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RIVISTA MILITARE 1903 TOMO III

Page 1

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ANNO

XLVIII

RIVISTA MILITARE ITA ·L IANA

DISPENSA

VII. - 16 LUGLIO 1903

ROMA VOGHERA

ENRICO

·TIPOGRAFO•E OITORE

{903


1069

SOMMARIO

LA LEGGE SUL TIRO A SEGNO NAZfONALE 1.,, lc~ge Hlll •iro a seguo nazionttlc . .:_ • .. •

. Pag . !069

tenente co lou nello del genro . ll 03

11 minuto n\l\nteniment.o. -GIUSEPPE NATALE,

S cuot:1. d a1•1•licazione di f11nte1·ia.. - Ron1mro HA11BETTA

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I,~ formazioni della fanteria di fronte al fucile odiei·no. _

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Il 11rol,ema militare. -

comandante del

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Note 1tiblio;;r111lche (D. D.):

Il generai Piane li - Me~orle 1859-1892. - AtB1>11To Ros,1, tenente nei granatieri

di . Sar-legna. Sul1'1struzlone pratica dei fanti. - Aoo1.Fo HosENTIIBTER ten ente colonnello ;i. D. Zweibund g·egen Oreibund. Eina militarlsch Skizze. :_ ,

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Notizie:

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Austria Ungherl~: CO?'$O di vetlovaglitw iento pe,· ;ottu f/iciali rr,{(ermati _ f?,, e,·1•111en i c~n mitra,qlia frici - . Orclinazione della costrnzione degli a{f,,,11 11:-r _ ovici da campagna mod. 99 - Automobili - Cat·rb ili san ità p,•,· p ush di SifCCO!"SO - Formaz(one ilell,z sq,w.dra ili estate pe1· le n m)re na 1Jal.i

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Danim_arca: Co mpagnici ciclisti . . . • . . : : . • !274 Frane,_~: La riduzi one_della (er1na - Nuovo r aggi·uppamento detlc foi·ze 1111 '..lan, de/I~ cotom;i - Progello di legge sutl'1wanzamento dell'esercito • l 275 Norvegia: l-,J1·ll/1caz1om. - Bilan ci o m-ili!a1·e - Nuovo ordinamento. , 1279

l\'!Hwa ~n 1otogia -;-- l!ivisla di ca v11lleria - ~/ivista ma,·iltima - n,ivite miti!aire de; arme~s etmn?ères. //edigée à l'Etat-1nt1jo·1: de l'iirmée - flevue d. lhitoire. .Red iyee a l Jftat-majoi· de l'armée - Jlevué a,1 cercle m,i/". tnire - :ichweizeri~che ,Uonr,tschri{l f ù.t O{lì.zie.re aller Wa/Ten \ 1281

E RRATA -CORRIG E. .. Nella_ nostra preceden te dis~pnsa del 16 gi ugno avvc.11ne 11el Sommario una traspos1zto ne d1 noin, nel secondo articolo, che deve co rreggersi çosi: LII tuberc olosi nelle case1•me e s ua t)l'OUla11si. - Conferenza fetta · signori ufficiaff del reggim3nto cavalleggeri di Padova (2l o). - <;,1.1,vAGNO NESTO,

c~p,tano medico.

CA.SA. EorTRICE LIBRARIA E. VOGHERA -

LA TASSA MILl'rARE.

Colon•

TE:~

PROPRli!JTÀ LETTERARIA ;

Nella relazione della Commissione della Camera, sul disegno ~i legge sul reclutamento pr esentato il 16 febbraio dal ministro della guerra, il relatore onorevole De Martino, preoccupato della g radualità e della brevità della ferma sotto le armi, propugna la necessità di u na educazione nel paese che deve precedere e preparare il servizio militare. Egli considera la ferma breve intimamente legata, oltre che alla scuola, al tiro a segno nazionale e, in nome della Commissione, giunge alle · seguenti considerazioni e .proposte : « Ora non s'intende, nè si può inténdere, come l'Italia sia per ci.nesto r ispetto l'ultima fra tutte le . nazioni. Nelle nostre istitu11,io ni militari s1 procede comfl se il tiro a segno fosse uno dei maggior i fattori della composizione dell'esercito; si emanano disposizioni che hanno la loro ragione di essere nella funzione del t iro a ~egno; nel present e disegno d i legge, articolo 23, si collega la fer ma di uri anno a sei mesi e mezzo al disimpegno di quell'esercizio, anzi di quella disciplina; ma, viceversa., il t iro a segno è di là da venire e basta dire. che sopra 1458 mandamenti, quasi 900 mancano dei necessari poligoni. « Quale è la ragione rii una, così stridente anomalia? « Il ministro della guerra l'ha detta rispon.dendo alla interrogazione dell'onorevole L ibertini: « datemi i fondi .e vi darò la legge »; e con ciò voleva dire che nessun margine esiste, nè deYe esistere nel b ilancio consolidato clella g uerra per far fronte a una spesa che si valuta di 17· mi· lioni, valore capitale per la costruzione dei poligoni, e 2 milioni 68 -

Ai'/NO Xl. VII I

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LA L EGG I~ SUL 1'IRO A SE GNO X.A.ZIONAf,lt

LA LEGGE SUL TIRO A SE GNO NAZIOX ALE

annui per l'eserci:ào del tiro, e cioè, per acquisto di cartuccie, ecc. « Il problema però s' impone, perchè è inerente a tutta l'economia del sistema del reclutamento, e; se alla maggiorau·za della Commissione non pare che i varttaggi che il presente disegno di legge recherà all'esercito sieno distrutti pel fatto che in esso non si provvede subite> ai tiri a segno, non è men vero che questa legge male s'intenderebbe nella sua vera finalità, quando fosse disgiunta e separata dallo studio del più alto problema della vita politica della nazione, cioè Ia sua educazione militare. « Noi, però, facciai;no. pieno assegnamento sul P,atriottismo del Parlamento, e nutriamo . fiducia che vorrà approvare il seguente ordine del g iorno: « !,a Cc,;rnei·a inoita il Governo. a presentare al pii'<. presto

'I'.ecessarì ad assicurare l'esistenza e lo sviluppo della istituzione. D'altra parte r ispetto al tiro a segno le opinioni, fino ad un tBmpo non molto remoto, erano tutt'altro che concordi, e bo-li stessi ministri della guerra che si succedettero, pure . riconoscendo i vantaggi dell'istituzione e favorendone per .quanto possibile l'incremento, tuttavia erano restii o per lomeno titubanti a collegarla e coordinarla intimamente con ,disp-osizioni categoriche alla legge sul reclutamento, cioè alla preparazione ed alla durata del servizio militare sotto le armi. D'altronde in p:::.ssato non si era mai detto, come ora così -chiaramente, al Parlamento: per far fnnzionare efficacemente il tiro a segno nazionale ci vogliono denari ·e tanti. Ora lo stato dell'opinione 'pubblica si è reso sempre più fa vorevole alla istituzione. B generale ormai la convinzione che il tiro a segno è parte -massima dell'educazione del paese e preparazio.ne al breve .ser vizìo militare. Il Parlamento· e il Gover no così la intendono e la vogliono; e non hanno più contrari certi vecchi pregiudizi:, neppure fra i militari, i quali sia nella Camer~ come nel . Senato, ove pur prevalgono i tecnici d'altri tempi, non. lasciano sfuggire occasione, come in r ecentissime discussioni, di r ompere anch'essi una lancia con impeto giovanile a sostegno del t iro a segno. Vi ha di più: l'attuale ministro della g uerra è ormai entrato nelle applicazioni pratiche, e nel n uovo disegno di legge · sul reclutamento il tiro a segno nazionale è introdotto come condizione d i pr eferenza per essere all'atto della leva ascritti ·,alla ferma d i un anno, per · essere poi avviati, occorrendo, .in congedo a nticipato, e ad esser e promossi ca.porali o ca.'.pOrali ~agg iori quando si cont ino due terzi del tempo minimo r ichiesto e si posseggano i voluti requisiti. Queste disposizioni per legge costituiscono già una spinta per lo sviluppo della istituzione; diremo più oltre se, a parer nostro, .questa spint a potrà tornare efficace. · Su a ltri punti della nuova organizzazione che il Governo intende pro porre per il tiro a segno nazionale ignor iamo

disegno di legge che, p1·ovvedencfo con una tassa progressiva sulle esenzioni iailitari aì fondi necessa1·i, assicuri la completa for·mazione dei poligoni e il 1·egolare fwizionamento dei tiri a segno ». itn

Contemporaneamente a questo, il Governo dovrebbe ·presentare anche il clisegn_o della legge organica sul tiro a segno nazionale, a modificazione della vigente legge del 2 l uglio 1882, le disposizioni della quale nella esperienza fatta durante un ventennio si dimostrarono assolutamente defcienti ad assicurare la diffusione e un fu nzionamento. efficace dei tiri a segno. Ciò fu da molto tempo riconosciuto da .tutti ; <l'onde i vari dis~gnì di legge che successivamente in epoche · diverse si elaborarono sulla materia. È perchè questi disegni di legge non giuasero mai in porto? S i disse per le vicende parlamentari;· ma queste non avrebbero avuto influenza alcuna se, presentati, ci fosse stata la ferma volontà di affrettarne la discussione. A nostro credere non giunsero neppure ad essere presentati anche per altr e cause non accidentali. Quei disegni di legge erano imperfett i e n on r isolvevano il problema nella sua parte capitale, quella di pr ovvedere in modo stabile ed in sufficiente misura i mezzi :finanziari

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LA LEGGE SUL 'l'IRO A SEGNO NAZIONALE

LA LEGnE SUL TIRO Al SEGNO N AZION ALE

precisamente quali siano gPintendimenti del ministro della guerra. Gioverà t,uttavia uno stndio dell'argomento, basato sui precedenti e sulla nostra esperienza affatto personale.

le Società dì tiro a segn~ nazionale, nella scuola preparatoria .al servizio militare. . E poichè, come si dirà in seguito, le Società di tiro a segno nazionale dovrebbero funzionare nel capoluogo di tutti i mandamenti del Regno ed anche in alcuni comuni; anche là do;e non fosse temporaneamente possibile il tiro al ber· saglio per mancanza di poligono, ,la scuola preparatoria al servizio militare potrebbe fonzionare ugualmente facendosi -eseguire le· istruzioni militari e le esercitazioni ginnasticomilitari. Già l'attuale ministro della guerra ha dimostrato non solo di essere pienamente in quell' ordine di idee, ma di .avere anche la ferma, volontà di attuarle, come lo prova una recente Circolare che importa riportare testualmente per la :sua singolare importanza:

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. La istituzione del tiro a segno nazionale conta ormai un ventennio di vita e funziona per applicazione della legge 2 luglio 1882. Non tutte le disposizioni di questa legge si d imostrarono inefficaci all'atto, chè anzi corrisposero, sebbene imperfettamente, allo scopo capitale della istituzione; giova quindi che sieno in parte conservate, completate e, occorrendo, emendate. Muovendo da tale concetto, non si domanda una legge nuova ab imis funrlamentis, ma un disegno di legge permodificazioni a qu!'l'lla esistente. . . · Questa .determina lo scopo della istituzione in modo abbastanza preciso, ma incoli1,pleto, limitandosi a considerare, soltanto il tiro a segno come scuola di preparazione e complemento del servizio militare; onde converrebbe che il primo articolo della legge fosse così concepito : « Art. 1. La ,Ìstituzione del tiro a segno nazionale ha lo « scç>po di preparare la g ioventù al ser.vizio militare con « esercitazioni ginnastico-militari e cÒl tiro al bersaglio e « di conservare la pratica delle armi nei militari in con« gedo. » In tal ·modo si verrebbe a sviluppare e coordina.re la educazione :fisica dei giovani. . Questa educazione può svolgersi in due periodi: il primo che va fino alla pubertà e tende a secon4are lo sviluppo fisico dell'organismo, e quindi può chiamarsi di sviluppo; il secondo dalla pubertà ìn poi e mira a dar forza e resistenza al corpo abituandolo alle fatiche e preparandolo alla disci- · plina militare, e quindi può chiamarsi d i applicazione. Le istruzioni e le ~sercitazioni del primo periodo si fanno presso le scuole pubbliche e le palestre ginnastiche; quelle del secondo periodo si possono e si dovrebbero fare presso

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Roma, add ì 8 g iugno 1903. Alle l, L. BB i Comandanti di corpo d'a1·mata. - Ai sign01·i Comandant i delle divisioni militfl,ri . - A i signo1·i Pt·efetti del Reg110. Era intend imento di questo Ministero cli dare al tiro a segno nazionale uno sviluppo assai più vas t,0 dell'attuale, assicurandone il fu nzionamento, eon principio. di eguaglianza in tutt e le provincie del Reg no e coordi• nandolo cqn le istituzioni rnil itari. A tal uopo aveva studiato e concretai·'.l un progetto d i leg·ge, al quale però, causa le condizion i finanziarie e par lamen tari, uoo può al momento da rsi corso. . Non ostante ciò ed in attesa dell'opera legislat i va più efficace e completa, il Minis tero è d'avv iso che frattanto un qualche mag·giore a vviamento ed impulso si potrebbe imprimere alla isti tuzione. E' noto come non sia difficile. il far sorge re nuove societa e come poi le medesime, a cagione delle ristrettezze dei mezzi finanziari, debbono a spet.tare non breve tempo per ottenere u n campo di tiro e cominciare Tegolarmeote le loro esercitazioni. Questo pri mo periodo d'inerzia soffoca il più del le volte g li entusiasmi ed aliena gli nnimi dalla isti tuzione. Forse a ciò si potrebbe ovviare organizza ndo presso quei novell i sodal izi opportu ne istruzioni militari (ginna;1tica, esercizi colle armi, marce, ecc.}, dando armi a prestito ed usufruendo istruttori militari , che sono sul posto o inviandoli dai presidi viciniori ne i giorni fesi i vi, e questo senza


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LA LEOOE SUI, TIRO .A. SF.C:NO ~AillOXALE

LA LEGGE SOi, TIRO A SEGXO XAilIOX.AL E

rigide etl unifor mi prescrizioni, ma adattandosi con molta elasticità allevar ie o peculiari condizioni locali. Oltre le Ìiilruzioni militari, potranno naturalmente farsi, ùo,•e la natura ùei luogh i le rendesse possibili, . anche le esercitazioni di tiro al bersag lio, ossia eseguirsi le lezioni regolamen tari, e cosi dar modo ai soci di usufrui re dei benefici del la istitm:ione 11 Ministero non fa che adombrare il concetto e si ri volge alle LL. E.11. i Comandami di r,orpo d'armata cd ai signori Prefetti del Rt>gno affinchè si compiacciano di escogitare in p roposito quelle proposte concrete c11e credessero meglio adattabi li alle condizioni local i, 1nclicantlo le modalità di attuazione e formu la ndo le relative proposte, pre vi accot·di fra le Prefetture ed i Comandi di divisione militari e èoi presidi interessati, col concorso anche degli Ispetto ri provi11ciali, i quali potrebbero fare opera proficua di attiva ,ed eilll)ace propa~anda, affiochè· si raggiung·a l'ideale che almeno in ogni capoluogo di mnndamento aia costit uita una società di tiro a segno. Il \Jinistero prega i O>mandaoli di corpo d'armata di YO!ere riferire, e qu ando possitile con proposte concret e, non più tardi del 1• agosto prossimo. In q uesta occasione in fine ricorda te raccomandazioni fatte colle Circolari del :28 settembre 1902, n . 4164 e 4165.

I l Ministro -

0'l'l'O LEN GHJ

Le d isposizioni della legge vigente che determinano, per così dire, il funzionamento gerarchico del tiro a segno nazionale, non hanno invero corrisposto a quella semplicità e speditezza che sono indispensabili in una istituzione che deve essere dir etta con metodo uniforme in tutte le provincie, con ordini precisi dati in tempo ut ile, e con una vigilanza oculata e razionale anche sui particolari, Ora le attribuzioni delle autorità militari (comandi di corpo d'armata e di divisione) e quelle delle autorità civili (prefetti) spesso si confondono, o non sono chiaramente determinate; spesso gli uni ignorano le pratiche fatte dagli altri; alcune pratiche si portano in lungo o si palleggiano da un ufficio all'altro. P orLiamo un solo esempio, quello dei bilanci delle Società: presentati in novembre o dicembre dell'anno precedente, in qualche provincia non arrivano appro-

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vati alle SocietÀ. che nel maggio, e quindi mancano i. fondi per l'acquisto delle car tucce, ecc, :r;:Ton parlia~o-po~ dei pr~a etti di campi di tiro, i quali, sebbene tratt1s1 d1 matena : ssenzialmente tecnica, per le ragioni amministrative devono esser presentati alla prefettura e quindi alla di~ezione yro· vinciale, che in provincie pur molto . importanti noi: s 1, raduna che tr e o <]Uattru volte all'anno, con intervall1 d1 tre o quattro mesi! Vi sono pratiche, o non poche, di campi di tiro che hanno durato tre, quattro e perfino cinque anni prima di giungere aù una decisione definitiva~ Molte informazioni necessarie sùl funzionamento delle società sfuggono all'autorità militare ed altre v iceversft all'autorità ci vile. La colpn. non è delle persone, ma del sistema e del regolamento. li funzi ona.mento tecnico, regolato gerarchicamente dai comandi di corpo d'armata e di divisione pel tramite degli ispettori provinciali, da, alcuni anni funr.iona regolarmente e bene; ma quanti ostacoli amministrativi da superare! Ma è inutile dilungarsi nelresporre ciò che tutti possono vedere <• sapere, Le prefetture non hanno personale che possa attendere con regolarità continua alle numerose pnitiche del tiro a seano nazionale. Un bravo consigliere, col rispettivo segrcta;io che debba attendere al~a Giunta provinciale ammin i' . strativa, alle guardie forest,ali, alì e guardie carcerarie, a1 teatri, ecc. è preoccupato di cose per esso ben più gravi che non sieno. le elezioni delle presidenr.e del tiro a segno, l'esame dei bilanci della Società; e poi mancano gli scrivani, tanto all'autorità civile eome agli ispettori provinciali, che r icopino le nn meros0 lettere, bilanci, documeuti diversi, statistiche, quasi tutte prat iche richieste in quall1·0 esemplcwi ! Dunque, si lasci pure la debita ingerenza all'autorità. civile, si lascino anche con la nuova legge le direzioni provinciali, Ciò che importa è che in ogni prov incia facciano capo ad un uf'{ici o solo tutte le pratiche del tiro a segno


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LA LEG GE SUL TIRO A SEGNO NAZION ALE

LA LEGGE SUL T IRO A SEG)<O Ni\ZI0XALE

nazionale, che potrebbe anche essere l'ufficio dell'ispettore provinciale, a cui dovrebbe attribuirsi una indennità annua proporzionata al numero delle società dipend~nti, con l'aiuto · di un personale tratto da ùfficiafr in congedo e da sottufficiali dell'esercito permanente (scrivani).

Senza pretesa alcuna che le nostre proposte sieno le migliori e le più pratiche, d1 mano in mano che in questo stn_d io si svolgono le varie questioni, formuleremo le proposte stesse in articoli per la nuova legge. Ecco per quanto riguarda il funzionamento gerarchico: « Art. 2. Il tiro a segno nazionale è alla dipendenza del « Ministero della guerra. « Un uf'fìe:iale generale, con Decreto Reale e ·s u proposta « del ministro della guerra, sarà nominato ispettore generale « del tiro a seguo nazionale e avrà la direzione dell'ufficio « centrale del t iro sliabilito presso il ministero stesso .. « Art . 3. L'ufficio centrale al ministero della guerra com« prenderà tutto il servizio del ~iro distinto in due parti : « a) la parte tecnica, la cui direzione ed alta ·sorveglianza « è affidata ai comandanti dei corpi d'armata e delle divi« sioni militari, alla cui dipendenza diretta in ogni provincia « sarà nominato per Decr eto Ministeriale un ispettore pro« vinciale, ufficiale superiore dell'esercito in servizio attivo « od in congedo illimitato; « ù) la parte amministrativa, la cui direzione ed alta « sorveglianza è affidata ai prefetti del Regno e alle dire« zioni provinciali. « Art. 4. In ogni capoluogo di provinqia sarà costituita « una direzione provinciale d.el tiro a segno nazionale com« posta: del prefetto della provincia presidente; dell' ispet<< tore provinciale del tiro a segno; del comandante del di« stretto militare; del R. provveditore degli studi; di du e « membri nominati dal Consiglio provinciale e da due mem· « bri nominati dal Consiglio comunale » .

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Quando per la nuova legge la istituz1one del t iro a segno sia determinata nelle sue basi fondamentali in modo preciso e razionale e nei suoi partic9lari da un buon regolamento, non 'vi ha bisogno dell'opera permanente di una direzione centrale consultiva. Il carattere della istituzione è tutto di applicazione che conviene dirigere con metodo uniforme e vigilare nei suoi particolari di funzionamento. Il centro direttivo, sia per la parte tecnica come per la parte amministrativa, stabilito al ministero della guerra, basta che siavi posto a capo un ufficiale generale ispettore, con un ufficiale superiore segretario dell'ufficio, ed il personale occorrente d'impiegati. Stabilit o al ministero della guerra un ufficio centrale direttivo,_ per la suprema vigilanza, per le decisioni di massima e per (provvedimenti succeesivi, il funzionamento della isti1 tuzione ~uò continuare con lievi modificazioni come è stabilito att'u almente, cioè con una parte tecnica ed una parte · amminisl\ ativà, amendue organizzate con una r ispettiva gerarchia. La gerarchi.a per la pa:rte tecnica è l!l, seguente: Minis~ro della guerra, ufficio centrale; · Coma dante di corpo · d'armata; Coma dante della divisione mil1tare territoriale; Ispetto~ provinciale, ufficiale superiore; Diretto · e vice direttori del tiro, u fficiali o sottufficiali ; Commis ari dell'associazione, militari in congedo o soci; Per la par\_amminisl1·ativa la g,3rarchia è la seguente: Ministero\ della guerra, ufficio centrale; Regio pre\etto e direzione provinciale del Tiro. a segno .~ nazionale ; Ispettore P()vinciale ; Presidenza ella Società mandamentale e comunale del tiro a segno ,na" r nale. ' . . G:'ispettori ~r°(inciali: ?he ~evono _essere uffic~a~i ~uperiori dell' eserc1tb serv1z10 attivo od rn congedo 1lhm1tato, sono alla dipeuden a del rispettivo comandante di divisione e del prefetto della provincia.


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LA L.EGGE SL'L TI.IW A SEGNO XAZIOXAf,E

Le attribuzioni ad essi conferite dall'atto ministeriale n. 126 del 2 luglio 1890, dalla circolar e ministeriale n . 115 del 23 agosto 1896 e dall'atto ministeriale n. 11 del 12 gennaio 1901, corrispondono precisamente allo scopo e basta che siano introdotte e coordinate nel nuovo regolamento per la ~secuzione della legge. Importa però che venga tassativamente stabilito che gli ispettori provinciali passino una ispezione ordinaria ogni anno a ciascuna delle dipendenti Società, indipendentemente dalle ispezioni straordinarie che possano venire ordinate dal ministero della guerra. Per controllare il fonzionament.o regolare e attivo 'd elle Società di tiro a seguo nazionale; per dare un ind,irizzo I confoi·me a i regolamenti ai corsi d'istruzione; per v rificare lo stato delle armi e dei campi di tiro : il mezzo più efficace è quello che gl'ispettori provinciali si rechif sopra luogo, occorrendo anche improvvisamente, per r erificare ogni cosa, far _co~oscer~ le_ di_sposizioni vig ent~ sprs~Q ignorate anche dai direttori d i tiro, dare consigli, t.5p1rare fiducia ed infondere autorevolezza ai direttori stes1~, e quindi riferire su tut;to all'autorità superiore. r Questo sistema ha già dato · buona prova in pcune provincie, nelle quali p,èr oper a specia~mente dfll'ispettore · provinciale continuarono a funzion are discretarente, malgrado le imperfezioni della legge vigente e i ezzi :finanziari affatto insufficienti, numerose società di iro a segnò, che sono intervenute con squadre di rappres tanze all'ult ima gara generale, d imostrando nel tiro ac lerato collettivo che non soltanto a formare dei tirator · scelti si erano svolte le esercitazioni annuali, ma anche ad ·. truire la massa dei tiratori al tiro cli guerra Rispetto alle direzioni pro vineiali, che c stituiscono l'au torità tntoria per la parte amministrativa giova ~d è giusto· siano in esse rappresentati la provincia i comuni, poichè quella e questi debbono contribuire con un concorso obbligatorio ad assicurare il funzionamento ella i.s tituzione.

LA LECiG.E

sur, '.rIRO .-\ SEGNO XAZlONALE

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Ed anché per la sorveglianza amministrativa e per l' ordine pubblico conviene che sieno man tenute le d irezioni provinciali, introducendo in esse. un nuovo membro, cioè il R. provveditore degli 's tudi per quei consigli e provvedimenti che sieno più. opportuni ed utili per gli studenti, ai quali, dalla nuova legge verrebbe condizionatament~ imposto l'obbligo d i frequentare il t iro a segno nazionale.

Abbiamo accennato alla necessità di giungere ad istitltire una Società in ogni capoluogo di mandamento. Se la vigente legge accorda notevoli vantaggi rispetto agli obblighi militari oer coloro che fregnentano il tiro a segno nelle conò.izioui. prescritte dal r egolamento; se la nuova legge imporrà fra certi limiti e per certe categorie di persone l'ob bligo d'iscrizione e di frequem1a al tiro a segno nazionale; per la necessaria e giusta eguaglianza di fronte alle leggi, è necessario che a tutti i cittadini sia assicurata la possibilità materiale di recarsi al poligono e di frequentare il tiro a segno. In conseguenza con la nuova legge, non solo si stabilirà che in ogni mandamento debba funzionare una Società, ma couverrà provvedere anche aL caso in cui per ragioni di eccessive distanze da percorrersi si dovranno istituire in lo. calità intermedie delle Società comunali ; nel senso del seguente articolo : « Art. 5. I n ogni mandamento dovrà fnnzionare una ·So(( cietà mandamentale del tir o a segno nazionale.

(( In ogni singolo mandamento la distEmza massima per r e« carsi a l poligono non dovrà mai in media superare i dieci « chilometri, e, nel caso in cui questo limite risulta:c;se su- . (< periore, si dovrà per Decreto. R eale istituire una Società « comunale n ella località intermedia più adatta ».


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LA L EG GE SUL T IRO A SF. G.N'O N AZION.~LE

L ·\· LEG GE SlJL TIRO A SE GNO )! AZIONALE

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. * •, * "' Ed ora proseguiamo a formulare le nostre proposte n ei success1v1 articoli della nuova legge intesi a stabilire i part icolari del funzionamento della ù,;tituzione, facendovi seguire i commenti necessari per ogni singola disposizione. « Art. 6. Tutti i cittadini che abbiano compiuto il 16° anno « di età possono essere iscritti nei ruoli del tiro a seguo « nazionale, purchè presentino un certificato di buona con« dotta del rispettivo sindaco simile a quello richiesto per i « volontari ordinari nell'esercito. « Per i minorenni occorre l'atto di consenso dei g enitori « o tutori ». Circa l'età in cui un ci ttadino può iscriversi al Tiro a segno nazionale, si sono mantenute le disposizioni della legge vigente, essendo razionale che la scuola prepa1·at01·ia al servizio militar·e incominci al# 16° anno di età.

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« Art. 7. In ciascuna Società mandamentale o comunale

« del tiro a segno nazionale ·si stabiliranno due ruoli dif« ferenti corrispondenti a due reparti in cui andranno divisi « gli inscritti, cioè: «

Art. 8. Al 1° riparto possono inscriversi tutti i giovani •

e, dal 16° al 20° anno di età, e sono inscrit t i obbligatoria-

« mente tutti i militari di bassa forza in congedo illimitato. « Al 2° riparto - associazione clei ti?·atori libe1·i - pos« sono essere inscritti tutti gli altri cittadini, i quali do« vranno pagare una tassa annua di lire cinque ». Le disposizioni di questo articolo sono una conseguenza del precedente. Converrà poi in via regolamentare: a) fornire a tutti i giovani inscritti al tiro a segno nazionale dal 16° a l 20° anno di età un libretto personale quasi identico a quello adottato per i m ilitari del Regio esercito e col titolo generale: Tiro a segno nazionale - Sciwla r,1·epar at01~ia al servizio militare, ed in questo libretto dovrà pure essere introdotto l'art. 9 di questa legge relativo agli studenti. b) introdurre n el libretto personale per i militari di bassa forza del R egio esercito le disposizioni contel).ute negli articoli 8 e 10 della nuova legge.

l° riparto: scnola preparatoria e di complemento al,

« servizio militare; · « 2° riparto : associazione dei· tiratori liberi ». Si stabiliscono, non più tre riparti come ora, ma due soli riparti per i ruoli del tiro a segno nazionale, essen dochè questa divisione corrisponde più razionalmente al carattere ed allo scopo dell'istituzione, la quale comprende elementi che per parecchi motivi son da distinguersi in due bO'randi . classificazioni: l'una di elementi a cui s' impongono degli obblighi e si concedono diritti rispetto al servizio militare ; l'altra che abbraccia elementi che non han no vincoli col servizio militare e che spontaneamente vogliono dedicarsi agli esercizi ginnastico-militari ed a l tiro.

« Art. 9. Gli studenti delle scuole governative, pareggiate

« ed autorizzate, che hann o raggiun to il 16° anno di età non

>

« potranno essere inscritti nei rispettivi corsi se non com« proveranno d i essere inscritti ad una Società mandamen« tale o comunale di t iro a segno nazionale e non presen<< teranno il certificato di frequenza ». L e disposizioni di questo articolo sono t~stu,almente riprodotte dai progetti di legge sul tiro a segno studiati nel corso degli ultimi anni e furono concordate fra il minist ro della p u bblica istruzione ed il ministro della guerra.


