Skip to main content

LA MOBILITAZIONE IN ITALIA

Page 1

Ferruccio Botti

LA MOBILITAZIONE IN ITALIA PRECEDENTI STORICI


PREFAZIONE

Il presente lavoro di Ferruccio Botti si inserisce in maniera quanto mai opportuna nel dibattito e nella ricerca di approfondimento sul nuovo modello di difesa . Tra le varie soluzioni possibili presentate anche da alcune fonti politiche e militari quelle che, probabilmente, assumono un fascino particolare sono legate all'idea dell' «Esercito di Popolo», di uno strumento militare non permanente che in e mergenza sia in grado di mobilitare tutte le risorse umane e materiali della Nazione per la difesa comune. È l'idea-sogno della milizia, del cittadino soldato che di buon grado si sottopone ad un addestramento iniziale breve ma intenso e si rende disponibile per un successivo lungo periodo di addestramento frazionato e ripetitiva; del cittadino che, all'emergenza, conosce esattamente il proprio dovere ed i propri compiti e si rende tempestivamente partecipe dell'assolvimento cosciente e motivato di entrambi. Il fascino di questa concezione, per molti versi utopica, è duplice: da una parte appare estremamente democratica, nel senso etimologico del termine, in quanto legata ad un potere/dovere del popolo, da un'altra si presta ad immaginare una struttura difensiva potente e disponibile esattamente quando serve . Quando le idee, · per varie ragioni, presentano fascini troppo violenti è opportuna una loro verifica. E se le idee non sono originali la migliore verifica viene dall'esame serio, scientifico dei precedenti storici. Esercito di Popolo, milizia, ferma esclusivamente addestrativa, sistemi a «larga intelaiatura» poggiano su un solo pilastro: la mobilitazione. Ovvero, la capacità prima politica e poi tecnico-militare di costituire uno strumento efficace nel periodo di emergenza. In questo elaborato Ferruccio Botti sviscera i precedenti storici, squi-sitamente italiani, delle mobilitazioni succedutesi dal 1848 al2 ° dopoguerra e fornisce indicazioni di grande interesse e attualità specie sotto l'aspetto logistico-organizzativo. Con lucida e fredda analisi, e con prosa piacevole, l'Autore traccia l'itinerario storico che la mobilitazione italiana ha percorso con fatica e sostanziale inefficienza. Sia che la mobilitazione fosse al servizio dell'epopea risorgimentale, sia che servisse per espansionismi velleitari, sia che fosse «ultima ratio» per la sopravvivenza di un popolo, sul piano pratico si è resa inaffidabile. Questa inaffidabilità sostanziale non si pone soltanto come evidenza storica di carenza di organizzazione e metodi, ma anche come denuncia di !abilità politica. Carenza e !abilità che assumono un rilievo straordinario quando si consideri che comunque le mobilitazioni esaminate si riferiscono a periodi e circostanze in cui era for te il principio dell'autorità e genuino quello dell'obbedienza allo Stato. Periodi in cui la risposta della popolazione ai richiami era, quando non entusiastica, almeno non apertamente di contestazione. Nonostante questo «humus» di senso del dovere, che in molti casi sopperiva anche a vistose carenze motivazionali e organizzative, le mobilitazioni sono fallite. Viene allora un brivido pensare su quali criteri concettuali e organizzativi occorrerebbe impostare una possibile mobilitazione futura, nelle attuali condizioni di consenso popolare per la Difesa, motivazione ideale vers'o le Istituzioni e struttura giuridico-amministrativa. In un sistema di diritti acquisiti senza doveri riconosciuti, in un clima generale di rinuncia all'esercizio dell' Autorità, di continua confusione dei ruoli e delle competenze, di contestazione e interpretazione strumentale delle leggi dello Stato e delle regole fondamentali della convivenza civile, la capacità dello Stato di dichiarare una mobilitazione, di imporla e di farla rispettare appare quantomeno di difficile espressione. Se poi su un tale sistema di incertezze e debolezze si vorrà fondare l'intera struttura della difesa armata nazionale occorrerà avere ben presenti le vulnerabilità che tutto ciò comporta. Passato e futuro vanno insieme: il ponte fra essi sta soltanto nella capacità di interpretare il primo per la •costruzione del secondo. In questo senso il presente studio è anche un invito a meditare e a ponderare con responsabilità quanto la Storia ci offre perché errori o carenze del passato non si ripetano. TI Capo di SM dell'Esercito Generale Goffredo Canino


Scopo essenziale della mobilitazione è da sempre quello di assicurare all'emergenza un sufficiente numero di Grandi Unità prontamente impiegabili e idonee a raggiungere gli obiettivi indicati dalla strategia, attraverso il completamento e/o la costituzione ex novo di Comandi, Reparti e Servizi. Nelle predisposizioni di mobilitazione si tratta perciò di conciliare due esigenze contrastanti: quella di assicurare un elevato livello di prontezza operativa alle unità fin dal tempo di pace (ad esempio riducendo al minimo le componenti da costitu.ire exnova) e quella di mantenere il dispositivo militare in tempo di pace il più ridotto possibile, con conseguente possibilità di realizzare economie di bilancio, magari con una ferma esclusivamente addestrativa. In Italia il problema nei suoi termini attuali è nato con la guerra del 1848, quando l'Armata sarda - tipico esercito stanziale della Restaurazione, a lunga ferma, sparso su tutto il territorio e privo di un'or2

ganizzazione di comando e logistica Locandina del film Divisione Folgore di campagna - deve assumere in (1955) di Duilio Colerti. tempi ristretti la fisionomia di una forza operativa da concentrare alla ·frontiera dell'est per condurre ope- dizione necessaria, ancorché non razioni offensive. sufficiente, per determinare la buoFin da allora, quindi, il problema na riuscita o meno délle operazioni non si esaurisce nel predisporre la di mobilitazione, e con essa la quachiamata alle armi in tempi ristretti lità e la prontezza operativa dello di un certo numero di uomini in strumento che deve condurre le precedenza addestrati, ma compor- operazioni belliche iniziali. ta la necessità di far fronte a esigenze che hanno importanza assai maggiore del reclutamento puro e sem- -LA MOBILITAZIONE plice, come la costituzione e la tem- NELLE GUERRE DEL pestiva messa a punto di un sistema RISORGIMENTO (1848-1870) di comando e controllo in grado di gestire le operazioni belliche e di un A parte le incertezze e gli errori sistema logistico in grado di alimen- nella condotta strategica, l'esercito tare e di garantire, in tempo di pa- di Carlo Alberto nel 1848-1849 di ce, la gestione delle dotazioni e ma- mostra lacune nel sistema di coteriali di mobilitazione. mando e di alimentaziene logistica Ambedue questi sistemi hanno di gravità tale da compromettere, bisogno di essere a punto fin dal di per sé, il buon esito della campatempo di pace, in modo da poter gna. Ciò dipende prima di tutto da svolgere fin dall'arrivo dei primi lacune logistiche; queste ultime a uomini richiamati i loro compiti. La loro volta sono dovute al difettoso rispondenza di questi sistemi è con- meccanismo di mobilitazione.


Rogo

à

GOffREDO ALES SA N D Al N l

Le Grandi Unità dell'esercito di campagna (Brigate, Divisioni, Corpi d'Armata) non sono costituite fin dal tempo di pace, ma solo all'emergenza, con assegnazione ad hoc dell'artiglieria, del genio e dei Servizi. Lo stesso Quartier Generale dell'esercito viene improvvisato su l momento. Per di più, il Comando operativo è separato da quello logistico, che viene affidato a un «Intendente» con relativo sta//, anch'essi nominati in occasione della guerra e dislocati in località diversa dal Quartier Generale. Quindi: scarso affiatamento tra Comandi e truppe e tra Comandi; dicotomia • tra Comando logistico e Comando operativo. L'inconveniente maggiore nasce dal sistema di mobilitazione dei Servizi di campagna di 2° e 3° grado, che non sono permanentemente costituiti ma formati all'emergenza traendoli dall'organizzazione logistica territoriale e assegnati alle Grandi Unità in ritardo e con organici e dotazioni incompleti: ciò pre-

giudica il loro buon funzionamento e la loro pronta entrata in azione. Per di più, gli organi logistici non sono composti da personale militare ma da personale civile militarizzato con proprio status intermedio tra quello militare e quello civile: ciò aumenta le difficoltà di amalgama di un organismo improvvisato. Altri inconvenienti nascono allivello di reggimento/corpo. Quando il reggimento si mobilita e parte per la zona d'impiego lascia nella sede stanziale del tempo di pace il deposito, ente che funge da organo di reclutamento e mobilitazione e da serbatoio di riserva per uomini e materiali del corpo fuori sede. Il deposito è anche organo d i gestione e controllo amministrativo e matricolate per i reparti mobilitati, con un consiglio di amministrazione costituito ex novo proprio all'atto della mobilitazione che prende le più importanti decisioni in materia amministrativa e contabile e al quale le compagnie rendono i conti. Ne viene diminuita l'autorità del colon-

Locandina del film Luciano Serra pilota (1938) di Goffredo Alessandrini.

nello, che per la parte logistica e anche per la mobilitazione dipende da organi autonomi non da lui presieduti. e controllati. Al tempo stesso, ne viene incrementata la burocrazia mentre il cordone ombelicale che i lontani reparti mobilitati devono mantenere con il deposito causa difficoltà e ritardi, senza contare che la delicata fase della mobilitazione per il reggimento/corpo coincide proprio con il periodo dove avvengono i· più significativi mutamenti nella gestione logistica e amministrativa. Poiché si tratta di condurre operazioni dinamiche, il Servizio trasporti diventa determinante: ma proprio nella mobilitazione degli organi del Servizio trasporti nascono le più gravi difficoltà. Il mantenimento in tempo di pace a piè d'opera di carri e cavalli in numero e di qualità sufficiente per le prime esi-

3


--

REGIA Go//reo'o Alessilnclrini .....- -. .~~·

genze operative è estremamente costoso: si rende quindi necessario mobilitare i reparti trasporti solo all'emergenza, ricorrendo anche alle requisizioni e incette e ad acquisti sia sui mercati nazionali che all'estero. Ma la requisizione dà cattiva prova, per la tendenza dei Comuni e dei proprietari a ricorrere ad artifici vari per sottrarre carri e cavalli ai provvedimenti d'imperio. D'altra parte i mercati nazionali sono carenti di cavalli di buona razza, mentre gli acquisti all'estero - a parte il prezzo - si rivelano poco agevoli e richiedono tempi lunghi.

4

Un'ultima difficoltà nasce dal fatto che, essendo il cosiddetto «corpo del treno» (cioè dei trasporti) costituì t o in gran parte al momento del bisogno, i reggimenti comandati a fornire Quadri e truppe già in servizio vi destinano gli elementi peggiori, mentre anche il personale richiamato dal congedo e/o di leva spesso non è idoneo ai propri compiti che richiedono possibilmente precedenti di mestiere. Il risultato è quello descritto dallo stesso Capo di Stato Maggiore dell'Armata sarda generale Di Salasco: <<ln verità il corpo del treno di

Manifesto del film Luciano Serra pilolf1 (1938) di Goffredo Alessandrini.

provianda [provianda = provviste, vettovaglie - n.d.r.] risentl dello sviluppo straordinario che dovette ricevere all'improvviso; e sottufficiali infidi e inesperti, con pessimi elementi tra i soldati, fecero nascere molti problemi e crearono disor- • clini. Si vendeva l'avena, e per mancanza di nutrimento e cura del governo dei quadrupedi molti di essi ben presto diventarono inutilizzabili». Per tutte queste ragioni quando il 23 marzo 1848 Carlo Alberto dichiara guerra all'Austria la mobilitazione piemontese è in grave ritardo. I reggimenti di fanteria sono ancora sparsi nelle guarnigioni e i mezzi di trasporto non sono ancora disponibili; i reparti più lontani distano dal confine con il Lombardo-Veneto 14 giornate circa di marcia. I parchi di artiglieria e del genio (cioè gli organi logistici di manutenzione e rifornimento di 2° grado) non sono ancora costituiti, il «treno» non è ancora pronto e mancano mezzi di trasporto per lo sgombero dei feriti. Il movimento oltre il confine inizia quando le truppe non hanno ancora ultimato il completamento e/o la mobilitazione, e per supplire in qualche modo al difetto di alimentazione logistica si ricorre ad espedienti vari, già tipici d eli' Année di Napoleone I: ricorso alle risorse locali con imposizione ai Comuni di tributi e prestazioni varie (vettovaglie, aJ.Joggio, mezzi di trasporto, sgombero e ricovero di uomini e quadrupedi feriti e ammalati} e ricorso a imprese private convenzionate per il vettovagliamento e i trasporti. Il ricorso a imprese private è una sorta di mobilitazione sostitutiva e volontaria - dietro compenso resa inevitabile dal fallimento della mobilitazione militare, ma rivela ben presto, a sua volta, tutti i suoi limiti. Non solo perché, come scriveva nel 1906 il generale Goiran sulla Rìvista Militare, <<i fatti hanno dimostrato, che tutta l'abilità degli


