell'anziano povera di grassi saturi è fo rteme nte raccomandata per prevenire l'insorgenza di complica nze q uali la cardiopatia ischemica. L'energia apportata infatti dai glicidi è un'ene rgia "pulita", di pronta utilizzazione


60 per il soddisfacime nto energetico di tutte le attività sia metaboliche che lavorative. Ultima raccomandazione, ma non ultima per importanza, è quella di preferire gli zuccheri complessi e ricchi in fibre (riso, patate ...) e di ridurre gli zuccheri semplici (dolciumi, zucchero). L'uso quotidiano di zuccheri complessi, caratterizzati da un più lento assorbimento, pur fornendo l'energia di tutti i carboidrati. diminuisce in modo significativo il pur fisiologico innalzamento della glicemia postprandiale. Ma allora quali sono le caratteristiche nutrizionali. dei principali alimenti a base di zuccheri èhe, attraverso processi di natura biochimica ed enzimatica, danno all'organismo energia subito utilizzabile: • il frumento, alimento fondamentale di buona parte del genere umano sia perché vegeta nei climi più disparati, sia perché la sua coltivazione non richiede tecniche particolarmente difficili. Esso costituisce la materia prima per una serie di prodotti di larghissimo consumo (pane, pasta. focacce, biscotti. ecc.). Il frumento contiene essenzialmente una sostanza energetica (l'amido), ma è ricco anche di altri principi nutritivi (proteine, sali minerali, vitamine) che lo rendono un tesoro nutrizio nale. Vi sono due tipi principali di frumento, che differiscono sensibilmente sia per i caratteri fisici, sia per la composizione chimica: quello duro adoperato per preparare le paste alimentari e quello tenero per il pane. Tali procedimenti sono possibili - essenzialmente - per la presenza nel frumento di una particolare proteina detta glutine. Il pane bianco che si trova in commercio è privo di crusca e con scarso corredo vitaminico e minerale rispetto a quello nero o integrale, ricco di crusca, ma meno digeribile. Il cons umo di pane e di pasta è utile e necessa rio perché apporta una notevole quantità di energia all'organismo; gradevole perché il gran numero di tipi di pane e di pasta esiste nte in commercio consente di variare opportunamente il proprio vitto quotidiano. Un buon piatto di pasta, anche piccolo, da consumarsi. a pranzo, è un ottimo alimento che non dovrebbe mai mancare nell'alimentazione. Bisogna anche tener presente che un consumo moderato di pane e di pasta non fa ingrassare, ma anzi contribuisce a mante nere i metabolismi in perfetta efficienza; • il riso , conosciuto fin dall'età preistorica, è il cereale più largamente consumato nel mondo, in particolare nel continente asiatico ove rappresenta, anche ai nostri giorni, la componente principale dell'alimentazione .. Il riso prodotto nel nostro Paese è tra i migliori del mondo: un alimento leggero, nutriente e facilmente digeribile che dovrebbe essere consumato largamente dagli anziani. Inoltre, fortemente energetico per la sua ricchezza di amido.


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• il mais, detto anche granoturco, è un cereale ricco di grassi insaturi, largamente coltivato in molta parte del mondo ed anche in Italia; i chicchi di granoturco vengono macinati p.er farne una farina con la quale si confezionano focacce e si prepara la polenta. • la patata, è un alimento energetico, ricco di potassio, con elevato valore nutritivo. Potendo essere preparata in mille modi. consente di confezionare piatti gustosi e nutrienti. • lo zucchero: e nergetico per eccellenza, attraverso complessi procedimenti industriali si ricava, in. Italia, dalla barbabietola da zucchero. Viene assunto con gli alime nti dolcificati (latte, caffè, te, cacao, dolciumi, gelati) e c~ n la frutta. Altro alimento ricco di zuccheri è il miele, prodotto dalle api. È il più antico dolcificante adoperato dall'uomo, molto usaro dai Romani che no n conoscevano lo zucchero. È il dolcificante naturale maggio rmente raccomandare per le sue caratteristiche di più lenta as imilazione rispetto allo zucchero. • i dolciumi e le marmellate: io zucchero e il miele, insieme alla farina eli frumen to ed altri ingredienti, sono alla base di moltissimi dolciumi: questi, in quantità non eccessive, possono essere saltuariamente presenti anche nell'alimentazione dell'a nziano. In ogni caso non è opportuno ingerire alimenti ricchi di zucchero o pane e pasta in quantità eccessive perché, questi, attraverso processi biochimici, qualora non utilizzati come fonte energetica, possono trasformarsi in grassi, incrementando il peso corporeo e causando una minore tolleranza agli zucche ri stessi.