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LA LlWGE SUL 1'IR0 A SEGXO ::-.'AZIONALE

« Art. 10 . .f; in facoltà del ministro della guerra di ri « chiamare all'istruzione militare presso i centri di tiro anche

· «nei soli giorni festivi, per mandamenti, per .comuni, per « classi e· per categorie, i _militari in congedo illimitato. In « tal caso il ministro della guerra destin . ;,rà in servizio presso (( le Sociel<i manclamentali o comi,nali il personale militare « occorrente. « Gli ufficiali e sottufficiali in congedo delegati presso le « direzioni provinciali o presso le Società mandamentali o « comunali. come direttori ed istruttori .delle esercitazioni, « sai·anno considerati, nell'esercizio delle loro funzioni in ef« fettivo servizio senza assegni. « Saranno pure considerati come richiamati in ser:v1z10 « senza assegni, per i giorni delle esercitazioni e delle gare, « i ·militari in congedo illimitato inserì tti riel tiro a segno « ·nazionale ». Le Società manclamentali o comunali del tiro a segno nazionale, g:uando siano costituite Lcome è prescrit to da q uesta nuova legge, assumeranno il carattere di centri territoriali d'istruzione e di esercitazioni militari; e non riescirà difficile richiamare ad essi i militari in congedo quando sia lasciata ampia facoltà al ministro della guerra, sia rispetto la durata del r ichiamo, sia al modo di eseguirlo per mandamenti o per comuni, per classi o per categorie. È da studiarsi la questione se non convenga, in previsione di quei richiami, obbligare il soldato a conservare alcuni capi della ç!ivisa nel tempo in cui trovasi in. congedo illimitato ; oppure se non basti che da un magazzeuo della Società mandamentale o comunale gli vengano forniti un cappello uniforme (come quello ora stabilito per i ti;:atori) e le stellette çome si è usato nella militarizzazione dei ferrovieri. Il richiamo dei militari dal congedo illimitato presso le Società mandamentali per rinfrescare alcune istruzioni mi-

LA L~:GGE SUL 1'IRO A SEGXO NAZI0);'ALJ.:

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litari, eseguire qualche marcia e le eserc\tazioni del t iro, è c@sa di grande importanza. Nelle condizioni di tt=m1po · e di luogo in cui t rovansi' le associazioni dd tiro a ·segno nazionale si ha veramente il modo di eseguire il tiro a l bersaglio con calma, con g iusta pr ogressione e con ·sicurezza d i. metodo. Seppure non si giungerà a formare una maggioranza d i tii'.·atori provetti e distinti, ciò che d'altronde non è lo scopo da conseguirsi, s'insegnerà alla massa . dei t iratori a mirar bene, a tirare discretamente e nel t empo stesso ad a.ùquistare tale fiducia nell.'arma e nella propria individuale abilità che avrann o una. influenza sensibile sull'animo dei combattenti nei momenti in cui il morale è posto a cimento dei pericoli, e ciò anche per la contratta abitudine di adoperar bene il fucile. Le conseguenze di queste esercitazioni di tiro possono essere incalcolabili oggi mentre il ti ro a salve ed a comando ha tanto perduto della sua efficacia, mentre n e ha acquistata una gmndissima ii tiro mirato i ndivicluale sia pure regolato da opportuni comandi, quando sia possibile nell'emozione e nel frastuono del combattimento. Per queste esercitazioni dovranno essere destinati in servizio . presso le direzioni mandamentali del ·tiro a segno nazionale ufficiali e sottufficiali istruttori. Per questo personale gioverà V!Llersi largamente dei mi litari in congego e più specialmente dei 15 mila uffi ciali e dei 27 mila sottufficiali che si trovano in quella posizione. Tanto questi graduati come i milii;ari in congedo illimitato -richiamati alle esercitazioni sono da considerarsi in servizio senza assegni, non so)o per le ragioni gerarchiche e disciplinari, ma anche perchè possano fruire delle riduzioni u~i viaggi sulle ferrovi~. Si avranno però parecchi casi, e sempre per i ·corsi <li istruzione che perdurano parecchi g iorni successivi, nei quali sarà necessario pagare un soldo giornaliero o una indennità tanto agli istruttori come ai militari r ichiamati. La spesa per questi corsi d'istruzione e per questi richiami potrà essere più o meno eleva ta a seconda che, m


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LA LEGGE SUL TIRO A 8F:G:NO NAZIONALE

base ai fondi disponibili in bilancio per quello scopo, il ministro della guerra si valga in misura più o meno larga della facoltà concessagli da questo articolo della legge.

<< Art. 11. La presidenza della Società. mandamentale o « comunale è composta di sette membri, cioè: il sindaco o « un consigliere suo rappresentante; il direttore del tiro,. << ufficiale o sottufficiale, nominato dall'autorità militare; e « cinque membri eletti dai soc1 con le norme prescrite dalla « legge provinciale e comunale. « Resta nominato presidente quello fra i membri eletti « che ha riportato maggior numero di voti ». Per la parte amministrativa e per il funzionamento delrassociazione si conserva come nella legge vigente un ufficio di presidenza, con incompatibilità alla carica di presi,, dente del sindaco, membro nato, e del direttore di tiro, nominato dall'autorità militare. Il sindaco rappresenta gl'interessi del comune e dei cit- · tadini in generale, e soltanto per questo risp~tto giova ch'esso porti i suoi consigli ed il suo voto sopra provvedimenti per la società di tiro a segno r.azionale, la quale dtwe funzionare libera ·ed autonoma e sempre sottratta all'influsso delle lotte, sempre inevitabili, delle elezioni amministrative. Il direttore del tiro deve accordarsi con la presidenza e dare il suò voto nelle deliberazioni; ma le sue attribuzioni sono e debbono restare esclusivameµte di carattere tecnico con piena responsabilità per l'ordine e per la disciplina nelle, esercitazioni militari e nei campi di tiro.

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· Un punto capitale di una buona legge sul tiro a segnv · nazionale è senza dubbio qubllo di stabilire tali vantaggi per effetto della istituzione così certi e proficui ehe i cittadini vi sieno attratti senza bisogno di spinte indirette. Secondo la vigente legge del Z luglio 1882, i militari in congedo illimitato sono esentati dai richiami alle armi per

1,A LEGGE SUI, TIRO A SE(~xo NAZfOXAl,E

1085 istruzione <]Uando comprovino di aver frequentato il tiro a segno nelle condizioni prescritte dal regolamento. Questa disposizione, gia applicata da parecchi anni, ha prodotto dannosi risultati pi:irchè le esenzioni per quel titolo aumentarono di anno in anno al punto di d iminuire di qual~he migliaio di uomini gli effettivi nelle compagnie nel per1,odo <lelle manone .di campagna e delle grandi ma- · novre. E superfiuo dimostrare il danno che ne è deriva.t~ per l'istruzione ed anche alle manovre per se stesse. Nella nuova legg~, questo vantaggio conviene che sia tolto. Nel disegno di legge sul reclutamento, presentato alla Camera dal ministro della guerra il 18 febbraio p. p., si concedono vantaggi per effetti del tiro a segno nazionale a tutti i giovani non ascritti alla (erma di t;·e anni · eccone ' !· i testo preciso: ~< Le reclute non assegnate alla ferma di tre anni, le quali « comprovino di avere frequentato per due anni consecu« t ivi immediatamente prima dell'anno di leva, i corsi ordi« nari di una Società di tiro, riportandone il certificato di 1< idoneità, a vran.uo la preferenza negli eventuali congeda<< menti anticipati e nell'assegnazione alla ferma di un anno, « qualora occorresse di assegn&.re a detta ferma altri uomini, « oltre quelli che vi hanno diritto, ai termini della pre<< sente legge. 1< Potranno inoltre essere promossi caporali o caporali << maggiori, quando contino due terzi di tempo minimo ri~' chies to, purchè posseggano i voluti requisiti » . ~erto, questa disposizione ha u11a singolare importanza, anzitutto perchè, inserta nella legge sul reclutamento af. f~rma il priucjpio che a ques.ta sia connessa la legge' sul tiro a segno nazionale, che dovrà quindi a breve scadenza 1tsse~ pur modf ficata e coordinata, per essere poi seguita, speriamo quasi contemporaneamente, da un terzo dise()"no 0 di legge, quello sulla tassa militare. · Temiamo però che i vantaggi clel tiro a segno nazi,rnale concessi · soltanto a tutti i giovani non .ascritti alla forma di tre anni, non costituiscano in pratica una sufiìci<'11Le C9 -

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A1'NO x1,1·11r.

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LA LEGGE SUL TIRO A SEGNO :s'A1/.l0SALE

LA LJ~GGEl SUL Trn:o A S EGNO NAZIONALE

attrattiva; si vorrebbe che fossero estesi anche agli inscritti che, pel solo numero d'estrazione, dovrebbero . essere assegnati alla ferma di tre a,uni. Tale pure è l'opinione dell'autore dello studio pubblicato in questa Rivista sul nuovo d isegno -di legge sul reclutamento, a cui la direzione contrappose, in una n ota: « che ·-escludendo dalla ferma di tre anni tutti col;ro che abbiano i requisiti di · tiro, , verrebbero ad essere esclusi gli elementi migliori e così quel nucleo di uomini con la ferma di tre anni, che è stato ma.nteriuto appunto per trarne graduati e per alimentare servizi speciali, mancherebbe quasi completamente al suo scopo (1) ». · Alla nostra volta ci sia lecito osservare che la cieca estraz ione a sorte per l'assegnazione alla ferma di tre anni non rispa1:mierà molti cii quelli elementi migliori, tanto p iù se ragioni di bilancio r ichiederanno che relativamente sia ele· vato il contingente dei due anni. · Siamo persuasi che il danno, che si teme per effetto della estensione dei vantaggi del tiro a seguo si ridurrebbe a poca cosa quando sia categoricamente stabilito che, per ottenerli, si deve aver frequentato per due anni una Scuola preparato1·ia al sei·vizio milita;·e ed eseguito il tiro al be1·saglio,

riportandone l' iclorteità, · Quando la Souola p1·epal"atoria al ser·1;izio m'ilitar·e sia bene organizzata presso .le Società di tiro a segno in tutti i mandamenti del Regno, i migliori elementi all'attç> delht leva si presenteranno · preparati in modo da poter essere promossi caporali o ammessi quasi subito nei plotoni allievi sottufficiali. Pur accogliendo con plau so la. proposta ministeriale inserta nella legg:e sul reclutamento, ci pare che tornerebbe molto più efficace estendendola anche alla ferma di due anni, ed abbreviando ancor più il tempo minimo per la promozione a caporale o caporal~ maggiore; così da poter formulare nella nuova legge sul tiro a segno il seguente: · \i) Vedi Ri·visla militare italiana del l.6 ;li ugno.

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« Art. 12,. I giovani i quali c,oi:uprovino di avere fre . quentato per due anni consecutivi, immed iatamente prima dell'anno di leva, i corsi ordinari di una Società di tiro, riportandone il certificato d'idoneità, avranno la prefe, renza negli eventuali congedamenti anticipati e nell'as· « segnazione alla fe rma. di due anni e anche n ell'assegna<.< zioue alla ferma di un anuo, qualora occorresse di asse« gnare a detta ferma altri uomini, oltre quelli che vi hanno « diritto a termini della legge sul reclutamento. « Potranno inoltre essere promossi caporali o caporali << maggiori qu::i.ndo contino un terzo del tempo minimo ri« chiesto, purchè posseggano i voluti requisiti >>. Siamo persuas i ch e quando un g iovane intelligente ha .per dL~e anni frequentato la Scuola preparatoria al servizio militare presso una Società di tiro, · ed eseguito il t iro con idoneità, ne ha d'avanzo per poter esser promosso a caporale anche coutaado soltanto un terzo del tempo minimo richiesto, cioè due mesi. Nella maggior parte dei casi gli -elementi che potrà dare il tiro a segno nazionale alPesercifio saranno più istruiti e più adatti per ogni r iguardo alla pro mozione a caporale dopo dne mesi, che non gli elementi ,dati dalla l eva senza alcuna preparazione per la promozione dopo sei mesi. Del resto la condizione impo.s ta dalla legge ~ purche posseggano i voluti reqiiisiti - se può togliere il diritto alla promozione, può anche ritardare il tempo per conseguirla.

« .« « «

Se i vantaggi devono costituire · l'attrattiva principale, -ci sembra che non sieno da rifiutarsi anche le spinte indirette, fra le- quali forse gioverebbe, estendendo una disposizione già compresa n ella vigent.e legge sul tiro a segno nazionale, introdurre in qnesta e l;l,nalogamente in quella siil recl utamento, il seguente: < Art. 13. I giovani aspiranti al volontariato di un « anno, al r itardo alla chiamata sotto le armi, o ali'ammis-.


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L A LEGGE SUT, TIRO A SEGNO NAZIOXALJ<:

« sione nei reparti allievi ufficiali di complemeuto o allievi « sottufficiali, non potranno ottenere questi vantaggi se << non comprovino di a vere frequentato per un anno almeno« la Scuola p1·epàrat01·ia al servi~io militare presso una So« ci età di tiro a segno )) . Certamente questa ed altre proposte non sarebbero ammissibili se perdurasse lo stato attuale del tiro a segno nazionale; ma qui si tratta di giungere a form ulare una nuova legge per la quale in og ni mandamento, e anche ove occorra. in altri comv.ni, dovrà funzionare una Società di tiro a segno. Dimodochè tutti i cittadini, come sono in condizioni di uguaglianza di fronte agli obblighi della leva imposti dalla legge sul reclutamento, dovranno esserlo del pari di fronte ai doveri. e ai dil'itti stabiliti dalla nuova legge sul tiro a segno. Studi e proposte non si adattano all'oggi, ma all'avYenire che si prepara e si raggiungerà senza d ubbio, tosto o tardi.

Eccoci infine alla questione massima per la istituzione del tiro a segno nazionale, quella dei mezzi finanziari necessari per i poligoni, per le armi, per le cartucce gratuite da conced~rsi ai chiamati. d'obbligo alle esercitazioni, e ad altre spese varie per il funzionamen to della Società. Per lo Stato, come si è visto, fu calcolata una spesa straordinaria in parecchi esercizi di circa 17 milioni ed una spesa annua ordinaria di m ilioni 2 1/2. Quest'ultima forse sarà insu fficiente, quando la istituzione sarà diffusa in modo completo in tutte le provincie del Regno. Ma il cespite, con cui si è accennato di farvi fronte, potrebbe salire a tanto cl.a lasciare margine per i possibili aumenti di spesa. 11 cespite sarebbe dato dalla tassa militare La parola tassa suona abbastanza odiosa agli orecchi d egli italiani; forse perciò all"on . Carcano, allora -e adesso ministro del tesoro, piacque chiamarla cont?'ibuto pe1· ottenere l'assegna~ione alla tei·:ra categoria quando fu proposta nel disegno di legge sul reclutamento presentato alla Camera il 10 di-

LA T,EGGE SUI,

•.rmo

A S EON'O N'AZIONALE

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cembre 1898 dal ministro della guerra on. Di San Mariano. Ora, nel disegno analogo presentato dal ministro Ottolenghi il 19 febbraio 1903, quel contributo non figura; ma la Commissione della Camera, rit ornando sull'argomento, ha proposto un ordine del giorno percbè sia preseu~~to u n altro <lisegno di legge precisamente p er la tassa militare e precisamente per far fronte alle spese del tir? ~ segn?· O_ per,chè - ci sia lecito domandare - la Comm1ss10ne, 1nspiran· dosi al precedente del disegno di legge prese~tato ne~ 1898, non si è decisa di introdurre senz'altro nel disegno d1 legge del 1903 il conti·ibulo da pagarsi dagli inscritti di leva condizionatamente abili assegnati, alla riserva e dai clispensati .dctl s1wvi:rio attivo per· determinate condizioni di famiglia? .Certo il ministro della guerra avrebbe fatto buon viso ad unà modificazione che corrisponde alle sue convinzioni ed in tendimenti g ià dichiarati alla Camera; nè poteva, cre diamc, esservi contrario il pii.nistro del tesoro on. Carcano, egli che aveva proposto quel contributo nel 1898. J~; vero che il disegno di legge sul reclutamento, presentato dall'on. Ottolenghi. il 18 febbraio scorso, non conti~ne proposta di tassa militare. Il minist:·o però ~ella successi ~a seduta del 19 febbraio, discutendosi la mozione sulle spe::.e militari, accennava alla tassa per gli esenti dal servizio militare, con queste parole: . « Taluno accennò alla tassa militare ed 10 dichiaro che « vi sono favorevole e vorrei a questa atting ere codesti « mezzi pecunari a vantaggio dell'istitu~io~~ del tiro a segno: « Ma dopo che fu chiamata con d~r1S1one la tassa 1e1 « gobbi, io ho molto esitato e la cancellai nel ~u1~vo d1se: « gno d i legge, mentre avrei voluto applicarla a1 dispensati « dal servizio, sa benestanti. « Nel disegno di legge sul reclutamento testè presentato, « si trovano diminuite le dispense. Anche in passato, ho « già avuto occasione di dire alla Camera c~e _oc~orr~v~ abo· « lire taluni di quei privilegi, perchè tutti 1 c1ttaclm1 ~eb: « bono fare il' loro dovere . Sole eccE1zioni per cond iz10~1 « specìali di famiglia, che naturalmente debbono essere n-


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LA LEGGE SUL TIRO

A

SEGNO NA ZIONALE

spett~~e, ~erchè_ l_a_ società va conservata nelle migliori « cond1ziou1 poss1b1li; ma non ammet to affatto che ci siano« 30 mila dispensati perchè uno dei fratel li è sotto le armi. « Per. ~on_tro ~bi_acquista il' benefizio della dispensa per « mot 1v1 d1 fami glia , potreb be pagare u n tributo :finanziario:. « ~ s_otto_ tale forma contribuire al migliore ·incremento delle . « 1stituz10ni militari » . . Alle interruzioni d~ll'onor evole 'l.'urati, che diceva, che· d~ tal_ mo~~ solo i r:icchi sarebbero stati dispensati. dal servizio; 11 mm1stro co,ù rispondeva : · <<' No, non avverrebbe così, perchè si tratterebbe di far << pag~re la tassa soltanto ai ricchi, ma non ai poveri i « quali sarebbero ugualmente dispensati. . « Dunque diceva che io non osai presentare alla Camera « u:1a. si~ile proposta; ma se qualcuno ne prend~sse l'ini« zrattva 10 ne sarei lietissimo e· la farei mia. Quella tassa. « del resto esiste in Svizzera, in A.ustria-U ugher1a e in « Francia ». · Poteva dunque ess~re introdotta dalla Commissione par.,. lamentare come aggiunta o modificazione nel disegno di leg~e sul re~lutameuto; si è limitata invece a proporre uu ordme del_ giorno, che non dubitiamo a suo tempo sarà approva~o e rn osse~·vanza del quale il Governo, speriamo, presentera uno speciale progetto di legge, se p ure non si trovi modo dura1: te la discussione sul reclutamento d'introdurr e q uella modificazione al disegno ministeriale. La cosa non ci sembra -d ifficile, poichè la questione è iù che matura. . ' p <<

L_'id~a d'introdur~~ anche in Italia, sull'esempio di altre uaz1om'. la tassa . militare, sorse dopo che cori la legge del ~9 .!ugho ~871 s1 abolì pel r eclutamento la surrogazione e 1 afirancaz10ne assoluta mediante pagamento. . Nel 1874, 1~ commissione incaricata di riferire sul progetto d1 legge relativo alla rafferma con premio e alle modificazioni relati ve al riordinamento della Cassa militare accennava a mezzo del relatore, on. 'l'enerani, ad una tassa ~ilitare di opportuno ed efficace concorso . E l' on. Farini, nella relazione

LA LEGG~; SUL TlRO A SEO:KO NA½LO~ALE

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che per in::iarico della commissione medesima ebbe pure a presentare in quell'epoca, intorno al progetto di legge snl reclutamento del!' esercito, ne propugnò la convenienza e là giustizia. Tanto che il ministro della guerra, on. Ricotti, in un nuovo disegno di legge non esitò ad introdurre una disposizione per la quale tutti gli ascritti alla 2" e 3• categoria, sarebbero stati chiamati a pagare alla cassa mili tare, una tassa da detrt,minarsi. Era questa la prima volta eh e si proponeva al Parlamento la cosidetta tassa militare. La commissione parlamentare con rt'llazione dell'on. Giudici, ammise in massima la pro posta,• ma siccome non c'era nulla di concreto circa le basi, credette opportuno rimandare ogni risol uzione, a quando l'amministrazione, fatti gli studi occorrenti, fosse stata ingrado di formulare nu concreto disegno di. legge. La proposta quindi non ebbe più. seguito. La legge del 7 gi"ugno 1875, modificò quelle esistenti sul reclL1tamento dell'esercito,. cambiando radicalmente lo stàto delle cose; con essa vennero giustamente obbligati tutti i cittadini rieonosciuti idonei, e non colpiti da esclusione) a concorrere personalmente alla leva, e nel 1876, vennero abro~ gate le affrancazioni del servizio di l ' categoria. Intanto molti scrittori militari se ne occuparono, tanto che nel 1883 il ministro Ferrero, ripresentò al Parlamento la proposta abortita nel 1874, ma la commissione incaricata di riferire, a mezzo dell'on. Branca, pr esentò alla Camera unn, relazione contraria, sicchè il progetto non fu discusso. Nel 1887 il ministro della guerra, nomiaò una commissione per studiare l'argomento, ma ufficialmente non si seppe nulla. Nel 1890 la giunta del bilancio, faceva proposta al governo, che studiasse nuovamente il problema; e il 4 maggio 1891 (17" legislatura) il ministro della guerra generale Pelloux, presentò il disegno di 1Jna nuova legge sul reclu· tamento dell'esercito, che comprendeva disposizioni per le imposte militari; ma per effetto delle vicende parlamentari, tale d isegnò non potè neppure essere portato a ll'esame degli uffici.


!Qf)Z

LA LEGGE: S UL TIRO A S EGNO ~AZIONALE:

Lo stesso disegno fu ripresentato nella 18" legislatura (2~ dicembre 1902), ma l'opinione pubblica era preparata male da1 precedenti del 1883. Furono avanzate ragioni che ebbero fortuna, sicchè il ministro si limitò a chiedere un tributo agli esenti per motivi di famiglia, e questo tributo, si stabiliva irr una t~ssa, quale condizione per essere assegnato alla 3• categoria. Per Fesazione poi, onde eliminare l'impian1,o costoso di nuovi ruoli, si pensò alle Casse postali di risparmio, di modo che tutte le tasse pq,gate andavano a beneficio dell'erario. La commissione della Camera, accolse ad unanimità la proposta ministeriale, e le modalità che fissavano l'ammontare dell'imposta a 4 milioni; in,~· propose che questa somma andasse a beneficio di un fondo per le famiglie povere dei militari richiamati in caso di guerra. La Camera stava per cominciare la discussione del . progetto di legge sul reclutamen~o, e quindi sulla tassa militare, quand o la commissione dei 15, incaricata di riferire sui provvedimenti finanziari proposti dal governo, comprese nel suo controprogetto anche 11 provento della tassa, militare a vantaggio dell'erario. T ornato ministro della guerra, l'on. Pelloux nel 1896 pre · sentò un disegno di legge di modificazione al reclutamento in cui era compresa ari.che la proposta di una tassa militare, sulle basi di una tassa fissa da pagarsi per una volta tanto dai militari assegnati alla 3' categoria. Anche questo progetto cadde e la tassa militare sotto i1 nome di contributo per- otienei·e l'assegnazione alla 3'' categoria ricomparve nel disegno di legge sul recl~tamento a cui sopra abbiamo accennato, presentato ·dall'on. di San ·Marzano nella seduta del 10 dicembre 1898. Il contributo era -composto di una parte fissa e di una parte graduale ragguagliata alle fortune dei contribuenti. . Ci sembra che quest'ultimo progetto possa spianare la vi~ ad una s9luzione, anche prossima se si vuole. Giova, per il nostro argomento sul tiro a segno nazionale a cui sarebbe devoluto se non del tutto, certo in una buona

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LA LEGGE SUL TIRO A SEGKO KAZIOKALE

...

parte if reddito della tassa militare, conoscere a quali criteri era informato quel contributo secondo le proposte dell'on. Di San Marzano e dell'on. Carcano. E cco come si esprime a quel riguardo le relazione che accompagnava il disegno 11i legge del 1898 : ) . « Il nome e nuovo, ma la cosa è vecchia. Con veni va però « dare alla cosa un nome nuovo, che rispecchiasse subito la ·« sua natura e la sua estensione. E pei· fermo la condizione « cui vi proponiamo di sottoporre l'assegnazione od il pas-<< saggio alla 3• categoria, non ha i caratteri di un 'imposta, « e nemmeno quelli di una tassa nel r igoroso senso di queste ·« parole, ma è come un corrispettivo, come un compenso al « beneficio liberamente chiesto, e concesso soltanto nei casi ·« e con le cautele pr-eviste dalla legge, di essere assegnati o « trasferiti alla 3" categoria, . di guisa che non gli conveniva -« nè l'uno, nè l'altro dei detti nomi. Se poi consideriate che « la massima parte dellé somme ricavate, é bene avvertirlo « subito, sarà destinata a sollievo delle :6.ri.anze cori:rnnali ed ·« a costituire un fondo per soccorsi alle famiglie povere dei « richiamati, chiara vi apparirà la r.agione del nome nuovo « dato alla cosa. « Non imppsta militare dunque, nè tassa militare, ma un « contributo per una volta tanto composto di una quota fissa, -<.< cui sarebberc sottoposte le domande di tutti coloro (meno « quelle degli appartenent i ~ famiglie assolutamente indi« genti) che chiedono la 3" categoria, sotto forma d.i una « marca per gli atti amministrativi da lire 5.; e di una quota « graduale, a seconda delle fortune, dalla quale sarebbero « esenti le famiglie aventi un reddito annuo inferiore alle ~< ottocento lire. · « Le ragioni per le quali abbiamo deciso di pr.oporvi questo « modesto contributo, che deve essere corrisposto soltanto Ja « chi ottenga la 3" categoria, auzichè una vera e propria im(< posta militare da pagarsi, durante la · durata dell'obbligo « al servizi.o, da tutti coloro che per infermità, per ragioni « di famiglia o per altra causa, siano dispensati da quell'ob« bligo, son o le stesse ampiamente svolte nelle relazioni pre1


LA LEGGE SUL •rIRO A SEG:NO N..-\ZIONALE 1094 « sentate dall'on. Pelloux (Lflgislatura XVIII, l' Sessione « 1892-93, n. 112) e da1l'on. Afan de Rivera, relatore della « Commissione parlamentare (id. id., n . 112-A) e sarebbe « perfettamente inutil.e insistervi e ad esse rimandiamo chiun« que di Voi desideri esaminarle. « Piuttosto vi tratterremo sulle ragioni che ci hanno in« dotto a stabilire il contributo in una parte fissa ed in una « parte variabile, 11onchè sulle altre disposizioni di pratica « attuazione che abbiamo avuto l'onore di proporvi. « Decisa l'applicazione di un contributo per queste asse« gnazioni alla 3'' categoria, due questioni si presentavano: « la prima se il co11tributo dovesse essere uuico ed uniforme « per tutti indistintamente gli inscritti di leva, oppure se, « tenendo conto delle diverse forze contributive dei vari in« scritti, dovesse a queste forze iu qualche modo raggua,,: gliarsi; la seconda se il con.tributo dovesse corrispondersi « una volta tanto, al momento in cui si chiedeva l'assegna« zione a!la 3' cate.goria, oppure se dovesse ripartirsi in tanti « an,ni quanti sono quelli per cui dura il servi?:io attivo, ed « assumere così la forma di una prestazione annua. « Dobbiamo dichiararvi subito che uon abbiamo esitato a « porre da banda l'idea del contributo in cifra unica per « tuttr « Questa eguaglianza di fronte al contributo, che potrebbe « trovare una parvenza di giustizia nel fatto che uguale per « tutti, senza distinzioni di classi, è il servizio sotto le armi, · « non si sostien.e più quando i vaiitaggi dell'evitato servizio (< militare anzichè oggettivamente in sè, vengono valutati << col riguardo ai vari soggetti che ne fruiscono; giacchè al« lora evidente appare come, man ll).ario che si sale nella scala « della agiatezza, maggiori di vengono i benefici che dall'asse(< gnazione alla 3° categoria emanano, sia dal lato deg li evitati « disagi inerenti alla vita militare, sia dal lato del più pro« fieno impiego che può farsi dal tempo sottratto al servizio << nell'esercito. « Ma poichè, accettata l' idea che il contributo dovesse in « qualche modo tenere conto di queste diversità, e si rag-

LA LEGGI>~ SUL 'l'lRO A SR:GNO NAZIOXALE

«

1095

guagliasse quindi agli averi dei vari inscritti, ne scendeva

« necessaria la conseguenza che, come tutte le altre forme · « contributive, dovesse anche questa avere riguardo alle con « dizioni economiche di coloro cui, per l'e3iguità delle en« tra te, non è consentito richiedere una prestazione in .danaro « che a quelle entrate si ragguagli ; così abbiamo ritenuto, « seguendo in questo l'autorevole e,sempio delle legislazioni « estere, proporvi che il contributo fosse composto di due « parti, e cioè di una guota fissa determinata in cifra tanto (< tenue {cinque lire) che per nessuno (eccezione fatta degli « assolntamente indigenti) dovesse riuscire gravosa; e di una « quota graduale, ragguagliata alle .fortune dei richiedenti, « ed applicabile soltanto a colorò 'le cui famigJie abbiano un. « reddito ùon inferiore alle lire ottocento. « Per le considerazioni poi; sopra accennate che scopo del << Governo non era quello di creare una nuova tassa, un « nuovo 0espite di eutra.ta, ma bensì d'imporre un coutri« buto per la dispensa dal servizio attivo, non abbiamo ac« colto l'idea di fare di quest,o contributo una pres'tazione « annua, ciò che g ti avrebbe dato il carattere di una vera « imposta, con tutto il meccanismo correlativo dt ruoli, di « accertamenti e di percettori. << A ciò del resto ci ha indotti anche l'altra considerazione « che è assai più accetto alla generalità dei cittadini il « soddisfare una somma anche forte, nel momento in cui « ric·e vono un beneficio, che non seguitarne a pagare una « anche tenue per molti anni dopo che il beneficio è stato « goduto. · « Il con.tributo quindi, dosi per la quota fissa rappresen« tata dalla marca da bollo d i lire 5, come per la quota gra« duale, deve essere pagato al momento in cui si producono « i documenti. comprovanti i titoli all'assegnazione o al pas« saggio alla 3• categoria, fl ne costituisce la condizione sine « qua non, fatta eccezione naturalmente per gli indigenti, <1 dispensati da qualsiasi pagamento, e per quelli aventi un « reddito inferiore a lire 800, tenuti soltanto al versamento « della quota .fissa. ·


100G

1,A J,EGGE SUL, 'l'IRO A SEGNO N,IZCON Al,rn

« A. tutto ciò si pr ovvede con questo articolo, il quale, « dispone altresì, che u na metà dell'intero contributo ven()'a 0 « assegnata ai comuni ..... ». . No~ è qui il caso di entrare nei parLicolari delle proposte fatte m quel tempo; potranno essere accolte in tutto od in parte, o anche sostituite da proposte nuove dall'attuale ministro della g nerra. Ciò che importa per il nostro SOO'O'etto è . . l b b pnn?1_p a mente: che si giunga quan to più presto possibile a stab1hre nella legge quella tassa o conl1·ibuto, che dir si voglia, e che una parta del contributo venga assegnata ai Comuni. Nell'ipotesi che ciò possa avverarsi, chiud iamo il lun()'o ma utile intermezzo, e continuiamo lo studio delle pr~. poste per la nuova legge sul tiro a segno nazionale.

