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ESERCITO ITALIANO ED ESERCITO TEDESCO

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Alberto Zignani Bruno Zoldan Rolando Mosca Moschini Giuseppe Ardito Roberto Speciale Fabio Mini

ESERCITO ITALIANO ED ESERCITO TEDESCO DUE NUOVI MODELLI DI DIFESA A CONFRONTO

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uLZVRIVInA

miLITARE


COMPOSIZIONE DEL GRUPPO DI LAVORO Capo G ruppo: Gen . D. Alberto Zignani, Capo Ufficio Generale Pianificazione e Programmazione Finanziar.ia dello SME. Gen. D. Bruno Zoldan, Capo I Reparto dello SME . Gen. D. Rolando Mosca Meschini, Capo III Reparto dello SME. Gen. B. Giuseppe Ardito, Capo II Reparto dello SME . Col.f.s.SM Roberto Speciale, Capo Ufficio Ordinamento SME. Col.f.(b. ) s.SM Fabio Mini, Capo Ufficio Documentazione e A.P. dello SME.


PREFAZIONE Il progetto governativo di un nuovo Modello di Difesa è stato di recente presentato alle Commissioni Difesa dei due l'ami del Parlamento. Il documento costituisce un traguardo particolamzente significativo dello sviluppo del pensiero politicomilitare sulla complessa tematica della difesa del nostro Paese. Ma la meta finale non è ancora raggiunta. Sono necessat-ie valutazioni attente e caute di tutti quegli aspetti di carattere generale che lo stesso Ministro della Difesa ha definito come «fattori interagenti e interferenti non chiaramente delineati». Dal punto di vista delle soluzioni tecniche sono necessari approfondimenti sereni di molte problematiche e, in via prioritm-ia, di tutti quegli aspetti strutturali che incidono direttamente sull'assetto della componente umana delle Forze Amzate e sulla effettiva capacità operativa delle unità. Da questo punto di vista il modello di difesa pmposto presenta come novità di cat"attere assoluto la suddivisione dell'Esercito in tre aliquote: una professionale a piena capacità operativa, una di leva (o mista) al 50% degli organici e una costituita da unità di mobilitazione. Questa articolazione costjtuisce, per quanto concerne l'Esercito, il fondamento concettuale di tutto il nuovo modello di difesa. E il provvedimento che tocca l'essenza stessa della Forza Armata e dalla cui applicabilità dipende la capacità di assolvere i compiti. Nella considerazione che fra gli Eserciti della NATO quello tedesco ha adottato una soluzione che viene generalmente p1·esa come punto di rife1-imento da alt1·i Eserciti, ho disposto che un gruppo di lavoro costituito da Ufficiali qualificati dello Stato Maggiore dell'Esercito analizzasse nel pa1·ticolare tale soluzione e ne valutasse l'applicabilità alla nostra Forza Amzata. Lo studio ha portato ad un confronto di dati, tendenze e di realtà che- pur nella comprensibile diversità - nell'ottica sempre più conaeta e auspicabile di una cooperazione militare multinazionale non potranno, comunque, essere ignorati o considerati ininfluenti. Analoghe verifiche si cercherà di porre in essere nei confronti di altri Eserciti di Paesi europei a noi assimilabili per potenziale demografico ed economico e con i quali, in ogni caso, appunto nell'ottica della multinazionalità saremo costt·etti a confrontarci e cooperare (ad esempio: Ese1·citi ft'ancese, britannico, spagnolo, ecc.). Il gruppo di lavoro ha approfondito, in particolare, la «filiazione»: il sistema che consentit'ebbe all'Esercito tedesco di mantenere una struttura che in pace sia operativamente C1'edibile e che all'emergenza possa essere prontamente trasfomzata e ampliata. È un aspetto stt·utturale che caratterizza il modello tedesco e che lo rende - se non per la novità dell'intuizione certamente per il «comggio» di praticar/a- realmente interessante. Dallo studio dei presupposti e delle condizioni ambientali che hanno consentito alla Gennania di pianificare le proprie strutture secondo tale criterio, il gruppo di lavom ha t1'atto alcune considerazioni sulla «esportabilità» di questo sistema nel nostro Paese. Il risultato complessivo è per certi versi scontato. Alcuni presupposti fondamentali su cui si basa la scelta tedesca non sono ripetibili o mutuabili in nessun altro contesto. Tanto meno in quello italia120. Di qui le osservazioni, l'individuazione delle vulnerabilità e dei punti di forza, le altemative possibili, in una pamla: le idee che è necessario esprimere e valutare su un aspetto che soltanto in apparenza e soltanto ai «non addetti» può apparire marginale. Il presente lavoro si collega strettamente ai precedenti contributi a mia firma (<<Esercito e Volontari» e «Uomini»), a quelli della Scuola di Guer·ra sugli aspetti strategici e strutturali del modello di difesa, all'analisi di F. Botti sulla mobilitazione e, infine, allo studio del gruppo di lavoro «Vesci» sul Servizio Civile Nazionale. Questo, della pubblicistica militare, vuole pe1'tanto essere un nuovo fo1'o nel quale dibattere ed appmfondire e dal quale tran'e occasione per sollecitare il contributo di pensiero di tutti i Quadri dell'Ese1'cito, Ufficiali e Sottufficiali, in servizio o in congedo, certamente consci di un propt-io «generale» ed esperli di un proprio <1Ja1'ticolare». CAPO DI SM DELL'ESERCITO ~ erale Cio ffred0 CANINO

