Generale Bonif: • Incisa di C aZIO amerana
L?ZllRIVInA mLITARE Direttore responsabile: Giovanni Cerbo Autorizz.aziono del Tribu:nakt di Roma al n.944 d&l registro con decreto 7·6-49.
Pubblicazione curata da Massimiliémo Angéllr'U
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Il 20 giugno 1996, presso il Centro Alti Studi per la Difesa, il Generale Bonifazio Incisa di Camerana, Capo di Stato Maggiore dell'Esercito, ha tenuto una conferenza sul tema ÂŤEsercito di oggi, Esercito del futuro: evoluzione o involuzione?,. Questo fascicolo riporta il testo integrale del/ 'intervento.
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·Il Capo di l Gen. Bonifazio Incisa di Ca- Stato Maggiore I merana è nato il 19 febbraio 1934 a Novara. dell'Esercito H a frequ en tato l'Accadem ia •
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Militare di Modena e la Scuola di Applicazion e d'Arma d i Torin o. Tenente e Capitano nel 131o Artiglieria di Vercelli, è stato a nche ist ru ttore presso l'Accademia di Modena dal 1959 al 1960. Ha frequenta to la Scuola di Guerra di Civitavecc hi a, l'Is ti t uto Stat i Maggiori Interforze ed il corso di Stato Maggiore in Gran Bretagna. Ha comandato il l o gruppo del 7° Reggimento Artiglieria ed è stato Vice Comand ante della Brigata di Cavalleria «Pozzuolo del Friuli» e, dal 1983 al 1985, Comandante della Brigata motorizzata «Cremona». Ha svolto incarich i d i Stato Maggiore presso il Comando del 5° Corpo d'Armata di Vittorio Veneto e presso lo Stato Maggiore dell'Esercito, dove è stato Capo Sezione Personale e Capo della Segreteria di Stato Maggiore del Sottocapo di Stato Maggiore. Successivamente, h a ricoperto gli incarichi di Vice Capo di Gabinetto del Mi nistro della Difesa, dal 1980 al 1983, e di Vice Capo Divisione Operazioni di SHAPE, dal 1985 al 1988. Ha r icoperto l'incarico di Capo di Gabinetto del Ministro della Difesa dal maggio 1988 all'aprile 1992. Ha poi assunto il Comando della Regione Militare Nord-Ovest in Torino.
al 22 ottobre 1993 è Capo d i Stato Maggiore d ell'Esercito. Ha ricev u to nel corso de lla sua carriera le seguen ti onorificenze: Cavaliere di Gran Croce dell'Ordi n e a l Merito della Rep u b b lica Itali a n a; M e d ag lia Maurizia n a per dieci lust r i di carriera militare; Medaglia d'Oro della Croce Rossa Italian a; Medaglia Militare al Merito d i Lungo Comando; Croce d'Oro con stellette per anzianità di servizio. Parla correttamente la lingua inglese. È sposato ed ha due figli.
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re messa da me ini ziata due anni or-sono con l'analisi delle risorse umane e proseguita, lo scorso anno, con il quadro delle esigenze finanziarie indispensabili per awiare il progetto d i rinnovamento della Forza Armata. Tuttavia, in u n momento in cui le questioni fon damentali p er il riassetto dell'Esercito sono ancora in discussio ne, in termini di scelte concettua li, ri tengo preferibile portare l'attenzione su argomenti di maggiore attualità. La politica dci material i, infatti, per quanto interessante, non ra ppresenta, oggi, il problema essenziale della ForL:a Armata. D futu ro dell'Esercito è prima di tutto determinato dalle scelte in termini di ruolo c compiti da assoh·erc. Scelte che non ricadono totalmente nelle responsabili tà dci Capi militan.
•• • •••• ••••• IL QUAD RO DELLA SITUAZIONE • • • ••• • • • • • • • • • • • •
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isogna riconoscere che in queB sti ultimi anni il quadro di riferimento entro cui attuare i nostri
programmi è stato alquanto incerto. Prova ne sia che il Nuovo Modello di Difesa, dopo quasi cinque anni dalla sua prima stesura, è ancora arenato lungo l'intricato percorso dell'approvazione parlamentare. Non a caso, già lo scorso anno, in questa stessa sede, dissi chiaramente che non era ormai più tempo per ulteriori indecisioni e ritardi, al fine di non perdere un'altra occasione per realizzare, finalmente, una riforma concreta e credibile dell'Esercito. Oggi sembra che qualcosa, rispetto ad allora, stia cambiando. Sempre più spesso si sente parlare dei problemi inerenti alla politica di difesa della Nazione e della fisionomia che la Forza Armata dovrà assumere nel futuro. Tuttavia, ho la sensazione che l'attuale dibattito sia incentrato su questioni che, per quanto importanti, sono pur sempre conseguenti a decisioni di più ampio respiro. Intendo riferirmi, ad esempio, alle proposte relative alla durata della ferma di leva, messe in sistema con l'istituzione del servizio civile. Si tratta, indubbiamente, di argomenti attuali e molto delicati, ma ritengo che debbano essere affrontati solo allorquando saranno definiti i compiti ed il ruolo da assegnare all'Esercito del futuro. Abbiamo bisogno, in altri termini, di poter contare su un quadro di riferimento fatto di certezze. Ed oggi, l'unica vera certezza è che da circa sei mesi abbiamo una Brigata impegnata in Bosnia, con più di
2 000 uomini, tutti professionisti, e oltre l 000 mezzi. Missione che può essere assunta come punto di partenza per il miglioramento. La conferma, cioè, che la strada - che abbiamo già intrapreso per presentare alle sfide del terzo millennio una Forza Armata rinnovata - è quella giusta. In realtà, la missione nella ex Iugoslavia è soltanto il culmine di una serie di attività alle quali, negli ultimi anni, abbiamo partecipato. Dal 1992 ad oggi, infatti, nonostante le sempre minori disponibilità materiali e finanziarie, l'Esercito ha visto aumentare i propri impegni operativi come mai accaduto dalla fine del secondo conflitto mondiale. Non vi è stato anno nel quale i colori delle nostre Unità non siano stati spiegati in attività operative complesse, in Italia ed all'estero. Basti pensare che, sempre 5
dal 1992 ad oggi, il totale degli uomini dell'Esercito impi egati nelle diverse operazioni ammonta a più di 150 000. Un numero che parla da solo e che indica chiaramente che, per noi, il futuro è già cominciato. Se quindi vi dovrà essere una trasformazione, essa dovrà avvenire sulla base di quanto già esiste e funziona, migliorando gradualmente laddove è necessario .
