/ ANNO
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XLVIII
RIVISTA· MILITARE ITALIANA
DISPENSA
X. - 16 OTTOBRE 1905
ROMA VOGHERA
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ENRICO
TIPOGRAFO•EOITORE
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D'AMMINISTRAZIONE ..., Roma, ti
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SO!'LMARIO l,e nuove teorie tattiebe. - LORENZO FERRM\O, cap itano di fanteria Pag. {681
LE NUOVE TEORIE TATTICHE
Lo spirito di co,•po in relazione alla di,..ci1•lina mililare e alla mi"sione educativa dell'ese,·eite. - N. M. CAlJPOL:&Tr, capitano ss• re""Ì·
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Vii-ca un'eventuale trasformazione di bersaglieri in ciclisti, - LUIGI NAs1,
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Arredament.o del 80ldato di ranteria in guerra. colonnello 4i 0 fanteria . . • . . . . . I tele,.u etri
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Il rirornime_nto della .ea,ne alle truppe operanti. -
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Descrizione geografico-militare. maggiore 65° fanteria. - (Contin11a1.ione e nne.J . . • , !801
1,a regione del Baldo e dei I..essini. A. PRATA .
l!.lcroco,·o di l!!lòlla. -
P. V.
lWote bibliografiche. -
\D. O. ):
1.a battaglia di Castelfidardo ( 18_seltembre 1860). Nar·m zione documenta.fa con _u~o schizzo ed mi p imio. - (;énén,I H. LANG1.01s , membre du ConseiÌ superieur de la. guerre - Enseignements dli deux guerres récentes. Gtterres Tiwoo-Rum>et Anglo-Bper, 2• édition, avec 4 croquis hors-t exte a la fin
PUDDLICAY.JO'.l!E OEl,L'UFf'ICIO STOIIICO DS L COH PÒ 01 ST \TO MAGG!011E -
du volume .
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Ras~,egna milHare estera:
Notizie: Austria-Ungheria: Costituzione di un battaglione caccia.tm·i bosno -Pnegovese - Reparti mitragliatrici - Afotoi'i a benzina a clue N ote - Varo eletta nave « Arcid uca Carlo , . !85'• Francia: Nuovo cannone da monta~na :_ Jl~ligo~ o tir; di Sàtor~ - :vuov·i . . . repa,·ti ciclisti . 1s55 Germania: Uffi.ciati dett'ese·rcito co,~andati ~!la ; iartna ~ ,llil;ist,·~ deltli {Jt,ei·ra in Prussia - Con ce,~sione di un distintiv o di tiro ai ,·e. parti mitmgtiere - Impiego di cani rU guc,rdia n el serv izio di sorve- .-· gl1anza notturna - In citamento allo studio di lingue stm niere - Nuovp zaino v er- ta fa nteria - Promozioni negli alti gradi dell'esercito ger. . ·, . . . . . ·. ' • i856 m amco
di
f\'1:ov/
Rivi•ta dei 1•er•i(ulici:
La 1/ivt-ta di fanteria - Rivista di cava lleria - Revue militaire aé; ai·,nées etrQ,ngél'es. Rèàigée à l'État ,1/ajor de t'a ,.,nèe 2-, nureau - 'Revue d'lì'Ì- · };o;.~·~· Rédigée à t'Étot-Major de l'armèe, Section hi,torique . . • 1.861
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la L. 2,40 e pifi, utlli!!, t.azioni, dicitu~·e, ecc. gom~a Para sfa per matricolare, alfabeti ni e nerissimi indelel,
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VOG HERA -
PROPI'Uil:TÀ LeTTER A. RJ"
Non era ancora chiuso il primo periodo della g uerra sud-africana, il periodo delle vittor ie boere, t1nand'ecco sorgere una nuova scuola tattica che, basandosi su fat ti parziali o mal conosciuti, ovvero di essi non ponderando accuratamente tutti i var i fattori, proclama il fallimento dei più impor tanti principi tattici, e specialmente di quelli aella massa e della su periorità dell' offensiva, che per trenta e più anni avevano ten,uto incontrastato il campo. Durante e dopo la g uerra, animate discussioni si. accesero in t utti gli eserciti, e specialment.e in quelli tedesco e francese, fra coloro che sostenevano come quegli avvenimenti, n ei quali per la prima volta si era,no viste in azione le n uove armi perfezionate, non consigliassero che lievi m utamenti nei procedimenti tattici, pur riconfermandone i principii, e fra coloro che r itene·vano t ut to esser e da mutare. Queste n uove teorie abbiamo visto ultimamente far capolino q.a noi in occa.sione delle discussioni avvenute intorno all'esperimento fàt,to eseguir e, nel 1902, dal Ministero della g uerra, circa la vulnerabilità delle varie formazioni della fanteria alle medie distanze cli tiro . Nella maggior part e dei conferenzieri e degli scrittori, che di questo argomento si sono occupati, abbiamo dov uto notare un difetto, secondo il nost ro modesto parere, capitale: l'esagerata importanza dat a al fat tore vulner abilità, in base a,i risultati di poligono, t enendo poco o nessun co11to dell'uomo e delle sue qualità morali, che sono l'anima del com battimento . Non solo nel campo t attico, ma anche in quello politico, queste nuove t eorie hanno aperto l'adito a false od esagerate conclusioni. Di esse hanno subito tratto partito t utt i 106 -
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LE NUOVE TEORfF. TATTICHE
gli antimilitaristi, coscienti ed incoscienti, e specialmente gli apostoli. del verbo marxista,, i quali sono montati in cattedra., con la solita. aria di sapienza e1\ciclopedica, incompresa ed indiscutibile, per discorrere di offensiva e di difensiva, di fortificazione campale ecc ... , allo scopo di tra,rne nuovi argomenti contro la uecessità degli eserciti permanenti. Data quindi l'eccezionale importanza della questione, giacchè, limitan doci al campo militare, dalla risoluzione di essa dipende tutta la futura condotta tattica delle truppe, crecliarno far cosa utile portando a conoscenza dei lettori ùi q nesta Rivista il magistrale studio testè pubblicato dal generale francese Langlois, membro del Consiglio snpèriore delltt, g uerra, sotto il t;itolo Enseignements cle clen:,.; gi~e1·res 1·ecente.-;, che di questa que;:tione si occupa in modo completo, dando ai fattori mora.li tutta l'importanza che essi meritano. Già con un altro lavoro, Gonsequences tactiques cles progrès de l' arinement, il gen. l,auglois a.veva cercato di confutare le nuove teorifl tatticl~; ma ora, vii-;to, com>egli dice nella. prefazione, << che le false dottrine emesse ill seguito alla gucrrn anglo-boera hauno profondamente turbato lo spirito degh ufficiali, li hanno· disorientati; hanno scosso in essi la fiducia. nei capi; cominciano a toglier loro lo spirito offensive., , ossia la confidon.7,a in sè stC;1ssi e nelle truppe » egli si slancia accanitamente nella lotta, per illustra.re e giustificare, collo stndio accurato di alcuni episodi della guerra turco-russa e d i quella anglo-boera, la verità dei principì sanciti nel regolamento di servizio in guerra francese, per ciò ehe riguarda il combattimento (1). li presente articolo mira quindi al doppio scopo : far conoscere questo magistrato lavoro dell>ilJustre generale francese; e dare ai lettori l' opportunità di giudicare, in base aèl esso, della verit~ ciei principi tattici fissati da.i nostri regolamenti . (l) In 11raocia non esiste un rPgo1amo11to che corrispo11de alle noHre ;forme gene•·ali pei· l'impiego larlico delle tre armi. Di ciò si occu[)a uno speciale capi tolo del Décrel stir le service des armés e11 e11mpag11 e.
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LE XUOVE TEORIF; TATTIOIIE
Il generale Langlois comincia _col fare _o ggetto della sua <>sservazione ()'li avvenimenti che s1 $volsero intorno a Ple,vna, come quelli ~he, più di qualunque altro di 5ue~la c_ampa~ gna., pongono in rilievo l'importanza e l' e~icacia di t~t~1 i fattori materia,li e morali, di uu combattimento. Egh limita l' e~posizione della parte storica a quanto è st~·ettamente necessario; ne fa una critica accurata e sapiente, quindi ne trae le conclusioni. . Nelle prime due battaglie di Plewna 11 Comando r~sso ,commette id.entici èrrori: inizia l'azione senza alcuna nco-O'nizione prelimina1·e nè d i cav~1lleria, nè di avanguardia; ~ompila il suo pia.no su informazioni vaghe, alla ciec~: due .attal'.!chi separati che assorbono tutte le forze, senz~ ns~rv~, nella prima battaglia; nella seconda, due attaccln pnnc1pali e due secondarii, con una riserva disponibil~ tanto debole da trovarsi nella impossibilità di far sentire la sua ,azione e 4i. poter agire a fondo n~ punto debole dell' avversario; in conclnsione, completa dispersione delle forze. Inoltre il Comando non ha menomamente coscienza che solo il combattimento, che oggidì chiamiamo prepa,ratorio, può indicare qnale sia il punto debole del nemico, il punto decisivo ; e si ostina quindi su di un piano preconcetto, per impadronirsi della chiave della posizione, la ridotta di Griwitza: Anche la concezione della prepa1·azione degli attacchi s1 -dimostra errata, errore nel quale ricadono ancora alcuni tattici moderni. Dicendo che l'artiglieria deve preparnre l'atta.eco della fanteria, non s'intende che l'azione delle due armi debba all'inizio del combattimento, essere successiva, ' come usarono i Russi, bensì simultanea. E inutile bombardare una posizione dietro la quale il difensore trova modo di coprirsi e sfuggire ai proiettili nemici. Per consumare la forza di resistenza della fanteria della difesa, occorre il . -concorso della fanteria e dell'artiglieria; quella colla sua marcia di avvicinamento e col suo attacco obbliga il difen·sore a scoprirsi, ed allora questa colpisce e con efficacia.
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LE NUOVE '.('EORIE TATTICHE
P erciò i principi per la preparazione dell'attacco sono: preparazione durante la marcia di avvicinamento col fuoco p ·i ù violento possibile ed, in mancanza di, munizionamento sufficiente, con un fuoco gi·aduato secondo i bisogni della fanteria. · • Riguardo l'azione dell'artiglieria occorre notare come i ' · perfezionamenti di quest'arma siano tutti in favore dell'offensiva, giacchè essi le permettono di continua.re il tiro contro le riserve nemiche, gnaudo la propria fanteria si spinge all'assalto, il che non era possibile coi pezzi di gittata limitata. . ' Oltre la mancanza di vera preparazione: gli attacchi russi . . . ' nei van settori, m~mcano di :fiancheggiamento e di riserva, facilitando così i ritorni offensivi dei Turchi, e si svolgono senza alcun legame tra le varie armi. Dopo mi lungo bombardamento inoffensivo dell'artiglieria, fatto mentre la fanteria è ancora coll'a,rme al piede, questa si avanza. debolmente appoggiata dall'arma sorella., già povera di munizioni, e che l'abbandona del tutto proprio nel .momento della crisi. E se la posizione è presa, nessuna batteria corre a rafforzarla per aiutare la fanteria a consolidarvisi per indi spingersi all'att acco di una seconda linea. Da parte dei T\1rchi si osserva come i fuochi a grande distanza non arrestino menom~nnente l'attaccante; e sebbene essi posseggano un fucile a caricamento rapido e larga -provvista di munizioni, 11011 riescono ad impedire la conquista delle prime linee difensive. Ma la difesa ha la voluh~ 1n·o(òndità~ perdute le prime linee, si trova di fronte la sola . fanteria nemica, a,lla quale non è stata inculcata la necessità di rafforzarsi sulla posizione conquistata prim& cli procedere oltre; una fanteria che, brava fra tutte, d isprezza il riparo come disprezza il fuoco; ed allora la difesa prende l'offensiva, le slancia sui fianchi le riserve tenute al coperto e la pone in rotta. È degno di nota · come i Turchi abbiano quasi sempre usato il 1·ito1·no offensivo, anzi che il cont?-attacco eseguito dalle truppe impegnate.
.. LE NUOVE TEORIE 'l'ATTICllE
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L'esperienza dolorosa delle pnme due battaglie di Plewna por~a i suoi frutti, se non nel Comando russo, almeno in alcuni spiriti superiori; primo fra tutti, il prode generale Skobelef. Nella terza batta.glia, il Comando incorre negli stessi errori. Nel settore est , la famosa chia·i:e, h ridotta di Griwitza., è presa, ma essa non apre alcuna porta. Nel settore sud, d opo il solito bombardamento, si h11nno attacchi successivi, a tale distanza fra loro, che il secondo arriva quando il primo è già annichilito o in rotb . Noi troviamo qni, d ice il generale Langlois, la condanna assoluta del sistema che consisterebbe nel lanciare attacchi successi vi, lontani gli uni dagli altri, ciascuno dei quali dovrebbe partire quando il precedente ha dat o tiitto ciò che · p iiò. Ed è pertanto questo che si è proposto come tattica dell'avvenire, come conseguenza dei progressi dell'armamento! Nel settore sud-ovest, invece, Skobelef attua un piano ardito : entrare come un cuneo nella posizione turca, diritto sul suo obbiettivo. « Egli non credé all'inviolabilità del fronte, anche nelle « co~1clizioni difettose nelle quali si trova; organizza il suo « atta.eco il meglio possibile, lo spinge a fondo e r iesce ». Si ha quindi un a ttMco non avviluppante, ma avviluppato, contro important i opere di fortificazione campale, difese da fucili a caricament o rapido ben superiori al fucile "!:Ùsso e da un'artiglieria intatta; attacco eseguito da 22 battaglioni russi contro 30 t urchi, e con lieve appoggio di arti'glieria perchè deficiente di munizioni. « Ciuanto dopo un simile fatto, bene a ragione esèlama « l'autore, non bisogna porsi in guardia contro la teo,< rica snervante, demoralizzante e falsa, dell'impossibilità « degli attacch i di fronte » . In tutte le campagne vi furono attacchi mal condotti che fallirono, ma non è certo questa una ragione pei· concludere all'impossibilità dell'offensiva. Sulle Montagne Verdi si ebbe il successo, perchè vi fu concezione g iusta delle con-
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LI~ NUOVE TEORIE 'l'ATTIO RE
. dizioni del combattimento; solidarietà perfetta fra le varie armi ed infine un,i straordinaria /01·za rno1·ale che' trascinò gli uomini. E le grav~ perdite, circa il 35 per cento, furono dovute non all'attacco, ma al lungo combattimento difensivo .e ..poscia alla ritirata che quelle valorose truppe dovettero subire, perchè abbandonàte a sè stesse. Dopo il ~870 si era dichiarata la baionetta ormEn mut ile, eppure sette anui dopo essa mostrava di avere ancora un valore importante. Gli avvenimenti di Plewna lJongoi10 anche in chiara luce l'importanza assunta dalla fortificaz ione campale a causa dei progressi dell'armamento. Non soJo il difensore .. ma anche l'attaccante è obbligato a ricorrere ad essa a caus; degli effetti dei miovi fucili. Skobelef, questo generale audace al massimo grado, non fa un passo avanti senza assicurarsi l'appoggio della fortificazione, e replicatamente nei suoi rapporti si duole dell'insufficienza degli utensili portati dalla fante'ria. Uno studio dettagliato . delle operazioni del genenLle Skobelef si presta, più di ogni altro, a provare quanto i principi tattici sanciti finora siano veri. Egli prepara l'attacco non col solo bomba,rdamento inoffensivo, ma per mezzo del combattimento e della solida occupazione del terreno conquistato. I suoi disposit ivi d i attacco presentano scagbonamento in profondità, il' fiancheggiamento e l'accordo fra. la fanteria e l'artigl ieria. Specialmente l'azione di questa. arma, ben diversamente di quanto avveniva negli. altri .settori, è degna della massima attenzione; da essa possono dedursi i seguenti principi: · · 1° L'artiglieria deve appogg iare la fanteria nella sua marcia di avvicinamento. Appena la catena è costretta a fermarsi per far fuoco, essa deve colpire e colpire fortemente. 2° L'artiglieria deve proteggere la fanteria mentre questa smuove la terra per coprirsi e crearsi dei punti cli appoggio. 3° L'artiglieria deve aiutare i movimenti offensivi della fanteria. Quando i sostegni si portano avanti per dare nuovo
LE NUOVE TJ.WRIE '.l'.A.TTICHE
impulso alla linea di fuoco, ess~1 faciliterà i! movi~1ento obblio·anclo colle sue raffiche il difensore a nntanars1. L'artiglieria deve arrestare i movimenti o:ffensi vi del nemico, colpendo colle sue raffiche le riserve che si avanzano. N.iente di t,utto ciò si vicl.e neg li altri settori intomo ~1 J?lewna, nè d urante la guerra anglo-boera; nessuna. meraviglia dunque se la fanteria aUaccante non potè avanzare. Ma se l'attacco saprà ottenere la superiorità del fuoco, progredirà oggi come ieri. « I progressi deJl' f.Lrmamento servono a chi li' sa meglio sfruttare ; l'attacco ne approfitta quanto ]a difesa., anzi di più, perchè esso è libero di concentrare per sorpresa i suoi mezzi potenti sul punto in cui vuol rea.liz:i:;are questa superiorità schiacciante di fnoco "· Nell'organizzazione dell'attacco decisivo di Skobelef noi t roviamo una massa, disposta in profondità, ben fiancheg giata, alla quale il cammino é aperto da un fuoco violentissimo di artiglieria; indietro, solida occupazione dei punti cli appoggio già conquistati, per parare ad un rovesçio; avanzat a di sorpresa e con spinte s1~ccessive degli elementi antistanti da elementi retrostanti fi no all'obbiettivo finale; e sopra tutto la volontà lct più, ene1·gica del capo. Questi fatti permettono di giudic~1re, f.L l loro giusto valore, le discussioni vivissime che fervono tutt'ora intorno ai ~rnovi procedimenti tattici. V'è chi nega la possibilità di sping·ere avanti la linea di fuoco per mezzo delle linee retrostanti , giacchè si pretende che il fnoco che ha arrestato la prima linea, arresterà anche le successive. Esa.minando gli attacchi di Skobelef si vede com.'egli, appena scorge la sua linea di combattimento esitante, la.nei nnove truppe che col loro impulso la trascinano ·più avanti, e cosi via via fino all'assalto finale. L'essenziale è di fissare bene le distanze a.lle quali l e varie linee si debbono seguire. Nella ter za battacrlia di P lewna' nel settore sud., l'attacco fallisce perchè b le varie linee erano 1-1 distanza di un'ora un'ora e ·mezza dalla precedente, nel momento in cui questa, bersa.glio già da
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· LE N UOVE Tb~ORIE TA TTIOHE
LE NUOVE 'l'F~OlUE TATTICHE
vario tempo di un vivo fuoco,' a corto di munizioni, demoralizzata, era g ià divenuta una quantità trascurabile per il nemico, il quale poteva dirigere quindi il suo fooco sulle truppe sopravvenenti. Simile distanza faceva inoltre mancare quel potente effetto rno1·ale che agisce sulle truppe della linea c1i fuoco, quando. si sentono sostenute dalle retrostanti. ·« Voltandosi, diceva a q nesto riguardo il capitano Kouro« patine capo di stato ma.ggiore del generale Skobelef, eia« scuno degli assalitori vedeva i suoi in numero da ogni « parte, era sicuro di essere in .breve sostenuto, e la speranza « del successo aumentava di minuto in minuto » . « Chi dunque, aggiunge il generale Langlois, dopo simili « fatti psicologici, può ·credere tLl vigore di attacchi con« dotti da linee di tiratori o di sciami, che non sentono nulla « dietro i loro talloni? V'è nella 1nassa un lJOtente effetto « morale, tanto incoraggiante per le unità che le compongono « quanto deprimente per il nemico. Ecco ciò che non com« prendono gli ufficiali j quali basano le loro idee tattiche « sui risultati dei tiri di poligono ». Quali dovranno essere le formazioni dell'attacco? Il capitano Kouropatine, ora generale e ministro della guerra., nelle sue note si slancia contro quei capitani che portavano la compagnia spiegata in iinett, perchè sfuggiva presto loro dalle mani ed era troppo vnlnerabile. Al Transvaal gl'Inglesi mùciavano da prima su più linee di compagnie spiegate su di una sola riga; m~ l'esperienza consigliò poi i capitimi ad adottare formazioni .st1·ette, fiessibili e p1·ofoncle. « Sotto l'azione del ·pericolo e dell'emozione, dice un te« stimone oculare, l' uomo ségue più volentieri il suo capo« fìlfl,, anzi che dirigersi da sè stesso. V'era una /'orza psi« cologica da utilizzare, g iacchè bastavano alcuni uomini ri« soluti ·in testa ed energici sorveglianti in coda per fa r « muovere tutta la colonna. » Ecco quale dovrebbe essere, secondo il generale Langlois, il dispositivo .di un attacco moderno, od almeno di un at-
tacco rispondente alle condizioni di armamento della fanteria turca del 18'77: Una massa al coperto, che si scopre per sorpresa s'è pos1 sibile, con onde success.ive di battaglioni forma.ti in va.rii scaglioni a 200-400 metri di distanza; il primo elern.ento in catena appena occorre far fuoco; gli elementi successivi marcianti a piccole colonne od a sciami poco vulnerttbili (n1ezzo plotone per esempio); vigorosò a,ppoggio dell'artiglieria che regola il suo tiro secondo l'andamento del combattimento della fanteria; forti ~Lppoggi alle ali. . Altro punto che merita di essere chiarito è la differenza fra l'atta.eco decisivo e quello dimostrativo .. Una truppa che attacca deve sempre · agire a fondo e consacrarvi tutti i suoi mez:ò. Spetta al comando di regolare l'intensità della lotta sul fronte sia coll'assegnazione dei vari obbiettivi, sia cvl . rinforzare l'una o !>altra parte. Un'alt1'a specie di attacco da rilevare è l'attacco inopi. nato (brnsq uéé), che agisce per so1'.presa, riducendo la sua azione quasi alla sola fase dell'assalto; l'attacco che meglio si. presta ai ritorni offensivi della difesa, e che fu più volte usato dai Turchi con esito felìcissimo. Esso si giustifica, in generale, tutte le volte che si può porre in a.zione, contro un nemico ben riconosciuto, una schiaccia.nte superiorità di mezzi. Questo a.ttacco, nota l'autore, non è ent~·ato nelle abituclini, percliè nelle manovre di pace non si può vf.dutare questa schiacciante superiorità di fu0co. « Per questa ragione, « egli dice, noi credi.amo che le grandi manovre siano la_ « peggiore scuoht sotto il punto di vista dello spirito of« fensivo. » )
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Il generale Langlois passa poscia allo studio della guerra sud-africà.na e così ne caratterizza i periodi: 1° Prima dell'arrivo di lord Ròberts, gl'Inglesi applicano i principi ed i metodi che furono loro inculcati in
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LE NUOVE T~;ORIE TA'fTICB: l::
LE NUlVI~ TEORIE 'l'A'l''.J.'l CHE
tempo di pace, e che si dimostrano ancora più difettosi di qnelli usati dai Russi al principio della campagna del Hl77; 2°· Dopo l'arrivo di lord Roberts, si applicano metodi appropriati alle circostanze; i cui successi hanno spinto alcuni spiriti a vedere nei procedimenti inglesi la tattica dell'avvenire, tattica che non r isponde alle condizioni di una • guerra europea; 3° Dopò .la partenza di lord Roberts, si ha una guerra, di partigiani, i cui insegnamenti non entrano nello scopo del suo studio. Dei primi due periodi l'autore esamina quei tipi di com..: battimenti. che meglio si prestano alla discussione tattica .. A lla battaglia di Oolenso g l'Inglesi commettono tutti gli errori dei Russi innftnzi a Plewna ed in modo molto più grave .. Nessun organo· per prendere il contatto col nemico, sulla cui posizione non si ha alcuna notizia ; nessun organo di sicurezza; un obbiettivo preconcetto, umi cf2'ia,ve, il forte_ Wylie; nessuna riserva a disposizione del comando, il qua.le per far sentire la sua azione dà ordini di dettaglio a truppe già lanciate, dà ordini diretti ai gruppi d i artiglieria, ; le· forze sono egualmente ripartite sul fronte, senza neppure predominare verso la chiave scelta, per cui si finisce per avere· dovunque un semplice combattimento di~iostrativo; manca. · la volontèt d'i, 1.,'ince1·e, come lo dimostrano le perdite, che raggiungono appena il 7 "/4 per la fanteria. L'artiglieria bombarda per due giorni le posizioni nemiche, bombirda ancora. prima che si muova la fanteria, senziL arrecare alcun danno· al nemico, anzi prevenendolo e dandogli il tempo · di rafforzarsi potentemente. Nessun legame si ha fra le variearmi ; la cavalleri~ non riceve ordini e sta inattiva; perde· due uomini in tutto; l'artiglieria è indipendente dal comando delle grandi ui.Jità, quindi nessun accordo fra essa, e ]a fanteria. Il cameratismo del combattimento, dice giustamente il generale Langlois, si prepara durante la pace col contatto ' giornaliero, colla vi ta in comune delle varie a.rmi; e ciò mancava agl'Inglesi.
Parlando degli effetti del fuoco degli attuali fucili, alcuni autori raccontano che gli uomini non potevano più muoversi per splirare senza essere subito colpiti, erano inchiodati al suolo. Esagerazion e ! A Oolenso, eccetto la 5a brigata che fu sorpresa, su quat tro battaglioni impegnati in un combattimento a fuoco di due ore e me.zza1 in media., alle pic.colé distanze di tiro, seguito da una ritirata sotto il fuoco, le perdite totali furono di 256 uomini, ossia dell'8 1/0 circa. Quindi si ha il diritto di concludere che truppe coricate possono restare sotto il fuoco, senza ripari artificiali ed a bre';re distanza dal nemico, e ritirarsi senza essere disorganizzate, anche se hanno èli fronte tiratori come i Boeri . . Questi errori, con varia entità, si riscontrano in tutte le . operazioni eseguite dagl' Inglesi nel primo periodo della campagna, e specialmente nei quattro tentativi fatti dal generale Buller per sbloccare Ladysmith1 e nei combattimenti di Belmoii.t e cli Maggersfontein. Degno, dì rilievo è il ritorno offensivo clei }3oeri sullo Spion-kop durante il secondo tentativo per sbloccare Ladysmith, gìacchè esso è U:na novella, prova della falsa concezione della impossibilità degli attacchi di fronte, Gl' I nglesi, circ·a 3000 uomini, hanno occupato lo Spionkop e vi si sono ra,fforzati, per cui la via per Ladysmith . è aperta. SL1bito il generale Botha m cluru.1, tut ta ciò che puq delle sue trnppe, e con 450 uomini e 7 cannoni attacca il nemico e lo costringe alla riliirata. È un att~1cco frontale che riesce in virtù della superiorità di fuoco dovuta · alla abilità, nel tiro . dei Boeri ; al legame intimo tm la fanteria e l'artig lieria e, sopra tutto, alla fe1·rna volontèt cli vincere, come lo provano le perdite subite, il 44 °/ La superiorità di fuoco è dimostrata dalle perdite inflitte agl' Inglesi, dal 22 al 25 °/ non contando i dispersi. Invece cli deprimere il morale della nostra fanteria, dice il generale Langlois, con tutto ciò che si scrive sulla impossibiliti dell'offensiva, converrebbe scrivere a lettere d'oro in t utte le camerate : «· Una fanteria brava ed energica0
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LE NUOVE TEORIE 'I.'A'I.:l'ICHE
mente ,comandata può av11nzare sotto il fooco più violento, anche contro trincee ben d ifese ed impadronirsene ». Coll'arrivo di lord Roberts mutò completamente il metodo di guerra. Approfittando delle sua superiorità nÙmerica schiacciante e della passività dei Boeri, ,pgli evita d i attaccare il generale Cronje in posizi'one. Riesce con manovre ben concepite e facili tate dalla passività del nemico . .Dopo la capitolazione del Cronje, egli non ha più di fronte che bande simza disciplina, senza vigore; dei com,mandi con oo.pi di grande energia ma senza autorità reale e con gregari pronti a foggil'e alla prima minaccia oél a disertare. Le condizioni murali dei Boeri, in tale periodo, sono luminosamente descritte nel.le memorie del de "'ili/et. Contro tali elementi il generalissimo inglese adotta la tattica più conveniente per evitare le perdite: avanzata su di un fronte enorme, a piccole colonne, eia.senna delle quali è composta in m.odo da avere la superiorità numerica sul nemico che può incontrare ; nelle brigate, i quattro battaglion1 in colonna doppia con larghi intervalli ed a distanza cli 250-300 métri fra di loro; in ciascun battaglione, le otto compagnie su di una sola riga, a 100-120 metri di distanza ; in ciascuna compagnia gli uomini a 2 o 3 metri d'intervallo. È possibile i.n una guerra europea ottenere che ciascnna delle colonne, che marciano contro il nemico, sia a questi superiore in forze; ed avere terreni aperti come quelli nudi del Ved, in modo da permettere che esse siano sempre in vista l' una dell' a;ltra per potersi prestare mutuo appoggio? Si potrebbero fare delle intere tappe con le compagnie così spiegate, cioè con un fronte cli circa 600-700 metri? E che cosa avverrebbe se il nemico attaccasse, con forze superiori, una o dhe colonne impegnatè in un terreno difficile che le separasse dalle altre? « Noi conosciamo ora la tattica dei Boeri; con n~mici « che non attaccano si può tutto osare » . Queste parole di lord Kitchener danno la g iustificazione della tattica d i lord Rober ts. « «
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Innanzi a questo dispositivo di attacco, le truppe montate con l'artiglieria a ca·vallo eseguono un combattimento dimostrativo col fuoco fino a portata efficace del fucile, 800-1000 m etri; ciò basta per immobilizzare i Boeri nelle loro trincee, donde non escono se non per r itira.rsi preci pitosamente appena altre truppe montate minacciano le a.li. Questa è la nuova tattica che alcuni propongono! Dopo di avere così esposto i tratti caratteristici degli avvenimenti svoltisi nei primi due periodi della guerra anglo,.boera, il generale Langlois battè iri breccia, con logiche deduzioni dai fatti, i falsi insegnamenti tratti da essi, ossia : l'inviola,bilità del fronte, l'invisibilità del nemico in posizione, il fallimento dell'azione della cavalleria prima, durante e dopo il combattimento, l'utilità della fanteria montata, l'inutilità della baionetta e la formula non nuova « offensiva strategica e difensiva tattica ». Riguardo l'inviolabilità del fronte, è degna di rilievo la conclusione a cui giu nge l' autore. « Si può attaccare e riuscire con la superiorità del fuoco, « e questa superiorità può ottenersi non solo colla superio« rità dei fucili, ma anche èoll'abilità nel ti?-o e colla ferma « 1·isoluzione che impone all'avversario e rencle il suo tiro « poco danno~o. Ciò ci indica come col moderno armamento « l'ist?-u.zione ed il 1no1·ale siano fattori la cni. importan:oa va « sempre crescendo a det rimento clel numero». ·Dopo la guerra comparve in Inghilterra un regolamento sulla tattica combinata (combined t1-a,ining), che porta la :firma di lord l~,obert.s e mostra gl'insegnam.enti che il ma~ resciallo ha dedotti dall'esperienza personale. Ebbene, i principi sanciti in questo regolamento, specialmente riguardo l'offensivi1 e la difensiva, sono appunto quelli che i moderni tattici dichiarano non più rispondenti alle con.dizioni dell'at tuale armamento. Una sola cosa manca nel ' regolam~nto inglese, dice il generale Langlois, ed è che lord Roberts, .dopo di aver constatato che l'armamento moderno aumenta, la difficoltà ' della presa cli contatto e permette alla difesa di manovrare in profondità, non conclude colla
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Ll~ NUOVE TEORIE TA'l:l'ICHE
J,E "SUOVFj TEORrn TA1'TIOII1~
necessità di modificare, fortificare · gli organi destinati a questa presa di contatto. Al contrario, egli non verle nella sua, avanguardia che un organo di sicurezza e, copiando il regolamento tedesco, prescrive ad essa un'at titudine differente secondo che il nemico sia una semplice costiera O in posizi?ne d ifensiva, sia più o meno forte . Come può l'avanguardia conoscere questi dati senza iri1 pegnarsi? '
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Dopo di aver in sì splendido modo dimostrato quanto siano lontane dalla verità le nuove teorie tattiche pullulate dopo la guerra ~mglo-boera, o per inesatta conoscenza :~ei fat~i o per incompleta valutazione di essi, il generale Langlo1s espone le leggi generali dell'evoluzione tattica che i fatti storici pongono in evidenza. E g iustamente osserva ~ome ~olo ~a conoscenza e lo studio di ctneste leggi possano 1mped1re d1 dare giudizi intempestivi ed arditi, guidarci in tut~e le questioni dJ. istru:àone, d i educazione, di organizzaz10ue degli eserc1t1, ed impedirci di commettere o-li errori che si sono riscontrati nelle ultime g·uerre· o·iaccl~è non . 11 ' b e certo a 'apertura delle ostilità o durante il corso delle -0perazioni il momento più opportuno per cercare la propria via. Queste leggi sono: . 1• I perfez ionamenti delle ar mi rendono quasi sempre l 'attac~o di fronte p iù d ifficile 1 più costoso e quindi più alea tono. Donc~e 1~ necessità per la fanteria attaccante di prendere formaz1om meno vulnerabili, meno dense, più flessibili. 2" I perfezionamenti delle armi facilitano l'azione av~ vihtppante o d i :fianco. 3a L'aumento progressivo della potenza dell'artio·lieria facilita sempre l'attacco, sia di fronte che di fi anco~ 4" I fronti di combattimento prendono una estensione sempre maggiore.
.Ma siccome le azioni su vasta fronte non claram.10 mai risultato decisivo 1 si sentirà sempre più la necessità di terminare la battaglia con un atto vigoroso su di una. sola parte del fronte. 5" La difesa ha sempre più la possibilità ed il dovere d i manovrare in profondità. Questa legge è diretta conseguenza delle seguenti nuove proprietà dovute al progresso delle armi : a) La presa di contatto di un nemico m posizione <li viene sempre più lenta 1 difficile e costosa. b) · La forza e la dnrata cli resistenza dei distaccamenti misti, flessibili e manovrieri, aumentano col pro.gresso dell'armamento. e) Lo spiegamento di una forte linea di batteria può farsi sotto la protezione di frazioni cli fanteria sempre più deboli. 6° L'assalitore deve perfezio1iare e fortificare sempre più gli organi destinati alla presa di ·c ontatto. 7' I progressi dell'a.rmament9 d iminuiscono costantemente la forza di resistenza della fortificazione permanente e delle opere di forte rilievo; aumentano al contrario il valore della fortificazione leggera da campo disposta m profondità. Quali sono le conseguenze di q neste leggi ? l" L'importanza , della manovra · e la sua facilità vanno -crescendo, donde necessità cl:'escente della mobilità. 2· La guerra moderna reclama . una solidarietà sempre più crescente tra le varie armi, quindi anche una organizzazione più solida. 3" La gMe1"r'a rnodm·na esige cla fatti i combattenti m1 rno1·cile sem,pre più tem,p1·ato. 4a Ogni progresso dell'armamento· diminuisce l 'importanza del numero. 1,m
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LE NUOVE 'l'EORIE TATTICHE
A.bbiamo credu.to conveniente sottolineare la terza conseguen~a che _il generale La.nglois d"educe dalle leggi generali del l'evoluzione tattica, perchè, secondo il nostro modesto avviso, il pregio principale, inestimabile di questo studio dell'illustre generale francese, è appunto quello di aver messo in chiara luce l'importanza a,ssunta, oggidì dai fattori morali. « Lo sviluppo del morale della truppa,. egli dice, deve « essere considerato come il compito più utile e nello stesso « tempo più nobile dell'ufficiale. 'l'emprare _l'anima dei « nostri soldati, questo dev' essere lo scopo principale; esso « passa innanzi a tutto il resto, innanzi a ciò che si chiama « istruzione militare. Per raggiungere lo scopo, occorre non « solo la buona volontà, l'ardore, il tatto, l'intelligenza, ma « anche il tenipo il che impone un limite alla riduzione « della durata del servizio ». Queste parole noi vorremmo che fossero scolpite in tutte le scuole militari, in tutti i guartieri, in tutti g li uffici del1' esercito, onde tutti gli uffi ciali, di qualunque grado, avessero sempre dinnanzi a,g1i occhi le sacrosante verità in esse enunciate. t inutile illudersi. Non saranno certo nè la lunga permanenza del servizio, nè le frequenti istruzioni di piazza d' arme e di ordine chiuso) i fattori eh? incukheranno sentimenti di disciplina nei nostri soldati. E la loro anima che bisogna conquistare> è il loro morale che bisogna temprare. V importanza assunta oggidì dai fattori morali non è solo dovuta al progresso delP armamento, ~na anche alle qualità psicologiche dell'anima moderna. . . _ . . Nei passati tempi, nobili ideali religiosi, politici e sociali erano sprone a forti ed ardite imprese. L'anima del popolo sebbene non avesse, il più delle volte, coscienza del loro valore, della loro importanza; pure ne sentiva parlare con ammirazione, li conosceva, e quindi involontariamente ne
LE NUOVE TEORIE TATTIOBJ~
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accoglieva i germi, pronti a sboccùLre quando, per eccezionali e favorevoli. circostanze, essa fosse potentemente scossa. Ma oggi che questi ideali sono bf.ittuti in breccia cla quella scuola materialista, che pone a base di ogni. azione, di ogni aspirazione, il benessere economico; di quella scuola che tanto male arreca alla società ecl a:11.e stesse classi sociali il cui migliora!110nto essa propugn a ; giacchò l' assem;a di Oo·ni nobile ideale il fine della vita racchiuso nelh stretta o ' concezione del benessere materiale, rende l'uomo egoista, malcontento di sè e cli tutti; quale sarà il morale delle future masse combattenti? Perciò noi siamo fermamente convinti che oggidì primo dovere sociale di tutti coloro che sentono a,ucora la propria anima vibrare sotto l)impulso di nobili ideali,· primo fra tutti 1' amor di patria) sia rinello di far argine, con tutte le proprie forze di mente e di cuore, a questa, insana materializzazione delle coscienze. Guai a quel paese_ le cui classi clirigonti non avranno saputo, per mezzo dell' educazione della famiglia, àella scuola e dell'esercito> rifare l' anima "del popolo! Guai a quell'esercito i cui organi dirigenti non avranno compreso il gran mutamento avvenuto in questo ultimo mezzo secolo 11ell' anima umana, è credera.nno di aver be~ risposto alla fiducia del pae:,·.> ed idempiuto completamente il proprio dovere, limitandosi a discutere e ad escogitare nuovi principi e nuovi. procedimenti t[Lttici, in base ~i progressi dell'arenamento, senza cun1rsi cli studiare quali nuovi sistemi di istruzione e dì educazione mili tare imponga il carnbicimen.to avvenuto nell'elemento prinu1 della gi.lerra, l'uomo! Simili popo li e simili eserciti dovranno scongiurare il Dio della vittoria che sia loro :favorevole nei primi l:l_c ontri; giacchè altrimenti · ben presto si ·\7edranno qnelle masse a.rmate sfiduciate. demoralizzate, gittar via le armi, accusare di tradimento e d'incapacità. i capi, i governanti, ed essere facilmente trascinate ad at~i inconsul ti contro le patrie istituzioni,. aprendo così al nemico la via per col pire nel cuoro la patria infelice. {07 -
A.~:'<0 XLVIII.
LE: ::SUOVJ;; 'l'EORfE '.l'A'.l:l'IOHE 16US , Se un popolo come il boero, che sentiva al massimo grado il sentimento di solidarietà sociale e l'amore per la patria indipendenza ;' un popolo bravo quanto mai, assuefat,to fin da.lla infanzia ad affrontare pericoli di ogni sorta/ ed a valersi valentemente della sua carabina; un popolo che, pur piccolo di numero, seppe infliggere non poche sconfitte alla nazione più potente del mondo; un popolo, insomma, che riuniva in sè tutti i più potenti fattori morali; se questo popolo ha potuto a i primi rovesci demoralizzarsi, , perdere ogni :fiducia in sè e nei vrdenti capi che già lo avevano guidato aJ la vittoria,· che cosa non avverrebbe i.n un paese come il nostro, tanto povero di nobili ideali e nel quale va così progredendo la materiali zzazjone delle coscienze dovuta alla propagan da socialista.?
LoR.E>rzo
F ERRARO
cùpitano di fanteria .
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LO SPIRrro DI CORPO IN RELAZIONE ALLA DISOIPLIN.A. MILITARE .E ALLA .\flS STONR ED GCAT IYA DELL'.ESEH GITO
I. - - Jlremessa.
In uno scritto su « Lo spirito di corpo » comparso il l G luglio del passato anno su questa Rìvisla, io studiavo specialmente la convenienza delle associ.azioni .t ra gli ufficiali a scopo istruttivo ed educativo, qual'è voluto dal regolamento di disciplina. E poichè la mia età e la mia umilis · sirna competenza di studioso può rendere autorevole la mia esperienza e i miei consigli .solamente a coloro di quasi ven · t'anni più giovani, che all'amabilità per i più esperti, accoppiano l'entusiasmo per le ardite imprese, io dedicai quel mio scritto ai giovani ufficiali studiosi. Mi aspettavo quindi, che passasse inoc;;servat o agli ufficiali seni.ori, ma che riuscisse gradito ai giovani, e di dovere eri.tràre in cordiale i'elazione con un bel numero di loro. Invece è avvenuto precisamente il contrar io. Ho avuto il bene, la fortuna, e l'onore inaspettato di r icevere plauso -ed esortazioni da qualcuno dei nostri generali più anziani, più conosciuti, e più stimati in Italia, con l'augurio che ,questo movimento iniziato av~sse un sèguito, e che fosse preso in considerazione dalle supreme autorità dell'esercito, pel bene della pa.tria. L'Associazione nazionale degli ufrì,ciali in congedo di R oma si compiacque di propormi per lettera d i unire l'i potetica associazione da me proposta ai suoi congressi aunualì, mettendo così. i suoi locali a dispo · :Sizione della nascente associazione. Ed oltre a qnesto (lo
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LO SPIRITO DI OORPO, ECC.
LO SPIRI'.l'O DI CORPO, E OO.
d ico, non per puerile vanità di autore, ma per esporre leal mente tutto quello che mi persuade d i esser su.Ua buona . via) h o avuto il piacere di vedere approvate le m ie idee da qualcuno dei sommi Italiani coi quali ho la fortuna e l'on·ore di essere in relazione per gli studi letterari. Ma di t utti i g iovani ufficiali dai · quali speravo la cooperazione, uno. solò, un sottotenente, (ora tenente) forse alfiere dei tant i, ha risposto all'appello dall'estr ema Sicilia : lo nomino con riconoscenza, il Pagano dell'80° fanteria. Esaminato il significato e le ragioni di questo fatto, io r itorno sull'argomento. Vi ritorno in virtù dell'ammaestra· mento classico dei nostri padri nel dett0 1'epetita j ii1,ant; vi ritorno per l'arte di Napoleone, che diceva esser. la r.i. petizione la più bella delle figure rettoriche, perchè: solo ripetendo ùmpara; vi ritorno per l'alta dottrina di Cristo, che esorta a perseverare n ella santa impresa, d icendo : (< P ie « chiate e vi sarà a.parto». Vi ritorno sopra tutto per amore d i patria, poichè è dovere di chi è sulla buona via, di seguirla e di farla seguire, se un bene ne deriva_alla patria. Io sento che nessuna ambizione mi abbaglia: questa proposta non è di mia invenzione, ma è nel regolamento di d iscipìina, e sgorga dalla missione dell'esercito. E il sent imento della m ia umiltà . n on mi fa temere, che mì si possa rimproverare « il calzolaio non v ada più in su dello stivale » perchè, l'amor di patria che m' ispira può bene indurre chi più sa e più può a dir meglio e a far pii. di me; non mai può costringe,r me a far meno di quel che posso e di quel che devo, con pretesti di modestia, e con ragioni di indifferenza, che sono prova di n essun coraggio· e di nessuna virtù.
fi.cacementc che i co1·pi tendono a di venir caste o classi, le quali, mirano a dividersi dalla società e a proteggersi contro di essa, e tutto ciò col prevaÌere degli egoisni.i più bassi. Questi egoismi collettivi sono tutti a danno dèll' in dividuo, e, mentre lo spir ito di cor po ambisce di pr esen tarsi come una virtù d i s uperiorità, crea un a legge d'insincerità sociale, di-strugge le qualitii più brillan.t i degli i ndividui, e diventa · protezione della mediocrità, ostile ai progressi social i. A queste con.el usioni io contrapposi le prescrizioni del nostro regolamento d i disciplina, mostrando ch e oltre al non avere nessuno dei mali lamentati dal Palante, ad ognuno di questi mali contrappone un bene. · Quindi domandavo se la viLa mili tar.e è proprio iI). t utto e· per tutto da noi come è v oluta dal n ostro regolamen to d i d isciplina, è dato che no, .che cosa si allol'.!tana d i più dalle prescrizioni regolamentari. Affermavo infine, che avendo me ditato io su questo, ero venuto a conclusioni, che, per esser -dovute alla mia poca esperienza, esigevano il confronto con altre, che domandavo per l' importaI).za della questione, limitandomi a riconoscere, che d i tutte le belle p rescrizioni del regolamento d i disciplina, quella che approva le associazioni tra ufficiali « che servono con l'opera in comun e a ren dere « più proficua l'ist;ruzione e lo studio » (art. 17) è lettera morta, e non hà avu to mai un'applicazione. E , appunto per q uesto, invitavo. i giovc.ni ufficiali stud iosi a considerare la convenienza di associarsi allo scopo di aumentare e di migliorare la coltura dell'esercito, per provved ere meglio allo studio e al conseguimento dei nostri propositi e della nostr_a. missione. In quest'anno e più da me passato ad aspettare uno studio s~l p roblema e adesioni per l'associazion e, ho potuto med1ta1·e sulla soluzione dell'uno e sul modo di effettuazione dell'altra, delle quali cose è argomento il presente scritto .
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Il problema relativo allo spirito cli co1·1>0.
. Ritornando sull'argomento, per evitare al lettore il disturbo di ricorrere a quanto io scrissi, ri peto brev emente la parte essenziale del mio . scritto. In uno studio sociologico di G. Palante sullo spir ito di corpo (V. Re1iue Ph-ilosophique, aoftt 1899) è dimostrato ef-
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LO S PIRITO DI COR PO, BCC.
LO.SPIRI'l'O DI CORPO , ECC.
III. - Lo spirito di co.rpo secondo il suo proprio linguaggio~ Per quanto nessun fen omeno sociale possa rigorosamente· paragonarsi in tutto e per tutto ai fenomeni organici, pure la denominazione dello spirito di corpo è il risultato di due paragoni co.n l'organismo umano. Secondo un paragone, il corpo, nel senso di associazione· e di istituzione, è un aggregato . di persone delle quali ciascuna esercita rispetto all'assieme un'a9,ione paragonabile a;. q uello delle diverse membra di un organismo umano (1). Secondo un altro paragone, nello st esso modo che noi chia. miamo anima o spirito, quel soffio divino, o quella forza, o . quell' armonia delle di verse membra. del corpo . umano, che, rende loro possibile il conseguimento dello scopo della vita e delle più alte aspirazioni u-mane, .chiamiamo spirito di corpo· quel complesso di forze, che determina un'istituzione, o corpo, a conseguire i suoi scopi. Dal primo paragone si deduce, che dall'intelligenza, dall'abnegazione, e dalla volontà dei singoli ·membri d'un cm·po si deve ottenere quella coesione, che nell'organismo umano è natura ed anima, affine di sviluppax·e la massima forza collet· tiva con l'eliminare tutti gli attriti dipenderiti da d iversità,. o da contrarietà di bisogni, d'intenti, d'aspirazioni ecc. Dal secondo paragone si deduce, che la stessa diversità che esiste tra anima ed anima può . esistere tra spirito di corpo e, spirit o dì cçirpo. E, nello stesso modo che noi siamo usi a giudicare l'eleva'te;,;za delle anime dai bisogni, 'dài piaceri e dai . doveri propri di ciascuno, in relazione all'intelligenza e al-
. (I) Questo. paragono è celebre pe1· l'apologo <li Mcncnio Ag rippa, col quale pe rsuase· il popolo r1t1ra los1 sul Monte Sacro a far causa comune coi patrizi, per aver ragione
del nemico chP. minacciava Roma. 1[olt,; considerazioni facili a farsi, sulle questioni sociali e la loro relazione con le istituzioni militari a JJroposito cli questo fallo, menano a stabilll'e come le is tituzioni mili tari, solamente se so no l'espressione del più compleb accordo sociale, po,sono destinare una da ta società al continuo progresso. Clic sarebbe stato di noma e che sareblle dell'u manili, senza la fortuna di questo :1pologo?
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l'amore del benessere sociale, esplicato nel bene che ciascuno produce alla società, così pure stimeremo elevato quello spirito di corpo che si esplichi in vantaggio della compagine sociale. Ora, se un' istituzione, rispetto alla sua m1s~10ne sociale, può, o·basarsi sui bisogni più vitali, o su quelli fittizi ed effimeri, avremo nel primo caso un'istituzione che si nutrirà del suo lavoro, ossia delle stesse forze che lo fauno agire, come avviene dell'organismo, e quindi sarà, un' istituzione veram~nte or·ganica, che si trasformerà con le stess~ leggi della evoluzione; mentre nel secondo caso, se l'istituzione resterà dopo il bisogno, la sua forza agente resterà estranea alla sua struttura e andrà sempre più logorandosi, come_precisamente avviene dei meccanismi, siccìiè avremo un'istituzione meccanica. Adottando queste denominazioni alla studio di G. Palante, le sue conclusioni possono r idursi a due. Un'istituzione organica, col difetto dello spirito di coesione che lo coUega alla società, tende a· di venire meccanica. Un'istituzione meccanica, per effetto d,e l suo continuo logoramento, sarà sempre inferiore alle future istituzioni meccaniche, e molto maggiormente a quelle organiche. · Ed adottando le stesse denominazioui al prob lema esposto,. risulterà: Lo spirito di corpo, quale è voluto dal regolamento di ch·sciplina, è l'emanazione d'un' istituzione organica; quali sono i.mezzi per mantenere organiche le istituzioni militari? Questi mezzi sono due: la precisa conoscenza dei doveri militari, e il più scrupoloso adempimento dei medesimi. Questi mezzi con due parole si chiamano disciplina militare. Dunque il complesso di forze necessario per mantenere le istituzioni militari organiche è la disciplina militar~. LÒ spirito di · corpo rispetto .alle leggi ·militari è quello ~he il costume è rispetto alle leggi civili, ossia quell'esplicazione di forze di pertinenza del sentimento e dell'amore, che completano ogni Ìm· perfezione, una legge della cos0ienza, spo:o.tanea espressione della natura delle cose. La disciplina, ch'è il complesso del co·
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L O SPIRITO D I OORPù, E CC.
stume e deÙe leggi, dove manca il costume, deve supplir con la legge, e quindi diventa rigida, meccanica, e . barbara dove manca l'amore, come vedremo.
IV. - La. ragloM del contrasto tra alcnnc prescrizioni
sullo spirito di corpo e l ' itso milita1·0. La reden zione dell'Italia fu il suo rivivere organico, dov uto alla volontà ed all'entusias mo degl'I taliani, ma non fn l'opera reintegratrice delle is·tìtuzioni militari d ovuta a qualche g rande cap itano; ~icchè è più una g loria politica che militare. L'Italia non sì sarebbe così presto unita senza intervento di ar mi straniere, perchè ·il pensiero di Dante, del Machia- · velli e d.e ll' Alfieri, nelle condizioni tra le quaii si è fatto strada, non ha saputo per gran t empo Òrganizzare tra noi fo rze bastanti per essere attuato. S e0ondo la profonda osservazione di Massimo D'Azeglio, l'Italia fu fatta prima degl'Italiani. · Avven uto l'organismo politi co dal Regno d'Italia, bisognò riorganizzare tutte le istituzioni, e q uindi anche l'esercito. Il nostro regolamento di disciplin>1, informato a quelle esigenze, contiene tutto q uello ch'è necessitrio per ottenere e .per mantenere l'organizzazione dell'esercito, ha operato un sommo bene, e per sua vi rtù l'esercito i taliano lia progredito assai. Mà, a turbare il naturale andamento d i q uesta. r iorganizza.zione, vennero, da una parte il rapido perfezionamen to delle ar mi, che ci distolse dal tenere nel debi to conto l'uo mo, e da un'a}. tra parte i grandi successi militari tedeschi (alcuni dei quali contemporanei ai nostr~ insuccessi) olie ci portarono a pren · der norma da un'organizzazione non interamente ad at ta a noi. Se, oltre a questo, si tien conto ·d el continuo dim tnuire delle ·ferme; del rapido trasformarsi dei mezzi di comunicazioni, delle industi:·ie e della trasformazione sociale che ne der ivò; e più ancora della condizione i r1evitabile di essere guidati da uomini più a ffezionati e consci del passato d'Italia, che v'eggenti nel suo probabile di venire; si deve concluder e, che alla redenta Italia si sono imposte così. svariate, molteplici e
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r apide · trasformazioni, che l'effettuarle tutte bene sarebbe st?,to possibile solamente ai n umi. E per produrre citt'adini , dei quali ciascuno· possa esser giudicato un n ume, come i .Romani da Cinna, son r ecessari alcnrii secoli di libertà e di prosperità · nazionale. In fatto di istituzioni ·militari, esiste qualche diversi tà tra l'uso della vita militare e le prescrizioni del regolamento·· di disciplina. Qualche imperfezione è pure scusabile, e l'Italia è contenta ed entusiasta del suo esercito. Ma è nostro dovere d 'aspirare dal bene a ll'ottimo, oltre a che i tempi si fanno sempre più ostili alle istituzioni militari, e col nome di mili tarismo si desigI).a ora quanto è più nocivo alla libera espansione e al progresso dei popoli. A tan te accuse, che .sono altrettanti lamenti, bisogna rispondere e provvedere, e per rispondere e fare, bisogna anzitutto saper rispondere, e saper fare. E precisamente il nostro regolamento d i disciplina pretende dagli ufficiali quest a séienza, e questa disciplina. (V. par . 32 e art. 17).
V. - Relazione tra. il benessere sociale e lo spirito cli corpo. Sulla 1l:1in erva del .14 settembre 1902 comparve uno stu<lio di Teodoro Roosevelt, presidente degli Stati Uniti d'America, intitolato .L'odio di classe. ·L'idea ehe informa questo studi.o sociologico di così grande importanza ·è la seguente : La vita d'una naz.ione non può essere rigogliosa, se non porta l'impronta della.cama1·acle1·ie, -Ossia della reci proca benevolenza, del reciproco rispetto, nato dal sentimento dei comuni doveri e degl'interessi comuni , · dallo sforzo d i conoscersi scambievolmente in tutti bO'li uomini, e da1la volontà di associare tutti gli sforzi in uno scopo comune. La maggior parte dei mali sociali che si lamen.tano e si possono lamentare, non deriva da altro, che dal non conoscere, e dal non intendere le persone e le aspirazioni delle altre. classi, e quindi dal supporle ostili, nocive e contrarie ai propri interessi. Il principal mezzo per sop-
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primer questi mali è l'associazione su un piano di eguao-lianza stabilito per tendere ad uno scopo . comune. Quella, • b politica che stabilisce le sue distinzioni ed aspirazioni in modo da farle coincidere con le linee di classe, non sarà mai il governo dèl popolo, ma d'una parte del popolo, e ' non potrà che peggiorare e perire. Da questo derivò la decadenza delle repubbliche greche ed italiane. Dal fatto opposto derivò il continuo fiorire della Svizzera e deriverà il continuo progredire dell'America. Bisogna quindi creare cond izioni tali da far avvicinare, comprendersi e simpatiz. zare uomini · di diversi gruppi, in vista di uno scopo e di un bene comune. .E, se esistono vincoli derivati dalla somiglianza delle abitudini, molto più tenac.i saranno i vincoli « di quelli · derivanti .dall'identità di aspirazioni .e di (< principi, o da una eguale concezione del.la vita. Questa ve« rità dovrà essere riconosciuta da chiunque abbia avuto oc<< casione di lavorare assieme con una massa d'uomini, in luo« ghi o in condizioni in cui la divisione in caste non esista. « Per esempio in un campo di cercatori d'oro, oppure in un « reggimento di volontari, g li uomini lavorano insieme per « ottenere un comune risultato, e a questo risultato s'inte<< ressano così intensamente che dimenticano del tutto, in bre« vissimo tempo, di badare alla razza, alla anteriore condi« zione sociale, alla religione di coloro insieme coi quali si « trovano a compiere lo stesso lavoro, siano queste amici, o « rivali, o nemici ». Da questa conclusione passa a mostrare ch'essa si veri:fic·a anche in tutte le organizzazioni politiche, e quindi af. ferma che « eguali e forse maggiori vantaggi avranno, dal « punto di vista che c'interessa, le associazioni istituite a (< scopi ancora più alti, come quelle di beneficenza, quelle « per la d iffusione dell'istruzione, e altre. Queste associa(< zioui quando sieno fondate con sano intendimento, e sag· ~< oo·iamente t, o-overnate' riescono oo-iovevoli alla comunità non « solo per il bene che fanno con l'esercitare la missione che « si propongono, ma hanno anche il vantaggio incalcolabile « di raccogliere insieme per un nobile scopo comune, uo'i:
LO SPIRITO DI CORPO, ECC.
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« mini di eccellente carattere, i qu_ali, altrimenti 1 non ver« rebbero mai a contatto ».
Circa la natura di questo sentimento, il Roosevelt dice, che un uomo il quale si sforzi di trovar coscienziosamente il suo bene in guello della comunità, si accorgerà gradatamente· che un tal sentimento esisteva in lui, e che si esplica naturalmente. E appunto allora diventa normale, che si esercita senza sforzo e senza contrasto; ma per0hè ciò sia, è necessario ehe lo scopo della comunità abbia per ciascuno un vero e vitale interesse. E questo si verifica nelle associazioni politiche sane e oneste, le quali producono benefizi e risultati molto più importanti degli scopi immediati . j\fa molto più importante e molto migliore shrà il vantaggio che questo sentimento di cama1·aclerie eserciterà nella vita civica, facendo trionfare principi di civile onestà e di solido senso comune.
Tra lo spirito d i corpo e la camw·aderie, come intesa dal Roosevelt, sono le seguenti relazioni : La comaraderie sarebbe uno spirito di corpo, se tutto un popolo e tutta una nazione fosser0 ùn corpo; è cioè un amor di patria in atto in tutte le esplicazioni della vita SO· .ciale. L o spirito di corpo è solamente proprio di una data istituzione, ma si avvicinerà tanto più alla camaraderie quanto più sarà in diretta relazione e dipendenza con l'amor di patria. La camaràderie è la spontanea e volontaria associazione per il conseguimento d'uno scopo comune, è la conseguenza piu alta di tutti gli odierni mezzi di comunicazione, che facilitano l'intelligenza degli interessi reciproci e dei mezzi più adatti· per conseguire il bene di tutti; ed è perciò un'espressione della vita odierna r ispetto all'avvenire. Lo spirito di corpo per contrario è tradizione di quella vo: lontà che creò le istituzioni più antiche, è quindi l'espressione d'un passato rispetto al presente, e, per essere com-
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LO SPIRITO DI CORPO, ECO.
preso e sentito, ha bisogno d'nc.o studiò e d'un'educazione. Nella camaraclei·ie entrano necessariamente in campo tutte le odierne condizioni di benessere d'un popolo o d'una nazione; nello spirito di corpo può essere predominante quella parte d'istituzione primi tivà giunta a noi dalla tradizone, e p9trebbe non soltanto non del tutto rispondere !,1,lle esigenze dei tempi, ma esser in qualche parte contro natura ( come il celibato dei preti). Però tutte queste diversità e distinzioni spariseono, se entrambi gli organismi si . avvicinano alla perfezione. Poichè è degli .organismi quello che avviene delle letterature. Vivono, si modificano, prosperano, o si corrompono, con leggi conosciute ed affermate dai let terati; e sono la più evidente ·e spressione della prosper ità d'una· nazione. L o studio dei classici, ossia di quei grandi che espressero nell'opera loro le più grandi aspira'ilioni e le più eccelse virtù della nazione ueì modo più conforme al sno genio, g iova a non far corrompere le letterature. Per noi Italiani tanto una camarade1·ie (o fratellanztL italica, per chiamarla con nome italiano) qua,nto lo spirito di corpo del nostro esercito, saranno la stessa cosa, e l'uno compreso nell'altra, quando tutte le forze nazionali moveranno con indirizzo concorde a quello che ebbero i redentori d'Italia, e che essi derivarono dall'amor di patria d i Dante, che ollre all'essere il padre del.nostr.o idioma, ò pure il padre d'ogni grandezza italiana.
l'eccesso di coltura e dalla bancanitta della scienza, dal che si potrebbe dedurre, uhe agli uomini d'azione disdice una g rande coltura, la quale aumenta la riflessione a spese dell'ardimento. È pr oprio iu parte quello che ha determinato l'abbandono e il disprezzo della coltura militare, come dimostrerò. È notissimo il lamento mosso dal Rousseau ai danni del1':i,struziòne nell'allontanare l'umanità da guel benessere chimerico ch'egli chiama natura; e che tutte le religioni ammettono nella ' remota origine del genere umano, che ci produsse perfetti e felici; benessere dal quale ci allontana· · rono i vizii e le colpe umane. Ammettendo che sia precisamente così, e d'ignorare tutte le leggi d'evoluzione, bisogna riconoscere, che per dimostrare questa verità è necessario far uso di cognizioni e J ell'istruzione che permette di ricostrurre il passato, il che mostra ohe almeno l'istruzione è utile nel persuaderci d'un male e nell'insegnarci la vi a d'un bene, anche contro a sè stessa. Il fatto è, che tra istruzione .ed istruzione è diversità grandissima. }] sana istruzione ogni indagazione di verità, non mai intesa ·come fine a sè stessa, sicché possa degenerare in oziosa volutt,à della mente; ma come mezzo per l'impiego della vita al suo fine, al conseguimento· del bene, al possesso di una coscienza sicura di sè stessa in mezzo al :fluttuare dei giudizi e degli eventi umani. Ogni altra _is truzione è falsa, e non esiste l'eccesso d i coltura, se non nell'irrimagina~ione degli allucinati, perchè ogni fals a coltura è deficienza d'istruzione, non eccesso. E, $6 tornasse a r ivivere oggi i l Rousseau per meditare sulle sue dottriÙe e sugli eccessi che ne derivarono, non si potrebbe lamentare d ì averli già fin troppo conosciuti e previsti, ma riconoscerebbe la fortuna d i· poter imparar qua,lcosa da lui neanche immaginata. Una conferma bastante di ciò potrebbe essere il considerare, che nello studio citato del Roosevelt, questo sovrano del popolo più attivo e più pratico· del. mondo sostiene, che i maggiori vantaggi della camaracle1·ie si potranno <?ttenere « nelle associazioni istituite a scopi ancora
VI. -
Coltura e <liscipliua militare.
Riconosciuta la necessità di armonizzare la camaradei·ie allo spirito di corpo, e dimostrato che si può ottenerlo facendo armonizzare la vita militar e alle pr escrizioni regola. mentari, .potrebbe anche sembrare opportnno l'espediente di sopprimere dal regolamento quello che non ha trovato sinora attuazione pratica. Ciò non per una trovata di spirito, nè per èecità d1 mente, ma con perfetta scienza del lamento, che una parte dei m~li sociali odierni deriva dal-
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« più alti, come quelle di beneficenza, quella p~r la diffusion_e « della coltura, ecc. » Al che si potrebbe aggiungere, che 11 miliardario Carnegie, questo sovrano dell'oro, arricchitosi per la propria attività, non · s~lo ~1a ~estinato u~a ?on~iderevole partP- delle sue straordmane ricchezze all 1st1tuz1oue di biblioteche popolari, ma riunì in un libro tutti i consiali ch'egli, per aver praticato rigorosamente, si crede in g;ado di dare al s,uo popolo e all'umanità, e in ba~e ai quali ambisce d'affidare il suo nome ai posteri. Ma a chi non vuol ,n•der e e n on vuole udire, questa dimostrazione così empirica potrebbe invece dimostrare u~a volta di più, che tutti i grandi uomin i hanno le loro debolezze. . S icchè riconosciamo in primo luogo, che s'è vero, che 1 migliori caratteri non sono esclusivi degli uomini più istruiti, non è vera la proposizione contraria. Ed in secondo luogo non esiste un eccesso d'istruzione, ma un fals o indirizzo della coltura. Se tutta la vita umana è una continua educazione a conseguire il bene, l'istruzione indica gli scopi, insegna i mezzi, e porta a farci padroni di tutte le nostre forze nell'adempimento della nostra missione. Per· ciò che riguard_a l'éducazione militare, le condizioni odierne ne reclamano 11 più alto grado che . mai abbia raggiunto nell~ storia, ~d il lamento contro il militarismo deve intendersi come disapprovazione alle istituzioni militari antiche, ed a quanto è rimasto meccanico nell'organizzazione militare odierna. E ap· . punto perchè l'istruzione è elemento indispensab!le d'~gni educazione, il livello della coltura dell'uffimale oeherno e as· sai superiore a quello di tempi molto a noi vicini, e tende ad elevarsi continuamente. Disciplina vuol dire dottrina, e la disciplina militare, trae dalle cognizioni delle cose pertinenti alla natura umana la _ conoscenza di tutti gli elementi della forza d'animo necessaria per voler fortemente, e per far volere ad un: esercito le più ardue cose che possano g iovare alla grandezza della
patria. . . 'l'utta la gloria di Roma è dovuta al contmuo progredire . di questa dottrina della volontà, e dell'eroismo latino. E dal-
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l'idioma latino queste virtù ebbero il classico nome di disciplina. Difficile è compendiare quanto questo nome valse in antico, se non immaginando che la stessa efficacia scientifica -esercitata presentemente dall'idioma latino, nelle denomina:zioni u~iversali della fauna e della flora, a significare il germe ed il complesso d'ogui vita, fu esercitata dalla disciplina romana ·r ispetto ai sentimenti e alle virtù umane, .ossia r ispetto alla vita umana svolgentesi nel complesso della vita dell'universo. E, senza di questa cosa, non sarebbe neanche l'altra. La · decadenza di Roma fu effetto della decadenza . della disciplina, sicchè tutta la storia di Roma in sostanza è la storia della disciplina, .e così fu intesa dal Montesquieu e dal Machiavelli nelle loro opere immortali. Ma, tra la grandezza di Roma e l'età moderna è il medio-Elvo, età complessa pe!· molteplicità d'indirizzi, di sforzi, di violenze, e per il gran sangue versato in nome di signorotti, di tiranni, e persino della fede. Nella confusione di quest'età una cosa è tipica: la d iversa concezieue della vita der ivata dal progredire del Cristianesimo, e il succedere dell'ascetismo . all'età del martirio. Queste cose portarono al disprezzo più spietato d'ogni elemento di grandezza classica, e quindi d'ogni dottrina. Si arrivò a trovar l'unica delizia nel tormento delle carne, e giunse a tanto l'esaltazione, che la frusta, con la quale si flagellavano le carni sino a farle sanguinare, fu chiamata disciplina, perchè nell'aberrazione della volutta de'i dolore sembrò unica dottrina il torment0 elettivo della misera natura umana. Bilaterale a questo stato di cose fu la perdita d'ogni libertà civile, (1) del concetto della patria, e la· sfrenata ambi-
, 0) li Leoiiardi dimostra, che la tirànnia fu diretta conseguenza del progredire del Cristianesimo che rese l'uomo con templati,'o ed inattivo, dandogl i una patria nell'altro mo ndo. "El! i popoli ab ituati, rn~ssime il volgo, alla spe ranza dei beni d' un'altra vit; , divengono inetti per questa, o, se non altro, io~apaci di quei grandi stimoli che 11rod.ucooo le grandi azioni. Laonde si può dire generalmente, :incile astraendo cl.ti dispotisrrro, che il cristianesimo ha con Lribuito 1100 poco a disl.rU""ere il bello il grande il vivo, il vario di questo mondo, riducendo gli uomini fi,11! ·o;:rare al pens~re e al p~e- ·
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zione dei t iranni. Costoro, per aver seguaci e difensori, dovettero offrir lusinghe ai mercenari, e nacquero così i soldati . Quando fu sentito il bisogno di dare ai mercenari una educazione, ed uno stimolo efficace per far loro amare il pedcolo, si dovè adottare qualcosa che avesse lo stesso effetto delh1 d isciplina romana, la quale produceva la più ferrea volontà con l'intelligenza e la brama della grandezza della patria. Ma, mancando la divinità della patria, e l' onnipotenza delle leggi, non potendo creare un bene maggiore di queste sublimi cose, dovettero crear e un male peggiore del pericolo guerresco, perchè questo potesse essere sfidato e voluto a preferenza del peggior male. E ricorsero efficace.mente alla ~rusta degli asceti, con la quale prostrando la. n atura umana, la soggiogarono alle loro ambizioni. E poichè anche nella caserma quel ilagello dell'umanità conservò il nome di d·isciplina avuto dai conventi, fu bestemmiata e vilipesa la gi·andezza di Roma nel volgere in tortura tira nnica il più alto grado della potenza umana. Non altra che questa è l'origine delle parole Sala cli disciplina, che di colore oscuro si vedono ancora al sommo di immancabili por te nelle caserme degli eserciti odierni. E questi" è pure l'origine delle denominazioni analoghe com· pagnie di ctisciplin r:i; consigli e commissioni di disciplina ; punizioni disciplinm·i, e persino regolamento cli disciplina, . nel quale è l'ibridismo· della gra~dezza classica, della soa· vità evangelica, e della corruzione medioevale. Questo ibridismo non può fare a metlO di generare falsi concetti nelle, menti dei militari, che poi si convertono in errori di provgare, o vero dall'operar solameote cose rlirctte al la proiiri,1 santilì caziouc, sopra Ja quale specie di uom ini è impos~ibile che non so rga un r1arlrone. • Pro,eguc dicendo ell e il cristia11esimo non condan na, 11è biasima l'attività ; come sono esempio S. Carlo Ilorromeo e S. Vincenzo de P:,oli, ma quest'attiv ilit. è t utt3 intima e metafisica, oltre a cJ, e l;t perfeziooe cristiarn1. co nsiste piuttos to nell'oscnrit,1, noi silenzio e nella dimenticanza di qucs io es il io, sicché sono cento Pacomi e Macari per un S. Carlo. Lo spirito del cristianesimo 11orta ndo allR noncuranza di (ft1esl:1 terra, deve necessarirnen te rcn<lere gli uom ini inattivi. « Paragonate· orn queste conseg u~nze a quella della religione antica seconclo cui quesLa era la p:1tri.1 e l'atro mondo l'esilio. - Pensieri di l'a1·i a Filosofia e di Bellci Letlei·a lnm, voi. I, p. 31,5. VHdi pu re nei brani in rlio,ti nell'indice <lella CibRl<lone al l'O L I, e alla parola C1·isticmesimo.
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vedimenti educativi da una parte, ed in errori di apprezzamento d'altra, i q uali esagerati e detestati, portano i giovani ventenni a fare abborrire le caserme prima ancora di entrarvi, come luogo d i tortura fisica e morale. Sicchè deve poi l'educatore militare per prima cosa, mirare a distruggere la esagerazione di questi 'preconcetti, che sarebbero eliminati . del tutto, se le cose si chiamassero col loro nome. 'E cioè, se si dicesse Sala, compagnia, commissione, consiglio cli pu nizione; e se per disciplina s'intendesse esclusivamente armonià dell'intelligenza del supremo béne della patria, con la virtù e la forza di volontà di conseguirlo a costo d'ogni sacrificio. · Queste considerazioni potrebbero bastare a rimuovere la principale obbiezione che potrebbero incontrare questi studi, ma per dar loro un fondamento ancora più solido, sarà bene di confermarle con l'asserto dei più grandi capitani e dei sommi studiosi di scienze militari. Luigi Blanch, già ufficiale di Napoleone e del Murat, si dedicò nella sua vita virile agli studi, e pubblicò un trattato Della scien:rn militare considerata ne' suoi rappor-ti colle altre scienze e coi sisterna sociale (Napoli, 1869). · Quest'opera, ora esaurita, e della quale nessuno pensa di fare una ristampa, è quasi dimenticata ed ignorata, ma valse ad ispirare tutta l'opera del Marselli, e soltanto ha il difetto che alla grandezza della dottrina non corrisponde l'arte del1' es pressione. . Il Discorso IX di questo trattato, si occupa appunto dello studio degli ufficiali, e considera che cosa deve intendersi per. studio, ~ su_ qu~li cose dev..e estendersi. Fa a questo proposito due c1taz1om dei più grandi maestd d'arte militare. La prima è di Federico il Grande. « Che vale il vi vere « se non si fa che vegetare, che vale il vedere se non si fa « che ammassare dei fatti nella memoria, che vale, in una « parola, l'esperienza se non è diretta dalla riflessi one? La « guer~a,. dice Vegezio, deve essere uno studio, e la p~ce un « eserc1z~o. Il solo pensiero, o per meglio dire la facoltà di « combinare le' ide~, distingue l' uoil'.).o dalle bestie da soma. i08 -
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ANNO XLVIII ,
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« Un mulo che avf\sse fatto dieci campagne sotto il principe
« Eugenio non sarebbe per ciò divenuto migliore tattico, e « fa d'uopo . confessare in onta all'umanità, che per cotesta
« pigra stupidità molti vecchi uffizialì non sono da più di « .tali muli. Seguir la pratica usuale, occuparsi del proprio
« 3° Che lo studio, nel ·mentre ohe non ha la proprietà di formare il caratt~re; pure contribuisce potentemente a << dargli maggior dignità e maggior coraggio, preso q nesto < nel senso più esteso . . « 4° Che il tra~curare lo studio sarebbe nello stato mi,< litare. segno sicuro d i una profonda depravazione, se delle « false opinioni iuvalute non avessero tranquilla te le coscienze « $U questo particolare; ma che colui che si dedica allo studio 4- ha dritto alla stima pubblica, indipendentemente dai risul « tamenti che potesse produrre, e considerando ,ciò puramente -« come atto · di moralità>> (p. 110-1).
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·« alimento o del proprio alloggio, mangiar quando si mangia, « battersi quando tutti si · battono, ecco in· che la più parte
fa consistere l'aver fatto campagne e l'essersi incanutito « sotto l'arnese ». La seconda citazione è di Napoleone, quel noto brano dove consiglia di leggere e di rileggere le campagne dei più grandi capitani per imparare i grandi segreti dell'arte deHa guerra accettando .l'esperiem,a dì quei sommi. Le conclusioni di Luigi Blanch sono le seguenti: << •.•• • bi« sogna ·sostituire all'assioma, che il far (ortima è lo scopo « della vita, quell'altro che la missione dell'uomo, come es. « sere morale e religioso, è di pe1·{eziona1·si, cioè di porsi à « livello dei suoi doveri e non al disotto di ·e.ssi: che quando « si è ridotto a .g uesto punto si può fare molto m~le con « pure intenzioni; ìmperocchè in un'arte ove si tratta della « vita dei simili, la negligenza acquist·a un altro nome più ~ vero e più severo al tempo stesso. Per cui ripeteremo che « l'uffiziale studioso, quando anche non riesca, quand'anche « siasi ingannato nell' interpetrare le sue disposizioni natu~ « rali, dev'esser più tranquillo di coscienza, e dia una lezione « di morale nel mostrare che nulla ha negletto per rendersi « degno della confidenza e çlella stima della patria. « Possiamo quindi restringere ai seguenti capi la soluzione « della terza parte di questa quistione; « 1° Che la ragione del pari che l'autorità de' gran ca« pitani sono di accordo nel proclamare l'importanza dello « studio della scienza militare per isviluppare le qualità in« dispensabili all'esercizio di essa. « 2° Che per istudio .non s'intende la sola lettura, nè << per esperienza l'aver lungo t empo servito.; ma sì bene la « meditazione e· il lavoro della propria intelligenza su tutto « ciò che la propria e l'altrui esperienza fornisce.
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*** In conclusione, la coltura degli ufficiali non è un lusso inutile, ma una necessità riconoscit:ta dai sommi capitani. Il progresso socialè, avvenuto da Napoleone a noi, aumenta l'esigenza di questa coltura, perchè solamente un animo gra~demente educato, conscio del movimento intellettuale odierno sarà un efficace educatore militare de.i soldati odierùi, tra i quali sono necessariamente i giovani appartenenti all'aristocrazia intellettuale della nazione. La tendenza ad elevare continuamente il livello. dell'edu-0azione intellettuale degli ufficiali è un bisogno dei tempi, ohe dev'esser secondato e favorito, per mirare allo scopo supremo di preparare la vittoria e la prosperità nazionale, con !'.educare il popolo. I tempi odil:lrni abbisognano più di ottimi educatori, che di grandi capitani, e l'ufficiale dev'essere educatore. L'associazione intellettuale può produi:re risultati sorprendenti. Basterebbe che . pochi ufficiali in un reggimento si mettessero in grado di sintetizzare e di esporre le più importanti pubblicazioni educative, e in qualunque modo pertinenti al progresso sociale, per dedurne i propositi propri degìi ufficiali, perchè il regp;imento diventasse una scuola per loro, e necessariamente per tutti. Il lavoro intellettuale .e quello morale sono le basi dell'educazione militare che li
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converte in valore. :lt notissimo · il conto, che ne teneva }!"'ederico II, e come quel grande creò un corpo di ufficiali dai . quali derivò quello che un genio non avrebbe potuto dare. S~lo alla condizione che il r eggimel'!-to sia una scuola per gh ufficiali potrà esser l'esercito la ve1;a scuola della nazione: così dice per l'appunto il § 32 del nostro r e<Yolamentò di. disciplina a proposito dell' istruzione diretta a/accre::;cere le forze intellettuali e morali, allo scopo di ottenere là più perfetta cognizione dei doveri dell'ufficiale odierno. . Se queste prèsci:-izioni non han dato t utto quello che potrebbero dare, è segno che molte difficoltà incontrano nelle· abitudini tradizionali, e nei bisogni della vita ordinaria. In quanto poi alle associazioni degli studiosi forse nessun'autorità e nessun amore potrebbe indurre. ad attuarle, perchèchi è ded ito allo studio ha. le sue proprie aspirazioni, tra. le quali forse è suprema la necessità di trovare la libertà · dello spirito; e l' idea di un lavoro intellettuale organizzato, offre il timore di una seconda gerarchia, forse non utile a altro, che alla vc1,nità di qualcuno. Il solo mezzo per effettuare quest'associazione è di renderla necessaria, facendola diventare un bisogno dei giovani. · ufficiali. E questo si può· ottenere col preparare i giovani ufficiali sin dalla scuola. Io so bene che esiste una vera biblioteca {che va sempre aumentandosi) sorta a biasimare la scuola odierna, che è an· cora quale 'l'han fondata i gesuiti per l'interesse della loro, casta, così d iverso dall'aspir~zione della società odierna. Ma Giambattista Vico ha sentenziato: (< L'avvenire delle na<< zioni_riposa sui banchi delle scuole» e prendo ad esaminaresu quale ordine di fatti questa sentenza si fonda, e deve fondarsi per noi.
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VII. - La scuola educati·ice in relazione alla, gt·anclezza delle nazioni.
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Dopò la vittoria dei Prussiani sugli Austriaci nel 1866, fu proclamato, che essa era dovuta alla scuola dei Prussiani, -e che doveva esser considerata -per.una sconfitta della F rancia. Ernesto R enan studiò da maestro la questione in un volume, Questions Contempor aines, compar so nel 1868. Questo · grande Francese aveva tutta la mente nutrita dalla :filosofia tedesca, ed amava la Germania quasi come la patria del suo intelletto. D'altra parte considerava, che l'espansione germanica era naturale conseguenza della politica francese, anzi un suo trionfo, e che a n on considerarla come tale, oltre al danno.che ne sarebbe dei;ivato dal non valersi di quest'opera loro, si sarebbe ven uto ad un fatale conflitto con la Ger.mania; fatale, perchè era fede del .Renan; che una forza disorganizzata non può resistere all' u~to di una forza organiz:za ta. E tutte le sue forze furon dirette a persuadere la sua patria di queste verità, per sollevar!~ da un'an'goscia inop· portuna, e per evitarle un disastro. Giova enormemente, a ·fatti compiuti, di vedere come furono previsti e presentiti ·da _un grande, che non fu udito. In questo volume il Renan, cominciando con una critica ·storica, alla pubblicazione nella quale il Guizot, il ministro filosofo, dava conto all'umanità 'della ragione che aveva informata l'opera sua politica, passa poi a studiare l' istru.zione pubblica in Francia, gli studi superiori in Germania, . l'Istituto di Francia, il giudizio dei Tedeschi sull' istruzione pubblica in Francia, l'avvenire r eligioso delle società mo-derne, ecc. ecc. Dal solo titolo di quasti studi dobbiamo notare l'. influenza sullo scrittore dell'opinione corrente, la quale conferma va a proposito della recente vittoria te-desca, la sentenza di Giambattista Vico. Ed anche dove pare ohe tratti esclusivamente di politica, come nel « l'état des .esprits en 184 9 >> espone i concetti sullo scopo dell'urna-
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nità nel tendere alla perfeziono intellettuale e morale (pa- . • gine 306 e seg.) sullo scopo della vita (313 e s;g.) e lamenta~ che il lavoro intellettuale in Francia era abbassato alla. voluttà della mente. Quelio che meglio tratta l'argomento della scuola, è il giudizio dei Tedeschi sull'istruzione e sull'educazione in Francia, nel quale è riassunto uno studio di Ludwig IIa.hn fatto nel . 184.8. Qu esto giudizio è importantissimo, non solo per l'approvazione del Renan, ma perchè gli appunti dell'educatore tedesco, sono ancora adesso il soggetto dei principali Iamen ti degli odierni educatori francesi. Tr~ questi lamenti hanno somm o pregio quelli del Demolins (V. .A quoi. tient la supà·iorite des Anglo-Sa:wns) e quelli di G. Le Bon nella recentissima opera Psycologie de l'éducalion, nella quale il sommo psicologo. e conoscitore delle civiltà antiche ed orientali, considera questi difetti come difetti latini, meritando così un titolo di riconoscenza. dagli Italiani, che deve invitarci a conoscere e a rimediare quei difetti di razza, che abbiamoa comune coi fratelli Francesi. Notisi ·pertanto, che l'amore ad alcune tradizioni è così. tenace, che non basta a sr adicarlo grande disastro nazionale, riconosciuto comen eanche effetto d'un'istituzionc sbagliata, e non più: adatta ai tempi. Le principali accuse di L . Hahn per ciò che r iguarda la educazione francese, riassunte e tradotte dal Reuan, sonole seguenti : « La France moderne ne connait plus la fa« mille. Pour que l'éducation paternelle fftt déi!irable et fé« conde en résL1l tats, il faudrait que les relations domesti« ques fossent rétablies dans leur état nor mal, et q ue, grace« à Punion intime et à l'amour sincère des époux, tom, les « germes de .-ertu et de sainteté pussent etre l'objet d'une« culture assidue. Mais qui oserait prétendre qu'il en est. « aio si de nos .i ours en France? Qui ne sait q ne la vie conj u« gaie est tombée si bas en ce pays, que c'est à peine si « l'on y conserve encore la conscience des devoir~ qu'elle « impose, que c'est à peine si l'on y peut rendre l' individu « responsable de ses égarements personnels, parce que, dans. « l'atmosphère empestée otì. chacun apprend à pensar et à,
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« sentir, il respire avec le souffl.e vital la frivolité des senti« men ts et l' indifférence morale? Si la vie domestiq ue est /
« ainsi attaquée
des vers à sa base mème, qui pourrait
« s'étonner que l'éducation de famille soit devenue impos« sible? L es parents ne voient dans les enfan ts, aussitòt
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« qu'ils sont en àge de r éfl.échir, que des temoins incom« modes de leurs infidélité réciproques, et n'ont rien de « plus presso que de s·en débarasser. Ainsi les collèges et « les peusions s' enrichissent gri'l.ce à l' immoralité des fa. « milles » (p. 285). Di questi mali lo stesso Hahn imputa la colpa all'educazione puramente e meccanicamente militare voluta da Napoleone, e tale che in apparenza è ordinata e forte, in sostanza è debole. E ne trova la ragione, che dà molto da pensare, a chi considera sulla fede che l'(!sercito è la scuola della nazione, e se per scuola si deve inte1;1.dere educazione, senza di che non si saprebbe qual senso dare all'opinione, o alla verità, chP- Sadowa fu un trionfo della scuola tedesca. « Jamais « la discipline ne remplacera l'éducation véritable: la disci« pline peut refrén er les passions, mais non les diriger en « les épurant; la discipline surtout- ne peut entretenir les « inclinations vertueuses et les bons principes, qui seuls « donnent à la vie morale une base solide, une direction « assurée; elle ne fournit auoun coutre poids contre l'in« fl.ueuce secrèt des vices contagieux de la haute société. « Aussité.ìt que la contrainte dispara.it, aussité.ìt que le jeune « homme jouit de sa liberté, il laisse _un libre cours à ses « premiers pench ants, qui ne sont -pas étouffés, età ses nou« velles passions, auxguelles nulle condiction morale ne met « un frein » (p. 287). · Questi stessi giudizi sono pure del D.r Holzapfel, altro tedesco, che dopo di L. Hahn fece un consimile studio. Lamenta egli altresì la mancanza quasi assoluta dell'educazione di famiglia, il regime di caserma dei collegi, la loro relativa organizzazione militare che li rende simili a caserme di cavalleria, e dubita che da simili volgarità possano uscire caratteri elevati. Ma il D.r Holzapfel giudica di non potersi
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pretendere lo sviluppo libero dell'individu o in un pae;,e, che non ha mai compreso se non due cose : comandare ed ub bidire (pp. 293-4). Queste considerazioni di due educatori di una nazione, che con la sua educazione nàzionale preparava così grandi vittorie, giudicate a rigor di logica, inducono alla segnente conclusione: La scuola francese (nel senso di educa.z ione nazionale) per es.,13re stata esclusivamente militare, e diretta da sergenti e caporali a auon di tamburo e di t rombe, ha. preparato un grande disastro. Questa · conclusione può sembrar paradossale a chi · non fa distinzione t ra l'educazion e nazionale e il valor militare, nè considera che queato fiore nasce da quella pianta e che la l oro radice è la famiglia. Può sembrèl,re paradossale altresì ad un sincero educatore mili tare, la deduzione che da tale conclusione può farsi sui rapport;i tra l'educazione militare e quella nazionale. Può sembrare falso quello che L. Hahn asserisce .sulla disciplina, e che mai essa rimpiazzerà l'educazione. ·Tntto ci6 esprime soprattutto una mancanza di identità di linguaggio su questi importanti argomenti. Non è m ai stato prodotto, da che il mondò è mondo, un trattato razionale sull'educazione militare; non esiste del pari una psicol ogia della disciplina militare, e come h o mostrato, esiste una disciplina classica, che è dottrina convertita in forza d'animo e volontà, ed esiste una disciplina tirannica o barbara,· che è ignoranza o tortura, e precisamente quella che dal medio-evo ci venne tramandata nelle denominazioni Sala di di sciplina ecc. Qui L . Hahn intende la disciplina barbara, e quello che ne dice è vero. E siccome il benessere .della nazione e dell'umanità dipendono dalla disciplina classica, è mostrato evidente dall'opinione di questi fil osofi, ed è conformata dalla realtà dei fatti quale sia il ~ero cammino da seguire. l\fa a questo punto, chiudiamo il libro del Renan, ed apriamone un altro dello stesso autore. Questo libro ha un bellissimo titolo : La Riforme intellectuelle et mwale, e venne in luce n el 1871, subito dopo il
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disastro, tra le rovine ancora fumanti del patito assedio, e sotto l'impression e dolorosa delle condizioni di pace. È informato al concetto che si r impiange sempre durame n te un bene del quale si abusa, . m en tre si coglie un gran ,frutto dal -dolore che ci educa. La vittoria dei T edeschi dimostrava qual ·sapienté uso avessero fat to d 'una grande sconfitta, e quale -abuso avessero fatto i Francesi di tante grandi vittorie (1). Nel corso del libro sono studiate con g rande acume e sin.carità le relazioni tra la n obiltà e la milizia (p. 80 e 298); · le relazioni tra l'educazion e e la guerra (91-7); il difetto della Francia di non aver creduto abbastanza all'educazione (95); la parte che la guerra esercita n el trionfo della civiltà in relazione coi progressi delle scienze (111 e 284 e seg.); i vantaggi della libertà di pensiero (89) ; i difetti propri della ri· voluzionè francese, ed in che consista veramen te l a libertà ~ l'eguaglianza nei popoli (24:8-9); e via dicendo. Di st raordinaria utilità per l'educatore è La part de la famille et de l'État dans l'éducation, clie, sebbene pubblicato -dopo la g ueàa, era stato l'oggetto d ' una conferenza fatta nell'aprile del 1869. In essa studia precisamente i difotti delFeducazione napoleonica- (p. 322-3) e, dopo avere fatta una breve storia dell'educazione di Stato, quando lo Stato era una famiglia, e poi di quella della Chiesa e dell'Università; · -osserva: « L'églìse, le monastère, le collège du moyen àge « (bien différent de nos lycées) ont à leur manière élevé ~< l'homme, créé un type d'édncation plus ou moins complet.
(1.) Questa colpa venne im.rrnt.a ta da Carlo Troya a Napoleone, ch'egli chiamò « un Jnutile vinciLor di battaglie , . Nella premessa al volume, il Renan dà i segue nti giudizi sulla sorte dei popoli: , La ·• Grecia e la Giudea han pagato con la loro esistenza nazionale il loro destino eccezionale « e l'incomparabile onore di aver fondato qualche insegn3111ento per tutta 1·umanitii.. ·• L'Italia ha espiato con duecento ann i di nulhtit la gloria di avere net medio-evo ioau.. gurato la vjta civile e d'aver fatta la rinascenza; a I xix secolo questa doppia .gloria • é stato il principale titolo per una nuova vita. La (;ermania ha esr1iato con nn lungo • abbassamento po li tico 1a· glo ria <li al'e r faLto la Uiforma. La Francia oggi espia la ~ Rivoluziona, essa ne raccoglierà forse un giorno i frutti dal ri cordo riconoscente dei popoli emancipati. C·rnsolazioni <li vinti, si diril, ,•a no pascolo che si o\Tre a sè stesso • per addolcire coi sogni dell'avven ire la presente sventura ! Si,, pure; ma bisogna riconoscere che mai consolazioni furono più solide , .
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« Une seule chose n'a jamais élevé personne, c'est la ca« serne » (p. 334). Q;uesta sentenza sembrerebbe distruggere completamente l'asserto odierno, che l'esercito è la scuola della nazione, ed esprimere il contrasto tra un'aspirazione buona e un falso· mezzo per conseguirla. N otisi però, che sempre educazione e disciplina sono una cosa, e che in questi giudizi, mai abbastanza. severi, si parla di disciplina barbara, medioevale,. · e mai abbastanza epurata dal progredire delle istituzioni militari. Gi~verà altresì di ferinare la nostra attenzione sulla parte che il Renan, in fatto di educazione, attribuisce esclusivamente alla fa01iglia ed alla donna, e considerare che tutta la storia d' Italia è forse la storia della donna, ed anche nella decadenza dell'impero romano, non ostante la corruzione dei patrizi, si dovè agli integri costumi delle donne d'Italia, se' il Cristianesimo prese così salde radici in Italia per rinnovare il mondo. La letteratura italiana poi è la prima, e perqualche riguardo la sola, che divinizza la missione della donna e l'amore. Per questo è divina l'arte dantesca, e tutto quello che dice il Ren&n della donna è contenuto in un canto del Leopardi. ·« L'éducation, c'est le respect de ce qui est réellement bon, « grand et beau; c'est la politesse, charmante vertu, qui sup« plée à tout d'autre vertus; c'est le tact qui est presque de '( la vertu aussi. Ce n'est pas d'un professeur qui peut appren« dre tout cela ». E, citando q·u el brano di Gian Crisostomo, · che entrando nella scuola del retore Libanio in Antiochia; fu interrogato su'l suo passato, sui parenti, e sul suo paese, dice: « Jean, interrogé de la sorte lui raconta que sa mère « Anthuse, devenue veuve à vingt ans, n'avait pas voulu se « remarier pour se cons~crer tout entière à son éducation. « O dieux de la Grèce, s' écria le vieux rhéteur, quelle « mère et quelles mères parmi ces chrétiens ! ». Voila le .mo« dèle, messieurs. Oui, la femme profondément sérieuse et mo« rale peut seule guérir les plaies de notre temps, refaire l'é« ducation de l'homme, ramener le goùt d u bien et du beau )>.
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Quindi consiglia che le scuole infantili riuniscano i due sessi quanto più è possibile, sotto la direzione di una donna. « L'homme, en présence de la femme, a le sentiment de quel« que chose de plus faible, de plus délicat, de plus distingué « nne lui. Cet instinct obscur et profonda été la base de tonte (< i ivilisatioh , l'homine puisant dans ce sentimeut le désir de « se subordonner, de rendre service à l'ètre plus faible, de lui « prouver sa secrète sympathie par des complaisances et _d.e~ « politesses. La société de l'homme et de la femme est ams1 « essentiellement équcatrice. L'éducation de l'homme est im« possible sans femmes ... La jeunesse allemande a surement ~es « moeurs plus pures que la nòtre, et cependent son éducahon « est beaucoup plus libre, bien moins casernée )> (p. 228 e seg). D unque la conclusione del Renan è, che la base dell'educazione E:,S!5endo la famiglia, ogni educazione fondata su altra base prepara disastri sociali, allontanando la società dalla sua missione. Qt~anto questa conclusione sia in armonia coi concetti di bandiera, e di patria, con la missione degli eserciti, e con quanto gli eserciti han fatto e potranno fare di bene, io ten· terò di studiare in lavori ulteriori, cominciando da uno studio sull' amoi· di patria. Qui m'importa di chiarire come .dobbiamo intendere questa conclusione. Forse dovremo limitare le nostre operazioni a quelle che possono derivarci dalla madre di famiglia? O dovremo indurre le donne a insegnare le scienze accanto al focolare domestico? · L'educazione materna non è fatica, ma è la continua soddisfazione dell'amore. La madre ha il bisogno di prevenire i bisogni del figlio, di convertirne il pianto in sorriso, di trasformarne la pena di vivere in gioia, perchè l'amore materno, ch'è la più prodigiosa forza della natura, diventi forza e amore nel figlio. L'amore non è fatica, è bisogno, è la~oro continuo che provoca un continuo adattamento, un incessante sviluppo, e il germogliare degli appetiti, dei sentimenti, degli affetti, delle esplicazioni, della volontiL. L'amore. è per l'educazione quello che per l'agricoltura è il sole, e senza sole ogni coltura è impossibile. La famiglia è il complesso di tutte
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le forze necessarie allo sviluppo della natura umana. Il corrispondente complesso necessario per lo sviluppo delle piante è dato dal terreno, dall'acqua, dall'aria e dalla luce. Nell'e· ducazione, tutto ciò ohe gli elementi della natura operano per propria forza, può esser dato soltanto dalla conoscenza, dall'amore e dal lavoro, prodigati per produrre ancora lavoro e amore. · Voo'liamo ohe la scuola, l'esercito, o lo Stato prendano il o ' posto della famiglia? E necessario che la scuola, l'esercito o lo S tato sieno famiglie, che abbiano quel sole indispensabile a lla vita, e che ottengano dal loro lavoro il lavoro più proficuo , eliminando quanto più è possibile la fatica improduttiva, o contraria alle esigenze della vita. L'uomo non ha bisogno d'altra cosa quanto · d'amore. Chi è nutrito da un grande amore amerà grandemente. L'amore, è vittù, valore, fede. Con questi criteri esaminando la scuola odierna vi riscontriamo due difetti capitali. Uno è così espresso dal L eopardi: << Laddove gli educatori moderni t emono il pubblico, gli « antichi lo cercavano; e dove i moderni fann o dell'oscurità « domestica, della segregazione e del ritiro, uno schermo ai « giovani c0ntro la pestilenza dei costumi mondani, gli aut;ichi « traevano la gioventù, anche a forza, dalla solitudine, ed espo« nevano la sua educazione e la sua vita agli occhi del mondo, « e il mondo agli occhi suoi, riputando l'esempio atto più ad « ammaestrarla che a corromperla ». (Pensieri, LXXX V) (1). L'altro difetto, studiato dal Le Bon nell'opera citata, è che nelle scuole l'insegnamento è affidato esclusivamente alla (l) Nel resto di questo pensiern e nel precedenle é studiato che il coocetLo pessimistico del mondo ci viene da Gesù Cristo. t import.ante a questo proposito co nside· rare due cose. Una <i l'o11iniono dello ste,;~o Leopal'di dell'amore uni,•ersale per avere una sola na1.i o110 o una sola patr ia. 1<:gli o per.maso, che equivorreblle a fare di ogni uomo un popolo, perché toglìenclo l'ogireu o <lell'amoro o rlell'od io dei popoli • ciasche• <l uno odiera tulli gli altri, amando solo, di tutto il suo genere, so medesimo•. (Storia del genere umano). L'altra cosa è che il conceuo che noi nutriamo e siamo usi a ma· 11ircstare del mondo è pessimistico e conrormc a quell o di Gesù Cristo, ma rer mondo ciascu no intenrl~ l'u manità meno il proprio lo. Sicchl\, se il comriito dell' erluc11zione è di ra re amaro il mondo, tende a cornprenclere l' lo noi mondo, e a trovare le ·relazioni tra il proprio lo e I' lo dell'umanità. E c1uesto conseguiva l'educazione degli antichi, ma per loro I'umanita era la patria.
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memoria, e all'accumulare cognizioni inutili in un modo contrario alle esigenz/3 psicologiche, e allo sviluppo naturale delle nostre conoscenze. Il primo di questi difetti consiste nel non dare un concetto della vita, e nel non preparar e la gioventù alla. vita. · Per questo motivo l'istruzione non si converte in educa. zione. Il secondo difetto è errore di metodo. Il metodo dell' inseo-namento ordinario non è conforme a natura. o
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Pro110sta di i-i forma cl' insegnamento nelle scuole militari. Quant'è al rimanente, fratelli, tutte Jr cose che son veraci, tutte le cose che sono oneste, tutte le cose che sono giuste, tulle le cose che son pure, tutte le cose elle sono amabili, tutto le cose che son di buona rama; se vi è alcuna virtù e se vi è alcuna lode, a queste cose pensate. Epistola di S. Pa olo a,J)ostolo ai Fill])pesi, IV, 8.
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Per esprimere nel modo p1u semplice ed esatto a quali concetti deve, a mio credere, esser e informata la preparazione della vita militare, esporrò un programma d' insegnamento e il relativo metodo di svolgimento da praticarsi presso le scuole di ai:wlicazione del nostro esercito, dove gli uffi ciali ricevono gli insegnamenti pratici, prima d'intraprendere la vita del reggiment0. Questo programma è una sempl_ice applicazione dei con· cetti esposti nel presente studio, e potrebbe esser convenientemente ampliato e migliorato col farne u:5o, e meglio ancora dagli educatori militari più di me competenti.
p ROGRA11.'1A. I. La vita nel suo complesso di vita :fisica, in tellettuale, morale; nella sua estensione di vita della famiglia, soctale, militA.re.
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II. Il tempo, come misura e valore della vita, nelle massime - .Jl tempo è moneta - Il perder tempo a chi più s.a più spiace. III. Il danaro, sua utilità, suo valore e suo impiego rispetto alle esigenze della vita -- Le casse di risparmio in relazione alla prosperità morale e sociale delle classi lavoratrici - La cooperazione. . IV. La società odierna nei suoi elementi, nei bisogni, nelle tendenze. V. Le istituzioni militari odierne. i·ispetto alìa storia ed alla società. VI. La scie11za · dell'educàzione. VII. L'educazione militai;e rispetto alla scienza dell'educazione. VIII. L'educazione· militare desunta dagli scritti e dalle · opere dei grandi capitani. IX. Dottrina della volontà nell'opera divina di Dante Psicologia e storia della volontà umana - Volontà militare, volontà latin a - Educazione della volontà. X . Amore dantesco -- Sua efficacia nell'arte e nella vita italiana. XI. Amore di patria - Lingua, nazione e patria - Storia, filosofia, estetica dell'amor di patria - Amor r.li patria dantesco. XII. La libertà civile rispetto alle leggi, la libertà militare, la libertà dell'Io. XIII. Doveri, <.tttitudini e attività degli educatori militari destinati al comando, e a dover _degnamente rappresentare l'esercito e la patria. XIV. Missione dèll'esercito italiano.
Provocare l'esame delle proprie attitudini personali e la s celta della parte del programma più adatta all'indole e alle cognizioni di ciascuno. Limitare ad ogni allievo una parte ristretta del programma, esigerne la più diffusa trattazione con tutti i mezzi che ciascuno sa trovare, valendosi dell' in· dirizzo dell'iusegna.~te e almeno di quelle opere che per ogni parte del programma verranno assegnate. Èsigere di cono · ,s cere le parti trattate dai compagni in q11anto han relazione con la propria, facendo riconoscere la .convenienza e l'util ità di conoscere i r isultati degli studi altrui. L'esame volgerebbe sullo studio fatto da ciascun allievo ,durante il corso. L'ufficiale educatore troverebbe l'utilità educativa nel perfezionare le tendenze. individuali, anche se estranee al programma, e pertinenti · alle arti; richiedendo lo studio delle relazioni tra l'arte e la vita, dell'efficacia dell'arte nell'edu· .cazione ecc. L'ufficiale educatore si riserverebbe il ciòmpito di trattare le parti del programma più adatte a dare l'indirizzo generale del lavoro · intellettuale educativo; e avrebbe il còmpito finale di sintetizzare i differenti lavori, e di trarne le norme della vita pratica più conformi alla personale espe· n~nza.
Metodo cli svolgimento. Raccoo-liere sulle diverse parti del programma le idee ei b . sentimenti degli allievi, allo scopo di .conoscerne l'indole, di pregiare i più egregi .sentimenti, le migliori attitudini, e di correggere idee scadenti e tendenze viziose.
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Questo metodo d'insegnamento è la pratica più semplice Bd efficace dell'associazione intellettuale tra gli ufficiali, diretta ad acquistare la conoscenza della vita e a dare il sentimento del proprio lavoro in armonia col lavoro degli altri. È il più adatto ad aumentare progressivamente il numero e il valore dei giova,ni ufficiali studiosi, mantenendoli in relazione trà loro cementata dal lavoro, dalle aspirazioni comuni, e dall'amor di patria. È quello che fornirebbe ~ll'esercito i più sapienti educatori.
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IX. - Proposta d'istituzione cl'nna scuola. agral'io.-militare~ La virtù è lavoro. . V1NCE ,zo Coco. L'amore della virtù, prima di 11i1·~ntàr bisogno, <leve esser passione; ma prima di divenir passione, deve essere interesse. VINC 1mzo Coco .
........ fate oneste cose, e l' Tddio <lella pace· sarà con ,•oì. Epistola (,U FiUppesi, IV. 9.
Questa riforma educativa, essenzialmente intellettuale, sarebbe specialmente una preparazione alb vita intellettuale. Ma poichè la vita è un fatto ed un complesso di fatti, deve· ogni educazione essere una parte della vita ed un principio d'applicazione, che esiga. l'esercizio della riflessione, dei sentimenti, dei propositi e della volontà, nei fat ti. 'l'utte le idee germinano dai fatti, ma non tutte, nè sempre, le idee possono riconvertirsi in fatti. L'educazione deve pro- · muovere essenzialmente i fatti relativi a tutto il complessodella vita e dei fenomeni sociali, e deve produrre idee motrici. di fatti. Le istituzioni militari, che tendessero a rimaner tradizio.:. nali, e fedeli a un ordinamento sociale dal quale l'umanità va sempre più allontanandosi, verrebbero a trovarsi iÙ contrasto con l'ord inamJ3nto sociale odierno. E siccome la guerra tenderà a divenir sempre più rara, e i periodi di pace diventeranno sempre più lunghi, quell'educazione militarf.l che, si limitasse ad ottenere dal cittadino la semplice conoscenza delle tradizioni guerresche, sarebbe inadatta e troppo costosa alla società odierna, così febbrilmente attiva e produttrice. Le tendenze dei tempi menano a nutrire il concetto della patria in relazione alla prosperità nazionale, e quindi ad influire sull'esercizio dei doveri militari, in modo che si gol leghino più direttamente alla prosperità della patria. Queste influenze sono evidenti uell' incremento che van prendendo
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le conferenze d'agraria ai soldati agricoltori, e l'esercizio del lavoro agri.colo. Siccome il maggior numero dei soldati d'Italia è di contadini, e l 'agricoltura è la sorgente del benessere sociale, e la più degna delle cure di tutti gl' Italiani, quello che oggi si fa per l'agricoltura è un principio .di applicazione d'una educazione militare diretta ad ottenere dall'esercizio del lavoro, e dal perfezionamento nel lavoro, la vera preparazione a.Ila vita; mentre in parte l'educazione militare fu voluta da regolamenti e da codici che sono l'inerzia delle istituzioni medioevali. P resentemente siamo usi a chiamare e a considerare ser· vizio militare l'esercizio dei patrì doveri, e l"educazione militare, il che li fa sembrare esosi e contrari all'indole dei tempi, che glorifir-a sempre più la libertà umana. La nuova educazione chiamerà ogni esercizio dei doveri militari lavo1'0, e stabilirà, che il lavoro . militare è un lavoro sociale diretto ad ottenere la sicurezza e l' ind ipende1~za na1,1;ionale. A queste conclusioni, essendo io pervenuto con lo studio dei fatti, ho già da parecchi anni fatta e rifatta la proposta., che mi fu sempre respinta, e tahrolta derisa. Ora che le recenti d isposizioni ministeriali esortano a far dovunque sia possibile le maggiori applicazioni del lavoro agricolo, a scopo d i educazione militare, giudico opportuno di pubblicarla.
Istituire una scuola militare e di agricoltura · pratica per ot,tenere un conveniente numero di sergenti agricoltori.
Le utilità di questa istituzione, che in un tempo più o meno vicino dovrà trovare la sua attuazione, saranno le seguenti: Fornire agli educatori militari ampio numero di elementi di confronto fra ciò che ora è ordinario, e ciò che si ver:109 -
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1"Bbbe esperimentando, sull'educazione morale e della volont~ mediante il lavoro. Ripartire fra i reggimenti di fanteria un conveniente numero di sergenti agricoltori, capaci d'insegnare praticamente ai soldati le colture razionali più aciatte ai luoghi. Le più considerevoli utilità saranno: La produzione del iavoro agricolo, che, diretta a provvedere in parte. all'alimentazione. del soldato, sarà di sollievo · a ll'erario, di profitto all'agricoltore militare, e di incentivo a dare il maggiore e più utile lavoro. • Educare il soldato agricoltore alla cooperazione agricola, prepararlo alla colonizzazione, istruirlo ed ed ucarlo in modo che emigrando porti seco la digniai latina, g ià avvilita dai lunghi secoli d' ignoranza e di servaggio. RialzaÌ:e il prestigio italiano all'estero, con l'incutere nell'animo degl' Italiani, la persuasione che, massimamente a l. i'estero, d~ve l'amore di patria esigere che nelle proprie .azioni si manifesti l'amore per la i1ostra baud i era, e il rispetto che vogliamo procurarle. Se poi il profitto individuale del lavoro agricolo fosse sufficiente, potrebbero le migliaia d'emigranti riunite in le .gioni, avere un capitale per guanto esiguo, bastevole per te· nerne alta la dignità, per fomentarne l'ardire, e per distruggere l'umiltà servile dell'odierno emigrante italiano.
IL RWORNIMENTO DELLACARNE ALLE TRUPPE OPERANTI
, È vieto pregiudizi o ,la noi che la guerra sia fai t.;1 solo da chi impugna e rotea i I hranclo a il~gell o e strage degl 'inimi ci. fo voli che nell 'esercit o sia maggiormente fli ffnso i l sentimenh) di'I rispcLto per tutti coloro ell e nel la famiglia militare hanno un,1 miss ione da compiere, sia rure del le altre meno lirillante e meno gloriosa, , f)lll 'Chè egua l ment11 utile, . r.encrale A 1.1.0n1 - I/iv . Jlfit. /In.liana, 1903, pag. 7Gl. , , • .. , ,
Una quistione importante non. ancora risohita è quella del rifornimento della carne alle truppe in campagna . Difficile problema è l' assic:urnre al soldato ·un alimen to sano, contenente tutti i suoi principi nutritivi e di facile digeril)ilità; requisiti, questi, che ndla carne si riscontrano quando sia convenientemente macellata e dissanguata, o quando tali condizioni siauo st.ati con appositi me7.zi mantenute. L'igiene, di tanto progredita, ha dimostrato la prevalenza cli questo cibo sui farina.cei e gli erbacei, ed ormai è canone i:n.cliscusso tra i fisio logi che la carne influisce grandemente sul 1Ì.ostro organismo come sommo riparatore delle energie fisiche ~soggette a continue perdite per l'esercizio delle funzioni vita.li. N.è ciò solo: essa costituisce, eziandio, il migliore degli a.limenti per elevare ben pure le energie morali., ed esercitare benefica influenza sulle facoltà mentali . Il tempo, eh.e tutto sconvolge lungo il suo cammin.o, ha . modificato il sistema d i nutrizione umana e, a trnverso alle evol uzion i dei secoli, nuovi bisogni si sono manifestati, ehe ci fanno pensa,re ·con meraviglia come i soldati dell' antichità, frugalissimi nella loro a.limentazione, potessero esser
Basterèbbe che questa nuova istituzione fosse temporanea ed a solo scopo di esperimento, per dare i più fecondi risultati, e per poter studiare dai fatti la convenienza della sua attuazione. Perchè non fosse di n essun ,tggnwio all'erario, potrebbe essere annessa ad una delle scuole pratiche di agricoltura . . Io ho la fede di co~npiere uu grande dovere nel diffondere nell'esercito queste proposte e i principi che le informano, i quali sono il frutto dell'opera educati va, che dagli antichi filosofi, per mezzo clell 'esempio dei grandi maestri
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dotati di straordinaria vigoria :fisica e più resistenti ai disagi della guerrEt. ' Ma lasciamo da canto la storia e veniamo al presente. Oggidì la ca.me occu pa il primo post o nell'alimentazione umana e i popoli evoluti, che più non considerano come un sacrilegio il nutrirsi di carne) ossia cli una sostanza presa da un essere già vivente, conciliando i bisogni dell' agricoltura con quelli della n utrizione, si preoccupano soltanto del mezzo di procacciarsela. E qui due domande: La carne che si produce è snffìciente al consumo delle popolazioni ? È eziandio suffic iente ad assicurare il rifornimento agli eserciti belligeranti ? L a pr.oduzione mondiale si manifesta con un prodotto molto disug uale nelle varie regioni : Nell' America meridion ale e nell'}..nstralia i bovini e le pecore sono così abbon- · danti da macellarsi unicamente per utilizzare le pelli la Jana, il grasso e le ossa.; in quella del Nord la prqduzi~ne ha preso anche uno sviluppo straordinario, tanto che questo ramo clelhnd ustria agricola ha esercitato la sua influenza sui mercati europei, ed importantissimo è oggi il così detto « beef-trust, propriamente trust della carne d i bue e cli « manzo, ma esteso in pra.tica a tutte le industrie che prov« vedono il nutrimento animale : bue, manzo, vacca, vitello, ,< pecora., mont one, maiale, ecc. » (1). Anche in alcune plaghe dell'Africa abbondanti pascoli rigurgitano di innumerevole bestiame, che non sen1pre può essere utilizzato. È facile convincersi come in tali regioni la produzione debba esse1·e molto snperiore al consumo delle popola,zioni. I n Europa, invece, le condizioni sono alqua.nto diverse: Da uno specchio del De Schezzer (2) r icaviamo i seguenti dati, dai quali emergono in mig liaia di capi le quantità cli (1)
Minerva, !livi st1i delle r ivi ste. Voi. XX III , dispensa n. 2, '.! I d icembre 190,il. vettovagliamento. Es tratto dalla flivi sto. illilita,·i
(2) Gmnr. - L e 1·iso1·se loca li àel I taliana, ! 889, pag. 69.
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AL LE ]:RUPPE OPEH.AN'l'I
IL RIFORNIMENT O DELLA OARN·l<J
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In confronto col suesposto rendimento in carne, dal gualo emerge che la produzione in Halia è minore della metà di altri 8tati,' facciamo segui.re i dati rehitivi al q uella <leali o ' consumo a.nnuale, che ci offre lo stesso De Schezl:ler . ~
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Sconfortanti, più specialmente per noi, sono i clatì che si ricavano dal premesso confronto: r1,ì In Itali.ft il consumo·indi vicluale è 'poco più del terzo di quello clell' Austria-Ungheria., e meno del terzo cl i q uello cle1Ja, Germa,nia e della Wrancia ; b) L'Italia e l'Austria hanno un consumo minore della. produzione, il che è indizio di povertà; ·. /
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ANNO Xl.VI II .
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! L RH'OR~HIE:s'TO DELLA CAR:NI<:
e) La }!-,rancia e la Germania sono necessariamente tributarie all' estero per far fronte al consumo delle loro popol~zion i. Consi derando i bisogni del nostro eserc:ito e tenendo 1n debito conto le dot~izioni di viveri di riserva, si potrebbe, a t ntta prima, ritenere che il rifornimento élella carne alle truppe operanti non dovrebbe fare difetto e un· nostro collega riferendosi ai dati ciel De Schezzer conclude che « in . ' « fatto di carne si troverà sempre i n og)li paese, comples« sivamente considerato, il necessario, perchè anche nel « paese più P')vero, che è il nostto, .esistono oltre Kg. 12 « per abitante (considerandosi continuo il rifornimento del « consumo) senza tener conto di quella chR si può avere « dalla razza equina, che in par te, in' caso di assoluto bi« sogno, può essere usata per .l' alimentazior1e ». (1) 1\'fa le cifre ripor tate dimostrano chiara.mente che il consumo coi:nplessivo di ca.rne nei paesi considerati è superiore · alla produzione, oncl' ~ che ci sembra azzardata una previ- , sione favorevole. D'altr onde non è da t rascurare il fatto che il consumo uormale del tempo di pace di.versifica di molto da quello del tempo di guerra, e così, segnat,amente per il nostro paese, è il caso cli rilevare che nelle popolazioni più povere del mezzogiorno d' Italia, molte migliaia di uomini, eh.e normalmente non .fanno consumo di c:arne, ne ricevono la rnzione quotidiana, cli gr. 375, in tem po di guerra. È pure necessario tener couto che, se i bovinì abbondano in P iemonte, Lombt~rdia, ]Lmilia e Veneto, una larga parte per il consumo delle nost,re popolazioni è fornita dalla ~ardegna, ed una parte più limitata dalle Calabri.e e dalla regione orientale della Sicilia. Ne consegue che non potendosi ammettere, come altri ammette, che le regioni sett entrionali possiedono quasi i 1/, di t utti i bovini c1el .H,egno, -le centinaia d i migliaia di cons.umatori improvvisati, che per effetto della mobilitazione convergono sul teatro d' operazioni, potranno, forse, risenti.re degli effetti naturali della
A LLE TRUPPE OPEfUN'l'I
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(i) Gn1n1 -
Or. cit.
11~;;. il.
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ripartizione delle risorse nel territorio del Regno, effetti, che r ichiedono di per sè lo studio relativo all a affluenza di bovini nel luogo di concentramento delle truppe, ed anche nel territorio dove si svolgera.nno le o_p erazioni di guerra. · Jt foor di dubbi.o, poi, che, in caso di guerra., il con.s umo di bestiame non aumenterebbe in un solo paese, ma nei paesi belligeran ti, e ~ia per questo, che per le ragioni gil'.t <l~lt e, è ovvi0 che all'atto pratico sorgerebbero sempre difficoltà gra,vi da far sent ire la· penuria del bestia.me, e tali da fare, fin dal tempo di pace, meditare a quali rimedi si . debba r icorrere per assicurare ~l rifornimento della carne ~ne truppe operanti. E i critèr i che dovr anno presiederè alla scelta dei mezzi atti a scongiurare urnt possibile defi..cienza s' intormernnno certamente allo scopo di raccogliere le r isorse, assicurare i mezzi di trasport o ed evitare lo sviluppo di epizoozie, facili a verificarsi negli agglomeramenti di bestiame. Ma di ciò parleremo più. innanzi.
Prima di continuare nel nostro esam e, gioverà esporre brevemente · il modo e le circostanze di tempo e di luogo con cui avviene il rifornimento della carne alle truppe i.n campagna, dati di fatto e disposizioni regolamentari a tutti noti, ma che pur interessa richiamare per una più chiara esposizione di questa tesi : aì le trnppe entrano in campagna portando seco (oltre le dt'Ìe razioni d i carne in conserva) due ra.zioni di carne fresca, umi, già cotta, ed u:n'altra nel carreggio reggiment ale, ent rambe, qu:este ultjme, prelevate n èlla prima distribuzione, presso la rispettiva. sezione di sussistenza ; b) nelle colonne in marcia i soldati macellai della se~ z ione s-f:tssist enza, con una sezione del parco buoi assegnato · alla rispettiva divisione, marcia.ndo fra l' avanguardia e il grnsso, precedono le truppe del proprio ri])arto, per modo che, appena giunti colla testa della colonna, si fermano nel luogo designato per lo stazionament o della. sezione sussi-
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IL RIFO R'N D!l::):TO DEL,LA CAR NE
stenz~1 ed eseguono subito la macellazione per dar tempo al -rimanent e personale della sezione stessa di giungere sul posto e preparare l'occorrente per la distribuzione; e) alle sezioni sussistenze è assegnato nn parco buo_i con t~rn., o più razioni di carne in piedi, a seconda delle esigenze del servizio : q uesto parco, il restfmte personale della sezione e la speciale dotazione di attrezzi assegn:ata · alla sezione, seguono il rispettivo r iparto, alla testa del · grosso carreggio ; .. cl) il parco avanzato buoi, il quale ha in dotazione sei razioni di carne in piedi, rifornisce quotidianamente i sud-. ·dett i parchi del numero di buoi occorrenti per una distri):)uzione e regola lo scaglionamento di buoi per modo che due razioni della propria dotazione sia.no sampre ad una distanza 1~011 maggiore cl' una tappa dalle sezioni sussistenza; e) il parco avanzato è rifornito dal depositò centrale buoi e dal deposito buoi di tappa : si sposta cogli altri stabilimenti avanzati per seguire le truppe e si divide in gruppi pe1; facilit are il rifornimento ai corpi d'armata ed evitare epizoozie _; . /) gli stabilimenti di riserva raccolgono e fanno affluire agli s·tabilimenti cli campagna, a seconda del bisogno1 il bestiame tratto dal paese. Ciò ricordato, e premèsso ancora il principio logistico generalmente riconosciuto cli sfruttare le risorse locali, come se nulla dovesse giungere da t ergo, e provvedere tutto dalle spalle, come se nulla potesse trovarsi sul luogo, le truppe, ma.lgrado abbiano presso di sè i buoi occorrenti per i loro bisoo-ni o ) sfrutteranno ) nei limiti della convenienza, le risorse . con acquisti o presta7,ioni. · Ora, trovandosi le truppe in mi1rcia, e provvedendosi di · carne nel modo anzidetto, si macelleranno i buoi acquistati, . o quelli della sezione dal parco ? Sembra più logico che la macellazione de.bba effettuarsi con i buoi· che si trovano al seguito, non tanto perchè si hanno sottomano, ma quanto perchè, affaticati dalla marcia,
ALLE 'rRUPl'E OPE.IU.N'l'l
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conviene sub~to macellarli e sostituirli con quell i requisiti. :Ma i buoi che sono scaglionati allo indietro, destinati al rifornimento quotidiano, non giungeranno ad ingr0ssare le · file della colonna e ad arrecare un .grave ingombl'o ? Nessuna disposizÌone è al riguardo prevista dai nostri r egolamenti, ma pure questa eventm11ità è ammissibile e richiede una seriè di ordini e contrordini, esatti ed opport uni che provvedano alìa bisogna. S~rebbe perciò, necessa,rio che il nostro regolamento di servizio in guerra sancisse la, disposizione di far macellare i bnoi che si hanno al seguito e di respingere allo indietro quelli incettati. Presso altri eserciti non mancano disposi- · zioni acl hoc, e, nel caso accennato> presso quello francese, -osserva il Ruelle. « sono g li ufficia.li di approvvigionamento « che incettano~ fanno macellare> respingendo la ma.ndria « cl i rifornimento ed il parco bestiame più indietro, ope« ra.ndo di tanto in tanto delle sostituzioni con gli animali « ra.c; olti nel paese. Quando poi si attraversi una zona molto « ricca cli bestiame, le mandrie pos_sono· essere r idotta ed << anche soppresse » (1). Ma allorquando le risorse locali sono povere ed esaurite; il l'ifornimento della carne fresca in campa.gna diventa di non tanto facile attuazione, specie se le condizioni di marcia del _corpo cl; armata di versificano dal teorico sca,g1ionamento del parco buoi. Nel corso cli questo breve esame potrà giovare la conoscenzi1 dei me:4zi di cui dispongono gli eserciti francese, austro-~mo·arico e germanico pel rifornimento cli che trato ' tasi, e quindi non credP,si fuor d i luogo cfarn~ g_m un cenno: FRANCti . In prima linea i corpi e reparti sono dotati di un t?·eno 1·eggimentale e la carne macellata è trasportata da apposite, ,, etture, che marciano col carreggio di combatt imento.
( ·I ) RUELL!l. -
(;uicl(I allo stud io lleU,i logis/.ica . Voi. Il pag. 175.
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IL RlFORXIMENTO DELLA O.A:U.NE
AT,l,R 'l'R.U l'PE OJ'El{A NTI
Le divisioni di fanteria hanno, ciascuna, un convoglio amministrativo, che si divide in tre gruppi, di cui nno detto della rnancfria, è esp:ressamente incaricato di condurre ed abbattei·e i buoi . .tl. questo è assegnata una mand1·ia di 1·if'oi·nimento con due razioni di carne in piedì. .Al quartiere generale cli corpo d'armata, per le truppe non inquadrate nelle divisioni, è pure assegnato il convoglio amministrafr,o, presso cui esiste, inoltre, un pa1·co bestiame: con due giorni cli can~e in piedi per tutto il corpo <Parmata. I n complesso al corpo cl' armata sono assegnate .quattro razioni di c~irne in piedi. In seconda linea si hanno i convogli ansitiwri, che si rifor- . niscono alla te.sta tappa di guen·a, (stazione ferroviaria.) O· alla testa tappa di st?-ada (sulla via ordimtria), entrambe funz ionanti da stabilimenti ava.nzati, e; più indietro, con treni cli approvvigioname_nto scaglionat i fra le teste tappe di: guerra e le stazioni rnagazzino, queste ultime corrispondenti ai nostri étepositi centrali.
razioni viveri ordinari ti·asportate dai quat tro scaglioni -detti di r ifornimento - della colonna di sussistenza di corpo d' armatrL. Al corpo cl' armata è eventualmente assegnato un clep~sito di .ùest,ie cla rnacello, dotato Jolle dette quattro 1·azioni di carne in piedi, e tale deposito, che si di.vide in se7,ioni, una per ciascuna, divisione, funziona solo quando il rifornimento della carne iu piedi deve effet,tnarsi colla affl.uenv.a. In seconda· linea si hanno i depoi!iti best,ie dei macello di risena, ai qmt.li è assegnato il compito di rifornire i depositi. di bestie da macello di corpo cl' anrn1ta 1 allorchè si ren.dono insufficienti le risorse del territorio occupai,o dr,i..lle truppe.
GEn.MAN'L\. · - In prima hnea i corpi, riparti e serv1z1 trasportano al segu-.ito, sul proprio carreggio, una razione 7 di ciirne fresca e le truppe sono seguite da una seconda razione di carne in piedi, che si macella al termine della. marcia. Alle di visioni sono assegnati mezzi eventuali; al corpo d'armata, invece, t rovasi un parco.· bitoi presso la colonna foi·ni cla carnpo, la quale, quando le truppe non ricevono iJ vitto d'alloggio, provvede alla macellazione. In seconda linea nessun parco o deposito buoi è istituito per ass-icurare · il rifornimento della carne fresca quando vengono a rendersi insufficienti i . mezzi normali, e ciò perchè si è adottato il si8tema d?lla ca1·ne congelata.
A.US'.L'RIA. UN'GHERIA . I n prima linea il carreggio dei corpi trasporta una r azione d i carne macellata ed inoltre i corpi di truppa., sono seguiti da quattro razioni di carne in piedi, lè CJ,ual i servono a completare ]e corrispondenti
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Non inutilmente si sono premessi questi brevi cenni, 1 quali a,nzi. porgono il modo di rivelare che in FranciP., .Austria e Germania si è trovato il mezzo di trasportare al seguito clell0 truppe una ra:,;ione ùi carne fn1sca, e che in Germania, poi riforniment i, si è Rdottàto un sistema diverso da, quello vigente negli altri eserciti, qnale è quello del trasporto di carne congelata. Dopo questa bi·eve esposiziouo, procul'eremo di dimostrare. gli inconvenienti che presenta il servizio dell a macellazione presso le truppe e ci.uello del rifornimento della carne in pied i . . E' noto che i buoi marciano male, con andaturtL lenta; non hanno attitudine a resistere a marcie giornaliere conseèutive; si stancano faeilmente, e la stanchezza è per essi causa cli una cattiva alimenta7,ione e conseguente dimagrimento; ingombrano ed ostacolano le colonne; richiedono appo3 ito. persomd e, cnì occorre. provvedere e per la disciplina tf rwr il vcttova,g liamento. Ad eliminare una parte di tali inconvenienti, qualcuno avrebbe suggerito di far marciare i buoi su strade para.llele alla d irettrice di marcia, per modo da farli giungere contempor aneamente alle trnppo cui sono assegnati. Ma è lfen cli:ffici.le, all'atto pratico, provvedere alla 1,;icnrezza di queste strade laterali, perocchè il loro tracciato
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fL RIPORNU.IENTO DELLA CARNE
ALLE TRvPJ>E 01~.fl:RA:XI'I
difficilmente coincide colla direttrice di marcia, ehè. anzi, potendo avere uno sviluppo maggiore, potrebbe condurre a dannose conseguenze. 8i saTebbe altresi consigliato di togliere all'avan;uardia . . b la sezione di parco buoi e formare, invece, pa.rchi buoi più nnmerosi a cui attingere per il rifornimento giornaliero, ma a parte le cresc~nti d ifficoltà pel rifornimentn, anche questo sistema non è pratico per fa, condotta dei parchi .stessi e per la faeilità con cui i grandi agglomeramenti cli bestiame si prestano allo svilff[)pO delle malat tie c'on tagiose. I tedeschi ebbero durftmente a provarlo nella campagna del 1870-71, allorchè gli armenti bovini raccolti in Germania per essere spediti all'esercito e quelìi già, arrivati per ferrovia a destinazione, attorno tt Parigi, furono colpiti dallo · S\ Ìluppo di tali malattie, che, per alcune settimane, costrinsero le truppe 1.1 privarsi della carne fresca. Il rimedio più semplice sarebbe quello. cli far lar(Yo uso b di carne in conserva; è ,pur noto, però 1 come tale a.liri1enlo, · comunque preziosissim o, riesca, se lungamente ripetuto, a stancare il palato e lo stomaco. · l'Ifa ciò che importa e di cui ci occupi.amo si è che si possa trovare la soluzione del problema di ttssicurare al soldato la razione di carne fresca, ehe iibbia le condizioni r ichieste rispetto a.Ila sanità dell'animale e a,lhi buona conservazione, dopo la ma,celhtzione, soluzione Lanto pi ù ardua, se si t ien conto che, st1.mdo alle disposizioni regolamentari, li;) truppe devono avere seco due razioni: una, cotta, da cons11ma.rsi nel giorno di marcia ed una, fresca, nol earreggio, per il giorno successivo. Le nostre disposizioni regolamentari st~tbilise:ono che « la « prima distribuzione viveri che riceveranno le truppe dalle « sezioni sussistenze, prima di mettbrsi in movimento per « iniziare lo schieramento strategico, dovrà essere fatta in « ragione di dne razioni complet e per ogni i11<lividuo1 e ciò « per far sì che le t ruppe operanti, oltre a quella in distri« bnzione 1 possano avere a disposizione, sul loro carreggio, « nna razione viveri c·ompleta ».
E poichè non si è trovat o ancora modo di trasportare sul carreggio la seconda razione di carne fresca, si è modificata la · predetta d isposizione nel senso che la carne della razione da non consnma:t'Sl subito sarà quella in conserva. Le d ue .razioni di mm1e presso ]e truppe sono costante. mente mantenute col quotidiano prelevltmento dalla seziouè .sussistenza; occorrerà quindi esaminare, come procedano la rnltcellazione e la distribuzione, sia quando la carne prelevata alla sera debba, in base alle vigenti disposizioni, essere cotta nella sera stessa e consumata prima della marcia del giorno seguente, sia ciuanclo la carne, prelevat~i nello stesso modo, debba essere trasportata al seguito nel ca,rreggio . -dei corpi in luogo di quella in conserva. ]t previsto che « di massima la ca.me sarà cotta to.~to -<< giunti i vive1·i agli accampamenti e che saranno fatte le « ràzioni in modo da poterJe prontamente distribuire a « qnalungue ora delh~ notte » . Sorge ora la necessità cli vedere in qual modo possa a.pplicarsi siffatta disposizione, si-a in lonta,nanza) che in vicinanza del nemico. Nel primo caso, ammettendo che la marcia; sia iuiziata verso le or~ 5, l'avanguardia, e con essa i macellai e la sezion e di parco buoi, tenuto conto delle fermate e degli incon venienti durante la ma.rei.a, potranno giungere sul posto verso le ore 1 O. ~['osto arrivati, i macellai aspettano sia loro designato il posto dove 1rnwellare, possibilmente in prossimità cli quello che deve occupa.re la sezione sussistenza, preparano l'occorrente per effettuare la macellav.ione, il che richiede una cer tot perdita di tempo e così non prima delle ore 11 potranno essere abbattuti i buoi abbisogue,roli per le truppe della divisione, e non prinrn, di. mezzogiorno la macellazione stessa potrà essere ult imata.. Dopo cho sarà sfilata tutMt la colonna la sezione sussistenza con tutto il personale e col.la sua dotazione di materiale, disporrà la distribuzione dei vi veri. Ammesso pnre che ogni cosa proceda senza ·difficoltà e che il maga.zzino di distribuzione possa essere preparato con
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ALl,E TRUPPE O P.KR,ANTI
IL R!l,'ORNH1EN'.1.'0 DELLA CARNE
la voluta regolarità, la distri buzione di che trattasi sarà già molto se potrà aver luogo verso le ore 17 o 1$ ed essere ultimata circa due ore dopo. E sempre nella ipotesi che t utto pròceda senza incaglio,. le truppe trasporteranno tosto la carne negli a.ccampamenti e questa verso le or e 20 D 21 potrà essere nelle marmitte in corso di cottura. Ebben e, pure ammessa questa condizione di cose favorevoli, perchè frequenti v9lte sensibili ritardi potranno incagliare il servizio, la carne all 'atto della cottura non avri che otto ore cli così detto riposo dalla sua macellazione, mentr e, perchè essa sia bene d issangnatfL occorre, corno prescrivon~ i capitoli d'oneri per la fornitura dei viveri, abbia almeno 12 ore cli macellazione nei mesi dal '1° mao-o·io bb a t utto ottobre e 20 negli altri . . :Ne deriva che le truppe in campagna riceverebbero carne ancora calda, poco frollata, che, cuocericlosi subito, riesce tiglios11, d ura, di difficile masticazione e per ciò di difficile digeribiliti1 e insufficiente a ripara.re le perdite a cui va soggetto l'organismo per le eccessive fatiche della guerra . :Maggior danno si. avrebbe se le truppe dovessero portare al segnito sul carreggio, comè è desiderabile, una seconda .razione dì carne fresca in 1nògo di .'luella in conserva; correrebbero circ11 27 ore dal prelevamento alla cottura. E se si considera che, durante questo lasso di tempo, la c1u-r1e rimane compressa nell e ceste, dove l'aria non può liberamente circola.re, esposta. all'azione del caldo, della poìvere, delle mosche (terribili queste, come veicoli d i bacterei o di infezioni) della pioggia, dell'umidii.à ecc., è facile convincersi come possa subire una grave alterazione. Nel secondo caso, in vicinanza del nemico, J'orc1ìne di marcia, data la possibilità di un immediato scontro coll'avversario, non p uò consentire alcuna vMiante, e, non è perciò possibile che una. sezione del parco buoi assegna to ·alla divisione marci all'avangnarclia e che la. macellazione avvenga, conie durante le marce in lontananza del nemico. alcune ore prima, dell'arrivo alla tappa di tutta la colonn~
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o della sezioJ1e sussistenza. È ovvio come il tempo occorrente per lo sfilamento della colonna debba por tare di conseguenza un sensibile ritardo nella macellazione, t ale da ridurre a qm1lche ora l'inter vallo tra questa e la distribuzione della carne, ed in · tale condizione la carne, per le ragioni g ià dette, non , a,vrà i necessari requisiti e non riusciri.1 gradita alle truppe. Peggio ancOi'fL se, macellata con tale fretta, dovrà servire per la razione di scorta da traspor tarsi sul carreggio, perchè più facilmente 11,nderà soggettf.1 ad a.Iterazione. Rimedi se ne possono suggerire, ma t utti, all'att,o prat ico, presenterebbero se.ri incOJ'Ìvenienti. · Ne esporremo qualc;uno: A) In lont ananza del nemico; r.llo inizio delle marce; si potrebbe prelevare una sola razione carne (alla sera) per farla cuocere la sera stessa .cd essere pronta pel mattino successivo; da questo giorno in poi il prelevrunento dei viveri; carne compresa, potrebbe effettuarsi al mattino anzichè a.lla ser a, per rnoclo ché la rnzione da trasportarsi sul ci1rreggio sa,rebbe prelevata ogni mattino con tutti gli altri generi com ponenti la raz.ione viveri. Questo ripiego offrirebbe il vantaggio : a) cli ricevere carne eonvenientemento frollata ; b) di diminuire circa della metà le or e in cui la carne stessa dovrebbe rimanere nel earreggio. Ma per contro: ci') ·Non è oonvenier1te effettt1are nelle ore del mattino il prelevament,o di tutti i generi, perchè si vérrebbe a.lla, conseguenza, o cl i rit_a rdare la marcia, o cli effettuare nelle ore della notte il prelevamento dei vi veri; b') la carne da trasportare al seguito restere.bbe nel carreggio esposta, all'aria ed a.lla polvere dal mattino alla sera., tempo sempre sufficiente perchè possa a.lterarsi. B) Altro rimedio potrebbe esser quello c1i fare eseguire due distribuzioni: urns alla sera per tutti i generi, ed una al mattino per la sola carne.
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IL RIFOR:\'HIF.XTO Dh!LL,\ QARNE
ALI.E TRUPPE OPKR.A~'l'I
Si anebbe a vantaggio : a) la carne convenient.emente frollata· ' b) la distribuzione più ordinata, essenclo il . laYoro diviso; ed a svantaggio : a) un aggravio di lavoro al personale <lelle sussistenze; . • b). la n~cessità di dota.re i corpi di una maggiore quautita eh carn, ossendochè le carrett.e, già cari che fin dalla sera, non potrebbero essere impiegate pel preleva.ruento della carne. C) in vicinanza del nemico, dovendosi effettuare la macellazione dopo l'arrivo di tutta la co l.onna, cioè verso mezzogiorno, o anche dopo, ne consegnirebbe che alla sera la carne non sarebbe assolutamente in coudizioue da essere distribL1i ta. Dovrebbesi, CJ. uiucli1 distribuirsi al mattino suc ces1;ivo, la qual cosa nou :sa.rebbe abtuabile, non tanto lJer gl' incon-venienti già accennati 1 quanto per la }JOSsibilità d i uno scontro immediato col nemico.
riparto, il q ualo, col personale e coi mezzi a sua disposizione, la ripartirebbe fra le compagnie; poi si por terebbero alla seziono sussistenza per rifornirsi. Cou q nest.o sistema le carrette ,lei corpi u . 11 2 e 3 (viveri, cucina e pane) e le ceste non servirebbero che per il !"Olo prelevamento dei viveri comple_m entari e del l)ane·. Alla sezione sussist.enba, qualche carro speciale potrebbe essere utilmente assegnato pel traspor to della carne soparvanzata a.Il<, distribnzi.011i . Ri verrebbe, è vero, alla conseguenza di aumentare di qualche poco il carreggio1 ma in compenso si risolverebbe· il problema cli a_vere pres:-;o le truppe due raz ioni di carne fresca, con vantaggio clella ;-;alute del soldato, il <]Uàle rice\'erebhe un alimento soddisfacente e più atto a riparare le perclite . clell' organismo. La macellazione sarebbe ese()'uita o con mi~gg1ore comodiLa. e si guadagnerebbe tempo col distrilrnire la carne a quar ti iùtcri. a.nzichè a pezzi, a ciascun corpo o riparto. Si è visto che in Austria e Germania il carreggio delle tmpp0 t rasporta carn e macellata e che in F rancia i treui r eggimentali hanno apposita vettura-carne, la quale nel mentre assicura }'.immediata distribuzione di questo alimento alle truppe, ha anche lo scopo « di regolare la macel« la:òone in modo che, a _seconda della stagione, si. possa in« tercalare al rnoment,o in cui la carne viene abbattuta « e quello in cui vien messa nelle marmitte, quel numero « di ore che l'esperienza dimostra necessarie perchè non rie« sca dura e coriacea» (J); ma nessnn particolare si è potuto r accogl~ere sul la forma dei carri adottati dagli eserciti· esteri e sul modo con c1li avviene il rifornimento . Si ritiene t>erò che q nesti carri possano essere costruiti a doppia parete, con sportello a chi.usura ermetimt, che lo spazio interposto venga riompito di segatura di legno, pula di grano o paglia tritata, che l'interno sia rivostito di zinco e diviso ir: clno scomparlimenti, uno contenente il . bo·hiaccio ,.
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Le difficoltà anzidette :sarebbero ce1·tamente in parte eliminate se, a somiglianza di quant0 praticasi presso altri eserciti, fossero anche ne l nostro, adottati carl'i speciali pol trasporto della carne macellata. Ci si avvierebbe ad una soluzione p iù soddisfaceute 1 perqcchè, po.tendosi la carne conser vare uon vonientemente nei èletti carri e trasportare senza pori-colo di a lterazione, la distribuzione potrebbe aver h~ogo una volta sola, alla sera, invece di due volte al g10rno. Sal'ebbe però necessario che la sera prececlento alla prim.a marcia, i car ri speciali dei corpi e riparti prelevassero effettivamente dalla sezione sussistenza le due razioni prescritte. Il rifornimento pei giorni successivi potrebbe aver luogo quotidianamente alla sera, e i carri, prima cli recarsi. alla :.ozione sussi~tenza, consegnerebbero, pe1: essere consumata, la carne trasportata durante il giorno al proprio corpo o
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II, p:1g. li3.
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IL RIFOR:SI:\IEN'rO Dl~LLA CARNE
ALU: TRUPPE OP.E RANTI
per modo che l'aria raffreddandosi comunichi il freddo all'altro scompartimento. La mancanza cli ghiaccio potrebbe in guerra costituire· una difficoltà, ma non è da escludere la possibilità di ricor. rere, per ovviarvi, agli odierni e perfezionati metodi di refrigera.zione artificiale, per -conservare e trasportare la carne, la quale si conserverebbe ancorn meglio che coll'immediato contatto col ghiaccio.
