QUADERNO DELLA RIVISTA MILITARE
~
.
R ~
8. c.
f •
;;,
(5 Cll
a;
u;
8. o
cCll
E (l) c o
.o
.g E Cll
c
o ·;;:;
'g
c.
C/) <Xl
~ ,.... o ·a; c c
Cll (!)
*
VITTORIO BERNARD NATO un paradosso politico militare
*
LUCIO INNECCO Addestramento
*
FRANCESCO CERVONI Problemi della leva
PERIODICO DELL'ESERCITO ITALIANO FONDATO NEL 1856
'
E IN EDICOLA L. 4.000
ICE. Europea n Mllltary Press Agency
ff!ll7RIVIITA
fiiLITARE
Quaderno 1988
La Rivista Militare ha lo scopo di estendere ed aggiornare la preparazoone tecnoco-professionale degli Ufficiali e Sottufficiali dell'Esercito A tal fine. costitu isce organo di diffusione del pensiero militare e palestra di studio e di dibattito. La Rivista vuole allresi far conoscere all a pubblica opinoone l'Esercito ed i temi di interesse militare.
Politica , economia e arte militare 2
BIMESTRALE
NATO. Un paradosso politico-militare animato da spirito rotariano . (Vittorio Bernard}
14
Le spese per la pace. Il bilancio della difesa. (Francesco
Vannucch~
Direttore responsabile Pier Giorgio Franzosi
Scienza, tecnica e addestramento Direzione e Redazione Via di S. Marco, 8 00186 Roma Tel. 47357373. Amministrazio ne Sezione di amministrazione dello Stato Maggiore dell'Esercito, Via XX Settembre, 123/A ·Roma.
St ampa Fusa Edilrice • Roma Spedizione In abbonamento poslale Gruppo IV · 70%.
26
Addestramento. (L ucio lnnecco)
Sociologia e problemi del personale 34
Salvaguardia e promozione della salute dei giovani alle armi. (Rodolfo Stornelli)
Condizioni di cessione Un fascicolo: Lll. 5.000 L'i mporto deve essere versalo su c/c postale n. 22521009 l n1es1a1o a SME UHicio Rivisla Mililare • Sezione di ammìnislrazione . Via XX Settembre 123/A • Roma. l residenli all'estero possono versare l'importo tramite assegno bancario o vaglia internazionale.
42
Attualità degli ufficiali di complemento. (Filippo Salvati)
46
l problemi della leva. (Francesco Cervoni)
54
Ufficiale manager o heroic leader?
Autorizzazione del Tribunale di Roma al n. 944 del Registro con decrelo 7·&-1949. Fotofilo: Studio lodoli - Roma
Militaria
(Aldo Giambartolomei)
114
Legislazione 62
Usi civici. Istituto antico, problema attuale.
(Gianni Martinelli)
120
Giochi di guerra.
122
Momenti ed aspetti della vita di Quinto Cenni.
(Carlo Gaspardone, Luciana Scarpaci Orto/eva)
Storia 73 88 104
©
1988
La Nunziatella. 200 anni di storia.
(Alessandro Gasparinetti)
Cronache militari
(Cesare Azan)
130
Spedizioni e campagne in Africa.
134
La Direzione Genio Militare di Torino. (Domenico Spagnolo)
Le accademie e le scuole militari nella filatelia.
Artisti militari e militari artisti. (Ferdinando Schettino)
Una cucina per il pronto intervento. (Vincenzo Migliozzi)
Proprietà letteraria artistica e scientifica riservata
Associato aii'USPI Unione Stampa Periodica Italiana
Norme di collaborazione: la collaborazione è aperta a tutti. La Rivista Militare. per garantire al massimo l'obiettività dell'informazione. lascia ampia libertà di trattazione ai suoocollaboratori, anche se non sempre ne può condividere le opin ioni. Gli scritti. inediti ed esenti da vincoli editoriali, rivestono la diretta responsabilità dell'Autore, rispecchiandone le idee personali. Gli articoli dovranno contenere un pensiero originale, non dovranno superare le 10 cartelle dattiloscritte . Con il ricevimento del compenso l'Autore cede il diritto esclusivo di utilizzazione dell'opera alla Rivista Militare che può cederlo ad altre pubblicazion i ed ai periodici deii'E.M.P.A. (European Military Press Agency). Ogni Autore è invitato a corredare l'articolo di foto, disegni e tavole esplicative e ad inviare la propria foto con un breve .. curriculum• unitamente ad una sintesi di 1Orighe dattiloscritte dell'elaborato. La Rivista si riserva il diritto di modificare il titolo degli articoli e di dare a questi l'impostazione grafica ritenuta più opportuna.
Fonnazione aerea mista di F-4 turchi, PA200 italiani ed F-16 americani operanti dalla base Eskisehir in Turchia durante l'esercitazione «DRAGON HAMMER 87».
SCOPI E STRATEGIA DELLA NATO Il trattato Nord Atlantico firmato a Washington il4 aprile del1949, a cui ora aderiscono 16 Paesi (l) fu istituito in primo luogo per porre un alt all'espansionismo dell'URSS che dopo la fine della II Guerra Mondiale non aveva smobilitato le sue truppe e che nel giro di pochi anni aveva imposto regimi comunisti nei Paesi occupati, sopprimendo ogni libertà. A tal fine esso fu - e resta un'alleanza essenzialmente militare, ma con un carattere molto diverso dai precedenti storici in materia. Infatti, questa alleanza è esclusivamente difensiva con lo scopo fondamentale di evitare la guerra, ogni tipo di guerra; se questa scoppia perché Paesi membri vengono aggrediti, essa non si ripromette di vincerla, ma solo di costringere l'aggressore a fermare il suo attacco, a ritirarsi dal territorio occupato ed a trattare. La novità rispetto alla storia di alleanze militari del passato non sta, però, nelle sue finalità difensive e pacifiche, quasi sempre da tutte dichiarate tali anche se in realtà non lo erano, quanto nella rinuncia a priori a vincere una eventuale guerra, rinuncia che, assicuro, non è solo apparente, ma effettiva. Ciò in contrasto con uno dei principi fondamentali e tradizionali della strategia, che «la miglior difesa è l'attacco», ed a dispetto di quanto la storia d insegna circa la inevitabilità dello scontro tra due imperi contrapposti, in cui uno dovrà necessariamente eliminare l'altro, oltre che a dispetto della teoria di Marx sulla inevitabilità della lotta tra capitalismo e comunismo con certa vittoria del secondo sul primo. In relazione a tali finalità, la strategia dell'Alleanza Nord Atlantica si basa innanzitutto sul principio della dissuasione, cioè scoraggiare ogni
4
s
Rifornitllento in volo di Tomado PA-200 del J6mo Stonno di Gioia del Colle. Sei velivoli dal J6mo Stormo sono stati schierati ad Eskisehir in Turchia per esercitazioni di cross-se1vicing della Forza Aero-Tattica /11/eata durante la «DRAGON l/AJWMER 87».
eventuale attacco armato e la minaccia dell'uso della forza da parte del potenziale nemico e, nel caso che la dissuasione fallisca, sulla cosiddetta dottrina della «risposta flessibile» con «difesa avanzata». Per mettere in pratica detta strategia i Paesi dell'Alleanza hanno costituito uno strumento militare, articolato nella famosa triade di forze: nucleari strategiche, nucleari non strategiche (o di teatto) e convenzio6
nali ed hanno realizzato una organizzazione politico-militare cioè laNATO, destinata a sviluppare le relazioni tra gli stati membri, a gestire situazioni di crisi internazionale ed impiegare lo strumento militare in caso di guerra. Nel quadro della citata strategia ed a proposito di crisi voglio soltanto ricordare che la NATO si può avvalere in tale evenienza, quali strumenti di dissuasione anche di formazioni navali miste che operano in Mediterraneo ed Atlantico e della Brigata Multinazionale denominata AMF (L) in grado di rischierarsi in breve tempo nelle località più minacciate. Come noto, tale unità è al momento comandata dal Gen. Angioni. Avendo solo intenzione di dissuadere e dì resistere, non di vincere,
è evidente che la NATO non ha mai ricercato la superiorità di forze sull'avversario, ma solo di disporne in quantità e qualità tali, con un rapporto complessivo sia pure inferiore, da non lasciare ad esso certezza di vittoria. Dette forze devono, pertanto, assicurare la possibilità di resistere almeno il tempo necessario a mobilitare ed a far affluire sul continente europeo le grandi riserve ef. fettive e potenziali disponibili oltratlantico. Con questa prospettiva, in caso di attacco nemico la risposta sarebbe «flessibile», in quanto misurata inizialmente in funzione del carattere e della dimensione dell'attacco con l'intento di difendersi da principio con le sole unità convenzionali, ma di procedere poi deliberatamente al-
l'impiego delle armi nucleari in escalation, qualora il nemico non sospenda la sua aggressione e le nostre resistenze non siano più in grado di tenere. Peraltro, quando si è in nette condizioni di inferiorità di forze, qual'è la situazione attuale tra NATO e patto di Varsavia (1-1,7 come divisioni, 1-2,5 come carri armati, 12,6 in artiglierie, 1-2 in aerei), la strategia insegna che chi si difende dovrebbe cercare di compensare operativamente tale squilibrio, cedendo spazio e reiterando la resistenza in profondità su successive posizioni, per indebolire l'attacco senza impegnarsi a fondo, e guadagnare tempo. Ciò, però, è in evidente contraddizione con il principio della «difesa avanzata», che intende bloccare il ne-
mico ai confini, come deciso dalla NATO fin dalla sua origine per dimostrare ai sovietici l'intenzione di non cedere neanche più un metro quadrato alla loro espansione, anche a condizione di provocare una nuova guerra mondiale. Questo, rispetto alla strategia tradizionale che abbiamo imparato sui banchi di scuola, applicata, ad esempio, già dai Romani contro i Cartaginesi, è un altro paradosso politicomilitare dell'Alleanza Atlantica, come quello di avet rinunciato all'attacco come miglior forma di difesa, paradossi che l'effetto dell'arma nucleare ha reso possibile ed applicabile alla situazione politica europea. C'è, peraltro, da chiedersi, ora che la leadership politica dell'Occidente pare disposta a rinunciare, con
l'opzione doppio zero, ai principali strumenti nucleari di deterrenza, se la NATO potrà ancora in futuro considerarsi sufficientemente al sicuro con una strategia così paradossale, in cui quello che conta è più la paura che si riesce a incutere sul potenziale aggressore che la reale volontà e capacità di usare tali strumenti di terrore al momento decisivo.
STRUTTURA E FUNZIONAMENTO DELLA NATO I paradossi, però, non finiscono qui. A questi di carattere concettuale e strategico se ne aggiungono altri di 7
carattere organizzativo, non meno evidenti. La struttura organizzativa dell'Alleanza Atlantica è cosl complessa ed articolata che se volessimo paragonarla ad una formula chimica di un sistema organico potremmo pensare che forse non basterebbero le lavagne di un'aula universitaria a contenerla tutta. Ciò perché essa è molto cresciuta col tempo, sia in quanto il coordinamento degli sforzi militari ha richiesto lo sviluppo in comune di studi, piani e programmi, di sistemi d' arma, di avvistamento, d'allarme, di comunicazioni, e di grandi complessi .infrastrutturali, oltre che la costituzione di Comandi Multinazionali a vari livelli, sia in quanto il campo di interessi per una politica comune dell' Alleanza si è gradatamente ampliato ben al di là di quella militare. Detta struttura organizzativa si articola in una componente civile, che fa capo al Consiglio Atlantico dove siedono o sono rappresentati i Ministri degli Esteri e della Difesa dei Paesi membri, in una componente 8
militare che fa capo al Comitato Militare dove siedono o sono rappresentati i Capi di Stato Maggiore della Difesa, ed in una terza componente mista civile-militare essenzialmente costituita da Agenzie. Il tutto è coordinato dal Segretario Generale e dal suo segretariato internazionale. Dal Consiglio Atlantico dipende un gran numero di Comitati, che si occupano di molte e svariate materie, oltre a quelle specificatamente politico-militari (ad esempio c'è un Comitato delle sfide della società moderna, uno delle informazioni e delle relazioni culturali, uno scientifico, uno degli affari economici, uno antipollution ecc .. ) i quali preparano il lavoro per il Consiglio, e ne attuano le direttive. Dal Comitato Militare, invece, dipendono i tre Comandi Supremi dell'Alleanza (ACE per l'Europa, ACLANT per l'Atlantico e ACCHAN per il Canale della Manica) in cui si articola l'organizzazione territoriale di comando della NATO. Dallo stesso Comitato dipendono anche diversi enti consul-
tivi di studio e di ricerca, tra i quali il Nato Defence College, dislocato a Roma, che ha il compito di preparare Ufficiali destinati ad occupare importanti posti nell'ambito dell'Alleanza. Per operare, i Comitati generano sotto-comitati, gruppi di lavoro, nuclei di studio, centri informativi ecc., molti permanenti ed alcuni temporanei. Tutti questi organismi sono formati da rappresentanti degli stati membri e dispongono di segreterie o di staff per il lavoro burocratico. Ciò che meraviglia di più, però, dopo essere entrati a far parte di questa struttura organizzativa non è tanto la sua mole e complessità di articolazione, quanto il sistema di lavoro. Bisogna ricordare in proposito che la NATO è una organizzazione intergovernativa, non sovranazionale, nella quale i Paesi membri conservano per intero la loro sovranità e la loro indipendenza. Pertanto, tutte le scelte, le decisioni, le direttive congiunte, ma an-
In alto. Elicotteri italiani AB-212 ed elicotteri britannici LYNX hanno contribuito a potenziare le capacità antìsom della NAVOCFORMED nel corso deLla sua 34(1 attivazione. In alto a destra. Operazioni elicottel'istiche sull'ammiraglia della Marina Italiana Vittorio Veneto durante l'esercitazione <<DRAGON I-lAMMER 87» condotta da tm gruppo di superficie misto impegnato in operazioni di controllo marittimo. A destra.
Operazioni elìcotteristiche sull'unità statunitense Inchon al largo di Capo Teulada. La Inchon, unità dì assalto arifibia, ha partecipato con il gruppo di superficie misto all'attività addestrativa anfibia durante l'esercitazione «DRAGON HAMMER 87».
che le valutazioni su cui si basano detti atti decisionali, vengono adottate soltanto con il consenso generale di tutti (non per maggioranza) e scaturiscono da consultazioni tra gli stati per mezzo dei loro rappresentanti in seno ai va~i organismi e da consultazioni e pareri> spesso vincolativi1 tra gli organismi stessi.
9
Pertanto il «DO» di un piccolo Paese vale quanto quello di un grande e può bloccare qualunque proposta. Ovviamente il , «Si» dei grandi ha spesso un effetto psicologico trascinatore sui piccoli. In definitiva potremmo immaginare la organizzazione dell'Alleanza, cioè la NATO, come un <<consultorio permanente e perenne>> tra gli stati membri su una grande varietà di problemi anche di interesse generale, alla ricerca, spesso lunga e laboriosa, di soluzioni di compromesso tali da poter ottenere il consenso di tutti, quando si tratta di questioni di interesse specifico inerenti la sicurezza comune. Anche se l'esigenza di difendersi assieme per sopravvivere fa premio,
la cosa non è facile perché attorno alla NATO ruotano anche rilevanti interessi economici e perché anche gli interessi politici non di rado sono differenti. Come una organizzazione di tale genere possa dirigere nelle fasi di crisi politico militare di guerra un complesso vastissimo di forze armate di diversa nazionalità, quando si potrebbe verificare la necessità di prendere decisioni vitali nel giro di minuti tenuto conto dei tempi di azione e di reazione dei moderni sistemi di offesa e di difesa, è difficile da immaginare. Di qui emerge un altro dei grandi
paradossi della NATO. Subentrano, peraltro, alcuni automatismi previsti nel suo sistema di allarme, ma la decisione sull'uso delle armi nucleari spetta comunque alle autorità politiche.
LO «SPIRITO ROTARIANO» DELLA NATO Dove la struttura organizzativa fa difetto lo spirito che la anima supplisce. Lo spirito è, tuttora, quello di solidarietà, sorto da un bisogno essenziale di sicurezza per fronteggiare una comune minaccia mortale, che indusse paesi dell'Occidente ad allearsi tra loro, pochi anni dopo la fine della guerra che li aveva visti affrontarsi come nemici sui campi di battaglia. T aie spirito si è trasformato in amicizia, com'era neUe intenzioni dei firmatari del trattato, anche perché basato su un effettivo rispetto reciproco e perché rivolto aU' affermazione dei nobili ideali di libertà dei popoli e degli individui, di democrazia, e di giustizia, per il mantenimento di una pace stabile e lo sviluppo del benessere attraverso la comprensione e la cooperazione tra le Nazioni. In poche parole si potrebbe affermare che quanto Paul Harris ed i suoi amici fondatori del Rotary vollero promuovere, inizialmente in America, nelle relazioni tra cittadini, spesso di origine etnica diversa, e tra le categorie di cittadini, la NATO ha voluto realizzare tra gli stati ed i popoli dell' AUeanza e promuovere nei rapporti con gli altri stati e popoli del mondo, «riaffermando la fede negli scopi e nei principi dello Statuto delI'ONU», come dice il preambolo del Trattato. Tutto ciò non a parole, ma con i fatti di cui noi, che viviamo nell'interno degli organismi NATO, siamo testimoni ogni giorno. Infatti, è il senso dell'amicizia tra colleghi e la disponibilità alla comprensione che consente di superare la prima grave difficoltà che incontra il nuovo giunto .ç.on di lingua madre inglese ad un ente NATO, la lingua di lavoro. Ufficialmente ne esi-
stono due: l'inglese ed il francese; praticamente ne esistono potrei dire tre, oppure 16, quanti sono i Paesi dell'Alleanza: l'americano, l'inglese dei britannici e quello del personale degli altri paesi NATO, non meno difficile da capire dei primi due. Cosa singolare, però, che succede aUa NATO, non a Londra, né a Washington, il britannico e l'americano si sforzano di parlare adagio, di farsi capire, e se conoscono qualche parola della vostra lingua madre la pronunciano per incoraggiarvi e vi sorridono. Dopo un po', peraltro, ci si rende conto che i problemi in discussione
A sinistra e sopra.
La 34" Forza Navale Alleata di Pronto Intervento del Mediterraneo (NA VOCFORMED) in formazione ravvicinata; capofila è la nave ammiraglia turca, il cacciatorpediniere Savastepe, seguita dal cacciatorpediniere statunitense Richard E. Byrd, dalla fregata britannica Amazon e dalla fregata italiana Perseo. Attivata a Napoli il 22 Aprite 1987 durante l'esercitazione «DETERRENT FORCE 1/87» durata un mese, questa forza ha effettuato ancbe un'intensa attività a supporto delle importanti esercitazioni a fuoco delkr NATO «DRAGON HAMMER 87» ed «OPEN GATE». È la prima volta che la NAVOCFORMED opera con la Forza Navale Alleata Pe1manente dell'Atlantico al di /il dello Stretto di Gibilten"O. 11
- o per meglio dire, in consultazione- sono non eli rado, ben più difficili eli quelli linguistici, perché i punti eli vista sono sensibilmente divergenti come lo sono i relativi interessi economici tra paesi concorrenti sul mercato mondiale, o come può accadere per contrastante effetto di politica interna e diversa esposizione alla minaccia. A prima vista trovare una formula che, non dico, soddisfi tutti, ma sia almeno accettabile da tutti sembra quasi impossibile. Poi lentamente e faticosamente, consultazione dopo consultazione - sia da parte dei rappresentanti nazionali con i rispettivi governi e, sia tramite loro, tra i governi dei paesi membri - le intransigenze scompaiono, le posizioni si avvicinano, le formulazioni si affinano fino alla stesura della statement o dichiarazione definitiva, approvata poi nell'apposita riunione del Consiglio Atlantico o del Comitato competente. Alla fine si constata che il miracolo «ancora una volta si è ripetuto», perché ha prevalso e il senso di solidarietà nel bisogno comune di difendersi ed il senso dell'amicizia, che può concedere all'amico taluni benefici e vantaggi oggi, con la prospettiva eli avere in futuro il ricambio. Con questo spirito, anche i rappresentanti della Grecia e della Turchia, nemici secolari e ancora divisi da contrasti recenti emotivamente molto sentiti, possono sedere uno a fianco dell'altro, sorridersi e contribuire a raggiungere una soluzione comunemente accettabile da tutti. Ovviamente le decisioni richiedono non eli rado tempi molto lunghi e esercizi eli pazienza senza limiti. In generale, peraltro, si può dire che esse finora sono arrivate ugualmente in tempo, perché la NATO studia con continuità l'evoluzione futura che potranno avere gli armamenti e programma con molto anticipo i progressi che si dovranno apportare ai nostri strumenti eli difesa per essere in grado eli far fronte anche in avvenire alla minaccia del blocco sovietico. Un esempio particolarmente significativo del difficile e lungo proces12
L 'Ammiraglio Cesare Maioli, Comandante di Navsouth, passa in rassegna gli equipaggi delle unità navali che compongono la 34a Forza Navale Alleata di Pronto Intervento del Mediterraneo (NAVOCFORMED) durante la cerimonia di attivazione a Taranto, il 22 apriLe 1987.
so per giungere alla unanimità dei consensi lo possiamo trovare nella decisione sull'opzione zero, per la eliminazione delle armi missilistiche nucleari eli teatro in Europa. Inizialmente l'intenzione degli Stati Uniti di stabilire con l'URSS una intesa in merito non era vista con molto favore dai paesi europei, che pure l'avevano suggerita quando avevano deciso eli installare i Pershing ed i Cruise per fronteggiare gli SS.20 sovietici e migliorare la capacità eli deterrenza della NATO, tenuto conto dello squilibrio esistente anche in altri campi, come il convenzionale ed il chimico. Tra i paesi europei la Repubblica Federale di Germania sembrava la più contraria a rinunciare a dette armi in grado di colpire con sicurezza in profondità il territorio dei paesi del blocco orientale, perché si sente la più immediatamente minacciata. Poi il Governo di Bonn, attraverso un ampio dibattito interno, ha maturato liberamente la decisione eli associarsi agli altri alleati in un parere sostanzialmente favorevole a questo primo tentativo eli riduzione reciproca, bilanciata e verificabiJe di armamenti nucleari, anche se rischiosa. Peraltro, per ridurre i rischi si dovranno adottare misure compensative e cautele suggerite dal Comitato militare e ritenute ormai da tutti necessarie, anche se costose, per ridurre lo squilibrio nel campo delle forze convenzionali e continuare ad applicare la dottrina della risposta flessibile. D'altronde divergenze in materia eli strategia nucleare portarono a suo tempo la Francia eli De Gaulle a staccarsi dall'organizzazione militare integrata della NATO, pur continuando a far parte dell' Alleanza, ma non vi è dubbio che in caso di necessità questa potrà far affidamento sulle Armate francesi.
In occasione eli quel distacco, nessuno nella NATO si sognò allora di imporre al governo eli Parigi di restare, contrariamente a quanto accadde in Cecoslovacchia ed in Ungheria in cui l'URSS, assieme ad altri paesi satelliti, portò con le sue divisioni «l'aiuto fraterno» necessario a «convincere» i popoli ceco e magiara sull'opportunità di restare fedeli ed obbedienti al verbo di Mosca. Tale è la sorte che sarebbe toccata anche a noi, popoli dell 'Europa Occidentale, se non fosse sorta la NATO e se non fosse stata capace di assolvere la sua funzione.
CONCLUSIONI Una analisi storica comparativa dell'Alleanza Atlantica, quale organizzazione politico-militare di stati realmente indipendenti e liberi, associati per uno scopo tanto esclusivamente difensivo da rinunciare al-
.l
la vittoria, meriterebbe una trattazione ben più ampia e accurata della mia. Forse, ad esempio, una tesi di laurea. Andando più in profondità, e nei riferimenti al passato e nell'interno delJ 'organizzazione, probabilmente si scoprirebbero altri aspetti strani e paradossali, ma anche elementi di risposte più convincenti alia domanda che mi pongo io Lalvolta: «laNATO, come fa a funzionare?)>. Eppure che abbia funzionato e funzioni lo dimostra la storia di questi quasi quarant'anni di pace sul nostro Vecchio Continente: anche questo è un fatto tanto singolare da sembrare quasi impossibile. Ciò, a mio avviso, ci dice che la NATO può apparire un paradosso politico-militare in un'ottica che abbia come riferimento solo il passato, ma in realtà tale non è. In realtà io ritengo che la NATO sia, nelle finalità e nel modo di essere e di crescere, una «Struttura)> multinazionale politico-militare ben aderente ai tem-
pi, non solo considerando le immense capacità distruttive degli armamenti nucleari, ma anche la attuale coscienza dei popoli ed il bisogno di essere liberi dei cittadini del 2000. Nella generale aspirazione alla libertà ed alia pace, la NATO ha saputo finora risolvere in modo efficace la difficile equazione che la storia di questo secolo d ha posto, dosando opportunamente l'equilibrio di potenza con il blocco avversario, senza compromettere libertà interne e progresso socio-economico. Ora sembrerebbe che anche il nuovo leader del Cremlino abbia capito come non sia risolutivo e non sia economicamente e socialmente produttivo continuare la corsa agli armamenti, nel tentativo di superare di tanto l'occidente da imporre la sua volontà, da vincere la guerra senza combatterla. Se le prospettive di riduzioni e di miglior b ilanciamento degli armamenti di tutti i tipi tra i due blocchi si realizzeranno, si potrà ben dire che
la NATO avrà raggiunto il suo obiettivo finale: una pace più stabile, più sicura, meno rischiosa per l'umanità intera . Prima di Lale traguardo, anzi per rendere più sicuro il raggiungimento di tale traguardo, è necessario però, non disarmare né moralmente, né materialmente, perché solo la nostra determinazione a difenderci ad ogni costo convincerà i sovietici a trattare con buona volontà e serie intenzioni. Gen. C .A . Vittorio Bernard Rappresentante Militare Italiano presso il Comitato Militare
NATO • NOTE
(l) Belgio, Canada, Danimarca, Francia, RF di Gem1ania, Gran Bretagna, Grecia, Islanda, Italia, Lussemburgo, Norvegia, Paesi Bassi, Por· toga/lo, Spagna, Stati Uniti d'America, Turchia (francia e Spagna non ja1mo parte dell'organizzazione di Comando Militare Tntegrato e l'Islanda non ha forze artnate).
13
LE SPESE PER LA PACE n, Bll.ANCIO DELLA DIFESA
Grenadier zu Pferd- 1730
14
LA PACE HA UN COSTO La migliore difesa è quella che garantisce Ja pace: il mantenimento della pace, per mezzo di uno srrumenro militare, non può che basarsi sulla dissuasione e la dissuasione sulla capacità di questo strumento di poter efficacemente esercitare la difesa. Il requisito principale delle forze di dissuasione è la credibilità, che ha quale fattore primario l'efficienza tecnico-operativa e deriva dalle dimensioni dello strumento, dalla sua composizione qualirativa e quantitariva, dal livello tecnologico dei mezzi disponibili e dalla prontezza di reaZlOne. Colui che possiede il più potente strumento militare è in condizione di dissuadere gli altri dal recargli offesa, ma uno strumento di tale tipo è costosissimo per cui la dissuasione deve essere ricercata per mezzo di uno strumento militare minimo, le cui dimensioni cioè siano sicuramente inferiori a quelle dello strumento del potenziale avversario e tali da non costituire per lui una minaccia, ma che, nello stesso tempo, possegga caratteristiche di potenza, qualità ed efficienza da convincere l'avversario che la sua eventuale aggressione o fallirà o sarà poco remunerativa. In sostanza, le Forze Armare servono perché la guerra non venga fatta; in un certo senso, nel momento in cui si è costretti ad impiegarle per difendersi da un'aggressione, si può dire che lo scopo non è stato conseguito, mentre il successo consiste nel predisporre e mantenere truppe e attrezzature che non vengono mai impiegate in guerra. Ecco perché, disporre di tmo strumento militare non efficiente, che non costituisce cioè un «deterrent», significa sprecare soldi; è meglio non averlo. Anche uno strumento minimo, tuttavia, che sia in grado di garantire la pace, costa; ne consegue la convenienza di far parte di alleanze nell'ambito delle quali le spese vengono ripartite e le singole parti godono di rilevanti «economie esterne». La strategia della NATO è fonda-
ca, oltre che sulla «risposta flessibile», sulla «difesa avanzata»; essa si basa cioè suiJa esigenza priorilaria della dissuasione e, a tal fine, considera indispensabile bloccare il più avanti possibile, con le armi convenzionali, l'eventuale aggressore. Nella logica della dissuasione, perciò, Io strumento militare deve avere costante prontezza di reazione, garantita dalle unità in linea e dalla loro dislocazione, ed elevata competitività dei mezzi disponibili rispetto a quelli dell'avversario. Detto strumento deve disporre di mezzi altamente sofisticati e, quindi, necessita di un continuo ammodernamento data la rapida obsolescenza tecnica e operativa dei mezzi in questione. La qualità fa decisamente premio sulla quantità : la guerra si vince innanzitutto nel settore della tecnologia e della sofisticaziOne. La ristrutturazione del 1975 e le leggi promozionali hanno, appunto, avuto lo scopo di anuare la trasformazione delle Forze Armate da organismi ad alta intensità di manodopera a organismi ad alta imensità di capitale: la programmazione degli anni '80 prevede il conseguimento di questo traguardo. Del resto l'esperienza dimostra che per potersi opporre efficacemente ad un aggressore, per impedirgli di dilagare, occorre opporgli mezzi di qualità analoga; la rinuncia a priori ad uno strumento moderno, la preferenza aU'impiego di <<forze rustiche>>, l'attuazione della difesa territoriale sono concetti che non tengono conto della realtà e non rispondono agli scopi della dissuasione . La pace, in sostanza, ha un prezzo molto elevato, un costo per la collettività, rappresentato dalle risorse finanziarie destinate annualmente alla Difesa. Nel vecchio detto «c'est l'argent qui fai t la guerre», nel contesto della dissuasione, alla parola guerra va sostituita la parola pace. Sull'argomento, il Ministro della Difesa Lelio Lagorio, a suo tempo, fissò in poche significative parole le caratter istiche e gli obiettivi della spesa militare italiana (l): «In asso-
IU[o, spendiamo molto, ma non canto, se confrontato all'entità della spesa pubblica dello Stato o se rapportato alle spese di altri Paesi. Solo il Lussembmgo, in proporzione, investe meno dell'Italia. Nostro obiettivo è avere un impianro difensivo che sia elemento minimo di dissuasione. Nulla di più, ma neanche nulla di meno». Le Forze Armate sono destinate a fornire un prodotto rappresentare dalla <<sicurezza» del Paese, che è funzione della capacità di dissuasione che esse sono in grado di esprimere. La «produzione» della sicurezza ha una particolarità molto importante ed è che essa deve essere continua, cioè non sono consentite, per essa, soluzioni di continuità; ciò in quanco queste ultime comportano un rapido decadimento della qualità del prodotto, perché la durata della validità degli armamenti è molto ridotta, sl che le varie generazioni di sistemi d'arma si succedono con impressionanre rapidità. Per tale motivo, iJ ripristino del livello di sicurezza indispensabile richiede poi tempi lunghi e onerosi interventi finanziari, tenuto conto che la realizzazione di questi sistem i d'arma, appunto per la loro complessità, è valutab ile in durate di 8-10 anni: l'Italia ha ormai, al riguardo, una concreta esperienza nella ristrutturazione deUe Forze Armate e nelle relative esigenze temporali e finanziarie per il conseguimento degli obiettivi previsti. Il problema è di pianificazione; cioè, dato che i mezzi delle Forze Armate durano mediamente 20 anni, occorre programmare nel tempo la somma necessaria perché essi possano essere rinnovati tenendo conto del miglioramento tecnologico. Ma per programmare occorre avere una ipotesi finanziaria, cioè la «quasi» certezza circa la disponibilità delle risorse necessarie nel periodo considerato. In definitiva, il concetto base è quello già sottolineato prima: se si ritiene necessario disporre di uno strumento militare per garantire la propria sicurezza, questo deve essere tenuto ad un livello accettabile di efficienza, affrontando i costi neces-
15
sari; in caso contrario, è meglio non averlo perché altrimenti si sprecano preziosi mezzi finanziari. In altre parole, al di sotto di un certo limite, non vale più la pena di spendere neanche una lira, perché tutto il poco che si spende è vano. L'Italia ha finora goduto di un livello di sicurezza sufficiente? Ciò è vero, tuttavia, sotto l'aspetto milita re il prezzo finora pagato a fronte di questo Livello di sicmezza è stato ed è molto basso: soccorrono a sostegno i raffronti con i carichi finanziari sostenuti dagli altri Paesi dell'Alleanza. ESISTE UNA POLITICA MILITARE? Le modalità con cui nel dopoguerra è stato affrontato il problema della spesa per la Difesa sembrano avallare la tesi della inesistenza di una politica militare in Italia. Il filo conduttore della spesa militare è, infatti, quello della tendenza alla riduzione non motivata delle possibilità finanziarie della Difesa, non inquadrata cioè nel contesto dJ un qualche disegno generale; certamente ha nociuto anche la costante «latitanza>> della programmazione economica nazionale. Nella realtà è avvenuto che gli stanziamenti di bilancio per la Difesa nel dopoguerra sono stati, di anno in anno, decisi senza una valutazione delle esigenze . La definizione della spesa militare è stata effettuata secondo una logica esclusivamente finanziaria, che non è stata in grado di risolvere il problema della formazione delle decisioni in tema di spe· sa militare; questa, infatti, è spesa per sua natura pluriennale, mentre il bilancio è annuale e fa riferimento ad assetti definlti e non a programmi di ampio respiro. Dal canto suo, il Parlamento non ha mai effettuato una effettiva analisi dei bilanci della Difesa, anche perché l'arreggiamento delle forze politiche, nei riguardi delle spese militari, è apparso influenzato e, se cosl si può dire, predeterminato ,dalle contrapposizion i ideologiche. E soltanto nella seconda metà degli anni
16
'70 che il dibattito parlamentare assume aspetti effettivamente qualificanti dell'attività e della funzione del Parlamento. Il risultato è consistitO in uno strumento militare in situazione di mera sopravvivenza, sogget· to ad un ridimensionamento continuo delle forze dalla seconda merà degli anni '60 in avanti, ridimensionamento che si conclude nella radicale ristrutturaziooe del 1975; da questa emerge uno strumento militare del turto nuovo - specie nella sua componente terrestre - la cui caratteristica principale, è la «mantenibilità» nel contesto delle possibilità finanziarie ed economiche del Paese. Tuttavia nulla cambia: nel COIIlplesso delle risorse nazionali continua a decrescere la proporzione destinata alle spese militari; queste nel 1980 raggiungono il più basso livello (1, 7%) rispetto al prodotto interno lordo, per non parlare della spesa pubblica; di quest'ultima infatti , non si è in grado di apprezzare fino a che punto possa costituire un riferimento valido ed attendibile, daLO che sembra evolvere al rimorchio di ogni tipo di richiesta. Anche i raffronti in ambito NATO non forniscono un panorama molto roseo: l'Italia continua a spendere in assoluto somme decisamente inferiori a quelle che spendono Nazioni ad essa assimilabili sia sotto gl i aspetti geografico, demografico e militare, sia per livello tecnico e industriale. Inoltre il contributo del cittadino italiano per la difesa comune è nettamente inferiore a quello medio fornito dai cittadinJ dei Paesi dell'Alleanza. Considerando poi il prodotto interno lordo, che è certamente il riferimento più significativo, l'Italia appare negli ultimi posti della graduatoria ed in progressiva «d iscesa». In definitiva, anche dopo il1975, continua ad essere attuata, la politica del «taglio» delle riclùeste di bilancio della Difesa, per cui il non rispetto dell'ipotesi finanziaria posta con la ristrutrorazione pone quasi un divieto ad ogni forma di programmazione finanziaria. Tuttavia, una breccia in quesro muro dJ insensibilità e
di disinformazione verso il problema mili.rare si è aperta: le leggi promozionali approvate dal Parlamento innescano continui scambi di informazioni che costituiscono uno degli indizi della revisione in arro in ambito politico; le spese militari cominciano ad essere guardate con ottica nuova sia sorto l'aspetto poli ti co sia sorto quello economico. Non è ancora politica militare, ma è già qualcosa. Soltanto con il1980- toccato il «tOp» negativo - si può dire che venga impostata una politica militare volta a dare all'Italia uno strumento di difesa credibile proseguendo sulla linea di sviluppo fissata nel 1975. D Ministro della Difesa protempore il 25 giugno 1980, infatti , affermò, tra l'altro, alla Camera dei Deputati in tema di spese militari (2): <<Non ho chiesto di rivoluzionare la spesa, ho chiesro di essere coerenti. Un Esercito al di sotto della soglia minima di efficienza ci costa molto e sono soldi buttati via. Questa soglia va gradualmente conquistata e mantenuta, senza pregiudizi per la politica generale di progresso e di crescita del popolo italiano. Il punto di riferimento sono le decisioni del Parlamento del 1975 . Io dico: più svalutazione e più il 3% che Io Stato italiano nel1978 si è impegnato ad apportare al suo bilancio militare a partire dall980. Naturalmente è giusto che verifichiamo il '75 ... cos'è che in realtà ... le Forze Armate devono avere per esercitare una reale politica di difesa .. . Ma il punto è che le Forze Annate sentano che il potere politico, !ungi dal sopporrarle, intende considerarle un momento fondamentale della vita democratica del Paese. La sua sicurezza, infatti, non è un lusso, è un dovere di fronte al quale nessuno è tegitrimato a ritirarsi». LE SPESE MILITARI, IL BILANCIO DELLO STATO E IL REDDITO NAZIONALE Le spese militari in Italia, come del resto in tutti i Paesi del Mondo, sono andate costantemente aumentando.
:...-Husar . 1814
17
Grafico l BILANCIO DELLA DIFESA EVOLUZIONE IN RAPPORTO A SPESE ED ENTRATE DELLO STATO
~
Q
l'l
CII
c:i
Il)
.c:;.
l
;
f:i
Cl$
, C\1
l
Q
'
l
'
CQ J
Q
\~
l:j :
',CII l l l l
••
l l l
\
.'it, \
Il)
l Il)
~
C\4 CII
t:.
~
, Cl!
\
l
•
~'
H CII
..
CII
l
'·
l
l
CII •
l
l
Il) '.
l
CII' l CII \
Il)
,Il! ' CII
":'
Q ~ ·
c:i \ CII
'
•
CII
Il)
Q
'~ _CII ...CII
l!
..."! Q
Clt
,! \ \
'
\
5 0 5 1 52 53 54 55 56 57 58 59 60 61 62 63 64 65 66 67 68 69 70 71 72 73 74 75 76 77 78 79 80 81 82 83 84 85 86
------- % nspetto a Entrate Stato ·-·-· - ·- ·-%riSpetto a Spese Stato
18
•111111
Infatti guardando alle cifre, esse nel 1950 ammontavano ad appena 362 miliardi, che sono diventati 17.587 miliardi nel 1986. Di fronte a cifre tanto elevate è frequente, quindi, nell'opinione pubblica la sensazione di un eccesso di impegno da parte delia Nazione. Ciò neJla realtà non è mai stato . Se la spesa militare è andata conrinuamenre aumenrando sono nello stesso tempo aumentati tanto la spesa totale e le entrate dello Stato guanto il reddito nazionale. Nel grafico l è evidenziato il peso complessivamente decrescente delle spese militari in proporzione alle spese e alle entra te deJlo Stato e nel grafico 2 come percentuale del prodotto interno lordo. Quest'ultima percentuale negli ultimi anni risulta in leggera ripresa . Assumendo quale parametro di riferimento la spesa totale del bilancio statale, le spese per la Difesa ne costituivano il25,6% circa nel1951. Quest'ultimo valore ha rappresentato il massimo nel dopoguerra: infart i, negli anni successivi tale percentuale è andata via via decrescen-
LE SPESE PER LA DIFESA, IL Più, LA SPESA STATALE Numeri Indici ANNO
SPESE PER LA
.,... 1950 1955 1960 1965 1970 1975 1978 1979 1980 1981 1982 1983 1984 1985 1986
DIFESA
PRODOTTO INTERNO LORDO
SPESE DELLO STATO
100 161 234 .395 635 1.266 2.229 2.729 .3.943 4.727 5.505 6 ..378 7.278 8.137 9.0.32
100 174 268 491 857 2.072 4.308 7.980 10.042 12.674 15.7.33 18.264 2.3.100 26.187 28.714
100
131 176 }07 417 677 1.191 l.·H.3 1.596 2.071 2.738 .3.2 16 3.815 4.522 4. 855
do fino al 15,3% circa nel 1961; su tale livello essa si è poi mantenuta fino al 1966, per riprendere successivamente Ja tendenza al ribasso, che la doveva portare al 4, 1% nel1986. In sintesi, a fronte dei consistenti aumenti che le spese dello Stato hanno fatto annualmente segnare, le spese della Difesa sono state rivalu-
tate di una percentuale sempre molto inferiore. Posti, infatti, uguali a 100 i valori (in termini correnti) della spesa totale e di quella per la Difesa nel 1950, si ha nel 1986 che Ja prima raggiunge il valore di 28.714 mentre la seconda si porta soltanto a 4.855 (vedi tabella). La stessa evoluzione, pur se a livelli più contenu-
Grafico 2
BILANCIO DELLA DIFESA EVOLUZIONE IN RAPPORTO AL P I L
5
~ ..;
4
3
2
'
!g ..;
"~
01 IO
..;
."
!'\
"01 "' ~
<'l
"' " "' .. .."' .. Q
01
Q
~
..
"' 01
...~
~ ..:
.,., ., "' ..: ..: ..: "' IO
..;; .
~
..
