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ESERCITO ITALIANO ED ESERCITO BRITANNICO

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Alberto Zignani Bruno Zoldan Giuseppe Ardito Alberto Ficuciello Roberto Speciale Fabio Mini

ESERCITO ITALIANO ED ESERCITO BRITANNICO DUE NUOVI MODELLI DI DIFESA A CONFRONTO

LVLORIVInA miLITARE


COMPOSIZIONE DEL GRUPPO DI LAVORO Capo Gruppo: Gen. D. Alberto Zignani, Capo Ufficio Generale Pianificazione e Programmazione Finanziaria dello SME. Gen. D. Bruno Zoldan, Capo I Reparto dello SME. Gen. D. Giuseppe Ardito, Capo II Reparto dello SME. Gen. B. Alberto Ficuciello, Capo III Reparto dello SME . Col. f. s.SM Roberto Speciale, Capo Ufficio Ordinamento SME. Col. f. (b.) s.SM Fabio Mini, Capo Ufficio Documentazione e A.P. dello SME.


PREFAZIONE

Questo fascicolo, continuando nell'opera di informazione sulle problematiche connesse con l'adozione del Nuovo Modello di Difesa, riporta il confronto fra l'Esercito Italiano e l'Esercito Britannico. Esso fa seguito a quelli relativi a_i confronti fra l'Esercito Italiano e gli Eserciti Tedesco e Francese (numeri 1/92 e 5/92 della Rivista Militare) e costituisce, con i precedenti, una sorta di trittico relativo a tre Paesi molto simili al nostro e che, per rilevanza politica, livello demografico e posizione geografica, svolgono una funzione di primo piano nella difesa europea. A questi tre fascicoli se ne aggiungeranno altri, relativi a Paesi altrettanto importanti nel sistema della sicurezza europea. In tal modo, sarà possibile avere una visione d'insieme dell'attuale situazione e si disporrà di un'adeguata base di giudizio che consentirà di inquadrare correttamente le problematiche della difesa nel contesto dei futuri sviluppi politici, economici e sociali del nostro Continente. Il presente studio, elaborato come i precedenti con il criterio di esaminare a fondo ciò che rimane e non ciò che si taglia, presenta aspetti di indubbio interesse in considerazione del peculiare ruolo militare svolto dalla Gran Bretagna nell'ultimo quarantennio, a supporto di una politica estera tradizionalmente improntata ad un grande dinamismo e ad un'energica difesa degli interessi nazionali in ogni parte del mondo. In questo contesto, l'attuale modello di difesa della Gran Bretagna, messo a punto negli Anni Sessanta, ha anticipato molte delle soluzioni alle quali altri Paesi europei sono pervenuti solo in tempi recenti, a seguito dei noti sconvolgimenti internazionali, ed ha prefigurato uno strumento militare di elevata efficacia e modernità. Ciò costituisce, per l'Italia, un motivo di utile riflessione in un momento, come l'attuale, in cui grandi mutamenti del quadro politico e strategico impongono l'assunzione di responsabilità nuove e l'assolvimento di compiti sempre più complessi e sempre meno definiti. In particolare, l'esempio fornito dalla Gran Bretagna è assai indicativo per quanto riguarda questioni vitali come la quantità e qualità delle forze alle quali assegnare i vari livelli di prontezza operativa, i metodi di reclutamento e di addestramento, il livello delle risorse finanziarie da assegnare alle Forze Armate. La Gran Bretagna, infatti, mantiene al massimo livello di prontezza operativa i 2/3 terzi delle forze, e ad un livello d~ prontezza operativa ridotto (2 ° Tempo) circa 1/ 3 delle forze . Ciò dipende da una scelta precisa, agevolata dalla natura insulare e dalla collocazione geografica della Gran Bretagna, naturalmente difesa da eventuali minacce dirette nei confronti del territorio, e consente di attuare una strategia militare basata essenzialmente sulla proiezione di potenza. Questa «filosofia» efficientistica è sostenuta da un sistema di reclutamento basato esclusivamente sul volontariato e da un addestramento altamente selettivo. Inoltre, le spese militari si configurano come un vero e proprio «investimento» per il Paese in vista degli impegni internazionali. In Italia, la situazione è assai diversa: il nostro Nuovo Modello di Difesa prevede di assegnare ad 1/ 3 delle forz e il massimo livello di operatività e ai 2/3 un livello di operatività ridotto , a fronte di una situazione geostrategica sicuramente meno privilegiata di quella britannica. Per quanto riguarda il reclutamento, prevede un sistema misto, basato sui volontari per 3


l'alimentazione delle forze di pronto impiego e sul personale di leva per l'alimentazione delle forze di 2° Tempo. Differente anche la percezione del bisogno di sicurezza. Gran Bretagna ed Italia, a fronte di un Prodotto Interno Lordo simile, assegnano infatti alla «funzione difesa» una percentuale di PIL che per la Gran Bretagna è più che doppia di quella dell'Italia. Ma accanto a questi elementi di differenziazione, vi sono anche, senza dubbio, analogie tra Italia e Gran Bretagna: sostanziale coincidenza dei reciproci interessi nazionali; recente assunzione delle stesse responsabilità nella difesa europea; pari livello delle risorse umane; stessi problemi di bilancio. Di questi temi il presente studio fornisce una panoramica completa ed esauriente, basata sull'esame particolareggiato di due realtà politiche, economiche e militari che accomunano aspetti di grande similitudine e di grande differenziazione, ma che saranno destinate ad operare sempre più strettamente nel quadro della cooperazione europea. A tal proposito, è da osservare che il confronto è rivolto ad un attento esame delle esigenze poste da una situazione economica e finanziaria sempre più difficile, di cui ci si rende perfettamente conto, ma che, oggettivamente, condiziona in maniera sempre più pesante la politica della difesa. In Italia più che all'estero, infatti, detta situazione si risolve inevitabilmente in consistenti tagli di bilancio, che fatalmen te inducono effetti negativi sul livello di efficienza residuo dello strumento militare. Ecco perché questi confronti, è bene ribadir/o, sono stati riferiti non a ciò che viene ridotto, ma a ciò che resta. Solo così è stato possibile procedere ad una valutazione serena delle reali differenze e delle affinità tra l'Italia e gli altri Paesi europei. Al riguardo, basta scorrere i dati numerici relativi agli organici degli Eserciti Francese, Tedesco e Britannico previsti per il1995, per rendersi conto delle inadeguate dimensioni che l 'Esercito Italiano si troverà ad avere nello stesso anno. Per quell'anno, infatti, la Germania disporrà di 25.000 Ufficiali, 67.000 Sottufficiali, 47.000 volontari e 100.000 soldati di leva, per un totale di 230.000 uomini, ai quali vanno aggiunti 80.000 civili; il Regno Unito disporrà, per l'Esercito Regolare, di 12. 500 Ufficiali, 27.000 Sottufficiali, 76.500 graduati e soldati e di 63.500 per l'Esercito Territoriale, per un totale di 179.500 effettivi, ai quali vanno aggiunti circa 45. 000 civili che svolgono attività amministrative, logistiche, di vigilanza e di sicurezza. In definitiva, tra militari e civili, l'E sercito britannico sarà costituito da 224.500 uomini, entità molto vicina a quella tedesca e a quella francese (anche questa su 230.000 uomini nel 1997). fl nostro modello prevede, invece, 17.000 Ufficiali, 2 7. 000 Sottufficiali, 43.000 volontari e 90.000 soldati di leva, per un totale di 177.500 effettivi, che dovrebbero però assolvere anche tutti quei compiti che in Gran Bretagna sono devoluti ai civili. Sulla base di questo confronto, è facile comprendere che tali livelli di forza non potranno conferire piena efficienza ed efficacia allo strumento terrestre ipotizzato nel Nuovo Modello di Difesa, poiché difettano, quanto meno, di 40-45.000 uomini e producono, in questo modo, un forte sbilanciamento fra unità previste e personale concesso, garantendo l'effettiva disponibilità di sole 5 Brigate di pronto intervento e privando di ogni operatività le altre 14 Brigate previste. Sono certo che questa pubblicazione, come le altre, costituirà un'utile occasione di riflessione e di discussione, che assume particolare rilievo nel momento storico che l'Italia ed il mondo intero stanno vivendo, in cui si impongono scelte importanti, forse difficili anche da immaginare, e decisioni che condizioneranno profondamente il futuro delle Forze Armate e del Paese. IL CAPO DI SM DELL'ESERCITO Generale Goffredo CANINO