:antico, i popoli nomadi, e, poi, i popoli civili a mettere in pr~ttica processi specitili nell'interesse dei naviganti e degli ·eserciti, pei· fare acquista.e oggi a questo ramo dell' industria alimentare un'altissima importanza. Ed appunto con tali progressi, essendo sorta la possibilità ·di utilizz~ire carne di paesi ' in cui . la produzione oltrepassa di gran lunga il consumo, si è potuto ovviare al depauperamento cli bestiame senipre crescente in Europa. Uscire1:111no dai confini assegnati a questa tesi, se ci occupassimo dell'essicamento, del calore e della eliminazione nostro obbietto essendo quello cli attenerci al rifornimento dell'aria, e, delle carni fresche: limitiamo il breve esame ai prodotti della carne conservata a mezzo del freddo e deg li .antisettici.
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Il problema della conservazione delle carni. macellate deve necessariamente preoccupare le amministr~zioni militari dei va.r i eserciti e gli studi inerenti, concernendo anzitutto il modo di determinare i.n che consista ]a putrefazione della. carne· e le condizioni favorevoli l)erchè 1)ossa avvenire, si rivolo-ono e o , · di conseguenza, allo esame delle condizioni che riescono ad· impedire il processo di p i1trefazione ed ~illa invenzione dei mezzi più acconci ad arrestarla, a,ffinchè, data ìa impossibilità di provvedere carne di animalo di fresco macellato, se ne possa avere altra mantenuta, rnercè processi speciali, nelle stesse condizioni di q uella. Non crediamo dilungarci inutilmente ricordando che la putrefazione della carne consiste « nella decomposizione ap« parentemente spontanea delle sostanze orga.niche azotate, « principr1lmente l'al bumina ed i corpi ad essa affini, in pre« senza dell'11cqua » (1). L' ossigeno darebbe I' impulso alle decoro posizioni e' la tempera tura le favorirebbe, cosicchè l'acqua, l' a1·ia, ed il caZo1·e sono le condizioni che le determinano. Vari mezzi si sono sperimentati per rimuovere le cause della putrefazione e cioè la eliminazione dell'acqua o ctissec> camento; la eliminazione deU' m·ia} il calo1·e; il f1·eclclo e gli antisettici. Il bisogno di conservare il più che possibile alla carne preparata le qua.lità. della carne fresca, indussero in
Conservazione della carne a mezzo del freddo.
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La ba.ssa temperatura ritarda l'azione chimica della. put refazione, impedendo lo sviluppo dei microrganis111i. Questo fenomeno, conosciuto fi.n da tempi remoti; ha fatto entrare pure da lungo tempo .nella pratica l'uso di sotterranei o di ghiacciaie per la conserva.zione degli a limenti. « :i:lfol.ti fatti dimostrano la potenza conservativa del l'ab-<< bassamento della temperatura. Fra i ghiacciai della Siberia, -<< presso l' imboccature della Lena, si rinve11ne in principio di <.< questo secolo un elefante antichissimo così ben conservato « che potè ancora servire di pasto alle fiere di quelle con·« trade » (1) .. Oggiaì sono un vero trionfo della scienza e. della industria le macchine frigorifere, le quali hanno potuto consentire il trasporto delle carni macellate a grandissime distanze. « Per ottenere il raffreddamento si adoperano vari pro« cessi. I ]f rancesi ottengono il freddo colla introduzione (I) Gò1<1,1. - Conservn~ione clelle sostanze alimental"i. M,inual e Hoepli. ~lilaoo 1895,
(-lJ Ru 1,E.11BUHG. - Dizionario
enciclopedico di medicina e chirurgia.
Voi. Xl, pag. 319.
,pag. 22.
1760
IL RIJ<'ORNDfEN'.L'O DELLA CAH'.'11~
dell'etero nel cloruro di calcio, e colla evaporazione di va« pori di ammoniaca prima compressi (metodo del Carré). « Il metodo frigorifero degli inglesi consiste nel far cir' . « colare in setpentini, che penetrano nella camera della « carnè, dell'acqua raffreddata da una miscela di ghiaccio e « eloruro di sodio. « Secondo il metodo del Bosner la carne si espone alla « irrHuenza d'aria ra,ffreddata mediante ghiacci.o ed acid'O « solforico; mentre l'Opkins adopera semplicemente l'aria « raffreddata, il Bell Colemann ottiene il freddo mercè l' e« spansione d'aria prima fortemente compressa in un locale « attiguo. « Poichè con tutti questi metodi si consegue l'abbassa« mento di temperat ura, che è necessario per la conserva« zione de!Ja carne, l' uso di Òssi d i]Jende a n7,itutto dalla 'e.co« nomia, del rrocesso » (1). i\fa l'effetto nt ile cli questi metotli di conservazione vienè scemato dalla proprietà che ha la carne raffreddata di passare presto in putrefazione. A.ppena dunque è tolta dall'a,mhiente freddo occorre distribuirla ai consumatori, giacchè la carne raffreddata si . espone ad un 'aria· più càlda, la. cui umidità vi si preci pita sopra, trasp_ort~mdo anche i germi della putrefazione, che son poi Ja causa immediata della. decorn posizione organica. Cqn sistemi tutt'affatto moderni, in molti piroscafi adibiti per i trnsporti transoceanici sono state impiantate camere refrigeranti per la conservazione delle ca,rni macella.te e di altre sostanze a.limentari. A pposite celle sono destinate àlla, conservazione delle sostanze; altro locale serve da. generatore llel freddo . Tale portato della scienza non è stato solamente applicato, in simili impianti, poichè oggi il sistèma della congelazione della carne è adottato presso le amministrazioni militari di alcuni esercit i.
ALLE 'l'RUPPE OPERANTI
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1761
« L'amministrazione della guerra francese, osserva il Ruelle sta infatti organizzaµdo delle camere frigorifere nei campi « trincerati e nelle pi a.z7,e forti impor tanti. Uno stabilimento ~ frigorif~ro è impiantato a Parigi; un a.ltro a v erd un e se « no stabilira.nno ancora a Toul, Epinal e Belfort. « I tedeschi. hanno fatto lo stesso per le piazze di Metz, « Strasburgo, Berlino, Francoforte, Magonza, Coblenza, Spa.n« dau, Amburgo e Thorn >> (1) . Lo stabilimento imp~antato a Parigi è 1a così detta « Offi cirn.t della Villette» ht quale ha l'officina propr.i amente detta di eongela,mento e le camere di conservazione. Occorro.no due o tre giorni per congelare i quarti di car ne t enendoli alla temperatura da - 20° a - 30°; in tal modo si ottiene ;na temperatnra di - 10° all' interno e - 20° alla superficie esterna.· Così congelata h carne è poi conservata nelle camere frigorifere, dove può tenersi por alcuni mesi alla temperatura di circa - f/.
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Conservazione della carne a mezzo di antisettici. I mezzi adottati per sottopone la carne aWazione degli antisettici sono vari: ma nou Lutti possono adoperarsi, siccome alcuni fnrono ricon.'oscint i noci vi all'organismo umano. l pii\ comuni. sono la, 1,atatw·a e l' affumicamento. Il sal marino sottrae l'acqua, non solo alla superficie élélla carne, ma, formando una densa sohrnione, penetra, mediante i fenomeni di endosmosi ed esosmosi nell'interno della earne e ne sottrae gran par!;e della, qnantit,à d'acq_ua ehe essa contiene. L 'affnmicamerito è da considerarsi come un'operazione complementare della salatura, e serve ad essiccare le ca.rni mediante il contatto degli antisettici, che si svilnppa,no dalb combustionE> della legna adopernta per t ale operazionet ossia dell' aciclo acetico g1·eggio (pirolegnoso) .
(I) E:Ul, EMOURC . - Op. cit. Voi. Il , p3g. go;;.
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nou u :. - Op. ci t, YOI. Il, pag. J!57.
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ANNO XLVIII.
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IL ltIFORXI)(F."'TO DELLA CARSE
ALLK 'l'RUPI'E 0P.ERAX'l'I
Non è necessario dilungarsi in maggiori particolari, poi.chè, eccezione fatta per le c~irni di maiale, da noi . sono poco adottati questi sistemi, che poco o nulla possono mteressare l'alimentazione delle truppe, tanto più che l'esperienza ha dimostrato come l'uso prolungato di carni salate sia causa di affezioni scorbutiche. Tuttavia in guerra questo metodo « fu qualche volta fe« licemente impiegato pc>r trasportare in barili a grandi cli« stan:r.e la carne macellata » (l). .A 11a .Esposizione inte1·nazionaie di nut?·izione gene1·ale s1 1 ssistenze militari, sahataggio e mezzi di comunicazione, aperta in Vienna il 20 maggio 1894:, fu premiata con medaglia d'oro una scoperta scienti.fica relativa alla conservaziQne delle carni a mezzo di un sale speciale (conservirnngs-salz) inventato da certo Carlo Stern. « Ripetuti esperimenti provarono che la carne macellata « a.spersa di questo sale può ten ersi oltre 15 giorni in u11 « ambiente qualsiasi e con temperatura fin o a 18° o 20° cen« ti.gradi, senza che di<t indizio di putrefazione, anzi con« servando perfettamente intatto il suo gusto e inalterato « il colore di carne fresca. Parecchio autorit~1 mediche e « scientifiche, fra cui l' I. R. museo di ohi"Ilica industriale, « rilasciarono certificati attestanti l'assoluta innocuità del « salo dal lato igienico ed alimentare» (2). Il l\faestrelli per impeclire l'alterazione della carne suggerisce pure di « circondarla d i crusca, segatura, paglia smi« nnzzata, pula, ecc., materie tutte che menLro non impedì« scono che l'aria si rinno,ri moderatamente sulla superficie « dei pezzi, la filtrano pnrì:fìcandola ed assorbono l'umidità « che da questi trapela» (3). Ìn F rancia fu pure recentemente tentato con buon esito l'uso della torba come involucro delle carni por conservarle fresche parecchi giorni, specialmente nei trasporti in ferrovia.
Nelle manovre · del 1807, nella stessa ]!'rancia, la carne tao-liata a pezzi da 5 a 6 chilogrammi, preparata con inie-zi;ni di acido carbonico e sale e rinchima in sacchi del peso di chilogrammi 30, si conservò bene lungo il viaggio da :Marsiglia alla fro ntiera italiana.
(1) 0 ,1Roc~:1.L1. - Appumi di tecnol ogfo lt1mni11istrativoamiliturt, pag. 30. (2) lltvista 1nilit,;ir c ilalianci, !S95, png. H. (3/ M,11! STni;;1.u. -
Il ·vitto ciel soldato,
pag. i5.I.
1'763
Per effettnare il riforni mento non v'ha dubbio che le vetture f:rigorifere possl1uO essere rimorchiate da automobili pesanti, entrate ormai nel campo della pratica, tan~o che ~ principali eserciti d'Europa gareggiano negli studi e negli -e sperimenti per dedurne il loro ntile impiego in guerra,. Anche gli inglesi, uel Sud-Africa,, durante la guerra contro i Boeri ricorsero alla trazione meccanica, orga.nizzando treni speciali per il trasporto di vettovaglie. E pperò, con tutta certezza, le automobili nelle guerre futuro ·saranno largamente im piegate, ragion per cui attirano, sin da ora, l'attenzione dello studioso sulle possi bili applica,zioni e sulle trasformazioni a cui, data la lc,ro potenziali.tii e velocità, potranno dar luogo nel campo della organiz.:r.azione dei mezzi di traspor to. Probabili ccl impor tanti modificazioni potranno subire i mezzi di rifornimento della colo1rna viveri, se si vorrà assicnrare un più rapido e convenient~ co ll egamento fra gli stabilimenti di 1" o 2n linea e consentire una maggiore distanza fra. cli essi. E dato il caso, come Yedremo, del rifornimento di carne congelata dalla 2" alla 1 n linea, i mezzi occorrenti pel trasporto della carne stessa, dovrebbero sostanzialmente i nfluiTe in. q nesta trasformazione, per far parte delle sezioni della colonna viveri, diversamente organizzata.
Interessanti e meritevoli di essere esperimentati anche presso di noi sono i metodi di cui si è fotto_ cen~o. Dopo tutto, giova rilevare che lri macellazione m mezzo alle truppe è stata e sarà sempre un grave inconveniente, non tanto allo inizio delle operazioni 1 allorchè il regolare
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IL RU'ORNIMEN'l'O DELLA CARNE
r ifornimento non potrà presentare serie difficoltà; non già nel periodo di crisi del combattimento, durante il quale non sarà possibile eseguirla e bisog11erà ricorrere ai viveri di riserva dei parchi mantenuti a portata delle truppe; e nemmeno dopo il combattimento, in cui lo scompiglio esige eziandio debba ricorrersi alla consumazione di viveri di riserva, ma bensì negli .inseguimenti . In questi casi il vettovagliamento non può effettuarsi con un si~tema determinato: ma, invece, con la pronta ed intelligente applicazione di <]nei mezzi che le eventuali circostanze saranno per consigliare, ossi~1 acquisti di urgenza, requisizioni, somm.inistrazioni del vitto da parte dell'abitante ecc. In tali momenti le sezioni della colonna viveri rimaste allo indietro, dopo avere interrotto il mo vimento a cate11~, riprenderanno il contatto colle tmppe, ma il servizio di rifornimento della carne, specie in tenitorio povero o sfrut- . tato, avrà subito tale u no sconvolgimento che non sarà faciJe prevedere il modo come possa riprende;re tosto la voluta regolarità.. N oi pensiamo che, ove la macellazione dei buoi sia ese.guita in seconda linea, presso gli stabilimenti avanzati, ed alle ~ezioni della colonna viveri siano assegnati carr( s-peci1.ili trainati da automobili pel trasporto dellr. carne: questa. può essere celerement~ rifornita alle truppe, le quali, in tal modo, avranno il vantaggio di. svincola.rsi di cure e preoccupazioni, che possono rendere meno effica0i gli effetti dello inseguimento. Le disposizioni regolamentari non debbono nè possono considerarsi immutabili; esse debbono, in vece, subordinarsi :.lla esperieina delle p1.issate ci.u npa.gne e seguire il progresso della scienza e delle industrie. Se ?gli odierni mezzi, che il prog resso ci ha fornito, avessero potuto fare la loro comparsa nel mondo mezzo secolo prima, nel gift citato caso in c11i i prussiani, in conseguen za delle epizoozie.' rima.s ero alcune settimane senza carne il r ifo rnimento, forse, avrebbe av uto luogo t raendo qt1esta da st abiliment i. di congelazio1rn e trasportandol a coi;i. va.goni )
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ALl,J<;
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TRUPPE OPERAN'J'I
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ferroviari frigori fer i, o a mezzo dei già eletti carri speciali rimorchiati da automobili. Allora d ue gravi danni s~rebbero sta.ti evitati: la mancanza della, carne, e la ingente mor talità di besti.a.me ! E pe~· comprendere come ciò sia sempre facile a ve.rifi.carsi, basta considerare che un parco buoi d'armata ha pressochè 1000 capi cli bestiame, calcolando la nostra armata in cifra tonda cli 120 mil a uomini, e il rendi mento cli ogni bue in circa 700 razioni da grammi 375. Tol to alle truppe il servizio della macellazione, non pochi inconvenienti verrebbero a cessare. Le colonne in marcia non a,vrebbero al loro seguito l'ingombr o dei parchi buoi; le · sezioni sussistenza non sarebbero costrette ad eseguire spesse volte una. macellazione imperfetta; non avrebbero h1 cnra di disfarsi delle parti non mangiabiii del buo (pelle, corna, stinchi, ecc.) e delle i nteriora; attenderebbero con maggior tempo alla distribuzione cl.egli altri generi, potendo la carne mace llata essere dtstr1buita a quarti interi ai corpi e riparti per essere da questi prasportata a mezzo di propri carri speciali. Un'obbiezione potrebbe essere fatta a questo rigqardo, cioè che tanto varrebbe fare affluire clirettament.e ai corpi la carne macellata in seconda linea. Però è da r.i fiettere che la sezione sussistenza costituisce sempre un opportuno ele.mento di distribuzione e potrebbe magari cli venire elemento di trasporto, ove fosse dotata di un certo numero dei detti -c arri frigoriferi su cui trasportare una scorta di carne macellata pei bisognì cli qualche giorno. Nè ciò è tutto, poichè ai corpi non sarebbe possibile spedire dagli stabili menti avanzati la esatta quanti tà di carne loro spettante, in base alla forza g iornalmente variabilissima; questo còmpito riescirebbe sempre più faèile alla sezione sussistenza, la quale trasporterebbe sui propri carri la carne sopravanzata &lle distribuzioni. L ' utilità cli u n tale sistema di rifornimento scaturisce anche da al tre considerazioni: a) « Gli stabilimenti avanzat i sono riforniti dai de~ positi centrali e d agli stabilimenti d i vettovagliamento
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I L Il,ll,'ORNIMEN'.l'O DELLA CARNJ~
di tappa, il cui concorso può essere specialmente utilep er quanto riguarda il bestiame. Obbligati a scostarsi « dalla linea ferroviaria si mantengono con essa in comu« nicazione mediante colonne di carreggio appositamente « organizzaie » (1). Nel caso oradetto, i buoi del parèo avanzato, provenienti dal parco centrale, allorchè le truppe non potessero <ljrottamente trarre alcuna risorsa dalla zona di alimentazione, dovrebbero fare due distinti percorsi: uno dalla testa di tappa ferroviaria allo stabilimento avanzato, ed un altrodallo stabilimen to avanzat o alle truppe. È ovvio che i buoi non resisterebbero a. tali marce, o ne soffrirebbero immensamente a scapito dell::i, loro nutriziono e quindi -della qualitii della carne. Più opportuno si riterrebbe, perciò, il sistema di fa r giungere, con vagoni frigorifori, agli stabili.menti ' avanzati la carne macellata. e che, per cura di questi, fosse ritirata dalia ferrovia e fatta affluire alle truppe per via ordinaria a mezzo di vetture, pure frigorifere, trainate da automobili, e ciò semprequando non fosse possibile effettuare la macellazione presso i detti stabilimenti avanzati. b) Il parco avanzato buoi sarebbe costrett o a fra zional'à per facilitare il rifornimento della carne ai singoli corpi d'armata ed anche allo scopo di evitare epizoozie. Col sistema di rifornimento di carne congelata, questa condizione di cose, che pur richiede studio e cure eccezionali, non avrebbe ragione di essere. Dopo ciò una domanda : Può mutarsi l'attuale sistema di rifornimento della carne con. quello del) a macellazione in seconda linea? Noi crediamo di rispondere affermativamente. Si è già rile_vato, e non a caso, che in Germania in seconda linea è orma.i stabilito pel r ifornimento il sistema della carne congelata. Perchè dunque non possiamo mutare anche noi 1 nostri metodi? Nello stesso modo che si inclina ad eseguire ]a.
ALLE TRUPPE OPElU)IT!
« «
(¼i RUP..LLE. -
Op. e,~.• voi. Il, pag. H9.
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panificazione in prima linea, per ragioni di convenienza, non si potrebbe la macellazion e passarla dalla pnma alla seconda Enea? Non vi ha gloria a dimostrarsi pedissequi aspetta.udo che l'esempio ci venga da altre nazioni. Solo i mezzi lin~itati del nostro bilancio ci possouo arreslare uel campo delle rnnova,zioni ; ma è pur bene pensare che le guerre future richi~deranno l'impiego di nuovi e molLeplici mezzi, e che 11 progresso c'incalza sempre 1:elhi via delle riforme. ~on faccia, dunque, difetto per conseguirle, l'ardimentosa rn1ziati.va e non si arrestino gli esperimenti ai primi insuccessi , qualora abbiano a '\'" erificarsi. * ** « La caratteristica del servizio cli vettovagliamento nelle o-norre futme. come già fu nel 1870 da parte dei Tedeschi, ~ . d « dovrà essere quella di non :.:1,ttenersi esclusivamentP. a « un sist emti, ma di usarli tutti per riuscire allo scopo » (l) . È naturale, quindi, che qualunque mezzo escogitato o da escogitare non deve intendersi esclnsivamcnte l'imico, poichè è risaputo che in (citto cli vettoragliame11to cli a.'Jsalnto non c'è che il relativo. Egli è perciò che con quanto si è fi n qui esposto non s~ è avnta Ja pretesa di suggeri.re un sistema buono per t,utt1 i casi, ma un sistema, in vece, che, ove si credesse di es peri men tare dovr ebbe concorrer e cogli a.ltri al rifornimento della car~e alle truppe opera.nt.i, adattaudosi come quelli alle circostanze di tempo e di luogo. Esso porterebbe alle seguenti conclusioni : .d) Fare eseguire la macellazio~ie solo eccezionalmente in p1·ima tinea, quand o sia possibile e conveniente, e in lontananza del nemico. B ) Fare affluire le risorse in bestiame allo stabilimento avanzato, per ivi el!egui?·e no1·1na.lmente lct rnaceUaziòne e la «
(I) HUELu;. -
Op. cit., voi. Il, p;,g. UO.
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1759
H, RIFORNIMlèNTO DELLA CAR.NE
spedizione della carne macellata a11e truppe operanti ossia alle sezioni sussistenze, per mezzo di apposite vettu~·e fri· · gorifere, trainate da au ton1obili. G) Rifornire apsilìariameute di carne congelata. gli stab~li_me~ti avanza.ti_ di vettovagliamento, mediante di sped1z10111 per fenov1a su vagoni refrigera.nti o, a seconda dei ca.si, con ca.rri frigoriferi trainati da automobili, traendo la carne congelata da stabilimenti impiantati presso i depositi centrali. · D ) Fare affluire ai d~positi centrali carne congehita
tratta da altri stabilimenti frigoriferi siti allo interno del paese, o spedita daH'estero, se all'interno farà difetto. Altri esercit;i si preoccupano del grave problema, ed in questi ultimi anni vari stndi ed esperimenti sono stati fatti p~r la, conservazione ed il tra.sporto di carni macellate, in vista delle gra,vi difficoltà che presenta il rifornimento dei buoi. · Ed. è con l'augnrio di vedere risolut.o l'arduo problema, che noi chiudiamo queste pagi11e, dopo avere esposte modestissime idee, non colla pretesa cli avere sciolte le difficoltà che presenta ognora il rifornimento della carne fresca alle truppe operanti) ma col desiderio di vedere continuare d~ al ~ri più di noi competenti, lo studio della qnestio11~ d1 cm ne occupa, degna, cerba, di un l)iù particola.reggiato esame e di pratici espel'imenti. Piacenza, 19 !l,gosto 1903. PuGLISI
capitano comm.issa1·io.
ARREDA~rnNTO DEL SOLDATO 01 FANTERIA IN GUERRA
:::·{1w·o:ssnÀ DI UN A:H,ffl-:0,U(ÈN'rO PfÙ LEGGIERO E l'IÙ COMODO. -
DaJl'origine della guerra sino a noi, la celerità nel portarsi sul campo di batta.glia nel maggior numer.o e.d in buone condizioni di combattività, ~ stato sempre uno dei principali fattori della vittoria. E numerosi e splendidi sono gli esempi che abbiamo nelle passate guerre, :M::a perchè il soldato vi arri vi fresco. col morale elevato e di venti « nelle mani del capo 'un ist1·umento di mag9.io1·e potenzialità >> è necessario alleggerirlo più cha sia possibile e non averlo, come ora, eccessivamente caricato e cinghiato. Alleggerito, le marce potranno farsi più bnghe e spedite e potremo, in qualunr1ue circostanza, fare sicuro assegnamento SL1lle forze di lui, mentre come è oggi arredato, date le .condizioni fisiche della maggioranza e le mutate condizioni della gnerra, non r isponde allo scopo ultimo che si vno!e raggiungere, la vittoria. È quindi indispensabile cercare un arredamento più leggiero e più comodo, problema ch·e non io sicuramente ho la pretesa di risolvere. Siccome però è mia ferma convinzione essere assolutamente necassario modificarlo in modo radicale per ottenere che, il soldato sia più libero nei s uoi movimenti e più resistente nel ·s opportare le fatiche, perciò con vivo inter esse mi sono oc,mpato della riforma in parola, nella speranza che qualche volenteroso e più di me competente, si unisca a quelli che già trattarono l' argomeuto, e voglia seriamente occuparsene. L'idea non è nuova e si farà strada perchè buona ; ma per quanto buona, come succede nei vari campi dell'at. t ività umana, occorrono uomini che, fiduciosi e perseve-
1770
IN GUERRA
~anti, lottino per la sua attuazione vincendo l'avversione per
vranno, fare anche delle marce fuori di st rada, attraversare terreni fras ta.gliati per ·rendere meno profonde le colonne nelle vicinanze del nemico . Avremo dei reparti che per portarsi dalla coda alla t esta dovranno fare una trent ina di chilometri e poi combattere sino a sera. E come si potrà pretendere tanto dal sold ato di fanteria nelle condizioni attnali se non sarà dotato di un arredamento meno pesante e più comodo ? E poi come giungeranno e quanti giungeranno dei nostri soldati sulla linea del fuoco, o meglio ancora· al momento decisivo, data la sproporzione fra le condizioni di robustezza ed il peso dell'arredamento? E quale slancio avranno essi .al momento dell'assalto schia.cciati dal peso e oltremedo cinghiati ? Altra ragione che avvalora la necessità di avere il soldato di fanteria gravato con minor car ico è anche quello del numer o veramente straordinario, in confronto del passato, deg li individui che, in caso di guerra, saranno· richiamati dal congedo per portare le d iverse unità alla forza prescritta. Anche iu Austria si stanno facendo attuafmente degli esperimenti di questo genere. (Vedi Rivista 31ilitare 16 agosto 1902). È vero che in passato le guerre si fecero pressochè coll'attuale arredamento, ma non dimentich iamo la robustezza dei soldati di allora, nrmchè il modo ben diverso di combattere da quello d i oggi.
11 nuo vo che, nella maggioranza, pur t roppo ha salde radici. M ENOMATA
ROBUSTEZZA
DELLA ru.AGGIOJ.tANZA DEI
FANTAC-
Parecchie ragioni cli ordine diverso consig liano la. modificazione dell'attuale arredamento, fra le quali non ultima, la menomata robustezza della maggioranza dei soldati di fanteria. Cresciuta a dismisura la forza degli eserciti, venne naturalmente aumentato il contingente annuale degli inscritti~ e per conseguenza, se prima non si era imbarazzati nella scelta dei giovani più val.idi, non è più così ora che dovendo· arruolare un numero assai maggiore di uomini, bisogna. forzatamente non andar tanto per il sottile nella scelta e d ichiarare abili, individui che, pur non avendo difetti fisici contemplati negli elenchi delle imperfezioni annessi al re: golamento per il reclutamento, t\ ttavia per il loro insieme non danno tutte le garanzie di perfetta robustezza. Si a oo·. ~rn~ga poi che, da noi, siffatta scelta, è diventata ancor più limitata per le numerose esenzion i, le quali sottraggono, all'esercito di prima linea, l'elemento più bello e più robusto (1). Egli è per ciò che siamo obbligati, come dissi. sopra, ad accettare nelle file dei reo-o-imenti di fanteria I inoo dividui che, pur essendo sani non sono però sufficLente-· mente robusti per portare l'attuale arredamento e sopportare le fatiche e i disagi della vita militare e danno qu indi un forte contingen te agli ospedali ed alla riforma. CINI. -
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.um ,ED..\.MEY.l'O DEL SOLDATO DI FA N'.l'ERIA
MAGGIORE UOBILI'I'À DEGL( ESERCITI E S IGE CHis IL SOLDATO·
E delle mutate condizioni della guerra non dovremo tener conto? Oggi abbiamo eserciti più manovrieri di quelli di un tempo, i quali per necessità do-
SIA ALLEGGEltITO. -
(J.) No n so dare spiegazion i iotorno a tale fatto, ma mantengo la mia asserzione perché, ai consigli di leva dei quali feci parte, ho potuto consta tare che gli a$Seguati· alla 3• categoria erano etfettivamen~e, in mag!:ioranza, i giovani più belli e più rohusti . La s piegazione si potrebbe trovare por i ligli unici, i qu;,li, per la loro condizione, soni) fatti oggetto di cure sp eciali. ·
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NECESSUA. .:or DARE
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CERTO NO.llEllO DI U'l'ENSILI ALLE COM-
A ltra neces,1.'AGN rn E QUINDI DI ALLEGGERIRE IL SOLDATO , sità impone la riforma in parola, ed è l'utilità. di avere una certa quantità. di utensili in ogni compagnia, come li hanno gli eserciti tedesco, francese ed austriaco che, variano dalla. metà. ad un terzo della forza della compagnia. Il soldato di fanteria rnsso è ora munito della vanghetta Linnemann , Nella guerra russo-turca ed in quella serbo-bulgara, gli eserciti combattenti si valsero sn vasta scala dei lavori sul campo di battaglia. Il colonnello Spaccamela ci dice che l'attacco di Plewna pose in chiara luce il bisog1J.o che oggi hanno le truppe di
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ARREDAMEN'l'O DEL. SOLDATO DI FANTERIA
a vere a loro disposizione degli utensili. :E tale necessità si mostrò specialmente nelle giornate di settembre· ~ nell' attacco di Lofdscha; a~zi 1'11 settembre le trnppe dello Skobeleff ne attesero invano tutta la notte l'arrivo ed al mattino dovettero di nuovo dar principio a scavare la terra colle baionette, coi coperchi delle gavette e colle mani; il lento progredire dei lavori li costrinse a formare un tl'atto di parapetto coi cada v~ri di amici e nemici insieme mischiati . Ricordo pure i Boeri che nella difensiva, si servirono specialmente di t,rincee ·e con risultati ognora brillanti. E se tale utilità è dimostrata, ne consegue il bisogno di studiare, ~on solamente la scelta degli utensili da distribuirsi alle compagnie, ma anche il modo di alleggerire lo arredamento perchè non sarebbe possibile dare al nostro soldato un uten,,ile se prima non gli si toglie ciò che è superfluo.
LA
POS{ZCONE NORMALE DEL .FAN'r ,\CCOH' IN
CO\CBATTIMENTO
« A TErtetA ». - Altra considerazione impone l'alleggerimento e la trasformazione dell'equipaggiamento ed è la seguente : la posizione di a ter-r·a data l'efficacia e la celerità dei fucili in uso, sarà sicuramente la, posizione normale per far fooco, come ce lo ha provato luminosamente la g uerra anglo-boera, durante la quale, come ci . d ice un .anonimo scrittore francese, g li uomini coricati non tolleravano la presenza di un vicino in piedi e gli ufficiali stessi . dovevano prendere la posizione dei soldati (1). Il nostro soldato ii;i.vece di rado prende o gÙ sì fa prendere nelle esercitazioni, tale posizione, perchè troppo scomoda coll'attuale arredamento e anche perchè contraria alla buona conservazione del corredo. Che il soldato, come è ora arredato, si tro;-i a disagio nella pos1z10ne anzidetta, ognuno di voi l'avrà osservato specialmente al bersaglio, dove riesce a stento a metter~i a punt ed il più delle volte cerca di togliersi il chepy che, spinto dal telo da t enda, non gli permette di puntar bene. Si agSARA. QUELLA Dr
( l) Revue des de,1x illondes, ·15 giug no l.902.
IK GUERRA
1773
g iunga inoltre, e 1a guerra anglo-boera. ce lo insegna., che alle piccole distanze la fanteria non si avanzE1rà che stri·sciando sùl terreno o carponi, il che impone non solo la abolizione dello zaino, ma anche la modificazione sostanziale dell'equipagg iamento del nostro fantaccino. Azro.NB MOlLAI;~; DEPH.(M l~N'r~; mn,Lo ZAINO DEL SOLDATO, E se ciò non bastasse, ricordo l'azione morale deprimente che esercita lo zaino sul soldato. Uno si dà ammalato: il medico lo visita ed ordina che faccia la marcia senza zaino. Possiamo essere sicuri che, g ualunque sieno le condizioni atmosferiche e la lunghezza della marcia, il 11ostro individuo giungerà alla tappa. Durante la marcia un altro dichiara di non poter più proseguire perchè ha delle escoriazionJ ai piedi, (notate bene escoriazioni ai piedi); gli fate levare lo zaino, anche solamente per un po' di tempo, ed egli pure arriverà a posto. Un riparto riceve una missione speciale per compiere la quale deve farsi una marcia faticosa e gli si fa ìevaro lo zaino; ebbene n on uno , resterà indietro perchè il solo pensiero di non avere lo zaino sulle spalle rende il soldato allegro, fiducioso nelle proprie forze (1).
L' lNSOLAZfONE :li:,
IN GENERALE, CAUSA'l'A DALLO S'1'1tAl'AZZO 1<:
Per meglio sostenere la bontà della causa non trovo superfluo farvi conoscere quanto scrive il distinto :fisiologo dott. Lagrange, ·nella sua opera « Fisiologia degli esercizi del corpo ». Il prefato dottore dice che, in generale certi accidenti, che a torto si designano sotto il nome di insolazione, non sono che effetto dello strapazzo. In una colonna di marcia, sotto il sole di una g iornata cal · dissima, non di rado si v·e dono cadere açl un tratto uomini fuori dai sensi che tal volta rimangono sul posto. Accidenti sì grnvi si attribuiscono al sole; si devono invece, al dir e del NON SOLAMENTE DA L SOLE. --
(l) La iO• compagni,, ciel t,7° fanteria, do1io ave re eseguito nell e oré antimeridiane un'esercitazione tatt.ica fatìco,a, and ò nel pomeriggio, eia Pia1,1.a Armerina a Terranova (5, chilometri} io u na sola tappa senza lasciare un so ldato ind ietro, ma gli za ini erano sui carri (agosto ·1902).
1774
AR.REDAMEX1'0 DEL SO LDA1'0 DI l,'ANTERIA
IN GUERRA.
dott. La.grange, attribuire specialmente alla fatica, fattore assai più importante del primo. · Raramente gli uomini di cavalleria. sono colpiti aa insolazione, mentre ne S(?no colpiti sovente i cavalli. Il colpo d i sole è quasi esqlusivamente della fanteria specialmente nelle marce e quando gli uomini sono in armi e bagaglio. L'uffi-Oiale che non porta zaino, ne è colpito a"8sai rara.mente. E che ·non è il sole che uccide l'uomo nelle pretese insolazioni, ma è invece la fat ica eccessiva, ne §ìbbiamo ima prova evidente nei contadini. Non si vede mai infatti un contadino morire d'insolazione e sì che il soldato non ha mai da sopportare la sferza del sole più a lungo dei mietitori e con altrettanta mancanza di precauzioni. ~~ dunque la fatica eccessiva. che, in certi speciali momenti porta l' insolazione, fatica prodotta, in gran p_arte, dal peso sproporzionato in relazione alle condizioni di robustez~a del nostro fantaccino; per ciò se vuolsi evitare sì gravi inconvenienti, non mi stancherò di ripetere che bisogna seriamente pensare a modificare sostanzialmente l'attuale arred amento.
nimento, per diversi mesi i nostri soldati poterono non solo resistere , così arredati, ma soppor tare fatiche e disag~ e lor.tare morendo da prodi. E finalmente ricordo i volontari di Garibaldi che nelle campagne del 1859 e 1860 marciarono e combatterono senza zaino e scarsamente equipaggiati. Dopo una così splendida prova a rne pare non si debba, più oltre esitare a togliere al nostro soldato quegli oggetti -che non sono d i assoluta necessità in guerra e, abolire o per lo meno sostituire il tanto detestato zaino .
l NOSTRC SOLDATf DI AFIUCA NON AVSVAXO E NON BANNO LO umo. - E poi non abbiamo un chiaro esempio nel nostro soldato d'Africa che non ha mai avuto lo zaino ed ha un arredamento meno pesante di quello che ha in Italia? E per . chi non lo ricordasse credo bene aggiungere che l'· arredamento neil' infelice campagna del 1896 (1), non contando gli oggetti di corredo indossati, consisteva in : 1 asciugamano, 1 berretto, 1 borraccia, 1 cucchiaio, 1 gavetta, 1 paio di pezze da piedi, 1 tascapane, 1 tazza di latta, 1 libretto personale, 1 pacchetto di medicazione, 2 razioni di viveri d i riserva, munizioni e telo da tenda. Eppure in una regione senza risorse, scarsissima di viabilità e per di più ma.Jsioura, in mezzo a gravi difficoltà di vettovagliamento e di rifor(iJ Non parlo del cor re lo portato da ll'ltalin, ma di quell o che av eva p,ll'tC1}do eia Massana per l'allipiauo.
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L'A.TTUAL'E . EQUIPAGGUì\rnNTO
NO N
1775
B l!'A'l'TO CHE PER COMBA'l' -
.,l 'ERE I.\ PIEDI Ol) IN GINOCCS:IO ED È T.ROPPO APPARISCENTE. -
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L 'equipaggiamento del nostro fan taccino nonchè quello degli eserciti europei, è fatto per combattere in pieJ,i od in ginocchiu. Non è fatto per il tiro dalla posizione di a te1·r·a, che come già dissi, sarà la posizione nòr~ale in combattimento; nè per camminare c:1.rponi o strisoiare sul terreno, per porl:arsi, alle piccole distanze, da un appostamento all'altro. Siffatto· modo di avanz~re s'imporrà come già s'impose nella guerra del Sud-Africa. L'anonimo scrittore, g ià citato, seri ve che l'antico assioma « il fuoco attfra il fuoco » va modificato così : « la visibilità attira il fuoco». E a conferma ci dice che le truppe ing lesi per delle giornate intere, come nei combattimenti sul ·fiume Modder, stettero sotto il fnoco senza veder nulla, trovandosi di fronte ad un avversario che sapeva mantenersi al coperto facendo un fnoco efficace. Bisognerà quindi che la · trasformazione dell'arredamento tenda altresì a togliere -all'uniforme tutto ciò che rende troppo visibile e a liberarla di quei fronzo li che non sono più dei nostri tempi. E gli Inglesi, popolo eminentemente pratico, nella guerra del Sud-Africa, non solo abolirono lo zaino, ma resero l' uniforme semplice e di un color beige chiaro sostit uendo i bottoni d i .metallo con quelli di osso. I cavalieri boeri non avevano su i loro cavalli che un sacco di tela pieno d'acqua, una piccola provvista di carne secca e nella bandoliera le cartucce.
1776
ARREDAMENTO DEL SOL DA'.L'O .Dl :b'A.NTlmIA I N G(JJsR.ftA
Non dimentich iamo in fine che il soldato è fatto per la, g uerra e che per ciò è indispensabilò che egli abb.ia un arredamento che risponda alle esigenze di essa. ·,:;,
PESO DELL'Al1U.EDAMEN'l'O DEL NOS1'RO SOLDA.TO CONFRONTATO ~ CO~ QUELLO DEt PRINCIPALI ESEllCITI EUJJOPEI. - Il peso del-· l'arredamento del nostro soldato di fanteria è di cir~a 28 chi-. logrammi compresi g li oggetti iudossati. Il fantaccino fri.ncese, che non ha telo da tenda, porta chilogrammi 26.850. I l fantaccin9 russo porta, un peso di 31 chilogrammi quan tunque .non abbia lo zaino; egli ha per ò un sacco di tela da vela impermeabile portato a tracolla dalla spalla destra al fianco sinistro. Il fantaccino austriaco porta un peso di 28 chilògrammi; qu ello tedesco è quasi uguale a q uest'ultimo . Il peso quindi dell'arredamento del fa ntaccino fran cese, t edesco e austriaco è quasi uguale al nostro; essi però sono reclutati con maggior larghezza essendo assai m eno numerose le esenzioni ed h anno, meno i Francesì, uomini più alti e vigorosi dei nostri.
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ACIL1TA DI VBT'.l'OVAGLIAMEN T O E DI R1F01:tNIM1J:N1'0 . - NECESSI'rA DI NON LASCJA.RE llLANOAilE NÈ ! VIVEitt, NÉ LE ìÌ1U!:\I· zIONr. - La faci lità. di vettovagliamento e di r iforn imen to, per la cresciuta viabilità, per metteranno d i n on lasciare man·· care le cose d i pri ma necessità e quindi . basterà che il soldato porti seco lo stretto indispensabile. La n ostra principale cura dovrà mirare a n on lasciargli mancare i vi veri e le munizioni. Non dovr emo mai lasciargli mancare i viver i perchè senza d i essi non sarebbe possibile esigere da l ui la resistenza fisi.ca e la fiducia, senza delle quali non si raggiunge la vittoria . N è dovremo lasciargli mancare le mun izioni perchè, i n tal caso, allo scoraggiamento si ago-iungerebbe l'inazione e non si otterrebbe sicuramente lat> vittoria che, in g ran parte, è do,,u ta al fuoco di. fuci leria.' E, se per avventura, ci venisse a mancare, cosa non improbabile n el corso d i una campagna, qualche oggetto anche di prima necessità, se ne farà a meno, come ne fecero ,a meno eserci ti valorosi in tempi lontani e recenti e come ne fecero a meno i n ostri valorosi d'Africa, n elle cui con dizioni non verrà mai a t rovarsi il soldato in u na guerra in Europa. Bisognerà però che si tenga · alto .lo spirito di l ui più che colle parole coll'esempio, dividendo in ogni ocC!lsione con lui le fatiche e le p rivazioni iuéoragg iandolo colla nostra presenza e colle nostre cure. J.!
P ROPOSTE. - P r emessi i su rriferi ti argomen ti, concreterò le mie proposte. P rima però, credo bene far pr esente che io t ratto esclusivamente dell'arredamento di guerra e che naturalmente per il tempo di pace bisognerebbe agg iungere· alcun i 9api di corredo, quali sono : la giubba e i pan talon i di tela, una seconda maglia, un second o pai0 di stìvalini e di mutande.
1777
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0An m EQUIPAG:GIAl\[EN'l'O DA PORTARSI rn GUERRA. ·_ L' att uale eq-uipaggiamento dovrebbe essere sostituito dal seg uente : 1 giubba di pan no, ampia, con tasca alla cacciatora e con bottoni di osso o di ('r utto (1) ; 1 paio di pautalon ~ di panno; 1 paio di mutande; 1 berretto come quello dei carabinieri o di altra foggia , o meglio un largo c~tppello molle di fe ltro, impermeabile, uguale a guello adottato dagli Inglesi nell' ult ima guerra anglo-boera; 1 · paio di stivalini di solida fattu ra; 1 borsa di pulizia; 1 tascapane (2); 2 paia di pezze da piedi o meglio di calze di cotone, più adatte per evitare le escoriazioni e che non costano pirt di centesimi 30 il paio; 1 mag.lia di lana della foggia usata dallfl. maggior parte dei ciclisti; 1 asciugatoio; 1 :6.a:;:chetta di alluminio con annesso bicchiere; 1 gavetta e un cucchiaio di ailuminio (3); 2 razioni di viveri di riserva .( 4) ; 2 ~azioni di
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(lj Nella tasca alla cacciatora vcn ebbero riposti due pacchetti di c·artuece (36); pacchetto di medicnione ; ! paio di p~zze da piedi 01>pure i paio di calze di col.one.
(2) lo essa verrebbero riposti: cucchiaro, gavett.1, una ra~iooe di pane e una (li carne colta. · (3) 11 so[(lato te<lesco li ha di alluminio e, per quanto io sa11pi.1, fanno buona prov:1. (•) Sarellbe bene che le sca tolette di carne avessero la forma e dimensioni 11guali a quelle che servono per le sardine. Sarel1ile_cosi pili facile alloga rle nell a borsa.
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ANNO XLVIII.
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ARRIWAi\lENTO DEL SOLDATO DI Ii'AN'l'ERIA
IN GUERRA
caffè in tavolette ; 1 borsa di tela impermeabile da portarsi a tracolla oppure sulle spalle; 1 pacchet to di medicazione.
10° le iwse che di vanterebbero superflue ~distribuendo g li stìvalìni; 11° le due giberne. - Dovrebbero sostituirsi con una cartuccera di tela impermeabile a chiusura automatica, nella quale verrebbero messi tre pacèhetti dì cartncce (54). Per le altre cartucce dirò più avant i; 12° le cinghie r eggi carti,ccere che non avrebbero più ,ragione di P,Ssere conservate e, con vantaggio non indifferente del soldato, il quale verrebbe a trovarsi meno cin· .ghiato e quindi più libero nei suoi movimenti; 13° lo zaino. - Sarebbe sostituito da una borsa di tela impermeabile da poitarsi a tracolla o sulle spalJe. In ~ssa verrebbero riposti: 6 pacchetti di cartnece (108) e così il soldato anzich,è 162 ne avrebbe 198 e cioè : 6 pacchetti nella borsa, 3 nella cartuccera e 2 nella tasca alla cacciator·a . Vi si metterebbero inoltre 1 asciugatoio, i viveri di riserva e ·2 tavolette di caffè. Trovo superfluo ripetere le ragioni per le quali propongo l'abolizione. · Qualora però si t rovi la mia proposta troppo radicale, lo -si sostituisca almeno con uno pi1\ leggiero, di tela impermeabile, di forme- e dimensioni pressochè uguali a quello ,della .M:. T. che pesa circa 800 grammi e che si dovrebbe rendere ancora più leggiero; 14° la tenda completa. - In Europa, nelle regioni più importanti, meno i!l. montagna, non sarà sempre .impossibile di t ro· var modo di far dormire al coperto la truppa; del resto la tenda ,è un riparo debole, specialmente contro i temporali e contro i cocenti raggi solari; aumenta di peso per il soldato, allorchè marcia sotto la pioggia o quando è già bagnata. I Tedeschi -è vero che l'adottarono, ma i F rancesi per contro l'abolirono e la danno solamente ai riparti destinati ad operare in montagna. E poi se qualche volta non si potrà, mettere i l soldato al coperto resterà all'addiaccio senza sentire quelle -sofferenze che noi forse ci esageriamo in tempo di pace. La mia proposta è rad icale e certament~ mi si obbietterà -0he tp.tti gli eserciti hanno la tenda. L.\. · quest'obbiezione ripeto subito che i Francesi, ì quali l'avevano, l'abolirono
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OGGETTI CHE V E11(tEBBERO ABOLl'l'I. 1o Il chepy, copertura incomoda, antiestetica, troppo visibile e che non difende nè dal sole, nè dalla pioggia; 2° il cappotto, capo di vestiario incomode, specialmente nelle marce, antiestetico e al quale il soldato pr eferisce la giubbia che fa buona prova presso gli alpini e bersaglieri e che della foggia proposta permetterebbe, come già ho detto, di ripor vi due pacchetti di cartucce e .r:,iccoli oggetti ; 3° le camicie. - Trattandosi di un tempo anormale, quale è quello di guerra, mi pare che convenga meglio una buona e lunga maglia di lana, la quale sostituirebbe anche il farsetto e la fascia di lana. E ne basterà una sola perchè il soldato potrà lavarsela di quando in quando, nei g iorni di bel tempo; · e se qualche volta non lo potrà, ne farà. a meno senza che la salute sua ne soffra. I nostri soldati. d'Africa informino al riguardo ; · 4° il libretto personale. - E perchè portarlo in guerra ? . Basterà la registrazione dei buoni com ples:;i vi senza bisogno di segnare sul libretto gli oggetti distribuit;i all'individuo. Si verrebbe a semplificare anche la· contabilità di compagnia vantaggio da non trascurarsi in campagna ; . ) 5° la giubba cli tela; 6° i pantaloni di tela. Senza dubbio farebbe comòdo l'averli, ma non sono indispensabili e perciò è bene abolirli per il tempo di guerra. E ciò in base al princi'pio che il soldato i_n campagna deve · avere il solo necessario; · 7° la tazza di latta perchè alla fiaschetta di alluminio andrebbe· unito un piccolo bicchiere, pure d i alluminio, pre·ssochè_ uguale a quelle che sì trovano in commercio; 8° il farsetto a maglia; 9° la fascia .di lana. Sarebbero, come gi_à dissi, sostituiti dalla maglia di lana,· adottando la quale si farebbe anche a meno delle crav~tte.
IN GUERRA
1780
ARREDAME~'I'O DEI, SOLDA'!'O DI b'.-\NTERI.\
dopo l'esperienza fatta nella campagna del 1870- 71, .il che è abbastanza sianificante. La tenda certamente ha dei vano . . taggi, non tali però a mio avviso, da renderla. necessana, mentre è indiscutibile il bisogno di alleggerire il soldato. Sia conservata in pace per le manone di campagna e grandi manovre perchè la truppa difficilmente potrebbe, come in guerra, valersi di tutti i caseggiati, ma aboliamola in guerra, durante la quale potremo disporre dei fabbricati pubblici e privati. . È vero che per essere oggi colossali gli eserciti non sempre si potrà accantonare la tr uppa; in tale caso i riparti si alter-neranno negli accantonamenti e nell'addiaccio diminuendo così il di~gio. E se qualche volta ci bagneremo, cosa molto probabile, troveremo della legna per asciugarci. I Tedeschi fanno uso della tenda solo quando devono st,azionare per un certo tempo; in tal caso costruiscono anche baracche con materiali vari. Nelle altre éircostanza accantonano o addiacciono. Come si pratica dai Francesi, la tenda si dovrebbe dare alle truppe operanti in montagna. . Io sono fautore convinto dell'abolizione di essa, ina siccome non mi nascondo che molti sono gli oppositori e che la mia proposta difficilmente troverà la sua attuazione perchè troppo radicale, così mi sia concesso di far voti perchèalmeno se ne adotti una da sostenersi coi· soli fucili e che sia altresì più leggiera e più impermeabile dell'attuale ; 15° le scm·pe - sarebbero sostituite da un paio di stiva.lini di solida fattura, risparmiando ccme già dissi, le uose. E perchè n e basti un sol paio, propongo ?he l'attuale car.r etta per cartucce assegnata ad ogni battaglione, venga abolita ed uno dei quadrapedi venga destinato a trasportare 100 paia di stiva.lini di misure diverse per ogni battaglione. Così facendo mi pare che il problema della calzatura sarebbe risoluto. Infatti mettendo in distr~buzione all' inizio della campagna degli sti valini nuovi di buona fattura'. vi è da ritenere con certezza che 100 paia per battaglione saranno più che sufficienti per l'immediato rifornimento,
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tanto pi,ì che nelle compagnie v1_e il mezzo di eseguire le riparazioni più urgent i. E man mano si presenterà il bisogno di stiva.lini nuovi, si dovrà subito prelevarne altrettante paia dal parco vestiario.· AoonEsogRE LA DOTAZIONE IN DIVIDUA.LE DI CART UCCE. - In <iuanto alle cartucce di rifornimento dirò piu. avanti ùhe cosa ne penso. ' Il colocnello Busu, in un suo scritto, dice che nelle guerre ,combattute dal 1866 in poi, in nessun combattimento si è oltrepassata la media di 30 cartucce per individuo, media però che sarà fo rse accresciuta in avvenire, data la celerità dei fucili. Ma indipendentemente dal e;onsumo medio, in una campagna, ciò che a noi interessa è di sapere bensì il nu· mero di colpi sparati in una giornata campale da ciascun tiratore dei ripar ti maggiormente impegnati, numero che servirà naturalmente a stabilire la dotazione individuale di cartucce per evitare possibilmente che un riparto r imanga, durante la lotta, senza munizioni. La dotazione individuale di cartucce e sempre stata su· periore alla media sparata dai tiratori, però ci furono in ogni guerra, sempre riparti, i maggiormente impegnati, che rimasero senza cartucce nella fase decisiYa. A Mars-la-Tour il consumo medio fu di 34,5 car tucce per fu.cile; il 33° reggimen'to fanteria prussiano ne consumò oltre 200 per fucile. , A Comqn (Chilì) ogni tiratore sparò da 180 a 200 cartucce (1). I~ base ai dati ora accennati, trovo preferibile aumentare le cartucce individuali di altri due pacchetti (36 cartucce) e portare così la dotazione a 198, anzichè t raspor tare le car· tucce di rifornimento sulla carretta assegnata ad ogni bat· taglione (22,900) numero notevolmente inferiore all'aumento da me proposto. Infatti prendendo per base la forza del battaglione effettivamente presente. al combattimento di 800 -fucili, si avrebbero 800 X 36, aumento della dotazione indi0
(1) Capitan o CASC1NO.
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I,N GUERRA
_!\.RREDAll'rE~'l'O Dl~L SOLDA'J.'O D I lì'ANTERIA
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parco divisionale, all'inizio del combattimento e, subito dopo aver d istribuito le 3200 cartuccfl. . Cosi facendo si verrebbero a risparmiare tre carrette per regg imento col vantaggio di aver sempre al seguito di ciascun battaglio)le i quadrupedi in parola.
viduale, == 28,800 cartucce, ossia 6000 in più di qu~lle portate sulla carretta. ·Siffatta dotazione sarebbe superiore a quella dei fan tac-· cini degli eserciti europei, comprese le oartucce portate sulle carrette di rifornimento. Il soldato tedesco ha 170 cartucce,. comprese 50 di rifornimento; il francese 185, delle quali 65 di rifornimento; il russo 150 e l'austriaco 140, comprese40 di rifornimento. E trovo preforibile aumentare la dotazione individuale di 36 cartucce perchè troppo difficile, per non dire impossibile, eseguire il rifornimento durante il. combattimento e, specialmente, sotto il fuoco micidiale dell'avversario. È mai possibile che Slllla linea del fuoco si possa eseguire, il rifornimento, come lo facciamo noi nelle nostre esercitazioni tattiche di tiro, od anche in altro modo, quando si. sa particolarmente per l'espedenza dell'ultima guerra del Sud-Africa, che i soldati, o dietro un ripàro, o a terra non permettevano ai compagni e neanche ai superiori di met- · t ersi .in piedi per non attirµ,re maggiornien·t e il fuoco su di · loro? E poi non mi pare neppure umano pretendere che il soldato armato di fucile, mentre sentirà fortemente il bisogno di servirsene fac~ndo fuoco, smetta di sparare per di-' stribuire le cartucoe di rifornimento, offrendo altresì ottimo. bersaglio al nemico. . E finalmente il rifornimento, specialrp.ente per chi at-· tacca, sarebbe causa di gravi perdite (1). Data poi la dotazione proposta, a me pare superfluo il rifornimento immediato; però qualora non si voglia. rinunziare in modo assoluto, proporrei che, in ogni ba.ttagliou&,. il secondo quadrupede dell'attuale carretta venisse destinato per il someggio di due casse cartucce (3200), il quale potrebbe facilmente seguire òvunque la truppa, rifornirsi al
In qnanto alle due razioni di caffè in tavolette, nou si tratta di cosa nuova e l'industria ne produce diversi tipi. I 'l'edeschi nella campag.aa ,d el 1870-71 esperimentarono, con buon risultato, le· tavolette di caffè compresso. Sarebbero preferibili quelle formate di una mescolanza di caffè e zucchero. Il caffè, bibita a tutti gradita e di facile preparazione e . che il soldato potrebbe farselo nella su~ gavetta, sarà di vantaggio indiscutibile allorchè si faranno aspettare i viveri oppure quando si troverà estenuato. Fece buona prova anche presso di noi alle manovre di campagna del 1902, ma era in polvere. · · T.HOLErTE DI CAFFÈ. -
5 CH I LOGRAM:M:I IN MENO DELL' ATTUALE. -- L'arredamento proposto, pllr · aumentando la dotazione delle munizioni d i 36 cartucce per individuo, peserebbe circa 23 chilogrammi ossia 5 · chilogrammi in méno di quello attuale, differenza sensibile che permetterebbe di distribuire alla compagnia un certo n umero di utensili, dei quali feci cenno in principio ; renderebbe a.ltresì meno cinghiato il soldato e quindi più. libero nei movimenti e finalmente l'uniforme sarebbe meno appariscente, condizione oggi di molta importanza. L'.ARREDA;MENTO P ROPOSTO PESEEtEBin; CIRCA
OBBIEZIONI DI ORDINE FINANZIARIO. - Sicuramente mi si obbietterà, anche da coloro che desiderano la soluzione del .problema, che non ho tenuto conto della parta finanziaria, .la quale, date le condizioni de.I bilancio e quelle economiche del Paese, si presenta come un ostacolo insuperabile. Per acquietarli dirò loro poch-3 parole. Per la trasformazione propos.ta occorrerà certo una spesa che non è facile precisare,
(i) Ti capitano L UTTWIT7. narra il caso al'venuto alh, battaglia di Modder-River, nella · quale k1 guardia stette <Iodici ore sotto il fuoco nemico e distan te da esso 800 metri. Ogoi movimento era paralizzato. Non rnunizioni,non ordini arrivarouo. Dopo che eranost.ati uccisi 29 po,-talori di cartucce, si rinunzio a chiamare altre munizi oni. (Teoonte, coloonello L1ND1>~AU, Tradu7.ione del colonnello MAN01iEJ.
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ARRED,u,nrn'l'O DEL SOL DA'.r.O DI :b'ANTERI A,
ECC.
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ma che . però non sarà esagerata. Infatti basterà cessare la costruzione delle giubbe, cappotti, chepy, ecc. iniziando quella degli oggetti adottati. Così facendo in un periodo (tenuto conto di ciò che esiste nei magazzini dei depositi) di cinque anni circa si avrà !:equipaggiamento nuovo con una spesa annuale non di molto superiore a quella normale. Vi sono è vero gli zaini e parte delle bufetterie le quali richiede-· · rebbero un tempo 10.aggiore, ma dopo rin novato l' equipaggiamento, si dovrebbero conser vare per i richiamati che sçmo chiamati per istruzione. CoNCLUSLONE. - Come dissi in principio, non ho la pretesa di aver risoluto il difficile, problema, ma mi conforta la spe• ranza di non aver fatto del tutto opera inutile perchè ritengo che almeno servirà a tener viva una così importa.nte questione. Forse più d'uno di voi mi darà del sognatore, non persuasi come si possa far a meno in guerra c).i certi oggetti, quali sarebbero: la giubba, e pantaloni di t ela, camicit1, ecc. ecc,, parche non _si pensa che le esigenze della vita non sono assolute, ma relative. E che se nei momenti ordinari l'uomo. ha certi bisog11i è perché trovasi nella possibilità di soddisfarli; e tali b·i sogni cessano o si fanno sentire assai meno fortemente, quando non si può od è difficile soddisfarli. E ognuno di voi l'avrà certo provato pi L1 di una volta, anche nei tempi ordinari, e specialmente alle manovre allorchè si è obbligati di att,endare. Vinciamo quindi l'avversione per la novità e così cadranno i pregiudizi e trionferà il sano principio eh~ il fantaccino, deve nelle · guerre fature, essere dotato solo degli oggetti strettamente necessari per vivere, marcim·e e combattere. Messina, ot tobre l!l02.
GrnELLI ten. cotonnello 47° fanteria .
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. I TELEMETRI E GLI STEREOTELEMETRI Nella Rivista cl'a1·tiglie1·ìa e genio comparve or sono tre anni (1900 vol. III) un interessante articolo d el capitano del 13° regg. art. (da campagna) E. Ghiron, in collaborazione col!' ingegnere Laboccette, relativo ai binoccoli e stereotelemetri Zeiss, articolo che, dopo avere esaminato e de scritto con evidente simpatia detti stromenti, concludeva esprimendo il parere che lo stereotelemetro Zeiss fo~se de- . stinato ad avere larga applicazione negli usi militari, rilevando la circostanza ché esso permette, seguendo gli spostamenti di una truppa in moto, di conoscerne in qualsia.si istante la distanza. La puntata invece del giugno 1903 della medesima Rivista pubblica un articolo .del capitano Calichiopulo della brigata d'artiglieria da costa. della Sardegna il quale, col sussidio di calcoli diligenti, esaminando con rara competenza le qualità ottiche degli stromenti citati, giunge inv:ece a conclusioni recisamente çontrarie, che cioè degli stereotelemetri Zeiss, il modello più piccolo (8 ingr.) possa. a mala pena essere utile per dirigere il tiro della fucileria, qu~llo medio (14 ingr.) sia insufficiente per i bisogni dell'artiglieria da campagna e che il modello più potente (23 ingr.), in causa della sua grande lunghezza (1 m. 44) e della ristrettezza del campo di vista non sia affatto di uso pratico in ·campagna. · Quanto poi all'impiego degli stereotelemetri Zeiss nei tiri <la costa e da fortezza « non vale nemmeno la pena. di parlarne. >> Tot capita, tot sententiae ! Il disparere dei due egregi e intelligentissimi ufficiali, entram'bi favorevolmente noti nell'arma, è caratterist1co e ci pare che meriti di essere esaminato con una certa atten-
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I TELEME'.rRI E GLI STEf~ll:O'J .']sLE)IETRI
J TELEMETRI 'E GLI STEREOTELEMETRI
zione, poichè ·- se non c'illudiamo - dalla questione relativamente piccola dei telemetri si sale fa0ilm~nte ad altra.. questione più ampia e organica., relativa all'arma d'artiglieria, rilevando una volta ancora come in essa alcuni argomenti vengano, troppo spesso, e quantunque da menti coltissime, considerati sotto un aspetto prettamente tecnico, facendo assoluta astrazione dalla questione del loro uso reale· e pratico. Le considerazioni e le deduzioni che se ne possono trarre· le lasceremo formulare dal sagace lettore. · E poichè nella puntata VII di. quest'anno della Rivista di Cai,alleria, uséita quasi contemporaneamente al fascicolo di giugno della Rivista d' A1·tiglier-ia, propugnavamo l'adozione degli stereotelemetri Zeiss per .le mitragliere che un giorno o l'altro si daranno in sussidio alla cavalleria, ci pare di avere diritto, quasi per fatto personale, d'intervenire nel dibattito a scopo di dimostrare che, se e:ffetti;amente - come dice l'egregio collega Calichiopulo - degli stereotelemetri Zeiss il 1° modello, perchè troppo poco potente, e il 3" perchè troppo i~1comodo per la sua grandezza, sono da scartarsi per gli usi dell'artiglieria campale, il 2• modello invece corrisponde perfettamente ai suoi bisogni, ed a maggior ragione a quelli delle mitragliatrici. Diremo brevemente della ragione d'essere dei telemetri da. campo, quale sia attualmente Io' stato di tale questione presso la nostra artiglieria, e dal confronto, che volentieri prendiamo occasione a fare, tra il telemetro in uso e quello Zeiss e dal successivo esame della censura fatta a quest'ultimo· dall'egregio collega Calichiopuio, per quanto riguarda l'·ars tiglieria da campagna, ci lusinghiamo di poter dimostrarecome sia . da far voti che le nostre batterie da campo sieno, provviste di uno stromento di tal genere.
La sola e permanente diffico ltà che presenta il tiro delle artiglierie si è la determinazione dei dati di tiro più convenienti. Badiamo bene, clei dati di tiro, non delle distanze. j
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Questi dati di tiro si determinano in base alla osservazione del punto di arrivo dei primi ool pi. È l'esatto apprez~ zamento del .risultato di questi primi colpi che costituisce la vera difficoltà sopra accennata. ì Il resto non è che una meccanica applicazione di mutevoli regole che si potranno semplificare o c,omplicare a piacimento, sbizzarrendosi in infecondi giuochi balistici, senza ·che la vera e sola difficoltà presentata dal tiro abbia per nulla a crescere o a diminuire. Per essere risoluta richiede speciali attitudini, che si acuiscono solamente coll'esercizio, e che trovano · valido aiuto in istromenti ottici che rendano le osservazioni più evidenti. Ma un altro modo di risolvere il problema della determinazione dei dati più convenienti per il tiro, è quello di determinare la distanza del bersaglio dalla batteria mediante · uno speciale stromento, detto telemetro (poichè telemetro, o diastimetro, è pure la canna metrica, misuratrice di distanze) e dare quind~ ai cannoni una inclinazione tale che il proiettile giunga alla distanza alla quale si è ri.::onosciuto stare il bersaglio. Si sono perciò graduati gli alzi in « distanze » per semplificare e rendere automatici i calcoli necessari a determinare la « elevazione· » conveniente a una data distanza. Qu6sto metodo di risoluzione è certamente di uso pratico, se ci si accontenta di un tiro di una esattezza relativa: sarebbe perfetto se il tiro si facesse col telemetro stesso che ha determinata la distanza. Invece necessità vuole ehe il getto dei proiettili si faccia coi cannoni, e, fino a questi ultimi tempi fu richiesto all'artiglieria da campo generalmente di battere con esattezza e con poca profondità bersagli sottili. Perciò la determinazione preventiva della distanza con altro telemetro che non fosse il cannone, telemetro balistico, fu sempre poco utile,. spesso dannosa per la sugge::;tione dovuta a misurazioni accidentalmente erronee. Infatti, se il conoscere la esatta distanza della batteria dal bersaglio, che si vuol battere sopra una sola linea della sua
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profondità, bastasse à determinare i dati di tiro, la cosa andrebbe a gonfie vele. Il comandante la batteria misura esattamente, per esempio, in 2347,50 metri la distanza dalla 'bocca dei suoi cannoni a una linea di bersagli, dà i dati di tiro corrispondenti a 2347,50 metri, fa una salva e polverizza l'avversario! « C'est beau, mais ce n'est pas la guerre ! )> Invece, all'atto pratico, il comandante di batteria che conosce - si1.1. pure esattamente ·- la effettiva distanza alla quale trovasi il bersaglio, dà ai suoi cannoni i dati di tiro che ad essa corrispondonò e la sua salva scoppia sopra una zona al di là, o. più spesso molto al di q uà del bersaglio sottile. Perchè? Perchè il cannone, alt~o diastimetro, non corrisponde con precisivne al suo alzo graduato in distanze, perchè è stanco, perchè è caldo, perchè c'è µn dislivello, perchè la pressione baroroetrica è cresciuta o dimi1'luita, perchè la carica e umida, asciutta, fresca, antica, porchè il puntatore ha puntato .più alto, più basso, per tutte quelle infinite piccole cause rnsomma pèr le quali la pratica non corrisponde alla grammatica. Che cosa fa allora il comandante di batteria? senza alcuna meraviglia cambia i dati di t iro, e - perfettamente come se la ~istanza gli fosse ignota - con degli sbalzi dì due, quattro o magari seicento metri, ricerca, coi metodi insegnati dalle Condotte di fuoco, i dati più convenienti per il tiro, e li r icerca col tiro stesso dei suoi cannoni cb,e son quelli che debbono usufruirne. È dunque inutile - nei tiri da campagna - conoscere esattamente la distanza. Il conoscerla approssimativamente all' ·inizio del tfro sarà utile a rispa.rmiare qualche colpo di prova, ma sovrattutto sarà di grande soccorso a chi dirige il tiro il conoscerla con una sicura approssimazione quando le circostanze di visibi- · . lità impediscano di osservar bene i colpi, oppure quando il . tiro non richieda esattezza ma debba esser ripar tito sopra una larga zona, come è appunto ora il nuovo stile di tiro
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« normale» per l'artiglieria da campagna (V. Istruzione tattica e Condotta di fuoco ora in esperimento). Ma se la .conoscenza della distanza ha un' in:flu~nza così rela,tiva sopra la esattezza e l' e1ncaciia del tiro, affinchè i comandanti di batteria si adattino a lle operazioni occorrenti a ricercarla, occorre che queste operazioni presentino solta.uto difficoltà e perdite di tempo proporzionate alla importanza dei risultati, occorre che gli · atti r ichiesti sieno semplici, rapidi, facilmente ripetibili per controllo quando t;oppo i risultati ne differiscano da. yuelli dati dai primi colpi del vero d iastimetro, il cannone, e che si adattino alle circostanze del combattimento, e, dirò più specificatamente, che servano per i bersagli consueti dell'artiglieria da campo, cioè le truppe iri movimento. Il telemetro Gautier, del quale ~ ancora afflitta la nostra artiglieria e che troppo tempo nsurpa ancora nelle sue istru· zioni, è un grazioso stromento, ma non soddisfa a nessnnc c:ei requisiti sopra espressi, ragione per la quale i comandanti di batteria, soli r egolatori del fuoco dei loro pezzi (§ 120 della Istruzione sul tiro), gli sono decisamente contrari, non lo usano che mal volentieri e per se~ plice obbedienza a tassative prescrizioni regolamentari, divenute tradizionali. Vedianio che cosa è un telemetro ottico, e più specialmente che cosa sieno il telemetro Gautier e lo stereotelemetro Zeiss, ora in questione. Il telemetro da campagna è, per solito, uno stromento che risolve o aiuta a risolvere un triangolo, considerato generalmente come isoscele o rettangolo per facilitare i calcoli, il quale ha il lato corto, cioè la base, pro,:isima all'osservatore e i due lati lunghi costituiti da due visuali che dalla estremità di detta base convergono al bersaglio. L'istrumento misura gli angoli che queste visual1 fanno colla base, la guale è nota o si può misurare pOichè trovasi in vicinanza dell'osservatore, e dalla conoscenza cti questi tre elementi trae automaticamente o il lato, o l'altezza, o l'apotema del triangolo stesso, i quali dal vertice dove sta il bersaglio vengono alla base sulla quale opera l'osservatore.
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È evidente che quanto è p iii lunga la base, tanto maggiori sono le approssimazioni delle misurazioni 1 L'uso del telemetro Gautier esige: 1° Che si faccià materialmente stazione iù due punti (limiti della base) distanti da '/so a '/so della distanza da misurarsi, apprezzata a vista [per 2000 metri tenendo il valore di 1/,0 , occorre una base di 50 metri]. 2° Che da ognuna delle stazioni si possano vedere simultaneamente il bersaglio e un altro punto lontano, detto « falso scope», indispensabile alla misurazione. 3° Che un aiutante misuri esattamente la base con adatto nastro graduato. 4° Di più esige alcuni movimenti del meccanismo, che vanno fatti con molta accuratezza, e un piccolo calcol.o. Ora: 1° Gli andirivieni dell'operatore dall'una all'altra stazione portano perdita di tempo e fat ica, e· all'atto pratico, sul campo di battaglia, dove la maggior cura d.:l comandante la batteria, prima di iniziare il fuoco, sarà di non rivelarsi, non si farebbero certamente. Iuiziato il fuoco p,oì e doveµdo . cambiar bersaglio, nessun operatore potr ebbe passeggiare avanti e indietro e compiere le abbastanze delicate operazioni della misura. · 2° Se il terreno non è nudo come la mano, difficilmente si trovano sul medesimo allineamento due stazioni a distanza conveniente, e ciò obbliga a spostamenti e ripetizioni e perdita di tempo. Di più talvolta non si trova nella direzione voluta il falso scopo indispensabile. Occorre allora che un altro aiutante si provveda di paline e vada a piantarle. Così sono tre operatori, corredati da parecchie pal~ne in ferro, senza tener conto degli individui che debbono reggere i loro cavalli. 3° In un. terreno che non sia un bigliardo la misurazione della base risulta affatto appros·s imativa, tanto che i comandanti di batteria, chè usano lo stromento senza calore di fedè, si accontentano quasi sempre di misurarla a passi. Allora è inutile possedere uno stromento abbastanza esatto
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·e d i un uso così complicato per impiegarlo su dati approssimativi, mediante i quali le misurazioni riescono troppo incerte. Meglio sarebbe riporlo nell'astuccio e misurare a vista, .ciò che del resto è di uso comune. Così si fa più presto, e> se la distanza stimata, alla prova, del fuoco, ;isulta troppo lontana dal vero, non si rimane sug.gestionati dall'autorità dello stromento . misuratore e si pro.cede liberamente a forti correzioni. 4° Quel piccolo calcolettò è poi una semplice moltipli,cazione nella quale entra il valore della base. Ora, quando, jn terreno vario, per poter~ dai suoi due punti estremi con· templare simultaneamente bersaglio e falso scopo, si è cos tretti ad accettare quella lun~hezza d i base che il terreno o g li alberi concedono, essa risulta di un n umero di metri, n on solo non facile da moltiplicarsi a mente, ma spesso anche frazionario. E così la moltiplicazioncella diventa un po' più ,complicata, e senza carta e matita sono possibili gli errori. .Non la vedo compiuta, come un1,1, figura di Gymkana, sotto jl fuoco avversario! 5° Il telemetro è provvisto di un cannoochialetto che e tanto insufficiente che la maggior parte i:legli osservatori preferisce toglierlo e operare senza. 6° Il telemetro Gautier non si può usare che verso ber-sa.gli ben visibili da due stazioni e« perfettamente immobili» . Basterebbe questa ultima osservazione a dimostrare che l' istromento in parola. negli usi di guerra è una vera utopia e che è ben giustificata la recisa avversioùe che gli portano -q uelli che avrebbero il massimo interesse a usarlo, se veramente facilitasse il loro còmpito, e che invece lo adoperano solo per rassegnata obbedienza. Passiamo allo stereotelemetro Zeiss, e vediamo prima che .cosa sieno la stereoscopia e gli stromenti sternoscopici dei quali la casa Zeiss ha il monopolio. . L'uomo è provvisto di due occhi i quali formano ma vero e proprio stereotelemetro naturale, che ha per base la distanza fra una pupilla e l'altra.
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di rilievo; specialmente per gli oggetti più vicini, talchè (net,tezza delle immagini sulla retina a parte) oggetti lont ani ci sembrerebbero vicinissimi per il fatto che i nostri occhi, per poterli vedere simultaneamente dovrebbero conyergere su di essi in quella misura che siamo abituati a sentirli convergere se ci guardiamo la punta del na.so1 e di più, il raggio entro il quale tale convergenza ci resta sensibile, e quello più ampio entro il quale le immagini sorelle del medesimo oggetto sono nettamente differenti> verrebbero accresciuti nella stessit proporzione dell'aumento dato alla iniziale base di sei centimetri e mezzo. Ma i nostri apprezzamenti di distanza che ne dedurremmo sarebbero erronei, finchè non ci fossimo r ifatta quella esperienza che si fa nella infanzia innocente distendendo la mano a prendere la; luna. Lo stereotelemetro Zeiss è fondato su questi principi: 1• Aumentando la distanza orizzontale degli assi visivi si rende n,nzitutto più evidente la differenza delle due immagini sorelle del medesimo oggetto che si formano nei due occhi, in secondo luogo si aum.enta il limite della distanza che dà differenze ancora percepibili. 2° Mediante forte ingran dimento questa distanza viene ancorn accresciuta poichè immagini che per la loro piccolezza p.ossono ·parere identiche, si d ifferenziano quando sono sottoposte a 8, 14 o 23 ingrandimenti. 3° L'automatico e incosciente confronto delle coppie di immagini relative a oggetti posti alla medesima distanza da noi dà ai nostri sensi la stessa impressi~ne stereotelemetrica. Vediamo ora, molto alla buona, come è fatto lo stereotelemetro Zeiss. Anzitutto ve ne sono tre modelli, lunghi rispettivamente 50, 87 e 144 centimetri, e corrispondenti a 8, 14 e 23 ingrandimenti. Essi sono costituiti da due tubi si:rµmetrici chiusi alle due estremità e posti sul medesimo asse. L 'apparecchio si tiene orizzontalmente contro gli occhi, in modo che sporga egualmente a destra ed a sinistra. '
Gli sguardi, o assi ottici degli occhi, convergono leggermente ~erso l'oggetto che si osserva, e nello stesso tempo s1 compie la « messa a foco » di ciascuno dei due delicati apparecchi e su ciascuna delle due retine si formano due immagini simili ma non identiche, poichè prese da due punti, le pupille, che distano fra loro, normalmente,. di circa sei centimetri e mezzo. Il nostro cervello percepisce con molta esattezza tutte queste cose, ed essenzialmente sintetizzando le d ue immagini, ammaestrato dalle espèrienze, determina le distanze assolute degli oggetti dagli occhi e quelle relative degli 00'ge~ti fra di loro, diremo in profondità. b E questa la . stereoscopia. Ma siccome la distanza normale dei d ue occhi è, come si è detto, di soli sei centimetri e mezzo, il raggio d'azione di questa facoltà telemetrica è piuttosto ' ristretta, e varia da un soggetto all'altro secondo la ·sensibilità e l'esercizio, la differenziazione delle immagini divenendo sempre più dif:ficile, quanto più esse si impiccioliscono colla distanza. , Fuori del suo raggio di azione, a darci la sensazione delle distanze entrano. altri elementi, cioè osservazioni di prospettive lineare e aerea fatte anch'esse, in massima parte in modo incosciente e automatico. ' La distanza dei due occhi e la differenza che ne deriva alle due immagini sorelle del medesimo oggetto, danno l'effetto di rilievo, detto stereoscopico, effetto . che viene esagerato dalle consuete vedute stereoscopiche composte di due immagini fotogra.fiche del medesimo soggetto, fat te contemporaneamente con due obbiettivi a. conveniente distanza orizzontale fra ' loro. Se noi, abituati a valutare incoscientemente le distanze in base all'intervallo che corre fra le nostre pupille, potessimo, per modo di dire, prendére un occhio per mano, e, allargando . le braccia, seguitare a vederci, la con vergenza. degli 1:>guardi e la assai cresciuta diversità delle immagini formate alle estrémità di una base, tanto più lunga dei primitivi sei centimatri e mezzo, ci darebbero un esagerato effetto
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Allora agli occhi si presentano due oculari che danno nell'interno del tubo e attraverso i quali gli sguardi, per modo di dire, rifratti - quello di destra a destrll. e quello di sinistra a sinistra - vanno ciascuno alla corrispondente estremità del tubo dove trovano un altro prisma che li fa uscire orizzontalmente attraverso a un obbiettivo posto in un piano verticale parallelo a quello degli oculari, e collocato sulla opposta parete del tubo. L'istromento, a parte gli ingrandimenti, produce precisamente lo stesso effetto stereoscopico che si otterrebbe se si potesse da;re alla distanza orizzontale di 6 cm. 1/. che corre fra le nostre pupille il valord di 50, 87 o 144 centimetri, e l'effetto di rilievo viene· esagerato e reso sensibile anche a forti distanze, rendendo evidente la successione dei piani nei quali sono posti gli oggetti che si contemplano i quali con altro cannocchiale sembrerebbero collocati sul medesimo piano. Passiamo alla parte telemetrica. Supponiamo che nel paesaggio stia piantata una tabe.lletta distante 500 metri da noi e che, per poterla distinguere da altre analoghe, porti scritto per l'appunto 500. Noi, per lo effetto stereoscopico del cannocchiale vediamo chiara.mente · la posizione di questa tabella rispetto agli oggetti che le stanno davanti o dietro e potremo dire ohe quelli che sono nella sua vicinanza e che si vedono nel suo piano distano da noi 500 metri. Ora, la immagine della tabelletta, passando attraverso a ciascuno degli obbiettivi, entrerà nel cannocchiale e verrà a formarsi nell'interno di es:30 (nei due piani focali principali rispetti vi). Supponiamo ohe lì vi sieno due vetrini trasparenti, uno per ciascun piano focale, e che su di essi rimangono esattamente impresse le due immagini, simili, ma non eguali, che vi si sono formate. Se noi ora togliamo la tabella che era a 500 metri , seg uiteremo a percepire simultaneamente le sue due immagini che sono segnate sui vetrini e per un effetto d'ottica
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.ci parrà di vederla ancora dove era prima, e se muove.remo il cannocchiale la vedremo sempre nello stesso pu_nt~ del campo ottico mentre in esso passano le immagi~1 d1 -vari altri oggetti, e quando in questo ~ampo passera un oggetto distante 500 metri, _e m~vend? _l'~stromento faremo in modo che la sua immagine s1 avv10m1 a quella della tabelletta ci sembrerà di vederla coesiste~·e nello stesso punto dello spazio, mentre l' oggetto c· è effettivamente ~ della tabelletta non ci sono ohe le tracce _impresse sul vet~·mo c;e .ce ne danno l'illusione. Potremo dire allora che 1 ogge to che gua.r1iamo trovasi a 500 metri di distanza. _ , Quello che si è fatto per la tabelletta del 500 s1 puo fare per altra di:,itanza fino a quel limite che la potenza del can1
nocchiale concede. Nello stereotelemetro Zeiss, guardando da una pos1z~one dominante orizzontalmente verso il cielo, si ha r impressione di vedere .sospesa nello spazio e compresa nel ca~po de~lo stromento una immensa zeta tracciata sopra un piano orizzontale un po' ·più basso dell'osservatore e i:1dividuata _da _punti isolati che si seguono lango il s~o ~racciato, e su 01a.scuno dei. quali appare un numero che md1ca per 1 appunto a ,quale, distanza nello spazio essi si trovano _dall'osservato~~! tre tratti rettilinei di questo grande zig-zag van~o · 11 primo dall'osservatore a mille metri, il seco~do da mille .a duemila il terzo da due a diecimila. Effettivamente pero, .anche n~l 2° modello, oltre i 4000 metri, le distanze sono .date con un.:1, approssimazione insufficiente, ma per l'uso delle .art,iglierie da campagna è interessante che sien~ date con .cerr,a sicurezza solo le distanze medie di combattimento. . Ora, se l'osservator'e abbassa il cannocchiale sul pae_sagg1~ sottostante, ha l' impressione che questa grande zeta s1 a.da.g~ sopra di esso e vede distintam~nte d~v_e ~ell~ campagna s1 appoggiano le immagini dei van pui~t1 m d1cat1 con numeri, la. cui l•3ttura. dà direttamente la distanza. Movendo opportunamente l'istromento verso l'nno o l'altro obbiettivo, si ha la sensazione ottica di manovrare questa immensa zeta effettivamente nello spazio e di farvela. scor-
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rere finchè quel punto del suo tracciato che vi corrisponde1 in quanto a distanza, si oppoggia sopra l'obbiettivo o bersaglio che si vuol conoscere quanto sia lontano. L 'operazione è facile e semplicissima quantunque richiede molte parole · per essere descritta. Questo telemetro si adopera stando fermi, anche occdtati dietro il tronco di un albero, mentre gli obbiettivi ne sporgono a destra e a sinistra; non richiede che un solo operatore; la sua azione è continua, cioè si possono controllare· · indefinitamente le misurazioni continuando a osservare; si usa verso bersagli in moto e ne dà istantaneamente e continuamente la -mutevole distanza; è efficace verso bersagli poco visibili e appena individuati da movimenti di fronde o da lampi di sparo; non permette altri errori all'osservatore che quelli dipendenti da incapacità o da disattenzione, ed esclude ogni errore di calcolo, di m·isurazione, di operazione. Le sole inesattezze che ammette :iono dovute alla. costruzione, la quale, per quanto accuratissima, come tuttele cose umane non puo esser perfetta, e alPacuità. visiva. dell'osservatore la quale ha dei limiti naturali. Noi ci illudiamo d i aver dato ai profani d'ottica un'idea. abbastanza chiara, sebbene molto approssimativa dello stereotelemetro Zeiss, e di avere dimostrato come esso, . per guanto è materialità dì impiego, corrisponda perfettamente, ai bisogni della guerra campale. Esaminiamo ora gli appunti che gli vengono fatti nel già. cit.a to articolo Sulla p1·ecisione clello stereotelemetro Zeiss e vediamo quale valore essi abbian~ nei riguardi dell'artiglieria da campagna. La riconosciuta competenza tecnica del N. ci è garante della esattezza dei calcoli che egli presenta: li accetteremo quindi senz'altro, portando invece la nos~ra attenzione sulle deduzioniJ che da tali precisi ualcoli tragge, deduzioni dalle quali dissentiamo in vece completamente. Il N., considerando la questione dell' « acuità visiva» in rapporto colla tabella. di errori, o meglio di inevitabili inesattezze, presentata dalla Casa Zeiss come corrispondente ai
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suoi tre modelli di · stereotelemetro, afferma che tale tabella, ricavata in base a un' acuità visiva di 30'' è troppo favo.revole· allo stromento e propone due altre serie di tabelle ,calcolate .per un'acuità visiva di soli 90" o 60'', esprimendo il parere che nello studio di uno stromento di ral fatta non ,s i debba mai scendere sotto al valore di GO". E noi accettiamo senza esaminarli - non avendo suffi-ciente competenza in materia _:_ il parere e i numeri proposti, anzi, poichè, se l'ammettere un' acuità visiva di 30" come fa la Casa Zeiss porterebbe a giudizi troppo favorevoli .allo stromento. e ci sarà conces~o che l'ammetterle di soli 90" ' . gli sarebbe invece troppo ingiustamente sfavorevole, e per- · tanto sembrerebbe logico e giusto di tenere la via · di mezzo e considerarla di 60''., come propone il N., pure noi vogliamo abbondare, e fra le due tabelle di 60" e d190" proposte dal N. inserire e accettarne una terza intermedia di 75". Ciò applicando al 2° modello tpoichè effettivamente il 1° -e il 3° sono da scartarsi), e facendo interpolazioni, si otterrà che i probabili errori di misurazione dati dallo stereo.t elemetro Zeiss saranno all'incirca i seguenti: 2°
MODELLO;
e = 0,87
; I2
= 14
;.
(t.
= '15".
()istanze r approssimativi Errori
metri
metri
500 ,1000 1500 2000 2500 3000
7 30 70 120 170 245
Ora, se ( e lo ammettiamo· senza discussione) un istromento che dia tali probabilità di errori non è abbastanza perfetto per usarlo nell'esatto tiro delle esattissime arti.:. .glierie da fortezza e da costa, ci permetta l'egregio A. di -e sporre il parere che egli si inganni quando - ammettendo
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che lo stromeuto di!!. un errore di circa 100 m. a 2000 m. & d_i 216 a 30~0, ment~e noi glieli vogliamo ammettere rispet-· t1vamente d1 120 e d1 246 - lo dichiara insufficiente per la. poca esattezza ai bisogni dell'artiglieria da campagna. E il suo errore il appunto dovuto a ciò che, se bene abbiamo capito,_ egli esprime nella chiusa dell'articolo, che cioè egli ha considerato gli iatromenti in parola solo~< quantitativamente». Invece tal6 questione va esaminata « quantitativamente » nei riguardi tecnic~ e~< ~ualitativamente « in quelli tattici, per poterne dare un giud1z10. E lo dimostreremo brevemente. Anzitutto gli errori sopra elencati si debbono considerare · come dei massimi e non sono costanti. Cioè, se l'errore probabile a 1000 m. è di 30 m., vuol dire c~e nella misurazione si deve prevedere un errore possibile d~ 30 m. in più o in meno della distanza esatta, cioè, invece d1 1000 m. noi troveremo u11 valore della distanza che oscillerà fra 970 e 1030 m. ed è anche « possibile» che per caso troviamo la distanza esatta in 1000 m. Però, come g ià abbiamo detto, per le qualità delle bocche, d~ fuoco da campagna, per Ìl loro impiego tattico, per le d_1vers~ condizioni del loro tiro che risulta assai meno preciso d1 quello da fo rtezza e da costa, ci sarebbe perfettamente indifferente di conoscere la distanza con esattezza: Inoltre, fino a ieri la Istruzione sul tiro per l'artiglieria da campagna, quando generalmente si localizzava il bersaglio da battersi in un fronte sottile, richiedeva una forcella dell'ampiezza minima di 100 m., e la forcella si fa col diastimetro cannone, e le correzioni, in ogn i caso, non si potevano fare di meno di mezzo ettometro. A che dunque sarebbe valso. conoscere la distanza a palmo quand'anche bO'lì alzi corrispondessero loro esattamente? Di più, da ogni parte e da gran tempo si consigliano e con persuasione di ben fare si applicano, correzioni di quattro ettometri, nella determinazione della fo rcella. Se dunque abbiamo riconosciuto convenienti sbalzi di quattrocento metri nelle effettive determinazioni dei dati di tiro col cannone, che c'importa che la. distanza ci sia data da un telemetro con esattezza?
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Ma le tendenze dell'artiglieria da carr.pagna formulate dalla nuova Istruzione tattica e dalla Condotta di fuoco ora in esperimento, consacrano come « normale » il tiro che fu detto « di zone » con aro pie forcelle di due ettometri almeno, alle distanze medie di combattimento, entro le quali si dissemina una grandine di ferro, e la profondità d'azione del nuovo shrapnel è di 300 m. E la Istruzione tatticd. sopraddetta E1rigE1 a principio che l'artiglieria dirige il tiro « contro le posizioni da essere oc« oupate e nelle quali per la conformazione del terreno e « per l'andamento della linea di difesa presume sieno rac« colte truppe ». · Ed effettiva.mente per la potenza delle nuove armi e per i nuovi metodi dì combattimento ì bersagli saranno in avvenire sempre indistinti, mobili e fuggevoli: s&.r à perciò utilissimo uno stromento che dia rapidamente e con una approssimazione costante la distanza del bersaglio affinchè, entro una zona che comp1:enda largamente questa approssima_::ione e la prevednta sconcordan::a fra la graduazione, degli alzi e la distanza effettiva, si possa rovescia1•v. una tempesta di prnietlili, verificando prima, ove occorra, con qualche colpo, i margini di questa zona. All'artiglieria da campagnd. occorre pertanto un telemetro il quale senza avere una soverchia esattezza sia soprattutto di rapido e facile impiego alle distanze medie di combattimento e sul quale si possa farA sicuro assegnamento entro i limiti di riconosciuti e accettati errori, e che sia -essenzialmente di prati.cd uso nella osservazione di bersagli poco visibili e mobili. Lo stereotelemetro Zeiss del 2° modello, a parer nostro, corrisponderebbe al bisogno, poichè gli altri appunti che gli vengono fatti cadono facilmente. Anzitutto la sua lunghezza non è « di circa un met1·0 » che quando è aperto per usarlo: per trasportarlo si ripiega ÌI!. due e diviene la metà, e il comandante . di batteria può, senza soverchio incomodo portarlo con se o as;icnrarlo alla sella.
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I TEI,E1CETRI E GLI STEREOTELE}.f'Wl'RI
~ a. ristre~tezza del campo visivo non deve preodcupare po1che lo s1 dovrebbe usare come telemefir o, e solo eccezionalmente per. ricercar~ i punti d'arrivo dei proiettili, per il che bastano 1 consueti binoccoli Zeiss o Gotìrtz. Concludendo, il credere che il tiro di una batteria da campagna ~ia effettivamente facilitato dalla esatta conoscenzà. dell~ distanze del bersaglio è un antico preofodizio che va 0 srad1c~to, poichè il carattere é l' andamento del tiro delle batterie campali è affatto diverso da quello delle ar~iglierie da costa e da fortezza, a · parte an ohe le differenze delle bocche da fuoco. . Quand'anche le batte~ie da campagna fossero provviste di uno st':'omento eh~ desse, con certezza ed esattezza, ma senza ~de~piere ai requisiti sopra espressi di celerità e facilità di ;mp1ego, la distan.za d~l ber~aglio in centimetri, non sapreb 0ero come usufruirne 1· dati, e si verificherebbe per loro un caso_ a?alogo a quello - che per un momento e ~ mo' di esemp~o possiamo fingere possibile, .se non verosimile _ di b.at~<n·1~ .campali cui venissero provveduti can~oni perfettiss1m1, ~1Ii?entemente studiati da balistici eminenti e riusciti mera~1ghe dell' ~rte e della scienza, ultra.potenti e ultraesatt1. .... ma che richiedessero tre paia di bovi a smoverle. La povera artiglieria campale piomberebbe nella medesima angosciosa perplessità di quel gentiluomo cui fu crra;iosa~ente regalato un magnifico elefante.... avrebbe preferito un piccolo poney !
LA REùIONE DEL B..:\.LDO E DEI LESSINI
--------------DESCRIZIONE GEOGRAFICO-MILITARE·
continuazione e fine- vedi disp.VIII
-------Rete stradale La rete stradale è intima"Jl.ente legata alle forme \ del terreno e, meno pochi tratti trasversali,con siste in una serie , di linee di varia importanza svol.:sentisi tutte in direzione nord-sud e raccoE_ date nel piano dalle strade che corrono alle rive dell'Adige o da ~uella pedemontana. Il carattere di aspre'zza e nudità :proprio del B~ DO fa si, già lo si vide., che le comunicazioni stradali attraverso ad esso siano scarse e malagevoli; invece i solchi scavati dalle valli sul dorso dei . Lessini facilitarono il tracciamento delle strade , eccezione fatU;J. pel tratto p1u pro2,_ simo alla cresta ove le di f:fj_col tà d·el terreno co,a sentirono il percorso a soli sentieri o tutt'al più a mulattiere. La ~rande spaccatura dell 'Adfìge, infine cor::it itui in tutti i tempi unH naturi:=ù·e via di comunicazione frs pinnura veneta ed il Tirolo, onde lunq;o.., essa . si svolf"ono le pi·)_ im:portanti linee stra dali. Dal breve cenno ora f a tto appa re ·come 1.:t. rete str:::: dale si possa di v-i.dere in 3 -'f n;t:ppi , c_ioè; 1° gruppo - strade attraveTso la re~ione collinosa e·il massiccio del Baldo; 2° gruppo stro.de :J.ttra verso il msssiccio dei Le~ s_ini; strade lun~o l ' Adi~e e lun~o la zona 3° ~ruppo pedemonta na. \
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'forino, 3 luglio. E NRICO MALVANI capitano d'arttqlieria.
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La re~ione del Baldo e dei Lessini 1 ° C·RUBPO :
a ) Regione collinosa per Carda e Adige . - Questa re~ione è percorsa in 0,g;ni t..senso da numerose stra, de rotabili, per cui riuscirebbe troppo lun.~o e monotono il fare cenno di tutte. Ci limiteremo ad accennare alle più importanti tra esse , e specialmente a quelle che partendo d~lla fronte Peschiera-Verona conducono a i piedi di monte :Baldo fra Garda e Caprino. A.partire da occidente troviamo a nzitutto l a rota bile Peschiera-Garda svolgentesi lun~o le rive del l a.~ o, ed a questa fa se-Q,-uito 1•aÌtra che da Cas telnuovo Veronese, per Pastren~o ed Affi, n ena a Co.sèerma no, s ussidia:ta d.s•. l tronco che do. Aff i :per Ceredello, porta a Caprino. · ' Il ~lle~o;io di Rivoli nell 'interno dell ' :.infiteetro e e-entro del r o cco".;lim.ento di i mport anti stra de ~rovenienti da Pastren~o , da Cap rino e da' Pla: t ano. Tu~i.,-~e ~ de ora d ette sono validnll1e1'1.(te sussi-· .., le s·vrr:. di~~e d?lla ferrovia Verona -Caprino a scortamento oro.ins.rio rla di tipo economico, la q_uQle corre qua si nel mezzo del f as cio stradale e lungo l a v alledel Tasso. !:J'umet?s~ infine sono i collegamenti trasvrsali ed J..~ piu importante di tutti è costituito dalla rota bile Garda-Costermano-Pesina- Cap~ino- P1atano sulla quale tutte le aitre ve'n.'~Ono a terminare e da dove :partono quelle che si internano nel mas·s iccio del Baldo. b~ I'IIas siccio del Baldo - Abbiamo per prima l a rota. bile lun10 l a riva del lago la quale da Garda giun ge a Navene: qui pessa o~ni comunicazione rotabil; c?n ~o:bole per le r a ~oni .~ià dette, e solo una difficile mula ttiera si inerpic a per le :falde di e-, monte Altissimo da dove scende su Na~o e Torbole. Dal~o stesso paese di Garda si stacca un tronco ro t~bile sino ad Albisarlo da dove si cambia i n mulat e per _t~era _ , , ______ ..,__ le .=i _.., basse .,_. __ falde del Baldo porta a Pai -
1803 Da Garda e Costerma no due strade rotabili si con giuJJ.1~ono a Castione: di qui l a stra da prosegue per S . Zeno di Montag-na, Villa nova, La Cà da dove s i con verte in mulattiera sino a Castelberto di Brenzone7 Il pa ese di S. Zeno comunica con Caprino a nche p~r " mezzo della buona rotabile di vllle·dei Lumini , dalla quale si Btacca, al a pese di Lumini, una mulattie ra che per Prà Bestenà, e.a Scala,: mal~a Brione,vali ca l a dorsale del Baldo a Bocca Tredespini(tretto Spi ni) e scende nell'opposto v~rsante a S. Valentino in v al Aviana. Un'altra mulattiera da Ca prino porta a Gavu da dove pex la regione Piore, sale alJacresta del Baldo tra e . o Zocchi ed i Colònèi di Pesina , passa per la Bocchetta di Na ole e scende sul versa nte orientale a Cam brigar a nord di Ferrara !1i:a come già s i è detto altrove, le nigliori stra de che attraversano il Baldo si t rovano sul suo versante orientale e più specialmente sul fondo delle sinclina le esistente fra le Cue ruP,he del sistema . I n essa appunto troviamo l a rota bile Caprino-Spia zzi-Ferra ra s ussidiata nella sua parte inferiore da tronchi ni·n ori o f i a nche ~.f;i a ta ad ovest dalJa ca rra reccia che da Vilmezzano per R::i:aga, P!radonego, s. Imes porta a Campedello e Cambrigar. Da Ferrara la rotabile s opra detta trova continuazione in due mulattiere . L 1 ullc'"l per Cambri.o;ar , se~ue le al te f alde orientali di Monte l\fa n:t?'iore e Cima Val D:ri t ta, pa ssa pel colle di Caval di Noveza (fra l o crinale del Baldo e:~non-te Cerbiolo) e conduce a s . Valentino in val Aviana. L ' altra s e.~ue il f ondo della s inclinale , attraversa il colle del Cerbiol·o e pel: pian di Cenere si _ riunisce alla :precedente a San Valentino . Di qui ln mulattiera prosef;Ue per la testata di Va.J. Sorne , tocc a Brentonico ove si tras forma i n currare«cia e Porta a I.1ori sulla strn da Rovereto-Torbole-Riva. Da que;ta lunga comurricaziore s i dipartono v a ri tronchi che l a coller;a no colla strada di destra dell 1 Adi ge : ,i pr::Lncipali s ono: 1•
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1505 1804 1'.,. la mulattiera S:piazzi-Brentino .t' -ner· va11__ e Pis sotte(1'fadonna della Corona); Da Bosco Chiesanuova l a stré.-1. da, c s rra reccia prosegue 2"" Pian di Cenere-Avie rimontando val Aviana; a nord, passa l <: dors ale e. d ovest di Cim2 r.1 ezzog ior3':' S. VaJ.entino-Chizzola rimontanrìO val Sorne; no e scende in v 2.l Bono. . 4"' Carrareccia Brentonio-Chizzol;.. La vni Gq1.1a ranto ,ed il sommo del contraf f orte fra t 2° GRUPPO · 1u:sta valle e quella di Mezzane sono p ercorsi d~ due Sul massicc~ei Lessini la prima strada che si tra r?taòil.i le q_ua li da ~'3. Martino 'J 3uonal1?ergo, si conva a, partire da ll'Adige è cea_uella di monte Pastel; Si .giun:'.sono a ~overe. d:i. Velo do. dove continuano, carrares stacca da Pa rona e per s·. Pietro Incariano ra9'.0'iun,()'e ce e mulattiere sino a monte Malera. ~ma ne; q_u ivi- si sdoppia, un r amo tiale sulla d;rsale Da ?aldiero sulla strada 1 Verona-Vicenza si stacca la d: monte Pastel, l ' altro seg·ue il pro~no di Fumane e ~rande rotabile di val d Illasi, la quale per Tregnagosi con<siunq-e al precdente a l paese di J3reonio. 11, ra Badia Colavena, Selva di Prpr;no mette al Bai to Lobbi a mo di monte Pastel da Càvolo dire,ma· su Ceraino un•ot ove diventa m:ulattì:era, valica il Passo .della Trappola tima rotabile mili,t are. ·. . · - per val Rpnchi scende rot8.bile su Ala. I 1 Da breonio la strada pros e.q-ue a nord sino a Fosse ' Dopo le str~de che percorrono le valli (\ell Alpone e ove riceve 1 'al tra strada che da santa !viaria in Pro- del C~1iampo, aboiamo( I 'importante stra.da di vaL.d, Agno gno (fra Parona e S.Pd.etro Incariano) risale la val ~seLsUita da lla ferrovia. economica) l e. qu sle a.a ~ecoaro N~grar passando per Sant, anna di Alfaedo. dirama du_e mula ttiere di cui l 'unn pel il p a sso - d e lla Da Fosse la strada continua rotabile sino ad Adamo- Lor_a si unisce a ll& mula ttiera di C_o lle della Trappol8., li da dovie diventa carrareccia~ attraversa l a dorsa- l ' al.tra per il Passo di Cempo~ros so scer:i.de in v al Ars a le de~ Lessini al passo della Liana, fra il Corno porta ndo, per l e sini.s tra del torre:c1te, a Rove.r eto. D •Acquip;lio ed il Cornetto, entra nel territorio au- Come ul tira.a nra i n portantissìma strf::: da aboiamo _la ,:;ranstraico e per osteria della Sega scende in val Fred- de rota òile del pio.no d elle Fuo;azze. Si dip[~rte da Vida port ando a Struzz,i na s ull' Adi.n-e.· cenza( port,:: S .Croce} e procede il piano sino a Schio Sul versante i tali.ano questa str:da è sussidiata da da dove incol!linci a l t:! oalita e.l colle e rimontG.ndo l a pa recchi tronchi rotabili, fra cui principali sono val Leogra. quelli dit val Quinzano, la 1strada di val Avesa eh Da s. Antonio lca strnda vali,ca il colle c,on numerosi che si unisce alla precedente presso monte Comune: risvolti: e quindi scendendo per la destra di val .Arsa l e strada delle Torri Guiliane. ' mette a Rovereto. Da Verona -~porta Vescdlvo) · si ·dip,Jrte un •aJ:tra gran- Q_u esta rotabile si ·m antiene ·sempre di una larr-;hezza v~ -de arteri a che r isale val Pantena sino1 a Bellori ria_b.ilè da 4 a 8 metri , con pendenze non superiori al ove si divide lun~o i torrenti che vedellllllo formare 1 ~ val Pan1'r8na ])re detta: un r amo ])el vaio Marchio· ri :porta a Vallene ove a sua volta biforca scenden:<lo da una ])arte sulla strada·del ])asso della Lia a e dall ' al tra a Fi. tt·anz,e della Sega in v al I~redre4 ; 'un se~ondo ramo d[3 Bellori porta ad Erbezzo donde a Fit
12 % e quantunque sia interrom])ibile in vari ])unti me.. diante la distruzione delle O])ere d •arte che la a ccompa,g nano , non cessa però dal costituire una principalis sima linea d'm])erazione la cui importanza è aumentatadalle succursali str2i:-:.0li del colle di Campo3rosso, della Trappola, .giÈ} ·. Y:iste,
t a nze de~la Sega; ed il terzo dale a Bosco Chiesanui · va tbve s1 s lla cci a all ' altra rot2.bile l)roveniente da Grezzana , in v a l Pantem., :per l a c1orS':J.le del contrnf forte di monte s. a Viola . -
t806 e del colle di Borcola più a nord-est per il q~ale passa la strada che scende in, val Posina ad Arsiero. Come già fu ripetutamente a ccennato, mancano sui Les sini linee di collegamento fru +e strade che percor: rono il ~ssiccio da nord a su.d, ed i brevi tronchi. trasvers~li esistenti si riscontrano unicamente fra qualche stre.da di . fondo valle e quella s e.ç,;uente il som.,no di un contrafforte adìagente. Questdi tronchi oltre \a d essere rar:is siihi devono vincere delle forti pendenze-, onde si svo~gono con num! rosi risvolti che r~ndono· penoso il traino ed allungano di molto j_J. tragitto:. , Questo fatto, unito all ' altro de+le forre sav,ente gra dio's e in cui s co:11:tJono i torre'.n!ti, conferi,sce alle str de Lessinee uno speciale carattere di isolamento per· cui le colonne di tfup:pa non possono sempre :prestarsi un mutuo appo,g,'5io, nè sempre trovano modo di spiegars sulle al ture in causa dei ripidi e f'ranosi fianchi ,di queste. 30 GRuPPO Lun;o il , J.i1iume· Adige corrono tre arterie stradali e cioè umi ferrovia e ·d ue rotabili·. La ferrovia dell 9Adi.~ e chè da v erona per la valle del l ' Eisach e +a depressionE? del :Bre1mero po:r:.ta nella va le dell'Inn, costituisce, come è noto, una delle prin cipa li comunicazioni fra la valle d.el Po e l'Europa Eentrale. Essa è · ad un binario e si stacca in vicinanza di Vero na(fra i porti di S. Lucia e renilone) dalla l'errovi a Verona Milano. Corre dapprima sul ci,<!,lio del ~radino di terrazzamento 1 che si stende ad ovest della città ' . passa l ' Adi .~e presso Parona e mantenendosi sempre sut l a sinistra del fiume entra nella ,ç,:ola della ~Chiusa p~ssa per Roveretd. -· La linea è armata con il ~istema VL~nole ed ha il ter r a:pieno e le opere d'arte per il 2° bi'nsrio, ma di es so non esistono che pochi tratti e · tutti in territori austriaco . Sulla sinistra del fi uJne co r re inoltre lo importantissima rotabile di 1• classe che costituisce l'arteria nrincipaJ.e di tutta l a linea d'operazi one.
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1807 Essa :parte da Verona (porta S. Giorgio-) accompagm.ta sino a Parona dalle ferrovia di Caprino. A Parona a·t traversa una stretta formata da l protendersi control'Ad;i.ge dello sperone fra le valli di Quinzano e Negrar, e mantenendosi sempre di una larghezza da ,6 ad 8 metri attraversà il porto della Chiusa e norta a Ro·vereto .. Da Verona a Rqvereto la strada è attraversata dieci volte dalla ferrovia del Tirolo, e benchè questo fatto possa incagli$.re i movimenti contemporanei sulle due ar.terie, pure questo intoppo non è di molta gravita. · f1 vero inconveniente di questo tratto di strada si è !\ difficoltà dello spiegamento tattico delle truppe, in causa della frequenza dei muri .di cinta in vicinanza. degli a.bi ta ti, ma essenzialmente in causa della impraticabilità del versante occidentale dei Les sini e della ris ·hrettezza, in molti punti e per lun?;:hi tratti, fra il piede del versani:B e l ' a lveo dell'Adige. Sulla riva destra 4ell ' Adige si svolge u.n'altra rotabi le meno importante di quel;J..a orc1 descritta., la quale da Verona (porta a S_.Zeno), per Bussolengo, Pastrengo e Sega sal~ sull'Altopiano d~ Rivoli e ~lu..11ta (a Cascine Zuane scende' .in riv;:a all ' Adige a d J;ncanal. , La larghezza media di CiUesta rotabile è di 3, 50 ..,. 5 metri', la sua manutenzione però alquanto trascurata la ·rende in alcu.ni punti carrareccia anzichè rotabile. Fra le due strade dell'Adige ,i colle,g amenti sono piu~ tosto numerosi considerando soltanto ·i ponti, abbiamo: 1 ° Rotabile Pescantina-Bossolengo,. 2° " Sega - Domeglia.ra. 3° " Ri'w'oli -Forte Chiuf?a', ,4° " Avio - Vo sinistro, 5° " Morì - Marco , 11 6° I sera - Rovereto. . . Dell'importanza di questa. linea di operazione diremo ·t rattando delle cons iderazioni milft:tari 1•
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Popo1azione, condizione economiche, ancol~ nel 770 e 180 secolo se;bava in modo spiccato . divisioni politiche, ecc. • 1 ,idioma e re costumanze avite, non serba ora che loE L·a dis.tribuzione della popolazione è naturalmente 1~ tanarn.ente il r:è·cordo della sua ori:;ine'. gata alle forme ed alla natura del terreno; essa còif La massa del Baldo non consente all'uomo di fissarsi cide, generalmente con l ' andamento delle va.llat~ se- s t abilimente che arie 18ue .faldetjBtreme, l .e quali coi~ guite dalle principali strade. N'ei Ilessini q_uesto 1~ cidendo perfettamente con 1à ·rlira .: del l a.,<:, o da una :pa~ game è s pecialmente manifesto, poichè l a s c a rsezza. di tè e con l a v B.ll a t a del'l'Adige dall ' al tra , J.)resentano a cqua a ccentua tla naturale te:µdenza a racco1li ere le un notevol.e contrasto con l a parte .elevata del massi,2_ a bitazioni sul fo n do delle va:l'li, ma essendo queste cio montano;. ·;:rnve:nte molte.,. ristrette e pericolose non _co·nsentono r: La vallata dell'Adige infine, e .la reg--ione collinosa l'uomo di fissarvisi ch e in determina ti e rari si t.i fra esso fiume ed ii Garda, offrono. le mi:sliori co,ndi ove il fondo valle presenta qu alche a ll2.r-samento. C?c zioni all.o sviluppo della vité~, , e qu.ivi sorc:;ono in co!! é:l d e s empio, l a val Pantena.: da Grezzana verso ~Nord 1 e,g-uenz a i ma,c:u n ori e entri con a capo la città dit Ver~ 8 luo;2;hi a bita ti, oltre a diveì').ire, più r 3di , scemano ·se na:: Le condizioni economiche del. paese sono,. in compré di im:porta nza finchè, da Bellori ,. s ono costretti :plesso, sotto tutti g lie aspetti s0-'<l.disfacenti·. Le.in2à o.bbandonare 1 il fondo ·yf.!lle per salire s':11 s ommo ~; dustrie agricole e manifa ttur-lere sono :pr()s:perose, e . le rU ture. In val Squa ranto questo ·f a tto e aI?,cor piu bellezza. del paesaggio alpes tre at tira , massime ne.!, evidente: quivi da Vizzole a nord, cess$no completame la buona sta~ione molti visitatori locchè contribuisce te sul fondo ristrettissimo 1.e abitazioni che si r occ a diffondere ·1,a.rlatezza ed il benessere in tutta l a !.?,' Ono i nv ~qe sull ' _:11 ture l~terali f'?rmando :1e box·.1 ate, regione. Speci,~lmente fre quenti sono i pae-si d.ell~ Roma.~ nan9, Cer·ro y-e·ronese, Boscoc},uesanuova, Caste.gne viera del I a,i;o, e nei monti s ono rinomate le localJ_ta s . r.irarco di $aline, Roverè dj! Velo, Velo, Camposilvano di Boscochie~anuova e Reoa a ro come gradite stazioni ecc . estive. Ques to fenomeno è costante in tutto il massiccio ~es- La reP-ione del BaÌdo e dei Lessini è quasi tutta coms :i.neo , e verso le su.e falde me rfdional i, ove le v~li presa :,nella rirovinci1-a di Verona, meno: l a Vallata del. si s.p.:rono sensibilmente, trovì amo una f itta rete di Ciì..1.·~mpo AQ'TIO e Leoç,-ra che f anno parte della provincia 1.l .._(.. t:> luo~;hi è-~bite.ti i quali aumentano a.nconl nello scender di Vi1,cenza. Politicamente la feg;ione confina con lo ::1 1 :;, dett :~'t l)ianura., . I mpero Aus tro-Unr.!,arico ela linea divisoria fra i d~e Come curmosj_t21, etno-1rs.fic a 2 ccenneremo 2 l la .:re7,1.one stati si stacca dalla sponda orientale del Garda di deJ.l •c.l to veronese )1.0tl-~ con il nome di 13 comuni ( 3reo fror:te a monte .Altissimo di Nago e s e.cr,uendo ·l a linea nio , Erbezzo , ::3oscoch~esanu.ov::.:., Selva · di P roo;J:flo ,Bad i e di massim:-.:l pendenza sale su.Ila vetta di q_uesto monte -ealavena, Ves tena ecc .) a bi t:::ta du una pops;llazi one di d,a dove continua sulln cresta del Baldo sino a metà orirdne tedesca, discendente secondo al cu~i ,. dn:sli . dist~nza fra cima Vall~ Dri tiP. e monte !flag- ~.orei° Di (:v anzi delle orde cimbriche sconfitte ~a. Ilia.2::-'o ,· ,ma .P7 qui discende . sul versa nte orientale p a ssando. ~l Caval probabilment e. .·da coloni e te tlesche stabili t esi su quei lo di Noveza· sale 'SU monte Cerbiolo, tocca 11 passo monti r1ll 'e:poc .:i delle frequenti ce.late imperiali del del Cerbiolo' e per Pizzo \!ialoro scende all'Adige ~ medio evo. Questa popolazione, che Borffhetto. Da questo punto se~e l a corrente del fiume ;irt di f r onte a Bel.luno veronese, sale sul Corno d •Aq_ui glio e d'opo
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avèr_ descritto un :pronunciato s aliente sul irers.an., · te austriaco per entjo la val Fredda, . ritorna sul- . l e, cresta. def Le,ssini che se,.g;ue sino a monte Castel berto. Il confi:r{e scende , dì - c1ui, sul versante itaI lis.no lasci arido all I Austpé'J l te.I t a valJe Hivolto · (Illasi;, e per p1onte Obant e, monte Baffelan ed il U-ornetto 1fo.1lia la s trada del pia.no delle Fu.gazze inerpicandosi poi sul monte Pe.subio·. 1
Me, anche ammesso che, data l a ~erra, le masse prin
ci:pali delle f orze trovino nell'alto Friuli un pilt propizio campo di azione, pare però indubitato che l a linea di val La,9:;arina e quella delle at'ugazze,uni tamente alle altre minori che le sussidiano , s a ranno · :percorse da corpi secondari, nel qual caso l'importa.!',! za militare del terreno del Baldo e d~i Lessinì, riprende tutto il suo valore. Come si disse nella descrizione sommaria del terreno, i l massiccio del Baldo costituisce t ale, ostacolo fra Gar da ed Adige da far credere con -·ragione che su quel terreno non potranno svilupparsi · grosse azioni di guerra. I1 Versante occident8.le del massiccio per la .sua ripidezza non permette che le operazioni di minimi repa rti contro i quali le numerose posizioni dife!} s i ve ai piedi delle f alde, a iutate dall 1azionf. di una fl ottiglia r~ul lago, s a rebbero più. che basta nti a paralizza re le minacce da quel lato. ~i più. un riparto nemico che per q_uesto versante ten-· tasse ra!!,giungere la località ·· di S.Zeno per scendere di là su Costermano-Affi ed a~ire sul fianco occident al e del :pianoro di Rivoli, verrebbe a trovarsi quasi i solato rispetto alle altre colonne, e la s ua azione oltre ad essere trmppo eccentrica, incontrerebbe nella massa di monte Moscal, inaccessìbil'e da Nord, ~ravissim.o ostacolo. I nfine la mulattiera che da ,ral Aviana, per Pra Beste mà porta a Lumini, non permette il transito che a leggere col onne di truppa da monta.gna. Queste truppe una volta giunte al paese di Luminii sarebbero obbligate dal ripido monte Belpo a pie.g are o su S. Zeno o su .. Caprino . Nel primo ca so la loro azione cadrebbe negli i nconvenienti sopra accennati; nel secondo si verrebbero a cou~iungere colle altre colonne scendenti da Ferrara di monte Baldo·, cioè·· dal versante orientale. Qu es to versante invece è map;,~ iorraente temibile, e la sua imuor t a nza ~ accresciuta dal ~costituire esso, in unione coi Lessini l a vallata Lagarina percorsa da importanti l inee di comunicazione. I
Cons.fu,derazioni Mil'i t u'ri L'import anza militare del~a regione del Baldo e dei Lessini, oltre ch e dall e sue intime qualità di terreno, . dipende principalmente . dal co s tituire ins ieme al terr:eno fra Oelio e Garda, il vertice del gr ande saliente Trentino che m1 confine politico forma pene'trando nel cuore delle :provincie Lombardo-Venete'.. Questo saliente è attrav.ersat>o da ottime linee stri dali · che . dal Tirolo vs.nno a sboccare rnella _pianura predetta, sostituendo nel loro complesso un fascio di linee di operazione che fu s .empre :percors-o ~n tu_! ti i tempi da tutti i popoli scesi d~lle Alpi· entr~ ri li del nostro paese. A partire da occidente queste linee di o:perazìone c2, me è noto , sono: . . - la line a del Tonal'e, che per l ' alta val Camonice, , s cende tripartita su :Bergamo , Trescorre ed Iseo; - la linea delle JJ.iudicarie che da Trento· per l'Alto Chiese porta a Brescia, Rezzato e Desenzano; - l a linea di val Lagarina che sbocca su Veron~; ,:- la linea delle Fu~azze cµe sbocca su Vicenza:. Queste linee di operazi one , quantunque siano diverge ti :fra loro che sbocchino in piano ad intervalli l' u dall.' altra da 25/50 chilometri .:pure non cessano dal r appres,entare una · gr ave minaccia, anche tenendo cont delle f Orrtificazìoni che le sbarrano e <dall ' a.ttuale :::ii tuazi one pol i tico- militare che sembra consi.g lia.re a i bell igeranti di dirir,sere in caso di guerw , .i l
grosso delle forze in altre direzioni.
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r8;3 Come si ·· è già avcennato parlando àella rete strada le, lungo · questo fianco del Baldo si svolP"ono le stra~e migliori d i tutto il massiccio le c:uali mulattiere :fino a Cam.brigar :procedono di qui verso sud roitabili e car;i!'arecce portando sulla fronte Ca prino-Lubiara. L I ih1portanza delle strati.e del versante orientale del Baldo -dipende da l fatto che essendo il f ondo di val d' A~ìge,ove si sviluppa l a principale a rteria della linea di operazione, ristretto e compreso tra fald: montane qu~si sempre impra ticabili, le colonne di truppa avviate lungo esso possono essere con facilità arrestate nella loro marcia da forz~ del n e m~c~ relativamente scarse contro 1 e quali · l a. impì:>ssi bilità dello spiegamento tattico rende difficile la.azione o.ffensiva. L ' av:nza t a q_uind :i. del centro delle f ronte di marcia _pel r ondo valle, è subordinata a ll'azione delle ali le quali .:per le 9"tr8de del vers e nte orientale del Baldo e per quella de l contrafforte del Monte P:.=rntel minacciando l a ri tir:3 t a del centro nemico possono f ,;J rne C[;dere lr..-; resi;:,tenza rendendo così possì bile 1 ' :.,v2 nzata delle m-2. o:.n;io ri colonne avvi a te per le strade dell'AdiPe .-, • La linea di operél:t-~ione di v2l La,o;r.i rina presenta lun o;o il suo percorso vDrie posizioni· éli sba rramento Ie qua li tutte sono co stitui:te déille f::.1lde oriente li de Baldo ed occidentrùi dei Less ini. Il loro vc, lore in co1ti:plesso, non ·è molto rilevente poichè ms l .<:~-rad o' il terreno <:;li. o.~ q:irélm~nti delle ali non sono j_mnoss i bi l i e c"uindi L:: resistenza non sempre lun<sD, ed e f :fi :
Cé.ì.C e •
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La p::ci ncipa le posizione di sba rrEm1ento è ser11pre quel 1 '-" '1.,...i · +. ·· t ' · .,., · 1 · T .... ~ 1 .. veci ro cu lì.J_vo i . -1 '-_ua le per l a. sua po sizi one ai piedi del Baldo si presta ottima mente a battere le strsde s cendenti dal massiccio e ouelle à fond o d'Adige, ed in unione alla massa di mo~te Mosc ed a lle f a lide merj.d ionali di monte Psstel, estende àu11a l)f.J rte l a sua azione fino alla riva del l ago , dall altra all e strade che per Breonio ~ -1 1 ~"' a··• 0~ .L
e S·., Anna di lùfaedo tendono. alla fronte s.1-ùnbro$io di Valpolicella-Fumane. Ltinterno dell'anfiteatro si presta benissimo a tenere a l coperto le riserve, mentre Te m1merose stra de ché lo percorrono rendono facile la manovra e spostamento di esse in tutte le direzioni. Quale ultima posizione sulla st.r ada dell ' Adì~e abbia m.o infine il pianoro di Pastrengo, e quantunque i 4forti austriaci di Piovezzant Poggio Pol, Poggio Cro ce e Bolega siano stati recentemente radia ti~ pure la :posizione offre in se stessa vantag:1si tattici abba stanza favorevoli per i mpe"dire al nemico di sbocca re a sud dell'anfit:eatro di Rivoli. La fronte di cir ca 6 chilometri che corre da Lazise a Piovezzan ed il terreno a ccidentato che vi intercede, si presta bene ad una ostinata difesa le quale pot,rebbe essere v alidamente appo~.giata a sinistra da una flottiglia sul l a~o di Garda. Per qu anto riguarda le condizioni difensive dei Less i ni donbiamo ossttrvare come le numerose strade che lipercorrono da nord a sud, quantunque siano isol8te le une dalle altre,. nel loro complesso rendono possibile l ' av anzat a -di forze considerevoli le qual i, per il na ·t urale r a .ç;,ç ;ruppamerrto delle stra de' pos·sono avere tre obiettivi distinti sebbene cospira nti. Le strade :fra 1 'Adige' e l a v a l Pantena conducono sulle fronti nord ed ovest di Verona, e permettano di n,q ;ire sul fianco delle, posizione di Rivoli; q_uelle f f l val Pantena ed Al1;011e portano sulla fronte est di ei,ona, raentre quelle fra Alpone e Leo ,o;ra si possono considerare come sussidiarie della linea di operazione delle Fugazze. Quanto a posizioni difensive il massiccio dei Lessi ni ne presenta di ottime. Prima di tutto abbiamo la. difesa lun10 la cres ta che da a lcuni salienti descritti dalla linea del conf ine, tra e vc=1ntao;o;io di efficaci ma novre controffensive.
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t8i4= Lungo le dorsali poi frB le varie vallf, te i puntì ove la difesa potrebbe sostenersi validamente sono in ~ran numeroe l o loro i mportanza dipende principalmente dal carattere di isolamento che hanno le stra de del fondo valle, dal dominio che essi esercitano sulle strade ora dette e dalla difficoltà di a~r;ira mento delle ali in causa •della ripidezza e fra.nosi tà dei fianchi dei contrafforti Come riassunto e sontegno di tutta la difesa dei maà si cci del Baldo e dei Lessini sta per ultimo il camuo trincerato di Verona •
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Dalle brevi considerazioni esposte sinora e · dal concetto ~enerole morfologico del terreno emerge i~ carattere che le operazioni militari assumono in questa re,cr,ione . Le operazioni sia difensive e sia o:'fensive che si possono svol~ere sul vers ante orientale del Baldo e per v al Lagarina, sebbene urtino in non lievi diff,! coltà di terreno, contano nel loro complesso un sufficiente csrattere di unità . Infatti le colonne avvi: te J:uncr,o le clirezioni di ·marcia cli Ferrara , fondo di Adi~e, Breonio possono a~ire di conserva sin verso ~l i obiettivi di Ala e Rovereto, s ie verso quella di Rivoli es . Ambro~io di Valpolicella, perchè facile è il mutuo appog~io e quindi l'unità di sforzi. Al trettanto invece non succede pel massiccio dei Le~ sini. Qui le colonne opera nti sul f ondo delle v alli vengono a trovarsi presso che isolate durante tutt o il lunisO percorso dal13 pianura al confine. Solo veE so ques t ' ultimo, sul versante italiano, il terreno si S"Piana alcuanto i n corrispondenza del tratto_ da Corno di Acqui"slio a monte Mal era, il che facilita la riunione delle colonne e la loro ,azi one a massa oltre frontiera. Per converso l ' invasione nemica dopo essere sboccata sul terri torio ita liano deve scindersi in parecchie colonne le
1815 quali per la mancanza di comunicozioni trasversali non possono coordinare l a loro azione , rende~do così ag'evole ad u n dife nsore attivo e vie;ilante di sventare le loro manovre . I n cani modo tanto l ' offensiva quanto la digensiva si p;esentano irte di difficolt~ tattiche e pi~ di difficoltà lo~istiche del movimento e del rifornimento e solo una truppa a nima ta da ottimi spiriti . e una ' direzione illuminata ed ener~ica potranno sor monta re tutti isli ostacoli ed ottenere la vitt·oria, supremo desiderio di o~ni soldato. A. PRlJ..TA marrc,oi@re65 f a nteria , ,
1
1817
1816 L'ACROCORO DI S O:i:<'IA
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Non :'ha chi non si ac corga o~r~i 0 iorno della parte che 1~ ~n a~ve~i~e ?iù o m?no ,lonta no sarà per raE pre e.1t,.. r~ ..1.l Principato d1 :Buli:;a ria nei destini d;lla penisola balcanica. In ~uistioni politiche c~e possono trar seco come conse~uenza ineluttabile una gu~rra si sa di <:uanta import8nza sia il ter reno. O,<:,n1. Stato lo studia , cerca di metterlo in buo3:1e 0 ? n di zioni dj_ di fesa, onde a ll, evenienza trar ne l l 2ìlLq;lior p a rtito JìO GS Ì b ile. Re12, tiv:;m.ente a lla Bul!.!::: ,.,,. , noc, c 110 • .. ., riP,., , Ctl --· '1' O s·::. l., ,.y~p i' ;:_ vvoU h:-1 scritto intorno c.11 'acrocoro od .::, 1 topi Hno di Sofia, .~en tr~ esso s bo s tro pa rere merita l n pi~ s eri 8 c~ ns 1 a. er2.z 1one nel c a so c h e u na ~e rra è.ove s s e scoD p 1,:i re tra 1-.', Turchia e il Pri ncipa to. .. Noi ~~~ a cci n <reremo a d2 r11e uné, breve descri2:.ione co=-~~r,:~: ~GS é) ndosi sui dati e su ::i;li elementi i più a ~tenai01l1 e r e cent i. T 1 u·' croco"' .L+>"ic, h a o.c1 " i 29 0 ai 300 c h ilo1:1etri qwj .JJ • • • J'.'O a· i· ~o dra ti o.:i.. s uper f icie, è ci n to d3 on:::1i pe r te drr monta : ~ne h D nel-~ ·a,, Q CQn~ro l ·-') c <r-'- J:-1 ~'t : ~ ed u,' "' v.. ,-:. 1.,.. l a 1 e d, e.L p r:i.nci pa to 1 Sofi~ c~ n 70. 0 00 anime circa 'i - L ri crocoro h a f orma qu~si circola re. Lo ci r conda no a nord-est l a ca tena ~:' l"'Bal?ani; ovest i monti orientali del rei:sno ai 0 er~i a, che r:i1 eleva no tr::i l a Mora va bul.q;a ra ed i suo afiluent e. di des-t;ra Nissava; a 3 ud-ovest le mont .gne :~e racchiudono p,:; rte de,<;l i affluent i d:L siniBtr del I1ume Vardar; a sud l'alta catena del Ri lo Dagoh col .g ra nde massiccio vulcanico del Vitos e col Mu;sAlla , che formano sistema col Rhodo:pe (Despoto dag-h) ed est :finalmente una c a tena trasversale che con!'l'iu ' ' . ge 1. B a l cani· col Rhodope. , 0 0
7~~
a?
L' acrocoro è irri~ato dal ven t aglio sorg entifero del fiume Isker. Se l 1 Isker non a vesae spez zato l a c atena dei Ba lca ni fé::i cendosi str:0 da nella Bull";; uro ._, 1ri:1 pri:-:-:mente detta per tributar e le s ue a c oue a l Da nu-bio, lf a crocor o s a rebbe u n l o~o a 530 m;tri sul li.vello del mo re . I v t::rchi a ttraverso l e. catena- dei Balcani s ono tutti di fficili, e a l ti oltre 1 000 metri; l e mon t é~"qne sono c~trnnto m2 i o spre. L ' Isker si è s c av at a -l e via fr::;r.:Jlll..ezz o f ormando una -':i:olr:; :pittores c a , lullf?,'a 7 0 ~., co n f i a n chi ripidi ed e l ti un mi g;lia ±o di metri, una ,g ra ndìos i:t spa cca t a . Qui i Romfn1i costruirono una del le loro stra de :principa li, di cui si vedono tuttora dei resti. Per questa 1 gola corre la ferrovia che da 9ofìa mena a -·Varna {porto sul Mar , Nero) percorrendo tutta l a Bulgaria, tocc a ndo Trnovà e Sciumla. Ìl v a n t aggio strategico di questa ferrovia è evidente. Tanto c1uesto sbocco dell 'Isker, q ua nto tutti .n ;li altri sbocchi che da l l ' a ltopia no discendono sono difen di bili purchè s i fortifichino. Da So(ia, :per cui passa , come noto a tutti , l a gra n de ferrovia ché da Bel.,e ;rado mena diretta.mente a Cost;.n ti nopol:n' part e un 1 a 1·tra stra.da ferrata di a lta i mport anza, quella c ioè che pa ssa per Kustendjl :-...e Kumanova e mena a Usku.b Skoplie). Non abbi amo elementi sufficient i :per darne il trac cia to, s a p:pi,i mo solo con cer te zza che la strada carre.ggiabilemediocre , che da Uskub mena a Kumanova ed Egri Palan.1ca (85 K.m. ), si el eva fino a 830 metri , a ttravers ando i Monti Ka ra dagl,l.-la c a rre.g gi ahile da Egri Pala1ika, varc ando il Bel o Brdo a 1020 metri di al titudine, scende a Kusten djl per Dubniza ( 45 Km ), sale un colle a 820 metri, e scendendo a Dubniza che si trova a 540 metri , a lle f alde del ·Rilo · dagh, la di cui più al tH vetta (Mu.ssAlla ) r a -0;.~ iunge quasi i 3000 metri. Da Dubniza si va :posci a a Samocov, città metallifera, che è situata nel l ' a lto bacino dell'Isker , per scendere quindi-nel ba c ino della Maritza a Ba nja, ove s 'incontra la .g;ran de fe r rovia di Costantinopoli, dopo :però v e. reato · uncolle r.~ lt o
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18t8 J/ AOfWCORO DI Sob'I.\..
1130 metri. Il Col.le per dove passa la grande art.§. ria ferroviaria Belgrado-Sofia-Costantinopoli , trov§_ s i un pò più a nord , è alto 843 metri ed ha nome di Porta Trajana. Della strada carrecr,t::;iabile d~ Dubniza a Banja ( 100 Km.) si hanno scarse n:àltizie. Dalla :parte della Serbis. non possiamo dire con certezza qua nto sia alto il colle pel c~ué~.le la grande ferrovia passa per discendere nell'acrocoro di Sofia. Possiarno dire soltanto che la stra da ferrata da Nis a Pirot sale sempre: Nis è a 11a metri, Pirot a 360 metri sul livello del mare . da Pirot la strada sea,u.i ta a rimontare fino allo spartiacque tra Morava Bulg2ra e Isker (che si crede sia a 730 metri) per discendere Quindi a Sofia nell'acrocoro(530) metri. All'entrata dell ' Isker nella gola i l livello dell'al to .Piano è sceso a 506 metri. Considerata l ' asprezza in generale di tutte le mont~ gne della penisola balcanica, si può bene im.~a ginare come sia facile di fendere Qyesto grnnde bs.luardo, e radunando quivi grandi risorse mili tari condurre gueE ra tanto difensiva quanto offensiva. L
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Fa.remo ora un'osservazione poli tic a retrospettiva. Tutti sanno che la Russia da più d'un secolo ebbe sempre di mira di avvicin:srsi a Costantinopoli 0 olle conquiste, dirette e indiret-re : dirette nell'Asia mi nore, indirette in Europa. La guerra russo-turca del 1877/78 fu quella che conausse l a Russia fin Quasi cùle porte di Costantinopoli; fu ferma ta dal t ràttato di Santo Stefano. Se la diplomazia euro peq".hon fosse intervenuta, Costantino~ poli sarebbe stata sua nel 1878. a Ne se,q ;uì in q_uello stesso anno il con~resso di Berli no. Gli articoli del trattato del 13/7 che ne furono la conse( vds. pç=einG oris;inale) ,
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J
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1810
guenza stabiliro1 o, fra altro, l'autonomia della Bnlgaria in princ'ipato tributario della Turchia. La Russia rammentandosi della Crimea andò a rilento 11.ell' esigere e si contentò dell'autonomia con un principe cattolico alla testa: non si poteva essere più accondiscendenti politicamente. Ma inqnanto ai confini del principato la Russia fn astuta abbastanz~ : essa vi fece includere l'acrocoro di Sofia, che geograficamente non apparterrebbe alla Bulgaria, ma sarebbe, per cosi dire, nna ·zona neutrale, tr a la Serbia, la Macedonia e la Rumelia, J?i~ tardi, il 18 settembi·e 1885, la Rumelia, orientale venne aggregata con atto speciale al principato. Il ministro italiano a Berlino non di certo, e probabilmente nemmeno gli altri ministri ivi radunati, seppero dare all'a· croro di Sofia il valore che geograficamente, militarmente e dal punto di vista della politica, si meritava, anche per la ragione, che le carte topografiche e corografiche d'allora erano 1 tutt'altro che esatte, perchè di quei paesi della penisolJ balcanica mai furono fatti ri~ievi, e della Bulgaria poi nulla esisteva, all'infuori d i qualche vecchia carta. Forse la Russia possedeva qualche cosa d i meglio, ma naturalmente s1e ne sarà servita per proprio utile. Nessuno dunque conosceva bene la topografia di quell'acrocoro, del quale, volendo, si può fare una vera fortezza, da ct'li si può sboccare .con facilità in Serbia ~u P irot, in Macedonia nella valle del 'Vardar su Uskub e Istib ( Stiplie ), nelle valle, dello Strnma su Seres, per Samokov, Ichtimau e per la Porta 'l'raiana nella Rnmelia. La gola dell'Isker, i passi di Baba-Konak (strada da Sofia a Orkanieh) e di Slatiza sui Balcani si 11ossono chiudere colla massima facilità, e da, questa parte poi l'acrocoro è sicuro, supposto che la Russia sia sempre amica della Bulgaria; tanto per affinitit di razzà, quanto per uguaglianza di religione. L'acrocoro di Sòfia è un vero baluardo, come lp sarebbe, per esempio, la conca d'Aquila negli Abruzzi, colla differenza che questa poteva esser buona un dì, quando gli Austriaci invasero il r eame di Napoli, mentre l'acrocoro di S6fia è all'avanguardia del principato di Bulgaria;_e la Sublime Porta
1820
facendo guerra alla Bulgaria deve per forza volgere le sne mire a quello, mentre l'altopiano aquilano altro non potrà essere che un rifugio, assai problematico.
Non intendiamo aver fatto una descrizione esatta dell'acrocoro di Sofia; ci siamo però serviti di buoni elementi, dai guaìi abbiamo desunto dati ed altitudini. Del resto metro più, metro meno, poco cale Anche l'aggregazione della Rumelia orientale al principato, ottenuta soltanto nel 1885 e non riconosciuta e ratificata dalle potenze che in novembre del 1889j ebbe il sno scopo. La vallata superiore della Maritza è chiusa da Filipl?opoli (città, capoluogo della Rumelia, con 43,000 abitanti). E il pi;n to di chiusura dei passi dai quali si scende nella valle. Non sappiamo se essa sia fortificata, ma è certo che con le alte rupi che la sovrastano essa può costituire una barriera formidabile contro i Turchi provenienti da Adrianopoli. La valle della Maritza si restringe anche moltissimo in nn punto intermedio tra Filippopoli e Adrianopoli là dove il fiume deve spezzare una traversa· montana di quarzo e d i dura roccia, proveniente dal massiccio del Rhodope e dirigentesi ad oriente verso i monti StrandJ. a formando anche ' . dell'affiueute Tundscia una angusta valle trave1;sale. Ammessa dunque la fedeltà della Bulgaria verso la· Russia (specialmente dopo che il principe ereditario figlio di F erdina.ndo· (1) passò dalla credenza cattolica alla ortodossa), bisogna convenire che questa potenza seppe al congresso di Berlino gettare le basi, non ·di un debole principato a uto nomo, ma di una for te B ulgaria, che può reppresentare una parte important issima nei futuri destini della penisola balcamca. (I) l i principe Ferdinando, tinca di Sa5sonia- Cob urgo Gotha, ti cattolico ed 26 febbraio. 1861.
1821
1.' ACROCORO DI SOFIA ·
L' ACHOOORO DI SÙ.FTA
e nato il
Non sarà inutile la seguente breve statistica estratta dal-· l'Almanacco di Gotha del ,1903. Superficie del principato di Bulgar.ra. id. della Rumelia orientale
63,751 km" 32,593 id.
Totale.
96,345 kmi
Popolazione del principato . id. · della Rumelia .
2,644,299 abit. 1,099,984 id.
Totale.
3,·744,283 abit.
con una media di 37.5 abitanti per km'. Stando al succita,to Almanacco di Ghota, pubblicato in novembre del 190;3 vi erano del detto totale cli popolazione: 3 020 840 abitanti di culto ortodosso, e 643.253 di relig ione maomettana, ecc. )
)
I•
Ra(ti·onto. Superficie dell' Itali.a settentrionale (Piemonte, Liguria, Lombardia, Veneto, Emilia). Bulga,ria e Rumelia orientale. Differenza.
104,161 km" 96,345 id. 7,816 km·'
Come si vede, in quanto a superficie la Bulgaria e la Rumelia orientale insieme possono costihlire un forte Stato balcanico, come lo avrebbe costituito l'Italia settentrionale, se non si fosse cost,ituita l'Italia una. La SolJranje (Camera) si compone di 150 rappresentanti del popolo per 5 anni. . La grande assemblea nazionale consta di 300 deputati. Nel 1901 erano in esercizio 1648 chilometri di ferr0vie. Vi è telegrafo e telefono. · Il servizio militare è obbligatorio. . In. tempo di guerra si costituiscono sei divisioni di fanteria con 1~4,032 nomini e con 312 cannoni; una di visione
18~2
1823
J/ ACROCORO DI SOFIA
di cavalleria con 2938 uomini; ed una riserva di 6 divisioni dì fanteria con 81,996 uomini e 120 cannoni · totale 208,966 uomini e 432 cannoni. · '
N{)TE BIBLTOGR1\FfCH.E
Popolazione divisa pe1· nazionalità : Bulgari . 'l'urchi . Rumeni. Greci. Zingari. Ebrei. 'l'edeschi Russi. Di altre naz:ionalità. Totale.
' PunBLTOAZIOè\'E 'D}~LL'O.F.l!'ICIO S1'0RICO DE[, CORPO D1 S'l'A.'1'0 MAG -
2,887,684 530,275 71,704 68,157 89,083 33,655 3,491 1,020 58,914
GIORE. -
La battaglia di Casteltìdardo (18 settembre 1860) .
Narrazione documentata, con -uno schizzo ed un piano. Roma Tipo-Litografa del Genio Civile, 1903.
3,743,983 annne.
P. V.
La nostra campagna . del 1860-61, r icca di splendidissimi fatti e in eui brill ò delia luce piLt sfolgorante l'abilità, dei comandanti e il valore delle truppe, è poco nota nei suoi particolari, un po' perchè, come purtroppo avviene spesso per le cose nostre, son pochi coloro· che stuà iino per cono· -scerle, un po' e sovrattutto, perchè fino ad ora fece difetto una relazione ufficiale di quella campagna. A colmare questa lacuna, nel campo della nostra storia militare, stà ora attendendo la sezione storica del corpo di stato maggiore, sicchè è prossima la pubblicazione della rela· zione uf.fici,1le della campagna del 1860-61. Frattanto r iuorreva, il 18 settembre u. s., il 43° anniver:3ario della batta.glia di Castel:6.dardo, e il 20 settembre, sul colle delle Crocette di Castelfidardo, doveva effettuarsi - ed infatti e bbe lnogo la posa della prima pietra del monumento a l generale Cialdini, l'esperto e valoroso vincitore delle truppe pontificie, ed il comando del corpo d i stato maggiore ha voluto solennizzare la bella ricorrenza della gloriosa giornata di Castelfidardo con la presente scrittura che la commemora deg namente ed altamente. Essa è t ratta dalla relazione ufficiale di cni sopra ' abbiamo detto; è s..critt ura sobria, serena, saviamente concettosa, e fa bella, prova d i ciò che sarà l'opera intera. Non poche diffico ltà ebbe però a superare la sezione storica per giungere a cotesto bel risultato. Se il compito della sezione storica era da un lato facilitato dal fatto che dopo tanti anni trascorsi da quella guerra la storia trova un am-
182J.
