Alberto Zignani Bruno Zoldan Giuseppe Ardito Carlo Cabigiosu Roberto Speciale Fabio Mini
ESERCITO ITALIANO ED ESERCITO FRANCESE DUE NUOVI MODELLI DI DIFESA A CONFRONTO
Lm?RIVInA
miLITARE
COMPOSIZIONE DEL GRUPPO DI LAVORO Capo Gruppo: Gen. D. Alberto Zignani, Capo Ufficio Generale Pianificazione e Programmazione Finanziaria dello SME. Gen. D. Bruno Zoldan, Capo I Reparto dello SME. Gen. D . Giuseppe Ardito, Capo II Reparto dello SME. Gen. B. Carlo Cabigiosu, Capo III Reparto dello SME. Col. f. s.SM Roberto Speciale, Capo Ufficio Ordinamento SME. Col. f. (b.) s.SM Fabio Mini, Capo Ufficio Documentazione e A.P. dello SME.
PREFAZIONE Con il presente studio continua il contributo di pensiero dello Stato Maggiore dell'Esercito alla migliore comprensione delle problematiche legate all'adozione di un nuovo modello di Difesa. È un contributo prettamente tecnico svolto con il più efficace ed obiettivo degli strumenti: il confronto, l'esame comparativo di dati concreti rilevabili dalla documentazione disponibile. Dopo il confronto tra il nuovo modello proposto dal Governo al Parlamento italiano e quello in corso di attuazinne in Germania, viene ora esaminato, sempre in relazione al primo, il modello adottato dall'Esercito francese. Premesse di base, metodologia e parametri presi in esame sono gli stessi. In effetti questo studio si inserisce, più che continuarlo, nel discorso avviato con il modello tedesco e anche nella presentazione grafica vuole fornire un quadro sinottico che consenta l'agevole consultazione dei due testi ed il raffronto dei tre modelli. Come si potrà notare, i modelli tedesco e francese sono molto diversi tra loro e mentre il primo è abbastanza vicino al progetto governativo italiano, il secondo, per akuni versi, è più lontano da esso. Sono convinto che ogni Nazione debba avere la difesa più adatta alle proprie esigenze e che quindi non esistano modelli «esportabili» e integralmente adottabili. Se, tuttavia, fosse necessario mutuare da altri Paesi diversi criteri organizzativi - anche in funzione di una futura integrazione multinazionale - entrambi i modelli presentano aspetti di grande interesse e vasta possibilità di applicazione anche nella struttura del nostro Esercito. Forse quello f rancese sarebbe più facilmente applicabile nel breve/medio termine, mentre quello tedesco pur non presentando pregiudiziali insormontabili, comporta problemi organizzativi che nella realtà del nostro Paese sarebbero di difficilissima soluzione (caserme di Brigata, servizi affidati a personale civile, ecc.). In entrambi i modelli si parla di riorganizzazione profonda e di riduzione delle forze, sotto diversi punti di vista, ma sempre in relazione a canoni concettuali che, pur nell'innovazione, non smentiscono mai tradizioni consolidate. L 'Esercito tedesco, fatto di Grandi Unità operative leggere e flessibili e di un potente apparato di supporto tattico-logistico, rispetta la tradizionale concezione della «macchina bellica» autosufficiente ed espandibile all'emergenza. Quello francese, potente nelle Grandi Unità operative e più leggero nei supporti, presuppone il ricorso al sostegno tattico logistico d'emergenza esterno da costruire «ad hoc». Sono soluzioni differenti che tuttavia presentano un fattore unificante: a prescindere dalle riduzioni, dai tagli, dalle ristrutturazioni e dai criteri organizzativi adottati, ciò che rimarrà sarà perfettamente congruo con la politica di sicurezza delle rispettive Nazioni e con il ruolo che esse sembra intendano assegnare alle Forze Armate. Di conseguenza, appare anche congruo il bilancio tra esigenze e risorse e alla fine di periodi di transizione più o meno lunghi, Germania e Francia disporranno di eserciti moderni ed efficienti, di dimensioni tutt'altro che trascurabili. Penso che analizzare i problemi e le soluzioni degli altri eserciti nell'ottica di «ciò che rimane» e non di «ciò che viene tagliato» sia la chiave di lettura più corretta e stimolante. Quella, comunque, che consente di individuare, sotto il profilo qualitativo e quantitativo, quali forz e e quali strutture militati Paesi di ruolo, prestigio e dimensioni affini all'Italia hanno già deciso di darsi per gli anni duemila. In stretta sintesi, considerando soltanto il personale militare, per il 1995 la Germania disporrà di un esercito fo rte di 255.500 uomini, di cui: 25.500 Ufficiali, 67. 000 Sottufficiali (45.000 dei quali non in servizio permanente), 4 7. 000 volontari e 11 6.000 soldati di leva. La Francia, entro il199 7, avrà un esercito composto da: 17.000 Ufficiali, 55.000 Sottufficiali, 58.000 volontari (di cui 38.000 con lo status di Sottufficiali non in servizio permanente) e l 00. 000 di leva. Ipotizzando di adottate gli stessi patametri tedeschi e di applicarli nelle debite proporzioni al modello italiano, il nostro Esercito, pur con la capacità operativa differenziata, dovrebbe avere: 17.000 Ufficiali, 35.000 Sottufficiali, 43.500 volontari c 120.000 soldati di leva. Facendo lo stesso rapporto con il modello della Francia, Nazione «cugina» non soltanto per ragioni di lingua, l'Esercito italiano entro il1997 dovrebbe avere: 20.000 Ufliciali, 38. 000 Sottufficiali, 43.500 volontari e sempre 120.000 soldati. Considerando che, invece, il nostro modello prevede 17.000 Ufficiali, 27.000 Sottufficiali, 43.500 volontati e 90.000 soldati di leva c'è di che riflettere. Mi auguro che anche il presente contributo susciti l'interesse di tutti e, ringranziando coloro che - moltissimi - hanno fatto pervenire apprezzamenti e commenti sul precedente studio, invito ancora una volta al dibattito e all'aperto confronto delle idee.
CAPO DI SM DELL'ESERCITO Generale Goffredo CANINO
ESERCITO ITALIANO ED ESERCITO FRANCESE DUE NUOVI MODELLI DI DIFESA A CONFRONTO
Il requisito organizzativo fondamentale, al quale gli eserciti delle Nazioni occidentali hanno dovuto rispondere negli ultimi 40 anni, è stato essenzialmente il seguente: possedere la capacità di completarsi (in termini di personale e di mezzi) e di schierarsi in zona di combattimento entro i contenuti tempi di preavviso ipotizzabili a fronte di un possibile, improvviso attacco delle forze del Patto di Varsavia. Questi tempi di preavviso erano considerati estremamente ridotti (non più di 4-5 giorni) per le forze terrestri schierate nell'Europa Centrale (dove il contatto era lungo la linea di confine) e un poco più ampi (15-20 giorni) per l'Italia, grazie all'interposizione della Jugoslavia (che, comunque, avrebbe dovuto essere attraversata dalle forze attaccanti). In tale quadro, il livello di approntamento delle Unità di ciascun Paese doveva essere uniforme nel senso che tutte le formazioni delle intere Forze Armate terrestri dovevano essere in grado di operare entro i rispettivi tempi di preavviso fissati in sede NATO. Da ciò conseguiva che le forze dei Paesi della NATO, a prescindere dalla loro consistenza quantitativa e qualitativa, erano organizzate nello stesso modo, pur mantenendo un grado di approntamento diverso (da Paese a Paese). Il profondo mutamento del quadro strategico, originato dalla dissoluzione del Patto di Varsavia e dai ben noti avvenimenti che si sono verificati, sul finire degli anni '80, nell'Est europeo, ha determinato, nei Paesi dell'Alleanza Atlantica, l'esigenza di ridefinire i termini del problema sicurezza, ovvero di delineare un <<nuovo Modello di Difesa». Tale riflessione politico-strategica sta dando vita, nel mondo occidentale, a processi di ristrutturazione, generalmente pluriennali, tesi a realizzare una razionalizzazione della spesa militare e una contrazione delle Unità e delle strutture. Ma, soprattutto, sta suggerendo a tutte le Nazioni un profondo mutamento del requisito fondamentale cui le forze militari terrestri dovranno rispondere: non più tutte ad un uniforme grado di approntamento, tale da consentirne l'impiego a massa entro ben determinati tempi di preavviso, ma disponibilità di forze a prontezza operativa differenziata. In particolare, il nuovo concetto strategico della NATO indica l'esigenza di disporre: di un nucleo di forze ad elevata prontezza operativa, capaci di entrare in azione in tempi brevissimi sia all'interno sia all'e-
sterno del territorio nazionale; una certa quantità di forze con tempi di approntamento più ampi (da l a 3 mesi), e, infine, forze di riserva e di mobilitazione approntabili entro un tempo variabile da 6 mesi a l anno.
