Francesco Vannucchi
LO SVILUPPO , ECONOMICO E SOCIALE dell'
EGITTO (1952 - 1972)
l .,_RIVIITA fMJIAAE l
III
INDICE INTRODUZIONE
Pag. IX
INQUADRAMENTO GENERALE -
Ambiente geografico
-
Antecedenti storici .
))
11
-
La situazione alla vigilia del luglio "I 952 .
»
14
P ag.
19
Pag.
23
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25 27
))
29
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31
))
32 34
Pag.
3
SVILUPPO ECONOMICO E SOCIALE FATIORI POLITICI
CAPITOLO CAPITOLO
I Avvenimenti Internazionali II Politica Interna
- n consolidamento del regime -
Il capitalismo di Stato . La democrazia sociale .
- n dopo-Nasser CAPITOLO
CAPITOLO
CAPITOLO
III Le Leggi Costituzionali -
La prima Costituzione Repubblicana
-
La Costituzione provvisoria del 1964 . . La Carta permanente della RAE .
))
IV L'ideologia
v
-
Islamismo e Nazionalismo
-
Islamismo e Socialismo .
»
35 36
-
La Carta d'Azione Nazionale
))
40
Pag.
43
Pag.
La Pianificazione -
Necessità ed esordio della pianificazione
-
Piano decennale 1960-1970. Prima fase.
))
44
-
Sviluppi successivi al 1965
»
46
Pag.
48 51
FATIORI UMANI
CAPITOLO
VI La popolazione
-
Sviluppo Demografico .
-
Composizione per età e per sesso .
))
-
Forza di lavoro
))
53
-
Movimenti migratori
»
57
IV CAPITOLO VII
Fisionomia generale della società -
Omogeneità della popolazione L'Islarn e le minoranze religiose . Il ruolo socio-economico dello straniero I profughi palestinesi .
CAPITOLO VIII
CAPITOLO
CAPITOLO
Nomadi e Seminomadi Progresso e tradizione: mondo urbano e mondo rurale
Pag.
62
» » » » »
62
Pag.
73
» » »
75
81
Pag.
89
64 66 67 67
L'evoluzione della società rurale -
La proprietà fondiaria nel 1952
-
La riforma agraria La cooperazione .
-
La situazione sociale nelle campagne nel 1971
79
IX Le classi sociali -
La classe dominante: sua evoluzione
-
Le masse popolari e la piccola borghesia
»
92
-
Fisionomia della nuova classe
95
-
La situazione sociale
» »
97
X Le condizioni sociali -
Il reddito
-
L 'Istruzione Le condizioni sanitarie
-
Dati significativi sul livello di vita Lo "status" della donna
Pag. 100 » 102
»
106
»
107
»
112
FAITORI ECONOMICI CAPITOLO
XI Valutazione complessiva
CAPITOLO XII
Premessa Evoluzione dell'economia #
Pag. 114 »
116
Agricoltura -Premessa -
Utilizzazione delle acque del Nilo. L'Alta Diga e la sua importanza economica e sociale
-
Superficie coltivabile e popolazione Tecniche agricole
-
Credito agricolo .
-
Commercializzazione Produzione agricola
P ag. 143 >>
143
» » » » »
145 147 149
ISO 151
v
CAPITOLO Xlii
CAPITOLO XIV
CAPITOLO
-
Principali prodotti (cenni) .
-
Patrimonio zootecnico e prodotti dell'allevamento
Pag. 152
»
154
Industria -
Caratteri generali
-
Produzione industriale Energia
Pag. 155
» »
157 163
Trasporti -
Trasporti interni .
-
Oleodotti . Trasporti esterni .
»
166
»
167
-
Il Canale di Suez
»
167
Pag. 165
XV Commercio estero Pag. 171
-
Premessa Provenienza e destinazione geografica degli scambi commerciali.
-
Composizione della bilancia commerciale
»
171 175
-
Considerazioni conclusive .
»
181
»
RAFFRONTO CON ALTRI PAESI ARABI .
Pag. 183
CONCLUSIONE
Pag. 193
BffiLIOGRAFIA
Pag. 203
PRINCIPALI UNITÀ DI MISURA, ABBREVIAZIONI, SIGLE
Pag. 211
INDICE DELLE TABELLE
Pag. 215
INDICE DEI GRAFICI
Pag. 221
INDICE DELLE FIGURE
Pag. 225
PRESENTAZIONE La Rivista Militare, da sempre palestra di studio e di dibattito, allo scopo di diffondere e di esaltare il pensiero degli ufficiali dell'Esercito, professionisti spesso non sofo di cose militari, pubblica questa esauriente indagine certa di far cosa gradita a quanti si interessano di problemi collegati all'area Mediterranea. Lo studio è stato elaborato qualche anno fa nel contesto della centralità di tale area negli avvenimenti internazionali e dell'interesse che, per l'Italia e per il mondo, riveste il Bacino in questione. Esso· è stato centrato sull'Egitto perché trattasi del Paese più significativo per approfondire sia i problemi del Terzo Mondo e del sottosviluppo sia quelli del Mondo Arabo, nonché per l'importanza del Paese nel panorama della crisi mediorientale che ha finora posto difficoltà insormontabili all'instaurazione di una vera pace nel Bacino. Lo studio conserva una sua attualità, in quanto quei problemi che esso ha posto in luce e per i quali erano state delineate le possibili linee di tendenza sono tuttora vivi, seppure l'Egitto ha fatto molti passi avanti verso il loro superamento.
RIVISTA MILITARE
lX
INTRODUZIONE SCOPO DELLO STUDIO Con il presente studio si è inteso tracciare un profilo dell'Egitto prevalentemente sotto l'aspetto socio-economico: • individuando le direttrici del suo laborioso processo d'emancipazione dalle attuali condizioni di sottosviluppo; • evidenziando gli aspetti essenziali della situazione, nonché le interrelazioni ed i condizionamenti dell'ambiente in senso Iato nel quale l'entità considerata si trova a vivere ed operare.
INTERESSE DEL TEMA Si ritiene in primo luogo opportuno indicare i motivi di fondo che hanno suggerito tale studio nel settore dei paesi afro-asiatici e perché tra tanti possibili paesi la scelta è caduta suJl'Egitto. Per chiarire in modo completo tali motivi sarà sufficiente rispondere ai seguenti punti: • quali sono i principali problemi nel mondo attuale; • quale è il centro di gravitazione degli interessi più immediati dell'Italia. Non vi è dubbio che il Terzo Mondo, scaturito dal processo di decolonizzazione, rappresenta il problema dei problemi. Esso comprende il mondo sottosviluppato: circa il 90o/o dell'umanità che dispone di appena il 20% delle ricchezze della terra; il resto è a disposizione dei popoli più progrediti. Il Terzo Mondo rappresenta quindi un elemento di grave squilibrio ed una fonte di pericolose tensioni facilmente strumentalizzabili ai propri fini da chi ne abbia interesse. Il fondamentale impegno del Mondo libero e, quindi, dell'Europa e dell'Italia è la soluzione di tale problema che costituisce il presupposto della pacifica convivenza fra i popoli. La grande questione del sottosviluppo investe un gran numero di paesi del Mediterraneo (compresa l'Italia con il Meridione), quasi tutti appartenenti all'Asia e all'Africa Mediterranea e facenti parte del mondo arabo. È questa l'area più vicina all'Europa e, pertan~o. per essa, la più delicata del mondo in via di sviluppo. Ciò vale in particolare per l'Italia, concretamente presente nel Mediterraneo, nel quale, in ac-
cordo ai suoi primordiali interessi, tende a svolgere un ruolo di equilibrio politico e propulsore di progresso economico e sociale. In questo quadro è giustificata la scelta di un paese arabo, ma perché dell'Egitto? Sotto vari aspetti sarebbe stato preferibile prendere in esame i paesi del Magbreb per approfondire le prospettive di un'unione maghrebina " sotto l'egida della CEE, anche in considerazione dei già consistenti vincoli, e non solo economici, che legano questi paesi al vecchio Continente e dell'importanza della loro posizione geopolitica che fa di essi la naturale integrazione dell'Occidente per il contenimento dell'espansionismo sovietico nel Mediterraneo. Ma questi paesi non hanno relazioni con la zona più nevralgica del bacino, il punto critico che condiziona anche il problema della sicurezza europea. Si è ritenuto pertanto che l'Egitto avrebbe consentito di approfondire sia i problemi del mondo in via di sviluppo, sia quelli del mondo arabo, sia quelli peculiari dell'Egitto stesso sullo sfondo della crisi mediorientale che complica tutte le questioni, ponendo difficoltà non facilmente superabili per una soluzione globale. L'Egitto è stato, inoltre, preferito perché: • controlla una delle porte del Mediterraneo, la quale mantiene inalterata la sua (potenziale) importanza; • è il capofila del mondo arabo ed il principale protagonista del conflitto con Israele;
• si è affidato, sia per poter superare le conseguen-. ze della sconfitta sia per emanciparsi dalle condizioni di sottosviluppo, prevalentemente, agli aiuti sovietici. L'Egitto, in sostanza, raccoglie in sè tutti i temi cruciali propri del Mediterraneo, di cui offre, sotto gli aspetti politico, economico e sociale, lo stesso quadro. Valutare l'Egitto significa quindi approfondire la conoscenza di tutta la problematica del mondo arabo, conoscenza necessaria per il reperimento di soluzioni che possono garantire a tali paesi quella stabilità socio-economica indispensabile per l'edificazione di una situazione di pace nell'area mediterranea.
x LINEE GENERALI DI SVOLGIMENTO DEL
TEMA La realtà socio-economica di un qualsiasi paese, nella sua evoluzione e nei suoi prevedibili sviluppi, non può essere valutata compiutamente se non si tiene conto del fatto che essa costituisce un fenomeno globale nel senso che è il risultato della combinazione di svariati fattori di natura molto diversa, interni ed esterni al paese: ambiente geografico, società, ideologia, relazioni internazionali, ecc. Si è ritenuto, pertanto, necessario far precedere lo svolgimento del tema da un "Inquadramento Generale", nel quale tratteggiare gli aspetti essenziali dell'ambiente geografico, gli antecedenti storici e gli avvenimeni politici, sociali ed economici precedenti al 1952: è stato cioè delineato il quadro di fondo necessario alla comprensione dei fatti. La conoscenza sia pur sommaria dell'ambiente geografico è infatti di capitale importanza per tre motivi, di cui i primi di carattere generale, il terzo peculiare dell'Egitto: • caratteri e posizioni del territorio hanno incidenze di rilievo sulla fisionomia della società (omogeneità della popolazione, importanza sociale della proprietà fondiaria, ecc.) e nell'indirizzarne le attività economiche (specializzazione dell'agricoltura, industria su base agricola); • la posizione geografica è particolarmente importante e fa del paese un centro di convergenza delle linee di forza della politica internazionale; nel corso della sua storia, l'Egitto si è trovato quasi ininterrottamente a dover subire la dominazione diretta o indiretta dello Stato più potente del momento; • la ridotta estensione della..superficie coltivabile a fronte dell'entità della popolazione è un ''handicap" considerevole per lo sviluppo del paese. Circa la necessità di un breve studio degli avvenimenti precedenti, si può semplicemente dire che il presente non può essere compiutamente valutato senza la conoscenza del passato del quale -esso non costituisce che lo sviluppo. L'analisi del tema "Sviluppo economico e sociale" è stata imperniata sull'esame delle compo(l) F'RESCOBALDI
1970 - pag. 98.
D., "Nasser" - Milano, Longanesi,
nenti principali dell'evoluzione del paese, individuate nei fattori politici, fattori soci?ll, fattori economici che, seppur illustrati separatamente per esigenze di sistematizzazione e di semplificazione, sono nella realtà strettamente correlati l'un l'altro. La considerazione dei fattori politici con precedenza sugli altri elementi ha avuto lo scopo di individuare l'intelaiatura politica ed ideologica nel suo costante e continuo divenire, che ha, ad un tempo, costituito il motore ed il quadro di riferimento della evoluzione socio-economica nel ventennio in esame. L'ideologia è l'anima della politica: per esemplificare il concetto, nello Stato la prima rappre~ senta la mente, la seconda il braccio. Da esse dipende, quindi, l'evoluzione sociale ed economica del paese, il cui studio non può, pertanto, prescindere da una chiara conoscenza del sistema ideologico specie in un paese arabo, ove l'impatto del marxismo su una società fortemente legata all'Islam ha prodotto un socialismo con caratteri originali rispetto all'ortodossia marxista-leninista. Al riguardo, il processo costituzionale egiziano, concretatosi nelle Carte del1956, del1964 e del1971 è indicativo dell'evoluzione del paese dal 1952 al 1972 e ne segna le tappe fondamentali. Si è ritenuto, altresì, quantomeno opportuno un rapido giro di orizzonte sugli avvenimenti internazionali nel periodo 1952-72, dei quali è stato protagonista, direttamente o indirettamente, l'Egitto; ciò perché gli eventi esterni hanno avuto incidenze realmente e fortemente condizionatrici degli indirizzi di politica generale del Consiglio Direttivo della rivoluzione. Ha affermato in proposito D. Frescobaldi che "qualunque cosa si sia pensato nel mondo, l'Egitto ba subìto quasi sempre un'iniziativa che veniva da fuori: ha reagito davanti al rifiuto americano di finanziare. la diga di Assuan, ha reagito davanti all'attacco anglo-francese a Suez, ha reagito davanti alla lacerazione della RAU. Tutte le volte ba tratto da fatti dipesi dall'altrui volontà conseguenze interne (1) ' ' . Si aggiunge che il mondo uscito dalla 2a Guerra Mondiale è un mondo di dimensioni diverse da quelle che in tale guerra si era impegnato, è un
XI
mondo nel quale è ormai molto ridotto il margine d'iniziativa consentito a singoli paesi. La rivoluzione tecnologica, lo straordinario sviluppo delle comunicazioni, la conseguente riduzione delle distanze, l'ampiezza e il numero dei problemi che ogni Stato deve affrontare e la cui area di soluzione si estende al di fuori dei confini nazionali hanno, infatti, determinato una accentuata interdipendenza delle società statuali: ne fa fede l'attuale deciso sviluppo delle tendenze associative e delle strutture necessarie alla realizzazione di una cooperazione internazionale sempre più incisiva. Molto ampio è stato lo spazio dedicato allo studio dell'ambiente umano nei suoi aspetti qualitativi e quantitativi e nelle sue tendenze evolutive. Né poteva essere diversamente. L'Uomo, infatti, è il principale motore degli avvenimenti sociali, politici, economici; ciò è tanto più valido oggi, rispetto al passato, tenuto conto: • della razionalizzazione della sua attività; • dell'evoluzione della società che tende a consentire, in sempre maggior misura, la partecipazione attiva delle masse ai processi decisionali di diretto interesse; • delle aumentate capacità di controllo dell'ambiente naturale, cui l'uomo è ormai in grado di apportare modifiche importanti, pur se a costi elevatissimi, giovandosi delle possibilità offerte dalla tecnica. Sono tutti aspetti che caratterizzano l 'Egitto nel ventennio in esame; i primi due sfumati nella personalizzazione del potere in Nasser, nella delega a lui attribuita dal popolo, il terzo, il controllo dell'ambiente, rappresentato principalmente dalla costruzione dell'Alta D!ga, simbolo dell'Egitto repubblicano, la quale- ancorché non rappresenti la soluzione dei problemi - è un fattore probabilmente decisivo per lo sviluppo sociale ed economico del paese. Il mondo sottosviluppato si trova di fronte ad una rivoluzione demografica senza precedenti con fortissimi tassi di aumento della popolazione. Questo dato in Egitto, in uno con l'esiguità del territorio utilizzabile, condiziona in modo drastico il problema egiziano. In questa visione sono stati presi in esame i fenomeni connessi con la sovrapopolazione che si concretano nei movimenti migratori, nell'urbaniz-
zazione, nella diffusione dell'analfabetismo, nell' eccesso di popolazione attiva rispetto al fabbisogno e che determinano nell'ambito della società una situazione di tensioni sociali latenti che può contrastarne l'ordinato sviluppo; questo è, per contro, favorito dalle capacità tecniche ed intellettuali della popolazione, da una equilibrata ripartizione della ricchezza nazionale e, quindi, dal successo della politica della scuola e della lotta contro l'analfabetismo, la povertà, le malattie, ecc .. A premessa dello studio della società egiziana nel suo complesso, è stato fatto un ampio esame dell'azione sociale del nasserismo nelle campagne e ciò per diversi motivi. Innanzitutto la fisionomia prettamente agricola dell'Egitto all'alba del 23 luglio 1952: • oltre i due terzi degli Egiziani vivono con i prodotti dei campi; • le vicende della vita economica del paese sono dominate dall'andamento della produzione agricola; • le industrie più prospere sono quelle collegate all'agricoltura; • gli acquisti dall'estero sono condizionati dall'andamento delle esportazioni che riguardano, in pratica, solo prodotti agricoli. In secondo luogo, perché alla proprietà della terra è legato, nel 1952, lo "status" sociale ed il potere politico. Infine, perché il primo provvedimento del regime fu, a riprova di quanto precede, una riforma agraria. Il riferimento all'Alta Diga, con il suo notevole costo finanziario consente di sottolineare come il fattore economico condizioni in modo pressoché totale ogni attività umana, le cui possibilità di successo sono circoscritte nei limiti dello sforzo economico sostenibile. Un paese povero, quindi, deve poter disporre di capitali e delle conoscenze tecniche indispensabili per poter avviare lo sviluppo rompendo il "circolo della povertà"; ecco, quindi, la necessità della cooperazione internazionale, di cui l'Egitto si è avvalso largamente. I capitali, però, non bastano; ad essi deve essere unita una effettiva volontà di progresso dell' élite al potere, volontà che è messa in luce dalla politica sociale ed economica che essa attua.
XII
L'illustrazione dei fattori economici è stata condotta attraverso: • una valutazione complessiva nel corso della quale sono stati presi in esame gli elementi più significativi della politica economica e finanziaria del regime da cui sono scaturite le linee generali dell'evoluzione nel periodo; • un esame per settore (agricoltura, industria, trasporti, commercio) che ha avuto lo scopo preciso di completare detta illustrazione attraverso la considerazione di alcuni importanti aspetti settoriali indispensabili per una migliore "messa a fuoco" dei problemi sociali ed economici del
paese. Un breve studio comparato con altri paesi arabi ha avuto lo scopo di fornire un ulteriore elemento per una più completa valutazione della situazione socio-economica dell'Egitto. Infine, a conclusione si è cercato di porre in risalto gli aspetti essenziali del ventennio, stilando di esso un bilancio a consuntivo ed individuando i problemi che hanno limitato i successi del Nasserismo e che, essendo rimasti senza soluzione, potranno condizionare il futuro sviluppo del paese. FONTI
Le fonti consultate nello sviluppo dello studio sono state molte e di diverso tipo, ma possono, in linea di massima, essere riunite in due grossi blocchi: • saggi di carattere sociale, economico e politico (opere, articoli di periodici); • raccolte di dati statistici. Per quanto concerne i primi, il criterio che ne ha determinato la scelta è stato quello di effettuare un esame della vita egiziana sotto diverse an-
golazioni, neutrale, critica e favorevole al regime; ciò ad evitare di costruire un'immagine deformata o, comunque, non completa delle vicende dell' Egitto. Tra di essi sono particolarmente da segnalare, in quanto fondamentali ai fini del presente studio quelli di: • Ab del Malek A., "Esercito e Società in Egitto 1952-1967", "Il pensiero politico arabo"; • Abdel Malek, Belai, Hanafi, "La rinascita del mondo arabo''; • Riad H., "L'Egypte Nasserienne" (principalmente per gli aspetti sociali); • Lacouture 1., "Nasser"; • Issawi C., "Egypt in revolution" (principalmente dal punto di vista economico). Una considerazione a parte merita l'opera di R. Mabro (the Egyptian Economy 1952-1972) per la completezza e l'incisività con cui viene trattato il tema. Essa, tuttavia, si è resa disponibile soltanto verso la fine del 1974 quando il lavoro di elaborazione e di stesura dello studio era già stato completato e, quindi, se ne è presa soltanto visione. . Per i dati statistici è stata data la preferenza, fjnché possibile, agli annuari editi dalle Organizzazioni Internazionali per il maggior grado di attendibilità che ad essi viene di norma attribuito. In effetti, il raffronto con i dati provenienti da fonti egiziane ha posto in luce discrepanze in genere trascurabili; quindi, quando necessario, sono stati impiegati senza esitazioni, per molti dei più significativi indici di valutazione economici e finanziari, quelli forniti dalla Banca Nazionale d'Egitto che, rispetto ai dati degli annuari citati, presentano il vantaggio di una maggiore continuità nel periodo in esame.
1
INQUADRAMENTO GENERALE
3
L'AMBIENTE GEOGRAFICO Confini L'Egitto confina ad est con Israele, a sud con il Sudan, a ovest con la Libia; si tratta di linee di demarcazione non naturali ma politiche, che si sviluppano in gran parte in territorio desertico e seguono l' andamento dei meridiani e dei paralleli (fig. 1).
A nord e ad est, l'Egitto si affaccia rispettivamente sul Mar Mediterraneo e sul Mar Rosso, con uno sviluppo costiero complessivo di Km. 2936 (995 Km. sul Mediterraneo). Posizione L'Egitto ha il privilegio di una pos!Zlone geografica di grande rilievo geo-politico e geoeconomico (fig. 2). •
• • •
Esso infatti: è situato nell'angolo nord-orientale del continente africano a cavallo della valle del Nilo, che costituisce la naturale via di penetrazione dal Mediterraneo verso l'Africa equatoriale e orientale; si estende sul continente asiatico comprendendo la penisola qel Sinai; trovasi a breve distanza dall'Europa cui è unito dal Mar Mediterraneo; dispone del canale di Suez, che costituisce la porta sud-orientale del Mediterraneo per i traffici da e per l 'Estremo Oriente.
Con ragione, esso è stato pertanto definito punto d'incontro di tre continenti e, come ha affermato in un suo scritto G.L. Bernucci <1>, "attraverso Suez, l'Egitto è un poco come la gran porta del cammino europeo verso l'Orie~te vicino e lontano; attraverso il N'Ilo, congiungente il cuore del continente africano al Mediterraneo, l'Egitto si presenta come il paese capace per eccellenza di operare un proficuo contatto fra la civiltà europea e l'Africa dai cento volti''. È nella consapevolezza dell'importanza della posizione geografica del paese che Nas$er definì (l) B ERNUCCI G. L., "L'Egitto": RIVISTA MILITA-
RE, dicembre 1954 - pag. 1249. {2) Ci t. in ABDEL MALEK A. , "ll pensiero politico arabo" - Roma, Editori Riuniti, 1973 - pag. 410.
le linee della politica egiziana sulle tre direttriCi araba, africana·e islamica: "Non possiamo guardare la carta geografica del mondo senza renderci conto della nostra posizione ·e del ruolo che ne deriva <2>''. Regioni Naturali li territorio dell'Egitto (1.002.000 Kmq.) può
essere diviso in tre regioni naturali: il Deserto Arabico o orientale, il Deserto Libico o occidentale e la Valle del Nilo (3) _ Il Deserto Arabico (280Jo della superficie totale) comprende i Monti dell'Etbai, l'altopiano el Maazah e la penisola del Sinai. TI complesso montuoso dell'Etbai (quota massima m. 2184) si protende verso sud a ridosso del Mar Rosso. La regione costituisce un dedalo di rilievi aspri e bruciati dal sole: un deserto aridissimo, pietroso, con pochi e magri pascoli vallivi. L'altopiano detto el Maazah si estende fra il Cairo e Qena. Completamente privo di vegetazione, ha una quota media di 300-400 m. ed è separato dall'Etbai dal solco dell'uadi Qena. Vi si trovano numerosi pozzi e sorgenti. La penisola del Sinai (superficie: Kmq. 80.000 circa) è caratterizzata a sud da un elevato massiccio montuoso (quota massima m. 2641: Gebel Katherina) con precipitazioni relativamente abbondanti, al centro da vasti e aridi altopiani desertici so1cati da valli, a nord da un'ampia fascia di dune che si spingono fino alle lagune litorali. Sulla sinistra del Nilo, il tavolato desertico occidentale occupa una vastissima area (680Jo della superficie totale). Esso è costituito in parte da deserto pietroso, in parte da estesi depositi di sabbia, con lunghissime catene di dune orientate secondo il vento dominante. Nel tavolato libico si aprono le vaste depressioni in cui si trovano le oasi nelle quali si concentra tutta la vita del deserto occidentale. La Valle del Nilo copre il40Jo della superficie totale e accoglie la quasi totalità della popolazione; è una stretta striscia di terra fertilissima che, nel tratto egiziano, da Faras alla foce ha una lunghezza di Km. 1500 circa. Superata ad Assuan la (3) RAU - A.C.M.S., Annuaire statistique RAU, 1952-1970- pag. 300.
4
REPUBBLICA ARABA D'EGITIO
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prima cateratta, la valle corre fra le ripide pareti degli altopiani desertici, orientale ed occidentale. Il piano coltivabile ha una larghezza media di 15 Km .. All'altezza di Beni Suef la valle corruncia ad allargarsi finché, a partire dal Cairo, si espande a ventaglio nel Delta. Il Delta del Nilo (Basso Egitto) ha una superficie di circa 40.000 Kmq.; si tratta di un piano alluvionale in leggera pendenza verso il mare, percorso dru due rami del Nilo e da una fitta rete di canali. Nella zona esistono varie lagune Htoranee poco profonde e separate daJ mare da strette striscie di terra. Le piogge, concentrate quasi esclusivamente nei mesi di dicembre e gennaio, raggiungono i 150-200 mm. solo lungo il litorale mediterraneo. In Egitto, quindi, le precipitazioni sono irrilevanti sotto l'aspetto economico e sociale ed ogni forma di insediamento umano è condizionata dalle acque del Nilo. Fu Napoleone che intuì l'importanza delle opere idrauHche per l'utilizzazione del fiume ru fini dello sviluppo economico del paese:"Se l'amministrazione è efficiente, i canali sono scavati a dovere, tenuti con cura, le disposizioni sull'irrigazione sono applicate con giustizia, l'area irrigata è più estesa. Se l'amministrazione è cattiva, corrotta e debole, i canali sono ostruiti dal fango, gli argini male conservati, le disposizioni sull'irrigazione ignorate, le regole dell'irrigazione compromesse dalla ribellione e dagli interessi particolari di singoli soggetti o di enti locali. Il governo non ha alcuna influenza sulla pioggia e sulla neve che cade nella Beauce e nella Brie; ma in Egitto il governo ha un'influenza determinante sulla capacità della inondazione stagionale <4>".
Il bacino presenta caratteri diversificati da tratto a tratto e può considerarsi diviso in tre bacini minori ben distinti; da sud a nord (fig. 3):
• il bacino equatoriale (regione dei grandi laghi equatoriali) comprendente il Bahr el Gebel, il Bahr el Ghazal, il Nilo Bianco; • il bacino dell'altopiano etiopico (regione del L. Tana) comprendente il Sobat, il Nilo Azzurro, l' Atbara; • il bacino desertico fra Kartoum e il delta. In quest'ultimo tratto, fino ad Assuan, il fiume supera sei cateratte e diventa poi navigabile fino al mare. I primi due, caratterizzati da piogge abbondanti, costituiscono la voce attiva nel bilancio idrico del fiume e concorrono a deterrrunare le periodiche piene tra giugno e settembre (S). Ad Assuan il flusso delle acque comincia ad aumentare a partire dalla terza decade di giugno con l'arrivo delle acque del Nilo Bianco (verdi perchè trasportano notevoli quantità di vegetali) cui seguono, a metà giugno, quelle dell' Atbara e del Nilo Azzurro (rosse perchè trasportano detriti provenienti dall'altopiano etiopico). BACI NO DEL NILO
IL NILO U Bacino e il regime Il Nilo è per lunghezza il secondo fiume del mondo (6.700 km.) ed il sesto per ampiezza del bacino (circa 3 mil. kmq.). 11 suo ramo·iniziale è ormai universalmente considerato il Kagera, che ha le sue sorgenti sull'altopiano del Burundi e versa le sue acque nel L. Vittoria. (4)
Cit. in
MODUGNO
G., "L'Alta Diga
dj
Assuan":
BOLLETTINO DELLA SOCIETÀ GEOGRAFICA ITALIANA 1971 • pag. 447. (5) Cfr. 8JROT P. e DR ESCH J., op. cit. vol. Il • pag. 277.
Le9enda : 1 DELTA
2 NILO
3 5 7 9
~
ATBARA NILO AZZURRO SOBAT BAHR EL GEBEL 11 KARTOUH
6 8 10 12
Figura 3
l. UNA NILO BIAMCO BAHR ELGHAZAL L.VITTORI A ASSUAN
t.
7
Il periodo eli piena raggiunge il suo massimo a metà settembre, dopo di chè le acque cominciano a decrescere. 11 Nilo Bianco fornisce un contributo di acque eli circa 1'83o/o nel periodo di magra e di appena il 10% nel periodo di piena; il contrario avviene per i tributari provenienti dall'altopiano etiopico il cui contributo è massimo nel periodo giugno-settembre (68% il Nilo Azzurro e 22% l' Atbara) e minimo durante il periodo di magra (17% il Nilo Azzurro e nessun apporto l' Atbara) <6>. I dati principali relativi alla portata ad Assuan sono i seguenti (7): • portata massima: 13.500 mc./sec.; • portata minima: 275 mc./sec.; • portata media annua: 84 mld. eli mc. Il regime del fiume, peraltro, è soggetto a notevoli variazioni da un anno all'altro; ad esempio nel1878/79 si ebbe un volume di acqua pari a 15 1 mld. di mc., mentre nel 1913/14 esso fu di soli 41 mld. di mc .. Per regolare questa massa d'acqua ed utilizzarla razionalmente ai fini dell'irrigazione, il corso del Nilo è stato dotato, a partire dalla seconda metà del XIX secolo, di un imponente sistema di sbarramenti e canalL D sistema di controllo e di utilizzazione (fig. 4) L'utilizzazione delle acque del Nilo avy.iene attualmente con due sistemi di irrigazione: • il primo, in uso dai tempi più antichi, è quello "per irrigazione a bacini"; • il secondo ___.: introdotto nella seconda metà del XIX secolo, quando l'introduzione delle colture del cotone e della canna da zucchero imposero la trasformazione dell'irrigazione da stagionale in continua ·- è quello "per irrigazione perenne''. Con il sistema "a bacini" le acque del Nilo sono condotte, una volta l'anno, per mezzo di ca-
nali in grandi bacini circondati da dighe nei quali essi depositano il limo fertilizzante e donde vengono evacuate - mediante canali di drenaggio ad avvenuta saturazione del terreno. I bacini di inondazione hanno una superficie che varia dai 1.000 ai 30.000 ettari (2.400 + 71.500 feddani). Ultimato il drenaggio, si procede alla semina nel periodo ottobre-novembre e, dato che i bacini sono inondati una volta l'anno nel periodo della piena, vi si effettua, eli norma, una sola coltura; soltanto in alcuni bacini, completati da pozzi artesiani, i terreni sono utilizzati per colture estive dopo quelle invernali (8). Il sistema per bacini è ormai ristretto aJI 'Alto Egitto; i territori irrigati con detto sistema, che nel 1940 si estendevano su 528.099 ettari (1.257 .378 feddani), nel 1967 coprivano solo 308.058 ettari (733.471 feddani). La maggiore disponibilità eli acqua conseguente alla costruzione dell'Alta Diga consentirà nei prossimi anni la sostituzione del sistema in parola con quello " perenne" <9>. Questo si basa su un gigantesco complesso di opere idrauliche, mediante le quali Je acque sovrabbondanti nel periodo delle piene vengono, in parte, immagazzinate nei serbatoi e distribuite in modo regolare ( IO). Attualmente in territorio egiziano, a valle dell' AJta Diga, otto sbarramenti interrompono il fiume. Essi variano per dimensione e capacità di accumulo, ma hanno in comune alcune caratteristiche: sono in muratura, hanno una conca di navigazione e sono stati originariamente costruiti per innalzare il livello di magra (ll}. Lo sbarramento più settentrionale è costituito dalla traversa di Edfina, una delle più recenti, essendo stata completata ne11951. Essa è la prima opera idraulica interamente realizzata sotto la direzione eli ingegneri egiziani ed ha sostituito nella zona del Delta, sul ramo di Rosetta, un rilevato di terra che ogni anno veniva eretto per impedire alle acque del Mediterraneo di entrare nel Nilo.
(9) Cfr. MODUGNO G., " L'AJta Diga di Assuan" art. cit. - pag. 482.
gazione perenne ha consentito nell'annata agricola (settembreagosto) fino a 3 cicli di colture: - nili, o della piena del Nilo, con raccolto autunnale; -: shetui, o invernale (dic.-mar.), con raccolto primaverile; - sefl, con raccolto estivo. Questo, reso possibile dall'irrigazione perenne, è assai importante perchè adatto a coltivazioni di rilievo per l'economia egiziana, quali la canna da zucchero, il cotone, il riso, il mais, ecc..
(IO) ENCICLOPEDIA UNIVERSALE RIZZOLI LAROUSSE - Vol. V - pag. 573. La realizzazione dell'irri-
(Il) Cfr. MODUGNO G. , " L 'Alta Diga di Assuan" art. cit. - da pag. 449 a pag. 453.
(6) Ibidem, pag. 276.
(7) RAE -
M.C.I., "Le Haut Barrage" - pag. 53
(8) Cfr. BANCO DI ROMA, " Egitto-Vademecum Eco-
nomico" - Roma, Staderini, 1942 - pag. 41.
8
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.
9
Sul ramo di Damietta è situata la traversa di Zijta (2 km. a nord della città omonima) costruita nei primi anni del 900 per aumentare la portata dei canali che si dipartono a monte dello sbarramento. Segue più a sud lo sbarramento Mohammed All, meglio noto come lo sbarramento del Delta, costituito da due traverse situate sui due citati rami del delta con lo scopo di ottenere una elevazione del livello delle acque (m. 15,50) per una migliore e più estesa distribuzione di esse nella zona (Canali Behera, Tewfikieh, Menufieh). 407 km. più a sud di questo, trovasi la traversa di Assiut eretta contemporaneamente alla prima diga di Assuan allo scopo di utilizzare le acque, da essa regolate, per l'irrigazione del medio Egitto e del Fayum, mediante i canali Ibrahimieh e Bahr Yusuf. Nell934 subì i lavori necessari per consentire l'introduzione del sistema di irrigazione perenne nel Medio Egitto. La traversa di Nag Hammadi, situata 180 km. a sud di Assiut, fu costruita per innalzare le acque del Nilo e far raggiungere loro i bacini di Girga e la sezione meridionale della provincia di Assiut. La traversa di Esna, 193 km. a sud della precedente, ha lo scopo di assicurare per mezzo di due canali l'acqua ai bacini della provincia di Esna, anche quando la portata di piena è inferiore ai valori abituali. Infme, la prima diga di Assuan, posta a circa 7 km. a monte della citta omonima, la cui costruzione (1902) ha consentito lo sviluppo dell'irrigazione perenne <12>. Questa opera ha costituito il primo regolatore annuale dei deflussi del Nilo immagazzinando parte delle acque del periodo di piena per poi restituirle in quello di magra. L'incremento che essa fece registrare nella produzione del cotone fu tale da indurre il governo egiziano a intraprendere una sopraelevazione che, (12) Cfr. AUTORI VARI, "L'Egypte-Aperçu historique et géograpbique gouvernement et institutions vie économique et sociàle". Il Cairo, Institut français d'archéologie orientale, 1926- pag. 205. Da questo testo sono state tratte molte notizie circa il sistema di sbarramenti dell'Egitto. (13) Cfr. MODUGNO G., "L'Alta Diga ... " art. cit. pag. 449-453.
completata nel1934, ha portato la capacità di invaso a 5,6 mld. di mc. (inizialmente l mld. di mc.). A seguito della costruzione dell'Alta Diga, la prima Diga di Assuan ha ridotto le sue funzioni a quelle di un bacino di carico per la produzione di energia nella centrale elettrica, completata nel 1959, a fianco della diga (13). Il sistema di sbarramenti è supportato da una vasta rete di canali di irrigazione (25.000 km.) e di drenaggio (13 .000 km .) (14). Il sistema di regolazione del Nilo comprende, inoltre, fuori dell'Egitto, altre quattro dighe serbatoio: -tre in Sudan, a Gebel Aulla (45 Km. a monte di Kartoum sul Nilo Bianco), a Sennar (a sudest di Kartoum, sul Nilo Azzurro) (ts>. Quest'ultima è la più recente ed è stata costruita tra il1961 e il1966- in applicazione dell'accordo Egizio-Sudanese dell'8 novembre 1959 concernente la edificazione dell'Alta Diga e la ripartizione delle acque del fiume - per scopi irrigui ed idroelettrici (16); -
una in Uganda, alle Owen Falls a nord del Lago Vittoria per aumentarne la capacità e regolarne la portata (17).
La ripartizione delle acque
La ripartizione delle acque del Nilo è stata disciplinata fmo al 1959 da un accordo raggiunto nel 1929 fra il governo britannico e quello egiziano, in base al quale dei 52 mld. di mc. utilizzabili su 84 (portata media annua del Nilo), all'Egitto veniva attribuita una quota parte di 48 mld. di m.c. e al Sudan i restanti 4 mld. di mc. 0 7>. Durante le trattative era stato, altresì, formulato un vasto piano per il controllo completo del Nilo; prime realizzazioni di questo furono la sopraelevazione della prima diga di Assuan e la costruzione dello sbarramento di Gebel Aulia, cui (14) Cfr. lSSAWI C., "Egypt in revolution" op. cit. pag. 127. (15) Ibidem. (16) Cfr. MODUGNO G., "L'Alta Diga... " art. cit. pag. 460. (17) Cfr. FRANcESCHINI, "Le Nil face a la conjoucture actuelle": REVUE DE DEFENSE NATIONALE, aprile 1957 - pag. 595 e 597.
lO avrebbero dovuto seguire altre opere, la cui esecuzione fu invece rinviata a seguito dello scoppio del 2° conflitto mondiale, e cioè: la trasformazione, mediante sbarramenti presso lo sbocco degli emissari, dei laghi equatoriali e del lago Tana in bacini regolatori; l'erezione di uno sbarramento all'altezza della quarta c_a teratta, a Merowe; la costruzione, attraverso le paludi del Sudd (Sudan), di due canali paralleli per ottenere un deflusso veloce delle acque riducendone le perdite molto elevate dovute all'evaporazione (18)_ Questi piani, nota C. Issawi, avrebbero reso possibile l'espansione dell'aerea coltivabile fino a 7,5 mil . di feddani e avrebbero eliminato il pericolo cti inondazioni e di eccessiva scarsità di acqua, tuttavia, il loro principale inconveniente era rappresentato dal fatto di prevedere opere fuori dal territorio egiziano, con conseguenti rischi politici (l'unità della Valle del Nilo era ormai tramontata), maggiori spese d'impianto in valuta estera, perdita della possibilità cti produrre nel paese energia idro-elettrica. Inoltre, ad evitare l'interramento della diga di Assuan (la prima) ( 19) l'Egitto sarebbe stato ancora costretto a lasciar passare liberamente gran parte delle acque, perdendo, così, circa 30 mld. di mc . (20).
L 'Egitto, pertanto, si era orientato sulla realizzazione dell'Alta Diga, che, a partire dal 1952, divenne u no dei capisaldi della politica del regime repubblicano. Fu, quindi, rinegoziata nel 1959 con il Sudan -che l'anno precedente aveva· denunciato il trattato anglo-egiziano del 1929 percbè stipulato senza tener conto degli interessi sudanesi - una nuova ripartizione delle acque del Nilo sulla base dei seguenti punti <2 1>: • la quantità cti acqua immagazzinata dall'Alta diga doveva essere pari alla p_ortata media annua del Nilo (84 mld. mc.); • la ripartizione doveva essere basata su 74 m ld. cti mc. (10 mld. mc. annualmente erano considerati perduti per evaporazione e per infiltrazione): 55,5 rnld. mc. costituivano la quota parte parte dell'Egitto e 18,5 quella del Sudan. Con lo stesso trattato, fu regolata la questione dell'indennizzo che l'Egitto si impegnava a pagare al Sudan (15 mld. LE), a titolo di compensazione per le terre sudanesi che sarebbero state sommerse a seguito della realizzazione della diga. Nell'occasione, fu studiata anche la possibilità di ridurre la quantità cti acqua che il Nilo perde per evaporazione nell' attraversare le palucti del Sudd.
Infine, la realizzazione dei progetti suaccennati presupponeva un accordo tra i diversi paesi interessati, facilmente raggiungibile fincbè la Gran Bretagna ebbe un ruolo di primo piano nella regione, più difficoltoso allorcbè la trasformazione in Stati indipendenti delle ex-colonie comportò un aumento degli interlocutori.
Fu convenuto al riguardo che le conseguenti maggiori djsponibilità cti acqua sarebbero state ripartite a metà tra i due Stati, ciascuno dei quali avrebbe partecipato alle spese per la costruzione delle opere necessarie in proporzione al beneficio che gli sarebbe venuto {22).
(18) Cfr. MODUGNO 0., "L'Alta Diga ... " art. cit. pag. 455.
(20) Cfr. lSSAWI C., "Egypt in revolution" op. cit. pag. 129.
(19), Ibidem, pag. 473. L'invaso deJJa diga è stato, infatti, sempre iniz.i ato in ottobre, alla flne della piena, quando le acque erano tornate chiare.
(21) RAE-M.C.L, "Le Haut Barrage" - pag. 6. (22) Cfr. MODUGNO 0., "L'Alta Diga ... " art. cit. pag. 461.
Il
ANTECEDENTI STORICI Mohammed Ali Decaduta la fulgida civiltà faraonica, l'Egitto fu oggetto dall'Evo antico a quello contemporaneo di un susseguirsi di dominazioni straniere (Persiani, Macedoni, Romani, Bizantini, Arabi, Turchi, Ottomani). La storia dell'Egitto moderno è normalmente fatta iniziare con la spedizione napoleonica (1798) e con la successiva ascesa al potere della dinastia di Mohammed Ali (1805 - l 952), il quale, dopo aver assunto con la forza delle armi il controllo del paese, si adoperò per assicurare alJ'Egitto autonomia politica, prestigio internazionale, massima prosperità <1> mediante: • una politica di potenza, il cui strumento fu l'esercito nazionale da lui creato; • l' occidentalizzazione del paese; • la rinascita dell'economia. L'azione di Mohammed Ali si riassume: • nella formazione di un esercito nazionale, che si rivelò un efficace mezzo di educazione civica del popolo e dal quale vennero le principali iniziative per il risorgimento nazionale; • nella riorganizzazione dell'amministrazione, improntata a criteri di assoluta centralizzazione; • nello sviluppo dell'agricoltura, principale fonte di ricchezza del paese, attraverso fa revisione del sistema fondiario <2> e l'esecuzione di ampi lavori di irrigazione; • nella creazione di un primo nucleo di industrie e nella rinascita delle attività artigianali; • nella diffusione dell'istruzione e nell'impiego di tecnici stranieri. I riflessi più importanti sulla società egiziana della politica nazionale di Mohammed Ali furono O>: (l) Cfr. MINGANTI P.: "L'Egitto Moderno"- Firenze,
Sansoni, 1959 - pag. 19. (2) ABDEL MALEK A.: "Esercito e Società in Egitto 1952-1967" -Torino, Einaudi Eelitore, 1967- pag. 47 "La elifferenza principale tra questo regime e quello del feudalesimo orientale dell'epoca araba e rurca sta nel fatto che prima eli Mohammed Ali lo Stato monopolizza la proprietà e la gestione della terra, mentre con Mohammed Ali lo Stato ha solo il monopolio della proprietà e lascia agli altri la cura della gestione (in sostanza, i contadini- fellahin- si configuravano come braccianti che lavoravano per conto dello Stato), pur mantenendo una sorveglianza dura e continua. Si possono accettare quindi le conclusioni di Ibrahim Amer che ritiene il sistema eli gestione agricola al tempo eli Moham-
• la formazione di una classe media indigena (medici, insegnanti, ufficiali, ecc.), che si inserì fra l' aristocrazia turca, con la quale entrò in urto <4>, e il popolo e dal cui seno veniva reclutato il personale amministrativo; • la crescente importanza delle colonie straniere europee, che svolsero una funzione di rilievo nella evoluzione della società egiziana; • la nascita dei primi movimenti politici - in genere particolarmente ostili agli Europei- quale conseguenza dell'introduzione di idee e sistemi di vita che diede luogo ad una profonda crisi di adattamento. L'opera di Mohammed Alì costituì una rottura rispetto al passato e il primo passo del processo di modernizzazione del paese,.proseguito dai suoi successori ed interrotto nell882 dall'occupazione militare dei Britannici, che inserirono l'Egitto, quale unità agricola, nel loro sistema politico-economico. Lord Cromer, nel 1882, scrisse <5>: "Dato che l'Egitto è un paese fondamentalmente agricolo, ne consegue che l'industrializzazione non potrebbe che provocare la negligenza dell'agricoltura, distogliendo gli Egiziani dalla lavorazione della terra, tutte cose che rappresenterebbero per la nazione un vero disastro". Nel1905 lo stesso Cromer fece un bilancio di questa politica <5>: " le differenze appaiono evidenti a tutti coloro che ricordano l'Egitto di dieci o quindici anni fa. Si sono notevolmente ridotti o sono completamente scomparsi quartieri del Cairo che erano in altri ~empi veri alveari operai delle attività più svariate: filatura, tessitura, ricamo, fabbricazione di nastri, di colori, di stuoie, di otri di pelle ... oreficerie, sellerie ... Oggi s'incontrano, dove erano allora fiorenti laboratori, caffè e piccole botteghe di curiosità e di anticaglie". med Ali un sistema temporaneo di transizione tra il feudalesimo e il capitalismo". Con i successori di Mohammed Ali viene ammessa la proprietà privata della terra e con essa nasce la borghesia egiziana. Inizialmente i beneficiari di tale situazione furono gli stessi contadini che ebbero in proprietà la terra che lavoravano; peraltro, essi, per la miseria in cui vivevano e per le pesanti tasse da cui erano colpiti, si trovarono via via costretti a cedere la terra che andò accentrandosi nelle mani eli pochi. (3) Cfr. MINGANTl P.: op. cit. - pag. 47 e seguenti. (4) li contrasto culminò nel 1882 con la rivolta di Arabi Pascià. · (5) Cit. in ABDEL MALEK A.: "Esercito e Società ... " op. cit. - pag. 8.
12
L'Egitto divenne, in sostanza, una gigantesca piantagione di cotone per le industrie cotoniere inglesi (6) , con la conseguente formazione e l'arricchimento spropositato dei grandi proprietari ter- ~ rieri; per contro, aumentò e si diffuse la miseria nella massa della popolazione rurale e cittadina (7). I Britannici, peraltro, curarono l'organizzazione generale dello Stato, migliorarono i sistemi di irrigazione, stabilirono un equo regime nelle prigioni, elevarono le condizioni sanitarie, abolirono le "corvée"; si preoccuparono, cioè, di riforme e prowedimenti tecnico-amministrativi, ma non attuarono alcuna riforma diretta a promuovere lo sviluppo economico e sociale (8). In sintesi, le conseguenze del dominio britannico furono: • considerevole sviluppo dell'agricoltura sotto l'aspetto della monocoltura del cotone; • caduta della già limitata capacità industriale; • miglioramento delle condizioni generali di vita del popolo; • aumento della sperequazione nella distribuzione della ricchezza.
La struttura sociale era caratterizzata da poche migliaia di grandi proprietari fondiari nelle cui mani era accentrata la ricchezza, legata al possesso della terra e sinonimo di potere politico (compatibilmente con la presenza inglese) , a fronte di una massa immatura e controllata di diseredati, praticamente esclusa dalla direzione del paese e condannata a vivere nella miseria. Tra questi due poli, una classe media cittadina e rurale: la prima (ufficiali, funzionari, professionisti, insegnanti, giornalisti, ecc.)- politicamente attiva e in grado di far sentire la sua voce attraverso la stampa, i partiti politici, le manifestazioni di piazza- costitui la forza motrice della rinascita nazionale; la seconda- formatasi attraverso l'accentramento della piccola proprietà, con conseguente aumento di nullatenenti - restò estranea alla vita politica anche se assolse l'importante funzione di serbatoio di alimentazione della classe media cittadina <9>. Nel1914, la Gran Bretagna, a seguito dell'entrata in guerra della Turchia a fianco degli lmpe(6) Cfr. TOMICHE N.: " L 'Egypte Moderne" - Parigi,
Presses Universitaires de France, 1966 - pag. 54. (7) C fr. RIAD H .: " L'Egypte Nassérieone" - Parigi ,
ri Centrali, dichiarò decaduta la sovranità ottomana sull'Egitto e vi impose il proprio protettorato. n paese, trasformato in base per operazioni nel Vicino Oriente, fu sottoposto a notevoli disagi morali e materiali. D nazionalismo, tenuto a freno nel corso della guerra da promesse di libertà e di indipendenza, esplose al termine del conflitto di fronte al tentativo della Gran Bretagna di ignorare le esigenze nazionali del popolo Egiziano (IO). In conseguenza della sempre più grande tensione nei rapporti anglo-egiziani e dell' impossibilità pratica di dar corso ad un qualsiasi negoziato, la Gran Bretagna, il28 febbrai o 1922, riconobbe con atto unilaterale l'indipendenza dell'Egitto, con alcune limitazioni di ordine politico e militare da sottoporre a negoziato (sicurezza del Canale, permanenza di truppe britanniche, protezione degli interessi stranieri, questione del Sudan (Il)). In attesa di un accordo su tali problemi sarebbe stata mantenuta l'occupazione militare.
n paese ebbe un ordinamento monarchico di modello europeo, ma l'instabilità politica interna portò di fatto ad un governo dittatoriale. L'attività politica fu costantemente rivolta verso la definizione dei rapporti con la Gran Bretagna, il che costrinse a trascurare i problemi interni, che si riassumevano principalmente nella necessità di conciliare la struttura sociale con il progresso materiale e di eliminare le troppo forti sperequazioni esistenti tra i vari strati della società (12). In proposito, si rileva che Ja prima guerra mondiale determinò una maggiore differenziazione sociale con l'impulso dato al commercio (forniture per l'Esercito britannico) e alla nascita e allo sviluppo di una piccola industria locale (filatura, tessitura, torchiatura di olive, concerie, lavorazione del ferro, ecc.) (13) . Iniziando nel 1919 la lotta per l'indipendenza politica, i nazionalisti egiziani posero fra i propri obiettivi la creazione di un' industria nazionale capace di assorbire la mano d'opera eccedente e di eliminare i pericoli connessi ad una struttura economica quasi completamente dipendente dall'estero. (9) Cfr. MINOANTI P. : op. cil. - pag. 84. (IO) Cfr. ABDEL MALEK A .: "Esercito e Società... " op. cit. - pag. 15.
Editions de Minuit, 1964 - pag. 196.
(Il) Condominio anglo-egiziano dal 1899.
ABDBL MALEK A.: "Esercito e Società.. . " op. ci t. - pag. 91.
(12) Cfr. MINOANTI P.: op. cit. - pag. 157.
(8) Cfr. ISSAWI C.: " Egypt at Mid-Ceotury. An economie survey" - Londra, Oxford University Press, 1954- pag. 44.
(13) Cfr. ABDBL MAI..EK A.: "Esercito e Società ... " op. cit. - pag. 9.
13
Le iniziative prese al riguardo ebbero la loro ·principale espressione nella riforma doganale del 1930, che sostituì al regime "coloniale" del dazio una tariffa diretta a garantire un regime di protezione per i prodotti agricoli e industriali nazionali. Centro propulsore dello sviluppo industriale fu la Banca Misr, fondata nel 1920, attorno alla quale si formò e si sviluppò il gruppo omonimo. Nel 1936 si giunse 'al trattato di Londra con il quale vennero regolamentate le questioni sottoposte a riserva nel 1922; nell'occasione le concessioni fatte dal governo britannico furono, in pratica, più verbali che reali (14). La conseguita indipendenza, comunque, elevò enormemente il prestigio dell'Egitto nell'ambito del mondo arabo. Durante la 2 a Guerra Mondiale, il paese si trovò nella delicata situazione di uno stato che intendeva rimanere al di fuori dal conflitto ma che, al tempo stesso, adempiva alle servitù militari derivanti dal trattato con la Gran Bretagna. Pur direttamente interessato dall'avanzata italo-tedesca del 1942, non partecipò alle ostilità se non con una simbolica dichiarazione di guerra alla Germania nella fase finale del conflitto, decisa al solo fine di avere accesso tra i fondatori delle Nazioni , Unite. La guerra provocò un grande balzo in avanti nello sviluppo del capitalismo egiziano e, nello stesso tempo, significò la miseria per le classi meno abbienti <15> esaltando i già pesanti squilibri sociali ed economici.
(14) Cfr.
.
TOMICHE
N.: op.cit. - ·pag. 67.
{15) Cfr. ABDEL MALEK A.: "Esercito e Società ... " op. cit. - pag. 13 e 14. Cfr. LAcouruRE J.: "Nasser"- Roma, Editori Riuniti, 1972 - pag. 49. (16) Nel 1945 al Cairo fu istituita la Lega Araba.
Al termine della guerra la situazione- si presentò particolarmente fluida sullo sfondQ .di una generalizzata anglofobia. Nel paese erano andate maturando, in opposizione ai tradizionali partiti, quali espressioni del disagio morale e materiale del popolo, alcune tendenze politiche propugnaoti: • la necessità della lotta contro il colonialismo, ancora esercitantesi nel paese nonostante la conseguita indipendenza politica; • la rivalutazione dei valori del mondo musulmano da contrapporre alla cultura occidentale; • la realizzazione della giustizia sociale. A rafforzare tali correnti sopravvenne la.questione palestinese: essa radkalizzò l'atteggiamento antioccidentale dell'Egitto, che tendeva ormai ad assumere la funzione di centro propulsore e coordinatore del mondo arabo (16). In sintesi, gli anni dell'immediato dopoguerra furono anni di grave tensione interna derivante dalla permanenza delle truppe britanniche nella zona del canale, dal separatismo sudanese 0 7> appoggiato dal Regno Unito, dalla sconfitta subita ad opera d'Israele (1949), dalla precaria situazione economica del paese. Il grave stato di disordine politico e sociale originò un colpo di stato militare (23 luglio 1952) e la successiva proclamazione della Repubblica (18 giugno 1953).
(17) Nell951 fu denunciato dall'Egitto il trattato stipu-
lato con la Gran Bretagna nel 1936, per contrasti sorti sulla questione su danese. Mentre l'Egitto aspirava alla realizzazione dell'unità della "Valle del Nilo" sotto la Corona egiziana, cioè alla pura e semplice annessione del Sudan, la Gran Bretagna intendeva dare la possibilità ai Sudanesi di decidere il loro destino.
14
LA SITUAZIONE ALLA VIGILIA DEL LUGLIO 1952 Nella prefazione al "Nasser" di J. Lacouture si afferma che la società egiziana, quale si presentava alla vigilia del colpo di stato del luglio 1952, si caratterizzava per l'esistenza di una "consistente borghesia e feudalità terriera" a fronte di "aggregazioni sociali in gestazione, ceti più che classi O>•'. Ancorché non sia possibile provare l'esistenza di una definita coscienza di classe tra i vari strati della società, si ritiene che tale affermazione, alla luce degli avvenimenti precedenti la rivoluzione, non sia completamente aderente alla realtà. La classe dominante era costituita dalla grande proprietà fondiaria o aristocrazia terriera, accanto alla quale si era affermata - quale sua diretta emanazione- un' "alta borghesia" indigena; questa, secondo Abdel Malek <2>, si era formata nell'ambito del processo di penetrazione del capitale straniero in Egitto, come suo ramo secondario; da qui la sua attitudine reazionaria in politica interna.
Il gruppo Misr ne era la sua espressione sto-
rica. L'alta borghesia, detta anche borghesia industriale, comprendeva perciò due settori distinti O>: • uno , più antico, di origine non egiziana, europea o levantina, costituito da elementi introdottisi nel paese con l'occupazione britannica. Era !"'élite locale degli affari" su cui il potere coloniale si appoggiava e che da esso dipendeva; • uno egiziano, la cui origine era essertzialmente rurale. Il capitale egiziano da investire fuori dall'agricoltura poteva, infatti, provenire soltanto dalle campagne, cioè dai grandi proprietari terrieri e, in misura minore, da alcuni contadini ricchi. Più tardi, un ce1to numero di uomini d'affari e di alti funzionari di origine non contadina si inserirono nell'alta borghesia. Anche H. Riad <4> conferma questo quadro, aJlorché afferma che accanto alla borghesia costituita da stranieri si andò formando una barghe(l) LACOUTURE J.: op.cit.- pag. IX. (2) Cfr. ABDEL MALEK A.: "Esercito e Società ... " op. cit. - pag. II . (3) Cfr. HUSSEIN M.: "La lotta di classe in Egitto 1945-1970" - Torino, Einaudi Editore, 1973 - pag. 13. (4) Cfr. RlAD H.: op. cit. - pagg. 75 e 204.
sia indigena, formata da grandi pr.oprietari e da alti funzionari impegnatisi, ad imitazione dei capitalisti non egiziani, negli affari commerciali, finanziari e industriali.
n polo opposto era rappresentato da una massa povera ed illetterata alla mercé dei potenti, costituente la grande maggioranza della popolazione, nelle campagne come in città, le cui condizioni di vita erano tali da determinare tra esse e la classe dominante una barriera insuperabile. Tra questi due poli si situavano classi in posizione intermedia: la media borghesia, la piccola borghesia, il proletariato industriale. La media borghesia rurale ed urbana - afferma M. Hussein (5) - viveva dello "sfruttamento altrui" senza però avere alcuna posizione politica o economica dominante. Mentre nella città essa er~ uno strato socialmente trascurabile, dipendente dalla grande borghesia rispetto alla quale espletava funzioni complementari, nelle campagne, ove era formata da coloro che possedevano 5-50 feddani, aveva un peso politico di rilievo. Alcuni autori presentano questa classe come lo strato superiore della piccola borghesia. Quest'ultima costituiva un corpo sociale comprendente diversi gruppi che si caratterizzavano per il possesso di " un piccolo capitale, un appezzamento di terra, una formazione specializzata o un livello di cultura" che consentiva agli appartenenti a quei gruppi "di vivere del proprio lavoro, sfruttando il proprio mezzo di lavoro finanziario, tecnico o intellettuale, senza aver bisogno di vendere la propria forza-lavoro e senza comprare forza-lavoro altrui se non in modo accessorio (6)" . Essa raccoglieva oltre che l'insieme della piccola produzione urbana e rurale (contadini poveri, piccoli proprietari, affittuari, artigiani e proprietari di piccoli stabilimenti) anche il settore dei piccoli commercianti, degli impiegati, degli ufficiali (7), dei militari in genere, degli studenti e degli intellettuali (8). (5) Cfr. H USSiìiN M.: op. cit. - pag. 17. (6) HUSSElN M .: op. cit. • pag. 20. (7) L'Accademia Militare nel 1936 cessò di essere un feudo delle grancli famjglie. (8) Cfr. ABDEL MALEK, BELAL, HANAFI: "La rinascita del mondo arabo" - Roma, Editori Riuniti, 1973- pag. 141 .
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Nel suo complesso era una classe in stato di soggezione politica ed economica, nel cui ambito la principale forma di solidarietà sociale era quella nazionale determinata dall'oppressione britannlca e della classe dominante, oppressione che, a livello politico-economico, significava impossibilità di un qualsiasi sviluppo e promozione _sociale. Essa era, in sostanza, una classe priva ru mezzi, ma ricca di ideali e di ambizioni, che la condussero a svolgere un ruolo primario nel paese. Infine il proletariato industriale, non numeroso (3o/o della popolazione totale, 10% di quella urbana) (9), ma politicamente attivo e con una consolidata tradizione di lotta. A questo punto appare opportuno precisare meglio il contesto socio-economico in cw avvenne la rivoluzione. La guerra 1939-1945 aveva determinato un grande balzo in avanti del capitalismo egiziano. Il rapporto annuale della Banca Nazionale d'Egitto (N.B.E.) nell942 segnalava che gli utili delle società industriali erano raddoppiati durante la guerra. Nel contempo erano anche migliorate le posizioni dei granru proprietari con l'aumento del valore locativo delle terre. L'arricchimento dei ceti privilegiati era stat0 in gran parte pagato da quelli economicamente più deboli, colpiti dall'inflazione, dalla lievitazione dei prezzi e del costo della vita in genere, legata principalmente al fatto che la produzione agricola non era in grado di adeguarsi al ritmo dell'incremento demografico oo>. Nel 1945, inoltre, i licenziamenti massicci di "operai di guerra" avevano gettato sul lastrico circa 300.000 unità che erano andate. ad ingrossare la già consistente massa dei disoccupati, con tutte le conseguenze negative derivanti da un'eccessiva esuberanza di manodopera. Questa massa di "senza lavoro" , accampata nelle periferie delle grandj città, avrebbe molto contribuito a far scattare la molla del rinnovamento { ti). (9) Cfr. H USSEIN M . : op. ci t. - pag. 37. (IO) Cfr. ABDEL MALEK A.: "Esercito e Società ... " op. cit. - pag. 13 e 14. " Nell937 una popolazione di 15,9 milioni di unità (750Jo di fellab) vive su 5,3 milioni di feddani con una superficie coltivata di 8,4 mj)joni di feddani; nel 1952 la popolazione raggiunge quota 21 ,5 milioni (68% di feUab) e la terra rispettivamente 5,6 e 9,3 mmoni di feddani".
(11) Cfr. LACOUTURE J.: op. cit. - pag. 54.
Dopo il 1945 l'ala industriale della grande borghesia conobbe un ulteriore rapido sviluppo: i capitali investiti nell'industria raddoppiarono tra i11945 e i11950, passando da 28,5 a 56,8 miLLE; nel 1950 il settore industriale contribuì per il560Jo alla formazione del reddito nazionale. Nel contempo le esportazioni di cotone ruminuirono durante il l 0 semestre del 1951, mentre aumentarono le importazioni di grano e farina (531.000 ton. ne11950 contro 1.110.000 ton. nel 1951) (! 2). Tuttavia era ancora la terra, la proprietà fonmaria, il simbolo della ricchezza e del potere: i grandi proprietari terrieri continuavano a dominare la scena politica, da un lato opponendosi a qualsiasi mutamento di struttura diretto a migliorare la situazione dei meno abbienti, dall'altro cercando di frenare l'espansione industriale e, quindi, di mantenere la borghesia industriale in posizione subordinata. Alla vigilia della rivoluzione, infatti, una ulteriore espansione dell'industria appariva non facile, sia per la concorrenza straniera, sia per le remore connesse alla concentrazione della ricchezza e del potere nelle mani dei terrieri; questi ultimi oltre che non investire i loro capitali nell'industria, non permettevano neanche che i meccanismi dello Stato lavorassero neU' interesse di tale settore ( 13) . Nel 1950 la N.B.E. <14> constata che "l'aumento del redruto dovuto all'agricoltura continua ad essere destinato come in passato all'acquisto di terre, alla costruzione di immobili e all'acqwsto di generi ru lusso ... ". Nel 1952, a sua volta, la Federazione Egiziana delle Industrie (F.B.I.) <14>sottolinea l'esistenza di "un'atmosfera ru incomprensione fra lo Stato e l'industria", che trae origine dall'esistenza di una "mentalità agraria ben nota" e aggiunge: "siamo convinti che l'industria egiziana è la sola strada del futuro". {12) Cfr. ABOEL MALEK A.: "Esercito e Società ... " op. cit. - pag. 32. (13) Cfr. A.M. C. , "L'azione economica e sociale del Nasserismo" : RELAZIONI INTERNAZIONALI, febbraio 1963 - pag. 175. {14) Cfr. ABDEL MALEK A.: "Esercito e Società .. . " op. cit. - pag. 33.
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La borghesia industriale, quindi, tendeva a porre fine al privilegio dell'aristocrazia fondiaria, conservatrice e retrograda e a sostituirla nella direzione politica per edificare l'Egitto industriale. È per questo che essa appoggiò l'azione dell'Esercito che apparve la forza capace di realizzare il programma su esposto. Le idee di giustizia sociale propagandate dalle organizzazioni di sinistra non solo attecchirono rapidamente nell'ambito della piccola borghesia, degli operai, degli studenti, cioè della parte più preparata e attiva della popolazione <15>, ma si diffusero anche nelle campagne ove, pur se la classe dominante manteneva il controllo delle masse grazie soprattutto al rispetto tradizionale che legava braccianti e affittuari al padrone, lo scontento ebbe occasione di manifestarsi apertamente <16). La situazione egiziana minacciava di risolversi in profondi e violenti sviluppi rivoluzionari.
(15) Cft. MINOANTI P.: op. cit. - pag. 189. (16) Cfr. ABDEI.. MAI..BK A.: "Esercito e Società... " op. cit. - pag. 54 "tra il 1949 e il 1951 le rivQ.Ite dei fellahin si moltiplicano. l fellahin reclamano la terra che lavorano".
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In testa ai problemi interni -tutti, peraltro, subordinati al successo della lotta per l'evacuazione delle forze occupanti britariniche dal territorio nazionale - era senza dubbio la necessità di una riforma agraria, allo scopo di distruggere il potere della grande proprietà terriera, strumento del colonialismo, dirottare le risorse verso l'industrializzazione del paese, prevenire iniziative rivoluzionarie spontanee delle masse diseredate. In questo quadro, il26 gennaio 1952, si verificò l'incendio del Cairo, definito come " l'esplosione di quelli che non possedevano nulla contro quelli che monopolizzavano il diritto alla vita <17>". Sei mesi più tardi si ebbe l'intervento dell'Esercito e il successivo avvio delle prime riforme di struttura per la modificazione dei rapporti di forza nell'ambito della società: era iniziata la "lunga marcia" del popolo egiziano.
(17) Cfr. ABDEI.. MALEK A.: "Il pensiero politico ... " op. ci t. - pag. J85.
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SVILUPPO ECONOMICO E SOCIALE
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FATTORI POLITICI CAP ITOLO I
AVVENIMENTI INTERNAZIONALI
I primi passi del regime nelle relazioni con l'estero furono mossi su un binario obbligato, quello del conseguimento dell'indipendenza nazionale. Il problema fondamentale era quello dell'evacuazione delle truppe britanni.che dalla zona del Canale, che, in uno con l'aspirazione all"'unità della valle del Nilo", cioè all'annessione del Sudan all'Egitto <1>, faceva parte del bagaglio sentimentale di ogni Egiziano. Il trattato anglo-egiziano del 19 ottobre 1954 pose termine a circa 70 anni di presenza militare britannica sul suolo egiziano: le condizioni imposte dalla Gran Bretagna furono però pesanti in quanto, fra l'altro, coinvolgevano l'Egitto nella difesa degli ultimi e ormai velleitari interessi imperiali britannici; infatti, secondo la cosidetta clausola turca, il Regno Unito era autorizzato a prendere ogni misura necessaria "per mettere la base (di Suez) sul piede di guerra ed utilizzarla efficacemente nell'eventualità di un attacco armato da parte di potenze straniere, nella zona del Medio Oriente, contro qualunque paese, che alla data dell'accordo faccia parte del patto di difesa comune tra gli stati arabi firmato al Cairo nel 1950, o contro la Turchia (2)•'. L'accettazione da parte dell'Egitto di una simile clausola è, comunque, perfettamente giustificata, visto che la questione dell'evacuazione era pregiudiziale al riorientamento delle energie del paese- da mezzo secolo dirette contro il "tradizionale nemico" - verso i veri problemi del popolo: trattavasi, in sostanza, di una scelta di enorme portata politica con la quale il Consiglio della Rivoluzione eliminava ogni vincolo alla sua azione interna contro la miseria e l'immobilismo sociale e, nello stesso tempo, si garantiva la disponibilità dei mezzi economici necessari, appoggiandosi agli Anglo-Americani.
È opportuno, a questo punto, aprire una parentesi per inquadrare gli avvenimenti nel più ampio contesto internazionale del momento, caratterizzato dalla divisione del mondo in due blocchi -occidentale e comunista- e da una situazione di pace precaria e di instabilità internazionale, punteggiata di guerre limitate, azioni terroristiche, sovversione, guerriglia: è la fase della "guerra fredda".
In particolare e in stretta sintesi, la situazione nel Mediterraneo è così riassumibile: • la Gran Bretagna, già incontrastata dominatrice del bacino, va liquidando pezzo per pezzo le basi che costituivano i capisaldi del suo impero; • il blocco comunista domina mezza Europa e tenta, dopo essere stato fermato all'Elba, di aggirare le posizioni occidentali da sud; • gli Stati Uniti, presenti attivamente nel Mediterraneo, rappresentano il fattore essenziale del contenimento dell'espansionismo sovietico; • il mondo arabo- comprendente un insieme di paesi che si estende, senza soluzione di continuità (salvo Israele), per più di 6.500 Km. dall' Africa Settentrionale al Medio Oriente, fasciando a sud e a est il Mediterraneo - è alla ricerca di una sua identità unitaria: i problemi dell'indipendenza, della liquidazione degli interessi coloniali, della presenza dello stato di Israele, mantengono il settore in continuo fermento. Un Medio Oriente aperto all'influenza sovietica significherebbe per l'Europa, dal punto di vista economico, l'aleatorietà degli approvvigionamenti per il suo crescente fabbisogno energetico e, dal punto di vista strategico, l'aggiramento del fianco sud della NATO e l'interdizione del Mediterraneo.
La crisi di fiducia nei riguardi degli Occidentali, che aprì all'URSS le porte del Medio Oriente e del Mediterraneo, sopravvenne, peraltro, molto presto.
In questo quadro, si sviluppò la politica tendente a legare all'organizzazione difensiva occidentale i paesi arabi e, in particolare, l'Egitto che, in virtù della sua posizione geografica, costituisce una delle chiavi di volta del controllo del bacino del Mediterraneo (fig. 2).
(l) Ili o gennaio 1956 il popolo del Sudan optò per l'indipendenza rifiutando l'unione.
(2) KALlSKY R.: "Storia del mondo arabo" -Verona, Bertani Editore, 1972 - vol. Il, pag. 202.
20 UEgitto, quindi, non avrebbe mai potuto ripiegarsi su se stesso per dedicarsi esclusivamente ai propri problemi interni, anche perché la soluzione di molti di essi, risultando al di sopra delle possibilità del paese, richiedeva l'attuazione di una incisiva cooperazione internazionale. Nel 1954 Nasser affermava (3): "L'epoca dell'isolamento è ora finita ... Ogni paese deve oggi guardare oltre le frontiere per scoprire le correnti che lo influenzano e le condizioni in cui può vivere con gli altri.. ." E l O anni più tardi ribadiva <4 >: " ... La nostra politica estera è al servizio della politica interna ... Nell'epoca in cui viviamo, nessuno stato può vivere all'interno delle sue frontiere ed isolarsi. .. Senza contatti esterni e senza un'azione esterna... Saremmo costretti a realizzare la nostra rivoluzione entro i limiti delle nostre possibilità ... Se noi avessimo investito solo il nostro reddito nazionale o il nostro risparmio non saremmo mai stati in grado di realizzare il piano che ci siamo proposti ... ". Dopo l'accordo con la Gran Bretagna del 1954, il Cairo aveva rifiutato qualsiasi impegno o forma di alleanza con gli Occidentali; tuttavia, permaneva colà la convinzione che il futuro dell'Egitto fosse legato all'amicizia con l'Occidente. L'anno 1955 fu l'anno delle "speranze perdute <5>". Il patto di Baghdàd (24 febbraio 1955), apparso come un tentativo britannico di reinserirsi nel Medio Oriente sotto il pretesto della "trincea antisovietica", gli incidenti di confine con Israele <6> che invariabilmente sottolineavano l' impotenza dell'esercito egiziano, il rifiuto dell'Europa Atlantica e degli USA di fornire armi all'Egitto, provocarono il sorgere di nuovi orientamenti. Nel marzo di quell'anno Nasser espose i principi della sua politica estera <7 >: era nell'interesse delle piccole nazioni tenersi al di fuori dei blocchi. Né l'URSS né gli USA potevano lasciare nelle mani dell'avversario una regione strategicamente importante come il Medio Oriente. L'Egitto aveva dunque un evidente interesse a riequilibrare i suoi (3) Ci t. in ABDEL MALEK A.: "Il pensiero politico .. .'' op. cit. - pag.410.
rapporti economici tradizionalmente orientati verso ovest, mediante rapporti più str~tti con il blocco sovietico. Nell'aprile 1955 si _riunì a Bandung la conferenza dei paesi afro-asiatici; " le giornate di Bandung - afferma J. Lacouture (8) - dovevano incidere su Nasser più del patto di Baghdàd, dell' operazione di Gaza , dell'affare delle armi. Esso doveva aprirgli prospettive nuove quanto alla collocazione internazionale del suo paese ... e allo stato dei suoi rapporti con le forze rivoluzionarie e progressiste in Egitto " . Con Bandung nacque il "neutralismo positivo" e venne meno il complesso di inferiorità nei riguardi dell'Occidente.
U 27 settembre 1955 Nasser annunciò la conclusione dell'accordo sugli armamenti con la Cecoslovacchia; esso fu considerato nel Medio Oriente un grande successo diplomatico e rappresentò il punto di partenza della penetrazione sovietica nello scacchiere mediorientale. Sopravvenne nel luglio 1956 il rifiuto degli occidentali di concorrere al .fmanziarnento della "Grande Diga" di Assuan e, ad immediata quanto inattesa ritorsione, il 26 dello stesso mese la nazionalizzazione della Compagnia del Canale di Suez. "Lo scopo di quest'ultima operazione - scrisse Abdel Malek <9>- è al tempo stesso economico e politico. Si tratta di trovare negli incassi del Canale una fonte di investimenti e ... di ristabilire la sovranità egiziana su un settore particolarmente importante dell'economia e del territorio nazionale". L'insuccesso della spedizione anglo-francese rafforzò il mito di Nasser nel mondo arabo. Egli divenne il simbolo di una nuova dignità anche nei confronti delle potenze imperialiste e fu consacrato dalle masse arabe quale loro Rappresentante e Capo. La posizione antioccidentale si accentuò con la enunciazione (gennaio 1957) e la successiva applicazione della "dottrina Eisenhower". spetlacolare incursione neUa fascia di Gaza, inniggendo pesanti perdite agli Egiziani.
(4) Discorso di Nasser all'Assemblea Nazionale del 12 nov. 1964: RELAZ10N1 INTERNAZIONALI, novembre
(7) Cfr. V.BRNANT J., "Vicenda del non allineamento nel Medio Oriente": RELAZIONI INTERNAZIONALI,
1964- pag. 1451.
maggio 1966 - pag. 543.
(5) ABDEL MALEK A.: "Esercito e Società. .. " op.cit. - pag. 84.
(6) Il 28 febbraio 1955 gli Israeliani effettuarono una
(8) LACOUTURE J.: op.cit.- pag. 149. (9) ABDEL MALEK A.: "Esercito e Società ... " op.cit. - pag. 88.
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Al contrario degli Americani, affetti da "pattomania' ', i Sovietici accordarono il loro ruuto politico ed economico al di fuori di qualsiasi identificazio ne ideologica e nel rispetto della libertà di azione degli Egiziani, che trovarono, finalmente, un'alternativa per sottrarsi al ricatto occidentale. 111958 è l'anno della RAU (31 gennaio) che, peraltro, non reggerà a lungo alla prova dei fatti e si sfascerà nel settembre 1961 dopo un'esistenza tormentata (IO); dopo il ristabilimento dell'indipendenza siriana il tema della solidarietà degli Stati Arabi sovrani sostituì quello dell ' unità organica della nazione araba (I l) . L'Egitto sembrò voler abbandonare la dimensione araba per concentrare tutte le proprie energie sulla soluzione dei problemi interni: in questo senso può essere valutato anche il riavvicinamento all'Occidente. Ma la crisi dello Yemen rilanciò la politica ad ampio respiro del Cairo; sarà per l'Egitto un'altra disastrosa esperienza. L'attivismo nasseriano nel periodo della RAU aveva provocato una profonda frattura del mondo arabo in due fazioni: da un lato i regimi arabi cosidetti conservatori e reazionari, dall'altro quelli progressisti socialisteggianti. Tale divisione - derivante dall'esistenza di paesi molto diversi tra loro in quanto a regime interno, ad amicizie esterne, ad atteggiamenti nei confronti della situazione internazionale - si concretò nei violenti contrasti tra Nasser e il re dell'Arabia Feisal, che si affrontarono apertamente proprio nello Yemen. Dopo una serie di accordi senza esito , le ostilità cessarono effettivamente a seguito degli avvenimenti del giugno 1967. L'impegno dello Yemen, considerato dagli Occidentali strettamente legato alla penetrazione sovietica nella penisola araba, provocò la sospensione dei rifornimenti di grano da parte degli USA (12). Si accentuò , pertanto, il sostegno sovietico e la dipendenza dell'Egitto dall'URSS. Nel frattempo, la situazione dei rapporti con Israele precipitava verso la guerra. L'evacuazione della for.za dell'ONU dislocata al confine con Israele, su richiesta dell' Egitto, risollevò il prestigio di Nasser e l'entusia(lO) l motivi dell'insuccesso sono gli stessi per i quali Nasser aveva esitato ad accettare l'unione: la mancanza di fron-
tiere comuni, la diversità delle esperienze economiche e politiche, il dive~so sviluppo socio-economico. (11) Cfr. VERNANT J ., "Vicenda del non allineamento ... " art. ci t. - pag. 544. ( 12) RONCHEY A.: "Atlante Ideologico"- Milano, Gar-
mo popolare; l'unità araba resuscitò e anche i paesi cosidetti reazionari fecero blocco con l'Egitto. Il 5 giugno 1967 gli Israeliani attaccarono e per l'esercito egiziano fu la disfatta. Tre mesi dopo a Kartoum, il mondo arabo fece il bilancio della sconfitta: si ammise la superiorità israeliana ma f u rifiutata una qualsiasi soluzione pacifica. Per il Capo dell'Egitto la conferenza fu una riconferma del suo ruolo dominante sul piano inter-arabo e, se le prospettive diplomatiche che da essa scaturirono rimasero molto vaghe incentrandosi sui famosi "tre no", egli seppe assicurarsi alcuni vantaggi concreti che gli restituirono una certa libertà di manovra. lnnanzitutto, potè ritirare le sue truppe dallo Yemen richiamandosi alla ritrovata solidarietà araba e, in secondo luogo, ottenne da Arabia Saudita, Kuwait e Libia una sovvenzione annua di 109,4 miLLE, per bilanciare la perdita finanziaria derivante dalla chiusura del Canale. Una conseguenza molto importante della gu_e rra fu un certo raffreddamento delle ambizioni pan-arabe della rivoluzione egiziana, il cui tributo sull'altare dell'arabismo era stato sproporzionato in relazione ail'atteggiamento degli altri paesi ed ru risultati conseguiti, praticamente nulli . Con la "Carta di Tripoli" del dicembre 1969, infatti, Nasser limitò gli impegni con la Libia e con il Sudan a una cooperazione politico-militare, sfuggendo ru richiami unionisti. 111969 è l'anno della "guerra di usura": per mesi gli Israeliani ebbero occasione di dimostrare un'insolente superiorità a spese dell'Egitto; allearmi sempre più perfezionate fornite dru Sovietici e al sempre maggiore impegno diretto di personale sovietico nella difesa aerea del territorio, rispondevano le forniture USA a Israele, i cui aerei, peraltro, cominciarono a non avere più vita facile. Nell'agosto 1970 l'Egitto accettò il pianoRogers che gli consentiva di mettere .fine ru combattimenti senza ulteriori perdite di prestigio e, nello stesso tempo, di contattare gli Stati Uniti che, per la loro posizione nei riguardi di Israele, erano i soli a possedere i mezzi politici per risolvere la crisi. zanti, 1973- pag. 123. "Per molti anni l' Egitto era vissuto sui "surplus" americani: riceveva armi dali'URSS, ma per il pane era alla mercè degli USA. Tale condizione, almeno virtualmente, cambiò dal27 dicembre 1966, quando il ministro sovietico dell'agricoltura... annunciò un raccolto record ... L'URSS per la prima volta aveva un "surplus" . Nello stesso tempo Washington tentava di moderare la guerra di Nasser nello Yemen tagliando i rifornimenti di grano".
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Il 28 settembre 1970 morì Nasser. Il l o maggio 1971 il suo successore, Anuar al-Sadat, affermò che desiderava accordare all'America una nuova ed ultima possibilità (13). Ciò non gli impedì, tuttavia, di firmare nello stesso mese un trattato di amicizia e cooperazione di quindici anni con l'URSS. Il18luglio 1972 fu una data storica per l'Egitto, paragonabile, sotto certi aspetti, al 19 ottobre 1954, giorno in cui si ottenne l'evacuazione britannica; nel paese si ebbe la sensazione di una ritrovata dignità nazionale: Sadat impose al governo di Mosca il ritiro dei propri consiglieri militari dall'Egitto. Il Cairo sembrò volesse ritornare a quel neutralismo positivo che aveva permesso all'Egitto di barcamenarsi tra le due superpotenze salvaguar-
(13) Cfr. KALISKY R.: op. cit. - vol. 11, pag. 433.
dando la propria indipendenza e libertà d' azione; i dati di base della situazione internazionale erano però notevolmente mutati rispetto agli anni 50 ed il margine di manovra dell'Egitto era molto ridotto. Nel campo delle relazioni inter-arabe, nonostante lo slancio del 1971 verso la costituzione della Confederazione delle Repubbliche Arabe (Egitto, Libia, Siria), l'ideale pan-arabo perdette la priorità rispetto ad altri problemi tra i quali, principale, quello della eliminazione delle conseguenze dell'aggressione del1967. La diplomazia egiziana diresse i suoi sforzi per creare sempre più stretti legami di solidarietà con i paesi produttori di petrolio, allo scopo di impegnare nella battaglia l'unico vero mezzo di pressione in possesso degli Arabi: l'arma del petrolio.
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CAPITOLO Il
POLITICA INTERNA IL CONSOUDAMENIO DEL REGIME
Gli autori della rivoluzione del luglio '52 si presentarono alla ribalta dell'Egitto e del mondo sprovvisti di una linea di condotta politica generale, quasi che anch'essi, paradossalmente, fossero stati colti di sorpresa dall'azione compiuta. L'unica base ideologica di cui disponevano erano i seguenti sei principi <1>: • "di fronte -alle armate inglesi che occupano la zona del canale, il primo principio si concreta nella liquidazione del colonialismo e dei traditori egiziani che lo appoggiano; • "di fronte al dispotismo dei grandi proprietari terrieri, ii secondo principio prevede l'eliminazione della feudalità; • "di fronte al tentativo di sfruttare le fonti di energia della rivoluzione in favore degli interessi di un gruppo di capitalisti, il terzo principio consiste nel mettere fine al dominio del capitale sul potere; • "di fronte allo sfruttamento e ai dispotismo, il quarto principio è l'inst~urazione dell'equità sociale; • "di fron te ai complotti desti nati ad indebolire l'esercito e a utilizzare la poca forza che gli rimane per minacciare le forze interne pronte a sollevarsi, il quinto principio è la formazione di un potente esercito nazionale; • "di fronte alla manipolazione politica che cerca di deformare le realtà nazionali, il sesto principio è la creazione di una sana vita democratica". Questi principi costituivano, in sostanza, nulla più di un complesso di criteri guida per la costruzione di uno stato libero e moderno. Lo stesso Nasser ebbe a dichiarare che "fin dall'inizio abbiamo avuto il coraggio di affermare che non avevamo una teoria ma solo dei prin-
cipi fermamente stabiliti. Abbiamo deciso che il nostro metodo sarebbe stato quello dei tentativi e degli errori (2)•'. Per capire esattamente la politica egiziana dopo il 1952 occorre aver chiaro il concetto che la rivoluzione è stata innanzitutto una rivoluzione nazionale; se successivamente essa ha assunto contenuti sociali da realizzare nel quadro di un socialismo con caratteri originali e, nei riguardi del mondo esterno, ba avocato a sé il ruolo di motore e propulsore dell'arabismo con tutto ciò che esso ha rappresentato negli ultimi venti anni, ciò è stato il risultato di reazioni di fronte ad avvenimenti interni ed esterni , piuttosto che di una chiara visione della situazione nel lungo periodo. Il punto di partenza del Nasserismo fu la conquista dell'indipendenza nazionale ed economica, in sintesi la definizione dei rapporti con il colonialismo e l'industrializzazione del paese. Il primo atto del regime fu la riforma agraria (8 settembre 1952) il cui scopo, prima che sociale, fu politico ed economico: • politico, in quanto si trattava di distruggere i privilegi dell'aristocrazia fondiaria e privarla del potere politico; • economico, in quanto si voleva forzare la stessa aristocrazia fondiaria, padrona delle principali ricchezze del paese, a orientare i suoi investimenti verso il settore industriale (3). Inoltre, la riforma è stata diretta a prevenire e neutralizzare la minaccia di una effettiva rivoluzione popolare <4 >; in proposito, in un rapporto della N.B.E. si affermò <5>: "L'Egitto può rallegrarsi se ... la riforma è stata realizzata da un governo regolare, che si è mosso nel rispetto della legge, senza lasciare l'iniziativa alle masse".
(2} Cit. in ABDEL MALEK, BE{..AL, H ANAFJ: op. cit. - pag. 150.
fu conseguito in quanto i capitali furono impiegati in investimenti immobiliari. La proUferazione di immobili di lusso fu bloccata con un provvedimento legislativo nel 1956. (4) Gli avvenimenti di Kafr el Dauar, all'indomani del colpo di stato sono, in proposito, significativi.
(3) Cfr. ISSAWl C.: "Egypt in revoluùon"- Londra, Oxford University Press, 1963- pag. 53. L'obiettivo non
(5) ABDEL MALEK A.: "Esercito e Società ... " op. cit. - pagg. 65 e 73.
(l} ABDEL MALEK A.: " Esercito e Società ... " op.
cit.- pag. 316. LACOUTURE_J.: op.cit. - pag. 81.