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NOTE lHBL10GR.\Frc1rn
bieute calmo obbiettivo e sereno e il critico può spassionatamente giudicare di ambedue i partiti, dall'altro gli studi e le successive relazioni che trattarono della battaglia di Castelfidardo s'inspirarono quasi esclusivamente al rapporto sulla battaglia compilato dal g enerale Enrico Cialdini a pochi giorni appena dalla resa di Ancona, nel quale è soltanto delineatO raudamento generale del combatLimento e mancano, sovratutto, esatU dati relativi all'azione dell'avversario. La sezione storica ha saputo superarn le molta difficoltà, che le si affacciavano, ed ha dettato una narrazione della battaglia che, a giusto tit;olo, vuole essere considerata un modello del genere. È scritta come si trattasse di cose non nostre; cura dominant1:1 vi è la ricerca della verità e . ' smgolarmentc meritevole d'elogio è lo spirito di gentilo:r.za e di camei:a.t;ismo militare che vi si dimostra verso il nemico, il quale, del resto, fu un aYversario valoroso, e non quell'orda d i mercenari qualsiasi, quale è il più sovente rnppresent,ato dalla leggenda.
Il notevolB lavoro consta di parecchi capitoli dal titolo , 1 Pi·ececlenti. - La gùwnala del 11 sellerabi·e : Gli apparecchi pe1' la batlaglia. f,a gionwta ciel 18 se/temb;·e: La battaglia. Occupazione di Recanati. - Capitola~ione cli l,orelo. - Documenti italirtni e pontifici. . Nei p1·ectJdenli sono brevemente ma co•1 molta chiarezza
riassunte le operazioui dell'armata di operazione dell'Umbria e delle Marche comandata dal genera.le lt.,anti ministro della gnerra, dal giorno 11 settembre in cui le truppe italiane passarono la frontiera pontificia, il V corpo d'armata avanzando in Val Tiberina da Arezzo su Citt:ì di Castello, e il IV corpo ava1rnando da Rimini a Pesaro e ad Urbino fino al giorno 16 in cui le truppe àel generale Cialdini ~iuugono ad oc0upare le alture d i Castclfìdardo e delle CroceUe, sulle strade che da Recanati a Loreto mettono capo alla. piazza forte di Ancona, mentre quelle del quinto corpo stanno concentrandosi attorno a Foligno.
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XOTE BIDLIOGRAl:'ICIIE
18:3
Frattanto il comandante dei Pontifici generalo La l\Ioricière, valicati gli Apennini a Colfiorito, marciava per Tolentino e Macerata alla volta di Ancona e tra il 16 e il 17 settembre riusciva a concentra.re sotto Loreto la brigata del generale Pimodan, una parte della brigata Schmid ~ la. riserva, « in presenza delle truppe del generale Cialdini di già afforzate sulle alture di Castolfidardo ». I precedenti pertanto mettono in evidenza il concetto del comandante pontificio di raggiungere al possibile la fortezza di Ancona e quello del generale Cialdini çli costringere le truppe pontificie a rinchiudersi in Ancona. e sbarrare la via a i soccorsi_ che il generale La Moricière poteva portare loro dall'altro versante è.egli Apennini. E perciò il generale Cialdini mosse da Sinigallia ed, « affrettando la marcia più che potè, girò ad ovest di Anco11a per Jesi, il 15 riuscì a spingere le sue truppe fino ad Osimo ed il 16 ad occupare le alture di Castelfidardo e delle Crocette sulle strade che da Recanati a Loreto mettono capo a quella piazza forte ». Il concetto strategico del Cialdini d'intercettare le strade che dal sud-ovest immediatamente adducono ad Ancona doveva necessariamente avere per conseguenza la battaglia. ' d i Castelfi.dardo. Nel seguente capitolo - la giornata del 17 settembre troviamo che le truppe italiane sostarono per apparecchiarsi a combattere, facendo testa ad un doppio attacco. Minutamente sono esposte le disposizioni prese tanto sulla fronte nord (verso Ancona) quanto sulla fronte sud. Sono disposizioni assai particolareggiate quelle che furono ordinate dal genernle Cialdini e che fanno prova luminosa della sua grande pratica della guerra; epperò. rileviamo che « non ostante la brevissima distanza (gli avamposti erano a stretto contatto coll'avversario) che separava le due parti, i nostri non avevano che. scarse e contradittorie notizie sui pontifici, tanto più che l'esplorazione si era ristretta alla riva sinistra del Musone ». I pontifici attesero a rettificare le loro posizioni e il generale La .Moricière, edotto che le strade da Loreto a Camera.no ed Osimo erano precluse dagl'Italiani all'orzati sulle Hl -
A-'~O ~1.,·111.
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~OTE DIBLIOGllAFICHE
NO'.l'Js BIHJ ,l OGRA1"I CHJ~
colline e la loro flotta era comparsa sotto Ancona, decise, in qu ella critica situazione, di tentare nel mattino seguente di raggiungere Ancona, checchè costasse. Egl i intendeva « di guadagnare la via denominata del Monte d'Ancona, che si distacca da Porto Recanati, guada il Musone poco a valle della confiuenza coll'Aspio, e quindi, per sentieri traversi, sale per Umana, Sirolo, l\fassignano e Poggio ad Ancona, rasente alla ripa cl~e scoscende al mare » Nessun assegnamento era poi da farsi sulla cooperazione del presidio mobile della piazza d'Ancona, agli ordini del generale De Courten, Questi, g iusta gli ordini avuti dal generale La Moricière, il 17 settembr"' con circa 1800 uomini e due batterie erasi portato sulle alture di Camerano, ma non udendo rumore di combattimento dalla parte di Loreto ed inci_uieto per la crociera delle navi italiane, verso ser a era rientrato ad Ancona : « abbandonando così alla loro sorte le truppe dei generali La Moricière e P imoùan ».
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il 5° reggimento artiglieria 2" batteria con 113 uomini -e G cannoni. il 5° reggimento artiglieria l" se7,ione della 5" batteria,
con 45 uomini e 2 cannoni, 1'8° rE,ggirnento artiglieria 4" batteria con 164 uomini " e 6 cannoni .
Pontificì: La colonna a.ffìdata. al comando del generai~ Pimodan, forte di 5 battaglioni di fa.nteria, due s~uadrom -di dragoni con drappelli di cavalleggen e ~~e b~ttene (8 cannoni e 4 obici), in complesso 3500 uomini, d1 truppe fra · straniere ed indigene, riputate assai solide; e l'altra colon~a di cui il generale La Moricière tenne per ~è il coma~do d i~ retto, composta d i 4: battaglioni di f~ute~1a, . tre _dei, qnah di linea esteri, del parco di artiglieria, d1 r1pa~t1 ~ Irla~ · desi d i S. Patrizio, di gendar mi a cavallo e d1 guide: _1~ tnt.to 3300 uomini all'i ncirca; e così in totale_ 6800 u~rn11~1 con 12 cc1.nnoni (compresi 4 pezzi della piccola r1~erva d1 a~L~glierìa pontificia aggiunti alla colonna c~1Tegg1_0) e -1 ob1c1. . Particolarmente audace e valorosa. fu 1 offens1 va della colonna J?imoclan nell'ingaggiare il combattimento e nella pertinace difesa del poco terreno strappato alle tr~ppe avau nostra. za t e 1·ta1·iane , c11· fronte all'energica contr' offensiva ., . . E fo contro la colonna del Pimodan che per pm d1 un 0 1 fecero testa i bersaglieri del 26° battaglione all_' avv~rsan~ cinque volte maggiore, a pre~zo di gravi per~1te,. f~a c~1 q uelle di tre capitani sop~a ~mque, . copre~dos1 cosi_ d1 _vera gloria; come di pari gloria s1 copriron,o : b~ttaghon1 ~lel 100 fanteria nella loro vigorosa contr oflens1 va, ch_e msieme alr azione dei \;>ersaglieri e dell'artiglieria decise m tre quarti d'ora dell'es ito della giorn~ta._ ... - . . . di Lo perdite nostre furono di 6 nfficiah e or> . uomini trnppa. morti; d i 10 ufficiali (tutti. ~el 10° r egg imento fan· teria) , e 130 uomini di truppa feriti. . . « I Pontifìct lasciarono sul campo 88 mor_t1, c1rc~ GOO pri..,.ionieri 3· pez7.i d'artiglieria ed una bandiera: _dai loro ra.p;orti ri~ulta che ebbero < 100 feriti all'incirca._ Più grn Ye fra tutte le loro perdite, qnella del generale Pnnodan che
La battaglia del 18 sott.embre ò descritta nelle varie sue fasi in modo mirabile. Mancano, è vero, i particolari tattici, ma lo svolgimento generale della battaglia. ripartito nei suoi principali momenti è desunto con singolare intelligenza dai numerosi docL1meuti ita liani e pontifici annessi al libro, ed esposto colla massima chiarezza e con elegante e sobrio linguaggio mili_tare. · IL mattino del 18 settembre si t,rovarono d i fronte, ossia presenti sul campo di battaglia: Italiani 16,449 uomini, compresi 7H .ufficiali con 13~7 cavalli e 12 cannoni, dei quali però furono effettivamente impegnati nell'azione soltanto 4880 uomini, 4-45 cavalli e 14 cannoni, e precisamente : il 9° reggimento fanteria con 1436 uomm1 il lOQ » >> >' . 137~ >> l' 11°'battaglione bersaglieri >1 39S >> il 12· >> » » 4.68 » il 26° » » » 43-:1: » il reggimento lancieri di Novara con 4o0 uomini e 445 ca mlii.
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NOTB B IBL IOGRAFICHE
N'OTE B IJ3LIOGRAFICHE
morì dopo la mezzanotte in una camera della Casa di Sopra. Il generale Cialdini fece prodigare ogni cura al suo valoroso avversario >>. Nena notte seguente alla b~ttaglia le nostre truppe avanzate· serrarono Loreto da presso; il 19 il generale Leotardi occupò Recanati, in adempimento del còmpito ricevuto di tagliare le comunicazioni fra Loreto e Val Potenza; il brigadiere Cugia con due reggimenti lancieri e 4 pezzi fu mandato, verso la spiaggia ed occupò le Case Lunghe e S. Maria di Potenza (presso le foci del fiume, per togliere del tutto ogni via di scampo ai pontifici verso Ascoli; e però il mattino. del 19, vi fo presso i ponti di L oreto il colloquio stabilito. fra il generale Cialdini e il colonnello Gouden-Hoven (in r impiazzo del gener.ale La Moricière sfuggito ad Ancona). nel quale fu redatto e firmato l'atto di resa delle truppe papali rifugiatesi in città. Per detta convenzione si arresero 3094 pontifici con 150 ufficiali, e caddero nelle nostre mani 11 cannoni, 135 cavalli, cassoni e carri d'artiglieria~ I pontifici, cui il generale Cialdini aveva concesso la capitolazione cogli onori d i guerra, deposero le armi press0, Recanati, in presenza delle truppe della 7' divisione, nel pomeriggio del la stessa giornata. La Sezione storica nel compilare la narrazione della bat· taglia di Castelfidardo - della quale siamo dolenti di non aver potuto fare nemmeno un riassunto, perchè ci avrebbe tratti molto . lontano - ebbe la mano molto felice, e singolarmente va elogiata non solo per aver posto in evidenza. lo slancio ed il valore delle nostre truppe ma pur anche la. valorosa condotta dei pontifici, che in vero fu notevole perchè spiegata in una situazione così critica e di fronte a tale superiorità numerica dell'avversario da farne prevedere l'esito disastroso. Donde maggior gloria ris.ale ai nostri bravi soldati che per vincere quelle brave truppe, ch'eran meritevoli di combattere per r.q.iglior causa, non abbisognarono in alcni:i mome!1to di r i~orrere alla loro superiorità numerica~ mercè le loro virtù e la saggia ed abile direzione del g,e-. nerale Cialdini.
La narrazione della fase di quella campagna che condusse il quarto corpo d'armata da Sin igallia a Loreto, aggirando Ancona, non è soltanto un largo contributo alla nostra storia militare; è invero un monumento imperituro che s'innalza a ll'abile condottiero di quel corpo. Codesta narrazione c'insegna, pure quale profonda diffe >re1;za corra fra Ja facile critica di una campagna o di una battaglia fatta al tavolino di studio e il comando e l'azione sul campo di battaglia. Non v'è chi non veda che il gene· ràle Cialdini avrebbe potuto sin dal 17 settembre schiac-0iare i pontifici ed obbligarli alla resa in rasa campagna; ma, come sempre in guerra, s'ignorava la forza precisa del· l'avversario (ch'era valutata a lmeno di.12,000 uomini) e nulla si sapeva delle sue disposizioni. Il generale Cialdini nulla volle concedere all'azzardo, e prese perciò le più savie disposizioni - così minutamente riferite nel libro - niente ,ommettendo di ciò che vale, nei limiti del possibile, ad assicurare la vittoria. Agì insomma da vero e pratico uomo <li guer.ra. Così il suo talento, la sua esperienza, riportarono q uel successo, che era loro ben dov uto.
Numerosi, e non pochi fra essi interessantissimi, sono i -documenti annessi, italiani e pontific1, gli uni tratti dal carterraio della campaana del 1860-61 conservato nell'Archivio t:>b t:> ·s torico del corpo di stato maggiore, gli .altri dai documenti - di cui sono testualmente riportate le parti essenziali ~sistenti nel R. Archivio di Stato di Roma - carteggio del. Ministero delle armi. I primi, quelli italiani, riportano i'ordine di battaglia del 4" corpo d'armata per la campagna di g;uerra delPUmbria -e delle Marche, numerosi telegrammi, ordini e rapporti -scambiati fra il generale Cialdini e i generali dipendenti e il :regio commissario .generale Lorenzo Valerio, il comandante in capo generale Fanti e il Ministero della guerra, i rapporti dei comandanti dei riparti . di truppa sulla parte presa alla battaglia, la convenzione per la capitolazione, l'elenco
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N OTE BIBLIO GR.\ P.lCJIE
nominativo degl' indidi vui morti nella battaglia di Castelfidardo e quello :finalmente delle ricompense accordate per la stessa battaglia. I documenti pontifici riguardano tutti la battaglia di Castelfidardo, e sono dei rapporti dei comandanti dei varì riparti, scritti in italiano ed in francese e indirizzati a S. E,. il Ministro delle armi. Alcuni di essi presentano un singolare interesse, fra cui quello di nn ex luogotenente della fanteria francese, caporale furiere all'8" compagnia dei carabinieri svizzeri, relativo alla partecipazione alla battaglia della sua compagnia, al quale va persino unito uno schizzo;. quello del colonnello conte Gonden-Hoven in cui è detto che il gene!ale La Moricière, vedendo la rotta delle truppe« partì, senza farne parte ad un capo di corpo o ad altro ufficiale superiore » ed altro senza firma, ove è narrata la. parte presa alla battaglia dai dragoni pontifici, che presi da. t imor panico si sbandarono e fuggirono. Vivamente dobbiamo elogiare il sentimento di opportu-. nità e di spirito militare che spinse il Comando dello ~tato. maggiore ad ordinare la pubblicazione della monografia, ela Seziona storica pel rimarchevole suo lavoro.
Générale H. LANGLOIS, membro du Conseil Superieur d~ la. guerre.- Enseignements de deux guerres récentes.- Guerres, 1'u1·co-R,usse et Anglo-Boer, 2° édition, avec 4 croquis Horstexte à la fin du volume. - Paris, Henri-Charles-Lavanzelle, 1903 (1).
·È massima l'operosità che viene spiegando il general_eLanglois a sostegno della dottrina tattica uffici-aie francese. e, conseguentemente, per combattere · quella · tattica .che si '
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Ques ta Notct bibliogra.{ìca era gii, composta e pronta per la stampa quando ci pervenne l'articolo molto intere3san tc da l titolo: Le niiove teorie tiittiche. Sebbene quella e ()Ltesto conten 6ano a lcuni dati identici riportati da.Il' opera, tuttavia si completano risnettivamente e gli apprezzamen ti divers·i dei due Auto ri rendono lo st udio. tlell'argomen to più interessan te. /Y. d.. D. (!.)
. :NOTE 1lIBLIOCRAPICHE
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v uole dedurre dalla guerra Anglo-Boera, e che è vigorosamente appoggiata da altri generali, suoi colleghi nel Con- . sio-lio Superiore di guerra. Ad un primo libro (1) ne segue altro, il .presente, dettato dallo stesso intendimento, sicurnmente meritevole di speciale attenzione, sebbene non Mediamo ch;esso riesca a far céssare il vivo d ibattito tattico esistente nel!' esercito francese. L'opera è ripartita in 5 parti: l " Insegnamen ti a dedursi dalle battaglie d i Plewna ; 2" Combattimento di preparazione e attacco decisivo secondo il Decreto del 28 maggio 1895 · (Regolamento) sul servizio delle armate in campagna; 3" L~ guerra Sud-Africana; 4" Insegnamenti della gnerra Sud-Africana; 5• Evoluzione della tattica; alle quali parti precede una prefazione (Avant-propos), e fa seguito una Conclusion_~· Di ciascuna di esse ci prefiggiamo d i render conto, pm o meno ampiamente a seconda della .loro · importanza, o, per essere più esatti, di quella che loro attrib niamo.
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L' Avant·propos meriterebbe di essere riportato per in ti ero, ma dobbiamo limitarci a riprodurne soltanto i punti più salienti. . « Dopo la eo-uerra Sud-Africana, dice l' illustre generale, . un numero abbastanza grande di spiriti colpiti dalle prime sconfitte subìte dagli Inglesi, senza rendersi ben conto delle loro cause, sedotti poi dai procedimenti impiegati con successo da lord Roberts in condizioni affatto speciali, hanno fatto una carica a fo ndo « contro i professori di tattica )) i quali vedono « nelle campagne napoleoniche il vangelo ·deHa scienza strategica ed anche tattica )), contro « i teorici dell'impiego delle masse, persone d i studio d'altronde, che basa.no tutto il loro sistema sopra formole ecc. ». « Essendo stato - prosegue l'autore - il collaboratore di _q uesti primi professori, fondatori di dot trine che fanno legge (i) Consequrnces /acli11ues des p1·ogrés de t'armemrmt. J]tacle sw· le ter;-ain, <li cui _ brevemente rendemmo conto nel fascicolo de llo scorso mese d1 settembre.
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NOTJ,.; BIBLIOGRAFICHE
nel nostro esercito, essendo stato più. tardi il capo di alcuni . di essi e df'li loro successori, era forse mio dovere di pren dere la loro difesa. Avrei mostrato in qual maniera tutti quegli ufficiali, i Cardot, i Vaucheret, i Mailla;-d, i Bonnal, i Cherfils, i Lanrezac, i Foch, ecc.... ., tutti aventi fatto la guerra del 1870-71 (la sola guerra europea -da cui i loro contradittori banno potuto trarre la loro esperienza), hanno r iunito le loro impressioni, hanno studiato il passato, hanno profondamente meditato e sono giunti a questa conclusione: Se i 'redeschì dopo un periodo di pace di 50 anni, fortunatamente per essi senza spedizioni coloniali, hanno riportato le loro vittorie del 1866 e del 1870, è mercè l'applicazione dei principi stessi di Napoleone che essi avevano· lungamente studiati. Dico principi e non procedimenti; principi che il nostro esercito aveva dimenticati . Questi professori oggidì oosì. décriés hanno allora fatto rivivere i principi eterni della grande guerra napcleonica, poi contrariamente all'asserzione de_i loro contradittori, hanno studiato i procedimenti tattici variabili secondo le variabili condizioni dell'armamento· hanno infine stab ilito le leggi generali che segue l'evolu~ zione della tattica» . Il generale però si astenne di entrare nella discussione, per non introdurvi questioni di persona ; rna, col · contatto giornaliero colla truppa e cogli stati magg iori, ha constatato « che le false dottrine emesse in seguito alla guerra Anglo-Boera hanno profondamente turbato gli nfficiali, J i hanno disorientati, hanno scosso in essi la fiducia nei loro capi le d i cui opinioni. non sono più ferme, cominciano a toglier loro lo spirito offensivo, ossia la fiducia in sè stessi e nelle loro truppe. Queste dottrine, sovratutto, scalzano gravemente le basi stesse del Decreto sul servizio delle ar· mate iu campagna che costituisce la nostra dottrina, la no-. stra legge. Il male è grave e d iventa profondo ». Egli. perciò ritiene indispensabile di mostrare agli ufficiali, « che i prin cipi del regolamento francese riposano sull'esperienza della guerra; esperienza maturamente meditata e basata sui fatti, e di far loro afferrare non solo la lettera ma sopratutto lo
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NOTE BIBLIOGRAFICHE
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spirito del regolamento, che è per essi la guida la più sicura, e ~he debbono seguire colla convinzione la più sincera, colla fede la più viva». Scopo pertanto del libro è: « di gius_tificare coi fatti stessi d i guerra e far comprendere i principi del regolamento, per quanto concerne il combattimento ». Lo scopo è certamente nobile, tantoppiù. che il generale ammette che il male è grave e profondo. Dobbiamo dire subito che il Langlois ha spiegato, per raggiungerlo, molt,a intelligenza e molta abilità.
PARTE P1tn[A. Il Langlois lungamente si diffonde nel discorrere dell.;: battaglie di Plewna,. sia per chiarirn le cause degli insuccessi russi, sia, principalmente, per dimostrare che gli attacchi decisivi frontali sono pur sempre possibili a nche colle moderne armi da fuoco a tiro rapido, purchè si seguano i procedimenti con • tal!ta intelligenzl:I. stati adottati dal generale Skobelef, procedimenti che sono quelli sanzionati dal regolamento francese. Noi però ne diremo brevemente, pur accordando alla bella operazione dello Skobelef la parte che merita. In definit,ivo i Russi han'n o perduto la prima ·battaglia di P lewna, perchè la loro azione non fu preceduta da abuna ricognizione nè dalla cavalleria nè da un'avanguardia; perchè il comando fece ·il suo pian o senza nulla conoscere dell'avversario, e stabilì due attacchi separati che assorbirono tutte le sue forze, senza alcuna riserva, ed inviò lontano su d i un fianco la cavall eria con una missione speciale. « C' est la d ispersion ». In ciascuno degli attacchi poi,. non s'ingaggiò il combattimento coll'avanguardia nè vi fo combattimento di preparazione : « immediatamente si lanciò sul nemico un'atta.eco decisiv~, senza :fiancheggiamento, senza profondità. Nel sett ore nord l'artiglieria non può nè preparare nè appoggiare la fanteria >>.
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N O'r E B IBLI00 R.AF1 CHE
Ciò nonostante, il fuoco clel f ucile a tiro rapido n~n arre:;ta_i Russi; 1~ fanteria_Russa, brava fra tutte, s'impadronisce delle trmcee nemiche, ma invece d i stabilirsi solidamente sul terreno conquistato « continua la sua marcia in avanti e corre ~osì ~11~ sua perdita». La ritirata gli costa più cara ancora dei primi successi, sovratutto nel settore Nord. _ P~r :~ seconda battaglia di Plewna valgono le osservaz10m gia fatte sulla. prima battaglia: « nessuna ricoo·nizione preliminare, nè mediante la cavalleria, nè col mezzo di avanguardie; sopra informazioni vaghe, il comando fa, anche questa volta, un piano di comliattimento completo e conserva nella sua mano una riser·v a disponibile così debole che è nell'impossibilità di agire vigorosamente colà ove p~trebbe fare uno sforno decisivo ~. · · Il Lauglois osserva ancora : - e lo dimostra _ che il punto d'attacco fu scelto prematuramente; che .il concetto della preparazione dell'attacco mediante l'artiglieria fo erroneo: e qui scrive pagine veramente istrnttivè; che l'attacco n~n fu preparato col combatt~mento; che infine il clispositfoo cl attacco non fo bene organizzato poichè i fianchi non fu . ron~ protel;ti e non vi fu accordo fra l'artiglieria e la fanteria. Notiamo che la discussione che fa l'autore intorno al combattimento di prepa1·azione e la presentazione del concetto att:1-ale della battaglia sul terreno d i Plewnà, offrono molto e smgolare interesse. E passiamo alla terza battaglia di Plewna, (11 settembre 1877), _Per occuparci, del resto, esclusivamente della parte presav1 dal generale Skobelef, la quale rappresenta il ca. vallo d i battaglia dell'autore. Il generale Skobelef aveva tratto profitto della lezione delle precedenti due battaglie, e già pel combattimento di L ovtcha del 3 .settembre aveva rappresentato al generale I meretinsky, le necessità: a) d i informarsi esattamente sul terreno ,e sulle disposizioni del nemico; b) di preparare seriamente 1attac~o col_l'artiglieria ; e) di avanzare poscia poco a poco ; d) d1 fortificare successivamente le posizioni che si occuperanno al principio dell'azione e quelle .c he poi si .
NOT E BlBLIOGR.AF l CHE
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prenderanno al nemico; e) di conservare forti risei·ve e di non impegnarle che economicamente ; f) di cercare i punti deboli del nemico. Questa nozione del combattimento d i preparazione a marcia prudente · e sicnra e dell'attacco decisivo da eseguirsi colla r iserva e contro i punti deboE del nemico, è quella appunto che guida il generale Skobelef nella sua azione nel settore sud-ovest. Il 7 ·s ettembre Skobelef si impadronisce del villaggio di Bresliovetze. Vi mette una guarnigione e d ispone. in spalleo-giameuti 20 pezzi cl'artio-lieria su1Ia cresta denudat a al o ' o sud-est del villaggio . « La data dell'assalto è allora fissata al 9 settembre dal Comando superiore. Già dall'8, Skobelef continua la sna marcia d'a.vvicinamento, il combat timento di . preparazione, · impadronendosi della.seconda cresta dell~ Montagne Verdi. Alcuni incidenti, e sopratutto l'avviso ohe l'assalto è differ ito, gli fanno abbandonare quella cr~sta, ma si installa soli~ damentè sulla prima, scavando trincee, smuovendo la terra. « Il 10 continuazione . della preparazione mediante il combattimento, ed è presa la seconda cresta che è subito fort ificata. « Nella notte dal 9 al 10 il generale riceve l'ordine per l'attacco generale che deve aver luogo l'indomani alle .ore 3 pomeridiane. « L' 11 dalle 10 del mattino è continuato il combattimento di · prepa;azione ed è presa la la terza cresta, snlla quale le t ruppe s' installauo il n:ieno male possibile a mezzo degli insufficienti at trezzi di zappatori. « Finalme·nte, all'ora :fissata (3 ore), 8kobelef lancia il suo attacco decisivo». Attacco che prende per obbiettivo le ridotte ·7 e 8 , non curando le opere di Kri.chine, la di cui ar.tiglieria prenderebbe d i fianco l'il.ttacco e minaccerebbe le ridotte da rovescio quando fossero state prese, poichè il generale Skobelef ha pensato che la presa delle ridotte determinerebbe la caduta delle opere di Krichine. L'attacco ~i inizia dalla. terza cresta, ossia da 1200 metr i circa da.ll'obbiet-
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NOTE DIBLIOORA.FlCH E
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Toutchenitza, l'altro a sinistra di due batterie a cavallo ( 12 pezzi .del d istaccamento L éontief), collocate da prin cipio a nord-ovest di Brestovetze e che alla fi ne della gior· nata si trovarono presso la terza cresta. « I differenti còmpiti dell'artiglieria --- sogg iunge il Lan g lois - sono adempiuti: alcuni pezzi della terza cresta controbattono i pezzi delle ridotte (contro-batterie); altre batterie, le più numerose, hanno per missione di far e il largo dinanzi a lla fanteria, per q uanto il permette un approvigionamento già molto diminuito (batterie di breccia), e sono queste le batterie della seconda cresta e una parte delle bocche da fuoco della riva destra del ruscello; altri pezzi infine Stllla terza cr.esta, abbastanza vicine ali~ fanteria, si porteranno prontamente (Vont sauter de bonne heure) sulla posizione conq uistata (batterie d'accompagnamento ». « L'attacco è così perfettamente montato :
tivo. Il generale Skobelef ha ai suoi ordini, m totale, 13 battaglioni e 4 batterie, e così le dispone : « In prima linea, sulla terza cresta dalla destra alla sinistra, decimo e nono battaglione à.i cacc~atori, 61° e 62° reggimènto, truppe tutte già, state impegnate per la presa e l'occupazione della terza cresta; « in seconda linea, indietro- della 3' cresta, il 7° reggi·mento; « in 3" linea gli 11" e 12° battaglione d i cacciatori e il 6° reggimento. « Ecco il dispositivo in pr ofv,i-i ità; og ni linea era verosimilmente disposta essa stessa in due o t re scaglioni conforme al dispositivo solito delle truppe russe. « Due battaglioni del 5° reggimento e due bat taglioni del1'80 r eggimento (inviati dal generale Imeritinsky) restano in posizione sulla seconda cresta fortificata; finalmente un battaglione del 5° reggimento occupa il villaggio di Brestovetze. « Sono queste le gua.rnigioni dei punti d'appoggio, conq uistati mediante il combattimenlo cli preparazione e tenuto · fo rtemente a mezzo della fortificazione di campagna. « Il fianco sinistro è protet_t_o da un battaglione dell'8° r eggimento; il fianco destro da due compagnie e mezza del 6° reggimento. « È questo il fiancheggiamento del disposit ivo formato dalla fan teria stessa dell'aUacco. « Inoltre, il fianco sinistro, . particolarmente minacciato, b appoggiato dalla, cavalleria del distaccamento del generale L éo~tief: e il fianco destro dalle truppe del settore Sud. « E, questo, il collegamento colle t ruppe vicine. (< L'artiglieria, rinforzata da q t1ella del generale Irneritinsky, è ri par tita in una g rossa massa centrale, avente v ista sull'obbiettivo dell'attacco e per alcune batterie anche sulle ridot t.e di K richine - d ue batterie e mexza sulla terza. cresta; tr e batterie (24 pezzi) sulla seconda; tre batterie in riserva sulla prima - e, in due grnppi d' inquadramento: l'uno a destra di dodici o quattordi ci pezzi sulla sponda destra della
Massa; tutto ciò che è disponibile; Profondità; · Fiancheggiamento, mediante la fanteria e l'artiglieria; · Riparlo delle missioni dell'artiglieria ; Solida occupazione dei punti d'appoggio già conquistati; Collegamento coi vicini ; Vi manca fo rse una sola· cosa, è i' effetto della sorpresa, ohe qui era irrealizzabile ». E passiamo all'esecuzione dell'attacco. · A lle ore 3, la prima linea si mette in movimento, g iunge dopo g ravi perdite al ruscello delle Fontane, vi è arrestata dal fooco e non può più andare avanti. È necessaria una spinta (poussée) dallo indietro, e questa è data dal 7° r eggimento. Si avanza ancora per 200 a 250 passi, e qui una nuova fermata ed anche un principio di dispersione verso l'indietro. Skobelef chiama la sua . ultim.a linea, il 6° regg imento e i battaglioni cacciatori; si avanza ancora e si arriva sino al margine del fossato, « ma l'impulso è ancora insufficiente e non vi è più niente per darne uno nuovo . . · La massa d'attacco non ·è abbastanza potente; essa non ha
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NOTE BIBLJOGR.Al?ICHE
la profondità necsssaria per alimentar~ sino al termin e il m ovimento in avanti >). ~ Un altro fattore i nterviene allora; l'impulso morale del capo: il generale si slancia avanti ' alle sue truppe; il suo cavallo cade, il cavaliere si rialza e salta nella ridotta N. 8, traendo dietro .a sè i suoi uomini al grido di urrà! « La linea nemica è rotta in un punto ; sono le 4.30. D ùrante questo tempo uu contratt acco turco h a fatto rinculare l'ala destra; per r iportarla avanti, abbisog n a una n uova ondata (vag·ue); essa è formata da t re cmnpagnie fresch e del 6° reggimento e da due compagnie improvvisate di sbandati del 62° ehe si erano ritirati dal combattimento o erano rimasti i ndietro. Alle ore 6, m ercè q uest'ultima spin ta, mercè anche il prògresso deg li · occupanti la ridotta N. 8, cade infine la ridotta N. 7 La posizione assegnata come obbiettivo a Skobel.ef è occupata; l' altacco decisivo è pienamente riu,scito ». La situazione però è ancora cri tica; non vi sono ·più riser ve ~. si è_esposti al fuoco di fianco dell'artiglieria delle opere di Knchme, « Vile de l' artiller·ie clans la' r·ecloute »·. . Ma la vittoria di S k obelef a nulla giova; egli hmane n elle .conquistate ridotte per oen 24 ore - la notte dell' 11 e gran parte del g iorno 12 - ma è poi costretto a ritirarsi, perchè le altre truppe russe fur ono batt ute e costrette alla r itirata nella giornata dell' 11. Nelle osservazioni il Lauglois n ota che la superba resistenza dello Skobelef, dopo la presa delle ridotte e durante 1~ gi~rnata del_ 12, avrebbe permesso al comandante in capo l achevement e i l successo finale mediante for ti riserve · ma egli non ha pii'.1 nulla sottomano, e così non solo non ~iutà Skobelef, non dà l' nlti.mo col po che sfonde.rà la porta, ma abbandonando comoletamente la lot ta a l centro, perµiette a1 Turchi d i sconfiggere il suo luogotenente, « Senza fo rti riserve generali il Comando abdica ». . L'autore rileva ancora, a proposito d ell' attacco dello Skobelef, che questi non crede all'inviolabilità del fronte, anche nelle difficili condizioni in cui si trova: Egli organ izza il
NOTE BIBLIOGRAl?ICHE
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suo attacco - che non è avvilu ppante rna per con tro avvilnppato - il meglio possibile con~ro opere di fortificazio n i di campagna e difese da fucili a t iro r apido assai su periori a l fucile r usso e da una ar tig lieria intatta, lo spin g e a fondo e riesce. L'attacco d i Skobelef dimostra ancora, secondo il Langlois, la poca efficacia dei tiri a g rande distanza ~ mentre è appunto per la potenza dei tiri a grande distanza della fanteria che si vuol concludere a favore della difensiva· che il combattimento alla baionetta ·p uò pu r sempre ~ver luogo anche oggidì; l'inefficacia dell' artiglieria cli campagna contro truppe al riparo e n on minacciate dalla fanteria e, finalmente, il grande valore della fortificazione leggera di -campagna.
PAtlTB SECONDA.. - L'autore fa qui uno studio molto par ticolareggiato delle operazioni del generale Skobelef per " <l icnostrare quanto le indicazioni' generali del regolamento frà.ncese, riflettenti il combattimento di preparazione e l'attacco d ecisivo, siano razionali (Judicieusesj. Questo studio è fatto ininuta~eute, analizzando il l ungo rapporto compila to dallo Skobelef e g iovandosi p nre delle Note del capitano Kouropatkine, in allora aiutante di campo dello Skobelef. L'analisi con singolare i ntelligenza compiuta dal Langlois, e la discussione che alla stessa fa seguire, son o sicuramente interessantissime:' tuttavia non crediamo di cloveroi induo·iar . b ~opra, poichè le deduzioni che se ne tra.ggono sono pur sempre le stesse già accennate nella p rima parte, coll' ag.giunta soltanto della d imostrazione che esse rispondono perfettamente alle indicazioni d el regolamento francese snl serviz10 in guerra. R ileviamo solo taluni apprtJzzamenti r elati vi all'a ttacco decisivo che ci sembrano notevoli. Il Langlois dice esservi un punto che merita di esser chiarito: se, cioè, vi sono attacchi decisivi e attacchi che non
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NOTE BIBLIOGRAFICHE
XOTE BlHT.IO<:;R.\FICILr::
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avanti . Ii Langlois ammette collo scritto re dell11. !le,;ue che le frazioni che vengono dalr ind ieLro portano con sè soltanto l'?t11pulsione ,no,·ale. l•]sse non spingono le truppe che si son.o arrostate, esse les enli ·ain enf., Basterà aunnque rimria7.7.are la parola del regolamento voussée colla parola en/1·rdnemenl. E non bisogna credere cito code::to <'nl?',1Ìlu•,nenl sarà generale.Alle g randi 111A.novre gli uomini de lla catena seguono tut.ti, ne;;suno resta indietro, sicchè lo poussees successive o gli ent,·ainemenls :mccessivi hanno per risultato di far pro· du1Te l'assalto su sei o otto nomini. d i. profondità; di (JUÌ J'in ,·crosimig lianza, l' assurnittl di un s iro.ile aU,acco; « ma siamo t,ranqnilli; alla guerra, soppressi i morti, i feriLi, i deboli che rostano s ul posto e i vigl iacchi che se ne vanno, la (,rnppa d'assalto sant uat nrv l tnenLe ridotta a proporz ioni normali . J3i,;ogua perciò, alle manovre, accettare francamonte qnesta. inverns imig liau,m del!' as;;alto mediante un ammas;;o di gente (c:ohue ) profondo, o rinun;,::inre aj insegnare alle uost.re truppe l'atLo decisivo ». Per la scelta poi tlell' obbioUi.vo delr attacco decisivo, in generale sarii il combattimento 'd i proparaziouo che forni rà al Comando superiore i dati 11ecessar1. Un uomo di genio per ò potrà deter minare, pri ma, il pnnLo sensibile dell'avversario (Austerlitz) . Altre volte circostauzc part,ieolari porte.ranno ad autorizzare una scelta fattn. prima (l'occu pazione di Spion-E:op che apriva agli Inglesi la strada di La.dysmith; alla battagl ia cli Collenso l' alt,nra di lllang-·waneHill, che comandava lo sbocco del vil laggio erano obbiettivi indicati per un attacco) : <1 È probabile, finalmente, che, nella « battaglia in cui sono iu presenza delle a,·male, la zona del1' attacco decisivo sarà, soventi determinata, piuttosto tlalla posizione dei corpi <l' armata o delle armate di risel'va che dalle peri pozie della lotta (e q nesto, por noi, sarà il caso normai e) . Infatti riserve a.ssai grosse non potranno osser portate rapidamente da una parte ad un'altra del campo di battaglia, >ì. . <( E però, con clude il Langlois; il testo del regola.monto francese: < Le choix dc ce point résulte pour lui (pour le
lo sono, ossia attacchi per ridere. Egli risponde che una t ruppa. la qua.le attacca. fa sempre, per suo conto, un vero attacco a fondo, seguendo i principi dell'attacco decisivo. Colla massima energia ciascuno deve andare avanti, tentando di penetrare nolla linea nemica; « se non vi perviene, percbè giunto all'estremo di fo rze, deve aggrapparsi al suolo, risoh1to a nulla perdere del terrerro conquistato e pronto a cogliere l'occasione per un nuovo sforzo in avanti ». Accenna pure al cosidetto atlaque brusqiièe, lamentando che qnasi mai se ne faccia uso nelle grandi manovre e che « si giustifica, in via generale, ogni qualvolta si possa mettere immediatam~nte in azione contro un avversario ben riconosciuto una potenza di mezzi di una schiacciante superiorità ». Risponde anche alle obbiezioni mosse all'attacco in massa,· - nei n oti articoli della Revue cles Deux lv.fondes - ponendo in rilievo che si tratta solo di divergenza di parole. . « All'espressione di massa non si deve connettere l'idea di una colonna come quella di ·wagram, i di cui elementi. si seguono l'un l'altro a quattro passi, una colonna forman te un blocco agente automatica.mente e a,l quale si attribuirebbe la virtù di tutto i·ovesciar·e ». « Oggidì la nostra massa presenta scaglio.ni collocati a distanza di almeno duecento metri, e, in questa massa, tuttociò che è dietro la linea di combattimento formata dalla catena e dall'elemento seg uente o rinforzo immed iato, ò un reservoù· de forces cui si attingerà secondo i bisogni e in seguito alla volontà del capo. 'rale era infatti la massa di Skobelef ». Il principio dell'attacco mediante una ma.ssa ha sempre esistito attraverso i secoli, sopra 10 a. 15 uomini di profondità. La massa antica presenta gli nomini attaccati gli uni agli altri (falange macedone); nel seguito essa s'articola di pit't in pi ù largamente. « È questa la legge naturale ed immutabile ». Si obbietta pure che g li uomini o le frazioni collocate indietro non pos;;ono spingere gli nomini o le frazion i che sono '>
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NO'l' .E IlIBLIOORA:FICHE 1842 haut commaudement) soit des indications du combat luimeme, soit des circoustauces q ui lui ont permis de se décider à l'avance », è pienamente giustificato».
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NOTE BJBI,IOOilAFICHE
~samina l'attacco di 4 batta.glioni inglesi, il quale riesce ad occupare le prime trincee nemiche, perchè « ben fatto per
-sbal:::i, .ulili.z.zando il terreno, coll'appoggio del fuoco dì fanteria e clel fuoco cl' cwliglieria ». Ma dietro la prima linea di trincee, ed a brevt1 distanza, vi è una seconda linea di difesa, sottratta alla vista ed a1 tiro dell' artiglieria inglese, e la fanteria abbandonata a sè stessa non è più capace d i avanzare. Così i due nemici r estano in presenza più di 48 ore, e poi gl' Inglesi si ritirano; ciò che porge occasione .al Lang1ois di elogiare la d ifesa in profondità fatta dai Boeri, ·e di criticare il dispositivo d i attacco inglese mancante di ·p rofondità, e il Comando superiore che non ha riserve, nulla ,ha, in mano per nutrire l'offensiva e non ha la · volontà di vincere, poicbè disponendo di 19 battaglioni ne impegna al massimo 8. Respinti sulla destra nemica si vuole tentare di impa<lronirsi del centro, ossia dell'altura di Spion-Koppì. Nella notte del 24 al 25 gennaio, due battaglioni inglesi, senza artiglieria, ma con mezza compagnia d i zappatori, per uno ;stretto sentiero riescono sull'a,ltura, pongono in fugfi i pochi ,nemi.ci che l'occupavano e vi si installano scavando trincee ·sulla pnnta sud dell'altura di · Spion-Kop, in uno spazio assai limitato. L'indomani 450 Boeri in tutto, sostenuti da 7 cannoni, li attaccano, e, dopo un combattimento difensivo di una . .giornata intera , dnrante il quale i due primi battaglioni ,sono rinforzati sulla posizione stessa da a.Itri due battag lioni, g li Inglesi sono costretti alla ritiratfi, malgrado la loro superiorità numerica Emorme, dopo aver sofferto molte ·perdite. 11 ritorno offensivo dei Boeri ha avuto così splendido· ·successo, perchè · « quella offensiva ha ottenuto la supei'·io·:rità clel f'uoco, · mercè la straordinaria a bilitit dei t iratori ~ oeri, la di cui marcia si fa per piccoli sbalzi, con un fuoco -dì moschetteria ininterrotto, mercè l'intimo accordo delle d ue armi, fanteria ed artiglieria ». E riportate le enormi .perdite d.ei battaglioni inglesi - il 30 °/ dei primi due
Il Langlois studia uno o due dei tipi di combattimento dei primi due periodi della guerra sud-africana. Quelli cioè svoltisi prima dell'arrivo di lord Roberts, in cui 1Yli Inglesi applicano i principi ed i metodi appresi nelle m:novre del tempo di pace e nelle guerre coloniali . Il secondo, dopo l'arrivo del maresciallo Roberts, nel quale si applica altro metodo mirabilmente appropriato a circostanze affatto speciali, esplicando una tattica caratterizzata da taluni, siccome la tattica dell'avvenire, ma che l'autore si sforzerà di dimostrare non rispondere per n iente alle con- . dizioni della guerra europea. E tra-lascia di dire del terzo periodo - dopo la partenza di lord Roberts -- poichè non si fa in esso che una guerra di partigiani, dalla quEile non vi è di.i trarre alcun ammaestramento generale. Del primo periodo il Langlois prende in minuta ·disamina: la battao-lia di Collenso; il secondo tentativo per sbloccare Ladysm~h; i combattimenti di Balmonte e di Maggers· Fontein. Ecco le concl'usioni - alle q nali dobbiamo restringerci delle sao·acì osservazioni dell'autore. o . . . . A Oollenso gl' Inglesi commisero 1 segucmt1 erron: nessun servizio di ricognizione; nessun servizio di sicurezza (non avanguardia); piano di battaglia preconcetto; c?mbat ~im~nto su tutto il fronte, senza riserva generale, ossia abd1caz1one del comando; idea falsa sulla preparazione coll'artiglieria; nozione inesatta del combattimento di preparazione (o di fronte); nessuna nozione dell'attacco decisivo sopra un punto; nessuna volontà di vincere. « L' ins~gnamento di Collenso è adunque completamente negativo ». Nel secondo tentativo per sbloccare Ladismith - - nel com· battimento di Venter-Spru.it del 20-23 gennaio - il Langlois PaRTE 'fERZA . -
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NOTE BIDLI0GliA1'l0J:U,;
K01'E BIBL10GRAFIOIIE
battaglioni. e il 10 °lo degli altri due - il Langlois soggiunge: « La superiorità del fooco avreb bé bastato ai Boeri? No, b isognava loro sopratutto la volontà, l'energia, la g uale si traduce con u na, perdita del 44 °/o del loro effettivo» . << Abbiamo adunque qui un vero attacco decisivo di fronte che riesce; lo si fa a col pi di fucile, a col pi cl i cannone ed aticbe a cou,7Js d'homrnes, poichè vi è il 44 °/o dell'effettivo per terra». « Si dirà dopo questo fatto che g li attacchi di fronte· sono i mpossibili? No; ma perchè riescano bisogna mettervi i mezzi ed il prezzo. Se, invece di 7 pezzi i Boeri avessero avuto 7 batterie, la loro fanteria avrebbe meno sofferto; la v ittoria sarebbe costata men o cara: l'energia Ìla rimpiazzato i mezzi insufficienti ». .. . , ... . « L'attaccu di Spion-Kop eseguito dai Boe~·i è una. lezione da far conoscere a t utti e da meditare profondamente »; è infatti mirabile questo attacco dei Boeri, ma .... . è un fatto solo! A Belm.o nt, co me a Collenso, gl' Inglesi perdono; per la cannonata preliminare: per il p iano preconcetto; per non avere ·evanguardia nè ser vizio di sicurezza; per non avere riser ve. A Maggers-JTontein la sconfitta degl' Inglesi è dovuta, non ai progressi dell'armamento, ma alle solite cause; ossia: . al bombardamento intempest,i vo; al piano preconcetto; all'assenza di qualsiasi organo di presa di contatto o di sicurèzza; alla nessuna energia nel combattimento di prep·arazione; alla nessuna energia nell'attacco ; alle fo rmazioni vecchie. In defi nitivo, l' unico insegnamento a trarsi da questo primo periodo : « non bisogna fare come gl'Inglesi », che non hanno seguito i principi dei nost ri regolamenti (francesi). Al secondo periodo, in cui comanda lord Roberts, sono consacrate poche pagine. In complesso il Langlois si limita a m ettere in rilievo, che l' idea essenziale del maresciallo fu quella di evitare g li attacchi di viva forza, di app rofit-
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tare d ella sua superiorità numerica schiacciante e della passività dei Boeri, per couseguire successi mediante la ma·novra. Dalle operazioni di lord Roberts contr o Cronje è a de clursi tma sola lezi:me di tatt ica ; « che alla manovra biso· .gna risptmdere colla manovra e non colla d ifesa passiva». Dopo la capitolazioi:ie di Cronje, continua la resistenza -dei.. Boeri, ma nel fatto le truppe inglesi non hanno di fronte ·« che bande senza disciplina, senza vigore, Comandi i di cui uomin i, costantemente p ronti a disertare, sono difficilmente riun iti da capi di massima energia, ma senza reale autorità, unità che una semplice minaccia sulle ali spinge a ritirarsi)). « Contro tali elementi, il generalissimo impiega la tattica più. conveniente, ma non nuova e che i nostri ufficiali 'hanno già, praticata n elle colonie ». · Il L anglois, dopo a ver detto che il pensiero dominante è quello di evitare le perdite, e che d'allora in poi non s'ati;acca più, riassume in poche righe codesta tattica, quale fn Bsposta nella Revue des cleu,.x; J.11oncles, ed esclama : « E che .avverrebbe di tutto questo dispositivo schematico, disseminato sopra una fronte enorme, senza riserva, se il nemico at·taccasse, con forze assai superiori, una o due colonne impe.gnate in un corridoio, come se ne presentano tante nelle nostre regi01~i, corridoi format i, p. es ., fra due zone boschive·?». « Tale procedimento non si spiega o non si giustifica, se -non colle condizioni affatto speciali nelle qual i si trovavano .gl' Inglesi : superiorità dL forze considerevole, paese senza ostacoli, nemiGO unicamente d ifensivo, senza vigoria, senza ,i dea di manovra >> • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • •• •• • « 'l'ale è la t~LttimL nuova che ci propongono alcuni spi-· riti, opponendola alla tattica n apoleonica! »
. .... ... ... ..... .. ... ........ .. ... .......... . « In definitivo, non vi è alcuna conclusione tattica da
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trafre dalle operazioni di lord. Roberts ». Nel fatto, però, non possiamo non osservare che il Langlois lascia a lquanto a desiderare nell'oppugnazione che fa .alla tattica impiegata da lord Roberts nel Sud-Africa, e,
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NO'l'E BIBLIOGRAFICHE
:NOTE BI HLTOGR,\l:'I CJIE
notiamo che la superiorità schiacciante delle forze inglesi concentrate, delle quali al massimo potè di~porre lord Roberts, salì solo a 35.000 uomini.
non ha agito« perchè non si è tentato di farla agire ». Il Lano-lois oppugna pure l'utilità della fanteria montata. Utile ed :ncheindispensabile 1Ìelle guerre coloniali, la fanteria montata, in Europa, avrebbe tutto a temere dalla cavalleria nemica. S'impone invece la soluzione del problema di dare velocità al fante. In conclusione la cavalleria deve utilizzare a fondo la nuova potem:a delle sue armi a .fuoco, moschetto e cannone ma l'arma da fuoco nella cavalleria non determina una ~attica nuova. Una cavalleria vigorosa, svelta, assai mo- · b ile, atta al combfLttimento a piedi ed a cavallo, avente fi. ducia nella sua sciabola e nella sua carabina, ma sovratutto ben montata e composta di eccellenti ed àrditicavalìeri, farà. g randi cose; nella soppressione della baionetta. Tale opinione è ba:sata sul fatto che i Boeri non possedevano qur:,ll' arma. E in base ad una teoria purn che se ne chiede la soppressione, in base a quella teoria che trascura la cognizione del cuore umano. « Conserviamo preziosamente la baionetta: ii.1spiriamo alle nostre truppe la :fiducia ch'essa merita e diamo a tutti coloro che marciano all'attacco il vivo de~iderio di venire al corpo a corpo (l'en1,ie cle l'abordage), il desiderio di brriuno-ere all'aro-omento su premo della punta. Abbia luogo b t:, o no questo urto, la baionetta avrà adempiuto al suo ufficio». Detto di questi falsi insegnamenti, il Langlois ne esamina le conseguenze, e cioè discute: il libi·o del generale l(essler· - Tactique cles ti·ois m·mes; nei punti più salienti., specie per quanto ha, t.ratto all' avviluppamento e alla riserva; le tendenze tedesche secondo l'esposizione fattaùe dall'articolista della Re1;ue des Deux 1vlondes(generale de Negrier) augurandosi che i tedeschi persistano in tale concetto della battaglia, ammesso che l'abbiano mai intravvisto. Non crede però ch'essi adotteranno mai l'esposta dottrina; le tendenze inglesi secondo lo stesso ar ticolista delfa Reiiue , des Deu,,.c jl1ondes, le quali giungerebbero alla stessa nozione della guerra sostenuta dal generale Kessler : « una battaglia d i fronte tendente unicamente all'avvilupameuto,
Questa quartfL parte - Insègnamenli· della g1.1,erra Sud-Af1·icana - costituisce, insieme alle con- · elusioni tratte dall'attacco di Skobelef, la parte essenziale del libro, è un complemento del primo opuscolo del generale ·- Conséqiiences tactiq·ues des p1'ogrès cle l'arraernent e meriterebbe di esser e analizzata e discussa capitolo per capitolo. Noi, questo, non lo possiamo fare, perchè non la. finiremmo più; dobbiamo perciò restringerci a brevi cenni. . . Il Langlois discorre prima dei falsi insegnamenti dedotti dall,z guerra Sud-A('ricana; i quali si compendiano : Nell'asserita inviolabilità riel fronte; conclusione eri·onea e assai pericolosa, secondo il Langlois, il quale con molta. abi lità, in base a parecchi_ esernpì tratti da qudla guerra~ tende a dimostrare che i front i non sono affatto inviolabili, ma che per violarli bisogna cercm•e la supe,·i01·ità clel fiwco ,p ARTE QuAWl'A. -
e mettervi il prezzo. Coll'armamento moderno però, l'istruzione e il morale· sono dei fattori, la di cui importanza va sempre aumen- -· tando a detrimento del numero ; Nel f aliirnento della cavalleria e nell'utile impiego della fanteria monlala; Il Langlois ritiene oh.e si esagera moltoaffermando che la cavalleria non è più in grado di fornire-notizie. La cavalleria inglese si trovò di fronte a difficoltà speciali a quella guerra., per disimpegnare il· servizio d'e~ splorazione, e, d'altronde, le faceva difetto una sufficiente· e:lucaziéme· preparato ria. È fuori dubbio che oggidì la cavalleria vede meno, ma ciò non v uol dire « ch'essa sia e.Oro · pletamente annullata nel suo ser vizio d i ricognizione, come si cerca di fa rle credere. Questo servizio di ricognizione r ichiede· sovratut,to eccellenti cavalli e cavalieri audaci, montanti ammirabilmente a cavallo, e non della fanter ia montata» . Sul campo di battaglia e nell'inseguimenti la cavalleria inglese,
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KOTE BrHf,lO<:lHAf'TCJ.iE
NOTE DJ B f.f (J()l1AJno rn;
senza riserva e conseguentem~nte senza decisione sopra un punto ». Codesta tendenza del resto, è del tutto naturale 'in una armata il di cui generalissimo impie~ò con successo simile procedimento, ma lord Roberts stesso s' inearicherà di r imettere le cose a posto; l'offensiva Sl?'alegica, la dij'ensiva taltica, concludendo che « dopo tali elncubrazioni cou vero sollievo si ritorna al principio napoleonìco; in strategia, chet;cher la bataille; in tatti.ca, ldter partoiit et en/once1· ò'Ur un poi·nt; ossia ai principì stessi della, dot;trina del regolamento francese». Il Langlois passa poi ad un esame lungo e minuto della tattica di lord Rober-ls clopo la giierra; ~ cioè del regolamento inglese sul la tattica combinata pubblicato dopo la guerra; e che porta la firma di lord Roberts, e perciò mostra gli ammaestramenti traUi dal ma,resciallo dalla sua propria esperienza. Il Langlois conchinde, in seguito al particolareggiato e;,ame fattone, che per la difensiva, e l'offensiva .e per le due fasi principali della battaglia ··-· preparazione del combattimento ed attacco decisivo -- la dottrina del regolamento inglese .è la stessa del regolamento francese. L' autore termina questa interessantissima parte, discor.rendo di alcuni insegnamenti, tcenici a trarsi dalla guerra Anglo-Boélra, singolarmente importanti per la ben nota com· petenza del Langlois nelle cose cli artiglieria. Egli vi si dimostra non molto partigiano dei cannoni d i g rosso calibro, perchè non dànno grandi risultati, ed invece rendono pesanti le colonne e lenti i movimenti di esse. È, ben s'intende, partigian o éJ.ei cannoni di assai piccolo calibro, e termina col. dire che « il.pom-pom allorchè sarà realizzato, sarà tutto a profi.tt;o del pa.rtito il più manovriero, sarà il nemico più sicuro dell'artiglieria a scudi e della fortificazione di campagna anche sparpagliata. C.osàtuirà un vero beneficio pe1' l'attacco >>.
PARTE QUI NTA. In questa parLe, pure interessantissima, il Langlois espone le leggi generali dell'evoluzione tattica e le loro conseguenze. Eccone un succinto riassunto.
1a legge. I pe1fezionamenti arrecati al fucile 1"enctono quasi sempre l'attacco cli /1·onte pi1't, clif(i,cile, più costoso, in conseguenza più aleatorio . Di qui la necessi tà per la fanteria che attacca di prendere formaz ioni meno v nlnerabili, meno dense, p iù maneggevoli. Così dalla linea su parecchie righe, si passa alla linea sopra una riga, gomito a gomito, poi agli sciam i od anche ai tiragliatori a larghi intervalli. La crescente dis persione richiede una maggiore iniziativa ed un maggiore valore individuale, una maggiore intelligenza nel -soldato che sfugge di più in p iù alla sorveglianza e, finalmente, in t~tti u n morale più solido. 2n legge. I perfez ionamenti arTecali al fu,cile facilitano l'azione avvilu,ppante o d-i (ìanco. Se ne dedusse ìa formala nuova della vittoria : Offensiva str·ategica, difensiva tattica; formula che non si sa comprendere. La difensiva tatt ica ha perduto i Boeri; ha perduto i Francesi nel 1870; sarà sempre fa.tale ai suoi partigiani. 3• legge. L'aumento progressivo della potenza deU' m·liglier-ia facilita semp1·e più l'attacco, si produca cli fronte o cli fianco . Ne è corollario l'aumentata necessità di ànnien tare, il più presto il più completamente possibile, l'artiglieria a vversana. 4" legge. I fronti di combattimento prendono un'estensione sempre più grande. È il portato della verìtà che nD terreno può essere considerato come occupato quando è battuto bene dal fuoco . Ma le azioni estese sopra fronti enormi uon daranno quasi mai nn risultato decisivo, e perciò d ì verrà di più in più necessario di terminare la batkiglia con un atto di forza sopra tma parte del fronte. 5" . .legge. La difesa ha cli più. in più la possibilità e il dove•·e cli mano·vrare in pro/ onditd. Questa legge è la con. seguenza cli tre proprietlt nuove dovute ai perfezionamenti delle armi da fooco : a) la presa di · contatto d i nu nemico in pos1z10ue div iene sempre più lenta, difficile e dispendiosa; b) la forza e la d n rata cli resistenza dei distaccamenti mi~ti di tutte le ar mi, svelti e man ovrieri, aumentano ogui giorno col progresso dell'armamento;
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NO TE l3ll31',I0 GRAJ!'ICIIE
c) -lo spiegamento di una forte linea d i batteria si
può fare sotto b protezione di frazioni di fanteria di più. in più deboli. La discussione di queste proprietà porge occasione all'autore di discorrere a favore della missione delle a1;anlinee e delle a·15anlinee cli w·tigl'ieria, sresso impiegate dai Boeri nella prima fase della campagna. 6a. legge. L'attaccante deve 7;er/ezionare e /orti(icaresempreppiù gli organi destinati alla presa di contatto. È la conseguenza logica della legge pr6cedente. A umentate le ,difficoltà della presa d i contatto ne viene la necess(tà di modificare, di fortificare g li organi destinati a quell'ufficio. , Il Langlois perciò ripete la propost;a, g ià fatta nel precedente suo libro, di distaccamenti composti delle tre anni per la presa di contatto col nemico, e che chiama avanguarcliea g1·ande distanza . « Voi, cavalieri, - termina il Langlois - divenite insufficienti per veder soli ; sù, fanti e artiglieri.• alla riscossa,· per l'esplorazione come pel combattimento >>.' 7". legge. I p1·091·essi clell' armamento diminuiscono ,uostantemente la f oi·za (li resistenza deìla foi·tijìcazione per·manente e delle opere di /prte rilievo; essi aumentl),no per cont1·0 il valore clella fortificazione leggera di campagnri spaziata e disposta in profondità. Donde la cresciuta importanza di attrezzi per le truppe d i fanteria e quella pure della solidarietà di tutti colla quarta arma, il gen io. L'autore espone po i le conseguenze di codeste leggi gene rali dell'evoluzione tattica, accompagnandole con opportune considerazioni. Sono però così evident i che ci limiteremo ad accennarle con poche parole di osservazione. Essé sono : a) l'importar,,.-z:a della manom·a e la ·sua facilità aum entano sempre più : doncle necessità sempre c;'escente della mobilità. Perciò a.llegger imento nell'eq uip,a ggiamento della fanteria, dei cavalli di. cavalleria, nel materiale dell'artig lieria. Che l'importanza della manovra sia aumentata, lo si può ammettere, ma non cosi della sua facil ità. Colle masse odierne di armati la. faci lità .:li manovra è e resterà, secondo uc, i, ,u n pio desider io ;
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b) la guerTa mode1·na esige iina solida?'ietà continuarnente crescente fra le cliverse armi, ed in conseguen:ta un orclinamento più solido. Questo è, sicuramente, g iusti:-;simo, ma quando lo si vuole applicare all'attacco decisivo, come fa il Langlois, il quale vorr ebbe che in quel momento critico la fanteria fosse accompagnata da masse di artig lieria e di cavalleria, d iciamo francamente che per niente affatto dividiamo la sua ìdea. È l'attrwco in massa napoleonico, e questo non si compie; nè si pnò eseguirlo, dì fronte alle armi mo derne, Unione, la più stretta possibile fra le varie armi, si, ma non in base a schemi, ma secondo il terreno; , c) la querra mocterna esige da tutti i conibaltenti iin m,01,ale semp1·e più temprato. k una verità, una necessità, da tutti ammessa, da tutti sentit1t; ma bisogna purtroppo fare i conti colla brevità delle ferme attuali e coll'arobi'3ute della società odierna. · CONCLUSIONE FINALE: <~ Il decreto sul servizio delle armate in campagna ha per base l'esperienza stessa della guer ra (le campagne napoleoniche e le più recenti del 1866, 1870-71, 1877-78); ì principi di esso sono stabili; basta solo comprenderli bi.me ed applicarli ,con intelligenza».
Non sappiamo, fino ad ora, se il Langlois abbia raggiunto lo scopo prefissosi di far cessare, con qnesto suo studio, il vivissimo d ibattito tattico esistente nell'esercito france;;e. Ce lo dirà il tempo. Ciò che sappiamo è che il suo lavoro è dei più notevoli fra guanti son venuti in luce in questi ultimi tempi, ch'esso interessa in sommo grado gli ufficiali tutti e che a t utti può g iovare. La critic3. imparziale non può tuttavia non osservare, che l'illustre generale ha segnito lo stesso metodo, per noi erroneo, del primo suo libro. In quello, a d imostrare la ginstezza della sua tesi, nell'esempio prntico sulla carta, l' ar· niat a manovrante secondo la sua dottrina, appoggia l'ala
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.NOTE BlHl,lOGH.\.FICH E
destra ad un corso d'acqua insuperabile e l'ala sin istra ad un boschetto d ifeso da distacca.menti delle tre armi, creando q uindi a codesta armata una situaz-i one oltremodo vantaggiosa, rispetto all'avversaria. Nel presente studio, a dimostrare il pericolo dell'estensione del fronte, l'autore accenna a corridoi fc,rmati da zone boschive; in appoggio dei principi da lui sostenuti porta i due esempi dell' azione di Skobelef nella terza battaglia di P lewna e r assalto dei Boeri per il. possesso dello Spion-Kop, ed è su questi due soli esempi che essenzialmente il Langlois si appoggia per dimostrare r eccellenza dei principi da lui sostenuti. Ma da fatti eccezi onali non si traggono regole; e se non fosse tutto l'insien~e del libro dedicato all'illustrazione di quei principì. l'arma ado perata si rivolgerebbe contro colui ch·e l'ha impugnata. In definitivo a noi sembra che tutto quanto ha tratto al combattimento di preparazione sia altamente istruttivo. Non ci convince per contro ciò che egli scrive intorno all'attacco decisivo. Il Langlois ha voluto scindere compiutamente la parte Princip'ì, generali trittici per l'attacco, di competenza del Regolamento sul servizio in guerra, dei procedimenti lattici per l'attacco, perchè di spettanza del regolamento di esercizi del quale non intende occuparsi. l\fa principi, e p?"O · cedimenti tattici per l'attacco sono così intimamente legati che considerando gli nni non si può fare astrazione dagli altri .. L'attacco · decisivo in massa compatta, secondo la t,attica napoleonica, è inammissibile, e non l'ammette neppure il Langlois. Ma quando questo debba seguire i procedimenti tattici del combattimento preparatorio, colla sola differenza d'essere spinto a fondo e nella direzione precedentemente stabilita o che risul ti conveniente, si è ben lontani dall'avere il co-up de farce o l'evénement di Napoleone. L a fi.sonomia della battaglia data dal Langlois importerebbe, se non er . riamo, 3 o 4 giorni, come l'operazione d i Skobelef, ed allora si può ammettere l'at!;acco decisivo compiuto dalle riserve secondo l'ordine del comandante in capo. Attacco decisivo però che assumerà pnr se~pre la forma dell'attacco meto dico e non quello del colpo di massa disperato napoleonico.
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XOTB BIBLIOCH.\ PICHE
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Queste poche osservazioni non infirmano per niente il grande valore del libro, il cui grande merito è quello di presentare allo studioso un ricchissimo materiale r iflettente le più importanti questioni della tattica. Così considera~o, fa. cendo pure astrazione dallo scopo cui tende, esso v1_e ~e a prendere uno dei primi posti nella letteratura militare odierna.
B. D.
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RASSEGNA ::-.:lILITARE ESTERA
RASSEGNA MlLITARE ESTEHA
AUSTRIA-UNGHERIA. l:l'ì'
IJATTAGL!O:'!E CACCIATO!\!
una mitragliatrice occorrono 8 muli (uno per la mitragfo1trice con l'affusto di ferrc, pieghevole a tre piedi, 5 per le munizioni, 2 pei viveri , fo. raggio ed attreui ed uno di riserva). Il materiale invece dei reparti mitrair) iatrici per cavalleria è traina10 su carri simili a quelli per muni;.:ioni :,, della fanteria. La mi tragliatrice può far fuoco sia dal ca rro, sia snl terreno, in quest'ultimo caso è in cavalça ta .su un affusto a tre piedi. l\fo;.0111 ,\ u1~NZINA A nun: IUJOTR. - Nelle grandi m1H1ovre austro~ unga riche del conente anno sono stati speri mentali per la prima. volt:i, pare con buon risultato, motori a hen:1,i na ii due ruote nel servizio di corrispondenza e di ricognizione. Ne fo rono d11t.i due :i ll a direzione superiore delle manovre e due ad ognuno ilei co niandanti di partilo.
NOTIZIE
C OSTITUZIONE DI
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IJOSNO·EI\ZIWOVESE.
Già da tempo presso ciascuno dei 4 reggimenti di fanteria uosno-erzegoresi era stata creata una 17" compagn ia. A da tare dal 1° ottobre corrente anno queste nuove compagnie si sono riun ite per fo rmare un bauaglione ho,mo-erzegovese che è stato destinato di guarn igione in Vienna, con dipendenza disciplinare dal comando della (~9~ brigata di fouteri;i. Il ri uadro di compagnia di complemento di q 11esto battagl ione starà a Sarajevo. L' uniforme di questo battaglione è q,.ieJla grigio-l11ccio dei battaglioni cacciatori autonom i; gl i ufficia li e la trupp11 però· po1·terr,nno iUez in vece del cappello ed nvrnnno i panta loni corti di foggia eguale a qucl111 degli al tri reparti bosno -e1·zegovesi, invece dei pantaloni lunghi. Gli uflìcial i e la trn ppa occon enti J)e1· costituire lo stato mao-criortl di l':·O (Juesto nuovo b:ittaglione, sarnnùo presi dai reggime11ti di fonte1·ia bosnoerzego vesi. HEPARTI Ml rfl AGLL\TRrcr. La z qit pubblica che l'arciduca Leopoldo Salvatore comandante della 2511 divisione (Viennn) ba, poco tempo, fa ispezionnte i reparti mitragliatrici, che si sono costituiti nell'e$ercito austro- ungarico a titolo d'esperimento, e segui con grande interessamento le rapide e1l esatte evoli.1zioni di queste trnppe dell'avveni re. I reparti mitragliatrici in esperimento sono due: uno per cavall.eria, che è stato assegnato nll' XI corpo d'armata (Lem berii) perchè lo faccia esperimentare dalla div isione di cavalleri a stanz iata a Lemberg nelle manovre di r,avalleria in Galizia, J'alu·o da montagna è stato ass~gnato ad un;i delle divi sioni del XV corpo d'armata (Sarajevo) pcrchè prenda pa rte con essa alle manovre di detto co rpo d' armala in Bosnia. Ogni reparto rnitragliat.rici si compone di due mitragliatrici. Il ma teriale dei reparti mitragliatrici da montagna è ~omeggiato e per trasportare
VARO DELLA N.\VE « ARCIDUCACARLO>>. - Il -i ottobre, giorno onomastico dcli' imperatore Francesco Giuseppe, è stata varata .nello stabili mento tecnico 1.ricstino la nave corazzata eia battaglia Arcùluca Carlo . Questa nave è la p1·ima delle tre maggiori navi da ba ttaglia previste in bilancio (spostainento tonnellate 10,600). La st•.a gemella nav.e B e già in costrnz.ione e la terza nave C sarù impostata sullo sr.alo lasciato vuoto dalla nave Arciduca Carlo. Con qneste tre nav i e coli' incrociatore E, che sarà varato prossimamen te a Pola, 1:Austria-Ui1gheria nel 1905 si troverb :id avei:.. co mpiuto il suo programma navale e potrà disporre, non t<!nenùo calcolo delle navi varate anteriormente ali' tdtirno decennio, di 3 divisioni di navi da battaglia ciascuna omogeMa, e di due incrociatori, t.utte na vi moderne. Caratteristica dell'a rmamenio di queste 8 nuove nnvi da battagl ia A.roid11ca Carlo, Be C sal'ù ,l'intl'od uzione di can noni Skoda del ca libro di :l9 cm. che saranno installati in batterie di 6 pezzi ciascuna sui fian chi delle navi, invece dei cannoni da HS cm. FRANCIA.
Nuovo CANNONE DA MONTAr.NA . - A Bourges è stato esperi mentato in presenza del Ministro della guerra 11n cannone da 78 millimetri pro·poslo dal ca pitano Duprest e destinato a sostituire l'attuale cant10ne da montagna . Questo pezzo che è munito di affusto a deformazione ha dato risullati molto soddisfacenti. PouGoNo DI TIIIO 01 SAT011 r. - È stato deciso che al poligono di Satory non avranno più luogo i tiri a grandi distanze che la guarnigione di Parigi vi c,eguiva fino da[ 187i.
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!(ASSEGNA J\HLI'.f'ARE ESTERA
Ques1a decisione è stata adolla la in seguito alle ripetute lagnan1/.e degli abi tanti di qcella regione ed in considernione delle grnvi spese r,ausale all' erario pei guasti arrecati alle ca mpu~ne e delle disgrazie clic avvenivano di freqor.nte. Non e\ ancora stabi lito in quale local ità le truppe della guarnigione dI Pa rigi eseguiranno questi tiri.
RASSEGXA MIJ,ITARE ESTEJM.
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Nuovi 1u:rA1rrl c1c1,1s-r1. - ln seguito ai risultati conseguiti dalla compagnia cicl isti comandata dal capitann Gfrard il Ministro della guerra kt stabilito che venga isti tuita una compagnia ciclisti in ognuno dei seguenti cinq ue battaglioni di cacciatori, 20, q", 9°, 18°, 250, appartenenti ,11 G0 e 20° corpo cl' armata. La compagnia del capitano G_érard dnl Hi7o reggimento di fantr~ ria del qunle fac,wa parte sarit tra!,ferita al 9° battaglione car.cia lori. GERMANIA.
UFP1c1AL1 o&r.1,' ESER~ITO COMANDATI ALLA ~L\Rl:-1.1.. - Come negl i anni precedenti anche qucst' anno in Germania sono stati co mandati per qualche tempo presso la marina da guerra un certo numero di ulli ciali delle diverse arm i. Trentasette utliciali, cl,e hanno freq uenta to i corsi della scuola di !;ucrra, sono stati comandati nel rnodp come appres,;o ad npprcndcre il ~ervizio a bordo delle navi de guerra. Ven ti ufficiali sono stati assegnati a bordo delle navi della 1• sq uadra dal termine del viaggio di esercitazione della scuola di guerra nno alla formazione della flotta autunnale; gli -altri 17 sono stati comandati dal termine del viaggio della scuola di guerra fi no alla riunione pel viaggio delle rnauov re autun nali ai diversi reparti di artigl ieria di mari na a Friedrichso rt, Wilhel mshaven, Lehe e Kuxaven e per .4 sett,imane, duratu delle esercitazioni autunnali, su una nave della flo tta di manovra. A r1uesti è stata quindi da ta o~casione di prender parte alle grandi mano vi·e navali. · F rn · i 37 u[Iìcia li aniid'!-itti si trovano ao tenen_ti e 7 sottotenenti e di CS$i appa rtengono : 23 ,1i reggimeu1.i di. fan teria, fucilieri e granatieri; o all'artigl ieria da ca mpagna ed a piedi; !1, aIla ('3 valleria; 2 al corpo degli ingegneri: :i ai pi()n ieri.
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Nuovo 1\11:-::JSrno nELLA GUERl\A IN PnussrA. - Un decreto imperiale in data 14,· ~gosto lL s. concede al gencrnle di fanteria 'von Gossler, in seguito a sua domanda, il colloca mento in positione cli _servizio ausiliario unitamente alla e.souernione delle funzioni di Minist1·0 della guerrn e nomina in sua vece Ministro della guerra il tenente generale von l!)inem detto von Rothmaler, il quale giil ne disimpegnava le funzioni per decreto del J2 maggio c. a. Tn questa occasione S. Macslit l'Imperatore si è degnnto di inviare al generale di fan 1eria von Gosslcr una lellcrn autografa con espressioni di vivo ringraziamento per i servizi prest:iti, comunicandogli al lo stesso tempo la concessione dcli' Ordine al merito della Corona di Prussia. Il n1 1ovo Min istro della guerra tenente generale von Einem clettoRothmale1· è nato i I i O gennaio 18~H ad !Ja,.zbl),1'!f da famiglia annoverese. Nel 18G7 entrò ,,lla scuola dei Cadei.ti in Bernsberq indi alla scuola centrale a Berlino. (La scuo la principale dei Cadetti in Lichterfeld data dal 1878). Nel 1870 frecf11entava la Selecta e scoppiata la guerra franco-prns· siana entrò nell'esercito come Fiihnrich con destinnione al 2° reggimento Ulani di Annover, n . · H . Durante la campagna guadagnò le spalline di ufficia le (1_2 dicembre ,f870) e la Croce di fer ro 2~ classe. Il ·,13 ottobre 1877 fu promosso tenente e 3 anni dopo fu comanduto nello Stato maggiore. Iii quesC anno si unì in matrimon io con una fi glia del genera le von Rothrna ler ed in seguilo a questo matrimonio fu accoppiato al nome di von .Einern quello di von lfothmaler. li 2-i settembre 1882 Li promosso capit.auo nello Stato maggiore. Comandò dal 1884-87 lo squadrone nel reggimento tfragoni n. -14, indi ritornò nello Stato maggiore. 11 HS ottobre '1888 maggiore. Il 27 ~aennaio 1894 lenente colonnello ed in questo grado comandò il . reggimento corazzieri n. '1, in Westfalìa. Il 22 marzo -1897 colonnello e nomina lo capo di Stato maggiore del VII co rpo d'armata. Nel settembre ,J898 fu trasfcr to al Ministero della guerra come capo dipartimento. Il 18 aprile 1900 maggior . generale sostituendo nel posto di direttore del dipa rtimen to generale della guena il tenente generale von Bock. li 18 aprile ,1903 tenente generale. 117 -
ANNO XJ..\'J IJ.
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RASSEGNA ~I!J,I'PARE ES'l'ER \.
RASSEGNA ll!ILl'l'ARE E S TERA
Il 12 maggio 1903 iuca ricato Ji sos1itui l'C il mini,;t ro della guerra ,·on Gossfri· durante 1111a licenza cl i 3 mesi concessa a f(IICSto. li H1, :1gos\o 1903 nomiu·alo l\linistro della guerr:i.
tani di 2a Cfos,c e ad linpiegati giovani clcll'Arn ministrazione 111il itare per fa r frontr: ,1° .\Ile ~pc:se per m:i6lri di lin!!11a e per m:iteriali di studio. 2° Alle gprse di vi,1!!gitl pel' le prore scritto ed ora li di qu<'lli che desiderano soltoporvisi . Non con!'orrono a r1ucsli sus.sidi ~li Ufficiali comandati alla Scuola di guerra, ,ill',\ccadcmia ternica militare ecl tilla Scuola di Artiglieria e Genio. Agli UJiici,il i i n congedo sono conccs~i sussidi solo in quanto rigu:mla alle spese cli viaggio. Chi aspira all'alte5talo di iuterpr!'le militare deve ~ubirc appositi esami seri lii ed or.,li. Qucsri esami li,1nno luo!!O annualmente in rune lo lin~ue per gli ufficiali <·omanda ti ~Ila Scuola di gue1Ta all'.\ccarlemia tecnica militare ed :illa Scuola di npplicazione di Artiglieria e Genio; per gli al1ri CfTiciali in1ece sono tPuuti annualmente nella lingu:1 ru3sa e polone~c ~d r,gni 3 anni ricllc nltre lin!,(ue. l coucon cnli che lrnn no ~upcr111c lo prove slabili1c, oltre ad 11pposit1, :itteslat o ollengono su i loro librt>lt i personali l'nnnotnione cli inlerprete mili111rc buono o molto buono. Alcuni poi su proposta del Capo cli S1ato .\lng:ziore dell'Esercito ricel'ono dal ;\J inistro della guerra un sussidio di viaggio per recarsi al)'esl('J'O per ullcl'iore perfeziona mento nella lin:cwa Sl l'an ier/l . AI loro ritornn sono sollo posti nuo\'a rncn te ad esami per 1;ons111t:1rne i prùgrcssi falli. Tutti gli \;!Iicial i poi che hanno ottenuto l'attestato di interprete militare debbono, :ilmeno ogni 5 anni, essere sottoposti ad esn 1ni verbali per dirnostrnre in che grtHlo posseggono ancora la conoscenza della lingua stranicr:i; allrimcuti rengono c:incell:iti da lIn lista degli interpreti.
CoNCt!ss1ox r: 01 UN 1,r s·11Nnvo u1 n no AI REP.111n M IT nAr. 1.11m E. Un decreto imperiale dt-1 27 :igoslo c. ti. stahi liscc la coucPs,ione di un distintivo sp1>eialc pel rrparto milraglit'ri>, clic in compl6$~o è Lrornto migliore fra gli altri nella istruziouc di tiro. Tale distintivo è in massima assegnato ogni a anni e viene conservato solo per 1111 a nno dn l reparto, che l'ha otten uto. Questo però riceve anche un premio imprri:ilc da couscn·:ire permancntemenL<'. [ Jistmti1 i di tiro erano concessi finora in b:isc al rlccreto imperiale del 27 gcnnnio '1895 alta Fa nteria, ai Cacciatori etl ali' Artiglicri:1 da campagna ed a pied i.
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Sono s1 n t1 i ntrodoui dei cani di guardia nel servizio di survcg]ianz:1 n0Ll111·na ncll' Arsenale di Willwl111sltrwen. Arl ogu i soldato in <:entinella ì• :iggiuntu <l i notte un grosso cane di guardia con nw~cruola e lci·ito al guinzaglio. Esso oltre ad essere 11tilizz:1to nel scrl'izio di vigil:in z11 è perfe11.an1ente addestralo, lascialo libero dal g11inzag]10, ad arrestarn l3 persona sosretta che non si ferma al grido della senti ne]l:1. Si pensa gii1 di estendere l'applicazione di ,p1esto sistema di gua rdia ad al!ri posti. TU H~A . -
INCIT1\ Ml•:N·1 0 .Hl,() ST UDIO DI 1.lì''ii1 UF. STIIA.'< llil\E. - In scg11i to '\ decreto imperiale del 27 giugno c. a. il Ministero della guerra prussiano ha pubblicato ultima mente alcune disposizioni in rese a promuorere negli Ufficiali dell'Esercito e negli rmpiegati cieli ' A111miuistrnzionc militaro lo studio ,folle li ngue straniero allo scopo d1 avere n disposizione in ogni Corpo cl'arrmta 1111 rilevante numero di Ufficiali cd alcuni Impiegati. quali interprcli nelle lingue degli Stati mililarmentc importanti. In dette disposizioni è detto che nei Corpi 11':irmata ad Est deH'Elba si debba insis1cre essenzial mente nell' insegna mento della lingua russa e polonese e negli altri Co,.pi l'i nsegnamento dcll:i lingua frti nce~c. È ammesso poi in tutti i Corpi d'a rmata l'insegnamcnlo della lingua ingle:;c ed italiana . Per lH·o111uover11 questi studi i comandi di Corpo d'armata ricevono annualmcnLc dei fo ndi speciali dotti Fondi pcl' lo stuclio 1telte lù,giie. Questi servono per concedere sussidi a Sottotenenti, Tenenti e Capi-
Nuorn z .\lNO r ,,:r1 LA FAN TERU. - L' impcra l.Ql'f' di Gcr111nnia si è fott o prcseutDl'C) il 27 agosto u. s. s11i ,;ampi rii rserr. itnzione ui Altengrnbow il nuovo zaino, che dovrà essere lldouato per la fan teria. Secondo i giornnli e tedeschi , q uc,to nuo1·0 z:iino consiste in un sa.eco di tela scura irnporme.:i bile eia vcl3, dello « Rucksacli (sacc::id-. ·-dosso) » il C(lt:t le e,mticno gli oggc11i di eq uip~ggiamento ; biancheria, un paio sca rpe, oggelli di traliccio, di pulizi<1, ccc. L'na cornice di cuoio ben imbottila, allacciala con cioghie, coutienc questo sacco e !'en ·e per facilitarnè il trasporto :i mezzo di spallacci nnora in 11,0. Gli. oggetti di cquipaggi:imcn10 si Lrovano in diverse borse del sacco. Il vantaggio di questo saccatldosso consiste in q ua nto la sua cornice di cuoio preme !'ul soldato meno che lo zaino; che il sacco è imper-
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RASS EGNA MILITARE ESTERA
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meabile; che può tog liersi dalla cornice e rimettervisi con facilità e che gli oggeui di equipaggiamento possono essere ugua lmente tolt.i dal sacco e rimessi senza sganciare e deporre questo con la sua cornice di cuoio. Secondo la « Konigsberger Hartungschen Zeitung » ai detti vantaggi stanno di fronte alcuni inconvenienti, i quali fanno dubitare, che il nuovo zaino possa essere adottato senza apportnrvi ancora qualche modificazione. PROMOZIONI NEGLI J\l.TI GRAJ)l DELL'ESERCITO GKllMANJCO . Dopo le grandi manovre di quest'anno in Germania sono stati promo,-si a colonnelli generali: 1. Il generaìe di fanteria von Wittich comand,rnte dell' XI corpo d'armai.a (Kassel). 2. 1l generale capo di stato maggiore conte von Sc)1 lieffen. 3. 11 generale S. A. R. il principe Ludwig di Baviera. 4. Il generale S. A. H. il principe Arnulf di Baviera. Questi due principi bavaresi sono l'uno il primogenito e l'altro il più giovane dei 3 figli del principe reggente Lui tpold di Bavie1:a . Il secondo tiglio Leopo ld, attualmente genera le ispettore de:lla 4a ispezione di armata, copre già fin dal '189(3 il grado di colo1~nello generale di cavalleria. Il primogenito principe Ludwig, erede del trono di Baviera non presta servizio attivo nell'esercito, ma il fratello più giovane, il principe Arnulf, prolllosso .assieme a lui colonnello genera le è attua lmente comandante del I corpo d'armata bavarese.
ItLVIsrrA DFJI PERIODICI
La Rivista di fanteria.
Anno XII, fascicolo VIli, 3:1 agosto 4903. La Direzione avverte i suoi benevuli associati che il presente foscicolo diverso da quello che doveva essere: lo p<~rvade, quasi da ci ma a fondo, una monotona ripetizione di un medesimo discorso fatto a gente diversa, ma però sempre la· medesima; gente de11'A.vcmti! » . «è
« Ma ci lascino, per una vo:ta, la soddisfazione e il gusto di poter sbugiardare l'onorevole Feni e qualche suo socio; li abbiamo colti colla mano nel saceo a frodare la veritù ; e noi, per Dio, lo gridiamo attorno! ». Il fascicolo infatti è per Jn maggior parte dedicato al I' 11vanti e al la gente dcli' .franti, ma non è, no, << desola tamente monotono ». Ne vorrornmo mo lti di questi scritti che tanto alto e tanto bene s11nno gridare la veritù. Riportate le non molte righe con cui il Ferri, uel suo Avanti, risp0nde al Gucrrini che la di lui risposta nlla sua ca rtolina è una pappolata di nove pagine, e che rispetto alla sua affermazione di essere un irreconciliabile ::iv versa rio del mi]ilarisnio ma di non odiare l'esercito fatto di figli del popolo, « ha una sola rispo:;ta da da re che può sembrn re scortese ma che è vera; e cioè che non ha tempo da perdere per curare la microcefalia di chi non capisce queste cose»; il Guerrini risponde al Ferri vigorosamente, da par suo. Gli dimostra che da lui ha spremuto niente allro che due fughe e cinque bugie. Anzi ~ e con tutta ragione - le bugie gli paiono sci, poichè crede che nell'atto di dargli del cretino sapeva di affermare cosa non vera.
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RIVISTA DEI PERIODICI
Ci duole di non poter riassnmere la lettera, e però di~iamo: chi non ba la R. di F . fra le mani, la cerchi e legga la magnifica scrittura_. che ne proverà grande soddisfazione.
il suicidio un atto di vi ltà perchè per suicidarsi ocrorre invece det comg_g-io. L'auto re .ha c~osì dirnost1·ato il grossolano enol'e dell'Avanti intorno nl suicidio nell'esercito, cd ha anche dilllostrato incidentalmen te e< che pur coloro· i quali si arrogano la privativn di essere fustiga tori clel11! magagne altrui, po.,souo essere, pel' una volta ;:ilmcno, coscienti frodatori della vcrit~ >> . I~ conclude : a l\fa non parliamo più di quel signore; è un uom() morto; io non S<>l10 un )fora maldo ;, . ?..... Con fi ne ironia è preso in giro lo scrittore tecnico~milital'e del~ l' Avanti, il. quale in un articolo, rn le ci/re trist-i dellci statistica militrtra sullci leva, riportando i dati delle ulti.me tre leve circa quelli che chiarna i denutriti, affenna che « venti :-rnni fa il numero dei denutriti era di circa un terzo minore di quel lo avuto nella leva del 1887, ·cioè iu cifra quasi esatt.:i 19000 denutriti in meno . Egli non avverte che in venti anni il numero dei visitati rivedibili è diventato all'incirca doppio in confronto del totale dei visitati; donde un aumento forza to nel numero prororzio· nale dei rifonuati. Lo sc~ritlorc de ll' Avrmti ha quindi cs.igera ta la verità del doppio o del sett11plo. 11 punto interrogativo posto a titolo dell'articolo sìgnifiM « che noi non sappiamo ,m il fenomeno che qui abbiamo messo in evidenzu, sia elTetto di errore o di colp.i »; di uno cioè C'he ha voluto fare l'altrui mestiere. oppu re di un altro • che per caso si sia Jaseic1to cogliere colla mano nel ~a eco n frodare la verità " .
[I snicidio nett'eserC'ito. - :Vel foglio 11. 2400 de ll'Avanti, stampato il 12 di a~osto, un cerro signor .\ix trattando nppunto del s·,1 icidio nell'e~ sercito, affermava • su 10 mila da ·15 :umi in s11, c'è soltanto ogni anno, questa cifrarli suicidi: '1, 6. Su ogni 10 mila soldati ed uJ!ìcinli, la cifrn dei su icidì sale a 4, O. Tn:, volte di più ... . » . Tre giorn i dopo, nel foglio 2.'i-03 dell'Avanti altro scrittore cominciava un articolo: , L':iltro giorno N1x rilevava rlal Ja recente statistica ufficiale sulle cause di worte in Italia che i .miciclt nelt' esercito sono - in proporzione - il ll'iplo dei snicidf {rei i non militari •. L'articolista l'n uno studio profondo dell'argomento e dimostra in modo esauriente che : il suicidio é in cu.ww1to nella nazione ed è ·in diminuzione nelt' esercito. Questi però sono i risultati delle statistic~he del '18!)8, e l'autore anerte che da onesto ~oldato in coscienw non vuol dare a crederA che quei risultati sieno l'indiec dello stato presente delle cose, gi ust;:i il metodo comodo adot:a to Jngl i :;cri Ltorì dell'Avanti, che cli ia nrn no recenti le statistiche del 1896, « ancl1c in1hrogliando il prossimo gonzo col dare ad intendere che sinno que\fo del 1897, e roi superi111broglianclolo col folsifici1re le cifre di q nel la qua l,ivoglia stal.Ì$tic,i, rccen te o no, che diurno » . Dalle notizie $in ora pubblicate risu lta che oc Mg-li an11i ·lWJ9, :l900, '1901 e Hl0'2 fa quan- · tità propol'lionnle di w icirli JJell'e~ercito è siMa rispdtiva mcnte di 3[k6,2 e W7,3 per ogui 11lilionc di grcga rì in genere: ossia note,·olmente nwggiore del la Jlleclia del lriennio precedente . . ma il fatlo fond amentale d1c io ho· Iu mino,~ !lleo te di 1JJostrato rlell' n11 men tn re progressivo dei suiciclr nel I:, nazione pa ra!lelo a I progressivo di rniu:.i ire dei suicidì nel!' ese1·ci to, non ò infirmato, per ora, dalle recent;s~i m!> notizi(~ >>. Le ca use del triste diffondersi della morbosità suicida nella nazione sono certo molte e co mptes,c. Lo ~cri trore nega con sicorezza che la miseria uc sia J'u nic11 e sola causa, come ·è detto dalla gazzella fe1 riarrn, e le insegna d1c nel la parte più ricca d'ltalia, ossi:i nella Valle Padana la med ia ;,nnu,1 dei :suicidi rnpera il 70 per milione d'abiu111ti, mentre nell'lta lin Centra le codesta media oscilhì tra 25 e 50 e nel rc;to d1ill'Italia Peninsulare e nelle Isole stil solfo il 25 per milioni d\1bitanti. Una ca usa certu inrece ~ il divulga rsi della dottri na soci:distiea; poichè sonù parole del 'Ferri essere un pregùulizio medievale il considerare il suicidio come un atto verr10.9noso, la morte per suicidio un fi1Uo u.olumle, non essere
Lri questione del ·reclutamento i,i Italiu (contin-nciz.ione). - L'anonimo au tore continun il ,-uo ottimo scritto sull'im portaotissi1iia questione, dimostrn ndo sempreppiù il suo pieno possesso della nrnterin. Notevol i ci sembrano le rropo~te circa le attri buzioni e le composizioni dei Consigl i di leva e delle Commissioni di reclutamento. l consigli di leva com prenderebb<~ro solo tre membri: un rappresentante rlcll'a11to ritù · politica (cs0luso il hefetto), uno dell'a utori tà giudiziaria ed 1111 0 dell'auto ri tà militare (ullicia le superiorn), e deciderebbero della validitù dei ti toli di (lispensa dal servizio attivo e rlei motivi di esclusione. Le Com1J1issioni di reclutr1mc11to sarebbero composte e si regolerebbero come quelle intiicate nel di,;egno di legge; però, nei casi di controversia, dov1:d)ho' c~ser rbervalo al membro dissenziente il diritto di ricorrere all'autorita di seconda istumu in materia rnilil:ll'e. Le autoritù di seconda istanza sarehbcro due : in materia civile potrebbe essere il Prefetto col concorso di cluè consiglieri prov inciali; in
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RIVISTA DEI PERIODICI
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RI VISTA DEI PERIODIOJ
materia militare, una commissione nominata dal comandllnte del corpo cl' armala. Lo scri ttore dice che questo è un semplice esempio, senza pretesa di essere un progetto completo ; a noi sembra proposta meritevole di considerazione. Altra propos1a cui ci l1Ssocia1no compi utamente, ù quella riguardante l'assegnnione degli inscritti alla carnlleria, per la quale assegnazione si domanda un criterio più razionale, quello cioè della profe~sione o dell'attitudine vera. Lo scrittore priucipia poi ad occuparsi della c:ipitale quistione della ferrrn1; ne pa rleremo quando avri1 terminato di discorrerne.
vuoi di servizio ; 3° diffondere la conoscenza e favorire il buon uso, del cavallo nei suoi diversi impiegh i e dìrigcre con unità d' indirizzo e stimulare la pratica dell::i buona eq ui tazione nelle n rie sue forme. I primi due scopi si raggiungerebhero, << inspirandosi a qnanto si fa, e bene, in Francia >>, d~ndo ai conco rsi il carattere essenziale di fiera regionale, accordnndo distinzioni e di~ponendo che io t;:1\i occasioni lo Stato acquisti i cavalli di prou lo servizio ed i puled ri che !,!li occorrono. Per quanto Fi ri ferisce al lerzo scopo, l'alta direziooe di quesla parte dei c,mr:orsi dovrebbe essere assunla dall' autorilà militare, e più precisa mente da 11' Ispettorato di ca val le ria, << il quale potrebbe a sua volta valersi del conco rso della Scuola di cava lleria - la vera e pro.pria ::iu1orità tecnico-artistica - e di quello cli uomin i, rniliwri o non di riconosciuta autoritii e competenza in materia » . A questa autorilù spetterebbe di fo rm11lare programmi e regolamenti programmi e. regolamenti da riconferm11re o rimaneggiare ogni anno secon do l'esperienza faua. Assolutamente sarebbero poi da escl udersi d,1i concorsi quei concorren ti cho in un es11me preliminare non dimo,1rasscro: ,f O di avere una tenuta corretta e compos1a; 2° di avere rpialche prob::ibili1à di vit.toria. Ci siamo :.i lquanto diffusi nrl riassnrnere il pregevole rnrit.to del Mal vani, perchè razio1iali e pratici ci sembrano le con$iderazioni e le proposte iu esso svo lte.
Rivista di cavalleria.
Anuo t5°, Fascicolo 1:X. -
Settembre 1903.
Com,: potrebbero tl'asformai·si in llalia i concorsi ippici; pel ca pita no d' arti· glierin ENiuco MALVAi'\ J. - l concorsi ippici sono na ti in Irlanda e in In ghiltcrr::i, per dimostrare l'attitudine e l'addestr::imen to al sallo dei cavalli posseduti dni mercanti che · prcndon parte a quelle; fiere. Perciò concorsi ippici come i nostri latini in Ingh ilterra nou ve no sono. In 'Frantia i c:oncorsi ippici sono numern.si, e sono sapientemente indi rizza ti a favorire non solo l'equitazione, nw ogni forma d'impiego e sopn,tutto di produijoue del cavallo, e seguono tutti pre;so a poco i progra mmi fìs,ati da lla Società fppiw Francese. E !autore fa un chiaro riassunto <lelk varie -specie di codesti concorsi . In I1dia in vece l'idea di <:oncorso ippico ger111oglia nella testa cli un c1ualunlJl1C organizzalore di hanchetti, a scopo di attirare gente e fare quattrini, dando in spettacolo volenterosi ,qentlem.e11t e sopra lutto ufficiali. « I soliti cavalli vincono i ·soliti premi e~ buona notte ,ii suoi:atori >>. Questi concorsi ebbero tu 1tavia una enorme e benefìca intluenta per portarci ad un rafionevole e proficuo impiego del cavallo in cnmpagna. · :Ma ora, raggiunti questi risultati, l'infl uenza dei concorsi ippici attuali sopr:i l'equitazione ha perduto d' intensità e tende a divenire funesta, nè vantaggio arrecano essi alla produzione equina . L'::iu tore vuole si stabilsicano gli scopi ni qual i dovrebbero essere·indirizzati i concorsi ippici. l CJtiali potrebbero essere: 1° iocora1giare la produlionc eq uioa nazionaìe; 2° facilitare, ai p1·od uttori e ai mercanti la vendita, e allo Stato e :ii privati !acquisto cl i c,1vall i, vuoi pu ledri
La cavalle1'ia nellci guerra di fortezza (eont.inuozi one e· fine); prl cap. <l artiglieria Au·o~so ìlh·1TB1. - l\el pri mo ariicolo, come :1bbinmo ve òuto nel llle,e scorso (1), l'autore ha trattato delle aiioni della cavalleria (lssegua ta ad un corpo che muove contro di una piazza; nel presente svolge inycce il compito de\h1 ca vallcria facente parte del prtlsidio di una piazza. In co mplesso a questo corpo incombe l'obbligo di contrastare tu tte le imprese che tc111;i o possa tenta re la cavalleria nemica e di int(-:rvenire contro le truppe asseJianti io tutte le circostanze in cui esso può operHe a profitto òella dif,,sa ; il che risu lta abbastanza chiarame:ite anche da quanto fu fiù esposto nel primo articolo. L'autore però ha voluto «. Lrncciare colla massillla hrevilà un quadro, per c1uanto è possibile completo, del contegno clie attorno ad una pinzza , forle e per l::i difes::i di fjlles ta può al'ere un repa rto di ca.11 alleria di note vole forta.
( l) Ved i Rivista 1'/ililare Italiana del mese cli settembre pag. -1666. f I
(
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RIVISTA DEI PERIODICI
1866
RIVISTA DEI PERIODICI
Il quadro tracciato è invero completo ; anzi a nostro gi udiiio esige fin troppo dalla cavalleria. Comunque sono pagine istruti;ive, e che, se non ali ro richiamano l'attenzione della ca valleriti, specie dei suoi ufficiali, sopra missioni im portanti e del le quali importa che essi abbiano almeno q ualche noiione, mentre oggidì, generalmente, ntm se ne ha :ilcuna. La cavalleririilaliana alla grande. armata. Campagna del 1813 -in Gerrnania. (Continu~7.ione e fine); pc! maggiore de.i bersaglieri R1;nr,;.'110 DE Rossi. - L' an torn ter mina l'importante :lua sc1·i 1.tura, narrando delle operazioni della divisione di cavalleria Fresin, e, per dire più esattamente, di q uan to fecero i reggimenti italiani che la componevano al suo arrivo presso la OrandeArmata, e che di poi passarono 11far parte di corpi francesi .. I...'Mticolo è q uasi per intiern composto con documenti 1dficial i, e perciò prcscuta singolare interesse, speci:il mon to per quanto si riferisce nlle cariche del reggimento dragoni :\lapoleone nel la 1,;ioruata del 2i maggio pre!)so Goldher1. In e.,sa non fu il v:ilore dei soldati e degli ufn,iial i ita liani che fece difeito e il re:s(airnonto vi perdette non .pochi ufficiali, 10 sottufnci(lli e soldati morti, r~;'°(l ferit i, '12!) prigio~ieri o dispersi, Hi9 cav:dli fra mOl'ti e perd11ti, m:i fu il criterio militare d1e ma ncò nei ~enèral i di divisione e di briga1a frn ncesi, i 'JLI :"ll i conùu,sero i loro repa rti a comhattcrc sopra terreno, in ciicos1nnze, in fo rmazioni, por nulla achitte :.ili' impiego della cavalleria. · J nostri ral lcgrameH ti al m11ggiore l\ossi Sil i suo pregevole studio. Ancora snl reclutamento clelln ca:valli!ria; pel cap. A ,nr,:><ENTE. - È una repl ica :igli appunti mossigli dal sig. O. L., ad 11ltro articolo dello Abignen!C dello stesso titolo, riguardo ai crite rii antropomclrici o meno da seguirsi nel recl11t11mento della cavalleria. No n ha torto l'Ahigncnte, sebbene il suo contraditlo rc avcs::-e svo lto assai bene la s11a to,i, ,1 fav iJre di codesti criteri; non ha torto, ripetiamo, di chiedere non l'aboli zione dei crited antropometrici, ma l'aholi;1,ione di troppo assoluti crited amropometrici. La q uostionc considerata unicamente ual l:ito pratico si riduce poi a questo : ncll'assegn:1zione del contingente di cavalleria devesi :iver rignnrJo .igli individui che Jrnnno pratica del cava llo, sia pure non rispondano cornpi 111nmente ai criw6 fissati da l regolam.ento, o si devono invia re ùelle altre armi? E Ja risposta non ci sem bra dabbia . Gli uonii ni [H"<Hici di equ itazione e del cavallo debbono essern sol-· dati di cavr,lleri a, eccel.tochè il loro peso e st:,tura sinno tal i da schiacciare il porero anima i,: /he deve po rlarlo, o siano dei cretini. L'Ab ignente co,ì presenta e ch iarisc,3 meglio le proposte già fatte:
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RIVIST1~ DEI PERIODICI
1867
« ·1. Scelta delle recl ute di cavalleria col criterio di arruolare, in ordine di obhligatoria precedenza: A) coloro che sanno già cavalcare, purchè non deformi e di statura non superiore all'attuale limite massimo; fl) coloro che, senza rispondere alla condizione precedente, hanno pratica del bestiame <'avallino od aflìnc (muli e somari), pu rchè di suf.ficìente conformazione fisica rispetto all' eq uitMionc ; C) coloro che, non rispondendo a nessuna delle condizioni sYddette, nbbinno una perfetta costituzione fis ica rispello all'equitazione. 2. Scel1a iil"fidata csclusivanwnte al delegato tecnico, sul cui gi ud iiio il Consiglio di leva dovrebbe avere non prevalenza rna solo diritto di contestazione da risolversi in sede s11periore » . Ci auguriamo che queJte proposte siano prese in considernzion!J.
Dettaglio Tecnico cavall,wistico; pel maggior generale F. D'OTTO"E. L'egregio generale continua · il suo studio, e discorre, qui, a lungo del morso. La festa dei lancieri cli Firenze ; pel sottotenente F; tiurnr. - Con acconce parole si rende conto della bella commernora;1,ione del folto d'armi di Ponte di Versa {26 luglio ,f86H), fatta rial reggimento come suole fa re ogni anno.
Revue Militaire des Armées étrangères. Rédigée à l'État Major de l'Armée, 2° Bureau.
N. !HO, settembre 1903. La scuola di guerm di Torin<>. - r:on mo lta csattezz(l è reso contodelle origini della scuoln, dei primi pro~ramrni di ammissione e di studio, del funzionamento della scuola e delle s,.1cces~ive lllodificazioni subìtc. Di pa rr.icolnre soddisfnzione per noi i 1al iani riescono gli elogi trib11 la ti al generale Hicci, ed una lettera dell'addetto milita rn francese a Homa nel 1873, il tenente colonnello dc J:i Hayc, in cui è vivamente encomiala quella istituzione. Dopo afcr detto deil' imegnamento pratico che s'impartiva nella scuola e dello irn porta!1te valore del!' istruzione mi litare in essa im pa rtita , il de la Haye scrive : « E se \!alla teoria ,;i passa alla ::irutic11, si vede una scuola, i professori della q u,,le H.icci, Besozzi, Marsell i, ecc. ecc., penetrati dell' i rn por-
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1868
RIVISTA DEI PERI ODJO!
RIVIS'l'A DEI PERIODICI
tanza del còm pi to loro aflldato; arreca no nell'adempimen to dei loro do veri uno zelo ed un entusiasmo talvo lta esagerati, quasi uno zelo da apostolo, e i di cui al lievi, rotti già alle esigenze della vita milit1re pel loro soggiorno nei reggi menti , non vengono a Ila scuola di guerra se non percbè vogliono istru irsi, e ne seguono i corsi con q1iella serietà ed applicazione che sole · concedono agli st ud ì di porta re i loro frutt i 5i . Questo per il passalo. Ma non meno iotcres•anti sono il riassunto e le conclusioni, dedotti dall'.1mpio esame che è fa uo dell'ulti mo regofo .mento del a-1 ottobre •1899 e dello spirito che lo informa. ~ Dalla hrevo analisi fo tta del progl'amrna del 1899 vi è detto è fo ci le rendersi conto della la rghezza cl ' idee colla q~ale fu sta bilito. La scuola di guerra è ora consacrata .1gli alii studi militn ri, e non più, come all'originé, allo sviluppo del!' istruzione degl i ulliciali ~]lievi. 11 s_uo insegna. mento procede dallo studio conereto deg li avven imenti mil itari, per via iud uttira c~d espel'imentale. D',1Itr3 pa rte, pe'r la durala relativamente lunga delfa permanenza degli ulTiciali alla Scuol:i di guerra di Torino, è poss_ibile di studiarvi qucst.ioni, che non rigurano nei programmi delle scuole dello stC$SO genere i~tituite da al tre potenze e che, però, ncq uistano giornalmente una importanza più gl'(lnde a cagione dell'cvolutione progressiva e continua delle for me della società moderni1. Tali sono in particolare le questioni studiate nei cor,i di sàen.=e sociali)>. « Ma l' ;nsegnamento della Scuola di gL1 errn deve, sopratutto, teudere a creare l'unità di doitrina nell'esercito italiano, inculcandolo, an;;itutto, agli ufficiali ehc lo ricevono d1rettament,,. In I tal in, come negli altri pae_si, non s'ignora che una dottrina milita re comune non si decreta, e d1'essa non può risuitare che dll mw serie di sforzi graduali, a pprofoncl iti e continur,ti per lungo tempo. Bisogna del tempo agl i spiriti per abitu,1 rsi à · mau iere nuove di comprendere o di pemarc. La decisione, la quale segue alla critica rapirla e giudiziosa di una data sitwnione, diven ta allo r.:t una applicazione quasi ist:rn t::inea cli piincip1 generali. È c1.uesto il vero mar· cllio del senso miìi tare il quale, a gradi varial1ili, può sempre essel'e as~odaLo o svilupp,Ho nei capi d'ogni grado, con studi ben <liretii P . << In tfueste condizioni non è dubbio che l'esercito ital iano e il corpo · degli nfficiali in particolare, non r itirino, in un prossimo avvenire, i bencrici che si è in diritto di aspettar~i da un sistenw di ed ucazione militare -chiaramente concepito ed appl icato con perseveranza ». << Fin almente, l'orientamento nuovo dell'alto insegnamen to militare, di cui fo prova così e,pl icit«rncnte l'ul timo regolamento della scuola di guerra, non può mancare di reca re progrè.s$ivamente al Comando l'2umen to di ,fo rzn e d1 autorit:'t che gli è necessario, per muovere, secondo la sua
riflessiva volontà, I,: mas,c che la naz:ione armai.a metterà ai suoi ordio i " .
1869'
S11uli snlla guerra Sml-Af'1·ic1u,<i. - Poche pagine, nene quali è tr:icciata la situazione dell e truppe ingle,i di lord Robel'ts, durante la loro fermata a B1oen1fontein per rimettersi dalle f~ticht> e privazioni sofferte durnnte le oper;,zion i contro Cronjc e De Wet, e la si tuazione dei Roeri dopo lo sgombro di Bloemfontein . P:li-ticolarniente interessanti negli allega ti : un lungo rappo rto del 1cncn te generale Fi-ench, in data 2 febbraio rnoo. sulk operazioni da !Il i cornpiute nel precedente mc3e di.gennaio, e quello del mare,cia ll.1 lord Roberts al Ministro della guer ra, da Kroonstad 2-1 maggio 1900, in cui sono ri,Jssunti gl i avvenimenti dàl '15 marzo al 12 maggio, nel <] 11 al giorno le tr11 ppo inglesi occuparono Kroonstad, sede del go verno provrisor io dello Stato Libero .
Revue d'histoire. Rédigée à l'État-Major de l'Armée. -
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S8c11o:N"
H fSTÒ RIQlJR .
Settemhre ,1903.
Le cmnpa_qne del maresciallo De Saxc. t continuntH In nn rrnionc della cD.mpagna del 174(1, (2" parte), il cui interesse è princi palmente costituito dalle lettere, ri portate, del maresciallo.
La 1nr1.no~m di Guadarranw. - L'articolo è estrat.lo dall'opera del rnaf giol'e Dalagny : Campayne de t' E11q1ere.ur Napoléon cn Esprr._qne, tome !Il, di prossima pubblicazione. È la manovra tenta ta da Na poleone, appena insediato in Madrid, con tro le tl'u ppe ingle~i, quando venne a sua cogmzione eh' esse avevano m~rciato sopra Valladol id, mentre credeva fos::;ero in ritira ta verso il Portogallo. Egli ideò di portarsi celeremente pel colle di Guadarrama sul le loro comuuica1-ioni; ma codest/l manovra fallì, perehò nel frattem po. cruando Naooleone credendoli a Va lladolid, al' Jnolesi ~ n t prendeva le sue misure per tagliare loro le co municaziooi, si riunivano a Sahagum, e cic,è a '102 km . al nord-ovest dal punto ove li credeva Napoleone, e durante la notte del 23 al 211 dicembre s'apparecchiavano per mettersi in ma rcia sop r3 Ca rrion, al fin e di sorprendervi :ilio spuntar del giorno. il maresciallo Sou lt e forza rlo ad acceuare un combattimento iacguale. Enormi fu rono le diO'icoltà e i disagi delle truppe nel superare il colle di Guad arrama, su l guale infieriva in quel giorno un violento uragano-
1870
1871
RIVISTA DBI rERIODlCI
RIVISTA DEI PERIODICI
-di neve. Fa stupore il leggere che, mentre l'imperatore marci,wa il pied i a fianco della colonna della divisione Lapisse, e quindi era in grado di udire benissimo le parole dei solda ti, questi « m:rnifcstassel'o a voce alla le più ~i oistre disposizioni coo tro la per~ona dell'imperato re, cccit,:mdosi scambievolmente a tirargli un colpo di fuéile e accu:--andosi di viltà di 01·no seauente pas,ata la rnoutii bo-oa non farlo » . Questi solda ti però il ~g1 ·,; ' avrebbero compi utarnente dimenticato le peripezie passa te e marcia to colla migliore buona vo lontù. L',1rticolo é molto lungo ed il lavo ro non è :rncora termina'to. L'interesse che pre,enta è sicura mente notevole. come t. ntto ciò cl1e concerne Napoleone. Fra l'a ltro ci inseg11,1 le grandi difficol tù incontr:He dall'lmperntoro per avere esatte notizie sul nemico, malgrado l'intelligente impiego, da lui fatto, deJia s11:1 esperta e abbastanta numerosa cava.!Jeriu.
raggiungern provocando l'intelligente iniziatin dei c::ipi in sottord ine cd affievo lendo gli attriti inevitnbili fra le ·ruote così co mplieate di un esercito ». Ben a r::igione si rileva poi che le sue prc,criiioni non rivestono rnai la forma imperativa e dennitiv:i. Si nota po i <( sbarauato dall3 presenza del!' l rn peratorr, il maresciallo Bazai ne fece sospendere la pa rtea za s. nza dubbio, pernhè trova va cosi 1111 mezzo di sfuggi re all' urgente obbligo d' iniziare una manovra clrn si sentiva incapace di eondurre a buon fine. Ceno, la pi,1zz:1 di Me1z dovetto pro~urre una i::rant!e att.r.i;:ione sul suo spirito, corne ne aveva prodott~ ·una pochi giorni pri111:1 su quella del ~ol'l'ano. Ma non si saprebbe trovare in questo fotto il mo tivo escl usivo della disast.ros3 decisione del ,J(j ::igosto ; l'ini perizia del° comandante in c,1po dovetie afferrare cqu premura il primo pretesto venuto per a.~pertare, di/li:rire e (ll1' nu/t,, ... , mentre invece la notevole in iziativa di un comandante di cùrpo cL1rniata tedesco - malgrado il suo c:1po superiore - cond uceva so llo .\let.z alla decisione della prima part!l del l:i cam pagna ,, . Se. però, J'a mmas~:1lllento di tante truppe e1·a inutile e pericoloso per intrap rendere una marcia, « devesi d'a ltronde riconoscere ch e, sotto !'a-spetto del ri pn rto genera Ie delle forze dell'esercito, l'azzardo uou aveva troppo lll11lt.rat.tato il cornandante in c:ipo, scaglionondo le sue forze in profond ità e ri parten dole in largheaa, ciò cl1 e gli (al Bazaine) avrebhe permesso, se ne aves$c avuta la nozione, di rnanovrn re sul campo di battaglia che gli era imposto». Osservazion i giustiS$i111e, collle ù giusto certnmente -ciò che soggiunge po.i lo scrittore francese, che « il ma Ltino del H5 agosto ( rnercè tale casuale ma fortuna to sc.iglionarnento delle truppe) nulla impedi va il comand,rnte io c:ipo fra nces(', dopo esser;:;i rcsp conto dell'andamento cbe prendevano gli avvenimenti dinnami nl fronte dei 2° e 6° corpi -d'armata, sia di dirigersi verso il nord-ovest sotto la protezione di una forte retroguard in, sia, per colltl'O, di utilizza re in buone cond izioni i rnoi corpi -di seconda linea per schiaccinre le deboli forze deli'avversari o ». Certo, la critica dell'opera del maresciallo Baza ine nel mattino del ,16 agosto, è severn, ma è pienamente i iustificata. Nessun dubbio che il malaugurato ordine di sospendere la marcia fino al pomeriggio, contrnriamente alle prcscrilioni della sern precedente, secondo la quale lè truppe dovevano tenersi pronte per marciare alle 1,.30 antimeridiane, portò alla sanguinosa banaglia del 16 agosto; battaglia che, o potevasi evitare incamminandosi alla volta di Vcrdun ed opponendo ima fone retroguardia al :1° corpo d'armata tedesco, o che avrebbe pot11to segnare una vittoria francese, ove il Bazainc avesse saputo ai.iprofittare della schiacciante superiorit:ì. numerica del le sue trn ppe.
La guerrarlel '1870-7'1 . - La giornata del ./6 ogosto in Lorena. - Siamo ~ quel l:i giorna ta che tanta funesta inlluenza e3erci tò sulle sorti delllì cam·
pagna e dell'esercito francese. L'a rticolo non conteu1pla, peraltl'o, che le prime ore della giornata, fino cioè alle ore 9. Si occupa <Juindi soltanto <lella marciti delle truppe francesi che non avevano potuto ragg-iungere le posizioni loro assegnate pel giorno 15 e dell<~ disposizioni emanate nel mattino d,11 comandante, maresciallo Bazaine. L'ord ine impartito nel mattino dal Bazaine, quasi subito 111 partenza dell' I rnperatore, cli ri lardare la partenza delle truppe alla voiia di Verdun. [ì no a Ipomeriggio, per attendere che l'esercito intero fosse riu nito, è dallo seri ttore rrancese cons iderato come 1111 indicP. sicuro della poca buona volontà, sin d'allora del B,1za inc, di por{arsi a Verdu n. Esso è pure senza dubbio, una prova, « del segreto desiderio di rimandare un'operazione ch'egli si sentiva incapace di condurre .a buon fi ne» (1). Si os;erva ancora che « la na tura stes-a degli ordi ni o del le istrutioni che emamno da lui (Bazaine) dimostnrno in modo inconfui.abile che dopo la sua presa di possesso del comando superiore, nessuno dei suo i atti fo quello di un corrwndante in capo. La sua a Ltivitù 3Ì e$ercita quasi unicamente sopra pa rtico lari di po li zia o di discip'Jiria; giamma i appare l'idea {lel capo che deve dare ordi ni generali od indica re diretti ve e lo scopo da
(I) L'ord ine imparti i.o il i6 agos to a!le 5 ore del mattino da! grande quartiere generale di Gravelo tte (lnstructillns d li Cornmanclant en chor pour fa ma tinée du (6 aoùt) cos\ si esp rimeva. a questo proposito : • Nous p:trtirons probablement dans l'aprés-midi dès que je saura i f] ue le Jeme et 4mc corps seront arri vés à notre hauteur en Lota.lité. Los ord res, du reste, seront don nés ultérieuremcnt,.
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1872
RIVISTA DEI I0 BRI0DICI
La battaglia di Vionville-Mars-la-Tour del 16 agosto 1870 e quella di Custoia del 24 giogno :1866 pescì·anno sempre sugl i eserci ti fra ncese l;d italiano. l<'u rono due sconfitte - cd immeritate pel valore dimostrato dalle truppe - e facil mente avrebbero potuto essere duo splendide villoric . È. pertanto naturale che chi scrive delle cause di tali sconlìttc, in Francia ed in Italia, impieghi linguaggio severo.
Per la .Direzione Lonovrco Or$OTTI CQlom1ello IL :t ., it1r.arict'llt>
DEMARCHI C ARLO,
gerente.
1873
LA TRASFORMAZIONE DELL'Ji;SERCITO
Tutt i gli eserciti attraversano un attivo periodo di trasformazione. La tendenza genérale è quella di diminuire la. ferma sotto le armi) mantenendo la stessa forza bilanciata, e possibilménte aumentarla. Ciò si può ottenere o coll'aumentar~ il contingente di leva, o coll'aumentare i temporanei richiami sotto le armi delle classi in congedo, o con entrambi tali mezzi promiscuamente. In Italia molto si è scritto e moltissimo si è discusso in proposito. Libri ed opuscoli, dotte -relazioni .e discussioni parlamentari, articoli di riviste e giornali banno sviscerata la questione nei suoi vantaggi ed inconvenienti, senza che sino ad. ora. siasi adottato alcun provvedimento ·risolutivo, generale. Il nostro ordinamento è fondamentalmente quello del 29 giugno 1882, ritoccato specialmente colla legge 3 luglio 1887, e coi decreti-legge del 6 novembre 1894, ed.: è basato su: varie leggi di reclutamento riunite poi nel testo unico del 6 agosto 1888. Abbiamo dunque un regime militare che vige da oltre una ventina di anni. Per un'istituzione così amplia e complessa, è questo un breve periodo cli vita, appena sufficiente per il suo assetto completo e perfetto, per regolare le relazioni fra i suoi molteplici e svariati elementi d'ogni ordine .sociale, per penetrare nelle abitudini di che deve comporlo, per divenire popolare. Ma le istituzioni militari devono seguire i rapidi progressi delle scienze, delle inclust1;ie, dei concetti sociali. Sostare significherebbe intisichire. Epperò nel periodo sopraccennato di quattro lustri abbondano i documenti ufficiali e quelli, privati proponenti modificazioni, cambiamenti, innovazi·oni 118 -
A'.'iNO X l,1"111.
1874
LA TRASFORMAZIONlD DELL'ES:Ell.OITO
al reclutamento ed all'ordinamento, i due termini correlativi, iuscindibili, fondaméntali delle istituzioni militari. Sul testo unico della vigente legge di reclutamento del 1888, furono proposte nel 1892 dal ministro Pelloux delle modificazioni, la cui caratteristica principale risiedeva nell'adozione delle ferme progressive, rispondenti alle necessità dei t,empi, assicurando sia · un esteso e sufficiente addestra . mento alla massa della gioventù, sia la costituzione di buoni quadri nei graduati di truppa. Non fu discusso. Altro · ne presentò il ministro Mocenni nel · '94, meno pratico che fu combattuto in Senato e cadde. Ricotti nel '96, San Marzano nel '98, Mirri nel '99 ripeterono pressapoco uguali proposte che non giunsero alla pubblica discussionè. Oggi sta dinnanzi alla Camera il progetto Ottolenghi, sintesi fe lice di tutti i pr eceden.ti che imprimerà una vita vigorosa all'esercito. Esso adotta definiti va mente la ferma progressi va, aumentando il contingente annualmente incorporato, portandolo da 95,000 a 130,000 · uomini; migliora · il reclutamento, introducendo l'elemento dei condizionatamente abili; semplifica le operazioni di leva; vincola un maggior numero di uomini in congedo; accorda benefici a chi si istruisce · militarmente prima della leva; accorda soccorsi alle famiglie dei soldati bisognosi richirimati; diminuisce le dispense per ragioni di famiglia. Qu·est'ultimo punto è il perno della riforma, perchè è da esso che scaturisce l'aumento del contingente incorporato, e l'aumento del suo complemento calcolato in più di 35,00.0 uomini. E guanto sia necessaria questa diminuzione delle dispense, lo dimostra il fatto , che per gli ingiustificabili criteri della vigente legge, il numero degli assegnati alla 3" categoria eguaglia la somma delle altre due categorie, cioè è eguale alla metà del totale degli inscritti di leva, e talvolta, come nella leva della classe 1875 (1896) ha superato la metà. Nè la diminuzione delle dispense va a scapito del comple3so delle famiglie, perchè se alcune di esse perdono dei vantaggi non intieramente giustificati, altre in n umero molto maggiore, per il · . congegno complessivo della legge, che istituisce la categoria <lei condizionatamente abili, da: adibire a svariatissimi servizi
LA TRASFORMAZIOXE DELL'ESERCITO
1875
in guerra, avranno i figli assegnati alla riserva od al contingente di complemento invece che in prima categoria. · La commissione della Camera dei Depntati ha già approvato il progetto del ministro Ottolenghi, tranne lievi modifì-0azioni di forma nelli~ dizione degli articoli. Questo progétto segna un gran percorso sulla via del progresso moderno negli · -0rdinamenti militari italiani. Sul sistema nazionale o territoriale d'ordinamento, il ministro Ottolenghi come i snoi prede· -0essori, è fautore del sistema nazionale, il quale, indipendentemente dall'essere stato sancito per legge, presenta in Italia vantaggi rimarchevoli sn quello regionale, tanto più che i · temperamenti atti a scemarne gli iuconvenienti sono una delle cure dell'attnale mini.s tro, come ha già dimost1:ato con parecchie disposizioni: L'esercito come è costituito vive a d isagio col bilancio consolidato in 239 milioni, ed il ministero per rimanere nei limiti dì esso deve ora ricorrere a mìlle espedienti; ma coll'attuazione delle proposte riforme organiche entro la base dei dodici corpi d'armata, falcidiando cioè nelle spese non prettamente militari, in parte accennate anche dall'ultima relazione parlamentare, fondendo i distretti coi çlepositi, modificando ancora i cambi delle guarnigioni, riducendo alcuni servizi contabili e tecnici ed anche alcuni elementi combattenti esuberanti o meno necessari all' a~ione delle truppe inquadrate ne.i corpi d'armata in guerra, P.otrà raggiun~erè uno stato d i cose soddisfacente per tutti, ·e rispondere a ~utte le esigenze senza subire dilazioni ed attriti esautoranti e stridenti. Le accennate riforme maturate nell'ambiente ufficiale non hanno un'impronta innovatrice che cambi totalmente la figura attuale dell'esercito, ma rappresentano i miglioramenti suggeriti dall'osservazione dei fatti presenti, e quelli voluti dai prog~essi dei tempi; rispondono al concetto evolutivo del continuo adattamento, e mirano a conseguire il massimo effetto dallo sforzo disponibile, senza esaurimenti pericolosi, Certamente nell'attuale condizione dell'opinione pubblica e parlamentare, dovendo ritenNe inopportuna qualsiasi proposta di aumento al bilancio consolidato, non sarà
J.876
LA TRASFOR.\fAZIOKE DELL'ESERCITO
· possibile di attuare le riforme senza r ecisioni dolorose. l\fa il cerusico non ha esitazioiii, ed .uno dei suoi ferri è la legge 25 marzo 1852 che prevede le riduzioni di corpo. · Agli accennati progetti risultanti da documenti ufficiali, ne vengono contrapposti altri da rinomati scritti militari e non militari, nei quali le trasformazioni sono più ampie e radicali, e gli effetti finanziari più appariscenti. Ma per naturale conseguenza tutti richiedono una crisi più. profonda e più prolungata, un periodo di transizione pericolosa per intensità e per d urata. Gli organi diretti vi ed esecutivi dovrebbero lottar:e con mille circostanze impreviste, le varie autorità durerebbero lungamente nelle incertezze e nei conflitti, le popolazioni rimarrebbero per anni ed anni ignare dei loro diritti e dei loro doveri. Sono salti nel . buio que,;ti, dai quali ci preservano la libera discussione obbiettiva della st;ampa, la responsabilità dei governanti, la guardinga e lenta procedura legislativa. S peciale e lunga tràttazione ebbe il tèma dell'ordinamento regionaie, da sostitnire a quello nazionale. Sono dodici o quindici anni che di esso van piene le pagine delle riviste 1~ . ' aolonne dei giornali. Domenico Guerrini, spirito calmo e sereno, scrittore piano e convincente, polemista arguto, abilissimo, ha propugnato con ammirabile costanza il sistema regionale, facendo molti proseliti. }\fa le ragioni di coloro che sostengono il sistema nazionale, sono più convincenti, 1 hanno base più vasta nelle necessità storiche, nella politica, nella demografia e sono professate non soltando da coloro che ne scrivono, ma dalla generalità dei cittadini. Epperò il l ungo ed abilissimo dibattito non potè scuotere il sistema vigente, il quale oltre ad opporre ragioni a ragioni, è altresi confortato da una calda corrente di sentimento veramente popolare, sentito cioè da politici e letterati, da amministratori, da artisti; da operai d'ogni arte e mestieri, dalla quasi totalità insomma. La nobile· ed inte<ressantissima disputa non poteva non gettare semi proficui. Da esse scaturirono molte verità, che suggerirono utilissimi temperamenti aUa . rigidezza del sistema nazionale, e che forono man mano
LA '.l'RAS}'OR::IIAZIONE DELL'ESERCITO
1877
attuati da disposizioni legislative e ministeriali. I fa,utori del sistema nazionale non hanno motivo di formulare pro· getti, nè incentivo forte alla polemica, rassicurati come sono dallo stato di fatto legalmente vigente; onde le loro divergenze vertono soltanto su alcuni particolari d i ordinamento; su alcuni riflessi di bilancio. Gli altri invece s~no spinti alla lotta, alla polemica, alla compilazione di progetti co'in · pleti, svolti nei loro pricipii, nelle loro parti, nelle loro cons eguenze. I più notevoli di tali progetti, pubblicati in questi ultimi tempi, sono quelli del generale Marazzi, dell'onorevole Ciccotti, del colonnello conte Malaguzzi. Tutti tre sono basati sul sistema regionale, tutti tre riducono la forza bilan -0iata, tutti tre modificano l'ordinamento del tempo di pace. Ma grandi e sostanziali sono le differenze nei concetti generali dei tre progetti. Quelli del Marazzi e del l\falaguzzi, come più originali e rinnovatori, saranno nel seguito di ':J.Uesta compilazione meno brevemente esaminati e confrontati. P oderose sono le pagine del Ma.razzi, come emananti da un uomo usato .8J maneggio degli affari. Le cifre statistiche da lui presentate, e le deduzioni che da esse sa trarne sono impressionanti; le immagini sono vivissime; tutto il sistema attuale è inesorabilmente demolito. Lo stile è concitato. Udite :.... « a noi conviene anzitutto un'energica difesa sulle « Alpi, poi una rapid issima offensiva a fondo, cacciandosi « nella mischia a corpo morto, profondendo · negli scontri « sulla pianura tnttì i nostri tesori, tutti i nostri soldati, ~ « tu:tta la forza nazionale. Riserve? Conati successi vi? Linee « posteriori di difesa? Leva in massa? 'l'ntta rettorica e « classicimso in ntile. La nostra avangnardia stia nelle « Alpi, e tutta la difesa si concentri in una sola linea. E « dopo ? Dopo non v'è che la vittoria decisa che aunichi« lisce senza rimedio il nemico, o il crollo di una patria « che ripiomba nella servitù. Questa terribile e rapida tra« gedia è la sola possibile, il resto è romanzo: vi pensino « gli I taliani » (65) . Pare cli leggere il periodo veramente di un romanzo, e d i romanzo passionale. ,
1878
LA TRASFORMAZIONE DELL'ESERCITO
LA 'l'l.USFORl\fAZION8 DELL'ESERCITO
La vita di un popolo, la sua storia, la sua lingua, il su<> caratp1,?re etnico, la sua missione nel mondo, non cadono nel baratro della servitù per una battaglia perduta. Il dilemma, o vittoria o servitù non è terribile perchè non è fondato .. Sparta, ' nell'antichità perdette molte battaglie; mantenendo, se non l'~gemonia, un posto distinto fra gli Stati ellenici. E quale lunga lista di sconfitte registra Roma, la . grande Roma, da Cremera a Brenno ; dal Ticino alla 1'rebbia; dal Trasimeno a Canne; da Canne a Teutoborgo; e dopo Teutoborgo, la vicenda delle vittorie e delle disfatte dura più di quattrocento anni, fino ad Alarico, primo barbaro che, abbia profanato l' Urbs aeterna, ponendovi piede nel 1163, (410 di Cristo), ma senza aver combàttuto. L'Austria registra,. non una battaglia perduta, ma una lunga serie di sconfitte, appunto perchè ha una lunga vita, tuttora 1:esistente. Lo stesso Piemonte battuto 1,1el '48, sconfitto nel '49, ha potuto proclamare da 'rorino l'unità d'Italia con Roma capitale, nel 186 l ; e malgrado l'ulteriore disfatta del '66, raggiunse effettivamente l'alto intento nel 1870. La F rancia dopo V;Torth, dopo Gravelotte, dopo :M:etz, dopo Sedan, dopo P ar igi, t rovasi tuttora alla testa della civiltà mondiale, ..... il crollo di una patria che r ipiomba nella servilù, è una frase di grandissimo effetto deleterio che è doveroso contraddire, perchè mai abbia ad essere accolta da alcun italiano. Gli italiani liberi ed arbitri dei loro atti, non si decideranno alla pugna che per una causa giusta, e· vinceranno; ma ""poichè nel gioco delle battaglie si può anche perdere, essi trarranno dall'esempio dei padri la pe11severanza per continuare nella lotta, e l'auspicio per la più pertinace e prolungata resistenza, come si addice a caratteri forti e coscienti. Reagiscano unanimi gli italiani contro il disastroso concetto dell'adattamento alla se.rvitù. Altro preconcetto discutibile è quello della difensiva stra· tegica prefissata nell'opera del generale Marazzi. Per ragioni di studio giova proporsi delle situazioni con dati in parte reali, in parte necessariamente ipotetici, ed analizzarle, discuterle, per trarne criteri pratici. Ed è ciò che avviene,
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quotidianamente con manovre, esercitazioni, studi, pubblicazioni militari d'ogni forma, in ogni paese, in tutte le scuole militari. Ma quando trattasi di disposizioni ufficiali per la guerra, che sono studiate e preparate in piena pace, esse dovranno sempre essere limitate alle operazioni di mobilitazione, cioè ad un'inizialè adunata che non implica una forma speciale di g uerreggi~tre, cha non vincola cioè l'iniziativa del comandante in capo, la quale si informerà ad una miriade di dati, di circostanze, di notizie, di informazioni, di impressioni, di deduzioni, di intuizioni personali emergenti dall'ambienta politico sociale, economico, militare di quel periodo che precede l'avvicinamento delle masse combattenti. Nel libro del generale l\farazzi, vuolsi invece stabilire a priori un.o schieramento dell'esercito con intendimento difensivo. Sarebbe fare il gioco dell'avversario; impedirebbe al comandante di trarre partito dalle eventuali buone occasioni d i batter il nemico, sia perchè disunito, sia . perchè in ritardo, od in cattiva posizione o· per altre ra.gion i che potrebbero ,dare affidamento di una fuggevole circostanza favorevole. Adottando noi il concetto della difensiva strategica, i vaubggi dell'iniziati va passano tutti dalla parte del nemico il quale non vorrà certo secondare il nostro piano di guerra, ed opererà con cognizione di causa per sconcertarlo. Si è che lo studio metoclic_o della guerra, considera bensì per necessità didattica, la politica militare offensiva o d ifen siva, la strategia offensiva o difensiva, come la tattica offensiva o difensiva; ma questi caratteri teoretici non possono mai assumersi preventivamente nella guerra guerreggiata. Pur operando secondo un piano di guerra, le eventualità,, le contingenze, la libera manovra dell'avversario consigliano e costringono a modificarlo ed anche a cambiarlo, perchè legge suprema di guerra è sapere dov'è il nemico e batterlo; e sarebbe un disastroso preconcetto fissare un immutabile modo di schierarsi, di operare, di combattere. . Il modo di intendere « l'esercito dei tempi nuovi » è così riassunto dall'on. generale ::.V.I:arazzi: « Sistema territoriale,
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« sedi fisse, ferme brevi; contingente unico, frequenti ri« richiami, compagnie piccole, quadri ottimi, forza bilanl1iata « minima, scuola primaria obbligatoria, formano un com« plesso armonico, che non si deve scindere e che bisogna « decidersi ad accettare o respingere in blocco». (131). Non ha ragione alcuna la pretesa che debba.si accettare o respingere in blocco il complesso armonico proposto dall'autore; perchè in qualsiasi progetto di ordinamento son sempre questi stessi elementi che si discutono, variando soltanto il modo e l'entità loro nelle varie combinazioni. Le ferme brevi, i frequenti richiami, l'addestramento prima della leYa sono comuni a molti progetti anteriori a quello dell'autord, e sono contenuti in ·documenti ufficiali vecchi o recenti; il sistema territoriale e le sedi fisse ricordano lustri di polemica militare, nella quale figurano altri sistemi complessi ed armonici diversi da quelli dell'on. l\farazzi, senza mai prevalere nell'opinione generale. Il contingente nnico, nello stesso progetto Marazzi è più una. parola che un fatto perchè vuole « speciali temperamenti per gli alpini, bersaglieri e « soldati di cavalleria n ( 139), ed aggiungasi anche per le varie categorie di graduati; di guisa che il contingente sarà unico di nome, ma vario in sostanza. Ed i temperamenti a cui accenna l'autore difficilmente potranno essere meno cattivi del sorteggio ora in uso ch'egli vuole abolito (135). L'estrazione a sorte, alle persone colte non può essere simpatica; ma è umana, ed in ogni modo è di gran lunga preferibile all'arbitrio irritante, eccitatore di odio, provocatore di rivolte. L'uomo subisce la sorte e vi sì rassegna, ma si ribella ai ragionamenti anche elevaLi che urtano i suoi sonali interessi; questo pur troppo avviene in piccola proporzione anche oggi per l'assegnazione alle armi a cavallo per il gravame della ferma più lunga dei quattro mesi invernali. L'on. Marazzi che vuole l'abolizione del sorteggio, e vuole il contingente unico, vuole anche per la cavalleria « una ferma più lunga di quella della fanteria, cosicchè una « disparità fra cittadino e cittadino è a questo rignardo con « veniente » (289); e soggiunge a pag. 290: « l'istruzione
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« si spande con maggiore facilità fra gli agiati che fra i « proletari, dunque è logico che il criterio di assegnazione « dei coscritti alla l}avalleria debba essere il censo )>. « E la « ferma dav' essere di quattro anni ». Questo stridente anaor onitomo non può destare alcuna preoccupazione, perchè mai sarà preso in considerazione nella moderna società. La vecchia proposta fatta anche dall'onorevole Ma.razzi di portare il contingente a 130 mila uomini, già presentata altre volte, è oramai a buon punto nella procedura parlamentare; e ad essa va pur unita l'altra proposta correlativa, pure patrocinata dall'on. Marazzi, di diminuire le esenzioni per ragioni di famiglia; esse saranno p:·esto leggi dello Stato. Se il sistema in complesso dell' on. Marazzi non si può adottare, molte sue proposb~ sono veramente geniali, largamente studiat3, profondamente meditate, ed esposte con molta efficacia. Egli ha coordinato in un volume molte questioni variamente dibattute, e sarà dal suo libro che si trarranno i dati e le proposte per molte parziali riform~ le qnali aìleggeriranno l'esercito di accessori ohe lo soffocano, di superfetazioni che ne esauriscono le sorgenti della vita. L'ou. Cicootti,· per mandato del gruppo socialista, ba presentato alla Camera in due progetti di legge, un piano completo di reclutamento e di ordinamento dell'esercito. L' impressione che se ne riceve leggendoli è ch'essi sono il prodotto di un accuratissimo. studio delle nostre condizioni militari, ., di tutte le questioni che vi hanno atf;inenza. L e ragioni fondamentali delle proposte sono : la riduzione clel~e spese militari; l'iniziativa dell'Italia a ll' avviamen~o e preparazione del disarmo r eciproco fra le nazioni. I concetti generali del proposto ordinamento sono: diminuire di un terzo le attnali grandi unità dell' esercito permanente (8 corpi d'armata invece di 12); aumento delle unità di miìizia. mobile; sistema regionale di reclutamento; sedi fisse; a ciascuna grande unità dell'esercito permanente territoriale, corrisponda un' unità di milizia mobile; sistemazione della carrieril. facendo il numero dei subalterni di carriera eguale a quello dei capitani, e colmando gli altri posti di
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subalterno con ufficiali di complemento a turno di serv1z10 per un anno; le attuali esenzioni per ragioni· di famiglia, siano diminuite. Il contingente d i leva vien e. portato a 115,000 uomini. L e ferme sarebbero: di due anni per la cavalleria ed artiglieria da campagna; di un anno e mezzo per le altre armi; di sei mesi per la seconda parte de l. contingente. La for za bilanciata non deve oltrepassare i 159,000 uomini. .Questi prop~siti tradotti in articoli di legge, costituiscono · un sistema razionale e perfe ttamente omogeneo. Un punto d'appoggio di questo sistema posto abilmente in evidenza, sta in una deficienza dell'attuale ordinamento, il quale stabilisce la costituzione di 12 d ivisioni di milizia mobile, mentre il numero degli uomini ·in congedo basta soltanto a ·formarne sei. Ciò per il fatto che la vigente legge sul reclutamento coll'esagerato numero d i esenzioni non permette di levare che un coutin.gente di 100 mila uomini , mentre che il progetto Ciccotti, modificando opport unamente la legge cli reclntamei:ito nel senso di limitare le esenzioni, può disporre cli un contingente annuo di 115 mila uomini. Col quale contingente si possono avere 16 divisioni dell'esercito permanente e 16 di milizia mobile; in totale 32 d ivisioni, mentre che il vigente sistema non permette ohe la, formazione di 24 divisioni dell'esercito permanente e 6 divisioni .di milizia mobile; in totale 30 divisioni, cioè 2 divisioni in meno. Questo argomento è g iusto in ·quanto si riferisce allo stato ,attuale dell'esercito e delle leggi che lo reggono; ma non ha valore comparativo perchè nello stesso modo che il progetto socialista, .come quello l\farazzi, propone la diminuzione delle esenzioni, simile proposta è pur contenuta nel progetto ministeriale sino a poter por tare il contingen te a più di 130 mila uomini; col guale contingente si potranno largamente formare le 12 divisioni di milizia mobile previste dall'organico, le quali in realtà, alla. stato attuale sono in deficienza. Il progetto socialista limita la forza bilanciata a 159,000 uomini; perciò la forztt minima sarà .ridotta a tale estremo da essere inetta ai servizi di ordine pubblico, ed insuf-
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ficieute alle istruzioni. Cosa questa comune al progetto ì\'Iarazzi, 111 cui f9rza bilanciata risulta di 162,000 uomini, ma che in realtà sarebbe minore. Risalendo all e ragioni fondamentali delle proposte del . gruppo socialista, si trova che la prima di esse è la riduzione delle spese militari. La serietà del lavoro, il suo carattere scientifico non consentono all'autore l'impiego della abusata qualifica di spese improduttive, parola adoperata soltanto per tattica di partito, per il grosso pubblico socialista. Il progetto stesso mirando ad un assetto dell'esercit o che dichiara migliore dell'attuale, sancisce l'utilità delle spese militari. Nè si può sosten6re ragionevolmente il con trario; perchè in mezzo agli altri popoli nelle concorrenze e n egli attrit i degli interessi internaziqnali, le industrie, i commerci, i prodotti del suolo e dell' ingegno, i cittadini stessi prosperano sotto l' egida della forza nazionale integrata nell'esercito e nella marina. Epperciò il progetto socialista dimostra come il partito diffonda nelle masse dei concetti, ed usi delle parole che scientificamente ripudia. Si può ben. dire che ~nesto sistema non- è educativo, che è in antitesi con qualsiasi fi1:,1alità sociale. Il partito socialista proclama d i voler un ordinamento puramente difensivo, allargando ed accentuando il significato di 'quella difensiva che l'on. Marazzi indica come utile solfamto nel campo strategico. Giova chiarire brevemente questa questione: La guerra è dichiarata; le forze dei due avvers~tri sono organicamente determinate e pronte, offensiva v uol dire ricercà ed attacco delravversario; difensiva vuol dire attesa dell' avversario e contrattacco. È da escludere per il nostro intent o il caso che entrambi operino offensivamente; consideriamo invece quello che uno assuma l'offensiva e l'altro la d ifensiva. Il primo ha il vantaggio della direzionè d'att acco, l'altro ha l'occupazione del terreno d'appostamento. Il primo sceglie un punto d'attacco, l'altro deve guardarsi e d isperdersi su tutti i punti della fronte, sui fian· ohi, sul tergo, dappertutto. Il primo sceglie liberamente il momento d'attacco, l'alt ro deve stare costantemente pronto e
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logorarsi nella vigilanza. Il primo ha l'iniziativa, l'altro l'attesa. L'attaccante ha la scelta della manovra, l'altro deve parare a qualsia.si manovra. Il primo ha, e sviluppa un'azione libera in tutti i sensi, l'altro la deve subire. Tale è, in breve, la condizione reciproq1~ dell'offensiva e della difensiva. Se.la difensiva fosse ritenuta vantaggiosa da ambo le parti, non potrebbe avvenire l'urto, e la controversia non avrebbe soluzione. La difensiva eretta a sistema è dunque un contro- senso bellico. La verità è che non vi sono due maniere di fare la guerra, una offensiva l'altra difensiva, ma bensì una sola, l'offensiva. La difensiva è una forma secondaria, occasionale, parziale della prima, o nel tempo o nello spazio. Per 01°a, oggi, in questo momento, conviene stare temporaneamente sulla difensiva per sistemar e i servizi, per riposare, per preparare le trnppe o per. molte altre simili ragioni casuali. Oppure, in questo luogo, in questa posizione forte o fortificata mi conviene stare sulla difensiva per trattenervi il nemico, impedirgli l'avanzata, logorarlo, possibilmente contrattaccarlo e distruggerlo, mentre con libera manovra ofrensiva in altro luogo, in altra direzione lo attaccherò e più facilmente lo distruggerò; le fortificazioni, i luoghi fortificati o forti di loro natura cons igliano queste locali e parziali operazioni difensive. Adunque è un vero pregiudizio la credenza che si possa organizzare un esercito con mandato puramente difens1vo. E tanto meno deve credersi che un esercito perchè numericamente più piccolo di quello avversario, ' debba trovare una risorsa nella difensiva. Tanto varrebbe dichiarare che la difensiva è in modo assoluto più forte dell'offensiva. Una sapiente ardita offensiva può compensare il numero e 1dare la vittoria. Ne son piene le storie. Quanto all'avviamento e preparazione al disarmo, questo non si otterrà alterai{do l'equilibrio delle forze armate, non si otterrà creando una debolezza ; anzi se ne avrà l'effetto opposto perchè l'impulso naturale delle competizioni troverà incitamento ed alimento nella creazione di un punto
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di minore resistenza. Non è pessimismo questo; è semplicemente il portato della natura delle cose. Nella grande e nobile questione del disarmo e della pace, l'Italia ha tradizioni di glorioso primato, e lode ed ammirazione, ed au_; silio devono essere tril:)utati ai ferventi apostoli dell'alta idealità. E noi uomini prima, e patrioti e soldati poi, plaudiamo convinti ai loro sforzi, e vi rechiamo il ·nostro debole contributo, fidenti nel lontano avvenire. Ma non possiamo ammettere il preventivo annichilimento della nostra Patria. Il progetto dell'on. Oiccotti, · armonioso in tutte le sue parti, forma un complesso organico magistralmente studiato, · sia considerandolo per se stesso, sia in relazione al lavoro di trasforma.zione dell'ordinamento attuale. Ma per le ragioni dì massima, di principii, di opportunità sopra esposte, dev'evessere respinto come prematuro, inaccettabile, rovinoso per l'Italia. Frutto di lungo studio e grande amore è il libro pubblicato dal colonnello conte Malaguzzi sul Problema militare. Questo libro si presenta con l'impronta di grande novità, ed impressiona per l'elevatezza dei pensieri che lo informano, resi noti in questa r ivista da un'ampia, fedele, abilissima recensione del colonnello comm. Temistocle Mariòtti. Vi sono in esso pagine genuine, scevre di plagio, modernissime, e che pur ricordano Machiavelli e Montecuccoli. Ciò non può recar meraviglia a. chi conosce l'autore, il quale in tutte le sue manifestazioni si è mostrato sempre nelle scuole. nelle accademie, nella carriera, in tutta la vita, uu osservatore :finissimo, uno spirito originale, indipendente, · arguto, talvolta un po' bizzarro, ·sempre elevatissimo. Tutta.via le proposte riforme per quanto rilevanti, sono meno profonde e meno novatrici di quanto a tutta prima. può apparire; esse sono molto meno radicali di quelle fatte dall'on, gen. Ma.razzi, poichè se il . Malaguzzi rimuta l'ordinamento attuale dell'esercito non ne cambia però la fisonornia generale di nazione armata, nè vi annette il preconcetto della difensiva strategica, e nemmeno dà un valore prevalente ai . mezzi materiali, su quelli morali, alle fortificazioni sm battaglioni, all'arma più che all'uomo.