Manifesto del film Lo squadrone bianco (1936) di Augusto Genina.

amministratori finisce per ottenere risultati molto mediocri di fronte alle insidie e alle astuzie degli speculatori», ma anche perché il personale delle imprese civili, non soggetto alla disciplina militare, oltre ad essere spesso indisciplinato e a frapporre difficoltà artificiose all'esecuzione degli ordini degli ufficiali

tende a evitare le prime linee e a fuggire al primo segno di pericol(\.. (di qui l'espressione «tagliare la corda», azione tipica dei conducenti civili che in vicinanza del nemico abbandonano i carri, come avviene in particolar modo nel 1866). In sintesi, la campagna del 18481849 fa venire alla luce vincoli e limiti della mobilitazione che in varia misura emergeranno anche dalle campagne successive. Essa, in particolare, dimostra che: a) non è corretto far coincidere la mobilitazione semplicemente con la problematica del reclutamento del personale di leva, che anzi è quella di min<?r peso suU 'efficienza dell'insieme. Il baricentro della mobilitazione è, infatti, la rapida costituzione ed entrata in funzione di Comandi e Servizi; b) i Comandi operativi di Grande Unità e di livello superiore e i Comandi logistici non possono essere improvvisati all'emergenza, ma devono funzionare nelle loro componenti essenziali fin dal tempo di pace; c) le unità da costituire ex novo hanno bisogno di un periodo minimo di amalgama e di affiatamento; d) gli organi dei Servizi devono • essere costituiti fin dal tempo di pace, per poter alimentare in tal modo fin dal l'inizio e senza crisi d i trasformazione il personale da richiamare e le previste operazioni; e) deve essere dedicata particolare attenzione - fin dal tempo di pace - alla mobilitazione di Quadri e personale di truppa con particolari specializzazioni, che va limitata, ben preparata e ben circoscrit-

ta. Ne consegue che le specializzazioni più pregiate devono essere per la maggior parte già presenti e funzionanti nei reparti fin dal tempo di pace; /) il ricorso a personale civile e imprese private all 'atto dell'emergenza per determinate funzioni o attività logistiche va anch'esso ben circoscritto e limitato, con esclusione di attività e ruoli che comportano impieghi con un certo grado di pericolo. Più in generale, la privatizzazione di talune funzioni va conciliata con la prontezza operativa;

g) le varie componenti della mobilitazione vanno ben armonizzate con le esigenze strategiche del momento. Ad. esempio, una mobilitazione troppo decentrata oltre a non assicurare la prontezza operativa richiede laboriose operazioni di radunata e complica il sempre arduo problema dei trasporti d'emergenza. Dopo le prime esperienze della guerra, nel 1849 viene costituito un Servizio delle sussistenze con personale civile militarizzato che dovrebbe assicurare il vettovagliamento con propri organi fino al li-

5


vello Divisione, senza bisogno di ricorrere a imprese civili e/o a requisizioni. Ciononostante, gli inconvenienti prima citati si ripetono anche nelle successive guerre per l'indipendenza, con particolare rigpardo alle carenze nel sistema dei trasporti e al vettovagliamento. La campagna di Crimea (18551856) fa emergere per la prima volta un altro aspetto non secondario della mobilitazione, oggi di particolare attualità: quello della costituzione in tempi brevi e dell'invio oltremare di un ridotto corpo di spedizione (15.000 uomini). Ciò richiede, fin da allora, due esigenze fondamentali: a) la mobilitazione anche di trasporti marittimi e, di conseguenza, il coordinamento interforze tra due Ministeri diversi (in pratica tra due Stati Maggiori, perché allor·a il Ministero svolgeva anche le funzioni dello Stato Maggiore); b) l'armonizzazione dell'organizzazione logistica piemontese (da costituire ad hoc) con quella degli

6

eserciti alleati (nella fattispecie, inglese e francese), in un ambiente naturale difficile che richiede particolari misure di adeguamento.

Locandina del film La nave bianca (1939) di Roberto Rossellini.

Per un complesso di ragioni, i tà di dislocazione di magazzini e provvedimenti per fronteggiare depositi, approvvigionamenti, traqueste esigenze si rivelano larga- sporti, ecc.) è naturalmente monomente inadeguati. Lo scarso svilup- polizzato dai franco-inglesi. Si deve spesso ricorrere agli alpo della Marina mercantile piemonleati - con inevitabile perdita di tese non consente di ricorrere ad prestigio - per il vettovagliamento armatori nazionali e il mercato dei la cura dei numerosi malati di coe noli internazionale è condizionato lera, perché la mobilitazione dei dalle forti richieste di naviglio da " Servizi in Patria (e ciò avviene anparte inglese e francese. Quindi: che per i trasporti) non aveva tenuprezzi molto elevati e scarsità estreto conto a sufficienza della situama del naviglio stesso. Nascono dizione locale e delle sue particolari vergenze sull'interpretazione degli Ciò dimostra che: esigenze. accordi con la Marina inglese, che a) in caso di invio di un sia pur intende assicurare il trasporto delle truppe ma non quello di materiali, ridotto contingente oltremare, dequadrupedi e rifornimenti. La Ma- ve essere accuratamente predisporina militare piemontese, di mala- sta fin dal tempo di pace la pronta voglia, è costretta a disarmare alcu- mobilitazione del naviglio mercanne navi e ad adibirle al trasporto di tile e dei mezzi necessari per il tratruppe. Per il supporto logistico sul sporto delle truppe e per il loro riposto il Comando piemontese è co- fornimento. Ciò richiede, oltre a stretto a ricavarsi con estrema fati - precise misure di coordinamento in ca un angolino, perché tutto (locali- ambito interforze, anche il coordi-


con

CARLO NINCHI D0/115 DURANTI I'ROD.ASS. SCALERA · tRA·mM

namento tra esigenze civili e militari, tenendo presente che le misure improvvise e d'imperio sono da evitare il più possibile, perché sempre di scarso rendimento; b) il supporto logistico per forze oltremare non può essere affidato a organi improvvisati e mobilitati per l'occasione, ma richiede attento studio delle condizioni locali e precisi accordi con gli alleati, atti a garantire il maggior grado possibile di standardizzazione e interoperabilità di organi, mezzi e materiali la cui mobilitazione deve dunque tenere conto di questo contesto. Le successive campagne de l • 1859, 1866 e 1870 non apportano elementi nuovi al quadro prima descritto. Eppure nel 1859 l'Esercito piemontese ha tutte le apparenze dello strumento di qualità (solo 70.000 uomini, con migliore inquadramento e addestramento rispetto al 1848). Nessuna Grande Unità viene costituita ex novo. Mobilitazione e preparazione logistica iniziano un mese prima della dichiara-

zione di guerra (26 aprile 1859), ma nella mobilitazione si rivelano inconvenienti e ritardi, che solo per la condotta poco aggressiva da parte dell'Esercito austriaco - che invece è pronto - non hanno gravi conseguenze. Il Capo di Stato Maggiore viene nominato solo il 23 aprile, cioè 3 giorni prima dell'inizio della guerra. Le Divisioni attive sono costituite con ritardo (la Divisione di cavalleria, i130 aprile; la l a Divisione il l 0 maggio; le batterie d' artiglieria (incomplete di cavalli, carreggio e pezzi) sono definitivamente assegnate alle Divisioni solo il 24 maggio, cioè a circa un mese dall'inizio della guerra). I parchi di artiglieria e del genio si mobilitano anche 'in questo caso in ritardo, soprattutto per carenza di mezzi di trasporto; la designazione dei loro Comandanti avviene il 6 maggio e la loro assegnazione alle Divisioni 1'8 maggio. I parchi allivello superiore si mobilitano con ritardo ancora maggiore, e in particolare il «parco princi-

Copertina della cinenovella tratta dal film Giarabub (1942) di Goffredo Alessandrini.

pale» (cioè l'organo di riserva centrale) del genio giunge a Desenzano solo il 4 luglio, a campagna conclusa, trasportato con carri e cavalli di requisizione perché quelli che gli erano organicamente destinati erano stati impiegati per esigenze più pressanti non altrimenti fronteggiabili. La situazione dei trasporti si normalizza solo il 22 maggio, dopo la stipula di ~n contratto con un'impresa civile per la fornitura di cavalli, conducenti e carreggio. A tal proposito, il gran numero di feriti rimasti senza cure sui campi di battaglia di S. Martino e Solferino, che induce il francese Dunant a promuovere la fondazione della Croce Rossa Internazionale, è dovuto soprattutto alla carenza di mezzi di trasporto per lo sgombero sugli ospedali civili e militari retrostanti. La regolamentazione prevedeva so7


Manifesto del film Sentinelle di bronzo (193 7) di Romol~ Marcellini.

fONO•ROMA

lo l'impiego di poche vetture per feriti in dotazione alle ambulanze, ma queste ultime erano ancora incomplete di personale e mezzi, e comunque andavano impiegate per lo sgombero dei feriti dalla linea del fuoco sulle ambulanze reggimentali e divisionali: per gli sgomberi successivi, erano previsti solo mezzi di requisizione che mancavano o erano insufficienti e privi di un comfort minimo. L'unica consolazione è che le carenze nella mobilitazione di organi dei Servizi e di organi sanitari più che l'Esercito piemontese riguardano le truppe francesi, giun8

tecnico-militare e i conseguenti tempi che derivano dalla necessità di approntare e mobilitare per una specifica esigenza strategica lo strumento militare; b) necessità di ricorrere alla mobilitazione - oltre che di carri e cavalli e conducenti - anche delle ferrovie e del telegrafo; c) più in generale, necessità di un concorso - guidato e controllato, anche se non ancora assimilabile a forme di mobilitazione - del mondo economico civile alle esigenze della mobilitazione militare.

Nella fattispecie, a pochi giorni dall'inizio della guerra l'esercito con particolare riguardo agli organi dei Servizi, i primi sacrificati - ha ancora in corso un programma di riduzioni ed economie. Inoltre buona parte dei reparti sono impegnati al sud per esigenze di lotta al brigantaggio e sono stati sciolti anche i depositi, cioè il perno della mobilitazione. Per ridurre al minimo le esigenze di trasporto sono adottati particolari temperamenti, e per il trasporto dei richiamati e dei reparti dal sud al nord si ricorre largamente ai trasporti marittimi e alle ferrovie; queste ultime si rivelano mezzo di trasporto insostituibUe anche nelle successive fasi della guerra. Ma poiché non era stata prevista alcuna forma di mobilitazione o militarizzazione delle ferrote in Italia con equipaggiamento vie e del telegrafo, l'impiego di queinadeguato e organi dei Servizi allo iìti due fondamentali mezzi di lotta stato embrionale, che li costringono oltre a non essere sempre redditizio a ricorrere con larghezza e prepo- causa disservizi, ritardi e forti contenza alle risorse locali suscitando trasti tra autorità militari e organi le proteste dell'Intendenza piemon- direttivi civili preposti al loro funzionamento. tese. Il ricorso ai libero mercato ecoLa campagna del 1866 mette in luce altri inconvenienti destinati a nomico per le improvvise esigenze far sentire la loro influenza anche di approvvigionament(} di un granin tempi successivi e in pieno secolo de esercito nazionale che deve entrare in guerra costringe il Governo XX: a) tendenza del Governo a tra- a ricorrere in misura massiccia scurare - in nome di improvvise per Ja prima volta - ai mercati esigenze di politica estera del mo- esteri, onde evitare gli accordi, i mento - le esigenze di carattere tentativi di speculazi(;me e gli arbi-


Manifesto del film L'assedio dell'Alcazar (1940) di Augusto Gcnina.

trari rialzi dei prezzi d ei fornitori nazionali. Al tempo stesso, l'industria nazionale non si rivela in grado di fornire i generi e materiali richiesti: di qui un ulteriore incentivo alla militarizzazione dei Servizi logistici e allo sviluppo di un'industria militare gestita in economia dagli organi di commissariato, artiglieria e genio. Si tratta di un processo che sub~ sce un'inversione di tendenza solo alla vigilia della prima guerra mondiale e che non è dovuto - come sostengono taluni studiosi - a sete di potere o tendenza alla separatezza della struttura militare, ma ad obiettive esigenze derivanti sostanzialmente dalla difficoltà di mobilitare all'emergenza - in tempi ristretti e con la flessibilità necessaria - gli organi, i mezzi e i materiali necessari per assicurare la capacità operativa dello strumento militare fin dai primi tempi d ella guerra. La campagna per la liberazione di Roma del 1870, sulla quale disponiamo delle memorie dello stesso generale Raffaele Cadorna con un'ampia relazione dedicata ai Servizi, benché quasi incruenta mette ancora una volta in evidenza i difetti del sistema di mobilitazione. L'Esercito è a larga intelaiatura, ma scarsamente efficiente a causa delle economie. Nonostante le ragguardevoli dimensioni ormai raggiunte si riesce a mobilitare con molta difficoltà la ridotta quantità di forze che si devono radunare al confine con gH Stati pontifici. Soprattutto, le remore di carattere politico derivanti dal desiderio del Governo ita• liano di allarmare il meno possibile il mondo internazionale fanno sl che il Governo non autorizzi che parzialmente il passaggio dei reparti dal piede di pace al piede di guerra. Ciò significa che non si procede alla mobilitazione dei Servizi - e soprattutto dei trasporti - necessari per mettere i reparti in grado di condurre operazioni belliche, e che Quadri e truppe ricevono il tratta-

LA FILM BASSOLI S.A PRESENTA UNA SUPERPRODUZIONE DISTRIBUITA DALLA I.C.I.

mento economico e le razioni di viveri e foraggi previsti per il tempo di pace e non quelli speciali - ovviamente più favorevoli e abbondanti - del tempo di guerra. Agli inconvenienti e al malcontento che ne derivano si rimedia ricorrendo al trasporto dei rifornimenti per ferrovia - anche in questo caso, non senza contrasti con gli organi civili - e con le requisizioni. Il supporto logistico, anche per scarsità di risorse locali, si rivela comunque inadeguato e solleva ampie critiche nella stampa, fino a far promuovere dal Governo un'inchiesta che asso!-

ti7•\ ~

ve da ogni addebito il generale Cadoma.

