Sopra: Cocullo. La festa di San Domenico abate affonda le sue radici in miti antichissimi, come ci rivela l'impressionante familiaritĂ con le serpi, che diventano l'immagine centrale della rappresentazione sacra. In alto a destra: L 'Aquila. Uno scorcio della Fontana delle 99 cannelle, numero allusivo ai tradizionali 99 castelli che costituirono la cittĂ in epoca medievale. A sinistra: L 'Aquila. l portici di corso Vittorio Emanuele, il piu animato passeggio della cittĂ .
giorno di Pasqua, si svolge ogni anno la festa detta della •Madonna che scappa In piazza•, fa più significativa ,..411o h•o.Ai_,;,.,..; rlollo ,..;ttt},
A ridosso di una grande rupe, il paese di Pietraferrazzana domina il vasto lago artificiale del Sangro, nel cuore del territorio frentano.
U
omini di cultura, poeti e filosofi tra i più significativi del nostro paese, sono nati in Abruzzo. Alla loro terra natale hanno dedicato tutti alcuni loro scritti. È attraverso i brani di Benedetto Croce, Gabriele D'Annunzio, Ignazio Sifone e Giovanni Tìtta Rosa, quindi, che 9 possibile fare il ritratto di questa regione in modo preciso, definito e carico di poesia. Nelle parole di questi autori, l'Abruzzo si rivela terra aspra e montuosa, chiusa fra montagne imponenti, dal carattere quasi insulare, come la definisce Sifone, per il modo in cui ha custodito la sua cultura, cosparsa di piccoli comuni, bellissimi castelli, casolari isolati nel paesaggio inquieto.
La città nel verde anfiteatro Scendendo dalle gole di Antrodoco e di Sella di Corno, che segnano il confine del Lazio sabino e dell'Abruzzo vestino (per indicare le due regioni con termini antichi, romani), s'apre davanti agli occhi del viaggiatore l'altipiano dell'Aquila: un verde anfiteatro, in fondo al quale subito si scorge, contro all'orizzonte, la distesa rosea dei tetti délla citt.à, interrotta da chiese e campanili, e coronata dall'alta e remota barriera del Gran Sasso, quasi sempre awolta di nuvole. Ma se il giorno è sereno, e il Corno Grande si staglia nel puro cielo d 'oriente, la visione è stupenda: ai canaloni bianchi di neve s'alternano speroni di nuda pietra, dirupati e ferrigni , d'un colore di bronzo, spiccanti nell'azzurro. A destra si profila la parte meridionale, nera di boschi, che dal colle di Rojo si prolunga verso i contrafforti del Sirente, e di fronte, a levante, s'indovina, più che vedersi, la gran mole torreggiante della Maiella. L'intero anfiteatro dà l'idea d'una severa ampiezza; e, se si ha qualche dimestichezza con la musica, può ricordare una sinfonia di HAndel che, secondo Samuel Butler, era " il più grande di tutti i musicisti". E tuttavia nessuna enfasi romantica s'addice né alla visione paesistlca né a quella storica dell'Abruzzo: questo " forte nodo di natura e di storia", come è detto con poetica sintesi In una paginetta di Pietro Pancrazi. (... ) Giov anni Tltta Rosa da: Cinque Abruzzesi e alcuni paesi dell'Abruzzo - Parte Seconda: "Un panorama di Duemila anni".
L'Aquila. Panorama.
A 1464 metri di altitudine, nel massiccio del Gran Sasso, il castello di Rocca Calascio, le cui strutture risalgono al XIV secolo, è una delle opere militari più caratteristiche del paesaggio abruzzese.
