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RISTRUTTURAZIONE DELL?ESERCITO UN’OCCASIONE PERDUTA?

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Direttore responsabile: Giovanni Cerbo

,............_del Tritu\olo di Roma .. , n.ll44 del rea1o1ro..,.,7~8.

FOIOiito: Studio Lodo/l Sud Stampa: Fotolito Moggio • Rom•

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1123 giugno 1995, presso il Centro Alti Studi per la Difesa, il Generale Bonifazio Incisa di Camerana, Capo di Stato Maggiore dell'Esercito, ha tenuto una conferenza sul tema ÂŤRistrutturazione del/'Esercito: un 'occasione perduta?Âť. Questo fascicolo riporta il testo integrale del/ 'intervento.


Gen. BoniStato Maggiore. fazio In cisa Successivamente, di Camerana ha ricoperto gli inè nato il 19/2/1934 carichi di Vice Caa Novara. p o d i Gabinetto H a frequentato del Ministro della Difesa, dal l 980 al l'Accademia M ilitare di Modena e 1983 , e di ·vice la Scuola di AppliCapo Divisione 0cazione d'Arma di perazioni di SHATorino. Tenente e PE, dal 1985 al 1988. Capitano nel 131 o Artiglieria di VerHa ricoperto l'incelli , è stato anche carico di Capo di is trutto re presso Gabinetto del Mil' Accademia di nistro della Difesa dal maggio 1988 Modena da l '59 al '60. Ha frequentaali 'aprile 1992. to la Scuo la di Ha poi assunto il ============================ Guerra di CivitaComando de ll a Regione Mil itare Nord -O vest in vecchia, l' Istituto Stati Maggiori Interforze ed il corso di Stato Maggio- Torino. 22 ottobre 1993 è Capo re in Gran Bretagna. Ha comandato di Stato Maggiore de ii 'Eil 1° Gruppo del 7° Reggimento Artiglieria ed è stato Vice Comandante sercito. Ha ricevuto nel corde1la Brigata di Cava lleri a «Pozzuo- so della sua carriera le seguenti onolo del Friu li» e, dall"83 al 1"85, Co- rificenze: Cavaliere di Gran C roce mandante de lla Brigata Motorizzata dell'Ordine al Merito de lla Repubbli«Cremona». ca Italiana; Medaglia Mauriziana per Ha svolto incarichi di Stato Mag- dieci lustri di carriera militare; Megiore presso il Comando del 5° Cor- daglia d' Oro de lla Croce Rossa ltapo d'Armata di Vitto rio Veneto e tiana; Medaglia Militare al Merito di presso lo Stato Maggiore deii'Eser- Lungo Comando ; Croce d ' Oro con cito, dove è stato Capo Sezione Per- stellette per anzian ità di servizio. sona te e Capo de lla Segreteria di Parla correttamente la lingua ingleStato Maggio re del Sottocapo di se. È sposato ed ha due figli.

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Dal

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a confeL renza annuale al Centro Alti Studi per la Difesa dei Capi di Stato Maggiore, con il trascorrere del tempo, è diventata qualcosa di più di un semplice quanto importante momento di approfondimento. È l' occasione per fare il punto sulle tematiche di maggiore attualità per il mondo militare: proporre soluzioni o sollevare problemi sui molti temi che riguardano la sicurezza del Paese. Il tutto nella speranza di stimolare, oltre all'interesse di frequentatori ed addetti ai lavori, anche l 'attenzione dei responsabili politici e degli organi di informazione. Proprio nel solco ili questa tradizione, ormai consolidata, muove la scelta del titolo che introduce l'analisi che ci accingiamo ad iniziare: "Ristrutturazione dell'Esercito: un'occasione perduta?". Un argomento sicuramente attuale, ma anche difficile da compendiare in poche pagine per le molteplici implicazioni che interagiscono con il· tema principale. Per meglio comprendere le affermazioni successive, sembra pertanto opportuno illustrare immediatamente, ancorché sommariamente, le tre tesi che mi propongo di dimostrare. Primo, la ristrutturazione dell 'Esercito comporterà costi. Secondo, se non si accettano costi aggiuntivi, l'Esercito del futuro non potrà mai diventare quell'organizzazione efficiente che noi auspichiamo. Terzo, se l 'Esercito ristrutturato risulterà

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sensibilmente diverso da quello pensato dai tecnici militari, c ' è il rischio che si ilimostri non troppo utile al nostro Paese. Chiaramente, quelli ora espressi altro non sono se non concetti estremamente semplificati, appena abbozzati; giusto per sottolineare che la dimensione e complessità delle trasformazioni da adottare impone, quantomeno, di sgomberare il campo dagli equivoci. Nessuna innovazione di vasta portata, che comporti oneri economici e sociali -quale è la ristrutturazione di una Forza Armata -, è infatti possibile se gli obiettivi che si intendono perseguire non sono condivisi dalla collettività. Probabilmente, proprio questo è uno dei motivi di fondo, forse il più importante, che da troppo tempo· rallentano l' iter del progetto di "Nuovo Modello di Difesa". Da tempo si sente, infatti~ parlare di contrazioni e ridefinizione degli apparati militari, in linea con la riduzione delle risorse, ma si dimentica, troppo spesso, che questi sono solo aspetti organizzativi; scelte strutturali conseguenti alla soluzione concettuale del problema. . Allora, è forse il caso di rammentare che parlare di "Nuovo Modello d i Difesa" significa, innanzitutto, indicare i compiti delle For ze Arma te. Dire

...parlare di

"Nuovo Modello di D.(fèsa" sign(fica, innanzitutto, indicare i compiti delle Forze Annate. Dire a chiare lettere che cosa si vuole dalle Istituzioni Militari ...

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a chia re lettere che cosa si vuole da lle Istituzioni Militari. In assenza di questa indicazione, qualsiasi riorganizzazione muove nel vago. La realtà del momento, dunque, è quella di Stati Maggiori- e mi riferisco in particolare all'Esercito- impegnati a cercare ed a proporre le iniziative che sembrano più adeguate per soddisfare le missioni che noi stessi ci siamo attribuite, in aggiunta ai tradizionali, ma non esaustivi, c9mpiti istituzionali. Il tutto, privi di parametri di riferimento definitivi, condizionati solamente dalla consapevolezza delle crescenti difficoltà finanziarie. Stiamo parlando dì provvedimenti importanti, sicuramente significativi, caratterizzati però dalla mancanza di un disegno organico, capace di collegare le varie proposte in un progetto armonico: per l'appunto, il "Nuovo Modello di Difesa". Fra tutti, l'esempio più evidente di un'esigenza che sembrerebbe condivisa, ma che invece viene affrontata con profonde riserve, è il passaggio da un Esercito di leva ad uno prevalentemente fondato sul volontariato. Il problema è fondamentale e va affrontato con assoluta determinazione, giacchè il volontariato costituisce la chiave di volta concettuale che regge l'intera architettura del Nuovo Modello terrestre. Non perchè la disponibilità di meizi moderni sia

meno importante, quanto piuttosto perchè questa trasformazione presuppone importanti decisioni politiche e comporterà non indifferenti conseguenze sociaJj, tali, comunque, da coinvolgere la coscienza stessa del Paese. Perché arruolare decine di migliaia di volontari- se mai sarà possibile- significherà creare posti di lavoro, prevedere piani di investimento, pensare aJia riquaJificazione ed all'inserimento nella vita civile dei militari che lasciano il servizio ed altro ancora. Impensabile che questo possa avvenire a costo zero. Impensabile, soprattutto, che questo possa avvenire se il problema continua a non essere sentito dalla Nazione. Se a tutto ciò non verrà posto rimedio, correremo il rischio di vedere anche questa, come nel passato, trasformarsi in un'occasione perduta per conseguire quell'efficienza cbe - troppo spesso solo a parole - tutti invocano.