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LE CONDIZIONI ESTERNE ALLA TRASFORMAZIONE
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uttavia, questo radicale mutamento di immagine e di contenuti è avvenuto senza eccessivi damori, al cospetto di élites culturali ancora scarsamente sensibili ai problemi della difesa nazionale ed alle esigenze dei suoi uomini in armi, anche se avvertiamo sempre più il consenso della gente comune. Anzi, paradossalmente, proprio nello stesso periodo dei grandi cambiamenti, l'Esercito ha dovuto affrontare anche la pressione psicologica di una serie di attacchi, spesso violenti, sferrati dalle cronache, come ad esempio in occasione dei recenti casi denominati col termine Militaropoli, per i quali, ahimé, non siamo completamente incolpevoli. Fiumi di parole sono stati scritti sull'utilità, affidabilità e moralità degli uomini in uniforme, proprio nel momento più critico del loro maggiore impegno e in presenza di
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non trascurabili ansie per le trasformazioni in atto. In una tale situazione, caratterizzata quindi da forti contraddizioni, i nodi da sciogliere sono ancora tanti e non riguardano solo il campo squisitamente tecnico dei provvedimenti da prendere in termini di unità, di mezzi e di strutture. Essi vanno ben o ltre, perché affondano le radici in decenni di disattenzioni che hanno determinalo la mancanza di un vero progetto a lungo termine volto a dare efficienza all'Esercito. AJiora, se l'imperativo dichiarato da molti è quello di costruire una Forza Armata in grado di operare, occorre fare un po' di chiarezza proponendo soluzioni concrete e fattibili . I:alternativa, come ho già detto altre volte, sarebbe la definitiva scomparsa dell'Esercito quale strumento di difesa credibile ed impiegabile. Cioè la sua graduale <<i nvoluzione». In altre parole, è giunto il momento di chiederci: . con le risorse oggi disponibili quale Esercito possiamo costruire per il futuro? . con quali regole organizzarlo? . tali regole dovranno o no essere compatibili con il ruolo di una organizzazione militare? Oppure dovremo continuare, come adesso, nel gioco delle parti, magari «bluffando»?
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uale Esercito lo Sta to Maggiore dell'E sercito ha elaborato un pia no di ristrutturazione, agendo su due aspetti di maggiore rilievo : la ricon figurazione dello strumento operativo e il recluta mento dei Volontari .
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LA RI CONFIGURA ZIONE DELLO STRUMENTO OPERATIVO
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n particolare, per quanto riguarda lo strumento operativo, a processo ultimato, la Forza Armata potrà disporre di: . 5/6 Brigate basate su personale volontario, da impiegare «fu ori area» pe r operazioni complesse anche a carattere conflittuale (Peace Keeping, Peace Enforcing); . 7/8 Brigate, incentrate su personale di leva, da impiegare prevalen temente nell'ambito dei con fini nazionali. Anche se queste ultime unità, a mio avviso, potrebbero essere utilm ente impiegate pure fuo ri d ei co n fini naz io na li - evidentemente s u base volontaria - in missioni a premine nte contenuto umanita ri o. Voglio dire c he per ope razioni de l tipo «Pe llicano» (Alba nia) i repa rti di leva potrebbero a ndare beniss imo . Lo s trumen to ope ra tivo così confi gura to co mpor terà l'im p iego di circa 7 000 Ufficiali , 20 000 So ttuffici a li e 80 000 mili tari di truppa. Questi ultimi, a lo ro volta, ripa rtiti in circa 36 000 Volontari e 44 000 m ili ta r i di leva. Questa ipotesi di strumento, c he, ripeto, è riferita solo alle forze operative e quindi no n tiene con to della orga ni zzazi one territori a le, scolas tica e logistica, è quanto, a l mo8
me nto, p ossia mo fa re s ia• per otte mpe rare ai compiti a no i a ttri buiti s ia per ono rare gli impegni assunti in campo internazionale. Si tratta evidentemente di un p iano «Continge nte» e «tra ns itorio », semplice me nte volto ad avvia re seria me nte i cambia menti: senza perdi te di tempo ed in attesa de lle definiti ve decisio ni politic he. Bisogna ino ltt·e s pecifica re che, per qua nto riguarda le uni tà com poste da personale,di leva, tutti i calcoli relativi agli organici sono sta ti fatti le nendo conto che la dura ta della
ferma rimanga di 12 mesi. Una pur picco la riduzione della ferma, anche di so li 2 o 3 mesi, comporterebbe adeguamenti strutturali. Si avrebbe, in altri te rmini, un'unica alternativa: . o mantenere la s tessa operativita, per rispettare gli impegni internazionali, aume ntando il numero degli incorporati, co n co n seguente lievitazione dei costi; . op p~.tre, accettare una riduzione eli operatività, da ri negoziare comunque con i partner alleati. Nel caso invece di una forte ridu:ione della durata della ferma di leva, o addiri ttura dell'abolizione della coscrizione obbligatoria, tale modello non sarebbe piu va11do, ma andrebbe comp letamen te riscntto.