Nelle pagine seguenti: L 'abbazia di S. Clemente a Casauria, nei pressi di Torre de' Passeri è tra gli edifici sacri più interessanti della regione poiché documenta il trapasso dalle forme
romaniche a quelle goticocistercensi. Le immagini mostrano la facciata, con lo splendido portico e, all'interno, l'elegantissimo candelabro per il cero pasquale e il prezioso ambone a forma di cassa dal ricco intaglio:
Abruzzo insulare, come la Sardegna La conoscel)za delle montagne abruzzesi ha una importanza primordiale, non solo per chi si reca nella regione per diporto, ma per chiunque voglia capirne la storia e la gente. Il destino storico e sociale degli abruzzesi è stato infatti largamente determinato proprio dalle montagne. La catena appenninica che, più a nord e più a sud, presenta profonde val· late che facilitano le comunicazioni verso le più immediate province tirrena, in Abruzzo le ostacola con formidabili barriere, che nei secoli passati, durante i mesi invernali, erano pressoché invalicabili. A ciò si aggiunga che la lunga costa abruzzese bagnata dall'Adriatico è bensì propizia alla piccola pesca e alle bagnature estive, ma non alle comunicazioni esterne. Per cui non si fa torto a nessuno se si afferma che l'indole tipicamente abruzzese è sempre stata montanara e non maritti· ma. Da ciò era anche derivato un certo evidente carattere " insulare" della vita della regione. Non per nulla fino a pochi decenni or sono (cioè, fino alla costruzione delle ferrovie con le loro innumerevoli gallerie, e fino al miglioramento della rete stradale e alla motorizzazione dei trasporti che hanno soggiogato i valichi), l'Abruzzo era ancora la regione ita· liana più affine alla Sardegna. E se ancora, malgrado che l'Abruzzo si trovi al 42° parallelo, come il Lazio, se ne continua a parlare come d i una regione meridionale, ciò awiene, a mio awiso, con fondato motivo, a causa dei caratteri storici acquisiti durante molti secoli dalla sua economia e dal costume degli abitanti. L'origine è quella già menzionata: la disposizione delle montagne che resero le relazioni con Roma più difficili e faticose d i quelle verso Napoli e Foggia. Va infine ricordato, come, anche nell'interno della regione, la particolare struttura montuosa aveva creato dei veri e propri compartimenti stagni fra gli antichi popoli autoctoni. Di modo che per transitare, con i mezzi tradizionali, dalla conca del Fucino alla vallata di Sulmona, da questa al piano delle Cinque Miglia, oppure, nella direzione opposta, al piano di Capestrano e nell'altipiano aquilano e da li a quello di Roccadimezzo, si devono superare dislivelli e ostacoli naturali che ricordano certe frontiere fra gli Stati. Di questo aspetto d'Abruzzo può avere una conferma oculare complessiva chiunque, in una giornata perfettamente limpida, lo sorvoli a bordo di un aereo a reazio-
ne, a una quota di volo sui 10-12 mila metri. La struttura della regione, salvo la fascia pedemontana collinosa declinante verso il mare, apparirà chiaramente costituita da una serie irregolare di piani e voragini, circondati, anzi chiusi, da possenti pareti montuose. Ignazio Sllone in: AA.VV. Abruzzo • " La terra e la gente"
Una visione fantastica e il ricordo di Demetrio (...)E si ricordò dell'abbazia di San Clemente a casauria, veduta in un giorno lontano dell' adolescenza; e si ricordò di averla veduta in compagnia di Demetrio. Come tutti i ricordi legati all'immagine del consanguineo, anche quello era lucido e preciso quasi fosse del giorno innanzi. Bastò ch 'egli si raccogliesse per rivivere quell'ora, per risuscitare i fantasmi di tutte le sensazioni. -Scendevano, egli e Demetrio, giù per un fratturo verso l'abbazia che ancora gli alberi nascondevano. Una calma infinita era intorno, su i luoghi solitari e grandiosi, su quell'ampia via d 'erbe e di pietre deserta, ineguale, come stampata d'orme gigantesche, tacita, la cui origine si