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ESERCITO ITALIANO ED ESERCITO BRITANNICO DUE. NUOVI MODELLI DI DIFESA A CONFRONTO Nel corso degli ultimi decenni le Nazioni dell'Europa occidentale hanno vissuto nell'incubo di un'aggressione dall'Est che poteva manifestarsi e concretarsi con tempi di preavviso estremamente ridotti e sicuramente tali da escludere ogni ipotesi di difesa fondata su di una massiccia mobilitazione. Questa situazione di imminente e immanente pericolo ha reso indispensabile il mantenimento in vita, fin dal tempo di pace, della quasi totalità delle forze ritenute necessarie e sufficienti ad organizzare e attivare in tempi brevissimi la difesa delle frontiere europee lungo quella che era stata definita la «cortina di ferro». Con il disfacimento del Patto di Varsavia, pur non venendo meno l'eventualità (e, quindi, l'esigenza) di dover fronteggiare un conflitto di grandi dimensioni in Europa, i termini del problema strategico sono subito apparsi profondamente mutati. Ad un'esigenza primaria di difesa del territorio europeo da un'invasione da Est si è repentinamente sostituita la prioritaria necessità di soddisfare due esigenze in varia misura fra loro differenziate: la partecipazione al sistema di difesa collettiva del Continente; il controllo dei territori nazionali, ivi compresa la difesa statica e dinamica dei punti nevralgici delle strutture politiche, economiche e militari delle singole Nazioni. Questo profondo cambiamento ha dato vita, nel mondo occidentale, ad un riesame dei termini del problema sicurezza e alla ricerca di nuovi e più adeguati «Modelli di difesa». Ma, a mano a mano che le analisi si vanno facendo più accurate e approfondite, le dimensioni del cambiamento si manifestano sempre più vaste. In luogo delle precedenti esigenze di difesa, calcolabili sulla base delle forze del presunto avversario, stanno infatti emergendo valutazioni di carattere squisitamente politico quali, ad esempio, la definizione del livello di adeguata partecipazione alla difesa collettiva in rapporto al ruolo che ciascuna Nazione- sulla base delle proprie potenzialità umane ed economiche - ritiene di voler/dover svolgere nel vasto contesto delle «leadership» mondiali e regionali. n problema, quindi, sta rapidamente mutando da strategico-militare a politico-strategico. Tale travaglio, però, investe solo parzialmente la Gran Bretagna. Essa, infatti, ha già dovuto affrontare, circa 30 anni fa, un problema analogo e il suo attuale modello di difesa non è che la soluzione che essa ha già dato a gran parte degli interrogativi che oggi si pongono alle Nazioni continentali dell'Europa occidentale.

La natura insulare del territorio nazionale, la particolare collocazione geostrategica nel quadro del teatro operativo europeo (che ne facevano la testa di ponte avanzata degli Stati Uniti in Europa e/o l'estremo ridotto difensivo dell'Alleanza Atlantica, in caso di insuccesso delle operazioni difensive nel Centro Europa), la decisione di condividere con gli Stati Uniti la responsabilità della gestione del deterrente nucleare strategico della NATO, hanno determinato una configurazione del problema strategico-militare britannico affatto diversa da quella delle altre Nazioni europee dell'Alleanza e molto simile a quella che ora si pone per l'intera Europa. La minaccia di invasione del territorio britannico era si immanente, ma non presentava quelle caratteristiche di «imminenza» che costringevano le altre Nazioni europee a mantenere in vita, fin dal tempo di pace, strumenti di difesa proporzionati all'entità della minaccia. Peraltro, la difesa della sovranità britannica si sarebbe decisa in gran parte nello scontro sul Continente europeo e ciò determinava la necessità di definire l'entità (in termini sia quantitativi sia qualitativi) del contributo inglese alla difesa comune del territorio dell'Europa occidentale. In altri termini, la Gran Bretagna si è trovata a dover risolvere, alla fine degli Anni '50, il problema della definizione di : quante forze mantenere al massimo livello di prontezza operativa, quante ad un livello di prontezza operativa ridotto (2° Tempo) e quante di riserva e mobilitazione; quante forze destinare alla sicurezza comune europea, nel quadro dell'Alleanza Atlantica, con l'orientamento ad operare fuori del territorio nazionale; quante forze predisporre per l'alimentazione delle precedenti e/o per il controllo e la difesa del territorio nazionale, che, in termini concettuali, è esattamente lo stesso problema che ora devono risolvere le Nazioni continentali europee, I talia compresa. E poiché la Gran Bretagna è una Nazione in grado di disporre di una quantità di risorse umane ed economiche molto simile a quella dell'Italia, apLE POTEN ZIALITÀ Fattori Popolazione PIL 1992 (previs.)

Gran Bretagna

Italia

57 milioni di abi t.

57 milioni di abi t.

1.250.000 mld. di Lit .

1.530.000 mld. di Li t .


pare di un certo interesse esaminare come quella Nazione abbia risolto, a suo tempo, il problema (Tav. l ) e come si proponga di risolverlo ora, dopo la scomparsa del Patto di Varsavia, tenendo pur presente che, anche nella nuova situazione, le due N azioni presentano delle esigenze di sicurezza in qualche misura differenziate. Infatti, mentre dal punto di vista politico e sociale la sicurezza dell'Europa e la protezione degli interessi nazionali, ovunque vengano minacciati, hanno una valenza del tutto analoga per i due Paesi, dal punto di vista geostrategico l'lLalia occupa una posizione di frontiera, nel punto di saldatura fra i fermenti dell'Est europeo e le tensioni NordSud, che appare di gran lunga più critica di quella della Gran Bretagna. In prima approssimazione si può, quindi, affermare che, nei prossimi anni, le esigenze di partecipazione delle due Nazioni alla difesa collettiva del-

la sicurezza europea su scala mondiale dovrebbero essere molto simili, mentre decisamente più impegnative si profilano le esigenze di controllo del territorio dell' Italia a fro nte non solo dei suoi noti problemi interni, ma anche dei fermenti demografici in crescita al Sud come all'Est.

L'ATTUALE COSTITUZIONE DELLE FORZE TERRESTRI BRITANNICHE L'attuale Modello di Difesa britannico prevede l'esistenza di un Esercito Regolare (Regular Army) e di un Esercito Territoriale (Territorial Army). L'Esercito Regolare (Regular Army) costituisce il nucleo permanente delle forze. È formato interamente da personale volontario e ha una consi-

Tav. l

L'attuale impegno per la sicurezza (1992) I talia

Gran Bretagna Bilancio difesa (escluse pens.) (l) -

-

Organizz. Centr. Esercito Marina Aeronautica TOTALE

%

MLD. di Lit. 8. 162 (2) 15.269 (3) 11.205 13.086

17,1 32,0 23,5 27,4

47.722

100,0

%DEL PIL

MLD. di Lit.

%

12,8 36,9 19,7 30,6

2.307 6.670 3.567 5.521 18.065 (4)

100,0

1,18

3,82

(l ) Su indicazioni dell'Addetto Militare UK (Gen. Jones), le pensioni sono state calcolate detraendo 1'8% dai bilanci delle 3 F.A .. (2) Comprende le spese per gli approvvigionamenti interforze (2.275 mld.) e per le guarnigioni olfremare (1.017 mld) . (3) Comprende le spese per l'Esercito Territoriale. (4) Dopo il taglio di 1.500 mld. operato dal Governo nel luglio 1992 e d escluse le spese relative all'Arma dei Carabinieri (5 .076 mld.).

Forza alle armi -

-

Esercito Regolare Esercito T erritor. Marina Aeronautica TOTALE

Personale 148.000 74.000 62.000 (l) 87.000 371. 000

%

Personale

%

39,9 19,9 16,7 23,5

234.000

65,0

49.000 77.000

13,6 21,4

100,0

360.000

100,0

-

-

(l ) Le Forze Nucleari Strategiche, costituite da 4 sottomarini della classe «Resolution», con 16 missili «Polaris» ciascuno, assorbono complessivamente circa 2.000 uomini.

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stenza di circa 148.000 unità, di cui 7.500 donne (Tav.2).

parti di tutte le Armi e Corpi logistici inquadrati da personale dell'Esercito Regolare {circa 3.000 unità). I reparti dell'Esercito Territoriale hanno il compito di completare, all'emergenza, il «Quadro di Battaglia» delle Forze Terrestri. Essi dispongono degli stessi armamenti ed equipaggiamenti in dotazione all'Esercito Regolare. Completano il quadro delle forze ausiliarie le seguenti formazioni:

. Tav. 2

Esercito Regolare del Regno Unito - Personale Categorie

Organici

%

«Home Service Forces»: circa 3.200 volontari, raggruppati in 47 compagnie, che all'emergenza vengono destinati alla difesa statica di punti chiave del territorio nazion ale; «Royal Irish Regiment» (già denominato «Ulster Defence Regiment»): circa 6.100 unità, di cui 740 donne, che affiancano le forze di polizia del Nord Irlanda nella difesa contro attacchi armati e azioni di sabotaggio.

Ufficiali

-

Servizio permanente (l) A ferma «breve» (2)

12.150 5.200

8,2 3,5

17.350

11,7

Marescialli Serg. Magg. e Serg.

8.500 22.5 00

5,7 15,2

Totale Sottufficiali

31.000

20,9

Sottufficiali giovani (3) Soldati

45.000 55.000

30,3 37,1

100.000

67,4

Totale Ufficiali Sottufficiali (3)

-

In sintesi,la soluzione data circa 30 anni fa dai britannici al problema posto dalla loro partecipazione alla difesa comune del territorio dell'Europa occidentale a fronte della minaccia del Patto di V arsavia è stata la costituzione di forze terrestri:

Truppa -

-

Totale Truppa Tot ale Esercito Regolare

interamente for mate dal personale volontario; per il 65% ad elevato livello di prontezza operativa (l'Esercito Regolare); per il 35% ad un minore livello di prontezza operativa (l'Esercito Territoriale) e cioé assimilabili a quelle forze che nel Nuovo Modello di Difesa italiano vengono ora definite di 2° Tempo e di Riserva e Mobilitazione.

148.350 (4) 100,0

(l) Comprende 2 categorie: ~

-

«regular officers»; «special regular Commission», con ferma di 16 anni .

L'ORDINAMENTO DELLE FORZE TERRESTRI BRITANNICHE

(2) «Short Service officers»: hanno una ferma di 3 anni, escluso il corso di addestramento, rinnovabile fino a 8; essi possono anche transitare nella categoria «regular officers>>. (3)

L'Esercito Regolare Le forze dell'Esercito Regolare sono raggruppate in tre grandi blocchi in relazione alle missioni loro devolute {contributo alla difesa dell'Europa,difesa del territorio nazionale,difesa degli interessi britannici nei territori extra-metropolitani):

Gli organici non fanno distinzioni tra sottufficiali e truppa in considerazione che la carriera del sottufficiale è la continuazione di quella del soldato. I Marescialli, Sergenti Maggiori e Sergenti sono chiamati «Sottufficiali anziani» mentre i C:aporal maggiori ed i Caporali «Sottufficiali giovani» (nell'Esercito britannico i cap . magg. sono Cti di sq./Capocarro/Capopezzo).