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ominciamo tratteggiando brevemente il quadro·di riferimento. In analogia a quanto in atto nella maggior parte delle Nazio ni occidentali, anche in ita lia sono da tempo in ilinere alcune iniziative volte a reali zzare, in un ragionevole arco d i tempo, uno stmmento ridotto rispetto all'attuale, ma più efficiente. Più efficiente perché connotato dalla presenza sia di una consistente componente professionale sia di moderni sistemi d'a rma. Inoltre, coerente con il ruolo che il Paese dovrebbe ricoprire nel quadro delle Alleanze e delle Organizzazioni a cui partecipa. Sintetizzando, il disegno di trasformazione è, attualmente, ispirato da tre linee g uida:

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-il documento " Aggiornamento del Modello di Difesa ediz ione 1993", che d elinea la futura configurazion e della Forza Armata ; - il d isegno di legge n. 1157 riguardante la " Ristrutturazione dei vertici d elle Forze Armate c dell' Amministrazione della Difesa"; - il disegno di legge n. 1307 (detto affettuosamente «d elegone») concernente " Laristr utturazione d elle Forze Armate ed il riordino del p ersonale d ella Difesa" . Di tutti, quest'ultimo è sicuramente il più importante. Proprio da tali documenti era possibi le evincere i tre para metri sui qua li si sarebbe dovuto fondare il progetto di ristrutturazione dell 'Eserc ito, ovvero: - 55.000 miliardi dj finanziamenti p er

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.. gli investimenti di tutte e tre le For ze Armate, da ripartire in un a rco di 10 a nni. Senza entrare nei dettagli, ciò avrebbe anche significato consistenti risorse economiche aggiuntive per il rinnovamento dell'Esercito; - 150.000 uomini; - 13 Brigate. Con il passare del tempo - ed anche in forza degli indirizzi espressi dal Ministro protempore con una direttiva del dicembre 1994 e delle conseguenti disposizioni emanate dal Capo di Stato Maggiore della Difesa -i parametri del Nuovo Modello si sonoridotti, per l' Esercito, a due soli: 150.000 uomini e 13 Brigate. Nulla in merito a i fi nanziamenti aggiuntivi. Aleatoria, altresì, la ripartizione del personale, anche se le necessità da sempre segnalate per soddisfare le esigenze dì ristrutturazione richiederebbero 60.000 volontari di truppa - ripar t iti per la m età nel servizio per m anente e per l'altra metà nel.l a ferma breve - 40.000 militari di leva, 15.000 Ufficiali e 35.000 Sottufficiali. Tenuto conto che una tale ripartizione deriva dalle indicazioni del primo dei citati documenti e che è in linea con i paradigmi di maggiore professionalità posti a presupposto del progetto di Nuovo Modello, v'era da pensare che una tale ripartizione fosse stata ormai acquisita. N iente di meno véro. Il recentissimo Decreto Legislativo 12 maggio '95, n. 196, relativo a l "Riordino dei Ruoli dei Sottufficiali e dei Volontari", " ingabbiato" dal «Tesoro» entro i limiti della legge di bilancio, stabilisce un numero assai inferiore di Sottufficiali e Volontari. Esso prevede, infatti: - 27.700 Sottufficiali nei due ruoli dei Marescialli e dei Sergenti, anziché 35.000; - solo 40.000 volontari, dei quali 17.000 in servizio permanente e 23.000 in ferma breve, invece di 60.000. Ci troviamo, quindi, di fronte ad una riduzione di ben 28.000 professionisti; accettabile se l'obiettivo è una mera decurtazione orientata alla "sopravvivenza", ma certamente non condivisibile se lo scopo è una crescita di efficienza della Forza Armata.

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Pur non drammatizzando, poichè si tratta di un provvedimento transitorio che mi auguro venga corretto in un prossimo futuro, non sembra, comunque, che questo possa essere considerato un inizio promettente. Tuttavia, ancorché i numeri previsti dal predetto decreto " 196" siano inferiori alle esigenze, il provvedimento sembrerebbe rappresentare, quantomeno, un concreto punto di partenza. Peccato che l'entità reale di personale reclutabile nei vari ruoli sia poi funzione oon della legge autorizzativa "196", ma degli stanziamenti di bilancio. La "196", ad esempio, stabil isce che il volume organico di volontari non possa superare le 40.000 unità. Ma la consistenza degli arruolamenti dipenderà dalle reali assegnazioni di bilancio, in assenza delle quali detta " previsione" rimane mero eser cizio t eorico. Proprio in merito all 'aspetto finanziario, appare, quindi, opportuno fare le prime considerazioni.

Le esigenze filWltZiarie necessarie per il petAsonale

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ttualmente, le risorse annuali destinate al personale ammontano a circa 4. 100 mil iardi suddivisi in: - 2.550 per le spese vincolate del personale in servizio continuativo; - 1.550 per i programmi di forza del restante personale. ' Peraltro, tale ripartizione non riveste particolare importanza, se non quella di precisare come i volontari in servizio permanente ricadano nelle spese vincolate e quell i in ferma breve nei programmi di forza. Quello che poi conta è il volume complessivo delle spese per il personale. Il passo successivo da compiere nel delineare il progetto di ristrutturazione dell'Esercito è poi quello di valutare le eventuali esigenze finanziarie aggiuntive o, magari, i risparmi, per arrivare agli obiettivi di


60.000 \ ulonta ri c 35.000 SottufTieiali. Per fa re questo. è pe rò neees~ario definire

tempi c modali t<ì di imm issione in serviLio del nuovo persona le. So lo dopo una tale analisi saril lecito 111trodurre gli eventuali conditionamcnti ed 1 conseguenti corrctti\'i. Se esistono. Comi nciamo! Hanalc il calcolo per arri, are ai 30.000 'olontari in ferma tricnnah:: bisognerà reclutarnc almeno l 0.000 l"anno. Più complesso il discorso pe r i 30.000 militari in servizio pe rmane nte. i cui a rruolament i dovranno neces'iariamcntc essere ripartiti in un arco temporale molto più lungo. Considerando 20 anni. le 1111mbsioni annuali dm rebbcro essere dell'ordine delle 1.500 unitù. Procede ndo per scmplific<l7ioni. l'inkro areo temporale di : w anni. necessario per completare il 'o lume d1 volontari. può ancora essere riparino 111 due decenni. Il primo. decismnentc il p1ù importante. nel qua le si dcc idcrù il futu ro c dm c si concentreranno gli on-:ri aggi untivi maggiori cd anche i risparmi più ~i­ gnificat J\ 'i. In d1cci anni sarà. infatti. t\!CiliC<JillCiliC possibile soddisfare Il 70°" cm:a delle esigente complessi\ c: 15.000 'olontari in ser' 11io pcrmancmc c 30.000 111 ferma brc\c. l ali Immissioni in scn i1 10. pur tenendo w nto dd !<.: economie derivanti dalle eonsistcnti c graduali ridutioni numeriche di Ufficia li di complemento c di mili tari di k va \i rb parm io il valore numerico dcl l' inter-