DAL 1870 AL 1914: IL MITO DELLA «NAZIONE ARMATA».

Il periodo dal 1870 al1914 è influenzato - e ciò vale per tutti gli eserciti dell'Europa continentale, a cominciare da quello francese dal modello prussiano, che con le folgoranti vittorie del 1864, 1866 e 1870 dimostra la possibilità di costituire in tempi ristretti dei grossi 9


eserciti da impiegare con successo in operazioni offensive a carattere risolutivo. Contribuisce al successo del modello prussiano la disordinata e caotica mobilitazione francese del 1870, dove l'Esercito francese dal quale l'Esercito piemontese aveva ripreso molti moduli, a cominciare dall'amministrazione e dalla mobilitazione - utilizza molto male la ricca rete ferroviaria e mette in luce, amplificati, gli stessi difetti che già erano affiorati nella campagna d'Italia del 1859 e che accomunavano i tre eserciti allora in campo dalle due parti. Il fondamentale ordinamento Ricotti del1873 -che nelle linee essenziali e nei princìpi rimane costante fino alla seconda guerra mondiale - delinea un sistema di comando e controllo, addestrativo, logistico e di mobilitazione ·che si rifà in buona parte all'esperienza prussiana (e, di riflesso, al sistema francese) prevedendo però il reclutamento del personale su base na-

lO

zionale (e non territoriale e regionale, come quello prussiano). Con l'ordinamento Ricotti il cardine di qualsiasi attività periferica dell'esercito in tempo di pace comprese le predisposizioni di mobilitazione - diventa il Corpo di Armata, che come gli attuali Comandi di Regione ha una circoscrizione territoriale articolata a sua volta in Divisioni territoriali. Con il passare degli anni il Corpo d' Armata tende ad avere nella sua circoscrizione i reggimenti e gli organi territoriali dei Servizi che, all'atto dell'emergenza, assumono gli ordinamenti di campagna e costituiscono le Grandi Unità attive (sempre costituite solo all'emergenza). I Comandi di Corpo d'Armata e Divisione a loro volta in caso di guerra si mobilitano e si sdoppiano, trasferendosi in zona di radunata con le Grandi Unità dipendenti e lasciando sul posto un'aliquota di personale che mantiene in vita i Comandi territoriali con funzioni ~nvariate e dipendenza diretta dal Ministero.

Locandina del film 1940 - Fuoco sul deserto (1958) di Giorgiò Ferroni.

Nel campo ammm1strativo, matricolate e della mobilitazione, il reggimento/corpo mobilitato inviato in zona di operazioni mantiene, con i soliti inconvenienti, il cordone ombelicale primario con il deposito, alla sede di pace, anche perché gli organi di campagna a livello di Intendenza costituiti all'emergenza 'FlOn sono in grado di prendere direttamente su di loro l'intero carico logistico-amministrativo delle unità operanti. La rapida e ordinata mobilitazione e radunata delle unità viene comunque agevolata da tre provvedimenti: a) la militarizzazione degli ufficiali dei Servizi, a parità di status con quelli d 'Arma (ordinamento Ricotti, 1873); b) la militarizzazione delle ferro vie, con organi militari (Comandi militari di stazione, Commissioni di


Jinea e organi centrali misti che as.icurano la preminenza delle esi~enze militari di mobilitazione eralunata e, in genere, dell'utilizza~ione militare delle ferrovie); c) l'affinamento delle procedure Ji requisizione di quadrupedi e car·eggio, con apposite leggi che coinJolgono i Comuni e le Province fin dal tempo di pace. Un provvedimento che dà invece risultati controversi e che poi, con il passare del tempo, in gran parte viene svuotato degli scopi iniziali è quello dell'istituzione dei Distretti Militari (Ministro Ricotti, 1872) • che all'origine dovrebbero assorbire gran parte delle incombenze relative al reclutamento e alla mobilitazione fino a quel momento di competenza dei depositi dei corpi (compresa la custodia, la gestione e la manutenzione dei materiali di mobilitazione e la vestizione e il primo addestramento delle reclute). I n tal modo, i depositi dei corpi provvedono solo al completamento delle

unità dell'esercito permanente già in vita, mentre la costituzione ex novo dei reparti di «milizia mobile» (cioè di 2 a linea, da impiegare in un secondo tempo) e di «milizia territoriale» (formati con le classi più anziane, da adibire alla difesa territoriale) rimane compito esclusivo dei Distretti, insieme con la requisizione del carreggio e dei quadrupedi. Con questo meccanismo, in tempo di pace i Distretti - con personale insufficiente specie per le esigenze che comporta la chiamata delle classi e la manutenzione dei materiali - ricevono dai tre magazzini centrali militari le materie prime per la vestizione, provvedono alla confezione del vestiario, vestono ed equipaggiano le reclute e le inviano ai corpi. Questi, a loro volta, per ogni necessità di oggetti di corredo si rivolgono ai Distretti (e non ai depositi) e dopo il congedamento di ogni classe di leva versano gli oggetti di corredo riparati ai Distretti stessi. Secondo alcuni

Locandina del film Paisa' (1946) di Roberto Rossellini.

scrittori dei primi anni del secolo, depositi e Distretti svolgono in tal modo funzioni analoghe e costituiscono un reciproco doppione, mentre aumenta il traffico burocratico e i rifornimenti ne risultano complicati, con un continuo scambio di corrispondenza e un frequente contenzioso tra gli 87 Distretti e i corpi, senza che si riesca a impedire una cattiva utilizzazione del vestiario e dell'equipaggiamento. Ne deriva anche un eccessivo e anti economico frazionamento delle confezioni , visto che a cura di ciascun Distretto devono essere confezionati anche i capi di corredo speciali per le diverse Armi e Specialità che reclutano uomini nella circoscrizione territoriale di sua competenza. Per ovviare a questi inconvenienti e semplificare le operazioni di reclutamento e mobilitazione, alcuni 11


Manifesto del film Paisa ' (1946) di Roberto Rossellini.

• ___L.unm=

5aziul

J<o6ecLVan...~

Dats ]"hmon Al{onsifW' çar .lftocr Attuia Afichi lfarriet Wmte l<.enw Avanw13iL 7:iJJN.s Dak tdoumds Ci:fplmli

propongono di tornare ad affidare in toto queste funzioni ai depositi reggimentali e altri invece propongono la fusione di Distretti e depositi in nuovi Enti che provvederebbero alla leva e al reclutamento, alla matricola, alla requisizione cavalli e quadrupedi, alla formazione dei reparti di milizia mobile e territoriale e alla vestizione e avvio del personale ai corpi amministrati. Viene seguita gradualmente la prima via e i Distretti all'inizio della prima guerra mondiale conservano solo le incombenze relative al reclutamento, ai rapporti Esercito-Paese e alle 12

requisizioni quadrupedi e carreggio, mentre i depositi estendono di nuovo le loro attribuzioni nel 1897 alla mobilitazione della milizia mobile e nel 191 O a quella della milizia territoriale, con il consueto aggravio del livello di reggimento/corpo. La fisionomia dell'esercito, quale si viene delineando già alla fine del secolo XIX, è quella di uno strumento militare numeroso e a larga intelaiatura, con tendenza a una ferma sempre più breve che - anche a fronte delle esigenze create da armamenti sempre più perfezionati e, per l'epoca, sofisticati - richie-

derebbe un intenso addestramento e quindi adeguata disponibilità di Quadri inferiori, di fondi e munizioni per l'addestramento, di infrastrutture e poligoni. Nessuna di queste indispensabili • premesse si realizza, per un complesso di cause che la Commissione d'Inchiesta sull'esercito nel 1907 così riassume: «di tali cause alcune sono intrinseche alla costituzione e al servizio dei corpi dell'Esercito, come: la esiguità della forza organica sul piede di pace; i servizi di piantone, di attendente e di scritturale; i rinforzi di truppa combattente ai reparti di sanità e sussistenza. Altre sono estranee al servizio proprio dei corpi, come: il frazionamento dei corpi in distaccamento; il servizio di ordine pubblico e di pubblica sicurezza; il servizio territoriale. Altre, finalmente, dipendono da mancanza o insufficienza di mezzi, e cioè: di terreni per esercitazioni; di poligoni di tiro; di somme adeguate per le maggiori esercitazioni annuali». Un esercito a larga intelaiatura dovrebbe, almeno, agevolare la mobilitazione. In realtà per le stesse ragioni, e in particolare per ragioni di carattere economico, sono gravemente trascurati sia il richiamo annuale alle armi per addestramento di aliquote di Quadri e truppe, sia la prevista costituzione fin dal tempo di pace dei «nuclei di milizia mobile», cioè di aliquote di personale in servizio destinate a fungere da prima intelaiatura e da indispensabile riferimento per le unità da cçstituire ex nova all'emergenza. E prevista la costituzione, in caso di mobilitazione, di 4 Armate, i cui Comandanti fino al1910 sono semplicemente predesignati tra i Comandanti di Corpo d'Armata e devono svolgere altri incarichi, senza avere il tempo e la possibilità di prepararsi alle delicate funzioni che devono assicurare in caso di mobilitazione. Dopo il 191 Q sono costi-


Locandina del film Il cielo brucia (1957) di G iuseppe Masini.

tuiti i Comandi di Armata con Comandanti ad incarico esclusivo, ma nonostante gli auspici di taluni scrittori sulle pagine della Rivista Militare, questo provvedimento non è accompagnato dalla costituzione fin dal tempo di pace dei corrispondenti nuclei di Intendenza di Armata. La mobilitazione dei Servizi, che richiede provvedimenti di lunga mano e accurate predisposizioni ancor più della componente operativa, rimane così acefala e improvvisata, con pregiudizio del supporto logistico delle unità mobilitate all'emergenza. Il principal~ vantaggio degli eserciti a larga intelaiatura rimane dunque solo a livello teorico: d'altra parte il confronto con gli Eserciti francese e tedesco e gli impegni della Triplice Alleanza spingono a mantenere in vita fin dal tempo di pace - per ragioni di politica estera - un sufficiente numero di Corpi d'Armata e Divisioni. Inoltre fin da allora si attribuisce ai grossi eserciti permanenti del tempo di pace un ruolo quasi esclusivamente diplomatico, di dissuasione, di «vaccino della guerra>> di «cartevalori» sul mercato internazionale; prevalgono anche esigenze pedagogiche (l'educazione del cittadino). La prontezza operativa rimane, in tal modo, sostanzialmente in seconda linea. Fin dal1884 il generale De Chaurand scrive che «gli enormi eserciti in conflitto e i potentissimi mezzi di distruzione renderebbero la lotta più crudele e più disastrosa di qualunque altra abbia • finora funestato il genere umano: tale da mettere in causa l'esistenza stessa delle Nazioni»: per questa ragione anche taluni militari ritengono una guerra futura poco probabile. Influiscono negativamente sull' efficienza operativa e sull' addestramento anche i frequenti e poco graditi impieghi in ordine pubblico, attuati in sostituzione di forze di

polizia mantenute dal Governo sempre per economia - a livelli di forza estremamente più esigui rispetto agli attuali. Sempre per esigenze di carattere politico-sociale e non strettamente tecnico-militari, i reggimenti di fanteria e cavalleria sono trasferiti molto spesso e il reclutamento e la mobilitazione rimangono a base nazionale (e non territoriale, come avviene in Germania ove le sedi dei reggimenti sono fisse e all'emergenza le unità si completano traendo i richiamati esclusivamente dalla stessa loro circoscrizione territoriale, mentre

l'impiego in ordine pubblico è estremamente raro). Specie nei primi anni del secolo XX, questi fattori oggettivi di crisi delle istituzioni militari sono aggravati dalla diffusione delle ideologie antimilitariste, pacifiste e internazionaliste, che fanno ritenere la spesa militare quanto meno improduttiva. Ciò favorisce la nascita del mito della «nazione armata», che si carica di opposti significati politico-sociali ancora e sempre a detrimento di quelli strettamente tecnico-militari. Le concrete soluzioni dovrebbero essere basate, ap13