IL RECLUTA MENTO DEl VO LONTARI
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ass iamo o ra ad esa minare il • eco nd o settore d'interven to nel quale 1a Forza Armata s ta o perando: quello dei Volontari. A premessa, è opportuno ribadire che un buon reclutamento dci Volontari costituisce, da qlll ai prossimi ann i, l'obiettivo fondamentale e il futum stesso dell'Esercito. [nfatti, con l'introduziOne del già citato Decreto Legislativo 196/95, i Volontari in Ferma Breve e in Servizio Permanente rappresenta no l'un ica fo nte di alimentazione rispettivamente per il ruolo dei Volontari in Servizio Pe1manente e dci Sergenti. Al momento, l'Esercito dispone di circa I l 000 Volontari. Con le nsorse economic he clispo-
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nibili, per quest'anno abbiamo previsto di reclutare circa 4 000 Volontari in Ferma Breve, attingendo sia dai militari di leva (2 400 unità) sia dai giovani provenienti dalla vita civile (l 600 unità). Sono inoltre stati banditi i primi due concorsi per l'immissione nei ruoli dei Volontari in Servizio Permanente (l 700 unità) e dei Sergenti (500 unità). Questi, in sintesi, i principali sentieri lungo i quali la Forza Armata si sta muovendo. Allo stato dei fatti l'obiettivo da perseguire resta, quindi, quello di realizzare uno strumento misto, basato sul binomio Volontari-coscritti, con una durata della ferma di leva compatibile con lo svolgimento di compiti militari.
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CONFRONTO CON ALTRE NAZIONI
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onsiderando che i futuri scenari di impiego più probabili comporteranno una sempre maggiore cooperazione internazionale in materia di difesa, vediamo, proprio sull'aspetto inerente al sistema di reclutamento, come le altre Na-
zioni si sono attrezzale. Soprattutto quelle a noi paragonabili come «peso» economico, industriale e demografico quali, ad esempio, Francia, Germania e Spagna. IO
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In Francia l'attuale sistema di reclutamento è di tipo misto e prevede: . Volontari a lunga ferma, con una forza pari a circa 30 000 uommi; . Volontari per il servizio di leva prolungato, con ferma bien nale, pan ad una forza di circa 26 000 uomini. Questi ultimi possono essere impiegati anche in operazioni militari «fuori area»; . militari di leva con una durata della ferma pari a l O mesi. La percentuale dei Volontari ammonta a circa il 30% degli effettivi di truppa, per un totale di 56 000 uomini. Comunque, nella Patria storica della coscnzione obbligatoria, è stato recentemente avviato un piano di ristrutturazione che, ol tre a prevedere per la fi n e del corrente anno una drastica riduzione degli effettivi, sembra contemplare addirittura anche l'abolizione del servizio di leva ed il passaggio completo al volontariato .
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Anche l'Esercito tedesco prevede attualmente una forma di reclutamento misto, con una percentuale di personale volontario pari a circa il 20% d egli effettivi di truppa (25 000 uomini). Inoltre è stata recentemente approvata la legge sulla durata del senrizio mili tare che ha ridotto la ferma di leva a l O mesi. Tuttavia, al militare che ha prestato servizio obbligatorio è offerta la possibilità di svolgere un ulteriore periodo di ferma volontaria, va-
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riabile da 2 a 13 mesi, al fine di partecipare ad eventuali missioni al di fuori del territorio nazionale.
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La Spagna, infine, pur mantenendo un Esercito di tipo misto, ha già da tempo avviato un efficace programma di reclutamento dei Volontari per arrivare, entro il 2000, a 27 000 unità, pari a circa il 30% degli effettivi di truppa. Attualmente la durata del servizio di leva è di 9 mesi. Ma a bbiamo letto proprio negli ultimissimi giorn i c he, anche in questo Paese, il servizio di leva probabilmente ha il tempo contato.