LA SOLUZIONE ITALIANA Nel corso degli ultimi 40 anni, il problema dell'uniforme grado di prontezza operativa delle forze terrestri era stato risolto, in Italia (al pari di tutte le altre Nazioni NATO, esclusa la Gran Bretagna che disponeva - e dispone - di soli professionisti) , nel seguente modo. Il personale di leva veniva avviato alle Unità con cadenza triquadrimestrale. Qui aveva luogo l' addestramento di base (4-5 mesi), durante il quale il personale non era in alcun modo impiegabile. Terminato l'addestramento di base, i militari potevano essere considerati «sufficientemente» addestrati e, dopo altri 4-5 mesi, pienamente addestrati. Considerando, per comodità di esposizione, una durata della ferma di leva di 12 mesi (Tav. 1), ogni reparto inquadrava permanentemente 1/3 di personale di leva non addestrato e 2/3 di personale di leva addestrato. Per entrare in azione tutte le Unità avevano, pertanto, la necessità di disporre del tempo necessario per richiamare in servizio l'ultimo contingente di leva appena congedato, al fine di «ripianare» il terzo di personale in addestramento con altrettanto personale addestrato. Con questo sistema organizzativo, in definitiva, nessuna Unità era mai pronta ad entrare in azione in tempi brevissimi, a meno che non la si alimentasse al 150% di personale di leva, per disporre permanentemente del 33 % di personale addestrato in più. Il problema, che ora si pone, di disporre di Unità a prontezza operativa differenziata, può essere risolto sia modificando sia non modificando questo sistema organizzativo. I nuovi Modelli di Difesa elaborati in Italia e Germania (l) non prevedono esplicitamente di apportarvi modifiche e sembrano orientati a realizzare la prontezza operativa differenziata puntando esclusivamente sulle riduzioni dei livelli di personale presente presso le Unità e contando sull'impiego dei volontari. L'Italia, in particolare, ha definito l'articolazione delle principali forze del futuro esercito come segue (Tav. 2):
Tav. l
Livello addestrativo dei militari di leva nelle Unità italiane Durata della ferma di leva: 12 mesi
1/3 in addestramento di base
1/3 sufficientemente addestrato
1/3 pienamente addestrato
4 mesi
4 mesi
4 mesi
Capacità operativa teorica: 66% (incrementabile sostituendo una parte dei militari di leva con volontari a lunga ferma). Piena capacità operativa (100%): ottenibile soltanto richiamando in servizio personale addestrato in quantità pari a quello in addestramento di base.
Tav. 2
STRALCIO DAL NUOVO MODELLO DI DIFESA ITALIANO
ARTICOLAZIONE DELLE FORZE OPERATIVE DELL'ESERCITO l. Forze Terrestri di pronto impiego
5 Brigate di vario tipo, con capacità di integrazione in Grandi Unità Multinazionali, la cui natura (leggera-pesante) e composizione (numero e tipo dei bat taglioni d'Arma base e dei supporti di Brigata) dovranno essere definite in accordo con i Comandi NATO (in via orientativa e con riserva di verifica, si può prevedere l'opportunità di predisporre l Brigata Leggera aviolanciabile, l Brigata Motorizzata/Meccanizzata aviotrasportabile, l Brigata Blindata, l Brigata Corazzata, l Brigata Alpina comprensiva del contingente Cuneense); supporti tattici (elicotteri, velivoli ad ala fissa, artiglierie, genio e trasmissioni, ecc.), supporti logistici e organizzazione di comando, per le Brigate di cui sopra, impiegabili anche quali supporti di Corpo d'Armata Multinazionale, la cui entità e composizione di dettaglio dovranno essere definite anche in accordo con i Comandi NATO; missili controaerei della Difesa Aerea Integrata e unità con capacità nucleare NATO; unità di vario tipo a livello battaglione e supporti per la <<linea di presenza avanzata» su tutto il territorio nazionale. Tutte le suddette Forze dovranno essere composte da personale in spe o volontario, ad eccezione dei Battaglioni e supporti di «presenza avanzata», per i quali potranno essere previste aliquote di personale di leva. 2. Forze Terrestri di 2° tempo
lO Brigate di varia tipologia (in via orientativa e con riserva di verifica si può prevedere l'opportunità di predisporre l Brigata Corazzata, 7 Brigate Meccanizzate, 2 Brigate Alpine), con effettivi variamente ridotti (mediamente 50% dell'organico completo); supporti tattici e logistici a livello superiore (Grande Unità complessa/Comandi Territoriali o alle dipendenze degli Organi centrali). 3. Forze Terrestri di Riserva e di Mobilitazione 4 Brigate vario tipo (in via orientativa e con riserva di verifica si può prevedere l'opportunità di predisporre l Brigata Corazzata, 2 Brigate Motorizzate/Meccanizzate, l Brigata Alpina); unità a livello battaglione e supporti tattici e logistici; Comandi territoriali.
5 Brigate e relativi supporti tattici e logistici, caratterizzate da elevata prontezza operativa in quanto costituite integralmente da personale volontario a lunga ferma o, fino a quando non saranno disponibili i volontari, alimentate -ton personale di leva già addestrato (il che, con una durata della leva di 12 mesi, equivale, in termini di esigenze di uomini, ad una alimentazione al 150% degli organici); 10 Brigate e relativi supporti tattici e !agistici, alimentate con personale di leva e caratterizzate da prontezza operativa differenziata (da 30 a 90 giorni) ottenuta riducendo variamente gli effettivi (mediamente al 50% dell'organico completo); 4 Brigate di riserva, dotate del solo personale necessario per la manutenzione dei materiali (accantonati al 100%) e caratterizzate da una capacità di approntamento, mediante la mobilitazione, in un periodo compreso tra i 90 e i 180 giorni. Gli inconvenienti connessi con la soluzione italiana sono già stati sinteticamente descritti nel confronto fra i Modelli di Difesa italiano e tedesco recentemente apparso sulla Rivista Militare (2).
Anziché, quindi, soffermarsi ulteriormente su questi, appare più interessante esaminare attraverso quali modalità la Francia stia cercando di risolvere lo stesso problema. L'interesse è rilevante se si considera che questa Nazione possiede risorse umane ed economiche molto simili a quelle italiane. LE POTENZIALITÀ
Popolazione PIL 1992 (previs.)
Francia
Italia
57 milioni di abit.
57 milioni di abit.
1.560.000 mld. di Lit.
1.530.000 mld. di Lit.
Entrambe le Nazioni, inoltre, occupano una posizione geostrategica che le pone quali ponte fra gli interessi continentali e il bacino del Mediterraneo. E se, oltre a ciò, la Francia deve garantire la sicurezza di insediamenti oltremare che l'Italia non ha, è pur anche evidente che per quest'ultima si sta delineando - per la prima volta dalla fine della 2 a guerra mondiale - una posizione di frontiera molto critica, nel punto di saldatura fra i fermenti dell'Est europeo e le tensioni Nord-Sud (Tav. 3). Tav. 3
L'attuale impegno per la sicurezza (1992) Francia Bilancio difesa (*)
-
Organizz. Centr. Forze Armate Gendarm./Carabin. TOTALE
Italia
MLD. di Lit.
%
MLD. di Lit.