J;'"ULIIMA IMPRESA DELLA CAVALLERIA, IN UN CLIMA DI LEGGENDARIO EROISMO

punto, sulla effettiva possibilità di mettere in campo all'emergenza forze quantitativamente e qualitativamente sufficienti per raggiungere l'obiettivo strategico, tenendo conto di tutte le indicazioni che fornisce il quadro generale. Invece, come scrive il generale De Chaurand nel1895: «Vi sono delle parole che devono la loro fortuna al carattere di oltranza o di strano che possiedono e riescono tanto meglio, quanto più appaiono difficili a realizzarsi. Così è avvenuto per la "nazione armata": la quale soddisfa gli ideali dei conservatori, che vedono in essa una soluzione al problema di avere un grande esercito con limitata spesa; dei progressisti, i quali vi scorgono un mezzo per aumentare maggiormente la fusione dell'esercito con la Nazione; dei radicali, che mirano a realizzare il motto di Carlo Cattaneo: tutti militi, nessun soldato, e contrappongono la "nazione armata" all'attuale "nazione accasermata". Nel nuovo sistema che si fa strada, gli oppositori del

14

militarismo intravedono il primo sintomo della tendenza alla soppressione degli eserciti permanenti; i fautori della pace universale e perpetua ed i filantropi ne traggono la "s peranza della graduale abolizione della guerra tra gli uomini; gli economisti vi fondano la fiducia di poter addivenire presto ad una considerevole riduzione delle spese improduttive per gli Stati; tutti coloro infine che per qualsiasi motivo desiderano la trasformazione del presente stato sociale, credono di trovarvi un minore intoppo alla realizzazione delle loro teorie e dei loro propositi. Insomma, lo stesso nome di ''nazione arma t a'' e si adopera per esprimere una quantità di differenti ideali, dappoiché la sua esatta portata è finora vaga e l'interpretazione libera». Semplificando, tutti vorrebbero mettere in campo all'emergenza un grande esercito. Per fare questo i conservatori vorrebbero un esercito di leva classico con ferma lunga e congrue assegnazioni fin dal tempo

Locandina del film Carica eroica (1952) di Francesco De Robertis.

di pace; i progressisti richiamandosi al modello svizzero vorrebbero un esercito del tempo di pace ridotto al minimo, con ferme brevissime solo addestrative, che poi all'emergenza dovrebbe trasformarsi in quattro e quattr'otto in un esercito di massa. Nessuna di queste due soluzioni estreme - che evidentemente tocèano in maniera diretta e immediata le finalità e la struttura della mobilitazione - è mai stata possibile, non solo nel particolare contesto della situazione italiana ma anche in altri Paesi, a parte il caso del tutto particolare - e a tutt'oggi non collaudato - della Svizzera. La soluzione di un esercito quasi inesistente in tempo di pace, che in caso di guerra diventa improvvisamente un potente strumento difensivo, non cessa di affascinare anche oggi taluni autori e talune correnti


1i pensiero. Andrebbe ricordato, in nerito, che iJ più accreditato teori:o della «nazione armata» è stato il francese Jean Jaurès, esponente di punta del socialismo e dell'automilitarismo francese e autore (sembra, con l'aiuto di alcuni militari) del libro L'Année nouvelle (1910). Ma il prezzo che secondo Jaurès bisogna pagare per reaHzzare la «nazione armata» è assai alto, né egli trascura le esigenze di prontezza operativa. La caserma deve essere una scuola, e tutta la Nazione deve diventare «Un immenso e vigoroso esercito al servizio dell'autonomia nazionale e della pace>>. È peraltro indispensabile un alto spirito militare della • Nazione intera, e la piena accettazione dei sacrifici necessari da parte del popolo: «a che cosa servirà, ad esempio, proclamare la superiorità del sistema di milizia sull'esercito di caserma, se il popolo non si presterà alla libera educazione militare, agli esercizi di ginnastica e di tiro, alle manovre in campo aperto, che sostituiranno lo sterile e fune-

sto addestramento di oggi? I regolamenti che metteranno in funzione il nuovo apparato difensivo rimarranno pressoché inoperanti se non saranno sostenuti dall'assenso morale, dalla simpatia attiva dello stesso popolo». Superfluo sottolineare la scarsa praticabilità attuale di queste concezioni, .alle quaH corrispondono sei mesi di addestramento effettivo per la truppa e otto richiami di undici e ventun giorni. Il contingente mobilitabile dovrebbe essere di 2.000.000 di uomini, ma di essi particolare interessante e finora mai messo in evidenza dai vari autori - un'aliquota di 100.000 uomini dovrebbe essere costantemente mantenuta con funzioni di forza di pronto impiego e di copertura alla frontiera dell'est, e costituita e alimentata sia convincendo con alte paghe le reclute delle regioni dell' est a raffermarsi sia facendo in modo che - in deroga parziale al criterio di reclutamento regionale - 100.000 uomini del contingente

Locandina del film Roma città aperta (1945) di Roberto Rossellini.

di leva siano comunque dislocati all'est. Jaurès, infine, ammette che il sistema di reclutamento regionale da lui sostenuto è studiato soprattutto per la fanteria, ma «non risponde in maniera assoluta» alle esigenze che comporta il reclutamento e l'addestramento delle Armi a cavallo (artiglieria e cavalleria, cioè le Armi che richiedevano un addestramento più prolungato, richiesto dal cavallo e dal cannone). L'excursus fin qui tracciato sui limiti dell' «esercito a larga intelaiatura» dei primi anni del secolo XX e le idee del J aurès dimostrano perciò, da opposti versanti, che - specie nella situazione oggettiva dell'Italia - né un numeroso esercito di scarsa qualità né la «nazione armata» così come viene comunemente intesa, cioè come un surrogato dell'esercito permanente, tengono in

15


Bozzetto di Anselmo Ballester per lo studio del manifesto del film Roma città aperta.

conto sufficiente le ragioni dell'efficienza e le complesse esigenze di un'ordinata e rapida mobilitazione.

LE DUE CAMPAGNE D 'ERITREA DI FINE SECOLO XIX (1885-1889 E 1895-1896) E LA GUERRA DI LIBIA (1911-1912) Dal punto di vista della mobilitazione, le due campagne d'Eritrea di fine secolo XIX consentono di mettere a fuoco taiuni problemi che comporta la mobilitazione di forze

16

per impieghi oltremare. Anzitutto è necessario un attento studio preliminare della zona di probabile impiego, per definire i requisiti ai quali devono rispondere l'ordinamento, l'addestramento, l'armamento e l'equipaggiamento delle unità, dal quali discendono le modalità di reclutamento e mobilitazione. In secondo luogo, è necessario l'impiego di unità organiche e ben affiatate e non improvvisate sul momento, ancorché volontarie. In terzo luogo, la mobilitazione di un dato numero di uomini e armi non è di per sé indicativa e si tra-

sforma anzi in un peso e in un elemento di vulnerabilità, se non è accompagnata dalla parallela mobilitazione degli organi logistici - e dei mezzi di trasporto - necessari e previsti a ogni livello. Queste esigenze sono largamente disattese in ambedue le campagne. Nel 1885 il Comandante della prima spedizione, generale $aletta, viene designato per l'impegnativo incarico solo una settimana prima della partenza dal porto di Napoli. Le truppe che partono hanno armamento ed equipaggiamento normalmente previsti per il territorio metropolitano, perciò non adatti alla colonia; il generale manca di carte topografiche, né ha compiuto in precedenza studi di qualche genere sulla spedizione. Mancano Quadri direttivi, organi esecutivi e materiali dei Servizi, a cominciare da quello idrico. In Eritrea viene destinato personale volontario proveniente da tutti i reparti, con negativi riflessi sull'affiatamento e sulla coesione. Solo nel 1887 si costituisce un «corpo speciale di truppe per i presidi d'Africa» di circa 5. 000 volontari, peraltro idoneo solo a compiti presidiari e territoriali del tempo di pace. Anche le truppe delle successive spedizioni (generali Di San Marzano, 1887-1888 e Baratieri, 1895-1896) sono formate da unità costituite ad hoc con personale volontario, peraltro prive delle dotazioni e dei mezzi di trasporto (salmede) necessari per condurre operazioni in profondità nel territorio abissino. Per difficoltà politiche il Governo in un primo tempo lesina l'invio di forze sufficienti, e in un secondo tempo - come scrive il generale Baratieri nelle sue memorie - mobilita e invia molti uomini, ma non tutto il resto, a cominciare dalle salmerie e dai generi e materiali necessari per condurre operazioni in profondità nella colonia. Le due campagne d'Eritrea hanno quindi riflessi negativi. Esse de-


Manifesto del film Roma città aperta (1945) di Roberto Rossellini.

pauperano il già magro bilancio del Ministero della Guerra contribuendo al quadro di carenze prima esposte e creando turbative alle normali predisposizioni di mobilitazione, senza assicurare la mobilitazione per l'Africa di uno strumento efficiente, che avrebbe richiesto studi e predisposizioni accurate. In sostanza, per l'Esercito italiano del tempo vengono alla luce in forma acuta le stesse lacune che il capitano inglese Callwell attribuiva all'Esercito inglese in un suo libro del 1887 sugli ammaestramenti da trarre dalle campagne coloniali inglesi (tradotto in italiano dal Comando del Corpo di Stato Maggiore): ordinamento, costituzione, mobilitazione delle forze sono studiati e predisposti per le esigenze di una guerra di tipo europeo e non per quelle assai diverse - di una spedizione oltremare in ambienti naturali particolari. Lo stesso avviene per la guerra di Libia (1911-1912) per la quale viene mobilitato un numeroso corpo di spedizione composto da truppa di leva, che però si rivela troppo pesante e scarsamente adatto a combattere la guerriglia e a condurre operazioni offensive in profondità. Secondo il generale Cadorna e la storia ufficiale della campagna, la mobilitazione per la Libia da una parte mette in luce notevoli carenze nel meccanismo di mobilitazione e dall'altra depaupera le già scarse dotazioni e assorbe Quadri e personale, creando ulteriori difficoltà all' inquadramento, all' addestramen• to e alla normale vita quotidiana dei corpi rimasti in Patria. In particolare il generale Cadorna scrive in un Promemoria all'atto dell' assunzione dell'incarico di Capo di Stato Maggiore (luglio 1914): «Sono in Libia numerose unità e Quadri numerosissimi. Occorre, in caso di mobilitazione, rinunciare a molti battaglioni, ovvero sostituirli con unità improvvisate. Ma per queste

mancano appunto i Quadri [...] la campagna di Libia ha prodotto effetti non buoni sulla compagine morale dei corpi e non ne ha avvantaggiata l'istruzione». Le carenze emerse durante la mobilitazione riguardano anche il materiale. Ad esempio non sono stati ben predisposti l'individuazione, la registrazione e il richiamo dei militari con precedenti di mestiere interessanti o con specializzazioni pregiate (come, ad esempio, i radiotelegrafisti, i panettieri, gli infermieri ecc.); mancano Quadri dei Servizi; magazzini e depositi all'at-

to della mobilitazione sono sprovvisti di taluni materiali dei più pregiati e si verificano numerosi casi di consegna ai richiamati da parte dei dépositi e magazzini di armi non ben manutenzionate o inefficienti; la mobilitazione coinvolge una pluralità di Enti e complica le procedure amministrative, rendendo caotico l'afflusso dei materiali al porto d'imbarco (Napoli) ed estremamente complessa la loro gestione amministrativa. Soprattutto, la requisizione di quadrupedi e carri dà cattivi risultati: il carreggio requisito (carretti siciliani in particolar mo17


do) è in buona parte vetusto e inefficiente, mentre la percentuale dei quadrupedi dichiarati idonei scende talvolta al 20% e si registrano anche casi di mancato concorso da parte delle autorità civili.