La vigente legge del 2 luglio 1882 di vide le spe,ie del tiro a segno in due parti : · a) spese straor"clinarie per sistemazione e man utenzionè d~i camp.i di tiro, e per primo impianto, cioè per acquisto d1 terreni , locali, armi, arredi, ecc. . A queste spese si fa fronte con un concorso obbligatorio 1~ r~gione di 3/ 3 a carico dello Stato, '/ . a carico della provmc1ale, ed '/ . a carico del solo comune ove ha sede la Società mandamentale o comunale· ' b) spese 01·dinarie per il funzionamento e le esercitazioni della Società, alle quali si deve far fronte con le tasse an~u~li d~ ~ire tre per ogni socio, con le offerte spontanee dei c1tta.dm1, con entrate ordinarie della Società (tasse di gare, vendita dei bossoli e del piombo, ecc.) ed infine con un su,ssidio · facoltativo, che viene determinato in base all'~sa?1e dei . sing.oli bila~ci della_ rispettiva direzione provinciale e npart1to fra 1 tre ent i - Governo, provincia e comune - assegnando, come è razionale, la parte maggiore al comune nel quale risiedono i tiratori a cui sono assicurati i vantaggi della legge. L e accennate entrate per la parte ordinaria sono oscillanti ed incertissime e talvolta sono così deficienti da ren-

1097 dere quasi impossibile il funziona.mento regolare della Società. E ciò per le segueuti cause: anzitutto i proventi delle tasso annuali, fatta eccezione per le Società nei capoluoghi di provincia, si riducono ad un introito ben meschino poichè nelle Società rurali la maggior parte dei soci appartenenti al reparto della milizia presentano il certificato d'indigenza e con questo souo per legge esentati dal pagamento della tassa e delle munizioni; mancano p ure le offerte spontanee dei cittadini, che si ottengono soltanto in occasione di q nalche gara; infine q nalche provincia e molti comuni, essendo il sussidio facoltatfoo, o lo rifiutano del tutto o lo pagano in una somma inferiore a quella assegnata ed ap· provata dalla direzione provinciale. , Non occorre una più particolareggiata dimostrazione per affermare che la vigente legge non provvede ad una base finanziaria solida e sufficiente per assicurare i l funzionamento del tiro a segno nazionale. È ovvio comprendere che un rimedio efficace può essere uno solo, quello cioè di' rendere obbligato1·io anche il sussidio necessario per le spese ordinarie. Se non che se anche questi sussidi obbligatori si ponesser o a carico, co me è il concorso sl?·aoi·dina,..io ed obbligatorio, proporzioualmente dei tre enti - Governo, provincia e com une - per 1ma parte si verrebbe ad aggravare il bilancio dello Stato di una spesa continuativa 1:1bbastanza rilevante e per altra ·parte si avrebbe una spesa. complessiva (con: corso e sussidi) a carico dei comuni, assolutamente per i comuni stessi insopportabil e. Con\·iene quindi studiare e ricercare una soluzione del problema finanziario in mod{) di conciliare tutti gl' interessi e con quel criterio di una giusta r ipartizione proporzionale che deve sempre regolare i pubblici contributi. È da osservarsi anzitll tto che la spesa occorrent& per la costruzione, sistemazione e manutenzione dei campi di tiro, per la somministrazione delle armi e degli accessori occorrenti, sarà bensì ancora per alcuni a.uni abbastanza rilevante; ma essa è una spesa per la massima parte di carattere tra.usi· LA LEGGE S UI, T IR.O A SJ,~GNO NAZIONAT,E:


1088

L A LE GGE SUL T IR O A S8:c; :s-o N'All!ON~\LE

L A L E C:G: I~ SUL T IRO A SE GNO ).' AZ I0)<ALE

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,I

torio, che può essere fatta gradatamente di anno in anno e ohe fra pochi anni diminuirà sensibilmenr,e fino a ridursi alla spesa minima di manutenzione dei campi di 'l'iro e del cambio delle armi deteriorate dall'uso. Sembra quindi razionale cb.e queste spese straordinarie sieno poste totalmente a carico dello Stato, che è il più interessato per le ragioni militari e della difesa nazionale alla istituzione del tiro a seguo nazionale. Importa d'altronde per parecchie ragioni, che i campi di tiro e le armi rimangano proprietà dello Stato. Sollevate da · qu,esta spesa, le provincie ed i comuni, mentre riuscirà molto più facile .il primo impianto del Tiro a segno nazionale in tutti i mandamenti del Reo-no d'altra . o ' parte il problema finanziario per le spese ordinarie di fun zionamento e di esercizio si presenta fra termini d i una solnzione più facile e razionale. Stabilite le Società mandamentali di tiro a segno . nazionale in tutto il Regno, e reso direttamente o ind irettamente obbligatoria l'iscrizione e la frequanza alle esercitazioni, tutti i cittadini e. quindi t utti i comuni veno-ono a o godere i vantaggi assicurati dalla legge, i quali si estendono all'intera provincia. Non sarebbe quindi giusto, come è stabilito dalla legge vigente, che nella spesa ord inaria con tribuisca il solo comunb ove ha sede la Società del Tiro a segno; ma è giusto che vi concorrano in un'equa misura tassativamente determinata t utti i comuni del mandamento. Per tali considel'azioni, con la n uova legge si stabilisce che il contributo ordinario per il funzionamento e l'esercizio delle direzioni mandamentali o comunali del tiro a seo-no o nazionale sia obbligatorio e ripartito per ',\ a carico della provincia e per 3/ , a carico dei comuni; e che il riparto della quota comunale sia faUo fra tutti i comuni del man- . damento in ragione del numero degli abitanti. · . Dovrà poi stabilirsi tassativamente per legge che una parte del contributo ·della tassa militare assegnato ai co muni sarà devoluto alle spese del tiro a segno nazionale nella misura determinata dalle . direzioni provinciali.

In base ai concetti ora esposti si potrebbero, per la nuova legge, concretare le proposte come nei seguenti art icoli: « Art:,. 14. Sul bilancio del ministero della guerra sarà « annualmente inscritta e determinata una somma per le « seguenti spese; « a) costruzione, sistemazione e manutenzione dei campi << di tiro ; « b) somministrazione delle armi e degli accessori occor« renti per l'ese,rci.zio del tiro; « e) quota annuale divisa in tre eser0izi per la gara ga« nerale; « d) fondo disponibile per concorso governativo a gare « straordinarie e per un premio alle gal'e provinciali. « Saranno pure inscritte e determinate nel bìlancio della « guerra le somme occorrenti per le chiamate di cui all'arti« colo 10 della presente legge e per le munizioni da fornirsi \( gratuitamente ai richiamati. « Art. 15. I campi di tiro sono considerati come opere « militàri, a cui sono applicabili le disposizioni sulle espro« priazioni per causa militare. « I terreni occorrenti per °l'impianto sono esenti dall' im« posta sui terreni e sui fabbricati. · « I campi di tiro sono proprietà dell'amministrazione « militare. « Art. 16. Alla r esidenza ed _alle spese della direzione « provinciale provvede l'amministrazione della provincia. « A tal uopo le direzioni provii1ciali presenteranno _il rela« ti.vo bilancio, per essere approvato, dal ministero della « guerra. « Art. 17. Alla residenza della Società mandamentale o « comunale provvede il comune che è sede della medesima. « Alle spese 1i esercizio le Società mandamentali o comu(( nali provvedono direttamente : colle. tasse pagate dai soci « del 2° r iparto tirat.ori liberi; colle offerte dei cittadini; coi << proventi delle gare; coi conti:ibuti provinciali o comunali.


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LA LEGGE SUL 'r!RO A SEGNO XAZJO}l.A.LE

« Art. 18. Il ~ ntributo da pagarsi dalla provincia e dai comuni è stabilito ogni anno, e per ciascuna Società « mandamentale o comunale, dalle direzioni provinciali. « Esso è ripartito per un quarto a carico della provincia e « per tre quarti a carico dei comuni. « Fra tutti i comuni componenti uno stesso mandamento· « il riparto d ~lla quota comunale è fatto in ragione del nu« mero degli abitanti. « Art. 19. Si sseguiranno le seguenti gare di tiro: « ogni anno una gara mandamentale per ciascuna So« cieth mandamentale o comunale; « ogni due anni una gara provincia!~ nel capoluogo· « della provincia.; « ogni tre anni una gara generale nel luogo da determi« narsi con Regio decreto. « I premi per il tiro vengono somministrati dal Governo « e dalle provincie per la gara generale e le provinciali, dai « comuni per le gare mandamentali, col concorso delle offerte « spontanee dei cittadini che gli uffici delle Società manda« mentali o comunali sono autorizzati a ricevere, sia in danari « sia in doni. << Art. 20. Le Società mandamentali o comunali a.mmi~ nistrano l'associazione in base· ad un bilancio annuale che « d~vrà essere compilato secondo le norme da stabilirsi pe1' « regolamento, e quindi presentato ed approvato dalla r ispet« tiva direzione provinciale. << A.rt. 2 l. I direttori del tiro e delle esercitazioni dipen« dono direttamente dall'ispettore pr0vinciale, stabiliscono, « d'accordo con l'ufficio di presidenza delle Società. manda« mentali o comunali, il programma annuale delle istruzioni « e òelle esercitazioni, e sono responsabili della esecuzione. « delle medesime e del mantenimento dell' ordine e della di· « sciplina nei campi di tiro. « Art. 22. L'ufficio di presidenza di una . Società manda« mentale o comunale che incorr esse in gravi trasgressioni « alle d isposizioni della presente legge e del relativo regola(< mento potrà essere sciolto dalla direzione provinciale, che « ne riferirà immediata mente al ministero della guerra. <<

jl I

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LA LEGGE SGL TIRO A SlWNO N,\Z IOXALE

affin tal caso la Società mandamentale comunale sarà << I • • « data ad un Regio commissario, nominato ~al_ ~ mistero « della guerra su proposta delle direzioni provmc1ab. « L' ufficio sciolto potrà essere ricostituito con nuove ele« zioni nel termine di tre mesi. << Art. 23. 11 secondo riparto associazione dei tiratori << libe, ·i _- dov rà per le istruzioni militari e per le esercita« zioni del tiro osservar e le discipline e le norme stabilite « dal d irettore del tiro d'accordo con l'ufficio di' presidem-!a; « per questo riparto però la presicle1rna ~otr~ c~nced~re _che « siano eseguite gare speciali o straordmane, 1stru~10m ed « esercitazioni ginnastiche od altre complementari od af« fini alle istruzioni militari. « Le spese occorr enti per dette gare od esercitazioni spe« eia.li dovranno essere coper te con introiti speciali, non do· « veudo il bilaDcio ordinario della Società mandamentale « 0 comunale sopperire che a spese per le istruzioni e per le « esercitazioni stabilite secondo le norme contenute nella

« presente legge.

.

.

« Art. 24. Qualora il secondo riparto, associazione dei

« liratori liberi, incorresse in gravi trasgressioni della pre« sente legge e del regolamento, potrà e~sere sciolto da~la « direzione provinciale; continuerà però 11 regolare fun~10"' namen to del primo riparto cioè della scuola preparator~a ~ « di complemento al servizio militare, anche se la Soc1eta < fosse ancora sprovvisLa del camp~ di tiro. « Art. 2.5. Un regolamento, da. approvarsi con R eale « Decreto sulla proposta. dei ministri della guerra, della K pubblic&. istruzione è dell'interno'. udito il_Cons_iglio di (< Stato, determinerà. le norme ed 1 provvod1ment1 neces<< sari per la esecuzione della presente legge . . « Art. 26. ,~~ in facoltà del ministro della guerra d1 « trattare e stabilire convenzioni colle amministrazioni pro· « vinciali e comunali per il passaggio in proprietà dell'arami<( nistrazione militare dei campi di tiro sociali costruiti. con < le norme della legge 2 luglio 1882 ». iO -

A:'i~O Xl.Vili.


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LA L E GGl!J SUL TIRO A SEGNO NAZIQ:SALJ.;

Un breve commento a quest'ulliimo ar ticolo, il quale non ò che una disp osizione transitoria. Stabilito con gli articoli 14 e 15 che le spese di costruzione, sistemazione e manutenzione dei campi di tiro siano totalmente a caricò dello Stato, r imanendone al medesimo La proprietà, è necessario raggi.ungere un sistema unico, s ia per semplificare l'amministrazione, sia perchè la direzione e la responsabilità tecnica giova che sia completamente dello Stato. Secondo la legge vigente la proprietà dei polig oni è per 3/ 5 dello Stato, per 1/ 5 della provincia e per 1/5 del comune capoluogo. Qnesta ibrida ripartizione di spese e di proprietà produce complicazione amministrativa per le spese di manutenzione e più ancora per i lavor i straordinari imprevisti. I mporta quindi molto che anche dei campi di tiro esistenti lo Stato avochi a sè la completa proprietà, trattando con gli ~nti interessati perchè rinunzino a l quinto di loro spettanza. Sarà assai facile ottenere quella rinunzia <lacchè oggi i campi di tir o per le provincie e per i comuni rappresentano una passività ann uale continuata, la quale in alcuni casi è grav1ss1ma; si può ragionevolmente presumere che le provincie ed i comuni saranno ben soddisfatt i di levarsi questo peso di dosso.

Questi appunti per la nuova legge sul tiro a segno nazio· uale riflet tono, lo ripetiamo, idee affatto per sonali, par tendo dalla presunzione che s i voglia lasciar in piedi quanto più si può dell'attuale organismo della istituzione. Che se si potesse giungere, con una trasfor mazione radicale, pur .traendo part ito dagli elementi esistenti, a concretare una legge su basi affatto nuove, vera.monte solide ed efficaci, applaudiremo in · condizionatamente e vi conformeremo di buon grado rindirizl(;O de' nostri modesti studi. ** *

IL n1INUTO JIANTEN11IBNTO

11 >

Modesto è l'argomen to e, per giunta, non di carattere bellicoi ci sent;immo, perciò, alquanto perplessi nel chiedere per esso, ospitalità a questa Rivista, mentre la tesi, per la sua indole tecnico-amministrativa,, più oppor tuna sede avrebbe trovato nel nostro periodico tecni.co-hi .Rivista cl'a1·tiglieria e genio . Ci decise alla domanda il rifl esso che la questione, pur avendo essenza tecnica, riguarda però la dir etta cooperazione degli ufficiali di t utte lo armi alla cui discussione - oltre che a quella dei competen ti - intend iamo· sottoporre i nostri concetti e le nostre proposte . . Altra considerazione che c'indt1ssc alla trattazione del problema in questo periochco è che la sua soluzione, nonche involvere raggua rdevole interesse economico, ha, altresì, diretta attimmza col morale delle truppe, le quali dal decoro, da.Ila pulizia, dalla salubrità della casa che abitano, attingono quel senti ment o di dignità e di prestigio che armonizzare devfò con l'ambiente nel quale esse appr endono J. sani principi di virtil e di educazione militare. Dotto ciò entriamo in argomento.

Al minuto mantenimento al pari che alla grossa manutenzione delle caserme in passato provvedevano le Direz ioni del Genio; successivamente il primo - il minuto (l) Non sappiamo renderci co nlo perch~ si creclotLo chiamare minuto mant eni-mento -ciò che in passato chhunavasi - co n più 1iropl'iet!ì di lini u,1ggio - piccoUi ~ianu-tenzio11c. S2co ndo il Fanfani m1rnte11imento sig nifica sostentamento, clar tla vivere a

versona; mc ,tre m11m,ten:;ione significa, conservazione in buono $lato degli edilicii, <lolle strade ccc.


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man_t~nimcnto_ scopi seguenti :

IL MINUTO )fANTEXIi\1E N'1'0

venne a:1'.ridato ai coi·pi· u t en t·1 per gli

1o Alleviare il personale delle predette Direzioni già troppo ~·~gravato da altri molteplici e svariati sernzu e -:- poss1b1lme~te - addivenire ad una qualche sua riduz10ne con sollievo economico del bilancio . . 2° Provvedere meglio, e con minore spesa. alla conservaz10ne. dello . interno delle caserme e del ma t'tln ·a 1e 1n · uso pr~sso_1 Corp1, col rendere direttamente interessati _ e qumd1 responsabi li - 2:lì utenti a:ffidancl o Jor·o la · d · · . ~ ' esecuz10ne ·i 01 _lavori, con facoltà di avvalersi della mano d'opera e egli uomfr1i di trnppa. . A tal~ duplice intento, il l 0 luglio del 1900 _ a titolo ~1 espen~ en~o - ebbe vigore l'attuale regol amento per uso ed 11 mmuto mantemmento degli immobili militari, 11. qu~!e, per conseguen za, alla data odierna compie nn triennio della sua applicazione. Quali 1:1e s~no stati i. risulta ti ? I duo sopracitati scopi sono stati essi del tutto raggiunti"? Non lo crediamo. La preoccupazi one - non del tutto infondata _ che l'affi~a~·e con. ~iena ed assoluta indipendenza tecnica ai Corpi 11 se1~v1.z10 del ~nal~ discorriamo, avrebbe dato luogo a non poch1 mcon vemeuti tanto nei ri 0O'Uardi tecnicì h · · f' . c e econon11c1, ece s1 che nel vigente regolamento restasse ancoxa un ~cl dentellato fra Corpi e le Direzioni, talchè l'ufficiale del Ge1110 non ha cessaLo del tutto dallo occuparsi della stagnatura e della pro-vvista della pentola della · · 11 , , r1parnz1one a a pomr~a, alla stnfa, al badi le, a ll a gravina, allo sca.ffale e~c. ecc: 1n uso presso il Corpo; non ha cessato del tutto d1 ese1:c1tare - nel dettaglio - il sindacato sul modo col quale 11 . Corpo impietrn - tecnicame1ite - 1· 10n L! a·1 atl esso ~ assegnati.

!

Secondo il ripetuto regolamento infatti -ono J D ' . _ · · h > , ;:, e ue . • _ z10111 c e. debbono provvedere per conto dei O . e 11n a 11a sost1tuz10ue ed alle varianti deo-Ji oo-o-etti mob·1·. 1 D' · · o oo 1 1, sono e irez1om ch0 debbono pronunciarsi sulla richiesta degli

lL MINUTO M.A.N'l' IJ:Nll\10:NTO

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assegni suppletivi e sugli eventuali storni loro dall'uno all'altro fabbricato; sono esse che debbono esercitare continua sorveglianza sul modo col quale i lavori sono eseguiti; ad esse i Corpi debbono far capo por la rinnovazione degli apparecchi d i riscaldamento, della segatura nei maneggi e nelle palestre g innastiche, per la distribuzione provvisoria -0.egli attrezzi e strumenti occorrenti per le scuole di nuoto, per i bagni, per la spazzatura della neve; è al consiglio ed alla assistenza loro che i Corpi debbono ricorrere per taluni speciali lavori, ecc. ecc. Tutt'ora, q uincli, il carteg.gio della corrispondenza, le visite, gli accertamenti, i rapporti ecc. dànno un lavoro n egli uffici del genio minore, ,certo, di quello cui prima s'andava incon tro, ma ancora abbastanza ragguardevole. Sicchè il primo dei due cennati s copi sarebbe stato solo in parte raggiunto, e può anche dirsi in ben piccola parte. ::,:**

Veniamo al secondo intento, cioè, atta miglio,·e e più, economicci esecuzione dei lcivo1·i. Qnì occorre esaminare la quistione sotto un duplice a spetto : 1° la corretta a.mministrazioue dei fondi, nel senso che essi siano non ad altri lavori o p~·ovviste destinati che a quelli tassativamente specificati dal regolamento; 2° la r azionalo, la buona es~cuzione tecnica dei lavori. Sul primo punto non intendiamo assumerci l'ingrata parte dì delatori di casi specifici, ma solo ci limitiamo ad invitare a scagliare la prima pietra chi, per una circostanza o per un'altra, in ·più o minore misura, mai si avvalse del fondo del minuto mantenimento per eseguire opere o per fare acquisti che, pur ridondando a vantaggio materiale o morale del Corpo, nulla hanno a che fare con quelle specificatamente designate dal r egolamento del minuto mantenimento. Annualmente od anche semestralmente, a senso delle prescrizioni regolamentari, i generali comandanti di Brigata ispezionano e riferiscono sull'operato tecnico-amministrativo


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IL MINUTO MAN TENIME~TO

J L MINUTO MA~'.rEN I MENTO

dei dipendenti reggimenti in riguardo al minuto mantenimento, ai rispettivi comandi di Divisione; ma tali ispettori - salvo possibili eccezioni. - non possiedono la voluta competenza per potere decidere in merito con giustezza di apprezzamenti tecnici, i qua.Ii apprezzamenti si rendono alquanto difficili anche agli stessi competenti comechè trattasi di piccoli lavori di riparazione eseguiti quà e la, poco o, niente appariscenti dopo un certo tempo dacchè vennero eseguiti. Lo esame perciò, più che sulle provviste e sui lavori stati fatti, viene eseguito sui documenti amministrativi della gestione nei quali documenti, di massima, tutto è in perfetta regola : L e deliberazioni del Consiglio d'amministrazione .vi si trovano sempre in piena armonia colle regolamentari prescrizioni, ma se, o come, quelle deliberazioni vennero attuate nulla o poco si può sapere. Egh è perciò che, in generale, taJi rapporti si risolvono in laudi od in un « nulla d'osservare »;: e taluna volta - esorbitando dal mandato - contengono, invece, richieste di lavori inerenti non al minuto mantenimento, non alla grossa manu tenzione, ma a delle sistemazioni per cambii di destinazione d:nso di locali, quali sistemazioni richieste, e spesso concesseJ ad ogni mutamento del ·corpo· utente, o del suo comanda.nte1 assorbono buona parte dei fondi che esclusivamente dovrebbero servir~ per la manutenzione dei fabbricati . A senso del precitato regolamento anche le Direzioni hanno· mandato di riferire ai superiori comandi di Divisione come · e quanto si opera dai Corpi in relazione al.minut o. mantenimento, basa,ndosi su quello che gli ufficiali del Genio capita loro di osservare in occa.::;ione delle loro visite fatte, per ragioni di servizio, alle caserme. Ma tale referto riguarda solo jl lato tecnico dell'operato, ed esso, fondandosi sn osservazioni saltuarie, a spizzico, incidentali 1 riesce .d el tutto generico e perciò poco efficace. Nei riguardi amministrativi poi , nulla le Direzioni possono r iferire giacchè, secondo Podierno regolamento,' i rendicQnti trimestrali della gestione non vengono da esse riveduti così come una volt.a praticavasi. Ad ogm mod o, annualmente ed in ogni prima quin-

dicina del mes~ di maggio le Direzioni non manca~1.o di rif~rire esponendo r ilievi ed osservazioni che su per grn sono npetizioni di quelli stati esposti nell'anno prec~dente per la ragione che il male operato, in più o minore misura - salvo eccezl·oni· - .s1· r ipete· 11 fatto di'Pende non tanto da mal volere ma qua.nto cfal perchè i Corpi - come appresso direm.o non hanno in sè elementi e mezzi tecnicamente ada,tt1 per il bubn disimpegno dell a missione che il regolamento affida loro. A

E qui entriamo, a gonfie vele, r~ella seconda pa~·te della qu l·stione., la più . scabrosa e cioè: la biiona .esectizione tec-. nica dei la-v 01·i, Zct bontà clelte pi·omiste in 1nate1·iali, att1·ezz·t e st1·umenti. · . Il c;oncetto che essenzialmente indusse ad a.flì.dare ai Cor pi utenti il minuto ma11.tenirnento delle caserme, e che - secondo ta.luni - suggerirebbe anche · che ad essi pure la grossa manutenzione fosse afficlàt a, si basa sul prin:ipio seo-uente: Ogi:i.i proprietario che abita la casa p ropria prov ;ede da sè; sen:c.a ingegneri e senza ragionieri, alla ma~\1tenzionA del suo sta.bile, assumendo all'uopo in serviz10 giornaliero operai · adatti . e talo.ra,. ~nche un c~pomastro direttore che egli personalmente mv1g1la; o perche dunque, un comanda.nte cli Corpo non debba o non possa fare altr ettanto'? Si stabilisca per ogni caserma hi somma annuale btistevole per la sua manutenzione e pensi il Corpo utente ad ogni suo bisogno minuto o g·ròsso che sia. Chi meglio del preclettò comanda nte può portare interesse e cura somma alla conserva:c.ione della. caserma dell a quale egli usa? Quanto personale, allora, di meno potrebbe essere assegnato a.lle Direzion.i, e quanta economia per lo Stato'. . Il ragionamento è -· però -- semplicemente spec10so e, n ello stesso tempo, seducente per il miraggio della economia. data l'ora che corre.. · )


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TI, )lIX UTO )IAXTEND( EXTO

Na il principio sul quale siffat to ragionamento si fonda è erroneo; e .l'errore sta nel vedere nella persona di un comandante di Corpo il proprietario della casa d'uso pri\·ato laddove: invece, egli non ò che l'inquilino, mentre lo Stato ne è pr;p1:ietario. E l'inquilino, - nel caso che consideriamo è cli quelli. fatali agli interessi del padrone di casa atteso la sua poca stabilità di r esidenza (cambii di sede) e la sua numerosissima ed irrequieta famiglia (la truppa). Certo l'inquilino è portato ad interessarsi del!a buon.a conservazione della casa che abita, ma il suo interessamento è inspirato a vedute, ad e::;igenze q uasi sempre in of posizione a quelle del proprietario della casa stessa, e c10 per ragioni economiche facili a comprendersi. Guai a quel propriet,~rio cli case cho per non volere il fastidio di pensa~·e e provvedere ai bisogni dei suoi stabili ~e affid_asse, __ c~n p~~n~ ed assoluta indipendenza, la manutenzione at varu 1nqu1hru cho si succedono nella loro abita.zione ; la dichiarazione di fa!lenza, di quel proprietario non si farebbe molto aspettare. L'inquilino vuole, di preferenza, le sue comodità presenti, il proprietario, invee~, la conserva,zione durat;ura -~el su_o stabile· l'inquilino è incline a ritenere decoroso c10 che . 11 proprietario giudica lusso; il propriet~~·io p~~sa ~I p~rsunoni.oso impiego del suo danaro, mentre 1 inquilino e alieno da simile preoccupazione; l'inquilino Lrova sempre. che qualche cosa nella disposizione interna dello stabile non va, e chiede modificazioni intravedendo in esse vantaggio per la migliore conser v~tzione dell'edificio, il proprietario, invece, vorrebbe che mai un chiodo si toccasse. ·rutti sappiamo quanti e quali continue modificazioni si effettuano nello assetto dello nostre caserme; non mancano comandanti di reggimento che all'atto delP insediamento nel loro ufficio suggeriscono o richiedono innova:1;ioni caldeO'o-iate a.nche dai superiori comandi ; le direzioni del 0 0 . . d f Gen io, ora per sontimento d1 cameratismo, ora per e ereuza disciplinare, annuiscono alle richieste; e così avviene che buona 11arte dei fondi, esclusivament e destinati alla conser~azione delle caserme, è annualmente erogata per )

IL MINUTO MAXTENIJIIE NTO

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lavori di sistemazione conseguenti d~ cambii di destiuazione d'uso di locali, con evidente detrimento della consenazione stessa degli stabili (1) . Ora. se tutto ciò avviene malgrndo i divieti regolamen tari, m:algrado i controlli, che cosa avverrebbe se i Corpi avessero mano libera nella manutenzione delle caserme così come l'ha il proprietario ri.ella· manutenzione della sua casa 'I Nè basta: il proprietario di case non deve rendere conto ad alcuno delle spese della sua azienda, non così avviene, o può avvenire, per il cor po utente al qua.le la . resa dei conti, -imposta dalla legge sulla contabilità dello Stato, apporta lavoro non poco; lavoro che pur da qualcuno dovrei, essere ese.gui.to. Nel caso, dunque, della piccolo. e grande manutenzione affidata ai corpi il ragioniere, con lo scritturale insieme, sotto altro titolo magari, ma nell'essenza sua dovrebbe esulare dalle Direzioni ai corpi stessi ; od allora dove la ecouomitt per lo Stato, conseguente dal diminuito personale nelle direzioni predette? Il proprietario si avvale di operai provetti noi diversi mestieri assumendoli in servizio giornaliero dalla piazza; assolda il capomastro o talora - a seconda della entità e genere del lavoro :-- l'ingegnere; il comandante del Corpo in seno al reggimento non h~t nè l'ingegnere nè i l capo mae s tro; ed in quanto agli operai, se li ha - giacchè potrebbe (·I) Molti dei richiedenti, non co nsci delle generali esigenze dei fnbbrica Li di un Pre'Sidio, e nemmeno edotti del limito delle facoltà consentite ad un direttore <lel genio, vedono, talora, noi suoi dinieghi la sola o sem1>licc csr,licaziono della sua personale volontà. d' ondo i lagni a suo riguardo. Credesi, gc nc..;i lmente, elle il direttore del genio allbia a clisposizione ne l suo.cassetto buon cumolo cli bigl ietti di banca che pos~,t, a suo piacimento e gi udizio, distrib uire in pii, o minoro quanlit~ , Ira i Corpi od anche usarn e per l'incetta diretta dogli operai e dei materiali, mentre nessuno come l~i _e sLreu.ament~ legato della s1>cclalità dei varii assegni e della rigorosa forma am mm1strativit nel darno con to, forma tassativa111entP. vol uta da leggi o da regotamcu1i, sicehè - incoscfam ento magari - spesso a lui si chiedo no pi(1 né meno che la violazione dì queste le:;i;:i e di qu~sll regolamenti. <;iò ltt pensare sulla opportunitit che nel sommo nostro Istituto militare fosse data sommaria cognizione sul modo secondo 11 11uale il servizio terri toriale delle Direzioni si'svolge nei rap1Jo rti coi Corr1i, con le imprese e con lo Stato. I capi di stato maggiore ed i comandanti di Divisione, allora, avendo gene,·ica e chiara comprensione di q uesto servizio potrebbero, no11c1tti apprezzare I'operato cli tali enti tectiici, meglio comm isurare le richieste a loro dirette in rorrdazione alle esigenze d' ordi ne amministrativo cri economico.


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IL 1[INUTO ,CAKTENn{ENTO

IL MINU'l'O J\UN'.l'ENl ME::-TO

non averli, date le vigenti disposizioni per l' assegnamento delle reclute alle armi combattenti - essi non sono e non possono essere, in massima, provetti, giacchè il soldato viene allo armi in otà troppo giovanile, quando ancora appartiene alla categoria degli apprendisti o dei garzoni. L'opera dei nostri soldati-operai potrebbe dare affidamento di buoni frutti solo quando essa venisse da vicino diretta e sorvegliata da un buon capo-maestro che ·- come abbiamo detto - nei corpi non esiste. E se il comandante il Corpo si pensasse di assoldare gli operai provetti della piazza verrebbe del tutto frustrato il concetto della economia che essenzialmente predominò nello affidare ai Corpi il minuto mantenimento delle loro caserme. In questa assenza di personale operaio pratico r isiede secondo noi - la principale e, forse, l'unica causa per la qual e i Corpi, pur vogliosi di ben fare, sono nella materiale impossibilità cl' impiegari:i tecnicameu·t e bene i fond i ad essi assegnati. L o provano i rapporti annuali delle Direzioni le quali, in massima, espongono quanto gegne: ci) L e riparazioni saltuarie ai pavimenti non vengono eseguito a regola cl' arto perchè vi s'impiegano materiali vecchi o degrac1ati, non sempre omogenici con quelli dei quali i pavimenti medesimi sono costituiti. Il loro sottofondo non viene bagnato; la malta non h a il voluto grado di :fluidità ; la sabbia non ha la richiesta finezza grnnular·e ; dopo eseguita la riparazione non si sospende il transito fino a che la malta fa presa. b) Agli infissi (porte, finestre, arredamenti, mangiatoier ecc.) si applica la coloritura con tinte non aventi la voluta coùlposizione e densità, senza preventivamente eseguire le riparazioni e le stuccature necessarie, senza prima ripulire le parti metalliche ed, oceorrendo, spalmarle con del minio. e) Le spazzature delle canne fumarie o sono trascurate o vengono fatte da soldati non del mestiere; e perciò rotture di tegole sulle coperture dei tetti e conseguenti stillicidii - causa di mali tanti fra i quali i crolli di tratti di soffitti

ed eventuali infortunii (1). Ci fermiamo qui per non tediare :maggiorm ente il l ettore, ma ce n e avremmo da occupare tutte le rimanenti lettere dell'alfabeto (2) .