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La "fame di capitali", l'impossibilità di coprire autonomamente tutte le esigenze di investimenti, la necessità costante del sostegno finanziario straniero hanno costituito altrettanti vincoli alla libertà di azione del regime. "Sotto certi aspetti, si può constatare - si legge in un rapporto della F.E.I. (5)- come i mezzi egiziani da soli ... non saranno mai proporzionati ... e per non ridur li pericolosamente non bisognerà esitare a richiedere alle grandi nazioni industriali la loro collaborazione". Un'altra fondamentale iniziativa del Consiglio della Rivoluzione fu quella di incoraggiare gli investimenti di capitali stranieri attraverso modifiche alla legislazione in atto <5>. Procedendo nel consolidare la propria posizione all'interno, al fine di poter dedicare tutte le energie al conseguimento degli scopi della rivoluzione, i116 gennaio 1953 vennero disciolti tutti i partiti poUtici: "Speravamo che i partiti politici considerassero nel giusto valore gli alti interessi della nazione e abbandonassero i metodi rovinosi della lotta di partito, dannosa al paese. Al contrario, ci siamo resi conto che gli interessi di partito impedivano la realizzazione degli scopi della rivoluzione del 1919 e dividevano il paese nel periodo più importante della nostra storia ... I partiti politici banno tuttora una mentalità reazionaria ... Essi rappresentano un pericolo incombente per il paese e per il suo futuro. Annuncio quindi l'abolizione di tutti i partiti politici (6)• '. L'iniziativa politica su scala nazionale divenne, dopo tale provvedimento, monopolio esclusivo del regime. 1123 gennaio venne fondato il partito unico, ]'"Unione della Liberazione", il cui programma rieccbeggiava il contenuto dei già citati sei principi. Il partHo rappresentò il primo tentativo, peraltro fallito, di dotare di un'ampia base popolare il movimento del23 luglio; con esso non si voleva consentire una partecipazione popolare al governo del paese, ma solo disporre di un mezzo per creare adesioni di massa, cioè per garantire alle decisioni del vertice politico l'appoggio "spontaneo" delle masse. (6) Comunicato radio del Ministro della propaganda Galal (16.1.1953): RELAZIONliNTERNAZIONALI, gennaio 1953 - pag. 88. (7) Cfr. TO:O.IICHE N.: op. cit. - pag. 87.
Il 10 febbraio fu promulgata una costituzione provvisoria in sostituzione dell'abrogata costituzione del 1923: il massimo organo dello Stato è iJ Capo della Rivoluzione con il Consiglio Direttivo della Rivoluzione, il Consiglio dei Ministri esercita il potere legislativo e l'esecutivo <7>. Il 1954 fu un anno di assestamento interno: i principali avvenimenti furono l'affermazione di Nasser e Pesautoramemo di Naguib, la distruzione della confraternita dei Fratelli musulmani, la repressione delJa sinistra marxista. li trattato dell'ottobre con la Gran Bretagna affrancò il paese dall'ipoteca colonialista; l'Egitto poteva puntare con tutte le sue energie all'industrializzazione del paese e all'eliminazione della miseria e dell'immobilismo sociale, con il concorso imprescindibile del capitale euro-americano. Lo slancio in tal senso fu effettivamente significativo. "Il problema della nostra industria osservava la F.E.I. nel 1952-53 <8>- piuttosto che di fermarsi alla gestione dei mezzi attuali e all'organizzazione delle fabbriche, èonsiste nel creare l'atmosfera legislativa e amministrativa favorevole allo sviluppo della nostra attività; nell'insegnamento tecnico e nel modo in cui deve essere inteso; nel risparmio e nei mezzi per incoraggiarlo; negli investimenti e nella sicurezza che deve circondarli; nel credito e nel suo adeguamento alle nostre condizioni economiche; nel fisco e nel modo in cui le imposte vengono fissate, calcolate e riscosse>'. Tra ill952 e il1956 il regime militare si mosse in questa direzione (9). I dati fondamentali del problema egiziano non lasciavano, peraltro, intravedere favorevoli prospettive per lo sviluppo: occorreva un qualcosa che funzionasse da terapia d'urto per consentire all'Egitto di rompere il "circolo vizioso della povertà". Nel novembre 1954 il presidente Nasser annunciò l'intenzione del suo governo di costruire il "Saad el Alì", la grande diga di Assuan, la "grande muraglia contro la fame" . A partire da quel momento il problema della diga che doveva permettere una regolarizzazione completa delle piene del Nilo assunse un'importanza vitale sia sotto l'aspetto economico, sia sotto quello politico. Il costo dell'opera, aggirantesi sui 1.500 mil.$ ( IO), (8) Cit. in ABDEL MAt.EK A.: "Esercito e Società ... " op. cit. - pag. 83. (9) Per i provvedimenti attuari dal Cair o vds. ISSAWI C .: "Egy pl in Rcvolution", op. ci!. - pag. 53. (10) Cfr. KALISKY R.: op. ci!.- vol. Il, pag. 237.
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Il 1956 rappresentò una svolta decisiva per il paese: la rivoluzione abbandonò illiberalismo economico cui, in pratica, si era fino ad allora attenuta e intraprese un nuovo corso, quello dell'intervento diretto e massiccio dello Stato nell'economia. Efficaci strumenti di questo intervento furono il "Comitato Superiore della pianificazione nazionale" e !'"Organismo economico". A quest'ultimo <11 > fu demandato il compito di coordinare, in nome dello Stato, l'attività delle società a partecipazione statale esistenti alla data di istituzione (13 gennaio 1957), per un totale di 17 mil. LE. La nazionalizzazione delle banche, delle compagnie di assicurazione e delle società anglo-francesi ed il generale processo di egizianizzazione 0 2>, a seguito della triplice aggressione anglo-franco-israeliana, accrebbero il capitale delle società facenti capo all'Organismo Economico sino a portarlo a 58,7 miLLE alla fme del1958. Successivavmente, l'Organismo in parola allargò il suo campo d'azione assumendo anche la funzione di imprenditore e svolgendo, quindi, un ruolo di rilievo nella realizzazione della politica di piano ( 13). La principale motivazione della pianificazione, cioè dell'intervento dello Stato sul piano dell'organizzazione dell'economia, è la scarsa efficacia dell'iniziativa privata e, in altre parole- notò Abdel Malek <13>- "l'impotenza della borghesia egiziana a superare i problemi posti dalla transizione da un capitalismo di tipo coloniale a
prevalenza agricola, ad un capitalismo industriale e tecnocratico. L'Esercito deve attribuirsi il potere di indirizzo e di decisione in campo economico per rimediare a questa fondamentale deficienza". Per assicurare di che vivere ad una popolazione che continuava a crescere ad un tasso annuo del2,5o/o, migliorandone anche le condizioni, accorrevano investimenti per almeno 100 miLLE all'anno, di cui 60 miLLE per l'industria. "Nel 19541a formazione netta del capitale è stata di 63 rniL LE, di cui il 60% inghiottito dall'edilizia privata e pubblica; solo 26 miLLE sono finiti nei settori dell'industria, dell'agricoltura e dei trasporti, e di questi appena 6,9 nell'industria ... Dapprima il Credito fondiario ... poi nel 1956 la National Bank ... debbono constatare il rifiuto opposto dalla borghesia ad investire nel settore industriale. Nonostante gli incoraggiamenti e gli inviti, là stessa tendenza vista nelle cifre del1954 permane nel 1955 ... 04)" . La direzione politica si rese conto che il capitale privato non intendeva concorrere allo sviluppo del paese e che l'intervento pubblico si rendeva sempre più necessario ed esteso. Nel frattempo, mentre lo Stato pianificava lo sviluppo economico e tendeva a sostituirsi o, quanto meno, associarsi al grande capitale privato, quest'ultimo faceva affari eccellenti <15>. Al centro del settore privato erano il gruppo Misr e quello che faceva capo al finanziere Ahmed Abbud. Furono questi gruppi che, appoggiati dall'Organismo Economico, convinsero Nasser a imbarcarsi nell'avventura siriana, in vista di sicuri vantaggi economici per l'Egitto. Nel quadro degli orientamenti scaturiti dalla conferenza di Bandung, si ebbe l'elaborazione di alcune prudenti misure di liberalizzazione volte a consolidare la rivoluzione: il regime si rese conto della frattura esistente tra la classe dirigente ed il popolo, dell'importanza che avrebbe potuto avere nell'edificazione dell'Egitto la mobilitazione delle masse e dell'opportunità di fare evolvere queste ultime verso un'armonica e cosciente partecipazione alla vita politica nazionale.
(Il) RIAD H.: op. cit. - pag. 88. " Nell'aprile del 1962,
(13) Cfr. ABDEL MALEK A.: "Esercito e Società ... " op. cit. - pag. 91.
era tuttavia troppo grande a fronte delle risorse egiziane: il finanziamento doveva venire dall'estero e, nelle speranze del Cairo, dall'Occidente. La questione del finanziamento dell'Alta Diga determinò, come è noto, la nazionalizzazione del Canale di Suez, le cui principali conseguenze furono: • la crisi di fiducia verso l'Occidente e l'apertura dell'Egitto ai capitali sovietici; • il plebiscitario appoggio delle masse al regime, il che rafforzò il suo margine di manovra sia all'interno che all'estero; • la nascita ufficiale del cosiddetto "capitalismo di Stato". IL CAPITALISMO DI STATO
l'O.E. fu soppr.e.sso e sostituito con una quindicina di organizzazioni settoriali". (12) li 17 gennaio 1957 fu disposto che tutte le banche commerciali straniere avrebbero dovuto assumere, nel giro di cinque anni, la forma eli società anonime egiziane, con capitale e direzione egiziani.
(14) Ibidem, pag. 87. (15) Ibidem, pag. 92.
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11 23 giugno 1956 un referendum popolare approvò la nuova Costitùzione ed elesse Nasser alla presidenza della Repubblica. La Carta Costituzionale sancì per l'Egitto un regime repubblicano di tipo presidenziale, ritenuto il più adatto a realizzare gli obiettivi della rivoluzione e che legittimava la posizione di supremazia del Capo del Consiglio della Rivoluzione. Al Presidente della Repubblica, quale capo dell'esecutivo, furono, infatti, attribuiti ampi poteri di intervento e di controllo dell'apparato statale a garanzia della legalità costituzionale. A un'Assemblea Nazionale (Consiglio della Nazione) fu affidato il potere legislativo. La Costituzione riaffermava indirettamente il bando per qualsiasi partito politico: "I cittadini formano un'Unione Nazionale {l6) per la realizzazione dei fini della rivoluzione e per unire le loro forze per l'edificazione di UQa nazione politicamente, socialmente ed economicamente sana"; detta Unione "presenterà i candidati al Consiglio della Nazione''. Sul piano economico lo sviluppo del paese venne affidato alla pianificazione. L'Unione Nazionale (l?), istituita in sostituzione della precedente Unione della Liberazione, doveva costituire il fondamento della nuova società egiziana basata sulla solidarietà sociale, nonché il maggior strumento per il consolidamento politico interno. Il sistema organizzativo, peraltro, si rivelò complicato e di scarsa funzionalità, talché, alla fine del 1961, "Nasser fu costretto ad ammettere che la reazione era penetrata nei ranghi dell'Unione paralizzando le sue potenzialità rivoluzionarie e trasformandola in una semplice facciata che non rispecchiava la forza delle masse e le loro vere esigenze (JS)" . Il fatto essenziale tra il1959 e il 1961 fu l' aumento continuo e considerevole del ruolo dello Sta-
to nella vita economica a spese del settore privato. Le forme di questo processo si co~retarono (l9): • nello sviluppo del ruolo dell'Organismo economico e delle iniziative economiche statali; • la precisazione di una rete di leggi che assicurano allo Stato il controllo dell'industria e delle società anonime; • il primo piano decennale. Il primo grosso colpo <20> contro il capitale privato fu portato l'Il febbraio 1960 con la nazionalizzazione della Banca Misr e della Banca Nazionale. La ragione principale dei provvedimenti di nazionalizzazione - ha scritto Abdel Malek era politica: più che il regime dell~ proprietà privata era in discussione il potere decisionale economico e sociale. Il giornale "Al Ahram" lo sostenne apertamente <21>: "Non c'è dubbio che la Banca Misr aveva raggiunto, attraverso le sue società, uno stato di concentrazione monopolistica che poteva perfino permetterlè di imporre il suo dominio sulla direzione del paese' '. Qualche mese dopo, al fine di impedire il dominio del capitale sui mezzi di orientamento politico e sociale, la proprietà di tutta la stampa egiziana venne attribuita all'Unione Nazionale. Nello stesso anno fu lanciato il primo piano di sviluppo economico e sociale, diviso in due fasi di cinque anni ciascuna. L'esecuzione del piano iniziò mentre il capitale privato dominava ancora l'economia nazionale rappresentando il 95% della produzione agricola e il900Jo di quella industriale, la quasi totalità del commercio estero e l'intero settore dell'edilizia. Il settore pubblico incideva soltanto nella misura del 15% sul reddito nazionale. lizzazione degli scopi della rivoluzione... la creazione di una società socialista, democratica, cooperativistica".
(16) RELAZIONI INTERNAZIONAl:.l: luglio 1959 pag. 1066. Facendo perno sull'Unione Nazionale è stato formulato il nuovo sistema elettorale (definito " piramidale"). Tale sistema prevede la formazione dj quattro corpi rappresentativi: il primo è costituito dai Consiglj locali dell'Unione (60.000 membri); il secondo e il terzo gradino della piramide sono formati dai Consigli provinciali e dal Congr~sso generale dell'Unione (questi organi con numero decrescente di membri si formano con un processo ili autoselezione). Al culmine vi è il Comitato superiore dell;Unione Nazionale (400 membri).
(20) In precedenza era già stata limitata l'iniziativa delle banche nel settore indusrriale (''nessuna banca può possedere più del 250Jo del capitale di una qualsiasi società") ed era stato vietato alle società anonime ru rustribuire ai propri azionisti un ruvidendo superiore del IO% a quello dell'esercizio precedente.
(17) AnDE l. MALEK A.: "Esercito e Società... " op. cir. - pag. 97. Gli obiettivi dell'Unione sono indicati ne "la rea-
(21) Cit. in ABDEL MALEK A.: "Esercito e Società... " op. cit. - pag. 116.
(18) FRESCOBALDI D.: op. cit. - pag. 110. {19) Cfr. ABDEL MALEK A.: "Esercito e Società... " op. cit. - pag. 106.
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"ln questa situazione, osservò Fuad Moursi <22>, l'esperienza del primo anno provò l'impossibilità di portare ad esecuzione il Piano, fino a quando la maggior parte della produzione nazionale fosse rimasta sotto il controllo del grande capitale, che tendeva a congelare la rivoluzione e ad utilizzarla a proprio vantaggio. Furono quindi decise le nazionalizzazioni del 1961, che assicurarono alla collettività enormi risorse interne capaci di finanziare lo sviluppo". Nel giugno e nel luglio 1961 venne emessa una serie di provvedimenti legislativi che modificarono profondamente l'equilibrio delle forze sociali presenti nel paese. La Banca Nazionale distinse tali provvedimenti in tre gruppi (23): • quelli sulla ridistribuzione del reddito nazionale; • quelli per la preminenza del settore pubblico di fronte all'iniziativa privata e ai gruppi monopolistici; • quelli sulla revisione della riforma agraria. "Questa - rilevò Abdel Malek (23> - è però soltanto una distinzione formale, mentre l'essenziale dei tre gruppi di leggi è quello di ridurre le risorse, le possibilità economiche e l'influenza (poUtica) del grande capitale egiziano a vantaggio dell'équipe militare ... Bisogna però aggiungere che tutte queste misure tendono contemporaneamente a inserire nel circuito dell'edificazione economica tutte le risorse disponibili, ad ampliare decisamente tanto il risparmio che la domanda sul mercato interno". Le misure prese furono molteplici e di notevole portata, a cominciare da quelle riguardanti il commercio del cotone, che chiusero l'era della speculazione privata sul più importante prodotto del paese (chiusura della Borsa merci di Alessandria; attribuzione a un Comitato statale del monopolio dell'acquisto di tutto il cotone; trasformazione obbligatoria di tutte le ditte esportatrici di cotone in società appartenenti per metà allo Stato) e da quelle che colpivano la ricchezza avocandone allo Stato una consistente aliquota (22) Cit. in ABDEI.. MAI..EK, BEL.AL, H ANAFI: op. cit. -
pag. 4{). (23) ABDEL MALEK A.: "Esercito e Società ... " op. cit. - pag. 124. (24) Cfr. ABDEL MALEK A.: "Esercito e Società ... " op. cit. - pag. 125. (25) Cfr. A.M.C., " L'azione economica ... ", art. cit.pag. 206.
(assegnazione del25% dei profitti delle società ai loro dipendenti, impiegati ed operai; fissazione a un massimo di 5.000 LE annue delle retribuzioni, gratifiche e indennità dei dirigenti delle società e degli organismi; limitazione del numero dei membri di consigli di amministrazione a sette persone, di cui due in rappresentanza di operai e impiegati; proibizione a tutti di occupare più di una carica; aggravamento dell'imposta progressiva sul reddito e di quella sulle costruzioni). Infme, le leggi del20 luglio, certamente le più importanti dal punto di vista politico, in quanto estromisero quasi totalmente il grande capitale privato dai settori finanziario e dell'industria pesante, nazionalizzarono al 50% il settore delle industrie leggere di trasformazione e delle imprese di lavori pubblici, attribuirono allo Stato la proprietà di tutte le azioni superiori al limite di 10.000 LE fissate per ogni azionista <24>. Lo Stato, a seguito di questa evoluzione da Abdel Malek definita una "Suez economica", divenne il principale imprenditore del paese: monopolista in alcuni settori, socio a metà in altri, supremo moderatore in tutti; solo le piçcole aziende -laboratori, botteghe artigianali, agenzie commerciali, fabbriche, negozi, ecc., che facevano capo alla piccola borghesia urbana e rurale- sfuggirono alla nazionalizzazione totale o parziale <25). LA DEMOCRAZIA SOCIALE
Il distacco della Siria dalla RAU nel settembre del 1961 fu l'occasione per condurre il definitivo attacco al grande capitale privato. Nel discorso dell6 ottobre Nasser espose i motivi dello scacco subito (26): "Siamo stati le vittime di una pericolosa illusione... Abbiamo commesso l'errore di fare la pace con la reazione .. . che ha dimostrato di essere disponibile all'alleanza con lo stesso imperialismo pur di sostenere le sue posizioni di privilegio ... Il nostro sbaglio è stato quello di aver aperto l'Unione Nazionale alle forze della rèazione che ... ne hanno paralizzato l'efficienza rivoluzionaria... Non abbiamo fatto lo sforzo necessario Cfr. ABDEL MALEK A.: "Esercito e Società ... " op. cit.- pag. 138. Nel dicembre 1961 con decreto, tutte le società esistenti (367), sia quelle pubbliche sia quelle controiJate più o meno parzialmente da privati, vennero inquadrate in 38 Enti pubblici sottoposti aJ controllo del Consiglio Supremo degli Enti pubblici, presieduto dal Capo dello Stato. (26) Cit. in ABDEL MALEK A.: "Esercito e Società ... " op. cit. - pag. 130.
28 per dare a lle masse la coscienza dei loro diritti. .. Non siamo riusciti a portare l'apparato governativo al livello dell'azione rivoluzionaria". In sintesi, l'infelice esperienza siriana dimostrò che la debolezza fondamentale del regime consisteva nel non aver voluto o saputo interessare attivamente il popolo alle sue realizzazioni. Questo spiega l'assoluta mancanza di reazioni popolarì di fronte a un avvenimento importante come la secessione della Siria, causato - secondo Nasser - dal boicottaggio delle classi possidenti timorose di perdere i loro privilegi <27). L'autocritica di Nasser costituì una presa di coscienza e, nello stesso tempo, una direttiva per la riorganizzazione delle strutture del paese su basi veramente popolari e rivoluzionarie. Mentre il programma di nazionalizzazione proseguiva, Nasser proponeva al Congresso Nazionale delle Forze Popolari, nel maggio 1962, la Carta d'azione Nazionale, documento chiave del regime, che costituiva un bilancio dei dieci anni di repubblica e un programma per l'avvenire. ((Abbiamo superato- affermò Nasser- una grande tappa di mutamenti e stiamo affrontando un'importante tappa di evoluzione ... Nella Carta abbiamo fissato i nostri obiettivi <28) •.• " " Dopo la Carta la nostra linea d'azione è diventata chiara ... Negli ultimi dieci anni abbiamo dovuto sottrarci alle condizioni del passato... La tappa attraversata è finita con la pubblicazione della Carta ... quella della costruzione nazionale comincia oggi ... Durante gli ultimi dieci anni dicevamo che la Rivoluzione è stata fatta per il popolo. In questa nuova tappa la rivoluzione non può andare avanti come in precedenza ... essa può proseguire il suo cammino solo se il popolo stesso ne assume tutte le responsabilità. In conseguenza, essa diventa una Rivoluzione del popolo, per il popolo e attuata dal popolo ... Ci occorre una riorganizzazione su base democratica e che contenga tutte le garanzie per la democrazia ... ll Congresso mi ha incaricato (in attesa dell'elaborazione della nuova Costituzione) di costituire l'Unione Socialista, di gettare le basi dell'organizzazione e della formazione del Comitato esecutivo superiore e di pro(27) A.M.C., "L'azione economica ... " art. cit.- pag. 206. l provvedimenti dell'onobre- novembre 1961 si concretarono nella confisca dei beni di 600 "capitalisti reazionari" e nell'arresto di alcuni di essi. (28) Discorso di Nasser all'Assemblea Nazionale del 12
novembre 1964: RELAZIONI INTE~AZIONALI, novembre 1964 - pag. 1452.
muovere .l'organizzazione popolare democratica ... Stabiliremo un sistema di governo impostato sulla base del comando collettivo ... giacché la democrazia va esercitata a tutti i livelli ... vi saranno un Presidente della Répubblica, un Consiglio della Presidenza e un Presidente del Consiglio dei ministri con un Gabinetto dei ministri (29)•' . L'Unione Socialista Araba, come l'Unione Nazionale, si basò sull'istituzione di cellule di villaggio, di fabbrica e di ogni "formazione di massa" e ad essa furono ammessi soltanto gli elementi giudicati idonei a svolgere un ruolo attivo, evitando ·adesioni massicce e indiscriminate (''dire, come al tempo dei primi comitati che tutti vi appartengono significa dire che nessuno vi appartiene <29)"). Rispetto alla precedente formazione vi erano alcune differenze: "La profonda differenza tra l'esperienza che sviluppiamo oggi e l'Unione Nazionale - affermò Nasser (30) - consiste nel fatto che da essa escludiamo tutti coloro che sono stati colpiti dalla riforma agraria e dalle leggi socialiste e i cui beni sono sotto· sequestro ... L'Unione Socialista non è un potere esecutivo, ma un movimento popolare che associa strettamente i lavoratori con le autorità governative". Lnoltre, nella nuova organizzazione la partecipazione agli organi elettivi degli operai e dei contadini doveva essere prevalente rispetto alle altre categorie sociali. Nella pratica il partito venne confinato in un ruolo di secondo piano, ancora una volta degradato a mezzo per promuovere adesioni di massa: esso tornerà alla ribalta nei giorni difficili della disfatta provocando le manifestazioni popolari che costringeranno Nasser a rimanere alla guida del paese. Con i decreti del novembre 1963, il regime completò la trasformazione delle strutture dell' economia e nel 1964 diede vita agli strumenti per la democratizzazione interna. n 26 marzo fu insediata l'Assemblea Nazionale, costituita per il 50% da operai e contadini , cui la legge costituzionale, emanata il 23 marzo, attribuiva ampi poteri di controllo sull'operato degli organi esecutivi (3 !) . (29) "La riorganizzazione della RAU". Il discorso programmatico di Nasser (24 seuembre 1962): RELAZIONI INTERNAZIONALI, ottobre 1962- pag. 1215 e 1216. (30) "Realizzazioni e obiettivi dell'Unione Socialista Araba" (intervista concessa da Nasser nel marzo l 962): RELA-
ZIONI INTERNAZIONALI, aprile 1964 · pag. 575. (3 1) RELAZIONI lNTERNAZlONALI: aprile 1964 • pag. 530.
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Nonostante tutto, la rivoluzione continuerà ad essere una questione di vertice: il programma del marzo 1968 sarà, in pratica, un'ammissione di questo dato di fatto. Nasser non ritenne opportuno ricorrere alla partecipazione indipendente delle diverse forze politiche che riflettevano le correnti di idee esistenti nel paese. ''Egli riuscì ad inquadrarle, a fare accettare loro la sua linea d'azione qualunque possa essere stata la differenza delle loro premesse fllosofiche, dal marxismo all'Islam ... Egli ha fatto questo secondo una distribuzione funzionale sulle cui soluzioni decideva lui solo, provando che era capace di nazionalizzare non solo le banche e le fabbriche, ma anche la lotta di classe <32)'' . Nel 1965 si concluse la prima fase del piano decennale con un sostanziale successo. Della 2 3 tappa - destinata a portare il reddito nazionale del paese ad un livello doppio di quello del 1959-60, inizialmente prevista in 5 anni (1965-70) poi in 7 anni (1965-72) - fu ritardato l'avvio per sopravvenute difficoltà di ordine vario (principalmente finanziarie): nel gennaio 1967 fu approvato, in sostituzione, un piano triennale di sviluppo economico con obiettivi meno ambiziosi (33) . A partire dal 1967, anno della rotta del Sinai, Nasser divenne l'uomo del plebiscito del9 giugno 1967 (3 4) . Egli dovette tener conto di un nuovo elemento: l'opinione pubblica, che reclamerà una reale partecipazione popolare alla direzione politica del paese. Il 1968 fu caratterizzato in primavera e in autunno da violente manifestazioni popolari. La prima, nel febbraio, ebbe quale causa occasionale le miti condanne inflitte ai Comandanti dell'aviazione colpevoli di ~sersi lasciati sorprendere dal "blitz" israeliano, ma in effetti costituì un duro richiamo all' ordine per il regime, al quale venne chiesto "un parlamento libero e dotato di una vera essenza democratica" denunciando "il vuoto nell'organizzazione politica interna del paese, la sterilità dell'Unione Socialista Araba... e l'insufficiente correzione degli errori commessi <34)" ; la seconda, nel novembre, da protesta studente-
(32) ABDEL MALEK A.: "li pensiero politico ... " op. ci t. - pag. 347. (33) ORIENÌfE MODERNO: gennaio 1967 - pag. 81. (34) LACOUTURE J.: op.cit.- pag. 292 e pag. 295. {35) THE 1972 COMPTON YEAR BOOK: "Events of 1971"- pag. 229. Fu sciolto il Comitato esecutivo Supremo.
sca contro alcune direttive scolastiche si trasformò in protesta politica e antigovernativa nel senso più vasto: indizio, come la precedente, di un forte malcontento derivante dalla difficile situazione interna - economica, in particolare - e internazionale. Il "programma d'azione" del 30 marzo rappresentò una "parata" a questo dissenso aperto. Nelle sue linee essenziali, esso intendeva mobilitare tutte le forze popolari inserendole concretamente in ogni settore dell'attività statale. Lo stru- , mento per questa operazione doveva essere l'Unione Socialista Araba che, però, doveva essere ristrutturata in senso democratico - ammissione indiretta dello scarso peso del partito, nonostante l'enfasi della Carta del 1962 - ponendo tutti i suoi organi su basi elettive e colmando, in tal modo, il vuoto esistente nella vita politica egiziana tra organizzazioni popolari e autorità. In stretta sintesi, Nasser promise una nuova costituzione, una riforma sostanziale del partito, libere elezioni per eleggere il Congresso Generale del partito . IL DOPO-NASSER
La morte di Nasser (28 settembre 1970) sopraggiunse prima che egli fosse riuscito a dare una soluzione al problema militare (la perdita del territorio nazionale e gli Israeliani sul Canale) e al problema politico (frattura tra vertice e popolazione), acuiti dalle sempre più pressanti difficoltà economiche. L'avvenimento determinò una lotta per la successione tra coloro che intendevano rimanere fedeli all'eredità spirituale di Nasser e i sostenitori di una revisione del nasserismo. Nel maggio 1971 si ebbe lo scontro definitivo con la vittoria dei rappresentanti di quest'ultimo orientamento, capeggiati dal Presidente della Repubblica Anuar al-Sadat. Iniziò quindi una specie di " denasserizzazione" cbe si concretò principalmente nella decapitazione del partito <35> - del quale venne posta, addirittura, in discussione la funzione (36) - e in varie (36) Ambasciata d' Italia- Ufficio Stampa e Informazioni: "L'Unione Socialista Araba della RAE"- pag. 2. In proposito il motto lanciato da Sadat è significativo: " l'U.S.A . serve il popolo, non dirige'' . Questa affermazione è in contrasto con lo Statuto del 1968 che affermava: "All'Assemblea Nazionale spetta, di concerto con i consigH sindacali e popolari, di mettere in esecuzione le direttive stabiHte dall'U.S.A." .
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misure di alleggerimento delle caratteristiche autoritarie e repressive del regime (3 7> e di liberalizzazione dell'economia. Nel luglio furono tenute le elezioni per il rinnovo, ai diversi livelli, delle cariche del partito, il cui Congresso, tra l'altro, attribui a Sadat un ampio mandato per la soluzione del conflitto con Israele (38), ne approvò la politica estera (confederazione con Libia e Siria e trattato con URSS), adottò un programma economico decennale (1972-82) volto a raddoppiare il reddito nazionale nell'arco di dieci anni. L' 11 settembre fu approvata con referendum la Costituzione permanente con la quale, a parte la variazione del nome della Repubblica in "Repubblica Araba d'Egitto", non vennero introdotte novità sostanziali rispetto alla Costituzione del 1964 a meno di una accentuazione dei poteri del Presidente. Il 1972 iniziò sotto il segno dell'inquietudine: gli strati del popolo egiziano più sensibili alla
problematica politica e sociale (studenti e operai) dimostrarono, anche in forma violenta, il disagio generale di fronte ad una situazione militare ed economica che non aveva registrato alcuna tendenza al miglioramento. Inoltre, si verificarono forti tensioni fra seguaci di differenti confessioni religiose. Quest'ultimo fenomeno fu il risultato del rafforzamento della destra conseguente all:eliminazione della sinistra nasseriana (maggio 1971) e dell'enfasi posta dalla nuova Costituzione sul carattere islamico dello Stato. La risposta del regime si concretò nel ritorno ad una politica di repressione culminata nelle epurazioni dei primi mesi del 1973 e nella fine del processo di liberalizzazione derivante dal cosiddetto "movimento di rettifica" del15 maggio 1971. Essendo, infatti, l'obiettivo prioritario l'eliminazione delle conseguenze dell"'aggressione", la direzione politica necessitava della massima garanzia di disciplina interna.
(37) Scarcerazione di detenuti politici, limitazione della censura sulJa stampa e dei poteri dei servizi segreti.
(38) Sadat aveva affermato che il 1971 sarebbe stato l' "anno decisivo".
31 CAPITOLO III
LE LEGGI COSTITUZIONALI LA PRIMA COSTITUZIONE REPUBBLICANA
Il 6 gennaio 1956, il Capo della giunta militare proclamò la prima costituzione repubblicana, che sostituiva l'abrogata carta monarchica del 1923 {l). Nel discorso introduttivo Nasser affermò tra l'altro (2): "La costituzione che oggi proclamiamo rappresenta la fme di una lunga lotta contro la dominazione interna e straniera ... l tre ultimi anni sono stati solo un periodo' di smantellamento e di liquidazione della reazione, dell'imperialismo e dei suoi seguaci. Oggi dichiaro che la Costituzione rappresenta il principio della lotta ... Essa segna la via verso grandi obiettivi ... La vera rivoluzione comincia oggi; una rivoluzione per la ricostruzione''. ''Si tratta - osservò R. Monaco (3) - di una Costituzione moderna come movenze e come ispirazione, del che non si sa fino a che punto ci si deve felicitare ... Già la legge, quella ordinaria, non deve essere distante dal terreno sociale cui si riferisce; tanto meno una Costituzione. Trarre da questa affermazione la conclusione che la società egiziana attuale debba compiere ancora molti passi per raggiungere i principi moderni scritti nella Costituzione, è quindi probabilmente adeguato". Di ciò Nasser, nel già citato discorso, mostrò di essere consapevole: "Il secondo capitolo fissa gli elementi della società egiziana; essi ci indicheranno il cammino che dovremo seguire per realizzare il principale obiettivo della rivoluzione, cioè la creazione della giustizia sociale". Il preambolo della Costituzione, che risentiva- come tutto il testo -delle idee lanciate da Nasser con "La Filosofia della Rivoluzione", manifestò lo slancio iniziale del dinamismo nasseriano, ricollegantesi alla lunga lotta del popolo egiziano per l'indipendenza.
l 196 articoli del testo erano ripartiti in sei titoli <4 >: • lo Stato egiziano (art. 1-3); • le basi fondamentali della società egiziana (art. 4-29); • i diriui e i doveri pubblici (art. 30-63); • i poteri (an . 64-183); • disposizioni generali (art. 184-19 1); • disposizioni transitorie e finali (art. 192-196). Nel titolo l 0 si affermava che " l'Egitto è uno Stato arabo indipendente e sovrano. È una repubblica democratica. Il popolo egiziano fa parte della nazione araba" e si sottolineava che la sovranità spettava alla Nazione e che l'Islam era la religione di Stato. "Una certa perplessità - nota B. Cialdea (S) era suggerita dalla qualifica di democratica attribuita alla repubblica, se si osserva che all'enfasi delle proclamazioni di principio nazionali e panarabe corrispondeva nella Carta ... una grande povertà garantistica delle libertà fondamentali dell' uomo: fo rse quelle libertà apparivano secondarie di fronte al grandioso obiettivo di fare dell 'Egitto la spada e la mente dell'unità nazionale di tutti gli Arabi" . Il titolo 2° riportava i principi informatori dell'economia pubblica egiziana e indicava gli obiettivi sociali del regime. Proclamava, tra l'altro, che "la solidarietà sociale è la base della società egiziana"; "l'economia nazionale è organizzata secondo piani stabiliti, in cui sono presi in considerazione i principi della giustizia sociale e che mirano allo sviluppo della produzione e al migliorameJ1tO del tenore di vita";"l'attività economica privata è libera. Non deve però pregiudicare gli interessi della società"; ''il capitale deve essere impegnato al servizio dell'economia nazionale"; "la proprietà privata è inviolabile. La legge ne organizza la funzione sociale "; "lo Stato si impegna
(l) MONACO R. , "La nuova Costituzione Egiziana": ORIENTE MODERNO, maggio 1956 - pag. 281. La costituzione del 1923. riproduceva quasi integralmente la costituzione belga ed instaurava nel paese un sistema parlamentare di tipo europeo.
(3) MONACO R., " La nuova Costituzione ... " art. cit. - pag. 282.
(2) Cit. in RELAZIONIINTERNAZIO ALI, febbraio 1956- pag. 149 e pag. 150.
(5) CtALDEA B., " Ideologie e Costituzioni Arabe": NUOVA ANTOLOGIA, n.ll / 1971 - pag. 330.
(4) " La nuova Costituzione Egiziana": RELAZION I INTERNAZIONALI, febbraio 1956 - pag. 144-149.
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ad offrire ai cittadini un tenore di vita degno assicurando loro alimentazione, alloggio e servizi sanitari, culturali e sociali".
Il titolo 3° riproduceva i diritti e i doveri pubblici propri di ogni costituzione e, osservò il Monaco <6>, presentava minori caratteri di originalità. Non mancavano, peraltro, norme pienamente moderne, come quella che garantiva agli Egiziani un equo trattamento in proporzione al lavoro prestato, fissando il numero di ore di lavoro, deterrninando le retribuzioni, assicurandoli contro gli infortuni e regolando il diritto di ricovero. Interessante era, altresì, il principio tributario per cui la legge dispone l'esonero dalle tasse per i piccoli redditi, in modo da assicurare l'intangibilità del minimo necessario per vivere. Nel titolo relativo ai "poteri" veniva prevista la classica tripartizione dei poteri dello Stato e dettagliatamente disciplinate le rispettive prerogative. L'assemblea Nazionale esercita il potere legislativo. La Costituzione instaurava un "regime monocarnerale'' che, è stato posto in evidenza <6), si adattava bene alle esigenze di un giovane Stato come l'Egitto, soprattutto per snellire l'ingente lavoro legislativo da effettuare, al fine di garantire allo Stato le basi legali di funzionamento. "E la scelta della monocameralità va tanto più approvata in quanto che nelle Costituzioni europee di questo dopo guerra, e così anche in quella italiana, è dilagante il fenomeno del bicameralismo indifferenziato, per cui si hanno due assemblee legislative elette a suffragio universale, e con funzioni del tutto analoghe. Il che, dal punto di vista strutturale e funzionale, rappresenta un non lieve inconveniente nello svolgimento del processo di formazione delle leggi" . Il Presidente della Repubblica detiene il potere esecutivo, partecipa con i ministri all'elaborazione della politica generale del governo in tutti i campi: politico, economico, sociale ed amministrativo e ne sorveglia l'applicazione. Al Presidente appartiene anche l'iniziativa legislativa ed egli può promuovere, sentito il parere dell'Assemblea, il referendum popolare su importanti questioni connesse con i supremi interessi del paese. Il Presidente (6) Cfr. MONACO R. , "La nuova Costituzione ... " axt. cit. - pag. 284. (7) "La nuova Costituzione della RAU": RELAZIONI INTERNAZIONALI, maggio 1964- pag. 727-731.
della Repubblica nomina i ministri e li esonera, si riunisce con essi nel Consiglio dei Ministri "per scambiare pareri sulle questioni generali del governo e per l'esecuzione dei suoi affari". Per quanto concerne il potere giudiziario, la Costituzione poneva alcuni principi sull'indipendenza della magistratura, sulla pubblicità dei dibattiti giudiziari, sulla separazione tra le attribuzioni inquirenti e quelle giudicanti. Come sintesi conclusiva, si può dire che la Costituzione del 1956 mise in atto un regime presidenziale, nell'ambito del quale l'Assemblea Nazionale svolgeva un ruolo di secondo piano, in sintenia con la situazione contingente che postulava l'assoluta convergenza di tutte le risorse del paese verso l'obiettivo dello sviluppo, per il conseguimento del quale si riteneva necessario il largo concorso del capitale privato. Il 5 marzo 1958, qualche giorno dopo la nascita della RAU, Nasser proclamò una Costituzione provvisoria che, in pratica, "e stendeva alle due province del nuovo Stato l'organizzazione definita con la Carta del 1956. LA COSTITUZIONE PROVVISORIA DEL 1964
Una decisa evoluzione in senso rivoluzionario, più aderente alle esigenze di un effettivo socialismo, fu espressa nella Costituzione provvisoria del 23 marzo '64 (7). Se la Costituzione del 1956 aveva segnatocome indicato da Nasser - il termine della rivoluzione nazionale e l'inizio della fase della liberazione dal monopolio e dallo sfruttamento, la nuova Costituzione rappresentò il momento in cui il regime, aggiudicatosi il controllo completo dell'apparato statale, si avviò a mettere in pratica i principi della "sana democrazia", di cui la Carta d'Azione Nazionale aveva definito le caratteristiche fondamentali (8) : • "la democrazia politica è inseparabile dalla democrazia sociale, il cittadino deve godere di tre garanzie: · liberazione dallo sfruttamento sotto qualsiasi forma; (8) ABDEL MALEK A.: "Esercito e Società ... " op.cit.pag. 260.
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· identica possibilità di accedere ad una giusta parte della ricchezza nazionale; · liberazione da ogni preoccupazione sulle incertezze del suo futuro; • "la democrazia politica non può essere realizzata nel quadro della dominazione di una classe sulle altre... Non è possibile ignorare né negare la lotta naturale e necessaria esistente tra le classi; ma è necessario che questa lotta porti a una soluzione pacifica delle differenze di classe ... È necessario, inoltre, procedere a una interazione democratica tra le forze del popolo lavoratore e cioè i fellah, gli operai, i soldati, gli intellettuali e il capitalismo nazionale; • "l'unità nazionale, frutto dell'alleanza fra le forze che rappresentano il popolo, è in grado diedificare l'Unione Socialista Araba ... "L'organizzazione politica dello Stato ha bisogno di diverse garanzie, èhe dovranno essere previste dalla Costituzione ... i fellah e gli operai dovranno avere la metà dei seggi in tutti gli organismi popolari e politici a tutti i livelli .. . il potere dei -Consigli Popolari eletti deve avere costantemente la prevalenza su quello degli organi esecutivi dello Stato ... bisogna garantire il carattere collegiale della direzione ... ; • "le organizzazio_ni popolari e, più particolarmente, le organizzazioni cooperative e sindacali possono a vere un ruolo influente ed efficace nel rafforzamento di una sana democrazia... ; • "la critica e l'autocritica rappresentano una delle più importanti garanzie delle libertà ... la stampa, ormai in mano ali 'Unione Socialista Araba, si è liberata dell'influenza della sola classe dirigente. ''La prossima tappa - disse Nasser (9) - sarà densa di responsabilità ... Siamo impegnati, infatti, nell'operazione mirante a stabilire una giustizia sociale ed abbiamo iniziato l'operazione di trasformazione sociale". Nel rispetto della linea programmatica definita nella Carta d'azione, la Costituzione dell964 fu preceduta da una "Proclamazione Costituzionale" (27 settembre 1962) che completava la Costituzione provvisoria del1958, apportando non trascurabili V(!fianti all'organizzazione dei poteri
superiori dello Stato. Questi venivano strutturati secondo il principio del "comando collettivo", attuato con l'istituzione di un Consiglio della Presidenza, cui dovevano far capo tutti i poteri presidenziali (I 0>.' La Costituzione provvisoria del 1964 (169 articoli in 6 titoli), che abrogò le precedenti, non faceva alcun cenno alla direzione collegiale e rimetteva il potere esecutivo al Presidente e il legislativo all'Assemblea Nazionale. Di seguito si indicano le principali varianti rispetto alla prima Costituzione repubblicana (1956). L 'evoluzione ideologica cui si è fatto cenno sopra, già evidente nel preambolo - annunciante il coronamento della rivoluzione che aveva già realizzato la sovranità popolare sulla proprietà e sui mezzi di produzione - trovava concreta enunciazione fin dall'art. l. " La Repubblica Araba Unita è uno Stato Democratico Socialista, basato sulla alleanza delle forze popolari lavoratrici". Inoltre, nel titolo 2° (le basi fondamentali della società) si affermava:
"li fondamento economico dello Stato è il sistema socialista, che proibisce ogni forma di sfruttamento e assicura l'edificazione della comunità socialista basata sull'autosufficienza e sull'equità"; "tutta l'economia nazionale è diretta conformemente al piano di sviluppo stabilito dallo Stato"; "la proprietà comporta le seguenti forme: la proprietà del popolo, allo scopO> di creare un settore pubblico potente e competente, come pure di guidare il progresso in tutti i campi e di assumere la responsabilità principale concernente il piano di sviluppo; la proprietà cooperativa . . . la proprietà privata ... '' . "il balzo verso il socialismo - scrisse B. Cialdea indicava il passaggio ad una vera e propria seconda Repubblica, che però conservò della prima la noncuranza delle libertà fondamentali". <11> -
All'Assemblea Nazionale - sede del potere legislativo e per metà costituita da operai e contadini - venivano attribuiti tutti i poteri previsti nel 1956 più quello di costringere il governo a dimettersi con un voto di sfiducia. Novità assoluta
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(9) "La riorganizzazione della RAU. 11 discorso programmalico di Nasser (24 settembre 1962)": RELAZIONI INTERNAZIONALI, ottobre 1962 - pag. 1213.
(10) Cfr. TOMICHE N.: op. cit. - pag. 103. (Il) CrALDEA B., "Ideologie e ... " art. cit.- pag. 331.
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della strutturazione del potere esecutivo era la presenza di un primo ministro a capo del governo; quest'ultimo "si incarica di eseguire la politica generale dello Stato ... " e "procede all'organizzazione e all'esecuzione dei compiti concernenti l'edificazione socialista" . "Il Governo e i suoi membri sono responsabili dei loro atti davanti l'Assemblea Nazionale". Il capo dell'esecutivo restava, comunque, il Presidente della Repubblica che, "in collaborazione con il governo, stabilisce la politica generale dello Stato in tutti i campi: politico, economico, sociale e amministrativo e vigila sulla sua esecuzione". Accanto al Presidente era prevista la figura del vice-presidente (uno o più).
La Costituzione sancì la svolta socialista preannunciata nel1961 e, nello stesso tempo, confessò la natura totalitaria del regime nel riconoscimento dell'Unione Socialista Araba; lo Statuto del1968 definì quest'ultima "l'avanguardia socia.lista che guida il popolo" attribuendole la funzione di "assicurare la democrazia sana ... e la rivoluzione socialista". In pratica, il regime diveniva democratico solo in quanto tendeva a sollecitare l'adesione popolare mediante la cinghia di trasmissione del partito unico: altrove era stata denominata "democrazia guidata" (!2). LA CARTA PERMANEN,TE DELLA RAE (1971)
Infme, la Costituzione dell'Il settembre 1971 <13>, emanata all'indomani della scomparsa di Nasser quasi a cadenzare l'awio di un nuovo corso, quello della Repubblica Araba d'Egitto. Nelle sue linee essenziali, la nuova legge fondamentale (193 articoli in 6 titoli) non introduce novità sostanziali, ponendosi sullo stesso filone della Costituzione provvisoria del 1964, sotto l'aspetto ideologico, con un'accentuazione dell'elemento religioso islarnico: "i principi della legislazione islamica sono fonte principale della legislazione"; "l'educazione
(12) Ibidem, pag. 331 e 334. (13) "Costituzione permanente della RAE": ORIENTE MODERNO, settembre, ottobre, novembre 1971- pag. 686.
religiosa è elemento fondamentale nei programmi di istruzione pubblica". "Si va delineando - notò B. Cialdea (14) un paradossale sincretismo tra socialismo e islamismo, una sorta di social-islarnisrno, inteso dai suoi più intransigenti sostenitori in funzione antimperialista e anticomunista''. La Carta rieccheggia la tendenza liberaleggiante del "dopo Nasser" nell'enunciazione delle libertà individuali (titolo 3°) e nell'esaltazione della sovranità della legge quale base del governo dello Stato (titolo 4°). Particolare rilievo viene dato (titolo l 0 ) all'Unione Socialista Araba ed al ruolo che essa è chiamata a svolgere: " ... essa è lo strumento ... per l'approfondimento dei valori della democrazia e del socialismo, il proseguimento dell'azione patriottica nei suoi diversi campi... Lo statuto ... elenca ... le garanzie per l'esercizio della sua attività con metodi democratici, fondati sul fatto che gli operai e i contadini sono rappresentati in questi organismi almeno nella proporzione del 50%''. Per quanto concerne il sistema di governo (titolo 5°): • al Presidente della Repubblica - investito del potere esecutivo - si attribuiscono poteri più ampi rispetto al passato, allorché lo si autorizza, qualora sussista una minaccia per la sicurezza della nazione e per la funzionalità delle istituzioni, a prendere misure adeguate con il vincolo di un referendum entro 60 giorni; • l'Assemblea del popolo (ex Assemblea Nazionale) detiene H potere legislativo con tutte le prerogative previste nella precedente Costituzione. Si rileva, inoltre, sempre rispetto alla Legge del1964, un maggior ricorso alla pratica del referendum ed una maggiore considerazione per le organizzazioni amministrative locali dirette a conseguire il difficile obiettivo della partecipazione delle masse alla vita della nazione, sollecitandone l'interesse verso i problemi pubblici.
(14) CIALDEA 8., "Ideologie e ... " art. cit.- pag. 334.
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L'IDEOLOGIA ISLAM1SMO E NAZIONALISMO
"La rivoluzione araba è nata dalla pratica. Essa è cresciuta e si è sviluppata con l'esperienza. Si è affermata come forza popolare, come mezzo di civilizzazione e come ideologia attraverso la sola pratica ... Essa sola (la pratica) può garantirci le condizioni che permetteranno di mantenere una posizione aperta nei confronti delle altre ideologie. Il problema per noi non è di appropriarci di alcune idee, ma di elaborare una nuova ipotesi di direzione per il successo della lotta <1>•'. Sono stati necessari circa 10 anni, per consentire alla rivoluzione di darsi, con la Carta d'azione Nazionale, una intelaiatura ideologica. Inizialmente, l'accento venne posto sul contenuto nazionale del movimento dell'Esercito ed è in questa visione che furono colpite e distrutte le vecchie strutture agrarie feudali, ai cui esponenti venne, principalmente, addebitata l'alienazione dell'indipendenza nazionale oltre che una funzione di ostacolo e di ritardo alla modernizzazione del paese. Come qualsiasi organismo giunto a rivendicare la sua esistenza autonoma, il regime si oppose inizialmente a molte cose. Esso rifiutò non solo la cultura ed i valori occidentali, rei di imperialismo, ma si scagliò anche contro i marxisti egiziani, la cui ideologia intemazionalista ed atea non trovavasi in sintonia con il nazionalismo arabo ed islamico. Nasser indicò, parlando delle origini del " nazionalismo arabo", ill953 come data del suo lancio <2>; questo fu l'anno in cui scrisse "La Filosofia della Rivoluzione": "Possiamo ignorare l'esistenza attorno a noi di un mondo arabo, e che questo mondo fa parte di noi e noi di lui, che la nostra storia è anche la sua, i nostri interessi sono profondamente legati ai suoi, di fatto, e non soltanto a parole? ... La storia è piena di prestigiosi (l) ABDEL MALEK, BELAL, HANAFI, op. cit. - pag. 150. (2) Cfr. ABDEL MALEK A., "Esercito e Società ... " op. cit. - pag. 201. (3) Cit. in ABDEL MALEK A., " D pensiero poliòco... " op. cit. - pag. 410. (4) A BDEL MALEK A.,
"Esercito e Società... " op. ci t.
- pag. 206. (5) Considerato una delle guide del risveglio nazionale egiziano, è l'autore di una costruzione teorica diretta a conciliare i principi deU'Islam con quelli del mondo moderno.
ruoli eroici che non hanno ancora trovato protagonisti capaci di impersonarli. Non so perchè ma mi sembra sempre che in questa regione dove noi viviamo, ci sia un ruolo sperduto in cerca del suo eroe ... questo ruolo stanco di errare ... si sia fermato esausto ai confini del nostro paese e ci inviti a muoverei per rivestirlo, poiché nessun altro è in grado di farlo (3)•'. A partire dal 1956, Nasser andò adottando le tesi enunciate dal Partito della Rinascita Araba (Baath) in Siria: "La patria araba è un'unità eco-
nomica e politica indissolubile ... La nazione... araba costituisce un'unità spirituale e culturale... La patria araba è costituita dal territorio abitato dalla nazione araba (4)" . Nella prima fase della rivoluzione fu, quindi, preponderante il ruolo dell'Islam così come lo aveva intuito Mohammed Abdu (5), secondo il quale le verità originarie, una volta ritrovate, permetteranno il dialogo con i tempi nuovi, mediante l'uso prudente ma continuo del buon senso. Si tratta, in sostanza, di un pragmatismo che si colloca nel quadro dell'ortodossia islamica, sola ideologia sicuramente ammessa come tale per l'insieme dell'Ummah (6). Il rifiuto delliberalismo occidentale e del marxismo, in sintesi, non poteva che condurre a ripiegare sulle radici religiose islamiche del nazionalismo arabo. "Il nazionalismo arabo- scrive M.H. Kerr (7) -ha un grosso debito nei confronti dell'lslam. È certamente giusto distinguere tra Islam e nazionalismo, dato che, in virtù della sua concezione laica del mondo, la zona su cui questo opera è più sociale e linguistica che religiosa... Ma, in pratica, non si può non constatare quanto poco la coscienza popolare abbia accettato questa distinzione. Se il (6) ABDEL MALEK, BELAL, HANAFI, op. cit. - pag. 196. "Ummah" è la comunità dei musulmani retta da uno spirito di solidarietà sociale che trae origine dal rispetto della legge (corano) ed esclude ipotesi di contrasti sociali. Nella coscienza popolare moderna si è realizzato un certo trasferimento della concezione tradizionale della " ummab" (comprendente anche i musulmani non arabi) a quella - più ristretta geograficamente ma più significativa politicamente - di nazione, di popolo.
(7) Ci t. in ABDEL MALEK, BELAL, HANAFI, op. cit. - pag.
195 e 211.
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nazionalismo si è imposto come forza politica vitale del mondo arabo, ciò è accaduto proprio perché ha evitato qualsiasi conflitto con la religione. Esso ha anche consentito che nascesse e si consolidasse nello spirito popolare - e anche in ambienti colti- la confusione tra l"'ummah" (comunità) islarnica e l"'umrnah" (nazione) araba". L'arabismo egiziano è, secondo H. Djait (7), un fenomeno recente, nato con il nasserismo ad uso interno ed internazionale: • interno, "in quanto l'ideologia araba, fortemente mobilitatrice, permette di mantenere ad un alto livello di tensione il sentimento popolare''; • internazionale, "perché nel gioco inter-arabo esso coagula le ambizioni egiziane all'egemonia". "Ostile all' integralismo in quanto rifiuta l'utilizzazione dell' lslam come impegno politico, il nasserismo tuttavia non se ne separa poiché dal punto di vista essenziale ... esso ha integrato nell' arabismo una dimensione di islamità .. . La dialettica del nasserismo si dispiega in effetti su uno sfondo di protesta e di voler essere. Il nasserismo come movimento si colloca nel senso della storia nella misura in cui è riuscito ad affermare l'esistenza araba in un mondo che la negava". ISLAMISMO E SOCIALISMO
Con il periodo di Bandung, gli schemi di ispirazione marxista si videro riconosciuto un, seppur limitato, diritto alla cittadinanza egiziana: iniziò la svolta verso il socialismo. "Il marxismo egiziano - scrisse Abdel Malek (8) - si consolida e si afferma sia nella teorizzazione e nella propaganda che nell'azione; la curva generale dell'evoluzione egiziana lo porta ad elaborare una sintesi tra l'interpretazione marxista tradizionale e le nuove idee del nazionalismo arabo ... Il nazionalismo arabo è necessariamente un movimento progressista dal punto di vista sociale. Conducendo la lotta contro l'imperialismo egli lotta anche contro i suoi agenti ed alleati, i feudatari ed i monopoli, liberando le ricchezze della sua terra e le potenzialità dei suoi popoli dallo sfruttamento e dalla servitù, facendo rinascere la (8) AB DEL MALEK A., "Esercito e Società ... " op. ci t. - pag. 216 e pag. 220. (9) Cfr. AB DEL MALEK A., " Esercito e Società ... " op. ci t. - pag. 247.
complementarietà della sua economia dilacerata, costruendo e sviluppando la s ua economia nazionale e favorendo lo sviluppo della sùa cultura nazionale e popolare, per assicurare ai suoi figli l'elevazione del loro livello di vita e libertà democratiche sempre più grandi". All'Unione Nazionale fu affidato il compito di creare una società socialista democratica cooperativistica, esente da ogni sfruttamento politico, sociale ed economico. Gli elementi fondamentali dell'elaborazione ideologica del socialismo arabo in Egitto furono, principalmente, l'Islam e il nazionalismo, cui è da aggiungere l'influenza decisiva del pensiero di Nehru (9); alla base della costruzione era, peraltro, la sentita esigenza di una radicale trasformazione socio-economica per rafforzare la società, ponendola "in grado di reggere il peso di uno Stato moderno, condizione necessaria, se non sufficiente, per stabilire una autentica democrazia nel Medio Oriente (10)" . Il congresso generale dell'Unione Nazionale delluglio 1960 delineò i punti essenziali della dottrina O l>: "La democrazia in cui crede il popolo arabo, che gli serve da metodo in politica, da sistema in materia economica, da legame fra i membri della società, è la democrazia nata dai nostri principi, dai nostri ideali, dalle nostre tradizioni, dai bisogni della nostra società, e che si pone come obiettivo l'assicurazione della libertà dell'individuo fuo ri da ogni dispotismo o paternalismo, la realizzazione della liberazione economica e politica della comunità da ogni sfruttamento o dominazione . .. " Il nostro socialismo trova la sua radice nella coscienza della nostra nazione e nell'evoluzione del suo pensiero sociale, che hanno saputo evitargli la lotta tra le classi. Questo socialismo è così divenuto un'applicazione pratica del contenuto della solidarietà sociale; la sua edificazione è stata fondata sulle capacità individuali, sulla creazione della proprietà, sulla giustizia nella distribuzione dei beni, riconoscendo il diritto di ciascun membro del popolo a partecipare ai frutti del reddito nazionale e realizzando la giustizia sociale tra tutti gli individui. (IO) Ibidem, pag. 252. (Il) Ibidem, pag. 237.
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"La cooperazione consiste nell'unire in un blocco unico tutti gli sforzi per agire, per edificare, per raddoppiare la produzione, a vantaggio dell'individuo e della società, per mettere insieme le capacità sacrificate onde costituire una forza possente e un'energia produttiva; questa è la strada di tutti gli individui per realizzare la complementarietà economica tra loro, è il simbolo della fraternità all'interno di ogni popolo solidale. In tutti questi campi la cooperazione rappresenta una delle forme della nostra democrazia e uno dei suoi strumenti per elevare il livello di vita del popolo, realizzando gli obiettivi e premunirlo contro lo sfruttamento e il monopolio". Non si tratta, quindi, di una dottrina socialista valida per ogni paese arabo, ma di un socialismo specifico deLl'Egitto "espressione del cuore (le aspirazioni), del pensiero (il presente) e dello spirito (il futuro) della nazione ( 12)" . Nella misura in cui si andava realizzando, il socialismo tendeva a superare il sentimento nazio- · nalista e quello religioso per dare un posto crescente ad altri elementi. Nel dibattito che si aprì in Egitto, lo scontro principale si verificò sulla predominanza del carattere arabo o del carattere socialista nel socialismo arabo: alcuni, e fra questi Nasser, vedevano nel socialismo - come già accennato - una emanazione della specificità nazionale e della tradizione araba indissolubilmente legata all'lslam; per la sinistra, il socialismo era neLla sua essenza fondamentalmente basato dovunque sullo stesso principio, cioè sull'abolizione dello sfruttamento dell'uomo da parte dell'uomo, principio da applicare ai paesi arabi come agli altri tenendo conto - con intelligenza ma in modo secondario - delle caratteristiche locali <13>. I sostenitori del primo punto di vista, inoltre, hanno sempre rivendicato l'originalità del socialismo arabo rispetto al pensiero marxista-leninista. In proposito, un importante studio del noto giornalista Heikal, "noi e il comunismo" , elaborò un confronto che, di seguito , si riassume brevemente {14) :
cialismo arabo vede "un processo di dissolvimento delle contraddizioni di classe nel quadro di un'unione nazionale nel cui interno si sviluppa l'i nterazione rivoluzionaria, la trasformazione della società in una sola classe in seno alla quale la situazione degli individui dipenderà dal loro lavoro, al di fuori da ogni barriera di classe che possa impedire la promozione sociale o comunque sbarrare a qualsiasi individuo la strada" ;
• la proprietà privata: ''n comunismo sostiene che ogni proprietario è contemporaneamente uno sfruttatore"; il socialismo arabo pensa che è necessario distinguere tra due tipi di proprietà: "quella che rappresenta il lavoro e che si colloca in un quadro che non permette all'individuo di sfruttare e dominare nessuno ... e si tratta dunque di un diritto che occorre estendere al piu gran numero possibile di persone che ne sono attualmente prive"; e poi il tipo di proprietà del "proprietario sfruttatore, che non bisogna uccidere, ma a cui bisogna soltanto togliere gli strumenti che gli consentono di sfruttare gli altri , dopo di che egli potrà essere accolto nella nuova società". Mentre il comunismo pratica l'espropriazione della proprietà il socialismo arabo prevede il risarcimento al proprietario espropriato;
• le classi sociali: mentre il comunismo propone la dittatura del proletariato, cioè "la soppressione da parte di una classe delle altre'', il so-
• il ruolo dell'individuo nella società: " Lo Stato nella società comunista è l'un.ico proprietario di ognj cosa, mentre l'individuo• è uno strumento di lavoro che percepisce quanto gli basta per far fronte ai suoi bisogni essenziali ... L'individuo è un semplice prodotto della s·,toria". Per il socialismo arabo, invece, "l'individuo è alla base dell'edificio socialista ... ed è inslÌeme un prodotto ed un agente della storia". "Nel momento in cui Stalin fu a capo dell'esp~:rienza comunista, intere generazioni di uomini furono sacrificate al raggiungimento degli obiettivi della produzione". Il socialismo arabo "si occupa del presente, perché se il presente perde la nozione della vita, il futuro non potrà ricercarla basandosi sul nulla''; • il dogmatismo: "Ogni comunista ~ anche se segue i principi dell'analisi marxista, non può allontanarsi dalle grandi linee che gli sono state
(12) "Le basi ideologiche della politica del Cairo" (articolo di Nasser del giugno 1960): RELAZIONI INTERNAZIONALI, giugno 1960 - pag . 829.
(13) Cfr. ABDEL MALEK, BELAL, HANAFI, op. cit. pag. 200. (14) CiL. in ABDEL MALEK A ., " Esercito e Società... " op. cit. - pag. 239 e pag. 240.
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tracciate, se non vuole essere accusato di deviazionismo". Al contrario, "il socialista arabo sente che la ricchezza culturale mondiale è a sua disposizione, che può profittarne ed esplorarne gli orizzonti, e che in definitiva può aggiungervi il proprio apporto personale, quello della sua esperienza nazionale e partecipare ad accrescerne il patrimonio per mezzo della sua eredità storica"; • il ruolo del partito: "Il comunismo pensa che l'organizzazione del lavoro politico deve essere nelle mani del solo partito comunista .. !' Al contrario "il socialismo arabo pensa che l'organizzazione del lavoro politico deve estendersi a tutta la nazione e che ogni edificazione deve svolgersi nel quadro dell'unità nazionale, per raggiungere in questo modo la tappa successiva, quella in cui la nazione prende infine il suo pieno slancio ... ". In stretta sintesi, al contrario del comunismo, il socialismo arabo realizza la solidarietà dei cittadini, elimina lo sfruttamento con il recupero dello sfruttatore al ruolo di cittadino cosciente, riconosce la proprietà privata e l'indennizza quando il bene comune ne suggerisce l'esproprio, rifiuta di sacrificare la generazione di oggi a schemi teorici che pretendono di garantire per l'avvenire una felicità ipotetica e tende a far conseguire a detta generazione il benessere e la prosperità, esalta, in fi ne, le grandi fedi rivelate e, in particolare, l' 1slam, che considera come sostegno indispensabile della sua costruzione sociale. Alcune di queste differenziazioni si richiamano con forza al fondamento islamico della realtà araba: "Il nostro socialismo crede in Dio (15)". Esso, perciò, non deve esser·e interpretato come un tentativo di compromesso tra il capitalismo e il comunismo: "questo socialismo non è nato da una società determinata come il socialismo europeo provocato dal capitalismo, ma è sono dalla coscienza sociale del movimento nazionalista arabo". Lo sbocco reale del socialismo, con la costruzione della relativa struttura ideologica, coincise
con il varo della "Carta d'azione nazionale", da alcuni battezzata il " nuovo Corano" . È interessante notare come Ìe uniche osservazioni critiche al documento in parola furono avanzate sotto lo scudo della religione <16>: • l' Islam doveva essere indicato come la religione dello Stato; • l'eguaglianza dell'uomo e della donna doveva essere riconosciuta "nei limiti della fede religiosa islamica".
Quanto sopra è un indice dell'enorme importanza che l'lslam ancora riveste, nell'ambito della società egiziana: perfino Nasser, con tutto il suo prestigio, dovette tener conto delle implicazioni della religione nella costruzione del "suo socialismo". Affermò in proposito M. H. Kerr ( 17): "Quando si esamini in che modo e in che misura l'eredità religiosa influenza le prospettive dell'attuale movimemo socialista rivoluzionario nel mondo arabo, non si potrà non rilevare che su questo terreno si incontrano e scontrano due spinte diverse e contraddittorie. Da una parte, infatti, il sentimento islamico si è a poco a poco espresso politicamente, attraverso il nazionalismo , in senso favorevole allo spirito socialista e rivoluzionario, dall' altra, però, in modo forse più importante, questo sentimento islarnico costituisce una remora allo sviluppo delle tendenze rivoluzionarie e socialiste nella misura in cui rafforza il mantenimento dell' ordine esistente. Dal combinarsi degli effetti di queste due tendenze contraddittorie, si può ragionevolmente prevedere come conseguenza che nel mondo arabo si continuerà a fare riferimento a principi rivoluzionari le cui applicazioni pratiche saranno rigorosamente limitate". Anche M. Rodinson ( I S) - del qua k· ' i riportano di seguito alcune considerazioni , uJ igni ficato della tradizione islamica nel processo di rinnovamento della società araba- riconosce all'Islam, nei confronti dell' evoluzione ver o il socialismo, una duplice azione a favore c di contrasto.
(15) A BDEL M ALEK A., " Esercito e Società ... " op. cil. - pag. 241.
(17) Cit. in A BDEL M ALEK, BELAL, HANi\1-1, op. cit. • pag. 195.
(16) Cfr. RONDOT P., ''Une nouvelle forme du mythe Nasséricn: Le socialisme Arabe du Cairo": REVUE DE DEFENSE NATIONALE, luglio 1962 - pag. 1699.
(18) Cit. in VALABREGA G., ' "Il M edio Orienti.' dal pri· mo dopoguerra ad oggi ""· Firenze. San oni . 19* ' pag. 11 2.
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"Molto in generale, all'interno dell'Islam si possono individuare diverse tendenze. In primo luogo, vi è la tradizione sunnita nella quale si esprime la forza di una tradizione basata sull'inquadramento ideologico dell'individuo in modi quasi militari ... ma che si vale eli una limitata gerarchia clericale. Di contro, abbiamo una tradizione sciila con quadri clericali meglio organizzati e una dottrina più autoritaria, ma in cui vi è posto anche per la mistica e per l'orientamento personale. La relativa consistenza di queste tradizioni, d'altronde, non deve essere considerata solo in se stessa; va pure spiegata con la storia sociale e politica di ogni paese. A questo riguardo, valga in breve qualche esempio: in Irak abbiamo una pluralità eli ideologie, di tradizioni e di etnie che certamente spiegano in parte la situazione attuale; in Egitto notiamo, al contrario, un sunnismo esclusivo e quindi uno schiacciante predominio sulle masse dell'ideologia sunnita, con un risentimento particolare verso il mondo straniero ricco e lussuoso, che disprezza a sua volta sia questa ideologia sia l'ambiente indigeno, che sono così solidali tra loro: l'odio e il risentimento sono particolarmente vivi nei confronti dell'aristocrazia turca e delle minoranze che hanno monopolizzato a lungo il commercio estero e le attività che sono fonte di maggior arricchimento. In Algeria l'antica ideologia è stata smantellata dai colonialisti e eli conseguenza le masse, come in Egitto, sono restate in un certo senso solidali con essa ... tuttavia è pure riscontra bile un pluralismo ideologico grazie al contatto diretto con il modo di vita moderno sia sul posto sia tramite gli operai algerini emigrati in Francia. Va aggiunto che, nonostante tutto, l'Islam è impotente quando è solo. Esso fornisce una struttura, ma non abbastanza solida: fornisce i simboli, ma questi sono da soli inadeguati alle lotte in corso. Gli scopi che esso può proporre in quanto religione- la salvezza individuale, lo Stato teocratico - non trovano più abbastanza eco: ne è una prova il fallimento dei Fratelli musulmani eli fronte al nazionalismo nasseriano. Un tempo erano i valori esterni ed estranei che venivano reinterpretati nell'ottica dell'Islam ... Oggi è il contrario, è l'Islam ad essere reinterpretato in funzione dei valori di altre ideologie: del nazionalismo ·arabo e dello stesso comunismo, poichè i comunisti dell'Oriente l'hanno spesso reinterpretato servendosene per illustrare i valori comunisti (la lotta contro i ricchi, contro l'imperialismo, per la rivoluzione, ecc.). Il comunismo,
da parte sua, offre le strutture, i simboli, gli obiettivi, i quadri: esso in passato ha avuto molte occasioni favorevoli, ma il suo legame con una strategia internazionale l'ha compromesso poichè le masse non erano elisposte che ad accettare obiettivi di liberazione nazionale. Le repressioni, naturalmente, hanno pure avuto una parte importante nell'impedire che i comunisti potessero utilizzare le circostanze propizie. Dopo la liberazione nazionale, che ora è stata conquistata quasi ovunque, mentre la tensione e le lotte si sviluppano intorno alla suddivisione dei costi sociali da sostenere, il comunismo può fornire più facilmente un'ideologia alle classi che la borghesia avrebbe la tendenza a sacrificare. Il comunismo può offrire anche un'ideologia, una struttura più efficace per la costruzione di una nuova economia liberata dalla dipendenza straniera: ciò implicherà enormi sforzi, ma se non sarà precisamente il comunismo a farsi strada per motivi abbastanza contingenti di legami internazionali, sarà una forma concorrente di nazionalismo marxisteggiante. In questo caso l'lslam potrà servire da bandiera per la·resistenza della borghesia: l'Islam potrà fornirle i simboli, i quadri, ecc., permettendo le anche di utilizzare il peso amla tradizione culturale. Ciò non toglie che il comunismo o il nazionalismo marxisteggiante possono, a loro volta, continuare a valersi almeno di una parte dell'ambiente religioso musulmano come avviene attualmente: in effetti l'utilizzazione della risonanza musulmana non è detto che debba rimanere unilaterale. L'Islam, in ogni caso, non è un fattore semplice, nè un fattore rigido, nè un fattore isolato. Non è più incapace di un'altra ideologia di adattarsi o di essere adattato a necessità nuove: tutta la storia intellettuale del Meelio Evo lo prova. Non è causa di ristagno, nè di crudeltà, nè di fanatismo, nè di arresto del progresso sociale, nè di imbavagliamento del libero pensiero; comunque non più di qualsiasi altra ideologia. l popolj musulmani, con o senza l' Islam, possono progredire o regredire, i loro governi essere totalitari o liberali, le loro masse aperte a diverse correnti di pensiero, fanaticamente attaccate al conformismo verso dogmi vecchi e nuovi. Ciò dipenderà da vari elementi dei quali il retaggio culturale musulmano, molto più vario di quanto non si dica, è soltanto uno e nemmeno il più forte. La partita non è terminata e non è·perduta in anticipo: le nazioni musulmane saranno come i loro popoli e i loro capi le faranno".
40 Non vi è dubbio che, in linea generale, il marxismo costituisce una "religione" di notevole valore umano, per lo menò per quel diffuso senso di giustizia sociale da cui è animato e che Io rende così diverso da qualsiasi altra filosofia socio-economica. I paesi islarnici, così come la maggior parte degli stati di recente indipendenza assillati da problemi di sviluppo, hanno sempre guardato con interesse alla realizzazione dell 'economia socialista: basti l'esempio dei Sovietici che, in meno di mezzo secolo, hanno realizzato un'economia industriale di primo ordine a partire da una condizione di sottosviluppo aggravata dall'ostilità dei paesi industriali; unica remora, il non essere riusciti ad ottenere pari successo nel settore agricolo. La profonda religiosità delle masse egiziane, peraltro, costituisce un naturale fattore di contrasto all'infùtrazione e all'applicazione di ideologie, come quella marxista, contrarie alla legge coranica; ciò in quanto l'Islam è, in pratica, un sistema di vita nel quale ogni attività, di qualsiasi tipo e natura, è stata sempre intimamente legata alla religione e condizionata da essa: quindi, esso è difficilmente armonizzabile con il comunismo che, a sua volta, è un ordinamento completo. Di conseguenza , in linea teorica, non sembrerebbe neanche possibile il realizzarsi di quel compromesso secondo il quale, considerando l'Islam un'etica ed il marxismo una prassi, dovrebbe essere possibile, da un lato, credere in Dio e, dall'altro, sul piano economico, credere in Marx. Nella pratica, lo slogan islamico può servire sia per attuare esperienze socialiste sia per controbbatterle: occorre, però, ammettere che i conservatori, o reazionari che dir si voglia, godono di vantaggi superiori a quelli di coloro che interpretano le fonti in senso progressista, sia perché giocano a loro favore il patrimonio spirituale del passato e il prestigio di secoli di interpretazione nel senso tradizionale, sia perché la classe religiosa è spesso incline ad appoggiare l'interpretazione tradizionalista <19). (19) Cfr. RODINSON M., "lslam e Capitalismo"- Torino, Einaudi Editore, 1968- pag. 197. (20) ABDEL MALEK A., "U pensiero politico ... " op. ciL
- pag. 417.
LA CARTA O' AZlONE NAZIONALE DEL 1962
La "Carta nazionale" sviluppa in dieci capitoli un'ampia panoramica del lavoro e degli sforzi attuati nel passato e indica un programma d'azione politico e sociale; in essa sono raccolti i risultati del dibattito ideologico sviluppatosi, nei due lustri trascorsi dal1952, all'interno della società egiziana. "Il popolo egiziano, spazzando via i residui di una società feudale, percorse con vigore gli stadi dello sviluppo, durante i quali il capitalismo subì il mutamento socialista ... <20)" . Il programma è rappresentato dalla soluzione socialista di cui la Carta rileva J'inevitabilità. A premessa, peraltro, si sottolinea l'opposizione alla lotta di classe ("il popolo egiziano respinge la dittatura di una classe sociale, quale che sia, e ritiene che una vera democrazia non è possibile che .con la soppressione delle differenze di classe'') e contro il materialismo (''tutte le religioni riconoscono i diritti dell'individuo" - ciò equivaleva a considerare l'Islam come parte integrante della dottrina) <21 >. Secondo la Carta, la vera democrazia è quella sociale ove l'individuo è libero dallo sfruttamento, il potere è nelle mani del popolo, tutte le forze della nazione (lavoratori, contadini, operai, soldati, intellettuali, capitalisti nazionali) formano senza rivalità di classe l'Unione Socialista Araba. "Il socialismo è la via verso la libertà sociale ... La soluzione socialista ai problemi del sottosviluppo economico e sociale non è mai stata una questione di libera scelta ... è stata una necessità storica imposta dalla realtà ... <22>". La Carta, dopo aver negato al modello capitalista la capacità di far progredire un popolo sottosviluppato, respinge anche il modello comunista che giunge a sacrificare intere generazioni di viventi a vantaggio di quelle non ancora venute al mondo, proclama cbe (23) "il socialismo scientifico è il giusto metodo che porta al progresso ... L'opera di espansione della base della ricchezza nazionale non può essere lasciata ai metodi casuali della (21) LACOUTURE J., op.cit.- pag. 219. (22) ABDEL MALEK A., " Il pensiero poHrico... " op. cir. - pag. 418. (23) Ibidem, da pag. 419 a pag. 421.
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utilizzazione del capitale privato con le sue tendenze imprevedibili . La distribuzione su basi di giustizia sociale del surplus derivante dal lavoro della nazione non può essere compiuta mediante sforzi volontaristici basati sulle buone intenzioni ... Tutto ciò impone un preciso punto di partenza alla volontà della rivoluzione nazionale ... (cioè) stabilire il controllo del popolo su tutti i mezzi di produzione e sulla destinazione del surplus secondo un piano ben definito ... Un'efficiente pianificazione socialista è il solo metodo che possa garantire l'utilizzazione delle risorse nazionali ... in un modo pratico, scientifico e umano avente come obiettivo il bene comune delle masse ... ". La democrazia viene presentata come l'esigenza prioritaria dell'edificazione nazionale <24>. " Per applicare la democrazia, l'autorità dei consigli popolari dovrebbe esercitare il suo controllo su tutti i centri di produzione e sull'apparato dell'amministrazione locale e centrale, garantendo stabilmente che la determinazione degli obiettivi di produzione rimanga nelle mani del popolo. Nello stesso tempo, ciò può consentire al popolo la possibilità di controllo sull'esecuzione di tali obiettivi. L'esercizio della critica e dell'autocritica da sempre allo sforzo della nazione la possibilità di correggersi e di riaggiustare il suo orientamento verso i grandi obiettivi ... La nuova Costituzione deve organizzare l'azione dei dirigenti popolari con riferimento alla loro base, per consolidare la loro responsabilità di fronte alle fonti originarie del loro potere... L'onestà rivoluzionaria esige che le masse abbiano una chiara visione delle loro responsabilità, in modo da poter realizzare le loro speranze ... ". La Carta mette, peraltro, in guardia contro i pericoli della burocrazia <2S> , "che potrebbe, lasciata a se stessa, divenire una classe isolata che frena lo slancio dell'azione rivoluzionaria ... La concentrazione di grandi poteri in poche mani produce un trasferimento del potere reale nelle mani di individui di fatto non responsabili di fronte al popolo. È questa considerazione la vera ragione per cui fu promulgata la legge rivoluzionaria che (24) Ibidem; da pag. 423 a pag. 425. (25) Ibidem, pag. 426. (26) Cfr. ABDEL MALEK A., "Esercito e Società" op. ci t. - pag. 267.
stabilisce che ogni persona non possa avere più di una carica ... I nuovi dirigenti devono essere consapevoli del loro ruolo nella società. Il più grave pericolo a cui essi possono essere esposti in questa fase è la possibilità di deviare dalla giusta strada e di credere di rappresentare una nuova classe che ha sostituito la vecchia e ne ha ereditato i privilegi" . Alle università è attribuita la funzione di punta avanzata nella costruzione della nazione. Solo con le scienze potranno essere realizzate le aspirazioni del popolo. Infine, la Carta affronta l'argomento "Unità Araba" e riafferma il ruolo della RAU, pur tenendo conto della negativa esperienza siriana; contro il ripetersi dell 'insuccesso è necessario che il socialismo arabo prevalga sulle altre ideologie e che il lavoro di unificazione proceda di pari passo all'eliminazione delle differenze economiche fra i popoli della nazione araba <26). Il centro propulsore e la chiave di volta del socialismo erano rappresentati dall'Unione Socialista Araba, il partito unico egiziano, ideato per essere il crogiuolo di tutte le forze socialiste (27); in merito ad esse Ali Sabri <28), qualche mese prima della sua caduta politica, ebbe a dire: " L'Unione Socialista Araba costituisce la spina dorsale di ogni attività nella nostra società. Dopo il1965 .. . , noi possiamo così dare un bilancio comparato degli aspetti negativi e positivi della nostra esperienza. Gli aspetti negativi, secondo me, sono determinati da tre fattori principali: • l'Unione Socialista araba si colloca nel quadro di uno stato caratterizzato dalla forza e dalla centralizzazione dell'amministrazione. Da millenni, infatti, l'Egitto ha conosciuto il primo governo unificato e centralizzato del mondo. Il governo in Egitto è un governo forte; il compito dell'organizzazione politica consiste nel controllare l'amministrazione, la quale, come è del tutto naturale, opporrà una resistenza la cui forza è pari a quella stessa dell'amministrazione; • certi settori non sono affatto convinti della necessità dell'esistenza dell'Unione Socialista: questi settori arrivano fino a rifiutarne la filosofia; (27) Ad esso aderirono nell'aprile 1965 i comunisti egiziani, decidendo lo scioglimento del PCE al fine di assicurare la concentrazione di tutte le forze socialiste in seno ad un'unica organizzazione. (28) Ci t. in ABDEL MALEK A., " Il pensiero politico... " op. cit. - pag. 332.
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• l'Unione Socialista racchiude in sé delle contraddizioni inerenti alla sua stessa natura: essa è infatti un'alleanza fra le forze del popolo lavoratore e non un partito ... La differenza sta nel fatto cheTalleanza espressa nell'Unione Socialista unisce forze aventi soltanto un identico interesse strategico, poiché gli interessi momentanei o tattici dei differenti gruppi che la costituiscono divergono e sono contraddittori. Malgrado ciò, gli aspetti positivi ti i questa organizzazione politica sono rilevanti. Un solo esempio, legato al nostro lutto: mi riferisco all'azione calma , risoluta, costrut tiva con cui l'Unjone Socialista ha assunto le proprie responsabilità dopo la perdita del nostro Capo ... ". L'impostazione ideologica del socialismo egiziano, il cui elemento di punta è il nazionalismo, subì dall'esterno la dura critica del marxismo sovietico che, con Krusciov <29>, ne condannò la nozione etnica e dall'interno quella dell'ala estrema
(29) Ci t. in LACOVTURE J., op. ci t. • pag. 229 "Che cosa è questo arabismo? Per me socialista non vi sono gli arabi e gli altri, ma la classe operaia e gli altri. Voi non dovete essere l'aiJcato, il sostegno e il compagno dello yemenita e del maroechino, ma del proletario dello Yemen, del lavoratore di Casablanca". (30) HuSSEJN M., "La lotta di classe... " op. ci t. - pag. 165 "Le parole d'ordine del regime sono ormai socialiste; considerando che la lotta contro l'imperialismo e la reazione aveva vittoriosamente raggiunto i suoi scopi, iJ regime si disponeva d'ora in avanti a compiti sociali, cioè a creare autosufficienza e giusta distribuzione deiJe ricchezze. Un Congresso nazionale delle forze popolari approverà per acclamazione
del marxismo egiziano che non riconobbe alcun carattere socialista alla costruzione nasseriana, nella quale vide piuttosto una "via ègiziana al capitalismo (30)''. Questa diagnosi ha non poche probabilità di rappresentare, in un prossimo futuro, la realtà deU' Egitto di Sadat. La costruzione socialista egiziana, già in partenza lontana dai canoni tradizionali del socialismo e mai effettivamente realizzata, tan"to che - afferma Lacouture (3 l) - non aveva mai cessato di essere qualcosa di più di un obiettivo sognato, tende a dissolversi in una sorta di nostalgia. "Il socialismo nasseriano era, in effetti, un capitalismo di Stato, animato dal Populismo, reso fervido dal fermento patriottico e dalla calda personalità del Rais. Ma via via che esso si rimodeUava nelle mani di Anuar al-Sadat, la parte dello Stato, del piano, della coercizione a favore deUa collettività tendevano a diminuire a vantaggio dell'iniziativa privata, degli in..teressi individuali".
una Carta d'azione nazionale presentata da Nasser, in virtù della quale sarà creata una Unione Socialista Araba col compito di organizzare l'attività creativa della nazione, sotto l' egida del potere esecutivo. La via capitalista egiziana, dandosi le anni economiche deiJ'apparato di Stato, si dotava delle armi ideologiche provenienti dall'apparalo concettuale del socialismo trasformato dai revisionisti in un sistema di formule astratte, vuotate di ogni contenuto di classe. Questo socialismo senza loua di classe, che identifica la crescita del ruolo deUo Stato alla causa del popolo, è l'e.spressione ideologica deiJa concezione di classe della bor&_hesia di Stato' •. (3 1) LACOVTURE J. , "Egitto post-nasseriano: da un'ambiguità all'altra" : AFFARI ESTERI, aprile 1972- pag. 126.
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CAPITOLO V
LA PIANIFICAZIONE
Come la maggior parte dei paesi in via di sviluppo, l'Egitto, sul finire degli anni '50, ha adottato una politica di piano quale strategia per conseguire i suoi obiettivi di sviluppo sociale ed economico. L'applicazione del principio della pianificazione fu, in pratica, imposto alla Direzione politica del paese dalla provata incapacità del settore privato a convogliare le proprie energie verso lo sviluppo: in altre parole, a far aumentare il reddito nazionale nelle proporzioni ed al ritmo imposti dallo sviluppo demografico. Inoltre, in assenza di una pianificazione dell'economja nazionale, lo scarto esistente tra gli estremj della scala dei redditi sarebbe certamente aumentato <1>, il che avrebbe riportato la situazione interna al livello "di guardia" già raggiunto alla vigilia del colpo di stato. In realtà, l'inizio della politica di piano fissò una linea di demarcazione rispetto al passato, cioè tra l'era della stagnazione e quella dello sviluppo: basti pensare che tra il 1913 e il 1955, vale a dire in un periodo di circa quaranta anni, il reddito percepito era aumentato soltanto del 5% pari allo O, l % l'anno (2). Il primo approccio al piano si verificò nell953 con l'istituzione del Comitato permanente per lo sviluppo della produzione, la cui azione, ancorché prevalentemente diretta a dotare di una struttura industriale di base il paese, non trascurò la realizzazione di programmi per l'agricoltura (irrigazione e bonifica) e per l'espansione delJe infrastrutture economiche in generale. Un anno più tardi fu creato il Comitato permanente per i servizi sociali, con l'obiettivo di impostare e sviluppare programmi relativi all'istruzione, alla sanità, alla casa, alla pianificazione della famiglia e ad altri servizi sociali. La necessità di assicurare il coordinamento di tutte le citate attività, nel quadro di un piano di vasta portata, con-
dusse nel 1957 a riunire i su cennati organismi nel Comitato di pianificazione nazionale, cui fu demandato lo studio e l'impostazione dei programmj di sviluppo economico e sociale e che si differenziò successivamente nel Consiglio Superiore della pianificazione nazionale, sotto la presidenza del Capo dello Stato - con il compito di fissare i principali obiettivi del piano- e nel Comitato di pianificazione nazionale quale organo esecutivo (3) _ Nel.1961 fu creato il Ministero della Pianificazione. n l o giugno 1958 venne pubblicato il primo piano quinquennale di sviluppo, prevalentemente dedicato all'industrializzazione, mediante il quale si intendeva conseguire un incremento <4>: • di 86,5 miLLE del reddito nazionale; • di 225 miLLE delle risorse nazionali; • del numero degli operai del 500Jo rispetto alla situazione di partenza. Il costo complessivo del piano ammontava a 250 miLLE, di cui 164 miL (60%) per l' industria e 56 mil. per i settori petrolifero e minerario. Nel dicembre, il piano fu trasformato in triennale. Il contributo sovietico, che si inquadrava nel contesto del dopo-Suez, fu consistente e si concretò in un prestito di 700 rnil. di rubli (circa 62 mil.LE) all'interesse del 2,5% annuo, rimborsabile - parte in divise e parte con esportazioni di cotone e di prodotti agricoli- entro 12 anni a partire dal quinto anno, con esclusiva destinazione per acquisti di macchinari neU'URSS e nei paesi orientali oppure per contributi tecnici sovietici: "L'Unione Sovietica fornirà all'Egitto tutti i macchinari necessari all'impianto delle nuove industrie previste dal piano quinquennale e collaborerà alla loro messa in attività; essa si impegna anche ad istruire i tecnici egiziani che dovranno sovraintendere al funzionamento dei nuovi impianti" (S).
{l} Cfr. ABDEL MALEK A., "Esercito e Società... " op. cit. - pag. 108.
(3) UNITED NA TIONS, "Economie Survey of Africa- Volume Jl. North African Sub-region", 1968- pag. 88.
(2} Cfr. AWAD F.H., "lnvestments and economie development in the U.A.R., 1959/60- 1967/68. A study of methodology and application": L'EGYPT CONTEMPORAINE, aprile 1971 - pag. 190.
(4) Cfr. ABDEL MALEK A., "Esercito e Società ... " op. cit. - pag. 102.