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Il Malaguzzi propone solennemente un sistema col nome nuoyo di sistem:z u,niclassico, a cui attribuisce importanza somma in tutto il congegno militare, nella leva, nella formazione delle unità; nell'addestramento della truppa, nella istruzione degli ufficiali, nella solidità dei reparti, . nella forza dell'esercito. Ma il sistema uniclassico è la stessa cosa del contingente unico d i 130,000 inscritti patropinato due anni prima dal generale Marazzi. Anzi il generale Mara.zzi è più uniclàssico del ì\falaguzzi perchè vi annette la ferma di un anno preciso (135) ossia 365 giorni, di maniera che non trovansi . ma.i sotto le armi che 130,000 uomini. Il 19 aprile è il giorno fissato per il congedamento della classe sotto le armi, e lo indomani 20 è quello fissato per la chiamata della nuova classe. Se il contingente unico fosse chiamato tutto in una volta sì avrebbe l'uniclassico d i Malaguzzi; solchè apparirebbe subito 1a deficenza del sistema, perohè si avrebbe un periodo di estrema debolezza uguale alla durata della svestizione e partenza di una classe, e dell'arrivo, vestizione, istruzione delle reclute, .periodo non minore di sei settimane. Anzi fra il 19 ed il 20 aprile v i sarebbe un annichilimento completo. Per eliminare questo periodico deliquio, l'on. Marazzi stabilisce di chiamare il contingente unico in due volte, a sei mesi di distanza il 20 aprile ed il 20 ottobre, in guisa che il contingente unico sta tutto riunito sotto le armi soltanto sei mesi dal 20 ottobre al 20 àprile; · mentre la prima metà sta altri sei mesi colla seconda metà della classe precedente; e la seconda metà sta sei mesi colla prima metà della classe susseguente. L'intero contingente sfila attraverso a. 18 mesi. La classe del 1881 rappresentata in color minimo nel grafico di pagina 136 mostra chiaramente il congegno. Resta così assicurata la continuità della vita organica, benchè sottoposta ai sussulti troppo frequenti dei semi-r innovamenti semestrali. Il Malaguzzi non volendo transigere sul concetto che ogni unità tattica battaglione o squadrone sia composta di una sola classe, evita a sua volta il periodo di estremo aflievo-
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Emento stabilendo la ferma di giorni 385, in guisa che quando una classe viene congedata, l'altra conta già venti giorni cli · istruzione. . Adungue i due meditati progetti del Mar_a zzi e del Malaguzzi concordano in massima nel voler formare l'esercito -0011 un solo contingente o classe. Ma come si è già accennat o a proposito del contingente unico del lVIarazzi, che esso richiede temperamenti :,peciali di t ale entità da rendere soltanto nominale la qualifica di unico, così pure dal progetto Malaguzzi risulta che l'uniclassia è più una parola che un fatto poichè sopra ed accanto alla classe di leva sta un personale militare permanente di lungo servizio composto cli 90,675 uomini. Questo gran numero di miiitari, nel linguaggio ordinario costituirebbe altre classi, le quali dovendo annualmente essere parzialmente rinnovate in .una determinata proporzione, questa corrisponderebbe ad un aumento :a.el contingente con altra categoria. In complesso àunque i due congegni, astrazion fatta delle .cifre concrete, poco differenziano, come sistemi di formazione della massa> da quello attl\ale. Altri ancora sono gli elementi considerati in maniera analoga dai due egregi autori. La ferma breve è fissata in giorni 365 dal primo, in giorni 385 dal secondo. Ma s'intende che questa è la ferma del contingente unico del l\farazzi, e della uniclassiçi del Malaguzzi, cioè della sola parte che dà il ùome al sistema, mentre ben altra è la ferma della forza complessiva di entrambi i sistemi. I due egregi autori propongono altresì ed organizzano la istrnzione militare anteriormente alla leva. A tale istruzione il Marazzi dà il nome di scuola p1·im.aria militare per i giovani dai 16 ai 21 anni, ed il Malaguzzi la chiama dei plotoni scolastici comunali, per i giovani dai 14 ai 20 anni. Entrambi sviluppano ampiamente l'importantH questione; le istruzioni da impartire sono la ginnastica, la marcia, le nomenclatnre, il sunto dei principali regolamenti ; composizione e scomposizione del fucile; puntamento, scatto, tiro al bersaglio ; istruzione morale. Entrambi gli autori connettono 'la
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ferma breve da loro fissata coll'organizzazione di questa istùtzion~ agli adolescenti. · Il Malaguzzi scrive: « l'avviamento dell'opinione generale « verso la riduzione della ferma, non permette d i aver fiducia « nella perduraza delle istituzioni militari del vecchio tipo, « ossia a base di forma lunga; ed è quindi logico di consi« derare, come necessaria la connessità del proposto riordi« namento dell'esercito con quello dell'istruzione militare, · « anticipata agli adolescenti nelle rispettive sedi comunali ». Scrive Marazzi: « la permanenz;a brevissima del soldato « sotto le armi, va assoggettata ft molte condizioni », fra cui « l'educazione primaria militare ». E l'ou . Marazzi formula an che il relativo progetto d i legge e calcola la spesa annuale in 4 milioni. Anche l'art. 6° del progetto di legge dell'on. Oiccotti presuppone <( l'istituzione di scuole o palestre di esercizi mili<( tari, oltre il tiro a seguo », la cui frequenza dà diritto alla seconda parte del contingente. In verità non vi è stato uomo di governo, non ministro della guerra, che non. siasi preoccupato dell'educazione militare da impartire agli adolescenti negli anni anteriori alla leva. Nell'ultimo progetto presentato dal ministro Ottolenghi vi è dichiarato di voler « coordinare la legge sul recluta« mento all'istituzione del tiro a segno, in modo che questo· « sia preparazione e parziale sostituzione dell'istruzione m i« li tare». La mancata attuazione di essa è stata finora dovuta alle difficoltà praticehe che essa presenta. Una tale educazione comunque si chiami, scuola primaria militare, plotoni scolastici comunali, addestramento giovanile, militare, deve comprendere e comprende in tntti i progetti, il tiro a segno. Attual mente il tiro a segno, èome g iustamente osserva l'on. Marazzi, e con lu i e prima d i lui moltissimi al tri, fallisce allo scopo. Per il falso indirizzo iniziale, il suo funzionamento più che utile è dannoso, più che dannoso è ingiusto. È necessario, è u rgente risolvere questa questione sulla quale tutti i partiti politiçi, tutti i sistemi militari, tutte le scuole sono concordi; è una questione fon-
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damentale per la vita della nazione nei suoi rapporti colla difesa nazionale. È anzitutto indispensabile di cominciare ad estendere in modo uniforme su tutto il suolo della patria, ed a t utti i cittadini, questo mezzo p:r:incipale d i addestramento militare, ora irregolarmente concentrato in alcune locali tà e sfruttato da pochi dilettanti rifuggenti dal servizio militare. Un progetto d'impianto del tiro a segno in ogni . comu ne, sarebbe inattuabile; ma è stato da mol tì anni studiato quello di iniziarlo in ognuno dei 1458 mandamen ti, mentre oggidì esiste soltanto in 50Ò ·d i essi irregolarmente raggruppati. La spesa occorrente ascende ai 17 milioni. Ecl ~ di fronte a questa cifra che i ministri della guen:a, che il Governo, che i poteri legislativi, sempre si arresta,rono, destando nei cittadini melanconiche riflessioni sulla sapienza politica, sui criteri di relati va j mportanza dei varì coefficienti della difesa nazionale. · Qualunque sia la spesa per l'impianto e quella per l'annuale funzionamento dell'addestramento giovanile militare, il frutto sarà tanto grande o.he qualunque . sacrificio fatto a tal uopo sugli altri elementi militari, sarebbe largamente com~ pensato. Se l'addestramento militare degli adolescenti costasse 6 · milioni all'anno, di cu i uno per l'annua.liti.i, della spesa d'impianto dei poligoni di tiro e delle palestre, (calcolata i n 25 milioni al 4 °/ e 5 milioni per le ordinarie spese di funzionamento, il togliere questi 6 milioni dai 239 del bilancio consolidato sarebbe pur semprn tanto saggio e tanto benefico, da assicurare la massima riconoscenza del paese e la più solida e duratura fama a ch i l'attuas$e. Nè è difficile indicare _le r iduzioni organiche capaci di fo rnire l'accennata somma, n on solo senza danno, ma con vantaggio della compagine dello stesso ordinamento attuale, sopra.carico d-i accessori: parventi- e costosi, organicamente . vieti ed ingiustificati. Le poche analogie rilevate fra i due più importanti progetti di trasformazione, sono ben poca cosa a fronte delle profonde e sòstanzìali differenze che li di vi dono. Il Marazzi anda:ado a ritroso dei tempi, scrive: « L'eser« cito. intero formi u na sola linea di 600,000 combattenti; 0
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« e raggiunto questo limite come quantità si consacri tutti « il poter nostro a migliorarne moralmente e materialmente « le condizioni... tutto considerato, credo che per l'Italia la « cifra di 600,000 soldati r appresenti l'esatto rapporto tra « il numero, la quantità., la finanza e lo scopo da raggiun « gere » (12 1). Il Malaguzzi invece scrive che: << nessun uomo di Stato « ·e nessun ministro della guerra di qualsiasi g rande nazione « militare pctrehbe osare attualmente di restringere le basi « organiche dell'esercito proprio, per °fondare la d ifesa degli « interessi e della · polit ica nazionale sopra poche masse d i « truppe sceltissime >> (106). Conseguente a q uesto concetto l'autore col suo . ordinamento, a mobilitazione completa, schiererebbe 923,000 uomini oltre alle truppe di riserva, ed a.ll'eser.cito territoriale per tutti i servizi ài difes.a locale. Questo fondamentale dissenso r ivelà fra i due autori un'inconciliabile antitesi di pensiero sociale e politico, e li dimostra appartenenti ad òpposta scuola militare. Trattando poi dell'ordinamento, l'on. Ma.razzi biasima l'uni· formità della costituzione dei nostri 12 corpi d'armata, copiata, dice lui, dalla Germania, lamenta « questo considerare < un esercito come se fosse una tavola pitagorica·» (152), e propone a sua volta un ordinamento su 18 corpi d'armata di cui 8 ::ìpeciali e 10 uniformi. Fra gli 8 speciali 3 sono alpini, delle Alpi Orientali, Centrali, e di Ponente. « Appena indetta Ja guerra, anzi ai primi sentori, le zone « non minacciate riversano neJJa più espost11, tutte le loro « forze, e dall'interno del paese accorrono al designato con.« fine i segueuti aiuti: (154)
È certamente cosa molto grave questa di togliere da tutti i reggimenti di fanteria due compagnie formate improvvisamente sul totale di ogni reggimento per mandarle a CO · stituire alla frontiera nuovi corpi dei quali non esistono i quadri. Ed il pericolo apparirà maggiore, considerando che i reo·o-imenti i quali d-evono fornire 400 uomini non hanno Oò \! . • che uua forza totale di 640 uom1m per 16 compagme e lo stato maggiore, (127), così la forza media di queste non sarebbe che di 37 uomini dei quali dovrebbero fornirne 23, restando con un nucleo di 14 uomini, compresi i sottufficiali, gli attendenti, i conducent i, i piantoni, . gli scrivani, · per inquadrare i 236 richiamati necessari a raggiungere la forza prescritta di 250 . uomini (127). Tutto questo ha una impronta tumultuaria che non rassicura sulla coesione ne,cessaria degli elementi che de,vono affrettatamente marcia.re al nemico. L'ordinamento del colonnello Malaguzzi è bensì informato
« Ogni regg. fanteria 2 comp. di 200 uomini 38,400 id. artiglieria _d ell'Alta Italia, 4 batterie, 8,400 « Id. id. cavalleria più prossimo, 3 squadroni, 1,200 « :~rtiglieria da fortezza, specialisti, carabinieri, 1,400
« Id.
« Totale circa.
49,400
« I n cifra tonda
50,000 ))
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alla ferma minima in tempo di p ace ed all'impìego di tutte le energie ncbzionali in guerr·a, ma concilia egregiamente questi opposti termini ccin un sistema analizzato ed esposto nei più_minuti particolari in guisa che n ulla vi appare di stridente e di azzardato. Le attuali armate sono invise al Malaguzzi; le trova obese e pigre, e le sostituisce con corpi d'armata grossissimi. ll sistema ternario è adottato per tutte le suddivisioni dal Corpo d'armata alla compagnia. I più spiccati caratteri tattici li attribuisce alla divisione ed al battaglione. Al battaglione vuol da.re la più ampia autonomia tattica ed amministrativa, formandolo permanentemente di fanteria -ed artiglieria, con personale contabile, sanitario, ammini·s trativo, carreggio, quadrupedi, materiale di mobilitazione,. con reparto del treno per il trasporto viveri di ri&erva e di munizioni; l'artiglieria consisterebbe in una sezione di due pezzi a t iro rapido alla diret ta dipendenza del coman. dante del battaglione. Scrivendo con ammirazìene per questo lavoro del Mala.guzzì sia concessa qualche osservazione.
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L A 'l'RAS'FOR11AZ10NB :OELL'ESB:ROJTO
LA 'l'R.A.SFORMAZIOXE DELL'ESERCI'l'O
La nuova fisouomia data al battaglione, segna più che una r iforma, un'audace e pericolosa rivoluzione t attica. La. compagnia per il suo carattere educativo, amministrativo e famigliare; per l'intimità che vincola le persone che la compongono, costituisce l'elemento fondamentale della solid ità morale delle unità superiori, la pietra anD"olare dello edificio tattico della fant eri.t ; ma per l' esiguità della sua forza numerica, per la mancanza dei mezzi di coma.udo e di trasmissioni di ordini, per le prevalentì funzioni ammin istrative. e disciplinari, pur rimanendo importantissimo elemento tat tiÌco. si deve riconoscere che· la funzione tattica è in essa parallela alle altre funzioni, ma non primeggia ; · epperciò non può essere considerata come l' unità tattica principale, , come l'unità tipica dell'azione tattica dell'arma. Fu effimera la polemica seguìta al 187-0 su questo proposito. Questo carattere è assegnato dalla pratica, dall'esperienza dalla tradizione, dalla scienza, al battaglione, il cui coman' dante esonerato da qualsiasi cura amministrativa educatrice disciplinare, concentra il suo pensiero sull'azione tattica' disponendo di uri. agglomerato di unità · fo rti solidissime ;_ sYincolate fra di loro. Ed essendo coadiuvato da speciali mezzi di comando, può corrispondere a tutte le necessità di, manovra, esplorando, combattendo; assaltando, con successione o con simultaneità, col fuoco o coll'urto; può insomma. rispondere appieno a tutte le esigenze tattiche dell' arma di fanteria. Perciò il battaglione è per eccellenza l' unità tattica della fanteria. Aggravarlo di tutto quel peso di amministrazione, d i carreggio, di ser vizi vari ; trasfo rmarlo in unità binaria, v uol dire distruggere l,~svelta e spiccata sua. qualità di unità tattica semplice dell'arma principale. E . questa distruzione è tanto più grave, dannosa, pericol.osa in quanto non v'è nel proposto ordinament.o alcun possibile surrogato nè in . basso nè · in alto. La combinazione binaria di fanteria ed artiglieria è stata proposta da molto tempo, ed anche receutissima,mente da altri pi:ima del l\falaguzzi. Più volte fu anche attuata, ed è notissimo l' ordinamento francese n~l qua.le ogni mezza- ·
brigata (reggimento) aveva una batteria di sei pezzi, ordinamento che conta al suo attivo la maravigliosa campagna <lel gen. Bonaparte del 1796. L' odierna proposta del Malaguzzi di t rasformazione del battaglione non può essere accolta perchè, oltre alla distruzione della unità tattica della fanter ia, r enderebbe altresì il battaglione tr oppo pe;;,ante, tanto da trasformarlo nell'attuale reggimento. Il 1\falaguzzi che si dichiara avverso, come g ià si d isse .alle grosse armate attuali, propone un tale ingrossamento di tutte le unità, che, nella stessa maniera che il battaglione diventa reggimento, la div isione diviene uguale al corpo d'armata, e . questo risulta uguale ad un'armata attuale di tre corpi d'armata; è uno spostamento di nomi, come scorgesi dal seguente confronto. · Uomini Cannoni
,
Divisione secondo Malaguzzi
34000
Corpo d' armata at t ua le
35621
Corpo d'arma ta di 3 d ivisioni secondo Mal aguzz i Armata attuale i:li 8 corpi cl' a1·ma.ta
Carri
108 48
1490 1098
I 110000
360
111%41
144
4800 4912
ICaval li I
1)000 5'111
29000 25851
F .a tta astrazione dai nomi, l' ordinamento lVfalll,guzzi in -co.ufronto dell'attuale non fa altro che passare dalh1 compagnia al reggimento sopprimendo i l reparto intP.rmedio del battaglione, cioè sopprimendo appunto quel r eparto che rap.presenta essenzialmente l' unità tattioa semplice della fanteria. E ne r isulta una ,lacuna asGai pericolosa. Epperciò non sa.prebbesi raccomandare abbastanza la prudenza e la meditazione prima di avventurarsi ad adottarlo. Convenendo col Malaguzzi nell' utilità di allargare l' az ione dell'artiglieria, questa deve essere assegnata ad ogni reggimento di fa.nteria e non al battaglione e nemmenb alle brigate. Non al battaglione per le ragioni già esposte, non
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L.A. TRAS:E'ORMAZIONE DELL'J<;SERCITO
àlla brigata perchè unità esecutiv~~, intermedia della divisione, priva di mezzi amministrativi e logistici. Molti altri sarebbero gli argomenti' da esaminare, che furono differentemente valutati dai due autori Marazzi e Malaguzzi, e che meriterebbero analisi e confronto; ma è già troppo lungo questo scritto di semplice cronaca ed è ùecess·ario di volgere alla conclusione. Tutti gli elementi della lotta son posti in chiara evidenza. dal Malaguzzi, e strategia, tattica, logistica, terreno, forti ficazione, amministrazione, armi, tecnica, ordinamento sono diligentemente e sapientemente valutati quali coefficienti della vittoria. Ma da t utto il suo lavoro, dalle speciali dichiarazioni, dal complesso, dalla sintesi del suo elevato pensiero emerge che l'uomo, soltanto l'uomo fra tutti gli elementi, ha valore esponenziale. L'indice esponenziale ha valore decisivo; onde la più piccola variante dell' indice altera la. equazione. . Anche il Marazzi magistralmente esamina tu.tti i fattori del problema militare. Ma nel suo co110etto l' uomo, sia quantità sia qualità è considerato sempre siccome un semplice, fattore della vittoria come qualsiasi altro. « Il numero dei « combattenti è un fattore, non un totale, anzi t al n umero « scompagnato da altri elementi può costituire una debo« ·1ezza vera e condurre a rovesci irreparabili. )) (90). « Noi « opiniamo che lo sviluppo completo della fortificazione. « di confine è così importante ed insoffribile di ind ugio, che« al medesimo dedicheremmo tutti i fond i dispouibiJ{ del « bilancio, anche a costo di dimezzare la forza annuale· « media sotto le armi. )) (55). « -Non si deve esitare a ri« durre il numero e l'istruzione dei soldati, pur di provve« darsi di ottime armi >). (188). Ancora una sola frase fra tante e tante altre. « Cento granatieri della vecchia guardia. « napoleonica con' dieci campagne sulle spalle sarebbero con « ogni probabilità sopraffatti da cinquanta reclute moderne, « con 30 giorni d'istruzione, e ciò in grazia dei fucili per« fezionati che esse avrebbero in mano. » (277). Bastino, queste poche citazioni. Si ~onsideri un istante soltanto l'ul-
LA. T·RASFORMAZIO}<E D E LL'ESERO!'eO
1895
tima, nella quale l' immaginazione ha sopra:ffato il pensiero dello scrittore. Egl i s' immagina le due schiere in vista distanti pressapoco .quant' è la massima gittata utile dei fucili perfezionati delle 50 reclute, per es. 1800 metri, mentre i fucili a pietra focaia dei granatieri napoleonici colla carica in molti tempi non gittano che a 200 metri. L'autore ha veramente ragioni da vendere. I granatieri non' possono star fermi à farsi uccidere senza rispondere; i granatieri giammai si ritirano; essi perciò devono avanzare per 1600 metri, cioè per più di 10 minuti di corsa, (non tenendo conto delle soste a terra) esposti al fuoco, senza. poter rispondere con l'unico colpo che hanno disponibile. Durante la uorsa sarebbero esposti ad un minimo di 4000 colpi, cioè 40 per caduno. Dunque sono perduti ! Ebbene, malgrado questo immaginoso artificio letterario, si può .essere convinti, anzi si è sicuri che i cento solé!ati cresciuti nella moderna civiltà, e provetti come i granatieri della vecchia guardia napoleonica con 10 campagne, anche armati oggi di fucili a pietra focaia, sconfiggerebbero le 50 reclutearmate col focilè più perfezionato che oggi si conosca in. tutto il mondo. Di fronte ~lle r eclute quei provetti guerrieri, coll'abilità, colla perizia, coll'astuzia, manovrerebbero opportunamente, e t enen<lo 11, bada gli avversari, si ritirerebberc, prima, avanzandosi poi coperti da ostacoli o dall'oscur'ità,. ed attaccherebbero da vicino il nemico su una o due direzioni, bensì subendo perdite, che è dei prodi, ma sbaragliandÒ · le .reclnte. Non sarebbero i fucil i a pietra focaia che vincerebbero i più perfezionati fucili odierni, ma bensì i provetti granatieri coi fucili a pietra focaia che vincerebbero le reclute armate dei fucili perfezionati. Così, non furono i cannoni lisci che nel 1866, da Jicin a Sadova, vinsero i cannoni rigati, ma bensì i Prussiani con cannoni lisci vinsero gli Austriaci forniti di cannoni rigati. E così pure non' furono i primevi D reyse del 1847, che, nel 1870, vinser o i perfezionatissimi Chassepot da W eissemburg a Sedan e Parigi ;. ma bensì i Prussiani armati di fucili Drey,,e, vinsero i F rancesi armati di Chassepot, Non occorre moltiplicare gli esempi·
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LA TRASFORMAZIONI~ DELL'ESERCITO
Non è orgttnizzatore di milizie chi non è convinto che l'elemento primo, l'elemento esponenziale della v ittoria sta nell'uomo, il quale sarà naturalmente completato coi mezzi bellici materiali che, iu generale, l'ambiente dell'epoca pone .a sua disposizione. In conclusione, uno studio analitico quanto un sentimento · intuitivo, generano riluttanza ad accogliere il complesso del progetto Marazzi, mentre molte sue speciali proposte meritano la massima conside-razione. Invece uno studio fatto del prog~tto l\falaguzzi desta viva simpatia e grande soddisfazione per la fede nella massa totale della Nazione partecipante alla vitalità dell'esercito, per la modernità dei principi informatori dello spirito militare e di: tutto l'organismo proposto, mentre genera u n certo disagio per la novità dei part icolari, per il rifacimento ab imis funclamentis di ogni parte, senza che si acquisti la convinzione dell'utilità. di un lav orìo ·organico cotanto esteso, fatìcoso e complesso.
Come ha dimostrato il l\falaguzzi con ragionamenti rigorosi, logici, serrati, negli eserciti odierni devono prevalere i d ue concetti democratici cleUa nazione armata e della ferma b1·eve, ossia militarmente parlando, del numero grande e dell'istruzione intensiva. L'Italia che ha già adottato tali principi può, senza menomamente intaccare la solidità del ·suo esercito, nè aumentare il suo bilancio consolidato, proseguire .ad un maggiore sviluppo nella loro applica.zione. Gli u ltimi progetti del ministro Ottolenghi, dei guali si è già ragionato, segnano un altro grande passo su questa via. Colle sue proposte si potrà fruire annualmente di 35 a 40,000 reclute in più che per il passato, senza gravame della nazione, per la contemporanea istit_n zione VAramente pratica dei condiziona,t amente abili. · Ma è necessario di pron unciarsi in modo più determinato e concreto di guanto sia stato fin qui fatto, rispetto alla du-
LA '.l'RAS:b'ORMAZIONE DELL'ESERCITO
1897
,rata della ferma, la. quale è bensì detto e proclamato nelle relazioni di volerla breve, p iù breve che per il passato, e progressiva, ~a lasciandola in certi limiti indeterminata ed arbitraria. Nella relazione del ministro, già approvata dalla Commissione della Camera, viene dirr1ostrato che in Italia è indeclinabile necessità per ragioni finanziarie, la ferma progressiva; e che il contingente deve oscillare fra 110,000 e 130,000 uomini; e, quale saggio, presenta il seguente es empio: Con ferma di » di )) di )) di
3 anni. 2 )) 1 )) (12 mesi) (6 mesi) 1 l}
45,000 2·2 ,000 110,000 23,000 20,000
Convenendo perfett~rnente n ella necessità del grosso cont ingente e delle ferme progressive, non si possono però approvare i d ue dati indeterminati ed arbitrari implicitamente volut i nell'~sempio esposto, cioè della durata delle quattro diverse ferme, e del numero dei destinati a ciascuna ferma. · Devesi tenere ben presente che l'assenza dalla famiglia, la durata del servizio m ilitare, la ferma insomma, è il pens iero fisso, l'incaglio, il tormento degli inscritti e dei loro geni tori. Il gravame, il fastidio, sono tanto più grandi qùanto più ne è indeterminata la d urata; l'uomo si acquieta di fronte ai doveri p recisi, indiscutibili dei quali ha la perfetta misura, e si affanna, si tedia, si arrovella su quelli indeterminati, su quelli arbitrarì anche se .sostanzialmente meno gravi. Epperciò la dizione come la d isposizione della legge su questi punti capitali, deve essere semplice, chiara, a portata di tutti; precisa, inalterabile, a:ffi.datrice dei diritti -e dei do,·eri, in modo da diffondersi fac ilmente nella cognizione di tutti. da diventare patrimonio popolare; l'au~usto -e superbo manto non basta più alle leggi che direttamente interessano le masse popolari ; è utile, è necessario rivestirle in forma evidente e riconoscibile da tutti. Dev'essere somma cura, com'è sommo interesse dell'uomo di stato moderno di spogliarsi sempre più dei · ~oteri discrezionali, per
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LA TRASFOR):I.\ZI01'1'"E DELL'ESERCITO
LA TRASFOR)U.ZIONE DELL'JJ:S1l:RC1T0
ridursi ad essere, per quanto possibile, scrupoloso esecutore della lettera scritta nella legge. Queste condizioni essenziali esulano dall'esempio sopra.riportato, essendo difficile di penetrare nei computi coi quali un iscritto o la sua famiglia potrebbero conoscere a priori in q uale delle quattro ferme dovrà compiere il suo dovere. E chi conosce i costumi popolari sa che la difficoìtà. del computo non esclude che coloro i quali non sanno farlo, si credano dispensati dal pensarvi e dal discorrerne; onde nascono erronei concetti, pregiudizi, false interpretazioni, maldicenze e malumori, deleteri allo spirito militare degli inscritti e della nazion'3. Le quattro durate accennate di 3 anni, 2 anni, 1 anno (12 mesi), ed l anno (6 mesi) non rispondono ai periodi di addestramento che sono semestrali da aprile a settembre, da ot~obre a marzo; epperciò le dette quattro durate mascherano il vero alle popolazioni che vivono in un continuo eclisse sui loro diritti e doveri. Così. il numero degli assegnati a ciascuna delle ferme non deve risultare da uu numero assoluto di inscritti, ma deve essere espresso da un'aliquota del contingente totale, aliquota non variabile a. criterio del potere esecutivo e neppure nel· l'annuale legge di leva, ma deve essere fissata dalla leggedi reclutamento. Dall'esempio della proposta ministeriale risulta una ferma media di mesi 23 e giorni 3. Tale ferma, g iorno più g iorno meno, è uguale a quella media a ttualmente e da molto tempo in uso. Essa non è ancora la ferma breve voluta dai tempi nostri; non, è la forma dei due anni richiesta dallo spirito, moderno. E una ferma di due anui solari, mentre si richiede e si vuole la ferma di due anni di addestramento, cioè la ferma dei 18 mesi. Gli effetti sociali ed economici rimarranno perfettamente gli stessi tanto se la ferma di 18 mesi sarà quella di tutti gli uomini del contingente, quanto se essa risulterà aritme- , ticament:¼ dalla media delle fer me progressive.
Il numero delle ferm e progressive dev'essere minimo, & come opportunamente lo osservò l'on. Ciccotti, devesi 1:itenere iJn vero progresso la riduzione delle ferme da quattro a t~e, come ~gli proponeva. Dividere il contingente in quattro differenti ferme signifi.ci. frantumarlo in parti minuscole, com-· plicando il ;istema di reclutament?, .~on ~ann~ di quel~a semplicità e chiar ezza che sono doti d rnestimab1le valore m q ne$tioni che tanto vivamente interess_ano _la. :°~~sa popolare: Una proposta che rispondereb~e at pnnc1p1 o:a esp?st1 sarebbe quella di di viri.ere il contingente in tre parti eguali, la. prima coll'obbligo di rimanere sotto le armi 30 m~si, 1~ seconda coll'obbligo di 18 mesi, e la terza coll'obbligo d1 6 mesi. La ferma media è di 18 mesi. · Supponendo di chiamare un contingente di 132,000 uom~n~,esso risulterebbe diviso in tre parti eguali di 44,000 uommi; la prima coll'obbligo di 30 mesi, la seconda di 18 mesi,_ l~terza di 6 mesi; e l'esercito, (a funzionamento completo, oioe dopo due anni dall'adozione) r isulterebbe annualmente_ ' stituito nel modo seguente, astrazion fatta, per semplicita. ed eviden za, degli aumenti e delle diminuizioni del personalepermanente e del contingente.
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LA TRASFOR:\1.AZIONE DELL'ESEROI'l'O
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La forza bilanciata risulta di 198,000 uomini, alla quale aggiungendo 4000 uomini per 100,000 richiamati, per 15 giorni salirebbe a 202,000·, con un risparmio di 8000 uomini sulla forza bilanciata attuale. Non è qui il caso di svolgere questa proposta di cont ingente, nei suoi particolari. L a cavalleria e l'artiglieria recluterebbero intieramente dalla prima parte del contingente, e di essa pr ima parte r imarrà l_arghissimo margine per tutti i g raduati e per tutti i servizi speciali della fante ria, olt re un for tissimo nucleo inquadratore delle ferme minori. Il risparmio finanziario pur essendo rilevante è poca cosa. in confronto dei vanpaggi sociali, politici e morali, ohe sarebbero g randissimi e vivificatori . .Ma pur tale risparmio ba· sterebbe ad imp_iautare l'addestramento militare giovanile, senza pregiudizio di altri ritocchi organici per provve~ere ad altre prementi urgenze notorie. L e poche e parziali proposte incidentalmente fatte lungo questa modesta compilazione sulla dibattuta trasformazione dell'esercito, sono informate alla necessità del gra.dnale adattamento della milizia all'evoluzione sociale; al precetto di non produrre scosse troppo forti e di portata ignota in un ordinamento tanto complesso e -tanto sensibile; alla giustificata brama del popolo ed a l beninteso dovere dei governanti di rendere chiari e precisi i diritti ed i' doveri; al primato esponenziale dell'uomo come elemento bellico i11 confronto a tutti gli altri elementi; al prinei pio della nazione armata; alla tendenza irresistibile verso la fer ma breve ; alla utilità di lasciare alla compa.gnia il suo carattere essenzialmente· educativo, al battaglione quello essenzialmente tattico, al reggim~nto quello compless0 amministrativo e binario; alla fanteria il primato; alle altre armi l'alta considerazione .dL complementi necessari dell'arma principale. Pr.rv..LUGA G10VANsr.
::J.902
L' AR1'IGLIERI A DA OAM P.O, ECC.
L'ARTIGLIERIA DA CAMPO NELLO SPIEllTO DELLE NUOVE ISTRUZIONI TATTICHE
Bella pretesa, dirà il lettore, questa · di entrar proprio nello spirito delle nuove istruzioni. A discolparmene premetto qui che il titolo non vuole annunciare Ja soluzione . . ' ·ma dare soHanto l'enunciato di un problema che ha una .grande importanza per tutti gli ufficiali. l Le nuove « Norme generali » per l' impi~go tattico delle .grandi unità non vogliono capovolgere le vecchie « sul1' impiego delle tre armi ». Le modificano però sensibil~ mente e, sopratutto, danno maggior rilievo a norme che, già dettate in passato, sono divenute ora specialmente im.portanti per le caratteristiche nuove delle future battag1ie. Tali caratteristiche sono essenzialmente dovute alla rapidità di cui si è fatto capace il fuoco del fucile e del cannone; rapidità che r enderebbe oggi possibile la fulminea, forse completa distruzione di interi r eparti che imprudentemente si mostrassero, anche per poco, su terreno scoperto. Necessità nuove si presentano pertanto alla tattica delle i re armi ed alla intrinseca virtù · delle truppe; principali fra esse: Una speciale precauzione in . tut.ti i movimenti che si <lebbono compiere sul campo di battaglia, sia per l'avvicinarsi dell'offensore alle posizioni della difesa, sia per lo ·spostamento di truppe a questa spesso necessario; Una armonia perfetta nell'azione delle tre armi, che solo completandosi nel cooperare-al raggiungimento d i scopi comuni, potranno mantenere nell'azione quella continuità ,di concetti che ora non deve mai venir meno ; Un intenso affratellamento d'armi ed un generoso cameratismo che assicurino l'automatico istintivo sostegno di
1903
tutti n ei terribili fugaci episodi delle battaglie future; impediscano all'.inevitabile panico .dei r eparti colpiti e non confortati dal rapido sostegno dei fratelli, il d iffondersi per tutta la linea di battaglia. Questa armonia che ' fu già nel 70 la più sch,ietta gloria tedesca, il più grande fattore, spesso il vero, « il solo » delle loro vittorie, ha oggi acqu istato importanza maggiore · e deve essere lo scopo principale di ogni istruzione d' insieme. Essa darà agli eserc iti dell'avvenire le qualità più efficienti. Salvo grosso errore, a questo appunto si ispira la nuova . istruzione detta « Norme generali », un libretto uscito di fresco, migliore dell' «· aureo » precedente sostituito. Ad un medesimo principio si devono ispirare naturalmente le singole istruzioni tattiche delle tre armi ; ad esso si i::ipira la « Istruzione provvisoria » per le batterie che, con semplicità nuova, ripete per ordine, e spesso usando ad arte le stesse parole, gli stessi principii enunciati n el · libretto fondamentale. Chi legge le nuove istruzioni vede emergere una cosa se non nuova. certo detta con maggiore chiarezza: « L 'artiglieria vuol essere l'istrumento principale di quella armonia divenuta necessaria sul campo di battaglia)). Ma quest'arma che, per la speciale maneggevolezza nell'ampio campo d'azione, per tranquillità · di animo, lunga vista e forte voce, per nobilissime tradizioni di freddo sacrificio, è l' indicata ad esser perno di una tale armonia, ha bisogno di trovare soddisfatte per ciò due condizioni; l' una interna: la sua competenza in causa; l'altra esterna: la spontanea, abituale ricerca da parte delle altre armi di un accordo ininterrotto con la propria artiglieria.
La parte più importante delle « Norme generali)> è quella in cui si tratta di una grande unità isolata. In essa vi si considerano quattro fasi della battaglia. · La prima è l' incontro col nemico; le altre tre : spiegamento, svolgimento
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190f>
1/ARl'IGLIERIA D.tl. CA:\IPO
NELLO SPIRI'.W DELLlt NUOV~l IS'I'l:WZIOSI TATTICHE
e risoluzione costituirebbero la battaglia propria~ente detta, la quale. può essere offensiva o difensiva a seconda delle decisioni che deve prendere il comandante della colonna e che spettano a lui solo. Se anali7.ziamo la prima parte: « Incontro col nemico » e la seconda « Spiegamento del grosso », noi troviamo un: ~ra~d~ analogia per quanto ha tratto all'impiego della artiglieria. In due massime comuni si possono sintetizzare le norme che debbono regolarne l'azione: · . a) L'artiglieria in_terviene nella lotta dietro ordine esplicito de~ comandante 11 repa.r to di truppe cui l'artiglieria stessa e addetta; comandante al quale solo spetta il decidere se o meno convenga un tale im.piego. b) Il còmpito della artiglieria è: « proteggere lo schie- · ramento della fanteria )) uniformando ogui suo atto ad un , concetto chiaramente espresso dal sopracitato comandante di ti'uppe. · , Infatti :_ « Il_ comandante l'avanguardia dà l'ordine per 1 entrata m azione della · artiglieria )>; il . comandante delle truppe « dà gli ordini per l'entrata in azione d i tutta o di pa~te d_ella artiglieria )> . - « Il grosso ·dell'avanguardi~ esegu1sce 11 proprio schieramento sotto la protezione del fuoco di ~rtiglieria »; « la fanteria del grosso compie il suo sch_1eramento sotto la protezione di quella parte delle battene -del grosso che sono entrate in azione ». Le batterie dell'avanguardia si recano sulle posizioni che il foro comandante ha scelte « _secondo gli intendimenti del comandante dell'avanguardia»; nell'ordine per l'entrata in azione della artiglieria del grosso il comandante le truppe esprime « il concetto con cui intende svolgere il combattimento », ·0 nella scelta delle posizioni il comandante detta artiglieria deve_ curar_e quelle ·che « si prestano al conseguimento degli sco~1 che _11 comandante la colonna vuol raggiungere ». · Come s1 vede, occorre fra comandanti una intesa completa. Ben netta è la parte di ognuno: il comandante delle truppe dispone a .suo talento della propria artiglieria; il comandante dell'artiglieria deve essere .l'intelligente ese-
cutore dei s.u oi ordini o, meglio, delle sue d iretti ve. A questi, per competenza tecnica spetta di materialmente far funzionare le batterie al servizio di un concetto che non è il suo, ma deve far suo per devo:,,ione, per cameratismo, per disciplina. A far tale intesa perfetta occorre un linguaggio famig liare a chi parla come come a chi ascolta; occorre in chi parla chiarezza di concetti e di esposizione, in chi ascolta buona volontà e capacità per com prendere ed ubbidire; occorre insomma che una convivenza professionale abbia fatto scuola comune di principi e di sent imenti. Risalta dunque subito qui, a mio parere, quanto meglio vedremo risaltare in seguito e cioè che: Uu. buon comandante di truppe deve sapersi ben servire della propria artiglieria dandole quegli ordini precisi che solo può dare ohi abbia· fatto una relativa pratica del suo impiego; Un buon comandante di artiglieria deve essere in grado, non soltanto di bene immedesimarsi del concetto espres-· sogli dal comandante le truppe, ma anche di intervenire di iniziativa nella lotta sostenuta dalle altre armi; delle qnali deve assecondare gli intenti con una azione che può riescire facile e pronta solamente in chi ne conosce la tattica e ne abbia famigliare il modo di combattere. Ciò che. si richiede all'artiglieria è di integrare in. ogni azione le altre armi; a queste .si chiede di cercare fidenti tal.e integrazione da lei. Ma a raggiungere l'intento è necessario modificare qualche abitudine inveterata. I comandanti di reparti di artiglieria non entrino mai in azione con la persuasione che giunti sul campo sapranno ben immedesimarsi della situazione e oppo:rtunamente sparare. Il loro interessamento durante la battaglia è necessario ma non sufficiente. Bisogna che essi conoscano, · prima di muovere dagli accampamenti la mattina, la situazione di guerra, gli intenti della giornata, il mandato speciale affi dato al reparto al quale sono specialmente addetti. Se tutto ciò avranno saputo dai loro comandanti diretti, essi saranno
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J,'Al{T.TGLlU:RIA DA OA::UPO
~ELLO S PIRITO DE LLE NL'OVE ISTRUZIONI T AT '.rJOJIE
poi verameDte in grado di mantenersi di ogni cosa al corrente. A far questo possibile bisogna però che i comandi di artig lieria vivano della vita dei comandi di truppa cui sono addetti. Il comand&.nte dell'artiglieria deve essere parte integrant e del comandante delle truppe e non deve fare ombra ad alcuno. Negli accant onamenti, non si allont anino dai quar tieri génerali di corpo di armata i èomandi di artiglieria. Nelle mar ce non si lascino i comandi di ar tiglier ia divisionale incolonnati colle loro batterie. T ntte le tassative prescrizioni delle norme, come le disposizioni organiche di g uerra, hanno le .lor buone ragioni <li esistere. T ornando alle azioni esaminate, dell' avanguardi!l. e del grosso all'inizio del combattimento, tro,·iamo che, in entrambi i casi, i l « concetto » del comandante, quel « concetto » che dovrà poi essere norma continua e « comune a tutti » nella ba ttaglia, avrà dato al comandante della artiglieria una prima indicazione sulla zona ove cercare le posizioni·. Il terreno avrà dettata le proprie esigenze; le informazioni della pattuglia ufficiale, (1) le personali ricognizion i, quel tanto del nemico che già fosse noto, verranno a completare la raccolta di dati che debbono servire al comandant.e per prendere rapidamente la sua decisione e tradurla in atto. In entrambi i casi, giunti in posizione si tratterà di « proteggere lo spiegamento delle fanterie )>. Come adoperarsi per compiere bene tale mandato ? P er ragioni ovvie di distanze, l'ostacolo vero allo spiegamento sarà l'artiglier ia nemica; questa dovrà essere dunque il bersaglio principale. È ·vero che ciò facendo si fa il g iuoco deiravversario il quale a sua volta vuole proteggere lo spiegamento della propria fanteria at tirando il fuoco sulla art iglieria ; ma accontendandolo parzialmente in questo si avranno ancora i risultati migliori. Il volere sistematicamente tirare contr o una fanteria che ben istruita avanza coperta non può dare risultati adeguati al consumo di munizioni. Contro di essa bisognerà tirar e solo quel tanto che
basta a reprimerne la baldanza ed a costrioger~a ~d a"~anzar~ molto guar dinga applicandole tremendi castighi 1~e1 .Po~h1 istanti in cui le è necessario scoprirsi. Al contrar10 11 tiro contro l'artiglieria che si vede sarà sempre efficace e compenserà anche un certo consumo _di mun ~zioni, « .sem~re che « non sia fatto con un numero di batterie eccessivo rispetto « al bersaglio >). . • Così farà probabilmente au~h~ l'avversan~ e ~e ~e~ra per queste prime fasi un ca.rattenst1co duello d a~-t1gh eria, non cercato di proposito ma consegnante dalle circostanz.e (1). L 'esito di questo duello durante il qualé verranno sch1eran· dosi le fanterie del grosso, avrà grande importanza nel seguito del.la battaglìa, poicbè dalle condizioni r isultanti per le due artiD'lierie dipenderà la superiorità che una d' esse avrà acqnis:ato e potrà conservare durante il combattimento.
(t)
Informazioni che non debbono mai giungere In ritard o a costo di esser monche.
(i) Saranno utili le posizioni coperte? Per un tal dueHo ~er to si e.la Istruzione pr~v '<'iso ria le consiglia. Bisogna però ri tenere che tal i 11os1z1on1 non s~un bu?~e a.d nllro . .l'iientc possibilità, dato almeno l'atLualo stato dei progressi tccmc1 re_lat'.n, d1 appro fittare in momenti fugaci di bersagli molt.o ,·u!ncrabili; ni~~te _possib1l:ta, come ,,v_edremo subilo, di prender 1inrte s~nza mutar posizione allo siolg1 ment? della batta~lia. cerLo t'occupare allo scoperto una 1>osiziono presso altre gia bersagli? a!ln art1gl1ena nemica e cosa pericolosa e sconsigliablle. :'\cssuno Yorrebbe per un princ1p'.o .co~mct · t.ere erroN si nrave. Certo ancora vi hanno condizioni speciali nello quah 11 tiro da 1iosilioni copetto é di esecuzione assai facile od altre in cui il terreno lo 1m~onc. Ma corno norma si ritenga massi ma utili tà il maschcra1·si quant o s1puo, compatibilmente col tiro di retto. .. Questa c,mtrarieta alle posizioni coperte tlUò sembrar in aperta .contradd'.z1one. co_n <1uanLo si e detto ; clie cioò il fuoco piLì efllcaco, di rò più rim.unerat'. vo, per 1 artl~hena in questa fase, si deve ritenere esser r1uello co ntro le baltene nem1c!!.e. che si v~dO/to . Sarebbe in falli qui incluso il consiglio rii collo~rc le baller1e rn. po,11.10~ 1copoi te; Ma se il tiro dell'artiglieria non offenderil le batterio coperle ,lei nemico, qne,te 3 (or ' ?l~a nessu n male faranno alla no.stra fanteria, ed avranno coprendosi fatto a11punto 11 no,tro .. . . . . · r · 1 , giuoco. ,Le prime batterie che arrivano occupino le pos1z1on1 m1~hon; s1 .acc1ano an~ 1e ,e. dere se è proprio nece;sariO'. si mettano a to,r ,·olla in ~~=do dt :·edere. $1 OCCU · 1iino sopratutto quelle pos1z1on1 elle, come le • No rme • con,1.,hano (~ 47), presentano la possibilità di rimanervi a lungo ne lle successive rasi della battaglia: Occupale tutte le posizioni migliori si occupino _le . co1ierle, comlnc,and? da <i.nelle cne 11rcsentano lo condizioni piu ra,wevoli; m~ s1 ri teng.a che tali .~atter,e run;1onc~ ran no per poco ed in ogni modo sarnnno le rnme a cori ere 1nnan1.1. La batta.,!1a .di -0ggi, lo riconosco co n frase nuova cd csplicila ([la~. 5) :wche l' Istru:iione provvlsona, vuol essere una successione di alti violentissimi lunga men le sp1at1; male si adatt~ .i ,,uesto ogni posiziono coperta..\Ila protezione indis1ie11$abile si t>ron-ederà con l!h
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liCUd i.
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L'AR'.('IGLIERU. D A C.àìlll?O
Veniamo ora alla parte più importante della battaglia : allo « svolgimento ». Lo « spiegamento » è compiuto; la battaglia impegnata su, tutt.a la linea. Truppe di fanteria sÒnù a fianco ed innanzi alle batterie che hanno per così dire imbastito il combattimento. Differenti colonne prendono differenti direzioni, differen ti obiettivi. Il còmpito dell'artiglieria diventa ora più complesso. Ilia qui sta la parte veramente caratteristica delle nuove istruzioni. Notiamo queste frasi delle «Norme» (§ 70-71) : « Le unità di fanter ia avanzano verso gli obiettivi loro as · « segnat i >); l'artiglieria concorre a facilitare tale còmpito battendo i bersagli che più mol~stano la fanteria, « appog<< giando gli attacchi parziali che essa è costi·etta a com« piere ». E questa più esplicita ed importante rn 74): « Il combat<< timeuto si svolge in una serie di azioni distinte »; in questo è necessario « l'accordo dei comandanti di reparto fra « loro e con la loro artiglieria ». L'Istruzione provvisoria . per le batterie ripete le medesime parole. Non vi ha dunque equivoco possibile. Ad ogni azi9ne di fanteria deve cooperare il fuoco dell'artiglieria che dovrà scindersi con lei nelle singole azioni distinte. Se pensiamo ai numerosi episodi di una battaglia av,·enire dobbiamo conchiudere che grande ne verrà lo sminuziamento dell'artig lieria (1). Tale sminuziamento. non avrà sempre corrispondenza sul terreno poichè dalle buone posizioni si potrà col fuoco concorrere ad azioni diverse; ma l'insieme nell'azione, il ) L'!., truzione provvisoria dice che il comandante l'artiglieria, destina una porziont~· • clelle proprie batterie per concorrere agl i atti parziali che si svolgono per il conse' guimenlo di obiettivi secondari • . Sarà questa una designazione ditlici lo a farsi rH getto poichè le esigenze sul vasto c1Hnpo saranno saltuarie ccl im prevedibili. La porzione potrà divenir grossa e quel comand,u1 te avrà spesso molto <la fare por .conservarsi il gru ppo di batterie necessario a quel fuoco contro l'artiglieria del difensore rientrante in azione al quale l'Istruzione prov visoria, annette la • mas~ima imp ortanza , ,
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dei vari reparti d'artiglieria verrà necessariamente a mancare. Eppure è obbligo il farlo, poichè la lotta vuol essere così. Lotta opportunmnente adatta a circostanze e terreno; fatta a scatti, con elementi concordi e singolarmente pie_ghevoli; lotta minuta, insistente, felina. . Ed alle biscie di colonne che avanzano strisciando fra le pieghe e gli accidenti del terreno dflvono saper dare protezione le batterie; occorrendo devono seguirle ed avanzare ,con esse; lo dicono chiaramente le Norme (§ 75) e l'Istru .zione provvisoria (pag. 7). Dal complesso appaiono tre cose: l" Ohe la parte più importante dell'impiego d'artiglieria non potrà in questa fase della battaglia essere in mano dei .grandi comandi. Essa rimarrà affidata ai comandanti dei .gruppi o delle brigate e talvolta persino delle singole batterie; 2° Ohe questi comandanti dei reparti minori così staccati e indipendenti per azioni parziali dovranno entrare nella lotta minuta dei singoli reparti di fanter ia e sapersi adope· rare nel modo più utile per il raggiungimento dello scopo parziale. Ed è qui che specialmente emerge l'importanza di un abituale accordo fra i comandanti dei reparti delle varie armi per ogni azione in comune. Il dar norme per queste azioni non è possibile, chè troppo vari possono essere i casi. Sarà in queste circostanze che i ,c omandanti dovranno dar sviluppo alle intrinseche virtù loro -e delle truppe. Si può forse ritenere ohe, essendo missione .generica e costante dell'artig lieria la protezione della propria fanteria e dovendo pertanto aver di mira sempre il bersaglio per qnesta più pericoloso, i tiri dell'artiglieria saranno in genere diretti contro le bat terie nemiche finchè le due fanterie saranno distanti fra loro oltre i 1000 metri (criterio variabile con le condizioni del terreno); che dovrà invece ,essere rivolto contro la fanteria quando tale distanza sia venuta a diminuire. 3° Ohe non esisterà una classica seconda posizione, ma ne potranno, p·e r alcune batterie esister varie; che frequenti saranno, malgrado le giuste raccomandazioni, le imposizioni
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alle batterie di avanzare scaglionate e manovrare; che frequenti saranno ancora, specia!mente nei terreni piani, le occasioni di avanzare le batterie alle piccole distanze anche prima di giungere alla fa se risolutiva della battaglia, nell e fasi risolutive dei singoli episodi che la compongono (1 ). Questa battaglia scissa nei suoi minuti episodi « nei quali « bisogna singolarmente riuscire vincitore », così diversa dalle grandi battaglie napoleoniche alle quali si erano fino ad ora disciplinate le nostre immaginazioni, è entrata nella mente di tutti. Emergono pertanto chiare necessità uuove per l'artiglieria moderna che debba essere in grado di unifo rmarsi ai principi della nuova istruzione: grande mobilità nei vari terreni; prontezza di mau0vra nei cambiamenti di posizione; rapidità di effetti nel fuoco. P er questo fuoco mi si permetta una frase che non vuole assolutamente passare per un tratto di spirito: è ~ecessario l'artiglieri.a acquisti la facoltà di « tirare a volo ». li: necessario venire ad una straordinaria prontezza di effetti nei momenti fugaci e perciò a forcelle rapidissime. Che dico! Sarebbe necessar io un canocchiale telemetro! Ecco quanto ci vorrebbe all'artiglieria che volesse davvero rispondere alle esigenze odierne; e niente forcella! Ma poichè tale istrumento è un pio desiderio, dovendo accontentarci di una rapidità relativa, dobbiamo riconoscer e che essa è stata ben cercata dalla nuova istruzione sulla condotta del fuoco oggi mossa in esperimento. Si può dirla di getto riuscitissima, almeno per i principii messi a base e assai difficilmente si potrà farla migliore. Troviamo adunque un complesso di cose che semplicemente « impongono >> : batterie su quattro pezzi leggere e
mobilissime, cannoni a t iro rapido, affusti a deformazione e..... e scudi . Di questi riparleremo. A facilitare poi gli spo· stamenti, a render poss~bile le più ardite decisioni dei capi, sono necessari abili, intelligenti, attivissimi esploratori del terreno e informatori del nemico. A. tntto questo muove il progresso dell'arma e nessuno può · arrestare tal movimento. L'aver fat to regolamentari i principii esposti dice che a quella volta si tende anche la dove i regola.menti si fucinano.
(L) Al comaL1do superiore de ll'artiglieria rimarrà l' incarico di mantenere u,t nucleo po,sibilmeutc rorte, per l'azione principale sulla quale si orientano le parziali; di bal: tere con esso le artiglierie nemiche che ridotte a momentaneo silenzio riprend essero il fuoco; di ti rare contro riscrl'e o artiglierie nascoste indicate da inrormatori; cli ripren· dere alla mn no le batterie mornentanoamente sfuggite per atti parziali; di ma ntenere il collegamento di tutte, cosi da poterle all'occorrenza chiam,Lre al concen lramcnto di Cuochi \'erso un obiettivo comune che l'andamento della battaglia, o un ordine superiore, indicassero come più degli altri Importante.
*** Giunta la battaglia ad un certo punto, la descritta dispersione di intenti si va o:ientando verso un obbiettivo comune, un punto decisivo. E la « risoluzione del combat« timento ». Ed allora l'azione dell'artiglieria torna ad avere uno scopo preciso, la direzione di un solo comandante torna a divenire utile, sebbene molto difficile. Sarà in ogni modo possibile far giungere ai dispersi gruppi gli ordini necessari e sufficienti a che il concentramento dei foochi risponda « a.1 desiderio del comandante le truppe chiaramente espresso « al comandante l'artiglieria ». È anche qui, come si vede, condizione di suc0esso l'accordo perfetto fra le varie armi. A raggiungere lo scopo dì battere quel certo « tratto di « fronte », a batterlo quando le fanterie si preparano all'attacco generale, le batterie devono mettere ogni impegno portandosi anche, ed a costo di qualunque sacrificio, alle distanze più brevi. Ma qui per rispondere ad una tale esigenza, le batterie debbono portare seco una protezione : gli scudi. Farò. una breve sosta sull'argomento e dirò anche il perchè. Dispiace troppo all'artigliere l'idea che alt r i pensi, egli tenga tanto agli scudi perchè..... perchè riparano. Orbene, io vorrei tentare di persuadere che è infatti perohè riparano che si vorrebbero, ma non soltanto per amor dell a vita; anzi, in verità, n on per quello. Le istruzioni t attiche, parlando di queste ultime avanzate delle batterie, dicono che bisognerà farle « senza esitazione, I '>
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« anche a costo delle più g ravi perdite ». Tali parole iududono che una batteria che va a coll:lpiere un così impor- . tante dovere Ì3 una batteria che va incontro al sacrificio di se stessa. Appena i primi colpi ne avranno rivelata la pr~senza, se il fuoco della fanteria n emica si rivolgerà su di lei, essa verrà in pochi minuti a,nnientata. Eppure il sacrificio richiesto all'artiglieria ò sempre compensato dall'utile portato alla fanteria ! Si pènsi quale utile maggiore ne verrebbe a questa se la batteria fosse in condizioni di mantenere tale appoggio! Simili circostanze non sono rare in guerra; già lo si vede spesso nelle manovre di campagna svolgentisi nel piano; nei terreni piatti, coperti, non si arriva a far fuoco che nelle ultime fasi del combattimento, a· quattro-cinquecento metri dalla fanteria nemica, quando svelarsi ed essere ridotti al silenzio sarebbe la medesima cosa. Ma freq uenti troviamo gli esempi d i simili azioni dell'artiglieria nell~ campagna <lel 1870 e specialmente nella prima parte della campagna, quella che non pot;eva ancor dirsi eccezionale per le differenti condizioni morali dei due esarciti. Se infatti esaminiamo le grandi battaglie combattute da W eissembourg a Saint-Pri vat, n'oi vediamo che l'atto finale risolutivo si compie portando in linea n umerose batterie a poche centinaia di passi dalla fanteria nemica. A '\Veissembourg gli avanzi dei battaglioni francesi si sono raccolti sul Geisberg e invano la fanteria prussiana energicamente ripete gli assalti. Sono là i. soldati di :ùfacMahon che non hanno ancora imparato a ritirarsi. Tre batte.rie prussiane .sono chiamate avanti e si collocano ad SOO passi dal nemico. A vVorth, descrivendo l'assalto dell'undicesimo corpo prussiano contro E lsasshausen, la relazione dello stato mao·o-iore Ob prussiano (pag. 245) 1 d_e scrive come l'artiglieria da Elsasshausen aveva tanta efficacia sulla fanteria che questa giunta al margine del Niederwald non poteva più avanzare. Procedere oltre non si poteva perchè le truppe erano stanchissime e non v' erano freschi che tre battaglioni ; desistere
<lall' attacco poteva dar agio ai Francesi di gettarsi sul V corpo avanzato sul centro nemico; bisognavà dunque ricorre all'artiglieria e ott o batterie furono spinte a vanti ; ma .a tal fine « bisognò avviçinarle alla fanteria francese ». Tuttavia le batterie presero posizioni e prepararono potentemente l'attacco che fu poi eseguito al comando di « avanti << tutti ». Più classico è l'esempio dato poche ore dopo a Froscuiller; scrive la relazione (pag .. 258): « L'assalto a Froscuiller era -« stato preparato dall'artiglieria; due batterie dell'uudice<.< simo si erano spinte con gran bravura oltre · 1a linea dei « tiratori, a portata di mitraglia dal villaggio »..... E a Vionville-:iYiars-la •rour, in quell' epica lotta contro l'inerte intera · armata · di Bazaine, di truppe delle varie armi -tedesche g iungenti a spizzico, accorrenti come portate da un desiderio, da un sentimento comune sul campo di battaglia, con l'istintivo scopo di chiudere ai Francesi la strada di Verdun ; in quella. giornata che offrì dall'alba al tramonto ·ed al chiaror della luna, lo spettacolo nuovo di un eroico, _generoso, fraterno sostegno delle tre armi; quante · volte le batterie, vedendolo necessario per sostenere la fanteria ridotta a mal partito o la cavalleria dopo una delle mille cariche della giornata, sicure a lor volta di essere sostenute da entrambe in caso estremo, non si spinsero innanzi alla linea dei tiratori? E la sera stessa, quando il principe Federico Carlo decise di chiudere la giornata con un'ultima azione offensiva che dicesse ai Francesi di quanta audacia erau capaci i Prussiani, noù furono le esauste batterie che fornirono al buio la prima li.nea di attacco e trassero avanti .ancora reggimenti che da ·quindici ore, senza tregua marciavano e combattevano? E a Saint-Privat chi decise dell' ultimo attacco 1 Furono ·quattordici batterie che a portata del fucile nemico entrarono in linea fra i battaglion i atterrati, ridotti a metà effettivi, e prepararono con mezz·ora di fuoco l'assalto generale a quel baluardo ostinatamente difeso, contro al quale si erano infranti gli attacchi più eroici che ricordi la storia mili"tare !
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Or bene, simili azioni oggi, col nostro cannone, di fronte ai progressi della fucileria non sarebbero assolutamente possibili! Si andrebbe ugualmente, oh per questo non vi ha ombra di dubbio, ma giuntivi non si potrebbe fare che ben poco. Ai ferri corti il fantaccino avanza coperto, guardingo e spiana il suo fucile attraverso il cespuglio, e non è abile se non fa così. L'artigliere no, non può, special mente in simili momenti in cui il fuoco necessariamente rapido richiede tutta la sua attività ; è perciò che una batteria in pochi istanti non avrà più serventi per far fuoco. Si sarà allora trovata la morte, ma la vittoria no ! E alla fanteria nel ter. ribile frangente mancherà l'appoggio materiale dell' artiglieria, mentre· il cannone silenzioso darà uu ben triste incoraggiamento. Si pensi invece al vantaggio che in circostanze simili alle citate potrebbe dare una batteria che, cauta e ardita, traendo profitto di accidenti del terreno o coperta dalle· stesse sue truppe, riuscisse a prendere posizione sulla linea della propria fanteria e a smascherarsi improvvisamente col fuoco! I suoi serventi, quasi invulnerabili, seduti dietro gli scudi potrebbero a lungo far sent ire alla fanteria che muove all'attacco la voce del cannone che l'accompagna. Con tutto ciò agli scudi si fece grande guerra poichè, si disse presentano gravi difetti. Si disse anzitl:tto che dànno una protezione più apparente che reale. E un asserto che non si comprende dopo gli esperimenti numerosi fatti in Francia ed in altri paesi dove poi li hanno adottati o li stanno per adottare. Pro · tegge solo dalla fucileria! si disse. E sia pure. Non basterebbe? Si pensi che un battaglione cha abbia perduto cento soldati è sempre un bel battaglione, una batteria è un valore quasi nullo con 30 soldati di meno. E q nesto argomento risponda all'altro della questione morale di lasciare esposti i soldati di fanteria mentre gli artiglieri si coprono. Scopo primo della guerra deve essere sempre la vittoria. Si dis:mta dunqne se a questa vittoria possano recar vantaggio gli scudi; e se ne recano si adottino.
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Quanto al morale, lo si misuri dopo la vittoria, abbiano pure concorso gli scudi a strapparla al nemico! (1). . . Chiudendo la lunga diversione e tornando alla battaglia offensiva possiamo forse conchiudere che nella fase prepara· t oria: incontro delle avangnardie e spiegamento del grosso; e nella fase risolutiva, l'artialieria ha uno scopo preciso, get:> 1· neralmente comune a tutte le batterie. Ad armonizzarne g 1 sforzi è necessario che una direzione comune si esplichi e sia da tutti cercata e seguita.. Tale azione dovrà risultare dal· l'accordo fra il comandante le truppe e il comandante l'ar· tio-lieria. Nella fase invece dello svolgimento, fase di variabili;sima durata, l'azione della maggior parte dell'artiglieria si dovrà sminuzzare seguendo le vicende delle singole truppe e dei vari terreni e dovrà in particolar modo essere affidata a coma::idanti in sottordine. Quì l'accordo sarà richiesto fra i comandanti dei reparti di tutte le armi e giù giù persin fra le truppe. Passando all'azione difensiva le « Norme » cominciano dal riprendere in esame l'azione dell' avanguardia per distin· o-nere due casi: quello in cui il Grosso si spiega .sulla .po-. o sizione ove già si trovi l' avanguardia e quello rn cm s1 spiega su di nna posizione retrostante. . A.d un caso come questo secondo mi pare non s1 possano dare che due spiegazioni: 1°· Il terreno innauzi alla posizione scelta dal coman dante l'unità. si presta a successive difese •ed· il comandante
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(1) Si J isse poi che gli scuci i aHeb licro sullo l1ntterie gll st~ssi .effe tti delle trincee sulla fanteria: le immobil izzerebbero. tson lo credo. La batteria. 111u che ~sa umana è una maccnina; non so immaginare che, dato il comando: • nmetLote gh aYantren1 , a van ti, • una benché lieve esitazion e rnllenli il movimento. E cosi, per ri spondere ad ,1lt.ro, non vedrei il g1·ave danno che vo'.·robbe acl ."!ia bat· teria corazzata p~r la YisilJilità degli scudi, se, agc.nd~ a grandi d1sta~z~ e stuna~~o pili opportuno rimanere celati alla ,·ist:i che u~a ro 11 riparo , fosse 1)oss1b1le t.enerh n~ t1iegali e non portare i cassoni sulla linea .dei pozz i. N?11 veclrn1 aume nto. d.1 prmcolt prorlotto dal fatlo cli avere i cofani sulla lmea ci el pozzi po1che, detti corani sa1cbbern protetti da corazza mentre gli attuali non lo sono; e sono pure spalancati spesso verso 11 Liro nemico. Non crederei che i danni rteri vanti d:i complicazioni maggior.i non ,potr~bboro corrqJe11 ~;1rc i va ntaggi. Nel com11lesso ritengo in vece che, come v, son g1\1nte l• rnnc_ia, Inghilterra, $1'czia ecl altre, presto, l>l'n pre~Lo, speri amo, ci arri veremo anche 1101.
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stesso si prefigge, mediante una prima resistenza fatta dall'avanguardia, logorare su di esse il nemico che intende poi arrestare sulle posizioni migliori: la scelta.. 2° Il comandante l' un ità fu sorpreso. La sua cavalleria n on potè informarlo in tempo o abbastanza esattamente e la sua · avanguardia: si scont.i:ò in un nemico che consiglia arrestarsi in p0sizione d ifensiva. La posizione scelta è dietro l'avanguardia. Le << Norme » danno per tutti i casi della difeusi va un chiaro còmpito all'avanguardia: « trattenere il nemico induce~dolo a spiegarsi anzi tempo nella direzione a lui meno opportuna ». È dunque una azione temporeggiante, come afferma anche l'Istruzione provvisoria per le batterie, la quale pure dà per l'artiglieria dell' av~mguardia una norma precisa: « Scaglionare le batterie in posizioni opportune con riguardo speciale alla facilità di accedere a posizioni sue. cessive sino a quella prescelta per la d ifesa » (l} . Ma, nientre nel primo caso, appunto per le virtù del terreno stato pr~scelto, tale scaglionamento deve riteÙer~i possibile, nel secondo può divenire assai problematico. Venuti ad una tale azione per forza delle cose, può darsi non vi siano assolutamen te posizioni possibili all'artiglieria. Ohe dovrà fare essa in tal caso? Ritirarsi sulle posizioni definitive togliendo al comandante l'avanguardia il mezzo più efficiente a ingannare l'avversario ? Prendere posizioni dalle quali corra il rischio di iniziare una battaglia con la perdita dei pezzi ? Forsa la condotta più conveniente alle batterie sarà di prendere posizione ad og ni costo g uardando però di non lasciarsi av, iciuare così d.a non potersi disimpegnare. Dalla posizione, . far fuo co come si può, anche su sole informazioni, anche con un certo spreco di munizioni per un combattiment.o d imostràtivo e poi, caso unico per loro, ritirarsi prima delle altre ,armi, facendolo a scaglioni, così che la voce del cannone non venga sospesa fino almeno quando non sia sentita in campo quella delle batterie del Grosso. 7
(i) Missione speciale per le ricognizioni ,j j una pattuglia uffi ciafo.
:-SELLO SPIRI'l'O Dr:LLE NU OVE IST·RUZIO:SI TATTICHE
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Questa è una opinione; in ogrii modo F ~rtiglieria ~arà quanto verrà ordinato dal comandante ~ell avanguardia >) . ·1 quale si potrebbe dir qui quanto dicono le « Norme» per i ,. . d l ·· 1 ~ a ~ 164 per la retroO'uardia: o . « tutto dipended al e circo« stanze e dalla genialità del capo che le co~a~ ~ ». . Questo caso, eccettuato, l'azio~e dell'~rtagl~ena . n~lla difesa è chiaramente indicato; ogm t entativo d1 schiarimento alle precise parole delle Istruzioni, s~rebbe ~uper~uo e ~ertanto dan noso. Una sola cosa è da ncord!l,rs1 ed e ch,e 1 attività moltipla le forze e che il difensore non ha sul! attac~ caute il solo vantaggio di combattere su terreno da .1~1 scelto ma anche quello di poterne modificare a su? pro 11 valor; tattico con la propria attività . La b~ttagha della Lisaine fu vinta dai T edeschi contro. forze d1 gran h'.ng~ . . p er la straordinaria attività, da· tutti supenon . sviluppata . · nei ·h giorni che precedettero la battagl_1a, ne1 quattro g10rm c ~ 6::;Sa dU r·o' e nelle tre n otti che h separarono. Una . tale at tività trova da applicarsi in favore di tutte le armi, ma spe· cialmente della artiglieria. <<
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· a·~ · . .t an t o le «Norme>> Trattando della battaglia i.1.e~s1va, .. quanto la « Istruzion~ prov;7is~~1a » s1 ast;ngo~o dal far cenno àl tiro coperto e si puo ntenere non 1 abbian fatto a caso (1). · t b 1 r~tru Ricaviamo facilmente dalle parole d1 en ram e e . ,, . . . ~§ 107 108 109 113 . Istruzione provv1sona, ZlOlll (Norme 'S ' ' , . . ' . d fi 10) he il fuoco .della artighena della lle,,a eve . n pag. . . '. c cercare . a·1 ba ttere l'artio·lieria dell'attaccante m• dall'm1z10 • . . O . l lonne di fanteria che s1 scoprono, che poi marcia e e co nello svolgersi del combattimento deve battere sempre i · agguat o per battere nei bersagli più minacciosi e tenersi· m
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. . . . . ndo dell 'azionc della artiglieria nella prima _fase (·l) Dicemmo del tll'O_coperto 1~,ula r1 convenienza discutibile ancor la . .l'ielle 10 di una battaglia o!Teusiva " ho_v~m:~e' , pare non sia neppure il caso di parlarne. 1 successive fasi: • Svolgimento e ~,o u~· r ·iva? È quaoto vogliamo veder qui. Possono convenire per una batta.,IJa 11 ens
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L'ARTIGLIERIA DA C.D1P0
momenti pm decisivi le truppe assalitrici. È ben evidente come simile cosa si possa fare soltanto da posizioni, mascherate fin ohe si vuole, ma dalle quali si veda il nemico così da potervi tirare direttamente, istautaneameute addosso. E perciò, seguendo quanto è nello spirito delle nostre Istruzioni tattiche, si potrebbe forse ritenere le posizioni coperte relegate nella difensiva ai casi imposti dal terreno ed a quelli altri, spesso opportuni anche nelle battaglie più agitate, nei quali" si riconosca la convenienza di battere con fuochi accelerati, tutti i bersagli che vengono a transitare per « località importanti ben definite ». Questo, s'intende, all'attuale stato delle ·c ose; chè non vogliamo far previsioni nè mettere limiti ai progressi tecnici mercè i quali t{1tt~ potrebbe venir presto . capovolto. E dobbiamo augurarcelo. Pur troppo la immobilità alla quale è ±orzata l'artio·lieria, unico bersaglio fermo sul campo di battaglia, pri:andola del miglior mezzo di sottrarsi al fuoco, la mette in condizioni di speciale vulnerabilità. I timori derivanti da questo hanno fatto nascere la scuola delle posizioni coperte per le batterie. Ma, andando all'eccesso, si potrebbe osservare che meglio ancora si r isparmierebbero non impiegando!~ affatto. Bisogna riflettere a questo: il danno che può d~nvare al ~10mico dall'impiego · allo scoperto è maggiore d1 quello. cm vengono esposte le batterie; di più, il primo è danno anche per la fanteria {cni non si fa male da posizioni coperte!) mentre il secondo è solo per l'artiglieria. Il problema pare abbia una soluzione favorevole, col mihore dei due maì.i, per il tiro scoperto. l\fa la soluzione vera spetterà agli sondi.
Parlando della « Ritirata sul . campo di battaglia » le « Norme » non· fanno cenno al contegno dell'artiglieria. L'Istruzione provvisoria à pag. 12, ove parla _d ella ritirata, evidentemente si riferisce soltanto al caso dell'azione della retroguardia. Lo dicono varie frasi e fra l'altre l'accenno al « rapido ripiegamento », alla manovra lUSOmma.
NELLO Sl'IRl'l'O .Dl~LT,E ):UOVE ISTRUZIO~I TATTICHE
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Ed infatti soltanto quando si manovri in ritirata si può ammettere che l'artiglieria trotti in una tale direzione. La nostra abolenda Istrnzione tattica, al § 155, prescrive all'artiglieria nella ritirata un contegno maestoso; il passo è l'andatura sola concessa; il t,rotto sì, ma che n essuno la veda! Tutto questo è scomparso nelle nuove istruzioni; cosa pensarne ? Semplicemente una cosa: l'artiglieria si ritira fì.nchè è possibile manovrare; finchè la direzione delle marce anche alle più celeri andature non può destare alcun sospetto men che scoraggiante, non può che aggiungere ent usiasmo nella lotta. Quando le tristi folate della rotta si sentissero per l'aria, l'artiglieria non muove più; segna sul terreno i sublimi appigli estremi dei fratelli d'arme e fini sce sul posto.
Conchiudiamo osservando come le r ecenti Istrnzioni tat· t iche sieno d~cisamente entrate, a rignardo dell'impiego dell'artiglieria, in un campo nuovo di vedute ed abbiano nettamente a lei tracciata la strada dell'avvenire. A tali vedute non ci siamo ancora totalmente conformati, chè le istruzioni ed i. principi di impiego erano spesso in assoluto contrasto con tutto quanto di nuovo, per forza delle cose trionfante, è divenuto :finalmente regolamentare. La strada è lunga ma bella. Per quanto spetta all'artiglieria essa intraprenderà a percorrerla sol}ecita e l'avrà presto compiuta con quell'adattabilità, e quello spirito eclettico che le vengono dall'indole nazionale. Il cannone c'è e splendido; pronto a rispondere alle più. avanzate esigenze. L'affusto potrà richiedere alcune modificazioni che permettano di sfruttar meglio le grandi calerità di cui il cannone è capace ; ma son tali che non fanno pre· sentire difficoltà (1). Se dunque qualche cosa manca non è per il materiale di artiglieria. ({) L'a1iplicazione degli scudi sarà un problema tecnico da risoil·ere e non mancheranno agli Italiani le trovate geniali, orgoglio della vecchia artiglieria piemontese.
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L'ARTIGLIERIA DA O.UuPO
NELLO SPIRITO DEL.LE };!UOVE I S'rR.vZIONI T L\TTICRE
Se qualcosa manca è nell'abitudine di servirsi dell'artiria e, ne.ll'artiglieria stessa, di servire, secondo le nuove i.dee, prodotto logico delle nuove esigenze. Già, veduta la strada, si cominciò da taluni a percorrerla; ma dove forse non sono vane le raccomandazioni è in prò dell'abitudine dei comandanti delle varie armi a combattere insieme. Se improvvisamende in una manovra si domandasse a un comandante di battaglione o di reggimento dove t irano le batterie o le brigate vicine, probabilmente risponderebbe che non lo sa; forse · non se ne è ancora occupato. Identicamente, e questo è peggio, .vi risponderebbe forse ii comandante di una artiglieria che fa fuoeo, se gli si doman · <lasse: cosa fa, ove .m uove e con quali intenti la fanteria. che gli sta innanzi o di fianco . Non intendo con questo imputare torto ad alcuno; è un prodotto del sistema sinora seguìto. Manca l'a1:>itudine di comunicarsi le intenzioni per gli atti ai quali . ognuno si appresta; quasi nella fiducia che, la conoscenza comune delle idee del comandante in capo, basti ad armonizzare ogni singolo atto di tutti. Ma questo non . è. L'armonia vuol essere riorganizzata per ogni minimo atto. Bisogna pertanto che, ispirando.si alle massime base delle nuove istruzioni tattiche, i comandanti dei reparti vicini si comunichino le idee cui verranno ispirando i loro atti successi vi; ricerchino senzà esitazione alcuna il reciproco appoggiò; si porgano spontanea la promessa cli fraterno sostegno. Il comandante di reparti di fanteria o di cavalleria che muova, di sua . iniziativa o per ordine, ad un attacco, ne avvisi la prima batteria cui passa acca.nto e ne abbia il sostegno, la cooperazione del fuoco; o l'abbia se occorre compagna nell'avanzata. Sia questa condotta normale, non più eccezionale. La battaglia, estrinsecazione di quanto più nobile e ge.:. neroso abbia in tutti i tempi e presso tutti i popoli avuto pregio ed onore, divenga ancora il teatro sublime della fratellanza e del cameratismo. ·
E se di battaglie (in Europa) non ne avremo mai più, se il sogno della pace pj:)rpetua, sogno di tutti, si foss e già qui realizzato; finchè tal pace è annata, e dura perchè la. battaglia si crede ancor possibile e si teme, sia questa abitudine di cameratismo coltivata negli ufficiali e nelle truppe. Essa farà tanto bene quanto quella del naturale sacrificio della vita per la difesa del Paese. Se questa conserva al1' esercito la caratteristica più nobile e apparis0ente, quella cementerà g li elementi che lo compongono e darà buoni fru tti per quella educazione di cui l'esercito vuol essere scuola nazionale.
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CARLO F ERRARIO cc,JJitano d'a1·liglict·ia.
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ANNO Xl,\' ll!.
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ANCORA POCHE CONSIJ)ERAZIONI , ECO.
citazioni che le batterie del 12° reggimento artiglieria, per · ordine ed iniziativa del signor colonn. Saladino - comandante del r eggimento - avrebbero dovuto fare nei· dintorni di Capua, dove abbondano quei terreni piani che meglio si prestano ad esperimenti del genere. Veramente, la scuola di tiro, fatta uello scorso maggio a Bracciano, non potè dare molti ammaestramenti a tale riguardo , sia per la natura stessa d_i quel poligono, sia per la brevità del tempo concesso per lo svolgimento delle varie esercitazioni di tiro. Le numerose esercitazioni fatte nei dintorni di Capua, dal 1°·l uglio finora, hanno, invece, fornito dati preziosissimi; spe· cialmente se si pensa che in questo periodo d i tempo - dal luglio al settembre - i terreni attorno a Capua, oltre ad essere piani, intersecati da ostacoli, e coperti da fitta alberatura, sono tappezzati, in modo quasi continuo ed uniforme, da uno strato di canapa della media altezza dì tre metri. Con questo scritto, ci proponiamo anche di portare a e:onoscenza di coloro che s'interessano dell'impiego dell'arma nostra i risultati degli esperimenti fatti dal suddetto reggiment.o, mentre facciamo voti che, con indirizzo· e scopo analoghi, si eseguiscano numerosi ed ancora più decisivi esperimenti da tutti i reparti dell'artiglieria da campagna, approfittando delle esercitazioni tattiche ordinarie attorno ai luoghi di guarnigione e cercando di completare alle scuole di tiro queste impor.tantissime e utili esercitazioni .
ANCORA POCHE CONSJDERAZ[ON[ CIRCA L'IMPIEGO DELI/ ARTIGLIERIA DA CA)'f PAGN'A NF;LT,E PIANURE EOOJ,SSI'VA.M ENTE COPER'l'm
< Un ruoco ... benchè lento, contro zone cli ter• reno, nelle quali s i surpone la presenz3 di tru p1i o
« nemiche non può al giorn o d'oggi essere in verun " modo giustincato ».
Genei·alc
BAUlW.rnTl!N.
In un precedente lavoro, pubblicato su questa autorevole :Rivista, dopo aver messo in rilievo che i terreni piani così rotti e coperti come taluno volle immaginarli e descriverli son da considerarsi - nel nostro paese - quale una rara eccezione, ci provammo a dimostrare che in certi terreni· in quei pochi in cui l'artiglieria sparando, non farebbe che sprecare le sue mnnizioni - la fanteria non ha bisogno del" l'arma sorella per condurre a termine il combattimento. Ed un egregio collega, nel commentare quel nostro lavoro, ci fece dire, fra le altre cose, clie nella maggior parte dei nostri terreni noi avremmo voluto lasciare a casa l'artiglieria, anzichè faTla combattere insieme alle altre armi. Altri, poi - più o meno dilettanti d'impiego -' basandosi sulle affermazioni del prelodato col}ega - vennero a conclusioni non del tutto esatte circa la questione che noi avevamo trattata. Era dunque doveroso per noi il riprendere in esame quanto allora scrivemmo; se non lil!iro, allo scopo di mettere nei suoi veri termini una questione tanto interessante per la nostra tattica, quale è quella dell'impiego dell'artiglieria. Tuttavia, pensando c.he le discussioni puramente teoriche fatte su questo argomento non possono condurre ad utili e positive conclusioni, preferimmo aspettare la sanzione della pratica, prima di scrivere nuovamente in proposito. La sanzione della pratica ci aspettavamo di averla alla scuola di tiro reggimentale e, più ancora, dalle numerose eser-
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Nella discussione precedente - non sappiamo se per colpa nostra o per colp&. di chi volle fraintenderci - fommo rappresentati come partigiani di coloro che credono l'artiglieria d'imbarazzo alle altre armi nei nostri terreni: è quindi na·turale che ritornando oggi sull'argomento, cominciamo a discorr ere del terreno per esprimere, possibilmente, meglio che l'altra volta non abbiamo saputo fare, il nostro pensiero. · Sapendo che, in fatto di terreni, tra una copertura e l'altra può esserci non poco divario, e che da un terreno fra-
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ANCORA POCRE CONSlDERAZlONl
stagliato e coperto in cui non è possibile - o non e conveniente - l'impiego di un'arma si può facilmente passare ad un terreno frastagliato e coperto dove la cosa è, non solo possibile, ma anche conveniente, fu mmo costretti , l'altra. volta., a fare una piuttosto accurata classificazione dei terreni piani. E per meglio stabilire la base dei nostri ragionamenti, mettemmo a confronto i terreni considerati dal maggiore Guarducci con quelli descritti e considerati dal teuente, ora capitano, Segre. Ma il capitano Sagre, esaminando il nostro scritto, pur riconoscendo esatta la nostra classificazione, ne ha proposto un'altra, come egli dice, più spiccia: « Terreni pianeggianti « nei quali le tre armi possono impiegarsi secondo le norme « classiche e terreni pianeggianti nei quali tale impiego non « è possibile ». E noi, che non intendiamo polemizzare e preferif1mo tutto quello che è semplice ed esatto, accetteremmo senz'altro la classificazione proposta dal capitano Segre se la non ci sembrasse troppo generica per la discussione di cui qui si tratta; e quindi, sacrificando la semJ:)licità all' esattezza - perchè senza di questa non si può g iungei·e a risultati veramente concludenti - preferiamo ancora. la. classificazione dei terreni piani come la facemmo nel precedente scritto. Il terreno dunque in cui l'ar tiglieria da campagna non potrebbe agire che tirando a zone nel modo proposto dal capitano Segre è « un terreno piano coper to da coltivazione « assai intensa e frastagliata e da alberatura alta e pro« fonda, solcato da fossi e canali numerosi ed intricati, da « siepi, muretti ed arginelli ad ogni passo, dovo il movimento « è ristretto alle strade e il campo di vista non è quasi mai « più esteso di cenLo o duecento mebri >> (1). Questo terreno che, per altri, costituisce la maggior parte delle nostre pianure, fu ritenuto da noi eccezionale, tanto (I} V. lliv. d'art. e genio. - Dispensa del giugn1 1no~. - :'>otesull'impiegodcll'an igliori,L ecc. Ahhiamo detto che la proposla del liro a zone ù del cap. Scgro perch~ egli più difCus11ment2 oc h,l scritto; ma prima di lui molti altri avevano proposto il tiro 11 zone e rm questi il colonnello Oc Luigi nella Ri11 ..Uil. Il. del t6 febbraio 1902.
CIRCA 1/ Il\(PIEG O D ET,l}ARTH.i l, U':HIA DA CA11IPAONA , ECC.
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eccezionale che citammo come raro esempio di esso, la regione fra il basso Mincio e il Mella, la quale, o per essere stata il teatro delle famose grandi manovre del '78 o per altre ragioni avrebbe dovuto essere conosciuta dai nostri lettori (1). . Ma, pure ritenendo eccezionali quei terreni, dicevamo che « in Italia i terreni uniti e scoperti costituiscono una rara ec« cezione » rendendo così, a pi iori, superfluo quanto in seg uito ci si voleva insegnare con la indiscutibile autorità del Pianell e del Perrucchetti (2). In quel modo, ci sembrava di aver e stabiliti due limiti, fra i guali sarebbe stato possibile trova~e terreni ~bbas~anza numerosi o difficili e abbastanza co perti per obbligare t reggi menti da campagna e gli ufficiali di questa bella specialità ad esercitarsi nei più difficili problemi d'impiego, senza che da ciò si potesse trarre la conseguenza che in Italia i ~er- . reni oscuri come la notte fossero abbondan ti; e senza imporr e, come una fatale necessità, il tiro a z~n~ _regolat? sull~ carta in base ad indicazioni poco attend1b1lt e ad 1potes1 più o meno razionali. . . I terreni coperti che veramente abbondano m Italia sono i terreni collinosi, ne' quali, però, è possibile impiegare numerosa artiglieria, anche senza ricorrere a perfezionati con· gegni di puntamento indiretto : nella campa~na del 18~~' a .Solferino, non adoperarono, forse, i Francesi una quantita rilevante di cannoni, malgrado l'imperfezione dei loro ~ongegni e dei metodi di puntamento e tiroL . Il m~gg1ore Mazza, in una sua notevole pubblicazione, trattando dt quella battaglia notava che : « se g li _Austriaci avessero,sap_ut~ f~r « giungere in linea la loro riser va generale d art1ghena (t) Indubbiamente, non avremmo citalo questo ~sc_mpio so quel~e ~anovrc _non ci Cossero state: come non avremmo potu10 1>arlare dr llro a zone se >I ~,aneli prun.~, 11 corsi ed altri, in seguito, non ne avessero ~aria':° e se le abolite !'ìorme per I_ 1m- . piego delie tre arm i non lo avessero, por certi cas!, s11::;?er1to; come forse 11011 _si sa~ rebbero proposto tri mitrngllatrici nel caso 11,l 1101 co11sulernto, Sd, da parc~?lu ~nm, altri eserciti non le avessero adottate, insieme alla istruzione che ne regola I 1mp1ego. (!) Vedi Rivisla d'artiglieria e genio. - Anno i 903, volu me IV. • A proposito del1'impi<j[lO delle artiglierie ecc. •.
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CIRCA L'IMPIEGO DELL' AR'l'IGLIERlA DA 0A)1P.;.\G:,;r.a 1 ECO.
ANCORA POCHE OÒNSIDE R AZIO NI
« (100 pezzi) anzichè essere 'imbarazzati nello impiegarla, se
« ne sarebbei·o trovati altrettant o bene quanw noi a Custoza « ~,el 1866 se avessimo avuto a disposizione la nostra ». (1) E stato anche notato che, se a Custoza gli Austriaci avessero saputo o potuto cond urre una maggiore quantità .d i artiglieria, avrebbero potuto preparare l'attacco di Monte Croce in modo da non fallire; e che, in ogni caso avrebbero certamen te reso meno disastrosa la ritirata della br igata Scudier. Del resto, a Magenta,· dove il terreno era piano e molto coperto, gli Austriaci, senza bisogno di tiro indiret to. r iuscirono ad impiegare una for tissima proporzione di artigli~ria: il 4.25 per mille cOmbattenti; e, dcpo la guerra, lamentarono di n on aver potuto disporre, in quella giornata, di una maggiore quantità di cannoni!. Da ciò si può concludere che, nella maggior parte de' terreni in cui saremo chiamati a combattere, noi potremo sicu.: ramente impiegare tutta l'artig lieria della quale potremo disporre, senza bisog no di sprecare le nostre munizioni con tiri a zone ohe nou potrebbero riuscire efficaci e senza necessità di escogitare nuovi e peregrini met odi di tiro. Dicendo poi che la fan teria, in certi terreni, non deve aspettarsi l'aiuto dell'artiglieria, non crediamo di avere imitat o alcun fig urino d'oltre Alpi - nemmeno quello tedesco che, secondo alcuni, ha snat urato la nostra tattica. - Infatti, noi ci inspirammo al principio della economia delle forze, il quale principio, se talvolta può suggerire l'impiego di 6 bocche da ±uoco ogni 1000 combattenti, potrà, qualche altra volta, obbligare a non impiegarne alcuna. E questo non è certamente il principio che guidò i Tedeschi nell' impiego della loro artiglieria durante la campagna del 70-71 e che fu poi, dopo la g uerra, stabilito in t utti i regolamenti tattici europei: impiegare sempre ed in ogni circostanza t utta l'artiglieria·. (i) Anche il Corsi riteneva che a Custoza noi avrem mo po tuto impiegare una quantità d'artiglieri,t cl oppia di quella che impiegammo. (Vedi Consr. Dello svolgimento delle Istituzioni militari ecc. ecc.).
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Il dire che « l'impiego dell'artiglieria è limitato dalla dif« fie:oltà di movimento e dalla difficoltà di visibilità » (1) non vuol cer tamente dire che bisognerà « lasciare a casa l'arti« glieria ogni volta che si tratterà di dover combattere nelle « pianure coperte che tanto abbondano in Italia >> , ma vuol dire soltanto che i comandanti delle truppe debbono richiedere la cooperazione dell'artiglieria solo in quella misura e in quei casi che la natura del terreno, la mobilità delle vett~re e la perfezione più o meno grande degli organi materiali d1 puntamento lo per metteranno. ~ aggiungevamo, per completare il nostro concetto, che ~e1 ~e1:reni difficilissimi, dove non è possibile impiegare l'artighen a, la fanteria può far da sè; giacchè, restando sop presse - per la natura stessa del terreno - alcune fasi del combattimento classico, quell'arma può giungere relativamente fresca alle distanze dei fuochi rapidi e decisivi (2).' E a confor to di queste considerazioni citava mo i pareri di aluaui tattici eminenti. Ma un nostro egregio contraddittore, avendo notato fra quei tattici qualche Tedesco - invece di trovare strano che questi si fosse allontanato dai pr incipi generalmente ammessi nell'esercito germanico - ci ha voluto ammonir e che non bisogna dare r etta ai 'redeschi ; perchè essi, nel parlare di fare rimanere a casa l'artialieria si riferiscono ai lor o paesi, (3) dove, effettivamente, ~m si~ile (I) Vecli • L'arUglieria <l a campagna nelle pianu re for temen te coperte, in I/iv. ,I/il. /tal . i90?. Oisr,. X. I. .
(2) Ri~ordiDmoci sempre ell e in sostanza il 1wob le1na di chi com batte si rictuce a portar~ meno di 500 motri da l nemico un nu mero <lì fucili superiore.,. queilo cli cui questi potra d1s1>o rre nel momento di ricevere l'assalto; e che ciò nel caso normale si ottiene logoranclo col fuoco - il'artiglleria o cl i fucileria - le forze nemiche; mentre, in~ece, nel terreno da 001 cons1dernto, la rantcria può giungere abbastanza fresr.a anche a distanze minori di 500 metri, senza l'appoggio del cannone. (3) Crediamo che questa accusa non sia fonrlata. Generalmente i Tetleschi, nei loro tratta ti o libri di tattica, 11,tn fo tto astra1.ione del terreno; per evitare, ap pun to cl i cadere nei casi particolari. - Lo Schcll, per esempio, nel suo classico • Stutli6 sulla .. tattica dell'artiglieria ~ampalc • dice esplicitamente cbe nelle sue co nsidera1.ioni non ha .voluto toner conto delle infl uenze del terreno ecl aggiunge : • Non bisogna acr. nsarci • d1 a1•cr con esso (con lo studio fatto) dato una forma rigida, un o schema per tutti • 1 casi. Noi non abbiamo commesso questo sbaglio..• a bbiamo stimato conveniente • non tener conto dell'influenza del f.l3rreno perché essa avrellbe nociuto alla chiarezza • dei princip1, e perché siamo convin ti che di e;sa non si può mai hastantemcnte trat-
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ANCORA POCHE COXSlDERAZIONI
·Caso avverrà di rado: « Tutt'al più - soggiungeva il nostro ·« contraddittore - perderanno un po' la test.a come lo dimo« stra ad esempio nella campagna del 70-71 il loro contegno <i nella regione della Sarthe ». Ora, queste affermazioni ci sembrano troppo audaci; e ve_·dremo che non sono poi molto ben fondate. Intanto osserviamo che se veramente le norme e regole d'impiego date <laglì autori Tedeschi si riferissero ad un caso speciale, se mancassero di quella elasticità necessaria per poterle adattare a tutti i casi della pratica, non sarebbero norme, ma semplici ricette che, come argutamente notava il capitano S egre, potrebbero servire pei farmacist i soltanto. Dato poi - e non concesso - che i Tedeschi avessero perduta la testa quando dovettero impiegare la loro artiglier ia in quella regione della Francia compresa fra Loir e Sarthe, non crediamo che ciò si possa attribuire alla insuf:ficienza dei loro metodi di tiro, per quanto questi fos&ero ·eosì imperfetti da non esser nemmeno lontanamente comparabili . a quelli in uso attualmente. Infatti, se per quella i:agiune i 'l' edeschi si fossero trovati a disagio in quel terreno, essi - terminata la campagna - uon avreb bero di menticato una così dura lezione e sarebbero stati i primi a stud iare - non solo il modo· d'impiegare l'artiglieria n Ai terreni d ifficili - ma anche, e p iù specialmeute, il problema del ti ro indiretto - appunto per quella particola,r e abitudine che hanno i Tedeschi di prepararsi con seriet,à alla guerra e per · q uella spiccata tendenza che essi · hanno mostrato d i volere impiegare :;:empre e dovunque tutta la loro artig lieria. E invece n oi Yediamo che, fino a pochi anni o fél. - fino al
CIRO.A. L'BIPIEGO DE LL'AR'l'IGLIERIA DA. 0.A.i\fP.AGNA, ECO.
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• tare_per. la sua grande _v,triabilità ..Non occorre avvertire che per il terreno e per altri • mo t1v1 s1 dovra 1'.1 pratica _s~os tarsi dalla forma norma le di combattimento, perchè • s1 sa cbc 1n pratica non s1 danno comJizioni normali. Ma coll'aver presente la forma • normale, si tenderà :-t scostarsene meno in pratica, e si potranno, se non evitare aJ. • meno diminuire gli errori tat.tìci. .. La forma normilc de,•e essere im11ressa u~lla • mente, ma in pra tica bisogna saperla adattare alle v:.irie circos tanze, il che si potrà • ottenere colla lunga pratica e con studio indefesso•. E in altro luogo lo stesso autore avv~rte: «_. .. le torme normali di combattimen to da noi stabilite non si potranno ap• phcare rigorosamente in tn tte le evenienze; esse debbono soltanto servire come gu ida . · • per a<loperare I',1rtiglieria , .
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1892 - (1) l'artiglieria tedesca non si occupò mai seriamente del tiro indiretto - non perchè in Germania o in F rancia i terreni siano tutti faci li e sgombri (2), ·nè perèbè la regione della Sarthe - in cui l'artiglieria tedesca si trovò a disagio ~ fosse poco difficile; ma perchè si riconobbe che ben altre circostanze avevano impedito di applicare, anche in quella difficilissima regione, il principio che costantemente, brillantemente e felicemente avevano applicato nel primo periodo .della campagna. E se qualche Tedesco, dunque, sostiene la tesi che noi sostenevamo --- che cioè vi sono dei casi in cui non è possibile impiegare l'artiglieria - si deve 1iecessariamente riconoscere che in Germania qualcuno si è accorto come il principio tanto decantato - dell' im. piego di tutta l'artiglieria in ogni occasione -- non poteva essere un princip io assoluto, valevole per tutti i casi; la lezione avuta nella re,gione della Sarthe avrebbe quindi avuto per effetto di far toccare con mano precisamente questa grande verità : che in tattica non vi sono principi assoluti e che il seguire principi assoluti p uò condurre ad amare disillusioni. Da quanto precede, ci par lecito concludere che, se veramen·te i rredesch i avessero perduta la testa nell'impiegare l'artiglieria nei dintorni della Sarthe, ciò sarebbe d~t attribuirsi solt,anto a l fatto che essi avrebbero dimenticato come la natura del terreno infl.uiRca sull' impiego dell'artiglieria campale quanto e forse più di quello che vi possano influire i metodi di tiro. · Noi abbiamo ammesso c,al capitano Segre che la regione della Sart he fosse alquanto più difficile degli altri terren i piani d ella Francia ; ma è poi la Sarthe meno difficile d ella maggior par te dei paesi in cui n oi dovremo. o potremo im(1) Gli stud i anteriori al ·1892 11011 sono che speculazion_i teo riche ?i qualche utIWale studioso, s~bbene qualche tentativo di pun tamento 111d1tetto prat,co, 111 Gc1•man1a e altrove si sia fatto anche par'ecchi ann i prima del i892. (2) ll generale Langlois, sostenendo la .necessità per le batterie frances i, di potere eseguire il tiro mascherato, scriveva: , Si visiti no i campi di hattaglia 11el {870-U • prima della raccolta dei cereali, si faccia uno studio tattico nella Borgog,n . s1 per• corrano la Bauce, la No rmandia, la Bretagna e si acquis terà la convinzione di questa , • v~rità, che un'artiglieria i cui puntato ri han bisogno di vedere, sarà quasi sempre • inutile ... >. (LA,~G r.01s. - L'a·1·tillerie de ca11ipagne en liai1en a·vec les aJLtres armes) .
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ANCORA POCHE CONSIDERAZIONI
piegare la nostra. arl;iglieria? L a risposta si potrà dedurre dal seguente brano della relazione sulla campagna francogermanica: « Quella regione consiste di piccoli pianari e di svariati « gruppi di poggi... Tutto il terreno è coperto di vecchia « e :fittissima coltivazione, a vigneti, a frutteti , ad orti. Gli < abita.ti, in generale, sono masserie sparse ...... tra cui sor« gono castelli (o ville signorili) circondat i da grandi parchi « e boschi. Il suolo è tagliato a piccole partite, da siepi, « fossi ed arginelli che cingono i campi ..... All'assalitore in « quel paese anche i luoghi più alti rare volte offrono ve« duta libera .... La fanteria ebbe quasi sempre tutto il ca « rico della pugna... » . Giudichi da ciò il lettore se il cL:r.ssico paese della g uerra civile (1) - come la chiamava il Bogu· slawski - si possa ritenere meno difficile della generalità dei nostri difficili terreni. Ohe se poi si tien conto della nivea copertura di cui l' aveva tappezzato l'inverno rigido, si potra~no facilmente im maginare quali e quante difficoltà una artiglieria campale· dovesse incontrare operando in quelle condizioni. La relazione sulla guerra non lascia dubbio in proposito: trattando del combattimento di Vancé, e precisamente dell'attacco di Ruillé fatto dal X corpo prussiano, ecco quanto essa dice: « L a posizione non potè essere conquistata se non che dopo « un lungo combattimento a fuoco della fanteria che a stento « si poteva muovere su quel difficile terreno ». Seguono a quello di Vanèé i combattimenti di Oonnerré, Thorig né, Arvenay, Chahaignes e Brives; e il X corpo si avanza verso quest'ultimo villaggio « ma - continua la ci. « tata relazione - al graYe incomodo della neve e della neb« bia, che fu comune in tutto quel g iorno a tutte le truppe « della II armata, si aggiunsero per il X corpo la strao1·di« naria difficoltà di un paese montuoso, a ripidi pendii, tutto « gole e strade affossate, in quella stagione. (O Presso Le Mans fu combatt uta, come si sa, nel blicani contro i Vandeest.
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l'ultima ballaglia dei Repub-
C!UOA L'Ii\ll:'1EGO DU:L i!AR.'l'!GLIEIUA. DA C.A.llfL'AGNA, E CO .
1931
« La cavalleria e l'artiglieria dovettero andare a piedi, & ~ fer- , « marsi ... L'artiglieria ... inacloperabile in qu~l p_aese, si tra« scinava a stento pel' le strade strette e gh1acci~te; ~er lo « che sul mezzogiorno fu rimandala indiet1·0..: Fuori dell e « strade, la fanteria stessa non poteva muoversi se non len« tamente e con grande stento )> (1). Se tutto ciò è vero, non si pnò ragionevolmente temere che la nostra artiglieria campale si possa veni~e a . ~rovare spesso in condizioni più diinc~li d_i ~ue_lle; e 11. critico c~ · scienzioso non può dire che gli artiglieri tedeschi perdet_tet o la testa quando dovettero impiegare il ca~non~ nella regione della Sarthe. 11 critico deve, al contrario, riconoscere che l'arti a lieria tedesca. fece quanto di meglio non avreb?e tuto fare in quelle circostanze di luogo, di stagione, di_chma; e lo studioso dello impiego delle tre_armi n~l c011;'-b~tt11:11entodeve convenire che in certi terreni n on s1 puo 1mp 1_eg~r~ l'artiglieria, anche se m unita dei migliori organi matenah ~1 puntamento ; e dovrà convenire che . vi sono circostanze m cui la fanteria può e deve bastare a se stessa (2). . . Per sostenere, contraria01ente a quel che 1101 d icevamo~ la necessità e l'utilità d~l tiro a zone regolato sulla carta, 01 si opposero due citazioni, una presa dalla relazione del g~nerale Pianell sulle manovre del 1878 e l'altra dalle cons1~erazioni che il generale Corsi pubblicò nel 1880 a proposito delle operazioni dei Tedeschi attorno a L ~ M~ns_ nella c~m pagna del '70. Ora per venire a concl~s1oni g~uste, _pa~e ~· noi, che non basti lo esaminare un brano isolato di uno scritto, ,< quando un cavallo cadeva, la colo_nn~ era costretta
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(!) Si noti che allora l'artiglieria prussiana aveva un can_no~c cosi ~es:,nte cl~c per poco il terreno fosse smosso non bastavano i can~ouien_ dt una mt! ra sez101:e '.1smuoverlo d i l),,tteria _ come scrivc1·a sul giornale I Esercito n~l tSH li.tenente d artt a\jeria ora co lonnello, sig. 8. Do Luigi. . . 0 ( ) Nel combattimento di Brives, in cui la natura del _ t~r'.eno pe rmise a. tr; batteri~ 2 tedesche di prender posizione, esse non esitarono a st.ab1hrs1 ~ n_ord-ovest dt, L Homm~, I ic still•~ guerra , • g(<i aUe nove pet tu1·b1mo delta neve dovette, o . ma d1cc 1a r e a1.1 O1 t· · o che · 'tt . a· i·. ·e _ Qui Jlili che la mobtlita e la po tenza so no 1o c1rcos ,rnz sme eie 1 11ct1 ' · , . d · ·,,1· · ·sterni . ·t ,· • .. clol c•nnonc · evidentemente, anche d1sponcnclo e, m1::, ton s, I1m1 - · ct· neve non ano 1 1mp1eo0 ~ , b" . di puntamento e Uro, quando, una baUcria è avvolta da tur tn1 con 1mu1 1 . è possibile fare un qualsiasi ti ro utile.
1932
ANCORA POO}(g OOXSIDERAZIOXI
P:rchè non sempre un brano isolato può rendere bene l'idea d1 un autore. Nel caso nostro, è vero che il Pianell scrisse: « l'a~ion~ dell'ar.tiglieria dovette Jimitarsi nella maggior parte « de1 casi, a battere da lontano le posizioni che si suppone« vano occupate ~em~co » ma oltre che ciò, se può dimostrare 1a poss1b1hta d1 sparare a caso, non ne dimostra per nulla la'convenienza, bisogna tener presente·quanto lo stesso P ianeU soggiungeva: « Le manovre... resero evidente « q~a~to sia difficile_ l'impiego dell'artiglieria, ne' terreni « pi~n~, eccessivamente rotti e coper ti ... L 'azione dell'arti<< ghena nelle manovre or ora ricordate, dovette limitarsi. « n.ell~ mag~ior parte dei casi, a battere da lontano le posi<< ~10m c.he si supponevano occupate dal nemico... L''a rtiglieria « m guei terreni non deve adunque entrare nella formazione « d~lle colonne di combattimento, se non nella più scarsa « misura possibile ». . Ohi serenamente esamina queste osservazioni dell'illustre e compianto generale e conosce quel che si fa alle manovre del te~p~ di pace, vede un'artigheria che impaccia, ma che tuttavia gmnge a distanza di t iro e spara... spara per 0O'iustificare la sua presenza. Il Pianell parla della più scarsa misura possibile; quale pote~a essere, allo~·a, questa più scarsa misura possibile; quale ~ov~a _essere ?gg1 guesta più scarsa misura con la qnale l'artiglieria dovra entrare nella formazione delle colonne? Ad argome~tarlo· ~a tutto quel senso d'impaccio che essa produceva m quei terreni eccessivamente difficili, ad argomentarlo da quanto ne scrisse il Pianell, noi dobbiamo ritenere che la proporzione adottata in quelle manovre _ meno di 3 cannoni per . mille combattenti - fosse, già allora, ritenuta eccessiva. Se ~oi si pen~a che. il Pianell aveva il coraggio di parlare d1 scarsa misura rn tempi nei quali era vivissima ancora l'eco dei successi ottenuti dall'artiglieria tedesca nella c~mpa,~na del in tempi nei quali tutti gli scrittori d1 tatt:ca predicavano l'impiego a massa, il pronto accorrere d1 tutta l'artiglieria in aiuto della fanteria;, m cm
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. CIRCA I}HlPlEGO DELL.AR'L'!GLIERIA DA CAMPAGN.à) ECO.
1933,
l'Horsetzky,lo Schell, l'Hoffbauer sostenevano che le batterie non avrebber o dovuto esitare a spingersi fino ad 800 metri ed anche a, 600 metri dalla fanteria nemica, pur di sostenere la propria fanteria; - se si pensa che attualmente l'azione efficace del fucile si estende a più di 1500 metri; se si riflette che nel terreno difficile da noi considerato la fanteria nemica può trovarsi ancora fresca a poche decine di · metri di distanza, si deve necessariamente concludere che, in tali terreni la più scarsa misura possibile può e deve in éerti casi ridursi a zero (1). Se il P ianell avesse avuto il fucile odierno; se le minime distanze alle quali si poteva ancora rimare sotto il fuoco dì fucileria fossero state di 1200, 1500 o 1800 metri come adesso sono, invece di 400 o 600 metri come erano allora; se in vec~ di semplici manovre si fosse trattato di combattimento vero; se, finalmente, l'illust re relatore avesse dovuto formulare un giudizio in base ai risultati di esperimenti appositamente fatti, anzichè limitarsi alla semplice narrazione di quanto credette di aver visto, certamente che non avrebbe consigliato di far entrare sempre in azione l'artiglieria (2) - nè avrebbe suggerito agli artiglieri di sparare a caso. contro zone di terreno nelle quali il bersaglio si suppone, ma dalle quali potrebbe essere ben lontano. Del resto, persuadiamoci che le manovre - grandi o piccole che siano - non possono dir nulla in proposito: alle manov re si pnò fare e talvolta si deve fare - più rumore che sia possibile, sparando magari alla luna... perchè... perchè non si vedono altri effetti che quelli di alleggerire i cofani delle batterie e di 1:0autenere l'allegria o l'entu.:;iasmo nelle truppe; ma . nel (l) A questo proposito ecl a conferimi dl quello che noi sost.enevamo e sostc1ii.tmo, ci piace riportare dalla llivisla d'artiglieriq. (clispen~a. luglio ·1903, pag. 21) qu;tnlo scrisse uno dei più ctislintl 11illciali superiori della nostra artiglieria camP.ale irt un articolo firmato (st.): , Persuitiliamocl <lunque che vi saranno occasion i in cui la fanteria • clovrà combattore anche senza l'artiglieria. e nelle quali lo intestarsi 11. rolf\r imp ie' gare quest',irma sotto lo specioso pretesto di averne conforto morale, condurrnbbe • soltanto a spreco inutile di mun izioni e al d,urno di rivelare inopinatamente le no' stre l'orze e i nostri mezzi al nem iw, :~ rare insomma per conto cl i lui c1uel sen•izi(} • di iu formaiioui che il terreno coperto gli rende sommamente dirficile. (2) Cosa che del resto non co nsigliò.
1934
ANCOR.A. P OCHE CONSIDERAZIONI
-combattimento vero, alla guerra, quando si deve sparare per logorare realmente le energie del nemico, oh a llora ci si lasci credere che nessun comandante di batteria oserebbe ·s parare un sol colpo contro un nemico supposto, che a nes-sun comandante di truppe verrebbe in mente di obbligare l'artiglieria a sprecare le munizion i: il nemico si pohebbe infatti supporre in infinite direzioni e, sparando in base alle supposizioni o, peggio ancora, in base a false indicazioni, si rischierebbe d i esaurire tutto il m unizionamento prima ancora che i pezzi avessero · potuto compiere mezzo g iro d'orizzonte! Nè ci si v.enga a dire che « le munizioni peggio sprecate « sono sempre quelle che rimangono nei cofani delle batterie « alla sera della battaglia; e che minore efficacia di quelhi « che corrisponde al non impiego è difficile immaginarla » perchè a questo ~oi potremmo rispondere che è sempre meg lio non impiegare un dato mezzo che impiegarlo quando si può prevedere che se ne otterranno risultati negativi. E poi sembra evidente che sprecate si possono considerare soltanto quelle munizioni che fossero impiegate in un tiro inutile sotto tutt i gli aspetti; e che parlare di efficacia quanqo non si sia fatto un solo col po non ab bia alcun significato: se non erriamo, l'efficacia di un tiro può essere rappresentata da un rapporto tra il numero dei colpi utili e il n umero dei colpi sparati; e così definita, l'efficacia sarà tanto più piccola, quanto minore sarà il numero dei colpi utili r ispstto al totale dei colpi, sari~ nulla quando non vi saranno colpi utili qualunque possa essere il numero dei colpi spa· rati (1). Se per poco supponiamo che nel bersaglio non vada nemmeno un colpo; e che invece parecchi col pi vadano a colpire le nostre truppe - cosa che, come vedremo in seguito, non è difficile che avvenga nei terreni considerati e (I) li ti ro rapido potrebbe serl'ìre, nel caso da no i considerato, ad aumentare il solo, denom inatore del 1·apporto efficacia; e perciò i ma teriali a tiro rapido 11on ,i posso no - .Pet· il solo r,1tto deHa maggiore rapirli tà di tiro che permettono - cOrl$i· derare pili convenien ti di quelli a ti ro accelerato-per l' impiego cho occorrerà farne nelle pianure fo rtemente coperte.
OJROA L'IMPIE GO DELL'ARTIGLIERIA DA. OAl\!PAGN'A, ECC.
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specialmente nello eseguire il tiro a zone da taluno v~gh~g · giato - allora, non solo è possi bile, ma è anch~ facile immaginare un'efficacia minore di quella che cornsponde al non impiego, perchè è facile immaginare quali disastrosi effetti materiali e moral i un fatto simile produrrebbe nelle . proprie truppe (1) Giunti a questo punto, ci sentiamo domandare dai soste~ nitori dei tiro a zone : << del restonpoichè l'artiglieria si deve « impiegare, q uale altro metodo si può applicare? » (2). Prima di rispondere a questa domanda - che già esprime l'imbarazzo in cui si trovano i sostenitori del tiro a zone vogliamo qui aprire una parentesi : già nel 1893 l'all~ra maggiore Saladino aveva segnalato agli studiosi di tattica la importantissima questione di cui adesso noi trattiamo e, con quella chiarezza e precisione che noi abbiamo sempre· potùto ammirare nel nost ro attuale eomandarite di reggimento, scriveva che il perno della questione· era questo: « È troppo ciò che si chiede all'artiglieria, o è l'artiglieria « che non sa sempre cavarserla '? » (3) Ma egli nelle bellissime considerazioni che fece in proposito non venne - e non po teva. venire ·_ a concludere colìa necessità di sparare a caso, come nel proposto tiro a zone si dovrebbe fare; ma s~ris~e invece q uanto segue : « Non è improbab ile che pel des1deno « di r iuscire, sentimento naturale e legitt,i mo, si ritenga « qualche volta nelle manovre di pace, dove è così ditlicile « arrestarsi a tempo nelle supposizioni e valutare d'un colpo « tutte le difficoltà del t erreno che l'artiglieria poss,a e debba << saper 1.mdar da per tutto, e che basla dù·le cli anda1·e o « tirare, perchè essa vada, veda .... e vinca. « La gran difficoltà per le batterie sta appunto. nel pot er « andare da per tutto e nel poter tira1·e da qualunqiieposlo .. « se si vuole realmente che da quella data posizione il tiro {'1) 11 capitano PoL1row,K1, nella sua Artiglier ia du ca·mv agna nelle guerre 1877-7 8 scrivel'a , • l\on vi è istn.nte più penoso per gli ar tiglieri di quello in 1·.ui si sente , .gridare d'un tratto nel furore della mischia: credo che tiriamo s ullo nostre trnppe ! •· (2) Vedi Rivist< i a• Artiglieria, voi. IV, anno 4902. s~:GHll, I. ci t. (3) G. SALAOll\O . • Questioni pratiche ccc., • in mv . Jl/il. Jlal. del gi ugno !893.
1936
CIRCA L'DlPIEGO D}~LL'.àRTIGLIERIA DA CA11PAG:XA, E CO.
ANC0RA POCHE CONSID]mAZIOJn.
« sia utile... in quanto a l tirare da qnalsiasi pos1z1one, e ti-
rare non solo per far rumora o per ottenere uu effetto « mor·ale, ma per ottenere risultati almeno almeno discreti « con viene fare diverse 1·iserve. ' « P rima condizione perchè un tiro a puntamento indi« retto riesca, è quella che si veda il bersaglio e che il co« mandante la batteria possa osservar·e il risultato ctei suoi « colpi: _ O ve questo non si verifichi, si potranno sciupare « mumz10n1, ma 11 risultato o sarà nullo o sarà da att,ribuire « ad un intervento provvidenziale>>. Si osservi in qual modo chiaro, preciso e razionale è tratteggiata iu questo brano la nostra questione · e si nensi che il colonn~llo_Saladino era, ed è, un caldo part,igiano' del punta~en_to 1Ud1~etto; uno di quei partigiani pei quali la complicazione dei congegni e dei metodi di puntamento è fatta più .P~r ~ncoraggiare che per spaventare ; mà uno di quei part1g1am che non ammettono si possa abbandonare qualche cosa a l semplièe caso e i quali vogliono che si debba sparare « solo quando si ha il convincimento, la sicurezza, d irò così. la coscienza che di là (dalla posizione scelta) si può tirare, e eh.e per quanto difficile il t iro ... pur tuttavia, se non s~lendi~a_m ente, si hanno almeno le tali e tali probabilità d1 colp1ré >) (1). Chiusa questa breve parentesi che indirettamente risponde alla domanda d i coloro che vogliono adoperare sempre e da per tutto l'artig lieria, ci permettiamo, a nostra volta, d i r ivolgere loro questa interrogazione : Dal momento che ci t roviamo in un terreno nel quale la fanteria non ha bisocrno di aiuti ; nel guale l'artiglieria non si può muovere o ~on può vede_re; nel quale è faci le scambiare o confondere amici e nemic:ii, perçhè ostinarsi a volere impiegare l'artiglieria'? Nè l'uso del tiro a zone che si propugna da' nostri contraddittori è da paragonare a quel tiro a tempesta d i fuoco cui accennava il generale Corsi, come qualcuno mostra d i credere ; per convincer.:ii che le due specie di tiro sono dif<<
(I) G. SA1. Ao1r,;o . Log. cit.
1937
ferenti, basta Jeggere quel che ne scriveva l'ora detto ge· i1erale trattando precisamente dell'impiego dell'artiglieria nei terreni attorno a L e 1\1ans. « La fanteria colà si ma« negg ia a brigate ... Osservate ... come quelle strade... infos· (< sate e bistorte... andando a sghembo e a rigiro per la « campagna insidiosa guidano e t raggono le truppe dove « forse i loro capi e condottieri non vorrebbero, qua ad am· « mucchiarsi, là a dindarsi a dispetto di ogni · buona ra·« o-ione tattica ... (1) e che necessità di riserva! P.erocchè « ~anca la vediila e i l potente aiuto del cannone . L'art.i« glieria, stretta in quegli &,nditi, tra ripe, siepi, argini, << muri, sommersa tra gli ,alberi, condannata. a fare ingombro « a sè ed agli altri, impensier ita di tutti quegli impacci che le « impediscono i giri, r imane ascoltatrice, . non dico spetta« trice, della battaglia e dopo di aver tentato invano or « questa· or quella via può stimarsi f:elice se le r iesca met· ·,< tere qua e là qualche sezione, e far qualche tiro, non troppo « cor to, non troppo incerto, non troppo dannoso alle truppe << medesime del suo partito (2) .. Ed ecco che a scanso d i « p.eo-o-io i generali le ordinano di tornare indietro, (3) se e . be, ' (( comè può, e pigliare il largo, cioè scostarsi dalle truppe com « batt enti, forse cedenti, e avvi~iI1arsi ai cariaggi che em · « piorfo il paese laggiù e chiudono le vie colle loro pesanti « colon ne. « Ne videro sfilare parecchie di quelle batterie mute e « uggite in lunga tratta, un carro dietro l'altro, le retro~ (( guardie tedesche, quelle stesse batterie che già ne' campi « della Lorena ed anche pochi dì prima su quelli dell'Orlea« nese, erano ven ute al fuoco di gran trotto e s'erano schie(< rate d i galoppo .. ... Spesso sul campo di t iro s i attraversa, « senza avvedersene, fanteria della nostra parte, pernhè le & poi si dica di rar tirare rartig li eria 11elladire1.ione in cui· il nemico si suppone: (2) Non è questtt un'autornvole conferma di quello che noi abbia mo sem pre detto a 1 propugnatori del tiro a zone rer:_o lato sulla car ta~ . . . . . (3) Ciò acca<!de ctiver,e vo lte ai Te,1eschi per aver voluto 1rnp1egare Fart1gl1ena anche nei terren i che non erano fa tti per tal e impiego! II, francamente, noi preferir emmo · lasciare a casa l'artiglieria cho veuerla miseramente aiJbandonarn il camp o d1 batta· glia quando la morte mieto nel le lìle del la propria fon teria I (i)
122 -
AXNO HVIII.
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ANCOlU PO CHE COKSIDERAZIONI
oc vicende della pugna sconnettono gli ordini..... E da c10 silenzi inopportuni o errori funesti. Poi qualche sezione o « batteria ..... non s'accorge d'esser r imasta sola, e si vede « a un tratto i nemici addosso, dinanzi, sui fianchi, alle « spalle (1)..... se il terreno è frastagliato e coperto sarà caso « che l'artiglieria ..... possa, ciò che più vale, farsi un' idea « netta dello andamento della battaglia.. ... Potrà fare ottimi « tiri a tempesta cli fuoco contro questo o quel villaggio, o .« casale, o ponte, o crocicchio, od altri siti di momentaneo « valore tattico ..... (2).· Poco giovarono infatti ai Francesi a « Le lvians le loro alte batterie centrali sulle alture di Au vours <~ e·di Sargè, che molto paese scorgevano; ma in quello non « clislinguevano le t?·uppe nemiche ..... E bisognò m".l.ndare in« dietro (3) assai per tempo quelle artiglierie perchè non fa. « cessero intoppo alla ritirata delle truppe e non cadessero ·« nelle mani dei vincitori che s'appressavano come di sop« piatto col favore appunto dello oscuro terreno ..... Insomma « nelle condizioni eh' io dièo le posizioni d'artiglieria sono « utili molto più per t irare contro luoghi che contro t?·uppe >) . E dopo aver così esplicitamente espresso il suo convinèimento intorno all'utilità e allo impiego del tiro a zone - ~on perè, del t iro a zone regolato sulla carta, ma del tiro a zone suggerito dalle nostre orama·i abolite Norme d'impiego' delle tre armi - il Corsi conclude che chi opera in quei difficili terreni « non aggraverà le sue colonne di marcia, di cannoni « di cui non saprebbe cosa fare. Spartirà le sue batterie tra « gli elementi del suo ordine di marcia o di battaglia, secondo « i luoghi e i casi, a misura del bisogno, affine di averne « quante ba3ti, quante possa adoperarne, in ogni _parte del «
(I) A eh., gioverebbero gli scudi, in tal caso? (2) Ecco già che l'A., nell 'ammetterci i l.iri a teinpes ta di fuoco, ne limita e definisce 3nchc l'uso, che é ben diverso <la quello eh~ si vorrebbe fare del tiro indiretto
a zone. (3) A.nelle qui ve<liamo l'artigl ieria mMidata indietro nel momento in cui la fan teria · avrebbe dovuto ottenere un vero sollievo dall' iritervcnto del cannone; erl è lecito snp1lorre che gli artiglieri francesi avrebbero preferito rimanere a casa anzichè essere mandati o essere andati ad operare. in un terreno dove le ba tteri e non potevano essere imp iegate per essere quindi sottoposti allo alTronto e allo strazio cli abbandona re la fanteria nel momento più critico ciel coml>attimento.
OHWA J,' !MPlEGO DELL'ARTIG LIERIA DA O..\hlP.A.GXA, ECC.
1939
·« suo campo ove possano essere utili ..... e terrà· ~i,~ ·indietro -<< tutto il resto delle sue artiglierie, non tanto v10me da. po<< ter inciamparvi n ella ritirata, non _tanto lontane d~ non -« potere averle presto in pugno semprechè il terreno gli per« metta di valersene» (1). . . Ora, se tutto ciò di cui parla il Corsi si riferisce al1'1mp1e?~ dell'artiglieria in una regione da qualcuno rit(lnut,a me~o dif~ ficile della generalit.à d i quella in cui potremo ~ssere ch1amat1 .ad impiegare la nostra artiglieria, ci pa~e lec1~0 çoncl_udere ,c he ..:._ se veramente la maggior part e dei nostri terreni, presentasse difficoltà maggiori di quelle che nel '70 pre~entò .all'artiglieria campale la zona tra Loir e Sarthe -- n?~ non potremmo, quasi mai, dare alla fanteria il pot~n~e ~us1ho de~ cannone. Ma questa conclusione, come artiglieri, no~ c1 umilia nè oi scoraggia, perchè basata sopra un' affermaz1011e .che è ben lontana dal corrispondere alla realtà delle cose; che -cioè i nostri terreni siano in generale molto più difficili delìa . , . d'egione. della Sartbe. Che tale aftermazione non corrisponda alla realta - _olt1 ~ ,che da quanto scrivemmo a pag. 4 d i questo lavoro -: s: pno indirettamente argomentare dal fatto che per esemp10 11 capitano Segre - parlando della proporzion~ secondo la quale l'artiglieria dovrebbe entrare nella formaz10ue delle colonu~ ,oper anti in quei terreni - si limita ad ammettere _quella d1 3 cannoni ·per mille combattenti, mentre nella reg10~e del_l~ Sarthe si scese al disotto del 2 '/ , per mille e nelle piu f~cih reo-ioni in cui si combattè nel '70 non si snperò la proporzione o ,di 4 cannoni per mille (2).
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(l) Qui è lU<tgistraJment.e ed es11lit:ita_mentc enu nciato i'. prillCÌlliO della economi~ ,delle forze, in oma~gio al quale principio - che 110 1 co ntrapponemmo~ .quello _i e . l , '!Cli' impie"O ad o<•ni costo ·e sem1lre - sostenemmo che ne1 terreni C01lSIC!e1all ~~~"~~~itano Seg~e è cor;venie11 Le tenere l'artiglieria i11 posizione di s~rve~hanza: o 111 po,;1·z1·one ci·1 attesa . , come, i·iserva. attiva e poderosa nelle mam dei capi. (\ ed1 Rivista ,miliiare italiana, dispensa XI del ·1902). . . . . , .. . " . ct· (2) Tanto in Germania quanto in Francia, s1 ritiene e.be la p10~or zwne or_.,amca 1 . 1· · nel'" ttii·i t'• 1· 0 ·male colle 3 armi, po,sa oscillare fra 11 " e 11 6 pe1 mille. li 1 .ar t-t" iena '" ~ ' · · f · , qut 1ulo ;:,, 0 ·e 'I•zz• del la nostra arti<> lieria dimos trava parecch i ann i or a - c1oe , _ ,ma 1 r " ~ .-« "' . · · · · d" t e Ho rn anc~:-a presso <li noi no n si conoscovàno melorl1 semplici e prMrc, 1 pun am 1 <l iretto _ che per il nostro esercito tale proporzione non dovrebbe ma: !cendern al -disotto dP.l 3 • ; . , ina dovretil)e piuttosto portarsi alquanto · JltU m la del '' /oo ·
CIRCA L' IMPIEGO DEl,L' ARTIGLIERIA DA· OAlllPAGKA, ECC.
1940
ANCORA POCHE (;0~SI0ER.\ZI0~l
194 l
modo diverso nelle sue colnoue secondo la natura del -<< paese in cui a volta a volta si trovano » (1). E per essere veramente espliciti e non da.re motivo a fals e interpretazioni o ad erronei apprezza~enti, anche per tale r iguardo, crediamo utile di richiamare, in modo spe· ciale, l'attenzione del benevolo lettore· sulla differenza che intendiamo stabilire fra propor:.:-;ione organica e proporzione con la qua.le l'artiglieria deve entrare nella costituzione delle unità combattent,i : la proporzione organica è deter minata <la criteri generali e segua il massimo d'artiglieria campale che un esercito deve possedere in relazione ai possibili o probab_ili teatri d'operazione, mentre la proporzione con la -quale l'artiglieria deve entrare nella costituzione delle unit.à combattenti, dovrà essere determinata, secondo noi, volta per volta, in bas-e a considerazioni tattiche e logistiche riferentisi alla regione speciale in cui si dovrà svolgere l'azione. Seguendo il principio della economia delle forze, noi di.cemmo che in taluni casi, parte o magari tutta rartiglieria ,d isponibile dovrà r imanere come riserva atti va e poderosa nelle mani dei capi. Ora, pur sapendo che, d,icendo ciò, dicevamo cosa che nou .avrebbe potuto mettersi in dubbio, comprendiamo come :abbia potuto suonar male la parola 1·iserva alle orecchie di .chi ha sempre sentito parlare di offensiva ad ogni costo e, .ci spieghiamo come - a malgrado che noi avessimo scritto <li ,·iserva attiva e pode,·osa - i nostri contraddittori abbiano potuto temere che tale riserva potrebbe funzionare da grosso ,c arreggio, Non neghiamo che ciò possa avvenire a capi che ignorassero come verament':l si debba impiegare l'artiglieria campale odierna; ma noi. trattando dell'impiego di un'arma o di un mezzo qualsiasi alla gnerra, non possiamo par tire dalla ipotesi che chi è destinato ad impiegarlo non sappia il suo mestiere; dobb iamo invece contare sulla capa-::ità,
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~v~de~t~mente, _se_ i nostri contraddittori ammettono chenei d1_ffic1h terreni d1 certe nostre pianure, si può ·impieo-are una nlevant~ qu~utità d_i art~glieria, egli è che quei ter~eni n~1~ sono po1 cosi oscuri ed mtricati come essi li voo-liono0 d1pmgere. Se ·poi notiamo che la proporzione del 3 °/o o ftt n·t en ut a :ffi su ~ien~e ~n~he dal generale Corsi - non certamente teneroper l ar~1gher1~ (1) d~b?iamo concludere che tale proporzione d~bba ritenersi un mm1mo al di sopra del quale - molto 'al d1so_pra _- converrebbA tenere il numero dei cannoni nella. costituzione or o_ o-anica delle oo-randi unita'·• E l a ragLOne · d.1 .• . mo ~01 la togliamo ad i mprestito proprio dal generale Corsi: « E pure quell'esercito (italiano) ridotto a marciare e com« battere ~ t_astoni _in quel ~are di fronde, su campi tagliati : da fi~m1, ~orren~r,_ canali e fosse e pieni d'insidie, per Q monti, colli, valli 10 gran parte impervie, potrà trovarsi « a combattere qualche battaglia forse deo/siva, su qualche « ter~e~o _aperto, o cumunque atto all'impiego di numei·osa « art1gl_iena. Dunque, perchè questa non gli veno-a a man0 « care m possibile momento di supremo bisogno, sarà, « necessario che ne porti seco, a non troppa distanza dalla (< fronte, u~a qu~ntità so_verchia pei paesi impediti, suffi(< mente pe paesi sgombri, e necessariamente dovrà porla
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<f_l ,li CoR_:;1 s~rirn,a nel ISSO cl:e avendo fatto studiare con molte cure •· · " ·:el~,ll~lgl;ena dt un corro d'ar mala ebllo a const:1t11re che sempi-e , s' inc~r:~~:'.~;: cltfllcolla ~1_10 sp1egamonLo, allo avanzare ed al ritirarsi delle batterie p·1· d' 111 • volta s1 pote constatare che per mettere in azione in C3SO ,l'olTensiva O d. - d~, '. a • 1mprovv1·at.a · · d"1 pezzi ci voleva tanto tempo che po ter1·I 1te1t,l\ , • , un a c1nqunntin,1, bns La ' a.' P~r vmcero o po~dorc In battaglia..... • Il )!AZZA cli c scrive,•a un anno do, 0 \ 1 're 111 ri~posta al Co1:s1_ diceva: • Havv i 1i1·escntcmente in Italia una ~rrentc d~ '. 1.ua~i • guidata da uom1111 autornoli, secondo la quale i nostri terreni sarebbero po~!': ~:~;'.1 • allo, lm~1ego dell'artiglieria..... Noi riconosciamo cho i nostri terreni peJ si· te;n d : c,?l!~vaz1one; sono in gcner.ile più co1ier ll di quelli clegli allri pae;i ; ma :redii~m~ ' 1 ,1a nello conseguenze che se ne vo)!llono dedurre per 1• lmpie"o delr:u-r r • molte. esago,razioni. Tali conseguenze sor.o d'ordinarlo il frutto ili dl01col1 · . ig t~~ta, • 111 Gasi, partt co lari (p or lo più nelle esercitazioni Lattiche "l1e •1· fanno _a inc~nt1 ,11e < ctc· I .,, · ct' · · ' w v1ç10011za. t U~c 11 1 guarn1g1one, dove i ca,eggiali, i giardini i muri di cinte sono p' · r ., • quentt che al!rove e la coltivazione intensissima) che ~i na poi il torto di vol~~e 0~:~ • nerahzzare, rica vandono dei principi va levoli in tuLti i casi , . 0
,
(i) Osse rvazione analoga faceva il generale Alla~on nel SllO classico tratta Lo sull' im· piego d'~rtiglicria quando scri\·e,·a: , Le battaglie han sempre luogo soltanto in quei terreni nei quali i naturali comandi per mettono di veliere, di orientM,;i e quindi anche di adoperare l":\rliglieria •-
1942
ANCOR.A POCH E OOXSIDERAZIO NI
sulla dottrina e sull'abilità de' capi. E se poi, per disgrazia,. si troverà fra di essi un comandante di unità mista che· permetterà all'artiglieria combattente di funzionare a mo' d i grosso carreggio, anche le altre armi, guidate da un comandante simile, funzioneranno da masse inerti che si sfascieranno al primo urto. I Francesi si propongono di fare grandissimo uso dellebatterie di soi•1;eglianza e cli attesa, cioè di i·iserve attive· . e poderose nelle mani dei capi; eppure a nessuno è venutoin mente che l'artiglieria in una di quelle posizioni dovrà funzionare da grosso carreggio. Decisamente, il nqme di i·iserva, quel nome che ricorda il disgraziato impiego che abbiamo fatto della nostra artiglieria nella campagna del 6o dovette far pensare al gi·osso carreggio l Ma non perciò vien meno la verità che affermammo circa la convenienza chenei terreni eccezionalmente difficili . l'artiglieria sia tenuta come riserva attiva e poderosa nelle mani de' capi (1). Per me~lio persuadersi di ciò, basterà considerare quello. che avveniva in un terreno, non eccezionalmente ma abbastanza difficile nella campagna ~el 1848; vogliamo parlaradella regione lombarda-veneta che, nel giugno di quell'anno, era coperta in modo - come scrisse nella Rfoista 1v.liliiare· un testimonio oculare di quella campagna - era coperta in modo da non potercisi raccappe½zare, « quando meno e& « l'aspettavamo - così dicava la Rivista ·- quando noi stavamo pensando talvolta al da ·farsi per iscoprire la presenza del « nemico in un terr eno così imbrogliato e pericoloso, lo si « vedeva sbucare da tutte le parti sopra una lunga distesa: « lo si vedeva sbucare dai campi d i grano, dalle case, dai « fossi, dalle ondulazioni, dalle boscaglie, dai g iardini, da. « risvolti dalle strade... »
(!) il generale Ferrero, comanclante il I corpo d'armata nelìe grandi manovre de t -1880, scriveva giil. allora ,.:. nei terreni rotti e coperti. .. sarebbe pericoloso far entrar e • l'artiglieria in :tzione prima che il terreno innanzi sia stato spazzato dalla fanteria.. • e le cl iffico ltiJ deg li sposLament.i laterali iende necessari o di non portare subilo tn lta • l'artiglieria io linea ma tenerne una parto in riser·va per poterla poi dirigere sui pnnt1 • che il processo cle~l'azione chiarira opportuno. ,
CIRCA L'DlPIEGO DELL'AilT.IGLIRRIA
DA CA,l PA GNA, E CC. 1943
Con tutti questi ragionamenti ed esempi non abbiamo voluto. escludere la con venienzà, e, in certi casi, anche la necessità per l'artiglieria d i eseguire un tirp a zone a puntamento indiretto; se avessimo avuto tale scopo, saremmo caduti in contraddizione con quanto scrivemmo nel precedente nostro lavoro sullo stesso ar gomento (1). Abbiamo voluto soltanto mettere bene in vista che per eseguire con utilità quella specie dì tiro, se non sarà i~dispens~bile I~ conoscenza del posto preciso dove si t rova 11 bersa.g lio, sara sempre ne~essario conoscere con esattezza i limiti della_ zona in cui esso effettivamente si trova; e · questa zona poi non deve essere troppo ·estesa. In altri termini, il tiro a zone che noi possiamo e che talvolta dobbiamo accettare co~e tiro utile d'artiglieda è quello stesso che la nostra· dottnna tattica ufficiale ammetteva e consigliava (2). Esiste in vece qualche ufficiale d'artiglieria che vorrebbe applicare il tiro a zone anche nel ~aso eh~ non. si conosca con certezza dove si trova il bersaglio e che non.si conoscano i limiti dello spazio nel quale esso possa trov~rsi fo_rmo od in moto. Non stiamo qui a :ri pf?tere quanto ab biamo in altro luogo scritt o per d imostrare che · nei terreni dif~ci(i c~m~ quelli1 p . es.,· considerati dal tenente ~egre, I~ ind10az1on~ probabili circa la posizione del bersaglio fo:·mt_e d~ orgam ausiliari non possano, nella pluralità dei casi, .r rnsc1~e suffi . cienti allo scopo che l'artiglieria si deve proporre d1 conseguire; perchè certamente nessuno che abbia ~ffet~iva:n ent~ comandato qualche batteria potrà accordare fiducia a1 d~t1 di tiro forniti da pattuglie lanciate a distanza delle ba~,tenei in un labirinto dove la vista è limitata a poche decme d i metri dove sarà diffìcile trovare punti notevoli da segnare sulle ~art e, dove « l'alberatura è così fit ta che solo collo ele<< varsi cli un migliaio di metri è dato scorgere discretam~nt_ e « quanto avviene nella sottostante pianu ra a 2 o 3 km. d1 d1-
v. I/iv. ,llil. ltaliCLna I. c. . (2) V. le abo lite Norme d' impiego dello 3 anm ecc. ec~.