(1) Armata Britannica del Reno (British Army of the Rhine ~ BAOR) in Germania (54.000 uomini) articolata in: l ° Corpo d'Armata: unica Grande Unità complessa dell'Esercito britannico, che comprende 3 Divisioni corazzate (l ) dislocate in Germania ed l Divisione di fanteria (2) dislocat a in patria. Le Unità supporto di Corpo d'Armata sono costituite da l Brigata di artiglieria e da numerose Unità a livello battaglione e compagnia; Brigat a di Berlino con una fo rza di circa 3 .000 uomini; essa rimarrà nella città tedesca almeno fino al 1994.

(4) Di cui 7.500 donne (1.000 Ufficiali) .

L'Esercito Territoriale (Territorial Army) è un'organizzazione permanentemente affiancata all'Esercito Regolare, composta da personale volont ario (circa 74.000 unità di cui 9 .200 donne) che presta servizio «part -time» per circa 45 giorni all' anno {un campo estivo di 15 giorni e circa 15 «fine settimana»). Le reclute seguono un corso specifico della durata di due settimane. Comprende re-

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In sintesi l'Armata Britannica del Reno dispone di 8 Brigate corazzate, 2 Brigate di fanteria, l Brigata aeromobile, l Brigata di artiglieria e Unità di supporto peJ un totale di:

REGNO UNITO -

Tav. 3

Comandi territoriali a fine 1992 -

36 Unità a livello battaglione dell'Arma base; 34 Unità a livello battaglione/gruppo di supporto tattico; 22 Unità a livello battaglione di supporto logistico. Completano il «Quadro di Battaglia» dell' Armata 3 Brigale (2 Ji fauleria e l Jel genio) Jell'Esercito Territoriale. (2) Forze terrestri in U .K. (United Kingdom Land Forces - UKLF), costituite da 12 Brigate di fanteria, l Brigata paracadutisti, l Brigata del genio e numerose Unità a livello battaglione. Nel complesso le forze terrestri in U.K. ammontano a: 32 Unità a livello battaglione dell'Arma base; 17 Unità a livello battaglione/ gruppo di supporto tattico; 31 Unità a livello battaglione di supporto logistico. Dette forze dipendono da uno specifico Comando (retto da un Generale a 4 stelle) che si avvale dei 9 Comandi Territoriali in cui è attualmente suddiviso il Regno Unito.

- 25 di supporto tattico; - 25 di supporto logistico. A tali Unità si aggiungono numerosi reparti minori, prevalentemente logistici, tra cui 23 compagnie materiali di armamento e munizioni e 20 compagnie mantenimento. Le Unità dell'Esercito Territoriale dipendono direttamente dai Comandi Territoriali, a loro volta dipendenti dal Comando UKLF.

(3) Forze stazionate all'estero (escluso il BAOR) , comprendenti l Brigata «Gurka», 4 battaglioni di fanteria, l battaglione trasmissioni, l battaglione trasporti e l battaglione logistico.

In sintesi le forze dell'Esercito Regolare britannico ammontano a: 75 Unità a livello battaglione dell'Arma base di cui 41 (cioé il 55%) leggere e 34 (il 45 % ) pesanti; 53 Unità a livello battaglione/gruppo di supporto tattico; 55 Unità a livello battaglione di supporto logistico; per un totale di 183 Unità a livello battaglione, alle dipendenze di l Comando d'Armata, l Comando di Corpo d 'Armata, 4 Comandi di Divisione, 27 Comandi di Brigata e 9 Comandi T erritoriali che è previsto si riducano a 6 entro la fine del 1992 (Tav. 3).

Le Forze terrestri

Nel loro complesso, pertanto, le Forze terrestri britanniche sono costituite (Tav. 4) attorno a 123 battaglioni dell'Arma base, di cui 75 dell'Esercito Regolare e 48 ell'Esercito Territoriale. Livelli organici e struttura delle Grandi Unità

Nell'Esercito Regolare britannico il concetto di Unità ad efficienza operativa differenziata non esiste; una capillare alimentazione tende a mantenere la forza presente di tutti i Reparti al 100% degli organici di pace. Anche le Unità dell'Esercito Territoriale, quando attivate, hanno mediamente lo stesso elevato livello di presenze (circa il 93 % ). L'organigramma delle Unità viene definito sulla base dei compiti che ciascuna di esse dovrà assolvere più che seguendo criteri di omogeneità e «standardizzazione».

L'Esercito Territoriale

L'Esercito Territoriale comprende complessivamente 8 Comandi di Brigata (di cui 3 di fanteria, 2 del genio e 3 delle trasmissioni) e 98 Unità a livello battaglione, di cui: - 48 dell'Arma base;

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Tav. 4

Ordinamento attuale ( 1992) delle Forze terrestri britanniche Esercito Regolare

Esercito Totale Forze Territoriale terrestri

Comandi/Unità BAOR Armate Corpi d'Armata Divisioni Brigate

UKLF

Altre forze all'estero (l )

Totale

l l 4 12 (2)

-

-

-

-

-

-

14

l

l l 4 27

36 34 22

32 17 31

7 2 2

92

80

11

8

l l 4 35

75 53 55

48 25 25

123 78 80

183

98

281

-

-

Battaglioni/ Gruppi: -

Arma base Supporto tattico Supporto logistico

Totale Btg./Gr. Comandi territoriali (3)

9

(l) Dislocate a Hong Kong, Cipro, Gibilterra, nel Brunei, nel Belize e nelle Falklands.

(2) Compresa l Brigata di fanteria autonoma dislocata a Berlino. (3) Entro il 1992 i 9 Comandi Territoriali verranno ridotti a 6.

Pertanto le Grandi Unità elementari hanno strutture ordinative diversificate; il numero e la specialità dei battaglioni dell'Arma base variano a seconda dei compiti affidati; un'ulteriore differenza è data dal tipo delle forze (regolari e/o territoriali) che le compongono. Sono previsti, inoltre, organici di pace e di guerra, poiché in emergenza le Grandi Unità possono essere rinforzate da Unità dell'Esercito Territoriale e da personale della Riserva. Anche le Unità a livello battaglione hanno organici diversificati che, fra l'altro, vengono continuamente modificati sulla base dell'assegnazione di nuovi mezzi ed equipaggiamenti. Nell'Esercito Regolare si possono comunque distinguere:

le (da l a 6 battaglioni di fanteria) a seconda dei compiti loro affidati. All' emergenza è previsto il loro rinforzo con Unità dell' Esercito Territoriale.

IL RECLUTAMENTO, L'AVANZAMENTO E L'ADDESTRAMENTO DEI VOLONTARI Per completare il quadro generale delle forze terrestri britanniche è necessario fare almeno un cenno alle modalità e procedure seguite in Gran Bretagna per il reclutamento, l'avanzamento e l'addestramento dei volontari.

Il reclutamento

Grandi Unità (Divisioni e Brigate) del l ° Corpo d'Armata in Germania: hanno un'articolazione ben definita e sono composte quasi esclusivamente da reparti dell'Esercito Regolare. Per esse, infatti, sono previsti rinforzi di Unità territoriali solo per compiti particolari e secondari (battaglioni di fanteria per la sicurezza o reparti di sanità aggiuntivi). Costituisce eccezione la Divisione di fanteria che non è in grado di assolvere i propri compiti senza un consistente rinforzo di Unità dell'Esercito Territoriale (2 Brigate di fanteria, l Brigata del genio e reparti logistici); Grandi Unità (Brigate di fanteria) delle forze terrestri in U.K.: hanno composizione variabi-

L'entità delle forze da mantenere in servizio viene fissata annualmente, sulla base delle risorse finanziarie disponibili. Stabilita la forza bilanciata, ciascuna Forza Armata definisce la quantità di personale da reclutare per i vari incarichi e le relative priorità. La fase esecutiva del reclutamento viene affidata ad una capillare rete di uffici collocati nei maggiori centri urbani del Paese. Il loro numero (al momento circa 120) e la loro collocazione sono soggetti a continue verifiche per garantire la massima efficienza. Ciascun ufficio è retto da personale che ha il duplice compito di promuovere il reclutamento e di portare a termine le pratiche connesse

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destramente» corrispondenti ai nostri Battaglioni Addestramento Reclute (BAR);

con l'arruolamento. Il sistema di arruolamento non prevede periodi fissi di ferma~ ma u_n ~mpe~n? chiamato «servizio aperto» (non viene ooe speCificato il numero di anni di servizio per cui ci si impegna) con un '!ninimo di 3 anni ed un massimo di 22. L'età minima per l'arruolamento è 17 anni, la massima 25. Il militare può lasciare il servizio in ogni momento a partire dal terzo anno con un preavviso di 12 mesi; in questo caso deve servire nella Riserva per 6 anni o fino al compimento dei 22 anni di servizio, a seconda di quale dei due periodi è più breve. Il militare, oltre che per motivi disciplinari o di salute, può essere congedato in qualunque momento su decisione dell'Autorità militare. Attualmente vengono arruolati circa 15.000 volontari all'anno che rappresentano il 10% della forza globale. Ciò consente di:

la 2 a fase, addestramento di specializzazione, viene effettuata presso gli enti operativi di assegnazione o presso le scuole di specializzazione, dura mediamente 16 settimane (esistono comunque corsi di specializzazione di durata maggiore).