'cnto - rich icderanno. comunque u hcmm csigen1.e di spese nel settore del pcr:.onale . Le possiamo v<Jl utarc - con <h:ccnabdc approssi ma; ione - in una misura 'ariabi le c crescente da 160 milia rdi nel pnmo anno sino agli ROO mili a rdi dell' uhimo anno. l'incremento progressi\ O è. naturalmente. connesso con t1 crescere degli arruolamenti. el secondo decennio. rimarranno solo da complewrc 1 rccllllamenti dci rimanenti 15.000 'olontan ut ser' i110 permanente. Anche ~c un calcolo a \Cnt"anni appare quanto mai alca tono. non foss"altro perehe rapportato ai costi '95 c plhslbile stimare l' o nere finantl<~rio " g giunti\ o anmlll del modello stahtl1t talll. cioè una 'l) ha completalO il quadro dc1 volontnn c ridouo il personale d1 lent al numero finale di -Hl.OOO UOilllnl addestrali. 1n una c1fra pro...... una ai 1.200 mil1ardi. \'alore chc n marrù Cllstante negli ann1 sue ce:.!\1\ l. ~ 1 traua di 'alori numelll.i ehc. per dimcn:.ionc. durata del periodo c searsitù d1 ri fc n mcnt i. non possono "'ere che un -;JgnJflcato orientati\ O, in ogn1 ca ...o importanti perché quello che conta c l'ordtne d1 1dcc Inoltre. nel corso dcii" esame. \Crranno tlllli\ idua11 1correli l\ i per ndurrc- 1n qualchl.! misura- le 1potcs1 d1 spcsa ora mtrodottc. 1- s1eeomc il prohlcma dell"Eserci to c rcpcn re le nsor:-.c mancant i all"interno della For;a Arma ta, passiamo ad csaminarc :-.1.! è possibile rea liuarc economie nei sctton clcll'cscrcllio o dcll'i nvcstuncnto.

Il ...peccato che l'en-

tità reale di personale reclutabile nei vari ruoli sia poi funzione non della legge autorizzativa "196 ", ma degli stanziamenti di bilancio... Il

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e spese di esercizio nel 199-l sono ammontate a 1.600 miliardi c nel 1995 sono previste in 1.550 miliardi circa . È anche da evidenziare che. in quest'ultimo settore. il sensibile aumento delle spese, do\'Uto principalmenle ai notevoli impegni operativi in ambito nazionale e internazionale. ha determinato un calo preoccupante nelle scorre di carburante e di mun izionamento. Per quanto riguarda le spese di esercizio, è però opportuno aggiungere un' ulteriore considerazione. Nel 1987. le risorse destinate in questo settore all' Esercito, che disponeva di 24 Brigate. ammontavano in termi ni monetari a circa 1.500 mil iardi. I 1.500 miliardi di oggi, cioè dopo otto anni, sui capitoli dell'esercizio. se rafTI·ontati con l'assegnazione dell' ' 87. equivalgono. in termini reali. a circa 1.050. c consegue che il hudget assegnato è stato eroso per una percentuale del 30% . a fronte di una riduzione dello strumento operativo di solo il 20% (si è passati infatti dalle 2-l Brigate alle attuali 19). G ià solo per questo, si può di re che l' effi cienza dci nostri R eparti è cala ta del 10%.

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Da ultimo. la maggior parte dci risparmi prodotti dalle riduz ion i delle Un ità sarà assorbita da i crescenti oneri di fu nzionamento delle Unità di professionisti. In sostanza, per i prossimi anni è da prevedere un incremento delle spese di esercizio dovuto al pagamento delle indennità di tras ferimento del personale in forza ai Reparti in scioglimento; ai trasporti di materiali ; alle trasformazioni di Enti; all ' incremento degli standard abitativi a favo re del personale a lunga ferma e ad altro ancora. Solo a modello stabi lizzato, sarà possibile rea lizzare un risparmio. che si attesterà intorno ai 350 milia rdi. Ma questo avverrà soltanto quando le Unità da clim in are saranno state soppresse e le relative caserme dismesse. Non prima. Cioè, tra dicci ann i. Riassumendo: nell'esercizio saranno prcvcdibi li risparmi sign ificativi solo a lungo termine. Economie che risultera nno comunque insufTicic nt i per fì·onteggiarc gli oneri aggi untivi del volontariato. In ogni caso, c prescindendo un momento dai calcoli matematici. occorrerà porre sempre ogni cautela nei tagli sui cap itoli dell 'esercizio, perché esercizio significa addestramento c addestramento equivale a sicurezza del personale.

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Sintesi degli onel'i n sintesi. nel prossimo decennio, per completare il previsto programma di reclutamento dci volontari, tenuto conto di tutti i parametri c di ogni possibile economia connessa alle riduzioni numeriche c strutturali, sarebbero necessarie ulteriori risorse finanziarie variabili da circa 200 miliardi nel primo anno a circa 400 alla fi ne del decennio. E queste sono due cifre da memorizzare. Si tratta, in fatti , dci valori che rappresentano la messa in fase tra i maggiori costi complessivi c i rispam1i possibili intervenendo nei vari settori di spesa del personale c dell'esercizio. In altre parole, risorse che è indispensabile rcperirc. L'obiettivo che ci eravamo prefissi non era, però. tanto quello di definire con certosino scrupolo l'ammontare esatto delle risorse finanziarie necessarie per realinarc la ristrutturazionc dell'Esercito. Anche questo, di certo. ma in questa fase. assai più importante - perché presupposto dell'intera discussione - è il capire se i risparmi opcrabili siano in grado di coprire i maggiori oneri. Al riguardo, le spese individuate ci hanno invece pem1csso di capire. senza dubbi residui, come i parametri di partenza non consentano di impostare un piano di reclutamento dci volontari a costo zero. Lo intuivamo, ora lo abbiamo quantificato. Se però prorrio lo si dovesse attuare mantenendo ferma la consistenza dell'Esercito a 150.000 uomini , allora occorrerebbe dimezzare la componente di volontari . passando da 60.000 a circa 30.000 unità. Ricapitol iamo per non perderei tra i molti numeri . 60.000 è l'esigenza di volontari da Nuovo Modello di Difesa. 40.000 è il volume massimo oggi consentito dalla legge. 30.000 circa sono i volontari che -con le attuai i risorse finanziarie- saremmo in grado di pagare. Se diminuiscono i volontari. debbono aumentare i militari di leva. Questo è OV\ io. Cosi come, se diminuissero i Sergenti, dovrebbero aumentare, in pari numero, i volontari in serviLio permanente. C'osa che, peraltro. non influirebbe sulle esigenze economiche com-

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plcssi,c. 'isto che un Sergente comporta costi praticamente identici ad un Caporal maggiore in servizio pem1anente. Se, però, un minor numero di Sergenti rispetto alle t.:sigent:e non venisse compensatoalmeno in parte- da un maggior volume di volontari. dO\ rebbcro crescere quantomeno i militari di le, a. giusto per salvare la consistenza quantitati\a dello strumento. se non quella qualitativa. Aumento che. tra raltro. do' rebbe pre,t.:dcre anche raliquota in più di personale in addestramento di base. quindi . non impiegabile. Alla fin fine sarebbe da \edere se- anche in quest'ultimo caso- ne deriverebbero davvero economie signirieativt.: o del tutto irrisorie. Considerazioni che credo ovvie, speriamo solo che lo siano non solo per gli addetti ai lavori. ma per tutti.