&l
19
Spielleute und Grenadier der Deutschen Jnfanterie 1769-1798
ti, si è avuta nei rapporti tra spese della Difesa ed entrate dello Stato. Q uesta diminuzione della «presa>> delle spese militari sulla spesa totale è tanto più sign ificativa se si considera che, nello stesso periodo, l'in-
20
cidenza della spesa dello Stato sul PIL è andata invece notevolmente aumentando, passando dal 15, l % del 1950 al 29,2% del 1978 e al 56% del 1986. Non si vogliono qui approfondi-
re le motivazioni cti tale situazione, tuttavia, nella migliore delle ipotesi, è un dato di farro che il bilancio della Difesa ha pagato un largo quanto inutile contributo all'esigenza di contenimento della spesa pubblica;
al riguardo sarebbe quanto mai interessante valutare i risultati conseguiti nei settori della pubblica amministrazione non penalizzati o addirittura beneficiari delle economie imposte alla Difesa, ma si ritiene che essi siano concretamente tangibili in termini non del tutto incoraggianti. In ogni caso, un grave danno è stato inferto all'efficienza delle Forze Armate, danno che richiede tempi lunghi per essere riparato: l'esperienza della ristrutturazione del 1975 e la correlativa pianificazione dei tempi e delJe spese inclispensabili per conseguire gli obiettivi previsti ne sono una riprova. Infatti, al decadimento dei mezzi corrisponde, lo prospettiva nel tempo, un impegno finanziario di crescente onerosità, in conseguenza sia del diminuire del potere di acquisto della moneta, sia della crescita dei costi dei sistemi d'arma necessari a rivitalizzare un organismo sempre più logoro e antiquato. Inoltre il mancato ammodernamento dei mezzi e delle strutture provoca di fatto un aumento delle spese di funzionamento e queste, a loro volta, riducono le disponibilità di fondi per l'acquisto del nuovo. Ovvie, infine, le incidenze negative di tale situazione di decadimento sia sul piano operativo (cioè delJa competitività con i mezzi In dotazione al potenziale avversario) sia sul piano morale sia, infine, sul piano industriale. Al riguardo Long (.3) ritiene che solo una politica di piano può salvaguardare le esigenze delJa Difesa, a breve e a lungo termine, stabilendo quale parte del reddito nazionale debba esservi destinata. Ciò nella considerazione che il carattere principale di una politica di difesa è che essa non può essere improvvisata, <<dato che i mezzi che le servono non possono essere creati o modificati, nella loro consistenza, a breve termine»; a ciò si deve aggiungere che neanche il personale può, in tempi brevi, essere formato e dotato delJa carica morale e spirituale necessaria a servire la Patria. In sostanza, «solo delle prospettive a lungo e medio termine - e perciò sufficientemente staccate dalle
contingenze- consentono di porre le basi di quella che potrebbe essere la migliore politica di Difesa». IL CONTRIBUTO DELLE FORZE ARMATE ALLA NAZIONE Le spese militari presentano intrinseci e numerosi riflessi ed effetti sul tessuto sociale ed economico nazionale. Questi effetti sono di vario tipo e sono secondari rispetto a quello che è lo scopo principale delle spese militari che si riassume nel consentire l'assolvimento dei compiti che l'ordinamento dello Stato ha affidato alle Forze Armate. In ogni tempo vi è stato un primo ordine di effetti consistenti nel trasferimento di redditi da alcuni settori della vita economica ad altri; oggi questo tipo di effetti è limitato alle spese militari concernenti il personale, nonché quei materiali che non richiedono studi o ricerche scientifiche preliminari. Un secondo tipo di efferri è, invece, collegato all'attuale complessità dei mezzi che postulano laboriose ricerche e l'applicazione di importanti ritrovati tecnici e tecnologici. Ne deriva allora che gran parte dei risultati delle ricerche più avanzate viene sfruttato in altri settori dello sviluppo anche per la produzione d i beni di uso civile, a loro volta suscettibili di determinare ulteriori incrementi di reddito e produttività. Questo secondo tipo di effetti - molto rilevanti nei paesi che dispongono di notevoli risorse finanziarie e che hanno un elevato livelJo di sviluppo economico e industriale, proprio perché sono in grado di investire con continuità rilevanti somme negli approvvigionamenti militari interni - hanno cominciato ad assumere un cerro rilievo e a divenire apprezzabili soltanto dopo il 1975, allorché con le leggi promozionali si è inteso fornire «qualità>> alle Forze Armate e nello stesso tempo sostenere i principali settori industriali nazionali. In sintesi, decidendo di trasformare lo strumento militare da organizzazione ad elevata intensità di manodopera ad organizzazione ad alta
intensità di capitale si è, nello stesso tempo, attribuito al bilancio della Difesa un ruolo insostituibile nel contesto della spesa pubblica italiana. La consueta obiezione che viene fatta, cioè che la spesa militare potrebbe aver sottratto spazio finanziario a quella civile pubblica e privata, è, almeno in Italia, chiaramente priva di fondamento. Infatti, mentre le Forze Armate sono state sostanzialmente impossibilitate ad attuare una idonea politica di spesa per assoluta insufficienza di disponibilità, in questo periodo le iniziative di spesa non militari, soprattutto nel settore pubblico, hanno trascinato il Paese nella situazione eli generale crisi, da cui soltanto recentemente ha cominciato a riprendersi, o per lo meno, non hanno dato quei risultati sui parametri della nostra economia che stanno dando, pur nella loro limitatezza, le spese militari. Si deve oltrettutto escludere che queste ultime abbiano rappresentato un'alternativa ad altre spese, considerato quanto si è detto lo ordine alla loro evoluzione nel contesto della spesa pubblica. In questo quadro, si pone il problema delle industrie che producono armamenti e che alimentano una preziosa corrente di esportazione per l' impossibilità da parte delle Forze Armate di assorbire tutta la produzione: infatti, per contenere i costi militari è necessario che le industrie producano più di quanto richiesto dal mercato interno, cosl da distribuire i costi su un elevato numero di prodotti. In tema di esportazioni di prodotti militari occorre essere estremamente realistici, data la strumentalizzazione politica ed emotiva che talvolta ne viene fatta. Solo le esportazioni consentono, per una nazione come l'Italia, anche nel quadro delle cooproduzioni europee, serie tali da rendere relativamente ragionevole il costo di produzione di sistemi d'arma moderni e l'ammortamento delle necessarie spese per la ricerca e lo sviluppo. Questo non solo consente di acquisire ad un prezzo accettabile i mezzi distribuiti alle Forze Armate
21
Grenz ScharfschOtz und Grenz Jnfanteriest 1700-1798
nazionali, ma sviluppa anche l'industria del settore con benefici effetti occupazionali, migliora la bilancia dei pagamenti e consente di stabilire con i paesi importatori accordi, alleanze, relazioni di amicizia e di collaborazione. Tale complesso di rapporti va 22
considerato con il massimo interesse per il perseguimento della politica di distensione e di pace, specie nel Mediterraneo, da parte dell'Italia. Indubbiamente le esportazioni di armi sono un male, ma costituiscono e costituiranno un male necessa-
rio fino a che non si perverrĂ a concreti accordi sul disarmo. Se non esporta l'Italia, del resto, esporterĂ qualche altro e l'Iralia perderĂ vantaggi economici e vantaggi pol.itici. Non bisogna dimenticare, infine, la necessitĂ di uno srretto coordina-
mento tra le esigenze militari e la produzione di armamenti e più in generale Ja convenienza, sotto ogni aspetto, ad inserire Ja spesa militare, non genericamente ma con dettagliate indicazioni operative, che prendano spunto dalla necessità di realizzare l'efficienza dello strumento milìtare, nella programmazione economica nazionale. I tempi per una politica economica che tenga conto di tutte le possibili implicazioni (civili, mili.tari, nazionali, internazionali), armonicamence inserita in una strategia politico-militare, ap· paiono ormai maturi. Oltre questi effetti, non è possibile dimenticarne altri che forse hanno una importanza superiore ai fini del progresso complessivo del Paese e che sono anch'essi parte delle ricadute delle spese militari. Trattasi di quella che è stata chiamata la «capitalizzazione» sull'elemento umano; la formazione professionale, l'abitu· dine alla vita collettiva e l'educazione civica, che vengono assimilate dai giovani italiani nel corso del servizio militare, posseggono un carattere di vero e proprio investimento sull'uomo, difficile da quantificare, ma indubbiamente di rilievo. Fin dal conseguimento dell'unità d'Italia, le istituzioni militari sono state chiamate a svolgere un compito formativo di grande rilievo, con la tradizionale funzione di «Scuola della Nazione». Le Forze Armate hanno, infatti, contribuito al completamento della istruzione scolastica, all'amalgama dei giovani provenienti da regioni diverse, alla educazione civica dei cit· tadini. Oggi le finalità connesse con l'istruzione sono venute ad attenuarsi, ma resta intatta la pil1 generale funzione sociale dell'Istituzione. Innanzitutto il servizio militare è, per i più, la prima esperienza di vita collettiva al di fuori dell'ambiente familiare; l'individuo deve, quindi, porre a confronto le proprie abitu· clini ed il proprio comportamento con quello degli altd, deve cioè socializzarsi in termini di convivenza, di rispetto della personalità altrui, di accettazione di limitazioni imposte
dalle esigenze del vivere in una comunità. E , in particolare, da considera1·e l'esperienza umana che può derivare dalla vita in comune con altri militari di ogni regione, ceto e cultura ed altresl dai contatti esterni con cittadini ed ambienti diversi da quelli del luogo d'origine. Sotto il profilo, poi, della formazione fisica e del carattere sono da tener presenti gli apporti di una disciplina convinta, dei più o meno piccoli sacrifici o rinunzie, nonché degli sforzi e dei disagi affrontati. Per quanto infine riguarda iJ concorso dell'educazione civica, è da tener presente l'importanza di esso in rapporto alle difficoltà pratiche e alle carenze di tale componente nelle scuole civili. Infine, un ultimo settore in cui è stata provata senza incertezze la produttività delle spese militari è quello dell'intervento a favore delle popolazioni in caso di gravi calamità. Le Forze Armate sono chiamate solo a concorrere nelle attività di soccorso civile; tuttavia il loro intervento in ogni occasione è stato tempestivo e determinante, a sottolineare il favorevole rapporto costo-benefici d eli' organizzazione militare. Le occasioni recenti e lontane di tali interventi sono purtroppo numerose. Un esempio significativo è rappresentato dal sisma che nel novembre 1980 ha colpito la Campania e la Lucania, devastando un'area di 27.000 kmq e distruggendo o danneggiando 360 comuni. L'opera delle Forze Armate e, in particolare, dell'Esercito è stata ingente come impiego di uomini, di mezzi, di materiali, ma, soprattutto - come ha affermato il Capo di Stato Maggiore dell'Esercito pro· tempore (5) -«per l'azione umana svolta a favore delle popolazioni colpite dal sisma. Quella dei militari è stata una presenza assidua, costante: accanto ai sindaci per coordinare]' arrivo e la distribuzione dei soc· corsi; accanto ai malati, nell'opera dolorosa del recupero delle vittime, nel rilevamento dei danni e per accertare l'agibilità degli edifici rimasti in piedi ... Tutto questo è stato possibile perché oggi l'Esercito è una
realtà diversa, efficiente, nonostante i limiti imposti dall'esiguità del bilancio; una realtà di cui fanno parte giovani entusiasti, purché responsabilizzati, e quadri preparati ed efficienti. Una organizzazione quella militare che non merita le critiche, ma la fiducia della Nazione». Insomma, la produttività delle spese per la Difesa, sia ai fini del conseguimento dello scopo principale sia nel quadro degli effetti secondari diretti ed indil·etti, è qualcosa di tangibile, di concreto: i soldi spesi per la Difesa circolano, incentivano Je industrie ed il commercio, elevano tecnologicamente i mate1·iali e i mezzi, consentono di migliorare la prepara· zione professionale, sociale ed umana dei giovani. Tutto ciò appare molto produt· tivo.
I PROBLEMI La Difesa si trova di fronte a problemi, la cui soluzione condizionerà in modo determinante il futuro delle Forze Armate. È stato detto che il livello di capacità di dissuasione dello strumento militare è strettamente collegato alla sua efficienza tecnico-operativa e, quindi, all'equilibrio interno delle varie componenti e questo equilibrio dipende, a sua volta, dalla disponibilità di adeguate risorse fin~m ztal'le. Dall'esame delle spese militari nel secondo dopoguerra, emerge che, dal momento in cui sono cessati gli aiuti alleati, le Forze Armate si sono costantemente dibattute alla ricerca di un compromesso fra qualità e quantità, che ha portato nel197 5 alla re· visione in senso riduttivo delle proprie strutture. Del resto, non appa· re possibile rinunciare alla qualità in quanto, perché la dissuasione sia reale, occorre che i mezzi in dotazione presentino una ragionevole competitività con quelli del potenziale aggressore. Ma questo compromesso non è stato ancora raggiunto, neanche dopo il 197 5, per i motivi illustrati prima; ciò significa allora che, qualora le Forze Armate non possano disporre di un bilancio adeguato
23
Ungarische Jnfanterie 1745-1768
-
cioè in grado di fronteggiare sia
il costo progressivamente crescente del personale e dei sistemi d'arma sia la necessità di rinnovo di questi ultimi - dovrebbe essere valutata l'opportunità d i una ulteriore contrazione d elle strutture d ello strumen-
24
to militare. Un simile provvedimento è però in netto contrasto con la situazione nazionale ed internazionale che impone il rafforzamento del convenzionale, anche per bilanciare la preved ibile denudearizzazio ne dell' E uropa.
Al riguardo, è da tener altresì presente che lo strumento operativo scaturito dalla ristrutturazione, la cui validità è stata sostanzialmente conferma ta nel Libro Bianco 1985, fu a suo tempo sottoposto ad una va lutazione complessiva im erfon~e (pre-
senrara poi al Vertice Politico) , che ne precisò le limitazioni e i conseguenti rischi per la di fesa nazionale, cosl riassumibili: • limitata capacità di difesa in caso di confli tto generale; • validità sia come strumento di dissuasione - nel quadro dell'Alleanza Atlantica - sia per assicurare la difesa del Paese in caso di conflitto limitato; • idoneità ad assolvere i compiti istituzionali del tempo di pace ; • impossibilità di ulteriori riduzioni, pena Ja perdita di qualsiasi validità operativa ed istitllzionale. Ne deriva che a un nuovo ridimensionamento di cale strumento, deve ragionevolmente conispondere Ja revisione di compiti e missioni. Di conseguenza, prioritariamente., la soluzione del problema è da ricercare nell'adeguamento delle disponibilità finanziarie. Il bilancio pluriennale istituito con la legge 468/1978 fornisce una ipotesi finanziaria che per «costruzione>> (modalità di evoluzione della spesa, dati finanz iari, tempi) non appare adeguata a supportare la messa a punto e l'attuazione concreta della pianificazione/programmazione della Difesa. È, quindi, indispensabile la revisione di questa ipotesi ovvero prevedere- in aggiunta o in alternativa alle disponibilità offerte dal bilancio triennale - provvedimenti specifici, che possano consentire alle Forze Armate di conseguire e mantenere un corretto equilibrio fra qualità e quantità, per poter assolvere il proprio compito, garantendo loro ritmi accettabili di ammodernamento. La cosa non sembra impossibile, tenuto conto che lo sforzo effettuato fino ad oggi per la Difesa appare inferiore alle reali possibilità del Paese. Infatti, in ambito europeo, Paesi di analoghe possibilità dell' Italia sono in grado di dedicare alla Difesa maggiori proporzioni del proprio prodotto interno lordo, pur garantendo uno sviluppo economico e sociale più equilibraco di quello ira-
liano. e l'azione di stimolo e di direzione Inoltre, dalla recente revisione dei nei riguardi dell'industria è indispenparametri economici italiani, da par- sabile ottenere che la programmaziote dell'ISTAT, deriva che la quota ne della Difesa sia economicamente del prodotto interno lordo , dedica- inquadrata nel piano economico nata dall' Italia alla Difesa è al di sot to zionale, sia ai fini della certezza delle del 2%; ciò significa che l'Italia è il risorse fina nziarie su cui si basa, sia fanalino di coda dell ' Europa Atlan- ai fini della compatibilità con la politica economica ed industriale. tica (salvo il Lussemburgo). Le prospettive per la soluzione dei Al riguardo, si deve tener conco che le prospettive di sempre maggio- problemi illustrati sopra appaiono fare integrazione vanno perseguite tra vorevoli. i Paesi europei anche in termini di In ogni caso, sembra potersi afferpolitica militare e che a tale integra- mare che il dibattito apertosi tra le zione l' Europa è spinta altresì dai forze politiche e nell'opinione pubcrescenti costi della difesa; ma inte- blica, negli ultimi 10 anni, su i prograzione significa aJJora anche dispo- blemi deJJa Difesa, sull'impegno finibilità di Forze Armate a livelli di nanziario che la loro soluzione comarmamento, addestramento, soste- porta e sull'attività economica che gno tecnico-logistico, ecc., compati- grav ita intorno alle strutture militabiH con quelli degli alleati europei e, ri, ha determinato un nuovo clima quindi, appare sempre meno dilazio- nei riguardi delle Forze Armate e la nabile avvicinare ai livelli medi eu- consapevolezza delle strette connesropei la quota del prodotto inte rno sioni esistenti tra il ruolo politico inda dedicare aJJa difesa. Ciò consen- ternazionale e quello economico deltirà sia di mantenere lo strumento l' Italia e la sua credibilità sotto l'amilitare su livelli accettabili di com- spetto militare. A sostegno determinante delle fapetitività sia di mantenere il Paese agganciato all'Europa occidentale vorevoli prospettive di cui si è detper tutto ciò che vi è dietro la fac- to, vi è la convergenza delle maggiori ciata di un servizio della Difesa «con- forze politiche, circa l'esigenza di gruo». Forze Armate efficienti, quale garanLe spese militari, infatti, come già zia di pace e di equilibrio internazioaccennato, oltre a interessare l'inte- nale, nel quadro dell'Alleanza Atlantica e dell'Europa. ra economia nazionale: - presentano un elevato contenuGen . Francesco Vannucchi to tecnologico, con possibilità di ampie ricadute nelle produzioni civili ; - possono costituire strumento di NOTE politica estera e ampliano le possibi( l ) G. Bat tistini: <<lllte1vista con Le/io La· lità di collaborazione internazionale; f!,Oiio, primo Ministro socialista della Difesa nel· - incidono positivamente sulla la Storia della Repubblica», La Repubblica, 5.9. 1980, pag. 5. bilancia commerciale e sulla formazione del reddito nazionale; (2) L. Lagorio: <<Indirizzi di Politica Mili· - concorrono a mantenere la /are», Relazioni alle Commissioni Permanen· competitività del sistema economi- ti per la Difesa della Camera dei Deputali e del Senato della Repubblica, Roma, giugno/lu· co nazionale sui mercati esteri. glio 1980, pag. 9-t Di conseguenza, dette spese rappresentano una imporrante compo(3) M. Long: «Finanziamento della politi· nente della spesa per investimenti ca militarefrancese»: L'Amministrazione della dello Stato, con riguardo ai pitJ rap- Difesa, n. ~/1970, pag. 101. presentativi settori dell'industria na(4) M. Pivcui: «Annamenti ed economia. zionale (meccanico, elettronico, can- Cii effetti della spesa militare e della produ· tieristico, aeronautico, ecc.) e alla ri- zione eli annamenti nell'economia america Ila», partizione territoriale delle com- Franco Angeli Edirore, Milano, 1969. messe. (5) A. Passarelli: «Nellft guerra delten·emoto Per ottimizzarne, quindi, l'impat- gmnde il valore dell'Esercito», 11 Tempo, to sul tessuto economico nazionale 6.2. L981 , pag. 16.
25
. .
26
'
.
UN APPROCCIO PRAGMATICO Parlare di addestramento, quale settore in cui tutti siamo o siamo stati direttamente coinvolti, appare esercizio invitante ove congregare esperienze, punti di vista, filosof ie e intuizioni. Padarne è quind i fadle. Meno facile è invece trascorrere a provvedimenti e proposte che siano insieme concrete, razionali e innovatrici. È difficile infatti liberarsi di quelle strutture mentali che, prodotto di personali esperienze e conoscenze spesso permeate di soggettività , stabilizzano negli anni la nostra cultura nel settore pilotando verso posizioni conservatrici che, essendo opposte a una realtà in costante dinamica, diventano nel tempo fattore di involuzione. La natura non accetta la stasi se non nella forma di quella condizione conclusiva dei processi vitali sintetizzata nel «requiescat in pace». Pertanto, quando si disserta di addestramento è d'uopo forzare le nostre argomentazioni attraverso il filtro della concretezza e dell'obiettività arricchito da una presa di pragmatismo. Per non cedere quindi al fascino perverso delle teorizzazioni, stabiliamo subito che l'addestramento perché non sia inutile e dispersiva risposta ai nostri dettati istitutivi deve essere legato a corda doppia al suo scenario di p revedibile sviluppo operativo. Per dirla in termini più familiari : alle condizioni di situazione disegnate per l' assolvimento dei compiti previsti dalle quattro Missioni lnterforze. In queste condizioni di situazione, ed è bene ricordarlo, vanno pure inserite le varianti tecnico-concettuali determina te dali' in traduzione dei nuovi sistemi d'arma. E ciò è meno ovvio di quanto potrebbe apparire. Per buona pace del paziente lettore va subito precisato che l 'obiettivo delle presenti annotazioni non è quello di fare la filosofia del!' addestramento, ciò sarebbe di molta noia e di poca utilttà. L'obiettivo è invece quello di esaminare se e co-
me quanto attualmente fatto nel settore aderisca alle nostre realtà di scenario e se esistano aree suscettibili di miglioramento o comunque di aggiornamento. Il tutto, poiché il contrario sarebbe tanto .facile quanto inutile, con un occhio ai nostri ormai consolidati ordinamenti, programn1i di sviluppo e soprattutto alla nostra realtà eco-sociale che, certamente, non ci incoraggia alla speranza di futuro piLl roseo. Nessuno può negare che l'esperienza diretta del cimento sul terreno è e sarà sempre il vaglio pitJ efficace di rispondenza e affidabilità degli schemi addestrativi adottati. Da più di quanmt' anni, per nostra fortuna, tale vaglio ci è negato. Non abbiamo infa tti avuto, come altri Eserciti, occasione di impegno nei pur numerosi conflitti locali che hanno marzialmente vivacizzato questo inquieto dopoguerra. Ospedali d a campo a parte, naturalmente. Dobbiamo pertanto nutrirei dell'esperienza altrui. E non è fa tica da poco perché questa va adattata alle cose nostre con realismo e umil tà. Qualcosa ci viene dal conflitto nelle Falkland, ma solo per la conferma che un ottimo addestramento individuale, completato da aggressività e motivazione,, è fattore moltiplicatore di potenza. E bene tenerne conto, anche nel computo dei rapporti di fo rza . Molto più golosi appaiono invece gli ammaestramenti che ci vengono dalle guerre araboisraeliane e, buona ultima, dall'operazione «Pace in Galilea» del 1982. A detta operazione, distratti come eravamo per le concomitanti implicazioni politiche e coinvolgimenti emotivi connessi alla nostra presenza nel paese del cedro, non abbiamo forse concesso l'attenzione che meritava. Ci ritorneremo sopra. L'accentuazione dell'interesse per quanto ci capita attorno è in ogni caso condizione essenziale per mantenere vitali e produttivi i nostri ord inamenti, dottrina e tecniche addestrative. Utilizzare l'esperienza altrui, soprattutto quando si tratta di combattime nto, è infatti decisamente più gradevole e meno costoso anche se non altrettan to efficace che produr-
sela in proprio. Per accertarne poi la validità sarà tuttavia necessario attendere il cimen to. Si tratta, infatti, per nostra sfortuna, di operazione a consuntivo. Ma questo, anche se concettualmente corretto, non è certamente auspicabile. Meglio la calamità naturale tutto sommato . Quindi, per esorcizzare rischi e incertezze, è bene i n ogni caso dare ampio spazio a quel valido succedaneo che è la verifica e l' aggiornamento in it.inere di q uanto fatto o in fieri in relazione alle mutate condizioni di scenario. Mutatis mutand is, non può essere che così.
LO SCENARIO Non ci sembra che Io scenario d i base sia molto cambiato: siamo sempre nell'Alleanza. È vero che ci sono le alte tecnologie, l'AIR LAND BATTLE e la FOFA (1), ma ciò investe più il campo delia dottrina che la tecnica addestrativa. Almeno per quanto di diretto interesse dei minori reparti. Una novità è invece la mi naccia da Sud. Tale minaccia tuttavia, di prevalente interesse delle Forze Armate sorelle, riporta, per q uanto riguarda l' Esercito, alle tecniche d'impiego peculiari del combattimento in ambienti particolari. Ha forse maggiore inHuenza sugli ordinamenti, ma questi, come già detto, non sono oggetto di attenzione nelle presenti annotazioni. Ma qualcosa è cambiato, e precisamente l'ambiente eco-sociale in cui vivono e operano le Forze Armate in tempo di pace. Il termine eco-sociale, pur essendo una brutta licenza lessicale, suona tuttavia efficace nel significare che se l'ambiente prima non era il più favorevole per l'esercizio delle nostre necessità addestrative ora la situazione è certamente peggiorata. Se prima infatti era difficile reperire aree addestrative ora appare difficile anche conservare quelle già acquisite. Non parliamo poi di poligoni. Le unità per poter produrre qualsiasi tipo di rumorosità balistica dovranno sempre più assoggettarsi a costose e dispersive trasferte. E questo non so27
ro inserimento deve avvenire in stretta aderenza alle modalità d'azione attribuite alle forze contrapposte. Queste forze contrapposte non sono un fantasma, sono ben definite in armamenti, equipaggiamenti, ordinamenti e dottrina d'impiego. Ignorarle, come spesso avviene, vanifica praticamente la validità obiettiva delle nostre fatiche dottrinali e addestrative. Si è infatti spesso portati a considerarci opposti a forze ordinate, armate, equipaggiate e addestrate come le nostre. Ciò è tanto rassicurante quanto pericoloso, poiché in genere siamo portati <l sopravalutare i nostri muscoli quando opposti ad avversario costruito a nostra immagine e rassomiglianza. Per chiudere, non guasta rammentare la stabilità, nella nostra ben nota instabilità economica, della modestia delle risorse destinabìH alle Forze A rmate. Prevedere che le cose vadat:lO meglio nel futuro è far torto al buon senso. Ma che si può fare? Null'altro che tenere i piedi bene a terra, privilegiare quegli addestramenti che potremmo definire «poveri» e forzare immaginazione e tecnologia per poter soddisfare il più delle nostre esigenze utilizzando esclusivamente le infrastrutture e le aree di cui già disponiamo. E anche meno, se possibile.
ADDESTRAMENTO
lo per la scarsa propensione delle Autorità politiche, specie locali, ad accettare l'affollamento areale e l'inquinamento fon ico cui è ormai associata l'immagine di qualsiasi unità militare, e ciò può essere comprensibile, ma anche per il crescente invito al disimpegno che viene da ambientalisti, ecologi, Charitas Cristiana e parroci. E ciò è meno comprensibile e non aiuta certo le amministrazioni locali a venirci incontro.
28
Che altro? Gli ordinamenti sono parimenti ulteriore variante in quanto in fase di trasformazione, e di questa è influente sull'addestramento soprattutto l'introduzione dei nuovi sistemi d'arma. L'introduzione di nuovi sistem i d'arma comporta infatti conoscenza e inserimento dei conseguenti nuovi aspetti tecnici nei già esistenti schemi esecutivi. E ciò potrebbe apparire abbastanza semplice, ma lo è solo se si trascura che det-
Si è detto che in questa sede non s' in tende discutere ordinamento e dottrina. E non è del tutto vero. Un'occhiata anche a q uest' ultimi appare doverosa per inquadrare meglio l'argomento. Come è noto, disponiamo di uno strumento meccanizzato per le esigenze di difesa a Nord Est e blindato, in prospettiva, per quelle della difesa interna del territorio. Le truppe da montagna rappresentano un problema a parte in quanto destinate a uno specifico scenario d'impiego che non richiede interventi di rilievo nella struttura ordinativa di base. Lo strumento meccanizzato ci consente per ora solo mobilità. La possibili tà di manovrare, almeno a livelli superiori alla com-
pagnia, sarà consentita ad anni 90 iniziati, quando cioè i programmi di potenziamento e ammodernamento ci avranno adeguatamente irrobustiti nel settore difesa con troaerei diretta, sorveglianza del campo dj battaglia e comando e controllo. Questo, tutto sommato, ci facilita il compito, perché consente d i limitare a livello «complesso minore» gli esercizi d'irnpiego manovrato sul terreno, e di concentrare quindi la nostra attenzione sull'addestramento individuale e su quello del complesso in questione che, appunto perché minore, può trovare efficace ambiente di sviluppo anche in aree di limitate dimensioni. N on sarà poi difficile, quando consentito, salire di livello per composizione modulare. Quanto precede vale sia per l'Esercito di Campagna sia per quello Territoriale. Varieranno gli scenari di riferimento, ma questo interessa soprattutto le EQ e le EPC. Da quanto precede ci viene confortante conferma, in relazione alle nostre congenite angustie, che possiamo concentrarci su queilo che è stato definito, forse in modo un po' irriverente, addestramento «povero». In merito alla dottrina non sussistono invece le limitazion i isritutive dello strumento. L'unica limitazione può venire da carenz~ d'immaginazione e di buon senso. E chiaro che la dottrina adottata se non aderisce allo scenario reale, se non tiene cioè conto di quanto .intende e può fare il potenziale avversario e quamo possiamo fare noi in contrappunto, più che a noi risulta utile alla controparte. Non è piacevole né confortante ed è anche metodologicamente scorretto, ma quando si è in angustia di risorse è senz' altro realistico che si parta dalle possibilità e non dalle esigenze per definire il «cosa» e il «Come>>. Fortunatamente la nostra Costituzione ci aiuta chiamandoci ad assolvere solo ruoli difensivi che, sin dalla protostoria, risultano meno dispendiosi di quelli offensivi. La nostra attuale dottrina, per buona pace degli estensori, appare flessibile a sufficienza per consentirne l'aggancio nell'elaborazione di concreti e affidabili
schemi addestrativi. È chiaro che non guasterebbe una limatina alle eccessive specificità esecutive; ciò consentirebbe oltre a una maggiore flessibilità generale anche una maggiore possibilità di adeguarla, senza distorsioni concettuali, alle obiettività locali. E veniamo f.inaLnente a parlare di addestramento. A onor del vero, dissertando in precedenza di scenari, strumento e dottrina, ne abbiamo costantemente evocato l' immagine. Parlare di addestramento, anche se in apertura si è detto che è facile esercizio, non è mai ozioso e dispersivo dato che questo coinvolge nella sua esecuzione soprattutto quei Quadri minori che, essendo per posizione in difetto di prospettiva, soffrono spesso di distorsioni conce~tuali con ripercussioni negative nella loro impostazione professionale a breve e a lungo termine. Di tali distorsioni concettuali di seguito sono fornite alcune esemplificazioni: - L' indisponibilità contingente di affidabili armi controcarri per il combattimento a contatto cosl come di una granata a mano e da fucile impiegabili con efficacia e in accettabili condizioni di sicurezza, armi quest'ultime «povere>> ma indispensabili per le distanze ravvicinate e il combattimento in ambienti particolari, porta di solito a poco realistiche esecuzioni sul terreno. Ciò è riscontrabile in esercitazione quando si osserva a esempio uno schieramento controcarri. dal quale si sparacchia a tutto spiano con armi leggere e Janciarazzj da 88 . Ciò rappresenta una evidente distorsione concettuale. Uno schieramento controcarri infatti, per assolvere la sua funzione deve evitare l'impegno diretto. Ma quando si normalizza l'impiego delle armi di cui sopra, specie con avversario ancora a distanza, anche se solo a fine di spettacolo a uso di poco provveduto osservatore, se ne sigla il fallime nto concettuale. A meno che non si vogliano attribuire al fuoco solo obiettivi psicologici. E ancora. Il sempre obsoleto armamento di cui sopra non consente, se non in audace fantasia, l'organizzazione d i una difesa controcarri ancorata a
infrastrutture urbane anche di modesto sviluppo ove, in relazione alle forze contrapposte, potrebbe a minimo costo realizzare il massimo di efficacia. E questo non solo nella tattica minuta ma anche nel quadro di una difesa manovrata ad ampio respiro. Nessuna delle armi controcarri attualmente disponibili è infatti impiegabile all'interno o dall'interno di un abitato. - Nelle esercitazioni in bianco e a fuoco con le truppe si dà in genere ampio risalto al tema plotone e compagnia in attacco. Come è noto la quasi totalità dei compiti operativi è centrata sulla difesa, anche se trattasi di una difesa, che si auspica manovrata e aggressiva. L'offensiva, indispensabile proiezione mentale in ogni circostanza addestrativa, specie quale fattore attivante di aggressività, dovrebbe essere sviluppata prevalentemente nel corso delle EQ ed EPC. Sul terreno si vedrebbero .invece privilegiate tutte le situazioni che in difensiva connotano la condotta dinamica ai vari livelli. - Scendendo poi alla tecnica esecutiva minuta si osserva, ad esempio, che nell'addestramento al lancio della bomba a mano si rinuncia a priori alla prospettiva di poter un giorno disporre di un'arma veramente efficace. Non la veneranda e patetica SRCM. Sarà infatti molto difficile, quando disponibile un'arma del genere, modificare una gestualità ormai stabil izzata nel ricorso, nella tradizione e nella relativa sicurezza di ... impunità. Lo stesso vale per l'arma individuale, tatticamente avvilita nell'uso presso i poligoni di tiro e nelle ammaestratissime esercitazioni a fuoco. L'esperienza invece, anche quella delle nostre strade, purtroppo insegna che nella maggior parte dei casi dovrà essere impiegata con la scioltezza e la reattività proprie del tiro istintivo. In sintesi, e ciò vale per tutto quanto detto in precedenza, bisogna incominciare a modificare tecniche e tattiche d'impiego prima dell'introduzione dei nuovi sistemi d'arma. Lo fecero molto brillantemente i tedeschi nella seconda guerra mondiale, molto meno bene gli Alleati e da ciò il motivo di molti
29
dei loro insuccessi, sopra tru tto in campo tattico. E si potrebbe anche continuare. Ma per non accentuare i.l già diffuso sentore di soggettività, è bene qui inserire, a ulteriore esemplificazione, quanto mutuabile al riguardo dagli eventi occorsi durante la già citata operazione «Pace in Galilea». Si è voluto utilizzare tale operazione, soprattutto per la sua prossimità temporale, a dimostrazione d i quanto possano risultare operativamente ne-
30
gative distorsioni concettuali nella impostazione ordinativa, dottrinale e addestrativa. E questo anche in uno strumento militare, come queilo Israeliano, dotato di for midabile efficienza ed esperienza di combattimento. Gli ordinamenti e la dottrina d'impiego dell'Esercito Israeliano, a seguito degli ammaestramenti della guerra del Kippur, erano stati sostanzialmente revisionati in senso ancor pÌLl centrato sulla meccanizzazione e
sulla rapidità di manovra. Ed è appunto nella sua nuova fisionomia che nel1982 questo era entrato in forze nel Libano per risolvere definitivamente il problema dell'ormai endemica insicurezza dei suoi confini settentrionali. Ma subito erano emerse le carenze determinate dal fatto di dover operare in condizioni di scenar.io completamente diverse da quelle poste a base della revisione di cui sopra. Diversa infatti era la natura del terreno: aspro, tormentato e con urbanizzazione minore frammentata a cavaliere degli assi di penetrazione. Diverse le forze contrapposte: non più potenti masse corazzate e meccanizzate operanti secondo i rigidi canoni della dottrina sovietica, ma piccoli nuclei di combattenti con ottimo armamento individuale, specie controcarri, determinati e ottimamente addestrati a operare in un terreno a bassissimo indice d i scorrimento. Ambiente cioè che esaltava la carenza istitutiva nelle forze israeliane di una fanter ia specificatamente addestrata a operare a piedi con cadenze di progressione e in situazioni ambientali ove poco poteva giocare la grande capacità manovriera e il potente supporto aereo. Situazione questa di cui mancava riscontro di studio e di esperienza dopo gli eventi bellici del1948. Esito: forte tasso di logoramento con perdite elevate, sia umane sia in mezzi corazzati e meccanizzati, prodotte essenziaL11ente da armi leggere e controcarri portatili, con netto decadimento di funzione per le forze meccanizzate e corazzate orinai non più protagoniste della battaglia. Le conseguenze più immediate, tanto sgradevoli quanto pericolose perché colte in combattimento: rifiuto a operare sui veicoli protetti, considerati vere e proprie concentrazioni di letalità, impiego frazionato e disperso dei carri, necessità di cadenzare il movimento tra imboscate successive. Da ciò l'inedita quanto preoccupante conclusione di non poter procedere nell'operazione se non mediante la preventiva boniiica degli itinerari di penetrazione svolta da fanterie appiedate. Nel settore supporto di fuoco altra amara sorpresa. L' Artiglie-
ria, consueta alla massima mobilità e perfettamente caUbrata all'impiego manovriero delle forze corazzate, si era trovata del tutto fuori quadro in un ambiente che invece privilegiava l'assurdo concettuale di un impiego per pezzo con una vera e propria tecnica di cecchinaggio. Solo per dare un'idea dell'entità della crisi prodotta da quanto precede va ricordato che iJ 55% di tutte le perdite subite è stato accreditato alle armi portatili. Parimenti molto pii:1 elevate, rispetto ai conflitti precede n ti , le perdite dovute a patologie di tipo psicologico. A raffronto va ricordato che nella ben pii:1 cimentante ed episodica guerra del Vietnam la percentuale è stata del 53%, con minor incidenza persino nel settore delle patologie psicologiche. Un altro Esercito dovendo drasticamente rivedere in itinere ordinamenti, dottrina d'impiego e impostazione addestrativa sarebbe andato incontro al disastro, almeno in campo tattico. Ciò non è avvenuto solo grazie alle singolari capacità di reagire senza isteresi fun· zionali che duemila anni di diaspora e quarant'anni di assedio hanno attivato nelle Forze Armate d'Israele. Oltre naturalmente all'eccezionale livello di addestramento individuale generalizzato a tutti j livelli. Come si vede il Medio Oriente non è solo culla delle tre grandi religioni monoteiste ma anche fonte inesauribile di validi ammaestramenti in molti altri settori. E non poteva essere diversamente, dopo che nella tradizionale, millenaria e irriducibile conflittualità locale si era innestata l'anomalia di uno stato ad altissimo livello tecnologico e con irrevocabile determinazione a sopravvivere. Ma torniamo ali ' addestramento. Possiamo articolarlo, per comodità, nei suoi due momenti fondamentali: quello individuale e quello d'insieme. Il primo nelle sue subarticolazioni di addestramento fisico e al combattimento, il secondo limitato alle interazioni di quello individuale nell'impiego del complesso minore considerato quale modulo di base Pxr comporre ogni altra formazione d 'impiego. L' addestramento individuale rappresenta il
campo di esplorazione per noi più eccitante e congeniale dato che è classificabile tra quelli «poveri». Ma è tanto povero guanto essenziale. E non lo si dirà mai abbastanza. Difatti : - L'addestramento fisico è il primo passo per ogni intrapresa che richieda insieme esecuzione dinamica e determinazione. Il suo fascino e attualità conseguono dali' allettante considerazione che può iniziare e concludersi .in caserma, senza pubblica disturbanza, purché disponibili le attrezzature necessarie. Quest' ultime richiedono modeste risorse, soprattutto se assiste l'immaginazione. Ulteriore fattore di fascino ci viene dalla considerazione che può coprire vuoti di programma o di professionalità degli istruttori, cosl coroe le eccessive iterazioni e monotonia che vengono dall'esecuzione di alcuni, pur necessari, atti addestrativi. -L'addestramento al combattimento in tutte le sue forme, che vanno dalle tecniche di difesa personale a quelle del tiro istintivo e al movimento sul campo di battaglia, rappresenta il passo successivo . Questo tipo di addestramento richiede una maggiore disponibilità di attrezzature d.idattiche e simulatori elettronici. Il costo è più elevato. Assiste tuttavia la gradevole e rassicurante prospettiva di poterlo svolgere integralmente nell'ambito della infrastruttura sede del reparto . Il ritornare sulla possibilità di condurre questa essenziale forma di addestramento nell'ambiente delle nostre caserme, oltre a giustificare l'etichetta apparentemente riduttiva di «povero», serve quale indirizzo per il disegno di quelle infrastrutture che dovranno essere realizzate ex novo e per l'adeguamento di quelle che necessitano di ammodernamento. L'inserimento del combattente individuale nella squadra prima e nel complesso minore poi può considerarsi la conclusione dell'intero ciclo addestrativo. Si osserva a tale proposito che: - Tale inserimento deve avvenire nel pieno rispetto dello scenario generale d'impiego corretto delle
specificità proprie del reparto in esame. - L'inserimento nella squadra, intesa come formazione omogenea, consegue le sole Hnalità didattiche di acclimatare il combattente individuale in un intorno che gli,sia per quanto possibile familiare. E da considerarsi fase eminentemente teorica sviluppabile in aree molto ristrette e preorganizzate. Inoltre, essendo centrata essenzialmente sulle tecniche d'insieme, può anche prescindere dalle già citate condizioni di scenario. Il momento squadra, purché disponibile un' area poco più ampia di un campo di calcio, può essere svolta all'interno di una caserma. - Le schematizzazioni teoriche consentite nella fase squadra non sono tuttavia più consentite nella fase successiva, quella del complesso minore. In questa infatti hanno preminenza i lineamenti d'impiego operativo pianificati per il reparto in esame per cui sarà necessario utilizzare aree esterne. Queste richiederanno dimensioni e implicheranno pubbli-
ca disturbanza tanto minori quanto maggiore sarà il loro livello di preorganizzazione infrastrutturale e la disponibilità di simulatori. Quest'ultima disponibilità, in particolare, potrà consentire anche lo sviluppo estremamente redditizio a partiti contrapposti. Infine, anche se apparentemente ovvio, va ricordato il grande fattore moltiplicativo rappresentato dall'utilizzazione degli audiovisivi in tutti i momenti addestrativi di cui sopra. E non solo come si potrebbe pensare per l'inquadramento e dimostrazione iniziale, ma anche e soprattutto per il commento e illustrazione delle registrazioni eseguite in sede esecutiva. Nulla infatti educa e ammaestra pii:1 della visione oggettiva di esecuzioni errate che, in quanto vissute spesso emotivamente, sono di solito valutate oggettivamente in modo distorto dall'attore.
CONCLUSIONI La varietà delle considerazioni svolte in precedenza sempre in stentato equilibrio sulla trappola dell'o v31
eccessivi, operando su guanto già disponibile in infrastrutture e aree addestrative e ricorrendo nella massima misura possibile ai simulatori e agli audiovisivi. - L'addestramento individuale costituisce momento centrale non solo perché base indispensabile per qualsiasi successivo sviluppo, ma anche perché di facile svolgimento nell' ambito delle infrastrutture stanziali. Consente inoltre, specie nella sua componente sportiva, di mantenere sempre in tiro la partecipazione del personale anche negli inevitabili vuoti che si verificano nella vita dei reparti. -L'addestramento d'insieme, da centrarsi nel complesso minore, deve essere aderente ai lineamenti dello scenario generale connotato delle specificità d'impiego del reparto interessato. - Le caserme debbono garantire nel loro disegno tutto lo spazio necessario allo sviluppo dell'addestramento individuale e almeno del momento iniziale di quello d'insieme. Io tale ottica va visto il concetto di «college>>. In chiusura va ripreso l'assunto che il dissertare di addestramento non ~ara -m.a~ e~réU)O
vietà rende ancor più necessaria una rapida sintesi a premessa di ancor pÌLl succinta conclusione . - L'addestramento, che è poi voce fondamentale di efficienza in una Forza Annata, non può prescindere nella sua impostazione concettuale dalle condizioni di scenario in cui si prevede che questa debba operare.
32
In particolare, dovrà tenere conto della cronica carenza di .risorse disponibili e delle obiettività d' ambiente che ne riducono sempre piLI le possibili aree di sviluppo. L' addestramento è in ogni caso .il settore ave, pur nelle rigidità sopramenzionate, sono tutt'ora consentiti provvedimenti m.igliorativi, a costi non
<YL~o'::><::>
c:
}A~o-
nastico. C'indurrà infatti, guanto meno, a superare i condizionamenti indotti dalla consuetudine, dalla pigrizia mentale e dagli angusti orizzonti imposti dalla necessità di operare in cronica carenza di rì.sorse. l i superare poi con immaginazione e con una più frequente mobilità ad destrativa gli scenari abituali di eser: cizio consentirà di evitare gli ottundimenti da «garitta» e dì stimolare curiosità e attenzione verso ciò che è innovativo. Attenzione e curiosità che, per chi non lo sapesse , sono ormai riconosciuti parametri base di evoluzione per ogni creatura vivente. Uomo o atùmale che sia. Gen. Lucio Innecco NOTE
( 1) La prima è la dottrina d'impiego dc!I'F.sercito statunitense. La seconda (Fo!towing on Forces Altack) è 111/t l concezione opcratù)(l N/1TO cbe prcuede l'inlcrucnto sui secondi sca[!..lioni.
t
RIVISTA MILITARE lugho·AQOSIO 1987 $ped12oone in abbonamenlo poslale gr IV-70% L. 5.000
LA PITTURA DI STORIA NELLA GERMANIA DELL'OTTOCENTO
SALVAGUARDIA E PROMOZIONE DELLA SALUTE DEL GIOVANE ALLE ARMI
... se ciascuno può nell'ordine civile prescegliere quel medico in cui suppone più cognizioni e maggiore esperienza, essendo invece imposto il medico al soldato, incombe al Governo di restare a questo mallevadore della sua abilità. Alessandro Riberi Fondatore del Corpo Sanitario Militare
t.
Il preambolo all'atto costitutivo dell'Organizzazione Mondiale della Sanità riconosce un principio etico: «Il possesso del migliore stato di salme ... costituisce uno dei diritti fondamentali di ogni essere umano ... ». La stessa Organizzazione dà una chiara definizione del concetto di salute: «La salute è uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale, e non consiste soltanto nell'assenza di malattia o di infermità>>. IJ diritto umano alla salute è confermato dall'art . .32 della nostra Costituzione. «La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività». E il regolamento sul Servizio Sanitario Militare Territoriale afferma: «1.1 Servizio Sanitario Militare ha lo scopo essenziale di provvedere.. . alla tutela della salU[e dei militari... ». Per il cittadino alle armi, il compimento di quanto postu.lato dai suddetti principi avviene in quattro fasi distinte. La prima è rappresentata dalla visita di leva-selezione attitudinale, momento di preminente importanza sociale delle operazioni per la scelta del personale militare. n sistema attuale di reclucamento manifesta profonde differenze risFetto al passato. Un tempo si ricercavano prevalentemente notizie anamnestiche, informazioni sui precedenti di mestiere, mentre con la rilevazione dei caratteri antropometrici si accertava l'idoneità del soggetto privilegiandone 1a componente fisica e l'assenza di condizionamenti; era infine, l'affermazione del principio «Il soldato buono per tutti gli usi». Oggi, invece, una selezione del personale mirata e affinata alla identificazione di precisi parametri socioculturali e psico-fisici si inserisce e si armonizza in maniera equilibrata in un mondo militare dove emergono caratteristiche nuove e originali, quali la stabilità psico-sociale e della vita di relazione e il bisogno di uomini capaci di agire autonomamente e di iniziativa, ip un insieme disciplinato e coordinato in ogni contingenza. Tra i molti riflessi positi-
vi indotti dalle visite di leva emerge la grande quantità e varietà dei dari statistici che porta ad interessanti considerazioni; è intuibile che dalla rilevazione, elaborazione e correlazione di questi dati possono derivare ricadute molto vantaggiose per il sociale del Paese. Infatti, la statistica militare analizza le manifestazioni fisio-patologiche e sociologiche sotto il duplice aspetto, statico e dinamico. Dal punto di vista statico i dati forniti dalle visite di leva su centinaia di migliaia di giovani rappresentano un vero e proprio screening che
informa i singoli e la società sullo stato di salute individuale e collettivo. La validità di queste indagini è assoluta, perché confermata dall'osservazione di un campione umano omogeneo e dalla certezza di una rilevazione uniforme, sostenuta, tra l'al· tro, da precise norme, disposizioni e controlli. n punto di vista dinamico presenta una caratteristica particolarmente originale poiché consente l'osservazione di fenomeni in un gruppo omogeneo e selezionato nel quale si riproducono, quasi come <<in vivo», le condizioni create in laboratorio da-
35
ne esercitata perifericamente e capillarmente ai Corpi e ai reparti. Essa rappresenta il secondo momento operativo per la salute del giovane alle armi ed è questo il livello nel quale si dovrà dare il massimo impulso per far nascere e crescere un rapporto interpersonale nuovo e privilegiato tra medico e utente, ovvero potenziale paziente. Anche presso di noi occorre restituire alla medicina di base la parte più ampia di quell'intervento che nel futuro avrà sicuramente concreto sviluppo e migliore risultato: la medicina preventiva. I fattori di prevenzione primaria generale, strettamente connessi allo stato di salute sono:
PREVENZIONE PRIMARIA GENERALE
·,·
• l'igiene ambientale; • l'igiene del vestiario e dell'alimentazione; • le visite di incorporamento e le visite periodiche.
collettività umane. Questo è l'universo culturale e scientifico che l'aspetto sanitario del reclutamento può offrirei nel futuro. E il tutto con il semplice aiuto di una scheda computerizzata e 1' acquisizione di parametri bioumorali ricavati dall'analisi di poche gocce di sangue! È amaro, purtroppo, considerare l'indifferenza e l'arretratezza che esiste ancora in questo campo nel nostro paese, e c~e potrà s~o ciare in una regress10ne sociosanitaria se non saranno adottati i provvedimenti legislativi necessari e già da tempo auspicati. In ambito militare la medicina di base, pilastro fondamentale per la tutela e la promozione della salute, vie-
Nell'igiene ambientale, dell'alimentazione e del vestiario sono previsti una serie di interventi che occorrerà perfezionare già prima dell' arrivo del giovane in caserma, agendo sul macra-ambiente e sul microambiente, effettuando controlli, sollecitando studi e rinnovando applicazioni sui settori dell' approvvigionamento, conservazione, confezione e somministrazione degli alimenti e indicando, nel campo dell'abbigliamento, la qualità e la foggia del vestiario correlata alle esigenze igieniche e funzionali. La visita d'incorporamento, forse fino ad oggi non pienamente compresa e valorizzata, oltre a conservare un ben noto significato di ulteriore screening e di registrazione sanitaria, deve trasformarsi nel momento dal quale avviare un rapporto interpersonale che richiami e ricostituisca quello momentaneamente interrotto con il medico di fiducia. Dopo questa visita la conoscenza si perfezionerà con le visite periodiche, incontro obbligato che oggi, di norma, cade due volte al mese, ma che vedrei, nel futuro, dilazionate nel tempo, ma approfondite nel controllo dei parametri fisiologici e patologici.