È da rilevare che le reclute vengono immesse nei reparti operativi singolarmente a seconda delle esigenze. Al termine dell'addestramento Ji specializzazione il soldato è considerato operativamente impiegabile e viene classificato di «classe 3 a» che equivale a «soldato addestrato, ma con poca esperienza». Dopo circa due anni di servizio, il soldato viene sottoposto ad alcune prove inerenti alla sua specializzazione da parte di una commissione del proprio battaglione chiamata «Training Testing Board» che valuta l'idoneità alla «classe 2a» («soldato addestrato, con esperienza e che non necessita di controllo») . Dopo altri due anni circa, il militare viene inviato alla scuola di specializzazione per un apposito corso che, se superato, gli fa ottenere la «classe l a» (~<soldato addestrato, con esperienza ed in grado di controllare altro personale»). Si considera così concluso l'addestramento del militare che, peraltro, è soggetto per tutta la durata della ferma ad un continuo aggiornamento. Sono infatti previsti numerosissimi corsi di durata variabile (anche di soli 1-2 giorni) a carattere prevalentemente pratico.

disporre del 90% di personale sempre operativo; avere una struttura addestrativa abbastanza leggera e in grado di svolgere efficacemente la propria attività (mensilmente le reclute che affluiscono agli enti addestrativi non superano le 1.000-1.500 unità). Nell'Esercito Territoriale l'arruolamento avviene generalmente a livello locale sia presso i centri TAVR (Territorial Army Volunteer Reserve) che presso le Unità, con modalità analoghe a quelle per l'arruolamento nell'Es~rcito ~e.gola:e: ~a re~ cluta si impegna per un penodo m1mmo lntZiale d1 3 anni rinnovabile in seguito per periodi di 2,3 o 4 anni.

LE PECULIARITÀ DELL'ESERCITO BRITANNICO

L'avanzamento

Lo sviluppo di carriera per i Sottufficiali e la Truppa è basato essenzialmente sul merito: nessuno può essere promosso se ciò non è auspicato espressamente dai propri superiori in sede di valutazione caratteristica. La selezione è quindi effettuata dal Comandante di Corpo, anche se le pratiche vengono poi perfezionate da apposite Commissioni d'avanzamento . Non esistono limiti di età per le promozioni. Non si può comunque, essere promossi al grado di Maresciallo dopo i 42 anni di età. Compiuti i 22 anni di servizio solo un limitato numero di Sottufficiali può rimanere in servizio fino all'età di 55 anni, ma non impiegato presso reparti operativi.

L'alimentazione dei reparti avviene con modalità organizzative capillari e con provvedimenti pianificati e mirati. In sostanza non viene r~cluta­ to, trasferito o promosso nessuno se non esiste (o è prevista) una vacanza nell'incarico che deve essere ricoperto. Per gli Ufficiali superiori quest? ~on~ cetto trova riscontro nel fatto che le Comffilsswm di avanzamento decidono anche l'impiego del personale L'incidenza delle assenze o indisponibilità del personale dai reparti è minima in quanto: i volontari sono meno soggetti a «cali naturali» (riforme, malattie, congedi straordinari, ecc.); le licenze vengono fruite per reparto (tutto il battaglione, cioé, si assenta contempo_r~nea­ mente secondo un calendario prestabthto e coordinato).

L'addestramento

Il ciclo addestrativo di base, valido per tutti i militari, ha la durata di 26 settimane (6 mesi) e si suddivide in due fasi:

Il personale non viene distratto nella sua attivit_à addestrativa da altri compiti, ai quali provvede d numeroso personale civile. I servizi di caserma (compresi quelli di sicurezza) sono infatti svolti in

la l a fase, comune a tutte le reclute, dura 10 settimane ed è effettuata presso «Centri di ad10


..

Tav. 5

Esercito Regolare del Regno V nito - Personale al 1995 -

Categoria

Organici attuali

Ufficiali Sottufficiali (l) Graduati e Truppa Totale Esercito Regolare

17.350 31.000 100.000 148.350 (2)

Previsioni al 1995

% 11,7 20,9 67,4 100

12.500 27.000 76.500 116.000 (3)

%

Differenza %

10,8 23,3 65,9 100

. 27,8 . 12,9 . 23,5 . 21,6

(l) Gli organici non fanno distinzione tra Sottufficiali e Truppa in considerazione che la carriera del Sottufficiale è

la continuazione di quella del soldato. (2) Di cui 7.500 donne (1.000 Ufficiali). (3) Di cui 9.500 donne (1.500 Ufficiali).

ge» - dovrà comunque essere in grado di assolvere tutti i compiti ad esso affidati per la sicurezza dell'Europa, per la difesa del territorio nazionale e per gli interessi del Regno Unito nei territori extrametropoli t ani. Anche il personale civile della Difesa subirà una contrazione. Si prevede la riduzione a 126.000 unità del personale nel Regno Unito e a 17.800 di quello all'estero.

massima parte da personale civile; la gestione di spacci, mense, circoli è «appaltata» a ditte private. Nel Ministero della Difesa sono impiegati circa 140.000 civili, pari a circa 1/4 degli statali britannici. A tale numero vanno aggiunti altri 29.000 civili che prestano servizio presso comandi ed unità stanziati all'estero. Dei 140.000 dipendenti civili della Difesa circa la metà opera a favore dell'Esercito. Di questi, 38.500 sono impiegati direttamente quale supporto alle forze regolari e territoriali terrestri. Nei battaglioni/gruppi operativi, di norma sono impiegati tra i 15 e i 20 civili. L'Esercito Territoriale è un'organizzazione sufficientemente efficiente, sentita dalla Nazione e «poco costosa» (250 milioni di sterline l'anno circa 540 miliardi di lire - pari al 10% del costo del solo BAOR). I suoi principali limiti sono:

L'Esercito Regolare L' Esercito Regolare disporrà nel 1995 di 116.000 effettivi (3) con una riduzione del 21,6% rispetto ai livelli di forza attuali (148.000 unità). Essi sulla base di uno studio di previsione saranno cosl ripartiti (Tav. 5): Ufficiali: 12.500 (di cui 1.500 donne); Sottufficiali: 27.000 ; Graduati e T ruppa: 76.500.

l'addestramento inevitabilmente modesto, specie se paragonato a quello delle Unità regolari; le difficoltà di mantenimento di un'alta percentuale di rafferma.

Il personale prontamente impiegabile, in quanto addestrato, è valutato intorno alle 104.000 unità. La nuova struttura si articolerà in tre blocchi:

GLI ORIENTAMENTI SUL NUOVO MODELLO DI DIFESA A seguito del più volte citato mutamento della situazione politico-strategica in Europa, la Gran Bretagna ha ritenuto di disporre di una struttura delle forze terrestri già concettualmente configurata secondo le nuove esigenze. Il Modello (Esercito Regolare più Esercito Territoriale) non subirà, quindi, alcuna modifica. All'interno di esso, è prevista una semplice ristrutturazione dettata sia dalla minore portata della minaccia sia dalla diversa tipologia delle forze ritenute necessarie. Il processo di riorganizzazione dell'Esercito britannico si propone pertanto lo scopo di avere, per il 1995 , forze più mobili, più flessibili e ben equipaggiate anche se di dimensioni più ridotte. Lo strumento che emergerà dalla ristrutturazione - nota con il nome di «Options for chan-

• • •

11

Forze per la sicurezza dell'Europa: Comandante e aliquota principale dell'ACE Rapid Reaction Corps (ARRC), forte di circa 55.000 uomini (di cui 23 .000 stanziati in Germania), articolata su: l Divisione corazzata, su 3 Brigate corazzate, dislocata in Germania; l Divisione meccanizzata, su 3 Brigate (2 meccanizzate e l paracadutisti), di stanza in U.K.; l Brigata aeromobile dislocata in U.K .. Gran parte dei supporti tattici e logistici per l' ARRC è dislocata in Germania. La fisionomia organica delle Grandi Unità è tuttora in fase di studio. Forze per la difesa del territorio nazionale: È in corso di definizione l'entità delle riduzioni


delle Brigate e delle Unità a livello battaglione/gruppo; Forze per impegni fuori area: Nel1994 è previsto il ritiro della Brigata di Berlino e nel 1997 il ritiro & quella di Hong Kong. L'Esercito britannico manterrà nei territori oltremare all'incirca 5 battaglioni di fanteria e supporti.

L'Esercito Territoriale Anche per l'Esercito Territoriale si prevedono riduzioni: per il 1995 la sua entità globale dovrebbe passare dalle attuali 74.000 unità a 63.500, con i tagli più consistenti per le Unità di fanteria. Orientativamente, al termine della ristrutturazione, l'Esercito Territoriale dovrebbe disporre di c1rca:

In sintesi, al termine della ristrutturazione, l'Esercito Regolare b ritannico disporrà di:

30 Unità a livello battaglione dell'Arma b ase, quasi tutte di fanteria leggera; 22 Unità a livello battaglione/ gruppo di supporto tattico;

50 Unità a livello battaglione dell'Arma base; 45-50 Unità a livello battaglione/ gruppo di supporto tattico; 45-50 Unità a livello battaglione per il supporto logistico, orientativamente cosl articolate (Tav. 6 e 6 bis):

22 Unità a livello battaglione di supporto logistico. In definitiva, le Forze Terrestri che emergeranno dalla «Options for change» prevedono:

Tav. 6

BTG.f GR.

