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LA CONDIZIONE MILITARE

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CURRICULUM DEL GENERALE GOFFREDO CANINO

Il Generale Goffredo Canino è nato il 25 luglio 1931 a Riva di Trento. Ha conseguito la . maturità classica nel 1950 e nello stesso anno ha intrapreso la carriera militare frequentando FAccademia Militare di Modena dalla quale è uscito Sottotenente di Fanteria nel 1952. Dopo il Corso di Applicazione d'Arma è assegnato al 114 o R eggimento Fanteria «Mantova» in Gorizia. Gli studi militari svolti lungo tutto l'arco della carriera comprendono un corso di preparazione tecnica presso il Servizio Tecnico di Artiglieria, i Corsi di Stato Maggiore presso la Scuola di Guerra di Civitavecchia, il Corso Stati M àggiori Interforze presso la Scuola di Guerra Aerea di Firenze e il Corso Superiore di Stato Maggiore della Scuola di Guerra dell'Esercito Spagnolo di Madrid. L 'attività di comando del Generale Canino è particolarmente intensa. Dopo un breve periodo come Comandante di Plotone presso il 114° Reggimento in Gonzia, con il grado di Tenente viene nominato Comandante di Compagnia in sede vacante. Dal 1957 al 1959 comanda il Plotone Allievi presso l'Accademia di Modena dove è anche Istruttore di Armi e Insegnante aggiunto di Storia Militare. Comanda la compagnia fuci· lieri presso 1l 59o Reggimento Fanteria «Calabria» di Palmanova. Nel 1970 comanda il Battaglione dell'82o Reggimento Fanteria «Torino» a Trieste. Nel 1974 è Comandante dello stesso Reggimento e nel 1979, promosso Generale, coma11da prima la Brigata Meccanizzata «Legnano» in Bergamo e, da/1983 al 1984, la Divisione Meccanizzata «Folgore» in Treviso. Subito dopo è Vice Comandante della Regione Militare Centrale in Roma. Nel 1987 assume il comando della Regione. Militare Tosco-Emiliana in Firenze. I periodi di servizio di Stato Maggiore comprendono vari incarichi assolti presso le Grandi Unità come UHìciale Addetto all'Addestramento e alle Operazioni della Divisione «Mantova» in Udine (1961) e del3o C.A. in Milano {l 965) e presso l'Accademia di Modena, come Capo di Stato Maggiore dal 1971 al 1974. Presso lo Stato Maggiore dell'Esercito in Roma è stato A-ddetto alla Sezione Piani dell'UHìcio Operazioni (1967-1970), Capo UHici~ Affari Generali (1975-1979) e Capo del I Reparto (1981-1983). Dal 1985 al 1987 è stato Direttore Generale per gli UHiciali dell'Esercito e il r aprile 1990 è stato nominato Capo .di Stato Maggiore dell'Esercito.

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In coper tina. Particolare di un quadro raffigurante la carica di Pastrengo, sostenuta dai Carabinieri il 30 aprile 1848. A sin istra. Particolare di un disegno di Vittorio Pisani nel quale i Carabinieri sono raffigurati nel corso della battaglia del Podgora, 19 luglio 1915.

civile . In Italia la sovranità appartiene al popolo, che la esprime tramite il Parlamento ed il G overno, ai quali sono parimenti e totalmente subordinati sia gli organismi militari sia quelli civili. Il mio scopo è, piuttosto, quello di ricordare qual è il ruolo che compete ai militari nell'ambito della sicurezza nazionale e il perché ad essi - e soltanto ad essi, fra tutti i cittadini - è richiesto di assumere uno «status» particolare. Lo Stato, è bene rammentarlo, affida la difesa armata della società e dei suoi valori fondamentali (libertà ed integrità della Nazione, bene della collettività, pace e progresso nell'ordine, ecc.) a specifiche organizzazioni che, per essere in grado di assolvere compiti, evidentemente, vitali, devono possedere caratteristiche particolari. Quindi 'strutture efficienti e personale prep~rat? sono necessari, ma non suffictentl. Lo Stato, per essere certo oltre ogni ragionevole dubbio del comportamento degli uomini che ha armato, sancisce regole vincolanti di controllo, indispensabili per obbligare - se del caso in modo coatto - il gruppo ed il singolo ad impiegare legittimamente la forza e ad operare anche in caso di crisi morale. Ma non basta ancora. La garanzia di interventi efficaci risiede, soprattutto, nella consapevole partecipazione e nel coinvolgimento a livello motivazionale del singolo, a cui è richiesta una prestazione ben diversa dal «solo lavoro». Ecco la ragione dell'etica particolare degli ordinamenti militari. Un insieme di principi (senso dell'onore e del dovere, fedeltà alle Istituzioni, spirito di servizio, imparzialità, ecc.) superiori alla sfera individuale ed idoneo a costituire suppor-

l Un paio di mesi or sono, ho avuto modo di leggere un'intervista pubblicata dal settimanale l'Espresso nella quale il segretario di un sindacato di polizia esprimeva, ritengo a titolo personale, alcune opinioni sul problema della sicurezza pubblica in Italia, arrivando ad auspicare lo scioglimento dell'Arma dei Carabinieri per d~r vita ad un'unica for~a di polizia, ovviamente civile. Quell'articolo mi ha colpito, non tanto per i toni o per le proposte, chiaramente provocatorie quando giungono ad ipotizzare un «partito dei poliziotti», quanto piuttosto perché espressione estrema di una 1 tendenza latente in certi ambienti politici e sociali, che sembrerebbe identificare con la parola «civile» gli aggettivi: efficien'te, affidabile e