10.334 (0 ) 28.601 4.071
24,0 66,5 9,5
2.658 16.961 5.022
10,8 68,8 20,4
100,0
24.641
100,0
43.006
% PIL
2,75
%
1,6 1
(*) Escluse le pensioni, per uniformità di confronto. Tali spese, infatti, in Francia sono integralmente inserite nel
Bilancio della Difesa, mentre in Italia lo sono solo parzialmente (pensioni provvisorie). Considerando anche le pensioni, la % del PIL destinata in Francia alla Difesa sale al3,26%. Tale % dovrà scendere al3,1 entro il1997. (O) Comprende le spese per le forze nucleari stategiche Forza alle armi
Personale
%
Personale
-
14.500 261.000 65.000 91.500
2,8 50,0 12,4 17,6
234.000 49.000 77.000
49,8 10,4 16,4
432.000
82,8
360.000
76,6
90.000
17,2
110.000
23,4
522.000
100,0
470.000
100,0
Forze nucl. strat. Esercito Marina Aeronautica TOTALE FF.AA.
-
Gendarm./Carabin. TOTALE GENERALE
Coscritti Durata ferma leva
210.000 10 mesi
-
%
-
215.000 12 mesi
In prima approssimazione si può, quindi, affermare che le esigenze di sicurezza delle due Nazioni, nei prossimi anni, saranno molto simili (forse maggiori per l'Italia) sia sul piano qualitativo sia su quello qu~ntitativo. Tali esigenze, naturalmente, dovranno essere, finché possibile, soddisfatte nel più vasto quadro degli Organismi internazionali (ONU, NATO, UEO, ecc.). Ma, poiché nei momenti difficili, l'autonomia e la libertà d'iniziativa all'interno delle alleanze sono direttamente proporzionali alla qualità e alla quantità del contributo offerto alla causa comune, un confronto fra il nuovo Modello di Difesa francese e quello italiano può divenire illuminante per percepire la dimensione del ruolo politico che l'Italia si sta predisponendo ad assumere sulla scena europea e mondiale.
Tav. 4
Esercito Francese Situazione del Personale a fine 1992 Categorie
13 Divisioni pluriarma: 4 corazzate, 4 leggere blindate, 2 di fanteria, l paracadutisti, l alpina, l aeromobile; l Brigata meccanizzata franco-tedesca; 3 Brigate logistiche e 76 reggimenti autonomi, quali supporti di Armata e Corpo d' Armata. Le forze sono raggruppate in tre grandi blocchi, ciascuno dei quali è orientato all'assolvimento di una delle seguenti missioni: difesa degli interessi «fuori area»: 5 Divisioni della Force d'Action Rapide (FAR), con i relativi supporti tattici e logistici (l Brigata logistica e 5 reggimenti);
%
A. Seroizio permanente
- Ufficiali - Sottufficiali
19.000
7,3
58.000
22,2
77.000
29,5
28.000
10,7
20.000
7,7
48.000
18,4
125.000
47,9
6.000
2,3
130.000
49,8
Totale leva
136.000
52,1
TOTALE ESERCITO
261.000
100
Tot. Organici chiave
(l)
B. Personale lunga ferma
- SU. e soldati (2) (ferma 3-15 anni) - Soldati (3) (ferma max 2 anni)
IL NUOVO ORDINAMENTO DELL'ESERCITO FRANCESE Entro la fine dell992 l'Esercito francese assumerà una nuova struttura ordinativa il cui processo, iniziato nell991 , trae origine dall'esigenza di adeguare lo strumento operativo alla nuova situazione internazionale anche alla luce degli ammaestramenti tratti dalla partecipazione alla Guerra del Golfo. Nel 1992 la forza alle armi dell'Esercito francese sarà di 261.000 uomini (Tav. 4), con una contrazione di 28.000 uomini (10%) rispetto a quella esistente alla fine del 1990. Questa struttura ordinativa è considerata di transizione verso un modello definitivo che dovrebbe essere assunto alla fine del 1997, quale risultato della nuova legge di programmazione quinquennale della Difesa (1992-'97) non ancora approvata. Il nuovo ordinamento dell'Esercito francese prevede una forza operativa cosl articolata:
Organici
Totale ferme prolungate Totale A
+ B
c. Personale di Leva (4) - U. e SU. di cp!. - Soldati
(l) Di cui 200 U. e 6.000 SU. donne con mansio-
ni logistico-amministrative negli organi territoriali. (2)
Compresa la Legione Straniera ed i Sottufficiali volontari non ancora in servizio permanente.
(3)
Sono i cosiddetti «volontari servizio lungo» che possono prolungare la ferma di leva fino a 24 mesi.
(4)
Ferma di 10 mesi.
difesa degli interessi in Europa: 8 Divisioni, inquadrate nei 2 Corpi d'Armata della l a Armata, con i relativi supporti tattici e logistici (2 Brigate logistiche e 54 reggimenti); difesa territoriale: esclusivamente di mobilitazione, in via di definizione. A fattor comune di tali missioni sono previsti 17 reggimenti di supporto centrale. Tutte le
Unità saranno caratterizzate da una prontezza operativa differenziata. Per conseguire quest'obiettivo la Francia - a differenza di Italia e Germania- non ha ritenuto di potersi affidare esclusivamente alla riduzione del personale presente nelle Unità·e all'incremento dei volontari. Questo perché, al contrario della Germania, ma al pari dell'Italia, le Unità francesi sono acquartierate in un grande numero di infrastrutture (generalmente non più di 2 reggimenti per caserma) e tutti i servizi (funzioni amministrative, tecniche, di mantenimento e pulizia degli immobili, di gestione delle mense e dei circoli, di vigilanza ai depositi, ecc. ) sono devoluti al personale militare . L'orientamento francese, pertanto, è rivolto verso una soluzione più articolata che prevede il conseguimento della prontezza operativa differenziata sia mediante la riduzione del personale in un limitato numero di Unità sia modificando il sistema di avvio dei militari di leva alle rimanenti Unità, tutte alimentate al 110% degli orgarucl. In tale quadro, le forze operative francesi sono anzitutto (al pari di Italia e Germania) suddivise in Unità di categoria «A» (alimentate al 110% della forza organica) , di categoria «B» (mediamente mantenute al 40 % della forza organica) e di categoria «C» (di mobilitazione). Tale suddivisione è la seguente:
che eccezione (come, ad esempio, il sistema controcarri MILAN) . Ma, l'essere a pieni organici, come si è visto, non significa disporre automaticamente della massima prontezza operativa, a meno che tutt o il personale delle Unità non sia costituito da professionisti. E la Francia dispone di una quantità relativamente contenuta di personale di truppa a lunga ferma. In tale quadro si pone una scelta nell'ambito della seguente alternativa:
ad organici completi (ctg. «A»): 11 Divisioni, la Brigata franco-tedesca e 64 reggimenti;
La Francia sembra orientata a scegliere questa seconda opzione, modificando, come di seguito illustrato, il vigente sistema di avvio del personale di leva ai Reparti. Senza entrare in dettagli tecnici che sarebbe difficile - e, forse, superfluo - far comprendere, i Francesi stanno sperimentando un nuovo sistema che prevede di avviare il personale di leva alle Unità di categoria «A» (3) non più con cadenza triquadrimestrale, ma con cadenza annuale. In tal modo, ognuna di esse, alimentata in un'unica soluzione annuale con illl O% del personale previsto dagli organici (il l 0% in più serve per compensare i «cali» fisiologici durante l'anno), si trova a passare progressivamente, nel corso dell'anno, da una situazione di capacità operativa nulla (durante i primi 4 mesi di addestramento basico), ad una capacità operativa crescente, fino a raggiungere la piena operatività al 7° - 8° mese dalla data di incorporazione del personale di leva . Inoltre, poiché la durata della ferma di leva è stata, nel frattempo, ridotta a 10 mesi, ogni Unità sarà «vuota» (cioé priva di personale di leva) per 2 mesi all'anno (Tav. 5). Questo provvedimento, attuato per tutte le Unità di categoria «A», consentirebbe, in prima approssimazione, di ripartire come segue le for-
ad organici ridotti (ctg. «B»): 2 Divisioni leggere blindate, 3 Brigate logistiche e l reggimento genio; nella posizione «quadro» (ctg. «C»): 11 reggimenti (tutti della l a Armata) e Unità per la difesa territoriale in via di definizione. Dal punto di vista dei livelli di forza organica, pertanto, la struttura dell'Esercito francese prevede: UNITÀ
CTG. «A»
CTG. <<B>>
CTG. <<C»
TOTALE
Divisioni Brigate
11 l
2
-
13 4
Reggimenti
64
11
76
3 l
I materiali e gli equipaggiamenti delle Unità delle prime due categorie saranno tutti dell'ultima generazione e disponibili allOO% delle dotazioni previste. Quelli delle Unità di mobilitazione, seppure operativamente validi, saranno generalmente della generazione precedente, salvo qual-
o concentrare il personale di truppa a lunga ferma disponibile in un numero limitato Ji Unità (che verrebbero così ad essere permanentemente caratterizzate da un'elevata prontezza operativa) e accettare, per le rimanenti Unità di categoria «A» (cioé a pieni organici), una permanente prontezza operativa ridotta, per la presenza in esse di una parte del personale di leva in addestramento (e, quindi, non pron tamen te impiegabile) cioé, concettualmente, la soluzione tedesca e italiana; oppure, escludere la costituzione di Unità composte di soli professionisti e attribuire a tutte le formazioni di categoria «A» (cioé a pieni organici) la capacità di esprimere, nel corso dell'anno, una prontezza operativa continuamente variabile da valori minimi a valori massimi.