Di particolare interesse nell'alimentazione umana sono i grassi, alimenti a contenuro energetico più che doppio rispetto agli zuccheri e presenti, oltre che nei depositi di accumulo come il tessuto adiposo, in tutte le strutture cellulari più delicate come le membrane. La variazione del metabolismo dei grassi sembra essere uno dei maggiori responsabili del fenomeno dell'invecchiamento. I grassi sono stati fra i principi nutritivi forse i più largamente demonizzati, in quanto ritenuti responsabili dell 'insorgenza del rischio aterosclerotico. Ma ad una visione più obiettiva non esiste alcun alimento grasso che debba essere assolutamente proscritto dall'alimentazione di un anziano sa no . È vero che con l'invecchiamento i valori ematici di colesterolo tendono ad aumentare come è pure vero che le popolazioni in cui è ottimale l'assetto del metabolismo lipidico, hanno un'aspettativa media di vita superiore di ben 10 anni. Sono stati condotti studi per lungo tempo e su grandi popolazioni di individui proprio per verificare l'aspettativa di vita e il minor rischio di malattie in funzione dei lipidi ematici (Test di Framingham, even Countries Studies, Test di Brisighella). In conclusione, po siamo dire che i grassi debbono far parte della comune alin1entazio-


62 ne dell'anziano sano nella proporzione del 25% delle calorie totali giornaliere. Però è sicuramente più importante l'aspetto qualitativo che quantitativo. La principale raccomandazione deve essere rivolta ad una drastica limitazione dei grassi saturi, quelli anima li, in considerazio ne che essi sono già largamente presenti, in forma più o meno visibile, negli alimenti proteici ani mali (carni' rosse, frattaglie, tuorlo d'uovo, latte di vacca intero, burro, latticini e formaggi) , ed ad un incremento dei grassi vegetali (olii). In particolare i fo rmaggi, che potremmo definire il risultato commestibile di un metodo di conservazio ne del latte, danno un apporto dal 30 al 70% di grassi per lOOg di alimento. I grassi saturi sembra no essere i principali responsabili del rischio aterosclerotico e dell'invecchiamento delle membrane cellulari, es e ndo causa della loro mino re permeabilità e maggiore rigidità. D'altronde sono i grassi maggiormente resistenti alla degradazione da cottura . Invece, i grassi d'o rigine vegetale risultano essere maggiormente adatti ad opporsi "all'invecchiamento lipidico" oltre ad essere ricchi di acidi grassi essenziali. Questi sono da introdurre necessariamente con ralimentazione, data !"incapacità dell 'uomo a sintetizzarli. Ìsintetizzando: • i grassi e gli olli per il loro apporto energetico (più che doppio a parità dì peso di quello degli zuccheri e delle sostanze proteiche) rappresentano un vero e proprio concentrato di energia; • quasi tutti i cibi contengono in misura più o meno elevata questi preziosi nutrienti che provengono dal mondo animale e vegetale; • i grassi e gli olii sono indispensabili perché contengono alcuni composti detti acidi grassi essenziali che non possono mancare in una sana alimentazione; • i grassi e gli olli devono essere consumati in quantità ridotta perché un eccesso di grassi causa obesità ed altre patologie dismetaboliche e cardiovascolari; • tra grassi ed olii non esistono grosse differenze dal punto di vista chimico. La distinzione è piuttosto merceologica: i grassi sono solidi a temperatura ambiente, mentre gli olii sono liquidi. Quando si parla di grassi, in generale ci si riferisce sia ai grassi propriamente detti, sia agli olii; • i grassi di origine animale sono presenti in alimenti quali carne, lane, uova. Due tipi di tali alimenti contengono principi nutritivi in quantità elevatissime: la sugna ed il burro; • i grassi di origine vegetale (olii) sono preferibili, sono il profùo alimentare, a quelli di origine animale.