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ESERCITO ITALIANO ED ESERCITO TEDESCO DUE NUOVI MODELLI DI DIFESA A CONFRONTO A seguito dei ben noti avvenimenti che si sono verificati, in rapida successione, nell 'Es t europeo, l'Italia, al pari di tutte le altre Nazioni del mondo occidentale, ha preso atto dei profondi mutamenti subiti dalla situazione politico-strategica mondiale. In particolare, è parso a tutti ben presto evidente che, con la scomparsa del Patto di Varsavia e la fr antumazione del blocco militare sovietico, il problema della sicurezza risulta ormai non più caratterizzato, in termini prioritari, dalla difesa comune del territorio dell'Europa occidentale, bensì d alla capacità di saper difendere gli interessi nazionali e collettivi laddove tali interessi siano minacciati, ai confini nazionali così come al di fuori dei territori metropolitani. Tutto ciò ha imposto un'immediata riflessione sulla situazione politica e strategica dell'Occidente e una riconsiderazione profonda del ruolo dell'Alleanza Atlantica che hanno trovato un primo e fondamentale «punto fermo» nel Vertice di Koma dell'~-<) novembre scorso. Ma, parallelamente a ques t'attività, di carattere squisitamente politico, tutte le Nazioni del mondo occidentale hanno immediatamente avviato anche una riflessione critica sui rispettivi strumenti militari tenendo conto non solo del mutato quadro strategico, ma anche delle recenti esperienze di guerra (ultima quella del Golfo Persico), delle nuove aree~ di instabilità politica europee e mediorientali, delle trasformazioni delJ a società, nonché dei crescenti costi degli armamenti e delle infrastrutture. Tali riflessioni h anno dato vita a processi di ristrutturazione, generalmente quinquennali, tesi a realizzare un a razionalizzazione della spesa militare e una con trazione delle unità e delle strutture. Le prevalenti linee di tendenza che stanno emergendo dalle decisioni finora assunte possono essere così sintetizzate (Tab. l e 2): contrazione del 25-30% delle forze di terra; contrazione minore (ma, in alcuni casi, anche consistente) delle forze di mare e dell' aria;

riduzione della d urata della ferma di leva (laddove esis te), preceduta o accompagnat a da un incremento della componente volontaria. Gli Stati Uniti, in particolare, sembrano ormai chiaramente orientati a ridurre drasticamente le forze terrestri stanziate in Europa, mantenendo invece intatto, su questo teatro operativo, il supporto strategico, tattico e logistico aeronavale .

LA SITUAZIONE IN ITALIA L'Italia non poteva, ovviamente, restare esclusa da questo profondo processo di riflessione e revisione degli strumenti militari che percorre l'intero mondo occidentale. E, infatti, il Ministro della Difesa italiano h a presentato al Parlamen to, nel novembre scorso , una propos ta di un nuovo Modello di Difesa nazionale. T ale proposta è molto articolata e complessa e non è quest a la sede nella quale ci si ripromette di esaminarla e commentarla. Si vorrebbe, qui, molto più modestamente, approfondire soltanto un suo aspetto particolare, al fine di individuare le condizioni necessarie e sufficienti per garantirne la «fattibilità» nel nostro contesto nazionale. Ci si riferisce alla composizione e articolazione delle forze operative terrestri delineate nel nuovo Modello di Difesa. Le forze terrestri

La struttura ordinativa del «nuovo» Esercito italiano prevede che la forza alle armi si riduca a 177.500 uomini (Tab. 3) e che la componente operativa si articoli, in estrema sinteSI, come segue : a. forze «in vita» di pronto impiego con <<alta prontezza operativa» che devono poter essere poste in campo, per operazioni effettive, al completo o per aliquote, entro un tempo variabile da 10 a 30 giorni: 5 Brigate di vario tipo, con capacità d'integrazione in Grandi Unità multinazionali: in via orien tativa e con riserva di verifica, è prevista l'opportunità


COMPARAZI O:\'E PAESI ALLEANZA ATlANTICA

Tab. l

Variazion e quantitativa (-t/-) tendenziale

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NOTA: (M)

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+ (M) • Riduzione e Moclcl'nizza:r.ione dei s isu~mi 1·esidui

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Tab.2

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25%

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Francia

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x

x

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24%

x

x

35%

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Spagna

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x

12 •4

x

12 •9

x

x

x

x

x

x

x x

x


Tab.3

Nuovo Modello dell'Esercito I taliano Personale

.

Categoria

Unità

%

Organici chiave - Ufficiali in spe - Sottufficiali in spe ToL Organici chiave

11.000 24.000 35.000

20%

Fenne prolungate - Sortufficiali non spe - Volontari (0 } - Allievi :Accademie e Scuole

3.000 40.000 3.500 26%

Totale ferme prolungate

46.500

Leva - Ufficiali di complemento - Soldati di leva (durata 12 mesi)

6.000 90.000

Totale leva

96.000

54%

Totale forza alle armi

17ì.500

100%

Civili

17.000

Torale forza esercito

194.500

Attualmente i volontari sono 5.000. È prcvedibile che il livello di 40.000 possa essere raggiunto 4-5 anni dopo l'entrata in vigore dell'apposita legge attualmente allo studio. Nel frattempo i 35.000 volontari mancanti dovranno essere sostituiti da altrettanti militari di leva.

