Il Capo di Stato Maggiore dell'Esercito Il Gen. Bonifazio Incisa di Camerana è nato il 19.2.1934 a Novara. Ha frequentato l'Accademia Militare di Modena e la Scuola di Applicazione d'Arma di Torino. Tenente e Capitano nel131 ° Artiglieria di Vercelli , è stato anche istruttore presso l'Accademia di Modena dal '59 al '60. Ha frequentato la Scuola di Guerra di Civitavecchia, l'Istituto Stati Maggiori lnterforze ed il corso di Stato Maggiore in Gran Bretagna. Ha comandato il 1° Gruppo del 7° Reggimento Artiglieria ed è stato Vice Comandante della Brigata Cavalleria «Pozzuolo del Friuli» e, dall'83 all'85, Comandante della Brigata Motorizzata «Cremona». Ha svolto incarichi di" Stato Maggiore presso il Comando del 5° Corpo d 'Armata di Vittorio Veneto e presso lo Stato Maggiore dell'Esercito, dove è stato Capo Sezione Personale e Capo della Segreteria di Stato Maggiore del Sottocapo di Stato Maggiore. Successivamente, ha ricoperto gli incarichi di Vice Capo di Gabinetto del Ministro della Difesa, dal 1980 al 1983, e di Vice Capo Divisione Operazioni di SHAPE, dal 1985 al 1988. Ha ricoperto l'incarico di Capo di
Gabinetto del Ministro della Difesa dal maggio 1988 all'aprile 1992. Ha poi assunto il Comando della Regione ty1ilitare Nord-Ovest in Torino. Dal 22 ottobre 1993 è Capo di Stato Maggiore dell'Esercito. È decorato di Croce d ' Oro per anzianità di servizio e di Medaglia Mauriziana per dieci lustri di carriera militare ed è insignito della decorazione di Grande Ufficiale dell'Ordine al Merito della Repubblica Italiana. Parla correttamente la lingua inglese. È sposato con due figli.
GENERALE BONIFAZIO INCISA DI CAMERANA
NUOVO.. ESERCITO PER NUOVI MILITARI
bWRIVI.nA f1ILITARE
LA STRUTTURA MILITARE TERRESTRE NEL NUOVO MODELLO DI DIFESA
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Il giorno 23 giugno 1994, presso il Centro Alti Studi per la Difesa, il Generale Bonifazio Incisa di Camerana, Capo di Stato Maggiore dell'Esercito, ha tenuto una conferenza sul tema <<La struttura militare terrestre nel Nuovo Modello di Difesa. Nuovo Esercito per Nuovi Militari)).
lTesto dell intervento l
Il titolo della conferenza odierna è: «La struttura militare terrestre nel Nuovo Modello di Difesa. Nuovo Esercito per Nuovi Militari''· L'argomento, alla luce delle missioni recentemente portate a termine dall'Esercito e delle prossime radicali trasformazioni · che interesseranr.o lo strumento militare, mi sembra fosse doveroso. Non è però mia intenzione trattare nel dettaglio di quanti Comandi ed Unità andranno a riempire le tabelle organiche, perché non ritengo que3to 1spetto il problema di fondo. Piuttosto mi propongo di indicare quali sono le scelte da compiere per valorizzare nel giusto modo l'unico elemento che conferisce credibilità allo strumento: l' uomo, il combattente. Ed in particolare il militare di truppa.
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Ho sempre pensato che il solo· parametro indispensabile per risolvere veramente un problema fosse la chiarezza. Così, la prima volta in cui ho sentito parlare di <<Nuovo Modello di Difesa", immaginavo razionalmente di vedere - entro breve tempo convocati i responsabili tecnici delle Forze Armate dai responsabili istituzionali del Paese, al fine di delineare cong iuntamente gli scenari di riferimento; poi mi sarei .aspettato di vedere definito il ruolo che l'Italia intendeva assumere in ambito NATO, europeo ed extraeuropeo e selezionati i mezzi politici, diplomatici, economici e, non ultimo, anche militari con i quali il nostro Paese voleva giocare il suo ruolo. Mi sarei aspettato, in sostanza, che lo studio del Nuovo Modello di Difesa fosse conseguente all'indica-
zione dei mutati compiti da assolvere. Così non è stato ed oggi non è neppure più il caso di recriminare. Ciascuna Forza Armata, a questo punto, na operato come se li avesse ricevuti. Però, d'ora in dobbiamo poi, avere il coraggio di uscire dall'equivoco, altrimenti niente di duraturo potrà mai decollare. Dovremo anche avere la forza di interrompere quel rapporto, che definirei di «incomunicabilità», che per molto tempo ha condizionato il dialogo tra potere politico ed opinione pubblica, da un lato, e le Forze Armate, dall'altro. Mi spiego meglio. Le Forze Armate in generale - e l'Esercito in particolare - nel passato ricevevano «poco», offrivano un· «prodotto sicurezza» da tutti ritenuto dovuto e, normalmente, garantito, e sopravvivevano nell'indifferenza. Non venivano loro chiesti oneri impossibili, ma godevano di scarsi onori. Se <<l'ombrellone» a stelle e strisce non ne giustificava proprio la smobilitazione, quanto meno sollevava dai rimorsi la pubblica opinione che chiedeva di risparmiare sulla
Difesa. Un atteggiamento che, a poco a poco, ha determinato una situazione di larvata passività nella Forza Armata, incidendo sulla capacità propositiva e sullo spirito critico dei Quadri. Poi, la fine degli Anni '80 e la caduta del muro di Berlino. Con quell'atto simbolico si chiudeva l'epoca del confronto bipolare e cominciava una nuova era. Le Forze Armate, che già erano state relegate per anni alla periferia degli interessi del Paese, diventavano di colpo inutili perché, come ebbe modo di dire qualcuno, «era scoppiata la pace». E si cominciò a parlare di riduzioni. Di Eserciti più piccoli e più efficienti. Così, nel breve volgere di alcuni mesi, e senza che la consequenzialità dell'equazione venisse mai dimostrata, l'Esercito scese da 24 a 19 Brigate. Manovra, però che non traeva origine, come sarebbe stato auspicabile, dalla <<razionalizzazione in chiave riduttiva» in vista <<dell'ottimizzazione della struttura», per renderla adeguata ai <<compiti da assolvere», connessi con le mutate <<esigenze di sicurezza della Nazione». No!
