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FRANCIA E CORSICA

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L?mRIVlnA ffll.lTARE Direttore responsabile: Giovaimi Cerbo

©

1995

Proprietà letteraria artistica e scientifica riservata

S11mp1: Anlgraflche de Angell1 1.r.t. • Roma

1


SELENE BARBA

LA RESISTENZA DEI MILITARI ITALIANI ALL'ESTERO FRANCIA E CORSICA

MINISTERO DELLA DIFESA

Gabinetto del Ministro C0MM1SS10NE RESISTENZA M ILITARI ITALIAN I ALL'ESTERO DOPO L'8 SETT'EMBRE 1943


PRESENTAZIONE


t

Presentazione

V

Quest'opera fa parte della collana storiografica dedicata alla "Resistenza dei militari italiani all'estero", che, una volta ultimata, risulterà composta da nove monografie, relative ad altrettante aree geografiche d'Europa, e due studi particolari, su specifi,ci aspetti dell'importante ma poco conosciuto fenomeno. Il libro è opera di una giovane dottoressa, Selene Barba, alla sua prima esperienza di autrice. Per quanto riguarda Le fonti, che in lavori come questo costituiscono elemento essenziale, esse presentano due aspetti molto diversi fra loro. Quelle riferite alla seconda parte del lavoro, che riguardano la liberazione della Corsica, sono risultate precise e numerose. Si è trattato, in fondo, di un 'operazione militare convenzionale, ad opera di unità ancora nel pieno della loro funzionalità, ben governate e condotte, malgrado fossero state anch'esse sorprese dalla notizia dell'armistizio. Ha giocato afavore della ricchezza delle fonti, la memoria storica di alcuni reduci, giustamente orgogliosi di aver preso parte alla prima azione di cobelligeranza italiana, al fianco degli alleati e dei francesi. E' ad essi, infatti, che si deve gran parte della ricca documentazione esistente, nonchè al vivifi,cante perpetuarsi dello spirito di corpo che ha unito i militari già appartenenti alle divisioni "Friuli" e "Cremona", le maggiori protagoniste dei fatti cui ci riferiamo. Di conseguenza, all'autore è spettato più un lavoro di sintesi che di analisi. Il risultato potrà anche non soddisfare del tutto gli esperti in materia e, in particolare, coloro che cercheranno di identifi,carsi in episodi personalmente vissuti, cui non è stato concesso lo spazio e l'importanza sperati. E tuttavia, dai fatti narrati, pur nella loro necessaria sintesi, trasparirà tutta l'importanza assunta, nel momento più critico della storia militare italiana, dalla presenza di un comandante capace e deciso, come il generale Magli, dalla reazione eroica dei nostri soldati, nonchè dalla congiunta volontà dei due esercì-


VI

La Resistenza dei militari Italiani in Francia e in Corsica

ti, l'italiano e ilfrancese,fino al giorno avanti nemici, di liberarsi di un occupatore altrettanto determinato a non cedere come quello tedesco. Di tutt'altra specie sono lefonti della prima parte dell 'opera, relative alla Francia e, più precisamente, alla Provenza, riguardanti la 4A Armata e le circostanze nelle quali i componenti di tale grande unità sono venuti a trovarsi, dopo l'armistizio. Dal momento in cui il generale Vercellino decise di sciogliere l'Armata, le notizie si/anno rade e confuse, com'era da attendersi da un provvedimento destinato a provocare l'istantaneo silenzio della più elevata autorità, cui avrebbero fatto seguito, in tempi brevissimi, altri silenzi, fino a livelli minori. Ancora oggi, la lettura di quel proclama di dissolvimento, malgrado le parole di una orgogliosa premessa, mette addosso un senso di gelo, al pensare all'effetto che esso dovette avere su centomila uomini, improvvisamente sciolti dal loro giuramento di soldati. A quel punto, la documentazione si ferma come d'incanto; i diari di guerra non esistono più; sono disponibili solo alcune dettagliate relazioni giustificatorie, compilate ad alcuni mesi dai fatti. Di quì, la difficoltà nel ricostruire vicende svoltesi all'insegna della più assoluta licenza di fare e di decidere, da parte di tutti e di ciascuno, in un clima di confusione e di sbando totale. Molti i tentativi di opporsi allo sfacelo generale, numerosi gli atti di Resistenza, per lo più individuali o di modeste unità, alcunifiniti nel sangue, in un ultimo anelito di dignità militare, ad opera di ufficiali inferiori o di umili soldati, abituati da sempre all'obbedienza. Si trattava, perciò, di individuare e ripercorrere gli itinerari lungo i quali si erano avviati e dispersi tutti quei militari che avevano rifiutato di unirsi alle torme dei compagni senza speranza, destinate all'internamento; itinerari che portavano in tutte Le direzioni: dall'approccio incerto e sospettoso con gli uomini del "maquis" francese, all'arruolamento nelle prime formazioni partigiane piemontesi, bisognose di uomini esperti nel comando e nell'uso delle armi; dalla insicura mimetizzazione con l' ambiente civile, all'ingaggio nella Legione Straniera; dagli ingenui tentativi di organizzarsi in nuclei esclusivamente italiani, all'adattamento ai mestieri più umili, pur di sopravvivere liberi. Era


Prese111azione

VII

perciò necessario chiedere Lumi a coloro che erano stati più vicini a quegli uomini ed a quelle scelte, di quà e al di là del confine. Così, anche con impegnative missioni all'estero, si è cercato di contattare i superstiti più rappresentativi della Resistenza francese, inclusi i "Circoli garibaldini, per finire all'Ufficio Storico dell'Armè de Terre dell'Esercito francese, nella sua prestigiosa sede parigina. Ma su questa strada, si è passati da una delusione all'altra: nessuno era in grado di fornire notizie, elenchi di uomini, indicazioni di caduti. I tanti nostri soldati, resistenti in terra di Francia, si erano dissolti nel nulla. I rappresentanti del "maquis" affermavano, con una certa dose di superficialità, che pur essendo accertata la presenza di numerosi militari italiani, la loro scomparsa, era da addebitarsi alla mancanza di ruolini, per motivi di comprensibile sicurezza. Per di più, alla fine della guerra, la voglia degli italiani di tornarsene a casa, era stata tale da indurli a sparire senza lasciare traccia, a parte qualche nome di battesimo, spesso errato. Le promesse di più accurate ricerche si rivelavano anch'esse senza esito. Per non parlare dell'Ufficio Storico dell'Armé de Terre dove si cercò di scoraggiare ogni incontro con il nostro inviato, malgrado l'interessamento posto dalla rappresentanza diplomatica italiana di Parigi. Di conseguenza, non restava che affidarsi ad uno studioso del luogo, con l'incarico di battere gli archivi della capitale, quelli delle Università e, ancor di più, quelli dei dipartimenti e delle province nelle quali si presumeva avessero operato un certo numero di nostri militari. I frutti di questa difficile ricerca, raccolti nel Libro, sono il risultato della pazienza e della costanza dell'autrice. Ma la precarietà e La indeterminatezza delle informazioni, quantunque preziose, traspaiono pur sempre dai risultati raggiunti. Personalmente, sono dell'avviso che l'orgoglio francese, per una Resistenza tutta nazionale, ed alcuni punti dolorosi ed oscuri, sul trattamento riservato ai militari italiani, in conseguenza dei precisi ordini di De Gaulle, siano alla base dei dinieghi, delle perplessità e delle riserve espresse dagli amici transalpini. A ciò devesi aggiungere la ferita, non del tutto rimarginata, della "pugnalata alla schiena", che costituisce una delle maggiori nefandezze del regime


VIII

La Resistenza dei militari Italiani in Francia e in Corsica

fascista, e quella ha reso difficile la distinzione fra partigiani non militari e quanti invece provenivano dalle file della 4" Armata. Le vicende di unità partigiane come la Brigata "Rosselli", operante lungo la fascia confinaria, e di altre fonnazioni minori, hanno messo in luce di quanti sacrifici, di lutti ed incomprensioni siano cosparsi quei s,entieri che molti nostri militari hanno percorso a cavaliere dei due territori, alla ricerca di una maggiore collaborazione coi francesi, nella lotta comune al tedesco. IL resto lo scoprirà da sè il lettore, ultimo giudice nel valutare questa travagliata storia, fatta di pochi nomi e di ancor più rare medaglie, con cui spesso, senza rendersene conto, gli ex appartenenti alla sfortunata 4" Armata, hanno cercato di riannodare un'amicizia che sembrava perduta fra l'Italia e la Francia. Prima di chiudere, è doveroso rivolgere un sentito grazie ai membri della Commissione di Studio che hanno seguito, passo passo, la ricostruzione di queste vicende e, in particolare ad Alfonso Bartolini sempre prodigo di suggerimenti e di informazioni difronte alle numerose richieste dell'autrice. Un sincero riconoscimento va anche alla "Rivista Militare" ed al suo direttore che ha fatto tutto il possibile per favorire, in tempi brevi, l'uscita del libro, curandone, con la consueta perizia, la veste tipografica, oltre che al Capo Ufficio Storico dello SME, per la disponibilità dimostrata nell'agevolare il lavoro dei ricercatori.

Ilio Muraca


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CONCERTO CON IL MiiHSTRO DEL TESORO

11 decreto del Presidente della Repubblica 11 qennRio 1956, n . 5 e successive mod1f1caz1oni;

Cv1is:;:::,z:-<A'!'A l'opportunità d1 approfondire la ricercn storica sul cont:-ibuto fornito alla Resistenza da l le Uni '.:À re~olari delle forze armate italiane all'estero; l'esigenza d1 affidare dettò corfi.~l~~Ll.~d~P.}~ :ji'jnèili;:IÌJ a Co~nissione composta di personale ~art1colarmente o!'eparato nella materia;

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Art.

1

~· costituita la Commissione per lo studio sul resistenza militare it.:!.l1ana all'estero, con 11 compito di promuovere la r:iccolta èi tutte le notizie e testimonianze verbali e scritte del contri':>uto fornito èalle unità regolari delle li'orze amate .::ll'estero. Art . 2 La Com.~issione è cosi composta: >residente: Gen . C.A. (r) Ilio :tU?.ACA ~mori: Gen.div (r) Angelo GRAZIANI - A.:-J . P.!. Cap.cpl Alfonso BARTOLiiH A.N.?.I. ':'en . cpl i-I . O . V.ii. Giuseope 1-!ARAS !1..:,1.P.I. Gen . (r) Dr . Gaetano ~ESSI~!A li' . !.A . P . 3ig. Avio CLl::MENTI f.I.A.P. 0n. le ì:'r. Giovanni GI:lAUDI - F.I.V.L . Prof. Giuse,oe ANATI F.I.V.r.. . Dott. G. uff. Carl o o~ LUCA - A.ir.:.:. !. t"rof. Vittorio Emanuele GitìNT::LLA - .'\.J:.f. . I. Cen. :) . ( r) Lui~i REGCI~a - A .1~. V. R. G. Col . (!') Lancto :·llu'INUCCI - t-..:1.V.fl.C. Cape Ufficio storico dello Stato i~ag~iore Esercito Caoo Ufficio storico dello Stato Ma22iore ~ar1na Ca;,o i.!ffic1o storico èello 3tato Ma;l~1ore AeronauticP Capo Ufficio Associazioni Combattentistiche e d'~!'~a -:el Gabi~etto è.el l!inistro della Difesa.


Art.

3

Le funzioni ài segretario della Co:nmissione sono svol tP. del ;;ap . a. s;:,e ( :tSU) ?ascua le LO:~BARDI. Art.

4

I lavori èella Commissione termineranno 11 31.12.1989. Art.

5

Ai Com9onenti della Commissione compete 11 gettone ~resenza nella misura prevista dalla vigenti c1spos1z1on1.

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Ai componenti èstranei all'Amrainistrazione sarà attribuito 11 trattrunento economico di missione nella l'lisure !)revistP per lP. qualifica di dirigente generale.di livel.lo C. Ai conseguenti oneri, com!)resi quelli derivanti dalla S'le~"!. per 11 funzionamento della Co'111!1issione,si farà fronte con i fon~i stanziati sul Cap. 10A 2 dello stato di previsione della spesa del .Siinistero della difesa per l'esercizio finanzi3.rio 198!? •

Il ,resente decreto sarà comunicato alla Corte de conti ~er la registrazione.

Roma' li ,.,,.

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MUSIISTERO DEtlA DIFESA IAG:ON~!:U CE~'T;lAI.I Ctv. I'/• - ~ ~:c. "!•

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Il Ministro della Difesa Rognoni, saluta il Presidente della Commissione in occasione dell' incontro di commiato.

La Commissione riunita durante u.n a seduta di lavoro.


Premessa

3

Lo studio della Resistenza dei militari italiani in Francia era partito con lo scopo di approfondire, nel quadro di quegli eventi eccezionali che furono la guerra e l'armistizio dell'Ital ia, la nascita e lo sviluppo del fenomeno resistenziale in quel Paese e, in particolare, in Provenza e in Corsica. Al tempo stesso, era nostra intenzione ricercare le motivazioni e le circostanze che avevano spinto i militari della 4 11 Armata verso quella scelta impegnativa e piena di imprevisti, trattandosi di instaurare un rapporto completamente diverso con un popolo che aveva subito l'aggressione e l'occupazione italiana. E' nota la drammatica situazione in cui si vennero a trovare le Grandi UnitĂ Italiane all'indomani dell' 8 settembre. Anche in Francia, la notizia dell'armistizio colse Comandi ed uomini di sorpresa e, nel nostro caso, in piena crisi di trasferimento, per il loro rientro in Italia. Anche qui, come altrove, la maggior parte di quegli uomini finĂŹ in mani tedesche. Molti soldati si assoggettarono a lavorare per la organizzazione Todt mentre altri, soprattutto Ufficiali, rifiutandosi di collaborare in alcun modo con l'ex alleato, finirono nei campi di concentramento. E' ugualmente noto come numerosi emigrati italiani, in maggioranza rifugiati politici, giĂ a partire dal 1939, si erano arruolati nell'esercito francese. Molti altri, dopo 1' occupazione del Paese, erano entrati nella clandestinitĂ , assieme ad esuli antifascisti, per continuare a combattere contro l'invasore. Al contrario, risuJtano ancora oggi poco conosciute le vicende di quei militari italiani della 4 11 Armata che, all'annuncio dell'armistizio, si dispersero sul territorio francese nel tentativo di rimanere in qualunque modo liberi, in attesa di tempi migliori. La memorialistica francese sorvola, come abbiamo potuto constatare, sulla partecipazione italiana alla resistenza di quel


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La Resistenza dei militari Italiani in Francia e in Corsica

Paese distinguendo, tra l'altro, solo in rari casi, coloro che ne fecero parte come ex militari dai civili. Cosa che ha ostacolato non poco le nostre ricerche. Un ulteriore ostacolo è dovuto al fatto che rare e scarne sono state le testimonianze, sia collettive che individuali, che abbiamo potuto rintracciare a proposito. Tuttavia, una minuziosa analisi di fonti ufficiali ci ha permesso di stabilire che molti mi litari o "sbandati", come comunemente vengono denominati nei documenti, si unirono ai "maquisards", nella veste di "partigiani combattenti". Ma al tempo stesso, queste fonti si sono rivelate insufficienti a farci capire in quali tempi e con quali modalità queste scelte si siano realizzate e quali problemi umani e militari vennero a crearsi per quegli uomini, con il progredire della guerra. Conosciamo solo brandelli di storia di alcuni di loro, come quella del ten. Sottili, che già durante l'occupazione italiana in Francia simpatizzava per la Resistenza o, come quella del gen. Baudino che non solo favorì la fuga di molti uomini dal campo di prigionia, ma egli stesso formò e guidò un gruppo di combattenti italiani raggiungendo, in seno al "maquis" dei Vosgi, un importante grado di Comando. Questi stralci di informazione ci consentono una dupl ice riflessione: da una prute individuano l'entità del fenomeno resistenziale italiano, che certamente non fu di massa, (ma la storia non si fa in termini di numeri), ma allo stesso tempo, ci lasciano interdetti sul concetto di Resistenza che si diffuse tra quei nostri militari che scelsero l' opposizione al tedesco. E' comunque certo che la partecipazione di quegli uomini alla Resistenza raggiunse il suo vertice al momento dello sbarco alleato in Normandia (estate '44) e, poi, in Provenza, nonchè nei giorni dell' insurrezione popolare francese. In quelle occasioni, molti uomini della 4A Armata uscirono allo scoperto, mentre altri fuggirono dai campi di prigionia, per partecipare allo scontro diretto con le truppe naziste. L'entità della partecipazione italiana, in questa fase è quantificabile, anche se con approssimazione, dall'elenco dei caduti. A questo punto, occorre francamente aggiungere che, una volta liberata Parigi e che De Gaulle prese in mano le redini del

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Premessa

5

potere, agli italiani non fu riconosciuto alcun merito. Anzi, fu intrapresa nei loro confronti una poli tica persecutoria. Essi vennero considerati come ex nemici e non come cobelligeranti, quas i si intendesse cancellare il loro contributo resistenziale, al fine di relegare l'Italia nel campo dei vinti, senza alcun diritto a riconoscimenti di sorta. Vorremmo anche aggiungere che lo stesso trattamento, a seguito della politica anti-italiana del generale francese, fu riservato ai militari presenti in Corsica. Qui i combattimenti cessarono il 4 ottobre '43, ma il rientro in Patria delle nostre truppe che avevano duramente combattuto fu completato soltanto nella primavera '44. Eppure la liberazione dell' isola era stata possibile soprattutto grazie alla partecipazione delle divisioni italiane, a costo di gravi perdite. Ma i nostri soldati non solo subirono, in seguito, oltraggi ed umiliazioni, ma non vennero neanche considerati combattenti per la libertà. Senza ripercorrere tutte le tappe di questi avvenimenti vorremmo ricordare che, a g uerra conclusa, sulla scia di questa politica anti-italiana, anche i maggiori protagonisti francesi risultarono avere, nei nostri riguardi, una memoria corta. Ad esempio, il gen. Martin per quanto riguarda la Corsica, in un'intervista pubblicata su '"Le monde", parlò di "alleati occasionali" e lo stesso gen. Magli dovette rispondere, in una lettera aperta, al gen. Giraud, confutando, documenti alla mano, le sue ingiuste ed inesatte informazioni relative alle operazion i della divisione "Friuli" ("La verità stor;ca non si distrugge" in Tirreno, anno IV, 293, del 12.12.1948). Si è trattato, in tutta evidenza, di una campagna di disinformazione che ha rasentato la diffamazione. Fortunatamente c'è da aggiungere che, recentemente, il gen. Gambiez ha riconosciuto finalmente il contributo delle truppe italiane, a partire dal momento dello sbarco dei contigenti francesi, testimoniando questa partecipazione in convegni ed in pubblicazioni. Questo cambiamento di tendenza ha riportato un altro segnale positivo in occasione della richiesta di partecipazione del generale Muraca alla commemorazione del cinquantennale della Liberazione della Corsica, ad Ajaccio, nel settembre del 1993,


6

La Resistenza dei militari Italiani in Francia e in Corsica

perchè venisse commentata, in una conferenza televisiva, la partecipazione dei soldati italiani a quell'evento Per concludere, vorremmo ricordare che, sebbene fonte preziosissima si sia rivelato il materiale raccolto in questi anni dalla CO.RE.M.IT.E, (la Commissione di studio sulla Resistenza dei Milita.ii Italiani all'estero), la documentazione, soprattutto quella relativa alla Francia metropol itana, è risultata estremamente frammentaria. Di conseguenza, nella presente monografia alcune documentazioni possono apparire generiche e non esaurienti. Ma occorre tener presente che i limiti della ricerca sono determinati oltre che dalle capacità di chi scri ve, anche dalle condizioni obiettive in cui egli è venuto a trovarsi. Ci auguriamo, comunque, di aver messo a disposizione un bagaglio di notizie sufficienti a stimolare e facilitare ulteriori e più approfondite ricerche. Cogliamo l'occasione per ringraziare tutti coloro che hanno aderito, con pazienza, alle nostre richieste di chiarimenti e che ci sono stati d'aiuto con consigli e riferimenti. In modo particolare vogliamo ringraziare i I gen. Ili o Muraca, presidente della CO.RE.M.IT.E., stimolante interlocutore, che ci ha aiutato sempre con estrema disponibilità, il generale Bianchini Alessandro, che ha condotto per noi complesse ricerche presso archivi militari non sempre accessibili, l'ai·chivio del Ministero degli Affari Esteri, il dottor Battaglia di Parigi,che siè adoperato nella consultazione di quelli francesi, specie dei dipartimenti deHa Provenza, il Capo de11 ' Ufficio Storico della Stato Maggiore Esercito, per la collaborazione dimostrata nei nostri confronti.


SIGLE E ABBREVIAZIONI


c.

Sigle e abbreviazioni

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ABTF = Air bome task force (forza aerea di pronto intervento) AMGOT = Allied military govemment of occupied territories (comando Militare Alleato dei territori occupati) AS = Armée secretè (armata segreta) ASDMAE = Archivio storico-diplomatico del Ministero degli Affari Esteri

b = bersagliere BBC = British broadcast corporation (società inglese di radio diffusione)

Brig. = Brigata Btg. = Battaglione

B.V.E. = Battaglione volontari stranieri cap. = capitano cap. corv. = capitano di corvetta

C.d 'A. = Corpo d' Armata CFLN = Comitè Français de Liberation National (Comitato Francese di Liberazione Nazionale) CGT = Comitè Generai du Travail (Comitato Generale del Lavoro)


10

La Resistenza dei militari Italiani in Francia e in Corsica

CIAF = Commissione Italiana di armistizio con la Francia CILN = Comitato Italiano di Liberazione Nazionale C.M.M. = Comando Militare Marittimo

col. = colonnello com.te = comandante CO.RE.M.IT.E. = Commissione per lo studio della Resistenza dei Militari Italiani all'estero cp. = compagnia

CPA = Comitati Proletari Antifascisti CRI = Croce Rossa Internazionale CS = Comando Supremo DFL = Divisione Francese Libera Div.= Divisione

FF.AA. = Forze Armate FFI = Forces Francaises de l'Interieur (Forze Francesi dell'interno) FFL = Forces Francaises Libres (Forze Francesi Libere) FR. = Fregata

FTP = Frane Tireurs et Partisans (Franchi Tiratori e Partigiani) FTPF = Frane Tireurs et Partisans Franรงais (Franchi Tiratori e Partigiani Francesi)

,


Sigle e abbreviazioni

11

GAF = Guardia alla frontiera GAS = Groupement Sud-AJpin (Raggruppamento Alpino-Sud) G.C. = Gruppo di combattimento gen. = generale GTM = Raggruppamento Tabor Marocch ini

G.U. = Grande UnitĂ

ISRT = Istituto Storico della Resistenza di Torino ISU = Italian Service Unit (UnitĂ Servizi Italiana) MAS = Motoscafo anti sommergibili M.M. = Marina Militare

MNVS = Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale MOI = Movimento Operaio Internazionale

MP = Milices Patriotiques (Milizia Patriottica)

OSS = Office of Strategie Services (Ufficio dei Servizi Strategici Ameiicani) OVRA = Organizzazione Poliziesca del Partito Fascista

PC = Posto di Comando

RE.CO = Reggimento Bersaglieri Motocarozzati Rgtp. = Raggruppamento rgt. = Reggimento


L2

La Resiste11u, dei militari ltalia11i in Francia e in Corsica

RSI = Repubblica Sociale Italiana RSM = Reggimento Spahis Marocchini RTM = Reggi mento Artiglieri da Montagna S.D. = Sicherheits Dienst (Polizia di Sicurezza) SHAT = Service Historiques de I ' Armèe de Terre (Ufficio Storico dell 'Esercito Francese)

SIM = Servizio Informazioni M ili tari (Italiano) SM = Stato Maggiore Smg. = Sommergibile

SMRE = Stato Maggiore Regio Esercito s.ten. = sottotenente

ten. = tenente

TI = Truppe Italiane TODT = OT = Organizzazione "Todt" (*) T.V. = Tenente di vascello USSME = Ufficio Storico dello Stato Maggiore Esercito VAS= Vascello

(*) Dal nome dell'ingegnere tedesco che la fondò.


PARTE PRIMA FRANCIA METROPOLITANA


CAPITOLO I L'OCCUPAZIONE ITALIANA


c.

L'occupazione italiana

17

1. L' ATIUAZIONE "DEL PIANO ATIILA"

Come risposta allo sbarco anglo-americano in Africa dell' 8 novembre 1942, pochi giorni dopo venne attuato dalle forze dell' Asse, il "Piano Attila" che prevedeva l'occupazione della "zona libera francese", fino a quel momento sotto la giurisdizione del Governo di Vichy. Truppe itali ane e germa niche entrarono simultaneamente nella Francia non occupata; l' avanzata fu rapida perchè i fran cesi non opposero alcuna resistenza ai tedeschi: "Si trattò di una semplice marcia non di una offensiva riuscita' ed i n consegue nza di ciò anch e la nostra 4" A rmata, che aveva attuato la "Emergenza O" assieme alle forze tedesche, occup ò sia pure a fatica,la Francia meridionale

(vds. schizzo n. I). La zona di giurisdizione della 4" Armata comprendeva due settori: il primo, ove s i trovava, a Mentone, il Comando di Armata con a capo il gen. Vercellino2, andava dal confine italo-francese alla linea clhe, parte ndo dal lago di Ginevra e segu endo il solco vallivo del fiume Rodano, in direzione sud, arrivava fi no a Bandol - Avignone esclusa - (vds. schizzo n. 2). In questo settore, il I Corpo d'Armata, al comando del gen . Romero, occupava la zona orientale da Monaco a Cap Cavalaire ove operavano: la divisione di fa nteria " Legnano", la divisione celere "Emanuele Filiberto Testa di Ferro" e le

' Per un ulteriore approfondimento sull'occupazione da parte della 4A Armata rimandiamo a: Ceva, L, 4A Amuua e occupazione italiana in Francia. Problemi mili1ari i11 8 settembre. Lo sfacelo della IV Armata, Torino, Book Store, 1979. ' Il geo. Mario Yercellino, classe 1897, aveva svolto gran parte delJa sua carriera allo Stato Maggiore. Durante la guerra d'Albania, era stato comandante della 9" Armata e solo nell'aprii~ del 1942 aveva avuto il comando della 4A Armata.


18

La Resistenza dei militari lraliani in Francia e in Corsica

divisioni costiere 223" e 224"3 • La zona occidentale, che andava da Cap Cavalaire a Bandol, era sotto il controllo del gen. Ollearo, comandante del XXII Corpo d'Armata. Qui erano presenti: la divisione "Taro", il gruppo tattico "Argens", il 7° rgt. Alpini ed il 18° RE.CO (rgt. b. motocorazzato)4. Infine, nella zona compresa tra Alpi, Rodano, lago di Ginevra e linea Durance-Verdon, era stanziata la divisione " Pus te ria" c he dipendeva direttamente dal Comando di Armata. Nel secondo settore era invece compreso il territorio (pressochè interamente italiano) che andava da Punta del Mesco (La Spezia) a Punta S. Luigi (Mentone), "con un retroterra approssimativamente segnato dalla displuviate appenninica-alpina"5: Nella Francia meridionale, erano presenti inoltre, due divisioni tedesche di fanteria che, affluite durante l'occupazione della "zana libera" , facevano entrambe parte della 19" Armata ed erano stanziate in un territorio che andava da Bandol al confine spagnolo6•

' Altre uni Là, dislocate nel settore del l C. d" A.. ma direnamenre dipendenli dal comando della 411 Armata, erano: il rgt. artiglieria d"annata e il 1° rgt. genio. Inoltre. a Cannes aveva sede il comando dcli' Aeronautica ILaliana in Francia, con a disposizione due gruppi di aeroplani da ricognizione (di due squadriglie ciascuno), mentre a Bcaulieau-Nizza. era stanziata l"lnlendenza della 411 Amiata. • A Tolone vi era il Comando MiliLarc Marittimo alle dipendenze di Supermarina (tranne che per la difesa costiera) con le seguenti unità leggere: FR 11. FR 12. FR35. FR36. FR53. FR54. FR55. FR56, FR91, FR92. FR93. FR94. FR95. FR96, FR97. FR98. FR205. FR212. FR304. FR7 I, Mas 424, Mas 437. Altre unità navali erano stanziate a: Bordeaux: Smg. Bagnolini. Smg. Finzi: Cannes: Vas 22 1, Vas 227. FR205. FR21 I. FR219: Nizza: FR2 I3, FR2 I8. 1 In questo settore furono dislocate le truppe del XV C. d' A.. (sede del comando a Carcare) agli ordini del gcn. Bancale con: la div. alpina "Alpi Graie" (zona Novi Ligure): la div. "Rovigo", la 20 111 div. cos tiero e il 102° rgt. costiero, tra Mcmone e la P.zza Militare Marittima di La Spezia esclusa. Rientravano nelle responsabilità del XV C. d' A. la difesa del porto di Genova ed il 10° settore GAF (Cfr. USSME, Le operazioni deffe 1111ità italiane nel se11e111bre-011obre 1943, - Roma. 1975). • Si Lrauava della 34311 div. territoriale facenre parte del XXV Corpo d'Armala e della 11 346 div.. facente parte del LXXIV Corpo d'Armata. La 1911 Armata tedesca (gen. Georg von Sodcnstem) dipendeva dal comando del Gruppo d'Armata dislocato ad Avignone. con a


c.

L ·occupazione italiana

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Sin dai primi giorni dell'occupazione la popolazione francese operò una netta distinzione tra militari italiani e militari tedeschi; pur assumendo una posizione anticollaborazionista, essa fu infatti influenzata positivamente verso gli italiani da alcune prese di posizione assunte dalle nostre autorità militari. Non perchè noi fossimo giudicati "più buoni" dei tedeschi, ma perchè ci dimostrammo spesso poco accondiscenti verso le scelte operate dai nazisti e poco ligi alle loro ordinanze. Ci riferiamo, in particolare, alla protezione che venne offerta agli ebrei dal comando della 4A Armata che si oppose agli arresti e alle deportazioni provocando l' inasprirsi dei rapporti tra il commissariato generale di Nizza, addetto al la questione ebraica, e gli emissari tedeschi della S.D.' . Venne così a crearsi tra Italia e Germania una "situazione paradossale". "Quando in gran parte dell'Europa vigeva la più brutale repressione tedesca, quando la polizia di tutti i paesi del centro Europa era mobilitata per la caccia agli ebrei, certe zane sotto l'occupazione italiana si trasformarono come d'incanto in luoghi d'asilo per i fuggiaschi a dispetto del fatto che l'Italia fascista a La Germania di Hitler avessero unito i Loro destini" 8• Le stesse rappresaglie della "Resistenza francese", che si andava organizzando durante il primo anno di occupazione, furono rivolte con maggiore efferatezza contro gli occupanti tedeschi (certamente non mancarono atti di sabotaggio alle nostre installazioni, atti che

capo il gen. Hans Felber. A Mentone, presso il comando della 4" Armata, era presente una missione tedesca con a capo il col. Heggenreiner. Il comando della 4" Annata aveva a sua volta distaccato a Parigi, presso il comando tedesco, una missione italiana con a capo il col. di S.M. Ravajoli. ' "Fino al 25 luglio i rapporti fra i due comandi furono corre/li quelli esc/11sivame111e afferenti sul piano opera1ivo·· (Memoria del gen. Trabucchi USSME Francia 2121/A/l/2 e Trabucchi, / vinti hanno sempre torto, Francesco De Silva, Torino). Mentre costantemente tesi furono i rapporti con le autorità francesi che collaboravano con i tedeschi nella persecuzione ebraica. Vedi Cavaglion, A, Gli ebrei di S. Martin Vesubie e lo sba11dame11to della 4" Armata in 8 seuembre ... op. cit. Nello stesso tempo il comando della 4A Annata si lamentava con il comando tedesco per la scarsa collaborazione offerta dalla gendanneria francese decisamente favorevole a dissidenti e renitenti. *Cavaglion, A, op. cit.


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La Resistenza dei militari Italiani in Francia e in Corsica

andarono aumentando nella primavera del '43, contro depositi militari, caserme o luoghi pubblici dove erano assidui i militari''9 • Al contempo la propaganda resistenziale cercò di far leva sullo spirito dei soldati in funzione antifascista. Dopo 1' 11 novembre esuli antifascisti e operai emigrati in Francia costituirono l 'organizzazione TI: "Troupes italienne" (Truppe italiane) allo scopo di "avvicinare i soldati italiani e gli ufficiali dell'Esercito italiano per convincerli a dimostrare che il popolo italiano non era responsabile dei crimini fascisti ed a rifiutare di appoggiare ogni azione contro il popolo francese" 10 • Vin dal dicembre 1942 vennero diffusi volantini e giornali clandestini (vds. all. n. 1-2) che presto attirarono l'attenzione delle autorità italiane e che si aggiunsero alla propaganda già svolta a livello individuale tra le truppe. Sappiamo che alla rubrica "L'angolo del soldato"" comparsa sul giornale "La voce dei giovani" nell ' inverno del '42, seguì, come conferma una fonte francese, "La parola del soldato" (vds. ali. n. 3-4), un foglio ciclostilato, poco di più di un volantino che però divenne uno dei "giornali" clandestini più letti nelle caserme e negli acquartieramenti della 4A Armata; si qualificò eone l'organo del "Comitato di ufficiali e di soldati" divenendo il bollettino del direttivo ed il mezzo di collegamento tra le diverse unità. I due motti di testata "Quest'inverno non più in trincea" e "Bastone tedesco L'Italia non doma" danno chiaramente un' idea del contenuto 12 • Infatti è noto che i membri dell'organizzazione (TI) avevano il compito di favorire le diserzioni incitando i militari italiani a costituire comitati di soldati e di ufficiali al fine di

Vedi Levy, C, w 411 Armata in Francia, in 8 seuembre ... op. cii. cfr. Levy, e, op. cit. pp. 56-57. 11 A partire del gennaio del '44 - ne "w voce dei giova111"' - la rubrica "L'angolo del soldato'" fu uLilizzata per registrare i messaggi dei prigionieri italiani: "... per accogliere i loro appelli, e/I/rare in co111a110 con essi e favorire la loro fuga."; Ferrantini-Tosi F. Gli antifascisti italiani in Francia e la guerra in: lta/ie11s et Espag11ols in France, CNRS, Paris, 1989. 12 Il primo numero venne stampato nel dicembre '42 e continuò ad essere diffuso fino all'agosto '43. Dirigeva il giornale il gruppo comunista diretto da Emilio Sereni con la collaborazione di alcuni militari della 411 Annata. 9

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sabotare le azioni del comando contro la "Resistenza" 13• Non possiamo stabilire quale sia stato il reale impatto di questa propaganda' 4 ; ma non è sicuramente azzardato ritenere che queste informazioni contribuirono, assieme ad altri elementi, alla scelta dei militari di aderire alla "Resistenza" anzichè decidere (almeno chi poteva) di "tornarsene a casa"; tanto più che possiamo riscontrare, sin dalla primavera-estate del '43, il sorgere di iniziative politiche individuali da parte di alcuni militari italiani. Il fatto è tanto più da rimarcare ove si consideri che il nostro esercito era definito genericamente "depoliticizzato". Vi furono degli ufficiali italiani che, in contatto con il tenente Emile Charnoux, fornirono a Carquex dei muli per poter raccogliere il materiale inglese paracadutato 15• Alla metà di luglio le unità italiane che occupavano ancora una parte del dipartimento ricevettero l'ordine di "nettoyer" (ripulire) i "maquis" (i Gruppi Resistenziali) dell' Alta Savoia. Pare che dette unità ignorassero completamente tali disposizioni; esse contavano tra le loro fila numerosi elementi che, ostili alla politica di Roma, aiutarono, in qualche caso, la "Resistenza francese" 16 • Infine, come sembra, nel Dipartimento delle Alpi Marittime, "alcuni ufficiali superiori italiani presero contatto con il comando alleato ... e qui (nel periodo 25 luglio-8 settembre) ... una catena di protezioni ed evasioni veniva assicurata dai gruppi della resistenza francese, dei F.TP e della popolazione a favore dei soldati italiani che abbandonavano le formazioni dell' esercito e si rifugiavano sulle montagne costiere"".

u Questa propaganda si diffuse in tutta la zona di occupazione italiana. Molte relazioni dei comandi di divisione, soprattutto se stanziati nei dipartimenti delle Alpi Marittime (lsère, Alta Savoia) comunicavano nell'inverno '43 al C. d'A. gli elenchi dei sospetti accusati di svolgere propaganda "comunista ed antiasse'' fra le nostre truppe. " Sembra che molti elementi antifascisti, reduci dalla campagna di Grecia, fossero presenti nei repani della divisione "Pusteria". " Musard, F, Le G/ieres: 26 mars 1944, Crearne, Geneve, 1972. pp. 57-58. •• Ibidem. 17 Biga, F, la resistenza ligure nei suoi rapporti con la resistenza e gli alleati in Provenza. in la resistenza in Liguria e gli Alleati, Genova, 1985, pp. 111-112.


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la Resistenza dei militari Italiani in Francia e in Corsica

2. LA DISLOCAZIONE ED I MOVIMENTI DELLE TRUPPE ITALIANE DAL 25 LUGLIO ALL'8 SETTEMBRE Alla caduta del regime fascista, l'Italia si trovò completamente isolata ed in una condizione di inferiorità politico-militare sia nei confronti dei nemici che dell'alleato tedesco. Tuttavia, nel territorio francese le Grandi Unità italiane si presentavano ancora in discrete condizioni, anzi, la Divisione alpina "Pusteria" veniva considerata tra le più efficienti e preparate e alla 4A Armata veniva, nel complesso, attribu ita una "solida struttura" (vds. all. 5). Anche il "morale" delle truppe era rimasto su valori accettabili. Possiamo, anche ufficialmente, precisare in merito che il "morale buono" dell'inverno-primavera del '43 divenne "buono in rapporto alla situazione" dal giugno dello stesso anno 18 • Nelle testimonianze dei singoli, però, la situazione è spesso definita meno "ottimisticamente"; nella sua relazione il s. ten. Gerace, ad esempio, scrive che "quando a luglio vi fu Lo sbarco degli alleati in Sicilia, il morale delle truppe ebbe una scossa tremenda; i siciliani si chiedevano cosa ne sarebbe stato delle loro famiglie e quando gli invasori occuparono La Calabria, il morale raggiunse livelli bassissimi" 19• Alla caduta di Mussolini e del fascismo serpeggiò stupore misto ad entusiasmo poichè un tale rivol gimento politico fece sperare che la guerra stesse per finire. "Tra i reparti della divisione "Pusteria " anche per La campagna di stampa che seguì ... , mirante più o meno esplicitamente all'uscita dell'Italia dal conflitto e che influì sul mordente delle truppe, ci si orientò subito all'idea di una prossima pace"20 • Questa idea circolò così largamente che, nelle zone in cui la propaganda antifascista era più sentita, si arrivò, nel mese di agosto, alle prime defezioni 21 • Anche l'atteggiamento tedesco subì un cambiamento nei nostri

" Ceva, L, op. cit. p. 103. 19 Lettera/testimonianza del s. tcn. Gcrace; USSME: Fondo CO.RE.M.IT.E. :ii Relazione gen. De Castiglione USSME Francia 2121/A/5/I. 21 Biga, F, op. cit.

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confronti e 1'entità e la dislocazione delle loro forze venne mutando profondamente - in fu nzione anti-italiana - fin dal l' indomani del 25 luglio22• Mentre al convegno di Feltre, fra Hitler e Mussolini, era stata affermata 1' impossibilità di inviare rinforzi nella penisola, alla notizia del colpo di stato, nuove divisioni scendevano improvvisamente dal Brennero, dal Resia e dal Dobbiaco mentre si preparavano nuovi trasporti militari verso l'Italia settentrionale. I tedeschi affermarono che si trattava di rinforzi inviati a difendere l'Italia minacciata dagli anglo-americani, ma questi movimenti erano diretti in realtà a neutralizzare le unità italiane e ad occupare l'Italia nel caso di un capovolgimento delle alleanze. In Francia, il primo agosto, il colonnello Heggenreiner aveva richiesto al comando della 4" Armata il transito di alcune divisioni tedesche che avrebbero dovuto essere stanziate nell'Italia settentrionale23 • Il gen. Vercellino rispose con un netto rifiuto, approvato dallo S.M.R.E., il quale, però, successivamente, accolse le pressioni dell'Alto Comando Tedesco e autorizzò il passaggio. I rapporti italo-tedeschi si fecero via, via più tesi ed anche tra le truppe non mancarono occasioni di attrito. Il 26 luglio, a Bordeaux, 50 battelli da trasporto diretti in Italia dovettero invertire la rotta sotto il tiro delle armi tedesche; due sommergibili italiani tentarono, alla fine di luglio, di lasciare la base di Bordeaux, ma sotto la minaccia dei cannoni tedeschi furono costretti a tornare indietro; "l'atteggiamento delle divisioni tedesche che attraversavano il Nizzardo era palesemente intimidatorio; numerosi incidenti scoppiarono tra gli alpini ed elementi della Wehrmacht in Savoia ed in tutta la zona contro[-

" Dopo il colpo di stato, prese corpo, alJ'intemo del gruppo dirigente nazionalsocialista nazista. l'accusa di slealtà e tradimento degli italiani. Pe1ersen, J, llalia e Germania: due immagini incrociate in L'Italia nella Il guerra mondiale e nella Resistenza, Angeli, Milano, 1988. 23 Anche il mar. Von Rundstedl ebbe il sospeno che la caduta del regime fascista potesse significare la fine della guerra per l'Italia tantochè, subito dopo tale avvenimento, venne a passare un'ispezione nel settore francese occupato dalla 4 11 Armata, pur senza accennare alla mutata situazione politica.


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lata dalla di visione "Pus te ria" 24. Le disposizioni che il governo italiano emanò, durante il mese dj agosto, apparvero, al comando della 4" Armata, contraddjttorie. In realtà, Badoglio voleva attuare un piano che contemplasse un possibile accordo con gli anglo-american i e, al contempo, avrebbe voluto rendere operativa una strategia precisa per salvaguardare l' Italia e le forze armate italiane, comprese quelle stanziate all'estero. Quindi, per fronteggiare una probabile situazione di sopraffazione, inviò degli ordini generali25 che potessero indicare una possibile condotta di difesa in caso di aggressione tedesca; ma per cercare di non insospettire ulteriormente Hitler, decise di mantenere anche con i comandi delle grandi unità, la più completa segretezza sui suoi reali intendimenti. In questa ottica, nel territorio francese per allontanare i timori nazisti, autorizzò prima il passaggio delle truppe tedesche, e di lì a poco ordinò il rientro dalla Francia di alcune divisioni. Così, nella prima quindicina di agosto la divisione al.pina "Alpi Graie" fu avviata a La Spezia, la "Legnano" fu destinata a Bologna (per poi dirigersi in Puglia), mentre la "Rovigo" fu trasferita a Torino. Si trattava di riduzioni di forza che sorprendevano il comando della 4" Armata poichè sembravano contrastare con le prime istruzioru verbali emanate dallo S.M.R.E.2.S alla fine di luglio e ampliate nell'ordine 11 I del l O agosto (dove si prospettava un ' aggressione tedesca intesa a ripristinare il regime fascista). L' ambiguità di fo ndo di queste disposizioni lasciò perplessi e confusi anche i comandanti delle unità in Francia, i quali, all ' oscuro sugli abboccamenti già in corso con gli anglo-americanj, in questo stato d' animo avrebbero ricevuto la notizia dell' armistizio che, come fulmine a ciel sereno, li avrebbe colti del tutto impreparati a qualsiasi oculata e ragionata reazione. Le disposizioni emanate nell' agosto del '43 e rivolte al comando della 4" Armata non accennavano ad un eventuale armistizio, ma

2' USSME: Fondo CO.RE.MJT.E. doc. 1/52 Notizie dell'addetto militare in Francia vds. Calandri, M, L '8 sellembre dello 4" Annata in L '8 settembre 1943. Storia e memoria. pag. 4. z; Cruccu. R, op. cit.


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si riferivano ad una possibile aggressione tedesca; e quando fu deciso il rientro dell'armata, allo scopo di proteggere la penisola, non si potè non notare lo stridente contrasto tra tale ordine e quello di inserire unità tedesche nel territorio di occupazione italiana. Nella seconda metà di agosto arrivò infatti l'ordine per la 4" Armata di abbandonare il settore francese, escluso il Nizzardo e rientrare in patria. Le forze italiane oltre il fiume Var dovevano cedere la responsabilità della difesa alle unità tedesche passando ordinatamente in consegna le fortificazioni, le artiglierie e le armi automatiche di preda bellica francese con le relative munizioni, le reti di collegamento ed avvistamento aereo. Le operazioni di sostituzione avrebbero dovuto aver termfoe il 9 settembre ed il rientro completo era previsto per il 25 dello stesso mese. Il nuovo ordinamento della 4" Armata avrebbe visto la divisione alpina "Pusteria" nella zona di Torino e poi di Cuneo, la divisione "Taro" con il comando del XXII C. d' A. nella zona di Alessandria, la divisione "Celere" a Torino ed il comando del XV C. d'A., con la 201" divisione costiera, lungo il litorale ligure, oltre La Spezia. Le divisioni costiere 223" e 224" sarebbero rimaste sulla Costa Azzurra nella zona di Nizza26: "Quale grottesca continuità delle rivendicazioni del passato regime su quel territorio"! 21 • IJ gen. Vercellino così descrive l'avv io de11'operazione di rientro: "Data la deficienza dei mezzi di trasporto, il comando di Armata emanava disposizioni perchè i movimenti fossero iniziati per via ordinaria, circostanza che forzatamente significava rompere il nesso divisionale a favore delle esigenze logistiche, oltre a richiedere un lungo tempo per l'esecuzione di movimenti"28• Le operazioni per il rimpatrio cominciarono il 25 agosto, ma procedettero lentamente. La divisione "Taro" tra le prime a rientrare, preceduta dalla "Lupi di Toscana", sarebbe dovuta essere tutta in Italia entro il mese d'agosto, ma "per mancanza di vagoni ferro-

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Cruccu, R, op. ciL cfr. USSME, le operazioni delle unità nel settembre-ottobre 1943, Roma, 1975. "' Banolini. A, Per la Patria e La libertà, Mursia, Roma, 1985, p. 275. ,. Cruccu. R, op. cit. p. 70.


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viari ed automeu.i, per controordini, contrattempi vari, la data di inizio del trasferimento venne continuamente procrastinata'729• Mentre avvenivano gli sgomberi e i primi spostamenti delle unità, i reparti tedeschi si inserivano nelle zone che venivano abbandonate. Durante le operazioni di rientro e sostituzione con le truppe tedesche, precisamente il 5 settembre, giunse al comando dell'Armata (che si e ra trasferito a S. Jean) la "Memoria op. n.44" con direttive più specifiche per ogni Grande Unità nel caso di aggressione tedesca (ancora una volta non veniva fatto alcun accenno all'armistizio tra l'altro già firmato). Questo documento rivela il completo distacco che esisteva tra l'Alto Comando e le truppe stanziate all'estero, le quali stavano vivendo una situazione drammatica, sia psicologicamente che operativamente. La "memoria n. 44" prevedeva che la 4A Armata raccogliesse le forze rimaste ne]]a vallata della Roja e del Vermenagna e, operando "sui fianchi dell'avversario", interrompesse le comunicazioni della "Cornice" per creare una rete difensiva bloccando le vie di transito del Moncenisio, Frejus e Monginevro. Veniva raccomandata la massima segretezza e si ordinava di dare le conseguenti disposizioni verbalmente ai comandanti più elevati per le disposizioni peraltro da attuarsi "nel modo più occulto e senza lasciarne intravedere lo scopo. La sua applicazione doveva aver luogo in seguito ad un ordine delio S.M.R.E. con un messaggio convenziona/e o di iniziativa in relazione alla situazione contingente"30• Conseguentemente il gen. Vercellino, come si disponeva nella "Memoria n. 44", riunì i comandanti del I e del XXII Corpo d 'A rmata e il comandante militare marittimo della piazza di Tolone per metterli al corrente dei nuovi ordini. Si decise di sorvegliare costantemente i tedeschi per non essere sorpresi da un loro possibile attacco, e di accelerare quindi i movimenti di rimpatrio delle unità che venivano sostituite. L'8 settembre, infine, informò i comandanti delle G.U. dislocate in Liguria, i quali

" Relazione gen. Verccllino USSME 2121. "' Cruccu. R. op. ci1. cfr. USSME. op. ci1.

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però non poterono attuare alcuna manovra preventiva data l' imprevedibilità dell'annistizio31• In conseguenza dei movimenti in corso, già alla fine di agosto la 4" Armata non era più un'entità operativamente efficente e le ultime direttive emanate poco prima del1'8 settembre non servirono che ad accentuarne la crisi. Alla notizia dell'armistizio la situazione dell'Armata si presentava estremamente delicata (vds. schizzo n. 3). La zona di competenza territoriale era ancora quella considerata al 25 luglio, ma vi era un notevole ritardo in quasi tutti i movimenti previsti. Erano rientrate in Italia le div. "Rovigo" e "Alpi Graie" ed il 18° rgt. bersaglieri motocorazzato (RE.CO.), mentre le altre erano ancora in movimento verso il confine. Gli ordini per la resistenza ai tedeschi, seguiti dalla notizia dell'armistizio, venivano inviati in una situazione tale che solo eccezionalmente si poteva prevederne una possibile, ragionevole attuazione. Se ne può quindi dedurre che Badoglio, quando proclamò per rad io l'armistizio con gli anglo-americani, sapeva di abbandonare le forze armate italiane alJ'estero al loro destino 32 • 3. LO SCIOGLIMENTO ED IL DISSOLVIMENTO DELLA 4" ARMATA Il proclama di Badoglio dell'8 settembre, giunto improvviso ed inaspettato, lasciò ufficiali e soldati sorpresi, sconcertati ed impauriti; Panicacci in propos ito scrive: "Questa ipotesi non venne mai considerata nelle conversazioni dello S.M. della 4" Armata... e nè gli ufficiali nè la truppa si aspettavano un attacco tedesco o una netta ostilità"33 • Il s. ten. Gerace, nel suo già citato resoconto, ricorda " ... quasi nessuno capì il significato di quel

" Le truppe stanziate in Liguria si trovarono, at r 8 seuembre, in gravissime difficoltà avvolte dalla morsa tedesca. 2 • Altre disposizioni a completamento della "Memoria 11. 44" furono diramate dallo S.M.R.E. con la "Memoria"· 45" i.I 6 settembre. Questa disposizione, che avrebbe dovuto giungere ai comandi dcli' Annata entro il 7 settembre, non venne mai ritrovata tra la documentazione relativa all 4" Annata nè è stata citata in alcuna relazione relativa a quegli avvenimenti. » Panicacci. J. L. L '8 seffembre 11e/ Ni:,zordo in 8 seffembre ... op. cit.


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proclama laddove si diceva che le truppe italiane avevano l'ordine di cessare ogni resistenza e di adoperarsi di farla cessare da qualunque parte provenisse... " 34 • Mentre la confusione totale, unita ad un senso di smarrimento e di abbandono, regnava ovunque, la reazione tedesca fu rapida, ben diretta ed efficace. "Alle 23 dell' 8 settembre '43 tutti i comandi tedeschi erano invece in possesso di precise disposizioni" 35 • Il loro comportamento apparve sin dall ' inizio come la conseguenza di un piano già predisposto, "precauzionale ed a gg ressivo nei riguardi dell'Italia" 36 • Bloccarono in brevissimo tempo i collegamenti telefonici, i trasporti principali, occupando tutti i punti nevralgici che già conoscevano perfettamente, essendo in atto le operazioni di sostituzione37 • Il generale Vercelli no alle ore 22 dell' 8 settembre diramò l'ordine "di riunire le truppe e di ripiegare verso il territorio italiano" per concentrare le forze nella zo na di Cuneo Mondovì, come disposto nella "Memoria op. n. 44" ricordando ai suoi soldati che in caso di aggressione tedesca godevano della superiorità numerica38 • Ciò significava accelerare la marcia di spostamento (si procedeva a piedi) senza attaccare e mantenere il contatto con il comando; ma gjà verso mezzanotte ogni collegamento telefonico e radio con le truppe oltre il Var era stato interrotto. Nel giro di poche ore dalla notizia dell 'a rmistizio, ufficiali tedeschi si presentarono ai distaccamenti italiani e chiesero la consegna delle armi o una dichiarazione di fedeltà

.,. Leuera/testimonianza del s. ten. Gerace: AUSSME; Fondo CO.RE.M.IT.E. " USSME, Storia dei 45 giorni, Roma, 1947. )6 Relazione gen. Trabucchi; USSME, Francia, 2121/Nl/2. 1 l Le forze tedesche presenti nel seuore francese I' 8 settembre erano: le div. di fanteri a 1578A e 356A e le div. di fanteria territoriali 343A e 346A. A St. Raphael era schierato uno stormo di bombardieri; a Tolone il contingente di Marina ammontava a 10.000 uomini e sulle isole Hyerès ve ne erano altri 8.000. Questi dati sono stati tratti da Cruccu, R, la IV Armata e l'annisrizio" in 8 settembre ... op. cit. p. 74. li Rei. gen. Trabucchi; USSME, Francia, 2121/Nln.

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promettendo in molti casi c he, una vo lta acquisito il totale controllo della zona, avrebbero rispedito in Italia le nostre truppe. Nella notte tra 1'8 ed il 9 il Comando del I Corpo d' Armata, che si trovava a Grasse, comunicava "di aver dovuto accettare

onorevoli condizioni di resa perchè isolato e sopraffatto dal nemico"39 A volte vennero concesse alcune ore di tempo ai comandanti per decidere e così molti reparti attesero "passivamente", e senza alcun ordine, che i tedeschi\ tornassero. Gli ex alleati apparivano ora nelle vesti di occupanti, implacabili nella vendetta e capaci di catturare con pochi uomini e con propagandistiche trattative (apparentemente onorevoli), gli smarriti reparti italiani40• A Tolone, dove erano presenti 4.000 uomini della Marina ita li ana, "la stessa sera dell '8 settembre, le forze tedesche

bloccarono il porto dando inizio all'occupazione della piazza"41, impadronendosi di tutte le navi battenti bandiera italiana e immobilizzando anche la 171 a squadriglia idrovolanti. Il XXI C. d ' A. ed il comando de lla divisione " Taro " erano s tati repentinamente bloccati (ii reparti erano in fase di trasferimento) e nella giornata del 9 si arresero: in serata "gruppi di paracadutisti germanici a Hyeres occuparono la sede del XX.Il C.

" Rei. gen. Vercellino; USSME, Francia, 2 121/N La propaganda tedesca adoperò "i11 modo grossola110 e massiccio" ma psicologicamente efficace, il motivo del doppio tradimento degli italiani. Un comunicato del comando supremo tedesco del 10 senembre '43 annunciava "1111 tradimemo quasi 1111ic o 11ella storia mondiale per ampieua e slealtà". Petersen, J, Italia e Germania: d11e immagini incrociate in L'Italia op. cit. p. 66. " Documento J/17, USSME Fondo CO.RE.M.IT.E. Inoltre a Bordeaux vi erano due sommergibili, il Bagnolini ed il Finzi, fermi per lavori. li com.te della base di Betasom era il cap. di vascello Enzo Grossi, il quale, dopo l'annuncio di Badoglio, assicurò ai tedeschi, che ne chiedevano conferma, che non ci sarebbe stato alcun atto di guerra nè sabotaggio ed il giorno seguente, previo accordo con le autorità tedesche, consegnò i due sommergibili. In seguito tenne dei discorsi al personale cercando di convincerli a proseguire la lotta accanto ai tedeschi. ''Lasciò ciascuno libero i decidere: la maggioranw aderì nel timore di rappresaglie tedesche...''. Queste notizie sono tratte da: USSME, La Marina iralia11a, voi. XV, Roma, 1950. 40


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d'A. rendendo inutilizzabile il centro trasmissioni"42 ; i pochi elementi della "Lupi di Toscana", in attesa del!' imbarco ferroviario, furono disarmati nella zona tra Bando} e Tolone. Le restanti compagnie che erano partite in treno la mattina dell ' 8 rimasero ferme sulla tradotta a Conigliano Ligure senza ordini per tre giorni " ... per cui molti soldati disertarono, tanto che il 13 eravamo soltanto ufficiali e pochi soldati ..." 43 • Anche i reparti della C.I.A.F. (Commissione italiana di Armistizio con la Francia), stanziati ad ovest del Var, vennero catturati dai tedeschi; solo alcuni elementi riuscirono a fuggire: i reparti di Bandol, avendo ricevuto l' ordine di rientro, partirono la sera del 9 con un autocarro requisito. Durante la notte vennero sorpresi dai tedeschi e disarmati; all'alba del giorno successivo il brigadiere Baccillieri FiJjppo ed i suoi uomini, prendendo la via delle montagne, con addosso abiti civili riuscirono a raggiungere l'Italia44• Nè sorte migliore aveva subito la 223a divisione costiera. D comandante gen. De Cia relazionò così la situazione della divisione alla sera dell ' 8 settembre. " ... J mezzi di trasporto erano scarsissimi... e le armi pesanti, dotazione di posizione, erano state consegnate, come da ordine superiore ai reparti della divisione germanica ... in conseguenza di quanto esposto, l'inferiorità delle truppe della 223° divisione era schiacciante, rispetto alle possibilità delle forze germaniche in wna" 45• Infine il XV C. d ' A. , incaricato della d ifesa costiera da Mentone a Punta del Mesco, aveva Le scarse forze disporubili sparpagliate lungo la linea costiera e incapsulate dalle unità tede-

AA. VV. 8 seuembre 1943 e lo scioglimento della !V Annata: riflessi 11el c1111eese in 8: seuembre op. cii. p. 186. -0 Interrogatori del ten. cpl. ftr. Reghetti Giuseppe e del s. tcn. cpl. ftr. Buono Gaetano: USSME, Francia, 2 130. "' Un battaglione a lle dipendenze della GAF, commissione italiana di armistizio co n la Francia, aveva il comando a Nizza ed era stanziato, frazionato in tre compagnie, a Nizza ed Ajaccio. I reparti stanziati a Nizza riuscirono a ripiegare con un certo ordine, atLraversarono il confine e si concentrarono a Cuneo. Tra questi 140 uomini, con tutto l'armamento, si trasferirono a Torino. USSME: Fondo CO.RE.M.IT.E .. doc. 1/38 . ., Rei. gen. De Cia USSME 2121/A/4/3. •2

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sche affluite in Liguria nell'agosto del '43. Per tanto la mattina del 9 settembre "le truppe dislocate da Tolone a Grasse erano sopraffatte e le altre nel settore ligure erano in disgregazione"46 • La superiorità dei tedeschi era evidente e l'esitazione di quelle ore fu fatale per la sorte delle unità italiane. Da nessuno dei comandi locali venne impartito un ordine di attacco contro i tedeschi, poichè nessuno volle assu mersi la responsabilità di decidere, anche e soprattutto perchè tale decisione sarebbe spettata innanzitutto al Comando Supremo. Si attese così, subendo, nella maggior parte dei casi, gli eventi. "Fin dal 9 settembre cominciarono a passare per le strade di montagna molti sbandati dei reparti schierati sul mare, da Mentone a Saint Raphael. i quali portavano notizie di disarmo e di spogliazione da parte dei tedeschi... poichè era segnalata una colonna tedesca proveniente da Mentone, mi tenni pronto ad aprire il fuoco ... poco dopo un colonnello della GAF mi disse di non aprire il fuoco ma di trattare eventualmente con i tedeschi ... anche il mio comando confermò quest'ordine... "41 • Il gen. Vercellino emanò, la mattina del 9 settembre, prima di muoversi verso Caraglio con tutto il comando della 4A Armata, le ultime disposizioni per le truppe dislocate alla destra del Var 48 • Alla 224A divisione che, stanziata nella zona di Nizza, era riuscita a mantenere il controllo e i contatti con il comando d'armata49, fu ordinato di opporsi all'avanzata tedesca da Cannes a Mentone, mantenendo la linea Tete di Chien - Authion e coprendo

'6 Rei. gen. Trabucchi. cfr. rei. gen. Vercellino. " Relazione del s. ten. Motarazzo Giuseppe, USSME. Francia 2130.§ •• Non fu preoccupazione oè dello SMRE nè del Comando dell'Armata conoscere l'esaua ubicazione e l'entità deUe truppe tedesche, nè il comando tedesco aveva alcuna intenzione di informare il C. d' A. al riguardo. Nella relazione il capo di S.M. Mantelli Mario ricorda: ''A dif

ferenza dei tedeschi. 11011 sono esaltamente note le for..e gemianiche preseli/i nei vari se/lori, per la co11s11e111di11e germanica di so11rarsi per q11a1110 possibile al nostro co111rol/o e comunque di 11111/afar sapere". USSME Relazione del col. Mantelli Mario, Francia 2 121/Af4/I. "' U comando della 224" divisione riuscì a raccogliere i reparti e a dar inizio alto spostamento mantenendo sgombero l'accesso nelle valli al confine; nonostante gli scontri a fuoco avvenuti nella none, il comando riuscì a trasferirsi a St Andrè Victor e a metter in ano gli ord ini emanali al matùno del 9 dal comando d'armata per poi ripiegare nella notte verso Broglio e Tenda.


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La Resisrenza dei militari lraliani in Francia e in Corsica

questo dispositivo col raggruppamento GAF sul colle di Braus e sulla Bassa Roya50• Al contempo ordinò al Generale Gazzale della 201 A div. costiera "d; guarnire i contrafforti tra Imperia e San Remo per far fronte alle colonne germaniche provenienti da Est''51 • Nuove forze tedesche provenienti da oriente (Genova-Savona) e da occidente (Tolone-Cannes) erano in movimento lungo la costa per ricongiungersi a Mentone, dove pensavano che fosse il comando della 4A Armata. "Mediante plotoni motorizzati fecero sul litorale centinaia di prigionieri, senza sprecare un colpo, nella mattina del 9 sulla sponda destra del Varo, nel pomeriggio sulla sponda sinistra"52• Civili francesi residenti in città e paesi lungo la costa e al confine ricordano gli sbandati in fuga. "/ soldati a piedi gettavano i loro sacchi, i loro cappelli, i fucili sul bordo della strada" ... "sulle valli montane delle Alpi Marittime per alcuni giorni passarono uomini che cercavano di raggiungere la frontiera prima dei tedeschi" 53• A Mentone il giorno 9 verso le 14, alla notizia che si stava avvicinando una colonna corazzata tedesca per invadere l'Italia, "un panico generale prese improvvisamente l'intera città e tutti, militari e civili, quasi colpiti da follia collettiva, si diedero alla fuga ... "5-1. Si trattava di ufficiali e soldati che, in balia dì se stessi, cercavano una via d'uscita per scegliere in molti casi, la più istintiva: salvarsi per tornare a casa. I tedeschi, qu indi, potero no occupare "minuziosamente", come afferma Panicacci, il territorio delle Alpi Marittime giungendo intorno a Tenda il 14 settembre, senza aver incontrato alcuna resistenza organizzata. Fu semplice la cattura delle truppe italiane che presidiavano

"' Relazione gen. Trabucchi. cfr. rei. gen. Vercellino. Ibidem. Panicacci, G, L.... op. cit. n Ibidem. j4 K.linkhammer. L, La po/irica redesca nei confromi de/1'/ra/ia prima dell'8 se11embre $I

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e il disarmo delle truppe iraliane in uma an11ara e resistenza delle Fon.e Armate italiane all'estero. Angeli. Milano. 1990. p. 101.

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le opere della fortificazione permanente lungo la costa. Fattori ambientali e psicologici fecero sentire il loro peso soprattutto su quei reparti sedentari, non abituati a lunghe marce; la sorpresa ed il disorientamento generali si trasformarono, in qualche caso, in vero e proprio panico. Le gravi carenze qualitative ed organizzative dell'Esercito Italiano apparvero in tutta la loro drammaticità ed emersero una profonda incertezza e una paura delle responsabilità, in particolare da parte dei Comandi Superiori. I motivi di tutto ciò vanno ricercati, essenzialmente, in una carente preparazione militare e nell'abitudine, profondamente radicata e consolidata in venti ann i di regime fascista, di non decidere con la propria testa. Se sorpresa e disorientamento poterono essere legittimi, per soldati e ufficiali inferiori, vincolati dall'ordine "la guerra continua" ed ai quali mancava qualsiasi preparazione anche psicologica di fronte ad avvenimenti così eccezionali, non altrettanto giustificabili furono gli alti ufficiali, ai quali mancò la capacità di capire gli eventi e di operare delle scelte tempestive e coraggiose nella difficile ed incerta situazione politico-militare creata dal colpo di Stato, situazione che avrebbe dovuto preparare all'ipotesi di eventi tanto drammatici e alle conseguenti iniziative operative. Come abbiamo già detto, non ci fu invece alcun ordine preciso nè da parte del comando della 4A Armata, nè da parte di quelli in sottordine. Ciò nonostante, anche alla frontiera occidentale non mancarono episodi sia pure isolati, di resistenza in risposta alle condizioni poste dai tedeschi. Furono più spesso i giovani ufficiali che, seguendo i dettami dell'onore militare e i principi morali più sani, guidarono la rivolta contro la sopraffazione e l'arroganza degli ex alleati. A Nizza, centro nevralgico di traffico ferroviario, i collegamenti militari italiani vennero bloccati ed i nostri acquartieramenti sottomessi. Bisogna però ricordare l'accanita resistenza che si sviluppò alla stazione centrale, dove 70 militari tedeschi si erano presentati per chiedere la resa o la collaborazione. Essi furono inaspettatamente investiti dalla immediata reazione di un gruppo di soldati italiani che, al comando del cap. Carlo Breviglieri, si asseragliarono in un ufficio da dove reagirono


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La Resistenza dei militari Italiani in Francia e in Corsica

coraggiosamente con le anni alle intimidazioni tedesche55. C'è da dire, infine, che, spesso, il diverso comportamento dei reparti coinvolti nel disastro fu condizionato dall' influenza di fattori esterni ed oggettivi oltre che dalla mancanza di iniziativa da parte dei singoli comandanti. Il s. ten. Gerace, che si trovava a La Crau vicino a Hyeres, ad esempio racconta: " ...Si dette il caso che il nostro colonnello si trovasse in Licenza e gli ufficiali ebbero un senso di smarrimento. Nè avrebbero potuto fare un granchè, visto che il comando della 4" Armata non seppe o non volle organizzare alcuna difesa: d'altronde non avrebbero nemmeno potuto, con quelle pochissime munizioni che avevano e che potevano tradursi così: 18 cartucce a testa ed unfucile modello 91 con la baionetta"56• Anche l'efficienza operativa della divisione "Pusteria"51 , composta da truppe alpine considerate valide e ben preparate, fu vanificata dalla dispersione dei reparti, "infunzione di presidio", su circa 3/4 del territorio occupato dagli italian i. Inoltre per questa divisione si rivelò come fattore negativo, il trasferimento in corso (solo il 7° alpini era già sulJa costa, mentre l' 11 °, con alcuni altri reparti, era in movimento per Mondovì). Un cli ma di smobilitazione era comunque diffuso anche tra le truppe alpine le quali erano convinte che la guerra stesse per finire. Le operazioni in corso per il rientro in Patria non potevano, umanamente, che alimentare tale ipotesi che, per la massa, era certamente anche una speranza. A Grenoble, sede del comando della div is ione "Pusteria" momentaneamente agli ordini del gen. Magliano58, 1'8 settembre

" Alla stazione centrale di Nizza ufficiali tedeschi si erano presentati per chiedere la resa o la collaborazione dei militari italiani: essi furono sorpresi dall'immediata reazione di un gruppo di soldati che, al comando del cap. Carlo Breviglieri, si rinchiusero in un ufficio reagendo con le armi alle intimidazioni tedesche. Il s. ten. Bono Salvatore che si distinse nell'azione e rimase gravemente ferito fu decorato alla Mcd. d'Oro al V.M. Rei. s. ten. Bono Salvatore, USSME: Fondo CO.RE.M.IT.E. 0 ' Leuera/testimonianza del s. ten. Gerace; USSME: Fondo CO.RE.M.IT.E. " La divisione ·'P11s1eria" era rinforzarn dal XX raggruppamento sciatori e da bauaglioni alpini presidiari. ,. li gen. Magliano sostituiva il gen. De Castiglione chiamato a Roma dallo SMRE.


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erano in corso le operazioni per il passaggio delle consegne ai reparti tedeschi. Qui le truppe italiane presenti nelle caserme e alla stazione ferrov iaria, pu r godendo della superiorità numerica "400/500 tedeschi contro 3000/4000 italiani"59 furono colte di sorpresa e vennero disarmate anche con la spontanea collaborazione di elementi fascisti. Il generale Magliano, che aveva accettato fiducioso un' abboccamento con i tedeschi, fu tratto in arresto. Peraltro, durante la notte, vi fu un tentativo di liberazione del comando da parte di una compagnia, la "Bassano" (in fase di imbarco ferroviario), attacco che naufragò rapidamente per l'intervento di un ufficiale superiore italiano che ordinò il "cessate ilfuoco"60 • Anche in altre località reparti di alpini tentarono coraggiosamente di reagire con la forza alle imposizioni dei tedeschi. Ma si trattò sempre di tentativi sporadici, mai coordinati, dovuti all' iniziativa dei singoli comandanti, a livello generalmente medio-inferiore. A Gap, si creò un centro di resistenza all'Hotel Lombardo, sede del comando dell' 11 ° Reggimento alpini: grazie all'iniziativa del col. Fornara, un manipolo di soldati resistette; al contempo, mentre erano assediati dai tedeschi, un reparto di alpini e carabinieri della 419" sezione addetta al comando, tentarono di liberare l' hotel finchè, sopraffatti dalle crescenti forze nemiche, si dovettero arrendere61 • A Chambery, il col. Corrado del XX Rgpt. (Raggruppamento) alpini sciatori, la sera del 9, avendo già rifiutato di arrendersi ai

s, Relazione del ten. col. medico Mastrojanni Dino, USSME: Fondo CO.RE.M.IT.E.; cfr. relazione cap. Barbieri Antonio USSME Francia 2121 / A. "' Il cap. Barbieri nella sua relazione ricorda: "... Superale tuue le resisteml!, al mallino, alle ore 5, giungenuno davami al comando di divisione ... mentre stavamo per irrompere nella sede del comando, il ten col. Anchise, in macchina accompagnato da ufficiali 1edesd1i, si fece riconoscere e gridò di cessare ilfaoco ... gli ufficiali tedeschi imanto, ripartito il co/o,v1e/lo ... pretesero la consegna delle anni..." USSME, Francia, 2121/A. 61 A Gap morì il carabiniere Giovanni Fradellin che, coraggiosamente attaccando allo scoperto, aveva fatto retrocedere i tedeschi. Gli fu poi assegnata alla memoria la medaglia d' argento al Valor Militare. Nell'azione si distinse anche il carabiniere Metti Lino, il quale continuò a sparare con l'arma del compagno caduto aiutato dal carabiniere Giovanni Zandonà, al quale la coraggiosa reazione costò un braccio. Anche a lui venne assegnata la medaglia d' argento al Valor Militare.


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tedeschi, alla notizia della cattura del gen. Magliano, decise di spostarsi verso l'Italia con la compagnia comando, la compagnia genio e la sezione sanità. Disponendo di un sufficiente numero di automezzi superò il blocco tedesco che tentava di opporsi al passaggio e raggiunse, al colle Moncenisio, il ten. col. Grarnaglia, comandante del btg. "Moncenisio" . Assieme diedero direttive per la difesa del confine italo-francese. Tra il 9 ed il 10 di Settembre, ripetutamente i tedeschi tentarono di sfondare le linee per discendere in Val Susa, ma senza riuscirvi62 • Il 10 settembre, secondo gli ordini ricevuti , i reparti del XX Rgtp. ripiegarono verso l' Italia, ma di fronte all'avanzata tedesca il col. Corrado decise di sciogliere i reparti lasciando gli uomini liberi. Una parte di questi raggiunse l' Italia, un 'altra parte si rifugiò in Svizzera. Tra il 9 ed il 10 settembre, protagonista di un altro episodio degno di nota fu un gruppo di militari della GAF, (VIII settore) che, al comando del ten. Caradonna Giovanni, difese con coraggio un caposaldo sul colle Frejus, posto a sbarramento della valle, costringendo le forze tedesche, 2 compagnie circa, a ripiegare definitivamente63• Il caos comunque andava ogni giorno crescendo e molti altri reparti, piccoli gruppi e singoli uomini, che confluirono disordinatamente in Piemonte, si concentrarono nella zona compresa tra S. Dalmazzo di Tenda e Cuneo. E fu proprio in tale zona che si consumò, tra il 9 ed il 12 settembre, l' ultimo tentativo di organizzare la Resistenza della 4" Armata. Il gen. De Castiglione, comandante della divisione "Pusteria" era di ritorno in Francia quando ebbe notizia dell' armistizio. Egli si era recato a Roma, su ordine dello S.M.R.E., per ricevere disposizioni precise riguardanti il rientro della sua divisione (disposizioni inutili poichè vanificate dall'annuncio dell' armistizio). A Roma, il gen. De Castiglione era riuscito a sapere, "che era intendimento del Governo di addivenire ad un annistizio con gli anglo-americani'' (quando in realtà tale atto era già stato firmato). Egli venne a conoscenza del messaggio ufficiale di Badoglio

02 6l

Relazione del col. Gramaglia, USSME, Francia, 2 121/A/6/2. Vi furono tre feriti. Relazione del ten. Caradonna. USSME Francia, 2 121.


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solo mentre era già in treno sulla via del ritorno ed appena possibile tentò di mettersi in contatto con il comando di Divisione e di Armata. Giunto a Mentone, il 9 settembre gli fu subito affidato il comando della zona con il compito di organizzare la difesa con tutte le forze disponibili nella conca di Tenda64 • Cercò di mettere ordine "a quella fiumana disordinata" che proveniva dalla Francia: " ... Incontrai vari reparti costieri e territoriali che marciavano in disordine, affaticati e stanchi perchè non allenati alla marcia: marciava bene un grosso battaglione di reclute della 891\ fanteria e chiudevano la lunga colonna i reparti del 7° alpini in ordine e alla mano... " 65 Il gen. De Castiglione cercò di riordinare i vari reparti, di recuperare gli sbandati, (quasi tutti erano disarmati), e di organizzare le forze in modo da interrompere i collegamenti al confine, appena rientrati gli ultimi reparti. Nel frattempo però la situazione si era fatta più grave: il dissolvimento delle unità già in atto in Francia e in Liguria si andava man, mano estendendo anche in Piemonte. Veniva segnalato il movimento di forze corazzate tedesche convergenti sul capoluogo piemontese e provenienti dalle due direttrici: Alessandria-Torino e Alba-BraTorino. I tedeschi inseguivano ovunque le truppe italiane e i soldati abbandonavano le loro divise per sottrarsi alla cattura66• La notizia dell'armistizio ed il rientro precipitoso in Patria delle truppe della 4/\ Armata provocò grosse preoccupazioni tra gli ebrei nascosti nel territorio di occupazione italiana che era rimasto, per loro, un rifugio sicuro fino all'estate '43. Dopo il ~olpo di stato del 25 luglio, però, nella comunità ebraica si era liffuso un certo allarme. Fu fiutato infatti il pericolo che la cadu1 del fascismo avrebbe provocato forti sconvolgimenti sul piano ella politica estera67 e il sopravvento dei tedeschi sugli italiani .

.. Rei. gen. De Castiglione, USSME, 2121/A/5/l. ., Ibidem. 66 AA.VV. l '8 settembre 1943 ... in 8 settembre op. cit. 1 • 20.000 ebrei furono arrestati l'indomani del1'8 settembre, a Nizza, dove si trovavano nelJa speranza di essere imbarcati per raggiungere l'Africa del Nord. Per maggiori approfondimenti rimandiamo a Cavaglioo, A, im 8 seuembre... op. cit.


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La Resis1e11za dei miliwri lialiani in Francia e in Corsica

La partenza delle unità italiane, sostituite da quelle tedesche, rendeva reale il pericolo e voleva dire ancora "diaspora" per molti ebre i, colà rifugiati clan destinamente. Così , quando l'"armistizìo" gettò nel caos il nostro Esercito, anche gli ebrei che vivevano, per così dire, ali' ombra della 4A Armata, si trovarono improvvisamente in una situazione disperata. Molti di loro si decisero, la notte tra 1'8 e il 9 settembre, per la fuga. Era l' inizio di una tragica odissea parallela a que11a dei nostri soldati. Attraversarono le Alpi Marittime nel più completo disordine, assieme a quei militari italiani che cercavano di rientrare in Patria: in molti confluirono a Borgo S. Dalmazzo dove, aiutati dai civili, credettero di essere salvi. Se è vero che tra il 18 ed il 19 settembre molti ebrei e militari della 4A Armata furono catturati dai tedeschi, è anche vero che molti altri riuscirono a scampare alla cattura68 , grazie all 'aiuto delle popolazioni locali. La situazione, di per sè già tanto difficile, fu aggravata dalla decisione del comando d'armata di spostarsi repentinamente in Italia (a Caraglio) nella notte del 9 rendendosi irreperibile69 . Ciò nonostante, il gen. Vercellino decise che "essendo i tedeschi alla ricerca del comando era necessario trasferirlo "occultamente" a Torino" 70 • Più tardi, assieme ad alcuni ufficiali, vestì abiti borghesi e si allontanò da Caraglio, trascorrendo la notte a Torre Pellice per nascondere, si dice, dei documenti segreti. Questi avvenimenti suscitarono smarrimento tra i militari del comando; "qualcuno osservò che sembrava una fuga" . Il solo fatto che un comandante si renda non prontamente reperibile in un momento tanto difficile - quando anche la sua sola presenza può infondere coraggio e ordine - rende legittimo un severo giudizio s ul conto del Comandante della 4A Armata. Tra l' altro, il gen. Vercellino, che aveva deciso, nel pomeriggio

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Cavaglion, A, Gli ebrei di S. Mar1i11 de Vesubie e lo sba11da111e1110 della IV Armala in

8 sellembre ... op. cit. in Diverse fonti affermarono di aver cercato invano il gen. Vercellino. tra il 9 e 10 settembre, presso il suo quartier ge11Jerale, a Caraglio, per tentare di organizzare una resistenza militare. "' Copia della sentenza a carico del gen. Vercellino, USSME, Francia. 2121/A.

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del giorno 9 di creare un ridotto difensivo "nella valle della Dora Riparia ponendovi I' 1I° alpini e affidando alla GAF la difesa del Moncenisio e del Monginevro"11 , vide il giorno successivo cadere questa possibilità e, alla notizia di altri reparti sopraffatti, dj numerosi passi montani già in possesso di truppe tedesche, di città occupate e di colonne motocorazzate tedesche in marcia, d ispose di organizzare la difesa della zona di Cuneo trasferendovi la 2" divisione Celere; ma "la sera del/' JJ la situazione era ormai gravissima: Alessandria, Asti, Bra, Torino e Vercelli erano state occupate ... la 2" divisione Celere ... si era alquanto disarticolata .. . vaste defezioni si erano verificate presso varie unità"12• Pertanto, dopo essersi recato a Torino , resosi conto delle condizioni in cui versava l'Esercito Italiano e degli spostamenti dei tedeschi, trasferì il Comando a Cuneo72 bi, dove incontrò il gen. Bancale ed il gen. Operti con i quali , dopo essere stato raggiunto anche dal gen. Trabucchi, la sera dell ' 11, decise di sciogliere la 4" Armata lasciando libero c iascuno dall 'attuale servizio (vds. ali. n. 6). Si autorizzò con ciò, anche alle unità ripiegate intorno a

" Due soluzioni si prospettarono per il comando della 4-' Armata; una era la costituzione ··a ridono difensivo" della zona di Cuneo. impiegando la 2-' divisione celere. per interdire ai tedeschi la pianura di Cuneo; l'altra era quella di creare il "'ridot10 difensivo'· della valle della Doria Riparia. con l' 11° rg1. alpini nella valle e la GAF per la difesa del Monginevro e del Moncenisio. La seconda soluzione appariva la più favorevole. poichè si pensava che i tedeschi. in previsione di sbarchi alleati, si sarebbero preoccupati del retroterra immediato. piuttosto che delle zone interne; ma la mattina delr 11 settembre risultò che la difesa della Doria Riparia non era più possibile. Trabucchi. A,/ vinti hanno sempre torto. Torino. 1946. n USSME. Le operazioni op. cit. pag. 158. ,a. A Cuneo. il gen. Vercellino sembra giungesse con il serio proposito di organizzare una qualche forma di resistenza ai tedeschi. Molte testimonianze proverebbero questo fatto. A pagina 60 della rivista ··Patria indipendente" del 25 luglio 1993, parlando di Duccio Galimberti è tra l'altro scritto: "Duccio. accompagnato da Gia11 Carlo Scala, si sarebbe incontrato col generale Verce/fi110. Comandante della IV Armata. nei pressi di Cuneo. In questo i11co11tro Duccio avrebbe prospeuato al generale la probabilità di un 'occupa:fone tedesca, manifestando la preocc11pa:io11e di apprestare i mezzi più idonei per affrontarla. li generale avrebbe promesso che i11 tale eventualità egli sarebbe i11terven1110 con le sue Jor:e contro i tedeschi"


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La Resistenza dei militari Italiani in Francia e in Corsica

Tenda in posizione difensiva e ai resti della 201 A divisione costiera, quel dissolvimento che di fatto era, per altre unità, già in atto da 4 giorni 73• Il comportamento del gen. Vercellino (complice il suo Stato Maggiore) risulta comprensivo e almeno in parte giustificabile solo se inserito nel contesto di pressochè generale inettitudine degli altri Alti Comandi. Se è vero che la 4A Armata venne sciolta mentre Torino si arrendeva senza combattere74 ed il gen. Salvi, comandante territoriale di Cuneo, dopo aver sciolto i reparti, giurava fedeltà ai tedeschi, è anche vero che la 4A Armata, tra queJle dislocate fuori del territorio nazionale, era, al momento dell' armistizio, la più efficente, la meno provata. Essa era rimasta sempre in collegamento con gli organi centrali e, con un comandante capace, sarebbe stata i111 condizione di riscattare 1'onore del nostre Esercito, a dispetto de] comportamento degli organi di Governo e degli Stati Maggiori centrali. In altre parole, se pagine gloriose furono scritte nei Balcani in situazioni enormemente p1ù critiche, un'eguale se non più grande epopea si sarebbe potuta scrivere al confine con la Francia, se il comando della 4" Armata fosse stato all'altezza della situazione. Ma il gen. Vercellino si rivelò indeciso e si mosse lentamente. Se avesse agito con tempestività, il suo comando, già il 9 settembre, si sarebbe trovato a Torino da dove avrebbe potuto organizzare una valida resistenza influendo anche su lla decisione del gen. Adami Rossi; non solo, ma trascurò, nei rapidi spostamenti del suo comando, il problema dei collegamenti e quello della sua stessa reperibilità, quando sarebbe stato invece necessario impartire disposizioni chiare, dernoltiplicando, ove

n Le truppe del XV C. d' A. si erano disperse rapidamente. Mencre i tedeschi occupavano Genova, nella notte del 9 settembre, il comando del XV C. d' A. si spostò verso ovest ed il gen. Bancale ordinò alle truppe rimaste, di ripiegare nella zona di Cuneo. Anche qui il ripiegamento fu drammatico. T reparti abbandonati a se stessi e privi di collegamenti, sotto la pressione nemica, si sbandarono. Ad Ormea, dove fece sosta il comando di C. d'A .. alcune unità si scontrarono con i tedeschi di Tenda. 1 • Il gen. Adami Rossi aveva rifiutato l'aiuto offerto dagli operai torinesi. pronti a battersi per la difesa della città, e aveva creduto più opportuno arrendersi ai tedeschi. Per maggiori approfondimenti in AA.YV., 8 seuembre... op. cit.


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necessario, l'azione di controllo sulle unità in modo da non far mai mancare direttive chiare, tese al raggiÙngimento di obiettivi precisi. A guerra finita, il comportamento del gen. Vercellino, accusato di abbandono del comando e di aver sciolto l'armata, fu oggetto di un procedimento penale. Egli fu assolto75 in quanto le decisioni da lui prese furono ritenute dettate "da ragioni di opportunità, se non proprio di necessità ... " 16• I giudici, in pratica, considerarono valida la sua giustificazione "di aver emesso un ordine opportuno ed adeguato a determinate esigenze militari" e che la resistenza delle division i e delle altre unità sarebbe stata " ... uno sterile sacrificio .... con tutta probabilità di provocare stragi e reazioni violente contro i militari che sarebbero stati catturati e considerati dai tedeschi come rraditori"n. A tal proposito, mette conto riportare la seguente chiosa del generale Muraca che cosl commenta la decisione di quel Tribunale: "Evidentemente, i tempi non erano ancora maturi per una diversa ed altrettanto valida considerazione. E cioè, che una vera "Resistenza", lungo tutta la fascia confinaria, in ottemperanza agli ordini ricevuti dal Vercellino, avrebbe costituito un sacrosanto atto di difesa delle porte di casa, dal quale sarebbe derivata una più estesa ed immediata reazione al tedesco, in misura più convinta e coraggiosa, a premessa di quanto poi, in effetti, sarebbe avvenuto in quelle regioni, ma con l'esempio dei capi e con l'esercito per protagonista". Ma purtroppo le cose non andarono così. Il generale Vercellino, non ritenendosi in grado di assumere gravose responsabilità e dopo la constatazione dello sbandamento cui avrebbero portato il suo tergiversare ed alcune errate disposizioni del suo Stato Maggiore (come quella di privare i reparti dei loro mezzi di trasporto a favore del trasporto dei materiali), prese una delle più

~ li fano lascia un po' perplessi specialmente ove si pensi a quei comandanti che. in conilizioni anche più difficili, si ribellarono alla sopraffazione tedesca, combatterono per la giusta causa e spesso pagarono anche con la vita la fedeltà ai principi dell'onore mjJitare. 6 ' Copia della semenza a carico del geo. Vercellino; USSME, Francia, 2121/A. " Dichiarazione tratta dalla copia della sentenza a carico del gen. Vercellino.


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rare e paradossali decisioni per un comandante: lo scioglimento dell'armata. Il 12 settembre, con un proclama infarcito di inutili iperboli e giustificazioni, annunciava alle poche migliaia di uomini rimastigli, su i 150.000 iniziali, che ognuno poteva fare ciò che riteneva più opportuno18• Venivano così gettati allo sbaraglio, quegli stessi uomini ai quali fino a quel momento si era sempre chiesto di " ... ubbidire e combattere". Ma mentre l'esercito scompariva, nascevano in Piemonte le formazioni partigiane, nelle quali fatalmente numerose furono le adesioni proprio fra gli sbandati della 4" Armata. Questi militari, dandosi così alla macchia, operarono una scelta onorevole destinata a controbilanciare, al cospetto della storia, l'improvvidenza e l'i rresolutezza del loro comandante in capo. Prima di chiudere questo capitolo, corre tuttavia l'obbligo di accennare ad un episodio che è stato spesso oggetto di accuse gratuite e di polemiche artificiose; si tratta della famosa questione della cassa 4" Armata che ha generato molti sospetti di inesistenti malversazioni da parte del suo comandante. In effetti, dopo lo scioglimento dell'armata, i valori contenuti nella "cassa", di cui era responsabile il gen. Operti, furono distribuiti tra i vari ufficiali della direzione di amministrazione che provvidero a nasconderli in varie località segrete nel territorio piemontese. Qualcosa finì poi in mano fascista, qualcos'altro fu sottratto da malfattori comuni, ma è ormai storicamente assodato che la parte più consistente fu utilizzata, tram ite lo stesso gen. Operti, che faceva parte del Comitato Italiano di Liberazione (CIL) del Piemonte, per finanziare le nascenti formazion i partigiane impegnate nella lotta armata79. Dal 12 settembre, piccoli gruppi di uomini, con a capo uffi-

" Res1avano onnai della 4" Armala il quanier genernle, pochi elementi dell'artiglieria e del genio d'am,ata, alcuni repani terri1oriali d'imenden1.a. repani della GAF. dislocati nelle valli della provincia di Cuneo, la 2" divisione celere incompleta (la quale fu spostata da Torino proprio quando la ciuà era minacciata dalle 1ruppe germaniche provenie111i da Casale). il battaglione alpini sciatori "Mo11ce11isio.. ed ahri elemen1i del XX r.iggruppamento sciatori che si trovavano a S. Didcro in Val di Susa (vds. i11111/. 6 il proclama di sciogli111e1110 de/1(1 4" Amu11<1). "' Relazione del gcn. Openi. Archivio I.S.R. Torino: C.M.R.P. B 24-Xlll-a.