Tutte queste forze è previsto siano composte da personale in spe o volontario, ad eccezione dei battaglioni e supporti di «presenza avanzata» per i quali possono essere previste aliquote di personale di leva;

b. forze «in vita» di secondo tempo con un grado di prontezza operativa differenziata (da .30 a 90 giorni) in relazione al ritmo di afflusso dei contingenti di leva presso i reparti: 10 Brigate di varia tipologia e con effettivi variamente ridotti (mediamente 50% dell'organico completo): in via orientativa e con riserva di verifica è prevista l'opportunità di disporre di l Brigata corazzata, 7 Brigate meccanizzate, 2 Brigate alpine; supporti tattici e logistici a livello superiore (Grande Unità complessa/Comandi Territoriali o alle dipendenze degli Organi Centrali);

c. forze di riserva e di mobilitazione, approntabili in un periodo compreso tra i 90 e i 180 giorni:

(0 )

di disporre di l Brigata leggera aviolanciabile, l Brigata motorizzata/meccanizzata aviotrasportabile, l Brigata blindata, l Brigat~ corazzata, l Brigata alpina comprensiva del Contingente Cuneense; supporti tattici, logistici e organizzazione di comando per le suddette Brigate; sistemi missilistici controaerei della Difesa Aerea integrata e unità con capacità nucleare NATO; unità di vario tipo a livello di battaglione e supporti per la «linea di presenza avanzata>> lungo la frontiera NordOrientale, nel territorio peninsulare, nelle ~sole maggiori e in alcune Isole minori.

4 Brigate di·vario tipo: in via orientativa e con riserva di verifica è prevista l'opportunità di predisporre l Brigata corazzata, 2 Brigate motorizzate/meccanizzate, l Brigata alpina; unità a livello battaglione e supporti tattici e logistici; Comandi Territoriali. In definitiva, lo strumento militare terrestre delineato dal nuovo Modello di Difesa è composto da 19 Brigate, da cui: 5 Brigate, più i supporti, sono caratterizzate da «alta prontezza operativa>> (cioè, si presume, devono essere a pieni organici); 10 Brigate, più i supporti, posseggono una prontezza operativa «differenziata» determinata da effettivi variamente ridotti (mediamente al 50% dell'organico completo); 4 Brigate sono di mobilitazione, cioè prive di personale e con i materiali accantonati. Ciò significa che l'Esercito italiano dovrebbe essere: per 1/4 ad «elevata prontezza


operativa», per più della metà ad organici ridotti (al 50%) e per più di 1/5 da mobilitare. Si tratta di una soluzione che non è stata assunta da alcun altro :Paese occidentale ad eccezione della Germania, la quale ha anch'essa deciso di affiancare ad alcune Brigate ad elevata prontezza operativa un esercito caratterizzato da «prontezza operativa differenziata» e dalla «mobilitazione». Sembra, quindi, interessante esaminare a confronto i due Modelli di Difesa - quello tedesco e quello italiano - al fine di valutare se l'apparente affinità delle soluzioni consente un' altrettanto affine capacità operativa e per individuare quali dovrebbero essere i presupposti di base per la loro effettiva realizzazione.

LA «STRUTTURA 5» DELL'ESERCITO TEDESCO

Tab.4

«Struttura 5» dell'Esercito Tedesco

Personale Categoria

Organici chiave - Ufficiali in spe - Ufficiali a ferma prolungata - Sottufficiali in spe Tor. Organici chiave

Ferme prolungate - Sottufficiali e soldati (0 ) (ferma 4-15 anni) - Soldati (ferma 2 anni) ('\)

28 Brigate pluriarma: 23 Brigate meccanizzate, 3 Brigate aviotrasportate, l Brigata alpina, l Brigata blindata (franco-tedesca); 3 Brigate elicotteri, supporti di Corpo d'Armata; 23 Brigate, 67 reggimenti monoarma e 11 battaglioni esploranti, quali supporti di Corpo d'Armata e di Divisione. Le Brigate e i supporti saranno caratterizzati da una prontezza operativa differenziata. Conseguentemente sono previste Unità di categoria «A» (organici al 115%), di categoria «B>> (forza organica al 60%) e di categoria «C» («quadro», 30% della forz a organica).

%

19.000 6.500 22.000 47.500

18%

90.000 2.000

Totale ferme prolungate

92.000

36%

Leva - Soldati di leva (durata 12 mesi)

116.000

46%

Torale forza alle armi

255.500

100%

Civili

160.000

Totale forza esercito

415.500

La nuova struttura ordinativa della Bundeswehr, denominata «Struttura 5» (da realizzare entro il 1995), prevede che la forza alle armi dell'Esercito si riduca a 255 .500 uomini (Tab. 4). Le funzioni amministrative, tecniche, di mantenimento degli immobili, ecc. sono e rimarranno di competenza del personale civile (circa 160.000 tra funzionari, impiegati e operai), per cui la quasi totalità della forza alle armi resta destinata alla componente di campagna della Forza Armata. Il nuovo ordinamento dell'Esercito tedesco prevede una forza operativa pari a oltre 54 Brigate, di cui:

Unità

Compresi i Sottufficiali fino al grado di Sergente Maggiore non ancora stabilizzati, orientativamente circa il 50%. (*) La ferma di 2 anni costituisce «serbatoio» per passaggio a ferme più prolungate. 0 ( )

In particolare, per quanto attiene alle 28 Brigate pluriarma l'Esercito disporrà di: ":'··

7 Brigate di categoria «A»: 3 meccanizzate, 2 aviotrasportate, l alpina e l blindata (franco-tedesca); 19 Brigate di categoria <<B»: 18 meccanizzate e l aviotrasportata; 2 Brigate meccanizzate di categoria «C».