Abbiamo danunciato i mali : qnali i rimedii? Il ritornor fqrse, dell'amministrazione del minuto mantenimen to alle Direzioni? No : decisamente no. Per la buona esecuzione dei lavori che interessano il minuto mantenimento sono più che suffi cienti le condizioni teorico-pratiche cli un capomaestro, o capo-tecuico o capo-d'arte che chiamare si voglia. L'ufficiale del Genio è un ingegnere; deve sapere dirigere ed, appre7.zar e l'opera del capomaestro di. qualunque arte costruttiva ma non esplicarla col mettersi ad immediato contatto dir ettivo dell'operaio. - Se così operasse e5 li non farebbe il mestiere suo, come il mesti ere suo non farebbe quell'ufficiale superiore che, sostituendosi ai suoi dipP.ndenti, mostrasse personalmente al soldato il modo cli usare l'arma pr0pria. Questa considerazione, i.nsieme alle fl.lt t'e che precedono, mentre ci fa stimare utile ed opportuno lo affidare ai Corpi (1) In seguilo al , rollo tl i cna cappa da fornello, avvenur:, in una caserma di cavalleria (anno HlOO), potemmo ronstatarc chc1 dei due soldati dest inati alla rasch iatur,i ed ;,Ilo imtJianco delle pareti dcliii cucina, e q ui nd i anch e de lla car pa stessa, uno era di 1)rofessiono bottaio e I' ull ro <'.onladioo . - li c:11>o ral o maggio re ell e la faceva da sorvei,lian tc· tecnico era uno studendo Oi ginnasio! I.a qualita p~ofessionale delle persone ad,lelle al lavoro ci ru eloquente spirgaziooe cli qua nto avven ne, iu rortunatamenr.e, senza alcuna dii;gr,'lzia. (:!) Questa den uncia rotrel•be far pensare che una appo~i ta istruzione o gu ida ter· nica, data ai Corpi, eviterebbe tutti i mal i. - Orbene, c1uesto fu pure il nostro p,•nsiero. Ci prendemmo, 11erciò, la briga di concretare due br<wi istruzi oni , una per i lavo ri del minuto mantenimen to, l' altra per l' uso o lo r ipa ràzioni <lei fornelli metallici. I.e a11toritiL territ oria li phtuclendo all'idM , ordinarono a tuLli i Co rpi di a ttene rsi a siffatte istruzioni. - OOJlO circa un anno dal preso µrov ,,ed imeoto, \'isitando talu na delle caserme della Oh·isione ai cui Cor pi le is truzioni sudd.e tte erano state comunicate, nel rilevare i solitì inconvenienti nei r ig uard i della esecuzione tecnica <lei lavori, chiodommo ali' u fllcia le :J.dderto a l minu to manteni mento se aveva conoscenza dell' ap posi La istru zione tecnica: ci rispose elle il suo prode,~e;sorc. s tato trasrerilo ad altro reggi monto, non gli ave"a co municato 1111 ,iffatlo ,locumento. Ci rec~ mmo allora alla cucina, ed osser vando il 1uodo col c1uate si usavano i fornelli, chiedemm o a.I cn1>orale d1 cucina se esisteva aflìssa - se~ondo l ' orfl ine emana to - la i,truzlonc s ull'uso del fornello; egli uon ci sei,pc rispondere nè si , n(, no: dando allora uno sguardo in giro s :orgemmo la delta istruiione artissa in un angolo oscur.J della cucina e talmente coperta di fuli:;: gio e da non essere a ffatto leggibile:


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IL lCISOTO MA.S T E NDI ~;STO

utenti il minuto mantenimento delle caserme, ci rende decisamente avversi alla idea cli dar loro anche l' incariw della grossa manutenzione, quest'ultima involvendo questioni di stabilità., di struttura organica in ordine alle esigenze igieuiche e disciplinari, di servitù prospetiche ed idrauliche, di esigenze edilizie, in dipendenza dei r egolamenti locali municipali, ecc. ecc., quistioni tutte nelle quali indispensabile è l' intervento dell'ingegnere, comechè implicano cognizioni tecnico-amministrative, economiche e giuridiche che il caporoaestro muratore, non ha e nè può avere. · E se pertanto, una simile idea dovesse attuarsi, per quello che prima si è detto, oltre che il ragioniere collo scritturalo, dov:i·ebbe pure esulare dalle Direzion i ai Corpi l' ufficiale del Genio, d' onde la creazione di tanti piccoli uffi.cii tecnici reggimentali risultato, questo, p unto consolante per l'economia alla quale i l?ropugnatori dell'idea medesima s' inspirano (1). Rientrando più dappresso nell'argomento, diciamo intanlo che non _tutti i Corpi, indistintamente eseguiscono male i lavori del minuto mantenimento: vi sono dell.e eccezioni poche, anzi pochissime, se vogliamo - ma vi sono. E sono appunto q neste eccezioni che suggeriscono i rimedi. L e circostanze - diremo così - di carattere del tutto occasionale che, in massima, determinano le eccezioni in discorso sono: 1° speciale capacità tecnica o dell'ufficiale addetto al minuto mantenimento: o del sotto ufficiale addetto a questo servi zio e talora, anche, di alcuno dei soldati-operai dei quali il Corpo dispone; 2° ct1rt1 ed impegno nel manteuere bene lo interno della caserma, l'una e l'altro esplicati non soltanto dal comandante il Corpo ma anche dalla generalità Ta luni, per consrguire Pcon ornle. vorrebbero che la manutenzione, e la costruzione delle ca.;ermc fosse affidata al Geuio civ,le. A costoro rispon ~cmmo ne:ralivamente in una nostra pubblicazione della qu.10 benevolmente si occupò 4ucsta Ri\'isla (l'economie ,a i servizi tecnici nelt' es~rcito - aniio t90t - note liibliog1·11(iche) comcchè iI pr,ivv(:dimento, rncntro nessuna eco norn ia apporterobbe allo Stato - giacch é la partila di siiosa, eia! bilancio del Ministero cl cll:1 gue rra, 11asserchl:e a quell o dei pulll)lici lavori toroerebllc esiziale allò esigenze cli guerra per 1.i dlmìnuzione de l nu mero deg li 1111ìciali del genio in attivita di servizio che dal prov,·cdimen to medesimo conseguirchl,e. (i)

I L :t.llXG1'0 hlANTE:SHlENTO

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de"'li ufficiali che al Corpo appartengono. Si faccia che siffa:e due condizioni si verifichino presso tutti i Corpi ed allora avremo risolto il -problema che ci occupa nel miglior modo possibile. Escludendo a p1·io1·i - in base a quanto già esponemmo l'idea di avere nei vari Corpi un ufficiale tecnico, e non potendosi d'altra par te ner condizioni di reclutamento, di' r sporre presso di essi di' soldati-operai provetti nei principar1 mestieri inerenti alle arti ediìizie, la prima delle due cennate condizioni potrebbe essere solo soddisfatta allorquand_o l'attuale sotto ufficiale zappatore, che nei reggimenti - d1 ma,ssima - è preposto, perchè più adatto per affinità di mestiere, ai lavori del minuto mant enimento, fosse apposita.monte reclutato o fra j più provetti assistenti del Genio o, meglio ancora fra i licenziati delle nostre scuole d'arti e mestieri (scu~le per i capi-maestri presso taluni regi. istituti tecnici) che avessero già fa.tto pratico tirocinio di capo-maestr o prosso delle aziende edilizie pubbliche o privat~ (1). Questo sotto ufficiale, che potrebbe essere chiamato sotto ufficiale capo-tecnico o capo-d' cwte, posto all' immediata sorvea lianza dell' ufficiale (capitano) addetto al m inuto manteni:ento da essere scelto quest'ultimo, fra quelli che, senza .. essere tecnici, dimostrano special e attitudine a t.ale serv1z10, dovrebbe aver·e alle sue dirette dipendenze un piccolo drappello o gruppo di soldati-operai (muratori, falegnami: fabbri, coloritori) (2) . Con tale personale, da non essere mai mutato - salvo eccezionalissime esigenze -- il .9redetto sotto ufficiale dovrebbe esegnire i vftrii lavori a seconda le indica zioni e le direttive cloll'uffìciale addetto al minuto manteni)

(I) La scelta fra qu~ ti licenz inti .,arehl,c da preftlrir~i a q1wl l,, fra gli aLL11a li assi stenti drl Genio, i r1nali, reclulnti fra i sotto ulllciah m congedo, malgrado gli esami elemento ,,01en tcroso, ma e (lii esperimcnli ai quaii ven~ono sottoposti, danno _ in ma,~ima _ non all'all ena ,lei còmpito 111 qua le ,,cnc ch iamato, tanto ria a~gnrarri che 11 sisto111:. sia abh;in,lo nato ado tt.nndo in\'cce, per gli assistenti de ll e, Direz10r11, l'~lcmc oto tccuico, giovane ('oi espc,·to, proveniente dalle scuo i,! ~l'arlt o 111cst1en . . (l!J A tal unpo una dis1iosi1.ionc legislatil'a, r~a "i~enli _per 11 1~ech1t:11'.~e~ to, do~ ,•rebbe stabilire un adeguato numero di "perat <h tait mesllrrt ,la e.;serc a~secnato a r~ggimenli di arma combattente.

un

:e


J.1 14

H, MINUTO NCANTENIMEN'l'O

mento, impiegando all'uopo mat eriali, ist rumenti ed attrezzi da essere da. lui acquistati n ella piaz~a (1). Occorrendo l'opem di operai specialisti (fumisti, macchinisti, elettricisti, gassisti ecc.) e non avendone a disposizione nel reggimento, essi dovrebbero essere ricercati nella p iazza dal sotto ufficiale capo-tecnico ed in tal caso la mercede giornaliera, od il cottimo, dovrebbe essere da lui pattuito, ma in pre8enza dell'ufficiale addetto al minuto mantenimento . La scelta dei materiali, degli attrezzi e degli strumenti dovrebbe essere fatta dal sotto ufficiale capo-tecnico il quale risponderebbe così, esclusivamente delle loro buone qualità ; la pattuizione del loro costo dovrebbe essere sempre fatta pe1·sonalmente dall'ufficiale addetto al minuto mantenimento assistito dal consiglio del capo-tecnico. Quest'ultimo risponde personalmente del consumo degli anzidetti materiali, strumenti ed attre~zi; a. tal uopo tiene apposito registro indicante le spese ed i consnmi giornalieri, registro da servire di base alla compilazione del rendiconto trimestrale che, redatto e sottoscritto dal sotto ufficiale capo-tecnico, esaminato ed approvato dall'ufficiale addetto al minuto mantenimento, dovrà essere rassegnato all'ufficio r eggimentale dei conti. Così opera.ndo il sotto ufficiale capo-tecnico avrebbe la diretta ed esclusivt1 responsabilità della buona esecuzione tecnica dei lavori, mentre l'ufficiale addetto al minuto mantenimento assum.erebbe quella inerente al r azionale e regolare impiego dei fondi assegnat.i.

QLlali le modalità di recluta mento, quale il tratta1nento J>er il sotto ufficiale capo-tecnico? Analogamente a quanto si opera per i capi-annajuoli l'assunzione in servizio dei sotto ufficiali Ctl.pi-tecnici dovrebbe (I) l}adozione di questo sotto utllciale capo-tecnico, sarebb(I in pcrretl'a armonia con stato adottato per mettere i reggimen ti in grado di provvedere da loro. co:1 personale tecnico adatto, ai bisogni dello bande, delle armi, delle calzature, degli indumenti; si ha il capo-musica, il capo-arrnaiuolo, il capo-calzolaio, il capo-sarto, o perchè non si dovrebbe avere il capo-tecnico per provvedere bene ad 1rn bisogno la cui porta t~ economica e morale è, se non superiore, eguale certamente a quella dei hisogui preaccennati ·! (1uanto è già.

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essere fatta per concorso da aprirsi fra i licenziati delle scuole « per i capimastri » che rispondano alla condizione che già accennammo e fr~1 qnei capi mastri che, pur non es sendo provvisti d'alcun diplo111a, presentino titoli attestanti l'esercizio del loro mestiere per un periodo non minore di a nni cinque. I programmi relativi al concorso potrebbero esser quelli stessi che attualmente vigono per la nomina dei sottufficiali in congedo ad assistenti del Genio. I concorrenti non dovrebbero avere età minore cli 26 anni e nè maggiore cli 36, ciò nello intendimento di avere persone che, pur possedendo il massimo grado di energia {isica, abbia.ne, ancora quella mat urità di giudizio e quella esperienza tecnica indisp_e11sa~ bile per bene esplicare l'importante incarico al quale sono -chiamati. I candidati prescelti che già presta.rono ser vizio sotto le an ni, e che molto probabilmente, pel loro grado di colt ura., vi raggiunsero il grado di caporale maggiore, potrebbero, senz'altr o, essere insigniti del gra.do di sergente all'atto stesso della loro assunzione; quelli invece, che a tali condizioni non soddisfi.no dovrebbero frequentare, appena assunti, un corso di sei mesi onde apprendere le necessarie istruziolli militari, dopo di che verrebbero nominati sergenti. Nell'un caso o nell'altro, questi sergenti, dovendo anche disimpe' .gnar e l'ufficio del sottufficiale zappatore, dovrebbero successivamente frequentare l'annuale corso a.ll' uopo indetto presso Ja scuola di Parma. (1) Ed ora veniamo al tmttmnento. Cardine essenziale della nostra proposta è l'assoluta ed indiscussa competenza, nell'arte costrut tiva, del sottufficiale capo-tecnico nell'ambit o delle condizioni inerenti al mestiere del capo-maestro muratore. P er poco che questa com1x~tenza. venisse a mancare l'edificio nostro mal si reggerebbe. Bravi ecl - aggiungiamo - onesti capo-maestri nelle industrie edilizie sono r etribuiti con mercedi giornaliere varia(!)

Trattand osi di r,ersonak tecnico e~perlo la molto tiiminnit,1.

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di ques to corso potrebbe


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IL :MINUTO MAN'l'EN ill{F.:NTO

IL )IINUTO MANl'E:-IIME:'s'.I'O

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r

b~l~ dalle 5 ~11le 7 lire (media lire 6) ed il mest iere loro viene ?1s1_mpegnato con quel certo grado di libertà e di comodità 1~d1v~duale che ~i. gode n~lla vita citt adìna 1 condizione, quest ult~ma, :he pm non s1 verificherebbe per coloro di essi che s1 dec1desse.ro a contrarre la ferma da sottufficiale. Per conseguenza, pur adottando la giornaliera retribuzione entro i limiti dianzi accennati, alquanto difficile sarebbe il reclutamento. di eleme~t~ ottimi, sotto ogni l'ignardo, qualora non vemssero stab1hte concessioni e trattamenti tali da far sentire il men o possibile sia la .limitazione della libertà individuale, sia, i di.sagi inere~ti alla vita militare. A questo· mten:'o ~otrebbes1 - co~e s1 pratica per i sottufficiali capia.rmaJuoh - concedere a1sottufficia li capi-tecnici di contrarre ~11~1tri~ o~io, d i all.og?iare fuori della caserma e, possibilmente, m ed1fìc1 d emamal~; se quest'ultima agevol4!lzza non si pot~sse da~e dovr~~bes1loro corrispondere un'adeguata indennità d allog_g10; ess1,_ 1~oltr~, dovrebbero essere dispensati dallo in~erv~~1re al_le ~·1v1~te m~e1:ne ed esentati da ogni e q ualunque ::;erv1 z10 nei giorni fest1v1; nelle marce, infine dar loro facoltà di usa.re i propri mezzi · di. trasposto per~onale {bicicletta) stando però essi sempre al seguito imrnediat_o delle, rispettive t ruppe (1). A.J lo Stato il sottuffi.ciale, nel g rado medio di furiere costa. circa lire 2,50 (computando le ra.fferme)) sicchè nel ca~o dell'aclozi_one del sot t1:fficiale capo-tecnico corrispondendo al med~sm10 la paga g10rna!iera iniziale d'assunzione di lire 5, corrispondente al grado cli sergente, da essere successivamente portata a lire 6 e 7 tosto che sarà promosso al ()'rado di foriere, o di furiere maggiore - ciò che equivale°a consi derare la paga media di lire 6 - si andrebbe incontro ad (')). TalL1no,. forse, ravviser ebbe in siffat ta posizione priv',le., ·at· d I ll 11· · I . . . . . . . " 1 .t e so u 1c1a e car o· tecnico cccez·~1one all a 1·e< · I una 1ncompat1b1l1t,1 d1sc1p lm1,re ·) ma 1 tant'è ~ la (: Jo Ja e• d' uopo. s,11 · 01pu::,· t•(~ eJa ·nnperio. • ,;a es,genz!i · . . m a,· allorquando . , . .essa . - come• nel caso . nostro - e· 1 ,11 sen 11.10. Ceno, m1gl wre soluzione sarebbe quelli, di non riunire le ,:I ,16 cariche cti zappatore o rii caromaestro nell.t persona di uno stesso sottufliciale, adottando il sot· tu tlic,ale soltanto capomacstro :.1! quale potrebbe essere anche co nsenti to l'uso in permaneuz,L. dell'al~1 to bo rghese; senoncllè tale sol n1.ione si rendornb!Je lli(t r;i-avos« al b1 lanc10 rnme d1 leggeri s' int uisce. <=

1.,na maggiore spesa, per ciascun sottufficiale capo-tecnico, di lire 3,50; ed essendo, in totale, 174 i r eggiment i delle varie anni dell'esercito, ne conseguirebbe la maggiore spesa annuale di lire 222,285 ; e computando le eventuali indennità alloggio, si può ritenere occorrere, in cifra tonda, lire 250,000. *

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Ottenuta. nel modo che si è detto, la piena garenzia tecnica, nella esecuzione dei lavori, nello acquisto dei material i da costr ilzioue e degli oggetti mobili; assicurat a la regolare gestione dei fondi assegnati, stabilito .:_ nel modo che appresso d'irem.o - uno efficace e;ontrollo sull'operato dei Corpi,. nessuna ragione più vi sarebbe per l'intervento delle Direzioni nel senso di farsi esse provveditrici e ricettatrici dei. materiali mobili in uso presso i Cor pi stessi, sia che trattasi di rinnovazioni, di varianti o cli r itiro di quelli fuori d'uso. I Corpi già si provvedono dal comune commercio di molt eplici ogget ti di masserizia e di equipaggiamento, perchè n on dovrebbero potersi provvedere, a.nalogamente, degli oggetti mobili, e costruirsi i propri arredamenti da camerata., gii scaffo.li ecc., dal momento che essi dispongon o di persona tecnica intenditrice di simili acquisti e cli simili costruzioni e che per tali oggetti sono già tassativamente stabilite per regolamento, .forme e dimensioni? Del pari, nessun bisogno vi sarebbe più dello intervento delle Direzioni per la esecuzione di. speciali lavori; nessun bisogno di consigli, di suggerimenti da essere richiesti agli assistenti del Genio dei quali buon numero continuamente, sono chiamati dai Corpi, ora per una ragione, ora per l'altra; continuamente incaricati essi sono di accertamenti di assistenze per la esecuzione di espurghi di fogne, cli condutture d'acqua o di gas ecc. ecc. Cessato il via vai dei materit'l.li mobili dai ma,g azzini del Genio ai Corpi, e viceversa, cessate tutte le pratiche per il loro acquisto e collaudo per le loro r iparazioni od eventuali trasformazioni o vendite (per quelli fuori d'uso) cesserebbe il 7! -

ANi'iO XI.. VlJI.


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IL MINUTO MANTENill!EKrO

bisogno di immobilizzare quasi del tutto presso· ogni Direzione o Sottodirezione, .un ragioniere col t itolo di consegnata1·io; cesserebbe del pari il bisogno di uno o più lavora~ti (maga.zzinieri) per il ricevimento, distribuzione e movimento dei detti materiali. Adottata la riforma che si propone, le Direzioni nei loro magazzini non dovrebbero avere · che il solo materiale mobile di mobilitazione il quale sarebbe ·di qualche entità solo presso. talune D irezioni o Sottodirezioni di frontiera mentre ' però, si ridurrebbe a ben poca cosa nelle altre; .tutta volta, che si cominciasse a comprendere la convenienza economica della cessione, retribuita, di ogi1i e qualunque materiale proveniente dalle demolizioni alle imprese di manutenzione, o costruttrici, anzichè costituire con esso inutile ingombro nei magazzini medesim i, di rado verificandosi la possibilità. del suo rirnpiego nelle nuove costruzioni ed anco nelle sistemazìoni delle vecchie. L'adozione, quindi, del sottufficiale capo-tecnic0, così come l'abbiamo ideata, determinerebbe ragguardevole diminuzione di lavoro nelle D irezioni ed in misura tale da poter consentir.e anche una adeguata riduzione del loro personale ci vile; ne deriverebbe una economia che potrebbe compensare quasi integra.lmente la maggiore s11esa alla quale sopra accennammo. Infatti, è nostra · serena convinzione che, svincolate completamente le Direzioni da ogni rapporto con i Corpi inerente ai bisogni del minuto mantenirnento, .che non siano q uelli attinenti alla determinazione degli assegni ·ai varii fabbricati ed al controllo dell'opel'ato dei Corpi medesimi, e potendosi d'altra parte, ottenere dal sottoufficiale capo-teCiiico, opera coadiuvatrice punto disprezzabile nella sorveo·lianza . o tecnica delle caserme, opera, forse, più proficua di quella che attualmente possono esplicare gli assistenti del Genio, si -potrebbe - in massima - senza alcun danno, dimiirnire il person11l'e di ciascuna Direzione, o Sottodirezione autonoma, di tre assistenti (due alla sede ed uno alla Sottodirezione dipendente) un ttfficiàle di scrittura ed un lavorante. EssendQ 21 le Direzioni e le Sottodii·ezioni autonome, e consi.d erando gli

IL MINUTO 11!ANTENIMENTO

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stipendii nei gradi n1edii, risulterebbe una economia di circa lire 150,000. E siccome la riforma -- per quel che or -ora si è rilevato in riguardo alla sorveglianza delle casermepotrebbe consentire pure la soppressione di tanti m~nuscoli .ufficii del Genio esistenti presso i piccoli presidii (distaccamenti) ritieniamo che nessuno aggravio avrebbe il bilancio pe1: l' attuazione della nostra proposta (1). E se qualche pic-colo aggravio dovesse derivarne v1.1rrebbe ben la pena di .affrontarlo quando si pensi che esso, ad usura, verrebbe corn,p ensato dal buono impiego di somma che poco si discosta dal milione e che, anzi, il milione dovrepbe superare, per le ragioni che a,ppresso esporremo. Si tenga sempre ben presente · che nelle gestioni tecnico-ammiuisb:ative del geJ1ere di quella che ci occupa, i l danaro speso per retribuire bene un personale, per numero e qualità., rispondente al ibisogno, viene reintegrato, in moltiplicata misura., dalla minore spesa che s'incontra pel conseg11imento del la finali.tà che le gestioni stesse si propongono. Al soggetto di cui :tratti1:1mo ben si applica l' aforismo « chi più spende 1neno spende » (2).

(i) li sottonfHcialo ca1io-tecnico ciel regg imento dov reb be pure essere incaricato dei 'favori del mion to mantenimenlo presso i clistac~ameoti del reggimen to medesimo ai ·<J uali egli dovrebbe. essere inviato per le occorrenti direttive ed ispezioni ,d personale di truppa addetto ai eletti lavori. Di t;1lo invio, però, si dovre bbe rare a meno per quei distaccamenti residenti nei grandi p1·esiclii nel qual caso alla bisogna potre b!JA ·essere ,provvedu to dando incarico al so ttoufficiale ca1>0-tecnico di uno dei reggimenti che in .tali presidii risiedono: di preferenza quelli del la stessa arma. (2) Il dim inuilo lavorio, per parte dei ragion ieri consegnatarii, deri vante dalla attuazione <lella proposta riforma, concorrerebbe a consegui re anco ra meglio il llne· che una recente o provvida legge, dal Ministro della guerra presentata all'approvazione ·del Parlamentò, si propone, cioè, il pili sollecito disbrigo rlello contabilità con J'a.u,men ta re di iO i ragionieri del Genio, migliorandone nel tempo stesso, sebbene di r•oco, la lentissima loro ~arriera. Aggiungiamo ancora che quella qualunqùe maggiore spesa che potrebbe ariportare l'adozione del sottourliciale caro-tecnico non os tante la riduzione •:lei personale delle Direzioni nella specie e misura da noi indicata, potrebbe essere prelevata dal fondo ,1nateriali e lavori dei genia • (Juello stesso da l quale secondo la legge predetta verrebbe erogata la maggiore spesa occorren tep~r l'aumentato numero dei ragionieri. Nè si tema il soverchio im1io1'Himento del fondo anz idetto trattandosi di somma non grande in rap1iorto alla entità del fondo medesino; e tenuto .presente quanto gifl è stato esposto nei riguardi dei 1•antaggi economici (;he nella ese.cuzione dei lavori si otterrebbe.


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II, MINUTO MANTENIMEN'.rO

JL 111INOTO llf.A.N'J.'.E:NWE:-ITO

Intratteniamoci ora sulla seconda delle due cennate condizioni, cioè, fo ciwa e l''irnperro, pel 1n-inuto rnantenirnento da. · p a1·te, non solo del cornandant~ il Co11Jo, ma anc01·a dallainte1·a. ufficialità che al Co1'}JO appa1·tiene. Siffatta condizion e ri teniamo che possa essere soddisfatta col ripartire il totale· assegno del minuto mantenimento stabilito per una data caserma in altrettante aliquote quante sono ·le compagnie, squadroni o batterie in essa alloggiate, più due; le pri me da ess~re assegnate a ciascun grnppo di locali occupato da:l~e smgole predette unità, e le due in più, una ai locali agli oggetti mobili di comune uso ed ai varii u:fììci e magazzini reggimentali, e l'altra., col titolo di riserva da essere m essa a disposizione del comandante il Corpo. Il comand~mte di compagnia, squadrone o batteria dispvne della p ropria aliquota per far fronte ai bi~ogni d ei locali_ (co?li infissi ed arredamenti relativi) occupati dal propno npar to, avvalendosi all'uopo dell'opera d el sottouf:ficiale capo-tecnico al qua.l ~ egli farebbe capo così come u~ proprietario_ di casa fa capo ad un capomastro o semplice op!ra10 d~ll11 p1~zza 111 quale corrispondereb be, però, non la. merc~de_g1ornahera ma solo l'importo dei materiali impiegati ~el r1ch1esto lavoro (1) . I comandati le unità reggimentali. nvolgono le loro richieste all'ufficiale addetto al minuto· mantenimento il quale, accertatane la .regolarità in ordine ai gener~ del 'l~voro rich iesto, autorizza senz'altro, a darvi e~aud1mento 11 sottoufiìcia]e capo-tecnico, il quale si mette in diretto rapporto con i singoli richiedenti dai quali eo-li ri tira · a lavoro eseguito, un buono dell'ammontare d~i ~ateria.Ii stati impiega~i la cui_ quantità dovrà essere però sempre controllata d ai p redetti comandanti o d a uno dei ·1oro ufficiali )

_(l) Non veggasi.. in . c_iò contraddizione alcuna co l èonceuo prima espo~to poiché· qu, non trattasi_pm d1.mceLt~re ~ersona le tecnico nella piazza e nè· operare con piena. autonomia, le_r1cl11esto dei s,ngoh coniandanti dovenclo essere disciplinate e con trollate dall'ufflcwle (cap1tan~) arldetto al minuto mantenimento, i( quale resta sempre responsabile del regolare impiego dei fond i anche quando essi ' fond i sono accredftati, ai predetti comandanti.

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dipendenti prim1.t del loro impiego tutta volta che i l lol'o {1uantitativo non potrebbe essere valutato a lavoro compiuto. Alla fine della· gestione annuale quel q ualunque risparmio che si sarit potulo verificare nella aliquota assegnata (senza che si sia venuto meno alla buona conservazione dei locali e degli arredamenti) dovrebbe restare a bene:fieio del riparto presso il quale il risparmio si ottenne, per quel qualunqu e uso che il capitano comandante credesse di farne, sia pel miglioramento del vitto in talune ricorrenze festive, sia, per .acquisti di libri di lettura per l'educa:ioione morale del sol-dato eco. (1). Al minut o mantenimento dei locali, degli oggetti d'uso ,comune e dei varii n:ffiei e magaz,z ini del reggimento provvederebbe di propria iniziati va, l'ufficiale addetto al minuto mantenimento sotto l'altf.t sorveglianza del comandante la caserma. Al predetto ufficiale resta, per ta.nto, la esclusiva 1:esponsabilità sulla eccedenza di spesa in relazione alla .aliquota della quale egli dispone e cosi pure egli non dovrà,, per nessumt ragione, consentire alle ,rich ieste dei comandanti i reparti a.llorquando con esse si venisse a sorpassttre l'aliquota ad essi assegnata. I l comandante del Corpo con Ja riserva a 'd isposizione <!Oncede - occorrendo - _q uegli assegni suppletivi ta nto. ai locali. d elle compagnie squàclroni o batterie quanto ai locali ed alla dot.azione mobile d 'uso comune, nella misura, nei casi e nell'epoca consigliati dal comandante la caserma,. sentito il .parere dell'ufficiale addetto ftl minuto mantenimento (2). (JJ Taluno stimerù forse non pratico lo sminnuare il fondo assegnato per una data -caserrna fra i va rii grup pi cli locali occupali dalle singo le un ilii, pote1,tlo accadere che uno cii qnesli grn1lpi, durante una gP.s ti one a.nnuale, non richiecle:;se alcun:{ spesa inerente al minuto m,intenimento. Il caso veramente è molto difficile a ve1·illcarsi, mn. ad ogni morlo non è de!tto che le alic1uote debbono essere tutte di. eg\1alo f\n lità e qualcuna di es,e pcrciù potrebbe ridursi a zero. (2) K pcrr l10 questo fondo di riscr\'a non finisse di essere a bi tualmente erogato scn1.a 1111 vero bi,ogno di c:ir;1ltcrc eccezionale, al rend iconto rlcll' ulli,no tri mestre dov rcllbe ~,;se re allegato arposila relaz ione co11 la quale il comandante il Corpo dovrehbe dare stretto ,·onto delle rag ioni che costrinsero ad intaccare il fondo predetlo. V,,rificandosi 1)11 integrale o 1larzialc ri,;[la rm10 sul fondo in parola esso, su richiesta del Corpo e con favorevo le parere della Oirezic,nc o Sott.odirezionc comr•etentc, po trebbe, in par te od in tutto, essere lasciato a fJHnelicio del regg imento.