63 L'industria moderna estrae dai semi di moltissime piante (mais, girasole, arachidi, ecc.) olii commestibili che vengono adoperati largamente nella preparazione dei cibi e per frittur~. L'unico olio alimentare che è possibile ottenere allo stato puro per semplice spremitura è quello d'oliva. È ben digeribile, può venire assorbito dall'intestino meglio di qualsiasi altro olio ed apporta all'organismo energia ed acidi grassi essenziali. Per il suo sapore gradevole costituisce il più apprezzato condimento delle vivande; anche per la preparazione di fritture l'olio d'oliva è da preferire a tutti gli altri. Tra i grassi vegetali è il più pregiato e non deve mai mancare nella misura 1-3 cucchiai da tavola al giorno. Metabolismo delle prote ine

Le proteine sono essenziali per lo svolgimento di numerose attività biologiche e poiché sono il costituente fondamentale delle masse muscolari, entrano a far parte delle membrane cellulari e dello scheletro. Le proteine non possono essere accumulate ma sono sottoposte ad un continuo ricambio: assunzione con i cibi, digestione, assimilazione, sintesi di nuove proteine, demolizione di vecchie e resintesi di nuove. È pertanto essenziale assumere con i cibi, giornalmente, la quantità di proteine sufficienti a mantenere un equilibrio fra quelle distrutte e le nuove risintetizzate. Il fabbisogno proteico di un bimbo di 2 mesi, in veloce accrescimento, è di g 2,2/ kg di peso/ giorno. In un adulto è di g 0,9/ kg/giorno. In un anziano, tenendo conto che dovremo solo garantire il mantenimento delle strutture proteiche così come esse sono, è raccomandabile un apporto di g 0,7-0,8/ kg/giorno. Personalmente ritengo invece che un anziano sano, non affetto da alcun problema renale, possa alimentarsi con un lievissimo eccesso di proteine ascrivibile a circa g 1,1/ kg/giorno al fine di garantire un congruo apporto di aminoacidi essenziali, unità elementari delle proteine, in carenza dei quali la sintesi delle nuove proteine risulta sempre più difficoltosa. Vi sono alimenti che contengono notevoli quantità di proteine che, come già detto, sono i principali costituenti dellè masse muscolari dell'organismo. Per tale motivo, sono dette sostanze alimentari con funzione plastica. Alc!lne proteine, a loro volta, sono formate da piccole unità elementari: gli aminoacidi, alcuni dei quali non possono essere formati nell'organismo e devono essere introdotti con gli alimenti. Questi aminoacidi sono detti essenziali. Il fmmento, il riso e tutti gli altri vegetali, pur avendo un discreto corredo proteico, non contengono tali preziose sostanze o le contengono in minima quantità, mentre gli alimenti di origine animale (carne, latte, pesce, formaggi, uova) ne so-


64 no ricchi. Q uindi, una nutrizione corretta deve comprendere alimenti di origine sia vegetale che animale. Quali sono i principali alimenti ricchi di proteine? • la carne: un'alimentazione equilibrata non può fare a me no di essa. Il nostro Paese non ne produce in quantità tale da soddisfare la richiesta dei consumatori sicché dobbiamo importarne dall 'estero e ciò comporta una spesa notevole. Occorre, però, sapere che il consumo non deve .limitarsi alla carne bovina ma può estendersi a carni di altra origine (dette appunto carni alternative) come suino, pollo, coniglio. Esse possono sopperire ai fabbisogni alimentari della popolazione perché la composizione chimica non differisce di molto fra lo ro e perché consentono eli variare la dieta con pietanze assai gustose. Anche le frattaglie (reni, fegato, polmoni, trippa) rappresentano una fonte importante di proteine, sia pure di consumo più occasionate per l'alto contenuto in colesterolo. Anche la carne congelata è un ottimo alimento essendo il valore nutritivo e la digeribilità pari a quelli della carne fresca , ad un prezzo nettamente inferiore. • i prodotti della pesca: forniscono a ll'uomo grandi quantità d i pro teine nobili. La qualità degli acidi g rassi del pesce è tale da ridurre l'insorgenza di patologie ca rdiovascolari. È pertanto particolarmente raccomandabile incrementare l'uso del pesce, intendendo tutti i prodotti della pesca marina, lacustre e fluviale ma anche molluschi e crostacei, alme no 2 volte alla settimana . Conservato sia con il calore, sia con il freddo, il pesce resta un alimento di alto valore nutritivo. Addirittura si può dire che quello surgelato è il più fresco e più economico presente sui mercati Il pesce, particolarmente quello con basso contenuto in grasso Co rata, dentice, sogliola, spigola, merluzzo), è alimento ideale per gli anziani nonché per gli ammalati e per i cbnvalescenti in relazione alla sua facile digeribilità. • il latte ed i suoi derivati: per tutti i mammiferi, e quindi anche per l'uomo il latte è l'alimento che fornisce il nutrimento e l'energia vitale nei primi tempi dopo la nascita. Esso, deve essere consumato anche dagli anziani. In particolare , latte eli vacca parzialmente scremato (1,8% in grassi). Contiene oltre alle proteine nobili un vasto gruppo eli sostanze energetiche (zuccheri e grassi), vitamine e sali minerali. Gli anziani, dovrebbero berne almeno mezzo litro al giorno per completare in modo ottimale l'apporto eli proteine, zuccheri, grassi, vitamine, sali minerali nella razione alimentare q uotidiana. Una interessante variante é rappresentata dal prodotto della fermentazione acida dello zucchero del latte: lo yogurth.