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ciaJi di complemento, si radunarono a Boves creando la prima base militare partigiana. All'ini ziò si parlò di un imminente sbarco alleato sulle coste ligwi, "di interi reparti in armi pronti ad intervenire e di una rapida soluzione del conflitto"80• Non si riuscì però a formare alcun reparto mjlitare organico: il 19 settembre i tedeschi, con una colonna di fanteria e carri armati, attaccarono il paese; lo scontro durò poco perchè la superiorità tedesca era rivelante ed i giovani ed inesperti ufficial i italiani non all' altezza del compito. Dopo un tentativo scoordinato di tenace resistenza, la massa si sbandò. Ma i pi ù convinti restarono e ricomposero le fila dando vita alla formazione autonoma, "Ignazio Vian"81 dal nome del giovane sottotentente che si era distinto a Boves e che era stato tra i primi, dopo t•armistizio a rispondere con le armi ali' arroganza tedesca.

"' Ballola, R, La resistenza armata (/943-45), Milano, 1965. 11 La formazione partigiana che nacque nel seuembre del '43 contava inizialmeme 150 uomini tra i quali molti sbandati della 4A Armata. Molti altri soldati si dispersero sul territorio piemomese e si nascosero in 1110111agna. Revelli, N, op. cii. e Biga F, op. cii.


CAPITOLO Il IL CONTRIBUTO DEI MILITARI ITALIANI


li co11trib1110 dei militari italiani

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1. SOLDATI ALLA MACCHIA Drammatiche e coinvolgenti furono le ore ed i giorni che seguirono il messaggio di Badoglio per tutte le truppe italiane, sia all'estero che in Italia82• Naturalmente, il territorio in cui a ciascun soldato capitò di vivere l'evento, fece sentire subito il proprio peso. Come abbiamo detto, in Francia, molti reparti furono in poco tempo catturati dai tedeschi. Risulta che circa 60.000 militari italiani furono catturati nel settembre del '43 dalla 19A Armata germanica83 • "Rimanemmo rinchiusi nella prigione di Draguignan (Var)84 in attesa di un trasferimento definitivo, che significava l'internamento in Francia o in Germania, in base alla scelta operata". Nel precipitare degli eventi però alcune unità o singoli uomini riuscirono a fuggire, dandosi alla macchia. Seppw-e in condizioni diverse, ognuno di loro dovette scegliere e le dinamiche del loro

., Rochat constata che le truppe italiane, stanziate in un ambiente amico, cioè in Patria o nel sud della Francia. si dissolsero più rapidamente che negli altri paesi d'occupazione; vds. Rochat, G. in Lo sfacelo... op. cit. p. 27. '' Ilari. V, La dura prova de/1'8 seuembre /943 SO'Ste1111ta dai nostri soldati in "'Patria /11dipe11de11te"'. 4 novembre 1990, cfr. Schreiber, G, il quale concorda con Ilari affennando che la Wermacht canurò al massimo in Francia 59.000 uomini. in "Gli italiani? Una ra:.::.a inferiore"' in ·'Storia e dossier", n. 60. 1992. Un'ulteriore fonte tedesca fornisce dati numericamente inferiori. ma offre più specifiche indicazioni. Informa che 40.000 uomini furono catturati dalla I 9A Armata tedesca, tra questi 26.000 accettarono di lavorare per l'organizzazione Todt, 1.200 si dichiararono disposti a collaborare con i tedeschi nella difesa detrllalia ed i restanti rifiutarono entrambe le proposte. Cajani, L. "'Appu111i per 11110 storia degli i11rernati militari italiani in mano tedesca allraverso fo111i di archivio" in AA.VV. "/ militari italiani i111emati dai tedeschi dopo l'B settembre", Roma,

1985. pag. 108. 84 Del Vicario. A. L'odissea di un fame in "lolla armata e resistenza del/e fon.e armate italiane all'estero". Angeli, Milano. 1990, pag. 235.


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la Resistenw dei militari ltalia11i in Francia e i11 Corsica

comportamento si ripeterono dettate dai medesimi stati d'animo attraverso i quali, in relazione a situazioni contingenti e psicologiche, maturarono scelte o si radicalizzarono posizioni. Dall'eccezionalità di tale evento scaturirono vicende che costituirono l'inizio di un "recit de vie", ovvero una parte di vita significativa durante la quale divenne legittimo qualsiasi comportamento che sembrasse condurre dalla parte giusta. Il gen. Trabucchi afferma nelle sue memorie che "La massa non capì. perchè avrebbe dovuto attaccare il tedesco che fino al

giorno precedente era stato suo alleato"85• La documentazione storica dimostra invece che gran parte degli uomini non capì perchè avrebbe dovuto ancora combattere se credeva la guerra ormai finita e se stava, come veniva detto, per tornare in Patria. Questo desiderio si fece più pressante perchè in parte già assaporato lungo la strada del ritorno e ormai i reparti erano moralmente demotivati a combattere, in una situazione così incerta. In quelle ore di smarrimento e di panico, sentendosi abbandonati da tutti, ognuno fu costretto a trovare una propria risposta agli interrogativi che si facevano sempre più angosciosi. Una parte di quegli uomini, sia che fossero in fase di trasferimento sia che fossero fermi in caserma o negli accampamenti in attesa di ordini, cercarono, soprattutto nella notte tra 1'8 ed il 9 settembre, di abbandonare o nascondere armamento ed equipaggiamento e di trovare abiti borghes i e mezzi di trasporto per raggiungere l' Italia. "Fin dalla notte del 9 settembre, militari italiani

sbandati in gran parte su automezzi, sui treni, (ma anche a piedi o in bicicletta) si dirigevano verso l'Italia, provenienti da Marsiglia, Tolone, Nizza ... " 86• Quelli più vicini al confine, neJ mo me nto della dichiarazione dell'armistizio, e perciò in una condizione oggettivamente più favorevole, si sbandarono in Piemonte ed in Liguria. Alcuni riuscirono a raggiungere in treno (prima che veni ssero completa-

as Relazione del gen. Trabucchi; USSME. Francia, 2121/Afl/2. Relazione del s. 1en. Finelli Umbeno: USSME. Francia, 2130.

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mente controllati i trasporti del nord-Italia), il proprio paese o qualche altra località dove li conducevano il caso, l'indirizzo di un amico o il suggerimento del cuore. QuelJi che fortunosamente riuscirono a raggiungere la parte sud del Paese, ormai liberata, si presentarono ai Distretti Militari per "mettersi in regola", anche se correvano il rischio di tornare a combattere contro i tedeschi, a fianco degli Alleati che faticosamente risalivano la penisola. Molto spesso alla pericolosa ed, alle volte, assurda avventura di un ritorno a casa, si preferì l'imboscamento e, là dove la guerra partigiana lo consentiva, l'adesione alla lotta armata che aveva come scopo ideale la riconquista della libertà morale dopo la caduta del fascismo, e quella materiale, con la cacciata dei tedeschi. In alternativa al rientro in Italia, agli sbandati della 4" Armata, nei giorni successivi all '8 settembre, altri due Paesi sembrarono possibili mete di salvezza: la Spagna e la Svizzera. Si avventurarono verso la Spagna diversi militari del btg. "San Marco", di stanza a Tolone, e della divisione "Taro", che aveva il comando a Bandol. Dalla Spagna qualcuno riuscì a rientrare in breve tempo, trasportato su navi alleate in Italia e a partecipare anche alla Guerra di Liberazione condotta dalle unità regolari italiane. Quasi l'intero battaglione della C.I.A.F. stanziato ad Annemasse87, due compagnie ed un plotone, oltre ad altri militari appartenenti per lo più alla divisione "Pusteria", trovarono invece

" Si trauava del btg. C.I.A.F. di Annemasse, che era stanziato, sin dal I O dicembre del '42, nel territorio francese, assieme aJ btg. "Nizza". n btg. C.I.A.F., diviso in tre compagnie, era dislocato in posti di controllo lungo la frontiera franco-svizzera; 1'8 settembre venne dato l'ordine a tutti i distaccamenti di riunirsi ai comandi di compagnia per poi ricongiungersi al comando del battaglione ad Annemasse. Alcuni reparù furono bloccati dai tedeschi in fase di movimento e catturati, ma buona pane delle due compagnie riuscirono ordinatamente a raggiungere la Svizzera (esattamente 6 ufficiali e 240 soldati). Tra gli sbandati, solo poche decine di militari riuscirono a sottrarsi alla catlura o a fuggjre; alcuni di essi riuscirono a rifugiarsi in seguito in Svizzera, altri finirono presso famiglie francesi, altri ancora ai ·'111aq11isards". Tra questi ultimi ricordiamo il brigadiere Nutile Elia, che rimase ucciso I' 11 luglio ·44 ed il finanziere Truscello Antonino, che venne catturato due volte dai tedeschi, riuscendo però ad evadere ed a restare in contatto con la Resistenza francese. Notizie tratte dal fondo CO.RE.M.IT.E. doc. 1/38 di USSME.


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rifugio in Svizzera dove finirono internati. Chi non riuscì o non potè raggiungere l'Italia, la Spagna o la Svizzera ebbe come alternativa quella di cercare rifugio ed ospitalità presso famiglie francesi o italiane in Francia (ua reticolato sociale, durante l'occupazione, si era in genere creato) magari offrendo braccia-lavoro per i campi o cercando una mediazione per entrare nella Resistenza il cui accesso non era facile per chi, come i nostri soldati, aveva svolto il ruolo di occupatore. La scelta di questi sbandati divenne spesso definitiva, nel momento in cui, molti di essi intrappolati nel territorio francese e aiutati dalla popolazione civile, accettarono la latitanza fino alJa liberazione. Riteniamo che anche questa sia stata, in fondo, una forma di Resistenza, sia pure passiva, perseguita non solo per istinto di sopravvivenza, ma per amore della libe1tà e a prezzo di fame e disagi. Bisogna anche ricordare che, dopo l'armistizio, il popolo e, in particolare, la gente comune sembrò non solo aver messo da parte ogni rancore verso gli uomini della ex 4A Armata, ma sembrò anzi prodigarsi in loro favore. "Fin dal tardo pomeriggio de/1'8 in quasi tutte le località in cui vi erano truppe italiane, patrioti francesi si sono recati presso comandi o presso singoli militari italiani per avvertirli che si preparavano ad attaccarli; hanno loro offerto asilo e carte d'identità false se volevano sottrarsi ai tedeschi ... Le giornate subito dopo 1'8 settembre hanno vista buona parte della popolazione francese girare intorno alle caserme, in cui erano custoditi gli italiani, per cercare di introdurvi effetti di vestiario civile o improvvisarsi "palo" per facilitare tentativi di evasione". La stessa fonte riporta "ho visto personalmente un operaio francese che passava ... dare la sua bicicletta ad un soldato italiano che era saltato dal muro della caserma; autocarri francesi rallentare passando vicino alle finestre invitando i soldati a saltarvi dentro e fuggire con loro" 88 • Cosl, per molti di quei militari, la fu ga o l'evasione divennero l'occasione per uno strappo dal sistema disciplinare cui erano

'" Relazione del tcn. col. Sottili Giovanni ASDMAE Affari politici B. 39.


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stati fino ad allora sottomessi e, nel contempo, il modo per cercar di sottrarsi ad una guerra c he "era una disgrazia dalla quale bisognava uscire fuori" 89• L'Esercito italiano era l'emanazione e lo specchio del popolo italiano con le sue ansie, paure e preoccupazioni, con un'enorme mole di sacrifici alle spalle e con la prospettiva di un futuro indefinibile. E tuttavia, appariva sempre più prepotente il desiderio di libertà e di democrazia, promesse che appartenevano pi ù al campo degli "Alleati", fino ad allora nemici, che a quell o dei nazifascisti, i quali stavano già face ndo sentire i loro odiosi richiami attraverso i primi bandi di reclutamento per gli sbandati e per le nuove classi di leva. 2. DAI CAMPI DI PRIGIONIA AI "MAQUIS" I tedeschi avevano i ntanto in stallato a Grasse il Posto Comando della 148A divisione, a Nizza lo Stato Maggiore di collegamento e, "riportato l'ordine", si stavano adoperando con tutti i mezzi "per guadagnare l'adesione dei militari alla cosiddetta Repubblica Sociale italiana"90• Ai prigionieri, ufficiali e soldati della ex 4A Armata, venne così consegnato un questionario che conteneva tre alternative: continuare a combattere per il nazi-fascismo; lavorare nell'organizzazione "Todt"; rifiutare entrambe le proposte. Inizialmente i soldati vennero separati dai loro ufficiali. La propaganda e le minacce, affinchè i militari italiani collaborassero con i tedeschi ed i fascisti, continuarono a lungo, visto che la massa, specialmente a livello di truppa, si ostinava a rifiutare qualsiasi forma di collaborazione. Campi, caserme o hotel del territorio francese (quest'ultimi riservati esclusivamente agli ufficiali) vennero utilizzati dai tedeschi, nel periodo settembre-ottobre, come centri di raccolta e

.. Landi, S, "la guerra narrata": mareriale biografico orale e serino sulla seconda guerra mondiale. Marsilio, Venezia, 1989. 90 Rochat. G. Memorialisrica e storiografia sull'inremamefllo in/ mi/ilari iraliani..., op. cit.


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lo Resistenza dei militari Italiani in Francia e in Corsica

smistamento in attesa che gl i interessati operassero la scelta. "La propaganda per una scelta nazifascista dei soldati si limitò a questo primo periodo mentre per gli ufficiali spesso proseguì fino al febbraio dell'anno successivo"9 '. Pur non potendo fare affidamento su di una casistica certa, possiamo tuttavia affermare che la maggior parte dei mili tari catturati, rifiutò ogni forma di collaborazione ed accettò la "prigionia" come segno di una scelta "istituzionale", che suppliva alla mancanza di direttive del Governo, e che si concretizzò, nella cosidetta "Resistenza passiva" della deportazione. Le prigioni di città come Grenoble, Tolone, Draguignan costituirono così la prima tappa di un triste viaggio che, attraverso una prima sosta a Lione, si concludeva in genere nei campi di concentramento della Germania. Ci fu anche chi preferì la fuga, piuttosto che unirsi alla Resistenza e chi la prigionia confidando nei militari tedeschi e nel trattamento, secondo le norme internazionali, riservato ai prigionieri di guerra: per i tedeschi, però, le convenzioni internazionali, così come i trattati, valevano solo quando facevano anche comodo. Il ten. Bergamaschi, in un suo scritto, dice testualmente: "il ten. Tortora, dell'arma dei carabinieri, mi propone di tentare la fuga per unirci all'armata clandestina francese operante in Alta Savoia ... sono d'accordo per la fuga ma ora che la guerra per noi è finita mi sembra per lo meno imprudente consegnarmi a combattenti clandestini ex nemici, dei quali non conosco le precise finalità e le intenzioni nei nostri riguardi. Se di fuga si deve trattare conviene certamente raggiungere l'ltalia ..."92 • Il gen. Trabucchi ricorda che "moltissimi pensarono che combattendo contro i tedeschi, in una situazione che appariva di tradimento, in caso di cattura si sarebbe avuto il trattamento di fuorilegge" 93 . Infine, non va dimen ticata che l'accettazione della prigionia

91

Rochat, G, op. cii. Bergamaschi, R, Una sera s11/fro11tefra11cese, in Resistenza ..., op. cit. pag. 47 . ., Relazione del gen. Trabucchi; USSME, Francia, 2121/A/l/2 92

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potè anche essere l'atteggiamento di chi intendeva così sottrarsi aJla responsabilità di una scelta difficile, accettando che altri la facessero per lui. Così fu per quei tanti che, sentendosi ingannati da tutti e non credendo più a nessuno, si affidarono semplicemente alla sorte. Inizialmente un trattamento "privilegiato" venne rivolto dai tedeschi agli ufficiali, nella speranza che una loro adesione invogl iasse la truppa a fare altrettanto. Accadeva anche che intenzionalmente venissero inviati da altri campi o centri della Francia ufficiali italiani (al massimo uno o due per volta) che "godevano di una certa considerazione presso i tedeschi", poichè avevano aderito alla Repubblica Sociale Italiana (R.S.l.), perchè cercassero di persuadere commilitoni e soldati a combattere al fianco delle forze dell'Asse. Il sottotenente Bianchi Mario nella sua relazione riporta " ... successivamente un generale italiano visitò tutti i reparti facendo propaganda per la repubblica mussoliniana, ma con ben tristi risultati" 94 • Ma ci furono anche coloro, soprattutto fra gli ufficiali, che continuarono ad illudersi di potersi fidare dei tedeschi, ai quali avanzarono richieste garantiste. A volte chiesero di firmare per la RSI solo una volta giunti in Patria poicbè " ... non potevano assumere impegni" se prima non si fossero resi conto della nuova situazione creatasi in Italia. Da ogni testimonianza appare quindi, quanta confusione e disorientamento regnassero negli animi e quanto il morale fosse basso. In questo intrigo di opinioni gli uomini si sostenevano reciprocamente, confrontandosi in brevi, ma intensi colloqui. Occorre chiarire che mon tutti i militari della 4A Armata, catturati dopo 1' 8 settembre, furono deportati in Germania. Sappiamo che la maggior parte di essi, che avevano scelto il lavoro come alternativa alla deportazione, furono organizzati in reparti di lavoratori che rimasero in Francia dove "eccezionalmente", afferma Rochat, vi furono trattenuti anche numerosi ufficiali, piuttosto che essere deportati, come invece accadde,

"' Relazione del s. tea. Bianchi Mario; USSME, Francia, 2121/N7/7


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La Resistenza dei militari Italiani in Fra11cia e in Corsica

nella maggior parte dei casi, per quelli catturati nella penisola balcanica95 • Nel paese cli Vittel, dipartimento della Loira, i tedeschi formarono, ad esempio, un campo dove riunirono numerosi generali ed alti ufficiali della 4" Armata96. "Il cosiddetto campo era sistemc,.,,.o nell'Hotel des Coloniès recintato da palizzata e reticolato"97 • Gli ufficiali godevano di un trattamento particolare: in ore stabilite potevano circolare liberamente per il paese e nei- dintorni "dando la loro parola d'onore" che non avrebbero tentato la fuga. Crediamo che i tedeschi ritenessero improbabile una evasione sia per le precariè condizioni fisiche dei più anziani tra loro, che per le oggettive clifficoltà che si sareb-· bero incontrate nel raggiungere l'Italia (ciò viene testimoniato da loro stessi). Comunque le "uscite" permettevano, a chi ne fosse intenzionato, di stabilire contatti con la Resistenza francese. Il gen. Baudino, che ha reso, attraverso la sua relazione, una preziosa testimonianza, cercò assieme al gen. Magliano di organizzare la propria fuga e quella di numerosi uomini convogliandoli presso i "maquis" della zona circostante o presso famiglie "amiche". Anche altri militari catturati cercarono l'occasione propizia per evadere. Spesso la fuga fu precipitosa e legata ad eventi contingenti. Trasferito da un campo, all'altezza del paese di Cassis (presso Marsiglia), il ten. Antonio Ricci, del Rgt. "San Marco", saltò dal treno in corsa "nell'oscurità di una galleria" 98• Altre volte l'evasione fu premeditata: "accettare di firmare come Lavoratore internato significava prendere un impegno; offriva però il

., Rochat, G, op. cit. .. Relazione del gen. Baudino Carlo; USSME, P.G., 3039/Albania. Gli ufficiali della 4A Armata (citati dal gcn. Baudino) presenti nel campo erano: gen.li Ollearo, Romero, Pedrazzoli, Gallo, Farina, Gregari, Borelli, Trevissoi; il col. di S.M. Mariani. il 1en. col. di S.M. Orioli. Il 28 gennaio '44 giunsero, assieme al gen. Baudino, altri 27 generali italiani provenienti dal campo di Schokken (Polonia). Sui motivi del trasferimento il generale ricorda, nella sua relazione: "chiestogli (al comandante del campo n.d.a.) quali po1eva110 essere i mo1ivi ciel 1rasferime1110 ci rispose che li ignorava ma che dovevamo co11siderarcifon1111ati poichè il campo godeva fama di essere 11no dei migliori". 97 Relazione del gen. Baudino Carlo; USSME. P.G., 3039/Albania . .. Relazione del ten. Ricci Antonio; USSME, Francia, 2130.

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vantaggio di consentire una certa libertà a quelli che desideravano preparare la loro fuga ... il comandante del gruppo, che aveva preparato le adesioni da farci firmare, accettò con molta difficoltà di darci ancora 12 ore di tempo p rima di deciderci. La mattina seguente, essendo il sottoscritto riuscito ad entrare in contatto con un francese decisi la fuga" 99• Nei mesi che seguirono i francesi divennero molto cauti nel favorire l'inserimer.to di mil itari nei "maquis". Il contatto ed il successivo passaggio alle forze della "Resistenza francese" era lento e graduale, contrario a qualsiasi decisione affrettata; e ciò non solo per il pericolo di infiltrazioni, per Le conseguenti pesanti rappresagl ie tedesche, ma anche perchè l'arrivo dell'inverno aggravava il problema, già difficile, del vettovagliamento. Con maggiore facilità alcuni civili si resero disponibili come guide, le quali, in cambio di denaro o di un congruo compenso, erano pronte a condurre i fuggiaschi alla frontiera; inutile precisare che alle volte queste "guide" (in realtà spesso miserevoli sciacarn), ricevuto in anticipo quanto pattuito, sparivano nel nulla. Molti militari, dopo aver tentato invano di rientrare in Patria clandestinamente, presi dallo sconforto, chiesero "spontaneamente" di aderire alla R.S.I. Alcuni reparti di alpini della divisione "Pusteria", raccolti nel campo di Cuers, "maturarono uno stratagemma ... Tutti d'accordo si pensò di proporre al comando tedesco di voler rientrare in Italia a fianco delle truppe del gen. Graziani . .. non ci accettarono, poichè resi sospettosi dal comp011amento analogo di altri soldati italiani che arrivati in Italia si erano eclissati" 100 • Molti ancora approfittarono, per fuggire, della confusione che venne a crearsi nei campi di prigionia, a causa dello sbarco alleato in Normandia. Alcune testimonianze indicano l'arrivo dei militari, ex prigionieri dei tedeschi, presso famiglie o presso formazioni di F.F.I. ancora nell'agosto del '44. Comunque, le fila dei "maquis" andarono ingrossandosi nell'inverno del '44, ma più che per l'affluenza degli sbandati italia-

99

Relazione del ten. Ricci Antonio; USSME, Francia, 2130.

100

Bettotti, P, "Noi della Pusteria", Aor, Trento, 195 L, pag. 80.


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LA Resistenza dei militari Italiani in Francia e in Corsica

ni, per quella dei renitenti francesi e molte formazioni poterono contare anche sulla collaborazione cli nostri prigionieri-lavoratori, rinchiusi in numerosi campi d' internamento e disseminati su tutto il territorio. Costoro non solo fornirono armi e vivere ai resistenti, ma esercitarono numerose azioni di sabotaggio nell'organizzazione "Todt'' 101 • Quella che poteva sembrare la soluzione più comoda, e cioè lavorare per i tedeschi, in alcune circostanze divenne una scelta solo apparentemente meno pericolosa poichè molti, passati nei campi di lavoro, sfruttarono al meglio le maggiori possibilità di collaborare con le forze della Resistenza, assumendosi non lievi responsabilità. Anche se non possediamo alcun dato preciso, numerosi furono certo i militari della ex 4" Armata che, nell'inverno del '44, si nascosero in Francia per non essere catturati. La loro presenza ci è confermata dai ripetuti appelli diffusi dai tedeschi: ancora nel marzo del '44, si comunicava a tutti gli appartenenti delle Forze Armate italiane cli presentarsi alle autorità nazifasciste per evitare di esser giudicati, se catturati, dal tribunale di guerra. Alcuni sbandati italiani caddero nella trappola: ad esempio, a Bordeaux, un centro di reclutamento veniva propagandato come Centro di assistenza per i Militari dove questi ultimi, dopo essere stati ristorati, venivano inviati generalmente in Germania "per istruzioni militari" 102 • Uno dei tanti sistemi subdoli per catturare e deportare. In seguito, verso la metà di maggio, i tedeschi "resero largamente noto, anche attraverso la stampa, che avrebbero disposto il ritorno in Patria di quei prigionieri francesi, i parenti dei quali avessero fornito indicazioni sulla presenza dei militari italiani" 103 • Ed ancora, nel mese di luglio del '44, un ulteriore elemento della presenza di sbandati è fornito dalla circolazine di

101 L'organizzazione Todt nei paesi occupati dai nazisti, istituì molti centri di reclutamento di manodopera straniera e di lavoro forzato: i reclutati venivano impiegati per qualsiasi tipo di lavoro che risultasse utile alle forze tedesche. 102 Relazione del ten. Geraci Bernardo; USSME. Fondo CO.RE.M.IT.E. IO) Relazione del ten. Calencfoli Giovanni: USSME, Francia, 2121/An/A.


li contributo dei militari italiani

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manifesti di propaganda del CLN che invitava i "refrattari" della ex 4A Armata ad unirsi alla Resistenza francese. Si trattò probabilmante, nella maggior parte dei casi, di militari della divisione "Taro" e "Pusteria", di marinai e di corpi ad essi collegati che, avendo avuto minori possibilità di evasione, dopo 1'8 settembre, rimasero nascosti nelle campagne e nelle città. Molti di essi però "dopo aver girovagato lavorando quà e là in fattorie, piccole officine e laboratori, si sono ingaggiati nella organizzazione Todt, che nulla chiedeva circa la provenienza. Molti di questi dopo lo sbarco passarono al maquis ed alle . . d.t F.F. . . I. " 104 . fiormaz,on, Se ben nota è la partecitpazione degli uomini francesi alla lotta per la liberazione del loro paese, sembra che furono soprattutto le donne a mostrarsi particofarmente attive verso i militari italiani. Esse infatti li ospitarono. li protessero e "compirono opera di persuasione"; così molti di.i loro, in segu ito, entrarono a far parte dei "maquis" francesi. 3. FORMAZIONI "GARIBALDINE" NELLE F.F.I. 1°"bi, Un certo numero di italiani si era arruolato ed aveva combattuto nelle fila dell'Esercito francese già prima dell'armistizio del giugno 1940; in seguito, numerosi erano stati gli immigrati italiani che avevano aderito al movimento clandestino francese,

'°' Relazione del gen. Baudino Carlo; USSME P.G., 3039/Albania.

'°"'' Forces Francaises de l'fllterieur (F.F.1.)

fu la denominazione cbe assunsero nel febbraio del 1944 tuui i movimenti per la Resistenza in Francia; lo scopo era quello di dare un indirizzo unitario e militare alle loro azioni. I gruppi che ne fecero parte erano l'An11ée Secrète (AS), che riuniva principalmente ex miJitari del disciolto esercito francese, e i Frane Tire11rs et Partisans Francais (F.T.P. o F.T.P.F.), fonnazione capeggiata da comunisti anche se da un punto di vista strettamente numerico quest'ultimi rappresentavano da un terzo ad un quarto degli effettivi. L'organiu.azione delle F.F.J. aveva forme di lotta anaJoghe a quelle del movimento partigiano italiano; tutt'altra cosa erano invece Forces Francaises Libres (F.F.L.). che facevano capo a De Gaulle. Tutte le formazioni partigiane operanti in Francia, indipendentemente da strutturazione d.i base e/o colorazione politica. venivano chiamate genericamente "maquis", parola che letteraJmente significa " macchla", ma cbe venne comunemente usata per indicare le formazioni dei partigiani, chiamati "maquisards".


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La Resistenza dei militari ltaliani in Francia e in Corsica

rispondendo all'appello dei Comitati Italiani di Liberazione Nazionale (CILN), sorti alla macchia in ogni dipartimento, ma soprattutto la dove più numerosa era la presenza italiana. I CILN locali erano nati spontaneamente sul territorio francese col duplice scopo di organizzare il movimento degli italiani antifascisti e di dimostrare ai francesi che non tutti gli italiani erano responsabili della politica estera del governo di Mussolini. A ciò si aggiunse l'intenzione, spesso coronata da successi, di trovare molti aderenti anche tra i militari della 4" Annata. La partecipazione dei nostri militari alla Resistenza francese fu un fenomeno che interessò maggiormente il sud-est del Paese, zona occupata dalla 4" Armata e la parte orientale più vicina all 'Italia da notare ancora che, nella zona di occupazione italiana, più ancora che in altre parti del territorio, operavano molti esuli antifascisti. Nell'Alta Savoia, nel dipartimento dell'Isère, del Var, delle Alpi Marittime, l'azione propagandistica della Resistenza italo-francese era iniziata sin dal dicembre '42 e, sebbene all' indomani dell' 8 settembre fosse ancora poco organizzata e dotata di un' efficienza limitata, fu più semplice per i militari aderirvi, grazie proprio alla mediazione degli italiani, che già vivevano in quelle regioni 105 • Sembra che l'accoglienza riservata ai militari italiani fosse più sentita e sollecita in quelle formazioni di F.T.P.F. (che poi divennero F.F.1.) dove il prevalere della connotazione politica aveva permesso più profondi legami tra resistenti francesi e antifascisti italiani 106 • Dal settembre del '43 l ' organizzazione dei militari italiani

'°' Nel settembre ·43 la Resistenza si andava sempre più organizzando. "le momagne fran cesi si riempirono di maquis, soprau11110 nella zona meridionale, che oltre ad essere la più accidentata era ancora quella dove i tedeschi erano meno numerosi. I Pirenei non f 1.1ro110 mai mollo fitti di par1igiani. a causa della collocazione decemrata rispello ai grandi focolai di guerra... a nord, la de11si1à f u minore e lo stan:;ia111e1110 più tardivo ed ebbe luogo principalmenle nelle Ardenne, nei Vosgi e nella Sologne". Miche), H, La guerra nell 'ombra, Mursia, Milano, 1975, pag. 280. 106 Probabilmente i ··comilati di militari italiani'', di cui si può riscontrare la presenza s in dai primi mesi de ll' occupazione italiana, nacquero in seno ai Comitali proletari Antifascisti (C.P.A.) che, nonostante un ' impronta di classe, raccolsero, sin dagli anni "30, forze che pur con eterogenei orientamenti politici, erano accumunate nella lotta al Fascismo.


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fedeli al Governo di Badoglio acquistò maggiore efficacia, formò un comando centrale a Parigi 101 ed operò a livello locale: essa "dirigeva diversi gruppi operanti a fianco della Resistenza francese in diversi luoghi della Francia" 108• Non conosciamo quando e come tale organizzazione operò, ma risulta che, ad esempio, a Fontaine fosse presente, dopo 1'8 settembre, un comando superiore composto principalmente da antifascisti, da militari della 4A Armata e da numerosi spagnoli. E' stato inoltre riscontrato che alla Resistenza francese, parteciparono, oltre ai nostri, anche militari russi e polacchi, fuggiti dai campi di prigionia tedeschi. Questi uomini di Paesi diversi, dettero vita a "formazioni di combattimento" etnicamente omogenee, ossia suddivise per nazionalità. Alcuni esuli spagnoli, sin dal 1942, operavano in clandestinità sulle montagne della Savoia, nei boschi dell' Ariège e nella zona mineraria di Gard. I gruppi composti da italiani vennero anche definiti "Distaccamenti Garibaldini", e quelli che ne facevano parte usavano distinguersi portando, a volte, una fascia al braccio con la dicitura "detachement garibaldiens italiens" (distaccamenti garibaldini italiani). Sulla fascia era ben visibile l'effige di Giuseppe Garibaldi che si stagliava sullo sfondo riproducente i colori della bandiera francese• 09 • Il fatto che le formazioni partigiane fossero di diverse nazionalità non impediva peraltro una reale collaborazione tra i "maquisards", anzi rendeva questa più efficace, dato che l'organizzazione francese, più che ad azioni di gueITiglia in campo aperto, era volta prevalentemente alla raccolta di informazioni e all'attuazione di azioni di sabotaggio, rinviando lo scontro diretto con le forze tedesche alla fase conclusiva della lotta. In ogni zona erano ubicati i cosiddetti "campi". Si trattava di

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USSME L-3 R. 148. ,,. Il comando centrale si trovava a Parigi ed operava in clandestinità; alla liberazione della ciuà il comando "occupò i locali al 11. 5 del boulevard des Capucines ... " USSME L-3 R.148. 11 " Biga, F. op. cit. pag. 116.


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La Resiste11?P dei militari Italiani in Francia e in Corsica

luogru in cui i "maquis" tenevano rapide riunioni organizzative prima di intraprendere l'azione. La strategia adottata dall ' "Armèe des ombres" (Armata delle ombre) fu l'estrema mobilità: i vari gruppi rapidamente si riunivano, subito dopo entravano in azione e quindi si disperdevano come "palline di mercurio" 110• Tale tattica, classica delle azioni di sabotaggio, consentiva di sfruttare al massimo il fattore sorpresa e rendeva molto difficile, costosa e scarsamente remunerativa l'azione di repressione da parte delle forze tedesche. Non sono stati trovati documenti in cui possano trapelare difficoltà legate all'inserimento dei nostri militari nei "maquis", nè è facile capire quale fosse il trattamento riservato agli ufficiali italiani da parte dei "maquisards". Ciò nonostante, le poche testimonianze che, in merito, si sono potute raccogliere non accennano a particolari difficoltà; la qual cosa ci induce a credere che i militari non ebbero eccessivi problemi di integrazione, anzi, quelle stesse fonti lasciano intendere che, in seno alla Resistenza francese, furono a volte, gli stessi ufficiali a raggruppare i soldati italiani e a continuare a guidarli nella lotta, secondo le tecniche della guerriglia. Evidentemente molti ufficiali riuscirono a superare o, quanto meno, a modificare la mentalità acquisita nell'esercito regolare: seppero, in altre parole, comprendere la nuova situazione che rendeva spesso necessario accettare nuove idee e nuovi valori. Cosl, concetti tradizionali di disciplina e di obbedienza non poterono più tradursi in meri atti formali, ma divennero il frutto di una reale selezione di valori; in questo contesto gli uomini accettarono le nuove regole, ma volontariamente e consapevolmente. Si obbedl al comandante non per il grado che rivestiva, ma per il riconoscimento dei suoi meriti. Avremmo voluto verificare i meccanismi che scaturirono da tali rapporti ed indagare come furono vissute dai nostri queste singolari vicende in un paese straniero; purtroppo le

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La sLrunura operativa tipo dei F.T.P.. era basata su: la ''squadra" composta di 3 o 4 uomini; il "gmppo" costituito da due squadre; il "diswccamento" (2 o 3 gruppi), la ··compagnia·· (2 o 3 distaccamenti) cd infine il "battaglione·· (2 o 3 compagnie).

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li comriburo dei mi/ilari italiani

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testimonianze raccolte fanno nascere questo stimolante quesito, ma non forniscono gli elementi per risolverlo. Sembra tuttavia logico pensare che quegli ufficiali che seppero far valere la propria preparazione professionale e rivestirla di umanità, di coraggio, di determinazione e di autorevolezza - nonostante la reputazione, secondo la logica marxista, di borghesi - seppero essere anche degli ottimi partigiani; bisogna altresì riconoscere che, per qualità innate, furono tali anche molti militari di grado inferiore o semplici soldati. Nell'inverno del '44 ci fu una massiccia mobilitazione nella Resistenza francese : il nuovo anno sarebbe stato foriero di profondi rivolgimenti. Si preparavano piani per l'insurrezione nazionale, ma la maggior parte dei "maquis", oltre che patire la fame ed il freddo, soffriva ancora della mancanza di armi e di munizioni. Ci si lamentava in particolare dell'insufficienza degli aviolanci da parte degli "Alleati". Contemporaneamente, nuovi legami si annodavano, sui due versanti delle Alpi, tra le organizzazioni delle rispettive resistenze; le diffidenze createsi, a causa dell'occupazione italiana, vennero in gran parte meno ed i rapporti furono ulteriormente consolidati negli incontri italo-francesi avvenuti al passo di Santron, a Barcellonette e infine a Saretto, nel maggio del '44. Si stabilirono precisi accordi e si affermò la volontà di una collaborazione permanente per combattere le forze nazi-fasciste e per portare all 'instaurazione, sia in Italia che in Francia, di un regime democratico. Nel perseguimento di tali accordi, ci risulta che un ruolo determinante sia stato svolto dal tea. Picco Costanzo111 il quale, con enormi sacrifici e gravi rischi, operò in qualità di ufficiale di collegamento tra le due organizzazioni resistenziali affinchè fosse possibile riprendere il dialogo politico militare. In questo modo si raggiunse una ulteriore solidarietà, dopo la triste parentesi fascista culminata nella "pugnalata alla schiena"; si sancirono patti che sembrarono dimostrare definitivamente come l'opinione pubblica francese sapesse operare una netta distinzione tra regime fascista e popolo italiano. A quel punto la collaborazione tra patrioti italiani e maquisards

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USSME: Fondo CO.RE.M.IT.E. Relazione del tea. Picco Costanzo.


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LA Resistenza dei militari Italiani in Francia e in Corsica

francesi sembrava destinata ad essere piena e leale, ma, dopo lo sbarco alleato, per susseguenti motivazioni politiche e nazionalistiche, (come in seguito si cercherà cli chiarire), quella collaborazione andò pian, piano attenuandosi. Nel giugno del '44, tuttavia, tutto sembrò pronto per l'azione conclusiva. A partire dallo sbarco alleato in Normandia sembrava giunto il momento di lanciare "l'insurrezione nazionale". Dopo l'appello di De Gaulle alla "BBC",che incitava all'azione immediata, molti "maquis" non seppero frenare l'impazienza e vennero allo scoperto diventando così estremamente vulnerabili. Fu così che il gen. Marie Pierre Koenig, comandante delle F.F.I. e loro rappresentante presso lo Stato Maggiore Alleato a Londra, dovette affrettarsi a precisare che non era ancora giunto il momento di uscire allo scoperto; ma per molti tale precisazione giunse troppo tardi. Sappiamo che la carta vincente della Resistenza, in paesi come l' Italia o la Francia, non fu mai lo scontro diretto; rimase tuttavia, nella memoria di molti partigiani, un'azione frontale pruticolarmente audace che costò la vita a molti "maquisards", francesi ed italiani pur causando gravi perdite anche all'avversario. Ci riferiamo alla battaglia del Glières, nel dipartimento della Savoia. "Nella neve, alcune migliaia di soldati in divise bianche, logorati da, due mesi di combattimenti furono lanciati contro La grossa formazione partigiana. Forte di 500 uomini, ma logorata da due mesi di combattimenti contro l'esercito di Vichy" 112• Vi morirono quasi tutti i partigiani, dei quali numerosi erano italiani, soprattutto civili antifascisti, di cui si conoscono solo pochi nomi. Coloro che sopravvissero furono fatti prigionieri e fucilati a Rencurel il 25 luglio '44 113 • Ma a parte questi singoli episodi, la documentazione raccolta non è sufficiente a disegnare un quadro completo della "Resistenza" dei militari italiani in Francia.

"' Michel, H, op. cii. pag. 280. "' Furono fucilati a Renculer tra gli altri i sergemi Maninengo Angelo e Momanari Marcello, già effettivi alla 4" Am1a1a.


li co111rib11to dei militari italiani

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Al di là deJle difficoltà della ricerca storica, appare perciò credibile che, confrontato con quello dei Balcani, il fenomeno della Resistenza dei militari italiani in Francia fu, in termini qualitativi, di dimensioni molto più modeste 114 • Non vi furono delle "formazioni" costituite direttamente da unità militari regolari, ma esse ebbero, in genere, un'origine varia e casuale. A differenza dei balcani dove, per le diverse condizini politiche e militari, fu possibile costitu ire delle unità partigiane a ca rattere regola re, i m il ita ri italiani che en traron o ne ll a "Resistenza" francese si dissem inarono su un vasto terri torio come combattenti individuali o si aggregarono in unità numericamente assai modeste. In considerazione di ci ò, si è perciò ritenuto necessario, affinchè risulti un'idea globale e possibilmente precisa di tale fenomeno, di indicare ogni tipo di traccia che abbiamo incontrato lungo la difficile strada dell a ricerca: frammentarie notizie, segnali di tante microstorie che, tutte assieme, rendono tuttavia una testimonianza collettiva di collaborazione che, sebbene non sempre riconosciuta da parte francese, ha costituito pur tuttavia un esempio di unità di intenti e di sacrifici, in nome della restaurazione della libertà e della democrazia nei due Paesi. Crediamo che il motivo dominante di questa vicenda è stata, da una parte e dall'altra, l'idea della Patria e della necessitfi di una lotta per sconfiggere un nemico comune, alla quale si sovrappose, per i nostri militari di carriera, il motivo monarchico della fedeltà al giuramento prestato quale espressione di "una questione di onore professionale e di servizio" 115 • Sembra che avvenuto l'inserimento nei quadri della Resistenza "il rapporto tra maquisards e partigiani italiani fu cordiale e paritario... ; fino a quando è durata l'occupazione

'" Banolini. A, op. cit. valuta il contributo italiano alla Resistenza in Francia di 18.000 uomini di cui la maggior parte costituito da vecchi antifascisti ed operai residenti; noi riteniamo che la partecipazione dei militari italiani, anche se difficilmente valutabile, si aggiri intorno a qualche migliaia di uomini, tenendo presente che una parte d i essi si unì alla Resistenza in seguito alla notizia dello sbarco alleato. "' Ballola. R, op. cit.


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La Resistenza dei militari Italia11i in Francia e in Corsica

nazista i rapporti sono sempre stati ottimi e vi è stata una vera e propria collaborazione... " 11 6 • Questa affermazione, che ritorna frequentemente nelle nostre fonti, è valida, ci teniamo a precisarlo, se inserita in un preciso arco temporale che va dalla capitolazione italiana al1o sbarco alleato, pur ammettendo una qualche giustificabile riserva mentale da parte francese, anche nel primo periodo. 4. LA RESISTENZA DEI MILITARI ITALIANI NEI SINGOLI DIPARTIMENTI Benchè in Francia il Consiglio Nazionale della Resistenza avesse creato un Comitato d'azione militare con comandi unitari per ciascu na regione, in effetti le diverse formazioni partigiane cercarono di mantenere una propria autonomia. I comandanti di origine militare non accettavano di buon grado la direzione dei capi politici della Resistenza e quest'ultimi, da parte loro, sopportavano mal volentieri la direzione dei generali e la "supervisione" dell ' alleato inglese. Conseguentemente, anche il contributo offerto dagli italiani è più facilmente individuab il e nell'ambito regionale e dipartimentale (vds. schizza n. 4). Possiamo dire che, generalmente, i partigiani italiani dipesero militarmente dai comandi francesi e politicamente dai CLN locali e dal MOI che coordinava l'attività degli stranieri. Inoltre, il loro inserimento nei gruppi armati avvenne non solo mediante l'adesione alla F.F.I., ma anche quali fiancheggiatori delle varie organizzazioni militari (A.S.), tra le quali non veniva assolutamente riconosciuto ai nostri so ldati alcun grado militare. Non avendo sufficienti elementi per ricostruire unitariamente l' evoluzione di questi avvenimenti abbiamo cercato di collocare le tessere di questo difficile mosaico disponendone i frammenti secondo le aree regionali (Dipartimenti) e, per quanto è stato possibile, le seguenze temporali.

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ASMAE Affari Politici B. 98 fase. 2


li comributo dei militari italiani

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a. Dipartimento della Savoia AJ confine italo-francese, la formazione italiana comandata dal già citato ten. Rinaldi, agì nell'autunno del '44, in collaborazione con un distaccamento francese. Il 18-19 settembre di quel1' anno, italiani e francesi combatterono assieme contro ''forti contingenti tedeschi", a Chalet-Col du Mont. Il comandante francese Normand ricorda come, essendo stati accerchiati, il ten. Rinaldi , il serg. Godio , con altri 15 italiani , resistettero sul posto, perdendo la vita, per permettere al distaccamento francese di salvarsi"'.

b. Dipartimento del Vaucluse

Come in Savoia, anche in questa regione la resistenza italiana fu ben organizzata ed efficace. Da Fontaine, centro di comando della resistenza franco-italiana, partivano i piani per i "maquis", presenti nel villaggio di Vizìlle: "La Zona intorno a questo villaggio pullulava di accampamenti partigiani", (Le Mure, Chambery, Aix Le Bains ed altre località limitrofe). "La dislocazione geografica, una vallata assiduamente frequentata dai convogli tedeschi, con alle spalle il massiccio dell'Oisans, ben si prestava per tendere imboscate, e fatto il colpo dileguarsi tra i boschi" 118 • Nell' attacco del Murier, dove i maquisards presero prigionieri 160 militari tedeschi e riuscirono ad impossessarsi di "un importante bottino di guerra", si ricorda la partecipazione di militari italiani. Dopo lo scontro con i partigiani, i tedeschi credettero di aver riconosciuto tra i "maquisards" alcuni "disertori italiani" e, per rappresaglia, fucilarono a Piolenc, neJla notte tra il 20 ed il 22 agosto, 26 nostri soldati internati, aggregati ad una compagnia

111 Patria Indipendente. a. 23, 1952, p. 29 cfr. Lops. C. Storia doc11me11tata della liberazione, ANRP. Milano 1975. pag. 73. Sappiamo che nel dipartimento dell'Aio fu presente una formazione italiana al comando di ·'w1 vecchio ufficiale italiano" il cap. Sardy noto con il nome di battaglia di "MesrronVibio". 11 • Carena-Leonetti, P, Gli italiani 11e/ maquis, Del Duca. Milano. 1966.


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LA Resistenza dei militari Italiani in Francia e in Corsica

del genio specializzata nella costruzione di ferrovie e comandata dal cap. Kurt Leitbrand 119 • c. Dipartimento dell'Ardèche Vi erano, in questo territorio, diverse formazioni italiane: una tra queste, incorporata nel 3° battaglione della F.F.I. di Tournon, era comandata dal maresciallo Adler Fabri 120• Tale reparto decise un 'azione di sabotaggio per distruggere un deposito di carburante a Le Pouzin (presso Valence). Il 17 giugno del '44 furono quindi inviati tre gruppi di uomini che vennero però scoperti da parte dei tedeschi e costretti a ripiegare. Il distaccamento di Fabri e del sottotenente francese Renè, che guidava l' az ione, non potè eseguire il ripiegamento, perchè accerchiato, e continuò a resistere per permettere agli altri partigiani di allontanarsi. Durante quest' azione, caddero gli italiani Fabri Adler e Gemma, assime al s. ten. Renè e a numerosi altri francesi 121•

d. Dipartimento del Var-Alpi Marittime Una statistica informa che il 5% della Resistenza del Var122 fu rappresentata da militari italiani. Difatti, una parte dei soldati della 4" Armata, che restarono bloccati in zona a causa dell' improvviso armistizio e dei susseguenti rastrellamenti tedeschi, affluirono nelle formazioni dei F.T.P. che, dal settembre '43, si andarono organizzando in due compagnie. Vennero divise le aree delle azioni: la l" compagnia operò nel Va.r-Bocche del Rodano e la 2" nei dipartimenti delle Alpes Maritimes e Basses Alpes. Dei 35 militari italiani che facevano parte della 1" compagnia F.T.P., una parte, verso la fine del luglio del '44, passarono alla 2" compagnia; tra di loro erano presenti numerosi alpini della d iv. "Pusteria", sfug-

11

Lops, C, Storia doc11mentata della liberazione, 2 v. ANRP, Milano. 1975, pag. 72. Lops, C. op. cit. pag. 74. "' Lops, C. op. cit. pag. 74.cfr. Carena-Lorctti. P. op. ci t. Il comune di Pouzin ha creno alla loro memoria un monumento. m USSME: Fondo CO.RE.M.!T.E. Doc. 1/26 •

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Il contributo dei militari italiani

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giti anch'essi alla cattura. Entrambe le compagnie, però, operarono anche nelle Basse Alpi dove, in un territorio tra Lambruisse e CasteJlane, i "maquisards" avevano le loro basi. Uno dei nostri, il soldato Alfonso Del Vicario 123 ricorda, nella sua testimonianza, come la l" compagnia, di cui faceva parte, si trasferì nel Var (oggi Alpi Marittime), nel febbraio del '44, per attaccare, secondo la tattica partigiana, simultaneamente e rapidamente il nemico: per compiere una "missione de ravitaillemenf' (sabotaggio) erano scelti a turno gruppi di 5 o 6 uomini con i quali venivano formati dei "detachements", per quelle specifiche operazioni. Nella zona delle Alpi Marittime i tedeschi intrapresero una dura repressione contro le forze partigiane, nella primavera del '44124 • In uno di questi scontri , l' attacco al "Ferme La val" (Lambruisse) rifugio di un reparto della 1" compagnia, molti uomini, francesi ed italiani, rimasero uccisi durante il combattimento e i feriti, fatti prigionieri dai tedeschi vennero fucilati 125 • e. Dipartimento del Dròme Una scelta singolare e solitaria, per quanto ci risulta, fu quella perseguita dal ten. Giovanni Sottili, il quale, dotato di "una diversa coscienza civile e politica" 121, aiutò a Dròme, sin dall' occupazione italiana, ebrei e perseguitati politici. Dopo 1'8 settembre, arrestato dai tedeschi , riuscì a fuggire e a passare nella Resistenza. Molti soldati lo imitarono e formarono, in questa zona, con i francesi ed altri emigrati stranieri, alcuni "maquis" come il

,,, Del Vicario, A, Odissea di u11fa111e, op. cit. pp. 238-245. In tuua la compagnia erano presenti 35 militari italiani i quali paneciparono allo scontro di Mezel il 3 aprile ·44, a Narante, La Brasse e nella regione di Barcone a Castellane. In questo territorio caddero in combattimento 13 soldati italiani (vds. elenco caduti). Cfr. Gazagnaire, L, Le peuple heros de la Resistance, Editons Sociales, Paris, 1971. '"' Del Vicario, A, op. cit. •i> Del Vicario, A, op. cit. 126 Lops, e, op. cii. pag. 74


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La Resistenza dei militari Italiani in Francia e in Corsica

Dròme ed il "M. Ventoux" - quest' ultimo comandato dal ten. Bruno Razzoli 121 - e sostennero numerosi attacchi contro le forze tedesche. Alcuni ufficiali italiani, come il ten. Sottili ed il ten. Razzoli, non solo parteciparono attivamente alla Resistenza, ma riunirono, con raro senso di responsabilità e del dovere, numerosi sbandati con i quali divisero la sorte della guerra partigiana e dei quali continuarono ad occuparsi anche dopo lo sbarco alleato, cercando di formare una divisione Garibaldina, per proseguire la lotta contro i tedeschi. Così il ten. Andreoli Rodolfo, "di propria iniziativa riuniva elementi sbandati delle fo rze armate... e organizzava una larga rete di irifonnazioni e coordinava l'azione con le forze francesi (rendendo segnalati servigi alla causa francese). Fu chiamato a far parte del locale CLNI (ad Annemasse) e designato al comando della Legione Garibaldina" 128 • Il ten. di fanteria Monteleone Michele, ''fuggito da un campo di concentramento, al comando di un reparto, composto in gran parte da militari italiani da lui stesso reclutati, si distingueva egli stesso nella guerriglia e nel sabotaggio" 129• Anche il ten. Liverani divenne un combattente prestigioso, "raggiungendo il grado di maggiore partigiano guidando nei 10 mesi di guerra dura l'unità affidatagli... nel Delfinato, in Savoia, in Provenza" 130 • f. Nord della Francia: dipartimento dei Vosgi e dell'Alta Marna

La formazione dei F.F.I. di Soulancourt contava 60 uomini, 10 dei quali, militari italiani, arrivati neJ giugno '44. Costoro provenivano dal campo di prigionia di Vitte], da dove erano fu ggiti al seguito del gen. di brigata Carlo Baudino il quale nei mesi prece-

1 "

Lops. C, op. cit. pag. 74 Bollettino militare anno 1948 voi. I. 1 2'1 Bollettino militare anno 1948 voi. I. 130 Bolletlino militare anno 1948 voi. I. 1 '"


li contributo dei militari italiani

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denti era riuscito a prendere contatti con alcuni resistenti francesi, conquistandone la fiducia 13 1• Nel mese d'agosto altri militari italiani fuggirono dal campo di Vittel e furono inseriti, grazie alla mediazione del gen. Baudino, nei "maquis" di "Marque" e "Rigaud". Questi uomini parteciparono ad azioni di disturbo notturne, contro i tedeschi ed il 2 settembre all'attacco per liberare Neufchateau, dove erano rimasti circa 400 tedeschi con due pezzi di artiglieria ed una ventina di automobili. A causa dell'arrivo di rinforzi tedeschi (circa 2.000 uomini autotrasportati), le forze della Resistenza non riuscirono a liberare la città fino a quando non giunsero le truppe alleate. Bisogna dire che i nostri militari si distinsero, evidentemente, per abilità e coraggio, se il capo regionale delle F.F.I., comandante "Marque", al termine dell'azione su Neufchateau, disse al gen. Baudino "che sperava di aver modo di affidare a noi ufficiali italiani compiti più adatti al nostro grado" 132• Sappiamo infatti che gli ufficiali italiani, nei Vosgi, combatterono come semplici "fanti", anche se il geo. Baudino era stato chiamato a svolgere le funzioni di consigliere militare. Anche il gen. Magliano fu tra quegli ufficiali che parteciparono alla lotta per la liberazione del proprio Paese. Egli non fuggì insieme al gen. Baudino, ma evase in seguito, in Italia, dalla fortezza di Gavi, dove era stato imprigionato dai tedeschi, e si distinse a capo di una formazione partigiana in Val d'Aosta, con il nome di "Amaucf'. Operando in contatto con i "maquis", rappresentò anch'egli un esempio di significativa partecipazione a quella Resistenza, collaborando con le forze francesi. Così egli viene definito in un rapporto delle F.F.I. sulla Resistenza italiana nella regione alpina, datato 23 ottobre 1944: "Est incontestablement la

131 Il geo. Baudino segnala che numerosi soldati fuggirono dal campo di Vitte! nell ' agosto '44. Tra questi, nove ufficiali "passarono sicuramente al maquis" : cap. art. spe Ruco Giorgio, cap. dj corveua Tognelli Vittorio, tea. di compi. alp. Sartorelli, ten. ftr. cpl. Montanti Guido, tea. an. cpl. Prodeila Stefano, s. tea. cpl. Joacchlru Nicola, s. ten. Trisa Franco, s. tea. cpl. Ligioru Osvaldo. ten. art. cpl. Melucci Antonio. USSME, Relazione gen. Baudino Carlo, P.G. 3039/AJbarua. u, USSME Relazione geo. Baudino Carlo P.G. 3039/AJbania.


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La Resistenza dei militari Italiani in Francia e in Corsica

personnalitè la plus marquant du maquis alpestre. C'est grace à son action qui un grand effort d'unification vient d'etrefait, tout au moins dans le domaine de l 'organisation militaire... " (E' sicuramente la personalità di maggior rilievo nell'ambito della resistenza alpina. E' grazie alla sua azione che un grande sforzo di unificazione è in atto, almeno all'interno dell' organizzazione rnilitare...)1 33 . Infine vorremmo ricordare il contributo che offrirono quei militari rimasti senza volto, i militari prigionieri dei tedeschi che, approfittando dei bombardamenti durante lo sbarco alleato in Normandia, si diedero alla fuga ed entrarono nella Resistenza. Collaborarono con francesi, inglesi ed americani e, assieme ad antifascisti immigrati, riuscirono a liberare numerosi prigionieri dalle carceri e dai campi di concentramento. Molti di loro combatterono nella regione "parisienne" distinguendosi nelle giornate dell'insurrezione di Parigi134•

,n USSME: Fondo CO.RE.M. IT.E. Rapporto F.F.I.

'" Costoro si distinsero nei c,ombauimenti svoltisi nel Pas de Calais. Oise e Somme. Tra questi si ri corda il gruppo comandato dal sergente Rigotti, appartenente ai "maquis" di " Many''. caduto il 25 luglio ass ieme al cugino Gamba, ex carabiniere, passato ai partigiani. Lops. C. op. cit. pag. 73. Molti carabinieri si distinsero nelle fila della Resistenza francese: il maresciallo maggiore Luino Pepe, che sarà arresta.lo e torturato per la sua anività; il carabiniere Vincenzo Martino (capo squadra di un gruppo di ··111aq11isards" che operavano nel dipartimento del Var). ferito durante la battaglia di ILa Valleue. 1 tre carabinieri furono decorati con medaglia d' argento al Valor Militare.

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c.

CAPITOLO III LA LIBERAZIONE DELLA PROVENZA


La liberazione della Provenza

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l. LO SBARCO ALLEATO DaJla primavera del '44 la voce che fosse prossimo uno sbarco alleato si fece insistente. La Resistenza rad unò tutte le proprie forze; le organizzazioni clandestine, i partiti, i sindacati furono riuniti, non sempre con entusiasmo, nel Consiglio Nazionale della Resistenza. La repressione tedesca continuava ad essere molto dura e al contempo la zona del Var veniva ripetutamente bombardata dagli alleati: il solo territorio tra il Var e il Vesubie subì 12 attacchi mirati, tra il novembre del '43 e l'agosto del '44. Nell'estate del '44 i ttedeschi iniziarono ad operare intensamente per creare una linea di difesa sulla cresta delle Alpi Marittime. Era loro opinione infatti che gli alleati sarebbero sbarcati nel Sud-Est francese perchè lì avrebbero avuto maggiore possibilità di penetrare rapidamente verso l'interno: l'orografia della regione è qui difatti meno aspra di quella ligure. Fu così che il 9 agosto, sul monte Granero, operarono un rastrellamento per distruggere le forze della Resistenza nel territorio che avrebbe fatto parte delle loro retrovie, in modo da rendere più sicure le attività di rifornimento delle loro divisioni 135 • L'operazione alleata Anvil-Dragoon (vds. schizzo n. 5), che prevedeva l'invasione della Francia meridionale ed il ricongiungimento con le forze alleate sbarcate il 6 giugno in Normandia, e l' isolamento, se possibile, della frontiera franco italiana, fu rinviata a più riprese nel corso del '44 ( cambiò anche il nome in codice da Anvil in Dragoon), in seguito ali' opposizione del primo ministro inglese Churchill il quale non vedeva la necessità di un attacco in quella regione. L'operazione venne tuttavia preparata e

"' Etnasi, E. ·'La resisten:::.a in Europa", 2 v, Grafica Editoriale, Roma, 1972.


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La Resistenza dei militari Italiani in Frtmcia e in Corsica

definita dagli americani ai quali si affiancarono gruppi di commandos franco-marocchini ed il II Corpo Francese comandato dal gen. De Lattre de Tassigny. Lo sbarco avvenne il 15 agosto e la resistenza delle unità tedesche della 19" Armata, comandata dal gen. Wiese, fu praticamente nulla tanto che nel corso dell'operazione gli alleati persero solo 183 uomini su 94.000 e già nel primo giorno di attacco si stabilirono su solide teste di sbarco ' 36• All'alba del 15 agosto era stata lanciata la I divisione paracadutisti americana nella zona tra Draguignan e Le Muy (una trentina di Km ad ovest di Cannes) mentre truppe scelte americane, Sitka force, e franco-marocchine, "Romeo Force" e "Rosie Force", iniziavano lo sbarco nelle isolette a est di Port-Cros, a Cap Nègre ed alla Punta dell 'Esquillon. Nella prima mattinata, dopo un violento bombardamento aereo e navale toccarono terra le prime unità del VI Corpo di fanteria USA (vds. cartina n.2). Da qui, a partire dal giorno 16, le unità francesi ed americane si lanciarono alla conquista di Tolone e Marsiglia, ad occidente, e di Cannes e Nizza, verso oriente. All'avanzata deJle truppe della 7" Armata americana e del II Corpo francese, i movimenti della Resistenza, d'accordo con il Comando Alleato, coordinarono ed accrebbero la loro attività: paral izzarono i trasporti nemici, intercettarono colonne di soldati tedeschi in ritirata e fecero ovunque una grande quantità di prigionieri. In vari centri del sud della Francia scoppiò una rivolta organizzata. Il CGT dichiarò lo sciopero generale e l'occupazione delle fabbriche da parte dei lavoratori mentre il "Front Nationa/" si compattava sperando in un'insurrezione che coinvol-

,,. Le fonc tedesche. dislocate nelle regioni meridionali e sud-occidentali della Francia prima dello sbarco in Normandia, ammontavano a 14 divisioni costituenti la l" e la 19" armata. Successivamente furono ridotte ad l l divisioni di cui 2 corazzate e 3 di riscrv:i. Di queste. una divisione corazzata, la 9". fu trasferita a nord mentre delle rimanenti unità solo tre erano in grado di intervenire prontamente all'inizio dell'invasione: la 242" la 24411 e la 14811 di riserva. Ad esse erano da aggiungere i reparti presidiari e le batterie della difesa costiera. Inoltre l'aviaiione tedesca disponeva. nella Francia meridionale, di 200 aerei di cui 130 da bombardamento destinati ad attaccare i convogli alleati in caso di sbarco.

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gesse l'intera popolazione francese: si invitò ogni cìttadioo francese a formare una Milizia Patriottica 137• Mentre i tedeschi abbandonavano la riva destra del Var e cominciavano la ritirata, a Nizza il "Front National", un comitato insurrezionale legato al F.T.P. e la Milizia Patriottica decisero che l'insurrezione scoppiasse il 28 agosto senza attendere altri rinforzi. Il giorno 29 la città venne liberata dalle truppe alleate con la partecipazione di "maquisards", tra i quali erano presenti molti italiani: esuli, antifascisti, militari. I tedeschi, in ritirata, reagirono spietatamente su tutto il territorio. Un esempio fra tanti: 1.400 partigiani furono trucidati nel Vercors. Il 30 agosto i paracadutisti della 1" A.B.T.F. superarono il Var ed inseguirono il nemico fino a Mentone, che venne liberata il 6 settembre. Anche nel dipartimento di Rhooe e dell' Isère, come nel resto del sud del Paese, dal giugno '44, era stato decretato lo stato d'allerta per un prossimo sbarco alleato. Alla fine d'agosto, mentre le truppe alleate risalivano il Rodano ed erano ormai vicine a Lione, il gen. tedesco Weise che comandava la 19" Armata disponeva, in questa città, di 7 .000 uomini senza contare quelli che si trovavano in transito a causa della ritirata in atto. Lione rimase isolata; era presente un solo gruppo resistenziale il "Carmagnole" (FTP-MOI) poco numeroso e composto soprattutto da emigrati stranieri 138 • La maggior parte dei membri fondatori provenivano "dai movimenti antifascisti italiani, dai paesi dell'Est, veterani di Spagna. Si trattava di uomini che, abituati a vivere in clandestinità formavano un gruppo agguerrito, estremamente combattivo ed efficace come

USSME: Fondo CO.RE.M.TT.E., BDIC 204 Lefon. F, (George), Insurrectioo de villeurbanne ed autres comats pour la liberation de Lyon, 1983. "" Nell'area Isère-Rhone, che rientrava nella cosiddetta Inter-region H.1.4. con comando a Lione, erano presenti nell'agosto del '44: il Bataillon "Carmagnor' a Lione; iJ maquis "G. Peri" verso St. Pierre La Pallid-Croix du Baio; V bataillon ·'Libertè" a Grenoble e il maquis de Gières verso Uriage. Di questi ultimi due gruppi facevano parte numerosi militari italiani. 137


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dimostrarono i risultati brWanti ottenuti soprattutto a Lione ed a Grenoble"'39 • All'incirca 150 elementi di questo gruppo parteciparono all' in surrezione che scoppiò il 24 agosto. Tuttavia fu difficile, come ricorda il comandante Lefort, valutare anche in seguito gli effettivi partecipanti alla Resistenza perchè, dopo lo sbarco del 15 agosto, si aggiunsero elementi della "Milice Patriotiques", del "MOI" gruppi di combattimento ebrei, polacchi e numerosi altri tra i quali una trentina di disertori italiani vicini al "maquis". Tra quest'ultimi non è difficile riconoscere ex militari della 4" Armata che, evasi dai campi di prigionia, combatterono e caddero assieme a molti altri per la liberazione della città 140 • L'insurrezione dal centro di Villeurbanne si estese con la mobilitazione delle unità circostanti che si diressero su Lione con l'intenzione di assediarla formando delle barricate a forma di V. Il terzo giorno di lotta 1' attacco dei tedeschi fu estremamente duro e determinante. Nonostante i "Maquisards" si battessero eroicamente, le perdite furono alte ed il P.C. ordinò di metter fine all 'assedio e di riprendere la guerriglia tranne che nella zona di Venissieux' 41 • Anche questo fronte non potè reggere a lungo poichè scarseggiavano le munizioni. Una settimana più tardi la città venne liberata con l'aiuto deJJe truppe alleate. Il maggior risultato offerto dai "maquisards" fu quello di logorare le unità tedesche, già in ritirata, con improvvisi attacch i di g uerriglia che furono più efficaci e redditizi di quanto sarebbero stati altrettanti attacchi con forze convenzionali che avrebbero comportato enormi perdite con scarsi risultati.

Lefon, F, (George), op. cit i soldati Dal Pero, Camani, Caprini, Carloni, Cremonesi, Fortini, Manzini, Tucci assieme ai numerosi partigiani antifascisti tra i quali Barbi e Manzoni, per una c ifra complessiva di 80 uomini. Relazione del cap. Libera Oreste e del ten. Gorret Fernando ASD MAE, Affari politici B. 98 allegato 17; cfr. Lops, C, op. cit. pag. 73. '" Ancora il 24 di agosto l'ordine per le truppe americane stanziate a Tour du Pin era di non avanzare . o'\9

"° Caddero

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2. I BATIAGLIONI DI VOLONTARI STRANIERI Nel settembre del '44 una parte della Francia non era stata ancora liberata. Dopo la conquista di Tolone e di Marsiglia, essenzialmente per merito delle unità facenti parte dell'Armata Francese, la cosiddetta "Armata B", che si dirigeva verso Nord) si venne creando un fronte di combattimento sulle Alpi Occidentali, che andava dalla Svizzera al Mediterraneo seguendo, grosso modo, la linea di confine. I tedeschi si erano schierati a difesa dei principali passi che portavano in Italia, installandosi in posizioni tali da poter avere un facile controllo dei valichi, come ad esempio del Colle del Piccolo San Bernardo, del Colle del Moncenisio, dell'alta valle della D ora Riparia, (minacciando Briançon), del massiccio dell' Authion e del col de Larche. Lungo questo territorio, vi erano schierate due divisioni tedesche142 ben equipaggiate per il combattimento in alta montagna e appoggiate da adeguate unità di artiglieria. Affiancavano le truppe tedesche, due divisioni fasciste (la "Monte Rosa" e la "Littorio" ed alcune unità della divisione repubblichina "Folgore" 143 • Le unità americane, impiegate su questo fronte, disponevano di buon armamento e di un ottimo sostegno logistico, ma non avevano nè la dovuta superiorità numerica nè la volontà di sacrificio sufficienti per affrontare da sole la 34A divisione di fanteria da montagna tedesca, installata saldamente sul massiccio dell' Authion. Il fronte delle Alpi144 venne così diviso in due settori: il settore francese, dalla frontiera svizzera al col de Larche, e

,.., Due erano le divisioni tedesche poste al confine italo-francese: la Y divisione cacciatori di montagna e la 34" divisione di fanteria. "' Le unità delle divisioni italiane "Lillorio'· e "Folgore" svolgevano un'azione di copertura, presidiando le zone strategicamente meno importanti. La divisione "Monte Rosa", meno preparata ed equipaggjata per il combattimento contro forze regolari, era impiegata principalmeDLe nella lotta contro i partigiani. Occorre anche osservare che le unità delle R.S.L erano state schierate lungo i] confine occidentale per sottrarle al logorante coniano con la Resistenza nell'Italia Settentrionale. riducendo così, nel contempo, il fenomeno delle diserzioni. "' La zona dello schieramento compredeva i dipartimenti dell'Alta Savoia (meno l'arroodissement di S. Julieo), la Savoia, il vecchio arrondisseme11/ di Grenoble, le Alte e Basse Alpi (meno rarro11disse111ent di Forcalquier) e le Alpi Marittime (meno i cantoni di Cannes ed Antibes).


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quello americano, dal col de Larche al Mediteranneo. Le F.F.I. che andavano confluendo nell'armata francese regolare furono riunite in queste regioni e si costituirono nel corso dell'autunno in battaglioni, facenti parte del "Raggruppamento Alpino Sud!' (GAS). Tali forze si schierarono a presidio del tratto di fronte loro assegnato e, insieme ad esse, troviamo un'unità di partigiani italiani rifugiatasi in Francia; la brigata "Carlo Rosselli" e, dal mese d i novembre in poi, anche il Btg. 21/XV composto da volontari anche di altre nazionilità. (all. 7). Dopo la liberazione della capitale francese i vari comitati italiani di liberazione nazionale uscirono dalla clandestinità e si riunirono a Parigi, per dar vita ad un unico Comitato Italiano di Libarazione Nazionale (CILN) sotto la presidenza di Domenico Russo 145 • Da Parigi il CILN svolse, attraverso i comitati locali, un'attività di propaganda politica rivol ta ai soldati italiani. Mentre si invitavano gli ex militari della 4A Armata a partecipare alla lotta contro i Tedeschi, si faceva al tempo stesso pressione presso il comando alleato affinchè permettesse la formazione di una "Divisione Garibaldina" autonoma. Alcuni ufficiali italiani, nelle loro relazioni, ricordano le iniziative intraprese, in collaborazione col CILN, affinchè le autorità francesi permettessero la formazione di reparti italiani, riunendo tutte le forze disperse sul territorio francese che potessero operare sul confine assieme ad unità francesi. Nella Savoia, nell'ottobre '44, si tentò di costituire un'unità garibaldina, su due battaglioni di circa 1500 uomini tra antifascisti, residenti emigrati e soldati sbandati. Il ten. Calendoli, al riguardo, scrive "Ad Annemasse fui messo in contatto ed a disposizione del capitano Mestron-Sardy, che preparava, coadiuvato dall'ufficiale di marina Italo Bet, l'organizzazione di un battaglione di alpini partigiano a struttura specialmente adatta per la guerriglia a zona di montagna" 146• Ma i tentativi intrapresi in tal senso dai militari italiani e dal

'" Domenico Russo era un noto giornalista di formazione democristiana. Collaborava con giornali cattolici anche belgi. ,.. Relazione ten. Calendoli USSME Francia 2121/Afl/4, confermata da un rappono delle F.F.I.


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CILN fallirono e si prospettò, come unita opportunità, per gli italiani che avessero voluto continuare a combattere, l'arruolamento in battaglioni dell'esercito francese formati da volontari stranieri e comandati da ufficiali francesi. Difatti, secondo alcune disposizioni emanate dal Ministero della Guerra Francese, tutte le unità partigiane, composte da elementi militari non francesi dovevano essere disciolte e, nel caso degli italiani, solo coloro che potevano dimostrare di aver preso parte alla Resistenza potevano venire reclutati. (Nel dicembre del '44 tali disposizioni erano in parte disattese e nel gennaio 1945 venne emanata a questo proposito una nuova ordinanza) (vds. ali. n. 7). In seguito a tale ordinanza molti nostri combattenti poterono contribuire alla definitiva sconfitta del nazifascismo, arruolandosi in formazioni militari chiamate "unitès du geniè du pionners etrangers" (unità del genio di soldati stranieri) o nella Legione Straniera (con una ferma di 5 anni o della durata del conflitto). Quando Nizza venne liberata, il 28 agosto, lo Stato Maggiore delle F.F.I. decise, vista l'affluenza agli uffici di reclutamento di tanti uomini, la creazione di battaglioni regolari, comandati da ufficiali francesi. Tra questi, fu deciso di inserire battaglioni o compagnie di volontari stranieri che volevano combattere, al fine di portare a termine la liberazione della Francia. Di queste forze, che costituiranno come abbiamo detto il Raggruppamento alpino Sud'' che inglobò tutte le formazioni partigiane francesi, farà parte un battaglione di volontari stranieri , il 74° bataillon HauteTineè 141 , che dal 1° dicembre del '44 quando venne incorporato nell'esercito regolare, divenne il 21° battaglione della XV regione militare, meglio conosciuto come Btg. 21/XV al comando del Maggiore Michel' 48•

'" U battaglione fu così denominato per decisione dell'Alto Comando delle F.F.I. secondo cui tutte le nuove formazioni dovevano scegliere il nome di un baaaglione esistente prima del 1939 che fosse stato dislocato sulle Alpi Marittime. SHAT, Les grandes unitès françaises. T. VI, Paris, 1980. '" Fu per iniziativa del magg. Michel, lui stesso straniero, il cui vero nome era Nikols Zoldhayi, ex ufficiale ungherese che aveva partecipato alla guerra di Spagna, che si raggrupparono tutti gli elementi stranieri in una sola unità.


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A Nizza nel settembre del '44 erano confluiti numerosi italiani, militari e civili, molti dei quali entrarono, come effettivi, in questo battaglione. La selezione per i] reclutamento fu estremamente severa. " ... Fu necessario respingere una buona parte dei candidati, o per mancanza di attitudine al servizio militare, oppure perchè non potevano fornire il titolo di resistenti". Furono scelti solo coloro che potessero dimostrare di non aver avuto relazioni compromettenti con gli occupanti tra il 1940-1944 149• Sappiamo che su un totale di 1.400 uomini di diversa nazionalità, gli italiani furono tanti da formare un'intera compagnia 150• Il btg. era articolato su 3 compagnie più una comando (vds. all. n. 8); gli ufficiali erano più di 18 più 3 medici (altri 7 ufficiali vi restarono solo per breve tempo) 151 • Dal 15 settembre, mentre ancora era in corso l'arruolamento, i primi reparti partirono per il fronte, diretti alla valle del Tinèe (vds. schizzo n. 6). "Questo fu forse il periodo più duro per gli uomini che mancavano ancora di tutto e soprattutto di vestiti invernali e di effetti letterecci in un periodo in cui in alta montagna cominciavano a farsi sentire i primi freddi. Durante questo periodo il nemico non riuscì ad infiltrarsi nella valle del Tinèe nonostante alcuni forti bombardamenti" 152• Il battaglione entrò in azione al completo dopo il 20 ottobre i dettagli dei movimenti sono indicati negli ordini delle operazio-

19 '

Per ricostruire le vicende vissute dal 21°/XV ci siamo potuti servire solo della Cronaca del 21 °/XV redatta dal comandante magg. Miche! e della testimonianza di un ex militare italiano del bauaglione Aldoino. M. che ha pubblicato "Dei l .400 volontari stranieri del battaglione 21/XV", in "Patria Indipendente" n. 9-10, 1987, pp. 27-31, dove sostiene, ci pare autorevolmente, che 1'80% delle forze del battaglione erano italiane. "" A tre riprese, dei rinforzi vennero ad ingrossare le fila della formazione volontari stranieri. li primo ampliamento ci fu a Natale del ·44 e fu composto esclusivamente da panigiani ita lian i (circa un centinaio). 151 Gli ufficiali italiani della 3" compagnia erano: com.te della compagnia ten. Furini, capo sezione tcn. Pitzorno, s. ten. Nicchi, s. ten. Meirana, s. tcn. Supra, s. ten. Niriccia. I collaboratori medici erano il ten. medico Santelmo e ten. medico Quaglia e come ausiliare il Maresciallo Ccrutti. '" Michel. Cronaca ...... op. cii. pag. 14.


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ni (vds. ali. n. 9 A-B-C) - assumendo il controllo dell'intera vallata. Tra il 25-26 novembre, in seguito agli ordini ricevuti, si mosse verso Mentone dove venne messo a disposizione del Magg. Malerbe, com.te del I gruppo di battaglioni che doveva operare nella valle di Gorbio. In questo settore (vds. ali. 9-B) il 21 ° btg. aveva il compito di pattugliare l'intera vallata, per evitare infiltrazioni nemiche che avvenivano tramite lanci con il paracad ute . Il btg. restò per molti g iorni in stato dì allerta "dal momento che quasi quotidianamente venivano segnalati dall'Alto Comando lanci aerei nemici... Gli uomini si riposavano quasi sempre vestiti per i continui pattugliamenti di vigilanza" 153 • Infine il 7 gennaio del '45, il btg. diede il cambio al 22°/XV per la vigilanza costiera e rimase in primo scaglione nello stesso settore fino al 25 luglio. "Anche questo compito fu duro". Per poter realizzare un buon sistema di difesa dovettero suddividere i reparti in 6 differenti "stazioni" (caposaldi), scaglionate tra la Punta di Capo S. Martin ed il porto di Mentone; inoltre, dovendo presidiare postazioni fisse sulla costa, spesso venivano raggiunti dal fuoco dell' artiglieria e dei mortai tedeschi che provocarono morti e feriti. Non esiste, al fine di illustrare il comportamento dei militari italiani, una documentazione relativa alla 3" compagnia del 21 ° btg.; sappiamo tuttavia che, durante l'azione di un "commando" tedesco, si distinsero un gruppo di soldati italiani al comando del Maresciallo Michele Zerbino che, per il comportamento tenuto nel corso dell'operazione, ri cevette la Croce di Guerra Francese 154• Tale episodio è riportato come segue: "Nella notte del 14 febbraio, alle 3 del mattino le sentinelle posizionate all'estremità del molo del porto di Mentone avvistarono un canotto che si stava dirigendo verso l'interruzione del molo. Il comandante della postazione, mar. Zerbino si avvicinò per riconoscere gli occupanti del canotto che avrebbero dovuto essere alleati prove-

m lbidem. '" Fu la prima decorazione attribuita ad un membro del battaglione.


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nienti dall'Italia; costoro, arrivati alla scaletta del molo, in risposta alle sue intimidazioni lo afferrarono per gettarlo in acqua. Il maresciallo, benchè fosse sotto il tiro, non esitò ad ordinare ai suoi uomini di far fuoco. Tre occupanti del canotto vennero uccisi ed il quarto si arrese'55 • Tra il 25-26 febbraio il 21 ° btg 156 fu nuovamente trasferito; su camion americani lasciò la regione di Mentone per installarsi nella Valle dell 'Alta Tinèe (vds. ali. n. 9-C: dislocazione e compito del btg.). In questa zona i tedeschi detenevano le migliori posizioni e l'arrivo del btg. scatenò l'artiglieria. Si era nella fase decisiva della guerra in Italia ed il 21 °/XV venne posto sotto il comando tattico della i" Divisione Francese ag)j ordini del gen. Garbay. Le forze francesi avevano ricevuto l'ordine, in contemporaneità con l'attacco alleato sulla linea gotica, di sferrare azioni di disturbo per irnmobiJizzare le forze fasciste e tedesche sulle loro posizioni. Risulta che il 2 1°/XV, in particolare, avesse ricevuto l'ordine di aprirsi un varco sulle Alpi per entrare in Italia nonostante le difficili condizioni in cui avrebbe dovuto ope rare. L'equipaggiamento era insufficiente, non adatto aJla guerra di montagna e gli uomini non erano provvisti di un armamento pesante. Oltre a ciò, bisognava considerare il grave svantaggio del terreno poichè le posizioni del 21 °/XV si trovavano a fondo valle tra i 1.000-1.300 metri di altitudine. Ricorda un ex commilitone: "Il nemico, formato da reparti scelti della divisione

"Littorio" e "Monte Rosa", inquadrati da piccoli nuclei tedeschi, era invece ottimamente inquadrato ed equipaggiato con tute da neve impermeabili, scarponcelli da montagna, sci e perfino slitte. Si appoggiava al sistema difensivo costruito dagli italiani prima e dopo il 1940, consistente in forti sui passi e sul versante francese (in quella zona il vecchio confine scendeva nella vallata

m Michel. Cronaca... op. cit. pag. 16. u• Per ouemparare ad un ordine del 21 febbraio. il 21 °/XV lasciò il primo gruppo di battaglioni per costituire, con il btg. 24/XV, un secondo gruppo, posto al comando del cap. di Vascello Guien, con P.C. a St. Sauvier sur Tinèe.


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francese), fortini in caverne, sulle cime e casermette in cemento armato dietro i valichi, sul versante italiano. In più disponeva di una batteria da montagna da 75 a San Bernolfo e di una batteria di obici da 149 a Bagni di Vinadio, oltre a numerose mitragliatrici pesanti e mortai da 81 in dotazione ai forti, posti tra i 2.500 ed i 2.800 metri di altitudine" 157• Il giorno 4 aprile 1945 il 2 1°/XV, nelle condizioni suddette, iniziò le operazioni contro i passi del Barbacane (m. 2765) e di Collalunga (m 2428). Le forze nazi-fasciste dominavano le valli circostanti dal forte della cima di Collalunga, posto tra i due valichi. Il primo attacco, il 9 ap rile, rivolto al passo di Collalunga falli per le sfavorevoli condizioni climatiche, ma gli uomini ripresero l'azione l' 11 e il 12 aprile. Nei giorni successivi tentarono di arrivare al passo del Barbacane. Per ben tre volte giunsero a 200 metri dal forte principale ma sempre dovettero retrocedere. Infine il 20 aprile "dopo aver passato La notte all'addiaccio in condizioni atmosferiche proibitive" i volontari stranieri attaccarono all'alba tutti i dispositivi posti a difesa sul passo del Barbacane tranne il fortino che si trovava sul versante italiano ad un livello inferiore. Questo presidio resistette alcuni giorni e fu distrutto da dell 'esplosivo al plastico che alcuni uomini, protetti da una tormenta di neve, erano riusciti ad innescare. Il 21 °/XV era riuscito a trasformare un'azione di disturbo in un'azione di sfondamento e per quest'azione fu nuovamente citato nel bollettino di guerra 158 • L'esito favorevole delle operazioni offrl l'occasione al comando della D.F.L. (Divisione Francese Libera) per lanciare ali' attacco, nel vicino vallone di Chastillon, un reparto della Legione Straniera, per tentare di ampliare la breccia. Nel frattempo le truppe nazifasciste, per evitare un possibile accerchiamento, si ritirarono sulla linea fortificata della stretta di

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Oldoino, M, Dei 1.400.. op. cit. pag. 29. Persero la vita io questo bombardamento l'ausiJiare medico mar. Cerutti di Torino ed un volantario armeno. Vi furono aJcuni feriti tra i volontari e tra gli ufficiali. "" Vennero consegnate 13 croci di guerra.


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Garda, sgomberando l'intera valle Stura. Negli ultimi giorni di aprile, il 21 ° battaglione superò il confine, attraversando numerosi paesi italiani, ed arrivò fino a Garda ed a Roccasparviera. Qui si fermarono perchè la zona di occupazione francese terminava a Borgo S. Dalmazzo. Il IO maggio 1945, 450 volontari italiani che avevano chiesto la smobilitazione immediata furono trasportati a Cuneo, dopo esser stati muniti di congedo e di un lasciapassare per poter raggiungere la propria casa; gli altri volontari rientrarono in Francia a Piget-Tènier dove la smobilitazione continuò rapidamente. Il 30 giugno il btg. venne sciolto raccogliendo i ringraziamenti del gen. Garbay, com.te della 1" DFL, diretti al com.te di btg. Miche! (vds. ali. n. 10). Sembra che, nonostante il miscuglio di uomini di nazionalità diverse che lo formarono, i volontari italiani si ostinassero a considerare italiano il battaglione e stranieri i volontari di altre nazionalità che ne facevano parte. Quest'atteggiamento portò a ripetuti scontri con lo Stato Maggiore francese ed a qualche attrito con le unità francesi vicine. Tali volontari, consapevoli della frattura creatasi tra italiani e francesi a causa della politica fascista, per cui non era stato loro consentito di creare una formazione garibaldina, avevano cercato di legittimare la loro partecipazione alla liberazione della Francia, come reparto italiano, rivendicando la propria identità nazionale. Nell'inverno '44-45 un'altra formazione italiana, il battaglione "Collet de Dèze", nato per iniziativa di italiani (militari e vecchi emigrati) venne trasformato, (non sappiamo secondo quali modalità, dato che molte altre unità similari vennero sciolte), "per necessità d'inquadramento dell'esercito francese", nel "10° Groupement du genie" divenendo poi il "10° Groupement d'lnfanterie". Il battaglione si era sviluppato da un nucleo originario formato da elementi provenienti dai "maquis" del Gard, Ardeche, Loziere e da prigionieri fuggiti nell 'agosto del '44 dai campi di concentramento tedeschi; in seguito vennero aggiu nti, su autorizzazione del Ministero della Guerra francese, 500 militari italiani provenienti soprattutto dall a 4" Armata. Come era d'obbligo, la scelta cadde su quelli che, pur essendo già stati rinchiusi in campi d'internamento francesi, "in passato... per il loro atteggiamento ed il

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loro sentimento avevano dimostrato uno spirito antifascista ed antitedesco" 159• La formazione, forte di un migliaio di uomini, di cui oltre 900 italiani ed un numero esiguo di elementi di diverse nazionalità (dei quadri facevano parte alcuni ufficiali francesi), fu addestrata per combattere, come il 2 1°/XV, sul fronte alpino, dove fu inviata alla fine di aprile, quando ormai la guerra volgeva alla fi ne. Viene spontaneo pensare che, anche in questo caso, vi sia stata l' intenzione, da parte delle autorità francesi, di rendere vano qualsiasi eventuale intervento militare da parte degli italiani, i quali, pure in questo caso, furono fatti stazionare in campi di addestramento francesi, sino al termine del conflitto mondiale. La storia dei militari italiani in Francia, in questa fase della guerra potè comunque arriccnirsi di altri contributi' 59 bis. Alcuni battaglioni francesi nei quali militarono gli italiani, (militari ed emigrati antifascisti), anche se meno noti del 21 °/XV, combatterono sul fronte delle Alpi ed in Bretagna. Non è stato possibile raccogliere alcuna testimonianza diretta a proposito, non una voce che abbia permesso di entrare nel vivo degli eventi, ma solo alcune segnalazioni che ci offrono notizie frammentarie. Tuttavia esse sono la conferma che una parte dei Resistenti italiani, tra mille difficoltà, riuscirono a continuare a combattere nei mesi successivi allo sbarco alleato. (Anche in queste circostanze non abbiamo dati che ci permettano di stabilire, sia pur in percentuale, l'entità della partecipazione dei nostri militari) 160• Nelle valli di Tarentaise, alla frontiera franco-italiana, si distinse la Brigata rossa internazionale (BRI) un corpo franco appartenente alla 111 Semibrigada alpina della 27" Divisione alpina. La brigata, impiegata come unità speciale dal 20 agosto del '44, e comandata in un primo tempo dal capitano Decoufle ed in seguito dal capitano

.,., Lettera del ten. Barelli Luigi al CILN di Parigi. AlSR Torino Italia-Francia H-60 c. · - Relativamente al fronte delle Alpi Marittime vds. anche: Maurizio Oldoino, "la partecipa,io11e dei volontari italiani nella JA Armata francese sul fronte delle Alpi Mariuime ( 1944-1945)" in "Patria Indipendente" del 29 Gennaio 1995. 160 Una pane delle infom1azioni sui btg. stranieri sono trane da SHAT, Les Grandes U11ites ... op. cit.


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Martin, era costituita da raggruppamenti di elementi stranieri. Vi erano russi, polacchi, cechi ed italiani che risiedevano o avevano trovato rifugio nelle due Savoie e che durante il periodo di occupazione tedesca avevano collaborato con diverse unità di "maquisards" . La brig. fu ufficialmente disciolta il 31 dicembre del 1944. Non conosciamo la sorte degli uomini che la costituivano; probabilmente per russi, polacchi e cechi vi fu il rimpatrio immediato, mentre quasi sicuramente gli italiani dovettero attendere per poter tornare in Patria. In Bretagna, si continuò a combattere fino al mese di maggio 1945 poichè si erano create, durante l' avanzata alleata, due sacche di resistenza tedesca: una presso Lorient e l'altra presso St. Nazaire. Esattamente sul fronte della Rochelle e di Pointe Grave operò anche un'unità italiana, la Compagnia "Gabutti " 16 1, composta da 102 elementi e comandata dal ten. Persano Pietro. Questa unità era aggregata al 38° btg del 108° Reggimento di fanteria francese. Su questo fronte operò, dalla primavera del '45, anche un' altra compagnia composta da italiani e comandata dai ten. Zucchi e Rivosecchi. Faceva parte dell' 8° reggimento straniero di marcia, che nei mesi precedenti aveva combattuto nella zona di Bordeaux. Il 14 aprile, la compagnia si trovò a partecipare ad un violento attacco contro le fortificazioni tedesche di Royan-Pointe de Grave, assieme a due compagnie marocchine e francesi. Le perdite furono elevate e dopo il primo attacco alle compagnie rimase solo il 75% delle loro forze. I combattimenti ripresero nei giorni successivi e si conclusero con la disfatta tedesca. Numerose furono le perdite nella compagnia italiana che, ad operazione conclusa, avendo tra l' altro catturato 250 prigionieri oltre ad importante materiale bellico, meritò il vivo elogio del comandante del reggimento162•

161 Leuera inviata dal ten. Pietro Persano, comandante dell' uni tà garibaldina, all"ambasciat.ore italiano in Francia. Questa compagnia fu sciolta nel novembre 1945. AS D MAE Affari politici B. 91. 62 ' Bartolini, A, Per la pa1rio e la libenc), Mursia, Roma, 1986, pag. 278 cfr. Lops, C. op. cit. Operò inserito anch'esso ne l GAS, un "Ba1ail/011 ltalie1111e" formato da elementi an ti fascisti (non sappiamo se ne fecero pane anche militari) che fu soppresso nel febbraio 1945. Sappiamo inoltre, da un carteggio in viato allo S.M. e relati vo ad affari politici, che nell'aprile del '45 militari italian i della 4" Arm ata erano ancora disseminati in reparti F.F.I.