(i)
1944
ANCORA POCHE CO~SIO E IUZf0::-1[
« stanza ... » (1). E si noti che in un terreno privo di naturali co:nandi - come sono le pian ure considerate ·- per elev~rs1, sarà necessario l' impieg~ di un pallone; che q uesto dovra. essere certamente frenato, e perciò non potrà elevarsi oltre i 500 metri ; che anche riuscendo ad avere un osservatorio di .tal genere, sarà estremamente difficile vedere bene nel sottostante mare di frond e ; sarà ancora d ifficile e Jent,a la trasmissione dei dati, tanto lenta e difficile da ritenersi inu~ile ~o~tr~ bersaglio mobile, cont ro il bersaglio normale dell' artiglieria da campo. Dopo questo, noi crediamo di aver diritto di non esser chia.mati retrogradi, se non accettiamo· le proposte nuove presentate sotto qualsiasi forma dai teorici che si dilettano d'impiego d'artiglieria. Del resto, se ci riferiamo s_lle nuove dottrine tattiche uf~ciali, se vogliamo ermenèut,izzare un po' su quanto stabihs~o.no _le norm~ generali per l'impiego tattico delle grandi ~rnta d1 ~uerra (2)-:- che certamente saranno state compilate rn base a1 concetti più moderni sulla guerra - vediamo che in fatto cl' impiego d'artiglieria esse confor.t ano le nostre convinzioni. - Infatti al n. 14'7 t ; oviamo scritto « Le colonne « hanno s,~c~ 1uel numero di_batterie e.be si presume di impie« gare all m1z10 del combattimento ... » e al successivo n. 1 '75: « Se ... lo scopo della marcia è quello d' i mpegnarsi di notte, ,( allora, nella generalità dei casi, non si assegna alle colonne \{ nè artiglieria nè cavalleria», e al n. 1'78 aggiungono « Di « notte ~l còmpito di sostenere il combattimento spetta quasi « esclusivamente alla fanteria. L'artiglieria non può trovare « impiego che eccezionalmente nella guerra d'assedio ... ». Veramente, ciò si riferisce alle operazioni notturne· ma si può riferire precisamente al caso nostro quando si ~ensa che, trattando del combattimento nei terreni da noi considerati, il capitano Segre diceva che le condizioni di chi
(1) V. le ab olite No·1·me d'impiego delle 3 anni, ecc. ecc. (2) Publllicat., nell'aprile ·1903.
CIRCA L ' H1PIEGO D i-: L L' ARTIGLrnl-tlA DA CAMPAGNA, !WC.
1945
.combatte in. quelle regioni sono « analoghe a quelle che si « hanno nel combattimento di notte» (1). Ecco quindi con pochissima ermeneutica trovate nella nostra recentissima dottrina tattica uffic iale le norme d' im · piego d'artiglieria nei terreni considerati dal tenente, ora capitano, Segre; e tali norme sono conformi ai principi che <Yià noi sostenevamo fin dall'anno scorso (2). b Gli artiglieri sanno certamente che la possibilità di correggere il tiro costituisce la forza principale dell'artiglieria; ed è a tutti evidente che il tiro non si può correggere se non se ne possono vedere i risultati : « Tolta la possibilità delle ·« osservazioni, il nostro tiro è perfettamente nullo, per quanto << ter ribili gli effetti del proietto, per q nanto perfette le regole « di correzione, per quanto abili i comandanti nello applicarle>>. È questo che, venti anni or fa scriveva uno dei più strenui -e valorosi propugnatori del tiro indiretto (3) per l'artiglieria campale, è tanto vero al giorno d'oggi quanto .lo fu nel p~issato, quanto sarà vero per l'avvenire, ogni volta che si dovranno impiegare artiglierie. . · Lo stesso Langlois - che pure è il padre della rafale e il ~apo di quella scuola che vuole impiegard l'artiglieria campale in modo assai sbrigativo e dappertutto - dopo avere osservato che << una batteria istruita deve potere agire « ovunque essa può prendere la sua formazione di combatti« mento>) aggiu.nge « purchè l'obbiettivo sia visto dal suo «comandante» (4). In vista delle difficili condizioni di visibilità dei bersagli in cui le batterie francesi potrebbero venirsi a trovare in molte reg10ni della stes,;a Francia, il ·tiro che il Langlois
{,I) Rivistci cl'arligtie1'ia e genio del giug oo l.902. . . . . (2) Né ci6 e in contraddizione con quanto dice nuo".'a 1slruz1on~ tat.llca (p rovqsori,1) per le IJatt.erie d iL camp~g na perchè ess:i eia lacolt,t d1 apnre 11 fooco conLro 11 nemico non visto solamente qnando sà che efTetl1 va men te ti nemico s1 trova 11i una <lata posizione. (V. pag. 6 delJ11 htr1.1,zione). (3J Maggiore Aymon ino. (4) LANGLOJs. L'arlitterie ile campagne en liaison avec les a1.1,tres ,wmes.
la
1946
AXCORrl. POCHE CONSIDERAZIONI
pretende dalle batte.rie campa.li no11 è un tiro a zone alla cieca, ma un tiro masque, un tiro cioè in cui i puntatori non vedono il bersaglio che è visto però dal comandante di batteria. Noi, tenuto conto dei mezzi di cui può disporre oggi l'artiglieria, andiamo più avanti del Langlois, pretendendo che le batterie tirino, non solamente nel caso considerato dall'illustre Generale, ma anche quando il comandante la bat· teria può ricevere notizie esatte, sicure e continue circa la zona da battere e questa non sia molto estesa. Le n~tizie esatte, sioure e contin~e dovrebbero riguardare, non solo il bersaglio, ID!l, anche i risultati del . tiro; e non potranno esser date che da ufficiali istruiti e pratici poadiuvati ' da pochi uomini d i truppa, ben montati, arditi e svelti, che perònon clovi·ebbero allontanm·si troppo dalla posizione delle batterie. L'a_utore dE:1ll' articolo « Attorno all' impiego dell' arti~ glieria » ( 1) ammette anch'egli che la possibilità di osservare i risultati debba ritenersi una condizione necessaria per ottenere dal tiro di ar tiglieria la indispensabile efffoacia è propone che dell'osservazione dei risultati debbono inca ricarsi, i comandanti di gruppo o repar to, in modo da rendere la batteria un ati.toma nelle mani del· capo g ruppo. E noi ci associamo a queste idee dell'anonimo autore, pur non. rinunciando in certi casi alla perfetta indipendenza dell'un ità batteria. · Ohe la zona da batter e debba essere limitata e ben definita, risulia evidente anche per le considerazioni che abbiamo avuto già occasione di fa.re; ma la necessità di tale condizione potrà meglio vèdersi da quanto è detto dallo stesso (st) nella Rivista cl'artigliei·ia : <<. .. .. n·on si può am« mettere che scopo dell'ar tiglieria possa essere, allora (quando « le fanterie sono vicine) soltanto quello di trastullarsi a bat« tere il terreno retrostante alla linea di difesa per colpire (·1) V. Rivista <l'artiglierfo e genio deH'agosto 1903.
CJHOA J}nIPIEGO DELL'AR.TIG-LIERIA DA CA:UPAGNA.' ECC .
19'17
« i potetiche riserve e per impedire l'accorrere di ulteriori rin« forzi che nessuno sa se verranno » (1). Riepilogando il fin qui detto, si può dunque concludere: 1° l'artiglieria moderna può e deve impiegar e il suo , fuoco ogni volta che dalle posizioni occupate dalle batterie 0 da posizioni non molto discoste si scorgano bersagli convenienti a distanza utile di tiro; 2° il puntamento indiretto sarà il puntamento normale dell'artiglier ia da campo e potrà eseguirsi contro bersaglio fermo od in moto (2) . Ciò premesso, parliamo delle esercitazioni fatte dal 1_ 2° Reggimento artiglieria che, pur non offrendo tutti i dati necessari per r isolvere in modo esauriente la questione, sono però molto interessanti e rappresentano forse quanto di meglio si sia fatto fino ra a tale proposito (3) . Scopo delle esercitazioni era essenzialmente quello di abit uare le batterie a manovrare nelle più difficili condizioni di terreno, e di studiare, nel tempo istesso, il -modo migliore per poter eseguir e tiri utili da posizioni scelte in terreni piarii, rotti e coperti. Subordinatamente a questo duplice scopo, si doveva determinare· fra quali limiti potrebbe in pratica osciliare l'errore che si può commettere qu ando si volesse fare un t iro a zone regolato sull_a carta in base ad infor mazioni ricevute.. Le esercitazioni furono cl ir ètte dal tenente colonnello De Cosa, comandante la 1• brigata del reggimento; e le nor me seguite per raggiungere lo scopo furono le seguenti :
(1) Vedi llivista d'ai·tialie-ria e genio dell'agos to 190:~. . . . . (2) Nella scuola di tiro rii Bracciano fat t.a nello scorso maggio dal 12 art1gllena s, eseguirono parecchi eser,:izi di ti ro indiretto contro bersaglio in moto visto <!al so-lo capitano da pun ti non molto dis tanti dalla batteria: e si è visto che, impiega11do 1 nuovi congegni adottali per il rl untamento in direzione, si po nno ottenere effetti discreti su tali bersagli e in quelle condizion i. (3) Notiamo però che già nel Ila Rivista militare del 16 f~bbraio !902 il colon nello De Luigi, com anela nte ctel 31 reggimento artiglieria, nell o stabilire alcune.norme di impiego <l'artiglieria nelle pianure molto coperte, suggeriva nel caso non si possa fare al Irimenti, di battere il terreno con tiro a zo ne piuttosto che rimanere inatti"i. Questo suggeri mento con l'autoritil. di clii lo diede avril. probabilmente indotto il capitano Segre a proporre il tit·o a zone come il tiro normale ne' terreni piani e coperti.
1948
A.:iCOTU POCHE CONSIDERA½ION!
1° I comandanti di batteria, prima di giungere in posizione, o prima di essere chiamati ad occupare una data posizione, dovevano assolutamente ignorare doYe si trovasse il bersaglio. ' 2° Dalla posizione scelta, i comandanti di batteria non potessero scorgere nè il bersaglio, nè la zona attorno al bersaglio. 3° Gli esploratori, liberi di andare dove avAssero creduto opportuno per meglio vedere, non potevano però aYvicinarsi al bersaglio più d i qnanto, nel caso vero, gli organi d i sicurezza del nemico, a,·rebbero r,ermesso. Essi dovevano segnare sulla carta topografi.ca, di cui erano muniti, la posizione in cui avevano creduto di Yedere il bersaglio, e il posto dal quale lo avevano scoperto,· prendendo nota dell'ora in cui. avevano fatta l'osservazione. 4° La linea più avanzata di sicurezza del nemico era segnata da pochi individui scaglionati in modo conveniente sul fronte e a distanza Yariabile da esso, secondo le condizioni del terreno, ma variabile fra i limiti usuali (1). 5° Gli esploratori dovevano evitare naturalmente, di fars i scorgere dagli elementi di sicurezza del nemico prima che avessero raccolto le indicazioni necessarie; scopf1rti. avrebbero dovuto r etrocedere; e, in ogni caso, segna·ta sulla carta la zona del ber;;aglio, do,•evano al più presto possibile raggiungere la propria ba.tteria (2). 6° Con le notizie ricevute dagli esploratori, il comandante la batteria dovev~ dare ai pezzi la prima direzione e simulare la esecuzione del tiro in modo da battere
(I) Questi ìncli,·iclui elrn ra)lpresentavano la linea più :wann1la cii sìcnre7.7.a del J1emìco, avrehboro dovuto essere muni ti cl i fric-trac d:t sparare non appena avessero scoperto un esploratore; perchè, in tal modo, ,,uesti - anche non accorgendo, i ,li essere stato sco11erto clal nemico - al sen tire lò sco1>pio del tric-l1'l1c, nvrebbe dovuto intenomperc la sua mi;sione, come nel caso rcro avrehbe fatto ne l sentir~i tirare qua l~hc lu!'ilata. li ) Per la scarsita l!el personale e dei cavalli disponlhili. 11ueste esercìt,1zioni fu ron ri eseguile da una sola IJntteria completa, fo rmata co n clementi pres i da tutte le haUerie del la brigà ta. •
19-:1:9
cmC.\ L'Dlf'TEGO DELL'.\R'l'IGL!ERU DA CAMPAG-XA , ECC.
il bersaglio
O
la zona nelle quali esso avrebbe dovuto tro-
yarsi. 7° Per maggiore semplicità, si supponeva di dover battere un bersaglio fermo. s0 Allo scopo d i potere determinare l'errore ~ommess? nel dare ai pezzi la prima direzione'. quando s1 d~~a 11 « cessate il foc )> 'si alzavano due band iere alle estrem1ta d_el fron-te del bersaglio - o della linea anteriore della zona m cui si era collocato il bersaglio - e si misurava direttamente l'errore nel modo che in seg uito d iremo. P er va.rie raaioni che qui è inutile riferire, queste norme ·non pot,erouo e:ser tutte quante seguite; ciò nondi ~eno _cr~diamo che anche potendole scrupolosamente seguire, 1 risultati non sarebbero stati molto diversi da quello che furono. Per determinare gli errori che si possono commettere nella prima direzione da dar e ai pezzi, si procedette nel seguente modo : . . . Sia z la zona in cui è compreso 11 bersaglio ed A B _11 fronte da battere; O, il punto di stazione del goniometro d.i batteria ed F un falso scopo. NaturalA~.B mente bastera conoscere gli angoli r1. e ~ '' per poter dare la prima d irezione a.i pezzi ' e ripartire lateralmente il tiro in modo F I ' ' da battere tutto il fronte A B; e, nel caso ' , \ \ ' ' da nvi considerato, i comandanti di batte· ' , \ /3.' ria dovevano determinare e, e r serven· ', a..\ . . -"', <, \ \ dosi esclusivamente delle indicazioni che ' \ I ', \ \ potevano r icever e da.gli esploratori. Ve',,, dremo qua li errori si possono comm~ttere o~ e quali effettivamente furono quelli c~e nelle esercitazioni fatte si ebbero a verificare. Intanto_ os~ serviamo che i valori x, o [1 degli angoli a e [~ determmat~ nel modo anzidetto dai comandanti di batteria sa.ranno esatti sola~ente nel caso che sulla carta topografica si potranno se~ gnare con precisione i punti O, F, A e B; ed in tal caso gli errori saranno nulli conie le differenze .z-ci ., e [~- [~,. In ogm \
I
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1
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I I
1950
ANCOJU POCHE COXSIDERAZIO)II
altro caso, queste differenze avranno un valore determinato più o meno grande, ma sempre di verso da zero. ' Du e pezzi o due cassoni, posti uno in A ed uno in B. segnavano il fronte del!a zona da battere che, nelle esercitazioni di cui si tratta, non superò l'ampiezza di 400 m . Così in A. come in B, si pose un individuo munito di bandiera (o disco) da tenere nascosta fino al termine dell'eseresecruiva l'esercizio di tiro. Il comandante la batteria. che , :::, citazione era libero di battere come voleva la zona· del bersaglio, ma doveva notare gli angùli x 1 e p1 con i quali aveva iniziato il tiro; fatto cessare il fuoco. il comandante la brigata faceva sollevare i dischi A e B ~ si misura vano direttamente col goniometro · g li angoli a e {3 per calcolare gli errori x -a 1 e ~- ~. chl:I erano stati commessi. Già fin dalle prime esercitazioni, si notò il grave incon· veniente della disparità delle notizie portate dai parecchi esploratori impiegati; (1) perchè il comandante la batteria restava talmente incerto e dubbioso circa al posto del ber · saglio e talvolta anche del falso scopo scelto, che nel ciiso vero avrebbe dovuto smettere ogni v elleità di sparare. P e1· eliminare questo inconveniente, delle notizie numerose e. contraddittorie, si ridusse il numero degli espl oratori a due o . tre, scelti fra i pi ù intelligenti ed addestrati ; e per evitare che essi scegl iessero fals i scopi di versi fra loro o non visibili dalla bat teria, prima di lanciarli all'esplorazione si indicava loro - ogni volta che s i poteva - un falso scopo naturale ben visibile dalla batteria. Accadde però, molte . volte, che dai posti dai quali era possibile vederò la zona del bersaglio, ii falso scopo indicato non era visto da nessuno degli esploratori. Da qualche comandante di batteria si rimed iò a questo inconveniente, adottando come falso scopo artificiale una l unga pertica posta vertical mente sulla linea delle sale dei
(I) Si
·impiegavano gli esplor:1to ri dispo11ibili di t utta la IJrigata.
CIRCA L'D!PlEGO DELL'ARTIGl,!ERIA DA. C.HlPAGNA, ECC.
1951
pezzi (I ); ma ciò, oltre al richiedere i l perfetto alliMamento delle sale, richiedeva una grande approssimazione nel ·segnare sulla carta la zona del bersaglio, approssimazione .che si poteva avere solamente quando tale zona era in pros·simi tà di punti notevoli del terreno. Dopo una serie abbastanza numerosa di esercizi, fatti con scrupolosa esattezza e vivo interessamento da parte di tutti .gli u ffic iali, si poterono eliminare molte difficoltà e molti inconvenienti nei vari- metodi che mano a mano si andavano provaado; cosicch è nelle ultime esercitazioni fatte' gli errori . si poterono ridurre a valori non del tutto scoraggianti. Si potè infatti assodare che, in circostanze eccezionalmente favorevoli - quando, cioè, gli esploratori p ossono individuare sulla car ta la zona del bersaglio - la differenza x -:x 1 può oscillare intorno agli 8°, mentre sul valore di ~, si possono commettere errori molto p iù forti. Ora, se si pensa che ai le d istanze medie di combat,timento -l'errore di 8° nell'angolo di direzione equivale a circa 400 metri di fron te, si comprende come anche nelle circostanze più favorevoli si possa esaurire il munizionamento di una o più batterie su di 11na zona di terreno che non ha nessun punto -0ornune colla zona del bersaglio. · In quanto al modo col quale g li esploratori avrebbero dovuto comunicare al comandante la batteria i dati occor renti a determinare gli elementi necessari del tiro fu a priori scartata '1a corrispondenza telefonica, sia per Ìa natura stessa del terreno, sia per la considerevole distanza .alla quale potrebbero trovarsi dalla batteria i posti di esplo· razione, s ia per evitare d i trasportare a cavallo gli apparecch i -Occorrenti. Si escluse pure la possibilità di ogni corrisponden za ott ica fra . esploratori e batteria. Generalmente, iu q uasi tutte le esercitazioni fat te, g li esploratori segnavano sulla carta
(t) Questo espedien te fu :i.doperato dal la :l' batteria, Crccliamo inutile scendere a deLtag li circa il modo di utilizzare tal e falso scopo, pcrchò ,issai semplice e fac ile immaginarlo, per poco che si conosca il nostro nuovo 1.natcriale .la campag na.
CIRCA L 'IMPIEGO DELL'ARTIGLIERIA DA CA:IIPAGNA , 1.;GC.
1952
A::SCORA POCHII CO:-VS10ERAZ10NJ
la zona del bersaglio e il posto dal quale avevano osserv.a~o; _ritornavano poi, aì più presto pessibile, nelle pos'.z1om occupate dalle batterie per indicare al direttore del tiro, colla carta alla mano, tutto ciò che avevano potuto vedere (1). . Come abbiamo premesso, le esercitazioni fat te dal 12° reggimento, non possono certamente servire a risolvere tutta la que~tione; tuttavia dato il metodo razionale, progressivo e pratwo col quale sono state condotte, esse forniscono dati prezi_o~i i. quali dimostrano che .anche nelle più favorevol i. c~nd1z10ni (bersa~lio . fermo ; possibilità che gli esploratori giungano a scopnre 11 bersaglio e a individuarlo sulla carta nel modo miglio1:e c~e in pratica si potrà fare) si possono com~et~ere ~rro:1 ~ l: nella prima direzione da dà.re ai pezzi, ?he :l tiro d art1ghena, per quanto scalato in direzione e m gittata, potrà nella maggior parte dei oasi, riuscire ad un vero spreco di munizioni. I risultati ottenuti nel caso di bersa~lio fermo, non . lasciano alcun dubbio circa a quelli che s1 ~otrebbero ottenere contro bersagli in moto _ cioè c?ntro 1 bersagli sui quali, nella generali tà dei casi dovrà tirare l'artiglieria da campagna; e giustificano le pr~visioni nostre e quelle di tanti altri che, prima e dopo di noi, mentre sostenevano la necessità di un largo impiego di un t · · d. iro m 1retto, si son dichiarati contrari al tiro iudiretto a
( I) Quando un esploratore munit.o di t.elemelro Giulhier può da un ,,osto B \'e' 1Pre un pun to A della zona de l. bers.ag l io (A non esscnd ti vi sto da O) e ìl punto 0 di s tazio ne del goniometro di ba tteria , egli può indi care alla ~atteria la 11rima dirPzionc a da dare ai pezzi e, se O B non è molto grande, può anche indicare l'alzo iniziale. Infatti, misurata col telemclro la BA e , , con un mcl.odo qualsiasi Ja h'O , hasteril. prendere su l terreno o sulla carta e nelle rlirozioni 11 A ed 1J u rispettivamente cloe Sf:zmenti E a cd E o tali che s ussista J:l relazione
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e. m.isorare il segmrnto o a 1i 1·an::;010 a o E, perchc i triangoli A E u ed a Ji Oesscn rlo s1~1~1, ~ a rapprcs.:in terà o A nel rapporto K ed a ù B non sara altro cbo l'an"olo ,,. d i direzione. "
1951>
zone, il quale - è bene notarlo - è stato sempre e soltanto vagheggiato da quei pochi teorici che non hanno mai comandato una batteria e che per quanto intelligenti e studiosi non possono certamente valutare bene le di.fricoltà ohe si presentano nel pratico impiego dell'artiglieria campale (1) . Non eseguendosi il tiro a proietto , le esercitazioni fattedal 12° Reggimento non potevano dare, naturalmente, neanche idEia delle difficoltà che s'incontrerebbero in . pratica per quanto ha riguardo alla osservazione dei risultati del tiro~ ed è, questo, un lato importante del problema di cui si tratta; perohè se l'esperienza provasse che non è pratica- · mente possibile, in certi t erren i, segnalare a chi dirige il tiro indiretto, i risultati dei col pi, si potrebbe senz'altro concludere ohe in quei terreni non sarebbe conveniente eseguire il tiro, perchè senza l'osservazione dei risultati, il tiro d'artiglieria sarà, nella maggior parte dei casi, necessariamente nullo. Non sarebbe difficile, volendo, risolvere tal.e questione: basterebbe inèaricare alcuni reggimenti della specialitii da. campagna di fare in terreni adatti esercitazioni di tiro ef-
(I) lt utile 11ui ricordare quanto scrivcrn 11ochi anni fa il e.1pitano d'artiglwria ,i;.:nori E. Fallclli - 11110 di •1uelli ulltciali dell'arli~licria da c:1nwagna rh,• 11iù si <ll'cupnrono dell 'argomenlo o che magi:;iornicntc pro1111;.:n:1rono la nccessil:L tli meLtcre la nostra arlig li~ria i11 grado d i ca1·,11·.~rla in qual,; iasi terreno - (ler q11:L1!I O ha riguardo n.11:. esecuzione riel Liro. Preme,so che co n mulo li o tnezzi adalli si posso no otlcncr,' co l pun1amen10 inrlirctlo clfeltt ~odrlisfaccnti in molli casi in cui non sarebho in a ltro modo po;,il,ile Impiegare l'ar tiglieria, «~l(lunge : , Xon ~ia quando , 'igno ri dol tutto • la situazione del liersaglio , tc111ando di scn,•arlo co l ratnoso Liro a zona, tla !aloni • propugnaio ~cl a llo soltanto d'ord inario :i far riman ere s~nza u11111i1.ioni al tnomen to , del bisogno • . · La poca con1enie111.a cli lancbre proicl11 sopra una zona d1 lerrcno, è ricono,ciuta fant eria l:i 'Jtrnle ue<·e. , sari:,ment~ dern eseguire il tiro senza poterlo, nella anche dalla i;eueni lita dei ca;i, co rrcggl'I\: in base all'osservaihJnC dei ri.;ullati. ln!aUi 11clla Rivisiti cli ·Fauter ict (l'ag. 48 del rase. I, anno X L[) lcg~iamo : • ,l ccrnno alla enormczza • che alcuno 1·olt<>·hO veduta, ossia il fatlo di far eseguire 11 fuoco contro 1u1 nemico • chi\ non si 1·e<le, eh,; 11011 si sa nemmeno p1eci.;amcnte do,c s1~, e ,1el quale s1 ~a • so llanlo che rlCl'C trova r,i in una dclcrminata zon:1... quel li non si possono più • cl,ia,narc fuochi <li tn•llfllì in cornln1tti111cnto, 1,cnsi fuochi d'a1·ti!ido, rnochi di · gioia .... 1•
1!3 -
A;,i;,10 Xl. \'111 .
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ANCORA l'OOIIE COXSIDERAZT.ONI
fotti vo con proietti che si potrebbero poi economizzare su quelli da impiegarsi nelle scuole di tiro annuali (1) . Da quanto abbiamo fin qui detto, chiaramente si scorge che noi riconosciamo l'utilità di poter preparare il tiro su zone anche vaste di terreno, come riconosciamo utile la esecuzione del tiro indiretto sopra un determinato spazio; ma che, se vivamente desideriamo che si perfezionino i congegni di puntamento nel senso di poter sorveglim·e estese zone del campo di battaglia (2): se desideriamo che. la, hat· teria di venti nelle mani del suo capo, più facile e pronto strumentò di distruzione, non desideriamo per questo la ricerca di metodi che, se permetterebbero una grande in. tensità di fuoco, non darebbero poi che una debole, insi.gnifican te efficacia (3). Noi ci guardiamo sicuramente dal metterci fiJJ, coloro d1e, volendo fare entrare l'artiglieria ·nella composizione delle colonne di fanteria, anche quando queste operano in terreni oscuri, dicono che ciò è necessario specialmente adesso ehe « pel tiro effettivamente rapido, pei nuovi con« gegni d i puntamento e specialmente per ·1a corazzatura « (che porterà, prnbabilmente, ad un cannone campale più « leggero e di impiego più semplice del presente) l' arti<< glieria sta accrescendo la sua efficacia, specie ne' terreni « difficili.... » (4) . E poi 110!1 arri viamo a concepire come la corazzatura possa alleggerire il cannone da campagna e semplificare il
(1) l n t:111 1.0 si potrebbe i ncaricare I" S,;uo la contrale cli tirn ri i l'iett uuo di racc<i••l ier e 0 in proposito Lui.li quei rlat i che po tr:i; · e di assicurare l'nniforruità et 'indiriaÒ allo stuclio cr,,11,1 qu<Js l.ione presso i vari r eggi menti (la ca.mpagna. (2) Si ,;a cl111 linora la nostra artiglieria non possiede i pei'i'ezionat i congegni di puntamcu I.o che l'artiglieria france,e ha da qualche tempo già ado ttat- e che le pern18t· tono prccis:unrm le la sorl'eg lia1w1 cli cui si tra ti a; per adesso, abbiamo so ltanto con gegni cito rend ono possil,ile it tir o a puntamnnto indiretto w1as i in t u tta la sua generalita, cio,·: ogni vol ta che r.ia possi bile ved ere i l ber$aglio <la un osser vatorio non eccessi v:.u nente lon t,rno dalla posizione rlei pezzi. 1 (3J · Per noi la rapidi~à riel tiro in t,ui to è preziosa in quanLo ci permette di conseguire, in piccol issimo tcimpo, grancli eff,)tti, 11 na :,:rancio, ma sterile - o cfo.11nosa in t.ensi Là di fuoco. (I.) V. s~:Gn!l. - A proposito ecc. In RiYista d'arl.i gli eria e genio i902 . ,•ol, {V.
CIRCA L'IMPIEGO DELL'ARTIG:LIERIA DA CAMPAGKA, ECO.
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materiale (l); vediamo bensì nei perfezionati congegni di puntamento una maggiore complicazione e nella rapidità di tiro un aumento di carreggio e di peso ; ma tutto ciò non rende, a parer nostro, l'artiglieria di più facile e pronto impiego. I nuovi congegni di pun tamento poi - sianb pure i periscopi da taluni vagheggiati o proposti o g ià costruiti facil iteranno, qualche volta, l'esecuzione · del t iro, ma non potranno mettere l'artiglierièl, da campo nelle desiderabili condizioni di fare nei terrerii oscuri come la notte molto 'più quello che potrebbero permettere di far e attualmente i congegni e metodi d i puntamento e tiro cho possediamo ; e tanto meno potranno metterla in eondizioni di eseguir e un tiro utile a zone in base a indicazioni di assai problematica esattezza. Crediamo infine utile ossei-vare che se gli artiglieri d i Fran cia, trattando dell'impiego del nuovo cannone, han parlato e parlano d i zone estese in cui il tiro è possibile, ciò non vuol dire che essi hanno intenzione d isseminare a caso i loro proietti sopra quelle vaste zone; essi, invece, intendono utilizzare i loro perfezionati congegni di puntamento per preparare il tiro sopra una determinata zona, sorvegliando poi tale zona, e, quando arrivano a determinare i limiti dello spazio in cui si muove un bersaglio penetrato nella zona di sorveglianza, iniziano o trasportano il tiro fra guei limiti e battono quel determinato spazio (2). Del resto, i metodi vecchi che, con appareDze o forme nuove, sono ricomparsi in Francia all'apparire del nuovo cannone, non debbono farci credere che le regole d'impiego (-1) r.: nolo che il generalo Reichena,1 <le ll '..1rl.il(l ieri a ·1c ,1e~r.n, h:\ recentemen te pro· pos to un leggeri ssimo cannone co1·;,zza10 ,lcl C<i!Jb ro di 5 centimetri e clw la S vizzern sta sp erim en tando un mMe riale rii questo genere, ma i n <JUCsLi materia.l i la corazz,i turn <' andala. 11 scapi to dell a potcnz;i - eom'<mJ. nntu r,de - e la vettura-rèzzo. se ò più legglira di quella dei cannoni a l iro ra.p i,1ù finora costrui ·i, non lo è i n conse guenza della corau.DturJ , m:t pe r elfet l u della <l i min ui t·, po l ~nza dr! cti noo ue. (2)· In ~ns t.anz.1, essi non fanno che i l Liro ma.sq1tà ; o il3tt'endo uno ~paz,o, anziché un punto ctotei·miDato, no n fanno che s(iguirn le norme che due secoli fil. sta vano scritte ne! t raltat<l di taltic,1 de l Ci uibcrt : • se si ~OJU IJJ'è11<fo b0no l 'n,;o del l'art i;;li cria .... si • battono non 1l 1111ti dPtc> rmin nti, ,rn, ~pazL .. »
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ANCORA POCHE CONSIDERAZIO):!
dell'artiglieria campale abbiano subito o debbano subire radicali cambiamenti, nè debbono farci nutrire speranze che potrebbero facilmen te .t?utarsi in amare disillusioni ( I).
Dopo tutto, noi orediaruo che nella maggior parte det terreni in cui la nostra artiglieria potrà essere chitLmata a combattere, la più grande difficoltà d'impiego che più di frequente ci si presenterà sarà quella che deriva. dalla pesantezza del materiale. E convinti che tutte le volte ....:_ e queste volte saranno molte - che l'artigliaria potrà seg uire le altre armi, a queste non mancherà l'appoggio efficace del cannone, noi non desideriamo altro dai nostri colleghi che con tando zelo e intelligenza si dedicano allo studio della costruzione dei materiali à'artiglieria - non desideriamo altro che un cannone, se non tanto mobile quanto quello ideato nel 1837 dal.generale Cavalli (artiglieria Stauhope), tanto, almeno, quanto il morente cannone da 7 B. R. Ret; e che sia potente .quanto basti per conseguire il nostro scopo . E desideriamo soltanto questo, perchè convinti che d isponendo di un materiale sì fatto, anche senza escogitare altri mezzi di puntamento o altri pereoTini metodi di tir~. - noi seguiremo ovunque la fanteri:, non per fa:e att_o d1 presenza o per essere rimandati a casa quando gh altri vanno allegramente c~ntro alla morte, o peggio ancora, per sprecare i nostri proietti e sparare contro le nostre stesse t ruppe, ma per dare alle altre armi tutto il valido appoggio che può dare un'artiglieria che non conosce ostacoli di sor ta. (l) !\ell a 1/evue d'Artillel"ie legge vamo, or non è mollo, alcune consid,•razio;1 i rt i un anonimo eh~ cer io dol'eva esse re u n ulli cia le d' ar1 ig lieria fra ncese; e r,a le a ltre co;e. no tam mo crurs te 1>a r0le • quanli Li ri sbagl iati per 111ancanza di aggiustf1men1.o, lllid· • grado l_'Pcce llcrm'. dei. nos tri metodi ! E qua li mist:rnbili cflicacio :rnrlw dopo inap• r 1111tah1l 1 rarale~ 111 t 1r1 concttamentc aggi ustati I" (Jue,tc parole, scritte nella Revv.e à_'A i·tillerie e non commentai.e né smentito dalla Oirnzione di essa, si posso no riLenere c1 S<' rrt bra, como 1·es1>re,sione ve ra nrl amarn di (:iù ,;Ile si e dornto verifica re ali~ scu<il e1 (li tiro fatte da' nos tri vicini c\'occictrnte co l nttotJo ccoinone e ·i nuovissimi metodi .
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CIRCA L'I MPIEGO DEL L'ARTIGLIERIA. DA OAMP Af;;NA, ECC.
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Come si vede, eravamo ben lungi dal volere lasciata a casa l'artiglieria, quando si tratta di combattere ne' terreni difficili! E se non siamo d'accordo con quell i che vogliono iiµpi egare sempre e dovunque l'artiglieria, è perchè siamo convinti che promettendo un aiuto incoudizionabo ed indispensabile alla fanteria quando sappiamo che vi saranno dei casi in cui tale aiuto non sarà possibile nè sarà necessario, ·. significa illudere quell'arma ed alimemtare una credenza oramai sfatata circa ·l'impiego dell'artiglieria campale. · Gli ufficiali d'artiglieria devono abituarsi a poter vincere qualsiasi ostacolo; ma i Capi, coloro che dovranno utilizzare le tre armi nel combattimento ed armonizzarne gli sforzi pel conseguimento della vittoria, non dovranno pretendere, come altre volte - in omaggio al figurino t edesco ~ si pretendeva, che l'artiglieria debba tirare an,che quando si .h a la quasi certezza di sprecare le munizioni e la probabilità di di danneggiare le nostre truppe. E perchè ciò avvenga, sarà forse necessario che tutti coloro che sono destinati a poter comandare reparti misti delle tre armi, conoscano, non solo teoricamente, ma anche praticamente e bene l' impiego dell'artiglieria campale.
*** Concludiamo: i nostri contraddittori vogliono che. l'artiglieria spari anche quando non sa contro che cosa spara, pur di avere i cofani vuoti alla sera della huttaglia; e noi invece vogliamo che . l'artiglieria sill. impiegata solo quando v~de che cosa fa: i nosh·i avversari asseriscono che 1ncti si debba ritenere il t iro impossibile, e noi invece sosteniamo che vi sono - a questo r iguardo - condizioni che limitano l'impiego dell'arma, malgrado tutta la sua buona volontà, malgrado la perfezione dei congegni di puntamento e malgrado il perfetto addestramento e la perfetta .istruzione tecnica e tattica del suo personale. E siccome le nostre convinzioni sono basate, in parte sulla esperi~nza personale e in gran parte sulle affermazioni di .
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ANCORA POC}{E CONSIDERAZION I
autorevoli partigiani del tiro indiretto - italiani e stranieri - , così noi possiamo ben dire ai nostri contraddittori che lasciamo a loro di occuparsi della ricerca di metodi di tiro e di congegni di puntamento che permettano di tirare dovunque ; e noi saremo pronti ad accettarli anche se sar anno molt o più complicati degli attua.li, pur non desiderando altro per la nostra artiglieria che un materiale talmente mobile e leggero che due sole pariglie dovrebbero poter trasportare dovunque e dotato di congegni di puntamento più semplici e di più rapido impiego degli attuali. In ogni modo, poi, e sino a prova contraria, riterremo che il principio dell'economia delle forze - inteso nel senso che chiaramente abbiamo indic.ato precedentemente debba, in fatto d' impiego d'artiglieria, essere ritenuto, al giorno d'oggi, il vero regolatore nella costituzione delle unità miste che si destinano al conseguimento di un determinato obbiettivo tattico. Tale principio ·ci condurrà ad -impiegare l'artiglieria solo nei casi in cui sarà conveniente e nella misura reputata necessar ia ; mentre il principio d' impiegare sempre e dovunque l'artiglieria potrà condurre allo spreco delle proprie energie; di quella energie che si cercano di conservare ed utilizzare anche imponendo alle batterie di tacere quando non si presentano n el loro campo di t iro bersagli convenienti. 'I'erminiamo infin e augurandoci che le esperienze iniziate· dal 12° Reggimento artig lieria possano essere continuate e completate anche dagli altri reggimenti dell'arma, sia per quanto riguarda gli errori che si possono commettere nella preparazione del tiro, sia per quanto riguarda la possibilità o meno di conoscere a tempo opportuno i risultati e di corr eggere gli errori in base alle indicazioni fornite dagli osservatori. In tal modo, si potranno determinare i limiti d'impiego della. ar tiglieria campale per quanto r igL1arda l'esecuzione pratica del tiro ; ed eliminare gli inconvenient i che possono nascere da convinzioni basate su concetti erronei, antiquati
CIRCA t}DCP!EGO DELL'AR'l'IGLIERIA DA CAMPAGX.\, ECC.
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. uali - sotto forme attraenti ~ si presentano _di tanto lt" che s1 possono inq tanto a chi non conosce tutte 1e d"ffi 1 co ti, • d incontrare nel pratico impiego delle bocche da fuoco a campagna (1) .
1
Roma, 20 ottobre 190S. PAPPALARDO
V. F .
ttM11l.e del 12• ,·egg. ortigli1ma da com11agno.
. · ·1 ·i" tenente colvnnello De Casa e dov_ern _ringmz,arc 1rn,~:1~,! ~ocr~\~01n~' i~; gran parte le noli1.ie circa le i cap1tan1 s1gg. Mur1_cch1_0 e_Candcl~-cc· 1i u·1 e dell0 quali abbiamo ~critto in questo esercitazioni svol tesi nei d1ntorn 1 r I a ' · lavoro. \! ) .cre~o _mio
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NOTE SULl,A. PENISOLA l3A L0ANI0A
NOTE SULLA PENISOLA BALCANICA L'Albania, Con/.initciz:ione e fine -
Vedi dispensa /X
Questa campagna cfol J.464 si può c1ire la sintesi dei metodi di guerra della regione albanese, per difenderla contro un' avversario che proceda dal confine macedone e .della Vecchia Serbia, nel proposito di invaderla concentricamente. I tempi cambiano, ma le ragioni del terreno e dell'impiego delle forze non cambiano così presto; e le condizioni della difesa dell' Albania odierna no:o. sono affatto mutate da ~ue_lle che poteva110 es~er~ quando il Castriota, princ~pe md1pendente della provmcia, con le spalle assicurate dal mare e dalla fiotta veneta, aveva il còmpito di d ifendere la sua patria di fronte ad un. esercito turco proveniente da oriente. Dai monti del Pindo e dai monti del Sciar-dag, due armate musulmane operanti separatamente si erano dati il convegno in direzione della vallata · dello Scombi, verso la media A lbania. Circa 50,000 combattenti delle due fazioni separate dei Turchi, erano destinate a far vi massa,. Ma Giorgio Oastriota, basandosi appunto sulla media Albania e sulla regione dello Scombi, con rapida manovra assalì separatamente le posizioni dell'avversario e le annientò una dopo l'altra. Caddero nei due scontri ben 20,000 Turchi, 1000 ne furono fatti prigionieri e vennero liberati 4000 schiavi cristiani. La breve e memorabile campagna dim.ostra adunque a,ncora questo: che la Media-Albania è bensì Ja regione più debole dell'intera provincia, come è detto sopra ; ma non del tutto disadatta a guerra attiva ed. energica, qualora si tengano presidiati, assai avanti, gli accessi verso il lago di
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Ocrida o verso la Macedonia, con forti nuclei, ben a.ddestrati e mobili ; in guisa da opporsi tanto alle provenienze dalla Vecchia Serbia, quanto a quelle dalla Tufacedonia. La zona di Elbassan e dintorni si dimostrò, nel corso di questa campagna del 1464, come perfettamente a,datta a dar appoggio sia a.Ua difesa frontale, nel senso di precludere le strette che dalla Macedonia, per Ocrida e la regione dei laghi mettono capo alla vallaLa dello Scombì; sia alla difesa manovrata contro truppe ché procedano, separatamente, dalla Macedonia e dalla Vecchia Albania, verso la vallata dello Scombi e la costiera tr a Valona e Durazzo.
* *·* Ed ora poche parole sul senso politico, economico e com, merciale dell'Albania, -nel concetto dello· Scanclerbeg. Questo eroe ·ha avL1ta la piena e completa, visione dei destini che spettano alla sua patrùL, come ente statàle organico e compiuto. La costante cura di ,tener aperti gli accessi alla Macedonia ed alla Vecchia Serbia, r ivelano il proposito dello Scanderbeg di mettere capo a quelle terre come ad una vera e propria· sorgente dei tra,ffici e dei commerci albanesi. La preoccupazione di tenere costantemente afforzata la zona costiera, o difesa da presidi veneti, accenna al concetto che la zona albanese costiera tanto vale, t1uanto valgono la sicurezza e l'intensità dei traffici che si possono attivare tra le reo-ioni della Mac~donia, della Vecchia Serbia e la b . spiaggia tra Val ona e Durazzo . Singola.rmente interessanti m questo senso sono le relazioni tra il Oastrio-ta e la Veneta Repubblica, da una parte; e tra il Oastriota ed i Montenegrini della Zeta dall'altra. Gli avvenimenti. accaduti subito dopo la mor te dell'eroe albanese , che avvenne il 27 gennaio 1467 ad A lessio, aggiungono nuova chiarezza al concetto dianzi esposto. Distrutto il fascio delle forze albanesi che teneva insieme avvinte l'imperio dello Scanderbeg, la signoria di Venezia
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NOTE SULLA PENISOLA DALCANIOA
NOTE SU.I.,LA PENISOLA B.A l,CAKIOA
comprese che le sorgenti del benessere della zona costiera dipendente tra Valona e Durazzo, risalgono alla Vecchia Serbia, per le vie della Zeta. D'onde si spiega ]a forte alleanza tra i Principi di quest'ultima provincia e Venezia. L::i, tenace e disperata difesa dei V er:.eziani e Montenegrin~ sotto Scutari, nell'mrno 1474, sono la riprova .delle teorie sopra esposte. E tornano ancora a proposito ci rca procedimenti ·ea. avvenimenti che si svolgono sotto i nostri occhi, di questi giorni stessi. Una grande potenza dell'Est è destinata a surrogare la Turchia sul mercato l\fa.cedone e della Vecchia Serbia. Quando ciò si avverasse in modo completo, le sorgenti di ricchezza dell'A lbania, ina.ridirebbero d'un tratto. Ciò deve ammaestrare aduuque in modo deciso, ed illuminare sulle relazioni e sui rapporti reciproci che intercedono tra l' Albani<i, il Montenegro e la potenza dominatrice della Macedonia.
II. L 'ALBANIA i\'RLL.a Sl'.l.'UAZIONE ODIER~A.
L' istoria albanese, dal Càstriota in poi, è storia di feudalismo e di signorie singole. I Musulmani ne trassero . continuo partito, per tenere la provincia assoggetta.ta e per ricavarne milizie. Nondimeno, gli avvenimenti del secolo scorso souo degni di nota., in quanto si riconnettono alle tradizioni ed ai reali interessi della regione con le province contermini di Macedonia e di Serbia. La signoria o la tirannide d i Alì pascià, nell'Albania Meridionale, sollevò i Serbi alla tutela -dei -propri interessi distratti nell' Epiro. Il V ladika del Montenegro Pietro prese a proposito l'offensiva c'o ntro i 'rurchi di Scutari e li disfece per ben due volte. · ' Nel 1842 scoppiò, pure a Scutari, una sommossa contro i gesuiti ·protetti dall'Austria : l' agita.zione si propagò in un attimo e trascinò anche i Serbi a partecipa.rvi. A metà
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del secolo passato, accader o nuovi avvenimenti gnerresc,hi: i Musulmani, da Scuta,ri, movvero contro i Montenegrini . per indurli a ritrarsi tra le loro montagne inaccessibili. Governava allora la. Zernagora il Principe Danilo I, della fanliglia dei Petrovitch-Niegosch, che era rittscit~ a trasf?rmare il Montenegro da principato episcopale elettivo a pnncipato, laico e dinastico. Durante la guerra turco-montenegrina del 1852, ben duemiO'liaia di Mirditi condotti da un tale Bib-Doda loro conb .• dottiero mossero in aiuto dei Turchi di Osman-Mazar, pa,s cia di Scut~ri. Questo, soccorso degli Albanesi delht Mirclizia, salvò i Musulmani da nna completa rotta. La campagm1,. del 1852 pose in rilievo le strette relazioni che corrono tra il confine montenegrino, la vallata della Bojana, il bacino-· di Scutari ed i passa,g gi alpestri. dei monti di P rokletj a. I semi gettati in questa campagna fecondinono, in seguito, d urante le guerre del , 1876 e del 1:877. . . F ino dal 1875 scoppiò, come è noto, l'msurrez1one della Bosnia ed Erzegòvina. Il principe N icola dEjl Montenegro,. fedele alle vecchie tradizioni, desideroso di ravvivarle con nuo.v i e più stretti contatti tra S erbi ed. .Albanesi di settentrione, tentò di associare alla causa del serbismo anche leforze degli Albanesi della regione di Scutari. Ma alla bontà del proposito, non corrisposero subito quellegenti. Nel 18'76 i Malissori, dopo lunghe incertezze, piegarÒno dalla parte dei Musulmani contro il Monteneg~o e _furono perciò travol ti nella disfatta che il Montenegro mfbsse, ad· essi eci agli alleati l\fosulmani. I Mirditi, che la Turchia ~1veva cercato di ridurre a più stretta dipendenza levanclo osbggi tra i maggiorenti della regio:ne, rimasero-. neutrali. · Ma dopo i primi ed inaspettati successi delle truppe montenegrine, Dervisch pascià procurò di assicurarsi l'appoggiodei Mirditi rimandando gli ostaggi in patria. Quelle fiere popolazioni albanesi esi tarono alcun poc~ ; a~la fi~1e .le ragioni dell' intere:::se prevalsero : nuove v1ttone dei monte-· negrini vennero opportunamente a trarli dallo stato d' in-
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NO'l'I~ SULLA PENI80LA BALCANICA
NOTE SULLA PENISOLA BALCANICA ·
certezza, per sospingerli decisamente verso il forte Principato di settentrione. Mess~tggi dei Mirditi si recarono perciò a Cettiane o ) J)er . ,conclu dere un' alleanza; che fu infatti stipulata. Subito cominciarono le ostilità, ma la g uerra intrapresa con mol ta fede non sortì a, buon esito a cagione della pace che troncò speranze e successi (18 febbraio 1877).
L'Albania fece le sp~se di questa bancarotta delle spera1~ze é dei desideri dei Serbi: i territori di Vranja passarono alla Serbia del Danubio ; qu~lli di Antivari, con l'annesso littorale (meno Dulcigno ritolto dal trattato d i }~erlino ai Montenegrini) con le regioni di Gussinjè, di Plava e dei 'rriepsi, passarono al Montenegro. Ma la spogliazione della patria alban ese indignò i suoi abitanti. e li riscosse. Eccitamenti alla resistenza., propositi di guerra ad oltranza, furono a,ccolti con entusiasmo dai rappresentanti di tutta l'~t\..lbania, convcm ut i all'uopo a Prizrend: Musulmani, cattolici, ortodossi, 'l'urchi e Gheghi chm~nticarono cl, un tratto gli odi secolari come ai t empi del Castriota, per opporsi all~t consegna dei distretti albanesi alla Serbia, al Montenegro ed alla Grecia, alla quale ultima era destinato un tratto dell, Epiro. Questi moti nazionali misero capo alia così eletta Lega A lbanese, istituita allo scopo cl i d ifendere ad oltranza i minacciati interessi nazionali della provincia.
Queste r elazioni tra Montenegro ed Albania settentrionale rivelano adunque un felice ritorno alle tradizioni del Castriota. Mancò ad esse un suffragio più largo e felice dagli avvenimenti ; nondimeno non si debbono trascurare. Intanto, nello stesso anno 1877, aveva principio la guerra Russo-Turca. Agenti russi tentarono invano di far insorgere gli A lbanesi ; e P renk-Bib Doda fu, con i suoi Mirditi, tra i combattenti di Plevrna e di Sciplrn, dove si segnalarono valorosa1uente anche altre milizie d'Albania. Il 3 settembre 1877, i Montenegrini s'impadronirono del forte di Niksic' e poco appresso di Bilek ; sicchè riuscit,i ·vittoriosi anche in altri combattimenti, il 25 dicembre assaltarono i Turchi accampati tra D ulcigno e la Bojana. Nel 187\:J, Antivari e Dnlcigno caddero in potere dei Montenegrini. I Dulcignotti contesero ferocemente ai Montenegrini la conquista: alla fine, le armi del Principe Nicola riuscì.rono a sopraffarli dovunque. Le vie del mare albanese r imanevano così assicurate ai Serbi del mezzo::lì: toccava a quelli del settentrione compiere la grande e proficua opera, ed infatti, i Serbi del Danubio, riprese le ostilità dopo la caduta di Plewna, vince:7a11:o i Musulmani sotto Vranja e proclamavano la propria ìUd1pendenza. Ma il trattato di Berlino e l'o.ccupazione militare di Bosnia ed Erzegòvina, da parte dell'Austria, tron-cavano a Il,lezzo questi disegni che miravano a far rinverdire tra i ~erbi del settentrione e del mezzodì, i tempi dello Zar Dt1scian.
Propone,rasi la Lega Albanese di difendere e cli riYendicare il territorio nazionale, con tutti i mezzi possibili e « qualunque Albanese che ne farà parte e sconoscerà i propri doveri si renderà r eo di t radimen to e cadrà inesorabilmente trucidato » (1). Si costituirono alPuopo tre comitati nazionali, con residenza a Prizrend, a Scutari e ad Argyrocastron : i primi due contro la Serbìa,, il :Montenegro e l'Autria-Ungheria; l'ult imo contro la Grecia. Ma la Serbia aveva in questo mezzo occupato Vranja. Non rimanevi.L che opporsi ai Montenegrini ecl ai Greci che da parte loro non ~ivevano ancora preso effettivo possesso delle terre assegnate loro dai patti di Berlino. Le forze della, Lega Alb~tnese si concen trarono pertanto nei distretti di Gussinjè e di Plawa per opporsi alla occupazione montenegrina. (:l)
Statu to del la Lega All1anc,c . .\rt icolo 3.
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NO'rE SULLA PENISO LA B ALCANICA
. Il Pr_incipe Nicola, allo scopo di evitare qualunque e:ffo. -s1011e d1 sangue, ricorse ~tllora alle trat tative dip.lomatiche. La R ussia intervenne e costrinse la Porta ad inviare il Muschir ::.\fehernet-A.lì in A l bania, allo scopo di persuadere gli _Albanesi a rassegnarsi: ma .l 'inviato musulmano venne UCClSO.
Fieri scontri succedeva,no sulla fine del 1879 tra Montenegrini ed A.lbanesi. Allora, da uno dei rappresentanti delle potenze al Congresso di Berlino, fu m~ssa in nanzi h1 proposta di uno sca1:'1bio. confine montenegrino non sarebbe stato pi ii r ettificato _ctalla parte d i Plawa e di Gussinjò; bensì da queJ.la .d1 Poc1gontzit. Così fu stabilito, con il consenso della 'T:urcbia, il 18 aprile 1880. L a Porta rit irò le sue truppe dal territorio ceduto. ma subito ne presero il posto le bande armate della, Lega. Parve in t al~ frangenti alle maggiori potenze . di Europa, che ciò fosse 11 prodotto cli lrnt1 segret~1 intesa tra governo di Costantinopoli e comitati della Lega; epperciò le potenze stesse imposero di cedere ai Montenegrini il littorale di Antivari, compre_sa la città di D ulcign?. R imanevano però sempr e .aggmd1cate al Montenegro le terre di Podgoritza, d i Zabliak, cl i Fnndina ; con i rispetti vi territori e t ribù dei Triepsi. Cosi il littorale albanese di Antivari. e di Dulcigno fu -definitivament e aessegnato ai Montenegrini.
I:
I recent i rn.oti sul territ orio di Prizrend e nella Vecchia Serbia si riconnettono ad una r ipresa del sentiment o na.z ionale albanese. Ripetono le loro tradizioni chLlla storia di Giorgio Oastriot~t e da gnella pit'.1 recente della Lega Albanese, che sorse appunto nella regione cli P rizrend. E ssi accennano alla chiara e precisa comprensione degli interessi albanesi, non offuscata attraverso le varie vicende della storia. E questi interessi hanno affermato, in ogni tempo, che le sorgenti d i ricchezza della costiera albanese mettono capo .alla Vecchia Serbia ed alla Macedonia.
NOTE SU l,LA PENISOLA BALC AXICA
1967
L'Albania meridiona.le, o Epiro, attratta alla Grecia sfugge da questo campo l)er confondersi a quello degli interessi di quest'ultima penisola. . Ma quello che preme assodare a questo punto, come epilogo, si P- che la libertà, delle vie che adducono ~tlla Vecchia Serbia ecl alla Macedonia, per la « Via Egnatia », per le strade mLlcate dai Romani di. Pompeo e dai Veneziani, è conclizi.011.e indispensabile al benessere ed all'equilibrio dell' Al bania. q uando venga · comunque a mancare questa libertà sulle vie di' Novi-Bazar, di Prizrencl e di Uscub, l'Albania perde og ni suo valore nei rispetti politici ed economici. e la costiera tra Valonà e Durazzo n on può che venir ~eno all'adempimento cli quei còmpi t i che, in ogni tempo, tradizioni e storia le ha,11110 assegnµt i nell' equilibrio dei traffici sul Mare Adriatico. Gli elementi dell'analisi. 1° Gon(igumzione geografica cleU' Albania. - L'"."\.lbanit1 è provincia ben determinata nei rispetti geogra.fici. ID limi.tata a N. dai r ilievi de.Ile A lpi di Prokletj a, o Grandi A lpi Albanesi . a S. dal fascio dei. rilievi dell'J~piro, ed E. dal margine , dei rilievi macedoni, ad O. dal mare. Nella sua confìg urrtzione generale si può rassomigliare acl un vastissimo trapezio, i lati del quale sono rispettivamente occupati dtdle A lpi Albanesi, dalle ]~pirote, dal mare e da i monti cli Macedonia. Nel suo complesso, l'Albania è provincia dai contrasti geografici assai spiccati e profondi: reo·ioni al1)estri e difficili ..per natura di rilievi si alternano 5 .ta. zone cli sprofondamento ; zone palustri e lacustri si avvicendano a molli dossi collinosi, come avviene nella pro · vincia mediana dell'Albitnia. Linee e n uclei di monta,gne dall'aspetto arido delle regioni calcaree r icoprono la. regione ìn massima parte, dal Montenegro alla Grecia. Particolarmente degne di nota per loro altezza appaiono in primo luogo lè A lpi 1:.\ lbanesi, che dirigendosi da S. O. a N. E .
1968
NO'.l'E SULLA PENISOLA BALOAN'ICA
tra il la.go di Scutari e la piana cli Cossovo-Polje, chiudono a N. il bftcino del Drin ; poi a S. E . di qu esto rilievo la massa del Sciar-Dag, diretta a sua volta da N. E . a S. O. Le Alpi Albanesi che verso mezzodì si rompono in numerose diramazioni non furono interamente esplorate:. raggiungono probabilmente i 3000 m. e per il loro carattere alpestre, per l'ostacolo che esse oppongono alle operazioni militari procedenti dalla vallata della i\foracia. a quella del Drin, cioè lungo uno dei lati del tra,pezio albitnese, rappresentano una zona geografica e militare di grande rilievo. Le più _a lte vette appartengono ai monti Prokletja, J.\focm, Visi tor e Como. Il Lj ubeten che è la più alta cjma dello Sciar-Dag, si accosta ai .2700 metri di altitudine. Diramazioni montane di secondaria in:i portanza intercedono tra, i fi umi costieri della media A lbania: una tra il D rin ed il i\fati, costituito da un gruppo cli montagne alto circa 1000 nietri, denominata dei monti della Mi:rclizia, la. grande piazza d'anni tra l'Alb~mia centrale o la settentrionale. Ivi enormi rocce di serpentino emergono in mezzo a terreni calcari di diversa compattezza, alte mura.glie si elevano da tutte le parti attorn,) a valli a.nguste, solcate da rumorosi torrenti. Dalla. parte dei rilievi marginali macedoni, zone cli sprofondamento e spuntoni rocciosi emergenti da esse, dànno ~tl paesa.ggio un aspetto dei più grandiosi e carr.tteristici. Notevoli, tra le zone cli sprofondamento, il lago cl'Ocricla (l'antico Lychnis) il più grande della 'Alta A lbtmia, dopo <1uello di Scutari; quello di Malik, di Presha e di Ventrok. I r Ùievi epiroti si. indirizzano da N. O. a S . E. a fasci paralleli continui. Notevoli quelli tra Susiza e Dr ino; tra Drino e Vojussa, tra ì!ojussa e Lium·i . La zona facustro e di sprofondamento di I ànir111, 'c ostituisce il paesaggio più caratteristico nei riguardi economici, politici e militari della b~tssa Albania.
Co1·si d' cicqtta. - Il Drin Bianco ed il Drin Nero, riunei1dosi presso l'estremo margine orientale delle Grandi
XOTE SULLA PEXISOLA JHLOANlCA
1969
Al pi di A lbania, dopo un corso di 150 km. circa, formano il Dri.n (l'antico Drilon) che è il più grande corso d'acqua albanese. Il basso corso del Drin costit uisce la piana di Scutari che si estende da S. È. a . N. O. ,in lung hezza per 50 km. ed in 14 in larghezza. Notevoli sono il n~atì; coi~ i suoi a:ffl uen ti Fandi :lYiati e Fa_n di Vogheli per gh access1 all' acròcoro della J.\:Iirdizia. P articolarmente impo1;tante è poi lo Scombi per i suoi accessi aél E lbassan ed alla Macedonia lungo la linea di minor resistenza della media A lbania. Infine la Voj ussa, il Liumi ed i l Devol tra.ggono pa,rticolare importanza dal fatto di cost ituire linee cli comunicazione longitudinali t ra la Media Albania e l' E piro . 2° Etnog1'Cifia. - La lingua albanese, secondo i pi~ recenti studi, rileva la sua dipendenza dal gruppo ano, o inclo-euro1,eo . Sono pertanto destituite di fondame11to le leggende dell'origine pelasgica o slava degli Alhanes~, che appartengono invece al g ruppo neo-iUfrico. P r e~ommau_o et noo-raficamente dne varianti etniche; quella de1 Gheglu, nell'~.<\..l bania settentrionale, dei 'l'oschi nell' Albania ·:iY[eri · dionale : i Gheghi si suddividono, a loro volt.a, in una quarantina di tribù: i Toschi in un numero pressochè eguale. Le t ribù più n~merose clell' Alta .,,..\JbErnia .sono q ue_lle di D ibra e clei Mirditi: in totale, nella regione settentnonale albanese. si calcola esis~ano 20,000 anime. I n tutta l' A lbania él~l Nord dal Zem allo Scombi, possono esistere circa 500 000 abitanti. Le cifre relative alla popolazione dell' A.lb;nia meridionale sono pi1ì d iscordanti e si fan.no ascendere .ai 600 'uoo o ·soo.ooo abitanti. , 3° Ci1·cosc1·izione amniinist1·ativa. - L'Albania comprende parte dei vilayet cli Scutari, di Cossovo, cli ~Ion~sti~ e_di Janina. Il vilayet si suddivide a sua. volta 111 d1strett1 _o circoli minori (Kazà). A capo di ogni ,illaggio è posto 11 così detto Muktàr. l'24, -
AXXO SL\11: 11.
19ì0
N01'E SULLA PENISOLA BALCANICA
4° Condizioni economiche. - L'Albania, sotto l'aspetto agricolo ed industriale, è in uno stato· che può dirsi veramente primitivo. L'Albania produce in luoghi diversi, grano, orzo, segala, avena, riso, mais, lino, canapa, t,abacco1 olio, vino; ecc. L'Al bania meridionale è più ricca e produttivèL rispetto alla settentrionale, specie per quanto riflette gli ulivi, il bestiame, gli agrumi, ecc. La coltura del tabacco prevale invece uell.' Albania settentrionale, specie nelle piano d i Diakova e di Soutari. Abbondano poi, in 'tutta l'Albania, le foreste ed il le gname da costruzione delle navi. P iù. infelici appaiono le condizioni clell' industria mineraria e manifatturiera. Il commercio interno non è possibile che- mediante. c,1rovane: . ' il marittimo è esclusivamente . austriaco avviato a 'rrieste ed è quindi tributario dell'Astria. Dati concreti relativi al. traffico albanese sono incerti, causa la mancanza di ogni datò di statistica. Da Durazzo t> per la via del Montenegro si esporta attuaJmente una piécola. quantità di cavalli in Italia: poco rende il commercio dei pellami, del pesce affumicato (scomnze) del pol acco e del sommaéco. Quanto all'importazione, non disponendo l'Albania di centri industriali di qualunque specie, sino ad ora vi fnrono importati i diversi generi quasi confezionati dalla ind Llstria straniera (1). A tutta prim~t parrebbe che l'Italia, per ragioni geografiche e per produzione agricola, dovess,1 primeggiare nelle 1:elazioni commerciali con l' A.lbania. 1v1a un complesso di doiorose circostanze lo hanno vietato : incuria e t rascuranza dei nostri pi·oduttori, concorrenza ·continua e poderosa dei -commerci austriaci. · Conviene ovviare a queste tristi circostanze, aprendo una breccia all' im:portazione italiana in A lbania, per mezzo del Montenegro . (I) Prof. ANTONIO B,L1l.\Cc1. - L'Italia ed il nostro comm.ei·cio con l'Albania ed il 11/ontene(JrO. - Estratto atti IV r.ongressò geografico St.. -1002.
J\OTE SULLA J:'ENISOIA BALCANICA.
1971
I n questa iniziativa, l'Italia non solo può riuscire a ga·r eggiare con l'Austria nei commerci, .ma .anch.e tt. s~verchiarla, mercè opportuni rniglion1ment 1 nei trattati italomontenegrini e con un appoggio finanziario 1~ella progettata linea ferroviaria Anti"l"ari-Niksc', che sarà 11 primo passo sulla vitt della grande comunicaz ione adriaco-danubiana. La Bulgaria. I. l
B ULGARI J<J LE ASPIRAZIOSI SULLA Ìl1ACEDONIA .
I l popolo bulgaro occupa oggi~ì quella r~gio~e ~~i ~Bal,cani che universalmente, era designata nell ant1ch1ta sotto il nome' di :M:esia di Tracia e di Macedonia. Pochi ragguagli, veramente 'positivi, si posseggono sull'origine de.Ile popolazioni primitive d i quelle terre: .secon do Fe.d~nco Miiller i Bulo·ari non sarebbero che genti Traco-Illinche, separatesi dai°c~ppo indo-europeo per a~itare u~a parte :l ella. .regione che attualmente appartiene a1 bulgari ed agl.1 Albanesi. Sotto questo aspetto adunque anche 1 bulgari. apparterrebbero ad uno dei più antichi rami. etnografi.:1 del·!' Europa. I 'l'.rcao-Illiri avrebbero, 111 seguito, forma.to due o'l'andi suddivisioni di genti : una .orientale avrebbe dato ~rigine ai Macedoni, ai Traci propriamente detti: ~i _G~~i -ed a i Daci; l'altra, occidentale, avrebb!3 raccolto gh Illrn, gli Epiroti e gli Albanesi. . .· · . Per quanto questa interpretazione etmca mtorno alle ~r~me genti bulgare lasci clubbiosi sul suo fondamento yos1t1vo: nondimeno essa rivela la grande cura, da parte dei Bulgari di mettere in rilie,,o ogni ,,incolo, per quanto contro·verso ,ed incerto esso sia, ohe li lega alle tradizioni, alla storia ed alla fratellanza macedone. Comunque la nazione bulgara non può considerarsi costituita che ~lla conquista che essa fece di parte della pe-
1972
NOTE SULLA PENISOLA B ALCANICA
~isola b~lcanica,. nel . corso del IX secolo. Intorno a q nelI ep?ca, i Bul?an abitavano le terre comprese tra il Don ed 11 Volga : 11 loro Zar Kronm li trascinò in aspra e fort~mata g l~erra contro l'impero di Costantinopoli che fr nt tòa 1 Bul~an la c?nquista della provincia di Sofia. L e imprese su~cess1:7e degli Zar Boris e Simeone, ampliarono la conqms1ta ~1 Kroumi talc_hè l'impero bulgaro si estese per tutta la !r~c1a, la M:ac:d~nia, la 11essaglia :fino all'Olimpo, l'Epiro ed 11 httorale aclnatrco, dalle foci del Kalamàs, di faccia a Corfù , a q uelle del Drifl. . Ma nel corso . clell' XI secolo, scissioni cli part e, difetto , '.h sal~a ed energwa autorità di governo, dissolvono il grand e impero bulgaro che è assoggettato all'impero di Bisanzio. Nel 1218, Giovanni Asen II rompe violentemente e fort~~ente il giogo ellenico. Questo reg no memorabile ha princ1p1~ con una s~cdizio~e _contro Teodordo, re dell' Epiro: cont~nu~ c?ntro 1 Greci d1 Macedonia, talchè f1nche q ues ta provmcia e .sott oposta in breve tempo alle armi bulgare. , Not evole e _aclun que la pertinacia e la costanza di questo · fenomeno ston co. Ad ogni risorgimento della coscienza bulgara, corrisponde un moto spontaneo verso la ':t\facedonia che: si risolve in conquiste ed occupazioni più o meno stabili. . -:ì.~la morte di Giovanni Asèn II, i notabili bulgari racc0It1s1 m assemblea, elessero a Zar il nipote di Stefano Nemanù~ re ~i Serbia., cioè Costantino Asèn : il regno di costui e dei suoi success~ri non_ è i,n alcuna g uis11 notevole. La supremazia del r eg_no eh Serbia e a quest'ora nel suo pieno vigore ed i Bulgar_1 , d~po alt_e rne vicende d'armi e di politica, sono sottomessi dai Serbi alla battaglia cli Velboujd o di KustencliL Questa_vittoria decise, in favore dei Serbi, del111 lotta per l'egemoma nella penisola, iniziata da Stefri.no Nemania. La. lotta toccò l'apogeo sul secondo terzo del XIV secolo con D uschan che, signore della Macedonia e dell'Albania. della Tess11glia e de1la 111assin1a par te della Tracia s'in~oronò«_Za1· c~ei Se1·bi e clei Gi·eci ». La llfacedon ia, ogdetto di. partwolan cure da parte del .governo serbo, perdette in br eve, tempo ogni traccia della dominazione bulgara,.
NOTE SULLA PIDNISOLA DALCANIOA
1973
Intanto, :fino dal 1365, i Turchi) con la presa di Adriano poli avevano afferma ta la loro potenza nella penisola bal,canica.
Dopo la battagli11 di Cossovo,Polie, la Bulgaria, come tutte le terre slave dei Ba.lcani, perdette la propria indipendenza. .Sul principio del XV secolo t u~ta la provincia, dal JYiar Nero .al Timok, giacque sottoposta al dominio musulmano. Un grande numero di bulga.r i, cacciati dalle terre devastate da l ·Turco, cercarono asilo nelle alte valli dei Balcani, dove si ,c ostrussero villagi è rifugi, più da fiere che da uomini: un'onda di genti bplgare r iflui su per i monti di Macedonia e vi si sta. bilì in modo permanente. Passano lunghi anni di schiavitù. Rompono appena la triste monotonia del servaggio gli avvenimenti che misero -cap,o alla pace di Passarovitz (1718), le guerre cl i Giorgio il Nero e la campagna di Bessarabia. In questo mezzo maturavansi però i primi germi della ri.11ascenza bulgara; sopratutto notevole nel campo intellett uale. Le invasioni russe ne fornirono l'argomen.to primo e p iù efìlcace : l'influenza ed il riconoscimento ellenico àgevo.larono e fomentarono quello della Bulgaria. I primi paS'si in quest'ordine di co11.quiste spirituali si r ivolsero nel campo della relig ione e della letteratura nazionale. · Ben pre~5to fenomeni di storia positiva si accompagnarono :a questo risveglio della coscienza nazionale dei Bulgari; <lue sollevazioni popolari prontamente prostrate, l' una del 1841, l'altr.a clel 1851, lungo la front iera cli Serbia. . · Subito dopo la guerra d'Oriente, abbenchè il trattato di P a rigi restituisse alla P orta i perduti diritti sulle t erre di 'Bulo-aria nullameno · ti~le ritorno non andò esente da reab " .z ioni e da repressioni. Nel 1862, quando i 'l'urchi bombar<larono Belgrado, si 0rdinò in Serbia una legione di volontari Bulgari, pronta a guerriglie e ad incursioni. Nel 1867 .un Oomitàto centrale segreto, assai analogo agli odierni Co -
:XOTJJ: Svl,LA PE~ISOLA BALCAJ\ICA
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XOTE SuLLA PEXISOLA BALCANICA
mitati bulaa.ri o in M aced oma, · rivolse . al Sultano Abd 1 A . un l« rnerno1·cmdurn » nel qual e s11ec . . 1amava l'autonomia u -d z1z: "13 . ll u gana. Il « rnemo1·andiirn » ebbe l . e a un grande numero di o-· . ]3 1 arg_a eco nella provincia :. .,,1ovam u gan fu d t t 1 . bekir; molti morirono ltmgo l· t. d a· ep?r a _o a D1ar·· a s Ia. a 1 pnvaz1on· d. · s t ent1, e la causa dell' ind·i ponel enza , bulaara a . t,i e 1 tamente proseliti dentro e f .· 1 . E> cqms o pronKaravelow prese la direzio::1a:i ~eni~ola: Ne: 1868, L_iuben bulgaro : otto anni a . . ov1mento rnsurrez1onale La .. 1 . . pp1osso la nv-olta era matura. nvo ta dilago nel sanaiaccato a· FT . . o t d _1 i ippopoh e guaclagnò ben tosto la reo-ion o e mon ana e1 Sred G d parte e __l'alta valle dell a nfar1·t. za, 1·1 circondario na- ora~ 1 Ta una t e di Belovo dall' lt. e l a arB azardJ1k Il G a 1a. overno musulmano sorpreso . . . l mare la rivolta. . . . 1 , . ' rnv10 so datesche a do. . . . in ego ari reclutati tra le )eo· . .· z10m turche cli Europa e l' A . I og1011 popolalenza. Un grande numero\. s~~ pr?nti_ a qualunque viofc i v1 aggi dei _c ontorni di Filippopoli andò a ferro ecl · a, noco, come pnmo ., . 0 • • J l . soldatesche mu,,d -· 1mane· Pana 1saog10 . · l CLel a f ero01a delle . . ed · · i Tg uourc strenuamente difeso da· 160 msort1 h" 1te · · fu a la fine quel ·11 . · .' urc 1 vinsero v1 aggio a prezzo eh . . d. 1 h\. loro rabbia su 763 ab"t t· l gravi por ite, sfogando 1 an 1 c 10 massacrarono. A .. . . d a.ltn v1llago-1 bulgari toccò b sorte: Klissoura Batak , . e~ pre~to la medesima. dalle fondamen~a. Nel 'c!:~~~:h1~ts~, ~rats1g?v_o fttrono rasi 1 58 villaggi e 5 mo ~t .· f F_lhppopoli, m breve, ben na:s en urono distrutt" 1 - 00 massacrate dentro i1 oo-iro cl·1 9. . ·le 11o, _,o g1orn1 appe a • O persone .· . · .·ia. trasf'or·inorridita la• Bt1loo-ar . n l'E uropa Jngnardava T•antta nla., 1 un orrenoo macello. '
Il 1·~ aprile 1877 la Russia dichiarò la . e trascmò più tardi nella 1ot t a 1a R:uomam ' ~nena Porta, a e 1 alla 8 ·b· . . dell. , a ·' e1· ia. L a comparsa sulla scena rnsano-umata gare del grande impero sla . o_ , . e p1oviuc1e bul·· vo nammo quei patriott · · , e prn care speranze cli autono . . i, ravvivo 1 mia, riscosse l. sopìt,1. sentimenti
1975
nazionali. Volontari bulgari in grande num_ero, fin dall' inizio della campagna, vennero a disporsi sotto le bandier~ mosco vite e p arteciparono in special modo alle operazioni dei generali Gourko e Skobelc:rn·. [u sostanza, la Bulgaria partecipò alla guerra come nazione veramente adulta e compiuta, in nuclei d'ar mati ben distinti , tali da metter in ri lievo ogni singola azione dei soldati volontari che li co1nponevano. Il trattato cli pace del 3 _marzo 1878, firmato a Santo Stefano, r ispose pienamente alle speranze della nazione - bulgara., accordando un'indipendenza quasi completa alle provincie turco-bulgare e ricost rnendo una « G1·ande .Riilga1·ia », come ai bei lempi dogli Zar Simeone ed Ascn. Il Principato, sempre continuando ad essere ~oggetto al Snlta·no, cloveva, estendersi dal Mar Nero alle montagne cl'Albania e dal Danubio all'Egeo, comprendendo naturalmente nei suoi limiti anche tutta la Macedonia. Ecl ancora un~\. volta è notevole il ricorso del fenomeno : )a :Macedonia è µer la Bulgaria il segnacolo delle sue aspirazioni nazionali più care e pi\\ vi"Ve. Ad ogni ridestarsi della coscienza bulgara, i l pensiero della nazione ricorre alla :Macedonia, che schiude le µoÌ·te del mar Levantino alle risorse delle tene più interne. Sotto questo riguardo 1 il tratt.ato cli Santo Stefano appare cli una import anza decisiva, circa le pretese degli Slàti balcanici sulla :Macedonia. Questo trattato, comprendendo infatti la detta provincia noi limiti delle fronti.ere politiche della « Grcinde Biilga1·ia » sanzion ava in qualche modo, secondo una base ufficiale, le aspiTazioni dei Bulgari. 11 t.rattato di Berlino s'incaricò cli distruggere l'opera dei patti di Santo Stefano e di cont.rastare l' influenza dei Russi nella penisola. Il nuovo trattato assegnò infatti a l Principato le terre comprese tra Danubio e Balcani, p iù le ali;e valli dell' J scher e dello Stnuna. La parte settentrionale della rrracia, tra Balcani, Rodope e 1fa.r Nero, doveva formare, sotto la · denominazione illogica di R1wi,elici 01·ientule, uru~ distinta provincia, con autonomia amministrativa com-
197G
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XOTE SULLA PENISOLA BA.LCA:sllOA
pleta, sotto l'autorità di un governatorq generale .cristiano. nominato per un quinquennio dalla Porta., previo l'assens~ delle maggiori potenze d'Europa. Conforme all'articolo 18 del trattato di B erlino, una commis:ione internazionale riunitasi a. Filippopoli, designat a a capit ale della nuova provincia autonoma, stabilì lo statuto organico della provincia stessa, ed i particolari dell'ord;namento politico della regione. La Macedonii1 e quella parte della Tracia non compresa nell~ Rumelia Orientale, che venne1:o staccate dai patti di Berlmo dalla Bulgaria, non ottennero altri vanta,ggi che la promessa di riforme amministratrve : abbenchè tale prom essa fosse espressa dall'articolo 23 del trattato, tuttavia essa non · ebbe alcuna pratica sanzione dai fatt i. Ora il frat turarnanto delle terre bulgare in tre grandi tronconi, r iuscì uno dei mosaici più . strani e singolari che mai_ abbia compost.o la diplomazia europea. Se si può infatti comprendere una limitazione o restrizione delle frontiete della Bulgaria dal lato dell'Egeo, allo scopo di non tagliare. ·.i n due i possedimenti turchi da quella parte: ta.le provvedimen to non era in alcuna guisa comprensibile e ,compatibile nei rispetti geografici ed etnografici. La costituzione della Rumelia Orientale doveva infatti essere il fomite di q uesti malcontenti. Si poteva in effetto essere cei'ti, « a .zwio1·i », che codesta provincia bulga,ra, costituita a, sud dei Balcan i, con autonomia politica ed autonomia amministrati va sua propria, si sarebbe ·a lungo andare un ita irresistibilmente alla Bulgaria del Nord. Fino dal 1880, la stampa e gli scrittori competenti in materia esternarono simile avviso; specie il L éger nella sua classica opera « La Saue, le Da nube et les Balkans ». Anche i timori di veder grandeggiare l'influenza russa nei Balcani, mercè la costituzione della Grande Bulga".'ia, sembravano del tutto infonda ti. I n realtà, non era da attendersi che questo: domanda di soccorsi bulgari alla R ussia. per sottrarre il Princi pato, privato di risorse, incapace di sussistere, da una situazione di cose insostenibile.
NO'.rE SULLA PENISOLA BA LCANICA
1977
Frattanto, in attesa deJ.la riunione dell'assemblea dei notabili a 'rimovo co11fonne all'articolo 4° del trattato di Berlino, la quale d;versi dotare il Principato di nuovi statuti • O'O vernativi, la B ulgaria continuò ad essere·retta da un com;issario russo che fu da prima il principe Tcherkaski e poscia il generale D udukow-Korsako;v. . . . · Il periodo dell'occu1Jazione e dell'~mm1ms_tra~1one russa fu :n.ondime110 fruttifero per la Bulgana: contmuo nel campo -dèlle ouere pacifiche, la liberazione guerriera iniziata due anni a ; anti; creò un esercito ed un'amministrazione bulgara -che furono le novelle forze creatrici del Principato. IL ALESSAND RO DI BATTEMBlIRG CREATORE DELIA BULGAR I A INDI PE:SDENT~.
L'assemblea dei notabili bulgari si riunì il 22 febbra io 1879 :a 'l'irnovo. Consacrò le sue prime sedute all'elaborazione
-d egli st~ituti governativi ta.nto at tesi, secondo i . qu~li 1~ BulO'aria. ·doveva diventare una monarchia ered1tana d1 forn~a rappresentativa. Il 29 aprile, Alessandro di B~tt~mberg, della casa dei granduchi di Assia, ~u eletto prmc1pe -di Bulgaria sotto il nome di Alessandro I. L a nomma, . se~ condo il trattato di Berlino, fu approvata dalle maggion potenze e r atificata dal S ultano. I ntorno a.lla, medesima epoca veniva promulgato, per de·Creto del S ultano, lo statuto organico della Rumelia Orientale. Il govenio t urco aveva pure esso facoltà di provve~ -d ere alla difesa delle frontiere della provincia, costruendovi fortificazioni e mantenendovi presidi stanziali, escluse però le tru ppe irregolari musulmane. Una gendarmei·ia indigena doveva essere incaricata della custodia dell'ordine interno) con la cooperazione di una milizia locale. Il governa.tore, a senso dell'art. 16 delle convenzioni, aveva inoltre faccltà di . chiamare truppe turche nella Rmnelia Orientale, in caso di d isordini .
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NOTE SULLA PE'N ISOI.,.A BAl,OA.1'ICA .
NOTE SUL l, .-1. PENISOLA BALCANICA
· Frattanto, le sollecite cure del principe Alessa,ndro facevano rinascere fa B ulga.ria: l'influenza e l'amministrazione r ussa_erano soppiantate a grado a grado dalla bulgara. L~ separa.z10ne della Rumelia Orientale dalla Bulgaria propriamente detta non poteva d.urare a lungo. Ad onta della differ enza dei regimi politici, una unione mora.le assai stretta · s'.era sta~ilita tra il Principat o e la provincia au!;o:noma, che s1. s~am?iavano con molta indifferenza tanto i proprì uomm1 d1 governo, quanto i fonzio narì pubblici e o·li ufficiali. Mutare codesta unione morale jn unità politica ~on era che questione di tempo. Questo còm~ito fu singolarmente facilitato dal governo ottomano, indifferen te ed ignavo. Un comitato. segreto si formò nell'estate del 1885, sotto la pr esiclenza di Zaccaria Stoj anow, allo scopo di addivenire alla rìunionfl della Rumelia Orientale r~lla B ulgaria. L'idea ebbe proseliti e fau~ori fortissimi: si stabilì di arresta.re nel proprio palazzo 11 governatore genera.le Krestovic', di eleggere un governo provvisorio capitanato da.ll'avvocato Stn1nski. ~ ilizie _e gendarmeria fec~rÒ causa comune con gli insorti _o gh « unionisti, » e la rivoluzione di F ilippopoli si. comp1è senza; la più piccola effusione di sangue. L' unione della Rnmelia Orientale alla Bulgaria fu accettata senv.a difficoltà. Il _principe .A lessandro colse l'occasione che o-li si offri_va_cli riunire alla sua corona un altro lembo della gr:nde fanugha bulgara. Egli riconobbe subito l'unione ed in un . ' assunse proclama datato da '1.1irnovo, il 20 settembre 1885, il titolo di principe della B ulgaria del Nord e del Sud. ]l giorno appresso Alessanèro faceva il suo ingresso trionfale i n F ilippopoli. Occorreva ora sondare l'attitudine della Rnssia. Perciòuna deputazione fu spedita allo Zar A.lE:ssanclro III, con ìo incarico di chiedere assistenza o benevolenza, nei frangenti decisi.vi in cui trovava.si la Bulgaria. Sembrava · a t utta prima che il grande impero moscovita non dovesse vedere che cli lieto animo ricostituirsi l'opera della << Grcincle Bulg_a1·ici, » infranta dal trattato di Berlino. Ma fo vana lu-
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singa: lo Zar ruppe ogni trat tativa con la commissione ruroeliota e bulgara, e richiamò gli ufficiali russi aggregati allo esercito bulgaro. l!,rattanto una conferenza cli ri,mbasciatori delle maggiori potenze cl' Europii, r accoglievasi a Costantinopoli, affine di impegnare la Porta ad occupare militarmente la Rumelia Orientale. Ma il governo del Sultano si scher mi da questo incarico, nella tema d'avere snlle spalle una violenta guerriglia da rep11imere ed un sollevamento della Macedonia, da tergo. Si vide allora la Serbia e la Grecia :rompere l'attitndine di neutralità, per schierarsi in favore della Turchia, contro la Bulgaria.
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La Grecia, nella controversia., serbò dapprima un contegno . di benevola aspettativa, limitandosi a rinnovare antiche proteste a proposito della rettifica delle sue frontiere. Ma la Serbia, incoraggiata. dall'Austria, ruppe ben presto gli indugi . Il costituirsi infatti di un grosso Stato autonomo al cli là dei Balcani e sulla via del V~trdàr, non pote,a che attraversare le mire di quella grande potenza verso le vie del mare Egeo e del mare L evantino . L'esercito serbo, il 14 n0vembre 1885, dichiarò la guerra alla Bulgaria, invadendone subito il territorio. Il governo Serbo pretendeva che l'equilibrio della peni~ sola fosse rotto in favore della B ulgaria, mercè la riunione della R umelia Orienta.le al Principato. L'Austria, preoccupata. per l'aument o di forze e di potenza della Bulgaria, soffiava in quel fuoco spingendo il piccolo reame di Serbia a chiedere compensi t.erritorialì nella regione dì Vidclino . Che la politica del Re Milano non fosse popolare, ma eccitata ed inspirat~t da una grande potenza d'Europa, lo comprova il fatto che, all'ordine di mobilitazione dell'esercito serbo, la massima parte dei r ichiamati alle armi riteneva cli mafoiare verso le frontiere meridionali del regno, allo scop9 di . trar profitto degli imbarazzi della Turchia per invadere la Vecchia Serbia. Quando si seppe veramente che
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· NOTE SULLA PENISOLA llALOAN l OA
:'.'IO'rE SCJ.LLA PE.NISOLA B ALCANICA
i l nemico designato era la Bulgaria, l'esercito serbò mosse di malavoglia, senza preparazione e senza entusiasmo di sorta, contro le truppe del principe Alessandro di Battembero-. . ~a BU!garia trovavasi in questi frangenti nelle più cliilic1h ~ongrnnt u~e della politica e delle armi. Il suo piccoio e:er_c1to, ~rgamzzato a inala pena mercè le cure degli uinc1ali russi; era ~tato abbandonato da questi ultimi- dietro ordine dello Zar. Mancavano di fatto t utti i comandanti di battaglione e di reggimento, sen za parlare delle mao-: g i~ri. unità di guerra ; convei1ivrt improvvisare tutti gli fi.c1al~, a partire dai capitani all'insù. Inoltre il piccolo esercito trovavasi allora dislocato in massi ma par te in Rumelia, pronto a difendere quella provincia c9ntro incursioni di truppe ottoma1te. Conveniva cambiare subito linea di o~erazione ed addensare le truppe sparpagliate verso la fron t10r~ se:·bo-bulgara di Dragomau. Quanto alla poli tica, la R ussia s1 mostrava decisamente avversa al Principato, l'Austria palesemente nemica, la 'l'urchia pronta ad inva: dere le frontiere della Bulgaria da mezzodì, ed a. rin novare gli orrori ed i massacri del 1876-77. · Il principe Alessandro di Battemberg non si SO'Omentò in ~nesti pericolo~i frangenti. Nei pochi anni del st~o regno, egh aveva conosciuto appieno il valore e l'enero·ia dei suoi . b collaboraton e · della popolazione bulgara.. Non esitò un istante ad · accettare la lotta che gli offri v1t la Serbia · improvvisando nel mede.simo tempo l'esercito e la vitto;ia e fon dando sopra basi incrollabili la coscienza. nazionale dei bulgari.
uf-
Gli eventi della campagna del 1885 sono abbastanza noti: conviene richiamarne a questo punto alla memoria le linee essenz~ali_, per quanto contribuiscono a porre in luce l'opera del pnn c1pe Alessandro (1). Questa devesi notare anzitutto ({) La stampa militare italiana poss ie--le due preg evoli scritture in materia, e èioè • L a guer ra sel'bo-bulgal'a del 1855, del tenente E. Ba rharich, e l'ar tico lo Sli-vnit.z ii, compa rso nel le pagine d i ques ta Ri vi.;ta, nell'anno ·1889.
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per quanto riflette la scelt a dei coll~borat?ri ~ ~ei_ capi del~ l'esercito : dovevano servire all'uopo giovani ufficiali ben noti per capacità ecl attività -somma. Il capitano d'artigli~ri1i N~kiforow fu posto a capo del ministero della guerra, 11 capitano Petrow investito clelle fun~ ioni di capo di stato-maggiore. I capitani presero il comando d~i reggimenti, _i. batt aglioni furono comandati da tenen,tl _e. ~ottoten_ent1.' le compag nie da sottufficiali ; per o~ononua_d1 _qua~n gli ef~ fettivi delle unità si tennero assai elevati, s1 ohe alquanti battaglioni contavano oltre a due migliaia cli comba~te~ti. Quanto al . ·disegno di operazioni, il concetto del pnnm~? Ales,1a11dro fu chiaro e semplice: ammassare quante pm forze era possibile verso la frontiera della Nissava, aumentando l'effettivo delle poche che erano immediatament e disponibili da quella parte, con difese ed afforzamenti locali. ObieUivo dell' esercit o serbo clove~a essere la capitale del Principato l'l.emico; })OÌ<'-hè l'esercito mobile di esso si ~on. siderava come inesistente, a cagione del suo grande d1sseminamento nella R umelia Orientale e lungo la fro ntiera turca. L' esercito principale dei Serbi doveva constttre di quattro divisioni cli fanteria al comando imm~diato del Re J\1:ilano ·' concentrate luno-o la più bre,;re. congnmgente tra b Nisch e Sofia · un'altra divisione, sotto il nome di ?Orpo del 'rimok ·c1ove~a invece operare contro la fortezza di V iddino, per parare ad ev<?ntuali minacce che i Bulgari avrebbero potuto rivolgere da quella parte contro 1'.~lgra~o ._ Il còmpi to di questo corpo staccato era oltr~ a _ c10 politico., dappoichè sperava.si di ottenere quel ter_r1tm·10 come co~penso agli ingrandimenti della Bulgana nella Rumeha Orientale. L'esercito principale dei Serbi urtò contro i Bulgari, a fforz ati sulle montao·ne Slivnitza., il 1'7, 18 e. 19 novembre 1885. b . .., I n seo·uito a q ueste tre vittorie, l'esercito serbo comrnc1_0 il 20 a ~·itirarsi su tutta la l inea. Le divisioni del Re Milano dove.nLno raccogliersi fnori del campo di battaglia, a Zaribrod, per ripiegare di là verso Nisch e la frontiera serba.
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NO'.l'E SULLA l' EKISOl,A BA LCANICA
. Il comandante in capo dell'esercito sconfitto si lusinga, va d1 poter rip_rendere l'?ffe~siva nel più breve tempo; dopochè le truppe s1 fossero n ordmate, approvvigionate e rinforzate. }(a i Bulgari incalzarono i nemici : il 22 novembre l'avanguardia dell'esercito del Pri.ncipe di Battemberg, co~andata dal tenente-colonnello rumelioto ~icolajew, raggiunse i Serbi s~l_Je strette di Dragoman. Il giorno appresso continuò la r1t1r~ta d~ll'eser?ito sconfi.Ho, tutto a sbaraglio, privo di carreggio, d1 mezzi, senza ·vincoli di comando. Il 26 l'esercito se1:bo strin~evasi_ attorno alla città di Pirot: fu raggi nuto dai bulgari che m:flissero all'avversario una nuova e decisit"a disfatta. Oramai l'esercito serbo non esisteva più. I n buon punto venne l'Austria a liberare la Sexbia tlalle tremende strette della rovina militare e politica..' (~uella potenza, dopo avere eccitata la Serbia alla o-nerra visto che quest'ultima aveva posto capo ad una sit:azio~e di fatto ~ia'.11etralmente opposta a quella che sperava, entrava ora 111 1scena per troncare a tne7,zo la marcia trionfale dei Bulgari in direzione di Belgrado.
Nella notte del 27 al 28 novembre, -1' incaricato d'affari d'Austria-Ungheria. a Belgrado, conte di Kehwenhiiller si :presentò ~,l quartier-generalo dei Bulgari, a P irot. Trovò il ~rinc.; i~e A les~a1:1dro che assiso sopra un ~ovone di paglia. 11npart1va orcl1111 per l'avanzata della dimane in direzione di Ponor e di Belgrado. Jl diplomatico conseo·nò subito a l 0 ~tincip~ una nota collettiva delle potenze che imponevano hmmechata conclusione di un a,r mistizio. Convenne r eclinar~ la fr_on te ' clava_uti ai voleri <lell'.E nropa rappresentata dall Austna-Unghena . Il 13 marzo fu segnata la pace a Bukarest. I risultati morali ottenuti da.lla breve ma brillante cam!?ag~a contro la Serbia furono cli grande rilievo. Anzituttò 11 n conoscimonto dello stato delle cose che motivò l'attacc.;o dei Serbi, cioè l'unione della Bulgaria con la Rumelia Orientale, l'incorporazione della milizia rnme1iota nel!' esercito
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NOT8: SU f, L.A. PEN l'S OLA DALCA~IOA
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bulgaro, l'estensione dei privilegi e delle liber tà del Princi pato alla nuova provincia annessa. Ma bon più grandi furon o i risultati nell'ordine morale. L a condotta piena di energia e di patriottismo del Principe Al essa ndro cli Battemberg, le vittorie clamorose riportate dall'esercito bulgaro sotto il comando di l 11i, crearono un ambiente di simpatie e cli favore per la giovane nazione, sì da collocarla in breve tempo allo testa delle genti balcaniche. Le vittorie di Slivnitza o di Pirot resero omaggio alla coscienza nazionale bulga.ra e la fortificarono : la Serbia dovette stare paga dentro i limiti dello sue frontiere, e PAustria-Ungheria accontentai·si di limitare il mercato dei suoi traffici alla soglia delPaltopiano di Sofia. Il desiderio ~i avanzare i commerci austro-ungarici oltre di esso, sulle vie a,gognaLe del Vatdàr, era fall ito improvvisamente contro le truppe agguerrite del Principe di Battemborg. Quanto a prestigio personale, la riputazione del giovane vincitore cli Slivnitza feée nascere soltanto il timore, nell'interno· del Principato, che esso mirasse ad instaurare un governo person ale. Ma fu breve sospetto, che non poteva o doveva essere rilevato, se gli avvenimenti posteriori non lo avessero posto in luce. Così fn che, con grande sorpresa, l'Europa ebbe notizia degli eventi di Sofia, della notte del 20 al 21 agosto 1886. In seguito acl una cospirazione militare, i cui autori erano :riusciti a guadagnare alla propria causa due reggimenti, -cioè il 2° di fanteria dello Struma ed il 1° reggimento arti<Ylieria oltre agli allievi della scuola militare, il < Konak » ~ pala;,zo principesco, fu invaso dallo t rnppe ed il Principe Alessandro costretto, con la rivoltella alla gola, a firmare l'atto di abdicazione. Il Principe fu condotto a Rahovo, e <li là trasportato a Reni, lungo i l Danubio. La rapidità e l'audacia dell'attentato assicurò la riuscita sua : la popola· zione bnlgara l'apprese con un misto di sorpresa e di Limore. Il 21 agosto il tenente-colonnello Mutkurow, comandant_e .di una brigata di fanteria a Filippopoli e Stambulo~·, presi-
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NOTE SUL!,,\ PESISOLA DALCANICA
dente dell'Assemblea naziona.le, incominciarono a dimostrar~ energicamente contro la illegalità dell'atto compiuto. Raccolsero attorno a sè le truppe fedeli e denunciarono oJla vendetta pubblica il governo provvisorio istituitosi in Sofia dai congiurat i dei reggimenti di fanteria. dello Struma 0 del 1° a,:tiglieria. In breve, i colpevoli furono arrestati in parte; in parte raggiunsero le frontiere di Serbia: l'atto ingiusto compiuto verso l'eroe di Slivnitza fu pienamente e largamente v~ndicato, di fronte alla Bulgaria e cli fron te all'Europa civile. P oco tempo appresso il Principe Alessandro foce ritorno nel P rincipato : ma fn breve apparizione. Lo zar Alessandro II.~: ~ìi si dimostrò ostile, con un messaggio che suonava b1as1mo all'opera. del suo governo. Amareggiato dalle passate e dalle presenti vicende, il Principe di Battemberodecise di abdicare nuovamente e cli. abbandonare senz'altr~ 1~ te~Ta bu.l gara. Il Governo fu affidato ad nn comitato proYnsono, composto dello Stambulow, del colonnello )iutkurow e del Karavelow.
Il trono di Bulgaria dichiaravasi vacante per la second a volta, o 1~ gra~de Assemblea nazionale, conforme al prescritto della cost1tuz1one, fo con vocata per eleggere il successore del vincitore di Slivnitza. Il Principe Valdemaro :fio-liuolo del Redi Danimarca scelto dapprima dall'.Assembl~a, :on accettò la corona bulgara: questa venne poscia ed invano offerta al ~e Carlo ~i Ro~anfa ecl al Sultano, purchè fusse rispettata 1 autonomia e l'mdtpentlenza del Principato. Infine, dopo lunghe oscitanza, il 7 aprile 1887 venne eletto il J')rincipe Ferdinando cli Sassonia-Coburo·o luo()"otenente cli fanteria nell'esercito austro-ungarico. Q,u:~~i, ad ~nta dell e diffidenze della situazione all'interno orl all'estero, accettò la coro:1a. L'Europa non ratificò la nomina r itenendola il.legalo, per 11 fatto che 5.ll'Assemblea di Tirnovo parteciparono anche i deputati della R umelia Orientale.
NOT P. SlJLLA PESISOLA B.\ LCANICA
Così il Principe Alessandro ebbe un succ:essore etl un continuatore dell'opera sua.. Dire di essa, in breve sintesi, significa dire dello sviluppo della coscienza bulgara come nazio11e. Per virtt'.1 del Prin cipe Alessandro, la Bulgaria si svincolò dalla t utela della Russia nell'amministra:i:ione, nella :finanza e nell'esercito, per affidarsi alle sue giovani forze, conscia del proprio valore. ' La fortunata guerra del novembre del 1885, le giornate di Slivnitza e di P irot confermarono la fiducia nell'esercito giovane e nei condott ieri improvvisati : soltanto il« ·veto » dell'Austria-Ungheria tolse ai Bulgari di ritrarre i maggiori e più ampi frutti dalle loro vittorie. Le fortune della guerra ebbero subito un'eco nell'amministrazione e nell'economia pubblica del Principato, ad onta che le tristi pagine dell'esilio del Principe Alessandro cont ribui ssero a creare un ambiente bon poco favorevole all'incremento ùi questo ulLim e manifestar-ioni per la floridezza del giovane Stato. · Tra il 1887 ed il 1.895, nuove lince ferroyiario si apersero ai traffici locali: fu concluso un prestito cli trenta milioni, •.'esercito ebbe uno straordinario impulso, la marina bulgara cominciò i sno i primi passi snl Danubio e salla cost;iera del Mar Nero. E per legge fatale, non appena codesto risveglio venne a manifestarsi in modo indubbio, la coscienza della Bulgaria si rivolse alla ~[acedonia. La questione si colorì dappri.ma nel campo religioso e spiribmle. Fin dal giugno del 18!)0, i l ministro Stransky rivolse mfatti un memomndmn alla P orta, 1ivenclicando i diritti della B L1lgaria sulle sedi episcopali di Uskub, cli Ocrirla e di Velè.s. La vivace opposizione fatta in q nella circostanza dal pa· triarcato ecumenico o dal regno di Grecia e le manifestazioni della co:-;cienza nazionale bulgara, furono un' indice dell'intensità, e del ia larghezza del movimento di quest'ultima, in pro' della Macedonia. Lunga ed aspra fo la vi~t percorsa dalla Bulgaria in fa vore della l'igenerazione nazionale di questa provincia. La ostacolò direttamente la Serbia e la Grecia per ragioni etno12~ -
A);NO X~V lll.
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NOTE SULLA PlsXISOLA B ALCANICA
g ~·a~~he, polit iche e religiose; la 'l'urchìa l)er timore di torb1d1 mternii l'A ustria-Ungheria perchè vide e vede sempre ~n os~aco]o m una « Grand~ Bul.9a1·ia », forte e fiorente apparecchiata a sbarrarle le vie del Vardar e di Salonicco. Conscia di questa situazione d i fatto, la Bulgaria cercò -s ~mpre, d~l suo meglio, di mantenere accesa la facella dcl1 1 msurrez10ne macedone: doveva risentirne vantao·.o·io la . . .::,o propria ~ompagme nazionale rispetto ~1lla desiderata unità ·delle . stirpi bulgare; dovea risentirne profitto immediato la p~·opna economia nM:ionale per gli sbocchi che si tratta ·d1 mantenere aperti alle genti fugo-Slave, senza l'intervento ,dell'Austria-Ungheria, verso l'Egeo ed il Mare Levantino. In quest'o~dine di idee, la Bulgaria si valse cli ogni ~ezzo pur d1 mantenersi fedele al programma: assimila. ~ione ~e~la ì\1:~cedoni.a mediante commessi ed impiegati del. l·ammm1straz10n0 bulgara; simpatia e favore verso i rn.oti insurrezionali macedoni, sif.L compiuti df.1 bande irreo·olari che da emissari. "' Tu sostanza il fenomeno rivela la costanza e la diffusione <li un princi pio: la Bulgaria, sulle vie della .Macedonia, combatte« coscientemente e con fotti i mezzi che ha disponibili» Ja grande_ ~ forse u~t ima battaglia per l'indipendenza degli sbocchi .1ugo-slav1 al mare di Levante, che Austria e Gern1ania vogl~o~10 assimila.rsi e procacciarsi. E, forse, in questo momento t 1p1co di grande rilievo per la storia dei Balcani i diritti dei popoli Jugo-Slavi all' Egeo non sono com~1essi in mani più forti e migliori in t utta la penisola.
III. Gu a vvEK!llmN'l'I onrnRNr rn
MAOEDo~rA r,: L.1. Bc;LGA lUA.
. Per 1:imanere nel campo della più pùra obiettività, conviene ricordare i fatti. ln principio della primavera dell'an_no in _c~1'so, il governo ottomano prese una serie di provvednnenti 1~ Ma.cedonia che, lungi dall'instaurare la promessa era delle nforme, ne esasperò in vece la popolazione ed
::;or,~ SULLA.
PENrSOLA. BALO.,U'.ICA.
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:accelerò lo scoppio del movini.ento rivoluziona.rio. In luogo ,di perquesire e condannare i colpevoli degli attentati contro
l'ordine e la sicurezza pubblica a Salonicco ed altrove, le .autorità ll).usulmane cercarono ogni pretesto per perseguitare, atterrire e rovinare le genti bulgare stabilite in l\face<lonia, tanto nelle grandi città come nei piccoli villa.ggi _Massacri in massa, distruzione di intere borgate, incendi, t'orture e roYine fnrono e sono le caratteristiche dell'azione musulmana in Macedonia. Nel vi:layet di Salonicco, il 23 aprile, le autorità cli Serès .avvi~ate della presenza di una banda rivoluzionaria nei -0ontorni del villaggio di Banitza, in luogo di inseguirla distruggono il miserando villaggio, composto in massima parte di popolazione bulga.ra. Altrettanto si rinnova contro il villaggio di Steuik, di Scharbanovo, cli S .k irt e di Gabreni . Frotte cli gendarmi turchi accompagnati da emissari greci percorrono le terre ed intimano alle popolazioni bulgare cli riconoscere il Patriarcato grecd, con minaccia di esilio e d i morte qualora esse non si d istacchino dall'Esarcato bulga.ro che rappre.senta almeno la loro inclipe.ndeuza spiritua.le. Le medesime atrocità si verificarono nei vilayet di Monastir, di Uskub, di Adrianopoli. Massacri in massa furono .oommessi dai soldati dell'esercito regolare ed irregolare a Va.rdàr-Kapou cli Salonicco, a Baldevo, a Moglula ed in altre minori località. A Smardesch, più di duecento persone fn .r ono fucilate in poche ore; duecento e cinquanta case date alle fiamme mediante petrolio e sostanze infiammabili . Oltre a 2800 bL1lgari furono confinati in prigione o deportati. La rovina economica della Macedonia e del commercio, bulgaro nella provincia non poteva essere più completa. Ordini venuti da Cost~mtinopoli al valì di Monastir, vietarono infatti ai commercia.nti bulgari di recarsi all'estero, e sopra tutto a Costantinopoli . L 'amministrazione locale musulmana si studiò di sostituire popolazione turca alla bulgara,, nei villaggi di questa :ultima nazionalità. ,,
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l\'O'l'E SULLA PENlSOLA BALCAN10A
Di fronte a questo . stato di cose, la Bulgaria protestò avanti alle maggiori potenze di Europa con un « rnemo?·ctndnm » . Questo documento ritiene responsabile degli attnali orrori in Macedonia la Porta, e denuncia al mondo civile la rovina delle genti bulgare stabilite in quella provincia. « Stanche di attendere la realizzazione delle fat.te pro<< messe,_ e non pren~endo consiglio che dalla propria di<.: speraz10ne, le genti bulgare della 'I'urchia d' Europa si « sono gettate sulla via del.la rivoluzione. Le cause di essa « sono ben note, e le responsabilità ben stabilite: la Sublime « Porta non potrà incolpare in verun modo di questa con« dizione di cose il Principato di Bulgaria » (1).
: - ** . È utile. e sn~gestivo illuminare a questo · puntò, per via. d1 ~n alog1e e d1 differenze, la situazione della Bulgaria di oggi e quella del 1885; rispetto agli ingrandimenti o alle aspirazioni di ingrandimenti territoriali del Principato, tanto _nei Balcani quanto fuori della penisola. La rivoluzione del novembre di quell'anno a Filippopoli, o_pera q~~si per intero di un avvocato di g rido, lo Stransky si compie tra la sorpresa delle maggiori potenze e tra crli astii ecl i timori malamente dissimulati dei piccoli St:ti balcanici. L' .A.t~stria-Ungheria suscitò contro al Principato b~1lgaro la _Ser~1a ~ ne auestò le legittime vittorie sul campo d1 battaglia d1 P1rot. Ma la coscienza bulgara era, orama i formata ed adulta. . Da quell'epoca, la propaganda bulgara ha fatto passi da gigante, nel senso di acquisire a sè i traffici e gli sbocchi a~ ~are Egeo. Maestri di scuola, amministr,itori, propagandisti, soldati e capi di milizie volontarie, i bulgari hanno a.s similata a sè la massima parte della provincia macedone. Se, per la diffusione della coltura, delle scienze e del prog ress.:>, in proporzione alle proprie risorse, le maggiori po(1J 1lfemoi-a11dum del governo bu lgaro, da tato da Sofi~, il i8 luglio (IO agosto) !90~.
NO'fF. $OLLA P ENISOLA BALCANICA
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tenze d'Europa si fossero adoperate quanto la Bulgaria a prò della Macedo~ia, quest'ultima si sarebbe oramai rigenerata da gran tempo. . . . .. E per misurare l' intensità dell_o sfo~zo mciv1h ~ore del piccolo Principato, basti una cons1derazio1~e sol~anto. . La Bulo·aria all'i ndomane del trattato d1 Berlmo non e1a 0 ' che un' espressione geografica : senza l)ersona1·1ta' d'i sor t a, senza vita non sembrava che un lembo della grande ne~nlosa del pc:nslavismo. Abbandonata a sè stessa, ritenevasi ~he .si fosse abbandonata all'incoscienza· ed al torpore : _umca gloria, la coscienza di essere strumento cieco dei volen dello Zar delle Russie. Ma in venticinque anni di politica attiva, c?li il su1'.fra~io ,di una g uerra foi:tunata, gra~ie ~'impt'.lso eh un Pnn_cip_e politico e guerriero, la Bulga.ria si è svmcolata da ogni d1·.pendenza politica e morale, fino a far scuola. . ' · Da ante1~rnrale della civiltà europea cli fronte al servaggio · ,ed all' oscurantismo dei paesi levantini, e;ssa si è tra.s formata -0ggidì in « civangucwdùt » dei suoi propr_i inter~ssi e,·delle genti jugo-slave da quella parte; fino ad 111tralc1are 1 opera della propaganda austro-tedesca. . . Nel novembre del 1885, bastò il veto del diplomatico Kewenhùller per arrestare la propaganda bulgarn in Tu1ac6~ donia e nella vecchia Serbia, sbarrando il passo alle armi dei Principe Alessandro di Battemberg: oggidì, nello stess_o intento. l'Austria si è alleata alla Russia per contrastare 11 prooTes~o bulgaro in Macedonia,. 1\ia la situazione è di fat to rndicalmente n:i.utata da allora. Il giovane regno cli Serbia, dava, nel 1885, assai a sperare di sè all'Europa. Pareva il moderatore e lo str:1rr:ento pii\ adatto per estrinsecare la . volo~t_à delle_ :~gg~on pot enze nei Balcani : ma la rovrna nuhtare d i ,::,hvmtza, la morale della dinastia regnante degli Obrenovitch, la ~conomica della Serbia asservita al mercato austro-ung_a~·100: persuase l' AustritL a non far più conto su~le forze m_1htan serbe, ed a vincolarsi invece quel~a nazione per via de1 t raffici della finanza, e della corruzione.
1990
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NOTE S ULLA PENISOLA BA LCANICA
NOTE SULLA PEXISOLA DA LCANIOA
Un trattato segreto concluso tra il gov.erno austriaco ed: il Re Milano doveva infatti aprire il passo alle forze austroungariche a Nisch, e verso l'altipia.no di Sofia; quando più: fosse conveniente e queste ultime. Così è che oggidì, a differenza del 1885, l'Austria. senza l'intermediario della Serbia ma l'aiuto aperto della Russia, viene a t.raversare una seconda volta il cammino alla Bnl~ garia nella sua propaganda verso la ·vecchia Serbia e verso le strade del vardàr.
È questo il nodo della politica commerciale ed economica a,venire della prima di queste grandi potenze nella penisola. Ora si pensi ad un fatto. 'rra Pindo e Balca.ni, si itpre una vasta soglia, percorsa in ogni tempo dalle grandi schiatte dell' umanità per recarsi dall'Oriente all'Occidente. La Morava raccoglie verso quella soglia le acque che vengono da settentrione; nel Varditr immettono q nelle che corrono a mezzodì di essa, verso il mare di Salon icco. L o spartiacque di questi~ gran.de soglia è occupato dal regno di Serbia; la vallata del Vardàr costituisce la provincia musulmana di Macedonia. 'J'ra presente ed avvenire si distende la Bulgaria, a guisa di grande ponte: la Serbia d'oggi può essere l'Auséria· cli domani; la .Macedonia cl' oggi può essere la Bulgaria dell'avvenire; o anche l'Austria o la Germa.uia di un tempo non lontano. l\ia tra i due estremi della soglia; la via della Mora va da una parto che mette comodamente capo a BudaPesth , al Danubio, all'Oder, a Francoforte c ad Amburgo ; e la via da Varélàr ohe si apre ai traffici del bacino orientale del lvledi(,erraneo, si leva la nazione bulgara., forte e cosciente dei s~1oi diritti passati e presenti sulle terre di ::\[aceclonia. Al di là di Be1grado 1 la strada percorsa dai tra.ffici austrotedeschi obliqua in direzione cli Costantinopoli. Abbandona fa. grande strada maestra., s'addentra per i Balcani, il Roclope, e per 8ofia mette capo al Bosforo, dove porta le ·ricchezze ed ·i prodotti del granclo impero d'occidente. Belgra.do, da grfm tempo è stata asservita r~l mercato austrotedesco : Sofia è tappa ben lungi cla esserlo ; anzi si teme che non lo possa diventare così presto e così facilmente. Nell'asservimento e nell'assimilazione di questa grande strada che passa. per Sofia,, st11 la ohia,ve di volta dell'attuale situazione della Bulgaria nella penisola e di fro nte all'Austria.Ungheria.
Da.I 1878, i Bulgari, governo e cittadini, non .si sono atteggiati che a disce12oli della coltura germanica ; a pionieri intellettuali della Germania nel Dmng nach Osten. Mit i discepob minacciano ora di soppiantare i maestri ; poichè i fenomeni della civiltà bulgara in Levante risenton o troppo dei riflessi del sole teutonico. · Tale sintomo è evidentissimo nella propa.ga.nda scolastica bulgarn in Macedonia. I Greci .imbevnti degli antichi metodi chtssici, fanno poca strada con le loro scuole della provincia : i ginnasi bulgari ~ invece, con insegJ1ameuto positivo, utilitario e scientifico. hanno aperto le porte della civiltà europea a Monastir, acl Uskub ed a Salonicco. . La diversità. del ragionamento e della linea dì condotta dei Greci e dei Bulga,ri, in ]¼acedonia, risulta pertanto evidente. I Greci predicano nel mondo levantino il monopolio del1 a coltura e delle idee appoggiati 11 vecchi metodi; i Bulgari estendono il senso della loro propaganda sul terreno posit ivo dei fatt i e dell'utilità immediata, nefot parola d'ordine « libertiL dellit l\faceclonia e libertà delle stirp i che vi coesi<< stono. » . · D'onde si comprende il favore e il successo della propagimda bulgara in .l\facedoni~L e le ostilità che essa solleva. m Austria-Ungheria ed in Russia..
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NOT-IJ: SULLA PP.NISOLA BALCAc'l'ICA
Gli elementi dell'analisi.
LA
B ULGARIA.,
A) Cenno geo.rp·a-(ico. - La Bulgaria e la Rmnelia Orie11 • tale, unite di fatto sotto un medesimo governo dal 20 settembre 1885, occupano a N. E . della penisola tutto il terri· torio che si estende fra il corso inferiore del Danubio (riva destra) dalle foci del ~l'imok fino a Si listria, ed · il massiccio _ del Rodope. - . I limiti .più padicolareggiati del Principato . sono : a Nord 11 Danub10, tra le foci del Timok. Silistria cd una linea arbitraria che si estende, da questa ·ultima città alla spia,ggia del Ma.r Nero presso Mangalia; ad Ovest il corso inferiore del Timok, la clispluviale della catena dei Balcani occidentali, quindi un a, linea convenzionale tra Pirot e Zaribrod, infine i monti tra. ]\forava e Struma: a Sud 1'0~o~ov-Planina; il m~.ssiccio del Rilo.]?l anina, i mo~t i Rodope1 Kara-Balkan ed rn seguito una linea convenzionale che tocca il corso dell'Arda, taglia la vallata deila Maritza rao·giunge i Sakar·Planina e raggiunge il' Mar Nero tra Soz~p0lis ed Agathopolis; ad Est la riva del :i\far Nero. La su~erfìcie complessiva della Bulgaria propriamen te eletta è d1 6R,972 chilometri quadrati. ; quella della Rumelia Orientale di 3~,900 chilometri quadrati. -- I1 censimento del gennai~ 1~98 ha, stabilit a la cifra della popolazione dell· mtero Pnnmpato a 3,827,379. anime: cioè a dire a 38 7 abitanti per chilometro quadrato. · .' Quanto a geografia descrittiva ed alla genesi del suolo il territo~·io as.s ai complesso che costituisce la. · Bulgaria 0 ' Ja Rumeha Orientale riunite, non presenta alcuna unità natu. ra.le. I tratti più salienti ed incisivi della morfologia regionale so1io i monti dell'}Dmo, designati dagli Slavi sott; il nome di Stara-Planina (vecchie montagne) e dai 'l\lrchi sotto . quello di Balcani. Codesta grandiosa linea di rilievo è costituita, ad Occidente dai monti tra Pirot e Zaribrod ,: si salda .})Oscia) fra Eo· ·· _ b 11
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KO'l'E ::;ULLA P ENISO LA BALCANICA
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p;:1,lanka e K ustendil 1 al rilievo degli Osogov-Planina, continua nel B,ilo-Planina e nei Monti Roclope. - Tra i corsi d'acqua bulgari sono notevoli l'Isker, affluente del Da.nnbio, l a Maritza, lo Strumt~ e la Tnndja. B) Ordinamento p olitico arn1ninist1·ativo. - Secondo la . costituzion e di Tirnovo, il principe è capo del potere esecutivo: assistito da un ministero responsabile davanti al Parla-che esercita simultaneamente il mandato legislativo.. Il Parlamento è composto da una Camera. unica (Narodno Sobranje) costituita, di deputati nominati per un triennio mediante suffrag io universale. . . In cer te determinate circostanze, la costituzione 1:irevede ]a riunione della Grande assemblea nazionale (Veliko Narodno Sobranje). La costituzione gara,n tisce i dirit ti d.e i cit tadini bulgari, la libertà di stampa, il diritto di rimuone e d i associazione. '1'erritorialment0, la Bulgaria è suddivisa in 16 dipartimenti · la Rumelia Orientale ne con1prende 6. Ogni dipart imen~o è amministrato da un prefetto, assistito da un consiglio dipartimentale. Ogni dipartim ento è suddivi~9 in cir-0onda.ri ed in comuni.. · O) Culti, finanze, indiist1·ia, ecc. - La, religi~n~ cli Stato B la O'reco-ortodossa; La chiesa bulg11ra è amm1111strata da 1.m Esarca, assistito dal Sanbo-Sin.odo, che risiedono entrambi a Costantinopoli. Le finanze del 1902, erano : entrate '95,955,401 di franchi - spese 98,323,547. · . L 'agricoltura è la principale occupazione della_ro~)ol,azione di BulO'aria e R umelia: il suolo delle due provmcw e grandeme~~e fertile, specie quello della pianura danubiana, dell~ conche di Sofia e di Filippopoli. Vini di qualche valore s1 producono nei contorni di V iddino e di Filippopoli. Le vallate cli Kasanlyk e di Oarlovo sono molto note per .la col~ tivazione delle rose e l'estrazione delle essenze. Minerali d i ferro si ·estraggono nel dist retto di Samako,7 • D ) Eseni to. - Il ser vizio militare è obbligatorio nel Pri~ · -ci pato per 25 anni, e cioè 10 nell'eserci:to att~vo, ~ nella riserva 8 nella milizia. Nel 1902, l'esercito attivo s1 suddivi-
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XOTE St;J,LA N:,YISOL.-1. DALCAXICA
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deva in 6 divisioni (1" s .fi "'• . .. • o a; :,:i Tracica, con sede a Fi] i •. po~oh, 3 Ba1kan, con sedo a Slivno · 4• Preslaw d p Scrnm1a; 5A Danubio, con sede a Rusc1·u· ]· · 6a, v' .cdod~ se o a , l . ~· 1 mo. con s~c e a V~·atza). Ogm divi sione si compone di due br:o·- L d1 fanteria a 3 reagimenti oanuna d . 1· . . .1oa e_ o o , e1 qua 1 1 primi due sono su due battaglioni, il terzo solcanto La cavalleria consta di G mezzi-reggimcs~. ud~o.d cl . · ] . ' n 1 1 uo squa. iom ognuno ; ancletti alle divisioni. oltre a . . . L divisione di cavalleria indipendente di 4rega · c1ot~s1s4· e nna cl, · I, . . . , squa0 1men 1 a rom ognuno. ,, art1ghona si compone pure di G • da campaa d· · 1egoimen~1 . ona, 1 un reggunento da montao-na e di uno da 0 f 01tezza. , L'esercito di riser,a consta di 6 a· .· 1. . L ;:, 1~ · , . ' n 1s on1. a .1.orza com~ e.:,s1va dell esercito bnlgal'o risulta dal seguente specchio (.1.orza al 1° gennaio HJ0:2). · (Y · .
I linea dell'esercito 183,000 uomini II » » 36,750 »
L'EOUCAZlONE FISICA POPOLARE LA GIN:NASTICA :KELLE 8C1;0LB E NELL'ESERCITO
'.
878 pezzi 108 »
Totale
2~0,030 » 486 » La forza delle singole unità emer.Q'o = com e appresso:
'
I N l',\ OE. Ufficiali
BaLtaglione. Squadrone Batteria .
24 5 4.5
IN B attaglione. Squadrone . Batteria. (Batt. da montagna)
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Pezz i
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14 5
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GUER RA .
4-,)
38 22 7 230 182 159 2,.1:1 13.1
6 6
Il bilancio della guerra, nel 1902, era sali to a 20,430,892 franchi.
* ** )
La g innastica, quella che presentemente si fa nelle nostre scuole e iu parte anche nell'esercito e dalle società g innastiche, come scriva il prof. .Mosso, è un' invenzione del secolo xrx ed è nata in Prussia dopo le gravi sconfitte toccate dai Prussiani q uando Napoleone I ave va loro fatto sentire il ~so della sua potenza. Siffatto metodo ar tificiale nelPeducazione fisica fo accolto con entusiasmo e si diffuse rapidamente. Ma da alcuni anni si è riconosciuta là necessità di procedere ad una rifor ma ed anche l'Italia, seguendo l'esempio delle nazioni più prog redite, ha sentito il bisogno di riformare la ginnastica attuale ed il Ministero della P. I. apprezzando siffatta, ne· cessità, con decreto speciale del 29 agosto 1893 nominava una commissione coll'incarico di studiare il tema dell'educazione fisica. E la co mmissione studiò accuratamente e ue riferì in una splendida relazione, limitandosi però alla ginnastica delle sole scuole. Più tardi venne ancora in campo la f!uèstione, ma disgraziatamente finora pochi o nulli sono 1 fru tti, e la riforma, credo, lascerà passare ancora del tempo prima che venga attuata. Francia, Germania, Austria e Belgio hanno già cambiato indirizzo e nelle scnole e fra il popolo hanno introdotto i giuochi, riconosciuti mezzo efficace per migliorare le condi- . zioni igieniche delìa gioventù e renderla inoltre agile e forte . In Italia ben poco si fece. Gli esercizi spor tivi, alpinismo, canottaggio, velocipedismo, è bensì vero ohe vanno g iornalmente estendendosi anche da noi, ma senza alcun vantaggio per il popolo richiedendo siffatti esercizi non pochi mezz i
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L'EDUO.AZIO :-i E F I SICA POPO LARE
e c~ncl i~ioni specia.li che ~anca.no al contadino, all'operaìo, a~ cittadrno non agiato. Giustamente il succitato prof. Mosso dwe essere dovere del Governo di migliorare la forza media e robustezza della nazione, uon perfezionando queUi che sono già forti, ma migliorando e afforzando quelli che hanno un valore .fisico _minore e che costit uiscono la parte più numerosa della nazione e dell'esercito. .· ~ el nostro paese, come g ià dissi sopra, nulla o quasi nulla s1. e_fa~to per_ l'educa~ioue fisica del popolo che, se cu.rata, dimmmrebb.e 11 numero dei r iformati e· rividibi1i accrescendo così quello_ dei sani e vigorosi. E lo sappiamo noi ·militari che, pur ricevendo annualmente la parte valida della nostra gioventù, si stenta non poco per renderla svelta e resistente alle f~tiche, obbligandoci inoltre a largheggiare nelle riforme, perche non sempre troviamo giovani dotati della necessaria robustezza. · Egli è perciò che noi ;;pecialmente, nell'interesse dell'eser~it~, dobbiamo non solamente fa r voti, ma adoperarci con rnsistenz~ perchè il governo e le classi dirigenti, valendosi ~elle so01età . sportive, dei ricreatori e particolarmente del tiro a segno, si occupino seriamente dell'educazione fisica popolare, per m~do che nelle città e nelle campagne, sia dato il ~ezzo all~ gioventù, senza distinzione di classe, di dedicarsi a quegli esercizi che tanto contribuiscono a rinvio-orire le ~embra ed a formare degli uomini sani e forti e pi: ni di ardimento. Per me non credo sianvi gravi difficoltà e credo che occorra solamente della. buona volontà, perseveranza e fede che pnr troppo non sono esplicate dalle nostre classi dirige~ti,. le quali dovrebbero seguire l'esempio dei clericali e so?1ah.s ti che, sapientemente organizzati e fortemente disciplmat1, lavorano e lottano per il trionfo della loro caUsa ovunque 00n r isultati su periori alla loro aspettazione. ' L'educazio~_e fisica popolare è un problema che s'impone· non ~olo nell m teresse dell'esercito, ma -anche del paese che h~ bisogno di una gioventù sana e robusta. Colla soluzione d1 detto problema sarebbe sicuramente migliorata la popo-
L'EDUCA ZlON E FISICA PO POI.,,\l{E
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lazione, non sola.mente nelle sue condizioni fisiche, ma anche economiche perchè maggiore sarebbe la quan tità di lavoro. Come dissi, a noi occorrono più che sacrificio di denaro perseveranza e fede. E -prima di fare al r iguardo qualche proposta, stimo oppor tuno di parlare della g innastica nelle scuole e nell'esercito, per dimostrare, specialmente nelle prime, guanto sia d ifettoso · il nostro sistema di educazione fisica.
Ginnastica nelle scuole.
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La ginnastica che s'insegna nelle nostre scuole comprende: gli esercizi elementari e g li esercizi agli attrezzi che ordinar iamente sono eseguiti in palestré più o meno vaste, sempre polverose. E i ragazzi intervengono a tali esercizi una, o al massimo due volte, alla settimana. Da qualche . anno è incominciato, come già ac0ennai, una reazione contro la ginnastica in vigore, prima nel Belgio, poi in Francia, in Austria ed anche in Italia parecchi uomini com petent i fra i quali primeggia, il :fisiologo Mosso, si sono schierati in favore della riforma e dei giuochi, ma l'opinione pubblica, ritengo per apatia, è ancora lontana dalla strada sulla quale dovrà venire. E così g iornalmente vediamo scolari obbligati all'esecuzione di una g innast ica artificia le, tanto contraria alla natura ed anche all'età dei nostri ragazzi. Li vediamo obbligati all'esecuzione di esercizi pei quali, in ispecie quelli agli attrezzi, occorrono attitudini particolari che pochi hanno, esercizi che godono l'antipatia dei più. Che la ginnastica nelle scuole non goda la simpatia degli scolari ce lo conforma il dott. Burgerstein, direttore delle scuole di Vienna, molto competente in materia, il quale scrive che l'ora più. noiosa della scuola è quella della ginnastica . E che ciò sia · v ero anche presso d i noi, ce lo dimostra il fatto che, quando la ginnastica è libera, il maestro non riesce a raccogliere intorno a sè che pochi alunni, e che quando è obbligatoria, genitori indulgenti" e per .di più convinti J ella
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L'.F;DUCAZIONE FISICA POl'OLARE
inutilit_a della g innastica o per l'orrore che hanno per o-li att~ezz1'. cercano e trov~no medici pur indulgenti, dispo:ti a rilasciare a favore dei loro figliuoli cer tificati per la dispensa dell'istruzione anzidetta. Spencer nel suo libro: Dell'educa~ione intellettuale mo1·ale e fisica, seri ve... che la ginnastica valo-a mealio di niente l' . o I::> , am~ett1amo, ma che sia un equivalente dei giuochi. lo negh1a~o formalmente. In primo luogo questi movimenti r egolari, necessariamente meno variati di guelli che risult ano dagli esercizi liberi, non ci assicurano una r ipartizione uguale dell'attività per tutte le parti del corpo, dal che risulta che l'esercizio limitandosi ad una parte del sistema :m~scolar~,_l'a~atica più presto che nei giuochi anche quando glt esercizi gm11astici sono dati in forma di lezione r iescono uoiosi e faticos i perchè sono monotoni e non hanno lo stimolo del di vertimento. . dott. Lao-rano·e Gli fY.'esercizi elementari, scrive il fis ioloo·o o . o o non ourono alcuna attratti va, perchè soppriruono tutta riniziativa dell'alli evo non chiedendo altro che attenzione ed ubbidienza passiva. ~e gli esercizi elementari sono monotoni e noiosi, quelli agli attrezzi non diver tono che quei pochi i quali hanno una speciale attitudine per gli esercizi acrobatici, attitudine che viene generalmente coltivata dai maestri trascurando tu tti gli altri giovani, che scoraggiati per la difficoltà che incontrano . e per d_i più negletti, provano una spiccata antipatia per gh attrezzi. E una prova eloquente l'abbiamo nei risultat i negativi .di siffatto metodo di educazione fisica dei o-iovani s~ola1:i che, meno poche eccezioni, crescono deboli di ~orpo e d1 ammo non atti più tardi a sopportare le fati~he e i disao-i. Gli esercizi agli attrezzi hanno inoltre i seo-uenti cliferti 0 rilevati da illustri fisiologi : 1° di localizzare la fatica in alcuni gruppi di muscoli mentre nei giuochi liberi . nel remare, nella. corsa, la fatica è generale e sono r itenuti perciò più utili all'organismo. Il salto colla corda, i giuochi d'inseguimento ed altri che obbligano a correre, valgùilo più degli esercizi di forza e
L'EDt:CAZ IO.:m FISICA POPOLA.RE
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-di quelli eseguiti agli attrezzi, dei quali parecchi non sono . che esercizi di destrezza che abbisognano di un lungo .ammaestramento, dopo il quale, arrivati a conoscerne il meccanismo, si eseguiscono con forza guasi insignificante e quindi con dispendio d i lavoro assai limitato. · Chi di voi è stato od ò appassionato ginnastico, ne avrà .avuto una prova in alcuni esercizi alla stanga, alla scala, alle parallele, ecc. : 2° han no quasi esclusivamente lo scopo di sviluppare la forza delle braccia trascurando gli esercizi delle gambe, eser.cizi questi che rendono non solamente agili, ma forti e re· -sistenti alle fatiche; 3° secondo il prof. Mosso non svegliano l'attenzione come i giuocbi liberi, nè svolgono con uguale armonia il sistema muscolare e quello ner voso; 4° non sviluppano l'ampiezza del petto come gli esercizi <li velocità fra i quali primeggia la corsa di velocità; 5° impongono troppo la.vor:o di nervi e troppo poco lavoro muscolare, censura che viene fatta alla ginnastica artificiale dal dott. Lagrange già citato, il quale nella sua opera << Fisiologia degli eserci~i del cor-po » raccomanda ai giovani che studiano, i cui centri nervosi si congestionano per lo sforzo intellettuale, di fa re lunghe passeggiate, resercizio del remo , i giuochi ginnastici, la corsa, ma non mai esercizi st udiftti, nè la ginnastica acrobatica. L'educazione fisica in Inghilterra è fatta. senza ginnast ica artificiale. E se g iudichiamo dai fatti non v'ha dubbio che il sistema <legli Inglesi sia molto migliore del nostro. Nelle scuole, nei colleg i e nelle università si dà grande importanza agli eser-cizi spor ti vi ed agli esercizi liberi, ma non si fa mai la gin· nastica in uso da noi. Il tedesco dott. Lietz, g ià professore alla scuola di Abbotsholme in Inghilterra., in un suo lavoro batte vigorosamente la scuola tedesca e chiama mostruoso il suo siistema <li educazione che contro 30 o 40 ore di lavoro intellettuale n on ha che 3 o 4 ore di ginnastica, g innastica che mette in
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L'EDUCAZWNJ<; FIS IO.A. POPOLARE
· giuoco l'attività corporale nello stesso modo che la g rammat ica insegna una lingua. Si fa della ginnastica come se fosse una grammatica fisica. E il Demolins nella sua « Education nouvelle >) seri ve : Non bisogna sacrificare lo spirito al corpo, nè questo a quello, ma stabilire per quanto è possibile un giusto equilibrio fra i due. La scuola deve sviluppare in pari tempo al ragazzo la lar ghe7,za dell'intelligenza e la larghezza del petto. S'abbandonino quiud·i una buona volta la ginnastica artificiale e le palestre e si' conduca la gioventù in Ìuoghi aperti e vi si faccia della g innastica libera dando il maggior sviluppo possi bile ai giuochi ginnastici, la cui utilità è oramai riconosciuta da tutte le persone competenti, perchè mentre giovano allo sviluppo armonico di tutte le forze fisiche, divertono e d istraggono con notevole vantaggio altresì delle forze intellettuali. S i abbandonino quelle palestre dove il ginnasta mentre respira aria viziata, viene sottoposto a sforzi che aggiungono alla fatica cerebrale la fatica fisica, dove l'educazione dei più, come già dissi, è trasèùrata per coltivare quella dei pochi c0n grave danno dei deboli, che sono quelli che inv.ece maggiormente dobbiamo curare . .Giuochi ginnastici, passeggiate, corsa, nuoto, ecc. ecc. sono gli esercizi da farsi se vogliamo avere una g ioventù sana, forte e ardimentosa, ben diversa da quella che costituisce le nostre società ginnastiche, le quali hanno, è vero, degli acrobatici distinti,. ma non sempre nè vigorosi, nè armonici sulle loro forme.
Ginnastica nell'esercito. L'istruzione ginnastica militare·, edizione 1900, rappresent1i senza dubbio un notevole progresso, ma mi pare si potrebbe fare qualche passo 'di più sulla strada delle riforme. Dopo quanto hc, esposto parlando della ginnastica, nelle scuole, si comprenderà facilmente che in me è vivo il desi-
L' J<:DUCA½IOXJ~ .lr!SICA POPOLARE
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derio' d i riforme più radicali togliendo tutto ciò che è super:fiuo per dar largo sviluppo a guegli esercizi del corpo che trovano la loro pratica attua,zione nel rendere effetti vamonte il soldato più agile, forte e ardimentoso. Non credo inopportuno aggiungere che nel mirare al nostro scopo dobbiamo tener conto altresì delle ferme brevi, dei molteplici servizi cui deve attendere il soldato, delle malattie, delle licenze ecc. per convincerci che il ternpo di cui disponiamo è assai limitato e che perciò è· necessario trala'sciare l'insegnamento, anche di esercizi ritenuti utili all'educazione fisica, per attenerci. all'insegnamento di quelli veramente utili nel campo pratico. Premesso quanto sopra, emerge chiaro che gli esercizi elementari senz'arma e cogli appoggi Baumann, gli esercizi di pa!3sare in appoggio sulla trave, sui piedi, sulle cosce, ecc .. ecc. e la scherma di baionetta non dovrebbero essere insegnati al nostro soldato. Essi sono inopportuni e noi1 adatti. Non adatti, perchè date le condizioni fisiche, l'età del soldato, proveniente dalle officine e dai campi, nonchè il temperamento suo, difficilmente riesce ad eseguire eolla, voluta precisione siffatti esercizi dei quali alcuni sono diffic ili, tanto difficili che·neppure tutti i graduati li sanno eseguire come è prescritto. . E ammesso anche che siano utili, li trovo ,inopportuni, perchè altri esercizi ben più importanti e veramente util~ dobbiamo insegnare ai nostri soldati, per l'insegnamento dei quali, come dissi sopra, il tempo è assai limitato, e non sempre sufficiente per dare loro il necessario sviluppo. È inutìle che io ripeta quando giit dissi circa gli eserdzi elementari parlando della « Ginnastica nelle scuole>-'; aggìungerò solamente che siffatti esercizi e quelli cogli appoggi, li dobbiamo l1Lsciar e a quegli individui cui per la loro profes sione od età non è concesso a fare diversamente per mantener0 al corpo una certa agilitii e pieghevolezza. Ai nostri soldati invece dobbiamo far eseguire della ginnastica pratica E} .non esercizi noiosi e antipatici se vogliamo ottenere dei risultati rispondenti alla nostra aspettazione. i2G -
ANNO Xl, Ylll.
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L'EDUCAZIONE FISICA POPOLA Rll:
La scherma col fucile non ritengo raggiunga lo scopo d'insegnare al soldato a ben adoperare la propria arma nei combattimenti corpo a corpo. Premesso che :nelle battaglie fnture raramente potrà accadere di trovarsi a lottare corpo a corpo, tuttavia pur ammettendo che il soldato possa trovarsi in tale ·Circostanza, basterà che sia svelto e ardito per trarsi dal l'imbarazzo e senza il bis·ogno di. avere imparato la scherma ·col fucile. La scherma col fucile essa pure è di difficile esecuzione e noi vediamo i nostri graduati che non riescono mai a pren·dere l'esatta posizione di « in guardia ». Noi poi sappiamo per pratica, che il soldato non diventa nè svelto nè ardito ed ha per tale istruzione una marcata e ben giusta antipatia. E se si ritiene utile, come esercizio g innastico, a me pare che saranno sufficienti gli esercizi ginnastici col fucile e quegli altri esercizi liberi che accenuerò più avanti. In ogni modo però, qualora si voglia conservarla è necessario venga radicalmente cambiata, intesa esclusivamente a rendere il soldato, sv,elto, ardito, aggressivo. Gli esercizi alla trave e che ho sopra menzionati, mi permetto di chiamarli un perditempo. A che scopo infatti insegnare il passaggio sulle cosce, sulle gambe, ecc.? E perchè non deve bastare l'insegnamento, per imitazione del volteggio e del modo di camminare sulht t.i,-ave, i soli esercizi pratici ~ Non nego che potranno servire come esercizi preparatori ai giovani che aspirano a diventare g innas.ti eleganti, ma dai nostri soldati dobbiamo pretendere che sappiano volteggiare allegramente e con disinvoltura un ostacolo sul qual e si possono appoggiare le mani e camminare p u:i;e con sicurezza su di una trave attraverso a un fosso 1 argo, un canale e simili. Par mi invece di utilità indiscutibile la ginnastica coll'arme, considerata anche come mezzo atto a facilitare al· soldato il maneggio del fucile e a renderglielo leggero. Però a mio avviso si dovrebbe far senza spiegazioni, senza co-: mandi e non mai con simultaneità. Non mi stancherò mai
L'EDUCAZIONE ll'ISIOA l'Ol>OLA.R.E
2003
di ripetere che tutti g li esercizi del cor po devono essere divert~nti, o per lo meno non noiosi e perciò fatti liberamente. Il comando e la simultaneità mentre richiedono atten¼ione ed upbidienza passiva, tolgono a siffatti esercizi la loro efficacia. Chi li eseguisce deve fare ciò che può e non bisogna mai domandargli di più, nè tenere la sua mente occupata. Nei primi giorni specialmente, per la differenza di pieghevolezza fra coscritto e coscritt o, sì fa maggiormente sentire Ja necessità di eseguire esercizi per imitazione lasciando ad -oo-nuno la libertà d i esecuzione. t:> • • Seguendo siffatto sistema, l'istruttore senza stancare 1 suoi soldati potrà occuparsi con cura speciale dei più deboli e meno sciolti e così alla fine avremo per risultato che anche questi ultimi non saranno d~ meno degli a ltri. Gli esercizi alla palestra sono stati ridotti dalla vigente Istruzione a ben poco, modificazione che dà ragione agli avversari della ginnastica artificiale. Gli esercizi agli attrezzi di un t empo richiedevano una speciale attitudine e un lungo tirocinio e non erano perciò alla portat a che di pochi. I nostri soldati provenienti, in maggior parte, come già ,dissi, dai campi e dalle officine, mancando dèlla necessaria scioltezza ed agilità per far e delìa ginnastica artificiale, non riuscivano che ;ssai imperfettamente nell'esecuzione degli .esercizi più facili e semplici e ben si fece ad abolirli. Gli esercizi del capo VI dell'Istruzione li trovo informati a qnei criteri pratici che sono quelli che veramente possiamo chiamare utili. Però sempre in omaggio a quanto ho detto ripetutamente, gli esercizi alla trave sono troppo .artificiali e dovrebbero essere modificati, nel senso che il soldato im·pari solo il . volteggio ed a camminare su di essa, senza alcun comando. L'istruttore dovrebbe solamente intervenire per evitare che qualcuno si faccia del male o per eccitare i meno svelti. ·Mi associo in gran parte, alle norme date nella seconda .e terza parte dell'Istruzione perchè tendono a fare del soldato un individuo svelto e resistente alle fatiche . .
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E la gin nastica pratica prescritta dall\struzione succitata si dovrebbe fare g iornalmente in piazza d'armi e nol recarsi e nel ritornare dall' istruzione, tutte le volte insomma che si presenta l'opportunità. Non si tema di trascurare le altre istruzioni per le quali, quando l'ind irizzo è razionale , il tempo non farà difetto. Nelle piazze d'armi come ci sono ostacoli per le armi a cavallo ci dovrebbero essere per la fanteria, fossi con e senza acqua, staccionate, muri per sca.late, alberi per arrampicarsi ed nn campo per i giuochi ginnastici .con relativo locale. Le compagnie eviterebbero così di portare seco l'occorrente per i g iuocb.i. Ma ciò che più specialmente dobbiamo curare sono le marce e la corsa, perchè siff\tti esercizi costituiscono, come scrive il prof. Mosso, il vero fondamento della vera e buona gi:rmastica. A questo r iguardo stimo opportuno riportare da una pubblicazione del professore predetto quanto scrisse un ufficiale svizzero nell'anno 1892 in una relazione assai importante intorno ai risultati r iguardanti la ginnastica e le marce. « H o avuto, così scrive, sotto ai miei ordini 46 reclute « che erano t utti maestri ben esercitati nella g innastica. « D urante le prime due o tre settimane erd questo plotone « il migliore della compagnia, ma dopo ìu superato dagli « altri plotoni, le reclute dei quali diventando sempre più. « resistenti alle marce, senti vano meno il peso dei fucile . e « dello zaino. In ultimo il plotone dei maestri era decìsa<< mente il più debole, q uello che r esisteva meno agli stra« pazzi delle marce. << Le reclute dei maes tri ai q uali non mancava punto la .« buona volontà, dovettero confessare essi stessi che ciò era « vero ». L 'esempio ora citato esso pure ci dice chiaramente che la ginnastica artificiale, molto coltivata in Svizzera, è insuf-· :6.ciente, e che se vogliamo rendere il nostro soldato, agile, robusto, r esistente alle marce ed alle fatiche, non dobbiamo perdere il tempo nell' insegnargli esercizi noiosi, antipa t ici
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che non trovano prat,ica attuazionE>, ma dobbi_am~ c~rare_ ìa sua ·educazione .fisica nell'esercitarlo in quei soli atti d1 -prat_1c~ utilitti, particolarmente marcia e corsa ed in quegli eserc1z1, quali sono i giuochi ginnastici, che ~entre lo fanno svelto e resistente servono a diver tirlo e fargli del buon sangue. . Principali fra gli , esercizi, come o:a di~si, sono _la _marcrn, e la corsa i quali sono alla portata d1 tutti, anche. de_1 meno favoriti dalla natura, purchè sani, quando pero s1 segua una progressione razionale e tale da ottenere il vero allenamento senza far delle vittime, o per lo meno senza far nascere lo sconforto nei deboli sui quali specialmente dob biamo concentrare le nostre cure. . Secondo le osservazioni di illustri fisiologi, la marcia e la corsa esercitano una benefica influenza sulla sal_ute_e ~ull'accrescimento delle forze e si : ottiene una magg10re dilatazione della cavità toracica. 11 prof. Mosso più volte citat~ scrive : « che la marcia e la corsa di resistenza dal lat? d1 « vita fisiologica e militare banno un'importanza ~agg10re « degli altri e~ercizi ginnastici perchè m~ttendo m moto « masse muscolari assai maggiori che non siano guel!e dell~ « braccia, abituano il sistema nervoso ed il cuore a1 velem · « della fatica ai prodotti di rifiuti che si generano nel nostro ~ organismo in seguito a lavoro prolunga~o: L'a~le~ament~ « è un'abitudine e un immunità che 1101 acquistiamo pe1 « veleni della fatica e si può fino ad· un certo punto, para« gonarli all'abitudine ed all'immunità che acquistiamo per « il tabacco e per l'alcool. » . . . . Siffatti esercizi dobbiamo quindi curare con speciale mteressament o e con insistenza per modo che, anche dopo una marcia faticosa, i nostri soldati sieno in condizioni di combat~ere vigorosamente. Non facciamoci illusioni; al soldato per vincere occorrono due cose: fegato e buone gambe. Maurizio conte di Sassonia nelle sue memorie dell'arte della guerra (1757) scrive: « È cosa necessaria l'esercizio ed « il maneo-gio dell'arma per m igliorare il soldato e renderlo 0 · « d"lSlll · VO Ito• . . . . . · · · L'esercizio principale è quello delle
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. « gambe ~ non quello delle braccia, è nelle gambe che sta « sempre 11 seg reto delle manovr e e dei combattimenti ed è « alle gambe che dobbiam0 dedicarci ». Marce e corsa siano quindi curate con diligenza perchè con esse completeremo gli altri esercizi ginnastici e formeremo così dei soldati agili, forti e adatti a soppor tare le più dure fatiche.