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Quello fu un periodo di riduzioni formata da 22 Nazioni ed operarono e basta. Di scioglimenti determinati 600 000 uomini delle Forze di Terra. Una guerra tecnologica, combatper semplice effetto di tagli indiscriminati apportati ai bilanci tuta dai missili lanciati dalle navi alla della Difesa. Senza alcun'ombra di fonda di Kuwait City e caratterizzata programmazione a lunga scadenza. dall'impiego dei bombardieri fantaLa cosa, peraltro, ancorché mosma. Un conflitto monitorizzato in tempo reale dai «media••. struosa dal punto di vista concettuale, non è risultata del tutto Una guerra vinta dalle colonne negativa. Perlomeno ha obbligato corazzate che penetrarono in progli Stati Maggiori ad affrontare fondità nel deserto nemico. Fino a seriamente il proquando il nemico blema del Nuovo non si arrese. Fino a quando Modello di Difesa. Fino a quando i c'erano le minacce, Magari sull'onda fanti, scesi dagli del contingente, il nostro Esercito non APC, non piantama si è trattato rono la bandiera è quasi mai uscito pur sempre di dei vincitori nel un'utile palestra dal Paese; da quando campo avverso. di studio. Come nel pasle «minacce» sono Anche perché, sato. Come semnel frattempo, i diventate soffusi pre è stato e presupposti di sempre sarà. «rischi alla carattere geo-poFra questi solsicurezza,,, le Forze dati nessuno porlitico che avevano fatto sognare la il tricolore! Armate italiane non tava fine delle guerre, La partecipazione .h anno più cessato andavano naufraitaliana alla camgando nel deserto di essere impiegate pagna, come nodel Kuwait ed in to , fu limitata ad in oiJerazioni. altre numerose un gruppo <<Toraree di tensione nado» deii'Aedove cinquant'anni di non guerra ronautica e ad un gruppo Navale, non avevano affatto generato la sia perché nessun reparto dell'Eserpace. Era l'effetto domino: la cito fu reputato <<spendibile» dal Paese - voce brutta ma esplicitacaduta di una pedina fondamentale (l'Unione Sovietica) che trascinava sia, forse, perché effettivamente nel caos l'intero castello. nessuno sarebbe stato pronto in Limitiamoci all'avvenimento che termini di procedure, di mezzi, di più ha condizionato il grande camarmi e di preparazione per opporsi a biamento che ci riguarda: la crisi quello che era stato dipinto come del Golfo Persico. Un'area nella uno dei più potenti Eserciti del globo. quale intervenne una coalizione
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Da quei giorni sono però cominciati a cambiare la percezione dei problemi della sicurezza da parte del Paese e l'atteggiamento dei responsabili militari verso i possibili modelli di Esercito. l mutamenti del panorama strategico e delle relazioni internazionali lasciavano, in sostanza, intravedere come indispensabile una più incisiva partecipazione della Nazione alle iniziative di prevenzione e soluzione dei conflitti. L'assunzione di responsabilità - dirette e non
più delegabili - per contribuire in misura significativa alla creazione di un efficace sistema di sicurezza europeo e sovranazionale. Forse non ancora la piena comprensione del ruolo delle Forze Armate quale strumento di credibilità nazionale e di politica estera, ma certamente un indice di maggiore attenzione. In parallelo, e senza possibilità d i equivoco, il popolo italiano dimostrava chiaramente di non accettare il coinvolgimento di militari di leva in
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missioni rischiose non direttamente connesse con la tutela dei confini. Per tutto ciò, la crisi del Golfo ha reso indispensabile una profonda revisione strutturale della Forza Armata, intesa ad affiancare al servizio militare obbligatorio - della cui validità ed efficacia sono peraltro ancora convinto - una consistente componente di volontari. Ma questo è un dato ormai acquisito.
FUNZIONI IPOTIZZABILI PER LO STRUMENTO TERRESTRE Come abbiamo visto, mentre si cominciava appena a prendere atto
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di nuove esigenze difensive, a partire dal 1991 il Paese e le sue Forze Armate si sono trovati coinvolti in numerose missioni di pace ed umanitarie oltremare. Le uUime operazioni, quella di peace enforcing in Somalia e quella di peace keeping . in Mozambico sono appena terminate o ancora in atto. Si tratta di azioni che la nuova dottrina internazionale chiama ora: <<altre operazioni oltre la guerra''· Missioni, peraltro, neppure ipotizzate dal legislatore, tant'è che l'avvio di ciascuna di esse è stato subordinato all'emanazione di un decreto legge.
Si potrebbe dire che, fino a quando c'erano le minacce, il nostro Esercito non è quasi mai uscito dal Paese; da quando le «minacce,, sono diventate soffusi «rischi alla sicurezza,, le Forze Armate italiane non hanno più cessato d i essere impiegate in operazioni. Sempre, però, in un quadro di profonda incertezza. Ed è su queste basi che i nostri soldati - <<Volontariamente disponibili per una missione>> - hanno preso parte alle recenti operazioni internazionali. Con siffatti presupposti, quello · che ha stupito sono i risultati assolutamente positivi conseguiti dalle nostre Unità sul campo. Il che, a pensarci bene, significa tre cose: • i responsabili militari della pianificazione, pur in assenza di indicazioni, sono stati in grado di prevedere con sufficiente attendibilità le scelte fondamentali da compiere; tari, finalmente equipaggiati in modo decoroso e protetti da blindat i rinfor• i soldati Italiani hanno dimostrato zati in tutta fretta con piastre aggiunche la professionalità non è netive, si sono confrontati ed integrati cessariamente connessa con il con i più svariati Eserciti del globo. professionismo; Insieme ad essi hanno svolto • la fortuna non ci ha abbandonato operazion i nelle quali il ruolo e gli impegni, pur onerosi, sono principale delle Forze Armate rimasti - quantitativamente entro i limiti delle scarse poscompiti di pacificazione internasibilità materiali. In Somalia ed in zionale a parte - è ritornato ad Mozambico le nostre Unità essere quello di strumento della politica estera dello Stato. hanno ben figurato proprio Un ambito che restituisce rinnoperché s u di esse sono state concentrat e e <<spese, tutte le vato spazio al concetto di <<dissuasione convenzionale, quale compir isorse disponibili. to prioritario delle Forze Terrestri. In altri termini, e con tutte le Pur a costo di grandi sforzi e di «manovre tra i materiali,,, i nostri milidovute e possibili eccezioni, le
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<<altre operazioni oltre la guerra» poi il centro di tutti i nostri problemi. hanno riaffermato la centralità Perché l'uomo è il sistema d'arma operativa «dell'uomo a terra». fondamentale dell'Esercito. Asserto che non sminuisce il Il nuovo soldato è tutto, dunque, ruolo delle altre Forze, in quanto le meno che un uomo da caserma. Inoperazioni future potranno essere finitamente lontano dallo stereotipo gestite solamente da uno strumento umiliante di «naia noia,,, che anni di integrato e giustamente equilibrato sottoimpiego, di demotivazioni, di in ogni componente. disinformazioni e di appiattimento Le Forze Navali ed Aeree, pariverso standards culturali incoerenti menti importanti e magari in con la realtà militare, hanno contrideterminate sibuito purtroppo a tuazioni anche u a "'osto 01 granai far nascere. È invece un . preminenti, in ocsforzi e di «manovre casione delle mismilitare che deve tra i materiali», i sioni di pace, aver ricevuto comunque l'adderappresentano innostri militari, stramento basico dispensabile sofinalmente stegno, vettore di al combattimento: trasporto , sicuequipaggiati quindi un fante a qualsiasi rezza al largo, in modo decoroso e possibilità di rapiArma o Specialità di schieramenti e protetti da blindati appartenga - ; deve poter essere rischieramenti, rinforzati in tutta specializzato ed moltiplicatori di fretta con piastre potenza ed altro abile ad impiegare apparati ed ancora. aggiuntive, si sono armi costosi e Però, a terra COnfrontati ed va il soldato. sofisticati: quindi Bene armato integr~ti COn i più è anche un tecnico; per operare speriamo - ma svariati Eserciti ..del sempre un uomo. in missioni oltreEd è «l'uomo a ...., 10 mare, deve essere terra» che oggi difende, protegge, pronto con continuìtà e realmente combatte o, molto spesso, più impiegabile sul piano sociale: quindi semplicemente «mostra bandiera». un volontario . Un reggimento è formato da «Quel Volontario su cui si basa il 1 000 singoli uomini che, con le loro Nuovo Modello di Difesa e che, per motivazioni, il loro addestramento usare un paragone sportivo, raped il loro equipaggiamento assupresenta la partita con cui ci giomono il compito. chiamo il prossimo campionato». Ebbene, quest' «Uomo», questo O ci riusciamo adesso, accet«Soldato a terra», di cui vi parlo è tando un periodo tormentato dagli
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aggiustamenti successivi, oppure non l'avremo mai, e l'Esercito tornerà nel limbo. In quel limbo in cui ha riposato per 50 anni oppure, più semplicemente, tornerà in serie «8».