moderno, relegando nel termine «militare>> tutto quello che, invece, porta alla mente i sostantivi: arretratezza, inefficienza, burocratizzazwne. Si tratta di un atteggiamento fuorviante della realtà - forse, per «fair-play», non adeguatamente contrastato nel passato - che, tra l'altro, ha insinuato una sorta di spinta alla civilizzazione strisciante delle Istituzioni Militari. Un atteggiamento che, invece, non deve essere accettato da chi reputa l'essere militare non un limite, bensì un elemento in più per soddisfare, nel migliore dei modi, le esigenze di sicurezza della Nazione. Sia ben chiaro, nessuna velleità di affermare la supremazia generale della dimensione militare su quella


Ne/w battaglia di Qu/quabert, Africa Orientale, 21 novembre 1941, si è particoklnnente distinto il battaglione Carabinieri Reali.

to spirituale degli strumen ti militari. Insomma, una regola ed un'etica peculiari, che nel caratterizzare e distinguere una professione, quella militare, e un'Istituzione, le Forze Armate, costituiscono per la società garanzia di dedizione completa e senza riserve da parte dei militari. Per deduzione, è pertanto ai militari stessi che compete il ruolo centrale nella sicurezza, esterna ed interna della Nazione: nessun altro soggetto, infatti, offre le stesse garanzie e possiede tutte le caratteristiche richieste. Il fatto, poi, che le varie attività di sicurezza interna ed esterna siano ripartite tra istituti diversi, specializzati in vista di una o più funzioni specifiche, non intacca minimamente i concetti ora enunciati. Con questi presupposti, non può che apparire strana la «disaffezione» verso le Istituzioni Militari cresciuta - o fatta crescere? - in questi ultimi anni e di cui il «modo di pensare» citato in premessa è dimostrazione. Le ragioni sono molte. In piccola parte correlate alle trasformazioni politico-strategiche, in gran parte generate dalle contraddizioni di una società in cui è andato attenuandosi il principio morale dell'autorità, dando cosl spazio a chi persegue lo scopo di intaccare, anche in modo subdolo e contro ogni logica, Valori ed Istituzioni fondamentali. Una società che sembra ascoltare solo chi più urla e più minaccia e che tende ad accantonare chi opera in silenzio (e con scarso potere contrattuale). Tutte cose che fanno apparire arcaico il rispetto delle regole sociali e assai più opportuno l'interesse per chi promette vantaggi a basso costo. Il clima ora descritto è proprio 'quello in cui è maturata la smilitarizzazione del Corpo della Pubblica Sicurezza. Si era in presenza di no-

Viviamo in una società che sembra ascoltare sòlo chi più urla e più minaccia e che tende ad accantonare in un àngolo chi opera in silenzio e con scarso potere contrattuale. tevoli tensioni interne, che la legge l 0 aprile 1981, n. 121, sul «Nuovo ordinamento del!' Amministrazione della Pubblica Sicurezza» ha ritenuto di risolvere togliendo al personale lo «status» militare, senza però rinunciare completamente ai vincoli disciplinari e penali originari della norma militare. Una decisione, oltre tutto, ineccepibile sul piano formale e sostanziale visto che, per assolvere i compiti esclusivi assegnati alla Polizia d i Stato (1), non

sembra necessario gravare il singolo della totalità degli oneri connessi alla condizione militare. Cosa che, invece, è indispensabile se i compiti riguardano anche il sacro dovere della difesa, con le armi, della Patria e delle sue Istituzioni liberamente espresse. In ogni caso, bisogna ammetterlo, il provvedimento di smilirarizzazione non ha preso il via da una . sentita esigenza funzionale, volta a ' creare una maggiore efficienza, ma


Campagna di Russia, Valle di Arbussow, 22 dicem bre 1942: il carabiniere Giuseppe P/ado Mosca raffigurato da Giovanni Pisani.