Le risorse da destinare ali'investimento o

adesso intt.:rt.:ssiamoci brevemt.:ntt.: al

Est.:ttort.: degli imt.:stimcnti. Come dire ai mezzi cd ai sistemi d 'a rma. Credo. comunque. che nessuno possa aspettarsi proposte di ridu;ioni in questo settore. Ed infatti non ne \Crranno fatte . l rneui in dot:uione all'Esercito. sebbene la situa;ione non sia omogenea in tutti i settori. non st.:mbrano rispondere ai requisiti base di affi dabilit ì1. mantenibilità. suppor tabilità t.:d interoperabilità, che costituiscono in tutti gli Eserciti i paradigmi di una corretta politica dci materiali. Eufemismi, in ogni caso. per dire che gran parte del parco è formata di mcui vctusti. Si tratta di caren;e qualitative esistenti già nel passato cd alle quali si tentò di porre nmedio con le risorse finanziarie assegnate dalla fam osa l e~ge promozionale del 1977. Purtroppo, con il passare degli anni. laristrutturarionc andò perdendo le connolat.ioni di rinnovamento, mentre assumeva le caratteristiche di una costante riduzione quantitativa, peraltro non controbilanciata da un


incremento qualitath o. (·atto che non si è \enfieato per due moti' t. Primo: il mancato 'aru di una nuo\'a legge prumotionalc. Conscguentcn1cntc. tutti i pro' vedi menti di ammodernamento. clw sono per ltlro lliliUnl straordinari. s<Hltl stati uttuau traendo le risorse dal hilam:io ordinario. Secondo: con il tempo. k nsorsc finantiane sono state. in termini r<•ali, cro<;c dall'intlat.ionc c le moderne tecnologie s1 'iOno ri'clatc 'ìcmprc più costose. \ lancando. sotto r nspetto fmanllano. i due prc:-.uppo:-.ti csscntiali per n.:all//are cmcaCI pian1 d1 s' iluppo. cwi: la disponibi lità eli risorse c la stabilità dci bilanci. ne è discesa l·nnpossibilitù di finali//arc i programmi di rinnovamento con le risorse ordinarie nei tempi prc\ isti e. quindi. la necessità di rim iare o. addirinura. di annullare alcuni programmi di fondamentale mlportanta. In tal modo. 1 materiali di numo apprm' igionamento n ...chiano spcs'o di entrare m scn itio g1ù supcratt. Peraltro. la mancata conce,~1one di ri~orsc adeguate per l'ammodernamento non è stata Il male peggiore. Con scarse risorse !>i può comunque programmare. l molto peggio se. una \olta definita la programmationc h.:cnico-finan7iaria. vengono 1mposti tagli consistenti è reiterati. CsCrCiLlO flllallll:trio durante In questo caso. di,·enta impO!>\ibile definire una decente politica di !>\ iluppo c ciò ha serie npercuss1oni non solo per la l·orta Armata. ma anche per l'industria che !>l ritrm·a. di colpo. :.cnta commesse. Ad ogni buon conto. passiamo ad esaminare la situationc attuale per tentare di individuare. per eccesso di zelo. margini di risparmio. Intendo dire. margini di risparmio reale. cioè quelli possibili mantenendo ad un livello di ciTicienLa accettabile il parco Il ,aJore dci me7.zi dell'Esercito. \trutnJrato su 13 Brigate. è stato stimato in 50.000 miliardi. Considerata a 25 anni la 'ita media dei meni c dci materiali. sarebbe perciò necessario un investimento annuo di 2.000 miliardi per ricapitalinare il parco. Fino ad oggi. però. è stato possibile desti-


narc all'investimento una media di poco superiore ai 1.000 miliardi, con conseguente ulteriore deterioramento del parco. Negli ultimi due anni le assegnazioni sono ulteriormente diminuite. Se, pertanto, le quote per l'investimento si manterranno a livello csercitio '95. cioè al massimo 900 miliardi. anche in questo settore non solo. non si potrà risparmiare. ma si dovrà avere qualcosa di più se si vuole ammodernare, almeno in misura decorosa. lo strumento. Questo qualcosa di più. altro non è che la parte dci 55.000 miliardi citati all'inizio del dis<.:orso tra i parametri di ri!crimento da destinare all'Esercito. Cioè. almeno 700 mi liardi in più l'anno per l'ammodernamento.

Deduzioni parziali saminati i principali settori di spesa, E ora possibile trarre alcune deduzioni iniziali da quanto detto finora. è

Tenendo presente che: - le spese per il personale tenderanno ad au-

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mentare notevolmente: - le spese di esercizio rimarranno mediamente attestate nel prossimo fut11ro sui livelli mtua! i ed eventuali risparmi concreti saranno ipotizzabili solo nel lungo periodo: - le spese per gli investimenti, infine. appaiono decisamente insufTicienti per qualswsi ipotesi di rinnovamento, si desume. in 'ia definitiva, che dal bilancio ordinario risulterà impossibile rcpcrire le risorse per sostenere 1 nuo\ i oneri del personale. In sintesi. si potrà realizzare una componente di truppa formata sì da l 00.000 unità. ma articolata in: - 30.000 volontari circa anziché 60.000. Cifra. come si doveva dimostrare, addirittura inferiore rispetto ai 40.000 teoricamente autoriaati: - 70.000 militari di leva anziché 40.000. obiezione di coscienza permettendo. A questo numero occorrerebbe. però, sommare il 20% in più, costituito dal personale in addestramento. Circa 15.000 uomini. Il che significa o passare a 115.000 militari o ridurre l'efficienza reale ad un valore assai inferiore ai l 00.000 teorici.


È il solito dilemma della copcna sempre troppo corta: avere 60.000 ,·olontari comporterebbe non poter ammodernare i mc;.d c ammodernare i mez;ri significherebbe non avere i volontari. In assenza di correli i'i. il risultato sarà quindi, al massimo. una For7a Armata più piccola dell'allualc. con pochi volontari c. in fallo di equipaggiamenti c di principali mezzi, egualmente "mediocre". In tale situa;rionc, lo Stato Maggiore dell' Esercito auspica che i giunga rapidamente all'approvazione dell'Allo Camera 1307 (sempre il famoso «delcgonc» ). con i correttivi sinora indicati. assicurandone. però. la copertura finanziaria. Può anche darsi che si traiti di un auspicio impossibi le. Che. quindi, l'ipotesi di Strumento Militare Terrestre. basata su 60.000 volontari. sia ritenuta irrealizzabile e che la azione scelga come soluzione quella che ne prevede la metà. o poco più. A mio av\ iso, se ciò dovesse avvenire. avremmo probabilmente perduto i'ultima occasione per realiuare, finalmente, uno strumento serio e credibile. Tecnicamente. però. non sussistono problemi. Per l'tscrcito. poter disporre di volontari o di militari di leva, purché si tratti di personale egualmente addestrato cd impiegabi le senza riserve, è del tutto indifferente. Una volta rese disponibili

le risorse umane volute dal Paese, unico dovere dci Quadri militari è prepararlc cd impiegarle al meglio. In ogni caso. prima di procedere alla ristrullurazione defin it iva. è sicuramente necessario che. almeno su questo argomento, vengano ora messi dei punti fermi. l volumi di personale nei \'ari ruoli de\ono pertanto essere chiari c condivisi da turti. Se si vuole un Esercito composto da un minor numero di Quadri c di volontari e. quindi. formato da un ben piit consistente numero di militari di leva. nessun problema concellualc. Basta saperlo c, di conseguenzn, reimpostare completamente lo studio della ristrutturazionc, adottando tutti i necessari correttivi. Fermo restando, però. che anche in questo caso i finan;iamenti aggiunti\ i per l'investimento rimarranno ugualmente necessari. l soldati armati di lancia sono coreografici, ma hanno poche possibi lità di sopravvivcrc nei moderni campi di battagl ia. Essenziale, in ogni caso. è usci re subito dal teorema perverso che vede interagirc l' insufficienza delle risorse per i volontari con le ipotesi di riduzione della ferma di leva e con la nuova disciplina sull'obiezione di coscienza. Teorema che comporta, come unico risultato, la fine dell' Esercito quale struttura efficiente in quanto garante di sicurezza.