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IL MINU'l'O MANTJ.~N IMENTO

Con tali disposizioni e modalità a noi sembra che si verrebbe a determinare l'interessamento tecnico-amministrativo in tutti gli uffieiali del Corpo, sia per la buona conservazione interna delle caserme, sia per il parsimonio e razionale· impiego del fondo del minuto manteni~1ento, interessamento . che potrebbe ancora rendersi più vivo qualora in ogni fine della annuale gestione si stabilissero delle gare fra i Corpi dei vari pre~idi dipendenti da un dato comando di Division~,. allo scop~ c~1. a~seg_nare un premio a quello dei Corpi predetti che, a gmd1z10 d1 competente commissione divisionale me.,. . . ' g110 avef:lse 1mp1egato l'assegno del minuto mantenimento .. S i aprono gare per la scherma, per il ciclismo, per le marce, per l'equifazione, chi sa perchè si dovrebbero escluderle allorquando trattasi di dar saggio di buona e savia amministrazione nel tenere con decoro la casa del soldato?' E non sarebbe solo saggio di oculata amministrazione. ma. an~he saggio di buona educazione del soldato, essen.d; noton~ che _sfregi, iscrizioni, sgorbi ed imbràttamenti, implicanti contmue coloriture ed imbianchi, non avvengono nelle caserme ove gli ufficiali sa,nno inculcare con insistenza nei soldati le massime · della pulizia, del rispetto e della o·ua. . ' b rentigia per tutto ciò che costituisce la casa che essi abitano pur non essendo essa di loro pertinenza (1). La molh. morale quasi sempre agisce sull'uomo più che la minaccia. disciplinare ; vada la punizione a chi scientemente male opera, ma non si neghi l'elogio ed il premio a chi meritevole se ne rende. La coinmissione a.Ila quale abbiamo soprn accennato potrebbe essere quella stessa che annualmente dovrebbe essere chiamata a controlla.re l'operato tecnico-amministrativo dei:. Corpi in riguardo al minut o mantenimento ed essa dovrebbe essere così costituita: Maggiore generale - presidente. . (i) Sul rigur, rdo, noi - ufli ,;iali di terra - molto av remmo cl'apprentlere da quelli d1 ma'.·e , qual.,, nelle loro nav ,·e negl i ectifici, di terra , pure sanno ottenere dai lo ro, s?ltlat1. mar,na1 la massuna cur3, rispetto e nettezza per le costruzioni e per i matena l1 d1 qua lunqu e specie, Ossi e mo bili.

IL ;\lINUTO llfANTENIME~TO

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Ufficiale superiore del genio della Direzione ed jl Capo di stato maggiore della Divisione ,..:__ membri. Ufficiale inferiore del genio - segretario. I rap porti di siffatta commissione, esaminat.i dai superiori comandi di Divisioni e di Corpo d' armata, non dovr~bbero· restare, però; lettera morta ma, ~ensì, determinarEl _ occorrendo - senza alcuna esitazione, severe misure disciplinari contro chi gravassero responsabi_lità ~p~cìfich~ o generiche per le infrazioni al regolamento, sia 1101 nguard1 tecnici che in quelli amministrativi e nel tempo stesso, dar corso a quei provvedimenti d'ordine tecn~co e finanziario dalla predetta commissione proposti. Secondo la ideata riforma alle Direzioni altro incarico non rimarrebbe che la determinazion~ del complessivo as·segno per ciascuna caserma, la sua ripartizione nelle note aliquote ed il controllo, da essere esplicato dall'ufficiale capo-sezione alla quale la caserma appartiene. L'assegno annuale comprendendo anche l'aliquota della riserva non dovrebbe per alcuna ragione essere. aumentato, salvo eccezionalissimi ed imprevedibili casi per i quali il suppletivo assegno dovrebbe essere richiesto. dai _O or?i. a~ Ministero pel t ramite dei superiori comnnah terntoriah 1 quali, prima di dare corso a tali richies_te, ~ovrebbero sentire il parere della Direzione o S0ttod1rez1one au~onom~ competente. P erò, se con il predetto as~egno an~uale 1_ C~~·p1 ·. debbono prov,,edere anche al manternmento d1 tutt1 gl m. fissi, gli esterni compresi, (spQrtelli a vetro, persiane rincrhiere ballatoi ecc.) così come l'attuale regolamento vuole : far f'ronte, altresì, alle spese per la rinnovazione di, og ni e qualunque oggetto della dotazione mobile, d'ogni e qualunque apparecchio di riscaldamento, senza alcuna esitanza dichiariamo che la somma ora sta.bilita per il minuto mantenimento delle caserme, e degli ospedali, è del tutto insufficiente allo scopo; e lo prova nonchè il grande deperimento che nei detti infissi si constata, la mancata esecuzione, per pa,rte dei Corpi , di non pochi lavori riguardanti il minuto mà,nte. nirnento delle caserme. Conseg uentemente - pur prescm-


11.24

IL MINUTO il!AN'rF.N'lì\fENTO

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dendo da.Ila adozion e della. riforma da noi proposta si renderebbe egualmente indispensabile che l'a.ttuale complessivo asse.gno accreditato ai Cor pi fo sse t1umentat o almeno della metà · del suo ammontare per le nuove caserme e raddoppiate per le vecchie. In quanto al controllo durante il corso della gestione annuale esso - come si è detto - dovrebbe essere eseguito dagli ufficiali del genio capi-sezione mediantè l'esame· dei 1:encliconti trimestrali cla esse1:e il detto esame praticato presso la sede stessa del Corpo, evitando cosi il carteggio della trasmissio~e, e potendosi pure colla scorta di un tale documento fare sul posto le necessarie constatazion i nei riguardi della entità, bontà e genere dei lavori eseguiti. Da questi controlli trimestrali i predetti ufficiali dovrebb.ero trarre gli eleni.enti di giudizio da servire di base alla relazione annuale che le Direzioni dovrebbero rassegnare alla Commissione divisionale, quella stessa relazione che oggi, invece, si usa trasmettere al comando di Divisione.

Queste per sommi capi - le id ee e le proposte nostre in riguardo al minuto mantenimento delle caserme: altri di maggiore e più illuminata competenza, potrebbe suggerirne migliori e 1:iiù pratiche od anche opportunamente èmendare e correggere le nostre. Non pretendiamo: certo, alla infallibilità. Nostra ··essenziale mira è st11t·a quella di provocare sull'argomento la .discussione dei competenti e degli interessati pure, nello essenziale scopo dì addivenire · a disposizioni più . razionali, più rispondenti a.llo intento da raggìtmgersi : cioè, meglio spendere la somma che, n elle att uali condizioni, il bilancio della guerra può destinare alla bnona e decorosa nonservazìone interna delle caserme; somma che -- a nos·t ro giudizio - presentemen te si spencle m ale; p ii\ per colpa cli cose che di. persone. GrusEPP1, N A'l'A L,E 1'1me?ile

Colonnello del Genio.

SCUOLA D'APPLICAZIONE DI FANTERIA

I. Il reclutamento degli ufficiali cli fanteria. « L ' esercito è istituito per sorreggere il Trono, tutelare le leggi e le i~tituzionì nazionali, la guerra ~vunque .dal Sovrano ordinata, difendere fino all'es~remo l'onor e e l ' i ndipen deuza della patria ». · Così definisce e determina egregiamente il nostr o Regolamento dì disciplina., lo scopo e le funzioni dell'esercito, in pace e in gnerra,, . . , Un esercito permanent,e nel tempo d1 pace ha persi: oltre ,qu este. essenziali: un'altra, attribuzi.o.ne n on meno imp?rtant~ e ch e costituisce da i:;e sola la prmc1pale occupazione d1 ,q uasi t utti gli elementi di cui l'esercito è formato : i~truire t utta la parte valida della, nazione nell'uso delle armi; edu·m1rla alle rudi v irtù m ilifari; formare cioè, pr eparare il citdino-soldato, quello ch e costitu irà P esercito v.ero, l'esercito che farà la guerra, del quale l' esercit o perm~mente non è che lo scheletro. Questa fun zione, mentre è i ndispensabile per la buon a ·Costituzione dell'eserci to del tempo di g uerra, deterrnina, a ssieme colle altre enumerate dal Regolamento: u na della pri11ci1:itdi ragioni d'essere degli eserc~ti perman enti. Un eserci to permanente n el t empo di pace, risulta per . tal modo costit uito da due elementi ben distinti e ben diversi. fra loro : . J.o Gli istruttori, ufficiali e sottufficiali perma,n en ti, sold ati per elezione e per profess ion e, che h an n o per incarico

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SCUOl,A D'APPLICAZIONE DI l!'AN'.l'P;RL\

principale di istruire nelle armi i cittadini ne] tempo di pace e di costituire il nucleo più importante dei comandanti d i truppe e di graduati in guerra. 2° I cittadini, che chiamati dal dovere di prepararsi alla difesa della Patria, vengono temporaneamente a ricevere l'istruzione militare, ma sono destinati a far parte dell'esercito principalmente in guerra e solo eccezionalmente in alcune contingenze di pace. è la pace E . siccome la guerra è l'eccezione, ma la reo-o]a O . T ne risulta che la, principale occupazione della grandissima maggioranza degli ufficiali, durante quasi tutta la loro carriera, è pii'.1 quella di istruire e di educare che non quella. di comandare. Da ci~ la necessità che l'ufficiale permanente odierno 7 oltre all'essere un comandante di truppe, sia essenzialmente un buon istruttore ed un buon educatore militare. In tutti i tempi le funzioni di istruttore e quelle di comandante si sono sempre compenetrate, talchè non si può quasi concepire l'una separatamente dall'altra : mai però come oggi il ·còmpito di isfrnù-e e di educare ebbe per la, . ' massima parte degli ufficiali, e segnatamente per gli ufficiali infe1;iori, l'assoluto sopravvento sull'altro còmpito · ' quello di coma,ndm·e. Il reggimento, la caserma e quasi tutti si può dire gli organi dell'esercito permanente, sono trasformati in una ~ grande scuola: la scuola militare della nazione.

*** Ma l'ufficiale moderno, pur essendo principalmente u:n istruttore ed un educatore, noI1 cessa tuttavia di essere un ~omandante di truppe in pace ed un possibile comandante m guerra. Perciò, oltre al sapere ben educare ed istruire i suoi soldati? ~eve saperli g:1i~are e comandare in pace e prepar.ars1 11 meglio possibile per saperli guidare e comandare m guerra.

SCUOLA D' AP.PI,ICAZIO~E DI l!'AN'.l'JsRIA

11.2T

Per saper guidare e comandare soldat~ tant.o in pace quantoin guerra bisogna che l'ufficiale: . 1° Sia egli stesso un buono,· un ottimo soldato sotto. . . ogni rapporto; 2° Ohe abbia il carattere e b,tt1tudme morale al comando ; . 3 ° Che abbia l'attitudine intellettuale, la cultura generale e proféssionale che richiedono i tempi, l'ambient~ in c:1i l' e-sen:itÒ vive .e da cui emana, il grado che l'ufficiale riveste , ed i g{·adi che potrà un giorno rivestire. . . Quest'ul tima qualità non implica però, a mio avviso, la . necessità di un'eguale levatura intellettuale e di un ugual. o-rado di coltura · in tutti gli ufficiali, come taluno crede. t> Non tutti gli ufficiali sono destinati a diventare gene-· rali; nÒn tutti possono arriva.re nemmeno al grado assai più modesto di maggiore; è dunque inutile insegn~re a far il generale a chi è destinato a :fii11re la sua carnera co1 g rado di capitano. . Per conseguenza, io sono fermamente convmto che, tanto nell'interesse delì' esercito, quanto in quello delle persone, sia necessario che gli ufficiali, in quanto a qualità intellettuali ed a coltura, debbf.LUO differenziarsi fino dall' inizio. della carriera· perciò fino. dal reclutamento. Si potrà così ottenere una migliore utilizzazione di tutte· le ~energie e la semplificazione di moltissime cose; si potrà meglio mirare al raggiungimento d i un ideale molt~ mo-· dest.o ma finora molto maltrattato: che ognuno sappia far· bene ' quello che deve fare e poco o nulla di più, ma assolutamente nulla di meno. Sa1'.anno queste delle eresje per i fautori della provenienza unica. dell' Università Militcwe e di tante altre belle cose,. ma i~ non so rassegnarmi a ritener buono un sistema, che· produce uno st,ato di cose pel quale cinque mila subal_ternir aspirano (ed hanno diritto di aspirare) a diventar tutti, col tempo, a,lmeno colonnelli, mentre in pratica solame~te 50? potranno diventarlo e gli altr~ 4500 _dovranno fer'.1:ars: tt~t~1, più o meno prE:>sto, lungo la via e nmanere percio dei dis1l-·. lusi e dei malcontenti.

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SCUOLA D' APPLICAZIONE DT l!'AN'.PERIA

SCUOLA D'APPLICAZI01rn DI _l~ANTE RIA

* ** Qnesto studio si occupa esclusivamente degli ufficiali dì fantetia. Le origini degli ufficiali di . fan teria sono, come è noto, specialmente due: 1" il corso allievi alla scuola militare di Modena. 2° il corso sottib(ficiali presso la scuola stessa. Mi propongo di esaminare brevemente, in qual grado .sùm o posseduti, ed in che modo siano accertati, i tre ordini di qualità essenziali che ho sopra enumerati, negli ufficiali di queste due provenienze. Per l'ammissione al corso alli6'vi è acc~rtata, per titoli ·e per esami, l'attitudine intellettuale e la coltura generale . Una visita medica accerta l' idoneità .fisica. La moralità è constatata con appositi documenti rilasciati ·dalle cornpetenti autorità. .. Per gli aspiranti che provengono da,i militari di truppa, -o dagli ufficiali di complemento ecl anche per quelli provenienti dai colleg i militari, si hn, una relati,,a ed alquanto variabile constatazione dell'a ttit udine militare. Per quelli -invece che provengono dalle scuole civili, non sono c;~statati in alcun modo i l carattere, nè hL capacità moralP, a divenire buoni ufficiali. Per l'ammissione al corso sottnf'ficiali. l'attitudine intellettuale e la coltura sono accertate medi~.nte u11 esame ma non sono necessari titoli di studi compiuti. L'at titudine fisica è provat a daJ. servizio già prestato nei corpi. L'attitudine militare, il carat,tere, Ja capacità morale a diventare buoni comandanti di truppe, buoni istrnttori e buoni educatori, passata al crogiuolo di 4 o 5 armi di servizio in un reggimento, dovrebbero offrire seria garanzia -<li essere constatate in modo infallibile. Nel primo elemento (a.llievi) dovrebbe dunque essere pos.. sibile la deficienza solo da, un lato : le qualità militari. Nel ,.s econdo (sottufficiali), solo da un altro : la coltura. )

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In pratica i d ue elementi si equivalgono _e non s:i cli_ff~renziano complessivamente, ma solo per eccezione ed ind1v1dualmente in pochissimi punti. La ragione di questa equivalenza risiede speci~lmente_~e· principalmente n el fatto che il reclutamento da1 . sottuffi-· ciali non è pi ì:t t ale che i n a,pparenza; secou danamen te, nell'altro fatto che i t itoli di studio, per cause che escono dai limiti di questo lavoro, non offrono t utte le garanzie che dovrebbero offrire. · Il corso speciale dei sottufficiali, istituito per r e~ol~re, per d isciplinare, secondo un criterio uni~o le pron1:oz10m da sottufficiale a sottotenente, per dare agh aspiranti una suf-· ficiente coltura generale e militare, doveva natura.lmente limitarsi a programmi di ammissione e di insegn,amento molto modesti. La più modesta coltura degli ufficiali di ques~ii prov~nienza, dovev1.i essere compensata dalla larga pratica acqu1~ sit a dur ante parecchi anni cli. buon servizio prestato n~1 corpi di truppa, prima dell'ammissione alla scuola ed anz~,. si può dire, 0he la promozione a ~ottote~ente er~ ~~: considerarsi quasi più come un premio per 1 serv~z1 g1a prestati, che come principio di una nuova carriera. D' a:tr~ parte, l'età a.lla quale la massima parte dei sottuf.fic1ah,. avrebbe , potuto conseguire il grado di sottotenen~e, avr~bb: reso impossibile per loro l'aspirazione ai gradi su~er10r1. Era perciò manifestamente inutilt, pTetendere che essi av~ssero quella maggior coltura che per tali gradi è necessan~. Ma l'istituzione poco per volta si allontanò dalla sua origine e dal suo scopo. A i sottufficiali anziani che concorrevano ed a.ff.Luivano al corso, andarono in numero sempre crescente mescolandosi elementi giovani, un po' più colti,. un po' più simili per provenienza sociale e per aspi:·azioniaì giovani che a:ffiuivano al corso allievi, . ma quas~ co~pletamente mancanti di que' meriti e di quella pratica nu-· litare che dovevano cost ituire la base fondamentale, la rag ione d'essere del corso speciale sottufficiali.


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SCUOLA D'APPLICAZIONE DI FAN'l'ERIA

Oggi, la via normale che si segue per entrare al corso sot.tufficiali è guesta: un giovane che ha fatto qualche anno . di liceo o di istituto t ecn.ico, che magari ha anche ottenuto la licenza, si arruola in un plotone di allievi sergenti o di allievi ufficia.li e, conseguito il grado cli sergente, dopo un anno ,e mezzo di servizio con questo graclo entra alla scuo]a mili.tare, nel corso sottufficiali. È un sottufficiale costui? È uno di quei tali a cui il grado ,di ufficiale è giusto e meritato premio per i lunghi e buoni -servizi presfatti? · E uno di quei tali, aggiungo, che non potendo per molte .ragioni aspirare ai gradi ·s uperiori, vivrà tranquillo nelle modeste aspirazioni per le quali è fatto e, lasciando, a suo tempo, contento e soddisfatto, la carriera col grado di tenente o di capitano, contribuirà a dare alla rotazione dei .q uadri quel.la regolaritit e quella elasticità che ora . le mancano? ]!'raucamente, a me sembra, di poter rispondere di no! Nella massima parte dei casi, costui non è altro che un tale il quale, o non sentendosi la forza e la volontà di supe·rare le ultime prove nei licei o negli istituti tecnici, o non · ·potendo pagare la pensione prescritta per entrare nel corso ,allievi, ha scelto, pm· (<n·za, la via più lunga invece della più brev.e. .M:a costui era un aspiran te ufficiale fino dal primo giorno che si vestì da soldato e non considerò mai la sua breve permanenza nei g radi di truppa che c~me cosa tran.sitoria. · E questo tale, non è un'eccezione, è la regola. Nel corso di sottotenenti di fanteria che presentemente si ,trova alla scuola centrale ·ai tiro, tutti i provenienti d.a i sot·tuffi.ciali hanno la licenza liceale o d'istituto. Vale a dire: non 'V'i è nemmeno t.{,.no ve1·0 p1·oveniente dai sottuffeciali di ca1·1·ie1·a. Tutti entrarono per titoli e senza esami al corso sottufficiali (1). (I) Giornale m.iuta,·e. parte li, !900, circolare l.61, pag. 561 - • Ammiss ione di sottutllciali al corso specialo rie I la scuola militare • Tutti i sottufflc1a.li 11i ran te ria aspi.ran/.i all'arma propria., sono ammessi Jler titoli; nessuno per esami.

SCUOLA D'APPLICAZIONE DI FAN'l'ERIA

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Dopo l'ammissione a Modena di questo corso, il .M:inistero, impressionato dal fatto che l'avanzamento ad ufficiale per :i sottufficiali di carriera minacciava per tal modo di rimainere precluso, adottò provvedimenti restrittivi per i con-correnti muniti di licenza e provenienti dagli allievi u:ffi,éiali, così da porli nelle stesse condizioni . dei sottufficiali di, carriera. Ma se questi provvedimenti potranno in parte limitare 'il traviamento inevitabile dell'istituzione del corso sottufficiali. non varranno però mai a farlo ritornare al S'l\O scopo ·Origi~ario, nè a riaprire ai sottnf:6.ciali veri una via che la ragion delle cose vuole ad essi preclusa. . . . Perciò io non esito a dichiarare · che quei provved1ment 1 non · mi piacquero, perchè arrestarono sul n ascere la solu·zione naturale e buona, e per me l'unica possibile in avvenire, del problema del reclutamento degli ufficiali. Il risultato immediato di quei provvedimenti sari.i intanto, 1,enza dnb.bio, quello di far diminuire il numero di quei giovani che, pur essendo muniti di titoli di studio, 'ma non potendo pagare la pensione, intraprendevano lo stesso la .carriera militare passando per i plotoni allievi ufficiali in• :vece di andare direttamente alla scuola. Adesso q nesta via ·è diventata troppo lunga e faticosa per chi ha mezzo cli .sceglierne un'altra. . H,irnarranno perciò sottratti a,ll' es.e rcito dei buonissimi ·-elementi: D'altra parte, continueranno ad affluire ai plotoni allievi sero·enti ed allievi ufficiali e più tardi al corso sottufficiali, .t utti coloro . che titoli di studio non hanno e per i quali -questa via si presenta ancora come abbastanza buona, ma ,che sottufficiali veri non sono. Quanto ai veri sottufficiali, quelli dalle modeste aspira~zioni e dalla modestissima coltura, essi non potranno sostenere la concorrenza agli esami nemmeno di questi ultimi, -·ed il limite massimo dell'età per l'ammissione alla scuola, chiude~·à ben presto per loro le porte della carriera di. nffi·Ciale inferiore.


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SCUOLA D'APPLICAZIONE DI FANTEÌH .A.

SCUOLà. D'Af>PLIOA½IO::S-E DI FANTERI,\

Ora, questo stato d i cose produce un doppio ordine d:i inconvenienti : 1° Produce l' uniformità quasi assoluta nella massa dei nuovi ufficiali; l'uniformità cli aspirazioni che esisteva di diritto anche quando i provenienti dai sottufficiali . eranovera,mente tali, esiste ora, ed ha ragione cl'esse,re anche di fatto . 2° A.i sottufficiali di carriera non rimane altra via, altra,. possibile aspirazione che la lustra dell'impiego civile.

Ma la deficienza di qualità nei nostri sottufficia,li si deve cercare anche in un'altra causa fondamentale: un sergente non può progredire nella carriera di so Uufficiale, se da com· battente. non si trasforma in con tabi le! E d il grado cli maresciallo ultimamente istituito, ha finito col .peo-o-iorare guesto inconveniente, facendo dei maresciall i ob . niente altro ch e i più elevat i in grado dei sottuf:ficia.l i cont abili. l\fa i 'combattenti conti nuano a rimanere sergenti. Se si rifiette bene su questo stato · di cose e sulle conseguenze che ne derivano, si deve necessariamente concludere che, se si v uol migliorare la qualità dei sot~uf:fì.ciali, bisogna informare ogni provvedimento al riguardo, ai seguenti criteri fondam entaii; 1° Collocare le aspirazioni, l'a·vvenire possibile e desiderabile del sottuf.6.ciaJe, nell'esercit o, non fuori cl i esso; 2° J vari gra,d i di sottufficiale, siano pur concessi in via eccezionale ai contabili, l\Ì ginnasti, agli schermitori, ai musicanti e simih; ma la carriera regolare e norma.le, da sergente a ma,resciallo, sia riser vata principalmente ai combat tenti, a quelli che fanno servizio nelle compagnie e coadiuvano }'ufficiale nell'istruire e nel disci plinare sol da t,i. Del resto, il problema del xeclutarnento e della pxeparnzione dei sottntficiali è per sè stesso di tale importanza (e va r endendosi oggi sempre più difficile e complicato), che rich iederebbe ben altra tratta.zione. Ma tale non è lo scopo di questo studio; perciò pa,sso oltre e tori10 al reclutinnento dei sottotenenti di fanteria. Oltre le d ue font i di reclutamento principali delle qua.li ho discorso, ve ne è, come è n oto, una terza che fornis ce ogni anno pochissimi sottotenenti alla fanteria. Sono i bocciati dell'accademia militare che, per disposizione di legge devano essere assegnati alla fanteria. E non solamente i bocciati in matematiche superior i o nelle materie specia li alle dne armi d i iutiglieria e genio, ma anche quelli che -non superano gli esami finali in una q ua.lunque

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Qui mi occorre di aprire una parentesi per toccare un: arg0mento il quale non ha che un legame ind iretto collo, scopo di questo st udio. Durante tutta la mia non breve carriera, ho sempre sentito dire che l'elemento sottufficiali andava peggiorando di 1 qua,l ità e dimin uendo di quantità, e che ·o ccorrevano provvedimenti atti a migliorarlo. E provvedimenti ne furono presi molti ed a-ssai varii, ma che si posson o tutti concretare in quest'unica formula: dar.e al sottufficiale una relativa sicurezza del proprio avvenire, mediante una modesta pensione conseguita in età ancora giovane, o meglio ancora, con un irnpiego civile, da. conseguirsi dopo un cei-to numero d'anni di servizio militare. In altri ·termini, si mii:ò sempre a collocare tutte le aspiTazioni, tutti gli ideali del sottufficiale fuori dell'esercito; a fare cioè di quest'uomo che si vuole sia un buon soldato ed un buon graduato, . un tale che aspetta con ansia e saluterà con gioia, il giorno in cui potrà gettàre alle ortiche il cappotto da soldato per vestire la giacca da. borghese! Questo, scusatemi, mi se,mbra si chiami educare a rove-scio; mi sembra debba ottenere (ed ottiene in realtà) effetti. opposti a quelli che si doveva propÒrre:.

ii -

A ~~O XL \' I li.

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SCUOLA D' àPPL IOA½IONE Dl J;'ANTERIA

SCUOLA D' APPLlGAZiòNE DI 'FAN 'l'll:RIA

delle materie del terzo almo di corso . Per esempio, in storia generale (1). L ascio a chi ne abbia voglia la cura di indagf1re per quali recondite ragioni un boceiato in storia genera.le 11011 possa essere ufficiale cli artiglieria o del genio, ma possa viceversa esserlo di fanteria e mi contento, per mio. conto, di. constatare il fatto. Complessivamente, per le loro qualità generali, a questi sottotenenti si può ~pplicare q uanto si è detto e dirà in · seguito per i proveniènti. dal corso allievi della scuola mi litare; non bisogna, però, naturalmente, dimenticare che l'accademia militare non manda a noi i suoi migliori allievi .

si

Gli elementi da cui si reclutano i futuri ufficiali di fanteria, malgrado l'apparenta diversiti1, e malgrado le due scuole (dell'accadem ia non è il caso cli oncuparsi) sono dunque, per le ra,gioni che ho giit esposte, in realtà moJto simili frt1 loro. La preparazione che questi elementi nelle scuole ricevono è tanto simile che quasi si potrebbe dire identica. Identica è cli fatto almeno nella parte sostanziale, in quella che i·esta e nulla perde della sua importanza. anche dopo l'esame e che serve till'ufficia.le per l'esercizio del suo grado. . Riassunta in poche parole, questa preparazione consisto: Nell'ampliare e migliorare le cognizioni cli coltura generale, specialmente per i sottufficiali, ma anche per gli allievi. Nel dare ampio sviluppo, forse troppo ampio, alla eoltura professionala scientif:ìco-teori.ca. In un limitato e superficiale insegnamento dei regolamenti, con poche istrnzioni militari teoriche e pochissime pratiche. (·I) Ve li Hegol:1m r.nt.o por l'csecuzjone della legge,;ull 'avaniamento nel R. esercilo. - 19 m,iggio 4896, § 71, comma b) . « I ,oLtOl,erwnti clellc arm i cli [:intnri-c e cavalieri« sono tratti. . . . bì di!gli :1lliel'i del 3° 3nno ri i co1·,o dcll 'açcatlemia m ilita1·è, i qnali non ne abbian<, supcr,l ti !;li e,:11ni finali e non poss.tno, o non intendano, ripetere l'anno. ,

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Nello abituar e gli allievi alla disciplina militare, adattata alle esigen ze di una scuola, . .A.nche i risultati che inevitabilmente si devono ottenere possono essere riassunti in poche parole; sono presso a poco questi: , Gli rillievi che non erano soldati (parlo dei prov,enienti -dai. borghesi principalmente, poi dei. provenienti dai collegi militari) non possono esserlo diventati che pochissimo nell'ambiente artificiale di una scuola e sono ben lontani dall'avere uti'idea adeguata di quell'altro ambiente, ben diverso, nel quale clovrannò esercì t~1re le loro funzioni di ufficiali. Le qualità dell'istruttore non si ebbe t empo nè mezzi 'per svilupparle e quelle clèll'educatore, se pur esistono in -embrione, difficilmente potranno essere state constatate e ·tanto meno indirizzate. Per fare dei. comandanti di soldati, si è insegnato anche più di quello che occorre (in teoria), ma non si è potuto -confitatare so vera1hente vi sit1 l'attitudine al co1mrndo ed il carattere. I sott ufficiali : se erano già soldati fatti prima di entrare -alla scuola, non lo diventarono cli più; se a·vevano le qualitti dell'ed~10atore non fu c~stata.to; acquistarono anch'essi unà larga coltura professionale teorica. · Oornplessivamente, alla fine cli ogni hanno scolastico, nn numero considerevole di giovani. si vestono da ufficiali cli ,fanteria : essi ha.uno tutti una sufficiente coltura generale; ·quanto ~ coltura professionale teorica si è insegnato loro ·molto più di quanto per moltissimi anni non avranno bisogno di applicare; non si sa che p'oéhissimo intorno alle loro qualità mortdi e militari ; non sono ancora capaci. di istrnire e di educare soldati e non si. rn cli sicuro se abbiano atti·tudine ad acquistare tale capacità col tempo. Sono essi veramente ufficiali? No, anzi alcuni, cioè molti, m.on . sono i,m cora cornpletamente solcla,ti . Chi li farà uf.ficii li ? Ohi li farà soldati? Ohi li farà istru t.torì ed ed.ucàtQri cli soldati? Il reggime11to !