Forze per l'ARRC

U KLF

IA!tre for ze all'ester o

T otale

Arma base Suppor ti tattici Sufcporti ogistici

21

26

3

50

T otale

28

16

l

45

18 67

26 68

l

5

45 140

Prontezza operat iva B attaglioni/Gruppi

Tav. 6 bis

Futuro, presumibile ordinamento (1997) dell'Esercito Regolare britannico Comandi Unità

Annate Corpi d'Annata

Forze per l'ARRC

UKLF

-

-

l

-

Divisioni - D.cor. - D.mec.

l l

-

Totale Divisioni

2

Brigate - B.cor. - B.mec. - H.par. - B.aeromob. - B.mot. - B.art. - B.genio

Altre forze all'estero

-

-

2

3 2

-

-

3 2

l l

-

-

l l

9 l

-

-

9

-

l

-

l l

8

lO

-

18

Batt. /Gruppi - Arma base - Supp. tattico - Supp. logist.

21 28 18

26 16 26

3 l l

50 45 45

Tot. BTG./GR.

6ì

68

5

140

Totale Brigate

Comandi territ.

50

30

80

Supporto ta ttico

45

22

67

Sup porto logistico

45

22

67

140

74

214

servite da 116.000 volontari dell'Esercito Regolare, 63.500 volontari dell'Esercito Territoriale e da circa 80 .000 civili, di cui oltre la metà direttamente impiegati nelle Unità delle forze regolari e territoriali . I materiali e gli equipaggiamenti necessari per le 214 Unità è previsto siano totalmente disponibili, indipendentemente dal grado di prontezza operativa da ciascuna di esse posseduto. In sintesi, le Forze terrestri britanniche saranno costituite per 2/3 da Unità ad elevata prontezza operativa e per 1/3 da Unità a ridotta prontezza operativa.

l

-

-

Arma base

Totale

-

l l

-

Ridotta

Totale

-

-

Totale Elevata

IL NUOVO MODELLO DI DIFESA ITALIANO La proposta di un Nuovo Modello di Difesa nazionale, presentata al Parlamento dal Ministro della Difesa nel novembre 199 1, non è molto dettagliata. Genericamente essa prevede, per l'Esercito, che la forza alle armi si riduca a 177.500 uomini (Tav. 7) e che la componente operativa (Tav. 7

6

12


Tav. 7

..

Nuovo Modello dell'Esercito italiano - Personale -

Categorie

Organici

%

Ufficiali - servizio permanente

11.000

6,2

6.000

3,4

17.000

9,6

24.000

13,5

3.000

1,7

27 .000

15,2

40 .000

22,5

3.500 90.000

2' 50,7

Totale Truppa

133.500

75,2

Totale forza alle armi

177.500

100,-

- di complemento Totale Ufficiali

Sottufficiali - servizio permanente - non servizio permanente Totale Sottufficiali

Truppa - volontari (l) - allievi Accademie e Scuole - soldati di leva (12 mesi)

Civili (2)

17.000 194.500

Totale forza Esercito

(l ) Attualmente i volontari sono circa 5 .000. Ă&#x2C6; prevedibile che il livello di 40 .000 possa essere raggiunto solo diversi anni dopo l'entrata in vigore dell'apposita legge attualmente allo studio. Nel frattempo i 35 .000 volontari mancanti dovranno essere sostituiti da altrettanti militari di leva.

(2) I civili sono quasi esclusivamente impiegati nel settore logistico-territoriale (stabilimenti di lavoro, magazzini, ecc.). Il loro apporto diretto alle Unità operative è est remamente limitato (sarto, calzolaio, barbiere e pochissime altre mansioni tutte connesse con l'ordinaria vita delle caserme).

13


Tav. 7 bis

..

STRALCIO DAL NUOVO MODELLO DI DIFESA ITALIANO Articolazione delle forze operative dell'Esercito

l. Forze Terrestri di pronto impiego.

- 5 Brigate di vario tipo, con capacità di integrazione in Grandi Unità Multinazionali, la cui natura (leggera-pesante) e composizione (numero e tipo dei battaglioni d'Arma base e dei supporti di Brigata) dovranno essere definite in accordo con i Comandi NATO (in via orientativa e con riserva di verifica, si può prevedere l'oppor tunità di predisporre l Brigata Leggera aviolanciabile, l Brigata motorizzata/meccanizzata aviotrasportabile, l Brigata blindata, l Brigata corazzata, l Brigata alpina comprensiva del contingente Cuneense); - Supporti tattici (elicotteri, velivoli ad ala fissa, artiglierie, genio e trasmissioni, ecc. ), supporti logistici e organizzazione di comando, per le Brigate di cui sopra, impiegabili anche quali supporti di Corpo d'Armata Multinazionale, la cui entità e composizione di dettaglio dovranno essere definite anche in accordo con i Comandi NATO; - missili contro aerei della Difesa Aerea Integrata e unità con capacità nucleare NATO; - unità di vario tipo a livello battaglione e supporti per la «linea di presenza avanzata» su tutto il territorio nazionale. Tutte le suddette Forze dovranno essere composte da personale in spe o volontario, ad eccezione dei Battaglioni e supporti di «presenza avanzata>>, per i quali potranno essere previste aliquote di personale di leva.

2. Forze Terrestri di 2 ° Tempo. - 10 Brigate di varia tipologia (in via orientativa e con riserva di ver ifica si può prevedere l'opportunità di predisporre l Brigata corazzata, 7 Brigate meccanizzate, 2 Brigate alpine), con effettivi variamente ridotti (mediamente 50% dell'organico completo); - supporti tattici e logistici a livello superiore (Grande Unità complessa/Comandi territoriali o alle dipendenze degli Organi centrali).

3. Forze Terrestri di Riseroa e di Mobilitazione. - 4 Brigate vario tipo (in via orientativa e con riserva di verifica si può prevedere l' opportunità di predisporre l Brigata corazzata, 2 Brigate motorizzate/meccanizza.te, l Brigata alpina); - unità a livello battaglione e supporti tattici e logistici; Comandi territoriali.

14


bis) si articoli, in estrema sintesi, e a meno dei supporti, come segue (Tav.8):

. Grandi Unità

Forze di pronto impiego

Tav. 8 Forze di 2° Tempo

Forze di mobilitazione

Totale Brigate Comandi territoriali

Totale

3

Corpi d'Armata Brigate - B.cor. - B.mec . - B.bl. - B.par. - B.aeromob. - B.alp. - B.mec./mot.

4 Brigate di riserva, dotate del solo personale necessario per la manu tenzione dei materiali (accantonati al 100% ), caratterizzate da una capacità di approntamento, mediante la mobilitazione, in un periodo compreso fra i 90 e i 180 giorni e orientate a garantire, assieme a tutte le precedenti, la difesa nazionale in caso di emergenze di grandi dimensioni.

l

l

l

-

7 -

-

-

-

-

-

l l l l

La mancata definizione quantitativa e qualitativa dei supporti tattici e logistici (nonostant e la loro non trascurabile incidenza nell'ambito delle forze terrestri) consente l'orientativa indicazione delle sole Unità a livello battaglione dell'Arma base, che dovrebbero essere circa 78 ai seguenti livelli di prontezza operativa:

3 7 l l l

l

4

-

2 -

2

2

5

lO

4

19

Pront. operar. Pront. operar. di mobilitazione elevata ridotta

27

6

Circa la qualità e la quantità dei supporti tattici e logistici essa rimanda alla concreta realizzazione del Modello. In definitiva, lo strumento militare terrestre italiano, delineato dal Nuovo Modello di Difesa, è composto da 19 Brigate, di cui: 5 Brigate e relativi supporti tattici e logistici, caratterizzate da elevata prontezza operativa in quanto mantenute al 100% degli organici, con personale volontario a lunga ferma o, fino a quando non saranno disponibili i volontari, con personale di leva già addestrato - e prioritariamente orientate a concorrere alla difesa collettiva dell'Europa con capacità di rapido intervento sia all'interno sia all'esterno del territorio nazionale; 10 Brigate e relativi supporti tattici e logistici, alimentate con personale di leva, caratterizzate da prontezza operativa differenziata (da 30 . a 90 giorni) ottenuta riducendo variamente gli effettivi (mediamente al 50% dell'organico completo) e orientate sia ad alimentare le precedenti forze (soprattutto in caso di impegni prolungati nel tempo) sia a garantire la sicurezza interna del territorio a fronte di qualsiasi emergenza (da quella antit-errorismo - per l-a quale, in concomitanza con la Guerra del Golfo, l' Esercito italiano ha schierato, per 3 mesi, circa 50.000 uomini a protezione dei gangli vitali della Nazione - ad un'immediata protezione delle frontiere in caso di minacce improvvise - come è stato necessario all'inizio del conflitto jugoslavo e fino alla cessazione delle ostilità in Siavenia - ad interventi direttamente o indirettamente finalizzati alla lotta alla criminalità organizzata - come quello deciso dal Governo nell' estate scorsa in Sicilia - allo stesso intervento in caso di calamità naturali);

37

Totale

78

14

Ciò significa che il fu turo Esercito italiano dovrebbe essere costituito per 1/3 da Unità ad elevata prontezza operativa e per 2/3 da Unità a prontezza operativa ridotta o nulla.