65 Oltre alle caratteristiche nutrìzìonali del latte dobbiamo considerare l'azione assolutamente benefica e rìequilibratrice sulla flora batterica responsabile della produzione di vitamine d~! gruppo B. Il latte é anche la materia prima per molti tipi dì gelati ma i più importanti suoi derivati sono i formaggi. I formaggi possono essere considerati come buoni integratori di razioni alim~ntari con sca rso contenuto di calcio e eli proteine e capaci di completare vantaggiosamente la dieta quando essa risulta povera eli carne, eli pesce, eli latte, eli uova. Occorre anche ten<;re presente che i formaggi a lunga stagionatura come il parmigiano sono più digeribili eli quelli a stagionatura breve come la mozzarella. Anche la ricotta, le cui proteine sono più semplici di quelle dei formaggi, è un alimento nutriente e facilmente digeribile. Tuttavia il loro consumo dovrà essere limitato a causa della grande percentuale di grassi animali in essi conte nuti ( l volta dì settimana). • l'uovo: grandissima è la sua imponanza quale alimento di alto valore nutritivo. Oggi si sa che esso è ricco di proteine nobili (la proteina dell'uovo è la proteina di riferimento per la qualità eli tutte le altre) e di altre sostanze che lo rendono un cibo _prezìoso. Le proteine si trovano particolarmente nell'albume e la loro utilizzazione è legata ai processi dì cottura al quale l'uovo vie ne sottoposto. Sì credeva in passato che il consumo dì uova arrecasse danni al fegato ma ora sì sa che, se non sì eccede nel consumo, ciò non è vero tanto che i nutrìzìonistì ne raccomandano l'uso anche agli anziani. Unica limitazione può essere data dall'elevato consumo dì colesterolo del tuorlo. • i legumi: sono ricchi di prote ine e scarsi in lipidi. Essi, erano detti anche "la carne dei poveri" per il loro elevato contenuto in prote ine (anche se meno pregiate dì quelle d'origine animale perché carenti eli alcuni aminoacidi essenziali) ma sono da considerarsi anche alimenti ene rgetici in relazio ne al lo ro alto tenore glucidico. Gli alimenti protettivi

Ancora, vi sono alimenti vegetali, ·molto diffusi, assai importanti per il loro contenuto in sali minerali ed in vitamine, sostanze che, pur non fornendo energia, hanno la funzione principale di regolare i processi vitali dell'organismo, di difenderlo dalle infezioni e di mantenerlo sano. Tali alimenti, detti protettivi, possono essere suddivisi in due gruppi principali: • gli ortaggi verdi, gialli e la frutta a polpa , come bietole, broccoli, cavolfiori, verze, cicoria, spinaci, lattuga, fag iolini, piselli freschi, zucchine, albicocche, pere, mele, pesche, ecc. Sono tutti alimenti che apportano notevoli quantità di al-