NECESSITÀ ED ESORDIO DELLA PIANIFICAZIONE
(5) RELAZIONI INTERNAZIONALI, dicembre 1957 - pag. 1478 e febbraio 1958- pag. 158.
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Altre fonti esterne di finanziamento furono rappresentate dalla Germania Federale con 44 miLLE, dal Giappone con 30 miLLE e dalla Germania Est con 7,5 miLLE <6>. Questo piano ebbe caratteristiche sperimentali e costitui una specie di preparazione al lancio del primo effettivo piano di sviluppo economico e sociale. I risultati ottenuti furono, comunque, positivi essendo stata conseguita una espansione in' . dustriale sostanziale, ancorché limitata principalmente al settore dell'industria leggera (7) . PIANO DECENNALE 1960-1970 -
PRiMA FASE
Il primo piano di sviluppo economico e sociale - lanciato il 2 agosto 1960 con un decreto che fissava il principio della pianificazione integrale dell'economia, vietando tassativamente l'attuazione di progetti non rientranti nel piano generale- copriva un arco decennale (1960-70) cadenzato in due tappe di cinque anni ciascuna e si proponeva, quale principale obiettivo, quello di raddoppiare il reddito nazionale; nello stesso tempo, tendeva a conseguire una più ampia diffusione della ricchezza ed un aumento dei posti di lavoro disponibili. Nelle sue linee principali il piano puntava prevalentemente sull'industria; nei dieci anni il contributo dei settori primario, secondario e terziario sulla produzione totale avrebbe dovuto subire le seguenti varianti <8>: • industria e costruzioni: incremento dal 47 ,90/o al 54%; • agricoltura: diminuzione dal 22,7% al 18,40Jo; • servizi diminuzione dal29,4% al27,6%;
e parimenti sul valore aggiunto: • industria e costruzioni: incremento dal 25,40Jo al 34,2%; • agricoltura: diminuzione dal 31,2% al 24,5%; • servizi : diminuzione dal43,4% al 41,3%. Per quanto concerne l'impiego, si prevedeva di poter incrementare del 50% i posti di lavoro,
con una contemporanea riduzione degli addetti al settore agricolo dal 54,3% al 49,9%. Si sottolinea che l'obiettivo del raddoppio del reddito nazionale (da 1.300 a 2.600 mii.LE), che secondo i tecnici era conseguibile in non meno di 20 anni, fu posto al decimo anno dall'autorità politica "perché altrimenti la crescita della popolazione avrebbe annullato i risultati dello sviluppo (9)" . Secondo C. lssawi (IO) la validità del piano fu inficiata, oltre che dal non realistico obiettivo: • da una effettiva penuria di attendibili dati di base, indispensabili per l'impostazione di una pianificazione realistica, qual.i la propensione al risparmio, i consumi, i redditi, l'elasticità della domanda, la disponibilità di· mano d'opera, la resa del capitale, ecc.; • dalla variazione di alcuni dei parametri di base del piano, nel corso della sua esecuzione, dovuta a cambiamenti della struttura socio-economica (derivanti, ad esempio, dalle nazionalizzazioni del 1961) e ad eventi imprevisti (quali il ritiro della Siria dalla RAU) o allo stesso sviluppo interno tecnico ed economico. Nel quadro del piano decennale in argomento, fu formulato il primo piano quinquennale (1960-65) i cui obiettivi furono:
l Tabella l l • • • • • •
Produzione Reddito Risparmio Consumi Salari Mano d'opera (migliaia di unità)
Anno base 1959-1960 (mil. LE)
Obiettivi 1964-1965 (mii.LE)
Aumento globale %
Aumento annuo medio
2.525 1.282 138 1.144 570 5.975
3.601 1.795 377 1.418 763 6.998
42,6 40,173,-
7,35 7,22,3 4,4 6,1 3,25
24,34,17,-
OJo
Fonte: A.M.C., "L'azione economica ... " art. cit. - pag. 204 (6) Cfr. ABDEL MALEK A., 11Esercito e Società ... " op. cit.- pag. 107. (7) Cfr. ECONOMI C BU4LETfN, n. 3/ 1972- pag. 156.
(8) UN ITED NATIONS, "Economie Survey... " op.
cit. - pagg. 95 e 96. ECONOMIC BULLETIN n. 3/ 1972 pag. 170 e seguenti. (9) FRESCOBALDI D., op. cit. - pag. 78. {IO) Cfr. ISS1\WI C., "Egypt in revolution,., op. cit. pag. 69.
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L'aumento previsto per i singoli settori economici fu:
l Tabella 2 l
(anno base: 1959/ 60)
PRODUZIONE SETTO RI
• • • •
Agricoltura Industria-Elettricità-Costruzioni Trasporti- Comunicazioni Altri Servizi TOTALE
REDDITO
Anno base (mii.LE)
Aumento OJo
Anno base (mii.LE)
Aumento %
574 l .209 135 607
28,2 60,1 21,5 26,-
400 325 97 460
28 81,6 20,6 25,-
2.525
42,6
1.282
40,-
Fonte: A.M.C., "L'azione economica ... " an. cit. - pag. 205 Risalta l'enfasi posta sul settore industriale, che si auspicava potesse dare al quinto anno una produzione lorda di quasi 2.000 miL LE e un reddito di poco meno di 600 mil.LE, balzando così al primo posto fra tutti i settori economici, non solo per il volume della produzione lorda, ma anche per il reddito e superando così l'agricoltura. Per ottenere i suddetti risultati, accorrevano investimenti per un ammontare di 1.577 miLLE, di cui 449 miLLE per l'industria, 347 miLLE per l'agricoltura, 279 miLLE per i trasporti e le comunicazioni, 144 miLLE per l'elettricità (l t). Circa un terzo di detti investimenti doveva essere finanziato con valuta estera: come nel precedente piano, fu ancora prevalente l'intervento sovietico con 173 mil.$ (75 mil.LE) a fronte dei 170 mi!.$ (70 miLLE) degli USA (t2). Il piano si concluse con un sostanziale successo, riassumibile in una percentuale ili realizzazione del98,2% rispetto alla previsione ili aumento del reddito nazionale (1.762 miLLE invece dei pianificati 1.795 miLLE, cioè 37% invece del 40%) <13>: il tasso annuo di incremento, che in media si aggìrò sul 6-6,50/o, segnò peraltro una caduta nell'ultimo anno; ciò era il risultato di una situazione caratterizzata da forti pressioni sulle risorse economiche, causate dalla combinazione dei seguenti fattori ( 14): • rallentamento dei settori produttivi nel 1964-65; (Il) Cfr.
• incremento dei livelli di retribuzione ad un tasso superiore a quello del reddito nazionale; • incremento della produttività del lavoro, in termini reali, inferiore a quello della retribuzione media dell'intero periodo; • basso rendimento degli investimenti. I problemi erano, a detta ili Nasser, quelli propri di un paese che tendeva a raddoppiare il reddito nazionale in dieci anni. Progetti a lunga scadenza, come la diga ili Assuan, non potevano al presente che costituire una pura perdita. Oltre a ciò, l'economia aveva subito un forte colpo dalle accresciute aspettative della popolazione: l'aumento dei salari e la riduzione delle giornate lavorative avevano accresciuto le esigenze, finendo con il provocare l'inflazione. " Il successo crea problemi - notava Nasser (l5) - quando la gente lavora, ha un salario, va al mercato e compra. Io non posso premere un bottone e produrre bestiame, formaggio e latte: dobbiamo, quindi, lavorare e produrre". l problemi, inoltre, erano anche di natura storica. Sebbene le esportazioni procurassero introiti aggirantisi sui 600 mil. di$ (269 miLLE) all'anno, il paese aveva bisogno di una valuta più salda per finanziare lo sviluppo economico. Negli ultimi quattro anni erano stati contratti prestiti investendoli esclusivamente nell'industrializzazione e circa un quarto dell'esportazione serviva a pagare i debiti a lunga scadenza.
F.H., " lnvestments and economie ... "
(14) AwAD F.H., " lnvestments and economie ... " art.
art. cit. - pag. 209. (12) Cfr. ABDEL MALEK A., "Esercito e Società... " op. cit. - pag. 112. {13) ECONOMlC BULLETIN n. 3/ 1972 - pag. 171.
cit. - pag. 198. (15) Cit. in ORIENTE MODERNO, febbraio 1965- pag. 98.
AWAD
46 SVILUPPI SUCCESSIVI AL 1965
Il 2° piano quinquennale (1965 -70) tendeva ad elevare il reddito nazionale a 2.660 miLLE. A tale scopo si riteneva necessario un complesso di investimenti pari a 2.830 miLLE di cui 842 miLLE (30% circa) per l'industria, 588 miLLE per i trasporti, le comunicazioni e il Canale di Suez; 560 miLLE per l'agricoltura, 265 miLLE per l'elettricità, 250 miLLE per gli alloggi e i restanti 325 miLLE per edilizia, commercio e finanze, servizi (t6) . Prima cbe ne venisse iniziata l'esecuzione, il piano fu trasformato in settennale, con un investimento aggiuntivo per i due anni in più di 1.322 miLLE, destinati per oltre un terzo all'industria (482 miLLE) <17); peraltro, esso rimase sulla carta, in quanto la situazione in atto suggerì di procrastinarne l'inizio di due anni e di dar luogo ad un periodo di consolidamento (1965-67), con minori investimenti e con un più basso tasso di crescita del reddito, diretto soprattutto a fronteggiare gli squilibri venuti alla luce al termine della prima fase del decennio 1960-70. Era del resto ormai chiaro che l'obiettivo del raddoppio del reddito era conseguibile in non meno di 13 o 14 anni ( 18) . Di rilievo, nel quadro delle misure prese nel periodo 1965-67 (con risultati positivi) la rivalutazione del ruolo del settore privato nel campo economico, con particolare riguardo al settore delle esportazioni ( 19). Si tese, in sostanza, a riequilibrare il dispositivo economico, già sottoposto ad uno sforzo limite, per prepararlo ad un nuovo balzo. Le difficoltà in cui trovavasi l'Egitto e che impedirono l'attuazione di questo piano quinquennale (divenuto settennale) ed il successivo ripiegamento su un piano triennale meno ambizioso, possono evincersi da un discorso di Nasser del dicembre 1966 <20): "Per il secondo piano non possiamo chiédere prestiti come per il precedente. Perché? Perché quello che abbiamo chiesto dobbiamo ora rirnborsarlo. Chiedere nuovi prestiti per rirnborsarJi poi, costituirebbe un grave onere. Noi paghia-
(16) ORIENTE MODERNO, aprile 1965 - pag. 348: (17) Ibidem.
(18) Cfr. AWAD F.H., "lnvestments and economie ... " art. cit. - pag. 198. {19) Ibidem, pag. 202. (20) Discorso eli Nasser del 23 clicembre 1966: RELAZIONI INTERNAZIONALI , gennaio 1967 - pag. 23.
m o interessi ad un tasso del 7, 8OJo o 9%. Per il piano precedente è stato necessario che il risparmio assicurasse il 150Jo degli investimenti ... Oggi occorre il 20%. Ebbene noi non disponiamo che del l 0% ... Bisogna che vi sia un risparmio volontario o obbligatorio, se vogliamo edificare la nostra comunità e forgiare la società che noi desideriamo ... Bisogna procurarci per questo piano 3.200 mil .LE. E poi bisogna anche esportare. Per poterlo fare dobbiamo risparmiare. Per importare bisogna pagare e per pagare bisogna esportare. Vogliamo esportare del riso e il consumo del riso è aumentato. Dovremmo allora o aumentarne il prezzo o non costruire fabbriche e avere dei disoccupati. Abbiamo deciso di aumentare il prezzo del riso per poterne esportare mezzo mmone di tonnellate .. . ''. Qualche giorno dopo questa affermazione venne approvato il su cennato piano triennale (1967-70), i cui obiettivi erano costituiti dall'impegno a conseguire il massimo .aumento della produzione, a regolare la dinamica demografica e a sviluppare le esportazioni riducendo al massimo le importazioni (21) .
n piano, il cui principale merito consisteva nel chiedere un limitato ricorso a crediti esteri, avrebbe dovuto essere lanciato nel luglio 1967 e prevedeva un complesso di investimenti pari a circa 1.100 miLLE, da destinare per il 28% all'industria, il 10% all'agricoltura, i110,5% all'irrigazione e drenaggio, il2,8% all'Alta Diga, ill4,2% ai trasporti e comunicazioni, il3,1% al Canale di Suez, il9,6% agli alloggi, il2,6% ai servizi, 1'1,4% a Finanze e Commercio, il 4,4% ad altri Servizi (22) . Dopo la guerra del 1967 anche questo piano fu abbandonato e si preferì, date le circostanze, procedere ad investimenti annuali, definiti sulla base delle possibilità offerte anno per anno dalle disponibilità del bilancio. Nel contempo era stato posto allo studio un nuovo piano quinquennale (1970-75) <23>.
(21) ORIENTE MODERNO, gennaio 1967- pag. 81. (22) UNITE D NATIONS, "Economie Survey... " op . cit. - pag. 96. (23) Cfr. AWAD F.H., "Investments and economie. .. " art. ci t. - pag. 198.
47
Nel gennaio 1971 venne definito un piano d'azione nazionale, con l'obiettivo di raddoppiare il reddito in dieci anni (1972-1982), dando il massimo impulso ai settori industriale ed agricolo. "L' industria è il nostro principale strumento per il raddoppio del reddito mediante l'aumento della produzione ad un ritmo rapido che superi costantemente il tasso della crescita demografica. Ci si potrà arrivare solo mediante un aumento progressivo e continuo della produttività. Ma se l'industria è il mezzo principale per l'evoluzione della nostra società, ciò non significa che noi attribuiamo minore importanza all'agricoltura che costituisce la nostra seconda risorsa per l'aumento del
{24) Risoluzione del Congresso dell'Unione Socialista Araba (23-26 luglio 1971): RELAZIONI INTERNAZIONALI, agosto 1971 - pag. 831.
reddito nazionale. Dobbiamo, quindi, fare in modo di accrescere la nostra produzione agricola, affinché l'economia nazionale nel suo insieme si sviluppi in maniera equilibrata e l'agricoltura fornisca all'industria le materie prime che le sono necessarie e procuri a migliaia di cittadini il nutrimento di cui hanno bisogno (24). La necessità di mantenere l'economia sul piede di guerra, con conseguenti drastiche misure di "austerity", non ha consentito, peraltro, l'avvio del piano ed ha sottolineato la necessità di una soluzione dello stato di guerra con Israele prima di poter proseguire sulla via dello sviluppo intrapresa nel 1952.
48
FATTORI UMANI CAPITOLO VI
LA POPOLAZIONE SVILUPPO DEMOGRAFICO
camente pari a quella insediata su tutta l' Italia settentrionale (2) .
Popolazione e densità L'Egitto occupa una superficie di 1.002.000 Kmq. su cui vive una popolazione di circa 34,1 mil. di abitanti (l), con una densità media di 32,9 ab./Kmq .. Nella realtà, sul960Jo del territorio (deserti libico e arabico) sono sparsi circa 100.000 nomadi e seminomadi (0,30Jo), mentre il resto della popolazione (99,7%) si addensa sui 35 .000 Kmq. della Valle del Nilo, ove raggiunge una densità di 845 ab./Kmq .; in altre parole, l'Egitto dispone di un territorio abitabile di estensione inferiore a quello delle Tre Venezie e di una popolazione numeri-
Decollo demografico e cause Il limite di 34,1 milioni di abitanti è il risultato di quella rivoluzione demografica che costituisce una delle caratteristiche "costituzi onali" dei paesi in via di sviluppo e che deriva da una drastica diminuzione della mortalità unita al persistere di una forte natalità . ll fenomeno, iniziato già nel secolo scorso, ha subìto una notevole accelerazione negli ultimi 40 anni (grafico 1), come risuiLa dai tassi di incremento riportati nella tabella che segue O>:
l Tabella 3 l PERIODO
TASSO DIINCREMENTO ANNUO
1917- 1937
1,1%
1937. 1947
1,8%
1947- 1960
2,4%
1960- 1970
2,50Jo
FONTE
- UN, "Economie Survey . .. " op. ci t. - pag. 6
- RAU - A .C.M.S ., Annuaire statistique RAU, 52/70 pag. 7
L'abbassamento del tasso di mortalità 27,3%o nel 1937, 17,8%o nel 1952, 15%o nel 1970 <4> - è legato al miglioramento delle condizioni generali di vita e all'enorme progresso dell'assistenza sanitaria. Detto progresso è materializzato dal costante aumento negli ultimi anni delle infrastrutture sanitarie di base disponibili e dalla loro diffusione in tutto il paese; ad esempio , nel 1950 vi erano soltanto 250 ospedali nei centri rurali , mentre nel 1971 sono diventati oltre 1.800. La vita media, inoltre, ha r egistrato un aumento (dai 37 anni del 1938 ai circa 53 anni del (t) UNITED NATIONS, Statistica! Yearbook 1972pag. 81 (stima al giugno 197 1).
1960). Sì sottolinea, peraltro, che ìl tasso dì mortalità continua a mantenersi, così come quello delle nascite, su valori che sono tra i più alti nel mondo (tab. 4 ). Se per l'alto valore del primo, le cause prevalenti sono individuabili nella malnutrizione e nelle malattie endemiche (S), più difficìle è definire quelle del perdurante elevato tasso di natalità. È stata anche avanzata l'ipotesi che la carenza di proteine acuirebbe gli jstinti sessuali e la facoltà di procreazione, ma tale teoria non ha incontrato molto credito in quanto non ha fondamenti scientifici, ma si basa solo sulla coincidenza tezza delle registrazioni varia da zona a zona ed è molto bassa nelle campagne, o ve può anche accadere che non vengano
èlenunciare né nascite né decessi.
(2) Cfr. MODUGN O G., "L'Alta Diga di Assuan" art. cit. - pag . -180.
(4) RAU-A.C.\ 1 S .. ·\nnuaire Statistique RAU 1952llJ70- pag. 15 .
(3) S1fa rilevare che d.iverse fonti denunciano un basso livello di aLLendibilità dei dati statistici, in quanto l'accura-
(5) Cfr. ISSAWt C ., "Egypt in revolution" op. cit. · pag. 79.
t
49 Grafico l
SVILUPPO DEMOGRAFICO
3~.1
35 Iii , 30
26,1
25 20 15 10
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1907
1917
1937
1927
19-H
1960
1966
anni i u n•)
wn (
Dati desunti da : ISSAWI C., 1 Egypt in revolution• - pag. 77 UN , Statistica! Yearbook 1972 - pag. 81
l Tabella 4 l TASSI DI NATALITÀ E MORTALITÀ (1970-71)
Mortalità (%o) PAESI
Svezia Italia Jugoslavia USA Giappone Australia . Messico Egitto
Natalità (OJoo)
14, l 16,8 18,2 17,3 19,2 21 ,7 43,4 35,1
Fonte: Calendario Atlante De Agostini 1974
Totale
Infantile
10,2 9,7 8,7 9,3 6,6 8,7 9,9 15, l
11 ' l 28,5 55,2 19,2 12,4 17,3 68,5 119,-
50
che si verifica tra le zone sottoalimentate e quelle di elevata natalità (6). Molto più attendibili sono altre ipotesi di natura sociologica, psicologica ed economica. Nella società musulmana il celibato è considerato un'anomalia e il Corano, inoltre, fa del matrimonio feco ndo un obbligo religioso . La tradizione, a sua volta, incalza con uno degli " hadith" (detto) del Profeta: "Fate sposare i vostri figli quando sono giovani <7>". il Corano e la Tradizione, del resto, si sono limitati a legittimare una situazione di fatto nel cui quadro una forte natalità costituiva un imperativo per potere fronteggiare le conseguenze di una eccessiva mortalità (guerre, epidemie, carestie, ecc.) . È perciò normale che una popolazione abituata per secoli a vedere nelle grandi famiglie un segno della benevolenza di Dio non possa improvvisamente trasformare la propria mentalità. Sulle rive del Nilo, specie in campagna, la donna incinta è sacra; la donna sterile viene ripudiata. Nelle economie prevalentemente agricole di tipo tradizionale, infatti, un maggior numero di braccia in famiglia significa raccolti più abbondanti e quindi maggior benessere. inoltre, la coltivazione del cotone richiede un ampio impiego di mano d'opera e un bambino può esservi impiegato ad una età molto precoce, addirittura a quattro o cinque anni (8). A questo si deve aggiungere la situazione di lavoro forzato, la miseria, l'ignoranza del fellah ~er il quale la procreazione rappresenta una delle poche, se non l'u-· nica, cosa bella che la vita gli offre. In Egitto gli uomini si possono sposare a diciotto anni e le donne a sedici (9). Il tasso dei matrimoni è m olto elevato, così pure quello dei di-
(6) Cfr. LACOSTE Y., " Geografia del sottosviluppo" Milano, Mondadori Editore, 1968 - pag. l 33.
(7) KALISKY R., op. cit. - vol. l, pag. 189. (8) Cfr. ISSAWI C., "Egypt in revolution" op. cit. -
pag. 78. (9) ORIENTE MODERNO, luglio-agosto-settembre 1965 - pag. 712. Viene riportata notizia di una proposta volta ad elevare a 25 e 18 anni , rispettivamente per l'uomo e la donna, l'età minima per poter contrarre matrimonio. Non risulta che essa abbia avuto un seguito. (10) C fr . fRESCOBALDI D., op. cit. - pag. 91.
vorzi: su tre matrimoni uno finisce con il divorzio e quasi sempre la ragione della rottura sta nel fatto che l'uomo desiderava aver~ altri figli ( I O) . L 'elevata incidenza di divorzi sul numero dei matrimoni (30o/o per l'intero Egitto e 50% per il Cairo) e il fatto c~e chi divorzia tende a rìsposarsi in crementano certamente le nascite; queste infatti sono molto più numerose fra i Musulmani che fra i Cristiani e se è vero che il tasso di aumenro dei Copti è leggermente più alto, ciò è da attribuire al minor tasso di mortalità (Il) . Si ritiene comunemente e, con ogni probabilità, erroneamente che la poligamia svolga un ruolo di non trascurabile rilievo nel tener alto il numero delle nascite. In merito a detta pratica, una stima del1958 (l2) indicava in 96.000 gli uomini sposati con due o più mogli (2, l% dei coruugati) di cui 75.000 (78, 1%) contadini. Se si tiene conto del fatto che i poligarni rappresentavano nell947 il3,8% degli uomini sposati (IJ), si deduce che la poligamia, oltre che scarsamente seguita, è in diminuzione. Urbanizzazione e nascite Un aspetto interessante del problema delle nascite è il rapporto esistente in Egitto tra urbanizzazione e tasso di fertilità della donna 0 4>. I dati disponibili (censimento del 1960) indicano, contro ogni previsione, che i tassi di riproduzione della donna sono più alti nelle zone urbane che in quelle rurali e che le cittadine sposate sono in media più giovani (34,2 anni) delle contadine (34,4 anili), mentre l'età media in cui viene contratto matrimonio è praticamente la stessa (19,3 in città contro 19,4 in campagna). In sostanza, l'urbanizzazione in atto da tempo sta influendo in senso contrario a quello che, (Il) Cfr. ISSAWI C., "Egypt in revolut ion" op. cit. pag. 79. (12) ORIENTE MODERNO, novembre 1958 - pag. 920. (13) Cfr. ISSAWI C., " Egypt in revolu tion" o p. cit. pag. 79.
(14) Cfr. ZIKRY A.M., " Urbanisation and its effcct o n
the levels of fertility of UAR women" ; L'EGYPTE CONTEMPORAlNE, ottobre 1964- pagg. 27-41. Ai fini dell'esame dell'argomento citato , l' Egitto è stato suddiviso in un settore urbano comprendente il Cairo, Alessandria, P o rto Said, lsmailia, Suez ed in un settore prevalente mente rurale comprendente il resto del paese.
t
51
come noto, avvenne per i paesi occidentali. La principale causa di ciò è da ricercarsi nel fatto che molti abitanti delle città hanno un'origine rurale; questi costituiscono la parte più misera della popolazione urbana e vivono, di norma, in quartieri molto spesso omogenei come provincia e villaggi di provenienza, nell'ambito dei quali si mantengono o si formano profondi e durevoli legami di parentela , di fede e, talvolta, di lavoro. Di conseguenza , i loro valori tradizionali non mutano e, quindi, la condotta riproduttiva delle coppie sposate non subisce cambiamenti. Se, infatti, si vanno ad esaminare i dati relativi alla fertilità dei differenti gruppi socio-economici, i risultati sono più aderenti alle aspettative: esiste una relazione inversa tra la fertilità della donna e il suo livello di istruzione e lo status socio-economico del marito.
Nel l969la Commissione Superiore per la pianificazione familiare lanciò un piano decennale che prevedeva una riduzione della percentuale di aumento della popolazione tale da contenere in 38,9 milioni- invece dei 42,8 previsti con l'attuale tasso di crescita - il numero degli abitanti nell'anno 1978 <17>. La soluzioRe del problema dell'alta natalità è ormai una condizione "sine qua non " per consentire all'Egitto la definitiva emancipazione dai vincoli e dai condizionamenti del sottosviluppo; qualcuno ha, infatti, affermato con ragione che se l'Egitto vincerà la battaglia del "birtb contro!" sarà una vittoria persino più grande dell'Alta Diga.
Per risolvere il problema dell'alta natalità non si può, però, fare affidamento soltanto sui progressi, ancorché rapidi, dell'istruzione in una popolazione che conta ancora il 700Jo circa di analfabeti.
Il popolo egiziano, sebbene da un punto di vista storico sia uno dei più vecchi popoli della terra, appare essere molto giovane sotto l'aspetto biologico; una stima del 1970 indica che il 56,5% della popolazione è costituita da individui di età inferiore ai 20 anni (!8). Dai dati degli ultimi censimenti (19) risulta che la popolazione egiziana ha una struttura per età tipica dei paesi meno avanza ti (grafico 2): • individui : 43% circa; con età inferiore a 15 a nni • individui con età compresa tra 15 e 59 anni: 51% circa;
Pianificazione della fam iglia La Carta nazionale, infatti , dopo aver riconosciuto che l'eccesso di popolazione costituisce "uno degli ostacoli più pericolosi per lo sviluppo del popolo egiziano" , proclama la necessità di utilizzare i sistemi più moderni ed adeguati per il controllo delle nascite. Il problema fu concretamente affron tato nel 1965 e fu sviluppata, con l'impiego massiccio dei mezzi di comunicazione di massa, una campagna propagandistica di ampie proporzioni. Furono, inoltre, istituite cliniche specializzate per la diffusione della politica demografica e furono posti in commercio notevoli quantitativi di prodotti anticoncezionali <15> ad un prezzo estremamente basso per consentirne l'acquisto anche agli strati più miseri della popolazione <16). l risultati sembra non siano stati confortanti a causa della scarsa ricettività dell'ambiente contadino, caratterizzato da una stretta fedeltà alle tradizioni e da una mentalità che non ha subito sostanziali modifiche nei secoli.
(15) Cfr. ORIENTE MODERNO , febbraio 1965- pag. 99. (16) Cfr. fRESCOBALDI D., op. cit. - pag. 90. (17) Cfr. ORIENTE MODERNO, settembre-ottobre 1969 - pag. 56 1.
COMPOSIZIONE PER ETÀ E PER SESSO
• individui con età superiore ai 59 anni
: 6% circa;
Si ba, quindi, una piramide delle età a base molto ampia. Tale struttura, raffrontata <;on quelle delle popolazioni dei paesi occidentali, appare sbilanciata verso le età minori ed implica, quindi , un consistente impegno di risorse per la soluzione dei problemi che essa determina, quali quello della scolarizzazione di massa, quello del nutrimento della parte improduttiva della popolazione (circa il 50% del totale), quello del reperimento dei posti di lavoro. Si sottolinea che le dimensioni della forza di lavoro quali appaiono dalla ripartizione in
(18) C fr. ORIENTE MODERNO, dicembre 1970 - pag. 808. (19) UNITED NATIONS, Demographic Yearbook 1960 e 1970.
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gruppi di età della popolazione (15-59 anni) e che risultano inferiori a queUe di un qualsiasi paese industrializzato, non sono reali; occorre, infatti , considerare il largo impiego di manodopera minorile principalmente nei lavori agricoli e in piccole attività artigianali e il lento sviluppo deU'emancipazione femminile che tiene ancora lontane molte donne dalle attività produttive (20). Il rapporto numerico fra i due sessi si aggira sulla parità; nel censimento del l 947 si ebbe una leggera preponderanza femminile con 9,6 milioni di donne contro 9,4 milioni di uomini. La situazione si è capovolta con i censimenti del 1960 e del1966 che hanno fatto registrare rispettivamente 13,1 milioni di uomini contro 12,9 milioni di donne e 15,1 milioni di uomini contro 14,9 milioni di donne (21). La prevalenza maschile, ancorché poco pronunziata, potrebbe, secondo qualcuno, favorire l'eliminazione della poligamia fra i musulmani.
FORZA DI LAVORO Incremento demografico e popolazione attiva
La forza di lavoro, calcolata considerando la .. popolazione con età compresa tra i 15 e i 59 anni, è passata dai circa 10,3 milioni del 1947 ai 13,7 milioni del 1966 (dato stimato) con un aumento aggirantesi sul 360Jo; nello stesso periodo l'i ncremento demografico è stato del 59%, quindi è andata aumentando la sproporzione tra la parte potenzialmente attiva della popolazione e la parte improduttiva.
popolazione economicamente attiva, tra il 1947 e il1960, si è aggirato sul 13,30/o contro un aumento della forza di lavoro del 23,3%. La realtà socio-economica si presenta ancor più tragica; a formare quantitativamente la forza di lavoro concorrono, infatti, tutti gli individui con età tra i 6 e i 65 anni. Occorre, peraltro, considerare che tale aggregato non si presenta, fortunatamente, compatto sul mercato del lavoro, ma subisce decurtazioni consistenti sia per la crescente scolarizzazione dei soggetti all 'obbligo scolastico, sia perché una sempre più numerosa schiera di giovani tende a conseguire livelli di istruzione superiori, sia per il perpetuarsi, nonostante il progresso sociale, di un diffuso ostracismo del mercato del lavoro nei riguardi delle donne. Dal censimento del 1960, di cui si hanno i dati più completi, risulta che (23): • la forza di lavoro era costituita dagli individui di età superiore ai 5 anni ed era pari a circa 21 milioni di unità (50% di sesso femminile); • la popolazione economicamente attiva ammont ava a 7, 7 milioni di unità (0,6 milioni di sesso femminile); • il personale catalogato "inattivo" era rappresentato da 13,3 milioni di individui (9,9 milioni di sesso femminile).
Inoltre, il raffronto con il personale effettivamente impiegato nei settori primario, secondario e terziario pone in evidenza l'esistenza di un problema di base determinato dalla disparità dello sviluppo demografico e di quello economico; il sistema, cioè, non è in grado di creare il numero di posti di lavoro necessario a soddisfare la domanda d'impiego. Secondo i dati riportati in uno studio delle Nazioni Unite <22> l'incremento della
L'incidenza della disoccupazione <24 > su quest'ultimo aggregato- si tratta di dati ufficiali era di circa mezzo milione di unità, il che non avrebbe dato luogo a seri motivi di preoccupazione se non si fosse dovuto tener conto di una for te sottoccupazione e disoccupazione mascherata che, nel complesso, coinvolgevano varie centinaia di migliaia di individui. Secondo H. Riad <25), circa un terzo della popolazione urbana dovrebbe essere catalogato sotto la voce ''senza impiego determinato". Questa categoria comprende molti disoccupaù, ma in gran parte è costituita da persone che traggono i loro mezzi di sussistenza dall'esercizio di occupazioni più o meno occasionati e parassitarie.
(20) Cfr. UNITED NATIONS, "Economie Survey... " op. cit. - pag. (.
(23) Cfr. EL ATIAR M., "Shifts in industriai structure and change in job pattern in the UAR 1937-60": L'EGYPTE CONTEMPORAINE, aprile 1971 - pag. 165.
(21) UNITED NATIONS, Demographic Yearbook 1960 e 1970.
ci t.
(22) UNITED NATIONS, "Economie Survey .. . " op. - pag. 7.
(24) Non esistono attendibili dati statistici al riguardo. Secondo C. lssawi, anche i dati forniti da l censimento non sono valutabili con precisione in quanto non è definibile in modo chiaro la situazione della disoccupazione rurale. (25) Cfr. RIAD H., op.cit.- pag. 16 e pag. 41.
54
La politica dell'impiego
di lavoro, con un corrispondente incremento della popolazione economicamente attiva pari al 5007o.
Il primo piano decennale affrontò il problema ponendo tra gli obiettivi prioritari quello della moltiplicazione dei posti di lavoro per conseguire, a l limite, il pieno impiego. AJ termine del piano, dovevano essere disponibili circa tre milioni di posti
l
Tabella 5
Agricoltura Industria Servizi TOTAL E
1959-60
l
1° PlANO QUINQUEN ALE 1960/ 61 - 1964/ 65
2° PlANO QUINQUENNALE 1965/ 66 - 1969170
Obiettivi
Obiettivi
Riferimento SET TORI
Nella tabella di seguito riportata sono, in sintesi, indicati gli obiettivi della politica di impiego pianificati e realizzati (entità numerica della popolazione economicamente attiva), a fronte dei dati dell'anno di partenza 1959-60:
pianificati
realizzati
pianificati
N. (000)
l neremento o/o
N. (000)
lncremento o/o
N. (000)
lncremento
3.245
3.800
3.751
l 5,6
4.460
799
1.006
17' l 25,9
1. 188
48,7
1.962
2.1 95
l 1,8
2.435
6.006
7.001
16,6
7.374 l 22,8
l
l 24,1 l
realizzati N. (000)
l nereme mo "'o
37,4
4.048
24,8
1.266
58,4
1.327
66,1
3.210
63.6
2.900
8.936 l 48,8
8.275
07o
l
47.8
l
37,8
Fonte: ECONOMIC BULLETIN , n. 3/ 1972- pag. 173
Si evi nce un generale successo, almeno sotto l'aspetto in questione, del piano decennale; gli obiettivi realizzati sono molto vicini ai valori pianificati (-7% al termine del decennio) che, addirittura, furono superati nei primi cinque anni ( + 5%), nel corso dei quali il tasso d'impiego (23o/o) fu quasi doppio di quello del secondo quinquennio (12%). Questa consistente disparità è, principalmente, da attribuire alle nazionalizzazioni dell961 e all'espansione dell'amministrazione statale che provocarono una specie di " boom" (I l % di incremento tra il1959/ 60 e il1961/62) nel settore dell'impiego (26>; a tutto ciò è da aggiungere, nell961162, la riduzione delle ore settimanali (da 48 a 42 ore) degli operai delle industrie con la conseguente necessità di aumentare il personale per ·mantenere i ritmi di produzione. Il provvedimento - presentato come una grande conquista sociale - fu, in realtà, rivolto a trovare un rimedio all'eccesso di manodopera e alla disoccupa(26) Cfr. EL ATrAR M., "Shifts in industriai structure ... " art. ci t. - pag. 192.
zione (2?), nonché a determinare un più ampio consenso ed appoggio popolare nei riguardi della rivoluzione. In linea generale, la politica dell' impiego da parte del regime sembrerebbe essere stata impostata, più che su una armonica valutazione del quadro socio-economico , su questioni di opportunità politica interna. La disoccupazione non è stata, tuttavia, eliminata; nutrire speranze in tal senso era del resto illusorio in considerazione che la già forte domanda di lavoro non soddisfatta, esistente all'inizio del periodo in argomento, subiva un incremento annuo superiore alle possibilità di assorbimento del sistema. La forza di lavoro disponibile ammontava, nel 1960, a 6.636.000 unità ed è aumentata annualmente al tasso medio del 3,35% ; il tasso di impiego è passato dall'89,5% del l 959/ 60 al 92% del1964/ 65 per decadere successivamente, dopo il 1967 e in conseguenza dei noti eventi belJici, all'88% circa. (27) Cfr. FRESC013ALDI 0., op. cit. - pag. 98.
55
Tale evoluzione è riportata nella tabella che segue·
l Tabella 6 l
migliaia
FORZA DI LAVORO 1959/ 60 1964/65 1967/68 1969170 Disponibile
6.636
7.91 8
8.752
9.358
Impiegata
6.006
7.311
7.689
8.275
630
607
1.063
1.083
Non Impiegata
Fonte: AWAD F.H. , " Investments and economie ... " art . cit. - pag. 204. l dati del 1969170 sono stati ricavaù: - la forza di lavoro disponibile, con il calcolo ad un tasso di incremento annuo del 3,40Jo; - la forza di lavoro impiegata, dall' Annuaire statistique RAU, 1952-1970.
Evoluzione della struttura dell 'impiego La ripartizione della forza di lavoro per attività economica ha subito nei vari anni una evoluzione di non trascurabile rilievo. l dati disponibili, peraltro, non consentono un esame globale per il periodo 1952-72 in quanto non omogenei; i censimenti del l 947 e dell960 forniscono, infatti, una forza di lavoro attiva molto più consistente di quella indicata nel primo piano decennale: ad esempio i dati offerti, per il 1960, dalle due font i (censimento e piano) differiscono di oltre un milione di unità. Il raffronto 1947- 1960 non mostra sensibili variazioni nella struttura dell'impiego:
l Tabella 7 l POPOLAZIONE ECONOMICAMENTE ATTIVA N. (000)
SETTORI 1947
Primario Secondario Terzia rio Non Definito TOTALE
l
Variazione
%
1960
(%)
11,02 -26,90 5,49
57,03 12,04 29,39 l ,54
+ 20,94 + 31,06 + 31,15 -
100,-
100,-
+ 20,01
1960
1947
3.643,2 709,5 1.731,6 353,9
4.406,4 929,9 2.271,J 19,3
56,59
6.438,2
7.726,6
l
66,28
Fonte: El-Attar M., "Shifts in industriai structure ... " art. cit. - pag. 162. Si è verificata, in sostanza, nel quadro di un aumento di circa il 2007o della popolazione economicamente attiva (1,5% per anno), una riduzione di coloro che svolgono attività che sfuggono ad una classificazione a vantaggio dei settori dell'economia, dovuta al concorso della politica di egizianizzazione e di nazionalizzazione attuata dopo il 1956. Circa l' incremento verificatosi nel settore agricolo (763.000 unità circa}, è stato ipotizzato <2SJ che esso sia solo apparente e che, al contrario, si sia verificata una caduta nel livello di occupazione; l'ipotesi viene basata sui diversi periodi di attuazione dei censimenti: nel mese di settembre e, quindi , in periodo di piena attività, quello del 1960, nel mese di marzo quello del 1947. Nel periodo di attuazione del primo piano decennale i mutamenti verificatisi sono certamente {28) U ITED NATIONS, " Economie Survey ... " op. cit. - pag. 8.
più significativi anche se, come è stato detto, non sempre sono conseguenti ad un contemporaneo ed adeguato sviluppo dell'economia. I dati della Tab. 8 indicano che nel decennio si sono mantenute e accentuate le tendenze delineatesi tra il 1947 e il 1960:
• un generale incremento della popolazione impiegata ad un tasso annuo del 2,4%, inferiore alle esigenze derivanti dall'incremento demografico: • nel quadro di detto incremento: un forte aumento del numero degli addetti ai settori industriali (+ 66, l%) e dei servizi (+ 47,7% ), rispetto al settore agricolo ( + 24,7% ); la persistente preminenza dell'agricoltura che impiega il 49% del personale occupato.
56
l Tabella 8 l POPOLAZIONE ECONOM ICAMENTE ATTIVA
1959/ 60
SETTOR I
N (000)
l
1964/ 65 N (OO())
OJo
l
l
DIFFERENZA
1969/ 70 OJo
N.
1969/ 70 -1959/ 60 ~o
(000)
N.
~o
(000)
3.245, -
54,-
3.751,-
50,9
4.048,3
48,9
803,3
24,9
601,8 185,11,9
10,3, 1 0,2
825,345,2 18,-
11,2 4,7 0,2
9 16, 1 387,9 22,8
11, 4,7 0,3
314,3 202,9 10,9
52,2 109,6 91,6
13,3
1.188,2
16,1
1.326,8
T 16,.
528,1
218,6 1 3,6 3. a. Trasporti-Comunicazioni b. Commercio-Finanza 635,7 10,6 c. Abitazioni 16,0,3 0,4 d. Servizi Pubblici 25,2 17,8 e. Altri Servizi 1.066,8
283,9 729,7 21'-
3,8 9,9 0,3 30,3 1 0,4 1.369 ,8 l 8,6
347,2 80 1,7 136,3 33,7 1.580,7
4,2 9,7 1,7 0,4 19,1
50,8 26,1 75 1,8 8,5 , 33,7 48,2 513,9
2.434 ,7 1 33, -
2.899,6
35,1
937,3 1 47,7
7.373,9
8.274,7
100, .
2.268,7 1 37,7
l. Agricoltura
2. a. Industrie-Miniere b. Costruzioni c. Elettricità TOTALE 2
798,7
l
TOTALE 3
1.962,3
32,7
TOTALE t + 2 +3
6.006, .
100, -
100, -
l
66,1
128,6 166,120,3
Fonte: Economie BULLETIN , n. 4/ 1972 - pag. 280
In particolare, nel settore industriale si rileva (28 b>: • un consistente aumento degli effettivi a partire dal 1962163 dovuto, come già accennato , alla riduzione delle ore di lavoro da 48 a 42 per settimana e alla necessità di aumentare il numero del personale per mantenere i ritmi di produzione; • una caduta degli effettivi nel 1966, 1967, 1968 causata, con ogni probabilità, dalla decisione governativa di bloccare l'attività edilizia non indispensabile per fro nteggiare, in concorso con altri provvedimenti, la difficile situazione 1!~0nomica in cui trovavasi il Paese; • un forte incremento globale, nei dieci anni, del personale impiegato nei settori dell'elettricità e delle costruzioni. L'evoluzione della struttura dell'impiego è una conseguenza delle trasformazioni socio-economiche verificatesi dal 1952 ad oggi e su di essa ha influito, in misura condizionante, l'accrescimento demografico. (28 b) Cfr. Economie Bullctin , n. 4/ 1972 · pag. 284.
Il settore agricolo non è in grado di creare posti di lavoro in quantità sufficiente ad assorbire l'eccesso di manodopera; questo risultato, infatti, potrebbe essere ottenuto solo attraverso l'ampliamento della superficie coltivabile, il che può avvenire molto lentamente e in estensioni sempre inadeguate alle crescenti esigenze sia per le di fficoltà naturali sia per gli elevati costi richiesti. Progressi dell'agricoltura in altre direzioni- ancorché da perseguire ai fini di un aumento della produttività - non sono suscettibili di elevare le possibilità di assorbimento di personale; allo stato attuale delle tecniche agricole, caratterinate da una ridotta meccaniLza.done, si ha il massimo impiego di manodopera. L'eccesso di forza di lavoro deve, quindi , essere dirottato - per quanto possibile - verso i setton industriali e dei servizi, cosa che è avvenuta ampiamente nel quadro della politica illustrata sopra e che M. Hussein <29> ha definito di "demagogia sociale", perché non sempre correlata ad un reale sviluppo dei citati settori. (29) H USSEIN M., op. cit. - pag. 177.
57
Per concludere, la situazione dell'impiego del potenziale umano non ha registrato molti progressi dopo il 1962/ 63, né le prospettive al termine del 1972 si presentano molto favorevoli, a dispetto della realizzazione della diga di Assuan, in quanto: • l'incremento della popolazione non è stato contenuto; • la disoccupazione è aumentata nonostante che le FF.AA. assorbano 300-400 mila uomini sottraendoli al mercato del lavoro; • consistenti risorse, come si vedrà più avanti, sono sottratte allo sviluppo. MOVIMENTI MIGRA TORI
Emigrazione ed immigrazione L 'Egitto per i suoi caratteri naturali, demografici, economici non è un paese di immigrazione; anche nel periodo di maggiore afflusso dall'estero le minoranze straniere non raggiunsero mai dimensioni rimarchevoli. Nel 1947, il numero degli stranieri si aggirava sulle 147.000 unità (30) e si è andato successivamente riducendo in correlazione con l'andamento dei rapporti internazionali e con gli sviluppi della politica interna. Questi ultimi si sono concretati nel programma di egizianizzazione dell'economia e di tutti i settori della vita nazionale, nelle nazionalizzazioni, nella confisca di proprietà straniere e in altre particolari restrizioni, quali, ad esempio, il divieto per i cittadini di altri stati - palestinesi esclusi - di possedere terreni agricoli {31) . Le comunità straniere, ridotte a 90.000 unità nel 1966 (32), sono concentrate nelle principali città del Basso Egitto. Per quanto concerne l'emigrazione essa potrebbe costituire una valvola di sfogo, se non per risolvere, almeno per alleviare il problema della sovrapopolazione; secondo una stima recente soltanto una emigrazione annua di non meno di 250.000 unità rappresenterebbe un reale freno all'alto tasso di aumento demografico (33). A livello governativo è stata, pertanto, in(30) Cfr. RIAD H. , op. cit. - pag. 216. (31) Cfr. ORIENTE MODERNO, gennaio 1963- pag.
100. (32) Ibidem, gennaio 1967 - pag. 81. (33) Cfr. AUTORl VARI, "Area Handbook for the UAR (Egypt)"- Wash.ington D.C. ,U.S. Government Printing Office, 1970 - pag. 73.
coraggiata. Una risposta positiva è venuta principalmente dal personale specializzato, ma nel complesso l'Egiziano non ba dimostrato di possedere una particolare propensione ad abbandonare il proprio paese: le fonti ufficiali indicano che tra i11961 e i11965 sono stati concessi soltanto 23.600 permessi di espatrio (34 ). Recentemente, però, si è innescato un flusso emigratorio verso la Libia, in previsione della fusione con questo Stato fissata per il l o settembre 1973. Si stima che gli egiziani già stabiliti in Libia con le loro famiglie siano sui 300mila; al personale specializzato - esperti dell' amministrazione, insegnanti, istruttori della polizia, ecc. -che ha costituito l'ondata iniziale, è seguita una massa di poveri fellahin attirati dalla concreta possibilità di un pezzo di terra da coltivare (35). Sotto quest'ultimo aspetto la programmata unione potrebbe rapprèsentare un buon affare soprattutto per l'Egitto. I flussi interni e l'urbanizzazione I flussi interni sono, al contrario, molto consistenti e rivestono una rilevante importanza per l'influenza che essi esercitano sulla vita e sullo sviluppo del paese. Premesso che, in linea generale, qualsiasi fenomeno mi_sutorio è causato da differenze, vere o presunte, di potenziale economico esistente tra i punti di partenza e di arrivo, in Egitto esistono due principali direttrici di movimento: Alto-Basso Egitto e zone rurali-centri urbani. La prima, che costituisce un caso particolare della seconda, è dovuta a diverse cause <36): • la collocazione spaziale dei centri industriali gravitanti nell'area del Delta, ave sorgono anche le più grandi città; • la maggiore densità della popolazione dell'Alto Egitto rispetto al Basso Egitto a fronte della superficie coltivabile, escludendo le aree metropolitane (Cairo e Alessandria) e i distretti di frontiera; (34) Cfr. ORIENTE MODERNO, gennaio 1966- pag. 152. (35) Cfr. FRESCOBALDI D., "Gli scomodi invitati di Gheddafi": CORRIERE DELLA SERA, 4 giugno 1973 pag. 3.
(36) Cfr. IssAwt C., "Egypt in revolution" op. cit. pagg. 83 e 84.
58 • il fatto che gli uomini dell 'Alto Egitto siano fisicamente più idonei dei contadini del Delta ad effettuare la vori pesanti (37).
Molto più "affollate" e meglio costatabili sono le correnti che, partendo da1le aree rurali , raggiungono quelle urbane. In Egitto, come in altri paesi in via di sviluppo, vi è una pronunziata tendenza verso la concentrazJOne della popolazione nelle grandi ciuà. La genesi di questo fenomeno di "sovraurbanizzazione" è da ricercare nell 'esuberanza di risorse umane nelle aree ruraij , derivante dalla demografia galoppante piuttosto che da una esigenza di manodopera nelle città (38). In sostanza, l'emigrazione verso la città rappresenta l'unica possibile prospettiva per i contadini senza
terra cui la situazione non offre alternative: l'attrattiva che sulle masse rurali dis~redate esercita la città deriva, verosimilmente, dalla sua capacità di offrire maggiori possibilità di lavoro rispetto alle aree rurali, in quanto i bisogni urbani di mestieri e servizi minuti - legati soprattutto al commercio, al turismo, a lla pubblica amministrazione sono quantitativamente più numerosi. Di conseguenza, la popolazione urbana, che nel 1947 rappresentava il 33 OJo della popolazione totale, è passata nel 1966 al 41 o/o e nel 1970 al420Jo; l'aumento è stato, negli anni, più rapido di q uello della popolazione rurale ed esso è da addebitare, per lo meno per il 50%, all'esodo dalle campagne <39>:
l Tabella 9 l POPOLAZIONE RURALE ANNI
1947 1960
Incremento
N. (000)
N. (000)
%
2.866
21,62
13.254
Incremento
N. (000)
N. (000)
l
o/o
5.712
16.120
4.152 9.864
1.571 1966
POP OLAZIONE URBANA
9,74
17.691
2.521
l
72,68 25 ,55
12.385
Fonte: U.N., Oemographic Yearbook 1960 e 1970 (dati elaborati)
Un'inchiesta condotta al Cairo nel 1961 indicò, infatti, che (40): • soltanto il 53% della popolazione era nata nella città; • il 980Jo degli emigrati proveniva da zone rurali . Questo sviluppo dell'urbanizzazione cui non ha corrisposto una parallela espansione delle strutture cittadine, né sotto l'aspetto sociale né in funzione delle possibilità di lavoro, ha provocato la formazione di un consistente sottoproletariato urbano, nell'ambito del quale sono largamente dif(37) Il sistema di irriga1.ione perenne -realizzato fin dal 1902 nel Basso Egiuo - ha comportato: - l'aggravamento delle condizioni di lavoro del fellah ; - la diffusione della bilhar1.iosi, ma.lattia gravemente debilitante che colpisce il 600/o della popolazio ne rurale. (38) C fr. ZIKRY A.M ., " Urbanisation and its effect. .. " art. cit. - pag. 28.
fuse la disoccupazione e la sottoccupazione. Gli obiettivi principali delle correnti migratorie sono le città più importanti (Cairo, Alessandria), i centri urbani satelliti (Giza) e le zone con un più alto livello di reddito o che offrono maggiori opportunità di impiego (governatorati urbani, distretti di con fine, Assuan) (41) . Tra il l 952 e il l 966, la popolazione del Cairo e di Alessandria è passata da 3,433 a 6,020 milioni con un incremento del 75% circa. Nel 1966 gli abitanti di queste città costituivano il 42,8% (39) C fr. AUTORI VARI, "Area handbook ... " o p.cit.· pag. 73. (40) Cfr. ISSAWI C. , " Egypt in revolutio n" o p . cil. -
pag. 84. (4 1) Cfr. KII EIR-EL-DI NI H.A., "Some aspects of regiO· nal differences in thc UAR": L'EGYPTE CONTEMPORAI NE, gennaio 197 1 · pag. 72.
59 della popolazione urbana complessiva: quest ' ulurna percentuale è salira a150,20Jo nel 1971 . Nello stesso periodo, il tasso di incremento degli abitanti
delle città più piccole- tranne qualche eccezione dovuta a situaziom parttcolari, come nel caso di Assuan - è stato inferiore:
l Tabella 10 l ABITANTI (000)
L'ICREMENTJ
CENTRI ABITATI (Campioni)
1952-1960 1952
1960
1966
2.364 1.069
3.353 1.515
2. Capitali del Basso Egitto - Damanhour - Mansourab - Tanta - Zagazig
100 119 152 97
3. Capitali dell'Alto Egitto - Assiout - F'ayoum - Minia
100 85 78
1. A ree Metropolitane - Cairo - Alessandria
1960-1966
1952-1966
n.
11fo
n.
11fo
n.
%
4.220 1.801
989 447
41, 8 41,7
867 285
25,8 18,8
1.856 732
78,5 68,5
127 167 200 125
146 191 230 151
27 48 48 28
27,40,3. 31 ,6 28,9
19 24 30 26
14,9 14,4 15,20,8
46 72 78 54
46,60,5 51,3 55,7
127 112 100
154 134 113
27 27 22
27,31,8 28,2
27 22 13
21,2 19,6 13 ,-
54 49 35
54,57,6 44, 8
Fonti : (Dati elaborati) - Calendano-Atlante De Agostini 1960 - pag. 303 - RAU - A.C.M.S., Annuaire Statistique RAU, 1952-1970- pag. 13
Alle stesse conclusioni conduce l'esame dell' evoluzione degli abitanti dell'Egitto per classi di
centri abitati (Tab. I l) e per gruppi di governatorati (Tab. 12):
r Tabella 11
l CENSIMENTO
CENTRI ABITATI
1937
1~47
1960
1966
OJo
Aree metropolitane
14,1
18,-
21,5
21,8
Capoluoghi
10,2
12,1
15, l
18,-
Villaggi
75,-
69, -
62,3
59,-
0,7
0,9
1,1
l ,2
Distretti di F rontiera
Fonte: RAU-A.C.M.S., Annuaire Statistique RAU, 1952-1970- pag. 3
60
l Tabella 12 l 1947 GOVERNATORI
Metropoli tani Basso Egitto Alto Egitto F rontiera TOTALE
N. (000)
1960 o/o
N. (000)
1966 o/o
1971
N. (000)
o/o
N. (000)
OJo
3.372 8.252 7. 198 161
17,8 43 ,5 37,9 0,8
5.582 10.934 9.229 314
21,4 41 ,9 35,4 ~ l ,3
6.913 12.493 10.318 352
23,41,5 34,3 1,2
8.278 14.027 11.386 382
24,3 41,2 33,4
18.983
100,-
26.059
100,-
30.076
100,-
34.073
100,-
l,l
Fonte: (Dati elaborat i) - Calendario-Atlante De Agosti ni l 960 - pag. 303 - Encyclopacdia Britannica - World Atlas - pag. 276 - RAU-A.C.M.S. , Annuaire Statistique RAU, 1952-1970- pag. 8 - RAE-C.A.M.S., Statistica! abstract of ARE 1951 /52-1970/71- pag. 17
Cause di deviazione delle normali direzioni di movimento L'andamento della migrazione interna così delineato ha subito talune alterazioni in conseguenza di cause eccezionali, quali gli avvenimenti bellici del 1967, la realizzazione della Diga di Assuan, i trasferimenti forzosi di contadini. Questi ultimi sono, di norma, legati alla necessità di popolare le aree boni ficate: nel l 969, ad esempio, circa 2.000 nuclei familiari sono stati trasferiti nella zona di Maryut dai governatorati di Menoufieh e Tahrir <42>.
tà predette- rispetto al 1966 - cui non è facile dare spiegazioni plausibilj , essendo esse dislocate a immediato ridosso del canale e, quindi, in zona di combattimento (44). La realizzazione della Diga di Assuan, dal canto suo, comportando la somrnersione di un territorio esteso 5.900 Kmq (circa una volta e mezzo la Valle d'Aosta) e la formazione deJ Lago Nasser nella Nubia, pose il problema del trasferimento dei suoi abitanti. A q uesto scopo è stata scelta una zona di ridislocazione compresa tra Esna e Kom Ombo dove è stato creato il distretto di Nasr, costituito da 43 villaggi comprendenti circa 17m ila abitazioni per 50mila abitanti; il costo complessivo dell'operazione si è aggirato sui 30 mil.LE (4 S).
La guerra del giugno 1967 ha inaridito le correnti dirette verso il canale, sospingendo, invece, verso occidente gran numero degli abitanti dei governatorati di Porto Said, Ismailia, Suez e Sinai. Si calcola che 400-800 mila individui siano stati evacuati per ragioni di sicurezza o abbiano spontaneamente abbandonato la zona del canale C·m; gran parte di questi profughi sarebbero affluiti nella capitale. I dati demografici ufficiali, peraltro, indicano una crescita della popolazione delle cit-
Accanto a questo movimento necessario, se ne è determinato un altro spontaneo con direzione da nord a sud, cioè inversa di quella tradizionale: i lavori per l Alta Diga, mobilitando consistenti risorse umane, hanno provocato la nascita di molteplici attività di carattere terziario.
(42) Cfr. O RI ENTE MODERNO, dicembre 1969- pag. 764. (43) Da resoconti giornalistici vari.
300miJa abitanti ... Sotto i colpi della guerra di usura tutta la popolazione civile fu poco per volta fatta sgomberare. Re· stò solo lo stretto numero di persone necessario a far funzionare i servizi essenziali: non più di IO o 15mila".
(44) FRESCOUt\LOI O., " Entusiasmo popolare a Suez do· po il ritiro degli Israeliani" : CORRJERE DELLA SERA, 31.1.74 "Prima della guerra del 1967 Suet era una città di
an. cit. · pag. 4n. Cfr. RAE - M.C. I., ''Le Haut Barrage" • pag. 50.
(45) Cfr. MOOOO.'IO G., ''L'Alta Diga"
61
Inoltre, nel quadro del piano di industrializzazione del paese, nella zona di Assuan è sorto il complesso industriale "Kima" per la produzione di fertilizzanti (46) .
passata da 28mila a 128mila abitanti <47 > con un aumento pari al 3570Jo.
l risultati sono nelle cifre: Assuan, capitale del governatorato omonimo, dal 1952 al 1966 è
Infine altri movimenti migratori di minor rilievo sono stati recentemente attivati dalle scoperte e dal successivo sfruttamento di giacimenti petroliferi, specie verso il governatorato del Mar Rosso.
(46) Cfr. MODUGNO G., "L'Alta Diga di Assuan" an. ci t. - pag. 473.
(47) RAU - A.C.M.S., Annuaire Statistique RAU, 19521970- pag. 15.
62 CAPITOLO
II
FISIONOMIA GENERALE DELLA SOC1ETÀ
O MOGENEITÀ DELLA POPOLAZIONE
L'ISLAM E LE MINORANZE RELJGJOSE
Gli abitanti dell'Egitto possono essere distinti in due gruppi , uno di origine africana, l'altro di o rigine asiatica. Al primo appartengono i discendenti degli anticru Egiziani che vivono in gran parte nella Valle del Nilo e coloro che provengono dal sud; al secondo appartengono gli Arabi, gli Ebrei, i Turchi, gli Armeni e i Siriani.
La popolazione egiziana appartiene alla grande area culturale deii'Islam : ii920Jo circa è di religione musulmana, mentre l'esigua minoranza è suddivisa tra cristiani (7,6%) ed ebrei (0,40io) .
Nonostante la confluenza di d iverse componenti etniche, il popolo egiziano presenta un alto grado di omogeneità razziale <1>. Ciò è una diretta conseguenza della costante unità del paese nel susseguirsi delle domi nazioni straniere; le limitate d imensioni e le caratteristiche morfologiche, infatti, han no sem pre agevolato gli invasori nella completa conquista dell'Egitto. In sostanza, ancorchè gli abitanti del Delta e del deseno abbiano caratteristiche diverse da quelle dell'Alto Egitto, ove è più evidente l'influenza della razza negra, i loro atteggiamenti culturali non presentano differenze sostanziali meno che nelle grandi città, le q uali sono caratterizzate da un accentuato cosmopolitismo.
È stato osservato che il popolo egiziano ha più o meno conservato i caratteri degl i antichi Egizi, in quanto l'Egitto rurale è sempre stalo la principale riserva di abitanti della città. l conquistatori, ad eccezione degli Arabi, si dislocarono sempre nei centri ab itati, a lterandovi la fisionomia egiziana, che veniva poi ripristinata dalla successiva ondata di emigranti provenienti dalla campagna <2>. Q uesta omogeneità si riscontra a nche sotto l'aspetto della religione professata, specie se la situazione deLle comunità religiose musulmane e non, esistenti in Egitto, viene raffrontata con quella dei· paesi vicini (3) . ( l ) Cfr. ISSAW l C., "EgypL al Mid Century ... " op. ciL.
- pag. 4. (2) Ibidem. (3) Cfr. BIROT P. e DRESH J., "La Mcditerranée et le Moyen-Orient" Parigi, Presses Universitaires dc France, 1956 - voi I l, pag. 303. l M usulmani in Egiuo sono esclusivamen- · te Sunniti.
Un uomo politico statunitense, parlando nel 1951 dell'alteggiamento dell'Islam verso le minoranze, ricordò una commedia araba dal titolo "Hassan, Cohen e Murcus"recitata al Cairo verso il 1936, in cui i tre protagonisti, un musulmano, un ebreo e un copto, soci di una azienda, utilizzavano le rispettive qualità di arte diplomatica, di saggia amministrazione, di intelligente iniziativa pratica per il buon successcl dei loro affari. L 'osservatore americano aveva intravisto, sia nel contenuto della commedia, sia nella favorevole accoglienza degU spettatori, un sintomo della pacifica convivenza in seno alla collettività egiziana di nuclei religiosi diversi , specie quando, come avviene in Egitto, non vi sono barriere linguistiche a dividerli (4 ). Nella pratica un probkma religioso egiziano ·non sembra esistere. Il pensiero ufficiale, concretatosi in una norma costituzionale C5>, indica un orientamento nel senso della collaborazione e del riconoscimento del cliritto aLl'esistenza di religioni diverse da quella musulmana. In proposito Nasser in un appello alla collaborazione fra cristiani e musulmani dichlarò fra l'altro <6>: "L'Islam ha riconosciuto che i cristiani sono fratelli sia nell'ambito della religione sia nell'ambito della patria. Questo è il concetto della nostra rivoluzione per quanto concerne le religioni. Questo concetto si basa sulla fraternità e sull'uguaglianza .. . Tali concetti devono permetterei di edificare una società che respinga il settarismo ed il fanat ismo e che riconosca solo il nazionalismo .. .". Nasser, inoltre, (4) Cfr. Numero speciale sul Medio Orieute: RELAZIONI INTERNAZIONALI, dicembre 1957- pag. 1540. (5) Articoli 40 e 46 della Costituzione Permanente della Repubblica Araba d'Egitto. Anche le costituzioni precedenti (1956 e 1964) avevano recepito e proclamato il principio della libertà di culto. (6) Cit. in RELAZIONI INTERNAZIONALI , agosto 1965 - pag. 803.
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ha sempre proclamato che nel suo regime non vi era posto per i pregiudizi religiosi, nè contro i cristiani n è contro gli ebrei ·'non sionisti ''. È del 1969 la seguente sua dichiarazione: ·' Gli ebrei sono nostri cugini, Mo è è nato in Egitto ... Gli Israeliani dicono che noi siamo antisemiti, ma è un'assurdità. Siamo noi stessi dei semiti e consideriamo gli ebrei del nostro paese come egiziani t7)" . Tale posizio ne ufficiale nei confronti dei seguaci di altre religioni non è confermata da turte le fonti. H. Riad (8) ha affermato c he a partire dal 1952 il processo di egizianlzzazione d eli' economia significò processo di " musulmanizzazione' ' e coinvolse anche i copti, cioè l'elemento indigeno rimasto cristiano ma pure fortemente arabizzato. È vero che il discorso condotto da questo autore può non essere imparziale, data la sua posizione critica verso il nasserismo; infatti la statalizzazione della economia non poteva non avere le conseguenze da lui denunciate. Non infondate devono, tuuavia, essere le su~ affermazioni, dato che un esperto di cose egiziane come il Frescobaldi ha affermato che i copti rappresentano in Egitto una comunità discriminata e che regole tacite li tengono lontani dalle più alte cariche dello Stato <9>. In ogni caso, i rapporti amichevoli esistenti nei riguardi della comunità ebraica egiziana ( I O) subirono duri colpi soprattutto a seguito della guerra del S inai (1956). Nonostante la propaganda egiziana diretta a dimostrare che "in Egitto non vi sono persecuzioni ed odio antiebraici (Il)", gli Ebrei, molti dei quali discendenti da famig lie installatesi nel paese qualche secolo prima, si trovarono coinvolti nel generale odio antiisraeliano; il muro del sospetto e della diffidenza da cui furono circondati li costrinse ad abbandonare l'Egitto . Delle 66.000 unità presenti nel 1947, 58.000 circa avevano abbandonato il paese entro il 1960; attualmente si stima che soltanto 1.000 o 2.000 unità vivono ancora in Egitto. (7) Ci t. in LACOUTURE J., op. ci L., pag. 338. (8) Cfr. RIAD H. , op. cil. • pag. 86. (9) Cfr. FRESCOBALDI 0., "Sull'Egitto la minaccia di una guerra di religione": CORRIERE DELLA SERA, 14 dic. 1972 - pag. l. ( IO) Un proverbio egiziano dice "frequenta il cristiano, ma mangia con l'ebreo" (cit. da J . l.>\COUTURE, "Nasser" - pag. 29).
Per quanto concerne i copti, essi costituiscono la più importante minoranza religiosa egiziana (7 0fo circa) e sono considerati, insieme alla massa dei fellahin, i veri autoctoni (l2) ; essi non sono legati, come altre minoranze straniere e non, a ruoli economici particolari (ad esempio gli Ebrei sono in prevalenza commercianti, così come i SiroLibanesi), ma sono sia contadini (Alto Egitto) sia commercianti sia funzionari (Basso Egitto), anche se a parità di attività sono in genere più evoluti dei musu lmani. Nel dicembre 1972, è stato segnalato l'insorgere di attriti tra copti e musulmani, frutto di una campagna provocatoria le cui finalità non sono state chiarite. A parere di Dino Frescobaldi <13>, il fine di 1ak campagna è quello di "far cadere sulle spalle di una minoranza confessionale la responsabililà delle disgrazie che affliggono il paese, scavare un fossato di sospetto e di odio fra due comunità di fedi diverse e, infme, scatenare una guerra di religione interna come alternativa all'altra guerra che l'Egitto non può fare . . . In realtà, la frustrazion e di cui al presente soffre l'Egitto, che è frutto dell'incapacità di uscire dallo·stadio di non guerra e no n pace, può preparare il terreno per un ritorno di fiamma islamico" . Secondo Le Monde <14> "ques1o ritorno dell'lslam è stato particolarmeme incoraggiato ... con la decisione di Sadat di proclamare una nuova società fondata sulla fede e sulla scienza e di fare della religione musulmana la principale fonte di ogni legislaiione. l principati beneficiari di questo orientamento sono stati i gruppi di destra e, in particolare, i fratelli Musulmani. .. In sostanza, Sadat, favorendo gli elementi della destra tradizionale e religiosa, ha liberato delle forze che ora gli è difficile controllare ... ". L'evoluzione dell'indirizzo religioso in senso strettamente islamico appare in modo inequivocabile dall'esame e dal raffronto della Carta Permanente della RAE con le costituzioni del 1956 ( Il) FRESCOBALDI 0., Op.cit.· pag. ll9. (12) fRESCOBALD I 0., Op.cit. · pag. 118 "l copti sono gli egiziani più antichi ed autentici, come è dimostrato dal loro cristianesimo che risale a prima della conquista araba". (13) FRESCOSALDI 0 ., "Sull'Egitto la minaccia di una guerra di religione": CORRIERE DELLA SERA, 14 dicembre 1972 - pag. l. (14) Cit. in ORlENTE MODERNO, novembre-dicembre 1972 - pag. 673.
64 e del 1964. Queste ullime si erano li mitate, infatti, a riconoscere aii'Islam il carattere di religione di Stato, presentandolo come uno dei fondamenti della famiglia, in uno con la morale e il patriottismo. Al contrario, la Carta Permanente - ancorchè abbia, come le precedenti, accolto il principio dell'uguaglianza dei cittadini senza distinzione di religione (an. 40) e quello della libertà di convinzione religiosa e di cuho (art. 46) - ha ubìto l'influenza dell'inregralismo di marca libica fondato sulla pretesa di scoprire nel Corano la soluzione di tutti i problemi poHtici e sociali contemporanei (JS) ed ha, di conseguenza, sancito, sulla scia della Costituzione Confederale, che "i prin cipi della legislazione islamica diventano fonte legislativa principale (art. 2)". Nonostante questo sviluppo islamico della situazione egiziana, si ritiene tuttavia che la secolare consuetutine di pacifica convivenza dei copti con i musulmani, cememata dalla comune lotta per la rinascita naziona le, costituisca, in uno con il deciso intervento governat.ivo, una sicura difesa contro il dilagare degli atti di violenza, probabilmente opera di una ristretta minoranza di fanatici. IL RUOLO
OCIO-ECONOMICO DEGLI STRANIERI
siglieri britannici, ingegneri ed intellettuali fra ncesi ... che vivevano nella migliore cordialità con la borghesia locale, ben pagati, con un'infinità di privilegi e vantaggi ... ·sostenuti moralmente, se così si può dire, dal prestigio delle nazioni egemoniche: delle banche sul posto, delle flotte non molto lontane ... Un simile mondo, morto pressappoco a part ire dal 1940, ha perduto la sua ultima roccaforte con la nazionalizzazione dell956. cl frat tempo era incominciata l'epoca dell'esperto (17)» . Un'idea più concreta della preminenza di questo strato economico c del suo grado di radicata presenza nell'im imo della struttura economica egiziana è data dal seguente passo di J. Berque <•S>: "Su una lista di imprenditori di aziende di mate* riai i da costruzione comprendente una cinquamina di nomi non ve ne sono che tre, e non egiziani ma orientali ... Anche quando si tratta di prodotti ... che presuppongono un contatto molto diretto con il fellah su venticinque esportatori iscritti ad A lessandria non vi sono che quattro nomi locali ... Un tale assoggettamento che non tocca soltanto le st rutture della ricchezza, della produlionc e del consumo demoralizza i cittadini. L'ingerenza dello straniero viene risentita ai di là del sopportabile ... ''. Questo predominio straniero, molto consistente soprattutto nei più alti livelli della finanza, del commercio c, in minor misura, dell'industria (19), cominciò ad essere intaccato solo a partire dagli anni 20 con la creazione della banca Misr, il successivo svilu ppo del gruppo omonimo e il conseguente crescente intervemo di elementi indigeni nei settori economici su citati. Ogni progresso fu , peraltro, ottenuto superando non lievi difficoltà <20>.
Le collettività straniere, un tempo numerose (16), sono andate via via riducendosi, cosicché anche in questo settore si è avuta una decisa tendenza verso una sempre maggior omogeneità della popolazione. Il ruolo svolto da tali collettività, nel quadro economico e sociale egiziano è sempre stato molto importante: " ... ai tempi di Cromer, quando si constata ufficialmente lo smembramento della vecchia società artigiana si ç:hiede la qualificazione all'operaio straniero: a l maltese, a l greco ... e più a ncora all'italiano. La parte svolta da quest'ultimo ... merita un istante d i attenzione, giacché è l'operaio itaJiano che, in Egitto, nella prima parte del secolo si è riannodato. per così d ire, con la tradizione artigiana indigena ... Ad un altro livello e in una epoca prolungatasi fino a più tardi, si svolse l'azione dei managers. Discreti con-
Nel 1947 gli stranieri in Egitto raggiungevano le 147.000 unità (0,8% della popolazione), in maggioranza europei (123.000, di cui 57.000 greci, 28.000 italiani, 28.000 britannici, 10.000 francesi) che deteneva no un esteso controllo dell'economia nel uo complesso: la quasi totalità di essi trovava impiego nei settori secondario e terziario (solo l' l o/o in agrico.l tura).
(15) C fr. CIALDEA B., "Ideologie e Costituzioni ... " art. ci t. - pag. 333.
(19) Cfr. h !'lt\WI C •• ''Egypt in pag. 89.
(18) Ci t. in LACOUTURE J ., op. cit. • pag. 9.
(16) Cfr. RI1\0 H ., op. cii. • pag. 199. ( 17) Bt:RQUE J .. ''Gli arabi, ieri e domani''- Milano, Il Saggiatore, 1961 - pag. IlO.
Revolution' ' op.cit. -
(20) Cfr. A IlDEL M,\LEK A .• "Esercito e Società..." op. cit. • pag. 93.
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In una lista degli imprenditori pubblicata da "L' Annuaire des Societés Anonymes" nel l 95 1 appariva che, su 1.406 nomi identificabili con certezza, 31 o/o erano di Egiziani musulmani, 4% di copti, 18% di ebrei, 11% di siriani o Ubanesi, 8% di greci o armeni e 30% di europei <21 >. La situazione rispetto al passato era, tuttavia, molto migliorata. "Non avremmo avuto la stessa impressione statistica sfogliando un Annuaire di appena dieci anni fa, il che dimostra che nel frattempo l'economia egiziana si è recuperata" scrisse al riguardo J. Berque (22). L'abolizione nel 1948 del regime capitolare transitorio <23> non fece che facilitare il movimento di recupero nazionale, accelerato successivamente dall'affare di Suez e dalle leggi di egizianizzazione e di nazionalizzazione. Dopo il colpo di stato del 1952, le autorità repubbUcane tennero inizialmente conto della necessità del contributo della tecnica e del capitale st raniero per far cadere le barriere che ostacolavano lo sviluppo dell'industriaUzzazione. Il 3 ago-
sto 1952, nel corso di una confe renza stam pa, il Presidente del Consiglio Egiziano A li Maher fornì interessanti precisazioru in proposito, affermando fra l'altro <24>: "Stimo che l'investimento dei capitali stranieri in Egitto sia importante e fondamentale per l'aumento delle risorse dello Stato, sulle quali si basa qualsiasi riforma sociale. Voglio che gli stranieri trovino in Egitto il più grande incoraggiamento". La crisi di fiducia ebbe origine con l'affare di Suez, da cui derivò una violenta a nimosità verso gli europei occidentali in genere. Heikal paragonò l'economia del paese ad una mucca la quale "pascolava e si nutriva sul territorio egiziano per poi essere munta da mani straniere (25)". I provvedimenti successivi furono diretti, pertanto, a trasferire in mani egiziane <26> il completo controllo dell'econo mia al fi ne di meglio indirizzare verso finalità di sviluppo economico nazionale tutte le risorse del paese. L'evoluzione in parola è stata tratteggiata, setlore per settore, da H . Riad <27>; di seguito alcuni dati significativi in merito agli istituti bancari:
l Tabella 13 l o/o sul totale dei depositi B ANC H E
• • • • •
Straniere Egiziane private Straniere locali Arabe Pubbliche
1947
1960
1963
64% 29% 6% l%
14% 2% 2% 4% 78%
-
-
-
-
100%
Fonte: Riad H., op. cit. - pag. 95 e alle compagnie di assicurazione:
l Tabella l 4 l O!o degli investimenti
OC I ETÀ
• Egiziane private • Straniere • Nazionalizzate Fonte: Riad H., op. cit. - pag. 98
1948
1956
1958
ISo/o 85%
47% 53%
12% 16% 72%
-
(21) ISSA Wl C., "Egypl in Revolution" op.cit.- pag. 83 c 89. (22) BERQUE J., op. ci t. - pag. 136. (23) La convenzione di Montreaux del 1937 aveva abolito il regime delle capitolazioni ed aveva previsto un regime transitorio di 12 anni.
-
1962
-
100%
(24) Dichiarazioni programmaliche di ALI MAHER del 3 agosto 1952: RELAZIONllNTERNAZIONALI, agosto 1952 - pag. 898. (25) FRESCOBALOI D., op. cit. - pag. 101. (26) Inizialmente private (leggi di egizianizzazione), successivamente pubbliche (leggi di nazionalizzazione). (27) RlAD H. , op. cit. - pag. 89 e seguenli.
66 Nel 1960, su 1.399 nomi di imprenditori riportati nel "Egyptian Stock Exchange Yearbook" (28) 66% erano Musulmani, 40Jo Copti , 3% Ebrei , 13% Siriani e Libanesi, 60Jo Greci o Armeni e 8% Europei. Anche considerando le persone che possedevano nel 1961 più di 10.000 LE di azioni nelle 148 compagnie indicate dalla legge n. 119 del 20 luglio 1961 , gli stranieri non arabi risuhavano ormai una trascurabile minoranza: 55% Egiziani Musulmani, 6% Copti , 5% Ebrei , 22% Siriani o Libanesi, 9% Greci o Armeni e solo 4% Europei. Nel 1966 il numero degli stranieri si era ridotto a 90.660 unità, come sempre concentrate principalmente in Alessandria, al Cairo c nell'arca del Delta. Un nuovo esodo si è avuto in conseguenza dcgli a vvenimenti del 1967, sicché attualmente le collettività estere- numericamente poco significative -non sono in grado più di interpretare un ruolo di rilievo nella vita della nazione. E sse consistono principalmente di Greci , Sudanesi, Palcstinesi, Siriani, Libanesi, Armeni e di piccoli nuclei di Italiani (circa 9.000), Tedeschi ed altri <29>.
Nessuno ha mai fatto niente per loro: non hanno fatto niente i paesi occidentali, niente i paesi arabi, niente Israele (30)" . Ili tutti quest i a nni sono vissuti grazie all'opera delle Nazioni Unite che, attraverso l'U NRWA, ha provveduto a soccorrere questi " nuovi ebrei" 1 tentando anche invano di provvedere alla loro definitiva sistemazione economica nei paesi ospitanti. Nel 1948 l'Egitto si annesse (in attesa della costituzione dello Stato Palestinese) il territorio di Gaza, stretta ed arida striscia costiera della Palestina , ove erano confluiti oltre 200.000 profughi pari al 23 % circa del totale <3 1>. Nel 1960 il loro numero si aggirava sulle 255.000 unità (32). Al 31 maggio 1967 1 sui 430.000 abitanti della striscia di Gaza , oltre 300.000 erano profughi, pari al 69o/o circa. Dopo il giugno 1967 essi sono in gran parte passati sono il comrollo israeliano. L' Egitto non ha mai impostato una linea d' azione diretta a migliorare le condizioni dci Palestinesi; piuttosto li ha utilizzati sia per alimentare il bellicismo antiisraeliano sia qua le massa di manovra del nazionalismo arabo (33) _
11 problema dei profughi fino al giugno 1967
l palcstinesi sono profughi originari del territorio in cui si costituì Israele nel 1948 e dei territori occupati dagli Israeliani nel corso della guerra del giugno 1967.
si configurava come "questione umanita ria" , nel senso che la soluzione doveva consistere nel dare ad essi la possibilità di uscire dai campi di raccolta e di condurre una vita normale integrandosi con la popolazione egiziane. L'UNR W A predispose, infatti , un piano di valorizzazione agricola della penisola del Sinai per la sistemazione di una consistente aliquota di profughi. Il governo egiziano respinse tale piano sia per evitare l'interferenza economica straniera sia perché era contrario ad una integrazione che, amalgamando i Palestincsi con le popolazioni del luogo , togliesse loro ogni volontà di ritorno al paese di origine 0 4>.
"Avevano una Patria e l'hanno perduta. Molti avevano una casa, un terreno . Non hanno più niente ... Israele si è costituito sul territorio che era la loro Patria. Essi da oltre 20 anni vivono in campi di concentramento. Vivono? Vegetano, marciscono.
I profughi furono infatti tenuti relegati ed isolati nella regione di Gaza: per recarsi in territorio egiziano dovevano essere muniti di un visto di entrata concesso dalle autorità militari egiziane (35>. Neanche agli studenti , ai quali fu permesso
I profughi palestinesi Un cenno panicolare meritano i Palestinesi e non perché la loro presenza in Egitto abbia mai determinato problemi particolari - tipo, ad esempio, Giordania o Libano - ma in quanto pane di quel popolo il cui destino, da 25 anni, è st rettamente legato alla questione mediorientale.
(28) Cit. in ISSAWI C., "Egypt in revolu1ion'' o p.cit.pag. 89. (29) C fr . A UTORI VARI, "Area H a ndbook of UAR ... " o p. cit . - pag. 73. (30) Da scritti vari di Augusto G uerriero . (3 1) CUA II•\'~D G.: "La resistenza Pa le tinc c'' · 1\lila· no, J aca Oook. 1970 • pag. S I.
(32) AI.OA RDI Z. S.: ' ·Il petrolio sulla via di Damasco" - Firen ze. P a renti Edi1orc, 1962 • pag. 272. (33) " l rifugiati sono il pilastro della nostra battaglia con· tro Israele, l'a rma d el nazio na lismo arabo' ' (Radio Cairo). (34) C fr. A I.OAROI Z. S., Op. c it. - pag. 273. (35) Cfr. C H,\ I.IAND G ., o p. ci! . - pag. 63.
67 di portare a termine la loro formazione nelle università egiziane, fu mai riconosciuto il diritto di inserir i nella società (36>. Dopo il giugno 1967 coloro che hanno abbandonato la zona di Gaza (3.000- 4.000 unità) sono stati raccolti in campi dislocati nella provincia di Ta hrir C37) . Nonostante queste precauzioni molt i Palestinesi (10.000 - 20.000 un ità) sono riusciti ad inserirsi nella società egiziana, ove secondo J. Lacouture 13 >essi hanno costituito nuclei "fomentatori ed intcrcessori della rivoha", "all 'u niversità comc nelle campagne e nei grandi centri" . NOMADI E
EMlNOMADI
Un 'ulteriore classificazione della po polazione egizia na può, inoltre, scaturire dalla constatazione dell'attuale esistenza di nuclei umani che conduco no la loro vita nel deserto, scppur la loro limitata consistenza li f~ccia a pparire ent ità trascurabili (3% circa dell'mtera popolazione) . T rattasi dei nomadi e dei seminomadi che si contrappongono, come modi di vita, ai contadini cd a coloro che vivono nelle aree urbane. Nel deserto la vita di questi nomadi è regolata essenzialmente da lla natura e da esigenze vitali ed i loro rapporti da costumi che ri salgono a tempi immemorabili. "Questo tipo, afferma J . Bcrq ue <J9>, proviene da un fondo orientale e arabo anteriore all'lslam; esso si è però talmente incorpora to all' lslam che non è facile dissociarlo. Solo a forza di raziocinio si pmrebbe arrivare a discernere, al di sotto della cultura e della morale islamica, o meglio in urto con esse, questo stretto abbraccio fra l' uomo c il mondo ... L'Arabo , nonostante quello che ne dice la sua teologia, aderisce a lla natura e conti nua ad aderirvi con l' lslam ... ". Nel deserto l'alternarsi delle stagioni , la dislocazione dei pascoli e dei pozzi d'acqua recitano un ruolo condizionante dei movimenti dci nomadi , caratterizzati da una ahernanza di dispersione invernale (stagione piovosa) c di concentra(36) Cfr. VtLt.ANt S., "Rinascono i ghetti popolati di palestincsi": CORRJERE DELLA SERA, 19 settembre 1972 - pag. 3. (37) Cfr. CHALIAND G., op. cit. - pag. 56. (38) Cfr. LACOUTURE J. , "Egillo post-nasseriano ... " an. cit.- pag. 128.
(39) BERQUE J., op. ci t.
-
pag. 33 c cgucnti.
zione estiva verso i punli d'acqua c cioè verso i bordi della Valle del Ni lo. l noma di <40> hanno stretti contatti con seminomadi e sedentari delle oasi presso i quali si riforniscono di datteri e grano sia scambiandolo con latticini, carni e pelli, sia in virtù dei tradizionali vincoli di amicizia che legano fra loro gli abitanti del desert o <41 >. Questo mondo ha, tuttavia, perduto il suo originario e tradizionale isolamento. Le relazionJ con i villaggi e le città diventano sempre più stretti a nche in conseguenza del fatto che il nomade e il scminomade hanno, da tempo, scoperto i vantaggi della divisione del lavoro e la possibilità di procurarsi il necessario per vivere attraverso il denaro. Essi vanno, in sostanza, perdendo la loro individuaHtà c o no in fase di "sedentarizzazione" \'aie a dire di e~t inzi one - soprartutto in conseguenza: • del progresso , che, penetrando nel deserto, rende sempre più diffi cile il mantenimento dell'originaria purezza dei modi di vita dei suoi abitanti; • della politica centralizzatrice del governo egiziano, che, volta ad ottenere un completo controllo di questi nucle1 dj nomadi e seminomadi e a dare una soluzione definitiva al problema della loro integrazione nello stato, tende a costringerli nella Valle del Nilo. PROCRES 0 E T RA DIZ IONE: MO NDO URD A '0 E MONDO RURA LE
Una ben definita caratteristica della società egiziana - trascurando nomadi e seminornadi -è rappresentata dall'esistenza di una dicotomia di base (4 2) fra il villaggio e la città, cioè tra i settori urbano e rurale; vi sono, in pratica, due Egitti e questo fatto ha incidenze di rilievo sulla situazione del paese. È ovvio che nella realtà tra gli apparte nenti allo stesso settore esistono differenze anche consistenti che fo rse rendono tale generalizzazione teorica, tuttavia essa riesce (40) L'economia nomade è fondata sull'utilizzazione direua del cammello c del momone, su lla vendita dei prodotti zootec nici, sui doni in natura da parte dci sedentari. (4 1) Cfr. Btl<o·t P. e DRESCH J ., op.cit.- vol. Il. pag. 304.
(42) Cfr. EL-SIIERB!Nt A.A . e SHERIF A.F. "Marketing problems in an undcrdcveloped country- Eg)'Pl": L' EGY PTE CONTE~ IPORA I NE, luglio 1956 • pag. 18.
68 a delineare abbastanza bene, nel suo complesso, la fisionomia della società. Occorre, peraltro, precisare subito che l'Egitto è un paese contadino: la popolazione è costituita per i due terzi da fellahin e più di metà della manodopera attiva è impiegata in attività agricole. Operare concretaménte in Egitto significa affrontare il "problema del villaggio". In un discorso del maggio 1960, Nasser affermò <4 3): "la società alla quale noi vogliamo appartenere non è quella del Cairo, né quella del National Sporting Club. La nostra patria è il villaggio di Kafr-el Battikh; cito questo nome a caso, per indicare tutte le nostre campagne. Questo villaggio rappresenta realmente il nostro paese e sono qui i veri problemi del nostro paese".
Il contadino egiziano è socialmente e culturalmente legato a modelli tradizionali che si concretano nell'osservanza delle prescriZioni del Corano e della 'Sonna" (tradizione); egli ha, quindi, un rispetto particolare per la legge religiosa e concepisce la propria vita come limitata ed ordinata dagli obblighi religiosi. Il contadino medio, afferma H. Riad <48>, non è un rivoluzionario; esso è normalmente descritto come un moderato, un sostenitore del governo qualsiasi esso sia, ostile alle avventure, risolutamente antimperialista. Sarebbe interessante sapere se questi caratteri sono effettivamente il prodotto dell'ideologia islamica che lo conduce a sacralizzare le istituzioni esistenti o della grande miseria in cui vive.