. ~on credo s~perfluo, data l'importanza dell'argomento, d1 intrattenermi brevemente sul modo di eseguire la corsa. e le marce. Anzitutto, permettetemi di dire che i nostri soldati in genere, non sono allenati alla corsa perchè siffatto esercizio no~ si fa s~~pre in modo razionale e poi perchè, meno nel periodo dell istruzione delle r eclute, non si corre di frequente, ma bensì a lunghi inter valli. L'allenamento invece richiede l'esercizio continuo e progressivo e tale possi bilmente da evitare l'ansamento, forma generale della stanchezza. E d anzi, in principio, si dovrà evitarlo assolutamente anche q~ando si manifestasse in pochi individui, per non andare incontro all'avvilimento dei meno deboli. E siccome sono _i deboli che dobbiamo maggiormentEl curare, cosi è st~ di_loro che dobbiamo basarci. P er evitare poi inconvenienti, sarà indispensabile, nel periodo dell'allenamento che la corsa venga sempre diretta da un ufficiale. che al1'0sservanza delle prescrizioni regolamentari dovrà esigere la lunghezza del passo, che presso noi, per cattiva abitudine è sempre inferiore ai 90 cent. ' Si_ corra,_ possibilmente tubti i giorni, prima senza zaino e poi quasi sempre in armi e bagaglio progredend o lentamente sino a che si sarà raggiunto il limite massimo stabilito dal regolamento. Si segua siffatto sistema senza la premura di aver subito i soldati allenati ed allora anche i deboli, se sani si faranno r ~siste~ti ed otterre~o risultati confortanti. - Ripeto: non· s1. abbia ~remura, s1 corra sempre guando si può e si cunno ~art1co1.ar~ente i deboli se vogliamo portare al completo 1 nostri riparti alla me ta. 1
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Il tempo non ci manca: infatti nei mesi in cui l' istruzione principale si fa nel pomeriggio, si pot rà, anzi si dovrà. correre subito dopo la sveglia, anzichè tenere i soldati a fare le istruzioni noiose e qualche volta inutili o per lo meno inopportune, nelle camerate, ove respirano dell'aria viziata. Negli altri mesi, ossia quando l' is trnzione principale si fa al mattino, si corra sempre prima di ritornare in caserma. LE ESERCI TAZIONI Dr MARCIA. - Le norme date dal nostro Regolamento d' is½ruzione e di servizio interno relati ve alle marce sono chiare e sarebbe utile venissero sempr e osservate perchè intese ad ottenere, senza sforzi, il vero allenamento della truppa. Mi permetto però di fare al riguardo alcune considet·azioni e proposte che, a mio avviso, varranno a rendere più precise le norme anzi~ette. L e esercitazioni di marcia, da eseg uirsi dalle reclute, sono cinque quando il periodo della loro istruzione è di otto settimane; e siccome non si t ratta che di una preparazione, le trovo sufficienti; farne di più sarebbe lo stesso che recar nocumeµto alla loro istruzione perchè la durata del periodo per la. medesima non è cer to di troppo. Tali esercitazioni dovrebbero essere precedute dall' insegnamento àelle prescrizioni igieniche che si r i feriscono al soldato in marcia e dell'accurato insegnamento pratico sul modo cli mettere le pezze da piedi pel' evitare possibilmente le escoriazioni. La cura dei piedi e della calzatura dev'essere per il soldato uno dei principali suoi doveri. E bisogna non soltanto ricor darglielo, m8'. assicurarsi con insistenza perchè venga accuratamente praticato. L e marce no1;1 dovrèbbero essere esclusivamente un esercizio di gambe; e vorrei che durante le medesime fosse tenuta desta l'attenzione dei coscritti nel far osservare loro quanto di notevole e di inter essante si vede; nel rivolgere qualche facile interrogazione sulle cose state insegnate, nel domandare notizie delle occupazioni che aveano prima di venire alle armi, dei loro parenti, ecc. ; domande tutte intese a dimostrare
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l' intP,ressamento che · i superiori hanno per loro dipendenti. Quantunque le marce siano brevi, tuttavia si trovano sempre coscritti che fisicamente deboli, facilmente si perdono d'animo, oppure coscritti poco volonterosi che accusando qualche male asseriscono di non poter proseguire. È su di essi che il comandante della compagnia e gli ufficiali dovranno concentrare le loro cure, incoraggiandoli, farli aiutare sulle prime, facendo portare lo zaino per qualche tratto, se occorre; ma non basta, bisognerà, tanto gli uni che gli altri, farli visitare dal medico in un'ora diversa dalla visita medica, perchè possano essere accuratamente osservati anche più d'una volta, per potere con sicurezza pronunziare un giudizio, suggerire un provvedimento e curare quelli che effettivamente ne hanno bisogno. Adottando siffatto sistema Haranno garantit_i i deboli e spronati i pigri, verso dei quali, raggiunte le prove della loro malavoglia, si dovrà procedere energicamente senza remissione. · E alla fine del periodo dell'istruzione saremo sicuri che i coscritti potranno cogli anziani senza sforzi e senza inconvenienti, proseguire nel periodo di vero allenamento. Per allenare la truppa alle marce, quando i coscritti si uniscono agli anziani, a mio tLvviso non basta la marcia settimanale che, subordinata quasi sempre al rancio, finisce per essere t roppo breve. Ritengo, invece, che la marcia settimanale sarebbe bene che fosse più lunga e qualche volta farne due ed in giorni consecutivi, aumentandone gradatamente la lunghezza fino a raggiungere ordinariamente i 25 chilometri. Quando una truppa di fanteria percorre, senza sforzi, 25 chilometri, in condizioni diverse di luogo e di tempo e· di temperatura ed arriva alla tappa senza lasciare ritardatari ed in buone condizioni morali e fisiche, siate certi che quegli uomini vi sapranno fare marce di 30 chilometri ed anche di · più senza sottoporli a sforzi che anzichè essere di giova· mento sono di danno perchè esauriscono fisicamente e moralmente.
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Non si facciano q uindi in massima marce che superiuo i 25 chilometri, ma marce di frequente, anche quando la condizioni at mosferiche non sono troppo favorevoli. Così fa. cendo ritengo che potremo avere i nostri soldati veramente allenati. Bisogna pure esercitare la truppa a fare marce celeri da raggiungere i 6 chilometri all'ora. In tal caso non si dovrebbero percorrere più di 20 chilometri che ritengo suf. ficienti nei tempi ordinari e la marcia dovrebbe essere informata ad un concetto tattico nello svolgimento del quale il riparto giunto alla meta dovrebbe prendere parte ad una · esercitazione di combattimento supposta già iniziata o giunta all'atto risolutivo. L'allenamento tanto delle une che delle altre si dovrebbe ottenere per compagnia, perchè per la sua forza è il riparto che meglio conviene e col possibile intervento degli attendenti e di tutti quelli aventi cariche speciali. Una volta che la truppa sarà allenata, flllora si faranno marce per battaglione e poi per reggimento e finalmente per rèpart,Ì maggiori, alle manovre di campagna e grandi manovre. Le marce si dovrebbero, come prescrive il nostro regolamento, eseguire anche in condizioni atmosferiche sfavorevoli. · Sarà esercizio utile per la truppa, ma più ancora per i comandanti dei reparti, perchè nella pratica si verifica quanto sia difficile regolare bene una marcia, portando senza a lcun tnconvenierite la truppa in ordine al luogo d i tappa, anche quando si comandano soldati àllenati. EDUCAZIONE l!' ISICA D:r:LLA GIOVEN'rù. Ed ora vediamo come si potrebbe dar largo e razionale sviluppo all'educazione della nostra gioventù . Non è mio intendimento di presentare un elaborato programma, lavoro che sarebbe bene affidare ad una competente commissione, mi limiterò perciò ad accennare quali basi potrebbe a vere il progetto. Le autorità ecclesiastiche, specia.lmente nell'Italia settentrionale o centrale, da parecchi a.ani hanno aperto in al-
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cune città dei ricreatori festivi, dove affi uiscono i ragazzi, e dove oltre all'insegnamento religioso, viene loro offerto il mezzo di dedicarsi alla ginnastica, ai giuochi ginnastici e ad altri giuochi di vario genere. A tali ricreatori altri se ne aggiunsero, ma pochi, creati dai laici e che fanno loro concorrenza. Senza dubbio l'opera loro è utile, ma è troppo scarsa: 1° perchè è limitata ai ragazzi o tutto al più a giovanetti imberbi, mentre sarebbe bene venissero a0colti anche i giovani; 2° troppo esiguo il loro numero perchè esistenti solo in · alcune città; 3° perchè incompleta e difettosa è la ìoro cost,ituzione, costituzione che dovrebbe trasformarsi in modo da form are delle vere associazioni aventi lo scopo di ricreare ed in pari tempo di dare una sana educazione fisica. e morale. Si dovrebbero perciò istituire ricreatori, possibilmente . in ogni comune; dico possibilmente, perchè in certi comuni formati da varie frazioni distanti le une dalle altre, non sar ebbe praticamente attuabile. Ogni ricreatorio dovrebbe avere un tratto di terreno con ostacoli artificiali quando non si potessero a vere naturali, ed un locale più o meno vasto a seconda dell'importanza del ricreatorio; locale che dovrebbesi poi rendere attraente quando si potesse disporre dei mezzi necessari. I fo ndi occorrenti per istituire e mantenere siffat.ti ricreatori si potrebbero ottenere a seconda delle risorse locali, mediante azioni annuali di poche lire, elargizioni ed offerte di privati, comuni, provincie, corpi morali, istituti di ere· dito, ecc. E si ritenga per certo che la spesa occorrente sarebbe limitata. E come già abbiamo in alcuni piccoli comuni asili d'infanzia che vivono per mezzo di azioni sottoscritte anche da famiglie pove_re, non sarà difficile con un po' di buona volontà ed azitutto con della fede, raccoglierne altre per ricreatori che essi pure hanno uno scopo altamente mo' rale ed utile pure in ordine al miglioramento fisico dei nostri giovani. L a direzione ed amministrazione del ricreatorio affidata ad una commissione da nominarsi dai soci, se costituHa da
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azioni private, dal Comune o Provincia, se comunale o provinciale. L a direzione tecnica possibilmente affidata ad ufficiali in congedo, preferibilmente in posizione di servizio ausiliario, coadiuvati da maestri e sottufficiali in congedo che dovreb· bero prestare l'opera loro gratuitamente. I ricreatori dovrebbero essere aperti nei giorni festivi e nei giorni di vacanze scolastiche coll'intervento dei ragazzi .dai 7 anni in su divisi in classi a seconda dell'età e gli esercizi da seguirsi, passeggiate, corsa, nuoto, canottaggio e pattinaggio dove naturalmente è possibile) salto, scalate, gi~ochi o-innastici da scegliersi fra i più semplici e meno costosi. t> E perchè vengano curate altresì le menti e lo spirito si dovrebbero tenere letture, conferenz,e, ecc. naturalmente 1n relazione all'età. ed istruzione dei giovani frequentatori. Propongo che sia obligatorio l'intervento ai ricreatori pe_r· i rao-azzi ~ per i giovani che non hanno ancora prestato il · servizio militare perchè sono essi che hanno maggior biso· gno di sviluppare le loro forze fisiche e venire così nell'e~ sercito forti e ben costituiti . E fintanto che nel paese non si comprenderà l'utilità di una buona. maschia e sana_ educ~zione fisica, è necessario che sia da prima resa obhgatona per renderla in appresso libera. Annualmente poi dovrebbero aver luogo delle gare fatte con pompa e con distribuzione di premi. Coll'istituzione su vasta scala di detti ricreatori, oltre ad ottenere lo scopo di sopra accennato, si vedrebbero i nostri giovani popolani nei giorni festivi, che secondo i costumi ~e~ paesi, oziano e si ubbriacano, accorrere invece volonter_ost a1 ricreatori, sicuri di divertirsi e di trovar e salute e vigore. . ' E le donne del popolo S!_)ecia.lmente non vedrebbf'ro errare per le vie della città e del paese i loro figliuo~i ~ commett ere delle birichina~e e qualche volta delle bricconate per diventare più tardi uomini corrotti. Nai ricreatori troverebbero il modo d'imparare i princpi della vita civile, l'affetto per i compagni e la. moderazione ed in pari tempo, per mezzo dell'educazione fisica, di farsi uomini.
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~ani, f~rti _e d ardimentosi. I soli ricre~~ri però sarebbero 1.nsuffic1ent1 ~er o~tenere iutiero lo scopo e perciò occorre1ebbe valersi particolarmente delle società di tiro a s t 1· , /-'; . d l d" . . egno ~~-01man o e 1 sana pianta e dando ad esse quel carattere militare non hanno· Ed anzi· d ove sono . . che . . presentemente . tal,, soc1_eta 1 ri_c~eatori dovrebbero farne parte integrante e ~osi_ agli ,~serc1~1 e giuochi ginnastici verrebbero aggiunti 11 tiro e l istruzione militare. Mi. si _permetta, parlando dell'educazione fisica della gio~~n~n, ~1 present~rvi alcune considerazioni e proposte sul1 1st~tuz10ne ~el tirb ~ se~no, istituzione di grande importanza, e che dovrebbe mfluire sull'educazione fisica della nos,tra gi_oventù ed essere una vera scuola di preparazione per 1 esercito. · Il tiro a segn~, come è oggi costituito, non è un'istituzione popolare, quale d_ovrebbe essere, imperocchè non apparten:ono _ad essa ~h~ 1~ num~ro e~iguo gli operai ed ancora più esie~.0 1 contadm1, 1_ .quali nell'esercito rappresenta.no la parte ?1u_ numerosa. E ritengo di non esagerare, affermando che 1: ti~o a seg~o, in mas~ima, non favorisce che gli agiati; infatt,1 le sedi delle soc1et~ sono stabilite nel capoluogo del manda~ento, d~ve ben d1 rado avviene che l'operaio ed il .contadmo cl:e d1m_or~no altrove, possano per la distanza 0 ma~ca?z~ ~ 1 mezzi d1 trasporto, prendere parte alle esercit~z10~1 d1 tiro e quindi godere dei vantaggi che la lego-e dà -~1 soci. E una p~ova indi~cutibile l'abbiamo, ogni ann~, al1 ~poca della chiamata d1 una o più classi per istruzione, chia~ata alla quale accorrono numerosi i contadini e gli -operai, mentre pochi sono i cittadini delle altre classi sociali che_ p_er aver frequentato il tiro a seguo per due anni conse'. cut1v1 ne sono dispensati. . . E non solamente l'istituzione non è popolare, ma non rao-gmng~ lo s~opo che la legge si era prefissa. L'articolo J O di essa dic_e: E istituito nel Regno il tiro a segno nazionale allo scopo di prepar·are la gioventù ai servi,éo militare, di p1·o-
muove1·e e conservare la p1·atica nelle 'armi in coloro che f ecero parte dell'esercito pm·manente e delle milizie.
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Non è difficile convincersi che lo scopo è interamente mancato per poco che si consideri che la g ioventù rion viene certo preparata al servizio milit~re, nè le poche lezioni che, annualmente i soci dei riparti milizia eseguiscono con tutti i loro comodi, sono sufficienti per promuovere e conservare la pratica delle armi. L'istruzione militare ai soci, non ancora pratici nel ina· neggio del fucile, viene im partita in troppo breve tempo, molto imperfettamente e per di più in un ambiente troppo antimilitare. Nei luoghi dove vi ha un presidio, siffatta istruzione è affidata a. qùalche sott'ufficiale, che, il più delle volte abbandonato a sè stesso, in mezzo a giovani svogliati, desiderosi solo di far presto, non · riesce che ad insegnare, con assai scarso profitto, un po' di nomenclatura ed il modo di caricare e sparare il fucile. Dove poi non v'è presidio, l'istruzione viene affidata a graduati in congedo, che, in genere, oltre ad essere poco volonterosi, non hanno spesso nè la vol uta autorità, nè la necessaria istruzione. Ed è . doloroso vedere g iovani, che più tardi dovranno essere militari, dimostrare una marcata apatia per un'istruzione per la quale invece dovrebbero avere una manifesta simpatia. Ed è ancora nbn meno doloroso vedere individui godere del privileg io delPesenzione della chiamata per istruzione per essere an· · dati cinque o più volte in un anno al poligono ad eseguire ·le 10 lezioni di tiro, ora 8, in giorno festivo, nella buona stagione, ordinariamente in carrozza od in bicicl.etta. L'istituzione non raggiunge inoltre lo scopo, ed è anzi di danno all'esercito, perchè sottrae molti individui alla chiamata per istruzioni, individui che in maggioranza sono gra- . duati d i truppa. E così avviene che il numero dei graduati è sempre defic iente in confronto a quello dei soldati . Dire quali sieno le cause del deperimento e della vita anemica del tiro a segno no::J. è cosa facile per me. Esse sono complesse e citerò solo quelle che mi sembrano le principali: legge difet tosa, mancanza di spirito militare nel paese, troppi organi nell'istituzione, prevalenza dell'elemento borghese su quello militare nei numerosi organi dell'istituzione stessa.
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Non è . certo mia intenzione di. presentare uno schema per un nuovo progetto di legge, sia perchè 'l.1scirei dal mio compito, sia per mancanza delta voluta competenza; sento però il bisogno ed il dovere di rilevare come una così importante istituzione, che tanto prometteva, .viva ora di vita veramente -stentata. e di aggiungere alcune poche considerazioni che mi -sono suggerite dalla esperienza. L'istituzione in parola abbisogna d i r iforme radicali fa-cendola anzitutto passare alla diretta ed esclusiva dipendenza dell'autorità militare. La commissione cei1trale, la direzione provinciale, l'ispettorato e l' ufficio di presidenza, costituiscono troppi organi, i qmdi, per effetto della burocrazia, e forse della poca fiducia che han no _nell' ishtnzione, inceppano involontariamente l'andamento già difettoso della società. Il tiro a segno dev'essere, a mio avviso, un' istituzione, ·strettamente militare e dev'essere escluso da esso l'elemento elettivo che porta in seno delle società gare di partito non -solo amministrative, ma anche politiche e· odi personali con grave danno dell'istituzione. E non solo l' istituzione dovrebbe essere t rasformata in una vera scuola preparatoria per i g iovani ed una continua·zioue vera ed efficace per quelli che già furono al servizio militar e, dando altresì largo sviluppo ai g iuochi ginnastici ed a quegli.esercizi che contribuiscono a dar forza, agilità e vigore. E solamente in tal modo l'istituzione servii·ebbe su larga scala, ·COÌ ricreatori, a svilnppare quella maschia e sana educazione fisica della nostra gioventù; educazione che nel Paese fa tanto difett'.), e che curati,, invece con amore fareb be diminuire naturalmente il numero dei riformati e dei rivedibili, che, oggi sono troppo n umerosi, e darebbe in pari tempo soldati forti , ardimentosi e resistenti alle fatiche. E i soci dei riparti milizia però non dovrebbero aver diritto all'esenzione della chiamata per istntzione, perchè indipendentemente da ragioni di g iustizia, mi pare che nell' interesse dell'esercito, con venga, particolarmente oggi, dato il nuovo ordinamento, che il soldato in congedo sia chiamato per istruzione almeno tre volte nel tempo in cui a,ppartiene
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all'esercito permanente ed alla milizia mobile per ricordargli, più che l'istruzione militare, le abitudini della vita militare e per ·conoscere buona parte degli ufficiali che all'occorrenza dovranno g uidarli in guerra. Concludendo, faccio voti perchè seriamente si pensi all'educazione fisica della nostra gioventù e vorrei: 1° L'istituzione dei ricreatori in ogni comune. 2° Aumentare le società di tiro a segno trasformandol~ radicalmente in modo che diventino un vero complemento dell'esercito, aperte a tutte le classi sociali. 3° Oo-ni società d i tiro avesse il campo dei giuochi e fosse. o àato l'incarico ad ognuna d'impartire F istruzione militare a1 giovani che hanno compiuto il 15° anno di età. 4° I ricreatori che non fanno parte delle società di tiro non avessero alcnua dipendenza dalle società stesse. 5° Alla spesa occorrente per . i ricreatori far fronte mediante azioni private <li poche lire e coll'aiuto dei vari enti morali, istituti bancari, ecc., e di un limitato contributo della . provincia e del comune. 6° La d irezione dei ricreatori indipendenti affidata ad ufficiali in congedo ed in mancanza di questi a sottufficiali. · 7° Valersi largamente dell'opera volonterosa degli uffi-ciali in posizione ausiliaria a preferenza di q uelli della milizia territoriale e di complemento la cui istrnzione ed autorità, fatte poche eccezioni, ·non raggiungono il grado voluto. 8° Base dell' istruzione: esercizi vari liberi, all'aperto, giuochi ginnastici, conferenze. 9° Annual~ente si facessero delle gare con pompa e con distribuzione di premi. Messina, dicembre 1901. GIJ3ELLI Ten. colon. 47• (anteri<i.
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DAL SEì\1PI0):E AL CENIS10 PER GINEVRA
DAL SEMPIONE AL CEN!SIO PER GINEVRA
Una novella araba narra di una fontana, alla quale chi aveva una volttL bevu to, era costretto a ribere senza mai ril1:_scire ad estinguere là sete. Similmente avvien~ a chi abbia provata la voluttà ·di abbandonare per q ualche g iorn o J'ord~nario t~·an _tran d~lla vita, affrontando i casi imprevisti d~ una gita m paesi stranieri. Chi ha bevuto berrà, chi ha v1a?g1~to . tornerà a viaggiare, poichè avriL risvegliato ]' assopito 1stmto cleJ vag1Lhondaggio, latente ger me atavieo dei nomadi. n ostri progenitori. Obbedendo appunto ad uno di qu esti impeti da uccello migratore, mi posi in via la scorsa estate, d irigendomi con scarso peculio e succinta veste verso la Svizzera,. Scelsi per varcare le Alpi il colle del Sempi0ne onde aver la soddisfazione di superarlo prima che 1 ;, ferr~via, tolg,t ogni pretesto all'escursione. Scesi dal t reno, con la fida, bicicletta, a Domodossola. e, senza fermarmi nella cit tacluzzrL, o·ve ferve-va un merc~to ebdomadario, infilai la strnda maestra al Sempione. Splendida mattinata; a lla bellezza della verdeggiante campagna circostante, aggiungeva gaiezza il rumoroso affrett~trsi verso la città di contadini d'ambo i sessi, in compagnia di rum inanti, volatili e suini. Il ciclista non ama simili incontri, poi.eh.è sa nemiche le domest,iche · belve, ed i rustici :proprietari. Però, raccomandandomi al santo protettore, mi destr eggiai a.Ila meglio· tra .le bestie, vuoi cornuiie, vuoi senza corna, che ingombravano la strada; ed ora ingiuriato ora ingiuriando g iunsi a Creola senza intoppi. Quivi, al ponte sulla Diveria, comincia la salitit che dura per 44, chilometri. Costeggiando lo spumeggiante torrente,
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rimontai la: valh1ta sino a Varzo, dove essa si allarga ed addomestica alquanto; ma il traffico intenso pei hwori della ferrovia, aveva talmente rovinata Ja strada,, che anche dove il debole pendìo concedeva di pedalare, dovetti camminare a piedi. . . . La valle mutata in vasto cantiere, risuonava d1 colpi, d1 crrida,' ·cli :fischi i q uali facevano un tal frastuono da su;erare -la · gran voce del torrente. Troppi harino scritto di questi lavori, perchè io ripeta cose g ià dette; osserverò che le colossali manifestazioni della natura circostante . schiacciano l'opera umana, la quale assume al paragone l'aspetto cli un fÒrmicaio in attività. Ad Iselle mi arrestai in una bettola ove il Trani e la Cervogia vivevano in buona armonia. Dal tavolo al quale sedevo ammirai la caserma dei. RR. Carabinieri e la R. Dogana. La mia comparsa avev,t pro·fotto sensazione fra gE agent i del potere. Una tendina della casa abitata dalla benemerita, si mosse cli:3cretamente. mentre un occhio indagatore assistette alcuni istanti alla lotta, tra i miei denti ed un pezzo di carne ribelle. , . ·volgarmente un buon appetito è ritenuto segno cli coscienza tranquilla; la nuova scuola criminale sostiene i11:vec~ il con~ trario. e cli questa opinione; doveva essere 11 bng~ichere dei IiR. Carabinieri venuto a ronzarmi. attorno con delle occhiate che volev"l.no giungere sino al.. .... passaporto. Il piantone della R. Dogana, che al mio arrivo ~baéligliava. a rompersi le ganasce, si diede anch 'esso a con::aderare con vivo interessamento, non me, ma· la mia rida compagna, e pian pianino, facendo il nesci, le si ,Lvvicinò. I>er . di.fende:re la marca di fabb rim1 dai guasti, aveva avvolto 11 tubo m un pezzQ di panno nero. Ciò elette sospetto al buon c~oganiere e gli fece sperare di appiopparmi una contnwvenz1one; ma il difficile salvando le apparenze, era cli assicurarsi della mancanza della targhetta. Io che vedevo il giovinotto struggersi dal desiderio e sull<e sue labbra la domanda insidiosa trcmo1are pronta a staccar!27 -
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fJAL SEMPIOXI, Al, 01!:NISIO PER G I :S-l~VRA
sene, volli prevenirla: C'è! esclamai. Avevo indovinato. Il finanziere arrossì sino alle orecchie e g irando sui tacchi rit ornò alla sua garitta. Poi, ch'eùbi riposato il corpo lasso, Ripresi via per la piaggia deserta, Si che il pcdal fermo sempre era IJÌÙ basso.
La valle si andava rinserrando a guisa di forra selvaggia, ma quel giorilo la corda della ammirazione doveva essersi allentata nel mio foro interiore, perchè si rifiutò assoluta~ mente di vibrare; nonostante g l'incitameuti del Biiedeker. Giunsi al cippo di confine e siccome il dover spin-g ere avanti la bicicletta su per la salita, mi aveva immollafo di sudore, sedetti a tirare il fiato, con un piede in patria e l'altro in !svizzera. La strada si stendeva davanti a me per 100 metri circa, poi scompariva d ietro una roccia. Da una parte scorreva il · torrente, dall'altra si ergeva una parete verticale, coronata di arbusti. La pace piÌl profonda r ~gnava all'intorno, nessuno mai avrebbe supposto entro i fianchi della montagna, maestosa e silente, una legione d'uomini agitantes1 febbrilmente a squa.rciarne le viscere. Ad un tratto, alla svolta verso la Svizzera, spuntò un gruppo di uomini carichi d'istrumenti da terrazz.ieri e di un s~1cco a g uisa di zaino. Il volto acceso, i poveri abiti polverosi, Tivelavano stanchezza e lungo cammino. Giunti alla pietra di confino, sbarazzatisi dei carichi si sdraiarono pesantemente per riposare. F inalmente! esclamò il più giovane della brigata, con ton.0 di chi: s~ sente giunto in casa propria. Quanti chilometri ancora, sino a Domodossola? chiese un altro. V cuti, risposi, 1i.1a tutti in discesa, aggiunsi a mo' di consolazione. I d isgrazia ti venivano da Briga, con 42 chilometri in corpo, ed un dislivello di 1000 metri. E rano Emiliani, e ritornavano dall'Argovia. In causa della ignoranza delJa lingua del paese e della geografia, dimandando la vi~1 a questo ed a quello, avevano fatto il doppio del cammino. pa Lucerna,,
DAL SE~CPIONE AL OENISIO PER, GI '.'sEVRA
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-anzichè continuare per Sch,vyz ed Altorf verso il Gottardo, ,qualche anima buona li aveva. diretti al _passo d:) Grims:~ verso il Vallese. A persi la cart~i della Svizzera e stavo gia per spiegar loro quanta fatica inutile avessero gettata, ,quando una voce interna mi trat tenne . . A che pro' tormentare costoro! Dolore ignorato non fa sofTire e d'~ltra parte, quale consolazione e quale r imedio potevo dar loro, per compensarli dd tempo e del denaro perduto? 'l'acqui e sorsi in piedi per partire, allora uno della com it iva, bonariamente mi domandò: - Va in Svizzera? Sì. Per affari? No per d i porto. A piedi? Precisamente_ Mi o-nardarono con meraviglia e compatimento_ « Ognuno ,è mat~o a suo modo» sentenziò gravemente il più vecchio della compagnia e con t ale viatico ripresi la salita verso Gondo. È questo il primo villaggio Svizzero che incontravo. Al .suo ingresso sorge una torre quadrata di sette piani) eretta dagli Stokalper, antichi signori. del luog~. La torre ~lta e sottile si direbbe una pianta cr esciuta m una cantma e. s viluppatasi verso lo spiraglio donde viene la luce. Gondo ~ infatti un triste soggiorno, dove il sole si trattiene poco d 'estate e mai giun:ge d'inverno. Qui vidi la prima tabella bil~ngue della confederazione, con la scritta « Ruden-Gondo » affissa nella casa municipale. All'ufficio della dogana., ert~ ferma una vettura a tre ca· valli, proveniente da.11' Italia. Sul davanti, accn.nto al coc-chiere sedeva una vispa canieriera, nello interno st~ivano un ve~chio dalla barb~1 ·maestosa, ed una giovinetta, bionda -come una spiga e rossa come una mela appiola. l~,ipresi di n uo vo la marcia e sempre spingendo la bici-eletta e ricevendone ogni tanto un colpo cli pedale nello ,stinco, m'ingolfai nella famigerata gola di Gondo.
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D AL SE MPIO~E AL CE::'.ll'ISI O PER GI:-I EVR A
Il fragore del torrente è assordante, la strada salta dall'una all'altra riva, quasi sgusciando tra le pareti verticali che la serrano, ed infine è costretta ad aprirsi il passo <:on un tunnel, al cui ingresso una magnificit cascata pone una cor tina di goécioline iridesconti. La stanchezza cominciò a farsi sentire, prima di quauLo av:evo presunto. Involontariamente consultavo la carta, cd ogni volta stupivo di aver fatto così poco cammino. Quella gola sembrava eterna. Mi spronava alla marcia il tintinnar dei sonagli della vettura che mi sta,a già all e spalle e sulla. quale mi sforzavo di ·non perdere terreno. Uno squillar d~ cornetta risuonò ad un tratto, crebbe, :;i fece distinto e acl una svolta comparve una monumentale diligenza, dipinta in giallo limonei Lratta al galoppo, giù per la discesa, da quattro magnifici cavalli grigi. La posta svizzera che scendeva a Domodossola. In serpa, accanto al cocchiere vestito alla postiglioua ~ troneggiava l'impiegato federale, cappello cerato, fascfo, rossti al. braccio e placca d'argento da corriere, grandi stivali e cornetta. Quella visione clel passato mi passò accan to come un fulmine, in una nuvola di polvere e si perse nella valle. Percorsi un altro t unnel, oltre il quale finalmente, la stretta allargandosi, mi si presentò a guisa di fondale di un colossale palcoscenico l'enorme massa del Wengen, sull e cui pendici più basse, disegnavasi il lungo zig-zag della rotabile. Al vertice dell'ultimo risvolto, si drizzava esile e bianco un cmnpaniletto . 'Era la me ta, ma quan to l.ontana ancora. L a carrozza mi aveva raggiunto e per 'qualche istante camminammo di consel'va. Sentivo su di me gli occhi dei viaggiatori e ne provavo fastidio. La polvere che sollevavano le mote, lo schioccar della frusLa e le esclamazioni del vetturale per eccitar~ i cavalli mi davauo $tranamente ai nervi. Tale eccessiva irritabilità-, proveniva eYid entemeute dalla stanchezza e dal bisogno cli cibo. L'una cosa e l'ahra mi si dovevano scorgere chiaramente dal volto e dalla per-
DA L SEML'IO~ J-; AL CB:1'[$10 PER GIN'KVH.\
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so11 a, perchè dopo un breve colloquio con la figli_a., _il vecchio signore, solle,ando il cappello con la mano, mi rH"olse una frase in una lingua sconosciuta. Non capisco, risposi forse ruvidamente. ~~llora la giovinetta preso timidamente la parola e con una vocina simpatica, se non melodica, in un francese stentato1 mi invitò a nome di suo padre ad approfittare della "l'ett ura « per arrìvare prima cli notte al Sempione» . R inuraziai, e rifiutai. 0 · 1essi· ne1· suo1· occhi lo Il veceh io scosse 1a t,es t a., ed 10 · 1 fi stesso pensiero espressomi a con ne cl a un. ,altr·o sa.2: ~ 0°·io: « Ognu1;10 è matto a suo modo ». . . , . P erchè avevo rifiutato l'offerta? A.b1ss1 dell anuna umano,, quante volte il buon senso Yi si perde, gettatovi da uno sciocco amor proprio. . . InLanto uu senso generale cli malessere anelava mvadonclomt di minuto in minuto, primo sintomo del mal di montag~a. Partito dalla pianura cli primissimo mattino, era sal~to quasi di botto a 1500 metri; la fatica soppor~ata ~ell~ splll· gere innanzi la bicicletta avevano esaunto ~l mio sistema nervoso e ridettomi facile preda del noto chsturbo. Se avessi ascoltato l'interno impulso, mi sarei sdrajato, dove mi trovavo, per dormire, ma resistetti alla , te1~ta~ zione. Di paracarro in paracarro, facendo alt . ogm d1ec1 passi, g iunsi alln, prima svolta della strada. Sentivo lontano lontano squillare i sonagli della vettura; quel su~no ar~en~ t ino parnva corbellarmi e sotto quel pungolo, m~ _tr~scinai avanti cli 500 metri con la bicicletta, che pareva cli piombo. Le orecchie ronzanti fastidiosamente, il cuore tumultuante, le fauci aride, gli occhi lagrimosi, le giuntnre come >Jpezzate; tutti questi fenomeni spariYano non appena mi sedevo, per ricomparire immediatamente _al secondo passo che muovessi in salita. L a distanza che m 1 separava. dalla meta, non .era più di 200 metri e pur mi pareva enorm~. . . Un ragazzo guardava alcune capre poco lungi ; lo chiamai perchè mi portasse la macchina, fuggì spaventato dal suono ranoo della mia voce.
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DAT, SE)!P!O.\'E AL CEXI SIO PER GINEVRA DAL SE:IIPIONE AL OENI SIO PER GINEVRA
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sere e di beatitudine, dal quale dovetti strapparmi a fatica, per salire alla camera da letto. La stanza assegnatami era g rande come una scatola, con una finestrina microscopica. Le pareti, il pavimento, il sof:6.tto, t utto di legno, pulito e lucido come uno specchio. Pareva l'abitazione della bambola. Dne cose, facevano maggiormente risr~ltare la piccolezza dell'ambiente. Un colossale piumino, che copriva il letto e quasi toccava i l soffitto e la padrona mon umentale riempiente d i sè la porta ed i l corridoio d'ingresso.
Cinquanta metri, venti, dieci; :finalmente con uno sforzo, sovrumano raggiunsi la prima casa del villaggio. Era un albergo. Entrai in una vasta sala deserta, mi abbandonai sfinito sopra un sofà)· addormentandomi immediat1.1mente di un sonno cli piombo. Non sono nuovo alla montagna. ecl il cortese lettore mi permetta. questo leggiero sfoo-o di a~or . b propno, conto anche qualche difficile cimento inverna.le a mio .att.ivo, non avevo sofferto il mal di montagna e mai avrei creduto cli venirne atterrato come in quella sera. Quando mi svegliai, dopo mezz'ora circa di annichilimento. sorsi in piedi fresco e ben disposto, come se l'orribile agoni~ degli ultimi tratti di strada fosse stata un sogno. Un donnone b~ondastro mi sedea di fronte, sotto una lampada a sospension e. Dal busto cli velluto nero usciva una candida camicia che lasciava nudo il collo e due braccia àa facchino .. . agitanti.si macchinalmente nella confezione cli un intermi~ nabile lavoro all'uncinetto . - Qa va mieu:x? - chiese maternamente la g iunonica albergatrice. Grazie. Un improvviso malessere mi ha col pito all' ingr~sso d13l paese, aggiunsi per g iusti:fì.care la poca brillante mia entrata. Ma la donna scosse la testa : « C'est la sante au vélo, voyez vous. Tous ceux qui font « la montée, avec cette mauditemachine, arrivent ici presque « claqués. · « Quelques uns mème à quatre pattes! ». E rise di un riso gorgogliante e singolare che scosse tutti gli esuberanti latticini: del suo busto. · Sedetti a tavola e l'ostAssa mi tenne compagnia. La fer rovia stava per uccidere il suo commercio. ed incamminando il discorso su questo argomento, ero certo di scioglierle lo scilinguagnolo. Non m'ingannai ed un'oni durante essa mi occupò con le sue chia.cchiere. Soprattutto mi colpì l'accanime11:to con il quale colei onorava dei suoi sarcasmi più amari, indovinate chi? Il pacifico, l'ottimo, il conciliante, il sereno nostro L uzzatti !!. .. . Popo a poco il cibo, il tepido ambiente, la gui~ta luce della lampaé_la, mi produssero un senso, tutto fisico, di benes-
( Continua) EuGENIO DE
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Rossi.
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NOT E BIBLJOGLUFICTIE
N()1 E BIBLIOG.R AF[CIIE 1
B. ne SAxrAFIORA) . - L·armata del risorgimento. - La battaglia di Lissa. - Piro/regata comzzaia « Re <l'Italia». - Fregate ad· elica cli t· orcli?te « Carlo Alberto », « Gaeta >>. - Pirofregate cora::zale « Roma », « Ancona ». - Con prefazione del professore ANTONi:o PASTORE. - Torino, Tipografia Roux e Viarengo, 1903.
EliGENIO
B t.:ccr
(E .
Il presente OlJuscolo m1z1a la 2" serio di saggi illustrati di monografie storico-marinaresche; importante pubblicazione che intende a narrare la storia dell'ar-m.ata d,el r isorgimento con monografie scritte da un uomo di mare per gli altri uomini di mare e per g li Italiani tutti, e di cui la prima serie vide la luce nello scorso anno. Nessun'altra. nazione ha ancora un libro di questo genere, ed è doveroso esser grati all'esimio autore il '{Uale tessendo la storia delle singolo navi, e quindi la. vita vissuta dalle medesime, sotto forma dilettevole ed in un quadro abbastanza ampio, .ci p,esenta la vera storia della nostra armata. Il libro presente, come di leggeri si rileva dal suo titolo, offre un interesse del tutto speciale. Il narrare la storia della. pirofregata. corazzata Re d' Italia conduceva forzatamente a discorrere in modo cl-iffuso della battaglia di Lissa, e l'autore non si lasciò sfuggire l'oppor tuna occasione per scrivere un'estesa, particolareggiata descrizione della medesima. Egli, con mirabile chiarezza ed intelletto d'amore, ne espone i singoli momenti, ci fa assistere allo svolgimento di tanti eroici episodi, spiegamento di tanto valore che, non solu ci pare d i assistere a quella giornata sfortunata ma, mentre ci commuove, ci fa pure sentire altamente di . essere italiani.
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« Pensate sulla battaglia di Lissa - dice benissimo il Pa· store nella sua bella prefazione, rivolgendosi ai figli d'Italia - che qui è raccolta e descritta coll' impressionabilità del momento, e imparate che la vita ha soltanto valore perchè la nostra coscienza può anche sacrificarla al do:ere »; e non potevasi. compendiar meglio in poche parol~ 1~ sol~ . ma grande insegnamento a trarsi da quella battaglia m cui se ci fu contraria la sorte delle armi rifulse però dal più vivo splendore l'eroismo degl'Italiani. « La battaglia -- scrive il Bt1cci - considerata nel suo grande insieme, si può suddividere in tre momenti, tenendo conto d i quello descritto della durata di poco 1?-eno di un quarto d' ora (è quello nel qnale il Teghethoif segnalava di attacca1·e il nemico e affondarlo; e la linea italiana ve · niva attraversata tra l' Ancona ed il Re d' flalia) ; nel -secondo momento si compendiano l' attacco convergente della fregata corazzata austriaca contro la seconda divi-sione italiana, il combattimento tra l' Affondatoi·e e il Kaiser, l' epico combattirr;i.ento del Re d' llalia e la sua eroica fine; il terzo momento non ha più aspetto di lotta, poichè ambo le parti evoluzionane allo scopo di. riordinarsi per assumere una nuova ordinanza di. battagli.a, la Palest?·o affonda e gl'Italiani rimangono . . . . padroni delle
.acque». Ri<Yuardo all' ammiraglio Persano, il Bucci. non è certo t ener~; tuttavia i suoi appunti concernono fatti bene accertati. Il 'J7 giugno, com'è noto, mentre l' armata italiana era raccolta dentro la rada di Ancona, veniva segnalato il nemico, forte di 6 navi corazzate e 7 in legno. Il Persa.no impartì gli ordini necessari per affrontarlo, ~~ 1~ navi au: striache, dopo avere visto i nostri preparat1v1 virarono d1 bordo, e il Persano chiamò a consiglio il contr'ammiragl io Vacca, il capo d i stato maggiore .D'Amico, il capitano di vascello Yauch, il comandante Bucichia, ed « ottenne il parere unanime di rientrare nel porto di Ancona dopo la considerazione svolta di serbare intatte le forze dell' armata ».
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KOTE BIDLIOGH..-\b'ICIIE
Si intende da sè che quanto ora si va scrivendo sulla condotta dell'art:,iglieria nella battaglia è basato sopra induzioni: dati e norme abbastanza precisi si potran no solo dedurre dai risultati pratici che si avranno nella prima gros::;a g uerra dell'avvenire. Il De Matteis ha fatto tesoro di quanto di più importante fu scritto su questo argomento in questi ultimi te'mpi, e con molta sagacia sa rilevare la differenza che talvolta appare di lieve momento e non lo è, e la portata di essa, fra le vecchie e le nuove norme,- delle due Istruzioni, sicchè appare ben evidente ch'egli si è perfettamente immedesimato delle n uove Norme e ad esse ha saput o in modo egregio informare l'impiego dell'artiglieria nei varii momenti in quelli contemplati, tenendo il massimo conto delle idee predominant i nella stampa mìlit.are. In a.rgornenti così difficili e sui quali non si hanno dati ·esperimentali sicuri, è ovvio sarebbe assai facile · mu~vere qualche appunto. Il De Matteis non si è lasciata sfugg ire alcuna occasione per porre in rilievo l'importanza, la neces- · sità., l' indispensabilità, anzi, di ottenere la superior~tà del fuoco e dell'accordo fra le due armi sorelle: la fanteria e l'artiglieria; precisamente come raccomandano e vogliono le n uove Norme Generali. ìV[a se il concetto è teoricamente giusto - e come tale è da tutti ammesso - è proprio qui il caso di ricordE..re il vecchio adagio che dal dire al fare corre gran tratto. È giusto il principio, ed è facile il parlare della superiorità da ottenersi dalla propria sull'artiglieria nemica, ma quando questa tace e sta al coperto per entra::e in azione soltanto in momenti decisivi - come normalmente usava fare quella dei Boeri e quell a pure dei Francesi (alla sinistra della linea di battaglia) nel.la giornata d i Gravelottb - come si ottiene codesta superiorità? E lo spostamento delle singole batterie o di maggiori gruppi di artiglieria per avanzare a sostegno della fanteria quando ·questa sia giunta a non grande distanza dal nemico, sarà egli possibile? Si capisce che avendo presenti tutti questi lati deila questione dell' impiego dell'artiglieria nella battaglia, non riescono del tutto cor;.vincenti le idee che oggidì
KOT E BIBLI0GRABI0l1E
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tendono sempreppiù a farsi strada. Come si è fatto un g ran passo nel riconoscere - dopo la guerra Boera - la straord inaria potenza del fuoco odierno e nell'ammetter~ c~e sol: t anto colla prevalenza del fuoco è possibile la riuscita d1 un attacco, forse non si è giunti ancora ad accordare al terreno quella capitale importanza che ora· ha assun~?· Il terreno infatti sarà quello che solo potrà rendere reanzzabile O no quel mutuo accordo e sostegno, ritenuto oggi indispensabile fra la fanteria ed artiglieria.. S'intende che qnes~a nostra dio-ressione non tocca per niente il capitano D e Matte1s . Dalla sohizione dei quesiti cui noi oggi accennammo dipen· derà. è fuor i dubbio, la pratica condotta dell'artiglieria nella batt~glia ; ma di essi non doveva occuparsi il De Matteis. Egli si tenne nei limiti che si era imposto; con man? maestra ha sviscerato le regole da seguirsi dalla sua arma in conformità alle No1°rne Generali e allo spirito che le informano. In ques Lo momento, su cui l' impiego dell'artiglieria nella battaglia, sembra debba subire notevole cambiamento in confronto a quello del passato, studì così seri come questo del capitano De Matteis sono_ b.en vemJ,ti e costit :1is?on~ un notevole contributo allo studio del problema cosi d1ffic1le e complesso. All'egregio autore il nostro encomio.
B. D.
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RASSEGNA MILITARE ESTERA
RASSEGNA MILITARE ESTERA LA FRA.NOIA E IL MAROCCO
La situazione al Marocco, nei ra.pporti in ternazio!!ali. è r imasta presso a poco quella che a grandi tra.tti fu recentemente descritta nella nostra Rivista (1). Le esagerate e sensazionali notizie che di tratto in tratto hmciano le agenzie telegrafiche e alcuni g iornali di L ondra e di :Parigi, sn di un'azio ne vigorosa della Francia nel territorio marocchino fra 'il Salrnra e i l :Riff, non hanno fondamento sul vero; si è giunti persino a far intra,edere la possibiJità di un'occupazione di Tangeri e, per chi conosca la, realtà delle cose, n ulla vi ha di più inverosimile. Fondamento . a queste notiziè è una corrente bellicosa predominante in A lgeria, e si capisce che il governatol'e algerino, l'esercito e i· commercianti desiderino che una buona volta si rendano sicure le vie sul confi ne del Sud-Qranese,. si tengano in rispetto i predoni che ·scendono da ':L1afilete e da Figuig ed osano sorprendere i convogli militari e attaccare i drappelli di scorta; ma a questa corrente, che vorrebbe si occupassero a. mano a mano dei punti importanti di sicurezza sul territorio marocchin o non corrisponde la politica oculata, paziente e ben determinata su tale questione, seguita sempre ed anche ora dal Governo francese, In· verità ben poco importa, ~lla J:i.,rancia di assoggettare qualche tribù riottosa e di occupare qualche villaggio. Come g iustamente osserva un'autorevole R ivista (2), qualche mi-
.gliaio cli bedu.i ni e qualche miglia i~ di ~ah:~izi_ aggin:1ti ~.l -suo impero non farebbero la Francia ne pm n_cca., ne prn potente, mentre simili imprese potrebber~ form:'e l~re~esto :alle poteD;ze non africane d' i mmis_chia.rs1 n~gh a:ff_an c~e~ J)farocco e forse a qualche occupazione stramera nei fertili territori della pianura atlantica. . . . L'Inghilterra e la Germania non hanno mai d1s.s imul~t~ la importanza e l' interesse ch'esse annet~ono alla mtegnta del Marocco che domina le vie commerciali del mondo per il Mediterra~eo e per l'Oceano . Lo stretto di Gibi~terra, .non più dominato da questa pia:,;za ~1arittim~, ormai res~ mu.~ t ile, è · un passo materialmente libero fra i ,due grandi 1~1a11 :fìnchè Ceuta, ora dominio spagn uolo che e la vera. chiave <lel passaggio del JYiecliterraneo, non venga trasform~ta in una piazza forte rispettabile e in un porto_ buono. e sicuro. Giova adunque p iù che m~ti alla Francia, ed_e per essa }Jrevidente prud enza, sostenere l'integrità dell' 1mp~ro marocchino, pur continu:3,ndo l'opera sua la.te~te e d~u_turna intesa ad assoggettarlo alla propria egemo111a e a dirigerlo s ulla via della civiltà e gradatamente a diventare uno Stato moderno organizzato. . . . . Con la scor ta delle d ichiarazioni ufiìciah pni recenti ~ delle pubblica.zioni più autorevoli (1), giova conoscere ne~ particolari quel lavoro della p~litica. _f~·Et.ncese, e rendersi -conto degli ultimi av·veniment1 svolt1s1 su~ _co~fine alg~r ino in modo esatto e completo; riforendoc1 mfine alla si~· · tern a. de.Il' r,uaz10ne rn . 1·u1pero sceriffi.ano si potranno . .formu-. lare pronostici verosimili su cli un avvenire che _si maturer~ col tempo, la cui d urata potrebbe essere abbreviata da fatti imprevist i. . . . . . ' Si è già parlato nella nostra Tùmsta (2) clell~ ~1ch1araz ioni fat te. nel 1902 alla Camer a francese dal nmust~·o .Del-cassé, il quale afferrnavasi alieno dal sollevare confl1tt1 per (i)
Rivista ,llilitare italiana, fG marlO e 16 a prile 1903. !2) Hevue des deux 1noniLes, i 0 ottob re ·1903. a)
· _et la. poliliq11e fi·anraise Kella Revue des d.e11x m.ondes, ,,o o lto I•re 1'9u'3, Pir,111·g "
au J/àroc. . . E .,.;. , Nel Jov,rnal des sciences nu /ita.1res, ottobre '1903 , • ./ em (2) l.5 marzo e t5 aprile 1903.
snd-Oi·anais. .
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RASSEGNA MILITARE ESTERA
la questione. marocchina; si è accennato come fu considerata questa questione nella R elazione sul. bilancio franceso degli affari esteri, nella quale pur ammettendosi l'integrità del 7'farocco, 1,er la prima volta si formulava esplicitamente la proposta di un accordo internazionale per dichiarare Tangeri neutrale e porto franco; infine si è parlato del protocollo firmato a Parigi il 20 luglio 1901 con cui si stabiliva una. frontiera fissa e ben determinata, la sottomissione alla Francia di a.lcune tribù limitrofe e l'obbligo al Marocco di manteuere un suo riippresentante fi sso a Figuig per regolare con ltL. Francia il regime commerciale e le questioni · con le tribù. Si cono_scouo ora più particolarmente i termini di questo . , protocollo . , La F rancia sarà incaricata di fare la polizia e di mantener l'ordine nel triangolo compreso fra l'uecl.Guir e l'necl Zusfana (1); i Dni-Menia e li U lad-Dyerir saranno sottomessi alla sua autorità ed il Sultano s'impeo·na a sio·ni:6car . o o loro che più non sono suoi sudditi; i Ksli.r della regione ~.vranno diritto di pronunciarsi sia per il Marocco, sia per la Francia; clne commissari francesi e due· commissari marocchini, aU:torizzati di recarsi liberamente, i primi a Udj dà e a F iguig, i secondi a Lalla-Marnia e a Dj enien-bu-Reszg,. saranno incaricati di regolare sul posto tutti i litio'i e ()'li incidenti d i frontiera; il Sultano a~rà i l diritto di s~1.bili:e nella zona limitrofa, una forza militare in posti 'designat i di comune accordo. Questa cop.venzione nell'attuarsi trovò fin da principio serie avversità. Il 19 gennaio 1902, nel qual giorno Ja Commissione francese g iungeva ad Ain-Sefra, i capitani Gratien e de Oressin, della guarnigione di Dnveyrier, avventuratisi senza scorta in mw, regione pericolosa, furono assassinati e spogliati dai predoni che infestano la montagna, Il gover no marocchino non era r esponsabile del fatto ma esso suscitò nell,opinione pubblica un sentimento di rivendicazione. (i) Vedi Carta del ~arocco noll;1 nos tra l/ivista, 15 aprile 1903,
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La commissione il 10 febbraio si spinse nell'oasi di Figuig e fu accolta con solennità dal capo del villaggio di Zenaaa ed anche clagl' indigeni, sotto i .cui occhi, si può b dire, venne costrutta la st racltL ferrata e .la linea telegrafica da Duveyrier a Beni-Unif, a pochi chilorn1?tri da Fi guig. Si organizzò l'autorità marocchina con nn amel del Sult ano investito delle funzioni. di commissar io previsto, dal protocollo del 20 luglio 1001, e parve che le cose si avviass.ero bene, · · I rappresentanti della Francia, quando scorta.ti da cavalieri marocchini, poterono girare senz~t pericolo durante il loro soggiorno nell'Oasì. Quando però un membro della commissione volle passare a Zenaga senza scorta venne insu1tàtO e preso a sassate. Il 5 marzo i comm.issa.ri si posero in marcia per Bechar e Kenaélsa. Soltanto il JY[arabnt,to di quest'ultimo villaggio fece buona accoglienza ai F mncesi, ma i villaggi di Dj emaa, Dui-.Men ia e Ulad-Djerir, invitati ad optare per la Francia o per il Marocco, dichiararono decisamente . di vol~r ri1:1~nere ind ipendenti. Tanto in questo come m altn casi 11 Sultano si dimostrò impotente ad imporre l'applica.zione o l'osservanza dei patti d_e l protocollo 20 luglio 1901. La commissione francese potè invero ritornare con sicurezza, dopo aver ottenuto qmdche successo parziale. Tuttavia nell'opinione . pubblica tanto in Francia come in Algeria questo fu considerato come un n uovo insuccesso della politica francese e si accentuò uiù viva la corrente verso un'azione più energica e decisiv~. Il Governo fra.ncese proseguì invece 1~ sua politica prudente intesa a rimuovere gradatamente gh ostacoli e proseguì le trattati ve per nuovi accordi col go- ~ ve.mo del Sultano, i quali si vollero mantenere segreti. Tuttavia un'indiscrezione del giornale l' Eiwopéen fece conoscere i termini cli una con venzioue importante del 20 aprile 1903, in virtù della quale : il Sultano doveva stabilire un amel, cÒmmissario dipendente del caicl, a Figuig ; si consideravano come m~rocchine le t ribù designate come tal i nel t rattato eh Ltdla-Marnia del 1846; il governo francese concederà .
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RASSEGNA MILITAR.E ESTER,,
RASSEGNA :lv[II,ITARE ES'I'ERA
sulla fro~tiera 1·1 suo ap · a 1 governo marocchino · · poggio e q~~sto, in contraccambio, aiuterà il governo francese a ~ta~1hre _la sita auto1·ità_~ l'o~·dùie nelle 1·e,qioni del 8aharn. J?er l apphcaz10ne d1 quest'ultuno articolo, l'importante riserva d'acqua cl~ Tabelbalet , tra il 'l'rafilete e Gurara, potè essere occup~Lta cta :ma co_mpaguia sahariana del capitanoRegnanlt. La Francia ed 11 Marocco dovranno stabilire ciascuno mi posto militare nella regione accidentata ed in festa ta dai pr~d~ni Be~i-Smir; si avranno posti permanenti lungo la frontiera, sia da parte delL~lgeria, sia da quella del }\fa. rocco, con commissari dei due govern:i. e controllori sui mercati per_ rap1~re.sentare i rispettivi interessi e percepire le tasse e 1 d1ntt1 doganali. Dove .poi esiste una lineEt di fron tiera ben determinata, fra il mare e 'l'eniet-es-Sassi saranno organizzati uffi.ci di esatt01·ia; e, non essendo pos~ibile stabilire uffici regolari di dogana, il governo fr~ncese assu'merà l'incarico di esigere le im1)oste fisse e di valutare ciascun anno in blocco la somma spettante al ' Sultano del Marocco sugli introiti percepiti sui mercati. Una convenzione commerciale annessa determina l'ainrnontare delle imposte che dovranno essere percepite a profitto dei due paesi. A.1~pare, senza ?isogno dì dimostr~zioni, quali grandi van: tagg1 potrebbe nca.vare la Francia dalla convenzione del 20 aprile; a poco a poco potrebbe giungere Et domi'nare tutta la zona di frontiera, fino al l\foluya e all'Ued Guir. Ma se tornò relativamente facile ottenere quelle condizioni., senza violare i trattati precedenti, noil alt rnttanto si pre~ sentarono .le cose nella realtà. · La rivolta scoppiò uell' interno del Marocco e contro il Sultano, e questo dovette difendersi ffno agli estremi. ved~~mo alla .fine in ~uale situazione venne poi a trovar.si'. e pm che mf11 fu eccitato contro gli stranieri. Sulla fron ~ier~ le r ibellioni e gli attentati ricomineia.rono più au~ac1 contro i Francesi, mal secondati dai delegati del Sultano · nella loro opera di pacificazione. La situazione sulla zona di f~·o~1ti~ra divem1-c intollerabile; si decisero due pie.cole spechz10rn; una colonna nel B ekar cd un' altra nel
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Beni-Smir. Il signor Revoil, governatore generale dell' Algeria) contrario alla politica bellicosa, diede le sue qimi~sioni ed al suo posto fu nominato il signor J onnart . _Q uesh, · prima di partire da Parigi, stabi lì col governo :l proa~·amma d i un'azione offensiva che comprendeva 11 bombardamento cli Figuig e le operazioni delle due ~olonne del Bekar e del Beni-Smir. Con un gran colpo si voleva impressionare b immaginazione algerina e calmare l'emozione pubblica. , . . . . Deciso il bombardamento) 11 governatore s1 reco a BemUnif col o·enerale O' Connor, comandante la di.visione di Orano, · eseguire una ricognizione. Gl' indigeni cl.i Ze1-rn.ga sorsero in armi ed attaccarono il governatore e 11 suo secruito. Tanto bastò; ed al mattino dell' $ giugno il bomba~·dament o, come furiosa tempesta di fi.amme, piombò sui villaggi di Fignig e specialmente su Zenaga; furono lan-ciate cinquecento ottantasette granate a melinite, sotto la protezione di 3500 uomini di truppe regolari e numeros~ giw1, indigeni. Muri e minareti saltarono in ari~, clens~ nubi di polvere affuscarono il limpido sereno del cielo africano; ma i risultat i si compendiano in una ventina di in digeni uccisi ed una indennità di 60,105 fra,nchi ! . Si proseguirono le operazioni. Il 18 giugno una . c~lo~na. comandata dal colonnello d'Eu, partita da Bem-Umf s1 portò a Bek ar, passò per Kenadsa e s'impadronì di v~va forza cli B u-lVfais, ottenendo un risultato abbastanza ll~ portante la sottomissione cli una grossa frazione dei Dan1\'[enia e' la dominazione francese nel triangolo tra gli Ued Guir e Zusfana. . Contemporaneamente un'altra colonna, partita da:iY[e~he~·ia sotto ali ordini del colonnello Pierron, percorreva 1 dmtorni Chott-~:'igri e del masso del Beni-Smir per liberare dai predoni la regione fra :Mecheria e :E'i~uig: Il combat timento di Figuig produsse nel pubblico m Fran-cia e pii\ .ancora in Algeria . un~ v~va ~oddisfazione. t {1 tto ciò continuarono i soht1 mc1dent1, e ben tosto s1 e -compreso che quel bombardamento e le altre operazioni
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del
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RASSEGNA )1ILITARE ESTERA
'RASSEGNA. MILITARE ESTERA
secondarie non avrebbero impedito che- si ripetessero gli attentati dei nomadi. « Il combattimento e le clue spedizioni. che l'hanno se< guito - così giudica ·1a Rente cles deu:c , nondes - hanno << prodotto un buon effetto ; ma resta cla fare tutta l'opera « di org.anizzazione, sottomettere i dissidenti e preparare « la pace per lo s,iluppo delle relazioni commerciali. ('i « si riuscirà continuando a praticare la politica delle tr::i,t« taLive col governo marocchino e ponendo in applicazione « con pazienza e te11acia gli accordi del 1903 ». Il governatore signor Jonnarcl, d'accordo col governo, fl,lla fìne ha adottato quel metodo. Dissipate le diffidenze, che nell'animo del Sultano erano state insinuate da altre influenze straniere contro la H'rancia, per il fatto di Zenaga, l'opera del governo francese ya, svolgendosi pazientemente per la pace e la civiltà. La citata Revne accenna al seguente programma : organizzazione dei territori del Sud, già approvata dalla Camera; creare almeµo una nuova compagnia di. tiragliatori sahariani a Beni-Abes: organizzare, con le tribù sottoposte, dei territoriali indigeni, come si è fatto a Taghit, con i Dui-Menia: prohrngare Ja ferrovia, da J3eni-Unif :6.uo a Hen-Zireg e Kenadsa : istallazione di guarnigioni marocchine con ufficiali e istruttori francesi; occupazione permanente di nn: posto ::i, Beni-Smir; la polizia nelle regioni di frontiera, e con l' apertura di nuovi mercati favorire gli scambi con gl' indigeni. Opera paziente e pacificatrice, sì; perchè anch e alla Francia potente, e sola potenza che potrebbe muovere una gnerra nell'interno .ì\Iarocco, non giova suscitare conflitti in nn momento in cui i destini del ì\farouco attraversano una crisi decisiva . Il sultano .ì\foley-Abd-el-Aziz si è ridotto, e si può quasi diro rifugiato, a Fez, dopo aver guerreggiato senza successo contro le tribù insorte e contro il pretendente ancor padrone di Taza. Il tesoro del ::\fagzen è esaurito; i contingenti furono congedati per mancanza cli mez7.i a mantenerli, e l'esercito stanziale ridotto a poche migliaia di soldati. Per
ordine del.Snlta.no , fino dal settembre, i rappresentanti miJitari delle potenze estere furono per la terza volta. a!lontana ti da Fez o trattenuti a Tangeri. hla con ciò non è da dire cho sia cessato il lavorio latente dell~ influenze delle principali potenze enropeè presso il governo scerìfilano. La }!~rancia, sempre vigile e paziente, continua. l'qpera sua per acquistare nel :Marocco sempre maggiore influenza con un metodo insinuante e, per qulmto possibile trattando con arabi, persuasivo; essa, come potrebbesi dire con una. frase volgare, aspetta che la pera sia matura, e cho possa raccoo-lierla senza suscitare conflitti. o . .. Certo per il Marocco i giorni vanno facendosi sempre pm tristi. Le sollevazioni e la guerra hauno prodotto la carestia e quindi la miseria; l'erario esausto richiedo imperiosamente un prestito ... Ohi lo farà fra le potenze europee?... In mano di chi cadranno le dogane e i tributi?... Oppure l'Europa assisterii impassibile, in nome della integrità intangile del )[arocco, che continuando a regnarvi la barbarie più profonda, rimanga desolata una fra le piti belle e pitt fertili regioni dell'Africa?... E qua.li destini in fine si vanno maturando iu r1nello stretto, che forma il passaggio cli duo grandi mari, in quel paese che giacendo sull'Oceano :liverrà base del commercio mondiale dall'Europa all'Afnca occidentale ed all'America del sud? ... Ecco altrettanti quesiti a cui, tosto o tardi., si dovrà pure d,Lre una soluzione e, non vi ha dubbio alcuno per noi cho la Francia vi a.vrà necessariamente una parte pre' pondeninte, perchè per la sua posizione spetta ad essa un'alta missione di civiltà, che potrà del resto tornare benefica a tutti (1). *** (i) Un disiiaccio cl:1 Tangeri, i11 da ta H novembre tr asmesso da Londra, annunzia chll te trattative per un prestito auglo-rranc~se al )!arocco sono completamente fallite perchò il "ornrno francese non ha ,·oluto permettere che si mettesse una nuova ipoteca sulla cl~gana marocchina, ciò che ,ll'rebbe accroscmto l'autorità .d.cll 'ln ghiltcr_r:t. Ques to contegno della f ranci!1 si comprende; essa segue la sua politica maroccl11na senza del'iare e con una finezza ammirevole.
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RASSEGXA MILI'fARÈ ESTER.A ti IRisnHati <ICI , del I Risulta 1901 (·I) I 1902 (2)
N OTIZI E
Uste di leva. - Inscri tti sulle Hste d! .leva. · Esenti perchè inabili a q ua lsiasi serv1z10..
309,332 1325,013 25,526 ·1 22,~
Rest arono inscritti sull e liste d i red u tam~nto. . . Rivedibili della classe p'recedente tesclusi i r1101 ti, esenti ecc.) . . · . · · · · · · · ·, · · Rivedibili p enultima classe (esclitsi i morti, esent i ecc )
283,8 06 1 302,972
Totale.
FRANCIA.
.
46,229 23,1'17
353,212 I 366,991
Lista di reclutan_i.ento. - Il r iparto di crnesti giovani sul la lista di rec;lutamen to fu il segnente : (3}
R,suLTATI or,;c.LE0Pr,;n,1.zro.x1 or LEVA .:-a:u'Axxo ,f 902 . - Dalla relnione · ufficia le sul le operazioni del reclùtamen to, esegui ta nello scorso :iun o 1 1902, si rileva come, in quest'anno, il grave inconvenienre clie tanto preoccu pa la Francia intera, la dimin u;,:ione cioè del contingente annuo , che da un decennio va $em pre acl!entua ndosi, abbia non . solo accennato ad una sosta , ma lasciato anche sperare che si potesse anche riprendere il cammino ascendente . Iofatti il numero degli inscrill.i nel ,190~ fu di 325,0 13, con un aumento dì 15 681 sul la cifra dei:d i inscritti déll 'an ao precede~te. · ~ Però questo aumento fu in par te dovuto all'a bolizione della stalura mini•na, che in q.uest'anno trovò la sna pri rn11 a ppl icazione e qui ndi all'a ccentua rsi del uon lieve inconve11iente, che da va ri anni si verifica nel! 'esercito francese, del l'incorporamen to ci•)è di tto tJ piccolo ~umcro di individui di debole costituzione fi sica , inco ovenien1e che por ta per cou,eguenza un sensibi le aumen.to nella perce ntuale dei mi litari ricover3ti in luoghi di cura e riformati. Ed è perciò che il ministro della k;Uerra, generale André, do po n11,1 amp ia di'scussioo e avvenuta in Senato rigua rdo le. condizioai san itar ie de!l'e,erci to, emauò una circolare prescri vend9 ai con:;igl i di revisione <l i essere rigorosi nell 'accertamenlo delle qualità fis iche degli insc ri ui . le coosegLJenze . di rprnste nuove e saggie prescrìzioo i ministeriali non si sono f~ tte attendere. I nfa tti ,fa lle operazion i di lev~ eseguit(l° in que$t'anno, ,f 903, pare che si sia no iDco rpora ti 37,000 uomioi iu meno dt quello dello scorso anno, meutre la cifra dHgl i inscri tti è stat.a quasi eguale. Passando all'esame dei risultati della leva nel ,f 902, riportiamo anche quelli corrispondenti del 190 I perchè ne risalii il confron to.
42,287 21,'i32
I
(3)
t
159,043 ~ . 1• Parte. - Giovan i atti al ~er vizi~ 139 689 14•'15'1 liH,816 H ,438 181,841 senza al cu na esenzione di n 8,360 • 83 di ritto. Giovani d ispensat i per lo 2• 51 ,463 ~ 4(i,044 art. 21 della legge (s it ua 51,215 4,520 56,391 4 '104. ' 467 • 408 zione di fam iglia), 1 anno di serviz io. Giovani dispensati per g·ii ar t . 23 (protezione : tud i ec4,890 ) cles iastici ecc..) e oO (domi 471 } 5,409 4,'152 cilia t i fuori Europa in dat e 48 \ cond izion il, 1 aano di ~er vizi o per i primi, ese nz ione completa per i seconcl1. 31,'! 55 ì Giovani già sotto le a r 4• )) 30,'1.21~ ~ so ,~,""9 31 ~ 31,493 mi per arruol amen ti volon ' I I " I 7 \ 3 I ) tari ecc... <!2,372 ( 44,43'1) per lv Giovani rivedibili >) 5" 23,395 ~ 67,832 21,422) 63,794 ai·t. 21 del 1a legge (debole costituzione) . ~ 13 661 ' 18,627 Giovani assegnati ai ser6" :, 27,9'71 35,755 l'.402 2,846 vizi a usiliari de!!'esercito 12,908 J 14,282
l
)
-
1a
»
, Gio vani asclusi dal ser vizio per l'art. 4 della legge (indegni) .
l
59 l 3 ~
d
353,212
j
92
63 366,991
(I) Classe rii leva J900 e rh•edibili del 1899 e 98. . 901 vedibil i del rnoo e 1899. . (2) Classe (li leva i e. rt .· • " nati a sinis tra rapp resenta no risDe Lllva' (3) In ciaSCll l1fi co lonna I tre numett ,e,.,·Jclla cla'Se chiamata . 20·1 rivefli biti delm011te, a cominciare dall'alt~ : _·t • I.g1ovan1 ' . ' , ,. , l'anno preceden te; 30 i rived11Jil1 òt due an nt.
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RASSEGNA MILI'.rARE ES'l'EI: \
RASSEGNA MILITARE ESTERA
.I per cen to delle varie parti della lista di reclutameoto rispetto al conti ogente totale, sono: 1901 ·1902 ,, parte 46 o// o 49 .6 °/o 2a e 3a· » ,15.8 » '17.2 D :i3 8.7 » 8.6 y 5,, » '19 17.•1 • ,, 0.'1 » 5a 7.!! »
Grado d'istruzione degli inseriti.i. - Sotto il riguardo dell' istru.zi one la classe ~ 90 ·1 diè i seguenti risultati: Numero dPi giovani
..
))
Le diff~renze più sensibili si no!aoo Del la 5a e 6a parte, c1oe nei rimandati alle leve ~uccessive per deficienza di costituzione cd iD coloro che furono assegnati ai servizi ausil iari; ed esse sono dovute essen?.ialmeute, come già dicemmo, all'abolizione del minimo di statura. Se dal totale dei giovani assegnali alle prime tre parti della lista di ree]utamento ne toglia mo: 4° 693 che, in virtù dell'art. uO del la legge, sono esmti da qualunque servi?.io, perchè residenti ft.Jor i Europa prima dei 19 ann i compiuti ; 2° 1125'2 stranieri naturalizzati o nati i1..t F rancia che non hanno fatto valer<' la loro qualità di stran.ieri, i q uali però, a causa della loro età noo sono più soigctti ad alcun obbligo di serv izio; si ha chP. la cifra degli inscrùti chiamati alle armi ru di 241,694, di cui 3000 assegna ti alle truppe colon iali e ~38,f\9i allfl tru ppe metrop0l itane, con un aumento di 21,59(j uomioi sul <'On1io(fente iocorv porato lo scorso ,1nno. Assegnazione alle tmrie arnii. - Questo co~tiogeote di '.24-1,G9 ¼ uomini fu così distribnit1J nelle varie ,mn i:
= =========r====;====== =======·Trupµe
coloniali
I
Esercit.o metropo litano
GIOVAN I INCORPORATI
Con obbligo di 3 anni di servizio 64 Co n obbligo di :l ann i di m, )1/i,652 60L06,93> 22,iJ20,791, 4,490 2,080t ,i081!61,WS servmo J.3,765 Con ob bligo di i anno di
I
s,;rvizio
80,286] 680
63 65,075
so. 2g6
H3 9,900 1,620 i,H5 i,i20 1
- - - - -1- - - -
~-
~ ~ s ~72,009 ~2.2as13o,c91 6 1wl3,i9514,,t2& -
Totale gener,1le 1211,691,
\
3,000
23S 694
-
2, 1,694
Analfabeti .
.
.
.
.
.
S anno leggere solatnenie ·Sanno leggere e scrivere. Hanno un'istruzione p ri maria più s vi luppat.a 1Janno ottenuto il brevetto d'inseg·namento primar ie, Baccellieri in lettere, scienze secondario speciale . . .
e
I
·- --
13,690 \
4,21
3,910 33,015
1,20 10,18
I
249,969 1 '16,91 5,264 1,62
dell' inseg namento . . . . . . .
6,1'10
Jnscritti dei quali non si è pot uto verificare il g rado d'istruzione. . . . . . . . . . .
12,32\J
.
Per
cen!o
I I
2,08
I
3,80
325,013 100,00
medici del contin~1ente . - La statura mcdia fu di m. ,1 •64-7. Congedamento . - Il congedo :wvenoe il 20 settembre. Chiamata alle anni . - Ln chiamata alle .1rmi ebbe luogo nei sottoio -
St<lltira
dicati .giorni: · Giovani del la classe '190 1 ed i rimandati delle class i 1900 e ,1899 col-l'obbl igo di un anno di servizio: H- novem bre. Giovani dell a classe ,190 1 e rimandati del ·1900 col l'obbligo di 2 e 3 .a.noi di servizio: 1;$ e 16 novembre. 1
1
B.1sCLUTAME~To KEU.' ALGERIA. - Dei 5,229 giovani iuscrilli sulla lista -d i leva della classe '190'1 ne furono esentati definitavamente 3o'i, perchè inabili a qualsiasi servizio. Ai rimanenti 4,'877 aggiungendo i rivedibili del ·1900 e del 4899, rispetti vii mente H6 e 422, si ebbe un contingente totale di 5,425 uomin i, di cu i, detratti i r inviati ad altro escme, gli esclusi, gli assegnati ai servizia usil iari, ecc., 4,019 furono effetti va menta incorporai i e così distriJ.miti fra le varie armi . 2,278 Fanteria . 21~6 Caval leria . 630 Artiglieria. 180 Genio . ,so Truppe d·egli equ ipaggi militari. 005 Trnppe d'amm inistrazione ed infermieri militari Totale
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Gl'iuçorporati dell'anno precedente furono. 3,U2, quindi nel ,J 902 st sono avu ti 377 uomini in più. I l coutiugente algerino fu chiamato al le armi il •I 4 novembre ·1 ()01.
RIVIS11 A DEI PERIODICI
SuPPRE$SJ0NE DE( QUA RTI BA'l"l'AGLIONl I N ALCUNI REGGIME NTI SUDDIVI-
~ Co.o l.egge (~ marzo 1897 fll fatta facoltà al ministro del la Gnerra d 1 co~t1 tu1re un quarto battaglione nei reggimenti sudd ivisionali secondo. le. es1·genze del servizio e le risorse del reclutamento . l\1a a causa del la defìc1eu.za del continge~te annuo, questi ciuarti battaglioni subi rono ~o n po,~h: nce~~e. Fo.r m~ t1 da ,rrima in tu tti i r~ggimenti, su quattro compaerne, pe1 1 corpi d1 froo t'.era e de.Ila gua rn 1g1one di Parigi, e su una,' due o t,re compaµn e pe r gh, ~I tri, essi vidBro a poco a poco sparire or l una or I altra dell e loro unita; fì nchè, .in quest'anno essendosi ve rifica to un nuo:o deficit nelle risorse del recl utamento, ed avendo il Ministero ncon.oscwto come fossero di ben dubbia util ità questi battnoJ·o · · _ 1 ··d ,,.,1m m comp et1, 1°1 ecisa la soppressione di gran parte di essi. · , At~ualment~ <piind.i .i quarti battaglioni restano solo nei corpi dal la fi on t1 ~ra est, 111 quelli !~ell.a gu.-. rnigioue di Parigi ed in alcuni altri per 1 .cruah corsero convell.z1on1 fra lo Stato ed i Comuni. All' incirca si può rite~er~ che presentemen te 75 reggimenti suddivisionari siano su ,~ battagltom e 10 su tre. I quarti bauaglioni conservati sono tutti su 4. compagoie. R icordiamo come •·1nche 1· ·18 reggt· rne ut1· reg1oua · J i siano per legge su 4- compagnie. SIOKA Ll.
Nuovo PANE PE ll u TRUPPA. - È stata espcri mentat.i, con esito favorevole, una nuova qua l.i tà di pane ottenuta con una m igcela di foi·· n d' 1 1· f . d' . ' J a i sega e e. e I anna I t'LSO nel la proporzione, rispettivamente, del 55 e ,t5 °lo, , Questo pane dovrebbe sostit.uire in campagna l'a ttuale gnlletta, ma pot:a forse essere anche adottato m vece di quello che si distribuisce ord inanam.ente ~ell~ guarnigioni, perchè oltre ad essere molto sostanzioso · e nutnente: e d'. gu~to gradevole, non giunge mai a dissecca rsi completamente, ne a chvenire estremamente du ro come il pane comune.
La Rivista di fanteria, Anno XII, fascicolo tX, 30 settembre 1903.
.L(J, wrrier(J, dei vresenti subalterni. - Si ri to;·na., e non a t orto, sulla vecchia quistione, ma pur sempre cl'at,tual.ità, dell'avanzamento dei subal terni della fanteria. Si prendono dapprirri.a in esame le condizioni di. fatto, desumendoli dai dati clell' Annnario Militare per concludere « eh' è mate,ria.lmente impossibile che da qui alla fi ne del 1908 possano ott enere il grado di capitano i primi 1500 tenenti della nostra arma i nscritti sul ruolo del 1903. Dunque non si può contare che le condizioni. del.la' carriera dei nostri snbal terni rimangono quelli che adesso sono - da 1G a 17 anni di picchett o - per lo meno fino al 1908 dovranno necessaria.mente peggiorare )> . . Passando a d ire dei rimedi per ovviare a cotan to male, si nota anzi tutto cho mentre è un fatto costante che nel nostro esercito le carriere o non camminano ma vanno a rotta di collo, o si fermano, non vi è poi « .traccia di un qualche cosa, che serva a rallentare .le carriere quando precipitano o a.d affrettarle qn~ndo indugiano »; come avviene nell'esercito inglese, in cui meno età e meno servizio si esige nei tempi di carriere lente e pi.ù dell'una e del1' altra nei tempi. di carriere celeri , Il prohlema è però così vasto ~ complesso che potrà essere r isolto solo forse con una serie di opport~mi provvedimenti ben coordinati gli un i agli altri. Urge frattanto provvedere, perohè. la per- . manenza nei gradi di ufficiali subalterni cessi d'essere e non sia mai più così. lunga. come adesso . Frn i diversi mezzi tendenti a questo scopo, s.i indicano i t re seguenti : 1° Agevolare l' uscita d a.l servizi o con pensione, qua.udo ne derivi la promozione al grado superiore di un ufficiale che sia già da nn numero d'anni opportunatamente determinati nel grado presente : e per converso rondere meno facile l'ottenimento della peni29 -
Al,~O
X l. Vili,
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RIVISTA DEI PERIODICI
RIVISTA DEI PERIODICI
sione quando questo produca la promozione di un ufficiale che ancora non abbia una deter minata anzianità di grado. 2° Rendere più difficile l'ottenimento delle promozioni nei tempi di carriere rallentantisi che nei tempi di carriero accelerantisi, facendo le eliminazioni in due modi : da.vanti al ruolo che stagna e nel l'interno del ruolo che stagna, onde si allarghi la via dell' uscita dal luogo stagnante e di minuisca l'affluenza all'uscita. 3° ·Abbondare nel numero delle promozioni per scelta quando le carriere stagnano precisamente nel grado in cui le carriere ::;tagnano. Si vorrebbe inoltre ché, per alleviare· le sofferenze materiali e morali dei subalterni, si stabilisse che agli ufficiali snbalterui arrivati ai 12 anni di spalline fosse dato lo stesso preciso stipendio dei capitani. Si vorrebbe inoltre fosse adottato il seguente provvedimen to organico. Si propone cioè che i limiti dell'età non si.ano rigidamente stabiliti, ma abbiano una giusta elasticitii. Si dovrebbe st11diare con ogni possibile diligenza un tipo di carriera normale. Si ponga, a mo' d.' esempio, che sia stato stabilito come massimo limite tollerabile la 'pennf,Lnenza di 12 ann.i nel comando di un plotone ed in quello di una compagni.a, di '10 anni nel comando di un battaglione, di 8 anni. nel comando d i. un reggimento, e che nei g radi di ufficiale subalterno, di capita.no, , di ufficiale superiore e d i colonnello non si possa rimanere rispettivamente meno di 9, S, 6 e 4 a1mi. « Finchè le carriere rimanessero enl;ro questi contini, i limiti d'età presenti potrebbero t ranquillamente restare quali sono, ma appena si sconfìuasse, o da una parte o dall'altra, s ubito dovrebbero modificarsi i limiti di età cli tutti i gradi superiori a quello in cui lo sconfinamento accadesse, crescendo per gli sconfinamenti fuori dal limite minimo, di.minuendo per gli sconfinamenti ,fuori dal limite massimo » . L'importanz~ dell'argomento ci ha indotto a fare un ampio riassunto clell'articolo. Non sapremmo dire se le fatte proposte possano essere accolte d!1 tutti. con lieto animo : quello che è certo è, che questo è uno studio assai ponderato e meritevole d i pai·ticolare attenzione.
-ciale competenzit dell'autore nella dottrina tattica, informata alle più sane idee. Lavoro pertanto interessante ed. is truttivo.
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P1·ima delle 1ncmovr·e di cet1npag1rn. Pensie1·i. - Sono invero dei pensieri, ma pensieri svolti in. g nisa tale da dimostrare la spe-
La questione del reclutamento in Italici. - Continuando nel J?re:gevole studio, l'autore mette anzitutto in r~lievo eh~ la prin~i1~alo ragione che consiglia le fanne scalari consiste nell'opportumta. d1 procacciarsi graduati colla ferma di tre arini. Il nodo ~olla questione starebbe quind i nel modificare l'ordinamen to ed 11 recluta. mento doi graduati. In proposito ogli osserva che i caporali non sarebbero oggi necessa r:ì, come istr'uttori del soldato, se avessimo nelle com1,agnie numerosi e buoni sottufficiali. E ottimi ed anche numerosi sottufficiali noi abbiamo nei reggimenti « ma questi ottimi stanno a seri vere nelle furerie e nelle ma.ggiorità, o a faro la muffa nei ma.gaz1dni e negli uffici, invece che ad impartire la istruzione militare ai nostri soldati ..... il segreto, il g ran segreto consisterebbe perciò semplicemento in q nesto : i mpiega.re i sottufficiali che abbiamo in un modo pi(1 rispondente agli scopi militari, togliendo alle funzioni burocratiche militari la pre,·alenza cho oggi hanno e abolire i caporali, conservando solo i caporali maggiori ,come primo g radino della scida dei sottufficiali. Ai caporali si potrebbero sostituire semplicemente soldati scelti od appuntati ». Ed è questa un'ottima. idea e proposta. Ci rea il problema della ferma per la fanteria. si propongono ,queste due soluzioni. Dato un contingente di 1201 000 uomini alla fanteria no spetterebbero circa. 82,000. Supponendo per la fanteria uua forza bilanciata di 127,000 uomini, si potrebbe : adottare una ferma unica di 18 mesi, oppcire assegnarne 60,900 alla ferma di due .anni interi e 21,100 alla ferma di 6 mesi. Con ambedue le soluzioni, i pi~1 istruiti concorrerebljero a costituire la massa nella pro[)Orzione del 75 per cento. Non possiamo segnire l'autore nella. disamina degli altri arti<COli del disegno di legge, chè andremmo troppo in lungo. R ileviamo la. conclL1sione, la qual.o è del tutto favorevole al progetto cli 1egge ministeriale, perché consegue lo scopo di amnentMe o 1;;i 9liorarc il contingente incorporato. Ci associamo poi a ciò che scrive l'autore i11torno al t iro a seguo : nobile, cioè, ed utile istituzione, che devo preparare per ,·irtù di cittadini e dell'ambiente, ma che non potrà mai sostituìre il servizio militare. J grcul1,ati della compagnia. - Alle fouzioni di contabile della ,compagnia dovrebbe essere.assegnato il meno anziano dei sergenti,
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i sottufficiali anziani sarebbero nella compagn ia niente .altro che· soldati. I sergenti dovrebb.ero uscire dalla fureria per diventare fur ieri, i furieri salirebbero a maggior grado per la via combattente diventando mar escialli e per la via scrivente diventando, soltanto furieri maggiori. I buoni marescialli dopo una qnìndicin~ d'anni di ga.lloni d'argento, potrebbero divent are sottotenenti, senza scuola, senza esami, soltanto pel merito di lnnghi e bnoni servizi, i furieri maggiori, invece, non potrebbero più ottener e altro che l'impiego civile. La proposta involve un radicale mutamento dello stato attuale, ma è sicuramente proposta, che attuata dovrebbedare ottimi risultati. Si propone inol tre di ristabilire gli appuntati, e che, pel servi7,jo, della compagnia., siano fatti ogni anno, traendoli dagli elementi di ciascun contingente: a) due ca.porali e 4 avpuntati, al momento del congedamento. della classe auzia.na, cioè dopo 6 mesi di servizio; b) due caporali e 2 appuntati, al momento della chiamata. alle armi della classe successi va, cioè dovo un a.uno di servizio: uno di questi due caporali dovrebbe naturalmente prendere il posto di uno dei due fatti in settembre, che nel marzo sarebbe fatto caporal maggiore. Baionetta, animct dei fanti! - È scrittura notevole nel più ampi,o, senso della parola, e di cui d i vi diamo tutte le idee, non un a ec0ettuata., E siamo lieti d i essere s tati noi colle nostre parole, cui però viene dato un significato che mai abbiamo inteso dar loro,. a spingere l'autore a dettare così belle pagine. In testa allo studio sono poste, a modo d'epigrafe, alcune parole t ratte da una ~·ecensione da noi fat ta - nel fascico lo dello scorso luglio della Rivista 1lfilitare Italiana - di un libro del ..(;ehente Rossi. Il nostro torto, se è torto, è quello di aver accettato le parole, clel Rossi, assalto alla baionetta, invece di assalto decisivo, risolutivo come vogliasi chiamare. Lo seri ttore della Rivista di Ji'antm·ia doveva ben avvertire che noi combatteva.mo quell'assalto che propugnava il R ossi, fatto da unct mctssa bruna, compatta, ardente, f1·emente, anetante alllt soluzione clel grancfo i,qnoto, le ban-· diere spie,qate, al suono incitato,·e delle t-rombe e clei tcmibu1·i, ecc. ecc., e che le parole da lui rilevate e dalle quaJi si sentì come-
o.fj'eso si .riferivano nient'a.li;ro che a quell'assalto a massa com-
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,:iatta di cui era detto immediatamente prima delle parole da lui Tilevate. Le brevi, 1··u di, pa,role ch'egli volle scrivere nou ci toc·Cano punto, perchè siamo ben consci dcll' importanza del fattore morale, che la prima qualità del soldato è il fegato sano, e che il fucile vale quanto vale l'iiomo che lo irn2nigna; verità tutte cui 11ei nostri scritti abbiamo accennato dozzine di volte. Le nostre parole saranno, come egli afferma, non bene granimatiche\oli, mr~ Tespingiamo l'appunto ch'esse fossero, forse, non be11e medita.te . . Le abbiamo scritte i n seguito alla massima ponderazione, e perché J)r ofonclamente convinti di dire cosa giusta. Rivista di cavalleria.
Anno 6°, fascicolo X, ottobre 1903. It clitello cli cavalleria; pel colonnello ÌliARZJ.ALE BIANCHI D'ADDA. _ In queso primo articolo l'autore ricorda che da molti a.uni in ,qua.si tutte le cavallerie europee dei principc1,li eserciti europei era.si accettato come assioma che le campa.g ne future si sc1,rebbero iniziate con una. grande lotta fra le due· cavallerie. Questo con·Cetto di 111t duello inizia.le fra. le dae eavallerie eretto a principio e, come tale, accolto nei regola.menti sul servizio in guerra francese ed italiano, è, secondo l'avviso dello scrittore, sicur ament e .enoneo. Taluni tentarono di combatterlo ma non ottennero alcun risultato; più fo rtunato fu , di recente, il generale Cardot, il quale ,condusse nella Revu,e cle ca1;cile1·ie una. lunga campagna di oltre <lue anni ·contro tale coneetto e principio, riuscendo a mod ificare ~ompiutamente al r ig uardo le idee tanto fortemente radicate nel l'esercito e nella cavalleria fra.ncesc. E cli ciò fa prova lnm111osa 1' Jnstritction P1·atique ,mr le se1·vice de la cm;ateric en campagne pubblicata nello scorso anno, nella qua.le è detto chiaramente che nell'esplorazione l'atto esse1~ iale e vedere pe1· informa.re e, qhe 11 <:ombattimento senza est,ere lo scopo dell'esplorazione, può essere un mez7.0 momen tanoamente necessario. Anche nella stampa tedesca -ed italiaua, olt re la fra.cesc, ]e idee del generale Cardot incontrarono la più, lieta accoglien7.a, sicchè sembrava che la questione,così. vivame.ute dibattuta per lungo tempo, avesse trovato la sua sol uzione · senonchè recentissimi scritti tedeschi la rimettono sul tapJ)eto. 'n genera.le tedesco v. Bernhard.i, nella seconda edizione del .noto suo libro « La nostra cavalle·i'ia nelle gwn-re future» e un
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articolo dal t itolo « ll cliiello di cavalleria» comparso nel n. 56: (6 giugno p. p.) del Jl1ilitét1·- WochenlJlatt, i;ostengono a spada tratta. che primo còmpito della cavalleria in avanscoperta è quello e non può essere che quello di combattere ad oltranza la cava.ll.eria avversaria. Anzi l'articolista del Militèi,·· Wochenblatt vorrebbe la battaglia fra le dne cavallerie. L'autore esamina in questa prima parte quanto in proposito hanno scritto il v. Bornhardi e l'articolista del Militèir-Wochenblatt.. La cavcilleria teclesca nei siwi capi. - Profili .çto1·ici; pel capitano Gu1DO DE l\:IAYO. - Continuando i suoi interessanti profili storici intorno ai capi della cavalleria tedesca, l'autore principia a dettar quello del maresciallo Bhicher. Sebbene la parte più notevole della v ita militare di quell'insig ne uomo cli guerra, verrà di _poi, pnre, auche questa prima parte, scritta col solito brio, presenta molto, interesse. Unct missione militare in Ri1.ssia; pel maggiore l\:I. LISI-NATOLI. - Ad una deputazione dei cavalleggeri cli Alessandria toccò l'alto onore di rappresentare S. M. il Re alle feste centenarie del 14° dragoiii di L i.tnania di clli egli è Augusto capo, e di presentare in s.uo nome, per l 'occasione, a quel reggimento due doni : un ri tratto. ctd oli_o di grandezza naturale, ecl un trionfo in argento d'imponenti d imensioni. L a scrittura del maggiore Natoli , dettata senza, pretese, come memoria da toiwiste, offre singolare i.nteresse e rende conto non solo delle l iete accoglienze che la missione italiana ebbe in Russia. - presso il 14° reggimento dragoni, a Varsavia ed a Pietroburgo· - ma a.ncora a, Vienna ed a Berlino, nonchè della visita resti-· tuita p oi dal colonnello del 14° dragoni russi al reggimento cavalleggeri d'Alessandria in Stduzzo. Sei belle foto-incisioni adornano, lo scritto. Attrave,..so il mondo ippico; pel maggiore veterinario F . LuPI« Ceci fae1·a cefo », e cioè l'autore s'augura che il suoarticolo abbia a mettere in guardia gli ufficiali delle armi a cavallo ed i proprietari di equini contro la piccola farmacia da ...... qiw1·ta pagina che essi per avventura si siano fatta nella loro scuderia. Col solito spirito, insomma, egli sferza a sangue le non poche ricette di cui son piene le quarte pagine dei giornali e che. dovrebbero curare ogni malattia del cavallo. .1i AOOI. -
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Revue. du Cercle Militaire. N. 40, 4 1, ·42, 43_, 44. - delli B, 10, 17, 24, 31 ottobre 1903. ]l ,çoltttjficiale; per Poucmu. - È un lungo e particolareggia.to stL1dio della. questione clei sottufficiali, quale si presenta in Francia. Un'analisi minuta del medesimo ci condurrebbe troppo lontani. Rileviamo petò, che fra i diversi lati della, qnestiono esaminati, ci presenta forse anche per noi qualche interesse ciò che scrive l'autore intorno aliti convenienza o no di avere scuole speciali per for~are dei sottufficiali. Questi dovrebbero uscire tutti dalle r iglrn della trnppa ; è duo po però che la loro istruzione professionale sia · fatta in buone condizioni. L'autore è personalmente favorevole ai plotoni d'istruzione d i reggimento, ma ammette che il sottufficiale non destinato a diventare istruttore possa essere formato nella sna urii tà a oa,g ione del carattere essenzialmente prat ico della sua ist,ruzi'one. Pel sottufficiale invece, i l quale manifesti l'intenzione di contrarre la rafferma, pare indispensabile che il . complemento d'istruzione, a lui necessario e che ilevo ricevere, gli sia dato in una scuola unica, fuori della compagnia. L'ist,ruzione, a pa.rere dello scrittore francese, en~ra ogui gi-0rno più nella via scientifica, e il sottufficiale scelto dovr1i. conoscere ben altra cosa che la lettera del regolamento. Ilisogna che egli sappi.i a:ffe rrarne lo spi rito, e bisognerà. ancora ch'egli sia: nor,t solo capace cli. comanda.re una sezione, ma ancora d1 poter g uidare, bene o male, la sua compagnia noi cas·i disperati. In guerra il fuoco, le fatiche, le malattie fauno dei vuoti .nei quadri; è bnono di. preparare t.ntti i quadri a quest'eventmdità, poichè può ac_c a~ dcre che il sottufficiale veda cadere l' 11110 dopo l'altro tutti 1 suoi uftìciah di compagnia. . L o scrittore francese vorrebbe ancora che i sottufficiali riaffermati comandassero effettivamente le sezioni, mentre i tenenti di venterebbe1:o i capi clei plotoni. Si g iungerebbe cosi a ridurre il numero aegli uffìcialì cli riserva e a rialzare notevolmente la situa-
zione del sottufficiale. Una t ale situa7.ione però non può essere data al sottufficiale senza una accurat,1 preparazione, senza che le cognizioni necessarie gli siano insegnate con metodo, con continuità; ora tutto questo esige la formazione d'una specie di scuola nel seno del
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reggimento. Questa scuola è il plotone d 'istruzione, avente per capi ufficiali dotati d'attitudini speciali. per fare l'istruttore, polche non basta sapc1·e, bisogna ancora sctprw insegnare. I plotoni d'istruzione sarebbero costituiti coi sottufficiali che mani festassero l'intenzione di -prendere la rafferma. Essi parteciperebbero po{ al corso della scuola di tiro e della scuola di ginnast ica, du rante i l loro ter zo anno, al termine del quale sarebbero definitivamente confermati n ella loro situazione di riaffermati. Si . avrebbe quindi u na separazione ben netta fra le funzioni del sol;tufficiale del con_t ingente e quelle del sottufficiale restante volontariamente al servizio. Si _p otrebbe anche spi ngere questa relazione più olt,·e, facendo sì che i conta bili pen?angano nei loro impiegh i di contabili. La separazione dell'iifficio e delle sezioni ha un grande interesse, e potrebbe condurre anche, faci lmente, ad una semplificazione dell'attuale grande lavoro d i scritturazione. Sono idee indubbiamente pratiche e che e vanùaggioso conoscere non foss'altro per essere al corrente di quanto si· pensa all'estero circa l' importa~te questione dei sottu:Aì.ciali.
p resenta non poco interesse, imperocchè r iflette fot ti di g uerra che in genetale ci sono poco noti, mentre dovremmo averne piena cognizione.
Altri articoli interessanti, ma che éi duole non si possano riassumere sono : I tedeschi, _in Corsica nel 1731-1132; uno studio storico mili.~are assai J?art i.colareggia to del c~pi.tano EsPJ~RANDIEU; L'insegnamento della Geografia; geniale lavoro del tenente d i fanteria L:i::oN BERNARDIN; Il rapporto della connnissionr: d' inchiesta sidla Cam]Jagna . del .Sitd-Af1·ica; tradotto dall'ingleso dal capitano P AINvrn ed accompagnato da qualche oppor tuna considerazione.
Le Spectateur Militaire . Yolume ~II, fascicolo 311,312, 1° e 15 settembre 1903.
Campagna del 1818; per G. ÙLÉMEt,T. - L'autore principia la narrazione della campagna del 1813 dell'armata d ' J talia coman data dal principe Engenio. Le operazioni narrate sono quelle svoltesi nel periodo dal 15 luglio alla fine cli sotternbro, che comprendono l'avanzata, le manovre ed i combattimenti, d ell'armata italiana nelle v alli. della Drava e della Sava sino alla sua ritirata 1,ulla linea dell'Isonzo. La narrazione P, breve ma chiara e ci
La conqitista clelle Oosi del Sahara. Operadoni n el 'l'iclik.elt, nel Gi6i·cwct, nel 'J',uat, n el Zi6sfcmà e nellct Saura, nel 1900 e 1901; pel ·Capitano T .r L LION. - È un lungo e particolareggiato racconto di ·quelle operazioni, che Don può nou riuscire gradito allo StL1d1oso milit are e ciò tanto pHL che il territorio occupato dai :E'rancesi in ' seo·uito alla loro marcia nelle oasi del Sa.h ara assume oggi'd'1 ima p a~·ticolaro importanza per la sua immediat,a v icinanza alla frontiera del Marocco, colla q uale, anzi, in parte si confonde. Colonfa.-.azione militcwe; pel capitano Oo~ D.DIY . - L' autore 'traccia prima un fosco quadro dei soliti principi di una conquist,a -coloniale. Il corpo di spedizione si i mpossessa in brevfJ tempo del paese nemico, e occupa la capitale e le città principali. La pop?lazioue spaventata apparentemente è sottomessa. Il generale lll capo ed una parte delle trnppe ritornano in :E'raucia e intel'viene nn governatore ci vi.le. Cominciano allora i guai d'ogni g enere; dopo breve tempo la situazione di viene grave. Il corpo d' occupazione è · ri nforzato, il governatore civile è richiamato e rimpia.zzato da un generale con pieni poteri civili e militari, e tut to è a rifare. E ·Ciò avviene: perché non si sa accordare l'azio11e.1)01itica all'azione . militare, lasciando a questa. ,1lti.ma, sul principio, la preponderanza; perchè e i ndispensabile la concentrazione cli tutti i poteri in nna sola mano, mentre, allorchè due a.utor itit indipendenti l'una dall'altra si d,ividono poteri politico e milita.re, non g iungeranno mai acl in tendersi per reali zzare lo scopo unico loro assegnato; porchè è neces:sario il regime militare all' inizio della conquista ; 1>erchè e fa lsa l'opinione invalsa che non si trovi Llll suffici.ente numero di. ufficiali. atti a disimpegnare le funzioni amministrative. L'autore molto ben e sviluppa questi argomenti, citando a conforto della sna tesi di errori commessi al i\lada.gascar, nel rronchino, nella Cocincina ~- ed anche nell'Eritrea prima di Aclua - e le fatali conse- . g uenze che ne ris ultarono. È 11110 studio notevole e che si può dire d 'att-ualità, visto che t.utte. le potenze, eccetto l'Italia, non tendono che a fare nuoYe conquiste coloniali; ohe, come avver te l'autore« lf~ questione cinese è aperta e là Francia sta per occupare nuO \'Ì ter ritorì sul Shari e n ella regione del Teh ado. »
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Della forza mo?·ale clal punto cli vista militare; pal ca,pitano J. Drnz. - È un notevole lavoro. Naturalmente non vi si trovano idee nuove, giacchè è argomento di cui, dal più al meno, si è occupato ogni scrittore militare e taluno anche non militare. Ma se le idee non >fOnO nuove, queste però $0110 esposte COSÌ bene ed ampiamente da cattivare l 'attenzione del lettore, il quale non può non ammirare gli elevati sentii;nent i dello scrittore, la sua calda fede nel patriottismo, il modo egregio con cui è trattato il difficile quesito della disciplina militare quale ora s' impone, le giusiissimc sue idee sul dovere d'ogni cittadino verso la patria e sulla grande inilnenza della forza morale in tntte le circostmu:e della vita. « La energia, e la perseveranza, egli scrive, sono necessarie tanto nel la vita civile quanto sul campo di batta.glia. D'altronde è diventato quasi impossibi le di essere un buon soldato se non si è un uom(} d i dovere, un uomo .d i cuore: il dovere mili tare, in fatti, in effetti non è a.ltro che una forma passeggera del dovere civile. Esso fa parte del dovere, nel senso assolnto e universale della parola. Il soldato deve adempiere il suo dovere di soldato perciò so.lo ch'egli e uomo » . Queste poche rig he bastano certa,mente per dare t1n esattr, concetto dello spirito cui è inspirato tutto il bel lavoro clel capitano Diez; lavoro che raccomandiamo alla lett ura doi 11ostri ufficiali,
distinO'uere fra- la cavalleria del Nord e g:uella del Sud. ~a prima può fo~·mal'e 0.o,getto di seria discussione, poichè esegui grancl1 cose. e contrib~lì anzi pot.entemente a.l termine della guerra, 1~1 a . nel fa tto agì quasi sempre come fanteria n;ontata. La cavallena del Sucl invece, comandata dallo Stuart, a,gl sempre, dal pri~o .· rno della campagna fino alla morte di quel general1:1, come ,ve1t1, gw · e neo·l' rnse, o cavalleria, nell'esplorazione, sul canlf>O e11· ba tt ag,1ia. · t· aO'o-itmgendo a.1 solito impiego della cavalleria quello gmmen ,J, oo · ~·
Revue de Cavalerie.
19° anno, 221 fascicolo, agosto 1903. Tentativo JJ(Jr mettere le cose et posto; per A. A. - L'autore, iri: un lungo articolo inspirato al buon senso comune e pratico, lamenta che dopo 30 anni di assiduo lavoro e in cui ha realizzat.o incontestabili progressi, si venga a dire alla cavalleria eh' essa batte un falso cammino, e col suo scritto si prefigge di tentare un accordo tra le dne dis parate correnti che si dividono il campo. Egli 'si rivol ta contro coloro i quali sulle rnine della tattica napoleonica per la cavalleria vorrebbero inalzare i.l trionfo della tattica americana. L'aut;ore ha pienamente ragione quando dice: bisogna ricordare alla eavalleria eh' essa ha una carabina eccellente, ma bisogna aggiungere: che la suo sciabola lw perduto tutto il sito valore e la si cleve ?'iporre n el fodero. Ha t orto quando mettè in un fascio t utta la cavalleria americana, e decisamente si rivolta contro la tattica impiegata da quella cavalleria. Doveva.
ancora dei famosi raicl. . . , L'autore evoca i principi na.poìeonici, non _solo d1mostrat1 m tante campagne, ma magistralmente illustrati an:ora nelle ~ne ,llernorie.. Codesti principi comportano distacca.menti delle tre a11111 per le operazioni diuna,JJzi aJ fronte dell'esercito, durante la manovra, i raggritpJJamenti pe~· la batt~glia: le~ 1~iserva per la b,~tt~: ·l' , l'i·nseo-nimento. E a questi pnnc1p1 che bisogna nto1 g 1 a e pe1 b T t ,· nare. poichè le grandi mod ificazioni intervenute nelle cose ~.1 1 .~n dai 'tempi napoleonici, non infirma.no, in alcun ~odo, ??des:1. p1~n~ , , Evidentemente è questa una tesi molto chscut1b1le, ,,,1acch~ CllJl. · , 'b'l -· f ·e oo·g1 è molto difficile per 11011 dire quas1,1mposs1 1 e, s1 possa , ai o ., 'a di' fr,onte aHe armi. , da fuoco moderne, cio sul campo d 1, battao·l , ''b 1 · ,· . . che facevasi cento anni fa,, quando i foc1b av~v:no nna gittata di 20() metri ed i cannoni al massimo quella eh_ i o.800. Comun~ que, le argomenfazioni dello scrittore fran~ese, nclo~t~ en~ro g1:~st1 limiti. sono d'incontestabile valore, ed e da aug'.uars1 tro, mo nella 'cavalleria francese qnell'accoglienza che ment~no. In defi., · qne1· p r.1·ncil)l ch'eo·li sono qnelh segu1t1 dalle cann1vo . o sostiene · t vallerie dei principali Stati europei, e che nessu110 pensa a. me ,. àd, introdurvi le modificazioni necessane , · , s~l"o w v , , • d per 11 t ere d a par·te la loro applicazione, in. conformità dei nuovi regolamentt e ,e e . nuove armi. · l)r·opone quindi di modificare l'ordiL'autore, come eone1us10ne, namen_to cl.e lla cavalleria, in gnisa di avere : 12 reggim. Ìll'VP.Ce cli 13 Grossa cavalleria invece di 31 ' id . 82 di linea Cavalleria id. . i11vece cli 21 . , ( cacciat. 22 30 Cavalleria leggera ( ussari 14 invece cli 14 id.
10 90 ,,
Total~ 80 reggimenti invece cli · 79
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Con essi si formerebbero 40 brigate di cavallei,ia, e cioè : Grossa cavalleria . 6 brigate Cavalleria, di linea 16 . id. I d. leggera.. 18 id . Le brigate dovrebbero essere raggruppate in divisioni, creando così : A) Ccwalleria di rise1·va O di battaglicL : 1° Tre divisioni di grossa cavalleria (com.posta di 2 brigate di corazzieri e di 1 brigata di dragoni). 2° Una divisione dì dragoni e 4 brigate (8 r eggiment.i). B) Cavalleria cli esplo1·w:ione o di _clistaccamenti: 9 divisioni di cavalleria leggera (composte di 2 brigate di cavalleria leggera e di una brigata di d ragoni). . Così si troverebbe re;:lizzato il principio della tatti~cL napoleonica di specializzare le due specie estreme di cavalleria; grossa <:avalleria e cavalleria leggera; fare sempre sostenere h~ cavalleria leggel'a da una buona cavalleria di linea, e supplire, nel caso. ai corazzi.eri, con dragoni. . ' Ai dragoni converrebbe lasciare la lancia sino a eh~ la conserva la cavalleria tedesca. 1\fa bisognerebbe anche dar loro 80 cartucce e alla cavalleria leggera 120. C) Resterebbe a organizzare la Cavalleria di divisione. Vi sa.rebbero tre mezzi. I.I. primo: di costituìrla cogli uomini di riserva; è pessimo. Il secondo : di creare gli Eclairei~rs dell'in.fcmte1·i~ prer.onizzat,i da Nitpoleone, formando 19 gruppi di 2 squadroni. E la migliore soluzione, ma. è dispendiosa. Il terzo: di trasformare, in ogni reggimento d i cavalleria 'leggera: 1. il plotone lwrs 1·ang in u.na divisione hon rn.ng, av:ente i quadri del deposito: 2. il 5° squadrone in sqnàdrone attivo. detto sqirn.drone divisionale.
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D?,l_ mese di maggio al mese di ottobre gli elementi mobilizzabili di questo squadrone sarebbero messi a disposizione del generale comandante la d ivisione alla quale sarebbe addetto. . Dal mese di agosto al mese di ottobre, le brigate o le divisioni eh C<l,valleria. sarebbero messe a disposizione dei corpi d'armata 0 delle armate.. È indubbiamente un lavoro notevole. cui auguriamo di r ao-o·iun0 gere lo scopo prefissosi da.Jl'autore eh~ sopra. abbia.mo dett; L a origini della cavalle·;·ia francese .
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Cavalleria e ·m andarinato; per T. - S. Giorgio non amava le lettere e sembra che i suoi successori segua.no l'esempio. Alla Scuola di guerra, nel 1903, si presentarono 22 cavalieri, 11 furo no o·li ammissibili: 8 i realmente ammessi. Evidentemente la cavalleria sonnecchi~. Consigliato dai suoi capi, il giovane ufilòale pone tutta la sua ambizione a sos tenere un lungo galoppo, ma sta bene galoppar e, ma bisogna sapere se lo condurrà a_ l\forsbrum o a Eylau. Lo scrittore r itiene che una. delle cause principali che trattengono i ca,valieri dal concorrere alla Scuola di guerra sia la di ffi coltà cli superare gli esami d'ammissione. Non son sempre i migliori che s nper ano gli esami, come è ben noto. Egli propone perci6 che l'esame d'ammissione consista essenzialmente in un'operazione d ì campagna, eseguito a ctwallo e sul terreno, della durata magari cli dne o _tre giorni. L'idea non manca di genialità, e ci pare pnre inspirata a concetto pratico. La gite·r ra et w-vallo moderna. -
111itragliafrfoi cli cavalte1·ia.
È scrittura che presenta non poco interesse, perchè abbastanza minutamente vi è riassunto e discusso lo stato attuale della questione delle rµitragliat,rici per la cavalleria, in tutti i principali paesi d'Europa e nell'Estremo El'iente (China. e Gia.ppone) .
Beiheft zum Militar -Wochenblatt.
Puntata 8", 1903 . Gli ctlpini italiani ; per G. v. G .R.à.RVENITZ. - Il capi tano v. Graeveni tz. ben noto ai nostri lettori per le varje sue pubblicazioni s nll'es~rcitù italiano, irnpro~tate sempre al miglior sentimento d.i affetto e di stima per l'Italia e per le nostre truppe, con questa . nuova scrittura pr esenta uu qu':tdro abbastanza completo dell'istit uzione degli alpini italiani, dalla sua origine al g iorno d'oggi, esaminandone l'ordinamento, il reclutamento, l'istruzione, le manovre. la mobili1;a.;r.ione ecc. E notevole è H suo scritto perchè non riferi;ce che delle. cose personalmente vedute) o che ha appreso vivendo in mezzo ai nostri alpini, per il permesso avutone dal Minist~ro della guerra. E nel fatto le pagine più interessanti per noi son quelle in cui parla delle giornate passate nelle a lti valli dell'Oglio e dell'Adda presso i l battaglione Vestone del 5° a.lpini, e
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quelle relative alle manovre svoltesL nell'agosto nei pressi di Yaldier i. Le quali, secondo lo scrittore tedesco, avrebbero rinforzata la convinzione g ià acquistata nell'anno precedente, che si sono già costruite sufficienti costruzioni permanenti s ulla frontiera occidentale, e che una più ampia difesa della medesima sia piuttosto cla ricercare in una istruzione delle truppe di frontiera più conforme alla guerra, nel rinforzare il loro spirito offensivo, ed eventual111ente nello aumentarne il numero. Delle non poche considerazioni ed osservazioni svolte dall'autore ci piace rilevare le seguenti SL1e doman.de, circa la mobilitazione della compagnia. Egli si chiede : 1° Il primo scaglione della compagnia (ha già detto prima che la compagnia si mobil ita su due scaglioni), specialmente nei sei me~i dell'inverno e della primavera., giungerà in ternpo sulle pos izioni ava.n zate d i frontiera, sarà. i n grado di ma.ntene1;visi sino all'a.rrivo del secondo scaglione, e, anche nel caso si trovi di fronte a forze nemiche pil'.1 numerose? · 2° L'assegnazione al carreggio di 1 ufficiale e 6 muli coi loro conducenti dà a quel primo scaglione la necessaria libertà di mo,çimento e forza, per poter compiere le molte missio,1i speciali, a.nche offensive, le quali spettano ad uua t rnppa cli frontiera di moutagrn~ nei primi giorni d i mobilitazione? 5° Il continuo portarsi d i qua e di là p~rmettera la costituzione e l'invio alla. frontiera prontamente e secondo il programma, del secondo scaglione della t ruppa? Il Graevenitz spera che al momento serio si potrà r ispondere con sì a quel le domande. « Ciò che la truppa - egli soggiunge - quale è, può dare, impegna.udo tutte le sue forze e traendo profitto del suo eccellente mat eriale in nomini e della sua guerrescra istruzione, lo compiera senza dnbbio, e g L1ida degli ufrìciali e della truppasara la prescrizione regolamentare, in montagna bisogna innanzi tutto cercare di assicurarsi. l'iniziativa dell'operazione». Egìi conchiude qol segttente lusinghiero g iudizio intorno all'arma degli alpini : « Costituiti con eccellen.t.e materiale in uomini guidati da un corpo di ufficiali che per la capaci tà fi sica e spirituale e per l'amore alla propria arma pùò chiama.rsi un corpo di ufficiali scelti ..... , gli alpini nel caso di g u~rra compiranno sict~rame1ìte ciò che l'Italia aspetta da essi. Per quanto loro spetti contribuiranno a che possano essere superate le difficoltà della mobilitazione ita-
liana, e nell'ulteriore corso della guerra terranno alto il vecchio motto degli abitanti italiani delle · Alpi, a.llorchè accorrono alle anni : .Di qui non si l)assct » . I nostri l'allegramenti all'egregio capi tano pel suo bello studio sui nostri al pìni.
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Consid(Jrazioni tattiche sult' cittacco <.li posizi01ii clct campo fortifiÈ tema tattico di quelli che si snole dire all'ordine del giorno, e però r ichiama la nostra attenzione sia per la s na importanza, sia per l'egr(:gia man iera con cu i è trattato. Si capisce c~1e qui il nost ro còmpito è ristretto; pitt che a riassumere lo stud10, ad Mcennare soltanto alle principali questioni svolte. La prima. questione è quella se tali combattimenti sono da evitare, g iusta l'opinione dei molti i quali credono che, in via di principio, d~vesi cost ringere il nemico a sgombrare la posizione colla manovra, per batterlo in. condizioni meno favorevoli. L'iiutore opina invece che non si possa elevare a principio una siffatta condotta d i guerra, giacchè una manovra che si prefigga tale scopo non avrà mai quel carattere di semplicità richiesto dal Moltke nelle operazioni militari, ove si voglia abbiano successo. Bisoo·na pertarito accettare l'idea. del combattin1ento contro posio zi.oni fortificate e studiare i priucipii per l 'esecuzione dell'attacco. L'autore tl'accia le caratteristiche, nelle linee generali, delle po,sizioni fortificate e delle condizioni tattiche cui debbono soddisfare, e i n modo part.icolareggiato passa poi a trattare dell'esecuzione dell'attacco. Jl i:irimo atto indispensabi le · e di capitale importanza per la riuscita dell'attacco è la ricognizione offensiva della posizione nemica, cui deve principalmente contl'ibuire l'azione dell'artiglieria; ricognizione che vuol essere condotta in modo da far sì che_ le t ruppe impiegatevi uoa debbano poi ripiegare, ~ possano s.e~v1re cli introduzione dell'attacco di . fanteria. I pallom aereostat1c1 costituiscono un ottimo mozzo per riconoscere la posizione nemica. Altra gucst,ione cli pi·incìpale importauia conceme la scelta del p unto cli attacco, il quale nella pluralità dei casi sarà uno clei fianchi che importerà aggirare. S'avrebbe poi un combatt imento preliminare dell'artiglieria, sia. per facilitare l'avanza.ta della fanteriii :fino. a bu?n.a. portata da.lla posizione nemica, sia per controbattere, se e poss1b1le, l 'artigh ~ria nemica.
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E qui l'autore tedesco accenna a.i vari casi ·che si possono presenta.re, compreso quello che precliliggevano solitamente i Boeri d1 non farsi vi.vi e d i non rispondere affatto al fooco nemico. Deliuea quindi l'attacco da intraprendersi dalle più o meno dense cat~ne di cacciatori che avranno occupa..to ad.atti punti, prendendo a .d~sa1mna la condotta spesso tenuta da.i Boeri in quel momento cr1t1co; co11dotta che, come è noto, si restringeva ad a.spettare che gl' Ingle.si g_inngessero a breve distanza dalle loro posizioni, per anmentarh poi, con un fooco tremendo. . L'Autore dice che molto pro babilmente nelle guerre europee il difensore aspetterti ad apriré il suo fuoco, quando l'ar tiglieria dell'at taccante sarà costretta a cessare il proprio fuoco per non colpire le proprie truppe, e perciò bisogna prepararsi a codesta event ualit à. Dice ancòra che nella pluralità dei casi il combatt imento preparatorio sarà di g rande durata. · · Iu definitivo lo scrittore tedesco oppugna l'opinione d i col.oro i quali negano la possibilità dell'attacco, sia frontale sia laterale. di una posi7,ione fortifica ta. Nel descrivere l' esecL1zione dell' a t~ tacco s 'attiene per lo pi1'.l alle norme solite, facendo gra.nde asscgn~mento s ull' artie;lieria, non ommettendo, avuto r ig uardo alla differente fisionomia delle guerre europee, d i tener conto degli insegnamenti clella guerra Boera. · · Anche dal poco che abbiamo eletto, si rileva che si tratta di uno studio rimarchevole ed istr ntti vo.
B.D.
Per la Direzione
LoDov r co CrsoTTI Co{Q m ,clt() R. :l ,, i n cll r 1'catr>
LE DISPENSE DAL SERVIZIO MILITARE
In Italia, cosi leggesi nella relazione ministeriale sul nuovo disegno di legge pel reclutamento già i n massi ma approvato dalla Commissione della Camera, in Italia « il numer o « degli arruolati in 3• categoria, cioè dei dispensati per ra« ·gioni di famiglia, pareggia quasi il numero degli arruo« lati nelle altre due categorie. Nessun altro Stato si permette « un tale eccesso dì d ispense » (1). Se il danno, che ne deriva, si limitasse all'offesa fatta alla legge proprio là dov'essa sanziona l'obbligo generale a l servizio militare, non ci sarebbe gran che a ridire ; l'offesa sarebbe ad usura sanata dal vantaggio, che ne ritraggono le famiglie dei dispensati. .M:a ci va di mezzo la potenza militare dello Stato; ci vanno di mezzo gl'interes'si materiali e morali della Nazione i quali con tale potenza sono collegat i. « A.l 1° luglio 1902, « afferma la Commissione suddetta nella propria relazione, « la forza a ruolo istrnita delle 12 classi dell'esercito per« manénte e della milizia mobile. era tale che, detratte le « perdite risultanti da morti, riformati, emigrati ecc.... in « ragione del 10 per cento per la forza alle armi e del 20 per « cento per la forza in congedo, non solo si sarebbe rag« giunto appena il numero necessario per la mobilitazione, « cioè 790 mila uomini; ma nessuna riserva sarebbe rimasta « disponibile per reintegrare le unità combattenti ». (-inali le cause del gravissimo incon veniente? Come ci si pone riparo? (ll Il progetto di legge presentato dal min istro gene rale Ottolenghi ven ne r;tiralo, insieme ari altri, <lail'attuale mini~tro generàlc Pedotti, per essere ripresentato . Tale circostanza rende pi ù interessante cd op porttrno lo studio delle questioni eia ri;;olvcrsi.
DEMAR CHI C .~R LO,
gerente.
N. d. D.
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ANKO XI.Vlll.
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J, E ])!SPESSI~ DAL, SERVIZ!O MIL ITARE
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Delle cause risaliamo brevemente alle orig1m. Nel tempo della · costituzione dell'Italia ad unità, gli Stati Sardi, il Lombardo-Veneto, i Ducati e le provincie meridionali al di qua del Faro avevano leggi di reclutamento proprie, · le une dalle altre no11 poco differenti. Lo Stato Pontificio invece e la Sicilia non ne erauo provviste, perchè vi si faceva a meno della leva. Lasciare le cose, così com'erano, non si poteva, perchè ci sarebbe andata di mezzo l'uguaglianza: togliere la le,a, dove già esisteva, peggio che mai perchè, oltre al tornare indietro di secoli nel modo di procurar~i la indispensabile forza armata, si 'trascura va un potente mezzo di unificazione, quale era appunto una buona legge di reclutamento uguale per tutti. Ci si attenne risolutamente al partito della leva generale ponendo in non cale il contrario avviso di taluni, che teme.vano chissà quali guai nelle Romagne, nelle Marche, nell'Umbria ed in Sicilia, fino a quel dì esenti da tale tributo. E si scelse all'uopo la legge di reclutamento in vigore negli Stati Sardi: non era forse quella che aveva fornito l'esercito, copertosi testè dì g loria a S. Martino? . Datava essa legge dal 20 marzo 1854; era 8tata però mo· difì.cata tre anni dipoi, lievemente nelle dispense già quanto mai larghe, radicalmente. negli obblighi di servizio, essendosi is~ituita la 2• categoria, della quale furono chiamati a far parte gli idonei esuberanti al contingente che, pria'.ia d'allora, erano congedati in modo assoluto .. Ciò la rendeva, per que' tempi, una delle migliori d'Europa., pur rimanendo una delle più miti. Ed assai mite era infatti. Modellata su quella della Fra.noia che teneva allora il primato militare, àveva subi.to, nel var-carè le Alpi, tali modificazioni da rendere le nostre dispense, per ragioni di famiglia, numerosissime. Mentre in Francia d i 100 inscritti s1 dispensavano poco più di 18 e in Austria
meno di 17, negli Stati Sardi tale media era su periore di molto a 22.. CÒmunque però la pensassero le nostre vicine d~ oriente e d i occidente, la nostra legge poteva allora e doveva essere mite: poteva, perchè i tempi alla mitezza 11011 si opponevano ; cloveva, perchè le de,licate circostanze, in cui l'Italia si trovava, la consigliavano. Di queste crediamo il lettore siasi già fatto un'idea per il poco detto fin qui; di quelli, benchè notissimi, nçm ci sembra superfluo un breve cenno. Premettiamo che; fissato il piede cli guerra di uno Stato in relazione al n umero de' snoi abitanti, ai suoi mezzi economici ed agli scopi che esso si propone, la misura del continO'ente annuo dev'essere in ragione diretta del piede predet~o ed inversa della dnrata della ferma, che è il_servizio sotto le armi. Ora nei tempi,' di cui discorriamo, un piede di guerra di poco superiore a 300 mila uomini a ruolo, di cui due terzi circa alle armi ed un terzo in congedo, era ritenuto per l'Italia la quintessenza della potenza militare. La stessa Francia che, in tempo di pace, ne manteneva alle armi 400 mila era paga allora, con le classi in congedo, di po. terne mobilizzare 700 mila o poco più, e l'Austria con una forza bilanciata in pace di circa 270 mila, non, riuscì nel 1866 ad oltrepassare un effettivo di 600 mila.· E vero che in Prussia, seguendo altro sistema, si spendeva . relativamente molto meno e si aveva pronto per la guerra un esercito molto più numeroso ; ma della bontà di esso non si avevano sufficiente prove, mentre i sistemi della Francia, dell'Austria e dell' Italia erano stati sperimentati su vari campi di battaglia. . · . Eccettuate la Prussia e la Svizzera, per la rimanente Europa era dogma di teé!.e che le ferme lunghe solamente 1 potessero produrre soldati, che pr~prio ~i meritassero ta~ nome. Perciò, mentre da un lato s1 obbligavano alle armi per molti anni gli uomini di leva, dall'altro si spendeva la maggior parte della somma bilanciata per trattenere nelle file o, come si diceva, per riassoldare quanti più uomini si po-
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teva, che avessero soddisfatto .a' loro primi obblighi, fossero essi di leva, vol.o ntari o surrogati. Eravamo ancora nel periodo di . transizione dagli eserciti mercenari agli· attu~li ! E siccome i riassoldati erano calcolati in diminuzio_n e dell'annuo contingente, che già doveva essere tenuto in ristretti limiti perchè lunga era la ferma e poco elevato il piede di guerra, così si capisce come si potesse largheggiare in dispense per ragioni di.famiglia. Ciò l'Italia poteva permettersi meglio che i due Stati vicini, ,perchè il suo sistema della 1a e 2• categoria, nonostante la sua legge fosse mitissima, le forniva un contingente che, tenuto conto delle popolazionirispettive, era più numeroso. Nell'anno 1862, mentre la Francia ebbe un contingente di 100 mila uomini e l'Austria da 80 a 85 mila, quello dell'Italia salì ad oltre 76 mila, di cui soli 43 ne abbisognarono per la l" categoria. Notisi che la nostra popolazione era allora inferiore a 22 milion i d i abitanti. Dunque la nostra legge non solo doveva, ciò consigliando le circostanze ma, propizi essendo i tempi, poteva esse;e mite. A vendo pure noi allora buon numero di riassoldati, avendo la ferma d'ordinanza per 8 anni, essendo la durata del servizio provinciale in prima categoria di 11 anni di cui 6 sotto le armi e il rimanente in ·congedo, e quella della 2a. categoria di 5 anni in congedo, si poteva trarre dalla leva assai più di quanto si presumeva occorrere per la ·mobili- · tazione. Se ne ebbe la prova evidente nel 1866, quando non solo si potè mettere l'esercito sul piede di guerra, ma costituire anche i quinti battaglioni. A ragione pertanto si ap plicò con la massima indulgenza la legge subalpina quando fu estesa alle provincie annesse, dispensando persino gl'inscritti che, prima della promulgazione di essa, avevano contratto matrimonio od erano di·venuti vedovi con prole: a ragione non si tardò ad aumentare anche i titoli di dispensa. Si trattav a di non scontentare le popolazioni, di unificarle, di abituare al servizio militare quelle ,che mai non avevano pagato tale tributo; e fu provvedimento di sana politica.
Così, quando nel 1862, si discusse alla Camera su tale argomento, ben fece il· Ministro per la guerra del tempo, che prima non voleva saperne d' un t itolo d' esenzione da . quella voluto « unico fiqlio maschio » in luogo di quello .esistente « unico maschio di pacl1re entr·af,o nel 5 0 1110 anno d'età », ben fece a finire per ammetterlo e per difenderlo poi a spada tratta e farlo approvare in Senato, che vi era fieramente avverso. Pel solo fatto d'aver tolta la restrizione d ell'età del padre, la forza dell'esercito perdette il 2,31 per ·cento degli inscritti, pari allora ad oltre 5 mila giovani e oggi a più di 9 mila. Considerata in modo assoluto, la fu invero una grave perdita ma, se in modo relativo, non si possono disconoscete anche oggi le ragioni generali già accennate, che induss·ero Ministro e Parlamento ad acconciarvisi, tanto più che vi . era eziandio la ragione speciale della preesistenza, in alcune delle provincie annesse, di tale dispensa, senza restrizione dei figli unici. Ma ben presto la campagna di. Boemia del 1866 e quelle più memorabili del 1870-71 conferirono il battesimo della vittoria al sistema prussiano e diedero il tracollo a quello francese, al quale il nostro era somigliante. Si fu allora che da noi si sentì il bisogno di ordinare l'esercito con norme dìfferenti da quelle fino a quel dì segui.te e modificare in conseguenza anche la legge di reclutamento. Gli è infatti con legge del 22 giugno 1871 che le ferme« p1·ovinciale e d'ord-inanza » furono mutate in« temporanea e pei·manente », questa di 8 anni- come prima, quella di 12 invece che di 11, dei quali 4, e non più 5, _doveva.usi passare alle armi e 8 in congedo, ad eccezione della cavalleria che era obbligata a 6 anni alte armi e a 3 in congedo. Le seconde categorie restavano a disposizione per 9 anni. · E ripartite, due anni dopo, le forze in « esercito perl'manenle « e milizia m obile» ad imitazione della Germania, ben presto si credette utile d'imitarla anche nella costituzione d'una Landsturm, che da noi prese il nome di « milizia « territ01·iale ». Questa fu creata dalla gran legge del 7 gin-
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gno 1875, che protrasse da 12 a 19 anni la durata del serv izio militare, di cui la 1a e 2• categoria dovevano passarne in massima 8 nell'esercito permanente, 4 nella milizia mobile e 7 in quella territoriale: la ferma sotto le armi da 4 anni fu ridotta a 3 e quella di cavalleria da 6 a 5. E, cosa pit\ di tutte importante, non più surrogazioni che non siano tra fratelli, ma servizio militare obbligatorio e personale per tutti gl' idonei: gli ·stessi dispensati per ragioni di famiglia, fino a quel dì in modo assoluto congedati, dovevano essere assegnati alla 3• categoria e far parte per 19 anni della milizia territoriale. Per questa però l' imitazione della . Germania non fu perfetta ; colà tali dispensati non . passano tutti per diritto .alla Landsturm, ma solo gli eccedenti ai bisogni della mobilitazione scelti, prima fra i meno atti al servizio sotto le armi, poi tra quelli che hanno più forti m oti vi di dispensa. Forse sarebbe stato meglio seguire in .tutto l' esempio della Germania, come ha fatto la Francia con la sua gran legge del 1872: si sarebbe . così meglio consacrato il principio del · servizio generale obbligatorio. Ma l'Italia, che si era accontentata fino a quel dì d'un contingente annuale di 50 mila uomini e che aveva calcolato bastasse pei novelli bisogni portarlo a (35 mila, trovava ancora nella leva la quantità sufficiente d'individui di 1" e 2• categoria per tenere a numero l'esercito di campagna ed i suoi .complementi. Non credette perciò convenien te di aggravare d i più la sorte dei suoi dispensati e stette paga di tenerli a disposizione per la milizia territoriale. Se si fosse potuto serbare ii contingente di 1• categoria in tali limiti e lasciare come erano le esenzioni, non ci troveremmo oggi a sì mal partito, imperocchè la 2' categoria a,,rebbe continuato ad essere il terzo della prima, in quella quantità cioè che occorreva pei complementi. Ma il· continuo aumento degli eserciti europei, le crisi politiche attraversate, l'importanza sempre maggiore acquistata dalla novella Italia, resero indispensabile uu succes. sivo accrescimento del nostro esercito di campagna. Perciò
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fu giuocoforza anche a noi aumentare del continuo il cont ingente di 1• categoria a danno della 2" e si giunse a tale che, a cominciare dalla leva sui nati nel 1871 in poi, quella fu composta di tutti gl' idonei e questa, se nou di diritto, scomparve di' fatto: scomparvero con essa i necessari complementi, bastando la 1°, a mala pena, alla mobilitazione. Nè poteva essere altrimenti. Come se i due termini contingente e dispense fossero correlativi e non opposti, mentre da una part,e si era costretti ad elevare il primo, concorrendo in ciò anche la riduzione compi utasi della ferma di cavalleria da 4 a 3 anni, dall'altra si aumentavano le seconde. Imperocchè, n on paghi dell'allargamento fatto nel 1877 dei titoli di dispensa per modificazioni prodottasi in famiglia dopo l'arruolamento, altri molto più sensibili ne sa'n zionammo nel 1882·. Lamentavano alcuni che, mentre i figli unici fruivano di dispensa, erano invece anuolati i primogeniti d i padri aventi altri figli in tenera età e la legge, togliendo circa 13 mila giov.ani all'esercito, provvide perchè fossero dispensati i primogeniti di padri che non avessero altri figli maggiori di 12 anni. Lamen tavano altri che l'articolo 87 concedesse il diritto d'assegnazione alla 3• categoria ai soli giovani aventi fratelli iscritti all'esercito permanente o alla milizia mobile e negava.lo a quelli che avevano fratelli nella milizia terri toriale. Non era pure questa un grande riparto dell'esercito? E la legge, togliendo più di 6 mila uomini all'esercito, estese all'ul timo limite tale dispensa. Lamentavano altri ancora che l'articolo 96, limitando i casi di passaggio alla 3a categoria alle sventure di famiglia, dava adito ad ingiustizie e la legge, crescet1do di oltre un migliaio all' anno tali passaggi, stabili che « ha di1·itto al « passaggio in B· categoria il mititar e che, per morlifica« zioni sop?·aggiunte . nello stato della sua famiglia, venga « a trovarsi in uno di quei casi · pei quali, al tempo della « leva, avre_bbe avulo diritto all'assegnazione medesima,
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« pu1·chè già non l'abbia prociwato ad un fratello tuttora (< vivente ».
Non c'era nulla a ridire; siffatte lamentele erano fondate su ragioni, che anche oggi sarebbero buone se esaminate sotto il solo aspetto dell'interesse delle famig lie: a forza di confronti si sarebbe potuto giungere a conclusioni tali da dover allargare assai più le dispense. Ma l'interesse particolare era in opposizione a quello dèll'esercito, che ne costituisce uno generale, e quindi que/lo a questo avrebbe dovuto posporsi. Era ormai trascorso più di un ventennio dal tempo delle annessioni; l'unificazione era un fatt o èompiuto; le popolazioni · tutt.e erano abituate alla leva e g ià avevano dato luminosa prova di sentimento militare quando fu istituita la 3" mLtegoria. S i era _insomma in tempi, nei quali nulla consigliava aumenti di d ispense e tutto invece face va presagire che presto si sarebbe dovuto ritornare sui nostri passi. A lcuni chiaroveggenti tentarono opporsi, ben p revedendo. il danno che ne sarebbe derivato all'esercito, ma invano. I risultati però delle leve, d'ann_o in anno più deficienti ai bisogni dell'esercito, non tardarono a dar loro ragione: Per aumentarli, già nel successivo anno .la statura minima fu ridotta da metri 1.56 a 1.55 e qualche anno dopo, con legge 1" marzo 1888 si restrinse il diritto, conferito dall'articolo 87, assai più di quanto era prima del 1882, limitando l'assegnazione alla 3• categoria agl'inscritti aventì un fratello nell'esercito permanen~e. Con la stessa legge furono anche regolati più razionalmente i passagg1 alla 3° dei g ià militari, ottenendone pure <1ualche diminuzione. Ma erano ripieghi che aumentavano annualmente di centinaia il prodotto dellè leve, mentre a costituire gl'indispensabili complementi occorrevano gli uomini a diecine di mig liaia. Ciò fu dimostrato all'evidenza dal fatto che il ministro per la guerra del tempo propose e il Parlamento approvò la legge 28 giugno 1891, che conferì al primo la facoltà, fino a tutto l'anno 1898, di ritardare al 15° anno del loro servizio il passagg io delle classi: alla milizia .territoriale.
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La fu una legge provvida, che per alcuni anni assicurò all'esercito la forza occorrente. Essa però fu eccezionale e di breve dur;ta, perchè piena d'inconvenienti: se fosse in . quel periodo di tempo avvenuta una mobilitazione le file, diradatesi per malattie, per ferite e per morti, sarebbero state in guerra rimesse a numero da uomini dì 34-35 36 anni d'età. Si provvide in quel modo perchè, non potendosi i soldati improvvisa.re, era l' unico che soddisfacesse .all'impellente bisogno: tutti però, Ministro e Parlamento, .avevano in animo di ~tudiare, nel frattempo, e di tradurre in atto altra legge, che valesse ad accrescere l'annuo contin.gentè in modo pìù consono alla bisogna ed ai tempi. E i ministri della guerra non mancarono al loro còmpito. Gli onorevoli P elloux, Mocenni, Ricotti, Pelloux (nuovamente al potere), di S . Marzano e Mirri, succedutisi dal 1891 in poi, presentarono disegni di legge sul reclutamento, più o meno ampi, tendenti in ispecie ad aumentare l'annuo contingente. Ma tutti per vicende parlamentari r imasero allo stato <li progetto. Intanto, con l'anno 1898, è cessata la facoltà di ritardare di 3 anni il passaggio delle classi alla mik1.ia terri~ toriale $ fino ad oggi non si è altrimenti provveduto. È pericoloso l'at.tendere più oltre. Riassumendo, le cause del grave inconveniente furono: 1° le delicate circostanze, in cui si è costituito il nuovo . regno d'Italia, le quali resero necessario di ridurre più mite una legge g ià per se stessa rnitissìma; . 2° l'avere, per la intiera durata del servizio, ascritti alla milizia territoriale tutti i dispensati, anzichè successivamente all'eser cito permanente_ e alla milizia mobile, come fecero gli altri Stati e specie la Francia fin dal i872; 3° g li aumenti contemporanei dell'annuale contingente e dei titoli di. dispensa, inevitabili i primi, forse non sempre indispensabili i. secondi. Forse taluno, traendo argomento dalle medie forniteci -dalle relazioni ufficiali sulle leve, ci oh bietterà non essere vero che gli aumenti delle dispense siano stati di tale entità da produrre guei gravi danni, che mettemmo in evidenza.
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La legge subalpina dispensava il 22,42 per cento deo-li inscritti; la legge at~uale, nelle leve sui nati durante ii°quinquennio 1877-81; dispensò il 22,79; dunque, ci si dirà, è minima la differenza. Apparentemente l'obbiezione non fa una grinza, ma in realtà la cosa è ben altra. Dicemmo che, fino all'istituzione della 3" categoria, i dispensati erano congedati in modo assoluto e perciò neppur visitati: così, essi, pur aumentando il per cento degl' inscritti, non influivano per nulla su quello dei riformati e dei riman dati a venture leve. Dopo tale istitl1zione, essendo la visita divenuta obbligatoria anche per gli aventi diritto a dispensa, questi dovevano dare il loro contributo al per cento· delle riforme e dei rimandi e diminuire in proporzione quello delle effettive dispense. Se il totale degl'iuscritti ha prodotto, nel detto quinquennio, oltre 175 mila riformati e rimandati e se quasi 94 mila furono i giovani effettivamente dispensati, gli aventi diritto dovettero essere ben 139 . mila. È vero che di q nesti, per effetto della rivedibilità, 10 miìa circa sono passati in. conto dei 94 mila, ma gli aventi diritto sono pur sempre rimasti tanti da far salire le dispense effettive a 22, 79 per cento, e da aumentare di 6, 79 il per cento annuo dei r imandati e riformati. Si ponga il 6, 79 al suo posto e si troverà che con la legge attuale il per cento degli aventi diritto a dispensa, che nel nostro caso suona dispensati, è di 29,58. M:a è ormai tempo diciamo come ci si possa trarre da' mali passi, in cui ci troviamo.
« soldato dopo che è stato 5-6 anni (e nel nostro caso sa-
Uno de' mezzi esser potrebbe quello, cui si ricorse temporaneamente qualche anno addietro, prolungare cioè di tre o quattro anni la durata del servizio e assegnai·e all'esercito di campagna 15-16 classi in luogo di 12. Ma il compianto generale Marselli, diceva a ragione che, « il chiamare un
« rebbero 8-9) lontano daìle bandiere a far parte dell'eser-
« cito di campagna è certamente grave. Credo preferibile, <<
soggiungeva, un soldato con tre anni di ferma ad uno con
« due; ma credo preferibilissimo un giovane coscritto con « due o tre mesi d'istruzione ai veterani carichi d'anni, « di figli e di affanni ».
Altro mezzo ci sarebbe fornito dalla riduz;ion.e dell'annuo contingente e quindi delle grandi unità tattiche. Ma ciò significherebbe distruggere d'un tratto quanto con mille saorifizi si è fin qui edificato. « L'ordinamento attuale dell'e« sercito, leggesi nella relazione della Commissione, dette « occasione ad una bella ed ampia discussione nella Camera << dei deputati nelle sedute dei 14 ai 19 febbraio corrente « anno e si può affermare che, dopo quella di:1cùssione e ii « discorso magistrale del presidente del Consiglio e il voto « che seguì., nessuna fortuna potrebbe incontrare la proposta « fatta con speciale disegno d.i legge dei deputati del partito « socialista di una riduzione delle grandi unità tattiche. Nè << da noi se ne parla ora per riaprire in una sede non oppor« tuna il dibattito, ma soltanto per venire alla conseguenza « logie~ che, escluso uno dei termini del dilemma, l'aumento ~ del contingente di leva s'impone in modo ineluttabile, e « con esso la necessità di diminuire il numero di coloro che « attualmente sono assegnati alla 3n categoria ». . In q~esto Commissione e Ministro sono pienamente d'accordo. Ma in qual modo s'ha a fare la riduzione? Se tornassimo all'antico, alla legge cioè del 1854 qual'era prima del 1862, aumenteremmo il contingente, come s'è visto, di circa 29 mila uomini . Ma, oltre che non basterebbero ai presenti bisogni, si toglierebbero dispense, a danno di sostegni di famiglia, alle quali le popolazioni sono da molto tempo abituate. Infatti le ultime aggiunte durano da oltre un ventennio e le altre già esistevano iri. alcuna delle province . ann~sse, prima che tal legge vi fosse estesa ; fu anzi questa una delle ragioni per le quali le dispense furono di m:;.no in mano allargate.