NUOVO ESERCITO PER NUOVI MILITARI Come già tìo lasciato intendere, l'orientamento verso la professionalizzazione non deriva affàtto - o non soltanto - da una supposta maggiore <<Capacità» del volontario rispetto al soldato di leva. La professionalità è qualità connessa con le doti individuali e con l'expertise acquisita con l'addestramento. Se le doti sono valide e l'addestramento è congruo, un militare di leva non è potenzialmente inferiore ad alcun professionista. Quindi stiamo per compiere una scelta eminentemente dettata da ragioni di natura sociale. Naturalmente un militare di professione - quale io sono - non può avere nulla contro i professionisti. Anzi, in teoria non c'è niente di meglio. A patto che costoro vengano posti nelle condizioni di operare realmente come tali. Il che non può affatto essere dato per assodato. E d 'altra parte, dopo l'epoca degli Eserciti mercenari e quella degli Eserciti di popolo, può darsi che siamo arrivati al momento degli Eserciti su base volontaria.
Modello ottimale Anche se i compiti non sono ben
definiti, non è comunque più accettabile il lento stillicidio di riduzioni, contrazioni ed anemizzazioni che, purtroppo, ha caratterizzato questi ultimi anni. Pertanto, seppure in carenza di chiarezza, in presenza di risorse insufficienti e di normative inadeguate, l'Esercito ha deciso di presentare quanto prima - parlo di alcuni mesi - una proposta di soluzione per lo strumento terrestre. Si tratta, tra l'altro, di far convergere in un disegno organico il proliferare - talora scomposto di proposte settoriali, in vista di una soluzione globale: un << Mode llo ottimale».
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FIR, EUROTASK FORCE, ARRC del bilancio possano essere assore IRF sono solo sigle, facili da biti dall'organizzazione in maniera indolore non è corretto. Lo stesso attivare se esistono le Unità, utopici inserimento di migliaia di volontari esercizi mentali se - dietro un suono apparentemente musicale comporta, non un adeguamento formale, ma una fondamentale e soesiste solo il vuoto pneumatico. Ho chiamato questo Modello, stanziale revisione dell'organizza«Modello ottimale» perchè, partenzione. do dai compiti prevedibili, tenuto Sono scelte che si possono e magari si dovranno fare, avendo però conto delle risorse realisticamente ipotizzabili e degli ammaestramenti ben chiari sia i costi economici e sodi elevatissima vaciali sia le conseLo strumento lenza t ratti dalle guenze sull'operarecenti missioni, tività dello struterrestre che intende realizzarsi mento. in una struttura In ogn i caso intendiamo realizzare efficienti sti ca , dovranno essere è un'organizzazione adottati nel quaconfigurabile con gradualità, attradro di un preciso snella, flessibile e verso il raggiungidisegno programmento di livelli di matico a breve, modulare, in grado completezza sucmedio e lungo pedi integrarsi cessivi, nell'arco riodo. di 1O anni. Il miSi sta parlando agevolmente con le insistentemente gliore Mode llo possibile con le della contrazione altre Forze Armate, condizioni di ridel costo sociale fondata su una ferimento del modella ferma attramento. verso una riduziocomponente L'attuale strune del periodo di mento è al limite operativa piccola~ ma leva a 1O mesi. della credibilità. È possibile, ma di elevata prontezza. ferme alcune conQuesto è noto. Ma è comunque una struttura dizioni di pianificazfone. E cioè la che ha consentito di esprimere nudisponibilità, più volte confermata, merose missioni e che, proprio perdi 5 Brigate di volontari, l'adozione ché fragile, deve essere trasformata di correttivi per mantenere a livelli nella misura meno traumatica posaccettabili l'operatività delle Unità e, sibile. soprattutto, la disponibilità della Pensare quindi, ad esempio, che Nazione ad accettare i maggiori la riduzione di due mesi del seroneri che la contrazione della duvizio militare, di 20 000 uomini del rata del servizio comporterà. contingente di leva o di 50 miliardi Diamo una rapida scorsa alle
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prime considerazioni elaborate dai «tecnici del settore». L'attuale periodo di leva, 12 mesi, è costituito da una prima parte di Ferma Istruttiva e da una seconda di Ferma Operativa, durante la quale il militare è operativamente impiegabile. Esemplificando, un Reparto, orientativamente, dispone d i 1/3 della forza in addestramento e di 2/3 che hanno completato la preparazione. Ne consegue che oggi con il 100% della forza è teoricamente possibile esprimere al massimo un' «operatività>> del 66%. In effetti la percentuale è ancora inferiore, tenuto conto che le attività addestrative assorbono quasi il 50%
della durata della ferma. Comunque - in caso di necessità - al fine di disporre di almeno 2/3 delle unità prontamente impiegabili, è possibile finalizzare l'addestramento verso lo specifico settore richiesto. La contrazione di due mesi della ferma comporterebbe evidentemente un aumento del volume di arruolati per ogni scaglione solo per mantenere al 100% la forza presente. Il livello di operatività - condizionato dalla incomprimibilità della ferma istruttiva al di sotto dei 4 mesi assumerebbe però un andamento ciclico variabile tra un massimo del 66%, quando sono presenti 2 scaglioni addestrati, ed un minimo del
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33%, nei due mesi in cui, congedato uno scaglione anziano, quello più giovane non ha ancora completato la ferma istruttiva. Quindi, in determinati periodi dell'anno, solo 1/3 delle forze sarebbe impiegabile. In assenza di una cospicua aliquota di volontari , per mantenere costante l'attuale livello dì operatività, sarebbe perciò necessario aumentare le incorporazioni sino al 130%. In altre parole, la riduzione della ferma a 1O mesi comporta un incremento del 30% dei costi, pari al corrispondente aumento di arruolamenti. Con l'attuale forza bilanciata, si tratta di una cifra valutabile in 300
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miliardi/anno. Altre riduzioni della durata della ferma sono possibili? Al momento sicuramente no. Cambiando tipo di Esercito da misto, come quello a cui tendiamo i (volontan + leva) ad un altro, completamente diverso (Esercito volontario + Esercito dr milizia), uno studio potrebbe anche essere avviato. Però stiamo trattando di un mutamento strutturale ed epocale che coinvolgerebbe i costumi e le tradizioni stesse della Nazione. Senza considerare i costi che assumerebbero un andamento geometrico, per effetto di un incremento degli arruolamenti del
100% con la ferma ad 8 mesi e del 300% nell'ipotesi 6 mesi. Sempre per mantenere l'identico, basso livello di operatività.