perdeva nel mistero delle montagne lontane e sacre. Un sentimento di santità primitiva, eravi ancor diffuso, quasi che di recente l'erbe e le pietre fossero state premute da una lunga migrazione di greggi patriarcali cercanti l'orizzonte marittimo. In fondo, nel piano, appariva la basilica: quasi una rovina. Tutto il suolo a torno era ingombro di macerie e di sterpi; frammenti di pietra scolpita erano ammucchiati contro i pilastri; da tutte le fenditure pendevano erbe selvagge; costruzioni recenti, di mattone e di calce, chiudevano le ampie aperture delle arcate d i fianco; le porte cadevano. E una compagnia di pellegrini meriggiava nell'atrio bestialmente, sotto il nobilissimo porti· co eretto dal magnifico Leonate. Ma quei tre archi, infatti, sorgevano di su i capitelli diversi con una eleganza così altera e il sole di settembre dava a quella dolce pietra bionda un'apparenza così preziosa che ambedue, egli e Demetrio, sentivano d'essere al cospetto d'una sovrana bellezza. Infatti, come più la loro contemplazione diveniva attenta, l'armonia composta da quelle linee diveniva più chiara e più pura; e a poco a poco da quel non mai veduto accordo audace d ' archi a tutto sesto, d 'archi acuti e d'archi a ferro di cavallo e da quelle sagome, da quei fregi variissimi degli
archivolti, dai rombi, dalle losanghe, dalle palme, dalle rosette ricorrenti, dai fogliami sinuosi, dai mostri simbolici, da tutte le particolarità dell'opera, andavasi rivelando per gli occhi allo spirito l'unica assoluta legge ritmica che le grandi masse e i piccoli ornai concordemente seguivano. E la segreta forza di quel ritmo era tale che riusciva infine a vincere tutte le discordanze circostanti e a dare la visione fantastica della intera opera quale era sorta nel secolo Xli, per l'alta volontà dell'abbaia Leonate, in un'isola fertile abbracciata e nutrita da un fiume possente. [ ... ) Gabriele D'Annunzio da: Trionfo della Morte . Libro Quarto (''La vita nuova"), IV.
La Terra innanzi alla MaieiÌa La terra di Montenerodomo sorge sopra una rupe calcarea a circa milleduecento metri sul livello del mare, al principio della valle inferiore del Sangro, ch'essa domina, isolata com'è tutt'intorno. Tra occidente e settentrione, le sta innanzi il gran massiccio della Maiella, al quale la congiu11ge un suolo tutto onde e rigonfiature e poggi e colline, verdeggiante o biondeggiante per pascoli e seminati, o nereggiante per selve, e qua e là brullo e sassoso. Non è un paesaggio ameno e ridente, è anzi un po' triste, non variato da alberi, non rawivato da casolari, inquieto e affannoso in quella sua configurazione ondulata. Dall'alto si ve-
dono da quel lato (oda parte dell'Aventino», come si dice nelle vecchie scritture) Colledimacine e Lama dei Peligni a pie' della Maiella, e, verso oriente, Civitella Messer Raimondo, nome di suono medievale e feudale, come molti altri di questi luoghi; e, prossimi, sulle colline intermedie, Buonanotte (che si chiamò altresì, nei secoli passati, Malanotte o il castello della Malanotte), Fallascoso, Pennadomo e, più discosto, Bomba e la cima del PalIano. Quando l'aria è limpida, l'occhio scopre Chieti e le vele della marina adriatica e perfino qualche lembo delle coste dalmatiche. A mezzogiorno (ossia "dalla parte del Sangro") sono i monti Ferrari e la boscosa collina di Montedoro, con le vicine terre di Civitalupa-
rella, di Pizzoferrato e, più in là, Quadri, Fallo e Borrello. Si ascende a Montenerodomo da Palena, per la strada Peligna; sulla quale, a diciotto chilometri, prima di volgere verso Torricella, si stacca una via comunale, che è detta "traversa" o "innesto di Montenerodomo", e qui conduce col percorso di tre chilometri. La disposizione delle linee ferroviarie rende non agevole l'accesso a questa regione, che è tra le più nascoste dell'Abruzzo. (... ] Benedetto Croce da: Storia del Regno di Napoli - Appendice 1: ''Montenerodomo".