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cune vitamine e molti sali minerali (calcio, fosforo, ferro). Essendo poveri di proteine , di zucche ri e d i grassi hanno un basso po te re ene rgetico. • gli agrumi (arance, limoni, manda rini, cedri, pompelmi), i pomodori, le frag ole: sono molto ricchi di vitamina C, oltre che di sostanze mine rali. Preziosi e risto ratori, tali alimenti contribuiscono, tra l'altro, a mantenere sane le gengive e fresca e mo rbida la pelle . Gli agrumi sono g ustosi e dissetanti e si prestano alla preparazio ne di succhi , di confetture , di marmellate . Hanno il pregi9 di essere dispo nibili quasi tutto l'anno: Ortaggi e frutta sono consigliati ai consumatori di tutte le età, ma risultano particolarme nte utili per gli anziani. Due arance al gio rno assicurano la q uantità consigliata eli vitamina C. La verdura e la frutta (ed anche i legum i) conte ngono molta cellulosa. È questa una sostanza costituita da fibra che passa indige rita nell'o rganismo esplicando, l'impo rtante funzio ne di prevenire la stipsi, liberanclolo dalle scorie che in esso vanno accumulandosi.

Sembra opportuno, a questo punto, fornire alcuni consigli:

• assumere i pasti - che devono risultare ben preparati e graditi - ogni giorno alla stessa ora; • mangiare senza fretta , in ambiente sereno, e masticare bene il cibo; • evitare gli alimenti pesanti ed abbo ndanti; • cercare di no n parlare, a tavola, di argomenti che possono suscitare tensioni emotive; • alternare o pportunamente le sostanze proteiche come la carne e il pesce, alimenti che dovrebbero essere consumati di preferenza bolliti o ai ferri per la loro ~gliore digeribilità; • evitare le fritture che risultano sempre poco assimilabili e che possono contenere derivati dannosi degli olii cotti; • far controllare pe riodicamente dal dentista l'apparato masticatorio .

Bevande

L'uomo adulto ha bisogno di un paio di litri di acqua al giorno per sopperire alle pe rdite che l'o rganismo subisce in q uantità variabile secondo il tipo di lavoro, il clima, ecc. Oltre all'acqua da bere è da conside rare anche l'acqua conte nuta in al-


67 tri liquidi (latte, te, caffè, cacao, bibite varie) nonché quella contenuta nella frutta, negli ortaggi e negli alimenti. Dell'organismo anin~ale l'acqua è il principale costituente e per questo riveste un ruolo insostituibile. È un ottimo solvente delle sostanze e un ottimo vettore fisiologico. Ciò la rende particolarmente idonea alla regolazione dei processi biologici ed al mantenimeqto della temperatura corporea. Essa veicola i principi alime ntari e favorisce l'azione degli enzimi e dei succhi intestinali che, per agire nella migliore condizione, hanno bisogno di una forte idratazione . Attraverso l'urina e il sudore l'acqua. contribuisce alla depurazione dell'organismo. Fra le bevande vi è il vino che, se in piccole dosi, può far parte dell'alimentazione degli adulti sani. Un cenno a parte meritano la birra e gli alimenti nervini. La prima, per la sua bassa gradazione alcolica, può essere consumata in quantità modesta durante il pranzo, i secondi (caffè, te, cacao) contengono alcuni alcaloidi che permettono all'organismo di reagire alla stanchezza fisica e mentale e facilitano la deglutizione e la diuresi.


PARTE TERZA .

del Generale C.A. psicologo Cesare Passeri, Coordinatore onorario del Servizio di Psicologia d el Policli1lico Militare di Roma


RIFLESSIONI SU ESPERIENZE VISSUTE NELlA TERZA ETÀ

.