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•••••••••••••••••••••••• CONSIDERAZIONI •••••••••••••••••••••••• uesta breve carrellata «oltre confine» ci permette di fare alcune riflessioni . In primo luogo, vedjamo che, in sostanza, non c'è un'umca soluzione per le diverse realtà nazionali, anche se, a fattor comune, esiste un trend di crescita della componente volontaria. In secondo luogo, la componente di leva viene comunque mantenuta entro limiti temporali di ferma compatibili con i compiti militari da assolvere (l 0-9 mesi). In terzo luogo, laddove si consideri di passare rapidamente da un
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Esercito di tipo «misto» ad uno di tutti Volontari , occorre poter dispone, da subito, come ad esempio in Francia, di una consistente componente professionale. Ciò al fine di non subire flessioni nei livelli di operatività. Infine, notiamo che i principali compiti di difesa degli interessi nazionali, che comportino interventi oltre confine, sono devolu ti ad unità composte esclusivamente da Volontàri. Tornando più direttamente a lla nostra situazione, come già spesso ho avuto modo di affermare, non ho predusioni di sorta per entrambi i sistemi: Esercito misto o di tut-
ti Volontari. In caso di Esercito misto, però, occorre considerare che la durata della ferma di leva sarà un parametro importantissimo per valutare l'operatività dei reparti formati da coscritti. Mi spiego. Se per ipotesi tale durata dovesse scendere, ad esempio a 6 mesi, è bene chiarire da subito che tali reparti non avrebbero per noi alcuna utilità. Anzi, assorbirebbero risorse destinabili a quelli formati da Volontari, senza fornire alcun ritorno significativo. In sostanza, impiegheremmo anche malamente le poche risorse disponibili. Se si volesse pertanto adottare una tale scelta, questi uomini dovrebbero essere impiegati per altri compiti, non tipicamente militari. Magari destinandoli ad integrare
particolari settori delJa Protezione Civile, a sua volta inquadrata in quel più ampio comparto che potrebbe essere rappresentato dal Servizio Civile. Naturalmente, in siffatta ipotesi, che comunque resta tutta da studiare, gli oneri finanziari dovrebbero essere ridistribuiti, al fine di non gravare sulle già insufficien ti risorse destinate all'Esercito. · 13
••••• • •••••••••••••••••••••• • orrei inoltre sottolineare che V in entrambe le soluzioni Esercito misto o di Volontari è
indispensabile creare le premesse p e r arru olare profess ioni s ti di qualità. E quando dico professionisti, mi riferisco non solo ai Volo ntari, ma anche agli Ufficiali e a i Sottufficiali. SISTEMA DI RECLUTAMENTO
rofessionisti di qualità Anz itutto occorrerà dotarsi di un'ottima organizzazione di reclutamento. Inoltre, bisognerà avere la possibilità di scegliere tra aspiranti motivati, proponendo il «prodotlo Esercito» con offerte competiti\'C con il mercato del lavoro .
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er quanto riguarda il primo aspetto- quello cioè relativo alP l'organizzazione di reclu tamentoparticolare importanza dovrà ass umere la realizzazione di una struttura capillarmente distribuita sul territorio. Pen so ad un 'organizzazion e simile, ad esempio, a quella esistente negli Stati Uniti, ove vi sono più di l 500 agenzie di reclutamento, con 8 000 Sottufficiali dedicati allo scopo. Da noi un siffatto s istema, rapportato alle nostre esigenze e possibilità, sta prendendo vi ta con la ristrutturazione dell'attuale organi zzazio ne dis trettual e preposta alla Leva, al Reclutamento ed alla Mobilitazione. Come negli Stati Uniti, la s trateg ia di reclutamento da attuare dovrà essere di tipo «attivo». Volta cioè a ricercare e contattare dir e ttamente i giovan i p ote n zialmente arruolabili, attraverso attività promozionali, svolte presso le Scuole, i Centri Sportivi, le Associazioni Culturali e Giovanili, n egli edifici pubblici. Dovunque cioè sia possibile il co ntatto con la gente. 14
IL «PRODOTTO ESERCITO»
er quanto attiene al secondo fattore - cioè cosa l'Eserci to P può offrire ai suoi uomini - molto dipende da cosa saremo in grado di assicurare in termini di qualità del servizio, condizioni di vita, prospettive di carriera e, per quanto riguarda i Volontari, possibilità di reinserimento nel mondo del lavoro.
Proprio per questo ultimo aspetto, devo evidenziare che, a tutt'oggi, dopo circa tre anni, non ha ancora visto la luce il tanto atteso regolamento che prevede il transito dtretto di una co ns istente aliquota di Volontari nelle Forze di Polizia e nei Corpi Armati dello Stato (Legge n. 537/93). Grazie a questo provvedimento, lo sbocco occupazionale per i Volontari che lasciano il servizio salirebbe dall'attuale 20%, assicurato solo da l riassorbimento in ambito Forza Armata, a circa il 50%. Un u l te r iore ri tardo nell'approvazione del regola m en to creerebbe non poche difficoltà nel settore, p er noi p ri or itario, del recluta m ento dei Volon tari, con forti rip ercussioni soprattutto sulla qualità del personale arruolato. Sono anzi dell'awiso che occorrerebbe incremen tar e le p ossibilità di collocazione nel mondo del lavoro a fine ferma. Considerando , per esempio, l'eventualità di qualificare il personale Volontario, prossimo al congedo, per fa vori r n e l'inserì-
m ento anch e presso le a ziende private. Ma non basta! Questi giovani, avranno anche bisogno di sentirsi ade-
guatamente tutelati ed inseriti dignitosamente nella scala sociale. Dovranno avere cioè la certezza di svolgere una professione fa ticosa, ma al co ntempo onorevole e con concrete prospettive future. Inoltre, la loro immagine, anche in termini di remunerazione e di qualità di vita, dovrà essere tutelata, perché se ad essi chiederemo tanto dovremo anche poter offrire tanto.