fENIBIIA DEl BUERRIERD DI r.APESJIIAND Vicino a questa g1gantesca statua c'è da rimanere alllb111, attomt1 e perpless1: non SI sa infalll se amm1· rare di più l'austentà. la maestos1tà. fa ieraticità, fa marz1alllà e. ad un tempo, fa seremtà di questo antichiSSimO Simulacro d1 guernero. Questo. dal punto d1 v1sta formate. Ma quale il SI· gndicato? Rappresenta un capo? Un eroe? O forse un mago o un sacérdos? O mema tutti e quattro questi attnbutl? Rellg10S1tà ed ero1smo dovettero fonderSI ne1 pnml abJtatofl 1taflci: e non è Jmprobab,fe - dato che fa refig,osltà è compat1b1le con fa nob1fe arte delle arm1 e Cioè con fa nob1le vocaz1one e miSSione che sovrmtende alla difesa della propna gente. della propfla terra e della propria patna - che ero1smo e reiJgiOSIIà Siano Stati, come dovrebbero essere tuttora. ' due aspetti d1 un'umca deontologia. E. del resto. anche ogg1 son torse antitetici' termm' d1 " rel1giosità • e d1 • ero1smo • ? A questa domanda poss1amo rispondere. con tranquilla certezza. d1 no. Aòb1amo. mfalll. prove ant1che ed attuali ct1e dimostrano come la VIta militare abbia anz1 moltiSSimi punti m comune con fa v1ta rel1g10Sa E la dJSCJpfma . sovrana m enttambe te v1te. ne è fa prova p1ù eVIdente. Non deve qwndi destar merav1gfla fa conctus,one alla quale si perverrà stu· diando fa monumentale statua del • Guemero d1 Capestrano '· soldato. eroe. capo e forse. come abb1amo sc,tto d1anzi. mago e sacérdos.
Capestrano è un grazioso cent ro nella provincia di L'Aquila. Nel 1934 un contadino. praticando uno scasso nel terreno per l'impianto di un vigneto. scoprì il tronco di una gigantesca statua. La Sovrintendenza alle antichità. tempestivamente avvertita, ordinò degli scaVI rinvenendo altn pezzi che consentirono la ricomposizione del tutto, compreso un enorme elmo. Il reperto fu trasportato al Museo delle Terme. a Roma. di là passò poi al Museo di Valle Giulia. sempre in Roma; fu poi trasfento al Museo Naz1onale Archeologico di Chieti, ove lo si può amm1rare e stud1are tuttora. Non a caso 11 ritrovamento si verificò in terra d'Abruzzo. nella regione montagnosa dominata dai maestosi gruppi del Gran Sasso e della Maiella. in una contrada che. dal punto d1 vista geografico. può ben considerarsi 11 cuore della Penisola. Forse ancor ogg1, ma certamente allora, la sede che in modo p1ù appropriato poteva rivendicare 11 nome di c Italia , era. appunto. la terra d'Abruzzo. al centro della Penisola, non soltanto lungo la linea longitudinale nord -sud. ma anche nella dimensione trasversale, che va dall'Intero. mare tirrenico, al Sùpero, mare adriatico. Sul guerriero di Capestrano esiste già una letteratura descrittiva e valutaUva di prim'ordine. Impressionante, infatti. ed imponente nella sua armatura. il guerriero di