Le 3 Brigate elicotteri, supporti di Corpo d'Armata, saranno di categoria «A>>. Circa gli altri supporti di Corpo d'Armata e di Divisione l'articolazione prevista è la seguente: categoria «A»: 16 reggimenti monoarma e 3 battaglioni esploranti; categoria «B»: 23 Brigate, 43 reggimenti monoarma e 8 battaglioni esploranti; categoria «C»: 8 reggimenti sanitari.


In definitiva, la «Struttura 5» dell'Esercito tedesco prevede: UNITÀ

.

CTG. <<A>> CTG. «B» CTG. «C,, TOTALE

Brigare reggimenti battaglioni

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42

2

16

3

43 8

-

TOTALE

29

93

10

8

54 67 11

132

I materiali e gli equipaggiamenti previsti per le 132 Unità sono totalmente disponibili, indipendentemente d al grado di prontezza operativa a ciascuna di esse attribuito. In sintesi, l'Esercito tedesco avrà quasi il triplo delle forze delJ'Esercito italiano e sarà costituito: per circa 1/5 da Unità di categoria <<A» (elevata prontezza operativa), per circa 3/4 da Unità di categoria «B» (organici al 60%) e per circa il 5% da Unità di mobilitazione (posizione «quadro»).

CONFRONTO FRA LE DUE ORGANIZZAZIONI A prescindere dalle dimensioni dei d ue Eserciti e dando per equivalente la qualità dei materiali e degli equipaggiamenti (cosa di non poco conto e tutt'altro che scontata), il confronto fra le due strutture si presenta, a cifre tonde, come segue:

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Italiano Tedesco

Elcv. Pront. Op. Organici 50% CTG . «A» CTG. «Il»

25% 20%

55% 75%

Quadro

ere. "c,, 20% 5%

Le differenze sostanziali fra i due Modelli si rilevano fra le l_Jercentuali di Unità di categoria <<B» e «C». E fra queste, pertanto, che è necessario operare il confronto . La Brigata pluriarma italiana al 50% degli organici La Brigata pluriarma italiana (Tab. 5) possiede, mediamente, le seguenti caratteristiche: ha una forza organica di circa 4.800 uomini, di cul3 .800 (80% del totale) sono mili-

tari di truppa. Il rapporto Quadri-Truppa è di l a 3,8; dispone di una limitatissima aliquota di personale civile (circa 50 persone) addetto al funzionamento delJe caserme (sarti, barbieri, elettricisti, falegnami, ecc.); inquadra 7 unità a livello di battaglione (4 dell'arma base), di cui 6 operative e l di supporto logistico; è stanziata in 6-7 caserme, fra loro anche molto distanti, e contenenti ciascuna l o 2 battaglioni; affida tutti gli incarichi di truppa, anche i più pregiati (capo carro, capo pezzo, cannoniere, pilota mezzi corazzati, puntatore, ecc.) quasi esclusivamente a personale di leva (ferma 12 mesi). A causa della notevole frammentazione in numerose sedi (e, quindi, della moltiplicazione dei servizi), della necessità di provvedere a tutti i servizi con personale militare (per la non prevista presenza di personale civile), della disponibilità di militari di truppa quasi esclusivamente di leva (e, quindi, di personale: per 1/3 in addestramento non impiegabile:, pe:r 1/3 parzialmente addestrato, per 1/3 addestrato), la Brigata pluriarma, quando è alimentata al l lO% di personale di truppa, dispone di una forza realmente impiegabile pari a circa il40% . Alimentata al 50% degli organici, stante l'incomprimibilità dei servizi essenziali di caserma e (non ultimo, per motivi di sicurezza) dei cicli addestrativi, la forza realmente impiegabile della Brigata si riduce a circa il 10% (nella Tab. 6 è riportata la situazione relativa ad un battaglione meccanizzato). In tale situazione teorica, mentre è credibile che venga regolarmente svolto l'addestramento di base di tutto (o quasi) il personale destinato agli incarichi di supporto (conduttori di automezzi, cucinieri, telefonisti, radiofonisti, ecc.), è del tutto dubbio che, invece, sia possibile <<produrre» una qualche forma di accettabile addestramento al combattimento che vada al di là del semplice esercizio di tiro con le armi di dotazione individuale: In concreto, l'attività di una simile Brigata tende inevitabilmente ad assicurare prioritariamente le proprie esigenze di vita e funzionamento annullando, in rapida progressione, ogni residua capacità operativa.


Tab.5

LA BRIGATA MECCANIZZATA ITALIANA

x 4.800 u.

m r

Rep. Sanità

cp. c/c

op. genio

cp. trasm.

btg. mec.

btg. mec.

btg. mec.

btg. cr.

gr. a.

~ btg. Log.

Il btg. mec. è su 3 cp. mec. (16 VTC ciascuna} e 1 cp.mo.pe. (9 armi}. Il btg.cr. è su 3 cp. cr. ( 16 carri ciascuna}. Il gr. a. è su 3 btr. a. (6 pezzi ciascuna).