Tav. 5
Livello addestrativo dei militari di leva nelle unità francesi D urata della fe rma:,.lO mesi
c~p~citÌI oper~.tiva:
100% in addestramento di base
100% addestrato (operatività crescente)
4 mesi
6 mesi
2 mesi
nulla, per (-, mesi all 'anno sufficiente, per 3-4 mesi all'anno completa, per 2-3 mesi all'anno
Capacità operativa media nell'anno: circa 40%
ze in relazione al diverso grado di prontezza operativa: Unità
Divisioni Brigate Reggimenti
Elev. Pront. Pront. Oper. ridotta (40%) Oper. CTG. «A» CTG. «A» e «B»
Quadro CTG. «C»
Totale
4-5
8-9
-
13
l
3
-
4
25-26
39-40
11
76
Ma questa situazione sarebbe vera se, nell' Esercito francese, non fossero però previsti 48.000 uomini a lunga ferma. Questo personale è concentrato in gran parte nelle 5 Divisioni (l aeromobile, 2leggere blindate, l paracadutisti, l alpini) e nei 5 reggimenti (2 trasmissioni, l genio, l logistico, l trasporti) della FAR. In queste Unità, il personale di leva incide solo per il 20%, per cui il livello di prontezza operativa di tale complesso di forze oscilla permanentemente d a un minimo dell'SO% (per 6 mesi dell'anno) ad un massimo del 100% (durante gli altri 6 mesi). Ne consegue che, in definitiva, l' articolazione delle forze dell'Esercito francese, secondo i diversi livelli di prontezza operativa, si presenta, con buona approssimazione, nel mondo seguente: Unità
Elev. Pront. Pront. Oper. Oper. ridotta (40%) CTG. ,.;.., CTG. ,.;.. e «B>>
Quadro CTG. «C»
Totale
13
Divisioni
7
6
-
Brigate Reggimenti
l
3
-
4
28
37
11
76
In sintesi, l'Esercito francese, forte di 261.000 uomini, sarà costituito: per circa il
40 % da Unità di categoria «A>> ad elevata prontezza operativa, per oltre la metà da Unità di categoria «A» e «B» con capacità operativa ridotta e per circa il5% da Unità di mobilitazione (posizione «quadro») . TI Modello definitivo
La struttura che l'Esercito francese dovrà assumere entro il1997 non è stata ancora compiutamente definita. Gli elementi che, al momento, sembrano certi sono i seguenti: riduzione della forza effettiva complessiva a 230. 000 uomini (-10% rispetto alla forza attuale) e correlato incremento della professionalizzazione del personale (Tav. 6) mediante l'aumento dei volontari con ferma minima di 3 anni di circa 10.000 unità ( + 35%); soppressione delle 2 Divisioni leggere blindate di ctg. «B» (organici ridotti) ; soppressione di altre 2-3 Divisioni (quelle attualmente dislocate in Germania) e di alcuni supporti esclusivamente di carattere logistico; rafforzamento delle Unità della FAR sia aumentando la percentuale di personale a lunga ferma sia incrementando il numero delle Unità di supporto (mezzi di fuoco di saturazione, mezzi per il coordinamento, comando, controllo e informazioni, ecc.); eventuale riduzione delle Unità di mobilitazione (posizione «quadro»). In sintesi, l'Esercito francese del 2000 dovrebbe disporre: di circa il 25% di Unità operative in meno rispetto alla consistenza attuale, avendole pe-
Tav. 6
Evoluzione dell'Esercito &ancese Personale Personale
Nuovo Ordinamento 1993
Categorie
Orientamenti ordinamento 1997
Variazioni
Organici
%
Organici
%
Organici
19.000 58.000
7,3 22,2
17.000 55.000
7,4 23,9
-
77.000
29,5
72.000
31,3
- 5.000
28.000
10,7
38.000
16,5
+ 10.000
20.000
7,7
20.000
8,7
48.000
18,4
58.000
25,2
+ 10.000
B
125.000
47,9
130.000
56,5
+ 5.000
Uf. e Sottuff. cpl. Soldati
6.000 130.000
2,3 49,8
3.000 97.000
1,3 42,2
3.000 - 33.000
Totale leva
136.000
52,1
100.000
43,5
- 36.000
TOTALE ESERCITO
261.000
100,-
230.000
100,-
- 31.000
A. Sero. permanente -
Ufficiali Sottufficiali Totale organic. chiave
2.000 3.000
B. Pers. lunga ferma -
Sottufficiali e soldati (ferma 3-15 anni) - Volontari (ferma max 2 anni) Totale Ferme prolungate Totale A +
-
C. Pers. di leva -
rò quasi tutte ad organici completi, alimentati al l lO% della forza organica (cioé di ctg. «A»); di una consistente aliquota di forze (la FAR) praticamente sempre prontamente impiegabile; di una struttura del personale molto simile a quella tedesca:
CONFRONTO FRA LE DUE ORGANIZZAZIONI A prescindere dalle dimensioni dei due eserciti, il confronto fra la struttura italiana e quella francese si presenta, a cifre tonde, come segue:
~
Personale Categorie
Nuovi modelli di esercito Francia Organici
Germania
%
Organici
- Servizio 130.000 perman. e lunghe ferme
56,5 139.500
100.000
43,5 116.000
- leva Totale
Italia
%
Organici
%
54,6
81.500
45,9
45,4
96.000
54, 1
230.000 100,- 255.500 100,- 177.500 100,-
della capacità di portare l'intera Forza Armata al l OO% della capacità operativa nel giro di 4 mesi, sen za quasi dover ricorrere alla mobilitazione (salvo che per i pochi reggimenti «quadro») e assumendo semplicemente il provvedimento di sospendere i congedamenti del personale di leva.
Elev. Pront. Op. Organici 50% CTG. <<A»
CTG. <<A» e <<B»
Quadro CTG. <<C>>
Italiano
25 %
55%
20%
Francese
40%
55%
5%
o
M a per comprendere anche il valore operativo di queste percentuali è necessario esaminare a confronto le pedine fondamentali delle due strutture e cioé la Brigata italiana e la Divisione francese. Il confronto non è molto agevole in quanto, mentre le Brigate italiane sono simili l'una all'altra (generalmente su 4 battaglioni dell'arma base), le Divisioni francesi hanno strutture anche molto diverse fra loro. Non essendo, in questa sede, possibile un confronto dettagliato si sceglieranno, per l'Italia, la Brigata meccanizzata che è la Grande Unità più «presente» nel nuovo Modello di Difesa nazionale (8 Brigate mec-
Tav. 7
LA BRIGATA MECCANIZZATA ITALIANA
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btg . mec.
btg. mec.
btg. cr.
gr. a.
btg. L.