L'unità fondamentale della società e della economia rurale è la "famiglia estesa" definita come quel "meccanismo sociale" attraverso il quale la società rurale provvede ai bisogni di una larga massa di disoccupati o di sottoccupati ed assicura a questi uno status <44>. Essa- caratterizzata dall' autorità incontestata del capo famiglia e dalla soggezione della donna - è ancora la più diffusa forma di organizzazione sociale nel villaggio ed è costituita da più generazioni che vivono nella stessa casa e guadagnano, lavorando la terra, il necessario per vivere (45).
"Nella Valle del Nilo- ha scritto J. Lacouture <4 9) - il richiamo al Cielo è costante. Non per il terrore ma per l'accettazione, non per l'emulazione all'ombra del peccato ma per la soddisfazione , per una sorta di intramontabile ottimismo che viene dall'alto dell'età faraonica quanto dall' islamismo ... Là ove l'ebreo e il cristiano si affannano nel timore del peccato e della collera d eli' Altissimo il musulmano nilotico possiede la certezza che la sua fede gli promette un'eternità di gloria ... Un mondo di robusto ottimismo che le traversie non alterano ... un mondo ossessionato soprattutto dal problema della continuità, della fedeltà nella fede, in una parola, della stabilità.
H . Riad <4 6) nega, peraltro, che la famiglia abbia questo generalizzato valore sociale ed economico; afferma, infatti, che essa costituisce una unità sociale ed economica solo nel caso dei proprietari, mentre per i "senza terra" essa non esercita alcuna funzione per lo meno sul piano economico, in quanto la forza di lavoro non viene reclutata tra questi ultimi per famiglia, ma per singolo lavoratore. I contadini vivono in villaggi dispersi in gran numero lungo la Valle del N ilo: ''le case vi stanno aggruppate l'una addosso all'altra, per risparmiare alla coltivazione ogni metro di terra ... Al piano terra vivono le donne, a quello superiore gli uomini, nel cortile gli animali. Le finestre sono minuscole, perché non entrino i raggi del sole ... e per riparare la gente dal vento del deserto, il Kamsin <47>". (43) MAN J., "L'Egitto del mugugno"; LA STAMPA, 5 dic. 1970 - pag. 3. (44) Cfr. EL-SHERBINI A. A. c SHERIF' A. F., " Marketing problems ... " art. cit.- pag. 19. (45) Cfr.
ALGARDI
Z.
S.,
op. cit. - pag. 234.
Vi è da chiedersi: se un qualunque elemento ... venisse a ... indurre questo popolo curvo a modificare il suo destino attraverso l'azione, il popolo avrebbe la forza fisica di compierla? ... È facile condannare la rassegnazione quando si ha il ventre pieno, ma è difficile respingerla quando si lavora 12 ore al giorno ad una temperatura media di 38°, nutriti soltanto di un po di galletta e di formaggio bianco, una cipolla e del tè nero". A questa incontestabile situazione si aggiunge la radicata convinzione del contadino che la sua vita dipende da un potere a lui estraneo che la rende simi le ad un regime perpetuo di lavori forzati. Essa, infatti, è sempre stata controllata dai padroni della terra e dagli ingegneri idraulici <50> e, dal suo (46) Cfr. RIAD H ., op. cit. - pag. 16.
(47)
ALGARDI
Z.
S., Op.
cit. - pag. 176.
(48) Cfr. RIAD H., op. cit. - pag. 24. (49) LACOUTURE J., op. cil.- pag. 15 e seguenti.
(50) Cfr.
LACOUTURE
J., op. Cii. - pag. 24.
69 canto, iJ fiume piegato alla volontà dell'uomo condanna il fellah ad un lavoro senza requie; il contadino non può più usufruire del periodo di riposo che si concedeva durante la piena del Nilo e dall ' altra parte il C orano non prevede, a suo favore, il riposo del venerdl <51>. Provato dal lavoro e indebolito dalle malattie, egli sem e la necessità di braccia che lo aiutino e perciò fa molti figli. Soltanto un miglioramento delle sue condizioni potrebbe convertirlo al controllo delle nascite. A conferma di quanto sopra esposto, di seguito, l' intervista ad un contadino pubblicata il 30 gennaio 1958 da " AJ-Ahràm <52>": un fellab non diverso da qualunque altro fellah che viva nell' alto e Basso Egitto, senza problemi definiti o aspirazioni determinate. ''Dice di avere 35 anni, ma in realtà è molto più vecchio . È sposato ed ha tre figl i, due ragazze e un bambino ...
Domanda: Hai tre figli ... Sei forse un fautore della limitazione delle nascite? Fe llah
D. F.
No, affatto. È una questione che riguarda il nostro Signore; le famiglie sono di Dio.
È questa la tua prima moglie? Si.
Non gli sarebbe proibito sposare più di una don na, ma il suo reddito non è sufficiente; il suo salario giornaliero è di 12 piastre. Egli sa che esiste una legge che fissa il sa lario degli operai agricoli in 18 piastre, ma i proprietari, a suo avviso, sono buona gente ... ll suo reddito, ricevuto dal solo feddan che coltiva, no n supera le IO LE per anno, detratto l'affitto. Egli vive del suo salario e del reddito del feddan che ha in affitto; spende ogni giorno 4,5 piastre per un quarto di occa (kg. 0,3 12) di zucchero, l ,5 piastre per mezza oncia (kg. 0,0 19) di tè ed a ltrettanto per il petrolio. Mangia carne una volta la settimana , ogni sabato , ma dice che gli agiati la mangiano d ue volte la settimana. Abiti nuovi due volte l'anno per lui , i figli , la moglie: una galabia ed una camicia d 'inverno, lo stesso d'estate . {51) Cfr. M ODUGNO G., " L'Alta Diga di Assuan" an. ci t. - pag. 483. La legislazione egiziana, pur avendo disciplinato la durata del lavoro dei lavoratori subordinati , nel settOre agricolo ha inevitabilmente incontrato dei limiti di applicaz.ione. (52) Cit. in ORlENTE MODERNO, febbraio 1958- pag. 180.
D. F.
Hai mai visto il teatro popolare? Mai , non lo conosco.
D. F.
E il cinema?
D. F.
E Ja radio?
D. F.
l tuoi figli vanno a scuola?
Vi sono entrato una sola volta ... Ascolto quella del custode della fattoria. Scuola? Noi siamo contadini... io preferisco che mia figlia stia nel campo o lavori nella proprietà per due piastre ...
D.
Se si ammalano?
F.
Diamo loro un cachet e una bevanda di sale.
D. F.
Non li portate all'unità (52b).
D. F.
Pretendono da noi il prezzo del biglietto ... poi non ci danno che intrugli. Vi visitano missioni sanitarie? Non abbiamo mai visto nessuno.
D.
Quali sono le vostre ambizioni nella vita?
F.
Soltanto di non avere debiti con nessuno.
D.
Avete qualcosa di cui lamentarvi?
F.
Nulla, lode a Dio".
Il conte nuto dell' intervista rappresenta una sintesi efficace e reale della situazione sociale delle campagne e di quella che è la vita di un contadino. Si fa rilevare, peraltro, che il protagonista fa parte di quella categoria che H. Riad (53) indi ca come "contadini poveri" e che costituisce il penultimo gradino della società rurale; l'ultimo è rappresentato, come si vedrà più avanti, dai "senza terra" che sono il vero dramma della realtà egiziana. Nonostante l'impegno del governo repubblicano per migliorare la situazione di vita dei contadini, impegno reso tangibile da numerose concrete (52b) Organo comprendente servizi sanitari e sociali che il regime si è sforzato di diffondere in tutte le parti dell' Egitto. (53) RIAD H. , op.cit. - pag. 16.
70 realizzazioni (5 4>, la crosta del fatalismo e della rassegnazione è stata appena intaccata. Al latifondista è stato sostituito il rappresentante dell'apparato statale, ma il potere, in molti casi, significa ancora abuso. Nel 1956, nel villaggio di Oussin, nei pressi del Cairo, i fellahin che lavorano per il rappresentante del governo (omdeh) vengono retribuiti con 12 piastre gli uomini, 8le donne, 5 i bambini. È, cioè, proprio un funzionario governativo che viola le disposizioni della riforma agraria. Nel 1963 Eric Rouleau <55>, inviato di Le Monde, chiede a un contadino, che dice di pagar e un affitto due volte maggiore del limite massimo fissato dalla legge, i motivi per cui non protesta. La risposta è molto significativa: "Chi mi proteggerebbe contro il proprietario e i suoi complici, il maamur (commissario di polizia), l'omdeh (capo villaggio), o il ghaffir (guardia campestre)? Quelli dispongono di mille mezzi per farmi pagare la mia audacia". Nelle campagne la vita non ha subito notevoli cambiamenti né è molto mutata la mentalità dei contadini (56). Essi, ad esempio, preferiscono alle moderne stazioni sanitarie, i tradizionali sistemi di cura e non osano nemmeno pretendere quello che loro spetta per legge. In un rapporto del "Comitato d'inchiesta sull' applicazione delle leggi della riforma agraria", pubblicato il 9 maggio 1965, si legge fra l'altro (57): "Parecchi contadini non vogliono l'acqua corrente, non vogliono una casa moderna e neppure qualche locale in più; vogliono conservare il fornello a petrolio e il camino, nonostante i pericoli d'incendio" . Il contrasto con l'ambiente urbano è tangibile e lo si coglie innanzitutto nel significato negativo che al termine "fellah" attribuisce il cittadino. {54) FRESCOBALDI 0., op. cit. - pag. 143. "Ma pure nel
miserevole quadro di quel villaggio non manca alla fine un edificio moderno la cui pulizia contrasta simbolicamente con il resto: si tratta della scuola. Poco più in là c'è anche un campo sportivo, fornito delle necessarie attrezzature ginniche, e poi un piccolo centro sanitario con relativa indicazione bene in vista. Il loro aspetto è così recente che non c'è bisogno di domandare sono quale amministrazione siano stati co. stntiti". (55) Ci t. in LACOUTURE J. , op. ci t. - pag. 231. (56) FRESCOOALDI 0., op.cit.- pag. 142. "Alla grande maggioranza dei villaggi egiziani è stato assicurato il rifornì-
Esiste, tuttavia, fra i due settori, una zona di sovrapposizione ove si ritrovano gli stessi modelli della vita rurale, risultato del flusso à senso unico dalla ''campagna, tipicamente pullulante di abitanti e di abitati, che toglie all'agglomerato urbano una parte della sua impronta cittadLna (58)". Nel descrivere i caratteri della piccola borghesia, M. Hussein (59) afferma che diverse sono le sue caratteristiche a seconda che si consideri la piccola borghesia urbana o quella rurale e ciò in conseguenza della differenza molto accentuata tra le condizioni generali di vita della campagna e della città. "La prima è direttamente soggetta ai più arcaici metodi politici e ristagna in un clima ideologico molto meno aperto ai mutamenti, lo sfruttamento vi è in generale nettamente più brutale e il livello di vita nettamente più basso. La città, invece ... è un ambiente privilegiato, più dinamico, in cui le clàssi non sfruttatrici hanno non solo condizioni di lavoro e livelli di vita superiori che in campagna, ma anche qualche ppssibilità di ascesa sociale". Questo è confermato daUe conclusioni tratte circa l'andamento della mobilità interna della popolazione. Il principale segno esteriore della diversità tra i due ambienti è rappresentato dal grado di occidentalizzazione riscontrabile in essi. La grande maggioranza della popolazione delle città, in particolare quella appartenente alle classi più elevate, ha recepito in larga misura il modo di vita occidentale <60>. La "galabia", l'abito tradizionale ancora largamente diffuso fra i fellahin, è stato sostituito da abiti di foggia europea, mentre le donne hanno abbandonato il velo. Si precisa, peraltro, che l'abito è anche un mezzo per distinguere, sia nelle città sia nei villaggi, le masse di diseredati dalle classi più abbienti: la galabia è riservata, di norma, ai poveri. Nelle aree urbane esiste però un diverso orientamento mentale che si concreta mento dell'acqua potabile. asser ha incontrato una grossa difficoltà: convincere gli Egiziani dei villaggi a preferire. per bere, l'acqua sgorgante dal condotto pubblico, piuttosto che quella raccolta con il secchi o diretlamente dal Nilo' '. (57) Cit. in DAUMA L J. e L EROY M., "Nasser, la vita, il pensiero i testi esemplari" - Milano, Accademia Sansoni Editori, 1970- pag. 107. (58) fi ERQUE J., op. ci t. - pag. 174 .
(59) H USSEI N M., op. ci t. - pag. 21. (60) Cfr. EL-SHERBI l A. A. c SHERIF A. F. , " Markcting problems ... " art. ci t. - pag. 20.
71
nella tendenza ad abbandonare appena possibile la galabia per gLi a biti di foggia europea: l'abbandono dell'abito tradizionale è divenuto un rito e rappresenta l'acquisizione della coscienza di appartenere ad un altro mondo , quello del progresso <61 >. Anche nei riguardi della religione vi è un atteggiamento diverso; la deislamizzazione sembra avere progredito rapidamente e in profondità tra le classi elevate e negli ambienti operai più evoluti, mentre negli strati più bassi del proletariato così come tra i contadini il sentimento religioso è ancora fortemente radicato (62 >. Altro non trascurabile motivo di differenziazione è nel livello del reddito procapite; quello urbano è relativamente più alto (63). La massa dei consumatori delle aree rurali esprime una bassa domanda di beni in parallelo al suo basso reddito: le esigenze di generi non alimentari sono limitate ad un piccolo stock di articoli del tipo più semplice ed utile. I modelli di consumo si presen: tano, in genere, uniformi e standardizzati e ciò è anche conseguenza della diffusione del sistema del-
la famiglia estesa (64) , la cui fisionomia è già stata precedentemente delineata. Certamente nel comportamento degli appartenenti al settore urbano e a quello rurale, con riferimento all'impiego del proprio reddito, giocano componenti culturali, tradizioni e pregiudizi, ma è ovvio che il fattore condizionante non può che essere la disponibilità economica. Secondo i dati des unti da un 'indagine del Ministero della Pianificazione, la propensione marginale al consumo nei governatorati urbani è nettamente più elevata della stessa propensione nei governatorati rurali; questo fatto si spiegherebbe con la maggior estensione dell'effetto dimostrativo, con l'esistenza di una più vasta gamma di esigenze da soddisfare nelle aree urbane in rapporto alle aree rurali e, infine, con il più elevato reddito disponibile (65) . In generale, al cibo è attribuita la maggiore aliquota de!Je risorse del consumatore; vengono poi le spese per l'abbigliamento e per la casa, mentre al resto è destinata una percentuale minima del reddito, come può evincersi dai dati che seguono relativi ad una indagine campionaria condotta nell960 su 6.373 famiglie rurali ed urbane (66).
l Tabella 15 l RAFFRONTO PERCENT UALE DELLA SPESA GLOBALE TRA FAMIGLIE URBANE E RURALI
Settore di Spesa
-
Famiglie Ur bane
Famiglie Rurali
Alimentazione
47,-0Jo
63,-%
Abbigliamento
8,1%
7,7%
Abitazione
12,- o/o
5,-%
Istruzione
3, 7o/o
Sanità
3,1%
2,-%
T rasporti
3,9%
1,8%
-
Investimenti
-
3,7%
Combustibili
-
3,4%
Varie
22,2%
13,4%
Fonte: SHABANA Z., "Market structure ... " art. ci t. - pag. 40
(6 1) Cfr. RJA Jj H. , op. cit. - pag. 232.
(62) Cfr. MINGANTI P., op. cit. - pag. 222. (63) Cfr. RLAD H. , op. cit. - pag. 41. (64) Cfr. EL-SHERBINI A. A. e SHERIF A. F., "Marketing problems ... " art. cit. - pag. 18 e 19.
(65) Cfr. KH EIR-EL-DINE H . A., "Some aspects of regiona! ... " art. ci t. pag. 67 (I dati sono relativi aglj anni 1964-65 e 1967-68).
(66) Cfr. SHABANA Z., "Market structure for agriculwral development in Egypt (UAR)": L'EGYPTE CONTEMPORAINE, gennaio 1962- pag. 39.
72
Il reddito medio dei gruppi di famiglie rurali ed urbane del campione considerato si aggira mensilmente sulle 12 LE, quindi, trattasi di un reddito abbastanza elevato per cui sui relativi model}j di consumo hanno certamente una incidenza prevalente le componenti extraeconomkhe, cioè culturali e di costume. Raffrontando, invece, modelli di spesa di appartenenti ai settori urbano e rurale con basso reddito, con ogni probabilità, le differenze sarebbero minime. A riprova, inoltre, dell'esistenza di un distacco culturale e di costume fra i due settori, possono addursi altri inoppugnabili argomenti quali l'atteggiamento delle masse nei riguardi degli avvenimenti nazionali ed internazionali, la diffusione dell'analfabetismo (67>, la posizione della donna nella società (68). L'unione dei due Egitti è stata avviata soltanto
(67) ORTENTE MODERNO, dicembre 1958- pag. 983. (68) Cfr. Oooo P. C., "Youth and women's emancipation in the UAR": THE MIDOLE EAST JOURNAL, n. 211968 - pag. l 59-172.
dal 1952 e, sebbene numerose siano le iniziaLi vcnei settori dell'educazione, dell'organizzazione amministrativa, del lavoro, ecc., volté a rendere partecipe il contadino della vita del paese e a imegrare i villaggi nella intelaiatura della nazione, il conseguimento di tale unità richiederà certamente l' opera di diverse generazioni. Si tratta, in sostanza , di aumentare gli incontri e gli scambi di uomini e di idee tra città e campagna, i cui comaui sono sempre stati molto ridotti e !imitali ai mercati , ai venditori ambulanti, ai soldati in servizio di leva, all'emigrazione verso le città, cui però non ha mai corrisposto né corrisponde oggi un movimento di pari entità verso la campagna. A parte il servizio militare, che costituisce un potente veicolo di promozione sociale e di unione nazionale, un ruolo di rilievo svolge in questo quadro l'Unione SociaHsta Araba.
73
CAPITOLO VIli
L'EVOLUZIONE DELLA SOCIETÀ RURALE LA PROPRIETÀ FONDIARIA NEL 1952
La ripartizione della proprietà fondiaria (1), cui veniva collegata la stratificazione sociale nelle campagne era nel 1952 la seguente· ' Tabella 16
l
CLASSI DI PROPRIETÀ
Piccola (meno di 5 feddani) Media (da 5 a 50 feddani) Grande (più di 50 fedda ni) TOTALE
l
PERCENTUALI
Proprietari
Superficie
(000)
(000 fed .)
2.642,148,11,-
2.122,1.818,2.044,-
94,3 5,3 0,4
35,4 30,4 34,2
2.801,-
5.984,-
100, -
100,-
Proprietari
Superficie
Fonte: RAU-A.C.M.S. , Annuaire Statistique RAU, 1952- 1970- pag. 54
La sperequazione esistente è enorme: al 60Jo dei proprietari fondiari (media e grande proprietà) appartiene i165% delle terre coltivate. Di questi, un piccolo nucleo di 280 signori - tra i quali i membri della famiglia reale- possiede 584.401 feddani (2); la proprietà media di uno di questi
proprietari è di 2.087 feddani mentre quella di un piccolo proprietario è di soli 0,8 feddani l dati riportati nella tabella che segue (3) riferiti alla ripartizione della proprietà nel l 949consentono un'analisi più particolareggiata della situazione .
J Tabella 17] CLASSI DI PROPRIETÀ
Piccola: meno di 1 feddan da l a 5 feddani Medja : da da da da
5 a 10 feddani 10 a 20 » 20 a 30 » }) 30 a 50
Grande: da 50 a 100 feddani )) da 100 a 200 da 200 a 1000 » )) più di 1000 TOTA.LE
Proprietari
Feddani
(OJo)
(%)
71,60 22,63 2,91 l ,58 0,46 0,35 0,24 0, 12 0,10 o 01
94,23
13,90 23, 10
5,30
9,30 10,40 5,40 6,50
o 47
8,07 8,03 7,50 7,80
100, -
100, -
Media per proprietario (feddani)
37,-
0,40 2,11
31,60
6,62 13,67 23,78 37,80
31 40
68, 10 138,50 210,20 2.288 60 2,18
Fonte: Birot P. e Dresch 1 ., op. cit. - vol. II - pag. 355 (l) Le proprietà si dividono in: - beni "miri" (dell'Emiro), dominio privato dello
Stato; - beni "mulk", proprietà di privati cittadini; - beni "wakf'', terre costituite in fondazioni dai loro proprietari per fini religiosi (wakf-khairi) o per assicurarne la rendita ai discendenti (wakf-ahli).
{2) Cfr. ABDEL cit. - pag. 48.
MALEK
A., "Esercito e Società.. . " op.
(3) BIROT P. e 0RESCH J., op. cii. - vol. Il , pag~ 355.
74
Si rileva che, nell'ambito della piccola proprietà o piccola borghesia terriera (meno di 5 feddani), oltre il 71 o/o dei proprietari (circa 2 milioni di persone) dispone in media di 0,40 feddani. Se si tien conto del fatto che non è possibile per una famiglia vivere con meno di 2 feddani, questi sono da classificare senz'altro fra gli indigenti.
si è generalizzata dopo la seconda guerra mondiale, passando dall'l ,73% delle terre nell939 al60,7% nell949 e al75% nel1952. La prÒduzione media di un feddan è di 17 LE nell947-48, mentre il prezzo medio di affitto arriva a 40 LE ... ".
La maggior parte dei piccoli proprietari non · può, quindi, limitarsi a coltivare con la propria famiglia il proprio appezzamento; essi lavorano anche presso le medie e le grandi proprietà, sia come mezzadri al quinto (se forniscono soltanto il loro lavoro per la coltivazione del cotone) o alla metà (per gli altri raccolti se il proprietario si li-: mita a concedere la terra) sia, più di sovente, come fittavo li <4>. L'entità del raccolto condiziona il loro tenore di vita. La media proprietà (5-50 feddanj) o media borghesia terriera rappresenta complessivamente il 31% circa della proprietà privata ed è nelle mani del 5% dei proprietari. Questi ultimi, che, in genere, coltivano direttamente la terra con l'aiuto di salariati, si possono distinguere in due gruppi il cui atteggiamento nei riguardi della situazione sociale è in netta contrapposizione: il primo, costituito da proprietari relativamente agiati (20-50 feddani) tende ad integrarsi nello strato superiore e, in conseguenza, assume un atteggiamento reazionario; il secondo (5-20 feddani), la cui situazione non florida tende a peggiorare, è favorevole a mutamenti di struttura (5) .
• l' estensione deJle terre coltivate era aumentata dai 4 milioni di feddani alla fine del XIX secolo ai 6 milioni circa di feddani nel l 952;
.
Infine, la grande proprietà (più di 50 feddani) o aristocrazia terriera, che Abdel Malek (6) distingue in due gruppi in relazione alle modalità di gestione della proprietà: un gruppo che gestisce direttamente le proprie terre ed uno che le affitta a terzi. "Questo affitto si fa, prima del 1952, in uno dei due seguenti modi: ad una sola persona che subaffitta a sua volta appezzamenti da l a 5 feddani a piccoli coltivatori; oppure a più intermediari in modo da ottenere il maggior vantaggio economico possi bile. La tendenza all'affitto
(4) Ibidem, pag. 357. (5) C fr. ABDEL MALEK A., "Esercito c Società ... " op. cit. - pag. 50.
(6) Ibidem, pag. 49. (7) Ibidem.
Questa situazione è il punto di arrivo di una evoluzione nel corso della quale:
• il numero dei grandi proprietari era diminuito di circa 113 in cinquanta anni, mentre le terre da loro possedute avevano subìto un aumento;
• il numero dei piccoli proprietari era andato, invece, aumentando considerevolmente mentre l'estensione delle terre a loro disposizione era rimasta costante. Nelle campagne vivono, inoltre, circa 8 milioni di fellahin che non possiedono un pezzo di terra: i loro soli mezzi di sussìstenza sono l'affitto di piccoli spezzoni che coltivano dietro canoni in natura, o il lavoro salariato nelle proprietà altrui, o il lavoro di manutenzione dei canali e dei corsi d'acqua per l'irrigazione, ecc. (7) _ Nell947, il loro numero supera del47o/o il fabbisogno di manodopera in agricoltura e, di essi, solo 113 è effettivamente impiegato come bracciante agricolo con un misero salario inferiore alle 10 piastre al giorno. Qualunque sia la sua condizione - giornaliero, affittuario, mezzadro, piccolo proprietario -il contadino egiziano è senza dubbio un lavoratore sfruttato e trascurato (8). Per completare il quadro si sottolinea che nel 1952 la popolazione totale dell'Egitto ha raggiunto i 21,5 miUoni - con un tasso di incremento annuo del 2,5% - e di questi il 680Jo, pari a circa 14,6 milioni, è costituito da contadini. La terra coltivabile è, invece, di 6 milioni circa di feddani: in media 0,2 feddani pro-capite, cioè meno di l ettaro ogni l O persone. (8) Ibidem, pag. 51. l fellahin costituiscono " una massa silenziosa, schiava, assediata dalla fame, dalle malattie, dalla morte, ma anche, soprattutto dopo il 1945, una massa che segue il flusso e il riflusso di quelli fra loro che muovo no verso la città diventando operai e talvolta studenti. Idee nuove arrivano dalle ciuà; tra queste una frase: la terra a chi la lavora".
75
Il contesto rurale è, in conclusione, caratterizzato da: • un basso valore del rapporto terra coltivabile popolazione; • un piccolo numero di grandi proprietari, in gran parte "assenteisti", ai quali il possesso di ampie estensioni di terra garantisce considerazione sociale e vantaggi politico-amministrativi; • una massa troppo consistente di piccoli proprietari (940Jo del totale) a fronte della disponibilità di terra (37% del totale). In questa situazione la piccola proprietà- la cui diffusione è, di norma, sicuro indice di progresso sociale ed economico - significa indigenza; • una forza di lavoro (piccoli proprietari e fellahin senza terra) abbondante e affamata di terra che costituisce il fattore determinante della esasperata valutazione del capitale fondiario; • la presenza di numerosi intermediari; • l'adozione generalizzata della piccola tenuta (larga diffusione della pratica dell'affitto della grande proprietà in lotti non superiori a 5 feddani) con eccessivo frazio namento della proprietà e la conseguente messa in opera di un capitale fondiario di valore elevato con un debole capitale di utilizzazione. LA RU'ORMA AGRARIA
Coerentemente con i principi che costituivano la base ideologica della rivoluzione (distruzione del feudalesimo e instaurazione della giustizia sociale) e con le caratterist iche socio-economiche dell'Egitto, l'azione di riforma della direzione del movimento del 23 luglio si concretò innanzitutto in una riforma agraria e nella conseguente liquidazione di quella aristocrazia terriera nella quale molti vedevano l'origine della s favorevole situazione internazionale e la causa della povertà e dell ' arretratezza del paese.
Il gen. Neguib nel settembre 1952 dichiarò, in proposito, che le direttrici principali della politica (9) Dichiarazioni alla stampa di Naguib del 9 settembre 1952: RELAZIONI INTERNAZIONALI, settembre 1952pag. 1017.
interna egiziana erano quelle di limitare la proprietà agricola e ridurre i dislivelli fra le classi. "La limitazione della proprietà agricola - •affermò il generale (9)- presenta per l'Egitto vantaggi economici, sociaH e politici. I vantaggi economici consistono nel fatto che la ricchezza nazionale non sarà costituita unicamente dall 'agricoltura, a detrimento dell'industria, giacché i capitalisti dovranno investire il loro denaro nei progetti industriali. l vantaggi sociali saranno illustrati dal fatto che verranno aboliti i notevoli dislivelli esistenti tra i grandi proprietari e i nullatenenti. Quanto ai vantaggi politici essi deriveranno dal fatto che i nuovi proprietari vivranno attaccati alle loro terre, pur essendo liberati politicamente, nell'esercizio del diritto di voto, dal giogo dei latifondisti" . La riforma agraria non è stata, peraltro, una "creazione originale della rivoluzione in quanto è stata preceduta e preparata da un movimento che durava da più anni. Le prime vicende moderne della questione agraria si ebbero all'indomani del primo conflitto mondiale e ne fu interprete il "Wafd" (il più importante partito politico egiziano), il cui programma di riforma agraria era imperniato sui seguenti punti ( I O): • organizzazione dei contadini poveri in sindacato; • remissione dei debiti per i fellah in con meno di 30 feddan i ed esenzione dalle tasse per quelli con meno di l O feddani; • imposta speciale sull'irrigazione per i proprietari di più di 100 feddani; • formazione di banche cooperative per i piccoli proprietari. Negli anni successivi alla 2 3 guerra mondiale si ebbe una fio ritura estesa di studi e di richieste per la limitazione della proprietà e per l'imposizione di imposte commisurate alla ricchezza; essi si concretarono nel 1950 in alcune proposte di riforma - rimaste senza seguito - che prevedevano un limite massimo alla proprietà di 50-100 feddani, l'imposta progressiva, la regolamentazione dei prezzi di affitto. (IO) Cfr. ABDE.L MALEK A., "Esercito e Società ... " op. ci t. - pag. 53.
76 Il merito dell'attuazione della prima riforma agraria- disposta con la legge n. 178 del settembre 1952- va, comunque, agli autori del colpo di Stato. L'impostazione eli base è nella formula di Nasser <11 >: "La nostra è una comunità di proprietari e non di salariati, di padroni e non di schiavi... una comunità nella quale non esisterà più lo sfruttamento e dalla quale il dominio, il feudalismo ed il capitalismo saranno cancellati". L'obiettivo è perciò la diffusione della piccola proprietà contadina.
Gli elementi fondamentali della riforma sono ( 12): • il limite massimo della proprietà è fissato a 200 feddani per proprietario; questi però, se padre di due o più figli, può conservare altri 100 feddani supplementari (il limite massimo reale è perciò di 300 feddani); • sono esemat i da questi limiti: le società ed i singoli che posseggono più di 200 feddani con terre incolte da bonificare, le società industriali , le società agricole scientifiche, le associazioni di beneficienza (13), ecc.; • i proprietari di terre espropriate vengono indennizzati in titoli di Stato trentennali al 3 o/o; il prezzo del feddan è di dieci volte il suo valore locativo, pari a sette volte l'imposta fondiaria <14>; • le terre espropriate sono distribuite dallo Stato ai fellahin alla scadenza di cinque anni dalla legge; nel frattempo i proprietari possono anche vendere la terra eccedente i 200-300 feddani in lotti dai 2 ai 5 feddani - ai fellahin che già la coltivano;
• il fellah cui viene assegnata la terra (2-5 feddani) deve versare allo Stato in trenta anni un prezzo pari a quello di esproprio, maggiorato dell'inte(l l) A.M. C., "L'azione econonùca... " art. cit. · pag. 100. (12) Cfr. ALIDEL MALEK A., "EsercitO e Società .... , op. cit. - pag. 58. (13) Nel 1952 furono espropriati solo i wakf ahli (terre costituite in fondazioni per assicurarne la rendita ai discendenti), comprendenti circa 600.000 feddani. La loro ricostituzione fu proibita. l wakf khairi (circa 150.000 feddani) furono espropriati nel 1957. (14) UNITED NATIONS, "Economie Survey ... " op.cit.
resse del3% e di una somma equivalente al 150Jo del prezzo totale della terra, quale rimborso per le spese di esproprio e distribuzione (la base fi~ nanziaria della riforma era, quindi, l'autofinanziamento); • i rapporti di affittanza (IS) vengono regolati sulla base dei seguenti punti: tutti gli affitti devono risultare da documenti scritti; non si possono prendere in affitto terre che non si intende coltivare in proprio (viene perciò eliminato ogni intermediario tra il proprietario e gli affittuari); nessun contratto di locazione può avere una scadenza inferiore a tre anni (prima della riforma la durata dei contratti era, in genere, di un anno); gli affittuari non possono essere sfrattaLi dal proprietario che non intende lavorare la terra direttamente; il valore locati vo del feddan è di sette volte l'imposta fondiaria, oppure della metà del raccolto se l'affitto è fatto sutJa base di questo (mezzadria);
• una commissione particolare nominata dal ministro (tre rappresentanti dei proprietari, tre rappresentanti dei lavoratori agricoli e un funzio nario) deve definire annualmente il salario degli operai agricoli netJe varie regioni; • viene disposta e regolata la creazione di cooperative agricole tra i piccoU proprietari con meno di 5 feddani ( 16) ( 17). Ogni villaggio deve avere la sua cooperativa agricola che, con q uelle di altri villaggi vicini, forma la "Società delle cooperative agricole unite". A livello governatorato ne di tali rapporti costituisce un aspetto molto importante della riforma. in quanto ha interessato circa 4 milioni di individui, mentre il numero dci beneficiari della distribuzione di terre è di 1.334.310 individui a tutto il 1964. (16) BERQUE J., op.cit. - pag. 169. "La cooperazione soffriva dell'egoismo dei capi-villaggio, dell'inesperienza amministrativa, degli abusi della Banca di Credjto Agricolo. Quest'ultima, paradossalmente, ma con uno stile fin troppo classico, se la intendeva con i notabili locali ... Contro l'influenza dci n01abili, si è prescritto che avreb-
- pag. 40. Le terre appartenenti alla famiglia reale ( 180.000
bero potuto far parte dei raggruppamenti soltanto i proprie·
feddani) furono espropriate senza indennjzzo.
tari di meno di 5 fcddani.
( 15) Cfr. SAAD N., "Structural changes and socialist transformation in agriculture of ihe UAR": L'ECYPTE CONTEMPORAINE, luglio 1969- pag. 268. La rcgolazio-
( 17} HUSSEIN M., op.cit. · pag. 223. " Dopo il 1961, l'organizzazione cooperativistica... si estende a tutti i coltivatori, grandi e piccoli, proprietari ed affittuari".
77
vi sono le "Società Centrali delle cooperative agricole" che fanno capo alla "Società Generale delle cooperative agricole" con sede al Cairo (18>; • è permessa agli operai agricoli la costituzione di sindacati per la difesa dei loro comuni diritti. La legge indicò anche i criteri di scelta degli assegnatari delle terre espropriate. Questi dovevano essere di nazionalità egiziana, maggiorenni, senza condanne penali. La vicinanza dell 'abitazione rispetto ai campi era uno dei motivi preferenziali, ma ancor più contava il fatto di aver lavorato sulle stesse terre che venivano distribuite. C'erano ancora altri criteri di preferenza; ad esempio una famiglia povera e numerosa veniva favorita, ma que-
sto, nella situazione egiziana, non doveva rappresentare un criterio molto feUce per la selezione degli "aspiranti proprietari". Infatti, non essendovi terra per tutti gli aventi diritto, vennero disattese necessariamente le aspettative di molti. Le espropriazioni iniziarono il 26 ottobre 1952 ed alla fine del l960 risultarono espropriati l .700 proprietari per un totale di circa 478.000 feddani, di cui 311.000 distribuiti; a questi ultimi sono da aggiungere 85.000 feddani provenienti dai wak f, piccoli lotti del demanio statale e dei vari comprensori di bonifica. A tale data erano stati attribuiti complessivamente 43 1.000 feddani a 163.000 famiglie (19) e la proprietà fondia ria aveva assunto la seguente configurazione:
l Tabella 18 Proprietari
CLASSI DI PROPRIETÀ
Piccola (meno di 5 feddani) Medja (da 5 a 50 feddani) Grand e (oltre 50 feddani) TOTALE
,
PERCENTUALI
(000)
Superficie (000 fed.)
Proprietari
Superficie
2.841 156 11
2.78 1 1.982 1.221
94,4 5,2 0,4
46 ,5 33,1 20,4
3.008
5.984
100,-
100,-
Fonte: RAU-A.C.M .S., Annuaire Statistique RAU , 1952-70 - pag. 55
Gli effetti della ri forma del1952 furono tutt' altro che rivoluzionari, né potevano esserlo visto che l'obiettivo principale di questa, secondo quanto ebbe ad affermare Naguib, era quello di forzare la conversione della proprietà terriera all'industria <20>. Gli espropri, eliminati i grandi terrieri, lasciarono in vita un ceto non numeroso di privilegiati e d'altro canto la concessione di consistenti indennizzi fu un gesto di conciliazione nella speranza che quei capitali fossero investiti nel settore industriale (cosa che non avvenne). Rispetto alla situazione precedente alla riforma, le tre categorie di proprietari mantennero numericamente le stesse proporzioni, mentre la disponibilità di terre aumentò dell' Il , l OJo per la piccola proprietà, del2 ,8% per la media e si ridusse del 13 ,9% per la grande proprietà. (18) UNITED NATIONS, "Economie Survey ... " op. cil. - pag. 41.
La superficie media per proprietario si aggirava sugli l ,9 feddani (nel 1952 oltre 2 feddani), mentre il 94,4% dei proprietari, che controllava soltanto il 46,5 % della terra (nel 1952 il 35,4%) disponeva in media di 0,9 fedda ni. Nel complesso, la riforma aveva interessato meno di un decimo della superficie coltivabile ed aveva assegnato un podere mediamente molto piccolo a circa 200.000 fam iglie. La situazione dei nuovi piccoli proprietari non si presentava, inoltre, florida in quanto il pagamento allo Stato delle terre ricevute imponeva loro gravosi oneri finanziari: risultava, infatti, che le spese cui andava incontro un fellah proprietario di tre feddani superavano le 125 LE all'anno, mentre il suo reddito annuo si aggirava sulle 115 LE. (19) Cfr. ISSAWl C., "Egypt in revo1ution" op. ci t. pag. 161. (20) Cfr.
LACOUTURE
J ., op.
cit. - pag. 119.
-
78 Per migliorare questo stato di fatto nel settembre 1958 venne modificata la legge n. 178 (21):
• il pagamento degli indennizzi ai proprietari espropriati è previsto in buoni nominali quindicinali del tesoro al 4%.
• il pagamento del prezzo della·terra assegnata viene dilazionato in quaranta anni; • gli interessi vengono ridotti dal3 0Jo in trenta anni all'l ,5% in quaranta anni; • le spese di esproprio e distribuzione sono ridotte dal 15% al 10%.
Questa seconda legge interessò circa 2.300 proprietari per un totale di terre espropriate pari a circa 250.000 feddani. E ntro il 1963 le terre distribuite ammontavano a circa 630.000 feddani ripartiti tra 230.000 fami glie con 1.160.000 membri (in media 5 individui per famiglia) (23) .
Con la legge n. 127 del 25 luglio 1961 la rifo rma fece un nuovo passo avanti <22>:
Nel 1964 un decreto ridusse del 75o/o il costo delle terre per i nuovi proprietari ed eliminò ogni interesse sulle rate dovute; nello stesso tempo fu stabilito di non pagare più indennizzi per le terre espropriate <24>.
• il limite della proprietà privata della terra è portato da 200 a 100 feddaru, incluse le terre desertiche ed incolte e non più soltanto quelle coltivabili; • nessuno può dare in affitto estensioni superiori a 50 feddani o prendere in affitto terre se già possiede 50 feddan i o più;
Nel 1965 la ripartizione della proprietà agricola era la seguente:
l Tabella CLASSI DI PROPRrETÀ
Piccola (meno di S feddani) Media (da S a SO feddaoi)
PERCENTUALI
Proprietari
Superficie
(000)
(000 fed.)
Proprietari
Superficie
3.033
94,5
57, l
168 IO
3.693 1.956 813
5,2 0,3
30,3 12,6
3.211
6.462
100,-
Grande (oltre SO feddani) TOTALE
19
l
100, -
Fonte: RAU-A.C.M. S., Annuaire Statistique RAU , 1952-70- pag. 57 La portata complessiva delle due leggi di riforma è valutabile nella ridistribuzione di circa il 13% del totale della superficie coltivabile. P eraltro, l'estensione media delle quote assegnate si aggira sui 2-3 feddani, troppo poco perché il tenore di vita del fellah potesse migliorare in maniera netta, a nche mettendo in bilancio la prodigiosa fertilità della terra nella valle del Nilo. Vi è altresì da notare che, secondo i dati della tabella, la media per proprietario si è mantenuta pressoché costante (circa 2 feddani), mentre è passata da 0,9 (21) Cfr. ABDEL MALEK A., "Esercito e Società... " op. cil.- pag. 62 e seguenti. Il miglioramento conseguente a queste riduzioni fu molto misero in quanto valutabile sulle 5 LE per fcddan e per anno. (22) Ibidem, pag. 62 e segue nti. (23) UNITED NATlONS, "Economie Survcy ... " op. cit. - pag. 41. A questa cifra sono da aggiungere 80.000 feddani di terra bonificata e distribuita a 24.000 famiglie c 108.000 fcddani di proprietà dello Stato a 60.000 famiglie.
-'
a l ,2 feddani la disponibilità media dei piccoli proprietari. Questi costituiscono il 94,5% del totale e controllano il 57, l% della terra. Nel 1969 il limite massimo della proprietà è stato ulteriormente ridotto a 50 feddani per individuo e a 100 feddani per famiglia <25>; quest'ultimo limite è valido per quei coltivatori che hanno almeno due figli a carico (26) . Complessivamente, per concludere, a tutto il 1971 sono stati distribuiti 822.923 feddani di terre espropriate (27). Complessivamente a quella data erano stati distribuiti più di 800.000 feddani a oltre 300.000 famiglie. (24) Cfr. SAAD N., "StructuraJ changes and sociaJist ... " art. ci t. - pag. 267. (25) Cfr. ORLENTE MODERNO, agosto 1969- pag. 455. (26) Cfr. MODUGNO G., "L'Alta Diga di Assuan" art. cit. - pag. 454. (27) RAE-C.A.M.S., Statistical Abstract of ARE, 1951/ 52- 1970/71 - pag. 55.
79
Qualche considerazione. Non si può disconoscere l'effetto di rottura della riforma sulla fisionomia della campagna egiziana; la legge istitutiva mise in azione un meccanismo i cui risultati non potevano però essere immediati, in quanto si trattava di trasformare i modi di vita propri di comunità rurali consolidate nel tempo e di pervenire all'elevazione sociale del contadino, che dovrebbe essere, al di sopra dei fini contingenti, lo scopo essenziale della riforma. Le disposizioni della legge, avevano dato adito a molteplici critiche centrate sulla struttura agraria che sarebbe scaturita dalla loro applicazione <28>; si sarebbe cioè avuto un eccessivo frazionamento della proprietà e, quindi, la certezza di un declino della produttività con incidenze negative sulla commercializzazione dei prodotti e sulla formazione del capitale. In effetti, tale situazione di frazionamento era sempre esistita nelle campagne egiziane (pratica dell'affitto in piccoli lotti), mentre i grandi proprietari difficilmente impiegavano i propri redditi in investimenti produttivi. La riforma, pur se attraverso successivi aggiustamenti, è riuscita a fronteggiare gli inconvenienti in argomento affidando la funzionalità del sistema agricolo ad un'ampia rete di società cooperative che hanno via via assunto il ruolo di centri motori dello sviluppo sociale ed economico delle campagne. La riforma, infine, ha acquisito una fisionomia effettivamente rivoluzionaria a partire dal 1964, allorché è stato negato il diritto a qualsiasi indennizzo da parte degli espropriati ed è stato ridotto in modo sos..tanziale il costo a carico dei beneficiari; in effetti, fino a quel punto i veri beneficiari della riforma erano stati i grandi proprietari. Questi, in fondo, non avevano fatto che trapiantare i propri capitali in città in impieghi diversi da quelli che il regime si attendeva.
veri ed ignoranti, abbandonandoli poi al loro destino; essa ha, invece, creato dei poderi coordinati in cooperative attraverso le quali, nel rispetto della proprietà privata del suolo, è stato possibile unire ai vantaggi della piccola proprietà quelli della grande dimensione. La legge n. 178 ha dato un impulso notevole alJo sviluppo del movimento cooperativo <29) nelle campagne, prescrivendo ai contadini con meno di 5 feddani di unirsi in società cooperative. Secondo dati ufficiali, a seguito della fo rmazione di tali società fra i· piccoli proprietari, il reddito medio di questi era già passato dalle 9,8 LE per anno nel 1952 alle 32,7 per anno nel1954. Alla fine del 1956 esistevano oltre 200 nuove cooperative nelle terre della riforma con 82.326 aderenti e quattro anni dopo le società erano diventate circa 360 con 200.000 membri (30). Il movimento cooperativo si estese, inoltre, anche nelle aree non interessate dalla riforma; tra ill952 e il 1963 il numero delle cooperative passò da l. 727 a 4.897, di cui 554 appartenenti al Ministero della Riforma Agraria (3I); queste ultime nel 1972 erano 750 con un capitale di 1,4 miLLE (3 2>.
La riforma agraria non si è limitata a distribuire alcuni fazzoletti di terra a dei contadini po-
L'entità dei servizi forniti ai loro membri è andata via via aumentando negli anni. Inizialmente, le cooperative intervenivano a favore dei propri membri approvvigionando le sementi, i fertilizzanti, gli insetticidi, gli imbaUaggi e provvedendo all'immissione dei prodotti sul mercato, all'addestramento dei tecnici, alla lotta contro le malattie delle piante, all'acquisto di macchine, alla distribuzione di animali, ai lavori di irrigazione, ai programmi di costruzione di abitazioni e di magazzini (3 3) , all'impianto di piccole industrie (3 4) . Un ruolo primario svolgevano, infine, nel tradizionale settore del credito agricolo. In un secondo tempo, furono ad esse attribuite anche responsabilità di organizzazione, pianificazione e direzione della produzione.
(28) Cfr. ABDEL MALEK A., "Esercito e Società .. . " op.
lavori. Nel 1952 il loro numero era di 1.727, molto basso, cioè, rispetto al numero dei viiJaggi (4.043).
LA COOP ERAZIONE
cil. - pag. 58. Fu proposto di sostituire le espropriazioni con l'istituzione di imposte progressive. Tale proposta fu respinta, in quanto essa non avrebbe risolto le deficienze politiche derivanti dalla concentrazione di vaste superfici di terra neUe mani di un ristretto nume~o di proprietari. (29) Cfr. SAAD N., " Structural changes and socialist. .. " art. cit.- pag. 273. Le Società cooperative agricole prima del '52 erano, in pratica, società di creditO e non svolgevano alcuna funzione nell'organizzazione delia produzione, della commercializzazione dei prodotti, deUa meccanizzazione dei
(30) Cfr. ABDEL MALEK A., "Esercito e Società... " op. cit. - pag. 64.
(31) Cfr. SAAD N., "Structural changes and socialist. .. " art. cit. - pag. 274. (32) Cfr. RAE-M .C.I., "L'Agriculture"- pag. 21. (33) Cfr. UNITED NATIONS, "Economie Survey .. . " op. cit. - pag. 41. (34) Cfr. ISSAWI C., "Egypt in revolution" op. cit. pag. 331.
80
In sintesi, gli scopi delle cooperative agricole sono così riassumibili (35): • fornire assistenza tecnica ai nuovi proprietari, la cui esperienza e le cui conoscenze erano, di norma, insufficienti a consentire loro una razionale utilizzazione della proprietà; • correggere i difetti derivanti al sistema dall 'eccessivo frazionamento della proprietà; • fornire al proprietario i mezzi di produzione indispensabili a garantirgli il finanziamento di eventuali iniziative; • provvedere alla commercializzazione dei principali prodotti; • creare fra i contadini una mentalità favorevole alla cooperazione. Per ben valutare l'evoluzione ed il ruolo capitale del movimento cooperativo nell'ambito dell'economia agricola egiziana, è necessario sottolineare che la caratteristica di sempre della struttura di tale economia è l'organizzazione in piccole tenute; di conseguenza, la diffusione di tecniche più avanzate di coltivazione è condizionata dalle possibilità (non solo finanziarie) del piccolo coltivatore; presso quest'ultimo , invece, le nozioni scientifiche sono quelle tradizionali e i mezzi finanziari sono irrisori. In altre parole, come già è stato detto, il capitale fondiario è messo in opera da un debole capitale di esercizio, quindi, le possibilità tecniche e finanziarie di ·fare progressi e di impiegare mezzi moderni sono ridotte. Poiché la scelta della rivoluzione si era concretata nel rifiuto del principio della collettivizzazione- rifiuto riaffermato dalla Carta del 1962 (l'applicazione del socialismo nel settore agricolo non è fondata sulla nazionalizzazione della terra, bensi sulla proprietà privata esclusa ogni forma di accaparramento feudale)- per ottenere un'organizzazione del settore agricolo efficiente e razionale, superando gli inconvenienti connessi al frazionamento della terra, non restava che il si(35) art. cil. (36) op. cit.
Cfr. SAAD N., "Structural changes and socialist..." - pagg. 268 e 279. Cfr. UNITED NATIONS, "Economie Survey ... " - pag. 41.
(37) Cfr. SAAD N., "Structural changes an d socialist..." art. ci t. - pag. ~69. (38) Cfr. RAE-M.C.l., " L'Agriculture"- pag. 16 e pag. 21. Il primo esperimento di questo tipo è stato effettuato nel
'
'
stema delle cooperative. L'azione delle cooperative si esplicò con iniziative di rilievo soprattutto nel settore della produzione, ove furono applicati schemi molto efficaci, consistenti nel riunire i poderi distribuiti con la riforma in due o tre appezzamenti eguali (20-50 feddani), su ciascuno dei quali coltivare un tipo di cereale secondo un piano di rotazione biennale o triennale; ogni contadino è obbligato ad attenersi alle disposizioni del piano, ma ha, peraltro, il vantaggio di vedere il proprio podere arato dal trattore della cooperativa insieme a quelli di aJtri contadini destinati allo stesso tipo di coltura <36>. La semina , il raccolto e le altre operazioni intermedie sono eseguite dal singolo contadino sull 'appezzamento di proprietà. La produzione in eccesso, rispetto ai bisogni dell 'agricoltore, è venduta alla cooperativa <37>. Lo schema illustrato costituisce uno dei punti di maggior interesse della riforma, in quanto ha consentito di effettuare coltivazioni su larga scala, pur in presenza di proprietà individuali di limitate estensioni. A seguito dei buoni risultati ottenuti nelle aree della riforma, nel periodo 1960-62 il sistema del raggruppamento delle piccole proprietà in lotti di dimensioni variabili fra i 20 e i 50 feddani è stato generalizzato <38>. Il sistema è stato definito dagli stessi Egiziani "semicollettivo" (39) in quanto, come si è detto , i fondi restano di proprietà individuale, ma sono raggruppati in comprensori i cui direttori decidono - sulla base dei programmi e della politica agricola governativa (40) - la rotazione delle colture, dispongono l' utilizzazione delle macchine, curano l'ammasso e la vendita dei prodotti, ecc .. Le società cooperative hanno anche fornito un contributo di rilievo allo sforzo di educazione civica del contadino, attraverso l'attivazione di servizi sociali, culturali, ricreativi; basti pensare al fatto che esse sviluppano interessi esterni e più ampi di quelli familiari e, consentendo ai contadini di 1957 presso il villaggio di Nawag, distretto di Tanta. Secondo fonti ufficiali, il rendimento per feddan sarebbe aumentato del 10-30o/o. (39) FRESCO BALDI D ., op. ci t. • pag. I 17.
(40) C. ISSA Wl ha, in proposito, affermato che le società cooperative sono tali solo di nome, in quanto, di fatto, strettamente controllate dal potere centrale (Egypt in revolution - pag. 166).
81
discutere i loro problemi, li esercitano alla democratica armonizzazione dell'interesse del singolo ~.:o n quelli della collettività (41). Il fenomeno cooperativista è, secondo le statistiche ufficiali, in costante espansione e le direttive ili politica agricola del governo esprimono l'inrendimento di consolidarne le conquiste e di promuoverne l'ulteriore diffusione. LA SIT UAZIONE SOCIALE NELLE CAMPAGNE NEL 1971
Venti anni dopo l'applicazione della prima legge sulla riforma agraria, la questione sociale nelle campagne egiziane è tutt'altro che risolta. Alla luce dell'assetto assunto dalla proprietà fondiaria, la società contadina ha mantenuto sia sotto l'aspetto qualitativo sia sorto l'aspetto quantitativo una fisionomia molto vicina a quella preesistente alla prefata legge. A sostegno di tale affermazione, la quale, peraltro, trova valide fo ndamenta nella valutazione già effettuata, è opportuno cercare di approfondire, compatibilmente con le notizie ed i dati disponibili, l'esame della società rurale egiziana. Secondo H. Riad <42>, la stratificazione sociale si concretizza nelle seguenti categorie fondamentali: • le "masse popolari", che costituiscono la parte
(41) La portata dell'esperienza delle cooperative, quale fattore di progresso sociale ed economico, è sottolineata dal seguente incisivo brano del Berque (op. cil. - pag. 168): " Il fellah ne aveva bisogno! L'economia soffriva di un eccesso di intermediari ... Si stende una lunga strada dal campo di cotone fino ad Alessandria e lungo essa pullulano gli speculatori e gli avventurieri ... Lo Stato, per rimediare all'inesperienza dei coloni, moltiplica generosamente esperti e assistenti, compiendo così uno sforzo meritorio che però provoca un'invasione di burocrati ... Il lavoro compiuto è valido e abbraccia un'estesa gamma di esperienze, se consideriamo che esso si completa di infiniti altri sforzi in materia di alloggi, di distribuzione di animali, ecc... Il rovescio della medaglia ... è nel carauere obbligatorio della cooperativa per tutti gli individui reinsediati nei campi e conseguentemente nella mancanza di iniziativa e di spontaneità, fin dall'origine. Il dirigismo si manifesta in ogni istante, sono forma di pianificazione agricola, di commercializzazione, di tentativi di meccanizzazione, di credito... Ma altri sentimenti ed altre iniziative entrano ora in gioco. l membri della cooperativa
più misera della popolazione e dalle cui file vengono reclutati i salariati agricoli. Questa categoria- principale fome di alimentazione del flusso verso la città - comprende i "senza terra" e i "contadini poveri" ; questi ultimi dispongono di parcelle di terren o minori ili l feddan, insufficienti ad assicurare loro lavoro a tempo pieno e il minimo di sussistenza; • le "classi medie" costituite da coloro, proprietari o locatari, che utilizzano appezzamenti di 1-5 feddani, cioè tali da garantire mediamente il pieno impiego della propria famiglia, ma troppo piccoH per richiedere l'impiego di mano d'opera salariata; 11
privilegiatì", che comprendono tutti coloro, proprietari o non, che utilizzano poderi di più di 5 feddani.
• j
Un aspetto molto importante della situazione delle campagne è rappresentato dalle modalità ili utilizzazione <43 > delle terre da parte del proprietario, cioè direttamente o mediante affitto. In proposito si fa rilevare che la legge del l 952, fissando il livello del canone di affitto, aveva praticamente ridotto per i grandi proprietari la rendita fondiaria e la convenienza ad affittare; è stato infatti stimato che la riduzione media negli affitti conseguita a detta disposizione si è aggirata sul 33 o/o. Un 'inchiesta condotta nel 1957 diede i risullati riepilogati nella tabella 20 (44>:
di uno di questi villaggi decidono in consiglio di non impegnarsi, come operai stagionali, nonostante l'attrattiva del guadagno, finché non abbiano interamente ultimato i lavori relativi al cotone per il loro organismo. Si noti che questi lavori vengono loro pagati a un prezzo piuttosto basso, mentre essi potrebbero profittare altrove della speculazione stagionale: poicllé anche il miserabile ha le sue fortune. Ecco dunque spuntare uno stato d'animo non soltanto cooperativo, ma forse anche comunale. Auraverso incertezze, errori, abusi, sta nascendo qualcosa di nuovo". (42)
RIAD
H., op.cit.- pag. IO e seguenti.
(43) Con il termine utilizzazione è stato tradotto il francese "exploitation". Così a "exploitant" si farà corrispondere utilizzatore. (44) Le proprietà utilizzate con sistema misto ("exploitations mixtes"), cioè coltivate in parte dal proprietario e in parte da arrittuari, sono state ripartite tra le altre due forme di utilizzazione della terra (in proprietà e in amtto) secondo il rapporto percentuale esistente tra queste.
82
l Tabella 20 l PROPRIETÀ CLASSI DI PROPRIETÀ
M eno di 1 feddan l-;- 5 feddani 5 ...;- 20 feddani più di 20 feddaoi TOTALE
UTILIZZAZIONE
Superficie (mjl. fed.)
Numero (000)
Superficie (mil. fed.)
In Proprietà
2.123 660 130 35
0,9 1,4 1,2 2,5
2.948
6,-
4,4
N. UtiHzzatori (000)
Affitto
Totale
O, l
-
0,9 l, l 2,3
0,4 0,4 0,8
0,1 1,3 1,5 3,1
215 570 175 42
1,6
6, -
1.002
Fonte: RIAD H., op. cit. - pag. 13 e per quanto concerne l'estensione delle terre prese in affitto e concesse in affitto: Tabella 21
J
OATE IN AFFlTIO CLASSI 01 PROPRIETÀ
Meno di l feddan 1+ 5 feddaoi 5 + 20 feddani più di 20 feddani TOTALE
PRESE IN AFFITTO
o/o
%
Superficie (mil. fed .)
di 1,6
classe
Superficie (mil. fed.)
0,8 0 ,5 0,1 0,2
50,31,2 6,3 12,5
88,8 35,7 8,3 8,-
-
-
-
0,4 0,4 0,8
25,25,50, -
28,6 33,3 32,-
1,6
100
26,7
1,6
100
26,7
di 1,6
classe
Fonte: RlAD H., op. ci t. - pag. 13 (dati elaborati) In stretta sintesi: • complessivamente, 1'8 1,20Jo delle terre date in affitto proviene da proprietà di estensione inferiore a 5 feddani e di queste il62% (0,8 su l ,3 mil. di feddani) è costituito da proprietà di meno di l feddan; • la percentuale dei proprietari che affittano è molto alta <45>; la grande maggioranza appartiene aJJa categoria dei piccoli proprietari (meno di 5 feddani). In particolare, la quasi totalità di coloro che possiedono meno di l feddan (88,8%) non coltiva il proprio podere ma lo affitta; • il sistema tradizionale dell 'affitto per piccole estensioni- fino al settembre 19521argamente diffuso - si è molto ridotto, interessa solo il 25o/o della superficie presa in affitto e rappresenta i128,6% dei poderi compresi tra l e 5 feddani e l'li% di quelli più estesi di 5 feddani (0,4 (45) ISSAWl C. afferma che meno del 300Jo dei proprietari coltiva direttamente le proprie terre. Sull'argomento fornisce, per il 1957, le seguenti cifre (Egypt in revolution- pag. 157): - 730.000 proprietari (24,76% del totale dei proprietari) coltivano 3.690.000 feddani pari al 59,4% della superficie col-
su 3,7 milioni di feddani); • di contro, largo sviluppo ha avuto il sistema di prendere in affitto lotti di estensione superiore ai 5 feddani. Detto sistema, infatti, interessa il 75% della superficie in locazione ovvero il33% degli appezzamenti di più di 5 feddani (l ,2 su 3,7 milioni di feddani). Scaturiscono da tale situazione alcune conseguenze. di non trascurabile rilievo sociale. I piccoli proprietari che danno in affitto la propria terra sono "assenteisti", cioè banno abbandonato la campagna e sono emigrati nelle città nella speranza di migliorare la propria situazione, ovvero rimangono nei villaggi ad ingrossare le file della forza di lavoro rurale, la cui rilevante entità contribuisce a tener basso il livello della remunerazione del lavoro, nonostante la legge fissi a 18 piastre il salario minimo giornaliero di un lavoratore agricolo. tivabile (6.000.000 di feddani); - 346.000 affittuari coltivano 1.351.000 feddani (21 ,9alo). Il restante 18,7o/o delle terre è sottoposto a 178.000 gestioni miste.
83
Coloro che prendono la terra in affitto propendono per estensioni superiori ai 5 feddani. Poiché la legge dispone che "non possono essere prese in affitto terre che non si intende coltivare in proprio", ne deriva il decadimento della tradizionale fisionomia della campagna egiziana, la necessità di un più ampio ricorso alla mano d 'opera salariata, l'estinzione della consistente categoria di intermediari tra proprietari e affittuari, particolarmente vitale fin o al 1952. Queste ultime considerazioni trovano anche conferma nel fatto che tra i proprietari di estensioni superiori ai 20 fedda ni si nota una preferenza per la gestione diretta della propria terra (46) . Detto orientamento, nuovo rispetto al passato, è giustificato dal fatto che da parte dei proprietari, tenuto conto dell'elevata consistenza della forza di lavoro rispetto alle esigenze, vi è una maggiore convenienza ad impiegare salariati piuttosto che affittare. Per quanto concerne, invece, i piccoli proprietari, la loro propensione ali ' affitto è andata diminuendo principalmente a seguito dell'affermarsi delle cooperative agricole. Nel 1971 la percentuale dei proprietari che propendevano per l'affitto della terra era scesa al450Jo <47>. Nello stesso anno, su una popolazione totale di 34,1 milioni circa di abitanti, il57,9% (19,7 milioni) costituiva l'aliquota rurale. Ciò che, peraltro, interessa al fine dell'indagine è l'attuale consistenza numerica delle varie categorie della società agricola. Per definire tali dati sono state fa tte le
seguenti ipotesi: • il numero dei piccoli proprietari (meno di 5 feddani) è aumentato a 3,2 milioni di individui rispetto al 1965. Infatti , l'estensione delle terre distribuite tra detto anno ed il 1971 è di 325.736 feddani <4 8) e quindi gli assegnatari di lotti mediamente ampi 2,5 feddani- sono 130.294; • la superficie coltivabile è aumentata dai 6,4 milioni di feddani nel 1965 ai 6,6. Infatti, da tale data al 1971, sono stati bonificati e distribuiti circa 147. 172 feddani (49); • la superficie a disposizione dei proprietari di più di 20 feddani si è ridotta da 1.628.000 feddani a 1.449.000 feddani. Infatti, dei 325.736 feddani distribuiti, 147. 172 provengono da bonifica ed i restanti 178.564 dalle operazioni della riforma; • il numero delle gestioni è stato considerato di l ,7 milioni (50) e ripartito: · mantenendo alle percentuali de11957 (rispetto ai proprietari) gli utilizzatori di appezzamenti superiori ai 5 feddani; aumentando del 12% <51 >il numero di coloro che gestiscono appezzamenti di 1-5 feddani; ricavando, infine, per differenza gli utilizzatori di meno di l feddan; • l'aumento della popolazione agricola ha interessato nella stessa proporzione tutte le categorie ruraH. I risultati sono i seguenti:
l Tabella 22 l 1971
1957 ESTENSIONE AP PEZZAMENTI
Utilizza tori Proprietari
P roprietà 100
N. (000)
%
Utilizzatori •
Superf. (000 fed .)
%
5
6
%
OJo (7 : 3)
7
8
9
26,3 60,11 ' 2,7
21,98,134,6 120, -
100
50,8
N. (000)
1
2
3
M en o di l feddan l + 5 fedda ni 5 + 20 fed dani P iù d i 20 fedda ni
10, l 86,134,6 120,-
2.123 1.040 139 39
63,6 3 1, l 4 ,1 l ,2
4.019
60,8
1.141 1.449
17,4 21,8
447 1.019 188 46
TOTALE
34,-
3.341
100
6.609
100
1.700
4
Fonte: (dati elaborati} - RlAD H ., op. cit. - pag. 12 - RAE- C.A.M.S. , Statistica] abstract of ARE 1951152- 1970171 {46) Cfr. RIAD H. , op. cil. - pag. 14. (47) Cfr. RAE-M.C.I., "L' Agriculture" - pag. 21. (48) RAE-C.A.M.S., "Statistica! abmact of A RE, 1951/ 52- 1970/7 1" - pag. 55.
(49) Ibidem.
(50) Cfr. SAAD N., "StrucLUral changes ... " art. cit. pag. 270. (51) Percentuale dei nuovi assegnatari nel periodo 1965-71 risperto al totale dei proprietari di 1-5 feddani.
84
Partendo da tali dati e considerando la famiglia media costituita da 5 persone (5 2>, la popolazione agricola risulta ripartita come segue: • contadini "senza terra"
: 11.200.000
56,860Jo
• contadini poveri (meno di l feddan)
2.235 .000
11 ,340Jo
• contadini medi (1-5 feddani)
5.095.000
25,860Jo
• contadini ricchi (5-20 feddani)
940.000
4,77 0Jo
• capitalisti agrari (più di 20 feddani)
230.000
l , J70Jo
TOTALE: 19.700.000
100,- OJo
Nelle campagne, ancor oggi, è il possesso della terra che definisce lo "status" dell' individuo . Infatti, ancorché ciascuna categoria non costituisca un blocco omogeneo con interessi comuni e chiaramente definiti e non possieda una "coscienza di classe", esiste una netta separazione, un grosso fossato, tra le cosiddette "masse popolari" e gli "altri" (53) . Anche i benificiari delle successive riforme agrarie, fino a ieri oppressi dai grandi proprietari , si sono accostati come modo di pensare a questi ultimi <54>, rompendo ogni legame con le categorie più misere dalle quali prove ngono. La stratificazione sociale è cioè un dato di fatto connesso al possesso della terra. Le masse popolari sono il principale problema dell'Egitto : aU'esorbitanza della mano d'opera non è stato, finora, trovato rimedio. l "senza terra" costituiscono il570Jo della popolazione rurale ossia 11,2 milioni di individui. Di questi si possono considerare idonei al lavoro oltre 8 milioni (4 per famiglia) ed effettivamente impiegati, an-
(52) Cfr. Rt AD H ., op.cit. - pag. 16. "Una fa miglia rurale media si compone di un uomo, una donna, tre figli , di cui due idonei al lavoro". (53) Ibidem, pag. 21. (54) C fr. AUt>EL MALEK A., "Esercito e Società..." op. cit. - pag. 247. (55) Cfr. ABDEL MALEK, BELAL, HANAPI, op.cit. - pag. 165. Cfr. MANN J ., "L'Egitto del mugug no" -art. cit. - pag. 3. (56) CFr. FRESCOBALDI D. , op.cit.- pag. 114. "Pochi tra i proprietari rispettaJ10 il minimo sala ria le previsto dalla legge".
che se non a tempo pieno, circa 4 milioni (55) . In non migliori condizioni trovansi le. 447.000 famiglie di contadini poveri - circa l' 11 OJo della popolazione rurale - che, come già detto, aumentano la consistenza dell'offerta di lavoro peggiorando perciò la situazione; la conseguenza è che lavora chi si adatta ad accettare paghe irrisorie (56). Del resto la disponibilità di meno di l feddan non consente l'impiego di tutta la famiglia (si calcola che un uomo possa coltivare l ,5 feddani) e non fornisce i mezzi di sussistenza quantitativamente necessari. Queste masse di diseredati , apatiche ed indifferenti alla vita della nazione, costituiscono un mondo a sé stante, nel complesso poco cono-
sciuto agli stessi Egiziani, che nessun movimento politico è riuscito finora a penetrare <57>. Questo vale anche per il Nasserismo, nonostante l' impegno posto per integrare le masse contadine nel quadro del regime. La situazione dei contadini medi (26% della popolazione rurale), che dispongono mediamente di 2-3 feddani , è migliore. Di norma, ciascuna famiglia non ha necessità di ricorrere a salariati; per le proprietà al limite superiore (4-5 feddani) l'impi ego di salariati è stagionale, mentre coloro che utilizzano 1-2 feddani sono generalmente in una situazione di sotto impiego C58) . Questa categoria comprende la totalità dei beneficiari della riforma fondiaria e, quindi , per essi la rivoluzione del23 luglio ha rappresentato qualcosa, ancorché essa non abbia portato loro la prosperità. È verso questa categoria che sono state dirette le maggiori cure del regime per farne, insieme al proletariato urbano, la struttura portante del socialismo egiziano; essa si è dimostrata ricettiva alle istanze della rivoluzione, la cui azione sembra aver infranto l'incredulità del fellah, abituato da millenni alle menzogne dello Stato , ed ha acquisito coscienza dei propri diritti (59) .
(57) Cfr. RtAD H. , op . cit.- pagg. 22 e 23. li tradizionale fellah egiziano è il contadino medio, oggeno della totalità degli scriui riguardanti la società rurale, scritti che, invece, lasciano nell'ombra la parte piu misera della popolazione agricola (senza terra e contadini poveri). (58) Ibidem , pag. 17. (59) Cfr. LACOUTURE J ., "Egitto post-nasseriano ... " art. cit.- pag. 127. "Vari incidenti scoppiarono nel maggio 1971 in occasione delle elezioni dell'Unione Socialista Araba: qua e là gruppi di contad1ni pretesero di sostituire i propri rapp resentanti ai candidati ufficiali, il che non si era piu visto da vent'anni".
85
Infme, i cosiddetti "privilegiati", che dispongono di appezzamenti di terreno superiori ai 5 feddani . Questa categoria, certamente non omogenea - stante il consistente divario di disponibilità di terra esistente tra le sue frange superiore (50-100 feddani) ed inferiore (6 feddani) - rappresenta con 1.175.000 unità il 60Jo della popolazione rurale. Le sue terre sono coltivate mediante impiego di salariati. Nel suo ambito sono da distinguere i contadini ricchi (4, 7% della popolazione rurale, che gestiscono fondi di estensione compresa fra i 5 e i 20 fed dani) dai capitalisti agrari (1,20Jo della popolazione agricola). Nonostante la loro eterogeneità, i "privilegiati" presentano in rapporto alle altre categorie (masse popolari e contadini medi) forti legami di solidarietà che, in uno con il prestigio che essi hanno conservato sia sul piano socio-economico sia sul piano politico, hanno consentito loro di mantenere posizioni di predominio non accettabili in una società socialista. "Nell'Egitto socialista, ha affermato J. Lacouture <60>, accade spesso che il capo villaggio l'omdeh - sia l'uomo più ricco della regione" e che sia scelto, nella maggior parte dei casi, sempre all'interno della stessa famiglia (6l). È in gran parte costituita da '(privilegiati" quella borghesia rurale che nelle campagne "ha occupato i posti chiave della gestione politica ed amministrativa, penetrando nelle assemblee e impadronendosi delle leve di comando anche all'interno degli organismi dell'Unione Socialista Araba (62)". Si rammenta che, nel 1962, la Carta d'azione Nazionale, aveva disposto che venissero attribuiti a fellahin ed operai la metà dei seggi in ogni organismo popolare e politico. La Commissione che si interessava dei problemi della democrazia riuscì però a sabotare il contenuto rivoluzionario di questa affermazione, includendo nella categoria dei contadini tutti coloro che possedevano fino a 25 feddani e in quella degli operai tutti coloro che avevano diritto ad iscriversi ad un sindacato operaio, ivi compresi gli impiegati con la sola esclusione dei managers (6 3>. (60) LACOUTURE J. , op. cit. - pag. 223.
(61) Cfr. ABDEL MALEK, BELAL, HANAFI, op. cit. pag. 167. (62) Cfr. ABOEL MALEK A., "li pensiero politico .. . " op. cit. - pag. 190. (63) Cfr. ABOEL MALEK, BELAL, HANAFI, op. cit. pag. 168.
Ai contadini ricchi e ad una aliquota dei capitalisti venivano quindi attribuiti i requisiti per essere eletti quali rappresentanti del fellah e, di conseguenza, non veniva garantita a quest'ultimo una rappresentanza conforme ai suoi interessi. Al riguardo, in un discorso del 1968, Nasser affermò (64): "Sono d'accordo che la definizione (di operaio e contadino) data nel 1962 è insufficiente. Questa ha, infatti, lasciato delle grandi lacune, cosa che ha permesso ad alcune persone di sfruttarle e di partecipare alle elezioni in qualità di operaio e di contadino. Se vogliamo che la proporzione del 500Jo, garantita agli operai e ai fellahin nella Carta costituzionale, realizzi utilmente gli obiettivi previsti, assicuri cioè l'equilibrio fra le forze lavoratrici del popolo e contribuisca all'evoluzione del paese, è indispensabile stabilire una nuova definizione di operaio e di contadino. A mio parere il fellah è colui che non possiede più di 10 feddani e per il quale l'agricoltura costituisce l'unica occupazione e la sola risorsa. Deve perciò abitare in campagna. L'operaio sarebbe colui che effettua un lavoro manuale e intellettuale, che costituisce la sua principale rendita ... ". Non risulta che tale variante sia stata mai sancita da un decreto; certamente la sua applicazione avrà trovato la stessa opposizione che ha finora impedito di mettere in atto le disposizioni più avanzate della Carta nazionale; ad esempio, non hanno ancora visto la luce i Consigli nazionali - organi esecutivi dello Stato da eleggere su base locale - che dovrebbero ereditare i compiti attualmente affidati ali' omdeh (6S). Anche nel caso delle cooperative agricole si è verificata una situazione analoga: la legge su tali cooperative riservava ai contadini proprietari di meno di 5 feddani 1'80% dei seggi nei consigli di amministrazione delle società. Sotto la pressione della borghesia rurale il limite di proprietà fu innalzato a 15 feddani (66).
L'esame della società rurale rivela, in sostanza, l'esistenza di problemi di non facile soluzione; la semplice considerazione della ripartizione (64) Discorso di Nasser del I o maggio 1968: RELAZIONI INTERNAZIONALI, maggio 1968 - pag. 486. {65) Cfr. ABDEL MALEK, BELAL, HANAFI, op. cit. pag. 167. (66) Ibidem, pag. 168.
86
numerica delle categorie che la costituiscono basta a fa r risaltare uno stato di crisi, che la rivoluzione del luglio 1952 è riuscita a contenere evitandone una evoluzione esplosiva. Il 680Jo circa della popolazione rurale è senza terra o dispone di terra insufficiente ai bisogni (meno di l feddan) ed è impiegata al di sotto del 50% della sua capacità di lavoro e non a tempo pieno. La riforma agraria non ha migliorato la posizione di queste masse rurali . Per contro, è migliorata la situazione dei piccoli proprietari e affittuari soprattutto a seguito della larga diffusione e del successo delle cooperative e delle innovazjoni introdotte nel campo del credito, della produzione e della commercializzazione dei prodotti.
È scomparsa, infine, la cosiddetta "aristocrazia fo ndiaria", ma è sempre presente una minoranza di privilegiati. La con figurazione della proprietà fondiaria riferita agli anni 1952, 1965 e 197 1 (tab. 23 e grafici 3, 4 e 5) costituisce una conferma di quanto detto. Si rileva, infatti, una espansione della piccola proprietà ed un parallelo miglioramento del rapporto terra disponibile - piccoli proprietari; la disponibilità media dei feddani è, peraltro, ancora molto ridotta ed è pari a circa l ,3 pro-capite. Nell'ambito di questo strato sociale, almeno i 2/3 dispongono di meno d i 1 feddan . La rimanente aliquota dei
proprietari- 5,3%- possiede il39,20Jo della terra con una media pro-capite di 14,5 feddani. Esiste, in sostanza, una forte disparità nella distribuzione della ricchezza; occorre, peraltro, sottolineare che una ulteriore drastica limitazione della proprietà e una uniforme ripartizione della terra disponibile tra le 3.940 famiglie, che raggruppano i 19,7 milioni di abitanti delle campagne, porterebbe ad una disponibilità per famiglia di l, 7 feddani e una conseguente prevedibile caduta della prod uttività. Responsabile di questa situazione veramente tragica è la demografia galoppante che ha vanificato i pur notevoli sforzi del regime diretti a migliorare le possibilità di vita del fellah. In questo contesto, la politica agricola egiziana è da tempo rivolta al conseguimento dei seguenti fondamentali obiettivi: aumentare la superficie coltivabile e ottenere una maggiore produttività nelle aree già sottoposte a coltivazione. Si è peraltro del parere che il successo di tale poHtica consentirà soltanto di contenere temporaneamente il peggioramento del livello di vita del fellah; la soluzione del problema globale della campagna egiziana è senza dubbio da ricercarsi al di fuori del quadro rurale, in una poHtica di industrializzazione, in uno con una vigorosa azione diretta a ridurre la percentuale di aumento della popolazione.
l Tabella 23 l EVOLUZIONE DELLA PROPRIETÀ FONDIARIA CLASSI DI PROPRI ETÀ
1952 PROPRIETARI
l 97 l
1965 FEDDANI
PROPRIETARI
FEDDANI
PROPRIETARI
FEDDANI
(000)
t1Jo
(000)
t1Jo
(000)
t1Jo
(000)
t1Jo
(000)
IIJo
(000)
2.642
94,3
2.122
35,4
3.033
94,5
3.693
57,1
3. 163
94,7
4.019
60,8
. 148
5,3
1.818
30,4
168
5,2
1.956
30,3
178
5,3
2.590
39,2
Grande (oltre i 50 fed.)
11
0,4
2.044
34,2
10
0,3
813
12,6
-
TOTALE
2.801
100,-
5.984
100,-
3.211
100,-
6.462
100,-
Piccola (meno di 1 fed.) Media (5 + 50 fed.)
3.341
-
100,-
-
6.609
t1Jo
-
100,-
FONTE: • per il 1962 e 1965: RAU- A.C.M.S., Annuaire Statistique RAU , 1952-1970 - pag. 54 e 57; • per il 1971
------ - - - - - - - -
: dati ricavati in base alle ipotesi fissate. Con ogni probabilità, esistono anche un certo numero di proprietà oltre i 50 feddani , ma questo non riduce la validità delle conclusioni cui si è pervenuti. --------------- ------
-
,..
00
-.l
88
Grafico 3 (000)
P ICCOLA PROPRIETÀ
(meno di l feddan)
3000
3693
~
,1lQ_ ,.-/"-
3013 ___....,._
~
.1§!L.
2000
...1ill.
.
-
~
1000
...,_"" .... ""
~
- -· --c
~
F
p
F
0,80
p
. 1,22
F
p
• 1,27
1 g71
1 g65
1 g52
-
Grafico 4
2590
MEDIA PROPRIETÀ
(5 + 50 feddani)
2000
1956 1818
-
1000
F
p
-
F
• 12,28
p
F
• 11 , 64
p
• 14, 55
168
148
1 g 65
1 95 2
1 § 71
Grafico 5 2000·
2~
GRANDE .P ROPRIETÀ
(ollre 50 feddani)
1000
F p
11 1 g5 2
• 185,92
813
.----
10 1 9 65
F p
. 91,30 1 9 11
89 CAPITOLO IX
LE CLASSI SOCIALI LA CLAS E DOMINANTE: SUA EVOLUZIONE
La rivoluzione del luglio 1952 si caratterizzò inizialmente come un semplice rivolgimento al vertice, a seguito del quale la classe dominante fu privata di ogni potere dagli autori del colpo di stato, gli " ufficiali liberi" . Questi , peraltro, pur presentandosi in posizione critica nei riguardi della borghesia nazionale , no n intesero distruggerla, ma utilizzarla per gli sco pi che si proponevano e che possono riassumersi nella volontà di fare della società egiziana una società moderna in grado di risolvere i problemi del sottosviluppo. Della borghesia nazionale sacrifica rono, quindi, sull'altare dell'industrializzazione 1' a la terriera privandola, aura verso la riforma agra ria , del potere politico ed economico; di essa , tuttavia - a sottolineare la bassa intensità rivoluzionaria degli autori della rivoluzione - fu salvaguardata l'integrità fi sica e finanziaria. La riforma agraria, sotto l'aspetto sociale, costituì un fa ttore di accelera zione dell' evoluzione successiva, in quanto: • scosse politicamente la classe dominante nel suo insieme, per i molteplici legami che univano tutti i suoi rappresentanti alla grande proprietà fondia ria; • aprì nuove prospettive alla piccola borghesia , non solo rurale, offrendole la speranza di un miglioramento delle sue condizioni di vita. Nel contempo, offrì alla stessa borghesia nazionale l'opportunità di un riscatto in senso egiziano ; essa fu , infatti, spinta ad affiancare gli ufficiali liberi nello sforzo di edificazione economica del paese. Da questa mossa degli autori della rivoluzione tr aspare la già rilevata mancanza di un preciso o rientamento politico o , in ogni caso, di un orientamento rivoluzionario in senso sociale; gli ufficiali erano , in sostanza, disposti - imposta quale direttiva di politica economica l'industrializzazione del paese ___,. a lasciare l'economia nelle mani ( l ) ABDEL MALEK A. , " Esercito e Società ... " op.cit. - pag. 57 . (2) Vds. FATTORI POLlTICI , Cap. V, para l.
della borghesia nazionale e del capitale straniero, assumendo per sé l' onere di garantire la necessaria efficienza allo Stato. e di creare un ambiente favorevole all'azione nel senso su indicato, attraverso idonee misure tecnico-amministrative. La dura repressione dello sciopero di Kafr el Dauar, il cui epilogo vide la condanna a morte dei suoi promotori - a fronte della magnanimità dimostrata dall'équipe militare nei riguardi del deposto monarca e della sua corte - mise in evidenza la volontà dell'Esercito di mantenere il controllo della situazione, soffòcando sul nascere qualsiasi tentativo rivoluzionario delle masse popolari e .rassicurando così, nello stesso tempo, gli interessi stranieri e il capitalismo nazionale; "l'essenziale, scrisse Ab del Malek <1>, è orientare il capitale in direzione dell'industria". Con la ristrutturazione politico-amministrativa dello Stato, i militari vennero inseriti nelle strutture burocratiche e nei principali gruppi privati al fine di garantire il collegamento dei diversi settori del paese con il vertice politico. A questa operazione, fece seguito l'istituzione di organismi per l'attuazione delle iniziative dello Stato nei settori economico e sociale; si trattò del Comitato permanente per lo sviluppo della produzione nazionale- per la realizzazione di una struttura industriale di base (ac.ciaierie di Heluan , fabbrica di fosfati di Assuan, fabbrica di carta di Alessandria, ecc.) - e di un Comitato permanente per i servizi sociali <2>. Nel 1952 esisteva già in campo economico un settore di Stato (3) cui fu dato, negli anni successivi, un forte impulso . Oltre la installazione deiJe industrie su citate, fu creato un Ufficio del petrolio per lo sviluppo dell'industria petrolifera, che assunse il controllo di aliquota dei pacchetti azionari di due importanti società petrolifere (" Cooperativa del petrolio" e "Compagnia orientale del petrolio") e realizzò varie infrastrutture (raffmerie, pipe-lines, ecc.), mentre la gestione dell'energia elettriCa fu nazionalizzata ed affidata ad un apposito Ente di Stato. (3) Cfr. RIAD H. , op. cit. - pag. 85. Lo Stato aveva una partecipazione alla NBE, nella cuj gestione era associato con il capitale straniero, controllava il Credito agricolo ed ipotecario, possedeva una raffineria a Suez e qualche centrale elettrica.
90 Tutto questo significò una massiccia immissione in posti direttivi di ufficiali dell'entourage di Nasser <4> e di un tipo di dirigente che aveva avuto scarsa diffusione nel passato: il tecnico. " L'ascesa al potere degli ufficiali ha mutato il tipo di dirigente cui sono affidate delle responsabilità economiche. Sotto il vecchio regime, al tempo del predominio dell'aristocrazia, ministri, direttori generali e uomini poli tici erano in generale di formazione giuridica a tendenza liberale ... Nasser si orienta verso una nuova categoria di uomini: economisti, ingegneri, amministratori ... esperti in questo e in quel ramo tecnico piuttosto che politici o teorici. In una parola, sono gli uomini ideali per un regime militare in cui i dirigenti intendono mantenere il monopolio esclusivo del pensiero e della decisione politica (5)• '. Un cenno al settore privato, cioè al grande capitale. Esso era, in pratica, condensato nel gruppo Mi sr, organismo complesso il cui centro direttivo era la Banca omonima. I principali interessi del gruppo erano concentrati (6) nell'industria tessile, nel commercio del cotone, nella navigazione marittima ed aerea, nelle assicurazioni, ma la sua presenza era consistente e sentita in ogni ramo dell' economia del paese <7>, per cui il gruppo costituiva un vero centro monopolistico e di potere. Secondo H. Riad, il gruppo Misr rappresentava la parte comune degli interessi della classe dominante, costituita da non più di una dozzina di fa miglie; questo aspetto collettivo del gruppo ne agevolò inizialmente il controllo da parte dello Stato e, successivamente alla nazionalizzazione del 1960, la sua integrazione nel sistema economico che si andava strutturando in connessione con l' ampliarsi dell'intervento dello Stato nell'economia. A partire dal 1952, il regime mise il gruppo sotto la sua tutela inserendo propri fiduciari nella st ruttura dell'organismo e imponendogli anche il sostegno delle industrie di nuova realizzazione. Le nazionalizzazioni dell956-57 moltiplicarono i punti di contatto tra i nuovi detentori del potere ed (4) LACOUTURE J ., op. ci t. - pag. 133. "Sono l'egida del regime si andava formando una specie di classe del potere, un corpo di veementi amministratori. Dapprima è una casta isolata, che tuttavia le sue origini e i suoi costumi collegano alla vita quotidiana del popolo pill reale, un 'emanazione perentoria della piccola e media borghesia". (5) AB DEL MALEK A. , "Esercito e Società ... " op. ci t. - pag. 83.
il gruppo: l'Organismo Economico ereditò, infatti , le azioni, già britanniche, delle società del gruppo. Quattro anni dopo, la nazionalizzazione della Banca coronerà questa evoluzione. Il gruppo Misr, in altra epoca centro motore del capitalismo egiziano, divenne il muro maestro nella costruzione del capitalismo di stato (8). Questi ambienti - notò Abdel Malek <9>, riferendosi alla borghesia nazionale- prosperavano all'ombra di un potere solido che tendeva all'ordine ed al progresso economico come mai in precendenza. " Dopo il colpo di stato la loro potenza è intatta .. . e i loro guadagni sono ottimi; l'egemonia dell'aristocrazia terriera che aveva spesso procùrato loro dei fastidi è stata distrutta". Questi stessi ambienti, però, pretendevano una compartecipazione al potere decisionale in campo politico, che i dirigenti militari, dal canto loro, non intendevano dividere con altri. Fu, soprattutto, questa la ragione della loro reticenza ad impegnarsi nell'edificazione dell'industria nazionale sotto l'egida dello Stato. "Quel che frena i dirigenti dell'ala industriale delJa borghesia egiziana, malgrado tutti gli inviti in un impegno del genere, è il fatto che l'Esercito intende fare la sua politica autonomamente, conservando cioè il monopolio del potere, tutelando e condizionando l'Egitto intero, inclusa, naturalmente, la borghesia ... L'uomo forte con il suo gruppo regola la controversia con Londra senza alcun intervento popolare, realizza la riforma agraria nell'ordine e con regolari rimborsi, apre le porte dell'Egitto ai capitali stranieri ... incoraggia l'industria ... neutralizza e isola la borghesia terriera contemporaneamente invitandola a darsi un nuovo assetto nell ' industria, elimina i Fratelli musulmani che guardano al passato e sono colpevoli di xenofobia e fanatismo religioso, decima le file delle organizzazioni comuniste ... rafforza l'Egitto e l'apparato statale ( IO)" . La nazionalizzazione delJa Compagnia del Canale di Suez nel 1956 e quella delle banche e delle società francesi ed inglesi nel 1957 posero improvvisamente lo Stato alla testa di un complesso di unità economiche di importanza fo ndamentale. (6) Cfr. RIA D H. , op. cit. - pag. 81 e 83. (7) Cfr. ABDEL MALEK A., " Esercito e Società ... " op. cit. - pag. 93 .