•
~
gli sperimentatori, i quali detenninano le loro leggi facendo variare alcuni fattori in un substrato tenuto artificialmente costante. Si possono cosl osservare, e confrontare con altri gruppi, le reazioni di un gruppo omogeneo che inserito in un ambiente diverso da quello abituale venga sottoposto a condizioni di vita uniformi. L'aspetto dinamico, mediato da controlli orizzontali e verticali, ci introduce in un vasto orizzonte di valutazioni, utilissimo per la prevenzione e la programmazione sanitaria, che prende forma dal monitoraggio permanente dei molteplici fattori biologici, sociali, professionali che condizionano l'essenza stessa delle 36
'
.... t
...
~~
'
.
t.
La prevenzione primaria mirata è ovviamente un gradino più selettivo e finalizzato. Essa comprende: • l'educazione sanitaria; • il rilevamento epidemiologico; • la profilassi vaccinale; • la lotta ai disadattamenti. L'educazione all'igiene e alla salute dovrebbe iniziare e progredire con l'evoluzione della stessa vita di relazione. Questo dell'educazione militare è un argomento che meriterebbe da solo un capitolo a parre, perciò mi limito a sottolineare che esso non costituisce monopolio del personale sanitario. L'educazione sanitaria è infarti meglio accettata ed ha più successo quanto meno sia cattedratica e quanto più sia fatta nascere, abilmente, dallo stesso contesto sociale che vogliamo educare. Nei compiti educativi, in diverse graduazioni, tutti possono essere coinvolti: dai quadri militari e sanitari agli stessi commilitoni e, inoltre, sarà utile impiegare tutti i mezzi ~ tutte le tecniche di informazione e di persuasione, da quelle palesi a quelle occulte o subliminali. Ancora, nel quadro della prevenzione primaria mirata prevedo un crescente sviluppo della lotta ai rischi ambientali ed operativi con un intervento sempre più incisivo verso l'individualizzazione e il censimento dei rischi stessi, al fine di uno specifico addestramento alla sicurezza (censire per censurare). Tutto ciò comporta la valorizzazione della medicina occupazionale e l'incremento della lotta contro l'inforrunistica militare in una nuova visione preventiva che deve includere anche studi ed applicazioni ergonomiche. Vedo questo settore assai stimolante per i Centri Studi e Ricerche di Sanità e d'Arma. Ad essi infatti, mediante la ricerca finalizzata e coordinata alle analoghe strutture civili, spetterà il compito di perseguire il massimo adattamento e rendimento del giovane alle armi, mediante il giusto impegno psico-fisico e il minimo rischio ambientale e operativo. Il concetto di prevenzione secon-
EDUCAZIONE SANITARIA
~IUoil ~l
CENSIMENTO DEl RISCHI
37
ora chiede risposte articolate e complesse. E proprio considerando che sull'uomo, (nel caso specifico il soldato, soggetto e oggetto della salute), dovranno convergere in un'ottica antropocentrica, tutte le predisposizioni atte a mantenere e accrescere la sua integrità ed efficienza, vorrei indicare una nuova formula di assistenza sanitaria globale e centralizzata, più vicina e corrispondente ai moduli del Servizio Sanitario Nazionale. Un modello futuro, equilibrato negli aspetti di medicina preventiva e assistenziale, concentrato su un comprensorio mmtare costituito da uno o più reparti e che abbia come nucleo centripeto di servizio l'organizzazione sanitaria dei Corpi. Un'organizzazione che assuma però il carattere di un centro sanitario di attrazione, compiutamente realizMEDICINA CURATIVA zato, in grado di fornire tutti i servizi essenziali ai reparti, alle famiglie ivi residenti, all'organizzazione camODO L......;j----. pale per l'emergenza, anche utilizD ffiJ D DODO zando l'apporto tecnico e operativo oooo o ~degli Ospedali milit~i più vicini. Ospedali che, in analogia concettuale • POLICLINICI MILITARI con i moderni ordinamenti della sanità pubblica, saranno proiettati verso i bacini di utenza e non costituiranno, come oggi avviene, l'unica e definitiva spiaggia dove approdano tutte le esigenze diagnostiche, anche Le più elementari. II tutto comporterà l'istituzione di una rete non occasionale ma organica di presidi ambulatoriali che metterà a diretto contatto della popolazione militare gli specialisti per la «routine>>, e assicudaria può essere allargato, facendo- territoriali non sempre sono rigida- rerà al medico di base la disponibivi rientrare anche momenti che, in mente delineate, in ragione di moti- lità, immediata e vicina, di prestasenso stretto, sembrano già apparte- vazioni teoriche e pratiche al centro zioni indispensabili, nella visione atnere alla medicina curativa. delle quali è l'uomo, il malato, nella tuale della medicina, a migliorare la Sono infatti da inquadrare nel- sua individualità, ma anche comples- conoscenza globale degli individui a lui affidati. l'ambito della prevenzione anche le sità. Questa formula realizzabile con visite mattinali e il ricovero in inferAd esempio, presso i Consultori meria per banali forme di patologia, Psicologici di Regione Militare già uomini e mezzi oggi solo teoricamenpurché ne consegua un monitoraggio oggi troviamo inserite in uno stesso te disponibili, ma che domani occorcontinuo del paziente e, quindi, l'at- organismo possibilità di prevenzio- rerà avere realmente, prevede anche tuazione di una prevenzione legata ne, terapia e talvolta di recupero; l'uso delle attrezzature sanitarie camalla diagnosi precoce. questi centri di intervento psicolo- · pali in dotazione alle Brigate e ai Prima di affrontare il terzo aspet- gico sono di provata utilità e penso Corpi d'Armata e l'impiego, a turni to, quello assistenziale, premetto che dovranno ancora crescere e meglio programmati, dei medici specialisti in campo sanitario le attribuzioni, i strutturarsi e affermarsi, al fine di in servizio presso gli stabilimenti salimiti di intervento e le competenze soddisfare una domanda che sin da nitari e gli enti operativi delle Regio-
h
on
38 l
l.
n.i Militari. Quali i possibili vantaggi? - Sarà curata la professionalità e stimolato l'aggiornamento culturale di quei medici specialisti che per vari motivi di servizio sono impiegati in ruoli diversi da quelli di specifica competenza ed esperienza. - Si potrà instaurare un nuovo e più collegiale rapporto tra medico di base e specialista, a vantaggio prevalente degli utenti, ma anche dell'organizzazione militare. - Si eviterà lo spostamento di più uomini dai reparti operativi, facendone muovere uno solo, il medico specialista. - Ruotando le attrezzature sanitarie di mobilitazione, se ne ammortizzerà il èosto con l'uso, evitando l'obsolescenza delle componenti. - Sarà alleviato il carico di lavoro ospedaliero, migliorandone la qualità, facendovi giungere solo i cao;i che necessitano di indagini approfondite, complesse e sofisticate. Con Ja realizzazione di un siffatto modello teorico occorrerà anche mettere a punto gli indicatori del costo-beneficio della organizzazione sanitaria periferica e il rapporto struttura-rendimento, a tutto vantaggio della programmazione sanitaria e di una reale ed efficiente pianificazione logistica. Prende ora consistenza il terzo momento operativo, quello strettamente curativo e riabilitativo. Da più parti si avverte l'urgenza di giungere, se non a un sorpasso, quanto meno a un allineamento degli Ospedali militari allo standard qualitativo offerto dall'organizzazione sanitaria universitaria. L'omeostasi culturale che si sta instaurando tra le due istituzioni dovrà dare, nel futuro, un ulteriore slancio vitale al settore della sanità, dove unire e fondere Je energie è irrinunciabile se si vuole perfezionare uno sviluppo che impone un impegno di idee, di personale e di mezzi sempre più elevato. Questa crescita ci porterà sugli stessi livelli dei Paesi più avanzati e assicurerà al nostro Paese e alla nostra istituzione uno sviluppo culturale e tecnico omogeneo, sia all'interno dei vari settori dell'apparato,
MODELLO FUTURO DI ASSISTENZA SANITARIA GLOBALE
'
sia sulla distribuzione geografica. Accennato all'aspetto qualitativo degli Stabilimenti Sanitari Militari, resta l'aspetto organizzativo, oggi già delineato e avviato e che domani troverà conferma nella realtà operativa. Policlinici militari e ospedali militari, diversi per possibilità e potenzialità, segneranno il punto culminante riparatore e riabilitativo della salute nell'organizzazione delle Forze Armate; in queste strutture la funzione preminente sarà assegnata alla medicina clinica di livello specialistico, in quanto esse saranno alleggerite dell'ingombrante appendice
medico-legale, e, con l'ipotizzato riordinamento sanitario territoriale, anche della massa degli utenti degli ambulatori specialistici, perché agli ospedali giungerà solo ciò che esula dalla normale «toutine». La Medicina Legale, branca indispensabile all'organizzazione militare, ma nel contempo integrata e funzionante nell'apparato dello Stato, troverà la sua specifica collocazione nei previsti centri ospedalieri dove, separata dalle tensioni e dalle responsabilità della clinica, opererà con il freddo ragionamento e la logica della medicina applicata al diritto.
39
Un'attenzione particolare merita la ristrutturazione di alcuni particolari Stabilimenti Sanitari Militari. Accanto alla felice realizzazione dell'Ospedale Militare per lungodegenti, struttura sanitaria e sociale che, a mio avviso, meriterebbe un futuro ricco di miglioramento e un allargamento dei criteri assistenziali, non si può omettere di citare il rilievo assunto dal fenomeno del termalismo. L'indicazione alla prescrizione termale, che può essere curativa, riabilitativa e anche preventiva, ripropone l'opportunità, da noi ipotizzata in un recente passato, di una rivalutazione degli stabilimenti balneo-termali verso un intervento più ampio, di tipo neurologico, ortopedico, fisiatrko, associato alla rieducazione motoria che metta in pratica, mediante la terapia con le acque, una forma di assistenza veramente globale. È indispensabile comunque indirizzare e sostenere tutto il momento curativo e riabilitativo con adeguate disposizioni legislative e amministrative oltre che con iniziative dirette. Infine, quali sono le premesse necessarie, indispensabili, per costruire, gestire e migliorare la salute del cittadino militare? Ecco, uniti in un vincolo indissolubile, i due momenti fondamentali
40 l
OSPEDALI MILITARI MEDICO-LEGALI
e direi conseguenziali di un'efficieme assistenza sanitaria. Scienza ed applicazione pratica,
utrisque inter se convenientibus. Solo dal presupposto di un intimo legame con l'Università la Sanità Militare potrà delineare l'iter formativo e promuovere l'aggiornamento del personale medico e paramedico. Posto che il futuro della salute è nella cultura e nell'esperienza, è dato vedere che, sia nei paesi più avan-
zari, sia nei settori produttivi son oposti a tensione e lotta, viene ormai considerato come fonte di energia inesauribile lo ~<sviluppo culturale dell'individuo». E a questo scopo che oculatamente vengono dedicate le più ampie risorse economiche, con uno slogan sempre più diffuso: «investire in cultura». Questo è quello che anche noi desideriamo per l'immediato futuro: che sia garantito, insieme con l'adeguata gratificazione
culturale ed economica, (l'irrinunciabile libertà dal bisogno intellettuale e sociale!), il prestigio e il livello tecnico e scientifico dei medici in uniforme. Assieme alle scuole di specializzazione universitaria già operanti presso molti Ospedali Militari e alle nuove scuole per Sottufficiali Infermieri professionali, fulcro e motore per la formazione, l'applicazione militare e il miglioramento professionale è la Scuola di Sanità Militare, unica in Italia. Essa ha conosciuto momenti di grande affermazione e custodisce la ricca eredità di una tradizione ultra centenaria, oggi rinverdita dalla presenza dei giovani accademisti e aspiranti Ufficiali medici e farmaci-
sti del nucleo Esercito dell'Accademia di Sanità Interforze, discenti nel preclaro Ateneo fiorentino. La Scuola accoglie, per l'applicazione sanitaria militare, anche i giovani laureati provenienti dai pubblici concorsi e gli allievi ufficiali medici e farmacisti di complemento. Se vogliamo tutelare e promuovere veramente la salute dei giovani soldati dobbiamo garantire che l'esercito futuro abbia un'organizzazione sanitaria di grande livello e per raggiungere questo scopo ravviso la necessità di un costante e crescente impegno di energie perché sia consentito a tutte le componenti didattiche e scientifiche del Corpo sanitario dell'Esercito non ultima la Scuola di Sa-
nità, di affacciarsi al nuovo millennio con la dignità di preminenti centri di cultura, di studio e di valore professionale. Con gli occhi al domani, pur cambiando nella continuità, dobbiamo tener sempre vivo l'imperativo morale posto, a difesa della salute del soldato, dal fondarore del Corpo di Sanità dell'Esercito, Alessandro Riberi. «... Se ciascuno può nell'ordine civile prescegliere quel medico in cui suppone più cognizioni e maggiore esperienza, essendo invece imposto il medico al soldato, incombe al governo di restare a questo mallevadore della sua abilità». Rodolfo Stornelli
Il Maggior Generale Medico Rodolfo Stornelli
RECLUTAMENTO E FORMAZIONE DEL PERSONALE MEDICO
è Comandante della Scuola di Sanità Militare di Firenze, alla quale è associato anche il nucleo escr· cito dell'Accademia di Sanità Imerforze. Hn diretto, prima dell'attuale incarico, i servizi sanitari della Regione Militare Tosco-Emiliana. È stato Comandante di Sezione di Sanità Operativa, Dirigente Sanitario della Legione Carabinieri di Chieti e del l 0 Reggimento Grana.tieri in Roma. Plurispecialista in diverse branche della mcdi· cina interna, Assisreore presso la Clinica Medica dell'Università di Roma, ha guidato per oltre serre anni il Reparto Medicina Sorrufficiali dell'Ospedale Celio di Roma. ln qualità di Caporeparto e Vicedirerrore del Centro Studi e Ricerche della Sanità dell'EserCÌ· to, ha svolto intensa arr.ivirà di ricerca scientifica e pubblicato lavori su argomenti di clinica e medicina sociale, preventiva e organizzativa. l la clirerro l'Ospedale Militare (poi Cenrro Medico Legale) di Catanzaro e l'Ospedale Militare di Verona. Ha frequentato la XXXITI Sessione del Cen· rro Alci Srudi per la Difesa. Ricopre l'incarico di docente nella Scuola di Spe· cializzazione del lavoro dell'Università degli Sru· di di Pavia.
41
ATTIJALITÀ DEGLI UFFICIALI DI COMPLEMENTO •
42
La figura dell'Ufficiale di complemento, tradizionale nel nostro Esercico, legata ad una letteratura e, poi, ad una cinematografia essenzialmente apologetica e venata di romanticismo, sembra appannata e destinata ad ulteriore ridimensionamento. Tale impoverimento sembra dovuto non tanto ad una improvvisa inadeguatezza del personale a compiti che sono rimasti essenzialmente immutati nel tempo quamo ad una sostanziale evoluzione qualitativa della srruHura militare a tutti i livelli. Gli Ufficiali di complemento di 111 nomina incomrano perciò crescente difficoltà ad inserirsi tra i Quadri permanenti, professionali, ad accentuata caratterizzazione manageriale, dalle molteplici esperienze imernazionali e modernamente protesi all'utilizzazione di tecnologie e mezzi sofisticati, e la base, costituita da gio· vani ad elevata scolarizzazione, critici ed abituati sin dalla scuola media alla partecipazione intellettuale alle scelte che li riguardano. Esaminiamo allora tale problema partendo dalle <<esigenze» per cui gli
-
Ufficiali di complemento vengono reclutati, e che sono essenzialmente: addestrarli a compiti di comando in vista di una possibile emergenza futura (mobilitazione); disporre di un numero di giovani Ufficiali sufficientemente ampio da consentire l'inquadramento dei reparti sino ai minori livelli, senza per questo doverli poi immettere in carriera con le immaginabili ripercussioni sulla piramide gerarchica. Vi è poi da considerare che, pur non costituendo uno dei morivi per l'istituzione dello stesso, il servizio quale Ufficiale di complemento ha in origine consentito ai giovani deiJe classi più elevate di prestare servizio d i leva in condizioni d i relativa preminenza rispetto ai rimanenti giovani chiamati alle armi. Preminenza, ma non privilegio, in quanto presso le classi più elevate era normale riscontrare gli elementi più dorati culturalmente e più usi a ruoli dirigenti. Consideriamo: • addestramento per l'emergenza: si tralla di due esigenze diverse. La
prima, l'addestramento, esige una base culturale medio-superiore oggi molto facilmente riscootrabile tra i giovani di leva, per cui è da ritenere che non sia necessario selezionare <<a priori» giovani con tale requisito. Non è più quindi il solo possesso di un titolo di studio elevato in grado di conferire autorevolezza e carisma ai giovani Ufficiali di complemento, visto che tale caratteristica non è più «rara». Circa l'emergenza, è da considerare che non rurti i giovani già addestrati e restituiti alla vita produttiva nazionale possono essere recuperati per l'Esercito con la stessa facilità. Si intende cioé che è da ritenere che i giovani migliori abbiano raggiunto posizioni tali nella vita economica nazionale per cui non sempre è il caso di trasferirli, sic et simpliciter, in uniforme. A tal proposito si può ricordare che durante la guerra del Kippur l'Esercito Israeliano richiamò un consistente numero di giovani manager, ma fu presto costretto a resrituirli alla vita civile, essendosi constatato che il potenziale economico del Paese
43
stava soffrendo una rapida e non trascurabile flessione. Altrettanto dolorosa fu la scoperta che la partenza dai ranghi dei citati giovani aveva lasciato vuoti significativi in quanto il personale in parola non aveva tardato ad assumere anche nell'Esercito posizioni dl preminenza. Non essendo note a priori tali situazioni ed essendo estremamente difficile valutarie all'emergenza, è forse da considerare l'opportunità che un eventuale richiamo interessi solo il personale più giovane, da qualificare praticamente ex novo attraverso corsi ad hoc, estremamente snelli (giova ricordare che i corsi presso J'Accademia Militare Inglese durano solo 6 mesi). Ciò anche nella considerazione che nessuno pensa che sia più possibile, e forse neanche opportuno, costituire all'emergenza nuove unità, ma che si tratti solo di alimentare quelle già in vita; • inquadramento dei minori repal-ti: è da ritenere che a livello plotone o sezione, potrebbero essere efficacemente impiegati molti dei giovani SottuHiciali che, forniti in numero sempre maggiore di un titolo di studio di scuola media superiore, non chiedono di meglio che di essere impiegati in incarichi qualificanti. È infatti ipotizzabile che al termine di un corso biennale qual' è in pratica quello attuale, i giovani Sottuf-
fidali diplomati siano idonei ad incarichi di inquadramento, nello stesso modo dei loro coetanei AUC aventi lo stesso titolo di studio ed al termine di un corso molto più breve. Si,potrà obiettare che in alcuni incarichi il titolo di studio è elemento irrinunciabile, come per i medici, per esempio, ma non è difficile rispondere che già da ora presso le infermerie si trovano giovani laureati che, indipendentemente dal fatto che alcuni abbiano i gradi da Ufficiale e altri i galloni da caporale, instaurano tra di loro una gerarchia professionale di fatto che qualunque Comandante può riconoscere con uno sguardo. Prevedere perciò l'impiego di Sottufficiali o di militari di leva particolarmente capaci in molteplici casi in cui attualmente vengono utilizzati sottotenenti di l a nomina, significherebbe, in effetti, sancu·e una realtà già in atto. UJteriore obiezione potrebbe essere quella che i corsi per gli allievi Sotrufficiali non sono mirati alla stessa finalità dei corsi per gli allievi Ufficiali, ma è evidente che la previsione di impieghi qualitativamente superiori porterebbe con sé una evoluzione dei programmi; • prestazione di un servizio dalle caratteristiche adeguate alla classe sociale di provenienza: è un problema dalle molteplici e delicate implicazioni, tali da far dire al Seo. Ro-
bert Kennedy che l'introduzione deJ servizio militare obbligatorio negli USA permetteva di «togliere ai borghesi il fastidio del servizio militare». Se fino ai tempi della prima guerra mondiale e, per qualche aspetto, della seconda, rutta l' iotellighenria del Paese passava, come Ufficiale,
CHIAMATI ALLE ARMI
1985
1986
DIPLOMATI
LAUREAT[(*)
DIPLOMATI
LAUREA T!(*)
NOTE
Escrciro Italiano
32207
137-1
42599
3439
Aeronautica Militare
5079
238
3126
385
2146
164
In realtà il numero dei laureati è maggiore, in quanto i giovani in prossimità deUa laurea si rendono disponibili per la chiamata alle armi senza preoccuparsi di notificare ai Distretti il titolo acquisito o (tanromeno) di imminente acquisizione.
2203 988 457 56
351 128 83
(V.A.M.)
Carabinieri Polizia d i Stato Vigili del Fuoco Agenti di Custodia
918 521 360 71
• In sintesi, un militare su 4 è almeno diplomato.
44 l
36 6 16 3
12
(*)
nelle file dell'Esercito (D'Annunzio, Gramsci, Pertini, ecc.), oggi l'omologazione socio-culturale interessa strati troppo estesi della popolazione per distinguervi fascie elitarie. Il servizio quale Ufficiale risulta allora un privilegio, eccessivo in molti casi, che contribuisce, tra l'altro, ad accentuare l'insoddisfazione dei Sottufficiali, soprattutto quelli non più giovanissimi, costantemente e reiteratamente soggetti (almeno formalmente e giuridicamente) a giovani il piu delle volte insicuri, spesso immaturi, sempre inesperti. In sintesi, l'attuale sistema presenta molti e non trascurabili inconvenienti chè potrebbero indurre a ritenere quella dell'Ufficiale di complemento una figura ormai obsoleta e, pertanto, da abolire. Si ritiene, tuttavia, che ciò non sia opportuno, soprattutto per motivi spirituali. Forte è infatti il legame che si crea tra i giovani Ufficiali e i reparti; l'<<insegnamento>> loro impartito e la cura di cui sono fatti oggetto ha un valore ben più elevato e penetrante di quanto possa, nonostante ogni sforzo, ottenersi nei riguardi degli altri giovani di leva, risultando cosl veicolo nella società di quei valori morali e spirituali propri della cultura militare. Per quanto sopra, si ritiene che
Un tale sistema sembra presentadebba cercarsi una soluzione che risponda maggiormente alle reali esi- re - insieme a diversi altri - i segenze dei reparti e che permetta di guenti vantaggi: mantenere questa tradizionale fi- maggior incentivazione di una gura. gran parte dei giovani di leva; Una «bozza» di tale soluzione po- selezione effettuata su di una trebbe prevedere: larghissima base e da parte dei più - selezione tra i giovani di leva al «prodotto finito»; interessati di quelli da proporre quali Ufficiali - omogeneizzazione a livello nadi complemento, da pane dei Cozionale delle segnalazioni (probabilmandanti di reparto; mente molto diverse) provenienti dai - specifico corso intensivo, a lireparti; vello Centrale, utilizzando le attua- autorevolezza dei giovani preli strutture scolastiche; scelti guadagnata «sul campo»; - ultimo periodo di servizio qua- utilizzazione presso ciasun reli «aspiranti» Ufficiali di complemenparto dei giovani aventi in grado to presso i reparti negli incarichi e massimo i requisiti realmente richiecon le attribuzioni attualmente affisti presso quell'unità in quel periodo; date ai Sottotenenti di complemento di l a nomina; - significativo svincolo dai mo- nomina a Sottotenente il gior- tivi economici delle motivazioni per no precedente la fine della ferma di prestare il servizio quale «aspirante». leva, con possibilità di richiamo in Con questo, è ovvio, essendovi servizio per coloro che si impegnino molte altre variabili connesse, tra a prestare l + 2 anni di servizio da cui, quella economica, l'argomento Ufficiale, adottando un sistema di è solo delineato. ferma volontaria simile a quello in atTen. Col. Filippo Salvati to per i Sottufficiali di complemento.
45
I PROBLEMI DELLA LEVA .
46
l
Negli ultimi decenni, l'opinione pubblica iuJisns ha assunto, nei confronti e/elle Forze Armate, clue c/iversi orientamenti: uno si è manifesta· to e protratto sino alla fine e/egli anni '70; l'altro è ancora rilevsbile si nostri giorni.
Il primo, in particolare, è riconducibile ad un diffuso e talvolta acritico sentimento di sfiducia nei confronti delle Istituzioni ed alla acuita crisi di taJuni valori tradizionali che hanno generato una corrente di pensiero, caratterizzata anche da connotazioni antimilitariste, che si è consolidata tra la fine degli anni '60 c l'inizio degli anni '70, io concomitanza con il manifestarsi della contestazione giovanile. Da parte militare, tale atteggiamento è stato valutato e affrontato con estrema cautela. Di frooce agli attacchi ed alle critiche, il comportamento delle Forze Armate è oscillato tra due poli. Talvolta esse banno optato per la difesa gelosa delle strutture dagli influssi esterni; talaltra hanno posto in atto tentativi di apertura verso la società civile, al fine di acquisirne il consenso. Solo successivamente, con il miLigarsi della contestazione e con il mutare dei rapporti all'interno della società, si è sviluppato un maggiore e più affidabile grado di sensibilità reciproca tra collettività civile e comunità militare. Il nuovo tenore dei rapporti, instauratosi verso la metà degli anni '70- e configurabile come indice del secondo orientamento indicato in precedenza - ba trovato tangibili testimonianze e concreto supporto nell'emanazione di provvedimenti di larga risonanza, che hanno mirato ad armonizzare interessi ed esigenze, civili e militari. Si citano, al riguardo, la riduzione deiJa ferma di leva operata con la legge 191/1975 e le «norme di principio sulla disciplina militare» introdotte con la legge 382/1978.
RAPPORTI SOCIETÀ FORZE ARMATE Le problematiche attinenti ai rapporti tra società e Forze Armate -
in continua evoluzione - non possono, a tutt'oggi, considerarsi armonicamente impostate; molte sono le questioni di fondo ancora da chiarire. Si accenna ad esempio alla discussa necessità, neiJ'attuale contesto mondiale, di mantenere o no Forze Armate permanenti o anche alla contestata validità di un Esercito basato prevalentemente sulla coscrizione obbligatoria. Il decadimento - negli ulrimi trent'anni- di taluni valori di matrice nazionale e l'affermarsi di aspirazioni alla pace, alla cooperazione tra i popoli ed al consolidamento dei diritti dell'uomo, banno spinto- e continuano a sospingere- parre dell'opinione pubblica yerso ideali e concezioni di dism·mo anche incontrollato ed attuato autonomamente, che spesso non tengono adeguatamente conto del presumibile opera· to degli eventuali avversari. Pur considerando - come ovvio - perfettamente legittima e fondata l'aspirazione alla pace, non ci si può nascondere che le condizioni di equilibrio strategico internazionale continuano a costituire l'unica concreta garanzia di una pace tuttora basata sulla reciproca dissuasione dal tentare di realizzare intenti di interferenza e di prevaricazione più o meno violenti. È inoltre incontestabile che lo stato di assenza di rilevanti conflitti di cui ba fruito sinora la parte più sviluppata del mondo, va ascritto, oltre che all'impegno ed alla buona volontà, anche alla presenza di strumenti militari tali da rendere eccessivamente rischiose eventuali velleità di sopraffazione. Proprio per il loro potere di dissuasione, le Forze Armate si ripropongono, quindi, a tutt'oggi quale fattore fondamentale per il mantenimento della pace fra i popoli. D'altra parte, l'attuale situazione strategica vede le medie potenze impossibilitate a svolgere una politica di accettabile respiro e spessore, se
non nel contesto di più vaste alleanze. L'avvento delle armi nucleari, inoltre, e l'esistenza di una organizzazione difensiva quale quella Atlantica basata sulla garanzia di sicurezza americana estesa all'Europa, rende difficile, all'opinione pubblica del nostro paese, la comprensione della perdurante esigenza di mantenere in tempo di pace un apparato militare complesso, abbastanza articolato e vasto come quello in atto. Questo modo di sentire ha portato alla conseguenza che tutti gli sforzi, diretti a realizzare una maggiore potenzialità difensiva, sono sempre stati considerati eccessivi se non addirittura inutili, nel presupposto tutto da dimostrare - che la sicurezza nazionale dipenda esclusivamente dagli equilibri strategici globali e che, in caso di conflitto, lo sforzo bellico potrebbe essere soste· nuto dai più forti alleati. Ma è proprio dal quadro degli impegni internazionali liberamente assunti e dall'appartenenza alla NATO che deriva la necessità di mantenere Forze Armate quantitativamente e qualitativamente adeguare.
SISTEMA DI RECLUTAMENTO Attualmente, la natura e la composizione delle nostre Forze Armate si fondano sul sistema del reclutamento misto, basato sulla coscrizione obbligatoria. Questo sis tema posrula l'esistenza, oltre che di una componente di leva, anche di un'aliquota di volonrari. Negli ultimi tempi ha suscitato vivo interesse la proposta da raluni ventilata di modificare il reclutamento, orientandosi esclusivamente verso il volomariato. Alternativa che non trova, però, rispondenza neiJa realtà italiana. Passare ad un Esercito esseJJzialmence volontario significherebbe, necessariamente, immettersi in modo competitivo nel mercato del lavoro. Essendo improbabile reperire elementi tutti validi per motivazioni morali e per aspirazioni professionali, ed in quantità sufficiente a co-
47
prire il fabbisogno, si renderebbe indispensabile ricorrere a incentivi molto consistenti per riempire i ranghi. Condizione, questa, abbastanza difficile da realizzare, tenendo conto delle contenute risorse finanziarie stanziate per la Difesa. Non va, altresl, sottovalutato il fatto che, in Forze Armate «professionalizzate», la rappresentatività di tutte le categorie sociali del paese potrebbe venire a mancare, mortificando di conseguenza uno dei fondamentali dettati della nostra carta costituzionale. Ciò rischierebbe- tra l'altro - di favorire le condizioni per l'insorgere di una nuova separazione tra società e Forze Armate. Per altro verso, è evidente che il crescente - e continuo - sviluppo della tecnologia ha già oggi ridotto il ruolo -'Prevalente in passato del soldato non specializzato, imponendo il ricorso a personale capace di conservare efficienti e di impiegare mezzi sofisticati. Pertanto, pur mantenendo fermo l'attuale sistema di reclutamento, che assicura la partecipazione e l'inserimento di tutti i cittadini nelle nostre Forze Armate, si è posto come necessità imprescindibile un incremento della componente volontaria, al fine di rispondere alle esigenze determinate dal nuovo, dominante tecnicismo. A quest'ultimo problema si è cercato di dare risposta con la nuova legge sulla leva, che ha portato il contingente di personale volontario al 19% della forza complessiva alle armi. Di particolare rilievo sono gli incentivi introdotti, che sono stati sensibilmente ampliati rispetto a quelli operanti in precedenza. Oltre al migliore trattamento economico, va sottolineata l'intenzione di favorire l'immissione dei volontari congedati nel mondo del lavoro. La medesima legge cerca, inoltre, di sanare molti dei problemi legati alla particolare condizione del militare di leva. La mutata situazione economica e sociale, infatti, richiedeva un adeguamento delle norme vigenti al fine di rendere il servizio militare obbligatorio in linea con l'evolvere dei tempi.
48
ATTEGGIAMENTO DEI GIOVANI DI LEVA
zione degli enti militari con le comunità locali che con essi convivono.
D Paese, negli ultimi anni, si è trovato impegnato a superare una dif-
PERCEZIONE DEL VALORE DELLA FUNZIONE MILITARE In un moderno sistema democratico le Forze Armate non costituiscono - né possono costituire un'entità autonoma, indipendente, separata dalla collettività. Le motivazioni, le spinte morali e quelle realizzatrici, infatti, nascono dalla società e da questa si propagano all'apparato militare, rafforzandone l'impegno. In quest'ottica, un adeguato riconoscimento dell'utilità sociale della funzione militare costituirebbe, tanto per il cittadino-soldato quanto per il cittadino-contribuente, una maggiore giustificazione dei sacrifici personali e finanziari che il mantenimento di un simile apparato impone. In effetti, senza il costante consenso dell'opinione pubblica o, quanto meno, il suo fattivo interessamento, il militare si sente trascurato. Ne soffre perciò la sua motivazione e la sua volontà di affrontare i sacrifici che oggettivamente è chiamato a sostenere. Nell'attuale contesto socio-psicologico, inoltre, esistono problemi che inevitabilmente si ripercuotono pesantemente anche sulle Forze Armate. Basti pensare all'esasperata confljttualità interpersonale, alla percezione del benessere materiale quale obiettivo primario, al prevalere dell'individualismo e del permissivismo sul rispetto del bene collettivo. Tuuo ciò in contrapposizione a valori tradizionali di riferimento, quali lo spirito di sacrificio, il senso del dovere e quello dello Stato, che sono e devono restare il paradigma al quale si adegua lo spirito delle Forze Armate. Evidentemente, la sicurezza c la difesa hanno significato, ed i soldati e l'Esercito hanno importanza ed un ruolo efficace da svolgere, se esistono precisi valori da difendere, se questi valori meritano di essere difesi e se l'opinione pubblica e la classe dirigente avvertono l'immanente esistenza di una minaccia da cui preservarli.
ficile crisi occupazionale. Una larga fascia di giovani non riesce a trovare posti di lavoro, e questo, in una società basata sul profitto e sulla corsa alla produzione, crea, in chi non riesce ad inserirsi nei meccanismi produttivi ed a realizzarsi anche sul piano dell'indipendenza economica, un senso di inadeguatezza, di inutilità, di incapacità; in altre parole, di profonda frustrazione. A tutto ciò si unisce la mancanza di punti di r~fe rimento che diano sicurezza e stabilità: la carenza di valori colpisce tanto più i giovani in quanto sono proprio essi ad averne maggiore bisogno. Questa situazione determina, specie nei più deboli, conflitti talvolta insuperabili, che possono sfociare anche in comportamenti asociali, nell' accettazione delle esperienze derivanti dall'assunzione della droga o estrema soluzione - nel suicidio. In questo contesto non incoraggiante e poco stimolante, è facile capire come molti giovani - cui manca peraltro una corretta informazione sull'argomento- si presentino ad affrontare il periodo di leva mal disposti o, comunque, poco interessati a viverlo come esperienza positiva. Si predeterminano in tal modo stati di disadattamento o di opaca e rassegnata accettazione e sentimenti - comprensibili, ma non giustificabili - di invincibile impotenza. Per far fronte in modo concreto a siffatta situazione, con le norme varate dal Parlamento, si è cercato di migliorare la condizione del militare di leva, sia per quanto riguarda la qualità della sua vita nel periodo di ferma sia per quanto concerne le successive probabilità di inserimento nel mondo del lavoro. Le problematiche da risolvere sul piano pratico sono vaste e complesse, ma un notevole e promettente passo avanti è stato sicuramente compiuto. Molto resta, comunque, da fare, se non altro per rendere effettivamente operante quella parte della nuova normativa che si riferisce alla concreta integra-
Deutsche jnfanterie (FOsilier) 1769-1798
49
JAger 1798-1805
50 l
L'obiettivo da perseguire è, quindi, quello di ricercare il superamento delle citate tendenze, operando per uno sviluppo della <<condizione militare» congruente e rispondente alia situazione dei nostri giorni. Questo può essere senz' altro conseguito! A premessa, è però indispensabile assicurare costantemente il giusto soddìsfacimento sia delle esigenze funzionali dell'organizzazione militare sia di quelle individuaJi degli uomini che la compongono. E dalla costante armonizzazione anche di questi elementi che possono derivare l'efficienza dell'organismo militare e la precondizione che lo faccia realmente accettare e sentire come affidabile risposta ai bisogni fondamentali di sicurezza del Paese. Una conseguenza molto significativa di un siffatto indirizzo sarebbe anche quella di poter indurre i giovani ad un più partecipe espletamento degli obblighi di leva e dei relativi doveri, mediante una compartecipazione più accentuata e attiva di altre componenti sociali alla soluzione del problema. Ci si riferisce in particolare alla famiglia ed alla scuola, centri nevralgici e terreno di coltura per il formarsi del senso civico, dello spirito di responsabilità e del sentimento di appartenenza alla collettività da parte dei cittadini.
DISPONIBILITÀ DI RISORSE UMANE Accettata come irrinunciabile la sussistenza di Forze Armate basate sulla coscrizione obbligatoria, un problema fondamentale si porrà, nell'immediato futuro, riguardo al calo demografico che interessa anche molte altre Nazioni occidentali. Il progressivo decremento del gettito delle classi di leva, conseguenza del minore tasso di natalità, rende sempre più esigua l'aliquota di giovani da incorporare. Poiché non appare agevolmente contraibile il fabbisogno di personale necessario allo strumento militare per assolvere i compiti derivanti ~l'Italia dal suo ruolo nel contesto internazionale, è imperativo individuare ed adottare
correttivi idonei a fronteggiare l'imminente, progressiva carenza di giovani. Le proiezioni statistiche pongono in rilievo che già a partire dal 1990 il gettito italiano sarà insufficiente, non solo sotto l'aspetto quantitativo, ma anche sotto quello qualitativo. Sono già state consolidate alcune soluzioni per questo problema. · Le nuove norme sul servizio di leva prevedono, al riguardo, la soppressione - nei prossimi 5 anni dei servizi sostitutivi presso i Corpi dello Stato. Sono state, inoltre, più razionalmente disciplinate le norme per la dispensa e le esenzioni e sono state meglio regolate anche quelle per la concessione dei rinvii per motivi di studio. È infine all'esame del Parlamento l'introduzione del servizio militare femrnin.i.le; soluzione, questa, che da tempo ha trovato attuazione in molti Paesi, sia occidentali sia d eli'est europeo. Tale provvedimento, d'altronde, è pienamente giustificato dall' evoluzione sociale, che ha indotto al concreto riconoscimento della parità giuridica tra i due sessi in tutti i settori del vivere associato. Al fine di riconoscere anche in Italia il volontariato femminile sono stati presentati alcuni progetti di legge - uno anche d'iniziativa governativa - i cui punti qualificanti possono essere così riassunti: • reclutamento su base volontaria della donna per l'immissione nelle categorie degli Ufficiali e dei Sottufficiali in servizio continuativo; • suo impiego in tutti i settori, con esclusione di quelli più pericolosi e disagevoli sotto il profilo psicofisico; • sviluppo di carriera identico a quello dei maschi che svolgono uguali funzioni; • stato giuridico opportunamente adattato alla condizione femminile; • trattamento economico, previdenziale ed assistenziale uguale per entrambi i sessi.
SITUAZIONE IN ALTRI PAESI Problemi analoghi a quelli esistenti in Italia sono riscontrabili anche in quelle Nazioni europee che ritengono irrinunciabile l'assunzione diretta e completa delle responsabilità di un'efficace difesa. Inoltre, fenomeni simili a quelli descritti, specie per quanto attiene alla sopravvivenza di Forze Armate permanenti, alla demotivazione giovanile ed al progressivo calo del gettito di leva, sono comuni a molti Paesi alleati ed amici. Con riferimento ai Paesi europei a noi più vicini - e più significativi sul piano della similare valenza politica - è emblematico quanto è possibile cogliere nelle situazioni createsi in Francia e Germania. Esse dispongono di un apparato difensivo basato sulla coscrizione obbligatoria ed inserito in un tessuto sociale abbastanza equivalente al nostro e sono tese in questi anni alla ricerca di risposte valide negli stessi ambiti per cui si è impegnati in Italia. In Francia, in particolare, si cerca di adeguare la condizione militare a quella, in rinnovamento, della società, favorendo l'apertura delle Forze Armate verso la comunità, avviando un processo di progressivo alleggerimento della condizione militare e agevolando concretamente i giovani di leva al momento del loro reinserimento nel mondo del lavoro. Si tende, cioè, ad adattare le condizioni di vita connesse con il servizio militare allo spirito della società ed alle aspirazioni dei giovani. In Germania, l'accento è posto sull'educazione del soldato, sulla sua temporanea condizione di cittadino soggetto ad un diritto-dovere totalmente coinvolgente e sulla sua partecipazione responsabile alla gestione dell'organismo militare. Entrambe le Nazioni citate si avvalgono di eserciti a composizione mista, in cui l'aliquota di volontari è numericamente molto elevata (48% in Francia, 53% in Germania). Ciò consente, tra l'altro, di assicurare il raggiungimento di standards di efficienza professionale ed operativa molto elevati. La presen-
51
Grenadier und tambour-171 O
52
za della componente di leva garantisce, altresì, la partecipazione di tutti i cittadini alla difesa della Nazione, soffocando preventivamente eventuali spinte verso fenomeni di separazione o di netta cesura tra comunità civile e militare. Diversa connotazione e dimensione assume il problema in Gran Bretagna. La secolare, perdurante e sentitissima tradizione militare ivi rilevabile consente il mantenimento di Forze Armate a carattere esclusivamente volontario, il cui alto grado di professionalità ha trovato ampia ed indiscussa dimostrazione nel recente conflitto delle Falklands. Questo intervento ha messo in risalto, tra l'altro, anche la pregevole ed invidiabile coesione di intenti esistente tra Governo, Forze Armate e società civile. ESERCITO PERMANENTE O ESERCITO-MILIZIA? Come già accennato, tutte le Naziohi inserite nel contesto di alleanze mantengono consistenti eserciti permanenti, nonostante gli interconnessi gravosi riflessi sul bilancio statale. L'attuale situazionè strategica, con i suoi ridotti tempi di preavviso, e la rapidità delle moderne operazioni militari impongono, infatti, il mantenimento di un forte numero di unità dotate di completa prontezza operativa anche in tempo di pace. Nei Paesi citati, inoltre - come anche in Italia - non viene ritenuto realisticamente possibile fare esclusivo ricorso ad eserciti da costimire all'atto dell'emergenza, mediante la mobilitazione dei cittadini addestrati in precedenza alle armi. Soluzioni dell'ultimo tipo- cioè, esclusivo ricorso alla mobilitazione - trovano, invece, applicazione in quegli Stati- dichiaratamente e tradizionalmente neutrali - che presentano condizioni particolari: elevate risorse economiche; modesta entità della popolazione; altissimo e geloso senso delle proprie peculiari
identità statali; radicata e comune coscienza dell'in tangibilità delle isti~ tuzioni liberamente scelte; grande senso delle tradizioni Si tratta perciò di soluzioni adottabili in quelle Nazioni, quali la Svezia, la Svizzera e l'Austria, che si trovano in situazioni politico-geografico-strategiche irripetibili e tali da far ragionevolmente escludere l'eventualità di aggressioni improvvise. Appare chiaro come una siffatta soluzione sia inattuabile nel nostro Paese, essenzialmente perché non sono mutuabili le premesse geostrategiche che la precedono e che ne rendono perseguibile la realizzazione. Di più: la scelta europeistica cui l'Italia potrebbe tendere, in futuro, richiederebbe un più intenso ed articolato impegno militare, specie se, a supporto dell'auspicata nascita degli «Stati Uniti d'Europa», si decidesse per una difesa europea integrata. Questa, pur imponendo maggiori sacrifici economici alla Nazione, preluderebbe ad un processo di amalgama, di omogeneizzazione e di standardizzazione tra le Forze Armate italiane e quelle degli altri Paesi europei. Ne deriverebbe un innegabile salto di qualità sul piano della formazione del personale e della validità dei mezzi. Inoltre, le nostre Forze Armate, confrontandosi più attivamente con le altre, potrebbero uscire da un secolare e profondo semimento di peculiarità nazionale per acquisire la coscienza della propria capacità operativa e d'impiego- in funzione sempre esclusivamente difensiva - anche in ambiti territoriali di tipo sub-regionale. CONCLUSIONE Per concludere. L'ideologia del benessere, il mutamento della scala dei valori nelle moderne società, l'instabile andamento dell 'economia ed il quadro politico-strategico mondiale hanno posto - e continuano a porre - diverse sfide ed interrogativi, circa la struttura, le dimensioni, la consistenza quantitativa e qualitativa, le funzioni ed i compiti delle Forze Armate. In particolare: vengono
formulate perplessità sulla stessa opportunità della loro esistenza; si critica il pesante onere che impongono allo Stato; si dubita della loro validità ed effettiva capacità difensiva al momento del bisogno. Parre dell'opinione pubblica, poi, non ravvisando reali minacce alla pace o confidando troppo sull'appoggio degli alleati, ritiene perfino superfluo - se non addirittura inutile - mantenere in vita un apparato militare. Per tali convincimenti potrebbe ancora oggi valere una osservazione espressa da Giovanni Giolitti alla Camera dei Deputati nel1909, la cui chiarezza ed incisività sono ancora ammirevoli. Nel corso di una discussione sui finanziamenti straordinari per la difesa, l'insigne uomo politico così si pronunciava: <<Nei rapporti di politica estera, sia che si mantenga la neutralità, sia che si fidi sulle sole amicizie, sia che si voglia giungere alle alleanze, è necessità assoluta avere una forza corrispondente all'importanza del nostro Paese (... ). Le amicizie hanno valore secondo la forza di cui si dispone; e l'amicizia di un popolo debole non è stimata. L'alleanza sarebbe poi del tutto impossibile; nessuno vuoi essere alleato di un debole (... ). Quindi, qualsiasi politica si voglia seguire, è indispensabile che il Paese abbia forza proporzionata ai suoi mezzi, alla sua popolazione, al suo territorio ed ai fini della sua politica». Anche ai nostri giorni sono le scelte politiche e gli impegni assunti in ambito internazionale che predeterminano la possibile o indispensabile configurazione delle Forze Armate. Perché possano essere credibili, affidabili e veramente efficienti, occorre che siano ad esse costantemente assicurati il consenso ed il sostegno di tutta la Nazione, quale condizione irrinunciabile e primaria per porle in grado di garantire la salvaguardia dell'integrità nazionale nel quadro degli obblighi liberamente sottoscritti. Gen. Francesco Cervoni
53
UFFICIALE MANAGER , O HEROIC LEADER?