Capestrano è. agli inizi delle vicende artistiche dell'Abruzzo. un fatto assolutamente originale e forse la realizza· zione plast1ca p1ù importante degli antichi popoli itahci; caposaldo, anzi. per lo studio delle più remote civiltà della Penisola. Che la figura, ricavata da un blocco unico di calcare. sia quella di un guerriero. di un uomo in armi. non c'è alcun dubbio. La statua. alta due metri e dieci (caratteristica la concezione volumetnca del corpo umano e dell'elmo dalle larghiSSime tese e munito di cresta, Interpretato anche come scudo 1mposto ritualmente sul capo del guernero) conserva tuttora tracce di p1ttura polìcroma. La figura, apparentemente ignuda. ma indossante aderentissimi panni, come dimostra l'anacronistica e strana c moderna , piega dei pantaloni. i cui orli sono ben visibili alle caviglie, è sovraccarica dì armi: due lance. appoggiate a1 due stretti e rastremati p1lastrini laterali di sostegno; si nota in testa l'enorme elmo dall'amplissima tesa (65 centimetri d1 diametro) e dalla Imponente cresta; sul petto un'accetta immanicata incrociantesi con una spada ingua.nata cui è sovrapposto un pugnale sguaìnato; una rudimentale corazza costituita da due dischi retti da cinghie. uno davanti, quasi al posto del cuore. l'altro in corrispondenza sulla schiena; un collare con pendaglio;
un cinturone da cui scende. davanti. sugli inguini. una specie di ventriera; e. di dietro. un'altra appendice più piccola; un'armilla al braccio destro e due al sinistro; due sandali ai piedi. Le armi sopra citate - tranne l'elmo sono già note agli archeologi, essendone state rinvenute di analoghe in vaste necropoli della zona (ad Aufidena. a L'Aquila. a Belmonte P1ceno. ad Ascoli. ecc.). in tombe di guernen sepolti. nelle quali le armi aderiscono ai resti scheletrici: tale ricchezza di armature ci dà un'idea della civiltà che fiorì in quella regione nella prima età del ferro: civiltà senza dubbio guerriera. Il viso della statua ha un'espressione truce per la durezza e la rudezza dei lineamenti. E ciò è in evidentissimo contrasto con l'esperta. raffinata e mag•strale modellatura del corpo. Ciò porta a ritenere che questa non sia la vera faccia del personagg•o. ma una maschera che esso porta o a difesa del viso o - il che non sembra probabile per esigenze rituali e liturgiche. Non per difesa. quindi, ma per simboleggiare la collettività da lu1 rappresentata; così come il sacérdos rappresenta tutti i fedeli al cospetto della divinità. L'armatura. ounque. non potrebbe essere più completa nei suoi elementi offensivi e difens1v1. Questo armigero - nel senso p1eno della parola è veramente un guernero: tutto accenna a questa sua qualità; perfino 1·pendagli ornamentali attaccati all'armilla inferiore del braccio smistro che presentano nella loro forma trapezoidale la sagoma d• un'ascia. Ma a differenza di tutte le statue di guerrieri tramandateci dall'antichità. che sono rappresentati sempre in atteggiamento dmamico o di moto. 11 guerriero d• Capestrano non è rappresen tato nell'atto d1 combattere. Le sue armi non sono impugnate e brandite. ma piuttosto indossate quasi come paramenti liturgiCI assunt1 da un sacerdote sommo. E la stessa pos•z•one eretta. ferma. statlca. col suo attegg•amento Ieratico. sembra mdicare la celebrazione di un rito. Le sue gambe. ritte. leggermente divaricate. indicano la stasi quieta: non muove egli il p1ede m avant1 come le statue eg•zie che miz•ano la marcia verso l'etern•tà. ma resta inerte ed •mmoto. solenne e assorto. avendo già raggiunto la sua mèta ed essendo già collocato per sempre nell'Immortalità del futuro.