(8) Cfr. RI AD H., op. cit. - pag. 78. (9) Cfr. AB DEL MALEK A., "Esercito e Società ... " op. cit. - pag. 95. (10) Ibidem, pag. 85.
91
La istituzione dell'Ente per la gestione del Canale di Suez e dell'Orgaillsmo econorruco per il coordinamento, a nome dello Stato, delle attività delle società a partecipazione statale costituì, a parere di M. Hussein, l'atto di nascita della cosidetta "borghesia di Stato" . Un gran numero di Ufficiali e di tecnici fu installato con funzioni direttive nelle principali leve economiche del paese - lasciate libere da Francesi e Inglesi - costituendo quella moderna burocrazia economica che contribuì, almeno nella fase iniziale, a realizzare con efficienza gli orientamenti e le direttive del regime. Scrisse in proposito M. Hussein <11 >: "I monopoli anglo-francesi perdevano la loro base economica all'interno dell'Egitto, mentre la borghesia di Stato in ascesa rafforzava in modo considerevole il proprio potere politico ed economico all'interno della classe dirigente... dandosi gli strumenti per lanciare finalmente il processo di industrializzazione e di rnilitarizzazione dell'economia. I mutamenti che avvenivano nell'interno della classe dominante consolidavano, quindi, non solo il nuovo settore statale di tale classe, ma anche il modo di produzione capitalistico, la via capitalistica che tale settore promuoveva". In altre parole, attraverso un processo di burocratizzazione si andava differenziando dalla piccola borghesia una nuova classe, la cui affermazione iniziale si fa risalire alle nazionalizzazioni del 1957 che segnarono anche l'inizio della sua contrapposizione critica alla borghesia nazionale. Quest'ultima, peraltro, pur avendo perduto per la quasi totalità la possibilità di influire direttamente sulle scelte politiche del paese, conservava notevoli capacità di controllo indiretto grazie al proprio schiacciante peso politico, peso che tendeva, altresì, ad aumentare per il relativo estendersi del mercato interno a seguiro della riforma agraria e per la sua chiusura alle merci franco-inglesi dopo il 1956, per l'apertura del mercato siriano dopo il 1958 e per l'afflusso di capitali occidentali <12>. L' 11 febbraio 1960 la nazionalizzazione dei due principali strumenti del potere finanziario, la Banca Nazionale e la Banca Misr, segnò una svolta decisiva nei rapporti tra la grande borghesia e (Il) H USSEJN M., op. cit. - pag. 145. (12) Ibidem, pag. 161. Le modalità d'impiego di questi capitali rafforzavano la tendenza della borghesia nazionale a invesùre nell'industria leggera e in settori complementari che consentivano di ottenere profitti rapidi e molto elevati, il che rendeva non verosimile una ipotesi di conversione su inve-
l'apparato militare. Quest'azione assestava un duro colpo alla ex classe dominante, colpendo, in primo luogo, il suo quartier generale ove venivano prese le principali decisioni di natura economica, dando, in secondo luogo, allo Stato consistenti risorse in valuta e ponendolo, infine, a capo delle varie società dipendenti dalla Banca Misr. Iniziò, da quel momento, secondo H. Riad {13), un processo di fusione della nuova borghesia nasseriana d'origine piccolo borghese con la vecchia borghesia d'origine aristocratica. "Per un lungo periodo di tempo la vecchia classe dominante aveva dimostrato un grande disprezzo per i nuovi ricchi, paventando nello stesso tempo il loro avventurismo. Ora l'avventura si era rivelata remunerativa. La riconciliazione, inizialmente timida, si è quindi accelerata. La nazionalizzazione della Banca Misr, la gestione delle aziende create dal capitale di Stato in concorso con il grande capitale privato, hanno facilitato la cosa. Ma questa fusione si è operata a vantaggio della nuova borghesia". La borghesia tradizionale vedeva, infatti, diminuire molto rapidamente in questo periodo il proprio peso politico ed economico e la propria capacità di pressione basata sul settore privato - a vantaggio del capitalismo di Stato e, quindi, della nuova classe che andava affermandosi all'ombra dello Stato. Le leggi di nazionalizzazione del luglio 1961 e quelle che ad esse fecero seguito negli anni successivi liquidarono, definitivamente, la vecchia borghesia come forza sociale ed economica autonoma; le risorse, le possibilità economiche e l'influenza politica del grande capitale vennero ridotte a vantaggio dell'équipe militare 0 4>. Da questo momento gli elementi della borghesia tradizionale che rimasero o tornarono, in un secondo tempo, alla ribalta del paese saranno inquadrati nei ranghi della nuova borghesia. Il regime si era definitivavemte liberato del ricatto economico di questa classe relegandola a un rango subalterno; consentì, peraltro, la formazione e il consolidarsi di un nuovo strato sociale, la borghesia di stato, in grado di condizionare più della precedente le scelte di politica generale. In proposito, si chiedeva J. Lacouture <15>: "Lo Stato si è costituito in entità suprema, arbitro stimenti massicci a lungo termine per diversificare Ja produzione industriale, dare vigore all'economia nazionale, creare nuove opportunità d'impiego. (13) RIAO H ., op. cit. - pag. 221. (14) Cfr. ABDEL MALEK A., "Esercito e Società ... " op. cit. - pag. 124. (15) LACOUTURE J., op. cit. - pag. 235 e 236.
92
dci rapporti di classe per evitare fra di esse la lOtta che (Ondanna o non è che il braccio secolare della borghesia statale trionfante e a sua volta sfruttatrice?" e aggiungeva che " l'esistenza di questa nuova classe è innegabile ... Che sia emanazione dell'Esercito che si è visto affidare nel 19561a parte fondamentale delle leve economiche ... o sia emanazione dell'enorme e proliferante burocrazia civile i cui effeui vi erano stati valutati ad un milione e mezzo di persone ... una categoria sociale si era formata, si era data un modello di comportaniento, delle letture, dci valori e delle ambizioni. Prodolio dell' iniziativa nas eriana questa classe è tenuta nel più grande sospetto dal rais, come testimonia la descrizione che egli ne diede in un discorso del luglio 1961 ... Secondo Nasser tuno sarebbe incominciato con le misure di na7Jonali7.zazionc del 1956 che fecero dello Stato il principale imprenditore e con le misure di egizianizzazione che avrebbero ridato l'iniziativa privata nelle mani dci capitali ti locali (che spesso servivano da paravento agli stranieri che conducevano il vecchio gioco). È a llora che i beneficiari della seconda operazione si sarebbero alleati per ottenere il più alto saggio di profiuo dall'imprenditore principale, cioè dallo Stato. Su questa base si sarebbe edificata la nuova borghesia".
LE MASSI:; POPOLARI F: LA PICCOLA UORGH I;;SIA
Nel contesto di questi sviluppi la ituazione delle masse egiziane non su bi miglioramenti sostanziali. Corre, però, l'obbligo di precisare meglio i limiti di detti miglioramenti ad evitare di condannare con non giustificati giudizi negativi un regimc che molto, invece, ha fauo per rompere le struuure che opprimevano l' Egitto ed il uo popolo a vantaggio di una oligarchia di potenti. L evoluzione della società rurale. come si è già vi to, è stata carauerizzata da: • l'eliminazione della grande proprietà fondiaria; • l'affermarsi di una minoranza di privilegiati con proprietà superiori ai 5 feddan i; • l'ampliamento delle basi della proprietà con la distribuzione delle terre della riforma e di quelte derivanti da operazioni di bonifica c l'aumento, in percentuale e in assoluto, dei piccoli proprietari ( 1-5 fcddani); • il deteriorarsi delle condizioni di vita delle ma c popolari, cioè di quella pane della popolazione rurale (circa il 600Jo) che non di pone di terre o ne dispone in quantità insufficiente ai bisogni minimi di sussistenza (meno di l fcddan). Per quanto concerne la società urbana, uno swdio riferito al 1958 dava il seguente quadro delle categorie sociali nelle ciuà:
l Tabella 24 j REDDITO
POPOL AZIO NE
CATEGORIE SOCIALI
Senza impiego censito P ersone di servizio Sotto proletariato Salariati tradizionali Proleta riato Impiegati suballcrni Imprenditori tradizionali Quadri medi Borghesi e aristocratici TOTALE
Fonte:
Ri ~d
H., op. cit. · pag. 4 1
(000)
o/o
2.983 934
37 12 2 5
186 400
790
Totale
Pro-capite
(miLLE)
(LE)
(?)
(?)
20
21,4 26,8
5 16
48
40 -
1.1 17 736
lO 14 9
614
8
94 83
240
3
203
127,7 133,5 845,8
8.000
100
587
1(media) 73,4
11 8
60,8 105,6
93
L'autore faceva rilevare che: • le masse popolari, costituite dalle prime quattro categorie (escluso il proletariato che si presentava come classe a sé stante, diversa nei comportamenti politici e sociali dagli strati meno favoriti della popolazione urbana), rappresentavano il 560Jo circa della popolazione urbana (4,5 mil.). Ad esse veniva attribuito un livello medio di reddito che, tenuto conto del maggior costo della vita nelle città rispetto alle campagne, non era superiore a quello delle masse rurali povere <16>. Nel loro ambi to veni vano distinte: le per one di servizio: in gran parte, per condizioni di vita, per mentalità, per qualificazione professionale, per stabilità dell ' impiego, non erano catalogabili tra le classi diseredate; i salariati: solo una minoranza di essi bene ficiava di una relativa stabilità d 'impiego conseguente ad una qualificazione professionale (autisti, meccanici, parrucchieri, sarti, ecc.); il sottoproletariato e le categorie senz.a impiego censito: costituivano le masse diseredate urbane, presso le quali si riconoscevano i caratteri propri delle masse rurali povere; sotto impiego massiccio, degradazione costante del livello di vita , aumento numerico molto rapi-
do, disinteresse per i problemi politici e sociali del paese <17>; • i lavoratori di imprese di tipo moderno (i ndustria e trasporti): costituivano il proletariato, caratterizzato da un livello di vita relativamente elevato che lo rendeva una minoranza privilegiata nel mare di miseria delle classi popolari; • la piccola borghesia: raggruppava impiegati e funzionari subalterni, artigiani, quadri medi dell'economia e delJo Stato, classi inferiori delle professioni Jjberali: complessivamente, circa il 30% della popolazione urbana. Il reddito procapite (127 LE) era molto superiore a quello delle corrispondenti classi medie ruraH (27 LE), tuttavia, il livello di vita non doveva differenziàrsi eccessivamente, stante il maggior costo della vita nelle città. La principale preoccupazione del regime dopo il 1956 era stata quella di creare e garantirsi un vasto, ancorché passivo, consenso di popolo; ciò per poter disporre di un'ampia libertà di manovra sia nel suo sforzo di consolidamento interno contro le forze della reazione, per sottomettere la intera vita economica al piano dello Stato e dei grandi organismi pubblici, sia in politica estera. È anche sotto questo aspetto che sono da considerare la seconda riforma agraria, la politica dell' impiego e tutti quei provvedimenti diretti a migJjo-
(16) Cfr . RtAD H. , op. ciL. - pag. 41. Per le categorie sociali nelle campagne veni va presentata la seguente situazione:
'
l Tabella 25 l POPOLAZIONE
REDD ITO
CATEGORIE 'OCIALI
fl!o
(000)
Masse popolari - enLaterra - contadini poveri
14.000 1.075
Classi medie
2.850
Privilegiati - contad ini ricchi - capitalisti agrari l
875 150
TOTALE
18.950
( 17) RtAD H ., op. cit. - pag. 232. Le manifestazioni " spontanee" delle masse popolari, rese possibili dalla loro
l l
l
Totale
P ro-capite
(miLLE)
(LE)
73 6
50 7
3,5 6, 1
15
76
26,8
5 l
76 116
87,4 773,3
100
325
l
(media)
17 ,l
concentrazione alla periferia delle grandi città, sarebbero state ottenute con la di tribuzione di miseri sussidi.
94 rare le condizioni di lavoro e la posizione sociale dei lavoratori. Si deve, peraltro, notare che l'azione sociale del regime ha portato dei benefici, principalmente, alle classi medie e che non è riuscita ad intaccare la situazione di miseria globale delle masse diseredate urbane e rurali che rappresentano la maggioranza della popolazione. Si riporta, di seguito, una efficace sintesi di M. Hussein <18> sull' argomento : "Le condizioni di sfruttamento delle classi lavoratrici saranno allora modificate come segue: • "tra le masse di diseredati delle campagne e delle città, una piccola parte riuscirà ad ottenere occupazioni stabili, soprattutto nei settori dipendenti dello Stato (come operai, carcerieri, soldati di professione, uomini di fatica nelle amministrazioni, ecc.). Questi !~ori sono soprattutto nelle città, ma certi nuovi lav~ri agricoli richiedono, d'altra parte, periodi di occupazione più lunghi che in precedenza (soprattutto in seguito all'organizzazione in Alto Egitto di bacini di irrigazione) e quindi una parte di operai agricoli lavora per periodi più lunghi. Ma, tenuto conto dell'accrescimento numerico di queste classi, il riassorbimento della disoccupazione ottenuto con questi mezzi è del tutto relativo; • "gli operai dell'industria vedono il loro numero aumentare, le condizioni di occupazione stabilizzarsi (con garanzia contro il licenziamento), le condizioni di lavoro relativamente migliorate (giornata lavorativa di sette ore, assicurazione contro le malattie e gli infortuni, pensione, ecc.) e, infine, nuove forme di direzione delle imprese (che associano formalmente delegati operai e impiegati al consiglio di amministrazione, che danno ai lavoratori una percentuale dei benefici netti dichiarati, ecc.); • "i contadini piccoli proprietari vedono pure aumentare il loro numero, consolidarsi le condizioni di proprietà (con le garanzie contro l'esproprio), modernizzarsi il quadro generale della loro vita (con la costruzione di scuole, ospedali, centri di assistenza tecnica, ecc.) e svilupparsi forme di cooperazione, nell'ambito di istituzioni strettamente soggette all'apparato statale". In sostanza, il regime ha al suo attivo realizzazioni incontestabili e questo viene riconosciuto {18) HUSSEIN M., op.cit.- pag. 177. {19) Cfr. ABDEL MALEK, B ELAL, HANAFI, op. cit. pag. 142.
anche da studiosi all'opposizione, ma è riuscito a fare poco per le grandi masse dei f~llahin poveri, degli operai agricoli, del sottoproletariato urbano e questo perché la pressione demografica assorbe e supera ciò che viene fatto. Quel fossato che esisteva nel 1952 fra lè masse di diseredati e le altre classi sociali non è stato riempito; esso è rimasto intatto e soltanto una infima minoranza è riuscito a superarlo. Un discorso più ampio merita la piccola borghesia, cioè quella classe da cui è venuta fuori, quasi per un fenomeno di gemmazione, la nuova élite dominante. Come altri paesi arabi, l'Egitto ha conosciuto un fenomeno di espansione della piccola borghesia a seguito dei molteplici provvedimenti adottati dal regime: la legge sulla riforma agraria, la politica mirante ad aumentare la produttività agricola, le nazionalizzazioni del capitale straniero, delle imprese finanziarie e delle grandi unità economiche, l'elaborazione di piani di sviluppo economico, l'estensione dei servizi pubblici e, particolarmente, dell'insegnamento secondario e superiore, la politica del massimo impiego di tutti i diplomati, l'espansione degli effettivi militari <19>. Tutto ciò spiega l'intensificarsi del ruolo sociale di questa classe, che comprende non solo l'insieme della piccola produzione urbana e rurale (contadini poveri, piccoli proprietari, affittuari, artigiani e proprietari di piccoli stabilimenti), ma anche il più vasto settore dei piccoli commercianti, degli impiegati, degli ufficiali, dei militari in genere, degli studenti e degli intellettuali. Alcuni dati a conferma. Tra il 1952 e il1965 la proporzione dei piccoli proprietari terrieri è passata dal 94,30Jo al 94,5%, mentre la superficie in loro possesso è passata dal 35,4% al 57,1 %. "Il settore rurale egiziano appare quindi caratterizzato dalla prevalenza della piccola proprietà e della produzione su piccola scala. n censimento del 1961 rivela che il numero di aziende agricole (di proprietà o meno) che dispongono di una superficie inferiore ai 5 feddani rappresenta 1'87% circa del numero totale; una percentuale superiore del 5,5% a quella registrata nel 1950 (20)". (20) Ibidem, pag. 143.
95
Nel campo extra-agricolo, nel 1960 erano state registrate 468.600 aziende economiche; nel 1964 esse erano salite a 493.800 ( + 5,4o/o) di cui il 95% (469.200) con meno di 10 dipendenti. Di queste, le imprese commerciali e le industrie di trasformazione costituivano rispettivamente il5007o (236.000) e ill8% (87.000), mentre il restante 32% apparteneva genericamente al settore dei servizi. lo sintesi, i dati disponibiti indicano che la piccola borghesia possiede 1'87% deUe aziende agricole e il 95 % delle aziende di altro tipo e comprende il 74% dei commercianti <21 >. Un notevole incremento ha, inoltre, avuto nel settore della pubblica amministrazione ove rappresenta oggi il 91% del totale dei dipendenti dello Stato (22). Per la sua particolare ed estesa struttura sociale, la piccola borghesia costituisce un coacervo delle più diverse tendenze politiche, in relazione alla situazione socio-economica dei suoi diversi strati; infatti, mentre quelli più elevati banno ormai una posizione da difendere e buone prospettive circa l'evoluzione futura, gli strati più bassi sono a contatto con la povertà e dispongono di mezzi di pura sopravvivenza. È sotto questa luce che va valutato quanto affermato da Miche! Kàmel, secondo il quale la dinamica sociale in atto nelle società in via di sviluppo facilita il formarsi ai margini degli strati intermedi di frange che si distaccano dalla loro origine. " Il feno meno è paticolarmente evidente nelle organizzazioni. della piccola borghesia; alcuni dei loro membri non esitano a utilizzare il potere delle rispettive organizzazioni per conquistarsi dei privilegi ai quali sacrifi cano l'ideale rivoluzionario (23)n . FISIONOMIA DELLA NUOVA CLASSE
Il risultato più appariscente e reale dell'evoluzione della società egiziana nel primo decennio deUa repubblica è stato, comunque, l'annullamento del predominio socio-economico della borghesia nazionale. Nel periodo tra il 1961 e il 1964 si sono avute le realizzazioni rivoluzionarie più importanti sotto l'aspetto delle trasformazioni sociali, dello sviluppo delle infrastrutture economiche, dell'allargamento del settore pubblico fino all'85% dei mezzi di pro(21) Ibidem, pag. 43. Questo dato di fatto costituisce un ostacolo allo sviluppo in senso socialista della società. (22) Ibidem, pag. 144.
(23) Cit. in ABDEL MALEK, BELAL, HAJ'I;.\FI, op. cit. pag. 155.
duzione escluso il settore agricolo <24>. ln conseguenza, quindi , di questa evoluzione che ha visto lo Stato assumere un ruolo fondamentale neUa produzione e nella distribuzione, si è avuta una considerevole espansione della burocrazia con il moltiplicarsi di istituzioni e di organismi pubblici. Con le leggi del luglio 1961, il settore pubblico raccolse, infatti, la parte fondamentale delle forze economiche del paese assumendo la proprietà completa di banche, compagnie di assicurazione, industrie pesanti e di base, trasporti e commercio estero, il 50% dei pacchetti azionari nella maggior parte delle società anonime industriali e commerciali di media importanza, una partecipazione in varia misura (a seconda del volume delle eccedenze sulle 10.000 LE in azioni consentite ai privati) nelle rimanenti (25>. Un elemento interessante da prendere in considerazione è la composizione dei nuovi quadri dirigenti dell'economia. La tendenza verso l'impiego di personale con formazione tecnica è confermata dai dati. Nel 1959 si contavano 36.133 quadri tecnici superiori su 232.000 funzionari (16%), mentre nel 1964 la proporzione era passata al 26% (82. 788 su 307. 540) <26>. La stessa propensione per una direzione tecnocratica è possibile constatare al livello dell'apparato esecutivo; il consiglio dei ministri nel 1964 comprendeva 35 vice primi ministri e di questi 11 erano ingegneri, 7 laureati in scienze militari, 5 laureati in legge, 3 diplomati in pedagogia, 2 laureati in medicina e chirurgia, 2 in scienze commerciali, 2 in agraria, l io scienze industriali, l diplomato alla faco ltà di polizia. Nel periodo 1962-67 si ebbe un incremento delle funzioni superiori di circa il 61% (da 967 a 1.500), "con uno sviluppo inflazionistico dell'occupazione dei quadri tecnici superiori ed intermedi c dei quadri amministrativi che svolgono delle funzioni di organizzazione e di segretariato; si sa che la creazione di una funzione superiore è accompagnata dalla creazione di un certo numero di posti connessi. Così il numero delle funzioni specializzate è aumentato in Egitto del 45%, quello delle funz.ioni tecniche del 28%, quello delle funzioni amministrative del 45 %, mentre il numero dei posti di lavoro impiegatizi aumentava del 20% e quello dei posti di lavoro operai diminuiva del 4% (27>. (24) Cfr. ABDEL MALEK A., "Il pensiero politico.. ." Op. cit. - pag. 191. (25) Vds. FATTORI POLITIC I, Cap. Il, para 2. (26) Cfr. ADDEL MALE.K A., " Il pensiero politico ... " op. cit. - pag. 193. (27) Ibidem, pag. 194.
96 Un ruolo importante nel processo di differenziazione sociale e nel costituirsi di una nuova gerachia di classe è stato, quindi, svolto anche dal livello di istruzione, giustificato con l'esigenza di promuovere il progresso. A questo concetto, sostitutivo di quello per il quale, prima dell952, lo "status" sociale si definiva in correlazione con la proprietà di terre, si è unito quello delle differenze nei livelli del reddito . Nello stesso periodo 1962/ 67 i redditi corrispondenti alle funzioni superiori dati riportati dai bilanci generali dello Stato per il 1962163 e per il 1966/67 - aumentarono del 1300Jo , mentre il volume monetario degli stipendi nel bilancio dei servizi e dei lavori pubblici aumentò solo del 53% . Questo fatto ba comportato il formarsi dì un crescente scarto tra le retribuzioni dei rappresentanti della nuova borghesia - essenzialmente burocratica e con un peso determinante nella vita dello Stato - e le restanti categorie lavoratrici dello Stato e del settore pubblico <2 8> . Quale è la posizione dei militari in questa nuova società. La Carta d'azione nazionale ha rappresentato una svolta anche nei riguardi dell'Esercito . Nasser aveva respinto sia le argomentazioni di coloro che richiedevano il ritorno deli 'Esercito a funzioni puramente militari sia la pretesa dei militari per i quali l'Esercito doveva costituire la principale forza dello Stato. Venne definita la nuova dottrina socio-politica <29): "Nelle condizioni in cui la lotta di classe si manifesta nei paesi sottosviluppati e tenendo conto dei sentimenti delle masse nazionali secondo le quali le direzioni al potere non rappresentano che intere~si antagonistici, per loro stessa natura, con quelli delle masse, il movimento rivoluzionario popolare non può che appoggiarsi sull'Esercito per aprire la strada alla rivoluzione". L'Esercito restava, in sostanza, garante delJe conquiste della rivoluzione e delJa continuità di (28) Cfr. AB DEL MALEK A., " Il pensiero politico ... " op. ci t. - pag. l 95. "Le statistiche indicano che gli stipendi più elevati (classi superiori) vanno da 1.800 a 2.000 LE mentre le retribuzioni più basse (12" classe) vanno da 60 a 84 LE. Si ha, quindi una proporzione di 1:33, che può raggiungere e superare l :44 se si aggiungono le spese di rappresentanza". (29) ABDEL MALEK A., "Esercito e Società ... " op. cit.
- pag. 277 . (30) Cit. io ABDEL M ALEK A., "Esercito e Socieià ... " op. cit. - pag. 322.
questa contro ogni tentativo reazionario. Su questa linea Nasser affermava (30): "J"!on vogliamo politi'ci nell'Esercito. Ma l'Esercito nel suo complesso rappresenta una forza all'interno delJa politica nazionale". A questo scopo, distinse i quadri militari in due categorie (31): • gli ufficiali impegnati nella vita politica che rinunciavano alle prerogative militari. Ad essi vennero affidati i posti chiave dello Stato, nel corpo diplomatico, nei Consigli di amministrazione degli Enti pubblici , a livello governativo, ecc.; • gli ufficiali che proseguivano nella carriera militare. La loro formazione tecnico-professionale e culturale venne particolarmente curata. Inoltre molteplici provvedimenti vennero presi per migliorarne la situazione sociale e le possibilità di carriera, specie in coincidenza con gli avvenimenti nello Yemen, sicché essi andarono via via assumendo la figura di gruppo sociale privilegiato <32>. In sostanza, la nuova classe, costituita da ufficiali, tecnocrati e rappresentanti delJa vecchia borghesia nazionale (33), nel periodo in argomento, andò consolidando le proprie posizioni e acquisì una effettiva capacità di dominio dei vari settori dell'amministrazione e dell'economia. Da questo momento assunse un atteggiamento conservatore; in altre parole, gelosa dei suoi freschi privilegi, si rifiutava di sacrificarli sull'altare del socialismo. Infatti, come rileva G. Myrdal (34), "gli uomini che detengono il potere sono in genere favorevoli ad una politica di sviluppo economico, ma solo a condizione che essa non provochi cambiamenti nella struttura sociale nella quale occupano una posizione privilegiata". Nasser aveva già nel 1962 denunciato il pericolo rappresentato dalla nuova classe dirigente (35) e nel1964 in un discorso all'Assemblea nazionale aveva affermato (36): "In un periodo di transi(3 1) Ibidem, pag. 323. (32) Cfr. HAMON L., "Le role extra-militaire de l'Armée dans le tiers monde" -Parigi, Presses Universitaires de France, 1966 - pag. l 34. '(33) Ibidem, pag. 136. È a questa classe che si riferiva Krusciov nel l 964, quando parlò del clan militare e della classe neo-borghese delle rive del Nilo. (34) Cit. in LACOSTE Y ., op. ci t. - pag. 164. (35) Vds. FATTORI POLITICI , Cap. l V, para 3. (36) Ci t. in ABDEL MALEK A., " Il pensiero politico ... " op. ciL - pag. 192.
97 zione dal capitaHsmo al socialismo la burocrazia tenterà con tutti i mezzi dì impadronirsi della parte più importante del potere per poter svolgere un ruolo essenziale nella produzione e nei rapporti sociali. Essa cercherà di monopolizzare questo ruolo e, con l'aiuto di tale monopolio, cercherà di restaurare il capitalismo ". A Nasser fece eco nel 1967 Ali Sabri (37) : "Sotto la copertura dì una specializzazione tecnica e scientifica questi quadri cercano elevati profitti a vantaggio di se stessi e del proprio gruppo sociale, a detrimento dei salari che le masse operaie guadagnano con grande fatica". LA SITUAZIONE OCIALE
In effetti, questa classe, presente in tutti gli organi dello Stato e non, sia nel settore dell'economia che nelle strutture politiche e amministrative, aveva fatto propria una notevole capacità di condizionamento del socialismo nasseriano. Basti, infatti, ricordare che a dieci anni di distanza dall'adozione della Carta d'azione nazionale alcune delle sue disposizioni non sono state messe in atto (costituzione dei Consigli nazionali) e che il disposto relativo all'attribuzione in tutti gli organismi elettivi del 500i'o dei seggi a contadìni ed operai è stato eluso nel modo descritto in precendenza (definizione "sopramisura " delle figure dell'operaio e del contadino (38)). Significativi furono, altresì, gli avvenimenti di Kamshish e il loro epilogo. In breve, nel 1966 in detta località fu assassinato, sembra su mandato dei potenti locali (contadìni ricchi e capitalisti agrari) , l'intellettuale rivoluzionario Salah Hussein che andava "rivelando" ai contadini del villaggio i principali loro diritti nei confronti dei proprietari. " Gli assassini furono assolti da un tribunale semimilitare. Nasser volle reagire e denunciò violentemente la borghesia contro-rivoluzionaria. Ma tre settimane dopo , sotto la pressione dei dìrigenti del settore pubblico, il presidente annunciava che un colloquio con i dirigenti dell 'economia socialista aveva consentito dì dare un nuovo slancio alla pro-
(37) Cit. in ABDEL MALEK, BELAL, HANAFI, op. cit. · pag. 192. (38) Vds. FATTORI UMANI, Cap. Vlll, para 4. (39) LACOUTURE J ., op. ci t. • pag. 237.
duzione. Da una giustizia esemplare con una significativa scivolata - concludeva J. Lacouture (39) si era passati alla necessaria efficienza. La nuova classe e il ronzino poliziesco non potevano permettere allo statalismo di trasformarsi in socialismo". lJ;J.fine, il tentativo di neutralizzare lo stesso Nasser a seguito della disfatta del giugno 1967. Scrisse in proposito Abdel Malek (40>: "È allora che si profila ciò che ben presto bisognerà chiamare con il suo nome: la congiura dei generali e della nuova classe contro lo stato nazionale indipendente ... per stroncare questo militare che aveva voluto essere quello che il suo popolo esigeva, vale a dire il capo della rivoluzione egiziana; mettere al potere, nel clima della sconfitta, una coalizione della destra filo-imperialista... ottenere immediatamente il massiccio appoggio finanziario, economico e dìplomatico degli Stati Uniti. .. ottenere la liberazione del Sinai per coprire meglio la campagna contro la sinistra, l'arresto delle nazionalizzazioni, il ritorno dei ricchi ... Il venerdì 9 giugno tutto sembrava deciso: mentre Nasser pronunciava il clamoroso discorso in cui annunciava le proprie dimissioni ... le batterie contraeree incendiavano il cielo del Cairo per frenare le manifestazioni .. . Ma simultaneamente il popolo egiziano correva all'assalto della cospirazione". Si rileva che questa teoria della congiura sembra essere propria della sinistra egiziana e che sembra essere convinzione di tutti gli egiziani , Nasser compreso, che l'aggressione israeliana debba essere collegata a direttive stat.unitensi, sottovalutando, quindi, il carattere specifico e originale della politica di Tel Aviv. Secondo Fù ad Moursi <41 >, per portare un altro esempio, la guerra del 1967 può essere valutata come uno dei mezzi adottati dalle forze ostili al progresso della rivoluzione egiziana per arrestare lo sviluppo del paese e fu la nuova classe che durante la guerra dì giugno si oppose al regime e apertamente gli si rivoltò contro dopo la sconfitta. Queste testimonianze indicano, nella realtà, l'esistenza di una spaccatura in seno alla società egiziana.
(40) AB DEL MALEK A., "Esercito e Società .. . " op. ci t.
- pag. X. (41)
pag. 41.
Cit. in ABDEL MALEK, B ELAL, HANAFI, op.cit. •
98 M. Hussein <42> dà un significato alla manifestazione plebiscitaria de19 giugno che forse rappresenta una personale aspirazione piuttosto che la realtà. Essa, dopo quindici anni di silenzio collettivo, è "la prima manifestazione della rinascita del movimento di massa nazionale, l'espressione della saggezza politica spontanea del popolo che ritrova la sua forza autonoma" e in forza di questa saggezza "Nasser, respinto dalla classe dominante e dai nemici stranieri, viene scelto dal popolo per rappresentare la volontà del popolo". Questa visione ha certamente un suo fascino, ma difficilmente le masse popolari, seppur spontanee nella loro espressione, sarebbero riuscite a dare simul-
taneità e organicità alla manifestazione, come invece avvenne. Con ciò, tuttavia, non si vuoi negare la vaUdità del plebiscito, che è stato reale ed ha dimostrato come il popolo si riconoscesse in Nasser <43); inoltre non si può non ammettere, dopo quindici anni di indottrinamento, di slogans, di parole d'ordine, .la possibilità di una sentita partecipazione agli avvenimenti - specie se essi riguardavano Nasser- da parte delle masse popolari, in particolare urbane. Non si sbaglierà, comunque, affermando che la sconfitta del '67 portò alla luce un contrasto di vertice tra una corrente conservatrice e una corrente che, in opposizione all'altra, si potrebbe chiamare progressista, imperniata quest'ultima sull' Unione Socialista Araba il cui scopo era di salvare Nasser per evitare il sopravvento della prima. Prevalse, come noto, la corrente nasseriana in quanto l'organizzazione capillare del partito unico le permise di mobilitare rapidamente e tempestivamente il popolo nel nome del "rais" . Si ritiene, infatti, che la mobilitazione popolare è stata resa possibile dal vincolo che univa Nasser al suo popolo del quale egli era l'interprete, ne aveva recepito i desideri e le istanze sociali e per il quale aveva tenacemente ed onestamente lottato. Piace qui richiamare un brano del suo ultimo discorso, tenuto il 23 luglio 1970 al IV Congresso dell'Unione Socialista Araba e che viene considerato il suo testamento politico <44): "Come sapete, non
(42) Cfr. HUSSEIN M., op. ci t. - pag. 274 e 277.
(43) Il termine "rais" indica, infatti, colui che domina, al quale il popolo ha delegato con una spomanei1à irrazionale tuue le rcsponsabili1à, perché in un determinato momen-
abbiamo saputo realizzare tutti i nostri sogni durante gli ultimi diciassette anni a ~ausa di diversi problemi: l'occupazione, l'aggressione del 1967, ecc .. Il mio sogno è in primo luogo lo sviluppo del paese, l'elettricità nei villaggi e il lavoro per tutti gli uomini. Non bo un sogno personale. Non ho una vita personale. Non ho nulla di personale". Il 28 settembre 1970 questa fusione del popolo in Nasser apparve ancor più concretamente. Significativa è la suggestiva descrizione dei funerali di Nasser fatta da Lacouture (4 5): "La cerimonia solenne si amplificò in una grande festa elementare e la bara del leader fu rapita e quasi digerita dalla folla ... Fu una strana riconquista. L'uomo che si era impadronito dell'Egitto come di una preda familiare per modellarlo a suo arbitrio e dargli la misura e le forme del suo sogno, senza comroUi e partecipazioni di altri, si trovava ora- dopo la morte- afferrato e come divorato dal suo popolo in trance. La personificazione del suo potere, l'identificazione fra il capo e la massa erano sfociate in un recupero epico. Essi si riprendevano la delega che gli avevano concesso, impadronendosi delle sue spoglie, i diritti ceduti da più di quindici anni, il popolo li riprendeva al suo leader ... Questo amore che dilagava a grandi ondate era, come il 9 giugno 1967, l'irruzione di una forma di democrazia spontanea, quella del referendum senza legge'' . È per questo prestigio di Nasser (si ritiene) che la realtà sociale egiziana non ha conosciuto, in pratica, la lotta di classe; egli seppe mediare le contraddizioni esistenti tra le varie classi e categorie sociali, facendo da tutte accettare la sua linea d'azione. Venuto meno il "rais", il popolo ha perduto un riferimento e la nuova classe ha visto cadere un ostacolo: nel maggio 1971 - data da cui si fa iniziare la "denasserizzazione" -l'Unione Socialista Araba non seppe parare il colpo portato dalla nuova classe, come aveva efficacemente fatto il 9 giugno 1967, il che sembrerebbe dimostrare che non esisteva più un simbolo in nome del quale mobilitare le masse.
to storico si riconosce in lui, nel bene e nel male. (44) Cit. in ABDEL M,\ LEK A., " Il pensiero politico ... " op. ci t. - pag. 431 . (45) LACOUTU RE J., op.cit. - pag. l.
99
Scrive J. Lacouture <47> che ''il ritorno alliberalismo economico ha dato il via a un movimento di arricchimento, di rimonta del capitalismo e anche di strascichi del feudalesimo, una tendenza al lusso e alle spese quale l'Egitto non aveva co-
nosciuto da venti anni ... un clima che rammentava ben poco gli anni severi del nasserismo". Il costo della guerra veniva, in ultima analisi, a pesare sulle classi meno abbienti sia in sacrifici immediati sia in termini di slittamento a tempi migliori di irrinunciabili riforme sociali; le élites dirigenti politiche ed economiche sembravano infatti- peculiarità non esclusivamente egizianaesentate da sacrifici di qualsiasi tipo. La soppressione dei privilegi di cui esse godono dovrebbe, invece, costituire la premessa per imporre alle masse popolari le necessarie ed imprescindibili rinunce. Nella dialettica sociale post-nasseriana è d'obbligo notare l'assenza pressoché completa delle masse povere rurali ed urbane che, alle prese con primordiali problemi di sopravvivenza, costituiscono una potenziale fonte di disordine sociale; in dieci anni di applicazione, i programmi socialisti del regime non hanno, infatti, fatto breccia a questo livello, non essendo riusciti a modificare sostanzialmente- tenuto conto dell'aumento della popolazione- la situazione di questa misera aliquota della società.
(46) Cfr. RELAZIONI INTERNAZIONALI, marzo 1973 - pag. 288.
- pag. 128.
Ecco, quindi, emergere ed estendersi le già latenti tensioni sociali che si sono concretate in manifestazioni condotte principalmente dal proletariato industriale e dagli studenti, cioè dalle categorie "privilegiate" del Nasserismo, che se ne era garantito l'appoggio con una serie di provvedimenti di promozione professionale e sociale; ciò aveva contribuito, nello stesso tempo, a formare in dette forze una particolare sensibilità alla problematica politica e sociale che ne ha fatto le punte avanzate del malcontento popolare. I motivi di fondo del disagio generale esistente nella società vanno ricercati nella situazione di "non pace e non guerra" che ba determinato sacrifici mal distribuiti e aspettative non realizzate: alle agitazioni operaie è andato affiancandosi lo scontento dei ceti medi (46), il cui tenore di vita tende a deteriorarsi a fronte della situazione florida della nuova classe.
(47) LACOUTURE J ., "Egitto post-nasseriano... " art. ci t.
100
CAPITOLO X
LE CONDIZION1 SOCIALI IL REDDITO
Prima delle misure prese dal regime rivoluzionario- riforma agraria, nazionalizzazioni, sistema progressivo di tassazione diretta, definizione di un livello minimo dei salari, proibizioni di cumulare più impieghi - la distribuzione del reddito era contrassegnata da una sperequazione fortissima. In proposito sono significativi i seguenti dati percentuali, riguardanti la remunerazione dei fattori di produzione prima del 1952:
l Tabella 26 l VOCI
1937-1939
1945
1950
• Rendite fondiarie e immobiliari • Profitti e interessi • Salari
29% 37% 31%
22o/o 40% 36%
24% 38% 38%
Fonte: ISSA Wl C., "Egypt in revolution" op. cit. - pag. 118
Dopo il 1950 si verificò un netto miglioramento: nel1960 i salari assorbirono il450Jo del reddito e nel 1970 il 46% <1>. Per quanto concerne laripartizione del reddito, secondo una stima riferita al 1955 <2>, l'l% della popolazione disponeva dell' 11% del reddito nazionale (reddito annuo per famiglia pari a 1.500 LE) e un altro 3% assorbiva un ulteriore 18% (reddito annuo per famiglia tra 600 e 1.500 LE); in sintesi, quindi, una ristretta minoranza (circa.75.000 famiglie) si appropriava di un terzo del reddito globale, mentre il 60% della popolazione - con un reddito per famiglia di 48-49 LE - doveva accontentarsi soltanto del 18-20% del reddito . Un secondo studio, riferito al 1958, ai cui risultati si è già fatto cenno (3), fornisce maggiori dettagli, confermando che il reddito era ripartito in maniera estremamente ineguale. (l) Cfr. RAU-A.C.M.S., Annuaire Statistique RAU, 1952-1970 - pag. 233. (2) Cfr. lSSAWI C., "Egypt in revolution" op. cil. pag. 118. (3) Vds. FATTORI UMANI, Cap. IX, para 2. (4) Cfr. ABDEL MALEK A., "Il pensiero politico ... " op. cit. - pag. 195. (5) UNITED NA T!ONS, Statistical Yearbook 1972 pag. 621.
In ogni caso, si evince l'esistenza di un considerevole scarto tra le classi di reddito più alto e più basso (l : 245), scarto che, pur mantenendosi consistente, è andato via via riducendosi: attualmente tra le remunerazioni più elevate e quelle meno elevate esiste un rapporto che si aggira su l : 30 <4>. II reddito pro-capite è tra i più bassi del mondo (grafico 6): nel 1969, circa 200$ (87 LE) con un incremento, rispetto al 1960, di circa il 55% (da 127 a 197$ a prezzi correnti) <5>, cioè del 6% per anno . Detto incremento potrebbe indurre ad un eccesso di ottimismo se non si considerasse il concomitante aumento del costo della vita nello stesso periodo. Nel1970/7ll'indice dei prezzi all' ingrosso ha raggiunto la punta di 134 rispetto all'anno di base 1959/60; questa cifra è la media degli indici relativi ai prodotti alimentari ( 154) e ai prodotti industriali (116) (6) _ Nel grafico 7 sonoriportati gli indici dei prezzi al dettaglio per i prodotti alimentari e del costo della vita a partire dal 1960/61. Questi indici devono essere considerati tenendo conto che essi riguardano anche numerosi prodotti, il cui prezzo è fissato dall'autorità politjca e non dal mercato e per questo motivo non presentano variazioni più consistenti. Si aggiunge che l'ammontare globale dei salari a prezzi correnti è passato da 549,5 mil. LE nel 1959/60 a 1.179,7 mil.LE nel1969/70 con un aumento globale del68% (630,2 mil.LE) e del6,8% l'anno <7>. Anche questo incremento deve essere, evidentemente, valutato a fronte dell'evoluzione del costo della vita. È importante constatare che la quota dei settori produttivi (primario e secondario), sull'ammontare globale dei salari, è del solo 40% circa per il 65% della manodopera; il restante 60% è assorbito dal settore dei servizi, che occupa soltanto il 35% dei lavoratori (8) . (6) Cfr. C.E.D.E.F.I.S., "Étude speciale de l'Économie Égyptienne en 1970/71"- BEIRUT, 1972- pag. 16. (7) RAU-A.C.M.S ., Annuaire Statistique RAU, 1952- 1970- pag. 233.
(8) ECONOMI C BULLETIN, n. 1/ 1974- pag. 16e 17. Nel 1972 il volume dei salari è stato di 1.347 mil. LE di cui il 380Jo ai settori agricolo e industriale (rispettivamente 470Jo e 120Jo della manodopera) e il 620Jo ai servizi.
102
zione a tutti i livelli è stata , quindi, posta sotto il controllo dello Stato (9).
L'ISTRUZIONE
La politica del regime e i progressi compiuti La politica della scuola dal1952 ad oggi è stata impostata sul principio che l' istruzione rappresenta un diritto inalienabile di ciascun individuo. La costituzione del 1971, sviluppando i dettami delle precedenti carte costituzionali, ha affermato in proposito: • "l'istruzione è un diritto garantito dallo Stato ed è obbligatoria a livello elementare. Lo Stato opera per il prolungamento dell'obbligatorietà ad altri gradi, controlla tutta l'istruzione ... in modo da attuare il collegamento fra essa e i bisogni della società e della produzione (art. 18); • "l'eliminazione dell'analfabetismo è un dovere nazionale .. . (art. 21)". La diffusione dell'istruzione è stata giustamente considerata come la necessaria e naturale condizione per il successo dello sforzo che il paese va sviluppando in campo economico e sociale, in quanto mezzo capace di porre tutti i cittadini nelle condizioni di affrontare consapevolmente i problemi della vita individuale ed associata. L'istru-
La politica dell'istruzione, neJ quadro sopraindicato, è stata, quindi, condotta lungo le seguenti direttrici ( lO): • massima espansione dell'istruzione obbligatoria fino alla scolarizzazione completa di tutti i bambini nell'età dell'obbligo (6-12); • orientamento a portare il limite dell'obbligo fino a 15 anni, comprendendo nell'istruzione obbligatoria l'insegnamento preparatorio; • espansione dell'insegnamento secondario per soddisfare le esigenze dei vari settori economici; • evoluzione del sistema generale di istruzione per incrementare gli aspetti scientifici e di applicazione pratica, oltre quelli teorici e culturali delle materie di studio. Lo sviluppo dell'istruzione ha raggiunto traguardi rimarchevoli dal 1952. In tale anno gli studenti iscritti ai differenti livelli di insegnamento (esclusa università) erano 1,9 milioni; nell'anno scolastico 1972-73 le iscrizioni banno raggiunto i 5,7 milioni , con un incremento del 2000Jo, così ripartiti:
l Tabella 27 l INSEGNAMENTO
Primario Preparatorio Secondario • generale • industriale • agricolo • commerciale • scuole per insegnanti
STUDENTI N.
FONTE
tJfo
3.994.223
-
MARTIN P., "Achievements in
1.019.445 620.153 322.056
-
the ARE .... " art. ci t. - pag. 3.
84.323 34.137 176.864 2.773
Spettacolare è stato l'aumento delle iscrizioni femminili, che costituiscono il 30% del totale ad ogni livello fino a quello universitario. (9) Cfr. RAU-M.O.N., "Education"- 11 ciclo di istruzione prevede: - l'insegnamento primario, obbligatorio per tutti e della durata di sei anni; - l'insegnamento preparatorio, della durata di tre anni, cui sono ammessi gli studenti che abbiano superato un esame a conclusione della fase precedente; - l'insegnamento secondario, triennale, che comprende di-
100,51,95
13,60} 5,50 28,51 0,44
47,61
li problema che presenta maggiori difficoltà è quello della scolarizzazione completa dei bambini nell'età dell'obbligo (istruzione primaria); attuaiversi indirizzi: . generale, è il passaporto per l' università; . tecnico (industriale, commerciale, agricolo), consente
di ottenere una specializzazione; . per insegnanti delle scuole primarie. (10) Cfr. MARTIN P. , "Achievements in lhe Arab Republic of Egypt": THE TIMES MONDAY, 28 gennaio 1974 - pag. 3.
103
mente il tasso conseguito è, peraltro, lusinghiero in quanto si aggira sull'800Jo <11 >. Per la prosecuzione degli studi viene, invece, provocata una selezione che, nel1972-73, ha portato all'insegnamento preparatorio solo il 26% degli alunni delle primarie e al secondario soltanto il 16%. La scuola egiziana soffre di un superaffollamento ad ogni livello ed, in particolare, in quello primario, nonostante lo sviluppo dell'edilizia scolastica (49. 122 aule nel 1954-55 contro le 136.813 nel 1972-73); per ogni aula vi erano, nel1954, 39 studenti diventati 43 nel 1972. Inoltre, il rapporto studenti insegnanti è andato peggiorando dal 1953, raggiungendo il 40: I nel 1972; il numero degli insegnanti è infatti aumentato del l 50% (da 68.135 nel 1953 a 176.187 nel 1972) a fronte del 200% di incremento degli studenti <12>. A dispetto di questa situazione deficitaria, l'Egitto invia molti insegnanti (nel 1956: 2.117 <13>; nel 1968: 3. 732 <14>) in vari paesi arabi e africani, oltre che un gran numero di laureati e di tecnici. Per quanto concerne l'istruzione superiore, un aspetto negativo da rilevare è rappresentato dalla grande disponibilità di diplomati e laureati, cui fa riscontro l'incapacità del paese di utiliz.zarli nel modo migliore: da vari anni molti dei 20.000-25.000 laureati, che annualmente si presentano sul mercato del lavoro, vengono impiegati in attività che potrebbero essere svolte da personale di più basso livello di istruzione. Le direttive date da Nasser alle università, infatti, sono state per molto tempo di largheggiare nello "sfornare" laureati " in quanto il loro numero fa potenza e dà prestigio al regime (l 5)". Inoltre, la ricerca della laurea come fine ha portato ad un surplus di laureati nelle scienze sociali e ad una penuria in branche di maggiore interesse per lo sviluppo del paese. Si tende, quindi, a potenziare le facoltà corrispondenti alle lauree più (11) Cfr. MARTIN P., "Achievements in tbe Arab ... " art. cit. - pag. 3. (12) Ibidem. (13) ORIENTE MODERNO, agosto-settembre 1957 pag. 603. (14) RAU-M.O.N., "Education".
(15) FRESCOBALDl D., op. cit. • pag. 146. (16) MARTIN P., "Achievements in the Ara b ... " art. ci t. - pag. 3. È prevista la creazione entro il 1978 di tre nuove università (oltre le cinque già esistenti: Cairo, Alessandria,
necessarie nella situazione attuale e a istituire nuove facoltà per la formazione di " managers " (16>. n deciso sviluppo dell'istruzione nel ventennio repubblicano è anche sottolineato dall'impegno finanziario del governo nel settore, impegno che non è apparso rallentato neanche a seguito della difficile situazione successiva al giugno 1967; nel 1971 le risorse finanziarie destinate all'istruzione e aiJa ricerca scentifica rappresentarono, infatti, i120% della spesa corrente dello Stato <17> (fino al 1962 l'impegno si era aggirato sul 10% OB>) . L'istruzione degli adulti Per quanto concerne l'istruzione degli adulti, già prima della rivoluzione erano state messe in pratica alcune misure dirette a consentirne la massima diffusione; nel 1944, ad esempio, fu stabilito l'obbligo per i grandi proprietari e i datori di lavoro in genere di fornire l'istruzione ai propri dipendenti . È però dal 1952 che l'azione divenne più incisiva: tra detto anno e il 1960, il numero degli adulti che seguì corsi di istruzione fu di 1.135.QOO unità e di queste iJ 66% superò l' esame finale. Nel 1955, in particolare, gli adulti impegnati furono 300.000 di cui 200.000 nelle scuole governative, 60.000 sotto le armi, 30.000 presso i posti di lavoro e 10.000 presso le cooperative e i centri sociali (19)_ Anche l'UNESCO attuò un'interessante iniziativa volta a ridurre i tempi necessari ad un adulto per imparare a leggere (da sei mesi a sei settimane), attraverso la semplificazione dell'arabo scritto e l'uso di un meno ampolloso linguaggio. Da sottolineare, inoltre, la costituzione e l'impiego, a partire dal 1961, di carovane culturali, specie di cattedre ambulanti, provviste di mezzi audio, visivi e scritti che giravano per le campagne <20). Infine, molto importante sotto questo aspetto, tra le iniziative governative, è stata l'istituzione delle unità rurali combinate, sostituite nel 1963 dai Ain Shams, Assiut e quella coranica di AJ-Azhar) a Tanta, Mansura e Assuan. (17) UNITED NATIONS, Statistica! Yearbook 1971 pag. 632. (18) Cfr. ISSAWI C., " Egypt in revolution" op. cit. pag. 278.
(19) fbidern, pag. 106. (20) Ibidem. Nel gennaio 1953 l'UNESCO istitul a Sirs al Layyan, vicino il Cairo, un Centro di istruzione per gli adulti.
104
Comitati di sviluppo rurale. Lo scopo delle unità rurali era quello di garantire una certa varietà di servizi sociali (sanità, agronomia, impianto di industrie, istruzione, tempo libero, ecc.) nei villaggi e di attuare la cooperazione per lo sviluppo delle aree rurali. Ciascuna unità, che doveva servire 15.000 abitanti, era costituita da un esperto in scienze sociali, un agronomo, due o tre esperti agricoli, un medico, vari infermieri ed un insegnante. Il loro numero, previsto in 864 inizialmente, era nel l 960 di 250 unità che servivano 4 milioni di persone in 1.020 villaggi. Nel 1963 con la costituzione dei Comitati rurali, il coordinamento dei servizi sociali fu attribuito all' amministrazione locale: si attuò cioè il decentramento di alcune delle funzioni del governo centrale. L'organo in argomento, composto da membri dell'Unione Socialista Araba eletti nei villaggi (uno ogni 500 abitanti) e comprendente sei commissioni - istruzione, affari sociali, agricoltura, salute, sicurezza e finanze - ha offerto ai contadini , compatibilmente con l'onestà e la diligenza degli eletti, la possibilità di partecipare attivamente alla elevazione delle proprie condizioni eliminando o riducendo il peso della miseria e creando in essi una nuova consapevolezza nell'ambito della nazione (2 1) .
Non si può, infine, sottacere l'importante ruolo indiscutibilmente svolto dalle Forze Armate nella formazione del cittadino egiziano, nonchè il concorso da esse fornito nella diffusione deU 'istruzione <22>. Le Forze Armate, afferma la legge fondamentale dello Stato, appartengono al popolo ed hanno la missione di proteggere il paese e di salvaguardare l'integrità del suo territorio, la sua pace e le conquiste sociali della lotta popolare. Il servizio militare è un dovere obbligatorio per tutti i cittadini aJ diciottesimo anno di età (termine teorico del ciclo completo degli studi inferiori). Esso ha una durata di tre anni, ridotta a l 8 mesi per coloro che hanno un titolo di studio (23>. Gli studenti, prima del giugno 1967, erano esentati dalla leva <24>.
L'importanza del servizio militare quale veicolo di sviluppo sociale non si scppre oggi: il fatto di far muovere un giovane operaio agricolo dali' Alto Egitto sottraendolo temporaneamente alla sua miserabile esistenza quotidiana, l'inserirlo in un ' organizzazione diversa da quella familiare, il metterlo a contatto con mentalità, modelli e atteggiamenti diversi da quelli tradizionali cui è abituato, il fargli capire il senso della collettività nazionale costituita da tante famiglie come quella che egli ba lasciato, significa molto ai fini dell'educazione civica, soprattutto in un paese che non riesce ancora a garantire a tutti i cittadini l'istruzione obbligatoria. La capacità di svolgere un efficace ruolo di promozione sociale, in senso stretto, da parte delle Forze Armate, sembra, però, essere negata dalla perentorietà delle umilianti sconfitte subite nel 1956 e nel 1967. Fu allora detto che i mezzi bellici più sofisticati e la fo rza numerica non sono condizioni sufficienti a fare di un Esercito uno strumento efficace di difesa e di offesa: ai fini dell'impiego era necessario tenere nel debito conto il morale, il grado di istruzione, le capacità di utilizzare al meglio i mezzi disponibili, garantendone la costante efficienza; tre campi nei quali gli Egiziani nelle suindicate occasioni avrebbero evidenziato gravi lacune. Tralasciando, perché non pertinente, l'esame dell'organizzazione militare egiziana, non è possibile dire quanto di tali "debacle" sia da addebitare al soldato e quanto ai suoi ufficiali, ma si ritiene che gran parte delle responsabilità gravi su questi ultimi. È fuori dubbio che un'elevata percentuale di analfabeti costituiva e costituisce la massa dei soldati egiziani ed è certo che ciò non rappresenta ai fini addestrativi un vantaggio. Infatti, quando il livello di istruzione è elevato, l'addestramento militare può essere condotto rapidamente, con semplicità e con ottimi risultati. Si fa, peraltro, osservare che a compiere il servizio militare erano chiamati, pur se per soli 18 mesi, anche coloro che possedevano un titolo di studio ed è a questi che, quindi, erano affidate le specializzazioni più «pregi ate".
(21) Cfr. lWAN J.L., "From social welfare to locaJ government: the United Arab Repubblic (Egypt)" : THE M IDDLE EAST JOURNAL n. 3/1968- pag. 272-277. Cfr. ISSAWI C., "Egypt in revolution" op. cit. pag. 107. Le unità combinate furono, in realtà, istituite nel 1939 e riorganizzate nel l 954.
(22) Cfr. ISSAWJ C., "Egypt in revolution": op. cit. pag. 196. (23) Cfr. ORIENTE MODERNO, maggio 1955 - pag. 231. (24) Cfr. HAMON L., op.cit. pag. 126. L'istruzione militare, però, era stata introdotta neUe scuole e gli studenti universitari erano stati raggruppati in una "Brigata Universitaria".
Il ruolo delle Forze Armate
105 Inoltre, la lunga durata della leva non poteva non consentire di ottenere, per gli incarichi meno impegnativi, buoni risultati anche con gli analfa beti, che nel frattempo venivano istruiti. Questi stessi soldati, infatti, nell'ottobre del 1973 sono stati impiegati con successo in una difficile operazione quale quella del forzamento del canale e del successivo - ancorché timido - approccio in profondità nel Sinai, resistendo poi con bravura al ritorno israeUano. Si è allora affermato che l'invio al fronte di una gran massa di studenti aveva elevato il livello qualitativo delle truppe. È certo che l'abrogazione della legge che esentava gli studenti dal servizio di leva e l'immissione nell'E sercito di circa 30.000 laureati e varie decine di migliaia di diplomati ha avuto il suo peso: da quel momento l'Esercito diviene il vero crogiolo della società egiziana, punto d'incontro di tutte le categorie sociali ove "contadini ... e studenti si mescolano e si scambiano informazioni e lezioni <25>". Ma questo fatto da solo non può spiega re la trasformazione. Occorre, invece, rilevare che le Forze Armate erano state depauperate di molti competenti ufficiali chiamati a incarichi governativi e che coloro che proseguirono nella carriera erano distratti da altri scopi. Così si esprime in merito R. J. Donovan <26>: " L'ufficiale arabo non è assetato di gloria; assai di più lo attraggono i vantaggi dei consigli di amministrazione e della magistratura. Sopravvivere è per lui più importante che non combattere valorosamente, tanto più che il metro di misura in base al quale è giudicato è legato ben poco alla sua abilità o al suo spirito aggressivo sul campo". Chiamati alla prova, infatti, dimostrarono per primi di non saper reggere l'urto israeliano ed in gran parte abbandonarono i loro posti: da qui lo sbandamento generale dei soldati che, male addestrati e quindi privi di quell'iniziativa c he viene dalla sicurezza delle prop rie capacità, avrebbero tuttavia combattuto se avessero potuto stringersi attorno ai propri comandanti. "Le perdite subite dalle due parti nella guerra del 1956 - scrisse il già citato Donovan <27> - costituiscono un ' ulteriore riprova delle enormi differenze che corrono tra gli eserciti arabi e quello israeliano. Ben pochi cadaveri
(25) LACOUTURE J., "Egitto post-nasseriano ... ": art. cit. - pag. 128. (26) D ONOVAN R.J.: "Israele, sei giorni per sopravvivere" - Milano, Rizzoli Editore, 1967 - pag. 78 e 81.
di ufficiali arabi furono rinvenuti tra i corpi br uciati dal sole nelle distese del Sinai: per lo più, gli ufficiali di Nasser hanno preferito fuggire per tornare al Cairo a riprendere la carriera. Da parte israeliana, un terzo dei caduti erano ufficiali e comandanti di unità, uccisi alla testa dei loro uomini: una situazione che si è ripetuta nel 1967". La guerra del Kippur ha dimostrato, appunto, che se alla carica di patriottismo si aggiungono la capacità dei quadri e l'addestramento - e queste qualità furono il prodotto di un quinquennio di scuola sovietica- il soldato egiziano è in grado di sostenere onestamente il confronto con i più agguerriti israeliani. La necessità, quindi, di disporre di un esercito in grado di fronteggi are con efficacia uno dei più moderni strumenti bellici del mondo ha costretto gli Egiziani a impostare la preparazione del proprio personale su basi competitive; ciò consentirà di trarre un utile - ancorché minimo di fronte all'entità delle risorse bruciate dalla guerra- allorché giungerà l'ora della pace. In proposito Ali Sabri affermò <28>: "Dopo la battaglia in corso, inizieremo la fase della battaglia per l'edificazione. Gli sforzi giganteschi oggi in atto per la preparazione delle Forze Armate debbono essere riconvertiti verso il settore della ricostruzione ... Le esperienze tecniche che acquistiamo in tempo di guerra costituiscono la quintessenza del pensiero umano. L'elettronica non è una scienza che si utilizza solo nelle guerre, ma è anche una scienza per la costruzione del benessere. P er quanto riguarda l'insegnamento noi dobbiamo costruirlo sulla base della nostra esperienza nella battaglia ... La guerra moderna ha bisogno della scienza in tutti i settori: elettronica, comunicazioni, edilizia civile, lavori pubblici, amministrazione, cioè esattamente negli stessi settori della nostra vita quotidiana". A completamento dell'argomento , un flash sulle spese militari. La politica militare egiziana è stata, a partire dal1955, continuamente protesa al miglioramento qualitativo e quantitativo delle Forze Armate, che rappresentavano la base necessaria per il consolidamento del regime e per garantire credibilità
(27) Ibidem, pag. 83. (28) Cit. in ABDEL MALEK: " Il pensiero politico ... " op. cit. - pag. 335.
106
al ruolo dell'Egitto nel mondo arabo. 11 problema ha comportato il costante ricorso all'estero per gli armamenti ed i mezzi che il paese non era in grado di produrre e per l'addestramento e l'amalgama che l'organizzazione non era in grado di darsi, con un impegno finanziario, specie a partire dal 1967, molto consistente a detrimento di altri settori.
costata 5.000 miLLE (28b). Nello stesso periodo la spesa procapite ha subito un incremento del 1040Jo , passando da 21 a 43 $ (28c). Di seguito, sono riportati alcuni dati riguardanti l'evoluzione delle spese militari egiziane (1965-1972) e un raffronto con altri paesi, che può dare un'idea circa l'onere che l'irrisolta crisi mediorientale impone all'Egitto:
Basti pensare che tra il giugno 1967 e l'ottobre 1973, la ricostruzione delle Forze Armate è
j
Tabella 28
J
EVOLUZIONE SPESE MILITARI lN OJo DEL PNL PA .E SI
1965
1966
1967
1968
1969
1970
1971
1972
Marocco
3, l
3,2
2,7
2,8
2,5
2,5
2,6
2,8
Libia
-
-
l ,5
1,6
1,4
2, l
2,3
2,6
Egitto
8,6
11 ,l
12,7
12,5
13 ,-
19,6
21,4
20,2
Siria
-
11,9
10,7
12, l
11 ,6
12,1
-
11,5
-
8,8
I raq
10,2
10,5
9,1
9, 1
9,6
9,4
Giordania
12,9
12,2
11 ' l
14,7
21 '-
16,4
12, l
11,9
8,9
8,8
9,4
12,2
11,5
15,4
24,1
16,5
Arabia S. Israele
-
l l' 7
16,6 -
17,4 -
22,3
18,2
Fonte: The Military Balance J967/ 68 - 1971172 - 1972/73
LE CONDIZIONI SANITARIE
L'incidenza congiunta delle malattie e della povertà riducono drasticamente la capacità di lavoro del contadino. Prima del luglio 1952, il governo egiziano devolveva poco più di l O milioni LE per la salute pubblica, decisamente insufficienti a fronteggiare una situazione veramente difficile. Il regime si pose quale obiettivo il servizio medico gratuito per tutti i cittadini ed estese a tutti l' assicurazione obbligatoria sulla salute, obbligo, quest'ultimo, cui molti tendono a sottrarsi, in quanto le condizioni finanziarie non permettono loro di versare i necessari contributi (29).
(28b) QUATERLY ECONOMICS REVIEW, Egypt, Sudan - n. 4/ 1973 - pag. 9. (28c) THE MILITARY BALANCE 1967/ 68 e 1972173.
Nel 1959 un rapporto ministeriale sulle risorse potenziali della regione egiziana denunciava (30) l' insufficienza dell'assistenza sanitaria e ne attribuiva la responsabilità principalmente al basso rapporto medici-abitanti (l a 10.000), alla ridotta disponibilità di attrezzature e alla bassa ricettività degli ospedali, con particolare riguardo a quelli specialistici: • 8.122 letti per 250.000 tubercolotici i quali aumentavano a un ritmo di 19.000 l'anno; • 3.364 letti per 50.000 malati di mente; • 1.500 letti per 18.000 malati di elefantiasi.
(29)
F RESCOBA.LO I
0., op. cit. - pag.
144.
(30) Cfr. ORIENTE MODERNO, luglio 1959- pag. 548.
107 Lo stes~o documento ricordava che il 600Jo dei contaclini era affetto da bil harziosi e l' 1 o/o risul-
tava tubercolotico. L ' impegno del regime è stato effettivo e le cifre lo dimostrano:·
l Tabella 29 l ELEMENTI
• • • •
P osti letto (n.) Ospedali generici (n.) U nità sanitarie ru rali (n.) Stanziamenti bilancio mil.LE % spesa pubblica
1960
1968
1970
32.000 100 737
68 .793 168 1.737
72.976 175 1.786
20,9 2,68%
50,2 8%
41,5 6,67%
Fonte: - Calendario Atlante De Agostini 1973. - UN, Statistica! Yearbook 1960 e 1971. - RAU- A.C.M.S., Annuaire Statistique RAU, 1952-1970. Uno dei principali ostacoli al progresso era ed è la penuria di meclici, il cui numero totale nel 1951 · non superava le 5.200 unità, ossia l ogni 4.000 abitanti; inoltre la maggior parte di essi era e continua ad essere concentrata nelle più grandi città (3 1>. Nel1968 i meclici erano saliti a 16.219 e, a dispetto del notevole incremento demografico, il rapporto rispetto agli abitanti era diventato l :2004 <32>; inoltre, al fine di eliminare l'inconveniente della loro ridotta presenza nelle aree rurali, il regime stabili che ognuno di essi, appena terminati gli studi, doveva obbligatoriamente risiedere ed esercitare la professione per almeno due anni nei villaggi (33). Le prospettive in questo settore sono, peraltro, buone: oggi le otto facoltà di medicina disponibili laureano annualmente almeno circa 2.200 dottori, cioè più di tutti gU altri paesi arabi messi insieme (34>. Degno di nota è, altresì, il fatto che il rapporto posti letto-abitanti è passato da l :8000 del 1960 a J:472 del 1969 (35) . Il principale flagello del paese è rappresentato dalla bilharziosi; trattasi di una malattia gravemente debilitante delle funzioni della vescica, del fegato, dei reni ed è dovuta ad un mollusco che proviene dalle acque del Nilo . P ur se risulta che un 'intensa azione di distruzione del portatore della malattia abbia ridotto della metà, dal1952 ad oggi, i malati, sembra che
la bilharziosi non possa essere sradicata completamente senza una modifica di alcune delle abitudini dei contadini egiziani. DATI SIGNIFICATIVI SUL LlVELLO DI VITA
Nel corso degli ultimi venti anni le conclizioni di vita degli Egiziani sembrano aver subito un leggero miglioramento , certamente non pari allo sforzo prodotto dal paese. Nei grafici da 8 a 13 è riportata l'evoluzione di alcuni fattori che costituiscono inclici di valutazione del progresso sociale ed economico. Nella Tabella 30 e nei grafici 6, 14 e 15 è, invece, riportato un raffronto con altri paesi gravitanti nel Mecliterraneo, che può fornire un'idea dello stadio di sviluppo in cui travasi l'Egitto . Si fa soltanto rilevare che la lunghezza media della vita - notevolmente aumentata dai 37 anni del 1938 ai 53 an ni circa del 1960 - è sui livelli degli altri paesi della sponda meridionale del Mediterraneo, mentre è ancora molto inferiore a quella dei paesi europei e degli USA (sui 70 anni). Questa ridotta speranza di vita alla nascita è, quindi, una denuncia della deficitaria situazione in atto sotto l'aspetto del reddito, dell'alimentazione, della sanità, ecc .. Si deduce cioè un molto basso livello di vita della massa degli Egiziani, testimoniato anche dalla scarsa clisponibilità di beni che nei paesi europei sono largamente diffusi (radio, televisori, ecc.).
(32) UN ITED NATIONS, Staristical Yearbook 1972 pag. 747.
(34) Cfr. SJMON J., "Populaùon explosion challenges hard-pressed healtb services": THE TIMES MONDA Y, 28 gennaio 1974, pag. l- Secondo la WHO, a partire dal1970, l'Egitto ha inviato più di 1500 dottori e 2000 infermieri in 35 paesi arabi, africani e asiatici.
(33) C fr. pag. 104.
(35) UNITED NATIONS, Statistica! Yearbook 1972pag. 747.
(31) C fr. pag . 103.
ISSAW I
lSSAWI
C., " Egypt in revolution " op. cit. -
C., " Egypt in revolution" op. cit. -
108
DATI RELATIVI AL LIVELLO DI VITA
.n . l
Grafico 8
REDD ITO NAZIONALE
6000
6.392
5000 ,000
lTOTALE
3000
19 '
1963
H ii
120
1967
1968
1969
1970
IPROClP l TE
19n
l
160 200
s Grafico 9
10
•il .
9,69
9.~
t
8
l
6
TOTALE
l
lPROCAPlTE l 200
235
250 300
2 301
301
Kg .
Grafico 10 9Z1
(000) t 800
8i5
ctli SUIIO ACCIA IO
600 ,00 200
231
10
it_7
12:2" 30 Kg .
TOTALE
---H
lPROCAP lTE l
1i
~-----21
Dati desunti da : U.N. - Statistica!
l
Y ea ~k
21
-------t 2s (val'! )
.._____ ...
22
28
~
25
--'
109
DATI RELATIVI AL LIVELLO DI VITA Grafico 11 COIISUitO C180
3000 N,
l
2800 2600
ma
2~00
-
1953 1955 70
70
1956 1958
1963
1960
1 6~ 1966
1967
1 68 1969
1970
75
77 78
80
gr.
Grafico 12 N.
RAOI0/1.000 ab.
150
50 TV /1 .000 ab.
20
l
N. Grafico 13
••
2530
Abitanti per 1edlco
2500
2000
Dati desunti da : U.N. - Statistica] Yearbook (vari )
l Tabella 30 l DATI SIGNIFICATIVI SUL LIVELLO DI VITA - RAFFRONTI (da ti più recenti)
.. P A ES l
REDDITO NAZIONALE (mU. dollari)
CONSUMO TOTALE ENERGIA [(000) l
CARBONE]
CONSUMO TOTALE ACCIAIO [(000)
ti
CONSUMO CARTA GIORNALE. PRO·CAPITE
ALIMENTAZIONE CALORIE
N./g.
Proteine
OJo origine
animale
gr .lg.
RADIO PER
Tr PER
1.000
1.000
ABITANTI POPOLAZ.NE PER POSTI LETTO MEDICO
ABITANTI
ABITANTI
(1971)
(1970)
(1969·70)
(1969·70)
VITA MEDIA
(1969)
(1971)
(1971)
(Kg. • 1970)
838.931
2.327,6
127.663
43,4
3.210
40
96
1.623
412
645
127
71,1
SPAGNA
26.686
55, 1
7.724
5,8
2.760
20
79
210
124
745
218
67,3-71,9
FRANCIA
127.060
201,5
21.230
11,9
3.210
40
103
313
216
747
139
68,6-73,9
76.5 12
145,-
18.310
5,3
2.960
21
87
223
181
553
95
67,9-73,9
U.S.A
ITALIA JUGOSLAVIA
-
33,1
4.130
4,3
3.1 60
19
92
169
88
938
171
64,3-68,8
GRECIA
8.067
13, -
1.260
1,6
2.900
20
99
113
10
616
157
67,5-70,7
13.598
18,7
1.869
2,-
2.760
10
78
107
l
2.1 87
479
53,7
SIRIA
1.458
3,1
207
0,2
2.450
Il
49
224
19
3.855
1.085
52,8
ISRAELE
4.114
8,2
607
] 1,7
2.930
20
89
219
94
390
173
ARABIA SAUD.
2.517
7,9
432
0,07
2.080
8
56
11
11.041
1.162
EGITTO
6.392
9,7
865
1,-
2.770
7
80
132
2.004
472
51,6-53,8
LIBIA
2.675
1,2
308
0,4
2.560
IO
62
45
0,5
2.654
256
52,1
SUDA N
1.582
l ,9
93
0,2
2.090
15
59
12
2,9
13.776
1.044
41,-
MAROCCO
3.097
3,1
303
0,2
2.1 30
9
58
66
13. 156
688
50,5
TURCIDA
-
16
70,1-73,4 42,3
,.
-
o
.......
Fonte: UN, Statistica( Yearbook 1972
11
11 1
Grafico 14
CONSUMO ENERGiA PRO-CAPITE
3928
~
K~.
2no
2689
~ ~
(1971)
161~
1608
1500
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300
Grafico 15
CONSUMO ACCIAIO PRO-CAPITE (1971)
339
~
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226
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Dati desunti da: UN, Statistical Yearbook 1972
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112
LO STAT US DELLA DONNA
Uno degli aspetti salienti dei mutamenti della società egiziana è rappresentato dal miglioramento delle condizioni della donna e dal suo graduale ingresso in vari campi dell'attività sociale. La spinta verso la modernizzazione ha cioè generato una nuova visione del ruolo della donna, che non è più completamente racchiuso nell'ambito strettamente familiare e tende a conseguire la parità di posizione nei riguardi dell ' uomo.
li processo di emancipazione femmin ile ha conseguito notevoli successi negli ultimi venti anni, nonostante la ferma opposizione - tuttora vivadel le correnti più legate alla tradizione musulmana . Ancora nel 1953, il rettore di AJ-Azhar negava la possibilità di una qualsiasi apertura della vita politica alla donna (36> : " La Sciaria (tradizione) affida le donne agli uomini , riserva al marito il diritto di ripudio . .. conferisce alle donne la custodia dei bambini; agli uomini impone i doveri della preghiera pubblica al venerdì , della guerra santa, delle adunanze musulmane. Secondo un detto di Maometto, non sarà felice un popolo governato da una donna. Ciò significa che nessuna donna deve esercitare alcun ufficio pubblico . .. Esse sono state create per compiti particolari : la maternità, la cura e l'educazione dei figli ". Nel maggio 1953 una legge ammise le donne a pres1are servizio volontario nella sanità militare e nel luglio dello stesso anno per la prima volta una donna patrocinò una causa in Cassazione (37); avvenimenti sicuramente rappresentanti una svolta, a premessa del riconoscimento dei diritti politici, compreso quello del voto, con la Costituzione del 1956. Nel discorso pronunciato per illustrare lo spiri lo e la portata storica della nuova legge fondamentale dello Stato, Nasser affermò (38) che "la donna, a fianco dell'uomo, ha lottato al pari di quest' ultimo ed è appunto per ciò che la nazione conferisce alla donna i suoi diritti, in riconoscimento dei suoi sforzi e della sua lotta. Il diritto di voto è dato a tutte le donne che vogliono esercitarlo" e, in altra occasione, soggiunse (39) che, (36) C fr. ORIENTE MODERNO, gennaio 1953 - pag. 40. (37) ORIENTE MODERNO, giugno 1953 - pag. 273, lu-
"l'Egitto ha aggiunto forza a fo rza, così che il suo popolo è divenuto di 22 milioni di individui inve· ce dei 10 milioni di prima". Questi successi furono più teorici che pratici specialmente nelle aree rurali; nelle città l'emancipazione fu limitata alle donne delle classi più elevate, cioè a una piccola frazione della popolazione urbana. Il socialismo arabo diede una base ideologica all'impegno per il conseguimento di una reale parità tra i sessi. Questo impegno prese forma esplicita nella Carta d 'azione nazionale del 1962 (40): "La donna deve essere considerata pari all'uomo e deve essere svincolata da ogni complesso che le impedisce di agire liberamente, così che possa concorrere in modo costruttivo allo sviluppo della nazione". L'enunciazione di fferisce dal dettato della Costituzione del 1956 che garantiva alla donna " la compatibilità tra il suo compito nella società e i suoi d overi in seno alla famiglia", ma non faceva alcun ri ferimento alla parità dei d iritti. Sullo slancio di questa impostazione ideologica, la donna conquistò nuove posizioni . Nel1962 l'Egitto ebbe la sua prima donna chi amata a ricoprire l' incarico di ministro <41 >; nel 1965 f u concesso alle donne sposate di insegnare nelle scuole serali <42>; nel 1972 esse ottennero di poter partecipare nelle moschee, in un settore riservato, alla preghiera del venerdi (43) . Le conquiste sociali della donna sono particolarmente tangibili nel campo dell' istruzione. Con riferimento al numero delle ragazze appartenenti alle classi di età corrispondenti ai diversi livelli di insegnamento, risultarono iscritte nel 1960 il 50o/o nelle scuole primarie (6-12 anni), il 10% nelle preparatcrie (13-15 anni) e il6% in quelle secondarie. Nell965-66 queste percentuali erano aumentate rispettivamente al 58%, 17% e 9% . In rapporto al numero totale di ambo i sessi iscritto, le ragazze attualmente sono all'incirca il 33% per tutti i livelli <44>. Tutte le facoltà uni versitarie, infine, sono ormai aperte alle donne, la cui incidenza sulla popolazione universitaria è approssimativamente di un terzo; in particolare, indice (40) Dooo P.C., "Youth and women's emancipation ... " art. cit. - pag. 160. (4 1) Cfr. ISSAWI C., "Egypl in revolution" op. cit. -
glio 1953 • pag. 341.
pag. 100.
(38) Cit. in RELAZION I INTERNAZIONALI, febbraio 1956 - pag. 150.
{42) (43) {44) an. cit.
(39) Ci t. in ORIENTE MODERNO, febbraio 1956- pag. 112.
ORIENTE MODERNO, dicembre 1965- pag. 954. Ibidem , seuembre-ottobre 1972 - pag. 554. Cfr. MARTIN P ., "Achievements in the Arab ... " - pag. 3.
113
significativo del progresso di che trattasi è il fatto che nel settore della medicina le femmine rappresentano il21 o/o degli iscritti (negH USA 1'8%) <45>. Per quanto riguarda la vita economica, la donna- eccezion fatta per l'agricoltura ove essa svolge un'importante funzione sia nei campi nel periodo del raccolto, sia in altre attività come l'allevamento dei polli e l'industria dei latticini- continua a sostenere una parte ridotta; soltanto una piccola percentuale di donne è impiegata in lavori extra-familiari (4% nel 1960). Ciò è anche dovuto in misura non trascurabile alla presenza di una forte disoccupazione e sottoccupazione maschile <46) . La società egiziana, nonostante tutto, continua ad essere prevalentemente tradizionalista e ciò è ampiamente dimostrato da una indagine condotta tra studenti della scuola secondaria (47), che ha messo in evidenza una marcata opposizione nei riguardi della emancipazione femminile, proprio tra i giovani, che, certamente, sono più liberali e meno tradizionalisti degli adulti e che, questO è da sottolineare, rappresentano il futuro.
(45) C fr . • StMON J ., " Population explosion challen-
ges ... " an. cil. - pag. l. (46) Cfr. lSSAWI C. , "Egypt in revolution" op. cit. pag. 102. (47) Cfr. DODO P .C., "Youtb and women's emancipation ... " art. cit.- pag. 163. L'indagine è stata condotta nel
In sintesi, circa la metà dei ragazzi intervistati non consentirebbe alla moglie di avere un lavoro extrafamiliare e, a parere del 57% circa di essi, a parità di lavoro, la paga dell'uomo dovrebbe essere superiore a quella della donna. È interessante notare come la posizione assunta dagli studenti possa essere posta in correlazione con la classe di appartenenza, l'ampiezza della comunità nell'ambito della quale vivono, l'istruzione della madre. Infatti: • un ragazzo la cui famiglia appartiene alle classi socialmente meno elevate è soggetto a una formazione di tipo più tradizionale, rispetto a un ragazzo della classe media; • la vita in un villaggio è essenzialmente tradizionale, mentre in città un ragazzo può percepire idee avanzate circa il ruolo della donna nella società; • indipendentemente dai precedenti fattori, il grado di istruzione della madre ha un effetto determinante sull'atteggiamento del giovane, pro e contro l'emancipazione della donna.
1966 in quattro scuole secondarie scelte in modo da costituire un campione di studenti il più ampiame9te rappresentativo: - due al Cairo: una frequentata da ragazzi appartenenti a famiglie di lavoratori e al settore più umile della piccola borghesia, l'altra da ragazzi di famiglie bene; - due a Tanta e a Zagazig nel Delta.
114
FATTORI ECONOMICI CAPITOLO Xl
VALUTAZIONE COMPLESSI VA PREMESSA
La realizzazione di una solida base industriale è stata, nel ventennio in esame, il principale obiettivo del regime. La stessa riforma agraria non fu soltanto una risposta della Direzione politica alla miseria delle masse agricole e allo strapotere dei fondiari; essa fu anche e, con ogni probabilità, soprattutto un'operazione con obiettivi economici diretta a distruggere il feudalesimo e a provocare' la conversione del capitale dall'agricoltura all'industria <1>. L'entità degli investimenti programmati ed attuati nel corso degli anni a favore dell'industria costituisce un'incontestabile conferma della priorità attribuita al settore che, nelle intenzioni dei responsabili della politica del paese, avrebbe dovuto assumere gradualmente una funzione preminente nella formazione del reddito nazionale. Questa volontà di industrializzare il paese era giustificata e sostenuta da diversi motivi di natura economica, sociale, politica. Primeggiano, fra questi, i problemi posti da una demografia in rapida espansione e l'esigenza di affermare la propria indipendenza nazionale sottraendosi alla tutela economica dei paesi sviluppati. In questo quadro, l'edificazione di un'industria pesante doveva costituire il trampolino di lancio dell'operazione industrializzazione: "era il tema dell'industria industrializzante che si ritrova nella maggior pane delle democrazie popolari e ad Algeri (2}". "Nel 1970 - afferqlò Nasser nel 1963 (3) avremo delle industrie pesanti, fabbricheremo noi stessi le macchine che non dovremo più comprare all'estero, avremo accettato la grande sfida
dell'indipendenza economica; già l'industria del ferro e della produzione delle automobili ci mostrano il cammino". In realtà, allorché il presidente Sadat annunciò nel 1971 un nuovo piano decennale (1972-1982) diretto a raddoppiare il reddito nazionale entro il 1982, i traguardi fissati al 1970 non erano stati completamente conseguiti; le attenuanti sono principalmente rappresentate dall'incremento demografico e dal perdurante conflitto con Israele. Analogamente ai piani precedenti, anche il piano 1972-82 pone l'accento sull'industria, cui sarebbe destinato il 30o/o degli investimenti previsti <4>. Eccessivamente popoloso e povero di terra, l'Egitto dispone, per contro, di diversi fattori favorevoli all'industrializzazione: una produzione agricola di impiego industriale (cotone, canna da zucchero, ortofrutticoli, ecc.), risorse energetiche di rilievo- suscettibili di ulteriore incrementosia idroelettriche sia di altra natura (petrolio e gas), numeroso personale direttivo e tecnico, manodopera abbondante ed a buon mercato, sebbene ancora in gran parte professionalmente poco preparata; non dispone, invece, dei capitali necessari a soddisfare tutte le esigenze. Esso, peraltro, è uno dei paesi che maggiormente ha beneficiato e beneficia degli aiuti e dell'assistenza economica da parte dei paesi industrializzati, nel quadro della cooperazione internazionale. Dal 1945 al 1967 soltanto gli USA hanno riversato sugli Stati Arabi 3.741,1 mil. di$ sotto forma di prestiti (1.692 ,8 mil.) e di elargizioni (2.048,7 mil .); di questi, circa un terzo- pari a 1.146,1 mil di$ (498, 3 mil. LE), cioè il 30,6% -è stato destinato all'Egitto:
Tabella 31 MAGHRE B
1.313,1 35,1%
LIBIA
208,6 5,6%
SUDA N
127,8 3,4%
EGIITO
1.146,1 30,6%
l MEZZALUNA FERTILE
804,5 21,5%
PENISOLA ARABA
141 ,3,80Jo
TOTALE
3.741,1 100,-o/o
Fonte: SILVESTRI S., "Il Mediterraneo" - pag. 301 {dati elaborati) (l ) Vds. fATIORI POLITI C I, Cap. Il, para l. (2) LACOU ruRE J ., op. Cil. - pag. 232. (3) Ibidem.
(4) QUATERLY ECONOMIC REVIEW, Egypl, Sudan -Annua! Supplcmem 1973 - pag. 17.
115
economia pianificata è stato di 2.157 mil. di$ (937, 8 mil. LE), ossia il42o/o circa dell'importo globale attribuito ai paesi dell'Africa (5.082 mil. di $)
Inoltre, dal 1954- anno in cui l'URSS stabiU il primo programma di aiuti - al l 97 1 l'ammontare dei capitali affluiti in Egitto dai paesi ad
l Tabella 32 l 1954-66
1967
2.727 1.415
AFRICA EGITTO
1968
420 120
51 ,907o
1969
223 168
28,6%
184 38
75,3%
20,6o/o
1970
TOTALE
1971
642 103
5.082 2.157
886 313
16,-%
35,3%
42,40Jo
Fonte: UN, Statistica! Yearbook 1971 e 1972 (dati elaborati) e il 44, l % di quello attribwto ai paesi Arabi (4.886 mil. $):
l Tabella 33 l MAGHREB
L miA
-
956 19,6%
-
SUDAN
EGITTO
176 3,6%
2.157 44,1 %
smiA
IRAQ
YEMEN
TOTALE
546 11 ,2%
865 17 ,7%
186 3,8%
4.886 100,-%
Fonte: UN, Statistica} Yearbook 1971 e 1972 (dati elaborati) L'evoluzione strutturale e quantitativa dell' economia nel periodo 1952-70 appare dal seguente
prospetto riportante dati riferiti al prodotto interno lordo (prezzi correnti):
l Tabella 34 l 1952-1953
1959-1960
1965- 1966
1969-1970
SETTORI m il. LE
Agricoltura Industrie-miniere Elettricità Costruzioni Trasporti e comunicaz.ni Servizi TOTALE
11Jo
252
31,3
{ 127
{ 15 ,7
25 54 348 806
miLLE
11Jo
miLLE
11Jo
miLLE
CT/o
3, l 6,7 43,2
405,256,3 9,8 47,1 92,9 474,1
31,5 20,0,7 3,7 7,2 36,9
608,5 461, l 24,3 94,9 196,6 738,7
28,7 21,7 l, l 4,5 9,3 34,7
771,9 542,41,8 123,7 130,9 942,5
30l2 21,3 l ,6 4,8 5, l 37,-
100,-
1.285,2
100,-
2.124,1
100,-
2.552,8
100,-
Fonte: - QUATERLY ECONOMIC REVIEW, Egypt, Sudan- Annua! Supplement 1973 - pag. 7 - ISSAWl C., " Egypt in revolution" op. cit. - pag. 115 Nel valutare queste cifre occorre tener conto del fatto che il contributo dei diversi settori è dato a prezzi correnti, il che vuoi dire che l'incremento quantitativo del prodotto è dovuto sia all'aumento della produzione sia alla lievitazione dei prezzi.
È possibile comunque fare alcune considerazioni. L'agricoltura, al termine del ventennio in esame, continua a rappresentare iJ settore base dell'economia. Anche ne11971 essa ha contribuito per il 30% alla formazione del prodotto interno lordo, mentre l'industria è passata dal 16% iniziale
116
al220Jo circa dell966, rimanendo poi stazionaria; di rilievo il tasso di crescita realizzato nel settore dell'energia. Il settore terziario ha subito un incremento negli ultimi anni, sintomo delle difficoltà di occupazione che presenta il secondario.