.,
.
.!L--
54 "'
Nei riguardi dell'argomento in oggetto si è fatto di recente un gran parlare, ma per pura ignoranza delle cose o per polemica strumentale, in quanto un'antinomia del genere non può sussistere. Le due caratteristiche sono infatti entrambe necessarie, anche se in diverse forme e misure, ad ogni )j _ vello dei Quadri Ufficiali, i quali sono sempre destinati ad essere dirigenti e capi o, in altri termini, elementi incaricati di organizzare, gestire ed impiegare, controllare e guidare aliquote della struttura militare. Approfondiamo l'assunto trattando in primo luogo della leadersbip dovuta al valore personale. Da un particolare punto di vista, gli eserciti non sono che grandi imprese cui spetta, quando necessario, il terribile compito di indurre i componenti a superare gli impulsi autoprotettivi della legge della conservazione della Specie, e questo mediante l'esercizio del coraggio individuale, che trova fondamento nel consenso, nella coscienza del dovere, nell'abitudine, in doti personali e nell' esempio dei propri compagni e superiori. Ne consegue che i Comandanti di reparto debbono essere per forza di cose coraggiosi, per dare esempio di fermezza in presenza del nemico e, se indispensabile, anche di sprezzo del pericolo, muovendo alla testa dei propri subordinati. Ma questo è solo il coraggio fisico, cosa diversa dal coraggio morale, che ha altre applicazioni, ma non div,ersa importanza. E evidente, ad ogni modo, che entrambi i tipi di coraggio sono indispensabili ad ogni livello dei Quadri Ufficiali, con prevalenza del coraggio fisico per i gradi inferiori e del coraggio morale per quelli superiori. Trattando adesso delle capacità organizzative, di gestione ed impiego e di controllo ritenute necessarie ad ogni Ufficiale, è chiaro che queste debbono divenire sempre più elevate col crescere dei gradi e degli incarichi, sino ad assumere i caratteri della managerialità, nel loro complesso e nei campi articolati della ricerca, dello studio, della programmazione, dell'ordinamento, della pianificazio-
ne, dell'impiego, del trattamento del personale, della gestione amministrativa, addestrativa e logistica, dei rapporti con la produzione di interesse militare, della pubblica informazione, delle relazioni col Governo, della sicurezza e degli intercorsi col Capo dello Stato, capo costituzionale deHe Forze Armate. La leadersbip e le qualità manageriali hanno comunque valore generale. In campo militare debbono trovare applicazione in un quadro di attitudini appropriate, di adegùata preparazione tecnico-professionale e di maturate esperienze. Quando esercitate con sensibilità, coerenza e carattere possono tradursi in un trainante prestigio personale, sino ad assurgere ai fasti del carisma. Rimanendo in tema, mi è dato dì dover ora accennare anche ali' argomento, di grande importanza sociale, relativo ai rapporti esistenti in ambito militare tra Comandanti e gregari, laddove per i primi è stata ritenuta sempre determinante la conoscenza psicologica applicata dei secondi, intesi come individui e come collettività qualificata. Ai giovani Ufficiali della mia generazione, quella nata nel decennio a cavallo della fine della l a guerra mondiale, si insegnava ad apprendere in modo empirico usi, costumi, dialetti, mentalità, preferenze, idiosincrasie, attitudini e casi personali dei propri subordinati, che a quei tempi erano in maggioranza contadini, in minoranza operai ed artigiani o giovani delle plebi cittadine, assai di frequente semianalfabeti o addirittura analfabeti e generalmente condizionati da preconcetti veteroregionali, se non anche di campanile. I giovani Ufficiali loro contemporanei erano invece, generalmente, di ceto piccolo borghese, diplomati di
I Quadri Ufficiali sono destinati , ad ogni livello, ad essere dirigenti e capi o, in altri termini, elementi incaricati di organizzare, gestire ed impiegare, controllare e guidare aliquote della struttura militare.
scuola media superiore o studenti universitari e nutriti da una cultura che era ancora essenzialmente classica e risorgimentale. Alla prova dei fatti, la combinazione di questi capi e di questi gregari, simile ancora a quella che aveva combattuto la l a guerra mondiale, si rivelò positiva. I Quadri erano consapevoli dei loro doveri e dell'esigenza di essere in ogni caso di esempio. La truppa, conscia della loro superiore istruzione e della loro dedizione, confidava in essi. Ne risultava l'istituzione di un rapporto di solidarietà reciproca di tipo familiare, l'unico cui gli italiani abbiano sempre creduto, che semplificava la discipJ.in.a e facilitava l'impiego. Non che mancassero anche difetti, egoismi, vigliaccherie, prevaricazioni, insubordlnazioni, disonestà o altro di male, ma il quadro era nelle grandi lin~e quello sintetizzato. E avvenuto così che questa fascia generazionale ha affrontato le lunghe e dure prove della 2 3 guerra mondiale comportandosi, in realtà, come meglio forse non avrebbe potuto, nonostante gli errori politici e di condotta commessi dalla classe dirigente e malgrado la tragica povertà ed inferiorità dei mezzi materiali messi a sua disposizione. Ed è la stessa fascia che ha poi combattuto, anche se in aliquota, la guerra di liberazione, e che successivamente ha partecipato, al completo e da protagonista, all'opera civile di ricostruzione ed alla realizzazione del cosiddetto miracolo italiano. Ai nostri giorni, più di 40 anni dopo, il rapporto fra Comandanti egregari è divenuto più complesso, a ragione delle straordinarie variazioni intervenute nell'ambito delle categorie occupazionali, della notevole osmosi culturale e fra classi sociali verificatasi in ambito nazionale e della grande diffusione ed elevazione acquisite dall'istruzione popolare, fattori che hanno indotto a classificare gli italiani anche per grandi categorie comportamentali oltre che, come un tempo, per classi sociali, secondo una schematica regionale o per orientamenti politici. Ma non basta, perché altre mutazioni sono dovute
ss
all'affermarsi degli studi tecmc1 e scientifici su quelli classici tradizionali, alla diffusione di correnti di pensiero avverse allo spirito nazionale ed alla realizzazione di movimenti garantisti e pacifisti in chiave più antimilitare che antimilitarista. Non è che l'Autorità militare non si sia resa conto di tali evoluzioni e, di conseguenza, non abbia ancora cercato ogni adeguamento organizzativo possibile, come, ad esempio, l'elevazione delle condizioni di vita dei militari alle armi o il miglioramento sia della selezione che della p reparazione dei propri Quadri Ufficiali, cui oggi si richied e, di norma, una istruzione a livello universitario ed ai quali si impartisce una preparazione tecnico-professionale più accurata, ma il problema nella sua sostanza esorbita dalle sue possibilità e competenze esclusive. Tuttavia, anche nel campo della psicologia militare sembra che l'Esoltt:ìtu t Uka .. l•· :--;..•l 1tlm(•ht le· sercito stia cercando di abbinare ai suoi vecchi ed esperimentati procedimenti pragmatici anche nuove tecniche di ricerca e d'applicazione scientifica, che però non sarebbero fatto tesoro degli ammaestramenti capacità proprie, segnatamente nel ancora abbastanza delineate e quin- tratti dalla sconfitta di Custoza, fu settore del management. Non faccio nomi, che del resto è di applicabili. aperta la Scuola di Guerra, istituto Il che dipenderebbe più che altro creato col proposito di selezionare e facile conoscere, sia perché sarebbero dal fatto che in Italia la ricerca uni- preparare gli Ufficiali di Stato Mag- numerosi sia per rispetto della privacy versitaria in materia di studi socio- giore, ma dotato anche d i una indi- di gente ancora in vita e in attività. Di nomi, ad ogni modo, uno ne logici e di psicologia individuale e retta carica rivoluzionaria sociale, in debbo fare, ma solo come ultimo collettiva è piuttosto recen te e tal- quanto destinato a sottrarre dalla volta inficiata da interferenze ideo- routine gerarchica i. volenterosi mu- massimo esempio di Capo militare logiche. Talché, mentre il campo del- niti di particolari attitudini , capaci- completo, perché parlo di un soldale conoscenze teoriche e teoretiche tà e preparazione ed a consentire a to di grande coraggio, di fe rmo caparrebbe ormai adeguatamente rico- tutti, sia pure col tempo, l'accesso rattere e di più che elevate capacità perto, quello della ricerca applicata agli Alti Comandi, senza alcuna di- di comando e manageriali. Mi riferisco al Maresciallo d'Itaresterebbe tuttora affidato ad inizia- scriminazione di casato, di censo o tive individuali o confinato, in ge- di favore. Il che a poco a poco è ac- lia Giovanni Messe, che solo certe nere, alle indagini ed ai rilevamenti caduto, come possono dimostrare le invidie personali, certe faziosità poa scopo politico-elettorale, produtti- alte cariche affidate, anche in tem- litiche e taluni miseri conformismi a vo-commerciale ed economico-finan- pi recenti, a figli di gente modesta, posteriori hanno tentato di far diziario. ma pervenuti egualmente ai pitl ele- menticare, confidando sul rifiuto delEsaurito l'argomento dei rappor- vati incarichi militari , per meriti e le memorie storiche provocato dai dolorosi esiti della 2 3 guerra monti tra Quadri Ufficiali e gregari, fatdiale. tore di particolare importanza agli efGiovanni Messe nasce a Mesagne fetti della leadership intesa nel suo n coraggio sia fisico che moracomplesso, ritengo di poter passare da povera gente del luogo. A 19 anle è necessario ad ogni Ufficiale, ni è volontario Allievo Sottufficiale a trattare della managerialità. anche se il coraggio fisico può troed inizia così tma eccezionale carriera I l termine è nuovo, ma l'esigenza vare applicazione essenzialmente militare, costellata da prove sempre è vecchia e di essa l'Esercito italianei casi di emergenza e nei gradi più dure e d ifficili, che tuttavia lo no si era reso già conto, provvedenmeno elevati della carriera. faranno emergere. D a sergente è ind ovi,sin dal lontano 1867, allorché, 56
Offiziere der Deutschen Jnfanterie 1740 -1767
57
Grenadier und Generalmayor 1809
58
t
viato subito in Cina, col Corpo di Spedizione contro i Boxers. Dal 1911 al1915 è in Libia, dove combatte da subalterno Comandante di compagnia. Dal 19 15 al 1918 combatte invece sull 'Isonzo e sul Carso, in qualità di valorosissimo capitano Comandante di battaglione, e dopo Caporetto come Ufficiale superiore e capo carismatico del celebre IX Reparto d'assalto, Medaglia d'oro al Valor Militare per la sua difesa del Grappa e di cui il nostro attuale battaglione «Col Moschin» è l'erede natuxale. Seguirà un periodo di servizio come Aiutante di Campo del Re, dovuto alla sua fama di combattente, 2 anni di comando di battaglione bersaglieri, altri 9 anni di comando di reggimento, sempre di bersaglieri, nonché del delicatissimo Presidio di Zara e quindi una esperienza pionieristica come Ispettore e come Comandante di Grandi Unita celeri. Periodo, quest'ultimo, interrotto solo da l anno di vice-comando di Divisione in Africa Orientale, a guerra coloniale finita . Messe sarà, ad ogni modo, il nostro miglior generale della 2 a guerra mondiale, come Comandante del Corpo d'Armata speciale in Albania, che preserverà il porto e la base di Valona, come Comandante del nostro Corpo di Spedizione Italiano in Russia, che si comporterà quanto mai onorevolmen te, come Comandante dalla l a Armata italiana in Africa Settentrionale, la cui combattività e magistrale manovra in ritil"ata lungo tutto il territorio della Tunisia resteranno fra le più belle pagine della storia militare, non solo italiana. Messe chiuderà poi la sua carrie · rada ricostruttore delle Forze Armate ita.liane, andate praticamente disperse a seguito dell'armistizio deU'8 settembre 1943, e come Capo di Stato Maggiore Generale della nostra guerra di liberazione, durante la quale cercherà di valorizzare e guidare anche la guerra partigiana. Sarà infine parlamentare solo per cautelare, finché potrà, l'amata Istituzione militare. Combattente valoroso, abile Comandante, organizzatore lungimirante e geniale, condottiero esperto e sa-
gace, uomo di forte carattere, ma umano, sensibile e comunicativo, soldato dedito al proprio dovere ed al proprio Paese, Giovanni Messe resterà nella memoria dei suoi subordinati come un vero capo, giustamente stimato, seguito ed amato . In q uesta sede sarò purtroppo costretto a ricordare solo due esempi della sua onestà morale e della sua previdenza, dimostrate l'una dichiarando apertamente ai propri soldati riuniti ed in partenza per la Russia,
Col trascorrere del tempo l' esercizio del comando è divenuto sempre più difficile, soprattutto a ragione dell' evoluzione della società, de! livellamento istruzionale, dell' affievolirsi di memorie e tradizioni e dell'insorgere di incertezze ideologiche.
all'inizio dell'estate 1941, di non farsi illusioni perché quella guerra sarebbe stata lunga e dura, l'altra assumendosi in proprio la responsabilità di dar ordine al proprio intendente di acquistare per ogni dove quelle pellicce che avrebbero difeso vita e salute dei suoi soldati nell'inverno russo a ventre. Sono così giunto alle conclusioni, che ritengo sia ormai facile fo rmulare. li coraggio sia fisico che morale sono entrambi necessari ad ogni Ufficiale, anche se il coraggio fisico può trovare applicazione essenzialmente nei casi di emergenza e nei gradi meno elevati della carriera. Le capacità manageriali sono aneh'esse necessarie, dalle forme più semplici a quelle più complesse a seconda del grado e dell'incarico ricoperto, o della funzione esercitata. Col trascorrere del tempo l' eser-
59
Ungarische und deutsche jnfanterie 1806
60
Sottltfflc1ale
art. t'la pi:,r.z:J -
l), l:-
Sol<l~to
rtn. da raml)o'\gna
.\rtl ~ llf>.-lu
rlr•l f:ow•rno
TJ!!klale oup.
srl.. da plaz.
pronl~orlo
cizio del Comando è divenuto sempre più difficile, soprattutto a ragione dell'evoluzione della società, del livellamento istruzionale, dell' affievolirsi di memorie, valori e tradizioni già consolidati e dell'insorgere di incertezze ideologiche . Il Risorgimento nazionale ha visto l'affermarsi del volontariato di guerra, alimentato dalle classi allora coscienti della Nazione, quali quelle degli studenti, degli artigiani, degli operai, dei professionisti e degli intellettuali, che si autodisciplinavano o accorrevano nei ranghi regolari costituiti a loro volta essenzialmente da contadini guidati da esponenti delle classi nobiliari ed alto-borghesi. La l a guerra mondiale ha avuto per umili protagonisti soprattutto i contadini, guidati dai borghesi. Il2° conflitto mondiale ha avuto caratteristiche similari, con un maggior inserimento di altre categorie di lavoratori e con una leadership più che altro piccolo-borghese. Nessuno può dire cosa ci riserbi il futuro. Alcuni strateghi da tavolino dibattono le possibilità di nuovi conflitti o nucleari o ancora in parte conven-
rll !';Jclllu.
Soldato
,.,_,,,
Uri;.;a la d'AI'tlgllerln
Sot.t.uUicl:' l e
rl~l
Oucclotos·l delle Alpi.
zionali; rifiutano praticamente di diate . Il film «The Day After», fornisce rendersi conto che la guerra ha continuato ad insanguinare il pianeta una idea delle qualità necessarie ad usando più o meno i soliti mezzi ed un gruppo di missilisti rimasti isolai soliti sistemi, ed impiegando di ve- ti e in attesa della gragnuola nuclearamente nuovo solo il terrorismo; si re dell'avversario, oppure ad altri soldilettano, infine, di tecnologie avan- dati impiegati, il giorno dopo, per rezate e di guerre da combattere ormai golare l'ordine pubblico fra orde di s-olo da pochi tecnocrati «premibot- civili superstiti e ormai completatoni» in camice bianco. Tutto que- mente sbandati. sto mentre il n·end nucleare sta perSe mi si chiedesse, comunque, codendo sempre più terreno di fronte me vedrei combattuto, in un immealla rivalutazione del convenzionale, diato futuro, un nuovo conflitto che a sua volta richiede sì più tec- mondiale, se da pochi tecnocrati in nologie, ma soprattutto nelle retro- . camice bianco o, all'estremo limite vie, mentre il problema piLl grave da opposto, con le solite baionette inarisolvere resta quello umano, ove di- state, voterei senz' altro per le baiosciplina e fermezza sono sempre più nette. Dopo di che penso di poter lasciaindispensabili, ma sempre più insire a! lettore la definizione dei tipi di rapporto che si ritiene debbano instaurarsi fra capi e gregari, nonché le condizioni e le qualità che si reSe si dovesse scegliere, oggi, putano indispensabili per far sì che tra un ipotetico conflitto mondiale i Quadri possano essere in grado di nel prossimo futuro, combattuto affrontare, e se possibile risolvere, i da pochi tecnocrati in camice problemi del comando, nella evenbianco o, al limite opposto, comtualità di un conflitto generale o battuto con le solite baionette ina· meno. state, riterrei certamente più probabile il secondo tipo. Aldo Giambartolomei 61
IS'I1'I.UTO ANTICO, . ~ ~ ·PROBLEMA ATTUALE
'~.. -;:-J • :-" -
?:· ~
"".
..
; ...:; .. ..,
.. . . .-
iiiiiiiil;;;::~~~~~~~~~~~~~~~~~=----"---:-..l:. : . :.~--,__,._, -~ .._~ -,
>~-.
·~
-·
"""""-- - - - - - - - '
N
di'affrontare una vicenda espropriativa per la realizzazione di un poligono di tiro, gli estensori delle presenti note si sono imbattuti in un imprevisto che vuoi per la novità, vuoi per la sua ristretta presenza in ambito nazionale, ha costituito, sotto il profilo giuridico e per le conseguenze socio-politiche, che trascina con sé, un ostacolo di grande rilievo. Infatti a fronte dell'illimitata possibilità di procedere agli espropri per pubblica utilità anche in presenza di situazioni socio-economiche delicate, sta l'impossibilità pratica di acquisire al demanio quei beni pubblici su cui tale ostacolo insiste. Si tratta,in altri termini,dei cosicldetti«usi civici» cioè di quei diritti particolari ereditati dalle popolazioni nel corso dei secoli e che, ci si perdoni l'espressione, «demanializzano» il bene demaniale. Ecco perché l'argomento, ritenuto di un certo interesse per coloro ai quali risale il compito amministrativo di attuare le scelte politico-militari, è stato riassunto in queste note.
IL PROFILO GIURIDICO La legge non offre alcuna definizione dell'istituto; la costruzione del concetto di «usi civici» è pertanto opera della dottrina e della giurisprudenza, e coincide con quelle «forme di utilizzazione collettiva del suolo agrario facenti capo alle unità demiche» o, più specificamente, essi consistono in <<diritti di condominio» (diritto di pascolare e abbeverare il bestiame, di raccogliere legna per uso domestico o di personale lavoro, diritto di pesca, di caccia) spettanti ai componenti di una collettività su determinati beni che possono appartenere sia ad un privato, sia ad un ente collettivo, sia al Comune. Si tratta quindi di un «diritto reale di natura civica» al quale, però, è unaniroemente conferita una particolare figura giuridica che di fatto lo assimila ai beni demaniali e gli attribuisce, conseguentemente, quei requisiti di inalienabilità, imprescrittibilità ed inusucapibilità propri dei beni demaniali. Come si vedrà più avanti, sarà 63
te allo scopo di abolire gli ademp1ivi o cussorgia (forme di usi civici) e di
proprio questa caratterizzazione a costituire quel rilevante ostacolo alle procedur-e espropriative.
favorire la creazione della piccola proprietà; • nella Repubblica Cisalpina (1803) avviene l'imposizione della divisione dei demani comunali, salvo i casi di riconoscimento governativo della necessità di non sottrarre pascoli e boschi agli usi civici dei comunisti (l );
UN PO' DI STORIA L'origine degli usi civici si ricollega, secondo alcuni autori, al collettivismo agrario dei tempi antichissimi (ager publicus), secondo altr i alla formazione del feudo conseguente all'invasione barbarica che riconosce e rispetta i diritti delle popolazioni sulle terre infeudate. È in tale periodo che si viene determinando la distinzione tra terre demaniali (intendendosi per tali tutti i terreni aperti, culti o incuJti, qualunque ne sia il proprietario e sui quali venivano esercitati usi civici) e terre possedute a titolo privato, cioè di assoluta pertinenza di un cittadino qualsiasi (allodialia) o dal Comune (beni patrimoniali) o dal barone (beni burgensatici). L'elemento peculiare è rappresentato dalla esistenza di una coUettività (associazione, comunità, università, vicinia, consorteria) la quale, pur non assurgendo a persona giuridica, viene considerata come unico soggetto portatore di posizioni attive e passive che riguardano l'utilizzazione deUe risorse del terreno; i soggetti individuali hanno diritto di utilizzarne sì uti singuli, ma in quanto partecipanti deUa collettività. Non esiste un diritto individuale di quota come nel condominio romano in cui prevale il principio individualistico, ma piuttosto una comunione «a mani riunite», un vero e proprio condominium iuris germanici. NeUo Stato della Chiesa, dopo la riforma gregoriana, la proprietà ecclesiastica è considerata come sacra e intangibile con divieto di affrancamenti, ma i diritti delle popolazioni vengono sostanzialmente rispettati. Nell'Italia meridionale si ha, invece, una diversa evoluzione dell'istituto in virtù delle politiche normanna e sveva volte all'incremento dell'agricoltura ed al riconoscimento dei diritti delle popolazioni sulle terre del fisco; il feudo è concesso
64
non quoad dominium sed quoad iurisdictionem, per cui l'investito consegue il godimento (l'uti frui) ma non la libera disponibilità del bene che rimane al sovrano. Dal collegamento tra feudo e usi civici nasce la massima ubi feuda ibi demania secondo la quale ove vi sia un feudo legittimamente dato n vi è, insieme, demanio feudale ed esercizio di usi civici da parte delle popolazioni pro eorum proprio et necessario uso. Essa, peraltro, è pienamente rispondente alla scelta del sistema, in virtù della quale se i diritti civici trovano da un lato la loro ragione economico-sociale nelle insopprimibili esigenze di vita delle popolazioni preesistenti, dall'altro rispondono alle esigenze del feudatario a che il fondo non resti abbandonato o incolto. Verso la metà del XVIII secolo , sotto l'influenza delle nuove correnti ideologiche liberalitarie ed individualistiche, la legislazione dei vari stati della penisola si orienta verso l' abolizione degli usi civici. Così: • nell'Italia meridionale la prammatica XXVI del 23 febbraio 1792 di Ferdinando IV porta norme per la valutazione e l'affrancazione degli usi civici sui demani feudali nonché per la divisione dei demani e per lo scioglimento delle promiscuità; • nell'Italia centrale, l'Editto pontificio del1849 rende obbligatoria l'affrancazione del diritto di uso civico di pascolo, nel senso che gli utenti non possono rifiutarla ove il proprietario l'abbia domandata; • in Sardegna, con l'abolizione della feudalità tra il1832 e il 18 40, lo Stato riacquista le terre infeuda-
• in Val d' Aosta,restano ancora usi civici esercitati in zone di montagna attraverso «consorterie>> o «COmunaglie>> aventi patrimonio ed amministrazione autonoma; • in Lombardia, Giuseppe Il (1770) e Maria Teresa (1775) dispongono che molti pascoli comunali siano divisi tra i comunisti e che ogni colono debba avere una pane di pascolo come accessorio. Ad avvenuta unificazione, il Decreto Luogotenenziale del 1° gennaio 1861 istituisce i <<Commissari Ripartitari» ai quali è affidata la funzione di procedere alla liquidazione dei demani. Ma le operazioni procedono a rilento ed il termine decorre inutilmente tanto che l'art. 16 della L. 20 marzo 1865 all. E dispone: «Son temporaneamente mantenuti nelle provincie napoletane e siciliane i procedimenti riguardanti scioglimenti di promiscuità, divisione in massa e suddivisione demani comu· nali, e quelli di reintegro per occu· pazione o illegittima alienazione de demani medesimi... ». Ciò nonostan· te nei decenni che seguono, le legg emanate non danno i risultati previ· sti, soprattutto per la resistenza delle amministrazioni comunali e per le opposizioni degli occupatori, fino ad arrivare alla riforma del1924-27 che, intrecciando programmi di bonifica integrale con l'ostentata sollecitudine per le classi meno abbienti, perviene agli stessi deludenti risultati.
(l ) termine che indica chi fa parte della popolazione di un comune e, più specifica· mente, chi partecipa al godimento di un di· ritto di uso civico.
l
A Jfonso eccellentissimo e il Vicerè eccellentissimo porgono il saluto al Magnifico e ai nobilf e al maestro luogotenente della giustizia del medesimo regno e ai giudici della grande Curia regia, ai maestri fun zionari e al maestro preposto al segreto tesoro e al conservatore del regio patrimonio e a tutti gli altri maestri e ai singoli ufficiali ai quali spetterà segnatamente, ai capitani della giustizia e ai giurati e agli abitanti della terra di Mistretta, ai presenti e futuri consiglieri e ai diletti fedeli del regno. Ecco, a vantaggio della università di detta terra esibiti e reverentemente presentati alcuni capitoli e suppliche alla Sacra Regia Maestà e al suo Sacro Consiglio tramite Antonio dell'Agnello Sindaco e procuratore di tutte le terre di Mistretta e dei suoi villaggi del Regno di Sicilia oltre territorio. In primo luogo perchè detta terra di Mistretta è quasi tutta scoscesa Parimenti, supplica poiché detta università non ha alcuna rendita e possiede certi terreni e boscaglia in comunione e in demanio e ognuno della detta università gode con il suo bestiame dei terreni e boscaglie predette a suo piacimento, pertanto detta università supplica che i suddetti giurati con consiglio di detti probiviri autoritativamente possano, per ciascun anno e in perpetuo, eleggere all'inizio di ciascun anno un membro per i boschi e per i confini della co-
66
munirà senza demanio della detta università fino ad un massimo della quarta parte del predetto territorio e vendere le ghiande senza e'rba, nella quantità ed al massimo prezzo possibile, e sia vieta co lo accesso di qualsiasi altro bestiame che possa entrare e che siano fissati in un capitolo le forme e le pene a chi entri nel bosco della comunione di detta università e che l'ammenda giunga nelle mani del tesoriere al fine di soddisfare per la detta università i bisogni più impellenti, piaccia alla Regia Maestà. Parimenti che il capitano, i giurati ed il consiglio sopraderto ogni anno in perpetuo, resi noti che saranno i nuovi ufficiali ed il consiglio predetto, debbano eleggere entro tre giorni una valida proba e benestante persona di detta università ed a maggioranza dei giurati e del consiglio predetto sia nominato tesoriere dell'università nel cui potere si riversi ogni entrata e rendita della predetta università non potendo egli stesso nulla spendere del predetto introito se non per determinazione del suddetto consiglio e deliberazione dei giurati predetti e sia tenuto a dar conto della sua amministrazione cioè in potere dei giurati e del consiglio e se necessario costringendo alla restituzione di ciò a sanzione e liberazione con ogni piena potestà piaccia alla Regia Maestà. Parimenti perché tutto il territorio di detta terra di Mistretta e dei suoi villaggi si trova in comunione e in demanio, il bestiame dei contadini passa per ogni par-
te e nello stesso modo i buoi; tale terra detta e villaggi ne patiscano molto per non poter arare e così una buona parte di persone ogni anno viene meno per tanto detta università supplica che il capitano e i giurati che protempore e in perpetuo, con i consigli dei suddetti, fissino tre sesti (appezzamenti) nel territorio di detta università ciascuno di venti salme, scelte a loro giudizio in tre contrade, i quali sono riservati per i buoi e per le bestie di uso potendosi permutare di tre in tre anni nei quali non possano entrare bestie da guardia e, entrandovi, ricadano in quella pena che fu stabilita per quella parte di terra predetta giusta l'analogia e al forma del capitolo di questa terra Si comanda poi a tutti e ai singoli ufficiali di detto regno che innanzitutto osservino e facciano osservare agli ufficiali e agli uomini dell'università della nostra terra di Mistretta senza alcuna opposizione tutto ciò che è indicato nel capitolo ove non vogliano subire in caso di inosservanza la nostra ira e indignazione. Dato in Turre Octava nel secondo giorno di marzo XIV indizione MCCCCLI regnante Re Alfonso Bartolomeo ... . Il Signore Vicerè mi comandò Giovanni de Crapanzano
(Traduzione dal testo originale «Protonotaro del Regno» - vol. 43. Con tale atto re Alfonso conferma i privilegi a favore della universitas di Mistretta in materia di «usi civici»).
t
IL RIORDINAMENTO DEGLI USI CIVICI - LA LEGGE Preceduta da numerosi studi e relazioni ufficiali, viene approvata la L. 16 giugno 1927, n. 1766 che rappresenta un imponente lavoro di elaborazione, unificazione e codificazione legislativa della complessa materia. Essa ribadisce ancora una volta la necessità di liquidare definitivamente gli usi civici, ritenuti dannosi ad una economia agricola progredita, mediante: • l'accertamento di tali diritti (art. 2), attraverso un procedimento istruttorio condotto da periti eratificato dal «Commissariato per la liquidazione degli usi civici» (giurisdizione speciale); • l'affrancazione dei fondi privati soggetti ad uso civico, mediante distacco d i una quota (da due terzi ad un ottavo secondo la natura utile o essenziale dell'uso: art. 5 e 6), che deve essere ceduta in proprietà al Comune o all'associazione agraria; • lo scioglimento delle promiscuità, cioè godimento reciproco, fra Comuni e frazioni e tra associazioni (art. 8); • la legittimazione di eventuali usurpazioni di terre di demanio civico da parte di terzi coltivatori contro un congruo canone (art. 9-10). I fondi pervenuti al Comune o all'associazione agraria come indennizzo di liquidazione sono destinati a favorire le concessioni di terra ad utenza e la costituzione di nuovi rapporti enfiteutici in favore dei piccoli coltivatori diretti.
propensa ad avvicinare l'istituto al condominio; • i beni di proprietà dell'ente collettivo: la proprietà è dell'ente collettivo, mentre i singoli partecipanti hanno soltanto un diritto reale di godimento di natura corporativa determinato dall'appartenenza all'ente; • I beni del Comune e della fazione: l'espressione «demani comunali» generalmente denomina tutti i beni la cui gestione sia attribuita ai Comuni, per il soddisfacimento diretto dei bisogni della collettività o indiretto attraverso il reddito che può ricavarsi dalla loro gestione; • i beni in comunione fra enti: si verificano situazioni analoghe al condominio quando i beni destinati all'uso appartengono a diversi Comuni, comprese le forme di comunione per servitù reciproche (promiscuità); • i beni demaniali e patrimoniali che fanno parte del demanio pubblico di cui all'art. 822 c.c .. Esclusi i beni privati, tutti gli altri costituiscono «il problema nel problema».
DISTINZIONE DEGLI USI Ai fini della determinazione dell'indennità di liquidazione occorre però un'ulteriore classificazione per distinguere gli usi civ ici essenziali da quelli utili. In particolare (art. 4) sono considerati:
Gli usi civici possono gravare, com'è agevole intendere, su tutti i beni. In particolare, per quanto concerne:
• «essenziali», gli usi il cui esercizio si riconosce necessario per i bisogni della vita delle popolazioni, quali pascolare e abbeverare il proprio bestiame, raccogliere legna per uso domestico; • «utili», quelli che presentano in modo prevalente, da soli o congiuntamente ai precedenci, carattere e scopo di industria per trame vantaggi che eccedano quelli necessari al sostentamento personale e familiare.
• i beni di proprietà privata: la dottrina ha considerato, in un primo momento, tali usi come vero diritto di «servitÙ>> (concetto discutibile, perché manca un fondo dominante), mentre la giurisprudenza appare più
Ai fini della liquidazione, l'indennità sarà tanto più alta quanto maggiore è il grado di bisogno che l'uso civico soddisfa e quanto più redditizio è il beneficio che se ne ricava. A titolo esemplificativo, per liqui-
I BENI GRAVATI DA USI CIVICI
68
lo infrascrino Giuseppe Silvestr i rivelo che presenco all' illustrissima Deputazione del Regno, in forza del bando promulgato nella Città di Mistretta, alla data odierna, la rendita che percepisco dall' infrascritto rusticano cespite posto in questo territorio, feudo di Santa Maria la Scala. Possiedo una tenuta di terre improduttive nel feudo di Santa Maria la Scala, già Pavara Le suddette terre fu rono portare in dote al rivelante in forza di capitoli matrimoniali per gli atti di don Vincenzo Pedrasillaro il primo gennaio 1796. Le sresse terre sono soggette al diritto di pascere a favore di questa università ed alla terzata al Feudatario del suddetto feudo , e quando non si seminano non danno alcuna rendita; nè si possono annualmente seminare per farle riposare al fine di riaverle sfruttate. È questo il mio rivelo, scritto e sottoscritto di mia mano propria, con l'età di porerlo correggere in caso di errore, oggi in Mistretta il 25 maggio 14· Indizione 1811. Deputazione del R egno 1811 Riveli vol. 548 «Rivelo» (dichiarazione · denuncia) del 1811 riportante la soggezione ad «uso civico» di te"e private.
dare l' uso di pascolo, si capitalizzerà il reddito medio calcolato sul prodotto in latte che il bestiame può fornire per ettaro, debitamente elevato o ridotto a seconda che tale diritto sia classificato essenziale o utile. La legge del 1927, tuttavia, affermando il diritto del Comune ad un compenso per l'estinzione (liquidazione) degli usi civici gravanti su bene privato, prevede due ipotesi (art. 5):
..
• che il fondo gravato da uso civico sia rimasto sostanzialmente immutato; • che il fondo stesso risulti migliorato sostanzialmente dal proprietario. Nella prima ipotesi si procede alla divisione del fondo tra Comune e proprietario tenendo conto della estensione e del valore del fondo; nel secondo caso la divisione è tassativamente esclusa; al Comune verrà corrisposto un canone enfiteutico il cui capitale corrisponda al valore del fondo stesso, talché l'uso civico si trasforma in un diritto reale del Comune e nel conseguente obbligo ad una annua prestazione da parte del proprietario, lasciando però a quest'ultimo la facoltà di affrancazione quale riconoscimento per aver curato e migliorato le terre in modo sostanziale.
.. - . -
- - - - - . .......... . - .... -- .... .
- . - -- -- -- ... -
quefle due Corone niuno de'Regnanti vide L.l,derfl\o , e !a Sic~l::~.' f.~h·ocché Alfonfo, che vi lì portò nell'anno 1 4~0. in cccafìon di ricon~iugnere alla Corona di Sicili~ il Regno di Napoli; e fu ricevn· to con gran pompa in qudla Capitale, conforme riferifc= Pirri in eh. e Vinccn7.o A urca nt/1~ Crono!. Je' Yicuéf. 5·, e Carlo V. Imper.t• dcre, che nell'anno 1 volle, ritornando victoriofo da Tunifì, veder Palc:rmo, che con amttnofa ma~n i ficen?.a l'accolfe, e gli ercffe la tamo!a Statua d t bron1.o nella Piana d-:' Bolo~ni; e'l benevolo Cc fare confermò J privikgj della Cinà, e i Capitoli dd Regno fiì!e n, nemente in quella Bafìl.ca . Sicchè di nuove }{e A ragondì, che re·- -·. ·-· .......... ··· ·· - . . ......... - ....... . .
n5
--- --- ·-
Dal libro di Don Pietro L" Placa
A CHE PUNTO SIAMO
A distanza di tanti anni dalla sua emanazione infatti, la legge unificaerice del 1927, ha condotto a risultati scarsamente apprezzabili e ciò, sia perché gli scorpori delle terre private da usi civici sono stati ben pochi, sia perché laddove si è voluto atLA PROCEDURA PER tuare scioglimenti di promiscuità soL'ACCERTAMENTO no sorte spesso lunghe contestazioPrima di procedere alla liquidazio- ni giudiziarie tra Comuni (con l'imne degli usi civici è comunque neces- mediato risultato di paralizzare l'usario accertarne l'esistenza, la natu- so dei beni stessi), sia per la scarsa applicazione dell'istituto della legitra e l'estensione (art. 2). L'operazione di per sé semplice si timazione. Oggi pertanto, constatato il suo rileva, nella maggioranza dei casi, di difficilissima esecuzione. Risulta in- sostanziale fallimento, si avverte l'efatti estremamente problematico tra- sigenza di una legge quadro che adesferire sulla cartografia attuale l'in- gui la vecchia legislazione alla nuodicazione di documenti antichi che va realtà creatasi a segu ito del trariportano solamente vaghe indicazio- sferimento delle funzioni amminini del tempo (contrade, feudi, ecc.): strative alle Regioni per le materie ancora oggi ci si sta chiedendo quali di cui all'art. 117 della Costituziosiano la natura e l'estensione dei pri- ne (art. 66 D.P.R. 24-7-1977, n. 616 vilegi concessi, per citarne alcuni, dai in applicazione deJla legge delega n. re aragonesi Martino e Alfonso, ecc. 382/1975) e che consenta tra l'altro, nel periodo a cavallo del1400! Così di avvalersi delle strutture e dei mezfanno fede, fino a prova contraria zi finanziari delle comunità monta(ma quale?), le attestazioni dei Co- ne (art. 6 L. 1102/1971) per creare muni che citano antichi «capitoli re- cooperative o associazioni di utenti gi» o secolari «riveli» le cui traduzio- per lo sviluppo della zootecnia. La ni costituiscono, già di per sé, un la- Regione, infatti ente esponenziale degli interessi locali in virtù proprio voro improbo. Ne consegue che la legge «liquida- dei suoi caratteri di omogeneità geotrice» del 1927 è, come le preceden- grafica, economica e sociale dev'esti, rimasta in sostanza solo una di- sere in grado di coordinare gli orgamostrazione di buona volontà, con nismi di controllo cui gli usi civici soil risultato che gli usi civici continua- no assoggettati, assumendo anche la no a condizionare quello sviluppo funzione di arbitro negli inevitabili economico che costituiva lo scopo conflitti tra opposti interessi locali pubblici o privati. E ciò non per ardella legge.
70
- --- - - -
Je ritc.rr:c:ro 111 ~1c:ha, cl<~ppoìcch(: fe n'era partito nel1 398 a pn:mkre i n Saragoza i ll~tadcma d'A rzgona: ed in effc:cco dc p'-' J'u moue_dL
birraria attribuzione, ma perché la materia degli usi civici, variabile da regione a regione in specie e in forma di esercizio, è affidata dall'art. 66 del predetto decreto proprio alle Regioni. L'art. 78 dello stesso decreto, inoltre, attribuisce ai Comuni le funzioni amministrative in materia di vigilanza sull'amministrazione dei beni di uso civico e di demanio armentizio. Su questa base alcune Regioni si sono già date una legge organica di actuazione; per la Regione siciliana, ad esempio, l'art. 14 dello Statuto siciliano prevede una competenza primaria anche in materia di usi civici, in virtù della quale non può che competere alla stessa Regione l' autonoma disciplina delle relative funzioni. Dopo il dovuto cenno all'essenza della legge, è ora di tornare al nocciolo dell'ostacolo espropriativo che sta nella «doppia demanialità» dei beni pubblici gravati da usi civici. Mentre infatti l'espropriazione dei beni privati soggetti a tali diritti non costituisce un problema, la procedura per l'espropriazione dei beni pubblici è stata essa stessa causa di contrastanti pareri da parte delle Avvocature Distrettuali dello Stato. Alcune hanno infatti ribadito l'effetto assorbente e ablatorio dell'espropriazione per pubblica utilità di terreni gravati da usi civici, per cui la loro presenza non può interrompere il corso dell'espropriazione né impedirne gli effetti, con la naturale conseguenza che tutti i diritti si possono far valere dai terzi non più sul fondo espropriato, bensì sull'indennità
t.
.. 1.. .. l
..,•
di esproprio depositata ai sensi dell'art. 52 della L. 2359/1865. Per contro, in difformità dei predetti pareri, il suécessivo intervento dell' Avvocatura Generale, ribadendo i criteri di imprescrittibilità, inalienabilità ed inespropriabilità degli usJ civici che attribuiscono loro i caratteri della demanialità, ha determinato che l'esproprio non potrà aver corso legittimamente se non previa sdemanializzazione degli stessi usi, procedimento questo possibile soltanto su autorizzazione dell'Assessorato per l'Agricoltura e Foreste a seguito del consenso del]' autorità locale che amministra il bene. Per l'uso civico è pertanto confermato, sulla base dei suddetti criteri: • il vincolo di destinazione naturale e perpetuo; • il vincolo di inalienabilità che comporta l'invalidità degli atti posti in essere fuori dai limiti stabiliti dalla legge; • il vincolo di gratuità. Ma al di là di ogni disquisizione dottrinale e giuridica sulla loro demanialità più o meno pacifica, sta il fatto che occorrerebbe anche una indagine approfondita, un vero e proprio censimento su scala nazionale, al fine di individuare se l'esercizio di tali diritti non sia oggi più teorico che pratico. Infatti, poiché non esiste una mappa generale del territorio da cui possa desumersi l'esistenza di tali usi ed il concreto loro esercizio, si può senz'altro affermare che da tempo immemorabile l'uso civico in talune zone non viene esercitato, tanto che non è infrequente il caso che su determinate aree oggi inglobate all'interno di centri abitati si sia pure fabbricato e ciò non in dispregio volontario di tali diritti, ma semplicemente per la pura ignoranza della loro esistenza.
CONCLUSIONE L'ostacolo nel quale gli estensori delle presenti note si sono imbattuti nel corso della loro attività non 72
può che portare ad un interrogativo: l'interesse perseguito dal Ministero della Difesa per la realizzazione di un poligono addestrativo, interesse sicuramenle pubblico a livello nazionale, è prevalente o in posizione subordinata rispetto a quello vantato dalle popolazioni che esercitano diritti eli uso civico su di un bene a livello locale? Ovviamente entrambi gli interessi assurgono a posizioni nettamente pubblicistiche e la risoluzione del problema richiede, principalmente una motivata comparazione dei diversi interessi pubblici coinvolti, nonché l'adozione di scelte politiche di fondo che salvaguardino non soltanto quella che viene individuata come la fonte di un maggiore benessere nei confronti della collettività degli utenti, ma anche quella dell'intera comunità nazionale. Ma oggi, il farro stesso che per legge il provvedimento di sdemanializzazione del bene sia demandato agli Assessorati Regionali, con l'implicito placet dei Comuni, ogni qualvolta essi dissen-
programmi delle installazioni della Difesa che costituisce la ratio dominante della L. 898/1976 sulle servitù militari?
Carlo Gaspardone Luciana Scarpaci Ortoleva
tano dagli interessi statali si ha, senza alternativa, l'impedimento a proceder:_e all'esproprio. E auspicabile quindi, per concludere, che in una revisione dei principi fondamentali che regolano l'istituto, sia comunque e sempre possibile l'esproprio per pubblica utilità anche senza il consenso dell'autorità locale titolare del terreno, ogni qualvolta non sia possibile trovare una soluzione che contemperi opposte esigenze, e sempre che motivi di piani o vincoli di carattere urbanistico, geologico, ecc., non vi si oppongano. Se è valido infatti il principio sancito dalla nostra Costituzione che l'interesse di un privato o di una parte della collettività debba cedere, verso indennizzo, di fronte all'interesse pubblico generale, tale principio deve poter essere applicato anche nei casi, peraltro assai limitati, in cui si debbano espropriare beni pubblici gravati da uso civico. Non è forse anche questo un modo per contribuire a realizzare quella armonizzazione tra i piani di assetto territoriale della regione ed i
Il Generale di Divisione Carlo Gaspardone ha frequentato il90° Corso Superiore di Stato Mag· giore, il 18° Corso di Stato Maggiore intcrforze, ha comandato la compagnia nella Divisione comz· zata «Centauro», il battaglione nella Divisione co· razzata <<Ariete» e la Scuola del Genio. Ha pre· stato servizio di Stato Maggiore presso il Coma n· do del 5° Corpo d'Armata e Ispegenio. Laureato in giu risprudenza, dal 1983 è sta to Coma ndante del Gen io della Regione MiJ itarc dcll:t Sicilin.
La Dottoressa Luciana Scarpaci Orroleva, laureata in giurisprudell2a e procuratore legale, è Capo Sezione Demanio del Comando Genio della Regione Militare delia Sicilia.
.Lf~EPARO
ALLA VITA ED ALLE
A~
LI !
•
l
'1
l
l·~!
«... e le tradizioni del Collegio Militare
degnamente continuano sempre ininterrotte, poiché la rinomanza del Collegio nacque dalla solida preparazione scientifica, dal profondo e vivace spirito di educazione militare che pare aleggi nelle vetuste mura» (Senatore Del Carretto, sindaco di Napoli, 24 novembre 1910).
73
M!J.JTARE~ 0101
74
~ ....._
Dall'alto della collina di Pizzofalcone, nel cuore di Napoli, sul lembo estremo dell'antico Monte Echia, il vecchio e rosso maniera della «Nunziatella», dopo due secoli di storia, conserva ancora intatte le testimonianze della sua soHda tradizione. Certo, da quel lontano 18 novembre 1787, quando cominciarono presso la Reale Accademia Militare, allogata nell'ex convento dei Gemiti della «Nunziatella», i corsi ufficiali, il panorama è mutato e il selvaggio splendore della cos ta a picco sul mare è stato ormai divorato dall' urbanesimo dilagante. Di questo procedere del tempo la «Nunziatella» non è stato muto testimone, bens1 parte viva e presente, allarmato protagonista di trasformazioni che hanno profondamente inciso nella storia della città e del Paese. La nascita ufficiale della «Nunziatella» risale al 18 novembre 1787, ma bisogna dire che fin dall'arrivo di Carlo di Borbone a Na-
poH, nel1734, era stata avvertita l'esigenza profonda di creare strutture militari in grado di sostenere il trono e di corrispondere alle attese di una città, Napoli appunto, che sembrava rifiorire nel clima di rinnovamento della cultura illuministica. Certo, }'«Accademia dei Guarda Stendardi», il primo degli istituti militari napoletani, fondato nel 1735, sembra essere un troppo lontano progenitore della «Nunziatella»; di sicuro, la radice va individuata in quel «Rea! Battaglione Ferdinando» che, organizzato nel 1772 e allogato negli edifici siri a Piazza Plebiscito, in-
A sinistra. Allievi della Scuola Mi/ilare «Nunziatella».