Compiti dell'Esercito Chiuso questo inciso doveroso, torniamo all'ottimizzazione dello strumento che, come accennavo, prende spunto dai compiti, tiene conto degli ammaestramenti e prevede un impiego graduale e rigoroso delle risorse da impiegare nei settori prioritari. Le missioni condotte in questi anni, se non consentono di delineare nel dettaglio i compiti delle Forze Armate la cui definizione rimane responsabilità dei vertici politici - permettono, quantomeno, di individuare taluni «campi di applicazione>>. Quindi: • presenza e sorveglianza. Operazione «Testuggine>> alla frontiera Nord Est, per fare un esempio; • difesa degli interessi esterni e collettivi. Albania, Mozambico, Somalia e, di questi giorni, le missioni per sgomberare i nostri -connazionali ed un certo numero di civili locali dal Ruanda; • difesa integrata degli spazi nazionali, che poi dovrebbe rappresentare la funzione preminente dello strumento militare; • concorso alla difesa delle Pubbliche Istituzioni. Che significa: Sicilia, Calabria, Campania. In aderenza a questi «campi di applicazione>> delle Forze, l'Esercito
si è trovato ad operare in aree dove solamente pochi anni fa non si sarebbe ipotizzato neppure l'invio di un semplice centro sanitario. Un insieme di missioni che hanno visto le risorse umane dell'Esercito sfruttate massicciamente. Nel corso del 1993-1994, sono state ad esempio impegnate contemporaneamente una Brigata in Somalia, mezza Brigata in Mozambico, tre Brigate in Sicilia, Sardegna, Calabria e Campania, una Unità di vigilanza alla Frontiera nord- orientale, un Contingente in Albania. Senza, naturalmente, tenere
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conto delle Unità in preparazione per avvicendare quelle in zona di operazioni e le altre impegnate in normali attività istituzionali. Si tratta di un considerevole irrpegno quantitativo che rende lec1ta qualche riserva sulle prossime drastiche riduzioni. lo sono un convinto assertore del poco ma buono, però, come minimo, occorrerà tenere conto dell'impegno continuo a cui saranno sottoposte le Forze residue e, quindi, il personale che ne farà parte. Ed ancora occorrerà accettare una constatazione di fondo: i compiti, nella realtà, non sono mai adeguabili alle Forze disponibili.
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Semmai è vero il contrario. Soffermiamoci ancora un attimo sull 'aspetto quantitativo. In base ai dati dell'ultimo aggiornamento di Modello di Difesa, peraltro non ancora 1approvato, l' Esercito sarà composto da . 150 000 uomini (15 000 Ufficiali, 35 000 Sottufficiali e 100 000 militari di truppa) , con una riduzione del 30% rispetto alle dimensioni attuali e del 50% rispetto all 'Esercito del 1990. E su questo valore «di massima» si può cominciare a ragionare. Nella speranza che vi sia ancora spazio per qualche aggiustamento. Per esempio, nel rapporto di 2:1 tra Sottufficiali ed Ufficiali, che è troppo
basso per un Esercito moderno e che dovrebbe salire perlomeno a 3:1. Anche perché, con l'allargamento della base di professionisti, dovranno necessariamente scomparire gli Ufficiali di complemento e le -Unità a livello plotone saranno affidate a Sottufficiali. Sarebbe, pertanto, forse meglio parlare di un volume globale pari a 95 000 Sottufficiali, volontari e militari in SPE, riservando alla Forza Armata la necessaria flessibilità funzionale. Ciò premesso, diamo per assodato che il «Cuore» dei nostri reparti dovrà essere formato da 60 000 «Volontari''· L'SO% del volume
complessivo per le 3 Forze Armate. Si tratta di un volume condivisibile per tutti i motivi precedentemente citati, anche in relazione al prevedibile aumento degli obiettori di coscienza. Per effetto di future riduzioni della fe rma di leva, potrebbe risultare addirittura insufficiente. Il problema è quindi quello di reperire tale personale che, insieme ai 40 000 militari di leva ancora previsti, consentirà di realizzare le «famose>> 13 Brigate citate dal «Modello Difesa>>. Tendo però a sottolineare che il numero 13 - che mi piace perché gli annetto favorevoli qualità scara17
segnate a ciascuna delle Grandi Unità che entreranno a far parte dello strumento terrestre: • 5 sono quelle destinate aii'ARRC; • da un'altra viene tratto il raggruppamento «Cuneense», cioè la componente nazionale delle Forze di Reazione Immediata.
mantiche - nulla può essere se non un valore indicativo. Posso infatti accettare come «assioma" le risorse economiche, già meno quelle umane. Non certo il num~ro delle Grandi Unità che è solo questione di accorpamenti. A parità di forze, i compiti potrebbero indicare come preferibili 15 raggruppamenti più piccoli, o magari solo 1O più grandi. In sostanza, dati i compiti e assegnate le risorse, ritengo sia responsabilità esclusiva dei tecnici dell'Esercito la definizione delle soluzioni ordinative. Una breve precisazione ancora per ''orientare» sulle missioni as-
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Su queste 6 Brigate, secondo il criterio di gradualità prima introdotto, andranno concentrandosi le risorse materiali ed umane successivamente a disposizione dell'Esercito. Poi però ci sono: • almeno 2 Brigate da destinare alla FIR; • e le rimanenti 5 che resteranno disponibili per eventuali nuove esigenze (ad esempio I'EUROTASK FORCE) e per la difesa del territorio nazionale, con una grande riserva di doppi cappelli da far indossare ai Comandanti. La molteplicità di compiti in rapporto all'esigua disponibilità di Unità, lascia perciò intravedere la necessità di assegnare una o più mission ~ precise a ciascun modulo di forze a livello reggimento/battaglione, previo accreditamento della necessaria autonomia operativa. Ed è su quella missione che dovrà essere valutata l'efficienza del Reparto. Anche questo comporterà un sostanziale salto mentale, perché davvero la confusione nei ruoli , nei compiti e nelle priorità ha fatto il suo tempo.
Il Modello di Difesa Terrestre Riepilogando, lo strumento terrestre che intendiamo realizzare è un'organizzazione snella, flessibile e modulare, in grado di integrarsi agevolmente con le altre Forze Armate, supportata da un idoneo sistema scolastico ed addestrativo e fondata su una componente operativa piccola, ma in possesso di elevata prontezza. Limitando l'attenzione alle forze operative, come detto, il rinnovamento avverrà per gradi, a partire dalle Forze di Reazione Immediata e Rapida. O meglio, dalle unità che, per disponibilità di volontari , per livelli di
forza e per grado di prontezza operat iva, hanno una maggiore probabilità di essere impiegate - a breve termine - in missioni di pace e di sicurezza fuori dal territorio nazionale. Un rinnovamento, però, che non si dovrà assolutamente fermare con tali Grandi Unità. Il nostro desiderio è infatti quello di poter disporre di un certo numero di Brigate, formate da una cinquantina di reggimenti dell'Arma Base, più i supporti tattici e logistici, tutte allo stesso elevato livello qualitativo. Sono convinto che questo sia assai più di un desiderio, bensì una precisa necessità.