o conseguito la laurea in psicologia clinica nel grado eli Generale di Btigata in se1vizio permanente, all'età eli 58 anni Successivamente mi sono specializzato in psicologia dinamica, psicoterapia e igiene mentale. ella tesi di laurea ho trattato oltre gli aspetti clinici, anche la costitu zione eli un Centro Psicosociologico delle Forze Armare per il quale tuttora sto lavorando. Dal 1981 presto servizio presso il Policlinico Militare" eli Roma quale Coordinatore Onorario del se1vizio psicologico. Quesro breve curriculum per preavvisa re i lettori che quanto di seguito esposto è una pratica ed esperimentata indicazione di come sia possibile invecchiare o meglio "crescere da vecchf', senza enfatizzare o porsi a modello, ma semplicemente non cadere in pseudo-involuzioni e deleteri avvilimenti dovuti all'età. La senescenza (non la senilità che è uno stato patologico che non u·atterò in questo elaborato) è una naturale conseguenza di un addivenire della esistenza umana, che, se attentamente gestita, può protrarsi proficuamente e con grandi soddisfazioni sino alla naturale conclusione del corso vitale. Il primo e più importante punto è quello di pensare in tempo at momento in cui si dovrà lasciare il servizio attivo. Sembra una cosa ovvia, ma pochi ci pensano seriamente. Ci si ripropone eli fare qualcosa, ma poi si rimanda, si rimanda e quando si giunge al traguardo ci si guarda in giro sgomenti e si cade in depressione. Il tempo scorre veloce er purtroppo, !"ambiente sempre premuroso e zelante che circonda chi ha raggiunto un livello di carriera più o meno elevato, fa cadere in una specie eli torpore narcisistico. Per cui subentra in chi deve subire l'affronto di las~ iare il servizio, una specie di "rifiuto psicologico" all'evento di "non contare più nutld' da un giorno all'altro. Si instaura qu indi nel nostro '·Io'· una sona di stolto compromesso, scotomizzanclo ciò che invece è immanente ed angosciante. Quando questo accade - ed è per i più - si subisce un tale trauma che insorgono di colpo disturbi, veri o presunti, fisici o psichici, per cui tutto appare catastro-

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fico ed ingigamito da fattori che sono influenzati dalla scomparsa di un modo di vivere circondato per lo più da ossequi e da '·poteri di comando.. che impronrisame me non esisto no più. o n credo affatto a chi dice non vedo l'ora di anelarmene. Questo potrà essere valido (solo in parte) i primi tempi. Ma poco dopo incominciano i richiami dell'abitudine, del sentirsi qualcuno, dei luoghi di lavoro, delle persone alle quali si è legati da anni ed anni di attività. Cosa fare allora? Pe r coloro che no n hanno pensato per tempo ad impegnare ed impiegare le proprie esperienze, suggerisco alcuni rimedi che potrebbero aiutare a semirsi rinfrancati. Ci chiede un famoso psicologo, Cari Rogers: ·· cosa si prova ad essere settantacinquenne?' Non sa ppiamo subito cosa rispondere, perchè ci manca la consapevolezza dell'età e delle pote nzialità ancora collegate acl una certa crescita. o n è la stessa cosa che avere cinquantacinque anni. o trentacinque. e tutta\·ia le differenze non sono così grandi come forse voi immaginate. Mi auguro che queste mie osservazioni possano essere di qualche uso o avere significato per qualche altro. Questo sarebbe per me eli grande soddisfazione ed è per questo che mi appresto a redigere alcune percezioni. reazioni ed esperienze. Ho deciso di limitarm i alla decade che va dai 65 ai 75 anni, poichè il limite dei 65 anni contrassegna per molte persone la fine della vita produttiva e l'inizio della p ensione con tutto ciò che questo sign ifica. Questi i pumi che prenderò in esame: • • • • • •

cu ra di sè stessi; serenità: apertura alle nuove idee; intimità; gioie personali e difficoltà; pensieri sulla morte.

Cura di sè stessi - Prima cosa: non lasciarsi mai anelare esteticamente . Curare il vestirsi, la propria persona; non rifuggendo da cure termali,·iclropiniche , massaggi. Band ire i complessi del dire o pensare: .. ma ormai sono vecchio! È ridicolo ... ·· Basta no n eccedere. L'eleganza sobria ed appropriata è sempre oggetto di ammirazione in chi ci os-