Nelle pagine che seguono verranno delineati i tratti fondamentali dell'evoluzione dell'economia egiziana.
In merito all'industria, così si esprime W. Dorsey (5): "Scarsa fortuna, a giudizio degli esperti, ha avuto l'accento posto dall'Egitto sull'industria pesante. Nonostante i forti investimenti, l'apporto dell'industria alla produzione lorda interna è rimasto negH ultimi cinque anni allivello del22% circa. Inoltre, numerosi progetti in favore dei quali si nutrivano buone speranze si sono rivelati scarsamente remunerativi: ne è un esempio l'impianto siderurgico di Heluan ... ".
Il ventennio 1952-1972 può essere ripartito in tre periodi:
Il "ferro e l' acciaio", come viene semplicemente chiamato in Egitto il complesso di Helwan, fu creato per sfruttare il minerale di ferro della zona di Assuao. "Si dirà - scriveva J. Lacouture (6)- che si tratta di un' impresa di prestigio, poiché il costo dell'acciaio prodotto è più alto di quello che si potrebbe acquistare nelle due Germanie. Ma l'accesso all'indipendenza non avviene senza simili operazioni di affermazione di sé stessi, senza contare il ruolo di scuola dei quadri, che può svolgere un'impresa decisamente moderna in un paese giunto alla soglia dell'industria pesante''. Si può fin d'ora anticipare che ciò che ha impedito il conseguimento degli obiettivi socioeconomici al 1970 è stato l'imprevedibile aumento dei consumi interni: "Il problema, notò Peter Mansfield <7>, è che il mercato interno cresce così rapidamente che in certi casi l'Egitto è diventato importatore di articoli che esportava appena qualche anno fa" o che, si aggiunge, importava in misura molto ridotta. Con l'aumento dei consumi, le esportazioni ed il risparmio non riuscirono a fornire quel contributo di capitali su cui era stato basato, con il concorso dei prestiti esteri, il programma di sviluppo. In sostanza, la domanda interna assorbiva gran parte dei prodotti nazionaJi, riducendone l'aliquota destinata all'estero e costringeva ad aumentare le importazioni.
(5) DORSEY W.H., "Egitto - Un'economia repressa ed un difficile equilibrio": RASSEGNA DELLA STAMPA ESTERA 1973 - pag. 728 (da THE TI M ES, Londra, 18 maggio 1972).
EVOLUZIONE DELL'ECONOMIA
• il primo, tra il 1952 e il 1960, nel corso del quale ven nero create le condizioni di base per H "grande balzo". degli anni sessanta; • il secondo, coincidente con il piano quinquennale 1960-1965, fu caratterizzato da un aJto tasso di sviluppo e da una rapida crescita di tutti i settori economici;
• il terzo, 1965-1972, fu caratterizzato da una politica restrittiva, volta: · fino al giugno 1967, a consolidare i risultati del primo piano quinquennale correggendone le inevitabili distorsioni; · dopo la guerra dei sei giorni, a salvaguardare il processo di sviluppo economico rinunciando, peraltro, al conseguimento degli obiettivi nei termini inizialmente fissati. Periodo 1952-1960 L'azione economica del regime fu principalmente diretta a normalizzare la situazione particolarmente difficile in cui versava nell952 il paese, ponendo in atto provvedimenti volti a risanare le pubbliche finanze, frenare le tendenze inflazionistiche, promuovere lo sviluppo. Il primo e più importante avvenimento nel periodo fu l'applicazione della legge sulla riforma agraria, naturale punto di partenza per l'avvio dello sviluppo economico. Tuttavia da essa non derivò, contrariamente alle speranze degli autori, un massiccio afflusso di capitaJe verso il settore industriaJe; i fondi provenienti dalla liquidazione delle grandi proprietà agricole furono dirottati , infatti, verso le costruzioni edilizie e, anche quando lo Stato intervenne sottoponendo queste a preventiva autorizzazjone, non si ebbero spostamenti rilevanti a favore di iniziative industriali (8). (6) LACOUTURE J ., op. ci t. - pag. 233. (7) Cit. in FRESCOBALDI D., op. cit. · pag. 79. (8) ENCICLOPEDIA ITALIANA, III Appendice 1946/ 60- vol. l, pag. 513.
117
Né ebbero molta fortuna i provvedimenti diretti a creare le condizioni più favorevo li per l'afflusso di capitali stranieri (un decreto del luglio 1952 ridusse dal 51OJo al 49% la proporzione dei capitali delle società per azioni che doveva essere egiziana) e per incoraggiare il capitalismo nazionale ad investimenti industriali (nel 1953 una legge esentò da imposte per sette anni le industrie di nuova costituzione e per cinque anni quelle che avessero aumentato il loro capitale).
di importazione sulle materie prime e maggiorando quelli sui prodotti industriali in concorrenza con i prodotti nazionali. Per quanto concerne il commercio estero venne definita una politica a lungo termine tendente
a ( IO) :
• diversificare le esportazioni "affinché il paese non conti su un solo prodotto, il cui prezzo potrebbe essere influenzato da fattori indipendenti dalla sua volontà"; • armonizzare il valore dell'import con quello dell'export "affinché nella bilancia dei pagamenti compaia soltanto un deficit nella misura richiesta dalla necessità e dalla politica di sviluppo economico e dal rafforzamento della sicurezza del paese''; • allargare i mercati esteri "così da non contare su un solo mercato". Gli investimenti attuati nel periodo - 1.287 mi!. LE (grafico 16) - risultano così ripartiti tra i vari settori:
Nello stesso tempo si cercò di (9): • frenare le tensioni inflazionistiche e riequilibrare il bilancio dello Stato da vari anni in forte deficit (il1951-52 si era chiuso con un deficit di 38,8 mil. LE), attraverso la manovra fiscale, l'aumento dell'imposta sul consumo di particolari generi e dei dazi doganali sui prodotti di lusso, la riduzione delle spese con particolare riguardo a quelle per i dipendenti pubblici; • favorire l'espansione produttiva oltre che con i citati provvedimenti legislativi , abolendo i dazi
l Tabella SETTORI
• • • •
Agricoltura lnd ., Elettr. e Costruz. T rasp. e Comunicazioni Servizi di cui edilizia TOTALE
35
l TOTALE
1952
1954
1956
1957
1958
1959
OJo
OJo
OJo
OJo
OJo
OJo
12 30 16 42 31
10 28 16 46 34
12 24 19 45 31
14 27 15 44 30
14 31 15 40 22
16 31 21 32 17
166 379 214 528 362
13 29 17 41 28
100
100
100
100
100
100
1.287
100
mi!. LE
%
Fonte: ISSAWl C., " Egypt in revolution" op. cit. - pag. 125 (dati elaborati) Si evince che: • mediamente nell'intero periodo, circa un terzo degli investimenti fu dedicato al settore industriale. È interessante rilevare come, in coincidenza con la crisi di Suez, detti investimenti già in costante diminuzione - caddero al 24% e che a partire dal 1957, anno d'istituzione dell'Organismo Economico, subirono un'inversione di tendenza;
• un'evoluzione in senso contrario ebbero, invece, gli investimenti nel settore immobiliare: nel 1956, infatti, fu emanata una legge diretta afrenare il flusso di capitali verso tale settore. È soltanto dopo il 1956, in sostanza, che lo sviluppo industriale assunse un ritmo sufficiente, anche a seguito dell'applicazione del piano per l'industrializzazione 1957/ 62, che si innestò -prima della conclusione - nel primo piano di sviluppo
(9) Cfr. lSSAWl C., "Egypt in revolution" op. cit. pag. 252. Cfr. RELAZIONI INTERNAZIONALI, luglio 1953 - pag. 7 11.
(10) "La politica economica del Cairo" -Dichiarazioni del Ministro EI-Kayssouni (4.7.56): RELAZIONI INTERNAZIONALI, luglio 1956, - pag. 905.
118
economico e sociale. Entro ill960 giunsero a conclusione diverse iniziative dirette a dotare il paese d i una struttura industriale di base; fra esse di rihevo la costruzione di una centrale elettrica presso
la prima diga di Assuan, di una fabbrica di fenilizzanti chimici ad Assuan, del corpplesso siderurgico ad Heluan. H. Riad forniscè per gli investimenti nel periodo 1945/58 i seguenti dati:
l Tabella 36 l 1958
1945-1952 mil. LE (media annua)
mil. LE
%
Variazioni OJo
o/o
Investimenti lordi • Costruzioni • Equipaggiamenti • Altri investimenti
TOTALE Prodotto Nazionale Lordo Investimenti Pubblici
60 15 25
60 15 25
48 56 66
28 33 39
-
100
100
170
100
+
12
1.000 65
38
750 12
18 + 273 + 164
70
.
Fonte: RJAD H., op. cit. - pag. 180
che consentono di rilevare:
• il crescente ruolo dell'investimento pubblico (dal 12o/o al 38o/o del valore totale degli investimenti); • l'incremento degli investimenti in percentuale e in assoluto del prodotto nazionale (da 100 mil. LE, pari al 13 0Jo, a 170 mil. LE, pari al 17%); • il ridursi della quota dedicata alle costruzioni a vantaggio di altri impieghi .
Lo stesso Riad <11 > pone in evidenza che nel periodo 1947-1960 la formazione netta di capitale fu pari a 1.068 mil. LE. Il capitale nazionale passò, quindi, da 2.271 mil. LE nel1947 a 3.339 mil. LE nel1960 (a prezzi 1958), con un incremento di circa il 31%; i maggiori benificiari furono i settori delle costruzioni ( + 100%) e quello industriale ( + 86%).
l Tabella 37 l 1947
VARIAZIONI
1960
CAPITALE
mil. LE
Fisso • Agricoltura • Industria • Trasporti e Comunicaz. • Costruzioni • Amministrazione Scorte
TOTALE
2.008 617 395 374 500 152
o/o
100 31 18 19 25 7
mil.LE
3.020 636 680 472 l .000 232
263
319
2.271
3.339
Fonte: RJAD H., op. cit. - pag. 182
(l l) Cfr Rl ,\ 0 H ., op. ci t. - pag. 182.
%
100 21 23 15 33 8
%
mil. LE
+ 1.012 + 19 +315 + 98 +500 + 80
+ + + + + +
50 3 86 26 100 52
56
+ 22
+ 1.068
+ 31
+
! 19
Grafico 16
INVESTIMENTI NEL PERJOOO 1952- 1972
2.396,6 • ll. LE
•il.LE
2000
1.513
1 .287
1il.LE
1il.Lf
Industria l
.052 3
Servizi
1000
897 .s
Servizi 7~2
~3. 97.
Se rvizi
628 3
Industria
37,4%
529,7 58%
l ndust ri a
42%
35%
Agri c.
200
29%
\ 46,8
Agri c.
379
355 18,7;! 23%
166
13% 1952-1959
1960-1965
Agri c.
1966-1912
120 Anche questi dati sono molto significativi circa gli indirizzi economici dell'Egitto degli anni cinquanta. È, però, il caso di osservare che la proporzione decrescente del capitale fisso agricolo non derivò da un minore impegno nel settore, ma da uno sviluppo più lento dei programmi previsti il cui fulcro era rappresentato dal progetto dell'Alta Diga di Assuan - diretti ad aumentare la superficie coltivabile (tra il 1952 e il 1960 furono bonificati circa 79.000 feddani) e a migliorare la produttività. Il finanziamento degli investimenti fu, specie nei settori industriali ed agricolo, assicurato in massima parte dallo Stato e da Enti Pubblici, attraverso la ridistribuzione di capitali già esistenti -resi disponibili da sequestri ed espropriazioni - la mobilitazione del credito, i prestiti interni. Per contro i capitali privati si mantennero molto riservati <12>. P er quanto concerne gli investimenti esteri, nel 1948 essi ammontavano a circa 100 mil. LE. Tra il 1952 e il 1961 i nuovi investimenti furono di soli 8,7 mil. LE, di cui 5,2 mil. LE- pari al
60% - nel settore petrolifero (IJ). I prestiti e le elargizioni dall'estero furono, ÌJ!vece, consistenti e consentirono la realizzazione di molti progetti di sviluppo superando le difficoltà finanziarie esaltate dalla crisi di Suez e dal conseguente blocco dei crediti egiziani da parte della Gran Bretagna (14), degli Stati Uniti ( IS) e della Francia derivanti dalla scarsezza del risparmio interno (l6) e delle disponibilità di valuta estera. H. Riad <17> rileva che i crediti in sterline accumulati negli anni della guerra sono stati molto preziosi; con essi l'Egitto ha potuto fronteggiare i debiti esteri, il cronico deficit della bilancia comm~rciale, il contenzioso anglo-egiziano determinato dalle leggi di nazionalizzazione del 1956-57. l programmi di sviluppo, in uno con l'acquisto di consistenti partite di armi nell'Europa orientale, condussero ad una lievitazione della spesa pubblica (grafico 17) e provocarono pressioni inflazionistiche la cui ampiezza non è sufficientemente espressa dall'aumento degli indici dei prezzi
l Tabella 38 l PREZZI
Ali' ingrosso AJ dettaglio • complessivo • alimentari
.
.
(1953 = 100)
1951
1952
1953
1954
1955
1956
1957
1958
1959
108
105
100
97
99
110
119
118
11 7
108 110
107 107
100 100
96 101
96 103
98 104
102 109
102 l Jo
102 111
Fonte: UNITED NATIONS, StaticaJ Yearbook 1960- pag. 451
e della disponibilità monetaria (grafico 18). Secondo C. Issawi (JB), mentre la ridotta entità delle variazioni dei citati indici - che potrebbe far pensare ad una stabilità economica, peraltro
fittizia - fu dovuta allo stretto controllo del mercato da parte dell'autorità politica, il contenimento della espansione monetaria nei limiti indicati derivò dalla liquidazione dei beni stranieri. Diverse
(12) Cfr. RELAZIONI INTERNAZIONALI. febbraio 1958 - pag. 227.
la Gran Bretagna sospese la restituzione dei restanti 69,5 mii.LE, ripresa nel 1959 a seguito di un successivo accordo finanziario. La somma disponibile a detta data, detratti gli indenniui da versare alla Gran Bretagna, era di 41 mii.LE.
(13) Cfr. ISSAWI C., "Egypt in rcvolution" op. cit. pag. 237. (14) Cfr. RELAZIONI INTERNAZIONALI, luglio 1956 - pag. 905. Al termine del 2° connitto mondiale, I'Egitlo vantava crediti in sterline, nei riguardi della Gran Bretagna, pari a 405 mii.LE. Nel1947, allorché l'Egitto abbandonò l'area della sterlina, i sucennati crediti, ridotti a 365 mii.LE, furono congelati e solo dal 1951 ne fu iniziata la restituzione: ogni anno l'Egitto avrebbe potuto utilizzare IO mii.LE divenuti 20 mii.LE nel 1955. Cfr. RELAZIONI INTERNAZIONALI, mar7o 1959- pag. 472. Nel 1956 quale rappresaglia al colpo di Suez,
(15) Cfr. RELAZIONI INTERNAZIONALI, maggio 1958- pag. 529. Nell958, a seguito dell'accordo intervenuto tra la compagnia del Canale e l'Egitto, gli USA sbloccarono i conti egiziani pari a Il mH.LE. (16) Cfr. ISSAWI C., " Egypt in revolution" op. cit. pag. 252. (17) Cfr. Rti\D H., op. cit. - pag. 186. (18) Cfr. lSS1\WI C .. "Egypt in revolution" op. cit.pag. 270 c 271.
121
misure furono, comunque, prese a partire dal 1956 per limitare i consumi non indispensabili, allo scopo di neutralizzare o, almeno, di attenuare le ripercussioni inflazionlstiche dei programmi di sviluppo e di riarmo; tra l'altro, furono proibite le villeggiature all'estero <19> e furono imposte severe restrizioni alle importazioni di un'ampia gamma di beni di consumo durevoli (automobili, apparecchi
radio, elettrodomestici, ecc.), in modo da adeguare il valore degU acquisti all'estero a quello delle esportazioni e contenere il disavanzo della bilancia commerciale <20>. Per fronteggiare le crescenti spese militari fu, altresì, istituita l'imposta per la difesa <21 >. Indice dell 'evoluzione della situazione economica, la bilancia dei pagamenti con l'estero ri- · sulta in costante deficit nell'intero periodo in esame.
l Tabella 39 l
(mil. LE)
1953
1954
1955
1956
1957
1958
1959
Partite correnti
- 7,9
+ 2,2
- 44,1
-50,3
-33,5
- 20,6
-63,4
Movimenti di capitali
- 2, -
- 4,-
+ 12,5
-
17,4
+ 3,3
-
1,2
+ 0,7
SALDO
-9,9
-1,8
- 31,6
- 67,7
- 30,2
- 21,8
- 62,7
Fonte: UN, Statistical Yearbook 1960- pag. 418 (dati elaborati) Detto deficit fu principalmente dovuto alla preponderanza delle importazioni, che il saldo attivo delle partite invisibili riuscì soltanto a limitare.
Le importazioni, nelle partite a debito, rappresentavano il 77 % del totale, seguite dalle spese governative all'estero ammontanti all'8-9% del totale: nel1 959 circa 27,9 rnil. LE (23).
La copertura del deficit, a partire dal 1956, fu complicata dal su cennato blocco dei crediti esteri e dall'astepsione, da parte dei paesi occidentali, alla concessione di aiuti finanziari all'Egitto (24). A questo è da aggiungere la diversione del flusso delle correnti tradizionali di traffico verso l'Europa orientale: nel 1957l'est europeo assorbiva già oltre la metà delle esportazioni egiziane e alimentava circa il 30% delle importazioni contro percentuali rispettivamente del 10% e del 5% nel 1956 (25) . Mentre verso quest'area la bilancia degli scambi commerciali, prevalentemente in "clearing" , è sempre stata attiva, essa ha, invece, presentato un'eccedenza di importazioni nei confronti delle aree a moneta convertibile, con una conseguente costante riduzione delle riserve valutarie (grafico 19). Infatti, lo scambio di cotone e di riso contro armi e macchinari venne a privare l 'Egitto delle necessarie disponibilità in valuta pregiata <26J . Un altro effetto della massiccia cessione di
(J9) Cfr. ORIENTE MODERNO, maggio 1956- pag. 455 .
(22) Cfr. ISSAWl C., "Egypt in revolution" op. ci t. pag. 233 e 235.
Sul totale delle partite attive, le entrate del canale di Suez costituivano mediamente il 140Jo e si presentavano in costante ascesa (dallO% del1950 al 17% del 1960); esse erano la voce più importante dopo le esportazioni (media nel decennio 1951-1960 circa 65%). Fino al 1956, inoltre, la spesa per le truppe britanniche di occup azione costitul un'altra importante voce dell'attivo (mediamente il 5%).
Significativo sotto quest'aspetto è anche il turismo: nel1960 l'apporto di valuta fu di 22,4 mil. LE (22) .
(20) C fr. RELAZIONI INTERNAZIONALI, aprile 1956 - pag. 396. (21) Ibidem, luglio 1956 - pag. 891. L'imposta variava dal 3,500!o sul valore locativo dei terreni e sui redditi industriali, commerciali, professionali, al2,50% sul valore dei fabbricati, all'l !1!o sulle retribuzioni sino a 500 LE annue, al 2117o sulla parte eccedente; sul reddito complessivo l'imposta incideva dal2117o per i redditi fino a 3.500 LE al 10117o per quelli superiori alle 30.000 LE.
(23) Ibidem, pag. 235. (24) RELAZIONI INTERNAZIONALI, settembre 1956 - pag. 1079.
(25) Ibidem, febbraio 1958 • pag. 227. (26) I bidem, febbraio 1957- pag. 148. Un evidente indizio di questa situazione di disagio si ebbe nel gennaio 1957, allorché il governo egiziano annunciò la sospensione delle importazioni con pagamento in dollari e marchi tedeschi.
122
Grafico 17 aii.LE IL BILANCIO DELLO STATO
500
(1951 / 52 - 1959/ 60) /
430,3/ l
400
/444,8
'-27 -
l l
340 3
/r-'-// -47,5
358 1
l
_x_
335,3' --ì:-f-333 9 -81,8 •
300
S PES E ENTRATE
200
194,8 19~ /52 1952/53
1953/SJ. 195~/55 195S/56
1956/57 1957/ 58
1958/59 1959/ 60
Dati d esunti d a : Economie Bulletin n. 4/ 1971 - Appendice 2
Grafico 18 939 ,3 DISPONmiLITÀ MONETARIA
800
362,1
1952
1955
1958
1960
1962
Dat i desunti da: E conomie Bulletin n . 4/ 1971 e n. 4/ 1972
1964
1966
1968
1970
1972
1 2~
nale e con la Germania federale e quelli del 1959 con la Gran Bretagna e la Francia e del 1900 cnn l'Italia. In definitiva, questo periodo fu carattcrizzat0 da non trascurabili progressi; il tasso di crcscit<t dell'economia si aggirò complessivamente su l 40Jo per anno <28>. Da sottolineare, nell'ambito dei set tori economici, il prevalente sviluppo di quello industriale la cui partecipazione alla formazione del prodotto interno lordo passò dal14,20Jo al 16,7%
cotone all'est europeo fu la chiusura dei mercati occidentali al cotone proveniente dall'Egitto, le cui vendite vennero bloccate dal " dumpi ng" effettuato dai paesi comunisti, che svendettero il cotone di cui disponevano a prezzi inferiori del 30-350Jo (27) _ Peraltro, già alla fine del 1957, cominciarono a smussarsi le posizioni di intransigenza con i paesi occidentali; all'accordo dell'agosto 1957 per le vendite di cotone alle industrie francesi, seguirono nel 1958 gli accordi con le compagnie del Ca-
l Tabella 40 l
(prezzi 1953/ 54)
1952 -53
1959-60
INCREMENTO
SETTORE m il. LE
• • • • • •
Agricoltura Industria e elettricità Costr uzioni Trasp. e Comunicazioni Commercio e Finanze Servizi TOTALE
m il. LE
OJo
OJo
a;o
305 137 25 54 167 276
31,7 14,2 2,6 5,6 17,3 28,6
367 209 42 88 213 332
29,3 16,7 3,4 7, 17, l 26,5
20,3 52,6 68,63,27,5 20,3
964
100,-
1.251
100.-
29.8
Fonte: ECONOMlC BULLETIN, n. 3/ 1972- pag. 156
Periodo 1960-1965
Come appare dal prospetto seguente e dal graf ico 20, il prodotto interno lordo subì nel periodo un incremento del 37% - contro il 40% ipotizzato- passando da 1285,2 mil. LE (1959/ 60) ai 1762,2 mil. LE (1964/65) - a prezzi 1959/ 60 ad un tasso annuo del 6,5%:
È stato il periodo di maggiore successo per l'economia egiziana ed ha coinciso con l'esecuzione del p rimo piano quinquennale, già illustrato precedentemente nelle sue caratteristiche salienti e nei suoi obiettivi (29).
l Tabella 41 l OBIETTIVI
ANNO DI BASE SETTORI
(1959/60) mil. LE
• Agricoltura • Industria • Servizi TOTALE
PIANIFICATI OJo
mjJ. LE
OJo
INCREMENTO
CO NSEGUITI mil . LE
OJo
REALIZZATO mil. LE
OJo
405,313,2 567,-
31,5 24,4 44, 1
512 591 692
28,5 32,9 38,6
477,500,785,2
27, 1 28,3 44,6
+ 72,+ 186,8 + 218,-
17,8 59,6 38,5
1.285,2
100, -
1.795
100, -
1.762,2
100, -
+ 476,8
37,1
Fonte: ECONOMIC BULLETIN, n. 3/1972- pag. 17 1
(27) Ibidem, maggio 1959- pag. 759. (28) ECONOMIC BULLETIN , n. 3/ 1972- pag. 156.
(29) Vds. FAITORI POLITICI, Cap. V, para 2.
124
Grafico 19
RJSERVE VALUTARIE NEL PERJODO 1951-1959
900
357
(ORO • DIVISE) 500
17~~----~(=0R~0)~--------~1~7~~--1-7~8----1~78__________1~7~ 100 1951
1952
1953
1954
1955
Dati desunti da: UN, Statistical Yearbook 1960- pag. 495
1956
1957
1958
1959
125
La produzione agricola, a parte una forte caduta nel1961/62 conseguente al disastroso raccolto del cotone falcidiato dai parassiti, fece segnare una costante espansione ad un tasso medio annuo del3,3% ( + 97,4 mil. LE rispetto al 1959/ 60 cioè + 16,8 o/o), inferiore peraltro al pianificato 5,6% (30). Questo sviluppo fu ottenuto con un complesso di risorse pari a 355 mi!. LE, superiore, quindi, all'entità degli investimenti previsti nel piano (347 mil. LE) <31>. Lo scollamento tra piano e realtà apparirà ridimensionato, qualora si consideri che una grossa aliquota di detti investimenti è stata orientata su progetti che, per loro natura, non potevano dare frutti che dopo un periodo di gestazione relativamente lungo: esempio tipico l'Alta Diga. In effetto, dei 355 mil. LE su citati, 99 mil. LE - cioè il 28% furono assorbiti dalla costruzione della Diga, 138 mil. LE pari al 39% - furono impiegati in progetti di irrigazione e drenaggio; tra i risultati tangibili del periodo sono da annoverare il completamento della prima fase dei lavori dell'Alta Diga (3 2), la bonifica di 536.300 feddani e l'incremento di produzione di alcuni dei principali prodotti agricoli (33). Il settore industriale nel suo complesso (industrie, miniere, costruzioni, elettricità) consegul, dal canto suo, non trascurabili successi: il suo contributo alla formazione del prodotto interno lordo passò, infatti, dai 313,2 mil. LE nel 1959/60 ai 500 mil. LE nel 1964/65 con un incremento globale del 60%, corrispondente ad un tasso annuo dell2%, cioè il più alto di ogni settore. Le diverse branche fecero registrare i seguenti tassi di crescita (grafico 2 l) <34>:
• elettricità: 128,6%, cioè da 9,8 mil. LE a 22,4 mil. LE; • costruzioni: 96,6% , cioè da 47, l mil. LE a 92,6 mil. LE; • industrie manifatturiere ed estrattive: 50,2%, cioè da 256,3 mil. LE a 385 mil. LE. U piano, come è noto, puntava soprattutto sull'industria ma, nonostante l'elevato tasso di crescita registrato, fu proprio nel settore in argomento che si verificò il più elevato scarto tra pianificazione e realizzazione: -15 ,4% contro il -6,8 % del settore primario e il + 13,5% del settore terziario. Al successo della politica industriale era legato il buon esito della cosidetta politica di "sostituzione delle importazioni''; si tratta, in sostanza - proseguendo sulla linea di condotta impostata nel precedente periodo - di aumentare e diversificare la produzione per poter importare di meno ed esportare anche prodotti diversi da quelli tradizionali (in genere agricoli non lavorati) ed in quantità crescenti, conseguendo il triplice obiettivo di ridurre il grado di dipendenza dai mercati esteri e l'incidenza delle fluttuazioni economiche, nonché il peso delle interferenze politiche <35>. Per conseguire questi scopi era stata anche realizzata una certa barriera protettiva dell'industria attraverso provvedimenti che, pur non elevando ufficialmente le tariffe dogapali, realizzavano gli stessi effetti pratici (premi alle esportazioni e tasse alle importazioni) (36) . Nella realtà, l'evoluzione della bilancia commerciale deluse le attese; le importazioni non solo non furono contenute, ma aumentarono a ritmi decisamente superiori a quelli delle esportazioni:
l Tabella 42 l Variazioni annue UJo
Export Import
1960/ 1965 ,
1961
+ 6,3 + 13,3
-15,9
+ 5,9
1962
+
1,7 26,1
1963
1964
1965
+ 4,4 + 32,3
+ 3,3 + 4,-
+ 12,6
-
2,6
Fonte: U N, Yearbook of International T rade Statistics 1962 e 1965 (dati elaborati)
(30) Cfr. ECONOMlC BULLETIN, n. 3/ 1971- pag. 170. (31) Cfr . AWAD F.H. , "Investments and economie ... " art. ci t. - pag. 209. (32) Cfr. RELAZIONI INTERNAZIONALI, maggio 1964- pag. 774. (33) Cfr. ECONOMIC BULLET1N, n. 4/ 1972 - pag. 259.
(34) ibidem, pag. 283.
(35) Cfr. AWAD F.H. , "lnvestments and economie .. . " art. ci t. - pag. 195 . (36) Cfr. ISSAWI C., " Egypt in revolution" op. cit. pag. 243.
o
Grafico 20
o.
PRODOTIO INTERNO LORDO P ER SETTORE (pre-zzi 1959/ 60)
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1961 /62
1962/63
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1965/66
1966/67
1967/68
1968/69
1969/70
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1968/69
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1969/70 ,_ N
-...)
128 da cui, annualmente, il formarsi di un forte deficit compensato solo in parte dalla bilancia dei
servizi, normalmente attiva,
J Tabella 43 1961
Elementi
Bilancia commercia le Bilancia servizi
+
l
1962
1963
240/ - 113 -469/-204 77/+
33 + 125/ +
407/ -
1964
1965
177 -403/ -
54 + 113/+
175 -392/ - 170 53 + 122/ + 53 + 150/ + 65
Fonte: lMF, BaJance of Paymems Yearbook 1965 e 1969 (dati elaborati) grazie, principalmente, aUe entrate del Canale di Suez, in costante espansione <37> Tabella 44
l
Entrate del Canale
1961
1962
1963
miJ. $/mii.LE o/o partite attive correnti
145/ 63,9 19,9
154/ 67 21 l
163/ 71 l 19,5 l
l
1964
1965
181/78,7 21 , l
198/ 86, l 21,4
Fonte: lMF, Balance of Payments Yearbook 1965 e 1969 (dati elaborati) e del Turismo Tabella 45 Entrate del Turismo
mil. $/ miLLE o/o partite attive correnti
l
1961
1962
1963
1964
1965
-
45 ,5/ 19,8 6,4
60,-/26, 1 7,2
85,-/ 36,9 9,9
115,-/50,12,4
-
Fonte: UN, Statistica! Yearbook 1966-1971 (dati elaborati) costituenti in media, rispettivamente, il 20,6o/o e 1'8,9% delle partite attive correnti .
Nel settore terziario (distribuzione e servizi), infine,. gli obiettivi del piano furono, come si è già
accennato,superati; il prodotto interno lordo raggiunse infatti nel 1965 i 785 mil. LE contro i 692 mil. LE pianificati, con una differenza dell3,5% in più. Rispetto all'anno di base 1959/60 si registrò un incremento complessivo del 38,5%, cui contribuirono per circa il 40% il settore della distribuzione (comunicazioni, trasporti, immagazzinaggio, ecc.) e per il restante 60% il settore dei servizi (abitazioni, servizi pubblici, ecc.) . In sintesi, l'espansione del settore in argomento riOettevaaccanto all'esigenza di dare al paese le infrastrutture indispensabili al processo di sviluppo - iJ costo crescente, per la nazione, dell'apparato amministrativo e dei servizi sociali (istruzione, sanità, tempo libero, ecc.).
(37) ORIENTE MODERNO, gennaio 1965 - pag. 27. Tra il 1955 e il 1964 gli utili del canale aumentarono del 139o/o circa (da 32,2 mii.LE a 77, 1 miLLE). L'aumento reale, pe-
raltro, fu solo del 6,40"/o, in quanto il valore della moneta egiziana nel 1964 si era ridono al 44% del valore della te sa nel 1955.
Occorre, peraltro, sottolineare che - nonostante tutto - la politica attuata nel settore del commercio COT) l'estero non si tradusse in un totale insuccesso, almeno sotto l'aspetto di una più ampia diversificazione dei prodotti esportati; infatt i, mentre nel 1959 il cotone ed i prodotti fi niti rappresentavano rispettivamente il 71% ed il 14% del valore totale delle esportazioni, nel1965 le percentuali erano declinate per il cotone al 56% ed aumentate per i prodotti finiti al 25% .
129
mente importanti per i condizionamenti da essi posti alla crescita dell 'economia:
Si ri portano di seguito, a compleLamento di quanto precede, alcuni dati significativi riguardanti impiego, retribuzione e produttività , particolar-
l Tabella 46 l INCREMENTI NEL PERIODO 1959/ 60 - 1964/ 65 SETIORI
• • • • • • • • •
Produttività
Manodopera
Retribuzione media
+ 16,4%
+ 330Jo
+ 37 %
+ 120Jo
+ 50 % + 86,4% + 26,8%
+ 18%
+ 9% + 29%
-
-
Agricoltura Industria Elettricità Costruzioni Trasporti e Comunicazioni Commercio e Finanze Abitazioni Servizi Pubblici Altri Servizi
+ 20 %
+ 22 4% + 21,7 %
TOTALE
-
20Jo 12% + + 15% + 46% + 12% 4% + 20%
+ 14,7% + 3 1,2%
unitaria
media
-25% - 3% + 9% - 1% + 10% - 3% -39% - 8% + 11 % -10%
3%
+ 23% + 12% -24% + 1% + 7% + 8%
Fonte: AWAD F.H . " Investments and economie ... " art. cit.- pag. 206
L'elevato contenuto sociale del piano quinquennale si estrinsecò principalmente in un'alta politica di impiego <38> e in miglioramenti nelle retribuzioni, cui non corrispose, peraltro, un adeguato aumento della produttività media del lavoro: questa, anzi, in taluni settori dimjnuì, mentre la produttività per unità lavorativa si ridusse del 10%. 1n relazione a questa situazione, Nasser nel 1966 ammonì che ogni aumento salariale doveva essere condizionato da aumenti della produttività <39>.
L'ammontare totale degli investimenti realizzati nel periodo considerato è stato dell'ordine dei 1513 miLLE contro i previsti 1977 miLLE, con uno scarto, quindi, del 4, l %. La ripartizione fra i diversi settori risulta da l seguente prospetlo e dal grafico 22, i cui dati rivelano la spiccata gravitazione dello sforzo finanziario sulla direttrice dell'industria che, con l'elettricità, assorbì complessivamente il 340Jo delle risorse:
l Tabella 47 1960/ 61
1961/ 62
1962/63
SETTORI
• • • • • • • • •
1963/ 64
miLLE
o/o
mi l. LE
o/o
mjJ.LE
Agricoltura Industria Elettricità Costruzioni Traspor ti e Comuoic. C ommercio e Finanze Abitazioni Servizi Pubblici Altri Servizi
37,8 67 ,8 6
17 30 3
53 ,4 50,6,-
-
-
-
75,2 19, l 7,8 12,3
33 8 3 6
70 ,8 5,2 37,9 10,8 17,9
21 20 3 28 2 15 4 7
73,9 80,8 10,8 3,9 53,9 3,9 37,9 14,20,9
25 27 4 1 18 l 12 5 7
TOTALE
226,-
100
252,1
100
300,-
100
-
%
1964/ 65
miLLE
%
mil.LE
%
101,3 105,2 36,5,2 45,2 7,36,9 7,8 27,4
28 28 10 l 12 2 10 2 7
88,7 100,53,5,2 49,1 3,9 30,9 10,8 22,2
25 27 15 l 14 l 8 3 6
372,-
100
363,8
100
Fonte: AWAD F.H. "lnvestmems and economie ... " art. cit.- pag. 211 (38) Vds. FATTORI UMANI - Capitolo Vl, para 3.
(39) C fr. A WA D F.H. , "Investments and economie... " an. cit. - pag. 199.
Industria
147,1
Servi zi
151.~1
o
.n ....
....
l ndustrl a
co.. ......
.n .n
l
\0
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U,3%
~· 3 1~
12~ ,6
r-
.,
l
136,-1
Servizi
N
N
39. ~
Agri coltura
o' o
l 14,7% ,.._.
51, 5
Agri coltu ra l
l
l
~1
Industria
153,81
~3-~
Servlz l
140.~
t
l
39,5%
l
67,6
Agri coltura
l
Industria
135,6
Servlz l
140,31
~
N
Indust r ia 139,7 Servizi
Agri coltura co
~
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....
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Il)
...
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117.2% ,.._ o co "" .... "'
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O>
<O 00 <O
O>
~ 0 .8%
..-
l 21% . ,.._ co
<O
l
~6 .9%
<O
O>
95,8
~ 32,11
..-
82,2
22,5%
...... <O
· ~6. 9%
~
l ndustrl a
1n,6l
Serviz i
,, 2,-
A9rl coltura Industria
82,3 168,51
Serviz i
19,7% 39, 5%
, Agri coltura 62 ,5
z z < 1= z w
....
CII
61 ,3
Agricoltura
..J
:;l
-,:::
o ~ 5 .31 ,.._
133,-
.....
-
l
30,6%
l
21,5% ~ 3 .9%
l
3~.6%
l
CS)
....
<O <O l U")
<O O>
.... ,.,
o
o
•
o
M
o
o ....
o
C> N
o o
131
Questi due settori, tultavia, hanno fatto segnare la più bassa percentuale di auuazione della
pianificazione:
l Tabella 48 l INVESTIMENTI TOTALI 1961165 ETTORI
PIANIFICATI
IT!o
mi l. LE
t.t;o DI ATTUAZIONE
DEGLI INVESTIMENTI
ATTUATI
mi l. LE
IT!o
• Agricoltura
347,4
22,03
355,-
23,46
102,2
• Industria
444,7
28,20
403,9
26,69
90,8
• Elettricità
144,2
9,14
112,6
7,45
78,1
5,-
0,32
13,2
0,87
264,-
635,6
40,31
628,3
41,53
98,9
1.576,9
100, -
1.513, -
100,-
95,9
• Costruzioni • Servizi TOTALE
Fonte: AWAD F.H. "Investments and economie ... " art. cit.- pag. 209
L'aumento del reddito conseguente agli investimenti attuati- 95,9% dei pianificati- fu di 477 miLLE contro i 554,9 previsti, con una percentuale dj realizzazione dell'860Jo.
Il rapporto di quest'ultimo dato al su citato 95,9% può essere considerato una misura di rendimento degli investimenti, che per i tre settori economici risulta inferiore a 100,
l Tabella 49 l Realizzazione 100 Pianificazione
Rendimento Investimenti
Primario
83, - %
81,2%
Secondario Terziario
79,2%
88,8%
93,8%
94,8%
86,-%
89,7%
SETTORI
TOTALE
Fonte: A WAD F.H., "Investments and economie ... " art. ci t. - pag. 209
(40) Cfr. AWAD F.H .• " fn vestments art. cit. - pag. 199.
and economie ... "
il che può essere conseguenza sia di una esecuzione non rispondente sia di una pianificazione impostata su valutazioru non corrette (40). li finan ziamento degli investimenti avrebbe dovuto essere sostenuto, e lo fu, a mezzo del risparmio interno e dei prestiti esteri (grafico 23); questi ultimi , con gli introiti del canale, le esportazioni ed il turismo, avrebbero dovuto assicurare, nella necessaria quantità, la valuta estera. La propensione al consumo, specie privato a fronte del prodotto interno lordo - in fluì na• turalmente sul tasso di risparmio realizzato e, conseguentemente, sulle fonti nazionali di finanziamento degli investimenti <41 >. I consumi, infatti, raggiunsero livelli elevati- medjamente 1'87% dd prodotto interno lordo - con netta prevalenza per la componente privata; è, peraltro , da rilevare al riguardo che il settore pubblico fece segnare una più consistente espansione di quello privato , passando dal 21 % del totale nel 1960/61 al 25% nel 1964/65:
{41) Cfr. ECONOM IC BULLETIN, n. 4/ 1972- pag. 270.
132
l Tabella 50 CONSUMI
1960/ 61
Privato Variazione
926,1 2,20Jo
Pubblico Variazione
238,2 12,-%
Totale % sul Pii Variazione
1.164,3 85,4% 4,1%
(mil. LE)
J
1961/ 62
1962163
1963/ 64
1964/ 65
1.026,9 10,9%
1.067,8 4,- OJo
1.104,7 3,5%
1.143,4 3,5%
230,4 3,5%
290,4 26,-%
355,3 22,3%
370,8 4,4%
1.257,3 89, 1% 9,-%
1.358,2 88,4% 8,-%
1.460,87,4% 7,5%
1.614,2 85,9% 3,7%
-
Fonte: A WAD F. H., " Investments an d economie ... " art. ci t. - pag. 204 del risparmio interno sul prodotto nazionale lordo oscillò, nel periodo, tra l'l l% e il 14% (grafico 24) e alla sua formazione partecipò in più larga misura il settore pubblico:
È importante osservare che la crescita dei consumi, ipotizzata sul4,9% per anno <42>, si mantenne dal 1961 a.! 1964 tra il 7% e 1'8%. Come funzione del consumo, la proporzione
l Tabella 51 l RISPARMIO
Pubblico Privato
1960-61
1961-62
1962-63
1963-64
1964-65
81,4% 18,6%
78,2% 21,8%
81 ,30Jo 18,7%
90,2% 9,8%
92,4% 7,6%
Fonte: ECONOMIC BULLETIN, n. 4/1972- pag. 282 Mediamente, il risparmio nazionale coprì soltanto il 73% degli investimenti attuati, con un conseguente forte indebitamente nei riguardi dell' estero, che raggiunse nel 1963/64 un punta del 7,2% del prodotto nazionale lordo (grafico 24). La situazione debitoria delia RAU al 31 dicembre del 1964 si presentava, infatti, pesante; si valutava che il debito globalmente acceso nei riguardi di governi, enti pubblici e istituti finanziari dell'Occidente e del blocco orientale ammontasse a 2,5-3 mld. $(l , l - l ,3 mld. LE), esclusi i debiti contratti per l'assistenza militare. Inoltre, alla stessa data il debito egiziano risultante dagli accordi di compensazione era di circa 95 miL LE, mentre i crediti a breve termine concessi da banche europee e americane si aggiravano sugli 87 m il. LE (200 mil. $) (43) . Agli inizi del 1965, per fronteggiare le scadenze più pressanti,
l'Egitto fu costretto a cedere oro <44> per circa 35 mil. $,operazione che fu ripetuta- per un valore di 46 mi!. $ - nell'autunno del 1966 (45>. A seguito della difficile situazione finanziaria, molte fabbriche dovettero ridurre o addirittura sospendere la propria attività perché la mancanza di capitali non consentiva di importare quanto necessario (46). La produzione industriale, infatti, subì nel1964/65 un rallentamento non trascurabile:
(42) an. cit. (43) (44)
(45) Cfr. RELAZIONI INTERNAZIONALI , marzo 1967 - pag. 27 J.
Cfr. AWAD F.H. , "lnvestments and economie ... " - pag. 198. Cfr. ORIENTE MODERNO. febbraio 1965 • pag. 99. Ibidem, gennaio 1965- pag. 27.
l Tabella 52 l 1962-63
1963-64
1964-65
+ 11 ,5% + 8,5% + 6,2%
12,2%
+4,9%
1960-61
1961-62
Fonte: Economie Bullettin, n. 4/1972- pag. 283 (dati elaborati)
(46) Cfr. ORIENTE MODERNO, gennaio 1965 • pag. 99.
133
Grafico 23 FINANZIAMENTO DEGLI INVESTIMENTI
107,2
~-----'1 Rhpanll• Interne
10Q
VZ//21
9i,1
Capitale eahre
15,-
92 9 14 , 2
ao.~ lì9,5 i5 1
i5,3
i3,7
3i, 3
19i 0/ i1
19i1/ i2
19i2/ lì3 19i3/i4
19i4/ i 5 19i5/ilì
- 7,2 19ii/ i9 19,9/70
19ii/ i 7 19i 7/ii
Grafico 24 INVESTIMENTI, RISPARMIO INTERNO, CAPITALE ESTERO IN Ofo Of.L PNL
19,1
15,7 15,~
,.,
__
1~.-
..,) ......
-
/
/ /
....... /
13,-
LeQenda lnvuti11.nti
7,2
l ·-·
5,7
-
lì,2
· ---
Rispa,..i•
. _... l'\.
'\.
l
Capitale 11hr1
\ \
/"' 2:2
.\
/.
.
0,7
O."i · 0, 9 / 3~-----~--------------~~--~-~~--~~~~~~ 19i 0/ i1 19i1/i 2 19i2/ i3 191i3/ i4 19i4/ i 5 19i5/ ii 19ii/ i7 19i7/i 8 19i 8/ i9 19i9/ 70
Dati desunti da: Econonùc Bulletin , n. 4/ 1972 - pag. 28 1
134
Per combattere i problemi della bilancia dei pagamenti, fin dalla primavera del. 1964, furono disposte, quindi, alcune misure di austerità quali sensibili restrizioni al numero dei viaggi all'estero e alla durata delle missioni in paesi stranieri e blocco deJI'attività edilizia non indispensabile <47l. ln relazione a quanto esposto sopra, gli ele-
menti di base della evoluzione economica nel periodo in esame possono essere così delineati: • il consumo finale aumentò allo stesso ritmo del prodotto interno; • alla crescita del prodotto interno non fece riscontro un incremento del risparmio a ritmi nettamente superiori a quelli del consumo:
l Tabella 53 l 1960-61
1964-65
INCREMENTI
ELEMENTI
mjl. LE
Prodotto interno lordo Consumo Risparmio
1.363,5 1.164,3 210,-
mil. LE
OJo
1.762,2
398,7
1.514,3 324,-
350,114,-
290Jo 300Jo 54%
Fonte: AWAD F.H., " Investments and economie ... " art. cit.- pag 204 e 2 10 • l'entità degli investimenti attuati fu molto al di sopra delle possibilità di risparmio interno. La
differenza fu coperta con risparmio estero
J Tabella 54 l Finanziamento estero (mil. LE)
1960-61
1961-62
1962-1963
1963-1964
1964-1965
16
86
104
136
76
Fonte:AWAD F.H., "lnvestments and economie ... " art. cit.- pag. 210 Il fattore che fece saltare molte delle previsìonj del piano fu, in sostanza, l'inaspettato ritmo di aumento dei consumi, che si concretò a partire dal 1964 - in una crescente pressione sulle risorse disponibili ed ebbe le sue manifestazioni più appariscenti nella forte lievitazione dei prezzi, contenuta con ogni mezzo fino a11963, nel conseguente aumento del costo della vita (grafico 7), nel già citato deterioramento della bilancia commerciale e, in generale, nella sfavorevole situazione dei conti con l'estero . L'aumento dei consumi fu una logica conseguenza della politica socioeconomica del regime orientata verso una più incisiva ridistribuzione del
(47) Ibidem, pag. 98. (48) Cfr. MAKRAMALLA W.M., "L'aggression israélicnne (juin 1967) er l'economie egyprienne·•: L'EGYPT CONTEMPORAINE, luglio 1969- pag. 224.
reddito a favore di classi meno ambienti. Queste classi, per le ridotte disponibilità finanziarie, non potevano non esprimere un'alta propensione al consumo di beni alimentari, specie agricoli; poiché la produzione agricola aumentò ad un tasso non molto elevato, fu, quindi, giocoforza ricorrere alle importazioni, che, d'altro canto, aumentarono anche per la necessità di rifornire le industrie di materie prime e semilavorati, in massima pane non disponibili all 'interno C4S>, in conseguenza della non perfetta valutazione circa la complementarietà fra le industrie e circa il periodo necessario perché dai nuovi investimenti industriali si cominciasse a trarre un profitto <49).
(49) Cfr. AWAO F.l-1., ·' Jnvesrments and economie ... "
an. cit. - pag. 200.
135
La predetta linea politica portò, infatti, ad un ampliamento dei posti di lavoro e ad un aumento
- in termini reali ad un tasso superiore a quello del prodotto interno lordo - delle retribuzioni:
l Tabella 55 l 1959-60
INCREMENTO o/o
1964-65
mil.LE
Retribuzioni P rodotto interno lordo
549,5 1.285,2
TOTALE
MEOlO
46,6 37,1
7,7 6,2
805,2 1.762,2
Fonte: AWAD F.H., " l nvestments and economie ... " art. cit.- pag 208
Inoltre, l'aumento della popolazione ad un tasso annuo del2, 7o/o - superiore a quello previsto dal piano (2,2%)- esaltò l'effetto sui consumi delle maggiori disponibilità fi nanziarie (50).
vietico proprio il principio che ne ha determinato il successo.
In sintesi conclusiva, pur in un quadro generale di sostanziale successo, gli scopi del piano non furono completamente conseguiti principalmente perché il processo di accumulazione fu, in parte, frustrato dall'incontrollato aumento dei consumi, conseguenza delle teorizzazioni del socialismo arabo che vorrebbe rinunciare ad imporre sacrifici alla generazione presente, rifiutando dell'esempio so-
La terza ed ultima parte del ventennio in esame avrebbe dovuto coincidere, per i primi 5 anni, con la seconda fase del piano di sviluppo economico e sociale iniziato nel 1960. P ur se questo secondo piano non ha trovato alcuna possibilità di attuazione, un raffronto, riferito al prodotto interno lordo, tra obiettivo pianificato e ciò che è stato ottenuto, indipendentemente dal piano, è d'obbligo:
Periodo 1965-1972
l Tabella 56 l P l L (mil. LE)
DIFFERENZA
ELEMENTI PIANIFICATO
Agricoltura Industria Servizi TOTALE
RE ALIZZATO
627 877 1.060
525 600 965
2.564
2.090
mil. LE
o/o
- 102 -277 - 95
- 16,2 -31,5 8,9
-
-18,4
474
Fonte: ECONOMIC BULLETIN, n. 3/ 1972- pag. 171
La rilevanza dello scarto non vuol dire, in questo caso, insuccesso della politica economica, in quanto essa deve essere valutata tenendo conto sia deUa situazione di partenza non favorevole sia della rottura di ogni equilibrio provocato dalla guerra dei sei giorni . In effetto, al contrario di quanto avvenuto tra ill960 e il 1965, questo periodo non ha avuto uno svolgimento unitario, perché lo sviluppo del piano - inizialmente quinquennale, poi settennale, inìine triennale - fu prima condi(SO) Ibidem.
zionato dagli squilibri venuti alla luce al termine del primo piano quinq uennale e, successivamente, impedito dal conflitto arabo-israeliano del giugno 1967. È necessario, quind i, riallacciarsi alla situazione delineatasi nel 1964/ 65 -anno in cui furono presi i primi provvedimenti antirecessivi e, come si evince da alcuni significativi indici, caratterizzata da forti tensioni inflazionistiche, che avevano costretto ad apportare aggiustamenti verso il basso dei traguardi prefissati <51 >. (S I) Cfr.
AWAD
art. cit.- pag. 197.
F.H., "lnvestments and economie... "
136
- a partire dal 1962/ 63 - l'avvio di una divergenza tra i due valori che raggiunse nel 1964/ 65 il massimo:
Considerando, in primo luogo, i tassi di espansione del prodotto interno lordo a prezzi correnti e a prezzi 1959/60 (grafico 25), si riscontra
l Tabella 57 l Prodotto interno lordo
1960-61
1961 -62
1962-63
1963-64
1964-65
6, l 6,1
3,5 3,5
10,8 8,9
11' l
8,7
13,6 5,5
-
-
1,9
2,4
8,1
• a prezzi correnti • a prezzi 1959/ 60 Differenza
Fonte: ECONOMIC BU LLET IN, n. 4/1972- pag. 278 In secondo luogo, si verificò una sostenuta espansione monetaria
l Tabella 58 l 1961
1962
1963
1964
1965
+ 12,5
-2,8
+ 16,5
+ 19,5
+5,8
Fonte: ECONOMIC BULLETIN, n. 4/l972 - pag. 279
ed una rapida crescita dell 'indice del costo della vita (grafico 7). L'applicazione del piano non fu, quindi, ritenuta opportuna e fu rimandata di due anni, tempo minimo stimato .necessario per riequilibrare la situazione (52) . I provvedimenti applicati a questo scopo furono diretti principalmente a contenere i consumi e accrescere il risparmio , mediante l'attuazione di una restrittiva politica mo netaria, il contenimento delle retribuzioni, l'aumento dei prezzi e delle tasse (tra cui quelle per la di fesa nazionale) e l'imposizione di nuove imposte (53). Particolarmente pesante fu l'aumento dei prezzi di vari p rodotti decretato dal governo nel dicembre 1965 (54). Per aumentare le disponibilità di capitali, fu inoltre lanciato un pian o di risparmi obbligatori, incentrato sull'applicazione di trattenute sulle retribuzioni (55). (52) FAITORI POLITICI, Cap V, para 3. (53) Cfr. ECONOMI C BULLETIN, n. 4/ 1972- pag. 262. (54) Cfr. ORIENTE MODERNO, dicembre 1965- pag. 954. Detti aumenti, variabili fra il IO e ii250Jo, interessarono gli autoveicoli, i tessuti, il legname e tutta la gamma degli elettrodomestici -di cui era già stato in precedenza proibì· to l'acquisto rateale, misura che, peraltro, non ne aveva ri· dotta la domanda - nonché vari generi di largo consumo (zucchero, sigareue, tessuti non di lusso) che andarono a colpire, quindi, anche seuori con modesta capacità d'acquisto.
Altre misure volte a superare le gravi difficoltà economiche e finanziarie si concretarono (56) : • in drastiche riduzioni della spesa p ubblica <57>; • nell'attribuzione di un elevato grado di priorità agli investimenti diretti ad aumentare la produzione interna di generi alimentari, specie cereali ; • nel tentativo d i realizzare, nei due anni dedicati al riequilibrio dell'economia, una effettiva complementarietà delle industrie esistenti. Di queste, diverse erano state costrette a chiudere i battenti per mancanza di materie prime e di altri prodotti d'importazione; • in provvedimenti vari per migliorare la situazione dei conti con l'estero e le disponibilità di valuta estera, disponendo agevolazioni valutarie per i turisti in entrata (premio del25o/o sulla valuta estera introdotta in Egitto (58>); imponendo restrizioni nei viaggi all'estero (59) e, in genere, nelle spese governative collegate con la bilancia dei pagamenti; • nell'attribuzione di un ruolo eli maggior rilievo all 'iniziativa privata specie nel settore delle esportazioni (60); • nell' incoraggiare il ritorno dei capitali occidentali (6I >. (55) Cfr. ECONOMIC BULLETIN, n. 4/ 1972 - pag. 261. (56) Cfr. AWAD F. H. , " lnvestmems and economie ... " art. cit. - pag. 20 1. (57) Cfr. ORIENTE MODERNO, maggio-dicembre 1966 - pag. 478. (58) Ibidem, luglio-agosto-seuembre 1965 • pag. 713. (59) Ibidem, dicembre 1965- pag. 954. (60) Cfr. AWAD F. H., " lnvcstments and economie ... " art. cit. - pag. 202. (61) ORIENT E MODERNO, ottobre 1965- pag. 846.
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Grafico 25
~. o.
PRODOTTO INTERNO LORDO (1959/ 60 . 1969170)
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l
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l
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1959/60
1960/ 61
1961/ 62
1962/63
1963/ "
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1965/66
1966/67
1967/ 68
1968/ 69
1969/70
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....w -...1
138
Una più attenta considerazione fu, inoltre, attribuita al problema della crescita della popolazione e fu istituito uno speciale Comitato per la pianificazione familiare sotto la presidenza del Primo Ministro (62). I risultati ottenuti entro il 1967, a fronte dell'obiettivo fissato nei due anni 1965/ 66 e 1966/ 67 - cioè ridurre le pressioni sulle risorse e correg-
gere gti squilibri risultanti - possono considerarsi positivi soltanto come premes~a per le successive azioni antirecessive. Il settore agricolo, nonostante la consistente aliquota di investimenti ad esso destinati (2207o del totale), non rispose completamente alle aspeuative, come si evince dall'evoluzione del relativo prodotto interno,
l Tabella 59 1· P IL
Indici (1959/ 60 Va riazioni
=
100)
1963-64
1964-65
l 11 ,8
117,8 + 6, -
-
+
1965-66
1966-67
119,-
116,7
l ,2
-
2,3
Fonte: ECONOMIC BULLETIN, n 4/ 1972- pag. 278
soprattutto a causa della sfavorevole stagione climatica del 1966/ 67, che provocò una forte caduta nella produzione di diversi prodotti agricoli; conseguentemente furono anche colpite quelle industrie manifatturiere che questi prodotti utilizzavano. Per contro (63}: • il costo della vita - aumentato in modo vistoso tra il 1964 ed il 1965, anche a seguito della politica dei prezzi adottata - si stabilizzò nel 1966 e nel 1967 (grafico 7); • il deficit della bilancia commerciale si ridusse. Nella prima metà del l 967 si ebbe addiritura un saldo positivo di 7 mil. LE, a fronte di un deficit di 80 mil. LE nello stesso periodo del 1966; per l'intero periodo 1966/ 67 il deficit fu di 11O mil. LE contro i 193 dell'anno precedente. Il successo conseguito fu però pagato con un rallentamento non trascurabile nella crescita del reddito (grafico 25). Nel complesso, la situazione economica e finanziaria non subì un deciso miglioramento (64). Nel giugno 1967, la guerra dei sei giorni con la successiva esigenza di ricostruire il disfatto strumento militare richiese la mobilitazione di tutte (62) C fr. AWAD F.H . , " Jnvestments and economie ... " art. ci t. - pag. 20 I. Vds. FATTORI UMANI- Cap. VI, para l. (63) C fr. AWAD F.H., " lnvestments and economie ... " art. cit. - pag. 201. (64) Cfr. RELAZ IONI INTERNAZ IONALI , marzo 1967 - pag. 271. Indice delle difficoltà dell'Egitto fu il contrasto de terminatosi agli inizi del 1967 con il Fondo monetario internazionale, a seguito d el ma ncato regolamento di alcune rate di rimborso a ll'istituto da parte dell'Egitto, che già alla fine del 1966 e ra stato costretto a cedere o ro per
le forze del paese e costri nse ad abbandonare ogni velleità di applicazione del piano - trasformato nel frattempo in tricnnale- ed a ricercare un nuovo equ il ibrio nell' impiego delle risorse disponibili ad evitare l'arresto dello sviluppo; fu giocoforza procedere ad investimenti annuali definiti sulla base delle disponibilità di bilancio. L'impatto (negativo) della guerra sullo sviluppo si estrinsecò in primo luogo in un declino sostanziale degli investimenti per l'anno fina nziario 1967/ 68, decurtati dai previsti 350 m il. LE a meno di 300 miLLE, a fronte dei 366 miLLE del 1966/ 67 e dei 384 mil. del 1965/ 66 (65) (grafico 16) . Furono altresì ridotte tutte le spese correnti non indispensabili, soprattutto quelle relative ai servizi ; particolari limitazioni si ebbero anche nel settore delle costuzioni <66>. Naturalmente una forte espansione ebbe il bilancio per le forze Armate. Per fronteggiare le aumentate spese governative e frenare ulteriormente il consumo privato, furono accentuate le misure già indicate precedentemente- interessanti redditi, prezzi, tasse, risparmi , ecc.- e fu introdotto il razionamento dei generi alimentari (67). 48 mil.S per saldare debiti scaduti. A questo si aggiunga che le prospettive erano andate peggiorando a causa delle divergenze con gli Stati Uniti sulle contropartite per i rifornimenti di frumento e dello scarso raccolto del cotone. (65) RAU-A.C.M.S., AnnuaireStatisùque RAU, 1952-1970 - pag. 225. (66) Cfr. RELAZIONilNTERNAZIONALI, luglio 1967 - pag. 714. (67) Cfr . MAKRMIJ\LLJ\ W.M., " L'agression israclicnne... " art. ci t. - pag. 230.
139
imprimendo - compatibilmente con le possibilità offerte dalla situazione generale interna ed estera- un nuovo slancio allo sviluppo, abbiano dimostrato, in primo luogo, la conseguita solidità intrinseca della struttura economica ed, in secondo luogo, la capacità di governo del vertice politico. Il periodo che va dal 1968 a l 1972, ancorché caratterizzato da difficoltà economiche non trascurabili, si può considerare sostanzialmente positivo a fronte delle remore poste dallo stato di guerra con Israele. Mediamente, infatti, il tasso di crescita del prodotto interno lordo ritornò sul 60Jo (68), con una punta del6,70Jo nel1969/70. Questa evoluzione fu conseguenza della politica di espansione degli investimenti, cui furono destinati complessivamente 1.349 miLLE- mediamente 350 mil.LE per anno con l'eccezione del 1970171 (300 mil.LE)- così distribuiti (grafico 22): ·
Pesanti conseguenze dirette sui settori secondario e terziario dell'economia derivarono , infine, dalla perdita del Sinai (riduzione della produzione di petrolio e manganese), dalla chiusura del Canale (perdita degli introiti di valuta estera, compensati, peraltro, dagli aiuti dei paesi produttori di petrolio) e dal mantenimento dello stato di guerra (distruzione delle città lungo il Canale, delle raffinerie di Suez e riduzione del gettito di valuta estera dovuto al turismo). Il tutto si concretò in un arresto nella crescita dell'economia: il tasso di aumento del prodotto interno lordo nell967/ 68, rispetto all966/ 67, fu di + 0,340Jo a prezzi correnti e di -0,80Jo a prezzi costanti 1959/ 60 (grafico 25). Si ritiene, peraltro, che le prove cui venne sottoposta nel triennio 1966-68 l'economia egiziana e il modo come il paese riuscì a fronteggiarle,
l Tabella 60 l SETTORI PRIMARIO E SECONDARIO
SETTORE T ERZIARIO
792,3 miLLE = 58,7o/o
556,7 miLLE = 41,3%
Agricoltura
Industria
Elettricità
Costruzioni
T rasporti Comun.
Altri Servizi
2 19,8 miLLE 16,3 0Jo
454,9 miLLE 33,70Jo
111,6 miLLE 8,3 o/o
6,- mi LLE 0,4%
235,4 miLLE 17,5%
321,3 miLLE 23,8%
Fonte: - RAU- A.C.M.S., Annuaire Statistique RAU, 1952-1970 - pag. 225 - C.E .O.E.F.I.S. , " Étude speciale ... ", studio ci t. - pag. 15 (dati elaborati)
Nel contempo, però, la spesa per la sicurezza e la difes a nazionale, mantenendosi ad un livello superiore ai 500 m il. LE, determinò un esborso annuo pari al 20% del prodotto interno lordo, a fronte del 12% dovuto ad investimenti in beni strumentali. 1n sostanza, notò W .H. Dorsey (69), si era rovesciato il rapporto tra spese per la difesa ed investimenti, stabilitosi all'inizio degli anni sessanta, che aveva condotto al "boom" del 1960/ 65. "Dopo la battaglia del 1967- affermò Ali Sabri <70) - l'Egitto non ha realizzato gli investimenti che avevamo previsto e pianificato in tempo di pace. Il li vello degli investimenti annuali (68) Cfr. D ORSEY W.H., "Egitto- Un'economia repressa ... " art. ci t. - pag. 728. (69) fbidem , pag. 728.
dopo il 1967 non è stato affatto superiore al suo livello precedente, mentre lo sviluppo esige un accrescimento continuo del volume degli investimenti. Noi investiamo oggi (197 1) 300 rnil.LE aU'anno in nuovi progetti relativi alla produzione ed ai Servizi, mentre tale cifra oscillava, nel 1965, tra i 350 e i 370 miLLE. Il bilancio delle Forze Armate è raddoppiato, aumentando di quasi 250 miLLE all'anno, il che equivale a dire che, senza la battaglia in corso, saremmo stati in grado di investire fra i 560 e i 570 mil.LE ogni anno: la differenza tra tale cifra e la cifra degli investimenti - 300 miLLE- rappresenta la quota che la battaglia in corso fa pesare sullo sviluppo economico". (70) Cit. in ABDEL op. cit. - pag. 331.
MALEK A.,
" 11 pensiero politico ... "
140
l maggiori investimenti (33,7%) - coerentemente con la linea di politica economica iniziata fin dal1952- furono effettuati nel settore industriale, il cui apporto alla formazione del prodotto interno lordo, peraltro, rimase - come in precedenza già accennato- stazionario tra il 21o/o e il 22%. Il fatto, secondo il già citato Dorsey <71 >, sarebbe conseguenza dell'eccessivo impegno riversato, nel corso del ventennio in esame, sull'industria pesante rivelatasi scarsamente remunerativa, che avrebbe provocato un rallentamento del ritmo di sviluppo delle piccole e medie industrie e, quindi :
tinua a costituire un riferimento essenziale nel processo di sviluppo; il più importante progetto dei prossimi anni è l'ampliamento del complesso siderurgico di Heluan, la cui capacità di produzione passerà dalle attuali 300.000 t. annue a l ,5 mi l. t. annue <72>. Un alto tasso di crescita fu, invece, ottenuto nel settore petrolifero con il felice esito delle prospezioni condotte nel deserto occidentale e nel golfo di Suez (campi di Al Morgan, El Alamein, Meliha): la produzione, che era stata di 6,3 mi l. t. ne11966 e di 5,6 mi l. t. nel 1967, è passata a 16,4 mi l. t. nel 1970 e a 14,7 mi!. t. nel 1971 <73>; questo significa che, almeno nelle cifre, è stato annullato il danno derivante dalla perdita dei pozzi del Sinai, che fornivano circa 4,5 rnil.t. per anno e, cioè, il 70% della produzione del 1966. Molte speranze sono attualmente riposte in questo settore per incrementare le esportazioni ed aumentare, quindi, le disponibilità di valuta estera e di capitali di investimento, notevolmente ridotte a seguito dell' interruzione della navigazione sul Canale di Suez e del minor numero di turisti che si reca nel paese in conseguenza del perdurante stato di guerra:
• da un Jato, avrebbe ostacolato il programma egiziano diretto alla "sostituzione delle importazioni"; • dall'altro, avrebbe avuto incidenze negative nel campo dell'impiego, con una sotto utilizzazione delle risorse di manodopera. " Il tentativo di correggere questo squilibrio è alla base del recente sviluppo delle industrie tessili e alimentari , ritenute entrambe più confacenti al potenziale di produzione dell'Egitto ed alle esigenze della domanda interna". Si rileva, peraltro, che l'industria pesante con-
l Tabella 61 l TURISMO
Turisti (000) E ntrate (mil . $)
1964
1965
1966
1961
\968
1969
1970
1971
497,4 85,
542,1 11 5, -
578,7
345,-
-
317,6 62,-
345,3 66,-
357,7
-
428,1 85,-
71'-
Fonte: UN, Statistica! Yearbook 1968 e 1972 Queste gravi perdite finanziarie sono, infatti, solo parzialmente bilanciate dal contributo annuo degli Stati produttori di petrolio (Arabia Saudita, Libia, Kuwait) - circa 110 rnil. LE (74) con il quale è in gran parte finanziato il "fondo speciale", destinato a fronteggiare le spese eccezionali connesse a lle operazioni militari (trasferimenti di popolazione e di industrie dall'area del Canale, danni ai civili all'interno del paese) (75). A ciò si aggiungono i debiti verso l'estero che com(71) Vds. FATTORI ECONOMICI- Cap. XI, para l. Cfr. OORSEY W.H., "Egitto- Un'economia repressa ... " art. ci t. - pag. 729. (72) QUATERLY ECONOMIC REVIEW, Egypt, Sudan, Annua! supplemem 1973 - pag. 17. (73) UNITED NATIONS, Statistica! Yearbook 1972 pag. 180.
portano una forte spesa annua per ammortamenti ed interessi; la sola quota dovuta ai paesi occidentali richiede un esborso per anno di circa il 20% dei ricavi in valuta estera <76). La disponjbilità di capitali di investimento e di valuta estera è, quindi, resa difficile da questa situazione, nonostante che all'estero sia stata accolta con favore la legge volta a incoraggiare gli investimenti stranieri entrata in vigore nel 197 1 (77). (74) Vds. FATTORI POLITICI, Cap. l. Il contributo fu concesso nel settembre 1967 nel corso del venice di Kanoum. (75) Cfr. RELAZIONI INTERNAZIONALI, giugno 1969 - pag. 507.
(76) Cfr. OORSEY W.H., "Egitto- Un'economia repressa... " art. ci t. - pag. 730. (77) Ibidem.
141
scente, mentre quelo pubblico è andato aumentando, soprattutto in conseguenza delle pesanti spese militari: naturalmente si è avuta un'evoluzione nello stesso senso del costo della vita , causato anche dall'adozione di una flessibile politica dei prezzi dei più importanti prodotti agricoli, per incentivarne la produzione <78) e ottenere - a seconda dei casi - per alcuni (riso) una maggiore esportazione, per altri (grano) una minore importazione.
L'adesione dell'Egitto alla Federazione delle Repubpliche Arabe (Egitto, Libia, Siria) deve essere vista anche sotto la prospettiva della possibilità di utilizzare il capitale libico in cambio delle conoscenze tecniche egiziane. In questo quadro, va posta anche l'apertura verso gli USA ed il recentissimo accordo (18 dic. 1972) con la CEE. In merito, infatti, alla capacità del risparmio interno di soddisfare le esigenze, essa non ha subito sostanziali modifiche rispetto al passato, mantenendosi mediamente intorno al l 3 fiJo del prodotto interno; in conseguenza, il minor ricorso a fonti esterne (ne11969/70 il 5% del totale degli investimenti) ha costretto a mantenere, come si è visto, ad un più basso livello gli investimenti: in media il 14,8% del prodotto interno a fronte del 17,4% nel quinquennio 1960/ 65. l consumi, quindi, hanno oscillato mediamente attorno a11'87% del prodotto interno; quello privato - ostacolato con vari mezzi - ha però m0strato un andamento decre-
A partire dal 197 l - sia per contenere il deteriorarsi della situazione economica sia per indirizzare tutte le risorse verso la preparazione militare - fu varata una politica di economia di guerra con relative misure di " austerity", dirette soprattutto a ridurre la spesa pubblica, le importazioni non indispensabili, ecc . <79). L 'evoluzione della situazione nei sette anni in esame ha avuto un fedele riscontro nell'evoluzione della bilancia dei pagamenti, infallibile termometro delo stato di "salute" dell'economia.
l Tabella 62 l COMPONENTI
Bilancia Commerciale Bilancia Servizi Trasferimenti Conto Capitali SALDO
1966
1965
+ + +
392 130 20 137
-
+ + +
- 105 -
1967
(mil. $)
1968
356 17 1 12 11 6
+ + +
360 62 134 91
57
-
73
1969
-
+ +
185 63 254 14
-
227 77 296 85
+
20
-
93
-
+
1970
1972
1971
- 374 - ~94 - 436 - 88 - 92 + 8 + 308 + 279 + 27 1 - 14 + 34 + 112 - 168 - 173
-
45
Fonte: IMF, Balance of Payments Yearbook 1969 e 1974 (dati elaborati) Il tradizionale deficit, in diminuzione dopo il 1965, si trasformò in saldo a~tivo nel 1968 per tornare negativo già dal 1969. Di seguito, gli elementi principali cui fu legata detta evoluzione. In primo luogo, la bilancia commerciale che, in con-
seguenza dei provvedimenti diretti a ridurre le importazioni, registrò un netto miglioramento . Furono, infatti, le esportazioni a mantenere ritmi di aumento superiori:
l Tabella 63 l VARIAZIONl ANNUE
Export Import
1965-72
1966
+ 4,6 + 3,3
+ 5,4 - 0,6
1967
1968
(%) 1969
-
1970
+ 11,6 + 10,6 + 1 l , l + 0,2 - 11 ,- + 13 ,3 + 23,8
1971
1972
+ 4, - + 11,8 + 4,4 + 4,7
Fonte: IMF; Balance of Paymeots Yearbook 1969 e 1972 (dati elaborati)
(78) Cfr. ECONOMIC BULLETlN, n. 4/ 1972- pag. 265.
(79) Cfr. RELAZIONI INTERNAZIONALI, febbraio 1972 - pag. 200.
142
Dopo il 1968, per le esigenze di ricostituzione dell'apparato bellico, nonchĂŠ per quelle legate allo sviluppo economico, le importazioni ripresero, per forza di cose, il sopravvento. Il deficit commerciale fu bilanciato parzialmente, fino al 1967, dal saldo attivo della bilancia dei servizi che si giovava degli introiti del Canale di Suez (nel1965: 198 mil.$; nel 1966: 219 mil.$; nel 1967: 108 mil. $ (80)) e di quelli del turismo. Successivamente, con il blocco del Canale e la caduta degli introiti del turismo, anche questa bilancia divenne passiva.
(80) IMP, Balance of Payments Yearbook 1969.
Il conto dei trasferimenti ha avuto, invece, un'evoluzione contraria a quella dei servizi. Dopo la guerra del giugno 1967, infĂ tti, il finanziamento arabo sostitutivo degli introiti del canale ha fatto elevare il saldo attivo del particolare settore a cifre consistenti. Infine, il conto capitali, nel quale hanno preminenza i prestiti concessi all'Egitto e che, normalmente attivo, ha consentito di ridurre al minimo nel 1972 il deficit globale detla bilancia dei pagamenti, no nostante un deficit commerciale record di 436 mil.$.
143
CAPITOLO XII
AGRICOLTURA
PREMESSA L 'Egitto, sebbene abbia sviluppato nel ventennio in esame un intenso programma eli industrializzazione, è ancora oggi un paese prevalentemente basato sull'agricoltura: -
la popolazione agricola è i1 600Jo del totale; le attività economiche del settore rurale assorbono circa il 50% della manodopera impiegata, concorrono con una quota sul 30% alla formazione del reddito nazionale e determinano circa il 60% dei ricavi dell'esportazione O>.
Co!fle tutti i paesi in via di sviluppo, anche in Egitto è riconoscibile un carattere dualistico dell'economia ; in essa, infatti, coesistono due settori, il tradizionale e il moderno. Però, mentre nella generalità dei su cennati paesi l'agricoltura rientra per la quasi totalità nel settore tradizionale, in Egitto questo non è vero, anche se la terra è frazionata in piccoli poderi e le tecniche sono basate su attrezzi primitivi e su largo impiego del lavoro umano. Il motivo potrebbe essere il seguente: alla sua millenaria tradizione agricola, l'Egitto aggiunge il concorso di particolari condizioni fra le quali l'elevata fertilità del suolo, un sistema di irrigazione sviluppato ed effi ciente, una elevata capacità "pro fessio nale" del contadino , un intenso sfruttamento della terra disponibile, una compie- . ta rete di cooperative attive anche nel campo produrtivo. Il tutto si traduce in alte rese <2>. UTILIZZAZIONE DELLE ACQUE DEL NILO. L' ALTA DIGA E LA SUA IMPORTANZA ECONOMICA E SOCIALE
Il sistema agricolo è basato sull'utilizzazione delle acque del Nilo (fig. 4). All'inizio degli anni 50, l'Egitto, nel rispetto degli accordi internazionali per la ripartizione di dette acque, utilizzava completamente la sua quota parte dei 7,5 mld.mc. di acqua complessivamente ( I) Cfr. DORSEY W.H. , "Egitto- Un'economia repressa... " art. ci t. " pag. 728.
(2) Cfr. UNITED NATIONS, " Economie Survey ... " op. cit. - pag. Il. (3) Cfr. MODUGNO G., "L'Alta Diga di Assuan" an. cit. - pag. 456.
accumulati nei serbatoi di Assuan e eli Gebel Aulla. Ciò, se aveva contribuito alla trasformazione parziale del sistema di irrigazione a bacini nel sistema di irrigazione perenne, non aveva però consentito un' apprezzabile bonifica, mentre era sempre possibile la perdita di buona parte dei raccolti , qualora la portata del Nilo si fosse mantenuta al di sotto dei suoi valori medi (84 mld.mc.): nelle annate normali , infatti, le acque trattenute dagli sbarramenti eli Assuan e Gebel Aulia e restituite al fiu me nel periodo febbraio-luglio bastavano a soddisfare i bisogni dell'agricoltura; ma, se il flusso del Nilo si fosse presentato, ad esempio, con il valore minimo registrato nell'annata 1913-14 (4 1 mld.mc.), le scorte di acqua accumulate non sarebbero state sufficienti <3>. Il dramma consisteva, quindi, nel disporre di acqua non utilizzabile in determinati periodi e nel non poter impedire che gran parte di essa ftnisse nel Mediterraneo <4>. Infine, il galoppante incremento demografico richiedeva l'aumento della produttività delle terre già coltivate e l'estensione della superficie coltivabile. In sostanza , i problemi che si ponevano nel settore negli anni cinquanta erano i seguenti: • disporre di riserve di acqua per fronteggiare le variazioni del regime del fiume; • giungere ad utilizzare tutta la portata del Nilo riducendo al minimo le perdite di acqua; • realizzare un sistema di accumulo pluriennale; • salvaguardare il paese dalle inondazioni. Occorreva, quindi, innalzare un'opera idraulica di maggior impegno di quelle fino allora costruite sul Nilo - superando le difficoltà tecniche che ne avevano sconsigliato in passato la realizzazione (5) - per garantire una equilibrata e più estesa distribuzione delle acque, non solo nel corso dei dodici mesi dell'anno, ma anche in un ciclo di più a nni. (4) Cfr. FRESCOBALDI D., op. cit. - pag. 86.
(5) Cfr. MOI)UONO G., "L'Alta Diga di Assuan", art.
cit. - pag. 457. Tale opera non appariva realizza bile in territo rio egiziano, in quanto l'immagazzinamento permanente delle acque riproponeva i problemi antichi della sedimentazione del limo e della capacità di accumulazione durante le piene.
144
Il 15 gennaio 1971 i Presidenti della RAU e deU 'URSS hanno solennemente inaugurata l'Alta Diga di Assuan, la cui "prima pietra" era stata posta il 9 gennaio 1960. L'impianto è stato realizzato in due fasi: la prima - ultimata nel maggio 1964 - prevedeva la costruzione di una diga accessoria, di opere di derivazione e della prima parte dello sbarramento principale, da completare nella seconda fase, nel corso della quale sarebbe stata costruita anche la centrale elettrica. Dall'estate 1964, è stato possibile disporre di 4 mld.mc. di acqua (oltre i 5 mld.mc. della prima diga di Assuan), che hanno consentito la bonifica di nuove terre e la progressiva trasformazione dell'irrigazione a bacini in irrigazione permanente (6); a partire dal1968 , l'Alta Diga (3600 m. di larghezza per 111 m. di altezza) si può considerare in esercizio (7> e l'Egitto dispone di un N ilo ormai regolato nel suo regime. Il lago Nasser, serbatoio della Diga (5.900 Kmq.), ha un volume massimo di 164 mld.mc. , per la determinazione del quale si è tenuto conto dei caratteri idrologici tipici del Nilo e delle necessità irrigue (8): • 30 mld.mc. sono destinati all'accumulo del limo, capacità giudicata sufficiente per cinque secoli; • 90 mld.mc. sono destinati all'irrigazione; • 44 mld.mc. alla "laminazione" delle piene straordinarie. Il serbatoio così dimensionato ha risolto l'annoso problema della sedimentazione dei materiali trasportati dalle acque, ma ha, nello stesso tempo, posto quello della sottrazione ai terreni delle proprietà nutritive del limo. Il Nilo, infatti, non è solo famoso per le sue piene, ma soprattutto per i materiali in sospensione che esso trasporta, cui è attribuito il merito dell'elevata fecondità della terra egiziana (9) . (6) Ibidem, pag. 462.
(7) Jbidem, pag. 464. (8) Ibidem, pag. 470. Le perdite per evaporazione e per infiltrazione sono valutate a IO mJd.mc. annui.
(9) BfROT P. e DRESCH J ., op.cit. - pag. 280. Si valuta che le acque trasportino annualmente 100 mil.t. di Limo, con punte massime durante la piena (agosto-senembre: 68!1Jo) e con una concentrazione media in questo periodo di 1.600 gr. per mc ..
L'interruzione dell'ormai millenaria sedimentazione di limo provocherà un danno valutato a 230.000 LE per anno, somma trascurabile a fronte dei vantaggi che lo sbarramento dovrebbe procurare all'Egitto e che è molto inferiore alle spese che ogni anno venivano sostenute per la manutenzione dei canali. Si osserva, altresì, al riguardo che i risultati più soddisfacenti sono stati, di norma, ottenuti su terreni trattati con concimi (IO), ed è proprio su un più largo impiego di questi, in sostituzione del limo, che vengono riposte le speranze egiziane. Altro problema posto dalla sedimentazione del limo nel serbatoio è quello dell'erosione degli argini per la maggiore velocità della corrente e dei conseguenti riflessi sulle traverse a nord di Assuan. Per fronteggiare il pericoloso fenomeno è stata prevista la costruzione di tre sbarramenti allo scopo di rallentare il flusso delle acque (Il ) . L'Alta Diga, inoltre, ha imposto, tra l'altro, il trasferimento degli abitanti della Nubia <12), per i quali esiste la possibilità di un reinsediamento sui territori rivieraschi del lago Nasser (circa 20.000 feddani) per le favorevoli prospettive che si aprono all'allevamento del bestiame , all'utilizzazione agricola dell'area e alla pesca ( 13). In sostanza, la Diga ha avuto ed avrà incidenze di rilievo in molteplici settori dell'economia e non solo in quello agricolo. I principali benefici (in atto o previsti) sono (14) : • ampliamento della superficie agricola di circa l ,2 mil. di feddani; • sostituzione in Alto Egitto dell'irrigazione per bacini con quella perenne su 700.000 feddani, con conseguente aumento del rendimento; • aumento di l mil. di feddani della superficie coltivata a riso da destinare all'esportazione; • incremento del rendimento delle terre agricole del Delta con il miglioramento dei sistemi di drenaggio; (IO) Cfr. MODUGNO G. , "L'Alta Diga di Assuan" art. cit. - pag. 473. (11) Ibidem, pag. 474. (12) Vds. FATTORI UMANI, Cap. VI, para 4. (13) Cfr. M ODUGNO G., "L'Alta Diga di Assuan" art. cit. - pag. 80. Cfr. TAWFIK S., "First fruir from Assuan": AFRICAN DEVELOPMENT, novembre l972- pag. 7. (14) Cfr. f SSAWI C., op. cit. - pag. 130.
145 • eliminazione dei pericoli di inondazioni; • produzio ne annua di circa IO mld.Kwb di energia elettrica, eccedente le effetti ve capacità di utilizzazione del paese (500Jo).
l rnil.Kmq. cioè 238 mi!. di feddani); essa, dall'inizio del·secolo, ha subito un aumento medio annuo dello 0,3%, quindi, non al passo con il rapido incremento della popolazione (2-3% annuo).
Questa notevole disponibilità di energia dischiude ampie prospettive di progresso; essa, infatti, potrà accelerare la soluzione oltre che dei problemi di sviluppo industriale, anche di quelli relativi all' incremento della produzione agricola e al miglioramento delle condizioni di vita della popolazione rurale. Basti pensare che per il sollevamento. delle acque, a fini di irrigazione e di drenaggio, il fe llah utilizza anco ra strumenti tradizionali (sachie e sciaduf).
In questo contesto, le direttrici della politica agricola egiziana post 1952 ebbero quali obiettivi principali una maggiore produttività delle aree già sottoposte a coltivazione e l'aumento della superficie coltivabile, allo scopo di:
Le incidenze dell'Alta Diga non saranno, però, esch.1sivamente positive. L 'estensione dell'irrigazione perenne all'Alto Egitto potrà comportare maggiori perdite di acqua per evaporazione e una prevedibile maggiore diffusione del parassita portatore della bilharziosi. Inoltre, secondo la FAO, il prodotto della pesca lungo la costa mediterranea ha subito dal 1964 una forte contrazione; nel 1964 e nel 1966 sono state pescate, rispettivamente, 4.500 e 5.540 t. di sardine contro le 150.000 t. degli anni precedenti. Ciò, secondo gli esperti, di penderebbe dal fatto che la diga avrebbe ridotto la quantità di plankton e di materie organiche che si riversava annualmente nel mare e che attirava le sardine verso la costa <15>. SUPERFICIE COLTIVABILE E POPOLAZIONE
La riforma agraria (!6) non poteva da sola risolvere la di fficile situazione dell'agricoltura. Nel 1952, infatti, la superficie colti vabile <17> si aggirava sui 6 mil. di feddani , rappresentando soltanto il 2,5% della superficie totale del paese (circa (15) Cfr. MODUGNO G., "L'Alta Diga dj Assuan" art. cit. - pag. 480. Cfr. TAWFIK S., " First fruit. .. " art. ci t.- pag. Il. (16) Vds. FA TTORJ UMANI, Cap. VII, para 2. (17) È importante, al riguardo, distinguere tra area coltivata ed area dei raccolti; quest'ultima è data daiJa prima moltiplicata per il numero dei raccolti che ann ualmente vengono ottenuti su di essa. In Egitto è possibile ottenere fino a tre raccolti pçr anno. La mewa, peraltro; è di 1,6 - 1,7 e ciò ilipende dal fallo che nel Delta quasi tutti i campi coltivati a corone non vengono sfruttati nei tre mesi di riposo (Cfr. MODUGNO G., "L' Alta Diga ... " art. cit. - pag. 482. (1 8) Cit. in MODUGNO G ., "L'Alta Diga dj Assuan" art. cit. - pag. 481.
• allargare la base della proprietà per una più diffusa giustizia sociale; • sostenere l'espansione dell'agricoltura, struttura portante di tutta l'economia egiziana e base per i futuri sviluppi. ' 'Per creare una società che viva nel benessere, per elevare il tenore di vita, è necessario trovare in Egitto nuove terre coltivabili per almeno 6 mil. di feddani (18) - affermò Nasser. Nel 1958 è stato deciso di iniziare la costruzione della grande diga. Ma lo sbarramento non è il punto di arrivo. Esso consentirà di utiliz.z are 2 mil. di feddani; ma noi ora coltiviamo soltanto il 4% della superficie del nostro paese, mentre è necessario poterla sfruttare tutta. A tale scopo abbiamo pensato di creare n el deserto occidentale una nuova Valle del N ilo ... sfruttando una estesa falda so tterranea di acque <19>". Il programma di estensione dell'area coltivabile iniziò nel 1953 <20) . Le operazioni di bonifica intraprese nella zona del Delta - prima grande opera di sviluppo del regime - che portarono alla costituzione del governatorato di Tahrir, subirono un forte rallentamento a partire da11958; i prelievi di acque sotterranee ponevano in pericolo l'equilibrio idrologico della zona <21>. (19) Discorso di Nasser del 23 dicembre 1958: ORI ENTE MODERNO, gennruo 1959 - pag. 36. (20) UNITED NATIONS, " Economjc Survey ... " op. cit. - pag. 41 . La pianificazione, l'organizzazione e l'esecuzione delle operazioru necessarie erano state affidate ai seguenti organismi : - l'Organizzazione generaJé egiziana per la boni fica della terra, operante prevalentemente nella valle del Nilo; - l'Organizzazione per la boni fica dj terre desertiche, operante nella Nuova Valle (inwviduata dalla catena di oasi del deserto occidentale), lungo le coste nord ovest (Marsa-Marruh) ed est (Sinru) e i.n aJLre zone. (21) C fr . MODUGNO G., " L' Alta Diga di Assuan" art. cit. - pag. 454.