SU ALCUNI PRESUNTI BENEFITS u quest'ultimo aspetto, che si S inquadra nel cam po più ampio del benessere del personale, ritengo utile citare quanto iJ Segretario per l'Esercito degli Stati Uniti ha recen-
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temente ribadito: «per ottenere il meglio dai militari, non è sufficiente reclutare soldati di alto livello qualitativo, addestrarli ed equipaggiarli, ma occorre anche sostenerli. La qualità di vita dei nostri uomini, e delle loro famiglie, è una parte integrante di tale sostegno ed è di vitale importanza per il loro impegno e per la prontezza operativa dell'Esercito». La penso a llo stesso modo. Proprio mentre si va verso un Esercito formato da un maggior numero di professionisti, l'argomento degli organismi di protezione sociale acquista valenza crescente. n militare, di qualsiasi grado, destinato com'è a sacrificare se stesso per il bene della comunità, non potrà mai essere ricompensato abbastanza in termini puramente finanziari. Debbo constatare invece, che durante questi ultimi anni, proprio il trend dei presunti benefits ai militari è in caduta libera. Mi riferisco ad istituti di protezione sociale quali circoli, a11oggi, foresterie, ed a tutte le altre strutture od organismi di sostegno al mondo con le stellette. Troppo spesso, si sente definire quanto appena detto con il termine improprio di «privilegi». Continuano, così, atteggiamenti frutto di una perdurante disinformazione della realtà militare e dei suoi bisogni. Negli ultimi tempi, abbiamo assistito ad una serie di prowedimenti tesi a ri vedere in senso restrittivo l'intero comparto del benessere della Difesa. È il caso, ad esempio, degli aumenti del canone degli a ll oggi di servizio e, all argando il discorso al trattamento economico, della revi-
sione delle indennità per i trasferimenti d'autorità, previste dalla Legge 100/87. Legge, quest'ultima, che «paga» così «lautamente» i trasferimenti che il personale disposto a muoversi diviene merce sempre più rara. Provvedimenti indubbiamente determinati dal momento di particolare congiuntura sofferto dalla spesa pubblica. Non discuto queste decisioni. Però non bisogna perdere nemmeno completamente di vista le ragioni che hanno fatto sorgere determinati istituti. Soprattutto quando poi la realtà ci pone di fronte a situazioni paradossali, al
limite della credibilità e talvolta della sopportazione. Recentemente, ho ricevuto Capitani e Marescialli i quali, anche per effetto di questi provvedimenti, percepiscono in busta paga cifre che superano appena il milione di lire. Trattandosi di personale anche anziano e con famiglia a carico, mi chiedo come facciano a vivere. Una recente indagine ha evidenziato che le famiglie che possono contare su un reddito mensile inferiore a 4 milioni sono da considerare in seria difficoltà economica. Sono considerate povere invece quelle i cui proventi non superano i 3 milioni mensili, che costituiscono la cosidetta soglia di povertà. Ebbene, nell'ambito dell'Esercito gran parte dei Quadri Ufficiali e Sottufficiali si trova in quest'ultima situazione. Tanto per fornire dati di confronto, sempre con le principali Nazioni europee, un Colonnello dell'Esercito francese, inglese o tedesco percepisce uno stipendio netto mensile pari a circa 8 milioni di lire, cioè il doppio di un nostro Generale di Brigata. E non aggiungo altro! Occorre pertanto fare bene attenzione a non colpire ulteriormente i nostri uomini, sull'onda di campagne pseudo-moralizzanti, ma vuote di seri contenuti, ingenerando in loro sentimenti di sfiducia o, peggio, di abbandono. 17
·Gli uomini con
•••• questo punto, ritengo sia opportuno tirare un po' le fila eli A quanto finora esaminato e venire
le stellette
ad alcune considerazioni. Abbiamo risposto al primo dei quesiti p osti a premessa, individua ndo qua le tipo di Esercito è possibil e realizzare con le risorse oggi disponibili, per quanto attiene alla riconfigurazione delle unità operative ed al reclutamento dei Volontari. Si tratta di una trasformazione radicale, c h e impone, n o n solo provvedimenti legislativi, ma anche un profondo cambiamento di mentalità. In altre parole, s i può discutere all'infinito di volontariato o leva e eli numero e tipo delle Brigate, presentando soluzioni tutte plausibili che possono tecnica mente soddis fare. Esse però sono des tinate a crollare co mpletamente, come un «castello di carte», se non supporta te da condizioni adeguate per il personale e da precisi riferimenti eli carattere etico-professionale. E qui mi rifaccio allora al secondo quesito pos to a premessa della no s tra conve rsazione, e
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n ari. Innanzi tutto , bisogna riconoscere che il mondo con [l [l le stellette è pecuV V liare e, pertanto, deve essere retto da norme atipiche perché atipiche sono le funzioni da esso svolte. Ricordiamoci che l'organizzazio-
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cioè: se desideriamo un Esercito che sia veramente efficiente, con quali regole lo vogliamo impostare? Per rispondere a questa domanda dobbiamo partire da alcune consi18
ne militare subentra allorquando le altre Istituzioni dello Stato non sono più in grado di fronteggiare le situazioni di crisi. A quesle norme il militare deve aderire incondizionatamente, in quanto il suo status impone: . disponibilità assoluta; . subordinazione degli interessi personali a quelli dell'Istituzione; . lealtà e fedeltà allo Stato; coscienza di servire sempre la collettività. Detto questo, come riusciremo allora a con ciliare q u esti princìpi fondamentali, posti alla base della condizione militare, con regole e vincoli paradossali quali, ad esem-