Il ...poter disporre

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di volontari o di militari di leva, purché si tratti di personale egualmente addestrato ed impiegabile senza riserve, è del tutto indifferente... JJ


eli ' attesa, fortemente avvertila. che il Parlamento si pronunci c legifèri in materia di Nuovo Modello di Difesa, lo Stato Maggiore dcii' Esercito ha giù inviato alla Difesa, nello scorso mese di novembre. il progetto di riordinamento della Forza Annata. Si trana di un disegno certamente suscettibile di miglioramenti. ma comunque ragionevole c fattibile, che. a regime, consentirebbe alcuni risparmi conferendo, nel contempo, maggiore flessibilità alle Forze operative. Ila il grande difetto di essere basato sui parametri di rifer imento citat i all'inizio che. comc abbiamo visto, sono tutti ancora da discutere. Veniamo alla sintesi di questo progetto.

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lnnanzitutto. nel rispetto del disegno di legge sulla "Ristruttunvionc dci Vertici". è prc\'isto il trasferimento di alcune fun/ioni allo Stato Maggiore della Difesa. Inoltre, saranno soppressi oltre l 00 tra Comandi. l"'. nti cd Unitù. sia dcll'organi/./.azionc territoriale sia di quella addcstrativa. La parte più significativa. se non proprio più importante. del riordinamt.:nto è quella relativa alle Un ità Operative, alla parte- cioè -che giustifica l'esistenza stessa della Forza Annata. Le 19 Brigate alluali saranno ridot1c a l 3. mentre verranno sciolte ben 50 Uniti1 a livello Reggimento di llllle le Armi c Servizi. E sono tante. Appare necessario sottolineare che la ristrutturazionc. anche in a. senza di una chia-


ra. c per noi t:ornunquc necessaria. dctcrmina7ionc politica. è già stata avviata. Più che di ristruuuraLionc. però. visto che i finanziamenti stentano ad arrivare. mi sembra più giusio parlare solo di riduzione. Non è stato ancora emanato l'ordine di scioglimento dci Comandi di Brigata, ma la soppressione dci primi 26 Reggimenti è ormai in atto. Del resto le risorse umane e finanzia rie disponibili lasciavano aperte solo due possibilità: - autoriduzione. nel tclllativo di mantenere l'cfTicicnLa delle forze residue; - mantenimento dci livelli precsistcnti. ma accertando Unità sempre più simili a scatole vuote. quindi inutili. Tra le due abbiamo adottato la soluzione

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cfficientistica. Cioè la prima. Quella che sembrava più seria c rispettosa delle esigenze di sicure/Za del Paese. Mi auguro che sia stata operata la scelta più giusta. C è chi dice di no! In sostanza. entro pochi mesi. l'Esercito sarà passato dalle 24 Brigate del 1990 a 13. Sempre per autonoma iniziativa ed in assenza di direttive sui compiti da svolgere.

assiamo a descrivere gli obiettivi che-

Pse i parametri di base \erranno sostanzialmente rispettati - ci proponiamo di conseguire. Il primo è quello di contribuire, nella misura determinata a livello politico. agli accordi assunti in ambito internazionale. Si tratta di impegni seri. O\ e si pensi che siamo andati abbastanza' ici nt all'impiego del Corpo d'Armata di Reazione Rapida della NATO ndle operazioni di sgombero dei Caschi Blu dai territori della ex-Iugoslavia. Recentemente. è stata poi costituita I'EUROFOR (Forza Multina7ionalc Terrestre messa a disposiLione da Francia. Spa&rna ed Italia). St tratterà di una FarLa non pennanente a Il\ ello Divisione. solto posta ad un Comando integrato esistente sin dal tempo di pace. Si v:t, qu indi. delineando un ampio quadro d'integn11ione multinaLionale. al quale l'Italia potrà partecipare in modo credibile soltanto se illi,cllo di efficien;a delle nostre Unità sarà commisurabile a quello delle Forze Alleate. A questi impegni dovrà, necessariamente, essere attribuita un ' alta priorità : un eventuale fallimento determinerebbe ulteriori conseguenze negative per la nostra credibilità in campo internazionale. Il secondo obiettivo è quello di approntare forze idonee. per livelli di prontezza operati-


va. ad intervenire per soddisfare esigenze di carattere nazionale od internazionale. anche nel quadro di missioni di supporto alla pace sotto egida di Organismi o di temporanee coalizioni multinazionali. Tale settore comprende le tipologic d'impiego che hanno visto operare di recente le Unità del!" Esercito in missioni di pace e sicurezza fuori del territorio nazionale: Kurdistan, Somalia c Mozambico, per citare i tre esempi più noti. L.: ultimo obiettivo, solo in ordine di numerazione, è quello di garantire l'integrità territoriale del Paese. La soluzione ordinativa che consegue dagli obiettivi, prevede tre complessi di forze a prontezza operativa differenziata, anche in relazione alle disponibilità di volontari . Vediamole rapidamente nelle caratteristiche essenziali. Soltanto il primo blocco sarà • • da Brigate omogenee composte esclusivamente da volontari, immediatamente impiegabili. Esso compre-nderà la Forza di Intervento Rapido Nazionale (cioè la FIR), a livello Divisione, su 2 Brigate: poi la Brigata alpina ' per le esigenze della Forza di Reazione Immediata della TATO [già in vita da molti anni sotto la più nota sigla di AMF (L)]; infine, la componente terrestre della costituenda Brigata

Anfibia c alcuni reparti di supporto. Il secondo blocco sarà incentrato su Brigate «miste» ordinate su Reggimenti omogenei di volontari in ferma prolungata e di leva: in linea di massima, le S Grandi Un ità assegnati al Corpo di Reazione Rapida della NATO cd i relativi supporti tattici e logistici. Il terzo blocco. in fine. composto dalle rimanenti Unità; ancora basate essenzialmente su personale di leva cd orientate, principalmente, alla difesa del territorio. Stiamo, evidentemente, parlando di una strutturazione organ ica concettuale. giacché, al bisogno, anche i Reparti di Reazione Rapida ed Immediata prenderanno parte alla difesa del territorio. Del resto, già adesso tutte le Unità terrestri si alternano in compiti di sicurezza interna che, per dimensioni, comportano un consistente impegno di forze. In questo momento oltre 10.000 uomini della Forza Armata sono impiegati in tal i attività. Nel complesso, il risultato sarà uno strumento che speriamo sufficiente per assolvere la maggior parte delle ipotesi di impiego prevedibili, ma certamente inadeguato in vista di quella forse più remota. ma certamente più impegnativa e sicuramente da non escludere a priori: la difesa dell ' integrità territoriale. Sarà qu ind i necessario ripensare alla mobil itazione. Co-

ll ... abbian1o adottato

la soluzione ejjicientistica, quella che sembrava pzu. serza. e rispettosa delle esigenze di sicurezza del Paese... JJ