Quante volte amministratori locali, imprenditori e gente comune, nel constatare la loro impotenza, hanno gridato «facciamo intervenire l'Esercito». Certo, il più delle volte l'intervento auspicato si sarebbe rivelato impossibile, se non controproducente. Ma questo, chi non è tecnico, può non saperlo. Però sa che l'organizzazione militare è composta da persone vincolate da una disciplina onerosa, spesso dura e qualche volta persino incomprensibile per un borghese; uomini sottoposti a tutta una serie di limitazioni dei diritti personali, finalizzate a far prevalere il diritto della collettività su quello dei singoli. Sa, quindi, per certo che quella disciplina e quelle limitazionisono una garanzia per la sua sicurezza. Dunque è proprio il vincolo maggiore a sottendere la fiducia e la stima che la coscienza collettiva del Paese, nonostante tutto, continua ad esprimere nei confronti delle Forze ArI compiti di polizia possono anche non richiedere nemate. Infatti, dopo mezzo secolo di cessariamente la veste militare, ma il possederla è un pace, esse rappresentano ancora un riferimento, magari da evocare solo qualcosa in più, in t ermini di disponibilità e di imparziain casi di grave pericolo quale «exlità assolute, giacché il militare giura alla Patria e la Patrema ratio», ma comunque un riferimento sicuro. tria, a differenza di qualsiasi amministrazione, prescinA chi però insinua che la struttude dagli uomini. ra delle Forze Armate sia diventata poco efficiente - e sarebbe da domandarsi a chi giova insinuare un dalla necessità di venire incontro ad Polizia di Stato. Armi o Corpi in dubbio del genere - tanto da chieistanze del pers~nale ·- giudicate cui il personale riceve una prepara- dere di scorporare l'Arma dei Carairrinunciabili - attenuando gli ob- zione di altissimo livello e che, per binieri dall'Esercito, rispondono i blighi militari, au·m entando, con l'i- di più, attraverso il giuramento di fatti. stituzione dei sindacati, il potere fedeltà militare - assai più impeNegli ultimi 50 anni, le Forze contrattuale per ottenere il più pos- gnativo di quello generale dell' Am- Armate italiane hanno portato a sibile sul piano r-ethbutivo, dell'in- ministrazione Pubblica - assume il buon fine tutte le missioni affidate: quadramento e· della progressione peculiare <<status» militare. che si parli di interventi nelle pubin carriera e cercando, nel contemIn sintesi, i compiti di polizia bliche calamità, di difesa dei punti po, di mantenere, e possibilmente possono anche non richiedere ne- sensibili, di cooperazione con le aumentare, il livello di efficienza cessariamente la veste militare, mal Forze di Polizia per il mantenimenprecedente. il possederla è un qualcosa in più,,lj to dell'ordine pubblico, di missioni Mi chiedo, però, come possa tut- in termini di disponibilità e di im-' di guerra e di pace, di soccorso, di to questo giustificare supposizioni parzialità assolute, giacché il milita- dissuasione e di protezione degli indi minore professionalità da parte re giura alla Patria e la Patria, a dif- teressi nazionali; gradirei essere di Armi o Corpi militari a cui sono ferenza di qualsiasi amministrazio- smentito da qualcuno! attribuite le stesse funzioni della ne, prescinde dagli uomini. Nessuno può non nconoscere,


Cittadini alle ume per le elezioni del 1948.

per citare solo qualche avvenimento recente, i successi nelle azioni di combattimento ottenuti dall'Aeronautica nella guerra del Golfo, dalla Marina nel blocco navale del Golfo Persico e dall'Esercito nella missione in Kurdistan. Certo, Aviazione a parte, nel dopoguerra non hanno mai «combattuto», anche se molti loro uomini hanno sacrificato la vita nell'assolvimento del dovere. Ma siamo proprio sicuri che la guerra non sia stata invece evitata proprio perché le tre Forze Armate vigilavano in armi assieme agli Alleati? Del resto, mi pare che anche molti altri non abbiano combattuto poi tanto, o per caso bisognava per forza «inventarsi» una guerra per dimostrare di saperla fare con onore? Da un punto di vista squisitamente tecnico, per di più , app~re riduttivo trattare di sicurezza interna o di ordine pubblico in modo settoriale. La sicurezza è ormai diventata un concetto globale, riferito a minacce multiformi e diversificate. Minacce che vanno dali' aggressione armata, ai conflitti limitati, al traffico internazionale degli stupefacenti, all'emigrazione incontrollata) al disastro ecologico, per poi passare a quelli riferiti all'interno, ma che quando assurgono ai livelli di criminalità oggi esistenti costituiscono, comunque, un pericolo generale per la stabilità della Nazione e delle Alleanze. In tutto questo vasto disegno, che si chiama «sistema di sicurezza della Nazione», la Polizia di Stato svolge, non da sola, una funzione certamente importantissima, ma è la sicurezza generale del Paese a determinare la globalità del problema. In questo contesto, gli organismi militari sono gli unici idonei ad entrambe le tipologie di minacce: fronteggiano da soli quella esterna, concorrono in via permanente con i Carabinieri e, saltuariamente, anche con l'intervento massiccio delle

Non ha quindi senso parlare di smilitarizzazione dei Carabinieri e della loro fusione nella Polizia di Stato. E questo, molto semplicemente, perché l'Arma dei Carabinieri è in grado di esprimere, per competenze, strumenti e preparazione, quella professionalità che le consente di agire alla pari con le più moderne Forze di Polizia, ma in più traendo vigore da un retaggio unico di tradizioni e di valori etici peculiari e seinpre attuali, alimentati nelle file dell'Esercito. restanti forze militari a contrastare quella interna, allorché i turbamenti dell'ordine diventano gravi (ad. esempio nel 1948; durante il terrorismo; ecc.). Non ha quindi senso parlare di smilitarizzazione dei Carabinieri e della loro fusione nella Polizia di Stato. E questo, molto semplicemente, perché l' Arma dei Carabinieri è in grado di esprimere, per competenze, strumenti e preparazione, quella professionalità che le consente di agire alla pari con le più moderne Forze di Polizia, ma in più traendo vigore da un retaggio unico di tra-

dizioni e di valori etici peculiari e sempre attuali, alimentati nelle file dell'Esercì t o. Lo stesso consenso, l'affetto, il rispetto della collettività verso il Carabiniere derivano dalla consapevolezza che il militare, per assolvere i propri compiti, soggiace a regole più impegnative, più difficili da seguire, più dure, che però sono garanzia di uno spirito di servizio totalizzante che nessun civile può avere, a meno che non diventi, o non si consideri, un militare. Proprio dai valori dell'etica militare, che si sommano aJle qualità necessarie per svolgere i compiti


UnitJ speciali della Guardia di Finanza in attività addestrativa di antite"orismo e pronto impiego (A TPI).