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Tanto per cominciare, perché gli impegni per le Forze Armate sono probabilmente più numerosi del previsto. Inoltre, non si vede perché un reggimento destinato in Africa debba essere di prima categoria ed un altro, impiegato in Sicilia, ma pronto anche ad accorrere al confine, di seconda. Sempre poi tenendo presente che ci riferiamo ad un Modello formato su «Brigate» piene. Non su scatole semivuote - come adesso - nel quale, per fare una Grande
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Unità elementare organica, occorre attingere perlomeno da due. O da tre. Ne discende una considerazione. Quando circa 4 anni fa nel fascicolo «Esercito e Volontari» apparve per la prima volta il numero magico "5", riferito alle Brigate volontarie, si trattava di un puro esercizio mentale. Potevano essere 4 o 6, ma venne adottato con tutti i vincoli d ella sacralità (in Italia nulla è più stabile del temporaneo). Tutto sommato, però, era un numero accettabile. Infatti è lecito prevedere 5 Brigate scelte su 24 complessive (come era allora). Diventa più difficile se le Unità scelte sono 5 ed il totale è 19, impossibile se 5 è su 13, ridicolo se 1 O sono quelle scelte e 3 le normali. In tal caso, le 3 o 4 normali altro non sarebbero che l'equivalente di 3 o 4 navi da guerra conteggiate, ma non galleggianti o prive di propulsione, oppure di gruppi di volo formati da aerei senza ali. Il bluff diventa allora evidente, il castello cade e le anzidette forze normali si riducono a sole Unità di facciata. O di milizia, ma questo è un altro discorso. LA COMPONENTÈ UMANA DEL NUOVO MODELLO DI DIFESA
l volontari Dal punto di vista qualitativo il tutto si risolve invece in un semplice slogan: abbiamo bisogno di «volontari da combattimento».
Per un combattimento c he, tutti si aug urano, non avvenga mai; ma quello che ci serve non è sicuramente un p rofessionista da caserma. Bensì un soldato maturo, motivato, ben addestrato, professionale e disponibile ad un impiego aspaziale ed atemporale, senza riserve mentali. Il futuro della componente professionale dell'Esercito sta tutto qui: nella possibilità di reperire personale autenticamente disposto a ricevere un duro addestramento, che lo renda idoneo a difendere interessi collettivi. E nel numero necessario. Adesso, però, diciamoci tutto quello che avremmo sempre vo luto sapere sui volo ntari. Aspetto psicologico Per prima cosa, esiste nei giovani la propensione a servire come volontario, soprattutto alla luce del nuovo profilo «del professionista>> dell'Esercito? La risposta comune è: sì, se la remunerazione è congrua e gli viene assicurato uno sbocco per il futuro. E questo è vero. Ma non è tutto. A mio awiso, la risposta è: sì, se al volontario viene garantito uno status giuridico riconoscitorio coerente con il ruolo che dovrà rivestire. Un ruolo sociale che evidenzi, anche a livello collettivo, il consenso per l'attività dispiegata a favore della Nazione. Uno status che poi si deve t radurre anche in remunerazione adeguata e in prospettiva per la vita, ma che pone a presupposto la soddisfazione
motivazionale del lavoro svolto. In sostanza, il volontario di cui l' Esercito ha bisogno è un cittadino che opti per una scelta professionale universalmente riconosciuta come moralmente inappuntabile; consapevole di ricevere dalla Nazione una delega vincolante ed impegnativa: la difesa di tutti gli altri cittadini. Con tali presu pposti, può forse essere compreso, in tutta la sua carica negativa, il rifiuto, o le remore, a riservare - a titolo esclusivo l'accesso alle Forze di Polizia e ai
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Corpi Armati dello Stato ai soli volontari congedati senza demerito dalle tre Forze Armate. . Si tratta di una presa di posizione probabilmente più deleteria a livello psicologico che a quello pratico, perché crea disagio nel giovane potenzialmente orientato a servire il Paese come volontario. Gli conferma cioè uno stato di sfiducia latente che parte proprio dalla Nazione· che invece vorrebbe tutelare. Soprattutto, cosa più grave, è un approccio sbagliato, giacché, se le cose sono fatte seriamente - e noi stiamo parlando di cose fatte seriamente - dopo 3 o 5 anni di ser-
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vizio, un giovane: • è addestrato come soldato, quindi può agevolmente essere riqualificato per altri compiti d i sicurezza; • ha un grado maggiore di maturazione. ed è pronto ad operare a contatto con la gente; • ha interiorizzato' il senso della disciplina consapevole e partecipativa, ed è pertanto orientato all'educazione; • ha accettato sacrifici per la collettività, dunque è più disponibile a servire; • soprattutto ha pagato di persona , per arrivare ad un traguardo significativo per la vita.
Né tanto meno si può accettare una ''concettualizzazione» che contrapponga una «Cultura della difesa» alla «cultura della sicurezza».
proposte legislative connotate da una certa organicità, come l'Atto Camera 2060, peraltro ormai decaduto, che introduceva tre interessanti novità: la possibilità di Reclutamento dei Volontari transitare dopo 3-5 anni nel servizio permanente effettivo; l'istituzione Veniamo ora alle norme che del servizio femminile; la definidovrebbero consentire il recluta- zione di un volume massimo di mento dei volontari. 60 000 volontari da conseguire in La figura del Volontario in Ferma 571 O anni. di leva Prolungata Al fine di conè stata introdotta ferire credibilità al Abb1amo bisogno di nel 1986 con la provvedimento, «volontari da legge 958, ma la vennero previsti combattimento». Per alcuni mancanza di aubenefici tra un combattimento tentiche prospeti quali l'aumento tive di lavoro ha che, tutti si augurano, delle percentuali determinato, di fatdell e riserve d i non avvenga mai. to, il fallimento posti fra le Forze Quello che ci serve dell'esperimento. di Polizia o in altre non è un professionista Amministrazioni Solo con la crisi occupazionadello Stato. da caserma, ma un le degli Anni '90, Incentivi, però, soldato maturo, le nuove forme di ben lontani dalla motivato, ben impiego e la creproposta avanzaaddestrato e scita d ' immagine ta dall'Esercito dodelle Forze Armapo lunghi ed apdisponibile ad un te conseguente impiego aspaziale ed profonditi studi: la alla partecipaziotag liola. Cioè la atemporale, senza ne del Paese alle riserva della toriserve mentali. prime missioni intalità dei posti ternazionali di pamessi a concorce, si è verificato un sensibile so dalle Forze di Polizia e dai incremento delle domande; a tal Corpi assimilati ai soli volontari punto che nel '94 la Forza Armata si congedati senza demerito dalle è trovata costretta - suo malgrado tre Forze Arr:nate. - a limitare il numero di VFP da reLa successiva legge finanziaria clutare dai civili per gli eccessivi '93 prevedeva, si, il transito automaoneri finanziari che ne sarebbero tico al termine della ferma nelle derivati. citate Amministrazioni, ma limitato A partire dal '92, hanno poi ad un numero di personale «Sino a cominciato a prendere corpo nuove quello previsto quale tetto massi-
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mo. Il punto dolente è proprio quella inaccettabile limitazione di una percentuale non vincolante ma espressa con il termine: fino a ......! Fino al 35% significa che ogni 100 ne posso collocare 35 come anche 1 solo. Si tratta dunque di una riserva quanto mai ingannevole e per molti versi subdola. Concettualmente, invece, il 100% sarebbe l'unica condizione certa per consentire di reclutare volontari qualitativamente validi e nel numero richiesto. Pur tuttavia, se, per ragioni difficili da comprendere, tale proposta risultasse improponibile, allora quanto-
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meno la riserva di posti dovrĂ essere sancita come obbligatoria e vincolante per le altre Amministrazioni e definita in una percentuale tale da garantire uno sbocco occupazionale sicuro alla maggior parte dei VFP che non hanno demeritato. Infatti, in base a!la citat~ legge finanziaria, attualmente solo il 30% dei volontari annualmente reclutabili potrebbe trovare un concreto sbocco nelle altre Amministrazioni. Pur considerando di assorbire in proprio un ulteriore 15-20% nell'istituendo servizio permanente, rimarrebbe comunque irrisolto, per almeno il 50% dei militari, il problema del precariato. Ne consegue la duplice esigenza di