1'ab.6

Caserma tipo Battaglione Fanteria Meccanizzato

Organico Truppa: 676 Effettivi (50%): 338 Presenti: 304 (degli effettivi è mediamente ass~nte il lO% per licenze, malattie, ecc.) l. Servizi fissi (110 uomini)

Addetti ai Comandi: Magazzini: Spaccio Truppa: Cucina: Sale Convegno: Manutenz. armi e mezzi: Manutenzione infrastr. ed impianti tecnici:

12 10 6 14 8 30

uomini uomini uomini uomini uomini uomini

30 uomini

2. Altri servizi (60 uomini)

-

Guardia caserma:

15 uomini

Picchetto Armato e Pronto Intervento: Servizi Presidiati Armati (Guardia Depositi, Magazzini, ecc.): Pulizia locali e caserma:

15 uomini

15 uomini 15 uomini

3. Addestramento istruttivo (l e II ciclo)

l compagnia al 50% pari a:

67 uomini

4. Impiegabili operativamente

in teoria: (l compagnia al 50%) 67 uomini in pratica: Nessuno, in quanto i 67 uomini sono quelli in turno di riposo per sostituire gli uomini impiegati nei servizi armati che hanno normalmente durata di 24 ore


La Brigata pluriarma tedesca di categoria «B»

pilota mezzi corazzati, puntatore, ecc.) esclusivamente a Sottufficiali o a personale di truppa a lunga ferma.

La Brigata pluriarma tedesca (Tab. 7) presenta, mediamente, le seguenti caratteristiche:

Grazie alla concentrazione in sole l o 2 sedi (e, quindi, alla contrazione massima degli oneri per i servizi), alla possibilità di far svolgere tutti i servizi a personale civile (i militari hanno l'unica incombenza di espletare il servizio di guardia della loro caserma), alla disponibilità di personale a ferma prolungata (4-15 anni) per oltre il 50% della truppa, la Brigata pluriarma tedesca, alimentata al115% di personale di truppa, esprime una forza realmente impiegabile pari al 90%. Quando alimentata al 60% degli organici, essa pone a «quadro>> (personale pari al 10% dell'organico) due battaglioni dell'arma base e una delle tre batterie del gruppo di artiglieria. In tal modo quasi tutte le altre Unità della Brigata risultano alimentate al 115% della forza e, perciò, riescono ad esprimere una capacità operativa di circa 1'80-90%. Nel suo complesso, la capacità operativa della Brigata in tempo di pace viene valutata dell'ordine del 50%, per la presenza in vita di soli 2 battaglioni dell' arma base sui 4 previsti.

ha una forza ·o rganica di circa 4.500 uomini, di cui circa 3.000 sono militari di truppa. Di questi, circa 1.400 sono di leva (12 mesi) e circa 1.600 a ferma prolungata (415 anni). Il rapporto Quadri-Truppa è di l a 2; dispone del personale civile necessario ad assolvere tutte le funzioni connesse con le attività amministrative e di segreteria, il mantenimento e la pulizia degli immobm, la gestione di circoli, mense e cucine, i servizi generali, ecc.; anche la vigilanza ai depositi munizioni è devoluta a guardie giurate; inquadra 6 unità a livello battaglione (4 dell'arma base), tutte operative; non dispone di supporti logistici, che sono a livello Divisione e Corpo d'Armata; è stanziata in una sola infrastruttura o, raramente, in due; affida tutti gli incarichi di truppa più pregiati (capo carro, capo pezzo, cannoniere,