CARLA DEL POBSIO

JOHN KITZIIIILLER FOLCO LULLI ALBERTO LATTUADA

LA MOBILITAZIONE NELLA PRIMA GUERRA MONDIALE Oltre ad essere una sorpresa strategica, la prima guerra mondiale, ovunque pianificata come guerra breve e decisiva e poi degenerata in guerra di logoramento e di trincea, è stata una sorpresa logistica e quindi una sorpresa anche per la mobilitazione, che allarga il suo campo d'interesse alla vita economica e sociale. Alla mobilitazione militare si affianca cosl una mobilitazione civile derivata dalle esigenze della guerra totale: le reciproche esigenze non sempre coincidono e devono essere armonizzate, coinvolgendo una pluralità di Enti, Ministeri e centri di potere. Per altro verso, il primo anno di guerra è la conferma del detto allora corrente che «le guerre si vincono in tempo di pace», quindi in questo senso non è una sorpresa. Nella «mobilitazione strisciante>> e graduale attuata dall'agosto 1914 in poi fanno, infatti, sentire i loro effetti tutti i difetti e i nodi non sciolti nel decennio precedente, ai quali si è già fatto cenno. In tal modo, viene annullato o grandemente diminuito il vantaggio che per l'Italia rappresenta una mobilitazione graduale (tutti gli altri Paesi, alleati e amici, avevano invece proclamato una mobilitazione generale totale e improvvisa fin dal primo giorno di guerra, con conseguenti maggiori difficoltà organlzzative). Nel citato Promemoria del luglio 1914, il generale Cadorna - con l'occhio rivolto alla mobilitazione -espone la situazione dell 'esercito in questi termini: a) scarsità della forza bilanciata, dovuta all'abbondanza delle esenzioni e alla mancata istruzione, per economia, di una parte consistente

18

,_~urx

Locandina del film Senza pietà (1948) di Alberto Lattuada.

del contingente di leva annuale. Ne consegue che, per mobilitarsi, l'esercito di l a linea deve fare assegnamento su ben 13 classi, «entrando cosl in campagna in condizioni grandemente inferiori a quelle di tutte le altre grandi potenze»; b) «pochi sono i nuclei di "milizia mobile" [cioè i nuclei di personale già in servizi~ per le unità da costituire ex novo - n.d.r.] costituiti sin dal tempo di pace per le varie Armi (neppure tutti quelli voluti dalla legge di reclutamento); scarsa la forza assegnata a ciascuno dei nuclei: perciò la milizia mobile, che pure noi impieghiamo in l a linea, è completamente da improvvisare all'atto della mobilitazione, contrariamente, anche in questo, a quanto si fa nelle altre Nazioni, ave tutte le unità di l a linea sono costituite solidamente fin dal tempo di pace. L'inconveniente ha speciale gravità per le batterie campali, le quali non possono assolutamente essere improvvisate»;

c) classi in congedo insufficientemente istruite a causa dei richiami troppo brevi e rari. Milizia territoriale priva di vestiario di panno, cappotto e mantellerie e armata col vecchio fucile mod. 70/87 (non conosciuto dai richiamati che già erano stati armati durante il periodo di leva con il nuovo fucile mod. 91); d) Quadri in servizio attivo e di complemento scarsi, con particola- • re riguardo a quelli dell'artiglieria (44% in meno) e del Servizio sanitario (50% in meno). Scarsissimi anche i sottufficiali [tradizionale carenza quantitativa e qualitativa del nostro esercito - n.d.r.]; e) dotazioni e Servizi insufficienti. È dubbio se alla mobilitazione saranno disponibili quadrupedi in numero sufficiente; /) parchi d'artiglieria insuffidenti e sezioni mitragliatrici scarse e incomplete. Molte delle 150 sezioni disponibili non sono mobilitabili, perché le loro dotazioni di materiale sono incomplete. Tutte le predette lacune possono essere colmate solo in parte nel periodo dall'agosto 1914 (scoppio della guerra europea) al 24 maggio 1915 (entrata in guerra dell'Italia). I principali inconvenienti della mobilitazione attuata nella primavera 1915 sono i seguenti: a) scarsità di quadrupedi, dovuta sia ai cattivi risultati che dà (come nell911) la requisizione, sia alla scarsità del patrimonio equino nazionale. Si è costretti ad inviare d'urgenza apposite commissioni per l'acquisto di quadrupedi negli Stati Uniti. Per ridurre le esigenze, si decide di rinunciare alla costituzione dei previsti parchi d'artiglieria di Corpo d'Armata e di ridurre il numero di pezzi e batterie mobilitabili e delle salmerie dei reggimenti, con negativi riflessi sulle possibilità di rifornimento; b) cattivi risultati forniti dalla requisizione autoveicoli, che mette a disposizione una varietà di tipi di autoveicoli che ben presto si rende inefficiente, anche a causa della difficoltà di reperire la grande varietà di pezzi di ricambio necessari. La-


cuna, questa, assai grave, a fronte dell'esiguità del numero di autoveicoli militari già disponibili in rapporto alle esigenze calcolate, che sono già allora cospicue visto che si vorrebbe sostituire con autoveicoli i quadrupedi mancanti negli organi logistici di 2° e 3° grado; c) i Comandi logistici (Intendenze Generali e di Armata) e gli orgaru dei Servizi in genere sono mobilitati contemporaneamente alle truppe che dovrebbero sostenere, se non dopo. Ne consegue una forte crisi logistica in fase radunata. All'atto dell'entrata in guerra i Servizi non sono ancora pronti e anche per questo si esaurisce ai primi di giugno la prima fase offensiva. I Quadri dei Servizi scarseggiano sempre, per qualità e quantità. Il generale Bencivenga scrive nel suo libro sulla grande guerra che solo il 12 giugno 1915 la mobilitazione dei Servizi, può dirsi completata; e che i Servizi d'Intendenza corrunciano effettivamente a funzionare il 9 gmgno; d) con qualche eccezione sigruficativa (mitragliatrici, quadrupedi, bardature e autoveicoli; cucine da campo someggiabili; artiglierie pesanti, artiglierie someggiate e da montagna, bombe a mano, pinze tagliafili, ecc.) le dotazioni previste all'entrata in guerra sono al completo. Tuttavia le dotazioni di mobilitazione sono calcolate - a cominciare dalle munizioru - solo per una guerra breve, in parte antiquate e comunque inferiori a quelle di altri eserciti. Non esistono nemmeno riserve di materiali di artiglieria e di benzina, cioè delle due maggiori componenti della alimentazione di una guerra di logoramento. Nel prosieguo della guerra, la crescente domanda di materiali e munizioni da inviare al fronte costringe a mobilitare l' econorrua, creando prima il Sottosegretariato e poi il Ministero per la produzione bellica. Una serie di organismi rrulitari o presieduti da ufficiali oppure composti da militari e civili assicura il controllo dell'industria, del commercio e dell'agricoltura e la prerru-

ment, di gestione al meglio delle ri-

Locandina del film Achtrmg! Banditi! (1951) di Carlo Lizzani.

nenza in ogni settore delle esigenze militari. Una parte consistente degli uorruni validi per il servizio militare deve essere esentata o dispensata perché ricopre incarichi giudicati essenziali per la produzione bellica. La mobilitazione militare deve per la prima volta tenere conto di quéste esigenze che sono causa primaria della penuria di tecnici e Quadri e truppe dei Servizi nell'esercito mobilitato. Nascono anche malumori e sospetti di favoritismi, acuiti dai relativamente alti compensi che ricevono gli operai e i Quadri dell'industria, mentre il soldato al fronte oltre a rischiare la vita e a soffrire per . privazioni di. ogni genere, percep1sce una paga gtOrnaliera estremamente ridotta e non è in grado di assicurare il sostentamento alla famiglia. In sintesi, nella prima guerra mondiale compare - in tutti i suoi aspetti e sottofondi - la mobilitazione così come oggi va intesa. Essa diventa un problema di manage-

sorse e delle esigenze civili e militari da ricondurre a un quadro unitario. Nè vanno trascurati taluru sigruficativi sottofondi: l'Esercito tedesco è il meno impreparato al tipo di guerra da condurre, quello che dispone dei Quadri - anche di complemento - più validi e quello meglio inquadrato e addestrato, fin dal tempo di pace. In particolare, le compagnie all'iruzio della guerra sono saldamente inquadrate da 12-16 ottimi sottufficiali. Ciò consente alla Germarua di impiegare in prima linea, nell'offensiva iniziale, alcuni Corpi d'Armata costituiti ex nova che da parte francese si calcolava potessero essere impiegati solo in un secondo tempo. E consente anche di limitare fortemente le perdite: si calcola che, almeno fino al 1917, sul fronte occidentale per un caduto tedesco ve ne sono 2-3 franco-inglesi. Anche sul fronte italiano, l'insufficiente inquadramento e addestramento delle unità e la carenza iniziale di artiglierie e mezzi moderni aumentano le perdite delle nostre truppe.

IL PERIODO TRA LE DUE GUERRE (1919-1940) La mobilitazione militare e civile in occasione della prima guerra mondiale aveva assunto forme impreviste, del tutto ignorate - non solo in Italia - nel periodo precedente la guerra: i relativi problemi erano stati risolti «sul tamburo», senza che vi fosse la possibilità di adottare una linea costante. Gli ordinamenti dell'immediato dopoguerra risentono in rrusura variabile del miraggio della «nazione armata», abbinato ad esigenze di conterumento della spesa militare. Dopo l'avvento del regime fascista l'ordinamento Diaz (1923), basato come sempre su un esercito a larga intelaiatura e con molti Quadri per favorire la mobilitazione, fallisce sia perché non è accompagnato da un sufficiente supporto economico sia perché non è in grado di assicurare la disponibilità di almeno un'ali-

19


quota di forze ad elevata prontezza operativa. Inoltre, questo ordinamento risponde a un criterio di base non certo nuovo e destinato a durare fino al termine della seconda guerra mondiale: «il numero è potenza», quindi mobilitazione non ragguagliata alla disponibilità effettiva di armi, mezzi e materiali moderni e alle possibilità industriali e logistiche, ma basata essenzialmente sul numero di uomini, considerato come l'unica e vera risorsa nazionale. Come afferma lo stesso Ministro della Guerra Diaz nella relazione introduttiva al suo ordinamento. «Le altre potenze militari, facilitate dalle loro condizioni particolari, hanno già adottato su considerevole scala mezzi meccanki, ma mantengono altresì un~ larga organizzazione di uomini. E necessario che per ora noi, già inferiori ad esse nella provvista e nell'apprestamento dei mezzi meccanici, non estendiamo la nostra inferiorità anche nella utilizzazione dell'elemento uomo, 20

che costituisce una nostra indiscutibile risorsa». Ciò significa, in pratica, costituzione all'emergenza di un gran numero di Divisioni, rinuncia a ricercare una competitività qualitativa, <<logistica povera» e tendenza a sostituire con i molti uomini le poche macchine. Anche l'ordinamento del 1926, pur non privo di pregi, mantiene questi criteri di fondo, che rimangono costanti e anzi con il passare del tempo si accentuano. Essi si traducono in predisposizioni di mobilitazione che prevedono di costituire un numero di Grandi Unità costantemente superiore alla disponibilità effettiva di mezzi e materiali moderni e di riserve logistiche. La costituzione a partire dal 1938 delle Divisioni «binarie», cioè su due reggimenti invece che su tre, segna il culmine della tendenza a privilegiare il numero proprio alla vigilia dello scontro con un esercito (come quello inglese) che invece tradizionalmente privilegiava la

Locandina del film Achtung! Banditi! (1951) di Carlo Lizzani.

qualità e tendeva a sostituire con le macchine - nella fattispecie, aerei e mezzi motorizzati e corazzati gli uomini e anche i quadrupedi. Oltre che da questi fattori di base, la non competitività dell'Esercito italiano dei primi mesi del 1940 è ulteriormente diminuita dallo sconvolgimento che provoca nelle predisposizioni di mobilitazione la costituzione di nuove Divisioni, che significa anche costituzione di nuovi Comandi, nuovo organi dei Servizi, nuove unità di supporto, proprio nel periodo che precede e segue l'entrata in guerra. Va ricordato, in proposito, che il generale Cadorna aveva saggiamente rinunciato, nel 1917, a costituire le Divisioni di fanteria su 3 reggimenti invece che su 4, per la difficoltà di trovare validi ufficiali generali e va-


tuw /'tt'ltllldtfm

ttut•~inla

MAIIDfRf[LM-SrRJO fiLM

MARCEllO MASTROIANNI MARINA VlADY VERSOIS CAMILLO PILOTIO • VERA CARMI GUIDO CELANO • ENZO STAIOLA- HÉLÈNE VAUIER -

lidi ufficiali di Stato Maggiore per costituire altri Comandi di Divisione: senza contare che una Grande Unità non si improvvisa «sul tamburo» ma ha bisogno di un sufficiente periodo di affiatamento e di amalgama. In definitiva, lo strumento militare tra le due guerre mondiali e in particolare negli anni T renta perde di competitività e diminuisce la possibilità di costituire in tempi ristretti reparti efficienti e modernamente armati. Ma anche l'organizzazione della N azione per la guerra e la mobilitazione civile, lungi dal • mettere a frutto l'esperienza della prima guerra mondiale ed eliminare gli inconvenienti finiscono con l' accrescerli. In materia viene emanato un imponente complesso di norme, che discendono dalla legge 8 giugno 1925, n. 965, sull'organizzazione della Nazione per la guerra, e dalla legge 14 dicembre 1931, n. 1699, sulla disciplina di guerra. All'appa-

renza, tali leggi anche in materia di mobilitazione di tutte le risorse e di tutti gli Enti della Nazione assicurano all'esecutivo la più ampia discrezionalità e libertà d'azione per corrispondere alle esigenze. Ma poiché il diavolo è nei dettagli, esse lasciano aperta la porta a una normativa s·econdaria che di fatto restringe le competenze dei Ministeri militari solo alla mobilitazione militare, senza più ammettere un controllo militare e da parte dei militari sulla mobilitazione delle attività civili e produttive, che rimane di esclusiva competenza di organismi appositi costituiti all'interno di ogni Ministero e operanti secondo logiche proprie di ciascun Ministro e secondo interessi particolari. La qualifica di «mobilitato civile», estesa praticamente a tutti, viene equiparata a tutti gli effetti a quella di «mobilitato militare», meno che per il trattamento economico, che rimane di competenza delle apposite organizzazioni sindacali e

Locandina del film Penne nere (1952) di Oreste Biancoli.

respinge - naturalmente a tutto vantaggio del mobilitato civile - il principio della parità del trattamento economico tra mobilitato civile e militare, sostenuto senza successo negli anni Venti da una personalità come il generale Dell'Olio, artefice della mobilitazione industriale nella prima guerra mondiale e perciò ben conscio degli inconvenienti allora emersi. Con un siffatto sistema, la mobilitazione civile diventa acefala e non esiste nessun organismo operativo veramente in grado di coordinare e gestire con criteri unitari la mobilitazione civile e militare (tale non è la Commissione Suprema di Difesa). Di qui rivalità e conflitti di competenza tra Ministeri e un ruolo sostanzialmente subordinato e ininfluente dei Ministeri militari,

21


Manifesto del film Penne nere (1952) di Oreste Biancoli.