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3. L'ITALIA: EX ALLEATA DELL'"ASSE" O COBELLIGERANTE?

In Francia mentre a qualche migliaia d.i uomini determinati veniva consentito di combattere il nemico nazista, il cattivo trattamento riservato alla restante massa degli italiani (militari e civili) da parte delle autorità francesi, fu il risultato di una politica frutto di diffidenza, di vecchi rancori e di mal animo nei confronti di un popolo che, conscio delle proprie passate responsabilità, cercava di redimersi scruerandosi a fianco degli Alleati. Realizzata la liberazione della zona sud-orientale del Paese, il governo provvisorio francese, guidato dal gen. De Gaulle definì, con l'emanazione di circolari, la posizione giuridica degli italiani. Provvedimenti drastici vennero immediatamente adottati non solo nei confronti di collaborazionisti e di fascisti, ma verso tutti gli italiani che si trovavano sul territorio francese. Per i civili, ci fu il congelamento dei depositi bancari e la confisca dei beni e, spesso, l'arresto anche se, come risulta, la maggioranza dei residenti, circa 80.000, aveva rifiutato di collaborare con i tedeschi ed aveva mantenuto verso di loro un atteggiamento ostile 163 • Gli stessi dirigenti della "Francia libera" arrivarono a disconoscere il valore della Resistenza Italiana mettendo fine a quella collaborazione che, già sul fronte delle Alpi, si era andata consolidando tra partigiani italiani e francesi; si arrivò addirittura a minacciare d'internamento e si cercò di arrestare tutti quei patrioti italiani che, a seguito dei rastrellamenti tedeschi sconfinavano

Viene indicata la presenza di una batteria, composta da 30 uomini, a Nevache (Alta Valle Clairèe) e di un V battaglio11e garibaldino denominato "Mo111e Bia11co", comandato da un certo Dario "autonominatosi maggiore il quale i11dossa ,m '1111iforme fra11cese··. Da un rapporto del CILN del dicembre ·44 risulta che quest'uomo, il cui vero nome era Ugo Nardoni, {definito ex sindacalista, prima fascista e poi comunista "per convenienza"), stava formando a Lione, assieme al Comitato Italiano di Liberazione di Grenoble, un battaglione garibaldino le cui tracce si ritrovano nell ' aprile '45 a Mentone. Ciò potrebbe far supporre che in alcune zone al confine franco-italiano, piccole unità di combattenti francesi ed italiani sfuggirono al rigido controllo delle autorità competenti continuando ad operare in libertà. •6) USSME: Fondo CO.RE.M.IT.E. Doc. 1/12.


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La Resistenza dei militari Italiani in Francia e in Corsica

in territorio francese: " ... dopo aver raggiunto attraverso dolorose peripezie il territorio francese i patrioti vennero di norma disarmati, spogliati... ed internati. A molti venne posta la dura alternativa tra l'internamento e la Legione straniera" 164 • Basti qui ricordare quanto già detto a proposito della Brigata "Carlo Rosselli" la quale, dopo aver valorosamente combattuto a fianco dei "maquisards" e delle forze americane sul fronte delle Alpi francesi, alla fine dell'estate del 1944 si trovò costretta ad operare la scelta dell'inserimento nell'esercito francese, (B.V.E. 21 °/XV reparto francese comandato da un ufficiale ungherese) perdendo così la propria autonomia, e, più tardi, a rientrare in Patria, a rischio della vita165 • Dopo la partenza degli americani la sua posizione si fece difficile: le autorità francesi, approfittando delle pressioni del comando inglese, cercarono di sbarazzarsi della brigata italiana e, dopo aver tentato di integrarla nel loro esercito, le imposero di passare alle dipendenze operative dell'Alto Comando delle forze del Mediterraneo o rientrare in Italia per operare in piccoli nuclei di guastatori. Risultava chiaro che, avvicinandosi la fine del conflitto, la Francia voleva evitare che il contributo della "Rosse/li", come del resto quello degli altri reparti partigiani italiani, potesse ripercuotersi, in qualche modo sulle rivendicazioni italiane di Briga e di Tenda~ era questa infatti la politica che, condivisa anche da parte di una certa stampa e propaganda antitaliana, il

,... Corrispondenza C.S. (Comando Supremo) Rapponi italo-francesi R. 205/5. ,., La "Brigata Rosselli" si era costituita ed aveva operato prima sul versante italiano delle Alpi, distinguendosi nelle azioni partigiane dei giorni 17-23 Agosto 1944, volte a rallentare la marcia verso la Provenza alle divisioni tedesche 157 11 "Alpe11 Jager" e 9011 "Pan,er Gra11adier' inviate in rinforzo dall'Italia. Dopo accanita resistenza, avendo ottenuto lo scopo di rallenta.r e la marcia del nemico per ben 6 giorni, la "Rosse/lt" fu costreua a cedere il "passo" e a rifugiarsi sul versante francese per sfuggire all'inseguimento del nemico (Tartaro, G., "L'appoggio decisivo della Resistenw italiana allo sbarco in Provenza" in "Patria lndipende111e", n. 16 del 9.10.1944, pp. 16-17). La "Brigata Rosse/I," , passata cosl in Francia, combattè sul versante francese delle Alpi Marittime, operando alle dipendenze della I" Armata francese (Giovanna, M., "Una formazione italiana in terra di Francia" in "li Movi111e1110 di Uberazione in Italia", n. 3-1949). Per ulteriori notizie sulla "Rosse/lt', vds. anche Revelli, N., ·'La guerra ..... :· op. cit..

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La liberazione della Provenza

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Governo degaullista aveva ormai intrapreso. Numerose lettere di personalità politiche italiane in Francia furono al riguardo inviate al Ministero degli Affari Esteri ed ai rappresentanti del nostro Governo. Domenico Russo e Giuseppe Nitti, quest'ultimo in qualità di presidente del Centro Assistenza del CILN, scrissero affinchè fosse, al più presto,chiarita la situazione giuridica dei rapporti tra Italia e Francia, onde ottenere la revoca delle misure discriminatorie a danno degli italiani. "Il presidente del Comité regional de Libèration italienne, Luigi Fa/orni aveva indirizzato al presidente Bonomi da Marsiglia una lettera accompagnata da 3 relazioni. La prima riguardante gli internati civili; la seconda, inviata anche al governo francese riguardava i militari della IV Armata; la terza su di una visita effettuata alle prigioni Beaumettes" 166• Se per i civili italiani, nel novembre del '44, erano già in atto dei miglioramenti, rimaneva grave la situazione di migliaia di soldati prigionieri o sbandati. Relazioni del CILN (che uscito dalla clandestinità continuava ad operare nei dipartimenti francesi) scritte dal col. Bruno, ufficiale di collegamento incaricato di presiedere all'organizzazione lSU 161 e confermate, peraltro, da testimonianze individuali, ci informano su una situazione che per i mil itari italiani si andava aggravando nell'autunno-inverno '44/'45 (vds. all. n. 11). "Nei primi giorni di ottobre sui giornali francesi di Tolone, Avignone, Grenoble apparve a più riprese un bando diretto agli ex appartenenti alla IV Armata, sul quale si ordinava a tutti i nostri soldati di presentarsi immediatamente ai posti di polizia francese ed essere sottoposti ad un controllo. In effetti, avvenuto

166

Serra, E. Duroselle, J, B, Italia e Francia 1939-45, Angeli, Milano, 1984, 2 v. p. governo italiano al C.B.S. (intendenza della ?A Annata americana) in qualilà cli ufficiale di collegamento con l'incarico di presiedere, poichè erano interrotti i rapporti diplomatici italo-francesi, in Africa Settentrionale alla fon-nazione di battaglioni /SU (Servizi unità italfane) ed al loro trasporto nel sud della Francia al seguito della ?A Annata. Questi banaglioni vennero costituiti dopo J'8 settembre del 1943 in Tunisia, Marocco, Algeria. America (Stati Uniti e Canada} ed Inghilterra. Gli uomini erano reclutati volontariamente tra soldati italiani prigionieri degli Alleati per essere impiegati come lavoratori.

,., n col. Bruno fu destinato dal


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La Resistenza dei militari ltalia11i in Francia e in Corsica

il controllo, i "nostri" venivano tutti avviati ai campi di concentramento ... I renitenti venivano perseguiti dalla polizia francese presso Le famiglie, le locande ecc. " 168• Per i militari iniziò un nuovo calvario: erano infatti indiscriminatamente fermati, spesso maltrattati ed alle volte anche internati come prigionieri di guerra. Soltanto coloro i quali potevano chiaramente dimostrare di aver partecipato attivamente alla Resistenza (è da sottolineare il fatto che a molti venivano sottratti, all'atto dell'arresto, oggetti personali e gli stessi documenti) ebbero la possibilità, come sappiamo, di continuare a combattere, purchè obbedienti agli ordini del comando militare francese. Inizialmente questo trattamento non presentò il carattere dell'uniformità. Le misure francesi venivano applicate, o meno, a discrezione dei funzionari locali (anche in contrasto con le disposizioni dell'autorità centrale francese). Ad esempio, ad Aix en Provence i militari italiani erano "Lavoratori liberi" e godevano di "buone condizioni di vita" 169 • A Marsiglia, per iniziativa del CGT, si riuscì a far rilasciare dalla gendarmeria francese, una "fiche" (documento di identità) che permetteva loro di trovare una libera occupazione e quindi di sopravvivere nell'attesa di rimpatrio. Se però, riporta la stessa fonte italiana, essi venivano riconosciuti come militari della ex 4" Armata, venivano immedliatamente posti in arresto. Una relazione ufficiale indirizzata al Governo Italiano così illustra le condizioni dei nostri militari nell'autunno-inverno del '44/'45: "Sul suolo francese, e più specialmente nella zona

meridionale della Francia, si trovavano circa 27.000 militari (già appartenenti alla nostra IV Armata) presi prigionieri dai tedeschi e liberati nel corso dell'avanzata alleata... 10.000 circa erano stati considerati prigionieri di guerra e come tali rinchiusi nei campi di concentramento, pessimamente trattati sia dal punto di vista morale che materiale; circa 12.000 vivevano nascosti per la maggior parte nelle fattorie gestite da con-

,.. ASD MAE, Affari Politici B. 91. Notizie fomite dal cap. Libera Oreste. ,.. ASD MAE, Affari Politici B. 91. Notizie fomite dal cap. Libera Oreste.

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nazionali emigrati o lavoravano, senza regolare autorizzazione delle autorità francesi, nei porti, nelle officine ecc. ( costoro andranno ad aumentare il numero dei prigionieri), circa 2.000 facevano parte di alcune formazioni garibaldine in corso di organizzazione; i rimanenti vivacchiavano presso i vari comitati di liberazione della zana in attesa di un ipotetico inquadramento in milizie di partito" 110 • Molti di questi uomi ni, provati psicologicamente e fisicamente, attendevano quindi di essere rimpatriati ed alcuni "per disperazione", "dopo pressioni varie" e per "lo spettro della fame" piuttosto che finire in campo di concentramento, se non potevano dimostrare di aver fatto parte della Resistenza, si arruolarono nella "Legione Straniera" 111 • Alcuni furono raggruppati nel campo di Sathonay, presso Lione, probabilmente per essere addestrati; furono ingaggiati anche degli internati nei campi di concentramento, tra costoro aderirono, per la propaganda di un ufficiale italiano in divisa francese, 300 militari che si trovavano nel campo di Nimes. Questi militari furono trasportati a Digne per la vestizione per la liberazione della Spagna; infine altri furo no inseriti nelJa 13" Semibrigata della Legione Straniera impegnata, come sappiamo, nella campagna d'Italia. Crediamo che, tra costoro, vi fossero anche uomini che, sollecitati da più alti ideali, non potendo combattere nè in unità garibaldine nè in battaglioni di "pionners etrangeres", accettarono di arruolarsi con una ferma di 5 anni o della durata della guerra. Alcuni di essi, secondo una dichiarazio-

0 " Relazione del col. Bruoo A., USSME LIO Cart. a/XIII/I. "' Non sappiamo molto sull'arruolameoto degli italiani nella Legione Straniera francese durante il 2° conflitto mondiale; certo é che non fu fatto inconsueto: in Francia, nell 'ottobre del ·39, 15.000 italiani si erano dichiarati volontari per combattere contro le forze dell'Asse. Questi uomini furono ingaggiati nella Legione Straniera per la durata della guerra. E' noto che uo giovanissimo di cui conosciamo solo il nome, Giuseppe o Domenico Di Marco, che morì a Tooneoberg, fu decorato alla Legion d' onore francese ed ebbe la medaglia d' oro al Valor Militare.Inoltre, furono ingaggiati, presumibilmente, anche disertori delle FF.AA. come quegli elementi reclutati in Puglia o in Campania già sotto il Govemo Badoglio nel maggio ' 44; (vedi: Ilari,V, op. cit. pag. 25; USSME, Rapporti Comando Supremo e Stato Maggiore 205/5).


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lA Resistenza dei militari Italiani in Francia e in Corsica

ne dell'Ufficio Storico dell' "Armè de Terre", furono insigniti di ricompense al V.M.. Nonostante ciò, il governo francese continuò a disconoscere l'Italia come stato cobelligerante e rispose con sufficienza alle proteste del CILN e persino con netti rifiuti alle pressioni operate da parte delle autorità americane. Quest'ultime, dopo lo sbarco in Normandia e in Provenza, avevano pensato di imporre in Francia, come avevano fatto in Italia, un'amministrazione militare AMGOT, (Allied Military Govemement of occupied Territories) ma dovettero rinunciare al loro progetto poicbè in ogni regione -dopo la liberazione delle zone occupate- e nei posti di comando si installarono subito dei Commissari della Repubblica, scelti dal gen. De Gaulle e dalla Resistenza Il comando americano era riuscito a costituire, con gli uomini di varie nazionalità che erano stati liberati dai campi di prigionia dell'Africa Settentrionale, un contingente di 37.000-38.000 uomini, i quali furono trasferiti in Francia, per essere impiegati sul fronte occidentale come unità ausilarie112• In analogia a quanto fatto in Africa, gli americani cercarono, nonostante le proteste francesi, di inquadrare anche militari italiani della 4A Armata in compagnie di lavoratori. Un primo gruppo, di circa 2.500 uomini, venne organizzato in compagnie di lavoro ed adibito al carico e scarico al porto di Marsiglia e negli scali ferroviari della zona occupata. "Tale organizzazione che avrebbe consentito di risolvere l'assillante problema dell'impiego degli ex militari della 4" armata venne quasi subito sospesa per le proteste delle autorità francesi che reclamarono il diritto di considerare questi uomini alla stregua di prigionieri e di disporre conseguentemente del loro impiego" 173• Quindi le autorità americane, pur insistendo af:finchè gli ex militari italiani fossero da considerare quali prigionieri dei tedeschi e come tali liberati dagli Alleati, furono indotti a interrompere, per ragioni politiche, il reclutamento iniziato, riuscendo a

172

Circa 37-38.000 componenti delle JSU sbarcarono in Francia meridionale io Lre scaglioni tra il 27 agosto ed il 30 novembre ~ello stesso anno. Le ISU con l'avanzata delle truppe americane si spostarono al fronte. m Relazione col. Bruno USSME S.M.E. L IO a/XITl/1


La liberazione defla Provenza

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provvedere direttamente solo al rimpatrio dei circa 2.500 italiani già al loro servizio 174 • Durante l'inverno del '44/' 45 nuovamente venne richiesto dai CILN locali di regolare la posizione dei prigionieri, distinguendo tra coloro che avevano tradito, schierandosi con i tedeschi, e coloro che in modo diverso, o lottando o accettando la prigionia, si erano opposti al regime nazista. Le autorità francesi, dopo aver compiuto in febbraio un ultimo rastrellamento di militari, dichiararono che avrebbero proceduto ad una discriminazione, considerando prigionieri di guerra coloro che avevano operato contro la Francia. Una tale distinzione negava qualsiasi diritto ai soldati italiani perchè la quasi totalità dei militari presenti in Francia (se si esclude le ISU), erano stati effettivi alla 4" Annata e quindi, come tali, avevano combattuto contro la Francia. La verità fu che il Governo francese, che ben conosceva la situazione degli sbandati della 4" Armata, si diede da fare per impedire tutto ciò che potesse contribuire alla rinascita del nostro Esercito: sin dall'autunno del '43 il governo di Algeri non aveva smesso di protestare presso gli Alleati contro lo statuto di cobelligeranza accordato aJJ'Italia opponendosi, anche dopo la liberazione del loro Paese, a farla rientrare in guerra come paese alleato. Di tale dura opposizione facevano le spese anche il neocostituito Esercito Italiano di liberazione ed i gruppi di combattimento che via, via andavano costituendosi nel suo ambito. In conseguenza di ciò i prigionieri italiani non furono liberati e la maggior parte di costoro fu costretta a vivere in campi di prigionia (vds. ali. n. 14), dislocati soprattutto nella Francia sud-orientale, per tutta la durata della guerra (la direzione dei campi di dipendeva da Marsiglia). Gli uomini vivevano in ben misere condizioni e persino

"' L'auesa per il rimpatrio fu piuttosto lunga, 2 mesi circa. Un migliaio di "ausiliari" si allontanò clandestinamente dai campi americani. L'imbarco per il rimpatrio avvenne nel novembre '44, da Marsiglia per Napoli. Rientrarono in Italia solo 1.500 uomini. Dopo la panenza fu un accorrere di italiani, che spesso anche caparbiamente, reclamavano il diritto di rimpatrio. Un 2°gruppo di 1.200 uomini, discriminati, fu rimpatriato in convogli organizzati dagli inglesi, per il trasporto in Italia di polacchi liberati dalla prigionia. Relazione del cap. Libera Oreste ASD MAE B. 91 cfr. Relazione del col. Bruno.


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LA Resistenza dei militari Italiani in Francia e in Corsica

assieme a prigionieri tedeschi, si può ben immaginare in quale stato di continua tensione e di contestazione. Uno dei tanti sfortunati protagonisti scrive nella sua relazione: "Nel campo di Hyerès .... il vitto era scarsissinw (100 grammi di pane e un rancio al giorno). Tutti i soldo.ti vennero rapati a zero e sulle loro giacche fu impressa la sigla P.G." (prigionieri di guerra)' 15• A volte capitava che i nostri soldati venissero "affittati" a civili francesi che avevano bisogno di manovalanza per lavori agricoli o artigianali ed in questa disonorevole occasione anche per chi la proponeva, gli ufficiali francesi chiedevano espressamente "di trattarli molto duramente" . C'è da dire, ad onor del vero, che generalmente la popolazione francese, sebbene influenzata da una campagna diffamatoria anti-italiana, seppe distinguere tra il popolo italfano e il regime fascista che aveva aggredito il loro Paese ed i rapporti tra civili e militari italiani furono spesso improntati a comprensione e ad umana solidarietà. Finalmente nella primavera del ' 45 le autorità americane, "per forzare la mano ai francesi", chiesero l'autorizzazione per l'invio, da parte del Governo Italiano, di commissioni discriminatrici, incaricate di decidere la posizione dei militari italiani che si trovavano nei campi di concentramento americani in Francia. Gi unse quindi dall ' Jtalia una commiss ione di rimpatrio, che assieme alle autorità americane diede inizio agli interrogatori dei soldati italian i della 4" Armata, mentre si allestivano i primi imbarchi su navi americane. All ' indifferenza ed alla sorda ostilità per queste operazioni si aggiunse un tris te episodio di violenza xenofoba, avvenuto durante un ' irruzione di contestatori francesi nei locali stessi del1' ex Consolato Italiano. Essi tentarono con la forza di impedire la partenza di 180 uomini , "ivi ricoverati in attesa di imbarco e definiti poi dalla stampa locale come fascisti pericolosissimi"' 16 • "L'incidente" comportò lo spostamento della sede della commissione ed il rallentamento degli eventuali lavori di rimpatrio.

'" Relazione del ten. Botticelli Dino cfr. USSME Rapporti Comando Supremo e S.M.E. 205/5. "" Relazione del ten. Bouicclli Dino USSME Rapp. C.S. e S.M.E. 205/5.

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la libera::.ione della Provenza

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Mentre i reduci di diverse nazionalità rientravano nel loro paese di origine, il centro assistenza del CILN (sorto anche allo scopo di soccorrere tutti gli italiani abbandonati a se stessi) e la CRI cercarono di venire in aiuto, fornendo almeno viveri e vestiario ai prigionieri italiani ancora raccolti nei campi di concentramento francesi (vds. schizzo n. 7), tra i quali quello tristemente noto, per l'inumano trattamento riservato ai detenuti, di Aubagne presso Tolone. Di questo campo si dice: "Le condizioni degli internati sono miserevoli: spogliati del poco vestiario personale e del denaro, quasi totalmente sprovvisti di coperte, alimentati insufficientemente, rinchiusi in campi privi di baracche e senza alcuna attrezzatura igienica, costretti a lavori penosis~imi sotto la guardia di F.F.I. francesi e di corsi, hanno passato un triste inverno che ha dato un'elevata percentuale di vittime e di malati per lo più di tubercolosi. .. " 171 Fu così che il governo francese volle punire duramente l'Italia: non si limitò solo a pretendere la riparazione del danno subito, ma puntò a pesantissime rivendicazioni, reclamando la rettifica delle frontiere e la liquidazione degli interessi italiani nel Mediterraneo. Qualsiasi contributo italiano alla guerra di liberazione, avrebbe naturalmente attenuato, agli occhi degli angloamericani, il valore di tali richieste e "la ricostituzione delle forze armate le (alla Francia N.D.A.) avrebbe impedito di servirsi di materiale bellico italiano che sarebbe stato utilizzato, se avesse riconosciuto l'armistizio, alla ricostituzione di un esercito, di una marina e di una aviazione" 118 • De Gaulle vedeva giunta l'occasione propizia per risolvere, a suo vantaggio, l'antico problema della rivalità franco-italiana. Fortunatamente le ISU, dipendendo direttamente dalle autorità americane, poterono sfuggire al controllo francese e poterono così contribuire, come unità ausiliarie, al felice esito delle operazioni contro le FF.AA. tedesche, va inoltre riconosciuto che, nonostante il malanimo francese, molti italiani, sebbene

177 178

Relazione del ten. Botticelli Dino Ussme Rapp. C.S. e S.M.E. 205/5. Guillen. P. la Francia e la resistenza italiana in lotta amzata ...op. cit. pag. 136.


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La Resistenza dei militari Italiani in Francia e in Corsica

nell'Esercito francese, ebbero la possibiltà di continuare a combattere. Ma va anche riconosciuto che molti uomini della 4" Armata, per la deliberata ostilità delle autorità, non poterono fare altrettanto e fu loro consentito di rientrare in Patria solo in seguito all'accordo franco-italiano del 29 ottobre 1945, con il quale si riallacciavano le relazioni diplomatiche. Finiva così uno dei più oscuri e difficili periodi dell'antico contenzioso fra le due maggiori potenze affacciate sul Mediterraneo. La Francia ne usciva al momento vincente, ma la diatriba, se spostata su campi diversi da quelli strettamente politico-militari, non ha ancora ottenuto dalla storia quel giudizio equamine e definitivo, al quale anche queste brevi note intendono concorrere.


DOCUMENTI ALLEGATI


c.

Documenti allegati

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ELENCO

Allegati n. 1-2: volantini clandestini diffusi a Marsiglia tra le truppe della 4" Armata e firmati dal Comitato degli ufficiali e dei soldati e dai Patrioti italiani (inverno del '43). Allegato n. 3: rubrica "Angolo del soldato" dal giornale clandestino "La voce dei giovani" (datato 1 dicembre 1942 e 20 gennaio 1944). Allegato n. 4: foglio ciclostilato clandestino "La Parola del soldato" (n. I - I dicembre 1942). Allegato n. 5: composizione della 4" Armata e dislocazione delle unità all'8 settembre 1943. Allegato n. 6: proclama di sciogUmento della 4" Armata del 12 settembre 1943. Allegato n. 7: istruzione sulla situazione militare degli stranieri emanata dal Ministero della Guerra, Stato Maggiore Generale, I Bureau: n. 666 - EMGG/1 (Parigi 20 gennaio 1945). Allegato n. 8: Stato Maggiore e compagnia comando del btg. 21°/XV.

Allegato n. 9: attività del btg. 21 °/XV: (dispositivo del btg. 21 °/XV e missioni). A. Settore sul fronte della vallata del Tinèe B. Settore sul fronte a mare di Mentone C. Settore sul fronte della valle dell'Alta Tinèe


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La Resistenza dei militari Italiani in Francia e in Corsica

Allegato n. 10: lettera del gen. di Brigata Ganbay, com.te della 1A Div. DFL, al com.te Michel del btg. 21 °/XV. Allegato n. 11: articolo del "Tempo" intitolato "Ciò che succede agli italiani in Francia" (9.12.44). Allegato n. 12: relazione personale del ten. Calendoli Giovanni sugli avvenimenti accaduti dopo 1'8 settembre. Allegato n. 13: relazione personale del gen. Baudino sugli avvenimenti accadutigli in Francia dal dicembre 1943. Allegato n. 14: situazione approssimativa degli italiani prigionieri e internati nella Francia metropolitana (29.5.1945).

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D0c11me11ti allegati

Allegati n. 1-2 VOLANTINI CLANDESTINI DIFFUSI A MARSIGLIA TRA LE TRUPPE ITALIANE E FIRMATI DAL COMITATO DEGLI UFFICIALI E DEI SOLDATI E DAI PATRIOTI ITALIANI.

UFFICIALI SOTTUFFICIALI SOLDATI ITALIANI La più: grande rovina minaccia il nostro Paese. Mussolini, per servire i tedeschi, sacrifica l' Italia. Alla distruzione dell' ARMIR segue la distruzione delle nostre Armate in Africa, della nostra flotta e delle nostre città. Tutto ciò nell ' interesse di Hitler, contro l'interesse nazionale d'Italia. E noi qui, in Francia, a calpestare il sentimento, gli interessi del popolo francese, a fare gli sgherri per Hitler.Il primo maggio festeggiato ieri come radiosa giornata dei lavoratori, sarà quest' anno in Francia giorno di lotta di tutto il popolo per il diritto alla vita, alla libertà e all' indipendenza. SOLDATI ITALIANI! Il Comando hitleriano e fascista vorrà far di noi degli strumenti di bassa poli zia: vorrà adoperarci come istrumenti di repressione contro masse popolari che manifestano e lottano per i loro sacrosanti diritti. Cogliamo l'occasione per dimostrare coi "fatti" al popolo francese che noi siamo loro amici. Rifiutiamoci di essere degli agenti dell' OVRA e della GESTAPO. Aiutiamo il popolo francese nella sua lotta di liberazione. Così facendo aiutiamo noi stessi, la nostra Patria a riconquistare la pace, l'indipendenza e la libertà. Non vogliamo più essere strumenti di oppressione. Basta con la guerra maledetta di Hitler! Via d'Italia e di Francia i tedeschi! A morte Mussolini ed Hitler! Evviva l'amicizia dei popoli francese e Italiano. IL COMITATO DEI SOLDATI E UFFICIALI


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La Resistenza dei militari Italiani in Francia e in Corsica

UFFICIALI, SOTI'UFFICIALI e SOLDATI! L'offensiva in Tunisia sta per finire e si sta preparando l'imbarco nel quale pochi di voi potranno fuggire poichè i tedeschi, hanno come in Libia e in Tripolitania, preso i primi posti per la fuga. Su 28.000 prigion ieri dell'ultima offensiva dell 'esercito alleato, 18.000 sono italiani. Così hanno fatto in Russia e su tutti i fronti. Che fare? è la domanda angosciosa che ognuno di voi si pone quando leggete dei bombardamenti delle nostre città, della distruzione dell'esercito italiano in terre lontane, della minaccia imminente di una disfatta ormai sicura che pesa sul nostro paese.

UFFICIALI, SOTI'UFFICIALI e SOLDATI! Servitevi delle vostre armi, delle armi italiane per il bene dell'Italia, per il suo onore, per la sua salvezza. Non fate più in Francia gli sbirri tedeschi, non andate incontro alla giusta vendetta dei popoli che si scatenerà dapertutto. Disertate, sterminate senza pietà le spie ed i provocatori che si nascondono tra voi, passate con armi e corredo dalla parte dei patriotti italiani e francesi, dalla parte dell'esercito degli alleati. Formate dei comitati di soldati e di ufficiali , organizzatevi, per far valere la vostra volontà di tornare in Patria, di liberare l'Italia dall'oppressione tedesca e di Mussolini maresciallo del tradimento e della disfatta. Gli eserciti alleati si battono per 1' indipendenza e la libertà. Imitateli! Viva gli alleati! Viva l' Italia libera e indipendente. I PATRIOTI ITALIANI.


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Documenti allegati

Allegato n. 3 RUBRICA "L'ANGOLO DEL SOLDATO" DAL GIORNALE CLANDESTINO "LA VOCE DEI GIOVANI".

Non distruggete questo giornaletto, fatelo circolare - 20 gennaio l 944 LE ARMATE SOVIETICHE AVANZANO lN DIREZIONE DEI PAESI BALTICI, DALLA POLONIA. DALLA RUMANIA • SI FA SEMPRE PTU' POTENTE LA LOTTA DEI PARTIGIANI IN ITALIA CONTRO I TEDESCHI - GLI ALLEATI STANNO ULTIMANDO I PREPARATrYI PER LO SBARCO- INTENSIFICHIAMO IL SABOTAGGIO CONTRO lL NEMICO NELLE OFFICINE. PONIAMOCI ALL' A VANGUARDlA NELLE LOTTE RIVENDICATIVE. RESISTIAMO UNITI ALLA DEPORTAZIONE, RAGGIUNGIAMO I CAMPI DEI REFRATTARI, PREPARIAMOCI A PARTECIPARE ALL' INSURREZIONE NAZIONALE. fL PTU' GRANDE ONORE A CUI POSSA ASPIRARE UN GIOVANE ITALIANO E' DI COMBATTERE CON ARMI ALLA MANO NELLE FILE DEI F.T.P. L'HE!RE DE LA JEUNESSE IMMIGREE FRATERN!TA' GIOVANILE ITALIANA Tante volte ci siamo domandati. noi giovani Nous sommes informés que la police a reçu emigrati: Che cosa pensa la gioventù in l'ordre de traquer les jeunes italiens. d'opérer Italia a che cosa aspira. quali sono i suoi des rafles dans Ics usines en vue de la déportation en Allemagne. ideali? A questa domanda rispondono i fall i. Vi Nous savons par les récits des jeunes français sono oggi in Francia centinaia di mili tari qui om été déportés en Allemagne et qui om . . italiani alpini, fanti, b. . rejoint le mayus, quel. . . . . 1mz1amo su questa co1onna una ru nca spec1a1e . marinai, aruglien, . . l "L'ANGOLO DEL SOLDATO" Es h . . . I' . muto ata . sa a 1le, hest la . 1 vie . là-bas. à 1A avieri,• ~ua_ • p1uuosto lo scopo di fare intendere alla gioventù emigrata la umi at101~ ~t ~ che lasc1ars1 ~eponar~ voce di codesti nosui fratelli. Dobbiamo raccogliere honte do servi r I onem1 hanno preferito darsi . . cont.:re notre peuple et . v· urgentemente il loro appello. entrare m contatto con . . . . . contre tous 1es peup1es ali a macc h 1a. 1 sono . d' . I' . d' essi, favorire la loro fuga, procurar loro nfugi e susl'be é . d' . 1 tre n . li . r en 1u to pour 1a 1 rt , d ecine 1 m1g 1a1a 1 515t militari italiani cbe enzapresso !~oie enos. ~g e.aVVlaria il y e làbas la famine ' . . . . . prendere con noi 11 posto a cw aspirano nella lotta d Ies coups e_truque, 1e sono png1001en nei musta contro l'oppressore tedesco. campi d1 concentra- .,. cachet, le nsque permento tedeschi in Francia e non cercano che manent de mort sous les décombre des usines bombardécs. Puisque nous connaissons déjà le di evadere al più presto, non hanno che un pensiero: bauersi contro i tedeschi per la son qu'oa nous réserve, faisons un benne libertà della Patria. Essi odiano i fascisti entente entre nous, et prenons ioutes les mcsucbe li hanno traditi. odiano i tedeschi che ci res nécessaircs avant qu' il ne so it trop tard. opprimono. Essi sono doppiamente nostri lmitons nos amis, Jes jeunes francaìs, et orgafratelli: per il sangue comune e per l'ideale nison nous pour réjoindre le maquis. lmitons comune. Essi sono l'immagine vera della les je nes italie ns qui, appelés par le gioventù d'Ital ia. Tutto deve essere da noi Gouveraament fasciste-fantome, omt préféré messo in opera per aiutarli ad evadere, per gagner la montagne et réjoindre les unités des unirsi a noi nelJa lotta, per realizzare la fraPartisans. ternità più completa d i tutta la gioventù itaMieux. cent fois mieux la lutte que l'esclavaliana. ge. L'heure de lajeunesse immigrée a sonné.


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l.a Resistenza dei militari Italiani in Francia e i11 Corsica

DELINQUENZA FASCISTA Un soldato italiano evaso, capitato a Parigi senza conoscenze. ebbe la disgrazia di incontrare un italiano degenere il quale lo indirizzò alla sede del Fascio. li capo fascista accolse il soldato con le parole "Meriteresti che ti facessi fucilare". E dopo avergli fatto versare 10 franchi per l'iscrizione al Fascio, lo avviò con un foglio di via a Bordeaux presso il famigerato comandante Grossi, venduto ai tedeschi. li soldato comprese il tranello tagliò nuovamente la corda. L"avventura che gli è capitata non è che uno dei tanti episodi della criminalità fascista. NOTLZLE rN BLOCCO DALL"ITALLA • Da Bema si apprende che i panigiani italiani collaborano con un ceno numero di ingengneri chimici che fabbricano loro degli esplosivi. • LI "Corriere della Sera" protesta contro il sabotaggio continuo dei liii telefonici e telegrafici. * A Roma è stato commesso un allentato contro una pa11uglia tedesca. Vi sono stati 2 soldati morti e 4 feriti. • A Milano, Sesto San Giovanni, Monza. gli operai si sono messi in sciopero per protestare contro il regime di terrore e l'esecuzione dcg.li ostaggi. Contro queste esecuzioni hanno protestato pure le grandi società sportive milanesi. Gli scioperi si estendono sempre più. • Numerosi soldati italiani inquadrali con la forza hanno disenato abbandonando le unità fasciste. • A Bari ha avuto luogo il Congresso dei Ferrovieri Italiani. I ferrovieri possiedono il loro giornale, organo del nuovo sindacato "La Tribuna dei Ferrovieri". • Degli istrullori sovietici sarebbero arrivati in Italia per collaborare alla organizzazione del movimento dei partigiani. • I O mila capi di bestiame sono partiti dall'Italia in Gcnnania nel mese di dicembre. Questo mentre la popolazione italiana manca di viveri. Si aggiunga che i tedeschi esigono dall'Italia la somma giornaliera di 250 milioni di lire. somma che era stata concessa al la Gennania, a titoli di indennità, dai traditori fa<;eisti. * Durante l'ultima se11imana 30 funzionari fascisti sono stati uccisi. 1 traditori fascisti in coll aborazione con i tedesch i segnalano i ci1tadi n i e i patrioti per le rappresaglie.

L'ANGOLO DEL SOLDATO Noi soldati abbiamo dimostrato con la nostra azione, quali sentimenti abbiamo; vogliamo attraverso la cooperazione a questo giomale110 fatto per i giovani, farci conoscere da voi. Quando, sono la pressione del popolo insorto, fù domandato l'armistizio. in Francia. la IV Armata raggruppò il grosso delle sue forze e si ripiegò verso la frontiera italiana, mentre i posti dis1accati si trovarono di fronte a due incognite: o essere fatti prigionieri o collaborare con i tedeschi. Molli non fecero in tempo a fuggire, altri furono traditi dai loro comandanti fascisti. come successe a Bordeaux, dove il comandante Grossi. consegnò nelle mani dei tedeschi mille marinai che avevano rifiutato di c-0mbattere per loro. Altri ancora riuscirono a fuggire ed andarono alla ventura, finchè trovarono italiani organizzati che li accolsero. Sono ques ti giovani, viuime della criminalità fascista, che hanno preferito il campo di concentramento o i pericoli della fuga. al 1radimento. che noi rappresentiamo. Essi sono le nuove forze dell'Italia in lotta per la sua libertà, essi sono i figli migliori del popolo italiano, essi dimostrano a voi. che il fascismo non ha potuto intaccare lo spirito della gioventù italiana. Siate solidali con essi, avvicinate. ospitate, aiutate coloro che sono tra voi. Raccogliete indumenti. viveri. denaro, ciò che può servire per alleviare la prigionia dei soldati internati. Riallacciate i legami con i fra1elli della Patria che la guerra ha portato sul suolo di Francia e che rappresentano le forze vive dell'Esercito della Liberazione Nazionale e della Libertà. Siamo ceni che la gioventù italiana in Francia. sarà felice di sapere che ha vicino i fratell i della propria terra e sarà orgogliosa di essere loro utile e di stringere quei legami di amicizia e di fraternità che sono la base della ricostruzione Nazionale. Per quanto riguarda la Zona Nord della Francia abbiamo notizie dell'esistenza di campi di soldati i1aliani prigionieri a Dijon. ad Arcachon, a Lorient. nella zona di Nantes, a Bézons, a Putcaux. a lssy. Non lasciate in abbandono i nostri fratelli! Prendete le iniziative necessarie, aiutateli con tutti i mezzi!

* li Comitato d i azione distribuisce a Milano un manifestino dove si

invita la popolazione a inlensificare con tutti i mezzi la 1011a per la liberazione nazionale. *Radio-Milano-Libertà invita i ciuadini italiani a fare lo sciopero generale delle imposte. "Non denaro e viveri. ma piombo per l'inva~ore tedesco e i tradi1ori fascisti!".

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DALLA SVEGLlA AL SlLENZIO Cosl non può continuare. Ad ogni spostamento, chi la paga siamo noi soldati. Dov'è la motorizzazione vantata da Mussolini, dal Maresciallo delle sconfitte, se gran parte di noi hanno dovuto fare Savona-Nizza a piedi? Giunti in Francia. siamo stati alcuni giorni senza mangiare. o quasi. Ed ora, il rancio, per non parlare della qualità, è tutt'altro che sufficiente. li tabacco se lo fumano i tedeschi. Siamo sempre di servizio, di guardia da una parte o dall'altra. Insomma. fino a quando questa vita da cani? Non ci mancano esempi di compagnie nelle quali proteste ben organizzate hanno migliorato le condizioni di vita dei soldati. E ci sono bene degli ufficiali che la pensano come noi. e che si meuono dalla nostra parte. Costituiamo subito anche noi ... compagnia, in ogni reparto dei Comitati di soldati per far valere i nostri diritti. Chiamiano a far parte anche quegli ufficiali o graduati che si preoccupano dei nostri bisogni. E a mangiare meglio o a essere meno sfouuti, avremo più forza per farla finita col mestfore di sbirri in casa altrui per tornare in Italia a spazzare via i tedeschi e Mussolini a far piazza pulita in casa nostni. LO SAI O NON LO SAI? Lo sai o non lo sai qual'è la città più lunga del mondo? E' Stalingrado: son piil di tre mesi che i tedeschi dicono di esserci entrati da una parte, e figurati un po' che ancora non sono riusciti a uscire dall'altra. Che differenza c'è tra Mussolini e la miseria? Mussolini è maresciallo, ma la miseria, a casa nostra è generale. E lo sai chi è che comanda le Forze Armate di Mussolini? JI Maresciallo Von Bock in Russia. il maresciallo tedesco Rommel in Africa, il maresciallo tedesco von Runsted in Francia. In Italia chi comanda? Hiùer. E lo sai perchè a Nizza. nessuno italiano o francese, ci vuole lavare la biancheria? Perchè ci prendono per Camicie Nere e allora c'insegnano giusto: la Camicia Nera non si lava, si butta via. COSE VISTE A Napoli. gli ufficiali aviatori tedeschi se la spassano. Profillando in Italia del cambio del marco, credono di poter comprare le nostre donne. Ma i napoletani non si lascian fare, e quasi ogni mattina un ufficiale tedesco vien ritrovato in qualche vicolo oscuro con un buon coltello nello stomaco.. Bravi i napoletani! I giornali fascisti sono pieni di ammonimenti e di minacce agli iscritti al Fascio, che sempre piil numerosi!!! ... dimenticano a casa il distintivo. Gli è che tutti son stufi del Fascio, e dopo aver buttato via la "cimice" i fascisti, uniti con tutti gli altri italiani butteranno all'aria anche il "camiciaio", il Fascio maledeuo. A Peucairc, un soldato italiano è stato assassinato da un soldato tedesco. Gli italiani del luogo hanno partecipato in massa ai funerali del nostro compatriota, manifestando il loro odio contro i tedeschi, la loro vo!omà di rintuzzare, assieme ai fratelli francesi, la prepotenza dell'invasore. A Arles, a Grasse e altrove, soldati italiani sono venuti alle mani con i soldati tedeschi, che volevano farla da padroni coi francesi e con noi. Questa volta, sono corse legnate; la prossima volta, assieme ai francesi, alle prepotenze tedesche risponderemo a fucilate. L'ANGOLO DEL SOLDATO E la libera uscita? In molti reparti dopo i primi giorni dell'occupazione, di libera uscita non si è piil parlato. Ci tengono come prigionieri. Sono i nostri padroni tedeschi, a quanto pare, che temono di vederci fraternizzare con la popolazione francese. Ma la libera uscita sapremo conquistarla! In barba ai tedeschi.


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La Resis1e11za dei militari Italiani in Francia e in Corsica

Allegato n. 4 FOGLIO CICLOSTILATO CLANDESTINO "LA PAROLA DEL SOLDATO". LA PAROLA DEL SOLDATO Quest'inverno non più in trincea! Bastone tedesco l'Italia non doma Chi siamo - Cosa vogliamo. Siamo soldati. Soldati d'Italia. Al servizio dell'Italia, che vogliamo liberare da Mussolini. Al servizio dei tedeschi, no! Non al servizio dell'oppressione, ma al servizio della libertà. Non vogliamo essere sbirri di Hitler e di Mussolini in terra di Francia. Vogliamo dimostrare coi fatti ai francesi che non siamo loro nemici, ma frateJii. Vogliamo subito impiegare Je nostre armi per aiutare il popolo di Francia a riconquistare la sua indipendenza. Vogliamo dimostrarglielo prima che divampi contro di noi la giusta guerra dei patrioti francesi, la loro sacrosanta vendetta. Vogliamo tornare nel nostro Paese per cacciarne i tedeschi che vi calano ogni giorno più numerosi e prepotenti. Vogliamo liberare l'Italia dalla cricca di Mussolini, che ha tradito la Patria, che l'ha venduta ai tedeschi. Vogliamo unire rutti i soldati nell'azione per la pace separata immediata per salvare le nostre città dalla distruzione totale, per ridare al nostro popolo l'indipendenza e la libertà. VIA LE TRUPPE DI OCCUPAZIONE DALLA FRANCIA! VIA D'ITALIA E DI FRANCIA I TEDESCHI! Bastone tedesco l'Italia non doma, Non crescono al giogo le stirpi di Roma: Più l' Italia non vuole stranieri e tiranni; Già troppi son gli anni che dura il servir. Va fuori d'Italia, va fuorj che è l'ora, Va fuori d'Italia, va fuori o stranier! (dall'inno di Garibaldi) A Tolone, ufficiali e marinai patrioti francesi han difeso con le armi alla mano e poi sabotato le loro navi, piuttosto che farle cadere nelle mani degli invasori fascisti. L'eroismo dei patrioti di Tolone, ha scosso profondamente tutto il popolo di Francia, accende la sua ira il suo odio sinora contenuti contro l'oppressore straniero. Il popolo di Francia prepara la sua giusta vendetta. Prima d'allora al suo fianco, con le armi alla mano, proviamogli la nostra fraternità d'itaiiani liberi. Tutti uniti, alla azione, contro le barbarie hitlero-mussoliniane.

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Allegato n. 5 COMPOSIZIONE DELLA 4" ARMATA E DISLOCAZIONE DELLE UNITA' L'8 SETTEMBRE 1943. - I C. d' A. (gen. Federico Romero, capo di S.M. col. Giovanni Marioni, sede del comando: Grasse) inquadrava le seguenti unità: •223" Div. costiera (gen. Amedeo De Cia, capo di S.M. ten. col. Igino Gravina). Sede del comando: La Colle (in trasferimento verso il Var); •224" Div. costiera (gen. Mario Badino Rossi, capo di S.M. col. Domenico Montanari, sede del comando: Nizza) presidiava la piazza di Nizza; •Il raggruppamento GAF (gen. Alfredo Salvatori). Presidiava la linea Cima Monaco-Monte Afel-Aution, a protezione della frontiera italo-francese; Truppe e servizi di C. d' A. - XXII C. d'A. (gen. Alfonso Ollearo, capo di S.M. col. Mario

Mantelli, sede del comando: Hyerès) inquadrava le seguenti unità: •Div. di fanteria "Taro" (gen. Gino Pedrazzoli, capo di S.M. ten. col. Elio Orioni). Sede del comando: Bormes (in marcia di trasferimento verso il confine italiano). •Elementi della Div. di fanteria "Lupi di Toscana" (in attesa di imbarco ferroviario per raggiungere il Lazio); •Truppe e servizi di C. d' A. •Forze per la difesa della Piazza di Tolone, comprendenti unità: alpine; del rgt. "San Marco"; della Milizia. - XV C. d' A. (gen. Emilio Bancale, capo di S.M. col. Felice Lerda, sede del comando: Genova) inquadrava le seguenti unità: •20 l" Divisione costiera (gen. Enrico Gazzale, capo di S.M. ten. col. Giuseppe Napoletano), sch ierata su circa 300 Km di fronte fra Mentone e Punta del Mesco; sede del comando: Lavagnola. (Nell a sua giurisdizione era compreso il Comando Difesa del porto di Genova, che comprendeva il 102° rgt. costiero, elementi della Guardia alla frontiera (GAF), artigl ierie ed


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La Resistenza dei militari Italiani in Francia e in Corsica

unità minori. Comandante superiore del porto era l'ammiraglio di divisione Carlo Pinna, che reggeva anche il Comando Marina di Genova). •Divisione alpina "Pusteria" (gen. Maurizio Lazzaro De Castiglioni, momentaneamente assente perchè convocato a Roma, comandante interinale gen. Emilio Magliano, capo di S.M. ten. col. Fortunio Palmas, sede del comando: Grenoble) dislocata nel settore compreso tra il lago di Ginevra e la linea Durance-Verdon (in fase di trasferimento verso il Piemonte). •2" Divisione celere "Emanuele Filiberto Testa di Ferro" (gen. Giuseppe Andreoli, capo di S.M. ten. col. Carlo Vallese, sede del comando: Venaria Reale) in corso di avanzato trasferimento in Piemonte. ALLE DIRETTE DIPENDENZE DELL'ARMATA: •Il XX Raggruppamento sciatori; •Unità d'artiglieria; •Unità del genio; •Intendenza d ' Armata (gen. Raffaele Operti) con sede a Beaulieu, •Comando Militare Marittimo di Tolone (amm. Pellegrino Matteucci) dal quale dipendevano, a loro volta, i Comandi Marina di: Nizza, Cannes e Mentone. •Comando Aeronautica Militare in Francia, con sede a Cannes, dal quale dipendevano ormai solo la "171" squadriglia Idrovolanti" ed un paio cli aerei da ricognizione.

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Allegato n. 6

PROCLAMA DI SCIOGLIMENTO DELLA IV ARMATA DEL 12 SETTEMBRE 1943.

"Ai miei soldati - La 4" Armata ha sempre adempito il suo dove-

re - Ricevuto, nelle piĂš tragiche condizioni di un esercito, dopo la stipulazione dell' armistizio, l'ordine di opporsi ad azioni di aggressioni, ho obbedito, pur senza alcuna speranza con alto senso della dignitĂ militare. Oggi, con l'occupazione dell'Italia Settentrionale e senza che sia da attendersi concorso da alcuno, la continuazione della lotta significherebbe inutile strage, che si estenderebbe alla popolazione civile. Con la coscienza di aver fatto quanto possibile, libero ciascuno dall'attuale servizio. Il Generale Comandnate F/to Mario Vercellino".


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La Resistenza dei militari ltalia11i in Francia e in Corsica

Allegato n. 7 ISTRUZIONI SULLA SITUAZIONE MILITARE DEGLI STRANIERI EMANATA DAL MINISTERO DELLA GUERRA, STATO MAGGIORE GENERALE, I BUREAU Paris, le 20 Janvier 1945 MTNISTERE DE LA GUERRE Etat Major Général Guerre ler Bureau N° 666 - EMGG/I INSTRUCTION sur la situation mjlitaire des Entrangers I. - Le Comité de Défense Nationale. dans sa séance du 23 Décembre 1944. a arrete les mesures à prendre à l'egard des diverse catégories de ressortissants étrangers.

La présente Tnstruction a pour objet de préciser les conditions d'application de cette décision, en ce qui concerne le département de la Guerre. LI demeure entendu qu'en raison de la complexité des circostances actuelles et de la diversité des cas particuliers, il ne peut etre question de résoudre par un tcxte unique tous les problémes de détail quj peuvent se présenter. TI appartient aux destinataires de la présentc Instruction de régler, dans l'esprit de ces dispositions, le sort des Entragers relevant de leur commandement et de ne soumetre à la décision du Ministre que les questions particuliérement délicates et notamment celles qui peuvent avoir des répercussions intemationales et provoquer des mesures dc réciprocité à l'égard des resortissants francais à l'étranger.

n - Les tableaux T a III ci-annexés font conna1tre !es dispositions à appliquer aux étragcrs, compte tenu de leur nationalité et dc lleur position vis à vis des lois françaises. Lcs dépeches antérieures, non abrogécs par la présentc lnstruction sont énumérées dans l' Annexe I ci jointe. Les destinataircs qui ne seraienl pas en possession de ces textes sont invités à en demander copie à l'Etat-Major Général Guerre (lcr bureau).

li. - Lcs Etrangers provenant des Forces Française de l'Tntérier et signant un engagemcnt pour la durée de la guerre serom traités, suivant les cas, commc il est exposé ci-aprés.

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A. - ENGAGES POUR LA DUREE DE LA GUERRE A LA LEGION ETRANGERE. En vuc dc lcur cnvoi en renfort aux Armées, seront constitués, par chaque Région, en détachements dc renfort régulièrement cncadrés (cadrcs F.F.l. étrangers ou, à défaut, cadrcs français). B. - ENGAGES POUR LA DUREE DE LA GUERRE DANS LES UNJTES DE GENJE (Pionnicrs) Seront constitués. par chaque Région, cn unités élémentaires conformcs aux tableaux d'effectifs n° 1995-EMGG/I du 6 Décembre 1944 (u nités du génie). L'cncadrcment sera pris panni Ics gradés F.F.1. étrangers, dans les limitcs du tableau d'effcctifs dcs unités effectivement crécs. Toutcfois, Ics chefs de Corps, les Commandants d'Unités administrativcs et Ics caclrcs comptablcs devront etre obligatoiremcnt français. Ccs unités recevront une numérotation provisoire comportant en numératcur le N° de la Région d'origine et en dénominateur le N° d'ordrc dc création de l'unité dans la Région. Ellcs scront désignées par leur numéro suivi de la mention "Compagnie" (Bataillon .. Groupcmcnt) de Pionniers Etrangers. C. - Un compte-rendu de ces opérations sera adressé pour le ler Mars au MiniSLrc de la Guerre (E.M.G.G. - ler Bureau). li comportera toutes indications sur le nombre des éléments constitués, leus effectifs et lcur stationncmcnt. A la ml!ne date. scront dissomes coutes Ics formations d' Etrangers ne rentrant pas dans l'une dcs catégories ci-dessus. Des instructions ultérieures feront connaitrc la destination à donner aux détachcments de rcnfort et aux unités du génie ainsi constitués. IV. - Lcs présentes dispositions sont applicables aux éléments étrangers se trouvant dans Ics Armées. Les modalicés d'application scront détenninées par le Général commandant la lérc Année. et le Géneral commandant les Forces françaìses en opérations dans le secteur de 1· Atlantique, chacun en cc qui le concerne. V. - L'annexe U rappelle Ics conditions de naturalisation des Etrangers. Il est précisé que tout étranger incorporé dans l'une des unités ci-dessus e t acquerant la nationalité française pourra demander: - soit à continucr à servir dans son unité étrangère, - soit à servir dans une unitè françaisc. Dans les deux cas il pourra etre maincenu dans son grade d'assimilation F.F.l.. La decision sera prisc par le Ministre sur demandc dc l'intéressé et sur l'avis de ses chcfs hiérarchiques. Le Général PFISTER Sous-Chef de l'Etat-Major Général Guerre

Pour ampliation: Le Lt-Coloncl RIVET Chef du ler Bureau dc r E.M.G.G.

Signé: PFISTER


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la Resiste11::.a dei militari lta/ia11i in Francia e in Corsica

TABLEAUI Etrangers ayant appartenu aux Forces Françaises de l 'Intérieur. Puissances belligérantes AUiées

Puissances beUigérantes ennemies

U.R.S.S., Yo ugoslavie, Pologne, Tchécoslovaquie, Belgique. Ho lla nde, Luxembourg, GrandeBrctagnc et Dominions. U.S.A. etc.

Allcmagnc (y compris Autriche. Territoire des Sudétes. Memel) Ital ie. Hongic. Japon.

I O - seron t désarmés, libérés e t pourvus d'une attestation constatant leur aclivité dans la résistance.

I O - seront désarmés, libérés et pourvus d'une attestation constatant leur activité dans la résistancc.

I O - seront désarmés, li bérés et pourvus d'une auestation constant leur activité dans la résistance.

2° - Etan t soum is aux obligations sur le recrutcment dans lc ur armée nationale ne pcuvcnt contracter d'engagemcnt dans la Légion Etrangère. (Exception faite des Polonais, e n vcrtu d'un accord particulicr autorisant leur c ngagemcnt).

2° - Doivent. s·ils dèsidcrcnt participer à la guerre, choisir: a) engagcmcnt dans la Légion Etrangére pour la duréc dc la guerre ou pour 5 ans. b) cngagemen t pour la durée de la guerre dans Ics unités du Génic (Pionncrs étrangcrs).

2° - sont autorisés à contracter un cngagement à la Légion Etrangèrc pour 5 ans ou pour la d uréc de la guerre ou un engagement pour la durée de la guerre dans les unités du génie (Pionncrs étrangers).

3° - Doivcnt 6trc: a) rendus à lcur activité antérieurc s' ils résidaient en France avant le 2 Sept.

3° - Dans le cas contrairc a) sero nt rendus à leur ac ti vi tè antèrieurc et signalés au Préfot dc le ur résidcncc. ceux qui résidaient en France avant le 2 Septembrc 1939. b) scro nt rcinternés dans des carnps dc prisonnicrs de g uerre de raxc, ccux qui ont pénéu·é en France aprés le 2 Scpt. 1939.

3° - Dans le cas contrairc a) scront rendus à leur activité antéricurc ceux qui résidaient c n France avant le 2 Scpt. 1939. b) seront mis à la disposition du Ministre du Travail pour la constitulion d"uni1es de Travailleurs civils ceux qui sont entrès en France aprés le 2 Septembrc 1939

1939 b) rcmis aux fins dc rapatrie ment: - soil a lcur autorités militaircs en France (Russes, Yo ugos lavcs, Anglais, Américans, Polonais) -soit au Minis tè rc dcs Pri sonnie rs. Déportés et Rèfugiès (autrcs nationalités) s' ils sont éntrés en France dcpui s le 2 Septembrc 1939.

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Dans ces camps seron t tenus séparés des autrcs prisonniers allemands.

Puissances neutres


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Etrangers, prisonniers et déportés, évadés des camps ennemis ou libérés par la progress ion des troupes alliées.

Puissances alliées

Puissances neutres

1° - Ne peuvent en raison de leurs obligations militaires vis à vis de leurs armées nationales etre admis à s'engager dans les unités de l' Armée Française.

I O - Peuvent contracter un engagement: - à la Legion Etrangere, pour une durée de 5 ans,

2° - Doivent etre remi s, aux fins de rapatriement,

- dans une unité du Genie (p ionniers étrangers) pour la durée de la guerre.

- soint à leurs autorités militaires en France (Anglais, Américains, Russes, Yougoslaves, Polonais). so it au Ministre des Prisonniers , Déportés et Réfugiés (autres nationalités).

2° - S'ils ne s'engagent pas, seront remis au Ministre des Prisonniers, Deportés et Réfugiés aux fins de repatriment. Poun·ont etre utilisés comme travailleurs civils par entente entre le Ministre du Travail et le Ministre des Prisonniers, Déportés et Réfugiés.


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Resistenza dei militari Italiani in Francia e in Corsica

Allegato n. 8 IL 21 ° BATTAGLIONE VOLONTARI STATO MAGGIORE Maggiore MICHEL Capitano Andrè CAVENAGO Poi in seguito: Capitano VERES-MOGG Tenente ANGELI S. Ten.Jean GOLDBERG Aiutante di Battaglia WEINBERG Tenente Medico STOLEAR. Tenente Medico SANTELMO Tenente Medico QUAGLIA Maresciallo CERUITI

Comandante di Battaglione Aiutante Maggiore Aiutante Maggiore Ufficiale al Dettaglio Ufficiale addetto agli approv vigionamenti Primario Collaboratore Medico Collaboratore Medico Medico Ausiliare

COMPAGNIA COMANDO Comandante di Compagnia in seguito:

" Ufiiciali addetti alla Compagnia

Cap. VERES MOGG Ten. LATRUFFE Ten. KALT Ten. SCHILL Ten. PETITJKAN S. Ten. REY

1° COMPAGNIA Comandante di Compagnia Capo Sezione

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Cap. CARLIN Ten. TASCA Ten. PLISCHEWSKY Ten. PASQUEITI Ten. BURZOTTA Ten. BERRONE S. Ten. SIMON


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2° COMPAGNIA Comandante di Compagnia Capo Sezione.

Cap. PERRIN Ten. BALSINELLI S. Ten. ISCH WALL S. Ten. POLETTINI S. Ten. POLENGHI

3° COMPAGNIA Comandante di Compagnia. Capo Sezione..

Ten.FURINI Ten. PITZORNO S. Ten. NICCHI S. Ten. MEIRANA S. Ten. SUPRA S. Ten. NIRICCIA

4 ° COMPAGNIA Comandante di Compagnia Poi Capo Sezione.

Cap. BETEMPS Cap. Mario VIDAL .S. Ten. ROSEI S. Ten. SPAGLIAR! S. Ten. ROMANO S. Ten. BODNIA S. Ten. DE FONTAINES S. Ten. DE LOGERES

COMPAGNIA MITRAGLIATRICI E PEZZI D' ARTIGLIERIA Comandante di Compagnia in seguito Capo Sezione.

Ten. SCHOTT S. Ten. VERBRUGGHEN S. Ten. SPORRI S.Ten.ANDRE' KATZ S. Ten. SANDRONE


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La Resistenza dei militari Italiani in Francia e in Corsica

Bisogna poi aggiungere i nomi degli ufficiali che hanno prestato servizio presso il Battaglione per un pò di tempo e che nonostante ciò hanno reso preziosi servizi. I Capitani: SORRENTINO, MARTIN!. I Tenenti: BRUA, SAUVAIGO, AUDIBERT, FRANCO, CINFARRE, PICAZO, MAESTRATI, THOMAS. I Sottotenenti: OXENHENDLER, BOETTO, ISOVICI, DAI FIUME, SCHWARZ. L'aspirante ufficiale: FRIEDDMANN. (Omissis)

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Allegato n. 9-A

SETTORE SUL FRONTE DELLA VALLATA DEL TINÈE DISPOSITIVO DEL BATTAGLIONE: 3° Compagnia .... . 1° Compagnia.... . Sezione mitragliatrici della CompagniaComando .....

Isola Les Louches (S.O. d'Isola)

Fortin d'Isola (sponda destra della Tinèe) P.C. del Btg. e 2° Cp...... La Blache Approvig. e sez.Amm. va..... Le Bourget Compagnia Comando..... Le Tolondet 4° Compagnia..... Roya Sez. Mortai Pes. del Btg.Corniche24 Les Louches MISSIONE DEL BATTAGLIONE 1. Tenere libera la strada nazionale n° 205. 2. Pattugliare tutta la zona ad Est di questa strada.

MISSIONE DELLE UNITA' A. 3° Compagnia sotto il comando del tenente Furini:

Tenere e difendere Isola posizionandosi nelle case fortificate che si trovano sul margine del villaggio. Riserva mobile all'interno del villaggio. La 3° Compagnia era rinforzata dalla sezione mitragliatrici della Compagnia Comando so tto il comando del sottotenente Verbrugghen, che occupava il fortino della riva destra della Tinèe. Contatti con il plotone americano per stabilire un piano di fuoco. B. I° Compagnia sotto il comando del copitano Carlin:

Impedire qualsiasi discesa nemica sulle pendici est della strada


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La Resistenza dei militari Italiani in Francia e in Corsica

d'Isola. Applicare punti di fuoco sul burrone di Castiglione. Tenere il ponte Saint-Honorat, impedirne la distruzione, controllare i passaggi di giorno e di notte. C. 2° Compagnia sotto il comando del capitano Perrin: Pattugliare tutte le zone comprese tra: A Nord: il Ponte Rosso e Tète di Gerfa A Est: Tète di Gerfa e la Garcia A Sud: Burrone di Castiglione A Ovest: Strada Nazionale n° 205

D. 4° Compagnia sotto il comando del tenente Rossi: Riserva a Roya

E. Sezione Mortai Pesanti del Battaglione Comiche 24 sotto il comando del tenente Michelon (temporaneamente annesso al Battaglione).


(.

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Documenti allegati

Allegato n. 9-B SETTORE SUL FRONTE A MARE DI MENTONE SETTORE DI VIGIIANZA: Limite Sud: punta di Capo Martin Limite Nord: posizioni nemiche MISSIONI DEL BATTAGLIONE:

Sorveglianza della costa. Difesa e allarme: 1. In mare: sorveglianza per ril evare le imbarcazioni o navi , i nuotatori; impedire loro di sbarcare o fermarli al momento dell ' arrivo. 2. Strada costiera: sorvegliare i movimenti sospetti, i segnali luminosi, impedire una infiltrazione nemica. 3. Città di Menton: pattugliare in città , verificare tutti i movimenti, sorvegliare gli immobili. Per compiere questa missione, venne creato un sistema alquanto complesso di difesa e di allarme comprendente sei differenti stazioni, scaglionate tra la punta di Capo Martin e il porto di Menton. Il lavoro che il battaglione dovette fornire per circa due mesi per portare a termine il suo compito fu duro. Una notte su due gli uomini erano in posizione sulla costa, spesso venivano colti dal fuoco dell'artiglieria e dei mortai nemici, il che arrecò perdite e feriti. La sezione trasmissioni fu messa a dura prova dal momento che, quasi ogni giorno, a causa dei tiri nemici, venivano recisi i fili telefonici.


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la Resistenw dei militari Italiani in Francia e in Corsica

Allegato n. 9-C

SETIORE SUL FRONTE DELLA VALLE DELL' ALTA TINÈE DISPOSITIVO DEL BAITAGLTONE

P.C. del Btg. e Cp. Comando. 1° Compagnia Una sezione della 1° Compagnia 2° Compagnia 3°Compagnia 4 ° Compagnia. Cp. rnitr. e pezzi di artiglieria

Cp. esploratori e sciatori.

St. Etiènne-de-Tinèe St. Etiènne-de-Tinèe Le Pont-Haut Vans e il PRA Bouseyas e il campo cli Col des Fourches Le Bourguet e Dovans St. Etiènne de la Tinèe, Tolondet e alcuni gruppi in altre compagnie. St. Dalmas de Salvage

MISSIONE DEL BAITAGLIONE 1. Impedire al nemico l'accesso alla valle dell 'Alta Tinèe. Difendere i centri di resistenza; il Col des Fourches, St. Etiènne de Tinèe e Le Bourguet. 2. Pattugliare nella regione e logorare il nemico.

'2


c.

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D0cu111e11ti allegati

Allegato n. 1O LETTERA DEL GEN. DI BRIGATA GAMBAY

FORZE FRANCESI LIBERE 1° DIVISIONE IL GENERALE COMANDANTE Q.G. IL 23 GIUGNO 1945

Il Generale di Brigata Gambay Comandante della 1° DFL al Sig. Comandante di Battaglione Michel Comandante del Battaglione 21/XV

Credevo di avervi parlato, prima della mia partenza, de] ricordo che la Prima Divisione Libera Francese ha della battaglia condotta in comune per liberare gli ultimi territori francesi delle Alpi Marittime ed aiutare gli Eserciti Alleati a cacciare dall'Italia del Nord l' invasore tedesco. Abbiamo spesso ammirato il morale dei nostri Volontari che, mal equipaggiati e mal riforniti, hanno tenuto magnificamente le loro delkate posizioni alla congiuzione delle due divisioni e sono partiti all'attacco con ardore, su un terreno particolarmente difficile e malgrado le intemperie. I vostri Combattimenti del Passo di Barbacane e di Colla Longa, le perdite che avete inflitto al nemico in morti e prigionieri, la vostra discesa nella Valle della Stura, hanno seriamente aiutato la nostra vittoria.


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La Resistenza dei militari Italiani in Francia e in Corsica

Allegato n° 11

Ciò che suc·cedu agli Italiani in Francia 800.000 Italian~mmaccrati <f arresco ·- Conseguenze della unilatercilè denunzia dell' armi:stizio fàtta dalL'Italia - Parteci.eazione alla fotta di I taliani coi "maquis,, . fl nostro "Centro dì,.Assistenza,, - 3 O. 000 soldati italiani' sbandati in Francia - De G.aulle e L'I talia - L'arresto di N it ti (Dichiarazior:li al "l'er.npo., di un alta personalità italia na giunt a ieri da Pari g i)

Cho cosa :ò ancces~~.' deitlJ italla- ntalta'.Gliio Cec?hi,,_~J[o·· jiel 110, JJJ<'pa~ocin~o det-C'entr"d; di a& ui YlVEl?ti Ul Fra_nc1a, ,dop~ che i~ .~ploratore,.4~ ~P_?ii:d! 11411 ateii~(ch~ ha;.~Ia; au~ aede;ln B , te<lescht so_no rta~1 re8P!~t11 ..,ç1 a_<>: 11t8I1Zll ~el Com1tal9 · d1!1)Lìl1quft! if&jBaliTlomr ~~ -sond· a~f· cli:: uo stato r _eaz1on1 t Qual à l atteir7 ne•· Na:11onal6". che~ veDlle,;( bicòzitrò berat.C., A. J"arièi ili, lavoro-= oer giamento delle- autorità· e, del pÒ- a. th : fallanti taso~ ctrnoll- trt.. P.1~, tacira. hP.."provinoi11-:::-me1 polo t . Q~al~ saranno._i_ !uhiii . ~ap- ll Cenin! d_l asai.éienz,-. .P~ A. Pltilf6v.ra..(Or;leana);. P! porti tra _i due paesi! Ecc~ degJl lmmedlntainente contattò.<- con. 1 -.. il Coma~do cfella. Y Begi.01 interrogativl che fi.i,è rivolti OltJli Com.misaai.res: Pro.vv.iilolrea. per at'eva 11rreetato tutti zU {toJinÌ ei;sere pe.ososo ·,spe~ie se: -conoece !rena.re un p~rrecflmento grani- Iiitervenne_ c!)n . la. aoll.ta- J!n.erg: che lo. F~è{a lut.èollettività.if;- ~o. che "i atà"!a p,er 11r~!le~: il Cen~o dl _ll;88l&ten.za e ·d~{700 a lilllla conta 800.000 indlvidlil. linteruamen~o.--0i,.tuttL:gll. 800 mi- .restati ne furono liberati' 600. 150.~-~!!·1 11:u~ll~vivòno nèlla, eolà 1~ ltaUa~i vi:ven WÌ; Maquis regione p:u1g1110.. si e ·· . o.emicl•· • 11ecJllto .A.bb'°mo avuto 41. possibilità dì a d_~nnnzi6·. de QO.ello ,che -~- 11,l'!•to glf. ltaJi avvicinare· una personalità :italidterahnentè · · ~ ~p bi . Francia è ~tata l'.appasai na arrivatà solo ieri. da Parigi che itah~no, c:Qll alfrettata~,ufozia.. E- nab partecipazione • alla. resìate ha accondisceso• a risponù~l"e aj!e ta 114. be~ 1:1;15t~, da il•rui noetra; ~Mel:~aCJ.uia."..CenUn~la d~ DOIII nostro domande ed a !ornlrci un ~ tu: 1 oriirine dJ mol~.; noetri fr•tèUi 1_0110 caduti nella lotta. quadro· della _situazione. &'Uei perchè, ne(. rap~rtf7 fra. gli 1Jherazione. v~chi e irlovanl: ha Nel ritlrarsi.!rettolosamente dal- Btath><:~orre cnard11:rs("<faf. gea_tl no. rl_~ie~uto fè ore g~baldine d 111 FJanci11 le autorità diplomati- atlrettati. Cadendo l'a:mJatalo ct.ie 1~~ .e del 191' e persino un rnga co-consol11ri post-badogliane ave- reirola-n· I r:ipportf ·fra l due po- zo: d1 dlciauett&- anni ha p,aira vnno a.,·uto niuna cura di proteg- po~i, ne deriva~·a ~~ l'Italia tor- c~n l'implccai:ione l'.amore al gere i beni e lè pel'!lone lasciate ~aTa · ad -.ere antom·at!camente ~~a· di· adosio,n~ I tnnceel nt i.a completo .< désarroi> m llllo dei 11;1 iruerra ~on la Fran.çia. e p~- Io~enUcheranno, periodi più ·tragici, della storia. ciò _irli itaUanl V(lnivano· conild&- J~~-ando ~ : Centro _di• aaaiate Z&.1~!188· ha rie~~- SUT{ i>rolìl~I s o'10· l'incarico dato dal Governo rati come nemici. Ilonoml al GoYerno Sviziero di àa. Sup!U'Bto qu~to primo guaio . ai al-ilJldol. anche i[inrldie& · e flna· sicurnre la~alvaguardla degli im- PJOeteae· dal Governo. francéàe l'ai- ziaria. mobili dell'.A.mbascwa. d~~ Con- ;reet9 ~ tutti I !aaoiiit;l, · n Cèntro ~er esempio, a.pinoaa era la qu, :iolato o del Faacio (16, rllé-Sed.11- di 889~IUa fece immedlatamen- ~oni!), ~t!tò. .l~~o· ecc...) pn lot) \"B!Ule provvidenzialmente · Il t,e pubblicare una mem~rla~mu- elione-•d.er coun-azl.oniùr che r ichi, (rC!Dllr& alcuni abusi: inevitabili iJÌ !Ji~ata quale . fosse la ditta tara fa- def&QO. 11 rilascio · di atti. di stai periodi di capovolgimento. ICJ6ta in Italia. e come per vivere èlvile (çittadinanza. nàacitll, IDI molti e~o stati coatriittt 4 pren- tlcamente resa imp058ibile, no , d_en, la tes.seru. , .Anche l'emigra- eol~n~ ìlalla · ~~z.a .delle·· :àutt Il t dl Parigi, come è noto, fu liberata ;ione era stata disciplinata e . c~n-. rf:~ dlol~matfco~o~~olnrl ~ . 111 il ~6 agost~ ancora per· dieci ~ollata. ma. l!ella quaal iotalltà, eh~ dall_~e~ica- ohiuaura- · dell giorni si combattè per là. strade !'1 tra_tt& n ... di . onesti lavora~orl. ~nt!ere: tr~·-.U~allll e la· :E:'n rn.ci si può <lire che solo il 4 aettem- lontani da orru bega. rerarchica dopo ..ta -ritirata· tedes~ Viste, P1 0 bre ei ebbe la possibilità. èll muo- e devoti olla Bepubblfca:. nella fÒr le~ r~~l· ed . ~mpe~en,t i ra_e iot versi· aAn~ ·mb tt. · . .d quale vivovano pC'I cui_tall atti. venivano, r1chic ,,,, ,,a I a crs1 rn reet ue · u:, e1. b dl rim dl pattugle tedetiche. · Cone.fosione: •i@!.b- na T ·w..r1.8preeeo are cou ·· , ·Lo·et.eeso giorno · t . -il numero , .-ni,....., il epa. )t s orgeva per 1n1'Zantlva dell'avvo- SC1S I aTVJali nel campi' d.J'( con-· ce 11 · :t;'->,iclll'Wl tl · di t'c ,•n to. Giuseppe Nit~!• • (JgJio •lc.ll''?X ~ ~.e nto ar-rTclUs~-;~qualche: m~r .):. er~°: i Pree1dente del Consiglio o ilei Mi-~ migf!à'1o;-'i centinaia dl ~ · ta1l~i partlèò larr. att::stal

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Documenti allegati

,che, per quanto .aorovviat.i di· ogni 'yalore aociale,l i::aggiuD~ev!lpO p&rò talvolta effetti . pratici <!Qll. la .diéhiar:iz.iQne che cin· asàenzai di ogni autoriu:. diplomatico-consolare, dall'esil>izione del documèiitl. (e qui si~citavano) del tal , del tali, el potevit cértlflcare che il suddetto · era cittadl110 eco >, • Il Centro: di assistenza ha anche tatto. superare gli scogli' del conti blOOC4tl delle. peneloni,i,i:ocura levoro, dà' ewidl.immediiltl svolge le pratiche- per i-danni· di guerr~ per i giudizi legai!: Insomma, in questo ·tragico· periodo. ba allevia!to hr sofferenze materlall e morall Un problema ancora p-ave è quello del soldati ltailanl ai'Àlndatl in Francia."'V'el?W1mmn11'Cno:tJOO. Dopo l'armistizio déll'S eette't!rlffil '43 qne&tl soldo.ti, cbe appartenevnno 111la IV Armata,.. furono interrogati ee, volevano battersi con i ·< repnbUicani e i tedéechl >. La strag{ande maggioranza rifiutò e llllari.- furono adibiti n lavori· penosL

I

Italia e Francia

Venuta." la libernzione si sono slft.Dda\l; anche perchè dal !rançesL r_ qr~~o trattati come nemici .eenzi discriminazione. SI è cercato CO: a~inrll ai Gruppi gnrio:ildini Q ad altri centri d)' assistenza. : su·i rnp,porti !rn l'IÌalia e la ;Francia c'è da spei:are. De Onulile e Bidant, l'attuale Minielro · degli Esteri già capo della r88istenza naz;ionale, ei ·sono espressi con paròltt. co~tte nei rignnrdl del nostr~ · paésé. Jl pOJ)olo dlfferéilz;ia · i fii11cieti · reprobi dagli ita: linnJ. il mondo politico è !àvorevole ad accordi intiml con l'It.alia. Una certa resistenza .ei avvertè iD

certi cetl. medi! borghèal (radicP:li di• ~_!nistra è 9Q~ialialf d[" dee~D.) e negli u1tlclait: chtt. tornano dall'Ar,:icL A:da'vorè: dell'Itallà '.' vi 1 ,aòno · 11ncora un irande movimento cattoUco e Il pa:raijeUsmo otie ei è creato ira ·1 ventf i:ui.nl di".dittatur41 fa.sciata e il <iùnÌirlenni6 ! di Vichy.. t !rancesi hanno .!attò in · è corpore viU >-la prova della clit· taturu· alla q-aale è dl!ricile .resletere; E ·ei tr:itta.va di soU quatt:ro anni col nemico ·1n· casa. Vi 4cino , pol grupPi. iil.duafriali e flnaulari che ·vorrellpero, di buon g-rndo, partecipare alla ricostruzione llell'Italia. . .

La sorte di Hlttl

; j

Sulla sorte di- Nltt1 abbiamo bo· ; tuto avere i ee,ruentl ,particol~ri•; Le autorità tedesche ei erano aempre oppoete al suo arresto rlurnn• ~ la guerra. L'arresto avvenne ·;1J 31 agosto 1943 per · ordine venuto da Berlino•• Nlttl, tnttato con e)- I gnl ri&'llardo, 'p arit · con a1tre pe.r-: aonnlità poliUohe, comè il Presidente. Lebrttn' 8 ·Françole Poncet. ' l'ra gli itaHanl vi ·era pure Schi1t· Oiorgini. La sna prima residenza fu un castello pres&o• Mona'co- dove, oltre le persone dli.n~ citate, v'erano P.U1'9 GameUn, Dalàdier, Pnul . Rernand. Qualche : mese do· po venne trasferito nella Germa:noia Meridionale ove ,vivevà- isola: I to con altri prigionieri politici. I Poteva. corrispondere regollirmente con Parigi e l'ultima sua·lettel'n è del 25 luglio scorso. Sch.iff-Giorcini tentò di evadere. ma, riacciuffato, fu isolato in un èarcere che ai ' trovava in una desolata zona Tiolenternente J:.\)mbardata• HOMO.


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La Resistenza dei militari Italiani in Francia e in Corsica

Allegato n. 12

RELAZIONE DEL TENENTE DI ARTIGLIERIA CALENDOLI GIOVANNI DI SAVERIO E DI CLARET BERTA NATO A TORINO L'8 DICEMBRE 1912. L'8 settembre mi trovavo a S. Augustin, sobborgo di Nizza, quale comandante la 1406 batteria e.a. dipendente dal 1° Raggruppamento di Art. e.a., la sede del cui comando era a Cannes. Avevo raggiunto questa destinazione da circa 15 giorni, trasferitovi dall'Italia dove prestavo servizio a Roma, presso il 13° Rgt. di Art. divisionale. Ebbi la sensazione che fosse accaduto un grave avvenimento militare riguardante l'Italia nel tardo pomeriggio dell'8 settembre, quando, ritornando con un motofurgoncino da Grasse, dove aveva sede la posta militare, attraversai il Ponte del Varo. Sul ponte stesso, che solitamente era guardato da sentinelle italiane, era installato un posto di guardia tedesco dal quale ci pervenne l'intimazione di arrestarci. Il motofurgoncino continuò la sua corsa e fu fatto segno da alcuni colpi di arma da fuoco, ma non fu preso. Giunsi quindi alla villa Dao (Avenue Tittore), dove aveva sede il comando della mia batteria, ed in una casa vicina ebbi modo di ascoltare il messaggio pronunziato dal maresciallo Badoglio. Telefonai subito al Comando del Gruppo al fine di sapere quali ordini fossero stati impartiti in conseguenza di tale messaggio dal mio comandante di Gruppo maggiore Luigi Sassi. Mi rispose il cap. aiutante maggiore, un ufficiale toscano di complemento, il quale riferendomi il pensiero del maggiore, mi disse che, a seguito del rientro in territorio italiano di molti reparti italiani, la nostra situazione era assolutamente insostenibile, perchè ovunq ue eravamo circondati a breve distanza da reparti tedeschi fortemente superiori in numero ed armamento; e che il partito da prendere era quello di attendere l' arrivo dei tedeschi i quali, conoscendo con esattezza la dislocazione delle nostre batterie, avevano rapidamente messo in atto un piano metodico di rastrellamento .

.,


Documenti allegati

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Avendo chiesto maggiori delucidazioni, il cap. stesso, sempre riferendomi il pensiero del maggiore, mi rispose che, una volta arrivati i tedeschi, avremmo potuto tentare di opporre una resistenza verbale, ma praticamente ogni opposizione alla resa non si sarebbe potuto risolvere se non in un inutile spargimento di sangue. Su queste dichiarazioni la comunicazione fu interrotta e quando chiamammo nuovamente il comando per continuare il colloquio, iJ medesimo capitano mi disse che una macchina tedesca era già pervenuta al comando per prelevarvi gli ufficiali e che la condotta dei tedeschi appariva molto corretta. Il microfono fu riagganciato senza che potessi profferire parola e nessuna notizia mi fu data sul comando di Raggruppamento col quale non ero collegato telefonicamente. Dopo questa comunicazione, non disponevo di altro collegamento, rimasi isolato da ogni comando italiano e mi trovai a decidere personalmente sulla condotta da seguire, poichè non ritenevo che procedere come mi era stato consigliato fosse onorevole. In serata mi si assicurò che gli Alleati, sbarcati sulla Riviera Ligure di ponente, avanzavano verso Ja Costa Azzurra e la notizia mi sembrò confermata dal fatto che il traffico ferroviario tedesco sulla linea litoranea, assai intenso nei giorni precedenti, era stato quasi completamente fermato. Decisi allora di mantenere in efficenza il mio reparto, sottraendolo alle ricerche tedesche in modo di averlo pronto per l'impiego, quando, in un tempo che ritenevo vicino, avessi potuto riprendere contatti con il comando italiano o Alleato. Da me dipendevano quattro sezioni di artiglieria di due mitragliere ciascuna:una, in una località poco distante dal comando, dove mi trovavo, era comandata da un sergente; una seconda, in località Lanterne, era comandata dal ten. Michelangelo Giorlando; una terza, in località Foron, era comandata daJ s. ten. Luchino Feriaud; una quarta, il località Magnan, ora comandata dal s. ten. Luchino Revelli. Telefonicamente comunicai ai comandanti di Sezione che dovevano essere applicate le disposizioni contenute nel massaggio del maresciallo Badoglio, che come comandante di batteria davo l'ordine di mantenere gli uomini sul posto con ogni sforzo di persuasione, in modo di far


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La Resistenza dei militari Italiani in Francia e in Corsica

passare il tempo necessario perchè ci pervenissero gli ordini dru Comandi degli Alleati in avanzata o da qualche ricostituito comando italiano che nell'attesa ogni tentativo di sopraffazione da parte tedesca fosse respinto con i mezzi a disposizione. Così trascorsero due o tre giorni, durante i quali le pattuglìe tedesche in perlustrazione, pur essendo passate varie volte molto vicino a noi (esattamente sullo Chemin S. Augustin), non riuscirono ad individuarci, dato che erano state prese tutte le opportune disposizioni per non essere rilevati. Ma ad un certo momento le linee telefoniche fra il comando di batteria e le sezioni furono tagliate, contemporaneamente fra i soldati cominciò a diffondersi la notizia che, per disposizioni superiori, i militari tedeschi passavano per le armi tutti i militari italiani che, nonostante gli appelli già diramati, non si erano consegnati. Io intanto avevo perduto ogni speranza di collegarmi con un comando italiano, perchè da informazioni raccolte mi risultò che tutti i comandi di unità della zona erano scomparsi, e nessun risultato potei ottenere da alcuni passi fatti per prendere contatto con le organizzazioni francesi di resistenza, le quali, oltre ad avere in quel tempo un'efficienza assai Limitata, in genere consideravano gli italiani ancor nemici. Non lontano da S. Augustin, in recinto sulla spiaggia, un gran numero di militari italiani si era già ammassato, senza alcuna discriminazione di grado, ed era sottoposto ad un trattamento duro. Su questi prigion ieri naturalmente demoralizzati, incominciavano ad essere esercitate pressioni perchè s i a1Tuolassero nelle forze armate germaniche o almeno nelle formazioni di lavoratori destinate alla Germania. Ritenni allora che il provvedimento più uti le da prendere fosse quello di evitare con ogni mezzo la cattura degli uomini e quello di inutilizzare le armi , quando esse fossero state sicuramente individuate, cosa che fu da me fatta per le armi a disposizione del comando e delle sezioni più vicine. In conseguenza vestii gli uomini in borghese con abiti fomiti dal negoziante italiano di Nizza Dao e mi interessai perchè, secondo i desideri da essi espressi, gli uomini potessero o essere nascosti presso fattorie o essere accompagnati da guide in territorio italiano. Io personalmente, sebbene cercassi di seguire le radio trasmissioni italiane, non seppi che particolari disposizioni fossero


Doc11111e111i allegt,ti

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state diramate nei riguardi dei militari dislocati in Francia. Alcuni uomini rimasero in collegamento con me in modo di essere pronti a riunirsi, nel caso che si fosse presentata una possibilità di azione. Uno dei giorni immediatamente seguenti si presentò alla villa Dao, dove aveva sede il comando di batteria che avevo già sguarnito di documenti, un reparto germanico, comandato da due ufficiali, e accompagnato dal s. ten. Luchino Revelli, con il quale avevo da qualche giorno perduto, come è già stato accennato, i collegamenti telefonici. Gli ufficiali tedeschi, coadi uvati dal Revelli iJ quale era anch'egli armato, interrogarono minacciosamente due contadini di nome Francesco e Gino, che lavoravano negli orti adiacenti alla villa, e, dimostrandosi bene informati di quanto avevo fatto fino allora, dichiararono che le misure più severe sarebbero state prese contro di me, per aver io obbligato con il mio comportamento i soldati a non consegnarsi, e contro quanti mi avevano aiutato e che ancora l'unica strada che rimanesse a me per non essere fucilato, come era stato deciso, era quella di arrendermi al comando tedesco nelle 24 ore per fornire tutte le giustificazioni del caso. Dopo due giorn i circa, due mi li tari tedeschi ritornarono a chiedere ai contadini stessi se io avevo fatto sapere qualche cosa e, avendo naturalmente una risposta negativa, affermarono che la mia sorte era ormai definitivamente decisa, e che la mia condanna a morte, pronunziata nei miei confronti, sarebbe stata ben presto eseguita, perchè sicuramente non avrei potuto sfuggire alle ricerche. Nel periodo che si svolse dopo questi fatti abitai presso il cittadino francese di origine italiana Barthelemy Carossio, Chemin S. Augustin, Proprieté Foiron a S. Augustin (Nizza); poi presso il cittadino francese di origine italiana Armand Macori, Chemin du Moulin, Proprieté Duban a S. Augustin (Nizza). Da queste persone, come dalle altre che ebbi modo di avvicinare nel medesimo tempo, fui conosciuto come "Lieutenant Jean. Non resi mai noto il mio cognome, perchè, essendo i militari italiani soggetti a continue delazioni da parte dei francesi delatori e collaboratori e degli italiani neo-fascisti, temevo che delle rappresaglie avrebbe-


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ro potuto colpire i miei ospiti e la mia famiglia residente a Roma ancora occupata dai tedeschi. In questo periodo inoltre, senza alcun collegamento, svolsi insieme con i militari italiani dispersi, piccole azioni di disturbo contro pattuglie tedesclhe. Avuta notizia che delle bande partigiane stavano costituendosi immediatamente di là della frontiera, cercai di prendere contatto con esse portando mi nella zo na Lantosque - S. Martino di Vesubia in direzione di ldmone; ma i miei tentativi non ebbero mai alcun risultato tanto che ancor oggi sono portato a ritenere che quella notizia fosse infondata. Caduto ammalato durante una di queste escursioni, ospitato necessariamente non volentieri da gente che temeva di essere soggetta per Ja mia presenza a rappresaglie tedesche, decisi di trasferirmi in Alta Savoia, dove avevo alcuni parenti materni. Compiì il viaggio in treno alla fine del '43 e giunsi a Chamonjx proprio nel momento in cui nel dipartimento si incominciavano ad organizzare, da parte delle forze germaniche e della milizia francese, le operazioni per l'attacco al presidio partigiano di Plateau de Glière e per il rastrellamento dei refrattari al servizio obbligatorio del lavoro rifugiati in montagna. Rimasi nei mesi successivi nascosto presso i miei parenti. Nella prima decade di marza fu anche intensificata l'attività per il rastrellamento dei militari italiani che non si erano ancora arresi e fu data vasta diffusione ad un appello, con il quale l'incaricato cl'Affari della Repubblica Sociale Italiana presso il Governo di Vichy, Manfredo Chiostri, comunicava a tutti gli appartenenti alle Forze Armate ltaliane,che dovevano irrevocabilmente presentarsi alle autorità neofasciste residenti in Francia dentro il 15 aprile, se non volevano essere giudkati dai Tribunali di Guerra. Successivamente, alla metà di maggio, le autori tà tedesche, anche attraverso la stampa, resero largamente noto che avrebbero disposto il ritorno in Patria di quei prigionieri francesi, i parenti dei quali avessero fornito indicazioni sulla presenza di militari italiani. Non ritenni, nonostante ciò, di dover abbandonare il territorio francese per internarmi in Svizzera (come avevano fatto molti


t

Documellli allegati

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altri mil itari italiani) sempre nella speranza di poter svolgere una attività. Cercai di stabilir e contatti con Le "Forze Francesi del 'Interiore", la cui organizzazione era intanto divenuta più efficente, ed infatti il 17 agosto '44, mentre tali forze si disponevano a preparare l'attacco alla gurnigione tedesca di Chamonix, mi posi a loro intera disposizione nella mia qualità di ufficiale italiano. A quel momento una documentazione riguardante la mfa permanenza in Francia fu accolta e controllata dalla questura della F.F.I. della piazza di Chamonix, anche al fine di rendere legalmente possibile il rilascio di titoli annonari a mio nome del Municipio. Non molto dopo la liberazione dj Chamonix avendo saputo che forze francesi di tale settore avevano occupato il Rifugio Torino (Colle del Gigante) in territorio italiano, chiesi al comandante della piazza stessa, Lanet, di autorizzare la organizzazione di un reparto italiano, che avrebbe potuto sostituire il presidio francese nel rifugio, prendendo contatti con le bande partigiane della Val d'Aosta. Il comandante Lanet approvò la mia proposta. Intanto, poichè attraverso la stampa era stata data la notizia della costituzione dei Comitati Italiani di Liberazione di Annecy e di Grenoble, indirizzai a questi Comitati due lettere raccomandate; ma non ne ottenni alcuna risposta. Essendo deciso a prendere contatto con un ente italiano, quando seppi che un comitato italiano di Liberazione era stato costituito anche nella vicina località di Annemasse, mj recai personalmente in quella città per prendere contatti con i dirigenti. Esposi loro il mjo progetto e riferii degli accordi già presi con le autorità francesi. Il Comitato riunito approvò quanto avevo fatto e mi consegnò la somma di 10.000 franchi per venire incontro ai primi bisogni della organizzazione del reparto. Al mio ritorno da Annemasse il comandante Lanet mi comunicò che aveva stabilito collegamenti con le organizzazioni della resistenza operanti in Alta Italia e che, fermo restando quanto avevamo già deciso, egli desiderava che io avessi agito in accordo con tali organizzazioni, delle quali in quel momento si trovava a Chamonix, pervenutovi da Cormaiore attraverso il rifugio Torino, un rappresentante nella persona di Tullio Ceratto. Dallo stesso comandante Lanet fui presentato al


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Ceratto con il quale stendemmo un accordo di massima, decidendo di svolgere la nostra azione in piena intesa. Tale accordo, firmato dal Ceratto e da me dinanzi all'ufficiale delle F.F.I. Herzog, fu pienamente accettato in tutte le sue clausole dal comandante Lanet e da lui depositato in originale negli archivi del comando F.F.I. L'accordo stesso, del quale una copia debitamente firmata rimase in mio possesso ed un'altra nelle mani del Ceratto, stabiliva un principio che sui valichi italiani, compresi nella giurisdizione territoriale della piazza di Chamonix ed oltre, dovevano essere impiegate truppe ital iane. li Cerano a seguito dell'accordo scrisse una lettera per il Comitato di Liberazione di Torino al fine di informarlo della nostra attività e di chiedere più precise direttive sul suo proseguimento. Tale lettera fu consegnata alla guida italiana Brun, che sarebbe dovuta scendere subito in Piemonte attraverso il Colle del Gigante ed il rifugio Torino. Al contrario il Brun si fermò al Rifugio ed il Ceratto avendolo saputo, vi si recò anche lui nell 'intenzione di ridiscendere dopo qualche giorno a Chamonix; ma invece fece ritorno in Italia, in modo che io non potei più rivederlo. Decisi di proseguire ugualmente la mia attività. Il comandante Lanet mi comunicò che in uno dei giorn i seguenti ci saremmo recati insieme al Rifugio Torino per decidere i particolari della sostituzione del presidio e per prendere contatti con i partigiani italiani prof. Maggiora di Aosta e s . ten. Carlo Costanzia di Castiglione, che si trovavano nel Rifugio stesso. Ma proprio alla vigilia delJa nostra escursione, il Rifugio fu attaccato da un gruppo di tedeschi salito da Cormaiore e fu reso inabitabile. Sul posto rimasero i cadaveri di tre militari francesi; gli altri uomini del presidio furono condotti prigionieri a val le, e successivamente giunse la notizia che il Maggiora era stato fucilato. li Costanzia di Castiglione invece, alla vigilia del fatto d'armi era disceso e lì si trovava ancora al momento della mia partenza da questa località. In seguito a tale attacco le autorità militari francesi ritennero che fosse impossibile mantenere un presidio al Rifugio Torino ed io mi recai nuovamente ad Annemasse per informare il Comitato Italiano di Libereazione sugli ultimi avvenimenti. li Comitato, al

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quale restituii l 10.000 franchi che non avevo avuto tempo di impiegare mi invitò con lettera a trasferirmi ad Annemasse, dove fui messo in contatto e a disposizione dell 'ufficiale italiano degli Alpini Vibio Mestron, che, nominato capitano per merito di Guerra dalle F.F./.,aveva comandato sotto il nome di "Sardy'' un battaglione di partigiani francesi, liberando il d ipartimento dell' Ain e suscita ndo 1' ammirazione entusiastica degli stessi francesi per i suoi ripetuti atti di valore. n cap. Mestron - Sardy, coadiuvato dall'ufficiale italiano di Marina Italo Bet, preparava in quel momento l'organizzazione di un battaglione di Alpini partigiano a struttura specialmente adatta per la guerriglia in zona di montagna. Io data la mia qualità di ufficiale d'artiglieria, collaborai a tale lavoro, studiando la organizzazione di un reparto di artiglieria che avrebbe dovuto far parte del battaglione stesso al fine di utilizzare i pezzi che fossero stati catturati al nemico al momento del!' azione. Mentre gli uomini del battaglione sarebbero stati reclutati attraverso il Comitato Italiano di Liberazione di Annemasse, le armi sarebbero state fo rnite per in teressamento del 2677 Headq uarters Regiment - Detachement "F" che aveva sede a Gaillard presso Annemasse. Al fine di aprire la strada al battaglione stesso, una banda, al comando del ten. Gino Boldi, era già stata inviata, di intesa con le a utorità militari americane e con il Comi tato Italiano di Liberazione, in Val d'Aosta attraverso il passo della Galizia ed aveva raggiunto Val Savara, prendendo contatto con il gen . Arnaud, comandante delle forze par tigia ne dell a Val d'Aosta, riconosciuto dal Comitato Italiano di Liberazione di Torino. L'azione, che era stata predisposta in tutti i particolari con grande cura e che aveva ottenuto l'approvazione di massima del Quartier Generale Alleato in Italia, non poté essere effettuata per vari motivi: per una certa contrarietà manifestata alla sua realizzazione in alcuni ambienti francesi, per difficoltà sorte in seno al Comitato di Liberazione ed infine per il sopravvenuto rastrellamento della Val d'Aosta, che, eliminando, come si prevedeva, le bande esistenti, modificò interamente i termini della situazione militare.