Tab. 7

LA BRIGATA MECCANIZZATA TEDESCA

x

~~~4.500u.

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181 cp. genio

cp. c/c

cp. esp.

l

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l

l

~~[Q 1611®1 btg. mec.

btg. mec.

btg. cr.

Il btg. mec. è su 4 cp. mec. (13 VTC ciascuna) e 1 cp.mo.pe. (1 O armi). Il btg.cr. è su 4 cp. cr. (13 carri ciascuna). Il gr. a. è su 3 btr. a. (8 pezzi ciascuna).

btg. cr.

gr. a.


Le Unità «quadro» e di categoria «C» Il Modello di Difes a italiano non entra nel merito della composizione delle 4 Brigate, più relativi supporti, per le' quali è prevista la posizione a «quadro». Esso si limita a precisare che queste Unità dovranno disporre, fin dal tempo di pace, dellOO% dei materiali e degli equipaggiamenti . Nulla viene detto circa la quantità di personale previsto per il mantenimento in efficienza di questo ingente patrimonio (i principali materiali di una Brigata hanno attualmente un costo pari a circa 1.500 miliardi). La «Struttura 5» dell'Esercito tedesco prevede, invece, che: le Brigate di categoria «C» abbiano, fin dal tempo di pace, il 30% del personale previsto dagli organici; i battaglioni «quadro» delle Brigate di categoria «B», gemellati con analoghi battaglioni a pieni organici e stanziati nelle stesse infrastrutture, dispongano del 10% del personale di truppa previsto dagli organici e di un numero variabile (complessivamente 50 per ogni battaglione carri e 100 per ogni battaglione meccanizzaro) di Ufficiali e Sottufficiali; che tutte le Unità, di qualunque categoria, dispongano, fin dal tempo di pace, del 100% dei materiali e degli equipaggiamenti previsti. CONSIDERAZIONI La breve indagine svolta sulla capacità operativa esprimibile dalle Unità italiane al 50% degli organici e dalle Unità tedesche di categoria «B» è sufficiente a rendere evidente un divario tanto elevato quanto, forse, inatteso. Le Unità tedesche di categoria «B» (al 60% degli organici), appaiono come strumenti in qualche misura impiegabili - seppur al 50% della capacità operativa - per fronteggiare emergenze nazionali di medio-bassa intensità e, comunque, sembrano garantire un elevato livello addestrativo dei Quadri e della Truppa presenti nelle componenti <<in vita». Per contro, le Unità italiane al 50% degli organici si delineano come strumenti impossibilitati a fronteggiare qualunque emergenza e, soprattutto,

incapaci di «produrre>> Quadri e gregari addestrati, vanificando, in tal modo, ogni ipotesi di complet amento delle stesse Unità e, a maggior ragione, delle Brigate (sono ben 4) di mobilitazione. N è sembra che la situazione della Brigata italiana al 50% degli organici potrebbe migliorare di molto adottando la soluzione tedesca, consistente nel porre a «quadro» 2 dei 4 battaglioni dell'arma base. Il recupero di personale, infatti, consentirebbe certamente di migliorare l'efficienza dei 2 battaglioni «in vita», ma lascerebbe nella situazione dianzi descritta tutte le altre Unità della Brigata. La capacità operativa conseguibile con tale provvedimento sarebbe non superiore al 25-30%, cioé del tutto insufficiente. Il motivo di quest'impossibilità, per lo strumento terrestre italiano, di percorrere con eguali risultati la via seguita dai tedeschi risiede essenzialmente nel fatto che in Italia è necessario soddisfare, con il personale militare, tutto un complesso di numerose e onerose esigenze che, invece, in Germania sono devolute al personale civile della Forza Armata. Esigenze che, per di più, in Italia sono moltiplicate per 4-5 volte dalla polverizzazione delle Unità in numerosissime infrastrutture. Ne consegue che, per poter adottare la soluzione germanica, con eguale efficacia, sarebbe necessario, da un lato, avviare un costosissimo programma di costruzione di grandi caserme e, dall' altro, assumere una quantità notevolissima di personale civile o, in alternativa, incrementare il numero dei militari di leva. Circa l'avvio di un imponente piano di ri1:ostruzione di gran parte del patrimonio infrastrutturale della Forza Armata, sembra sia superfluo dimostrarne l'improponibilità. Il costo di una simile operazione sarebbe astronomico e certamente non compatibile con qualunque previsione economica nazionale - anche la più ottimistica - a breve-medio termine. Per molti anni ancora, quindi, l'Esercito italiano non potrà sottrarsi al peso di numerosi e onerosi servizi di caserma. Per fronteggiare queste esigenze, come si è detto, la Germania ha da tempo deciso d i impiegare personale civile. Ma, in Italia, la sostituzione di un militare di leva (paga annua di 2 milioni) con un civile (stipendio annuo di non meno di 20 milioni) si pone con un rapporto di costo/efficacia talmente sfavorevole


da non sembrare prospetta bile nell'attuale situazione economica. Resta, peraltro, l'esigenza di assicurare i suddetti ser;izi €;, al tempo stesso, di garantire alle Unità di <<secondo tempo» una capacità operativa non inferiore al 50%, al fine, non solo di conferire validità operativa al funzionamento dei reparti, ma anche e, forse, soprattutto, per garantire una <<produzione» di Quadri e Truppa addestrati e, come tali, impiegabili all' emergenza sia per completare le stesse Unità sia per dar vita alle 4 Brigate di mobilitazione. Per conseguire quest'obiettivo limitato possono essere percorse due vie. Anzitutto, bisognerebbe portare la forza delle Unità (Brigate e supporti) di «secondo tempo» almeno al 100% degli organici. Tale provvedimento sarebbe sufficiente, di per sè, a determinare una capacità operativa teorica globale dell'ordine del 30%. In secondo luogo, risulterebbe indispensabile adottare provvedimenti correttivi quali, ad esempio, la collocazione a «quadro» di un certo numero di Unità a livello di