te anomala. Se già oggi, con l'Esercito attuale, basato prevalentemente su militari di leva, un intervento correttivo appare auspicabile, esso è assolutamente necessario neiJ'ottica di un futuro incremento della componente volontaria . Possiamo dire che tali provvedimentì sono stati introdotti per compensare l'impegno profuso dal personale, ma dobbiamo anche riconoscere che essi hanno già dato prova di produrre effetti deleteri. In special modo sulla coesione e l'efficienza delle unità, che non possono regolare le proprie attività operative sulla base di norme di tipo a-
pio, l'orario di servizio e l'istituto dello straordinario? Su questi argomenti ho già molte volte espresso il mio giudizio. Temo che nel passato non siano stati previsti gli effetti che l'introduzione di tali provvedimenti ha prodotto, a meno che- ma qui mi sento un po' machiavellico - non si sia voluta migliorare la condizione economica per una via chiaramen-
ziendale. Tutti noi che nell'arco della carriera siamo stati Comandanti di uomini sappiamo bene che, per conseguire una elevata capacità operativa, occorre addestrare il personale in tutte le condizioni d'impiego possibili - di giorno come di notte, nei giorni feriali come in quelli festivi vivendo costantemente a contatto con gli uomini alle dipendenze. 19
Se dobbiamo essere pronti per la massima esigenza d'impiego: la guerra, la nostra preparazione e disponibilità non potranno essere vincolate da limiti temporali. Quindi, a meno di non prevedere monti ore di straordinario elevatissimi - impossibili da remunerare per carenza di fondi - o di accettare condizioni ridotte di efficienza operativa - a causa dei recuperi compensativi - la questione deve essere rivista. E mi dispiace di dover 'constatare che in questo mo-
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mento ci si st2- muovendo lungo u na direzione opposta. Scindere le attività di un reparto operativo in ordinarie e straordinarie è un puro esercizio teorico ed un controsenso. O quantomeno, la cosa potrebbe ancora avere un margine cL credibilità per attività svolte in sede o negli uffici, ma non certamente in addestramento, in esercitazione o, addirittùra, in operazioni. I.:Esercito, in sintesi, non può funzionare su turni di servizio. Ciò significherebbe, paradossalmente, che:
per ogni Reggimento operativo bisognerebbe costituirne altri due; . per rispettare le ore settimanali di servizio previste dalla legge non si dispoiTebbe di soldati preparati ognitempo, ma soltanto ad impiego e ad orario prestabiliti. Cioè un Esercito che, per quanto formato da professionisti, sarà comunque statico, diurno, feriale, poco addestrato e senza capacità operativa. Quindi, e siamo alla risposta del ter~o dei quesiti posti in aperturta di conferenza: probabilmente, potremmo essere tutti coinvolti più o meno consapevolmente - in u n grande bluf/1 Occorre allora ricercare altre soluzioni. Oò che auspichiamo è di vedere fi nalmente 1iconosciuto iJ nostro status con provvedimenti tecnki ed anche economici compatibili e non in antitesi. Almeno per le unità operative, se non per tutti, orario di servizio rigido, straordinari e recuperi compensativi dovranno essere necessariamente aboliti. Bisognerà prevedere, ad esempio, orari funzionali alle particolari attività da svolgere ed indennità adeguate di tipo onnicomprensivo, che compensino i disagi causati dai servizi, dall'addestramento, dalle esercitazioni, dalia pronta reperibilità. Come peraltro avviene per gli uomini impiegati in operazioni all'estero, ai quali viene letteralmente «pagato» il rischio ed il disagio «complessivo» e non quello part-time.
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· ·l ·successo · · · · · · ·del · · ·programma · · · · · · · · ·di ·A eu ne considerazioni sul rinnovamento della Forza Armata, teso al raggiungimento di bilancio r'alla difesa un alto livello di effictenza, dipenderà, oltre da quanto detto, anche dalla disponibilità di bilancio. Noi dell'Esercito siamo ormai abituati alle ristrutturazioni. Possiamo dire che dal dopo-guerra ad oggi ne abbiamo vissute di continue. Sicuramente però, quella in corso si differenzia dalle precedenti sia perché affrontata in un quadro che tarda ad assumere una vera veste organica, sia perché iniziata senza gli strumenti legislativi «speciali» che ne assicurino la necessaria copertura finanziar ia. È allora solo pura accademia parlare di 40 000, 60 000 o anche più Volontari. Di numero delle Brigate, di organizzazione di reclutamento, di benessere
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non solo. Come per assurde! personale, se tutto questo ha 2121 do, le già scarse diun costo troppo elevato per potersponibilità finanselo permettere. ziarie sono erose dall'imposizioLe risorse finanziarie che lo ne, su quasi tutte le forniture, Stato dedica alla Difesa sono an- dell'IVA del 19%. date decrescendo negli anni fino Fino ad ora l'Esercito era l'unica a ridursi a circa 1/3 di quanto era Forza Armata c he vedeva così deprevisto negli Anni '70. E questo curtato il proprio budget destinato nonostante la continua lievitazio- agli in vestimenti. Ciò sign ifica ne dei costi d'acquisto e di gestio- che, per ogni veicolo, carro armane dei "nuovi materiali... to, luélle;'o palO 01 scarpom ac[1 [1
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qui stati, l'Esercito restit uisce a llo Stato una significa liva parle delle già insu fficienli assegn azioni.