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Il Comando americano, il quale insieme con il Mestron Sardy e con il Bet ci aveva appoggiato, continuò in seguito a dimostrarci la sua fiducia nella nostra qualità di ufficiali italiani e accreditandoci anche presso il Bureau de Securité Militaire dell'Armata regolare francese, ci mise in grado di interessarci ancora di questioni italiane. Potemmo così proseguire nella nostra collaborazione, che fu apprezzata. A tale lavoro partecipò anche il cap. pilota Giacinto Lazzarini pervenuto dalla Svizzera. Previa autorizzazione del Comando Alleato di Caserta fu infine disposto il nostro trasferimento per via aerea in Italia, avvenuto il 21 dicembre 1944, anche allo scopo di riferire sui nostri ultimi contatti al cap. Bourgion, che, trovato da noi in servizio al citato comando americano dell'O.S.S. di Gaillard, era stato intanto trasferito in Italia. Nel periodo della mia permanenza in Francia i miei contatti con le auorità militari americane si sono svolti attraverso la persona di quest'ufficiale che ha sempre dimostrato la più viva comprensione per i problemi italiani. Ho compiuto il viaggio di ritorno in Italia con l'ufficiale di Marina Italo Bet, con il cap. pilota Giacinto Lazzarini, e con Tullio Ceratto, che ho rincontrato, durante il mio trasferimento da Annemasse, al Comando americano dello O.S.S. di Menthon. Giunto a Napoli (aeroporto di Capodichino) sono stato trasportato, con regolare foglio di viaggio del Comando O.S.S. di Caserta, a Siena, presso il Comando del Quartier Generale Alleato dove ho ritrovato il cap. Bourgion e da questo ufficiale ho ricevuto infine l'ordine di presentarmi al col. Revetria del S.I.M., al quale eri stato in precedenza inviato, a cura dello stesso cap. Bourgion, un promemoria riassuntivo riguardante la mia situazione militare.

Roma, lì 31 dicembre 1944.

F.to ten. Giovanni CaJendoli

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Allegato n. 13

RELAZIONE PERSONALE DEL GEN. BAUDINO A) - Omissis B) - In Francia - L'organizzazione della fuga. Il gruppo dei generali trasferiti a Vittel era composto da: Ecc. gen. des. d ' A. Dalmazzo, Ecc. gen. di C.A. Zannini, gen. div. i.g.s. Fiazzoni, generali di div. Boncompagni, Ruggero , Piacentini, Reverberi, generali di brig. Vaccaro, Testi, Fassi, Clerico, Brovarone, Sequi, Andreini, Scipione, maggiori Perni, Filippi, Mattioli, Gandini, Baudino, Carossiru, Gatti, Saporetti, Masserano, Pittau, Stirati e dai colon n. i.g.s. Steiner (genio) e Cremese (ftr.). Il cosidetto campo era sistemato nell ' Hotel des Colonies, recinto da palizzata e reticolato. PoichĂŠ col nostro arrivo i posti disponibili non erano sufficienti, un gruppo di ufficiali generali venne sistemato in una villetta addossata all'edificio ove aveva sede la Gestapo del campo. Fummo avvertiti che si poteva uscire dall' allogiamento fra le 10 e le 12 del mattino e fra le 14 e le 18 del pomeriggio per fare commissioni in cittĂ . A ciascuno fu assegnata una camera confortevole, riscaldata con stufa, arredata con letto, armadio, cassettone ed un tavolino. Venimmo informati che vi era una mensa. Non credevamo ai nostri occhi e ci chiedevamo quale era il prezzo di tale largo trattamento. Seppi poco dopo il mio arrivo, dal generale Emilio Magliano, che molti degli ufficiali presenti al campo avevano chiesto di combattere o di lavorare coi tedeschi, come i generali Ollearo, Romero, Pedrazzoli, Gallo, Farina, Gregori, Borelli, Trevissoi, il col. di S.M. Marioni, il ten. col. di S.M. Orioli, tratti in inganno dai tedeschi. Questi avevano loro assicurato che un treno era pronto alla stazione di Lione, cittĂ ove gli ufficiali erano stati concentrati, per trasportare in Italia quelli di loro che si fossero impegnati per combattere o per lavorare. Altri, fra i quali il gen. Magliano, l' ammiraglio Matteucci, il gen. di


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brig. aerea Barcella, il capitano di corvetta Tognelli, avevano rilasciato, in seguito a richiesta del comando tedesco del campo, dichiarazioni evasive con le quali non assumevano impegni ma segnalavano che in Italia avrebbero potuto decidere in merito. Nell'allegato 2 ho indicato i nomi degli ufficiali trovati al campo di Vittel e le vicende personali che ricordo. Il giorno 18 l'Ecc. Dalmazzo, riuniti gli ufficiali giunti con lui, ci preavvisò che saremmo stati invitati a firmare delle dichiarazioni di impegno, rammentò il vincolo del giuramento da tutti prestato ed esortò tutti a ricordare il trattamento subito dai tedeschi. Soggiunse che il comando del campo aveva manifestato il desiderio di avere da ciascuno di noi una dichiarazione con la quale ci impegnassimo a non tentare la fuga, egli ci aveva evitata la cosa dando la sua parola d'onore che nessuno sarebbe fuggito. Ali' atto del nostro arrivo i rapporti col comando tedesco si svolgevano, come a Shokken, attraverso: un fiduciario: Ecc. Ollearo; un ufficiale di collegamento: capitano di cpl. dei granatieri Palladini. Dopo il nostro arrivo l' Ecc. Ollearo pregò l'Ecc. Dalmazzo di assumere la carica di fiduciario, ma questi rifiutò. Il gen. Mattiol i si offerse al gen. Ollearo per le funzioni di segretario (che a Vittel non esisteva) ed il gen. Ollearo gli affidò la trattazione delle pratiche riguardanti i generali giunti da Shokken. Il comando tedesco del campo pretese però che i rapporti con lui continuassero a svolgersi unicamente attraverso il capitano Palladini o, per le cose di maggiore importanza, attraverso il fiduciario. Il giorno 22 dicembre venne consegnato a ciascuno di noi un foglio contenente tre formule di dichiarazione di impegno: una per il combattimento, una per la collaborazione nel campo del lavoro. La terza formula negativa. . Nei giorni precedenti si era molto discusso; avevamo appreso che molti degli ufficiali presenti al campo, si erano limitati a dichiarare che non potevano prendere alcuna decisione sino a

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quando durava la loro qualità di prigionieri o di internati. Alcuni (gen. Magliano, amm. Matteucci, gen. Bardella di aeronautica, col. in s. di S .M. Ravaioli) avevano soggiunto che non erano alieni qualora avessero potuto rendersi conto liberamente dello stato delle cose in Italia, di accettare un lavoro consono alle loro capacità, alla dignità del loro grado e secondo le norme internazionali di diritto. Il gen. Magli ano, al quale mi lega un'amicizia fraterna e più che trentennale, mi comunicò che intendeva fuggire per passare in Svizzera e, successivamente nelle valli alpine italiane con i patrioti. Mi disse di avere già alcune relazioni con elementi francesi e di aver rilasciato la sua dichiarazione per conservare la libertà relativa di cui si godeva e poter attuare la fuga. Mi chiese infine se volevo unirmi a lui. Accettai l'offerta, ma dichiarai al gen. Magliano che preferivo raggiungere direttamente la frontiera italiana, senza passare per la Svizzera, dove correvamo il rischio di essere internati. Ci accordammo per cercare di entrare in relazione col "maquis" francese, onde averne aiuto. Perciò non firmai nessuna delle tre formule comprese nel foglio che ci era stato consegnato ma, in calce al foglio, dichiarai: 1°) che già il 5 ottobre al campo di Ferizai mi ero rifiutato di assumere impegni fuori del suolo della Patria con autorità straniere e sino a quando durava la mia cattività; 2°) che ero sempre stato leale verso le forze armate tedesche; 3°) che in Italia, con la chiara visione delle cose, avrei potuto eventualmente accettare di lavorare secondo le mie capacità sempre che venissero rispettati la dignità del grado e gli impegni internazionali. Seppi, successivamente, che il generale Vaccaro, i maggiori Perni, Scipione, Brovarone, Carossini, Masserano e Stirati si erano dichiarati pronti a collaborare con la Germania nel campo del lavoro. Dichiarazioni analoghe alla mia vennero rilasciate a quanto mi risulta dai generali Piazzoni, Reverberi, Mattioli, Gatti, Clerico e Cremese. Iniziai subito, assieme al gen. Magliano, la ricerca di elementi che potessero aiutarci, sia per mezzo delle poche conoscenze da


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lui già fatte, sia cercando, soprattutto nei dintorni, altre conoscenze. Uscivamo assai prima dell'ora della libera uscita e ci recavamo passando per i boschi nei paesi vicini: Contrexev ille, Kandreas , Norrois, Farey, Bulgheville, They, Harrev ille, Ligneville, ecc. siti in un raggio di 12 - 14 km da Vittel; frequentavamo, in tali località i piccoli alberghi e i caffé; cercavamo gli oriundi italiani che abbondano nella regione, acquistavamo uova presso i contadini, e burro o formaggio nei caseifici di cui ogni paese, anche piccolo, é dotato. A Vittel intanto per mezzo del parroco, degaullista fervente e del direttore delle scuole elementari sig. Barré, avevo ottenuto di prendere lezioni di francese da una maestra, sig.na Maria Paul, anch'essa partigiana del gen. De Gaulle ed accesa patriota. Ad essa che si era accorta subito che non avevo alcun bisogno di lezioni e ad altre persone donavo il burro, le uova, il formaggio che acquistavo, cercando di rendermi gradito. Inizialmente incontrammo non solo diffidenza, ma vera e propria ostilità. La superammo a poco a poco, non stancandoci mai di ripetere che la guerra contro di loro non era il popolo che la aveva voluta, dimostrando loro quanto era indispensabile storicamente e politicamente, una stretta unione tra Francia ed Italia, mostrandoci sempre ammiratori convinti della loro civiltà, della loro ricchezza, del loro spirito nazionale. Riuscì ad ottenere che alcuni direttori didatti ci e maestri della zona mi ascoltassero ed ebbi frequenti colloqui, in casa della sig.na Paul , col direttore Barré, con la direttrice Clavier, coi maestri Marquelet, Marechal. Janselme ed altri. Il nostro lavoro doveva svolgersi con molta cautela. Ogni giorno la Gestapo procedeva ad arresti di francesi in seguito a denuncia di altri francesi "coll aboratori" o appar tenenti alla Milizia; il rischio che potevamo far correre ai nostri amici ed al quale eravamo esposti noi stessi era evidente e grave. Il gen. Magliano, dal canto suo, aveva conosciuto un sig. Henry di Bulgneville ed aveva intuito, ne] corso delle conversazioni , che doveva far parte di un comitato d i liberazione. Contemporaneamente avevamo stretto relazioni col proprietario del caseificio di Ligneville, sig. Joseph Reibel e con gli oriundi

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italiani Alessio Nava, proprietario di una cava di pietre e di un piccolo caffé a They s/Montfort e Fermi, gerente di una piccola fattoria. I primi due verso la fine di marzo si impegnavano ad inviarci in Svizzera, qualora non fossimo riusciti a metterci in relazione col "maquis" francese; il Fermi era disposto a nasconderci, qualora necessario, per attendere la decisione del "maquis". La sig.na Paul, dal canto suo iniziò vari tentativi per procurarci documenti fa lsi per mezzo di un sig. Culot segretario del Comune (credo Vinçei) dove essa aveva prestato servizio per vari anni. Ad essa affidammo le nostre fotografie e quella del nostro attendente, alpino Panizzone Dario, che aveva manifestato il proposito di seguirci. Il 2 febbraio l'Ecc. gen. Dalmazzo e l'ammiraglio Matteucci vennero fatti partire improvvisamente. Apprendemmo, in seguito, che erano stati portati in Italia per essere processati. Pochi giorni dopo il comandante del campo mi fece avvertire, assieme ai generali Reverberi, Mattioli, Gatti, Stirati e col. i.s.g. Cremese che la nostra dichiarazione doveva essere più esplicita per quanto si riferiva alle nostre disposizioni alla collaborazione nel campo del lavoro. Informò inoltre i generali Zann ini , Piazzoni, Boncopagni, Piacentini, Ruggero, Passi, Tosti, Candini, Clerico, Segui, Filippi, Saporetti, Andreini, Pittau, col. i.g.s. Steiner, che si esigeva da loro almeno la dichiarazione di non nutrire sentimenti ostili verso la Germania. Nulla venne chiesto al gen. Vaccaro, Scipione, magg. Perni, Carossini, Brovarone, Masserano, le cui dichiarazioni erano state giudicate sufficientemente impegnative. Io mi impegnai a togliere, dalla precedente dichiarazione la parola "eventualmente". Analogamente, credo, si comportarono i gen. Reverberi, Mattioli, Gatti, Stirati, Cremese. Vi furono, naturalmente, discussioni vivissime. Misi al corrente dei miei progetti il gen. Testi ed il gen. Filippi, che più conoscevo, invitandoli ad unirsi a me; dopo essersi dimostrati incerti, mi dichiararono che non potevamo considerare realizzabili le mie speranze. Anche all'Ecc. gen. Zannini, che mi chiedeva se la mia coscienza era tranquilla, esposi i miei progetti ed i passi


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già fatti, manifestandogli la mia sicurezza di riuscire comunque. L'Eccellenza manifestò rammarico di non potersi unire a me, date le sue condizioni della collaborazione con la repubblica e con la Germania. I 18 ufficiali prima elencati si rifiutarono di rilasciare qualsiasi dichiarazione e l' 8 febbraio vennero fatti ripartire per Schok:ken. Il giorno 8 marzo partirono alla volta dell'Italia per esservi impiegati, i generali Farina e Masserano, che avevano aderito alla Repubblica. 11 22 marzo partirono per l'Italia gli ufficiali di complemento: ten. col. Bergonzoli, cap. di art. Frezza Mario, cap. di art. Fusina Lorenzo. Il 25 partirono per la Germania il col. in s. di S.M. Ravaioli ed i ten. di cpl. Romanelli e Strada, già della Missione Militare italiana a Parigi. Nei primi giorni di aprile il sig. Reibel (Ligneville) offerse a sua volta di presentarci ad un suo antico ufficiale che avrebbe potuto fare qualcosa per noi. L' 8 aprile il comando del campo informò i gen. Ollearo, Romero, Gallo e Magliano che erano chiamati in Italia ma che, prima di partire, dovevano firmare una dich iarazione con la quale si impegnavano a dconoscere la Repubblica e l'alleanza con la Germania e chiedevano di combattere volontariamente, anche agli ordini della Germania. I gen. Romero, Gallo e Magliano rifiutarono nettamente di firmare tale dichiarazione, nonstante le pressioni de l gen. Ollearo. Questi, il giorno 9 sottopose agli altri generali una dichiarazione nella quale si affermava che, nulla essendo politicamente cambiato da quando avevano rilasciato la prima dichiarazione, riconfermavano i sentimenti ed i propositi in quella espressi. I gen. Romero, Gallo, Magl iano approvarono la formula e la firmarono. Vennero infatti fatti pertire alla volta dell'Italia il 14 aprile. Consegnai al gen. Magliano in tale occasione un piccolo cifrario a frasi, che doveva servire per comunicarmi notizie militari sul movimento dei patrioti nelle valli alpine e sul1a situazione nelle singole vallate; gli consegnai inoltre l'indirizzo di amici della Valle

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d'Aosta presso i quali avrebbe potuto trovare asilo e rifugio sicuro. Il gen. Magliano appena giunto in Italia si recò ad Aosta ove suo figlio abitava con la moglie presso la mia famiglia. Seppi poi, da sue lettere e da notizie avute da mia moglie, che portato a Desenzano e presentato al gen. Graziani aveva rifiutato la carica di Segretario Generale per l'Esercito, nel Ministero della Difesa, carica sino ad allora affidata al gen. Giglio Umberto e che venne poi assunta dal gen. Ollearo. Il gen. Magliano chiese di essere collocato in congedo e, alla proposta di giurare fedeltà alla Repubblica per ottenerlo, rispose con un rifiuto, come rifiutò di essere presentato a Mussolini. Venne allora rinchiuso nella fortezza di Gavi, dove l'ufficiale che doveva scortarlo dichiarò di aver già accompagnato il gen. Marras. Il gen. Magliano riuscì a farmi avere dalla fortezza un biglietto nel quale si diceva che era nelle stesse condizioni di Silvio Pellico, ma che contava di fermarsi poco tempo. Nel frattempo avevo incidentalmente conosciuto un francese sottotenente di ftr. , tale Coutigneau André, allora abitante con la moglie a Vittel, Rue St. Nicolas 36. Egli aveva promesso di ottenermi l'appoggio del Comitato Centrale di Liberazione di Parigi, col quale si diceva in rapporti, e si era fatto consegnare la mia fotografia e quella del soldato Panizzone per procurarci i documenti falsi necessari. In uno dei colloqui avuti con lui, egli mi annunciò la visita di un colonnello francese, capo di una regione dell'Est, incaricato dal Comitato di Parigi di prendere accordi con me. Pochi giorni dopo il Coutigneau venne arrestato dai tedeschi e deportato. Contemporaneamente la sig.na Paul mi comunicò I' avvenuta fucilazione a St. Dié dell'uomo incaricato di fornirci i documenti e mi fece leggere la lettera nella quale le si dava la notizia. Il 15 aprile, presso il sig. Reibel, a Ligneville, conobbi il capo stazione delle ferrovie di Vittel; mi assicurò del suo interessamento, si offerse di farci avere in breve tempo i documenti falsi (carta di identità e carta del lavoro), mi sconsigliò di andare in Svizzera e mi suggerì di chiedere l'ammissione al "maquis" francese senza attenderne aiuto per raggiungere la frontiera italiana. Capil che tale mia richiesta faceva sorgere sospetti circa la


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sincerità dei miei sentimenti e dei miei propositi e mi dichiarai pronto a combattere i tedeschi col "maquis" francese. Pochi giorni dopo il sig. Henry di Bulgneville mi fece avvertire che il Pillaud di Mandres non poteva più nasconderci in casa sua perché si era accorto che la sua casa era sorvegliata. Pochi giorni dopo infatti la Gestapò giunse alla sua casa, egli fuggì, ma la moglie e la figlia furono arrestate, le masserizie ed il bestiame della fattoria asportati. Altro aiuto mi venne offerto ai primi di maggio dalla sig.ra Nelly Spiegel, proprietaria di un piccolo albergo a Contrexeville. Essa si offerse di farmi conoscere un autista, membro del "maquis" dell'Alta Saona, e di nascondermi in una sua casa in caso di bisogno. L' 11 maggio il comando del campo informò il gruppo di ufficiali giunto da Schokken che l'Alto Comando tedesco esigeva che ciascuno dichiarasse di riconoscere la Repubblica e di essere disposto a combattere volontariamente. Ci riunimmo per concertare il da farsi ma il gen. Scipione dichiarò perentoriamente che egli passava alla Repubblica, che ciascuno doveva regolarsi come meglio intendeva e che la discussione era inutile. Accettarono di firmare subito l'adesione alla repubblica ed il combatti mento i generali Vaccaro, maggiori Perni, Scipione, Brovarone, Stirati. Dissi allora ai cinque rimanenti (ge n. Reverberi, gen. Mattioli, gen. Carossini, geo.Gatti, col.i.g.s. Cremese) che speravo di poter concludere accordi con i "maquis" e, comunque che potevo assicu rare la fuga co n buona speran za di ri usc ita. Soggiunsi che malgrado ciò non intendevo assumere impegni col nemico e tanto meno aderire al la Repubblica, ma che occorreva guadagnare un pò di tempo per concludere le trattative e perfezionare l' organizzazione. Concordammo una formula nella quale, dopo aver dichiarato che eravamo pronti, se condotti in Italia e collocati in congedo, a prestare la nostra opera nel campo del lavoro civile. · Il capitano comandante del campo, ci riunl per indurci a recedere dal rifiuto di firmare l'adesione. Rispondemmo al capitano che quanto avevamo dichiarato rappresentava il massimo che la

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nostra coscienza ci permatteva . Egli soggiunse che non sarebbero intervenuti cambiamenti nella nostra situazione ma che dovevamo lasciare ogni speranza di essere condotti in Italia. Il che era quanto desideravamo per il momento. In quei giorni il sig. Marcel Teff, capostazione di Vittel, mi aveva fatto balneare la speranza di essere portato in aereo in Inghilterra, con due compagni. Chiesi, successivamente, al gen. Reverberi, al gen. Gatti, al gen. Carossini, al col. Cremese se sarebbero venuti con me. Tutti mi risposero che la fuga era prematura perchÊ le nostre famiglie sarebbero state esposte a rappresaglie nazifasciste. Il 23 maggio nei boschi fra Vitte] e Ligneville incontrai tre soldati italiani evasi da un campo di Trier (Treveri) che volevano recarsi in Svizzera. Li accompagnai dall'amico Reibel di Ligneville che li foml di viveri e comunicò loro i recapiti successivi ai quali dovevano presentarsi. Detti ai tre soldati mille franchi ed una carta mi feci dare i loro indirizzi. Erano: - sergente Casagrande Renato - Via Palestro, 23 - Roma - sergente Delle Vergini Michele - S.Marco in Lamis Foggia - soldato Scomegna Savino - Barletta. Una settimana dopo m:i fu assicurato dal Reibel che erano giunti in Svizzera. Lo stesso giorno (23/5) il col. di S.M. Marioni, che aveva ritrattato la dichiarazione di impegno prima rilasciata, venne fatto partire per la Germania. Verso la stessa epoca conobbi tale Albert Ochsenbeim, operaio meccanico di Vittel, membro del "maquis". Ai primi di giugno, tanto i l capostazione Teff, quanto l'Ochsenbeim mi annunciarono che si preparava un colpo contro Vitte! e che in tale occasione sarebbero stati liberati anche gli ufficiali italiani. Mi chiesero perciò l'elenco degli ufficiali e soldati che avrebbero accettato di combattere col "maquis". Nella stessa occasione il capostazione mi chiese di fungere da consigliere dei loro "maquis". Aderii volentieri alla richiesta.


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Con le cautele del caso interrogai alcuni degli ufficiali, altri foci interrogare dal gen. Reverberi, dal capitano di Corvetta Tognelli e dal capitano di cpl. degli alpini Sartorelli, che sin dai primi di maggio mi avevano detto di voler fuggire. Evitai di interrogare gli ufficiali i cui sentimenti fascisti erano noti e manifesti in ogni occasione. potei così constatare che la maggior parte degli ufficiali avrebbero accettato volentieri di combattere coi "maquis". Nel mese di giugno l'alternarsi delle speranze e delle delusioni fu continuo. Ai primi del mese mi venne inoltre comunicato dal capostazione Teff, dal sig. Henry e dall'operaio Ochesenbeim che per qualche tempo era sospesa I' ammissione di stranieri nel "maquis". Ero quasi deciso a fuggire in Svizzera quando verso il 20 giugno un membro del "maquis" dell'Alta Saona, un certo Martial, di origine portoghese, mi offerse di entrare nella loro formazione a Veso ul, mi assicurò che sarebbe ven uto a prendermi a Contrexeville presso l' albergo della signora Spiegel il 10 o l' 11 luglio. Il sig. Teff mi aveva intanto consegnate le carte di identità per me e per il sold. Panizzone. Pochi giorni dopo, la Gestapò arrestò la maggior parte dei dirigenti del "maquis" di Vitte!, fra i quali certo Ferry al quale era affidata la fabbricazione dei documenti falsi. Egli era ancora in possesso di fotografie mie e di altri ufficiali che la moglie riuscì a far sparire e distruggere. Nei mesi di g iugno e luglio mi occupai attivamente, con Reiné, capo del maquis di Vittel, e col Teff, per I' organizzaione di atti di sabotaggio che venivano poi compiuti di notte dai "cheminots" stessi. Se la memoria non mi inganna gli attentati compiuti furono una trentina, tutti riuscirono felicemente. Il giorno 4 luglio gi unse a Vitte) il gen. di divisione Tucci il quale sia a mensa, sia dopo, proclamò la sua fervida adesione alla Repubbl ica. Il giorno 7, lo stesso generale, mio compagno di Modena, venne a cercarmi e mi disse che aveva aderito alla Repubblica per poter andare in Italia e raggiungere i patrioti; affermò che le dichiarazioni fatte alla mensa non avevano altro

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scopo che que!Jo di non destar sospetti e mi avvertì che i fascisti col luogotenente generale della M.V.S.N. alla testa, sospettavano che io fossi in relazione coi " maquis". Mi chiese infine di tenerlo presente, dichiarandosi pronto a seguirmi dovunque. La naturale legittima diffidenza mi spinse a tacere col Tucci le mie relazioni e quanto stavo facendo, gli promisi però di ricordarlo qualora fossi riuscito ad entrare in rapporti con elementi francesi in grado di aiutarci. Nel mese di maggio erano giunti a Vitte! circa cinquanta ufficiali, quasi tutti di cpl., dei gradi da maggiore a sottotenente, provenienti da Teramo, dove erano stati catturati. Parte di essi, capitanati dal capitano di art. in s.p.e. Giorgio Ruco, di nazionalità albanese, avevano fatto parte delle bande di patrioti della Maiella e del Matese. Anche ad essi venne richiesto di assumere i noti impegni. Solo tre ufficiali rifiutarono di assumere qualsiasi impegno, i sottotenenti Gerbaudo , Mello e Buccotti. Avvicinai subito il Gerbaudo , consigliai la fuga per evitare 1' internamento in Germania e gli offersi di avviarli a persona in grado di istradarli così da eludere la vigilanza della Gestapò, della Feldgendarmeria e soprattutto della milizia francese, vigilanza che era diventata strettissima ed accuratissima su tutte le strade. Accettò subito a nome anche dei suoi compagni. Parlai il 23 col Reibel di Vigniville. Egli assicurò che, malgrado la vigilanza, i tre ufficiali avrebbero potuto passare la frontiera; consigliò di appoggiarli al " maquis" del Doubs, cosa a lui possib ile per mezzo della sua famiglia che risiedeva nei pressi di Montbéliard. Trasmisi il consiglio al ten. Gerbaudo ed il 24 sera, inviai i tre ufficiali al Reibel, raccomandando loro di fermarsi coi "maquis" se potevano essere ammessi. Nelle prime settimane di luglio le mie pressioni e gli abboccamenti coi vari amici francesi divennero quasi giornalieri. Sembrava ormai stabilito che l'attacco di Vittel si sarebbe effettuato nell'ultima decade di luglio. Ne informai gli altri ufficiali. Un nuovo rinvio, annunciatomi a fine di luglio dal sig. Teff e dall' Ochsenbeim mi sospingeva nuovamente verso il progetto di fuga in Svizzera.


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Nei giorni 1O ed 11 luglio mi ero recato a Contrexeville per fuggire con l'autista Martial, ma non lo si vide, né in quei giorni né in seguito e la sua residenza non era conosciuta. Seppi poi che i tedeschi avevano " requisito" il suo autocarro. Nei primi giorni di agosto tanto il Teff quanto l' Ochsenbeim mi assicurarono che era imminente una decisione favorevole nei nostri riguardi. Ne avvertii gli ufficiali che mi avevano manifestato il desiderio di comabattere comunque contro i tedeschi: capitano di corvetta Tognelli, capitano di art. s.p.e. Ruco, capitano di cpl. degli alpini Sartorelli, capitano di cpl. degli alpini Molinari, tenente di ftr. cpl. Montauti, ten. ftr. cpl. D ' Alessandro, s. ten. art. cpl. Melucci, s. ten. aut. di cpl. Jovacchini. Parlai inoltre col capitano di cpl. degli alpini Boschiero, che era giunto in maggio da Avignone dove prestava servizio alle dipendenze dei tedeschi. Comunicai infine al gen. Reverberi che a causa dell'aumento enorme della forza tedesca in Vittel i "maquis" non avrebbero più effettuato il colpo di mano progettato ed occorreva pertanto raggiungere il " maquis" senza attendere di essere rapiti. Gli domandai quali intenzioni aveva. Mi rispose che era ancora troppo presto per tentare la fuga e che d'altra parte questa avrebbe esposto a rappresaglie la sua famiglia. Uguale risposta mi diede il gen. Gatti. Avevo trovato già da tempo i posti ove nascondere sei-sette ufficiali, detti ordine perciò ai più svelti che superavano tale numero di cercare altri appoggi; misi il capitano Ruco in rapporto col Reiné. Verso il 7 agosto, tutto era pronto. L' Albert Ochsenbeim mi aveva avvertito che sarei stato ammesso nel "maquis" deJl' Alta Marna con uno o due compagni e che avrei potuto poi chiamare a me altri quattro o cinque elementi. Il capitano Ruco si era accordato col Reiné per essere ammesso al "maquis" di Vittel. Il capitano Molinari ed il s. ten. D 'Alessandro avrebbero raggiunto ad Auxerre il maquis della Yonne. Il 14 sera l'Ochsenbeim mi avvertl che potevo partire per presentarmi a Soulaucomt a tale Walter Blumenstein che avrei trovato in casa del suo patrigno Obliger.

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Ordinai al cap. di corvetta Tognelli, che disponeva di bicicletta di recarsi il mattino del 15 a Sauville presso Dexotte, ai tenenti Montauti , Mellu cci e Jovanicchi di recarsi dal Reibe l di LigneviJle. Dissi al capitano Sertorelli, che non era pronto e sembrava indeciso, che avrebbe trovato mie notizie presso il sig. Henry di Bulgneville. Consigliai il capitano Boschiero, che si ostinava a volersi dirigere verso il sud, di nascondersi presso il fattore Fermi. Il 15 mattina avvertii il gen. Reverberi che io mi allontanavo e passavo al "maquis", gli comunicai il nome dell ' Ochsenbeim al quale poteva rivolgersi, lo informai che avrebbe potuto trovare ricovero per sĂŠ e per gli altri sia presso la sig.ra Nelly Spiegel, Hotel Tivoli di Contrexeville, che gli avevo fatto conoscere, sia presso il Reibel di Ligneville, sia infine presso il Fermi. Partii alle ore 13 col mio attendente sold. Panizzone e col brigadiere dei CC.RR. Prornent Alessio, che da molto tempo cercava di passare al " maquis" e che avevo fatto interpellare dal Panizzone. A ttraverso i boschi, dove lasciammo le uniformi nascoste e indossammo indumenti civili procuratici da amici, raggiungemmo Bulgnev ille; pernottammo in casa Henry ed il mattino successivo raggiungemmo Coulaucourt. Durante il trasferimento incontrammo una sola pattuglia tedesca che percorreva la strada Contrexeville - Mandres mentre stavamo per attraversarla. Fortunatamente, gettatici nelle erbe alte, non fummo scorti. III) - CON GLI F.F.l. FRANCESI - ORGANIZZAZIONE OPERAZIONI.

Nella giorn ata del 16 agosto, data alla quale raggi unsi Soulaucourt assieme al brigadiere dei CC.NN. Promet ed al soldato alpino Panizzone, vidi i due capi del gruppo locale di F.F.I. sigg.ri HattiĂŠ e Morlot. Ottenni subito di farmi raggiungere da due o tre compagni. Feci avvertire da una staffetta i tre ufficiali nascosti a Ligneville, presso il Reibel, che sapevo sospettato. Essi mi raggiunsero il 17 e 18. Lasciai il comandante Tognell i a Sauville dove era ben nascosto.


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I gruppi F.F.I. non erano costituiti in modo regolare, quali reparti veri e propri. Ogni paese aveva un gruppo di aderenti; ogni 6 uomini vi era un graduato corrispondente a caposquadra; ogni 30 uomini un capoplotone; ogni 100 un comandante di compagnia. Ma nella costituzione dei gruppi di 30 o di 100 potevano entrare gruppi di più paesi. La riunione di più gruppi avveniva solamente per necessità operative o per ordine del capo regionale di Neufchateau. Accadeva talvolta che gruppi di paesi vicini tra di loro si riunivano per compiere una impresa, per iniziativa di uno dei capi locali e dopo intese telefoniche. La riunione degli F.F.I. in formazioni maggiori era prevista solamente per il caso di inizio guerra vera e propria. Durante la permanenza a Soulaucourt partecipai a due azioni notturne contro piccole auto-colonne tedesche sulla strada della valle Mosa nei pressi ,d i Andelot. Tali azioni fruttarono al gruppo un autocarro che venne camuffato ed 800 litri di benzina che nascondemmo nell 'orto delle scuole. Il giorno 28 giunsero il capitano Sertorelli ed il sold. di art. Gavazza, fuggiti per prendere parte all'attacco di Neufchateau. Inviai una staffetta per chiamare il comandante Tognelli che giunse immediatamente col marinaio Ciccio Letterio. Nel gruppo di Soulaucourt, forte di una sessantina di uomini, erano così ben 10 ufficiali e soldati italiani che combattevano, al fianco dei francesi, il comune nemico. Il 23 agosto venne a conferire con me il capo degli F.F.I. di Vittel, sig. Reiné, il quale mi segnalò prossima una azione per liberare gli internati americani ed inglesi di Vitte! e mi disse che era sua intenzione liberare anche gli ufficiali italiani che volevano ed erano in grado di passare al "maquis". Mi presentò un elenco di ufficiali da lui ritenuti fascisti o fi lotedeschi, pregandomi di esaminarlo e di vedere quali dovevano essere esclusi e, se del caso, colmare le omissioni. Mi assicurò che a tali ufficiali non sarebbe stato fatto alcun male, ma sarebbero stati considerati prigionieri e consegnati come tali alle autorità Alleate appena fossero giunte. L'elenco era esatto e completo e lo confermai al Rei né (vedesi allegato n.3).

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Nella notte sul 2, dopo aver ricev uto un pò di arm i e di munizioni paracadutate, riuniti i gruppi della valle del Pauzon agli ordini del tenente Thouvenin, ci recammo per Outremecourt nel bosco di Neufchateau. All' alba avvenne l' attacco alla città dove erano rimasti circa 400 tedeschi con due pezzi di artiglieria ed una ventina di armi automatiche. Le truppe attaccanti, circa 500 uomini armati in prevalenza di fucili, disponevano di una diecina di fucili mitragliatori e di due mortai ricevuti la notte stessa con le relative munizioni. La lotta fu breve e non troppa cruenta. Si ebbero, complessivamente una venti na di feriti e due morti. Nella giornata del 2 fummo in parte adibiti a servizi di sbarramento rotabili. Verso sera una telefonata da Bourmont ci informò che truppe tedesche autotrasportate (circa 2 .000 uomini) scortate da carri armati ed autoblinde risaliva la Mosa lungo la strada Chaumont Neufchateau. L' esigua forza di cui disponeva, la totale mancanza di artiglierie, la scarsa consistenza militare dei reparti, indussero il comandante ad evacuare la città facendoci ripiegare al bordo della foresta di Bourlemont, a circa 1 km dall'abitato. Ivi rimanemmo sino al 12, compiendo continue ricognizioni al perimetro dell' abitato e sulle strade di Pagny, Mont e Liffol le Grand. Poche scaramucce con pattuglie tedesche nel corso delle ricognizioni. La sera del 2 settembre durante il ripiegamento da Neufchateau avevo incontrato per la prima volta il capo regionale degli F.F.I. , comandante Marque. Egli, dopo avermi messo al corrente della situazione, mi disse che presto sperava di aver modo di affidare a noi ufficiali italiani, compiti più adatti al nostro grado. Gli risposi che noi tutti avevamo portato il nostro braccio ed il nostro cuore ai camerati francesi, grati di essere stati accolti, col solo scopo di servire, fanti tra i fanti, lieti di essere agli ordini di comandanti francesi nella lotta contro il nemico comune; lo pregai qualora ciò fosse possibile di lasciarci dove e come eravamo. Il 12 settembre nelle prime ore del pomeriggio in seguito ad accordi con una divisione americana, Neufchateau fu nuovamente attaccata dalle formazioni F.F.I. e da una aliquota della divisio-


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ne (circa 1 regg.). Alle 20 la città era interamente occupata. Il giorno 13 rastrellamento nei boschi tra Preville e Noucourt e cattura di una trentina di tedeschi; il 14 scaramuccia a Liffol le Grand ed occupazione del paese; il 15 rastrellamento nei boschi di La Potte e Fréhaut. Poi il gruppo si concentrò nuovamente a Soulaucourt per attendervi 1' ordine di procedere sulla direttrice Mirecourt - Spinal. In questi giorni giunse la notizia del probabile scioglimento delle formazioni F.F.I. e della incorporazione dei volontari nella divisione Ledere. Il comandante si dimostrò spiacente di non poterci dare nessun aiuto effettivo, ma si presentò ad un ufficio C.I.C. stabilito a Neufchateau dal comando della 3A Armata americana. L'ufficiale a capo dell'ufficio non poteva far nulla per noi, se non che inviarci ad un campo di concentramento dell'ovest, da dove, col tempo, saremmo stati rimpatriati. Mi suggerì di rivolgermi al comando 6° Gruppo di Armate che si stava organizzando a Vittel. Lasciammo così gli F.F.I. All'atto della partenza il comandante Marque ci salutò con parole fraterne di augurio per noi e per l'Italia e consegnò a ciascuno di noi un attestato di cui unisco copia (allegato n.4). Il giorno 20 mi recai a Vittel. Il 22 potei parlare con il capitano Wall, distaccato dal comando 7A Armata, incaricato del rimpatrio degli internati americani ed inglesi. Egli mi annunciò che il comando del 6° Gruppo d'Armate e quello della 7A Armata non erano ancora gi unti e mi consigliò di attenderli, assicurandomi che, qualora l'attesa avesse dovuto prolungarsi troppo, mi avrebbe fatto accompagnar e in autovettura al comando della ?A Armata. Soltanto il 1° ottobre potei conferire col ten. col. Lodge del comando 6° Gruppo Armate, al quale esposi il mio desiderio. Mi disse che era impossibile ottenere quanto chiedevo poiché non avevano alcun modo per portarci alla frontiera italiana, soggiunse che invece, se volevo, potevano incaricarsi loro del nostro rimpatrio. Ribattei che a noi bastava un lasciapassare per la Savoia, l'Isère ed il Delfinato. Mi rispose cortesemente ma in tono molto deciso che non vi era nulla da fare, o il rimpatrio o niente. Osservai allora che in Francia vi erano circa 100.000 italiani


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dispersi e nascosti in tutto il territorio, gli feci notare che il rimpatrio di tale massa comportava perctita di tempo, impiego notevole di mezzi di trasporto e gettava in Patria masse di gente che, forse, non vi potevano trovare impiego. Dissi al ten. col. Lodge che sarebbe stato assai più facile raccogliere e riunire tutti gli italiani nella Francia stessa, formare con gli elementi dell' Italia ancora occupata unità di lavoratori o di combattenti e al massimo rimpatriare gli elementi dell' Italia liberata. Mi rispose che avrebbe riferito al suo comandante ma che ad ogni modo per ciò che io suggerivo occorrevano accordi fra i Governi. Lo pregai ancora di voler segnalare al suo comandante, il nostro desiderio di raggiungere i patrioti italiani. Il giorno 5 ottobre il generale Soldridge della 7" Armata mi comunicò, per ordine del comando 6° Gruppo d' Armate che non era possibile fare alcunché per permetterci di raggiungere la frontiera italiana. Soggiunse che il nostro posto era in Italia, poiché si stava ricostituendo un esercito regolare e mi esortò ad accettare l' offerta di rimpatrio che mi si offriva. Lo ringraziai e lo pregai di voler disporre per il nostro trasporto. All'atto del mio arrivo a Vittel vi avevo trovato il capitano Ruco, che aveva combattuto con gli F.F.I. del luogo ed altri 14 tra ufficiali subalterni e soldati, fuggiti dal campo di Vittel e nascostisi. Da essi appresi che tutti i militari del campo erano stati trasportati in Germania.

IV) - IL RIMPATRIO Il giorno 1O ottobre alle ore 11 , su autocarri forniti dal comando della 7" Armata partimmo per Grenoble ove fummo signorilmente ospitati da quel comando americano della Piazza. Il giorno successivo, alle ore 14 partimmo in treno, in vetture riservate, alla volta di Marsiglia. A Grenoble tentai ancora di ottenere di raggiungere l'alto Isère, ma non !'ottenni. Nello stesso treno nostro vennero caricati una cinquantina di italiani, resti di una brigata di patrioti della Valle Varaita, battuti durante rastrellamenti fatti da SS e da fascisti e fuggiti oltre confino.


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Il comando americano di Grenoble mi affidò una lettera da consegnare ad un capitano inglese Egan, al quale mi disse, dovevo far capo per il rimpatrio. Giunti a Marsiglia alle 5 del 13 ottobre, cercai inutilmente in stazione ed in città l'ufficiale ed il suo ufficio. Verso le ore 9 un soldato americano mi disse che l' ufficio inglese non esisteva più, che il servizio era affidato agli americani e che dovevamo rimanere in treno per essere trasportati in un campo apposito a pochi chilometri. Fummo trasportati a Septème, a 14 km. da Marsiglia e di qui, in autocarro, in aperta campagna ove, nel fango e fra siepi di reticolato, erigemmo le tende che ci vennero distribuite, costretti a subire con urli e minacce di energumeni. Un tenente venne poco dopo a dirci che non aveva nulla di meglio da offrirci, che pazientassimo perché il servizio era improvvisato. Gli risposi che no ci lametavamo per la mancanza di agi, bensì, per i modi usati con noi e per l'essere stati rinchiusi fra reticolati come i prigionieri tedeschi che erano a fianco e contro i quali sino a pochi giorni prima noi avevamo combattuto spalla a spalla con gli americani. Mi rispose che era costretto a tenerci così rinchiusi perché l'ordine di partenza per l'imbarco poteva giungere da un momento all'altro ed occorreva essere sempre tutti presenti. 11 campo era privo di acqua, questa veniva portata in quantità troppo scarsa, con autobotti. Vi era una sola latrina, che serviva ad ufficiali e soldati. L'alimentazione era costituita da 900 grammi di carne in scatola e 9 biscotti al giorno. Consegnai a tale tenente la lettera indirizzata al capitano Egan; la lesse e non me la restituì dicendo che gli occorreva. Il 14 ci venne comunicato che il mattino successivo saremmo partiti alla volta di Marsiglia, per essere portati a Napoli con gli altri 300 italiani già presenti al campo al nostro arrivo. Il 15 fummo trasportati al porto su autocarri ed imbarcati sul piroscafo americano P.77. Alloggiati nelle stive attrezzate, ufficiali e truppa. Vitto ottimo e abbondante. Gli ufficiali furono ammessi al quadrato dei sottufficiali americani in ore diverse da quelle stabilite per questi. Arrivo e sbarco a Napoli il 17 fra le 7 e le 11. Non


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essendo preavvisato l'arrivo non vi era nessun ordine per noi. Per evitare sbandamenti fummo rinchiusi in un recinto chiuso da palizzate , dove abitualmente vengono tenuti i quadrupedi prima dell'imbarco. Vi rimanemmo sino alle 16, ora in cui, con autocarri, fummo trasportati al campo sosta della certosa di San Martino.

Allegato alla relazione sull'attività svolta dal gen. Baudino dopo l'armistizio. (Copia di attestazione del Comando F.F.I. di Neufchateau)

F.F.I. VOSGES

Neufchateau le 17 septembre 1944 VOLONTARIES ITALIENS ATTESTATION

Le chef de bataillon M A R Q U E commandant le groupement F.F.I. de Neufchateau certifie que le général BAUDINO de Jean, après son évasion du camp de prisonniers, a rejoint volontairement le maquis des F.F.I. où il a servi jusqu'à ce jour avec honneur et abnégation.

F.to MARQUE Vu: LE COMITE' DE LA LIBERATION NATIONALE (firma e bollo)


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la Resistenza dei militari Italiani in Francia e in Corsica

Allegato n. 14

29 maggio 1945 Situazione approssimativa degli italiani prigionieri e internati nella francia Metropolitana

In mancanza di dati precisi, il numero presunto degli italiani (ex militari, ex deportati, ex lavoratori) attualmente nella Francia metropolitana (esclusi quindi quelli del Nord Africa) si può calcolare come segue: a) 30.000 circa Sbandati della 4A Armata; dopo lo sbarco alleato sul continente catturati dalle Autorità francesi, considerati come prigionieri di guerra ed avviati nei campi, della Francia centrale e meridionale.

b) 15.000 circa Lavoratori o deportati già al servizio dei tedeschi per lavori di fortificazione (vallo Atlantico e coste meridionali della Francia).

c) 22.000 circa Ex internati militari, ex deportati ed ex lavoratori liberati dalle truppe alleate nel territorio del Reich, avviati verso la Francia per essere rimpatriati. Arrestati alla frontiera francese con conseguente internamento.

d) 38.000 circa Ex prigionieri dell'Africa settentrionale inquadrati io UNITA' LAVORATORI al seguito delle Truppe americane in Francia. Gran parte cLi essi sono già in Germania o io viaggio per trasferirvisi, sempre alle dipendenze degli americani.

Totale 105.000 circa

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Gli italiani di cui alla lettera a) e gli ex internati compresi fra quelli di cui alla lettera c) sono riuniti in campi alle dipendenze del Ministero della Guerra francese. Essi fanno capo al "Service des Prisonniers del' Axe 12 Avenue de Breteuil Paris VII". Su questi campi si hanno solo le indicazioni generiche contenute nell'allegato, in attesa di ricevere i dati precisi promessi dall'Autorità militare francese. Gli italiani di cui alla lettera b) ed i civili compresi fra quelli di cui alla lettera c) sono internati in campi dipendenti dal Ministero dell'Interno francese. Sulla forza e sulla dislocazione di tali campi non si ha finora alcuna indicazione. OSSERVAZIONI Non si può dire che il trattamento usato nei campi francesi sia conforme alle convenzioni ed accordi internazionali. I nostri connazionali sono privati di molti oggetti di uso personale, sono lasciati in condizioni di vestiario assai deplorevoli tanto che molti sono quasi nudi; l'igiene dei campi é pressoché inesistente, gli ammalati non hanno la possibilità di essere curati; il vitto é nettamente insufficiente e di pessima qualità; il servizio postale non funziona; il lavoro cui sono sottoposti é durissimo e le punizioni che vengono loro inflitte, sia individualmente che collettivamente superano di gran lunga quelle previste dai regolamenti.


t.

ELENCHI VARI


Elenchi vari

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A. MILITARI ITALIANI "RESISTENTI" IN FRANCIA Riportiamo un elenco di militari italiani che si distinsero come partigiani combattenti nei "maquis" e/o come soldati stranieri inseriti, dopo l'agosto '44, nell'esercito francese; l'elenco é corredato, per quanto é possibile, di dati anagrafici, formazione F.F.I. o battaglioni ai quali appartennero ed aree di combattimento. Le indicazioni sono tratte dal bollettino militare, da relazioni ufficiali e dalle più diverse fonti archivistiche. Ci é parso particolarmente significativo segnalare questi nominativi poiché aiutano a valorizzare la diffusione del fenomeno resistenziale; (non compaiono in questo elenco i militari che si distensero in azioni armate al momento dell' armistizio; costoro sono stati indicati soltanto nelle note). Gli elenchi che seguono sono distinti in militari: caduti, decorati, non decorati. Detti elenchi non hanno certo la pretesa della completezza; molte saranno le involontarie omissioni delle quali chiediamo anticipatamente scusa. 1. I CADUTI La maggior parte di questi morì nell'agosto '44: alcuni, dopo essere stati fatti prigionieri, furono uccisi dai tedeschi sia per rappresaglia, sia perché considerati partigiani e non militari nemici. a) ZONA DI PIOLENC Soldati della 4" Armata fucilati dai tedeschi tra il 20 e 21 agosto 1944: Baldi Angelo Bergesi


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la Resistenza dei militari ltalia11i in Francia e i11 Corsica

Bellocchio Attilio Capello (o Cappello) Emilio Dalla Pozza Mario Falcioni Domenico Fazzini Nero (o Adero) Martinotti Carlo Moiso Luigi Nesti Ferdinando Novelli Pietro Pedracci (o Petracci) Pietro Perna (o Penna) Eugenio Reddi Italo Salomone Vincenza Scirotti Bernardo b. !SERE serg. magg. Montanari Marcello di Torino e Martinengo Angelo di Alessandria; Furono tra coloro che i tedeschi fucilarono a Rencurel il 25.7.44. c. BOUCHES DU RHONE Soldati della 4" Armata morti combattendo per la liberazione di Lione: Camorri T., Craprini I. , Cremonesi M., caporal maggiore degli alpini Del pero Sergio di Roma, Fortini.

Caporalmaggiore degli alpini Tucci Enza di Firenze, passato al "maquis" nel gennaio del '44; morĂŹ durante uno scontro presso Lione. Soldati Carloni e Manzoni fucilati dai tedeschi a Lione. Non conosciamo la circostanza. d. ALPI MARI1TIME-BASSE ALPI-VAR Soldati Lombardo Graziano, Capucci Lugo, caduti in combattimento nella formazione di Lambruisse. Soldati Ferrero Mario e O,fei Filippo, caddero in combatti-

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mento per la liberazione di Draguignan nell'agosto '44.

Soldato della 4" Armata Marangi di Taranto, entrato a far parte del "maquis" di brue-Auriac, morÏ il 16.1.44. Soldati Manducci e Princi morirono nel "maquis" a Lambruisse (Ne parla Del Vicario nella sua testimonianza). Soldato Ruggeri Pasquale di Avellino, morto in combattimento a la Fauvière. Soldato Vettoretti Mario, "maquis" di Castellana, morto in combattimento. Ausiliare medico Cerruti Lino, arruolato nel battaglione V.E. 21/XV, morto combattendo su l fronte delle Alpi il 26.2.45. e. l.ANDES Soldato Del Nero Luigi morto in combattimento a Mont de Marsan. Soldati Braida Ettore, Goro Giuseppe, Mariani Filiberto e Tracci Giuseppe, prigionieri dei tedeschi, massacrati durante l' insurrezione di Mont de Marsan. f GIRONDE Marinai De Angelis Giovanni di Ancona, Luciani Giulio di Fereno (Ascoli Piceno), Parodi Giacomo di Carloforte (CA), fucilati dai tedeschi a Bordeaux come disertori. I marinai Polasini Aldo di Recanati, Brich Gaspare, Rao Paolo, e i soldati Murchio Natale e Stani Ennio caddero durante uno scontro con i tedeschi nel "maquis" di Bordeaux nell'agosto del '44.

g. BASSES PIRENEES Alpini Cristele Attilio di Trento, Gaspari Marcello di Verona e Hofler Domenico di Trento, passati nel "maquis" nel giugno del


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La Resistenz.a dei militari Italiani in Francia e in Corsica

'44 e morti presso Pau.

Soldato Castrezzati Pietro, fucilato a Nanteuil sur Marne il 10.8.94. h. INDRE E LOIRE Soldato Ramazzina Gino, di Badia Polesine (RO), morto in combattimento a Loches il 20 agosto 1944. i. CHARENTE MAR/TIME Truant Enza e Calò Luigi, garibaldini dell'8° reggimento straniero di marcia, morto combattendo sul fronte de] Medoc il 16.4.45. 2. I DECORATI

a. ALTA GARONNA Serg. magg. pilota ( ... ) di Maglie (LE), classe 1919. Dopo l'armistizio fu internato in un campo di concentramento in Francia, riuscì ad evadere nell'aprile del '44 ed entrò nella resistenza. Combatté al comando di un plotone fino al marzo '45. Fu decorato con la medaglia di bronzo. b. GARD Aviere scelto Lagna Paolo di Galatina (LE), classe 1920. Fu deportato prima in Germania e s uccessivamente in Francia. Riuscl ad evadere, combattendo prima nel "maquis" e dopo nel1' armata francese regolare con il grado di sergente maggiore (aiutò nella costituzione di un battaglione italiano) fino all'8 maggio '45. Fu decorato con la medaglia di bronzo. c. GIRONDE Ten. f cpl. Andreoli Rodolfo di Verona, 77° rgt. fant. Div. "Lupi di Toscana", classe 1914, sottraendosi alla cattura dei tedeschi entrò nella resistenza conquistandosi il grado di sottocomandante; dopo la liberazione della Francia, formò un btg. garibaldi-

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no nella zona di Bordeaux. Fu decorato di medaglia d'argento. d. ALPES MARITIMES Ten. art. Bertone Luigi di Margherita (CU), classe 1920. Fece parte, sin dal settembre '43, della Resistenza francese, operando al confine franco-italiano. Morì ad Isola il 2 settembre '44 durante un'azione contro il nemico. Fu decorato di medaglia d'argénto alla memoria. e. VAR Carabiniere Martino Vincenza di Caserta, classe 1924. Sfuggì alla deportazione dopo 1'8 settembre ed entrò subito tra le fila della Resistenza. Partecipò, il 16 agosto, al comando di una squadra, alla liberazione di La Vallette, presso Tolone. Fu decorato di medaglia d'argento. f !SERE Cap. cpl. Salino Ferdinando di Senigallia, classe 1910, Div. alpina "Pusteria"; catturato dai tedeschi 1'8 settembre del 1943 riuscì ad evadere e ad entrare nella resistenza francese. Fece parte di un "maquis" dislocato a Theys fino alla liberazione della Francia, rendendosi utile soprattutto come informatore ed interprete. Fu decorato di croce di guerra. Soldato Finelli Roberto di Bologna, Div. "Pusteria "; fuggì assieme al cap. Salino, seguendolo nel "maquis", presso Theys. Fu decorato di croce di guerra. g. VOSGI-VALLE DELLA MOSA Gen. Baudino Carlo di Torino, classe 1890, evase dal campo di concentramento di Vitte! e partecipò alla Resistenza francese inserendosi con altri ex militari nella formazione di SouJancourt. Combatté nella regione fino al settembre '44. Fu decorato di medaglia d' argento. Alpino Panizzone Mario di Trivero (vercelli), classe 19 I 6; evase dal campo di concentramento di Vittel assieme al gen: Baudino ed entrò nella Resistenza francese. Partecipò a numerose


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La Resistenza dei militari Italiani in Francia e in Corsica

azio ni di sab otagg i o e g uerrig li a ed alla l iberazione di Neufchateau da1 giugno '44 al settembre '44. Rientrò in Italia nel novembre dello stesso anno. Fu decorato di croce di guerra. 3. ALTRI COMBATTENTI DEGNI DI MENZIONE

a. VOSGI Tenenti: Montauti, Mellucci e Jovacchini; entrarono nell 'agosto del' 44 nella formazione di Soulancourt. Cap. Sartorelli Antonio di Rovereto (Trento), ufficiale di sussistenza, comando D iv. alpina "Pusteria". Fu internato nel campo di Vittel dal quale fuggì nell'agosto del'44 assieme al soldato Cavazza per raggiungere la formazione di Soulancourt. Partecipò alla lotta contro i tedeschi fino all' ottobre dello stesso anno. Soldato Paina Enrico di Milano; era presente nell 'agosto '44 nel "Maquis" dei Vosgi, gruppo Rigaud. Soldato Cavenati Camillo di Milano; era presente nell'agosto '44 nel "maquis" di Neufchateau. Brigadiere dei C. C.R.R. Proment Alessio fu internato a S.Germain an Laye ed in seguito a Vittel da dove evase nell 'agosto '44. Entrò in una formazione F.F.I. aJ comando de] maggiore Marque. Partecipò ad azioni in Alta Marna e Vosgi fino al 17 settembre '44. Carabiniere Rupoli Eliseo Zefirino di Fano, classe 1913. Alla notizia dell'armi stizio fu imprigionato a Grenoble poi a Vittel; fuggì dal campo e passò ad un maquis nella zona di Neufchateau che faceva parte della formazione " Marque" (dal nome de l comandante la formazione). Partecipò a diverse azioni nella zona di Neufchateau, fino al 17 settembre '44. b. ALPES MARITIMES-SAVOIA S. ten. Burzotta Giuseppe, di Roccapalumba (PA), classe


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Elenchi vari

1913, 514° btg. T.M. Div. "Taro". Fu fatto prigioniero dai tedeschi e rinchiuso nel campo di concentramento di Hyères. Riuscì ad evadere e per diversi mesi visse alla macchia finché nell'aprile del '44 entrò in una formazione di F.T.P.F. dove restò fino all' agosto '44. In seguito operò al comando di circa 80 militari della 4" Armata nella zona di Barcellonette, alle dipendenze del comandante di btg. 15/XV dell'Armata francese. Dopo alcuni mesi passò, assieme ai suoi uomini, al btg. VS. 21/XV, partecipò ad azioni belliche fino alla liberazione dell'Italia. S. ten. cpl. Nicchi Giovanni di Termini Imerese (PA), classe 1916; alla notizia dell'armistizio si nascose nella zona di Cuneo ed entrò nell'ottobre '43 nelle fila della Resistenza piemontese(/ Div. "giustizia e Libertà"). A causa dei continui rastrellamenti tedeschi, entrò nell'agosto del '44 in Francia, unendosi ad un gruppo di "maquisards" nella zona di Mentone. Più tardi si arruolò nel btg. 21/XV, nel quale combatté dall'ottobre '44 fino al maggio '45.

Ten. Calendoli Giovanni di Torino, classe 1912; 1'8 settembre riuscì a sfuggire ai tedeschi e si diede alla macchia compiendo, assieme ad altri militari, piccole azioni di disturbo contro pattuglie tedesche; dopo l'agosto '44 tentò di formare un reparto italiano c he si ponesse a guardia del confine franco-italia no (Savoia). S.ten.f cpl. Liverani Giovanni; evaso da un campo di concentramento tedesco, si univa alle forze della Resistenza francese. Guidò durante 12 mesi di combattimenti (ott. ' 43-nov. '44, Delfinato, Provenza, Savoia) l' unità affidata al suo comando. Per le sue capacità ed il suo valore venne nominato maggiore partigiano. Ebbe il transito in s.p.e. per merito di guerra. c. CLERMONT Cap. magg. Squarciotta Francesco di Ortonova (FO) classe 1919, 208° fanteria, a La Farlette (Tolone), il I ottobre fu catturato dai tedeschi ed internato nel campo di Pignes. Al secondo 0


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La Resistenza dei militari Italiani in Fra11cia e i11 C-Orsica

tentativo di fuga riuscì ad evadere dal campo lavoratori spagnoli di Montpellier e nel giugno del, '44 si unì ai partigiani spagnoli "ex miliziani delle brigate rosse", "11 Brigada E.M. Union Nazional espagnol" facenti parte delle F.F.I., vi restò fino al 30 settembre. Fu rimpatriato nel novembre '44. Mancando la ripartizione per dipartimento, l'elenco dei militari italiani nella Resistenza in territorio francese prosegue in ordine alfabetico:

Ten. Barelli Luigi nome di battaglia "Roul" entrò prima nella Resistenza francese e dopo lo sbarco alleato si arruolò nel 1° raggruppamento genio. Serg. magg. Catalano Cipriano di Be nti glio (Benevento), classe 1923. Evase da un campo di prigionia in Francia nel settembre '43 ed entrò a far parte delle locali formazioni partigiane. Nell'agosto del '44, dopo lo sbarco alleato, si distinse in un attacco ad una posizione fortificata tedesca. Sebbene fosse rimasto ferito continuò a combattere al comando di un plotone marocchino. Fu decorato con la medaglia di bronzo. Magg. f s.p.e. Coisson Stefano di Agrogna (TO); addetto ad una missione operante all'estero, per il rifornimento dei patrioti italiani di alcune vallate alpine, seguì numerose ricognizioni di alta montagna riuscendo a far passare armi e materiale sulla frontiera italo-francese dal novembre '44 al maggio '45. Soldato f De Stefano Eugenio di Vitto d' Asio (Udine), classe 1907; combatté nelle formazioni della resistenza francese dal 15 gennaio '44 al 15 marzo '44. Fu decorato con la croce al valor militare. Vice brigadiere Ferrero Vittorio di Alessandria, classe 1922; rimase nel gruppo di "maquisards" di Valson per circa 4 mesi (22.6.44-10.10.44). Rientrò in Italia nel novembre '44. Artigliere Giovannini Angelo di Fiorenzuola (FI), c lasse

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1912; 1'8 settembre si sottrasse alla cattura e successivamente si arruolò tra le forze della resistenza francese (1 ° maggio - 28 novembre '44). Si meritò anche l'encomio delle autorità francesi. Fu decorato con la croce al valor militare.

S. ten. di cpl. Martuscello Stefano di Napoli, classe 1920; riuscì ad evadere da un campo di concentramento ed entrò tra i "maquis" francesi distinguendosi in una azione portata contro i tedeschi il 20 agosto del '44. Fu decorato di medaglia d'argento. Militare Mazzola Bruno di Moglia (Mantova), classe 1916; deportato in Francia dai tedeschi, fuggì dalla prigionia e raggiunse una formazione francese con la quale operò per parecchi mesi. Fu decorato di medaglia d'argento. Ten. f Monteleone Michele di Rombiolo (Catanzaro), classe 1923; catturato dal nemico e rinchiuso in campo di concentramento, riusciva a fuggire entrando nella resistenza francese. Fu al comando di un reparto composto in gran parte da militari italiani che lui stesso aveva reclutato dal maggio all'ottobre '44. Fu decorato di medaglia d'argento. S. ten. medico Natali Tranquillo S. ten. Patara Giovanni

Ten. s.p.e. Picco Costanza, classe 1917; all'indomani dell'8 settembre, si distinse nell'azione contro il presidio tedesco di S. Raphael (Provenza). Entrato a far parte del "maquis" venne inviato come ufficiale di collegamento con le formazioni partigiane del Piemonte e col locale CILN, contribuendo validamente alla stipulazione degli accordi di cooperazione (Saretto-Barcellonette) fra partigiani italiani e francesi. Dopo aver ripetutamente attraversato la frontiera, rimase nel territorio italiano al comando di una formazione in Val Maira continuando la lotta contro le forze nazifasciste fino al 25 aprile '45. Fu nominato capitano per meriti di guerra e ricevette una medaglia di bronzo per aver difeso, con-


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La Resistenza dei militari Italiani in Francia e in Corsie,

tro i tedeschi, degli ufficiali italiani, l' 8 settembre. S. ten. a cpl. Rostagno Guido di Maniglia di Perrero (TO); operò in diverse formazioni partigiane italiane; il 21 marzo 1945 al comando della sua squadra si scontrò con una pattuglia tedesca a Val di Andries (o Abries), mentre cercava di attraversare le linee per rifornire i Patrioti di armi e munizioni avute dagli alleati. Fu decorato con la medaglia d'argento.

Ten. Sottili Giovanni 4" Armata; venuto a contatto con le forze della Resistenza, sin dall ' occupazione ita li ana della Provenza, comandò in seguito una formazione partigiana in Val di Lanzo.

S. ten. Ungaro Natalino


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B. CAMPI DI PRIGIONIA PER ITALIANI IN FRANCIA 1. NOTE ESPLICATIVE

a. I dati sono stati raccolti presso la Croce rossa italiana con la collaborazione della CR francese e del comitato internazionale della CR, attraverso un lavoro capillare compiuto dalle delegazioni inviate nei diversi dipartii.menti per aiutare i connazionali. Le informazioni sono state integrate da notizie forni te dall ' Unione militari italiani in Francia. (AsdMAE AP B. 99 f. 3 - USSME Rapp. Italiani in Francia R: 339). b. Nei campi di prigionia erano rinchiusi tre categorie di militari italiani: - militari italiani della 4" Armata, ex prigionieri dei tedeschi o che avevano lavorato per l'organizzazione Todt. Rappresentano il numero più cospicuo. Nell'agosto '44 molti di questi uomini si organizzarono e parteciparono alla liberazione di alcune città della Francia. - partigiani italiani costretti a sconfinare dalla Liguria o dal Piemonte e Valle d 'Aos ta, tra il luglio e il dicembre '44. Costituirono un numero più esiguo, rispetto ai militari della 4" Armata, furono abbastanza numerosi nella Alpi Marittime. Tra costoro erano presenti anche militari sbandatisi, 1'8 settembre, nei territori italiani sopracitati. - militari italiani liberati dagli Alleati in Germania. c. Il segno ** indica quei campi nei quali le condizioni di vita degli italiani erano particolarmente dure. d. Sono riportati anche quei campi di internamento americani di cui si è a conoscenza. e. I tempi dei verbi, al presente o al passato, sono quelli riportati nelle relazioni delle delegazioni cui ci si riferisce.


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La Resiste11za dei militari Italia11i in Francia e in Corsica

2. DIPERTIMENTO E LOCALITA'

AIN BOURG EN BRESSE Nel campo di concentramento di Vennes 70 militari italiani sono detenuti e vivoni in condizioni veramente pietose. ALLIER VICHY Nel centro di soggiorno sorvegliato vivono 70 militari italiani. Il trattamento è pessimo. AISNE LAON Nella caserma della cittadella sono internati 5 o 7 m ilitari italiani. Sono ex prigionieri dei tedeschi che erano riusciti ad evadere; sono stati nuovamente internati, questa volta assieme ai prigionieri tedeschi. Esistono in questo dipartimento diversi campi in mano americana di cui si ignora forza e dislocazione; si è a conoscenza di soli 4 campi dove i mili tari italiani vengono adibiti al lavoro ed il trattamento è buono: Margival vi sono 500 uomini Chavigny " 93 " Vauxaillons " 200 " Chivres-Val " 53 " ALPI MARIITIME NIZZA Nella caserma d' Auvare sono rinchi usi 5 militari italiani. non si conosce il trattamento ricevuto.

** AUBAGNE Risulta che in questa località fossero presenti 800 militari in fase di trasferimento nei campi di concentramento nella regione di Tolosa con il pretesto che "i civili italiani s' interessavano troppo ad essi". I mi litari italiani erano stati internati assieme a 30.000 tedeschi dai quali subivano le angherie e l'autorità. Dopo essere stati spogliati di ogni loro avere, compreso il loro abbigliamento, sono stati costretti a vestire l'uniforme tedesca. Erano maltrattati , privati di nutrimento e di cure; molti di loro si arnrna-


Elenchi vari

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larooo ed i medici tedescbj ai quali era stata affidata l'infermeria rifiutarono di curarl i. Vi furono parecchi morti a causa della tubercolosi. Inoltre, erano battuti dai soldati francesi di colore di guardia ai campi. Anche 25 partigiani, militari italiani, che si ritirarono feriti in Francia in seguito all'offensiva tedesca, rimasero senza cure nel campo di concentramento per parecchie settimane. Furono liberati solo per l' intervento delle autorità inglesi. ARIEGE HOSPITALET Nelle miniere di Puymorens si trovano 60 militari italiani ex prigionieri dei tedeschi. Il trattamento é cattivo.

** SAINTEN e CASAUX Vi sono 70 militari. In entrambe le località il trattamento al quale sono sottoposti viene definito pessimo. AVEYRON ** BARTHOLEME Lavorano in miniera un numero imprecisato di mil itari italiani. TI trattamento é pessimo. BASSES ALPES ** VILLENEUVE 54 militari italiani ex prigionieri dei tedeschi sono al campo dei prigionieri e lavoratori della città. Essi sono insufficientemente nutriti e se uno di loro arriva a procurarsi qualcosa da mangiare gli viene tolto immediatamente. Sono mal vestiti, senza coperte, senza calzature; gli ammalati non sono curati; il trattamento é pessimo. BASSES PYRENEES ** BIARRITZ 250 militari italiani, che un tempo facevano parte della batteria italiana di St. Jean de Lutz, sono internati nel campo della città. Il trattamento è pessimo. BOUCHES DU RHONE ** MARSIGLIA Nei campi di St. Pierre e delle Baurnettes vi sono 291 militari italiani; al campo di Genemons ve ne erano 800 che sembra siano stati trasferiti nella regione di Tolosa. Agli Ets Coder ve ne


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La Resistenza dei militari Italiani in Francia e in Corsica

sono 70 come "lavoratori" ma trattati alla stessa stregua dei prigionieri; a St. Marthe ve ne sono 150, alla Blancarde 50, a Pointe Rouge un numero non identificato. A Salon de Provence si trovano 43 militari italiani; tutti subiscono un trattamento deplorabile. Anche qui sono stati spogliati dai francesi di tutti gli averi e, per conseguenza, hanno dovuto vestire l'uniforme tedesca.

** BONNEVILLE SUR TOQUES CALVADOS 20 militari italiani internati al Centre de Sèjour des Surveillés. Il trattamento é pessimo. CHER BOURGES 32 uomini sono detenuti al campo di concentramento e soffrono fame e freddo. Subiscono un cattivo trattamento. COTES DU NORD GUINGAMP 43 uomini sono internati nella caserma Remonte. Erano evasi dai campi di concentramento tedeschi ed hanno partecipato con le F.F.I., come molti altri, alla liberazione della Francia. Ciononostante subiscono un trattamento molto duro.

LAMBALLE 200 uomini sono internati nel campo di Chalet. Sono molto maltrattati. ST. BRIEUC Nel campo di Pinot du Clos sono stati trasferiti 24 dei prigionieri di Lamballe. Anche qui sono costretti a vestire, loro malgrado, l'uniforme tedesca. DEUXSEVRES SALLES 5 militari italiani sono internati nel campo n. 93. Il trattamento é cattivo. DORDOGNE Vi sono internati 75 miHtari italiani.

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BERGERAC


Elenchi vari

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MONTRON Vi sono internati 45 militari italiani. Sembra che questi stiano per essere, o sono già stati liberati. DOUBS BESANCON Un certo numero cli militari italiani ed ex prigionieri dei tedeschi sono detenuti nella cittadella della città. Vi sarebbero internati anche dei "maquisards" italiani, ripiegati in Francia in seguito al1'ultima offensiva tedesca. DROME ** VALENCE 30 ex prigionieri dei tedeschi sono detenuti nella caserma di Latour-Mabourg. Sono stati obbligati a vestire l' uniforme tedesca e sono ancora più maltrattati che g li stessi tedeschi. Nell'ospedale militare si trova uno dei prigionieri tubercoloso al quale non si può portare aiuto. Il trattamento é pessimo. GARD ** MARTINET (Nimes) Nel campo Jules Cèsar si trovano 200 uomini assieme ai tedeschi. Molti di loro sono ammalati; il trattamento é pessimo. GIRONDE ** BORDEAUX La situazione cli 750 militari e 40 marinai mercantili, internati nei campi di Germignan, cli Lanton, Chalet, Andernos, Merignac, é estremamente grave. Risulta che sono perfino costretti a nutrirsi dei resti buttati nelle immondizie dagli F.F.I. Due di loro sono stati uccisi perché avevano cercato di scambiare delle maglie per del pane. Un altro é stato ucciso perché aveva messo la testa fuori dalla baracca: Sono stati spogliati di tutto ciò che avevano e sono vestiti di stracci. Inoltre sono costretti a degli atti innominabili dalle truppe di colore che guardano i campi. E' tra l' altro interdetto di inviar dei pacchi. HAUTE GARONNE TOULOSE Caserma Compans: 18 uomini sono stati internati e subiscono un trattamento duro. Foret de Bucon: 200 militari devono lavorare come delle


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La Resistenza dei militari Italiani in Francia e in Corsica

bestie e subiscono anch'essi un cattivo trattamento. Camp de Bordelong: 15 militari sono stati mischiati ai tedeschi e subiscono un trattamento cattivo. Al deposito n. 171 di Le Sable sur Porte vi sono 913 militari. Tutti sono stati spogliati di ciò che avevano e costretti a vestire l' uniforme tedesca. HAUTEMARNE CHOIGNE Nella caserma della 28" artiglieria lavorano 800 militari sottoposti alle autorità americane. Il trattamento é buono. HAUTE PYRENEES Nei cantieri della Maison Bianche lavorano 80 militari. Non si conosce a che tipo di trattamento sono sottoposti. HAUTE VIENNE LEDORAT 30 militari ita)jani sono internati nel campo militare. Tre proposte sono state fatte loro: o la Legione Straniera per 5 anni o il battaglione del Genio Straniero oppure il battaglione Pionieri stranieri per la durata della guerra o il campo di concentramento. HERAULT LODEVE 18 ufficiali sono stati internati nel campo di concentramento assieme ai tedeschi. PARC DE BALLON In questo campo é detenuto qualche militare italiano. MONTPELLIER Più di 300 uom ini si trovano nel campo, tutti ex prigionieri dei tedeschi. Sono maltrattati. Vi sono altri campi in questo territorio, a Pur Sète, a Castellas a Ceilhes et Rocozel di cui si ignora il numero dei prigionieri e il trattamento al quale vengono sottoposti. ILLE ET VILLAINE Sono internati 60 militari italiani.

ST.MEDARD


Elenchi vari

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INDRE ET LOIRE RUCHARD par AVON LES ROCHES 75 uomini sono internati in questo campo. Erano prigionieri dei tedeschi ed erano evasi. AMBOISE Nel campo n. 41 sono internati 50 militari italiani. ** DAX LANDES Nel campo di St. Pierre si trovano 85 mmtari italiani.

** SORE Vi sono nel campo 104 militari tutti ex prigionieri dei tedeschi. Subiscono un trattamento inumano. Si sono già verificati parecchi casi di tubercolosi. ** MONT DE MARSAN 424 o 500 militari sono internati nelle stesse condizioni. PISSOS Nel campo di Dognague un numero imprecisato di militari italiani viene impiegato per lavorare nei boschi. Il trattamento é pessimo. GRENOBLE ISERE Nella caserma Bizanet e sull' intero dipartimento sono internati complessivamente 552 militari, 350 partigiani e 50 civili. SAMOUR MAINE ET LOIRE 80 militari , ex prigionieri dei tedeschi, sono internati ne l campo di concentramento. MONTARGIS LOIRET Nel campo n. 603, 300 militari lavorano come operai specializzati. Il trattamento non é buono. CHERBOURG MANCHE 557 militari e 15 civili sono sotto il controllo delle autorità americane. Non si conosce il trattamento al quale sono sottoposti.


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La Resistenza dei militari Iralia11i in Francia e in Corsica

MARNE REIMS In q uesta località vi sono 250 militari che lavorano sotto il controllo delle autorità americane. Questi uomini sono stati trasferiti qu i provvisoriamente dal campo di Margival dal quale dipendono. Inoltre sono presenti 2.000 militari sottoposti invece alle autorità frances i. Di entrambi i gruppi non si conosce il trattamento riservato. VITRY LE FRANCOIS 20 uomini, ex prigio nieri dei tedeschi , sono tenuti prigionieri. **MAROLES 150 prigionieri itabiani liberati dalla Germania all 'avanzata alleata lavorano nella regione sotto il controllo francese ma sono privi di libertà e sono malnutriti e a volte ma ltrattati. MEURTRE ET MOSELLE BRULEY 8-9 militari lavorano sotto il controllo delle autorità frances i presso fattorie. Il trattamento é discreto. NANCY

In un centro de repatriement vi sono un numero imprecisato di militari italiani. Il trattamento é cattivo.

MOSELLE SARREBOURG In un ospedale americano vi sono 150 militari ammalati. NIEVRE DECIZE 1.000 mili tari italiani, ex prigionieri dei tedeschi, liberati dal1' avanzata alleata, si trovano nella caserma dei rifugiati alleati. Essi erano liberi sino al 10 aprile, data in cui fu prescritto loro l' internamento. Qui pe rò contrariamente a tutti gli altri campi non sono sottoposti a m altrattamenti. NEVRES Al campo Tomson sono internati 35 mil itari ex prigio nieri dei tedeschi, liberati dagli F.F.I. , con i quali avevano partecipato

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Efe11chi vari

ai combatti menti nella regione; furono nuovamente internati dopo essere stati spogliati di ciò che loro apparteneva; al depot P.G. n. 83 ve ne sono altri 28. Il trattamento nei due campi é cattivo. DOVAI NORD 9 o 15 militari italiani, ex prigionieri dei tedeschi, sono internati al centro di raggruppamento degli stranieri e sono mal nutriti. Il trattamento é cattivo. In questo territorio ci sono dei militari liberati dagli alleati in Germania che sono internati in un campo di concentramento francese. ARMENTIERES 13 uomini sono detenuti in un campo. Non si conosce il trattamento al quale sono sottoposti.

BARLIN PAS DE CALAIS Nel campo P.G. n. 11 si trovano 20 uomini c he vengono impiegati per il lavoro nelle cascine. BALLON d'ARRAS Nel campo si trovano 3 uomini. GALLON Presso Lievin si trova un militare italiano. PYRENEES ORIENTALES ** RIVESALTES Nel campo si trovano un numero imprecisato di militari italiani. Ebbero la possibilità, nel mese di febbraio, di formare un battaglione che doveva comprendere al massimo 550 uomini e che doveva essere incorporato nel 10° raggruppamento del Genio Francese. (vedi 3° cap.) Altri detenuti hanno avutò la possibilità di lavorare fuori dal campo ma sempre con trattamento da prigionieri. Il trattamento inflitto a quelli che sono stati costretti a restare nel campo (per mancanza di lavoro o per non possibilità di ingaggiarsi in detto battaglione) é inumano. Sono trattati come delle bestie.


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La Resistenza dei militari ltalia11i i11 Francia e in Corsica

RHONE LIONE Nel Fort de Montluc vi sono alcuni militari imprigionati. SAONE ET LOIRE MONTCEAU LES MINES 22 militari ex prigionieri dei tedeschi vi sono internati. CHALONSS/MAONE 10 militari provenienti dal campo di Nevers (Nievre) sono stati internati. SARTRE CHAMPAGNE (Le Mans) 850 uomini sono sotto il controllo delle autorità americane. Il trattamento é buono. SEINE INFERIEURE FONTAINE LE DUNE 12 militari italiani, ex prigionieri dei tedeschi, lavorano in questo territorio considerati come prigionieri cli guerra. SEINE ET MARNE JOUARRE Alcuni militari italiani vi lavorano nella cascine. Il trattamento é discreto. SEINE ET OISE CORMEILLES EN PARISIS Nel forte di Cormeilles sono internati 500 militari italiani. Una parte di loro sono stati liberati in Germania dagli Alleati. Il trattamento é molto duro; sono stati spogliati dei loro averi e costretti a vestire l' uniforme tedesca. Nel forte di Noisy le Sec sono internati 300 militari italiani che subiscono un cattivo trattamento. EPERNAY Vi sono 250 militari, il trattamento é discreto. TARN ** LARZAC Nei pressi di Castre si trova un gruppo di militari italiani trasferiti da Montpellier. Sono obbligati a lavorare nelle miniere cli carbone benché privi dello stretto necessario (mal nutriti e vestiti cli stracci).

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Elenchi vari

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TARN E GARONNE MONTABAUN Nella caserma GUIBERT si trovano 500 uomini inseriti nell' XI raggruppamento d' infanterie; il trattamento é discreto. VAR ** HYERES Tutti i militari della regione sono stati arrestati o corrono il pericolo cti esserlo. Nel campo di Ballyvestre sono internati 1.500 uomini. Il trattamento inflitto a questi uomini é veramente inumano.

** TOLONE Al campo di La Vallette, di Bon Rencontre e alla prigione di Malkousquet sono internati diverse centinaia di militari italiani, ex prigionieri dei tedeschi. Anche qui il trattamento é inumano. Diverse djecine dj questi uomini sono morti di tubercolosi e privazioni. Secondo le ultime stime, ci risulta che gran parte di loro sarebbero messi al lavoro fuori dei campi. ** AVIGNONE VAUNCLUSE Nel campo Palais de La FOIRE sono internati 630 militari. Il trattamento anche qui é pessimo. Hanno comunque la possibilità di lavorare nelle vicine fattorie, ma sono sempre considerati prigionieri. VIENNE POITIERS Vi sono 27 militari italiani. Il trattamento è cattivo. COTILLON Vi sono 26 militari italiani. Il trattamento é cattivo.


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La Resisren::.a dei militari Italiani in Francia e in Corsica

C. MILITARI ITALIANI TUM ULATI NEL "SACRARIO" DI SAINT- MANDRIER (elenco tratto da Leonetti-Carena " Gli italiani nel Maquis" ) ABBORIZIO Giuseppe ( s.) ADDONA Giuseppe ( s.) AGNUSDEI Guglielmo ( s.) AGOSTI Guido ( s.) AGOSTI Marino ( s.) AGOSTINI Vincenzo ( s.) ALARIO Domenico (s.) ALBERETTI Elio ( s. ) ALBI Alfonso ( s.) ALINARI Ottavio ( s.) ALTIERI Cesario (s.) ALTIERI Vincenzo (Mar.) AMENDOLA Giuseppe ( s.) AMORE Calogero ( Serg.) AMORE Francesco (Mar.) ANGERAME Giuseppe ( s.) ANGONI Arturo ( s.) APOLLO Simone ( s.) ARCARO Pasquaie ( s. ) ARENA Giovanni ( s.) ARMAROLI Cesare ( s.) ARNABOLDI Lucinno ( s.) ARRESE Francesco ( s.) ARRIGONI Celeste ( s.) ARTIFONI Ferdinando ( s.) ASMUNDO Alfio ( s.) ASSANELLI Virgilio ( s.) BACClGHET Giuseppe (civ.) BACERICA Ulderico ( C.C.) BACICH Francesco (Mar.) BADANO Carlo ( s.) RAGATIN Emilio ( s.) BAGLIARI C. (Capitano) BALDASSI Rino (Mar.) BALDI LUIGI ( s.) BALDIEN Virgilio ( s.) BALDINO Salvatore ( s.) BALEN Antonio ( s.) BALLONI Mario ( s.) BALZANELLI Attilio ( s.) BALZANELLO Cesira (civ.)