battaglione o compagnia, da «rigenerare», all'emergenza, per «filiazione» di altre. TJnità similari. Ma la <<filiazione>> è possibile soltanto se l'Unità <<madre»: è identica (per organico, tipologia, dotazioni) all'Unità «figlia»; dispone del100% dei Quadri ed è alimentata al140% del personale di Truppa: solo così è possibile «assorbire>> i sistematici cali naturali del 10% e compensare la pr~­ senza di 1/3 del personale di leva operativamente non impiegabile in quanto in ferma istruttiva; può far conto su un ulteriore incremento di personale (Ufficiali, Sottufficiali e Truppa) dell'ordine del 10% quale «ossatura» dell'Unità da costituire; sovraintende, in tempo di pace, a tutte le operazioni relative alla manutenzione dei materiali (accantonati allOO%), alla pianificazione operativa e all'addestramento del personale da richiamare all'emergenza in favore dell'Unità «figlia»; convive con l'Unità «figlia» nella stessa infr astruttura.

Laddove questa soluzione non fosse percorribile, sarebbe necessario attuare un diverso e più complesso sistema di avvio del personale di truppa ai reparti, tale da alternare, nelle Unità, periodi di forza minima (prossima al 50% degli organici globali) a periodi di forza massima (prossima al 130-140% degli organici). In ogni caso, sarebbe indispensabile cercare di conseguire almeno tre risultati: avere sempre un certo numero di Unità di «secondo tempo» prontamente e realmente impiegabili (per esigenze, ad esempio, quali la vigilanza ai punti sensibili); consentire a tutti i Quadri di effettuare cicli addestrativi completi e con reparti a pieno organico; congedare personale di leva realmente addestrato e, quindi, mobilitabile con profitto all'emergenza. Anche queste sono soluzioni non adottate da alcun altro Esercito occidentale. Ma, considerate le peculiarità della situazione italiana, la necessità di contenere la spesa militare, la pratica inattuabilità della solm~ione tedesca, non sembra che sia possibile seguire altra via per conferire efficienza ed efficacia accettabili allo strumento terrestre delineato nel nuovo Modello di Difesa. Tutto questo però diventa possibile soltanto incrementando sia i Quadri (per migliorare il rapporto Quadri-Truppa) sia il personale di leva. Per quanto riguarda i Quadri, il problema si pone a due distinti livelli. Per gli Ufficiali, il nuovo Modello di Difesa prevede l'inquadramento di 17.000 unità (Tab. 3), di cui 11.000 in servizio permanente e 6.000 di complemento. La quantità complessiva appare adeguata, ma decisamente troppo sbilanciata a fav ore degli Ufficiali di complemento. Tale sbilanciamento appare, infatti, in netto contrasto sia con la volontà espressa di aumentare il livello di professionalizzazione della Forza Armata sia con quella di garantire un rapido ed efficace completamento e addestramento delle Unità «quadro>> o a bassi livelli di forza organica. Tutto considerato, si ritiene che, fermi restando i 17.000 Ufficiali, essi dovrebbero ripartirsi in non meno di 15.000 unità in servizio permanente e in non più di 2.000 unità di complemento.


Circa, invece, i Sottufficiali , la valutazione è più vasta. L'Esercito italiano ha oggi (su 19 Brigate in vita) un'esigenza di circa 42.000 Sottufficiali. Con ·tale organico il rapporto fra i Sottufficiali e la Truppa, nelle Brigate, è di circa l Sottufficiale per ogni 5 soldati. Nelle Brigate tedesche questo rapporto è previsto di l a 3. Se consideriamo che è proprio la categoria dei Sottufficiali che svolge, in Italia, la gran parte dei compiti direttivi e di concetto affidati, in Germania, al personale civile, il profondo divario di inquadramento appare in tutta la sua evidenza. Il nuovo Modello di Difesa peggiora la situazione prevedendo la presenza, nel nuovo Esercito su 15 Brigate in vita e 4 «quadro», di soli 27 .000 So ttufficiali, di cui 24.000 in servizio permanente e 3.000 in ferma prolungata. Ciò significa che a fronte di una contrazione delle Unità della Forza Armata di circa il 20% , rispetto ali' at tuale struttura, la contrazione dei Sottufficiali sarebbe del 35%, rispetto alle attuali esigenze. Anche questo è, evidentemente, in aperto contrasto con la volontà espressa di maggiore professionalizzazione e di maggiore efficienza della Forza Armata. Non sembra, infatti, possibile peggiorare ulteriormente il già insoddisfacente rapporto di l a 5 esistente attualmente fr a i Sottufficiali e i Soldati inqu adrati nelle Brigate. Per mantenere almeno inalterata l'attuale situazione sono invece necessari almeno 35.000 Sottufficiali, d i cui 28.000 in servizio permanente e circa 7.000 a ferma prolungata. In conclusione, per conferire efficienza ed efficacia accettabili allo strumento terrestre delineato nel nuovo Modello di Difesa, sembra anzitutto necessario (Tab. 8) disporre di almeno 17.000 Ufficiali (il 90 % dei quali in servizio permanente) e di 3 5. 000 Sottufficiali. Questa quantità di Quadri (52.000) determinerebbe, complessivamente, a livello di Forza Armata, un rapporto di l a 2,5 rispetto alla Truppa. Questo rapporto, nell'Esercito tedesco previsto dalla «Struttura 5», è di l a 1,8. Ma ciò non basta, poiché, come si è detto, vi sarebbe anche l'esigenza di disporre di una maggiore quantità di personale di leva, oltre i 130.000 uomini previs ti. Tale maggiore esigenza è valutabile nell'ordine delle 30-40.000 unità. Questo personale, che è necessario per fronteggiare tutte le esigenze soddisfatte in Germania con personale civile, comportereb-

Tab.S

Proposta di nuovo Modello dell' Esercito Italiano P ersonale Caregoria

Organici chùwe - Ufficiali in spe - Sonuificiali in spc Tot. Organici chiave

Unirà

%

15.000 28.000 43.000

20%

Fem1e prolungate

- Sottufficiali non spe - Volontari (0 } - Allievi Accademie e Scuole