. MARCEUO MASTROIANNI MARINA VLADY VERSOIS CAMI!O I'IIOITO • 1/tiA CAlMI Gt.IOO: C0AN0 • ENZO SfAk)tA · HÉ.IiNE VAlliU • GU.ISE:PPE CRARANOCNI · liJ8A SOUKHANOWA

tra l'altro divisi perché ciascuno di essi segue una propria linea d' azione e ha piena autonomia in materia di approvvigionamenti e mobilitazione. Dal punto di vista della mobilitazione militare ne vengono facilitati gli abusi in materia di esenzioni e dispense, decisi dai Distretti in base a liste preparate dai singoli Ministeri o Enti (e non sottoposti - come avveniva nella prima guerra mondiale - a serio vaglio e controllo preventivo da parte delle autorità militari e dello stesso Ministero della produzione bellica). 22

'll'fl-' O l tstt IUMCOU

LE GUERRE «LIMITATE» D 'ETIOPIA, SPAGNA E ALBANIA (1935-1939) In questo quadro generale, le guerre limitate d'Etiopia, Spagna e Albania non hanno alcuna influenza: eppure, anche in tema di mobilitazione forniscono elementi interessanti e hanno funzioni di vero e proprio campanello di allarme. Dopo l'esperienza della guerra d'Etiopia, il generale Dall'Ora (Intendente) nel suo libro Intendenza A. O. e il maresciallo De Bono nel suo libro

sulla conquista dell'Impero accennano a una serie di problemi e a una serie di esigenze non soddisfatte o soddisfatte solo in parte in occasione delle operazioni, che pure avevano visto un imponente e mirabile sforzo organizzativo e logistico: a) i Servizi devono essere mobilitati e impiantati sul posto prima dell'arrivo delle truppe, e non contemporaneamente o addirittura dopo. Particolare importanza riveste la mobilitazione delle unità trasporti e salmerie; b) i Comandi logistici (Intendenze) allivello Armata devono essere costituiti fin dal tempo di pace, in modo da poter studiare la problematica di loro competenza (ciò non era avvenuto, nonostante l'esperienza della prima guerra mondiale); c) secondo il generale Dall'Ora la mobilitazione del personale da adibire ai Servizi è un problema «da rivedere sostanzialmente, per adeguare la loro preparazione a un immediato rendimento e il loro numero alle reali necessità di guerra». Si erano infatti verificate - come già in Libia - forti carenze di panettieri, infermieri, specialisti vari e soprattutto di conduttori di automezzi e conducenti di salmerie, ai quali si era ovviato ricercando sul posto militari con precedenti di mestiere e/o con patente. Le lacune nella mobilitazione dei trasporti spingono a ricercare conduttori di automezzi persino tra gli indigeni delle vicine colonie inglesi, e a ricorrere largamente a ditte civili; d) anche la mobilitazione dei Quadri è da rivedere. Infatti «parecchi» Quadri dei Servizi (anche in spe) sono giunti in colonia con scarsa conoscenza dei loro compiti e dei regolamenti sul rispettivo Servizio, privi dell'esperienza necessaria e in condizioni fisiche e di età non sempre rispondenti alle esigenze della vita coloniale;


Manifesto del film I sette dell'Orsa Maggiore (195.3) di Duilio Coletti.

e) dotazioni scarse e spesso composte da materiale antiquato e non adatto alle esigenze della guerra moderna in terreni difficili. In particolare, forno campale tipo Weiss (1909) troppo pesante, funzionante a legna e non autotrainabile; parco automobilistico (con la sola eccezione del Lancia 3 RO) poco rustico e non adatto al movimento in terrenidifficili; carenza di organi di riparazione e di autoambulanze, ecc.; /) forti difficoltà iniziali nel reperimento di un sufficiente numero di salmerie e nel loro inquadramento; contingenti di salmerie successivamente inviati dall'Italia spesso non corrispondenti alle esigenze e alle norme contrattuali; elevate perdite di quadrupedi; g) mobilitazione dei trasporti marittimi: carenza di naviglio mercantile adatto al trasporto di unità organiche e in particolare di artiglierie e di automezzi; carenza di coordinamento tra le varie autorità civili e militari nei porti; h) la direzione strade e genio civile d'Intendenza, che dev'essere costituita con personale civile assimilato fornito dal Ministero delle Comunicazioni, entra in funzione solo due mesi dopo l'inizio della guerra. Anche i numerosi lavoratori civili mobilitati per lavori stradali e logistici (che arrivano a 63 .000) creano problemi logistici e disciplinari non facili da risolvere, anche perché giungono in colonia sprovvisti dell'indispensabile equipaggiamento. Dopo i primi arrivi si rende • necessario rimpatriarne un buon numero, perché all'atto del loro arruolamento in Italia non viene fatto alcun controllo dei requisiti morali, fisici e professionali necessari. De Bono scrive che «di essi ve n'era di quelli che non avevano mai preso un attrezzo di lavoro in mano: si trovarono 12 maestri di scuola, 4 farmacisti, 3 avvocati, 9 orologiai e parecchi barbieri» (tutti evidente-

mente attratti dalle alte paghe di 45 lire al giorno) . La guerra di Spagna conferma, ancora una volta, che le unità da inviare oltremare anche se composte da volontari non si improvvisano, e che il requisito della volontarietà non è di per sé sufficiente a garantire la qualità e la motivazione del personale e la qualità dell'intero organismo. Va tenuto conto, comunque, che sulla mobilitazione, sull'ordinamento e sull'impiego del Corpo Truppe Volontarie (CTV) grava un vizio di fondo: la completa

subordinazione delle esigenze puramente tecnico-militari a quelle politiche, che determinano anche quantità e tipo delle forze, loro impiego, supporto che può essere fornito dagli alleati nazionalisti. Ciò significa, nel concreto, subordinazione innaturale del Ministero della Guerra e dello Stato Maggiore - ridotti più che altro a organi esecutivi fornitori di uomini e mezzi- al Ministero degli Esteri e a Ciano e Mussolini. I n questo quadro generale, nei primi mesi di guerra la mobilitazione e l'invio di uomini e mezzi spes-

23


so prescindono dalle buone norme, non possono essere preparati e pianificati e sono improvvisati e caotici. Il personale di truppa che affluisce ai centri di reclutamento in Italia è composto in buona parte da disoccupati e padri di famiglia attratti dalle alte paghe, spesso anziani, poco motivati e fisicamente poco idonei. Si tratta di una massa di portatori di fucile: difettano gravemente, fra di essi, specialisti ed elementi con precedenti di mestiere utili, e in particolare conduttori di automezzi esperti. I Quadri, in massima parte anch'essi provenienti dagli ufficiali in congedo, di frequente non hanno la preparazione tecnico-militare e le doti di carattere necessarie per un buon inquadramento dei reparti. Nel gennaio-febbraio 193 7 parte per la Spagna un gran numero di uomini; materiali e automezzi, che però - come scrive lo stesso generale Belforte, Capo dell'Ufficio

24

Storico - non costttUlscono un corpo di spedizione omogeneo, ma una compagine improvvisata e spesso indisciplinata, con tutti i difetti delle truppe volontarie ma non sempre con i loro pregi. Dai rapporti inviati a Roma dal generale Roatta, comandante del CTV, emergono particolari che gravemente intaccano l'efficienza bellica iniziale. n gran numero di automezzi inviato dall'Italia si rende spesso inefficiente già durante il trasporto marittimo, perché - come tutto il materiale - è stato caricato male sulle navi. Ulteriori danni e furti subiscono gli automezzi durante le operazioni di scarico (poco e mal dirette) e dopo lo scarico, quando gli automezzi rimangono incustoditi per alcuni giorni in vicinanza del porto. Poiché mancano tabelle organiche precise, ordini chiari e i dovuti controlli sulla loro distribuzione e sul loro impiego, gli automezzi sono senz' altro assegnati a chi ne fa ri-

chiesta o a chi se ne impadronisce d'iniziativa. Mancano organi di riparazione, e sempre secondo il generale Roatta la massa dei conduttori militari è «assolutamente incompetente» mentre anche gli ufficiali che li inquadrano - pochissimi e giunti dall'Italia in ritardo sono «sprovvisti delle più elementari nozioni relative al tipo di autoveicoli e alla motorizzazione». Infine «anche il blocco degli autisti civili, reclutati affrettatamente in Italia, ha dato poco buona prova». Risultato: la mobilitazione di una componente essenziale di un esercito moderno come quella degli automezzi, in Spagna si rivela del tutto inadeguata alle esigenze, e si verifica un numero estremamente elevato di inefficienze e incidenti. Più in generale, la crisi iniziale - della quale è tangibile segno l'insuccesso di Guadalajara nel marzo 1937 - è dovuta more solito oltre che a carente inquadramento e scar-


LUCIANO

TAJOLI

sa coesione delle unità, alla forte crisi logistica, provocata dalla mancanza di ufficiali dei Servizi esperti, preparati e in numero sufficiente. L'Intendenza del CTV viene costituita solo qualche giorno prima della battaglia di Guadalajara e da allora la situazione migliora: ma, nei primi mesi, le operazioni di scarico e di avvio dei materiali e dei viveri ai reparti avvengono in maniera caotica e disordinata, come nel caso particolare degli automezzi. Nell'aprile 1937 sono rinnovati pressoché al completo i livelli gerar• chici più elevati e gli incarichi più delicati del CTV. In una lettera del 16 aprile indirizzata a Ciano e Pariani, il nuovo Comandante generale Bastico parla di «manchevolezze gravi, profonde e sostanziali» che riguardano la disciplina, l'addestramento, l'armamento («deficientissimo») e l'amministrazione («caotica»). Si procede a numerosi rimpatri dei Quadri e militari di truppa

meno idonei, e con il tempo e con l'esperienza della guerra l'organizzazione del CTV migliora e consente alle truppe italiane di cogliere significativi successi, peraltro contro un avversario non certo all'altezza dei migliori eserciti europei e anch'esso male inquadrato e poco disciplinato, anche se talvolta provvisto di mezzi più moderni. Tuttavia, per tutta la guerra permangono nel CTV alcune carenze di fondo - come la mancanza di organi di riparazione, la penuria e il cattivo inquadramento dei mezzi di trasporto, la mancanza di una coscienza logistica, il disordine nelle retrovie, ecc. - che continuamente richiamano i danni e gli sprechi della imperfetta mobilitazione iniziale, e indicano la lunga strada che l'Esercito italiano deve ancora percorrere per ·passare da una massa di portatori di fucile a una salda e ben organizzata compagine composta da uomini ben addestrati e da ele-

Sopra e a sinistra. Locandine del film Trieste mia! (1952) di Mario Costa.

vato numero di specializzati, senza i quali, a prescindere da ogni altro fattore, l'organizzazione s'inceppa. Dalla guerra di Spagna si può perciò dedurre - in linea generale - che non sempre è possibile «aggiustare la soma lungo la marcia», e che quando ciò è possibile, si dev,e pagare un prezzo troppo elevato. E la mobilitazione iniziale a imprimere allo strumento, in bene e in male, caratteri praticamente indelebili e a qualificare la sua organizzazione e il suo rendimento futuro. La rapida conquista dell'Albania nell'aprile 1939, episodio apparentemente trascurabile che si risolve nello sbarco di alcune migliaia di uomini e nell'occupazione praticamente incruenta dei principali centri e della capitale Tirana, rivela 2)


Luciano TAJOLI • Milly VITALE

gravi inconvenienti nella mobilitazione, messi in luce in un rapporto d ello stesso Capo di Stato Maggiore Generale maresciallo Badoglio dopo una sua ispezione nell'estate 1939. In pratica l'esercito del 1939, composto di numerose Grandi Unità che vanno gradualmente assumendo le formazioni di guerra, si dimostra non in grado di mobilitare in tempi rapidi una forza di pronto intervento di alcune migliaia di uomini destinata a impieghi oltremare. Vi è, innanzitutto, un difettoso coordinamento interforze: le truppe, i materiali e gli automezzi (vecchia piaga, già rivelatasi nelle guerre coloniali) sono caricati sui piroscafi a spizzico e con criteri logistici e non tattici, e allo sbarco lo scarico degli automezzi e dei materiali procede a rilento: le truppe perciò mancano di componenti essenziali per ottenere una pronta operatività. Alcuni piroscafi hanno pescaggio troppo alto per i porti albanesi;

26

errori e disservizi anche nello scarico dei carburanti. Crisi dei collegamenti, perché i radiotelegrafisti richiamati dal congedo non sanno impiegare i mezzi radio: si deve perciò ricorrere a staffette. Più in generale le truppe, composte in maggioranza da richiamati, non conoscono le armi, i mezzi e i materiali in dotazione.