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BANDERA Giuseppe ( s.) BARANI Dandolo (civ.) BARATTA Vincenzo (Cap.) BARBARO Giovanni ( s.) BARBIERI Leo ( s.) BARBUTI Lorenzo ( s.) BARCELLONA Salvatore (Av.) BARENGO Domenico ( s.) BARONE Allredo (Mar.) BARONE Angelo ( s.) BARONE Carmine ( s.) BARONE Matteo (Mar.) BASILE Salvatore ( s.) BASSERI Giovanni ( s.) BASSI Secondo ( s.) BASSI Ròsolino ( s.) BASSO Antonio (s.) BASSO Igino ( s.) BATIIS~LLA Giovanni (s.) BAZZANI Allonso ( s.) BEACO Guido ( s.) BEGUS Albino ( s.) BELLESINI Luigi ( s.) BELLI Mario ( s.) BELTRAMI .Attangelo (s.) BENATII Olmcs (s.) BENEDEITI Francesco ( s.) BERGAMASCHI Vittorio ( s.) BERGESE Martino ( s. ) BERLATO Giuseppe ( s.) BERNARDI Quinto ( s.) BERNARDI Timoteo ( s.) BERTINI Salvatore (Mar.) BERTOLI Francesco (s.) BEITIS Roberto (S. Ten.) BIANCHI Eugenio (C.C.) BIANCHI Rocco ( s.) BIANCO Giovanni ( s.) BIANCO Secondo ( s.) BIASUTTI Pietro ( s.) BIGI Ovidio (s.) BIRICCI Pietro ( s.)


Elenchi vari

BISGIERI Livio ( s.} BIZ Giovanni (civ.} BOGLIETTO Giuseppe ( s.) BONATESTA Salvatore (s.) BONDINI Giuseppe ( s.) BONFIOLI Bruno ( s.) BORASIO Lorenzo (s.) BORBONE Giuseppe ( s.) BORGHESE Clorindo ( s.) BORGHESI Giovanni ( s.) BORGHESI Sesto ( s. ) BOSELLI Emilio (s.) BOSIO Enrico ( s.) BOT Osvaldo (civ.) BOTTAZZI Cesare ( s.} BOTTI Luigi ( s.} BOTTICELLI Armando ( s.} BRANCINI Bruno ( s.} BRAGAGNOLO Vittorio ( s.) BRAGHIN Gino ( s.) BRANZATI Renato (s.} BRAVINI Alfredo (civ.) BRENNA Emanuele ( Serg.) BRESCHI Aldo ( s. ) BROCCATO Salvatore ( s.) BRUNO Nicola ( s.) BRUNONE Ra.ffaele ( s.) BRUSCHETTI Settimio ( s.) BRUSTIA Antonio ( s.) BRUZZONI Pietro ( s.) BUCCI Giuliano ( Serg. M. ) BUGANZA Remo (s.) BUONPADRE Pasquale ( s.) BURATTO Virgilio ( s. ) BURLON Riccardo ( s.) BUSSI Fausto ( s.) CABERLON Antonio ( s.) CACCIOTTI Giuseppe ( s.) CALABRESE Tancredi (s.} CALANDA Pio ( Cap.) CALANDRA Emilio ( s.)

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CALCAGNO Angelo ( s.) CALDERAN O. (s.) CALLOGARO (s.) CALO Luigi ( s.) CALOGERO Gino ( s.) CAMARDELLA Antonio ( Cap.) CAMURAll Pilade ( s.) CANDIA Giuseppe (s.) CANDUS Luigi ( s.) CANEDOU Aldo (Scrg.) CANGIOU Giuseppe (s.) CANINE Alberto ( s.) CANNIZZARO Giuseppe ( s.) CANOVA Cesare ( s.) CANTARELLA Salvatore ( s.) CANTINOm Sereno ( s.) CANTO Vmccmo ( s.) CAPALDO Carlo ( s.) CAPANNA Dario ( s.) CAPPATO Primo ( s.) CAPPELLACCI Enrico ( s.) CAPPELLETII Luigi (s.) CAPPELLETTI Mario ( s.) CAPURSI Michele ( s.) CAPUZZI Angelo ( s.) CARADONNA Sebastiano ( s.) CARBELLA Pio ( s.) CARDINALE Ottone ( s.) CARETTA Antonio ( s.) CARETTA Ettore (s.) CARETTA Giulio ( s.) CARLETTI Renato ( s.) CARLINO Vincenzo ( s.) CARLONI Antonio ( s.) CARLOVICH Amion ( s.) CARRARO Ildebrando (s.) CARRIERO Vito ( s.) CARTA Santo (Cap. M.) CASSINI Carlo ( s.) CASTAGNINI Antonio ( s. ) CASTELLANI Cesare ( s.) CASTELLANO Giovanni ( Cap..)


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lA Resis te11w dei militari Italiani i11 Fra11cia e in Corsica

·CASTELLAR! Gino ( Cap. M.) CASTELLARIN Sante ( s.) CASTELLARO Angelo ( s.) CASTORE Torello (s.) CASTRONUOVO Vitantonio s. CATANIA Nicola (Cap.) CATELLI Gino (s.) CATIELLO Antonio ( s.) CA1'RENICH Vtlco ( s.) CATTANEO Francesco (s.) CATTANEO Luigi ( s.) CATTANI Federico ( s.) CAVANNA Agostino ( s.) CAVICCHIOU Walter (s.) CECCARELLI Luigi ( Serg. M.) CELESTINA Giovanni ( s.) CESAROITO Natale ( s.) CEUL Cornelio ( s.) CHIAVIA Giovanni ( s.) CHERICI Enzo (Cap.)

CONTINO Filippo (Mar.) CONTINO Pasquale ( s.) CONVERSANO Raffaele (s.) COPPO Maurizio ( s.) COPPOLA Armando ( s. ) CORALLI Augusto (Mar.) CORRADI Michelangelo ( s.) CORSI Quintilio ( s.) COSENTINO Nicola ( s. ) COSTINiccm Angelo (.6-v.) CRIPPA C.arlo (s.) CRISTEL Mario ( s.) CRITELLI Giovanni (s.) CROSTA Mario ( s.) CUCCO Antioco ( s.) CURTO Lorenzo (Cap.) CURZEL Mario (Scrg.) CURZIOm Aldo (s. ) CUITIZELATI Carlo ( C.G.)

CHIAPPERO Tommaso (s.)

DALLA POZZA Livio ( s.) DALL'ORO Mario ( s.) DAL MORO Elio ( Scrg. M.) DANELON Battista (Cap.) DANI Ermanno (s.) D'ANTONIO Emidio (s.) DATOLIA Vincenzo (s.) DEAN Gino (s.) DEAN Michele {s.) DE ANGELIS Pierino {Av.) DE ANGELI$ Vincenzo {s.) DE CAPITANI Marco ( s.) DECIME Paolo {s.) DE COL Bruno ( s.) DE CERIS Vittorio ( s.) DEDÈ Riccardo {s.) DE FEO Antonio ( s.) DE FRANCESCO Coleandro (s.) DE FRANCESCO Umberto ( s. ) DE FORI Giuseppe ( s.) DEL GRECO Lorenzo ( s.) DELLA FORESTA Modestino s.

CHIOLA Paolo (s.) CHIRICO Francesco (s.) QURICO Giuseppe ( s.) CIARLO Alfredo ( s.) CIATTAGLIA Agostino ( s.) CIATTAGLIA Giovanni (Cap.) CIBEY Gabriele {Mar. ) CICHERO Ernesto ( s.) CICCOLINI Fortunato ( s.) CICONZE Luigi (Mar.) CINCERA Mario ( s.) CIROCCO Nicola ( s.) CLARI Rocco ( s.). CODINI Luigi ( Cap. M.) COGHETTO Ugo ( s.) COLLESANI Battista ( s.) COMASETTO Francesco (Mar.) CONFORTO Valentino (s.) CONTARDI Orlando ( s.) CONTE Alfredo (s.) CONTE Francesco ( s. )

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Elenchi vari

DELLA MADDALENA Elia s. DELLA MADDALENA Irmo s. DELLA PUTA Pietro (s.) DELLARAMO Agostino ( s.) DELLA SIEGA Attilio (s.) DELLA VALLE Carlo (Teo.) DE LUCA Francesco ( s.) DEL RIO Armando ( s.) DEL VECCIIlO Matteo ( s.) DE Iv1ARCO Sante ( Cap.) DE MARIA Giuseppe ( s.) DE MARIA Pietro ( s.) DE MARTINO Bruno (s.) DE MAITEIS Antonio (s.) DE MATTIA Attilio (s.) DE MILO Nino ( s.) DE NARDI Matteo ( s. ) DE PASQUALE Augusto ( s.) DERGONI Giobatta ( s.) DE ROSA Umberto ( Cap. M.) DE SALVIA Antonio ( s.) DE SIMONE Firmino ( s.) DIANO Carlo (s.) DI BIASE Bernardino ( s.) DI BIASIO Carmine (s.) DI CARLENTINI Sebastiano s. DI CARLO Nicola ( s.) DIDONE Albino ( s.) DI GIA.!~OMENICO Dome· nico ( Cap. M.) DI GIOVANNI Fioravante (s.) DI GIOVANNI Umberto (Cap. M.) DILDA Tobia ( s.) DI LORENZO Egidio ( Cap.) DI LORENZO Giosafatte (s.) DI MAIO Vincenzo ( s.) DI MARIA Nicola (s.) DI MAURO Gaetano ( s.) DI MEO Lorenzo ( s.) D'INCAU Pellegrino ( s.) DINI Egisto (s.)

DI DI DI DI

QUAL Lucio ( s.)

SARIO Aureliano ( s.) VERA Alberto ( s.) VINCENZO Gaetano ( s.) DODEINAZ Osvaldo ( s.) DOLA Antonio (s.)

DONDANA Ermanno (s.) DROVETTI Albino ( s.) DUINA Giuseppe (Tcn.) DURIGATTI Ric:cardo ( s.) ENRICO Andrea (s.) ENRiù Fedele ( s.) ENZOLI Mario ( s.) ERCOLINO Domcnioo ( s.) ESPOSITO Antonio ( s.) ESPOSITO Francesco ( s.) FABI Guerriero ( s.) FABRIZIO Antonio (s.) FACCA Giuseppe (Cap. M . ) FACCHETTl'Ccsare (Av.) FAGGION Fedele (s.) FALCHETTI Paolo ( s.) FALCIIl Adolfo ( s. ) FANELLI Raffaele (s.) FANTINELLI Giovanni ( s.) FANTINI Bartolomeo ( s.) FANTINI Italo (s.) FARINA Angelo (s.) FASOLATTO Rino (s.) FASOLO Gino (s.) FEDERICO Giuseppe (s.) FEDESI Battista ( s.) FELTRIN Alfonso ( s.) FEROLDI Giuseppe (s.) FERRACCIOLI Bonaventura s. FERRAR! Alfeo ( Cap.) FERRAR! Adriano (Mar.) FERRAR! Fortunato ( s.)


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La Resistenza dei militari ltalia11i i11 Francia e i11 Corsica

FERRETII Luigi (s.)

FIA Mario ( s.) FILLONE Domenico ( s.) FILONI Sergio ( s.) FILOSA Carmelo ( s.) FINOCCHIETII Umberto (s.) FIN"OLUZZI Giuseppe (s.) FIORENZA Guido (s.) FIORI Guido (C.C.) FIORI Vittorio ( s.) FIORINA Domenico (s.) FIORINI Rino (Cap.) FLORIONI Carlo (s.) FIORO Giacomo (Civ.) FOCO Attilio ( s.) FOINI Giovanni (s.) FOLLADORI Giovanni ( s.) FONCINORI Andrea (s.) FONTANA Giovanni (s.) FORATO Gino (s.) FOREISTE ( s.) FORNACIARl Settimio (s.) FORNARA Ferruccio ( s.) FORNI Pietrino ( s.) FORRETIIER Pietro ( s.) FOSSATI Domenico ( s. ) FOSSATI Giuseppe ( s.) FOSSATI Giovanni ( s. ) FRABETTI Giovanni ( s.) FRACCA Giovanni ( s.) FRADELLIN Giovanni ( C.C.) FRANCHINI Umberto ( Cap.) FRAQUELLI Alessandro ( s.) FRATICELLI Ferrero ( s.) FRIGHI Antonio ts.) FRIGOLI Ettore (s.) FRINGUELLO Corrado ( s.) FRISA Angelo ( s.) FROSECCHI Dario (s.) FURIA Angelo ( s.) FURINA Rocco ( s. )

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GADDI Fabio ( s.) GAGGI Andrea ( s.) GALLAZZI Aldo ( s.) GALLETTI Edoardo (s.) GALLO Luigi ( s.) GAMBA Giuseppe ( s.) GANALDI Giuseppe ( s.) GARANZANO Paolo (s.) GARRON Pietro ( s.) GASPAROTIO Oreste (.s. ) GATTI Battista (s.) GATTI Mario (Scrg.) GAZZELLI Battista ( Scrg.} GEA Giuseppe ( s.) GENTILE Salvatore ( s.) GERGOLET Romano (s.) GERMIGNANO. Dino ( s.) GIACOMELLI Erasmo ( s.) GIACOMETII Vugilio ( ~) GIANGRASSO Franco (s.) GIANNA Giuseppe (Teo.) GIANNINI Francesco ( s.} GIANNONE Felice ( s.} GIANOGLIO Giuseppe ( s.) GIANOTII Igino (s.) GILLIO TOS Enrico (s.) GINO Alessandro ( s.) GIORDANO Angdo (s.) GIORGI Dante (s.) GIORGI Giovanni ( s.) GIOVANNETTI Vittorio (s.} GIOVANZANA Giacomo (s.} GIRAS Antonio ( s.) GIUSTI Romualdo ( Cap.) GIVELLO Giorgio ( s.} GONNET Paolo ( s.) GOTII Guido ( s.) GRADO Ignazio (s.) GRANO Giobatta ( s.) GRASSANDONIO Vincenzo s. GRASSI Fiorenzo ( s.) GRASSI Mario ( s.)


183

Elenchi vari

GRASSO Nunzio (s.) GRASSO Sebastiano ( s.) GRAVOITO Guglielmo s.) GREAITI Antonio (Civ.) GRIMALDI Raffaele (s.) GROSSI Giovanni ( s. ) GUALTIERO Antonio (s.) GUBBIOITI Benvenuto ( s.) GUGOLE Giovanni ( s.) GUZZEITI Antonio (Civ.) GUZZO Girolamo (s.) HA.MERLI Marcello (s.) IACOPPI Elio ( s.) IANNUCCILLI Domenico ( s.) IGNANI Rocco ( s.) INGICCO Vittorio (1° Av.) INSALDO G. (s.) INTILE Giuseppe ( s.) I OVINE Vincenzo ( s.) ISEPPATO Umberto ( s. ) ISOPPI Giuseppe ( s.) . LABORANTI Quìnto ( s.) LABRIOLA Pasquale (s.) LA CASCIA Matteo ( s.) LAGOMARSINO Gìuseppe ( s.) LA GRECA Vincenzo (Mar.) LAMBRANZI Bruno (Cap.) LANTINI Ernesrq (Civ.) LANFREDI Dialma ( s.) LA RAIA Rocco ( s.) LARICCHIA Michelangelo (Cap. M.) LATINI Elio ( s.) LATTANZI Francesco (s.) LA V ARINO Enrico ( s.) LAVORO Giuseppe ( s.) LAZZARINI Emilio ( s.) LAZZARINI Francesco ( s.) LEASI Santo ( A v. )

LEGGERI Martino ( s.) LEGGIERI Matteo ( s. ) LEONE Nicola ( s.) LEONI Ugo (Tcn.) UNUTO Evo (s.) LIPARESI Romeo ( s.) LO BASOO Osvaldo (s.) LO FERMO Calogero ( s.) LOMBARDI Giuseppe (s.) LOMONACO Lodovico ( s.) LONARDI Aristide ( s.) LONARDI Giuseppe ( s.) LORENZOITO Augusto (s.) LOT Benvenuto ( s.) LOVO Luigi (1° Capo M.) LUCARELLI Enrico ( s.) LUCATELLO Luigi ( s.) LUCCARINI Salvatore ( s.) LUCClDNI Giuseppe (Civ.) LUCIANI Giulio (Mar.) LUPERTO Antonio ( s.) LUTTI Oliviero ( s.) WJ.ACCARI Ernesto (Cap.) MACCAUDA Carmelo ( s.) MADDONA Ciro, (Mar.) MAFFEO Michele ( Serg. ) MAGNANTI Dedimo ( s.) MAGNOLO Salvatore ( Cap.) MAGRIN Silvio ( s.) MALACRITA Pietro (s.) MALERBA GIULIO (s.) MALOROVICH Peter ( s.) MAl\IBRINI Francesco ( C. M.) MANCARELLA Nicola ( s.) IvIANCONE Felice ( s.) MANETTI Ambrogio ( s.) MANERA Vittorio ( s. ) MANGANARO Natale (s.) MANIACI Antonio ( s.) MANNI Achille ( Av. ) MANZI Giuseppe ( s. )


184

lA Resistenw dei militari ltalia11i in Francia e in Corsica

MA.RANCI (s.) MARANO Carlo ( s.) MARCHESE Samuele (s.} MARCHESIAN Bruno ( Serg.) MARCHINI Angelo ( Cap. M.) MARCUZZI Achille ( s.) MARELLI Adamo (s.) MARIANI Loreto ( s.) MARIANI Virgilio ( s. ) MARINI Corrado ( s.} MARlNSCEK Luigi (s.) MARINUCCI Luigi ( Cap.) tvIAROTIO Lino (Cap.) MARSETII Antonio ( s.} MARTELLO Scipione (Cap. M.)

MARTINELLI Costanti.no ( s.) ~IARTINI Vittorio ( s.) MARTINO Osvaldo ( s.) tvf..A.RUSSI Mario ( s.) MARVIN Giuseppe (Civ.) MARZANO Domerùco (s.) MASCARELLI ( s.) MA.SCHERPA Giovanni (s.) lv1ASIA Giovanni ( s.} MA.SSARO Armando (s.) MA.SSENO Bruno ( s.) MA.SSILLI Riccardo ( s. ) MATA Bruno (Mar.) MATCOVICH Antonio ( s.) MA TELLA Evelino ( s.) MATTEOLI Bruno (Brig.) MATTIUSSI Fausto ( Cap. M.) MAURI Giovanni (s.) MA URIZI Mario ( s) MAUROTTA Nicola. (s.) MAZZE! Eufrasio ( s. ) MECLUS Mario ( s.) MEINI Gustavo ( s.) MELINO Celestino ( s.) MENEGHEL Pietro ( s.) MENGOZZI Renzo ( Civ.) tvlENINI Giovanni ( s.}

MIARl Luigi {s.) MICHELETTI Giuseppe ( s.) MINCIONE Luigi (s.) MINER.00 Secondo ( s.) MODERNO Settimo ( s.) MODOTIO Rom.ano ( s.) MOENIC Gabriele ( s.) MONACHJNI Aurelio (s.) MONGIAT Pietto (s.) MOTEDURO Antonio ( s.) MONTENERO Gavino (s.) MONTRUCCHlO Giovanni (s.) MORAGLIO Eduardo (Civ.) MORANDO Enrico ( s.) MORETII Mario ( s.) MORETII Rinaldo (Civ.) MORINI Arturo (s.) MORINI c.ciso (Civ.) MORO Erminio ( s.) MORO Giuseppe (s.) MOSCHETTI Luigi (s.) MOSCIOVECCHIO Donato (s.) MOZNICH Antonio ( s.) MUNIZZA Vincenzo (s.) MURÈ Salvatore ( s.) MURGIA Antonio ( s.) MUSSIO Pietro ( s.)

NA.RT Giuseppe ( Cap. M.) NAVA Armando ( s.) NEGRO Alberto (s.) NEGRO Andrea ( s.} NEGROSI Luigi (s.) l\1ERI Giuseppe (Mar.} NESTICO Saverio ( s.} NOSARI AHredo ( s. ) NOTO Giovanrù ( s.) OLDANI Giuseppe ( s.} OLGIATI Massimo (s.) OLIVETTI Ernesto (s.) OLMEDA Giovanni (s.)


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Elenchi vari

OREFICE Domenico ( s.) ORGERO Virgilio ( s.) ORI.IN! Innocente ( s.) OSS Giuseppe ( Cap. M.) 01TENGA Franco (Mar.) PACINI Domenico ( s.} PACITIO Gennaro ( s.) PADULA Attilio (s.) PAGANELLI Luigi ( s.} PAGANO Enrico (s.) PALADINO Mario (s.} PALAZZO Ignazio ( s.) PALMIERI Benedetto ( s. ) P.AI'IDEITI Nello ( s.} PANNUNZIO Cesare (Mar.) P ARE.i'ITI Virgilio ( s. ) PARETI Ugo {S. Ten.) PARODI Giacomo (Mar.) PASARELLI Pasquale ( s.) PASELLI Mario ( s.} PASETII Angelo ( Cap.) PASINATO Ippolito (Serg.) . PASQUALETIO Raffaele ( s.} PASQUALI Felice (s.) PASTORE Vito (s.) PECORELLE Pasquale ( s.) PEDRAZZA Guglielmo ( C. M.) PEDRAZZI ( s.) PEDUZZI Andrea ( s.) PEGHIN Guido (s.) PEIRETTI Bartolomeo ( s.} PERACCINI Girolamo ( s.) PERCONTI Antonio (Av.) PERE Raffaele (s.) PERNA Domenicantonio ( s.} PERNICE Antonio ( s.) PEROTTI Carlo (s.) PERRET Gino (s.} PERRONE Paolo ( s.) PERSICO Rocco (Cap.) PERUCH Stanislao ( s.)

PETOLEITI Aldo (s.) PETRAGNANI Bruno ( s.} PETRAZZO Vittorio ( s.} PETRONEI.LA Nicola ( s.) PETRUZZI Angelo (s.} PETIARELLI Pietro (s.} PEZZAIOLI Natale ( Cap. M.} PFEIFER Francesco ( s.) PIAZZA Francesco (s.) PICCO Eugenio (Civ.) PICCOLI Gino (s.) PINCI Benedetto (Av.) PI OLI Silvino ( s. ) PIOTIO Francesco (Cap. M.) PITASSI Eliseo (Civ.) PIZZICATO Antonio ( s.) PIZZOLATO Antonio ( s.) POCI Giuseppe ( s. ) POGGI Giuseppe (Mar.) POLI Pietro ( s. ) POLTINO Corrado (s.) PONCmOLI Carlo ( s. ) PONS brullo ( s. J PRANDI Giovanni (s.) PRAOLINI Pierino (s.) PREGNI I vano (Mar.) PRESTO Giuseppe (Cap. M.) PRIARONI Giovanni ( s.} PRINCIGALLI Renato (Cap.} PRIVITERA Alfio ( C.C.) PROVVEDE Gaetano ( s. ) PUCCETTI Vittorio ( Cap. M.) PULEO Giuseppe ( s.) PURIN Giuseppe (S. Ten.) QUAGLIA Giulio (s.) RACCIOPPA Rocco (s.) RAGNETTI Oddino (Av.) RAMAGLIA Angelo (s.)


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la Resistenza dei militari Italiani in Francia e in Corsica

RANDAZZO Antonio (s.) RANIERO Emilio ( s.)

RAVASIO Giovanni ( s.) RE Silvio (s.) REBACCIIl Vittorio ( s.) REBOITARO Felice (s.) REGARDร Luigi (s.) RESTOTI (s.) RICCHIULO Francesco (s.) RICCI Pietro ( s.) RICCIO Leonardo (s.) RINAIDI Angelo ( s.) RIPPA Attilio ( s.) ROCCA Caiรง (Cap.} ROCCHINI Eugenio ( s.) ROGGERO Giacomo (s.) ROMAN Silvio ( s.) ROMANO Pietro ( s.) RONCONI Battista ( s.) ROSSELLI Francesco ( s.) ROSSEITI Guerrino ( s.) ROSSI Girolamo (Mar.) ROSSI Marcello (Mar.) ROSSI Mario ( s.) ROSSINI Battista ( s.) ROSSO Giacomo ( s.) ROSSO Giovanni ( s.) ROSSO Giuseppe ( s.) ROSSON Paolo ( s.) ROTA Silvio (s.) ROVELATI Guido (Cap. M.) RUGGERI Cesare ( s.) RUGGERI Giuseppe ( s.) RUGGERO Angelo ( s.) RUGGERO Luigi (s.) RUGGERO Pasquale ( s.) RULLONI Pietro (s.) RUSSO Basilio ( s.)

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SABELLA Paolo ( s.) SABIA Angelo ( s.) SABIDINO Pietro (s.) SACCIIl Mentore ( s.) SACCONE Mario (Mar.) SALFIOTI1 Carmine (Av.) SALIS Francesco ( s.) SALVATORE Nicola ( s.) SALVl Giuseppe ( Serg. M.) SALVUCCI Umberto ( s.) SANARDO Ardoro ( s.) SANCINELU Emilio (Mar.) SANDRI Duilio (s.) SANI Toscano ( s.) SARACENO Sebastiano (s.) SARASSO Eugenio (S. Ten.) SAVASTANO Luigi (s.) SCALA Antonio ( Cap.) SCARDEITA Candelora (s.) SCHENAL Amore ( s.) SCHEPEL Nicola ( s.) SCHIPANI Calogero ( Cap. M. ; SCHTIJMA Emanuele ( s.) SCIAIDONE Pasquale ( s.) SCIOLTI Antonio (s.) SED Ignazio ( s.) SELVESTREL Giovanni ( s.) SERINELLI Antonio ( s.) SERIGINI Giulio ( s.) SERRA Battistina ( s.) SERRA Giuseppe (Serg. M.) SEVERI Giovanni ( s.) SFOGGIA Giovanni ( s.) SHANKU Acan ( s.) SILVANI Romilda (s.) SILVESTRI Eligio ( s.) SIMIONATO Domenico (s.) SIMIONATO Giuseppe (s.) SKOSIN Joseph (s.) SOLDANO Michele ( s.) SOLFANELLI Umberto (s.) SOLLAZZO Francesco ( s.)


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Elenchi vari

SOMERSOIIN Michele ( s.) SOTIOCORNO Paolo ( Serg.) SPADA Giuseppe (s.) SPAGNOLO Giovanni ( s.) SPEGNOLA Giuseppe ( s.) SPINA Vito ( s. ) SPLENDORE Mario (Av.) SPOTII Amatore (Av.) STABILE Antonio (s.) STALAI Stanislao ( s.) STERGAR Antonio ( s.) STONA Celestino ( Cap. M.) STOPPA Erminio (s.) STOPPIGLIA Giovanni ( s.) STRACCIA Guido ( s.) STRAPAZZON Fior. (Cap. M.) STROPPI Olimpio (s.) SURRO Prinzio ( s.) SVETIINA Giuseppe (s.) TAGLIATI! Angelo (s.) TARRONI Callisto (s.) TAVAN Emilio (s.) TELCH Alfonso (s.) TERRAMANZI Carlo ( s.) TESSARIN Marino (s.) TOCCI Bambino ( s. ) TODESCO Lorenzo ( s.) TOGNI Angelo (Mar.) TOMASONI Natale ( s.) TORINO Pasquale ( s.) TOSCANA Francesco ( s.) TOSIN Lorenzo ( s.) TOSIN Cesiro ( s.) TRADA Silvio ( s.) TRASOLINI Vincenzo ( s.) TRIVERO Giacomo ( s.) TROMBETTA Emilio ( s.) TRON Pietro ( s.) TROTTA Carmine ( s.) TRUDO Giusto ( s.) TUCCHINA Nicola ( s.)

TULLIO Luigi (s.) TURATO Bruno (s.)

UKMAR Giuseppe ( s.) UNGARO Angelo (s.) URBINATI Giorgio ( Cap.) VACCARO Mario ( Cap.) VAGLIENTI Tommaso (Cap.) VALBUSA Luigi ( s.) VALLARIO Pietro (s.) VALLOTI'O Vittorio ( s.)

VANNI Alberto (s.) VANTINI Giovanni ( s.) VAROITO Pietro ( s.) VECCIIlO Emilio (s.) VEGLIO Bruno (s.) VENTURINI Fausto ( s. ) VENTURINI Nerino ( s.) VERDICCIIlO Angelo (s.) VERGANI Carlo ( s.)

VEZZOLI Giuseppe (s.) VIALE Pietro (s.) . VIALE Sebas~o ( s.) VIDONI Carlo (Civ.) VIGNARELLI Mario ( s.) VILLANI Vasco ( s.) VISMARA Gaetano ( s.) VITTOR Almiro (s.) VOLPIANI Sante ( s.) VORISCHELLI Carlo (s.) ZAGNI Pasquino ( s.) ZAMPELLI Angelo (s.) ZA1v1PIR0L0 Armando ( s.) ZAPPA Andrea ( s.) ZANOBELLI Fausto ( s.) ZARA Giovanni (s.) ZARNOLDI Battista ( s. ) ZERILLO Giovanni ( s.)


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LA Resistenza dei militari Italiani in Francia e in Corsica

ZIMPONE Tommaso (s.) ZINCO Fantino ( s. ) ZITO Carmdo (Av. )

ZORN Domenico (Mar. ) ZORZI Ilario ( s. )

ZUFFOLI Leopoldo ( s. )

CADUTI RICUPERATI AD AVIGNONE E A PIOLENC (Resti non tutti individuabili)

BALDI Angdo BALDINO Salvato.re BERGESE Bernardino CAPELLO Emilio CRISTOFOLINI Antonio

NESTI Ferdinando NOVELLI Pietro PAGLIA Antonio PERNA Eugenio PETRACCI Pietro

CUTI Domenico DELLA POZZA Mario

REDAELLI Giuseppe REDI Italo SALOMONE Giuseppe

DI BELLOCCHIO Antonio FALCIONI Enzo FAZZINI Vero MARTINOTTI Carlo MOISO Luigi

SCHIRAITI Bernardino SERATI Bernardo SIROTTI Benedetto


SCHIZZI


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Schizzo n. 1: 'Zona francese d'occupazione italiana


Schizzo n. 2: Schieramento della 4° Armata nell'agosto del 1943


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Schizzo n. 3: Schieramento della 4° Armata all'Atto dell'Armistizio


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Schiuo n. 4: Dipartimenti ove ĂŠ stata riscontrata la presenza di militari italiani nell'ambito della Resistenza francese


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Schiz,zo n. 7: Dipartimenti sede di campi di prigionia nella primavera '45

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FOTOGRAFIE


1 - Souotenente BONO Salvatore M.O. V.M.


2 - Marinaio PARODO Giacomo M.O. V.M.


5 - Soldati della 4° Armata sbandati cercano di preparare il rancio


6 - Alpini della 4" Armata in movimento dopo l'8 settembre 1943


7 - Militari della 4° Armata al "maquis "


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I I - Militari italiani con una donna francese durante la resistenza

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14 - Mili tari italiani e francesi dopo la liberazione di

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14 - Militari italiani e francesi che hanno preso parte alla liberazione di Parigi


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CAPITOLO IV IL VII CORPO D' ARMATA IN CORSICA


li VII Corpo d'Annata in Corsica

24 1

l. DALLA CADUTA DEL REGIME FASCISTA ALL' ARMISTIZIO L'occupazione dell'isola francese da parte dell'Esercito italiano (iniziata l' 11 novembre 1942) non faceva parte di un piano prestabilito da Mussolini, ma fu attuata in seguito alla decisione presa da Hilter di reagire allo sbarco in forze degli anglo-americani sulle coste dell'Africa Settentrionale, Algeria e Marocco, che doveva poi concludersi con l'occupazione dei territori francesi fino ad allora controllati dal governo di Vichy. Da questo momento quindi "la schiacciante superioritĂ delle forze aeronavali degli angloamericani apriva la strada al loro predominio in tutto il Mediterraneo e comportava lo spostamento del campo centrale di guerra dal Canale di Sicilia alla penisola italiana ed alle grandi isole"'; conseguentemente il ruolo strategico della Corsica da trascurabile che poteva essere considerato diventava importante e la sua occupazione necessaria, prima che le forze angloamericane potessero utilizzare vie di penetrazione ancora non controllate. Sicuramente l'importanza strategica della Corsica era secondaria rispetto a quella della Sardegna (che per la sua posizione avanzata e per il suo valido sistema aeroportuale costituiva una base migliore per la difesa del Tirreno e per una eventuale ripresa offensiva italo-tedesca nel Mediterraneo occidentale), ma il suo nuovo ruolo sarebbe diventato soprattutto quello di facilitare una continuitĂ nelle comunicazioni con la penisola italiana. In questo

' Rochat G.. L'importanza strategica della Corsica in ANCR, Le operazioni delle unit,) italiane in Corsica nel se11embre-011obre '43. atti del Convegno internazionale di storia militare. Lucca 15-17 novembre 1985, Lucca Tip. M.O.. 1987.


PARTE SECONDA CORSICA


242

La Resistenza dei militari Italiani in Francia e in Corsica

sarà utilizzata prima dai tedeschi ed in seguito dagli Alleati. E' anche chiaro che la Corsica in mano italiana poteva valere, nel disegno di Mussolini della guerra parallela (ammesso che se ne potesse ancora parlare), come merce di scambio nelle eventuali trattative di pace. Si trattava, nel quadro complessivo del conflitto, di un obiettivo minore, poco remunerativo per una controffensiva anglo-americana, secondo l'opinione dei tedeschi, ma forse da sfruttare opportunisticamente secondo i semplicistici piani italiani. La dislocazione delle truppe italiane sull'isola corrispondeva, difatti, più ad una presa di possesso dell'intero territorio (anche in funzione antipartigiani) che ad uno schieramento dei reparti in funzione antisbarco. Serve ricordare che durante il 1942, i rapporti tra le truppe italiane e la popolazione civile (tra la quale era presente una forte colonia di emigrati italiani) non sempre furono buoni2 • Se si può parlare di sostanziale tolleranza durante i primi mesi di occupazione, è pur vero che vi fu un forte inasprimento della tensione a causa della repressione dell 'OVRA che si fece più dura nel periodo giugno-luglio '43 aHorchè l'azione di disturbo dei patrioti corsi divenne più attiva e capillare. In Corsica erano nati, sin dagli anni precedenti all'occupazione ital iana, alcuni movimenti di Resistenza. Questi movimenti, che erano denominati "Combaf', "Liberation Frane Tireurs" , "Front Nationa/", e "Pietri" (dal nome del Comandante che fu il primo ad organizzare una resistenza clandestina), furono riuniti, a partire dall' occupazione italiana, dal "Front National" che, più organizzato degli altri per la lotta clandestina, divenne il movimento unificatore della Resistenza corsa. I capi erano quasi tutti comunisti ed il comandante militare era un ufficiale, inviato da Algeri: il cap. Colonna d' lstria3•

' Sicura111e111e, riporta Bertinaria in Le operazio11i ... op. cii., tra i più cordiali che vi siano stati se parag onati ad altre s it11azio11i di tale genere durante la Il g ue rra mondiale, p. 45. " Nel corso di queste imboscare furono uccisi 1111 ufficiale dei granatieri, un graduato di truppa e tre carabinieri (uniche viuime durame i dieci mesi di occupazione)'" da Cruccu. R, La liberazione della Corsica. USSME Fondo CO.RE.M.IT.E. Doc. 48/1 p. 4 . .1 Si veda per maggiori approfondimenti Choury. M, Tow s ba11dits d 'honneur! Editions Sociales. Paris, 1956 e Delmas, J, Le auivirà parrigia11e. in Le op erazio11i... op. cit.


Il VII Corpo d'Armata in Corsica

243

Come in tutti i territori occupati da truppe italiane, la notizia inaspettata del colpo di stato, 25 luglio 1943, fu interpretata come il segnale di una prossima conclusione della guerra. Si ha conferma, dai giornali clandestini che furono diffusi in quei giorni, che la propaganda italiana, di stampo comunista ed antitedesco, invitava i soldati ed i marinai alla pace "istigandoli" alla diserzione ed alla lotta contro la Germania (vds. ali. n. 1-2-3). Al contempo anche la propaganda resistenziale corsa premeva sui soldati italiani promettendo che, se si fossero schierati dalla loro parte, avrebbero avuto "La libertà e la pace". Risulta che il morale delle truppe italiane, le quali già dal maggio '43 manifestavano scarso entusiasmo, alla notizia del colpo di Stato, anche a causa della propaganda resistenziale che favoriva questo stato d'animo, si abbassò notevolmente. A Berlino invece i fatti del 25 luglio consigliarono di prendere delle misure precauzionali nei confronti dell'Italia alla luce della mutata situazione politica. Non si escludeva che le forze tedesche si sarebbero trovate da sole a difendere la penisola italiana e le isole4 • Sin dai primi giorni del febbraio '43 i tedeschi si erano andati organizzando per la difesa della Sicilia e dal 26 marzo alcune unità vennero trasferite da Napoli in Sardegna, poichè si temeva lì, più che altrove, uno sbarco alleato. Nel mese di luglio infine fu inviata in Corsica la brigata d'assalto "SS Reichsfhiirer" nell'ambito di un disegno operativo generale che prevedeva, almeno inizialmente, di mantenere, non solo il possesso della penisola italiana, ma anche di tutte le isole, (Corsica compresa)5 • Più tardi, dopo il colpo di stato in Italia, il Comando Supremo Tedesco, riporta Schreiber, considerando la possibilità dj una mancata difesa contro gli sbarchi alleati (anche prevedendo un possibile atteggiamento rinunciatario degli italiani) si preoccupò di approntare un piano di evacuazione delle unità tedesche dalle isole al continente. In realtà i tedeschi, rendendosi conto dell'importanza strategica delle isole, avrebbero

• Schreiber. G. Lo sgombero delle 1mppe 1edesche dalla Corsica in Le operazioni... op. ciL p. 128. • Schreiber, G, Lo sgombero delle 1mppe tedesche dalla Corsica in Le operazioni... op. ciL p. 128.


244

La Resistenza dei militari Italiani in Francia e in Corsica

voluto mantenerne il possesso tanto che nessuna misura per lo sgombero venne prevista durante il mese di agosto e solo il 29 dello stesso mese venne diramato il piano "ACHSE' (Asse) che appunto prevedeva l'evacuazione tedesca. Il 3 settembre il gen. di divisione Fridolin Von Senger und Etterlin ricevette l 'ordine di assumere per il 7 settembre il comando delle forze tedesche in Corsica6 ed il comando del centro di collegamento presso il Quartier Generale italiano con il compito di organizzare la difesa dell'isola contro sbarchi nemici. Lo stesso doveva tenersi in misura di consentire lo sbarco sull'isola della 90° Divisione Granatieri corazzati ed altri reparti minori, nella probabile eventualità che tali forze tedesche avessero dovuto lasciare la Sardegna. Mentre tutte le unità tedesche erano concentrate in una zona, quelle italiane erano disseminate sull'intero territorio (vds. schizzo n. I) e sebbene fossero, per la maggior parte, unità cosiddette "motorizzate" in grado cioè di raggiungere in poche ore qualsiasi punto dell'isola, soffrivano in realtà di una grave carenza di automezzi e di mezzi blindati e come mezzi corazza-

• Il comando tedesco in Corsica disponeva all"8 senembre delle seguenti forze: - I. Nei pressi di Sartene: Brigata motocorazzata "SS ReichsthUrer" (89 ufficiali. 2968 tra sottufficiali e lruppa su: due bauaglioni motorizzati; unità d'artiglieria d'assalto; unità d'artiglieria comraerei; unità d'artiglieria controcarri. - 2. Nei pressi di Bonifacio: una batteria costiera dell'esercito. - 3. Nei pressi di Portovecchio: un ballaglione comrocarri su due compagnie.- 4. Vicino a Casamozza: il 677° gruppo artiglieria costier.a dell'esercito (su 2 ballerie); il 616° gruppo artiglieria costiera della marina (su 2 batterie). - 5. A sud di Bastia: un bauaglione (il lU/382°). - 6. A Bastia: il 289° Comando Logistico; un gruppo comraereo pesante su 3 batterie; un comando unità navali da trasporto.


li VII Corpo d'Armata in Corsica

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ti "disponevano solo di qualche plotone di carri Leggeri da 3 tonnellate"7• Il VII Corpo d' Armata 8, che inquadrava le nostre forze di stanza in Corsica, era comandato dal gen. Giovanni Magli dal marzo 1943. Tra italiani e tedeschi, fi no all'agosto del '43, vi erano stati rapporti amichevoli ed una fattiva collaborazione operativa9. L' unico dissenso vi era stato nel luglio '43 quando il gen. Magli aveva rifiutato di aderire alla richiesta del Maresciallo Kesserli ng di trasferire le batterie cos tiere italiane sotto il Comando tedesco. La motivazione addotta fu che ciò avrebbe potuto rappresentare una misura umiliante per i soldati italiani incidendo negativamente sul loro morale. "Non accolsi quelle richieste a malgrado delle sue insistenze, anche perchè ricordavo quali tristi conseguenze avevano avuto provvedimenti del genere adottati in Af rica Settentrionale"'0 • Sostanzialmente però il gen. Magli era d 'accordo con il

7 vds. Cruccu. R, op. cit. • li Vrt C. d' A. inquadrava più precisamente: - Dislocati lungo la costa: 2 divisioni costiere, la 225" e la 226" (per un totale di 16 btg.) comandate rispettivamente dal gen. Pcdrotù e dal gen. Lazzari ni: I reggimento indivisionato. - Dislocati sulla parte senentrionale: la divisione "Friult', comandata dal gen. CoLrOnei; un gruppo da sbarco; un battaglione "M", comandato dal console Cognoni. - Dislocati sulla parte sud-occidentale: la divisione "Cremona", comanda1a dal gen. Primieri: il Raggruppamemo sud, comandalo dal gen. Ticchioni. - Dislocaù sulla pane cemrale dell'isola: il "ID° Raggruppamemo Celere", comandato dal col. Fucci; il "175° Reggimento Alpint', comandato dal col. Castagna. Il VTI C. d' A. disponeva inoltre di: forze navali (comandale dall'amm. Catalano) nei porti di: Basti a, Portovecc hio, Ajaccio: forze aeree (comandate dal col. Baudoin) schierate sui principal i aeroponi (Borgo, Gbisonaccia. Ajaccio, Ponovecchio, Campo dell'Oro) dislocati nella parte orientale dell'isola. ' Concordano le fonti italo-tedesche. •• Magli. G. Le truppe italiane i11 Corsica, Tip. Scuola, AUC, Lecce, 1950, p. 41.


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comando tedesco in Corsica nel giudicare a rischio la costa orientale (priva di difesa) contro azioni a sorpresa degli Alleati, i quali avrebbero sicuramente ricevuto l'aiuto della popolazione locale. A tal fine venne predisposto un piano che affidava la difesa dell'intera zona costiera orientale alle divisioni italiane. In seguito alla notizia di un attacco alleato in Corsica, il 30 agosto il gen. Magli incontrò il geo. Roatta per ragguagliarlo sugli sviluppi della situazione e per ottenere, come aveva già precedentemente richiesto, l'u rgente invio di alcune batterie. Il comandante del VIl Corpo d'Armata ricorda che non ebbe "nessun accenno.. . nemmeno il più velato, dell'imminenza dell'armistizio" e che rientrò in Corsica il 2 settembre all'oscuro di eventuali mutamenti politici. Quando ricevette fa sera del 4 settembre la "Memoria 44" 12 il gen. Magli decise di non aderire più a richieste di ulteriori modifiche dello schieramento delle unità, proposte dal comando tedesco. La notizia dell'armistizio, la sera delJ ' 8 settembre, si diffuse su tutta l' isola tramite una comunicazione di radio Londra. Ne venne a conoscenza anche il Servizio Informazioni italiano che aveva intercettato il messaggio e che lo comunicò immediatamente al gen. Magli. Un'ora più tardi radio Roma annunciò il proclama Badoglio. Il comandante del VII Corpo d'Armata italiano il quale si trovava a cena, in quel momento, con il gen. Von Senger, mise quest ' ultimo al corrente della nuova posizione assunta dal Governo italiano. Subito dopo, intraprese una serie di atti per confermare l'armistizio e dettò le direttive fondamentali sul comportamento che avrebbero dovuto tenere i militari italiani nei confronti delle truppe tedesche e delJa popolazione francese. Diede ordine di liberare i prigionieri politici e gli internati per questioni razziali , autorizzò "in piena aderenza con la radio-

"Magli, G, op. cii. 12 La "Memoria 44,. conteneva essenzialmente disposizioni relative a mettere comandi, reparti, centrali di collegamento in condizioni di non essere sorpresi da forze nemiche e di resistere in caso di aggressione ed ordinava di predisporre operazioni per la distruzione o inutilizzazione di depositi, munizioni e carburanti. Si veda Magli, G, Le truppe italiane in Corsica. Tip. Scuola AUC, Lecce. 1950.


Il VII Corpo d'An11ata i11 Cor sica

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comunicazione de/i' armistizio" l'evacuazione delle truppe tedesche sulla fascia orientale in direzione di Bastia. Sembra che la stessa sera dell' 8 settembre, il capo dei partigiani corsi, cap. Colonna d'Istria, prima di dare l'ordine di insurrezione generale, contattasse il gen. Magli per conoscere le intenzioni degli italiani. Quest'ultimo rispose che avrebbe rispettato le clausole deJJ'armistizio e pertanto, forte di questa assicurazione, Colonna d' Istria ordinò, il 9 settembre, lo scoppio della rivolta contro i tedeschi. C' è da dire che la notizia dell ' armistizio fu segnata da esplosioni di entusiasmo e di gioia che si diffusero tra le truppe italiane che vedevano ormai vicina la conclusione della guerra, mentre contemporaneamente il "Fronte Patriottico della Gioventù Corsa" stampava un numero del " le jeune corse resistant" indirizzato ai soldati italiani invitandoli a schierarsi al loro fianco. Nei giorni immediatamente successivi il cap. Colonna d'Istria inviò una lettera al gen. Magli invitandolo a prendere posizione. I francesi, e precisamente il gen. Giraud, volevano aver conferma di un atteggiamento antitedesco degli italiani che permettesse e faci li tasse uno sbarco sulla costa orientale, peraltro già previsto, fornendo anche possibili alleati. In questa circostanza il comandante italiano temporeggiò 13, restando legato alle ultime disposizioni ricevute ed esattamente all' "ambiguo" proclama Badoglio; il comando del VII Corpo d'Armata non aveva ricevuto ordini precisi ed a Roma nessuno era in grado di dare disposizioni dopo che il governo italiano si era trasferito. L'atteggiamento passivo dello SMRE pesò anche in questo territorio dove la situazione si presentava favorevole per gli italiani e addirittura svantaggiosa per i tedeschi , come in Sardegna. Nel caso specifico, l' iniziale rapporto di forze decisamente favorevole agli italiani venne poi sconvolto per una mancanza di coordinamento di ordini tra i

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Questa esitazione del gen. Magli ha suscitato qualche polemica: Choury definì la posizione ini ziale assunta dal comando italiano poco limpida. in realtà il comandante italiano tentò diplomaticamente di prender tempo, valutò la situazione e preferì aspettare ordini superiori. mantenendo sotto controllo la coesione delle sue truppe, quando quasi tulle le forze armate italiane erano allo sfascio.


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La Resisten:a dei militari Italiani in Francia e in Corsica

comandi italiani della Corsica e della Sardegna; difatti dall'annuncio dell'8 settembre comincerà l'esodo indisturbato verso la Corsica delle truppe della 90" divisione tedesca provenienti dalla Sardegna. 2. LA PRESA DI BASTIA No nostante l'accordo intercorso tra il gen. Magli ed il Comandante Von Senger sull'evacuazione tedesca dell ' isola e mentre il comando italiano attendeva nuovi ordini, nella notte tra 1'8 ed il 9 settembre la guarnigione tedesca 14 dislocata a Bastia attaccò il personale italiano di vigilanza al porto e le navi lì ancorate15. Marinai tedeschi assalirono il MAS 543 sequestrandone il comandante, tenente di Vascello Enzo Vannini, incendiarono il piroscafo "Humanitas" e cercarono di impadronirsi del cacciatorpediniere "A rdito" . L'attacco prese il via quando poco prima cli mezzanotte la torpediniera "Aliseo" laciò l'ancoraggio per dirigersi fuori dal porto. Da una motozzattera fu sparato un colpo di fucile, evidentemente un segnale convenuto, e subito si scatenò sulle navi italiane "una tempesta di fuoco". L' "Ardito" subì vari danni e sull' "Humanitas" si sviluppò anche un incendio. La sorpresa fu completa e costituì l'elemento fondamentale del successo tedesco. Nel corso della notte, infatti, il porto passò in mano ai tedeschi, mentre in città regnava una

'' Schreiber afferma che presumibilmente si trauò di una azione decisa a livello di comandi inferiori, senza avvertire il comando della Wehm1ach1. " In Corsica erano presenti circa 2.000 marinai. (di cui 103 ufficiali) al comando dell'ammiraglio Catalano. Le unil.à navali erano distribuite in 3 aree; ad Ajaccio vi erano 3 sommergibili (H I, H 2, H 4), 2 dragamine ed I motovedetta; a Bonifacio: 2 sommergibili ( H 6 e "R ismo11do"); 6 navi sussidi arie minori e la nave cisterna "Garigliano"; a Portovecchio: 3 piccole unità sussidiarie ed il piroscafo ''Giglio". La sera dell'8 seuembre la situazione delle forze amiate della Marina italiana a Bastia era la seguente: 2 torpediniere (L"'Aliseo" e !'"Ardito"), I MAS (543), 18 navi sussidiarie minori e 2 piroscafi ("Huma11ùas" e "Sassan"') che avevano a bordo ann i e personale tedesco. lnohre, nel corso della giornata. erano :giunti 2 cacciasommergibili e 7 motozzauere germaniche: a largo vi era la corveua italiana ··con11orm10" in vigi lanza antisommergibile. Mariano, G, La marina italiana inCorsica dopo l'an11istizio de/1'8 se11embre 1943 in le operazioni... op. cit.

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Il VII Corpo d'Amu,w in Corsica

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grande confus ione e piccoli scontri si ebbero tra pattuglie tedesche ed italiane. In seguito agli ordini del gen. Magli, si organizzò da parte italiana il contrattacco. Egli ricorda "/ tedeschi attaccarono prepotentemente e proditoriamente verso La mezzanotte... ne ebbi comunicazione (a Corte, dov'era il Q uartier Generale) poco prima dell'una del mattino. La reazione fu quale doveva essere. Ne affidai la direzione al generale Stivala e telefonai personalmente a/l'ammiraglio Catalano Gonzaga, comandante militare marittimo a Bastia... All'alba tutte le artiglierie della piazza, dell'esercito e della marina, intervennero nell'azione, specie contro i natanti tedeschi che tentavano di allontanarsi. Cinque motozzattere e una petroliera vennero affondate. Prima delle 8 La situazione era stata ristabilita per opera di fanti del/'88° Friuli, artiglieri, marinai, bersaglieri, militi del 60° battaglione M, carristi del 20° battaglione controcarri da 47/60 16 • Intervennero nell 'azione l'Esercito e la Marina, vi si distinse anche u na Co mpagni a carabin ieri del XXIX Battagli one a l Comando del ten. Camillo Cannata 17 • All'alba mentre il controllo del porto stava tornando in man i ital iane, sette motozzattere e due sommergibili tedeschi cercarono di allontanarsi; al largo incrociarono la torpediniera "Aliseo" e la corvetta "Cormorano" che avevano lasciato il porto per ordine dell' arnmfragl io Catalano per opporsi ad un'eventuale uscita da Bastia di unità navali tedesche. "Alle 6.30 le nove unità attraversarono gli sbarramenti difensivi e fu allora che le batterie italiane centrarono due motozzattere..." 18, mentre la "A liseo", comandata dal capitano di vascello Carlo Fecia di Fossato, affondò i 2

•• n gen. Magli difatti. per assicurare un rapido ed efficace intervento, dispose che venissero inviate a Bastia truppe della Divisione "Friuli"' che erano dis locate nella valle del Golo. Si distinse nell'azione il ten. Fiore. Magli, G, Le truppe ... op. cit. p. 50. " Il XXIX Battaglione Carabinieri era agli ordini del col. Mario Quercia. La compagnia che panecipò all'azione di Bastia si distinse per la cattura di 40 soldati tedeschi. I militari dell'Arma continuarono, peraltro, a combanerc con onore dando il loro contributo specialmente durante l'attacco coordinato italo-francese che ebbe inizio il 29 settembre. " "Patria i11dipc11de11te". n. 12-13- I 98 I, p. 14.


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Resiste11:.a dei militari lta/ia11i i11 Fra11cia e i11 Corsica

cacciasommergibili e, assieme alla "Cormorano", distrusse altre 4 motozzattere tedesche. Infine la città tornò in mani italiane, naturalmente la riconquista costò alcune perdite 19 • Se bbene a fatica, il comandante Yon Senger riuscì a ristabilire i rapporti con il comando italiano e giustificò il comportamento dei tedeschi affermando che gli ordi ni erano stati male interpretati; più probabi lmente egli cercò di temporeggiare, avendo constato che una qualsiasi collaborazione con gli italiani era ormai i1Tealizzabile, fino a che non fosse giunta la 90" divisione dalla Sardegna dopo di che avrebbe avuto abbastanza forze da poter reagire a qualsias i eventuale ultimatum da parte italiana. Il comando italiano in Corsica accettò le scuse tedesche, ma non ritenne opportuno modificare gli ordin i dati alla notizia dell'armistizio; puntualizzò soltanto che da quel momento in poi avrebbe risposto a qualsiasi provocazione tedesca con il fuoco. Nei giorni successivi, per l'evoluzione della situazione militare in Corsica e per le preca,ie condizioni delle navi, l' ammiraglio Catalano ordinò la partenza di tutte le unità della marina presenti a Bastia ed a Bonifacio per concentrarle a Portoferraio, a trisola d' Elba e nei porti occidentali della Corsica20• Tale ordine, anche se appariva giustificato dalle clausole armistiziali, non mancò certamente di far nascere non poche perplessità e preoccupanti interrogativi da parte delle unità deJl'esercito che restavano invece su lle loro posizioni pronte a combattere contro il nemico.

•• Durante gli scontri a terra perirono 5 uomini e vi furono molti feriti, 80 morti e numerosi dispersi e feriti in mare, quasi tulli fra l'equipaggio dell"""Ardito" comandata dal cap. di corve11a Silvio Covo. Per comro, i tedeschi contarono 500 morti e numerosi feriti. :o Per maggiori approfondimenti si veda Mariano. G. La Marina italiana... op. cit. p. 156 e ss.

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CAPITOLO V LA DIFESA DELL'ISOLA CONTRO I TEDESCHI


lA difesa de/risola contro i 1edeschi

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1. LE OPERAZIONI DELLE FORZE ITALIANE DAL 9 AL 18 SETTEMBRE

Con il procedere dello sbarco in Corsica - Bonifacio, via mare, Ghisonaccia e Borgo, via aerea - dell a 9QA divisione " Panzergra11adier" 21 , intrapreso all ' indomani dell '8 settembre, venivano a modifi carsi i rapporti di forze sull'isola. Mentre le forze della brigata " ReichfUrher" si spostavano in zone s trategicamente importanti, come Portovecch io, Bonifacio e presso i principali aereoporti della zona orientale della Corsica, per garantire l'affl usso delle truppe tedesche del la 90A divi sio ne (c irca 25.0 00 uomini), quest'ultime affluivano rapidamente in Corsica dopo aver lasciato in fretta la Sardegna. Sbarcando, per via aerea o navale compatte, erano anche pronte ad affrontare, lungo la strada litoranea orientale, le truppe italiane e a proteggere così il proprio riti ro dall'isola. Alle suddette unità tedesche provenienti dalla Sardegna si erano uniti paracadutisti della div isione italiana "Nembo"; si trattava essenzial mente del battaglione " Rizzati" composto di fascisti convinti che in tendevano restare fedeli a ll a " La 90" divisione granatieri corazzaù tedcsc.a. che sbarcò in Corsica ancora incompleta poichè in fase di costituzione. era così anicolata: Comando divisione; tre reggimenti di granatieri corazzati ( I 15", 200", 361 ") incompleti; I battaglione corazzato con 42 carri armati con cannoni da 75/46; un reggimento di artiglieria con I gruppo da campagna ( 12 pezzi da I 05/23) ed un gruppo pesante campale (12 pezzi da 150/30): I gruppo misto (4 cannoni d'assalto da 75/46. 8 semoventi da campagna da 105/23) cd unità d ivisionali. La divisione era rinforzata da 5 batterie da fortezza, I comando di reggimento da fortezza. a lcuni gruppi di artiglieria contraerea e varie unità di servizi dell'esercito, della marina e dell'aeronautica.


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Lt, Resiste11:,<1 dei militari ltalia11i i11 Francia e i11 Corsica

Germania22 e che non esiteranno a combattere subito contro gli stessi militari del VII C . d' A . dando inizio ad una serie tanto triste di scontri fratridici 2~ In Corsica, come altrove, i tedeschi attuarono piani precisi e dettagliati che sorpresero e disorientarono le truppe itali ane le qua li, a l contrario, non solo non avevano alcun piano prestabilito da segui re, ma all 'oscuro di tutto. spesso agirono secondo le necessità del momento o per iniziativa dei singoli comandanti. Bisogna anche di re che il ritiro della 90" Div. tedesca dalla Sardegna era stato autorizzato dal gen. Basso, il quale, vittima di una va lu taz ione molto lim i tata, aveva concesso al gen. Lungerhansen lo sgombero delle truppe tedesche, ponendo soltanto un limite di tempo, cioè entro un termine massimo di 8 giorni. Cos1 probabilmente, aggirando l'ostacolo, il gen. Basso crcdeue di aver trovato una rapida soluzione al problema "germanico'·, "dimenlicando" che le truppe nemiche sarebbero sbarcate su un ' isola occupata da altre truppe italiane. A differenza del gen. Magli che, al di là di qualche titubanza iniziale. per altro gi ustificabile. prese ben saldamente in mano la situazione e fece le sue scelte di campo, il gen. Bassou sperò (o volle sperare) nella parola data dai tedeschi che, pu r ritenendoci

'' La divisione ··Nembo" era composta csscnzi:ilmente da militanti rn~cisti. Si trattava di unità di paracadu1is1i perfc11amen1e addestrate. Pane della di,•isionc si ribellò di fronte alla dcci~ione presa dal Govc::mo italiano di ~ouo~crivcrc l"am1isti;,io; nel tentativo di riponarc gli ammutinati alla ragione e convincerli a dci.i~1cre dalla decisione di seguire i 1cd~chi in Cor.:ica il 1cn. col. Bcchi Luserna. Capo di SJ, I. della divisione. che ,;i era recato p~~o i par.icadutiMi in località C:istig:idu. prc~,o Macomer. fu ucciso dai ~uoi ~,ei,:;i uomini. Per questo omicidio il gen. Basso dovette far arrestare vari mili1:iri. sopr:111u110 ufficiali e souufliciali. Ciò nonos1an1c. assieme ai 1ed~chi. sbarcarono a Bonifacio un b:maglionc par:1cadu1is1i cd il Xli bauaglionc rinfonato dalla baueria da 47/32. ai quali si unirono circa 200 uomini della 55" legione CC.NN. d'assalto. " Dei paracadutisti della "Nembo" passati ai tedeschi si parla anche in ··Guerra. g11ern1 di /ib<'mzio11e, guerm di civile" a cura di Lcgnani e Ferruccio Vcndr.imini. Istituto per la storia del movimento di libcr:izionc in Italia pp. 3(,0 - 365. :• /\Ila fine del ·44 il gen. Basso fu accusato. quale comanda111c delle for1.c della Sardegna. di non aver impedito il passaggio delle truppe tedesche in Corsica. ma fu i.cagiona10 d.111'accusa e la sc111emm di a$SOluzionc con fomiula piena venne emessa nel 1946. A su.1 discolpa il gcn. Basso affermò che si trovava di fro111c ad un C:l\O non comcmplato nè

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La difeso dell'isola c<mtro i tedeschi

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soltanto dei traditori indegni di qualsiasi considerazione, fu rono costretti ad agire con diplomazia. Difatto, i tedeschi in Sardegna seguirono l'itinerario indicato dal comandante italiano, la linea cioè Oristano-Ozieri verso i porti di Santa Teresa e della Maddalena, ma, giunti su ll ' isola sarda e approfittando delle favorevoli circostanze, per assicurarsi il transito stabilito, la occuparono di sopresa prendendo prigioniero l'ammiraglio Brivonesi e distruggendo gli aerei italiani presenti ne i vari aeropo1ti attorno all 'arcipelago. Quando il gen. Magli , ristabiliti i contatti con il Governo Badoglio, l' I I settembre, ricevette l'ordine (ali. n. 4) di considerare i tedeschi come nemici , cercò di bloccare l'afflusso delle truppe nemiche inviando un telegramma al gen. Basso. A quel punto però, non solo il passaggio tra le due isole era sotto il controllo germanico, ma anche diverse località corse erano state già occupate dal la 90" Divisione. Portovecchio e Bonifacio furono le prime località occupate dai tedeschi, sotto gli occhi disorientati delle unità italiane. Anche le posizioni assunte dai comandi aeronautici sia italianizs che tedeschi riflettevano la situazione generale. Vi furono da parte tedesca una serie di atti tendenti a controllare i maggiori centri aeropo1tuali per impedire ogni forma di attività aerea italiana. La situazione degli aeroporti di Ghisonaccia e Borgo, centri nevralgici per le comunicazioni aeree ubicati nella fascia costiera orientale, era divenuta nei giorni 9-11 settembre assai critica. E' chiaro che, pure in questo caso, gl i ordini tedeschi furono

dalla ··Memoria 44·· nè pre,·isto nello Studio ··E111erge11:.t1 1"' e che "11011 sembrò che l'i fossero mmi,•i cm11mri a tale sol11:.io11e. che poru11•a a111Q11u11ic<1me111e (Il raggi1111gime1110 dello scopo base indic(l(O d"llo S.M. delrEsercito, che era <111el/o di liberare l'isol" dalla pre1,e11::o tedesca e quello di risparmiare al massimo le truppe italiane... ··. Bas~o. A. L 'armisti:io de/1'8 seuembre 1943 i11 Sardegna in Studi storico-militari. USSME. Roma. pp. 295-296. " Le forze aeree italiane presenti in Corsica erano le seguenti: ad Ajaccio: 3 velivo li da caccia di tipo antiquato (CR 42); 15 velivoli da ricognizione marittima di stanza tra Bastia. Portovccchio cd Ajaccio; 21 velivoli da osservazioni dislocati anch'essi tra Bastia ed Ajaccio. Altri idroscali erano situati a Borgo Calvi. Corte. Campo dell'Oro. Ghisonaccia.


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La Resistenza dei militari Italiani i11 Francia e in Corsica

precisi e tassativi: impedire, se occorreva anche con la forza, ogni forma di attività aerea della Regia Aeronautica. E fu esattamente quello che accadde. In entrambi gli idroscali, data anche la sperequazione in uomini e mezzi, qualsiasi tentativo di trovare una soluzione a nostro vantaggio fallì26• "la situazione dei velivoli era assolutamente inadeguata a fronteggiare qualsivoglia esigenza operativa nel quadro fallico di eventuali azioni belliche sia contro gli anglo-americani prima sia contro l'ex alleato...... " ed un 'efficace difesa degli aeroporti, riporta Cermelli, avrebbe potuto essere effettuata solo in concomitanza con l'arrivo di forze aggiuntive per la protezione della zona, rinforzate da reparti di artiglieria delle divisioni costiere27 • Ma le nostre fanterie (peraltro, come già detto, di ridotta mobilità) che avrebbero dovuto appoggiare l'azione di difesa a terra dell 'aeronautica , erano ancora sparse su tutta l 'isola ed impreparate a fronteggiare l'offensiva dei tedeschi. "Le unità italiane, afferma Barbolini, erano considerate come unità di manovra anche se il totale dei loro automezzi era sufficiente per trasportare un terz.o, o poco più, delle Loro truppe e servi-:,Ps. L'analisi dei fatti consigliò subito al gen. Magl i di riunire a Corte, presso il Comando, i generali, comandanti di divisione, per informarli della nuova situazione creatasi e per comunicare loro il piano d'azione che era stato scrupolosamente stud iato (vds. all. n. 5). Si prevedeva lo spostamento delle truppe italiane verso est, per contenere il nemico e, verso sud, per impedire alle unità tedesche sbarcate a Bonifacio di muovere verso Bastia (lungo la rotabile Bonifacio-Bastia) e per disturbare, al contempo, le forze tedesche che occupavano Bastia, Borgo e Ghisonaccia (punti strategici) (alt. n. 5). Le divisioni costiere dovevano riunire le proprie unità,

,. Tutti gli idroscali posti sulla fascia orientale dell'isola caddero in mano tedesca. L'ultimo ad essere occupato fu l'aeroporto di Borgo. il 13 seuembre, in concomitanta alra· zione su Bastia, che vide, dopo un aspro combattimento, i rcpa.rti di fanteria e d'aeronautica costretti a ripiegare. Per maggiori approfondimenti si veda Cem1elli, M. L'Aeronautica in Le operazioni... op. eit. '' Cermclli, M, L 'Aero11a11tica in Le operazioni... op. cit. p. 167. • Barbolini, F. Le oper<1::io11i delle 1111iuì italim,e i11 Corsica in le 011erado11i... op. cit. p. 260.

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La difesa dell'isola co111ro i tedeschi

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di sperse lungo le coste e raccoglierle, soprattutto, nella zona di Ponte Leccia (la 22S1') ed in quella di Ghisoni-Viveno-Vizzanova (la 226"), nodi stradali fondamentali per accedere all ' interno dell' isola e al s uo versante orientale. Le altre unità italiane, con l'aiuto di formazion i partigiane corse, avrebbero compiuto delle azioni di disturbo per dar tempo alle nostre truppe di riunirsi nella zona d i Portovecchio-Bonifacio ed affrontare le forze corazzate tedesche29 • La collaborazione tra unità italiane e gruppi resistenziali fu stab ilita in un incontro tra il gen. Magli e il capo dei patrioti corsi, Paul Colonna d'Istria che, visto il comportamento degli italiani, si era recato dal loro comandante per trovare un accordo. In questa ci rcostanza furo no decise, a partire dall' 11 settembre, azioni di sabotaggio e g uerrig lia da parte di formazioni patriottiche in concomitanza alle operazioni delle unità italiane. Il piano offensivo avrebbe dovuto scattare ali' alba del 13 settembre. Esso prevedeva un attacco si multaneo su Ghisonaccia e Bastia, ai fianchi ed alle spalle de lle unità tedesche. Le azioni italiane ebbero luogo, ma, per un'errata valutazione delle fo rze nemiche, non dettero i risultati previsti e si risolsero in un modesto logoramento delle forze tedesche che costrinsero, poi, quelle itali ane a passare s ulla difensiva. 2. LA DIVISIONE "FRIULI" Il gen. Cotronei, comandante della divisione, a11e ore 10 del giorno 12 d iramò il proprio ordine di operazioni per ottemperare al seguente ordine ricevuto dal Comando Superiore: " ... La Divisione Friuli attaccherà gli elementi nemici di

Bastia e Borgo, eliminati i quali, con tuffe le proprie forze si sposterà, per la rotabile orientale, verso Portovecchio attestando sulla sinistra del torrente I'Osa"30•

,. Magli. G. op. cii. cfr. De Lorenzis. U. Dal primo all'ultimo giorno. Longancsi. Milano, 1971. '° Magli. G. op. cit. p. 178.


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- - - - - - -la-Resis1e11:.ll dei miliwri lwlim1i i11 Frm1cit1 e i11 Corsica

La divisione, alla notizia dell'arm istizio era costituita da: Comando divisione (comprendente anche due sezioni di carabinieri); 87° rgt. f. (tre btg., una btr. di accompagnamento da 65/17); 88° rgt. f. (tre btg., una btr. di accompagnamento da 65/17); 88· legione m ilizia (due btg., una cp. mitraglieri); 35° rgt. a. (un gr. da 75/27. su tre btr. e due btr. da 20 mm.); 20° btg. smv. da 47/32 su 2 cp. smv. ed una cp. fuciloni: J 2• cp. lanciafiamme; un pi. nebbiogeni; CXX btg. misto genio; unità minori e servizi. Le sue truppe erano schierate nell'area settentrionale dell'isola ed alcuni suoi reparti erano intervenuti per ristabili re la situazione nel porto di Bastia. 1n seguito al citato ordine di operazioni iniziarono una serie di spostamenti verso est per raccogliere le unità nella zona Teghime-Bastia-Casamozza ed approntarsi per attaccare le truppe tedesche là dislocate. La divisione, sino ad allora, era stata schierata prevalentemente a difesa dell'isola e, per assolvere al compito di presidiarne la parte nord-occidentale, le truppe erano state disseminate e suddivise in piccole unità; gli ordini ricevuti obbligarono molte di queste a spostamenti difficili e con scarsa disponibilità di mezzi di trasporto. Difatti le unità divisionali, articolate in tre gruppi tattici, avrebbero dovuto essere pronte per attaccare il nemico al mattino del giorno 13, potendo contare sull 'aiuto dei partigian i corsi. "Il primo raggruppamento tallico aveva lo scopo di impedire, dal caposaldo di Casamozw, l'afflusso delle truppe corazzate nemiche al porto di Bastia; il secondo quello di manovrare dal colle del Teghime su Bastia e quindi in direzione sud, verso l'aeroporto di Biguglia, rastrellando tulle le truppe ed i depositi ivi esistenti; il terzo quello di puntare, dalle colline ad ovest dell'aeroporto di Biguglia sull'aeroporto stesso, per impadronirsene, sopraffacendo l'eventuale reazione difensiva tedesca"~' (vds. schizzo n. 2).

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Relazione del gen. Dc Lorcn1.is Ugo Mli contributo della Divisione "Friuli' :llla lotta con1ro i tedeschi in Corsica, USSME Corsica 2123.


La difesa dell'isola co111ro i 1edeschi

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Intanto il comando tedesco già dai giomi precedenti aveva iniziato lo spostamento verso nord delle tI.uppe della 90A divisione (che giungevano per via mare a Bonifacio e per via aerea a Casamozza e Biguglia) cfuigendole su Bastia, per costituire una base che consentisse l'evacuazione delle truppe dall ' isola ed assicurasse il loro trasferimento sul continente; mentre ancora era in atto l'approntamento dei tre gruppi Lattici della "Friuli", il 12 settembre, le unità tedesche, concentrate le forze sul caposaldo di Casamozza, 20 Km a sud, passaggio obbligato per Bastia), attaccarono le truppe italiane32• I tedeschi concentrarono tutte le forze disponibili su Casamozza, dove nel frattempo era giunta una colonna motorizzata italiana. Detta colonna, ritenuta a ragione in fase critica, fu attaccata con semoventi e lanciafiamme. La zona intorno al paese era circondata da una vegetazione fitta, ma arida (cespugli e piante prendevano facilmente fuoco) e anche questo fatto giocò a favore dei tedeschi che circondarono le unità italiane in un anello di fuoco. Si accrebbe così il disordine tra le nostre truppe, già schierate, e la reazione delle altre, appena giunte sul posto, non potè essere che poco incisiva33• L'incendio e le armi ne miche procurano molte vittime34 e permisero a i tedeschi dì assu mere il controllo deJla rotabile tra Bonifacio e Bastia; tutto ciò sign ificava che il materiale e gli uomini sbarcati dalla Sardegna potevano affluire liberamente verso la parte settentrionale della Corsica. Pertanto i tedeschi, consci del vantaggio, dirigendosi su Bastia continuarono l 'azione e il giorno successivo, "Alla mattina del 13 settembre aveva (no)

concentrato nella piana di Bastia circa 200, fra carri armati, semoventi, autoblindo e autocarri, opponendo alla fanteria della

" Il gen. De Lorenzis ricorda. nella sua relazione. che quel mattino il nuovo schieramento divisionale della ··Fr;u,r· non era stato ancora completato. ln panicolare il gruppo tattico c he avrebbe dovuto occ upare il caposaldo di Casamozza. per impedire il transito delle truppe tedesche direne a Bastia. per una serie di difficoltà non era ancora pronto: durante ques t'operazione il nemico catturò alcuni militari italiani che effettuavano una ricognizione e, fano ancor più grave. riuscì ad impossessarsi dell'ord ine di operazioni della

··Friuli"'. " Relazione del gen. De Lorenzis Ugo. )4 Le truppe italiane s ubirono gravi perdite; cadde il comandante del gruppo d'aniglieria cap. Comi (medaglia d'oro alla memoria) e furono falli prigionieri ufficiali e soldati.


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I.A Resistenza dei militari ltalia11i in Francia e in Corsica

divisione Friuli un'imponente massa d'urto" 35 • Fino al 12 settembre le truppe italiane che si trovavano a difesa della città erano riuscite a contrastare brillantemente gli attacchi nemici. Nella zona ad est del cimitero di Bastia avevano neutralizzato una batteria da 88 mm catturando 154 uomini e molte munizioni. Il giorno 13, però, dovettero cedere alla forte pressione tedesca. Le 4 batterie cannoni (lA - 2A - 3A - 8A) del 7° raggruppamento artiglie ria 36 risposero fino a tarda sera al fuoco nemico finchè, interrotti i collegamenti con i superiori comandi e vista la loro situazione sfavorevole nel combattimento, ripiegarono in direzione del colle del Teghime da dove le a ltre truppe peraltro si erano già ritirate 37 • A conclusione dei combattimenti , i tedeschi , tra l'altro, fecero prigionieri un numero considerevole di uomini appartenenti soprattutto ai servizi territo1iali della città. Le unità della Divisione "Fr;u/i" , per la nuova situazione creatosi, dovettero arretrare, tra la notte del 13 e il mattino del 14 settembre, su nuove posizioni difensive, verso la zona interna, ed abbandonare il triangolo Casamozza-B astia-Ponte Leccia per proteggere sia Corte, comando del VII Corpo d' Armata, sia la zona limitrofa dove erano dislocati i magazzini viveri e materiali. Il com.te, ammiraglio Catalano, imputò la responsabilità della perdita di Bastia al comandante deJla "Friuli'', il quale, secondo la sua opinione, aveva lasciato la città scarsamente protetta di fronte "alla superiorità degL; armamenti dei tedeschi, alla loro maggiore mobWtà ed al loro addestramento ind;vidua/e al combattimento" 38•

11

Relaz ione del gen. De Lorcnzis Ugo. Le 4 batterie erano: I" batteri a cannoni da I05/28 comandaia dal cap. Fraucher Carlo: 2" batteria cannoni da I05/ 28 comandala dal cap. Ri cci, 3" balleri a cannoni da I05/28 comandata dal s. ten. Gentile Rodolfo e la 4" barteria obici 149/13 comandata dal tcn. Boninsegna Aldo. " Riporta nella sua relazione il ten. col. Ettore Marchei comandante del 7° raggruppamento arti glieri a " ...il caposaldo del Teghime era già completameme evacuato dalle nostre truppe che sembra avessero ejJeuuato tale ripiegamento sin dalle ore 18:00..." USSME Corsica 2 123. '* Lo stesso ten. col. Ettore Marchei affennò che l'andamento sfavorevole dipese ··...in 36

gro11 porte dalla i11certeutJ della nostra posizione... e dalla superiorità degli an11ame111i tecnici dei tedeschi, dalla loro maggiore mobilità e addes1ra111e1110 i11divid11ale al comba11ime11to''.

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u1 difesa dell'isola co111ro i tedeschi

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Al di là di ogni polemica, fu certo molto grave l'aver perduto il colle del Teghime poichè il caposaldo costituiva una posizione chiave per il controllo di Bastia ed i suoi accessi da sud. Fallita l'operazione offensiva delle nostre truppe non restò che assumere un atteggiamento difensivo anche per evitare che il nemico di lagasse per l'intera isola togliendo così ogni possibili tà di appoggiare un eventuale sbarco alleato. Se è vero che entrambi i contendenti avevano pagato un prezzo molto caro durante quegli aspri combattimenti, è pur vero che la "Friuli", oltre ad aver perduto (tra morti, feriti e prigionieri) circa un migliaio di uomini, era stata duramente colpita nel morale. Per questo motivo la divisione italiana dovette, nei giorni successivi, essere oggetto di attente cure per il riordino delle truppe e per ri so!Jevarne il morale. Essa non potè essere considerata nuovamente operativa prima del 21 settembre 39 • 3. LA DIVISIONE "CREMONA" ED IL RAGGRUPPAMENTO SUD

Come da precedenti dispos izioni anche al Comando del la Divisione "Cremona" stanziata, come abbiamo detto precedentemente nella zona sud-occidentale dell ' isola, nella notte del 9 settembre, venne confermato l'ordine di rispondere al fuoco in caso di attacco tedesco. La divisione era articolata in: - Comando divisione, comprensivo di due sezion i carabinieri; - tre rgt. f. (7°, 21 ° e 22°); - 90" legione M. V.S.N.; - XLIV btg. mortai. Al contempo "improvvisamenle", ricorda il gen. Primieri comandante della divisione, le truppe germaniche stanziate a Sartene, (settore controllato della Divisione "Cremona") si trasferirono nella zona di Bonifacio, evidentemente con l'intento dì

w L'unica unità che continuò ad operare in quei giorni fu la 88" Legione M.Y.S.N. (non provata da precedenti azioni) la quale contribuì efficacemente. assieme alle truppe della 225" divisione. alla difesa della valle del Gelo. fra Barchetta e Ponte Leccia.


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La Resistenza dei militari Italiani in Francia e i11 Corsica

proteggere lo sbarco delle truppe provenienti dalla Sardegna. Difatti, durante la giornata del 9 settembre, (mentre gli italiani mantenevano anche qui, come su tutto il territorio, una posizione attendista), nella zona di Bonifacio cominciarono ad affluire le unità della 90" divisione corazzata. Sappiamo che senza interruzione le unità tedesche continuarono a sbarcare sulJ 'isola non avendo trovato nessun ostacolo al loro imbarco in Sardegna. Però il concentrarsi delle truppe tedesche nella zona di Bonifacio bloccò la libertà di movimento dei reparti lì dislocati, (si trattava soprattutto di militari della 90" legione) e la situazione fece aumentare la tensione a tal punto da sfociare in piccoli incidenti. Non possediamo una ricca documentazione al riguardo, ma dalla sintetica e chiara relazione del gen. Primieri, sappiamo che nella zona intorno a Bonifacio-Sartene-Portovecchio i reparti italiani "vennero a trovarsi involontariamente ed inaspettatamente coinvolti e somniersi dalle truppe tedesche" 40 , sia da parte di quelle già in Corsica e colà concentrate nella notte tra 1'8 ed il 9 settembre, sia da parte di quelle provenienti dalla Sardegna ivi compresi, come abbiamo precedentemente accennato, a lcuni reparti disertori della divisione "Nembo" ai quali si unirono alcuni elementi della 55" Legione M.V.S.N. (che faceva parte del Raggruppamento Sud). Quindi, mentre la Divisione "Cremona" cercava d i adottare le misure necessarie atte a fronteggiare questa situazione, arrivarono il giorno 11 al C.A. le disposizioni dello SMRE. In seguito alla riunione tenuta dal gen. Magli, presenti i comandanti di divisione, fu disposto, tra l'altro, che compito della divisione "Cremona" fosse quello di costituire, impiegando anche il Raggruppamento Sud, una linea difensiva nella parte meridionale dell'isola e, più precisamente, nella zona compresa tra il golfo di Valinco, S. Lucia di Porto Vecchio sulla linea di Torre d'Aglio Colle Cellaccia - Come S. Eustachio - Aullene, cercando di raggrupparvi tutte le forze ancora sparse nella parte meridionale del-

.., Relazione del gen. Primieri Clemente, USSME Corsica 2123.

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La difesa dell'isola contro i tedeschi

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l'isola, per impedire una eventuale occupazione da prute dei tedeschi della conca d'Ajaccio - Valle Giovane (vedi sch izzo n. 2). L'ordine prevedeva che tutti i movimenti dovevano essere compiuti per la sera del 12 settembre. Pertanto, tra l' 11 ed il 12 i vari presidi interessati alla manovra ricevettero gli ordini di trasferimento che non sempre però riuscirono ad eseguire pienamente. In particolare la 55" legione M.V.S.N. stanziata a Bonifacio e le truppe che si trovavano a Porto Vecchio e a Sotta, stretti dalle unità tedesche che, tra l'altro, aumentavano di numero in seguito allo sbarco e che si muovevano con rapidità, si trovarono in difficoltà non riuscendo conseguentemente ad eseguire gli spostamenti. li gen. Carlo Ticchioni, com.te del Raggruppamento Sud così ricorda iJ succedersi degli avvenimenti, dopo essere stato a rapporto a Corte l' 11 settembre: " ... al rientro a Zonza, la sera, debbo ricercare un itinerario sgombro dai tedeschi. Do ordine alla 5511 Legione di trasferirsi ad Arera ed a Caprine, ed al gruppo tattico di Soffa di trasferirsi a S. Lucia di Porto Vecchio ..."41 • A Pianottoli ed a Sartene le colonne italiane42 riuscirono invece ad effettuare "quasi indisturbate" il trasferimento attraverso boschi e mulattiere. In tutt'altra situazione si vennero a trovare le truppe presenti a Zonza e zone adiacenti (Levie-Ospedale-Bovella). Qui la dislocazione dei reparti si presentava meno precaria e maggiori erano anche le possibilità di movimento. Fu così possibile il 13 settembre ad alcune unità italiane, soprattutto reparti del Raggruppamento Sud, di attaccare una colonna tedesca che cercava di raggiungere Porto Vecchio, costringendola a ripiegare su Quenza da dove era partita. Il gen. Primieri, comandante deJla divisione, ordinò di attaccare, il giorno J5, il presidio di Quenza

., Notizie riponate nella relazione del gen. com.te Primieri. presidio di Bonifacio: la situazione creatasi nello stesso pomeriggio del 12 e nei giorni successivi, la mancanza dei me1.zi di traspono. non consentirono r esecuzione di tali ordini. ., Notizie riponate nella relazione del gen. com.te Primieri.


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la Resiste11::.a dei miliwri ltalia11i i11 Fra11cia e i11 Corsica

contemporaneamente da Aullene e Zonza. L'azione affidata al raggruppamento dei granatieri ed al battaglione alpino "Monte Granero", si concluse con successo. Furono catturati 200 tedeschi e recuperato abbondante materiale bellico43 • Precedentemente, già dal giorno l 2, il 1° battaglione del 21 ° reggimento fanteria era riuscito a sbarrare la strada agli automezzi tedeschi che provenivano dalla direzione est della rotabile Ghisoni-Ghisonaccia e ad occupare la stretta di S. Paolo. Altri tentativi tedeschi di penetrare all'interno del territorio furono respinti dalle truppe della Divisione "Cremona": a nord erano stati fermati davanti al fiume Aliso ed al centro nella valle del Golo (vds. schizzo n. 3). In quest'ultima località, all'altezza della stretta di Ponte Nuovo, i tedeschi tentarono ripetutamente di superare la nostra linea dìfensiva4 J senza riuscirvi; del pari fallì il loro tentativo di oltrepassare il passo dell'Inzecca (ad est di Ghizzoni-Yezzani). Ricordiamo ancora lo scontro che avvenne presso Levie, (in concomitanza dell'azione s u Quenza), dove fu attaccata una colonna motorizzata tedesca di cui facevano parte anche circa 800 uomini di fanteria appiedati tra i quali era data per certa la presenza di militari della 55" Legione e di paracadutisti della divisione "Nembo", passati al nemico. Lo scontro si svolse il giorno 16 ed in questa occasione, grazie ad una manovra di aggiramento combinata tra le truppe della Div. "Cremona" e del Raggruppamento Sud, i tedeschi furono costretti a ripiegare45 • Probabilmente al corrente dello sbarco alleato ad Ajaccio, i tedeschi cercarono, in tutti i modi. di raggiungere la costa occidentale dell'isola. Il 17 settembre le truppe germaniche chiesero al comandante della guarnigione italiana di Piedicroce il permesso di passaggio per una colonna motocarrozzata che portava con sè mortai e pezzi d'artiglieria, diretta verso Corte. In seguito al

" Relazione del gen. Clemente Primieri. " Il giorno successivo, in questa zona. unit:'\ della 226" divisione costiem. incaricate della difesa del centro di resistenza di Bellavalle. subirono un bombardamento aereo tedesco che provocò un violento incendio e la morte di 4 uomini. •• Relazione del gen. Primieri. l..c perdite accertate ammontarono a 9 morti e 20 feriti.

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netto rifiuto deJ comandante del presidio, le unità tedesche attaccarono le forze italiane che, prima di ripiegare sulla posizione prevista dal col. Di Prato, sotto la pressione delle superiori forze dell'avversario, inflissero forti perdite ai tedeschi 46 • La cattura dei 200 uomini a Zonza fece sì che riprendessero i contatti tra il gen. Magli ed il gen. Senger. In questa circostanza infatti il comandante tedesco richiese, attraverso una lettera lanciata su Corte via aerea, la restituzione dei prigionieri tedeschi entro le ore 8:00 del giorno successivo minacciando, in caso di mancata restituzione, la fucilazione, dieci volte maggiore, dei prigionieri italiani. Il giorno successivo i prigionieri tedeschi non furono restituiti. ma nessun prigioniero italiano fu fucilato4 7• li gen. Senger und Etterlin ricevette più volte, dal 14 settembre, l'intimazione del Comando Supremo di Berlino, tramite comando forze sud, di considerare franchi tiratori gli italiani catturati i quali, pertanto, avrebbero dovuto essere fucilati. L'elenco dei nomi doveva essere poi comunicato a Berlino. Il generale tedesco si oppose a quest'ordine affermando che gli ufficiali italiani avevano eseguito un regolare ordine del loro governo per cui fucilarli sarebbe stata un caso di coscienza48• Von Senger sapeva bene che rifiutare di obbedire ad un ordine di Berlino, voleva dire correre il più grave dei rischi; ciò nonostante non obbedì. Il suo coraggioso gesto - ancora più sorprendente, se paragonato al comportamento di altri comandanti tedeschi che, in analoghe circostanze, obbedirono come robot ed ordinarono fucilazioni di massa - ci sembra dettato dal fatto che quel generale ancora credeva in saldi principi morali e di onore militare. Inoltre, sempre per quanto attiene a Von Senger, quello che deve ancor più far riflettere è il fatto che egli non pagò neanche più tardi il prezzo della sua disobbedienza. Probabilmente fu per i suoi meriti, visto che comunque portò a termine l'operazione d'evacuazione dalla Corsica, non possiamo tuttavia escludere "' Cruccu. R. op. cit.. A Piedicroce morirono 15 italiani. '' Il gcn. Magli afferma nel suo memoriale che i 1edeschi avevano canurnto 3.000 ilaliani contro 800 tedeschi in mano italiana. " Schreiber. G. op. cil. p. 133 e ss.


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che, anche sotto quel regime terribile che fu il nazismo, potesse essere rispettato un atteggiamento coraggioso e leale, quale fu quello del gen. Yon Senger. 4. LA COOPERAZIONE ITALO-FRANCESE Il 14 settembre, mentre le truppe italiane con il concorso dei partigiani corsi continuavano a proteggere la zona occidentale dell'isola (dove i tedeschi non riuscirono ad effettuare una benchè minima penetrazione), sbarcava ad Ajaccio49 , trasportato da navi francesi ed italiane, il primo battagl ione francese con qualche sezione anticarro, ed alcuni automezzi leggeri (seguiva il battaglione francese anche un piccolo distaccamento americano). li JO settembre, il gen. Giraud, comandante civile e militare ad Algeri, aveva infatti deciso, alla notizia del trasferimento in Corsica delJa 90" divisione tedesca, di far partecipare l'esercito francese alla lotta per la liberazione dell'isola. Difatti stabilì, pur non conoscendo i piani tedeschi, di non abbandonare i resistenti corsi (lì andava, da mesi armando) che lasciati ora soli, con le proprie risorse non avrebbero potuto fare altro che condurre una lotta impari che rischiava di essere repressa nel sangue. Riuniti i capi di Stato Maggiore, vennero definiti i modi dell 'operazione e l'invio di un primo contingente francese sull'isola. Aveva così inizio l'operazione "Vesuve". Con le prime forze sbarcate il 14 settembre giunse anche il colonnello Deleuze. capo di S.M. del l ° Corpo d'Armata francese ed il giorno successivo, 15 settembre. arrivarono altresì il comandante del 1° Corpo d'Armata Martin ed il gen. Mollard, designato governatore dcli ' isola. Nei giorni seguenti continuò l'afflusso di forze francesi: sbarcarono altri due battaglioni del 1° RTM di truppe di colore ed il 1° battaglione coloniale. Complessivamente sbarcarono sull'isola

" Ajaccio non era stata tOCC(lla dalla guerra: quando venne annunciai(! l'armiMizto 1 patrioti corsi erano promi a lihcmrc la città cd :tllc ore I 9:00 della stessa ,era era già sotto il loro controllo.