CONFRONTO FRA LE DUE ORGANIZZAZIONI Considerando il numero delle pedine fondamentali dell'Arma base (battaglioni di fanteria e specialità e gruppi squadroni di cavalleria) attorno alle quali i due Nuovi Modelli di Difesa dovrebbero essere costruiti, si rileva, in prima approssimazione, una sostanziale equivalenza. Le previste Unità a livello battaglione dell'Arma base sono, infatti, 80 nelle Forze terrestri britanniche e 78 nell'Esercito italiano. Tale valutazione, del resto, è confermata anche dal confronto (Tav. 9) fra i principali materiali organicamente previsti per i due eserciti . Tav. 9

Confronto fra il modello di Esercito italiano e quello britannico · l · principali materiali organicamente previsti Materiali

Italia (1 9 Brigate + Supporti)

Gran Bretagna (l) (Esercito Regolare + Esercito Territoriale)

Carri armati Blindo armat e Veicoli cingolati Artiglierie Elicotteri

785 350 2.000 560 280

800 530 2.000 550 325.

(l) I valori sono suscettibili di qualche oscillazione in r e !azione alla fis ionomia organica - t ut tora allo studic - che sarà conferita alle Grandi Unità.

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ad una quantità di pedine fondamentali dell'Arma base non superiore alle 52-56 Unità a livello battaglione di cui 2/3 sempre pronte e 1/3 a prontezza operativa ridotta. In altri termini, anche dal confronto con le Forze terrestri britanniche emerge lo stesso dato già rilevato dai precedenti confronti (4): il Nuovo Modello di Difesa presentato al Parlamento presenta un fo rte sbilanciamento fra Unità previste e personale concesso nel senso che o si prevede un incremento del personale dell'ordine del 25 % o si accetta una contrazione delle Unità a livello battaglione dell'Arma base dell'ordine del 30%. Così com'è, il Nuovo Modello di Difesa può garantire l'effettiva disponibilità delle sole 5 Brigate (e supporti) previste di pronto impiego, mentre le altre 14 Brigate (e supporti) potrebbero garantire soltanto forme di impiego vicine all'assistenza sociale e alla protezione civile, non certo assolvere veri e propri compiti militari.

La valutazione, però, cambia se si considerano i livelli di prontezza operativa realmente attribuiti alle pedine fondamentali dell'Arma base prima citate. Esse, iufatti, si caratterizzano come segue:

Eserciti

italiano britannico

Elev.Pront.Op. Pront.Op.Rid. «Regular «Territorial Army» Army»

27 50

37 + 14 30

Totale

78 80

Il che significa che a eserciti di consistenza complessiva pressoché analoga corrispondono capacità operative nettamente diverse. E il motivo di questa differenza non è dovuto alle previste quantità di armi e mezzi disponibili (che sono, come si è visto, dello stesso ordine di grandezza), ma soltanto al fatto che la Gran Bretagna prevede di mantenere permanentemente tutte le Unità del suo Esercito Regolare al 100% della forza organica, mentre il Modello italiano considera questo tasso di alimentazione solo per le forze di pronto impiego (adelevata prontezza operativa), mentre per quelle di 2 ° tempo pone a calcolo una forza presente pari a circa il 50% delle esigenze organiche. Questo diverso comportamento può apparire, a prima vista, sorprendente, perché la forza alle armi prevista per i due eserciti è praticamente la stessa : l 77.500 per l'Esercito italiano e 179.500 per le Forze terrestri britanniche (116.000 dell'Esercito Regolare e 63.500 di quello Territoriale) . M a, considerando che le Unità operative delle Forze terrestri britanniche possono direttamente avvalersi anche di circa 45.000 civili e di numerose Ditte appaltate per tutte le funzioni connesse con le attività amministrative e di segreteria, di mantenimento e pulizia degli immobili, di gestione di circoli, mense e cucine, di servizi di vigilanza e sicurezza, nonché dei servizi generali, il divario di capacità operativa residua fra i due eserciti diviene facilmente comprensibile: a parità di struttura, all'Esercito italiano difettano quanto meno quei 40-45.000 uomini (fra Ufficiali, Sottufficiali e Truppa), già emersi da tutte le altre analisi e che si confermano indispensabili per conferire piena efficienza ed efficacia allo strumento terrestre ipotizzato nel Nuovo Modello di Difesa presentato un anno fa al Parlamento. Viceversa, qualora si volesse considerare come non modificabile l'entità complessiva del personale attribuibile all' Esercito italiano (177 .500 uomini) e considerando che a mano a mano che si riduce il numero delle Unità a livello battaglione dell' Arma base di un esercito aumenta, in modo più che proporzionale, l'incidenza percentuale complessiva della struttura centrale, addestrativa e territoriale, nonché dei supporti tattici e logistici, sarebbe giocoforza prendere atto che lo strumento terrestre sostenibile, ad un adeguato livello di efficienza e di efficacia operativa, dovrebbe essere costruito attorno

CONSIDERAZIONI Dalla breve indagine svolta sulla capacità operativa esprimibile dai Nuovi Modelli di Difesa terrestre in discussione presso i Parlamenti italiano e britannico emerge, anzitutto, una sostanziale identità di vedute: entrambe le Nazioni sono orientate a suddividere le forze in due grandi blocchi di cui uno dovrà essere mantenuto permanentemente al massimo livello di efficienza e capacità operativa, mentre l'altro sarà caratterizzato d a una prontezza operativa differenziata. Concettualmente, quindi, i due Modelli sono analoghi. Quando, però, all'interno di questi Modelli, si approfondisce l'indagine sulle potenzialità delle forze che le due Nazioni si apprestano a porre in campo, le differenze, anche notevoli, emergono immediatamente. La prima, grande, sostanziale differenza si rileva confrontando le risorse finanziarie di cui hanno finora potuto godere i due Eserciti (Tav. l) e che, a cifra tonda, sono le une (quelle inglesi) più che doppie delle altre (quelle italiane). Pur volendo considerare la maggiore incidenza finanziaria del personale volontario inglese, rispetto a quello di leva italiano, non vi è dubbio che un simile divario (sempre mantenuto anche nel passato) indica un livello di modernità e di completezza dell'armamento inglese considerevolmente superiore di quello italiano. Ciò induce immediatamente a tre considerazioni. La prima è che le forze italiane di pronto impiego predesignate ad operare in complessi multinazionali dovrebbero essere sottoposte, nei prossimi anni, ad un intenso e costosissimo processo di ammodernamento e potenziamento . La seconda è che, considerando l'attuale situazione economica nazionale e il «trend» che sta assumendo il bilancio della Difesa italiano, non si vede come ciò possa essere reso possibile. La terza e che, stante comunque la necessità di adeguare in qualche misura queste forze

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agli «standard» dei maggiori eserciti europei, le risorse rimanenti per le forze di 2° Tempo e per quelle di Riserva e Mobilitazione si annunciano così scarse da vanificare ogni~esidua speranza di poter loro conferire una qualunque, seppur vaga, validità operativa. Quest 'ultima considerazione manterrebbe la sua validità, ancorché attenuata, anche se i bilanci della Difesa italiana si attestassero, nel prossimo decennio, su quel2% del PIL (esclusa l'Arma dei Carabinieri) che il Nuovo Modello di Difesa indica quale condizione sufficiente per garantire la voluta operatività delle forze ivi indicate. Da tutto ciò consegue che, pur considerando soddisfatte le indicazioni economiche del Nuovo Modello di Difesa (2 % del PIL per la sola «funzione difesa»), a giudicare dal divario di risorse esistente tra le Forze Terrestri britanniche e l'Esercito italiano si dovrebbe concludere che quest'ultimo dovrebbe poter mantenere in vita- nel prossimo futuro e ad un livello di capacità operativa in qualche modo comparabile con quella inglese - una struttura articolata attorno a non più di 55-60 battaglioni dell'Arma base. Questa deduzione, peraltro, si presenta abbastanza allineata con quella più avanti tratta valutando le risorse disponibili nel settore del personale, ad ulteriore conferma del divario esistente, nel Nuovo Modello di Difesa italiano, fra obiettivi di forza proposti e risorse ipotizzate. Se poi, invece, le risorse finanziarie si man tenessero sull'attuale «trend» (1,2% del PIL per la «funzione difesa»), l'Esercito italiano non dovrebbe potere - in prima approssimazione e sulla base del confronto con la situazione inglese - articolarsi su più di una quarantina di battaglioni dell'Arma base, assumendo così una dimensione di poco superiore a quella dell'attuale BAOR inglese . Ogni ipotesi di ampliamento di una tale struttura sarebbe possibile soltanto dando vita a forze dotate di una bassissima capacità operativa e, contestualmente, riducendo le possibilità di elevare la prontezza operativa di quelle di pronto impiego. Appare così ancora una volta evidente quanto importante sia la definizione di un'affidabile ipotesi finanziaria di medio periodo, in assenza della quale ogni costruzione teorica di un modello diviene esercizio futile, perché smentibile nello spazio di una seduta parlamentare. La secunJa differenza rilevabile fra i due Modelli riguarda le diverse modalità seguite per dar vita alle forze a prontezza operativa ridotta, cioè l'Esercito Territoriale inglese e le forze di 2° Tempo e di Riserva e Mobilitazione previste nel Modello italiano . Queste ultime, come già detto, sono quasi integralmente costituite da personale di truppa di leva e sono suddivise in due blocchi ben distinti, dove le forze di 2° Tempo (10 Brigate più i supporti) hanno una loro esistenza costante nel tempo, mentre quelle di Mobilitazione e di Riserva (4 Brigate più i supporti) dispongono dei soli materiali (accantonati al 100%) e la loro rivitalizzazione è prevista solo in caso di conflitto di grandi dimensioni (salvo qualche esercitazione di mo-