Mi risulta poi che d al pross imo ann o an che le a ltre due Forze Armate saranno soggette allo stesso trattamento. Non resla che augurarci d i non dover pagare, tra breve, a n ch e la tassa d i ci rcolazion e sui carri armati. Anche ne l campo dei materiali, ci troviamo ad attraversare un momento p articolarmente deli cato . Occorre impostare n uovi programmi per far fronte a lle carenze più preoccupanti e, n e l co ntempo, portare avanti qu elli già avviali negli scorsi anni. Per mancanza di risorse, siamo costretti a lim itare ancora gli investime n ti in aree important i quali l'equipaggiamento i ndividuale del combattente, i veico li da trasporto e comba ttimento ed i sistemi di comando e contr ollo . TuW settori n ecessari per poler conferire, so prattu t to a lle unità destinate all'impiego in opera zioni «fuori area », non solo la m assim a effici e n za e s ic urezza, ma anch e pari dignità di confronto con i contingenti degli al tri Paesi. È quindi n ecessario r ibadire un concetto ormai già troppe volte espresso. Se la Nazione vuole un Eser cito pronto e ben equipaggiato deve ricalibrare il p r ofilo del proprio impegno finanziari o in relazi~ne agli scopi da raggiungere. Occorrono programmi di finanziamento concreti e durevoli nel tempo in tutti i settori, personale incluso, perché le ristrutturazioni a «costo zer o », n ella situazione in cui ci troviamo, non si possono realizzare. 23
······························Considerazioni, . . provocaz1on1 e conclusioni naie professionista e volontario. Per rea li zzare questo programma di rinnovamento, è però mancato, fino ad ora, il necessario sostegno da parte dei vertici politici della Nazione. Nonostante ciò, consapevoli delle nostre responsabilità, abbiamo co-
•••••••••••••••••••••••• CONSIDERAZIONI •••••••••••••••••••••••• l periodo che l'Esercito sta viI vendo è sicuramente il più diffic ile della stona repubblicana. sia per g1i impegni da sostenere sia per i problemi da affrontare. Ma è anche forse il più cupo per il malessere latente nei ranghi, derivante dalla situazione di disagio c di incertezza in cui fino ad oggi abbiamo operato. Ci eravamo ripromessi, con l'elaborazione del Nuovo Modello di Difesa. un progetto ambizioso: quello di raggiungere alti livelli di etficien/.a, attraverso la rea lizzazione di uno strumento operauvo più p1ccolo, decisamente pit• moderno e basato prevalentemente su perso24
munque avviato un processo di riconfigurazione delle forze operative ch e, se con clu so, ci dovre bbe permettere di svolgere i compili assegnatici sia in ambito nazionale sia in quello intern azionale. Tuttavia, ciò rappresenta per noi solo il primo passo. È giunto il momento di prendere decisioni chiare su quelle scelte indispensabili per conseguire davvero gli obiettivi prefissati.
E mi spiego. Non possiamo p iù continuare a tenere fo rzatamen te in vita alcu ne unità, pur se ridotte a scatole vuote, solo per interessi local.i. Né possiamo permettere i c h e queUe formate da personale di leva siano praticamente inutilizzabili a causa di una eventuale riduzione del peri odo di ferma, non più compatibile con lo svolgimento di compiti militari.
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Inoltre, mi chiedo con quali giovani alimenteremo tali unità se agli stessi verrà offerta la possibilità di
scegliere, a parità di condizioni, tra servizio civile - magari effettuato nello stesso Comune di residenza- e servizio militare. Senza contare che attualmente la legge consente a circa 28 000 giovani di effettuare il servizio ausiliario nei Corpi Armati dello Stato. Sottraendoci così, a monte, i migliori soldati di leva, pagandoli profumatamente (rispetto ai coscritti) e precostituendosi serbatoi di alimentazione a danno del passaggio dei nostri Volontari in detti Corpi. Né tantomeno possiamo aspettarci di reclutare tutti i Volontari di cui abbiamo bisogno, viste le scarse prospettive che, ora, siamo in grado di offrir loro. Rischiamo, anche per il futuro, di dover continuare a basare le nostre capacità di proiezione esterna sulle solite due Brigate «tuttofare» di Volontari («Folgore» e «Garibaldi »). Né infine possiamo immaginare un Esercito, che dovrebbe addestrarsi giorno e notte, regolato da comodi orari di servizio, ove magari la metà del personale, al momento del bisogno, è in recupero compensativo.