Sotto. Vedttta della collina di Pizzofalcone su cui
è situata la Scuola Militare «Nunzi:uella>>.
75
NUOVO PIANO DI BDUCAZIONI
Pd Rcal CoDqpo alla NanziatdJa, O&A
•D&TTO
F E ~ N A N D l A N O, ~ r r a o v A r o D A
su·A M A ES T A, CH& DIO IEMP&!: FELICI TI.
globa in sé la «Reale Accademia Militare» (1769) e viene trasformato, nel 1774, nella «Reale Accademia Militare». Ma un altro tassello si aggiunge alla complessa vicenda che porta alla nascita della «Nunziatella»: l'opera di Giuseppe Parisi, Ufficiale del Regno, vera mente ideatrice di un nuovo progetto educativo (l) . Dopo lunghi viaggi all'estero, e particolarmente a Vienna, il Parisi raccoglie preziose informazioni sulle Scuole Militari europee e relaziona minuziosamente a Ferdinando IV. Ormai i tempi per la realizzazione di un moderno istituto militare, capace di competere con le migliori Accademie degli altri Paesi, sono maturati; con decreto del 28 maggio 1787 l' ammiraglio John Acton, Ministro della Guerra e della Marina del Regno di Napoli, informa il generale Francesco Pignatelli, governatore della Scuola Militare, che il convento dei Gesuiti posto sulla collina di P izzofalcone, accanto alla chiesa detta della <<Nunziatella» (2), viene assegnato, come sede, alla Reale Accademia Militare. I corsi hanno inizio il 18 novembre del 1787. L'ordinamento della Scuola, preparato dal Parisi (3), prevede che ai giovani allievi venga impartito un insegnamento basato su grammatica, aritmetica, latino, francese, disegno; dopo le prime sette classi, gli allievi sono assegnati ai corpi di fanteria, artiglieria, genio, cavalleria e il corso di studi prosegue per un altro anno su basi differenziate. Con la ginnastica, il nuoto, la scherma, il ballo, con le eserIn alto.
Giuseppe Parisi, Ufficiale del Regno, ltl mente ideai/ice di 1111 nuovo progetto educativo per l'allora «Reale Accademia
N A P O L l MDCCLXXIX.: •aLLA 1TAIU&&I4_ &_E4L ..
Militare». A sinistra. Tt nllovo progetto educativo ideato da
Giuseppe Parisi.
76
ta onestà intellettuale, che non ha mai più abbandonato le mura dell'Istituto. Ferdinando IV vuole che questo intento educativo sia inciso a chiare lettere sull'ingresso pr incipale del Collegio nel 1788: citazioni militari che si svolgono nel fortino di Vigliena, nella zona portuale, gli allievi, come il Parisi voleva, educano mente, spirito e corpo: enrrari fanciulli dai 9 ai 12 anni ne escono uomini ed ufficiali. C'è parso opportuno soffermarci sul periodo iniziale di vita della «Nunziatella» non solo per ribadire 1' alto grado di professionalità del Collegio ma anche per sottolineare come quella prima, mirabile fusione di valori militari e di attività didattiche abbia costituito la radice di un particolare spirito, ricco di generosità e di schiet-
Questa Accademia perché nell'arte della guen·a e degli ornati costumi la militare gioventtì ottimamente ammaestrata cresca a gloria e sicurezza dello Stato Ferdinando TV con regale màgnificenza fondò l'anno di suo regno XXIX. Ferdinando IV guarda alla «Nunziatella» con compiaciuto orgoglio e da quei giovani si aspetta sostegno e fedeltà. Ma i fatti di ll a poco, smentiscono le sue attese: nel 1799 un gruppo di patrioti napoletani dà
vita alla Repubblica Partenopea, gli allievi della «Nunziatella» si schierano con quel manipolo di intellettuali ed aristocratici giacobini che costringe il Re alla fug a e che per circa sei mesi sogna una impossibile libertà (4). Il Re, tornato a Napoli nel luglio del 1799, sopprime quella Accademia che, amata con un paterno affetto, l'aveva tradito nel momento della verifica; solo per pietà concede che un gruppo di orfani continui a risiedere nei locali dell'Istituto. In quel momento storico si distinsero, allievi della «N Llnziatella», GugUel-
L 'intemo dello chiesa detta dello «Nunziarella>> accanto allo quale è situata la Scuoto Militare.
77
mo Pepe e Carlo Lauberg, ma l' Accademia annovera tra le sue fila già uomini come Francesco MacDonald, Florestano Pepe, Pietro Colletta e Luigi Blanch. Solo nel 1804 viene concesso ai giovani esterni di frequentare di nuovo la Scuola, anticipo di quella rinascita che sarebbe matmata nell806, dopo l'arrivo dei francesi a Napoli. Non tanto con Giuseppe Bonaparte, quanto con Gioacchino Murat, la «Nunziatella», che assume nel 1811 la denominazione dj «Scuola Reale Policecnica e Militare», conosce il rinverdire di antichi splendori e riA sinistra. Re Ferdinando IV, fondatore della «Reale Accademia MLiitare», poi divenuta Scuola Militare «Nunziatella».
Sono. Allievi dell'allora «Reale Accademia Militare».
78
percorre i fasti dei suoi primi anni di vira. Con la Restaurazione del 1815 i Borboni romano a Napoli e la «Nunziarella» attraversa un periodo di incertezze sul piano educativo e didattico; solo nel 182.3 si torna aJI'anri· co, recuperando l'ordinamento del Parisi: l'Istituto, divenuto «Collegio Militare» aJJa «Nunziatella», viene considerato la più importante is tituzione militare del Reame. G li anni più belli e gloriosi della «Nunziatella» sono però quelli che precedono il 1848; uno spirito di libertà circola tra i suoi giovani allievi e infiam· ma di amor patrio i loro animi. Maestri dei nuovi ideali di patria sono, sul finire degli anni Trenta, Maria· no D' Ajala e Francesco De Sanctis, che alla «Nunziatella» vengono a svolgere la loro attività di docenti. D' Ajala (5), che era stato allievo del Collegio, da11837 vi insegna balistica e geometria descrittiva; De Sanctis (6), nel18.39, vi entra come maestro di grammatica per interessamento di Basilio Puoti, che in quegli anni ricopriva presso la «NunziateiJa>> l'incarico di Ispettore agli Studi (7). Essi svecchiano le rigide, tradizio· nali forme di insegnamento ed edu· cano le giovani menti al culto della grandezza del passato, in modo da far meglio risaltare le oppressive condizioni del presente. Agli inizi quell'insegnamento liberale non trova eccessive opposizioni, soprattutto per la protezione che al D' Ajala assicura il generale Filangieri, direttore generale dell' Artiglieria e del Genio; in seguito, però FerIn alto. Guglielmo Pepe, 11110 degli allievi pitì famosi della Scuola Militare. A destra.
Francesco Dc Sanctis, fu 11110 dei primi doccmi della «Reale Accademia Militare)).
79
dinando II scopre alcuni scritti «sovversivi» del D' Ajala e ne decreta l'espulsione dal Collegio. Che il D 'Ajala rassegni, invece, con grande dignità, le dimissio1ù dal grado militare è gesto che interessa solo la sua biografia personale; giova invece annorare che di a pochi anni, dopo il fallimento dei moti liberali del '48, il De Sanctis ed altri docenti sono decisamente allontanati sotto l'accusa di aver ispirato sentimenti patriottici. In quegli anni, tra le mura della «Nunziatella», si formano uomini come Nicola Marselli, Carlo Pisacane, Biagio De Benedictis, Giuseppe Ferrarelli, i fratelli Luigi e Carlo Mezzacapo, futuri fondatori a Torino della «Rivista Militare», ed Enrico Cosenz, Capo di Stato Maggiore dell'Esercito dopo l'Unità. Dopo qualche anno, nel1855, il Collegio è costretto all'esilio nella cittadina di Maddaloni, vicino Napoli, per sottrarlo a possibili influenze libertarie
n
80
conseguenti alla pericolosa situazione politica che si era determinata a Napoli. Il periodo di decentramento terminò nel1859, quando gli spiriti risorgimentali trovarono la grande occasione della seconda guerra di indipendenza. Negli anni dopo l 'Unità d'Italia il Collegio assume la fw1zione di preparare gli allievi per l'Accademia Militare di Torino e per la Scuola Militare di Modena, con risultati sempre di alto prestigio. Gli anni del dopo Unità furono difficili per tutti, soprattutto per le strutture militari operanti al Sud. L'assetto nazionale postunitario, in un panorama irto di difficoltà, comportò trasformazioni ed adeguamenti; al processo di piemontesizzazione non sfuggì la <<Nunziatella», in palese crisi di identità, essendo i quadri delle forze militari educati e formati nelle Accademie del Nord. Il numero degli iscritti cala così in maniera drastica e negli anni '70 viene ripeturamente sostenuto in Parla-
mento il progetto di abolizione del glorioso Istituto. Il deputato Mariano D' Ajala, ex allievo e docente, fu tra i più strenui difensori dell'idea che il Collegio Militare dovesse continuare a svolgere la propria opera e riuscì nell'intento di garantirne la sopravvivenza. Superata la bufera, la <<Nunziarella» risale la china e negli anni '80 rinnova strutture e metodi di studio e riacquista funzioni e prestigio, come dimostra la frequenza dal 1881 al 1884 di Vittorio Emanuele, fìglio del re U mberto I.
La sa/4 dove sono conservati i cimeli della Swola MiLitore.
Anche il futuro grande economista Emico Barone è allievo in questi anni. Nel1887 viene celebrato il primo centenario e nella «Rivista Militare Italiana» il Ferrarelli scrive che una simile occasione va considerata una festa nazionale avendo il Collegio preparato numerosi ufficiali per la difesa della causa italiana (8). Passato indenne attraverso la grave crisi di fine secolo, determinata soprattutto dal crollo di Adua e dalla crisi di tutte le strutture militari, il Collegio conosce, dal1908 in poi, momenti di vigorosa rinascita per quella che il Castronuovo definisce la «grande riforma». Abolito il vincolo obbligante del passaggio automatico alle Accademie, gli allievi hanno solo l'onere di con trarre l' arruolamento volontario che consente però di evitare il servizio militare. Sono istituiti tre corsi basati su due indirizzi di studi: quello classico e quello tecnico. Successivamente, nel 1913, viene aggiunta una sezione di liceo moderno, e la fama del Collegio cresce ancora. In quegli anni danno prestigio all'Istituto illustri docenti, dallatinista Marco Galdi, il matematico Vincenzo Fiore e l'italianista Floriano Del Secolo, allo storico Nino Cortese. La Grande Guerra vede mobilitata tutta la Scuola e gLi allievi dell'ultimo anno raggiungono il fronte dopo un breve periodo di addestramento. I nomi dei 125 caduti ex-allievi della «Nunziatella>> sono ancora in cisi nel masso del monte Grappa che
campeggia nell'ingresso della Scuola. Quando il Comandante del Collegio, Col. Umberto Crema, volle celebrare quei caduti, il 21 aprile del 1920, il discorso commemorativo fu tenuto dal prof. Luigi Russo, docente
del Collegio, uno dei più grandi critici ed uomini di cultura della nostra
In alto. Altievi dura11te una lezione nell'aula di
tecnica. A destra. Il masso del mo11te Grappa, c1ll'ingresso della Scuola, porta ùtcisi i nomi dei 125 ex-allievi della «Nunziatella» caduti durante !11 Grande Guen·a.
~~ _ _
recente storia letteraria. Nel periodo tra le due guerre la «Nunziatella» continua la propria opera e nel 193 7, con cerimonia particolarmente fastosa, celebra il 150° Anniversario della fondazione alla presenza del re Vittorio E manuele III. In seguito divampano i bagliori della seconda guerra mondiale e la «Nunziatella» subisce, nel1943, l'umiliazione del trasloco a Benevento, sopporta con fierezza la presenza di invasori ed alleati, ricuce le proprie ferite e non fa mai mancare, pur in tanto disagio, l'insegnamento agli allievi che dal1944 in poi ricominciano a frequentare i locali del vecchio convento di Pizzofalcone. D resto è storia di oggi: dal1953 in poi il Collegio ha ricevuto la denominazione di «Scuola Militare Nunziatella» ed ha continuato a conservare intatti il vigore e lo spirito delle tradizioni. Ciò le ha consentito di rimanere saldamente vincolata ai suoi principi anche quando più forte soffiava la bufera della contestazione. Perciò, strettissimo è il legame tra la Scuola 81
e tutti coloro che si sono formati tra le sue mura; a rinsaldare i vincoli di affettuosa fratellanza tra gli ex-allievi provvede l'Associazione Nazionale «Nunziarella», costituitasi nel 1950, che coma, ovunque, sezioni ed iscritti, «anziani» o «Cappelloni» che siano. In nome del motto «Preparo alla vira ed alle armi>> la gloriosa Scuola va avanti e forg ia nuove intelligenze, consacra nuovi ardori agli ideali di Patria e d i serena convivenza civile. E siamo all'oggi: raggiunto il traguardo dei 200 anni, la <(N unziatella» guarda al futuro ed è pronta a tenersi al passo con i tempi; ma sa anche che la linfa vitale dell a tradizione va mantenuta integra, pur con gli adeguamenti necessari, nel ciclico procedere del tempo. E sul vecchio si innesta il nuovo, senza stridore e la «Nunziatella» continua ad essere una meta ambita, w1a aspirazione per i giovani di età tra i 15 e i 17 anni che abbandonano la serena tranquillità della vita in fami -
In alto. Allievi durante una lezione nell'aukt delle scienze.
A destra. Conferenza presso l'au la magna della Scuola Militare.
82
glia per scegliere una strada irta di sacrifici ma anche di grandi soddisfazioni. A confortarli nell'ardua impresa c'è la lunga schiera di ex-allievi famosi e di docenti illustri, da Pisacane a Mariano D' Ajala, da Cosenz a De Sanctis, da Pollio e Marselli a Luigi Russo e Nino Cortese, nonché il labaro, attribuito alla Scuola nel 1936, che si fregia di 36 medaglie
d'oro, 35 alla memoria ed una vivente, il Capitano dei Carabinieri Rosario Ajosa. La preparazione degli allievi, curata da insegnanti civili e da quadri militari , è continuamente adeguata alle trasformazioni della società attraverso frequenti contatti con i più q ualifica ti ambienti culturali; pertanto la partecipazione a confere nze e dibattiti, le visite a biblioteche, musei ed a centri di particolare.rilevanza storico-artistica (Pompei, Ercolano, ecc.), nonché la presenza ad importanti manifestazioni musicali che il San Carlo e la RAI organizzano, rientrano nelle finalità dell'accrescimento delle capacità intellettuali e del perfezionamento culturale degli allievi, i quali si misurano anche con ambienti in cui il decoro della persona e la dignità del comportamento assumono particolare rilievo. A tale fine i giovani allievi par tecipano a cerimonie celebrative e si recano
D in rappresentanza presso Accademie o Caserme in occasione di ricorrenze e di celebrazioni annuali delle varie armi. Inoltre, periodicamente, la Scuola organizza dibattiti e conferenze ed ospita le voci più autorevoli del panorama culturale italiano. La preparazione degli allievi è completata da una intensa attività ginnicosportiva e dal normale addestramento militare; infine è anche curata la partecipazione ad attività sportive che risultino più congeniali alle attitudini dei singoli. Equitazione, judo, nuoto, vela , scherma e sci vengono praticati in maniera proficua, tanto che spesso gli allievi sono in grado di partecipare a gare di buon livello tecnico. Un sano spirito competitivo caratterizza, inoltre, i tornei interni; gli allievi prendono parte, spesso con ottimi piazzamenti, ai campionati studenteschi provinciali e nazionali; la formazione viene completata, alla fine di ogni anno di studio, da un campo estivo durante il quale i giovani hanno la pÒssibilità di addestrarsi ad attività militari di maggiore rilievo sperimentando dal vivo le conoscenze teoriche acquisite. In tal modo si consolidano la capacità di convivenza e il senso di amicizia, e l'emulazione non è mai desiderio di sterile preminenza. NeUa sua giornata, fìtta di impegni, l'allievo misura le proprie forze in rapporto agli obblighi, razionalizza l'uso del tempo, si fortifica nelle responsabilità ed impara cosa significhi senso del dovere. E quando ognuno lascia la Scuola sa già che non potrà coprire di oblio i tre anni trascorsi nelle vecchie mura perché l'ultimo vuoto dei cortili deserti lo inseguirà come grido lacerante della memoria e dentro gli si affolleranno le voci di quanti ha conosciuto, e illorotsuono supererà tutti i muri di silenzio. Perché questo significa essere al-
lievo della «Nunziatella»; saper sempre leggere quanto si è scrirro negli anni della giovinezza . Da ex allievo del174° Corso, che, impaurito ed impavido nello stesso tempo, varcò lo storico portone della Scuola Militare «Nunziatella» nel 1961, mi ritrovo oggi a parlare delle memorie di questo istituto in una storica ricorrenza.
Sopra. Allievi durante una lezione nell'aula eli disegno. Sotto. La scbe1ma è una delle tante attività sportive praticate nella Scuola.
83
Ora, alle soglie del200° anno dalla sua fondazione, come docente aggiungo i preziosi sali dell' educazione nelle menti dei giovani allievi e trovo motivo per consuntivi e conferme di oltre 25 anni di attaccamento a questa Scuola Militare. La mia storia personale è entrata in punta di piedi nei bagliori dei 200 anni di vita e la scia luminosa di quella esperienza resta come un segnale della coscienza continuamente acceso. Oggi, io ho tesori di eredità, l'amicizia, soprattutto, e in più il ricordo scolpito di quei tre decisivi anni; tutto è servito a non farmi mai sentire il vuoto dell'incertezza nel momento delle scelte. Ho chiare le parole e gli ammonimenti perché, come tutti, imparai ad ascoltare; e so che i canti che a sera, dalle fines tre, dedicavamo alla città addormentata non erano il sogno del recluso ma un inno alla libertà interiore che a poco a poco edificavamo. Ho appreso tantissime cose, ma quello che mi è più penetrato nell'animo e nella mente è un radicato senso del dovere, unito al rispetto per la propria e l'altrui dignità. Grazie, maniera rosso! Prof. Cesare Azan TI Prof. Cesare Azan ha frequentato la Scuola Militare Nunziatella, conseguendo la maturità classica nell'anno scolastico 1963-'64. Si è laureato in lettere, presso l'Università agli Studi di Napoli, discutendo una tesi di filologia classica. È titolare della cattedra di italiano e latino nel liceo classico della Nunziatella. In alto. Allievi in una fase addestrativa presso poligono militare di tiro. A sinistra. Allievi durante um1 gara di nuoto.
34
1111
NOTE
(l) G iuseppe P aris.i, luca no, studiò a N :tpoli giurisprùdenza e matematica; inviare all'estero dal 1781 al 1785, ricoprì i più alti incarichi militari fino ad essere nominaro Ministro della Guerra nel 1820. Morì nell831. F ra le sue am icizie quelle del ministro austriaco Kau nirz e deU' imperaLOre Giuseppe IL C fr. S. Castronuovo, Storia della «Nunziatella», F. Fiorentino editore, Napoli 1970,
p. 49 e sgg .. (2) La chiesa era stata fondata, alla fine dell500, da don n'Anna Mendoza, marche-
A destra c in basso. Alcuni momenti di una cerimonia di giuramento degli allievi della «Nunziatella».
85
sa della Valle; donata successivamente ai Gesuiti, essa subì profonde trasformazioni a~ opera d i Ferdinando Sanfelice nel 1736. E una strut tura barocca arricchita dal barocchetto, ha una sola navata c quatrro cappelle laterali. Arricchita da marmi policromi c dorature, la Chiesa vanta un altare maggiore carattcri7.zato al cenrro da un globo di lapislazzuli c, ai lati, da coppie di angeli de l Sammani no. Tra le opere di pittura me r i L~l no di essere segnalate quelle del D e Mu ra, sulla volta, c quelle del Mazzanre sull'alrarc. (3) Si traua deii'«Ordinan7.a per la Rcgal Accademia Militare>>, pubblicata dalla Stamperia Regale nel1798; è un documento che indica conoscenze profonde de lla psicologia e dei bisogni dei giovani. Se ne veda ora la ristampa anastatica cu rata nel 1973 da M. Teresa c Gabriele Benincasa in occasione del Terzo Raduno Nazionale ex allievi <<Nunziatella>>. Insieme all'ordinanza è stato ristampato il «Nuovo piano di educazione del Rea l Collegio alla «Nunziatella», pubblicato dalla Stamperia Regale ne l l 779, che conteneva i regolamenti del Collegio allogato nel convento di Pizzofalcone prima dell'arrivo della Real Accademia Militare. (4} Ne l 1982 la <<Nunziatella» ha contribuito all'organizzazione de lla Mosrra Docu· mentaria sulla Repubblica Napoletana del 1799 promossa dali'Istilllto italiano pe r gli srudi Filosofici che opera a Napoli, nel Palazzo Serra di Cassano. Lo scopo era quello d i ricordare il contri buto dato a quella tra· gica esperienza. Olrrc agli allievi caduri, van·
86
no ricordati due docenri della Scuola, Pasquale Baffi e F. Saverio Granata. (5} Mariano D ' Ajala era naro a Messina nell808; allievo della << Nunziarclla», ne uscl nel1829. Fu Minimo della Guerra in Toscana e ìmcndeme della provincia dcll. Aquila nel 18-18. Deputato alla Camera napoletana e poi Senatore del Regno tra i banchi della Sinistra. Scrisse molte opere; la più significativa è «Vite de ' pitl celebri capitani e sold ati napo leta ni», Napoli 1877. Morì a Napoli nel 1877. (6} Sugli anni della giovinezza del De Sanctis e sul suo rapporto con Napoli c la <<Nunziatella» si veda, oltre alla fondamentale F. Dc Sanctis, la giovinezza, a cura di G. Savarese, Torino 1961, E. Cione, F . De Sanctis, dalla <<Nunziatella» a Castel dell'Q. vo, Napoli 19 32, ristampato nel 1982 in oc· casione del IV Raduno Nazionale degli exallievi «Nunziatella». (7) Basilio Puori (1782-1847), maestro di purismo, fu fa moso per la Scuola che gu idò a Napoli dal 1825 alla morte. In essa si riunivano alunni per discutere testi classici o per leggere proprie composizioni critiche. Non erano rari i casi di visite importanti durame le lezioni, come ci racconta il De Sanctis, che incontrò il Leopardi proprio nella sc uola del Puoti. Per i rapporti d el Puoti con la «Nunz iatella» cfr. E. C ione, Dc Sanctis, dalla <<Nunziarella» a Casrcl dcii'Ovo, cit., pagina 16 c sgg .. (8} Giuseppe ferrarelli (l831-l921) fu allievo della «Nunziarelht>> negli anni 1846-
1850. Allievo prima e poi amico del De Sanctis, ne curò l11 pubblicazione degli scritti po· lirici. Scrisse «Il Collegio Mi li tare di Napoli>>, 1887 poi inserito in «Memorie militari del Mezzogiorno d'Italia>>, Laterza, Bari, 1911, pubblicato per interessamento di suo nipote, Benedetto Croce, che volle così onorare gli o ttanta anni dell'amato parente. Uno schjzzo psicologico c biografico del Fcrrarelli, molto piacevole e inressuro d i ricorsi personali, è que llo di Luigi Russo, G. Ferrarelli, in, «Belfagon>, maggio 1960.
Cara di equitazwne. L 'equiwzione, insieme alle altre discipline sportive, fa parte dell'iter addestra livo dell'allievo.
ÂŽ"""" Storia
:i
o o
o
-'
o i5
...
:> V>
SPEDIZIO .
PAGNEIN CA
Eritrea Il 17 gennaio 188) uno scaglione di 800 uomini, agli ordini del tenente colonnello Saletta, si imbarcava a Napoli alla volta di Massaua dove giungeva il 5 febbraio, suscitando le deboli proteste dell'Egitto non:tin~lmence proprietario di quel terruono. Nulla di preciso si sapeva su questa spedizione; c'era da pensare che si andasse a vendicare l'eccidio , avvenuto a Beilùl sul finire del 1883 , della spedizione di Gustavo Bianchi; c'era da ritenere che si volesse prestare aiuto agli Inglesi impegnaci contro i Mahdisti; ben pochi credevano che si desse inizio ad una nuova fase della storia d 'Italia inserendosi nella «caccia agli acquisti colonia!!» ~ui partecipavano non poche naz10ru europee . Si trattava, invece, proprio dell'avvio di una lunga vic.e nda co-
90
loniale dalla quale il nostro Paese ri- aveva murato orientamento ed era deciso, ora, non solo a rimanervi, cavò più disillusioni che profino. Ma ormai a Massaua gli lraliani ma ad avanzare; così ritornò subito c'erano e bisognava rimanerci. L'oc- . a Massaua il generale Salerta con alcupazione egiziana cessò, e vi su- cuni ·battaglioni; seguì nel novembentrò quella italiana, che si spinse bre la grande spedizione (2 brigate con qualche piccolo presidio verso e 4 batterie di artiglieria) del genel'interno. rale Asinad di S. Marzano , ma le Si sollevarono le proteste del Ne- forze contrapposte, 120.000 Abissigus Giovanni IV, le reazioni del go- ni e 18.000 Italiani , si fronteggiarovernatore dell'Harnasen, ras Alula, no senza com battere nella· infuocata passato poi (gennaio 1887) ali' offe- piana di Sabarguma, finché il Nesa con l'attacco del presidio di Saati , gus Giovanni ooo si ritirò improvvivittoriosamente respinto, e con la samente e il grosso della spedizione imboscata di Dogali. Qui la colonna non rimpatriò , lasciando comando del tenente colonnello De Cristofo- militare e governo della Colonia ris fu sgominata: 91 i superstiti, fra i all'avveduto ed esperto generale quali un solo ufficiale, quasi tutti Baldissera. feriti; 418 i morti, rea cui il comanEbbe così inizio una metodica dante e 20 ufficiali. opera di consolidamento e di peneGrave il contraccolpo in Italia: trazione. Fu potenziato il «Corpo crisi di governo, chiamata aJ potere speciale bianco», istituita la milizia di Francesco Crispi «l'uomo della vi- locale inquadrandola con ufficiali e va passione mediterranea» che, già sottufficiali italiani , sistemata la disfavorevole allo sbarco di Massaua, slocazione delle truppe; vennero
aperte strade, costruite fortificazioni, migliorati alcuni sel'Vizi pubblici; fu promossa l'edilizia, curata l'igiene e l'istruzione, mentre con provvida e sagace politica, operando era Abissini e Mahdisti, veniva conquistato il favore delle popolazioni. In tal modo il protettorato italiano poté estendersi al Beni Amer, all'Aussa e, quinru, dopo la morte del Negus Giovanni avvenuta nel combattimento di Metemma contro i Mahdisti, spingersi sino a Cheren, Asmara e alla linea Mareb-Belesa. Cominciò, però, il contrasto tra la tendenza governativa (politica scioana) e la tendenza del generale Baldissera (politica tigrina) che doveva sboccare io una incertezza capace di scontentare tutti, tanto il nuovo_ Ne_gus Menelik quanto i suoi oppos1ton. Si determinò una stasi e di Rudiru, successore di Crispi, fu costretto a decretare la riduzione delle spe-
se coloniali ribadendo la consegna: pace con tutti ; nessuna politica, né scioaoa né tigrina; bando ad ogni tentazione di procedere oltre. La vittoria di Agordat contro i Dervisci nel dicembre 1893 rianimò un po' tutti. Crispi, ritornato al potere, lasciò fare al generale Baracieri che attaccò Cassala (17 luglio 1894) con 2.500 uomini e batté i Mahdistt. Nel sud però c'era fermento: dbelliooe nell' Acchelé-Guzai del capo Batha Agos, sconfino nel combattimento di Halai dal maggiore Toselli e caduto sul campo; condotta subdola di ras Maogascià, che spinse il generale Baracieri a occupare le terre oltre il Mareb, fino ad Adua. Questa occupazione indusse il Mangascià ad intraprendere la controffensiva (Coacit, 13 e 14 gennaio 1895 ); ma i battaglioni Toselli, Galliaoo e Hidalgo la stroncarono e, passati aU' inseguimento, consegui-
cono la definitiva vittoria a Senafè, il 15 gennaio 1895. Fu allora una corsa io avanti alla conquista del Tigré, incoraggiata dagli entusiasmi della Madrepatria: Adua temporaneamente perduta venne rioccupata, reparti furono spinti neii'Endercà, a Macallè, ad Amba Alagi. Tuttavia l'orizzonte andava oscurandosi: Menelik e i suoi capi si preparavano, si armavano e nella seconda metà del 1895 si ammassavano verso la zona del Lago Ascianghi; si profUava l' invasione scioana. Amba Alagi, 7 dicembre 1895 il gesto eroico ed il cosciente sacrificio del maggiore ToseUi. Macallè, 7 dicembre 1895 - 22 gennaio 1896: l'epica difesa d'un pugno d'uomini- tale era la consistenza numerica del presidio di EndaJesus.- contro soverchiaoti forze avversarie. Dopo il combattimento dell' Amba Alagi, il Governo si rese conto
91
che in Africa si combatteva una guerra contro una massa 1mponente di armati, valutabile a oltre 100.000 uomini, e che era indispensabile inviare ingenti rinforzi. Il generale Baratieri organizzò i reparti riunendoli in brigate e, per non perdere il contatto col nemico, si spostò da Edagà Hamus alle alture di Saurià dove il Corpo di spedizione si schierò il 13 febbraio. In quello stesso giorno la defezione di Agos Tafa.ri e di ras Sebat, con le proprie bande, determinò uria situazione delicata nelle .retrovie. L'esercito del Negus, neJia conca di Adua, non accennava a prendere l'offensiva e la situazione delle forze italiane diventava di giorno in giorno più precaria, per le gravi difficoltà incontrate per i rifornimenti, essendo i mezzi di trasporto insufficteott. Rimanere a Saurià era impossibile ; non restava che scegliere fra due
92
soluzioni: o riciiarsi senza aver combattuto o impegnare senza indugio battaglia. I comandanti di brigata, convocati a rapportO la se.ra del 28 febb.raio, si pronunciarono concordemente contro la ritirata e a favore dell'offensiva, e l' indomani il generale Baratieri impartì gli ordini per la ma.rcia in avanti da effettuare il l o marzo. Non intendeva però andare ad attaccare gli Abissini nel loro campo eli Adua, bensì raggiungere una posizione, «formata dai colli Chidane Meret e Rebbi Arienni tra Monte Semejara e Monte Esciasciò», sulla quale il Corpo di speclizione si sarebbe schierato, sfidando gli Abissini. Le informazioni sul nemico erano incerte e inesatte. Mancavano inoltre carre wpografiche esatte, e lo schizzo che fu disrribuito ai comandi fu causa di equivoci fatali. All'alba del l o marzo il Corpo di spedizione mosse dal campo di Sau-
rià con 3 colonne in prima schiera: da sinistra brigata indigeni (AJbertone), I brigata (Arimondi), 11 brigata (Dabormida) e una colonna in riserva (Ellena). L'avanguardia della colonna Albercone, superando la posizione sulla quale avrebbe dovuto sostare, avanzò, seguita dal rimanente della colonna, giungendo sulle alture sovrastanti la conca di Adua, a contatto col campo abissino. La colonna, assalita da forze soverchianri, isolata, resistette eroicamente, ma fu sopraffatta. Le altre colonne, assalite anch'esse, una dopo l'alrra, ne seguirono la sorte, nonostante il valore dei combattenti di ogni grado. La sconfitta fu pesante e gravissime furono le perclite: erano caduti sul campo 260 ufficiali e 3.892 uomini di truppa. Il 4 marzo sbarcò a Massaua il generale Baldissera, il quale giunse il giorno successivo all'Asmara, assunse il comando e provvide a riorga-
l
nizzare il Corpo di spedizione. Mentre l'esercito del Negus rimaneva nella zona fra Adua e il fiume Mareb, si manifestava la grave minaccia dei Dervisci cancro il presidio di Cassala. Il generale Baldissera, il 2 aprile, sconfisse i Dervisci dinanzi a Cassala e l'indomani a Tucruf, eliminando ogni pericolo di ulteriori azioni nemiche. Le forze del Negus avevano iniziato la ritirata a metà marzo, marimanevano in armi ras Sebat, Agos Tafari e ras Mangascià, le cui forze assediavano Adigrat, djfesa dal maggiore Prestinari. Il generale Baidisseca concemrò le 2 divisioru a Senafè e il 3 maggio le fece marciare verso Adigrat. Di fronte all' imponente schieramento di forze, gli Abissini si ritirarono e il 4 maggio la piazza di Adigrat fu liberata dall'assedio. Successivamepte, per ordine del Governo, l'occupazione fu limitata a nord della linea dei fiumi Ma-
reb - Belesa - Muna, che rimase quale confine della Colonia Eritrea con l'Impero abissino. Si concluse così il ciclo delle campagne in Eritrea nel secolo XIX.
Somalia Con un miraggio di pacifica espansione politico-commerciale, ebbe inizio ncll885, subito dopo lo sbarco di Massaua, un'opera di penetrazionc che attraverso accordi commerciali, trattative, compromessi, doveva condurre I'Icalia ali ' occupazione del Benadir e dell'entroterra somalo. Fu un lavoro silenzioso, graduale e tenace svolto con mezzi scarsi e per molti anni senza la necessità di dover ricorrere all'impiego di forze militari. Solo nel dicembre 1903 venne
formato il «Corpo delle Guardie del Benadin, su 6 compagrue, che ebbe il merito di dare inizio alle prime vittoriose operazioni in Somalia concorrendo, nel 1904, alla liberazione di Merca bloccata dai Bimal e battendo questi, insorti, negli scontri di Gelib (26 agosto 1905) e di Mellét (14 ottobre 1905). Nel 1906 il «Corpo» fu riordinato su 3 compagnie di 420 uomini ciascuna, ed assunse la denominazione di «Regio Corpo delle Truppe Indigene del Benadin; trovò impiego, nel 1907, ancora contro i Bimal sui quali riportò la vittoria di Danane il 10 febbraio e, poi, contro razziatori abissini, nei pressi di Lugh. Fu, questo, l'inizio di tutta una lunga attività e di una serie di operazioni che, malgrado il contrasto di nuclei ribelli, portarono, fra il 1908 ed il 1912, all'occupazione del basso Uebi Scebeli. Non si registrarono facci d'arme
93
di grande rilievo; le azioni militari si identificarono nelle operazioni di polizia condotte per reprimere le freq uenci scorrerie di predatori provenienti dal territorio etiopico. Le forze della Colonia, già accresciute sino a raggiungere la consistenza di 5 compagnie, l compagnia cannonieri su 8 pezzi ed un primo reparto zapcié di 178 elementi, furono ulteriormente ampliate nell'aprile del 1908 per effetto di disposizione legislativa sull'ordinamento civile e militare del Benadir. Il possedimento assunse, allora , la denominazione ufficiale di «Somalia Italiana». Come per l'Eritrea, fu ad esso preposto un governatore civile cui era attribuita anche la facoltà di ordinare operazioni militari; furono istituiti, per la sua difesa , il «Regio Corpo Truppe Coloniali della Somalia Italiana» composto da indigeni al comando di ufficiali d eU 'Esercito ed il «Corpo di Polizia 94
della Somalia Italiana» anch'esso costituito con indigeni ed agli ordini di ufficiali e soctufficiali dei carabinieri. Con lo scoppio del conflitto italoturco e con la conseguente espansione coloniale italiana in Africa Settentrionale, anche la Somalia, dove la situazione era sostanzialmente tranquilla e 1' assestamento in terno bene avviato , fu chiamata a dare il suo contributo alle operazioni in Libia. Agli inizi del 1914 poteva considerarsi completata la sottomissione dell'intera regione compresa fra Giuba e Uebi Scebeli: si era trattato di una sottomissione effettuata in forme del tutto pacifiche tramite accordi con i capi locali e graduali estensioni di influenza; si registrarono solo lotte fra tribù rivali, determinate da limitati interessi su pascoli e da interferenze di potere fra le numerose cabile discinte e frazio-
nate da vecchie tradizioni o da antichi amici. Più delicata, e cale restò per a.nni, si presentava la situazione nella zona settentrionale della· Somalia per l'attività che vi svolgevano i seguaci del Mullah. Con decreto 10 luglio 1925 il Governo autorizzò l'occupazione «nel modo che il Governatore avesse ritenuto migliore» dei territori della Somalia Settentrionale (Sultanato di Obbia, territorio del Nogal, Sultanato dei Migiurtini) per sottrarli al governo dei sultani locali e per provvedere ad una nuova organizzazione dei possedimenti «onde garantire ... l'ordine e la sicurezza ed affermarvi con maggior efficacia l'autorità dello Stato». L'occupazione del Sultanato di Obbia non diede luogo se non a sporadici ed isolati episodi di ostilità. Fu attuata mediante l' impiego di tre colonne moventi da Buio Bur-
'Il
ti sull'Uebi Scebel i, da Meregh e da Belet-Uen. Io Migiurtinia, invece, dopo l'occupazione quasi pacifica di alcuni pumi importami della costa quali Hafun e Alula, le tribù insorsero in massa guidate dal loro sultano. Seguì una dura campagna di guerra che costò gravi perdite ed infiniti disagi, ma alla fine le valorose rruppe somale riuscirono a penetrare nel territorio interno della Migiurtima, ricacciando attraverso cominui combattimenti e scontri i ribelli e raggiungendo il confine con il Somaliland inglese. Alla fme di dicembre 1934, per fronteggiare la grave situazione che si era determinata con l' incidente di Ual Ual ed in previsione di un conflitto con l'Impero di Etiopia, il R. Corpo Truppe Coloniali della Somalia fu notevolmeqte ampliato e le truppe somale, in uoa magnifica gara di emulazione con i consistenti
contingenti nazionali, parteciparono alle operazioni della campagna italo-etiopica dell935-'36. Terminato quel conflitto le forze armate somale furono inserite nel nuovo ordinamento militare dell'Impero. Fu un breve periodo, quasi una semplice parentesi di pace e di riorganizzazione civile e militare, beo presto sconvolta da altra guerra. Alla fme del conflitto l'Italia, privata in sede di trattato di pace di tutti i suoi possedimenti coloniali, tornò ancora in Somalia con 1' incarico di provvedere per un periodo di lO anni all'Amministrazione fiduciaria del nuovo Stato, per avviarlo gradualmente all'esercizio della propria sovranità. Si trattava sostanzialmente, daci i principi enunciaci dall'art. 76 della Carta delle Nazioni Unite, di riprendere e proseguire quell'opera già svolta nell'antico possedimento,
giacché per esso l'Italia era stata non la dominatrice, non la sfruttatrice, non la potenza coloniale nel significato deteriore dell'espressione, ma una fonte di benessere, di civiltà, di emancipazione morale e sociale. Si diede subito inizio alla formazione dei primi reparti somali, per assolvere uno dei compiti principali, riguardante appunto la preparazione di forze armate locali da inserire nel quadro organizzadvo del nuovo Stato indipendente. Vennero perciò creati tre centri di addestramento attraverso la cui opera si pervenne alla costituzione del I battaglione somalo già in data 1 o aprile 1950. Seguirono via via gli altri reparti e quando, il l o luglio 1960, la Bandiera italiana venne definitivamente ammainata nel territorio dell'antica Colonia che assumeva la sua piena indipendenza e sovranità, l'esercito so malo era una realtà.