incrementare comunque il valore Oneri connessi con lsarruolamento massimo iniziale delle riserve e di di una componente professionale lasciare la possibilità di accrescerlo ulteriormente in presenza di reclutaSolo in presenza di una promenti inferiori alle necessità per grammazione seria, quanto vininsufficienza di incentivi. colante, sarà quindi possibile reaMi auguro che, nell'elaborazione lizzare l'architrave che sostiene l'intero progetto di ristrutturazione delle nuove leggi in materia, si tenga dell'Esercito: i volontari. debito conto delle proposte dell'Esercito. Anche perché solo per l'EserUn programma che oltre tutto cito -che deve incorporare la masnon potrà solo riferirsi al reperimento delle risa delle disponiMi auguro che, bilità - il discorsorse necessarie per l'arruolamenso è vitale da un nell'elaborazione delle to, che configurapunto di vista nuove leggi in materia, no solo una delle quantitativo. si tenga debito conto voci <<costi della Da un punto di componente provista qualitativo, dell'Esercito, perché fessionale>>. Preinvece, la logica i volontari della Forza ciso meglio. vorrebbe che si Armata sono anche In recenti incontenesse conto sotri , ho avuto molo delle propoquelli che potrebbero do di registrare le ste dell'Esercito! andare in Bosnia, in esperienze staPerché i volontari altri Ruanda o in tunitensi su quali della Forza Armata sono anche luoghi ove la Nazione siano i parametri abitativi previsti quelli che potrebvorrà. Per combattere per i loro militari. bero andare in se necessario. In Camerette a due Bosnia, in Ruanposti realizzate in da o in altri luoogni caso per assolcollegamento d ighi ove la Naziovere gli incarichi più retto con l'esterne ~rrà. onerosi e rischiosi. no o con il cortile, Per combattere al fine di dare la possibilità a se necessario. In ogni caso per ciascuno - al termine dell'orario di assolvere gli incarichi più onerosi servizio - di recarsi liberamente e rischiosi. Nel caso contrario, se non vi è fuori della caserma e di rientrare quando vuole, possibilmente senza la volontà di agire in tal senso, andremo ad operare laddove disturbare gli altri. verremo chiamati con i soldati di Ebbene, si tratta di un modesto esempio che rapportato all'Italia dà il leva e quanto finora detto rimarrà un valido progetto e niente di segno di quanto radicale sia il cambiamento che ci apprestiamo a compiere. più.
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entreranno a far parte di Unità di Solo una minima parte delle nostre caserme è adesso idonea per pronto impiego, sarà necessaria accogliere i professionisti, che certo una revisione del Regolamento non potranno essere ospitati 3 o 5 Territoriale, che per esempio ripristini l'idea del «presidio», inteso anni o magari tutta la vita in come «limiti» spaziali da non supecamerate con letti a castello. In ogni caserma reggimentale, rare in determinate circostanze dovranno essere realizzati parcheg- senza preventiva autorizzazione. Di militari che rimarranno a lungo gi per 500 o 600 autovetture. Se poi l'arruolamento nelle Forze a servire in incarichi operativi, dovrà necessariamente essere verificata· peArmate - come auspicato - sarà aperto alle donne, riodicamente l'idoaltre spese doneità psico-fisica. Il g1ovane prescelto vranno essere soIl nostro regoper la leva - o che ha stenute per adelamento di disciespresso il proprio guare le infraplina, teoricamengradimento ad assolte sancisce il strutture. vere in armi U periodo Il passaggio ad dovere di manuna cultura del protenere integro il dell'obbligo- dovrà fessionismo richieessere adeguatamente proprio fisico, ma derà, altresì, di mentre negli Stati ricompensato in Uniti o in Gran riprendere alla matermini economici e di Bretagna si tratta no norme e regovantaggi riconosciuti di valutazioni vinlamenti per adecolanti per proguarli alle mutate all'atto del gredire nella caresigenze del percongedamento, per riera o permanere sonale ed alle aver prestato un in serv1z1o, in future necessità servizio più dello strumento. Italia il principio Per comincianon ha mai troimpegnativo di re: possibilità di vato concreta apqualunque compito plicazione. Ebbefruire di libertà dal alternativo. ne, per il nuovo servizio senza limiti di orario. Ci si rivede la mattina soldato - Quadri -compresi - le per la reazione fisica. prove fisiche dovranno essere Maggiori libertà, ma anche con- puntuali, fiscali e selettive. Ed allora grue garanzie per l'Istituzione di po- occorrerà definire norme che ter intervenire con commisurata se- prevedano la partecipazione obbliverità contro chi dà prova di scarsa gatoria di tutto il personale - comserietà. In sostanza, si dovrà poter preso quello degli Organi Centrali degradare il caporale che ritorna alle attività fisiche. Regole che defiubriaco alle 1 O del mattino. niscano tabelle di idoneità differenE poi, siccome molti dei volontari ziate per fasce di età.
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E in tutto questo non vi è nulla di eccessivamente severo. Anzi. È l'unico modo per ricreare, ad un tempo, efficienza nel gruppo e motivazioni nel singolo. Il permissivismo, nel «Nuovo Esercito per i Nuovi Militari, ha fatto il suo tempo!
La leva E veniamo un attimo a parlare della componente ''minoritaria, d i 40 000 soldati di leva previsti nell' Esercito del futuro rispetto ai 11 O 000 professionisti. Viene subito spontaneo chiedersi come saranno scelti questi 40 000
tra i 200 000 resi disponibili dal gettito di leva, considerando solo i maschi. Di certo , il loro non potrà più essere considerato assolvimento di un dovere universale. E dunque, chi saranno i nostri 40 000 giovani di leva? l più sfortunati? l diseredati? O, invece, saranno i giovani di cui l'Esercito ha bisogno per completare le Unità e mantenere un legame diretto ed indispensabile con la realtà civile del Paese? In ogni caso, quando e se davvero la dimensione della componente di leva si ridurrà, impegnando al massimo 1/ 4 del gettito di leva,
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gradimento ad assolvere in armi il periodo dell'obbligo- dovrà però essere adeguatamente ricompensato in termini economici e di vantaggi riconosciuti all'atto del congedamento, per aver prestato un servizio sicuramente più impegnativo di qualunque compito alternativo. Una volta reclutati, rimane il problema di come impiegare i militari di leva che: · • o dovranno diventare dei soldati veri (e sino a quando non disporremo di tutti i volontari necessari non ci sono alternative); • o andranno a costituire le riserve addestrate da destinare alla mobilitazione; • o sono un inganno magari perpetrato in buona fede, ma che postula un lento ed irreversibile passaggio ad un Esercito completamente formato da volontari, con i militari di leva che - temporaneamente- «tappano i buchi». una soluzione per così dire «radicale» dovrà essere individuata, al fine di non vedere d~gradare un servizio da «obbligatorio>> ad «iniqUO>>. Unica soluzione, l' istituzione di un servizio civile alternativo a cui saranno destinati i giovani esuberanti le esigenze delle Forze Armate, perché in possesso di requisiti inferiori. Ne consegue che l'aliquota destinata ad alimentare lo strumento militare dovrà essere composta dai giovani migliori, non dagli sfortunati. Perché si verifichi quest'ultima ipotesi, il giovane prescelto per la leva - o che ha espresso il proprio
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L' ho detto prima. Nessuna trasformazione è indolore, ha un costo economico aggiuntivo, comporta sacrifici ed impone lunghi periodi di instabilità. Quindi, se l'orientamento non è quello - da noi perseguito - di confermare il soldatò di leva militare pieno, sarebbe preferibile dirlo subito, onde non ingenerare ulteriori situazioni di confusione. Per l' Esercito, comunque, la scelta è fatta e la componente di leva, preminente per i prossimi dieèi anni e minoritaria nel prosieguo, continuerà a far parte a pieno titolo delle nostre Unità; naturalmente con
preferenza per quelle di supporto e per quelle destinate alla difesa del territorio.