Il btg. mec. è su 3 cp. mec. (16 VTC ciascuna) e 1 cp. mo. pe. (9 armi). Il btg. cr. è su 3 cp. cr. (16 carri ciascuna). Il gr. a. è su 3 btr. a. (6 pezzi ciascuna).
canizzate sulle 15 previste «in vita») e, per la Francia, la Divisione corazzata che, oltre ad avere una struttura abbastanza comparabile con la Brigata meccanizzata italiana, ha una forza organica media fra le Divisioni francesi. L'una e l'altra, inoltre, figurano anche fra le forze di 2 ° tempo che sono i complessi di forze di gran lunga più significativi ai fini di un confronto fra le due strutture. Infatti, il paragonare le 5 Brigate italiane di pronto impiego (costituite interamente da volontari e ad elevat a prontezza operativa) con le 5 Divisioni della FAR (costituite all'80% da personale a lunga ferma e mantenute anch'esse ad un elevato livello di prontezza operativa), consentirebbe di trarre indicazioni soltanto sull'entità delle forze prontamente disponibili nei due eserciti. Ma è la restante parte di essi e, in particolare, l'organizzazione delle forze di 2 ° tempo, che determina la capacità di alimentazione delle forze di pronto impiego, nonché le modalità, i tempi, le difficoltà di completamento d ella capacità operativa dei due eserciti in caso di emergenza nazionale. La Brigata pluriarma italiana di 2° tempo
La Brigata pluriarma italiana (Tav. 7) possiede, mediamente, le seguenti caratteristiche: ha una forza organica di circa 4.800 uomini di cui 3.800 (80% d el totale) sono militari di truppa. Il rapporto Quadri-Truppa è di l a 3,8; dispone di una limitatissima aliquota di personale civile addetto al funzionamento delle ca.serme (sarti, barbieri, elettricisti, falegnarru, ecc.); inquadra 7 unità a livello di battaglione (4
dell'arma base) , di cui 6 operative e l di supporto logistico; è stanziata in 6-7 caserme, fra loro anche molto distanti, e contenenti ciascuna l o 2 battaglioni; affida tutti gli incarichi di truppa, anche i più pregiati (capo carro, capo pezzo, cannoniere, pilota mezzi corazzati, puntatore, ecc.) quasi esclusivamente a personale di leva (ferma 12 mesi). A causa della notevole frammentazione in numerose sedi (e, quindi, della moltiplicazione dei servizi), della necessità di provvedere a tut ti i servizi con personale militare (per la non prevista presenza di personale civile), della disponibilità di militari di truppa quasi esclusivamente di leva ed avviati alle Unità con cadenza quadrimestrale (e, quindi, di personale: per 1/3 in addestramento non impiegabile, per 1/3 parzialmente addestrato, per 1/3 addestrato) , la Brigata pluriarma, quando è alimentata al 110% di personale di truppa, dispone costantemente di una forza realmente impiegabile pari a circa il 40%. Alimentata al 50% degli organici, stante l'incomprimibilità dei servizi essenziali di ca:;~:r ma e (non ultimo, per motivi di sicurezza) dei cicli addestrativi, la forza realmente impiegabile della Brigata si riduce a circa il 10%. In tale situazione teorica, mentre è credibile che venga regolarmente svolto l'addestramento di base di tu tto (o quasi) il personale destinato agli incarichi di supporto (conduttori di automezzi, cucinieri, telefonisti, radiofonisti, ecc.), è del tutto dubbio che, invece, sia possbile «produrre» una qualche forma di accettabile addestramento al combattimento che vada al di là del semplice esercizio di tiro con le armi di dotazio-
Tav. 8
LA DIVISIONE CORAZZATA FRANCESE
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l Spt. al Cdo e Log.
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cp. esp. '
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rgt. mec.
rgt. cr.
ne individuale. In concreto, l'attività di una simile Brigata tende inevitabilmente ad assicurare prioritariamente le proprie esigenze di vita e funzionamento annullando, in rapida progressione, ogni residua capacità operativa. La Divisione pluriarma francese di 2 ° tempo La Divisione pluriarma francese (Tav. 8) presenta, mediamente, le seguenti caratteristiche: ha una forza organica di circa 8.000 uomini, di cui 6.000 (75% del totale) sono militari di truppa. Il rapporto Quadri-Truppa è di circa
l a 3; dispone di una limitatissima aliquota di personale civile addetto al funzionamento delle caserme; inquadra 7-9 unità a livello reggimento (4-6 dell'arma base), di cui 6-8 operative e una di Supporto al Comando e Logistica; è stanziata in 4-6 infrastrutture, ciascuna delle quali non ospita, generalmente, più di due reggimenti, con oneri logistici e di vigilanza simili a quelli gravanti sui reparti dell'Esercito italiano; affida gli incarichi più pregiati (capo carro, capo pezzo, cannoniere, pilota mezzi corazzati, puntatore, ecc.) quasi esclusivamente a giovani Sottufficiali o a militari a lunga ferma. I reggimenti francesi hanno una struttura simile a quella dei battaglioni italiani, ma hanno, rispetto a questi, una compagnia in più (struttura quaternaria). Il personale è per circa il 40% in servizio permanente o a ferma prolungata e per circa il 60% di leva. Ciò fa sì che, ricevendo il personale di leva in un'unica mandata annuale, le compagnie, batterie che li compongono esprimono (Tav. 5) per 6 mesi all'anno una capacità
rgt. cr
rgt. cr.
rgt. a.
operativa teorica del 40% (garantita dal personale a lunga ferma) che, stante l'incomprimibilità dei servizi essenziali di caserma, si riduce a circa il lO%. Durante gli altri 6 mesi, invece, la capacità operativa è completa e la prontezza operativa è crescente fino a raggiungere il valore massimo a metà del periodo (7-8 mesi dopo l'incorporazione del personale di leva). In tale situazione le Unità francesi di ctg. «A», alimentate per 10 mesi all'anno al 110% degli organici, possiedono un'elevata prontezza operativa per 6 mesi all'anno e garantiscono sia il congedamento di una notevole quantità di riserve addestrate sia, soprattutto, la piena validità professionale dei Quadri e del personale a lunga ferma in esse inquadrato. Le Unità «quadro» e di categoria «C» Al pari del Modello di Difesa italiano, il nuovo ordinamento francese non entra nel merito della composizione delle Unità per le quali è prevista la posizione a «quadro». Ma se il definire questo aspetto è molto importante per l'Esercito italiano (per il quale sono previste, in questa posizione, ben 4 Brigate e relativi Supporti), così non è per l'Esercito francese che prevede di mantenere a «quadro» soltanto 11 reggimenti (l di artiglieria, 5 del genio e 5 dei trasporti) cuu orientamento a ridurli entro il 1997. Tutto sommato, quindi, si può affermare che il difficilissimo (e costoso) problema della mobilitazione, la cui corretta soluzione rappresenta una delle condizioni fondamentali dell'efficacia, all'emergenza, dei Modelli di Difesa tedesco e italiano, assume, in Francia, un rilievo pressoché trascurabile.
n confronto fra le forze Considerata la diversa organizzazione delle forze dell'Esercito italiano (in Brigate) e di quel-
lo francese (in Divisioni) , un confronto preciso appare problematico. In questi casi il termine di riferimento comunemente utilizzato è costituito dal numero di pedine fondamentali dell'arma base (fanteria e speci:rlità e cavalleria) attorno alle quali le strutture sono state costruite. Tali pedine sono 78 battaglioni per l'Esercito italiano e 79 reggimenti per l'Esercito francese. Dal punto di vista puramente quantitativo si può, quindi, affermare che i due eserciti orientativamente si equivalgono. Tale valutazione, del resto è confermata anche dal confronto (Tav. 9) fra i principali materiali organicamente previsti per i due eserciti.
solo per le forze di pronto impiego (ad elevata prontezza operativa), mentre per quelle di 2° tempo pone a calcolo una forza presente pari a circa il 50% delle esigenze organiche. Così si spiega perché, per strutture quantitativamente simili, il Modello italiano richiede una forza alle armi complessiva (Ufficiali, Sottufficiali e Soldati) di 177.500 uomini, mentre quello francese ne prevede 261.000. Nel1997, con una forza effettiva di 230.000 uomini, la consistenza operativa dell'Esercito francese dovrebbe scendere a circa 60 reggimenti: Eserciti
Elev. Pront. Pront. Oper. «Quadro» Operativa ridotta
Tav. 9
Confronto fra il Modello di Esercito italiano e quello francese
Italiano (battaglioni)
27
37
Francese (reggimenti)
35-37
24-26
14
-
Totale
78 59-63
I principali materiali organicamente previsti Materiali
Italia (19 Brigate + Supporti)
Francia (13 Divisioni + Supporti)
Carri armati Blindo armate Veicoli cingolati Artiglierie Elicotteri
785 350 2.000 560 280
870 310 1.650 700 360
CONSIDERAZIONI
La valutazione, però, cambia se si considerano i livelli di prontezza operativa realmente attribuiti alle pedine fondamentali dell'arma base prima citate. Esse, infatti, si caratterizzano come segue: Eserciti
Elev. Pront. Pront. Oper. «Quadro• Operativa ridotta
Italiano (battaglioni)
27
37
Francese (reggimenti)
45
34
Ma il rapporto fra le forze di pronto impiego italiane e francesi dovrebbe continuare a restare nettamente favorevole alla Francia (circa 30% in più).