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me. del resto. sta già facendo la maggior parte dei Paesi occidentali. 'on intendo rifcrirmi ad una mobilitazione generale. oggi non più necessaria c nel passato scarsamente credibile. arà. 111\t!CC. possibile adottare un tipo di mobilita1ione che qualcuno potrebbe definire lig,lu. fondata su Unitù di difesa territoriale leggere. a li, ello compagnia. che si richiami proprio al concetto delle vecchie compagnie di sicureua. el complesso. l'Esercito si appresta dunque a compiere una trasforma1ione radicale. neppure paragonabilc ad altre del passato. Un progetto che ha sen~o se. e soltanto se. il Paese sarà in grado di portarlo sino in fondo. Ed allora è il momento di decidere da\'\ ero che cosa si 'uole dall'Esercito. La spcranta è che ciò non 'enga impedito dalla lhsaiTctionc congenita degli ltahan1 \erso 1problemi della s1cure11a. Al nguardo. si sente d1re che 'a migliorando 11 rapporto- spesso caratteri/Lato nel pa...sato dall'mcomprensione- tra J'opm1one pubblica c le Forte <\rmatc. L probabilmente. un'illusione. Il completo disinteresse. nc1 làtt1. \erso il NuO\o l\lodcllo tc-;ttmonia il contrano. cd :111t1 indica il perdurare d1 un mai sopito processo di rimotionc dalla sfera individuale dci problemi della Difesa, con conseguente delega della responsabilità ad una struttura ritenuta ··sostantialmcntc ··avulsa dagli interessi dclln società. Di Forte Armate si parla solo qunndo si verifica una sitLHvione prossima alla guerra. Oprurc in rrcscnta di fatti di cronaca. O. ancora. per criticare le 'dk1tù mllitaristiche dci Generali che c ... pnmonu 1 propri pareri tecnici sul probkma dell' obn:Lionc di coscicnta. LI! dunostratlont -.,ono di fronte agh occh1 d1 tutti.


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RISORSE UMANE: IPOTESI DI SOLUZIONE

ornwmn a parl:uc dt ttsmsc. perchi! l! ti morncnto dt proporre solutioni pct i problemi ~in qut accennati Per le l orte Armate potl!r dtsporrc dt aJcgu,tti fman11anu:nt1 per g.h tnn:stnnl!ntt è pnm:tpto tninunctahtk pa rendere crcdthilc la dhsuasione c garantire la stcurc11a dd p-:rsonale. ( iù premesso. p-:r le lortè di terra. m c masstllll ... ono rimpcgtHl fbico c la ...ollluJmc npcratt\a. la chta\ c d t succcs-.o nstèdc nel!" uomo. forte dclk sue moti\ ationt. Con questo intendo dtrc che un·Lnllit combattente clltctentc può solo essere la nsultantc dt una somma di l~ttton umant c matenali che dia come csttn un 'tstema armontcn cd equilibrato. La 11.:-.1 i: c::.trcmamcnte chtara c p tu \o lte nbadita: il combattente è il H ro sistema d'arma dell'Esercito . Ne derinl una ri flessione. che può anchè appanrc prmocatoria. ma che nn ècl! \ uole solo rappn:scntarc 1· e!>igcnLa di un radicale cambio di mentalità nei riguardi della componente umana dello strumento. Un ca mbiamento. dice\ O. che consenta di affrontare in un ' ottica di \'ersa anche l'esamc dei bilanci. Quando. infatti. si afferma che le spese qualitatin: di un Escrci1io Finan7tario sono quelle de:.ttnate all"imC!>timcnto. si esprime un parere corretto. ma. da oggi in poi. almeno per !"Esercito. incompleto. Oggi. anche i costi per l'arruolamento

T

dci \ olontari dm rebbero - in qualche mbura - essere consi-

dcrati un ··imesttmento"'. (,i :'l attualmélllé la For1.a Armata spende per il personale oltre il 60% del bm/get. ( on l'arruolamento dci \Oiontan questa percentuale, molto alta a nche rispetto alle altre due For1.e Armate. sarù destinata ad aumentare arrivando ad incidere. fermo restando ti lwclger per l' csercttiO c per 1· im c.,timento. per oltre il 70% dell'intera assegnatione. Una situattone insostenibile alla quale si può porre rimedio solo in due modi. O prc\ eden do un fina nziament o ad /wc t>er il volontariato militare, da attuare con una sorta di legge speciale o promozionale per l' occupaLione. Oppure. qualora questa strada non risultas:,e percorribile, sarà necessario colloca re le spese per i "volontari" a monte del Bilancio della Difesa. C iò perché, una \'Oita per· t utte, è necessario che venga compreso che il problema dei volontar i non r iguar·da soltanto l'Esercito, ma tutto il sistema Difesa . Quindi l'intero Paese. In altre parole. per I'Eserciw è essenziale rec uperare que i margini di investimento indispensabi li per avviare un scppur minimo processo di ammodernamento dci mezzi. sen7a rinunciare ai 60.000 volontari. Il che sarù possibile soltanto r ipartendo equ amente le quote desti nate all ' a mmodern amento delle tre For ze Armate.

ll ... un 'Unità combat-

tente efficiente è la risultante di una somma di fattori umani e materiali che dia come esito un sistema armonico ed equilibrato... JJ

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1militm·i di leva na disamina sulle prospel1ive di ristrutturazione della FoJ-.la Armata non U consente di limitare il discorso e elusivamente ai volontari. Questo. anche se la possibilità di realizzare un numero congruo di Unità professionali si confem1a quale provvedimento ad un tempo indispensabile cd impegnativo per conferire credibilità all'intero processo di trasformazione. t.: Esercito continuerà, in fa tti , ancora a lungo ad avvalersi di un sistema di reclutamento misto. Appare quind i doveroso spendere due parole sulla leva. Cominciamo con il dire che i militari di leva hanno dimostrato in più occasioni elevate qualità umane e professionali. ono dci \Cri soldati! o n dei soldatini, come ancora scrive qualche sprovveduto, e meritano pertanto il riconoscimento della Nazione. Ciò premesso, il primo problema darisolvere è que llo relativo alle future modal ità di reclutamento della componente obbligatoria. Occorrerà, infatti, considerare sia l' obiezione di coscienza sia il dragaggio operato dall'arruolamento ausiliario nelle Forze di Polizia. Quest"ultimo aspetto, in particolare, rende talora lecito il dubbio se si vogl ia abolire il servizio di leva nell' Esercito per consolidarlo in tutti gli altri Corpi Armati. In che modo. dunque, i pochi militari di leva che saranno ancora chiamati alle armi accetteranno il servizio militare obbligatorio? L'obiezione di coscienza ed il servi? io ciVile renderanno ancora possibile reclutare anche questa minima aliquota di personale? Oppure, come sarà possibile selezionare una parte che, nlla lunga, diverrà comunque minoritaria rispetto al volume dci giovani in obbligo di leva? Questi sono gli interrogativi.