Le armi principali spada. pugnale. accetta sono appoggiate e tenute ferme sul corpo dalla pressione delicata, gentile e dolce delle mani aperte sopra il petto e l'addome. come in un amplesso ed in un gesto solenne e ritua lmente sacramentale. L'elmo. troppo grande. sarà stato un elmo di parata anziché d'uso, come mostra la cresta che forse stilizza un piumaggio. L'ascia, troppo piccola. sembra più un emblema che un'arma vera. Tutti gli attributi hanno. insomma, una funz ione più probabilmente simbolica. rappresentativa. ma non drammatica. E la statua stessa. per la sua singolare monumentalità. si stacca dal suo ambiente culturale. prossimo e remoto. (la sua origine. infatti. si fa risalire all'arte italit:a del VI secolo a.C.). Altra particolantà della statua è l'iscrizione incisa. dall'alto in basso. su un margine del pilastnno di destra. Il valore alfabetico delle lettere è chiaro; ma il senso rimane ancora indecifrato. La lingua appare di struttura compos•ta. con elementi di sicura pertinenza •odoeuropea accanto ad altri di carattere mediterraneo. Se l'iscrizione contiene. come è verosimile, il nome della persona rappresentata. esso non sarà il nome di una persona qualsiasi: il fatto stesso d1 una rappresentazione così singolare ci dice che il personaggiO effigiato doveva essere un dignitario d'eccezione. Il tatto di essere, Il guerriero di Capestrano. una figura rappresentativa. qualcosa come un profilo ideale di v•rtù guerriera raffigurante tutta la sua gente. o un personaggio di eccezionale rilievo o. almeno. un « primus inter pares »; un guerriero. sl. ma di i t raordinaria grandezza (espressa simbolicamente anche dalla gigantesca mole della statua) e di straordinario valore e forse di straordinario destino. fo rse legato ad un avvenimento memorabile nella storia della sua gente; cosi che il suo nome. e la sua immagme meritarono di essere tramandati. Un Capo. senza dubbio; e. come tale. implicitamente. un « eroe •· Ma « eroe» nel senso etimologico del termine stesso. • Heros • in greco e • Servus • in latmo sono infatti la medesima parola ed mdicano la stéssa idea del conservare e del preservare. L'eroe. così. è il sal vatore. il campione nella sua virtù conservativa e preservativa; è la figura cui incombe questa vocazione e quest'ufficio.
Eroicità. dunque. degna di essere accolta. sì. come virtù personale. ma non tanto per iniziativa e qualità singola. pnvata. quanto in rapporto alla posizione sostitutiva e valida. sotto ogni aspetto. dell' « Eroe» rispetto al suo popolo. Saremmo qumd1 di fronte alla rap· presentaz1one scultorea di un ideale epico. idealizzato nella figura del c guernero • tipico. che nassume in sé tutte le virtù ero1che della sua gloriosa gente. c Ed " eroe ", forse anche nella consueta elevata accez1one della parola. se in questa sua qualità di Capo - scrive il Pettazzoni - andò fieramente incontro alla morte: e in d1fesa del suo popolo trovò. combattendo. la morte. Può darsi che il guerriero di Capestrano "l>ia stato 11 Capo di una sacra sch1era di giovani che partirono. in adempimento d1 un voto. verso un nuovo destino, di null'altro provveduto che delle armi •· Forse egli stesso cadde alla testa
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dei suoi, combattendo. Se ciò è vero e sembra comunque molto probabile - la carica religiosamente s1gnificat1va della statua risulta ancor più aumentata. Eroismo. e religiosità, quindi. ch e. così. convergono fino ad identificarsi. Tale è la 1ez1one che dalle remote antichità ci tramanda 11 guerriero di Capestrano. Ero1smo e rehgiosità nel senso di • serva re •. del difendere la causa patria nel modo esemplare del campione che. così. viene ad assumere in dimensione ep1ca l'aspetto e la veste del Condottiero e del Capo; e l'aspetto e la veste sacra del Sacérdos per il quale la difesa e la protezione della Pa tria è lo scopo unico ed alto della sua sacra vocazione ed il fine supremo ed ultimo di quella sua sublime missione che lo immort aleranno nell'eternità.