95
Libia Il problema d eU' influenza e d eli' equilibrio n eU' area mediterranea si delineò, con un profilo esattamente individuabile, nel primo decennio del 1900. In quell'epoca solo la Libia non era ancora occupata da potenze europee e solo verso la Libia poteva quindi essere indirizzata l'azione politica italiana, che nel periodo intorno al 1910 acquistava particolari aspetti in conseguenza dei continui ostacoli opposti dal Governo ottomano allo sviluppo pacifico del commercio, delle industrie e di qualsiasi altra nostra iniziativa camo in Tripolitania ed in Cirenaica, quanto in ogni altra regione del suo impero. La necessità di giungere a una soluzione dell 'annoso e dibattuto problema si pose con carattere di urgenza e con motivi di preoccupazione allorché il risorgere della questio-
ne marocchina ed il suo rapido avviamento ad una conclusione definitiva a favore della Francia, nonché l'annessione ai possedimenti africani della Germania di una larga zona del Congo francese , ceduta in cambio del consenso all'accennata occupazione del Marocco, venivano ad aggravare ulteriormence l'enorme squilibrio che si regisuava nel Mediterraneo ai danni dell'Italia. La tensione politica ua il nostro Paese e l'Impero ottomano sfociò nel conflitto arma co, ché fu vano ogni tentativo d ' incesa , di compromesso e di mediazione. La nostra azione mili tare fu caratterizzata dalla immediatezza e dalla segretezza dei preparativi. cFino al giorno in cui fu inviato alla Turchia l' ultimatum , cioè fino al 27 settembre 1911, nessuno avrebbe - né all'estero né in Italia - potuto supporre che una spedizione militare sarebbe stata effec-
tuata per la conquista della Libia. Giolitti agì con sorprendente tempescivicà», scrisse il Di Lauro in un suo saggio. Si procedette a una mobilitazione speciale, la prima che il nostro Esercito, dopo le campagne per l'unir~ d'Italia, eseguì in forma preordinata e su scala piuttosto estesa. Per non compromettere le operazioni di una futura mobilitazione generale, venne deciso di costituire un Corpo di spedizione con reparti organici (reggimenti di fanteria, squadroni , batterie , compagnie del genio, di sanità e sussistenza) tratti da diversi Corpi d'Armata territoriali, e provvisto di strutture e servizi di 2 a linea. Il Corpo d'Armata speciale, posto agli ordini del generale Caneva, risultò formaco da: - l Comando di Corpo d'Armaca: 2 divisioni, ciascuna composca
c.
da 2 brigate, ognuna su 2 reggimenti con sezioni mitragliatrici; 2 squadroni cavalleggeri; l reggimento di aniglieria da campagna, su 4 batterie da 75 l A; l compagnia zappatori con parco; servizi carreggiati e someggiati; - truppe di supporto: 2 reggimenti bersaglieri con sezioni mitragliatrici; l reggimento artiglieria da montagna su 4 batterie; l gruppo su 2 compagnie di artiglieria da fortezza; l battaglione del genio di 2 compagnie zappatori con parco; l compagnia telegrafisti con parco; intendenza e servizi di 2a linea. In totale: circa 34.000 uomini, con 6.300 quadrupedi, 1.000 carri, 48 cannoni da campagna, 24 cannoni da montagna. Le brillanti operazioni preliminari della Marina culmjnate nelle azioni di Prevesa (29 settembre), Gomenitza (30 settembre), San Giovanni
di Medua (5 ottobre); l'ardita occupazione di Tobruk (4 ottobre); l'audace sbarco dei marinai a Tripoli (5 ottobre), destinato a garantire il possesso di quell'importante obiettivo nell'attesa dell'arrivo dei p timi scaglioni dell'Esercito (11 ottobre), furono considerati un ottimo preludio dell'impresa e salutati da un'ondata di entusiasmo io Patria. Tutto procedeva in modo soddisfacente: 1118 ottobre Decna era occupata col valido concorso della Marina; il 20 veniva conquistata Beogasi, dopo un attacco condotto in forza; il 21 Homs. I Turchi erano stati costretti a ripiegare nell'imerno; gli Arabi, apparentemente indifferenti, seguivano gli avvenimenti intimamente perplessi, e incerti se accogliere favorevolmente gli Italiani o opporre loro resistenza. Ma la propaganda turca aveva avuto già buon gioco e, facendo leva sulla comunanza di religione, era
riuscita a scatenarç, in termi.i:U di fanatismo, l'odio della popolazione locale contro gli italiani «infedeli». Giunsero le giornate di Sciar~ Sciat (23 ottobre), di Henni, di BuMeliana, della cosiddetta rivolta di Tripoli; scomparve ogni illusione intorno al contegno degli indigeni ed ebbe inizio la lunga guerra contro Turchi e contro Arabi pieni dì livore non solo verso gli Italiani ma anche contro quei loro stessi fratelli che si erano sottomessi o avevano chiesto protezione al nuovo occupante. Si corse ai ripari ed in Italia, col richiamo della classe 1889, si mobilitarono altre unità. Complessivamente, si aggiunsero alle forze della prima spedizione cicca 55.000 uomini, 8.300 quadrupedi, l. 500 carri, 84 cannoni da campagna, 42 da montagna, 28 bocche da fuoco di assedio e, poi ancora, dal gennaio all'ottobre
97
1912, 4 battaglioni alpini, 7 battaglioni di ascari eritrei, l squadrone di cavalleria,oltre reparci dirigibili e flottiglie aviatori. La lotta si presentò difficile, con forme nuove perché sviluppata in un ambiente del tutto parcicolare, contro un avversario mobilissimo, inafferrabile, privo d' impedimenci, non vincolato da esigenze logistiche, non vincolato, come le forze nazionali, a punci fissi del territorio, in quanto le sue basi erano oltre i confrni, in Tunisia ed in Egitto. Si provvide allora: - al rafforzamento delle basi già occupate ed alla creazione di altre capaci di consentire il controllo ed il blocco delle carovaniere più p rossime alla costa, sì da costringere il traffico di contrabbando a seguire le vie del sud, ben più lunghe e difficoltose; - a colpire all'origine le fonti di
98
alimentazione di quel traffico conseguendo, contemporaneamente, altri considerevoli vantaggi. A tal fine, perciò, nei primi di maggio dell912 la 6a divisione speciale, sotto la protezione di unità navali , effettuava uno sbarco a Rodi mentre reparti della Marina occupavano l'isola di Stampalia. Si ampliava ed estendeva, così, il possesso sulle isole del basso Egeo, allo scopo di conuastare i rifornimenti diretci dalla Turchia in Libia. L'operazione rese ben critica la posizione morale del nemico e ne scosse il prestigio presso le popolazioni arabe e consentì per di più di avere un pegno territoriale da far giustamente valere al momento delle trattative di pace. Pur adottando, in Libia, il criterio di non intraprendere operazioni belliche di ampio respiro , non mancò il verificarsi di alcune azioni di rilievo; c:d ogni qualvolca l'av-
versario affrontò o fu costretto ad accettare il combattimento, le nostr~ eruppe ebbero modo di consegutre un successo. Ain Zara (4 dicembre 1911), Magreb (27 febbraio 1912), Due Palme (12 marzo 1912), Zanzur (8 giugno 1912), Sidi Said (26-28 giugno 1912), Misurata (8 luglio 1912), Sidi Alì (14 luglio 1912), Sidi Bilal (20 settembre 1912) e Psitos, nell 'Egeo (16 maggio 1912), sono tutti combattimenci, che talvolta assunsero proporzioni di imporrano barraglie , risolrisi in vittorie per gli Italiani. I loro nomi si uniscono a quelli di Tripoli, di Bengasi, di Macabez, di Zuara, dove azioni di forza furono compiute da unità della Marina e dell'Esercito. Gli effecci della progressiva azione italiana non tardarono a farsi sentire nel campo avversario. Le perdite subite per l' intensificazione della guerra, la noscra occu-
pazione delle isole dell'Egeo, e delle zone d i confine, la preoccu pance situazione delineatasi, nei Balcani nei suoi riguardi, indussero il nemico a venire a patti chiedendo una pace onorevole. Questa fu concordata a Losanna il 18 ottobre 1912. Finiva io tal modo la guerra ufficialmeme dichiarata, ma si rendeva necessaria la materiale occupazione dell'incero terrirorio acquistatO, per affermare, soprattutto sul piano delle esigenze di politica internazionale, l'esercizio della effettiva sovranità italiana su quelle terre. La presa di possesso non trovò eccessivi ostacoli ed opposizioni in Tripolicania e poté concludersi entro il 1913 mediante due brillanti operaztont. La prima fu intrapresa e svolta da una colonna agli ordini del generale Lequio. Il 23 marao venivano sconfitte in battaglia ad El Asabaa le forze berbere di El Baruni, ascendenti
ad oltre 3.000 uomini. Questa vitcoria assicurava il possesso dell' intero Gebel e consentiva di spingere l'occupazione verso il sud sino aJeffren, a Giado e a Nalut. La seconda fu compiuta da una colonna comandata dal tenente colonnello Miani. Partita il 4 dicembre da Socna, la colonna superava l'impervio Gebel es Soda e sboccava in piano il 7 dicembre a Gaf. In tre successivi combattimenti - a Serie Scebb {10 dicembre), a Eschida (13 dicembre) ed a Maharuga (24 dicembre)- batteva le forze avversarie sottomettendo i capi dello Sciati e spingendo, poi, l'occupazione fino alla lontana Murzuk (3 marzo 1914). Veniva così completata la presa di possesso del Fezzan. Più contrastata risulrò, invece, la penetrazione nell'interno della Cirenaica, dove fu trascurato l'adempimento del totale sgombero delle unità turche pur previsto dalle clau-
sole della pace di Losanna, e dove l'ostile Confraternita senussita si era assunto il compito di continuare la resistenza valendosi della sua éapillare organizzazione che le consentiva di controllare l'incera regione più saldamente dello stesso Governo ortornano. Nonostante tali opposizioni e tali circostanze, una rapida serie di brillanti operazioni permise di estendere l'occupazione territoriale con l' anniencamenco o la dispersione delle forze ostili. Gli inizi del conflitto mondiale resero delicata la situazione perché, mentre da una parte la Madrepatria non era più in grado di provvedere adeguatamente alle esigenze della Libia, dall'altra la propaganda turca, cui si affiancava ora quella tedesca, aizzava con l'attività di numerosi agenti gli Arabi alla riscossa contro l'Italia anche per creare difficoltà che avrebbero avuto ripercus-
99
sioni sui fronti europei della guerra. Vi fu un violento risveglio delle insurrezioni. Cominciarono i Mogarba nel Sud Bengasino; seguirono i Berberi nel Gebel Nefusa e nel Fezzan. Si dovette allora constatare che i successi conseguiti dalla colonna Miani erano stati piuttosto effimeri e si fecero ripiegare alcuni presìdi che risultavano troppo esposti alle offese nemiche. n 5 luglio 1915 , il Governatore della Tripolitania, considerata la grave situazione generale, assunse la determinazione di ritirare verso la costa tutti i presidi che erano stati spinti all'interno della regione. All'inizio del 1916 la presenza italiana in Tripolirania si era ridotta alle sole basi di Tripoli e di Homs, ed in Cirenaica si preferì cenere le sole posizioni di Bengasi, Cirene, Derna e Tobruk tutte sulla costa. Nessuna possibilità esisteva di ri100 l
cevere soccorsi e aiuti dall'I calia, totalmente impegnata nel conflitto mondiale; non rimaneva, quindi, altra soluzione da adottare se non quella di differire alla fine della guerra il problema del ripristino della sovranità italiana sulla colorua. Nel 1922 iniziarono perciò le operazioni militari per assicurare il reale possesso della colonia, operazioni che risultarono più agevoli in Tripolitania e nel Fezzan , a causa d eli' incapacità degli Arabi tripolini di darsi un'organizzazione unitaria, mentre furono lunghe e difficili in Cirenaica, regione da tempo assoggettata all'organizzazione politicoreligiosa della Senussia. Per avere ragione di un nemico insidioso, con il quale non era possibile quasi mai ingaggiare vere e proprie battaglie, si adottò la tattica delle molteplici colonne muoventi lungo itinerari diversi convergenti
su obiettivi determinanti; e questa tattica fu resa possibile dall'impiego di progrediti mezzi tecnici (radio ed aviazione) capaci di mantenere il collegamento e di consentire controlli soprattutto per prevenire sorprese ed agguati, nonché dall'uso di mezzi motorizzati particolarmente efficaci quali le autoblinde. Si operò su larghe fronti, abbandonando le antiche formazioni a losanga e ricorrendo all'impiego dei gruppi mobili , di composizione omogenea, variabilmente costituiti da 3 o 4 battaglioni rinforzati da reparti di artiglieria carnmellata, dotati di adeguata autonomia logistica ed appoggiati ad apposite basi costituite di volta in volta a distanza non superiore alle 3-4 giornate di marcia dagli obiettivi. In un cale quadro eli piccole operazioni trova posto l'occupazione di Giarabub, importante centro senussita, compiuta il 7 febbraio 1926
dopo sette giorni di marce nei quali vennero superati 274 chilometri di zona desertica da una robusta colonna costituita da 2 battaglioni ericrei, l squadra di autob.linde-mitragliatrici, l sezione di artiglieria. Altre imprese di notevole rilievo dal punto di vista militare furono quella svolcasi nel periodo dal l • gennaio al 30 maggio 1928 per la rioccupazione del territOrio di Hon, a sud del 29 • parallelo, effettuata attraverso un ciclo di operazioni condotte in concomitanza e coordinate fra le truppe della Cirenaica e quelle della Tripolirania; l •altra, per la riconquisra del Fezzan, sviluppata dal 28 novembre 1929 al 15 febbraio 1930, che vide J' impiego di circa 2. 500 uomini su vastissimi spazi ad oltre 800 chilometri dalle basi di partenza. Il 20 gennaio 1~31 l'occupazione di rutto il territorio libico era finalmente portata a termine ed anche
quest'ultima fase veniva suggellata con un'ardita azione su Cufra compiuta da tre colonne provenienti: la principale, dalla Cirenaica, le altre due dalia Tripolitania. Etiopia Le ostilità iniziarono il 3 ottobre 1935 e le truppe italiane, articolate in 3 Corpi d'Armata, mossero dall'Eritrea, per un primo sbalzo sugli obiettivi di Adigrat, Enticciò , Adua, mentre le truppe dislocate in Somalia puntavano, occupandole, su Gherlogubi, Dagnerrei e Scillave. La impostazione e la condona strategica della campagna può, schematicamente, suddividersi in tre fasi: Presa di contatto. In essa si registrarono i combattimenti di Dembeguinà e di Af Gagà nello Scirè; la
battaglia di Amba Tzellerè nel Tembien; l'occupazione di Danane in Somalia. L'esigenza politica di accelerare l'inizio delle operazioni e di mettere l'opinione pubblica internazionale dinanzi al fatto compiuto, portò lo schieramento italiano a spingersi nell'in terno del territorio etiopico ben più di quanto il grado di sviluppo della preventiva preparazione logistica non avrebbe consentitO e più di quanto la stessa disponibilità delle forze avrebbe consigliato. La prematura avanzata sino a Macallé determinò la creazione, fra le due ali del nostro schieramento, di un grande vuoto. A tale difficile situazione si pose rimedio, pur affrontando un notevole calcolato rischio, mediante la decisione di attuare una controffensiva di arresto. Non era, cioè, il caso di pensare a fermare il nemico ma 101
di respingedo e di allontanarne fa minaccia per guadagnare il tempo necessario a sintonizzare l'ulteriore s~iluppo deHe <?Pe~az~on~ con i temp1 programroau ne1 p1an1. Ebbe così luogo la 1 a battaglia del Tembien che si svolse dal 20 al 24 gennaio 1936. Quasi contemporaneamente, dal 12 al 20 gennaio 1936, nello scacchiere Sud si svolgeva la battaglia del Gaoale Doria. Offensiva generale. Il felice esito della controffensiva di arresto nel Tembien consenti di intraprendere, appena un mese più cardi, l'offensiva strategica nel Tigrai che comprese tre distinte battaglie: dell'Endertà (10-18 febbraio); 2a del Tembien (27 febbraio - 6 marzo) e dello Sciré (29 febbraio- 3 marzo). La prima battaglia (Endertà) fu condotta dai due Corpi d'Armata, I e III , e si abbarré contro le ingenti 102 1
forze di ras Mulughietà sistemate a difesa sulle posizioni, per esse strategicamente assai favorevoli , del massiccio dell'Amba Aradam. Vi si conseguì una vittoria decisiva e iJ I Corpo d'Armata, allora articolato su ree colonne, proseguì decisamente alla conquista d eli' Amba Alagi per prevenire l'occupazione da parte delle truppe del Negus m essesi in movimento verso nord il giorno 20. Superando ingenti difficoltà, le truppe italiane iJ 28 febbraio piantavano il tricolore là dove quarant'anni prima il maggiore Toselli ed il suo IV battaglione eritreo avevano scritto una pagina di eroismo. Il III Corpo d ' Armata si portava in posizione tale (zona di Gaela) da poter puntare alle spalle delle truppe abissine fronteggianti il Tem bien. la seconda battaglia del Tembien
fu combattuta dal Corpo d ' Armata eritreo che occupò saldamente I'Uork Amba e dal lil Corpo d' Armata che, superando difficoltà di terr~no e logistiche, agì a fronte rovesc!ata. le due grandi unità nella giornata del 29 febbraio si congiunsero ad Abbi Addì, serrando così entro un cerchio le truppe superstiti di ras Cassa e di ras Sejum. Nelle giornate successive l'occupazione veniva estesa a tutto il territorio e la sconfitta del nemico fu totale. la battaglia dello Scirè fu combattuta contro le forze di ras lmirù e del degiac Aialeu Burrù , ascendenti a circa 30.000 armati. Vi furono interessati i Corpi d'Armata II e IV che , muovendo da basi diverse, avrebbero dovuto convergere sul campo di battaglia in reciproca cooperazione. L'avanzata del Il Corpo ,
asprarneme contrastata, fu caratterizzata da una serie di violenti combattimenti tutti risolcisi vittoriosamente . Il nemico scosso da tali insuccessi non accettò la battaglia decisiva e ripiegò verso il Tacazzè prima che il IV Corpo facesse sentire il suo peso sul campo di battaglia. Si concludeva così la grande offensiva strategica del Tigrai. Il nemico aveva perduto molte migliaia di uomini, ingenti quantità di armi e di materiali di ogni genere , ere intere Armate etiopiche erano state battute e disperse in meno di un mese. Completava il quadro dell 'offensiva generale la vittoriosa battaglia dell'Ogaden sviluppata poco più tardi nello scacchiere meridionale, fra il l) aprile e il 9 maggio. Sfruttamento del successo. L' inseguimento del nemico sconfitto non doveva trovare il minimo indugio per precludergli qualsiasi possibilità di ripresa e di riordinamento. Si diede perciò immediato inizio ad una profonda penetrazione, difficilissima per le enormi distanze da superare e per il problema logistico di immenso peso da risolvere. Fra il 31 marzo ed il 2 aprile l'ultima Armata etiopica, ben dotata di mezzi moderni e giudicata imbattibile per il suo grado di preparazione e di addestrarnemo , opponeva, ai comandi del Negus in persona, un ultimo disperato tentativo di arrestare l'avanzata italiana. Veniva, però, sconfitta nella battaglia del Lago Ascianghi. Era apecca la strada per Addis Abeba la cui occupazione, il 5 maggio, concludeva, sia pure per il momento solo teoricamente, l' intera campagna. Caratteristica essenziale della condotta delle operazioni fu l'esatto calcolo e la metodicità in ogni circostanza: sforzi graduati, nessuna precipitazione. Dopo il primo balzo e la iniziale presa di contatto con il nemico, l'attacco a fondo , sul fronte principale eritreo , non fu sferrato fino a quando non furono organizzate al completo le retrovie ed impiantate tutte le basi logisciche avanzate e raccolte in posizione idonea le truppe ed i mezzi necessari
per poter sviluppare l'offensiva con quel rirmo che il piano voleva. La vittoria italiana destò sorpresa in molteplici ambienti esteri nei quali si supponeva una stabilizzazione della guerra per una presunta nostra incapacità a superare le enormi difficoltà logistiche di una spedizione del genere. I fatti concreti smentirono le previsioni ed il successo finale e completo fu giudicato ancora più rimarchevole per il numero di perdite italiane: 2.988 morti e 7.815 feriti. Il quadro, sia pure molto schematico e necessariamente assai breve che sin qui si è delineato della condotta e dello sviluppo delle operazioni, sarebbe del rutto monco se non fosse adeguatamente affiancato da un panorama dell' organizzazione logistica, base essenziale e fondamento di quella vittoria. Mai, come nel caso della guerra iralo-etiopica, trovò maggior rispetto e più fedele applicazione pratica il vecchio assioma per il quale un conflitto «ha la prima ragione di vittoria nella sua preparazione logisciC3>.
L'organizzazione, iniziata nel gennaio 1935, si sviluppò in due diversi campi d'azione: - in Parria, per la raccolta del personale, il suo inquadramento e la sua preparazione ; per l'appronta~emo delle armi e dei materiali, per l'afflusso delle unità e dei mezzi nei porci d'imbarco e per il loro trasporto oltremare; -nei territori coloniali , per l'attrezzatura dei porti di sbarco e il trasporto nell 'interno degli uomini e dei mezzi affluenti; per la creazione di buone condizioni di vita e di manovra delle ingenti masse di eruppe; per la mobilitazione io posto del maggior possibile contingente indigeno. In pochi mesi furono mobilitate e rrasportate: 14 divisioni più l divisione libica, nonché un gran numero di battaglioni speciali ( carabinieri, granatieri, alpini, carristi , guardie di finanza) , gruppi di artiglieria, battaglioni e reparti autonomi del genio, gruppi battaglioni camicie nere, reparti d'intendenza, au-
togr~ppi e autoreparti, colonne salmen e, ecc .. Nel maggio 1936 in Africa O rientale la forza complessiva ascendeva a: 15.000 ufficiali, 316.000 nazionali, 87.000 indigeni. A queste forze combattenti si aggiungeva una grande massa di operai incaricati della creazione delle infrasrrutture, dell'impianto della rete stradale , della cosrruzione dei ponti ed, in breve, di rutta quella vasta e gigantesca attività che accompagnò, a strettissimo comatto, lo sviluppo delle operazioni per agevolarle e soprattUtto per dare impulso a quelle manifestazioni di progresso e di civiltà cui si intonava l'occupazione militare del Paese avversarto. Si trattò, nel complesso generale , di provvedere a cune le esigenze di vita di una massa di circa mezzo milione di individui. Questa così vasta e complessa organizzazione logistica fu la premessa effettiva della vittoria conseguita in Africa O rientale. Questa, si è detto prima, il 5 maggio si concludeva «sia pure, per il momento, solo teoricamente•. Solo teoricamente perché , pur con la totale sonomissione delle popolazioni, dei capi e del clero , non tardò a sorgere, fomentato da correnti interessate e finanziariamente da esse sostenuto, un movimento di gemi ribelli. Il fenomeno non è nuovo in nessuna guerra, ed in ambiente africano acquista particolare consistenza, favorito dagli stessi caratteri ambientali. Alla campagna vera e propria, perciò , succedene, a breve distanza di tempo, tutto un ciclo di operazioni di polizia , tendente a reprimere i focolai di insurrezione, ad individuare e rasrrellare i ribelli, a pacificare gli animi, a proteggere la tranquillità ed il benessere delle popolazioni, ad assicurare la serenità nel lavoro. Le operazioni furono delicate e complesse per gli aspetti di guerriglia propri di queste azioni che procurarono notevoli perdite: 45 ufficiali, 207 militari nazionali, 1.200 indigeni .
103
·~~ --·· ...
.· ..; .
.. ~
::
;;::::::::::::: ~:_: ;_ !..!.!.!.;~=:.!.:'"'-=-.:...:..:..:..:"-'-'"-'il• •
.:.......::
." ~ g ... . .... : :: ~ g
'J'RIM.-\ItJ
('lllt;st: J'AIUlOCCIUAl.l
AI.Bt;J\{)111
/Jdl'lfrtrt>ptt ••
J',
/i-tl~r
Vll \111
.. lnntNtKt~tlh
/)t'f/11 ~Pit(ln~ JÌJ/IIt.,•tt
II
t:ulu J'.
. fv(l,rf1iHI
.J:r.. ..
K
c
.Jiilttnre . (/,-11,. J;.,~,_,,. ~ ,.,,.,,..,• .76 .{/t,,."''ff /1 rlt' lir(w . ;.,
-:K
. fl'f•/t((l/
)'
v
l;,.,,,.,,
o~/ltt .J)t)!l(l/l(l
n
( 't~rpu.r
IJ.-fl:f,,/11'111
DI
f'rort' J'.
.S
/Jr/ltt 1/tl,f!'UU./ .ltlfNitl /),,f .llu.. /(u.,vo o..tta l'ìuwil llt•nlt•
l
l),,fln,,,,i, ,r . fi'hppt> ,1'.
1)
L
J,,.nrla tùwr•rule u:frtip~ ~ f6r!Jj.'"
IV \'1
Du111uu
lirmt•vrn di .1'<741<> J'. J f•iimnnni Jft./ropuklann 8 .1/.u/,mmt tf.'(lli .dn,pt'li Q .1/mfrt' dr' Pio . O .llnrm tlt' Aiti iD J'. O ./f,wfir/ J./. l'
Jl
1l
d/ uv«d '" J~ .!.tr~:ll
• "9 ,
2
•
J
l ll'f'rtJt"'ltVYft'fl'b
• 1,·1 Nllb OO (/~j ../'fu1art!!l/i • ~ l'fthtlltl (flr(,-,t7no
, /r.rrnllll' Il. .
, ;i
•n • 'l
.J/ ti/ lùr/t-
<Id' A:-trm · ,(,.lk .l'i'num,.
.r.
r,.,.,..,(l ,r.
: 1: ~ ln/,.,u/,.nl" 6~w!' dt~~lla Dl~l'tirn,._ 1Y.!J .~ • "" (lfllf!>lnlt• , fk•tffi'Urr dt .1' t-ìiummti-
.lrtwtf,.,uì:t Ji,.nll' tfi 01'1lt' ..frlt
Jlrlltr ,llmm~ /i111U11,. l';rc•l titt
S'l'. \ UJI, Ul~N'I'l
l'lUMi\1\J ...
• ;,
Ciillfll .UIIn ~·liMi
• ~ ,Hndonut. .. . , J:J /~'"'" tiN!r L,,.(!~n> • . .
. • ••
., •
,1;-1 lilnull~r/'1(,. . . r;umvw Il. t/(''"'""'
/Jor.ttr
(Ònuuuln Il . .
tiw.rtglin
m ,J'/mn
JJ
./di'Wl , ·~9 "'i .Il (irrollinuvi .• ~ • 7 JM/uurin ,.. t'Dltnvuv della a,,.,.,(,fll • J • !h .~A-~.11-&Jfltlbpufllù!l/ti.ni.K.rk.ri . J.1 •
• ,y
Il dt- (;,m.nuYY"70 (Òulrol/o (,'rnNWII' d/ ( ;w,m!tll"
..fiw.,n;
.J'Fnun,,.
aL .Fùuuu.-
/lf'lnlil Pultbbr<> • .'fmmU.ùlrult;,..) (/,.,,N'U/1! dNZI! fi, .Po.rf.to Ot'tlllrUl ./1.
.
11 l.
•
-:.1
• d..! llabin..IID d,; .f. .A. • n • Jli • di tluen-a t' Jfariluz
p,,..,-.,,.
.
l?mmNullln (/m "' A~ dd .tlpo.rlolil!ll
Cnlltwit .I~1MI.!"dti.(!umin~. (,;irniiHfl l'u6/dico 7W<m0 finuult< (Ìmm.IIN"ta/ : J!UMt!NIIa (J,.,~ dN!oJt. Ca.rtv
,,J
:Il • So • :t
• 2/f tlt'i ('(ulltlli • . • d..tlt' fft,fH,Q<' • , 2~ (!unrlit'f'r' mtuoo d~ (àQQ/Ir-;N.. /Il OuerM ".1/armn • ttf tli ;;.,11-rtà. .. . .
• l!) •
:l~
• :JJ .n ,.n ., 7
•!~ . ,f,.INllo.lt. tib.l~ IIUorJo J»rt" ,Jrgp(!IIJ,... tlMN'tllto- ti..U4rmohr , .7, 7!trl.n? hfWlÌJ • 18 ~ • .1J ..01111~
.·.1,
.f"'-'- . 7'ri1Narale./i. &Jtyyèl~ l'tlilwvrA> ditmN-ra ~ .Jrtuinn
• .15
•4
l
Torino 29 marzo 1832 -
Divisione Gabinetto particolare.
Regio Viglietto pel quale S.M. dà una nuova orgam:aazione al c01po reale del genio, ed al battagliom· zappatori del medesimo; altro regio uiglietto (28 agosto 1832) che ordina una riduzione di forza del battaglione zappatori, formandolo su tre compaJI,nie compresa t/Ila di minatori. CARLO ALBERTO
Per grazia di Dio Re di Sardegna, di Cipro. e di Gerusalemme, ecc. ccc. Dopo l'ordinamento del b:maglione di zappatori del genio da noi prescritto con determinazioni dcl27 di novembre 1830, abbiamo preso in considerazione che possa tornar utile al nostro servizio lo stabilire alcune modificazioni relativamente al per· sonate degli uffiziali del corpo reale de l genio, in vista delle mo lte importanti in· cumbenze che spettnno al medesimo in due parti distinte, cioè d irez ion i coperte dag li uffiziali addetti allo stato magg iore dello stesso corpo, c servizio del batta· gliene dj zappatori a cui è destinato l'occorrente numero di uffiziali; e volendo fissare alcune norme, onde rendere uniforme nel migliore modo possibile l'avanza· mento e gli altri vantaggi per tutti indistintamemc i medesimi uffiziau, ci siamo disposti ad ordinare ciò che segue:
Art. l. Gli uffiziali del corpo reale del genio, sia che facciano parte dello stato maggiore, sia che appartengano al bnttaglionc zappatori formeranno d'orn in poi una sola ca· tegoria, e su tal base si regoleranno tanto il loro avanzamento, quanto le distinzioni ed i vantaggi.
Art. 2. Gli uffjzjali attualj del suddetto battaglione di zappatori nel grado di capitano e luo· gorenente provenienti dal corpo reale del gcnjo civile, dalla generale azienda, dj artiglieria, fabbriche, e fortificazioni, e da architetti idraulici patenrari, prenderanno posto nel corpo reale del genio rrulitare immediatamente secondo la data dci rispettivi loro brevetti di nomina, c quelli del grado di sono-tenente provenienti dalle tre dassi anziderrc saranno ammessi agli analoghi esami per passare luogotenente nel corpo reale, c farne pane integrante. La loro anzianità vi conterà dalla data del loro brevetto qualora lo abbiamo ottenuto in seguito al felice succes· so degli esami, per prepararsi ai quali si accorderanno rispettivamente due anni di tempo senza perciò dispensar li dal servizio del battaglione. In caso contrario non saranno ammessi a far parte de l corpo reale, ma continueranno a rimanere sotto-tenenti fissi nel battaglione di zapparori, ovvero ricorreranno per passare nella fanteria col grado che per anzianità può loro competere. Gli uffiziali del suddetto battaglione provenienti dalla fanteria ritorneranno ai corpi a cui prima erano affetti. I sotto-tenenti attuali provenienti dalla classe de' bass'uffiziali mjnatori e zappatori continueranno a servire come sotto-tenenti fissi nello stesso battaglione a cui esclusivamente appartengono, ma non faranno parte del corpo reale del genio. Quelli però che per meriti personali &stinti si renderanno meritevoli di avanzamento lo riceveranno, c saranno destinati a servire in un altro corpo. Gli altri sotto-tenenti poi che saranno a sufficienza instrutti per subire bene gli esami prescritti per l'ammissione nel corpo reale del genio col grado di luogotc· ncnte dj seconda classe, otterranno tale nomina, c la loro anzianità sarà stabilita dalla dat:t del relativo brevetto.
Art. 3. Gli uffiziali del corpo reale del genio saranno esclusivamente somministrati dalla militare accademia, eccetto il caso contemplato nell'ultimo capo-linea del prece· dente articolo. Art. 4.
Lo stato graduale c numerico del corpo reale del genio, quello di ripartimento al servizio delle direzioni, c del battaglione zappatori saranno scnbiliti dalla cabella
106
La ricostruzione delle vicende che portarono alla costituzione della l a Direzione Genio Militare di Torino, nella struttura <; nelle competenze quali oggi si intendono (un Servizio Lavori, per le singole Piazze di fortificazioni, era stato stabilito nel Regno Sabaudo sin dal l 0 maggio 1816), ci permette di illustrare, sep· pure per brevi cenni, come venne organizzato nel Regno d'Italia il Servizio del Genio Militare che tanta parte ebbe sia nelle guerre di indipendenza, sia poi nella seconda guerra mondiale nelle opere di difesa e fortificazione, assumendo via via maggiore importanza nella struttura dell'Esercito Italiano, sino alle at· tuali attribuzioni. Il Regio Viglietto del 29 marzo 1832, emanato da Carlo Alberto deliberava «tornar urile al nostro Servizio lo stabilire alcune modificazioni relativamente al personale degli Uffiziali del Corpo Reale del Genio, in vista delle molte importanti incum· benze che spettano al medesimo in due parti distinte, cioè direzioni co· perte dagli uffiziali addetti allo Sta· to Maggiore dello stesso Corpo, e servizio del battaglione zappatori a cui è destinato l'occorrente numero di uffiziali».
Regno d'Italia: Maggiore del Genio Militare . 1857.
1
N. 2, annessa alle presenti, sottoscritta d 'ordine nos tro dal reggente la nostra segreteria di guer ra e di ma ri na. G li uffiziali superiori del battaglione zappatori saranno proposti dal comandante in capo il corpo reale al ministero di guerra, come pure il d irettore dei conti, l'aiutante maggiore, e l'uffiziale di massa. ·1 capitan i e luogotenenti meno anziani del corpo reale saranno addetti al battaglione zappatori da l quale passeranno progressivamente alJa prima parte del servizio, cioè alle d irezioni, e ciò a seconda delle promozioni o variazioni che avranno luogo in esso corpo. Questa dispos izione però potrà ricevere eccezioni ad arb itrio del comandante in capo, secondo le esigenze del servizio, previa sempre in ogni caso l'autorizzazione del ministero d i guerra, il che d'altronde non potrà reca re pregiud izio veruno agl'ind ividu i che andranno soggetti a simile destinazione, poiché gli ufriziali addetti allo stato maggiore del corpo ed allo stesso battaglione zappatori sono tutt i indis timamente uff iziali del corpo reale del genio, esclusi i sottotenenti fiss i i quali rimangono addetti un icamente al battaglione zappatori. Art. 5. Il battaglione zappatori sarà come per lo addietro composto di serre compagnie alle qua li verrà aggiunto un determinato nume ro di uomini in tempo di guerra siccome appare dalla relativa tabella N . .3, qui annessa, sottoscritta d'ordine nostro dal reggente la nostra seg reteria di guerra e di marina. Lo stesso battaglione sarà comandato da un luogotene nte colon neUo ed av rà un maggiore e quel numero di uffiz iali stabilito dalle tabelle l e 3. li tenente colonneUo avrà all'uopo an che la direzione delle fortificazioni nella divisione in cui stanzierà il battaglione. L'ammi nist razione economica d 'esso corpo verrà rego lata com'è prescrit to per li reggimenti di fanteria, e sarà pe rtanto stabilito un consiglio d'am ministrazio ne, il quale avrà pe r norma il regolamen to di contabilità de' corpi del23 agosto 1822, colle rnodi(icazioni del 20 dicembre 1831, ed il regolamento del 31 gennaio 18.32, per li corpi di truppa in campagna. A tal uopo un direttore de' conci avrà lo speciale incarico della con tab ilità. I l direttore de' conti godrà della paga c dei vantaggi stabilit i, e sarà sonoposto a ciò ch'è fissa to dalle nostre determinazioni del 25 ottobre 18.31; pe rò trattandosi di un sol battaglione la cauzione a cui dovrà soggiacere pot rà essere ristretta a sole lire 8.000. Saravvi inoltre per la direzione del ve-
stiario, distribuzione, ed operazione relative un u.ffiziale di massa. Fino a che la bassa forza del battaglione zappatori sia ridot ta al numero stabilito dalla tavo la N. 3 summenzionata non si farà luogo ad ingaggiamen ti o rimpiazzamenti di sorta. ln avvenire poi le vacanze che si faranno negli operai minatori e zappato ri del suddetto battaglione vcnanno riempite col mezzo de l reclutamento vo lontario. La durata de l servizio sarà di d ieci anni, epperciò si corrisponderà alle reclute un ingagg iamento e ringagg iamento proporzionato. Per opera de l comandante generale del genio verranno stabilite nei mesi d' inverno scuole teor ico-prat iche per l' inst ruz ione degli uffiz iali, bass'uffiziali , mi mlto•·i, operai e zapparori relativamente al servizio in re mpo di pace, e specialmente per que llo el i guerra. In ord ine a tale instruz ione ci riserviamo di approvare l'opportuno regolamento, c eli assegnare le somme occorrenti per le re lative spese.
Tali Direzioni erano fissate, nella tabella dimostrativa, in numero eU otto con sede in Torino, Genova, Alessandria, Gamberi (Chambéry), Nizza, Cuneo, Novara, Sardegna. Come si desume da un Regolamento dell'anno successivo, il compito delle Direzioni era quello della fortificazione permanente e dei lavori d'assedio e di difesa delle Piazze, mentre, spettava al Corpo dei Zappa tori lo stabilire le opere eli fortificazione campale e dei lavori eli marcia: passaggi, strade, ponti provvisori (cfr. M. Borgatti, Storia dell'Arma del Genio, Roma 1928, I, pag. 195). Infine, il fatto stesso che le Compagnie di Zappatori vennero alternativamente costituite e sciolte faritenere che il Genio nacque essenzialmente come organo tecnico di progettazione e di esecuzione delle opere di fortificazione stabile inerenti la elifesa dei confini del Regno. La Direzione di Torino, poi, per la particolare posizione strategica ebbe sempre vitale importanza, sia nel periodo in cui ampliò e riattivò (1818-1882) storici fortilizi quali quello di Exilles in Val eli Susa, sia allorquando le nuove esigenze dell'Italia unita e iJ cospicuo allffiento de-
Regno d'Jtalia: Maggiol' Genel'ale del Genio Militare · 1862.
Art. 6 .
Divisa degli u/fiziali. L'abito sarà d i panno turchino oscuro come quelJo degli altri uffiziali de ll'esercito abbottonato sul davanti con una sola fila di nove bottoni. La goletta chiusa sorto il mento in tutta l'altezza, e le mostre delle man iche saranno d i velluto cremisi; i rivolti de Ue falde saranno turchin i del color dell'abito colle scarselle d isposte verticalmente, e segnate con pisragna d i velluto cremisi, e da tre bottoni; in fondo ed all'unione dei rivolti sarannovi granate ricamate in argento secondo il modello. L'abito degli uffiziali addetti al battaglione zappatori sarà esattamente lo stesso. Faranno tut ti ugualmente uso del panralone uniforme bigio colla banda, d i panno bleu turchino. Il soprabito di panno bleu sarà d ella forma stessa stabilita per gli uffiz iali degli altri corpi de ll'esercito, abbottonato da due file d i undici bottoni. Avranno inoltre un mantello di panno bigio del modelJo prescrittO per gli uffiziali di cavalleria esistente presso l'azienda generale d i guerra. Saranno armati di sciabola secondo il modello prescritto pe r gli uffiziali supe riori di fanteria. Gli uffiziali addetti allo stato maggiore faranno uso del cappello uniforme, con cappietto (ganza) d'argen to e due fiocchetti d'argento. Quelli del battaglione zapparori avranno il schakot, modello di fanteria, colla granata nel mezzo del fiocco (coccarda) e colle distinzioni di grado di ga Uone d'argento in ultimo stab ilite. Sl il cappello che il schakot sarà adorno d i un piccolo pennacchio nero della forma che verrà stabili ta.
107
Divisa della bassa forza. Li bass'uffìziali, minatori, operai, zappatori, avranno l'abito del colore e forma stabilita per la fanteria, abbottonato sul davanti da una sola fila di bottoni com'è stato prescritto per gli uffiziali. La goletta e le mostre delle maniche di vell uto cremisi; i rivolti dell'abito turchini colle scarselle disposte verticalmente e distinte con pistagna cremisi, e fisse da rre bottoni. In fondo all'unione dei rivolti sarannovi granate ricamate in lana o cotone. Avranno inoltre sulla spalla le mostre di velluto cremisi della forma stabilita per la fanteria. I pantaloni saranno mezzo larghi grigi senza pistagna. Il schakot sarà del modello stesso testè fissato per la fanteria, avendo io fronte nel mezzo del fiocco (coccarda) una granata. Vi si apporranno pure le distinzioni di grado già stabilite, ed inoltre sarà guernito di un pennacchio di crino nero simile a quello di cui fanno uso le compagnie d'artiglieria di battaglia. Nulla è variato alle rimanenti parti del vestiario, piccolo arredo ed armamento. Art. 7.
Le paghe ed i vantaggi degli uifiziali, bass'uffiziali, minatori, e zappatori saranno quelle stabilite dalla tabella qui annessa n. 4, che abbiamo approvato, ed è di ordine nostro sottoscritta dal reggente il nostro ministero di guerra e di marina. Art. 8. Queste nostre determinazioni saranno mandate ad eseguimenco incominciando dal l 0 del prossimo aprile, derogando a tutte le precedenti provvidenze che non fossero conformi alle presenti, specialmente quelle del 27 novembre 1830. Mandiamo pertanto a chi spetta di cosl osservare e far esattamente eseguire, poiché tale è il nostro volere. Dat. Torino il 29 marzo 1832.
Tuttavia anche questo ordinamento lasciò indefiniti i margini di competenza dell'a~pena costituito Consiglio rispetto àlle singole Direzioni, sebbene già vi si affermasse il principio, in seguito maturato, di stabilire un organo deliberativo nella scelta e nalla valutazione strategica delle fortificazioni affidando alle Direzioni i compiti tecnico-esecutivi dei progetti approvati. Infine, il Regio Viglietto del 26 giugno 1824 tracciò l'iter di studi e di carriera per gli allievi della R. Accademia che aspirassero ad entrare nel Corpo Reale del Genio: le materie di studio comprendevano rilievo, disegno e redazione di progetti d'ogni tipo di fabbrica militare ed esercitazioni pratico-dimostrative di costruzioni. S'inaugurava così quella tradizione di severo tirocinio e di rigorosa preparazione scientifica, cui si ispirò sempre la formazione degli Ufficiali del Genio Militare, presentandosi anche ai giovani ingegneri carriera di prestigio per la luminosa tra-
dizione che prendeva origi11e da CARLO ALBERTO
Di Salasco (Primo U/fiziale).
Ignazio Bertola, e che proprio in quegli anni sarà illustrata dalla presenza di Camillo Benso di Cavour, luogotenente e sottotenente in servizio
Regno d'Italia; Ctzporale e/el Genio Militare - 1857.
gli effettivi dell'Esercito nazionale fecero promuovere quell'opera di costruzione di nuove caserme, che a Torino videro la loro prima più ampia e organica origine, contribuendo a dare un volto nuovo alla città e ad imprimerle un diverso asse di sviluppo urbanistico, che ancora oggi nelle linee essenziali conserva.
I PRIMI ORDINAMENTI Non vi è dubbio che la costituzione della Direzione del Genio diTorino, denominazione iniziale, debba essere fatta risalire aJ 29 marzo 18.32, perché gli ordinamenti immediatamente seguenti la Restaurazione, pur cosl importanti per l'Arma del Ge108
nio, non stabilirono l'assetto delle Direzioni del Regno in modo definitivo. Segnatamente le Regie Patenti del l 0 maggio 1816, pur distinguendo uno Stato Maggiore del Genio Militare, in cui prestavano servizio gli ufficiali addetti alle Direzioni, dal Corpo degli Zapparod del Genio, tiene ancora unite a quelle militari le funzioni del Genio Civile (che si costitul corpo autonomo nel1818). Il 15 novembre 182.3 venne istituito il Consiglio del Genio: esso permise di distinguere due tipi di carriere del Genio, quella essenzialmente tecnica per il Servizio Lavori, e quella riservata al comando delle truppe.
N. l CORPO REALE DEL GENIO MILITARE
Tabella graduale tmmenca degli uffiziali del suddcllo corpo compreso il battaglione l<lf>patori.
NUME RO
TOTALE
DEI GRADI
per classe
per
Comandame generale ... Colonnello ..... .... Luogotcncnt i colonnelli .
..
DESIGNAZIONE
OSSERVAZIONI ~rado
..
l
»
3
»
4
Maggiori ............. Capitani anziani ....... Dcui di l. classe ..... .
2 15
Detti di 2. classe ... . .. LuogO[cnemi anziani ...
4 2
Detti di l. classe ...... Dettt di 2. classe ......
18
Sollo-tcncnti fissi ...... Quart icr-mastro ..... . .
l
21
Uno al comando del batUJg/ione zappa· tori. Uno al battap,lionc suddello. Uno al battaglione suddello. N. sette al battaglione suddello per il CO· mando delle compag11ie.
24
Dieci al battaglione suddello, cioè: se/te alle compagnie, 11110 aiutante maggiore. uno direttore dei conti, 11110 u//hiale di massa
»
8
Sette al battaglione suddetto, cd 11110 presso il comandante p,tmerale.
»
l
4
TOTALE
63
Di cui ventisei al battaglione sopra indicato.
N. B. Avv1 inoltre pel servizio tpeciale del ballaf,lione zappa tori un cappellano - 1111 chirtt"',O Torino il 29 di
ma~iore.
marzo 1832.
V. d'ordine di S.M. Per il Reggente del Ministero d1 Gm.>"a r Marina Il Primo U//hiale DI SALASCO.
permanente del Genio sino al 1831 (prestò servizio presso la Direzione del Genio eli Torino con il grado dj luogotenente di 2 a classe·dello Stato Maggiore del Genio dal gennaio all'agosto 1827 (cfr. Borgatti, I, pag. 186 e Romeo <<Cavour e il suo tempo>> pag. 251) e nel1830 presso l'ufficio del Genio di Exilles; infine, promosso luogotenente di l a classe, il 3 marzo 1831 fu trasferito a Bard (cfr. Borgatti, I, pag. 181 e 182). Si hanno coslle premesse che determineranno una precisa configurazione alle Direzioni del Genio Militare; merita ancora segnalare il progressivo concentrarsi delle Direzioni nelle città principali del Regno, raggruppando via via le Piazze e le
singole direzioni operanti nei punti nevralgici eli fortificazione. Perciò, mentre dopo la Restaurazione, come risulta dall'esame di alcuni disegni conservati nell'Archivio della Direzione del Genio Militare eli Torino le più importanti Piazze come Exilles - godevano di Direzioni autonome, già nel1824 avveniva una prima concentrazione: Torino è sin da allora la prima Direzione del Regno Sardo; seguivano Genova, Alessandria, Chambéry, Nizza, Fenestrelle e Pinerolo, Novara, Exilles e Lesseillon, Cagliari, Sassari.
ATTO COSTITUTIVO Ma questa dispersione per cui in
certi forti la direzione eli progettazione coincideva con la locale direzione dei lavori, scompare nel R. V. del29 marzo 1832, in cui si stabilisce una razionalizzazione e riduzione delle direzioni, che praticamente si identificarono con le principali sedi provinciali, divenendo cosl organi eli progettazione Territoriale preposti alla complessa esecuzione di tutte le opere di difesa del Territorio, anche ai lavori eli fortificazione, sempre essenziali, ma non più esclusivi. Per almeno quattro essenziali motivi si è dunque posto come costitu· tivo della l n Direzione Genio Militare, il Regio Viglietto del 1832: - riduzione e concentrazione funzionale delle Direzioni in: Torino, Genova, Alessandria, Chambéry, Nizza, Cuneo, Novara, Sardegna; - riduzione definitiva (art. 2) alla carriera militare dei capitani e luogotenenti provenienti dal Genio Civile, «dalla generale azienda di artiglieria, fabbriche e fortificazioni, e da architetti idraulici patentati», dopo severo esame eli ammissione (la severità può essere desunta anche solo da questo particolare: ai sottoteoenti del battaglione Zappatori venivano concessi due anni per prepararsi «al felice successo degli esanlli>; «in caso contrario non saranno ammessi a far parte del corpo reale, ma continueranno a rimanere sottote· nenti fissi nel battaglione Zappatori>>) ; - assegnazione alle Direzioni eli ufficiali altamente specializzati: «Gli uffiziali del corpo reale del Genio saranno esclusivamente soìnrninistrati dalla Militare Accademia>> (art. 3). E che le Direzioni costituissero un po' il traguardo, di servizio e eli prestigio, cui poteva aspirare un ufficiale del Genio, è confermato dal successivo art. 4, che dice testualmente: «l capitani e luogotenenti meno anziani del corpo reale saranno addetti al battaglione Zappatori dal quale passeranno progressivamente alla prima parre del servizio, cioè alle Direzioni, e ciò a seconda delle promozioni o variazioni che avranno luogo in esso corpo». Tale osservazione, seppure marginalmente, ci conduce a notare come 109
N. 2 TABELLA DIMOSTRATIVA del riportirmmto de?.li uf/ìzitdi del corpo reale del?,enio.
DIREZIONE
l
"-
;;:
,
g ~
~
GRADI
c
.E
o tComandante in capo Colonnello . . . .... LuogoiCncnli colonnelli . . . . .. . . . Mnggiori ........ . Capitani ... ....... Luogotenem i ..... . Sono·tcncmi ..... Quarticr·mastro .... Totale
"c
;.
il
l)
-6"
Annotazioni
...Qz
~ u.. z.. <
J
]
E
c
"c:
N N
"
~
":>o z
"c
<(,
u
~
(/)
Q i3
~<
a::o
::l
~
l
•
»
»
))
•
))
»
))
l
l
»
))
•
))
•
))
»
•
l
l
l
»
»
))
»
l
))
))
»
,,
3
l
l
~
3 3
3
2 2
" "
l
l
l
l
7
21
l
.
IO
2~
. .
8
4
l
»
l
»
12
9
• • 5
l l
,, ,,
2
2
l
l
l
»
))
»
»
»
•
3
2
2
»
l
2
7
2(>
l (,)
Il servizio ordirwio c stmordinario in ogni divisione di governo sarà in generale diretto c f:tllo dai C•tpi cd u((iziali uddetti alle rispettive dh•isioni, però nelle circostanze di costruzioni nuove, e luvori str:tordinnri richiedenti un muggior numero di uffizinli, il com:tndantc generale vi provvcdcri1 con vurinrc il nume· ro stubilito dtilln presente tabella; purché in ogni divisione rimanga almeno un uffiziulc del genio.
Torino il 29 di marzo 1832.
V. d'ordine di S.M. Per ti Refi,l'll/1! del Ministero di Guerra e Mariua Il Primo U/fmale DI SALASCO.
la storiografia militare abbia nel tempo (e anche nell'alone delle gloriose campagne di indipendenza) privilegiato le azioni e la storia dei reparti, delle varie Armi, ma ora in una valutazione più ampia va sottolineato il prezioso «tenace e infaticabile» servizio, per la sicurezza stessa dei combattenti, prestato dagli ufficiali e dal personale delle Direzioni del Genio presso le quali, sin dai tempi di Carlo Alberto, era titolo di onore essere ammess1; - infine la «Tabella dimostrativa del ripartiroento degli uffiziali del corpo reale del Genio», relativa alle singole Direzioni, allegata al citato R.V. del 1832, ci fornisce uno specchio degli ufficiali, dal quale emerge non solo che a Torino spettava, come è logico supporre, il Comandante in Capo, ma che soltanto la Di110
rezione di Torino era diretta da un Colonnello, ad Alessandria un Maggiore ed un Capitano in tutte le altre sedi di Direzione. Tutti questi motivi ci fanno dunque concludere che Ia Direzione del Genio di T orino oltre che di genesi fu prima in ordine di importanza: privilegio questo che ha poi sempre mantenuto, trasformandolo in alacre e costante servizio alla Patria forgiando anche dai suoi Quadri tempre di aldssimo valore che, partendo da Cavour, e poi da Menabrea (luogotenente nello Stato Maggiore del Genio dal 23 .3.1833 fu per parecchi anni attivo ed efficace collaboratore del Maggiore Francesco Olivero nella costruzione del forte di Bard) (cfr. Borgatti, 111, pagg. 946947), arrivano alla Medaglia d'Oro Generale B. Giuseppe Perocri (pre-
stò servizio presso la Direzione di Torino dal1931 al1934 nei gradi di Maggiore e Ten. Colonnello quale Capo Sezione Luvori, fu successivamente Direttore delia Direzione di Alessandria) fucilato dai nazi-fascisti in Torino il5 aprile 1944 e della Medaglia d'Argento Generale di C.A. Mario Correale Santacroce che fu direttore della Direzione del Genio di Torinodall'1.8.1955 al15.10.1956 e organizzatore e primo Direttore Generale della Direzione Generale Lavori Demanio e Materiali del Genio del Ministero Difesa.