Le considerazioni in merito alla irrazionalità delle ipotesi di smiliiarizzazione dei Carabinieri, possono essere estese automaticamente alla Guardia di Finanza. Un Corpo tradizionalmente militare che, pur non appartenendo alle Forze Armate in ragione delle specifiche e principali funzioni di polizia tributaria, ha totalmente mantenuto per il proprio personale l 'onere e l'onore della condizione militare. d'istituto, discendono la coesione e un tempo, soldati della prima Arma la solidità che fanno dell'Arma dei dell' Esercito e tutori dell'ordine, Carabinieri una realtà irripetibile. rappresentano, per la coscienza colLa «smilltarizzazione» togliereb- lettiva del Paese, l'immagine stessa be soltanto, senza nulla aggiungere. della fedeltà e dell'affidabilità. Un Non si pone in dubbio che il ser- riferimento positivo (2), una delle vizio di polizia sia un servizio civi- poche certezze rimaste e che tutto le. Civile nel senso di essere svolto il mondo ci invidia! I Carabinieri sono nati dalle file a favore della popolazione, secondo quanto sancito dalle leggi· ordinarie dell'Esercito, i loro Ufficiali free sotto il controllo del Ministero quentano gli stessi Istituti di fordell'Interno, ma non nel senso di ' mazione di tutti gli altri Ufficiali demandato a titolo esclusivo a corpi della Forza Armata. Tra l'altro, ai Carabinieri non socivili. 1;: perché poi? 'Se quelli militari hanno regole più severe nell'in- no affidati compiti esclusivi di politeresse della collettività, è ancora zia. Certo, questi sono preminenti nello specifico momento, ma non meglio. Ancora più illogica appare l'ipo- esclusivi. tesi di staccare dalla Forza Armata Ogni giorno il personale dell' Aruna sua componente fondamentale, ma opera nell'ambito delle Unità da sempre esplicitamente dedicata dell'Esercito e a favore delle altre a compiti dl sicurezza interna. Forze Armate in incarichi operativi I Carabinieri, così come sono, e di Polizia Militare. nella loro atipicità che li vede, ad In tutti i contingenti militari di

recente impiegati fuori del territorio nazionale - Iraq, Albania e Somalia, tanto per fare qualche esempio - erano presenti reparti dei Carabinieri. Il battaglione paracadutisti «Tuscania», che oggi cerca sequestrati in Aspromonte e ieri svolgeva missioni di pace e dj sicurezza in Libano, fa parte integrante della Brigata paracadutisti «Folgore». E questa è una realtà che, a mio avviso, toglie qualsiasi giustifi- . cazione anche alla tentazione di vedere nascere una quarta Forza Armata, con compiti esclusivi di polizia. Questa sl non avrebbe senso. I compiti affidati alle Forze Armate sono, infatti, coperti in modo esaustivo da Esercito, Marina ed Aeronautica; quindi non esiste alcuna esigenza politico-strategica che giustifichi la nascita di un'altra Forza Armata. L'Arma, inoltre, possiede già un grado di autonomia che le consente di svolgere senza interferenze le proprie funzioni di istituto, in più avvalendosi del supporto logistico, amministrativo e formativo fornito dalla «casa madre Esercito». Se ciò non bastasse ancora, aggiungo che sarebbe irrazionale mantenere una quarta Forza Armata nell'ambito del Ministero Difesa, che svolga solo compiti di polizia. Occorrerebbe allora trasferirla alle complete dipendenze del Ministero dell'Interno. Ma a questo punto, perché mai dovrebbero coesistere nello stesso Ministero una Forza Armata ed una Polizia di Stato che fanno esattamente le stesse cose? La magnifica anomalia - come l'ho definita in altra sede - che caratterizza l'Arma, può esistere solo nell'Esercito, perché soltanto nei suoi ranghi il Carabiniere diventa soldato per scelta e opera da tutore dell'ordine per professione. Al di fuori di esso non vi è motivo per conservare questa caratterizzaziOne . Quindi, chi tra i Carabinieri au-


Unità navale della Guardia di Finanza durante un nomtale servizio di istituto, impegnata in navigazione nelle acque del basso Adriatico, tra l'Italia e l'Albania.

spica di uscire dall'Esercito- e c'è qualcuno che la pensa così - in effetti sposa l'idea della fusione nella Polizia di Stato. Le considerazioni in merito alla irrazionalità delle ipotesi di smilitarizzazione dei Carabinieri possono essere estese automaticamente alla Guardia di Finanza. Un Corpo tradizionalmente militare che, pur non appartenendo alle Forze Armate in ragione delle specifiche e principali funzioni di polizia tributaria, ha totalmente mantenuto per il proprio personale l'onere e l'onore della condizione militare. Questo significa che negli organi portanti e nei Quadri responsabili, tenacemente legati alla militarità della Guardia di Finanza, è ben evidente quanta parte dell'efficienza, della coesione e della stessa credibilità del Corpo derivino dal mantenimento dello «status» militare per il proprio personale. Del resto, anche per la Guardia di Finanza, non è lecito dimenticare, magari presi dalla foga dei discorsi, che i compiti di polizia non sono esclusivi, che tutto il suo retaggia è stato edificato all'ombra della militarità. Ieri, durante la se~ conda guerra mondiale, i battaglioni mobilitati del Corpo combattevano fianco a fianco con gli Alpini della Tridentina nel fango dell'Albania. Oggi, le Unità del servizio navale della Guardia di Finanza operano di concerto con quelle della Marina Militare a protezione (armata, ed armata di armi pesanti!) dei confini marittimi del Paese. Militari dunque, Carabinieri, Finanzieri e Uomini delle tre Forze Armate, ma orgogliosi di esserlo! Fieri di avere liberamente rinunciato ad una parte dei propri diritti per meglio tutelare la libertà di tutti. Allora, visto che sono del tutto incoerenti tanto la smilitarizzazione, quanto la scorporazione dell' Arma dall'Esercito, qualcuno non