bili con sufficiente approssimazione. Parliamo di: • 12 500 miliardi da destinare alla retribuzione di 60 000 volontari; CONCLUSIONI • 3 000 miliardi per adeguare strutture ed infrastrutture e per costruire abitazioni; Costi della trasformazione • circa 3 500 miliardi di maggiori oneri connessi con tutte le voci Ho ritenuto opportuno centrare addestrative ed indispensabili per l'attenzione sui militari di truppa, con preparare e mantenere l'operatiparticolare riguardo alla componente volontaria. vità delle Unità Il vero cambio di Questo perché dei volontari. il vero cambio di mentalità, dentro e . mentalità, dentro Per un totale fuori l'Esercito, e fuori l'Esercito, di 19 000 miliardi awerrà in ragione awerrà in ragione in 1O anni, a cui delle nuove funzioni devono essere sotdelle nuove funassegnate alle Forze zioni assegnate tratti i risparmi ottenuti con la alle Forze Armate Armate e del persoe del personale riduzione di circa nale che, proprio in che, proprio in 100 000 uomini di vista di tali mutate vista di tali muleva e con lo sciomissioni, dovrà essere glimento di molte tate missioni, doUnità. Un recuvrà essere reclureclutato, addestrato pero complessitato, addestrato ed impiegato. Il ed impiegato. Il vo dell'ordine d i «Nuovo Esercito» sarà 9 000. «Nuovo Esercito>> sarà tale sopratRimangono antale soprattutto in cora 1 O 000 mitutto in relazione relazione ai «nuovi ai «nuovi uomini>>. liardi che è quanuomini». l:Jn salto qualito dovrà essere garantito in più nel decennio sui protativo, che potrà avvenire solo in grammi di diretto ed indiretto interespresenza di un impegno corale dei se del personale, se si vuole evitare responsabili istituzionali e dell'intera che le proposte di razionalizzazione Nazione. Anche perché si tratta di rimangano utopico auspicio. trasformazioni assolutamente non a In particolare, i fondi necessari costo zero. dovranno essere resi d isponibili, in Le risorse economiche necessamisura proporzionalmente crescenrie nel decennio per realizzare il «Modello ottimale>>, e mi riferisco te in relazione sia al reclutamento esclusivamente all'ambito del persoannuò di volontari sia al transito in nale, sono a questo punto quantificaSPE delle previste aliquote di
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militari. Quindi, ad esempio, 200 miliardi il primo anno, 400 il secondo, 600 il terzo e così via sino ai circa 2 000 del decimo anno. Configurato il volume complesf ivo di risorse, è poi indispensabile che i programmi di forza per i volontari siano definiti sin d 'ora, ma con validità certa sul lungo periodo. Inoltre, dovrà essere esclusa la possibilità di operare sul bilancio assegnato tagli, anche sostanziali, di anno in anno. Il mancato rispetto delle basi programmatiche comporterebbe , con ogni probabilità, l'irreversibile disgregazione del modello concettuale. Perché varierebbe la base di
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alimentazione; non sarebbe garantito alle Unità il livello di operatività previsto; si creerebbero imprevedibili variazioni ondulatorie nel trend delle disponibilità. Soprattutto, verrebbe ad instaurarsi uno stato di malessere e di sfiducia connesso con la frustrazione di aspettative consolidate, tale da ì ncrinare la solidità morale del sistema. Gli Eserciti sono strumenti assai delicati, proprio perché la componente fondamentale è l' uomo. Parafrasando Churchill, «molto facili da distruggere quando si pensa non servano più, ricostruibili solo con lacrime e sangue quando diventano indispensabili».
Vero è che il consenso di fondo del Paese verso le Forze Armate è da sempre esistito, ma mentre L'efficacia del «Nuovo Esercito,, è questo poteva essere dato per però connessa con altri due fattori, scontato con un Esercito di leva importanti almeno quanto le risorse orientato esclusivamente alla difesa dei confini, lo stesso non è più economiche: oggi. • l'atteggiamento culturale del Paese; In questi ultimi anni si è assistito • l'esistenza di una Regola adeguaad una positiva crescita di conta allo status del personale ed ai compiti dell'Esercito. siderazione verso le Forze Armate, ma questo non Li abbiamo già in ragione di un Il consenso di fondo mutamento cultuaccennati, credo del Paese verso le opportuno spenrale, bensì deldere ancora due le splendide proForze Armate è da ve fornite dai parole. sempre esistito. nostri soldati sul In questi ultimi anni si campo. Atteggiamento Una dura vitcultu~/e è assistito ad una toria, quindi, nei positiva crescita di confronti dei mass Partiamo dall'atteggiamento culmedia che, inveconsiderazione, ma ce, hanno dimoturale. questo non in ragione Come detto, il strato in più di volontario, ma anuna occasione di un mutamento che il soldato di scarsa attenzione culturale, bensì delle se non proprio leva - allora gesplendide prove forni- disinteresse o dineralizziamo il Nuovo Militare sinformazione. te dai nostri soldati è un cittadino che Abbiamo ancora ~ •ca proviene dalla stesun Reparto di sa società che egli, per esplicita Sanità ed una compagnia fucilieri in scelta, ha deciso di tutelare, ri missione in Mozambico. Duecento uomini che o si decidono a ravcevendone conseguentemente la vivare la fama dei latin lover in delega. Africa Australe oppure possono Come tale, la collettività doscordarsi di essere citati dalle tevrebbe annettergli un ruolo sostate nazionali. cialmente condiviso e congruo con Se i compiti che verranno asi doveri della condizione militare, segnati al «Nuovo Militare, sarana cui corrisponde uno status ri no ccii concorso al mantenimento conoscitorio legittimato dal con senso. dell'ordine internazionale e la difesa
Atteggiamento culturale e ouadro normativa
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integrata di interessi nazionali e collettivi••, egli dovrà comunque sentirsi portatore e difensore di valori condivisi. Leghtimato dalla stessa società a farlo. Dovrà, allora, essere sostenuto fermamente dal consenso e non costretto a ricercarlo, prom uoverlo e faticosamente conquistarlo periodicamente. Molto dipenderà da noi stessi, da un'oculata strategia dell'immagine e dal reale rendimento delle Forze Armate. Ma il chiedere una maggiore attenzione verso i problemi di sicurezza nazionale è forse - a questo punto - del t utto legittimo.