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SCUOLA D'APPLICAZIOXJ~ DI FA::-STE!Uà

II. Se vi debba essere una scuola d'applicazione cli fante'ria .

Il 1~eggimento è la sola, la, vera e la migliore scuola d i applicazione per l'ufficiale di fanteria. Questo principio foudtm1entale, tanto forternen te radicato nell'animo di molti vecchi ufficiali da potersi quasi dire una tradizione dell'arma., non può non essere vero O· non contenere in sè gran parte di vero. Infatti, se il reggimento è là scuola del soldato, perchè non. dovrebbe esserlo dell'ufficiale? In oltre, se ncigli ufficiali di nuova nomina vi è ancora del lavoro dà fare JJer formare il soldato e per completare l'ufficiale, qual a;mbiente migliore pe.r questi delicati lavori r di. quello in cui le qualità buone e cattive, le virtù e i difetti dell'ufficiale e del soldato ha,nno tutti i giorni occasione di manifestarsi ? Al reggimento, a contatto del _soldato, cioè della materia prima che è missione dell'ufficiale di saper plasmare e adoperare, sotto gli. occhi dei superiori e dei colleghi più anziani che da più anni istrniscono, educano e comandano soldati, il nuovo ufficiale vede praticamente ad eseguire nel modo più vero e più continuo tutto q uanto egli stesso deve imparare a fare: vede ad applicare le cognizioni, l'esperien za e le virtù militari e, coll'esempio dei superiori, può giornalmente temprare Panimo suo e formarsi 'il carattere. 'l 'utto questo è certamente bello e sembra perfettamente giusto; resta a vedersi solamente se e fino a qual punto sia anche pra,ticamente vero e se, oltre all'essere vero, sia anche, nell'interesse della disciplina e del servizio, attuabile e conveniente. Per formare nel n uovo sottotenente ·il carattere del soldato e le qualità intrinseche dell'ufficiale,. per constatare in modo infallibile se ·questo carattere e queste qualità esi-

SCUCLA D'APPLICAZ10NE D I FANTERIA

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stono e sono perfettibili :fino al grado indispensabile, è certo -0he il reggimento seinbra essere il luogo più adatto. Ma nell'int eresse della disciplina, del servizio e del prestigio dell'ufficiale, è poi utile che questo tirocinio e questa -0onstatazione siano fatti a, contatto dei soldati e dei graduati <li truppa? È poi utile che siano fatti su ind ividui già rive.stiti del grado e della dignità, di ufficiale ? Su uomini che, per la truppa, devono essere g ià ufficiali non solo nella ,divisa, rna fino nel midollo delle ossa e :fino nelle più intime profondità clell'anima? Pensiamoci bene e1 dopo la più matura riflessione, con-eluderemo certamente che no. 1-ierchè è fuor di dubbio che, <lurante questo tirocinio, tutto quello che guadagna.no pochi sottotenenti in esperienza, non compensa in minima parte tutto ciò che perdon9 in prestigio il grado e la qualità di ufficiale. · Per conseguenza, sembrerebbe indispensabile che la constatazione dell 'esistenza del carattere, delle qualità militari e della loro p<"rfettibilità, fosse fatta p1·ima di acc01·cla1·~ il g1·ado .cli iifficiale o, quanto meno, prima cli porre i nu_ov1 ufficiali a contatto della . truppa,. A l reggimento, a conta,tto del soldato, nella pratica giornaliera del servizio, il n uovo ufficiale vede la pratica appli,cazione delle cognizioni tecniche che gli furono te~ricamente insegnate e delle virtù militari di cui solo sentì · parlare. . . . ~ia la pi:incipàle, e si potrebbe dire l'umca, occupaz1o?J,e <lel reo-aimento nel tempo oo . di pace è quella di educare ed . istruire soldati. reutte le attività individuali e tutta l'attività complessa dell'organismo collettivo reggimento, sono ~omp1etamente assorbite da questJ'l, essenziale incombenza i a tutto il resto non rimane tempo e non si trovano mezzi ~.ffica,ci · e sufficienti. Gli ufficiali devono essere dei maestri non degli alunni., . Per conseguenza, alla fo1:ma,zione, al completa,mento degli ufficiali nuovi, non si pensa;, o non si può pensn:re in modo soddisfacente. Continuerà perciò a verificarsi un fatto che


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SCUOLA ·D'APPLIO.A.ZIONE DI l'ANTERIA

da molti anni (forse da ch e esiste l'esercito i taliano) si ver ifica : .i miglior i, quelli che hanno· lè migliori attitudinj, si formeranno da sè; gli altri vegeteranno nella vita di guarnigione, facendo il meno p ossibile, imparando poco e diment icando molto, crescen do d 'an ni, di svogliatezza e d i ignoranza, diventando ufficia,li anziani senza essere mai stati · ufficiali provetti. E la legge d'ava,nzamento per anzianità tutela l 'avvenire di questi non va.lori .

*** Per l'istruzione degli ufficiali più che della truppa v1 son o, è ben vero, molte istruzioni ed esercitazioni. Si pot rebbe dire che sono tali tutte quelle dalle evoluzioni di compagnia fino -alle manovre di campagna. · In q neste esercitazioni il.sottotenènte nuovo imparerà, se· ne avrà ·voglia e se sarà ben guidato, a diventa,re soldato e comandan te di soldati. Ma l'istruttore e l'.educatore non è specialmente in queste esercitazioni che si formano; inÒltre, anche in queste, come in tutte le altre, non si ha tempo di p ensare ali' istruzione dell'ufficiale n uovo; si ha bisogno di gente che sappia g ià fare, cli ufficiali provetti e si ten de a scartare il più possibile i novellini.. I qu ali pertanto n on hanno mai, o quasi mai, occasione cli applicare ciò che teo-· ricamente h anno mal digerito e vanno sempre più dimen-tioan do a,nzichè impa.rare. Per l' istruzio1i.e degli uffici ali, v i sono alcuni 1,nesi dell'anno, il cosicletto periodo invernale, in cui i r egolamenti e le disposizioni m inisteriali, prescrivono di fare con ferenze,. manovre sulla carta, manovre coi quadri, ecc. ecc. Ma purtroppo, in pratica, sappianio tutti a che cosa si riducano queste istruzioni' e quale ::;ia il profitto che se n ericava. I noltre, quando tutto andasse bene, secondo le dis posizion i SUJJeriori, ed ~1mmesso che in qualche reggimento si facessero espr essamente istruzioni per i nuovi sottotenenti, rimarr ebbero sempre le differenze di in dirizzo inevitabili. Cioè tanti indirizzi e tanti metodi, qmrnti sono i reggi menti.

S CUOLA D'APPLIOAZION lt DI FANTERIA

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Rimarrebbe ancora ìa di versa possibili tà di svolgere le diverse istruzioni, secondo le diverse gnarnigiom, seconcl9 che il reggimento è riunito o frnzionato in molti distaccamen ti e secondo J.e diverse attitudini degli ufficiali superiori e dei capitani che in ogn i singolo reggimen to si potrebbero a,clibire all'insegnamento. D iversità queste che, per quanto si studi e si voglia, è impossibile eliminare. Per tutte c1neste ragioni ·e p er altre ancora,, che non oc·corre dire, un cono cli nuovi sottotenenti, dopo al cuni anni dalla nomina, Sltrà, per inevita.bile conseguenza, distribuito secondo le seguenti diverse gradazioni: Gli ottimi, che p er eccellenti attitu clini si sono _saputi formare da sè - e saranno pochi. · I buoni, che per fortunate comhina,,ioni sono stati guidati ecl aiutati a perfezionarsi - e sa.ranno p ochi anche qu esti. I mediocri, che abba.ndonati a sè stessi non a,vranuo avuto modo, nè voglia, di imp arare ciò che non sapevan o, nè éli applicttre e perfezionare ciò che era stato loro insegnato -e saranno i p iù . I cattivi. Sotto questa denominazione van no compresi tutti. quegli ufficiali che hanno sbagliato vocazione e ch e i.l sistema a,ttua,le di reclu tamento permette di creare u fficiali senza prima aver constatato se ne hanno la attit udini, e tu.tti quegli. altri che forse .avrebbero potuto far bene ma che, per mancanza di buon indirizzo nel .muovere i primi pi.tssi, ::;on o discesi rapidamen te l ungo la china del disordine e del vizio. - E costoro, purtroppo, non sono mai. a,bbastanza pochi. Ii'ra costoro, una parte, mol ti. per fortuna, l asceranno lo eserci to n ei primi anni di -carriera: un'altra parte si trascinerit avanti al.la m eno peggio, offrendo t,riste esempio di sè ai colleghi ed. Etlla truppa C ::,Cemando, di fronte a lla, n azione tutta, il prestig io di C lÙ la divisa dì ufficiale dovrebbe essere circondata. Considerando bene tutte qul"ste cose, mi sembra di p oter gi11ngere a questa precisa concl nsione : B bensì vero che l a migliore, anzi l a sola, possib ile, scuola cli applica.zione per


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SCUOLA D' APPLIOAZIO)lE. Dl }.,ANTERIA

l' ufficiale di fanteria è il reggimento, ma dato il sistem,ci di 1:eclidamento cittuale degli ufficiali, il r eggimento non è luogo adatto per vagliarne le attitudini, nè per completarne e migliorarne l'istruzione. Non è luogo adatto a vaglia.re le a ttitudini di giovani g1:èt vestiti da ufficiati, per ragioni disciplinari. Non può dedicarsi, nè dedicare una par te d i sè al con1.pletamento dell' istn,zione degii ufficiali nuovi, perchè non ne ha il tempo, nè i mezzi, nè la convenienza. Ciò post o, mi propongo di rispondere alle tre domande che fLvevo formula,to in fine dell'altro capitolo : 1° I naovi sottote i~enti non sono comp letiimente ufficiali; eh i li farà ufficiali? Per rispondere convenientemente a ·q uesta domanda, bisogna prima. che io spieghi come intendo questo completamento. Nei corsi della scuola militare, si insegnano molte c·ose, forse troppe cose, che rimangono appicci~ate alla mente dell'allievo fiuo al momento dell'esame poi, passato J'esame, più o meno presto, sfornano. Di tutte queste cose, ammettiamo pu.re che una gran parte sia superflua; ma un'altra parte è certamente necessaria e, t 0sto o tardi, capita ad ogni ufficiale _occasione cli accorger.;i di quanto gli tornerebbe ·utile rammentarsi e saper bene cose già dimenticate. Ebbene, io vorrei che di queste cognizioni strettamente u tili e riconosciute tali mediante un'accurata scelta, si facesse oggetto di speciali pratiche applicazioni in un corso appositamente fatto; applicazioni che al reggimento è impossi bile fare, od almeno, non si possono far subi to e tutti gli anni, per comodo dei. nuovi sottotenen ti. Non ho bisogno di spiegarmi p iù oltre per essere compreso, dunque: il reggimento non può completare i. nuo~,i ufficiali ; dunque, bisogna aver modo di completarli fuori dal reggimento. · 2° I nuovi sottotenenti non sono completamente soldati ; chi li farà soldati?

SCUOLA D'APPLIOAZlOXE .DI .FAN'.l.'ERIA

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Sono intimamente convinto che l'unico luogo dove si possono far e dei soldati sia il reggimento. L'ambiente artificiale di una scuola, non riuscirà mai a fare di un borghese tm soldato; perciò vorrei che questo còmpito fosse affidato td reggimento, primci dèll_a_nornina ciel ufficiale di t utt.i gli aspiranti alla. carnera militare. . Ma per ciò fare occorrerebbe mutare radicalmente 11 nostro sistema di reclutamento, cosa non facile . .P.er conseguenza, se non si vuol seguitar e a mandar e al r eggimento dei borghesi vestiti da t\fficiali, bisognerà trovar modo, f11;01•i dal 1·eggimento, cli farli soidati, almeno in parte, prima di metterli a con tatto dei soldati. 3°. I n uovi. sottotenenti non sanno nè istruire, nè educare: chi li farà istruttori ed educatori. d i soldati? , P~r imparare ad istruire e ad educare soldati, occorrono prima di t utto dei soldati cla istruire e da edu~are. Viceversa, non conviene a:ffìdare l'istruzione e l'educazione d i soldati a persone cli non provata capacità. Per uscire cla. questo circolo vizioso, bisognerebbe far assistere i n uo,ri ufficiali, spettatori p~1ssivi, ad un cor:50 completo di istruzione di una classe di coscritti: poi bisoo·nerebbe ocrradatamente abit uarli a fare quello che hanno o visto fare da ·a ltri. Ebbene, tutto questo non è possi bile e non è conveniente farlo al reggimento. Non è possibile, perchè il reggimento h_~ bisocrno di istruire i suoi soldati senza perdere .tempo e ded1o . . . cando a questa bisogna tutt e le sue forze e tutti 1 suoi mezz1.. Non è conveniente perchè, di fronte a i soldati, quell'ufficiale uditore ed allievo, farebbe una gran meschina figura. Dunque, devo venire anche qui forzatamente ~lla conclusione che l'aspirante ufficiale deve essere fatto istruttore ed educatore di soldat,i al reggimento, prima d i conferirgli i I · grado e l'uniforme di ufficiale. E non potendo cambiare radicalmente sistema nel reclutamento degli ufficiali, trovo ancora necessario e preferibile fare anche questo lavoro, a,lla meno peggio: ft601'Ì dal 1·eggimento.


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SOUOL,Ì D'APPLICAZIONE DI J,'AXTERIA

Riepilogando! una scuola d'applicazione per la fanteria non sarebbe necessaria, anzi sarebbe assurda quando, cambiato cli sana pianta il sistema di reclutamento derrli uffio ciali1 si potesse conferire il grado solamente. a giovani che fossero immediatamente capaci di esercitarlo, in tutte le at,t:ibuzioni che a.cl esso grado . competono. E invece necessaria, indispensabile, fìnchè come adesso. si vestiranno cb ufficiali g iovani non formati all'esercizio del · · grado sotto nessun aspetto. Di qui l'utilità grandissima, indiscuti bile, del corso complementare per i sottotenenti di fanteria, istituito da pochi anni presso la scuola ·centrale di tiro. Il co1·so complementare, come vedremo in seo·uito o ) non ò perfetto ecl i risultah che ha dato :finora non si può dire in coscienza che siano i migliori possibili. Tuttavia, sono g ià certissirnamente dei buoni risultati e l'esistenza del corso. la buona volontà e la cura perseverante di chi ne è inca.ric~to, c1ànno sicuro afiid11mento che potranno essere migliori in avvenire.

III.

Come potrebbe essere il reclutamento degli ufficiali di fanteria. Già più volte in questo scritto mi è avvenuto di notare come l'attuale Ill'oclo di reclutare gli ufficiali non sia, secondo me, il migliore possibile. E siccome ritengo che chi tro,,a cattiva una cosa abbia il dover e di dire, non solo perchè è cattiva. ma anche come dovrebbe essere per esser buona, credo u'ecessario esporr~ brevemente le mie idee intorno ad un modo, che mi sembra · migliore dcll'a.ttuale, cli reclutare gli Ufficiali di fanteria. L'aspirante ufficiale bisogna prima di tutto che sia sold:itò, od almeno, bisogna esser certi che abbia molta attitudine a diventarlo. ·

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SCUOLA D'APPLJCAZIONE DI FAN'.l'F~RIA

Poi, constatato in modo non dubbio che le qmilità c~e: soldato vi sono, occorre vedere se vi sono anche le qua.lita, intrinseche, iutellettuali o morali, dell'ufficiale. . , . Solamente dopo questa doppia constatazione s1 potra dir~ al candidato preseelto : va, tu diventerai ufììciale ! e da.rgh le cognizioni teorico-scientifiche e pratiche necessa.rie a.ll'eser· cizio del grado, Qo·ni aspirante ufficiale dovrebbe perciò essere incorporato b a· in un reggimento, ove dovrebbe rimanere_ non ~eno 1 _ un anno durante il quale imparerebbe tutte le 1.strnziom teoncoprati~he del soldato e del gradmito di truppa, si abituerebbe : n a disciplina e si confermerebbe · nella vocazione a1la carriera delle armi. Durante questo tirocinio, questa. prepara · zione cioè del soldato. futuro uffi.ciale, i superiori avrebbero a.o·i o di giudicare se ,egli veramente possiede tutte le qual~à :fisiche e morali indispensabili all'ufficiale. . . ., Alla fine d i questo esperimento preliminare) gl1 aspiranti che continuassero a sentirsi portati alla vita militare e che fossero giudicati dai loro superiori idonei a seg_u ire la ca,rriera dovrebbero essere ma,ndati in urn1 scuola militare g1·[ttu1ta dove, .in due 8.nni di corso, di sole materie militari, teoriche ed a.pplicate, si getterebber~ ~e basi, no~ tanto larghe quanto ::;olide, dell'istruzione professionale dell ufficiale. Noi abbiamo già una istituzione che, oppor tuna.mente trasformata, potrebbe egregiamente funzionare per prima preparazione e l'accurata selezione degli aspira.ntl alla carriera d'ufficiale : I plotoni allievi ufficiali di complemento; . :Per i quali si potrebbero far passare tutti gli aspirnnti ufficiali, sia per il servizio atti vo1 sia per il servizio di com-

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plemento. . Dopo un anno, durante il qt:ale s1 dovi:·ebber?. .fare ~ole istruzioni militari, gli aspiranti alla carnera attiva, riconosciuti idonei sotto ogni r iguardo a seguirla, p11sserebbero alla scuola militare; gh altr i, o fruirebbero cli adempire 1 loro obblighi cli leva come graduati di tr~ppa, . ovve,ro, se lo meritano, dopo un breve corso di pochi mesi, potrebbero essere nominati ufficiali di complemento.


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SCUOLA. D ' ,\ Pl'LICAZIONE DI ll'AN'l'ERIA.

Con ~m. sistema cosi fatto, mi sembra si otterrebbero 1 seguenti nlevanti. vantaggi: . 1o. Si formerebbe il soldato prima di pensare a formare .1 ufficiale.

_2° Si epurereb?e l'elemento aspiranti u:lì:ìcìali da ogni sco':ia, n~n _solo pnma della nomina ad ufficiale, ma prima dell amm1ss1one alla scuola militare e si eviterebbero così allo .st~to _le spese che ora fa in pur a per dita, per creare ufficiali de1 non va.lori. 3° Liberata la scuola mili tare dal!' inseo-n;m ento d · e1 r egol a_men.t'1, d egl'1 esercizi militari elementari oe di qua lsiasi matena di ~oltura generale, il primo anno di corso potrebbe se~·:ll'e . a~l' insegnamento teorico delle materie scienti:ficom1'1 tan : 11 secondo A.lla parte applicativa, praticamente ap liP cata1 delle materie stesse. 4/' Considerazione di semplice opportunità ma che ba Jà sua non trascur~b~lfl i_mportanza; non vi sarebbe bisogno di crearn nessuna 1stituz1one n uova, ma solamente di trasforma.re · ·. L nell'indirizzo int erno istituzioni già esistont.'1 e c10P,. a .scitola. militare trasformata in scuola• t1ni· c.. pera 11·1ev1· avent1 tutti i l. grado di sero·ente con asseD'n 1· e t ra tt amen t o . o 1 • 0 cornspond en t1 a tale grado. l plotoni allievi nf(iciali di complemento trasformat · · ] · 11' · , l Hl p otom a, 1ev1 ufficiali, sia per il servizio attivo 8.1·a p . ·1 . . a· ' er l serv1zl<J 1 complemento. L a scuola centrale di tiro tornata alla sua f•·i n z1one · .· 011grnaria d1 scuola di tiro, principaimente e di scuo1 t · . 1 a ecn1ca, d e! l ' arma: seconda.namente. Rimarrebbero soppressi : il corso speciale sottnffi.ciali e il corso complementare sottotenenti. 5° Il solo cespite finanziario attivo delle scuole di reclu~amento degli ufficiali (le pensioni pagate dagli allievi) sar eb~e tolto ;. potrebbe sembrare quindi a prima vista che una nforma d1 questo genere sia di grave peso al bilancio dell~ S t~to : lVIa se s~ rifl ette che ora le pensioni p_agate dagli a lhev1 (non tutti pagano e non tutti Ja paO'ano in"- ) I ·d o = ra sono b en ung i al coprire Je spese della scuola e che d'altra 0

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SCUOLA D'APPJ,tcAZIO>im DI J,'ANTERI A

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parte, una rilevante economia risulterebbe da.Ha soppre;;sione del corso complementare e del corso speciale sottuffic iali, si vede subito ehe l' il,g gravio si ridurrebbe a pochissima cosa - Inoltre, i sergenti allievi della scuola militare sarebbero tutti compresi nella fo?'Za bilancia ta dell 'esercito, il loro trattamento sarebbe quello c0rrispondente al loro grado e costerebbe perciò assai meno che non quello degli attnali allievi .

Nella scnola militare non dovrebbero trovar posto insegnamenti di coltura generale, perchè per titoli e per e;;ami dovrebbe essere constatato, prima de ll'~immissione nei plotoni a.llievi 1 che gli aspiranti possiedono coltura adeg uala alla carriera di ufficiale. Vorrei però si istituisse nella scuQla militare un insegnamento che ora, 11011 esiste che in modo imperfetto ed inùiretto : Pedagogia, didatf.ica e metodologia militare. Noi abbiamo oggi dei buonissimi regolamenti , i quali lasciano ampia facoltà did attica. ed educativa ai coman danti \ di com pagnia ed agli ufficiali tutti. Ogni ufficiale e pit'.1 :-;pecialmente ogni comandante di compagnia, deve farsi dn, sè il suo metodo di insegnamento! Questa è la massima didattica fondamentale alla quale i nostri regolamenti d' istrnzione sono inspirati ed io non voglio certamente dire die sia una ca.Ltiva massima. l\Ia in verità e per e3ser logici, abbiamo poi pens~ito ad. insegnare agli uffi cia li a formars i, ad avere un metodo'? Certamente e sicuramente no. 'l'utti abbiamo visto a fare le cose in un Ger to dato modo, unico; quello che una volta era di tassativa p1·escrizi.one ; t utti subiamo l'irresistibile tendenza a seguitare a fare in quello stesso modo. Pochissimi hanno la forza, i mezzi, l'attitudi ne e b pa~ienza di studiare e di fo rù1arsi un metodo in armonia colle proprie personali attit;udini e colle nuo~e esigenze dei tem pi. È q nesta la causa principale, for:;e l'unica, per la q na le, malgra,do i regolamenti ormai non più nuovi, malgraclo i


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· SOlJO [,A D'APPLICAZIONE DI Ji'ANTJJ:R!A

tempi cambiati e cambiati in gran parte anche gli uomini, si seguita a seguire la vecchia e comoda 1·outine da moltissimi, se non cla tutti. · Dunque: se si vuvle che l'uflìciale sappia insegnare, bisogna insegnarli. ad insegnare.

Non ho detto finora che cosa farei dei sottufficiali aspi- . ranti acl nffi.ciale, uè se vorrei chiusa ai sottufficiali la carriera di ufficia le. Dissi già al trove che se si vuol migliorare l'elemento dei sottufficiali, uno degli essenziali provvedimenti da adottarsi ritengo sia quello di collocare nell'esercito e non fuori éli esso, l'avvenire, le aspira.zioni e le speranze del sottufficiale. Data questa premessa, è logica conseguenza il ritenere necessario che lf, carriera di ufficiale non si.a affatto chiusa ai sottufficiali. Al grado di sottotenente i sottnfficia.li dovrebbero poter giungere per due vie affatto diverse : 1° per . quella che dovrebbero seguire tutti gli altri, cogli stessi titoli, cogli stessi esami e seguendo gli stessi corsi nella medesima scuola, Gli anni di servizio prestati dovrebbero essere calcolati come un coefficiente che a pa' . rità di altri meriti, .li farebbe andare alla tesba dei loro corsi. 2" per ricompensa dopo lunghi ed ottimi servizi prestati - senza scnole e senza esami. Questa porta aperta all'avvenire di tutti i sottu:fficieJi, s,webbe per l'intera classe uno stimolo ben più efficace della, lustrn delhmpiego civile e farebbe di ogni sottufficiale un buon militare, che spern di rimanere tale per tutta la vita. :;, :j:

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Queste che ho così sommariamente esposte intorno al reclutamento degli ufficiali, non sono idee nuove: anzi son~ vecchissime e qualcheduno troverà anche che 1101~ sono sem-

SCUOJ,A D'AP.PLIC,l.ZIONE DI FA::-S'l'ERIA

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plicemente iclee da applicarsi., ma ~'imit~zione di cose già applicate sotto altre fonn~ ed altn nom_1 aUrove. . ,. Ma queste osserva.z1on1, che .sono gmste, non nu dispiacciono affatto ed anzi, tengo a constatare che oltre all'essere cose vecchie ed altrove applicate, sono anche delle idee condivise oggi da moltissimi fra noi. - E .ciò prova che sono buone (1) . Ora, le idee buone fanno strada, ma camminano adagio, adagio assai e q ueste, alla cui attmizione s1 oppongono tante e tant,e cose che sarebbe troppo hrngo e troppo foor esaminare' non si 1rnò prevedere quando giunged i luoo·o o . ranno alla meta. Per ora d unque il reclutamento degli ufficiali è quello che è e non creclo che seriamente si pensi a cambiarlo . :Perciò il corso coniplem,entm·e oltre. all'essere una necessità, è ancora qua,nto di meglio si potesse escogitare per rimediare in pa.rte agli inconvenienti del sistema e per tra.rre il miglior profitto dalle cose quali sono. Non srirà inutile quindi vedere in che cosa consista questo corso, che cosa abbia, di buono, in che cosa pecchi e studiare possi bilmente come si potrebbe renderlo migliore.

(I) ta Rivista di Fanteria in uno ;~ritto mol to chia ro_ e moHo assennato elle v~ -pnll· bl icando in varie punta.Le (per t ,1 f1dura legge ~ugli u(/ìcirr.lt) propon e uo ~ist.cma di reclutamen to degli ullici,1li as.;a i simile a qu ello che Ilo brel'issimamente esposto ;11 questa. - Alle idee esposte dall(l 1/ivista di fanteria ccl alla sol11z1~ne 1iroposta del problema del reclu tamento degli LlfTiC:iali io co nse nto in massim_a . ,~ Sololll una _ços;,. non mi trovc affatto d'accorrlo : la d urata del corso, che la /I d i /•. vorrnbl>e hmit.it,l acl otto mes i e che in vece io vorrei co nser "ala a <lnr: ann i ecl anzi vorrei che l0S$c;ro oroiH·io due anni in lcri, con un brevis,imo int~rntllo fra il 1• e il ~· , · I.a ragione di questa differenza ha for.;e ronctamenLo in 110.concet.to che l_a di P. non esprime esplicitamente, m:1 che lO-$Ì i11t.raverle in tl\tto lo scritto e che10 ritengo errato. li concetto è quèS Lo: • tutt;:1 la parte appl ic.ati,•:1 della co ltura _Pl'Ofe~s1onale

U.

èlell'utllciale, non si deve rare in una scuola. ma al reggimen to , . _Io ~n\•ece 1:1Len~o che il Reggitnèn t,i non possa A non cle_b ln fare istru'l.ioni o,l escrci taz1on1 arpos1te per com t)letare I·istruzion e~ dei sotLotcnenL1 nuovi. Oi qui la necessità dei due cor:;i per 111e e la suflicicn1.a di uno solo per la f/ivist<t di l•'anteria.

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SCUOLA D'APPLI CAZIONE Dl FA:'\TERIA

S CUOLA D'APPL ICAZIONE DI FAN'l'ERH

IV. La scuola centrale di tiro di fanteria e il corso complementare dei sottotenenti.

La scuola centrale di tiro di fanteria, come la dice il suo nome, è un istituto che ha lo· specialissimo ed im porta,ntissimo incarico di studiare tutto ciò che riguardit il tiro di fucileria, quindi: armi, munizioni, equipaggiamento, im!>iego e condotta del fuoco . La gualifìca di scuola cenfrale, do,,rebbe voler dire che vi sono altre scuole che faur:.o parzialmente lo st esso lavoro gli stessi studi e che i risultati parziali in queste scuol 8 ottenuti sono po.i vagliati e coordinati nella scuola centrale ed anche, f11l'occorrenza, da essa diretti. Oltre al fare direttamente gli stud i e le esperienze di tiro che. le competono, la scuola centrnle di t iro deve seguire con oculata sagacia g li stt~di ana.loghi che si fanno all'estero in istituti consimili e controllarne i risultati con'· frontandoli con q L1elli da essa oUenuti . . R isultato di questo continuo ed assiduo lavoro. devono essere la compilazione, le modificazioni e, quaudo, occorra, la trasformazione dei regolamenti e delle istruzioni sul tiro .man mano che la tecnica e la pratica ben accertata lo esigolJ o.' Vi è dungue una mole considere·vole di lavoro e di studio da farsi in questo istituto, dal quale si può quasi dire che . dovrebbe pa.rtire il verbo ispiratore d.e ll'impiego dell'arma. Non è mio scopo esaminare con questo scritto se e fino a, q u~l pnn to la n ostra scuola centrale corrisponda al presente o rispondesse per lo passato a queste importantissime incombenze; anzi supporrò che vi corrisponda perfettamente ma sub ito dopo però o.sserverò che una istituzione ~ome qu~lla, per la ragione stessa della sua grandissima importanza, non dovrebbe essere distrat tà da altre incombenze, nè traviata dal suo fine con accumulazione di altri lavori non aventi cd fine stesso che una relazione assai indiretta e Jon tana.

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L'incarico di formare, cioè di finù-e, i .nuovi sottotenenti di fanteria i quali, · coll'attuale sistema, le scuole di reclutamento non possono fornire che imperfetti, è a sua volta di principalissima importanza, come rni sembra di avere a sufficienza dimostrato nella 1• e 2' parte di questo scritto. · Ebbene, questo incarico, che fu concretato da quasi 4 anni col nome di Co1·so co-niplernenta1·e per i sottotenenti cli fante1·ia, fu affidato alla scuola centrale di tiro. Che rela,zione c'è fra l'una cosa . e l'altrn? Quali ne sono i punti di contatto? Dopo quanto precede, credo di poter rispondere senza, esitare: relazioni, nessuna; punti di contatto uno solo: l'insegnamento pratice> del tiro e delhi condotta del fuoco di fucileria ai n uovi sotto.tenenti. Ma intorno a questo punto di contatto, bisogna fare .s ubito una importante osserva,ziòne. La scuola centrale di tiro per eseguire i suoi studi e le sue esperienze deve, cli massima procedère, col metodo a poste1•i01·i, cioè: fare, senza preconcetti, numerose · esperienze intorno ad un determinato problema, e dai risultati delle esperienze stesse dedurre e concretare le regole e le leggi. · Al contrario, per insegnare il tiro ài nuovi sottotenenti bisogna prender le mosse dai postulati, dalle regole sancite dalle istnrnioni · in vigore è, con opportune esperienze, dimostrarne la verità, l'opportunità. e la giustezza. Quindi anche da questo punto di contatto, deriva ~Llla scuola di tiro una somma di lavoro che la distrae dai suoi metodi e la devia dal suo :fine. Per conseguenza1 mi sembra di poter concludere .che le due istituzioni hanno bisogno di vita autono11u1 · ed indipendente, per poter seguire ognuna la suà propria via., nettamente tracciata e sostanzialment;e diversa. L 'averle riunite in una, o meglio, l'aver ~ggregato o sov!ap'])osto . la · nuova alfa, vecchia, per ragioni di opp01:tui3 -

ASNO Xl.VI I{ .


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nità e per non creare una nuova Scuola, deve, per inevi. tabile necessità, produrre due effett i deleteri: 1.• Intralciare lo sviluppo e lo svolgersi ra.zionale e regolare degli studi della scuola centrale di tiro, .la cui esistenza effettiva e reale potrebbe in tristire e intisichire sotto il peso troppo grave della istituzione. nuova che le si è addossata. 2• Cont ribuire, nello stesso tempo: a far perdere di vista, lo scopo, jl fine del corso complementare, creando una -c erta confusione nelle idee, che si t raduce poi, p urtroppo, in confusione nelle cose. Talchè oggi, molti r.10n distin.guono bene l'una cosa dall'altra, anzi, confondono sempli·Oemente l'una coll'altra. Il risultato n on può essere dubbio: o il corso complem entare uccider à la scuola di tiro, e sarà gravissimo danno; · -0 il corso complen1entare perderà di vista la sua meta, quindi la sua ragiòne d'essere, e sarà danno non meno gra.ve. Questa breve e recisa con.elusione, che non man·cherà di sembrare a qualcuno troppo assoluta, grave e forse esagerata, non tende però ad affermare in modo assoluto che lè due istituzioni non possano vivere e pro.sperare nello ste.sso .sito, sotto lo stesso tetto e, se si , vuole, sotto lo stesso comando . .Anzi, io ritengo che per molte r agioni ciò sia possibile e per molte altre opportuno ed anche necessario, a patto però che vivano ognuna di vita, propria, con organi propri e nettamente distinti. . }\fa lo scopo di questo lavoro n on ò quello di studiare le 1:agioni d'essere ed il funzionamento della scuola di tiro; perciò io l'abbandono al suo destino, .u on senza augurar~ .glielo prospero e rigoglioso, quale solo potrà avere da una vita assolutamente autonoma, libera .dall'incubo . di ogni preoccupazione estranea al suo fine e tratterò esclusivamente, nèl seguito di <p~esto scritto, del corso çomplemt:?niare dei sottotenenti.