Ieri, durante la seconda guerra mondiale, i battaglioni mobilitati del Corpo combattevano fianco a fianco con gli Alpini della Tridentina nel fango dell'Albania. Oggi, le Unità del servizio navale della Guardia di Finanza operano di concerto con quelle della Marina Militare a protezione (armata, ed armata di armi pesanti!) dei confini marittimi del Paese. ha trovato niente di meglio da fare che porre in dubbio la tradizionale fedeltà e la proverbiale capacità operativa dei Carabinieri. Certo, tutto è perfettibile ed i miglioramenti sono sempre auspicabili, anzi doverosi, ma non è lecito parlare di una presunta minore efficienza congenita dell'Arma in quanto militare, mentre la Polizia~ di Stato sarebbe sicuramente affidabile e capace in quanto civile. Nei veri momenti di pericolo estremo, la Nazione è sui Carabinieri, cioè sul militari, che si è appoggiata. Allora è bene non dimenticare il passato, né quello lontano né quello recente, per poi non essere costretti a chiedere scusa in tutta fretta. li banditismo in Sicilia nel secondo dopoguerra, tanto per cominciare. Un fenomeno non solo criminale, ma anche eversivo perché ani-

mato da chiari intenti separat1st1. Per debellarlo fu necessario costituire il CFRB (Comando Forze Repressione Banditismo) e chiedere ai Carabinieri di pagare un prezzo elevatissimo in termini di sacdfici e di sangue. Il periodo del terrorismo in Alfo Adige poi, che vide operare insieme ai Carabinieri i militari di tutte le Armi e della Guardia di Finanza, accomunati dagli stessi rischi e dallo stesso giuramento, in difesa della stabilità e dell'ordine. Il prezzo più alto venne però chiesto all'Arma negli «anni di piombo», quando l'attacco era diretto al cuore dello Stato. Per lunghi anni i Carabinieri furono in prima linea, operatori primari nello sconfiggere il terrorismo, ma anche suoi bersagli privilegiati (giacché colpire un Carabiniere, proprio per _ il significato simbolico che la gente


Perlustrazione di una cascina di pastori nel maggio 1950, in Sicilia, nel corso dello campagna per la repressione del banditismo.

L'Arma deve rimanere forza militare ordinativamente inserita nell'Esercito, perché questa è la sua identità. Un'identità cpe non può essere cambiata. attribuisce all'Arma, significava colpire lo Stato). Tre esempi fra tanti, in cui il contributo dei Carabinieri è risultato fondamentale. Questo non vuoi dire che la Polizia sia meno efficiente dell'Arma, l'ho già detto. E poi, a me come cittadino, che la Polizia sia civile, militare, militarizzata o civilizzata, è perfettamente indifferente, basta che funzioni. Ed infatti la Polizia di Stato ha compiuto. progressi significativi in termini di modernizzazione dei mezzi e delle procedure, che gli hanno assicurato successi rilevanti, e questo va a merito della professionalità elevatissima dei dirigenti e dei gregari. Tra l'altro è innegabile che la Polizia di Stato, offrendo al proprio personale condizioni di impiego e vincoli di «status» mediamente meno onerosi rispetto alle forze militari (di polizia e non), può contare su una base di reclutamento molto estesa, con alte possibilità di selezione. Però la mi-

litarità dei Carabinieri è, e rimane, una garanzia in più posta al servizio della collettività. In tale ordine di idee l'unico problema, a mio avviso, da risolvere è quello della razionalizzazione nell'impiego dei Corpi di Polizia, al fine di far fronte nel modo più incisivo al dilagare del cancro della criminalità organizzata. Al riguardo, ritengo quindi giustissime ed indispensabili le azioni poste in essere dalle competenti Autorità di Governo - attraverso l'approvazione d\ idonei provvedimenti legislativi - tendenti, nel loro complesso, ad assicurare un impiego coordinato di tutti gli organismi a disposizione. Ritengo, però, che nessuno intenda conseguire l'auspicato coordinamento buttando al vento il reraggio ultrasecolare dei Carabinieri. L'Arma deve rimanere forza militare ordinativamente inserita nell'Esercito, perché questa è la sua identità. Un'identità che non può essere cambiata. Può solo essere di-