146
I risultati, peraltro, sono stati nel complesso, notevoli; fra il 1952 e i11971 sono stati bonificati circa 963.000 feddani , di cui 74.000 anteriormente al l o piano quinquennale, nel corso del quale furono resi coltivabili ben 536.000 feddani (22) (23).
L'ampliam ento delle a ree coltivabili è stato previsto <25>:
"Nel Basso Egitto le aree da utilizzare- avverte Modugno <2 6) - dovranno ess~re contese ai laghi litoranei, alle barari (lande desolate per il difettoso drenaggio) ed alle estese propaggini del deserto. Secondo l'opinione di un esperto ... queste terre sono inadatte all'agricoltura. Ma si tratta di un'affermazione tradizionale, che non ha un valore assoluto e che deve essere piuttosto intesa in senso economico. Infatti, lo sfruttamento della terra è imposto dall 'eccezionale incremento demografico che condiziona le possibilità di scelta" . Nell'Alto Egitto lo sviluppo della produzione agraria è subordinato alla sostituzione del sistema di irrigazione perenne a quello per bacini, il quale presenta diversi inconvenienti, tra i quali preminente quello di consentire un solo raccolto per anno (27).
• entro il 1975, nel deserto a sud ovest di Alessandria, ove saranno posti a coltivazione circa 300.000 feddani; • entro il 1982, nella zona del Delta e nella zona a sud di Porto Said.
Ciò premesso, è interessante effettuare un raffronto tra l'evoluzione della densità della popolazione rurale e delle superfici coltivabili e dei raccolti, a partire, per meglio far risaltare i cambiamenti, daJ 1914:
Il più ambizioso piano di redenzione del deserto, indicato da Nasser con la denominazione di "Nuova Valle", non ha peraltro avuto attuazione e, prevedibilmente, non potrà essere avviato a breve scadenza; allorché sarà realizzato, consentirà la messa a coltura di circa 3 mi!. di feddani e l'insediamento di una popolazione di almeno 3 mil. di persone (24) .
l Tabella 64 l Superficie (mil. feddani) A NNl
1914 1947 1960 1971
mil.
!Tasso annuo
Densità (ab./feddani)
2
3
4
5
6
5 2 7
5,3 5,8 5,8 6,6
7,7 9,2 10,3 10,7
1,4 1,6 I ,8 l ,8
10,3 13,7 17,5 19,7
2,2o/o l ,-% 2,9% 2,30Jo
1,28 2,38 3,3,-
Coltivabile dei raccolti l
Popolazione rurale
Numero raccolti (media)
5
3 8
1,25 l,48 1,67 l ,82
Fonte: (per il 1971 dati elaborati) - RIAD H., op. cit. - pag. 143 - QUATERLY ECONOMlC REVIEW, Egypt, Sudan- Annual Supplement 1973- pag. 7 - RAE- C.A .M.S., Statistica1 Abstract of RAE, 1951 / 52- 1970/71 (22) Cfr. QUATERLY ECONOMIC REVIEW, Egypt, Sudan - Annua! supplement 1973 - pag. 7. (23) In merito alle operazioni condotte da un 'impresa italiana nel governatorato del Tahrir, Frescobaldi (op.cit.- pag. 94) commentava: "La bonifica ba tracciato Km. di strade, ne ha scavati molti di più di canali, ha portato ovunque l'energia elettrica ... ha costruito centinaia di case. C'è un canale che prende l'acqua del Nilo grazie ad una centrale di sollevamento, ci sono tante stazioni di pompaggio che spingono l'acqua per la fitta rete di canalizzazione secondaria ... L'iniziativa di questa bonifica ha dimostrato che il deserto non è irredimibile. La grande diga ha avuto in questo la sua importanza" .
(24) Cfr. pag. 133.
ISSAWI
C., " Egypt in revolution" op. cit. -
(25) Cfr. QUATERLY ECONOMIC REVIEW, Egypt, Sudan - Annua! Supplement 1973 - pag. 8. (26) Cfr. MODUGNO G., "L'Alta Diga di Assuan" art. cit. - pag. 481. (27) Ibidem, pag. 482. Inoltre, "richiede costosi lavori annuali di manutenzione, perché i rilevati vengono danneggiati dalle piene, i canali tendono ad interrarsi e i terreni hanno bisogno di nuove sistemaz.ioni; non favorisce le colture del cotone e della canna da zucchero".
147
Dal prospetto si evince che: • l'aumento della superficie coltivabile e dei raccolti non ha tenuto il ritmo dell'incremento demografico;
ripartiti e utilizzati in lotti non inferiori a 50 feddani (28>. TECNICHE AGRICOLE
• nel periodo repubblicano si è ottenuta una consistente espansione delle super fici coltivabili e dei raccolti;
I maggiori ostacoli alla meccan.izzazione dell'agricoltura egiziana, oltre che l'eccesso di manodopera, sono stati principalmente <29>:
• il rapporto popolazione rurale-feddani dal 1947 si è mantenuto su valori molto elevati; • le riforme attuate sono servite soltanto a evitare il peggioramento della situazione.
• le piccole dimensioni degli appezzamenti individuali e la ridotta disponibilità di capitali da parte degli agricoltori;
Si rileva che non tutte le terre bonificate sono state messe a coltivazione; lo Stato tende, infatti, a inserire le terre ancora a sua disposizione in un sistema di produzione che ne consenta la più redditizia-utilizzazione con l'impiego di manodopera agricola altamente qualificata e capace di usare le più moderne tecniche agricole. Sulla base di questo criterio, ad esempio, i 300.000 feddani, cui si è accennato prima, che verranno bonificati nel corso del nuovo piano di sviluppo, saranno
• la debolezza delle cooperative; • la mancanza di assistenza per i veicoli (ricambi, officine); • le caratteristiche del cotone che non si presta alla meccanizzazione. Una idea degli svantaggi della ridotta meccanizzazione è data dal seguente raffronto, riferito al 1951, relativo alle ore di lavoro per uomo necessarie, in Egitto e in USA, per la produzione di alcuni prodotti agricoli; si nota la differenza dei due cereali sottoindicati rispetto al cotone:
l Tabella 65 l PRODOTTO
Gra no Orzo Cotone
UNITÀ di SUPERFICIE
l acro » ))
h/ uomo richieste U.S.A.
EGITTO
6, 1 8,5 88,.-
160,11 5,2 320,-
U.S.A EGITTO
1/26 1/13,6 1/3,7
Fonte: ISSA Wl C., "Egypt in revo1ution" op. cit. - pag. 136 In un rapporto sulle risorse potenziali della regione egiziana nel 1959, venivano messe in evidenza le principali lacune del settore primario, individuabili fra l'altro (30):
• nella scarsa disponibilità di trattori; • nell'indiscrirninata utilizzazione per lavoro del bestiame disponibile, distratto perciò dalla prod uzione di latte e carne.
• nell'elevato potenziale umano improduttivo;
Lo stesso documento indicava alcuni dei vantaggi che potevano derivare dalla meccanizzazione agricola:
• nella prevalente tesaurizzazione dei capitali disponibili; • nell'indisponibilità di una efficiente rete di assistenza per i mezzi meccanici e, quindi, nell'elevato tasso di inefficienza di questi (nel governatorato di Tahrir circa il 40o/o); (28) Cfr. C.E.D.E.F.I.S., "Étude speciale ... " studio ci L
- pag. 5. (29) Cfr. 1SSAWI C., "Egypt in revolution" op. cil. -
• riduzione del 50% delle spese, impiegando per l'aratura del terreno mezzi meccanici; • incremento nella produzione di latte di 350.000 t., equivalenti a 10,5 miLLE. pag. 134. (30) Cfr. ORIENTE MODERNO, luglio 1959 - pag. 547.
148
Lo sviluppo delle cooperative su tutto il territorio egiziano ha consentito di ridurre l' "handicap" della struttura agricola egiziana caratterizzata dalla piccola tenuta, da un basso capitale di esercizio e, conseguentemente, da ridotte possibilità di introdurre tecniche avanzate.
La maggior produttività deve essere perciò ricercata con un equilibrato impie!!o dei fatto ri di produzione disponibiH (terra, manodopera, capitale) <33>. Il trattore, d'altra parte, costituisce veicolo di progresso sia perché '' la motorizzazione crea nelJ ' ambiente sociale una nuova classe, i trattoristi che, ben addestrati ed inquadrati, possono diventare i più efficaci agenti del progresso agricolo (3 4)", sia perché il mezzo meccanico potrebbe servire ad assicurare - specie nelle piccole proprietà a cond uzione fami liare - un tempo libero al contadino ed ai membri delJa sua famiglia (35>, sia perché l'utilizzazione delle macchine non potrebbe prescindere daiJ'impianto di una rete a maglie sempre più strette di attività complementari (36).
Si è, infatti, negli ultimi anni accresciuto il numero dei trattori disponibili passati dai 7.600 del 1952 agli 11 .000 del 1962, ai 18.000 del 1971 (3 1); tale disponibilità, peraltro, appare molto bassa se riferita alla superficie coltivabile: 4 per 1.000 ha (in Francia: 35 per 1.000 ettari). Rispetto all'impiego di animali nel lavoro dei campi, il costo del trattore è molto più basso (3 2>. T uttavia, l' introduzione di macchine agricole deve essere valutata a fro nte di un problema che non è soltanto economico, ma soprattutto sociale; quello della già ricordata disponibilità di forza di lavoro abbondante e a buon mercato e delle conseguenti incidenze sull'im piego di questa.
Un settore nel quale l'Egitto è molto avanti è, invece, quello dell' impiego di fertilizzanti chimici. L' introduzione dell'irrigazione perenne ha, infatt i, richiesto un largo uso di essi ad evitare che il terreno- utilizzato fino a tre volte in un annoperdesse rapidamente la sua fertilità (37) ; il problema è oggi ingigantito dall'entrata in funzione dell' Alta Diga.
Di norma, la meccanizzazione comporta sottrazione di lavoro all ' uomo e ciò significherebbe aumentare la massa già consistente dei disoccupati e dei sottoccupati.
l Tabella 66 l Media Fertilizzanti
Nitrati Fosfati Potassici TOTALE
1948/ 49 1952/53
1955/ 56 1960/61 1964/ 65 1965/ 66 1967/ 68 1969/ 70 1970/ 71 1971/ 72 (000 t.)
.
98,2 16,7 0,6
112,6 20, 6 0, 1
176,6 36,3,2
260,6 43,1 0,9
284,8 52,2 0,6
244,1 38,5 l ,2
310,1 36,2 1,5
330,8 40,1 1,9
115,5
143,3
215,8
304,6
337,6
283 ,8
347,8
372,8
399,7
6,6
350,47,7 2,-
Fonte: UN, Statistica[ Yearbook 1960 e 1972
mil. feddani Kg/ feddan
5,8
5,8
5,9
6,-
6,5
6,5
6,5
6,6
20,-
24,7
36,5
50,7
51,9
43,9
53,5
56,4
(31) UNITED NATIONS, Statistica! Yearbook 1972 pag. 106. (32) Cfr. I SSAWI C., "Egypl in revolution" op. ciL. pag. 134. Su uo lotto di IO feddani il costo del lavoro di un animale è stato valutato a 8,4 LE per feddan, mentre quello di un trattore è risul tato pari a 1,2-4,9 LE per estensioni oltre i 50 feddani e a 4-8,35 LE per estensioni inferiori. (33) Cfr. FAO, "La si1ua1ion mondiale de l'alimentation et de l'agriculture", 1973- pag. 147.
60,5
(34) ABDEL MALEK A., "Esercito e società ... " op. CÌI.
- pag. 69. (35) Cfr. FAO, "La situaLion mondiale... " op. ci t. - pag. 174. (36) Cfr. pag. 136.
l SSAWI
C., "Egypt in revolution " op. cit. -
(37) I terreni irrigati a bacini, invece, per diversi mesi sono lasciati a riposo e, inoltre, sono alimentati dal deposito annuale di limo.
149 Il fertilizzante è, quindi, insieme alle acque un "ingrediente" essenziale per garantire la produzione agricola e per elevarne il livello, in concorso con le sementi selezionate ed i prodotti antiparassitari: è avvenuto, infatti, che in un terreno, volutamente non trattato con fertilizzanti per due anni, la produzione di grano è scesa del 340Jo e quella del mais del 50 o/o.
Nel 1949, la esistente "Banca di credito agricolo" fu trasformata nella " Banca di credito agricolo e cooperativo" per consentire un più incisivo ruolo delle società cooperative nel settore. La concessione dei prestiti venne, però , subordinata alla disponibiHtà di proprietà da parte del beneficiario; la legge della riforma agraria sostituì a questa garanzia quella del raccolto (41).
Il consumo di fertilizzanti ba subito un forte incremento a partire dall'immediato dopoguerra, raggiungendo punte d' impiego per ettaro tra le più elevate del mondo (38); nell'ambito dell'Africa Settentrionale, l'Egitto produce circa il 50% della produzione globale e consuma il 63% del consumo globale <39>.
Dopo il1952, quindi , andò aumentando il numero dei piccoli proprietari che si giovava delle possibilità di credito offerte <42>.
Anche l'impiego di prodotti antiparassitari è andato aumentan_do progressivamente per eliminare o, almeno, contenere le perdite sui raccolti annualmente dovute a parassiti e valutate sui 20-25 miLLE. Nel 1961, ad esempio, l'annata agricola fu disastrosa anche a causa dell'azione, non contrastata adeguatamente, del parassita del cotone che ridusse il raccolto del 34% rispetto al 1960:·
È, infine, da notare l'uso sempre più diffuso di sementi seleziol!ate, con particolare riguardo ai settori del cotone e della canna da zucchero; progressi apprezzabili sono stati fatti anche nel settore cerealicolo . 11 danno annuo derivante dall'insufficiente uso di dette sementi era stato valutato a IO mii.T E <40>. CREDITO AGRICOLO
Lo sviluppo del credito agricolo, caratterizzato, negli ultimi venti anni, da un ampliamento dei destinatari e da una sempre più elevata efficacia del sistema, è fra i fattori primari dei progressi realizzati nel settore agricolo. (38) Nel 1969, il consumo di fenilizzanti in Francia è stato di 126,9 Kg/ ha- 4.204,5 mil.l. di fertilizzanti (UN , Statistica] Yearbook 1972 • pag. 542, 545, 548) su 33, l mil.ha (CEE, Statistiche generali 1970- pag. 34)- a fronte dei l JO Kg/ha dell'Egitto.
(39) UNITE D NATIONS, "Economie Survey ... " op.
Nel1960, la Banca - posta fin dal 1957 sotto il controllo dell'Organismo economico- fu inserita nell'organizzazione delle cooperative agricole, assumendo la denominazione di ''Credit o agricolo e cooperativo" <43>. Questa evoluzione fece seguito all'applicazione sperimentale in tre distretti (per un totale di 133 cooperative), a partire dali' estate 1957, del nuovo sistema di credito agricolo e cooperativo, in base al quale la concessione di crediti doveva avvenire esclusivamente attraverso le società cooperative. Detto sistema fu esteso in cinque anni ( 1957 l 61) a tutto il paese (complessivamente 115 distretti e 4.038 cooperative) <44 >; nel 1957 i crediti concessi ammontarono a 20 mi l. LE, mentre nel 1960 erano saliti a circa 36,7 miLLE, così ripartiti (45): • 35,1 miLLE: crediti a breve termine (rimborsabili entro 14 mesi e destinati a finan ziare spese stagionali quali sementi, fertilizzanti, antiparassitari, ecc.); • 1,5 miLLE: crediti a medio termine (rimborsabili in 10 anni e destinati a finanziare l'acquisto di macchine e bestiame e l'esecuzione di lavori di bonifica su piccola scala); • 0,032 mil.LE: crediti a lungo termine (per la bonifica e lo sviluppo di terre che richiedono consistenti lavori di irrigazione e drenaggio). (41) Cfr. SAAD N ., "StructuraJ changes ... " art. cit. pag. 289. (42) Cfr. JSSAWI C., " Egypt in revo!Ulion" op. cil. pag. 261. (43) Ibidem, pag. 262.
cii. - pag. 35.
(44) Cfr. SAAD N., "Structural changes ... " art. cit. • pag. 290.
(40) Cfr. l SSAWI C., "Egypr in revolution" op. cit. pag. 137.
(45) Cfr. l SSAWI C., "Egypt in revolution" op. cit. pag. 262.
150 Per fronteggiare il continuo incremento delle esigenze, fu iniziato nel 1960 un esperimento su 16 cooperative (denominate "Banche di Villaggio") allo scopo di valutare la possibilità di estendere il braccio della Banca fino al livello del villaggio, cosi da minimizzare il tempo intercorrente tra richiesta e concessione del credito. L'iniziativa fu bloccata da difficoltà finanziarie (46) .
_l Tabella ANNO
1952 1957 1961 1966
TOTALE PRESTITI
J l sistema non 1rascura le minoranze nomadi e seminomadi cui ,·engono conces j crediti per la regolazione di punti di acq ua e per gli approvvigionamenti dei foraggi (47).
I dati che seguono dimost rano la costante espansione del credilo agricolo e il crescente ruolo delle società cooperative:
67
J INTERVENTO COOPERAT I VO
(LE)
(LE)
o/o
15 .960.000 20.205.000 39.447.000 79.865.000
2.400.000 8.743.000 37.830.000 79.865.000
21 ,3% 41,9% 95,9o/o l 00, -o/o
Fonte: SAAD N., "Structural changes ... ", art. ci t. - pag. 292 <.:OMM ERCIALIZZAZIONE
Nel quadro dello sviluppo del settore rurale, un forte impulso è stato dato all'organizzazione della commercializzazione dei principali prodotti agricoli, volta a (48): • garantire alle industrie nazionali di trasformazione collegate con il settore agricolo gli approvvigionamenti di materie prime; • impedire forti e improvvisi aumenti dei prezzi dei generi alimentari ; • contenere le fluttuazioni dei prezzi agricoli al fine di assicurare una certa stabilità di reddito ai contadini; • eliminare gli intermediari, gli usurai, gli speculatori che sottraggono al contadino gran parte dei frutti del lavoro; • assicurare i collegamenti ed il coordinamento tra l'agricoltura e gli altri settori dell'economia. · La commercializzazione è attualmente reaUzzata attraverso (49): (46) Cfr. SAAD N., "Structural changes ... " art. ci t. pag. 290. (47) Cfr. FAO, "La situation mondiale... " op.cit.- pag. 131.
• un settore controllato dallo Stato che prevede i sistemi delle cooperative, per contratto e per consegna obbligatOria; • un settore di libero mercato. Le cooperative istituite dalla riforma agraria hanno svolto, sin dall'inizio, un ruo lo via via crescente nella commercializzazione del cotone prodotto dai membri, con risultati positivi: il prezzo per Kantar pagato ai contadini dalle cooperative si è mantenuto sempre più alto di queUo pagato da intermediari (50). Il sistema della commercializzazione cooperativa fu successivamente applicato ad una vasta gamma di altri prodotti. Il sistema del contratto <51 > imeressa particolarmente prodotti agricoli industriali e da esportare (canna da zucchero, riso, cipolle, ecc.). l contralli, stipulali tra contadini ed organiz.zazioni commerciali dello Stato, cooperative, imprese industriali naz.ionali zza1c. prevedono la vendita di predeterrninare quan1 i1à di certi prodotti a un (48) Cfr. SA1\ D N., "Structural changcs ... " an. cit. pag. 277. (49) Ibidem, pag. 278. (50) Ibidem, pag. 281. (51) Ibidem, pag. 283.
151
prezzo definito; il sistema si va diffondendo grazie alla garanzia dei prezzi (fissati annualmente dallo Stato e molto vicini a quelli liberi di mercato), a facilitazioni di credito e ad altre condizioni di vendita, quali l'approvvigionamento agli agricoltori di sementi, fertilizzanti, prodotti antiparassitari ed altri servizi. Con il sistema delle consegne obbligatorie (52) -introdotte dopo i11965- i contadini versano allo Stato un'aliquota della produzione di taluni generi (grano, cipolle, riso, ecc.) a prezzi fissati annualmente dal governo, il quale tende. così, a: • assicurare alla crescente popolazione urbana una sufficiente quantità di prodotti agricoli a prezzi stabili; • incrementare le esportazioni di determinati prodotti. Il mercato libero in Egitto ha un ruolo di rilievo solo per quei prodotti (frutta, ortaggi, carni, animali) che non sono oggetto, o lo sono in
J
misura ridotta, dei sistemi illu strati sopra. Anche in questo caso i prezzi sono controllati dallo Stato. PRODUZIONE AGRICOLA
Le radicali riforme di struttura , i problemi posti dalla raz.ionalizzazione dello s fruttament o delle terre disponibili (problemi manageriali e tecnici, diffusione dell'istruzione, ecc.), gli investimenti in capi t aie fisso con "ritorni" nel lungo periodo, le avversità naturali, gli eventi bellici hanno avuto un'influenza non positiva sul ritmo di accrescimènto della produzione agricola, mantenutasi mediamente al di sotto del407o annuo (3,50Jo nel periodo 1952-1960; 3,4% nel periodo 1960-64; 3% dal1965 al 1972 <53>). In questo quadro di costante, se pur lento progresso, i seguenti dati (produzione nazionale in OJo del fabbisogno) consentono di completare il quadro dell'agricoltura egiziana, che per alcuni prodotti non riesce a soddisfare il fabbisogno interno:
Tabella 68
J
1951/53
1954/ 56
1957/ 59
1960/ 62
1963/ 65
1966/ 68
1968/ 69
68%
7707o
55%
44%
44%
37 0Jo
44%
104%
134%
12807o
122%
142%
168%
173%
Altri cereali
98%
98%
97%
94%
91 OJo
96%
100%
Patate
96%
119%
11807o
114%
109%
110%
124%
Zucchero e dolci
69%
107%
111 %
101 OJo
9207o
85%
94%
Legumi, noci, semi
91%
91%
950Jo
970Jo
1090Jo
104%
107%
Carne
940Jo
93%
920Jo
93%
900Jo
950Jo
92%
PRODOTTI
Grano
.
Riso
Fonte: UN, Statistica! Yearbook 1962 e 1972 L'Egitto è in pratica un importatore di grano; la situazione è andata peggiorando nel ventennio in argomento, pur se la produzione del cereale è aumentata del 600Jo circa. Il fatto è giustificabile se si considera che l'aumento della P.Opolazione è stato del 58,90Jo e che (52) Ibidem. pag. 285.
nei consumi giornalieri per persona il grano occupa, per quantità, il primo posto con largo margine, al contrario di quel che avviene nei paesi industrializzati ove esiste un maggior equilibrio nel consumo dei diversi prodotti (tab. 69):
(53) Cfr. UNITED NATIONS, "Economie Survey ... " op. cit. - pag. 28. Cfr. ECONOMIC BULLETIN, n. 4/ 1972- pag. 275 e n. 1/ 1974- pag. 17.
152
l Tabella 69 l P A ES l
Egitto Danimarca Francia
(gr./g/ ab.)
Cereali
P atate
Zucchero
Carne
595 196 229
27 264 270
50 134
32 170 247
92
Latte .
Grassi 17 77 63
130 713 593
Fonte: UN, Statistica] Yearbook 1972- pag. 512 e 513 Molto imponante è stato ed è, quindi, per l'Egitto, l' a iuto alimentare esterno di cui ha utilizzato consistenti aliquote; nel 1966 il 60% e nel 197 1 il 300Jo rispettivamente di 2,3 mi!. t. e 2,6 mil.t. di grano ricevute dai paesi del Medio Oriente (5 4) . PRINCIPALI PRODOTTI (cenni)
diale) è la più importante coltura egiziana sia per l'esportazione - ove rappresenta circa il 61.o/o dell'esportazione globale e il 75% dell'esportazione di prodotti agricoli (55) - sia a fini industriali; al riguardo il consumo interno del prodotto è aumentato costantemente (208,8% tra il 1952 c il 1972):
Cotone Il cotone (circa 5% della produzione mon-
-
l Tabella 70 l
1952/53
1956/ 57
1959/ 60
1960/ 61
1964165
1967/ 68
1968169
1971172
68,1
90,-
112,5
121,4
146,4
184,3
184,3
210,3
Fonte: UN, Sratistical Yearbook 1960-1966-1972 Esaminando gli indici della produzione {1953 = 100) si ri levano, di anno in anno, foni varia-
zioni, che negli ultimi anni (dopo il 1965) lasciano intravedere una tendenza al ristagno:
l Tabella 7 1 l 1952
1953
1954
1955
1956
1957
1958
1959
140
100
109,4
105,3
102,2
127,3
140,2
143,7
1962
1963
1964
1965
1966
1967
1968
1969
1970
1971
143,7
138,9
158,4
163,8
143, -
137,4
137,4
170,1
160,-
160,3
1960
150,3 •
1961
94,9
Fonte: UNITED NATIONS, Statistica! Yearbook 1962 e 1972 Questo fenomeno, derivante da una riduzione della superficie destinata al cotone di circa 400.000 feddani (un quarto del totale), riflette in maniera significativa la ''crisi del cotone egiziano", dovuta alla tendenza delPagricoltore a sostituire il cotone con coltivazioni più redditizie: dopo il 1965 il reddito di un feddan a cotone è sce-
so a un livello inferiore di 28 LE rispetto a quello di un feddan a grano-mais e di 16 LE rispcuo a quello di un feddan a grano-riso (56) . Per ovvii motivi (il cotone è una delle principali fonti di valuta estera), lo Stato tende a contrastare con vari incentivi queste tendenze.
(54) Cfr. FAO, "La siwation mondiale ... " op. ciL.- pag.
(56) C.E.D.E.F.I.S. " Étude spéciale .. . " studio cit . pag. 6.
63. (55) Cfr. C.E.O.E.F. I.S. "Étudcspédale.. . " studio cit. - pag. 6.
153
Cercali La superficie coltivata a cereali (grano, mais, riso, miglio, orzo), tra il1952 e il1971, è passata
da 4 a 4,5 mil. di feddani, con una punta di 4,8 mi!. feddani nel 1968. Di seguito i dati più significativi:
l Tabella 72 l ANNO
Riso
1960
. 1968
1971
TOTALE
137 118 0,86
433 522 1,20
4.050
1.821 1.691 0,93
148 156 1,05
460
4.591
-
-
1.415 1.518 1,07
1.554 2.297 l ,48
117 121 1,03
532 906 1,70
4.818
1.349 1.729 l ,28
1.522 2.342 l ,53
70 76 1,08
494 894 l ,86
4.572
Mais
374 517 l ,38
1.402 1.081 0,77
1.704 1.506 0,90
Superficie P roduzione Rendimento
706 1.406 2, 10
1.456 1.499 0,93
Superficie Produzione Rendimento
1.200 2.586 2, 16
Superficie P roduzione Rendimento
1.137 2.681 2,20
Superficie (000 fed.) P roduzione (000 t.) Rendimento(t./fed.)
1952
Miglio
Grano
Orzo
·-
-
-
Fonte: RAE -C .A.M.S. , Statistica! Abstract of RAE, 1951 / 52- 1970/ 71
Il riso ha un posto di rilievo nell'economia agricola egiziana (1 o/o della produzione mondiale e 34o/o di quella africana (5 7)), essendo oggi, dopo il cotone, la principale voce di esportazione e, quindi, fonte di divise estere. La sua coltivazione, localizzata prevalentemente nel Basso Egitto, ha avuto un forte impulso con lo sviluppo del sistema di irrigazione; infatti, tra il 1952 e il 1971: • la superficie ad esso dedicata è aumentata del 204%; • la sua produzione è aumentata del 200%.
Altre colture La superficie destinata alla frutt icoltura è aumentata dai 94.000 feddani del 1952 ai 249.000 del 1971 (circa 2% della superficie coltivata) con un incremento del 154%. Particolare sviluppo hanno avuto gli agrumi, la cui produzione- orientata prevalentemente all'esportazione- è passata, nello stesso periodo, da 375.000 t. a 880.000 t. (134%).
Il mais e il grano sono i prodotti base per l'alimentazione della popolazione. L'entità della produzione è notevole (rispetto a quella mondiale ed africana, il mais rappresenta rispettivamente l'l% e il 120Jo e il grano lo 0,5% e il 17% (58)), tuttavia, come già accennato, non è sufficiente a coprire il fabbisogno interno.
La canna da zucchero, seconda coltura industriale di rilievo dopo il cotone (l' intera produzione è utilizzata per l'industria nazionale), è coltivata prevalentemente nell'Alto Egitto e ha avuto un notevole sviluppo negli ultimi anni: tra il1952 e il 1970 la produzione è aumentata del 113% (da 3,258 a 6,930 mil. t.) e la superficie ad essa dedicata è passata da 92.000 a 186.000 feddani (1 09%) (59) .
(57) CALENDARIO ATLANTE DE AGOSTINI 1974 - pag. 22.
(59) RAU-A.C.M.S. , Annuaire Statistique RAU, 1952-1970- pag. 34 e 27 .
(58) Ibidem, pag. 21 e 23.
154
La sua coltivazione offre molti vantaggi, quali il breve periodo di coltura, l'alto rendimento per unità di superficie (38 t./fed. nel 1971), l' altarichiesta di manodopera (60). Fra le colture foraggere il bersim o trifoglio di Alessandria occupa il primo posto (superficie nel 197 1 2,7 mil. feddani, contro i 2,2 del 1952rendimento per feddan 20 - 30 t.). Esso è indispensabile voce in ogni ciclo di rotazione delle colture, in quanto ha la proprietà eli reintegrare al terreno l'azoto sottratto da altri prodotti (6 1>.
sviluppo agricolo del paese sia perché manca di zone di pascolo idonee sia perch~ il bestiame disponibile è prevalentemente impiegato per il lavoro agricolo. Altri fattori contrari sono gli elevati investimenti richiesti, la povertà del mercato interno e la scarsità di attrezzature per la lavorazione e la conservazione della carne. Considerevoli passi avanti sono stati fatti in questi anni, migliorando le razze, impiegando alimenti selezionati, estendendo i servizi veterinari (62). La produzione di carne e latticini ha, infatti, segnato aumenti non trascurabili (1952-1971: carne + 53,80Jo; formaggio + 44,3%) così pure la consistenza del patrimonio zootecnico:
PATRIMON IO ZOOTECNICO E PRODOTTI DELL' ALLEVAMENTO
Il patrimonio zootecnico non è adegu'hto allo
l Tabella 73
(migliaia di capi) Differenza
BESTIAME
1951-52
1960-61
1964-65
1970-71
l
2
3
4
5
6
1.356 1.254 39 10 816
1.588 1.578 48 lO 1.011
1.608 1.855 56 11 1.138
2.120 1.950 65 12 1.330
+ 56,3% + 55,5% + 66,6%
Bovini Ovini Cavalli Muli Asini
5-2
+ 20,-% + 62,9%
Fonte: UN, Statistica( Yearbook 1962-1966-1972
Presso i contadini è molto apprezzato il bufalo, soprattutto perGhé, pur se impiegato per il lavoro, assicura giornalmente il latte (nel 197 1 la produzione di latte di bufalo è stata pari al 55,7% del totale); esso è usato per ottenere burro, alimento ricercato in un paese povero di materie grasse. Molto diffuso è anche l'asino, usato come cava!-
(60) C fr. ISSAWI C., "Egypt in revolution" op. cit. pag. 149. (61) Ibidem.
catura ed animale da trasporto. Lo sviluppo dell'allevamento è molto importante per l'Egitto in un momento in cuf la richiesta dei relativi prodotti è in crescendo e il paese è·già oggi costretto ad importare animali vivi, carni varie, latticini, lana, con ripercussioni negative sulla bilancia dei pagamenti.
(62) Ibidem, pag. 152.
155
CAPITOLO XIII
I N DUSTRIA CARA TIE RI GE NERALI
Il filo conduttore dello sviluppo industriale è gia stato tracciato nel contesto dell'esposizione precedente <1>. Si tratta, pertanto, di completare il quadro già delineato con i particolari necessari a rendere più incisiva la visione glo bale del settore. Localizzazione ed integrazione industriale La collocazione geografica delle industrie era ca ratteri~zata nel 1952 da una concentrazione estrema nella zona del Delta, con punti di accumulazione a l Cairo ed Alessandria (industrie tessili ed alimentari). Questo dato di fatto trova efficaci giustificazioni <2>: • nella corrispondente concentrazione di cittadini stranieri, promotori di diverse iniziative industriali ; • neiJa presenza di buone comunicazioni interne e verso l'estero (porto di Alessandria); • nella disponibilità di fo nti di energia, di punti di assistenza per i macchinari e di personale specializzato;
dispersione regionale dell'industria, in quanto fonte di progresso civile e sociale, costituì il principale criterio in formatore, in uno con quello della costituzione di centri industr iali for mati con elementi il più possibile complementari CJ>. Valida espressione di questa linea di condotta fu la fabbrica di ferti lizzanti " Kima" presso Assuan, costruita nel quadro deJ piano di investimenti volto ad incrementare l'industria chimica per il maggior bisogno di fertilizzanti connesso alla costruzione dell'Alta Diga (4). P iù rispondente a questioni di prestigio fu, invece, l'installazione ad Heluan del complesso del "ferro e dell 'acciaio", in q uanto dipendente dall' estero per il carbone e dalla lontana Assuan per il minerale di terro. Oggi la massa delle industrie, (la cui base è sempre costituita dalle tessili e dalle alimentari) è ancora concentrata neiJa regione del Delta e pochi sono i nuclei dislocati in altre regioni (fig. 5). Lo sviluppo del settore si è, infatti, concretato in primo luogo nella costituzione di agglomerati industriali, nell' ambito dei quali i singoli element i tendono alla complementarietà.
Altri centri industriali di minore interesse erano Mehalla el Kubra (basso Delta) e Kafr el Dauar (presso Alessandria) per l'industria tessile, H eluan (presso il Cairo) per il cemento e Suez per le raffinerie e l'industria chimica.
La zona d i Heluan ha visto sorgere, accanto al complesso del ferro , una fabbrica di carbone coke necessario all'impianto sidr urgico, fabbriche di automobili, vagoni ferroviari, camion, trattori, ecc. Per utilizzare i gas prodotti dalla fabbrica di coke è stata, altresì, recentemente (marzo 1971) installata in zona ·una fabbrica di fertilizzanti azotat i <5>.
Con Pistitu.done nel 1953 del Comitato permanente per la produzione iniziò l'era della pl OgrammaLio ne industriale, di cui 11 concetto della
L'orientamento attuale di politica industriale del regime prevede il potenzi amento delle industrie già esistenti piuttosto che la creazione di nuovi
• nelle maggiori possibilità di commercializzazione dei prodotti industriali.
(l ) Vds.:
FAITORI POLITICI, Cap. V. FAITOI\1 UMANI, Cap. IX . FAITORI ECONOMICI, Cap. Xl. (2) Cfr. pag. 174.
l SSAWI
C., " Egypt in revolution" op. cit. -
(3) Cfr. RAE-M.C.l., " L'lndusLrie Égyptienne"- pag. 6.
(4) Cfr. MODUGNO G., "L'Alta Diga di Assuan" art. cit.- pag. 474. Lo stabilimento, in funzione da11961 , fu impiantato nella zona su citata in quanto ricca delle necessarie materie pnme, nonché dell'energia elettrica prodolta dalla centrale annessa alla prima Diga; la " Kima" ne assorbe da sola il 70o/o, il che significa che senza l'entrata in funzione nel 1960 di quella centrale - che raddoppiò H potenziale elettrico del paese - ogni forma di industrializzazione sarebbe stata impossibile. (5) Cfr. RAE-M.C.I., "L'Industrie Égyptienne"- pag. 9.
156
LOCALIZZAZIONE DELLE PRINCIPALI INDUSTRIE
QATTARA {-) GHAR~IQ
OASI 01
SI \lA OASI 01
BAHARYA
OASI 01
FAR AfRA
OASI 01
OA~~ LA
OASI
01 EL KHARGA
L.NASSER
Legenda :
o "etallurQiche o "eccanfche Tessili
•
o
Chl11lche
6.
Zuccheri fl cl
"t7
Ceuntiflcl Al iaenhrl
! v
Yetreri e
x
_Q_
Raffinerie
Tabacchi
Fonte :-E.,c:lclopedl& Universale Rlzzol l l arousse - vol. V, ·hv. LX I - Quaterly Econoalc Reviev, Egypt, Sudan - AnnualSupple ..nt 1973 - pag. 10 e 11.
Figura 5
157
complessi: nei prossimi cinque anni sarà realizzato l'ampliamento del complesso siderurgico di Heluan e il rafforzamento dell'industria tessile. Sono, peraltro, previste anche nuove industrie destinate ad operare nel settore dell'alluminio e del trattamento dei fosfati (6). Concentrazione industriale Altra caratteristica dell'industria egiziana e dei suoi più importanti settori, era l'elevata concentrazione derivante C7>: • dalle ridotte dimensioni del mercato interno che non concedeva spazio sufficiente per la coesistenza di piu imprese di una certa dimensione; • dal numero limitato di iniziative imprenditoriali; • dalla mancanza di capitali e di adeguata organizzazione di credito; · • dalla volontà delle più grandi imprese di ottenere i vantaggi del monopolio. La situazione non mutò molto con la rivoluzione che, in pratica, accentuò la concentrazione accentrando le leve del potere economico. La rivalutazione del settore privato, già iniziata dopo la guerra dei sei giorni ed accentuatasi a partire dal 1971, in uno con la riapertura delle frontiere ai capitaJi stranieri, potrebbe apportare, a lungo a nda re, sensibili variazioni alla fisionomia del settore industriale. Dimensione del mercato La popolazione egiziana è numericamente adeguata a sostenere lo sviluppo industriale del paese; .per contro, il basso reddito pro-capite riduce in maniera determinante l'estensione del mercato interno per i prodotti industriali: è già stato fatto cenno all'alta proporzione del reddito che la
massa degli Egiziani dedica, per forza di cose, all'alimentazione (8). A questo sono da aggiungere (9): • l'eterogeneità dei consumi , che comporta il frazionamento del mercato in diversi piccoli settori: un esempio classico è quello del vestiario, di tipo europeo nelle città, tradizionale nelle campagne; • la preferenza del consumo egiziano per i beni provenienti dall'estero, cui ha, solo in parte, posto un rimedio la politica commerciale del regime volta a ridurre le importazioni. L'ampiezza del mercato è anche ridotta a causa dei costi elevati dei prodotti dell'industria, dovuti: • alla dislocazione delle principali fonti di materie prime - in zone eccentriche e spesso inospitali - rispetto alle località di utilizzazione. Quindi, difficoltà dei trasporti e maggiori costi degli stessi; • al fatto che molte industrie sono costrette ad utilizzare materie prime di importazione. Per contro, un elemento che potrà agire nel senso di una riduzione dei costi è l'energia, attualmente eccedente la domanda ( + 50%). PRODUZIONE INDUSTRIALE
Tra il 1952 e il 1971 il valore della produzione industriale a prezzi correnti è aumentato del 4760/o circa, passando da 313,8 miLLE a 1809,7 miLLE (IO). Un'idea dello sforzo compiuto dal regime egi, ziano per lo sviluppo del settore e della rapidità di tale sviluppo può essere fornita dal raffronto tra gli indici della produzione industriale e di quella agricola:
l Tabella 74 l Settori
Agricolo Industriale
1951/ 52
1959/ 60
1964/ 65
1969170
100 100
124 159
175 239
229 333
Fonte: C.E.D.E.F.I.S., "Efude spéciaJe ... " studio cit. - pag. 6 e 9 (6) Cfr. MOÒUGNO G., " L'Alta Diga di Assuan" art. d t. - pag. 487. (7) Cfr. ISSAWI C., " Egypt in revolution" op. cit. pag. 176.
(8) Vds. FATIORI UMANI, Cap. VII, para 6.
(9) Cfr. ISSAWI C., "Egypt in revolution" op. cit. pag. 184. (lO) C.E.D.E.F.I.S., "Étude spéciale ... " studio cit. - pag. 10. QUATERLY ECONOMIC REVIEW, Egypt, Sudan- Supplement 1973 - pag. 13.
158 Nel valutare detti indici, occorre però tener conto dei diversi livelli di partenza dei due settori - buono per l'agricolo , molto basso per l'industriale - ad evitare conclusioni non equilibrate circa quest'ultimo. La concreta espansione delle industrie si rileva, inoltre, considerando l'evoluzione delfa composizione delle esportazioni. Non solo le industrie
tessili, ma anche altre, quali quelle dei materiali da costruzione, le chimiche, le farmaceutiche, quelle della cellulosa e della gomma, · ecc. hanno incrementato le loro esport azioni o aggiunto nuove voci alla lista dei prodotti esportati O1>. I seguenti dati sono, al riguardo, significativi ed indicano che l'evoluzione in parola ha assunto una maggiore in'cisività a partire dal 1960:
l Tabella 75 EXPORT lND.LE
1953
1956
1965
1960
1970
• Prodotti ind ustriali di cui tessili (mii.LE)
7,7 2,7
18,7 I l ,9
26,3 17,4
64,9 44,4
93,2 58,9
• o/o su export totale
5,7%
13,2%
13,8%
24,9%
28,-%
Fonte: UN, Yearbook of International Trade statistics (vari) <12) (dati elaborati) Dal prospetto si evince che, tra il 1953 e il 1960, l'aumento dell'export industriale ( + 241%) è da addebitare per intero alle industrie tessili il cui export è aumentato del544%; tra il1960 ed il1970, invece, i valori su indicati sono, rispettivamente, per l'export industriale + 2540Jo e per l'export t~s sile + 238%. La percentuale di quest'ultimo sul totale dei prodotti industriali esportati è, inoltre, passata dal 66,2% del 1960 al 63,3% del 1970.
In sostanza, il progresso ha interessato, seppure in diversa misura, tutte le diverse branche dell'industria, sia quelle "tradizionali" - come la tessile e quella dei prodotti alimentari- sia la cosidetta "industria moderna"- come la metallurgica, la chimica, ecc . . In rapporto al valore della produzione, sono, peraltro, sempre le prime che mantengono posizioni di preminenza:
l Tabella 76 j 1952
1960
1969
1970
INCREMENTO 1971- 1952
1971
I NDUSTRIE
MiLLE
ltfo
Petrolifere Metallurgiche Chimiche Alimentari Elettriche Materiale da costruzione Tessili Energia elettrica
10,9 1,1 6,5 39,9,6 2,7 27,3,2
100, -
7,2 0,7 10,7 29,4 15, l 2,9 29,3 4,_8 100,-
lO, l
1,1 7,4 26,8 12,2 3,1 34,9 4,4 100, -
8,2 ND 9,2 29,6 14,2 5,4 28,8 4,6 100,-
8,4 ND 10,9 29,1 13,6,28,2 4,4
100,-
+ + + + + + + +
118,7,2 176,5 403,2 205,6 100,426, 3 69,9
ltfo
+ + + + + + + +
-
345,200,860,9 329,7 683,1 119, l 503,9 692,1
-
Fonte: • QUATERLY ECONOMIC REVIEW, Egypt, Sudan- Annua] Supplement 1973- pag. 13 (dati elaborati) • C.E.D.E.F.l.S., "Étude spéciale ... "studio cit.- pag. IO (IL) Cfr. UN ITED vey ... "op. cit.- pag. 55.
NATIONS, " Economie Sur-
(12) Nei prodotti industriali sono stati considerati: - bevande c tabacchi; - prodo~ti del petrolio;
-
olii e grassi di origine animale e vegetale; prodotti chimici; prodotti finiti; macchinari ed equipaggiamenti per il trasporto; prodotti finiti vari.
159
pulso a partire dal 1957 - sia per lo sfruttamento dei giacimenti già noti sia nel settore delle ricerche - in vista dell'avvio del più volte citato programma di industrializzazione:
Un cenno più particolareggiato si ritiene meritino i settori dell'industria estrattiva e dell'energia, per le loro condizionanti incidenze sullo sviluppo del paese nel suo complesso. Industrie estrattive L'attività mineraria ha ricevuto un forte im-
l Tabella 77 l 1954
1956
1961
1967
1968
29
17
33
44
41
6.600
6.000
12.800
] 6.300
16.800
.5
INDUSTRIA ESTRAITIV A
. miniere (n.) . personale impiegato (n.)
.
4,3
. retribuzioni (mii.LE)
1,3
1,3
4
. valore aggiunto (mii.LE)
7,5
8,8
11 ,5
8,8
5,9
. produzione lorda (mii.LE)
8,2
9,1
17,8
16,8
13,5
Fonte: UN, Statistica! Yearbook (vari)
Tuttavia, nonostante il significativo aumento della produzione, questo non è stato adeguato al ritmo dei crescenti bisogni dell'industria manufatturiera e, conseguentemente, nella fase di esecuzione dei piani di sviluppo, è stato necessario far ricorso anche ed in buona misura a materie prime di importazione (t3) .
(Egyptian Generai Petroleum Corporation), che controlla l' attività di tutte le compagnie straniere agenti in Egitto e compartecipa con esse, attraverso proprie società (GPC: Generai Petroleum Company; COPE: Compagnie orientale des Pétroles d'Egypte; Nasr Petroleum Company), allo sfruttamento dei giacimenti individuati (1 4>.
Petrolio
La produzione del petrolio, stazionaria fino al 1961:
L'attività petrolifera è esercitata dalla EGPC
l Tabella 78 l
. Petrolio
1952
1953
1954
1955
1956
1951
1958
000 t.
2.629
2.690
2.278
1.819
1.729
2.397
3.184
lndjci
100
102
87
69,2
65,7
91,2
121' l
1959
3.401 129,9
1960 3.505 133,3
1961 3.819 143,3
Fonte: UN, Statistica! Yearbook (vari) (dati elaborati)
(13) Cfr. UNITED NATIONS, "Economie Survey... " op. cit. - pag. 49.
(14) Cfr. StLVESTER A., " Oil: heading for a boom": AFRJCAN DEVELOPMENT, nov. 1972- pag. Il .
160 ha registrato sensibili aumenti negli ultimi dieci anni con una punta di 16 mil.t. nel 1970:
l Tabella 79 l Petrolio
1952
000 t.
2.629
Indici
100
4.676
.
1963
1964
1965
1967
5.592
6.354
6.487
5.577
1962
212,7
177,8
241,7
246,7
212,1
1968 8.575 326,2
1969
1970
1971
12.350
16.406
14.73 1
469,7
624, -
560,3
Fonte: UN, Statistica) Yearbook (vari) (dati elaborati) La flessione (-11,30/o) che si osserva nel1971, rispetto alla produzione del 1970- dovuta al minor rendimento del campo di Al Morgan nel Golfo di Suez - dovrebbe costituire un fatto occasionale, in quanto bilanciato dal buon esito di altre prospezioni nel deserto occidentale e dalle favorevoli prospettive delle ricerche in corso.
Nel complesso, le riserve di petrolio di cui dispone il paese sono valutate pari a 188,2 rnil.t. ( 15) . Dal su cennato " boom" del petrolio ha tratto beneficio anche la bilancia commerciale: dal 1969 l'Egitto ha cessato di essere un importatore netto di petrolio:
l Tabella 80 l 1956
PETROLIO
Export ( Import
t.)
000 mi l. LE
1960
1965
1968
1969
1970
-
867,7 2,90
1.617,6 6,63
755,4 3,28
1.374,8 7,44
3.579,1 15,3
905 ,7 5,66
2.077,3 11 ,18
3.981,4 25,54
1.250,2 8,60
991,2 6,69
1.046,9 7 ,l
Fonte: UNITED NATIONS, Yearbook of International trade statistics (vari) Le principali aree petrolifere, riportate infigura 6, sono concentrate nel golfo di Suez e a sudovest di Alessandria nel deserto occidentale. La zona del Delta è, invece, ricca di gas.
La produzione del Sinai proviene da due gruppi di campi dislocati sulla costa del Golfo di Suez (attualmente in mano israeliana) <16>: • il primo nella zona setten"trionale (campi di Sydr, Ras Matarma, Asl) nel quale operavano congiuntamente- prima del giugno 1967 - la Mobil Oil e la Al Nasr Oilfields;
di Belaym, che nel 1966 diedero il 60o/o circa dell'intera produzione nazionale), nel quale operava la COPE (50% dello Stato e 50% della IEOC: International Egyptian Oil Company). Sulla riva occidentale del Golfo vi sono i campi di Bakr, Karim, Gharib, Umm al-Yusr, nei quali opera la GPC e, off-shore ad est di Karim, il campo di Al-Morgan della GUPCO (Gulf Petroleum Company: 50% Amoco e 50% EGPC) con una produzione, nel 1970, di 269.000 b/ g.
• il secondo, più importante, a sud (campi di W adi Feiran, Abu Rudeis e quelli off-shore e on-shore
Nel deserto occidentale, di rilievo, i campi di Abu Gharadeq e di Razzak della Faghur Petroleum Company (50% AMOCO e 500Jo EGPC), di E l AJamein e di" Marsa-Matruh della WEPCO
(IS) Cfr. QUATERLY ECONOM IC REVIEW, Egypt, Sudan - Annua! Supplçment 1973 - pag. IO.
(16) Ibidem, pag. IO. Cfr. Sll.VESTER A., " Oil : Heading ... " art. cit.- pag. 9.
161
PRINCIPALJ RISORSE MINERARIE
11.\TRUH
EL ALAHE l N
~
QATTARA
Q
GHAR.ADIQ "Eli»A
SWR RAS HATARHA ASL
12\ OASI
~
01 ' BAHARIYA
LZI
LZI
OASI
OASI
01
01 .
OAKHU
0
H KHARGA
) ASSUAN
~
Idrocarburi
0
Fosfati
Manganese
@
Ferro
l:::.
Sale
Fonh : -Enciclopedia Universale Rizzo) i larousse- vol. V1 Tav. LXI. • SILVESTER A,, ' Oi l •••• • art. cft .- pag. 9 - QUATERLY ECONOHIC REVIEV , Egypt, Sudan- Annual Suppleaent 1973, pag. 10 e 11
Figura 6
162
i resti .delle due raffinerie di Suez gravemente danneggiate dagli israeliani ; .
(Western Desert Petroleum Operating Company: Phillips, EGPC, Hispanoil) e di Meliha della AMOCO (Pan American Oil Company) <17>.
• due presso Alessandria, in località Amiriyah (capacità 32.000 b/g) e Mex (capacità 75.000 b/g).
Sono attualmente in corso prospezioni su tutto il territorio e lungo la costa del Mediterraneo.
L'aumento delle possibilità di raffinazione - dalle 6 t/ anno del 1960 alle 8, 7 t/ anno del 1971 (l9)- non è stato pari all'aumento del consumo, che dopo il 1965 è salito molto rapidamente, come può desumersi dall'incremento delle quantità di prodotti petroliferi importati a fro nte del ridursi delle esportazioni:
Per quanto concerne le possibilità di lavorazione del greggio, esistono nel paese tre raffinerie, per una capacità complessiva di circa 167.000 b/ g (8,7 mil.t. nel 1971) (1 8): • una, con capacità di 60.000 b/g, a Mustorod (presso il Cairo), ove sono stati raccolti anche
JTabella 81 Prodotti petroliferi
1953
Export
9,5
Import
822,9
1956 170,5
1960
1965
(000 t.) 1966
1967
187,4 2.280,8 1.738,1 1.191,-
1.220,2 1.086,9
115,3
255,5
187,3
1968
1969
651,4
316,8
910,3
1970 53,3
1.514,2 2.146,7
Fonte: UN, Yearbook of lnternational Tradc Statistics (vari) Per q uanto riguarda la disponibilità di gas naturale, essa è su livelli abbastanza buoni: l'ammontare delle riserve è stato valutato sui 110 mil.t .. La relativa produzione, iniziata in anni recenti, ha raggiunto nel 1970 gli 85 mil.mc. I principali campi
sono dislocati nel Delta a Abu Mabi (ENI) e a Rosetta e nel deserto occidentale a Gharadeq. Altre risorse minerarie Dopo il petrolio, le principali ricchezze del sottosuolo (jig. 6) sono costituite dai fosfati:
l TabelJa 82 l Fosfati
1952
1956
1960
1965
000 t.
498
615
566
594
Indici
100
128,6
11 8,4
124,3
120, l
1960
1965
1967
1970
120
254
224
227
181,8
384,8
339,4
343,9
1971
. 574
Fonte: UN, Statistica! Yearbook (vari) (dati elaborati) dai minerali di ferro:
l Tabella 83 l Minerali di ferro
1956
000 t.
66
Indici
100
Fonte: UN, Statistica! Yearbook (vari) (dati elaborati)
( 17) Cfr. QUATERLY ECONOMlC REV IEW, Egypt, Sudan - Annual Supplcment 1973 - pag. IO e l l. Il petrolio del deserto occidentale è di qualità neuamente superiore a quello del Golfo.
(18) Ibidem, pag. IO e I l. L'argomento Oleodotti è trattato nel Cap. XlV dedicato ai trasporti. (19) UN ITED NATIONS, Statistica( Yearbook 1972 pag. 284.
163
e, fino alla perdita del Sin ai nel 1967, dal manganese:
JTabella 84 j Manganese
000 t. Indici
1952
1956
0.8
3,3
27,8
412,5
3.437,5
100
1960
1965
1968
1970
46,-
1,-
1,8
5.750, -
125,-
225,-
Fonte: UN, Statistical Yearbook (vari) (dati elaborati) Attualmente l'Egitto estrae fosfati nella zona di Safaga (Mar Rosso) e nella valle a Esna (riserve stimate a 180 mil.t.) <20) _ Nel 1970 è stato scoperto un giacimento- con disponibilità valutata a 600-1.000 mil.t . di fosfati - ad Abu Tartur nel deserto occidentale (21).
di ferro contro il40% di quello di Assuan), le cui riserve sono state stimate pari a 120 mil.t., con possibilità - allorché l'utilizzazione sarà completaeli circa 4 mil.t./anno (22). L'oasi è stata collegata a mezzo ferrovia con la zona di Heluan ove è previsto l'ampliamento del complesso siderurgico. Cospicua è anche la produzione del salm arino (giacimenti principali a Porto Said):
Alla produzione eli minerali di ferro della zona di Assuan (250 mila t. circa) , si è recentemente ag-
giunta quella dell'oasi di Bahariya nel deserto occidentale (il minerale è di qualità superiore: 52 o/o
j Tabella 85j 1952
1956
1960
1965
1968
1970
000 t.
498
530
522
494
622
446
Indici
100
106,4
104, 8
Manganese
99,2
124,9
89,5
Fonte: UN, Statistieal Yearbook (vari) (dati elaborati) Trascurabile la produzione eli altri minerali . Nella zona di Suez sono stati, infine, individuati depositi di carbone stimati a 80 mil.t.. ENERGIA
Lo sviluppo delle fonti di energia è stato se-
guito e incentivato dal regime, in quanto presupposto imprescindibile dello sviluppo dei settori industriali ed agricolo. Notevole impulso ha, quindi, avuto, oltre che la produzione eli petrolio e eli gas, anche quella dell'energia idroelettrica:
l Tabella 86j Energia Potenza installata (000 Kw) di cui idro Produzione (mil. Kwb.) di cui idro
1953
1956
586
1960
596 -
1.167 5
1.545
1.200
-
(21) Cfr. C.E.D.E.F.I.S., "Étude spéciale... " studio cit.
1.176 350
2.639 7
Fonte: UN, Statistical Yearbook (vari)
(20) Cfr. QUATERLY ECONOMIC REVIEW, Egypt, Sudan - Annua! Supplement 1973 - pag. 12.
1965
- pag. Il. (22) Ibidem.
351 5.473
260
1970 4.060 2.448 7.591
1.774
4.705
164
Fino al 1960, tutta l'energia elettrica prodotta era quasi esclusivamente termica; il successivo grandioso progresso è collegato alle due dighe di Assuan. La centrale della prima diga determinò il raddoppio dell'energia prodotta; peraltro, questa non era sufficiente a fronteggiare le crescenti necessità del paese <23). Fu, quindi, annessa all'Alta Diga una centrale elettrica in grado di produrre 10 mld Kwh . Si tratta di una capacità molto elevata: la potenza della centrale è, infatti, superiore a quella complessiva di tutte le centrali idroelettriche dell 'Italia centrale e meridionale <24>. Essa ha, però, Io svantaggio di una non appropriata ubicazione in quanto risulta essere eccentrica rispet-
to al Basso Egitto, ove è principalmente concentrata la richiesta di energia ele~trica: il trasporto di questa a nord va, quindi, incontro ad una dispersione che ne aumenta il costo. L'orientamento attuale è quello di impiegare nella regione del Delta quale fonte di energia anche il gas della zona di Gharadeq, per il trasporto del quale verrà costruito un gasdotto fino ad Heluan (25), mentre il gas mediterraneo verrebbe inviato alla zona industriale di Alessandria <26>. Di seguito, a completamento del quadro energetico, un raffronto tra produzione e consumo di energia:
l Tabella 87 l 1955
1959
1962
1965
1968
1971
Produz. (mil.t. carbone)
2,38
4,04
6,24
8,68
11 ,52
19,81
Consumo .Totale (mil.t. carbone) . pro-capite (Kg)
5,60 243
5,97 235
7,82 287
8,90 301
9,54 301
9,64 282
Fonte: UN, Statistica] Yearbook (vari) Gli ulteriori sviluppi del settore prevedono la trasformazione della depressione di Qattara in lago artificiale, con centrali capaci di produrre circa
3mld.Kwhianno e la costruzione di una centrale nucleare nei pressi di Alessandria, che servirà anche alla desalinizzazione dell'acqua del mare (27).
{23) Cfr. MODUGNO G. , "L'Alta Diga di Assuan" art. cit. - pag. 484. (24) lbidem. pag. 485. (25) Cfr. StLVESTER A., "Oil: Heading ... " art. cii. pag. l l.
(26) Cfr. S ILVESTER A., "lndumy io Egypt": AFRICAN DEVELOPMENT, novembre L972 - pag. 1.3. (27) C.E.D. E.F.I.S., "Étude spéciale ... " studio cit. pag. 11. CALENDARIO ATLANTEDEAGOSTJNJ 1974, pag. 427.
165 CAPITOLO XIV
T R ASP ORTI
TRA PORTI INTERNI
L'Egjtto possiede tre sistemi per i trasporti intemi - ferroviario, fluviale, stradale- cbe, stante la configurazione geografica del paese, sono concorrenti nel senso che, per andamento, ognuno è un dupUcato degli altri. Essi, infatti, da sud verso nord seguono la Valle del Nilo e si irradiano, poi, nel Delta.
Le comunicazioni ed i trasporti a sud del Cairo e all'esterno della Valle del Nilo hanno avuto un recente sviluppo a seguito dell'individuazione e dell'utilizzazione di risorse minerarie,-della co-
struzione dell'Alta Diga, dell'impianto di attività industriaU. La rete di navigazione interna copre circa 3100 km ( l) e si divide in parti uguali tra il Nilo ed i canali di irrigazione; il sistema nel suo complesso non ha a vuto un grosso sviluppo in quanto- a parte la concorrenza con ferrovia e via ordinaria -l'esigenza prioritaria nell'impiego dei canaU era ed è l'irrigazione (2) . La rete ferroviaria, il cui nodo principale è il Cairo, ha uno sviluppo di 4233 km <3> - pari circa a quello del 1952 - ed è stata costantemente potenziata ed ammodernata nei mezzi e nelle prestazioni:
l Tabella 88 1· Trasporti ferroviari
Passeggeri/ km. (mll.) Merci (t./km.)(miJ .) Locom otive (n.) Vetture passeggeri (n .) Vagoni merci (n .)
1952
1960
1965
1970
1971
3.002 1.304 -
3.634
5.788
6.529
2.096 1.006 1.611
3.287 1.016 1.739 19.577
3.333 1.903 1.820 20.934
6.772 3.340
-
18.806
-
Fonte: UN, Statistical Yearbook 1966 e 1972
La rete stradale è buona ed è stata in gran parte migliorata negli ultimi venti anni
C4 ):
l Tabella 89 l Rete stradale
Km. di strade di cui desertiche
1951-52
1965-66
1967-68
1969-70
17.014
21.5 19
2 1.594
21.637
2.619
5.084
5.455
5.455
Fonte: RAU- A.C.M.S., Annuaire Statistique RAU , 1952-70- pag. 130
(l) QUATERL Y ECONOMI C REVIEW, Egypt, Sudan
- Annual Supplement 1973 - pag. 14. (2) Cfr. ISSAWI C., "Egypt in revolutjon" op. cit. -
pag.
~03 .
(3) QUATERLY ECONOMIC REVIEW, Egypt, Sudan - Annual Supplement 1973 - pag. 13. (4) Cfr. ISSAWI C., "Egypt in revolutjon" op. cit. pag. 205.
166
Ottime strade collegano il Cairo con Alessandria, Suez, lsmailia, Porto Said, le città del Delta ed Assuan.
Di seguito, i dati relativi allo sviluppo della motorizzazione, ancora lontani dai ritmi incalzanti propri dei paesi più industrializzati:
l Tabella 90 l 1958
1960
1966
1967
1970
1971
Autovetture
67,9
71,3
105,3
108,-
130,7
145, l
Commerciali
19,5
19,5
27,5
27,1
30,1
34, 1
Veicoli
Fonte: UN, Statistica] Yearbook 1960,1968 e 1972
Esistono, inoltre, regolari servizi aerei interni. Nel paese sono in funzione diversi aeroporti di cui i più importanti sono il Cairo , Alessandria, Luxor, Assuan. OLEODOTTI (S)
Le infrastrutture e i mezzi per il trasporto e la distribuzione del petrolio grezzo e dei suoi prodotti svolgono un ruolo di primaria importanza nella dinamica dello sviluppo del paese. Nel I952la quasi totalità dei trasporti era effettuata a mezzo di navi cisterna o per ferrovia o per autocisterne; era disponibile, infatti, un solo oleodotto, ereditato dai britannici nel 1955, con una capacità annua di 540.000 t., con terminali a Suez e al Cairo (km. 120). Entro il 1960, detto oleodotto venne sostituito con uno con capacità annua di l ,8 mi l. t. e affiancato da un altro, SuezMustorod (131 km.), con capacità di 2,3 rnil. t. (6). A questi si aggiunsero successivamente i tratti (7): • Mex-Kafr el Dauar, 31 km., con capacità annua di 0,5 mH. t.; • Mex-Tanta, 140 km., con capacità annua di 2 mil. t.. Entro il 1976 dovrebbe inoltre entrare in funzione il SUEMED, oleodotto tra il M. Rosso e il Mediterraneo, ché, con un tracciato lungo 320 (5) Vds. FATTORI ECONOMICI, Cap. XIII, para 3. (6) Cfr. pag. 206.
ISSAWI
C., "Egypt in revolution" op. cic. -
· (7) Cfr. QUATERLY ECONOMlC REVIEW, Egypt, Sudan - Annual Supplemem 1973 - pag. IO.
km., unirà Suez ad Alessandria passando a Sud del Cairo: ogni anno 80 mH. t. di grezzo attraverseranno l'Egitto. La storia di quest'opera è collegata al Canale. La necessità della sua realiz.zazione fu adombrata la prima volta nel 1956, allorchè il canale rimase bloccato, a seguito dei noti avvenimenti bellici, per circa quattro mesi; ·si cominciò allora a pensare ad un'alternativa che gar'antisse, in ogni caso, il flu sso del petrolio, con il relativo appono di ricchezza, da sud a nord. Il problema si cipropose, in termini più perentori, dopo la guerra dei "sei giorni", quando il canale fu nuovamente bloccato e questa volta a tempo indeterminato. Nella decisione di realizzare l'opera, si rilevano aspetti di carattere tecnico-economico e politico. Sotto il primo aspetto, si considerava che il Canale fosse ormai superato come dimensioni ed occorressero lavori troppo onerosi per renderlo idoneo al transito delle superpetroliere (superiori alle 50.000 t.). Dal punto di vista politico, scegliere tra oleodotto e Canale equivaleva ad una scelta tra Occidente ed URSS; è noto, infatti, che la riapertura della via d'acqua avrebbe agevolato i piani sovietici di proiezione verso l'Oceano Indiano <8>. La costruzione dell'oleodotto non ha peraltro escluso il riattamemo del Canale, che - ancorché svalutato - conserva ancora un non trascurabile valore economico. (8) Cfr. PASSANISI E., "Un fiume nero attraverso l'Egitto": CORRIERE DELLA SERA, 7 maggio 1974- pag.3. Per quanto concerne la costruzione dell'oleodouo, nel contrasto USA-EUROPA per assicurarsene l'appalto, avevano prevalso i primi. Tuttavia, a seguito di eventi successivi, essa sarà ora effettuata da quamo società italiane e finanziata dai paesi arabi produuori di petrolio.
167
La quasi totalità del traffico in entrata e in uscita è marittima <9>. Di seguito l'evoluzione del traffico marittimo:
TRASPORTI ESTERNI
Circondato da tre parti dal deserto, l'Egitto si è basato nei trasporti da e per l'estero, principalmente, su mezzi marittimi ed aerei.
l Tabella 91 l
(000 t.)
1952
1960
1965
1966
1967
1969
1971
Merci imbarcate
1.995
5.408
7.445
6.989
4.454
12.775
-
Merci sbarcate
4.866
6.359
9.671
10.073
8.142
6.385
8.061
Traffico marittimo
Fonte: UN, Statistical Yearbook 1960, 1971 e 1972
n principale porto è quello di Alessandria che
Gli altri porti del Mediterraneo e del Mar Rosso hanno soltanto un'importanza locale.
accentra il commercio verso l'Europa e l' America e gestisce una consistente aliquota di quello per l'Oriente { IO).
Lo sviluppo della flotta mercantile ha ricevuto notevole impulso (da 110.000 t. di stazza nel1953 a 243.000 t. nel 1972) <11 >e si tende ad incrementarne ulteriormente il tonnellaggio, al fine di ridurre l'impiego di bandiere estere nei rapporti commerciali e migliorare la situazione della bilancia dei pagamenti {12) .
La stasi dei porti della zona del Canale dovuta agli interventi bellici non ha avuto, quindi, consistenti incidenze negative nel settore. Porto Said e Suez dovevano, infatti, la loro importanza principalmente al Canale, costituendo le principali stazioni di rifornimento per le navi sulla rotta Europa-Asia.
Molto sviluppati sono inoltre i trasporti aerei internazionali:
l Tabella 92 l Trasporti aerei
1953
1960
1963
1965
1968
1971
Km. volati
1.807
6.488
10.983
13.579
12.563
14.743
Passeggeri
20.647
166.977
341.387
535.999
576.000
922.000
Merci in t/ km.
581
2.549
5.927
5.837
5.751
17.277
Posta in t/km.
27
356
595
762
966
691
Fonte: UN, Statistica] Yearbook 1960, 1968 e 1972
lL CANALE DI SUEZ
Il ruolo dell'Egitto in campo internazionale, negli ultimi 100 anni, è legato al canale di Suez,
(9) Cfr . ISSAWI C., "Egypt in revolution" op. cit. pag. 209. (10) Ibidem. pag. 210.
la cui nazionalizzazione nel1956 segnò una tappa decisiva nella lotta degli Egiziani contro il colonialismo politico ed economico della Gran Bretagna.
(11) UNITED NATIONS, Statistica! Yearbook 1972 pag. 426. (12) Cfr. C.E.D.E.F.I.S., "Étude spéciale... " studio cit.-
pag. 13.
168 L'importanza economica della via d'acqua risulta chiaramente dall'esame dei dati relativi al traffico !
l Tabella 93 J NAVI ANNO
1952 1958 1960 1965 1966
ENTRATE
N.
Mil. t.
(mil. LE)
12.168 17.842 18.734 20.289 21.250
86,1 154,5 185,3 246,8 274,4
26,7 42, 1 50,4 85,8 95 ,2
Fonte: ECONOMIOBULLETIN, n. 4/ 1967- Appendice 4
al trasporto di merci e passeggeri
l Tabella 94 l ME RCI (mll .
t.)
PASSEGGERI
ANNO
1952 . 1958 1960 1965 1966
(N.)
Totale
SUD- NORD
NORD-SUD
22,0
61,4
83,4
571.000
24,9
114,4
139,3
342.000
29,2
139,6
168,8
366.000
42,0
183,8
225,8
291.000
47,7
194,2
241 ,9
300.000
Fonte: ECONOMIC BULLETIN n. 4/ 1967- Appendice 4
ai principali prodotti transitati nel 1966
l T abella 95 l Direzione S - N
mjJ, t.
Petrolio e derivali
166,7
Minerali e metalli
24,9
Direzione N - S
mil. t.
Petrolio e derivati
9,-
Cereali
9,7
Cereali
1,8
F ertilizzaoti
6,7
Semi e pannelli oleosi
3,-
Prodotti metallurgici
5,-
Fibre tessili
l ,8 1,4
Cemento
1,4
Macchinari vari
1,5
Gomma
Fonte: F.C., "Petrolio e Canale di Suez dopo la crisi": RELAZIONI INTERNAZIONALI, giugno 1967 - pag. 628
169 alle rotte alternative e relative distanze in miglia marine
l Tabella 96 l LONDRA
GENOVA
DESTINAZIONE Via Capo
Via Suez
Via Capo
Via S uez
Golfo Persico
11.150
6.500
11.200
4.700
Singapore
11.450
8.400
11.500
6.400
Fonte: F.C. , "Le ripercussioni economiche della crisi di Suez": RELAZIONI INTERNAZIONALI, novembre 1956 - pag. 1.464 Dal giugno 1967 il Canale è interrotto. Si osserva che il danno più grande connesso a questa situazione lo hanno subito gli Europei e, in particolare, i paesi come l'Italia chiusi nel Mediterraneo. Dal momento della nazionalizzazione, il traffico attraverso il canale - nel frattempo ampliato ed approfondito - era, infatti, più che raddoppiato passando dai 107 rnil.t. (di cui il 64% di petrolio) nel 1955 ai 242 rnil.t. (di cui il 73o/o di petrolio) nel 1966 (13). È stato valutato che la chiusura del Canale costa ogni anno all'Europa circa 600 mil. di dollari in sole quote aggiuntive al prezzo del petrolio e 150 mil.$ per alfre merci <14>. Un'eventuale riapertura del Canale - ancorché svalutato, in quanto la prolungata chiusura ne ha ridotto l'importanza sul piano dei traffici commerciali, anche in virtù dell'entrata in servizio di bastimenti di tonnellaggio molto superiore a quello massimo consentito per il transito nel Canale stesso - sarebbe, tuttavia, di non trascurabile interesse. L'Egitto ne sarebbe interessato sotto diversi aspetti:
• economico, perché dai transiti nel Canale e dall' attivazione dei suoi porti deriverebbero, comunque, consistenti entrate in valuta estera; • sociale, perché risolverebbe, almeno in parte, il problema dei profughi delle città del Canale; • politico, in quanto la riapertura comporterebbe la soluzione o, per Jo meno, l'avvio favorevole verso una soluzione del conflitto con Israele. (13) Cfr. F.C., " Petrolio e Canale... " art. cit. -pag. 627. (14) Da uno studio di T. R. STAUFFER, economista specializzato in questioni petrolifere deii'Harvard Center (cit.
NOTA SUL CANALE DI SUEZ
Dati Tecnici (15) • La lunghezza del canale, dal Mediterraneo al Mar Rosso, è di 162,5 km. dal faro di Porto Said (km. O) all'uscita di Porto Tewfik, cui vanno aggiunti due tratti dragati in mare aperto di km. 11 e krn. 3,5 rispettivamente al terminale nord (Porto Said) e sud·(Porto Tewfik). • La larghezza in superficie è di 160-200 m., fra le boe di segnalamento è di m. 110 e a 11 m. di profondità è di 90 m. • La velocità media consentita alle navi in transito- di pescaggio non superiore ai m. 11,58 era sui 13-14 km/ h e quindi il tempo di percorrenza si aggirava sulle 15 ore. Statuto (l6) Lo Statuto del canale venne posto in essere con il firmano vicereale del 5 gennaio 1856 che, all'art. 14, dichiarava "il grande canale marittimo da Suez a Pelusio (vicino Porto Said) e i porti dipendenti aperti sempre cprne passaggio neutro ad ogni nave di commercio traversante da un mare all'altro, senza distinzione, esclusione né preferenza di alcuna nazionalità". li firmano fissava, inoltre, la durata della concessione alla "Société Universelle du Canal de Suez"- istituita con firmano del 1854 - in novantanove anni a partire in U.S. NEWS & WORLD REPORT, del 19 aprile 1971). (15) Cfr. TERRENI R. , "Il Canale di Suez": RIVISTA MARITIIMA n. 1/1969- pag. 60. (16) Ibidem, pag. 62 e seguenti.
170 daJia data di apertura del Canale e la corresponsione del 15% dei profitti annui netti dell ' impresa al governo egiziano. Detta società, le cui azioni furono inizialmente sottoscritte da Francia (520Jo), Egitto (40%) e da altre nazioni (8% di cui appena lo 0,02% dalla Gran Bretagna), divenne di fatto una compagnia franco-britannica nelt875, allorché la Gran Bretagna acquistò l'intero pacchetto azionario egiziano, approfitta ndo delle difficoltà economiche in cui versava il paese. Nello stesso tempo la Francia riusciva a farsi cedere dal governo egiziano il diritto di esazione della tangente del 15%. La convenzione di Costantinopoli (29 ottobre 1888) fissò lo statuto internazionale del Canale, sintetizzabile nel dettato dell'art. l che così recita: " Il Canale marittimo di Suez sarà sempre libero, in tempo di guerra come in tempo di pace, ad ogni nave di commercio o da guerra, senza distinzione di bandiera ... Il Canale non sarà mai soggetto all 'esercizio del diritto di blocco". 11 decreto presidenziale del26 luglio 1956, nazionalizzando il canale, anticipò di 12 anni il termine della concessione e sostitui alla Società
universale del Canale un ente statale, !'"Autorità del Canale di Suez". La validità della convenzione di Costantinopoli riconosciuta dalla Repubblica Egiziana non trovò, però, conferma nei fatti; non solo alla bandiera israeliana, ma anche aJie navi con carichi diretti ad Israele venne precluso il passaggio nel Canale.
Attività Nell870, primo anno di funzionamento, attraversarono il canale navi per circa 400.000 t., che nel 1875 diventarono 2 milioni e raggiu nsero i 20 milioni e i 40 milioni, rispettivamente, alla vigilia della prima e seconda guerra mondiale ( !7). Nel 1966 il transito è stato di oltre 274 mil. t. , con una media di 58 navi/giorno (21.250 navi/anno). Nella ripartizione dei passeggeri per bandiere, quella britannica- pur se insidiata sempre più da vicino dalla liberiana- ha mantenuto ininterrottamente il primato. Notevole, tra il 1960 c il 1966, il p rogresso dell'URSS a fro nte del declino della Francia, della stessa Gran Bretagna e di altri paesi europei. La bandiera italiana, in questa particolare graduatoria , ha sempre occupato posizioni di punta:
l Tabella 97 l P A ES l Gran Bretagna Liberia Norvegia Grecia U.R.S.S. Italia Francia U.S.A. A ltre TOTALE
1953
1966
1960
n.
o/o
n.
%
4.446
34,9
4.087
21,8
429 1.720 194
3,4 13,5
1.85 1 2. 199 786
10,11,7 4,2
435 1.417
-
l ,5
-
880 1.101 537
6,9 8,7 4,2
3.424
26,9
1.389 650 5.920
12.731
100,-
18,734
n.
%
3.601 2.721 2.271
16,9 12,8 10,7 7, l
2,3 7,5 7,4
1.493 1.469 1.236 1.108
5,8 5,2
3,5 31,6
801 6.550
3,8 30,8
100, -
21.250
100, -
6,9
Fonte: RAU- A.C.M.S. , Annuaire Statistique RAU, 1952-1970 La fortuna del canale è stata legata, specie dopo la 2n guerra mondiale, in gran parte, al petrolio del Golfo Persico e alle crescenti esigenze ( 17) Ibidem, pag. 67.
europee al riguardo. Detto materiale, infatti, nell' ultimo ventennio ha rappresentato il50-70o/o del flusso complessivo di merci.
171'
CAP ITOLO XV
COMMERCIO CON L'ESTERO PREMESSA
L'evoluzione del commercio con l'estero è un importante indice di valutazione degli indirizzi politici e dello sviluppo socio-economico dell'Egitto. Per gli scopi che il presente studio si propone, l'esame della bilancia commerciale sarà condotto sotto due aspetti: • direzioni geografiche prevalenti nella corrente degli scambi; • composizione della bilancia commerciale, tenendo, peraltro, conto della necessità di evitare un eccessivo dettaglio, che potrebbe impedire una precisa individuazione dei lineamenti essenziali dell'evoluzione del settore. Le caratteristiche principali del commercio con l'estero sono così sintetizzate <1>: • il settore è nazionalizzato dal 1961;
• lo Stato rilascia i permessi per l'esercizio dell'attività commerciale ed esercita uno stretto controllo sulla qualità e quantità dei beni importati ed esportati (per molti prodotti l'importazione è proibita e per tutti i prodotti da importare è necessaria un'autorizzazione); • i dazi colpiscono in maniera pesante i prodotti di importazione in concorrenza con quelli di produzione nazionale, mentre le materie prime ed i prodotti necessari allo sviluppo sono soggetti a tasse molto ridotte o sono esenti da tasse; • circa i 2/3 del commercio estero sono basati su accordi bilaterali. In particolare, il regime relativo alle importazioni può essere così sintetizzato <2>: l'importatore egiziano per poter acquistare ali' estero deve preventivamente ottenere una licenza di importazione dalle competenti autorità e deve, inoltre, ottenere l'assegnazione della valuta necessaria, da parte del Ministero delle Finanze. Poiché il paese dispone di quantità di valuta molto ridotta (oltre il 700Jo delle esportazioni si dirigono verso paesi con pagamenti in ''clearing") è necessario definire delle priorità. A questo scopo vengono priori(l) Cfr. UN ITED NA TIONS , " Economie Survey ... "op. cit. - pag. 79. (2) Cfr. PUGLIESE P., " Relazione sulla Fiera Interna-
tariamente valutati i fabbisogni delle industrie e, successivamente, in base alle residue disponibilità si assegnano quote ·di valuta agli altri richiedenti, tenendo presente che al primo posto si collocano gli alimentari e all' ultimo i beni strumentali richiesti da privati tramite gli enti statali di import-export. PROVENIENZA E DESTINAZIONE GEOGRAFICA DEGLI SCAMBI COMMl:RCIALI
Nel 1952 le correnti del commercio estero egiziano gravnavano sull'Europa Occidentale, che assorbiva il 48,4% delle esportazioni e alimentava per il 47, l OJo le importazioni. Era, peraltro, in corso un processo di revisione dei partners commerciali tradizionali, nel cui quadro andava declinando l'importanza della Gran Bretagna e della Francia, sostituiti da altri stati europei (Germania Occidentale, Italia) ed extra europei (USA, Giappone) <3>. La questione di Suez p rovocò un profondo cambiamento nella gravitazione del traffico (grafico 26): l'Est Europeo si affermò tra i principali importatori dei prodotti egiziani, mentre il suo contributo alle esportazioni globali verso l'Egitto, passando dal 13,9 del 1952 (URSS:7%) al 40,3 0fo del1957 (URSS:18,4%) e al45,1 OJo del1 960 (URSS:16,20Jo), lo portò al primo posto tra i paesi client i: vds. Tabella 98. In sostanza si ebbe una più equilibrata distribuzione geografica del traffico commerciale che consentì al paese anche concreti vantaggi politici. Dai dati della tabella 98 si evince, inoltre, la crescente importanza commerciale per l'Egitto dei giganti asiatici (Cina, India), mentre modestacontro ogni previsione - appare la partecipazione dei paesi arabi e trascurabile quella dei paesi africani. Dopo il 1960, la situazione commerciale egiziana non subì che leggere modifiche; del resto le esigenze del paese imponevano stretti rapporti con i paesi sviluppati per ottenere capitali e prodotti ad alto contenuto tecnologico necessari alla buona riuscita dei programmi di sviluppo. zionale del Cairo" : Istituto Nazionale per il Commercio con l'Estero, 1973. (3) Cfr. ISSAWI C., "Egypt in revolution" op. cit. pag. 226.
172
[ Tabella 98 J
.
1957
1952
1960
AREE GEOGRAFICHE
Import EUROPA OCCIDENTALE
. . . .
47, 1
Gran Bretagna Francia Germania Occ. Italia
USA EUROPA ORlENTALE
5,6 16,4 2,9
INDIA ALTRI
37,8
J 1,7
6,9
-
1,2
5,7,1,1
-
4,3
2, 22,3
9,5 11,1
Import
4,5 21,9
21,2 6,3,9 14,3 4,8
1,9 3,2 3,7
3,6 3,4
Export
38,9
-
1,5 1' l 9,9 7,5
10,2 9,7 3,9 4, 4,5 7,4
0,5
22,4
9,13,5
4,9 3,9
Export
Import
4,5 12,7 8,1 10,9
5,6
U RS S
GIAPPONE
48,4 13,5 6,4
. Germania Or. . Cecoslovacchia PAESI ARABI CINA
Export
17,8 14,6 4,1 8,6
5,2 28,9 3,9 3,6
10,2 5,1 3,1,8
18,4 10,4 8,6 6, 1 4,4 3,3
2,4 2,4,8 3,8
5,3 6,8 16,2 6,7 8, l 2,8 7'3,9
4,~
4,2
Fonte: UN, Yearbook of lnternational Trade Statistics (vari) (daù elaborati). Dal 1967 si ebbe, peraltro, un ulteriore progresso del blocco orientale connesso agli avveni-
menti del giugno di quell'anno ed alla necessità di ricostruire lo strumento militare:
l Tabella 99 l 1965
1971
1968
AREE GEOGRAFICHE
Import EUROPA OCCIDENTALE
. . . .
34,-
EUROPA ORIENTALE
22,3
5, l
Gran Bretagna Francia Germania Occ. Italia
US A
Export
3, 1 25,4 2,5 3,4
. Germania Or. . Cecoslovacchia
INDIA
5,8
ALTRI
7,8
5,6
PAESI ARABI CINA GIAPPONE
9,6,3 2,9 1,6
Export 19,5
3,11 ,5 6,6 5,5,6 22,5
3,8 10,3 21,5 6,9 7,5 3,4 4,3
U R SS
37,5 2,8 2,4 5,7 4,4
5,2 9,4 5,8 20,2 12,4
Import
32,2,4 2,3,9 3,4
2,1 19, 4,9 3,6
15,9 4,2 3,1 1,5 3,9 5,8
Import
14,2
3,6 5,3
Fonte: UN, Yearbook of International Trade Statistics (vari) (dati elaborati).
2,1 1,6 2,8 2,8
3,6 5,3 7,3 5,8 5,7 17,8
28, 1 9,5 2,7 3,7 7,5 7,9
Export
0,9 17,4, 1 4,6
12,1 5,7 2,1,3 4,9 18,5
3,3 5, l 39,7 8,5 3,4 3,9 6, l 6,3
173
Grafico 26 EVOLUZIONE DEGLI SCAMBI COMMERCIALI PER AREA GEOGRAFICA
EXPORT 1 95 2
CE E
'
1 gi
33,i%
'
'
''
o
-
1 g71
u.R.s.s. 39,71.
Dati desunti da: UN, Yearbook of International Trade Statics
174
Dì rìiievo , nel quadro degli scambi con i paesi Occidentali , gli ampi rapporti commerciali con la CEE, il cui coronamento, proprio al termine del periodo in esame, è stato il trattato commerciale !Tabella
1952 PAESI - AREE
1960
firmato a Bruxelles il 18 dicembre l 972. Di seguito, i dati relativi alle importazioni ed alle esportazioni egiziane da e verso la CEE:·
Iool
(miLLE)
1967
1965
1971
lmport Export Import Export lmport Export Import Export Import Export
BENELUX
16,94
2,80
8,96
3,29
6,98
4,87
4,70
4,94
7,28
2,95
FRANCIA
14,07
18,16
8,82
3,75
21,06
6,42
15,66
6,25
20,63
5,57
GERMANIA OCC.
12,19
11,52
32,13
9, 15
38,26
14,87
23,98
8,24
28,13
9,58
ITALIA
12,24
15,55
11 , 19
7,21
23,51
l l ,62
12,10
9,46
22,27
9,65
CEE . 100 EUROPA OCC.
53,80Jo 69,40Jo 69,70Jo 58,-0Jo 65, l OJo 64,40Jo 57 ,40Jo 53,30Jo 63 ,30Jo 57 , l OJo
CEE AREA OCC. CEE MONDO
. 100 35,30Jo 55,60Jo 47,70Jo 46,30Jo 40,80Jo 56,40Jo 43,70Jo 48,30Jo 49,10Jo 53,70Jo .100 25,3 0Jo 33,60Jo 27, l OJo 12,30Jo 22, l OJo 14,40Jo 16,40Jo Il , 70Jo 20,20Jo
8, l OJo
Fonte: UN, Yearbook of International Trade Statistics (vari) (dati elaborati). Si rileva dai rapporti suindicatì che la CEE, per volume di traffico, è attualmente: • nell'ambito dell 'area occidentale, al primo posto sia come fornitore che come cliente dell' Egitto; • in ambito mondiale, ancora al primo posto tra i fornitori, qualora si considerino separatamente l' URSS (12,1 07o) e l'Europa orientale (17 ,80Jo) ed al terzo posto tra i clienti dopo l 'URSS (39,70Jo) e l'Est Europeo (170Jo). Le principali esportazioni egiziane verso i paesi della CEE sono, attualmente, in ordine di importanza, il petrolio grezzo (380Jo), il cotone grezzo (27,70Jo), i filati ed i tessuti di cotone (5,5%), il riso (2,6%), mentre le importazioni sono costituite essenzialmente da macchine, materiale da traspor- · to, materiale elettrico e prodotti chimici <4>. L'ac: cordo di Bruxelles (5) - valido 5 annj - è diretto ad incentivare ulteriormente gli scambi Egitto-CEE
(4) CEE, "Accordo tra la Comunità e la RAE" : Nota di informazione P - 15, dicembre 1972.
tenendo nella dovuta considerazione le necessità relative allo sviluppo dell'Egitto (fabbisogno di industrializzazione e necessità di bilancio). A seguito dell'accordo, oltre il 900Jo delle esportazioni industriali egiziani sul mercato della Comunità godono di concessioni tariffarie (in linea di massima, riduzione del 55% dei dazi doganali), mentre nel settore agricolo dette concessioni riguardano oltre il 50% dei prodotti. Da parte della RAE, le facilitazjoni sono essenzialmente concesse per i prodotti attualmente non fabbricati nel paese (550Jo delle esportazioni comunitarie), per i quali esiste un fabbisogno di importazione (macchine ed apparecchi, materiali elettrici, prodotti chimici organici e non, olli vegetali). Quanto alle restrizioni q uantitative, l'accordo fissa a carico della RAE l'obbligo di consoHdare l'attuale livello di liberalizzazione nei confronti dei prodotti originari della Comunità.