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L a situazione di fatto nella quale il corso complementare deve svolgersi è pertanto costituita dalle seguenti con~ <lizioni: · .1° Gli · allievi hanno già il grado di ufficiale e ne ve· stono la divisa. 2° Il corso è fatto presso la scuola centrale di tiro di fanteria, la quale ha sede in Panna. . 3° Il tempo e la dur~ita del corso è, come _ quello_ dei ,corsi nelle altre scuole, dal 15 ottobre al 15 gmgno circa . L'essere gli a.llievi già rivestiti del g rado_ di ~1fficiale, produce div;erse impor tantì consegu.e nze d1 ordme mo~ r.a le delle quali ho già discorso e ne ~rod~ce ~nc~e . ~ltre di ordine disciplinar e. Così per esempio, gh alli~v1, gia ufficiali, non possono essere accasermati, vale _a dire, ~ev~n~ alloggiare in città, a contatto colla popol~z10ne e hben di passare dove e come meglio credono tu~to·il tempo dm·an~e il q uale dalla scuola non sono oç:cupat.i. Dovrebbero esse~e · :ànche lasciati liberi di provvedere alla mensa dove megho .credono, come si usa in ·Italia con tutti · gli altri u:63-cial~ . L a vigilanza sull'uniforme, sul contegn~ e _sulla vita privata, non può assumere, da parte dei super~on, quelle forme inquisitorie che è lecito e forse è bene abb1a~10 c~lla truppa; D'altra parte, ogni infrazione alle regole d1 umforme o d1 .contegno commessa dagli allievi, riveste lo stesso carattere e la stessa gravità che rivestirebbe se fosse ·commessa da un altro qualsiasi nffìcial.e. G iova rammentare però che i sottot(;)nenti, facendo pg1.rte di un istituto che ha il determinato scopo di istruirli, di educ~.r li, cli giudicarli, possono essere (anche nell'apparente libru:tà in cui sono lasciati) sorvegliati accuratamente. Ed essendo poi l'istituto · stesso posto in una città abbastanza grande perchè l'ufficiale possa, dirò così, esercitarsi, a mu.o. vere i suoi. primi passi n ella vita, ma anche abbastanz_a piccola perchè nulla passi inosse1·vato (come è appunto 11 caso di P arma), la sorveglianza può essere molto e:fficace, 1


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s~n.z~ che mai abbia bisogno di assumere forme inco1n at1 b;h col carattere dell'ufficiale. p

dotte in massima alla piazza d'armi, o lungo le strade, o nel greto dei torrenti. Si dice che la guerra si fa dappertutto e che quindi ogni -terreno ò adatto per studiarvi sopra le operazioni di guerra. Io lo ammetterò cli buon grado pur non essendone molto convinto; ma è certo che se itna scuola ripete le sue esercitazioni se:qi.pre St\ terreno identico, avente cioè, sempre le stesse caratteristiche militari, lo svolgimento di nn corso regolare e proficuo diventa press'a poco impossibile. Ne concludo che il terreno di Parma, come il clima, sono quanto di peggio si potesse trovare in ltalia per il corso complementare. Per quanto riflette la guarmg1one, a Parma vi è truppa .a sufficienza per le occorrenze del corso.

E durante ques~a .s pecie di avviamento alla vita privata, lontano dall~ f~~mgha _e dal c?llegio, che i giovani sogliono commet~ere 1 p1u gravi errori; errori di cui spesso l'isentono . po1 le conseguen~e per tutta Ja vita. Orbene, io trovo che 1~ fare ~uesto avviamento mentre gli ufficiali sono ancora . lll un istituto, è meglio che non aspettare a farlo al reggimento, ove, a · seconda delle guatnigioni, molte cose sfuggono alla sorveglianza dei superiori. '.l.'rovo inoltre che Parma è una città mirabilmente adatta allo scopo e ritengo che quando dopo un anno d. ·t Tb ' 1 v1 a se~1 1 er~ a Parma gli ufficiali raggiungeranno i loro reggimenti, ~aran~o più (e1'1·ctti, meglio in grado di fare da sè e meno disposti a commettere errori gravi, di quanto non lo sarebbero se sbalzati direttamente dalla vita collegiale della scuola militare a quella dell'ufficiale al 1-eo-o-· t . . t:>t:>1men o. L 'aver, luogo 11. corso m Parma, porta pei·o· o::eco · · . ~ , 1nev1tab1le conseguenza, che esso deve adattarsi al clima al te,·1·eno ed a ciò che può dare di sussidio alla scuola 1' _ . . a·1 Parma. a guar mg1one J<J siccome i corsi hanno luogo dal lo ottobre al 15 g· _ ·1 r · rn ?no, 1 ? una d1 Parma durante questo tempo può ritenersi m massima suddiviso cosi: .. dtte mesi di nebbia - 15 ottobre 15 dicembre: due mesi e mezzo di freddo, ghiaccio e neve: dal' 15 dicembre a tutto febbraio:

clue . . .mesi e. mezzo cli tempo incerto , con predomi·n·o 1 d e1· giorm p1ovos1: dal 1° marzo a metà. mao-gio· 0 1 un mese di bel tempo - dal 15 maggio al l") o- · o. , . s1 puo gmrare che non sono queste le condiz,· t:>1U· 0 no.·_ r .. ,. . . "·10 n1 nu g 10~1 Ct1 chma p.er lo svolgimento di un corso di istruzioni pratiche ed applicative. Lo stesso può dirsi per quanto riguarda il terreno. ~~ttorno a Parma è tutta pianura intensamente coltivata. Le str~de sono ~an~he~giate da fossi stretti e profondi e da alte e folte siepi vive. Le esercitazioni militai'ì sono ri-

Ho così esposte le ragioni per le quali il corso complementare, legato alla scuola centrale cli tiro, colla quale ha pochissima affinità, non mi sembra sia al ·suo posto. Dirò ora come invece abbia moltissima affinità coi corsi della scuola militare, dalla quale è assolutamente separato. Non è già che io voglia fare del corso complementare il terzo anno di scuola militare, che sarebbe grave errore; non è nemmeno che io voglia portare a Modena il corso, non · vi sarebbe una ragione plau'libile. Parma e Modena hanno lo stesso clima e terreno molto simile, perciò le ragioni che consiglierebbero cli portar via il corso da Parrna, non consigliano certo cli portarlo ;.L Modena. · Ma io osservo però che quando, al Ministero della guerra, d opo istituito il cor~o si pensò a dargli un nome, furono scartate le proposte di « scuola d'applicazione » e di « corso di applicazione » e fu invece adottat.o il titolo di « corso complementare» . Ed in questo il Ministero vide giusto e fu nel giusto; perchè il corso non può e~sere altro cne il complemento ed il perfezionamento dei corsi di Modena. Dunque fra quello questi vi' è t~n intimo legame, il legame che · esiste sempre

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fra la cosa derivata e la derivante. Dunque mi sembra chet anche non volendo o non potendo fare del corso complementarè una dipendenza diretta della scuoJa milita.re (o viceversa), . non sarebbe fuor cli luogo l' esistenza di un ente· coordinatore; di uri anello di congiunzione fra le due scuole~ poste più vicine ed in più diretto contatto di entrambe di q uello che non possa esserlo una sezione del l\f.inistero della. guerra. Comprenderei la scuola militare ed il corso complement are, anche posti in luoghi diversi, sot to comando unico, per la stessa ragione · che non comprendo l'amalgama del corso co.mplementare colla scuola centr.a le di tiro di fanteria. ***

· Prima clell' istituzione dei corsi complemen tarj) si facevano, presso la scuola di tiro, dei corsi di due o tre mesi p er i sottotenenti anziani. In q uesti cor si, che avevano la loro ragione d'essere presso q uella scuola e che erano t'Ìna cosa l'l OStanzialm ent e d iversa dal corso complementare, si trattavano specialmente : il tir~ . p_ratico, l' impiego del fuoco di fucileria in terreno vario (fooco e terreno), la pratica e le riparazioni alle armi por. t atili, i lavori da zappatore di fanteria. Queste due ultime materie, ultimamente, non erano obbligatorie per t utti gli ufficiali, i quali anzi si specializzavano in una delle due. ' Erano corsi giusti ed equilibrati, esclusivamente tecnicir che andavano bene per ufficiali anziani, che sarebbero anzi ·andati meglio se fatti a tenenti anziani od a èapit-ani nuovi promossi invece che . a sottotenenti, ma che non avevano Ja, caratt eristica essenziale del corso complementare. Il quale, come ho cercato di dimostrare n el complesso di questo, consistere.: p1·ùicipalrnente ed essenzialmente in una parte educa. tiva ed in un complemento pratico degli insegnamenti teorici svolti a Modena; ·

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.· . . tend en. t e a porre 111-. . . un tiroc1n10, 'Secondariamente, m . . . . ·1 meno male posd1 far. se1v1zio i nanz1. u f:t"1ciali· in g rado . . · . . . o·iunO'ano a1 corpi. · . s1b1le non appena o o . . , deve essere pienamente Il ·primo di q uesti scopi puo e . . . . ·lo che imper, raggiunto dal corso; i.1 secon do non pno esser -fettameute,

ato alla scuola centrale, . Ma il corso complementare, aggreg . . . nte altro n1e· . t , essere e non t"u ·per conserruenza, ..., · · non po e,, a . . ' diretta . d e1 corso . d e i· ,sottotenenti a,nz1an1. 1 fi che una g 1~z1one . ' . a· . . di tiro· furono 1· t ·· . proO'ramrm l mmi e . ' Furono amp. ia i 1 .o . ., · dei lavo1·i d a zappato1·i e . b bl · t .· per tutti 1 cor::s1 d resi o iga on . h' · n pliati: dallo studio e1 di ·l'iparazioni alle m·mi, anc essi ar . ' , pleto di tat. . .' . assò ad un programma com .. fiwco e tei 1 eno, si p. proO'ramma d1· eser·cizio pratico d1 to, . ticci e si aggnmse un o pografia. . . all'iuseo·namento pratico Si diede un1;1, lodevole ~stens~on ~ 'litari ma la vaghegdei . regOlamenti _e dell,e IStrnz1~m? ~:cazio~e, sebbene abor. O'·ata denominazione d1 sczwla di a1p . . t' di al0_1 " . , .. are neO'li orecchi d 1 insegnan 1 e t 1ta., seguito _a ronz . 1·0 . . . . ed incl.usse a pensare con. . tenn e in ·sospeso g i an1m1 11ev1, · z· '}f h si deve app i ca1·e.-. t in uamente: e e cosa 1· t tte le istruzioni praE si credette d 1. d ovei· 'app 1caTe u . 1· d · nello ..,.,1·z1'0 meg io. i ·q . t icb.e ed 1·1 ser" , · interno. della. fanteria, · . f r e nei reO'O'lln ent1. che non s1 potesse a. . o~ese che quella era una fa. Poco per volta pero s1 coUmpr " la e' sem1)re un a scuola a vana ua scny , i: tica eél una speranz. ·. .·. l-ìcm·è non era ,· ' ·he il corso complementare doveva {ipp . especialmente c10 e . ' 1 O'o·jjnento trova buona e vera quello che a reo':' . . , . ·a· ont mna. apphcaz1one qu?t: rn,n; e c t .· le istruzioni pratiche del Così, gli eserc1 z1 reg? ~men ,au\ q uel tanto che si può l'arma, fatte bene e hmd1tata1~1en enaa scuola continuarono, . r·eten · , 1men t e · P_ rag1onevo , ere 111 u ma senza esageraz1om . I


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La 11ratica del servizio intorno, fatica vana an(,\he quella in nna scuola, fo indir izzata verso la spiegazione ragionata dei vari servizi, spiegazione confermata col condun'e qualche voHa gli allievi a vedere i servizi stessi posti in opera presso i corpi del presidio. La p,n·te disciplinare ed educativa fo specialmente affidata a capitani che furono chiama.ti : comandanti di sezione, avendo ciascuno di essi l'incarico per una sezione di circa 40 u1fi.ciali. Questi comandanti di sezione non ebbero da principio una individualità abbastanza spiccata: nò un còmpito ben chiaro e defìniLo. Poco per volta però andarono sempre meglio definendosi e specificandosi le loro attribuzioni; talchè è lecito oggi sperare giunga presto il giorno in cui l'insegnamento ad essi affidato sia il primo ed. il più importante del corso com plementai·e. Per ginrigere a questo, bisogna che i comandanti di sezione non siano insegnanti di altra materia, nè che aspirino ad esserlo; è necessario che siano dei capitani anziani, provelti nel servizio del11arma, di chiara ed .estesa coltura generale e professionale o cli attitudine didattica ed educativa sicurissima. Perciò la scelta di questi capitani donebbo essere accurata, diligente e scrupolosa, assa.i più di quella degli insegnanti di tutte le altre materie.

*** Non è~ il caso di fare in questa scritta un esame anali tico dei vari programmi d'insegnamento del corso complementare, esame che mi. condurre:bbe moltò lontano, che interesserebbe pochi e che, d'altra parte, ognuno cui piaccia può facilmente fare da sè. Non sarà. fuori luogo però fare, intorno ai programmi stessi le considerazioni di indole generale che valgano a dimo~trare se essi veramente rispondono al concetto ed allo scopo a cui, secondo le idee che sono venuto esponendo, dovrebbe mirare il corso complementare.

SCUOLA. l)'APl'LIC.à.ZIONf,; DI .FANTERIA

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** Chiunque esamini accuratamente i programmi della s0uola militare, o meglio, i sunti delle lezioni e li confronti coi programmi analit ici del corso complementare; chiunque abbia seguito (e sarà meglio ancora) ed osservato senza preconcetti lo svolgimento completo di uno o di parecchi corsi complementari, potrà. facilmente giungere alle seguenti conclusioni, le quali io espongo siccome frutto cli mia pers~nale esperienza e dello studio comparatfro cli quei programmi.

1° Il corso di tattica del corso complementare, consta. di una parte pratica applicativa e cli una parte teorica. La parte teorica è in massima una ripetizione pura e sempl; ce di cose già insegnate alla scuola mili tare (e si comprende facilmente come non possa essere altro) il cui richiamo alla mente pu~ ritenersi solamente utile se opportuna.men te fatto, quando l'applicazione e l'esempio pratico lo r ichiedauo. Bisognerebbe quindi che la teoria con~istesse, non in una serie di lezioni, ma in avvertimenti, richiami ed osservazioni da farsi prima, durante, ed in fine di ogni esercita• zione, e n-iente alfro. La parte pratica può ritenersi buona, quantunque abbia, a mio avviso, un grave difetto di forma, che potrà però essere facilmente eliminato. Partendo forse dal concetto che ogni azione tattica comincia ordinariamente con una ricognizione del terreno e del nemico in vista dello scopo che si vuol conseguire, il programma pone in principio del corso delle 1·ù;ognizioni topogmfico-11iilita1·i, dopo le quali ogni allievo deve riportare una relazione, o memoria descritti va, ed uno schizzo del terreno riconosciuto. Tralascio di notare che negli esercizi di topografia che si fanno durante il corso, la ricognizione, la memoria descrittiva e lo schizzo, sono fra gli ultimi numeri del pro-


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gramma (si comprende come non possano essere fra i primi) e considero il fatto esclusivamente dal punto di vista del1' insegnamento della tattica. La ricognizione del terreno e del nemico richiede in. chi la eseguisce, pieno, intero e fa. cil e possesso di tutte le cognizion~ tattiche che un ufficiale deve avere; nel caso pratico, conviene mandare in ricognizione non deì sottotenenti novellini, ma d egli ufficiali esperti, provetti, intelligenti e colti, perchè per osservare e vedere, bisogna prima di tutto , sapere. Per conseguenza, la r icognizione del ten'.eno e del nemico non può essere che la sintesi, l'epil ogo, di tutto il corso ili tattica che si può fare in una scuola di sottotenenti e non è possibile farla proficuamente bene se non in fine del corso. Invece a Parma, al principio di ogni corso, pressati dalla imminente cattiva stagione, si v uol profittare dei poç.hi giorni d' autunno 'che ancora rimangono pe~· svolg·e re le prime eser-· citazioni pratiche e si fanno le ricognizioni, coi relativi lavori accessori, quando ancora nòn si è insegnato nulla. agli allievi. 2° Il corso di 11i1-o delle a1·m,i p01·tatili è ben fatto, utile e largamente pratico, ma mi sembra non sia precis11mente ci ò ch e occorre per i sottotenenti del corso complementare. La teoria dèl tiro è g ià stata ampiamente svolta alla scuola militare; a Parma se ne ripete gran parte e se ne amplifica un'altra parte. Invece per i sottoten enti basterebl,e ricordare, volta per volta, al principio di ogni esperienza, la parte di teoria che con quella esperienza ha relazione diretta e commentare, alla fine di ogni esperienza, le disposizioni regolamentari al riguardo. Chi dirige e comanda praticamente il tiro di fucileria è il capitano, non ì1 sottotenente ; perciò, il bellissimo corso teo~·ico-pratico di tiro della scuÒla di Parma, colle sue interessanti ed istruttive esperienze, raggiungerebbe pienamente e direttamen te il suo scopo se fosse fatto a. tenenti prossimi alla promozione od a capitani nuovi promossi. Fatto a sottotenenti, non lo raggiunge affatto, perchè quando i sottotenenti arr1ve-

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ranno a capitani, parte sarà cambiato e molto avranno dimentic.atci. · 3° 1frmi po1·tatiti ed a1·tiglie1·ie: la scuola centrale di tiro possiede un magnifico e completo museo di armi portatili e ne profitta per· darne un'ampia conoscenza ai . sottotenenti allievi del corso complementare. Per ben basare qnella l arga coltura professionale, che si ritiene indispensabile abbia ogni ufficiale, il far conoscere ai n u ovi ·sottotenenti come sia.no fatti e come funzionino i fu. cÙi giapponesi e norv~gesi, della Grecia e degli Stati Uniti, della Rumenia e del Canadà, può darsi sia una bellissima cosa;· ma per il .servizio che dovranno fare i subalterni di fanteria al reggimento, a che cosa potranno servire tutte queste complicate cognizioni? A lla semola intanto, tutta questa bella, roba serve a sovracaricare i sottotenenti di un lavorò faticoso, poco dilettevole e, se non inutile, almeno non di immediata pratica utilità. , Per questo insegnamento occorre inoltre fare le seguenti importantis.,ime considerazioni : · a) è quasi esclusivamente teorico, quindi poco in armonia, coll' indote del coi·so compl ementare; · b) alla scuoìa di Modena, col programma III a,·mi po1·, tabili ecl a1·tiglie1·ie) si svolge gran parte della mat eria che i l corso complementare non fa che ripetere. Ciò posto, mi sembra che questo programma potrebbe essere di mqlto .t1lleggerito e, precisamente, mi sembra che potrel;>be essere li~itato ai seguenti punti : · · I. Esame somma1·io delle · armi degli eserciti nostri possibili avversari o nostri possibili alleati.. II. Esperienze comparativefra il tiro di questi e quello del nostro. · 4° Esm·cizi p1·atici di topografia: alla scuola militare si svolge u n. corso di topografia e di disegno topografic;o che è sufficiente perchè gli allievi. sappian o come si costruisce una carta, a che cosa una carta serve e sappiano anche un poco (a ·seconda delle assai diverse attitudini e · provenienze) disegnare a tavolino.


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Ma le cognizioni topografiche indispensabili all'ufficiale comb[Lttente, mancano completamente al sottotenente nuovo promosso. Queste cognizioni c'onsistono essenzialmente nella famigliarità col.lo studio analitico delle forme del terreno, nella facile lettura della carta e nella esecuzione pratica di quei piccoli lavori di topografia che ogni ufficiale deve saper fare. Lo studio analit ico del tm·reno è necessario all' ùfficiale poco meno che lo studi.o dell'uomo e forse più che lei studio delle anrt'i; i piccoli ed elementari lavoi'i cli topografia, sono la conseguenza immediata e diretta di una ope1,azione militare che ogni ufficiale combattente si t=rova a dover fare p iù o meno ampiamente, per tutt·a la durata della sua carriera: la ricognizione. Per mettere gli allievi in condizione di far bene la. ricognizione, bisogna infondere g radatamente in loro, ptima hL capacità di studiare il terrono, poi la capacità di riferire intorno a quanto hanno visto (ed al superiore interessa sapere), per iscritto e col disegno. Quindi: memoria o relazione descrittiva,. itinerario, schizzo topografico e, qualche 1·aM volta, anche rilievo speditivo di qualche limitata plaga. di terreno. , D i tutte queste cose, alla scuola militare, gli allievi hanno sentito parlare, ma non ne hanno mai fatte uè ' viste fare e non sanno, per conseguenza, nemmeno da che parte si cominci per farle. Tutte ques te cose, al reggimento, non vi è mezzo nè tempo per insegnarle e qmmdo, assai spesso, occorre metterle in pratica, si ha bisogno di avere sot tomano ufficiali che le sappiano già ·fare bene. corso complementare ha d unque in questa materia un còmpito importantissimo ed assai largo da àdempiere. e dedica infatti ad esso specialissime cure. · ·Anche l'insegnamento di questa materia non è però immune da d ifetti. Ne ha essenzialmente due: l O comprende una parte teorica che starebbe. megl~o alla s_cuola militare;

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SCUOLA ])'APPLICAZIO~E Dl FANTERIA

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. 2° non è suffi:;ientemente legato e coordinato al corso . pratico di tattica. .. Non · ho bisogno di dimostrare che la topografica militare senza la tattica è come un corpo senza anima. · 5° Lav01·i da zappato1·e: ogni ufficiale di fanteria deve sapere come si fa una trincea ; d?ve sapere eseguire i lavori di accampamento, qualche piccola interruzione o riattamento . . . . di strade e poch1ss1me cose a.ncora. Gli ufficiali degli alpini è bene sappiano qualche cosa

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di più. In. ogni reggimento di fanteria poi, è utile vi siano ancora alcuni pochi. ufficiali capaci di progettare e di dirigere lavori di una qualche maggiore importa.nza e che richiedono speciali conoscenze. · Perciò giustamente, prima dei corni complementari, ai sottotenenti anziani che andavano a Parma, si faceva prender parte, tiitti qu,anti, ad un corso elementare di lavori da zappatore; poi, ad alcuni di essi, si impartiva un' istr1;zione più estesa per specializzarli nella ~ater_ia. . . Il corso complementare ha ampliato 1 programuu e gh ha resi obbligatori per tntti. · · . Ora, non è già, che io t rovi in questi programmi qualche cosa che non sia buono, o che non sia pratico, che anzi questa e la topogndìa sono solo due ni.aterie del corso che dal cf1mp.o pratico si allontanano pochissimo : ma trovo che il pretendere che tutti imparino in sei mesi ferrovie e teleg~·afi, lavori da, ponte e da mina e tante altre cos~,. è troppo, non i3 necessa.rio e carica so·verchiamente la gia pesante soma che gli allievi devono porta.re all' esame finale. (Perchè è sottiuteso che dopo l'esame finale, . t utta ·questa rol1a torna dove era). . . Limiterei d_unque anche questa materia, per· tu,tti, a quel minimo indispensabile che ogni ufficiale subalterno di fanteria deve sapere. . Di tutto il resto. che è buonissimo e che .sarebbe un peccato togliere dalle scu~le dell'arma, farei oggetto di un .cm:s~ pe_r pochi specialisti, possibilmente ufficiali snbalte.rm anzian1 •


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SCUOLA D' APP!,ICAZIOSE Dl FAXT ERIA

6° Ser·vizio d' a1·rnarnento : una. volta si chiamava corso di Ripamzioni alle a1·mi; poi cambiò, aumentando di mole e si disse Ist1·w:io·lie stti nùderiali del g1·iippo C; poi final~ mente, l'anno . scors9, prese l'attuale denominazione . . Comprende una .quantità di cose teoriche di cui pochissime avrà occasione un ufficiale di fanteria di dover applicare una sol volta durante tutta la sua carriera e, pur quella vol~a se gli cap~terà, dovrà consultare le istruzioni a,ppos1te, perchè, malgrado il corso · d'armamento fatto chissà quanti anni prima, non si. fiderà della memoria operchè . col tempo, saranno .cambiati i materiali e le disposizioni regolamentari. · · . Prima dei corsi complementari, anche questa materia era per specialisti. Il corso complementare l'ampliò tanto che i sunti delle lezioni, litografati pe1: cura degli allievi nel corso 1901-1902, comprendevano oltre 1000 pagine! In ogni reggimento, come è noto, vi è un solo ufficiale di .armarpento (oggi è un capitano) e le riparazioni che si possono fare alle armi presso i corpi, sono ridotte a così poche e di poca importanza che l'impiego di capo-armaiuolb .è abolito. Mi permetto quindi . di esprimere senza reticenze la mia opinione riguardo a questo insegnamento: bisogna abolirlo. I sottotenen ti baUeranno le mani; l 'insegnamento com-· plessivo nel corso conìpleme.n tare ne guadagnerà moltissimo ed il bilancio della scuola non guadagnerà meno. di Le poch~ssime cose utili o n~cessarie che ora fanno parte questo msegnamento, possono essere aggregate al programma_ d~lle armi portatili, il quale, a sua v0lta, può essere numto al programma di . t iro; come in tutte le altre scuole militari italiane,

I ntorno a tutti questi programmi non ho nulht da dire, 0 meo-lio dall'assieme di questo scritto si capisce come entri:o ~ompletamente nel mio modo di · concepire il corso compleme:c.tare ; perciò non perdo tempo a parlarne.

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SGUOf,A D'APPLICAZIONE DI FANTERIA

*** Gli altri programmi riguardano: la pratica dei vari servizi ed Ì regolamenti j gli fSercizi regolamentari e la scuola di comando; l'istruzione sulle salmerie, la contabilità l'igiene, la stima delle distanze; la ginnastica la sche~ma il tiro · al bersagliò. ' '

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Resterebbe a dirsi degli esami (che portano via una parte del poco tempo buono ed utile per l'insegnamento) e delle così dette confe1·en.ze, le .quali, per èert,e materie, richiedono quasi tante ore quante se ne impiegano n elle lezioni. ~a qual cosa è semplicemente enorme. Ma questi ~on son~ mali speciali alla scuola di Parma; sono comum a. quasi tutte le scuole militari e forse anche a molte non militari. In tutte le scuole in generale c'è una gran tendenza a, perdere di vista lo scopo unico pel quale ogni scuola è istituita, che è qùello di insegna1·e, per correr dietro allo scopo assai meno importante ed as.s olutamente seconda.rio, quale è quello di esa.mJ,ncwe. Difendiamoci da questa tendenza e renderemo un gra.n servizio all'esercito ed al paese.

. Molti fra coloro che avranno avuto la pazienza di leggere questo ,s critto, troveranno che ho detto male di molto ,e bene di pochissimo e ne de1urranno che io sono un nemico del corso complementare quale esso è praticamente, pur essendone teoricamente fautore. Niente di più errato. L'avere francamente esposto il m io avviso, tanto nel bene, quanto, e specialmente, -nel male; l'avere segnalate e messe a nudo le parti in cui 'il corso attuale mi sembra esageri il suo còm pi to o devii dallo scopo pel quale do· vrebbe esser stato istituito, indica precisamente il grandissimo affetto che a . quella nuo ç,a e non ancora ben sald'a nè equilibrata istituzione io porto. Solo conoscendo e svelando i difetti si può migliorare e perfezionare.


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SCUOLA D'APPLI CAZIONE DI F ANTERIA

SCUOLA D'A P.PL1CAZI0)IE DI :b'A:Nl'ERIA

Del resto) istituzioni ben -più vecchie d'anni e di senno non sono ancora perfette oggigiòrno, sono anzi in 0ontinua via di trasformazione e forse perfette rion saranno mai. L'importante è di . avere innanzi agli occhi ben chiara e net'ta la visione della meta alla quale si deve tendere e non esitare nel cambiare e nel trasformare, finchè la giusta via . non sia trovata. ~:

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** Adesso, per seguire il sistema che ·già dissi ritenere buono, bisognerebbe che dopo aver detto perchè_e dove il corso complementare manca, tracciassi almeno uno schema del corso quale dovrebbe essere, ~econdo le mie idee. Dovrei perciò formulare un progetto · di organi7,zazione interna della scuola, concretare i vari programmi di insegnamento e forse anche indicare il modo. come andrebbero svolti. Sarebbe lavoro inutile e vanamente presuntuoso da parte, nua; Xmplicitamente ho già detto come dovrebbe funzionare l'intero corso ed anche i singoli insegnamenti e sopratutto, mi sembra di avere abbastanza insistito sul carattere che il corso dovrebbe avere : Co11ipleta1·e l'ufficiale) ch e dàlla scuola militai·e n on può uscire che imperfetto. F01·ma1·e il. soldato. I'reparare l'ist1"ittto1·e e l' educato1·e. Solo intorno a questo ultiÌno punto mi occorre dire ancora qualche cosa prima di lasciare Pargomento. Per insegnare agli ufficia:li allievi come si diventa educatori militari, bisogna anzitutt o infondere nell'animo loro gli elevatissimi sentimenti che formano la base, il fondo, il fulcro,, di tu tta l'educazione militare ; poi bisogna insegnare il modo di ispirare e di sviluppare gli stessi sentimenti e di impartire gli stess_i insegnamenti ad a.Itri. Ma non ad altri ufficiali, ad altre persone colte cioè ed educate, bensì ad anime semplici ed ingenue e rozze, quali sono quelle della massima par te dei nostri soldati (per fortuna) ed anche ad anime traviate, quali 111 numero sempre mag-

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giore vanno fornendo, purtroppo, gli a.nnui contingenti di leva,. Non ho bisogno di dimostrare che il còmpito educativo dell'uffìciale dovri,t d'ora innanzi constare di due la-vori ben distinti; uno nega,tivo e uno positivo; uno di demolizione ed uno d i riediiìcazione; uno i.ngrato, cluro e difficile ed ·uno bello, nobile e relat ivamen te facile. Per questo dup lice ed importantissimo lavoro, bisogna essere ben preparati e ben armati e bisogna sopratut to ben preparare i giov:=mi, pei quali il còmpi~o diventerà ogni giorno più difficile. Ebbene, i11 cosèienza,, siamo noi propriamente a tutto ciò ben preparati ·? Quali insegnamenti diretti ed espliciti si sono fi nora fatti nelle scuole militari, al I.o sc0po di preparare gli ufficiali f.illa esecuzione di questa nobilissima loro incombenza? Quale lavoro int imo, quale studio continua to e coscienzioso ha fatto ciascuno di noi per mettersi in grado eh eseguirla. ? Educare coll'esempio! Questa è la formula cardinale di tutto il nostro. sistema educativo. Nell'esempio costante, continuo e perseverante, sta tutta la nobiltà, la potenza e l'efficacia suggestiva del nostro sistema. Ora, la potenza e l'e:ffìcacia dell'esempio sono ·grandissime ·quando straordinarie cjrcostanze permettono ai capi _di compiere sotto gli occhi dei soldati cose grandi od eroicl1e : allora l'esempio soggioga e trascina le masse; la volontà dell'eroe diventa la volontà di tutti. l\fa nella pratica ordinaria della vita, nell'eserci;io quot idiano delle modeste e pedestri virtù, nulla colpisce la fantasia, nulla vale a richiamare ed a fissare l'attenzione dei soldati sulla, importanza di certe piccole cose; n ulla serve ad incitarli all'imitazione, nulla trascina, nnlla induce alla immediata e suggestiva persuasione. · L'esempio delle piccole, ·continuate e faticose virtù quotidiane non è nè efficace, nè suggestivo, perchè nei giovani in generale è scarso lo spirito d'osservazione ed è scarsa la r iflessività. Nei giovani poi. che provengono in massima 14 -

A N1'0 XLVIII.