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l unica possibilitù per C\ iture che un scrviLio. un tempo sacro cd obbligatorio. degradi

in iniquo. è prncdcrc. per il giovane chiamato a difendere in nrmi la Patria. un'adeguata ricompensa in termini sia economici sia di titoli utili per l'accesso al mondo dcllmoro. Il secondo ordine di problemi riguarda la durata della ferma che. al momento. rappresenta ancora un aspetto fondamenta le per ropcrativitù dci reparti. Anche per quanto riguarda sue eventuali ridu7ioni. tecnicamente non ci sono controindica;ioni. Basta infatti accettare o oneri maggiori (a paritù di fo r;.e opemtive). necessari per chiamare un maggior nunl\!ro di giovani o. in alternativa, rinunciare ad una seppur minima effici enza del lo strumento, mantenendo inalterato il volume de l rec lutamento c quindi riducendo de.fclclo le Unitù. Ne deriva che la riduzione della ferma di leva sa dt tecnicamente possibile solo una volta reso disponibile un numero di Unità formate da volontari suffi ciente per soddisfare, al meno, le più probabili ed urgenti esigenze operative fuori del territorio nazionale. Orientativamente, il 50% dell' esigenza globale di personale volontario. Per esemplificare, diciamo, forze pari a 3 Brigate 1>iù i supporti. Comunque, occorrerà sempre rammentare che ridurre la ferma significa accettare o maggiori oneri fi nanziari o minore effi cienza. Con buona pace di chi -disinfo rmato- purtroppo pensa ancora il contrario.

ISottufficiali passiamo ai Quadri SottuiTiciali. dci quali desidero unicamente mettere in evidenza r importanza del ruolo che. nel uovo Esercito. sarà loro attribuilO. Tutti i Comandanti di squadra dovranno essere Sergenti o. quantomeno. volontari in

E

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servizio permanente. l Comandanti di plotone, Subaltcrni in servizio permanente (pochi) o Marescialli (la maggior parte). Quindi personale esperto c pro fessionalmente preparato, idoneo per guidare i propri uomini, su scenari operativi sempre più indeterminati c complessi. Da qui l'esigenza di 35.000 Sottufficia li ! Chi, per ragion i finanziarie, vuole ridurre tale numero. pretende anche di avocare a sè la decisione, strettamente tecnico-mi litare, sul chi debba comandare una squadra fucil ieri od un carro armato. Va inoltre citato come il riordinamento dei ruoli dci Sottufficiali preveda due categorie di tali Quadri: i Maresciall i ed i Sergenti. Questi ultim i proverranno integralmente dai volontari in servizio permanente c. pertanto, consentiranno anche di offrire al personale una necessaria quanto opportuna possibi lità di progredire nella carriera- e nella responsabil ità- nell'ambito della Forza Armata. In altri termini. la categoria dei Sonufficiali cambierà, ma è più corretto dire "crescerà", a tal punto da non rendere più concettualmente possibile un confronto con la realtà del passato. Per tutte queste ragioni. non possono che !asciarmi perplesso posizioni di chiusura che appaiono in controtendenza non solo con le esigenze di professionalità, ma· anche con gli orientamenti ormai consolidati in tutti gli Eserciti, dove ben diverso è il rapporto percentuale tra Ufficiali, Sottuffic iali c truppa.

IL CONSENSO DELLA NAZIONE T L

' efficienza- è sempre uti le ripcterloin un Esercito non è, però, mai solo funzione delle di sponibilità finanz iarie. La qualità di uno strumento militare dipende anche- ed in misura signi ficat iva- da lla coesione spirituale de lle Uni tà che ne fanno parte. La motivazione del personale, sodd isfazio-

2n

ni individuali a pane. può essere considerata direttamente dipendente da l livello di consenso morale c materiale espresso dal Paese. Si tratta di due variabili. il cui prodotto deve. però. risultare costante c ma i attestarsi sotto certi lim iti. In Italia. per una serie di concause. questi due fatto ri per troppo tempo hanno evidenziato valori eccessivamente bassi. Una tendenza che va in qualche modo inver1ita. quale condizione necessaria per poter contare su professionisti di sicura qualità. legittimati. dalla società nel ruolo di di l'e nsori armati del Paese. Proprio nel mancato riconoscimento di uno stallls congruo con il ruolo militare. è infatt i da ricercare la ragione profonda di un certo malessere latente nella Fort.:a Am1ara. È anche la percezione della scarsa attenzione della Nazione. che si esprime in tanti modi. Uno è già stato individuato nella lentezza con cu i procede il Nuovo Modello di Difesa. Ma altri ve ne sono. Il modesto trattamento economico, per esempio. Molti sarebbero ancora gli aspetti da toccare. senza neppure sottacere i rincssi sul personale della crisi morale che attraversa il Paese. Non è questo il luogo per tratteggiar! i compiutamente. Di certo. basterebbe un po· più di considerazione. Magari il poter tornare a celebrare il 2 giugno e il 4 novembre nella giusta cornice di solennità. In l'ondo il soldato italiano si accontenta di poco. Non dobbiamo deludere le aspettative delle decine di migliaia di giovani che chiedono di arruolarsi nelle Accademie, nelle Scuole SottutTiciali. o come volontari. E neppure quelle dci soldati di leva. Ma neanche tradire il ricordo dei veterani. Proprio per questo è ora di decidere cosa si vuole da questo Esercito. Perché è ancora fondamentalmente sano, ma la s ituazione genera le del mora le, se non preoccupante, è diventata sicuramente seria cd appare solo parzialmente risolvibilc con interventi tecnici. Sono ora necessari interventi diretti della sfera politica. L'atipicità c 1· oncrosità della condizione mi litare non consentono più improprie assimilazion i con il pubbl ico impiego.


E'

il momento di tTarre qualche conc lusione. necessaria per riepilogare i molti argomenti accennati.

Aspetti organizzativi ome abbiamo visto e ripetuto. il problema "base'· nell'attuale processo di ristrutturazione dell'Esercito è quello di aver dovuto dare avvio ai provvedimenti di trasformazione in assenza di chiare direttive politiche. Talune decisioni, di competenza del vertice politico-strategico, però, a questo punto non possono più essere rimandate. Soprattutto. l'Esercito non può continuare ad essere surrettiz iamente "portato'' ali 'entità complessiva del Nuovo Modello con soli provvedimenti legati al Bilancio. In sostanza. la sintesi del problema dell'immissione in servizio dei volontari, e quindi dei problemi del personale, risiede

C

nell'esigenza di una ''certezza programmatica". C ioè, sapere a che volume organico bisognerà ar rivare, in quanti anni e con che percentuali di immissione nel servizio permanente e nelle Forze di Poliz ia. In assenza di questi dati di base, diventa impossibile pianificare qualsiasi trasfo rmazione. Ad esempio, nel 1995 , ten uto conto delle disponjbilità finanziarie, il volume dei

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volontari dovrebbe aumentare di circa 2.000 Un ità. Nel '96. non si sa. Dipende sempre dal Bilancio. E poiché nessun cambiamento serio può avvenire in assenza di riferimenti. è necessario ribadire una volta per tutte. in questa sedc, quali sono i vol umi di personale su cui si fo nda il rinnovamento dell' Esercito. Almeno s ino a questo momento. Ebbene. i punti fermi del r innova mento nel settore del personale sono e saranno ancora basa ti sui seguenti 4 para metri fi nali: - 15.000 Ufficiali; - 35.000 Sottufficiali, ripartiti in misura praticamente simile nelle due ben distinte categorie dci Maresciall i e dei Sergenti; - 60.000 volontar i, dci quali 30.000 circa in ser vizio perma nente; - 40.000 militari di leva addestrati. Ed è su questi numeri che lavoriamo. perché sono quel li che soddisfano le esigenze operative dell'Esercito riordinato in linea con il progetto di Nuovo Modello di Difesa. Se tali dati non saranno condivisi dalle Autorità competent i a decidere. allora è necessario sapcrlo c sancirlo una volta per tutte. U fTicialmcntc e pubblicamentc. In tal modo. i tecnici mi litari potranno, quantomeno, pianificare gli opportuni c necessari correttivi. Auguriamoci, pertanto, che almeno quest'anno ci siano evitati i soliti tagli indiscriminati alla forza bilanciata di cui. purtroppo. gi<1 si parla. L'eventua le provvedimento. oltre ad incidere sui già miseri livelli di forza delle Unità operative. andrebbe ad incrinare ulteriormente il morale dci nostri uomini. E siccome il problema del volontariato potrà trovare soluzione solo superando l'esistente stato di concorrenza nei reclutamenti tra le Forze Armate cd i Corpi Armati. allo stesso modo, riterrei quantomeno inopportuni ulteriori incrementi nelle Forze di Polizia, in termini di "ausil iari". Da questa parte. l'Esercito si attende invece un segno positivo nel senso di una maggiore apertura per il transito dci nostri volontari nel comparto della sicurezza interna. Del resto, mi sembra che i nostri reparti.