bilitazione). Le forze di 2° Tempo italiane, peraltro, pur disponendo del 100% dei materiali organicamente previsti, hanno una prontezza operativa ridott a per effetto di una prevista alimentazione del personale mediamente al 50% delle esigenze organiche. Le forze dell'Esercito Territoriale inglese, invece, si collocano in una posizione intermedia fra quelle previste dal Modello italiano, nel senso che possono essere considerate tutte di Riserva e Mobilitazione, ma la loro rivitalizzazione, pressoché al100% degli organici, è prevista e programmata per 45 giorni all'anno. Tutte queste forze - sia quelle inglesi sia quelle italiane - hanno concettualmente gli stessi compiti e cioè: garantire il controllo del territorio in caso di emergenze nazionali (dall' antiterrorismo. alla protezione civile), alimentare e completare le forze di pronto impiego in caso di sforzi prolungati e di emergenze di grandi dimensioni, produrre riserve addestrate (Ufficiali, Sottufficiali e Truppa) per l' eventualità della mobilitazione generale. In sede di precedenti analisi (5) si è cercato di dimostrare che le forze di 2° Tempo previste dal Nuovo Modello di Difesa e caratterizzate da un'alimentazione del personale al 50% delle esigenze organiche non sarebbero in grado di assolvere, a livello di sufficienza, nessuno di questi tre compiti. I n particolare - e questo appare l'aspetto più preoccupante - non sarebbero in grado di produrre riserve addes trate qualitativamente e quantitativamente adeguate alle esigenze, mentre, per contro, assorbirebbero una non trascurabile quantità di risorse umane e finanziarie per il solo fatto di esistere e di dover vivere . Inoltre va rilevato che, mentre la ripartizione dell'Esercito italiano in forze di pron to impiego e forze di 2° Tempo suddivide, di fatto , la Forza Armata in due Eserciti in cui l'uno è fortemente motivato e l'altro (per giunta di leva) è privato di ogni stimolo di possibile impiego operativo, l'Esercito Territoriale inglese non sembra soffrire di queste possibili frustrazioni. Ciò, in quan to il personale di truppa dell'Esercito Territoriale è costituito non da volontari «declassati», ma da volontari «per» l'Esercito Territoriale. In altri termini, il giovane che aspira a servire come volontario nelle Forze terrestri britanniche può scegliere fra l'Esercito Regolare (volontariato a tempo pieno) e l'Esercito Territoriale (volontariato «part-time»). E il solo fatto di appartenere a quella parte di Esercito che si è autonomamente scelta esclude ogni ipotesi di demotivazione del personale. L'Esercito Territoriale inglese, comunque, è stato ritenuto sufficientemente capace, nel corso degli ultimi 30 anni, di assolvere i propri compiti, ad un costo relativamen te contenuto. Ciò, in virtù sia della disponibilità di personale volontario (che, pur prestando servizio «part-time», si raffermava più volte, garantendo un sufficiente livello di preparazione medio delle Unità) sia dell'a ttivazione dello strumento per soli 45 giorni all' anno. In prima approssimazione, quindi, si può affermare che

17


la soluzione inglese, ancorché certamente meno costosa, si presenta operativamente più efficiente di quella proposta nel Nuovo Modello di Difesa nazionale. Ma, nella stessa Gran Bretagna, le effettive capacità operative dell'Esercito Territoriale stanno ponendo dubbi crescenti, soprattutto per le sempre maggiori difficoltà di rafferma dei volontari . Ed è evidente che, mancando i volontari a lunga ferma, ogni ipotesi di efficienza di un simile strumento si dissolverebbe rapidamente. Ma a proposito di queste forze sta emergendo in Gran Bretagna, come nel resto dell'Europa occidentale, una considerazione finora quasi trascurata e cioè che, mentre fino al collasso interno dell'Unione Sovietica determinato dal «putsch » dell'agosto 1991, non vi era alternativa al mantenimento in vita di strutture sufficientemente ampie a prontezza operativa ridotta, da completare con la mobilitazione, nell'ultimo anno la situazione è cambiata in modo.irreversibile al punto che non è più possibile non tenerne conto. Dall'agosto 1991 ad oggi si è, infatti, determinato, ad un tempo:

sforzo emergente, quindi, è quello di rendere compatibili due fattori: uno, di natura tecnica (la definizione della dimensione minima al di sotto della quale lo strumento terrestre non è più in grado di assolvere con efficacia i compiti attribuitigli) e un secondo di natura politico-economica (la definizione della quantità di risorse - in uomini e finanziamenti- che la Nazione può/intende devolvere, almeno a medio termine, alla propria sicurezza) . La terza grande differenza fra i due Modelli è costituita dalla struttura del personale . Tale differenza è anzitutto evidente per il solo fatto che le Forze terrestri inglesi sono interamente costituite da personale volontario, mentre il Modello di Difesa italiano prevede la costituzione di un sistema misto comprendente 40 .000 volontari. I due sistemi, come noto, presentano vantaggi e svantaggi che non possono essere esaminati in questa sede. Va solo detto che lo Stato Maggiore dell'Esercito italiano ha sempre manifestat0 apertamente la sua preferenza per il sistema misto, a condizione che la durata della ferma di leva non venga ridotta, a regime, al di sotto dei 10 mesi e che venga nettamente incrementata la percentuale dei Quadri per rendere efficiente il sistema di inquadramento delle Unità. Ma proprio in quest'ultimo settore appare in tutta evidenza la diversa struttura del personale dei due eserciti. Come si può facilmente evincere dai dati riportati nella Tav. 10, le percen tuali di inquadramento fra i due eserciti sono molto diverse.

un ulteriore notevole ampliamento dei tempi di preavviso di una futura , imponente minaccia diretta ai territori nazionali; un'innegabile attenuazione della coesione dell' Alleanza Atlantica e della funzione di «leadership» esercitata dagli Stati Uniti; una crescente tendenza alla rinazionalizzazione delle difese, solo parzialmente contrastabile con la costituzione di complessi di forze multinazionali.

Tav. 10

Raf&onto strutture dei Nuovi Modelli di Esercito italiano e britannico - Personale -

Tutto ciò induce a far ritenere che le forze nazionali non completamente efficienti, ma da completare con la mobilitazione all'atto dell' emergenza, stiano profilandosi come sempre più marginali e le spese per esse sostenute sembrano destinate a produrre, nel prossimo futuro , un profitto reale sempre più trascurabile. Mai come ora la qualità, cioè il completo livello di efficienza, sembra costituire un obiettivo da perseguire in via prioritaria. Ciò, al fine di indirizzare la totalità delle scarse risorse destinate alla Difesa verso la creazione della massima capacità possibile di svolgere un ruolo commisurato almeno agli interessi n a:Gionali, nd1' ambito del sistema di «difesa collettiva» che si sta costituendo per la gestione della sicurezza globale sul nostro Continente. Tali considerazioni stanno sempre più ponendo le forze a capacità operativa ridotta in secondo piano e tutto l'impegno che le varie Nazioni avevano posto, fino all'anno scorso, nella ricerca di soluzioni fattibili, sufficientemente efficienti e poco costose per la loro creazione, va spostandosi verso la ricerca della definizione qualitativa e quantitativa dello strumento minimo tutto mantenuto al massimo livello di prontezza operativa- indispensabile per garantire l'assolvimento dei nuovi compiti interni ed esterni, nel quadro delle probabili, future risorse disponibili. Lo

Personale

Nuovo Modello Esercito italiano

Nuovo Modello Esercito britannico (1955)

Categorie

Organici

%

Organici

%

Ufficiali

17.000 (l)

9,8

12.500

10,8

15,5

27.000

23,3

Truppa

130.000 (2)

74,7

76.500

65,9

Totale

174.000

100,0

Sottuffic.

27.000

116.000 (3)

100,0

(l) D i cui 11.000 in spe e 6.000 di complemento. (2) Di cui 40.000 volontari - esclusi gli Allievi dell'Ac· cademia e delle Scuole - e 90.000 leva. (3) Dell'Esercito Regolare, a cui vanno aggiunte 63.500 unità dell'Esercito Territoriale.

I n altri termini il rapporto fra i Quadri (Ufficiali e Sottufficiali) e la Truppa che attualmente nell'Esercito Regolare inglese è di l a 2, passerà nell995, a l a 1,9, realizzando un livello di inquadramento molto simile a quello previsto per l'Esercito tedesco (l a 1,8). Nel Nuovo Modello di Esercito italiano lo stesso rapporto è previsto di l a 3. 18