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la difesa dell'isola comro i tedeschi

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2 reggimenti , 2 battaglioni ed un raggruppamento con uno squadrone carri leggeri ed una sezione del genio50• Immediatamente ve nnero stabiliti i contatti per un incontro tra il gen. Magli ed il col. Deleuze. In questa occasione fu esposto il piano del comando francese che consisteva nell ' invio di truppe francesi sull'isola per collaborare alla cacciata dei tedeschi. Un secondo incontro avvenne nei giorni seguenti alla presenza dei genera li MoJlard e Martin , (coma nd a nte de ll 'operazione "Vesuve"), durante il quale si decise per un attacco coordinato. In tale occasione il gen. Magli prese atto del la lettera di delega che confennava al gen. Martin l'autorità a dirigere le operazioni italofrancesi e rinnovò, come riporta anche Masson "il suo desiderio di cancellare cattivi ricordi che separa (vano) il suo paese dalla Francia e la sua volontà di cooperare con tutti i suoi mezzi alla lotta contro i tedeschi"51 • E' opportuno notare che, con mollo buon senso, si stava organizzando una operazione, anzi la prima operazione combinata di rilievo fra forze italiane e forze "Alleate". Fi n dal primo momento infatti ci fu una volontà di intesa e di collaborazione; fattori peraltro necessari per i frances i che non disponevano di mezzi d i trasporto ed avevano scarsità di materiale; la collaborazione fu resa possibi le dall 'atteggiamento assunto dal VII Corpo d'Armata in seguito ai fatti dell'8 settembre . Sicuramente più che le rassicurazioni offerte dal gen. Magli era stata l'evoluzione stessa degli eventi che aveva costituito, per i nuovi alleati, la prova tangibile dell'atteggiamento antitedesco assunto dalle truppe italiane. Durante questi incontri fu quindi deciso che le forze italiane, in attesa dell 'arrivo di altre unità e mezzi alleati, per permettere lo schieramento delle truppe per l'operazione offensiva, ristabilissero su tutto il fronte della fasc ia orientale dell' isola ed in par-

'° Le truppe francesi

che sbarcarono in Corsica erano più precisamente le seguenti: I0 reggimento Liragliatori marocchini (RTM) agli ordini del col. Ode Butler: 2° raggruppamento tabor marocchini (GTM) agli ordini del tcn. col. Boycr dc Latour: 4° reggimento di spahis marocchini (RSM): battaglione d·assaho, com.te Gambiez: 3° gruppo del 69° reggimento aniglieria da montagna: 36° gruppo: 82° banaglione del genio. In totale circa 4.000 uomini. " Masson. B. op. cit. p. 221.


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La Resistenza dei militari Italiani in Francia e in Corsica

ticolare verso Bastia, il contatto con il nemico seguito da azioni di disturbo. Intanto il 20 settembre giunse il col. britannico Peake, rappresentante del comando supremo alleato, sul quale si concentrarono le speranze per un concreto concorso aereo alle operazioni successive. Mentre proseguivano le operazioni di sbarco e di sistemazione delle truppe francesi, nell ' incontro di Corte (tenuto il 2 1 settembre in presenza del gen. Giraud, sbarcato il giorno precedente) si parlò della situazione delle truppe italiane e vennero stabilite le strategie da ado ttare per le operazion i offensive e per la riconqui sta di Bastia. In q uesta circostanza però i comandanti francesi, geo. Martin e Mollard, fecero subito pesantemente notare al gen. Magli il favorevole rapporto di forze tra italiani e tedeschi sull' isola, forse a sottolineare e ad evidenziare la possibilità per le sole truppe italiane di affrontare con maggiore decisione i reparti tedeschi. Il gen. Magli, forte dell'esperienza dei giorni precedenti, fece rilevare come l'enorme sproporzione di armamento tra le unità tedesche e quelJe italiane, sconsigliasse azioni avventate e che azioni offensive co ntro le truppe tedesche, equivalenti a 2 divisioni corazzate, potevano essere eseguite solo qualora fosse stato possibile disporre di altri m ezzi e dell'appoggio di forze aeree52 • "Un

attacco di sole fanterie contro forze potentemente corazzate sarebbe inevitabilmente naufragato"53 • In seguito , esaminata attentamente la situazione militare dell'isola, questo punto di vista fu condiviso anche dagli alti comandi francesi e dal gen. Giraud che diede la sua approvazione. Inoltre, venne vagliata attentamente l'efficienza operativa delle truppe italiane della Divisione "Friuli" che avevano combattuto durante lo scontro a Bastia. Il gen. Giraud propose che la "Friuli" venisse inviata, per il riordino, in Sardegna ma poi cedette di fronte al rifiuto de l gen. Magli che invece sostenne l'opportunità "non solo del riordino sul posto ma altresì della partecipa-

n Lazzarini, F, op. cit. s, Barbolini, F, op. cit. p. 258.

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la difesa dell'isolo comro i tedeschi

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zione di tali forze alle previste nuove operazioni"54 • Difatti vorremmo sottoli neare che fu lo stesso gen. Magli a proporre che il VII/88° fanteria della Div. "Friuli" passasse alle dipendenze del gen. Louchet "per dare ali' azione un 'unitarietà di comando"55 ; la sua proposta venne accettata favorevo lmente sia dal gen. Martin che dal gen. Giraud, anche se quest'ultimo era stato consig1iato dalle autorità politiche francesi di non puntare troppo sulla disponibilità delle truppe italiane per non essere costretti in seguito a concedere qualche cosa all ' Italfa. E' chiaro che iJ governo francese non voleva essere in alcun modo debitore delle forze armate italiane. " ... In effect, Le commissaire aux Affaires Exterieurs, monsieur Massigli a soulignè par une lettre au generai Giraud Le danger qu'il y aurait cì permettre aux italiens de prétendre que la Corse a été Libérée des allemands grace a leur aide et de leur fornir ainsi l'occasion de réclamer certains traitements defaveur pour leurs nationaux56 (In effetti, il commissario degli Affari Esteri, signor Massigli ha sottoli neato in un lettera al generale Giraud il pericolo che si sarebbe corso permettendo agli italiani di rivendicare il fatto che la Corsica fosse stata liberata dai tedeschi grazie al loro aiuto; fornendo loro l'occasione di reclamare qualche trattamento di favore per la loro naz ione). In effetti, poi, sia in Corsica che sul territorio metropolitano, l'atteggiamento che assumerà il Governo francese non sarà solo di indifferenza di fronte alle necessità delle nostre truppe, ma si tradurrà in aperta ostilità arrivando addirittura a non riconoscere alle forze armate italiane lo "status giuridico" di militari quando, ad esempio a causa di incidenti con civili o con altri militari francesi, dovevano essere giudicati dai tribunali. Ritornando a quei giorni in Corsica, ci si rese conto che il pericolo di vedere i tedeschi occupare l' isola era ormai scongiurato, (d'altronde essi, dal momento dell'armistizio, non ne avevano più l'intenzione), ma si

s- Barbolini. F. op. cit. p. 259. " Massari. B. op. cit. cfr. Diario del I Corps d' Arrnée (copia conservata da USSME; fondo CO.RE.M.IT.E.). " Diario del I Corps d. Armée (copia conservata da USSME: fondo CO.RE.M.TT.E.).


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La Resistenza dei militari Italiani in Francia e in Corsica

ritenne necessario impiegare dei rinforzi per prendere il più rapidamente possibile Bastia e per impedire l'imbarco di almeno una parte delle retroguardie tedesche e la distruzione dei materiali e delle scorte57• Si prese in esame la situazione delle forze tedesche: si era a conoscenza che il 18 settembre (notizia riferita da una corvetta italiana proveniente da Cagliari) era stato ultimato lo sgombero delle truppe tedesche dalla Sardegna e che dal giorno 20 anche quelle sbarcate in Corsica si stavano muovendo verso nord. In effetti le forze tedesche venivano imbarcate agli aeroporti di Borgo e Ghìsonaccia, al porto di Bastia e agli imbarcaderi di Biguglia (marine di Sisco e Porticciolo)58 • A Nord, l'organizzazione difensiva dei tedeschi era la seguente: essi occupavano il colle del Teghime ed una serie di caposaldi lungo una linea che passava dal crocevia di Patrimonio-OlettaColle S. Stefano e Barchetta, cioè la valle del Golo (vds. schizzo n. 4) proteggendo così la città ed il porto di Bastia. I loro principali avamposti, validamente organizzati per la difesa, erano situati ad est della Stretta del Fortino su quota 166 (zona Oletta-Colle S. Stefano) e a Casamozza dove il Golo sfocia in pianura. Il collegamento tra Je varie posizioni era mantenuto da pattuglie motocorrazzate montate su can-i "Tigre" (anche l'aeroporto di Borgo aveva una propria difesa). Pertanto le fasi pianificate dell'azione italo-francese erano due: la prima consisteva nel rioccupare il colle del Teghime con un'operazione combinata diretta dal generale francese Louchet (comandante deJla fanteria della divisione marocchina da montagna) e sostenuta dal fuoco dell'artiglieria italiana che era l'unica disponibile, essendone i francesi completamente privi; la seconda

" Masson, B, op. cit. p. 223. " Masson, B, op. cit. p. 222. "li 21 verso le due del mattino i tedeschi evacuano Bonifacio, dopo aver eseguito distruzioni sulle strade ivi confluenti (in particolare il tunnel di Baccino) e ripiegano s11 Portovecchio. Nella 11otte fra il 22 ed il 23. Portovecchio vie11e a sua 110 /ta el'acuata dopo la distruzione di depositi ed opere d't1rte. li giom o 27, la zona Ghiso11accia-Ale11a vie11e el'Gcuata: il g iom o dopo anche quella di Cerrone-Piedicroce.

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fase prevedeva un 'azione convergente su Bastia sia dal colle del Teghime, da parte francese, sia dalla costa, da parte italiana, impiegando le unità della 225A Divisione Costiera agli ordini del gen. Pedrotti. Appare chiaro che nei colloqui del 21 vennero gettate le basi per un 'operazione militare combinata che prevedeva un impiego massiccio, sul piano operativo, delle forze italiane, risultate indispensabili al proseguimento della lotta contro i tedeschi. Nei colloqui successivi vennero fissati i modi ed i tempi delI' azione59 ed in pruticolare vennero quantificate le forze da impiegare, precisato l' appoggio aereo alleato che si riteneva necessario, elaborate le azioni preliminari e gli ordini di operazioni sia italiani che francesi. Nell 'ordine di operazione del gen. Louchet, era previsto di entrare aJ più presto a Bastia per impedire l'imbarco alle retroguard ie nemiche e l'eventuale distrnzione da parte di quest'ullime di infrastrutture e di materiali. Pertanto, come abbiamo precedentemente detto, si prevedeva, innanzitutlo, di occupare il colle del Teghime con "un attacco al colle frontalmellfe da Ovest per bloccare in quella direzione la maggior parte delle forze tedesche e due aggiramenti della posizione da nord a sud intesi ad accerchiare la difesa ed occupare gli accessi a Bastia"/il). L'azione frontale veniva affidata al Hl btg. (88° rgt. f., D. "Friuli'' agli ordini del ten. col. Soggini) e le azioni di aggiramento a due colonne francesi: a nord il 2° battaglione Tabors (meno il 15° Squadrone) al comando del col. De Latour e a sud il 1° reggimento di fanteria marocchina al comando del col. De Butler. L'appoggio di fuoco era affidato, come precedentemente detto, alle artiglierie italiane61 poste agli ordini del col. Brunelli comandante del 35° reggimento artiglieria della "Friuli". Sul fia nco meridionale, nella valle del Golo, quale valido con-

Ordini cd accordi per la condoua delle operazioni sono riportati in: ,ùl. 6-7-8-9-10-1 1-12. Bnrbolini. F. op. cit. p. 259. "' Le aniglieric italiane impiegate nell'azione erano: un gruppo da 100/17, un gruppo e.a. (su una btr. da I05 e due btr. da 149) e due gruppi ··per/ 'appoggio specifico" (il 25° da montagna cd il IV del 35° rgt. entrambi da 75/18). jt

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La Resisten::.a dei militari Italiani in Francia e in Corsica

corso alla battaglia offensiva, la 225A divisione costiera doveva impedire che le truppe ed il materiale tedeschi potessero attraversare Casamozza per spingersi verso nord a sostegno delle unità tedesche dislocate tra Borgo e Bastia. Il 26 settembre il comando italiano comu nicò di fatto al gen. Pedrotti, comandante de!Ja 225" divisione costiera, che si andava preparando un 'azione combinata italo-francese su Bastia alla quale le sue truppe avrebbero dovuto concorrere:; neJl'ordine era precisato anche lo schjeramento da attuare nella valle del Golo per impedire al nemico il transito attraverso il bivio di Casamozza. L'attacco doveva essere appoggiato dal! ' aviazione alleata, "che in realtàfece modeste apparizioni"62 , e preceduto da alcune azioni preliminari che dovevano consentire un inizio favorevole. Pertanto durante il pe1i odo 25-29 settembre vennero spostate nel tliangolo Costa - St. Florent - Murato, le truppe francesi del raggruppamento nord 63 (vds. schizzo n. 5) pronte per sferrare l'attacco il primo ottobre. Tuttavia, poichè i tedeschi reagirono energicamente a questi preparativi di attacco, accelerando nello stesso tempo gli imbarchi, il gen. Louchet decise di rompere gli indugi e senza attendere che si completassero gli spostamenti delle unità francesi, decise di attaccare il giorno 30 con le sole unjtà già pronte. 5. UN ATTACCO COORDINATO Un battaglione di formazione (il III/88° ftr., riordinato dopo i noti eventi del 13 settembre) composto da tre compagnie64 e comandato dal ten. col. Soggini, si raccolse a S. Fiorenzo e, secondo gli accordi intercorsi iJ giorno 28 passò agli ordini del gen. Louchet. Contemporaneamente la 7" compagnia del II/88° occupò la stretta di Oletto per proteggere sul fianco destro il

Barbolini, F, op. cit. p. 260. Le truppe francesi messe a disposizione per l'attacco erano: il 1° RTM, il 2° GTM ed elemenli del 4° reggimento di spahis marocchini (4" RMS). 61 La 9" compagnia fucilieri agli ordini del ten. Ciampi e le unità di comando erano proprio del IH/88°, la 11 11, agli ordini del cap. Loppi proveniva dal V88°. l'altra la 10" cp. Zappatori reggimenta le era agli ordini del cap. lori. 02

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u, difesa dell'isolll comro i tedeschi

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III/88° ed assicurare il collegamento con la colonna francese che aveva occupato, per l'azione preliminare, il colle S. Stefano allo scopo di procedere sulla dorsale verso il Teghime. Il giorno 29, quando iniziarono le azioni preliminari per sbloccare la Stretta del Fortino (Stretta che i tedeschi non avevano occupato, ma che avevano minato "accuratamente" e che tenevano sotto il fuoco delle artiglierie e dei carri armati, indispensabi le· passaggio sia per il Teghime che per Capo Corso), si decise di affidare l'operazione alla JOA Compagnia del ten. lori. Dato che compito del battaglione era appunto l'attacco frontale al Colle del Teghime, emerge nuovamente che, vista la posizione avanzata assegnata al III/88°, il battaglione italiano assunse un ruolo importante nell 'operazione durante la quale, gli uomini si distinsero per grande determinazione e volontà nonostante le cattive condizioni del tempo e la forte reazione tedesca. Difatti appena iniziò l'azione della lQA cp. sulla Stretta del Fortino, la risposta germanica fu energica: sia da un piccolo rilievo a quota 166 di fronte alla Stretta, sia dalle pendici dei contrafforti che scendono dal Teghime, intervennero le numerose artiglierie nemiche che costrinsero la lQA Compagnia a ripiegare sulle posizioni di partenza (efficacissima era stata, al riguardo, anche l'azione di disturbo real izzata dai tedeschi con la posa di campi minati posti tra la Stretta e la q. 166). Ci si rese così conto che le difese della Stretta erano troppo forti per essere el iminate da un'azione frontale. Dopo che l'impresa fu tentata, senza successo, anche da una compagnia di marocchini, il ten. col. Soggini suggerì allora al gen. Lochet una manovra di aggiramento e quest'ultimo acconsentì. Tale manovra fu affidata all' I J A Compagnia che, agli ordini del cap. Loppi, la condusse alle spalle del nemico a quota 166. La compagnia al termine dell ' operazione, conclusasi con successo, si era attestata in difensiva sui due versanti. Ad est, a Ficaia, per fronteggiare eventuali attacchi provenienti dal Teghime ed a sud per controllare la rotabile che portava alla Stretta del Fortino. Le truppe tedesche erano state così aggirate e l' 11 A compagnia rimase in attesa di altre forze del battaglione per il consolidamento della posizione.


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La Resistenza dei militari Italiani in Francia e in Corsica

Nella notte tra il 29 ed il 30, mentre l' 11" compagnia doveva sostenere numerosi attacchi nemici con i quali i tedeschj tentavano di riaprire il collegamento stradale verso la Stretta, la 3" compagnia, rinforzata da un plotone della 10", tentava dj raggiungere q. 166. Il caposaldo venne raggiunto, ma poichè le perdite erano molte a causa anche del campo minato, ancora una volta la compagnia dovette desistere dall'azione. Nel pomeriggio del 30 ebbe inizio il contrattacco tedesco: mezzi corazzati scesero lungo la rotabile tentando di aprirsi un varco verso la Stretta del Fortino, mentre dal Teghime reparti di fanteria puntavano direttamente su Ficaia per annientare le unità italiane. Le truppe della 9" ed 11" compagnia resistettero, battendosi strenuamente nonostante il maltempo e non permisero al nemico di avanzare. Presi sul fianco, per l'arrivo della 10" compagnia (che aveva seguito la strada indicata il giorno precedente dalJ' 11 "), i tedeschi furono costretti a ripiegare verso i carri armati "panter" che avevano opportunatamente lasciato sulla rotabile e grazie ai quali poterono velocemente effettuare il ripiegamento sul Teghime. Di conseguenza le truppe francesi, che avevano concluso la notte del 29 la lunga marcia di trasferimento, furono pronte all'alba del 30 per sferrare l'attacco decisivo e per superare, indisturbate, grazie al contributo delle truppe italiane, la Stretta del Fortino. Ultimate le operazioni preliminari, nonostante che il battaglione italiano non fosse riuscito a sfondare ("a causa nostra", ci rimproverano i francesi, il 2° GTM dovette sfilare sulla costa), fu deciso di sferrare l'attacco decisivo con an'azione diretta contro il Colle di S. Stefano per proseguire oltre Oletta. A Nord quindi, infiltrandosi nella macchia lungo il golfo di S. Fiorenzo (evitando Patrimonio) il l O e 6° Tabor, agli ordini del comandante Edon, raggiunsero S. Leonardo. Al centro, il IIl/88° (che "non insiste" (tte) a conquistare frontalmente Patrimonio" è detto nel resoconto francese), portò un attacco sui villaggi a Nord e riuscì ad impossessarsi di Palazzo senza però riuscire a provocare la ritirata dei tedeschi Nella valle di Goto la 225" Divisione avanzò su Barchetta per dirigersi su Casamozza e Borgo. Il I O ottobre fu caratterizzato dall'azione irrompente dei


u, difesa dell'isola comro i tedeschi

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Tabor e dalla pressione esercitata verso nord dal gruppo Butler. li gruppo Tabor ed il 1/9° RMS effettuarono una ricognizione nei dintorni di Bastia mentre il IIJ/88° arrivò al Teghime ed occupò iI colle; l 'artiglieria italiana ed il IV88°, dislocato a S. Fiorenzo e schierato tra Patrimon io ed il Teghime, appoggiarono i Tabor e tennero sotto il fuoco le batterie nemiche di Bastia. Dopo che il Il/88° occupò il colle S. Stefano, il J O RMT si spinse fino a Furiani aITivando ai dintorn i sud di Bastia. Nella vallata del Golo la situazione si evolse meno favorevolmente; le unità italiane no n riuscirono a forzare immediatamente lo sbarramento tedesco di Barchetta e dovettero fermarsi. La giornata successiva fu caratterizzata, però, dalla ritirata dei tedeschi sia dal Colle del Teghime che da Barchetta; da questa ultima loca lità si ritirarono per la pressione esercitata dalla 225" Divisione e dal battaglione d'assalto. Il 3 ottobre le operazioni ripresero solo nel pomeriggio. Le truppe francesi del Raggruppamento Nord però, provate per la forte reazione terrestre ed aerea dei tedeschi, dovevano presto rallentare l' azione per riorganizzare i reparti e sgomberare morti e feri ti; a sud, nel pomeriggio, la 225" divisione aveva raggiunto Casamozza spingendosi fino a Borgo. Nella notte i Tabor ri presero la loro avanzata verso Bastia. Durante questa fase si consumarono le ultime accanite resistenze delle retroguardie tedesche nel tentativo di prender tempo per imbarcare la maggior quantità possibile di materiale ancora a terra. Da Casamozza, occupata il 3 ottobre, una colonna motorizzata italiana, costituita da un battaglione semoventi, si era mossa verso Bastia. La mattina del 4, mentre gli ultimi tedeschi lasciavano il porto, la I• compagnia del LXXXI btg. bersaglieri motocicl isti venne inviata in ricognizione a Bastia, ma giunta arditamente in città, fu costretta a ripiegare verso Biguglia (vds. all. n. 12) poichè, per precedenti accordi, non dovevano entrare in Bastia unità italiane, ma soltanto truppe francesi che avrebbero potuto cos) rivendicarne la conquista. A tal propos ito il gen. Nazzareno Pancotti, allora tenente delJa J• Compagnia ricorda " ... // pericolo tedesco era scomparso, stava ora affiorando quello francese. I francesi rivendicavano il dirillo del presidio della città, volevano


CAPITOLO VI LA SORTE DEL VII CORPO D'ARMATA


la sorte del VII Corpo d 'Armata

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1. INCIDENTI TRA MILITARI ITALIANI E FRANCESI

Dopo la liberazione dell' isola, per ordine dello S.M.R.E., il corpo di spedizione italiano venne trasferito in Sardegna67• Il geo. Magli pur mantenendo il comando del VII C. d' A., assunse dal 22 ottobre anche quello delle FF.AA. della Sardegna. Nonostante fossero stati i maggiori artefici della liberazione della Corsica, i soldati italiani dovettero, prima dell'imbarco, cedere, a titolo di cooperazione, ingenti quantitativi di materiale bellico alle autorità francesi. E non è tutto. Alcune località come Bastia, ad esempio, vennero interdette immediatamente ai militari italiani; "nemmeno i fanti del IIU88° che tanto avevano operato a partire dal 9 settembre per sollevare La città dall'occupazione tedesca, vi poterono accedere. Il materiale, gli equipaggiamenti, gli effetti personali che vi avevano lasciato non poterono essere recuperati nonostante una specifica richiesta in merito avanzata da parte di Magli direttamente al gen. Martin ... Analoga proibizione in molti centri minori e sui campi di battaglia dove la presenza di truppe di colore rese pericolosa la ricerca ed i tentativi di recupero dei materiali abbandonati durante la lotta".68 Eppure, come ricorda lo stesso Barbolini, la collaborazione delle nostre truppe continuò: le unità italiane vennero impiegate per lavori di riadattamento della viabilità, di risistemazione dei campi d'aviazione e di sminamento: operazione quest' ultima di grande pericolosità anche per lo smarrimento dei documenti cartografici con i dati di

6 '

Per il trasferimento furono impiegate le unità della Marina italiana dal 9 ottobre al 13

novembre per consentire il passaggio delle truppe di terra in Sardegna. Furono traghettati 62.000 uomini, t. 3.500 di materiale e 1.180 veicoli. 68 Barbolini, F, op. cit. p. 263.


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LA Resis1e11za dei militari ltalia11i in Fra11cia e i11 Corsica

posa delle mine. "Per contro le esigenze alleate imposero al Corpo d 'Armata sempre maggiori sacrifici: la consegna di tutte le salmerie, del carriaggio, poi delle artiglierie, dei facili mitragUatori, dell 'armamento dei reparti infine. Ciò rienlra (va) nel quadro della resa incondizionata firmata a Cassibile che, fra l'altro, prevede (va) di non rinforzare Le Divisioni italiane ancora efficienti e La cessione dei materiali di Corsica e Sardegna ai . 68' ' firances,... . I militari fra ncesi, provenienti dall 'Africa sette ntrionale, assunsero in genere atteggiamenti provocatori contro gli italiani, "tanto che il comandante delle forze francesi fu costretto a diramare particolari norme in merito all'atteggiamento che i francesi avrebbero dovuto tenere nei confronti degli italiani ... Pas de récrùnination, pas de brimades, pas de maqueries, une correction miLitaire réciproque: voilà la régle à observer. Il faut ,narquer une équitabLe difference entre les italiens qui conlinuent à se battre ceux cotes des allemands et ceux qui travaillent pour les alliés et pour nous-memes"68 bi•. (Né recriminazione, né soprusi, né beffe, una correttezza militare reciproca: ecco la regola da osservare. Bisogna tener presente una equa distinzione tra gli italiani che continuano a battersi a fianco dei tedeschi e quelli che lavorano per gli Al leati e per noi). Ven nero evacuati verso la Sardegna, principalmente da Bonifacio, circa 2.000 uom ini al giorno mentre se ne riversavano quotidianamente in città ci rca 4.000. Bonifacio era nel mese di ottobre "una gabbia di matti". Fu un' operazione confusa, a volte complicata dall'inefficienza dei militari italiani, che favorì l' avidità e l' ostilità dei mi litari fra ncesi. Rimasero in Corsica circa 7.000 italiani e una numerosa commissione per la liqu idazione dei danni di guerra. La Divisione "Friuli", in particolare, lasciò un intero battaglione di lavoratori e due compagnie artieri. Una parte del personale spec iali zzato fu adibito ai pezzi di rutiglieria ed alle autoblindo mentre centinaia di soldati svolsero a ltro genere di lavori che andarono, come già

"'"' Barbolini, P. Op. cit. p. 265.


La sorte del VII Corpo d'Armata

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detto, dal riadattamento delJe strade alla bonifica dei campi minati. Pur godendo i nostri reparti della stima e dell'appoggio delle autorità americane (il gen. Peake scrivendo, quale rappresentante del comandante in capo aJleato, al comandante del 175° reggimento alpini parlò il 19 ottobre di "splendida collaborazione"), uno stato di crescente tensione si creò, tra francesi ed italiani. Numerosi i soprusi e gli atti di crudeltà commessi dai fra ncesi in Corsica come del resto accadrà nel territorio metropolitano, a danno degli italiani 69• Tale stato di cose continuò fino al novembre '43 quando cioè anche i civili italiani residenti sull'isola furono fatti rimpatriare. Inoltre molti furono quelli che, rimasti a vario titolo in Corsica, furono coinvolti in incidenti e vennero feriti o addirittura uccisi. Anche la Commissione militare per la valutazione dei danni di guerra fu oggetto di oltraggi da parte della popolazione locale: episodi incresciosi ai quali spesso assistettero "passivamente" ufficiaJi francesi membri della commissione stessa (vds. all. n. 16). In questi frangenti si aggiunse un ulteriore problema: abbiamo trovato ricorrenti appelli e proteste del CILN e di si ngoli militari alle autorità francesi ed italiane affichè si riconoscessero ai nostri militari, in caso di arresto, lo status giuridico che, secondo le convenzioni di Ginevra, competeva loro. Si insistette, anche se purtroppo inutilmente, affinchè i nostri soldati fossero giudicati da tribunali militari sottolineando che essi, svolgendo lavori specializzati, non potevano essere considerati alla stregua di semplici lavoratori di uno stato ex nemico. TI trattamento riservato ai militari italiani rinchiusi nelle carceri delJa Corsica - sia quali colpevoli di delitti comuni, sia quali prigionieri presi sull 'isola d'Elba e di Pianosa - fu pessimo sotto ogni riguardo, come lo fu del resto, nella Francia metropoli tana: insulti, violenze, percosse, vitto insufficiente e mancanza di assi-

09 Sull'isola erano presenti 10-15 mila civi li italiani ; una piccola parte dei quali, è vero, collaborò con i tedeschi, ma è altrettanto vero che molti s i arruolarono nella Resistenza. Gli italiani erano impopolari in Corsica, non come singole persone, ma per la precedente attività delrOVRA e per la carenza che vi era stata. durante l'occupazione, di generi alimentari.


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La Resistenw dei militari Italiani in Francia e in Corsica

stenza sanitaria facevamo parte della routine70• Poichè questo ingiusto trattamento non tendeva a migliorare (anzi, col tempo, peggiorò) si decise il ritiro in Sardegna di gran parte dei militari lasciati in Corsica (rimasero soltanto 25 compagnie); tale ritiro fu però più lento del previsto a causa della mancanza di mezzi di trasporto. Infine da più parti, venne chiesta la sospensione dell'invio in Corsica di operai italiani dato che anche quelli che c' erano, erano stati arrestati e poi intemati71 • 2. OPERAZIONI DI SBARCO SULL' ARCIPELAGO TOSCANO: MISSIONE "CAPRAIA"

In Corsica la coUaborazione tra militari italiani ed aUeati continuò tuttavia anche dopo lo sgombero delle truppe tedesche. L'isola divenne un 'importante base strategica avanzata per le operazioni aUeate in Europa ed in particolare fu utilizzata come base sia per i bombardieri che effettuarono le loro missioni sull'Italia del Nord e sulla Germania del Sud, e sia per le motosiluranti che attuarono azioni di disturbo ai convogli tedeschi nel mar Trrreno. Nell' ambito di tali importanti attività belliche, le unità italiane non solo parteciparono ad un vasto programma di lavori predisposto dal comando alleato, ma contribuirono ad occupare le isole dell' arcipelago toscano, in previsione di un eventuale sbarco in Provenza o sulla costa ligure. Una prima missione venne definita in Corsica, nella base avanzata dell ' Ile Rousse, al fine di perlustrare ed occupare l' isola di Capraia. Si decise infatti di trasportare su quella piccola isola un piccolo reparto a bordo di un dragamine inglese sul quale dovevano essere imbarcati una stazione radio e viveri per due settimane. Losbarco era previsto per la notte del 19-20 ottobre '43 n . Il grup-

10 Duroselle, J , B, Serra, R, !Jalia e Francia, v.U, Angeli, Milano, pp. 104 e ss. " Lettera n. 00296/3 in dai.a 7 agosto 1944 in viata da Bonomi all'ammiraglio Stone (vds. ali. n. J4). n Relazione sull'operazione ··capraia" del ten. col. A.C. Russel B. Livennore comandante del distaccamento 2677 Hq. Exp. AFHQ. datata 15. 11.'43 Doc. 1/14 pervenuta alla CO.RE.M.IT.E. e relazione del s . ten. di vascello americano Perer Karlow, U.S.N.R., rappresentante per l'analisi e per la ricerca della 0 .S.S. in Corsica datata 24.2.'45 Ooc. 1n2.


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po della missione "Capraia" , comandato dal ten. col. R.B. Livermore, era composto dal cap. M. Catanzaro, dal ten. Giannini e da 9 soldati, compreso un telegrafista. Vì erano inoltre il s. ten. di vascello P. Karlow, il ten. italiano Pasquale Roma, del 108° fanteria, ed il capo cannoniere Francesco Angiulli sottufficiale della marina italiana. Questi ultimi due, giunti da Capraia pochi giorni prima73, avevano fornito utili informazioni riguardanti la situazione dell' isola. Per tale motivo e per averli come guide in ogni evenienza, venne deciso di portarli al seguito e, all'arrivo sull'isola di inviarli, con un piccolo gruppo, in avanscoperta, prima di sbarcare il resto degli uomini con tutto l'equipaggiamento. La Capraia fu occupata, come previsto e senza colpo ferire, in quanto già abbandonata dai tedeschi. La missione alleata, giunta sull 'isola la mattina del 20 ottobre, fu accolta con un caloroso benvenuto dagli abitanti; un solo italiano, unico "nemico" presente, fascista di provata fede, fu catturato e spedito in Corsica. L'isola, appena occupata, fu adibita, per le sue caratteristiche geografiche, a posto di osservazione. Dalla Capraia è infatti possibile controllare la fascia costiera dall' altezza dell ' isola d'Elba fino al confine francese; così divenne presto un' importante stazione radar destinata a fornire informazioni, su qualsiasi attività nemica (aerea o navale), al quartier generale 2677 di Algeri. Inoltre, nel dicembre del '43, vennero installati sull' isola speciali apparecchi radio utili per segnalare immediatamente qualsiasi aereo nemico che cercasse di avvicinarsi alla Corsica. Verso la fine del '43, gli attacchi alleati contro strade e ferrovie italiane, costrinsero i tedeschi a dipendere in gran parte dalle navi che trasportavano uomini e rifornimenti al fronte che allora era sopra Napoli. I tedeschi si impossessarono di unità italiane e F-lighters (simili a dei mezzi da sbarco) e per scortare i convogli portarono sul Mediterraneo delle torpediniere, E-boats e R-boats (simili a motosiluranti). I convogli tedeschi venivano caricati a Marsiglia o a Genova e si spostavano con cautela lungo la costa italiana fino a Livorno, Piombino e Civitavecchia. Gli alleati

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Relazione del s. ten. di vascello Karlow.


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attaccavano questi convogli di giorno con gli aerei che avevano in Corsica e in Sardegna e di notte con motosiluranti da Bastia. Grazie soprattutto alla rete di sorveglianza della Capraia, gli spostamenti aerei e navali dei tedeschi erano sotto controllo e venivano trasmessi a Bastia e da lì alla sala operativa o direttamente all'ufficio operazioni alleato mediante una linea telefonica diretta. Per poter disp01Te di maggiore libertà di spostamento lungo la costa mediterranea, aerei tedeschi bombardarono il 20 febbraio l'isola di Capraia danneggiando l'equipaggiamento radio dei Gruppi operativi. Il comando alleato, subito informato dell'attacco, decise di inviare immediatamente alla Capraia un'altra missione. Il 21 febbraio partirono così da Bastia due natanti che trasportavano, tra l'altro, una nuova stazione radio e le scorte necessarie per la guarnigione dell' isola; uno dei due natanti era americano e l'altro italiano, (si trattava del MAS 543 comandato dal s. ten. di Vascello !appelli). L'equipaggio del nostro MAS era composto di 8 marinai, quasi tutti offertisi come volontari; all'ultimo minuto si era poi imbarcato, col permesso di partecipare alla missione come osservatore, anche il ten. di vascello Buist; costui voleva vedere le installazioni della Capraia, (visto che lui era l'ufficiale a cui giungevano dalla Capraia le segnalazioni sugli avvistamenti di naviglio nemico in movimento nel mar Tirreno) 74 • Il MAS 543 riuscl ad entrare nel porto dell' isola (con cautela per evitare i cavi ed un attacco a sorpresa) e a scaricare i rifornimenti ed il materiale, ma nella manovra d 'uscita, muovendosi con difficoltà a basse velocità nei tentativi di correggere la rotta, fu scosso da una serie di esplosioni. In questo incidente, oltre ai 6 marinari italiani, perirono il s. ten. di vascello !appelli ed il ten. di vascello Buist. La causa dell'accaduto fu riconosciuta nella partenza anticipata del natante, dovuta ad un'errata interpretazione degli ordini. La missione, che aveva ben assolto il compito, si era così conclusa tragicamente per una serie di errori che si sarebbero potuti evitare.

" Relazione del s. tcn. di vasce llo Karlow.

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3. I GRUPPI DI COMBATTIMENTO "CREMONA" E "FRIULI" Anche se l' argomento esula dal tema della presente monografia, inerente strettamente alla "Resistenza dei militari italiani a/l'estero", si è ritenuto tuttavia doveroso accennare brevemente alle vicende che interessarono le GG.UU. italiane già dislocate nella Corsica ormai libera. Il 1O ottobre '43 ebbero inizio i movimenti dei reparti delle divi sioni "Cremona" e "Friuli" 1s per passare dalla Corsica alla Sardegna. Secondo gli ordini ricevuti, come precedentemente concordato col gen. Peak, le grandi unità italiane al momento deJJ'imbarco portarono con loro solo l'armamento individuale ed "un numero esiguo di automezzi", lasciando sull'isola, a disposizione dei comandi francesi, il resto dell'armamento, gli automezzi, i quadrupedi e i magazzini viveri. La "Friuli" vi lasciò inoltre, come abbiamo precedentemente detto, un battaglione di lavoratori e due compagnie di artieri. In Sardegna le due divisioni vennero riordinate, dopo di che, durante il periodo di permanenza su ll'isola, i loro reparti furono variamente impiegati. Molti militari della "Friuli" furono inviati anche in Puglia, nella zona di Foggia, per sopperire alla mancanza di manodopera nei lavori agricoli. Una parte del personale specializzato del genio e dell'artiglieria fu poi messo a disposizione degli Alleati. La divisione si ridusse così a 3.000 uomini circa. Nel mese di Luglio '44 fu ordinato alla "Friuli", comandata dal gen. di brigata Bartolomeo Pedrotti, di lasciare l'isola per trasferirsi sul continente16 e qualche mese dopo anche la divisione "Cremona"77 lasciò la Sardegna. In attesa di una trasformazione organica per nuovi compiti

" La divisione iniziò i movimenti 1'8 ouobrc per spostarsi a Bonifacio e di qui imbarcarsi per la Sardegna. '• La divisione "Friuli"", dopo lo sbarco a Napoli. venne dislocata prima della zona di Afragola e poi nel Sannio. presso S. Giorgio . .,, La divisione "Cremona·· dopo lo sbarco a Napoli fu dislocata nella zona di: Altavilla Irpina - Petruro Ananche - Afragola - Tugo.


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operativi da svolgere per la liberazione del nostro paese, i reparti delle due divisioni vennero addestrati sull'uso di nuove armi e nuovi mezzi in dotazione. Per la "Friuli" si trattava anche di cercare di risollevare lo spirito ed il morale della truppa78 duramente provati in Corsica negli scontri con i tedeschi. La partecipazione delle forze armate italiane alla lotta di liberazione, insistentemente richiesta dal nostro Governo e validamente sostenuta dagli USA, fu avversata da inglesi e francesi che avrebbero voluto impiegare le truppe italiane più come unità ausiliari che come unità combattenti. Gli inglesi ed i francesi erano naturalmente contrari ad una ricostituzione delle divisioni "Friuli" e "Cremona" perchè fossero impiegate nella guerra di liberazione; gli USA invece, sostanzialmente favorevoli, condizionavano la concessione di ogni aiuto al fatto che questo fosse utilizzato solo nella guerra contro i tedeschi; al tempo stesso, la commissione alleata si sostituiva, sovente, ai comandanti italiani, per imporre decisioni circa consistenza, armamento ed impiego delle unità da ricostituire a scopi bellici. In questo clima ed in seguito alla riunione del 20 dicembre '43 tenuta a Bari, gli Alleati consentirono, dopo lunghe diatribe, allo S.M.R.E. di preparare due grandi unità, sali te poi a sei nel luglio '44. Nella scelta iniziale fu appunto deciso di utilizzare le divisioni "Friuli" e "Cremona"19• Un problema urgente da risolvere fu quello di completare, per la "Friuli" , gli organici previsti poichè la divisione era al di sotto di alcune migliaia di unità. Nella prima decade di agosto furono intanto fatti rientrare i militari che erano stati inviati nel foggiano per lavori agricoli. In breve tempo affluì personale a sufficienza per costituire 2 compagnie e due battaglioni ed altre unità assegnate ai reparti per il completamento degli organici. Anche la divisione "Cremona", sulla base delle disposizioni prescritte dallo S.M.R.E. venne ristrutturata su nuove bas.i , dando vita, come la "Friuli" ad un

111

USSME, Unità combattenti, Roma. 195 1. " Si aggiunsero le divisioni "legnano" e "Folgore··. ottenu1e dallo scioglimcnio del C.1.L. . La "M<111to 1·a" come riserva e la ..Piceno·· utilizzala per i cenui di addestramelo e di c-0mplctamento.

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La sone del VII Corpo d'Armata

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Gruppo di Combattimento. Non fu mai possibile convincere gli Alleati ad elevare le nostre risorte G.U. a livello di divisione, per cui si dovettero chiamare Gruppi di Combattimento e dovettero operare agli ordini di G.U. inglesi o statunitensi. D'altronde se si realizzò una maggiore partecipazione all a guerra de11e truppe italiane, "Lo si dovette principalmente alla sottrazione di 7 divisioni del gruppo d'armate del generale Alexander dal fronte italiano per L'effettuazione dell'operazione "Anvi/" 80• In quel preciso momento, difatti, si presentò l'esigenza di sopperire all'indebolimento del fronte italiano e quindi gl i Alleati decisero di aumentare il contingente dei combattenti italiani e di provvedere, al contempo, a dotarlo di armi e mezzi. Le trasformazioni delle divisioni itali ane in Gruppi di Combattimento doveva portare, inoltre, non solo ad una nuova struttura organica, ma ad un nuovo iter anche addestrativo; poichè i nostri Gruppi dovevano essere impiegati nell'ambito delle G.U. e dotati di materiali inglesi, venne svolta una intensa attività di addestramento allo scopo di approfondire la conoscenza sia dei materiali e dei mezzi di nuova dotazione, sia della "dottrina" in uso presso gli eserciti anglo-americani. Si cercò quindi, una volta rese operative, di migliorare qualitativamente l'efficienza delle unità combattenti, di risollevare il morale delle truppe e, prendendo esempio dagli Alleati, di curare di più il benessere dei soldati arrivando a costituire, all'interno del Gruppo "Friuli", una sezione assistenza e propaganda. Verso il mese di novembre deJlo stesso anno, i corsi di addestramento dei "Gruppi" potevano considerarsi ul timati e tali unità italiane, che da due erano intanto diventate quattro con la nascita dei Gruppi "Folgore" e "Legnano", erano pronte per essere impiegate in zona di operazioni. Nel gennaio '45 il Gruppo di Combattimento "Cremona" fu il primo ad entrare in linea, dando il cambio ad unità della 1"

'° Stefani F.. La storia della donrina e degli ordinamenti de/l'esercito italiano, voi. JTJ, tomo I, USSME. Roma. 1987. p. 58. cfr. Neri Loi, A, La partecipazione alla guerra per la liberazione del territorio italiano in Le operazioni. .. op. cit.


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Lt1 Resistenza dei militari Italiani i11 Francia e in Corsica

divisione canadese. Il "Gruppo" assunse la responsabilità della difesa nel settore compreso tra la ferrovia Ravenna-Alfonsine ed il mare, operando alle dipendenze del I Corpo d'Armata canadese, inquadrato a sua volta nell'8" Armata britannica. Dopo il Gruppo "Cremona" entrarono in linea anche il "F6uli", il "Legnano" e il "Folgore", tutti in sostituzione di altrettante divisioni alleate spedite altrove. Il primo di questi, dopo aver affrontato, una volta trasformatosi in Gruppo di Combattimento, difficoltà analoghe a quelle del "Cremona" "sia per assumere le nuove formazioni organiche, sia per svolgere un intenso ciclo addestrativo... " 81 fu trasferito, alla fine di gennaio '45 tra Bertinoro e Forlì, schierandosi a febbraio a sud del Senio, in sos tituzione della 5" divisione polacca "Kresowa", operando alle dipendenze del V Corpo d'Armata britannico e poi del II Corpo d 'Annata polacco. Il Gruppo "Cremona", essendo dal 12 febbraio alla fine di aprile, impiegato per sostenere uno sforzo sussidiario ne l quadro dell'azione complessiva ( prima del I Corpo Canadese e poi del V Corpo britannico) seppe respingere gli attacchi nemici e contrattaccare efficacemente; portò brillantemente a termine le operazioni offensive "Rino" e "Sonia" superando le resistenze nemiche ed "eseguendo passaggi di fiumi senza mezzi sufficienti e idonei, attuando una serie di manovre ordinate ed agili, tutte costantemente mantenute su di una linea di unitarietà e di stretta conseguenzialità da parte del comandante del gruppo di combattimento e dei comandanti subordinati82• Il Gruppo "Friuli", seppur operando con minor successo, ''forse con una perizia tecnica e tattica meno consolidata" 83 (è il caso di ricordare che i nostri uomini furono addestrati in sole sei settimane), dimostrò uno spirito offensivo ed una volontà combattiva elevatissimi. Nella primavera del '45, troviamo infine i Gruppi "Cremona"

" Stefani. F, op. cit., p. 157. r: Stefani. F, op. cit., p. 158. " Stefani. F, op. cit., p. 171.

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La sorte del VII Corpo d'Armata

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e " Friuli" assieme agli altri due, "Legnano" e "Folgore", schierati lungo la linea Gotica da dove, con le altre GG.UU. Alleate e con le forze della Resistenza, iniziarono )"'assalto" finale per la liberazione del nord Italia, riscattando così i nostri militari da quello smaffimento nel quale si erano trovati all'atto dell ' armistizio. La portata delle operazioni delle nostre risorte Unità combattenti fu naturalmente di modesta entità se paragonata a quella degli anglo-americani. Altissimo fu tuttavia il significato morale e politico che tale partecipazione rappresentò. Un riconoscimento in tal senso lo ritroviamo spesso anche nelle dichiarazioni degli "Alleati". Essi avevano in più occasioni affermato che il trattamento futuro dell ' Italia sarebbe stato commisurato allo sforzo che essa avrebbe compiuto al loro fianco. Questo a parole, nei fatti poi, specialmente inglesi e francesi, come abbiamo già detto, non si stancarono mai di frapporre ostacoli ad una più consistente partecipazione delle FF.AA. italiane alla Guerra di Liberazione.


DOCUMENTI ALLEGATI


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D0c11111emi allegati

ELENCO

Allegati n. 1-2-3: volantini clandestini diffusi dal "Fronte Nazionale Corso" e dal Partito Comunista Italiano nell'agosto '43.

Allegato n. 4: ordini emanati dallo S.M.R.E con f. n. 5-V in data 11 settembre e con f. n. 2 1/V in data 12 settembre diretti ai comandanti della Sardegna e della Corsica.

Allegato n. 5: ordini verbali impartiti dal gen. Magli, l' 11 settembre, ai comandanti delle dipendenti grandi unitĂ e raggruppamenti. Allegato n. 6: ord ine inviato al gen. Louchet e al gen. Magli per l'occupazione di Bastia (23.IX.'43) dal gen. Martin comandante del I Corpo d'Armata. Allegato n. 7: lettera del gen. Magli relativa alla partecipazione italiana all'azione su Bastia (26.IX.' 43). Allegato 11. 8: ordine di operazioni n. 4 deJla Div. "Friuli" (azione offensiva contro Bastia) (27.IX. '43). Allegato n. 9: o rdin e genera le delle operazioni - I parte (28.IX.43). Allegato n. 10: lettera del gen. Louchet al gen. Magli relativa all'azione combinata del 30.IX.'43 (29.IX.'43). Allegato n. 11: repaiti che parteciparono all'azione su Bastia e in Valle Golo.


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La Resistenza dei militari Italiani in Francia e in Corsica

Allegato n. 12: lettera del gen. Louchet al gen. Pedrotti relativa all 'arretramento de ll e tru ppe della divisione " Cremona" a Biguglia (4.X.' 42), con particolare riferimento alla I compagnia bersaglieri motociclisti del LXXXI Btg. bers. motociclisti .

Allegato n. 13 : relazione del gen. Pancotti Nazzareno. Allegato n. 14: elenco dei militari e civili morti per la Patria e sepolti in Corsica (Tratto da Magli, G. "Le truppe italiane in Corsica", Tip. Scuola AUC, Lecce, 1950). Allegato n. 15: articolo del gen. Martin "La liberation de la Corse" apparso su "Le monde militaire" (20.5.'49). A llegato n . 16: l ettera di Bonomi all 'a mmira g lio Stone (12.VIII.'44) con a llegato degli incidenti che videro coinvolti i mili tari italiani.

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D0c11me111i allegati

Allegato n. 1

VOLANTINO CLANDESTINO

Sofd~tl e

Marinai ltaHcinl· I '

l)t,oo avff ,eminoto sufl'lto1ro lo desofozfon• e la dfatru• zfon\"I, Mu,r.olfnl è vll:n11nttl. fuqgfto dovantl Il furore petoo• tare,. , -:ol~i. d•oli Alfo~f. U" ~fl'nto di llbttrazfone oercorre la penlrola. Ma 11 vuol contfnuore o forvi aervfre Hitler.

VOI NON ACCFrTERETEI I vostrf froteH·I in lto•Ja non ocuttano. A ~omo, o Milo110. o TM'""'· delle enorml fotte flrldonoa lA UE!:RTA E LA PAce: I hcf•u~hf occ:ipono Trfeste • R1m1e.

A MIiano, a.Napo'I " T~•f1to, I tedéschl ·sp•ra·110 suite vostre donne e sul voatrS bambini. ~ ...ssuno puo ormai soffocare le asplraslonl peo• fonde del Popolo Italiano.

Soldati e Marinai I" Solo l'armlstlzlo mette ftne ttglf orrori dellò p,erra e vi permette di ritornare • casa. Ubercrt& fa Patria vo•tra dulia ,apactta tedena. O i;e rra al Na&bmo, In Conica come altrove. ,lccosilate 911 ~leutl come 111:teratorl. DIV!NITI COMBATTENTI DELLA UltflTA..

iero a questa concU:lone satvoret• la vostro-vita • Il vos!ro cmore.


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La Resistenza dei militari Italiani in Francia e in Corsica

Allegato n. 2 SOLDATI ITALIANT ! COMPAGNI, l'esercito tedesco ormai padrone d'Italia vuole la continuazione della guerra fino al nostro completo disastro e spara sul nostro popolo che grida pace. Possiamo noi, con le armi in mano, permertere questo? Possiamo continuare a batterci per Hitler al tempo stesso che questi mitraglia le nostre famiglie sulle piazze d'Italia? NO ! NON LO PERMETTEREMO ! Ovunque è il tedesco, ivi è il nemico. Occorre cacciarlo ! Noi discendenti delfe gloriose Camice Rosse, figli dei combattenti della Vittoria. impugneremo la gloriosa spada di Giuseppe Garibaldi e li cacceremo oltre il Brennero. COMPAGNI, i fratelli corsi lottano per la loro libertà, essi ci chiamano alla solidarietà. AIUTIAMOLI prima che sia troppo tardi. Facciamo con loro causa comune. Cacciamo i tedeschi di Corsica prima che le orde hitleriane ci disarmino. I corsi ci aiuteranno con tulle le loro forze. Diveniamo gli artefici della libertà. Noi meriteremo domani la stima del mondo civile. Liberiamo la Corsica, uniti alle potenti armate degli alleati libereremo l'Italia e monteremo all'assalto della fortezza hitleriana. [) nostro popolo è insorto per abbattere Hitler, insorgiamo a nostra volLa e dirigiamo le nostre armi contro i lacchè di Roma e di Vichy. Viva la Pace - Viva rltalia libera. IL PARTITO COMUNISTA ITALIANO


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D0c11111e111i allegati

Allegato n. 3

ETAT D' ALARME Dans ses affiches, l'ennemi indique clairement les activités qui le géneront au cours du debarquement puisqu ' il nous les enterdit sous peine de mort. Mais c'est à la Patrie qu ' il faut obèir et non à un général ennemi, notre futur prisonnier, la France compte que chacun fera son devoir. Tous les soirs à 22h30 ècouter l'èmission de radio France (Alger) pour la Corse. FRONT NATIONAL

Soldati italiani che volete laPACE e la LIBERTA', venite a Noi contro i Tedeschi. C.P.J.CORSA*

MORTE AI FASCISTI Al CARABINIERI Al TEDESCHI Per la pace, il pane la libertà.

IL NIMICO E' IL TEDESCO. BADOGLIO VOLE GUERRA NOI VOLEMO LA PACE PER TUTTI. Il Partito Comunista


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UJ Resistenza dei militari Italiani in Francia e in Corsica

Allegato n. 4 URGENTISSIMO fono a mano mezzo ufficialel 1/9/43

DA STATO MAGGIORE DEL R. ESERCITO AL COMANDO FF.AA.

SARDEGNA

AL COMANDO FF.AA.

CORSICA

N. 5 - V. Urge attuare con massima decisione e energia memoria 44 facendo fuori rapidamente Comandi et Reparti Germanici che si trovano comunque in Sardegna et Corsica. A tale scopo, si rende necessario impedire passaggio 90째 Div. da una at altra isola. In Corsica, valersi concorso popolazione civile. Comunicare massima urgenza at mezzo radio marina Cagliari: 1째 - elementi fondamentali situazione; 2째 - aeroporti sicuramente liberi et occupabili da reparti Anglo Sassoni; 3째- data in cui porto Cagliari est pronto accogliere arrivo materiali vari imbarcati su navi Anglo - Sassoni aut nostre. At latore presente, fornire per iscritto maggiori elementi circ a situazione et previsioni successive.

IL CAPO DI S.M. F.to Roatta

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Docume111i allegati

Allegato n. 4 segue STATO MAGGIORE R. ESERCITO Nr. 21N

12/9/1943

AL COMANDANTE FF.AA.

SARDEGNA

AL COMANDANTE FF.AA.

CORSICA

A chiarimento tutte precedenti comunicazioni confermo quanto contenuto nell'ordine N° 5/V data 11/9/43 annesso in copia, inviato costl stamane per aereo a mezzo ufficiale. Germanici debbono essere considerati nemici, e come tale attaccati e distrutti, senza la minima esitazione. In modo assoluto deve essere impedito ulteriore passaggio 90" Divisione tedesca in Corsica. D' altra parte, dopo quanto avvenuto in Italia, alla Maddalena, ecc., e dopo l'attacco aereo germanico alla nostra flotta (fatti che, almeno in buona misura, debbono essere noti a V.E.) si sarebbe dovuto comprendere, anche in mancanza di altri ordini, che si doveva dare piena e immediata applicazione alla memoria N° 44, a prescindere da qualsiasi atto germanico di ostilità in Sardegna e Corsica. Il Comando Supremo e questo Stato Maggiore contano sulla energia di V.E. per riguadagnare il tempo perduto e far fuori del tutto i tedeschi dalle due isole e dalla Maddalena. Circa il radio N° 06821 del Comando FF.AA. Sardegna, odierno, trasmesso via Cagliari, faccio noto che non (dico non) vennero inviati telegrammi a firma ROATTA aut AMBROSIO. Si tratta probabilmente di comunicazioni apocrife, fatte dai germanici, giunti in possesso dei nostri cifrari. Un nuovo sistema di cifratura viene indicato dal Comando Supremo, a mezzo dell'ufficiale latore. IL CAPO DI STATO MAGGIORE


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LA Resistenza dei militari Italiani in Francia e in Corsica

Allegato n. 5 PROMEMORIA OPERATIVO ORDINI VERBALI DATI Al COMANDANTI DELLE DIPENDENTI G.U. E RAGGRUPPAMENTI NELLA RIUNIONE TENUTA A CORTE IL GIORNO 11 SETIEMBRE ALLE ORE 11 ,00 1 °) Da questo momento le truppe tedesche in Corsica sono da considerarsi nemiche. 2°) - Loro dislocazione: a) - massa delle forze zona Portovecchio-Bonifacio; b) - forte gruppo a Ghisognaccia; c) - elementi a Bastia e aeroporto di Borgo. 3°) - Intendo: Primo momento: - attaccare contemporaneamente le forze di cui alle lettere b) e c) del numero precedente, impedendo alle forze di cu i alla lettera a di muovere in loro aiuto. Secondo m.omento: - attaccare con le forze riunite la massa di cui alla lettera a). 4°) - Dispongo: a) - Divisioneft.1: "Friuli ": attaccherà g li elementi nemici di Bastia e Borgo, e liminati i quali , con tutte le proprie forze si sposterà, per la rotabile orientale, verso Portovecchio, attestando sull a sinfatra del torrente l' Oso. Le truppe della Difesa Porto Bastia concorreranno all'azione secondo gli ordini del Comandante della "Friuli". Queste ultime truppe, ad eccezione delle artiglierie mobili, ad azione ultimata rimarranno in posto, col compito di difesa del Porto di Bastia. Le artiglierie mobili passeranno alle dipendenze della divisione "Friuli".

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D0c11111e11ti allegllli

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b) - La 225" Divisione Costiera:

provvederà a presidiare i caposaldi di S. Fiorenzo - Belgodere Ponte Leccia. Gli elementi che attualmente pres idiano Ponte Leccia passano alle dipendenze della 225" div. costiera. c) - 10° Raggruppamento Celere: rinforzato dal I btg. 22° rgt ftr., attaccherà il gruppo di forze nem iche deJ campo di aviazione di Ghisonaccia. L'auacco sarà preceduto da 15 minuti primi di preparazione di artiglieria e dalla preventiva occupazione, con colpo di mano, della stazione radio di Aleira e del presidio di avieri nemici di Casa Bianda. Al termine dell'azione il raggruppamento si raccoglierà sul posto lasciando libero il transito a ll a divisione "Friuli" alla quale si accoderà.

d) - Raggruppamento Sud, provvederà allo sbarramento della stretta di S. Lucia di Portovecchio e delle rotabili provenienti da sud, da Ospedale e Zonza. e) Divisionef11: Cremona (meno il 1/22°): provvederà allo sbarramento delle provenienze da sud, della posizione di Colle Celaccia - Petreto Picchisano - Aulene - Serra Scoparone. f) - La 226° Divisione Costiera: provvederà a sbarrare Valle Gravona, appoggiandosi ai caposaldi esistenti, ed a costituire un forte caposaldo a Pisciatella.

5°) - Partigiani. Alle azioni concorreranno gruppi di partigiani locali secondo accordi che i comandanti delle divisioni e raggruppamenti tattici prenderanno coi capi locali ai quali sono state date disposizioni dal capo dell'isola percbè si presentino questa sera stessa per prendere ordini. Tener presente che, di massima, i gruppi di partigiani trovano più facile impiego sui fianchi e sul tergo delle forze nemiche.


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La Resistenza dei militari Italiani in Francia e in Corsica

6°) - Le azioni contro Bastia - Borgo e Ghisonaccia dovranno avere inizio alle ore 6 del giorno 13 c.m .. Alla stessa ora i movimenti da parte della divisione "Cremona" e Raggruppamento Sud, per assumere le dislocazioni stabilite, dovranno essere ultimate e le truppe dovranno essere pronte a svolgere il compito loro assegnato. 7°) - Colpi di mano. L'effettuazione delle azioni del primo momento sarà agevolata mediante colpi di mano tendenti ad impossessarsi o quanto meno distruggere i: - centri radio onde interrompere i collegamenti - depositi carburanti, munizioni e viveri - batterie isolate. Disposizioni relative ai depositi e centro radio noti: - 534° btg. costiero si impossesserà del radiolocalizzatore dislocato a sud di Pino; - 485° btg. costiero si impossesserà del radiolocalizzatore di Torre della Parata; - btg. alpino "M. Mercantur" si impossesserà della stazione radio di Monte Santo (sud-ovest di Solenzara); - XLIII btg. M.V.S.N. da sbarco si impossesserà dei depositi munizioni, carburanti e viveri di Piedicroce; - 533° btg. costiero si impossesserà del deposito dislocato a Barchetta; - 537° btg. costiero eliminerà i due piccoli presidi nemici di Marina di Sisco e di Molini di Marmoraggia. Secondo momento Per l'eliminazione della massa delle forze nemiche dislocate nella zona di Portovecchio-Bonifacio è mio intendimento provocare il nemico con azioni di disturbo effettuate da piccoli reparti, per attirarlo fuori dalla cinta difensiva del fronte a terra, e batterlo con la massa delle forze. Ove il nemico volesse attenderci sulle posizioni attualmente occupate, attaccarlo con azioni concentriche lungo le direttrici


Documenti allegati

rotabili: - Portovecchio - Bonifacio - Zonza - Levia - Sotta - Sartena - Pianottoli - Caldarello Linea di attestamento: rotabile Portovecchio - Sotta - Tivarello.

305

= Div. ftr. "Friuli"

= Raggruppamento Sud = Divisione "Cremona".


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La Resistenza dei militari Italiani in Francia e in Corsica

Allegato n. 6 ORDINE INVIATO Al GEN. LOUCHET E MAGLI CORl'S KXPEDIT!OIINAIRE l'RAXçAIS IER CORPS 0 °..\R~ll::l:: ST..\T·~IAJOR 3" BURl!AU

P. M. le 23 Seplembre 1943 SECRET

ORDRE

N. 23; -:\ V $

pvur le Giniral LOUCHET

Le Cénérol LOCCHET a mission d"entrer au plus I<'\! à Bu1ia.

I.

Il dena empc:cher de ~e réemhorquer. par ce puri ou les envirnn, une partie au mni ns de~ arriì:re-gartie~ alleman,le~. Il ~mpt"t:hera la desiruct\on du ma1érif:I el Jes slockes (vivres, euence) é,·en1uelle111en1 al,an Jun nées par Ics A!leman,I d en prendre possessinn au Nnme de I" Armée .Françai~e, Il ~e mellrn en liai ~un .a ,·ec ·te Général Cumandanl le VII Corp$ J":\rn1ée halie n :ì CO RTE. pnur <>hll"nir cer1ain~ moyens m:uériels qui fonl ac1uellemenl défou1 .-1 pnn r rì:,zler 3,·e,· lui l1>111e 3<'lipn romliin.:., en \ ' UC ,l"a lleinrlre l"ohje,•rif lixé.

Il. -

.l/oyens :

.-\. · Troupe., rrg11/iéus Frunraises R. .\I. I D. -4" D. .\1. renfumi la R. T . .\1. Crnupe de Tuhor$ de L:\TOL:R El e mcnl! du -4'' R. :io• .\1. ,\ tJi<':

Lc:s diff,·r<'nl:1 ~lfmenl:, ci-dessous ~eront pouoés vert le, points à indiquer par le C.:nér:11 LOL"CHET au fur el à mesure de leur d~barquement. L"E. M. du le r Il. T. .\I. esl pro\'isoiremenl m:aintenu ò. AJACCIO ju~qu"à rarrivée d es clernién·s uni1i·~ du r<'e;imenl.

B.

Pur1iw11s Par1i~ans il<" la rrp:ion de CORTE t'I BASTIA

C. · Tro11pes Alliùs t.:n Commande de l'.\rmée U. S. sou le commandemenl du Major COONE à CORTE. D. · Tmupes iialiennes :\luyc:n~ ,lr lransporl (auto~·m ulel$) el, t:\·entue llemenl, a rtillerie à demand.-r dirr,·1eme111 au Génér Cnmmandant le VII Corps d'Armée Italicn à CORTE

lii.

RaL'i111lleme111 1.) E11 dius

Dt'.-p,il ~ ù Ol'!,!311Ì~cr ù CORTE et, ultérieurernent, plud su nord. Utili,er la buulung:erit" mililairl' de CORTE.

2.) F.11 lllltnÌIÌOIIS: I\' . - l' . C.

o·.:-p,il

à AJACCIO

lnitiul: COHTE

D,·,I i n:11:iin·: .-.;.,,, f:x,,1/em·(• le C.:11.:rnt .ll.-tCLl. Cumm.ir I 'li Corp., d·.-trmée fini.

,

Le Cénéral de C. A. Htn11· :\IARTIN Comm.le ler Corps d'Arrn~ du Corps ExpéJilionnaire Frant:ii• Signé: MARTIN


307

D0c11111e111i allegati

Allegato n. 7 LEITERA DEL GEN. MAGLI cm1A :-. D0 i'ORZi( AR)IAT!: Ol!LL,\ CORSICA

l:ffic:i o Operuioni

P. M. 112 ··26 settembre 1943

l'i. Il 1R8, 0r. di prot. ()<;G ETTO: Parte<'ipaziooe italiana alraz:ione au Butia.

AL CE.YÈJULE DI C. A. HE.VRY MARTIN Com.te il r C. d'A. del Corpo di Sped~ione Francese AJACCIO l. · Hu rice,•uto ,·opia detrurdine in,·iato al Generale Louchet per l'occupazione di 8 as1ì:1.

2. · Rc:pu to oprortuno romunil'Ue rhe oltre ai meui fomiti ~r l'autotruporto d<'i ba tt:igliuni dd Gen ~raf,. Lourhet. sono, stati aseegnati una salmeria di 120 muli :illa <'Olun na che vp\' r.-r:i nel nord e due se%ioni di a1.1tocarrette con complc:sainmente 2t au1umt>zzi : e vi ,<arà ohre~i una partecipazione diretta di trup~ italiane coatituite d:111.- i C!!ll<'n ti unità: :11 •

Fanteria tle/111 ,J; ... • Friuli •: L'n l,~11:ii;lione 88• He~tiimento; l:n ballal!lione mortai da 81 : l' n rc:p:ir to lon<'i:1fi:1mmc:.

I,) · .-trlifllieriu:

L'n i;ru pp1, su due battterie da 75;18;

}

eatrambi motoriu.ati della d iv.

l' n llrup po su due bauerie da 100/17 ; \ • Friuli ,. L'n gruppu di artiglieria di C. A. éoetituito tu due btr. da 149 ed una batteria d:i 105 28: L'n gru ppi, nrtie:lic: ria da montagna dea 75/13 aomeggiato.

:t ·

Com<' gi:i ro munil·ato pers onalmente, aanì eaeguita inuhrc una operazione nrlla ,·all1· ,Id Colu con il compito di impedire che truppe e meni tedeschi posi<ann l'er ui~:1m1,7;::1 afflui re ,·erso nord a suttegno delle truppe di Bnrgu• Baatìa. Tale 111•e· razione ·- ~hc sarei condotta dal Generale Pedrotti, Comandante la 225" Di,·. Cu· s1iera - ,·e rr3 l'Omp iuta d:1 tre b:inaglioni (uno della Milizia e due della di,·. <:re• m1on3). :l(ll'"!?f!i31i d:1 :

una compagnin (du 8 pezzi) di mOl'llli da 81 ; un:i h:itttri:i (s ei pezzi) da i5Jl8 eemoventi ; un grup po d i arti glieria au due batterie da 105 ed una da 149, 4. · Qu:il.! ri,cn ·a p ront:1 per c,·entuale impiego, tengo in zona Francord u un l,:111:igl ivne motociclisti. IL GENERALE COMANDA~TE F.to Gio\'anni Ma[[li


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lA Resistenza dei militari Italiani in Francia e in Corsica

Allegato n. 8 ORDINE DI OPERAZIONI N. 4, DIV. "FRIULI" « FRIULI • Ufficio del Capo di Stato Maggiore Sezione operuioni e servi1i

COMANDO OICLLA DIVIS IONI> 0( FA NTE RIA

SECRETO · GRGENTISSIMO N. 72 di prot. Op.

Belgodere, 27 1ett. 1943 · ore 12

Ordioe di opernioni n . 4

Cario topogr3fica l : 200.000 · l: 50.000 (quadranti di S. Fioren10 • Butia · Veteonto). OGGETTO : Azione olf'enein c ontro Bat tia. Al A.l A.l A.i Al Al

Comandante Artiglieria Div.le Comandante 88• Rgt. Fanteria Comandante !li Btg. 88• Ftr. Comandante XX Btg. mortai da 81 Div.le Comandante XX Btg. CC. semo11erui Comandante CXX Bts. Misto Cenù, c. per cono!cenn Al Comando For=e Arma.tt Corsica (Y/1 C. A.) Al Cenerai~ lou.:htt

-

Cuta M. Cupio

-

Corte Corte

1/ 1

moto

,. ,.

S. Fiorenzo S. Fiore nzo M. Cupio a mano Sede

,.

,.

1 /1

moto

•

A seguilo e conferma ordini ve.rb11Ji.

I. - Il nemico tiene ~3ld.imente il colte del Teghime e di S. Stefano. 11 biYio per Nonz:i e gli obit:iti di Oletta · Olmeta di Tuta • Vallecalle • Murato fortemente pre· sidiati. Il. - Htparti dell:i di,·. Friuli devono concorrere all"az:ione di truppe francesi, tende nte ad imp0$5Cssaui Jci colli di S. Leono rdo. del Tegbime e di S. Ste fano per procedere quindi fu Bas1is. 111.

Inizio dcll',uionc : giorno e ora da atabili re.

IV.

Ordino:

a) sar.i :i di,posizi!)nc del generale L.oucbe1, Comandante le truppe attaccan ti, il IIIJSS·•, rinforuto da : -

XX b1g. mor111i da 81 didc (meoo una cp.) un pi. semoven1i da 4 i , 32 un pi. lanci:ifi:imme una cp. artieri. Compiti: I tempo: imp'>s3css:iu i s:ilJamente del bi\·io per Noou. onde pehnellere la Iran· si1obilit~ dello mul:ittic:rn che dal bivio atesso porta al colte di S. Leonardo e gu:ulagnore ! pnio ,·cuo il Teghimc, onde due sicureu, allo schieram ento della ar1iglieria per l':ut:icco (tona fra pun ta del Forti no e cima del Butoggio).

,


D0cume111i allegati

309

Segue allegato n. 8 Il tempo: (qu:indo il Teghime sarà caduto per effetto· di'azione di fianco ed . •g· girante da Oletta) portarsi sul Teghime ed occupare 1aldamente po1izioni tra cima Orcaio e q 402, fronte verso Bastia . Furiani, permettendo co,I anche il aicuro spostamento delle artiglierie a l Teghime. L'azi one del I tempo dovrà essere compiuta non appena ananno inizio i movi'· menti delle artiglierie per raggiungere la zona di acbieramenlo per l'allacco. Il comandante del btg. rice,·erà ulteriori ordini e precisazioni direllamente dal generale Louche t.

b) Tuue le rimanenti truppe italiane già in zona (U 88", una ep. mortai del XX bt@. div.le, rimnnen:r;a del XX btg. semovent i, 52• cp. arlie;iJ Yi permarranno, agli ordini del comanda nte 1'88" fanteria. Compiti: tenere ad ogni costo le posizioni di M. Gupio; spingere elementi mobili appoggiati da semoventi lungo le provenienze da Oletta a S. Pietro:di Te nda onde sventa re eventuali ritorni offensivi nemici ; occupare saldame nte e ad ol lranza il ponte di Rio Poggio (sud M. S. Angelo) e ponte su l Rio Le- GuardeUe (nord-est di Tramonti), in modo da nitare eventuali ani Ji sabotaggio da parte del nemico e puniate contro il retrostante echie· ramento di nrtiglieria: appena c:iduto colle S. Stefano, ripre ndere possesso dei depoaiti carburanti e munizio>ni <lislorati nella zona \'allccallc · Murato. Rkhi:im o l'attenzione Jet comendanle 1'88° ftr. sull'importanu dei due distaccamenti che sono già io posto. ma che devono cuere mcaai in grado di aaaolvere in modo assoluto :il loro compito. V. -

Artiglieria

All e dipendenze <lei com:mdanlc l'artiglieria div.le, che riceverà ordini diretta• mente d:il generale france!c Louchel: I gruppo obici da 100 17 su due btr., I\' gruppo obici da 75 18 ~u due btr.,

s•

b:ittcria da 100 ·28.,

cxxn

gruppo da 149/ 13 rn due ·b,r.,

XXX\" gruppo d:i ìS 13 su due bt r. Si s•·hic:rer:ì inizialmente, conforme ordini ricevuti, tra punta del Fortino e cima Butoggio. meno il XXXY gr. ì5 13, in appoggio spe cifico alla colonna operante da Oletta sul Tcghime e Furinni.

\'I. -

Genio

li .:omand3nle <lei Genio di,·.Ie non appena rioccupalo il bivio di Nonza, ptoY• ,cd:i 3d :issicur:irc il transito delle artiglierie e di automezzi verso .il Teghime ed oltre. m:inrbndo ,·erso la tcst:i del IU,88° elcmco li per la rimozione di mine e per il rinllamento delle interruzioni.


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La Resistenza dei militari lta/ia11i in Francia e i11 Corsica

Allegato n. 9 ORDINE GENERALE DELLE OPERAZIONI I parte (28.IX.43) 4°

CORPS 1::XPF.DITIO~ NAIRK PRÀNçAIS D1VISIOI\ MAROCAINE D! :.lONTAGNK INfA:(TERU.: D1VISIO.SNAIRK

P. C.. le 28 aeptembre 1943

SECRET

1'."TAT•)IAJ'>R

N. 14/3 S O R D R E G E N E R A L D' O PER A T 1 O N S Iéro partie

1.

J:\1PRESSI0N SUR L'ENNEMI

L'ennemi puait avoir renforcé aa d6fenae dea cole do SAN STEFA~O et de TEGHI:\IE. Il a réoccupé solidement OLMETA et OLETTA. Du col de TEGHIME des pièces lourdes harcélent lea route1 autour de SAINT-FLORENT. Toutefois il précipite son évacuation de la c6te est et ce regain d'acfr,ité peut ètre destin é a couvrir sea derniers embarquements à BASTIA.

Il. -

MISSION OIJ GROUPEMENT NORD Rencrer au plis 161 d BASTIA. Arrèter les embarquements ennemis. Capturer ses arrièrea-gardes. Empècher la destruction des atocks et dèp61s exi1tent1 ét 1'en 11i1ir.

lll. -

MOYENS

1. · Troupes (raru;aises 1° R. T. M. 2• Groupe de Tabors (moins 15° Tabor) 1 Section du Gènie l Escadron de chars l~gers du 4° R. S. M..

,


31 I

D0c11111e11ti allegati

Segue allegato n. 9 2. - Troupts italitnnts 3° ba1a.illon du 88° R. I. renforcé: d'un bataillon de morliers (moina une comp•goie) d'une sec1ion de canons automoteur, de 47, 32 d'une seclion de lance-flammea d'une demi-sec1ion du gfoie. l @roupe à 2 balle.r ies da lOOi l 7 1 groupe à 2 balleries de 75;18 1 groupe à 2 baueries de 75/ 13 de montagne 1 groupe d':ir1ill erie de corps à une baueries de 105 et 2 baneriea de 149. lNTE:STIONS Dl; GENERAL COMMANDANT LE GROUPEMENT NORD

l\".

Se saisir de la créle CIMAL del ZUCCARELLO · CIMA ORCANO · MONTE .\ICRZALO .160 de para lyser Ics embarquemenls, en lenant aoue le canon le port de BASTIA ei la rou le BIGU~LIA · BASTIA. A c:t:t effe1 fai re effor1 sul l'axe Col de SAN STEFANO, Col de SAN ANTONIO croupe 492 (sud-esl du Col de TEGRl~1E) en débordant par le eud le Col de TE1;H[.\IE qui !er.i en méme temps menacè direclement par l'e11. Combiner celle action a,·ec un mouvemenl de débordement par le nord viaant lc!s lisiì:res nord-uucsl de BAS1JA per le r.ol de SAN LEONARDO. Pénì:trer ensui te dana BASTIA et le nettoyer tout en mainten.ant solidemenl la possession des c:réles qui le dom nent et en se gardant contre toute réaction ennemie ,·en3nl du r:ord ou du sud. L'opì:r3tion sera cou,·erte au sud par une action italienne dana la vallée du COLO ,·is.int CAZA'.\IOZA et destinée à empécher la remontée vert le nord dea forcea .innemies de la région de BORGO. \". -

DECLA:SCIIE?IIENT DE L'OPERATJON

L'opération devra élre en misure de se déclancher a partir du 30 septembre au poin1 ùu jllur. Le jour et l'heure seront 6xés uhhieuremenl. \"I. -

DISPOSITIF ET REPARTITION DES MISSJONS

l. · Crouptmtnl du colone/ DE BUTLER a) - Moyens

l" R. T. .\I. 1 s~ction du genie l groupe de 75 de montagne italien à 2 baueries. bi · Direction Col de SAN STEF A:,.iO • Col de SAN ANTONIO • Groupe 492 (sud-e,t de TEGHl~1E). e) •

Exécution S'emparer du Col de SAN STEFANO et, se couvrant aur OU.IETA et


312

la Resistenza dei militari !talia11i i11 Francia e i11 Corsica

Segue allegato n. 9 BIGUGLIA, pousser sur le cime de ZUCCARELLO. Fàire tomber le Col de TEGHlME par le ,ud et le 11ud-e1t et oettoyer OUlETA et OLETTA. S'établir solidement aur FURIANI et la croupe 492 de maoière i interdire la route BASTIA-BORGO. Pénéirer dan1 BASTIA et le nettoyer. 2.

Crouptment du colonel de LA.TOUR a) , .lfoytn$

2' Groupe de Tabon (moins le 1s• Tabor qui .era livré ultériourement). b) ,' Direction SAN LEOi\:\RDO · Lisièrea oord,oueat de BASTIA

e) . E::cècution Déborder au plus près par ·le nord le Col de TECHl:\IE et faciliter sa conqucte e n me ttent la maio sur la SERRA DI PIGNO. Pousser par le Col de SAINT· LEONAltD 1ur lea liaièrea nord,ouest de BASTIA. S'ét3blir solidement sur le, pentes eat dea MONTS MURZAJO et MliZZONE. Pénétrer enauite d101 BASTIA et le oettoyer.

3. · Ill 88' R<'gimtnt J'lnfanttnè de la dir:ision FR!OUL a) . .l/oyen$

III 88·

n.

I. renforcé (voir paragr3phe IV, 2•).

b) · Dirtction Col de Tegbime,Bastla, e) . Exécution .Mcure le main sur le Col de TECHIME eo profitaot dea actions de déLvrdcmcnt p3r le nord et par le aud. S'3ssurcr dc lo posseuion de la cime ORCARO, dea croupes 605 et 662 ofìn de cou,·rir le Jcplacrment et le déploiuemeot de l'artillcrie 11u Col de TEClll.\lE.

4. . EJcajron Jc chars Ugtr6 du 4 • R. S. M. l niti::1lo!mcn1 cn réscn·e a l'ouest de ì\lONTE.CUPIO. Prép::1rer::1 ~on cngagemcnt soit sur S.'1ì'i PIETRO • SAN STEFANO, 1oit sur SAl:-.T F LORE:-;T · OLETTA. Col du TEGHHIE, soit aur St. FLORENT • Col du TECI! l:\IE, BASTIA. VI I.

ARTILLEnlE

1. . Organisation o} . appui direct di. Croupement de BUTLER

XX\' Grnupc dc iS de montagne

LJ · app11i diuct du Ili BS- R. f . rtnforci l\' Croupc d3 'i5 18


3 13

D0c11111e111i allegati

Segue allegato n. 9 e) · groupement J'action d'ensemble

1 Groupe de lOOjl 7 Groupe d'artillerie de C. A. (1 Batterie de 10S et 2 batteriea dc 149,13) Mission du poupement d'erue111ble

2.

a) · Neutr.iliutioo dea organisatiooa et dee batterie• du Col du TEGHIME. Cene neulralisation aaaurée dh le déclanchement de l'attaque ,era eotretenue ensuite jusqu·a la conquèle du col. Tir levé à TI1e ou l la demando d e~ grou pemenls inléreués (gToupemenl de BtJTLER ou 111188" R. I. renforcé). lnlerdic1'ion de la route Col du TEGHIME-OLETTA.

b) · Aprés déplacemenl dans la régioo du Col: de TEGHl:\IE: en ière urgence. neutraliaation dei balleriee • i!nalées au sud de la ,·illc (rtl!ion du cimitiì:re) en 2ì:me urgence; inlerdiclion de la roule BORGO-BASTIA. en 3."!me urgence, action sur le pori de BASTIA.

e) · Le I\" groupc de 7SllS et le cu échéanl, le XX\" groupe de 751 l8 p:1r1eciperon1 à ces miuions. sous réserYe de 111 ntisfac1ion par priorité de leurs mis;ions d'appui dircct àe rinfonterie.

\"111. -

A\"IATIO:'i

L.... oppuis , u1,·an1S ont été demandé~: bo111huJemen1 des b31teries signolées entre le camp de tir et FURIA;',(( : cou,·crtun: pe 1°3llaque par l"aviation de chaue.

IX.

comtl"ì',IC ATIO:\S

li ~er3 procédé cn rrcmière urgence ou déuii113ge et au rétabliuement de la cin:u13tion ~u r le$ itin.'.·r.iirce! : SAl:'iT FLORE'.'\T . OLETTA- COI. du TEGl!l~IE (Section du Génie du groupemeot de OL"TLER): X -

S.\l:'iT FLORE:\T · COL Ju TEGlll~IE . BASTIA G.;nie h alien;. Ll.\1:50:\ ET TR:\:\S~IISSIO~S

l. . P. C. iniciaux et axts de déplactmtnl C~11fr3l Comm:1ndan1 le Groupcmenl nord

Casta Casta · St. Florent Col du Ttghimt

Gruuptmt'nt dt OCTLER

Rapale Rapale • Col de San Sttfano Col de San Antonio


3 14

La Resistenza dei militari Italiani in Francia e in Corsica

Allegato n. 1O LETTERA DEL GEN. LOUCHET AL GEN. MAGLI

4°

CORPS EXPEDITIOISKAIRE l'RANçAts O!VlS!OIS. :'>IAROCAINE 01[ MONTAGNE INFAKTERIE DIVIS!ONNAlRE ETAT·MAJOR

P. C., le 29 Septembre 1943 SECRET

N. 17/3 S Le Ciniral LOUCHET Commandan, l'lnfanurif: de la 4° D. AI. M. à son Excellence lr/o,uieur le Giniral MA.GLI Commandant les Forces Armies ltaliennr.s en Corse ( Vl/ C. A.)

Mon Général, Me référant :i no tre eotretien de ce matin, j'ai l'honneur de voua con6rmer que l':iction sur BASTIA qu i m·a été con6ée par Monsieur le Géoéral H. MARTIN, Command:int le ler C. A, Français, se déclenchera demain matin 30 Septembre i l'aube (cinq heures trente . Jc vous se raill oblii;é de vouloir bien donner d' urgence lea ordres néceasaires aux troupes italiennes qui doivent coopérer à celte actioo aoit dans la vallée du COLO ::oit en liai~on directe ou en soutien de mea unités (Dh·isioo FRIOUL). Je ,·ous prie d'agrèer, Excellence, l'expression de me, déférente seotimeote. eigné A. LO UCHET


315

Documemi allegari

Allegato n. 11 REPARTI CHE PARTECIPARONO ALL'AZIONE SU BASTIA 1. -

Repurti che hanno· i,artecipato all'azione su &utìa in dird k1 conco"o con le truppe francesi:

Divisione " Friuli ,. (II 88" rtr. 11·88° rtr. XX l,tg. mortai 81 XX b1g. semo,·enti l pi. 12' cp. lanciafiamme CXX b1g. misto genio Comando ari. df. 1135• art. da 100117 con la 2• e 3• btr. 1v:3s• a.rl. da 75:18 con la 10• e 12 btr. 1 sez. 356" btr. da 20 mm. 1 salm eria <li for mazione con 120 quadrupedi dell'87° e 98 ftr. 9

A_rtiglieria di C. A. CXXVI gr. co n Il• e 12• btr. d!a 149113 S• btr. XXXIV gr. da 105;28 XXXV gr. ari. so meggiato dia 75113 con 7• e 9• btc.

IN SINTESI 2 htg. font,•ria. 1 btg. mortai 81, l btg. semoventi, 1 btg. mi110 genio, 9 btr., pi. lanciafiamme , l ~ez. btr. 20 mm., 1 salmeria 120 quadrupedi. 2. -

Reparti che hanno partecipalo all'a.:ioM in Valle Colo: Comando 225" di,·. costiera l'. 21° ftr. dh·. • Cremona• l'. 22° ftr. dh·. • Cremona • 664• cp. mitra po~. · 225• div. coaliera 409• cp. murlai 81 • 225• div. costiera CXXXI blg. semoventi · di\·isione ,r Cremona,. l • cp. LXX I b1g. bers. mot. . 10° raggr. celere 3• cp. I h1g. c:irri e L 35 ,. 10° ra@gr. cele.re Cp. d':15sallo 2 h1r. V gruppo c. a. di C. A. 1 l,tr. semo,·enli da 75:18 di C. A. Comando 88• legione .M.V.S.N. • Di,·. e Fri uli,. Elemen ti 960 btg. :\I. V.S.N. , e Div. Friuli ,. Elementi 88° b1g. M.V.S.N. · Div. e Friuli• Comando I gruppo M.V.S.N. da sbarco


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La Resistenza dei militari Italiani in Francia e in Corsica

Segue allegato n. 11 XLIJI btg. M.V.S.N. Comando I gruppo M.V.S.N. da sbarco XLIII btg. M. V.S.N. Elementi del LX btg. M.V.S.N. Comando 52° Raggr. art. p. c. Comando lii gr. art. con 1216• btr. da 155 C. · 225• divisione costiera. 111135° art. df. ~Friuli" con i• e 9• btr. 75118 6• b1r. 11 lìo art. df. • Cremona ,. da 100:17 l iO• btr. da 105115 del CXIX gr. art. p. c.. 226• diviaione costiera 4• e 6• btr. del XXXJV gr. da 105128 di C. A. 225• cp. mista del genio · 225• divisione coatiera Elementi antincendi di.,C. A. 10• cp. antincendi di C. A. Salmerie di SO quadrupedi del VII btg. mitra aomegg. di C. A.

IN SINTESI 2 btg. ftr.• 1 cp. d'assalto di formllZione, 1 btg. e 111 del I gr. da sbarco M.V.S.N., btg. e 'I, delr88• legione ~I.V.S."N., 1. cp. mortai 81, 1 cp. mitr:1 da pos., 1 btg. ~emo,·cnti da 47:32, l btr. semoventi da 75118, 1 cp. bersaglieri motociclisti, 1 cp. ,::mi L 35, 7 btr. d"art:, 1 cp. genio ed elementi di 1 btg. genio.

,


317

Documenti allegati

Allegato n. 12

Bastia, le 4 octobre 1943 - 13 h 30

Le Général LOUCHET Commandant le Groupement Nord à N.r. le Général PEDROTTI

La ville de Bastia devait etre occupée par les troupes françai-;es, j 'ai l' honneur de vous dernander de arreter votre Division à ' hauteur de Biguglia. Je vous serais obligé de donner ordre au détachement motocycliste du Lieutenent Ambros.i de retourner auprès de vous.

LEGENERALLOUCHET p.c. L'Officier d' E.M. f.to illeggibile


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La Resisrenza dei milirari lralia11i in Francia e in Corsica

Allegato n. 13 (*) "CONTRIBUTO DEI BERSAGLIERI ALLE OPERAZIONI DELLE UNITÀ ITALIANE PER LA LIBERAZIONE DELLA CORSICA: 8 SETTEMBRE - 4 OTTOBRE 1943" TESTIMONIANZE DI UN PROTAGONISTA (S. TEN. B. PANCOTTI NAZZARENO) L'otto settembre 1943 mi trovavo in distaccamento a Borgo di Bastia in Corsica con il Il° plotone bersaglieri motociclisti del quale ero il Comandante. Gl i organici del reparto erano al completo di uomini e di mezzi: 49 bersaglieri (compresi sottufficiali e graduati), 26 motocicli, 4 motocarrelli, 1 radio 35. Il plotone faceva parte della I" Compagnia bersaglieri motociclisti comandata dal ten. i.s. Ambrosi de Magistris Giuseppe, effettiva al LXXI Btg. bers. motociclisti del 10° Raggruppamento "Celere" bersaglieri dislocato nella zona di Corte. La Compagnia costituita da un plotone comando, 3 plotoni bersaglieri motocicl isti, l plotone motomitraglieri, era dislocata a Bastia in località Cardo, alle dirette dipendenze - per l' impiego tattico - del Comandante della Piazza di Bastia, deJ qual ne costituiva la massa mobile insieme ad un Btg. carri L. I plotoni motociclisti erano comandati rispettivamente: 1° s. len. Mancini Leone, 2° s . ten. Pancotti Nazzareno, 3° s. ten. Simini Mario, il plotone motomitraglieri dal ten. Bona Carlo. 0

(*) Questo documento - inserito qui oltre che per il suo valore storico anche e soprattutto per il suo significato morale - testimonia che non tutte le unità dell'Esercito, dopo 1'8 settembre '43. si dissolsero. Molti reparti infatti, là dove il comando fu esercitato con capacità, decisione e conv inzione, risposero spesso con coesione, con spirito di corpo, con slancio e con combattività ammirevoli. Giovani ufficiali come il s. ten. Pancotti, valorosi ed audaci. reagirono, spesso di iniziativa e con successo. alla tracotanza tedesca. Nel caso specifico spiccano l 'audaci a e l a compattezza dei bersaglieri che non solo riescono, in più occasioni, a battere il nemico germanico, ma che reagiscono con orgoglio all'ingiusto trattamento che i francesi, dopo la cacciata dei tedeschi. cercarono di imporre loro. Il tutto nel quadro di un atteggiamento iniquo tendente a disconoscere completamente, facendo violenza alla realtà storica. quel grande, indispensabile contributo che i soldati italiani pagarono per la libcraz.ionc della Corsica.