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Quadro normativo e regolamentare
Ho già fatto cenno alla necessità che il «Nuovo Esercito per il Nuovo Militare», sia regolato da norme congrue con le peculiarità d'impiego del personale e le esigenze militari. L'essenza della ••Professione militare», come tutti sanno, è la «Condizione militare». Condizione atipica perché comporta l' accettazione di limiti e doveri specifici, che la stessa società ha imposto agli appartenenti all ' Istituzione militare quale garanzia di dedizione senza riserve al bene del Paese.
Con tali presupposti, non potrà che essere particolare anche lo status che ne deriva per chi la vive, in quanto presuppone l'adesione consapevole a norme impegnative atte a regolamentare l'atipicità del servizio. Le norme, in sostanza, dovranno - se del caso, ed è il caso - essere riviste per confèrirgli l'idoneità a caratterizzare, tutelare e, qualora necessario, sancire la specificità della condizione militare. Si tratta di un argomento particolarmente ampio che richiederà interventi globali e mirati. Per intanto mi limiterò a sollevare alcuni interrogativi sul tappeto. La prima riflessione mi è consigliata dalla futura consistenza dell'Esercito: quantitativamente irrisoria se paragonata alle Forze dell'Ordine. Lungi dal voler entrare in casa d'altri, quello che interessa sono sempre i concetti. Mi si obietterà che l'elevato numero delle Forze di Polizia non è da considerarsi tale se si tiene conto delle turnazioni necessarie ad assicurare il giusto riposo al personale. Probabilmente è vero. Ma l'Esercito, allora, non avrà forse lo stesso problema allorché la stragrande maggioranza del personale sarà a lunga ferma? L'Istituto dello straordinario e dell'orario di servizio, sancito in ossequio a legittime aspettative del personale, nel futuro dovrà essere rivisto. Quindi, o vengono previsti consistenti aumenti della forza , per
compensare i recuperi determinati dall'addestramento e dai servizi, o vengono adeguate le assegnazioni sui capitoli alle reali esigenze operative di una Organizzazione che, per funzionare, non può comunque essere regolata da un orario aziendale. In alternativa, si può continuare su questa strada per arrivare definitivamente ad un Esercito: diurno, feriale, stanziale e non addestrato. Dimenticavo, con le caserme vuote per i recuperi compensativi. Già oggi non viene più praticamente svolto l'addestramento notturno ed ai Comandanti non
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viene neppure lasciata la possibilità di adeguare le norme alle necessità funzionali dell'Unità. A meno di molti reparti ancora efficienti e saldi in ogni settore, in cui la filosofia dei Quadri è: faccio quanto devo, ricevo quanto possono darmi! L'auspicata revisione normativa può tradursi in un incremento di risorse per lo straordinario ovvero , istituendo al posto dello straordinario, un'adeguata indennità militare. Ancora, aumentando le ore previste per legge di straordinario obbligatorio. Oppure da un «mix» delle varie opzioni correttive, ferma restando l'opportunità di prevedere una maggiore flessibilità dell'orario di servizio per soddisfare le esigenze operative ed addestrative dei comandi e dei reparti.
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Questo è solo un esempio per indicare la necessità di giungere ad una rivisitazione globale che consenta di ridisegnare la «Regola». Non dobbiamo infatti dimenticarci delle esperienze dei colleghi dell'Aeronautica impegnati in missioni rischiose di bombardamento sulle basi irachene. Formalmente erano piloti «destinati in servizio isolato all'estero, operanti con leggi di pace». Non un reparto di valorosi, quale in effetti era, che faceva la guerra, come in effetti faceva. Le successive operazioni «Oltre la guerra''• hanno denunciato problemi del tutto simili. Naturalmente anche il «Corpus>> relativo agli Ufficiali ed ai Sottufficiali dovrà subire significative rivisitazioni. A partire dalla permanenza per almeno un anno in più nei gradi di subalterno degli Ufficiali provenienti dall 'Accademia. Il conseguimento della laurea, infatti elemento positivo e che ritengo indispensabile- ha prolungato in modo eccessivo la durata del periodo formativo rispetto a quello d 'impiego ai reparti. Tant'è che, oltre a non maturare le necessarie esperienze in vista del prosieguo della .carriera, molti Ufficiali completano con difficoltà persino i periodi di comando previsti per legge. Inoltre, in relazione alla progressiva abolizione degli Ufficiali di complemento, occorrerà prevedere norme idonee a garantire l'alimentazione del Ruolo Speciale Unico con personale idoneo prove-
niente dai Sottufficiali. Un'apposita proposta è già allo studio, ed anche in questo settore stiamo introducendo un'innovazione significativa. Si aprirà, infatti, una sorta di vaso comunicante che collegherà le tre categorie: Volontari, Sottufficiali ed Ufficiali, consentendo il transito nella successiva, previa acquiSIzione dei livelli professionali e culturali richiesti.
Considerazioni finali Il periodo storico che l'Esercito, insieme alle altre Forze Armate, sta vivendo è sicuramente il più fervido per impegno concettuale ed il più importante per dimensione dei cambiamenti dalla fine della secon-
da guerra mondiale. E anche un momento che non bisogna lasciarsi sfuggire per adottare, una volta per tutte, i correttivi indispensabili per conseguire davvero l'auspicato livello di efficienza. Occorre dunque fare in fretta e fare bene, giacché le decisioni che oggi assumeremo, cominceranno ad entrare a regime tra qualche anno e si faranno sentire in tutto il loro respiro nell'Esercito del 2000. Per questo, a premessa delle future, radicali trasformazioni ordinative che stanno per essere introdotte nell'Esercito, ho voluto cogliere questa occasione per portare l'attenzione di tutti sui veri nodi concettuali da sciogliere, per poi parlare seriamente di Modelli. Per nuovi o nuovissimi che essi siano.
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In rapido riepilogo, le sole esigenze relative alla componente umana, che ho prospettato come indispensabili per l'applicazione del Nuovo Modello allo Strumento terrestre, sono: • la definizione di una oculata programmazione e distribuzione delle risorse disponibili; • l'elaborazione di un moderno corpo normativo, in linea con la presenza di un elevato. numero di militari professionisti e con i compiti assegnati; • una presa di coscienza a livello politico e della pubblica opinione dei grandi temi della sicurezza nazionale, a preméssa di una legge quadro che possa, finalmente, inglobare in una visione equi librata le diverse necessità da contemperare. Dall'impiego
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dei poligoni allo stato dei militari in missione. In definitiva, ogni concreta possibilità di dar vita ad un «Nuovo Esercito>>- si parli di programmi di forza o di quelli di investimento - si fonda su una sola condizione: «la stabilità dell'ipotesi finanziaria». Ed io ho fiducia che questa volta, non saranno ripetuti gli errori della infelice ristrutturazione del '76, che ha portato solo à ridurre senza rimodernare. Numerosi segnali di maggiore interesse ed attenzione prove nienti dal mondo politico e culturale del Paese mi danno questa speranza. Ecco perché i prossimi mesi saranno decisivi, tanto più che forse non avremo una seconda opportunità.
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Tnbunale di Roma al n. 944 dii regl$tro con decreto 7-6-49.
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