Totale
14
78
-
79
Il che significa che a eserciti di consistenza complessiva pressochè analoga corrispondono capacità operative nettamente diverse. E il motivo di questa differenza non è dovuto alle previste quantità di armi e mezzi disponibili (che sono, come si è visto, dello stesso ordine di grandezza), ma soltanto al fatto che la Francia prevede di alimentare quasi tutte le sue Unità «in vita» al 110% della forza organica, mentre il modello italiano considera questo tasso di alimentazione
Il breve esame, fin qui condotto, del nuovo Modello di Esercito francese consente di individuare tre differenze fondamentali rispetto al Modello italiano: la diversa modalità di conseguimento sia della elevata sia della ridotta prontezza operativa delle Unità; la riduzione al minimo delle Unità di mobilitazione (circa il 5 %); la diversa struttura del settore del personale. Tranne qualche eccezione (le due Divisioni leggere blindate di prevista soppressione entro il 1997), in Francia il concetto di prontezza operativa differenziata inteso come Unità a bassi livelli di forza presente non esiste. Pur attribuendo ad alcune Unità (quelle della FAR) il privilegio di possedere un livello di prontezza operativa minimo dell'SO%, tutte le Unità in vita dell'Esercito francese hanno la responsabilità di svolgere, per alcuni mesi di ogni anno, il ruolo di Unità di pronto impiego ad elevata prontezza operativa. Ciò significa che, se si verifica un'esigenza, le Unità al momento pronte per l'impiego, e non altre, saranno quelle chiamate, assieme alla FAR, a garantire la sicurezza nazionale. Da
questa certezza discende tutto un complesso di considerazioni che consente di valutare la qualità della scelta francese. Anzitutto viene rimosso il pericolo di creare un esercito a>«due velocità», con una parte sempre pronta per Pimpiego e l'altra mai, a meno che non si delinei concretamente il rischio di un conflitto di grandi dimensioni. I Francesi, latini come gli Italiani, sanno bene quali e quante conseguenze negative possa produrre sul personale - sia a lunga ferma sia di leva - la consapevolezza di operare in un organismo che, se mai servirà alla Nazione, probabilmente ciò avverrà quando si sarà già tornati alla vita civile, cioé quando nessuno potrà più chieder conto dell'efficacia del lavoro svolto. La sensazione di svolgere un «servizio inutile», tanto diffusa oggi nel personale di leva italiano, sarebbe definitivamente affermata e sancita dalla legge. Ma analoga demotivazione dilagherebbe anche negli animi del personale effettivo, specie dei giovani Ufficiali e Sottufficiali. Una cosa, infatti, è lo svolgere la faticosa attività addestrativa per preparare degli uomini assieme ai quali si potrebbe essere chiamati a operare da lì a pochi mesi e una cosa, ben diversa, è l'addestrare uomini al solo fine di creare riserve addestrate per un conflitto che nessuno può ipotizzare se e quando si profilerà all'orizzonte. Il puntiglio, nel primo caso, nell'assicurarsi che tutte le esercitazioni vengano proficuamente svolte e che ogni uomo sia perfettamente in grado di assolvere al meglio i propri compiti, verrebbe inevitabilmente sostituito, nel secondo caso, dalla propensione a «lasciar perdere», a trascurare, amodificare il processo addestrativo privilegiando il «benessere» del personale, a non preoccuparsi più di tanto se a un'esercitazione di tiro nessuno ha colpito il bersaglio o se un'altra esercitazione non ha potuto aver luogo per motivi contingenti. Questo è ciò che è accaduto nei reparti italiani degli anni ' 30, quando fu deciso di mantenere in servizio un Esercito dotato di molte Unità, ma a basso livello di forza presente. Ed è avvenuto nonostante in quegli anni le prospettive di guerra non fossero così remote come potrebbero essere considerate ora. Questo è anche quanto si è puntualmente verificato in questi ultimi 40 anni, nell'Esercito italiano, presso tutti i reparti che, per qualche motivo, sono stati sottoalimentati in termini di personale o sono stati dotati di mezzi e materiali palesemente superati dai tempi. Il ripetersi, su vasta scala, di simili fenomeni di «disaffezione» in una forza armata articolata per una parte, la minore, su Unità costituite da professionisti e ad elevato livello di prontezza operativa e un'altra parte, la maggiore, su Unità
prevalentemente di leva senza alcuna prospettiva di impiego, oltre a non produrre, di fatto, riserve addestrate, determinerebbe in breve tempo un irreversibile scadimento della professionalità dei Quadri, di cui l'Italia ha già fatto un'amara esperienza nella 2a guerra mondiale. E sono proprio questi i rischi che anche i Francesi temono e che predestinando a rotazione tutte le loro Unità al pronto impiego, almeno per un certo numero di mesi dell'anno, intendono sconglUrare. Il secondo aspetto di maggiore differenziazione del Modello francese rispetto a quello italiano è rappresentato dalla bassa percentuale (circa il 5% ) di Unità di mobilitazione rispetto alle previsioni italiane (circa il 20 % ). Ma tale differenza è in realtà ancora maggiore se si considera che le Unità di mobilitazione francesi sono costituite da 11 reggimenti di cui soltanto 6 (l reggimento artiglieria e 5 reggimenti genio) richiedono l' accantonamento, fin dal tempo di pace, di tutto il materiale necessario. Gli altri 5 reggimenti, infatti, essendo Unità trasporti possono bene contare sulla requisizione all'emergenza, essendo le loro dotazioni principali costituite prevalentemente da autocarri simili a quelli di uso civile. Il costo dell'immobilizzo di materiale è quindi molto limitato. Inoltre, considerando che l'Esercito francese avrebbe in vita 20 reggimenti di artiglieria e altrettanti del genio, questi materiali sarebbero facilmente «consumabili» dai reparti in vita, senza ritardarne la sostituzione al termine della loro vita operativa. Ben diversa la situazione italiana che prevede di porre a «quadro» 4 Brigate e relativi supporti. Ciò significherebbe immobilizzare materiali con un costo attuale pari a circa 7-8.000 miliardi (i principali materiali di una Brigata hanno attualmente il costo di circa 1.500 miliardi). Materiali che, a meno che non si verifichino le emergenze per le quali tali Brigate «quadro» sono state previste, non potranno verosimilmente essere mai adeguatamente «sfruttati». Ciò sia perché la loro quantità è notevolissima (il30% ) rispetto al numero delle Brigate in vita sia perché l O di queste Brigate (cioé i 2/3 di quelle in vita) essendo ridotte al 50 % della forza organica riusciranno a fatica a «consumare» i propri sistemi d' arma principali prima che vengano superati dal progresso tecnologico. Nel giro di 15-20 anni (che è la vita media dei principali armamenti), l'Italia si troverebbe, quindi, di fronte al seguente dilemma: o distruggere una quantità considerevole di materiali quasi nuovi (dal punto di vista meccanico) e sostituirli con altrettanti materiali della successiva generazione, oppure mantenere in servizio i materiali, tecnologicamente superati, fino al termine della loro vita tecnica, rinuncian-
do così a garantire ogni competitività alle proprie forze terrestri. Questo è il costo finanziario e, in prospettiva, politico della mobilitazione ed è anche per questo che si usa comunemente affermare che la mobilitazione è una scelta consentita soltanto ai Paesi ricchi e ben determinati a garantire l'efficacia operativa delle proprie Forze Armate. Ma vi è un altro aspetto - sempre connesso con le Unità ~<quadro»- cui va rivolta la dovuta attenzione. E ben vero che l'attuale situazione internazionale porta ad escludere che un conflitto di grandi dimensioni possa esplodere repentinamente, senza un preavviso di vari mesi. Ma è anche universalmente noto che la dichiarazione della mobilitazione rappresenta un evento politico di grandissimo rilievo che potrebbe, in certe situazioni, rendere inevitabile una guerra che inevitabile avrebbe potuto non essere. È evidente che il nuovo Modello di Esercito italiano (5 Brigate di pronto impiego, 10 Brigate al 50% degli organici, 4 Brigate «quadro») non ammette deroghe alla mobilitazione. Senza questa grave decisione parlamentare non sarebbe possibile rendere operative le 19 Brigate previste per l'emergenza generale. La soluzione francese, invece, riduce al minimo (11 reggimenti) questa ne-