7.000 40.000 3.500

Totale ferme prolungate

50.500

- Ufiiciali di complemento - Soldati di leva (durata 12 mesiì

2.000 120.000

Totale leva

122.000

5ì%

Torale forza alle armi

215.500

100%

Civili

17.000

Totale forza esercito

232.500

23%

Leva

Attualmente i volontari sono 5.000. È prevedibile che il livello di 40.000 possa essere raggiunto 4-5 anni dopo l'entrata in vigore dell'apposita legge attualmente allo studio. !\:el frartempo i 35.000 volonrari mancanti dovranno essere sostituiti da altrettanti militari di leva. 0 ( )

... be una spesa aggiuntiva di circa 200-250 miliardi all'anno: ben poca cosa, rispetto a quello che sarebbe il costo della ricostruzione delle caserme e/o dell'assunzione di 30-40.000 civili. Con tali provvedimenti si potrebbero realmente considerare «in vita» anche le 10 Brigate di «secondo tempo» e risulterebbe così in qualche modo credibile (anche se al limite minimo) la possibilità di contare, all'emergenza, sulle 4 Brigate di mobilitazione. Ma, senza l'adeguamento dei Quadri e quei 30-40.000 uomini in più, anche le 10 Brigate di <<secondo tempo» dovranno essere considerate di mobilitazione (più o meno mascherata) e allora non si vede proprio come si possa pensare di poter


disporre dei Quadri e della Truppa addestrati, necessari per completare per mobilitazione ben 14 Brigate, avendone «in vita» soltanto 5. Sarebbe semplicemente impossibile.

SOMMARIO CONCLUSIVO Il nuovo Modello di Difesa recentemente presentato al Parlamento prevede una drastica riduzione dei Quadri e della Truppa e la caratterizzazione di 10 Brigate di «secondo tempo» (e relativi supporti) con una forza pari al 50% degli organici. Questa soluzione richiama in qualche modo quella adottata dai tedeschi, per le cui Unità di categoria «B» è prevista una forza pari al60% degli organici. Ma queste ultime Unità sono in grado di esprimere il 50% della loro capacità operativa globale, grazie alla particolare situazione infrastrutturale della Bundeswehr (caserme di Brigata) e alla possibilità di devolvere a personale civile l'espletamento di tutti i servizi . Ciò fa sì che il 90% dei militari tedeschi siano esclusivamente destinati alle attività addestrative e operative . Infine, l'Esercito tedesco già oggi dispone del 46% di personale in servizio permanente o a lunga ferma e conta di portare questa percentuale, entro ill995, al 54%. Ciò determinerà un rapporto complessivo fra Quadri e Truppa di l a 1,8. La situazione italiana è completamente diversa. Essa è caratterizzata da una situazione infrastrutturale polverizzata (caserme di battaglione) che non appare modificab ile nel bre'1· ve-medio periodo. Inoltre l'Esercito, non disponendo di un analogo supporto di personale civile, si trova nella necessità di dover far svolgere al personale militare tutti i servizi amministrativi, funzionali e di caserma. T al e situazione non appare, parimenti, modificabile, a fronte del rapporto costo/efficacia fra civili e militari di leva nettamente favorevole a questi ultimi. Infine, l'Esercito italiano non dispone at_tualmente che di pochissimi volontari e i 40.000 previsti saranno disponibili - se tutto va bene - in non prima di un quinquennio. Tutto ciò fa sì che le Unità di «secondo tempo», al 50% degli organici non saranno, di

fat to, in grado di esprimere alcuna capacità operativa, nè di «produrre» personale (Quadri e Truppa) addestrato. Ciò vanifica, di fatto, ogni elaborazione politica e strategica posta a premessa e fondamento del nuovo Modello di Difesa, poiché,· di fatto, l'Esercito verrebbe ~ consistere in 5 Brigate «in vita» a pieni organi" ci e 14 Brigate (parte «in vita» e parte «quadro>>) di mobilitazione più o meno mascherata. Si creerebbe così un rapporto di l a 3 fra Unità operative e Unità di mobilitazione che è esattamente il contrario di quel rapporto di 45 a l che è unanimemente considerato il minimo sostenibile (i tedeschi hanno 2 sole Brigate «quadro» su 26 operative). In altri termini, in tale situazione, non potranno mai essere disponibili i Quadri e la Truppa addestrati che sono necessari per completare le 10 Brigate di «secondo tempo» e le 4 Brigate di mobilitazione. Per rendere credibile il nuovo Modello di Difesa è, quindi, necessario conferire reale operatività alle 10 Brigate (più i supporti) di «secondo tempo». Ciò è possibile disponendo di un rapporto Quadri-Truppa non più sfavorevole di l a 2,5, nonché di 30-40.000 militari di leva in più. Ma questo ancora non è sufficiente. Sarà, infatti, anche necessario assumere provvedimenti correttivi <<ad hoc» quali, ad esempio, la riduzione a «quadro» di alcune Unità a livello battaglione o compagnia e/o la modifica del sistema di avvio del personale di leva ai reparti. Tutti provvedimenti, comunque, che dovranno essere attentamente approfonditi, ma che, in ogni caso, dovranno essere tali da consentire il mantenimento della professionalità dei Quadri, la <<produzione» di tiservisti addestrati e l'impiego, in casi di emergenza, di reparti organici. Queste sembrano le uniche possibilità concrete di conferire credibilità e validità operativa al nuovo Modello di Difesa. Senza tali presupposti, il Parlamento e il Governo dovranno prendere atto di una ben precisa realtà: la forza impiegabile dell'Esercito Italiano sarà, in futuro, di sole 5 Brigate . Tutto il resto potrà servire, al massimo e senza effettivo risparmio di risorse, per garantire forme di impiego viçine all'assistenza sociale e alla protezione civile. Non certo per autentici compiti militari.


lplemento al n. 1/92 - Gennaio-Febbraio di Rivista Militare - Spedizione in abbonamento postale Gruppo IV- 70%- Aut. Trib. Roma n. 944 del 7-6-1949


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