illlpegnati in collabora;.ionc con Il: Fot-t.c c..li Poli;ia m:lla lotta alla criminalità c nel contrasto alla immigrat.ione clandestina, abbiano l~tllo c stiano facendo bene. Se la situatione lo richiederà c il Paese lo riterrà opportuno. san.:mo pronti a continuare nell'opera. impiegando anche quei reparti di 'olontari che una maggiore allenzione del Paes~.: consentirà senza meno di costituire.

Sufficienza dello strumento ~econdo

aspetto da sottolineare in sede conclusioni relativo alla consistenza I dil strumento. Il previsto processo di riorè

d~.:llo

dinamento dell'Esercito. su una componente operativa di 13 Brigate. porterà a configurare uno strumento calibrato sulla base del criterio della ··sufficienza". Un livello che non è ulteriormente su::.cettibi le di ridu7ioni. almeno alla luce dei compiti in atto o prevedibili nel futuro . Anche afTidando più compiti ad ogni Unità. le esigenze supereranno di gran lunga le possibilità. Tra non molto. l" Esercito sarà numericamente di poco superiore alla consistenza della sua prima Arma. i Carabinieri. che. invece, si configurano essenzialmente solo come una pane del comparto della pubblica sicurezza. Un comparto in continua espansione. Eventuali altre riduzioni potrebbero rendere del tutto inutile l'Esercito. Meglio io tal caso -andando di nuovo per paradossi cd accettando ancora il rischio di apparire provocatorio - fa rla fi nita. C hiuderlo questo Esercito. Paracadutisti all' Aerona utica, Fanti da sbarco alla Marina, un po' di Alpini nella Finanza, qualche C avaliere nei Carabinieri e un grande atto di fede nei confro nti del mondo. Che nessuno mai ci minacci ! Il rutto. ovviamente. rinunciando a concepire lo strumento militare come una delle componenti indispensabili per conferire credibilità alla politica estera dello Stato. Queste ultime sono naturalmente solo «bouuules». Giusto per ravvivare l'attenzione eh~.:


rischia di attenuarsi in chiusura. O ... almeno spero. ello stesso tempo, la complessità delle trasformazioni da adottare. anche solo perseguendo il traguardo della sufTicicn/a. richiede stabilità ordinativa. congru enza delle risorse assegnate con il modello da rea lizzare e sicurezza delle ipotesi finan ziarie. Tre capisa ldi senza i quali diviene impossibile qualsiasi pianificazione. Se. infarti, variano le Unità da mantenere in vita o da sciogliere. diventa pressoché impossibile pianificare i movimenti del persona le e i provved iment i infrastruttura! i. Se le assegnazioni scendono sotto un certo limite, come avvenuto negli ultimi due anni, si rischia di entrare in una sorta di spirale negativa di autoconsunzionc del sistema. nel cui ambito qualsiasi spesa di' iene improduttiva, perché non in grado di compensare l' usura del capitale a disposizione. Se manca la stabilitìt finanziaria , diventa impensabi le qua lsiasi programma di invest imento

Il piano di riduzioni pprestandoci a concludere il nostro cammino Ira i problem i dell 'Eserci to, appare opportuno affrontare Llll ultimo argomento sul quale si sono sentite talune critiche che non hanno mancato di destare amarezze. Il tema è quello delle ragioni tecniche che hanno consigliato detenninatc soiU/lOni ordinative in tema di scioglimento delle Unità. Innanzitutto si è trattato di prendere allo del mutato quadro strategico c dci possibili nuovi compiti di sicurezza. pri' ilcgiando quindi la componente leggera o blindata c le Unità di Intervento Rapido. rispetto alle forze pesanti c coranatc. Inoltre, sono stati considerati altri dementi. qua li: - le tradizion i delle Specialità c delle singole Unità: - l'csigcnLa di nvionalinarc. in ottica sia territoriale sia operativa. il reclutamento c l'impiego dci volontari:

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l - l'ciTicicnal complessi' a dello -.trum-.:nto: possibile solo in prcscn1a di un srstcma armonico c bi lanciato in ogni componente. Per perseguire tali criteri. globalmente indiri uati ad una crescita di efTiciem~a. si è certo scontentato qualcuno. Ma questo è niente al confronto dell 'amarena che possono aver provato i Vertici militari, cioè dci "vecchi soldati", che queste decisioni hanno dovuto sancire, nel mandare al Vitloriano tante glorio!>e bandiere. Non nt infine souaciuto che. per una somma di ragioni sociali. economiche cd operati,.c, è risultato necessario pcrscgurre una equilibrata distribuzione sul territorio naziona le delle Unità dell'Escn:ito. /\nelle questo ha contribui to a far sì che le contrazioni riguardassero soprattutto le Regioni settentrionali, dove: -maggiore è la concentrazione dci Reparti: -particolarmente sentiti sono i problemi della denatalità c dcll"obic7ionc dr coscren1a: - più bassa è la propensione all'arruolamento di personale volontario: -risultano in continua "crescua·· le rcsistcnn: locali contro le servitù militari . Vcdasi l'insostenibile situazione dci po ligoni militari, assol utamente insurricienti per soddisfare le esigenze addcstrativc dci reparti.

Considerazioni finali nfine. un auspicio formulato nel solo interesse dell'efficienza della Fowt I Armata cd un augurio. L'auspicio quello

è che. nel ··ridiscgnare" l'Esercito- entro i limiti fissati dal Parlamento e nel quadro delle specifiche attribuzioni- \cnga lasciata la necessaria discrezionalità ai tecnrcr militari. Cioè a ch1. dopo numerosi anni di sl!n i110 dedicati completamente ali" Istituzione cd una lunga prepara1ionc professionale, ha 'era mente competenza operativa sulle csigen7e f"ur11:iona li da soddisfare c conosce cffeti ivamcntc la "macch ina''. In sostan1a, dati i compiti c assegnate le risorse umane e fin anziarie, ritengo sia responsabilità primaria dci tecnici dcll'Fscrcito la dcfini1ionc delle soluzioni ordinau,·e idonee a nspondere alle sfide che il terzo millennio non mancherà di riscrvarct. L'augurio. 111\ccc. è di buona fortuna. Noi dell' l:sercito ne abbiamo bisogno. anche perchè stanno aumemando decisamente le probabilità di vedere il punto intcn ogativo del titolo di questa confèrcn7a, trasformarsi in un punto escla mativo.


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RISTRUTTURAZIONE DELL?ESERCITO UN’OCCASIONE PERDUTA? by Biblioteca Militare - Issuu