strutta, annullata e, in tal modo, sottratta a colui che ne è padrone e fruitore: il Popolo Italiano. Ma qualcuno si è mai chiesto se la gente, la gente comune, vuqle questo? Ci sono pecore nere. E un fatto fisiologico di ogni organizzazione umana. Probabilmente sono molte meno di quelle presenti altrove. Sicuramente in un ente regolato dalla disciplina militare sono più facil mente individuate che altrove, do- · ve magari si confondono nel gregge, con il pericolo di vedere nascere pecore grigie o pecore cangianti. E poi, tornando a quell'articolo, a me pare davvero strano - per non dire preoccupante - sentire parlare di un «partito dei poliziotti». Forse è sola una «boutade», ma viene da chiedersi quale sicurezza di assoluta indipendenza ed affidabilità possa venire da chi anela a raccogliere in partito i servitori armati dello Stato. Ma non deve stupire. È la stessa minoranza che si lagna della perequazione retributiva tra poliziotti e carabinieri, senza pensare che, oltre ad assolvere le stesse funzioni , i secondi sono militari, con tutto quello che l'esserlo comporta. Ragionando per paradosso ambito in cui si possono dire grandi verità senza troppi danni - magari è il carabiniere o il militare in genere, a parità di fu nzioni e di responsabilità, che potrebbero avere dei dubbi sull'opportunità di essere retribuiti soltanto nella misura dei Corpi di Polizia civili . Ciò detto, desidero però aggiungere che analoghi comportamenti da parte dei militari, visto che l'imparzialità e l'assoluta affidabilità devono essere la caratteristica principale di un'organizzazione militare, mi appaiono ancora più preoccupanti. Di recente (almeno a quanto si legge sui giornali), un Ufficiale dei Carabinieri, in procinto di presentarsi come candidato alle prossime elezioni - ed è un suo diritto che


Alto Adige, campagna contro il terrorismo, Anni '60: alpino e carabiniere di 1111 nucleo dei servizi preventivi anlisabotaggio.

nessuno discute - , a chi gli domandava per quale forza pt>litica avrebbe optato, ha risposto «candidamente», sempre secondo quanto dice la stampa, che una tale scelta doveva essere suggerita dalla base dell'Arma! Dunque, egli chiede ai Carabinieri una scelta di campo ben precisa. E l'apartiticità, l'imparzialità, la lealtà esclusiva dei militari verso le Istituzioni Repubblicane, le quali appartengono a tutti i cittadini, quale che sia il loro credo, che fine farebbero mai? Se le notizie avessero un preciso fondamento, e mi auguro di cuore che questo non sia, andremmo ben oltre un «partito dei poliziotti» .... Perché un'importante fetta di un'Istituzione Armata dello Stato assumerebbe, contro ogni regola di corretta e sana democrazia, una precisa connotazione politica, magari alla ricerca perenne del migliore «offerente». Ciò sarebbe senz' altro grottesco, anzi, tragico. Sarebbe un comportamento, uno stile, questo, da Pretoriani dei peggiori tempi dell'Impero. Fortunatamente certi episodi, sconfinando nell'assurdo, determinano l'emarginazione dalla struttura dei protagonisti e la sfiducia in essi da parte della gente. In ogni caso sono fatti su cui meditare attentamente. A questo riguardo sarebbe forse il caso di riprendere alla mano e di meglio precisare le norme di legge che, in aderenza allo spirito del Dettato Costituzionale, vietano ai militari e ad altre categorie dello Stato di svolgere, nell'esercizio delle loro funzioni ed in servizio, attività politica di partito. La condizione militare non può essere vissuta a metà. Le Forze Armate, e con esse l'Arma, hanno già mutuato dai Corpi Civili disposizioni, tradizionalmente non legate alla cultura militare, quali l'orario che regola i turni di servizio e le prestazioni straordinarie. Si tratta di criteri quindi colloca-

ti al confine tra militarità e civilizzazione, che possono a fatica essere ritenuti accettabili per l'Arma dei Carabinieri, soltanto in considera-. zione dei preminenti compiti di polizia ad essa affidati. Infatti non sarebbe stato opportuno riservare al personale un trattamento diverso da chi assolve compiti in gran parte identici. Sono criteri funzionali che, però, proprio per non snaturare l'identità dell'Arma, non devono, in alcun modo, intaccare i principi di dedizione completa e disponibilità assoluta che, fortunatamente, sopravvivono ancora. Il Carabiniere, in sostanza - e tutti i Carabinieri ne sono coscienti - deve

conservare intatta quell'iÒtima dimensione militare che gli vieta, anche se l'orario di servizio è terminato, di rispondere ad una richiesta di aiuto: ho finito 'il turno, ne parliamo domani. Ciò sarebbe, codici militari a parte, una violazione gravissima (ma non si è mai verificata) di una deontologia professionale che travalica qualsiasi norma penale o disciplinare scritta. La disciplina militare diviene, infatti, presupposto di maggiore efficienza solo quando è concreta e quando è regola di stile professionale, accettata da tutti, dentro e fuori le Forze Armate. Qualcuno parla, fuori luogo, di


Controllo effettuato dai carabinieri durante gli «anni di piombo». In basso. Libano 1985: carabinieri paracadutisti del battoglione «Tuscania» sbarcano a Beirut.

È assolutamente necessario annullare gli effetti perversi prodotti da anni di civilizzazione strisciante, pena la crisi irreversibile delle basi etiche e disciplinari delle Forze Armate.