cessità e si propone, entro il1997, di ridurla ulteriormente. Il 90 e più percento delle forze terrestri francesi potrà essere reso pienamente disponibile (grazie al nuovo sistema di alimentazione annuale delle Unità), nel giro di 4 mesi (cioé la durata dell'addestramento di base), senza alcuna dichiarazione di mobilitazione e semplicemente sospendendo i congedamenti: un provvedimento politico di portata ben minore, che può essere presentato come atteggiamento di pura prudenza e che, al limite, può essere adottato, in via transitoria e senza alcun clamore, con una disposizione governativa. Se si considera che la preparazione al combattimento di una intera Brigata di mobilitazione (pur disponendo di Quadri e di aree addestrative quantitativamente e qualitativamente adeguati, nonché di riserve di personale di truppa addestrate) non è ipotizzabile in meno di 4-5 mesi, appare evidente a quale rischio si esponga una Nazione che affidi alla tempestiva dichiarazione della mobilitazione la piena prontezza operativa del proprio strumento militare in caso di conflitto generale . La terza sensibile differenza fra il futuro Esercito francese e il nuovo Modello italiano è riscontrabile nella struttura del personale. Essa appare evidente (Tav. 10) sotto due aspetti: la
Tav. 10
Raffronto strutture dei nuovi Modelli di Esercito francese e italiano Personale Personale
Nuovo Modello Esercito italiano
Orientamenti ordinamento Esercito francese (entro il 1997)
Organici
%
Organici
%
Ufficiali Sottufficialì
11.000 24 .000
6,2 13,5
17.000 55.000
7,4 23,9
T o tale organici chiave
35.000
19,7
72.000
3 1,3
Sottufficiali non in spe Volontari Allievi Accademie e Scuole
3.000 40.000 (2) 3.500
1,7 22,5 2
Totale ferme prolungate
46.500
26,2
58.000
25,2
81.500
45,9
130.000
56,5
6.000 90.000
3,4 50,7
Totale C
96.000
54,1
TOTALE ESERCITO
177.500
Categorie A . Serv. permanente
-
B. Pers. lunga ferma -
Totale A +
B
38.000 (l) 20.000 (3)
16,5 8,7
C. Pers. di leva -
Uf. di cpl. Soldati
(l) SU. e soldati con ferma da 3 a 15 anni.
(2) Attualmente i volontari sono circa 5 .000. (3) Ferma massima 2 anni. (4) Sono compresi anche i SU. di cpl..
100
3 .000 (4) 97.000
1,3 42,2
100.000
43,5
230 .000
100
diversa consistenza del personale in servizio permanente e la diversa incidenza di quello di leva. Il primo aspetto configura, nell'Esercito francese, non solo la permanente presenza in servizio, fil! dal tempo di pace, di tutti gli Ufficiali e Sottufficlali previsti dagli organici dei Comandi, delle Unità e degli Enti, ma anche l'attribuzione a Sottufficiali in spe di numerosi incarichi affidati, nell'Esercito italiano, a personale a lunga ferma o di leva. Questa constatazione, che di per sé già indica una maggiore efficacia - a parità di forze e di mezzi - dell'Esercito francese rispetto a quello italiano, suggerisce le stesse deduzioni tratte in sede di confronto con il Modello tedesco (4) e cioé la netta insufficienza soprattutto dei Sottufficiali in spe prevista nel Modello italiano. Tale insufficienza è aggravata dalla maggiore percentuale prevista per il personale di leva, che sarà del 54% nell'Esercito italiano contro il 43% del Modello francese. In estrema sintesi, le differenze sostanziali fra le due strutture del personale sono riassumibili come segue: Rapporti
Eserciti Pers. spe/leva
Pers. spe e lunga fermajleva
Italiano
l a 2,7
l a 1,2
Francese
l a 1,4
l a 0,8
laddove appaiono in tutta evidenza le differenze fra i livelli di professionalizzazione previsti (e cioé quando anche l'Esercito italiano avrà incorporato 40.000 volontari) per i due eserciti e, quindi, le diverse capacità operative esprimibili. Ciò è tanto più penalizzante per l'Esercito italiano che, in caso d'emergenza, alla mobilitazione parziale o totale, dovrebbe diluire il proprio personale effettivo e a lunga ferma su tutte le Unità «quadro>> e su parte di quelle al 50% degli organici, giungendo quasi a raddoppiare, in senso sfavorevole, i rapporti dianzi indicati. E ciò proprio nel momento in cui la Forza Armata sarebbe chiamata a predisporsi per sostenere il massimo sforzo ipotizzabile.
CONCLUSIONE Il nuovo Modello di Difesa recentemente presentato al Parlamento italiano prevede una drastica riduzione dei Quadri e della Truppa e l'attribuzione alle Unità operative di una prontezza operativa differenziata ottenuta mante-
nendone alcune al100% della forza organica, altre al 50% e altre ancora in posizione «quadro». I mezzi e i materiali di tutte le Unità, indipendentemente dal loro livello di prontezza operativa, sono però previsti tutti moderni e interamente disponibili fin dal tempo di pace. Questa soluzione è molto diversa da quella configurata dai Francesi i quali, pur prevedendo una contrazione della struttura e delle forze di circa il25 % nel corso del prossimo quinquennio (l'Esercito italiano si è già ridotto del 25% nel corso del 1991), si propongono di rafforzare percentualmente le componenti di personale in servizio permanente e a ferma prolungata, perseguono la prontezza operativa differenziata essenzialmente modificando il sistema di avvio del personale di leva alle Unità (alimentate alllO% della forza organica) e ipotizzano la riduzione a livelli assolutamente minimi delle forze di mobilitazione per le quali possono così accettare di prevedere mezzi e materiali della generazione precedente rispetto a quella in dotazione alle Unità in vita. Gli aspetti positivi della soluzione francese sono stati, seppur succintamente, dianzi illustrati. Qui, in conclusione, non resta che da chiedersi a quali condizioni sarebbe possibile adottare una struttura del personale e realizzare una prontezza operativa differenziata (almeno per le 15 Brigate e relativi supporti previsti «in vita») secondo gli schemi di soluzione proposti dai Francesi. La risposta alla prima domanda è fornita dai dati riportati nella Tav. 11. In sintesi, fermo restando il volume di 177.500 uomini previsto dal nuovo Modello di Difesa, per disporre di una struttura del personale qualitativamente analoga a quella francese sarebbe necessario prevedere 20.000 Ufficiali e Sottufficiali in servizio permanente in più, e corrispondentemente, circa 20.000 uomini di leva in meno. Per realizzare la prontezza operativa differenziata delle 15 Brigate previste in vita dal nuovo Modello di Difesa italiano secondo le modalità seguite dai Francesi (tutte le Unità alimentate alllO% della forza organica con cadenza annuale), sarebbero invece necessari, 20 .000 Ufficiali, 38.000 Sottufficiali e 160.000 soldati. Questo risultato, ottenuto calcolando le esigenze di forza organica dei Comandi, delle Unità e degli Enti previsti dal nuovo Modello di Difesa, conferma sia l'insufficienza di Quadri rilevata nel corso del confronto con l'Esercito francese sia l'ulteriore esigenza di 30.000 uomini di Truppa più volte rappresentata in varie sedi. In particolare, tali esigenze di personale si avvicinano notevolmente a quelle dedotte in sede di confronto con
Tav. 11
Struttura del modello italiano costruita in analogia a quella francese Personale Nuovo Modello Esercito italiano
Personale Categorie
A. Serv. permanente - Ufficiali - Sottufficiali
Elaborazione Nuovo Modello Esercito italiano secondo orientamenti francesi 1997
Organici
%
Organici
%
11.000 24.000
6,2 13,5
13.000 42.500
7,4 23,9
35.000
19,7
55 .500
31,3
B: Pers. lunga ferma - Sottufficiali non in spe - Volontari (l)
3.000 43.500
1,7 24,5
29.000 15.500
16,5 8,7
Totale ferme prolungate
46.500
26,2
44.500
25,2
Totale A + B
81.500
45,9
100.000
56,5
6.000 90.000
3,4 50,7
2.000 75.500
1,3 42,2
Totale leva
96.000
54, 1
77.500
43,5
TOTALE ESERCITO
177.500
Totale organici chiave
C. Personale di leva - Ufficiali di cpl. - Soldati
100
177.500
100
(l ) Compresi Allievi Accademie e Scuole.