Documemi allegati

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Il plotone era accantonato in una scuo la elementare ali' ingresso del paese di Borgo. Il settore di azione: a cavallo rotabile Borgo, Luciana, Vignate, Scolca e zona dell' aeropo1to di Bastia. Compito: azione antiparacadutisti, contro guerriglia, difesa mobile dell'aeroporto. Forze a disposizione: in paese, una sezione con fotoelettrica della A.M.; fuori paese: una compagnia della mil izia V. dislocata alla periferia dell 'aeroporto, del dispositivo della difesa fissa dello stesso, orientata. Appoggi a richiesta (reparti tutti orientati) un gruppo di artiglieria, l Cp. mortai da 81, una compagn ia g uastatori della Milizia, 1 Btg. di fanteria. Collegamenti: con la compagnia a mezzo radio ad appuntamenti prefissati; con le forze di appoggio a mezzo telefono. Situazione nel settore di azione alle ore J2 del giorno 8: truppe tedesche di scarsa entità in sosta nella zona antistante l'aeroporto; movimento di soldati germanici lungo il tratto costiero del1' aeroporto: due zatteroni di piccolo cabotaggio, ancorati sulla spiaggia. A sud - ovest, in prossimità della periferia di Vignale alle pendici d i quota 1035, possibile lancio di paracadutisti (o armi), presunto da lanci di razzi indicativi dei punti, effettuati dagli inglesi alle ore 22 circa del giorno 7. Avevo predisposto le squadre che avrei portato con me nell'azione prevista per la sera dello stesso giorno 8 e, date disposizioni in merito, avevo già fatto partire una pattuglia per la ricognizione preventiva della zona. Mantenevo, come il solito, contatto a mezzo motociclista, con l'aeroporto. Da questo Bersagliere, verso le ore 15 ebbi la seguente novità: "davanti all'accampamento della milizia, sono tutti in festa, hanno detto che c'è l'armistizio!; notizia avuta per radio!" Sentivo che qualcosa era accaduto, mandai un sottufficiale in paese per far rientrare i bersaglieri che erano a diporto ed allertai il plotone per tenere più occupati tutti. Già la notizia si era divulgata, però la gente del luogo era calma, ciò mi era stato riferito dal sottufficiale che, tra l'altro, confermava la notizia assicurando che i bersaglieri erano tutti rientrati. Avevo fatto subito riaccendere la stazione, in anticipo sull'ora dell'appuntamento ed alle 16.30 ricevevo questo messaggio: "L'Italia ha firmato l'armistizio. Tutte le disposizioni sono


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La Resistenza dei militari Italiani in Francia e in Corsica

annullate compreso il coprifuoco! Difendersi se attaccati da chiunque. Rientrare in compagnia con il plotone il più presto possibile!" Quasi tutti i bersaglieri avevano inteso il messaggio, meno queJli di guardia all'esterno. Nessuna escandescenza, nè insofferenza ed io dalla loro compostezza ho preso tanto coraggio! Chiamai intorno a me tutti i miei bersaglieri e, senza formalità alcuna, come era mio solito in situazioni non facili, dissi loro: "sapete già che l'Italia ha firmato l'armistizio ed ora ve lo confermo. Con ciò cessa ogni nostro compito in questo paese: tutte le disposizioni sono annullate. L'ordine che ho ricevuto dal nostro Comandante di Compagnia è quello di riportarvi tutti con armi, mezzi, munizioni e carburanti, alla sede del distaccamento in Cardo di Bastia. Come e quando lo farò non so ancora. Devo valutare tante cose con calma, però quando avrò deciso, dobbiamo menerei tutti di corsa! Sono un soldato, ho ricevuto un ordine ed io lo eseguo. Chi non se la sente è libero di andarsene per la strada che vuole, però sappiate che L'unione fa la forza, ed io, per il bene di tutti, vi dico "restiamo". Finito il mio dire, ogn uno tornò al suo posto di guardia. Il plotone era già spiegato per la difesa dell'accampamento, però, contemporaneamente, pronto a muovere. Intanto in paese con l'avvicinarsi della sera, le manifestazioni di giubilo erano aumentate: fuochi ovunque ed anche qualçhe sparo. Ma questo non costituiva per noi tutti, preoccupazione, sapevamo che d eravamo sempre comportati bene con quelle popolazioni. La mia attenzione era rivolta verso i tedeschi che erano a non più di tre km dal paese. Per tutta la sera e la notte il mio pensiero era verso il mare: ho effettuato puntate esplorative po11andomi anche a piedi vicinissimo a quel reparto tedesco, approfittando del buio della notte e notai anche in mare un certo movimento. La situazione non era per nulla confortante. Era da poco passata la mezzanotte che dalla parte di Bastia giungono rumori non ben distinguibili, sembravano cannonate. Decido subito di costituire un avamposto ad un chilometro e mezzo a cavallo deJla rotabile per l'aeroporto da Borgo, con l'intento di bloccarne la strada e rimanemmo in attesa di altre notizie che all'alba del 9 ci portarono conforto: di tedeschi non c'era rimasta neanche l'ombra! Verso le 8:00 con due bersaglieri e tre moto

,


Documenti allegati

321

(compresa la mia), entro deciso dentro !'aeroporto sulla pista dove c'era un aereo leggero da trasporto pronto al decollo. Il pilota (che ricordo con grado di capitano) era in tenuta di volo, l'aereo aveva il porteJJo d'accesso aperto ed era carico di materiali vari, stipati alla rinfusa. Non lo conoscevo e non l'ho più veduto. Era indeciso se partire o meno. Ci scambiammo due parole in fretta: mi disse che a Bastia si combatte, i tedeschi hanno attaccato gli italiani, però non sapeva cosa stava succedendo di preciso; il suo aereo era rimasto l'ultimo efficiente non partito ancora, gli altri (q uattro o cinque mi sembra) erano già andati. Lo informai degli ordini ricevuti e che avrei lasciato la zona quanto prima possibile. Anche lui mi confermò di avere avuto dal suo comando l'ordine di fare rientro ed aspettava iJ momento opportuno. Gli dissi che di tedeschi nella zona non ne avevo più notato alcuno da diverse ore e che da queste parti nessuno aveva sparato. Mi salutò, mi ringraziò e, con l'augurio di "buona fortuna", salì sull'aereo e decollò sotto i nostri occhi. Non l' ho più rivisto non so se è giunto a destinazione! Rientrato a Borgo, ho notizie più precise che il sottufficiale della fotoelettrica era riuscito ad avere a mezzo telefono. Nella notte i tedeschi avevano attaccato il porto di Bastia, gli italiani alle prime ore del mattino l'avevano ripreso, però la situazione era confusa! Sulla base di queste notizie e da quelle fornitemi dal comitato di liberazione che si era subito riunito, bo pensato che era giunto il momento di tentare il rientro in seno alla compagnia. Il capo dei partigiani mi aveva fatto una richiesta di armi, munizioni e carburanti. Gli dissi che avevo lo stretto indispensabile per non scendere al di sotto della mia efficienza. Non mi fu difficile farmi capire, anzi, per amore del vero, devo dire che hanno avuto parole di riconoscenza, di ringraziamento e di ammirazione per il comportamento tenuto dai bersaglieri (non solo miei) che si erano alternati in quel distaccamento. Gli ho lasciato un paio di fusti di benzina della scorta, che non potevo portarmi dietro. In seno al plotone tutto proseguiva come prestabilito: ogni gravame amministrativo e burocratico era già stato portato a termine, il sergente maggiore Rossi, mio vice, non aveva dato tempo agli uomini di pensare troppo (i bersaglieri avevano persi-


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no spazzato il pavimento di quelle aule occupate!). Alle ore 12.00 il reparto era pronto a muovere. Alle spalle ero tranquillo, ed io non mi preoccupavo affatto, avevo altre cose per la testa da fare. Per tutto il pomeriggio sono stato in ricognizione nella zona dell'aeroporto e lungo la SS 198 sia verso sud che verso nord. Verso sera era ripreso un certo movimento strano: qualche motociclista, qualche macchina tedesca era ripassata sulla nazionale ecc. L'atteggiamento di questi elementi , ali' apparenza non era ostile, però per me era il preludio che qualche cosa stava per succedere a breve scadenza di tempo. Era ora di osare! Lasciai il paese di Borgo alle ore 20.00 circa, dello stesso giorno 9 ed, incoraggiato anche dal saluto di quella gente che si era riunita battendo persino le mani al nostro passaggio (cosa questa che non mi aspettavo), do inizio all'avventura, facendo affidamento più che sulle armi, sulla nostra "spregiudicatezza": plotone in fila, in formazione serrata, vice comandante in testa, comandante in coda. Dovevo sfuggire al pericolo che poteva venire da sud. Anche se ero privo di notizie sulla situazione generale in quel momento, questo era il mio convincimento. In avanti vi era uno stato di confusione del quale potevo approfittare. All'imbocco della SS 198, il s.m. Rossi con la sua squadra, passa in testa e seguito dalle altre, si dirige in direzione di Bastia a fari accesi ed a velocità sostenuta, come precedentemente stabilito. Il plotone mi passa davanti (mi ero fermato sulla sinistra della strada, nel punto d'incrocio con la nazionale, con dietro di me le due staffette) era appesantito perchè completamente affardellato. Avevamo tutto con noi, quindi, nelle condizioni peggiori per affrontare uno scontro. Dovevamo solamente "cam,ninare" ! Dopo pochi chilometri, all'altezza di Casatorta (se ricordo bene), la prima novità: elementi tedeschi appostati a cavallo della strada con fucile mitragliatore rivolto verso la nostra direzione di marcia, qualcuno in piedi al di là delle cunette, in fase di sistemazione. Rossi in testa tirava diritto senza alcuna indecisione. Più avanti ancora si ripeteva la stessa "scena", questa volta però la "gente" era più numerosa e già sistemata anche sul terreno laterale. Ero distante dal plotone circa 300 metri, mi precede-


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va la staffetta bers. Greco (che aveva avuto l'ordine di non fermarsi mai anche se gli avessero sparato addosso), sulla destra Beras, Voccia che cammjnava appaiato a me. Quando noi tre arrivammo all'altezza di quello schieramento, il soldato tedesco sdraiato a terra, aveva girato il suo mitragliatore verso di noi, però al nostro passaggio non era riuscito ad appostarsi. Ci seguì con lo sguardo evidenziando una indecisione che mi aveva tranqui II izzato. E' in quel momento che ho avuto la convinzione di avercela fatta! Infatti aprirono il fuoco che, se pure ancora potevamo essere a tiro di quelle armi, difficilmente ci avrebbero colpito. Quelle pallottole, anche se ci avevano fisch iato molto vicino, non ci destarono impressione. Ce l'avevamo fatta, ne ero convinto e di questo gioivo! All'ingresso di Bastia, in località cittadella trovammo confusione ed i primj morti. Erano staffette ed autisti tedeschi, ne ho contati cinque giacenti a diversa distanza sulla strada. Vi erano anclne civi li armali appostati in quella strettoia d'accesso. Rossi aveva fermato il plotone e mi attendeva, ma la sua attesa fu breve perchè io ero già a ridosso. Aveva anche lui inteso delle raffiche e qualche brivido l'ha avuto quando è passato. e ha visto i tedeschi, specie la seconda volta. Mi ha detto: "signor tenente, ho un pò tremato per voi che eravate di dietro, ma adesso che è qui tutto va bene"! I bersaglieri avevano il morale alto, qualche borghese si era avvicinato a loro e detto qualcosa di quello che era successo in città. Lo scontro che aveva causato la morte di quei soldati tedeschi, era avvenuto con i partigiani che in certo qual modo avrebbero voluto coinvolgerci nelle loro azioni. Ma io ho tagliato corto togliendo ogni indugio. Ho detto a quei capi che quello ero affare loro e non mio e sono ripartito con il plotone e rientrato ali' accampamento dopo aver attraversato parte della città ancora sconvolta dai combattimenti precedenti. Alle ore 22.30 ero già in seno alla compagnia: l'ordine era stato eseguito, il compito assolto senza spargimento di sangue! La mia soddisfazione fu tanta, la gioia dei miei bersaglieri indescrivibile, lafortuna immensa! La situazione generale si presentava molto incerta, il clima di quei momenti pieno di incognite anche se l'inizio del giorno 9 settembre per la JA compagnia Bersaglieri motociclisti, aveva


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segnato in "positivo". Fui subito messo al corrente dal mio Comandante della Compagnia di ciò che era successo nella giornata che qui di seguito riassumo in breve. L'attacco alle installazioni portuali e la occupazione di tutte le unità italiane ivi ancoralte, nel porto di Bastia comprese quelle in rada, da parte dei tedeschi, era stato effettuato con la tattica del colpo di mano, facilitato dal momento di disorientamento conseguente all'annuncio dell'armistizio. L'opposizione della difesa fissa del porto di Bastia, fu quasi inesistente e limitata ad azioni episodiche conseguenti alla reazione da parte di singoli che furono facilmente annientati dai tedeschi. Con questo atteggiamento, i tedeschi avevano apertamente dichiarato "guerra" agli italiani; in tale azione avevano fatto parecchi prigionieri italiani, molti dei quali già imbarcati. Il Comando della Piazza, allora tenuto dal generale Stivala, prendeva immediatamente posizione. La l" Compagnia bersaglieri motociclisti con un battaglione carri L, costituiva la massa mobile a disposizione del Comandante della Piazza di Bastia. Ritengo opportuno premettere che, da questo momento in avanti, tutti gli ordini emanati alla compagnia sono stati dati direttamente, pochissime volte per telefono e verbali. Aggiungo che noi bersaglieri abbiamo veduto poche volte questo generale ed io so che il nostro Comandante di Compagnia ten. i.s. Ambrogi de Magistris Giuseppe non riusciva mai a trovarlo e di questo si lamentava continuamente. Questa operazione presentava molte incognite ed il fattore sorpresa giocava in primo piano. Con il mio arrivo e da quelle informazioni che ho potuto fornire, il comandante della compagnia aveva ben capito che nessun tedesco era ancora giunto da sud, quindi la occupazione del porto era stata effettuata da esigue forze tedesche che possiamo "dire locali". Infatti il fuoco era già cessato e regnava un si lenzio rotto solamente dal crepitio delle unità in fiamme e che stavano ancora bruciando e dalla confusione creata dalle operazioni di imbarco dei prigionieri italiani sulle navi alla fonda. Quindi arrivare in silenzio, schierarsi, senza farsi accorgere. La compagnia, già in stato d'allerta, su ordine


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verbale, parte la stessa notte da Cardo, preceduta dal plotone mitraglieri al comando del ten. Bona (ora generale) e alle prime luci deU'alba del giorno 9 è già schierata in avamposto dinnanzi al porto di Bastia in posizione di combattimento. Il ten. Bona, piazzate le sue mitragliatrici (Breda 37) a base di fuoco, facilitato dalla copertura offertagli da quei fabbricati antistanti il porto, dava il segnale d' inizio dell 'attacco, ai due plotoni bersaglieri motociclisti a sua disposizione comandati rispettivamente dal s. ten. Mancini Leone e dal s. ten. Simini Mario. Sotto la copertura di fuoco prima delle mitragliatrici e, subito dopo, delle artiglierie italiane, i bersaglieri si lanciano ali' attacco infiltrandosi ovunque e salendo anche sui piroscafi alla fonda nel porto (che era pieno), snidando i tedeschi, liberando tutti i prigionieri già imbarcati ecc. dando via libera ai marinai, fanti ecc. che erano sopraggiunti per concorrere nell'azione. Riprendono cosl possesso di tutto il porto e di tutti i mezzi e i materiali compreso quelli che i tedeschi avevano ammassato sulle banchine o addirittura imbarcato. L'azione condotta come da manuale, con una spregiudicatezza che è "tipica" del bersagliere, favorita da un complesso di cose e soprattutto dalle caratteristiche ideali del terreno del combattimento che giustifica la quasi inesistenza di perdite da parte dei bersaglieri, ha sbalordito gli stessi soldati tedeschi (mi hanno detto i colleghi della compagnia, che il racconto di alcuni prigionieri tedeschi è stato esaltante!). Si sono arresi dopo una reazione di fuoco delle armi di reparto assai debole ed individuale quasi inesistente (alzavano le braccia in segno di resa senza creare difficoltà). L'effetto morale fu ancora maggiore e tutti i soldati italiani di ogni arma, di ogni specialità, di ogni grado, senza mezzi termini, lungi da qualsiasi pregiudizio, presenti e partecipanti e non nell'azione, sono fieri e, lasciatevelo dire, tutti bersaglieri! La Marina Militare Italiana riebbe le sue navi e gli equipaggi ritornati ai loro posti. Ottenendo inoltre una azione di "sfruttamento del successo". Azione che ha sbalordito gli stessi cittadini corsi, molti dei quali sono stati testimoni oculari della liberazione di quei soldati italiani prigionieri, ai quali è stata evitata peggiore sorte. Mi sia concessa a questo punto una "sosta" al "racconto" di protagonista, per fare delle considerazioni che ritengo opportuno


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evidenziare, per poter meglio capirci. Anche se quei combattimenti si sono svolti all'alba del 9 settembre ed hanno avuto un epilogo, quando già le luci del giorno illuminavano la zona ed il sole già alto ali' orizzonte, non hanno avuto una cronaca perchè i giornalisti e fotografi non c'erano, nè potevano esserci! Rimane a noi "protagonisti" anche il dovere di sopperire a ... questa lacuna ... affinchè non sia mai dimenticato che, qualsiasi battaglia, richiede sacrifici di vite umane e innumerevoli danni di ogni genere. Lungi dal proposito d'impartire una lezione di tattica a chi ben conosce i fatti ma con il proposito di portarli a conoscenza di chi non li conosce e a colui che volutamente li ignora, dico: i bersaglieri ciclisti e motociclisti facevano parte della "massa mobile" destinata a sostenere la "difesa fissa" dei "costieri", a disposizione del comandante del VII C. d' A. con compiti: esplorativi, di avanguardia, presa di contatto con il nemico, tamponamento di falle, difesa mobile in ritirata, azione di retroguardia. Essi si spostavano in bicicJetta o in motocicletta per portarsi sul luogo del combattimento e per raggiungere le basi di partenza per l'attacco. Combattevano a piedi, fatta eccezione dei bersaglieri blindati, salvo casi eccezionali (mitragliatori) intervenivano direttamente senza spostarsi dal mezzo a secondo della situazione. Al termine dell'azione, solo su ordine, mantenevano Ja posizione, altrimenti dovevano essere sostituiti da elementi della "massa fissa". La differenza de] mezzo, non modifica la potenza ed il valore del reparto, ma incide solo sull'ampiezza del campo d'azione che, nel caso dei ciclisti, è assai più ridotto di quello dei motociclisti. Dopo questa breve ma necessaria divagazione, che darà maggior chiarimento agli avvenimenti che descriverò successivamente, riprendo il mio racconto, che deve rimanere aderente alla realtà di quei momenti e conservare il "linguaggio" di un s. ten. dei bersaglieri, comandante di plotone motociclisti, che era stato preparato afare la guerra e non lo stratega. I tedeschi avevano attaccato gli italiani nel cuore della città di Bastia, con forze territoiiali raccimolate in fretta dalla parte settentrionale del l'isola e con queJle più specializzate poco a sud del Porto; sospendendo temporaneamente le operazioni di difesa per

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il mantenimento della Piazza di Bastia e delle retrostanti e precedendo il grosso (costituito anche da reparti della divisione corazzata "Pcmzer Granadier''), che aveva già raggiunto la parte centrale dell'isola. L'azione di sorpresa, era stata ritenuta sufficiente, non solo per la conquista, ma anche per il mantenimento del possesso della città - porto di Bastia, dando per scontato il "dileguamento" di tutti i reparti itali an i che la presid iavano e sicuri di poter fronteggiare l'attività partigiana, che si sarebbe inevitabilmente evidenziata. La reazione immediata degli italiani al loro atteggiamento è servita, non solo, a riconquistare il porto di Bastia e tutto quello che ci avevano tolto, ma anche a far uscire da ogni dubbio i nostri Alti Comandi e far loro prendere una definitiva decisione. L'azione qu indi, di tutti coloro che hanno preso parte ai combattimenti, va guardata soprattutto sotto questo profilo. La tempestiva risposta all'attacco tedesco, creò subito anche un certo "ripensamento" in seno agli alti comandi germanici. Poichè in quei combattimenti le perdite in vite umane non furono poche in seno a quei loro reparti, i tedeschi iniziarono "una politica militaresca" attendista, allo scopo di guadagnare tempo e dare la possibi lità al grosso delle loro unità corazzate, di portarsi sotto e stringere in una morsa di ferro tutte le truppe italiane poste a difesa della città di Bastia. Noi bersaglieri della I" Compagnia, a sera inoltrata del giorno 9, con l'ultimo collegamento che il nostro Comandante, ten. i.s. Ambrosi de Magistris Giuseppe, aveva avuto telefonicamente con il comandante del Btg. Bersaglieri Motociclisti (LXXI), dislocato a Corte, sapevamo che anche lì era cominciata la guerra contro i tedeschi e quelle truppe germaniche che venivano dal sud, non stavano facendo una passeggiata. Quando io giunsi in seno alla compagnia con il mio plotone, non feci difficoltà ad inserirmi nel dispositivo di difesa dell'accampamento, pianificato ed aggiornato alla situazione contingente, dal nostro comandante di compagnia. Eravamo sistemati in una zona sopraelevata, ad un chilometro in linea d'aria da Cardo di Bastia, che aveva antistante, una spianata e terreno con vegetazione dalla quale si vedeva bene il porto e la rada di fronte, alJe spa11e del terreno scosceso, che dopo la


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strada saliva a scarpate quasi verticali. La nostra difesa, pur essendo pianificata a 360°, non era ancorata al terreno, perchè dovevamo essere pronti a spostarci in qualsiasi direzione, sia in moto che a piedi. I due compiti erano: partire col mezzo per portarsi in altra località, sia per plotone, che con la compagnia: pronti a muovere a piedi per attaccare obiettivi predisposti e compresi in un settore assegnato a ciascun plotone motociclisti. Il plotone motomitraglieri, comandato dal ten. Bona Carlo, costituiva base di fuoco di compagnia con le squadre orientate a costitu ire rinforzo, per ciascun plotone motociclisti. Dalle ore 24 del 9 settembre e per tutta la mattinata del 1Odello stesso mese, il nostro comandante di compagnia, dovette fare la spola tra il nostro distaccamento di Cardo e il comando della Piazza. Laggiù qualcosa non andava. Ambrosi non faceva con noi troppi commenti, era suo costume tenersi per sè, gli screzi che toccavano a lui e a sopportare, perchè a noi subalterni non sarebbero serviti a niente! Ora lo elogiavano, ora lo contestavano, ma lo volevano sempre vicino. Il suo desiderio era di stare vicino ai suoi bersaglieri, questo lo ricordo bene! Da buon subalterno, oggi vi confermo che, se quella compagnia non si è mai disgregata ed è rimasta compatta e sempre efficiente, il merito maggiore è stato del suo comandante ten. i.s. Ambrosi de Magistris Giuseppe. Il giorno 10 fino al tardo pomeriggio, ebbe uno svolgimento normale. Noi comandanti di plotone siamo stati lasciati liberi di pensare aJle nostre cose cd a quelle del nostro reparto. I bersaglieri erano ai loro posti, vigili ma tranquilli ed alquanto riposati. Intorno a noi c'era pace! Un fatto curioso: ebbi il tempo anche di scrivere una cartolina militare (P.M. 112) a mia madre, così hanno fatto anche alcuni miei bersaglieri, che guarda caso (seppi poi) giun se a destinazione. Avevamo un furiere che era un "gioiello"! Noi ufficial i sapevamo che dovevamo fidarci poco di quella calma che regnava intorno: eravamo giovani però non sprovveduti! Ci rendevamo conto che quanto avvenuto era ben poco e che quello che da un momento all'altro poteva capitarci, sarebbe stata ben altra cosa! Anche se eravamo in uno stato di isolamento e poco sapevamo degli altri reparti italiani dislocati nei dintorni di Bastia, "radio scarpa" ci aveva fatto sapere che


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verso Capocorso qualcosa di grosso stava s uccedendo. All'imbrunire il comandante di compagnia veniva convocato d' urgenza al comando della Piazza. Convocazione preceduta da questa comunicazione e trasmessa a noi daUo stesso Ambrosi, che suonava in questi termini: "/ tedeschi hanno attaccato una nostra colonna Logistica di modesta entità a nord dell'isola, nei pressi di Isola Rossa, oltre Miomo, predisporre il reparto per immediata partenza in quella direzione e recarsi subito al comando per ordini di dettaglio ... ". Alle ore 19.00 circa, il comandante di compagnia, rientrato al reparto, ci metteva al corrente della situazione: un reparto tedesco di limjtata consistenza, aveva attaccato un presidio della 225° divisione costiera, disarmato quella guarnigione (ricordo che quei fanti erano tutti di classi molto anziane del 1902 ecc., armati di fucile 91, residui della guerra 15- l 8); altri elementi tedeschi (sembra venuti dal mare antistante), fermata una piccola colonna logistica italiana, dopo avere imposto al personale militare italiano che viaggiava a bordo, di scaricare il mate1iaJe e caricare sugli automezzi munizioni di vario genere, uccidevano gli autisti, si sostituivano a questi alla guida dei mezzi e riprendevano il movimento verso sud. Pur avendo il Comando Piazza, a priori, deciso di fare effettuare 1' azione con il concorso del repruto carri L, per rifiuto del comandante del btg. giustificato dal fatto che i tedeschi avevano cannoncini contro carri mobili, che rendevano vulnerabili i nostri carri per l'insufficiente spessore delle corazze, il compito fu imposto ai soli bersaglieri nonostante che il nostro comandante di compagnia avesse fatto notare che lo spessore del petto dei bersaglieri aveva una corazza di gran lunga inferiore a quella dei carri. Cessarono qui i commenti e le considerazioni, perchè, come era suo e nostro costume il "parlare" in simil i frangenti creava maggiore confusione e non risolveva alcunchè! Scopo: riprendere ai tedeschi quanto ci avevano tolto. Il ten. Ambrosi, carta alla mano, passava aJ suo concetto d'azione e precisava il suo intendimento. Prendere contatto con il nemko il prima possibile. Pancotti con il suo plotone rinforzato da una squadra motomitraglieri, parta subito in fu nzione di punta di sicurezza; Mancini, Bona e Si mini , partano con il grosso.


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E' superfluo dire che non ci fu conteggio di sorta e che toccava a me, al mio plotone, dimostrare la propria efficienza. Gli altri nell 'occasione della riconqui sta del porto, 1' avevano già fatto. Conoscevo quelle zone e con me anche i miei co mandanti di squadra e gli appigli tattici offertimi dal terreno, favorivano l'a~ione di sorpresa. Dovevo arrivare in un determinato punto della SS 198 prima dei tedeschi. Notizie precise non ne avevo ed era mio dovere procurarmele. Ciò che di certo sapevo è che su quegli autoca rri vi erano munizioni ed esplosivi. Partii con quattro motociclisti e la mia staffetta, anticipando di molto il mio plotone. La buona stella era ancora con me e raggiunsi la località in tempo giusto. La colonna costituita da 7 autocarri leggeri italiani, preceduta da una autovettura Wolksvagen mimetizzata tedesca ferma all' imbocco, in punto di curva. Non ho saputo perchè si era fermata! A poche centinaia di metri daJla costa su l mare. un piroscafo di piccolo tonnellaggio, stava bruciando da molte ore e quelle fiam me illuminavano la zona. Noi eravamo ben protetti anche dalla luce. Dalla scarpata che divideva il tornante, gli autocarri si vedevano tutti ed erano a brevissima distanza, bastava arrivare a piazzare le armi ed aprire il fuoco su di essi, anticipando l'azione dal basso verso il punto di curva. Avevo potuto valutare bene la situazione: dall 'autovettura di testa era sceso un ufficiale tedesco in uniforme ordinaria, che appoggiandosi al portello aperto, guardava dentro la stessa e ci voltava le spalle, quindi non vi era scorta e la sosta doveva essere stata causata da altro motivo, che saprò dopo. Il gruppo mitragliatore in basso sulla cunetta, si era già piazzato edl aveva sotto tiro la parte anteriore dell'autovettura a brevissima distanza: gli altri più dietro sul ciglio della scarpata, già appostati, una squadra di rincalzo più distante, ben protetti. Feci aprire il fuoco dal fucile mitragliatore avanzato e la base di fuoco entrò subito in azione - perchè questo era il segnale -. Non passò molto tempo e le munizioni che erano sugli automezzi, cominciarono ad esplodere e a bruciare. La reazione tedesca fu sporadica ed isolata: i tedeschi avevano preso una fuga così precipitosa, che avevano lasciato tutto. In una piccola borgata trovammo, poi, ammassati i fanti della divisione costiera, disarmati, che al nostro arrivo, esplosero in

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manifestazioni di gioia, abbracciando i bersaglieri: sembrava una festa. Sono momenti questi, che per capirli bisogna averli vissuti! Quando le esplosioni cessarono, feci una ricognizione più attenta nella zona del combattimento: gli autocarri ancora bruciavano, l'autovettura completamente distrutta, l'autista carbonjzzato, un ufficiale morto fuori della stessa, su lla strada ecc.; in sintesi ho contato sette cadaveri di soldati tedeschi, nessun ferito, tutti gli automezzi distrutù e la strada completamente interrotta da quei rottami. Da parte nostra ancora una volta, nessuna perdita: molto sudore, molta paura, molta fortuna, ma anche ... tanto coraggio! L'azione che aveva avuto injzio alle ore 21.30 del giorno 10, si era risolta in tempi molto brevi e non aveva richiesto l'intervento del grosso della compagnia che il ten. Ambrosi de Magistris aveva fatto rientrare in anticipo sul mio plotone, anche perchè, data l'interruzione stradale causata dall'azione e la situazione precaria a sud, non era prudente rimanere da quel1e parti, tanto più che il compito era stato assolto. Completai le operazioni di rastrellamento: i fanti ripresero le loro armi che erano state accatastate alla rinfusa in vari punti e, dalle informazioni in mio possesso, nessuno di quei fanti era stato ucciso. Lasciammo a loro il compito di recuperare anche i cadaveri dei militari ital iani di queJla colonna, uccisi dai tedeschi. Sono rientrato ali' accampamento: il giorno 11 già da diverse ore era cominciato, anche se era ancora buio. Le operazioni di riordino dei plotoni non dettero molto spazio al "sonno" ed anche le manifestazioni di gioia si placarono ben presto, pur essendo già giorno inoltrato. Le artigberie vicine e lontane avevano cominciato a farsi sentire. Quelle del 7° raggruppamento artiglieria, dislocate nella zona a monte di Cardo, effettuavano dei movimenti alle nostre spalle che facevano pensare ad un immediato intervento, anche sui nostri settori. Dal mare si era cominciato a sparare. Nel pomeriggio la battaglia era già cominciata. Nelle prime ore comparvero gli aerei tedeschi, provenienti dal mare. Erano Stukas. Iniziarono la loro azione con puntate isolate, sganciando la loro bomba, buttandosi sugli obiettivi in picchiate impressionanti e riallontanandosi con un volo radente sbalorditivo, che rendeva quasi nulla, l'azione della nostra contraerea, entrata subito in azione.


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Non ne ho veduto cadere neanche uno. La nostra posizione, anche se abbastanza coperta, era molto esposta: le artiglierie dislocate sopra di noi, nella zona alta di Cardo, giustificavano il nostro presentimento: le picchiate erano sempre più vicine a noi. Una bomba è caduta ad una ventina di metri da una postazione di un fucile mitragliatore, la vita quei bersaglieri la devono solo alla mancata esplosione. Eravamo entrati in una "fase di fuoco": tutte le batterie sparavano. L' intervento aereo germanico, che si era protratto per oltre due ore, aveva evidenziato una preparazione ad un attacco alle popolazioni italiane, in grande stile. Infa tti, cessato l'attacco aereo, iniziano ad entrare in azione le batterie da 88 tedesche, quelle di recente installazione. Con il sopraggiungere della sera l' intensità di fuoco delle batterie, la notte tra I' 11 e il 12, passò sotto una relativa calma. Il giorno 12, sino dalla mattina, il comandante della compagnia, aveva dato il "via" a me ed a Sirnini (2° e 3° plotone) per lo spostamento sulle rispettive zone di attesa, entro il proprio settore, per l'entrata in azione, con le modalità in precedenza stabilite. Per il s. ten. Simini a sud del cimitero, quindi spostamento in motocicletta; per me alla periferia sud di Cardo, movimento a piedi. Rimanevano in sede: il ten. Bona con il plotone motomitraglieri (base di fuoco della compagnia) ed il s. ten. Manci ni con il 1° plotone motomi traglieri a difesa dell 'accampamento e di rinforzo ai plotoni avanzati. Nelle prime ore del pomeriggio, la pressione tedesca si intensificava e, dalle batterie tedesche, partiva un nutrito fuoco delle mitragliere. Tutta la zona di Cardo era sotto un tiro impressionante, erano comi nciate ad arrivare can nonate, anche dal mare. Le prime case alla periferia di Cardo erano state colpite. Pianti accorati di donne e bambini, suppliche disperate di civili di ogni età che invocavano aiuto: soldati italiani che scappavano in cerca di scampo. Era giunta la nostra ora: la batteria tedesca era nel mio settore, conoscevo esattamente la sua dislocazione, il terreno antistante e retrostante presentava ottimi appigli tattici di copertura e di protezione. In quel caos i tedeschi non si sarebbero aspettati un attacco "organico", specie dalla nostra parte. Questa era la

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mia convinzione. Durante il movimento per raggiungere la base di partenza, mi viene incontro un caporlmaggiore dell' artiglieria da montagna del 7° raggruppamento, sbucato da un porcile semi distrutto, che era stato mandato a vedere queJlo che facevano i tedeschi della batteria, dal suo capitano (queste sono state le sue parole). Non aveva nessun mezzo di co1legamento. Gli dissi: " ... vai dal tuo capitano e digli che tra poco i bersaglieri faranno sapere a voi, quello che i tedeschi stanno facendo .. me ne dia il tempo!" .. A prescindere da ogni cosa, da queJI 'artigliere, io ebbi conferma che l'attenzione della nostra artiglieria era attiva e che potevamo contare sul loro appoggio. Ebbi tempo di riflettere e di concepire il mio concetto d' azione e relative modalità d'attuazione. Il binocolo catturato ai tedeschi nell'azione di Isola Rossa, mi fu di grande aiuto: era di una potenza straordinaria, molto superiore a quello in dotazione (a noi). L' interno della batteria si presentava disordinato; era stata colpita dall'artiglieria in più punti, casse di materiali accatastate in mucchi, alti qualche metro e ben visibili. Noi eravamo sul fianco posteriore, ricoperto da parecchia vegetazione, che aveva a tergo, un breve tratto, completamente scoperto, in prossimità del margine dello schieramento. Si tenga presente che, la sistemazione totale di quelle batterie era rimasta inattuata, i tedeschi avevano pensato solo a rendere efficienti i cannoni, per mancanza di tempo. Schierai su di un' unica linea tutti i fucili mitragliatori e la mitragliatrice che avevo, lasciai il comando al s. m. Rossi, mio vice, divisi i bersaglieri in tre gruppi (uno al mio diretto comando) ed iniziai l'azione. Il fuoco delle nostre artiglierie, batteva la fronte della batteria ed era particolarmente intenso, le moderne mitragliere a più canne della batteria sparavano in posizione obliqua rispetto a noi. In quel momento la nostra presenza non era stata affatto notata. Avevo deciso di attaccare da monte, da quella parte che offriva la sola copertura nella fase iniziale del nostro movimento e quasi nulla, al termine della quota, perchè era mia convinzione, che i tedeschi l'avrebbero previsto, dalla parte più coperta. A questo punto lasciatemi dire qualcosa di più: ero chiamato il ten. dalla fascia nera sul braccio, perchè portavo il lutto per la


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morte in combattimento sul fronte russo, di mio fratello Giuseppe, ebbene quel giorno guardai quella fascia e presi il braccio sinistro stringendomelo per un attimo al petto tanto che il bersagliere Greco che mi era accanto disse: "signor tenente è stato colpito ad un braccio?". Gli risposi .. "si dalle .. lucciole!". Il via era stato dato ed il movimento cominciato. Al momento concordato, la base del fuoco entrò in azione senza sol uzione di continuità. La reazione di fuoco tedesca fu immediata e violenta: la base di fuoco era ad una distanza di circa di 400 metri in linea d'aria e, le mitragliere sparavano a zero sulle nostre postazioni. Dalla mia parte, nessuna azione di fuoco: io ero già giunto con il gruppo avanzato, al limite della copertura, strisciando per terra. Stavamo pertanto per uscire allo scoperto, quando sentimmo due forti esplosioni provenienti dal1' obiettivo e vedemmo levarsi alte colonne di fumo. La reazione tedesca si affievolì e, subito dopo, cessò il fuoco. La mia base di fuoco conti nuava la sua azione. Noi in un balzo raggiungemmo il ciglio dell'altura, aprendoci in formazione d'assalto per un 'ampiezza di una cinquantina di metri. Il terreno ci offriva ottima copertura (sia al tiro che alla vista) però il momento non era altrettanto favorevole. Io, con il mio gruppo, ero in una posizione un poco più avanzata ed al centro. Un silenzio improvviso, quasi totale da parte delle nostre artiglierie (che sparavano molto più lontano) ed il rallentamento del1' azione di fuoco della base di Crotone, mi avevano fatto pensare a due cose: la prima che i tedeschi fossero tutti morti, la seconda che il s. m. Rossi stava per finire tutte le munizioni. Partii all'assalto, seguito dai miei bersaglieri. I tedeschi si erano appostati in postazione a semicerchio, costituite da pietre e sacchetti di sabbia, perfettamente mimetizzati. Li avevamo presi quasi alle spalle e sorpresi. La loro reazione fu quasi nulla ed imprecisa, tanto che bastarono le sole nostre bombe a mano per snidarli dai loro nascondigli. Il bers. Greco che aveva avuto un attimo di esitazione, ne l momento dell'uscita per l'assalto (che io poi gli ho rimproverato) mi passava davanti ed andava a finire in mezzo ad un gruppo di quei tedeschi che erano rimasti immobili, dentro il loro ben mimetizzato appostamento, pancia a terra. Una bomba a

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mano mi bastò per salvarlo. La base di fuoco ci aveva raggiunto. Dopo un sommari o rastrellamento ripiegavo in posizione idonea disponendo il reparto per il mantenimento della posizione. Era ancora giorno, l'azione durò circa due ore e mezzo, da parte nostra nessuna perdita solo qualche ferito leggero. I morti tedesch i tanti, compreso il comandante ed il vice comandante della batteria. I prigionieri 50 subito dopo il rastrellamento: erano completamente disorientati e li avviai ali' accampamento semi disarmati, affidandoli al serg. Sbaiz. Una quantità di armi, materiali, mezzi, in uno stato indescrivibile di confusione. La mia ricognizione doveva limitarsi all'annullamento di eventua li resistenze residue, q uindi non rimossi nulla, anche per i feriti, avevo chiesto al distaccamento, rinforzi. A valle si combatteva e, da quella posizione, lo scenario era terrificante! Non avevo la minima idea di chi fosse a valle della batteria, comunque aspettavo la reazione tedesca che non si fece attendere a lungo. Fu una reazione di fuoco, che investì in pieno, tutta la zona della batteria. Consolidai la mia posizione, arretrandola di una cinquantina di metri , lasciando in avanti , qualche punto di osservazione. Le artigl ierie italiane alle nostre spalle, avevano intensificato il tiro. Eravamo prossimi all'imbrunire, quando una grossa esplosione seguita da altre, oscurò tutta la valle e la reazione di fuoco cessò improvvisamente. Era saltata una polveriera che si trovava nella zona del cimitero. Era buio quando sopraggiunse il reparto del 7° raggruppamento di artiglieria, per prendere in consegna i resti di quella batteria, ed effettuare le operazioni di sgombro dei morti, dei feriti, delle armi, dei materiali e di tutto quello che era rimasto. Noi eravamo assetati, zuppi di sudore, però ancora efficienti. La valle, avvolta da un denso fumo , sembrava un immenso campo di fuochi artificialj; crepitii e bagliori da ogni parte. Le operazioni di consegna mi richiesero poco tempo perchè l' ufficiale subalterno, che arrivò per primo, sapeva già quasi tutto, poi mi era giunto l'ordine di rientrare in compagnia immediatamente ed il plotone aveva già lasciato la zona. Fu il ten. Bona a trasmettermi l'ordine di Ambrosi: "Pancotti parti subito, Mancini è già partito per il settore del 3° plotone, Ambrosi è con lui. Simini ha


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chiesto soccorso, sembra che siano stati coinvolti dalla esplosione della polveriera. Non ho altre notizie". Mi disse ''Bravo", mi abbracciò ed io gli augurai buona fortuna. Fu la notte più dura, nella quale abbiamo vissuto momenti di incredibili emozioni: una situazione che aveva dell'irreale, che solo chi ci si è trovato può credere e, chi l' ha vissuta, non la potrà mai dimenticare. Le difficoltà emersero subito: la strada sembrava fosse stata arata da grossi mezzi ed il terreno adiacente era completamente sconvolto, il movimento dei nostri mezzi reso quasi impossibile. All'altezza del cimitero, che era stato ridotto ad un cumulo di macerie, lascio la motocicletta ed inizio il rastrellamento della zona, all ' interno dello stabile. Passiamo attraverso quelle tombe sconquassate, bare spaccate, cadaveri sparsi ovunque e pezzi di resti umani tutto intorno: mi colpì la testa di una giovane donna, seppellita di recente, con i capelli che sembravano pettinati, illuminata da una luna piena che brillava in un cielo di stelle, rendendo la visione ancor più tetra. Un silenzio lugubre, interrotto da qualche sparo, lacerato da urla e lamenti: morti e feriti, corpi straziati e mutilati, sparsi ovunque in quella radura. Nella zona della seconda batteria ripresi contatto con Mancini, che aveva già ritrovati quasi tutti i bersaglieri del 3° plotone e, fugacemente mi disse che Simini era vivo, ma ancora stava cercandolo: era in motocicletta, aveva superato tutti quegli ostacoli, era riuscito ad entrare in quella spianata infernale con tutti i mezzi. Continuai a "vagare" con il plotone sparpagliato e diviso in piccoli gruppi; ad un certo punto mi comparve il s. ten. Simini tutto stravolto, dicendo " .. Pancotti .. i tedeschi, i tedeschi" e girandomi di scatto la schiena si mise a sparare avanti a sè. Mi aveva riconosciuto ma era completamente fuori di sè. Che fatica per calmarlo! Arrivarono altri soldati italiani ma non ricordo chi fossero e da dove venivano, ricordo solamente che avevano il compito dello sgombero dei morti , soccorso ai feriti ecc. Dico solo che i tedeschi feriti rifiutavano il nostro aiuto, dimostrando verso di noi un odio sprezzante. Il bilancio esatto di questa operazione, sia da parte nostra che da quella avversaria io non lo seppi mai. Posso dire con cognizione

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di causa che i prigionieri eranto tanti, i morti molti e i feriti parecchi, danni materiali incalcolabili da parte del nemico. Da parte nostra la mia conoscenza è limitata a quelli della compagnia e non tutti completi per le ragioni che vedremo appresso. La l" compagnia bersaglieri motociclisti, all'alba dj quel triste giorno 13 settembre 1943 era stata duramente provata: il 3° plotone del s. ten. Simini, completamente distrutto: incappato in pieno nella esplosione della polveriera mentre era in fase di avvicinamento verso il suo obiettivo. Il plotone anche se in gran parte recuperato, era stato messo completamente fuori combattimento. Gli altri (il 1°, il 2°, il 4 °, comandati rispettivamente dal s. ten. Mancini Leone, s. ten. Pancotti Nazareno, ten. Bona Carlo) duramente appesantiti. Per onore del giusto e per chiarezza di verità, debbo dire però che la compagnia rimaneva: unita, solida e spiritualmente compatta. Di essa nessun bersagliere ha fatto passi indietro, nessuno ha dimostrato insofferenza, tutti si sono prodigati con decisione e slancio. Quella notte il s. ten. Ambrosi è stato con noi, in quella notte infernale ha vissuto vicino a noi quelle spiacevoli vicende e, noi subalterni, gli abbiamo voluto fare un "regalo sul campo" anche a nome di tutti i bersaglieri della compagnia, donandogli un efficiente "sidecar pesante tedesco", nuovo di zecca, che in seguito sarà tanto utile a tutta la compagnia. Quando giunse l'ordine del ten. Ambrosi di rientrare, era già giorno inoltrato. Dalla parte dell'aeroporto giungeva l'eco della battaglia e sul nostro percorso avevamo incrociato reparti italiani di ogni tipo diretti a sud. lPoca attenzione prestai a queste cose: ero stanco morto, quasi mi addormentavo sulla motocicletta e non vedevo l'ora di arrivare alla base. I miei uomini non erano da meno di me. Ero già prossimo all'arrivo, quando venni fermato da una staffetta del comandante di compagnia: Ambrosi era sul lato destro della strada, contornato dagli altri suoi motociclisti che confabulava con due generali (uno più basso che era Stivala, uno più alto, non ricordo chi fosse). Mi ero appena fermato, ancora a cavallo della motocicletta, a cinque passi da quei superiori. Il mio comandante di compagnia mi si avvicina e dice: "Pancotti devi tornare indietro, il generale comandante vuole


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avere notizie di quello che sta succedendo sul nostro schieramento difensivo avanzato,conoscere se i reparti incaricati della difesa hanno raggiunto la zona prestabilita a cavallo del Km 5 e, riferire dove sono arrivali i tedeschi". Dal modo come mi aveva dato l'ordine prima e dallo sguardo che mi aveva dato poi, avevo capito subito quanto il ten. Ambrosi non ne potesse più e come gli giravano le ... ! Scesi dalla motocicletta, chiesi ad Ambrosi qualche chiarimento sulla situazione generale e capii che le cose erano alquanto ingarbugliate. Ambrosi così chiuse il colloquio "qui non ci si capisce più niente, vedi tu quello che puoi fare: la pressione da sud è notevole! " Tengo a precisare che l'espressione del ten. Ambrosi de Magistris non era "un atto contenuto di insubordinazione", ma una evidente preoccupazione di comandante che sapeva quanto era stato richiesto, sino a quel momento, alla sua compagnia. Egli era perfettamente consapevole che "chi voleva ancora" era la situazione tremenda che si era venuta a creare in quel settore. Sal utai Ambros i senza fare alcuna obiezione, dicendogli solo "speriamo in Dio". Diedi il segnale di movimento, risalii in moto invertendo la marcia. I miei bersaglieri non si erano resi conto del perchè si ritornava indietro. Feci poca strada e fermai di nuovo il plotone; chiamai i comandanti di squadra, diedi i chiarimenti del caso, concludendo quel brevissimo rapporto con queste parole: "auguriamoci che i nostri siano arrivati in tempo al posto di schieramento ed allora questo compito ci richiederà poco più di mez::. 'ora, altrimenli Le cose polrebbero prendere una piega diversa; facciamo anenzione!" All 'uscita dalla città i militari sulle mu ra della cittadella, schierati a difesa, al nostro passaggio ci salutarono calorosamente. Questo saluto a noi bersaglieri ha fatto bene! Il terreno a cavallo del quale si snoda la strada presentava ondulazione sensibile, specie dal km. 4 al km. 5, dove questa era in leggera salita. Zona quindi che costituiva l' ultimo appiglio tattico avanzato per la difesa della città. Avevo fa tto poca strada c he la situ azione mi si presentò alquanto ingarbugliata: mezzi fermi, soldati in atteggiamento


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disordinato, ecc. Tale stato di cose che andava sempre aggravandosi man mano che procedevo, mi diceva che i tedeschi avevano attaccato e che i nostri stavano avendo la peggio. Superato un gruppo di semoventi in prossimità di una specie di passaggio a livello, dove la strada piegava leggermente, mi appariva la situazione in tutta la sua drammaticità. Soldati che scappavano, terrorizzati, lungo le cunette sulla strada, mitragliatrici incavalcate sul ciglio senza tiratori, corpi di soldati colpiti in vario atteggiamento ecc. Sul terreno laterale gruppi di fanti che ripiegavano in forma disordinata sotto un copertura di fuoco della nostra artiglieria che sparava da postazioni provv isorie e di emergenza. L' azione di fuo co e la tempestiva entrata in azione dell'artiglieria aveva contenuto la pressione tedesca e resa quasi al silenzio la sua azione di fuoco. Rimanevano tagliati fuori parte di quegli elementi avanzati che avevano quasi raggiunto la zona di schieramento e che non erano riusciti a sganciarsi. E' in questo frangente che mi portai sotto e raggiunsi la base per lo schieramento, facili tato dal fatto che la strada era incassata nel terreno e sul lato destro, una scarpata di circa due metri mi offriva ottima copertura, potei effettuare quel movi mento senza lasciare i mezzi. I tedeschi sparavano brevi raffiche di mitragliatrice ad intervallo specie sulla strada, da posizione fissa, non avevano superato il km. 5: erano fermi. Ero giunto a circa seicento metri, all'altezza di tre pezzi di artiglieria che si erano schierati sulla mia destra a ridosso di breve rialzo del terreno, quasi allo scoperto, dal quale era pe1fettamente visibile tutta la zona di combattimento che mi offriva un ideale punto di osservazione. Sia ben chiaro: non dovevo attaccare, dovevo contenere, dovevo proteggere lo sganciamento di quei fanti che ancora erano rimasti tagliati fuori. Per poter fare questo era necessario sapere, ma chi avrebbe potuto dare risposta ai tanti interrogativi che quella realtà aveva sollevati: che intenzioni aveva il nemico? Perchè dopo una micidiale azione di fuoco faceva silenzio? Da quanto tempo era arrivato in quella posizione? Aveva solo le armi automatiche? Perchè non aveva ancora sparato alcuna cannonata? Nessun stratega con tutto il suo apparato era lì vicino a noi.


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Eravamo soli: due ufficiali subalterni (io e quello di artiglieria), gli artiglieri dei pezzi, i bersaglieri del mio plotone e tanti altri fanti che, se anche rincuorati dalla nostra presenza, erano pur sempre terrorizzati! Osservai, chiarii, indicai il punto di strada a cavallo del quale avrei spiegato il mio plotone. Quell' ufficiale d'artiglieria, subalterno come me mi disse: "Non ti preoccupare noi siamo pronti a sparare anche a zero". Mi portai sotto, la squadra avanza sulla destra, anticipai il movimento. I tedeschi cominciarono a battere la strada con raffiche più intense, rendendo problematico lo spiegamento del plotone sulla sinistra. La mia staffetta bers. Vacca, che era dietro di me a contatto di sedere, aveva preso una pallottola in bocca! Attendevo la copertura di fuoco dalla squadra avanzata di destra, ma questa tardava a giungere. Decisi di attraversare da solo per accelerare l'appostamento di un gruppo mitragliatore e il s. m. Rossi spiegò la sua squadra sulla sinistra, ed allargò lo schieramento. La squadra di destra era stata attaccata e stava rispondendo al fuoco, quella di sinistra tempestivamente era entrata in azione. A questo punto il fuoco dei tedeschi cominciava a darmi risposta a tutti gli interrogativi, ma per capire certi frangenti bisogna averli vissuti! Mi portai avanti con la terza squadra: la puntata in avanti di un carro armato tedesco ci ha sorpresi "troppo vicini", affinchè potesse avere esito ed il successivo annientamento da parte nostra causò notevole intasamento della strada. Sia tenuto bene presente che per tutta la durata di questa battaglia e sino al suo ultimo epilogo, la intensissima azione delle nostre artiglierie vicine e lontane ci ba sempre sostenuto. Sotto questa protezione ho potuto arrestare il nemico, "sganciarmi" da quella situazione e ripiegare in modo onorevole. L' annientamento del secondo carro armato tedesco è merito e vanto, più che di noi bersaglieri, deglj artiglieri di quella batteria anche se noi ne abbiamo completata la distruzione. La squadra avanzata, sopraffatta, ripiega indietro in disordine, l'altra di sinistra, finite le munizioni, retrocede, io al centro con pochi uomini rimango a proteggere questo ripiegamento. Ripiego dopo aver finito tutte le munizioni comprese le bombe a mano e lascio nel luogo del combattimento i soli bersaglieri morti e quelli feriti fatti prigionieri dai tedeschi.


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Per meglio chiarire riferisco che dopo la prima azione, avevo cambiato il mio armamento individuale sostituendo il moschetto con una mitraglietta tedesca a calcio ribaltabile (parabellum), che aveva in dotazione sei caricatori da 40 colpi ciascuno, che tra l'altro appesantivano alquanto! Sulla zona di raccolta ritrovo i resti del mio plotone: mancava una squadra meno il comandante ed un bersagliere. I feriti erano stati portati indietro e i dispersi non si erano fatti vivi. Pur avendo ciascuno preparato il mezzo nessuno si è mosso prima del mio arrivo. Lo scontro non li aveva scossi, erano tesi ma contenuti. Ero io tra tutti il solo che non sono riuscito a nascondere il mio disappunto, infatti appena arrivato ho abbracciato il primo bersagliere che ho trovato davanti a me, mentre gli altri dicevano "anche lei signor ten. ce l'ha fatta, meno male, ecc...". Quel momento per me fu il più duro di tutta la battaglia: vedere quegli uomini ancora compatti spiritualmente e tanto uniti in quel clima di paura, di disfatta e di incontrollata disperazione che avevamo intorno a noi, mi faceva sentire più grande e doloroso il vuoto degli "assenti''. Avrei voluto attendere ancora. Sarei voluto tornare indietro per ricercare chi non era arrivato. I reparti della "Friuli", attestatisi in posizione più arretrata, davano qualche garanzia di contenimento, dopo il primo sbandamento subito. I tedeschi non avevano fatto un passo avanti . Rientrai a Bastia dove l'eco di quei combattimenti aveva portato panico e disperazione. Quella gente, sia borghesi cbe militari, che aveva veduto uscire dal forte della Cittadella quel plotone bersaglieri per la zona del combattimento al completo, sollevando tanta speranza, poche ore dopo lo vedeva rientrare con evidenti segni della battaglia, ma compatto spiritualmente, intento a prodigarsi in opera di "tranquillizzazione" per riportare serenità e fiducia dicendo loro " i tedeschi sono stati fermati, non avanzano, tranquillizzatevi". Rientrai all'accampamento in seno alla compagnia e riferì al ten. Ambrosi (che già sapeva quasi tutto!). La situazione al momento: 5 morti, 3 feriti, catturati aJcuni prigionieri, 3 feriti portati all'ospedale, 4 dispersi, 4 motociclette perdute in combattimento e due messe fuori uso. La pressione tedesca sin dalle prime ore del pomeriggio si era


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fatta più intensa e la caduta della città era ormai prossima. Le notizie che giungevano dalla parte del Colle del Teghime dateci da Ambrosi, erano preoccupanti. Il Comando della Piazza era in fuga e molti soldati e mezzi isolati risalivano la strada di Cardo. La ritirata era cominciata. Ma il ten. i.s. Ambrosi de Magistris Giuseppe comandante della 1° compagnia bersaglieri motocicJjsti "non fugge": ordina il contenimento prima di tutti quegli sbandati e fuggiaschi che stavano portandosi in salvo con macchine stracariche dei loro bagagli, per Ja strada di Cardo; poi, con direzione verso la città, articolata la compagnia in formazione di retroguardia, da il via ali' azione di ripiegamento per la via più lunga, quella di Capo Corso. Non credo che egli eseguisse precisi ordini venuti dall 'alto, perchè nè i comandi nè i comandanti c'erano più. Agì di iniziativa il che, non solo servì a portare in salvo la sua compagnia, ma anche a dare più tempo di scampo a tutti gli altri reparti italiani. Infatti, subalterni in coda, all'imbrunire del giorno 13 siamo usciti dalla città per ultimi insegu iti dai colpi traccianti delle mitragl iere tedesche. Passammo il Teghime verso la mezzanotte dello stesso giorno, poco prima che le truppe tedesche chiudessero quest' ultima via di scampo. In tale occasione ricordo che l'apporto dei moto mezzi catturati nei combattimenti precedenti l'evacuazione di Bastia, fu determinante ai fini dell'esito positivo del ripiegamento. "La colonna motorizzata, che agiva lungo la valle del fiume Colo, a cavallo della rotabile che porta a Bastia, all'imbrunire del giorno 3 ottobre, veniva fermata all'altezza del km 12 da numerosi ostacoli attivi e passivi disseminati ovunque dalle retroguardie tedesche. La l" compagnia bersaglieri motociclisti del LXXI Btg., rinforzata da elementi di artiglieria e da unità carri leggeri, ne costituiva l'avanguardia". Premesso che il "gioco del tira e molla" era già iniziato la mattina dello stesso giorno e, a noi evidenziatosi subito dopo l'occupazione dell'abitato di Fontanone, con ordini e contrordini, che ci avevano posto in situazioni alquanto precarie, passo ai fatti di cronaca, noti e non noti a tutti, con l' intento di onorare la memoria dei miei bersaglieri caduti in quei combattimenti.


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Per l' attuazione delle punte di sicurezza, la IA compagnia dei tre plotoni motociclisti e uno motomitraglieri che la costituivano, in quel momento poteva contare solamente sul I e sul II plotone (rispettivamente comandati dal s. ten. Mancini e dal sottoscritto) in quanto il m plotone (comandato dal s. ten. Simini) aveva i quadri - com.te compreso - duramente sconvolti dai combattimenti precedenti. Quella mattina del 3 ottobre toccò a me dare "inizio al ballo ... ". L'occupazione di Fontanone non fu uno scherzo per il plotone ed i semoventi, che avevo di rinforzo, mi crearono non poche preoccupazioni, soprattutto per le mine che i tedeschi avevano seminato in due punti di obbligato passaggio. Al giovane s. ten. carrista Molini (ora generale), comandante della sezione (i suoi uomini erano al loro battesimo del fuoco) la sorte non poteva riservare peggiore occasione. Questo ufficiale, ritto sul suo carro, ci segul con una precisione e fiducia, che ne rivelarono subito le sue belle qualità di carattere, dimostrandosi meritevole del rischio che affrontavamo per fare uscire da quella situazione i suoi semoventi. Comu nque, oltrepassammo l'abitato molto prima del previsto: eravamo sempre in anticipo sulle nos~e artiglierie, i colpi delle quali, esplodevano a qualche centinaio di metri dietro di noi sulla sinistra e sulla destra della strada. Avevo messo piede per la terza volta su una certa centrale elettrica, ritenuta punto molto importante, aprendomi la strada con l'ausilio delle cannonate dei semoventi, quando per la terza volta mi giunse l'ordine di ritornare indietro. Non vi era alcun motivo contingente: la fortuna era stata dalla nostra parte (nè un morto, nè un ferito), i tedeschi chiedevano solamente il tempo di accendere le micce dei numerosi dispositivi messi in opera in precedenza, per avere la possibilità di portare a termine la organizzazione di una certa resistenza, diversi chilometri più avanti, nel punto dove la strada, che stavamo percorrendo, si unisce con quella orientale; questo lo aveva capito anche il più analfabeta dei miei bersaglieri. La strada in quel tratto è compresa in una vallata e i rumori si sentono a distanza. Fu il ten. Bona (com.te del plotone motornitraglieri della compagnia) a recapitarmi l'ordine - a mezzo megafono a bocca - da un tornante all'altro. La mia rispo-


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sta non è stata certamente riguardosa e dubito che il ten. Bona abbia trasmesso il mio messaggio, "integralmente" . Non solo non tornai indietro, ma ripresi il movimento che avevo interrotto con più celerità. L'attuazione del piano francese che voleva che le sole truppe francesi mettessero, per prime, piede nella città di Bastia, si era scoperto definitivamente: i tedeschi erano ormai vinti, il pericolo era cessato e l'esito delle ultime azioni l'aveva confermato. Conoscevamo già i francesi, perchè in precedenza avevano già tentato di darci una "bidonata", credendo d'avere a che fare con "pezze da piedi", in un punto più arretrato di quella stessa valle del Golo, episodio anche questo che vale la pena di ricordare: si era nel settore avanzato, comandato dal col. Cagnoni; io con il mio plotone ero stato distaccato e posto alle dipendenze del com.te del settore, ed agivo in avamposto nella zona neutra a cavallo della rotabile interrotta a tergo del fiume senza ponte e, davanti da una strettissima gola sbarrata da tre centri di fuoco tedeschi. Avevo il compito di effettuare azioni di pattugliamento su quel breve tratto di strada (circa 3,5 km) e di tenere sott'occhio gli elementi avanzati tedeschi, cercando di individuarne l' esatta ubicazione. Erano diversi giorni che vivevamo in quella zona e attendeva mo l'occasione buona per scoprire eventuali postazioni tedesche. Ma una sera, prima della mezzanotte, sentimmo un fruscio alle nostre spalle. La nostra temprata spregiudicatezza non ci permise alcuna emozione; l'esperienza però, unita al buon senso, mi spinse a predisporre parte del plotone in formazione di agguato. Erano tanti, tutti a piedi, avanzavano verso di noi in formazione di avvicinamento sfruttando la copertura offerta dalle cunette della strada. Il loro silenzio era esemplare. Li lasciammo avvicinare e, quando il primo si accorse della mia presenza, era cosl vicino che, nè lui nè gli altri, poterono reagire "all'abbraccio" che preservò me, ed i miei uomini, da spiacevole sorpresa. Erano francesi, lindi e puliti, con stivaletti gommati e leggeri ... quasi tutti marocchini. Il comandante finse di non dare peso alla nostra presenza, però non gli fu possibile nascondere del tutto la sorpresa con la quale avevamo accolto e intimorito non pochi di quei


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suoi soldati. Volevo dargli delle informazioni utili, però esigevo di conoscere che cosa era venuto a fare. Per quel "superuomo" era tutto inutile. Non perdetti molto tempo e ognuno di noi , ritornò al suo vero posto. Sapevano già i bersaglieri che per loro, quella notte, avrei allestito un bello "spettacolo" insieme ai miei comandanti di squadra, approfittando dell'arrivo di quei signori! Nel frattempo, dal comando il sig. col. Cagnonj, mi aveva comunicato di "stare a guardare", e io avevo capito anche che i francesi stavano predisponendosi per "ringraziare" noi italfani e per dimostrarci che loro sapevano fare in pochi minuti, ciò che noi non eravamo riusciti a fare in più giorni. Questo infame tentativo di gettare fango sui sacrifici che noi stavamo facendo per loro, ebbe una particolare risonanza nel mio animo e in quello dei miei uomini. I nostri morti, i nostri feriti, i nostri rischi, ci chiedevano di fare qualcosa! In quella circostanza, contrariamente alla mia indole e al mio costume, gioii insieme a rutti i bersaglieri per le inutili "batoste" che prese quel reparto francese. Sferrarono l'attacco all'alba senza conoscere con esattezza l'ubicazione dell'obiettivo e, furono respinti in maniera veramente indegna, dopo neanche mezz' ora di combattimento. Dopo questa lezione, c he era stata dura e lo spavento grosso, quel maggiore comandante del battaglione, si degnò di chiedere il nostro aiuto. La ricognizione fu lenta: gli facemmo quasi "toccare con mano gli obiettivi" ed io, in verità, non perdetti occasione per umiliare quell' ufficiale francese. Con il secondo attacco snidarono i tedeschi dai tre centri di fuoco, ma lo spettacolo che diedero (al quale assistemmo) ed i risultati ottenuti, non permisero più a quel comandante tanta baldanza, e se ne andarono "con la coda tra le gambe", portandosi dietro numerosi feriti e lasciando sul terreno, diversi morti che certamente non erano compensati da quei quattro tedeschi fatti prigionieri e da quegli altri tre che avevano ucciso durante l'attacco. Il fronte non fece un passo avanti quel giorno, e i tedeschi rimpiazzarono subito quei tre centri di fuoco. Il "gioco" francese riuscì per le truppe italiane che agivano in altri settori. Infatti il nostro comando aveva deciso di agire


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diversamente e, la conferma la ebbi a distanza di neanche mezz'ora dalla comunicazione di Bona; una staffetta mi comunicava " ... il sig,wr generale ha detto di avanzare il più celermente possibile". La conqui sta del quadrivio (che se non erro ha il nome di Ponteleccia) fu più uno sforzo fisico che di combattimento; infatti i tedeschi avevano desistito all ' ultimo momento dal la difesa, lasciando evidenti segni della fretta che avevano. Mi venne il cambio dal s. ten. Mancini ed ebbi il tempo di trascinare le moto al di là della interruzione, dove le avevo lasciate durante l'azione e di essere riassorbito dal grosso. La speranza di riposare a lungo rimase una "pia illusione"; il s. ten. Mancini, che precedeva lui stesso il suo plotone con una pattuglia composta dai suoi uomini migliori , era incappato in un tratto minato e saltato in aria. Diversi feriti, nessun morto, lui illeso. Quando lo raggiunsi, stava recitando il " rosario" che, da buon toscano, glj era fa miliare. Ci abbracciammo. Il Mancini era rotto a simili avventure; in quel periodo era già la terza volta c he la sua "scalogna" gli aveva dato pochissimo respiro. Mi dispiace ... disse, che ancora tocca a te! La mia solita manata sulla spalla lo rassicurò. Mi è doveroso ricordare che la visione di quegli uomini del ten . Mancini, sparpagliati sul terreno, la maggior parte feriti, dai quali non partiva alcun lamento, che tentavano di incoraggiarsi ed incoraggiare con frasi scherzose, riconfermano per l'ennesima volta, il forte attaccamento al loro tenente; è stata una lezione salutare per me e per il mio plotone. Le punte di sicurezza erano state alleggerite dal rinforzo dei semoventi: il can none non serviva più. La retroguardia tedesca si era dileguata e la ripresa del contatto era impossibile. Il compito del ''frenaggio", i tedeschi lo avevano lasciato alle interruzioni, alle mine, alle trappole, integrandole con una azione di cecchinaggio effettuata da e le menti isolati appostati molto lontano più avanzati. Ricordo che una pallottola di cecchino era desti nata anche a me e, da essa sono stato salvato dal manubrio posteriore della mia biposto, c he casualme nte era alzato. Questi elementi isolati tedeschi, che agivano sempre più lontani dalla strada, non potevano costituire il nostro obiettivo: essi erano per noi un peri-

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colo che dovevamo subire senza esitazione. Il materiale bellico abbandonato dai tedeschi in ritirata, diventava sempre più imponente, man mano che ci si avvicinava alla città di Bastia, tanto che di per se stesso, cominciò a costituire serio ostacolo ai movimenti. Su questa ecatombe di mezzi, molti dei quali si erano trasformati in "bare" contorte e schiacciate, per autisti, soldati ed anche civili, il tedesco aveva, per giunta, "rica1nato" telai di trappole e di mine. Su tale carosello di distruzione, un 'azione preminente l'aveva avuta il fuoco delle nostre artiglierie, che aveva colpito inesorabilmente. Quando ricevetti l'ordine di attestarmi all'altezza del km 12 ed effettuare pattugliamento nella zona immediatamente antistante, la città di Bastia era sotto la nostra vista, avvolta dal fuoco e "vivificata" dalle esplosioni. Mentre le tenebre scendevano, le nostre truppe stavano serrando e la colonna motorizzata si predisponeva per la sosta. Quella affannosa corsa in avanti, senza una tregua, ci aveva tolto il fiato, limitando la possibilità di un regolare rifornimento; la scarsità di carburanti costituì, in quel momento, la preoccupazione maggiore per tutti quanti e, sperare che venissero da dietro, era utopia. Si era nel periodo dell'arrangiamento ed io mi ero già premunito, durante il pattugliamento, ricercando, trovando, aggiustando e conducendo entro le linee, quello che era indispensabile a me ed a molti altri. Alle ore 20 circa del giorno 3 ottobre, rientravo nel nostro schieramento dalla zona di nessuno, alla guida di un autocarro lancia tre Ro, carico dì fusti di benzina e di gasolio. Ricordo che l'avvenimento venne sottolineato calorosamente per due motivi: uno perchè la scarsità di carburante aveva già creato parecchi "vuoti" tra i serbatoi dei mezzi dei reparti (... è arrivata la manna ... si diceva), l'altro perchè sull' unico punto accessibile, attraverso il quale eravamo stati costretti a passare con l'autocarro io e il sergente Sbaiz - che era con me nella cabina -, erano state localizzate in precedenza, sette mine anticarro tedesche. La notizia del rischio che io e il sergente Sbaiz avevamo passato, non ci fece nè caldo, nè freddo; la nostra indifferenza "dinanzi al difficile", da tempo era stata attribuita ad incoscienza


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e la nostra spavalderia a poca riflessività! In realtà la nostra "spregiudicatezza" era basata sull'abitudine a considerare ''l'imprevisto", tanto è vero che in tutte le mie decisioni, partivo per ponderato istinto dal seguente linguaggio " ... regolati sempre come se ci fossero!". Quella sera perciò, le mine c'erano e io lo sapevo ancora prima dli passarci sopra, tanto che, al sergente Sbaiz per ben tre volte gli avevo ripetuto ... "sei ancora in tempo per scendere ... pensaci bene poichè la probabilità del ... salto ... è molto elevata!". Questo prima di affrontare il difficile passaggio. Commilitoni, presenti tutti, mi sia concesso o no, in questo momento io devo effettuare una "sosta", una sosta di riverenza e di omaggio in memoria di questo eroico sottufficiale: bersagliere taciturno, impassibile, generosissimo, il sergente Sbaiz, a circa un anno di distanza, nell ' ultima battaglia sulla linea gotica prima della conquista di Bologna - cadeva in combattimento emulando, oltre l'esempio, le gesta del leggendario bersagliere Enrico Toti! Comandante di una squadra del plotone bersaglieri arditi esploratori del XXXIll Btg., al comando del s. ten. Marino Santaniello, ferito gravemente ad una gamba, rifiutava ogni soccorso e in pieno combattimento, con il pugnale, tagliava quei pochi legamenti che ancora tenevano l'arto attaccato al suo corpo, e lanciava la gamba contro il nemico. Per questo eroico comportamento gli fu poi concessa la medaglia d' Oro al V.M. Bastia era dinanzi agli occhi in fiamme ed i bagliori dell'incendio davano alla notte, in prossimità della medesima, l'aspetto del giorno. Da quella parte le esplosioni si susseguivano senza interruzione e il loro boato giungeva sino a noi. Avevo riordinato il plotone, rifornite le moto, reintegrate le munizioni, ecc. e, quando giunsero le ore 23, già i miei uomini dormivano, appollaiati come le galline, sopra i loro mezzi. Avevo scelto il mio "giaciglio" e non feci difficoltà a raggiungerlo, perchè era ubicato in mezzo alla strada ed aveva per materasso il piano asfaltato. Finalmente potevo distendermi. Avevo tanto desiderato quel momento. Feci appena in tempo a vedere le stelle che mi addormentai profondamente. Era ancora buio quella mattina del 4 ottobre, quando il bersa-

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gliere Voccia, mia staffetta, con il solito scossone, mi svegliava per dirmi che il comandante della compagnia mi desiderava subito. Guardai l'orologio, erano circa le ore 4.15; avevo dormito quasi cinque ore senza accorgermene: mi sembrava di essere un altro. Le direttive di massima erano state date in precedenza, perciò il colloquio tra me ed il comandante di compagnia fu assai breve. Il ten. Ambrosi de Magistris mi ricevette sulla soglia del suo giaciglio; ricordo che era ancora mezzo insonnolito e, che con lui vi era anche il ten. Bona. Mi disse " ... abbiamo fatto il sorteggio, tocca a te! Parti con il plotone alleggerito di una squadra e cerca di raggiungere Bastia ..., dammi notizie appena entrerai nell'abitato ... ". Con una stretta di mano mi congedai da lui. Il fatto che la sorte, ancora una volta, era caduta sul mio plotone, non destò in me nè meraviglia, nè disappunto. Eravamo allenatissimi alle situazioni più disparate e questa volta, tale "fatalità", assumeva per me e per il mio plotone un significato ben diverso. Il destino ci dava la possibilità di rimettere piede in quei luoghi che avevamo difeso strenuamente alcune settimane prima, recuperare i cadaveri dei nostri commilitoni, che in quelle azioni avevano perduto la vita e, entrare per primi in quella città che per ultimi avevamo lasciata nel mese di settembre, impegnati in azioni di retroguardia delle nostre truppe in ritirata e, miracolosamente scampati all'attanagliamento tedesco attraverso il passo del Tegbime. In quei dodici chilometri, quindi, che ci separavano da Bastia, per me e per il mio plotone, vi era racchiusa una storia che sa di leggenda, dal sapore etico ed umano: all'altezza del km. 5 mi attendeva una squadra quasi intera di bersaglieri del plotone, rimasti al loro posto di combattimento. Ad essi quell'infausta mattina di settembre, quando finite le munizioni, comprese le bombe a mano, ero stato costretto a ripiegare, avevo promesso che sarei ritornato. Inoltre all'ospedale della città altri tre bersaglieri, feriti nei combattimenti precedenti, attendevano la nostra visita. L'occasione era propizia: la realizzazione di un proposito che covava in tutti noi, era nelle nostre mani. Quale forza ci avrebbe più impedito di riunirci ai nostri amici? In verità, sin dalla sera precedente durante le fasi di pattugliamento, ci eravamo già preparati a questa eventualità ed al km.


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5, comunque sia, qualcuno di noi ci sarebbe arrivato ... ! Lasciai il serg. Sbaiz e la sua squadra; partii con quella del serg. magg. Rossi e del serg. Scarpolini. erano le 4.30 circa. Quasi nessuno si era acco1to della nostra ditpartita. Obiettivo n. I: km. 5 - obiettivo n.2: Bastia. Interruzioni stradali, trappole, distruzione ovunque, cadaveri deformati, pezzi umani e di animali, autocarri di ogni tipo, carcasse di carri armati e cingolati, cannoni, armi di ogni specie, ecc. ecc., costituivano il lugubre scenario che appariva ai nostri occhi. Nessun segno di vita; il sole che saliva all'orizzonte in quella nitida giornata di ottobre, rendeva ancor più chiara e completa quella disastrosa visione. Le esplosioni daJla parte delJ a città, erano quasi cessate e, man mano che si procedeva, più nitido si faceva il crepitio delle armi automatiche delle sporadiche pattuglie delJe ormai annientate retroguardie tedesche, vaganti in cerca di scampo. Il procedere lento, attento, era faticoso e richiedeva sforzi non comuni: le motociclette, più che trasportarci dovevano essere trasportate, spinte, tirate. Erano le ore 8.00 circa, quando, giunti in prossimità del primo obiettivo (km. 5), il nostro avvicinamento si trasformava in attacco vero e proprio. Era la prima raffica che quella mattina incominciava il "canto del.fucile mitragliatore tedesco", già a noi arcinoto. I tedeschi ci avevano teso un agguato in un punto sul quale erano sicuri che saremmo passati e che avremmo sostato. Questa azione che non aveva più un significato tattico e come tale non poteva rientrare nella pianificazione della manovra in ritirata, era evidente frutto del loro "sadico" istinto. Ma "i conti erano stati fatti senza l'oste". Infatti, a circa 500 mt. dalla zona del mio primo obiettivo, avevo appiedato il plotone ed avanzavo in formazione spiegata con tutte e due le squadre avanzate. Aprirono un fuoco impreciso che non ci impressionò affatto, era di "sapore" ben diverso da quello che avevamo "assaporato" nella stessa località in settembre, tanto che, alla nostra prima reazione, cessò definitivamente. Ricordo che ero giunto circa a J00 metri da uno dei carri tedeschi da noi messi fuori combattimento


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in precedenza, quando vidi due soldati allontanarsi precipitosamente da dietro il medesimo; sparai alcune raffiche con il mio parabeJJum (arma che mi ero procurata neJ primo combattimento contro i tedeschi), nella loro direzione e ciò bastò a farli fuggire preci pi tosamen te. Eravamo sul primo obiettivo: la zona era rimasta intatta ed i nostri morti giacevano nel punto in cui erano stati colpiti. Sui loro corpi, rimasti allo scoperto, vi erano tracce di terra gettata da an imali randagi che avevano raspato intorno. Erano trascorsi molti giorni e nessuno aveva rimosso quelle salme. Eppure la guerra in quel punto era passata e vi ritornava dopo essere stata lontana per settimane. Anche questo fatto ha dell'incredibile. La realtà era sotto i nostri occhi: guardavamo ora dalla parte del nemico e l'eroico comportamento dei nostri caduti ci apparve in tutta la sua realtà: il bersagliere Massimo, fulminato da una palJottola che attraversando la fronte era uscita dalla nuca, giaceva bocconi a 5 metri una postazione di mitragliatrice tedesca, diviso da questa da una bassa siepe; il bersagliere Marinelli, colpito in pieno petto da una raffica mentre effettuava un balzo in avanti da un riparo all'altro, giaceva a non più di 20 metri da una postazione di fucile mitragliatore avversaria; del bersagliere Mosca, che aveva partecipato all 'azione di annientamento del carro tedesco insieme ad altri due commilitoni vi era rimasta solo una gamba, una scarpa con il piede, il fucile e l'elmetto. Quelli che mancavano all 'appello li avremmo trovati quasi tutti nel tardo pomeriggio dello stesso giorno. Dopo la simbolica sepoltura - gettammo sui loro cadaveri una coperta e qualche telo da tenda -, demmo loro il nostro arrivederci con un attimo di raccoglimento. Quella visione di morte non abbassò il morale dei miei uomini, anzi, quella "riunione" con i nostri compagni migliori, valse a renderci ancor più capaci di imprese che ancora oggi, ad anni di distanza, ci sembrano impossibili. Raggi unta la periferia della città, una grossa interruzione ci costrinse ad un arresto forzato in località S. Giuseppe. Mentre eravamo intenti alla sistemazione di una passerella di circostanza,


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apparvero in cielo bassissimi e per la prima volta gli aerei americani. I bimotori, effettuato un largo giro, iniziarono un bombardamento che per puro miracolo non ci ha inviati tutti al Creatore. Superata l'in terru zione e portato al di là tutto il plotone con mezzi al completo, capi i chiaramente che la nostra azione non era più una questione materiale e che la medesima assumeva un aspetto altamente morale. I tedeschi erano già stati completamente annientati ed i superstiti avevano già deposto le armi e si erano inframmischiati a tutti gli altri scampati (francesi, italiani, ecc.). Premesso che conoscevamo be ne quei luoghi , non vi era a ngolo della città che non fosse noto ai miei bersaglieri, fu quindi facile per me attuare il "piano di irruzione in città". Div iso il plotone in pattuglie, ci lanciammo sui nostri obiettivi: Cardo, ospedale, porto, centro città, con la consegna di farsi vedere dai più. Erano le ore 9.45 circa del giorno 4 ottobre, quando feci irruzione con la mia pattuglia nell ' interno dell 'ospedale principale di Bastia. Trovai uno dei bersaglieri feriti - Vacca - che aveva ricevuto una pallottola in bocca nei combattimenti precedenti. Era sporco, disteso su di un lettino dalle lenzuola luride, puzzava terri bilmente di cadavere in putrefazione, era sfinito, senza voce. Lo stato di abbandono di quei ricoverati era tale che l'ospedale aveva preso l'aspetto di un cimitero e che, se l'assedio de1la città fosse durato qualche giorno di più, quei letti e quelle brande si sarebbero tramutati in bare. Tra gli altri anche cinque ufficiali superiori italiani, ammassati in una stanzetta, ridotti anche loro in uno stato pietoso, ebbero da noi aiuto. La notizia del nostro a rrivo in città dilagò come per incanto: la gente usciva dai rifugi e dai nascond igli , qualcuno di noi fu a nche v ittima di ma n ifestazioni i ncontro ll ate di gio ia. Indimenticabile il gesto di un giovane sottotenente che mi venne incontro tutto trafelato aprendosi la camicia ed estraendo dal petto la Bandiera del suo Reggimento che aveva portato in salvo e tenuta nascosta per tutto il periodo deJla macchia, supplicando protezione.

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Non meno significativo quest'altro episodio - torna alla mia memoria evidenziando come lo ricordo -. Giunto in local ità Cardo, mi vedo venire incontro un generale in divisa diagonale; alto, pallido in viso, seguito da un piccolo gruppo di ufficiali di vario grado in divisa. La cosa crea in me meraviglia, perchè quegli ufficiali non erano degli sbandati. Il generale si avvicina e stendendomi la mano dice: "Tenente, sono il generale De Lorenzo(?), per sottrarmi alla cattura dei tedeschi sono rimasto, per tutta la durata dell'occupazione di Bastia, nascosto in una grotta sita qui nelle vicinanze di Cardo. Mi può far accompagnare entro le nostre linee da un suo motociclista?". Lo saluto, gli stringo la mano, gli metto a disposizione un motociclista. Egli sale sulla biposto, mi ringrazia e parte. Se non vado errato egli era il comandante del VII Raggruppamento di artiglieria. Da allora non l' ho più riveduto. Quanti episodi, quanti umili gesti di patriottismo e di valore sono rimasti ignoti! L'iniziativa dei miei bersagli eri moltiplicò gli sforzi; la "carica" che avevamo in corpo era tale che, pur essendo in pochissimi, era come se fossimo diventati in tanti. A monte di Bastia, in località Cardo, incontrai la prima pattuglia francese che entrava nella città: erano le ore 11.30 circa. La strada in quel punto per noi saliva e per i francesi era in discesa; il centro della città era alle nostre spalle. I francesi ci sbarrarono la st,ada accovacciandosi a cavallo della medesima, puntando i loro fucili verso di noi. Ero con 5 moto e 7 uomini. Mi diressi subito verso il francese di testa rimasto in piedi "ingabbiandolo" tra la parete e la mia moto, mentre gli altri bersaglieri si erano fermati sulla strada in mezzo alla pattuglia francese appollaiata. L'uomo che avevo di fronte era il comandante, portava sulle spalline tre stellette: era un capitano. Senza scendere dalla moto, rimanendo a cavalcioni, lo salutai tendendogli la mano, ma questi rimase muto e fece un segno di sdegno; rivoltosi dalla parte dei suoi uomini, chiamò a sè un sottufficiale, balbettò qualche parola guardandomi. Capii subito che non c'era tempo da perdere e che i complimenti non facevano al caso. Spinsi la moto contro la parete e di un balzo, mi portai a pochi centimetri da quel francese che cominciava a dare segni di


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La Resistenza dei militari Italiani in Francia e in Corsica

spavalderia forte della superiorità numerica del reparto al suo comando, composto di soldati marocchini, dei quali ci erano già note le "bravure". Infatti quei soldati, usciti dai nascondigli, avevano iniziato la loro fantasia intorno ai mi ei motociclisti. li momento non era certo a noi favorevole, però quel chiasso non ci faceva paura poichè conoscevamo quella gente, ed il loro starnazzare non ci impressionò. E quando uno di loro osò imitare il canto del gallo, in senso di spregio, ed un altro mettere le mani sul piumetto di un bersagliere, la situazione stette lì, lì per mutarsi in tragedia. Dovetti decidermi a dare la "sveglia" all'ufficiale francese prendendolo per il petto, mentre il marocchino imprudente stava rotolando nella cunetta della strada per l'effetto della "sberla" ricevuta dal bersagliere "chicchirichì". La scintilla era scoccata ed il "ballo" iniziato, aveva dato il via ad una tragedia che poteva passare alla storia per tu tta la sua drammaticità, se il sopraggi ungere improvviso di un 'altra delle mie pattuglie, che casualmente si trovava a passare di là, non l'avesse spenta. Le "fantasie" cessarono, infatti il serg. Scarpolini con la sua pattuglia giunse alle mie spalle. I francesi avevano capito che ormai erano stati giocati e la eliminazione di sei o sette italiani, non avrebbe cancellato la realtà: essi giungevano per fare una cosa che era già stata fatta dagli italiani da circa due ore. L'ufficiale francese mi tese la mano e anche i marocchini famigliarizzarono subito con i bersaglieri, incuriositi, soprattutto, dalle nostre moto. Questo clima di cordialità durò, però, poco poichè le notizie portatemi da Scarpolini mi convincevano che la nostra situazione era assai precaria e lo stava diventando sempre più, man mano che afflu ivano nella città altre truppe francesi. Il sottufficiale mi dava, tra l'altro, notizia che un reparto francese aveva catturato, armi alla mano, tre motociclisti della pattuglia del serg. magg iore Rossi. Mi auguravo c he Ambros i De Magistris, con il grosso della compagnia arrivasse presto, della qual cosa avevo già avuto conferma e sapevo anzi che era giunto all'altezza del ci mitero della città, ma la seconda staffetta, bersagl iere Voccia, tardava a rientrare. Capii comunque che il mio reparto aveva portato a termi ne il suo compito, ormai non mi rimaneva altro che dedicarmi al recu-


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pero dei miei uomini. R itrovai i tre motociclisti (uno dei quali aveva in sella un ten. col.. francese che, per non farlo fermare, gli dava pugni sulle spalle e sulla testa) e per riportarli "ali' ovile" non avemmo bisogno dn ricorrere all e armi. Bastarono un fare molto deciso e "l'uso appropriato delle mie mani" per convincere l'ufficiale francese. Fu comunque una tale confusione, da non capi re bene cosa stesse s uccedendo. Incontrai infin e i I ten. Ambrosi (che aveva preceduto la compagnia con alcuni motociclisti), quando già avevo radu nato il plotone al completo, egli mi dette la mano e mi disse di rientrare in seno alla compagni a, ferma all' altezza deJ cimitero di Bastia. Il pericolo tedesco era scomparso ma, stava ora affiorando quello francese. I francesi rivendicavano iJ diritto al pres id io della città, volevano rimanere so li, senza gli italiani e le loro truppe, allargavano lo schieramento sempre più verso la periferia sud della città, prendendo posizione in zona antistante agli avamposti italiani (in località cimitero) con l'evidente intenzione di imped ire che il grosso delle nostre truppe entrasse in città. Tutto ciò avveniva mentre i nostri rappresentanti, tra i quali per primo ebbe la sua parte importante il ten. Ambrosi, lottavano per un "diritto sacrosanto". L'attesa non fu lunga e noi rimanemmo in stato d'allerta con tutta la compagnia. I francesi mollarono in parte e permisero alla sola I" compagnia bersaglieri motociclisti del LXXI Btg. di ri manere per 24 ore entro la cinta della città. Ebbi così modo, nel tardo pomeriggio di riportarmi al km. 5 con il plotone al completo e cercare di dare degna sepoltura ai nostri Caduti. Li ritrovai quasi tutti. Del bersagliere Mosca, del quale alcuni resti - come già detto - avevo ri trovato la mattina, ricomponemmo le spoglie disseminate nei pressi della carcassa del carro tedesco; degli altri due bersaglieri che avevano con lui partecipato all'azione, recuperam mo parte dell'equipaggiamento ed un moschetto: i loro corpi erano stati forse polverizzati dalla esplosione. L'odio tedesco ci apparve tuttavia i n tutta la sua brutalità, soltanto quando ritrovammo i corpi di altri tre bersaglieri, buttati uno sopra l'altro in un fossato pieno d'acqua, parzialmente rico-


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La Resistenza dei militari Italiani in Francia e in Corsica

perti di fango e in avanzato stato di putrefazione. Erano quasi irriconoscibili, la loro identificazione ci fu possibile dagli indumenti. Facevano parte del gruppo fucile mitragliatore, capo arma del quale era il bersagliere De Bitonto; catturati, feriti in combattimento. Erano stati feriti alle braccia, al torace ed alle gambe: sulle ferite avevano le bende, il loro cranio era crivellato di colpi tutti alla stessa altezza. Catturati, medicati e poi fucilati! Un vecchietto rimasto nella zona e scampato al disastro, ne era stato il testimone oculare. In quella circostanza apprendemmo che in quel giorno di settembre ci eravamo scontrati in combattimento con un reparto delle SS tedesche. Tale atto di barbara ferocia era in netto contrasto con il trattamento che noi italiani avevamo sempre riservato ai loro feriti, ai loro morti, ai loro prigionieri, quelli che i tedeschi stessi avevano abbandonato perchè malati. Ali' imbrunire di quello stesso giorno, 4 ottobre 1943, il mio comandante di raggruppamento, sul luogo che portava evidenti segni dei duri combattimenti, ed il mio comandante di battaglione, rivolgevano a me ed ai miei uomini parole di vivo apprezzamento. Quella adunata, benedetta dal nostro cappellano che partecipò con noi all'opera pietosa di sepoltura, fu l'ultima Adunata totale, poichè ad essa erano presenti i bersaglieri vivi e quelli morti del mio plotone. F.to Gen. B. Pancotti Nazareno


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Documellli allegati

Allegato n. 14 MILITARI E CIVILI ITALIANI MORTI PER LA PATRIA E SEPOLTI IN CORSICA' 1. Cimitero di guerra di Bastia

531 446 identif. (Uff. 26; S.uff e tr 416; civ.4) 85 sconosciuti

2. Cimitero di S. Fiorenzo.

24

(Uff. l ;S.Uff e tr 23)

3. Cimitero di Ajaccio2

24

21 identif. (Uff. l;S.Uff e tr 20) 3 sconosciuti

4. Cimitero di S. Maria di Sicchè

36

(Uff. 2; S.Uff e tr 33; civ. 1)

5. Cimitero di Calvi.

(Ufficiale)

6. Cimitero di Calenzana

2

(Ufficiali)

7. Cimitero di Prunelli di Fiumorbo

1

(truppa)

8. Cimitero di Miomo.

9

(sconosciuti)

9. Cimitero O. M. di Bastia (cortile)

9

6 identif. (Uff. I; tr. 5) 3 sconosciuti

NUMERO COMPLESSNO

637 (Uff. 34; S.Uff.etr.598;civili 5)

' Tratto da Magli, G., "Le truppe italiane in Corsica", appendice; Tip. Scuola AUC, Lecce, 1950. 2 Inoltre in questo Cimitero vi sono due tombe (27 e 28) che raccolgono resti di militari bruciati nell'azione aerea dei tedeschi compiuta I' 11 settembre 1943.