ottusità dei Generali. Ma se ottusità significa adesione rigorosa ad una regola che non può essere contestata, l'ammetto: sono ottuso! Ed essendo ottuso, preciso ancora meglio: se la disponibilità non è assoluta, se esistono riserve mentali alla rinuncia ad alcuni diritti e se i vantaggi personali sono chiesti anche a . discapito della funzionalità del complesso, allora viene meno la maggiore affidabilità, l'imparzialità è in dubbio e la fedeltà ed il s·e nso del dovere sono solo parole vuote . Coloro che non condividono questi pensieri hanno tutti i diritti di smettere l'uniforme. Sappiamo però che i Carabinieri, intesi come corpo vivo e garante della sicurezza nazionale, non perderanno comunque la propria essenza. Si tratterà soltanto di uomini che rinunciano ad essere Carabinieri. Questo per quanto riguarda i Carabinieri, ma se, invece, parliamo delle altre Armi dell'Esercito o delle Forze Armate in genere, allora quei criteri- già, come detto, allimite della comprensibilità per il personale dell'Arma - diventano assolutamente inaccettabili. Infatti, le prestazioni di un militare, che in pace deve addestrarsi in qualunque ambiente e clima, per poi sapere agire in qualsiasi emergenza, non possono mai trovare espressione completa in un orario di servizio di tipo sindacale. Non esistono, per un soldato, attività eccezionali che possono essere retribuite con lo straordinario, perché tutto nella sua professione è eccezionale. Se compenso deve esserci - ed io credo debba esserci - è la condizione militare, quale concreta manifestazione di vincoli, doveri, oneri e regole peculiari, che deve essere retribuita. Non quattro ore di straordinario per l'addestramento notturno per le quali, oltretutto,


Gue"a del Golfo, 1991: carabinieri in servizio di vigilanza alla base aerea che ospitava i Tornado italiani.

non ci sono né i soldi né la possibilità di «recuperi compensativi». Se un militare fa gli orari dell'impiegato, diventa un impiegato - lo dico con il massimo rispetto per questa categoria-, ma un impiegato non deve addestrarsi giorno e notte per prepararsi, o preparare altri, a fare la guerra o ad accorrere nel fango per aiutare la gente o, ancora, a fare, se del caso, olocausto della propria vita, anche in tempi di pace generale, nel corso di qualche missione in una delle tante zone a rischio del mondo. È quindi giunto il momento di ritornare su alcune decisioni, forse affrettate che, questa volta sì, rischiano di compromettere la compattezza e la capacità di intervento dei reparti. L'attuale regolamentazione dell' orario di servizio e dello straordinario, adottata con le migliori intenzioni, si è dimostrata sbagliata e sta sfasciando l'Esercito. Bisogna cambiarla! I nostri uomini sono maturi, comprenderanno che nulla viene loro tolto, ma che anzi viene loro restituita l'intera dignità delle stellet·te e la loro atipicità e, con esse, le motivazioni che qualcuno ha cercato di barattare con due soldi. In definitiva, è indispensabile annullare gli effetti perversi prodotti da anni di civilizzazione strisciante, che rischiano di intaccare le basi etiche e disciplinari delle Forze Armate. Basi che, costituiscono anche i presupposti irrinunciabili dell'efficienza operativa dello strumento militare. Quella stessa civilizzazione strisciante che ha indotto un certo numero di Ufficiali e di Sottufficiall a porre in essere azioni rivendicative di tipo collettivo, decisamente incompatibili con lo «status» militare. Ebbene, questi Quadri non si sono probabilmente resi conto che con i loro comportamenti rischiavano, e rischiano, di svuotare di ogni

È quindi giunto il momento di ritornare su alcune decisioni, forse affrettate che, questa volta sì, rischiano di compromettere la compattezza e la capacità. di intervento dei reparti. significato sostanziale proprio l'ati- babilmente, sostenuta da interessi picità che distingue i militari. Ma se esterni alle Istituzioni Militari. Si questo dovesse, per assurdo, verifi- vorrebbe, in altri termini, far crecarsi, visto che proprio nell'atipici-. dere che nulla sia ottenibile se non tà della condizione militare risiede attraverso azioni di tipo p-ara-sindala fiducia ed il consenso della collet- cale e che il potere ·contrattuale tività verso le Istituzioni Militari, possa trovare espressione, anche in allora sarebbe evidentemente e irri- ambito militare, in forme di manimediabilmente compromessa anche festazioni collettive (scioperi del la credibilità complessiva delle For- rancio, passeggiate sotto il Quirinaze Armate. le, ecc.) che, per di più, spesso nulla Oltre tutto, all'origine di tali in- aggiungono a quanto le Autorità giuste ed incomprensibili forme di Militari e quelle di Governo già pressioni, è possibile individuare stanno facendo. Siamo quindi di una crescente componente di rnisti- fronte a fenomeni dai sicuri effetti ficazione, propagandata da una disgreganti. Fenomeni profondafrang ia minoritada che non si rico- mente ambigui e, soprattutto, sennosce più nell'etica militare e, pro- za alcun costo in termini economici


Servizio di sicurezza alle A mbasciate, 1991: carabinieri paracadutisti in servizio di vigilanza all'Ambasciata italiana a R yad (A rabia Saudita). In basso. Operazione «Airone 2», 1991: partenza dei carabinieri paracadutisti dello compagnia «India».