Considerato che le conclusioni alle quali si è qui giunti sono abbastanza simili a quelle cui si è pervenuti anche in sede di confronto con i nuovi Modelli degli Eserciti tedesco e francese (6), sembra indispensabile riesaminare le ipotesi formulate dal Nuovo Modello di Difesa nazionale al fine di realizzare una struttura che, quanto meno, ottimizzi, in termini di capacità operativa, la spesa finanziaria ad essa associata. In tale quadro, sembra anzitutto necessario rinunciare concettualmente alle forze a prontezza operativa differenziata. La maggiore o minore «spendibilità» delle Unità al di fuori del territorio nazionale deve essere suggerita dalla loro composizione (volontari o personale di leva), ma è necessario che tutte le risorse finanziarie siano destinate a mantenere in vita Unità pronte, di rapido impiego, senza alcuna dispersione verso Unità di incerta o nulla capacità operativa. Con un bilancio della «funzione difesa» (cioè esclusa l'Arma dei Carabinieri) attestato su una percentuale dell' 1,6-1,7 del PILe ferma restando, orientativamente, l'attuale ripartizione delle risorse fra le tre Forze Armate, l'Esercito potrebbe allora costituirsi attorno a 50-52 pedine fondamentali dell'Arma base, tutte mantenute al 100% di personale e materiali, con sufficienti prospettive di poter attribuire almeno alla metà di queste una capacità operativa in qualche misura paragonabile a quella degli altri maggiori eserciti europei. Questa dimensione sembra essere ai limiti della struttura minima ipotizzabile. Basti considerare che l'Italia disporrebbe mediamente, in tal modo, di meno di 2,5 Unità fondamentali dell'Arma base (circa 2.000 uomini) per ogni Regione Amministrativa. Questa dimensione, peraltro, porrebbe l' Esercito italiano sullo stesso piano almeno delle forze pronte degli Eserciti inglese, francese e tedesco. Mancherebbero all'Italia le forze di 2° Tempo e di Mobilitazione, ma, dovendo scegliere fra la struttura ipotizzata nel Nuovo Modello di Difesa e quella qui ventilata, anche alla luce dei nuovi orientamenti emergenti nel mondo occidentale, sembra non esservi dubbio su ciò che è più conveniente per la tutela degli interessi nazionali. E ciò sia all'esterno che all'interno del territorio nazionale. Infatti, d al momento che l'Italia intende far parte delle forze multinazionali, non si può non considerare l'eventualità di avere una parte delle forze operanti all'estero e, nel contempo, l'esigenza di garantire il territorio nazionale da minacce, ad esempio, terroristiche (come è accaduto in concomitanza con la Guerra del Golfo). E non è possibile esercitare il controllo e la difesa del territorio con una struttura più ridotta di quella ipotizzata o con Unità al 50% degli organici, né è pensabile che si possa ricorrere alla mobilitazione per fronteggiare simili minacce la cui caratteristica principale è quella di manifestarsi repentinamente o, comunque, con scarso preavviso. Una struttura dell'Esercito articolata attorno a circa 50 pedine fondamentali dell'Arma base ri-

Il rapporto di inquadramento del personale è come noto- uno dei principali indicatori dell'efficienza e dell'efficacia di uno strumento militare. Il suo valore ponderale è paragonabile a quello degli armamenti e dei mezzi. Elevare l'uno, penalizzando l'altro, significa vanificare, da un lato, lo sforzo compiuto dall'altro. Il Nuovo Modello di Difesa italiano, prevedendo di dotare tutte le forze terrestri (comprese quelle di 2° Tempo e di Riserva e Mobilitazione) di armamenti e materiali <<Up to date», sembra proporsi la creazione di uno strumento valido ed efficace. Ma, poi, riducendo drasticamente i Quadri (specie i Sottufficiali), si muove nella direzione opposta. Questa divergenza, più volte rilevata, non può non essere corretta, pena un'inutile dissipazione di risorse.

CONCLUSIONE I Nuovi Modelli di Difesa delineati per le rispettive Forze terrestri dall'Italia e dalla Gran Bretagna sono concettualmente analoghi. Entrambi, infatti, prevedono l'esistenza di forze ad elevato livello di prontezza operativa e di forze a prontezza operativa differenziata. Ma, mentre l'Italia si propone di destinare al primo gruppo circa 1/3 delle proprie Unità dell'Arma base e al secondo i rimanenti 2/3, la Gran Bregagna- pur disponendo di una popolazione e di un Prodotto Interno Lordo (PIL) molto simili a quelli italiani e pur occupando una posizione geostrategica che dovrebbe farla considerare meno esposta dell'Italia a tutti i fermenti in atto - sarà in grado di porre tempestivamente in campo, per qualunque esigenza, una quantità di forze pronte doppia di quelle italiane. Se poi si considera che da molto tempo la Gran Bretagna destina alle proprie Forze Armate un volume di risorse finanziarie pari a oltre il doppio di quelle italiane, si deve anche presumere che la qualità dell' armamento inglese sia molto migliore di quella italiana. Migliore qualità che, come si è visto, dovrebbe essere esaltata dall' ottimale livello di inquadramento del personale. In definitiva, dal confronto fra i Nuovi Modelli Ji E sercito dell'Italia e della Gran Bretagna si trae la netta sensazione che, pur avendo entrambe le Nazioni previsto la costituzione di forze pressoché analoghe sia per quantità di pedine fondamentali dell'Arma base sia per quantità di armamenti principali, il divario risultante fra le rispettive, reali capacità operative sia anche maggiore di quelIo esistente fra i due bilanci della Difesa. In altri termini si ha la sensazione che la reale capacità operativa inglese sia quasi tripla cii quella che l'Italia si appresta a porre in campo . E ciò a causa non solo della costante cura di cui sono sempre state oggetto, in passato, le Forze Armate inglesi, ma anche - e forse soprattutto -del numero di Ufficiali e Sottufficiali di cui dispone. 19


chiede una quantità di personale che, in prima approssimazione, è quella indicata nella Tav. 11. Categorie

.. Proposta di una nuova struttura

Tav. 11

del Modello di Esercito italiano - Personale -

Personale

Categorie

Nuovo Modello costruìto attorno a 50-52 unità a livello battaglione dell'Arma base Organici 16.000

8,3

Ufficiali di cpl.

2.000

1,1

18.000

9,4

Sottuff. in spe

27.000

14,1

Sottuff. non spe

7.000

3,6

Totale Sottuff

34.000

17,7

Volontari (l)

40.000

20,8

100.000

52,1

Totale Truppa

140.000

72,9

TOTALE ESERCITO

192.000

100,0

Soldati di leva

inglese

Nuovo Modello di Difesa italiano

tedesca

francese

Ufficiali

17.000

20.000

18.000

17.000

Sottufficiali

35.000

38.000

34.000

27.000

Volontari (l)

40.000

40.000

40.000

40.000

Sold. di leva

120.000

120.000

100.000

90.000

TOTALE

212.000

218.000

192.000

174.000

(l) Esclusi gli Allievi delle Accademie e delle Scuole.

%

Ufficiali in spe

Totale ufficiali

Esigenze italiane per adottare la soluzione

Tali dati confermano ancora una volta che la principale carenza riscontrabile nel Nuovo Modello di Difesa italiano riguarda sia i Quadri (Ufficiali e Sottufficiali) sia il personale di leva. E tale constatazione appare valida sia che si intenda realizzare la prontezza operativa differenziata adottando la soluzione tedesca (riduzione della forza presente in alcune Unità) sia che si scelga la soluzione francese (avvio diretto del personale di leva ai Reparti con cadenza annuale) sia che si voglia rinunciare a tutte le forze di 2° Tempo e di Mobilitazione e ci si voglia accontentare di disporre di un piccolo Esercito di dimensioni simili a quelle previste per l'Esercito Regolare inglese. Il <<nodo» del personale deve, quindi, essere risolto. E, nel risolverlo, non si può dimenticare che gli Eserciti, prima ancora di essere costituiti di armi e mezzi, sono fatti di uomini. Se la struttura del personale è inadeguata, ogni altro sforzo rischia di essere in gran parte vano.

(l) Esclusi Allievi Accademie e Scuole.

Una simile struttura del personale presenterebbe le seguenti peculiarità:

NOTE (l) 2 Divisioni corazzate sono su 3 Brigate corazzate, l'altra è su 2 Brigate corazzate ed l Brigata di fanteria (dislocata in U.K.). (2) Su l Brigata aeromobile, 2 Brigate di fante ria dell'E sercito Territoriale ed l Brigata genio dell'Esercito Territoriale. (3) Il programma di riduzione dell'Esercito britannico presentato dal Governo alle Camere, ma ancora suscettibile di modifiche - è oggetto di critiche sempre più incisive, oltre che del vertice militare, anche da parte di politici. Esistono infatti forti perplessità sulle effettive capacità delle Unità che rimarrebbero in vita a far fronte a tutte le prevedibili esigenze e non è escluso che l'entità delle riduzioni possa essere ridimensionata. (4) AA.VV. «Esercito italiano ed Esercito tedesco, due N uovi Modelli di Difesa a confronto». Supplemento al n. 1/92, Gennaio-Febbraio della Rivista Militare. AA.VV. «Esercito italiano ed Esercito francese, due Nuovi Modelli di Difesa a confronto». Supplemento al n. 5/92, Settembre-Ottobre della Rivista Militare. (5) Ib. studi citati. (6) Ib. studi citati. (7) La Gran Bretagna ha un onere molto più ridotto - rispetto a Italia, Francia e Germania, che hanno un sistema di reclutamento misto- sia per l'attività di reclutamento sia per quella addestrati va. Inoltre affida a Ditte civili tutte le funzioni connesse con la manutenzione e pulizia degli immobili, la gestione di circoli, mense e cucine, i servizi generali, ecc ..

un rapporto fra le pedine fondamentali dell' Arma base (50) e la forza complessiva (192.000) pari a 3.840 uomini che si inserisce fra i valori europei: 3.830 per la Francia (che, come l'Italia, si avvale di una quantità ridottissima di personale civile), 4.650 per la Germania (ivi compresi gli 80.000 civili che operano a favore dell'Esercito) e 3.620 (7) per l'Esercito Regolare britannico (ivi compresa la corrispondente quota parte di personale civile: circa 65.000 unità); un rapporto fra i Quadri e la Truppa di l a 2, 7 che, pur essendo nettamente più sfavorevole di quelli francese (l a 2), tedesco (l a 1,8) e inglese (l a 1,9), è pur sempre più favorevole di quello previsto dal Nuovo Modello di Difesa, che sarebbe di l a 3. La struttura del personale qui delineata per dar vita ad un Esercito di dimensioni simili all'Esercito Regolare inglese previsto dalla «Options for change» si avvicina a quelle dedotte in sede di confronto con gli Eserciti tedesco e francese e che si riportano in sintesi: 20


Supplemento al n. 6/92- Novembre-Dicembre di Rivista Militare- Spedizione in abbonamento postale Gruppo IV - 70% - Aut. Trib. Roma n. 944 del 7-6-1949


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