ATTUALITÀ DEGLI ANTICIU ORDINAMENTI
n
secondo capitolo importante nella storia delle origini della Direzione del Genio d.i Torino è costituito dall'ordinamento n. 181 emanato con le Regie Patenti dell'lllugJio 1837. • In esso vengono chla1·amente enunciati i compiti spettanti alle Direzioni rispetto al Consiglio dei Genio ed in confronto all'Azienda Generale delle Fortificazionì e Fabbriche Militari, ridotta ad organo esclusivamente economico-amministrativo. Così precisa l'art. 2 intitolato <<Scompartimento del Servizio in Direzioni»: «Il Servizio sarà ripartito in Direzioni, le quali comprenderanno un numero maggiore o minore di Piazze e Presidi a seconda dell' importanza dei lavori da eseguirsi, siccome travasi stabilito dal quadro di reparto al presente annesso (.... ). Ciascheduna direzione consterà: di un ufficiale de] corpo 1·eale dei Genio, Direttore, con quel numero d'altri ufficiali dello stesso Corpo, e di assistenti delle fortificazioni e fabbriche militari, che il servizio sarà per richiedere. Di un Commissario delle fortificazioni e fabbriche militari, con quel numero di Sotto Commissari e di Regii misura tori che sia ravvisato necessario». Il territorio di giurisdizione della Direzione di Torino comprendeva: Torino (città e cittadella), Venaria Reale, Pinerolo, Fenestrelle, Exilles, Susa, Bard, Ivrea, Biella, Aosta e
N. 4
Pap}Jt•, vantam ed mdennilà Jey,li uffizialr J~l corpo reale del genio. 11011 chr dc' ban 'u//izialt c soldati del battaglione dt zappato n
GRADI
PAGA ANNUA
Comandante gencrnlc
7200
Colonnello .... ....
6000
Luogoten. colonnello
~000
Maggiore .......... Capitano anziano .. Capitano di l. classe . Capitano di 2. classe . Luogotenente anziano Luogoten. di l. classe Luogoten. di 2. classe Sono-tenente . .. .. Cappellano ......... Quanier-mastro . ...
3000 2550 2250 1950 1350 1300 1200 1100 1250 IJOO
SUPPLJ. MENTO
1800
.
RAZION I DI t \ Forali Pane: gio
•
3
2
2
2
2
•
2 2 2 2 2 2 2 2 2 2
l
»
• •
..
300
))
))
l\
•<>< l"j" dd grado c >Uppli •nc:nto l l'UI godono i ~teue· mli t.'OillllndAnti le briggtc di
l1mccria.
450
»
OSSERVAZIONI
l
[ il \Upplilll<.'OIO C solo liCCOrd:l co .ai luogoten. colonn. t'O. m>nd il banllj\L di upp•uo · '·oh~ l'impono del vivan Jren:
• »
»
" •
.
( Supplimcmo .tecorda1o all'.ailnance maggjoredd b~ua J~hone z:~pp.nori
• »
»
Piccolo San Bernardo. Il Servizio (art. 3) veniva coordinato e subordinato alle decisioni del Direttore: «in ciascuna Direzione saranno osservate nella via gerarchica le regole di disciplina e di subordinazione; e cosl obbed.iranno agli ordini del Direttore gli altri uffiziali e g~i assistenti della rispettiva DireZione». La composizione del personale, sanciva il successivo articolo, rispettava quel carattere misto, quella nobile emulazione di sforzi e collaborazione tra civili e militari che il testo stesso sembra suggerire: «Quanto agli assistenti delle fortificazioni e fabbriche militari, il Ministero di Guerra ne determinerà in Corpo Reale del Genio: Ufficiale a cavallo, sottufficiale e graduato del Genio · 1832.
ogni anno il numero. La nomina loro si farà dal Ministero stesso, scegliendoli o fra i bass'ufficlali del corpo Reale del Genio, o nella classe dei borghesi, secondo che sarà per ricon?s.cere più vantaggioso per il serVIZIO».
Ma la parte più interessante del decreto è quella inerente la ripartizione dei compiti all'interno delle singole Direzioni: quell'ossatura è sostanzialmente rimasta intatta anche oggi e l'attuale struttura della prima Direzione Genio Militare (come quella delle altre Direzioni del nostro Esercito) ricalca il primo modello: «Il servizio in ciascheduna Direzione sarà dal Direttore scompattito in varie sezioni, alle quali sarà applicato quel numero d'Ufficiali Ingegneri, di impiegati economici e d'assistenti che siano necessari, e questi saranno mallevadori verso il rispettivo capo di servizio nella Direzione dell'eseguimento delle i.ncumbenze loro affidate» (art. 9). TI Capo II delle Regie Patenti descrive poi l'oggetto specifico dell'attività delle Direzioni, attribuendo ad esse il compito della «compilazione dei progetti, calcoli, analisi ed instruzioni» e si diffonde poi per pagine e pagine a precisare le modalità dell'esecuzione dei lavori, secondo un iter e una normativa che è rimasta nel tempo sostanzialmente immutata. A cominciare dall'art. 13, che tratta dei criteri con cui andrà eseguito un progetto: «Tutti i progetti così per opere nuove di fortificazioni e di militari fabbricati, come per opere relative al miglioramento ed al restauro di fortificazioni od edifizi già esistenti verranno formati dagli Ufficiali Ingegneri Direttori, o da quegli altri Uffiziali, che ne saranno da essi loro incru·icati nella rispettiva Direzione; e sì questi, sì quelli dovranno costantemente usare ogni attenzione, acciò nel provvedere ai bisogni del Regio Servizio, si conci)ji la sussistenza e la solidità delle opere colla maggior economia per il Regio Erario, valendosi dei mezzi più proprii a diminuirne la spesa», emerge dal decreto quella preoccupazione di efficienza e tuttavia di oculatezza 111
economica che informò sempre lo spirito amministrativo del Regno Sabaudo. I successivi articoli dettano le norme per i calcoli tecnici e per la formazione delle voci di capitolato, che del tutto inalterate vigono oggi, dall'analisi prezzi che vanno «assegnati ad ogni specie di lavoro ed a tutti gli oggetti da provvedersi con tale equità da corrispondere al preciso loro valore in commercio, avendo per base le analisi che dovranno formarsi Regno d'Italia: Unijo1mi di varie AmJi 1805.
coi calcoli stessi», allo stanziamento delle <<somme in massa» proporzionali all'entità dei lavori da eseguire sino ai «termini da fissarsi per l' esecuzione dei contratti>> (art. 24) e alle norme per gli appaJti alle imprese. Risalgono a tale decreto anche l'uso di alcuni fondamentali docwnenti tecnico-amministrativi quali <<libretto da tasca» e registro delle misure: <<Le misure prese nel modo stabilito saranno sempre scritte immediatamente sul luogo stesso cosl dall'Ufficiale Ingegnere, che dirige il lavoro, come dal Sotto-Commissario o Regio misuratore incaricato dell'ope~ ,,,
.#.u.,. /
J
J
razione, in un libretto da tasca conforme al qui unito modello segnato col n. 2, saranno collazionate subito, e qualora si a.vessero da scrivere con la matita dovranno nelle 24 ore infallantemente scriversi sui detti libretti con l'inchiostro, nuovamente collazionarsi, e quindi essere firmate da ambedue reciprocamente sul proprio libretto» (art. 38). Dal solerte e scrupoloso rispetto di quella disposizione rimane negli archivi della l a Direzione Lavori Genio Militare di Torino solo quella documentazione che l'intervento tempestivo e la diligenza dei singoli dipendenti militari e civili sottrasse alla quasi totale distruzione e dispersione degli atti seguiti agli avvenimenti successivi all'8 settembre 1943.
IL PERSONALE CIVILE Il Regio Brevetto n. 182, datato 18 luglio 183 7, disciplinava l'attività degli «Impiegati Civili addetti al servizio che concerne alle Opere di Fortificazione ed alle Fabbriche Militari», personale che, sin da allora, costituiva parte integrante e preziosa della Direzione del Genio. L'organico prevedeva, accanto ai Commissari e Sotto-Commissari delle Fortificazioni, i Regi Misuratori (gli attuali geometri) divisi in tre classi, il cui stipendio variava da lire 1.200 a 800 l'anno; tutti erano forniti di apposita divisa. Lo stipendio era poi integrato con le «indennità di trasferta» (art. 27) corrisposte in caso di comando in sede diversa dalla propria Direzione. Trattavasi comunque di carriera ambita, se l'organico prevedeva l'am· missione di un certo numero divolontari che prestavano opera inizialmente gratuita. Il Brevetto si concludeva al Capo V (art. 36) con una «Riserva per ulteriori riduzioni nel personale» che suona anche oggi di attualità, nella situazione di carenza di personale civile. CONCLUSIONE Non è sempre agevole stabilire l'c112
quanto è l'unica rimasta delle antiche Direzioni del Regno Sardo, essendo ormai Alessandria, Cuneo e Novara in essa inglobate, Genova Sezione Staccata che dipende daTorino, la Sardegna dispone ora di una Direzione del Genio a Cagliad, Nizza e Chambéry città francesi. Essa fu uno dei simboli dell'efficienza tecnica e amministrativa del Regno Sardo prima, e dello Stato Italiano poi, così per l'ampiezza e l'ingegnosità delle strutture di difesa costruite, come per l'altissimo valore delle personalità che essa temprò e che illustramno poi il Paese con la loro capacità e l'appassionato fervore della loro opera. Da Cavour a Menabrea, da Perotti a Correale Santacroce, molte nobili figure si sono formate nel servizio o alla guida della Ditezione Genio Militare di Torino !asciandovi duratura impronta e tacito esempio di onestà e di fedele servizio alla Patria .
tà di una istituzione: anzi pet la l a Ditezione del Genio (che ha oggi sede nel cuore di Totino nella superstite ala della R. Accademia di Artiglieda e Genio che fu quaslintetamente distrutta da bombardamento della R.A.F. negli ultimi mesi del 1942), l'origine potrebbe addirittura risalire al 1726, anno in cui Vittorio Amedeo II stabilll' organico degli Ingegneri militari nel Regno Sardo in numero di 12 agli ordini del «Primo Ingegnere» luogotenente Colonnello Ignazio Bertola. Si è voluto tuttavia scegliere il29 marzo 1832 quale data istitutiva della Direzione del Genio di Torino in quanto nel Regio Viglietto emanato in tale giorno da Carlo Alberto è stato fissato, come si è dimostrato, il suo ordinamento di base. Dopo oltre un secolo e mezzo, si può concludere che la Ditezione Genio Militare di Torino è la «prima» non occasionalmente, in quanto alle dipendenze del Comando Genio del Comando Regione Militare Nord Ovest, ma cronologicamente in
TOTALE
RlPJ\lri'O
A COJl.Rl· SPONDF.RF.
(, IORNAI.II!RO
...._
nli" anno
l
al mese:
.....
,...,,.
per
mnssa c di pie· prcsLil. colo •lf· png:t
T""'"·-
t'i
1 i' l
(l 12.1•/ 12
15.71! 11.8(1
1m 0.9·1 o 45 0.79 1.02 0.42
o 12
·H 55
1.21·
·10.80 JO.lll lU.HI IH.OU 2i.lU 2Uil
1.24
1!79 11.74
o 12.6/ll () 12. o 12 0. 12. 0. 12 11 12. ll. l 2
..
'"''"
.
•198.60 ·189.60
:\rmaiuulu
~
~~.!Il
Ar"·ierc
~
~
(,(,(} (,(1
·128 ·1!1 181 (,(1 l89Uil J2ì.W ·108.60 17K.2U
T11mhunnn mntJginre: Cnpmnle nna!Wimc ( .•apu
..
c ..:.apo
\art
C<~&lz ..
PtC\'(hlt' l . ' '
[
Sergente
. CllpOrnlc rllriC'TC Cnpol'olh: Tamburino Minauorc di l l\·1uunurc di 2
•
..
.. cl>t:i!'C
da!OSC
)(,),(,()
J6l.()t) 2 16 00 Hi(,U 10'1.6(1
IU~
27.JO l·I.OS 1·1.85
0.~·1
0.8'1
o48
0. 12 0.07 1·/ 12 o 12 0.11.6/12 0.07.6/12
12 o 12
489.1><1 4(>0.HU 342.00 )•12.00 2 16.00 1891!0
·ICUU
U4
18.40 18.50 28.5() 18.00 lS iS
llb
J27 60 }09 (,()
27.10 25.80
0.79
O. H
0. 12. 0. 12
Barcaiuolu, nuot.uore c lutt.tio di ..t. l. classe
327.60
Zuppa t ore
189.00
27 lO 15 75
0.7? 0.45
0.12 o 07.Ml2
Fune re Scrgel)tt" . / C~lpOraJe f11ricre Caporale
..
T1.1mburina .
Fraten Muratnrt', f.llc~o:n .unt>. Lthhro fcr
raio, l
l- .11
r .tduJ t',
classe
Dc:ni di 2. da,se
t• r::anc'ioffllH.l
0.8) 0.8) 0.48 0.45
l)
CJU Il 12 o 12 O.Oì.i>/12
eh
..
TO· TALE ul Osscn<u>..
../
·§
giorno
R~ c
'--
redo
:;? ~~
- Raccoha deJJe Regie determinazioni, regolamenti, decisioni ed alt ri provvedimenti relativi all ' AmminiStrazione e al Servizio Militare di terra e di mare. Stamperia di G. foodratti, Torino, 1832 (Archivio di Stato). - Arti del Governo di S.M. Re di Sardegna -Volume V parte I Stamperia d i Stato, Torino, 18.37 (A rchivio dl Stato). - Brancaccio N. «L'Esercito de l vecchio Piemonte 1560-18591>, Roma, 1922. - Borgatti M. «Storia dell ' Arma de l Genio», Roma, 1927 . - Romeo R. «Cavour e iJ suo tempo» Laterza, Bari, 1971.
Gen. Div. (Aus) T.O. Domenico Spagnolo
BATTt\GUONE DJ ZAPPATORI
GRADI
RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI
.,, ... . .. ... .. ..
"
l Rl.l>/12 l l?
106 () 52.6/12 ().'Il
l
l l l l
.
... ... . .. >
..
.. . .. ... "
l l.C./ 1 ~
o ·19.6/12
.. ... ... .. .. . o ..
l i Generale di Divisione (Aus} T. O. Domenico Spagnolo nato il27 marzo 192 1 proviene dai cor· si del Genio della R. Accademia Militare di Torino. Da sottoteneme ha pm·tecipato allli guerrn di <<liberazioncJ> con il g.c. «Cremona>>. E sta to co· mandan te di plotone alliev i presso l' Acc11dcmh1 di Modena e di compagnia presso il bauaglione g.p. Friuli. Da Ten. Col. ho comandato il battaglione «Cremona». È sta to per circa ne an ni Din!tton! della l" Direzione Lavori Genio Miliwre, e successivamente Capo Urricio Comapdo Genio della Regione Militare Nord Ovest. E Autore di vu· ri articoli tra i quali, particolarmente degno di men· zione, uno sulla <<Protezione idrogeologica» pubbliciHO sulla Rivista Militare ne l febbraio 1972.
JM C./12 )(,
Ul CII Il (•0 '>l
Il ~l·
l \~ I .U Il. 9) li, 9 5 o 60 o n.1.112
LA DIREZIONE GENIO MILITARE DI TORINO
0.9 1 . Il. Sl•. o.~ l 0.52 6/12
113
t
n collezionismo filatelico può essere considerato e valutato in molti diHerenti modi e sotto molti differenti punti di vista, ms non v'è dubbio alcuno che esso - oggettivamente - è anche un veicolo promozionale ed uno strumento di studio e di cultura tutt'altro che di secondaria importanza. E - così come tantissimi sono i collezionisti lilstelici di <<militsris» -quasi tutti gli Stati del mondo, prescindendo dal regime politico sul quale si reggono, banno usato e usano anche fs lilstelìs, infatti, per far meglio conoscere le proprie Forze Armate e le loro diverse specializzszioni ed articolazioni. In parecchi Paesi - come, ad esempio, Ja Gran Bt·etagna - sono gli stessi Comandi Militari a suppliJ re a mancate emissioni filateliche mediante l'uso di annulli postali per ricordare e far ricordare le proprie Unità e quegli avvenimenti che fanno parte della loro storia e delle loro tradizioni più significative: l'anniversario di formazione e/o di determinati eventi bellici, la partecipazione a certe manifestazioni e/o manovre e/o cerimonie, ecc .. L'emissione di un francobollo celebrativo - il L4 novembre 1987dedicato al Ccntenm·io della SCUO LA MILITARE «NUNZIATELLA» di Napoli ben si presta, quindi, ad
TERZO CENTENA RIO
ACCADEMIA MiliTARE Modon•. 27 • 211 maggio 111711
Foto 1: ammllo manuale 3° Centenario Accademia MUUare.
una rapida carrellata filatelica sulle Accademie e Scuole Militari italiane e nel mondo. Una carrellata forzatamente sintetica, che non vuole avere alcuna velleità di trattazione storico-militare ma che volucamente intende limitarsi soltanto a «mostrare» una selezione di materiale più recente su questo specifico argomento. '~
**
L'ACCADEMIA MILITARE di Modena - una delle pitl antiche del mondo se non la più antica in assoluto (fu ideata nel 1669 e realizzata neJ 1678, molto tempo prima che l'Italia diventasse una nazione) c ricca
;o
l~ '0· 11 0
27·
IV ...,
\~.-·9 "~ ~
TERZO CENTENARIO
ACCADEMIA MI LITA RE Mocl.ona. 27 . 211 m-salo 19711
Foto 2: annullo meccanico 3° Centenario Accademia Militare.
delle più alte e nobili tradizioni non ebbe alcun francobollo celebrativo per il suo 3° Centenario. In sede locale vennero tuttavia usati due diversi annulli postali, uno meccanico e l'altro manuale: il primo con la legettda «Accademia Militare, 3° Centenario, Torino 1678 Modena 1978» e il secondo con Ja stessa dicitura e la riproduzione della facciata del Palazzo Ducale, antica dimora degli Estensi e sede attuale dell'Accademia. Furono anche editi un bollo-erinnofilo, alcune cartoline illustrate, una busta e un <<piego» anch'essi illustrati e con lo stemma araldico dell'Accademia .impresso a secco sul retro. «Rivista Milita1·e» pubblicò uno speciale supplemento di contenuto storico-documentativo ed willormologico di grande interesse. Poiché questa nota vuole limitarsi ai soli aspetti filatelici, mi limito a presentare soltanto il «piego» con l'annullo postale manuale (foto l) c con l'annullo postale meccanico (foto 2). Su quest'ultimo <<piego» è sta· to applicato il bollo-erinnofilo a fianco della illustrazione. L'evidente avarizia dell' Amministrazione PT nei confronti dell' Accademia Mmcare di Modena fu abbondantemente compensata in occasione del Centenario dell'ACCADEMIA NAVALE di Livorno- voluta da Cavour nel 1861 ma inaugurata solo vene' anni dopo e dopo molte 11 5
Foto ): cartotina-maximum con annullo postale, l
battute d'arresto (e alla quale erano già stati dedicati tre francobolli nel 19 31 per celebrarne il 50° Anniversario)- con l'emissione, addirittura, di tre francobolli: su quello da 80 lire compaiono la facciata d eU' Accademia ed il fregio della Marina Militare, su quello da 150 lire l'Accademia vista dall'alto e con il brigantino interrato nel cortile che rappresenta il primo banco di prova delle esercitazioni degli Allievi, su queUo da 200 lire la nave-scuola «Amerigo Vespucci» e un Allievo all'uso del sestante. Oltre all'annullo postale <<l 0 giorno di emissione» - col fregio della Marina Militare, e che presento su cartolina-maximum (foto 3) - fu usato un secondo annullo postale che mostra l'alberatura del brigantino cui ho accennato più sopra e che presento, con la serie completa dei tre francobolli, sul retro di una cartolina edita dallo Stato Maggiore deUa Mari-
116
0
giomo di emissione Accademia Navale.
STATO MAGGIORE OELLA MARINA UffiCIO OOCIJM E ATiiVITA PROMOZIONAli
l ACCAD&MIA :>IAVALE
DI LIVORNO
~
*
f"'.
2
:::
t• CENTENARIO ACC.ODEMIA NAVAlE UVOI!><O UISI • 1981
Foto 4: la serie dei tre francobolli celebrativi per il Centenano Accademia Navale con annullo postale sul retro di cartolina.
na (foto 4). Per la medesima circostanza fu usato anche un annullo postale meccanico <<a targherta» illustrato con un'ancora ed una ruota di timone e furono editi 2nche un foglietto-erinnofilo con le uniformi degli Allievi in epoche differenti e curato dall'ANFE, un volumetto illustrativo dell'attività svolta e a cura dell'Accademia stessa ed un altro a cura dell'EPT di Livorno. Anche la Zecca celebrò l'avvenimento mediante la coniazione di una speciale moneta da 100 lire a corso legale. Dopo questo exploit è invece passato in sordina il Centenario della SCUOLA DI SANITÀ MILITARE di Firenze - istituita nel 1882 ma delineata nelle sue linee essenziali nel 1873, e ricca anch'essa di meriti e di benemerenze molteplici nel proprio specifico settore di attività (ma anche in occasione di gravi calami-
tà, ultima nel tempo l'alluvione provocata dalla piena dell'Arno che ne vide gli Allievi impegnati non solo nei servizi sanitari ma anche come manovali a spalare la melma dai preziosi volumi e codici della Biblioteca Nazionale) - d c01·dato soltanto da un annullo postale che ne reca l'emblema araldico (foto 5). Non mi risultano altre iniziative, salvo l'edizione di una cartolina - reperita in uno dei tanti «mercatini>> dell' antiquariato minore e del collezionismo - e il consueto, documentato articolo su «Rivista Militare». Ancor più in sord ina è trascorso anche il 50° Anniversario dell'ACCADEMIA AERO NAUTICA di Pozzuoli, fondata nel1923: essa è ricordata su un annullo postale dell'82, in occasione del giut·amenro degli AlLievi partecipanci al Corso «Aquila IV» e usato per il trasporto di un di-
• -
L
Foto 5: annullo postale Centenario Scuola di Sanità Militare.
.
Foto 6: annullo postale per il Giuramento degli Allievi del Corso «Aquila lV» Accademia Aeronautica, su ctlrtolina edita dalla A.M. 11 7
spaccio aereo da Pozzuoli a Pratica di Mare, e che presento su una cartolina édita dalla Aeronautica Militare su ideazione e realizzazione del <<X Gruppo Calotta Accademia>> (foto 6). Completamente ignorati, sul piano filatelico, il50° Anniversario della SCUOLA MILITARE ALPINA di Aosta - inaugurata nel1934e gli Anniversari di altre Scuole d' Arma e/o di Corpo, nonostante il ruolo di indubbia importanza e rilevanza cui esse assolvono nella formazio ne militare specifica (e civile e professionale) dei giovani.
Per le Accademie e Scuole Militari estere, evidenti ragioni di spazio (ma anche, in alcuni casi, per mancanza di documentazione dettagliata) mi limiterò semplicemente alla sola descrizione del materiale filatelico riprodotto. Prima di concludere mi si consenta una breve notazione: se sono imperscrutabili i criteri con cui le Poste italiane decidono il «soggetto» delle diverse emissioni filateliche e il «numero» dei francobolli che fanno parte di ogni serie- e le ... dimenticanze, gli squilibri, le inutilità sono sotto l'occhio di tutti - credo che molti Comandi Militari dovrebbero guardare alla filatella, e a ciò che obbiettivamente rappresenta e potrebbe rappresentare in questa società, con maggiore attenzione. Un annullo postale ed una cartolina celebrativi e magari anche una Mostra - non sono affatto una difficoltà insormontabile, e certameme i Circoli Filatelici sarebbero lieti (anche nelle città di «provincia» e non solo nei grandi capoluoghi) di offrire la propria collaborazione.
Gianni Martinelli 118
Belgio: 1984 -francobollo per t! Centenario della Reale Accademia Militare su cartolina-maximum che mostra la bandiera dell'Accademia col drappello della scorta (annullo postale l 0 giomo)
Brasile: 1961 -serie celebrativa per l'Accademia Militare «Agulhas Negras» nel 150° Annivenario di fondazione. l/francobollo da 2,50 mostra l'emblema araldico dell'Accademia, mentre quello da J,JO mostra il copricapo e la caratteristica sciabola degli Allievi. Ammllo postale 1° giomo di emissione.
1876 1976 ..,_
----·Co.-
Francia: 1981 -francobollo per il Centenario della Scuola
Militare di St. Maixent con annullo postale 1 ° giomo su cartolina ufficiale della Scuola.
serie celebrativa per il Centenario della Reale Accademia Militare, con annullo postale l 0 giorno. I francobolli rappresentano: * la scorta alla bandiera, co11 l'Arco del Ricordo sullo sfondo; * un allievo in divisa da parata d(lvanti al Palazzo Mackenzie, sede dell'Accademia. Nell'annullo postale e nella vignetta della busta il fregio araldico dell'Accademia. Canada: 1976 -
C l IINNEISi\tiO DE lA fUNI>AOON DEl H. COlEGIO MJUTAl
lffilTARY COLLEGE UI11 - 1SGI • \AU ~·u
Messico: 1973 - 150° Annivenario del Collegio Milittzre, su busta e con annullo 1° giomo. Il francobollo mostra rm Allievo in alta unifonne invemale, mentre nell'annullo e nel/n vignetta compare lo stemma araldico del Collegio.
150° Amzivenario dell'Accademia Militare su busta e con annullo 1° giorno. Nel francobollo, gli Allievi in parata. Rau, Egitto: 1962 -
OIAMONO JUBII.Ef
( 1\J'IHHUCA TAXVOPO M IIA OI'QT'H KM (P-' KYK.A OOOI'IA.l
fiRST DAY OF ISSUE
Filippine: 1980 - serie celebrativa per il 1.50° Anniversario dell'Accademia Militare, su busta e con annullo postale 1° giorno. I /rancoboili mostrano le rwifomti degli Allievi e lo stemma araldico dell'Accademia (quest'ultimo appare anche nella vignetta della busta). Nell'annullo compare il caratteristico kepy piumato dell'unifomte da parata.
serie celebrativa per il 150° Annivenario della Scuola Militare su busta con annullo 1° giorno. I francobolli mostrano, rispettivamente: * 1,50: la prima sede della Scuola e un Allievo nell'uniforme d'epoca; * 2: l'emblema araldico della Scuola; * 10: la sede attuale ad Atene e un Allievo nell'unijom1e attuale.
Grecia: 1978 -
119
GIOCHI DI GUERRA
G~OCH~ D~ GUERR GULF STRIKE- IL GOLFO
PERSICO BRUCIA Anche le simulazioni sbagliano, specialmente quando prevedono o tentano di prevedere il fulllto. cGulf Strike», pubbucata all'inizio del 1983 ed ambientata nel maggio 1985, ha delineato una situazione strategica che. fortunatamente, non si è avverata. 1..-1 situazione base del tema esaminato è la seguente. L'Iran ha sconfino l' lrak neUa Guerra del Golfo e la j ihad diJaga per ruuo il Golfo Persico, coLnvolgendo anche gli Emirati c l'Arabia Saudita. Gli Srari Uniti, che non possono toiJerarc una destabilizzazione co ì radicaJe deiJa regione intervengono e provocano la reazione dell'Unione Sovietica. Si giunge così ad un confronto direno fra le due potenze planetarie. Stabilita la falsità, ad oggi, dello scenario, si deve ritenere comunque che i problemi siano di notevole interesse, perché. anche se ormai sembra che la guerra lran-lrak sia in una po izione di smJJo da cui sarà dlf. ficile uscire senza compromessi pourici, l'a rea del Golfo Persico e del Medio Oriente resta un:1 delle più tormen tate cd instabili c, d:uo il suo interesse vitale per ruuo l'Occidente, una di quelle in cui un eventuale conflitto locale potrebbe portare ad uno scontro fra superpotenze. La simulazione è una delle poche simulazioni ctrifibic» ambienrate in epoca contemporanea disponibili, c, probabilmente, l'unica che tratti a fondo i problemi di cune c tre le componenti (terrestre, aerea e navale) delle Forze Armate. 1..-1 meccanica, date le premesse, si pone fra quelle a livelJo di difficoltà più elevato. cd è consigliabile iniziare l'apprendimento della simulazione introducendo solo una componente per \'Olt:l (1:1 prima partita giocata solo con aerei. la seconda con aerei c forze navali. la terza con ruue le forze armate), anche se. ovviamente, in qucs10 modo non si conserverà più il bilanciamento degH scenari. Un aJtro consiglio è. una volta che si sia caddestratO» un primo gruppo di giocatori esperri, di intro· durre i novellini giocando non scmpHccmentc tra due giocatori ma fra due squadre in cui i vari giocatori a\•ran no compiri ben definiti c li mimi. l pezzi per la simuJazione rappresentano quad riglie di aerei. singole unità navali o
120
Land, Air an d Se a Combat in the Persian Gulf _J)
r
unità terrestri a livello Brigata/Divisione. Sono forojte poi due diverse mappe. 1..-1 prima copre l' area eli intervento Strategico, daJI'lsola di Diego &.lrcia :1i confini deJJ'Unione Sovietic-.t e d:~ll' Eg i tto al Golfo
del Bengala. La seconda riproduce, Ln scaJa d ieci volte maggiore. quella che è ritenuta la zona cririca del conilino, cioè praticamente rorto il territorio persiano. Naturalmente le regole per operare sulle due map-
t
GIOCJll DI GUERRA ,,,~
G~OCH~ D~ pe sono differenti, ma le variazioni sono logiche e non presentano ambiguità. In questa simulazione sono rappresentati praticamente rutti i cipi di aerei che si può prevedere operino in un conflitto della zona considerata, da i MiG 23 ai Galaxy e agli Hercules, mentre le navi sono indicate solo per classe. Le forze terrestri sono suddivise in base alJ'addesua mento, dalle Divisioni superaddestrate deUa Rapid Dcploymenr Force USA ai pasdaran iraniani. Ovviamente le unità terrestri subiscono un ' ulteriore suddivisione in base all'equipaggiamento (unità corazzate, meccaninate, di fa nte ria) con una casistica estremamente dettagliata, e quindi con caratteristiche ben definite per ogni cipo di unità. Un punto fondamentale, e talvolta tra· scurato neUe simulazioni Strategiche, è l' imponanza dello schieramento delle unità terrestri nel combattimento. Le unità possono assumere schieramenti diversi, che vanno da c:rrasferimento• (massima mobilità, scarsa capacità di difesa, ed artacco) e cartaceo organizzato• (poca mobilità, buona capacità di difesa ed attacco) a cdifesa ad oltranza. (mobilità e capacità di attacco nulle, ottima capacità di difesa). Influiscono sul combartimcnto il terreno ed illiveUo di addesrramento delle truppe. È simulato in modo decisame nte realistico il flusso logistico. l rifornimenti, che devono essere cspesi• per rurta una serie d i azioni, che vanno dal movimento d i un'u nità alla ricostru zione di una squadriglia di aerei, hanno notevole influ enza sui risuJraci finali deUa simulazione e sono legati aUa capacità di mantene re il conrroUo daUe linee di alimentazione tatcico-logisrica. Tali linee sono maorenute per mezzo di cdeposici,. che possono svolgere due funzioni: o agiscono come crelay• fra le fonti di rifornimento e le unità combattenti. o funzionano come criserve» per le unità combattenci stesse, ed in questo caso possono fornire una quantità limitata di rifornimenti prima di essere eliminaci dal gioco. Si può ritenere che cGulf Strike• rappresenti quanto di più realistico sia in commercio per simulare i problemi strategici connessi con la guerra moderna, e fornire una visione più chiara degli scopi generali delle azioni belliche, scopi che talvolta possono sfuggire nel caso che si fissino troppo gli occhi sui singoli atti tatdci.
UERR
Sopra. Esempi di pezzi di Gulf Strike. Dall'alto a sinistra: FJ5 iraniano (faccia e retro): F15 statunitense (/accia e retro): i MiG 23 ((àCCia e retro); 8 52 ((aCCia e retro); portaerei nucleare uatunitense (faccia e retro); sommergibile convenzionale sovietico (faccia e retro), Divisione corazzala iraniana; battaglione di Rangers statunite1ui, Divisione corazzata sovietica.
Sorto. Un momento di uno scenario. Mentre l 'Etiopia sia invadendo la Somalia, le forze navali statunitensi e sovietiche si confrontano davanti al Corno d'Africa.
121
Momenti ed aspetti della vita di 122
LES UNIFORMES DU 1·· EMPIRE Les Troupes Franc o-Ita.lienne, 6. -
Q
Cava lene Pié mom:aise (Dragon)- 1799
uinro Cenni nacque ad Imola il 20 marzo 1845, giorno di Pasqua: era il quinto figlio del Don. Amonio Cenni di Casola Valsenio, in provincia di Imola, e di Maria Sangiorgi di Faenza. La famiglia Cenni era però di origine toscana ed anzi un Cenni si trova, quale cugino paterno, nell'albero genealogico di Dante Alighieri. D piccolo Cenni era di lineamenti assai deLicati, molto chiaro di carnagione, con capelli ricciuti di un biondo rossiccio: fu messo, stranamente, in un asilo femminile e per il suo aspetto qualcuno lo chiamava addirittura la <<Quintina». Dopo l'asilo, egli andò a scuola da un certo Don Topi, che dava lezione nella sua stessa camera da leno, e qui imparò a leggere ed a scrivere, poi passò ad una scuola più regolare, tenuta dal maestro Galvani, sita nell'antico palazzo di Caterina Sforza io Via del Corso. Il maesrro Galvani era un inseg:1ante alquanto severo che usava spesso il castigo del-
la cosiddetta <<benda» che anche il Cenni, considerato uno scolaro piuttosto turbolento, dovette portare rimanendo iogioocchiato per mezz'ora nel centro della scuola. La benda era di carta e recava la scritta in nero «asino», si merreva sugll occhi ed era un castigo molto umilian te per chi doveva portarla. Il terribile te rremoto del giugno 1855 interruppe i suoi srudi; non solo, ma una vera disgrazia venne a colpire la (amiglia Cenni: nel dicembre 1856 il pad1·e, mentre di sera giocava alla «tombola» con i congiunti ed alcuni amici, fu colto da un improvviso malore e cadde addosso proprio al figlio Quinro; visse ancora otto giorni e morì il 13 dicembre all'età di cinquantotto anni. La famiglia Cenni si trasferl allora a Bologna dove Quinto frequentò prima la scuola dei Barnabiti, poi passò alla Scuola di Belle Arti nell'Istituto di S. Vincenzo, ciò avvenne nella primavera del 1858 quando gli avvenimenti politici cominciavano ormai a maturare.
LES UN IFORME$ DU l" EMPIRE L es Troupes Franco-Italiennes 4. - Lègion ha lique - 1799 Chasseur à cl1eval
Qui ebbe a maestri prima il Prof. Angiolini, poi il Prof. Muzzi, poi il Prof. Manfredi n i ed, infine, il Prof. Aureli il q uale anno· ra nel suo registro: «Cenni Q uinto: allievo poco volenteroso e con nessuna disposizione». Per forza : Cenni di o rnato e simili si interessava ben poco, cominuava invece a disegnare, come egli stesso poi scrisse, «soldati e battaglie, francesi ed austriaci, guardie nazionali e soldari piemonresi, ma q uesti ultimi ancora pochi perché non ne conoscevo ancora bene le un iformi». Nel 1862, d urame un pranzo in casa del Prof. Baruzzi, anch'egli romagnolo, al quale e ra sraro presenrato dal Come Bianconcini che si può dire fu il suo primo mecenare, il Cenni fu invirato dai commensali a dare un saggio della sua bravura e gli venne assegnare come soggetto «La Presa d i Perugia» avvenuta l'anno precedente. Quando il disegno fu completato ottenne un coro dilodi e si decise d'inviarlo all' Amministrazione Comunale di Imola onde ot-
123
123' Série Tom~ V I C ha p XXX
LES UN IFO RMES DU 1· EMPIRE Les Troupes Fran co-Italiennes (su11e)
21. - Dragons d'Etrune - T ro mpeues Grande te nu e ( 1806 ~ 1807 )- T enue de ma rche ( 1807 ~ 1 808)
renemc l'appoggio per la furura carriera del giovane artista. Ecco il resto della lenera che accompagnava il disegno: «Quinro Cenni del fu Dou. Antonio di qucsra Città, ora dimorante a Bologna, si pcrmeu c d i offrire all'on.le Giunra Mu nic ipale un saggio d a esso eseguito a pen na, rappresentante un episodio de lla Guerra d'Italia, in cui questa classica terra mostrò al mondo come non fossero venute meno nei suoi figli quelle sublimi virtù che valsero un giorno a renderla Regina delle 1azioni. L'umile supplicante sente in sé l'istinto di coltivare le Belle Arti , ma rimasco orfano di
124
padre e privo di mezzi, non può supplire alle spese che occorrono per intraprendere un regolare corso di studi cd approfondirsi bene nell'arte: si rivolge, quindi, pieno di fiducia, alla somma bo ntà c generos ità della onorevole rapprese ntanza della sun terra naria, onde ottenere una qualche sovvenzione annua che si suole nccordarc con lodevole divisamento in consimili incomri, onde con essa possa il perente essere in grado di conseguire l'onorevole scopo.. Che della grazia esprime fin d'ora il più grato animo, ccc.». Questa le nera pe rvenne ali ' Amministrazione Comunale d i Imola ]'8 marzo 1862, fu
esaminata dal Consiglio solo il 24 novembre successivo: risultato, al Cenni venne concesso un sussidio di lire 10 mensili. Dal l862 al 1867 il Cenni frequentò l' Accademia di Belle Atri di Bologna con vero zelo c sopratrmto con notevoli sacrifici. Monagli anche la madre, il 7 novembre 1867 egli offrì al Comune di l mola una sua scena acquerellata rappresentante: «La rumulnionc del Generale Inglese Moore, dopo la bauaglia di La Coruna in !spagna» (1808), richiedendo per le sue «strettezze domestiche» ancora un valido aiuro. Ma il Consiglio Comunale, pur apprezzando le indubbie dori del richiedente, nella sedum dell'H dicembre 1867 respinse l'istanza. 11 Cenni allora, convinto oramai di poter contare solo su se stesso, si decise al gran passo e si trasferì a Milano, dove, com'è noto, si affermò ben presto prima nella grafica e figurin istica storico-militare e poi in quella solo militare in cui doveva eccellere. Della forza d'animo, della costanza e soprammo della generosa passione di qucsro italiano è chiara e perenne testimonianza, a parre le altre sue opere, la rivista <ùllusrrazionc Militare Imliana», da lui direna dal 1887 al 1897. Fu un alternarsi di soddisfazioni c di amarezze, di illusionj e d i delusioni, di gioie e di dolori, di cui egli solo volle e seppe sopporrare fino all'ultimo il peso, ben sapendo, forse, che i posteri a\•rcbbcro lodato ed ammirato in lui quanro ben pochi dei suoi contemporanei seppero o vollero comprendere. l'«illuscrazione Militare Italiana» iniziò le sue pubblicazioni, quale periodico quindicinale, il l >gennaio 1887, con i tipi della Casa Editrice Antonio Vallnrdi di Milano e con Direttore il Cenni: il prezzo di un fascicolo era di centesimi 30. L'articolo di presentazione del primo numero iniziava, sotto il tirolo «li nostro programm:m, con queste parole: «il programma dell"'lllustrazione Italiana" è semplicissimo. Fare, cioè, tutto quel meglio che dal concorso gentile del pubblico le verrà consentito ad onore dell'Esercito e della Marina ed n ricordo delle nostre tradizioni militari. Con questo sarebbe detto tutto, ma, poiché non pochi ameranno una più chiara spiegazione dei nostri intendimenti, così aggiungeremo che è in noi l'intenzione di dare il maggior lustro possibile alle nostre tradizioni militari con un gran quadro di composizione in ogni numero c che terremo dietro alle attualità italiane c straniere». Programma assai impegnativo <.-d anraenrc che il Cenni affrontava con entusiasmo e con fede: in principio, data anche la piena novità d i una simile pubblicazione, il periodico trovò soddisfacenti ed incoraggianti accogl ienze, pitt da parte dci borghesi però che dci militari . Così il numero del l 0 gennaio 1890 sotto il titolo <<Programma» recava quanto segue: «Entrando nel suo quarto anno di vira l''' Illustrazione Militare Italiana" ha il piacere di mostrarsi a' suoi gentili abbonati e lettori nrricchita di un numero di più al mese. Cominc iando da questo numero essa sortirà in-
variabilmente il l" , il l Ocd il 20 di ogni mese c porrà così concedere un maggior posto ai sempre più 11umcrosi c gentili suoi collaboratori letterari». Ma nello stesso numero e precisamente nella rubrica <<11 furiere portalettere», nella risposta ad un abbonato dj Firenze si comi n· eia a notare una punta di amarezza dove il Cenni scrive: <<Ma la fredda accoglienza che l'arma di Cavalleria, salvo pochissime cd onorarissimc eccezioni . ha fatto al nost ro numero-ricordo di Montebello ci dissuade di tenmrne altre di simili>>. Poi nel numero del 20 dicembre 1890 cc· co uscire all'improvviso c dcltmto imprevisto questo «Avviso imponamissimo»: «Col l 0 del prossimo anno 1891 !"'Illustrazione Militare Italiana" emra nel suo V anno d i vit:~ c vi entra a viso apeno ed u bandiera spiegata sapendo di sostenere una causa ca· ra a quanti amano di cuore l'Esercito c sapendo pure di non aver mai mancato sinora agli impegni presi. Pure col 1° del prossimo anno 1891 l'onorevole Ditta A. Vallnrdi si ritira amichevolmente dalla gestione di questo giornale, la quale viene cosl assuma unicamcnre da l suo fondarorc c dircllorc. il sonoscrino. Per conseguenza gli abbonamenti, i reclami, t:~.• che in passato erano diretti alla Dina A. Vallardi suddeua, dovranno essere rivolt i d'ora in poi al Sig. Quinto Cenni, Milano, Solfer ino 7, il quale si farà un dovere preciso di rispondere con sollecitudine a tu ne le ri· chieste». Dovene essere per il Cemti un momento di grande amarezza c di sconforro, ma le pa· role <ca viso :~peno ed a bandiera spiegata>> denotano chiaramente come egli volesse con· tinuare imperterrito nella via intrapresa quat· tro anni prima. Nel fascicolo del l 0 gennaio 1891 (stampato dalla Tipografia degli Operai - Società cooperativa, Corso Vittorio Emanuele 12-16) sono il tirolo «Per il 1891» viene ribadito: «Eccoci dunque al V anno della nostra labo· riosa e dispendiosa vira! Se d iamo uno sguardo al passaro non ci sembra di aver farro tan· to poco specialmente dovuto riguardo all'e· siguirà dei mezzi posti a nostra disposizione. Certo si poteva (are di piì:1 , ma occorreva in tal caso essere maggiormenre aiutati di quello che lo fummo c lo siamo! Ad ogru mo· do qua t l ro anni di vita non sono pochi c po· tranno arrestare, per lo meno, della serietà delle simpatie che abbiamo avuto la forrun:~ d'incontrare>>. Nel numero del l 0 maggio 1891 si legge un articolo dal titolo <<La prima Rivista Mi· litare mensile a Milano» a firma del Cenni ed il cui inizio è piutrosto ironico c sinto· marico: «R ingraziamo anzitu tto il Comando di questa divisione militare che si è ricordato esservi a Milano un'"lllustrazio nc Milj. rare" c le ha concesso un posro distinro in qucsra circostanza». Nel successivo numero del l 0 giugno del· lo stesso anno ecco il primo, comprensibile, inevitabile, umano sf~o, senza mezzi termini, infaui con il titolo <<Quamo parole sincere ai nostri sienori !errori ed abbonat i» il
n
123' Série Tom~
VI
Chap. XXX
LES UNIFORMES DU l" EMPIRE Les Troupes Franco-Italiennes (s uite) 22 . - Dragons d 'Etrurie (futurs dragons T osciìm) En campagne d a ns l'a rmee fra nçaisc {1807-1808)
Cenni così scrive tra l'altro: <<L'"Illustrazione Militare ltaliana" è il primo giornale del genere che si è stampato c conta già quauro anni c mezzo di vira passata attraverso stenti c fatiche, senza procurar e al suo fondatore alcun compenso, anzi procurandogli danni assai assai. Non si vorrà essergli adunque un po' grati di questa sua perseveranza che ri· danda infine a rutto onore dell'esercito? Si dovrà dunque dire d 1e l' esercito non cura il proprio interesse mo rale dal momento che lascia in abbandono un giornale che a lui è interamente dedicato?». E più o ltre aggiunge: <<E basta: sapevamo che fondando l"'lllustrazione Milirare ha·
liana" dapprima c prendendone interamente su di noi la gestione poi, saremmo andati incontro a gravissimi sacrifici c perciò non ci lagneremo tanto di ciò che è, infine l'cf. fetto della nostra volontà medesima. Ma per tagliare corto preghiamo di voler essere tanto buoni di dare un'occhiata alle nostre condizioni di abbonamento, ccc., ecc.». Nel1892 il giornale cambia t ipografia, lo stampa ora la Ditra Ogliani & C.: pur rico rrendo ai cosiddetti <<Supplementi mensili», salvo un leggero miglio ramento iniziale, la siruazione non cambia dj molto. n 15 maggio 1895 in una risposta ad un abbonato di Palermo leggiamo <<La "Festa
125
l 26
deU'Aniglieria" andrà benissimo perché voluta dal ministro della guerra, com 'è andato malissimo il numero unico "Artiglieria ita· liana" al quale Sua Eccellenza non si è pun· to interessato. Così pure va male la "Campagna del 1859" alla quale il ministro stesso ha voluto rimanere completameme estraneo e così ogni nltra iniziativa privata che non ouenga un appoggio dall'alto. Lo spirito di corpo nell'Esercito è una fiam ma semi spenta che dà bensì di tratto in tra tto qualche sprazzo vivace di luce ma che è des ti nato esso pure a scomparire se ministro e comandami di rruppa non pensano seriamente ad appoggiare chi vorrebbe pur ad ogni costo mamencrlo in vita. La splendida (?) teoria de l "non far pressioni" e del "non crear precedenti" sarà la sua morte». Parole alquamo amare, specie per queU'e· poca, ma che denotano in pieno lo sconfor· to di un animo nobile c di un cuore genero· so come quelli del Cenni. Nel1896 per il periodico viene renrato un nuovo espediente. quello cioè di farlo usci· re una volta alla serrimàna al ternando numeri di 8 pagine a numeri di 4 pagine, in modo da pubblicare in un anno 26 fascicoli acl 8 pagine e 26 a -l pagine per un to tale d i 52 numeri, ma anche questo sistema non risolve le diificoltà sempre più gravi. 11 15 luglio dello stesso anno, risponden· do ad un abbonato d i Perugia a proposito delia pubblicazione «Ricordo de i Bersaglie· ri in Africa», il Cenni dic hiara: «Questo si è dovuto a ben poca cosa perché 2 reggimenti non hanno voluto portare alcun appoggio, nulla, nulla affarro e perché alrri due l'hanno dato più che insignificante». Del resto in precedenza, nel pubblicare un articolo sul reggimento artiglieria a cavallo, le famose «Voloire», aveva tenuto a puntualizzare che lo faceva perché il reggimento era rroppo famoso ma che se avesse dovuto dare retta al suo impulso non l'avrebbe farro in quanto il reggimento sresso non si era mai voluto abbonare al suo periodico! Infine, rispondendo nel numero del 15 or· robre 1896 ad un maggiore di Genova .scriveva con ironia non molto scherzosa «Grazie per nuovi proscliri e buoni consigli, ma per seguirli appieno occorrono più sold i che ... capelli e noi abbiamo disgraziatamente più capelli che ... soldi!». Poi con il 1897 il sipario si chiude definì· rivamen te: la gloriosa «illustrazione Milita· re Italiana», dopo 10 anni di vita, è cosrret· ra a r ipiegare la sua bandiera, ma le sue ca m· pagne di stampa. i suoi articoli, Je sue rievo· cazioni swriche e, soprattutto, le sue mirabili tavole ed i suoi efficacissimi figurini racchiusi nelle annate di alcune biblioteche e nelle raccolte di collezionisti sono una fonte unica ed inesauribiJe per la sroria milita· re ma in particolare per la figurinist ica militare e l'uniformologia. Passarono gli anni ed il Cenni continuò nella sua opera infaticabile ed appassionata che ebbe sì momenri di soddisfazione mora· le ed anche materiale roa che in effetti non fu mai scevra di amarezze e d i incompren· stonJ vane.