73 serva. Si rifletta sulle donne, famose e non, che a 60 anni sono ancora splendide. Assecondare con costanza e moderazione qualche spott leggero. Camminare, quando e come possil?ile . Fermarsi quando si è stanchi. Bisogna esser capaci di chiedere aiuto. Chiedere agli altri di portare le cose per se stessi, di fare qualcosa per se stessi, anzichè dare dimostrazioni di essere capaci da soli. on e.ssere pessimisti nel pensare che il prossimo sia fatto eli soli egoisti e maleducati. Collaborare in fam iglia per rigovernare la casa specie se la propria moglie è malata o stanca. Non è facile distaccarsi dagli altri, ma è necessario essere consapevoli del fatto che non si può affrontare ogni cosa da soli. In modi diversi , s~olgere un'attività migliora nell'apprezzarsi e prendersi cura di que lla persona che è se stesso. Serenità - Si elice o si ritiene spesso che gli anni della vecchiaia siano anni eli calma e di serenità. Ho scoperto quanto sia fuorviante questo luogo comune. Credo eli avere una prospettiva più profonda sugli awenimenti che sono esterni a me e pertanto sono spesso un osservatore più obiettivo di quanto lo fossi un tempo. on .di meno, in contrasto con tutto ciò, gli eventi che mi toccano personalmente non di rado attivano una reazione più vivace di quanto non accadesse alcuni anni fa. Apertura alle nuove idee - Nel corso di questi anni sono stato, mi sembra, più ape110 alle nuove idee. Le più importanti risiedono nello spazio interiore, nel regno cioè delle forze psicologiche e delle capacità psichiche della persona umana. Gli esseri umani hanno potenzialmente a disposizione una gamma formidabile di poteri intuitivi. Letture, esperienze e conversazioni con coloro che sperano in questi cambi hanno cambiato le mie idee. Stiamo imparando quanto tristemente abbiamo trascurato sulle possibilità dell'irrazionale, della creatività della mente metaforica comune con le funzioni dell'emisfero destro del cervello. L'autocontrollo (biofeedbr:tck) ci dimostra che se consentiamo a noi stessi di funzionare in modo meno conscio, pìù rilassato, possiamo imparare in una certa misura a controllare la temperatura corporea, il ritmo cardiaco e tutti i tipi eli funzioni organiche .

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Scopriamo che pazienti affetti da un cancro, quando ricevono programmi di meditazione ed un addestramento immaginativo centrati sul superamento della malattia, sperimentano un numero sorprendente di remissioni. Sono molti e sconosciuti i processi che governano la nostra psiche e possono essere attivati da


74 questo universo interiore, tutto da esplorare, che risiede nel nostro cervello. Forse q uesti fenomeni possono anche non accordarsi con le leggi scientifiche oggi conosciute, ma un fatto è certo: esistono. Forse siamo all 'alba di nuove scoperte sui tipi di ordinamento nel mondo. Sento tuttavia che, alla mia avanzata età, sto imparando molte cose in un settore che è nuovo, e trovo che l'esperienza è degna e stimolante. Intimità - In questi ultimissimi anni mi sono scoperto disponibile ad una intimità nei rappolti umani molto più grande. Con questi amici intimi, uomini e donne, posso vivere ogni aspetto di me stesso, fatto di sentimenti gioiosi, dolorosi , angoscianti, folli, insicuri, egoistici, autosvalutanti. Posso pa1tecipare a loro fantasie e sogni. Non rifuggire, quindi, dai rapporti umani. Un rappolto intimo con una donna. giovane o anziana che sia, può essere veramente stimolante anche e il rapporto è solo platonico, ma psicologicamente intimo e che ha un significato formidabile. Gioie personali e difficoltà - In questo periodo ho avuto non poche esperienze dolorose e molte altre piacevoli. Ho sempre cercato di guardare e reagire freddamente alle prime e godere il più possibile delle altre. È questa una forma di difesa dallo stress ed un esercizio di autocontrollo che, inoltre, fornisce a se stessi la misura di quanto i centri inibitori iano ancora validi. Ed è indispensabile tenerli attivi. È invece necessario introiettarli nel piano della coscienza, ·'guardarli in faccia" senza ingigantimenti o minimizzarli, ma realisticamente. È facile alla nostra età emozionarsi, piangere addirittura, arrabbiarsi o entusiasmarsi fuori misura. Il controllo di questi eccessi, gioie o difficoltà che siano è uno dei cardini per combattere o prevenire lo stato depressivo e il pericolo della involuzione senile. Pe nsieri sulla morte - Penso che nessuno possa sapere se teme o non teme la morte fino a che questa non giunga. Vi sono teorie ed anche studi sorprendenti su quello che sarà il nostro futuro nell'al di là. Fanno impressione taluni racconti di reincarnazione, di premi o castighi, concezioni secondo cui la coscienza individuale non è altro che un frammento riassorbito nel tutto alla morte dell 'universo.

Mi spaventa il pensiero della senilità o di un danneggiamento cerebrale parziale dovuto ad un attacco ischemico. Preferirei morire rapidamente, prima che sia troppo tardi per morire con dignità.