LA SECONDA GUERRA MONDIALE I difetti che la mobilitazione dell'Esercito italiano aveva messo in luce fino a11918 compreso non erano tipici della nostra organizzazione militare, ma riguardavano in misura variabile anche gli altri eserciti, non escluso l'Esercito tedesco che era stato costretto ad arrestare la sua avanzata iniziale sulla Marna anche per carenza di trasporti e di organi di supporto logistico capaci di aderire al rapido movimento del-

Locandina del film La pattuglia dell'Amba-A/agi (1953) di Flavio Calzavara.

le truppe. In ogni caso, l'Esercito italiano mobilitato nel 1915 pur con gravi lacune è in grado di reggere il confronto con l'Esercito austro-ungarico, e comunque durante il conflitto aumenta la sua competitività, mentre anche la mobilitazione industriale benché improvvisata e non preparata in tempo di pace, tutto sommato riesce a far fronte all'ingente mole di rifornimenti, armi e munizioni che richiede l'alimentazione della guerra. Non cosl avviene nella seconda guerra mondiale: come risulta dal diario del maresciallo Cavallero e dalle memorie dei generali Roatta (Otto milioni di baionette) e Favagrossa (Perché perdemmo la guerra), la mobilitazione del 1940 risulta caotica e disordinata, risponde a criteri antiquati, genera disservizi,


~ #4, ~~Z -5lRil RECORD"~ e ~ .&t DUILIO CQLfTTI

LA GRANDE SPE IN FERRANIACOI.O/l

ingiustizie e malumori e dà vita a unità assolutamente non competitive (per inquadramento, addestramento e armamento) non solo rispetto a grandi eserciti europei come quello inglese o tedesco ma anche rispetto a un esercito considerato non certo di prim'ordine come quello greco. Le incongruenze ed inefficienze incominciano dall'inquadramento. Gli ufficiali effettivi sono estremamente scarsi nei gradi inferiori presso i reparti, anche perché assorbiti dal gran numero di Enti e Comandi. D'altra parte, le predisposi• zioni per il reclutamento, l'addestramento e la mobilitazione dei Quadri di complemento risultano del tutto inadeguate alle esigenze. In tempo di pace, gli ufficiali in congedo non vengono addestrati o non vengono addestrati a sufficienza: in Grecia e in Africa Settentrionale sono impiegati Comandanti di battaglione di complemento, la cui ultima esperienza militare è quella

di Comandanti di plotone nella prima guerra mondiale. Molti Comandanti di compagnia e battaglione richiamati sono anziani, poco motivati, di salute cagionevole, sostanzialmente non idonei al comando di reparti in guerra. In sostanza: nessuna vera selezione e nessun vero addestramento preventivo degli ufficiali da richiamare, anche quando devono ricoprire incarichi di comando relativamente elevati. In quanto ai giovani ufficiali di l a nomina, ne era disponibile un gran numero, ma difettava gravemente tra di essi la qualità e l' addestramento. Anche qui, nessuna selezione: tutti i giovani muniti di licenza media hanno il diritto di diventare ufficiali, a prescindere dalle doti morali e fisiche. In quanto all' iter addestrativo, il generale Roatta scrive: «La preparazione consisteva in un corso di 6 mesi presso una scuola allievi ufficiali di complemento (ridotti a 4 per coloro che avessero compiuto un addestramen-

Locandina del film La grande speranza (1954) di Duilio Coletti.

to preliminare presso la «Milizia Universitaria»). Seguivano altri 6 mesi di «servizio di prima nomina» presso un reparto, nel quale spesso -per le ragioni di cui in seguitoil giovane non aveva nessuna possibilità di prepararsi ai suoi eventuali compiti bellici. In sostanza, coloro che erano destinati a condurre reparti in guerra compivano un servizio militare complessivo (12 mesi) di poco superiore alla metà della ferma dei loro gregari (che era di 18 mesi). Non parliamo poi delle «personalità del regime», quali «consiglieri nazionali», «federali», ecc., i quali venivano nominati sottotenenti, nelle Armi combattenti, dopo un carso di 15 giorni>>. Come se ciò non bastasse, non tutti i giovani in possesso di titolo di studio possono essere avviati 27


IIO RIS ER81S presenta un film di

ROBERTO ROSSELLINI VITTORIO DE SICA HANNES MESSEMER , _ ................

----- --

SANDRA MILO GIOVANNARAlll IANNE YERNONI VITTIIIII CAPIIGI.I LUCIA 1111111110 I.IICiliO PICIIZZI

per ovvie ragioni di capienza - alle scuole, né d'altra parte è necessario un così ingente numero di sottotenenti per l'inquadramento dei re-· parti: un buon numero di essi non viene così chiamato alle armi, con negativi riflessi sul morale delle truppe combattenti. Sperequazioni e ingiustizie avvengono anche nella mobilitazione della truppa. Per mancanza di armi, materiali ed equipaggiamento nel 1940 l'Esercito italiano entra in guerra solo con le unità di l a linea costituite fin dal tempo di pace (che anch'esse, specie per mancanza di vestiario ed equipaggiamento, avevano una deficienza del 20-30% di personale, senza contare le gravi lacune di dotazioni, salmerie, automezzi, munizioni, armamento, ecc.). Si crea, in tal modo, una sperequazione tra il totale dei riservisti che in teoria possono essere richiamati sulla base delle predisposizioni di mobilitazione e il complesso delle unità realmente mobilitabili, che possono assorbire solo una parte del 28

personale suddiviso per ogni unità tra le varie cl.assi. In pratica si rinuncia alla mobilitazione generale e totale, e sono mobilitati solo i reparti di volta in volta ritenuti necessari. Il personale da richiamare è suddiviso in tre blocchi: l 0 blocco (classi più giovani) per le unità di l a linea; 2° blocco (classi medie) destinate ai reparti territoriali mobili; 3° blocco (classi vecchie) destinato alle unità territoriali. Ma il criterio di mobilitazione adottato e la necessità di non rispettare - almeno per talune specializzazioni pregiate - il blocco di appartenenza di una data classe, fanno sl che rimangano in congedo riservisti appartenenti alle classi più giovani e destinati a unità di prevista mobilitazione ma non mobilitate, mentre altri riservisti più anziani, del medesimo Distretto e magari della stessa località, sono richiamati perché destinati a unità subito mobilitate. Naturalmente, anche per la destinazione o meno a unità combattenti o unità oltrema-

Locandina del film Il Generale Della Rovere (1959) di Roberto Rossellini.

re l'età del personale mobilitato diventa in tal mondo ininfluente. Altri inconvenienti derivano dalla mobilitazione civile. Le leggi emanate nell'imminenza della guerra (2 1 maggio 1940, n. 415, sulla organizzazione della Nazione per la guerra, che abroga quella dell925, e 24 maggio 1940, n. 461, sulla disciplina dei cittadini in tempo di guerra, che abroga solo in parte quella del 1931) mantengono e anzi aggravano le caratteristiche negative delle precedenti leggi e in particolare: a) anche perché non è stata dichiarata la mobilitazione generale, non assicurano un efficace coordinamento e controllo della produzione bellica e di tutte le attività nazionali ai fini militari, oltre che un efficace coordinamento tra Ministeri militari e con l'alleato (a sua


volta portato a considerare l'Italia non un Paese alleato ma occupato e da sfruttare anche economicamente); b) non eliminano o riducono sperequazioni e ingiustizie in fatto di esoneri e dispense, nel complesso assai maggiori di quanto avviene nella prima guerra mondiale; c) non assicurano il buon andamento della requisizione di autoveicoli e quadrupedi, che incontra parecchia opposizione anche da parte delle autorità locali e dei Prefetti e fornisce, comunque, mezzi poco idonei per le esigenze della guerra in terreni difficili. Con negativi riflessi sul morale della popolazione e dei combattenti, esoneri e dispense sono di fatto sottratti al controllo .delle autorità militari e si basano su dichiarazioni di Enti civili periferici. Parecchie attività che danno luogo a esonero (funzionari statali e parastatali, membri di organizzazioni di partito, ecc.) sono, in pratica, sottratte a

una seria disciplina, perché manca un Ente centrale interministeriale in grado di assicurare un controllo operativo e continuo. Gli esentati raggiungono la cifra di 960.000; tra di essi, sono inclusi ad esempio anche gli atleti. In pratica, sono inviati al fronte e oltremare - in Grecia e in Africa Settentrionale - parecchi uomini anziani, con famiglia, contadini o appartenenti alle categorie meno abbienti e professionalmente meno interessanti ai fini dell'utilizzazione militare. Anche per questo l'esercito mobilitato dal 1940 al 194 3 conserva la fisionomia di un esercito di massa, male inquadrato e addestrato, con pochi sottufficiali e specialisti e con pochi mezzi, che in Africa non regge il confronto con quello inglese e tedesco. Ma è soprattutto nella campagna di Grecia (1940-1941) che la mobilitazione fallisce completamente. Mussolini decide l'intervento in Grecia nell'ottobre 1940 proprio mentre è in corso una parziale smobilitazione

Locandina del film Siluri umani (1955)

eli Antonio Leon Viola.

dell'esercito, che mirerebbe a rendere più efficienti e a pieno organico le unità rimaste in Patria. Peraltro quest'ultime oltre a fronteggiare le crescenti esigenze in Africa Settentrionale devono prepararsi a invadere la Jugoslavia dal confine di nord-est. La mobilitazione risente perciò di decisioni politiche antistrategiche perché basate sulla dispersione di forze e mezzi su vari fronti, ed è del tutto priva di coordinamento con la strategia, soggetta a decisioni prese da Mussolini da un giorno all'altro e senza tener conto -come al solito - delle esigenze tecnico-militari. Ciò impedisce predisposizioni accurate e impone la continua ricerca di espedienti. Nel caso della Grecia, dopo il totale fallimento dell'offensiva iniziale (basata erroneamente sull'ipotesi

29


Locandina del film Il cielo bmcia (1957) di Giuseppe Masini.

di una resistenza nemica solo simbolica) e dopo l'inizio della controffensiva greca, la domanda di rinforzi è febbrile, frenetica e continua. Anche per difficoltà nei trasporti marittimi, vengono cosl affrettatamente raccolti in gran numero più che mobilitati - uomini e materiali che giungono in qualche modo in Grecia privi di vincoli organici e dei mezzi di trasporto, degli organi logistici e delle dotazioni previste, e sono avviati al fronte senza che vi sia il tempo di riordinarli; anche i Comandi sono inviati a spizzico. Ne consegue che anche in Grecia, come in Spagna, i Comandi negli ultimi mesi sono costretti a compiere un improbo lavoro per riordinare - mentre proseguono ancora le operazioni - la massa di uomini e mezzi disordinatamente sbarcata, e costituire o ricostituire Grandi Unità organiche con tutti gli organi previsti e le riserve logistiche. Cavallero annota nel suo diario in data 7 febbraio dopo la visita alla Divisione «Lupi di Toscana»: «Causa dei rovesci subiti: a) mancanza di mezzi di trasporto: due soli autocarri per viveri e dotazioni; b) scarsa istruzione dei reparti: erano stati completati con due richiami, uno il 25 novembre e uno il 5 dicembre; [ ... ]h) le truppe hanno iniziato l'offensiva con la sola dotazione individuale di munizioni e per di più hanno sparato troppo (deficiente addestramento); i) troppa varietà di munizioni per fanteria; e) deficienza di

30

mortai da 81 e mancanza di pezzi di accompagnamento; /J vestiario: il pastrano non è idoneo».