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Gli è forse perciò che Ministro e Commissione hanno divisato di ridurli come segue: 1° obbligare ad un anno di servizio gli a ttuali assegnati alla 3" categoria per effetto dell'art. 8·7, ossia per avere un fratello ascritto all'esercito permanente; ~· continuare a tenere ascritti all'esercito · p~rmanente o alla milizia mobil e, pur avviandoli in congedo, gli attuali assegnati alla 3" categoria per effetto dell'art. 96, ossia per modificazioni verificatesi nello stato delle famiglie dopò l'arruolamento ; 3° dare « facoltà. al Ministro della guerra, per 12 anni. a « decorrere dal 1° gen naio dell'anno in cui andrà. in v igore « la nuova legge, di ascrivere. all'esercito permanente ed alla « milizia mobile i militari appartenenti alle classi . che ri« spettivamente vi appartengono e che ottennero l'asse« guazione alla 3• categoria per l'art. 8 7 dell'attuale3 testo « unico, per costituire il n '?cessario contingente di complemento» i 4° a) togliere le denominazioni di 1•, 2" e 3• categoria: e sosti tuirle con quelle di se1·vizio attivo e riserva; b) ·assegnare a questa tutti gli altri dispensati per gli art. 86 e 88 (sostegni di. famiglia e inscri tti aventi un fratello infermo, ferito o morto per ragioni di servizio) ed i giovani di minore attitudine fisica; c) riformare gl'inabili per la riserva; d) assegnare tutti gli altri (135 mila circa) al servizio atti vo, ascrivendo i più vigorosi (110 mila) al contingente in· corporato ed i meno (25 mila) a quello cli complemento. Sottoscriviamo con entusiasmo, come già abbiamo dichiarato in questa stessa Rivista (1), alle provvide disposizioni che riconsolidano d' un tratto ii militare edifizio da tanti I aunì scosso. Con esse, non appena sanzionate, sarebbe provveduto ai presen ti b isogni dell'esercito relativamente alla quantità e, senza aumentare d' un centesimo il bilancio, se ne migliorerebbe d'anno in anno la qualità. fisica. Che se occorresse conferire in breve tempo ai nuovi complementi 11) 1\'uovo disegno d'i legge mi reclutamento, dispensa del mese di gi ugno !903.
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quella qualità che loro manca, dir voglia~o dell'istru~~o~e, ciò non sarebbe impossibile cosa, avendo l'elemento prn i mportante, gli uomin i, a disposizione. . . Miglior modo insomma non potevasi esco.~1tare_atto a t~g lierci per ora d'imbarazzo. Anche ora ~ercio ~acc'.iamo voto che il Parlamento, rimandando magari a miglior tempo altri disegni di legge meno importanti, si occupi di. guel~o sul reclutamento, che gli sta ora dinanzi per la sua illuminata discussione. Ci sembra tale l' urgenza venga approvato, che v orremmo fosse scevro da ogni menda, ohe potesse offrire il benchè me. n omo appiglto ad opposJZione. . Invece se mal non ci apponiamo, due ne esistono e neppur lievi: ci'pare non vi si tenga in ·quel conto si dovrebbe la giustizia distributiva e non vi si spiani la vi~ a provve~ere agli inev itabili bisogni d'un prossimo avvenire'. c~me s1 potrebbe senza scapito nè dell'erario, nè d elle famiglie. Sec~ndo il disegno della nuova legge, P.er gli attuali d i~ spensati si farebbero dLrn pesi e d ne misure: a due buom terzi di essi spetterebbe l'assegnazione alla 1·i~er·va? face.ndo loro una condizione migliore di quella d'oggi; gh altn sarebbero ascritti al servizio attivo, per un solo anno in pace, nella stessa con dizione della attuale prima categoria in guerra. A quelli. insomma si dà. più .di quello che già. h~nno; agli altri si toglie quasi tutto: anzi per una parte di essi l'ao-gravio ha forza retroattiva di 12 anni. "' . Siamo noi pure dell'avviso, esnress~ nell_a s~a -_re_1f1z1_on:, del Ministro della guerra. « 'l'ra le situaziom di fa~1gh~ « prev iste dalla legge vi è certamente una graduatoria, di « guisa che, come l a posizione di :figlio unico di madre vedova « 0 di primogenit'o di orfani di padr~ e. madre rapp~esentan_o « il grado più elev ato, più degn~ di r~~uardo; cos.1 la posi« zione d'inscritto, aven'te un fratello g ia arruolato in 1 cate· « D'Oria nell'esercito permanente, rappresenta invece l'ultimo « :radino. Consegue che una diminuzione, nel numero delle (\ dispense, dovrà logicamente ed equamente colpire queste « ultime ». 0
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Ma tra i dne gradini, il più elevato ed il più basso, altri ve. ne sono che non dovrebbero essere considerati alla stessa stregua del più elevato. .Immediatamente dopo gli attuali dispensati per l'articolo 87 ci pare si debbano mettere quelli per l'art. 88 e da ultimo, in ordine alquanto differente, quelli per l'articolo 86: sicuro, anche i cosidetti sostegni di famiglia. · Il primogenito di padre non avente altri figli maggiori di 12 anni e l'unico maschio di padre vivente, q'uan:do questi due padri non abbiano anéor raggiunta l'età di 50 anni, non sono per fermo più necessari in famiglia che il primogenito di due fratelli, di cui il secondo sia maggiore di 12 anni e il padre loro più che quinquagenario. Notisi èhe il secondo figlio potrebbe anche superare di pochi g iorni il dodice9imo anno e ohe il padre, pur essendo at to a proficuo lavoro, potrebbe essere in tàle stato da guadagnare a mala pena di che sostentare se stesso. Quest'ultimo padre ci sembra me· ritevole di riguardo quanto i primi due, quanto l'avolo ·non . ancora settuagenario al quale ora si dispensa l'unico nipote e come, o quasi, l'avolo entrato nel settantesimo anno di età, al cui sostegno si lascia ora il nipote primogenito. Ci sarebbero da fare eccezioni anche per i :figli o nipoti, unici o primogeniti, di madri o di avole tuttora vedove che serbansi tali fino a tanto solamente che i figli o nipoti possano conseguire l'agognata dispensa : ma non ·vogliamo essere troppo minuziosi. La legge non può · tener conto di tutti i casi e, d'altra parte, Ministro e Commissione hanno già posto le vedove allo stesso gradino dei p~imogeniti di orfani, mentre di questi dovrebbero stare almeno immediatamente al disotto. P revediamo l'obbiezione, a p~oposito dei figli unici, che non solo con le dispense si v uol provvedere ai sostegni delle famiglie, ma anche alla loro conservazione.· Non neghiamo che questa sia utile alla società, benchè di frequente le fa~ miglie ridotte ad un unico rampollo siano condannate asparire, nonostante la legge di rélutamento si affatichi a conservarle. Ma se la conservazione delle famiglie esistenti è
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utile, r;.on è meno utile che altre se ne formino per a.cere· scerne il numero: a questo scopo si prestano solo quelle di molti figli. Se così è, perchè tanta differenza di trattamento fra i vari maschi di talune famìglie e gli unici o primogeniti di altre, specie quando è presumibile non ne siano veri sostegni ? Non disconosciamo che la nuova legge faccia in tempo di pace, agli attùali dispensati per gli a.r t. 87 e 96, un trattamento di favore, obbligandoli ad un solo anno di servizio. Ma esso cessa in guerra; tutti devono rispondere allora alle chiamate e può avvenire che un padre di parecchi maschi, i qn&.li succedansi con poca differenza d'età, se li veda partire tutti e, chi sa, non ne ved.a tornare più nessuno. Se si fosse studiato d'averne uno solo, con quantQ danno sociale non è chi non veda, sarebbe stato padr':l più fortunato. Di questi confronti si potrebbero fare moltissimi e le po· polazioni effetti va.mente li fanno e non sempre ci guadagna la riverenza alla legge. Ci sembra pertanto che, come nei diritti ci sono, fra, le varie c;1tegorie di dispensati, semplici gradi rii di differenza, . così anche nei ao ver i vi debbano essere gradini e non salti da gigante. Siamo d'avviso che, come dai bisogni della guerra si trae argomento per fissare il contingente annuale, così dal più grave rischio che si corre in guerra, quello cioè di lasciar la vita sul campo di battaglia, si debba trarre la misura delle dispense. E siccome di fronte , alla morte si ~ tutti eguali, così non vi dovrebbe essere, in . tempo di guerra, nessun idoneo che non possa venir chiamato alle armi, secondo che la sua età c.omporti, nell'esercito permanente fino ai 28 anni, nella milizia mobile dai 28 ai 32, nella territoriale dai 32 ai 39. S i toglieranno così di mezzo, e la seconda delle tre cause (1) per cui siamo sprovvisti di complement i, e le due accennate mende (2) che possono essere pretesto ad opposizione, quando si discuterà il diseg no di legge. (·I) Veggasi a pag . 2073, (1) Vcggasi a pag. 20iG.
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Consacrato tale principio · uguale per tutti, si largheggi pure in pace coi dispensati; ma sappiano tutti che anche sulla loro valida cooperazione la patria fa assegnamento in caso di bisogno. Sappiano tutti che, come oggi si ricorre all'opera · dei dispensati per gli art. 87 e 96, così domani si può aver bisogno anche di quelli per gli art. 86 e 88. Questi perciò non dovrebbero essere considerati come i giovani di minore attitudine fisica; non dovrebbero essere come questi « chiamati per compiere a preferenza, cosi dice · « la Commissione, servizi disa:l'mati nell'interno del terri« torio ». Ci pare debbano essere malcontenti gli stessi dispensati chè, da un servizio armato, qual'è quello attuale della ni.ilizia territoriale, cui sono ascritti « di dover cioè attendere « in massima) in tempo di guerra, al mantenimento dell'or« cline interno, alla gua1·dia delle fo1·tezze e alla e·ventuale « difesa di qu,este e di deter·minate regioni », scendono ad un
servizio sedentario. Questo, adatto per giovani di minore attitudine :fisica, non è tale per quelli, siano pur sostegni di famiglia, che · la posseggono . intiera. Precisamente perchè hanno a compiere una nobile missione privata, siano chiamati per ultimi; ma, quando chiamati, si dia loro un posto d'onore; secondo la loro età c·ostituiscano la riserva dei grandi reparti, ma non in co.mpagnia dei meno atti, chè allora tale appellativo non sarebbe proprio. Nè solo in avvenire ma, a somiglianza di quanto la nuova legge propone pei dispensati dall'art. 87, abbia il ministro la facoltà per 12 anni di fare, con quelli da.gli art. 86 e 88 di classi anteriori, una riserva. Ed èssendo difficile che occorrano ·tutti in una volta, così è mestieri che la legge non sç,lo consacri i loro obblighi, ma determini con quale successione possano venire chiamati. E la successione può essere. data da qnei tali gradini, onde si è fatto cenno ; si terrà l'ordine d i essi a cominciare dal più basso e non si passerà al successivo, se non forono chia· ma~i tutti gli idonei che stan no su quello immediata.m ente inferiore.
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Nè s.i creda che la nostra proposta sia una novità. Quasi tutti gli Stati d'Europa si regolano in tal modo ad un dipresso .. In Austria-Ungheria i dispensati passano alla Landsturm solo dopo d'edsere stati ascritti, per 12 anni, alla riserva di complemento dell'esercito o a quella della Landwehr, secondochè estrassero il numero basso od alto. In Germania i dispensati stanno 12 anni nella riserva di complemento, 7 nella Landwehr. e 6 nella Landsturm: solo, come si disse, gli eccedenti ai bisogni della mobilitazione, che ora con la ferma di 2 anni credo si riducano a piccolo numero, sono diret,tamente assegnati alla Landsturm. La Francia infine, per non parlare di altri Stati, gli è dal 1872 che passa i propri, successivamente con la loro classe, prima per la riserva dell'esercito attivo, poi per l'esercito territoriale e ìn:fine per la riserva di questo. E ben presto non vi saranno più in Francia d ispense di sorta; quel Senato ha già approvato in seconda lettura, con 220 voti favorevoli e 65 contrari, una nuova legge, che sanziona pure colà, come in Germania, la ferma di due anni. Non vi si ammette alcuna dispensa eccetto nel caso d'incapacità. :fisica.; i figli primogeniti di · vedove ed i sostegni indispensabili di famiglia hanno solo facoltà di ottenere un ritardo nell' in· corporazione; alle_ famiglie dei sostegni viene concessa una indennità; tutti devono passare due anni nell'esercito attivo, 11 nella riserva di questo, 6 nell'esercito territoriale e altrettanti nella sua ri·s erva. Noi non vogliamo si vada per ora tant' oltre; si proporrebbe solo si faccia in Italia ciò che la Francia ha fatto fin dal 1872, perchè qGel servizio personale obbligatorio, ~rocla· mato d!:l, noi fin dal 1875, abbia piena applicazione. E una novella prova di patriottismo che, in materia di leva, si chiede alle nostre popolazioni. Una prima prova la ·si ebbe nel 1857 dagli antichi Stati Sardi: là non solo i dispensati, ma anche gli idonei eccedenti all'annuo contingente, ossia i così detti numeri alti, erano congedati in modo assoluto. Fu creduto necessario adoperarli iaf -
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da quell'anno in poi quali complementi e senz'altro si creò la 2a categoria. Una prova maggiore la diede l'Italia nel 1875 quando i dispensati, fino allora mandati in congedo assoluto, furono assegnati alla 3" categoria ed ascritti per 19 anni alla milizia territoriale. Ora, dopo oltre un trentennio, è riconosciuto il bisogno di ascrivere questi dispensati successivamente a.i nostri tre grandi reparti e si chiede alle noHtre popolazioni una novella prova di patriottismo. Esse, non c'è dubbio alcuno, risponderanno di buon grado all'appello, chè tale sentimento, non meno che nel passato, fa battere pur oggi vivamente i cuori. Non crediamo, per tradurre in atto la nostra proposta, oc· corrano molte modificazioni al disegno di legge concretato dalla Commissione, il guale supponiamo il definitivo, perohè accordato col Ministro (1).
Ci ~embra possano limitarsi alle $eguenti: Art. i . - Sostitu irlo col seguente: Gli abili al servizio militare souo assegnati al , se1·viz-io attivo, all,t riserva o al servizio sedentm·io. . Sono assegnati alla riserva coloro che si trovino nelle condiÌioni cli famig lia previste dalla prc,ente legge. Sono assegna ti al servizio sede ntario colo ro che posseggono una minore atti tudine Hsica, secondo norme che sat·anno st,,billte clal rego lame nto. Gl'inabili al servizio sedentario sono rifo rmati. Tutti gli altri sono assegnati ;Jl se rvizio at.tivo. Art. 3, {•· alinea. - Dopo la paròla - attivo - aggi(irJgere - e 1tlla riserva. Art. 4, 2' :ili nea. - All a parola - rism·va - sostituire - servizio sedentario. Art. 7. - Abol ire l'ultirno alinea. Art.. H., 1• àrinea. - Fra le parole - articolì e 25 - aggiungere - 15, t56is. · Art. rn. - .Sostituirlo co l seguente - l~ssendov i eccerlcnze nei bisogni della mobilitazione, possono essere assegnati alla tiserva i cittadini, i ll Uali si trovi no in una. delle seguen ti condizion i: O i ulti mo nato ecc. (come il n. i2 dell'a rt. !5 del disegno di legge). 2• fratello un ico ecc. ( id. H id. id. Hl. ) 3·0 primo genito di orfani ecc. ( i<I. iO id. id. id. ) t.• nipote primogenito ecc. ( icl. 9 id. id. id. ) :i0 nipote unico ecc. , ( iil . 8 id. i,1. id. ) ( irJ. · 5 id. id. id. ) 6° figlio primogenito ecc. 7° figlio unico ccc. .( id. 4 iil. 1d. id. ) 8° nipote pri mogenito ecc. ( id. 7 id. id. id. J 9° ·primogenito cl i padre ecc. ( id. 3 id. id. rn• nipote un ico di a:volo non entrat~ ancora nel 70° an no d'et.à che non abbia fi"li 0 masch i. . · · , .: . •. 0 H p_rimogenito rli padre entrato nel 50° anno d'eta e non ancora nel iO' cbe i1on .~bbia altro figlio magg iore di rn anni ; i2°:fig lio un ico di padre entrato nel 50° anno <l'c!.à e non ancon1 nel ·70; {t}
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D i essenziali non ve ne sarebbero che tre: 1° scindere la riserva (art. 2) in due parti e dare all'una, quella cioè cui saranno ascritti i vari dispensati idonei, il nome che proprio si conviene di riserva e all'altra, cui saranno ascritti tutti i giovani di minore attitudine fisica, quello; che ci sembra più proprio, d i servizio sedentario; · 2° stabilire che gli assegnati alla riserva (art. 3), come quelli del servizio attivo, passino successivamente per i tre grandi reparti; · 3° consacrare nella legge (art. 15 e 15 bis) il principio che i vantaggi a i vari dispensati non devono, ma solo possono essere concessi nei limiti dei bisegni della mobilitazione: precisarvi l' ordine secondo il quale devono essere chiamati È indubitato che gli- ~bblighi, quali noi proponiamo pe' dispensati, sono in apparenza alquanto maggiori che oggi non siano, ma in realtà minod di molto a quelli fatti dalla legge in discussione ad altri (quelli degli art. 87 e 96), che · 13" primogenito di parl ro, non entrato nel 50° ann o rl'ctà, che non abbia altro figlio maggiore oi 12 a.oni ; H.• unico maschio di 11adre non entralo 1iel 50° anno cl'et.à. I titoli, di cui ai numeri 6, 7, 9, H , !2, l.3 e H sono applicabiti anche ai figli naturali riconosciuti, purché il l"iconoscimcnto sia avvenuto entro 10 anni dalla nascita. Occorrendo , sarà (letermina to per legge quaii riloli a co minciare dall'ulti!llO (!4°), dovranno essere sosµ~s i. Gl' iscritti per tale ragione assegnati al. con.tingente ·incorporato, saran no ascritti, in tempo cli pace, alla ferm;, d'un anno J\rt. -t5bis. - Oa aggiungere al disegno di legge - Essendovi ancorn alt.re eccedenze nei bisogni della mobilitazione, possono essere pure a.ssegnati alla riserva nell'ordine seguente;, : 1° inscritto aven te un fratello consanguineo in ritiro per ferite o per infermità diPe.nd,inli dal scr•izio; '.l! 0 inscritto il cui fratello mori mentre ora sotto lo armi; 3° inscri tto il cui fr:1tell o mori mentre era in congedo illimitato in eopseguenza cli tcri tc od infermi tà dipenden ti (lai servizio; ~ 0 ins,:rilto il cui fratel lo morì mentre era in riforma pe r ferite ricevute o per infenni tà dipendenti dal servizio. Occorrendo, saranno incorporati in ordine inverso ed ascritti, in tempo di pace, alla ferma d'u n anno. Art. 23, quart'ul timo alinea. - Fra le parole - 1>revtste e dagli articoli - mettere - dall'ultimo alinea dell'art. 15 e 1su1, e. Art. 28. - Fr;i le parole - di cai e agli articoli - mettere - alt' iilti-mo alinea dell'ai·t .. 15 e 11,61, e. Art. 31, i 0 ;llinea. - Allo parole - od aliti. i·iserva - sos tituire - allo riserva od al Bei·v·izio sedentm•lo.
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finora erano, come loro, di 3• categoria. Bastando questi a fornire l'aumento di contingente . a,nnuo, chiesto o~a come iudispe11sabile dal Ministro e dalla Commissione della Camera acconsentito, i primi rimangono in realtà tranquilli alle case loro. Ma domani si può sentire; anche in Italia, il bisogno di adottare la ferma di due anni, gii\. in vigore in Germania e prossima ad essere tale anche in Francia: sarebbesi allora costretti a fare ciò che oggi non vuolsi. Tanto vale il farlo oggi : così appena sanzionata la legge: 1° avremmo i nostri tre grandi reparti costituiti secondo le esigenze dei tempi e, quantitativamente, in bella proporzione fra di loro; 2° saremmo pronti, volendo, ad aumentare l'annuo contingente ed a ringiovanire l'esercito campale. riducendone il numero delle classi; 3° toglieremmo di mezzo, è questo è il maggiore dei vantaggi, ogni parvenza d'ingiustizia per le famiglie. di pa-recchi maschi, su cui si è costretti oggi a gravare la mano: chè i doveri sarebbero per tutti i dispensati proporzionali ai loro diritti secondo le esigenze dell'interesse geuèrale, Roma, ottobre 1903.
G. SALA colonnello.
IL NUOVO REGOLAMENTO PER I SERVIZI DI Cm.1MISSARIAT0 IN G·UERRA
Il lodevole movimento, che fra i cultod dall'arte e della storia militare si è determinato nel senso di un maggiore interessamento per 19 studio di tutto quanto riguarda i servizÌ logistici, l'esame più diligente e più completo dei_ bisogni dell'esercito in guerra e dei mezzi ~er sodd1sfarh, 1~ considerazione più equa e più serena dell'1mportanz~ degh elementi logistico-amministrati vi rispetto al_ consegmme:to del :fine supremo, al quale tendono l'organ~zz~:uone_e .1 1~piego della. forza armata, hanno in questi ult1m1 tem~1, nc~1~mato seriamente l'attenzione delle più elevate autonta m1htari su tutto ciò che riguarda i servizi di commissariato in guerra (e per riflesso anche in pacd) d~ndo origine ad un~ serie di provvidenze organiche legislative e regolamentari, le quali benchè non emanate ed a_ttuate . sem~r? lf_er .c~nse più politiche che militari)con la des1derab1le umta d mdmzzo e con la voluta continuità di azione, hanno pur tuttavia incamminato i servizi di commissariato verso un migliore avvenire, assicurando una più completa. e razionale preparazione di essi alla guerra. . . Importantissima fra queste provvidenze è la pu bblicaz1on~ del fascicolo 2 luglio 1903, della parte II del regolamento d1 servizio in guerra, relativo ai servizi di commissariat~, .fascicolo che è frutto di lunghi e maturati studi del m1mstero dell~ guerra., del comando del corpo di stato maggiore e della scuola di guerra. Il detto regolamento ha un interesse che eccede i ristretti limiti del commissariato militare; esso ha un'importanza grandissima per tutto l'esercito, specialmente per quanto r~fl.ette il vettovagliamento, servizio difficile e complesso desti-
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JL,
XUO VO REG·O r,A :\(i;;N'fO
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nato a soddisfare bisogni ingenti e quotidiani; servizio che si deve attuare con una potenza di mezzi, che non può avere una adeguata. predisposizione in pace : servizio infine che interessa insieme il benessere e la condotta delle truppe e l'economia nazionale in quel periodo di acutissima crise politica, militare ed economica, che segue lo scoppio delle ostilità. t quindi interessante raffrontare il nuovo col vecchio regolamento 1-:1: gennaio 1881 per porre in evidenza le più importanti innovazioni e le ragioni di esso, trattandosi di regolamento ispirato a criteri moderni e che perciò può dare luogo a studi proficui sull'organizzazione e sul funzionamento dei servizi di commissariato in guerra ed aprire un non breve e non infecondo periodo di attività. scientifica per coloro, che, per motivi professionali o per amore alla coltura dell'arte militare in tutti i suoi rami, si interessino di tali servizi.
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* .. L e innovazioni più importanti riguardano tanto gli organi direttivi ed i mezzi esecutivi, quanto le modalità per il funzionamento dei servizi. Delle innovazioni relative alla contabilità non è il caso ·di occuparsi, avendo questa in guerra una ben limitata importanza militare; basterà dire che le nuove norme sono molto più semplici delle antiche, con che si faciliterà il fonzionamento interno degli stabilimenti di campagna senza compromettere, anzi meglio assicurando una retta amministrazione; cosa che si verifita sempre qnando le prescrizioni sono poche, semplici e chiare.
I. Organi clirettiTi.-A) D1PENDENzA D~GLI
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nali e facenti parte dello stato maggiore della rispett.iva divisione) dipendono d,i?'ettamente dol capo di stato maggiore della medesima. . . . La subordina?.ione dei capi-servizio di comm1ss~~1ato. ~1 capi di stato maggiore risponde ad una vera neces~1ta militare, essendo assolutamente indispensabile pe~ ~ss1curare 1~ soddisfazione dei bisogni delle truppe in tutti 1 loro mon· menti. . d. È convinzione ohe va sempre più diffondendo~1 e r~ 1candosi, che il commissariato debba soddisfare i b1sogm ~elle truppe agendo alla diretta dipendenza .dello stato ~~~g~ore: · modo da costituire un vero e proprio organo aus1lia1e d1 ~:esto. Nulla più di tale stretto legame, del continuo c~ntatt~ e del perfetto affiatamento che ne de~·iva, p:1ò consentire _agh ufficiali commissari di ben conoscere in ogm momento la real~ situa?.ione delle truppe, i loro bisogni, i probabili spostament1 e di predisporre i servizi con quell'appoggio morale e materiale che soltanto gli alti comandi possono dare.. . È ~iunto ormai il tempo per il commissariato dt avv10mars1 meglio agli organi del comando, ciò c,he ~on im~lica aff~t~ una rinunzia a parte alcuna del suo compito tec~1c~-~mm1~11,strativo e neppure una menomazione della su~. 1.nd1v1~ua~1t~ ben determinata dalÌa sua costituzione i~ u.fr.c1 .ternto.nah autonomi ma che anzi può allargare la sfera d'azione d1 u~ corpo am'ministrativo, il quale ha la capacità di dare fru~ti ben pi11 copiosi di quelli, che gli domandi ora una ?rgamz· zazione in cui alla ,penur ia dei mezzi fa strano riscontro. l'abbondanza degli amministratori non mobilitabili.
UFF1c1or co111Mrs -
Ferma restando la dipendenza delle direzioni di commissariato d'armata e di corpo d'armata. rispettivamente dagli intendenti d'armata e dai comandanti di corpo d'armata, i direttori sono posti alla diretta dipendenza dei capi cli SARIA'fO . -
staio maggiore per il servizio di ·vettovagliamento nei movimenti di truppa.Gli uffici d i commissariato divisionali poi(già da. qualche tempo sostituiti alle soppresse direzioni divisio-
B ) °VETTOV.AGLIA.'ME'S1'0 DELL~ TRU.P~E E DEC. SELt".'IZ[ D' ~ ll,l\.CATA.
_ Nuovo còmpito della direzione d1 comm1ss~nat~ d ar~at~ è quello di provvedere direttamente alla sodd1sfaz10ne de1 bisogni delle truppe e dei servizi d'armata, sempre~uand?, b~neinteso, non siano tempoi:aneamente assegnati a1 ~orp1_ ~ armata od alle divisioni. All'uopo venne posta a d1spos1z10ne. della direzione stessa nna apposita sezione sussistenze.
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G) P osTo
IL .NUOVO REGOLAl\lEN'l'O
DEGLI UF.r'IOI.A.GI COMMISSAlt t NELLE 11.lAl.tcE;r.rnzzr DI
TRASP(JltTO AD ESSI OCCOR11EN'l'I. Si prescrive che il diretkre o capo-ufficio di commissariato, insieme ad altro ufficiale commissario, mm·ci al seguito del comandante del rispettivo r iparto; che uno o più ufficiali commissari montati della direzione od ufficio di commissariato, r,ia1·cino sem;1·e fra l'avanguardia ed il grosso per poter dare le disposizioni, le informazioni e gli avvisi che siano del caso, affinchè, avanti · l'arrivo delle truppe alla tappa, il vettovagliamento sia assicurato ; che infine g li altri ufficiali commissari addetti alle direzioni ed agli uffici di commissariato marcino, di massima, alla testa del primo scaglione del carreggio. Dalle predette disposizioni regolamentari deriva la necessità che il corpo di commissariato abbia in guerra un numer oso nucleo di ufficiali montati; ed è ragionevole supporre che, dopo la pubblicazione delle medesime, si provvederà pe1:chè esse possano avere una pratica attuazione. E noto che del corpo di commissariato sono in pace rr10n· tati i soli ufficiali superiori, o meglio che essi soli p9ssono esserlo, poichè di fatto un'esigua minoranza è provvista di cavallo; ohe in guerra invece anche gl i ufficiali inferiori, ohe si provveggano d·i ca1;allo proprio, hanno diritto ad una razione foragg io (1). _ Ohe ~oltauto pochi ufficiali superiori siano in pace effettivamente montati è la naturale conseguenza sia del fatto che nel tempo di pace di massima (e cioè in presidio) essi non sentono alcun bisogno di provvedersi di ·cavallo, sia del fatto . c~~ l'ufficiale commissario giunge ai gradi superiori non pm allenato nella equitazione, avendo lunga.mente servito sprovvisto di ?avallo. Prima cti accennare al modo, nel quale s1 potrebbe porre r iparo a questo stato di cose, bisogna pre(,l) Sar11ano certamente ben pochi gli ulllciali che si provvederanno in guerra di ca.vallo propno, sapendo di doverlo poi alienare a gucrr:i. ultimata. e non essendo a.ne-. nati nell'equitazione.
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,cìsare entro quali limiti occorra dotare di cavallo gli ufficiali commissari, nou essendo oggi possibile astrarre dal fatto che i progressi del ciclismo e dell'autemobilismo offrono mezzi di trasporto ben più celeri, comodi ed economici del cavallo. La bicicletta non serve su qualunque terreno e rn,lle marce .al passo; la bicicletta e l'automobile non servono per spostarsi nel senso della profondità di una colonna di truppe durante la marcia su strade poco larghe, od almeno servono poco. Di questi mezzi non ci si può valere per marciare al -seguito dei comandanti delle grandi u nità, i quali s0no montati. È quindi indispensabile che i capi-servizio e gli altri ufficiali, che devono marciare al seguito dei eletti coman·danti, e quelli, che devono marciare fra l'avanguardia ed il grosso, siano montati su cavalli. E poichè ogni capo se~vizio terrà seco od a sua portata fra l'avanguardia ed 11 grosso gli ufficiali più provetti, e, cioè i capitani in Bervizio attivo permanente, a. preferenza dei subaltern i, che fra breve saranno tutti di complemento, così si può concludere che dovranno in eampagna essere montati almeno tutti g li ufficiali superiori ed i capitani in servizio attivo permanente. Ma il cavallo non può essere l'unico mezzo di trasporto neppure per gli ufficiali montati, perchè è appunto all.'arr ivo alla tappa, quando il cavallo è stanco, che l'ufficiale èommissario ha bisogno di muoversi rapidamente per assicurare il regolare funzionamento dei servizi, Ed allora la bicicletta o l'automobile gli serviranno molto meglio del -cavallo e lo metteranno in grado di adempiere più prontamente ~I suo mandato. Si rende quindi indispensabile dotare in campagna ogni ,direzione ed ufficio d i commissariato di un leggero auto · mobile a benzina e di un numer o di biciclette corrispon· ,dente a quello degli ufficiali commissari inferiori almeno. Accen nato così brevemente ai mezzi di trasporto indispen··sabili per gli ufficiali commissari in campagna, vediamo -quale sia il mezzo migliore per mantenerli nel tempo di pace addestrati nell'equitazione e nel ciclismo. Per quant o n ,guarda il cavallo non ci azzarderemo (nelle attuali condi·
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zioni del bilancio della guerra e mentre vi sono ancora ~anti capitani di fanteria appiedati) a sostenere la necessità di concedere la razione foraggio e l'indennità cavalli ad ogni capitano commissario; per gli ufficiali inferiori può bastare l'assegnazione di cavalli di carica (per es. uno ogni due ufficiali), dei quali essi poss~ino valersi nelle ore di libertà, per mantenersi allenat,i (1) . È ovvio che il potere disporre, sia pure soltanto ·in determinati giorni della settimana, di un cavallo ben conosciuto invoglia a coltivare la equitazione e dà risultati pratici di gran lunga migliori della frequenza alle scuole di equitazione ad orario ·fisso ed a lunghi intervalli (2). Per quanto riguarda la bicicletta sarebbe con veniente c·oncedere ad ogni ufrìciale, che ne debba essere provvisto per ragioni di servizio, speciali agevolazioni per la provvista e la manutenzione delle macchine od una apposita inclennità bicicletta.
II. )lezzi esecutivi. - A) U FF1CIALI ·nr vETTOVA.GL1.n1ENTo. - · Si consacra nel nuovo regolamento · il principio che gli ufiìciali di vettovagliamento, sebbene siano alla esclusiva dipendenza dei rispettivi comandanti di corpo, debbono considerarsi come ausiliari del servizio d i commissariato, po· tendo essere incaricati di concorrere nelle incette delle risorse locali. Si viene così a stabilire tra commissariato ed u,:fficiali di vettovagliamento una relazione d'indole tecnico-amministra· {·l) Uun maggiore es tensione del sisl:cma rii concedere cava li i di carica potrcl>l>e far economiz1.11rc al bilancio ,lella guerra uon poche indeunilà cal'alli e risolvcrchbc molto meglio anche per molte categorie di u fllciali il problema <li con,erl'arc, senz:1 a:;gra vio, la propria atliluclinc ,t cavalcare. (2) Il provvedimento s; impone anche nell'interesse cli un fnt.uro lJuon reclutamento lici r.orpo; non bisogna n,1scondcrsi che mal volen tieri gl i ulllciali subalterni di arma co mbattente li quali sono montali o lo saranno rra breve nel nuovo grado) potranno a;p irarc li grado cli capila no co mmissario, 'I nanelo sappiano di rlo"cr rinunciare per circa i2 anni all'uso del cavai lo. Il corpo di commissariato dev'essere in pace ed in guerra un corpo montato, se non si vuole andare inco ntro agli i11convenienli esperì· mentali nel ·IS70 dalla Prussia, quando mobilitò i suoi runzionari d'intendenza. Anche iu questo si dovrebbe seguiro I·esempio dei migliori csorcitì moderni.
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tiva utilissima al servizio, in quanto che tende a coordinare l'azione dell'uno e quell~ degli altri ed a facilitare il conseguimento dello scopo comune· ai loro sforzi. Si può· anzi facilmente prevedere che, in pratica, ogniqualvolta occorrerà al commissariato di valersi degli ufficiali di vettovagliamento per l'incetta delle risorse locali, gli alti co: mandi interessati dovranno intervenire non soltanto per coordinare l'opera degli ufficiali stessi a quella. del commissariato, ma per subordinarli a qnest:o, non essendo possibile, quando si tratti d i agire insieme, di mantenere sempre intatio il principio, forse troppo assoluto, s11ncito dal regola mento della esclusiva dipendenza sopra accennata. Perchè poi l'azione degli ufficiali 'di vettovagliamento nel1' incetta delle risorse locali possa riuscire praticamente efficace, si renderà spesso necessario anche di esonMare gìi ufficiali stessi dal comando del carreggio reggimentale, incompatibile con la mobilità richiesta da qualsia.si sfrnttmeatodi territorio. B ) V1v1<}1U SUL GARRffiGGIO .DEI coRl>r. - Si prescrive che, oltre la razione viveri e foraggi ordinari distribuita la seta per la consumazione della giornata successiva, ve ne sia una seconda sul carreggio dei corpi da consumarsi nei casi. nei quali manchi il consueto rifornimento quotidiano, salva sempre la periodica rinnovazioue delle derrate di più fac ile deperimento. In questa razione la carne -fresca è sostituita da carne in conserva, mancando n_e l nostro esercito il mezzodi trasportare, senza r,ertezza di avaria, la carne macellat11 al seguito delle truppe. Con tale provvedimento si è aumentata la mobilità delle truppe, maggiormente svincolandole dai servi~i. C) POSTO DEf.LE SE7,IONI SUSSIS'rENZE NELLE MARCE . - 11 carreggio delle sezioni sussistenze e con esso, nelle colonne di corpo d'armata, quello d,i una sezione di colonna viveri deve marciare col grosso car reggio in t esta a quello dei corpi e non più in coàa a tutt o il detto secondo scaglione.. Ciò serve ad anticipare la esecuzione delle distribuzioni dei viveri e foraggi all'arrivo alla tappa, ma non è suffi--
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ciente per eliminare l'inconveniente delle distribuzioni notturne, a caus~ delle quali molte volte non sarà possibile aver~ p~on~a _rn qualun.que ora della notte la carne cotta da d1stnbu1rs1, come vuole il régo1amento, i.n caso di artenza improvvisa. p Quindi, allo scopo <ii meglio assicurare il funzionamento del s~rvizi~, potrebbe forse essere utile lasciare ai comandi ma.gg10re libertà d'azione per quanto riguarda l'incolonname~to_ d~lle sezioni sussistenze e relativi parchi buoi e delle sez10~1 d1 colonne viveri, per la considerazione che i comandi stessi procurerebbero certamente di conciliare in ogni caso c~ncreto le altre e~ige~ze militari con quellc'1 i mportantiss1ma del pronto rifornimento delle vettovaglie. È questo per vero un probl~ma difficilissimo, sopratutto per le colonne pr?fond~, 1~ soluz10ne del quale non si può avere coi mezzi, de1 quali dispongono ora i servizi, ma si deve ricercare in ~uei più .p.erfezionati mezzi di trasporto che può offrire I·automob1hsmo.
III. Funzionamento del servizio. -
A) VE'l'TOVAGLlaMENro
DEI CORPI :1u.è¼GI:ll.N'l'I lN FERROV(A. Secondo il regolamento ~el 1881 1 ?orp1 do~evano prelevare prima della partenza 11 pan~ ed 1~ foragg10 per tutte le giornate di viaggio in ferrovia. e ricevere i _vi veri dalle stazioni di vettovaglia~ento'. m modo . da grnngere nei luoghi di radunata sod·d1sfatt1 per la g10rnata di arrivo. ·. Secondo il nuovo invece i corpi devono partire provvisti d1 un cert~ numero di razioni viveri di viaggio (carne ic conserva ~ pane o galletta) e delle razioni foraggio di marcia su f~rrov1a (con fieno compresso) occorrenti, le razioni foraggio sol~an~o, per tutte le giornate di viaggio in ferrovia; devono poi ncevere le altre razioni di viveri ordinari O di viaggio dal!e stazioni di vettovagliamento incaricate anche d~ dist_ribuire loro, possibilmente ogni gio,rno, il caffè od il vmo; 11 tutto in base alle precise indicazioni dei rispettivi
f'ER I SERVIZI DI COMMISSARI,\TO IN GUi,;RRA
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ordini di movimento ed in modo da soddisfare i corpi per l'intero viaggio in ferrovia, compreso il giorno di arrivo. Il servizio è così meglio disciplinato ed assicurato, ciò che è della più alta importanza nel periodo di tempo nel quale si deve attuare; il servizio cioè non è più regolato in base ad una norma generale, che spesso può risultare inapplicabile o dare luogo a seri inconvenienti, ma in base ai bisogni dei singoli corpi e reparti determinati in perfetta relazione ·con la durata del viaggio e con la possibilità, varia a seconda delle linee ferroviarie percorse, di eseguire rifornimenti durante il viaggio stesso.
B) VET'l'OVAGLIAMENTO DEI CORPI
VlAGGIANl'I PER VIA ORDI-
Anzichè lasciare ai corpi la cura di vettovagliarsi nei modi soliti del tempo di pace, come era detto nel vecchio regolamento, il nuovo prescrive ai comandi di corpo d'armata di prestabilire per ciascun corpo o reparto i luoghi di vettovagliamento ed il modo ed i mezzi per assicurarlo; con che si garantisce meglio, disciplinandolo in tutti i suoi particolari esecutivi, il servizio, che nel periodo della mobilitazione e radunata incontrerebbe difficoltà non esperimentate, nè esperimenta.bili in tempo di pace. NARIA. -
C) VE'f'.l'OVAGLUl\{ENTO NELL A ZONA DI RADUNATA, - Il vec· chio regolamento a differenza del nuovo, prescriveva che alle distribuzioni occorrenti nella zona radunata (sulla q1,1ale i corpi giungono soddisfatti per la giornata e provvisti di 2 razioni di viveri di riserva e di 4: razioni di viveri complementari) si dovesse provvedere, fra l'altro, con contratti distinti per divisione o per corpo d'armata per la fornitura di viveri ordinari (1). Tale disposizione, che armonizzava con (I.) li regolamento del t881. ··si preoccupava del solo servizio de' viveri per il ratto elle allora non esistevano le improso viveri, ma il servizio era ovunque lasciato ai singoli corpi; esistevano invece lo imprese foraggi, dall'opera delle quali si presumeva assicurato il servizio.
PF.R I SERVIZI D1 COM~llSSARIATO J ~ GUERRA IL XuOVO REHOLA~IF:N'l'O
l'~ntico ~oncet~o di valersi il più possibile della gestione indire~ta, _e 1:110~1ficata _dal nuovo regolamento ne l senso, che le dir~zton1 d1 commtssariato possano per il servizio di vettovagliamento fare assegnamento sulle imprese territoriali cl_ando _l~ro al mo_me_nto opportuno gli ordini prev:eduti nei n sp~tt1v1 ~rogetti d1 mobilitazione e supplendone le eventuali deficienze o mancanze. . ~l nuovo regolamento fa un passo notevole, se non decisivo, · · mette . V-3rso nn più razionale ordinamento del serv1Z10; le 1mpr~se accanto al ~ommissariato come organi sui quali esso puo fare un ~etermma.to assegnamento: i capitoli d'oneri che reggo~o le for~1ture dei viveri, del caffè e dello zucc~ero e _dei fo~·ag~1 stabiliscono infatti quali precisamente siano gh o?bhgln dell~ imprese. A t utti g li altri bisogni provvede direttamente 11 commissariato. Ora :a cooperazione delle imprese col commissariato nell a zona di _radunata è essa utile ed inrlispensabile? ed in caso affermativo, ~no a quale punto e con quali modalità? ind1·r·etta del serv1z10 · · . In un esercito . . nel quale la oo-estione · · d 1 vettovagliamento è in pace il sistema normale , eccez10ne fatta soltanto pe_r il servizio del pane, non si può certamente avere. r'. n comm~ssariato capace {intendiamo· parlaro della capacità che d_e nv~, . non d~ll' intelligenza o dall'operosità, ma dalla pred1spos1z1one de1 mezzi e dall'ab 1·11· .). prOteSSIO· {! • nale _~cqmstata con la pratica) di faro fronte, all'atto della mob1_1it~:111one, soltanto col proprio peraonale a t utti i bisog~1 .d1 tr\lppe ogni giorno più numerose e muoventisi in tutti · 1 1· sensi ed in regioni spesso molto povere· L' a Z10Dt) esc us1va del personale militare è sconsiD"liata dai m·0'· 1 · · ··tt · . . ., . . o 10 101'1. scn. on, p~rche s1~m~ca ~rnunz1a irrazionale all'impiego di quei mezzi ~otent1, sicuri e pronti, che sono posseduti da ·Coloro che v1:-7ono nell~ _speculaz~one commerciale. E quindi una c~operaz10ne degh impresari, i quali, per essere in pace a contmuo contatto delle autorità e dei corpi dell'esercito n_e 0onosco~o b_ene i bisogni ed hanno a cquistato una par ~ ~ticolare att.ttudme a soddisfarli , può essere olt ree h'e. ~ t'l 1 e,
.
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.anche indispensabile. Però dovrebb' essere disciplinata in mqdo diverso da quello sin qui praticato. Il sanzionare in regolamenti ed in capitolati i precisi limiti dell' azione delle imprese ed i loro doveri e diritti, è pericoloso specialmente per le seguenti considerazioni: In primo luogo si attenua di molto la responsabilità e la conseguente preoccupazione del commissariato per il difficiìe "Servizio, dandogli quel certo affidamento di buona esecuzione di esso, che può trovare una g iustificazione nell'esi· stanza d i precisi obblighi contrattuali assunti regolarmente da ditte rispettabili ed avvalorati da elevate cauzioni; e da tale affidamento gli amanti del quieto vivere e gli scettici in fatto di probabilità di una guerra ~ono facilmente indotti a non preoccuparsi troppo dello studio del difficile problema. - In secondo luogo si devono dare sin dal tempo di pace a semplici commerciant i, n on vincolati ad alcun ge· nere di riservatezza, indicazioni che per moti vi ovvii sar ebbe bello tacere. ·- In terzo luogo all'atto della mobilitazione le impres~. dovendo soddisfare ad obblighi determi· nati, possono diventare sul mercato le concorrenti, invece di e~sere le cooperatrici, del commissariato, che alla sul\. volta deve procedere ad ingenti acquisti per fare fronte ad eventuali mancanze delle imprese stesse, per impiantare il servizio normale di guerra e per non pochi altri bisogni. In ultimo, essendosi convenuto il pagamento delle somministrazioni sulla base dei prezzi delle mercuriali aumentato dì una percentuale di utile per le imprese, queste avranno tutto l'interesse a determinare (cosa facile) un artificioso rialzo dei prezzi delle mercuriali, pure effettuando i loro ' acquisti ai prezzi realmente correnti, così da realizzare indebiti guadagni. · Ci sembra quindi, che al sistema di im porre alle imprese : precisi obblighi di servizio si possa preferire quello di lasciarne al commissariato l'intera responsabilità, che è di naturale sua competenzl\., non disgiunta dalla libertà, che è insita. nell'attribuzione stessa del grave suo còmpito, di valersi degli impresari, dei loro subappalta.tori e rappresen-
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IL NUOVO REGOLAMEN'.CO
pJ<:R I SERVIZI DI CO MMISSARIATO IN GUERRA
tanti e dei loro mezzi nella misura, nella quale caso per .Cl.SO ciò risulti utile ed opportuno, a somiglianza di quanto praticherà a riguardo della cooperazione, che ,i nevitabilmente dovrà domandare agli altri commercianti, produttori, mediatori, ecc. Evidentemente nessun capo servizio di commissariato vorrà supporre neppure per un istante di potere far fro nte a tutti i bisogni de' suoi servizi senza rivolgersi agli intermediari ed ai mezzi offerti dal commercio, e nessuna ragione vi è perchè esso trascuri proprio quelli più idonei e cioè le imprese, sempre quando esso assuma la vera direzione e responsabilità del servizio e tenga a sè completamente subordinati i suoi agenti.
Il regolamento del 1881 prescriveva che i magazzini provvisori istituiti nella zona di radunata dovessero possibil mente avere sempre circa 10 razioni di viveri per la forza cui dovevano provvedere ; il nuovo regolamento invece fissa. in 15 razioni la clotazione ·iniziale dei magazzini provvi· sor i o speciali e precisa l'uso al quale sono destinate.
D)
V ET'fOYAGLI A.:MEN'l'O DURA.N1'E LE OP E R AZIO NI !1,(JLl'l'A.RI.
.
Il nuovo regolamento consacra il seguente criterio fo ndamenta.le: << Trarre p artilo dàlle- 1·iso,~se locali come se nulla « potesse giu,ngere degli stabilim enti ret1·ostanti e, d' altm « parte,assicurare i 1·ifo1·nimenti da te1·go come se ogni ri« sm·sa locale avesse assolutamente a mancare », poichè dei tre modi di vettovagliamento (risorse locali, affluenza d i vettovaglie ordinarie da tergo e viveri di riserva) « nessuno · « può bastare in tutte le circost anze da solo, e perciò si « dovr à ricorrere ad essi talvolta alternativamente e ta lvolta « contemporaneamen te ». Tale criterio r isponde alla « massima sancita.sia nelle opere « degli autori moderni più accreditati, sia dai r egolamenti « dei principali aut ori » (1).
Occorre, e ben vi provvede il regolamento, che si radichi in tutti gli ufficiali la convinzione che il servizio di vettovagliamento si attua con provvedimenti ed espedienti svariatissimi e che esso non è assolutamente suscettibile di una attuazione metodica ed uniforme, chè anzi il secreto del suo regolare funzionamento sta nel far convergere ordinatamente ad un unico fine i mezzi più disparati. È quindi necessario « il concorso e lo sforzo di tutti, sia del comando, sia degli « organi amministrativi. Perciò, mentre i comandanti delle « grandi unità mantengono i direttori e capi-ufficio dì com« missariato in grado di adempiere alla propria missione « col tenerli sempre informati. in tempo debito dei movi- . (( menti delle truppe, col concertare con essi le particolarità « dei rifornimenti giornalieri, e 0 01 facilitare l' a1·rivo dei << mezzi normali di vettovagliamento fino alle truppe stesse; •< i comandanti di corpo e di riparto hanno l'obbligo di agè« volare, in quanto è loro richiesto, l'alimentazione dei ri« spettivi uomini e quadrupedi in tutti i modi regolamen« tari di incetta e anche di provvede1·e d;i loro iniziativa, « quando la situazione non consenta il normale funziona« mento del servi:z.io di commissariato ». Gli aurei concetti, che qui abbiamo voluto trapiantare dal regolamento, devono costituire la base ed il punto di partenza di quella che chiameremo la educazione amministr·ativa delle truppe. E ci spieghiamo subito. Senza giungere alla esagerazione dei magazzini fissi del Lou vois (1), senza considerare, come fa l'Odier, « regola ammirabile, non meno consi« gliata dalla scienza che dall'umanità» quella « di subordi« nare i piani e le operazioni militari alle possibilità dell'aro« minist razione », nelle campagne di guerra combattute in Europa dal nostro etiercito si è sempre tenuto per sistema di massima quello dell'affluenza da tergo, che fu però imperfettamente organizzato e venne a.ttuato in modo poco armonizzante con lo svolgimento delle OJ?érazioni. Le truppe non {{) Vetlasi in pror,osilo un nostro cenno nr; lla llivist,.i milit1ire ilalia.1111- del JS99. Le risorse loca.ti del vettovagliamento .
(I) Huv. L1.f;. ;- Guida alto st.udio della logistica, voi. Il , pag . i37.
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erano abituate ad un regolare sfruttamento delle risorse locali e tanto meno all'impiego simultaneo di tutti i possibili mezzi di rifornimento, alla cooperazione con .gli organi amministrativi; ciò che contribuì molto (insieme ad altre cause, importantissima fra le quali il cattivo funzionamento dell'amministra.zione) ad imporre alle truppe frequenti e non lievi disagi. Si pensò quindi nel 1873 a riformare, fra l'altro, l'ordinamento dell'intendenza militare e dell'amministrazione con provvedimenti in parte ottimi €Id in parte molto d iscutibili; ma il vecchio concetto del funzionamento iu guerra dei servizi quasi esclusivamente attuato con mezzi regolamentari, uniformi e metodicamente impiegati trovò ancora la sua consacrazione nel regolamento di servizio in guerra del 1881. 'E neppure oggi si può dire molto diffusa nel nostro esercito l'idea, che un servizio, come quello del quale ci occupiamo, non sia suscettibile di una quotidiana· attuazione in base a norme precise, regolarmente ed uniformemente applicate; che i mezzi esecutivi stessi sieno suscettibili della più grande varietà; che larga sfera d'azione si debba lasciare all'iniziativa dei personali incaricati del servizio ed alle truppe; che queste debbano con grande facilità adattarsi alle sosti- · tuzioni di generi ed alle distribuzioni eseguite con metodi spicciativi; che i comandi e le truppe non possano disinteressarsi dal vettovagliamento per il fatto che ad appositi personali spetti di assicurarlo, ma che sia loro stretto dovere, imposto dalla necessità ineluttll.bile delle cose, di agevola.re in ogni modo la esecuzione del servizio. E se in altri tempi e sotto l'impero di ormai vieti pregiudizì poteva se:tnbrare un bel gesto quello di tagliare la strada ad un convoglio am· ministrativo, ad una mandria di buoi o ad una carrozzella del commissariato, oggi invece bisogna persuadersi che conviene non frapporre agli elementi clell'amministrazìone osta· colo alcuno, il quale non sia assolutamente imposto da ragioni superiori. Soltanto in tale modo si daranno al serv'izio la elasticità ti l'adattabilità alle più svariate ed impreviste contingenze di
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guerra, che sono assolutamente neces;arie, quandosi voglia evi- . tare il grave pericolo che le esigenze dell'amministrazione esercitino una sfavorevole influenza sulle operazioni militari. Gli elementi amministrativi quindi devono sentirsi intimamente legati alle truppe; queste li devono considerare come propri · organi vitali, il buon fendamento dei quali è condizione necessaria per esplicare l'azione militare in tutta la sua vigoria. . . . . Per ottenere questo risultato è necessario che 1 sam principi del miovo regolamento siano da tutti conosciuti ed· applicati in ogni evenienza..
E) INCETTA DELLE msonsE T,OCALI. - Fra i·modi d'incetta delle risorse locali_ disciplinati dal nuovo regolamento non vi sono le reqnisizioni, alle quali si sono sostituite le prestazioni dei comuni. La mancanza di regole particolareggiate per la difficile e delicata materia delle reguisizio_ni è _certamente un&. naturale conseguenza della mancanza d1 una legge, che consenta le requisizioni stesse sul territorio nazionale. Ciò peraltro non vieta di prevedere e regolamentizzare la esecuzione di requisizioni in territorio nemico in base alle norme sancite dalla relativa convenzione dell'Aja. Questo provvedimento sarebbe util~ all'istruzione del personale, che le requisizioni stesse dovrebbe eseguire. Una buona legge, che consenta le requisizioni anche in territorio nazionale in pace ed in guerra, è poi indispensabile, perchè nessun risultato pratico si può ripromettersi dalle pr~stazioni dei comuni regolate nel modo attuale, e perchè darebbe mod(;) di abituare i cittadini e le truppe all'attuazione dei vari sistemi di sfn;tttamento (1) nell'interesse comune. (!) Vedasi st1ll',1rgomento lo studio del tenente colonnello llAROCELLI: Requisizioni, nella Rivista mitiliire ilaliit11lt del 1895, et! i nostri studi: Le ~·,sorse toca./,i det vello· vagliamen/o e Reqitisizioni in tertilorio· nernico, nella Rivista 111.i/.itare ilal-iana riel t 899 e del 1901, r ispettivamen te.
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Ampliando e meglio precisando quanto era detto nel regolamento del 1881, quello ora pubblicato specifica quali truppe e servizì debbano vivere, di massima, colle risorse locali, e cioè : le di visioni di cavalleria e la ca vatleria di corpo d'armata in servizio di esplorazione; i distaccamenti ed i drappelli isolati; tutti gli altri elementi non inquadrati nei corpi d'armata (l) o nelle divisioni e quelli che, pure appartenendo alle ora dette grandi unità, si trovino isolati. Importante sopra ogni altro è la questione del vettovagliamento della cavalleria (2) ; essa però non può esser e convenientemente neppure accennata in questo breve riassunto, ma ha bisogno di largo svolgimento. Ci limitiamo a ricordare qui, che non è assicurato che le risorse locali possano dare sempre agli arditi e celeri cavalieri il vitto loro occorrente e che gravi difficoltà essi incontreranno quasi ogni giorno per il proprio rifornimento in fatto di pane. Si impone quindi uno studio diligente del problema, inteso a trarre profitto di quei rapidi mezzi di trasporto, (automobili leggiere a benzina) che la moderna meccanica va sempre pilì perfezionando e moltiplicando, e della cooperazione di reparti di ciclisti.
F) DISTRIBUZIONI DI VIVERI. - Ometteremo l'accenno ad altre innovazioni di minor conto relative al vettovagliamento ,e chiuderemo questa nostra rapida enumerazione per ricordare le seguenti d ue, che più interessano le truppe : l" La facoltà fatta alle sezioni sussistenze di distribuire i buoi a quarti o vivi e le altre derrate in blocco, ossia senza suddividerle per compagnie o battaglioni, salvo prestare aiuto (i) • Le colonne viveri nrelev:1no le razioni oecorrenti al loro personale presso il ma• gazzino avanzato dal qu:1le si riforniscono; in casi eccezionali ricorrono alle risorse ; locali,. (~) Vedasi in proposiLo nella Riuista di ccivaUeria del t 900-0i il nostro studio: I.a cavatlerili e ( l velfovaglia.mento dell'esercito .
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coi proprì mezzi ai_ corpi, che maggiormente ne avessero bisogno; . ·, . . 2° L'avvertenza che « m campagna n on e poss1b1le sta« bilire quali debbano essere i requisiti dei generi che si di« stribuiscono, giacchè si tratta di vettovaglie o avute da « tergo, o provvedute come meglio si sarà potuto colle in« cette locali; quindi la qualità delle derrate non può essere « giudicata cogli stessi criteri del tempo di ?ace )>, _e, pur~ essendo ammes,ii i reclami all'autorità superiore, « m nes« sun caso la distribuzione può essere rimandtta ». La facoltà di somministrar e le derrate in blocco ed i buoi a quarti o vivi è necessaria agli organi di distribuzione per potere speditamente disimpegnare il pro_prio ~ò~pito quan~o, per cause varie, abbiano poco t empo d:s?omb1l~, o, P,~c~z10nalmente, non abbiano a propria dispos1z10ne gh attrezzi necessari, o, specialmente, quando occorra consegnare alle truppe le derrate nei locali stessi, nei quali furono incettate. La detta facoltà risponde al concetto di una elastica attuazione del servizio, intesa ad assicurare con ogni ripiego la nutrizione delle truppe. L'avvertenza poi relativa ai criteri, che_si devono seguire nell'accettazione delle derrate, ed il divieto di rimandare la distribuzione hanno origine dal fatto, che sopratutto preme che il rifornimento delle vettovaglie alle truppe sia eseguito, affinchè queste risultino costantemente provvedu.te della prescritta quantità di viveri nell' inte~esse d~lla lo~o _mob_ilit~; hanno pure origine dal fatto, che 1 generi posti m d1stnbuzione appartengono all' amministrazione militare e sono stati incettati dagli organi competenti, ciò che, in massima affida che i generi stessi costituiscano quanto di meglio si è potuto approntare in quel dato giorno ed in quella data situazione delle truppe e dei servizi. Le nostre truppe, che di massima ricevono le derrate dai fornitori, sono abituate a diffidare di essi, e, quando ecce· zionalmente la distribuzione viene eseguita da magazzini militari, non sanno smettere sempre la sfavorevole prevenzione. È questo ano dei non pochi danni della gestione in-
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diretta ed occorre porvi rimedi?, almeno parziale, col far bene conoscere alle truppe la differenza che, anche rispetto al sistema di gestione, esiste tra il servizio di guerra e quello di pace.
G) SERVIZIO DELLA LEGNA. - · Il nuovo regolamento esonera di massima, molto opportunamente, il .commissariato · dal servizio di rifornimento della legna alle truppe. Riesce infatti molto più agevole · e più semplice la provvista · diretta per parte dei singoli corpi e reparti nelle vicinan ze dei rispettivi alloggiamenti.
Ii) SERvrzro VESTIAmo ED EQUIPAGGIA.MEN'ro. - Anche per questo servizio il ·nuovo regolam.'ento consiglia di-. 7alersi delle risorse locali in oggetti di biancheria e di calzatura . ' ogniqualvolta sia possibile e mediante acquisti diretti per parte dei corpi, pure considerando come sistema di massima il rifornimento da tergo.
PER I SERVIZI DI COMMISSARIATO IN GUERRA
che necessariamente per l' aumento enorme dei bisogni si deve sostituire alla uniformità dei mezzi regolamentari, servirà a O'arautire me()'lìo il buon funzionamento dei servizi in qual:iasi co~ting:nza, sia perchè anche i paesi più ricch~ si trovano ormai nella materiale impossibilità di provvedersi sin dal ·tempo di pace di t utti i mezzi di trasporto occorrenti per la guerra (ed il farlo costituirebbe un inutile sprec~ di denaro), sia perchè il territorio offre g(;lner.al_me~ t~ ~ez~1 di trasporto ben più rispondenti alle sue cond1z10m d1 v1ab1lìtà, che non siano quelli immagazzinati per qualsiasi guerra su qualsivoglia teatro di operazioni. Ed allo sfruttamento dei mezzi offerti dal continuo progredire del ciclismo, dell'automobilismo ed in genere della trazione meccanica dovrà in un prossimo avvenire sposarsi un radicale cambiamento di sistema sia nell'organizzazione, sia nell'attuazione dei servizi di commissariato. Dott: L . GnrT'1'I capitano com111issario.
*** IV. Conclusione. - Il nuovo regolamento per i serv1z1 di commissariato in guerra disciplina certamente nel ·miglior modo e con sani criteri l'impiego dei mezzi, che per il rifornimento delle vettovaglie, del vestiario e dell' equipaggiamento il nostro esercito avrebbe in guerra a sua dispo· sizìone; ma esso non può e non deve essere considerato che come una buona promessa di una migliore organizzazione di questi servizi, inquantochè prova che allo studio deì loro bisogni si attende con modernità e genialità di pensiero. Vi ~ infatti ragione di credere, che non debba essere lontano il giorno nel quale · vedremo largamente .usati presso l'esercito per il funzionamento dei servizi logistici tutti quei mezzi meccanici (bicicli, automobili, ferrovie portatili e si; mili), che il paese promette di offrire sempre più abbondanti e perfezionati. La varietà stessa dei mezzi d i requisizione,
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LE ALTRE· ARMI NELL'AVANSCOPERTA
In ques~o mc~~en.to in cui si sta rimaneggiando il Rego· lamento cli servizio in guerra - in base al quale si dovrann o poi ritoccare i regolamenti tattici delle varie armi _ non p~rmi inutile r_iprendere in esame una vecchia questione che direttamente s1 connette all'impiego della cavalleria in cam· pagna, ma che interessa e riguarda anche le altri armi in quanto si tratta appunto di vedere se e come queste aÌtre armi possano concorrere con la cavalleria nel servizio di avanscoperta. Di br~vemènte discorrere su tale quistione, del resto, avevo anche fatto prom:s~a i:1 un precedente mio scritto (1), al quale pertanto m1 riferisco per entrare subito in argomento, con la seguente proposizione: Di altre armi nell'avanscoperta sarebbe bene non ve ne fossero, perchè esse non fanno che menomare la velocità e mobilità della cavalleria, le caratteristiche cioè che rendono quest'arma essenzialmente idonea all'esplorazione lontana. Se non che, la cavalleria in avanscoperta può trovarsi di fronte a res_istenze che da sola non può superare e però, _pur sap~ndo d1 m~no_m are la sua attitùdine ai rapidi spostamenti, che cost1tmscono, per così d ire, una condizione. esssenziale alla riuscita dell'operazione che le è affidata, si suole associare ad essa qualche riparto d'artiglieria a cavallo. Ma ecco che, così facendo, si viene implicitamente a proclamare che la cavalleria in avanscoperta uon può bastare a sè stessa (2) ; e, ammessa la necessità di accoppiare ad
(O •La <luplicc funzione· clella cavalleria in ava:uscoperta. , J
- Rivista di cavalleria,
r,le-mas,p~ i 903. nifi!ENN&Ll,A. -
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LE ALTRE ARl\11 NELL'XVANSCOP.ERTA
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Studio comparativo fra i regolamenti di servizio in "Uerra dei prin0
cipali eserciti europei. .
essa riparti d'artiglieria a cavallo, si trova che sia anche opportuno aggregarle ripart,i organici di mitr~gliatri?i (1 ); che in talune circostanze possa essere couvemente d1 assegnarle riparti di fanteria (1); e, in definitiva, che per vincere le resistenze che da sola la cavalleria in avanscoperta non possa superare, l'armata debba talvolta farsi precedere .addirittura da un g rosso corpo di truppa (corpo d'armata o divisione) (2). Ma da che deriva questa disparità di vedute? Ecco se si chiama ovanscope1·ta qualunque operazione ' . . affidata alla cavalleria sul fronte delle armate, s1 capisce che sia utile aggiungere a quest'arma e mitragliatrici e riparti,. di fanteria e interi corpi di truppa. Ma se per avanscoperta s'intende - e qui r ipeto quanto ho detto nel precedente mio scritto - il servizio classico, pel q nale la ca valléria è detta l'occhio clell'esercito, allora si capisce puro che « per « essere informati a distanza della presenza, deìla forza e « della situazione del nemico » (3) s,irebbe opportuno spingere avanti molta cavalleria, ma sola cavalleria, nient'altro che cavalleria. -In realtà., molteplici sono le esigenze cui deve provvedere la cavalleria nel campo strategico, così che non di rado an-che la cavalleria incaricata dell'avanscoperta dovrà o contemporaneamente o successivamente attendere anche ad altri obbiettivi. Ma se non è sempre possibile, specie per chi non ha ca· valleria molto numerosa, e talvolta neppure necessario, di nettamente separare tutti i còmpiti che possono essere affidati alla c'.:l.valleria in modo che uno stesso reparto non -debba pensare a più d'uno di essi, pare tuttavia c~e no~ si possa a piacimento affidare questo o quell'altro d1 dett1 còmpiti alla cavalleria incaricat a dell'avanscoper ta, se il pro-
(i) 1strL1zione provvisor ia !H~r il Sérvizi,1 d i a,vanscopClrta (luglio i903). -
-di ca·valleria . (2) !'\onne generali per l' impi;!g,, tattico dello grand i unità di
(3) flego lamento di servizio in guerra. (i896>.
fspet/.orn' o
g1rnrra. 1903
LE Al,TRE ARMl );'ELL'AVANSCOPERTA
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1,E AL'L'RE AR,II NEL,1/XVANSCOPRRTA
cedimento che essi richiedono è in opposizione a quello ch'essa cavalleria deve seguire per raggiungere il suo scopo principale, che è quello di vedere e ,·i/eri-re. E così, che cavalleria in avanscoperta possa e debba talvolta provvedere anche alla. distruzione o riattamento di ferrovie e linee wlegrafiche, ad eseguire tolte, preoccupare momentaneamente punti di passaggio a traverso ostacoli, in attesa di corpi leggeri di fanteria che la seguono dappresso per questo scopo, sta bene, ma che detta cavalleria debba preoccuparsi, ad esempio, di impedire all'avversario di giungere sulle colonne ad essa retrostanti, occupando all'uopo posizioni atte ad opporre lunghe resistenze, pare di no, perchè così operando essa non_farebbe che rinunziar·e o ritardare l'adempimento del suo mandato, che è quello di cercare le masse di fanteria nemica e di segnalarle in tempo al comandante da cui dipende. 8 certo peraltro che anche limitandosi alla ricerca delle masse di fanteria nemica, la cavalleria in avanscoperta si troverà di fro nte a ùon poche difficoltà che da sola non potrebbe tutte superare. Ma, a questo riguardo, non basta sapere che le mitragliatrici, la fanterìa, ecc. sarebbero mezzi idonei a superare codeste difficoltà, per concludere che essi devono essere aggregati alla cavalleria in avanscoperta ; occorre anche vedere se ed in quale misura codeste armi potrebbero utilmente soccorrere la cavalleria in un'operazione rapida e lontana quale dev'essere appunto l'avanscoperta. Perchè si sa che, quante pit\ truppe delle a.Itre armi si trovassero con la cavalleria, tanto più facilm.ente questa potrebbe superare le resistenze che le impedissero di avanzare, ma con questo ragionamento si potrebbe giungere :fino a trovar utile di assegnare alla cavalleria in avanscoperta, un avamparco d'assedio, perchè con questo essa potrebbe superare anche la resistenza di un forte di sbarramento. Bisogna invece considerare se e come le truppa delle altre armi - utilissime senza dubbio sul luogo del bisogno possano giungere in tempo utile dove sarebbe necessario, o
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se, per poter esse concorrere nell'azi one della cavalleria, non obblighino questa ad attardarsi nell'adempimento del suo mandato per cui sia la cavalleria, in definitiva, che concorra all'azione delle armi sorelle, e non queste all'azione di quella. Quali sono allora i mezzi che si possono ragionevolmeute assegnare alla cavalleria in avanscoperta per metterla in grado di superare le resistenze che potrà. trovare sul suo cammino?Vediamo.
Artiglieria a cavallo e mitragliatrici. - Si afferma che la cavalleria in avanscoperta non può bastare a sè stessa perchè non cl i rado si trova a dover supei··are rliffic:ottà, cuntro le quali si logorerebbe inutilmente, ove non fosse soccorsa da altri elementi (1) ..... « Pel' vincere 1·esisten:::e che da sola la ca.valleria in avan« scoperta non possa super'.l.re, ..... l'armata si fa talvolta pre· « cedere da un grosso corpo di truppa, il quale costituisce« come un'avanguardia generale» ...... {2) Si tratterebbe dunque di supe1·a1·e difficoltà, di vincere ·resistenze, e lo scopo essenzialmente o[ensivo dell' avanscoperta questo effettivamente richiede. Se non che l'Istruzione provvisoria sul servizio di avanscoperta, così si esprime a riguardo dell'artiglieria a cavallo assegnata. alla cavalleria: « L'artiglieria a cavallo contribuisce ad accrescere la po· « tenza t attica del corpo in avanscoperta, e a dargli quindi « modo di ,7incere od opporre resistenze di cui la cavalleria, « da sola, non sarebbe capace, o che ad ogni modo non. « riuscirebbe a superare ». « Una brigata di batterie a cavallo è sutliciente per dar& « ad una divisione di cavalleria in avanscoperta la forza « offensiva e di 1·esislenza della quale abbisogna senza riuscire, '( d'inuombro alla sua azione ed ai suoi movimenti. » t:> (l ) P~x~n r,A - S1,11ùio ~o mparftlivo giil ci ta lo. (! ) Normo generali per l' impiPgo taurco ecc. gi:i cilalo.
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E nel suo studio, prima citato, il capitano Pennella, scrive: « .... La cavalleria in avanscoperta non di rado si t 1;ova a « ~ov~r superare difficoltà., contro le quali si logorerebbe « mut1lmente, ove non fosse soccorsa da altri elementi che « posseggono in maggior grado gli attributi della ,·esistenza ». ····: « Il principio che la cavalleria in ava,,nscoperta non « puo bastare a sè stessa, è stato implicatamente proclamato << da quando, in tutti gli eserciti, si è creduto necessario « conferire alle di.visioni ìndipenden(;i dell'arma, maO'O'ior . . bb « fior:::a eli resistenza, accoppiando ad essa riparti d' arti« glieria. a ca.vallo ». Ed ecco una prima contraddizione fra 111. premessa che la cavalleria in avanscoperta si troverà non di rado di f;on te a d ifficoltà che da sola non può superare, e la conseguenza, che occorra perciò darle_ l'appoggio di altri elementi che posseggano in maggior grado gli attributi della resisten.~a. E da tale contraddizione vengono spontanee le seguenti domande : L'artiglieria arma che colpisce essenzialmente da lontano, porta essa alla cavalleria una maggior forza di r esistenza '! o_ m~glio : la combinazione binaria cavalleria ed artiglieria rmmsce forse gli attributi della resistenza, se nè l'una nè l'altra d i queste armi può aggrapparsi al terreno come sarebbe necessario per esplicare codesta azione~ E in ?gni. caso, gli attributi della r esistenza, che implicano att_itudme a conservare, servono essi a supera.re, a vincere resistenze, che implicano l'idea di conquista ? _Non sarebbe però necessario di intrattenersi su tale ques~10ne, perchè la cavalleria in avanscoperta non ha bisogno d1 accrescere la sua. attitudine alla resistenza, ma di aumentare la sua forza offensiva con l'azione lontana, con una maggior forza dì dist?·u:::-ione, che serva a vincere le resistenze ohe da sola non potrebbe superare, e l'artiglieria a cavallo le dà tutto questo in misura sufficiente. ~a, . intra~ten~rsi sulla. questione è invece necessario perche gli_ attri?uti della resisten,Za per i quali si trova opportuno d1 aggiungere alla cavalleria in avanscoperta, riparti
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di artiglieria, sono parole che non esprimono soltanto in modo non molto preciso le caratteristiche dell'arma sorella in connubio colla cavalleria, ma possono determinare incertezza sul vero scopo dell'avanscoperta e sui mezzi più adatti a conseguirlo, in chi non si avveda cho per avanscoperta. si suole probabilmente intendere qualunque operazione affidata alla cavalleria sul fronte dell'armata. ~ valga il vero. L'istruzione provvisoria sul servizio di avanscoperta, a riguardo delle mitragliatrici così si esprime: < Sempre che sia possibile, è opportuno aggregare alla ca« va.lleria in avanscoperta. reparti organici di mitragliatrici ». « Il loro impiego pnò riuscire particolarmente efficace: « nell'attacco e nella difesa di località (boschi, villaggi, « strette, ponti, ecc.), negli inseguimenti e nelle ?'itirate ... ». E nello studio del capitano Pennella si legge: « Non a torto si sostiene da molti, ·e noi sosteniamo a « nostra volta, che le mitragliatrici possono costituire un po· 1< tente ausilio della cavalleria in avanscoperta. « Nelle azioni tattiche parziali - difesa e attacco di bo« schi, villaggi, strette, ponti - nelle 1·itirate, negli inse« guimenti, esse possono costituire un potente a.iuto per le « unità di cavalleria alle quali sono addette ». E a. questo punto pare si possa chiedere: Ma di quali inseguimenti e di quali ritirate intendete parlare? perchè - salvo che si tratti di una ritirata. attraverso una stretta, durante la quale la cavalleria trova certamente un ausilio anche nelle mitragliatrici, come lo trova, del resto, o forse più potente nell'artiglieria - nelle ritirate che si presenteranno pur necessarie in terreno aperto, sarebbe strano vedere della cavalleria, che può mettersi in salvo galopp~ndo, affidare la sua protezione a tardigrade mitragliere, com~ sarebbe curioso vedere quest'ultima a dorso di mulo (1) ga-
(I) Le mitragliatrici odierne possono es,ere trainate ed anche portate a dorso di mulo. - Il c.apilano Pennella ritiene con5iglia1Jile ìl secondo sistema.
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loppare al seguito della cavalle_r ia por inseguire quella avversaria.
« vengono adoper ate in tutte le manovre colle divisioni di
Pare quindi ragionevole pensare che qui siasi voluto accennare più che agli inseguimenti ed alle ritirate delÌa ca~alleri~ in avanscoper ta, a quelli che succedono a combatt1ment1 delle varie anni, come ad operazioni per le quali la ~av~lleria _è specialmente indicata e nelle guaii - trattandosi ~1 raggiungere o di trattenere truppe non d i sola cava1lena - possono utilmente impiegarsi oltre che i canrioni anche le non molto veloci mitragliere a dorso di mulo. ?el resto, l'impiego appropriato di un'arma è di per sè e:1dente, onde la necessità sentita d i r icordare, ncll' Istruzione p~ov~isoria succitata, in quali casi possono trovare efficace 1mp1ego le mitragliere, dimostra ·che nell'avanscoperta esse ci son messe per forza .' Sarebb_e anche da chièdere se dopo la cattiva prova fatta m Francia nella campagna del '70 e l'infausto esperì mento fatto da noi a. Dogali, sia proprio il caso di spezzare tante lance p~r l'a_dozione di queste d isgraziate mitrag liatrici. Ma, s1 capisco, - quasi tutti i principali eserciti europei han~o i~trodotto nella loro costituzione reparti organici a/ mati_ nmcamente di questo uon nuovo mezzo di guerra e noi, naturalmente, dobbiamo fare altreLtanto. E sia pure, perchè, infine, uon è mica questo che intendo cont_rastare. Doman~o so!tanto se, dopo aver relegato queste armi nelle opere d1 fort15cazione, e sulle navi da guerra _ c~me a un ben meritato riposo - sia proprio pel servizio d1 avanscoperta che si debbono r ichiamare in servizio attivo co~e~te 1:°~tragliere di infelice memoria? Ed è per un senso dt 1ntu1t1vo spavento oh'esse possano portare dis()'razia al!a nostra cavalleria e non per esperienza, che fatal~ente ~ 1 mauca, che scrivo esponendo il mio avviso contrario, fieramente avver:;o a.Il' uso delle mitragliere nell' avanscoperta.
_« La _Svizzera nelle ultime grandi manovre, ha impiegato, « in unione alla cavalleria, compagnie mitrao-!iatrici formate 0 « su 8 pezzi, 80 uomini e 103 cavalli.
« La Francia ha cost ituito 4 compagnie mitragliatrici, che « cavalleria. « In Ger mania fur ono costituiti 13 riparti di 6 mitra« gliatrici e 2 cassoni ognuno. Nelle manovre, insieme ai « riparti eiclisti, ed alle compagnie pionieri t,rasportate sn
« vetture, furono sempre messe al seguito delle divisioni di « cavalleria , e resero eccellenti servizi.
« In R ussia sono in esperimento. Fin dall 'aprile 1901
« venne ordinata la formazione di 5 compagnie di fanteria, « oanuna con una batteria di 8 mitragliatrici ». b
Queste le notizie' che ci offre il capitano Pennella, ma egli non ci fa sapere in quali servizi la cavalleria sia stata impiegata coll'ausilio delle mitragliatrici. Per quanto riguarda la Svizzera, si comprende come queste armi abbiano potuto essere impiegate colla cavalleria in ogni circostanza. La natura di quel paese toglie alla cavalleria le caratteristiche proprie ài quesf arma, che nulla perdo, quindi, anche accoppiando a sè mitragliatrici a dorso di mulo. Ma negli altri paesi, è proprio detto che i ripatti organici di mitragliere debbano seguire le divisioni di cavallel·ia in avanscoperta? Perchè non è mica questo l'unico còmpito che può essere affidato all'arma a cavallo. In Germania i riparti di mitragliatrici sono assegnati a determinati battaglioni di cacciatori o di fanteria, onde l'impiego loro con la cavalleria avvorrà nei casi in cui si eroderà aggiungere a questa anche riparti di fanteria. E nel· l'avanscoperta pare che la fanteria, come vedremo più innanzi, non trovi molto utile impiego. .lfa comunque facciano, del resto, gli oserciti di f'uori, e comunque si voglia fare da noi, non si può dimenticare che le doti essenziali per l'esplorazione lontana, sono la velocitiL e la mobilità, onde l'aggiungere alla cavalleria qualunque mezzo che dette qualità. non abbia, significa crtlare un impedimento alla sua azione ed ai s~1oi movimenti. Se la stessa artiglieria - come osserva il Pennella - costituisce, durante il periodo dell'esplorazione, un incomodo non
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indifferente per la cavalleria, quanto non potranno riuscire incomode le mitragliatrici, specie se portate a dorso di mulo? Ma, tant'è, quando si vuol dimostrare l'utilità di una cosa si trova che. tutto è facile per questa e tutto d ifficile pe; quella che s1 v uol sostituire. Così descrive infatti il Pennella il diverso modo di com· portarsi dell'artiglieria a cavallo e delle mitragliatrici: « L'azione tattica della cavalleria si svolge rapidissima« mente. L'artiglieria a cavallo la sorregge col suo fuoco, « essa_ t_ira lontano, è vero, ma deve prender posizione, met« tersi m batteria ed infine regolare il tiro contro· bersa« glio che muta posto con grande velocità. Tutto ciò, im« plicando perdita di tempo, rende certo meno prezioso di « quanto sarebbe desiderabile, il risultato dell'azione di quel« l'arma con_tro le masse di cavalleria avversaria ». _S! direbbe che tutto questo non occorra per le mitragliatnc1 perchè « pe_r la loro leggerezza, possono essere traspor· « tate a dorso d1 mulo; sono di facile impiego; richiedono, « ognuna, l'opera di pochi serventi per essere usate nel« l'azione. Purchè si voglia, possono essere anche trainate. « Ohe cosa si vuole d i più? » ~a se si tratta di soccorrere la cavalle~ia nella sna rapida azione da cavallo, non vedo ·come si possano preferire le mit.~aglia~rici _a!l.'artiglieria, quando questa può, durante i! periodo d avv1cmamento, prendere posizione e salutare da lungi l'avversario che s'avanza, mentre le mitràgliatrici, dovenà.o seguire la propr ia cavalleria fino a un migliaio o migliaio e mezzo· di metri dal nemico, non pvssono a quel punto fare altro che sparare nella schiena delle schiere amiche (1). (l i ~ La sola difficoltà, si può dire, che c,se pre,;e ntano nel tiro è dovuta alla loro • P~ec1s1one e alla radenza delle tra icttori~, le qua li esigono una esatlti misi.rn delle • clistanze del bersaglio allìnchò il buon puntamento sia usufruito e i col pi non va• dan o a pcr'.lers, .con molta e~attezza assai lontano dallo s,:opo. • Occor~o qutnd1 che ogn t mitragliera, o almeno ogn i coppia, se debbono fu nzionare • 111Hte, sia munita di un buon telemetro,. .Questo, che il capitauo d'artiglieria E~rico lllalvani - fautore anch' es·,o dell'im11icgo di m1tragl1ere 111 t1THone alla cavalleria - scriveva nel fascicolo di lugl io della Rivista di _cavalleria, b_astere bbe a dare un'idea di quale aiuto possono mai essere capaci cu· deste macchme 111 un fugace comllattimento di cavalleria.!
Se poi si tratta di attacco di boschi, villaggi, ecc. come possa riuscire più efficace il fuoco delle mitragliatrici, che sono poi dei fuc ili, in confronto di quello dei cannoni, contro nemico coperto o da folta alberatura o da muri, non riesco a capire . Sarà dunque nella difesa di dette località, specie quando si voglia contrastarne fino all' ultimo il possesso all'avversario, che potranno essere preferibili le mitragliatrici ai cannoni, perchè hanno in maggior grado di questi gli attributi della resistenza. Ma è precisamente q uesto che generalmente non occorre nell'avanscoperta. La cavalleria che ne è incaricata non ha che uno scopo: avanzare, avanzare sempre. Come l'acqua del torrente, rovina, travolge ciò che incontra per via, ma se trova un ostacolo, che non ceda al .suo primo urto impetuoso, lo gira; così la cavalleria in avan scoperta procede dritta e decisa· al suo scopo, tenta con azioni rapide di vincere le resistenze che le impediscono d i avanzare, ma dinanzi a difficoltà che richiederebbero gran tempo, cambia rotta e prosegue. Le mitraglière, infine, o.on sono che fucili, e per le mo. mentanee resistenze che possono occorrere alla cavalleria per una ritirata attraverso ad ostacoli o in altre simili circostanze, bastano anche i moschetti di cui essa d ispone. « Un superbo squadrone quando appieda, dice il Goltz, « non rappresenta che un mediocre riparto di fante.ria », e sarà anche vero, ma è un riparto ~he si trova sempre dove il bisogno riçhiede, mentre quelli di fanteria o le mitragliere a dorso di mulò si farebbero probabilmente aspettare. Se almeno le mitragliere fossero trainate! lVIa il capitano Pennella crede consigliabile l'altro sistema, pel caso si abbia in animo di impiegare la cavalleria anche nella guerra d i montagna. E qui si presenterebbe la necessità di una lunga digressione. Ma poche parole basteranno a lumeggiare il pensiero . Anche nella guerra di montagna, qualche squadrone, se si vuole, potrà trovare utile impiego. Strade rotabili sul fondo valle o buone carrareccia che consen tano alla caval{33 -
ANNO ~L\' lll.
L'IJ: AL'rRE ARMI Nl~LL'AVAXSC0l'l~R.TA
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leria di trarre partito dalla maggiore velocità eh' essa ha rispetto alle altre armi, possono suggerire di mandare qualche reparto di cavalleria a preoccupare punti specialmente importanti fino all'arrivo di truppe a pi,e di. Ma · anche in tal caso le mitragliere a dor;;o di mulo arriverebbero con la fanteria e non con la cavalleria. E allora? .M:a in ogni caso, è all'eccezionale impiego che se ne può fare al seguito di cavalleria in montagna 0he si vuol subor· dinare il sistema di trasporto per le mitragliere da assegnarsi alla nostra cavalleria. in avanscoperta·? Trainatele dunque, almeno, e, se credete, assegnatele pure alla cavalleria per gli inseguimenti, le ritirate, la difesa dei boschi e dei villaggi, ma 'non aggregatele alla cavalleria in avanscoperta. A questa cavalleria assegnate artig~eria a cavallo e poca anche di questa, .affinchè non vengano menomate le propriet.à caratteristiche dell'arma nostra, tanto necessarie al raggiangimento dello scopo che le è assegnato. E in coerenza a tale necessità occorre far voti perchè l'artiglieria a cavallo addetta alla cavalleria in avanscoperta v~nga alleggerita del suo parco, di questo pesante ingombro che non risponde ad un assoluto bisogno. Le batterie, fra avantreni e cassoni portano 146 colpi per pezzo. Quanti ne ·volete di più per un'operazione rapida quale dev'essere l'avanscoperta? . . Rimanga il parco coi servizi d'artiglieria di uno dei corpi d'armata retrostanti. L'artiO'lieria a cavallo, si dirà, come la cavalleria in avan· scoperta~ dovrà anch'essa partecipare alla battaglia,. di ct~i l'avanscoperta non è che il prologo, e il consumo d1 mumzioni sarà allora grandissimo . .Ma anche la distanza sarà allora diminuita e il parco avrà potuto raggiungere le proprie batterie o queste avra~no trovato modo di andarsi a rifornire prima del combattimento. Perchè solo le truppe che combattono aggrappandosi al terreno possono contare sul rifornimento di munizioni durante
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la battaglia, mentre le truppe a cavallo non credo che vi · possano fa.re alcun assegnamento. Il parco d'artiglieria assegnato alla Divisione di cavalleria azzurra, nelle grandi manovre del Veneto, potrebbe dire se e come potè seguirla nell'escursione fatta a nord di Conegliano, e quando abbia avnto occasione di rifornire le proprie batterie durante l' escursione stessa e durante la battaglia cui prese .parte anche la Divisione azzurra sulla destra del Piave. E'ANTE L'l.tA.. Il mw assunto a riguardo della fanteria è molto più facile. << Ad avversare il connubio della fanteria colla cavalleria « in avanscoperta - come avverte il capitano Pennella « esiste un motivo, il quale non ammette discussione: la « mobilità delle dne armi è così diversa, che non sarebbe « assolutame-c.te possibile sperare in un'azione di conserva « fra esse, senza · grande sacrificio, da parte della cavalleria, « della più spiccata sua· caratteristica 1>. Questo fatto spiega - soggiunge lo stesso Pennella perchè i regolamenti di servizio in guerra i quali p~ev~dono l'impiego della fanteria in unione alla cava.llena m avanscoperta, si diano cura di dettare speciali avvertenze, le quali hanno per effetto di limitare a singoli e determinati casi quell'impiego stesso. Tale e quale avviene per le mitragliere. Il reO'olamento italiano, ad esempio dice : « Quando ad un 0 « corpo in avanscoperta sia assegnato un riparto di fanteria; « questo, assicurando il possesso di alcuni punti specialmente ~ importanti a tergo della cavalleria, le può spesso dar mezzo « di operare con maggiore ardimento ». E la stessa istruzione provvisoria sul servizio di avanscoperta, dopo aver accennato che « in talune ~ircostan~e « può essere conveniente di assegnare al corpo d1 cavallena ~ in avanscoperta, riparti di fanteria », soggiunge, ripetendo parole del regolamento di servizio in guerra, che « in questo « caso !a cavalleria deve considerarsi siccome affatto indi-
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« pendente dalla fanteria, e non subordinare meuomamente ~< le proprie mosse alla minor velocità di questa ». . Potreb?es.i quindi ritenere risolta la questione, l'impiego d1 fanteria m avanscoperta essendo fatto in modo da non menomare per nulla la prezioza caratteristica dell'arma a cavallo. Ma non basta. Se la cavalleria àeve sempre considerarsi come affatto indip~n~ente dalla' fanteria che la segue in avanscoperta, può mai giovare che i ripar~i .di quest'arma siano assegnali alla cavalleria in esplorazione? Quale necessità. esiste di stabilire un legame fra loro ? Forse perchè il comandante della cavalleria possa disporne come meglio crede? Ma, tranne le prime disposizio~i di massima che può dare all'atto di prendere le mosse per l'avanscoperta, quali ordini può impartire il comandante della cavalleria a codesti, reparti se, « nella generalità dei casi - come dice il regolamento di « servizio in guerra - i punti da occuparsi dalla fanteria non « potranno essere che a gran distanza dietro la cavalleria »? « Le quali parole di significato molto preci;;o - scrive il « ~ennella - e tali che non potrebbero prestarsi ad opposte « mterpretazion i, ci dicono chiaramente come il regolamento « italiano ammetta che alcuni riparti di fanteria, occupando (< punti a grande distanza d ietro la cavalleria, possano con<< ferire a questa maggiore indipendenza ed ardimento, pos« sano, in altri termini, concorrere, insieme ad essa, a dare « sicurezza strategica alle armate retrostanti». La maggior indipendenza ed ardimento dunque, conferiti alla cavalleria in avanscoperta dall'occupazione di punti importanti sul tergo per parte di fanteria, derivano da ciò che questa fanteria viene ad alleggerire la cavalleria in avanscoperta dal còmpito di coprire - onde, sollevata tla questa preoccupazione, essa può liberamente attendere al suo mandato che è quello di vedere. Ma la scelta de.i punti da occuparsi dalla fanteria, per la sicurezza strategica delle armate più che ai bisogni della cavalleria che sta innanzi, deve rispondere alle esigenze delle trnppe che stanno dietro .
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E perchè, allora, codesti punti dovrebbero essere scelti dal comandante della cavalleria piuttosto che essere indicati dal comandante delle truppe retrostanti, in relazione ai suoi in· tendimenti, ai mutevoli bisogni delle sùe truppe, che non possono essere sempre noti al comandante dell'avam,coperta? E perchè questi riparti d i fanteria non vengono piuttosto assegnati alla cavalleria di coprimento, o, meglio, questa, se non dev'essere che una piccola aliquota, non viene assegnata a quelli? P erchè è d'uopo tener presente che neppure i reparti di fanteria che si dovessero assegnare alla cavalleria di coprimento, possono avere con questa quei stretti legami che sa-. rebbero necessari perchè il comandante della cavalleria possa loro impartire tutti gli ordini che l'andamento delle operazioni fosse per consigliare. Qualora il còmpito di codesti riparti non potesse esBere così ben definito fin dall'inizio, da non rendere più necessario l'intervento del comandante della cavalleria; quando, in altre parole, codesti riparti non potessero ottenere di prima in tenzione, per cosi. dire, lo scopo loro assegnato, essi debbono considerarsi perduti per l'azione della cavalleria. L e due armi infatti hanno modo diverso di combattere. La fanteria per coprire un dato obbiettivo deve interporsi fra l'obbiettivo stesso e l'avversario; la cavalleria, invece, meglio provvede, d'ordinario, a tale scopo, molestando la marcia del nemico con attacchi improvvisi sul fianco e da tergo. La cavalleria quindi ha bisogno di muoversi ed il suo comandante, se intende guidarla egli stesso, deve abbandonare la fanteria; se, invece, vuol essere in grado di regolare anche l'azione di questa, deve cedere ad altri il comando dell'arma a cavallo. Ma se ciò può essere ancora ammissibile per il comandante della cavalleria d i coprimento, non lo sarebbe per il comandante dell'avanscoperta. La cavalleria, insomma, arma ausiliaria della fan teria, può, con opportune direttive, · concorrere all'azione dell'arma sorella; ma la fanteria non può essere
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di ausilio alla cavalleria nelle operazioni proprie di questa arma. Da. tutto ciò emerge come i riparti di fanteria che si volesse mandare al seguito della cavalleria in avanscoperta, dovrebbero regolarsi secondo istruzioni del comandante delle truppe retrostanti a dipendere da questo. E i ciclisti? Questi sì, . possono effettivamente giovare alla cavalleria in avanscoperta, ma più che per i fucili o muschetti che possono rappresentare - che non mancano alla cavalleria per i cavalli dì acciaio dì cui dispongono, che loro permettono di percorrere senza sforzi le centinaia di chilometri, e rapidamente riconoscere località, assumere notizie, ,portare ordini od avvisi, collegare i varì riparti tra loro e la cavalleria in avanscoperta col comandante dell'armata. E perchè non potrebbero bastare i ciclisti - in numero adeguato s'intende - al servizio di avanscoperta? Essi, si diue, vanno dappertutto, è sarà vero, ma... al coperto dalle intemperie; perchè, se piove, i ciclisti stentano andare anche sulle strade, e se nevica non vanno neppure su quelle. E allora? · .M:a anche a parte questo, ciò che manca essenzialmente al ciclista è quel tale elemento morale per cui nel 1870 l'ulano diventa il cauchemar dei francesi, e nella fantasia del poeta il 1·iimor . di. cavalli accorrent,i tanto acaresce l'orr01· clei nottU?'ni silenzi.
gior valore quando si trattasse di mettere in rilievo l' inopportunità di aggiungere ad essa addirittura una divisione od un corpo d'armata. Ma, non è questo che occorre dimostrare perchè se gli stessi regolamenti ed istruzioni avvertono che la cavalleria deve considerarsi siccome affatto indipendente dai riparti di fanteria che in talune circostanze possono venirle assegnati, tanto più necessaria deve intendersi tale indipendenza quando trattisi di grossi corpi che per !a loro mole e pesantezza maggiorm~nte impedirebbero alla cavalleria di esplicare le sue attitudini. Si tratta piuttosto d'intenderci sulla portata delle parole: « per vincere le resistenze che da sola la cavalleria in avan« scoperta non possa superare......... l'armata talvolta si fa « precedere da un · grosso corpo di truppa »> e per ciò è necessario soffermarsi alquanto sulle premesse alle No1·me generali per l'impiego tattico nelle gTandi ,u nità di gue,·ra che quelle parole comprendono. « Nelle marce di un'armata - dicono le citate Premessi « le d,ifficoltà che questa iu0ontra per vivere e muovere l'obbli« gano in lontananza del nemico a prendere larga fronte ed « anche profondità ragguardevole in rapporto alle risorse ed (< alla viabilità dello scacchiere in cui opera. « In vic~nanza del nemico, invece, la fronte deve restrin« gersi a quella di schieramento e la profondità ridursi in « guisa che, in ~na giornata di combattimento, le varie co« !onne siano in grado di spiegarsi interamente e prender « parte all'azione. « Perohè possa eseguire in tempo queste mosse, l'armata « si fa precedere, a due o più, gio1·nate di marcia, da divi« sioni di cavalleria in avanscoperta, còropito delle quali è « d i cercara il contatto col nemico, riconoscerne le forze ,: « la dislocazione ed i movimenti, e riferirli al comandante ,{ dell'armata.. In tal modo questi potrà scegliere il luogo « dello scacchiere più adatto a concentrarvi l'armata per « incontrare il nemico in buone condizioni di tempo e di « terreno, ed avrà gli clementi per regolare conveniente« mente le proprie mosse ».
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Grossi corpi. E veniamo .fimJmen:te al gros.30 corpo di truppa (corpo d'àrmata o d ivisione) da e.mi l'armata si fa talvolta precedere « per . vincere le resistenze che da sola la cavalleria in avanscoperta non. possa surerare >> (l}. Le ragioni che scomigliano di assegnare al la cavalleria in avanscoperta riparti di fanteria, avrebbero anche rnag( t)
l'i orme gen eral i per I' impie6 o tatt iw ,Jclle grandi unit à di r; uer;.a.
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S i direbbe, da q~anto precede, che il tempo ritenuto necessario e sufficiente al concentramento dell'armata sia di due giornate almeno, tale essendo la distanza alla quale deve di massima spingersi la cavt1lleria in avanscoperta, che si sa come non possa da sola opporre resistenza tale da aumentare sensibilmente. il tempo necessario ad un nemico intraprendente per superare .quella distanza- e giungere sulle truppe che attendono a concentrarsi. Ma così non può essere, non potendosi prevedete tutte le difficoltà che l'armata pqò incontrare, e stabilire, quindi, a priori il tempo necessario al suo concentramento; mentre · poi il provvedimento di spingere avanti la cavalleria, quando pure bastassero due giornate, potrebbe talvolta non essere ugualmente sufficiente, perchè quest'arma può trovare resistenza che le impediscono di spingersi alla distanza desiderata e gnadagnare così lo spazio ed il tempo minimo sopra accennati. Ma - continuano le Nonae suddette - « per vincere le « resistenze che da sola la cavalleria non possa superare, per « trattene~·e un nemico intraprendente che colla sua azione « possa compromettere il concentramento dell'armata, questa « si fa talvolta precedere da un grosso corpo di truppa (corpo « d'armata o divisione) il quale costituisce come una avan« guardia generale, incaricata di manovrare e resistere fìnchè « l'armata sia. riunita laddove il suo comandante ha stabilito». Ora, queste disposizioni non implicano punto che legama debba crearsi fra la cavalleria in avanscoperta ed il corpo d'avang uardia che pur e ha una cavalleria sua propria, nel senso che essi debbano formare una cosa sola, perchè se questa avanguardia può eventualmente occorrere per vincere le r esistenze che da sola la cavalleria in avanscoperta non potrebbe superare, la sua cooperazione può e deve finire appena siano superate tali resistenze, anche perchè essa avan. guardia ha pure l'altro scopo, essenziale, di assicurare il concentramento dell' armat a, scopo che richiede procedimenti non sempre in armoma con quelli necessari per l'esplorazione lontana.
Per attraversare, ad esempio, una zona rhonta~a, la cavalleria può aver d'uopo ~i essere soccorsa da grossi reparti delle altre armi; son questi, anzi, che devono guadagnare ed ..assicurare a quella lo sbocco da detta 7.ona; ma, appena superata tale difficoltà, la cavalleria in avanscoperta deve riprendere la sua indipendenza. E quali sono, in fondo, le resistenze, a superare le quali, occorre ed è logicamente possibile impiegare un grosso corpo -di truppa a sostegno della cavalleria in avanscoperta? Perchè non basta mica dire : per superare ogni difficolt,à sarebbe opportuno mandare una divisione od un corpo d'armata al seguito della cavalleria. Occorre vedere se la divi·sione od il corpo d'armata possano giungere in tempo utile .dov'è necessario e se, giungendo opportuni per la cavalleria, non vengano poi a .trovarsi per proprio conto in difficili situazioni. Alla notizia che molte truppe tedesche si raccoglievano nei dintorni di Landau, il maresciallo Mac,JVIahon mandò per avanguardia sulla· Lauter una delle sue quattro divisioni (Douay Abele) e comandò la raccolta delle truppe del suo corpo d'armata a aord di Hagenau. Il generale Douay si pose col grosso della sua divisione a \Veissenburg (a, 35 km. circa da Hagenau) sulla Lauter, onde la divisione d'i cavll,lleria leggera che si allora aveva coperta l'Alsazia da quella parte, ,con una brigata a Seltz ed una a Sultz, spalleggiftt~ da due battaglioni della stessa divisione Douay, venne a trovarsi in seconda linea dietro questa divisione. Cosa sia successo a quell'avanguardia, il 4 agosto 1870, è noto. Le resistenze, dunque, che la cavalleria in avanscoperta può incontrare, vanno distinte in prevedibili e in non prevedibili. Sono prevedibili le resistenze che l'avversario può fare traendo partito da speciali cimdizioni del terreno (catena montana, ccrso d'acqua importante, od ostacoli d i aitra natnra che non si possono g irare). Imprevedibili quelle che il nemic.o può opporre dovunque, con le sue forze mobili, indipendentemente dal terreno.
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Ora, è evideute che a superare le prime resistenze sia. necessario e possibile il concorso di un grosso corpo di truppa non è invece possibile -tale concorso per superare le seconde. Il corpo di avanguardia non può materialmente seguire la cavalleria in modo da trovarsi dovunque il nemico pensi opporre serie resistenze. O sarebbe perfettamentè inutile affidare l'avanscoperta a truppa a cavallo se questa dovesse poi muove.rsi di conserva con le truppe a piedi. Che il corpo di avanguardia nçm possa, del resto, seguire dappertutto la cavalleria in avanscoperta deriva pure da quest'altro fatto . . Scopo di questa avanguardia, come si è accennato, è anche quello di « manovrare e resistere fiuchè l'armata sia riunita « là dove il suo comandante ha stabilito ». · Ora, non si può certamente precisare quanto tempo un corpo d'armata od una divisione possano resistere al nemico, dipendendo ciò dalle condizioni del terreno, dalla intraprendenza. e forza dell'avversario. Si ammette tuttavia che, nella peggiore delle ipotesi, essi possano resistere tutta una giornata anche contro forze molto superiori. Ma, senza neppure riferirsi all'ipotesi più sfavorevole che sarebbe però quella da considerare, è evidente che nell' interesse generale delle. operazioni non basta che l'avanguardia sappia guadagnare un certo tempo per il concentramento dell'armata; occorre altresì che al termine della resistenza che può opporre, e che ha un limite, essa avanguardia si trovi in condizione di essere . eventualmente sostenuta dalle truppe retrostanti . E tale condizione non potrebbe sempre avverarsi se l'avangnardia· seguisse dovunque la cavalleria che generalmente ha bisogno di spingersi anche molto lontano ed eventualmente divergere per operare sul fianco del nemico. Ed ora raccolgo le vele per concludere. La cavalleria incaricata dell'avanscoperta, di quel servizio ·cioè che risponde alla necessità di (( essere informati a di« stanza della · presenza, .della forza e della situazione del « nemico )), deve poter usare di tutta la sua mobilità che è
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appunto q uella che la rende specialmente idonea al servizio in questione. Sarebbe perciò desiderabile che essa potesseattendervi da sola, rna mancandole l'azione lontana ed i mezzi di distruzione necessari per supera,·e tutte le difficoltà, . per vincer·e tutte le resistenze che può incont rare per vià, è d'uopo aggiungerle qualche riparto di artiglieria a cavallo che di quei mezzi dispone. E per lo scopo che essa ha di mira questo sarebbe sufficiente. Sarà utile tuttavia assegnare alla cavalleria in avanscoperta riparti ciclisti. La somma mobilità di cui sono forniti, li rende preziosi nei molteplioi servizi che l'avanscoperta richiede. Ma non giova assegna1·e alla cavalleria in avanscoperta riparti di mitragliatrici, perchè mentre non servono ad accrescere i mezzi offensivi di cni essa abbisogna, riescono d'ingombro ,a lle sue azioni e dì impedimento ai suoi movimenti. Non gion poi assegna,·le riparti di fanteria, perchè se si ammette che debbano rimanere a grande distanza dalla cavalieria, per questa stessa ragione essi non possono agire che dietro istrnzioni del comandante delle truppe restrostanti, ai cui mutevoli bisogni, del resto, detti riparti provvedono, più che a quelli della cavalleria che sta avanti. E nessun legame deve neppure crearsi fra la cavalleria. in avanscoperta è il grosso corpo di truppa che eventnalmente occorresse spingere innanzi per vincere le r esistenze che cla sola essa cav?,lleria non potesse superare, se- non per quel tanto che momentaneamente occorra per superare ta li re · siste::ize. La cavalleria in avanscoperta, insomma, per potere approfittare della preziosa sua caratteristica, cbe sola può metterla in grado di adempiere al còmpito che le è affidato, non deve avere impedimenti nè legami ·. di sor ta, onde, li-
bertà ·va cer,:anclo che è si cara. Ma a tale scopo occorrerebbe ancora : 1° Alleggerire le divisioni d i cavalleria dal parco d'a.rtiglieria che, durante l'avanscoperta potrebbe restare coi parco d'artiglieria di uno dei c·or pi d'armata retrostanti;
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2° Provvedere le divisioni di cavalleria di un carreggio pm leggero, almeno iu par te, e sufficiente per formare due scaglioni: l'uno, adatto alle veloci andature per seguire la cavalleria in avanscoperta con gli oggetti dì assoluta necessità e per i bisogni quotidiani; l'altro, che dovrebbe restare col parco d'artiglieria su detto, per gli oggetti meno necessari, tra i quali, mi affretto avvertire, dovrebbero essere relegati i numerosi stampati e regolamenti delle dotazioni di cancelleria, che dnrantfl l'avanscoperta, del resto, no n si avrebbe nè occasione nè tempo dì adoprare o consultare. Il parco d'artiglieria ed il secondo scaglione careggio, rappresenterebbero come una riserva cui attingere di tanto in tanto, nei momenti di sosta delle operazioni o di i-accolta delle truppe, che non mancheranno certamente nel corso di una campagna. E con questi voti chiudo il mio, non più breve, d iscorso su le altre a1·mi nell'avanscoperta, esclusivamente rivolto a mettere in evidenza la necessità di rendere semplice il conèetto ed i mezzi di esecuzione dell'avanscoperta, perchè, come dì tutte le cose della guerra, solo quelle semplici hanno probabilità di riuscire. · Come chiusa finale del mio scritto però, desidero aggiungere una breve considerazione intorno ai regolamenti che trattano di questa materia. Il Regolamento di servizio d i guerra - come vuol il suo titolo -- deve contenere - tutte le disposizioni necessarie e sufficienti a regolare i vari servizi che le truppe sono chiamate a disimpegnare in campagna - e per ò esso comprende anche quello d'avanscoperta. ìv!a l'avanscoper ta, se vien considerata come un serv1z10, in quant o non è scopo a sè stessa, non cessa per questo di essere un'operazione di g uerra e come tale non può venir regolata con norme più o meno particolareggiate come si può fare pel servizio di sicurezza in· marcia, o in stazione, per le scorte e via dicendo. Sembrerebbe quindi che il {·egolamento di serv1z10 in ,guerra, per ciò che concerne l'avanscoperta, dovesse limitarsi
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ai criteri e alle norme generali direttive, mentre i particolari di esecur.ione - come quelli riguardanti le patluglie di . scoperta, gli squadroni esploranti, le dist.~nze fra i va:i elementi, ecc. - potrebbero t,rovar sede pm oppor tuna m apposita istruzione speciale dell'arma. Ciò risponderebbe anche al principio che se il concetto d'impiego della cavalleria spt3tta al comandante della grande unità cui la cavalleria è asse~nata, la condotta dell'operazione, invece, spetta al comandante della cavalleria, al quale dev'essere lasciata libera la scelta dei mezzi con cui ottenere lo scopo che gli è affidato . Per il servizio d'avanscoperta, in altri termini, il rego· lamento di servizio in guerra dovrebbe limitarsi ad accennare ciò che interessa a tutti di conoscere, e cioè: 1· lo scopo da raggiungere; i criteri generali d'impiego dell'arma a cavallo m tale servizio; 3° la necessità che il comandante della grande unità faccia conoscere a quello della cavalleria il concetto con cui intende operare oltre tutte quelle altre indicazioni che caso per caso crederà necessarie per indirizzare l'avanscoperta conforme ai suoi intendimenti; 4° le norme per regolare la corrispondenza tra il comandante la cavalleria ed il comandante delle truppe ret rostanti; 5• le prescrizioni relative al carreggio o al parco d'art iglieria d.urante l'avanscoperta; e le ~orme pei ri~ornimenti dal parco stesso e dal secondo scaglione carreggio; . 6·· il contecrno della cavalleria _una volta preso 11 contat to coll'avver:ario fino al momento in cui la fanteri_a vencrono a contatto tra loro. Suo concorso nella battaglia. 0 Secondo lo spirito d i queste norme sarebbe poi compilata una speciale istruzione sul servizio di avanscoperta, da annettersi ai recrolamenti speciali dell'arma e nella quale tro· o . . .. . , verebbero naturalmente posto le norme e le d1sposiz1on1 pm 0 meno particolareggiate riguardanti l' esecuzi one di tale :,:. 0 •
ser.zonA.
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E poichè olt re il ~ervizio d'avanscoperta altri còmpiti posson? essere . affi~a:1 alla cavalleria nel campo strategico ~er cui grandi umta dell'arma possono trovarsi ad agire 1Solat~ .- ?~l coprime_n to strategico, per il possesso di punti o pos1z1om 1mportant1 sul fronte o sui .fianchi, per eseo-uire tolte, e via dicendo - operazioni queste per le' quali : indicatissimo il concorso di truppe delle altri an~i, così sa·rebbe forse opportuno che nùlle Norme generali per l'impiego ta~tico delle grandi unità di guerra venisse fatto cenno anche d1 codeste operazioni affidate alle grandi unità di cavalleria, per fornire ai rispettivi comandanti i criterì fo~damentàli che devono guidarli nell'impiego tattico delle truppe loro affidate. E in queste Norme troverebbero allora sede op· P?r_tu~a l~ avv:'rtenze riguarda~ti l'impiego di riparti orgamc1 d1 mitragliatrici, di riparti di fanteria il'! unione alla cavalleria, avvertenze che ora figurano, ma che andrebbero soppresse, sia nel capitolo del Regolamento di servizio in guerra sia nell' Istruzione provvisoria riguardanti iJ servizio di avanscoperta. Bari, novembre H)03.
E. ì\fossoLIN tenent~ colonnello.
. SAGGIO DI COLTURA STORICO-GEOGRAFICA DI REOLU'l'E ITALIANE
INCHIES'rA DI UN UFFICIALE MEDICO .
Il .Joiwnal des Débats, in uno degli ultimi numeri dell'anno testè decorso (1), faceva rilevare la crassa ignoranza di gran parte della gioventù francese di 20 anni per quanto si riferisce alla storia ed alla geografia del proprio paese. Due capitani dell'esercito francese, uno di cavalleria, l'altro di fanteria, avevano rivolte, per iscritto, alcune elementari do· mande dì storia e di geografia alle reclute dell'ultima classe giunta sotto le armi, . ed i risultati erano stati dei più sconfortanti.· Chiesto a reclute dei dintorni d'Orléans cosa sapessero della celebre Pulcella, la metà .di esse mostrò di non averla mai sentita nominare, ·mentre due terzi nulla sapevano della guerra del 1870, guerra ricordata dovunque in Francia da statue e monumenti e che deve aver lasciata certamente una terribile impronta nella mente dei padri delle reclute esaminate. Parimenti.) avendo detti capitani, chiesto alle loro reclute, quale fosse il significato della festa nazionale del 14 luglio, tre quarti mostrarono di ignorarlo affatto. Quei giovani, considera melanconicamente il giornale predetto, avevano vista inalberare ogni anno la bandiera nazionale alla mai,·ie del loro villaggio senza darsi la menoma briga di sapere perchè venisse ésposto tal simbolo. Il giornale l'lll'ustrazione italiana, nel primo numero di quest'anno, riportando nella rubrica Noterelle un sunto del- . l'articolo in discorso, concludeva. con le seguenti parole: (l) J ou1·1ial ltes Debats,
n. 359, a11no 1901.
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SAGGIO DI COLTURA STORICO-GEOGIUFJCA
Sarebbe interessante /are uno studio simile su coscritti italiani. Capitano medico presso il 6° Reggimento Alpini, volli imitare i colleghi francesi rivolgendo in iscritto alcune semplici domande alle reclute della classe 1882 da poco giunte sotto le armi. Devo premettere che il "6° Reggimento Alpini, al pari degli altri sei che costituiscono tal corpo, è reclutato territorialmente, e leva il proprio contingente dalle zone montane delle due provincie di Vicenza e Verona. In tale regione, esclusivamente prealpina;dotata di larga viabilità, sono poche e piccole le localitit affatto segregate, mentre una numerosa. emigrazione temporanea (dall'aprile all'ottobre) composta della parte più giovane e valida della popolazione, emigrazione che sopratutto riversasi nell'Europa Centrale, pone questa in frequente contatto con genti fra le più progredite d'Europa. Il maggior contingente degli emigranti è dato da sterratori, minatori, carbonai, muratori, da gente che accudisce ai più duri lavori, sicchè nel contingente della classe 1882, coloro che avevano emigrato almeno una volta all'estero (volgarmente anela?· sui lavori), rappresentavano rispettivamente il 35 per cento per il contingente fornito dalla provincia di Vicenza ed il 27 per quello dato dalla ·provincia di Veron~ Aggiungasi che in tutta questa regione, l'istruzione element.are vi è diffusissima, applicando, i comuni, stretta.mente l'obbligatorietà imposta dalla legge. Essi, sobbarcandosi a spese non indifferenti, costrussero adatti edifizi scolastici, anche nelle contrade più remote, ed adottando orarii e periodi d'istruzione alle esigenze locali, fecero del loro meglio perchè le séuole fossero regòlarmente frequentate. Eppure ad onta di tutto questo ebbi a riscontrare il 25 per cento di analfabeti nei provenienti dalla provincia di Vicenza ed il 17 in quelli dati dalla provincia di · Verona. . Le mie ricerche essendosi estese su di un contingente quasi esclusivamente composto di contadini, di cui l'istru-
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zione non aveva, che in rari casi , superat~ le tre prim e classi loro rivolte. fossero e1e m entari, procurai che le domande ~ d della ·, massima semplicità, tali che si potesse loro nspon e~e _pn~ che con ricordi d'insegnamenti scolastici, oon le _cogmz1001 apprese nell'ordinario viver civile, limitate a tre d1 geografia e tre di stor ia. Per la geografia esse furono le seguen ti: 1° Q,ual'è la capitale d'Italia? . 20 Qnal'è la città più grande della Lombardia? 3° Qual'è il fiume più .grande d'Italia? E per la storia : . 1° Quale governo vi era nel vostro paese prima del governo che abbiamo ora? 2° Ohe cosa sapete sulla battaglia di Custoza? 3• Ohi era Garibaldi? Gli ~saminati furono 364, che sapevano leggere e scrivere, ed a ciascheduno venne presentato un modulo a st;ampa con le domande cui doveva rispondere. . S i procurò che l'esperimento fosse fatto con 1~ _massima serietà lasciando tutto il t empo e tutta la poss1b1le tranquillità agli esaminati, e ciò sotto la cortese guida _ e sor~ veglianza di ufficiali che gentilmente vollero coadmvarm1 nell'esperimento. . . ,. . , Alla prima domanda d1 geografia: Qual e l_a capitale d ~lalia ?.. .. su 364 esaminati, 50 non seppero rispondere o risposero a sproposito, vale a di:? il ~O ,per. ce~to. . . Alla seconda domanda: Qual e le, cilla principale di Lomba?·dia ?.... non sèppero adeguatamente rispondere 201 su 364 esaminati, vale a dire il 55 per cento, e ciò null'ost~nt~ la grande vicinanza con la regione sorella ed i contmm rapporti di ogni specie con la sua capitale. · . · Alla terza domanda: Qual'è il fiume più grande d'Italia? ... 180 non seppero nulla rispondere, alcuni citarono il Tev~~e, altri il patrio Adige, due perfino~ bibl~ui _Gi.orda~o e Nilo; fors e ricordi infan tili di rudimentali nozioni d1 stona s~cra. Ben 180 mostrarono di ignorare affatto il padre Eridano che scorre a poche decine di chilometri dalla lor patria. !3i -
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D I RECLUTE ITALI.A.NE
SA.GGIO DI COL'rUR A STORI00- G EOGKA.E'10A
Alla pri.rna d omanda di storia: Quale go1JeY'no v'era Hel vostro paese prima del governo attuale ?... , soltando 62 non seppero rispondere su 364 esaminati; gli altri con le frasi: l'Austria, l'Austriaco, il Tedesco, i Tedeschi, Francesco Giuseppe, mostrarono d'aver una chiara cognizione di quanto veniva loro richiesto. Parecchi a.ggiunsero p~rfino l' indicazione: fino al i86 6. Ciò che -fortunatamenta dinota come il triste ricordo della signoria straniera sia sempre vivo, non solo nelle masse cittadine, ma anche nelle giovani generazioni delle nostre plebi campagnuole. Men vivo invece è il ricordo della battaglia di Custoza. Alla domanda: Cosa sap ete della battaglia di Cusloza? ... , seppero rispondere q ualche cosa soltanto 98 c<iscritti, e questi quasi tutti oriundi della provincia di Verona dove trovasi Custoza e dove sorge l'ossario che collocato su quelle alture si può scorgere facilmente e da 1ung i, richiamando così l 'attenzione anche del più superficiale osservatore. Di Garibaldi, 99 mostrarono di non saper n ulla. La ma.ggior parte lo conos-ceva q uale valoroso generale, parecchi seppero anche indicare la spedizione dei Mille, in gener e l'aver egli guerreggiato _contro i Tedeschi. Altri crearono ;Re d'Italia il popolare Eroe, mentre u no alla domanda: C~ii e1·a Ga1·ibaldi ?... , r ispose ingenuamente: Un garibaldino! .... , ed un altro : Un uomo poco religioso. Concludendo: il 14 per cen to mostrò di non sapere esser Roma capi tale d'Italia ; il 55 per cento most!·ò di non sapere esser Milano la città principale di Lom~ardia ; il 49 per cento non seppe indicare il Po quale massimo dei fiumi italiani. Soltanto il 17 per cento mostrò di non aver nessuna cognizione del precedente governo austriaco, il 73 per cento ignorava fossero accadute due ba ttaglie a Custoza, ed il popolare Eroe dei due mondi e.r a scon osciuto al 20 per cento.
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T ale esperimento limitato al contingent e puramente mon· -tanaro e campagnuolo di due pr ovincie fra le più colte d' Italia, non può dare certamente un esatto concetto della coltura geografica e storica della recluta italiana. Precisamente perchè· limitato ad una zona ristretta di .reclutamento e ad u na sola classe sociale ·non ha e non può avere carattere· di generalità. Tuttavia anche ristretto in limiti tanto modesti dimostra ,come sia scarso il b.agaglio d'elementari c.ognizioni storiche -e geog rafi.che delle nostre popolazioni rurali; fatto dovuto sopratutto al n essun interessam~nto che il contadino in gene1;e ed il montanaro in ispecie dimostrano per quanto non ha stretta attinenza con i loro particolari int eressi o tu tt'àl più con gli interessi del loro villa-ggio. P erò tali risultat i confrontati con quelli riferiti d al Journal des Débatsci dimostrano come ignoranza per ignoranza questa sia meno profonda in Italia, quando si pensa che di fron te ai dt1e ter zi di francesi pei quali era lett era morta la guerra del 1870, soltanto il 17,03 per cento di Veneti ignorava che fino al 1866 l'Austria dominava nel loro paese. Le cognizioni di geografia e di storia patria impartite agli scolari delle elemen tari sono ben poca cosa, ~a suppongo che anche queste poche si cancellino completamente dalla mente del giovane g iunto ai vent'anni se ueUa lettura e nella ci vile convivenza non · trova modo di ricordare ciò che ha imparato e di aumentare il corredo delle sue cogmz10ni. Da. tale deficienza nell'educazione popolare, deficienza .che non credo esclusiva delle sole classi rurali, si potrebbero dedurre conclusioni e proposte la di cui enunciazione lascio a<l. altri, educator i di pr ofessione e competenti in materia.
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Dott. GIOVANNI B ERNucor capitano medico nel 6° r eggimento alpini .
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RASSEGNA MILITARE ESTERA
dividualità dei soldati, e di far capire ai comandanti di co _ pagnia e di plotone che devono fare da sè assai più che n m abbiano fatto finora, perchè quando il battaglione entra. ~n . 1n azione le compagnie sono molto sparse e il comandante d l battaglione perde su di esse ogni controllo. Ricordo che l'a:tacco di D_iamond Hill i soldati erano 'a 30 passi di in tervallo. . . Se . .s1 pensa che cosa avviene su una fronte di 100 uo_ mrn1, c1oe ~na compagnia, si vede che è impossibile al comandante della compagnia di far molto, e ora stiamo tentando di abituare i comandanti di compagnia a istruire i loro suba:l~~rni, sottufficiali e ca.pot·ali, n~lla vigilanza sui loro ~onum. Credo che questo sia uno dei capisaldi ::lell'istruzione del~a fanteria, unitamente a quello d'insegnare a spara~e meglio. Per_ ciò che riguarda l'artiglieria, non so che cosa s1 p~ssa fa~e di meglio che abituarla a separare e a nascondere 1 pezzi, e darle un armamento migliore cose entrambi all,;> quali stiamo attendendo». ' Queste stesse idee sono esposte più completamente e vivacemente da.ll'Hamilton, che è un convinto credente nella superiorità .della qualità sulla quantità . E gli combatte fieramente le idee della timida scuola dei teo1·ici, i quali sostengono che la lezione principale della. guerra siA, il vantaggio della difensiva. Disse l'H amilton: « Se l'esperienza della guerra nel Sud-Africa deve essere presa come guida, la grande fase del combattimento di bat,taglioue è destinata a sparire; e noi stiamo entrando in un periodo nel quale l'efficienza di un esercito dipenderà assai più dal morale e dalla perfetta istruzione dei sinO'oli in~iv~d~i ~he lo compongono, che non dal numero di questi rnd1v1clu1. Io credo che u n esercito composto di individui istruiti in modo da saper avvantaggiarsi del terreno e delle, meravigliose armi moderne, ciascuno dei quali sia· animato d~ un .m?r.al~ e da una consapevolezza tali, da farlo agire di sua 1mz1ativa, credo che questo esercito sgominerà e demolirà forze numericamente molto superiori, ma singolarmente meno efficienti. Naturalmente questo principio ha
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maggior valore per le regioni dove noi siamo abituati a fare la guerra, che non nelle regioni europee relativamente piccole e ristrette, e altamente civili. Dove il numero è limitato dalle difficoltà dei trasporti e degli approvvigionamdnti, è fol1ia mand.are soldati che non siano superlativamente buoni. In altre parole, mentre per il nostr0 esercito regolare la cosa più importante è di migliorare la qualità senza t roppo preoccuparsi del numero, il numero può avere ancora un certo vantaggio per la difesa della madre patria. Non si deve supporre che, col mio insistere sulla necessità di una istruzione e di una iniziativa individuale, io disconosca o non apprezzi la disciplina. La disciplina ci vuole; ma dev'essere di un ordine elevato. Scopo della nuova disciplina dev'essere quello di fissare bene in mente al soldato, che egli deve mettere in ope1·a tittte le sue fone pe1· eseg1tire ciò elle gli ha de tto un supe1·io1·e, che è lontano e che può anche esse1· mo1·to. Ad un mig lio dal nemico e in aperta campagna, non sarà più possibile all'aiutan te di ca,mpo di brigata galoppare da.I colonnello per portargli l'ordine scritto di eseo-nire un movimento; nè sarà possibile al colonnello mano darn il suo aiutante maggiore dal ca.pitano per dirgli di cambiare direzione o di rinforzare . .A un migliaio di yard da una posizione nemica il capitano non può più sperare <li influenzare tutta la sua compagnia con ordini o con l'esempio personale: e l'immagine di sciami cli cacciato1·i che scattano al comando di da1·e l'a.s.~alto ad mia po8izione, lo dobbimno coltiva1·e non -in mezzo a noi, ma f1·a i nostri p1·obabili nem:ici. Se un battaglione intero in apertf.L cam.pagna può arrivare a 500 yard da una ·posi~ione nemica, ha ±atto tutto ciò che poteva come unità combattente. Gli uomini largamente sparsi giaceranno in qualche piccola depressione, o saranno aggrappati a qualche troncone di argine, mentre una corrente di pallottole passerà sopra di essi. In qualche punto della linea tuttavia si troverà sicuramente il letto di un ruscello, o un fosso, o una piega impercettibile del terreno. che offi:irà un piccolo schermo per avanzare. Mezza clozzin~ di soldati possono trovarsi in questo punto della
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~inea. Se e~si avranno istruzione abbastanza per riconoscere vantaggi della loro posizione, e se sar3.B-l'l-O-..a.Hcm<ati dallo spirito della nuova disciplina, da iniziativa e da entusiasmo, si av~~z~ra.nno strisciando. Essi saranno seguiti dagli altri; e se s1 riesce a penetrare anche con pochi uomini nella. linea nemica, la potenza dello armamento moderno farà sì che il loro fuoco fiancheggiante sarà così efficace e demoralizzante. per il nemico, che la posizione sarà abbandonata subito, o che l'attenzione dei difensori sarà concenti'ata sui pochi intrusi, e un attacco generale su tutta la linea diventerà possibile. È evidente' che per fare questo ogni soldat.o deve esse~e convinto ~be tutti · i suoi compagni, che egli non vede e che possono essere nel racrO'io di alcune . r r. bb n:llg rn, i:anno come l ui e sono pronti a cogliere ogni occas1011e favorevole ; in alf..re parole, la· disciplina attiva, nel senso p iù elevato, consiste in una inalterabile confidenza che essa esiste · anche negli altri e che l'individuo non rischia la sua vita per nulla. Tutto ciò aumenta l'importanza dell'educazione disciplinare e dello spirito cli corpo. È ciò che, a mio credere, manca alla recluta. Conoscendo solo ~mperfettamente i suoi ufficiali e i suoi camerati, egli sarà mdotto, alla prima difficoltà., a coprirsi e r imanere immobile, perchè non è convinto che i suoi compagni faranno molto di più di quello che egli sta facendo, e non è per~uaso _che non facendo di .più tradisce i suoi comptLgni. È 11 fucile a ripetizione con la sua polvere senza fumo. la causa di que:ito sorprendente e imminente cambiama'nto nella tattica, che ho tentato di a,ccennare brev.emente. La moderna arma da fuoco è stata migliorata e perfezionata assai più rapidamente che non ·il soldato. Noi abbiamo bisogno di un esercito composto di uomini, sn ciascuno dei · quali possiamo contare che farà ]'uso migliore possibile del fucile più perfeziona,to e delicato che possa essere fabbricato. Ho sentito dire nel nostro esercito che non si può ~ndare più innanzi nei miglioramenti delle armi, perchè 11 soldato semplice non sarebbe capace di servirsi di simili n innoli. Questo significa mettere il carro davanti ai buoi, e 1
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si dovrebbe invece affermare altamente che il soldato dell'avvenire dovrà essere sufficientemente educato, da sapersi valere pienamente di tutto ciò che la scienza può fare per lu i. La dispersione, la copertura e l' int~lligente utilizzazione· del terreno, sono pure essenziali per il successo, tanto nell'attacco come nella difesa, e ciò esige un alto grado di individualità. Y'ha una timida scuola di teorici che si affatica a dimostrare come la difesa probabilmente avrà dei vantaggi sull'attacco. Se si condurranno gli attacchi come sono attualmente condotti in Europa, e come li abbiamo condotti anche noi finora, ciò è indubitatamente vero; ma., a mio credere' con un'abile condotta, l'attacco ha più gui:\dagnato che perduto nelle nuove eondizioni. Yi è molto più campo alla manovra, le fronti sono molto più estese; -sicchè è quasi sempre possibile prendere posizioni sui fian~ ,c hi o all'indietro, dalle quali si può dirigere un fuoco micidiale sulla linea della difesa, mentre piccoli repar ti trovano modo ·di éLvanzare e di appostarsi come prima ho detto. Le. diffi.coltà di stimare la forza del nemico o la direzione del suo fuoco, saranno di vantaggio ad un ardito e vigoroso generale che si spingerà innanzi e che avrà un buon servizio <li esploratori e di pattuglie. La difesa dovrà allora estendere la sua linea, e le opportunità di un intelligente concentramento tendente ad avviluppare un :fianco o a rompere il centro, sono largamente aumentate».
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Furono promossi a scelta: a) Al grado di tenente colonnello: Fanteria, pionieri e ferr ovieri-tele4 su 22 17 per cento. grafisti . CX) Cavalleria . 2 su 9 22 id. Artiglieria da campagna 1 su 4 25 id . Id. da fortezza. b) Al grado di maggiore : 3 per cent,o. 1 su 32 Fanteria 1 su 6 16 id. Cavalleria . 2 su 6 33 id. Artiglieria da campagna Id. da for tezza. (X) e) Al grado di capitano di 1a classe : I soli capitani di 2" classe già brevettati per lo sta.to maggiore o per lo stato maggiore del genio godono della promozione a scelta a capitano di 1a classe. Di essi ne furono promossi 16 e cioè: Fanteria. 13 nello stato magCavalleria giore. Artiglieria da campagna 3 nello stato ma,ggiore Fanteria. del genio. d) Al g rado di capitano di 2" classe : Fanteria 33 su 91 35 per cento. 6 su 19 ::!: 35 id. Cavalleria . Artiglieria da campagna 10 sn 29 34 id. Id. da fortezza. . 3 su 8 = 37 id. La media di perrnanem:a in ciascun grado nelle a.rmi combattenti è stat,a la seguente :
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AUSTRIA-UNGHERIA.
1904. - Rilevasi dai giornali austro-ungarici che le grandi manovre del 1904 avranno luogo in Boemia e precisamemte nella zona compresa fra Strakonitz e Protiwin (Ovest e Sud di Pisek). Il capo di st.ato maggiore dell'esercito Feldzengmeister von Beck ha già riconosciuto tale zona per stabilire le idee generali per lo svolgimento generico delle manovre. ' GRANDI ~A~OVRO: DEL
PROMOZIONI DEL 2° Sl~iYlESTRE ' 190~. - Come è noto, in Aust1:.i aUngheria le promozioni si fanno d ue volte all'anno, alla fine d i ap1:ile ed alla :fine di ottobre. È da notarsi. però che i bollettini delle promozioni non subiscono ritardi più o meno lunghi, ma vengono regola.rmente pubblicati colla data del 30 aprile e del 31 ottobre. Il n umero degli ufficiali promossi coll'ultimo bollettino è il seguente:
Ufficiali genemli. A Feldzeugmeister o generale di cavalleria: nessuno. · A tenente-maresciallo : 5 maggiori generali (con anzianità, maggio 1899). A maggior generale: 16 colonnelli (con ai:i.zia.nità giugno 1897). Nelle altre armi, corpi e servizi: e
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RASSEG)IA MILITARE ESTERA
C.\MBI ~I ~~AR:-IIGIOXF:. - Per la primavera del 1904 sono stati preannunziati 1 cambi di gnarni"fone. Come è noto pe. bbl' O · ·· f , r pu 1caz1on e .gia atta da questa Rivista (1) a datare dal 1900 b' d . · . . , ~ 1 cam 1 1 gu~'.·n1g1one nelPesercito austro-nngarico hanno luogo iu primavera anzi cli è dopo n lt1mate le grandi manovr e. Nol. corrente anno non si effett1'.a1.·ono ~ambi di guarnigione. Pel venturo anno i cambi di g uarn1g1one s1 possono cosi raggruppare; r ;" Cambi di reggiment.i di fan teria fra corpi d'armata diversi.
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Q~esti reggimenti però cambiando guarnigionfol lasciano nn balta~hone _alla sede del circolo d i reclutamento e dol quadro di battaglione d1 complemento (2). 2° Cambi di re01r0"'t·ment1· d'1 f:, t · 11 · an er1a ne o stesso corpo d'armata, :-.-. 1. 3° Cambi d i reggimen ti di cavalleria fra .corpi d'annata d.iversi, N . 7 (3). . 4° Cambi di ~aUaglioni stanziati nel territorio di occupazione clat1 da regg1mont1 diversi, ma appartenenti ad uno stesso corpo d'armat.a., X . 6. 5° ?ambi di battaglione nell'interno del reggimento, N . 5 . Sono battagbom stanziati nel territorio di occupazione che veno• f ,T l . . . 0 ono so s 1t,u 1 ~n a tn hattaghom dolk, stesso regg imento. I cambi sebbe ne 1·1 si· d · tanto di reggimento quanto di battao·lion" o , ., stema 1 recl.utamento dell'esercito austro-ungarico sia territoriale per ra"ioai politicho interne O pe r npar · t·ire equa-' sono effeUuat1 . . .o . mente 1 .vantaggi o 1 disagi d i alcune guarnigioni. Infatti l'anno venturo 1 cambi av~rerranno fra reagiment1· di· f:ante · .. o • ria resi·den t·1 a Brunn e .Buiapest con altri residenti a Sarajevo e 1\fostar (BosniaE rzegovrna.); fra reggimenti di fanteria residenti ad Innsbruck 0 Trento con altri residenti a Vienna e Praaa . fra rean-ime t 1· d. f · . -d o , bo n 1 an~ena. resi enti a Vienna ed altri 1·esiden1;i a Klat:tseubnt·n- e Uno·. 0 vVe~ssk1rchen; fra reggi men ti di cavalleria residonti in fulizia ed altn che si trovano in condizioni di guarnigione piii vantaggiose
(tJ Ve~.i ~ivist,.1 111'.titare italiana! fascicolo marzo
,tsn, pag. 524.
. (2) 11 circo lo d, rtlclutnmento e,t 1! <)uadro dl IJaltaglione di complcrnPnto (deposito)
maed~no nel_la stes~a ~ocalità e sono comandati dallo stesio ufliciale superiore e non muo,ono ne1 camb, d, guarnig,onP.. (3) li quadro ~i sqnatt1:011e di complemento, che risiede nel terri torio del co rpo d'armata dal quale 11 r,spett,vo roggimmto riceve il reclutamento nei cambi di guarni"ione non muove. ' · o
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sia per quanto riguarda la d islocazione del reggimento, sia per ragioni d'indole eco·nomica. I cambi di battaglione sono effettuati in massima parte fra l'interno dell:1 Monarchia ed il territorio di occupazione, e questi sono i più numerosi. Altri cambi avvengono nell' interno del territorio fra i battaglioni distaccati in D11Imazia. I cambi sono effettuati per via ordinaria se la distanza non supera. tre giornate di marcia, altrimenti per ferrovia. I cambi di guarnigione di reggimento che interessano corpi d'armata diversi sono ordinati dal Ministero della guerra comuue. Quelli di battaglione fra l'interno della Monarchia ed il territorio di occupa,zione sono proposti 11.l Minist,ero dai comandanti di corpo d'armata interessati.
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CIRCA H, :suovo CANNONE DA CA.Ml?AGNA. - Il Peste1· Lloyd, n. 261, in data 14 corren te pubblica quanto segue relativamente alla questione del nuovo cannone da campagna; « I lavori preparatori e gli esperimenti per l'adozione di un nuovo cannone da campagna a tiro rapido che xi eseguiscono da anni con la più g rande accuratezza, diligenza e competenza da apposita Commissione nominata dal Ministero della g uerra comune, hanno finalmente condotto ad un risultato definitivo e d i tale importanza, dal punto di vista della prontezzA. al combattimento e della pt'eparazione :i.Ha. guerra dell'esercito, che può senz'altro considerarsi come risolta la importante questione. Per qnanto s i riferisce al modello del cannone e delle munizioni è stato gia cla tempo scelto; ora s i è risolto il problema ancho relativamen te i1lLdfusto a deformazione (senza r inculo) e cosi la nuova bocca da fuoco è pronta nelle sue parti pii, importanti e principali. Riguardo al sottoaffusto la scelta oscilla bensì ancora tra quello rigido e quello rientrante nell'affusto (a cannocchiale), ma la sol uzione di questa questione non presenta alcuna difficoltà. Gli esperimenti che da molto tempo furono iniziati con svariati tipi di sottoaffusti condussero già quasi alla conclusione, ed è da ritenersi che anche quest'ultima questione di dettaglio verrà risolta nei primi mesi del venturo anno (1). (i ) D:i publilicaiioni più recenti ùi altri giornali p:1re invece che la questione <iol ranno ne da campagna non sD rà risolta neppuro il venturo anno, perchè, nel nuovo bllnncio della guerra, che sarà presentato alle Delegazioni il 15 corr., è stata stanziata una grossa somma per conlinuàrn gli esperimenti su più vasta scala.
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ÒASSEGNA M ~ ~TERA
Il modello scelto di cannone può venir r,ostruil;o sia in accia.io sia i n bronzo compresso. l?erò corre voce, che sarà preferito quest'ultimo materiale per motivi d'indole economica, non esistendo alcuna ragione in contrario dal punto di vista balistico, poichè le bocche da fuoco d i ~ronzo co~presso, in confronto di quelle d 'acciaio, posseggono certi vantaggi, che non le rendono inferiori a quest'ultime. Per il nuovo cannone da campagna è stato prescelto il sistema di affusto deformazione, che oggi senza alcun dubbio è reputato come il piLt moderno e come quello che meglio raggiunge 1o scopo. Il sopra.ffosto. è desti_nato a guidare il cannone nel r inculo. e contiene ~l congegno per frenare e rimandare il cannone in b~tteria j questo congegno si compone di un freno idraulico e di un repulsore a molla. r.dettagli di costruzione. del 'lluovo canuone da campagna sono, come ben si capisce, tenuti segreti; si può però fin da ora affermare che la grande diligenza ed il lavoro, che vennero impiegati per la creazione di esso, sono grandemente ricompensati e che l' impe?·o a·usfro-ungarico avrà nell'avvenire im cannone dei campagna, il qual1; sotto ogni riguardo 1'i.çponde nel miglior 1noclo a tutte le presenti esigenze tecniche, tattiche e balistiche>>.
RASSEGNA MI L I TARE E STERA
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<li 4500 uomm1 nel contingente annuo di reclute nella Landwehr -cisleita.na gni reggimento di cavalleria alla chiamata delle r eclute del corrente anno, avvenuta ai primi d i ottobre, ha r icevuto un .aumento di 70 uomini e 70 cavalli. Finora l'organico di pace cli truppa. di uno squadrone da campo di cavalleria della La.ndwehr cis leitana era d i 42 43 uomini e 35 36 cavalli. Con ta.le aumento sarà porta.to a 53-54 uomini e 45-46 cavalli . I cavalli occorrenti sono stati presi da quelli in uso ai privati, che alla fine del periodo delle manovre furono trattenuti sott o le armi (1). Colla circostanza in -0gni squadrone furon~ creati due ca.pi pattuglia (Patruillenfuhrer) grado corrispondente a quello di appuntato (Gefreite) nella fanteria. Il soldato per essere nominato 02.po pattugli a deve avere ottima .éondotta, montar beùe a cavallo, condurre bene nna pattuglia, saper disimpegnare il servizio di staffetta ed essere giudicato idoneo.a d ivenire sottufficiale (2).
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GERMANIA.
P IW]l(OZIONI E MOVIMENTI NEGLI ALTI GRADI Dl•:LI} ESERCl'.1'.'0 VARO DELL' IN0R00IATOl1E
« SAN GIORGIO » (GIÀ « E»), - L' 8
dicembre è stato varato in Pola l'incrociatore « E» cui fo posto il nome d1 San Giorgio, facendo un'eccezione alle consuetudini :fin qui seguite di imporre alle nuove navi i l nome di un membro della casa imperiale. QL1esto incro0iatore ha una luughezza. di 110 m., una. larghezza di 19,50 e un d islocamento d i 7300 tonnellate, 13 000 cavalli a vapore d i forna ed una velocità di 18 miglia all'~r~. È armato con 20 cannoni; 2 di grosso calibro, 10 di medio e 20 di piccolo. Quando sarà allestito completamente formerà divisione con gli incrociatori Imperatore Carlo VI e Imperatrice e Règina 1vlaria Teresa, i quali però non sono di tipo omogeneo a quello del San Giorgio. Come fu già accen nato in occasione del recente varo della corazzata A1:cid'uca Carlo, l'Austria-Ungheria nel 1905 potrà disporre di 3 divisioni di navi da battaglia ciascnua di tipo omoge· neo e d1 due d ivisioni d i incrociatori, tutte ·na-•i moderne. Au:o.IE;,.'.l'O DI J.:FFETTIVI . NELLA CAVALLERIA DELLA. LANDWEBR OISLEl'.l'A,NA ~ ORE.AZIOÌ;'E DI DUE CAPI PA.TTUGLIA (PA'1'RUILLE NFUHRER) PER OGNI SQUADRONE. -
In seguito al concesso a umento
Promoss{ ci tenenti generali . (de•Creto 28 ott obre c. a..): :i\faggior generale Frhr von Ha1·th :1,u Hm·mating capo dello Stato 1nagg10re dell'esercito bava,rese. von Scliacky auf Schonf('ld comandan te Mao·g·ior generale Frhr ::, ~ ' del presidio di Monaco. Maggior generale Gronaii già comandante della 2a brigata artiglieria da campagna, nominato comandante della 1a divisione {Konigsberg i. Pr. decreto 29 ottobre c. a.),.. ~[ao·o'ioi: ob oo·enerale conte E<:kl!?'echt von Diirckheim-1VI0ntmartin già. comandante della 12" brigata fanteria bavarese, nominato co<GERMANICO E NJ•:LLA MARINA. -
(t) Nell'esercito austro-ungarico allo sco po di aver disponìbHi fin dal tempo di f)acè un numero considerevole di.cava lli senza gravare il b1lanc10, e stab11lto che un cert-0 numero di cavalli Ilei reggi menti di cavai lcria dell'esercito comune, delle due Land· wet,ren dei ti rator i a cavall o de l Tiro lo o del Voralberg e doi ti ratori dalmati a cavallo 1~an mano cho sono istrlliti vengano concessi in uso ai pri,'ati, i quali debbono mant~ne!'li se ne possono sen'ire pei loro usi, ma han no l'obbligo di restituirli in buono st3 t~ all'epoca delle manovre o 2'> ore dooo indetta la mobili taziooe. (2) Nell'esercito a11stro-ungarìco il grado di caporale è compreso nella categoria dei so ttuflì ci,tli.