123· Série Teme V I C<>.o p. X XV III
LES UNI FORMES DU l" EMPIRE L es Troupes Franco-Italiennes (su 11e) 19. - lnfa ntHie d u dé pa rte me n t du Ta ro (ex- d uché de Parme ) - 1808
Ne riporto qui alcune chiare prove per dimost rare appun to quale fosse la forza d'animo del Cenni che seppe fi no all'ultimo esse· re non solo u n ottimo Italiano ma anche un uomo che affrontò la vira con la virtù dei ma· gnanimi. Il 17 settembre 1908, scrivendo al Colon· nello dei granatieri Lingua G iuseppe di T o· r ino dalla sua abitazione di Corso di Porta Nuova n. 9, così concludeva: «Il fatto è, Egregio Colonnello, che in Italia non soffia buon vento per me e già da oltre 12 anni tut· to mi va a rovescio. Guai a me se materialme nte e moralme nte non mi sorreggessero la srima grande che si fa nell'opera mia al-
l'Estero ed i lavori che ne sono la conseguenza>>. Il 22 aprile 1916 scrive dalla sua nuova abitazione di Via Settala n. 51 all'amico Avv. Costante Giraud di Torino, che poi fu uno dei compilatori deU'«Encidopedia Militare»: «lo ebbi, sì, la di Lei cartolina col suo ritratto ma non risposi perché per fa do aspettavo di poterLe dare di giorno in giorno la notizia d i una mia pu bblicazione sulla guerra ma le difficoltà del momento mandaro no a mon· te, dopo un via vai di alcuni mesi, il magni· fico progetto>>. Negli ult imi suoi an ni Cenni aveva va· gheggiato di compilare e di illus trare di sua
127
123· Serie T omc VI
Chap XX X
LES UNIFO RM ES DU l" EMPIRE Les Troupes Franco-Italien.n es (suue) 20. -
Cavalerie du déparrement du Taro (ex-duché de Parme) - 1808
mano una «Storia militare degli anlichi Stati d'Italia» che però potè appena iniziare. Riti r:ltosi durante la prima guerra mondiale da Milano a Carnate, paese della Brianza, vi morl il l3 agosto 1917, auspicando la vittoria dcUa Patria da lui tanto amat:t. Venti minuti prima del decesso aveva terminato di eseguire un gru ppo di figurini militari commissionatigli dal Dr. Gustavo dc Riddcr di Parigi. Uno dci primi alJ'estero ad avvalersi dell'opera dcl Cenni fu il comandante E. L. Bucquoy per il suo libro <<Le Guardie d'Onore del Primo Impero» pubblicato nel 1908, c precisamente per la pane che riguarda le
128
Guardie d'Onore del Reame d' Italia: in tale libro il Bucquoy a proposito dd Cenni scrive che «si è faHa una rinoman:r.n nella riproduzione delle uniformi italiane». Poi tra il 19 12 ed il 19 L3 Cenni esegue per la famosa raccolta di figurini ed iti dallo stesso Bucquoy con il titolo «Le un iformi del P rimo Impero» vari soggetti delle s~.:ric n. 121 c 123 dedicate :1 «Le Truppe Francoltalianc». Il Bucquo>• nel suo ben noto libi'O «Breviario del collezionista di uniformi», edito nel 1953, scriverà poi che il Cenni aveva ai primi dcl l 900 «preso la Lesta della documcn· tazione delle uniformi nel suo paese», rico-
noscendo così in pieno il primato del Cenni. Tra i numerosi studiosi e coUezionisti esreci che si avvalsero della collaborazione del Cenni vanno qui ricordati il Sig. A. Millm di Parigi per cui il <i:enni esegul 560 tavole con circa 3000 figure riguardanti l'Esercito italiano dal 1861 al 190 l nonché altre 302 ravole con J 545 rigurc relative agli Eserciti Piemontese, Parmense, Modenese, Toscano, Pontificio e di S. 1\Jarino Volontari per l'Indipendenza d'Italia c Truppe dei Governi Provvisori; il Sig. M.J\. Lioterman di Bruxelles che gli richiese circa 1000 figurini di vari eserciti europei c d'oltremare; il Dr. Whinkhuizcn dell' J\ja per cui il Cenni eseguì 105 figurini di uniformi dell'Esercito del Ducaro di Modena, una sroria miJirare illustrata negli avvenimenti e nelle uniformi della RepubbHca di Genova cd uniformi di Murat, varie irali:mc, mcssicane c di volontari gari baldini per un complesso di 715 figurini; infii1e il già citato Sig. Gustavo de Ridder di Parigi che ebbe dal Cenni ben 2300 figurini relativi ad uniformi dci Ducati di Parma, di Modena, di Lucca c dci GranducatO di Toscan:t. Ora se si tiene presente che lo stesso Cenni in un fascicolo della sua «Illustrazione Militare Italiana» del 1891 ebbe a scrivere che aveva già eseguito circa 20.000 figurini rytilitari di wrrc le Nazioni c di ogni epoca e si aggiungono tutti i predetti figurini eseguiti su ordinazione estera, si può avere una chiara idea di quella che è stata, a parte le varie pubblicazioni, l'enorme mole di lavoro eseguito dall'arrisra imolr.:se. A proposito del Sig_ de Ridder, si trarra di un grande collezionista francese cht: il Bucquoy nel citato suo «Breviario>> definisce un «meccnatc dcll'uniformologia, altrettanto erudito che generoso>>. Egli morì nel dicembre 1945, c lasciò la sua grande raccolta di libri e di stampe al Gabinetto delle Stampe della Biblioteca Nazionale di Parigi e l'altra altrettanto importame di soldatini di sragno, al Museo dell' J\rmara pure di Parigi. Al Gabinetto delle Stampe si trova appunto l'ultima tavola eseguita dal Cenni per il de Riddcr. La vira e l'opera di Quinto Cenni, anche se ancora non riporrare in molte enciclopedie e dizionari come succede assai spesso ed in particolare in ltalia per coloro che vissero in modestia c semplicità, sono ora risco· pcrtc c rivalorizzate, per cui qualcuno vanta la <<Scopert:l» del «Codice Cenni!». Noi del «Centro Internazionale di Uniformologia» di Roma, che fin dal maggio J 956 di qucsra rivalurazionc siamo srati con \'ari anicoli e mosrrc i precursori se non i promotori c che in panicolarc rracmmo dai sotterranei del Museo di Castel Sant'Angelo per degnamente esporli al pubblico alcuni rra i più imporranti album dci figurini del Cenni, ne siamo veramente lieti e confidiamo che.: si conrinui a seguire c possibilmente a sviluppare quanto egli, padre spiriLUalc della nostra uniformologi:t, ha saputo e voluto insegnare a noi tutti. Alessandro Gasparincu i
::;
o o o_.
o
o::> ... "'
TI Risorgimento Italiano rivive attraverso le uniformi di coloro che ne furono protagonisti in un grande volume di 3 71 pagine con 287 tavole a colori, rilegato e inserito in un elegante cofanetto
... una mostra che si può vantare di aver collaudato personslitiJ di questa altezza è certamente una mostra che, sul piano critico e artistico, supera i limiti di una manifestazione civica e arriva a quei livelli superiori in cui non solo scompaiono i gradi ma anche le divise e ci sentiamo tutti vicini, come uomini. Camillo Semenzato
La proposta di allestire una mostra d'arte con opere eseguite da militari in servizio e in congedo dell'Artiglieria conrroaerei dell'Esercito suscitò inizialmente qualche perplessità, non per preconcetta diffidenza nei confronti delle Forze Armate, ma per una comprensibile, e per certi aspetd giustificata, sorpresa di fronte ad una richiesta del tutto insolita, ancorché stimolante. Nel campo delle arti figurative e della critica d'arte infatri non si è mai posta sufficic:n-
A si nistra.
Giouan/rancesco Gonzaga. Ricordo di t/Ila parola, 60 x 80 (collezione priv:Ha). Sotto. Giovt~~ifrancesco
Gonzaga. La11cieri sulla costa, 110 x 55, olio su tela.
te attenzione alle connessioni esistenti da sempre tra il mondo dell'arte e un ambiente particolare, atipico qual'è quello militare. Eppure, l'amore per la cultu1·a e l' interesse per le arti figurative non sono nuovi per l'istituzione militare che da sempre, nella storia dell'arte, ha offerto spunti, personaggi e tematiche altamente significativi sotto il profilo estetico, tanto per l' arte antica che per l'evo intermedio e moderno. La tradizione artistica nazionale è ricca di esempi che vanno da Mantegna a Paolo Uccello, da Michelangelo a Leonardo (che profuse impegno e mirabile inventiva nel concepire ed iJJustl·are macchine e strumenti bellici), per giungere poi, in tempi a noi più vicini ai Macchiaioli, quasi rutti dixettamente partecipi delle vicende risorgimentali, per altro così nobilmente evocate
dall'arte del Fattori. È inoltre daricordare la varia e suggestiva galleria di bozzetti di vita militare di Quinto Cenni, alla quale la «Rivista Militare» ha dedicato articoli ed interi libri presentando il suo «Codice», che costituisce un'opera di ricerca storico-documentaria raffigurante le uniformi nei minimi dettagli, quasi fossero frammenti di un mosaico che consente di ricostruire il mondo militare nella sua interezza e nella sua peculiarità. I legami tra artisti e mondo militare si sono consolidati anche durante il primo conflitto mondiale. Dal 1915 al '18, infatti, un gran numero d i artisti si conobbe e si frequentò durante il servizio militare: Sav inio, Soffici, Morandi, De Pisis e i due giovani di leva De Chirico e Carrà che a Ferrara segnarono una tappa fondamentale nella vicenda metafisica. Un discorso a parte, ben più approfondito anche per i risvolti ideologici, merita il movimento futurista che coinvolse quasi tutti gli adepti nelle vicende belliche, ad iniziare dal sottotenente Filippo Tommaso Marinetti, al Sant'Elia, pex finire all' artigliere Umberto Boccioni deceduto durante l'addestramento al pezzo, a soli 33 anni, dopo aver garbatamen-
131
te rifiutato un posto in ufficio per vivere ed operare ... in batteria. Nel primo dopoguerra e nel ventennio fascista, le conquiste coloniali e le vicende di guerra venivano illustrate dalle tavole di Beltrame, Pi':.an\ ed a\tt\·, tant~ ~he nella ?t\mavera del 1942, in pieno conflitto, l'Ufficio Propaganda dello Stato Maggiore dell'Esercito organizzò una «Prima Mostra degli Artisti Italiani in armi» allestendola nel Palazzo delle Esposizioni a Roma. Dopo circa un quarto di secolo, nel1965 , sempre a Roma, nei locali del Circolo Ufficiali delle Forze Armate ebbe luogo la Rassegna di arte figurativa contemporanea e retrospettiva «Il soldato italiano». Da quel momento, cominciarono a proliferare un po' dovunque, nei reparti dell'Esercito, mostre e rassegne d 'arte, ancorché modeste, dirette soprattutto ad impiegare proficuamente il tempo libero dei giovani di leva e anticipando cosl di molti anni, l'odierno contenuto delle «Norme di principio sulla disciplina militare» (leg132
ge 382/79) laddove si stabilisce che <<lo Stato promuove l'elevamento culturale ... » dei militari. Ed è in questo contesto che si inserisce la Mostra d'arte dell'Artiglieria controaerei dell'Esercito che per d'J.tata ~~.dic.\ edh.\o~\\, l\..,e.llo (),\l.alitativo e numero dei partecipanti, dimostra che le Forze Armate, radicare nello spirito della società d'oggi, sono consapevoli che il servizio militare debba essere una palestra formativa anche in senso culturale. La Mostra, iniziata nel1972, siri-
Su non poche presenze incluse nells rsssegns è suspicsbile, snche in svvenire un'sttenzione non csducs ds psrte di qusnti recano alle srti un preciso interesse. L'esposizione si affrsncs nel se· gno dells quslità e del prestigio. E un riconoscimento che vs tributsto sll'impegno degli espositori. Carlo Munari
Domenico Esposito. Quel giomo i pesc(ltori, 70 x 50, o Uo su tela, 1984.
pete con cadenza annuale e riunisce, in sezioni che abbracciano l'intero secrore delle arti figurative (pittura, disegno e grafica, scultura e artigianato artistico, fotografia), opere dei militari di ogni ordine e grado in servizio nella specialità controaerei. Le prime edizioni ebbero un avvio invero assai modesto: ridotta partecipazione, scarsissime pretese artistiche e riunioni organizzate nelle caserme esponendo le opere nei corridoi, nelle sale convegno, nelle palestre. Poi, man mano che l'iniziativa diventava sempre più interessante, valida e seguita dal personale, si ventilò l'idea di coinvolgere anche la società civile. Fu cosl che nel1981, alla sua decima edizione, la mostra venne allestita nella prestigiosa Villa Simes-
Giovanfmncesco Gom:agfl. Le sco/te di Savoia (Campagna di Russia). TI leggendario reparto in cui l'Autore ebbe 1111 inizio di congelamento agli arti inferiori, 110 x 110, olio su tela.
Contarini di Piazzola sul Brenta con notevole successo di critica e eli pubblico; l'anno successivo ebbe luogo a Mantova, a Palazzo Te; nel 1983 a Fenara, nel Castello estense, con simbolici richiami a due soldati artisti di eccezione che iv i vissero la loro stagione artistica più bella: Giorgio De Chirico e Cado Carrà; nel 1984 vi fu un lieto ritorno a Villa Contarini; l'anno dopo si espose alla Loggetta Lombardesca di Ravenna e nel1986 di nuovo a Ferrara, alla Chiesa di San Romano. La presenza di quest'anno al Museo Civico degli Eremitani, a contatto quasi «fisico» di Giotto e Mantegna, ha costituito per l'Artiglieria controaerei, nel25° anniversario della sua costituzione, un punto di arrivo ed un legittimo motivo di orgoglio. La 16 9 edizione ha riunito, insieme a militari in set·vizio, i vincitori delle passate edizioni e quelli che appartennero alla specialità negli anni Cinquanta e Sessanta; tra questi ultimi meritano particolare menzione Valverde, Schifano, Sartorie Zanellati. Tra i vincitori delle precedenti edizioni vanno ricordati gli scultori Vanni, Aloisi e Cavina; i pittori Lazzari, Mazza, Ochs, Verani , Cappelli, Buso; l grafici Baldacci e Guidetti. Al padrino dell a manifesta zione, Giovanfrancesco Gonzaga, è stato dedicato un «omaggio» di Giorgio Segato a riconoscimento del suo passato di eroico soldato nella campagna di Russia e per la sua predilezione per le tematiche nlilitari. La Commissione artistica, come nelle passate edizioni, si è avvalsa di nomi di alto prestigio tra i quali ricordiamo, oltre il già citato Giorgio Segato, Carlo Munari per la pittura, Silvana Weiller Romanin Jacur per il disegno e la grafica, Fulvio Roiter per la fotografiJ . Il titolo che si è voluto dare alla Mostra, <<Artisti
milita d e Militari artisti», e l'alternarsi di nomi con il grado oppure senza, hanno creato un felice connubio tra coloro che tuttora vivono ed operano nell'Artiglieria controaerei e quanti vi passarono in anni recenti o remoti, hanno sottolineato l'intercambiabilità dei termini artisti e militari per nulla antitetici ed evidenziato una sintesi artistica ed umana tra militari ed ex militari, congiunti da uno spirito di corpo in chiave inedita. Ferdinando Schettino
... Il grande interesse per un miglioramento qualitativo della vita collegato con l'enorme sviluppo delle arti ha permeato anche la vita dei soldati, dove già attraverso Ja musica esisteva tutta una forte tradizione. Giorgio Segato (JL MATTINO, 3 dicembre 1981)
Il Maggiore di Cavalleria Ferdinando Schctti· no ha frequentato i corsi dell'Accademia Milita· re, dcii:! Scuola di Applicazione c il 108° Corso di Sraro Maggiore presso la Scuola di Guerra. l la comandnro il plorone, lo squadrone esplorante c lo squadrone carri presso il 19° Gruppo Squad1·oni Cavalleggeri Guide; la compagnia capicarro pres· so la Scuola Truppe Corazzate di Caserta. Ha ri · coperto gli incarichi d i ufficiale UAMEC c uifi· ciale OA. Ha partecipato alle operazioni di soc· corso duranre i terremoti deJ Friuli e del l't,·piJ1 ill. i\rrualmeme è redattore della Rivist;l M ili rare.
133
UNA CUCINA PER PRONTO INTERV .
134
IL
~NTO
Il Comando Regione Militare tolleranze di montaggio nel senso Nord Est ha reaLizzato un comples- longitudinale e trasversale nell' amso mobile cucina self-service, con cri- bito dei 30-35 cm sufficienti a semteri funzionali d'avanguardia. plificare l'apertura delle pareti e la n prototipo presentato nel corso messa in funzione del complesso. dell'esercitazione di soccorso <<Piave Per l'esigenza sono necessari 6 mi'87» ha riscosso consensi unanimi per litari (addetti alle cucine) che in cirla sua razionalità e funzionalità. ca mezz'ora sono in grado di avviaIl progetto ba mirato a realizzare re il suo funzionamento e 4 militari una struttura che ad una elevata po- per il self-service qualora quest' ultitenzialità di confezione dei pasti, ab- mo venga utilizzato con la doppia dibina autonomia funzionale, sganciata stribuzione in contemporanea. cioè da qualsiasi fonte di alimentaGli shelters sono dotati di una grizione legata al luogo di stazionamen- glia in acciaio posteriore ribaltabile to, mobilità totale, tempestività d'in- completa di ringhiera occorrente per tervento, rusticità strutturale e d'im- la formazione del piano di calpestio piego. della zona di distribuzione che può Il complesso è costituito da due avvenire contemporaneamente su containers montati su ACP 80 (foto due linee. Il complesso può operare sia a borin basso). Gli shelters hanno ciascuno una parete laterale apribile al fi- do degli autocarri sia a terra. In quene di permettere, affiancando gli auSotto. tomezzi, di realizzare un unico gran- Due sbelter della cucina mobile campale de complesso wcina (foto in aper- con le pareti laterali apribili. tura). A sinistra. Accorgimenti tecnici consentono L 'intero complesso completamente montato.
135
QUADRO RIEPILOGATIVO CARATTERISTICHE COMPLESSO CUCINA MOBILE SELF-SERVICE L STRUTTURA
Intelaiatura autoportante in lam iera zincata pressopiegara in a l~gLHttO spessore a seconda delle posizioni {)0 - 40/ 10) .
2. INFISSI
L' ingresso è stato previsto sulla parete che. si ottiene dall'avvic:inamcmo dd dut: shelrers in posizione opera riva, mentre nella pane posteriore sono ricavate le finestre apribHi per tutta la larghezza ed aue alla distribuzione dei pasti: 1lcl soHiuo degli shehers sono ricavate le finesrrature sia per l' areazione spomanea èhe per b luce naturale. Tutte le parti verrare adouano vetri di sicurezza del tipo 4 -t- .J.
'
Gli shelters sono dotati di impianto electrico realizzato sècondo le normé \'igenti. Può funzionare. autonomamente con l' uso di gruppi elettrogeni di tipo silen%iaro ìl motore Diesel posti su apposito alloggiamento oppure possono essere collegati direttamente a Ua re te pubblica con tensione a 220 Volt per l ' a l im~n taziom: ddle luci esterne, q uel le in terne eJc apparecc hiature che ne richiedono l'uso (frigoriFero, lavastoviglie, ecc.). JJ rutto è messo «a terra» con punto ne d i rame. da pianta re nel terreno.
4. lMPI.t}NTO
IDRICO
5. IMPIANTO GAS
IMPIANTO CUCINA
Dorato di una pompa necessaria per )'adescamento da cisterne ausiliarie e per il mantenimento della giusra pressione d'esercizio. 11 rutto è completatò da vaso d'espan· sione e quanto altro necessario per un correrto funzionamento. La pompa è utilizzata anche per il riempimcntQ d i due serbatoi ricavati nei soffitti, necessari ad avere una sufficiente riserva d'acqua in mancanza d i approvvigionarncntò immediato. Tutto l' impianto può essere colkgato d irettamente alla rete urbana p<:r mezzo di un arracco predisposto. G li shelters sono dorati d i v:mi esterni nei gu~lli monta r<: 1<: bombqle da 25 kg con i 3 collettori in serie (u no per bombola); il collegamenro pu(> essere (auo anche con le bombole a rerra n ·l caso che gli sheJrers debba no op~l'flrc per lungo \empo nul medesimo punto. Costituito da macchine per mcns<: industriali e ristoranti, collaudm, e costruite ime· ramenre io acciaio inox 18/10 Al$1 JQ4 iJ tutto secondo le più scvert: flormativc vigenli in campo di sicurezza :mrinfortunisrica; più sp~cific:ll:lmentc tali :lpparecchiarure (in ordine di posizionamento) sono: friggitrice a gas a due vasche con cestello (da circa 5 k!lfè:lcl. di pat<ucl cb 1),,5 + l.3,5 litri cosrruirn a éorpo unico, potenza towlè cal/h 24.000.
N. 2 pentole a gas della capacità di circa l50 litri eada\ma, con cestelli a$porrabili da circa 14-1) kg cadauno d i pasta cruda; si possono OLtcnerc circa 300 razio ni di pasta in un' unica volta, oppure alte rmmdo le due pentole e i re;:~ 150 razionj ogni 7·8 minuti: potenza ca9auna caJ/h 24.000. cucina a sei fuochi gas su forno a doppia parere vent il m o con 1 re coppi(.:..di guidìt a corpo unico; potenza totak: ca l/h ) 1.000. brasiera: macchina ada u a agli usi pitt diversi. Trauasi di una vasca ch1 70x67,5 x20 cm con capacità di circa 80 lr costruita con •l<.:ciaio inox J\lSJ .304 con fondo in «compod)) di g ·osso SpéSsore attO ;tllà uniforme distribuzione del calore. Può css~re usata sia per h1 cottura <•alla pi:tstra» tipo bi~tecchiera sia per cottura d i altre v i v:mck~ (es. spèzr.arino, pizz<liole. ~cc.): potenz:J totale cal/h 17.050+500 w. fdgorifero da 530 lt con temperatura da + 2 a t 12 °C. La refrigerazione i: d i tipo ventilato. I l nmo eorn pll!to d i evapo ratore c sbrin:1 mcnw a uto matico: po· tenza assorbi ta 70 W . N. 2 lavastoviglie elettriche da l() piatti per ciel ll i 2,5 min.: po tenzi! L1Hale 4700
w. forno ventilato supplementare da 6 griglie per 6 teglie con possibilità di oucnerc circa 50 porzioni d i lasagn~ ogni ciclo di cottura (5 min.) potenza LOI<tlc kc:1l/h 10.300.
136
l
-
u
-
l~
bagno termico (n. 2) a due vaschl· cadHuno da 55 h/ead. e (n . 2) a tre v<tschc cachtllllO da 83 h/tad. a runzionamenW elettrico C011 rt:golawre Ji tcmpcraLttra per la distribuzione ed il mantenimento delle vivande duranrc la distribuzione: pott.:11Z<1 1.600 W/cad .. lavaverdure tipo vs.2 a t lo al lavaggio au tomatico di 5/6 kg di vc rclur;~ leggcnt; il tut to con pompa a geni mossi da motore d i 1.5 l lP.
-
lavello in acciaio inox Al SI )()4 con du<: vasche cl n l 00 ltfcad. e sgocciolatoio pc.:r un tQL11lc di mi 1,60 con ripiano.
-
armadi pensili in acciaio AISI Hl4 dj pw londitit '100 con ripiano intt.:rmcdio cd antin<: scorrc.:voli ; to t. mi 3,-10 circn.
-
tavoli dn lavoro attrezz,u i con cassc.:lti~.:rc t.: rinforzati. intc:ramcntc in acciaio inox AISJ Hl-l, eli misure diverse. rissi c.: mobili .
-
cnpl?a d'aspirazione per il piano couura (mi 500 circa) d~t;ll;t di motore ;l wrr~l · con bilan<:iamemo d'esen.:ir.io, il tutto completo di liltri c reali~z;tto in1cra· mente in acciaio in o x 1\ lSl 30-1.
1<1
-
scalda acqua elettrico da 80 lt; potenza tnt. 1.200 \Xl .
7. SCARICHI ACQUA
Tl 1)av imcnto degli shclters è costru ito in modo tale: da far conflu ire in UD canale grigl into centnlic, tutti gl i scarichi di acqua, ~ia dt.:i lavandini che dei lavnggi. riducendo poi il tutto su un manicotto dove si <~pfll i ca ht mnn ichetLa che porrerì1 alk fognau 1rc. L'impianto è. dotalo Ji un<~ vasca congela grassi.
8. APPOGGIO AL SUOLO
Gli ~hchers possono essere scaricati a tcrnt. ;tppoggiandoli sui piedini predisposti c.;on regol:uon: a viLe per un corretto assetto e livdlamcmo.
137
se'ultima versione gli shelrers poggiano su piedini regolabili. La snurrura è fornita di serbatoi d'acqua (riserva) di circa 800 litri ed è corredata di scarichi che correndo lungo il pavimento dei containers portano iJ deflusso dell'acqua all'esterno attraverso apposita vasca di condensazione grassi, ciò al fine di evirgre l'inquinamento dell'ambiente. Il tutto è facilmente accessibile per le pulizie o per rimuovere eventuali ostruzioni mediante griglie in acciaio ribaltabili. La cucina è dorata di impianto elettrico autonomo a mezzo gruppi elettrogeni, di impianto idrico con pompa di adescamento e di impianto a gas. Le soluzioni ricercate hanno portato il progettista ad adottare impianti con caratteristiche industriali, destinati a grandi comunità. Tutto l' interno è infarri in acciaio I NOX
138
e comprende: due friggitrici a gas a due vasche da 27 litri, due pentole a gas da 150 litri cadauna, una cudna a sei fuochi, una brasiera per cottura alla piastra, un frigorifero da 530 litd, due lavastoviglie a ciclo rapido (2,5 min.), un forno a sei griglie, died bagni termici per il mantenimento in caldo delle vivande durante la distribuzione, una lavaverdura, un lavello a due vasche, armadi pensili, tavoli da lavoro, cappa di aspirazione e scalda acqua elettrico. L'attrezzatura può fornire 150 ra~ioni ogni 7-8 minuti a ciclo continuo. Le prime prove di sperimencazione pratica hanno evidenziato affidabilità e praticità del complesso. Durante l'esercitazione di soccorso <<Piave '87» il prototipo è stato oggetto di visita. Al termine dell'esercitazione sono stati distribuiti 380 pasti in circa 35 minuti utilizzando l'attrezzatura a bordo degli ACP e
le due linee distribuzione in contemporanea. La razionale progettazione e l'accuratezza della re;ùizzazione è stata riconosciuta anche da personalità straniere durante l'esercitazione di schieramento del Centro Logistico e del Centro Sanitario <<Ausidonia '87» effettuata dalla Brigata Acqui. In tale occasione la cucina ha confezionato e distribuito complessivamente circa 1.500 pasti. Il complesso cucina self-service risulta una struttura operativa idonea ad essere impiegata in tutte le casistiche di eventi calamitosi, ove è esSotto.
Complesso cucilut se/fservice. Visione d'insieme con banco di lavoro mobile, /omo t1 microonde, /avelli e /avnsloviglie. A destra.
Complesso cuci11a se/fseJVice. Portico/an• co11 due pentole tt gns, cuci11a tt sei /uocbt. brasiem.
senziale confezionare pasti sganciandosi dall'esistenza di fonti di alimentazione idrica ed elettrica del luogo, homeggiando elevate esigenze di grosse comunità anche a livello di intere cittadine. La flessibilità del complesso consente l'impiego anche laddove non esistono spazi sufficie nti ad affiancare i due shelters per la loro apertura (circa 80 mq). Infatti ogni container è autosufficiente avendo incorporato ciascuno un gruppo elettrogeno, un'autoclave con relativo serbato io di riserva d'acqua (circa 400 litri) e scale d'accesso per la linea di distribuzione e la zona cucina servizi. La loro complementarità non deve quindi essere vista solo in funzione dell'unione degli autocarri . Il prototipo inserito nell' organ izzazione di un centro logiscico ha dimostrato piena validi tà anche nell'impiego in campo tarcico-logisrico e sanitario.
La stru ttu ra assicura idoneo funzionamento in qualsiasi stagione, garantendo praticità, celerità ed igiene di confezione. In sede può sostituire egregiamente gli impianti infrastrutturali delle caserme temporaneamente inutilizzabili. Oltre alle esercitazioni «Piave '87>> e «Ausidon ia '87>> gli shelters cucina self-service sono stati impiega ti in Cadore durante la visita del Pontefice Giovanni Paolo II ed in Valtellina, in occasione degli eventi calamitosi. In entrambe le occasioni, gli apparati hanno fornito ottime prestazioni a riprova deiJa validità deJla struttura che sarà utilizzata presso la Scuola di Applicazione di Torino per assicurare il servizio vettovagliamento . Ciò .in quanto i locali cucina e le relative attrezzature necessitano di lavori di riscrutturazio ne.
Col. Vincenzo Migliozzi
TI Col. L (cr.) spe s.SM Vinc\:nzo Migliozzì, idc:atore dd prototipo della cucina di pronto in· tcrvcnto, è nato a Santa Maria C. V. (Caserta) U 18 novembre 1938, ha frcquem:uo nel qu:1dricn· n io 1957-1961 l' Accademia Militare di Modc:nn c b Scuola di Applicazione. Ila presuno servizio presso i reparti della Divisione Cor. «Ariete», della Divisione cornzzntn ..Centnuro* e l'Accademia Militare acquisendo lun· gn esp.:rienza di Comando c conseguendo la mc· daglin d'argento di lungo Comando (15 ann i). Nel periodo trascorso presso l'Accademia Mi· lit are olrrc che Comanda me di Compngnin Allic· vi è stato insegnante aggiunto di Fisic:a. Ilo frequentato il 99° Corso Superiore di SM e succcssivamenre si è laureato in Fisica presso I'U· nivcrsitn di Bologna. l La partecipato alle operazioni di soccorso alle popolazioni della C:1mpania c Bnsilicatn colpite dal sisma nel 1980. Tra gli incarichi di rilievo ricoperti annovera quelli di: - Comand:tntc dell'Il 0 btg. carri «Calzecchi»; - Capo di S1\ll presso la Briga.ta «Trieste»: - Vice Comandante della Brigata «Goito>O. Attualmente è Souocapo di Sa\1 01>crntivo dd Comando Regione Militare Nord Est.
UNA CUCINA PER IL PRONTO INTERVENTO
139
-
l
......J
JOURNAL OF THE ITALIAN ARMY FOUNDED IN 1856
MAY JUNE
1987
LIRE 4,000 $ 4 D.M . 7 E 3
CIRO DI MARTINO Strategy and High Command
Tawa O~,.··• IT••._.
"I~<C.-..al....Ot\..ft'll
•
l t alv
ANTONIO VIESTI The Development of CATRIN
GIAN GIUSEPPE SANTILLO An Army for Tomorrow
~
in~
"'
IV/ 10'11.
\ MILITARE RIVISTA MILITARE RIVISTA MILITARE RIVISTA MILITARE RIVISTA MILL 'ARE RIVISTA MILITARE RIVISTA MILI1 l{E RIVISTA MILITARE RIVISTA MILITARE R \MILITARE RIVISTA MILITARE RIVIST1 ULITARE RIVISTA MILITARE RIVISTA MILJ TARE RIVISTA MILITARE RIVISTA MILIT E RIVISTA MILITARE RIVISTA MILITARE R \ MILITARE RIVISTA MILITARE RIVI~..... ITARE RIVISTA MILITARE RIVISTA MILIT ~RE RIVISTA MILITARE RIVISTA ML RIVIST .<\MILITARE RIVISTA MILITARE R \MILITARE RIVISTA MILITARE RIVI~ JTA. l{IVISTA MILITARE RIVISTA MILr ~ARE RIVISTA MILITARE RIVISTA MIL . RIV A MILITARE RIVISTA MILITARE R \MILITARE RIVISTA MILITARE RIVJ ·1T 2. RIVISTA MILITARE RIVISTA MIL: TARE RIVISTA MILITARE RIVISTA M ~ >TA MILI,...l\r E RIVISTA MILITARE R \MILITARE RIVISTA MILITARE RIVI. è RIVT",.... -'T'ARE RIVISTA MILIT ARE RIVISTA MILITARE RIVISTA MI l :T/' 'VISTA MILITARE R l\ MILITARE RIVISTA MILITARE RIVI' \.RE RIVISTA MILI' ~ARE RIVISTA MILITARE RIVISTA M. :VISTA MILITARE R A MILITARE RIVISTA MILITARJ=;" P r ~ARE RIVISTA MIL TARE RIVISTA MILITARE p VISTA MILITARE B ~MILITARE RIVISTP 1RE RIVISTA MILIT ARE RIVISTA MILJ' .. '"IVISTA MILITARE R A. MILITARE RIVIS n. 1.v11LITARE RIVISTA MILI' rARE RIVISTA MIL .TARE RIVISTA MILITARE R A MILITARE RIVI~ TA MILITARE RIVISTA MIL lTARE RIVISTA M. .LJTARE RIVISTA MILITARE B A MILITARE RIVI .STA MILITARE RIVISTA MILIT ARE RIVISTA ML iiLITARE RIVISTA MILITARE R A MILITARE RIVI .. M . 1STA MILITARE RIVISTA MILI fARE RIVISTA MILITARl JLITARE RIVISTA MILITARE F A MILITARE RIVISTA ML J VISTA MILITARE RIVISTA MIL [TARE RIVISTA MILITARE MILITA'RE RIVISTA MILITARE I 1ISTA MILITARE RIVISTA MILI1 A MILITARE RIVISTA MIL~ ARE RIVISTA MILITARE R. l\ MILITARE RIVIS.. TLITARE RIVISTA MILITARE F J.IVISTA MILITARE h~ • .1.STA MILITARE RIVISTA MILI A MILITARE RIVISTA MILIT1. f ARfRIV~S1'A. MILITARE RBliSTA.MlLIT.ARE..RLVlSIAMIU'IARE Rl\ITST.A MILIT~ F T ·
~~~ A MII
ARE 1 A MI1
Chiedo le seguenti pubblicaZIOni che pagherò m contrassegno postale al ricevimento all'indirizzo indicato. con prezzo maggiorato delle spese di spedizione .
r AR~
[D
Il "'ld.lltl ll.tli.IIHI dcll " !iOO
A Mij (TAR! A Mij ARE I A MII rARE A ARI M] [T
~
A MII 'ARE l
r 'A M
'AAMRI~I
'ARE 1
, tJ. ~n
~~~
ORDINE DI ACQUISTO PER LA PRODUZIONE 1987
!E
~!Ol ia
Il ,,,ldaw i.' UJ<>pco dcii''S!Kl
60.()()(1
~
l a Rcpuh hll.:a Romana,. il 'Ilo c'cr.:ito
dr C)11111W ( cnnr
lll .IKKl
( oCil iO
J6l l~li c"·r..:llr ~uropcr Jcll"!illll ndl',1p.or.r fi71 l..!...:J
r. :.1
(ilr ~,cr,·rar dr ' '"'· \ lr11:a. \ nJCrr.:a c O.:.:ama nell' opc r.r dr (.)uin w l e rmi
\ llalllc \lriiiC)!U:n dd \kducrranc<l
10.IKK1
IO .IKI<l
~ :10
l " \Ila dr "'< uuuo lcnnr
IO.IKKl
~
IJi1
Il 'oldalo CIII OPi.'O del '>CIIi.'CCn lo
~~
6]
Il m ll ,cn del
Ili]
' ••pokonc 111 ltaha. '>oiJ;llr l ruformr
[Hl
\ .l.lc,tramcnln al 11m
[i5]
11 "1lda111 europeo
[!2]
l fa,.:i.:oln arrclr.rlll Rr\lq,, \lr lll,tn· ll.tlrana
S ,C)(ICI
~
1 '"'"'"lo R"i''" \ hl11arc rm!lcw
4 .om
IT!J
l la"·"oln arrctral<l dr Ri'"'·' \l rlllart' rngh:'c
S .IICHI
8G'V
l
(g
l ,,·n.:llo, ( on,unll\\1 I'JSft
ta,~l~\l l<l
~
arrclr .ll•> Rl\hl'l \h lrl:ll<' lurnn,·:t
,.
l'l<l,!!lammatl\111.: I')S,
~(l,()()(l
'2<f
4.000
l l ih \.'H:nlo Ri \1\l,t \l illlarc l mopc;r
~5.()()()
~O.I)(Kl
l i'a":ic·o lo l{i \ i, ta \l ilita rc ll .rli a rl<t
G2J t.=::]
d elle dol11 111C m ilitari
l ' l 'cr.:llo dd Regno Jdlc Due '>rc·rllc
@
000
~
~E F
~ILI
10.000
\ lll~li~l l;l ~
ULI1
r;';l
R i,~~rgrmcrH<I d r \1rl a rw
ne~ r.. n,·
0()()
IO CX)(I IO IKIO ' l MIO
KJ:.
IILr E] h_
~
~~~ a)()()~ I~IELll
11§ Il Ri"u g rm c!llo nel c rncma iwlr.uw
50 000
IO,()()()
1,,1 tl2J l "'lktiont,ll Jt rnrl11ari.1
IO 000
IO .IIIXl
@l
IndiCe I'JHCl
f\E F jMJL RE J 1ILJ1 RE F VliLJ RE I IMil 1,.,...,.., J
' .IKKI
I l E] IL.
:TAKE Kl V!STA MILITARE RIVISTA MII T~ \RE RIVISTA MILITARE RIVISTA MILITARE J
rA MILITARE RIVISTA MILITARE RIVI ).tfTLITARE RIVISTA MILITARE RIVISTA MII .ITARE RIVISTA MILITARE RIVISTA ML RIVISTA MILITARE RIVISTA MILITARE : ~A MILITARE RIVISTA MILITARE RIVIS1 "ARE RIVISTA MILITARE RIVISTA MILr rARE RIVISTA MILITARE RIVISTo\ MILI'1 -viSTA MILITARE RIVISTA MILITARE I ~A MILITARE RIVISTA MILITAR' 'E RIVISTA MILITARE RIVISTA MILJ TARE RIVISTA MILITARE RIV TA MILITARE RIVISTA MILITARE I ~A MILITARE RIVISTA MILIT ' ~ E RIVISTA MILITARE RIVISTA MII .ITARE RIVISTA MILITARE F TA MILITARE RIVISTA MILITARE 1 'AMILITARE RIVISTA MILT 1 .:_ RIVISTA MILITARE RIVISTA MILI1 ~ARE RIVISTA MILITARE : TA MILITARE RIVISTA MILITARE I 'A MILITARE RIVISTA MIL1 ~1VISTA MILITARE RIVISTA MILI TARE RIVISTA MILITARE RJ.. _ 'TLITARE RIVISTA MILITARE F 1 'A MILITARE RIVISTA MILITA 'TA MILITARE RIVISTA MIL ITARE RIVISTA MILITARE RIY "'ARE RIVISTA MILITARE F 'AMILITARE RIVISTA MILITA v1ILITARE RIVISTA MILI1 'ARE RIVISTA MILITARE RIV RE RIVISTA MILITARE R 'AMILITARE RIVISTA MILITA .VIILITARE RIVISTA MILI' TARE RIVISTA MILITARE RIVi ~E RIVISTA MILITARE R 'A MILITARE RIVISTA MILITAF S'l A MILITARE RIVISTA MIL ITARE RIVISTA MILITARE RIVI .LITARE RIVISTA MILITARE F AMILITARE RIVISTA MILITARE TA MILITARE RIVISTA MILIT 'ARE RIVISTA MILITARE RIVIST ~ITARE RIVISTA MILITARE R AMILITARE RIVISTA MILITARI ~STA MILITARE RIVISTA MILI' fARE RIVISTA MILITARE RIVIS1 ILITARE RIVISTA MILITARE R A MILITARE RIVISTA MILITARE 'ISTA MILITARE RIVISTA MIL lTARE RIVISTA MILITARE RIVIS' h ... .~.RE RMS' . 1ILITARE RIVISTA MILITARE F AMILITARE RIVISTA MILITARP ' ) .. STA MILITARE . lSTA MILITARE RIVISTA MILIT ARE RIVISTA MILITARE RIVV / iiLITARE RIVISTA MILITARE RIVISTA MILITARE R AMILITARE RIVISTA MILITAh..... J."lVISTA MILITARE RIVISTA MILITARE RIVISTA MILI' f A~RIV~ST lì MTLTIARE RTYT.S.T.i\ .Mll JTA RE..RLVL<;IA._MIU'IAR E. RIID:SJ'AMILIT AfE R A ~j [TA~
PRENOTAZIONE PER LA PRODUZIONE EDITORIALE 1988
AMII ARE 1
Chiedo le seguenti pubblicazioni che pagherò in contrassegno postale al ricevimento all'indirizzo indicato. con prezzo maggiorato delle spese di spedizione.
fAR~
~
A M~
AM~ lTAR! AMij AREI
~ L'Economia della Difesa
§]
AREI ~ ~~
rARl
Gli ultimi soldati del Sacro Romano Impero
~
~
Sopravvivenza
4.000
~
Divisas y Antiquedades
5.000
5.000
3.000
D
\ MJ!
AM~ ARE I !\. MI;
~E
R
~ILr
AMII rARB ~ AMD .TARI ~
~AR~
~IL t~ER ~LIT
5.000
11 soldato italiano dal 1909 al 1943
10.000
~
Uniformi storiche degli Eserciti Europei
Guerra d'Italia- La Campagna del 1859
10.000
~
Le battaglie nella pittura
Guerra d'Italia - L'annessione del Regno di Napoli
~
Serie di 36 cartoline sugli Alpini
5.000
10.000 10.000
f\E R
jhliLJ J\E R IILIT. RE R ~ILr
La Guerra. nelle montagne
5.000
~
l colleziomsti di militaria- Vol. Il
Diario di un combattente in Libia
4.000
~
Studi militari
PER l VOLUMI DI CUI SOPRA SI PREGA DI INVIARE LA PRENOTAZIONE IL PAGAMENTO AVVERRÀ AL RICEVIMENTO DELLA PUBBLICAZIONE
100.000
5.000
RE R IMILl RE R IILIT. ~E R ~lli ~~ R ~~ILI l ER i1ILI1 b~ ~ ·
2. ·nunimarrtl
C. ~Fr;m c lit
·1. fìrtJri:t
l. ·lrlw 11Ilt
10. '-PII. esi li11~si
8. •/(Il lilt