LA MOBILITAZIONE NEL DOPOGUERRA . CONCLUSIONE Nel dopoguerra la politica militare italiana è stata costantemente influenzata dal particolare contesto politico-sociale e dalla suddivisione dell'Europa in due blocchi militari contrapposti, nei quali lo strumento aeroterrestre accentua il suo ruolo quasi esclusivo di prevenzione e dissuasione. Questa situazione porta ad attribuire minore importanza alla mobilitazione e in particolare alla costituzione ex novo di Grandi Unità e alla predisposizione di forze di pronto intervento. L'evoluzione organica del dopoguerra presenta comunque alcune innovazioni che facilitano la mobilitazione e il pronto impiego dello strumento, con particolare riguardo a: a) costituzione fin dal tempo di pace di Comandi logistici periferici allivello di Grande Unità complessa (prima Intendenza N.E. e ora Comandi di Regione); b) scioglimento dei depositi dei corpi e assegnazione dei loro compiti prima a depositi misti e/o di Grande Unità e poi ad appositi organismi istituiti al livello di Regione Militare; c) costituzione degli organi dei

Servizi di 2°, 3° e 4° grado fin dal tempo di pace e loro inquadramento nelle rispettive Grande Unità. Risultano quindi di molto attenuate le dicotomie tra Enti e Comandi mobilitati ed Enti e Comandi territoriali, che nell'ultima guer- • ra erano molto profonde e prevedevano anche dal punto di vista amministrativo, della resa dei conti, del trattamento economico, sensibili differenze e canali distinti facenti capo a distinti organi centrali. Le procedure e modalità particolari per la mobilitazione hanno subìto relativamente poche varianti rispetto all'ultima guerra. In futuro, l'accentuazione del ruolo puramente operativo delle forze potrebbe portare a riconsiderarne il ruolo e i contenuti. In questo senso, l'esperienza storica fornisce una serie di indicazioni convergenti che mantengono costantemente la loro validità. È ancora sostanzialmente valido quanto scriveva nel 1907 il generale De Chaurand nel suo libro La preparazione militare: «Le guerre danno origine a una profonda crisi economica e sociale, alla quale si aggiungerà la necessità di provvedere ai feriti, ai malati, ai mutilati e alle famiglie dei caduti; fufine, si deve tener conto che fin dal primo momento si manifesteranno dissensi e forse conflitti interni, destinati ad accentuarsi in caso di insuccesso. Avrà dunque enorme importanza il morale delle popolazioni civili e la loro capacità di resistenza all'" influenza distruggitrice della guerra sugli ordini sociali ed economici''. Per questi motivi, non è possibile fare assegnamento su milizie improvvisate, ma si deve disporre fin dal primo momento di un esercito ben organizzato, maneggevole, manovriero, rapidamente mobilitabile, di forza tale da metterlo in grado di "agire senza ritardo contro l'avversario, quando non sia possibile prevenirlo, in guisa da assestargli al più presto un colpo decisivo e procrastinare il periodo di crisi".


Locandina del film Il prezzo della gloria (1 956) di Anronio Musu.

La forza mobilitabile di un esercito è data da vari fattori: tempo disponibile per la mobilitazione stessa in rapporto alla situazione bellica, capacità logistica della rete ferroviaria, contingente annuo di leva disponibile (con accurata selezione fisica e riduzione al minimo delle esenzioni). Le classi dell'esercito di linea devono essere giovani (non più di cinque o sei). Circa le esen .. zioni, l'obbligo militare, cosl come i diritti politici, non può essere delegato. La forza da tenere permanentemente sotto le armi dipende dal contingente annuo e dalla durata della ferma. Le lunghe durate della ferma sono inutili per la massa dell'esercito - la fanteria - e dannose, tanto all'economia che allo spirito dell'esercito, perché più facilmente si sopporta un sacrificio se esso è breve. D'altra parte, la brevità della ferma stessa non può scendere al di sotto del limite richiesto dalla solidità dei gradi inferiori e dal razionale e intensivo impiego del tempo, mediante sempliCi regolamenti ed opportuni mezzi d'istruzione; meglio comunque prevedere una maggiore durata della ferma che ricorrere ai richiami, i quali data la loro brevità risultano poco efficaci. Occone infine dissipare le illusioni sul possibile impiego delle truppe di seconda linea, le quali, con Quadri incompleti e poco validi e personale poco addestrato, con ogni probabilità giungerebbero troppo tardi in combattimento per far sentire la loro influenza; in avvenire, si potrà quindi contare su di esse solo per alleggerire l'esercito di • prima linea degli oneri relativi alla protezione delle linee di comunicazione e all'ordine pubblico». Particolarmente nel caso italiano, la mobilitazione non è una variabile indipendente, non va confusa con il reclutamento, non si presta a riprodurre modelli stranieri e deve tenere conto di un complesso di fattori peculiari e nazionali che ne condizionano le effettive possibilità

di riuscita, nelle quali larga parte hanno, comunque, il sistema di comando e controllo, l'organizzazione logistica, la disponibilità di infrastrutture. In ogni caso, l'ipotesi di un esercito a larga intelaiatura con ferma breve e largo ricorso alla mobilitazione risulta poco praticabile per il caso italiano, perché richiede premesse di vario ordine che anche in passato e in tempi molto più favorevoli non è stato mai possibile concretamente realizzare (possibilità di frequenti richiami per addestramento per un congruo periodo di tempo; adeguata disponibilità di Quadri inferiori e di infrastrutture e poligoni, per un addestramento intensivo, ecc.). Sempre per l'Esercito italiano, il ricorso alla mobilitazione per il fu turo dovrebbe rispettare alcune regole e princìpi che in passato non sono stati disattesi senza grave danno: a) l'organizzazione di comando e controllo e logistico - amministrativa del tempo di pace deve essere mantenuta anche all'emergenza, in caso di crisi e mobilitazione durante, senza subire proprio in queste delicate fasi crisi di trasformazione; b) i Comandi di Grande Unità e logistici devono essere permanentemente costituiti fin dal tempo di pace, con tutti i loro organi essenziali; c) le forze di pronto intervento (e relativa organizzazione logistica e di trasporto ad hoc) eventualmen-

te destinate a impieghi anche oltremare non devono essere costituite - a cominciare dal Comando solo all'emergenza e con reparti di forrr;azione, ma disporre fin dal tempo di pace di tutte le pedine di base inquadrate in unità organiche e dei relativi Comandi ad hoc; d) più che nella costituzione di unità ex novo, la mobilitazione dovrebbe consistere nel completamento di unità già in vita, con predisposizioni a cura delle unità stesse e impegno solo delle classi più giovani (2-3 classi); e) l'impiego immediato di ufficiali di complemento nelle unità mobilitate può avvenire, di massima, solo nei gradi di subalterno, per gli elementi più giovani e previo congruo aumento del periodo di ferma e di istruzione di l a nomina. Negli altri casi, l'impiego è possibile solo con un preventivo periodo di istruzione e di selezione e affiancamento dopo il richiamo; /) le unità da costituire ex novo (da ridurre al minimo) possono essere mobilitate solo alle seguenti condizioni: - disponibilità di Quadri in servizio permanente per gli incarichi-chiave, anche di carattere logistico; - disponibilità, fin dal tempo di pace, di materiali al 100% e di nuclei per la gestione e manutenzione degli stessi, che poi entrano a far parte del reparto da mobilitare;

31


- disponibilità di un nucleo di automezzi e conduttori fin dall'inizio della mobilitazione, per le esigenze minime di vita; - programmazione di un periodo di amalgama e di addestramento intensivo di almeno due mesi prima dell'impiego effettivo, anche se a carattere territoriale; - costituzione con classi che hanno compiuto il servizio di leva da non più di 5 anni; g) serbatoi di alimentazione delle unità a carattere regionale e non nazionale, e possibilmente coincidenti con la circoscrizione territoriale del Comando Regione Militare che ha il compito di costituire l'unità stessa. Conseguente valorizzazione, anche per tale aspetto, dei Comandi Regione; h) in caso di mobilitazione non si può fare che molto ridotto assegnamento sulle requisizioni: più praticabili le incette. In ogni caso, il ricorso a prestazioni civili per sostituire le carenze di organi di mobilitazione deve essere ben circoscritto, accuratamente predisposto fin dal tempo di pace e basato sulla necessità di assicurare un sicuro profitto senza speculazione alle imprese civili. Queste condizioni sono indubbiamente vincolanti e impegnative: esse però trovano continuo e costante conforto nell'esperienza storica, che non consente scorciatoie e improvvisazioni. In particolare, la seconda guerra mondiale mette bene in risalto le conseguenze della subordinazione delle esigenze tecnico-militari - e dei tempi e delle risorse che inevitabilmente richiedono - a esigenze puramente politiche, spesso tali da impedire quell'armonica combinazione tra politica e strategia che è la base del successo, e che non a caso è stata già teorizzata da Clausewitz. Ferruccio Botti BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE C. Baratieri, Memorie d'Africa, Torino, Bocca 1898. F. Belforte , La guerra civile in Spagna, Milano, ISPI 1939 (4 Vol.).

32

Locandina del film l/ prezzo della gloria (1956) di Antonio Musu.

R. Bencivenga, Saggio critico sulla nostra guerra, Roma, Tip. Madre di Dio 1923 (2 Vol.). F. Botti, Note sul pensiero militare italiano da fine secolo XIX all'inizio della prima guerra mondiale (in «Studi Storico· Militari» 1985, 1986 e 1987, Roma, SME-Ufficio Storico). F. Botti, La logistica dell'Esercito italiano 1831-1981 (opera in corso di pubblicazione presso SME · Ufficio Storico). F. Botti, V. Dari, l/ pensiero militare italiano tra il primo e il secondo dopoguerra (1919-1949), Roma, SME- Ufficio Sto· rico 1985. F. Bava Beccaris, Esercito italiano - sue origini - suo sttccessivo ampliamento, stato attuale, Milano, Hoepli 1911. N. Brancac:c:io, L'Esercito del vecchio Piemonte (1560-1859), Roma, Poligrafico Amm. Guerra 1922. L. Cadorna, La guerra alla fronte italiana, Milano, Treves 1923 (2 Vol.). R. Cadorna, La liberazione di Roma nell'anno 1870, Torino, Roux 1889. C.E . CallweU, Ammaestramenti da trarsi dalle campagne nelle quali vennero impiegate le truppe britanniche dal1865 a oggi, Roma, Voghera 1887 (traduzione a cura Cdo Corpo SM). A. Cavaciocchi, Le istituzioni militari odierne, Roma, Ed. Scuola di Guerra 1906.

A. Cavaciocch.i, Considerazioni sulle forze coloniali, Roma, Ed. Scuola di Guerra 1906. V. Cavallero, Diario (a cura di C. Bucciante), Roma, Ciarrapico 1984. A. Chapperon, L 'organica militare tra le due guerre mondiali, Roma, Poligrafico Amm. Guerra 1921. G. Conti, Il mito della «nazione amJata», <<Storia Contemporanea», n. 6/1990. C. Corticelli, Manuale di organica militare, Torino, Cannilla e Bertolero 1901. F. Dall'Ora, Intendenza in A.O., Roma, I.N.F.C. 1937. E. De Bono, Guerra d'Etiopia: la preparazione e le prime operazioni, Roma, I.N.F.C. 1937. F. De Chaurand De S.E., La preparazione militare, Roma, Voghera 1907. F. De Chaurand De S.E., Il disagio militare, Roma, Voghera 1910. F. De Chaurand De S.E, Come l'Esercito italiano entrò in gue"a, Milano, Mondadori 1929. C. Favagrossa, Perché perdemmo la guerra, Milano, Rizzoli 1946. V. Franchini, La mobilitazione industriale dell'Italia in guerra, Roma, Ist. Poi. dello Stato, 1932. Giornale Militare Ufficiale (dal 1831 al 1943). V. Dari, Storia del seroizio militare in Italia, Roma, Ed. Rivista Militare - Cemiss, 1989. C. Jean, La relazione Belluuo, «Rivista Militare» n. 6/1978. G. Liuzzi, Ricordi e pensieri di un ex· Intendente d'armata, Roma, Ist. Poi. dello Stato, 1922. F. Marazzi, L 'esercito nei tempi nuovi, Roma, Voghera 1901. Ministero della Guerra, Relazione sull'alli· vità svolta per l'esigenza A.O., Roma, Istituto Poi. dello Stato 1936. A. Padoan, Disciplina delle fabbricazioni di guerra, Milano, Ed. Padoan 1941. M. Roatta, Otto milioni di baionette L'Esercito italiano in guerra dal 1940 al 1944, Milano, Mondadori 1946. A. Pollio, Custoza (1866), Roma, Libr. dello Stato 1935. Scuola di Guerra, Evoluzione organica dell'Esercito italiano prima e durante la gran· de guma, Pinerolo, Tip. Sociale 1921. Stato Maggiore Esercito - Ufficio Storico, Documentazione ufficiale relativa al Risorgimento Italiano, a guerre e studi coloniali e alla prima guerra mondiale, con particolare riguardo a: - Campagna di Libia (Vol. I c Vol. V), Roma 1927; - L'Esercito italiano nella grande guerra (Vol. l c l bis), Roma 1927. S. Visconti Prasca, Io ho aggredito U1 Gre· cia, Milano, Rizzoli 1946.

-


~ jlk ~a ~ERIERECO/lO~ e tfW1/Q 44 DUILIO CULETTi ..

t: SPERANZA

IN FERI<ANIACOLOR


Turn static files into dynamic content formats.

Create a flipbook
LA MOBILITAZIONE IN ITALIA by Biblioteca Militare - Issuu