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RASSEGXA MILITA.RE ESTERA
RASSEGNA MILITARE ESTERA
m11,n<lante della 4n divisione bavarese Wi.irzburg. (Decreto 28 ottobre c. a.).
Pei· q uanto ha r ipo rtnto la « Reinisch-vVestfalisch-Zeitung » ogni reggimento a l\Ietz riceve quest'anno circa 500 reclute lorenesi; dimodochè altrettante reclut,e della Westfalia e della Provincia renana restano a far servizio nelle loro province.
, , Promossi <t generali di fanteria (decreto 14 novembre c. a.):
lenente generale von llitgo comandante il XIII corpo d'armat:i. (Stuttgart). 'renente generale von Brcmschwerg comandante il XVII corpo d'armata (Danzig). T_enente generale von Ilu.r70 ispettore degli istituti di educazione ed 1struzione militare (Berlino). Tenente genet·ale Ritter Hentschet von Gilgenlteimb comandante del XV corpo d'armata (Strassburg). .Promos~i ad. ammfra,qli (decreto 14 novembre c. a. ) : V1ce-amm1ragho Frhr von Sendcn-Ribrnu aiutante n·enera.le di ~- Maestà l'Imperatore e Re e Capo di gabinetto di i:arina con' trnuando nella carica di aiutante genera.le di Sua Maestà. Vice-ammiraglio B cndem.ann già comandato in sostituzione dell'ammiraglio 1'/wmscn quale capo della stazione di marina del mar d~l. Nord durante la licenza. di 3 mesi di quest'ultimo, r esta defimt1vamente nominato c.'l.po di detta stazione di marina. etario di Vice-ammiraglio von Tirpitz ministro di Stato e seo-r 0 Stato per la marina, continuando nell'attuale carica. Nomine (decreto 29 ottobre c. a.) : Generale di cava!leria von 1liassow comandante il IX corpo d'armata (Al tona) nomrnato presidente del tribunale militare dell'impero (Berlino) in sostituzione del generale di fanteria Frhr vou Gemmingen morto a Berlino il :.J3 ottobre c. a. Tenente generale Bock u. Polach comandante della 1 a divisione (Konigsberg i . Pr.) incaricato del comando del IX corpo d'annata (Altona). ·
Collocamento a disp~.~izione con pensione: Con decreto del 14 novembre c. a. l'ammiraglio T!wmscn è stato collocato, in seguito a sua domanda, a disposizione con pensione. ALLARGA Ml>;NTO DEL SIS'.l'EMA DI ltE CLUTAME.NTO REGIO:'iAJ,E IN
I reggimenti di fanteria della Lorena, i quali finora hanno tratto 1n gran parte il loro contingente annuale dalla Westfalia e dalla. Provincia r enana., incorporano quest'anno per la prima volta le reclute della Lorena, le quali erano state finora assegnate a reggimenti di sede nel Nord della Germania. GER llANIA. -:
CAMBIO DI COPRIOà.PO l' Im OLI UOMINI Di TRUPP.A. DEL TREN O.
Con decreto imperiale del 24 ottobre c. a. è sostituito al copricapo T.~chako degli uomini di trnppa del treno, l'Elmo di fanteria. In parata. i reparti del treno app:irtenenti al corpo della guardia porteranno con esso il pennacchi o bianco, gli altri il pennacchio nero. Que::ita sostituzione d i copricapo avverrà gradualmente. G R.A~DI MANOVR E D1PEnI ALI IN GEmIANIA PER IL 1904. _:_ I giornali tecleschi hanno già annunciato, che le grandi manovre imperiali in Germania per il 1904 avranno luogo nel :i\Iecklemburg e vi prenderanno parte solo dne corpi d'annata. Nuo v.A. ST.\ZIONE Dl )l,\ IUNA NEL MAR B ALTICO . Secondo il giornale setI,imanale Ueberall, fascicolo 5° annata 1903-04 di Berlino, sarà probabilmen te formata nel prossimo anno, in seguito all'approvazione del Reichstag, una stazione di marina a Sonde1·b1wg nell'isola di Alsrm nel mar Baltico. Con questa ,nuova formazione le sta:,;ioni di ma.rina nel Baltico saranno le quattro seguenti : Kiel, Drmzi,9, Fle11.sb11rg e S0nde1·burg. Là nuova stazione sarà. utilizzata dalle 11avi-sct10Ja e dalla naveespel'imenti di artiglieria « l!'reya » per le loro esercitazioni. Queste navi non possono attualmeu·te t rovare nelle acque di Kiel alcun posto adatto per le loro esercitaziont e per trovarlo sono costrette a compi.ere un lungo via.ggio portandosi sotto l'isola di Alsen; dalla stazione di S0nderb1wg invece potranno raggiungere in breve tempo questo campo di esercitazioni. È poi di speciale importanza per q11esta nuova Sta.zione, che perfino le grosse navi, con imme1·sione di più di 5 metri, possono tra.nsitare lo stretto fra la terra ferma e l'isola di A.lsen. La nuova stazione darà ancoraggio, oltre al grande incrociatore « Freya », alla. cannoniera corazzata B1·mnmer ed alle navi-scuola ~1Iars, Carola, Olga., Ulan ed. Hay.
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A!i:'iO XLVIII .
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INGHILTERRA. NOMI NA D'UNA CO MMISSIONE PER IL RIOIWINA ~fENTO OEL l\:Ir-
(dal Times dtl 7 novembre). - Il primo ministro, con l'a.pprovazione del Re e col parern favorevole del ministro della g uerra, ba nominato una Commissione incaricata. <li stud iltre ltt creazione d'un Consiglio al Ministero della guerra. La Commissione e composta. da. : Viscoute Esher, presidente, Ammiraglio sir John Fisber, Colonnello sir George 8ydenham Clarke. È da ritenersi che lord Roberts, non solo sia contento che si add ivenga alla creazione del Consiglio, ma che darit alla Commissione valido aiuto con la s ua esperienza. Dei tre membri d i questa Commissiono, lord Esher rappresenta l'elemento ci vile; ha molta conoscem.a di uffici governativi ed ò convint;o della necessità d'introdurre modificazioni nella organizzazione del l\iinistoro della g uerra o in t utte le qnestioni inerenti. L'importanza della sua nomina nell'attuale Commis~ione appare in modo speciale da una nota che egli, come membro, appose in calce al rapporto della Commissioue d'inchiesta sulla g uerra sud-africana. In tale nota accennava alla creazione di un Consiglio, e sembra che anzi tale nota sia stata la causa virtuale della nomina della att;uale C~mmissione. Tale nota dice : << Allo scopo di assicurare la coordinazione tra i vari rami del l\linistero della guerr a e di rafforzare la posizione del ministro, il solo rimedio sembra che sia l'istituzione di un Consiglio sulle basi di quello dell'Ammiragliato. N otisi, in proposito, che l'amminist.razione presieduta da un Consiglio ha dat,o prove di buon successo in tutte le g randi imprese commerciali, nel Governo dell'India, uell'Ammir:1gliato, e - se si può chiamar Consiglio il Gabinetto - nel governo del Regno. Dne importanti e riposto cause hanno contribuito al successo : anzitutto, che la discussione in Consiglio è il miglior mezzo d'ottenere la retta soluzione dei problemi difficili; secondaria.mento che un appello collettivo allo opinioni esterne, sia del Tesoro, del Parlamento o del pubbljco, è di maggior peso che non l'opinione o le argomenta.zioni cli 1111 uomo solo, per quanto dotato d' ingegno o di capacità . NfS'l'ERO o~:LLA GUERRA
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« Il Consiglio dell'Ammiragliato ha spesso fatto miglior figura in -paragone col Ministero della guena, e ciò non perchè i marinai siano ammini:;tratori migliori dei ~oldati, nè perchè la scelta del Primo Lord dell'Ammiragliato sia s tata sempre mig liore di quolla ,del ministro della guerra. Si aggiunga che i l Consiglio dell'Ammiragliato, quando ha fatto appello ai cancellieri del Tesoro e al .Parlamento, ha avuto rirrnlé,ati maggiori che non il ministro o.ella guerra e, per quanto ciò sia dovuto in par te ai maggiori bisogni riconosci11ti alla marina, non e questa la. sola ragione della maggior facilità con cui ha, ottenuto così larga par te di fond i pubblh:i; la vera ragione si è che, oltre ai' danaro, si ò sempre assi-curata in più !l.lto grado la pubblica opinione. « Di fronte a tali fatti si può con sicurezza affannare che la solidi.tà dell'Amministrazione dell'Ammiragliato r isulta dal sistema -col qu[l,le il Primo Lord tratta tntte le questioni navali insieme .ai suoi principali consiglieri, discutendole in Consiglio, ed e così in grado di present.ar si al Tesoro, al Gabinetto, a,l Parlamento, forte del sostegno di un'opinionC\ emanata da tecnici » . Lord Esher vorrebbe che il Consiglio del l\[ini:;tero della guerra fos:;e costituito dal ministro, dell'aiutante-generale, dal quartiermastro-generale, dal direttor e generale dell' Oi·clnance, dal clirettoreÙ'enerale dol servizio-informazioni, dal segretario-finanziario, dal e sotto segretal"io parla.men taro e dal sotto-segretario di stato per la g uerra. Non propose il coma.ndante in capo perchè ritiene la carica un'anomalia e la vorrobbo aboli ta. Egli riassume le sue proposto in : 1° Riordinamento del Consiglio del Ministero della guerra, <lefinendone piLL esplicitamente lo funzio ni come organo consultivo -ed esecutivo, presieduto dal ministr o, al quale spetta la responsabilita finale davanti al Parla.monto; 2° Deceutramento interno del Ministero stesso, riordinandone .gli utlici 0 ponendoli A,lla dipendenza doi rispet tivi membri del ,Consiglio, previa abolizione dell'attnale sistema di controllo; 3° Abolizione della carica di comandante in capo e istituzione di un ufficiale generale comandante dell'esercito, responsabile verso il ministro della efficienza delle forze militari. La marina è rappresontata. nella Commissione dall'ammiraglio sir John ]'ishor, comandante in capo a Portsmout.h, a nessuno secondo per esperieru::a amministrativa e pratica. Ha successivamente 'retto quasi tutti gli uffici più importanti inerenti alla or-
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ganizzazione della· marina, navigante o ·a t erra; ha comanda to le principali flo tte inglesi all'estero; è stato al foocò innanzi al nemico, ed è stato due volte lord commissario del Consiglio dell'Ammiragliato. Ha sol tanto recentemente lasciato l'ufficio d i secondo lord del Mare (Seconcl Sea Lord), che è quello dell'ufficia.le incaricato dell'educazione ed istruzione degli ffic iali e ma.rinai: ·ed è appunto mentre era in carica che fo i~trodotto il u uovo si~tema., il qua.le, quando sarà cornpleta.ment,e a ttuato, rimodernerà in tntt~ il persona.le navale, portandolo a pari delle nuove condizioni cha i progressi scientifici hanno introdotto nel materiale. L'esercito è rappresentato dal colonnello sir George Sydenham Clarke, governatore dello Stato di Vittoria ( Coimrwnwealth australiano) dal 1901. È un'autorità riconosciuta in materi.a d'ordinamento del Ministero della g uerra: come segretario della Commissione sull'amministrazione dell' A1·my and Navy nel 1888 e del comitato della d ifesa coloniale nel 1893, ebbe una ra.ra opportunità d'acquistare conosc&nza in causa, e ne trasse profitto. Aggiungasi che nuova esperienza gli venne dall'essere anche stato membro del comitato d'inchiesta sull'organizzazione del Ministero della ,gue.rra. nell'inverno 1900-01. ·È un ufficiaJe che goàe un'aHa stima nell'opinione pubblica per la sua conoscenza in materia arnminist,rativa militare.
.ha mirato al vero p11J1to sul quale concentrare gli sforzi per influire in modo permanente e vitale sul nostro sistema militare. Nulla d i più chiaro, tra le tante cose poste in luce innanzi .,lla commissione d'inchiesta, del fatto che la causa ,principale del nostro insnr:cesso nel prepararci adeguata.mente a una guerra prevista dà .anni, risiede nel ca.otico e t utt'altro che scientifico ordinamento del nostro Ministero della guerra, il quale dura tuttora. E nessuno tra quelli della commissione reale ha, a quanto sembra, ricevL1to da ,questo fatto un'impressione così profonda come lord Esher. Piì1 innanzi. intorno al secondo punto della proposta di Lord Esher, il Times scrive: «Se bisoguerà addivenire alla. decentralizzazione degli uffici, è cosa -che spetta alla commissione di decidere. Evvi però almeno un punto -che l'esperien¼a della guerra a.vrebbe dovuto completamente chiarire, ed è che tutto ciò che ha tratto ai disegni e alla condot.ta delle -operazioni di gnerra - p. es. la raccolta d'informazioni, la compilazione dei piani, l'educazione e l'istruzione superiore dell'eser~ -cito - èlebhono stare insieme. Negli eserciti continentali questi uffici sono ra.ggrnppati nello stato maggiore generale, sotto un capo di s ta to maggiore. Che si adotti questa nomenclatura già in favore presso la commissione presieduta da Rarting ton, o che si ravvivino gli antichi còmpit,i del dipartimento del quarfaermastro genera.le - come fu chiesto da lord Roberts inna.nzi alla commissione reale - , certo è che la netta separazione di qnesti uffici <la,lla ordinaria i·outine amministrativa s'impone, a meno che non s i desideri di trovarci tanto i1npreparati per una guerra avven ire -quanto lo fummo per la gnarra passata. V'è anche un'al tra conseguenza, fa,~ile a prevedere, della netta e scientifica di\>isione del lavoro in dipartimenti. La straordinaria anomalia d'un corna.ndante in capo effettivo nel Ministero della guerra, compresso tra il ministro -e i capi rrfficio della amministrazione, è cosa che non può nè deve -continm,re. Dopo aver salvata la situazione nell'Africa australe, Lord R,oberts ha già fatto molto, applicando gli insegn_a menti della .guerra all'ammaestramento tattico del nostro esercito, e ne vedremo in avvenire i buoni effetti. Difficilmente possiamo credere che egli si lascierà sfnggire ora l' occasione di liberarsi da tale un fardello -d i particolari amministrativi, che, nel preseute difettoso stato del meccanismo dell' amministrazione, nè egli nè altri potrebbe effettivamente reggere. Al contrario, abbiamo tutte le rag ioni e il d iritto di ritenere che gli sforzi della commissione nel cercare una soluzione
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Da un ar ticolo di fondo del Tim es dello stesso giorno si riassume quanto segue : Per molti mesi, e specialmente dall' epoca della. pubblicazione del rapporto della commissione cl' inchiesta. è stato evidente che, qualunque piega. possano prendere le ~ltre questioni politic-l1e, Lord Balfour e i suoi colleghi non riusciranno a conservare la Jliena confidenza del pubblico se non dando chiara prova di voler por mano al problema delle riforme militari con t ntta la serietà richiesta nel trattare gli affari. È stato quindi con molta. soddisfazione che i 1)artigiani dell'attuale governo hanno appresa.. la notizia, alcune settimane or sono, che l'incarico di a.mministrare e, si sp~ra, di riformare l' esercito era s tato affidato dal primo ministro a un così convinto patrocinatore di radicali riforme come lo è l'Arnold-Forster. E questa soddis fazione aumenterà a.ll'annunzio che pubblichiamo oggi, poiché esso indica non solo che il governo è convinto della nec~ssità di un'azione pronta, ma anche che
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soddisfacente al problema, avranno il più cordiale e leale a,iuto del comandante in capo e di tutti gli elevati ufficiali del Ministero della gnerra, che riconoscono, anche troppo, lo stato del sistema attuale, para.litico e privo d i vita. »
fallito nel suo ten tativo d'inoltrarsi dalla costa orientale. L'esercito inglese si sta mobilizzando per essere pr onto ad affrontare la massa nemica ovunque tenti di sbarcare. In quanto ai « temi speciali», basti il d ir e che il partito azzurro sapeva che la massa dei difensori stava a sud d i Alclershot, con nna brigata mista (fanteria, cannoni e truppe montate) a sud-ovest d i Oxford. Al comandante del partito era assegnato il còmpito di staccare il partito rosso dalla costa meridiona.le, allo · scopo di agevolare lo sbarco della massa invadente, che r itenevasi si sarebbe effettuato il 19 settembre; e perciò s' indir,ava al generale E. "\.Vood d 1impadronirsi di Reading e dare ft vedere di voler marciare su Londra. I suoi trasporti marittimi dovevano allontanarsi subito dalla costa; il suo cor po cParmata avre bbe dovuto vivere sulle risorse del paese. 11 partito rosso sapeva che il nemico aveva raggiunto l'altopiano a est di Bath, che i suoi trasporti marittimi eransi allonta.oati dalla costa e che Bristol era stata ripresa dai nazionali. Al generale Frnech era ordinato di fare un'azione combinata con la brigata mista distaècata a Benford, sotto il comando di sir Bmce J:Iamilton, in modo da imporre al nemico una sconfitta decisiva. Presc1·izi(lni : - 1° Lo stato di guerra comincia alla mezzanotte del 13-14 settembre. - 2° Il « tema generale» sarà con,:;ervato per tutta la d urata delle grandi manovre; ma il direttore ha facoltà cli modificare, a seconda delle circostanze, il « terna speciale » di ciascun partito. - 3o Non si farà nso della ferrovia per movimenti cli truppe. - 4° Non sono ammesse operazioni o ricognizioni foori del teatro delle g randi man.ovre. - 5° Gli uffici' postali e i telegrafi da campo militari, so1J da considerarsi come neutrali: non bisognerà danneggiarli; i comandanti di partito potranno servirsene per comunicare coi propri dipendenti. Nei giorni 14: e 15 il corpo d'armata r osso si trasferì da Aldershot a ~ewbmg (da sud a nord) con la massa delle forze (16 battaglioni, 19 batterie, truppe del genio, servizi e carreggio) tutta su di una sola strada, e con l'artig lieria di corpo d'armata, (notisi , artiglieria a cavallo) quasi in coda alle truppe della pesante colonna. Intanto, anche il partito azzurro avanzava (da ovest ad est), e il 15. stesso i due avversari 'eran già a contatto in vari punti. Il lG, il comandante del part,i to azzurro, ritenendo di non poter più sfila.r e oltre il nemico in direzione cli Reading, si avviò ad una posizione sui Lamboum Downs per afforza.rvisi co,n una delle di-
LE GRANDI MANOVRE AUTUNNALI. - Dal 14 al 19 dello scorso settembre, il I e II corpo d'annata dell'esercito inglese hanno eseguito grandi manovre sopra un vastissimo campo di territorio, checomprendeva gran parte del \Viltshire, dell'Hampshire e del ,Vest Berkshire, proprio nel cuore dell'Inghilterra. La forza mobilita ta era di 45,000 uomini: 20,000 al I corpo d'arrnata (generale EveJyn "\Vood), partito azzurro, con la base d'operazione a Dulford, nei piani di SalisbLuy; 25,000 al II corpo (generale French), parti torosso, ad Aldershot e Andover. Sotto l'alta direzione del comandan te in eapo, lord Roberts, e la vigilanza dei generali giudici di campo, duca di Connaug ht, sir Archibald Hunter e lord Grenfell, i due comandanti di partito han preso le mosse a più di 60 miglia l 'un dall'altro con la mao·gior possibile libertà di manovra r ispetto alle linee d'operazione"'; all'imJ)iego e distribuzione delle t.ruppe. È notevole i.I fatto che, per ottenere una maggior e mobilità dei corpi d'armata, i due generali comandanti han soppresso t utto il grosso bagaglio che u ffic iali e soldati solavano porta.r seco in campagna. I soldati vestivano in « khaki »; avevano un ca,ppotto, una coperta e un marrtello impermeabile, e potevano por tal'e solo quattro libbre ciascuno di flanelle e biancheria. Tende capaci cli 20 solda.t i ognuna., erano trasportate al seguito immediato delle truppe sui carri reggimentali. Agli ufficiali non fu permesso aver cuochi, e camerier i speciali : per la prima volta nell'esercito inglese, i cuochi reggimentali dovettero provvedere alle mense-ufficiali. Per il servizio trasporti ogni cor.ro d'armata disponeva di 800 carri del treno borghese, capaci d i 3500 kg. e tira,t.i da 5000 cavalli. Il tema generale delle grandi manovl'e era il seguente : Una fl.otta nemica (partito azzurro) è per il momento padrona delle acque territoriali inglesi : l'inv asione dell'Inghilterra è un fatto deciso. Per trarre in errore il difensore (par tito rosso) sul vero punto di sbarco della massa invadente, il par tito azzurro ha inviato, dai porti di cui è già in possesso, due scorrerie all'interno con l'incarico di attrarre l'attenzione del nemico. Una cli q ueste scorrerie, sbarcata nel canale di Bristol, è r iuscita a impadronirsi di Bristol ; l'altra ha.
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visioni, mentre l'altra doveva coprire il movimento. Su i Larnbouru Downs sir E . "\iVood aspettava un attacco generale del nemico per l'i udomani, e intendeva di m uovere al contrat tacco nel momento risolutivo, piombando con tutLe le forze sul centro della linea. remica, con vinto che, secondo la tattica app resa nell'Africa aùstrale, il nemico sarebbesi indebolito a l centro per procedere con un largo attacco avvolgente. Ma l'iutenzione del geberale "\Vood fo in parte fr ustrata, pe!'chè lo stesso giorno l.6 la divisione che egli aveva impiegata a copi·ire il movimento s'allontanò t roppo dai .Lambourn Downs; fo attaccata. da forze superiori e si disimpegnò a fatica., con considerevoli perdi te. · Nei giorni 17 .e 18 ebbe luogo la grossa battaglia, sui Lambourn Downs. Le azioni del 17 furono : 1° Avanzata. di tutto il partito rosso contro la posizione nemica.. - 2'' Attacco di fronte e aggiramento dell'ala destra 1)emica. Ne.ll'attacco frontale le fanterie mostrarono d'avere imparato in Africa a servirsi molto bene dei r ipari del terreno e ad avanzare ard itamente e celeremente, fin o alle brevi distanze. L'aggiramento fo eseguito da cavalleria e fanteria montata: riuscì in modo ammirevole e cadde, al momento opportuno, sulla cavalleria avversaria, sul fianco destro nemico. - 3° Contrattacco del partito azzarro sul centro dal ia linea nemica : magnifico spettacolo di tutta una di visione di fanteria lanciatasi alla baionetta CODtro e attraverso a lla 1• linea dell'assalitore. Il contrattacco fu arrestato però dalla fanteria e artiglieria. d i 2" linea e minacciato d i fianco da,lla fanteria mon tata e cavalleria agg inmte. - I g iud ici dich ia.rarono il contrattacco fallito, e il campo rimase all'attaccante. Nel 2° g iorno di batta.g lia il partito rosso completò la v ittoria già ottenuta il 17. - Attaccò la posizione nemica sui due fianchi, con una divisione di fanteria sul fianco destro e una d ivisione di fanteria e una brigata d i cavalleria sul fianco sinistro. lasciando solo poche truppe al centro, e superò t utte le resis ten;e dell'avversario. La. decisione fin ale del direttore delle grandi manovre, lord Roberts, fu che il partito iuvadente non era riuscito nel tentativo di giungere a Reacling, in par !;e per le gravi perdite s ubite dalla divisione che fn battuta il giorno 16, ma principalmente per la vittoriosa azione avvolgente dell'avversa,rio, il 17 e 13. Era però riuscito a staccare il ,Partito nazionale dalla costa meridionale.
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In complesso, lord Rober ts si congratulò con i due comandanti di partito per il modo come furono condotte le operazioni ; però, -circa l'impiego delle truppe, richiamò l'attenzione cli tutti g li ufficiali sui seguenti punt i: 1" Il ser vizio i uformazioni, da una piirt,e e l'altra, aveva pro-ceduto con troppe cautele e troppa poca, arditezza, col risultato di fornire spesso informazioni incomplete. 2° I comandanti cli cavalleria non avevan saputo trarre abba.stanza p1,ofitto della velocità dell'arma, e spesso, per mancanza di iniziativa, non avevan saputo cogliere il momen to in cui lanciar e -con vantaggio i loro squadroni addosso al nemico. 3° L' a.r tiglieria trascurava di p re ndere posizioni al riparo, e, -come già uell' Africa (a Colenso) ripeteva l'errore delle formazioni molto vulnerabili, allo scoperto, 2000 yards di dis tanza dall' ar'-tiglieria e fanteria. nemica. Uno « spet tatore» scrive in proposito sul Times che bisogna tener ,conto della polvere nera usa,ta nelle grandi manovre, la quale contribuiva non poco a indicare le posizioni occupate dalle batterie, ma ,che, iu tutti i modi, se il tiro fosse stato a shrapnel invece che a salve, la polvere bianca invece che nera, e l'artiglieria avesse manovr ato e preso pos1,11one cosi allo scoperto come ha fatto alla battaglia di L ambourn Downs, i pezzi avr ebbero finito presto d i -compiere il loro ufficio. Nota ancora lo « spAttatore » la gran difficoltà che l'artiglieria i1~contrava nella scelta del bersaglio, special men te d i fan teria : non sern pre disti ng ueva da lontano le fanterie nemiche dalle amiche, tanto da aprire talvolta il fnoco su queste ultime, e non sempre rendevasi conto dell'esito degli nrti· delle due fanterie. Lord Roberts si dichiarò poi altamente soddisfatto del modo di marciare e di manovrare della fan teria, della t uona prova data dalla fanteria montata, dell'ottimo stato dei cavalli dell'artiglieria -e della cavalleria, dell' nt_ile servizio prestato dal Cor po dei volontari automobilisti , del buon funzionamento dei tra.sport~ militari, ,e. infine , del contegoo .di tutte le trnppe durante le _manovre. · I~dubbiamente, lo scopo delle grandi manovr e è stato quello di vedere se i capi, i sottordine e le truppe dell'esercito iuglese avevan tmtto p rofitto dagli insegnamenti della guerra sud-afri~ana, e a questo proposito, si può concludere con le parole del {)Or rispondeute del Times, scritte dal quattier generale della Di.r azione delle manovre : « Che le lezioni della gnarra n on siano
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ancora state apprese alla perfezione, è un fatto innegabile, 0 Lord: Roberts ha tutte le ragioni d'insistervi. Ma anche lo spettatorenon militare resta colpito alla differenzà delle nostre truppe di oggi da quelle del 1899. Gli ufficiali esteri, ·poi, abituati alle manovre che si fanno sul continente o ad altre precedentementes volte dall'esercito nostro, debbono avere assistito col pi1°1 grandern teresse alle operazioni del 17 e 18 settembre: approvino essi oppure non approvino i cambiamenti della nostra tattica. certo è· che han visto presso di noi l' applù,azione di una tattica ~uova» ..
« Il calibro è quello stesso del Lee-Enfìeld (mm. 7,6); l'anima ha 5 righe a elica; il passo dell'elica è di 254 mm. ; il sistema di chinsura è conservato, ma sono stati perfezionati l'otturatore e il percussore, poichè entrambi avevano fatto cattiva prova nel Sud-Africa, dove il pitl gran numero degli scatti a vuoto fu dovuto al fatto che il canale del percussore era facilmente soggetto a ostruirsi per sa.bl:>ia o fecce. Nel ·nuovo otturatore è piì1 difficile l'entrata delle sostanze estranee e più facile la scomposizione e pulitura dell'otturatore e percussore. « Il serbatoio contiene undici cartucce, e ,,i si allogano con un leo-o-iero caricatore metallico che tiene unite le ca.rtucce pel fonoo dello del bossolo a 5 o a 10 insieme. « L'unica. differenza tra i fucili che si stauno ora fabbricando per l'esercito e per la mariua. è che le alftorità militari non hanno voluto adottare il sistema che permette il caricamento successivo, a una cartuccia per volta, e i lord dell'Ammiragliato l'hanno invece adottato. · « La lu1Jghez.za. dell'arma è di metri l.124, e la canna è ricoperta di legno dalla. culatta alla fascetta a.nteriore, dalla quale la bocca sporge appena L'arma è ben equilibrata. . .: La differenza principale t ra l'arma nuovo modello e queJla di modello precedente, sta nell'applicazione del congegno di p untamento: l'a.lzo è graduato, come nel Lee-Enfìeld 1\fark II, :fino a 2559 metri (2800 yards), con le tacehe di mira per la distanza estrema applièate sulla sinistra dell'arma; ma i congegni di mira per il tiro usaale son diversi da quelli di prima. « Il mirino, applicato sopra una base pitl a.lta, è protetto da un paio di lingue, o corni d'accia,io, che s'ergouo ai lati della base, ed è incassato con una coda mobile nella base, in modo da pennettere la correzione degl i spostamenti laterali in cia.scun fucile; e l'alzo che nell'a,ntico fucile rotava verso il calcio, e veniva agg iust~to con sbarrette orizzontali, più o meno elevate, secondo la distanza di tiro, ora rota in dirazioue deUa bocca, a qua:lran te, e vien fissato in altrettante tacche. Il fucile non è provvisto per ora di uno strumento per correggere le deviazioni laterali causate dal vento, ma sembra che il Ministero della guerra intenda applicarvelo prima. dell'epoca della distribuzione alle truppe. « È ,sernplificato il sistema d'innastare e togliere la baionettfl.. Infine, un'ultima particolarità è che vi saranno tre misure di fucile nuovo tipo, a.cciocchè i comandanti di compagnia o di squadrone
IL ~uovo FUCIL E « LRE-'ENl'IELD 11rnn1FIOA'l'O ». - Fin dal eennaio di quest'anno i giornali annunciavano che in Inghilterra~era. stat,o adottato un nuovo tipo di fuoile, il « Lee-Eufield modificato», tipo uniformo tanto per la fanteria che per la cava-Ilaria. Però, una descrizione abbastanza particolareggiata del nuovo fucile, _non si legge nel Time11 che il 17 ottobre, ed è la seguente~ « E ·stato finalmente adottato il nuove, fucile per le forze di terra e di mare. Per ora la costruzione è affidata solo alla Real fabbrica d'armi. portatili di Enfìeld Look, dove l'antico « Lee-En:field » è stato perfeziona.to; ma presto verrà data anche a una dellefabbriche private di Birmingham. Si ritiene che solo nei primi mesi del venturo anno potrà esserne fatta in parte la distribm1ione all'esercito e alla marina. « Ciò che più è criticato nel nuovo fucile è la poca lunghezza della canna, diminuita di 5 pollici circa, e si g iudica che ne soffrirà la gj ustezza di tiro1 anche per il fatto che l'alzo e il mi rin o restano troppo ravvicinati. « Ma g li ufficiali della scuola di moschetteria. di Hythe, che per più d i due anni han lavorato col comitato delle armi portatili a perfezionare il nuovo fucile, ribattor:o la critica asserendo che la. velocità di tiro s upera almeno del 20 per cento quella del Lee-En. field, che la giust~zza è maggiore, che la velocità iniziale è superiore se,bbene di poco, e che l'uscita del proiettile dalla canna è facilitata dall'aver scavato più profondamente le righe dell'anima per quattro o.cinque pollici verso la bocca. In qua..uto a.lla ridott,a lunghezza, dìcono che essa è desidera.ta da tutti i tecnici militari e che anche gli Americani, dopo aver lavorato parecchio tempo attorno ad UD;'arma uniforme per tutto l'esercito, ne ha.nno appunto· ora adottato una, costruita alla fabbrica di Springfìeld, molto simile al nuovo fucile inglese.
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possano asseg na.re ai soldati del proprio riparto il fucile a ciascuno più conveniente. « Le munizioni saranno, J)er ora, ·quelle del .Lee-Enfield, ma è possibile che tra pochi mesi venga annunziata l' adozione di un esplosivo affatto nuovo, ora in esperimento nelle fabbriche gorernative di vVoolwich » .
Fautor i o oppositori del
«
Lee-Eufield modificato » scrivono nel
Ti?Jies press' a poco cosi: Il coJ"J"iSpondente da Bis léy (15 settembre): « L'adozione del nuovo fucile è un grave errore, e per ripararvi non v'è che da co minciare « de uovo». La forn1a del faci le non soddisfa i membri del. comitato del le ,,rmi portatili, che hanno maggior conoscenza di fn cili e di tiro di. fucileria.. « Si assevera, è vero, che lord Robe rts e i s11oi più intimi ufficia li, han riportato dall'Africa australe la convinzione della necessità. di un'arma unica per tutti i combatt,ent,i, fanteria e cavalleria; m:-t, con tutto il r ispetto dovuto al gran soldato, bisogna esprimere un parere affatto contrario. Non si nega la convenienza di un unico calibro, per la facilità del munizionamento, e d i un unico meccanismo, per la permutabilità dei pezzi del fucile; ma questo basti. Il fatto che uu soldato di cavalleria non può portare un fucile d i lunga misura., con una canna l unga 30 pollici, non. è una. buona ragione per diminuire a 26 pollici la canna del fucile del soldato di faute r ia: ne consegue una. dimi nuzione di velocità iniz'.iale in un'a r ma, che, colle munizioni attuali, è già sotto quest'aspetto inferiore al ì.Yfauser, al M:annlicher, al Krag ,Torgeusen e forse anche ad a ltri t ipi. , Tu tto sommat9, avremo una fanteria armat11, peggio d i quello che lo è adesso_ Bisogna anche tener conto degli effetti m(lrali: un soldato abit nato al fncile d i lunga misura, con t utti i s uoi difetti, sa con esso ottenere pur splendidi r isultati; ma quando avrà tra le mani lo stesso fucile, rrniupato dalle modificazioni e ridotto di misura, perderà fiducia nell'arma. Di più, chi è abituato al leggero rincu lQ del fuc ile lungo, farà., al meno in principio, rill\OStr anze contro il sensibile calcio che si riceve dal fuci le raccorciato; un provetto sottufficiale, dopo aver sparato 400 colpi per esperimentare il n uovo fucile, assicura che l'effetto del rinculo dà da pensare; e, notisi, ora bisogna assuefarsi al tiro rapido, e le reclute inglesi non hanno davvel·o una cosl;ituzione erculea... » Il
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corrispondente da Bisley si dilunga in critiche s:11_m10vo facile, per la posizione dei congegni di mira, per 11 mumz1onamento, e specialmente per h1 mancanza di un apparecchio che serva a ~on:eggere gli errori laterali causati da.I vento. Conclude con un bia.s~mo alla maggioranza dei membri del comita,to delle armi portatili, e prevede che il nuovo fucile non fa rà buona prova sul campo delle . esperienze di t iro a Bisley. Un Refor1ner (18 settembre) : « La critica del corr1sponde11te da -Bisley è alquanto ingiusta. Egli non. tien c~nto_ del fatto che non si vuole andare incontro alla spesa d1 un facile 1Uterarnente n_u~vo e che perciò la Commissione fu incar icata di studiare le modificazioni da àppor tars i al Lee-Enfield e non d'investigare. qu~le dovrebbe essere l'arma da fuoco portatile ideale per l 'esercito mglese in guerra. Dovremo, tosto o tardi, arrivare ad un fucile a r ipetizione sul tipo della pistola Ma.user, ma fino a quando un' arma tale non è trovat,a:, val forse meglio non lanciarsi in grandi spese d'impiau.to per un macchinar io nuovo. Deve essere per . questo . che 11 Ministero della o·nerra per ora si contenta. d1 modificare 11 LeeEn:6eld, raccorci: ndolo e rendendolo atto tanto per la fan teria che per la cavalleria» . . . . . « Il corrispondente giudica dal punto di vista d1 Bisley, CJoe del focile da bersaO'lio. ma non del fuci le da guerra, e tien poco conto delle r agioni add.ottè da lord Roberts e da altri ufficiali eminenti per la riduzione dell'arma a 25 pollici, in modo che servii ~gnal~ mente per la fanteria e cav~lleria nelle diverse cont~ngenze lll_ cu~ può trovarsi ad operare l'esercito inglese. Per es._, v1_ sono reg1001 . del mondo in cui, guerreggi.ando, vorremmo poter 11np'.eg~re truppe montate in numero maggiore di quelle che il bilanc1_0 c1 c.onse~te di tener permanentemente in piedi; a questo scopo abb1a~o 1strui to oTaU parte della nostra fanter ia nel servizio di fant~r1a. .montata, : , come nella campagna del SL1d-Africa., .l ' a bbi~mo 1mp1ega.ta ~u ·O'a scala Ora non è conveniente che 11 fantaccino montato abbia 1aro ' f . nn foci le di d ifficile maneggio per chi sta a ca vallo; con un uc1le unico per tutti, l'inconveniente è tolto e si potrà, ad ogni momen to, porre in sella t utti i fantaccini che s_a~no cavalcare. Inolti:e, lord Roberts, che tra gli ufficiali moderm e forse quel~o che da maggior peso alla importanza d'un focile da guerra od1er no, co?s1.dera come prominenti le . qua.lità d'nn'arma _corta ~ legge~·a, faci le a sollevarsi contro la spalla, e celere ad aprire 11 « tuoco di sorpresa ,, alle brevi distanze, o a cor po a cor po, tra le mani di soldati pra-
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RASSEGNA' MILITARE ESTERA
RASSEGNA MILITARE ESTERA
tici, i qua.li se ne sapranno servire meglio che della baionetta. Ancora: fncile le~gero alleggerisce il carico de.I soldato e permette dargli t~na maggior quantità di munizioni senza sovraccaricarlo. Infi~e, e _noto che ~a nostra cavalleria esperimenta ora. un nuovo eqmpagg1am~nto col quale il fucile è portato appeso al fianco. ~ome una sciabola: adottato il fucile corto, la fanteria potrebb~ far la stessa cosa con gran vantaggio della potenza di marcia delle nostre truppe» . ·
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. ·« Il corrispondente da Bisley ha però ragione di criticare che non sia stato approvato dal comi tato l'adozione di un cono·eD'no per o o . . . correggere le d ev1az10ni laterali causate dal vento. Si adduce che nell'eccitazione della battaglia, il soldato dimenticherebbe di ag~ gwsta.'.·e . 11 congegno allorquando egli cambia posto o il vent-0 gira; se co~1. _e, anche senza congegno, dimenticherà di~punta.re a <lestra o a sinistra del bersaglio a seconda del vento e nell'un caso e nell'altro,· avrà inutilmente sprecato cartuccie: m~ allora val megbo lasciar gli uomini .a casa loro, nelle officine o dietro ai hanchi d.e1 negozi. Abbiate buoni soldati e insegnate loro a servirsi bene dell'arma, che ponete tra. le loro mani:» (1). Un altro corrispondente scrive: « Il nuovo facile è.. in sostanza, una debole e ~~ttiva carabina, l'arma meno efficace tra quelle dl tutti gli eserciti; non potrà reggere alla cartuccia. che si intend e impiegare per avere una traiettoria tesa come l'hanno tutti i nostri nemici. La canna è troppo debole e sottile e si riscalda molto ra~-idamente;. di. fabbricazione non molto _a ccurata, costituisce nn pe~ico~o per 11. tiratore. Per dare al p roiettile llnfj. maggior velocità rnrniale, si e aumentata la pressione res.t ringendo un poco l'anima verso_ la culatta, e non v' è pi(1 margine per la pressione che sarà esercitata da una can na poco netta e da un clima cald~ » .
RUSSIA.
Nuovr CANTIERI. - I u vista dell'aumento della flotta russa nel Pacifico, l'Ammiragliato si è dovuto convincere della necessità di assicurarle dei mezzi di riparazioni sul luogo stesso. Recentemente fu terminato un g rande bacino di raddobbo a Vladivostok, e un altro .. (i) Il ,30 ottobro un corrispondente annunzia che il Ministero della guerra si è de· ci,o per I adozione de l congegno -per la correzione degli errori Iat.eral i causati da l vento.
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in fabbricazione a Port-.A.rthur e sarà terminato per la primavera -del 1904:.
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CORPI DI CADETTI. - Un prikaz del 30 settembre 1903 contiene nuove regole per l'ammissione degli allievi nei corpi dei cadetti, i -quali sono, come è not,ò, aperti ai figli dei militari e degl' irnpiegat,i -dell'esercito. Secondo il nuovo regolamento i candislati sono divisi in sei categorie: la prima sola è ammessa di diri tto. Essa comprende : i figli di ufficiali uccisi sul campo di battaglia o morti in .seguito a ferite in guerra., oppure morti in servizio; gli orfani di padre e madre, figli di ufficiali o cavalieri dell'Ordine di S. Giorgio. I candidati delle cinque categorie rimanenti sono ammessi in relazione a.i posti rimasti disponibili; la proporzione di questi posti è ,decrescente dalle prime alle ultime categorie. Oo ,11-rATO DELL'ESTREMO 0RIE::S'l'E. - Un prikaz del 13 ott,obre 1903 approva l'organizzazione del comitato dell'Estremo Oriente, presieduto dall'Imperatore stesso, per trattare gli affari più importanti. della luogotenenza imperiale di quella regione. Il comitato comprende i ministri dell'interno, deg·li esteri, della guerra, della mar imi e gli a.Itri personaggi che l'Imperatore crederà opportuno ,designare. Il luogotenente imperiale è membro titolare del comitato e vi assiste, allorchè è a Pietroburgo. Uno dei membri del comitato ,è relatore ed assiste alle sedute delle altre commiasioni, che tratta.n o affari relativi all'Estremo Oriente. In assenza dell'Imperatore, questi designa il membro. che deve presiedere le sedute. Uli affari di competenza del comitato comprendono: l 'organizzazione e l'ammini.strazione della luogotenenza imperiale e il suo bilancio; l'industria· e il commercio del paese; i progetti del luogotenente relativi alle leggi ed ai regc,lamenti da applicare; gli affari che richiedono accordo fra il luogotenente e i Ministeri e che esorbi tano i suoi poteri. Il comitato non ha poteri esecutivi, i quali appartengono, secondo i -casi, al luogotenente od ai ministri.
STATI UNITI D'AMERICA.
IL NUOVO FUO!Ll~ « SPRINGFIELD MOD . 1903 ». - Il nuovo fn. -cile a ripetizione, tipo unico. per fanteria e cavalleria, costruito dalla fabbrica d'armi di Springfi.eld, Massachusetts, su disegni forniti dal Corpo dell'artiglieria tecnica (01·dnance Department), espe~
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RASSl<~GNA 1IILil'AR,E: ESTERA
RASSEGNA MILITARE ESTJ!RA
r imentato da una Commissione di ufficiali di fanteria e cavalleria eletta del Ministero della guerra degli Stati Unit i, ha dato buone prove, ed è intenzione del Ministero di a.ffrettarne la fabbricazione per darlo in èlistribuzione, successivamente, alle truppe dell'esercito regolare, del corpo di sbarco (marine c01'Ps) e della milizia. Il fuci le « Spring:fielcl mod. 1903 » ha, in comune col « Krag J orgensen mod. 1902 » di cui è .ora armata la fanteria deo'li o Stati Uniti, i segLrnnt i dati : calibro mm. 7.6; r ighe n. quattro; i)eso . d"ella pallottola, gr. 14.3; capacità del serbatoio, 5 car tuccia; alzo, graduazione massima 2000 m. Ma ne d ifferì sce per: hm ghezza della canna, ridotta a cm. 7fì ; peso totale con baionetta e accessori , cli kg. 4.258, invece kg. 4.826, e questa diminuzione cii pende specialmente dalla forma della baionetta., non più a sciabola, ma a bacchetta; carica, gr. 2,8, invece che gr. 2.4; peso della ca r tuccia gr. 29.3, invece che 28.5; velocità iniziale, m. 711 a l l '', i nvece che m. 609.60; velocità a m. 914,40 (1000 ·yards), 296 invece che 274.60; penetrazione (nel pino bianco, a 16 m.) 1.39, invece che 1. 26; ordinata massima della traeittoria di 1000 yards, m. 6,30, invece che 7.86. Alla prova, su 1000 cartuccie sparate col nuovO' fucile si ebbe nn solo scatto a v uo to, dovuto a uu a cartuccia senza polvere. Dopo 5000 colpi continui il fucile fo scomposto nelle sue parti per esaminare la resisten za dei vari pezzi : l' imboccatura della canna, ove si alloga, la par te anteriore della pallottola, era consumata in modo che una nuova pallottola, introdotta nella camera, poteva avanzare di mm 65 oltre il suo allogamento ; tntti gli altri pezzi erano in bnono stato. La baionetta a bacchetta fu pr ovata col tirar colpi a tutto sbraccio nel legno d i pino bianco : la, penetrazione variò da cm, 5 a fi . e si ruppero solo due baionette tra le mani di uno stesso sottuf~ ficiale poco esperto nell'ado perarle. Un difetto della baionetta era. secondo la Commissione, di sporgere troppo oltre la bocca dell'arma (40 cm.), e perciò l'hanno ora raccorciata. Molto impor tante fu la prova della penetrazioue della pallottola dello << Springfiel d » negli scudi dei cannoni Gat.li11g : a 450 m. la pallottola non lasciò nessuna .impressione, a 400 m. lasciò impressioni profonde e una volta riuscì a spacca.re lo scudo. La conclusione fu che la pallottola dello « Spriogfield » è molto più efficace di quella del « Krag-Jorgensen » contro i cannoni protetti da scudi,
Il r apporto redatto dalla Commissione sulle esperienze · fatte, conclude che il nuovo fucile « Springfì.eld » è un'arma superiore al « Kra.g-Jorgensen » e merita di essera adottato nell'esercito, previ a eliminazione di alcuni difetti facili a correggere. I membri della Commissione hanno poi esperimentato in 10 diverse guarnigioni, indicate dal Ministero della guena; lo stesso fucile, ma <:Qn canna raccorciata ancora, a GO cm. di lunghezza, e i r isultati sono stati tali che sarà qt1est'ultimo -tipo quello che verrà adottato per hL fanteria e la cavalleria degli Stati Uniti. I nsieme col nuovo fucile verranno distribuite nuove cinghie-cart ucciere, non solo, ma queste saranno adottate anche per q uei reparti dell'esercito che continueranno ad essere a.rmati del « KragJorgensen )> . La cinghia-car tucciera, fabbricata dalla « Anson ìlìills "Woven Cartridge Beli; Company » di vVorcester, hlassachuset.ts, consiste in una larga fascia, sulla ~1uale sono applicati, t utto in giro, nove t,Lschet te ; ogni taschet.ta coiftiene d ne ca1:icatori ed è chiustL da una linguetta : l)erò, una delle taschette, invece di carica tori, contiene il pacchetto di medicazione; in tutto, dunque, lG caricatori, 80 cartucce. La fascia e le taschette sono in tela, tessuta in modo da formare un tutto senza cuciture. Il peso della cinghia-cartucciera è sopporta.to da bretelle di cuoio, per mezzo cli anelli e ganci. Durante il fnoco, si sgancia la cinghia-cartuc~ ciera dalle bretelle e la si fa g irare a mano ,\ mano per aprire le successive t.aschette e prendervi i caricatori. SVEZIA. MA.NOVRE )UVALI. ~ ~resentemente è viva la questione in 8vezia circa il ti·asporto del principale porto militare e dell.:t sede della flotta svedese da Karlsk rona a Stokolma. Le prime manovre navali di q nest'anno avevano lo scopo di riconoscere l'accessibilità clei })Orti e delle baie svedesi. per parte di navi nemiche, e la q nestione fo risolta in favore delle fortificazioni costiere, che sbarrano l'ingresso . del golfo di Stokolma. Il presupposto delle seconde manovre navali di quest'anno fu il seguente. Una flotta ha occupato gli scogli avanti a Stokolma. Alh1, flotta svedese, raccolta a Karlskrona., viene ordìnato di andare a Stokolma per -togliere il blocco marittimo alla capitale, o collo scopo, se possibile, di chiudere l'usci ta dagli scogli di Stokolmà alla flotta 11emica.
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TUSS P. NA MILITARE ESTERA
Inoltre si foce il presuppo ·to che tina seconda flotta nemica. operasse nel Mar Baltico, col r,òmp~i impedire aUa sqi.utdra svedese · di uscire da Karlskroua.. Dai risnltati. di i~mbedne le manovre navali svedesi di quest'anno venne la convinzione che facilmente una flotta nemica potrebbe rin- . <:hiuclore la squadra s vedese nella baia. di Karlskrona., mentre invece i numerosi passaggi fra gli scogli di Stokolma, in r,nione alle pot enti fortificazioni costiere erette sopra d i essi, garantirebbero in modo assoluto la libertà di manovra. ad una ·flott a svedese concentrata nel golfo della capitale. Pertanto è molto probabile che la traslazione del principale por to· militare da Karlshona a Stokohna sia · già quasi decisa.
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RIVISTA DEI PEHIODIOI Rivista di fanteri a.
A nno XII, fascicolo XI, 31 ottobre 1903.
Addestramento clei fanti napoleonici. - Sono poche norme spigola te in un ordine ché i l generale Reynier - comandante in Egitto, nel novembre del 1798, uua piccola divisione di circa 4000 uomini' composta delle varie armi - impar tiva per l'addestra,mento delle sue truppe. Più che norme, sono concetti direttivi basati sulla più cliar~ e larga idea di ciò che deve essere l'istruzione degli u:ffi.·ciali e del soldato. L'articolista illustra poi quei concetti con molta i ntelligenza. È un lavoro di poca mole, ma interessante.
Cose di ti?-o. - Con molto garbo l'autore risponde al signor capitano Santangelo della Scuola centrale di t iro, il quale aveva stampato sulla B . ]1. L alcune note cortesi, intese ad oppugnare qualche affermazione contenuta in un breve studio su il te1·reno, le .fo1·m.azioni e la vulnembilitèi testè pubbl_icato dalh R. d. li'. Per studiare la vulnembili.tà delle diverse formazioni della fanter ia nelle ampie esperienze fatte nell'anno 1802, furono esperimentate quattro formazioni, ma nei primi tre casi i bersagli rappresentarono due plotoni, nel quarto caso tre plotoni. Lo scrittore della R. cl. F. rilevava codesta differenza, facendo il dilemma: « o i bersagli erano congegnati in modo da rappresentare effettivamente coi colpi raccolti la effettiva vulnerabilità dei reparti corrispon·denti, e in t al caso bisognava tener conto della diversa forza esposta .al tiro nel caso dei plotoni affiancati e quindi diminuire di un terzo i risultati ottenuti: oppure i bersagli non erano tali da riprodutre ,coi colpi raccolti la vera vulnerabilità dei r eparti, e allora manca la sicurezza delle deduzioni che si traggono dai resultati ottenuti». Il Santangelo aveva risposto che il risultato ottenuto contro tre ploton{ sarebèe rimasto identico in relazi~ne al n umero delle cart ncce sparate, anche se i plotoni fossero st ati due. L'autor e espone le ragioni per le quali gli pare che non sia esatta l'affermazione, ed anche ammesso che veramente i tiratori occupanti gli stessi 100 .metri d i linea di fuoco avessero spese con eguale profitto le pro-
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RIVISTA DEI
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prie cartucce, tanto se si fossero pre tati tre I plotoni a riceverle quanto se se ne fossero presentati due, è vio che su quella porzione di fronte sarebbero stati colpiti dieci uomini circa. per ogni 100 colpi sparati dal nemico, tanto nel caso che fossero stati"sotto il fuoco tre plotoni, quanto nel caso che fossero stati due soli. Conseguenza logica è che il bersaglio avrebbe avuto utilità grande a presentarsi sotto i l fuoco dei tiratori con t re plotoni anziché con due soli. E poichè scopo dell'esperimento fo quello cli vedere, nel limite del possibile, quale formazione fosse meno · vulnerabile, cosi. l'esame dei risultati deve logicamente essere fatto dal punto di vista dei bersagli. Del resto non vi è contra.dizione tra le conclusioni dello s tudio dello articolista e quelle dell'esperimento: « qu esto ha dato quello che pot.eva dare, posto èhe era un tiro d i poli gono : noi abbiamo t rovato altra cosa, perché abbiamo considerato il tiro di g nerra » , Nel fatto, l'articolista non ha concluso colle stesse precise conclusioni che si vollero t rarre dall'esperimento: « Noi - e riportiamo l'iniera conclnsione perchè ci sembra dettata da molto bnon senso pratico - non abbiamo detto che la migliore formaz ione :-ia quella delle squadre affiancate per uno: invece abbiamo detto e ripetuto e tornato a ripetere che la meno vulnerabile formazione è la linea di g randi unità costituita da piccole unità affiancate a intervallo di spiegamento. Nè potevamo diversamente concludere poichè base fondamentale del nostro r agionamento era s tato il terreno e quindi non potevamo preferire le squadre a.ffiancate per uno alle squadre affiancate per due, o ai plotoni affiancati per due, o per quattro ; ciascuna di queste formazioni può essere la preferibile, secondo che le circostanze del terreno consiglino $ . Studio interessante; polemica condotta nella forma più cortese possibile; - è per ciò che nella prossima nostra dispensa pubblic.heremo una replica del capitano S!!,ntangelo, Vecchie idee niiovi,çsime siilla cavalleria. - È un intelligente riassunto delle idee sulla cavalleria, esposte da un' valentissimo scrittore militare del XVIII secolo, Giuseppe Palmieri, marchese di l\fartignano, neìl'opera- : Riflessioni c1·itiche sull'arte dellci r11ierrn, pubblicata nel 1761. La maggior parte di quelle idee sono invero delle vecchie idee sn la cavalleria ma pur sempre nuovissime, come questa : che la forza della cavalleria consiste nell'agilità, nella pÌ·on te,:w e nellci facilitèi clei movimenti ; e per conseguenza l'uso più
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proprio della cavalleria si ha quando si lascif~ libero can1po a questa sua qua.lita; - e quest'alt ra, che ha sa.pore di modernità: « il combattere proprio della cavalle1·ia non consiste nella fe-rrnezza d egli orclini, ma in im continuo moto; perciò n on semp1·e la fronte, ma più spes.ço i fianchi e le spalle clel ne11iico cerca1· deve e attaccare; dove f o1·ie lo incontra, ritira1·si; e poi ·ritornare alla carica, secondo che le sue mosse le po1·gano occasione», e finalmente questn. che riassmne l'impiego in g uerra della cavalleria: <, la cavalle1·ia sei·ve per battere i ca1nm,ini, pe1· ricono,çcere i n emici, per insegttirli rotti, per clise1·ta1·e il paese, per assaltare clove trova debolezza, per ritira1·si dove incontra forza maggiore; insornma è ima trUJJpa che deve off enclere e difendersi colla velocità de-i ?nfJvimenti » E non meno g iuste e moderne sono le idee del minor peso possibile da far portare al cavallo e allo squadrone piccolo - relat ivamente però e non poche altre. · . Per contro appare singolare che il Palmieri non tratti in special modo della cavalleria come arma di battaglia, mentre proprio negli anni immedifl.tamente precedenti la stampa del suo libro, la ca.valleria prnssiana coglieva nelle battaglie q negli splendidi a.llori che t utti sanno. · Prirna delle manovre di canipagna. - L'autore continua il suo bellissimo studio analizzando le importanti questioni dello· schieramento sul terreno di manovra, dello schieramento sul campo di · battaglia, dell'assalto decisivo, del contrattacco nella difesa, e,cc. Ma.. .. La R . di F. fece bene a porre in nota ch'essa « fa qualche riserva su qualche concetto tattico espresso in questo breve ma vivace e succoso studio » . E noi pure facciamo qualche riserva, specie per quanto ba tratto all'attacco decisivo. Comunque, è lavoro ponderoso e denso di pensieri che spingono a rifl ettere ed a studiare sul capitale problema del combattimento odierno. La qiiestione delle carriere. - Il presente articolo si può dire continuazione di quello : La cmTiera dei presenti .s·ubalterni, pubblicato nel precedente fascicolo (1). Lo scrittore ha la più chiara visione dell'important e quesito e dell'urgenza del medesimo; con sagacia ed abilità ne esamina e mette in rilievo parecchi lati, (il Vedi il riassunto fattone, nella Rivista ,mutare llalimw, dispensa del i6 novembre i903, pag. 20;9
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RI VISTA DEI PER IODI , I
traen done .uuove r agioni per raffor zare 111 ggiormente informativi delle pr ecedenti sue proposte.
RIVISTA DEI PERIODICI
COllGetti
L''u,ffeciale 1mò verarnente dfrsi educatore? - . \ltore dimostra : che l'ufficia.le deve educare; ch e l' ufficia.le non ha le nozioni scientifiche necessarie all'educatore; ch e conseguen temente la sua opera. risulta empirica; che ad ottenere oper a educativa più efficace l'ufficiale ha necessità di cognizioni pedagogiche. Ottima scrittura. Noi invero crediamo che l'ufficiale intelligente, colto di cuore e ben penetrato del còmpito che gli spetta, sia in grado di fare opera efficace educatrice. È fuori .dubbio però che l a tesi sostenuta dall'ati.tore è, in generale, giusta., e che impor ta sia provveduto alla, sua soluzione.
Rivista di c a valleria.
Anno VI, fase. XI, nove,mbre 1903. L'istntzione provvisorict sitl se1·vizio di avanscopertct; per NE~IO. - L'autore prende i n minuta disamina questa nuova Istrnzione. ed anzitl1tto le ascrive a principal inerito di aver tenuto nel debito conto il lungo dibattito .accesosi da parecchi anni nella stampa militare, a proposito delle vessate questioni della lotta iniziale fra le due cavallerie, e del vedere e coprire. S i esa.minano ambedue le questioni, e se ne loda la netta e precisa soluzione d.ata, secondo la quale primo còmpito di un corpo d i cavalleria in avanscoperta è il fornire notizie sul nemico, e che i l combattimento non cost ituisce lo scopo dell'avanscoperta, e che in nessun caso eletto corpo deve preoccuparsi della sicurezza delle truppe retrostanti. Riguardo ai vari elementi dell'avanscoperta si nota cho forse converrebbe fondar e iu uno solo i dne elementi: Squadroni esplor anti e distaccamenti, da ch iama.rsi distaccamenti o riparti esploranti. Merito poi essenziale della. nuova Istruzione è quello di aver posto bene in rilievo che le poch e indicazioni fornite dall' istruzione debbono pur sempre considerarsi' come norme generali direttive, e non solo di avere esposto questa 1 massima ma di averla compiutamente osservata nella compilazione dell' istruzione stessa. Certi .fen·i del niestiere (A p roposito èli Re,golarnento di clisciplina) : per L. NASI, capitano 1° bersaglieri. Poche pagine nelle quali sono esposte J elle vere verità., circa la necessità cli impri mere nel euore e nel cervello degli allievi dei nostri istituti militari il concetto
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della disciplina di cornando. «Bella.e subl ime è la poesia delle armi, dell'uniforme, dei cavalli, ma più bella e sublime è la poesia dell'uomo l Bella e sublime è la scienza, ma più bella e sublime è la scienza che ci avvince al cnore dei soldati». Meglio d i così non potevasi lumeggia.re l'importanza della genialità del comando att inta da nn beninteso studio del Regolamento di d isciplina. Il cl-1.1,ello cli cavalleria (continuazione e fine); per ì\iARZIALE o'ADD..\, colonnello nella riserva. - I11 conclusione si trova. assurdo il pa.rlare di battaglia, di duello fra le due cavallerie « imperocchè col duello d i cavalleria molto probabilmente non si conseguirebbe affatt.o lo scopo cui si tende» . La cavalleria per tanto « non sciupi inutilmente il suo valore, i suoi uomini, i suoi cavalli- tanto pi~t che uomini e ca.valli non si sa come rimpiazzarli, non sfugga durante la ma.riovra strategica il combattimento colla cavalleria avversaria che glielo offra o che lo renda indispens~bile alla sua ava.rizata, ma non vi s'impegni oltre il necessario. Conservi le sue sciabole, sovratutto per la battaglia e per l'inseguimento in caso d i vittorfa. Dat.~ l'attuale costituzione degli esercit,i in guerra l'inseguimento a fondo, condotto da grossi corpi di cava.Iieri infaticabili ed a udaci, potrebbe facilmente rinnovare gli splendidi risulta,ti del leggenda.r io inseguimento di Iena, e forse anche superarli » . BrAXOHI
Ancora clell' impiego clell' a1'tiglie1'ili a cai;allo in ttnione alla cavallerict; pel tenente colonnello d' artigiieria G. GurcorARDI DI 01,:Rv,rnoLo. L'autore espri me l'opinione che la cavalleria ·i n oggi, ol tre quella dell'esplorazione avrà altre importantissime missioni cla compiere, tanto nel campo strategico quanto riel campo · t attico. Egli accenna a tal une di coteste missioni e st,udia l' impiegQ che, a suo parere, dovrebbe avere in esse l'artiglieria a cavallo. R itiene poi « assolutamente necessario che essendo cresciuti i còrnpiti della cavalleria, siano anche aumentati i mezzi dell'art iglieria ~~ cavallo, non solo radclop7)iando il numero dei suoi cassoni ma anche porti1,ndo il suo organico d i pace ad una cifra quasi egoale a quella d i guerra, in modo da aver sempre sotto le armi gli uomini ed i ca valli sufficienti per sei pezzi e sei cassoni». Ritiene però che anzichè due batterie su sei pezzi sarebbe meglio fossero destinat.e alle divisioni di cavalleria tre batterie con qttattro pezzi ed otto cassoni. Vorrebbe inoltre che l'artiglieria a cavallo fosse comandata « da ufficia.li giovani arditi, intelligenti e dotati
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"IVI STA. DEr. PER IO DICI
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d~ g rande :mzrnt~va; d_a :1flìciah 11 cm caratte.~ forte ed elevato drn garanzia, che rn ogni circostanza faranno più cl1e il loro dovere». .
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JJetta!Jlio tecnico cavalleristico (contimrn.zione) ,: pel"-rnabo-o-iot· , O no·enera.le F. D'OTTO:'.\J,;, - L'esimio generale discorre a lungo della impor tante questione della lettiera permanente. L e cavallerie de,qli Stati italiani dal 18.14 al .1870 - Note ed appunti - (continuazione e fine).; per Q OINTO CENNT. Journal des Sciences Militaires.
79" annatft, fascico li ottobre e novembre 1903. La {J'ue1T a agli ann·ovvigionamenti nemici; per il generale LEW.AL. - Il generale Lewal, con la smi ben nota competenza, continua il suo notevole studio sulla questione, - sempre ma ora più che mai di capitale importanza, in vista della ·enorme mole degli eserciti odierni - della guerra agli approvvigionamenti nemicj. In questi due lunghi .a rticoli - che meriterebbero, se avessimo spazio disponibile, di essere presi nella più minuta disamina - l'autore nota che i servizi pr~stati nel 1870 da.i Francs-tireurs volontaires non furono quali facilmente avrebbero potuto essere. Egl i oppugna viva.mente l'opiniono di coloro che non mnmettono il diritto in qualsias i cittadino di armarsi e d ifendere il proprio suolo; critica l'operato dei rredeschi nel 1870 i quali fuci lavano immediatamente qmiuti era.no presi colle anni alla mano; a.l massimo consente possano esser fa tti prigionieri. Propone fin almente l'ordinamento di ,qiia1·die 1·umli, incombenza te di recare il nmggior danno possibile al nemico. Qne.st' istituzione, e.ha potrebbe abbracciare nn grande n umero d' individ ni, nulla costerebbe nel tempo d i pace, non esisterebbe per cosi dire nemmeno, << sebbene preparata, sempre pront;a a sorgere e ad agire al momento del.la· guerra ». Nel caso di g uerra nazionale, per conservare l'indipendenza del paese ed opp~rsi all'invasione s traniera., bisogna utilizzare tutte le risorse, che questè « sieno immediatamente pronte ad entrare in azione ed impiegate nel mig lior modo, fino a che il nemico sia schiacciàto o non vi siano nel nos tro pa.ese che dei mor ti. » Le g uardie rurali risponderebbero egregiamente a qnest,o còmpito; addette sovra.t utto, alla g nardia della campagna e delle comunicazioni ciel loro villaggio, dal quale non dovranno ·allontanarsi, immatricolate per comune, armate di un fucile o di una cara.bina: vestite dei loro abiti solit i e tntt 'al pi it con
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u na piccola coccarda al copricapo, munite di carte individuali che stabilirebbero il loro stato civile militare, esse disimpegnerebbero nn eccellente ser vizio ))er la difesa dei loro focolari. Particolarmente interessante è il capitolo in cui è tracciato l'impiego delle guardie rurali, il cui scopo è quello di affamare il nemico. « Il ,combattimento non è il loro affare: la lotta è da evitare, loro còmpito costante é la sorpresa; difensori, essi attaccano sempre quando le condizioni sono propizie, altrimenti si astengono. » Dal punto d i vista patriottico sarebbe sicuramente un ordinamont-0 magnifico e destinato a gra.ndi risultati, ma è a.ssai difficile -che le leggi della g uerra ammettano si possa essere, secondo la propria volontà, cittadino o militare. L a gnena in ogni modo as .sumerebbe cer to, da parte del vincitore, un carattere di caccia al nemico di cui sinora non si ebbe mai l' idea. Comnnque è uno -studio interessa.ntissimo. Estremo Siicl- Oranege. - Le consegi,enze del combattirnento di E l-111011,ngar; pel signor L J~ATI. - Il combattimento di E l-Moungar, ,del 2 scorso settembre, ha di m~ovo posto sul t appeto la questione marocchina, che sonnecchiavfl. di nuovo dopo il bomba,rdamento di .Zémaga (Figuig) . L'autore chiedo l'ordinamento di compagnie miste indigene da impiegare nelle oasi del Eia.bara, o che si infligga una rude e vigorosa lezione tanto ai Beraters quanto ai dissident i dolio estremo Sud-Algerino e della vallata doll'Oned-Gnip. 'Tattica 1nilita1·1i. - Idee mocle?·ne. _:. Not.e del generale J~ourwoN, pubblicate dal capitano iHERCHERZ . - Il genera.le Bonrdon è morto .sin dal 1896, e però è abbastanza singolare che in questo sue note sulla tattica sieno espresso molte idee iclenticJ1e a quelle che si rit.rovano nei rece11ti e noti articoli delhi R ev'ue des Dei,x Mondes e delh R evue de Gcn./ale,·ie, intorno alla necessiti~ di adottare una nuova tattica rispondente alle nuove condizioi1i di armamento e ordinamento, in sostit m1iono della napoleonica.. È seri t tnra . rimarchevole e interessante, che fa p1:ova della superiore intelligenza dell'autor e. Dell'impiego d elle riserve sul campo di battaglia; pel colonnello D r,; H EUSCH, dell'esercito belga. - Sono minutamente anali?:zate, rig uardo all'impiego delle riserve, le batta.glie delle campagne del 18 18-J 4-15, nonchè qnelle di Magenta e Solferino del 1859 in I talia, .e quello altre del periodo contemporaneo - così lo designa l' aut ore - d i Sadowa (2 luglio 1866) e di Custoza. Sommal'iamente
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poi e discorso della prima fase della · guerra fra co-tedesca del 1870, di ·weissemburo· S picher"en • \ ,"v oe1·th e d.1 S · . pcirca . le battaglie . o, . 1 alllt- · nvat, nonche delle battaglie intorno a P lewna neUa <>'uerra d'Onente del 1877-1878. L'impiego delle riserve fatto da t,là,p:l eone . . e .cosi n~to, che non c'indugieremo sopra quanto ne dice l'autore. Riassumiamo per contro ciò ch'egli. scrive del periodo contemporaneo. Tan1;o nella battaglia di Magenta quanto i n quella d i Solferino ambedue del tutto impreviste - si riscontra un pas:;a.o·rr:o fra i metodi. napoleonici, e i metodi contemporanei. fo esse, tutte e due le par ti furono impiegate le truppe mano mano arrivavano s nl ?arnpo dell'azione. L a Guardia imperiale, invece di costituire la n serva. dell'arrna.ta., cornbattè in prima l inea. e fu irnpieo:ata sin 0 da.I principi.o detla lotta. « La campag·na del 1866 inizia una nuova era nel!' a.rte della. g uerra èoll' int,rodui1ione, nella stnitegia e a.nche nella. tattica., di armate antonome forma te da. parecchi corpi rimpiazzan ti. il corpo d'armata.
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t, questa, conseguenza dell'aumento continuo deg'li effettivi clo.vuto al servizio personale ed obbligatorio. Nelle gi;ndi ba tta~ ~~10 ~ontemporanee, di. cui Sado,vi1 è la prima, non si vede più hmp1e~o della riserva generale secondo la formola napoleonica. » Il principe Federico Carlo chiamò gradatamente in linea tutte le sue truppe per trattener il nemico s ulla s na posizione, mediante un combattimento « che si usa gua.lificarn d i climostrativo, ma che, per essere efficace, dovrà. essere assai energico ». sinchè l'azione avviluppante delle altre due armate decise della, ' vittoria. È cosi che oggidì, per la enorme gittata delle a.rmi si dovrit operare ; bisognerà, cioè, disporre le armate o i corpi d'armata. strate.0·icament e . d o 1r1. mo o t ale che la loro avanza ta vigorosa decida della vittoria. Il generale Benecleck si er a costi tuito una riserva .o·enerale di 5?,000 .u omini di fanteria del i 0 e 6° corpo d'armata~ di 1:3 d i,·i~ s1~~1 d1 cavalleria e di una. r iserva d' artiglieria, nìa non seppe utilizzarla nel .giusto momento; la impiegò piìl nel salva.re la sua ritirata che per guada.gnare la battaglia o per parare a movimenti imprevisti. R ispetto alla battaglia di Cnstoza., l'arciduca Alberto, dice l.'autor~, come si ~imostrò in quella breve campagna perfo!;t; stratega, c?s1 s1 .affermo pure g rande capitano sul campo di battaglia. I nfenore d1 fo rze al uemico, egli, seppe impiegare t·u tte le suo forze per farle concorrere al successo fin ale.
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Circa gl'Ita.lia ni lo sci·ittÒre belga viene alla giusta conclusi.one, secondo il precetto di Jomini, che le t ruppe presenti a nulla valgono se non ag iscono. Cosa singolare, perchè nulla d i simile t rova.mmo nelle altre pa.r ti del :mo ìavoro, ciò ch'egli scrirn delle nostre truppe a Custoza è pieno d'inesattezza. Noi, in principio della battaglia avremmo conservate importanti forze in riserva., ecioè: la divisione Pianell (è scrrtto la divisione Fianelli) conservata sul Mincio; una riserva del 1 ° corpo d'armata, mentre il Mincio era già g uarda.to da una divif!ione, occupò Valeggio; d.ue divisioni infine del 2° corpo d'armata er11no in riserva generale presso Goito, sul Mincio « troppo lontane per essere chiamate utilmente sul campo di battaglia prima della decisione > . Egli nota ancora : « di più, clue d i visioni del 3° cor po d'annata, collocato all'ala destra. del campo di bat tag lia, a. Villafranca, restarono senza influenza., perchè le ca1·iclw clella eavcille1·ia aust1·iaca del colonnello P.ulz, esegi,itc nel mattino, avevano lo1·0 imposto 1m' cittitudine di aspettativa. Finalmente, una delle brigate che erano sul Mincio (1° corpo d'armata.) uon fu condot ta snl campo d i battaglia ». (Come è bene conosciuta ed a.pvrezzata l'iniziativa del generale Pianell?). Nelle ba.ttaglie del 1870-1871, « il concetto napoleonico della battaglia d i1·etta da nna sola volontà è sostituito dal!' azione energica dei capi di gruppi tattici agenti secondo un' idea d'insiemecomunicata dal comando superiore. Con questo nuovo concetto scompare l'a.zione di una riserva generale conser vata a d isposizione del generalissimo per fornirgli il 1ne:-1zo cli far sen tire la sua influenza. nella lotta » .
Le tendenze atti,ali clell' ese1:cito tedesco, quali 6 dato rilevare dalle mano.v re tedesche dal 1896 al 1902, non sono in definitivo, che lo sviluppo, nelle sue più rigoror;e e complete manifestazioni della dottrina tattica del 1870-1871. Il succinto esame eh' egli fa delle batta.glie di: 'Neissembourg, Spicheren, \,Voer th e Saint-Pàvat, serve appunto a chiarire e dimostrare i l concetto qui sopra espresso. L'autore, riguardo alla lotta intorno a Plewna d ice ch'essa non tocca l'oggetto del suo stndio: l'impiego delle riserve sul ca.mpo di battagli,,. Si induce però a fare un rapido quadro cli quegli avveniment i - che furono i principali di quella g uerra ·- perchè servono a dimostra.re qnanto sieno illusori i successi parziali ri-
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porta ti in differenti punt i da una linea d'investimJnto avviluppanti, .se non sono sostenuti e completati dall'azione di\notenti riserve. Le ba,tta.glie di P lewna sono quindi esaminate ~ot~q.nesto punto ,di vista. ~ Non mancheremo di render conto dellà continuazione di questo rimarchevole studio. Revue Militaire Suisse.
N.
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novembre 1902.
(foer rn alpin a. - È lavoro notevole, che si addentra abbastanza . a fo ndo nel vasto tema della guerra alpina, considerato particolarmente dal punto di vista svizzero. La guerra alpina è analizzata nei suoi caratteri principali ri.-spetto: al moviment o; al stazionamento; all'approvvigionamento dei viveri; a.l combattimento; alle quaJità necessarie della truppa e dei capi. Circa il movim!3nto si conclude che pe1· l' invaso,·e la direzione delle operazioni dipenderà tanto, se non più, dalla configurazione del s uolo quanto dal nemico. In ogni modo converrà ripartire le truppe fm i differenti gruppi di passaggio, e frazionarsi in ciascun ~ruppo in numerose colonne isolate. Nel caso d'incontri:> del nemico, il terreno determinerà quanta 't ruppa eia.senna di quelle colonne potrlt, mettere in linea. I l dif ensore si conterrà difensivamente e attaccherà successi va.mento col suo grosso i gruppi nemici. La vittoria non dipende affatto dal numero, poichè manca lo spazio necessario allo spiegamento. Il fat tore essenziale del successo è la mobilità e la qualità delle truppe. Circa lo stazionamentCI si not a che la composizione dei distaccamenti- dipende dalla resistenza degli uomini, dalla possibilità di .accantonamento e dalla temperatura_. È perciò inutile distaccare g rossi effettivi sulle creste se non pO$sono mantenerle. La notte bisogna riposare, ripararsi contro il freddo, la pioggia , la neve. Una truppa non resistente ridiscende la sera nelle regioni abitate. ~a qualità del soldato primeggia quindi largamente sul numero. .E questo ·uno dei caratteri principali della guerra alpina nella quale g li elementi esercitano sulle oper'azioni un' influenza assolutamente tirannica. Il numero è imbarazzante per resistere vittoriosamente alle intemperie, mentre alcuni uomini energici e resi.stent i t rovano sempre ripari sufficient i. Colui che resiste pilt lung amente ai rigori del clima, resta padrone della situazione.
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Notevole quanto è detto intom o all' approvvigionamento dei vi, veri: « le annate (nelle Alpi) non ma.novrano che basate sui loro . magazzini (come nel secolo XVIII ) » . L'arte del gener.1le ·consiste nel minacciare le comunicazioni dell'armata nemica ed a provo~are così la sua r itirata. P ochi uomini g uidati da ufficiali energici, operanti sulle comunicazioni dell'invasore, possono ottenere risultati pr odigiosi. Soltanto i piccoli distacctimenti del difens ore possono fare a meno dei loro convo,,.li viveri e vivere sul paese. « Questo permette di concludere è durante la traversata delle Alpi che il difensore deve piombare sul nemico, contrariame!lte a co~oro i quali pretendono essere all'uscita delle str ette, che bisog na aspettare l'avversario. Sarebbe un rinunciare d i propria vòlontà a tntti i ,antaggi difensivi delle Alpi » . P el combattimento, il principio essenziale è, J)el difensore, l'offensiva ad oltra.nza, ma ad una r.on~izione, a quella., cioè, d i disporre truppe alpine. « Esse sole sanno 1nuoversi, stazionare e combattere nelle condizioni assolutamente differenti delle guerrein pian ura. Un' armata di. pianura operante nelle Alpi dovrebbe cominciare per rifare tutta la sua. istruzione. Essa dovrebbe dimenticare tutto ciò che ha imparato e fare il contrario di ciò che fu insegnato. Un'annata non abituata al servizio delle Alpi è una mas sa di gente disordinata, abbandonata, senza difesa, al fe rro del nemico » . L'attaccante poi deve cercare di avvicinare il nemi_co sn cli un gran fronte, marciando con numerose piccolè colonne. E essenziale di procedere ad una minuta ricognizione delle posizioni nemiche prima di fissare l'itinerario delle colonne. L'attacco cli una posizione alpestre dev'essere metodico, conce11tato ~ pr ocedere per tappo colle colonne che si sostengono a vicenda. E impossibile fissare norme sul modo di procedere delle colonne. Importa péi:ò che l'itinerario e l 'or a di .partenza delle colonne siano calcolate iu guisa tale, cla faci litare la loro cooperaziono contro i punti principali. Alle colonne bisogna lasciar e la più g r ande lati tudine. Lo scopo è quello cli rompere la lineci S'L~ di impunto. . P er le qualità delle t ruppe e dei corpi si osserva : Che il nnmero è accessorio ; che il primo che occupi una e.resta è padrone della situazione qualunque sia il suo effettivo; che la rapidità della marcia è ~iLl importante che l a r apidità del t iro. La mobiliti~ e la resistenza sono le qualità primordiali delle truppe alpine. L'al-
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pino dev'essere · buon tiratore e pieno d' iniziat ' iv·a·· I· capi· d avono d possa ere ad un alto grado tu tt{:) le virtù mili,., , · a vere grande . , ·. d ,a11, pratica e1la guerra alpma essere imbevuti ad un o· a: . . -dello spirito di iniziat iva. ' . . ora ~ up1emo Militii.r -W oche.nblatt.
Vautorevole p eriodico t edesco nei n umeri di questi ultimi due . mesi, ha pubblicato dell e succinte ma chiare relazioni intorno a le grandi manovre ch'ebbero luoo·o · quas1 tutte . · o nell'anno corrente, e precisamente: d~lle g randi manovr e italiane (n. 119, 124 e 128) delle a.ustro-unganche, comprese queìle di cavalleria (n. 129 130 e 132), delle francesi, comprese qneUa di cavalleria (n is•1 ' 19.9. e 1.23), delle be~g?e (n . 128), delle svizzere (u. 126 e i2-~ .' "'"' E superfluo _diciamo che sono scritti i quali interessano altamente lo studioso, sebbene il compilatore di quella relazioni sia -:- s~curamente per delibara~o proposito - assai parco di osservaz1om e considerazioni. Rispetto alle manovra italiane, le considerazioni svolte sono p_erò,_ abbastanza importanti. Si nota anzitutto che pienamente n uscit~ la prova voluta fare dallo stato maggiore italiano di ]asciare mter a libertà di manovr a a~ comandanti di partito. Si rilaYa che ~l tema era semplice e conforme al.la guerra, che il terreno era s:anat o ed offn va. occasione a ttrtte le armi par un utile ed istruttivo · 1ar· mo d o e1ogiato · · · prestato . loro impiego · E in pa1·tico i·1 serv1z10 dalle t ruppe del genio. · Accennan~o poi alla, deduzione trattane dalla stampa italiana -che _urga enger~ fortifica.zioni. alla frontiera nor d italiana vers~ 1l _Tirolo, ~o ~cri_ttore tedesco dice di non voler entrare nella quistio~e_, poiche . s1 tr~tta p1Uttosto cli punti di vista polit ici che tattici. Tuttavia egli osserva non essere il caso di trarre deduzioni ·dai .risultati di una manovra del tempo c11· 1·)ace · even. . , . p·'i' " la s ena tuaht a d i una g uerra. « Nelle manovre del tempo di pace si appales~ soltanto fino ad un certo grado la realtà delle cose. Due fatto1:1 essenziali nou si possono rapJ)resentare : le perdite e l'impressione morale di una vi ttoria o di una sconfitta. D'altronde giova non ·dimenticare che il risultat o favorevole o sfavorevole di una manov.r a dipenda spesse volte solamente da contigenze del momento, a queste non hanno a che fare coll' arte dalla g uerra -e non s1 possono ca.lcolare. Cosi, per esempio, ben al tro svolgimento
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:avrebbe avut.a la manovra se un paio di t emporali avessero gonfiato i torrenti montani e il P iave. Occorre inoltre notar e che i l part.ito azznrro ara forse in grado, il 4 settembre, di riportare un favorevole successo. Conviene pertanto non esa.gerare il valore di un risultato della manovra ed essere guardinghi nel trasferire la teoria del tempo di pace alla praticn, della guerra» . « Le idee sulle fortificazioni di sbarramento sono, del resto, assa,i varie. Molti credono che il. paese, piuttostochè con mura e fossi, sia meglio assicurato con un aserci to istrui to e ben condotto. Questo -esercito, in base alle manovre di quast.'anno del-III e V corpo <l'armata, sembra non manchi, cer tamente, all'Italia». La narrazione delle grandi manovre francasi non è accompagnata da alcuna osser vazione o considerazione, e si limita soltanto ad elogiare il servizio disimpegnato dal le ferrovie pel trasporto della truppe, al termine delle manovre, a.Ile loro stanze e acl accennare, inoltre all'ottimo sorvi;~io, fatto dall: Intendenza nelle manovre del sud-est. Merita però di essere r ilevato ciò cbe è detto intorno ad ordini disposizioni che sarebbero stati emanati dal generale de Négrier , 0 direttore delle manovre cl' armata (del 12° e 13° corpo d'annata) nel centro della Francia (dipartimento della Orausa). , Dopo aver dett o che si aspettavano con una, carta ansietà le disposizioni che il generale avrt:1bba impartite per le manovre, e che quest'aspettativa fu delusa poichè si seppe solo che il generale avrebbe notificato alle truppe il loro accantonamento a.l termine d i ogni giornata cli esercitazione e poi le disposizioni pel seguente giorno, lo seri ttore tedesco così con tiuua : « La priru a par tacipazione, diretta dal generale alla sue truppa, riflett e osservazioni Slllla condotta dell'avangna.rdia e sul contegno da tenersi nell'incontro col nemico, nonché prescrizioni intomo alla diramazione e trasmissione degli ordini . Nella prima parte del suo scritto il generale raccornn,nda d i frapporre fra l'avanguardia e il g rosso della colonne t'iparti composti di tutte le armi, i qual i spiino le mosse del nemico, a lui si attacchino e lo costringano a. spiegare le sue fo rze, senza però lasciarsi impeg nare in serio combatt imento. La cavalleria sola, per la gittata delle armi da fuoco odierne, non è pi i'.1 in grado cli. disimpegnare questi còmpiti; i r iparti lanciati avanti debbono procurar e al grosso la possibilità di iniziare il comba ttimento in favor evoli cir costanze. P iù tardi egli disse agli ufficiali, cho essi potevano d imenticare tutto ciò che avevano im-
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parato sino allora, giacchè ora si trattava d\ una n uova tattica.
In ogni occasione egli predicò l'iniziat iva e l'a, richiese da qualsiasi ri1)arto fino alle squadre. Egli non volev~vedere uè masse nè gruppi di uomini. ~ -. Gli attacchi dovevano essere ma.i diretti contro il fron tè d i un ba ttaglione, ma sempre contro i ·suoi fianchi. Così si ha l..t probabilità, con ogni colpo di porre foori comba,ttimento, due sino a tre uomini, g iacchè si t;roverà sulla linea di fooco nn gran numero. d'individui. E se si rigetta un battaglione preso nel fianco, lo si sospinga in un mucchio che offra un'eccellente bersaglio. Ogni batta.glion e costretfo ad ammassarsi è verduto. Questi insegnamenti, partecipati dal generale agli ufficiali, non furono pubblicati. Qualche importante considerav.ione e invece esposta intorno alle manovre di cavalleria. «.Lo svolgimento delle eserci tazioni, vi è detto, ha dimostrato che le deduzioni tratte dai combattimenti del 'franswaal non possono servire s ui teatri di guerra europei e che i giorni della cavalleria, quale arma a cavallo, sono per niente affa.tto contati. Essa però deve tener conto dei progressi fatti dalla, tecnica delle armi da fooco . « Essa non può osare cli esporsi in masse comi)ai;te alla loro azione. Co11tro di esse, essa può muoversi soltanto in piccoli riparti con larghi intervalli, e deve inolke fa re uso il più accurato dei coprimenti che presenta il terreno. L'apparire di sorpresa, i l veloce raccogliersi, e il passaggio dallo s tesso all'ordine separato assicureranno i suoi successi e diminuiranno le s ue perditei ma deve p ure saper tra profitto dal p ossesso di una buona arma da fuoco. Questa la r ende capace di un'azione indipendente in molte imprese d'ogni sorta, e la rençle indipendente dall'aiuto della fanteria e dell'artiglieria». B. D. -
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- >:"1.C:<:- - -
Per la Direzioiie LoDovrco Crso TTI Colo,mello ft. ,f., 1't1c.a,·ica10
DEM,\'R CHI CARLO,
gerente.
INDICE SISTEMATICO DELLE MATERIF. CONTENUTI~ Nh:LLA RI VIS'l'A .lflLITA llB l'l'ALlANA
Fascicol i pubblicati nel 1903.
Armi e tiro.
c. L. Laderchi.
Fuoco mirato e sistema d' imitazione. Pag. Felice De Chaurand de Saint Eustache, colonnello 39 fanteria. Le formazioni della fante.ria .di fronte a l fuci le odierno » Esperi menti con mitragliatri io Austria- Ungheria. Ordinazione della costruzione degli :i.tTusti per obici da campagna mod. 99, in Austria-Ungheria. . Zunini c., capitano dei bersagl ieri. - Tiro mirato e t iro non mirato io vace e in guerra. . )) Santancrelo Giuseppe, capitano di fanteria. - Cose di tiro. l'l'l alvan~ Enrico, capitano d'artiglieria. - T telemetri e gli stereotelemetri. . Reparti mitragliatr;ci in Austria-Ungheria » Nuovo can none da montagna in F1·ancia . ,> Polio-ono di tiro di Satory in Francia . . . Con;essione di un distintivo di tiro ai riparti mitl'agl iere in » Germania . 1J nuovo fucile « Lee-Enfield » , i n Inghilterra.. . . Pag. 22 li nuovo fucile « Spriogfie!d » mod. Hl08, negli Stati Uuiti d',i me» rica . . ))
))
))
905
1168 12'12
)272 1520 161'1
1785 1854 1855 18')5
1858 e 34 2239
A rte militare. G. Natale, tenenté colonnello del genio. - 11 segreto militare .Pag. 23 e 451 Ottavio Zoppi, capitano S(ì fan teria. - A proposito di una nuova dottrina tattica francese . Pag. 1!72 Pompilio Schiavini, capita.no 11• bersaglieri. - Ordine sparso e .ordine chiuso. . 195 G. Ettorre, tenente colonnello. - Le nuove idee sull' ,rnpiego del· l'art.ig·lieria. nel comba.ttia:.entc. » 426 Antonino CascirH>, capitano d'artiglieria.. - Formazione della fanteria roerio vulnerabile al fuoco di fuc ileria. ,, 609 Carlo Ferrar io, ~a.pita no d'artiglieria. ·- L'artiglieria. eia campo nello spirito delle nuove istruzioni tattiche . " 1902
II
lNDìOE
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r:--'))ICE
l'appalardo V. F ., tenente del_ 12° reggiment~ a~tig:1\ ria ~a campagna. - Ancora poche cons1deraz1on1 c1rra l' 1oopiego dell'artigliera da campagna nelle pianure e'. e$sivamente coperte . Pag. 1922 Mossolin E., tenente colonnello. Le altre a rm i n el ' vanscoper ta >> 2104
Artig lieria. G. Ettorre, tenente colonnello. - Le nuove idee sull' impiego del . l'ar tiglieria nel combattimento . Pag. V. F. Pappalardo, tenen te 12" reggimento artiglieria da campagna. - I bombardamenti marittim i. » Costruzione d i due reparti di mitragliatrici in German ia . " Adozione dei cannone a ti ro rapido da campagna in !svizzera. » Esperiment i con mitragliatri ci in Austria - Ungheri a . Ordinazione della costruzione deg·Ji affus ti per obici da campagna mod. 99, in A ustr ia-Ungheria . » Riorganizzazione della Scuola. di applicazione dell'artig·lieria e del gen~ . , , Reparti mitragl iat rici in Austria-Ungheria » Nuovo cannone da montagna in F rancia . » Poligono di tiro di Satory in Francia . » Concessione di un distintivo ·d i tiro ai ripa rti m itragliere in Germa.n ia . » Carlo Ferrnrio, capitano d'artiglieria. L'ar tiglieria da cam po nello spirito delle nuove istruzioDi tatt ich e . " Pappalardo V. F:, tenente del 12° regg imento artiglieria da campagna. - Ancora poche considerazioni ci rca l 'impiego dell'artiglieria da cam pagna nelle pianure eccessivamente cope rte . ~ Circa il nuovo cannone da campagna in Austria-Un gh eria »
93'i 1046 1052 12'i2 12.i 2 1,170 1854 1855 1855
1858
Le grandi manovre in India . Pag. Le manovre navali negli Stati Uniti. » » Manovre e campi d'istruz io ne negli Stati Uniti. Circo lare relativa alle ma11ov re d i autu11no in F rancia. •> » Manovre coi quadri e viaggi di stato maggiore nel 1903 in Francia Gr:mdi esercitazioni delle truppe durante l'anno l 903 in Germania » Grandi manovre in Inghi lterra . >> l\.fohilitazione del TI corpo d'armata in Ingh ilterra » Le grandi manov re nel! ' Un g he r ia occideutale dal!' 11 al 16 settemb re 1902 . » Istruzioni e manov re in !svizzera . » Landweh r d i l' bando in !svizzera " Grand i ese rcitazi0ni di truppa del corrente anno in AustriaUug·beria . » Esercitazion i a reostatiche nel le t"ortezze in Austria-Ungheria. » EseJ'ci tazioni estive · nell'anno 1903 in Russ ia )) Ferraro Lorenzo, capitano di fanteria. - Le nuo,•e teorie tattiche Grandi manovre del 1904 in Austria-Ungheria . )) Grand i manovre impe r ial i in Germania per il 1904 » Le grand i manov rr. autunnali in Inghilterra.. » Manovre navali nella Svt:da.
128 582 589 590 593 834 12'i9
1662
185 318 324 568 5'13 581 583 584 79'1 840 841 1041 1042 104'7
1681 2218
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Carte, piani e illustrazioni diverse.
*"" ll
B ilanci e s pese militari. Bilp.nc io del la g uerra in F ra ncia . Pag. Bila Dcio 'preventivo pel 1903- 04 in Inghi lerra » Spese m il it ari negli Stat i Uni ti » Bilancio preve nti vo pe1· la marina negli Stati Un iti » Bilancio preventiv o pel 1903 - 04 negli -S tat i Uniti . ,, Relazione del senatore D ubost sul bilancio generale dell'esercizio 1903 )) in Francla ., )) Bilancio m ilitare in Norveg ia . » Bilancio m ili tare dell'anno 1903 in Svezia
Campi e manovre e corsi d'istruziono.
1902
1922 2221
III
Marocco (con una carta) . -- Vedi dispensa III c IV 16 ma.rzo e 16 aprile 1903 . Pag.
Cavalleria -
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Ippologia -,- Corse
Nuova organ izzazione delle divisioni e brigate di cavalleria sta nziate in Francia Pag. 5'ì3 Mossolin E, tenente colon nello. - Le altre armi nell'avanscoperta » 2104 Aumen to di efi"ettivi nella cavall eria della Landwehr cisleitena e creazione di due capi patt uglia _(Patru illeufu h rer) pe r ogn i squadrone in Austria-Ung heria . » 2222
Colonie. A. Ca.jani. -- La. conquista del Madagascar. Pag. 659 Nuovo rag·gruppamento dell e forzemilita.ri clellecolouiei nFrancia " 12'15 >> La Francia, e il Marocco . 2036
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V
INDICE
INDi brn
Gibelli, t enente colonnello 4,./ fanteri a. - Arredamento del soldato di fanteria in gperra . ·Pag. Costituzione di un battaglione cacciatori bosno-evzegovese in AustriaUngheria . » Nuovi reparti ciclisti in F rancia . ,, Nuovo zaino p er 13: fanter ia in Germania . >> Il nuovo fucile « Lee-Enfl.eld modificato >) in Ingh ìlterra Il nuovo fucile« Springfleld mod. 1903 » nei Stati Uniti d'America » 0
Reclutamento nel!' Algeria . Pag. 204'ì Relazione della Commissione reale d'i nchi esta per la guerra del Sud Africa . 2Hl6 Comitato del!' Estremo ·Orien te. 2239
Equipaggiamento Nuovi dist intiv i al le g·iubbe degli ufficiali in Jng·hi tterra Pag. Nuova tenda porcatile nel Giappone . . Uniformi cegli $tat( Uniti Modificazioni all'uniforme in A.ustria-Ungberia . Giuseppe Na tale, tenente colonnello del genio. - li min u to mantenimen to . J) Nuova unifo1·me in F ranci a. . . . . . . . . >> Gibelli, t enente colonnello 4'ì• fanteria. - Arredamen :o del soldato di fanteria in guerra . » Nuovo i aino per la fanteri a in Germania . » Cambio di copricapo per g li uomini di truppa del treno in Germania . ))
136 315 321
13541856 1859 2234 2239
Ferrovie, geografia, topografia e . viaggi.
1042
JlOH 146~)
1,o!J 1859 2225
*- •
337
*'**
1960
Il Marocco (con . u na carta) . .Pag. Note sulla penisola balcanica . Pag. 1194, 1343, 161'1, A. Prata, maggiore di fanter ia. - La regione del Baldo e d!')i Lessini. - Descrizione geografico -mi li tare. Pag. 1319 e V . P. - L'Acrocoro di Sofia .. » Eugenio De Rossi. - Dal Sempione al Cenis io per Ginev ra (conPag. 2016 e timtazione ). La Francia e il Marocco
Fanteria. Pompilio Scbiari n i, capitano .1 1" he rsag·liel'i. - Ordine sparso e . ordine chi uso . . . . . . . . Pa_q. Santangelo Felice. maggi0re d i fanteria. - Il nuovo regolamento d i esercizi per le truppe a piedi dell'esercito austro. un garico . . . Pag. 481 Ordmanze d1 fanteria a cavallo in Russ ia . . . . . . . » Antonio (ascino, c,ipitano d'a rtig lieria . - Formazione della fanteria meno v ulnerabile "'I ·cuoco di fucileria . . . . » Guido Re15azzi, capitano comandante la compagnia ciclisti del 3' bersaglieri. - Ciclismo militare . . . . . . » C. L . Laderch i - Fuoco mirato e sistema d' imitazione . . » Roberto Barb etta, capitano di fanteria. - Scuola d'applicazione di fanteria . . . . . . . . . » Felice De Chau rand de St Eus tacbe colonnello del 39 fanteria. ,. Le formaz ioni della fanteria di fronte al fuc ile odierno Zunini C., capitan,, dei lJersag·li~ri. - Tiro mira to e t iro non mi· rato' iD p'clce e in g uerra. . . . . . . » Zavattari O., tenente colonnello 3 > al pini. - Le truppe alpine nei servizi di copertura e d i avanacope rta . . . . . . » Santangelo Giusepp?, capita no d i fant eria. - Cose di t iro . » Nasi Lui g·i, capitano l O bersaglieri. - Circa un 'eventuale t rf1s formazione <.:i bersag lieri in ciclisti . »
1'161}
J)
1801 1816 2149
2036
Geni.o e fortificazioni.
195
Automobili in Aust ria- Ungh eria Fortificazioni in Norv egia
Pag.
12'1Z · 12'ì9
Legislazione e a.mministrazì.one militare.
(i09
642 905
Adozione di un nuovo codice disciplirnue militare in Germania Pag. 306 583 Glì ufficìali dell'esercit o e della mi lizia in Inghilter ra . · » 586 Esami di promoz io ne per gli uffi cia li inferiori negli Stati Uniti » 834 Pensioni civili e militar i in F rancia. ,> 1069 0 • · La legge. sul tiro a segno nazionale . » Corso di vettovagliamento per s ot tufficiali raffermati in Austria1271 Ungheria
1.125
Letteiratura militare.
1168 1520 1596 101'ì
1'132
B . D. -
G. Cecchi, capitano del 24° fanteria. - La tattica dello spazio. - Argomentazione avvalo rata da qualche esempio tratto dalla guerra anglo- boera . - Castellamma re, stabilimento tipografico Elzeviria no, 1902, Pag. B. D. - Commandant Cambn, p1'ofesseur d'art militaire à l'École d'a.pplication 'de l'arti llerie èt du génie. - L a g uerre na1•
93
VI
INDICE
INDICE
. poléonienne . .:__ Précis des campagnes. - Paris, libra.ir ie mil. R. Cbapelot et C . , 1903· . Pag. 95 B. D. - Kriegsgeschichtliscbe Einzelscbrif'ten . Herausgeg:eben voro Gros$en Generatstabe,.Kriegsgescbichtliche Abtbeilu ng l. _ Heft. 31 . Kriegsbràuch im Landkriege. - (Monografie storico- militari compilate dal grande stato magg iore, 1• sezione storico-militare. Fascicolo 31. Gli usi della guerra nella guerra campalej. - Berlino, Mittler e figlio, 1902 » 102 B. D. - E. Bertotti, tenente colonnello di stato maggiore. Onorate la memoria del Re Vittorio Emanuele Il nel XXV anniversario della sua . morte. - Roma, Casa Editrice Italiana., 1903. · 258 B. D. - Giuseppe Graziano. - Umberto I di Savoia. Bio-bibliografìa . , con ritratto ad acqua forte del Turelli. - Torino, Libreria Lattes, 1902 » 260 B. D. - Giuseppe Pennella, capitano d i fanteria (stato magg iore). -·S tudio comparat ivo fra i regolamenti di servizio in guerra in Francia, Austria-Ungh eria, Italia, Germania e Russia. Roma, Casa Ed itrice italiana, 190::l . » 264 B. D. - I-I. de la Rochelambert, capitaine adjutant-major au 13° bat aillon de chaussers alpins. Marches en pays de montagn e pendànt la saison d'hiver. - Paris. C. CbarlesLavauzelle. 269 B . D. - Georg von Alten, Generalleutnant z. D. - Kriegskunst in Auf'gaben. (L'arte della guerra. svolta in temi). Erstes Heft, AufkHirung. (Primo fascicolo : Esplorazione). - Berlino. » 2i'O Mittler e figlio, 1002 . B. D. - Ilott;i.ri Paolo, capitano nel •15° regg. fanteria. . - Quale sia per la compagnia. la formazione preferibile nella mar.eia di avvicinamento. Deduzioni dai risultati dell'esperimento sulla vulnerabili ti. delle formazioni eseguite nel » 537 1902. - Gallipoli, Tipogra fia G. Stefanell i, 1903 . . B. D. - Stasi Noè, capitano. Con l e ferme brevi si deve più educ~re od istruire ? - Lecce, Tip. cooperativa. 1908 » 539 B. D. - Ardant du Picq, colone!. Études sur le combat. · Combat antique et comba.t moderne. - Nouvelle édi t ion. Paris, Libra.iri e militaire R. Chapelot et C., 1903 . ,, 541 B. D . .:.:.. Konstantin v. Braun, colonnello a D. - Ta.ktische Eindrùcke n wa.hrend des sùd -afrikanischen Krieges in Nata.I 1899-rnoo, ergàmt w~ihrend der Kriegsgefangenschaft in St. Elena 1901 bis 1902. - (Impressioni tat t iche durante . la guerra sud-africana. n el Nata.I 1899-1900, ampliate d uran te la prig ionia di guerra a Sant'Elena 1901-190.2). . . » 551 BerHno, R. Eisenschmidt, 1903
Tozzi e Bazan, capitani d'artigl ieria - L'artiglie rill, n.ella g uerra campa.le. - Torino, S. Lattes e C. ed itori, 1902 Pag. B. D. - Cesare Taleschi, capitano contabile. - :ç,e riforme nei · ser'vizi amministrativi dell'eserci to. - Palermo, Cartoleria Brangi . . . » B. D. H . Bonnal, généraL - . L'espr.it de la guerre moderne. De Rosbach à Ulm. - .Paris, R. Cha.pelòt e C .. rno3 » E. Barbarich, ten ente '73' fanteria. Pietro Calvi e G. Durando nel 1848 » Alberto Cavaciocchi, tenente colon n. sta to m~ggiore. - Napoleone e l'arciduca Carlo nella vita intima. . . ,, B. D. - Caretta Enrico, colonnello. - La legge per l'avanzàmento nel R. ese rcito considerata. in ra pporto· ai l imiti ,l'età. ' Torino, tipografia . G. Sacerdote, 1903 . . » B. D. - Fournier capitai ne de i'état ·major de l'arlilée. - La.guerre sud- a.fricaine. Publiée sous la direction du 2"' 0 bnt·ea'.n de l'état·major de l'armée. Tome deux iè me. - Les échecs des Ang·la ia: S tormberg , Maggersfontein, Colenso, Spion- Kop, Vaol-Krauz, Siége et deliorance de Lad ys in ith. Avec 10 cartes et croquis. - Paris, Librairie militaire R. Chapel6t et. e.e, 1902 . . . . » Memorie (1859-1892). - Firenze B. D. - Il g enera! PiaÌ1ell. çx. Barbera editorf:, 1902. " B. D. - Alb erto Ross i, tenente nei granat ier i di Sardegna. Sull'istruzione pratica dei fanti. - Torino, t ipografia 8ou:s: e Viarengo, 1903 » B. D. - Adolfo Kosèntrete r, tenen te colonnello a D. - Zweibund gegen Dreibund. Eine militàrisch Sckizze. - (La Duplice contro la Triplice. Uno schizzo militare) - ·Kiel, tipografia dell'università Paolo Toeche, 1903 . » B. D. -:-· Prof. B. Moreschi. - ,Indus t ria Stalloniera. - La popo· !azione cavallina in Italia. Disposizioni legislative e regolamenti. Precetti tecnici. - Firenze, G. Barbera. editore, 1903 .. . . . 'B. D . - lmmanuel, capitan o nell' 8'7° regg fanteria. n :Marocco. - Un quesito politico-milita.re ed economico d'at t ualità (Marokko. Eine mil Wi.rpolitische u~d wir tscbaftli che. ,, F rage uoserer Zeit~-:- BerI ino, Riccardo Schroder, 1903 • B. D. - Grande stato maggiore prussiano, sezione ì • st.oricomilitare. - Studi di storia mi litare e di tattica. Il vo lume. La rottura del combattimento. (Stu d,ien zur Krieg$geschichte und Taktik. 11 Band. Das Abbrechen von Gefecht<:in .,, Berlino ìvlittler e f., 1903. B. D., - Dott P. Imbriaco. colonnello medico. - S u ll'azione. degli attuali fucili da g uerra e specialme nte del fucile italiano
VII
B. D. -
'181
'788 '789 918 .959
10.23
1032, 1244
1254
126 1
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l 43i
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VIII
. di piccolo calibro in confronto con quello di medio ca1 libro. - Studio sperimentale con· 15 tavole di fotografie e radiografie ~iprodotte in fototi9ografia. - Roma., Enr,ico Voghera, 1903 Pag. 1635 B. D. -=- C. Zu nini, capitano nei bersaglieri. - L'istruzione sul tiro e il nuovo metodo di esperimento. - Parma, tipografia L. Battei, 1903. . . . . » 1642 B. D. - Langlois, général. - Couséquehces tactiques des proo-rès de l'arm~ment. - Étude sur ie te'rrain. - · Parigi, Ch~rle · Lavauzelle, 1903. » . 1646 B. D. - Von Bruno, maggio r generale a disposizione. - Beitra<re . zur k riegsgerriassen Ausbildung, Besicbtiguog u nd v:rwendung der H.auptwaffe auf · dem Exerzierplatz und im · · Gelancle Bataillon - Reg·iment - Brigacle. Aus der Praxis fiir die Praxis. :_ (Contri buti per l'istruzione, ispezione ed impiego dell'arma principale conforme alla guerra in piazza d'armi e in campagna. Dalla pra t.ica r;er la pratica). Cou 5 tavol e. Ber)ino, tipografia Liebel, 1903 . . . · ,, 1654 B. D..- Pu bblicaz ione dell'ufficio storico dèl corpo di stato man-g!orè.-:-- La battaglia. di Caste!ficlarclo (18 settembre 1860) Narraz10ne documentata, con uno schizzo ed un piano. Roma, tipo - litografia del Genio Civile, 1903 . . ,, 1823 B. D. - H . Langlois, général, ,membro •du Conseil Su périeur de la guerre. - Enseignements de deux guerres récentes. Guer res Tu rco - Russe ed Anglo-Boer, 2e édition, avec 4 croqui hors texte à la fin du volume. - Paris, Henri Cbarles -Lavanzelle, 1903. . ,. 1830 Incitamento allo studio di lingue straniere in Germania . . » 1858 B. D. - Eugenio Succi (E. B. d i Santa.flora). - L'~rmata del risorgimento. - La battaglia di Lissa. --,- PirMregata corazzata « Re d'ltalia ». · - F regate ad elica di 10 ordine « Carlo Alberto », « Gaeta » . Pirofregate corazza.te <• Roma » , « Ancona. » . Con prefazione del professore Antonio Pastore. - Torino, tipografia Rouz e Viarengo, 1903 . )) 2024 B. D. '- Eugenio Barbarich. Memo rie storiche ·sull'assedio di - Osoppo. - (24 marzo-18 otto bre 184-8). ..:.. (Narrazione compilata con la scorta dei documenti ). .Udine, tipo grafia Domenico Del Bianco, 1903 . 2028· B. D . - Filippo De Matteis, capita nò di a rti g lieria. - L'artigl ie ria da. campagna nelle' vecchie Norme Generali per l'impiegò delle tre arn:i i e nelle nuove Norme Generali per l'impiego tattico delle g·rand i unità di g uerra. - Foligno, 'tipog ra!i a G. Camp i, 1903. » 2029-
IX
, iNDlCE
INDICE
Avv. Annibale Giraldoni. - La. leva mil itare , e marittima. - (TI i< Digesto Italiano » alla voce : Leva militare e marittima) Pag. 21'15 B. D. - V. der Boeck, tenente geuera)e a disposizione._:_ Ausblicke auf die nachst Militar-Vorlage. - (Circa il prossimo pro· getto di legge sul. quinquennio militare). Berlino, 1903. Tipografia mili tar e Liebel . » 2-180 B. D. - Santoro, tenente di vascr-llo. - Navi ci battaglion i? 2 189 Siracusa, t ipografia ùel ta mbu ro, l 903. >) B. D. ....:.. L. Bigotti. - Navigazione in terna. - Relazione sommaria del congresso di Tolosa 2'7 maggio l O giugno 1903. Proposte riguardanti. - l'Italia Roma stabilimento tipog ra fico Civelii, 1903 » 2192 B. D.
Marina. Leva ma ri ttima sui giovani nati n.e ll 'anno.: 1880 e situazione del Corpo Rea le Equipaggi al 31 dicembre 1901 Pag. » Marina in Francia . )) L_e manovre navali negli Stati Uniti. »· La marina negli Stati Un iti.- . » La milizia e la difesa delle coste negli Stati Uniti )) Bilancio preventivo per la marina negli Stati Uniti )) ~farina nei Stati Uniti. V. F. Pappalardo,tenente d'a1;tiglieria 12° reggimento.artiglieria da campag_n a. - I bombarda menti marit timi. » Formazione della squadra di estate 'per le manovre navali in . Austria-Ungheria ,. Varo della nave Arciduca Carlo in Austria-Ungheria » Ufficii/,li dell'esercito comandati alla marina in Germania " C. M. - Leva mari ttima s ui g iovani nati nel 1881 e si t uazione del Corpo Reale Equipaggi al 31 dicembre 1902 » Varo dell'incrociatore « San Giorg·io » (gia • E »). in Anstri a-Un·
C. M. -
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»
Nuova stazione di marin a nel mar Baltico Nuovi can tieri in -Russia . Manovre navali nella. Svezia.
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106 12'1 318 318 323 590 595
937 1214 1855 1856
•
216'1 2222 2225 2238 2241 .
Miscellanea., Alberto Roisotti, capi tano dei bersaglieri. - L'istruzione morale in rapporto all'educazione militare del nostro soldato Pag. L'o1)orevole compagnia d i artiglieria di Londra . ,, Lodovico Cisotti. - Termi nologia militare it ali ana . .»
5 . 134 243
X
INDICE
'
Roberto Barbetta, capitano di fantt-ria . - Il Te!estin . . p ag. 247 Festa militare pel 150° anniversa rio della istituzione delle accademi e milita ri . Teresian& in Austria-"Ungheria ,, 297 Spedizione contr() l'Enìi ro· di · Kano i n Inghilterra » 316 Distribuzione delle truppe negli Stati Unit i » 320 . Esploratori delle. F ili ppine neo-li ·stati Uniti » 321 Costituzione e dislor.azione d:lla brigata di occu pazione in Cina in Germania . . . . . . . » 83S Teones to Galvagn,o, capitano medico. --- La tubercolosi · nel le caserme e S'na profilassi . . . . . . . » 887 V. F . Pappalar.do, tenente 12° reggimen to artigl ieria. - I bombardamenti marittimi 937 Pietro Papini prof. alla Scuola mili tare d i Modena - 11 d uello antico . » 1003 *** No te sulla penisola balcanica . Pag. 1194, 1343,· 1624, 1960 Automobili in Austria- Ungheri a 12'12 A. Prata, maggiore dr fanteria . .- La regione del Baldo e dei Lessini. - Descrizione geog:àfico mili tare . Pag. 1319, 1801 Pietro Valle . '- Mon tenegro. - Cinque secoli di g uerra . » 13'13 Ettore Beltrami, tenente colonnello d'artiglierisi,. - Gustavo .\dolfo t: il suo genio militare · ,, 1391 La rivista del 14 lugl:o in Francia >> 1461 De Gregorio Giuseppe, tene nte di fanteria. Garibald i. In commemor~zione della battaglia ciel Voltur no 1 e 2 ottobre 1860 » 1'185 . Campolieti N . M , capitano 85° fanteria . - Lo spirito di corpo in • r el~zione a lla d isci pli na m ili tare e alhÌ, missione e'ctucativa · clell' esercìto 1699 Mal vani Enrico, capitano ·d'ar tiglieria. 1 telemetri e g li ster eotelemetri . » 17,8 5 V. P . - L'acrocoro di Sofia . ,, · 1816 Motori a benzina a due ruote in Austria -lJng·heria » 1855 Nuovo minist ro della guerra .in . Prussia . ,, 185'1 Impiego de i cani di g ua rdia nel servizio di sorveglianza notturna in Germania . . . . » 1858 Incitamento allo studio cli lingue straniere in German ia· . . '> 1858 Gibelli, tenente colonnello 4'1° fanteria. - - L'educazione fisica popolare. - La g innastica ·1,elle scuole e ne ll'esercito . » 19\J5 Eugenio De Rossi. - · Dal Sempione al Cenisio per Ginevra (con tinuazione) . · . . . . . . . . . . Pag. 2016 2149 La Francia e il Marocco . . . . . . » '203S Bernucci Giovann i, capitano medico 6° reggimento alpini. - Saggio di coltu ra stor ico-g eografica di reclute italiane. >) 212'1 Martimiz Gabriele. - L'esame della s toria secondo En rico Barone . » 2 132
XI
INDlOE
•Ca!l.ich io pu:to Antonio, cap itano d'artiglieria. - Ancora ~ugli .gtereotelemetri · · Pag. Relazione della Commissione reale d' incbiesta per la g·uerra del Sud-Afriea . » • )) Cambi di guarni gione in Austria- Ungberhi .
2164 2196 2220'
·Ordinamento degli eserciti Le forze milita ri dell'Impero Ottomano Pag. Completamento e nuova dis locazione del corpo d' a rma t~. coloniale in Francia >) Milizia e Yeo man ry io Inghilt erra » Lorenzo Ferraro, ()apitano di fanteria . - La riduzione della ierma » Le forze. militari della Bulgaria l' · Le forze mili tari della Rumenia )) Criteri a i quali dovrebbe essere informata una nuova l egge di reclutamento in Aust ria- Ungher ia » Org an izzazione dei c0rpi di cadetti ne l Giappone )> I corpi d'armata in Ing hilterra » Forze militari dcg·li S tati Uniti Reggimento provvisorio di fanteria di Porto Rico » Mil izia negli Stati- Uniti. La m ilizia e la difesa de lle coste negii Stati-Uniti J) St ato maggiore ne i Stati-Uni ti )) Le forze mili tari del Montenegro Le forze .mili tari de lla Serbia . >) Le forze m ili tari della Grecia Nuova orgauizzazioue delle divisioni e brigate di cavalleria stanziate in F rancia Il servizio di due anni in Franc ia l> Riorgan izzazione del Consiglio super iol'C della guerra in l1'rancia » Comitato di difesa in Inghilterra » Ordinanze di fanteria a cavallo in Russia lJ Costituzione del Corpo cli stato magg·iore negli Stati-Uniti » Nuova. legge sulla milizia negl i Stati- Uniti . » Modificazioni a ll'ordinamento negli Sta: i , Un i ti ' . » Guido Ragazzi, capitano comandante la compagnia ciclisti del 3° bersaglieri. - Ciclismo militare . » I l ciclismo e la difesa nazionale in Ingh ilterra " Relaz ione del Consiglio fede rale sulla gestione del dipar t imento mìlitare del 1902 in Isvizzera . » Riùrganizzazione dell'esercito nel Belg io » 1Jovimento negli alti g radi dell'esercito in Germania ·• Costruzione d i due repart i di mitragliatrici in Germ ania >l ))
))
127 134 145 2'1'1
287 298
313 315 317 320 323
323 324 554 55'1
564 5'ìf>
574 5'19 582
585 590 591 593
642 831 841 1043
1046 1046
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INDICE
Riorganizzazione della Laodsturm nella Svezia Pag . . 1051 La legg e sul ti ro a segno nazionale 1069 Temistocle Mariotti. - li problema mi li tare » 1214 Compagnia ciclisti in Danimarca ,, 12'14 Nuovo raggruppamento delle fo rze militari delle colonie in .F ra ncia » 12'15 Progettò di legge su ll'a,•anzamentò dell'esercito io Francia 12'16 Nuovo ordinamento in Norvegia 12'i9 S. S.-L'eserci to degl(Stati-Uniti d'America 1452 Riorgan izzazione delltt scuola di applicazione dell'arti glieria e del g-enio ,. 1470 Briga.ta ferrovieri degli usseri in Russia » 1662 Notizie varie circa la riorgan izzazione dell'esercito svedese . » 1663 Nasi. Luig i, capitano 1° bersag lieri. - Circa u n'eventuale tras for ~ 1732 mazione di bersaglieri in ciclisti Costituzione di un battaglione cacciatori Bosno- Erzegovese in Austria-Ungheria » 1854 Nuov i r eparti ciclisti in Francia. » 185() Plttaluga Giovanni. - La trasformaz ione de ll'esercito 18'i3 Soppressione dei q uarti battaglioni in· a.lo!un i reggi menti suddivisionali in Francia 2048 Cambi di guarnigione in Austria-Ungheri a " 2222 Aumento di effettivi nella cavalleria della Landwehr cisleit ana e creazione di due capi pattuglia (Patruillenfuhrer) per ogni sqùadroue in Austria-Ungheria » 2222 Nomina d'una Commissione per il riordin amento d el Ministero de lla g uerra in Inghilter ra . · » 2226 Corpi Cadetti in Russia . 223\J
"'**
Reclutan1euto C. M. - Leva maritti ma sui giovani nati nell'an no Hl80 e situazione del Corpo Reale Equipaggi al 31 d icemb re 1901 . Pag. 106 Chiamate alle armi per i_struzione nel 1903 in Francia. » 125 L0renzo Ferraro, capitano di fanteria. - La riduzione della. ferma ,. 145 Criteri ai quali dovrebbe essere informat a u na n uova legge di re. clutameoto in Austria Ungheria » 298 Arruolamenti negli Stat i Uniti. 321 Il servizio di due anni in Francia » 5'14 Reclutamento in Inghilterra ,, 581 Risultati delle operazioni di leva dell'anno 1901 in German ia » 839 Relazione del Consiglio federale sulla gestione del diparti mento militare del 1902 in !svizzera » 841 G. ' Sala, colonnello. - Nuovo disegno di legge sul reclutamento » 865 La riduzione della ferma in F rancia » 1275
xur
I.NDIOJ.C
Assegnazione degli inscritti di le"a e dei richiamati ammogl iati Pq,g. Contingente per l'ann o 1903 in Russia 1) Risultati delle operazior.i di ' l eva nell'anno 1902 ,, Reclutamento nell'Algeri:t Sala G. , colonnello. - Le dispense del servizio militare Alla rgamento del sistema di reclutamento regionale in G.er>> mania >)
14'11 1662 2044 2047 2065 2224
Regolamenti e ,Istruzioni Pompilio Sch iarini, capitano 11 bersaglieri. - Ord ine sparso e ordine chiuso Pag. 195 Santangelo Fel ice, maggiore di fanteria. - li n uo vo reg olamen to di esercizi per le truppe a piedi dell'esercito austro-ungarico Pag 481, 770 A ntonio Casci oo, capitano d·'artig lieria. - Formazione della fan609 t eria meno v ul nerabi le al fuoco di fucileria » G. Busu, colonn ~llo 10° fanteria. - Una sco rs,. alle Norme generali per l'impiego ta ttico delle grandi unità di guerra Pa,g. 1297, 1575 .r.c:::...· Zavat ta'.ri O., tenent e colonnello nel 3° reggimento alpini. - Le truppe alpine nei ser vizi di copert ura e di avanscoperta » 1596 Campolieti N. M., capitano 85 fanteria. - Lo s piri to di corpo in r elazione alla discipli na m ilitar~ e alla missione educativa 1699 dell'esercit o Impiego di cani di guardia nel servizio di sorveglia nza nott urna 1858 in µerman ia Càrlo Ferra ri o, capitano d'artiglieria. - L'artiglieria da campo nello spirito delle n uove istruzioni ta ttiche . " 1902 Pappalardo V. F., tenente del 12° reggimento artiglieria da campagna. - Anco ra poche considerazioni circa l 'impiego dell' artiglieria da campagna nelle _ pianure eccessivamente coperte >> 1922 Gritti L., capitano commissario . - Il nuovo regolamento per i ser» 2081 vizi di commissariato in guerra .
Rivista. dei periodici militari Pag . . 13'1, B25, 59'1, 846, 1054, 1281,
14'12, 1664, 1861,2049,2243.
Scuole militari e corsi d'istruzione Istruzione militare della g ioventì1 in Inghilterra Pag. F esta mil itare pel 150° anniversario della istituzione delle accademie mil itari Teresiane in Austria-Ungheria »
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29ì
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INDICE
Organizzaz ione del Corpi d i cadetti nel Giappone Pag. 313' istruzione militar e negl i Stati- Uniti » 321 Gli ufficiali dell'esercito. e della milizia in Inghilterra » 583 Corsi d'ioformazicne, d'istruzione e di esercitazione presso la scuola di tiro di fanteria in Germania. . » 838 Roberto Barbetta, capi tano di fanteria. - Scuola d'applicazione di fauterla » 1125 Riorganizzazione della scuola d'applicazione e del genio . . • 1410
Servizi d'intendenza sanitario e veterinario Galvagno Teooesto, capitano medico. - La tubei·colosi nelle caserme e sua profilassi Pag 881 Ca rri d i sanità per posti di soccorso in Austria-Ungheria » 12'73 Puglisi, capita.no commissario. - Il r ifornimento della carne alle tru ppe operanti . . •> 1'143 Motori a benzina a due ruote io A ustria-Uogheria . » 1855 N uo,·o pane per la truppa in Fra ncia . 20,18 C.iritti L., capitano commissario. - 11 nuo,,o regolamento per i sel'· vizi di commissariato in g uerra . » 2081
S tatistica. I.o stato sanitario dell'esercito francese . Pag . 131 O. C. - Della leva sui iriovani nati nel 1881 1403 Bornucci Dr. Giovanni, capitano medico nel 6° reggimento alpini.Saggio di coltura storico-geografica di recluto italiane. » 2127 C. ~I. - Leva mar it tima sui g iovaui nati ne l 188 1 e s ituazione del » 216'7 Corpo Reale Equipaggi al ::!l dicembr e 1902
Storia militare e generale
xv
!~DICE
A. Pnita, maggiore di fanteri a. - La regione del Baldo e dei Les· sin i. - Descrizione geografico-militare . Pag. 1319, Pietro Valle. - Montenegro. - Cinque secoli di gnerre Pag. Ettore Beltrami, tenente colonnello d'artiglieria.. - Gustavo Adolfo cd il suo genio militare » De Gregorio Giuse.ppe, tenen te di fanteria. - Garibaldi. -- In commemorazione della battaglia di Volturno 1 e 2 ottobre 1860 » » Y. P. - L'Acrocoro di Sofia :'v1artinez Gabriele. - L'esame della storia. secondo Enrico Ba » rone .
1801 1373 1301 1485 1816 2132
Ufficiali .Movimenti nell 'alto personale dell'eserc ito in Austria-t:ngheria Pa g. O li u fficiali dell 'esercito e della milizia in Ingh ilterra . » Esam~ di promozione per'gli ufficiali inferiori negli Stati Uniti » Numero ed anzianità dei capita~i che nel corso del 1903 saranno chiamati agli esperim~ti teori co-pratici d'avanzamento a maggiore in ;\ustr_ia-Ungberia » Eià dei geuerali dell'esercito a ustro ungarico in ser vizio attivo alla » fine del 1902 . Servizio temporaneo (Stage) dei tenenti colonnelli, magg iori e capitani in un'arma diversa della propria in Francia ,, Ufficiali dell'esercito comandati a lla marin,1 in Ger mania » » Nuovo ministro della guerra in Prussia . . .) Promozio~i riegli uai gratli dell'esercito germanico ,, Promozioni del 2° semestre 1903 in Austria-Ungheria Promozioni e movimenti negli alti gradi dell'eserc ito germanico e » nella mr1.rlua
305 583 586
832 833 837 1856 1857 1860 2218
2223
Notizie militari estere Austria ~ngh eria
G. Bargilli. -- Intorno all'assedio di Siena (1554-55) Pag. 7S Storia deila guerra della Cina 314 ·.., Il Ma rocco (con una carta) 337 A. Cajani. - La conquista del 'Madagascar » 6~9 A. ldlodi1 generale . - L' 8" divisione nelì~ guerra del 1866 per !a liberazione della Venezia Pag. 689, 979 E. Barbar icb, tenente '73° faotéria. - Pietro Calvi e G. Durando noi 1848 . . . . » \il8 Alberto Cavaciocchi, t enente colonnello di stato maggiore. - Na» 959 poleone e l'arciduca Carlo nella vi ta intima 0 • Note sulla penisola balcanica . . Pag. 1194, 1343, 1624, 1960
Festa militar'e pel 150• anniversario della istituzione delie accademie militari T eresiane . Pag. Criteri ai quali dovrebbe esser informata una n uova legge di reclbtamento in A ustria- Ungheri a » }.lovimenti nell 'alto personale del i'esercito ii Saotangelo F elice, maggiore di fanteria. - Il nuovo regolamento di esercizi per le truppe a piedi dell'esercito austroungàrico . Pag. ,131 , Le g randi manovre nell' Ungheria occidentale dal!' 11 al 16 settembre . .. . »
291 :298
305
770 ~07
XVI
INDICE
lNDICE
Nume ro _ed anzianità dei capitani che nel corso del 1903 saranno · chiamati agli esperimenti teorico-pratici d'avanzamento a maggiore . ·.' · . . . . p tig . 832 Età dei generali dell'esercito aus t ro - ungarico in servizio attivo alla fine del 1902 » 833 GTa ndi- esercitazioni di trup~a del co~re~1te. ;nno. » 1041 Esercitazioni areos_ta tiche nelle fortezze 1042 Modificazioni all'uniforme 1042 Corso di vettovagliamento per. so~tu·ffi~lal.i raffermati :: 12'11 Esperimenti con mitragliatrici « 12'12 Ordinazione della costruzione degl i affusti per gli obici da cam)) pagna mod. 99 1272 Automobili . . 1212 Carri di sanita per posti di soccorso . 1273 1274 Formazione della squadra di· estate per le manovre navali >) Costituzione di un battaglione cacciatori bosno-erieo-ovese 1854 0 • Repar ti mitragliatrici· · " . 1854 Motori a benzina a due ruote 1855 Varo della nave Arciduca C:at·lo » 1855 G randi manovre del 1904, . . ,> 2218 Promozioni del 2° semestre 1903. » 2218 \ :ambi di g uarnigione . ,, 2220 Ci rca il nuovo cannone da campagna . .. • 2221 Varo dell'incrociatore San Giorgio (già « E») . . . » 2222 Aumento di effettivi n ella cavalleria delta Landwellr cisleitana e creazione di due capi pattuglia (P atruillen fuhrer) pei· ogni squadrone. ;> 2222 Be_lgio .. Riorganizzazione de Il ' ese rei t o
Pag.
1043
Bulgaria.
Le forze militari della Bul garia
. Pag .
2'1'1
Danimarca.
Compagnia ciclis t i
Pag.
12'14
Francia.
Chiamate alle armi per istruzi_o ne ml 1·903
~m
. Pag.
125
»
12'7 127
Compl emento .e nuova dislocazione del corpo d'armata coloniale »
XVlI
Bilancio della guerra . Pag. Lo stato sanitario dell'esercito francese » Circolare relativa alle manovre di autunno nel 1903. » Nuova organizzazione delle divi-siorii e brigate di cavalleria. stan· ziate in Francia . » Manovre coi quadri. e viagg i di stato· maggiore nel 1903 . >> Il · servizio di due anni . » Riorganizzazione del Consiglio superiore della gue rra . >> Relaz ione del senatore Dubost sul. bilancio g_enerale dell' esercizio 1903 . >> Pensioni civili e militari . :> Servizio temporaneo (Stage) dei tenenti colonnelli, maggior i e ca · pitani in un·arma diversa dalla propria. . >> Nuovo raggruppamento delle forze militari delle colopie » La riduzione _d ella ferma . >> Progetto di legge sull'avanzamento dell'esercito La r ivista del 14 luglio . » » Nuova uniforme . Riorg·anizzaziÒÙe della scuola di applicazione dell 'artiglieria e del gen io. » Assegnazione degli inscrit tì di leva e dei richiamati ammogliati » Nuovo cannone di montagna >> Nuovi reparti ciclis ti . ,> La Francia e il Maroc~o . » Ris ultati delle operazioni di leva nell'anno 1902 » ·Reclutamento nell'A lgeria . » Soppressione dei quarti battaglioni in· alcuni reggimenti suddi vi» sionali » Nuovo pane per· la truppa
128 131 568
5'13 573 574 5'19 834 834 837 12'75 12'75 12'16 1467
· 1469
14'70 14'11 I855 1856 2036 2044 2047 2048 2048
. Germania.
Adozione di un nuovo codice discipl inare militare. Pag. Grandi esei:citazioni delle trup pe durante l'anno 1903 ,. Corsi d'informazione, d'istruzion~ e di esercit3zione presso la scuola di tiro di fanteria . » Costituzione e dislocazione della brigata · di occupazione in Cina ,> Risultati delle operazioni di leva dell'.anno 1901 » )) Costruziooe di , due reparti di mitragliatrici . Movimento nèg li aHi gradi dell'esercito >> Ufficiaìi de ll'esercito comandati alla marina . · Nuovo ministro · della guerra in Prussia ,> Concessione di_ un distint.ivo di tiro ai reparti mitrag lie re. » Impiego di cani di gµardia ne l servizio di sorvegliania nottu rna >>
306 581 838 838 839 1046
1046 1856 1857 1858 1858
XVIII
XIX
INDICE
INDICE
Incitamento- allo studio di lingue straniere Pag. Nuovo zaino per la fanteria. » Promozioni negli alti g radi dell'esercito germanico. . . . . >> Promozioni e movimenti negl i alti gradi dell'esercito germani co e nella marina . >> Allargamento de l sistema di reclutamento regi?nale in Ger. mania . . . . . . . . .. . . . )) Cambio d_i copricapo per gli uomini di truppa deì treno » Grandi manovre imperiali in Germania per il 1904 Nuova stazione di marina nel mar Baltico •
1858 1859 1860
Montenegro. Le forze militari del Monteneg·ro.
Pa;.
:554
Pag. ))
1279 1279
Pag.
28'1
2223 Norvegia. 2224 2225
2225
Fortificazioni - Bilancio militare. Nuovo ordinamento.
2225 Rumenia.
· Giappone. Le forze mi litari della Rumenia . Organizzazione dei corpi di cadetti . Storia della guerrà del la èini . Nuova tenda portatile .
Pag. . »
))
313 314 315
Grecia. Le forze militari della Grecia
Pag.
564
Inghilterra.
Istruzione militare della gioventù. Pag. 133 L'onorevole Compagn ia di artigl ieria di Londra 184 M ilizia e Yeomanry. )) 134 Le grand i manovre in India 135 Nuovi distintivi alle g iubl)e degli ufficiali 136 I corpi d'armata . · )) 315 Spedizi one coutro l'Emir~ di Kano )) 316 Reclutamento . 581" Comi tato _di difesa . » 582 Gli ufficiali dell 'esercito e della milizia 583 Grandi manovre . . 584 Mob'ilitazione del II corpo d'armata. . » 584 ll ciclis mo e la difesa nazionale. . . . . . . • 831 Nom.iu·a d'una Commissione per il riordinamento del .Ministero della guerra. ·» · 2226 Le g randi manovre au tunnal i .. » 2230 Il .nuovo fucile « Le.e Eofleld modificato » » .2234 Marocco.
*'**
Il Marocco (con una carta) La Francia e il :11Iarocco .
Pag.
83'7
)) 2036
Russia. Ordinanze di fanteria a cavallo. Esercitazioni estive dell'anuo 1903 Brigata ferrovieri dell'Ussuri Contingente militare per l'anno 1903 Nuovi cantieri . . Corpi di cadetti . • ·Comitato dell'Estremo Oriente
Pag. >)
>,
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f>85
1047 1662 1662 2238 2:c!39
,, 2239
Serbia. Le forze mili tari della Serbia
Pag.
55'7
Pag.
31'7 318
Stati Uniti.
Forze militari degli Stati Uniti. Le manovre naval i Lfi marina . Distribuzione delle truppe Reggimento provvisor io dì fanteria di Porto Rico . Esplora.tori delle Filippine Arruolamenti . Uniformi. Istruzione mili tare ivi illzia . La milizia e la difesa delle coste. Manovre e campi d'istr uzione . Stato maggiore.. Esami di promozione per gli uffici ali inferiori
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318
320 320 321 821 321 321
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328 323 324 324
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586
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xx:
IND10:E
Spese militari . Bilancio prevent ivo per la marina. Costituzione del corpo d i stato maggiore. Nuova legge sulla m ilizia . J:lìlancio preventivo pel 1903- 04 Modificazioni all'ordinamento . Marina . . L'esercito degli Stati Uniti d'America . Il nuovo fucile "Springfield mod. 1903 »
INDICE
Pag. ))
..
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589 590 590 ò91 593 593 595 1452 2239
· Svezia.
Riorganizzazione della Landsturm. Bilancio m ilitare dell'anno 1903 . Notizie varie circa la riorganizzazione dell'esercit o svedese Manovr"e navali .
Pag. » »
»
1051 Hi62 1663 2241
Svizzera. Istruzioni e manovre . Pag. 840 Landwebr I bando . )) 841. Relazione <lei Consiglio federale sulla gestione del dipartimento mili tare del 1902 . 841 )) 1052 ,\dozìone del caunone a t irn rapido da campagna. ·
Turchia.
Le forze militari dell'Impero Ottomano.
Pag.
115
Allodi A, generale. - L'8• Divisione nella guerra del 1866 per la l ibera zione della Venez ia . Pag. 689 B D. - Recensioni. - Vedi dispensa 1, 1903. B. D. - Recensioni. - Vedi dispensa II, 1903. ,, B. D. -- Recens ioni. - Vedi dispensa Ili- IV, 1903. » B. D. - Recensioni. - Vedi dispensa V, 1903 >) B. D. - Recensioni. - Vedi dispensa V I, 1903 . » B. D . - · Recensioni. - Vedi dispensa VH, 1903 . >> B. D. - Recensioni. - Vedi dispensa VJII, 1903 »
e 979 93 258 537 781 1023 1244 1430
Indice alfabetico dei nomi degli autori.
XXI
Pag. 1635 B . D. - Recensioni. - Vedi dispensa IX, 1903 » 1823 B. D . - Recensi oni. - Vedi dispensa X. 1903 » 2024 B. D. - Recensioni. - Vedi dispensa XI, 1903 » 2175 B. D ..:... Recensioni. - Vedi d i~pensa. XII, 1903 Barbarich E., tenen te 73° fanteria. - Pietro Ca 1vi e G. Dul'ando » 9 l8 nel 1848. . Barbetta Roberto, capita.no di fan teria. - li Telest im » 247 Barbetta Roberto, capitano d i fanteria. - S cuola d'a pplicazione di fanteria . >, 1125 'ì'o Bargi!li G. - Intorn o all'assedio di Siena (1554-55) . . . Beltrami Ettore, tenen te colonnello d'artiglieria. - Gustavo Adolfo ed il suo genio mi litare . » 1391 Bernucci Dr. Giovanni, capitano medico nel 6° reggimento alpini Saggio di coltura storico-geografica di reclute italiane. » 212'1 Busu G., colono . 10° rant. - Una scorsa. alle norme g·enerali per l'impiego tattico delle grandi unità di guer ra " 1297 e 1575 C. O. - Della leva sui g iovani nati nel 1881 . • •> 1403 Calicbiopulo An tonio, capitano d'artiglieria. - Ancora sugli ste» 2.164 reotelemet ri . C. M. - Leva marittima sui g iovan i nati nell'anno 1880 e situazione del Corpo Reale Equipaggi al 31 dicembre · 1901 » 106 Campoliet i N. M . - Lo spirito di corpo in relazione a lla disciplina mili ta1·e e alla missione educativa dell'esercito » 1699 Cajani A. - La conquista del Madagascar . . . . . » 659 Cascino A ntonio, capitano d' a,tiglieria. - F ormazione della fant.eria meno vuloerabile al fuoco •di fucileria. » o09 Cavaciocch i Alberto, tenente colon nello di s tato maggiore. - Napoleone e l'arciduca Carlo nella vita intima. . . . » 959 » 243 Cisot,ti Lodovico. - ·rerm inologia mil ita.re italiana . De Cbaurand de St.-Eustache Felice, colonnello comanrl. del 89° fanteria. - Le formazioni della fanteria di front e al fucile » 1168 odierno . De Gregorio Giuseppe, t en. di fant .. - Garibaldi. - ln commemorazione della battaglia del Volt urno, l e 2 ot.tobre 1860 . . . . . . . . . )) 1485 De Rossi E ugenio. - Dal Sem pione a l Cenis io ,per Ginevra )> 2016 e 2149 Ettorre G., tepente colonnello - Le nuove idee sul l'impiego dell'artiglieria nel corn battimènto » 426 Ferrario Carlo,' capitano d'art igl ieria. - L'artiglieria da campo nello spirito delle n uove is truzioni tattiche . » 1902 Ferraro Lor enzo, capitano d i fant. - La riduzione della ferma. » 145 Ferraro Lorenzo, capit,a,r10 di fanteria. - Le nuove teorie tattiche» 1681 Galvagno Teonesto, capitano medico. - La tuberco losi nelle ca· serJne e sua profi lassi. » 88'1
XXII
INDICE
INDICE
Gibelli, tenente colonn ello 4.'i'0 fanteria. - Arredamento del soldato di fan teria in gu~rra . . Pag. 1769 Gibelli, tenente colonn~llo 47° fanteria. - L'educazione fis ica popolare. - La ginnastica n elle scuole e nell 'esercito. ,, 1995 Gri tti L.. capitano commissar io. - Il nuovo regolamento per i servizi d i commissariato in g uerra . » 2085, Laderchi C. L. - Fuoco mirato e sistema d'imi tazione. . . » 905 Ma.!vani En rico, capitano d'arti g lieria. - I telemetri e gli stereotelemetri ?> 1785 Mariotti Temistocle. - li problema m ilitare . » 1214 Ma.rt.inez Gabriele. - L'esame della storia secondo Enrico Barone. ,i 2132 Mossolin E., tenen te colon nel lo. - Le t re armi nelJ'àvanscoperta. » 2 104 Nasi Luigi, capitano 1° bersaglieri. - Circa un'even tuale t rasformazione di .bersaglieri in ciclisti. . . ,, 1732 Natale Giusep pe, ten. col . del genio. --Il segi·eto mil itare. Pa.r;. 23 e 451 Natale Giuseppe, tenente colonnello del genio. - Il minu to mantenimento . 1103 Pappalardo V. F., tenente 12° regg. d'artiglieria campagna. - I bombal'damen ti maritti mi .· » <J37 Pappalardo V. F ., tenente 12° reggimento art ig lieria da campagna. - Ancora poche considerazioni circa l'impiego dell'a rti g·lieria. da. campagna . 1922 Papini Pietro, professore nella scoola militare d i Modena. ll duello antico. 1003 Pittaloga. Giovanni. - La trasformazion;:i dell'~sercito . . " 1873 Prata A., maggiore di fan teria. - La regione del Ba.Ido e dei Lessini . . Pag. 13 19- 1801 Pug lisi, capi tano commissario. - J1 rifornimento della carne alle truppe operanti . » 1'143 Regazzt Gui do, capit. comandante la compagnia ciclisti del 30 bersaglieri. - Ciclismo milli t are. . ,i 642 Rossetti Albe'rto, capitano dei bersaglieri. - L' istruzione morale · in rapporto all'educazione m ilitare del nostro soldato i> S. S. - L'esercito degli Stat i Umti d'Amer ica . » 1452 Sala G., colonnello. - Nuovo disegno d i l egge sul reclutamento ,i 865 Sala G. - Le dispense da,! servizio militare. » 2-06i'> Santangelo Felice, magg. di fant. - Ved i dispensa XII, 1902 (continuaz.ione) .. Il nuovo regolamento di esercizio p er le truppe a. piedi deil'e$ercito austro - ungarico. (Fin~) . Pag. 481 e 'ì70 Saotangelo Giusepp~, capitano d i fanteria. - Cose di ti ro. » 1617 Schiarini Pompilio, capitano 11 ° be rsagl ieri. - Ordine sparso e ordine ch iuso. - Proposte di modificazioni al regolamento di esercizi per la fanteria » 195 V. P. - L'Acrocoro cl i Sofia . » 181&
» Valle Pietro. - Montenegro Cinque secol i di g uerre )) X. La legge sul tiro a ~egno n azionale . . . . 1343, 1625, X. Note sulla penisola balcanica. . . Pag. 1194, » X. -'- La Francia e il Marocco . 'Zavattal"i O. - Le truppe alpine nei servi zi d i copertura e d i avanscoperta.. . . . . . · » Zoppi Otta:vio, capitano 86° fanteria. - A proposito di una nuova dottrina tattica francese . · 1> Zunin i c. -Tiro mirato e tiro non mirato in p_ace e in guerra »
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XXII
1373 1069 1960 2036 1596
172 15.20