e disciplinari per chi li attua. L'interpretazione giurisprudenziale adottata, infatti, finora non ha ritenuto possibile definire inequivocabilmente come illegale questo tipo di manifestazioni quando non viene «esplicitamente palesato il fine perseguito». Il che, inducendo deresponsabilizzazione negli individui, rende ancor più grave il fenomeno. L'ultimo caso, quello dell'equiparazione del trattamento economico dei Sottufficiali delle Forze Armate con quello dei pari livello della Polizia di Stato e dei Carabinieri, è assai significativo. Di fatto, sono state attuate attività formalmente e sostanzialmente errate, deleterie per l'immagine esterna e per la saldezza interna dell'Istituzione, pur sapendo .che stava per essere varato un provvedimento che accoglieva in toto le istanze della categoria. Ma, d'altra parte, l'irrevocabile necessità di riportare le istanze del personale nell'ambito della regola militare, non intacca la validità sostanziale di molte istanze, che non possono e non devono rimanere inascoltate. Il problema centrale in questo ambito è, per tanto, quello di restituire fiducia e prestigio a coloro ai quali compete la responsabilità di rendersi garanti del «cittadino militare». Un onere che leggi e regole affidano, innanzitutto, alle gerarchie militari. Ne consegue che qualsiasi richiesta deve essere formulata nei termini previsti dalle regole, quindi lungo la linea di comando ed avvalendosi dei Consigli di Rappresentanza, tenendo però ben presente che questi ultimi devono continuare ad operare nel pieno rispetto delle specifiche attribuzioni di legge, al fine di non trasformare azioni di presunta tutela del personale in altret-


Operazione «Pellicano», 1991: carabiniere in seroizio di polizia militare controlla il transito di una autocolonna.

tanti gratuiti attacchi ai princ1p1 che regolano gli Ordinamenti Militari. Sarà poi compito delle Autorità Militari di vertice - dopo aver valutato la correttezza delle istanze sul piano dell'equità con altre categorie dello Stato e della coerenza con le finalità istituzionali - di farsi doverosamente carico, nei confronti dei responsabili politici del Governo e del Parlamento, di ogni tipo di richiesta di carattere fondamentale, sia essa relativa a temi retributivi e di inquadramento, ovvero a qualsiasi altra esigenza del personale; pretendendo però, per contro, il rispetto assoluto da parte di quest'ultimo delle regole previste dal particolare «Status» dei Militari. È però evidente che quelle stesse Autorità Militari dovranno, probabilmente, essere ascoltate più di quanto sia sinora avvenuto da chi ha la potestà politica delle decisioni. E questo proprio per non dare ragione a chi pensa che solo con i «ricatti>> collettivi sia possibile otte'nere il riconoscimento dei propri diritti. Concludendo, lo «status» militare comporta regole ed obblighi assolutamente vincolanti per l'individuo, che non possono essere attenuati, perché essi legittimano la suà «atipicità». Proprio per questo lo <<status» militare deve essere riconosciuto dalla collettività non come una sorta di penalizzazione ma, piuttosto, come un Valore differen ziale in positivo che non è possibile remunerare secondo i canoni classici del mondo del lavoro. Ed ecco la ragione per cui è indispensabile che lo «status» militare trovi riconoscimento concreto attraverso la corresponsione di un'adeguata «indennità militare», eliminando forme qua-

li lo «straordinario» che, con questo «status», non possono coesistere. Ed io sono sicuro che le Autorità responsabili, con la saggezza che deve distinguere e che distingue i reggitori dei popoli, sapranno dare prima o dopo il giusto valore, morale e materiale, alle rinunce ed ai sacrifici che quotidianamente affrontiamo per garantire al resto della società una cornice di sicurezza esterna e istituzionale che ne consenta e ne agevoli il progredire economico, sociale e culturale. Il Capo di Stato Maggiore d eli 'Esercito Gen . Goffredo Canino

tela l'ordine e la sicurezza pubblica; provvede alla prevenzione e alla repressione dei reati; presta soccorso in caso dì calamità ed · infortuni». (2) Tutti i sondaggi demoscopici, realizzati dai maggiori istituti di studio e ricerca, indicano come il consenso dell'opinione pubblica nei confronti dei Carabinieri sia andato crescendo negli ultimi anni, tanto da far ritenere l'Arma l'Istituzione dello Stato meritevole della maggiore fiducia. Vds: • «L'Espresso», 27 febbraio 1989. Sondaggio ISPES. 1143,5% degli italiani pensa che la credibilità dell'Arma sia migliorata negli ultimi anni. La maggioranza assoluta della popolazione, 1'86,3%, ha fiducia nei Carabinieri. TI 57,8% è contraria alla smilltarizzazione dell'Arma; • «Epoca», ottobre 1989. Sondaggio dell'Istituto Makno. L'Istituzione che più contribuisce al bene del Paese è, con il 24,4%, l'Arma dei Carabinieri; • «Panorama», 5 marzo 1991. Sondaggio lanos. «Al primo posto; tra le Istituzioni di cui si può avere fiducia ci sono ancora i Carabinieri ai quali, potendo assegnare un voto da zero a dieci, hanno assegnato un voto di eccellenza: 8,6>>;

NOTE

• «L'Espresso», agosto 1991. Sondaggio dell'Istituto Cirm: «... Nella hit parade della fiduèia al primo posto l'Arma dei Carabinieri»;

(l ) Vds. legge l 0 aprile 1981, n. 121. Art. 24: «Essa tutela l'esercizio delle libertà e dei diritti dei cittadini; vigila sull'osservanza delle leggi, dei regolamenti e dei provvedimenti della pubblica autorità; tu-

• «Panorama», 12 gennaio 1992. Sondaggio Makno. In testa alla fiducia della popolazione nei confronti delle Istituzioni, ancora l'Arma dei Carabinieri, con il 31, l% delle preferenze.


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DELL'ESERCITO FONDATO NEL

1856

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GIOVANNI SPADOLINI Europa: ideale di libertà e democrazia

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GOFFREDO CANINO La condizione militare: una regola a garanzia della sicurezza nazionale

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GIANFRANCO SIMONE Operazione Colossus. 1941: paracadutisti britannici suii'Ofanto


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