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La Resisre11za dei militari ltalia11i in Frtmcia e i11 Corsica

Allegato n.15 LA LIBERATION DE LA CORSE racontée par le général Henry Martjn (Da "LE M ONDE MJLITAIRE" del 20 maggio 1949) ., ~ , E ~c:nfrul dc co1·p~ ,/: d'umc:c H e n r y · >Jurlln donnnit lo !I mni, a u C,•1·cl,> mlliluln, . .SOUA Jés auspicu de l'associai ion d,·11 of!lcic1'S do réscrve dc Pnris, iin<? con fe, t'nc• for l inti·ruannte sur un .1111Jcl qu'il conn:ilt rnl,ux qu a pcr s on ne : la libér:itlon de IJ\ CoMle. C"<!$l sur lui, t-n d fet, quc et po1·C 1L le C'hoi:,,; ,tu "(·nérn.l Glraud pn\11· 11\li ,."'. l'ile de beauté: d u jouic de . l't'Anf'mi. • A conquis la Corse en h-ois s em1tlncs._ > : volli\ f'n qllt'ls tc,•mr!'<· c: on1n1cnc~ 111 c:ltnllon , 1ue lu~ <lec:~1-.u, npr ia lt' · s uc:c:è s . le ca-i, nd soldut dlspnr u. S11ut r a·reu r. 1~ i:;.n,•rnl Hf'nry lb11 tin f riqucntalt In rnc d'Uln1 le1-s~u" la pNm!ér, ctterr. 111ondi:ùe d ,'. <'ida dc s., c11,rriètt. Q u and c.• c oanait !le. orlclnea 11nlv,e1·s'l1111~ 1·es. on est sana doute D',oin11 aurprta cl11 l'ah,oncc :w~c ln q ncllt' l'ancit'n no,·mr.llen , i1:cndr11, t••n dAnt uno iu-u,·t, l 'nuditolre 11oua le eno r me. A111• i h l,,n. le "I Ujrt trulté mérita lt la 1·t,ll~it-use nttentlon de to·1•. - Li. c ou, te c:.mp.11 i;111, de Cor ff, cen,men ce l'or.iteur. ttlll M-a un •:11t·mple dc ce que prut nec,)m11ll r l'i:ll'oil • union <'ntre l'a r mie t·t lll n atl on . ~ r c:e f11rc·nt lts tfro,·ts ~·011JucuC:·• du ch·l!s et dn militll l,..,:. qui permittnt dt' llbé1·r,r nllN<i ,·ile te premi rr d i·1•a1·tl'm r nt m i·t ,•o polllalin. •

La Cors~ ~st ,l~ noauuaa captio~ Apris 1u·e i1· i té du1·nnt c:lnfl iii•<:lf',. I:, upth-e de Oént'l', la Cor H d ..,·1tit. I\\& fl:eUr du X.X• sl~clf', conn1til re un <i a :.itrc ca pth·iti·, hcureu-

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An di·bllt d <- 19':., m ia tn ch•.-ll l llll' qnt>lq ues pn1·och111occ.s, nuasl, h i-T11a ! par d'ln i·\'lloblc1 lnd lscré-

t ions, 1·occ11 pllnt procede ;, du 11rrNtnllona maulv,•s. Lea una y p,•rth-ont 111 liberti·, commc Montr rod,:, S la1on Paoli, le gi·n i•ml Po!I-Mardlelll ; d'autres y lnl111ent In ,·le : Bo1·nusl. M.artl, Gulfl, tu•I JJ b, c-t Miolll qui t u t 11auv11cemen l m•.. •c•·e a coup1 de 1t)·let. A la auTto dfl cea o.rrcatntion s, le •i.n~l'lll Gli-aud d t' pèche ~" Corse 11' capllalne Colon na d 'htrii1, le « lèi>r<' • Ci·anrl >, 11,·ec mlaaion de t'oo1·donnc-r lca clfor b dea patrfotff. On c1-i·a un comll.:• dépnrtewu,ntol dea comlt,·,a d'Arrondiaf'm,,nt ; dea reapon eablH loco.lix furertt 4:,a1cnb. C'Ht nln1I que l'on. pn rel'l<l<'isncr,. reccvoir et u,.:cuter lu lnatructlon1 ,•,.n\lea d'Alet au1·tout uhaorht-r Ics •rm.-1 le ,:,, n é-ml G in111d f a l111lt J'lftr\'enh· AUX rnlatant s par p11n,.chuet par l<'a multlplu no,·rttea 41u clo1·it:ux ao\141-marln <: Caenl,\unca >.

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ù ginbal Giraacl m'app~ll~ à Alg~r


Documemi alle::.!g~a::.:.1.:.... i _ _ __ __ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ __ ____ 359

Segue allegato n.15 C'O•\f•·rencft1·, le ,;•·n,"·rul Gh·nud ...-,:1,:N1it i, 111·rnd1·c pled aur l':wnnC'ét' •lr Corte. Jt me fnll appt-ler i. Al,:, ,,. .. n mal 10'3 ('t mo ch,u·ge ci·or1<11nl:<N' une div!Jllon de montn.lfne. li nie c~n tic nlora, à tlh·e p<'rl'OllnC'I. mt- demnndnnt méme de n·,.n ·1u,, 1mrlcr i, mon ch,·f d',·lnlnwjo1·, qu,, son 1wemiC'r objectlf aemlt l&I Co1·11t', > l-":n J11in ,., " " juillcl, le commnndnnt " " C'hef .-n,·i11n,:cnlt un di•. 1,111·11114 mt·nt dr ,·h'e fo1·rc, tt celle ,:n,ncl• OPl'l'lltlnn I\Uralt i·té l,:ntée i:i le i, Alli.;s l':wnlent Jug-i:,, oppor'"""· n111is Eisenhower pn"•po1·al1 le , I b:a·qi:cmcnt ~n Slcile et ne dé;.1:·nit J,",(0111·n,•r nucun .. d~ ftS mn_;•ns 1111r un itutre obj~tlf. Le) r•oJ.t rut donc nbondonn,-.. non t-::n,5 1·tt1·•·t dn C'Oli! ta-anc:11ia. t~rr1 cmb1·e 1943. L'Itnlle il a:e-noux dC'mnndc l'nrmlatlcc. Le 8, la 110\1\'ellc nrrlvc i, Ajucclo cl pro,·oquc une <·xplo,sion d'cnlho11slusmc qui cn\'ahll 10111c J•Jtc. Colonnn-C," snrl; qui est le con11clllcr ml· lltnlre ilu comltu di•p11rlementnl, 11cct'pt,• de lnnccr l'ordre d'ofCC'nsl\'C ,:."·ni•n1lo coni re IC'.11 AUemnnds. A l'u ltlmnl\lm qui lul ut po11t•, le g f no"rnl llnllcn 1·épond : « ~!l sommcs ll\'t'C ,·oua ! > Un du premlcra ml[n,:emcnll'. nous d i\. le i:i·ni•rol Henry M:u·tln. llll 1·CJ0u,·rc du lleutennnt tic P!'1·1·e11 et tle 1·adjudant Nlcolni, il Coucntsa. Dts bngnrres i·cl11lt'nt ;1 Bnslla. Lu Bochu de la <'Òlll Chf'l'<'hcnt :\ contre-attnquer. Le !Il l\C'J>lcntbrt', ila montcnt une l'xr,: •lillon d'cn\'cr,rure : 100 ca• mlnns 1•01·lnnt l'lnfamtnie et dH <·hnt'!I, Ctri•ndAnl. ffl41Kré ce d,·,. plai<:n1C'nl tlo fOl'M'-. Ila ne ,mrdrn<11•011 I p:1s à R·foul•r les PA· I rìOl<:s. ,

« Il /aut J all~r ! » L·a,,,,,.1 lnncé par Colonna d'Islrl11 1<r1·h·• :, Ala;er où Il pro,·oque unr. · ~r11nde imotk>n, méli·e d'lnquiitud•. Qull'lc111"11 jonN< nupntn,·nnt, en t'ff<·l, ,·•r• le 4 ftplcmhn, le11 Alli,·11 n,·nl<·nt demandi• au gi-n(ral Girnvd dc f~lrt: déclcncher cn C'c,r,c l'ncllon d,•s palrlolea. • Tout k tait d"a,ccord, R\"111t t"t:p10nd11 le commnndnnt cn chl!f tran~i,,, m11l11 it condii lon de sc,ul•nlr lf' mou,·cment ln1mt'·dlalement. > • In1110:o:icì1J ic. ri-lc>l'quent Ics Allli·11, c·n r no1111 ne pOU\'ons pas dlarer:;,,. no!< morens. Il faut donc que IM C (il'S <'S se d .;l>roulllcnt . tout SfUI~.

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X.. gfnfrnl Giraucs ne ,·cut · paa lr• cxr,nnr n un m111so.cre certaln• Et ,·ollit que. hult Joura aprèa, le l!C.\llhem«-nt df111r, """ 111 lu111t con1mnndemcnt. ollli: i·clate aponlnftC:mt"nt ! Ce\14 chang-e tout et Glr:rnd di-cide : < Ii faut y allcr ! > A.•11,111·· de !ul _,;-. dl:;cute, on 1i·fli-chlt. Eisenhower avance que i. di·barquement e11 ltalle est. lllbot•rnx ; l'unirai C\ln11lnrtu1m ob,., 1 ve que t•.. /.JlclaJ. débarqu..a à Brtndlal· n'ont J>U tn«>N /alt lcur J~nctw,11, etc. Quol qu•n tn eoit, l°atlllral Lemonnler ~ falt le 11~• de son colli«ue brltaaftlq.,._ql.lT nona rend deux c:~W~11>1lleura •--:?1.1:: :,;.:-e? k ~~..: • Je • :C:-aota.. ~··• > et le.,_ ...-rerrtb!e > A'l'ec le • <:a~."'Ji.nca > et un autn .MU.!'O' ,n. •1uelquea petltu unlté-a -et éfe11x crolaoura, mala qui Mnt kln : la < Jeanne-d'Arc • te • .Montcalm >, 011 conatltuera Ulle flollllle de dé-barquement, c:vldcmL1f'nt pa11 trè1 moderne. :i:.(! l1 ,eptembre au Mir, le , Cahfanca • rempUt 1ea mala'rea f'..o.ncir c hU.11eura du batalllon l!'l , huc. X... lendemaln, 1.. deull co1oht"-torrlllcura emb&rquent le re:-;te du t-atnlllen. a.Tee le #•·n;.ral Mollord et le P"·,cet Lulaet. Le 13. lt bah,lllon de choc d6b&rqualt ìc ..\;ncclo et él&l.t accuellll de lo 1111.nlère que l'on devlne.

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Un bataillon_p~a ordinairt! Cc qu•(.talt ce batalllon dc choc, le- v.:n,·ro.l Henry Martin va nous le dire : - Imaglnes une unile, peù ordlnu\t't', composi·• d't'.:vadf1 de Fraft• ce. de quelquea offlcltrs et seuar fflclttr1 d'o.cllve, de commn~nte, d'"rlt1an1, d'ou,•rlen: Il y a-ratt tnii,&c dana eea ranp dta protuaeurs de · drolt et dea lnapecteun du flnancea qui ne furent jamala en nnlire ! e Leur chef, le command&nt Co.mblcz, In avalt cnh·11ln,·a R combnttrc por pellta p11quet1 pour se jolndn•aux ·patrtotu corac:9 >. A la dtu:ldèmo navette •u • Fantaaque > un b&talllon du 1.. Urallleura 1·elive il. Ajo.c:clo le bdnlllon de choc, qui ••sne la. montarne pour nccompllr aa rnl•· alon de harcèlement. Le a;i•n(.ral Honry Mai-ttn &Ylllt en mlme tempi effectué la traver11éil avec un petlt Hat-major. - .1uaqu•au 20 septembre l" 11tuatlon fut difficile. mais dCVAnt l'nctlon conJucu•·e du batalllon de choc et dea patrlolf'a <14 convola nltnqui·s en 15 jour.s, :SO enpcc-


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La Resistenza dei militari ltalia11i in Francia e i11 Corsica

Segue allegato n.15 mtnls) lf'S Allemanda battent en 1·ttl'l\lte. Le 21, Ila 1renuent et par111t111ent renonctr n a'o.ccrocher i\ In Corse. Le gi·n•·rnl Glr1u1d nrrh·e. A"'ec Henry Mo.11ln Il fRll le tour de l'ile. Lu deux hommes aont partout rec:ua comme on aalt le lalre "" Cori•e. ,. Matls Il fuut che1·cher n couper 1:\ t·<'trnltc lllllt nl'l'lèrf'-gnrdes a11eninndcs et e:mpi•cher Jea deatruc• tlons. Polnt d'nppl!Cl\tlon du. torces : Bn1'tln. Les Ilallena. qui a'I'.:· tnltmt ·di·clllrb pour Colonnll d'ls11 i:i .ét11 lcnt rie bes en ll'iaal'iels : h·nnamiS5lona. ~mbulnncu, «·t c. Il !11t con,·e:nu qu'lls donner11ient nux troupu fr11flc;nlses ce qu'on 1.. ur demnn~th

Contre toates lts r~gles de l' école de guerre ! - Lo. blllnllle pour Baallo, déclnrc le confi·1·encler, non sana une pointe d'fronie, tut mont•;e c:ontre I outcs Ics 1·ègles do N-coJo de guerre ! EL la m t:lhodt adopt~ fllt auez conforme à la m.a.x hno de de Molke : e LA guerre se tait. · 1ou,·ent d'expt\dlenta. ,. Lea arrll· 1·t11 organ lsi·a gràce nu mat.-•rtel ltallen, le 30 Sflptembre le slcnal cle l'allnque nt donn~. Noua n,·iona nos goumiers, nos tlrall1<-urs. nos spahla et la 225- dlvlalon ill\llenne pour noua e flnnc-s:arder >. En ,.,ce. lea Allemande, tria morc1Ant11. SS aTf'C chars aur lH 1·outc11, qui nou• domlnaif'nt 4'aut11nt rlus que noua "'·lona peu d :twi.lJ.llon. Heure11nmf'nt nou• Arri\'t-1'1-nt deux '°roupes a,.tc dt• s,,1111,c,c. ~· LO\ l,11t11ill• se di·roula clurant 'l''"ll'fl jours. Le 4 odobrf' au ma• 1ln 1011t•11 noi1 forcta réunles dé\·,'l!h'f'nt dAn!I Bfl'!llln. No11i1 n• fill"f'S quc 20('I prlaonnl•rs, mnh1 l'tnneml n•eut pas le h mp11 d'f'ff«I uer lta dc-atrucllon• pr• 1•11ri u. Presai, de partir, Il no11-, J111llM1it un 11tock lmportnnt de fal'lne ci cl'c-rscnct>. Le a octobrf', le ,:i 111:1'11l de Cn11Uc .npportalt "" frllcltallon11 I\UX patriote. ti à l'arnv' e d'Afrlque. r :Jc r<'ce,·nla •lor.a lu cJ11·f'ctlw'I cln s:-•niral C:lraud, dont ,·olei qut l· <I IICII Jllllllll\,ces : , ·.«t:s plus' nffect,1cu~tt f•llcltnllon , mon cher ami. Il fllnt fnlre mc, ,·os o.lllé·a occnalo1n\f'b Jtal ,· na) mo.ls gal'dn leur mftlc:-

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del· ; pri-parea lu ba- d'opi·nlUona1 terrestre.. airlcnnea tt n&• ,·11ln de Corse : tlUtllea l'occ'l'pa•. n,_,.. ~-: !'!!.: ~·:.:!~;. •t ..:w :·......i.i• ~I toscan : c,léfendu la 1-ade d'Ajncclo, te, tnralna d'aTl.a.tlon. • Et Il couclnalt : e Je M veux 911111 1w i.anr · à,,• l'tnneml llD lutant 4le. N•-,,tt; > < De' -11 -if~. w.:s'nfnl ZSMa· howu me dJt qu'tl tallalt .ta!n. .d. la. Corse un ,otte-&Yioaa vtrs lea o.,érallona d'ltaUe. • -··En-jllnvter 1944', ÌntU,Ut à l'hot.el Napoh:-on, à Mle -Roufil4 le COIDlll&DdaDt ~ cbf f ~ g; poaalt au c~rat Hen17· MàrùD (lUe la CotA deTalt ttre J&. bue appelée à nnforeer 1• op,6ratlona fulurH aur tea c6t.. de Pnftnce. Et c'eat de .eone -- putlt'Ollt lii:

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« L~, uprrcuu arma »te cfnfral Henr,- Kartln c..-ctut: - Ctat pal'Ce ~ue Ja C.rM a.it! llbéri-e r.pld.a1ent 41u. la bat.atn. de PronnN fut 111e1K.:.. "'"' tut de cH,:r1t"·

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• Toue, batallloaa de olloc, tln.Uleurs. ~,ahi.a tunnt "'4Plfs.UN., A"'•I qu. lu s•u.a~ra 41u. le• Itallena appelalent, à cauee • · Jewr bn1nt djelto.ba : • te• ~pueina •~ més ! ~

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Un 11uot 14'tca -411 . .ti~ p\lblle adurtlNn.at ln e K 6m.trea duci,. n/.ral Glnnid ,.• .J'aurala ..,ulu· ra.porttr lei, ffl l'l\anlire de òonclulllon, Il\ tri• Ho,rlcus•ae..+elallon

que pone av le S'énrl'&I MarHn

m..r,

ebApltre rel&Ut l ' la, UW:,ratlon de la Corae: le slomwi: dta'.P"ru. Un • lnsu1'1!1o,,lable ., • 4>epyrl,tbt ~ pri.ft. b61u ! d1& plàlalr , • . 1. falM. A\l


Documenti allegati

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Allegato n.16 ALLEGATO AL DISPACCIO N. 187 IN DATA 12 AGOSTO 1944 DEL RAPPRESENTANTE DEGLI STATI UNITI, ADVISORY COUNCIL PER L'ITALIA, ROMA. Roma 7 agosto 1944 Caro Ammiraglio, Durante g li ultimi mesi in Corsica vi sono stati numerosi incidenti fra mi litari italian i e francesi, alcuni dei quali vengono riferiti nell'oggetto allegato. Nè l' intervento del Comando dei militari italiani di base nell' isola, nè i passi presi informalmente presso il Comjtato francese ad Algeri hanno fino ad oggi dato alcun risultato pratico, sia nel trattenere i militari francesi da atti dj provocazione verso il Regio Esercito e la Regia Ma1ina che nell'ottenere un riconoscimento per i militari italiani, secondo un uso internazionale generalmente accettato, di uno status corrispondente alla loro attività ed alla loro qualifica di membri di unità delle forze armate all'estero. Al contrario, gli incidenti hanno gradualmente raggiunto tale gravità che, accettando il punto di vista del generale Lazzarini, comandante dei militari italiani in Corsica, il Comando Alleato considerava consigliabile, lo scorso maggio, autorizzare il ritorno in Italia delle unità del 7° Corpo dì Armata italiano che avevano continuato a prestare servizio in Corsica dopo la fine delle operazioru contro i tedeschi per la liberazione dell ' isola e dopo il ritorno in Italia della maggior parte di detto Corpo d'Armata. Dopo il ritiro di queste truppe, lo scorso maggio è rimasto in Corsica un gruppo di compagnie di soldati spedalizzati, composto da una compagnia della Guardia Forestale e da 25 compagnie di soldati provenienti dalle province confinanti con la Jugoslavia. Inoltre, sono rimasti i membri delJa Commissione per la Liquidazione dei Danni di Guerra in Corsica. Gli incidenti, comunque, sono continuati, sempre contro ufficiab e sottufficiali italiaru ed il personale della Commissione per la Liquidazione dei Danni, raggiungendo proporzioni tali da


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La Resisre,r;,a dei militari /ta/ia11i i11 Francia e i11 Corsica

indurre il Comando Ital iano, d'accordo con il Comando Alleato, a ritirare temporaneamente in Sardegna, lo scorso maggio, le suddette 25 compagnie. E' stata presa in esame anche la eventualità di ritirare gli ufficiali ed il personale della Commissione per la Liquidazione dei danni. E' evidente che simili soluzioni mentre non sono le più idonee a mitigare il disagio al quale gli ufficiali ed i soldati italiani sono soggetti a causa dell'atteggiamento delle Autorità e dei soldati frances i verso di loro, d'altra parte, non garantiscono che simili incidenti cesseranno. Infatti, anche se gli ufficiali ed i soldati italiani ancora presenti nell'isola dovessero essere ritirati, la presenza delle unità navali e dell'Esercito italiano non potrà essere evitata in futuro per motivi operativi, come le Autorità Navali Britanniche stesse hanno messo in evidenza, come per esempio, durante le soste delle unità navali italiane nei porti francesi. Inoltre, vi è un altro aspetto della questione che considero ancora più grave, ossia, il fatto che le Autorità francesi abbiano deciso che i soldati italiani debbano essere soggetti alla autorità locale, come qualsiasi civile. Questo è un principio giuridico inaccettabile per il governo italiano, non solo perchè esso è contrario all'usan.t.a giuridica internazionale, ma perchè è incompatibile con la dignità e l'onore militari. Infatti, sottomettere i miJitari italiani in servizio sul territorio francese alla autorità locale equivale a non riconoscere il loro status militare. Chiedere che essi vengano giudicati da un tribunale militare ital iano non significa, d'altra parte, che certi reati non saranno puniti, nè che in effetti non sarebbero puniti altrettanto severamente come dalle autorità locali. Allego un elenco di soldati e marinai italiani che attualmente sono detenuti nelle prigioni francesi in Corsica. Le sarei grato se volesse intervenire presso r Alto Comando Alleato affinchè sia chiarita la posi.lione giuridica dei militari italiani sul territorio francese e, in particolare, allo scopo di ottenere che i militari italiani attualmente in prigione in attesa di giudizio, siano consegnati alle Autorità militari italiane. Allego, inoltre, copia di una lettera in data 27 settembre 1944, del comandante di Corpo d' Atmata francese in Corsica generale Martin,

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Documellfi allegati

in cui egli giustifica il punto di vista francese, almeno ,iguardo al caso particolare, affennando che l'applicazione del codice penale francese era necessaria a causa del fatto che l'incidente aveva avuto luogo sul suolo francese e che erano stati coinvolti dviii francesi. Desidero fare presente a questo riguardo che il principio territoriale del diritto penale presenta alcune eccezioni , una delle quali è l'immunità dal codice penale locale di appartenenti a forze armate straniere. Il fatto che civili francesi siano stati coinvolti nell 'incidente non rende meno valido il suddetto principio, ma può avere come unica conseguenza che detti civili sarebbero processati da un tribunale locale, mentre i militari sarebbero processati dall a Autorità mi litare dello stato a cui appartengono. L'atteggiamento delle autorità francesi sembra, inoltre, essere basato sull 'idea che i militari italiani in Corsica debbano essere considerati come operai e non come militari impegnati in un lavoro specializzato. La speciosità dell'argomento è evidente quando si considera che i militari italiani in Corsica prestano servizio come unità specializzate del Regio Esercito e della Regia Marina e che, proprio per questo motivo, sono collegate a formazioni militari alleate. Non sono quindi singoli individui indipendenti o membri di grnppi operai civili, militarizzati o simili, ma sono millitari inseriti in formazioni milita.ii. Le sarei molto grato, gentile ammiraglio, per l'attenzione che vorrà dedicare alla questione, il cui valore morale è ovviamente molto grande, e sulla quale, come questione di principio, non potremmo accettare compromessi. Sono sicuro, d'altra parte, che le Autorità Militari Alleate, ai cui ordini lavorano i mjJitari italiani in Corsica, non consentiranno che queste unità, che stanno lealmente contribuendo alla causa comune su un territorio dove molti italiani hanno perso la vita nella comune lotta contro i tedeschi, siano soggette ad un trattamento non consono all'onore militare. In fede, Ammiraglio, (firmato) Bonomi


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La Resistenza dei militari Italiani in Francia e in Corsica

ELENCO DEGLI INCIDENTI IN CUI SONO STATI COINVOLTI MILITARI ITALIANI

Che riguardano membri del Regio Esercito: Il 2 febbraio 1944 l'artigliere Antonio Salomone, attualmente in servizio presso il 320° Gruppo Servizi stava guidando un autocarro, Lancia 3 RO, targa R.E. 9641 sulla strada lungo il campo sportivo di Ajaccio quando è nata una discussione con alcuni soldati francesi su un camion che aveva poco prima danneggiato il parafango sinistro del Lancia. L'artigli ere Salomone era stato maltrattato ed in seguito, poichè alcune bombe a mano erano state trovate sotto il sedile, era stato ammanettato e portato prima alla stazione di polizia e quindi all'ospedale francese per essere sottoposto a delle cure. Il 10 febbraio 1944, l'artigliere Giovanni Jodice stava tornando da Casamozza alla guida di un autocarro militare quando è stato fermato da una piccola automobile su cui c'erano un ufficiale francese e quattro soldati francesi. Senza alcun motivo apparente l'ufficiale ha ripetutamente colpito Jodice e quindi è ripartito con gli altri soldati. Il 14 febbraio 1944 l'artigliere Quinto Gianfelice si è fermato per bere un sorso d'acqua, mentre alla guida di un camion militare andava da Ajaccio a Bastia. E' stato circondato da un gruppo minaccioso di militari e civili francesi. Mentre si allontanava dal posto sono stati esplosi due colpi contro di lui, ma non è stato colpito. Il 3 aprile 1944, vicino al molo del porto di Ajaccio, il bersagliere Igino Zucchelli, destinato presso un comando francese, è stato, senza motivo, ed in presenza di militari e civili francesi, schiaffeggiato da un capitano corso, comandante di una compagnia di truppe marocchine che si stava imbarcando per il fronte italiano. Il 7 aprile 1944, un sottufficiale autista italiano è stato condotto alla stazione di polizia di Ajaccio per il controllo dei docu-

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Documenti allegati

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menti di identità, dove è stato schiaffeggiato ed insultato da un sottufficiale della polizia francese. Il 7 aprile 1944, banno sparato contro un autocarro militare italiano in transito nella zona di Zonza: un colpo ha attraversato la portiera del guidatore, ma fortunatamente non lo ha colpito. Nel tardo pomeriggio del 9 aprile, a Cauro, diversi soldati del 7° autoreparto sono intervenuti in una violenta discussione fra due soldati americani e diversi civili del posto per fermare la lite. I civili, sostenuti da altri che sono accorsi dalle case vicine, armati di bastone e pistole, hanno aggredito i soldati italiani, inferiori di numero e disarmati (secondo gli ordini esistenti), colpendo alcuni di loro con bastoni e sparando diversi colpi che fortunatamente non hanno colpito nessuno. Il pomeriggio del 9 aprile, a Vezzani, durante una rissa fra diversi genieri della 106· Compagnia Trasmissioni ed un gruppo di civili che li avevano provocati, tre genieri sono stati gravemente accoltellati alla schiena, rendendo necessario il loro trasporto all' ospedale di Corte. Il 12 aprile il sergente Giovanni Strazzabosco, in servizio presso il comando americano di Ajaccio, mentre alle 21:00 stava ritornando in caserma, è stato aggredito in Corso Napoleone da marinai e civili francesi. Colpito ripetutamente, il sottufficiale è riuscito a scappare; tuttavia, è stato nuovamente raggiunto, gettato al suolo e gravemente maltrattato. Vedendosi perduto, Strazzabosco ha tirato una bomba a mano, che aveva in tasca, contro gli assalitori, ferendo diversi civili. Strazzabosco, che a stento riusciva a stare in piedi, ha cercato di scappare in un piccolo vicolo, ma ancora una volta è stato aggredito e pugnalato alla schiena. Essendo caduto ail suolo, è stato calpestato e nuovamente colpito. Portato alla stazione di polizia, è stato nuovamente maltrattato dalla polizia. Attualmente è detenuto. Sono stati riferiti numerosi altri incidenti relativi ad ufficiali


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lA Resistenza dei militari Italiani in Francia e in Corsica

italiani della Commissione Mista per i Danni di Guerra che, durante le loro indagini sui danni, sono stati insultati e minacciati. Questi incidenti sono ancora più gravi dato che generalmente hanno avuto luogo in presenza di ufficiali francesi, membri della stessa commissione, che hanno sempre adottato un atteggiamento passivo e non sempre solo passivo. Che riguardano il personale della Regia Marina:

La sera del 31 marzo, diversi marinai italiani di base a Bastia, hanno reagito contro alcuni soldati francesi che li avevano insultati in una casa di maJaffare. Dopo essere ritornati in caserma hanno avuto una lite con marinai francesi: due di questi sono stati colpiti con bombe a mano. La locale polizia francese ha arrestato 7 marinai italiani.Il Comando Navale britannico a Bastia, a cui erano assegnate le unità navali italiane, ha mandato uno dei suoi ufficiali, il tenente di vascello Clark, alla stazione di polizia, dove il commissario francese ha affermato che in Corsica i militari italiani sono considerati civili e processati come tali. E' stato inoltre riferito che diversi dei suddetti marinai italiani sono stati maltrattati in prigione dalla polizia francese. La sera del 4 aprile, a Bastia, in seguito al suddetto incidente del 31 marzo, sei marinai francesi ed un civile armato hanno aggredito un sottufficiale e tre marinai italiani che stavano tornando in caserma. Uno dei marinai è stato preso, immobilizzato e minacciato con un coltello. Grazie all'intervento di un altro marinaio, armato di coltello, è stato sal vato da morte sicura. Ne è seguito uno scambio di colpi di arma da fuoco, fo1tunatamente senza conseguenze. In seguito a questo incidente il sergente Rason è stato arrestato dalla polizia francese. Il 12 aprile, ad Ajaccio, mentre stavano tornando a bordo, i marinai della corvetta "IBIS" sono stati aggrediti da un folto gruppo di marinai francesi che, aiutati da un gruppo di ragazzi armati di pietre, e da d iversi civili, hanno gravemente colpito i


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.....;_ D0c11111e111i allegati

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marinai con bastoni e pietre. I marinai sono riusciti alla fine a tornare a bordo con l'aiuto della polizia americana e con un pò di aiuto da parte della polizia francese. Un uomo è stato ferito e molti altri seriamente infortunati. Qu indi, la folla ha attraversato il recinto del porto dirigendosi verso la corvetta "IBIS" ormeggiata al molo. II comandante della "IBIS", dopo avere predisposto una difesa armata, ha lasciato il molo per una altro ancoraggio. I marinai francesi hanno sparato un colpo che ha leggermente ferito il comandante ad una guancia. Nel porto di Ajaccio, durante gli ultimi 8 mesi, due rimorchiatori italiani, "TURBINE" e "LUIGI" della Regia Marina Italiana, hanno eseguito tutto il lavoro del porto. Le condizioni di vita degli equipaggi dei due rimorchiatori sono sempre precarie a causa dei continui attacchi e minacce dei marinai francesi, di soldati e civili. Il 16 aprile, il rimorchiatore "LUIGI", che stava dando assistenza ad un incrociatore francese è stato fatto bersaglio di sputi e lancio di spazzatura ; g li equipaggi ita liani sono anche stati minacciati dai marinai dell' incrociatore francese malgrado la presenza dei loro ufficiali. La notte del 23 aprile, sei o sette marinai francesi sono sal iti sul rimorchiatore "TURBINE", armati di coltelli, con l'intenzione di aggredire l'equipaggio. La sped izione è fallita grazie all'intervento del comandante del rimorchiatore.


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la Resistenza dei militari Italiani in Francia e in Corsica

ELENCO DEI MILITARI ITALIANI ARRESTATI IN CORSICA E IVI DETENUTI - 27 gennaio 1944 Geniere Leone COLLURA

- 31 marzo 1944 2° Capo elettricista Cozzani 2° Capo torpediniere Bonvicini 2° Capo meccanico Trusiani Radiotelegrafista Bruno Torpediniere Trevisan Cannoniere Casati Segnalatore Galletti

9· compagnia

Bevinco

Imbarcato su M.S. 24 Imbarcato su M.S. 24

- 4 aprile 1944 Sergente Rason

Bastia

- 12 aprile 1944 Sergente R.E. Strazzabosco

Comando americano Ajaccio

- 24aprilel 944 Capora leGiovanniCallegaro

2°unità autoreparto

Bastia


ELENCHI VARI


Elenchi vari

37 1

I. DECORATI

a. Esercito MEDAGLIA D 'ORO AL VALOR MILITARE CONTI BRUNO Cap. 35° Regg. Art. MEDAGLIE D 'ARGENTO AL VALOR MILITARE ACCETTELLA FRANCO Ten. 76° Gruppo Artiglieria AMBROSINI LUIGI S. Ten. 88° Regg. Fanteria "Friuli" CALANDRA SALVATORE S. Ten. 35° Regg. Artiglieria CAPASSO GAETANO Cap. 88° Regg. Fanteria COLOMBO ANTONIO Cap. Magg. 533° Btg. costiero CRISAFULLI DIEGO Serg. 537° Btg. costiero DI PALMA SABATO Serg. Magg. 1° Gruppo Milizia da sbarco FREGOSI MARIO Cap. 21 ° Fanteria "Cremona" GALLIANI FLORESTANO Caporale 35° Regg. Artig. "Friuli" GRAZIANI MARIO CoJ. del Comando Difesa di Bastia LILLO NUNZIO Ten. col. Com.te del 182° Regg. costiero MERAFON LUDOVICO Serg. magg. 561 ° Gruppo semoventi POLO RUGGERO Vice Caposquadra 1° Gruppo M.V.S.N. SAGGINI RENZO Ten. col. 88° Fanteria "Friuli" SINISI ANTONIO Ten. 7° Raggr. Artigl. C.A. XXVI gruppo MEDAGLIE DI BRONZO AL VALOR MILITARE BATTIGALLI AIELLO Caporale 88° Regg. Fanteria "Friuli" BANDINI GIUSEPPE Caporale 537° Btg. costiero BARBIERI DARIO Caporale 16° Btg. artieri BARBOLINI FRANCO Sottotenente 88° Regg. Fanteria "Friull' BEZZI LEOPOLDO Ten. col. 21° Regg. Fanteria "Cremona" BAFFERO ANGELO Tenente compi. 35° Regg. Artigl. "Friuh"'


372

LA Resistenl,O dei militari Italiani in Francia e in Corsica

BALCONI CARLO Artigliere 35° Artigl. "Friuli'' (sul campo) BELCARI DELFIO Legionario 88° Legione M.V.S.N. 88° Btg. BRIAN LINO Serg. magg. J82° Regg. BERTINELLI ALBERTO Fante 489° Btg. costiero Caporale 35° Regg. Fanteria BORDIN ALFONSO BONTEMPI GIUSEPPE Cap. Cpl. g. - Div. Fanteria "Friuli" BOSCAROTTO CARLO Sergente 1° Gruppo M.V.S.N. da sbarco CARILLI PAOLO Serg. Magg. 7° Raggr. Artiglieria di C.A. CRESCENTE VINCENZO Gen. 52a Cp. Artieri Div. ftr. "Friuli'' CONIGLIO PIETRO Tenente 533° Btg. costiero CASANOVA LUIGI Sottotenente 537° Btg. costiero BARBERIS GIUSEPPE Sottotenente 182° Regg. CAMMARONESALVATORE Tenente Medico XXXIIl 0 Btg. Bersagl. CAMAGGI CARLO Fante 88° Regg. Fanteria "Friuli'' CUSUMANNO CARLO Sottotenente 33° Btg. Bersaglieri CIONI AMEDEO Caporale 88° Regg. Fanteria "Friuli" CERCIELLO SEBASTIANO Fante 88° Regg. Fant. CIANCETTA ROMOLO Geniere 24• Sez. Fotoelettricisti CONTI GIOVANBATTISTA Artigliere 7° Raggr. Art. di C.A. CANTELLI AMELIO Fante 1° Gruppo M.V.S.N. da sbarco CARNIEL VITTORE Legionario XLIII Btg. M.V.S.N. Oitx>Manip.88al...egi(reM.V.S.N.dasoorco CASI CORRADO CENNI BERNARDINO Carrista CXXXI Btg. semoventi CHICCO DOMENICO Sottoten. Medico del CXXXI Btg. semov. CANNATA CAMILLO Tenente Compi. XXIX Btg. CC.RR. CARLETTI DARIO Aiutante 60° Btg. da sbarco M.V.S.N. CIAMPICALI NELLO Mar. Magg. CC.RR. 58° Sez. CC.RR. df. DURANTE DINO Capitano 7° Regg. Art. di C.A. DOMINELLI PIETRO Fante 22° Regg. Fanteria "Cremona" DE PAOLO ANTONIO V. Capo Sq. 1° gr. M.V.S.N. da sbarco DE SANTIS LUIGI Fante del I O gr. M.V.S.N. da sbarco DITTA ROSARIO Milite del 1° gr. M.V.S.N. da sbarco DACCARIO ANTONIO Caporal Magg. XXXIII Btg. Bersagl. DI TULLIO GENNARO Sergente 35° Regg. Art. " Friuli" COLOMBI ALIPRANDO Sergente 35° Regg. Art. "Friuli'' CERUSO MARIO Sottotenente 33° Btg. Bersagl. DIRINDFl.llGJANGIACX)M() Capo manipolo 88· Legione M V.S.N.


t

Elenchi vari

373

DUO FORTUNELLO Granatiere 2° Btg. spec. gran. Sardegna DE RUDAS ANTONIO Caporal Magg. 35° Regg. Art. "Ffiuli'' FRASCIA PIETRO Sottotenente Medico 533° Btg. costiero FONTANA ALDO Sottotenente 87° Fanteria GHEZZI FALERIO Capo squadra 88u Legione M.V.S.N. GENTILE RODOLFO Sottoten. art. s.p.e. 7° Raggr. art. di CA. GIACOMELLI GIUSEPPE Fante 88° Fanteria "Friuli" GIANNOTTI GIUSEPPE Caporal Magg. 33° Btg. Bersagl. GORBO GINO Sergente 1° Gruppo M.VS.N. da sbarco JANNIELLI MARCELLO S.ten. Cpl. f. 1° Gr. M.Y.S.N. da sbarco LOPPI DINO Capitano 88° Regg. Fanteria "Friuli" LANUTO ALFIO Artigliere 35° Regg. art. "Friuli" CapitanoFant Compi. 88°Regg.Fant."Fhull' MALANGHI EMILIO MAZZUCCHELLI EMILIO Cap. f. Cpl. 88° Regg. Fant. "Friuli" MASSILLI GIOVANNI Sergente 1° Gruppo M.VS.N. da sbarco MOGOROVIC RADO Teo. Art. Cpl. 7° Ragg. art. di e.a. D'ERCOLE OTTORINO Legionario88° LegioneM.VSN. da sbarco DI FANRIZIO ALDOVINO Fante 88° Regg. Fanteria "Friuli" FERRETTI COSTANTINO Bersagliere XXXIII Btg. Bersagl. FRACASSINI GIOVANNI Bersagliere XXXIII Btg. Bersagl. FARIELLO GIUSEPPE Caporale 88° Regg. Fanteria "Friuli" FACCI CARLO Caporal Magg. 35° Regg. Art. "Ffiuli" FALABELLA GIULIO Fante 88° Regg. Fanteria "Friuli" FANTONI CELSO Legionario88"LegioneMVSN.dasbarco FRANCIOTTI AUGUSTO Cap. Magg. 88° Regg. Fanteria FIORI MAURIZIO Tenente 22° Regg. Fanteria "Cremona" FUMAGALLI MARIO Legionario del 153° Btg. M.V.S.N. ESPOSITO GIUSEPPE Legionario CLII Btg. M.V.S.N. GERUNDA ALDO Cap. Med. 10° Raggr. Celere GAFFORIO MARIO SergenteMagg. 88°Regg. Fanteria"F,iull' GIORA CESARE Sergente 35° Rcgg. Artiglieria ''F,iult' GORI ANTONIO Milite 88• Legione M.V.S.N. R. Cons. agg. - Com. FF.AA. Corsica GAJA ROBERTO GERMANI GAETANO Caporal Magg. 7° Raggr. Art. e.a. GORLA FELICE Serg. 88° Regg. Fanteria "Friuli" GUARIGLIA RAFFAELE Sergente 22° Regg. Fanteria GIAOOMANIELLOELlODOROMilite del 1° gr. M.V.S.N.


374

La Resistenza dei militari Italiani in Francia e in Corsica

GIULIANO GIUSEPPE S.ten. Carrista del XXXI Btg. Smv. GUERRI ANGELO Legionario ggn Legione M. V.S.N. IEZZI VINCENZO Fante 88° Regg. Fanteria "Friuli" INNOCENTI ALFIO Geniere 52• Comp. Artieri INVERNIZZI ERMONDO Caporal Magg. Genio Telegrafisti LOCATELLI PIETRO Tenente Colonnello 88° Fant "Friuli" LEONARDI MARIO Caporale 88° Fanteria "Friuli" LUCARELLI BRUNO Fante 88° Fanteria "Friuli'" LAGUZZI CRISTOFORO Fante 88° Fanteria "Friuli" LENTAGGINE VITTORIO Sergente 88° Reggimento Ftr. "Friuli'' LAZZI RINO Fante del 22° Regg. Fanteria "Cremond' LENA ATTILIO Vice Capo Squadra CLID Btg. M.VSN. LUBRANO PIER LUIGI Capitano del 7° Ragg. Art. di C.A. LUPI ANTONIO Brigadiere 58• Sezione CC.RR. per df. MORRONI EMILIO Ten. A. Magg. in 2' -533° btg. costiero MAGI ROBERTO Sottotenente XXXIII btg. Bers. MATTEOTTI ORINDO Bersagliere XXXIII btg. Bersaglieri MAZZONI ENRICO SottotenenteXXXIII btg. Bersaglieri MONTINO OLIVO Bersagliere XXXIII btg.Bersaglieri MIOSO MARCELLO Fante 88° Regg. Fanteria "Friuli" MARRAS GIOVANNI Caporale 88° Regg. Ftr. "Friuli" MASTROCOLA LUIGI Fante 88° Regg. Fanteria "Friuli" MILAN VITTORIO Sergente 2° Btg. Spec. Gran. di Sardegna Sottotenente Bers. LXXI Btg. Bers. Motoc. MANCINI LEONE MIRAVALLE CORRADO 1° Senioredel 1° gr. M.V.S.N. da sbarco MONTALBANO ELIO Centurione 88° Legione M.Y.SN. da sbarco MAGLI don CARLO Ten. Cappellano 88° Regg. f. "Friuli" MAREGLIA FRANCESCO Capitano 2° Granat. Btg. Speciale MURAT ALI' di Murat Sottotenente 88° Regg. Fanteria "Friuli" MALAVASI FRANCESCO Fante 537° Btg. costiero NESTI GIOVANNI Fante 88° Fanteria "Friuli" Sergente Magg. 35° Regg. Art. "Friuli" NESI GIORGIO NUZZO ANTONINO Caporal Maggiore 182° Reggimento NOLLEDI GRAZIANO Capitano 7° Raggr. Art. di C.A. ORBICCIANI PIER LUIGISerg. Magg. 88° Fant. "Friuli" ORI ELIA Tenente l 07• Comp. Telegrafisti Bersagliere XXXIII Btg. Bersagl. PASQUALI MARIO


Elenchi vari

375

PEROCCO MORENO Sergente Magg. 52• Comp. Artieri PELLEGRINI GIUSEPPE Maggiore Art Compi. 7° raggr. art. e.a. PIANA LEO Capitano 182° Regg. CapoMan.dell 0 grMV.SN.dasbarco PARINI ANTONIO PLANCA ERNESTO Caporale 35° Regg. Art. "Friuli" PELLF.GRINFSOOROOOUO Seniore 88" Legione M.V.S.N. POLI ALVARO Legion. del CLIIl Btg. M.V.S.N. PUCCI EUGENIO Legion. del CLIII Btg. M.V.S.N. RAISI VITO Sergente 88° Regg. Fant. "Friuli" RAMISTELLA RENATO Tenente XXXIII Btg. Bers. RUFFINI VITTORIO Tenente 35° Regg. Art. "Friuli" ROSSI GUERRINO Artigliere 7° Raggr. di Art. di C.A. ROSSI JACOPO Legionario 88• Legione M.V.S.N. RUSTICHINI LUIGI Capo Squadra 88• Legione M.V.S.N. Sottotenente XXIX Btg. mob. CC.RR. RIZZO CARMELO SQUILLANTE GIUSEPPE Fante 88° Regg. Fanteria "Friuli" SPAGNOL LUIGI Caporale 35° Regg. Artigl. df. "Friuli'' SPINELLI BASILIO Tenente Compi. 35° Regg. Artigl. "Friuli'' STRADOLINI SILVIO Cap. Magg. 35° Regg. Artigl. "Friuli" SUSEGAN GIORDANO Serg. Magg. 35° Regg. Artigl. "Friuli'' SILIPRANDI ALDINO Geniere Genio Telegrafisti SCHIAVA DOMENICO Fante 1° gr. M.V.S.N. da sbarco STELLA ANSELMO Fante 21 ° Regg. Fanteria SBAFFI ROBERTO Sergente 88° Regg. Fanteria "Friuli" TOME! ALDO Vice Capo Sq. 88° Leg. M.V.S.N. TOMMASINI ROBERTO Artigliere 35° Regg. Art. "Friuli" TURCHINI GIUSEPPE Sergente 88° Regg. Art. "Friuli" TESTA FRANCESCO Fante 88• Legione M.V.S.N. TORZINI ARTURO Legionario 88• Legione M.V.S.N. TANZILLO FRANCESCO Maggiore 35° Gruppo someggiato VALORI EDO Tenente 7° Raggr. Artiglieria e.a. VALENTINI ATTILIO Centurione 88• Legione M.V.S.N. VAGLIASINDI MARIO Sergente2° Btg. Spec. Granat Sardegna VETRANO FRANCESCO Appuntato XXXV Gruppo someggiato VITELLOZZI DANTE Fante 88° Fanteria "Friuli" VUANELLO RIZIERO Sergente 35° Regg. Art. "Friuli" ZANETTI CORRADO Fante 1° Gruppo M.V.S.N. da sbarco


376

La Resiste11w dei militari ltalia11i i11 Francia e i11 Corsica

ZAINI UBALDO ZANNI PIETRO ZANNIER CALISTI

Capo Squadra 88• Legione M.V.S.N. Carrista del CXXXI Btg. semoventi Sottotenente XXIX Btg. CC.RR. mob.

b. Marina

MEDAGLIE D'ARGENTO

n° 1

MEDAGLIE DI BRONZO

n° 3

CROCI DI GUERRA AL V.M.

n° 9

c. Aeronautica

MEDAGUE D'ARGENTO AL VALOR MILITARE ALBERIZZ1 NATALE Sergente R.E. DE TULLIO LUCIO S. Ten. pilota MEDAGLIE DI BRONZO AL VALOR MILITARE AVERSA VINCENZO Capitano G.A.r.i. CARNEVALE GIOVANNI Aviere paracadutisl MELIS LUCIO Tenente G.A.r.i. VIRETTO EUGENIO Tenente R.E. VIVALDI SILVIO Aviere scelto (alla memoria) CROCI DI GUERRA AL VALOR MILITARE DI MAIO GLORIO Aviere NOTO GIOVANNI Aviere PATERNA TRENTO Aviere scelto ZIMONE FRANCESCO Aviere scelto


l

377

Elenchi v(lri

2. CADUTI Si tratta di elenchi relativi alla 1a sepoltu ra; in epoca successiva molte salme sono state traslate in Italia.

- a. Sepolti nel cimitero di S. Fiorenzo 1. Fante Angelucci Domenico 2. Artigl. Barbenzi TuUio 3. Artigl. Borgogni Nemo 4. Artigl. Bordin 5. S. Ten. Calandra S. 6. CapitanoConti Bruno 7. Artigl. Cortelessa Roberto 8. Artigl. Furlan Luigi 9. Soldato Giaraino Giovanni 10. Fante Moroni Antonio 11. Artigl. Possenti Giuseppe 12. Sergente Provantini Ernesto 13. Artigl. Rizzo Matteo 14. Artigl. Romanelli Raffaele 15. Fante Romano Giovanni 16. Attigl. Staderinj Ottavio 17. Artigl. Tibaldini Luigi 18. Artigl. Tiberi Luigi I9. Artigl. Tozzi L uigi 20. V.C. Sq. Travagli Ermanno 21. Artigl. Vaglica Pasquale 22. Artigl. Zampar Antonio 23. Artigl. Zingaretti Pietro 24. Fante Zoma L uigi

- b. Sepolti nel cimitero di Ajaccio 1. Marin.

Buffa Melchiorre

88° Regg. Fanteria 88° Regg. Fanteria 35° Regg. Art. 35° Regg. Art. 35° Regg. Art. 35° Regg. A1t. 35° Regg. Art. Comp. Lanciafiamme 20° Btg. Mortai da 81 35° Regg. Art. 88° Regg. Fanteria 35° Regg. Art. 35° Regg. Art. 20° Btg. Mortai da 81 35° Regg. Art. 35° Regg. Art. 35° Regg. Art. 35° Regg. Art. 88° Leg. CC.NN. 35° Regg. Art. 35° Regg. Art. 35° Regg. Art. 88° Regg. fanteria


378

la Resiste11za dei militari ltalia11i i11 Francia e i11 C<

2. Milit.

Cabrielli 3. Geniere Carta Giovanni 4. Tenente Castellari Cesare 5. Serg. M. De Felice Tommaso 6. Geniere De Stefanis Giovanni 7. Cap. M. Dell 'Agl io Mario 8. Geniere Dell 'Anna Michele 9. Artigl. Gadinu Antonio 10. Capor. Galbusera Arturo I l. Artigl. Giampietro Umberto 12. Marin. Giannico Esterino 13. Geniere Guastella Nunzio 14. Carrista Lastico Ermenegildo 15. Autiere Malaspina Nicola 16. Artigl. Olimpieri Carlo 17. Artigl. Pantò Antonio J8. Mi lit. Parenti 19. Autiere Piro Giovanni 20. Marin. Ruggiero Giovanni 21. Cap. M. Turchi Settimio 22. Milit. Sconosciuto 23. Milit. Sconosciuto 24. Milit. Sconosciuto

Cp.mista 13° base second. 52° Raggr. Art. 107° Btg. Mitr. di C.A. 10° Regg. Genio 487° Btg. Costiero 10° Regg. Genio 7° Regg. Artigl. di C.A. 170° Regg. Costiero 7° Regg. Artigli. di C.A. 10° Regg. Genio 13° Btg. carri L. 107° Batg. Mitr. di C.A. 7° Regg. Art. di C.A. 52° Raggr. Art. 14° Movim. strad. di C.A.

52° Raggr. Art.

- c. Sepolti nel cimitero di S. Maria Sicchè 1. Fante Barbaro Francesco 2. Soldato Bernabei Angelo

3. Fante 4. Alpino 5. Silur. 6. Fante 7. Aviere 8. Gran. 9. Artigl. IO. Carrista

22° Regg. Fanteria 54° Sez. Sanità

Bonacchi Eugenio Brinzo Luigi 54° Sez. Sanità Bronzino Luigi R. Somm. "Turchese" Casiraghi Giuseppe Congedo Antonio Cosaro Lino Del Bono Benedetto 7° Rcgg. Art. di C.A. Della Vecchia Silvio


t

379

Elenchi vari

11. Artigl. 12. Geniere 13. Milit. 14. Carab. 15. Fante 16. Mitragl. 17. Alpino 18. Caffista 19. Artigl. 20. Artigl. 21. Gran. 22. Mitragl. 23. Carrista 24. Soldato 25. Artigl. 26. Centur. 27. Carrista 28. Artigl. 29. Gran. 30. Fante 31. S. Ten. 32. Camsta 33. Carrista 34. Artiere 35. Fante 36. Cap. M.

Di Marco Antonino Sez. Aut. 7° Regg. di C.A. Fazzini Raffaele 77° Comp. Artieri Fiorilli Olindo Gierla Domenico 147° Sez. mista CC.NN. 21 ° Regg. Fanteria Giovannini Angelo La Monaca Francesco Malacarne Bortolo 3° Regg. Alpini Nicola Luigi 13° Btg. Carri L. Pagani Angelo 552° Regg. Artigl. Peis Giovanni Pezzicoli Ciro 2° Regg. Granatieri Pia Gandolfo 113° Btg. Mitragl. Puzzolu Clemente 13° Btg. Carri L. Regis Battista Riva Letizie Romano Nicola Sbarra Anselmo Selva Alfredo Signoreno Luigi 1° Regg. Granatieri 22° Regg. Fanteria Sofia Paolo Tommasini Alberto Tosoni Aldo Turetta Romeo 13° Btg. Carri L. Usai Stanislao 77° Comp. Artieri Viganò Battista 21 ° Regg. Fanteria Vitali Aldo 52° Regg. Artigl.

- d. Sepolti nel cimitero di Calvi

1. MaggMed.Battisti Adolfo

Direttore26° Sez di Sanità Div. Friuli

- e. Sepolti nel cimitero di Calenzana 1. Cap. Med. Giornelli Luigi 2. S.TenMed.Lapi Lambert

Direttore 60° Nucleo Chirurgico 60° Nucleo Chirurgico


380

La Resistenza dei militnri lwlinni in Francia e in Corsica

- f. Sepolti nel cimitero di Prunelli di Fiumorbo 1. Cap. Magg. Oneto Giuseppe

Btg. Alpini Mercantur

- g. Sepolti nel cimitero di Miomo fossa: n. 4 salme di militari italiani assieme a n. 5 salme di militari tedeschi; tutti sconosciuti. 2a fossa: n. 5 salme di militari italiani assieme a n. 6 salme di militari tedeschi; tutti sconosciuti. J•

- h. Sepolti nel cimitero di Bastia 1• fossa: I. S. Ten. Casanova Luigi 2. Carrista Filippone Alberico 3. Soldato Rossi Primo Badi111i Giuseppe 4. Cap. 5. Op. militarizzato Sconosciuto 6. Militare Sconosciuto 2• fossa: l. Fante Occhipinti Gaetano 2. Mi litare Sconosciuto 3. Militare Sconosciuto

537° Btg. Costiero 20° Btg. Carristi 537° Btg. Costiero 212° Centuria Lavoratoii 0.L.S.

13° Sezione Disinfezione


SCHIZZI


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Schizzo n. 1: LA Corsica


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Schizzo n. 2: Dislocazione del VII C. d'A. all'8 seuembre 1943


suo Schizzo

11.

3: Schieramento del VIJ C. d'A. tra il 13 e il 14 settembre 1943


.

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italiane

Schizzo n. 4: Operazioni per La riconquista di Bastia (30 sett. - 4 ott. 1943)


2

j.

Schizzo n. 5: Schieramento del/e forze ira/o-francesi per la conquista di Bastia


FOTOGRAFIE


1 - Capitano Conti Bruno Medaglia d 'Oro al Va/or Militare


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4 - Semoventi italiani da 47/32 su Boulevard "Paoli", pro111i ad i111erve11ire


5 - La torpediniera "Aliseo" memre spara contro natanti tedeschi a largo di Bastia

,..


7 - Semoveme italiano partecipa alla rioccupazione di Bastia


10 _ Bastia


8 - Semoventi italiani rioccupano il porto di Bastia; sullo sfondo corvette italiane e piroscafo "H11ma11itas" in.fiamme


c.

BIBLIOGRAFIA


t

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'

INDICI


' 427

Indici

INDICE DEI NOMI DI PERSONA CITATI NEL TESTO Adami Rossi Enrico, generale: 40. Aldoino Mario, test.: 80. Anchise, ten. col.: 35. Andreoli Rodolfo, ten.: 68. Angiulli Francesco, capo cann.: 285. Arnaud: vds. Magliano Emilio.

Baccilieri F ilippo, brigadiere: 30. Badoglio Pie tro, maresciallo d' Italia: 24, 27, 29, 36, 47, 59, 91 , 246, 247, 255. Ballola Roberto: 43, 63. Bancale Emilio, generale: 18, 39, 40. Barbi, partigiano:76. Barbieri Antonio, capitano: 35. Barbolini F.: 256, 268, 269, 271 , 272, 281 , 282. Bartolini Alfonso, giornalista: VIII, 25, 63, 86. Basso A.: 255. Basso, gen: 254, 255. Battaglia: 6. Baudino Carlo, generale: 4, 54, 57, 68, 69.

Baudoin, col.: 245. Bechi Luserna, ten. col.: 254. Bergamaschi Roberto, ten.: 52. Bertinaria Pier Luigi: 242. Bet Italo, ufficiale di marina: 78. Bettotti Pietro: 55. Bianchi Mario, s. ten.: 53. Bianchini A.: 6. Biga Francesco, scrittore: 22, 43, 59. Bono Salvatore, s. ten.: 34. Bonomi, presidente italiano: 89, 284. Borelli, generale: 54. Borelli Luigi, ten.: 85. Botticelli Dino, tenente: 94, 95. Breviglieri Carlo, cap.: 33, 34. Brivonesi, ammiraglio: 255. Brunell i, col.: 271. Bruno, colonnello: 89, 91 , 92, 93. Buist, ten. vasc.: 286. Buono Gaetano, s. ten.: 30. Butler Ode, col. fr.: 267.

Cajani L.: 47. Calandri Mario, scrittore: 24.


428

La Resistenza dei militari Italiani in Francia e in Corsica

Calendoli Giovanni, ten.: 56, 78. Decoufle, capitano francese: 85. Camani, soldato: 76. De Castiglione Maurizio Lazzaro, Canoata Camillo, ten.: 249. generale:22,34, 36,37. Caprini, soldato: 76. De Cia Amedeo generale: 30. Caradonoa Giovanni, ten.: 36. De Gaulle Charles: VII, 4, 57, Carena Leonetti Pia, scrittrice: 65. 62, 87, 92, 95, 277. Carloni, soldato: 76. De Latour Boyer, ten. col. fr.: Castagna, col.: 245. 267, 27 1. Catalano, ammiraglio: 245, 248, De Lattre de Tassigny, generale: 249, 250, 260. 74. Catanzaro M., cap.: 285. De Leuze, col. fr.: 266,267. Cavaglion Alberto, storico: 19, Delmas J.: 242. 37, 38. De Lorenzis U., gen.: 257, 258, Cermelli : 256. 259, 260. Cerutti, maresciallo: 80, 83. Del Vicario Alfonso: 47, 67. Ceva Lucio, storico: 17, 22. De Silva Francesco, storico: 19. Chamoux Emile, tenente: 21. Di Marco Domenico, soldato Choury M., scrit. fr.: 242, 247. (Legione Straniera): 91. Church ill Winston I ministro Di Prato, col.: 265. inglese: 73. Duroselle Jean Baptiste, storCiampi, ten.: 272. co: 89, 284. Cognoni, cons.: 245. Colonna d'Istria Paul, cap. fr.: 242,247, 257. Edon, comandante fr.: 274. Conti, cap.: 259. Etnasi E., storico: 73. Corrado Angelo, col.: 35, 36. Cotronei, gen.: 245. Covo Silvio, cap. carr.: 250. Fabri Adler, maresciallo: 66. Cremosi, soldato: 76. Faccia di Fossato Carlo, cap. di Cruccu Rinaldo: 24, 25, 26, vasc.: 249. 28, 242,245,265. Falerni Lui.gi: 89. Farina Amilcare, generale: 54. Felber Hans, generale ted.: 19. Dario: vds. Nardoni Ugo. Ferratini Tosi Francesca , Dal Pero, sold.: 76. scrittrice: 20. De Angelis, gran.: 277. Finelli Umberto, s. ten.: 48. De Butler, col. fr.: 271 . Fiore, ten. 249.

,


Indici

Fomara, colonnello: 35. Fortini, soldato: 76. Fradellin Giovanni, carabiniere: 35. Fraucher Carlo, cap.: 260. Fridolin von Senger und Etterlin, gen. ted.: 244, 246, 248, 250, 265,266. Fucei, col.: 245. Furini, tenente: 80. Galimberti Duccio: 39. Gallo, generale: 54. Gamba, carabiniere: 70. Gambiez, gen. fr.: 5, 267. Garbay, generale francese: 82, 84. Garibaldi Giuseppe: 59. Gazagnaire L., scrittore: 67. Gazzale Enrico, generale: 32. Gemma, s. ten.: 66. George: vds. Lefort F. Georg von Sodenstern, gen. ted.: 18. Gerace Vittorio, tenente: 22, 27, 28, 34. Geraci Bernardo, ten.: 56. Giannini, ten.: 285. Giovanna M.: 88. Giraud, gen. fr.: 5, 247, 266, 268,269. Godio, sergente: 65. Gorret Fernando, ten.: 76. Gramaglia Giovanni, tenente colonnello: 36. Graziani, gen.: 55. Gregori, generale: 54.

429

Grossi Enzo, capitano di vascello: 29. Guien, capitano di vascello: 82. Guillen Pierre, storico: 95. Heggenreiner Heinz, colonnello ted.: 19, 23. Hitler: 19, 23, 24,241. Karlow Peter, s. ten. di vasc. USA: 284, 285. Kesserling, m.llo ted.: 245. KJinkhammer L., scrittore: 32. Koenig Pierre Marie: 62. !appelli, s. ten. di vasc.: 286. Ilari Virgilio, storico: 91. lori, cap.: 272, 273. Joacchini Nicola, s. tenente: 69. Landi Sandra, storico: 5 J . Lazzarini, gen.: 245, 268. Lefort F. detto "GeorgeÂť: 75, 76. Legnani: 254. Leitbrand Kurt, capitano ted.: 66. Levy Claude, storico: 20. Libera Oreste, cap.: 76, 90, 93. Ligioni Osvaldo, s. tenente: 69. Liverani Giovanni, tenente: 68. Lops Carmine, scrittore: 65, 66,67,68,70, 76,86.


430

La Resistenza dei militari Italiani in Fra11cia e i11 Corsica

Loppi, cap.: 272,273. Louchet, gen. fr.: 269, 270, 271,272,273. Lungerhansen, gen. ted.: 254.

Magli Giovanni, generale: V, 5, 245, 246, 247, 248, 249, 254,255,256,257,262, 265,267,268,269,277. Magliano Emilio, generale anche "Arnaud" : 34, 35, 36, 54, 69. Malerbe, maggiore francese: 81. Mantelli Mario, colonnello: 31. Manzini, sold.: 76. Manzoni, part.: 76. Marchei Ettore, ten. col.: 260. Mariano G.: 248,250. Marioni, colonnello: 54. Martin, gen. fr.: 5, 266, 267, 267,269, 281. Martinengo Angelo, sergente: 62. Martin, capitano francese: 86. Martino Vmcenzo, carabiniere: 70. Massari B.: 269. Massigli: 269. Masson B.: 267,270. Mastrojanni Dino, colonnello medico: 35. Meirana, s. tenente: 80. Melucci Antonio, tenente: 69. Mestron Vibio: vds. Sardy. Metti Lino, carabiniere: 35. Michel maggiore, nome di battaglia di Nikols Zoldhelyi:

79, 80, 82, 84. Michel Henry, storico: 58, 62. Mollard, gen. fr.: 266,267,268. Montanari Marcello, sergente: 62. Montanti Guido, tenente: 69. Monteleone Michele, tenente: 68. Motarazzo Giuseppe, s. ten.: 3 l. Muraca Ilio: 5, 6, 41. Musard F., scrittore: 21. Mussolini Benito: 22, 23, 58, 241, 242.

Nardoni Ugo detto "Dario": 87. Nicchi, s. tenente: 80. Niriccia, s. tenente: 80. Nitti Giuseppe: 89. Normand, com. fr.: 65. Nutile Elia, brigadiere: 49.

Oldoino M.: 83, 85. Ollearo Alfonso, generale: 18, 54. Operti Raffaele, generale: 39, 42. Orioli, ten. col.: 54.

Pancotti Nazzareno: 275, 276. Panicacci Jean Louis, storico: 27, 32. Peake, col. brit.: 268,283,287. Pedrazzoli Gino, generale: 54. Pedrotti Bartolomeo, gen.: 245,271,272,287. Pepe Luino, mar. magg.: 70. Persano Pietro, ten.: 86.


Indici

Petersen J., storico: 23, 29. Picco Costanzo, tenente: 61. Pitzomo, ten.: 80. Primieri, gen.: 245, 261, 262, 263,264. Prodella Stefano, ten.: 69.

Quaglia, ten. medico: 80. Quercia Mario, col. dei cc.: 249.

Ravajoli, col.: 19. Razzoli Bruno, ten.: 68. Reghetti Giuseppe, s. ten.: 30. Renè, s. ten. francese: 66. Revelli Nuto, scrittore: 43, 88. Ricci Antonio, ten.: 54, 55. Ricci, cap.: 260. Rigotti, serg.: 70. Rinaldi, ten.: 65. Rivosecchi, ten.: 86. Roatta, gen.: 246. Rochat Giorgio, storico: 47, 51, 52, 53, 54,241. Roma Pasquale, ten.: 285. Romero Federico, gen.: 17, 54. Ruco Giorgio, cap.: 69. Rundstedt Karl Rudo lf Gerd von, generale ted.: 23. Russel B. Livermore, ten. col.: 284,285. Russo Domenico, giornalista: 78, 89.

Santelmo, ten. medico: 80.

43 1

Sa rdy, cap. francese detto Mestron Vibio: 65, 78. Sartorelli, ten.: 69. Scala Giancarlo: 39. Schreiber G., storico: 47, 243, 248,265. Senger: vds. Fridolin von. Sereni Emilio, scrittore: 20. Serra Enrico, storico: 89, 284. Soggini, ten. col.: 271,272,273. Sottili Giovanni, ten. co l. : 4, 50, 67, 68. Stefani F.: 289, 290. Stivala, gen.: 249. Stone, arnm.: 284. Supra, s. ten.: 80.

Tartaro G.: 88. Ticchioni Carlo, gen.: 245,263. Tognelli Vittorio, cap. di corvetta: 69. To1tora, ten.: 52. Trabucchi Alessandro, gen.: 19,28,3 1,32,39,48,52. Trevissoi, generale: 54. Trisa Franco, s. ten.: 69. Truscello Antonino, finanziere: 49. Tucci, soldato: 76.

Vannini Enzo, ten. vasc.: 248. Vendramini Ferruccio: 254. Vercellino Mario, generale : VI, 17, 23, 25, 26, 28, 29, 31, 32, 38, 39, 40, 41. Vian Ignazio, s. ten.: 43.


432

La Resistenza dei militari Italiani in Francia e in Corsica

Wiese, generale ted.: 74, 75.

ZandonĂ Giovanni, carabiniere: 35.

Zerbino Michele, maresciallo: 81. Zoldhelyi Nikols: vds. Michel. Zucchi, ten.: 86.


Indici

433

INDICE DEI NOMI DI LOCALITÀ CITATI NEL TESTO

Afragola: 287. Aix en Provence: 90. Aix Le Bains: 65. Ajaccio: 5, 30, 245, 248, 255, 263, 264, 266. Alba: 37. Alena: 270. Alessandria: 25, 37, 39. Alfonsine: 290. Algeri: 93, 242, 266. Alpi marittime: 38, 58, 66, 67, 73, 77, 79, 85. Alta Marna: 68. Alta Tinèe (Haute Tineè): 79, 82. Altavilla Irpina: 287. Annemasse: 49, 68, 78. Antibes: 77. Ardeche: 84. Ardenne: 58. Arera: 263. Ariège: 59. Asti: 39. Aubagne: 95. Aullene: 262, 264. Authion: 31, 77. Avignon (Avignone): 17, 18, 89.

Baccino: 270.

Bagni di Vinadio: 83. Bando!: 17, 18, 30, 49. Barbacane (passo): 83. Barcellonette: 61. Barchetta: 261,270,274,275. Barenne (regione): 67. Bari: 288. Bassa Roya (valle): 32. Bastia: 244, 245, 247, 248, 249, 250,255,256,257,258,259, 260,261,268,270,271,272, 275,281,286. Beaulieau: 18. Bellavalle: 264. Berlino: 243, 265. Bertinoro: 290. Biguglia: 258, 259, 270, 275. Bologna: 24. Bonifacio: 244, 248, 250, 253, 254, 255, 257, 259, 261, 262,263,270,282,287. Bordeaux: 18, 23, 29, 56, 86. Borgo: 245, 253, 255, 256, 257, 270,272,274,275,276. Borgo Calvi: 255. Borgo San Dalmazzo: 38, 84. Bovella: 263. Boves: 43. Bra: 37, 39.


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La Resistenza dei militari Italiani in Francia e in Corsica

Braus (colle): 32. Breglio: 31 . Brennero: 23. Bretagna: 85, 86. Briançon: 77. Briga: 88.

Cagliari: 270. Campo dell'Oro: 245,255. Cannes: 18. Cap Cavalaire: 17, 18. Cap Nègre: 74. Capo Corso: 273. Capo S. Martin: 81. Caprine: 263. Caraglio: 31, 38. Carcare: 18. Carquex: 21. Casale: 42. Casa Mozza: 244, 258, 259, 260,270,272,274,275. Cassis: 54. Castellane: 67. Castigadu: 254. Cerrone: 270. Chalet-Col du Mont: 65. Cbambery: 35, 65. Chastillon: 83. Civitavecchia: 285. Claìrée (alta valle): 87. Col de Larche: 77, 78. Col du Mont: 65. Collalunga: 83. Colle Cellaccìa: 262. Colle S. Eustachio: 262. Colle S. Stefano: 270, 273,

274,275. Conigliano Ligure: 30. Corte: 249,255,256,260, 264, 265,268. Costa: 272. Croix du Bain: 75. Cuers: 55. Cuneo: 25, 28, 30, 36, 39, 40, 42, 84.

Delfinato (regione): 68. Digne: 91. Dobiaco: 23. Dora Riparia (fiume): 39, 77. Draguignan: 47, 52, 74. Drome: 67, 68. Durance: 18.

Feltre: 23. Ficala: 273. Fontaine: 59, 65. Forcalquier: 77. Forlì: 290. Frejus: 26, 36.

Gap: 35. Gard: 59, 84. Garda: 84. Gavi: 69. Genova: 18, 21, 32, 40,285. Ghisonaccia: 245, 253, 255, 256,257,264,270,275. Ghisoni: 257,264. Ghizzoni: 264.


435

Indici

Ginevra: 17, 18,283. Glières: 62. Gorbio (valle): 81. Granero (monte): 73. Grasse: 29, 31, 51. Grenoble: 34, 52, 75, 76, 77, 87, 89.

Hyerès: 28, 29, 34.

Tnzecca: 264. Imperia: 32. Isère: 21, 58, 75.

La Brasse: 67. La Crau: 34. Lambruisse: 67. La Spezia: 18, 24, 25. La Vallette: 70. Lecce: 245, 246. Le Mure: 65. Le Muy: 74. Le Pouzin: 66. Levie: 263, 264. Lione: 52, 75, 76, 87, 91. Livorno: 285. Loirent: 86. Londra: 62. Loziere: 84. Lucca: 241.

Macomer: 254. Maddalena: 255.

Marsiglia: 48, 54, 74, 77, 89, 90, 92, 93, 285. Menton (Mentone): 17, 18, 19, 30,31,32,37, 75,81,82,87. Mezel: 67. Milano: 23, 32, 43, 47, 58, 65, 66, 89,257,284. Monaco: 17. Moncenisio: 26, 36, 39, 77. Mondovì: 28, 34. Monginevro: 26, 39. Murato: 272. Murier: 65.

Napoli: 93, 243, 287. Narant: 67. Neufchateau: 69. Nevache: 87. Nice (Nizza): 18, 19, 25, 30, 31, 33, 37, 48, 51, 74, 75, 79, 80. Nimes: 91. Normandia: 73, 92. Novi Ligure: 18.

Oisans (massiccio): 65. Oise: 70. Oletta:270,272,274. Oristano: 255. Ormea: 40. Orzieri: 255. Ospedale: 263.

Palazzo: 274.


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La Resistenza dei militari Italiani in Francia e in Corsica

Parigi: VII, 4, 6, 19, 59, 67, 70, 78, 79, 85,242. Pas de Calais: 70. Patrimonio: 270, 274, 275. Petruro Anachè: 287. Pianottoli: 263. Piccolo San Bernardo: 77. Piedicroce: 264, 265, 270. Piget-Ténier: 84. Piolenc: 65. Piombino: 285. Pirenei: 58. Pointe Grave: 86. Ponte Leccia: 257, 260, 261. Ponte Nuovo: 264. Port-Cros: 74. Porticciolo: 270. Porto ferraio: 250. Porto vecchio: 244, 245. Pouzin: 66. Provenza (regione): 68, 88, 92. Punta del Mesco: 18, 30. Punta dell'Esquillon: 74. Punta S. Luigi: 18.

Quenza: 263,264.

Ravenna: 290. Rencurel: 62. Resia: 23. Rhone: 75. Roccasparviera: 84. Rochelle: 86. Rodano (fiume): 18, 66, 75. Roma: 18, 21, 25, 28, 29, 34,

36, 47, 73, 86, 246, 247, 255, 288, 289. Roya (vallata): 26. Royan-Point Grave: 86.

San Bemolfo: 83. San Dalmazzo di Tenda: 36. San Didero: 42. San Remo: 32. Santron: 61. Saretto: 61. Sartene:244,261, 262,263. Savoia (regione): 23, 59, 62, 68, 78. Savona: 32. Schokken (Polonia): 54. S. Fiorenzo: 272, 274, 275. S. Giorgio: 287. Sisco: 270. S. Jean: 26. S. Julien: 77. S. Leonardo: 274. S. Lucia di Portovecchio: 262, 263. S. Martin Vesubie: 38. Sologne: 58. Somme: 70. Sotta: 263. Soulancourt: 68. S. Raphael: 28, 31. S. Paolo: 264. St. Andrè Victor: 3 1. S. Teresa: 255. St. Florent: 272. St. Nazaire: 86. St. Pierre La Pallid: 75.


437

Indici

Stretta del Fortino: 270, 273, 274. St. Sauviér sur Tinèe: 82.

Tarantaise (valle): 85. Teghime: 258, 260, 261 , 270, 271 , 273, 274, 275, 276. Tenda: 31,32, 36, 37, 40, 88. Tete di Chien: 31. Tinèe (valle): 80. Tolon (Tolone): 18, 26, 28, 29, 30, 31, 32, 48, 49, 52, 74, 77, 89, 95. Tonnenberg.: 91. Torino: 17, 19, 24, 25, 30, 37, 38, 39, 40, 42, 83, 85. Torre d ' Aglio: 262. Torre Pelice: 38. Tour du Pin: 76. Toumon: 66. Trento: 55. Tugo: 287.

Val d'Aosta: 69. Valence:66. Valinco: 262. Val Susa: 36, 42. Var (fiume): 25, 28, 30, 31, 32, 75. Var (dipartimento): 47, 58, 66, 67, 73. Vaucluse: 65. Venezia: 51. Venissieux: 76. Vercelli: 39. Verdon: 18. Vermenagna (vallata): 26. Vesubiè: 73. Vezzani: 264. Vichy: 17, 62, 241. Vi lleurbanne (Lione): 76. Vitte!: 54, 68, 69. Viveno: 257. Vizille: 65. Vizzanova: 257. Vosgi (regione): 58, 68, 69.

Uriage: 75.

Zonza:263, 264, 265.


439

Indici

I.UNITA' E REPARTI MILITARI INDICATI NEL TESTO CON: a. NOMINATIVO "Aliseo" Torpediniera (M.M.I.): 248, 249. "Alpi Graie" Div. (E.I.): 18, 24, 27. "Ardito" Caccia Torp. (M.M.I.): 248, 250. "Argens" Gr. alp. (E.I.): 18. "Bassano" Cp. alp. (E.I.): 35. "Carmorano"Corvetta (M.M.I.): 248, 249, 250. "Cremona" Div. (E.I.): V, 245, 261 , 262, 264, 288. "Cremona" Gr. di Comb. (E.I.): 287, 289,290. Div. "Celere": vds. 2â&#x20AC;¢ Div. "Emanuele Filiberto Testa di Ferro" Div. (E.I.): 17. "Folgore" Div. (R.S.I.): 77. "Folgore" Or. di Comb. (E.I.): 288, 289, 290, 291. "Friuli" Div. (E.I.): V, 5, 245, 249, 257, 258, 259, 260, 261 , 268, 269, 276, 282, 288. " Friuli" Gr. di Comb. (E.I.): 287, 289, 290, 291. H6 somm. it.: 248. "Humanitas" Pirografo it.: 248.

"Legnano" Div. (E.I.): 17, 24. "Legnano" Gr. di Comb. (E.I.): 288,289, 290, 291. "Littorio" Div. (R.S.I.): 77, 82. "Lupi di Toscana" Div. (E.I.): 25, 30. "Mantova" Div. (E.I.): 288. "Moncenisio" btg. alp. (E.I.): 36, 42. " Monte Granero" btg. alp. (E.I.): 264. " Monte Rosa" Div. (R.S.I.): 77, 82. ''Nembo" Div. par. (E.I.): 253, 254, 262, 264. ''Nizza" btg. (E.I.): 49. " Piceno" Div. (E.I.): 288. "Pusteria" Div. (E.I.): 18, 21 , 22, 24, 25, 34, 36, 49, 55, 57, 66. "Rismondo" somm. it.: 248. "Rovigo" Div. (E.I.): 18, 24, 27. "San Marco" Rgt. (E.I.): 49, 54. "SS Reichsfburer" Brig. d 'assalto (ted.): 243, 244, 253. SUD Rgpt (E.I.): 245, 264. ''Taro" Div. (E.I.): 18, 25, 29, 57.


440

la Resistenza dei militari Italiani in Francia e in Corsica

b. NUMERO ARABO 1° Armata (fr.): 88. 1" Armata (ted.): 74. 1a Div. (fr.): 82. 1° Rgt. g. (E.I.): 18. la Semibrigata alp. (fr.): 85. 1 ° R gt. tiratori marocchini (R.T.M.) (fr.): 266, 267, 272. 1° Rgt. Tabor (fr.): 271. l a Cp.:LXXXI btg. b. (E.I. ) : 275. 1a Btr.:7° Rpt. art. (E.I.): 260. 2a Div. Celere (E.I.): 25, 39, 42. 2° Rgpt. Tabor (fr.): 267, 272, 274. 23 Brt.:7° Rgpt. art. (E.I.): 260. 3° Gr.:69° Rgt. art. da mont. (fr.): 267. 3a Cp.:88° Rgt. (E.I.): 274. 3a Btr.:7° Rgpt. art. (E.I.): 260. 4a Armata (E.I.): VI, VII, 3, 4, 17, 18, 19, 20, 23, 24, 25, 26, 27, 28, 30, 31, 32, 33, 34, 36, 37, 38, 39, 40, 42, 43, 49, 50, 51, 53, 54, 56, 58, 59, 62, 66, 76, 78, 84, 86,89,90,92,93,94,96. 4° Rgt.Spahis marocchini (R.S.M.) (fr.): 267,272. 3 5 Div. (ted.): 77. 6° Rgt. Tabor (fr.): 274. 78 Armata (U.S.A.): 74, 89. 7° Rgt. alp. (E.I.): 18, 34, 37. 7° Rgt. (E.I.): 261. 7° Rgpt. art. (E.I.): 260.

7a Cp./88° Rgt.(E.I.): 272. 8° Rgpt.straniero di marcia (fr.): 86. ga Btr./7° Rgpt. art.(E.I.) : 260. 9a Armata (E.I.): 17. 9a Div. (ted.): 74. 9a Cp. fuc./III/88° Rgt. (E.I.): 272,274. 10° Rgpt. "Celere" (E.I.): 245. 10° Groupement du genie (fr.): 84. 3 10 Cp. zappatori (E.I.): 272. 11° Rgt. alp. (E.I.): 34, 35, 39. 11 a Cp. fuc./I/ 88° Rgt. (E.I.): 272, 273, 274. 123 Cp. Lanciafiamme (E.I.): 258. 18° Rgt. b. motocor. (E.I.): 18, 27. 193 Armata (ted.): 18, 47, 74, 75. 20° Btg. cc. (E.I.): 249. 20° Btg. s.m.v. da 47/ 32 (E.I.): 258. 2 1° Rgt. (E.I.): 261,264. 22° Rgt. (E.I.): 261. 27° Div. alp. (it.): 85. 343 Div. (ted.): 77. 35° Rgt. art. (E.I.): 258,271. 36° Gr. (fr.): 267. 38° Btg. f. (fr.): 86. 55 3 Legione M.V.S.M. (E.I.): 254, 262, 264. 60° Btg. carristi (E.I.): 249. 74° btg. "Haute Tineè" (fr.): 79.


441

Indici

82° Btg. g. (fr.): 267. 87° Rgt. (E.I.): 258. 88° Rgt. " Friuli" (E.I.): 249, 258. 3 88 Legione M.V.S.M. (E.I.): 258, 261. 89° Div. (E.I.): 37. 90° Div. cor. (ted.): 88, 244, 248, 250, 253, 254, 255, 259, 262,266. 90° Legione M. V.S.M. (E.I.): 261 , 262. 102° Rgt. cost. (E.I.): 18. 108° Rgt. (E.I.): 86, 285. 115° Rgt. cor. (ted.): 253. 1488 Div. (ted.): 5 1, 74. J5?3 Div. "Alpen Jager" (ted.): 88. 171 3 Squadr. idrovolanti (A.M.I.): 29. 175° Rgt. alp. (E.I.): 283. 200° Rgt. cor. (ted.): 253.

201 ° Div. cost. (E.I.): 18, 25, 32, 40. 223° Div. cost. (E.I.): 18, 25, 30. 224° Div. cost. (E.I.): 18, 25, 31. 225° Div. cost. (E.I.): 245, 257, 261,271,272,274,275. 226° Div. cost. (E.I.): 245, 257, 264. 2423 Div. (ted.): 74. 2443 Div. (ted.): 74. 289° btg. log. (ted.): 244. 343° Div. (ted.): 18. 3468 Div. (ted.): 18. 356° Div. (ted.): 28. 361 ° Rgt. cor. (ted.): 253. 419° Sez. CC.RR. (E.I.): 35. 543° Mas. (M.M.1.): 248, 286. 616° Gr. art. cost. (ted.): 244. 677° Gr. art. cost. (ted.): 244. 7 153 Div. (ted.): 15783 Div. (ted.): 28.

c. NUMERO ROMANO I C.d'A. (E.I.): 17, 18, 26. I C.d' A. (fr.): 266, 269. I/9° RMS (fr.): 275. II C. d'A. (fr.): 74. III/382° btg. (ted.): 244. III Btg./88° Rgt. (E.I.): 271 , 272, 273, 274,275, 281 . V Btg. " Monte Bianco" (fr.): 87. VI Corpo ftr. (U.S.A.): 74. VII C.d' A. (E.I.): 245, 246, 247, 260, 267, 277, 281. VII/88° Rgt. (E.I.): 269.

XII Btg. (E.I.): 254. XV C.d' A. (E.I.): 18, 25, 30, 40. XX Rgpt. alp. sciatori (E.I.): 34, 35, 36, 42. XXI C. d' A. (E.I.): 29. XXII C.d ' A. (E.I.): 18, 25, 26, 29. XXV C. d' A. (ted.): 18. XXIX Btg. RR.CC. (E.I.): 249. XLIV btg. mortai (E.I.): 261. CXX Btg. misto genio (E.I.): 258.


442

La Resistenza dei militari Italiani in Francia e in Corsica

2.FORMAZIONI RESISTENZIALI VARIE "Ardeche" Maquis: 84. " Bataillon italieone" btg. art. it.: 86. "Brigata Rossa Internazionale": 85. "Carmagnole" Maquis: 75. "Carlo Roselli" brig. part. it.: VIII, 78, 88. D .F.L. (Div isione francese libera): 83, 84. Divisione "Garibaldina": 78 "Drome" Maquis: 68. "Gabutti" cp. part. it.: 86. G.A.S. (Gruppo alpini sud) fr.: 78, 79. "Gard" Maquis: 84.

"Gieres" Maquis: 75. "G. Pieri" Maquis: 75. "Ignazio Vian" formazione part. it.: 43. "Libertè", V battaillon: 75 "Loziere" Maquis: 84. "Many" Maquis: 70. "M. Ventoux" Maquis: 68. 1a Cp. F.T.P.: 66, 67. '2:' Cp. F.T.P.: 66. 3a / 21° / XVbtg.: 80, 81. 21 / XV btg.: 78, 80, 81, 82, 83, 84, 85, 88. 22 / XVbtg.: 81. 24 I XV btg.: 82.


INDICE GENERALE

PRESENTAZIONE PREMESSA SIGLE E ABBREVIAZIONI

pag. III

,,

,,

1 7

PARTE PRIMA (Francia Metropolitana) I CAPITOLO - L'occupazione italiana 1. L'attuazione del piano "Attila". 2. La dislocazione ed i movimenti delle truppe dal 25 luglio all'8 settembre. 3. Lo scioglimento ed il dissolvimento della 4/\ Armata.

,, ,,

,, ,,

II CAPITOLO - Il contributo dei militari italiani ,, alla Resistenza francese ,, 1. Soldati alla macchia. ,, 2. Dai campi di prigionia ai "maquis". ,, 3. Formazioni "garibaldine" nelle F.F.I. 4. Resistenza dei militari italiani nei singoli dipartimenti. " a. Savoia .. " ,, b. Vaucluse. ,, c. Ardeche. d. Var - Alpi Maritimes. " e. Drone. "

15 17 22 27

45 47 51 57 64 65 65 66 66 67


444

La Resistenza dei militari Italiani in Francia e in Corsica

f Nord della Francia: Vosgi e Alta Marna

pag. 68

IlI CAPITOW - La liberazione della Provenza 1. Lo sbarco alleato. 2. I battaglioni di volontari stranieri. 3. L'Italia: ex alleata dell"'Asse" cobelligerante?. ALLEGATI

" ,, ,,

ELENCHI

"

155

a. Militari italiani "resistenti" in Francia. 1. I Caduti. 2. I Decorati. 3. I non decorati.

" " " "

157 157 160 162

b. Campi di prigionia.

"

167

c. Militari italiani tumulati nel Sacrario di Saint-Mandrier."

178

CARTINE E SCHIZZI

"

189

FOTOGRAFIE

"

205

" " "

239 241 248

" " " " " "

251 253 257 261 266 272

,,

,,

71 73 77 87 97

PARTE SECONDA (Corsica) IV CAPITOLO - Il VII Corpo d'Annata in Corsica 1. Dalla caduta del fascismo all 'armistizio. 2. La "presa" di Bastia. V 1. 2. 3. 4. 5.

CAPITOLO - La difesa dell'isola contro i tedeschi Le operazioni delle forze dal 9 al 18 settembre. La divisione "Friuli". La divisione "Cremona" ed il Raggruppamento Sud. La cooperazione italo-francese. Un attacco coordinato.


445

Indici

VI CAPITOLO - La sorte del VIl Corpo d'Annata 1. Incidenti tra militari italiani e frances i. 2. Operazioni di sbarco sull'arcipelago toscano: "Operazione Capraia". 3. I Gruppi di combattimento "Cremona" e "Friuli" .

pag.279 " 281

ALLEGATI

" " "

284 287 293

ELENCHI

"

369

l . Decorati. 2. Caduti.

" "

37 J 377

CARTINE E SCHIZZI

"

38 1

FOTOGRAFIE

"

393

BIBLIOGRAFIA I. Opere generali 2. Francia metropolitana 3. Corsica

" " " "

415 417 420 423

INDICI 1. Nomi di persona 2. Nomi di località 3. Unità e reparti militari 4. Formazioni resistenziali varie

" " " " "

425 427 433 439 442

INDICE GENERALE

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443


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