"


75

In definitiva considero la morte come un'ape1tura ad una esperienza reale ed ineluttabile. Sarà quel che sarà e, come dice il grande psicologo Cari Rogers, già citato in precedenza, confido di sapere accettare per quello che sarà, sia come fine sia come continuazione della vita. Conclusioni - Questo serino vuole essere per i lettori de lla mia età e non, un contributo per dimostrare che in ogni stadio della nostra vita sia possibile acquisire, arrraverso le possibilità esistenti nel nostro Io, quella consapevolezza e pacatezza di fronte agli eventi negativi o positivi della nostra esistenza, che è fonte di risorsa formidabile per vivere adeguatamente qualsiasi stadio del!a vita umana .

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76

Ama l'anziano "Lascialo p arlcere, poichè nel suo passato vi sono tante cose vere. • Lascialo vincere nelle discussio ni, poichè ha bisogno di sentirsi sicuro d i sè. Lascia lo andare tra i suoi vecchi amici, poichè lì si sente rivivere . Lasciagli raccontare cose già ripetute, poichè egli desidera vedere se per caso ti irifastidisce la sua compagnia. Lascialo vivere tra le cose che ha amato, poichè soffre nel sentirsi strappato alla sua propria vita. Lascialo gridare quando non ha ragione , poichè sia lui che i bambini hanno diritto alla comprensione. Lascia lo invecchiare con lo stesso pazie nte amo re con cui lasci crescere i tuoi bambini, poichè tutto è parte della natura . Lascialo pregare come desidera, poichè l'anziano è quello che avverte l'o mbra di Dio ne l cammino che resta da percorrere. Lascialo morire tra braccia pietose, poichè l'amo re dei fratelli sulla terra fa intravedere meglio quello del Padre de i Cieli."

Pablo Rama •·

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BffiUOGRAFIA

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- Autori Vari - Il paziente anziano nella pratica medica - Karger edizioni - Basilea (CH) - 1990 . - Ban Thomas A.- Declino cognitivo nell'a nziano- Utet scientifica- Torino- 1991. - Canestrari R. - Psicologia generale e dello sviluppo - Clueb edizioni - Bologna - 1984. - De Leo D.. Magni G. - Disturbi affettivi nella terza età- Masson editore - Milano - 1987. - Di Battista G. , Neri G. - Senescenza: stato o malattia? - Edizioni Poli industria chimica - Milano - 1991. -Ferrara - Carta dei Diritti del Malato. - Giaquinto S. - Il ce1vello anziano- Edizioni Sigma Tau - Roma - 1985. - Kaplan H., Sadock B. - Psichiatria clinica - Edizioni Centro Scientifico Internazio nale -Milano- 1994. - Lo pez j o rdan R. - Verde sarà il nostro inverno - Lombardo edizio ni - Roma 1988.

.

- Messutti G. - Limiti di età - Rivista Militare n. 6/ 94 - pagg. 214-228. - Rogers C. - La terapia centrata sul cliente- Martinelli editore - Firenze - 1985. - Trabucchi M., Rozzini R. - Il tempo e la mente- Bionews edizioni - Milano - 1991.


INDICE

PRESEWAZlO E ....... : ............................................................ ............................... V I! TRODUZIONE ................................................................................................... VII

.. PARTE PRIMA

(Maggiore Ge nerale medico Michele Donvito) CAPITOLO

l

P ICOLOGIA E FISIOLOGIA DELLA TERZA ETÀ ........ ..................... ..... .............. 5 CAPITOLO

II

I !PARARE AD INVECCHIARE ............................................................................. . 17

PARTE SECONDA

(Capitano m e dico Marco Cannavicci, Ten.Col farmacista Vincenzo Barretta) CAPITOLO l A PETTI CLI IJCI DELL'INVECCHIAJ\tiE IT0 ........................................................ 33

II IL MEDICO E L'ANZIANO .......................... ....... ..................................... ............. . 39

CAPITOLO

III CO SIGLI UTILI PER IL PERS01 ALE I CAPITOLO

CONGED0 .......................................... .45

PARTE TERZA

(Generale CA. psicologo Cesare Passeri) RIFLESSIONI SU ESPERIENZE VISSUTE NELLA TERZA ETÀ .............................. 71 BIBLIOGRAFIA ...................................................................................................... 77


FUSA Editrice S.r.l. - Via di Malagrotta. 293 - 00050 Roma Finito di stampare nel mese di Aprile 1997


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LA PREVENZIONE DELLO STATO DEPRESSIVO DELL’INVOLUZIONE SENILE by Biblioteca Militare - Issuu