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In sinlesi, sarebbe come dire che non esiste più un Esercito i n quanto tale, ma so lamente
un'organizzazione che, seppur rappresentativa come Istituzione dello Stato, sarà costosa e inutile. Cioè, ripeto, un grande bluff.
•••••••••••••••••••••••• PROVOCAZIONI
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. ellora, ragionando per assurdo A nelle ipotesi che, in un prossimo futuro:
la ferma di leva venga ridotta a tempi brevissimi, non utili per impieghi militari, o, con la possibilità di scelta tra il servizio civile e servizio militare, di fatto abolita; che gli incrementi di bilancio, almeno nel medio termine, rimangano solo pie aspettative; e, ancora, che i Volontari non arrivino in numero adeguato, vedo so lo due possibi li scenari per la Forza Armata. o
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1a Possibilità: Esercito « in miniatura» Il primo potrebbe essere quello di realizzare uno strumento basato su un li mitato numero di Ufficiali, Sottufficiali e Volontari, inquadrati al massimo in 3-4 Brigate. Ciò implicherebbe una fortissima riduzione di tutte le strutture di supporto quali i Comandi periferici, le Scuole, gli Enti Logistici, i Distretti, ecc. Si tratta, cioè, di un modello ove tutte le risorse sono concentrate sulle forze operative. Questo tipo di Esercito garantirebbe una minima capacità di proiettare unità, a livello di una B rigata, in operazioni c ondotte «fuori area», consentendoci di poter onorare solo parte degli impegni internazionali assunti in mate-
ria di sicurezza. Tali forze, qualora non impiegate in operazioni esterne, potre bbero
parzialmente operare anche nelle em ergenze interne (ordine pubblico - pubbliche calamità), in conIl/l corso con le a ltre I st itu zioni LJ LJ dello Stato.
Peraltro, una stru ttura così realizza ta non consen tirebbe, in caso di emergenza, l'espansione necessaria per contrastare, in misura efficace, una minaccia consistente. Infi ne, dovrà anche essere affrontato il gravoso problema dello sfoltimento dei Quadri in esubero, Ufficiali e Sottufficiali, che dovranno trovare collocazione nelle Amministrazioni pubbliche e private... o a casa. In sintesi, una tale ipotesi modificherebbe sostanzialmente il concetto tradizionalmente inteso di Esercito quale istituzione «permanente» e flessibile preposta alla difesa della Patria.
2a Possibilità: Esercito «Quadro» La seconda possibilità potrebbe essere quella di realizzare un Esercito destinato principalmente a mantenere la cultura, le tradizioni e l'expertise militare, ma con limitatissima capacità operativa. Si tratterebbe di un mode1lo basato su un consistente numero di Ufficiali e Sottufficiali e di pochi 28
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Volontari inquadrati al massimo in 1-2 Brigate. Ciò consentirebbe il mantenimento in vi ta di gran parte delle strutture essenziali di supporto - e mi riferisco in particolare a quelle scolastic h e - in grado di consentire, nel futuro ed in caso di necessità, l'espansione dello strumento. Il. Il. Questo tipo di forza garantiL] LJ rebbe una minima capacità
tarlo serenamente, anche se le riforme dovessero costarci parecchi sacrifici. Non dimentichiamoci che la storia del nostro Esercito ha vissuto momenti decisamente più drammatici. Certo, dovremo impegnarci a fondo per recuperare il terreno perduto in questi ultimi anni, magari anche a causa di alcuni nostri stessi errori, rafforzando la vo lontà di continuare a lavorare co n ogni energia per il nostro Esercito. Un'Istituzione forse migliorabile, ma certamente valida e indispensabile.
di proiettare l o 2 Reggimenti in operazioni multinazionali condotte «fuori area». In ogn.i caso, non potremmo onorare gli impegni oggi assunti in campo internazionale. Inoltre, per tale ipotesi, occorrerà prendere decisioni in tema di legge d'avanzamento degli Ufficiali e dei Sottufficiali, rivedendo gradi, ruoli e funzioni - s'intende- in senso riduttivo .
•••••••••••••••••••••••• CONCLUSIONI
•••••••••••••••••••••••• orse, nelle mie ultime parole F ho peccato di pessimismo. Devo ammettere invece che per natu-
ra mi considero un ottimista. Ed è con questo ottimismo che vorrei congedarmi da voi. Ci attende un futuro difficile, ma dobbiamo avere la forza di affron31
Ed è partendo dai presupposti che ho ce rcato di illustrare, che stiamo lavorando per rendere il nostro Esercito pronto ad affrontare le sfide del terzo millennio. Per fare questo, però, abbiamo bisogno d i poter contare su riferi menti certi, al fine di non dover, come già nel passato, rincorrere gli eventi, attuando prowedimenti contingenti e non inseriti in un progetto di più ampia portata ed a lungo termine.
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Auspichiamo, quindi, come sempre, segnali di maggiore attenzione con r isposte concrete provenienti dal resto della Nazione. Laltemativa sarebbe la progressiva p erdita di validità e di efficacia dell'Esercito che si awierebbe verso un progressivo esaurimento. In una p arola, ci incammineremmo sulla strada dell'involuzione strutturàle. Noi intan to, come sempre abbiamo fatto, continu eremo a fare il nostro dovere, nel rispetto e nell'interesse di tutti. E sono sicuro che ce la faremo. Di questo ne ho l' assoluta certezza!