l'Esercito tedesco e che qui si riportano in sintesi a confronto:
Categorie
(
0
Esigenze per Esigenze per Nuovo Modello di Difesa adottare soluz. adottare soluz. tedesca francese italiano
Ufficiali
17.000
SottuHiciali Volontari (0 )
35.000
20.000 38.000
43.500 120.000
43.500
43.500
Soldati eli leva
120.000
90.000
Totale
215.500
221.500
177.500
)
17.000 27.000
Compresi gli Allievi delle Accademie e delle Scuole
Tali dati confermano ulteriormente che la principale carenza riscontrabile nel nuovo Modello di Difesa italiano riguarda sia i Quadri (Ufficiali e Sottufficiali) sia il personale di leva. E tale constatazione appare valida sia che si intenda realizzare la prontezza operativa differenziata delle Unità adottando la soluzione tedesca (riduzione della forza presente in alcune Unità) sia che si scelga la soluzione francese (avvio diretto del personale di leva ai Reparti con cadenza annuale). In sintesi, il nuovo Modello di Esercito italiano ha scelto una formula che, per conseguire economie numeriche nel settore del personale, accetta di sostenere notevoli costi finanziari {im-
mobilizzando cospicue quantità di materiali tecnologicamente avanzati) , predispone uno strumento militare a «due velocità» ben diverse (con tutte le conseguenze negative che ne derivano) e rischia di porre, in futuro, il Parlamento e il Governo di fronte a decisioni di gravità estrema. Aspetti fortemente negativi cui il Modello francese, economizzando sui materiali, ma non sul personale, cerca in ogni modo di sottrarsi. Volendo, a questo punto, trarre le fila di tutta l'indagine, sembra necessario richiamarsi agli scopi fondamentali per i quali tutti i Paesi occidentali - pur essendo profondamente mutata la situazione strategica mondiale - ritengono ancora necessario disporre di Forze Armate. Tali scopi, in estrema sintesi, sono: porre al servizio della propria politica estera un nucleo di forze sempre pronte ad operare sia all'interno sia all'esterno del territorio nazionale; disporre di un'altra aliquota di forze qualitativamente e quantitativamente idonea sia ad alimentare le precedenti sia a garantire la sicurezza interna del territorio a fronte di qualsiasi emergenza (da quella antiterrorismo - per la quale, in concomitanza con la guerra del Golfo, l'Esercito italiano ha schierato, per 3 mesi, circa 50.000 uomini a protezione dei gangli vitali della Nazione -
ad un'immediata protezione delle frontiere in caso di minacce improvvise, allo stesso intervento in caso di calamità naturali); predisporre, infine, le forze necessarie per garantire., assieme a tutte le precedenti, la difesa nazionale in caso di emergenza di grandi dimensioni. Appare, quindi, evidente che: il primo blocco di forze caratterizza il ruolo politico che ogni Nazione si predispone a svolgere sulla scena internazionale; il secondo blocco consente di valutare sia la capacità di alimentazione, nel tempo e nello spazio, dell'attività militare all'esterno del territorio nazionale sia il grado di sicurezza interna che può essere garantito in situazione di crisi o di emergenza; il terzo blocco indica su quali e quante forze ciascun Paese potrà verosimilmente contare in caso di conflitto generale. Orbene, se il problema della sicurezza, nella sua espressione più acuta (conflitto generale) è stato valutato in maniera pressoché analoga sia dalla Francia sia dall'Italia (forze terrestri di consistenza complessivamente quasi uguale), ben diversa si presenta la situazione quando si considera il più limitato - ma importantissimo - ruolo che le due N azioni potranno svolgere nel contesto di crisi o emergenze minori. La Francia, infatti, si sta predisponendo a porre al servizio della propria politica estera un complesso di «forze pronte» superiore di circa il 30 % a quello italiano. Inoltre, le «forze di 2° tempo» francesi (cioé quelle a prontezza operativa ridotta), essendo costantemente alimentate al 110% della forza organica, possono tutte conseguire progressivamente la piena prontezza operativa nel giro massimo di 4 mesi, senza la necessità di assumere alcun provvedimento di grande rilievo politico. Ciò sta ad anticipare non solo una consistente capacità di presenza sulla scena internazionale, ma anche una notevole possibilità di alimentazione dello sforzo esterno e/o di fronteggiare con grande efficacia la possibile concomitanza di crisi all'esterno e di emergenze all'interno del territorio nazionale. Possibilità che appaiono precluse all'Italia, in quanto le Unità di 2° tempo, pur essendo più numerose di quelle francesi, non potranno completare i loro organici (previsti, in tempo di pace, mediamente al 50%) e l'addestramento d'insieme, se non a seguito di una massiccia mobilitazione (di Quadri e di truppa) e con grande difficoltà e consumo di risorse.
In definitiva, al di là di ogni ulteriore considerazione tecnica, dal confronto fra i due Modelli di Esercito predisposti dall'Italia e dalla Francia si può evincere un principale dato di rilevanza nazionale: pur disponendo di risorse umane ed economiche molto simili, pur occupando una posizione geostrategica che le costringerà, verosimilmente, ad assumere responsabilità e rischi pressoché uguali, la Francia e l'Italia sembrano valutare in maniera diversa l'esigenza di Forze Armate terrestri per fronteggiare situazioni di crisi ed emergenze di livello inferiore al conflitto generale. La Francia sembra guardare al futuro con apprensione maggiore dell'Italia e, comunque, con la sensazione di dovervi svolgere - nell'interesse della propria collettività nazionale - un ruolo più rilevante. L'Italia sembra invece predisporsi a confermare, anche nel futuro contesto internazionale, la politica del «minimo impegno militare» che l'ha caratterizzata negli ultimi 40 anni. Politica che, consentendo risparmi di personale e di risorse finanziarie, potrebbe essere giudicata saggia ai fini dello sviluppo economico nazionale. Ma, considerando la qualità e la quantità delle forze militari cui dovrebbe essere affidata la protezione di quello sviluppo, potrebbe anche rivelarsi pericolosamente insufficiente . Quello che il futuro potrà riservare è comunque difficile da prevedere. Sanguinose turbolenze tormentano molte parti del mondo, alcune delle quali sono confinanti con l'Italia e altri pericolosi fermenti, con molta probabilità, si produrranno. Nonostante tutto questo, appare impossibile stabilire, ora, quale delle due Nazioni stia valutando le future esigenze di forze militari nel modo più rispondente alle reali esigenze. Certo è che la Francia con la soluzione adottata ha chiaramente esplicitato la politica militare d a seguire, gli interessi nazionali da tutelare e i rischi da assumere. Cose che dal nuovo Modello di Difesa italiano non sembrano emergere con altrettanta coerente chiarezza. Non resterebbe, quindi, che da attendere gli avvenimenti futuri. Soltanto loro potrebbero inconfutabilmente rivelare quale dei due Paesi, oggi, si stia preparando ad affron tarli nella maniera più razionale, adeguata e consapevole. NOTE (l) AA.VV. - «Esercito italiano ed Esercito tedesco due nuovi Modelli di Difesa a confronto». Supplemento al n. 1/92 - Gennaio-Febbraio della Rivista Militare. (2) Ib. studio citato. (3) Sono attualmente in sperimentazione 4 ipotesi di avvio del personale di Truppa alle compagnie/batterie dei reggimenti con diversi sfalsamenti nel tempo. (4) Ib. studio citato.
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