(5) Ibidem.
175
L'Africa sub-Sahariana e i paesi arabi costituivano nelle speranze degli Egiziani il naturale mercato per collocarvi i prodotti della crescente industria manifatturiera nazionale. La penetrazione nell'Africa nera fu tentata sfruttando i temi della solidarietà panafricana e dell'anticolonialismo, stringendo accordi commerciali e concedendo prestiti destinati ad incentivare le esportazioni egiziane verso i paesi beneficiari (6). Tuttavia i risultati sono stati inferiori alle aspettati ve; ne11971, l'Africa ba assorbito appena il2,3o/o delle esportazioni egiziane ed ba inviato in Egitto un quantitativo di prodotti pari all'l ,l % del totale. I motivi dell'insuccesso sono riassumibili nella mancanza di un valido supporto economico alla politica di espansione che si intendeva attuare e, quindi, nella impossibilità di battere la spietata concorrenza delle superpotenze, dell'Europa Occidentale, della Cina, di Israele, ecc.; sono, inoltre, da mettere nel conto le ridotte possibilità dell'Egitto di costituire, a sua volta, mercato per i prodotti tipici degli Stati africani.
Golfo Persico e dalla Libia, cereali e bestiame dall'Iraq, dalla Siria e dal Sudan, frutta e ortaggi dal Libano e dalla Giordania. Gli scambi commerciali con i paesi arabi non sembrano invece aver conseguito, nel complesso, quell'espansione che la situazione delle diverse economie e la conclamata solidarietà araba rendevano quasi naturale. Tra i diversi fattori cui va attribuito questo ridotto sviluppo è da porre, con ogni probabilità, anche la volontà del Nasserismo di esportare la propria rivoluzione, il che ha influito negativamente sull'evoluzione di tutti i rapporti interarabi. I rapporti commerciale con i paesi del Maghreb sono stati, inoltre, ostacolati dai forti legami di questi con l'Europa e, in particolare, con la CEE. Nel 1965 è stato creato il Mercato Comune Arabo (Egitto, Iraq, Giordania, Kuwait, Siria). L'accordo istitutivo <8>prevede il libero movimento di capitali, beni o persone tra i paesi aderenti e riduzioni tariffarie per i prodotti agricoli e industriali fino alla completa abolizione dei dazi entro 5-10 anni. I paesi aderenti, inoltre, devono coordinare il loro sviluppo economico su base regionale e seguire una politica comune verso i paesi terzi.
Per i rapporti tra Egitto e i paesi arabi il discorso è diverso. È stato affermato <7> che l'Egitto è, nel contesto arabo, la più grande concentrazione di capitale industriale e di preparazione tecnica e avrebbe, quindi, potuto soddisfare, almeno in parte, le esigenze in prodotti finiti dei suoi vicini, ricevendo in cambio petrolio e capitali dal
I risultati, pur se non esaltanti, non sono trascurabili:
lTabella 101 1952
J
1960
1965
1971
SCAMBI COMM.LI CON
Paesi Arabi Mercato Comune Arabo
lmport
Export
Import
Export
Import
Export
Import
Export
8,61
1,60
11,47
12,81
25,67
18,26
22,28
29,13
9,62
4,56
7,34
12,69
-
-
-
-
Fonte: UN, Yearbook of International Trade Statistics (vari) (dati elaborati). COMPOSIZIONE DELLA BILANCIA COMMERC.{ALE
La struttura dell'interscambio internazionale egiziano ha avuto nel ventennio una evoluzione
(6) Cfr. RELAZIONI INTERNAZIONALI, novembre 1963- pag. 1547. (7) Cfr. I SSAWI c:, "Egypt in revolution" op. cit. pag. 307.
di rilievo (grafico 27), cui si è più volte fatto cenno nel corso dell'esposizione per sottolineare i risultati del processo di sviluppo economico e sociale.
(8) Cfr. RELAZIONI INTERNAZIONALI, 9 gennaio 1965 - pag. 39.
176
Di seguito, i dati della bilancia commerciale scomposta in: • bilancia alimentare:
lTabella l 02 1 ANNO
1953 1960 1965 1967 1970
o/o TOTALE
Import (mil. LE)
Export (mii .LE)
Import
Export
53,69 48,106,19 124,06 59,20
6.76 20,91 37,23 48,89 68,10
30,4 21,3 26,2 36, 17,3
5, l 1.14,3 20,2 20,6
.
Fonte: UN, Yearbook of International Trade Statistics (vari) (dati elaborati).
• bilancia delle materia prime:
lTabella 1031 ANNO
1953 1960 1965 1967 1970
o/o TOTALE
Import (mil.LE)
Export (mil.LE)
Import
Export
17.72 32,24 68,05 49,33 51,93
121 ,17 143,57 159,39 132,40 172,95
10,14,4 16,8 14,3 15,2
89,2 75,3 61, l 54,6 52,2
Fonte: UN, Yearbook of International Trade Statistics (vari) (dati elaborati).
• bilancia dei prodotti finiti (esclusi i prodotti alimentari):
JTabella l 04 1 ANNO
1953 1960 1965 1967 1970
Import · (mii.LE)
105,22 144,55 23 1,55 170,93 230,82
o/o TOTALE
Export (mii.LE)
Import
Export
7,92 26,09 64,15 60,99 90,30
59,6 64,3 57,49,7 67,5
5,8 13 ,7 24,6 25,2 27,2
Fonte: UN, Yearbook of lnternational Trade Statistics (vari) (dati elaborati).
177
Grafico 27 TRUITURA IMPORT -EXPORT
IIIPORT
EXPORT
ALI IIEHTAR l PRODOTTI
30,~%
F l Ul Tl
Il AT E R l E P R l Il E
59.6%
8 g. 2%
1g i 5
1 g7o
F l Ml T l PRO DOTT l F l l l Tl
i7,5%
Dati desunti da: UN, Yearbook of lnternational Trade Statics
27 .21. .IIATE R IE
PRIIIE
52,2%
178
Un esame sommario dei dati già basterebbe a sottolineare che una trasformazione vi è stata. Per le esportazioni , l'Egitto era ed è un forte esportatore di materie prime, ma, mentre all'inizio del periodo era molto ridotto l'export di prodotti alimentari (50Jo) ed industriali (6%), oggi la situazione sotto tale aspetto è molto variata: per gli alimentari la percentuale sul totale delle esportazioni ha raggiunto nel1970 il20,6% e per i prodotti industriali il 27,2%. Per le importazioni, le proporzioni sul totale, nel periodo, sono passate per gli alimentari dal 30,4% al 17,3% , per le materie prime dal IO% al l 5,2% e per i prodotti finiti
dal 59,6% al 67,5%. La riduzione delle importazipni, verificatasi di norma dopo il 1965, deve essere valutata con molta cautela in quanto essa deriva principalmente da difficoltà di carattere finanziario. La bilancia delle materie prime ha costantemente presentato un forte attivo dovuto pressoché esclusivamente all'esportazione del cotone. È interessante notare che la percentuale del cotone sul totale dell'export - come si evince dalla tabella che segue - è diminuita del43,3% io 18 anni, il che può significare una diversificazione delle esportazioni:
lTabella 105 1 1952
1956
1960
1965
1970
• export totale
88,5
70,2
70,7
56,1
45,1
• export materie prime
97, 1
95,-
93,8
91,8
86,3
OJo Cotone su
Fonte: UN, Yearbook of lnternational Trade Statistics (vari) (dati elaborati). occorre, però, tener presente che il declino del cotone è anche derivato dalla forte caduta dei prezzi avvenuta negli anni '50, che ha seguito il "boom" verificatosi durante la guerra di Corea (9): nel 1951 furono esportate 254.900 t. di cotone grezzo per un valore di 164, 10 miLLE; nel 1955 i dati furono rispettivamente 277.400 t. e l 07,44 m il. LE e nel 1960 374.200 t. e 134,74 miLLE. Nella tabella è stata, altresì, riportata la proporzione del cotone sull'export totale delle materie prime: la variazione molto ridotta (-11% in 18 anni), posta in relazione con il43,3% suindicato, fa concludere che la diversificazione è avvenuta principalmente in settori diversi da quello delle materie prime. In quest'ultimo, in realtà , il cotone non presenta ancora alternative; peraltro, il petrolio che dal 1969 concorre con le fibre tessili a determinare - ancorché in misura modesta (nel 1970 per il 9% circa) - l'attivo della bilancia in argomento, potrebbe, qualora si realizzassero le attuali favorevo li prospettive, ereditare in termini di più spiccata incisività il ruolo finora svolto in esclusiva dal cotone. (9) Cfr. pag. 224.
l
ISSA Wl
C., "Egypt in rcvolution" op. ciL
Le importazioni riguardano materie prime essenziali alle attività industriali. Nel1970: legnami vari (28,5%); lana, cuoio e pelli (14, 1%); petrolio (13,9%); carbone (6,9%); minerali metalliferi (8,5%) e non (6, l %). Diversa è stata l'evoluzione della bilancia alimentare: • nel1953 essa presentava un sostanziale passivo, pari circa 8 volte il valore dell'export alimentare, dovuto principalmente alle importazioni di cereali - circa 20 volte le corrispondenti esportazioni (22,55 a fronte di 0,24 miLLE) - e a quelle di caffè, te e spezie (10,15 miLLE a fronte di un export nullo). Le esportazioni (12% circa dell'import) erano ridotte alla frutta e ortaggi (4,41 miLLE) - che equilibravano le importazioni (4,74 miLLE)- allo zucchero (0,35 miLLE) e al riso (0,24 mi!. LE); • negli anni successivi, ad un accentuato contenimento delle importazioni, ha fatto riscontro un aumento delle esportazioni (riso, frutta, ortaggi), la cui entità raggiunse anche il 50% dell' import alimentare:
179
lTabella 1061 Variazioni annue Import Export
1954
1956
1958
1960
- 50,70'/o + 10,6%
+ 30,4% + 35,5%
+ 1,5% + 26,5%
-8,7% + 76,6%
28,3%
54,-%
48,2%
43,6%
Export . lOO Import
Fonte: UN, Yearbook of Intemational Trade Statistics (vari) (dati elaborati). • dopo il1960 all'aumento delle importazionicausato dalla forte espansione della domanda di generi alimentari, resa possibile dai provve-
dimenti sociali del regime (JO) - seguì a partire dal 1968 una contrazione delle stesse:
lTabella 1071 P rincipali
Imp ortarlo ~
Animali vivi e carni Cereali Zucchero e miele Caffè, tè, spezie
1960
1961
1965
1967
1968
1970
2,39 26,64 0,84 8,18
3,06 27,57 2,53 9,77
6,70 66,42 3,48 14,46
5,29 84,49 5,32 15,86
0,76 62,83 1,60 7,10
2,83 30,52 0,46 11,64
-
+ 9,3
+ 2~~ + 102,3
+ 8,4 + 16,8
-31 ,9
~-
Variazioni Import: Medie annue (%) globali
- 14 9 -29,9
Fonte: UN, Yearbook of lnternationaJ Trade Statistics (vari) (dati elaborati). Le esportazioni, per contro, mantennero la regolare tendenza ascendente, che portò nel 1969
all'attivo della bilancia alimentare.
lTabella 1081 Principali Esportazioni Riso Frutta e ortaggi Zucchero
1960
1961
1965
1967
1968
1970
9,83 7,26 1,92
7,22 9,62 2,76
20,34 12,39 1,59
30,22 13,95 l, 12
45~10
34,84 22,90 4,39
-
-12,8
--~-
+ 26+ 104,1
+ 15,6 + 31,3
11,50 2,57
Variazioni Export: Med.ie annue globali
(%)
+31,8
__±b~
+5,7
Fonte: UN, Yearbook of International Trade Statistics (vari) (dati elaborati). È probabile che detta situazione di attivo sia
tari è quella propria di una popolazione sottoali-
contingente e èoUegata alle difficoltà finanziarie
mentata, sempre che si prendano come riferimento
del paese. La struttura degli attuali consumi alimen-
i consumi alimentari di un paese industrializzato.
( lO) Vds. FATTORJ UMANl, Cap. IX, para l.
180 Quindi, con lo svolgimento del processo di sviluppo e con l'aumento del reddito di sempre più larghi strati della popolazione - nel contempo in forte aumento quantitativo - la domanda dei beni alimentari si estenderà ai settori attualmente di mo-
desto impegno (carne e grassi) e interesserà anche quelli (cereali) il cui livello di consumo è già molto elevato. Questa tendenza è in atto:
jTabella 1091 l•
Periodo
Cereali
Patate
Zucchero
Carne
Latte
Grassi
Calorie
Kg./anno/abitaote
1948- 1950 1968- 1969
173 565
Il 28
n./g./ab.
10 31
l3 44
4 135
4 19
2.360 2.770
Fonte: UN, Statistica! Yearbook 1960 e 1972. e per ora sufficientemente bilanciata - eccezion fatta per il grano - dalla produzione interna <11>. Per quanto riguarda, infine, i prodotti finiti, Ja relativa bilancia ha costantemente presentato un passivo sempre molto consistente; peraltro, la proporzione delle esportazioni sulle importazioni è an-
data gradatamente, seppur lentamente, aumentando a sottolineare l'intensità dello sforzo produttivo del paese- pur in presenza dell'emorraggia di risorse causata dallo stato di guerra con Israele - e la capacità di direzione del vertice politico:
jTabella 110 Prodotti Finili
Export (mii.LE) Import (mii.LE) Export ·100 Import
l
1953
1960
1965
1966
1967
1970
7,92 107,92
26,09 144,55
64, 15 231,55
64,94 274,58
60,99 170,93
90,30 230,82
7 ,50Jo
18,-%
27,7%
23,6%
35,7%
39, 1%
Fonte: UN, Yearbook of lnternational Trade Statistics (vari) (dati elaborati). Il settore dei prodotti finiti comprende una serie di beni indicati nel sottoriportato prospetto,
secondo la classificazione standard del commercio internazionale (12):
J Tabella
1953
tllj 1966
1960
1967
1970
PRODOTTI
. . . . . .
petroliferi olii e grassi chimici di base macchine, trasporti diversi
I
E
\ 2,38 3,02 18,22 35,81 28,21 7,58
0,38 2,05 0,36 3,80 0,02 l ,51
I
E
l
E
I
Il ,53 7,26 9,17 4,78 1,63 3,65 0,24 9,76 0,12 18,51 25,83 0,62 58,37 l ,68 29,72 41,97 21,49 72,54 47,84 43,70 56,04 0,13 119,36 l , 17 69,21 5,53 5,01 1,98 7,29 4,24
E
7,17 0,38 1,79 46,39 l ,36 3,90
I
E
19,53 0.46 16,92 44,37 6,49 53,37 66,60 90,85 2,54 5,68 14,21
Fonte: UN, Yearbook of InternationaJ Trade Statistics (vari). (Il) Vds. FATTORI ECONOMICI, Cap. XII, para 7.
(12) UNITED NATIONS, Yearbook of lntemational Tradc Statistics 1971 - pag. 191 e seguenti.
181
La principale voce attiva del settore è rappresentata dai prodotti di base: industrie della gomma, della carta, del legno, tessili, metallurgiche. La cosidetta politica di "sostituzione delle importazioni" (I3) ha effettivamente conseguito i
suoi scopi nel tradizionale settore tessile: rispetto al 1953, nel 1970 il valore dell'export di prodotti tessili risulta aumentato di ben 20 volte (20400Jo circa); una riduzione di 115 (-19,5%) si riscontra, invece, per l'import. La tendenza appare chiaramente dalla seguente tabella:
'
jTabella 1121 MEDIE
1953
TESSILI
1953- 1955 1956 - 1960 1961- 1964
1965 - 1966
1967 - 1969
1970
Export
2,75
4,78
13,58
23,24
42,03
50,29
58,98
Import
12,50
11,58
6,39
4,94
13,91
7,03
10,06
22, -%
40,4%
212,5%
470,4%
302,1%
715,3%
586,2%
E - . 100 I
-
Fonte: UN, Yearbook of IntemationaJ Trade Statistics (vari) (dati elaborati). Per gli altri prodotti di base non si è verificata un'espansione produttiva tale da ottenere una pur minima sostituzione delle irnportazioni; tuttavia, deve essere considerato un dato di fatto positivo che l'Egitto abbia un export di tali prodotti. Si fa particolare riferimento al settore siderurgico, nell'ambito del quale l'impegno, non solo finanziario, è stato considerevole: la gamma dei prodotti importati è, naturalmente, molto ampia, mentre ridotta è quella all'esportazione, iniziata in pratica nel1960 con 0,8 mll. LE; nel1970 il valore dell'export siderurgico ba raggiunto quota 3,5 miLLE con un aumento del 337% circa. Il saldo attivo si ha anche con i prodotti finiti catalogati come "diversi" e che all'importazione comprendono soprattutto strumenti scientifici, fotografici, ecc. ed all'esportazione articoli di vestiario, calzature, materiale stampato, ecc.. Per olii e grassi l'esportazione è rimasta su livelli trascurabili, mentre per i prodotti del petrolio, per quelJj chimici (medicinali, profumi, fertilizzanti), per le macchine di vario tipo- come già detto a proposito delle industrie metallurgicheè gia un successo il livello di esportazione raggiunto, ancorché molto ridotto in valore e varietà rispetto alle importazioni. (13) Vds. FATTORI ECONOMICI, Cap. Xl, para 2. {14) Cfr. MEDICI G. , "Lezioni di politica economica" Bologna, Calderini 1971 - pag. 225.
CONSIDERAZIONI CONCLUSIVE
n commercio internazionale è, come noto, un efficace veicolo di sviluppo economico, sia perché consente di ottenere i mezzi ed i materiali necessari a promuoverlo, sia perché è un valido strumento per la diffusione delle conoscenze tecnologiche e l'importazione di tecniche, metodi, capacità organizzative ed imprenditoriali. Inoltre, il commercio arreca indirettamente un altro beneficio in quanto esso serve da "nastro trasportatore per il capitale": tanto più grande è il volume del commercio, tanto maggiore sarà il volume del capitale che potrà essere ottenuto dall'estero. La ragione sta nel fatto che un gran volume di commercio consente il trasferimento dell'interesse ed il rimborso del capitale più facilmente rispetto ad una situazione commerciale di volume ridotto (14). È però chiaro che i paesi sottosviluppati, per importare dall'estero equipaggiamenti e conoscenze tecniche, hanno in genere bisogno di una valuta più salda di· quella nazionale. La fonte principale per finanziare lo sviluppo è costituita quindi dalle entrate date dalle esportazioni: "Per importare bisogna pagare, spiegava Nasser al popolo (1 5), e per pagare bisogna esportare''. (15) Discorso di Nasser del23 dicembre 1966: RELAZIONI INTERNAZIONALI, gennaio 1967- pag. 23.
182
Occorre però anche che le disponibilità non siano utilizzate a fini consumistici: "vogliamo consolidare la nostra industria- è sempre Nasser che parla (16)- la nostra industria pesante. A tal fine bisogna rinunciare a molte delle cose che importiamo dall'estero, così da poter acquistare materiali e materie prime. La vera sfida cui ci troviamo di fronte è che dobbiamo giungere all'autosufficienza soprattutto per q uanto riguarda i generi alimentari". Nel ventennio in esame la situazione commerciale del paese è stata caratterizzata: • dall'aumento dei mercati di provenienza e di destinazione delle merci; • dalla riduzione della percentuale di cotone grezzo sul totale dell'export; • dall'ampliamento della gamma dei prodotti esportati.
( 16) Ibidem.
Di conseguenza, l'evoluzione dell'interscambio - sebbene abbia presentato durante il periodo in esame una bilancia comÌnerciale generalmente passiva - non può che essere valutata positivamente. Innanzitutto perché, specie a partire dal l 967, il disavanzo sembra in gran parte dovuto all'importazione di beni capitali, di prodotti finiti e di materie prime necessarie all'industrializzazione e, quindi, rappresentanti un profitto potenziale futuro. Occorre, peraltro, osservare che la maggiore propensione all'importazione connessa allo sviluppo socio-economico del paese ed alla demografia galoppante è stata, attualmente, necessariamente contenuta sia allo scopo di limitare i consumi sia ·a causa della scarsezza di risorse finanziarie fago citate dalle necessità della difesa militare.
1
RAFFRONTO CON ALTRI PAESI ARABI
185 PREMESSA
Per ottenere altri elementi di valutazione circa l'evoluzione della situazione socio- economica dell'Egitto, questa può essere posta, ~eppur sommariamente, in relazione con quella di altri paesi arabi. \ L'esame potrà anche consentire di apprezzare, in prima approssimazione, se la posizione di preminenza tra i paesi arabi assunta e mantenuta nel periodo è merito esclusivo della personalità di Nasser o è legittimata e sostanziata da una reale capacità di guidare l'evoluzione del mondo arabo. Tralasciando gli aspetti immateriali non quantizzabili (storia, tradizioni) che, peraltro, banno sempre minor interesse nella valutazione di cui un paese gode in campo internazionale, sono stati di seguito considerati soltanto gli indici più significativi dello sviluppo socioeconomico. I paesi interessati al raffronto, oltre naturalmente l'Egitto, sono ad iniziare da ovest i tre del Maghreb, la Libia, il Sudan, il Libano, la Siria, l'Iraq, la Giordania, l'Arabia Saudita, il Kuwait. SOCIETÀ
Le aree di maggior addensamento della popolazione araba sono l'Egitto con 34,1 mil.ab . ed il Magbreb, ove complessivamente il Marocco (15,2 mil.ab.), l' Algeria (14,7 mil.ab.) e la Tunisia (5,2 rnil.ab.) assommano circa lo stesso numero di individui. Il tasso di crescita annuo della popolazione è ovunque molto elevato; esso varia tra il 2,20Jo della Tunisia e il 3,9% della Libia con una punta di 9,8% nel Kuwait <1). La proporzione della popolazione agricola sul totale indica come tutti i paesi siano ad economia prevalentemente agricola: detta proporzione va da un minimo di 39% in Giordania ad un massimo di 61% in Marocco, mentre in Sudan raggiunge 1'80%.
Come termine di paragone, in Israele la popolazione ag~co la costituisce l'Il% ed in Svezia
il 9o/o del totale (2). (l) UNITED NATIONS, Statistica! Yearbook 1972 pag. 67 e seguenti.
Molto più significativo degli aspetti quantitativi della demografia araba, che costituiscono altrettanti punti critici della struttura socio-economica, è - ai fini dell'esame -l'aspetto qualitativo della popolazione, cioè il livello di istruzione e di conoscenze tecniche acquisito. I dati più significativi, tra i pochi disponibili, sono riepilogati nella tabella 113 . In assoluto, non si può che rilevare la marcata superiorità dell'Egitto per livello intellettuale e preparazione tecpica e, quindi, per disponibmtà di quadri dirigenti e tecnici; in relazione alla popolazione, è il Libano che mostra di avere il più alto livello di istruzione, molto vicino a quello di un paese sviluppato. A vantaggio dell'Egitto sta, inoltre, il fatto di aver per primo intrapreso, con la riforma agraria, un'azione di rottura della società tradizionale e di aver proseguito tale azione con fermezza at!raverso la socializzazione dell'economia e i provvedimenti per la ridistribuzione e la limitazione della ricchezza. PRODOTTO NAZlONALE LORDO
L'esame del prodotto nazionale lordo totale e procapite fornisce per l'Egitto risultati contrastanti. Il PNL totale dà un'idea generale del livello economico egiziano, che appare di gran lunga superiore a quello di tutti gli altri stati arabi e perfino a quello di Israele, mentre il quadro cambia qualora si consideri il prodotto procapite che in un contesto di generale povertà, con l'eccezione di alcuni dei paesi produttori di petrolio - è il più basso dopo quello del Sudan.
Anche il tasso medio annuo di aumento del prodotto interno 1960-70 presenta un Egitto in posizione di secondo piano; ma si sa che questo fatto è conseguenza degli avvenimenti successivi alla conclusione del primo piano quinquennale. (Tabella 114). Nella tabella appare anche l'impiego del PNL nel 1969 (per alcuni paesi nel 1967). Si nota: • l'alta percentuale dei consumi a fronte del basso livello di investimenti; • il saldo negativo con l'estero di tutti i paesi esclu-
si Libia, Iraq, Arabia Saudita, Kuwait. (2) FAO, "La situation moncliale... " op. ci t. - pag. 244.
-
lTabella 113 1
00
0\
ASPETII QUAU TATIVI DELLA POPOLAZlONE · RAFFRONTI
.. P A ES I
INGEGNERI (1967-71) (n.) (*)
Totale
Ricerca Scient.
MAROCCO
-
-
ALCERIA
-
242 14
TUNISIA LIBIA ~
-
-
-
EGITTO
-
6.522
SUDAN
-
639
5.134
253
LIBANO SIRIA
-
-
IRAQ
7.862
11 6
GIORDANIA
2.930
50
ARABIA SAUDITA KlJWAIT
-
-
1.752
-
MEDICI
ab./medico (*)
SPESA PER IS'IRUZ. (% PlL) (0 )
lNSEtìNANTl (n.) (o)
RlPRODUZIONE LIBRI 1970 (n.) (*)
AN ALFABETI
(OJo popo-
Opere Scientif.
lazio ne)
1964
1969
1960
1970
1960
1970
1.276 9.930 1.301 8.440 449 10.010 291 5.170 12.120 2.380 435 29.500 1.691 1.320 978 5.110 1.470 5.380 361 5.260 495 13.000 545 780
1. 144 13.156 1.698 8.192 656 7.348 731 2.654 16.216 2.004 1.168 13.776 1.831 1.475 1.673 3.855 2.890 3.266 609 3.810 663 11.041 744 1.116
3,7
4,2
27.091
49.577
122
34
86%
-
-
27.510
55 .143
131
24
70-75o/o
4,3
8,1
11. 159
28.487
107
15
70o/o
2,4
5,4
5.634
16.906
290
21
73%
4,9
4,8
105.677
169.020
2.142
453
70o/o
2,5
4,7
11.757
22.887
83
8
85-90%
2,2
2,5
12.797
42. 175
373
15
14%
3,7
4,3
1 5.7~
33.829
468
105
65%
5,9
6,1
30.901
65.070
515
33
80%
3,3
3,8
9.1 13
l 1.606
114
39
60-65%
5,8
4,2
6.3 14
23. 196
-
-
85-95%
3,-
4, 1
2 .184
8.288
.
Fonti: (•) UNITED NATIONS: Statistica! Yearboo k 1966 e 1972 e ) UNESCO: Statjstical Yearbook 1972 (x) UNITED NATlONS: Hand book of international trade and development statistics 1972
Totale
104
19
( X)
63 0'/o
187
l Tabella 114 l PNL 1969
PAES I
Totale (mil. $)
Procapite ($)
Tasso medio ) annuo crescita del PIL tot. (1960-70)
IMPIEGO DEL P NL (1967 + 1969) (o/o)
Consumi
Investimenti fissi
Variazio- Saldo con ni scorte estero
5, l OJo
87
14
0,5 %
-
-
-
-
4
-
2 11
-
6
2
+
2
4
- 27
2
3.108
207
Algeria
3.675
275
Tunisia
1.162
231
4,3%
86
23
Libia
2.992
1.601
2 1,8%
55
30
+ l + l
EGITTO
6.100
188
4,4%
92
13
-
Sudan
1.725
113
2,3%
89
13
Libano
1.435
53 1
3,2%
93
18
Siria
1.600
273
7,1%
88
18
Iraq
2.693
294
6,5%
83
13
Giordania
575
259
9,9%
108
15
Arabia S.
2.790
888
9,2%
57
18
Kuwait
2.352
3.564
5,2%
47
15
+ + + +
2
+ 23 + 36
Israele
4.729
1.676
8,8%
98
24
+ 1
-23
-
-
-
Marocco
l
-
l
-
10
+ 14
Fonte: UN, Handbook of International Trade and Development Statistics 1972 Sintetizzando, si può dire che i centri d i gravitazione della potenza finanziaria araba sono al di fuori dell'Egitto; essi sono nei paesi produttori di petrolio della penisola arabica e in Libia.
Vi è, inoltre, da rilevare che il settore agricolo concorre in misura consistente alla formazione del prodotto nazionale lordo e che i prodotti agricoli sono parte importante degli scambi commerciali.
Le disponibilità finanziarie di questi paesi vanno, infatti, rapidamente aumentando per l'impossibilità tecnica di impiegare in programmi di sviluppo interno tutte le enormi entrate petrolifere che, pertanto, sono tesaurizzate ovvero impiegate all'estero .
Si evince dai dati (Tabella 115) che quanto detto sopra è meno valido per i paesi produttori di petrolio, per i quali è preponderante la percentuale relativa all'industria e la cui economia presenta, di norma, squilibri non trascurabili dovuti alla stridente sproporzione fra lo sviluppo petrolifero e l'arretratezza delle strutture nel loro complesso. In proposito, ìJ più recente esempio è fornito dalla Libia, ove gli introiti petroliferi hanno praticamente provocato un'involuzione degli altri settori produttivi: tra il 1960 e il 1969 la produzione nazionale in percento del fabbisogno si è ridotta dal 23% all'8% per il grano, dall'82% al 24% per gli altri cereali, dal100% al 92% per la carne <3>, mentre l'esportazione dei prodotti agricoli in percentuale del totale è passata dall'84% del 1960 al 5% del 1965 <4>.
AGRICOLTURA
Il settore agricolo occupa un posto importante nello sviluppo economico della maggior parte dei paesi arabi, io quanto: • un'alta proporzione della popolazione vive dei prodotti della terra e trova impiego nel settore; • l'industria manifatturiera è prevalentemente strutturata per la trasformazione della materia prima agricola. (3) UNITED NA TIONS, Statistical Yearbook 1972 pag. 516.
(4) FAO, "La situation mondiale ... " op.cit.- pag. 244.
188
lTabella 115 1 ORIGINE o/o PNL (a)
Agricoltura
PA ES l
Industria
Commercio
SCAMBI. PRODOITI (b) AGRICOLI (% TOTALE)
Altri
1960
1969
1960
1969
1960
1969
1960
1969
Export
Import
Marocco Algeria Tunisia
32 22 21
32 13
22 32 20
23 21 14
22 21 12
23 32 50
24 34
56
21
-
-
9 30 57
3 30 36
60 24
9 11
56 37
5
IO
15
14 32
24 41
29 43
98
12
12 15
6 9 23 32
53 31 37
-
L ibia
22 25 15 26 22
21
26
18
38
19 15
18 43
22
17 15 IO
19 47
12
6 17
30 57
71 4
8
55
66
64
7 9
28 25
56 32 26
59
56
6 20 6 9
38 32
EGITTO Suda n Libano Siria Iraq Giordania Arabia S. Kuwait
15
6 1
o
5
14 27
67
25 33
59
29 18 31
-
-
Altri Cereali
Carne
-
Fonte: (a) UN, Statistica! Yearbook 1972 - pag. 621 e seg. (b) FAO, " La situation mondiale... " op. cit. - pag. 244 Alcuni dati relativi allo sviluppo agricolo: !Tabella 1161 EVOLUZIONE DELLA PRODUZIONE AGRICOLA
. PA ES l
Marocco Algeria Tunisia Libia
EGITIO Suda n Libano Siria Iraq Giordania A rabia S. Kuwait
% del fabbisogno interno
Indici (1963 = 100)
Grano
Riso
1965
1971
1960
1966
1960
1966
1960
106 85 81 148 105 127
144 106 119 145 126 145
-
-
160 67
-
-
-
78 56 68 24 44 27 20
105 128
92 126
-
-
-
20 50 22 22 96
95 -
95
-
-
122 33
142 6
-
-
4 50
2 79
-
88 70 42
-
-
-
-
-
-
Fonte: UN, Statistica! Yearbook 1972- pag. 502 e seg.
82
2 1\
'
95 105 33 124 116 91
-
1966
106 72 95 73 96 106 20 140 115 75 77
-
1960
1966
-
100 94 100 92
-
100 96 109 45 104 102
-
-
95 100 89 97 100 92 97
-
189
li minor incremento della produzione agricola da parte dell'Egitto è giustificato dall'elevato livello di produttività che il paese aveva già raggiunto nel settore rispetto agli altri paesi, nonostante mantenga alcuni caratteri propri di un'agricoltu-
ra non moderna (meccanizzazione ridotta, impiego massiccio di manodopera, attrezzature primitive) . Infatti, i rendimenti per unità di superficie sono molto elevati e sono comparabili con quelli delle grandi agricolture mondiali:
J Tabella
111 1
RENDIMENTO in q/ ha Tot. cereali
P A ESI
Grano
Orzo
Riso
Mais
Cotone
1961
1972
1961
1972
1961
1972
1961
1972
1961
1972
1961
1972
Marocco
4
11 ,3
4,5
10,9
30
43,3
3,6
12,8
3,2
7,6
4,-
3,1
Algeria
3,3
7,5
4,1
7,-
45,5
25,7
2,2
9,2
9,7
2,-
2,-
Tunisia
2, l
8,2
2,6
8,8
1,2
6,6
-
-
-
29,1
39,7
24,7
31,-
50,5
53,3
26, 1
28,2
24,-
37,5
6,1
7,8
Sudao
9,1
9,6
16, l
Il ,4
14,1
11 ,7
17, l
10,6
4,3
7,
3,4
4,6
Siria
5,4
12,8
5,7
13,4
25,-
15,-
4,6
12,-
20, 1
10,3
5,5
6,2
Iraq
7,5
14,2
6,4
13,7
10,7
28,5
8,8
13,5
6,3
17,8
2,4
2,3
Francia
22,8
42,2
23,9
45,8
40,5
26,3
24,-
39,-
25,3
45 ,8
-
-
USA
25,2
39,-
16, l
22,-
38,2
52,5
16,5
23,5
39,2
60,9
5,5
4,9
EGIITO
-
-
10
-
Fonte: FAO, Production Yearbook 1972- pag. 27
La superiorità egiziana appare evidente anche dai seguenti dati: !Tabella 1181 (b) Consumo [ertlizzanti 1971
Totale
(b) Trattori (N/000 ha)
(Kg/ba)
(1971)
20,5
13,1
2,-
89,7
30,-
29,2
4,6
18,3
16,5
2,8
8,3
4,3
2.843
350,-
47,7
2,-
140,5
6,3
7.100
48,-
-
6,7
0,6
316
25 , -
25,-
7,-
180,3
8,5
5.899
30,-
15,-
1,2
7,8
1,4
5,8
1, -
1,9
1,1
(a) Superficie coltivabile (000 ba)
Nitrati
Marocco
7.900
44,3
39,-
Algeria
6.787
78,5
Tunisia
4.510
EGITTO Sudan
P A ES I
Libano Siria Iraq
l
10.163
Fostati
Potassi
(000 tonnellate)
13,5 --
Fonte: (a) FAO, Production Yearbook 1972 - pag. 6 (b) UN, Statistical Yearbook 1972
-
.
190 hanno avuto più incisivi risultati in Egitto (5). L'agricoltura di tutti i paesi arabi ha~ peraltro, in comune, il grave "handicap" di non essere in grado di produrre nella quantità necessaria il grano che, invece, costituisce la principale voce dei consumi di derrate alimentari:
Inoltre, un'indagine delle Nazioni Unite, dedicata, tra l'altro, all'esame dello sviluppo rurale . nei paesi dell'Africa Settentrionale, ha rilevato che gli sforzi per migliorare metodi e tecniche attraverso l'applicazione della ricerca scientifica, l'impiego di fertilizzanti e di sementi selezionate, la selezione degli animali, l'istruzione del contadino
lTabella 1191 Cereali
Carni
Grassi
Latte
P A ES I
Kg/ anno/ abitante
Marocco Algeria Tunisia
385 378 390
Libia EGITTO
357 595 282
37 22 33 57 32
Totale (n.)
Origine animale(%)
9 6 8 10 7
88 66 103 141
27 15
2. 130 1.890
37
130 286
17
2.200 2.560 2.900
212 152
29 32
44
18
2.090 2.360
15
2.450
Il
19 28
2.050 2.400
11
8
2.080
8
Sud an Libano
331
55 74
Siria Iraq
459 372
31 45
Giordania Arabia S.
363 412
29 32
128 94
Kuwait Israele
-
-
-
-
304
152
378
51
Fonte: UN, Statistical Yearbook
Calorie/g
148
-
2.930
15
7
20
1972
INDUSTRIA
I dati relativi all'evoluzione industriale negli anni '60 non sono disponibili per tutti i paesi in esame, i quali tendono indistintamente, per emanciparsi dal sottosviluppo, a dotarsi di una valida intelaiatura industriale di base. In linea generale, si può dire che nei paesi grandi produttori di petrolio, l'unica vera industria è appunto quella mineraria; l'industria manifatturiera partecipa in misura molto bassa alla formazione del PNL; (nel l969) Libia 2o/o, Kuwait
(5) Cfr. UNJTED NATIONS, "Economie Survey.. . " op. cit. - pag. 36.
4%, Arabia Saudita 8%. Per gli altri, le industrie che hanno un certo sviluppo sono quelle collegate all'agricoltura, quindi alimentari e tessili. L'Egitto ha, invece, uno sviluppo industriale più avanzato degli altri paesi e ciò perché, disponendo già all'inizio degli anni '50 di industrie tradizionali (tessili e alimentari) molto sviluppate, si è impegnato fin dal 1954 alla realizzazione di un'industria pesante e delle fonti di energia necessarie allo sviluppo di detta industria.
191
Nella tabella che segue sono riportate alcune produzioni significative, ai fini della valutazione della capacità industriale dei vari paesi: !Tabella 120 PAESI
Marocco Algeria Tunisia Libia EGITTO Sudan Libano Siria Iraq Giordania Arabia S. Kuwait
l
Prod. Energia
Prod. Acciaio
Prod . Petrolio
Prod. Radio
Prod. TV
(000 KW h)
(000 t)
(000 t)
(000)
(000)
1963
1970
1.251 1.088 367 109 4.178 163 624 527 1.063 114 68 453
1.982 1.901 394 429 7.591 392 1.230 947 1.929 165 724 2.213
1963
1970
10
13 99
194
300
1963
1970
150 23.641 22.039 5.592
23 37.758 4.096 132.396 14.731
56.689
5.289 83.775
81.049 97.202
223.412 146.786
1963
1970
1963
1970
83
86 37
l
12 24
178
148
39
64
8 4
Fonte: UN, Statistica! Yearbook 1966 e 1972 VALUTAZIONE
Il sommario esame condotto consente alcune considerazioni. La componente demografica è in forte incremento quantitativo per tutti i paesi e rappresenta un consistente freno allo sviluppo. Sotto l'aspetto qualitativo è l'Egitto che occupa un posto di primo piano insieme al Libano. In merito alla componente economica, si può osservare un netto contrasto tra i paesi produttori e i paesi non produttori di petrolio. L'Arabia Saudita, il Kuwait e la Libia, -in particolare, dispongono di una potenza finanziaria veramente
(6) A parte Siria e Giordania che spendono rispettiva-
mente l' 11 ,5o/o e il 17 ,4o/o del proprio prodotto nazionale, l'impegno finanziario dei paesi non impegnati direttamente
notevole, non accompagnata però ad uno sviluppo equilibrato dei diversi settori economici. I piani di investimento interni di questi paesi sono stati finora più rivolti alla fornitura di servizi ai loro abitanti che alla industrializzazione, praticamente ridotta all'attività petrolifera. L 'Egitto è il principale centro industriale ed agricolo e, pur non essendo riuscito ad imporre al suo sviluppo negli ultimi dieci anni un ritmo di crescita più serrato, ha mantenuto una consistente superiorità. Questo fatto appare essere un vero successo qualora si tenga conto della situazione generale che costringe il paese a "bruciare" il20,20Jo del suo prodotto nazionale in spese militari <6>.
nel conflitto con Israele è molto basso e varia tra il2,8% del Marocco e il2% dell'Algeria, con una punta dell'8,8% per l'Iraq.
l.
CONCLUSIONE
195
IL SIGNIFICATO DELLA RIVOLUZIONE DEL LUGLIO '52
"Rialza la testa, fratello, i giorni dell'umiliazione sono passati (l)•'. Queste parole che dominarono per mesi le strade del Cairo nel 1953, a sottolineare l'inizio di una nuova vita della nazione egiziana, assumono un loro profondo ed effettivo significato proprio al termine dell'evoluzione dei successivi venti anni, veramente notevoli - come è stato visto nel corso dell'esame effettuato- per attività, realizzazioni ed anche insuccessi. La "lunga marcia" del popolo egiziano iniziata il 23 luglio 1952 non è certamente terminata, tuttavia il bilancio del periodo esaminato legato fino a128 settembre 1970 al nome del carismatico Nasser e per gli ultimi due anni al suo successore Sadat- è, senza alcun dubbio, in attivo. Gamal Abdel Nasser è stato l'artefice della rinascita; si è, altresì, del parere che anche il ''dopo Nasser" appartenga alla sua opera e che tutta la successiva politica attuata da Sadat all'estero ed all'interno - non escluso quel complesso di provvedimenti di liberalizzazione politica ed economica noto sotto il nome di ''denasserizzazione'' - sia una prosecuzione della linea nasseriana. Nasser, infatti, aveva già sentito la necessità di una rivalutazione del ruolo dell'iniziativa privata altermine del primo piano quinquennale <2>, di una gestione più democratica del potere dopo il 1967 (3) e, io politica estera, di un ritiro nella valle del Nilo sganciandosi dal "cerchio arabo", teatro delle sue iniziative più audaci e rivoluzionarie, e di un riaggancio degli USA <4 > cui attribuiva una effettiva capacità di risolvere la crisi mediorientale. Qualcuno ha definito Nasser "alchimista dell'insuccesso'', ponendo così in rilievo anche la sua capacità di trasformare talvolta le sconfitte in vittorie e, comunque, di sopravvivere ad esse soprattutto per il completo incondizionato appoggio delle masse popolari; ma sono, con ogni probabilità, queste sconfitte- non solo militari- che hanno maturato l'Egitto come Nazione, gli Egiziani come Popolo e Nasser come Cap·o. (l) LACOUTURE J., op cit. - pag. 354.
(2) Vds. FATTORI ECONOMlCI, Cap. Xl, para 2. (3) Vds. FATTORI POLITICI , Cap. Il, para 3.
È come conseguenza degli insuccessi che è venuto via via precisandosi un nuovo orientamento della politica egiziana che J. Lacouture <5>così sintetizza: ''la migliore via per la costruzione del socialismo non è quella dell'agitazione sovversiva·e della propaganda sonora ma quella della costruzione dello Stato" . Queste parole si impongono alla riflessione: esse sottolineano, in sintesi, l'esigenza prioritaria di creare una solida intelaiatura amministrativa, un ambiente favorevole nell' ambito del quale effettuare successivamente lo sforzo produttivo. Il sottosviluppo, io sostanza, non è soltanto una questione economica ma è anche una questione civica , di senso dello Stato. I fattori specifici della rivoluzione del 23 luglio, che ne hanno condizionato la successiva evoluzione in campo sociale ed economico, sono i seguenti <6>: • la rivoluzione fu nazionale e il suo scopo principale fu la piena riconquista dell'identità nazionale egiziana; • la rivoluzione fu effettuata da quadri militari, decisi ad avviare il processo di modernizzazione del paese. Questi fattori, indipendenza e modernizzazione, hanno costituito il quaclio di riferimento cui la direzione politica nasseriana e post-nasseriana si è attenuta con intatta coerenza, nella consapevolezza, peraltro, della necessità di vivere ed inserirsi completamente nella società degli Stati, per attenerne il concorso nella soluzione dei molteplici e pressanti problemi interni. La costruzione di uno Stato moderno, sovrano nel suo potere di decisione in ogni settore, presuppone anche l'indipendenza economica; il mezzo per conseguire quest'ultima- risolvendo i gravi problemi del sottosviluppo - fu individuato nell'industrializzazione del paese e le principali energie sono state concentrate su detto obiettivo <7>. Le condizioni generali del paese, geografiche, politiche, sociali, economiche suggerivano tale strada. (4) Vds. FATTORI POLITICI , Cap. l. (5) LACOUTURE J. , Op. cit. - pag. 361. (6) Vds. FATTORI POLITICI, Cap. Il , para l. (7) Vds. FATTORl ECONOMJCI, Cap. Xl, para l.
196 UN BILANCIO
Innanzitutto la riforma agraria. Il suo significato tra valica i pur ampi confini del settore agricolo per interessare ogni aspetto della vita del paese nella sua globalità. Essa, infatti - pur se apparve come l'applicazione del secondo e del terzo dei principii che costituivano nel 1952 la base ideologica della rivoluzione <S>, riferiti alla realizzazione della giustizia sociale ed alla distruzione del feu dalesimo - ebbe nei piani dei suoi autori un valore politico ed economico prevalente su quello squisitamente sociale (9>: • politico, in quanto si volle privare di ogni potere l'aristocrazia fondiaria, strumento del colonialismo; • economico, in quanto si sperò di dirottare sull'industria il capitale fond iario. Si può dire, con la felice espressione di J. Lacouture {IO), " la giustizia per l'industrializzazione". Comunque, la riforma costituì il principale fattore di accelerazione dell'evoluzione socioeconomica del Paese (11 >, in quanto non si limitò alla distribuzione di un fazzoletto di terra ad un certo numero di contadini - numero molto ridotto di fro nte alla massa dei senzaterra - ma si concretò nella regolamentazione dei problemi del lavoro salariato, delle affittanze, del sistema creditizio, della commercializzazione dei prodotti, dell'ammodernamento delle tecniche, della lotta contro l'analfabetismo, le malattie e i mali in genere dell'arretratezza e della povertà. In questo con testo, si pone quale esperienza realmente positiva il sistema di cooperative, realizzato per ovviare agli inconvenienti della polverizzazione della proprietà e affermatosi come centro propulsore della formazione civica del contadino e del progresso delle aree rurali e, indirettamente, di tutto il paese. La riorganizzazione degli altri settori dell 'economia costituì il compimento dell'evoluzione ideologica del regime, dall'iniziale liberalismo a (8) Vds. FATTORI POLITICI , Cap. II , para l. (9) Ibidem, pag. 31.
(10) LACOUTURE J., op.cit.- pag. 120. (Il) Vds. FATTORI UMANI, Cap. IX, para l. Vds. FATIORf UMANI, Cap. VIII, para 2.
un sempre maggior intervento nei settori economici, diretto ad inserire nel circu.ito dell'edificazione dell 'Egitto moderno tutte le risorse disponibili, impegnandole nell'esecuzione della politica di piano. Lo Stato si attribui, in sintesi, ogni potere decisionale anche nel campo economico, neutralizzando così le incertezze e le riserve del capitale privato a concorrere attivamente alla industrializzazione. l relativi provvedimenti si concretarono <12> nella nazionalizzazione integrale dei settori industriali, finanziari, commerciali di più elevata importanza e in quella parziale dei settori medi delle stesse attività e tennero conto della necessità di una più equa distribuzione della ricchezza. Queste leggi costituirono una svolta sostanziale del regime in senso rivoluzionario, in quanto liquidarono definitivamente la borghesia nazionale come forza sociale ed economica autonoma, inquadrandola nei ranghi della ''nuova classe'' in formazio ne. Il Nasserisrno, infatti, inizialmente privo di contenuti socio-economici autonomi, si era appoggiato alla vecchia classe dominante, per il conseguimento degli scopi della rivoluzione (13). Nel 1961, invece, fu provocato un radicale cambiamento nella struttura del potere economico. Non nacque però il socialismo, anche se il regime presentò queste misure di definitivo "smantellamento" della borghesia nazionale come decisivi passi verso la trasformazione socialista della società. L'enfasi populista ed il significato sociale dei provvedimenti attuati (di seguito riassunti: • il principio della progressività dell'imposta sul reddito, che veniva a toccare il 900'/o per i redditi superiori alle 10.000 LE; • l'obbligo per le aziende di distribuire il 2507o dei profitti netti ad impiegati ed operai; (12) Vds. FATTORI POLITICI, Cap. Il, para 2. (13) La stessa riforma agraria risentì di questa unione: in sè c per sè fu un fatto rivoluzionario in quanto, all'epoca, il primo caso di questione agraria nel mondo arabo risolta in modo radicale; wuavia l'auribuzionc di consistemi indennizzi agli ex proprietari fece di questi i veri beneficiari della legge.
197
• il limite di 5.000 LE da non superare per le retribuzioni annue dei dirigenti delle società; • l'obbligo della presenza di rappresentanti di operai e impiegati nei consigli di amministrazione; • la ulteriore drastica limitazione della proprietà fondiaria)
furono notevoli, esaltati dalle nazionalizzazioni che fecero dello Stato il principale imprenditore del paese. Si affermò, quindi, e in via definitiva, il capitalismo di Stato che, peraltro, nel suo accentuato dirigismo, è da considerare una necessità per ogni paese in via di sviluppo, in quanto consente, attraverso l'accentramento dei mezzi di produzione, l'iniziale accumulazione di capitale concentrando gli sforzi su determinati settori. La costruzione nazionale, in sostanza, richiede una guida stabile per l'attuazione di una politica pianificata e razionale che deve prevedere anche la possibilità di limitare, nell'interesse dell'intera nazione, le libertà individuali. Il simbolo del Nasserismo è, però, l'Alta Diga. "Pochi paesi, affermò G. Modugno <14>, hanno legato le proprie speranze di progresso politico, economico e sociale ad un solo specifico progetto e tra questi pochi paesi forse nessuno ha registrato il fenomeno che ha preso vita nella RAU, ove una popolazione, tutta intera, ha coralmente vissuto per la costruzione dell'Alta Diga''. È pur vero che l'opera ha imposto un pesante fardello finanziario non bilanciato da benefici immediati, ma essa deve essere valutata sulla base del contributo che potrà dare allo sviluppo del paese in termini di terre coltivabili, di rendimento delle stesse, nonché di potenziale elettrico <15>.
La Diga può considerarsi un'opera globale, in quanto alle sue incidenze è interessato ogni settore del paese. In particolare: • l'economico: per la maggiore disponibilità di acqua, che in agricoltura significa più terra e miglior rendimento; (14) MODUGNO G., "L'Alta Diga di Assuan" art. cit. - pag. 485. (15) Vds. FATTORI ECONOMICI, Cap. XII, para 2.
per l'elevato potenziale energetico che significa sviluppo industriale e, di riflesso, del settore terziario; per le variazioni all'ambiente naturale della Nubia ove potranno essere impiantate attività nuove quali la pesca e l'allevamento del bestiame; • il sociale, per l'incremento delle opportunità d'impiego, per il possibile miglioramento delle condizioni di vita dei r urali e, non ultimo, per il senso di orgoglio nazionale che la realizzazione dell'opera ha generato <16). L'Alta Diga, peraltro, non costituisce la solùzione dei problemi, ma solo un mezzo che può agevolarne la soluzione: si tratta di utilizzarne l'enorme potenzialità. In sostanza, con il completamento dell'Alta Diga, l'Egitto ha conseguito un primo importantissimo traguardo per la prosecuzione dei propri programmi di sviluppo. L'elenco delle partite attive potrebbe continuare con quanto è stato fatto nel settore dell'istruzione e della lotta all' analfabetismo, della sanità, dei servizi sociali in genere, nella consapevolezza che il successo dello sforzo di sviluppo è anche funzione di fattori che esulano dal campo strettamente economico. Le realizzazioni sono state molte e ad esse hanno corrisposto risultati di rilievo. Nel 1952 le vicende egiziane erano dominate direttamente e indirettamente da un'agricoltura impostata sulla coltivazione del cotone: • il 660Jo degli Egiziani viveva nelle aree rurali e le attività agricole impegnavano circa il 56% della forza di lavoro occupata; • le uniche vere industrie erano quelle collegate all'agricoltura (tessili e alimentari, rispettivamente il 27% e il 39% circa della produzione industriale); • le esportazioni riguardavano quasi esclusivamente prodotti di origine agricola (soltanto il cotone rappresentava 1'88% del totale) . (16) Cfr. MODUGNO G., "L'alta Diga di Assuan" art. cit. - pag. 486.
198
Nel 1972 l'Egitto· è· ancora un paese a fisionomia prevalentemente agricola, ma non è più l'Egitto del 1952. L'agricoltura è cresciuta, si è sviluppata e si è diversificata nei prodotti liberandosi dalla vecchia monocoltura collegata al periodo coloniale. Tra il 1952 e il 1972 l'incremento della produzione è stato costante, pur se si è mantenuto inferiore al non esaltante tasso annuo del 40Jo; il progresso è stato lento e ciò è principalmente conseguenza dell'impegno del regime in opere che, per loro natura, danno profitti non immediati (Alta Diga, bonifiche, ecc.). Si fa rilevare che la situazione del settore agricolo egiziano è molto diversa da quella di altri paesi in via di sviluppo. Non vi è, infatti, un problema di bassa produttività né un problema di utilizzazione completa delle terre disponibili. La questione che si pone- e che non è limitata al solo ambito rurale - è l'esorbitanza della manodopera, che incide negativamente sia sul livello dei salari sia sullo sviluppo dell'intero settore. Nel corso del ventennio esaminato, pur se si è avuto un aumento della superfice coltivabile di circa 900.000 feddani, il rapporto popolazione rurale/feddani è peggiorato (da 2,38 a 3), nonostante la forte tendenza all'inurbamento. Si soggiunge che l'immigrazione verso città non preparate, per strutture sociali ed economiche, ad accogliere masse consistenti di nuovi abitanti ha, dal cahto suo, provocato il gonfiarsi del già consistente sottoproletariato urbano, nell'ambito del quale sono largamente diffuse la disoccupazione e la sottoccupazione. In stretta sintesi,. il panorama agricolo egiziano nel 1972 può essere così tratteggiato:
• il fattore di produzione più scarso, perciò più prezioso, è la superficie coltivabile. Viene poi il capitale, quindi il lavoro; • il rapporto terra-popolazione rurale è molto basso; • la meccanizzazione è ancora ridotta come conseguenza dell'abbondanza della manodopera di-
(17) Cit. in
FResCOBALDJ
D., op. ciL. -
pag. 76.
sponibile. L'impiego di macchine è un problema sociale, nel senso che deve essel(e limitato nella misura in cui il personale da esse sostituito può essere assorbito da altre attività nello stesso ed in altri settori economici; • gli ulteriori progressi dell'agricoltura - legati probabilmente ad una più spinta meccanizzazione- sono condizionati dallo sviluppo degli altri settori economici (secondario e terziario). Nel1952 il settore industriale concorreva con il 16% alla formazione del prodotto interno, impiegava 1'8% della manodopera e partecipava per circa il 6% alle esportazioni. "Le industrie saranno le nostre piramidi" aveva promesso Nasser <17> e i dati dimostrano che le aspettative non sono state disattese; l'Egitto dispone nel 1972 di una valida struttura industriale di base ed è in grado di produrre, oltre che prodotti tessili, anche trattori, autocarri, automobili, missili, pneumatici, fertilizzanti, ecc., quale risultato di investimenti industriali il cui volume è, nel 1971, in assoluto, quattro volte quello del 1952 e, riferito agli altri settori, è il40-45% del totale (nel1952 il30%). Nello stesso periodo, il valore delle esportazioni di prodotti finiti ha raggiunto il 30%. Peraltro, è da rilevare che gli obiettivi previsti per il settore industriale al termine del l o piano decennale non sono stati conseguiti. Secondo una diffusa opinione, ciò sarebbe conseguenza dell'eccessiva importanza attribuita alle industrie pesanti, rispetto a quelle tradizionali, con incidenze negative sul programma di c'sostituzione delle importazioni" e sull'impiego della manodopera. Questo può essere vero, ma occorre anche considerare la situazione generale interna ed estera nel cui contesto ha operato l'Egitto. Si aggiunge che per l'industria egiziana il problema è duplice: produrre di più e produrre a prezzi competitivi per poter collocare all'estero i prodotti non assorbibili all'interno per le limitate dimensioni del mercato; ed è a questo fine che lo sviluppo del settore è stato incentrato prioritariamente sulla costituzione di agglomerati industriali formati da elementi il più possibile complementari.
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La politica economica del regime ha, in definitiva, ottenuto risultati indiscutibili, ma limitati rispetto ai traguardi prefissati (raddoppio entro il 1970 del reddito nazionale del 1960), troppo ambiziosi per un paese come l'Egitto che pretendeva, altresì, di svolgere una politica estera di espansione.
sono molto significativi, specie se esistono forti sperequazioni tra le diverse classi sociali.
Questi obiettivi erano, tuttavia, giustificati dalla necessità di tener conto delle proporzioni e del ritmo dell'incremento demografico: gli stessi risultati conseguiti in tempi più lunghi sarebbero stati vanificati dalla crescita della popolazione. Oggi la popolazione egiziana cresce all'incirca di un milione di unità ogni anno; questo poderoso incremento demografico è un vincolo effettivamente condizionante il processo di sviluppo del Paese, vincolo che la ristrettezza della Valle del Nilo rende ancora più rigido. Sotto questo aspetto, non si può che sperare nel deserto anche per le materie prime che sembra contenere (specie petrolio).
• l'incremento della popolazione è stato notevole e, finora, incontenibile; • il processo di sviluppo ha subito rallentamenti e .battute di arresto causa la sempre latente crisi mediorientale.
Nel 1952, in Egitto vivevano 22 milioni di abitanti; venti anni dopo il loro numero è passato a 35 mil. circa con un incremento di circa il 6007o; la domanda che si impone è se questi ultimi godono di uno standard di vita superiore a quello dei 22 mil. del 1952. In proposito si può dire, in sintesi, che la rivoluzione <18>: • ha portato la prosperità alla "nuova classe" costituita da ufficiali, burocrati e rappresentanti della borghesia nazionale; • ha significato qualcosa per le classi medie rurali ed urbane e per il proletariato, le cui condizioni di vita sono nettamente migliorate e di cui il regime ha fatto la struttura portante del nasserismo; • ha fatto balenare una speranza di miglioramento per le masse di diseredati (fellah poveri, operai agricoli, sottoproletariato urbano) che costituiscono la maggioranza della popolazione, senza, peraltro, riuscire ad intaccarne la situazione di miseria globale. L'esame dei dati riportati nei grafici da 8 a 13 indica che m1 leggero miglioramento vi è stato, ma i dati statistici globali in questi casi non (18) Vds. FATTORI UMANI, Cap. IX, para 2.
Si può, tuttavia, ritenere che per le masse popolari non vi sia stato un peggioramento del livello di vita rispetto a quello del 1952 e questo è già un risultato in considerazione che:
I PROBLEMI IMMEDIATI E FUTURI
Il nuovo piano di azione nazionale (1972-1982) si è posto un obiettivo identico al precedente: il raddoppio del readito nazionale in dieci anni basandolo sul massimo impulso al settore industriale. L'agricoltura appare sempre in posizione subalterna; né può essere diversamente nella situazione egiziana, dove le operazioni di bonifica per l'aumento della superficie coltivabile richiedono altissimi costi con "ritorni" nel lungo periodo e dove la produttività è già molto elevata. Gli investimenti industriali, invece, danno risultati superiori ed in tempi più ristretti e non restano limitati allo stretto ambito del settore industriale, ma fungono da moltiplicatore per altre attività collaterali, complementari o co?correnti con conseguente espansione dell'impiego, dei redditi, del mercato interno, ecc .. Quali probabilità di successo ha il piano? Non si vuole prevedere il futuro, ma fissare nella loro dimensione i problemi che potranno condizionarne la riuscita, così come hanno impedito il decollo del paese nel ventennio in esame . In linea generale si può dire che la situazione attuale, se sotto certi aspetti è migliore di quella del 1960, in quanto: • l'Alta Diga, quale necessario supporto dell'industrializzazione, nonchè dello sviluppo generale del paese, è ormai completata; • l'intelaiatura industriale esistente ha già dimostrato la sua validità;
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• l'assetto sociale e amministrativo - imperniato sul capitalismo di Stato e corretto da una rivalutazione del ruolo del settore privato - garantisce un ambiente idoneo a ridurre le dispersioni senza conculcare completamente l'iniziativa dei singoli; • il vertice alla guida del paese va dimostrando buone capacità di governo, presenta, come ne11960 e forse più di allora, ''handicaps" non trascurabili: • nel problema del galoppante incremento demografico; • nel pesante fardello militare; • nella ridotta disponibilità di capitali di investimento. Il primo problema, q uello cioè che appare di meno agevole soluzione e per il quale, comunque, occorrono tempi molto lunghi, è rappresentato dalla pressione demografica, che finora ha concorso a vanificare parzialmente lo sforzo prodotto dal Paese consentendo risultati ad esso non adeguati. In effetti, lo sviluppo demografico in atto ha comportato (e comporterà anche in futuro , qualora non limitato): • un consistente impegno di risorse per investimenti di carattere sociale (istruzione, sanità, ecc.); • un aumento dei consumi con incidenze negative sull'entità del risparmio interno e sui conti con l'estero; • un incremento dell'aliquota di manodopera che il-sistema non è in grado di assorbire e che condiziona, specie in agricoltura , ogni ulteriore sviluppo. In sintesi, la demografia galoppante si traduce in una riduzione delle risorse disponibili per lo sviluppo, attraverso l'incentivazione dei consumi pubblici, oltre che privati, come testimonia la ri dotta disponibilità del risparmio interno a fron te delle esigenze.
Questa situazione è stata, altresì, esaltata, specie dopo il 1967, dalla necessità di mantenere in piedi un costoso apparato bellico. (19) Ali Sabri ci!. in ABDELMALEK A., " Il pensiero politico ... " op. ci t. - pag. 331.
Lo squilibrio interno, provocato dalla prevalenza del consumo sul risparmio,_ha concorso a determinare uno squilibrio esterno concretatosi nel saldo costantemente passivo della bilancia dei pagamenti e nel forte indebitamento con l'estero. Del resto, lo sviluppo non può prescindere dalla disponibilità reale di capitali ed "esige un accrescimento continuo del volume degli investimenti <19>". I rilevanti progressi verificatisi tra il 1960 e ill965 sono, appunto, il risultato di un massiccio impiego di risorse finanziarie a fini di sviluppo; dopo il 1967, invece, le necessità della difesa hanno assorbito gran parte dei capitali così che il volume degli investimenti non ha mai superato il livello degli anni precedenti; in sostanza, la crisi mediorientale ha fatto e farà pagare un duro pedaggio al Paese in termini di slittamento nel tempo degli obiettivi socio-economici del primo piano decennale. Una contraddizione di fondo della politica egiziana che necessariamente dovrà essere corretta è, appunto, quella di voler svolgere un ruolo internazionale superiore alle proprie forze e, comunque, non contemperabile con le esigenze di sviluppo interno. Tutta la politica estera egiziana, d 'altra parte, è stata costantemente diretta a garantirsi dall'estero i capitali necessari ad eliminare ogni vincolo alla propria azione. L'iniziale orientamento filo -occidentale, la nazionalizzazione di Suez, il "cerchio arabo", lo stesso contrasto con Israele possono essere interpretati sotto questo aspetto prevalentemente economico. La riuscita dello sforzo intrapreso per l' industrializzazione del Paese richiede oltre che un notevole impegno nella formazione del capitale anche la disponibilità di mercati in grado di assorbire la produzione industriale, consentendone l'espansione con i vantaggi connessi ad una produzione di sufficiente ampiezza. A questo scopo l'Egitto si mosse, principalmente, su tre direzioni: paesi sviluppati (Europa Occidentale e USA, Europa Orientale e URSS), paesi africani e paesi arabi.
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Inizialmente tese ad appoggiarsi, per ottenere i mezzi necessari al suo sviluppo, all'Occidente europeo c americano. La nazionalizzazione della Compagnia del Canale segnò una revisione di tale orientamento e permise al paese di sottrarsi al ricatto occidentale: capitali contro ripudio del non allineamento. La costruzione dell'Alta Diga è merito dei capitali e dell'assistenza sovietica, così come la maggiore aliquota del finanziamento estero per i piani di sviluppo.
Nella "Filosofia della Rivoluzione" Nasser aveva dimostrato idee chiare sulla potenza economica del mondo arabo,basata essenzialmente su l petrolio (20) e tutta la sua successiva strategia araba fu diretta alla conquista delle fonti del prezioso prodotto, che avrebbe reso possibile il rapido decollo economico dell'Egitto.
L'Occidente, peraltro, ha continuato a sostenere una parte importante nel processo di industrializzazione dell'Egitto, sia come fornitore di capitali e di beni di investimento sia come mercato per i prodotti egiziani sia, infine, per l'aiuto alimentare che fino al 1966 venne fornito dagli USA.
Inizialmente, Nasser tentò di giungere ai ricchi giacimenti del Golfo Persico attraverso la Mesopotamia unendosi nella RAU alla Siria e cercando invano di acquisire l'Iraq. Fallita a nord la manovra, essa fu tentata da sud attraverso la penisola arabica ove si scontrò con la reazione del re saudiano Feisal (sostenuto dagli USA), che di questa manovra avrebbe dovuto essere la principale vittima <21 >. L'impossibilità di vincere la partita nella penisola araba e la sconfitta del 1967 hanno costretto l'Egitto a rivolgersi ad ovest ove la repubblica libica gli si offriva, nel nome dei valori arabi, con tutta la sua carica rivoluzionaria e (ciò che per Nasser prima e Sadat poi apparve certo più importante) con le sue consistenti disponibilità di petrolio. Anche quest'ultima iniziativa non ha avuto esito concreto, questa volta per la volontà dell'Egitto di abbandonare ogni estremismo e di adeguare la propria azione alle reali possibilità del paese.
11 capitolo africano si può dire non sia stato neanche scritto, troppo grande essendo la sproporzione tra gli scopi egiziani - conquista economica - e i mezzi per conseguirli. Nella lotta in atto tra le maggiori potenze industriali, l'Egitto non poteva non soccombere. L'effettivo centro degli immediati interessi egiziani fu il mondo arabo: la posizione geografica dell'Egitto ne fa il naturale Stato-guida. L'Arabismo di Nasser è stato, probabilmente, anche uno schermo tendente a coprire, dietro una mobilitazione emotiva del sentimento popolare arabo in funzione unitaria, un imperialismo economico volto a formare un complesso di Stati di cui utilizzare le notevoli ricchezze naturali per fare dell'Egitto il centro industriale del mondo arabo. La nascita dell'arabismo militante coincise con l'affare di Suez e prese l'avvio sull'onda dell'entusiasmo popolare, in Egitto e fuori, provocato dalla vittoriosa conclusione della questione.
(20) ABDEL MAI..EK A. , " Il pensiero politico ... " Op. ci l. - pag. 412 "Non mi stancherò mai di ripetere che siamo forti ... Quando cerco di analizzare la nostra forza, non posso perdere di vista j tre principali elementi su cui essa si basa ... Il terzo elemento, il petrolio che è il sangue della civiltà e del progresso materiale ... Il centro mondiale della produzione del petrolio si è spostato dagli Stati Uniti. .. alle regioni arabe ... La metà delle riserve mondiali conosciute di petrolio si trova nel sottosuolo della zona araba".
In questo contesto, lo scontro con la comunità ebraica ha avuto il valore di catalizzatore dell'unità araba attorno all'Egitto.
Per fare un bilancio dell'arabismo di Nasser, si potrebbe dire con D. Frescobaldi <22> che esso si è rivelato più improduttivo di un deserto e che il suo unico tangibile risultato è stato quello .d i logorare le già limitate risorse del Paese. Probabilmente la causa dell'insuccesso fu il metodo con cui Nasser - forte del suo speciale (21) L'avventura egiziana nello Yemen fu valutata dall'Occidente come preordinata e condotta per interposta persona dall'Unione Sovietica e la cosa è cenamepte possibile per la coincidenza di interessi nel settore tra la superpotenza e la RAU; si ritiene, tuttavia, che non si debba sottovalutare la capacità di Nasser nell'impostare una politica autonoma, per conseguire quegli obiettivi fissati nel 1952 ed imperniati sul binomio indipendenza-modernità. (22) Cfr. F'REsCOBAI..DI D., op. cit. - pag. 58.
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rapporto diretto con le masse arabe - affrontò il problema. L'opposizione all'azione egiziana si verificò, infatti, a livello governativo, non solo di quei paesi definiti reazionari, ma anche e, tavolta, in modo più violento di quelli progressisti. Sadat, proseguendo sulla strada indicata negli ultimi anni dal suo predecessore, ha già colto i frutti di una politica più realistica e pragmatica, che tiene conto della situazione effetti va dei paesi arabi e l'accetta nell'interesse dell'Egitto <23>. Gli insuccessi del regime nel ventennio sono, quindi, come già rilevato, principalmente legati ad una politica estera di dimensioni troppo ampie ed audaci rispetto alle effettive possibilità del Paese. Ne è prova il fatto che gli Israeliani sono attestati sulla sponda orientale~del Canale di Suez.
(23) Il maggior beneficiario di questo nuovo corso sarà proprio l'Egitto, in quanto sembra che alla sua ricostruzione dalle rovine della guerra e al suo sviluppo contri buiranno, in misura notevole, i capitali dei paesi produttori di petrolio.
La conseguenza più immediata e tangibile di questa situazione è il pesante onere fmanziario, per il mantenimento ed il rafforzamento dello strumento militare, che pone forti remare al conseguimento degli obiettivi del piano decennale 1972-1982, sottolineando la necessità di una soluzione dello stato di guerra con Israele, per poter concentrare le forze sullo sviluppo interno. In sintesi conclusiva, i principali problemi che a tutt'oggi si pongono all'Egitto sono la pressione demografica e l'impegno miHtare; il risultato è che il Paese non è in grado di produrre - a meno di sviluppi imprevedibili nel settore petrolifero o di una sistemazione delJa crisi mediorientale - un ulteriore sforzo sulla strada dello sviluppo sociale ed economico, intrapresa nel 1952, senza un concorso esterno (prestiti , aiuti, investimenti) di entità molto consistente.
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Discorso di Nasser del 12 novembre 1964: Relazioni Internazionali, novembre 1964- pag. 1451;
-
"Islam e Cristianesimo": Appello di Nasser alla fratellanza fra le due religioni (241uglio 1965): Relazioni Internazionali, agosto 1965 - pag. 803;
-
Discorso di Nasser del 23 dicembre 1966: Relazioni Internazionali, gennaio 1967 - pag. 23;
-
Discorso di Nasser del l maggio 1968: Relazioni Internazionali, maggio 1968 - pag. 486;
-
Risoluzione del Congresso dell'Unione Socialista Araba (23-26luglio l 971): Relazioni In ternazionali, agosto 1971 - pag. 831;
-
"Costituzione permanente della RAE': Oriente Moderno, settembre-ottobre-novembre 1971 - pag. 686.
209 ENCICLOPEDIE
ENCICLOPEDIA UNIVERSALE RIZZOLI LAROUSSE- Milano, Rizzoli, 1967; COMPTON'S P ICTURED ENCYCLOPEDIA - Chicago, Toronto, F. E. Compton Company, 1963; COMPTON YEARBOOK (Supp1ement Compton's Encyclopedia), 1966, 1967, 1968, 1969, 1970, 1971 , 1972. ENCICLOPEDIA ITALIANA, Vol. XIII - Roma, Istituto poligrafico dello Stato, 1950. ENCICLOPEDIA ITALIANA, III APPENDICE 1946-60 (vol. I), 1961. ENCYCLOPAEDIA BR1TANNlCA- WORLD ATLAS- Chicago, Wiliam Benton, 1964.
ANNATE DI RIVISTE E DI PERIODICI CONSULTATE
RELAZIONI INTERNAZIONALI: dal 1952 al !973; ORIENTE MODERNO: dal I952 al 1973; AFFARI ESTERI: dal 1970 al 1972; REVUE DE DEFENSE NATIONALE: 1956, 1962; L'EGYPTE CONTEMPORAINE: dal 1952 al 1972;
r
THE MIDDLE EAST JOURNAL: dal 1952 al 1972; ECONOMlC BULLETIN (National Bank of Egypt): 1961 , 1967, 1970, 1971, 1972, 1973, 1974; QUATE RLY ECONOMIC REVIEW, Egypt, Sudan: n. 4/ 1973 e Annua! Supplement 1973; THE MILITARY BALANCE (The International lnstitute for Strategie Studies): 1967/1968, 197111972, 1972/1973; CORRIERE DELLA SERA: 1970, 1972, 1973; CALENDARIO ATLANTE DE AGOSTINI: 1955, 1960, 1968, 1970, 1974.
t
PRINCIPALI UNITÀ DI MISURA, ABBREVIAZIONI, SIGLE
213
Unità di misura l acro . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
l feddan . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
= =
4.046 0 ,42 140
1 barile di petrolio . . ........ .. . ................................... . l Lira Egiziana ... . ..... . . .. .... ; . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
=
1 Kantar di cotone
=
2,3 157
mq. ba kg. $
kg.
Abbreviazioni abitante . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
ab.
barile . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
b
dollaro USA . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
$
ettaro . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
ha
feddan . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
fed.
giorno
g
. . . . . . . . . ... . . . ................... . .... ........................ · ...... ·
Lira Egiziana . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
LE
migliaia . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
(000)
milione . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
mil.
miliardo ......... .. . ..... .... ..... . ..... . ...... . ... .... .. ~ -· . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
mld .
i dati non disponibili o di entità trascurabile sono indicati nelle tabelle con il segno Sigle Agence Centrale de la Mobilisation Publique et des Statistiques ..... . ..... .
A.C.M.S.
Centrai Agency for Public Mobilisation and Statistics . . . ... . ... . . .. . . .. .. .
C.A.M.S.
Centre d'Études et de Documentation Économiques Financieres et Sociales ..
C.E.D.E.F.I.S.
Federazione Egiziana delle Industrie . . . . ............................... .
F.E.I.
Ministère de la C ulture et de l 'lnformation ......... . .... . .. . ..... . . ... . .
M.C.I.
Fondo Monetario Internazionale ... . . . ... . . . . . . . ....... ............... .
IMF
Ministère de l'Orientation National . . ... . . . . . . . . ..... . ........ . ........ .
M.O.N.
National Bank of Egypt ............................ . ................ . .
NBE
Repubblica Araba Unita ............................................. ..
RAU o UAR
Repubblica Araba d'Egitto ........... . ....... . ... . ................... .
RAE
United Nations .... . . . ................ . . . . . . . . . .. . .. . . . . . ...... ..... . .
UN
United Nations Relief and Works Agency for Palestine Refugees in the Near East ....................................... · · · · .. · · · · · · · · · · · ·
UNRWA
World Health Organisation
WHO
INDICE DELLE TABELLE
217
Pagina
Tabella Obiettivi del primo piano quinquennale
44
2
Obiettivi del primo piano quinquennale
45
3
Svi luppo demografico
48
4
Tassi di natalità e mortalità 1970-7 1.
49
5
Primo piano decennale. Obiettivi pianificati e realizzati nel settore dell'impiego
54
6
I mpiego e disoccupazione (1959-1970)
55
7
Popolazione economicamente attiva (1947-1960)
55
8
Popolazione economicamente attiva ( 1959-1970)
9
Popolazione rurale ed urbana (1947-1966)
58
IO
Popolazione urbana (1952-1966)
59
11
Popolazione urbana per classe di centri abitati (1937 -1966)
59
12
Popolazione urbana per gruppi di governatorati (1947-197 1)
60
13
Egizianizzazione e nazionalizzazione delle banche
65
14
Egizianizzazione e nazionalizzazione delle compagnie di assicurazione
65
15
Impiego del reddito familiare .
71
16
La proprietà fondiaria nel 1952
73
17
La proprietà fondiaria nel 1949
73
18
La proprietà fondiaria nel 1960
77
19
La proprietà fondiaria nel 1965
78
20
Modalità di utilizzazione della terra nel 1957
82
21
L'affitto della terra nel 1957
82
22
Modalità di utilizzazione della terra nel 1961
83
23
Evoluzione della proprietà fondiaria (1952-197 1)
87
24
La società urbana nel 1958
92
25
La società rurale nel 1958
93
26
Remunerazione dei fattori di produzione prima del 1952 .
100
27
Studenti iscritti ai diversi livelli scolastici (1972173) .
102
28
Evoluzione delle spese militari in o/o del PNL (1 965-1972)- Raffronto con altri Paesi
106
29
Progressi nel settore sanitario ( 1960-1970)
107
30
Dati significativi sul Hvello di vita - Raffronti con altri Paesi
110
31
Ai.uti statunitensi ai paesi arabi
114
32
Aiuti sovietici ai paesi africa ni .
115
33
Aiuti sovietici ai paesi arabi
115
34
Evoluzione e struttura del Prodotto Interno Lordo (1952-1970)
115
·.
56
218
Pagina
Tabella 35
Ripartizione degli investimenti per settore economico (1952-1960)
117
36
Gli investimenti nel periodo 1945-1958
118
37
Formazione del capitale nel periodo 1947-1960
118
38
Indici dei prezzi (1951-1959)
120
39
Bilancia dei pagamenti ( 1953-1959)
121
40
Prodotto Interno Lordo (1952/53-1959/60)
123
41
Primo piano quinquennale. Obiettivi pianificati e realizzati
123
42
Evoluzione Import-Export (1960-1965)
125
43
Bilancia commerciale e bilancia dei servizi (1961-1965)
128
44
Entrate del Canale di Suez (1961-1965)
128
45
Entrate del turismo (1961-1965)
128
46
Manodopera, retribuzioni e produttivitĂ del lavoro. Variazioni nel periodo 1959/60-1964/65
129
47
Investimenti per settore (1960/61-1964/ 65)
129
48
Percentuale di attuazione degli investimenti nel periodo 1961-1965
131
49
Rendimento degli investimenti (1961-1965)
131
50
Evoluzione del consumo (1960/61-1964/65)
132
51
Risparmio pubblico e privato (1960/61-1964/65)
132
52
PIL industriale: variazioni annue nel periodo 1960/61-1964/65
132
53
PIL, consumo e risparmio: variazione nel periodo 1960/61-1964/ 65 .
134
54
Finanziamento estero (1960/61-1964/65) .
134
55
Incremento del PILe delle retribuzioni nel periodo 1959/60-1964/65
135
56
Piano quinquennale 1965-1970. PIL pianificato e realizzato
135
57
PILa prezzi correnti e a prezzi 1959/60 nel periodo 1960/61-1964/65. Raffronto
136
58
DisponibilitĂ monetaria: variazioni annue nel periodo 1961-1965
136
59
PIL del settore agricolo (1963/64-1966/67)
138
60
Investimenti realizzati nel periodo 1968-1972
139
61
Dati sul turismo (1964-1971)
140
62
Bilancia dei pagamenti (1965-1972)
141
63 64
Evoluzione Export-Import (1965-1972) Superficie coltivabile e popolazione rurale
141 146
65 66 67 68
ProduttivitĂ del lavoro agricolo negli USA e in Egitto nel 1951 Consumo di fertilizzanti: evoluzione nel periodo 1948/49-1971/72 Credito agricolo (1952-1966) Produzione agricola in percento del fabbisogno interno (1951/53-1968/69)
147
148 150 151
219
Pagina
Tabella 69
Consumo di alcuni tipi di prodotti alimentari in Egitto, Danimarca, Francia
152
70
Consumo interno di cotone (1952/53-1971/72).
152
71
Indici della produzione del cotone nel periodo 1952-1971
152
72
Dati relativi alla coltivazione dei cereali (1952-1971)
153
73
Patrimonio zootecnico (1951/52-1970171)
154
74
Indici delle produzioni agricola e industriale (1951/52-19Q9170)
157
75
Evoluzione dell'Export di prodotti industriali (1953-1970)
158
76
Produzione per tipo di industria. Incremento nel periodo 1952-1971
158
77
Dati sull'industria estrattiva (1954-1968)
159
78
Produzione petrolifera (1952-1961)
159
79
Produzione petrolifera (1952-1971)
160
80
Export e Import di petrolio (1956-1970)
160
81
Export e Import di prodotti petroliferi (1953-1970)
162
82
Produzione di fosfati (1952-1971)
162
83
Produzione di minerali di ferro (1956-1970)
162
84
Produzione di manganese (1952-1970)
163
85
Produzione di salmarino (1952-1970)
163
86
Energia: potenza installata e produzione (1953-1970)
163
87
Energia: produzione e consumo (1955-1971)
164
88
Dati relativi ai trasporti ferroviari (1952-197 1) .
165
89
Sviluppo della rete stradale (1951/52-1968/69) .
165
90
Sviluppo della motorizzazione (1958-1971)
166
91
Traffico marittimo ( 1952-1971)
167
92
Trasporti aerei internazionali ( 1953-1971)
167
93
Il Canale di Suez: passaggi ed introiti (1952-1966)
168
94
Il Canale di Suez: dati relativi a merci e passeggeri (1952-1966)
168
95
Il Canale di Suez: principali prodotti transitati nel 1966
168
96
Rotte alternative dall'Europa per l'Oriente: raffronto
169
97
Passaggi per il Canale di Suez: ripartizione dei passeggeri per bandiera (1953-1966)
170
98
Evoluzione degli scambi commerciali per aree geografiche (1952-1960)
172
99
Evoluzione degli scambi commerciali per aree geografiche (1955-1971)
172
100
Evoluzione degli scambi commerciali con la CEE (1952-1971) .
174
101
Evoluzione degli scambi commerciali con i paesi arabi (1952-1971)
175
102
Import-Export alimentare (1953-1970)
176
220 Tabella
Pagina
103
Import-Export delle materie prime (I953-1970).
I76
104
Import-Export dei prodotti finiti (1953-1970)
176
105
Export del cotone (1952-1970) .
178
106
Export-Import alimentare {1954-1960): raffronto
179
107
Import alimentare (I960-I970) .
179
108
Export alimentare (1960-1970) .
179
109
Evoluzione del consumo di alcuni prodotti alimentari. (1948/50-1968/69) .
180
110
Export-Import dei prodotti finiti (I953-1970): raffronto .
180
111
Export-Import dei prodotti finiti per gruppo di prodotti (I953-1970)
180
112
Export-Import dei prodotti tessili (I 953-1970): raffronto .
181
113
Aspetti qualitativi della popolazione - Raffronti con altri Paesi arabi .
186
114
Raffronto con altri paesi arabi: dati relativi al prodotto nazionale .
187
115
c.s.: origine del prodotto nazionale e scambi commerciali di prodotti agricoli
188
l 16
c.s.: dati sulla produzione agricola .
188
l I7
c.s.: rendimento per unitĂ di superficie di alcuni prodotti agricoli
189
118
c.s.: impiego di fertilizzanti e disponibilitĂ di trattori
I89
119
c.s.: consumo di alcuni prodotti alimentari
190
120
c.s.: dati relativi alla capacitĂ industriale .
191
INDICE DEI GRAFICI
223 Pagina
Grafico Sviluppo demografico
49
2
Struttura per età della popolazione
52
3
Piccola proprietà (1952-1971)
88
4
Media proprietà (1952-1971)
88
5
Grande proprietà (1952-1971)
88
6
Reddito procapite. Raffronto con altri Paesi
101
7
Indici del costo della vita (1960-1971)
101
8
Reddito Nazionale Totale e procapite (1953-1971)
108
9
Consumo di energia totale e procapite (1953-1971)
108
10
Consumo di acciaio totale e procapite (1953-1971)
108
11
Alimentazione: calorie/g. e proteine/g. (1953-1971) .
109
12
Radio e TV per 1000 ab. (1953-1971)
109
13
Abitanti per medico (1953-1971)
109
14
Consumo di energia procapite (1971)
111
15
Consumo di acciaio procapite (1971)
111
16
Investimenti nel periodo 1952-1972 .
119
17
Il bilancio dello Stato (1951 /52- 1959/60)
122
18
Disponibilità monetaria
122
19
Riserve valutarie (I 951-1959)
124
20
Prodotto Interno Lordo per settore (prezzi 1959/60).
126
21
Prodotto Interno Lordo dei settori primario e secondario.
127
22
Investimenti annuali (1965-1972) .
130
23
Finanziamento degli investimenti (1960/61- 1969170).
133
24
Investimenti, Risparmio interno e Capitale Estero in OJo del PIL (1960/61 - 1969/70)
133
25
Prodotto Interno Lordo (1959/60 - 1969170) .
137
26
Evoluzione degli scambi commerciali per area geografica (1952-1971)
173
27
Struttura Import-Export (1953-1970)
177
.
1
INDICE DELLE FIGURE
227 Figura
Pagina
l
La RAE. Confini e territorio .
4
2
La RAE. Posizione geografica.
5
3
Il bacino del Nilo
6
4
Il sistema di controllo e di utilizzazione del Nilo
8
5
Localizzazione delle principali industrie
156 .
6
Principali risorse minerarie
161
Il Gen. Francesco VANNUCCH I proviene dai corsi regolari dell'Accademia Militare di Modena e della Scuola di Applicazione d'Arma di Torino (137° Corso). È laureato in Scienze Politiche e in Giurisprudenza. Ha prestato servizio nell'Il o Reggimento Fanteria "Casale" (CAR), nel 27° Reggimento Artiglieria, nel Reggimento Artiglieria a Cavallo, rispettivamente con gli incarichi di Comandante di plotone, Sottocomandante e Comandante di batteria. Dopo aver frequentato dal 1967 al 1970 la Scuola di Guerra dell'Esercito (92° Corso), ha prestato servizio nel Comando Divisione "Legnano" (1970-1972), ha frequentato il 18° Corso dell'Istituto Stati Maggiori Interforze (1971-1972), è stato impiegato presso lo Stato Maggiore dell'Esercito (Ufficio Programmazione e Bilancio: 1972-1978). Ha, quindi, comandato 1'8° Gruppo di Artiglieria "Pasubio" della Brigata corazzata "Vittorio Veneto" ( 1978-1979) e, dopo un triennio di attività presso lo Stato Maggiore della Difesa (Capo Sezione Programmazione della Difesa), ha effettuato il periodo di comando nel grado di Colonnello quale Vice Comandante della Brigata motorizzata "Aosta" (1982-1983). Al termine di questo periodo, ha ricoperto l'incarico di Capo Ufficio Progl."ammazione Finanziaria e Bilancio dello Stato Maggiore dell'Esercito. Dal 6 ottobre 1986 al 22 settembre 1987 ha diretto l'Ufficio. Generale Pianificazione e Programmazione Finanziaria costituito per trasformazione del VI Reparto dello Stato Maggiore dell'Esercito. In atto, è il Comandante della Brigata meccanizzata "Brescia" .
Quaderno della
i71DJ RIVIITA miLITARE PERIODICO DELL'ESERCITO FONDATO NEL 1856
Roma - Via di San Marco, 8 Direttore Responsabile: Pier Giorgio Franzoal
Stabilimento Grafico MìlitarP
Gaeta