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SCUOLA D'API'i,I CA ZIO!\'E DI FANTERIA

SCUOLA D',\ l'PLICAZ!ONE DI J;'ANTE.RlA

parte dalle classi sociali inferiori, queste facoltà sono quasi nulle. Perciò l'esempio solo, nella pratica quotidiana delb vita e qnm1do non si presenta l'occasione di compiere cose ecceziona.li, ha scarsa e manchevole efficacia educativa. Bisogna completarlo con qua.lche cosa che sup plisr.a a quello che ai g iovani manca, l 'osservazion e e la riflessività. Questo qualche cosa è la parola. Noi militari abbiitmo troppo disprezzato e trascurato l'im portanza e l'efficacia della parola nell'animo delle masse. Quale e quanta sia l'importanza della . parola. come suss idiaria dell'esempio, ce lo dimostraron o tutti i grandi capikmi, t u tti i grandi c~1pi e conduttori di popoli. Dove possa gi ungere la parola anche senz~t l'esempio, ce lo insegnano la potenza secolare dei preti e quella novissima dei demagoghi del socialismo. Bisogna duncrno educare coll'esempio, prima di tutto, ma bisogna an che saper educare colla parola,, là dove l'esempio non può giungere o non ha sufficiente efiicacia. Ed in una scuola desLinata a preparare degli educatori di solda.ti, bisogna insegnare a parlare ed a saper parlare ai soldati. Nè si creda con questo che io mi iminagini un esercito che vuol. cammin are contro corrente e degli··ufficiali predicatori che faccian o sforzi di r ettorica per dimostrare tutte cattivo 1e nuove idee e tutte buone le vecchie. L'esercito può e deve seguire i progressi e lo svolgersi benefico delle novità buone ; deve vedere di btion occh io l'allargarsi della colt;ura e la partecipazione sempre rriaggiore delle 1;n asse nella vita nazionale; ma l'educatore militare deve essere in grado di contrapporre ai sofismi dei demolitori per progetto1 la sana logica dei conservatori illuminati. Sforziamoci di. porre a qnesta altezza il corpo degli ufficia.li che noi dobbiamo preparare per l'avvenire 0 l'esercito, non malgrado le n uove idee, ma appunto in forza di esse, 1wquisteri1 in solidità ed in vigoria e l'azione del comando

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sarà pm che mai salda ed effi.èace, perchè a vrà la cooperazione cosciente ed intelligente di tutti, dal genernle all'ultimo gregario. Se il corso complementare saprà coraggiosamente spogliarsi del superfluo ed a1largare i buoni insegnamenti, che gii1 esistono, indirizzarli ed equilibrarli, J.)Otrà appunto pre parare per la fanteria ufficiali così fatti. Eél è questo che io auguro. Tori no, 24 maggio 1\l03.

RonERTO

B ARl3ET'rA ~apitano di (a nterici.

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LB .FORUAZIONI DELLA. ]'ANTl~RIA lWC.

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LE FORMAZIONI DELLA FANTERIA DI

FRONTE

AL

FUCILE

ODI ER NO

CO:'\FE~ENZA. TEK UT ,A A GLI Ul•'l-'ICI ALI D l~L .PltB$ 11) 10 DJ :\IODJ!: :-; A

Il 18 agosto 1870 segna il principio cli una nuova èra nel campo tattico: g li ordini densi e profondi di fronte alle f1rmì a retrocarica venivano de:finitivamenie condannati i la guardia. pn1ssiana ne· faceva la dura esperienza sul campo di SaintPrivat., lasciandovi oltre metà dei suoi effettivi. Da quel giorno l'ordine sparso si impose spontaneo tra le file tedesche e fu applicato durante la seconda fase della guerra. del 1870-71. I Tedeschi, malgrado fossero stati i primi in Europa, ad adottare il fucile f.t ret rocarica, erano entrati nel 1870 in ·· campagna senza nulla modificare al loro preesistente rego- ' . lamento di esercizi, per non applicitre senza la, calma. preparazione i ·principii tattici dedotti dalla guerra del 1866_ La storia dimostra che nn esercito il quale inizia una ca,mpagna mettendo in opera forme e •metodi vieti di combattiment o, non rispondenti alle armi impiegate, è di necessità condotto dalla forza degli avvenimenti a modificare la propria tattica, perchè questa è . un'arte che non si crea, ma si deduce. Per non avere del usioni a,l momento critico, si impone pei·tanto di studiare e di adottare fino dal tempo di pace quelle formazioni ed. evoluzioni per la fanteria, che tengono nel dovuto c:onto i progressi realizzati nella tecnica delle armi . Certamente s.olo l'esperienza, della g uerra può decider e dell'esattezza delle deduzioni teoriche, ma l'avere addestrate in precedenza le t ruppe a tenere conto dei sempre maggiori

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effetti delle armi, pennette di eliminarne almeno in par te i danni. I risultati tattici: della. èampagna del 1870-71 , sopravvenuti mentre le principali Potenze europee stav11.no per adottare ,focili a retrocarica pil\ perfezionati di quelli usati a llora dai Francesi e Tedeschi, confermarono la necessità, di radicali innovazioni nella condotta della fanteria nel combattimento, già intravviste nel l8GG, sanzionando la, formazione in catena come l'unica possibile per sostare davanti al nemico ed utilizzare ht massima potenza del proprio tiro. mentre fino a quell'epoca la linea spiegata era stata la sol~ adoperata. nel comba.ttimonto a fuoco . . . .. . · Per presentare minori e meno densi bersagli al prn mtenso fuoco avversario di fucileria., già in Italia. nel regolamento cl'csercizi per la fanteria del 1869 era stato. stabilito · che normltlmente i reparti di f;,1,nteria (plot oni, compagnie e battaglioni) nel combattimento c~llocassero u~a parte della rispettiva forza in catena ecl un· altra parte : n sosteo·no 1 tenuto poco indietro alla catena (non oltre 21.10 t:o metri), per rinforzarla o sostituirla al momento ~e-1 b'1sogno,La catena ordinari~ era costituita con dne uom1m per .ogm tre passi cli fronte. I sostegni doveva.no tenersi ~n linea ~piegata; in colonne cli compagnia o in colonna d1 plotoni,. se~ condo ]a forza e le condizioni del terreno. Queste fonnaz1om. si appl icavano anche ai battaglioni di seconda schier~, situati in massima a non più cli 400 metri dietro la prima linea . I fuochi. con il f ncile mocl. 70 erano a comando ed. a volontà; si eseguivano normalmente non più di due spari al minuto ed al massimo cinque ; in casi. eccezion.~li si poteva giuno·ere a otto ~pari. Il :uccessivo regolamento di esercizi e di evoluzioni del 1876 per la fanteria non fu, sia nella sostanza, sia nelht forma; che una riproduzione di quello del 1869 : le armi non erano cambiate, q tlindi unico scopo fu dì sempli:ficaro qualche particolare. Invece; ridotte, tra il 1880 ed il 1890, f1 r i petizione le arm,i a retrocarica allora in uso, si rese daccapo indispensabile di modificare le già ~tdottate formaz ioni della fante ria,


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Dl J;'RO)l'l'E AL F U0IJ,E OJ)IERì'\0

l,E FOR,L\ZIONI DELLA FAN'l'ERL\.

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dalle pastoie di rigide formole tutto qua,n to c_oncern~ Ì~ combattimento. Le evoluzioni diventarono mezzi semplici e rapidi per potere m uovere le varie parti a elle mass~ e farle combattere; le formazioni furono ridotte alla massima semplicitù, in ~elazione alle esigenze del combat~im.ento, la.sciando a.mpia latitud ine ai singoli coma,ndant1 d1 attua.do in corrispondenza alla situazione o al còmpito loro affidato ed al principi.o che devesi normalmente portare sulla lmea di fuoco della compagnia di avanschi.era la forza strettamen to indispensabile per controbattere l'a·vversario, tenendo la restante par te indietro alla mano del co.rnandant~. Stabilita come formazion e nor male della brigata. isolata nel combattimento, cioè della maggiore nnità tattica costituita cii sola fanteria, quella su tre schiere : alla prima spetta iniziare l'azione e continuarla in tutte le sue fasi, la seconda ha per còrnpito d i appoggiare e rinforzare la prima assicl'.randone i fi.aiichi. la terza è 1a schiera di manovra e costituisce ia riserva,. 'Nei ba,ttaglioni c1i prima schiera le com· pagnie di avanschiera hanno inizialro~nt~ parte ~ella forza in catena, parte in sostegno, formati:1 m lmea od. m. ~olonne di plotoni o con plotoni e squadre affiancate, in pos1z1one ~a essere sottratta al fuoco efficace avversario; in caso contrario deve portarsi sulla ca,tena. In questa l' intervallo normale f~a o-li uomini è fissata fL 15 cent. La formazione delle compagnie del grosso deve essere tale da trarre dal terreno b più. efficace protezione e nel tempo stesso averle sottomano, . per accorrere ove sia richiesto da.ll'andftmento ll el combattnnento. Per la seconda e la terza schiera i l regolamento scon sigli'a le colonne nelht zomt d.el fuoco d i fucileria., a men o che il terreno non offrn sufficienti ripari ; raccomanda invece, anche a preferenza dell a linea spiegat a, la linea di colon~e con i plotoni affiancati e con intervalli più o meno granch . Qnes~a . formazione, che permette la mar cia orcli.nata in ~erreno di reparti aggruppati, senza rompere 1 legami organici, e quella oggi p iù largamente consigliata. La fronte di schieramento· cli una brigata si calco1a fra o-li 800 ed i 1000 ·p assi nell'offensiva e t ra i 1200 ed i 1.oOO

p_er compe~1sare_con la minore vulnerabilità il maggiore quantitativo d1 proiet,1.i Janciati dalle armi trasformate nell'unità cli tempo. Il regolamento messo presso di noi in esperimento nel 1884, . in segu_ito alla adozione del fucile mod. 70-87, . po~ ne,1 a m rna,gg10re rilievo di quanto risultasse in quello nre- . ced.ent.e l'impo~tanz~ del combattimento a fuoco per la fantena, Jl quale s1 esplica con l'ordine sparso inteso a trarre il . · mass11110 partito dalla efficacia delb propri'a arma e, subordrnatamente a questo principio, a diminuire gli effetti di quella dell'avversario. In conseguenza nel regolamento del 1888 . s~ dav~ più. largo svjluppo alle parti concernenti gli eserc1z1 per 11 combattimen to : la densità della catena ordin~ria ven i vEt :fissata 2.d un uomo per passo, ~dlo scopo di sv1lupp.are maggiore intensità cli fuoco sulla fronte· i sostegni. ed i grossi, disposti in linea od in colonne di co1~1pao-nia ,1 t euers1. a d'istanza ta le dalla ca.tena da assicurarle o ' uovevano pronto_ appoggio e fondersi con essa t utto al più a.l limite ~le!le piccole distanz.e di tiro dall'avversario, per accrescere m quel m.omento l' intensità clel fuoco, pure restando sottratti a,l t~1:o :fncace del nemico fino a quando non fossero impegnati d1ret,tamen te nell'azione. I fuochi dovevano essere a salve od a volontà (da 3 ad 8 spari al minu to) eccezionalmente a ripetizione, va.lendesi della massiu1a. ,~elerità consentita dall'arma. La fronte di una brigata.di fanteria era ~ssata nell'offensiva tra gli 800 ed i 1000 passi, nella difensiva da 1200 a 1600 passi. . ll regolan~ent o d'esereizi adottato nel 1889 in via di espenmento vemva sancito definitivamente da quello del 1892 nel quale si faceva più l!'l.,rga pa.rte alle formazioni di :fianc; nelle evol uzioni. Salvo parziali modificazi oni introdottevi d ippoi, per u tilizzare la ma,ggi.ore efficacia del fucile modello 1891, e:so è ~nello tu~tora in vigore: t alchè si può dire sorto e studiat o prnttosto m hfise a.gli effetti del t iro del fncile mod . 70-87, che di quelli del fucile mod. 1891. Carat teristica · del regolamento del 1892 s1· e' d1· avere ab bandonat.i vecchi pregiudizi di tattica forma.le, liberando

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LE J;'Ol?.;\IAZ.lON! DELLA J,'.A.'.'i:T J•:RIA

passi nella difensiva, cioè all' incirca come nel precedente regolamento del 1876. Circa la dist anza tra le schiere 11011 esistono disposizioni tassative, dipendendo daUe condizioni particolari a ciascun caso : devono in tesi generale potersi. prestare vicendevole ailito. e non essere coinvolte in u na me. desimrt offesa. Il fnoco può farsi a salve (generalmente per le grandi distanze) ed a volontà, di uso norniaJe: a sua voltt~ ordinario a .s ei colpi 1ier . minuto) od accelerato (oltre 6 colpi per mmuto). . Nello svolgimento del cornbal.timeuto la forza da destinarsi in avanschiera dipende dalla fronte assegnata alla briga,ta, dal .còmpito affidatole e dal terreno. Il fooeo nell'offensiva si .inizia quando quello dell'avversario comineia ad infliggere rilevanti perdite, per cui non SÌi1 più possibile la. marcia avanti ordinata ; nella difensiva invece ofova fare fooco sino dal momento in cui l'attace~mte ent:ra ~ella zona del tiro. La scelta clell~1 speci.e del fuoco dipende dallo scopo che si ha di m ira, dalla natura del bersaglio, dalla quantità di munizioni. disponibili e dalle condizioni in cui si trovano le truppe. Nei battaglioni di prima schiera i SO"· stegni rinforzano la catena quando occorra rinvigorire il fuoco o. dare impulso all'avanzata : sempre in ogni caso prima di grnngere al limite delle piccole distanze, allorquando le comp~tgnie del grosso devono alla loro volta entrare in azione, per procurare all' attacco la indispensabile superiorità cli fuoco sull'avversario. Nelle sue linee generali è questa l'e-voluzione del pensiero tattico che traspare dai .nostri regolamenti d'esercizi per la fanter~a. dall'adozione delJe armi a retrocarica in poi, e su prescnz10ni non molto dissim.ili sono stati plasmati i successivi regolamenti delle principali Nazioni continentali europee, per quanto in quelli francesi, forse per riverbero dei russi e por la seduzione che sempre inspirarono in :B'rancia gli ammaestra.menti delle campag ne napoleoniche, si dia più larga importanza che negli altri alle truppe cl' urto, (;)d. alle

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FRON'I'E Al, FUCILE ODIERNO

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masse cli manovra, a scapito della utilizzazione delle armi da fuoco con conseo·uente aumento della v ulnerabilità delle forb . mazioni. Si può r itenere ad ogni modo che i princip'.ì fondamentali dei vari regolamenti di manovra, per le g randi Potenze militari d'Europa siailo oggi comuni· e d iversifichino soltanto le modalità eh eseLzione, le quali sparirebbero di proprio impulso sul campo cli battaglia. .· . Considerando il cammino percorso dal 1870 in poi, s1 -11ota come gli ordin i .tattici per la fanteria nel combattimento siano tuttora modellati all' incirca sullo stesso tipo di trent,~t anni or sono e la densità ne sia sempre la, caratteristica , in eo·nisa da ao-ire essenzialment e con la massa di e uomini; si sono soltanto rese più snodàte le . formazioni, dando nell'applicazione loro al t erreno maggiore btitudin_e a i singoli comandanti. Invece, per quanto concerne le anm, dal facile a retroc~trica mod. G0/67 coll'alzo fino a 600 metri, il quale permetteva di fare cinque spari al massimo al mi.nuto, si è passati per il fucile mocL 70, con alzo g radn~t~ dapprima a 1200 e poi a 1600 metri ed una_ ce~ent ~ di otto col pi al minuto, _e per il fucile mocl. 70-87, 1_1 ,cm .alzò ginngeva sino a 1800 metr i ecl ammetteva una celenta dJ t iro fino a. 14 colpi al minuto; e si è pervenuti 1.t~l'attuale fucile mod . 91, con l'alzo graduato fino a 2000 metri, capace d i raO"o·iuno-ere la celèrità di 24 colpi ftl minuto. 0 00 11 rao-<Yio del circolo di oo·iustezza a 700 metn· , cl1e ne1 f n-. oo cile 60/67 era di metri 2.74, nel fucile 70 si r idusse a metri {Ù5, in quello 70-87 a metri 0.46 e fi nalmen te in guello mod. 91 a, metri 0.27. In condizioni poco dissimili si trovano le armi degli altri eserciti europei : e si p uò dire che rispetto alla portata, alJa preci8ioue, alla, rapidità ed a.11' efficacia tir~ i fucili ::1tti1a1i posseggono un valore decu plo di quelli nsat1 t,renta anni addietro e ci t roviamo in quella sitnazione preconizzata. qualche tempo fa dal von Goltz quando scriv~ra: « Se si riuscisse a trovare una forza motrice che agisse « sui proiettili senza detonazione e senza fumo e y r odn~ << cessc lo stesso effetto dellri polv~re nera, la mamern eh

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LE }'ORMAZIONI DELLA l!'AN'rERIA

combattere ne sarebbe certamente sconvol ta ad un punto

« tale da ri uscire impossibile di farsene per ora un'idea « esatta ».

Ebbene, la forza · motrice nuova è stata trovata: quella prodotta daHe polveri azotate è senza forno e, si può diret quasi senza rumore, perchè la velocità impressa al proi etti le, superiore alla corrispondente del suono, rende la, detonazione successiva agli effetti p rodotti dal p roiettiie: tuttavia gli ordini tittl;ici come si è visto hann o fatto insensibili progressi. An~tlogamente le regole per ìa condotta del fuoco seguirono una curva a.scendente timida, tr2.scurando in gran pi.irte la più eminente q ualità d i guerra delle armi moderne, cioè ]a. celerità di tiro : mèta cui hanno i ri ogni epoca m irll.to i costr uttori. Nelle istrnzioni sulle armi e sul tiro per la fanteria del 1869 e del 18"74 al cli là dei 300 metri non doveva oltrepassarsi la celerità d i uno o due colpi a.I minuto, fra. 300 e 250 metri potevano fars i fino· a sei colpi, di ppiù soltanto al d isotto dei 150 metri. Nell'istruzione provvisoria del 1887 il tiro accelerato era limitato di massima a distanze inferiori ai 400 metri, gueJlo a ripetizione ai 300 metri e doveva eseguirsi a comando. ·Nel regolamento d'esercizi per la fanteh,t del 1892 il fuoco ordinario (G colpi al massimo per minuto) è dichiarato quello norniale : il fuoco a,ccelerato (oltre 6 colpi) è riservato in genere alle brevi distanze. Solo più tardi, nel 1.899, con le modificazioni in trodotte al regola.mento d'esercizi, si è soppressa la frase: il fuoco 01·dincwìo, deve con8icle1·ani come qitello abitiiale clella fcinte1'ia.

Con la latit udine lascir,ta à riguardo della condotta del fuoco e con l'elasticità che il regolamento consente nelle applicazioni tattiche, si mira a togliere la discrepanza, oggi cosl a,cCeJ?,tuata, tra due fattori essenziali del combattimento di fanteria: ossia tra le formazioni e gli effetti del fuoco. Per dare nonna sicura su tale argoinento, molto opportunamente il Ministero della g uen·a ordinava nello scorso

D I FRONTE AL l!'UC!LE ODIERNO

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anno 1002 un esperimento su vasta sc1.ila circa la vulnerabilità delle varie formazjoni di faderia alle medie disttmze di combtittimento. In occasione dei tiri collettivi tutti i reggimenti di fanteria furono inmtricati di fare es~guire dai sino·oli bat t~iglioni a determinate distanze, tra 1 450 e di 10"'00 metri, una serie di t iri contro quattro tipi di bersag li, d i cirmt 100 metri di fro nte, che rappresentassero : una ca.tena ordinaria. di fan teria in piedi.; . squadre, in linea di fianco per uno, affiancate ad i nt ervallo d i spiegamento; squadre, in linea di fianco per d ue, affia.ncate ad intervallo di spiegamento; plotoni, di fianco per quat,t ro, affiancati ad interva_llo cli 50 metri (ossia fron te del plotone in catena ordinaria). Il t iro contro questi bersagli dovev,1, eseguirai a volontà ecl accelerato (12 col pi al m inuto) fino a 700 metri, ordi·nario invece (6 colpi a l mi nuto) a.lle distanze su periori, sparando in e11trambi i casi 12 ca::tucce al ma,ssi mo . I risultati ottenuti contro i singoli bersagli, collocati su terreno parf.tllelo all'incirca alla linea di mira, sono riepiloo·ati n;ll'allegato N . 1. Le cleduzio11i teoriche pi ù essen"' · fatte dall'esperimento si possono riassumere · ziali e1·1cencì o che, per ordine di vulnerabilità decrescente, _s tarebbero: i plotoni d i fianco per quattro, affiancat i, la N~tena, le squadre d i :fi anco per du.e , affiancf.ite, le squ:>.dre di fia.nco per u no, a.ffia.ncate ; donde conseguirebbe la formola tatticf~, per quanto concerne le truppe in combatti mento, di 1.1vanza.re, in ter reno sc~perto, . quando si trovano sotto il tiro di fucileria avversan o, dal limite maggiore delle medie distanze i.n poi, con le squadr~ a::ffiancate per uno acl intervallo di spiegamento, stendendosi in ca.tena sulla fronte solo quando sosta.no per fare fuoco, oppure quando, per il fra.rnrnischiamento cli uni~à di ri:1calzo n ella catena., non riesca più possibile la formazione d1 squadre affiancate.


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LE l,'OR~fAZIO~I DELLA FA!\TlmlA

L o spiccato va,ntaggi.o risultante teoricamente per questa, fornia.z ione rispetto alla catena ordina.ria, non mi sembra ccmpletarnente giustificato ù1 pratica, stante che la d ifferenza media Lm i 'ì' dei punti col piti oscilla, i.1ell' ipotesi più favorovole, tra il 6,8 per le squadre di fi;nco per uno. il 7,1 per le. squadre di fia nco per d ue e l' 8,9 per la ca~ tena ordina.r ia, ·mentre la vulnerabilità delle squadre di fìa.nco, cresce in realtà per la inevitabile sinuosità della linea di marcia delle singole squadre e per la loro obliquità rispett0 alla direttrice di t iro, iino f.t d ivenire ugna.le a q uella della catena. Questo fa,tto, con$tata.to da cia;cuno d i noi alle manovre, si accresce per la circostanza ch e la polvere sen:rn fumo non permette di giudicare sul campo di battaglia precisamente ove si trovi la .linea di fuoco dell'avversario e quindi. cli marciare in direzion e ad essa normale. Si aggiunga che il '1/., dei punti colpiti sulle squadre di fii'tnco al caso pratico certamen te a,ume:nterà rispetto a quello ottenuto teoricament e, stante la radenza della t,raiet,toria. per cui spesso un solO' proiettile colpirà più indi,7idui cli nmi stessa fih . D'a,ltm par~e si incontr ano spesso avvallamenti del t erreno tali da coprire t otalmente per un certo percorso una catena,, mentre la formazione con le SCJl~aclre di fianco potrebbe lasciare per ma,g giore tempo in · vista o la coda o. la testa delle singole squadre. In conclusione su questo argomento una teoria . assol nta non è possibile, solo le condizioni locali possono definire, volta a volta, se convenga. adottare negli sbalzi del combattimento la formazione il'). Cfttena ordinaria o quella a squadre · affiancate : l'unica cleduzione positiva che emerge dalle eseguite esperienze di tiro è di eliminare assolutamente per t ruppe allo scoperto e sotto il fuoco avversario 111 formazione con i plotoni affianc::1ti. Circa la distanza dall'avversario alla quale bisogna adottare formazioni sottili, i risultati di tiro ottenuti sono invece . esanri.enti. Dato che il numero dei punti colpiti sulla, catena ordinaria in piedi, a 1000 metri di d istanza, ascenda al 0

J)I

'1177

l!'RO~TE AL FUCILE ODIERNO

6 ¼ d i quelli sparati, nell'ipotesi che la celerità del tiro a·vversario sia stato di 12 colpi in 2 minu ti, consegue che una catena dì 100 mefa:i controbattuta da un et1uivalente tratto di fronte avversaria, cioè da 130 uomini circa, ìn 2 minuti. r iceverebbe 15GO colpi ed i punti colpiti sarebbero 59. Anche fatta una la.rg~i tara per passare dtil tiro cli poligono a quello di guerra, rimane pur sempre una tale somma di perdite sulla catena ordinaria in piedi che fac esse fuoco alla distanza d.i 1000 metri, da concludere che questa formazione in terreno scoperto ·non è oggi più possibile neanche alle maggiori distanze di combattimento ed occorre adottare catene più racle, prendendo posizione a terra ò in ginocchio, a meno di coprirsi dietro qualche accidentalità del terreno. B,ispett o alhi condotta del fuoco, le medie dei di punt~ colpiti sulla formazione meno \7 ulnerabile, cioè sn quella d1 squadre affiancate -per nno, risultano 8,07 e 4,6, secondo che le distanze sono fra 150 e 700 metri oppure oltre 700 fino ai 1.000 metri, sparando rispettivamente 12 col pi in uno o due minuti . Facendo uso del t iro accelert1to anche oltr e i 700 metri, in bas_e alle esperienze fatte per ordine del Il:I:i.nistero dai reggimenti cli fanteria nel 1899, il risultato di 4,6 t estè indicato si ridurrebbe a 3,03, conseguito per altro in metà t empo, essendo il ra.pporto tra il tiro accelerato e quelloordinario dì 2/3 ad 1. A parità di tempo impiegat o, cioè in due minuti, <:1t1alora tra 700 e 1000 metri . si fosse fatto fuoco accelerato anzic-hè ordinario, non tenuto conto del maggiore consumo di munizioni, n elle esperienze di v ulnerabilità sulla ca.tena ordinarùi in piedi si sarebbe avuto il 6/J6 °/ 0 di pu nti colpiti, invece del 4,6; ciò dimostra come materialmente e moralmente vi sia vantaggio a,d adott are a tutte le distanze il fuo co celere, purchè non abbiano a mancare le munizioni indispensabili per le distanze 0

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1

decisive. È evidente com.e, fino dal limite superiore delle medie distanze, truppe che av~mzino sotto il fuoco avver~ario in terreno scoperto tanto in catena quanto con squadre d1 fianco,


1 178

li

debbano eseguire gli sbalzi a rapida andatura, per ridurre la durata dei periodi durante i quali sono costrette a sospendere il fuoco e per subire minori perd ite nel recarsi da un appostamento all' a.ltro. Si è mes~o in evidenz1L come convenga loro in tutti i casi impiega.re il tiro accelerato. Yecl~a~o ora quale sia la formazione più. opportun a per truppe eh rincalzo, non prese direttamente d i mirn, supponendo che eia.s enna formazione : 1° abbia una v ulnerabilit à proporzionale alla superficie del bersaglio sottile intercettato cl1Ll fascio di traiettorie che investe la formaz ione stessa· . ' 2° sotto il rig uardo delle perdite, sia esposta al t iro cli una porzione clell11 linea cli fuoco del nemico pari alla larghezza della fo rmazione; 3° nel senso della profondità, gli effetti della penetrazione dei proietti. cui ognuna è soggetta siano computati su due individni posti l' uno dietro l'altro. I n base a questi criteri cli ma,ssima e ad alcune esperienze fatte presso la scuola cent ra.le di tiro cli fanteria i 0 / 0 dei punti colpiti sulle vari.e formazioni tipiche sono riepilogati negli allegati 2 e 3. Dall'esame dei medesimi. risulta la convenienza per tr uppe cli rincalzo ad nna catena di adottare formazioni costituite da plotoni di fianco per due, affiancati: per i t1ua li si ha un minimo di punti colpiti, rispetto ad u~ massimo che è d~.to dalle truppe disposte in linea. 'l'ale deduzione si riferisce al caso in c ui la direzione del tiro avversa.rio coincida precisamen te con la dirett rice cli marcia dei reparti cli fianco : fatto che in pratic1L. come si ebbe o~c~s~on~ di rile:ar e, 1:on si verifica q na~i ma,i, 'sia per la invis1b1h ta della lmea d1 fuoco dell' avversario1 sia per le sin uosità ecl i cambiamenti cli direzione cui sottostanno inavver titamente i reparti nella marcia di fhmco in terreno acciden tato: ~ e consegue eh_~, i~ pratica1 p er stabilire i 0; 0 dei punti colp1t1 sulle truppe cli rmcalzo occorre riferirsi al tiro inclinato tra 0° e 45° rispetto alla direzione éli marcia. In q uesto -caso le formazio ni cli :fia.nco perdono del lor o valore teorico e l a scelta delle più opportune dipende, anzi che dal rispet-

117[)

DJ FRONTE AL :~'DCILE ODT.ERNO

LE }'0IDIAZI0.KI DELLA FAN'l'KRI,\

t ivo valore assoluto, dalle condizioni del terreno d.'approcoio: per cui non possono darsi norme assolute. A rendere più manifeste le condizioni del combattimento attuale pei: quanto concerne la vulnerabilità dei reparti esposti al fuoco in t erreno scoperto,· si consideri il caso normale di un bat taglione cli prima schiera.,· il guale si trovi .a 1000 metri dall'avversa.rio eon 4: plotoni in catena ordinaria, 4 in sostegno con le squadre affiancate per uno ed 8 plotoni i n terza linea., costituenti il grosso 1 di fianco per due, affiancati a. iG pas;i di intervallo 1 ossia nella formaz ione teoricainente dimostrata meno vulnerabile. Si ca.lcolino i punti col~ piti sulle singole linee del battaglione nel traversare la zona · t ra 1000 e 450 metr i, nell'ipotesi che i sostegni ed i grossi si fondano con la cat ernL rispettivamente a 700 ed a 500 metri dall' avverstLrio. Occorre prescindere nei calcoli dai periodi in cui i reparti stanno fermi, essendone la durata va,riabile in relazione alle far,i clel combattimento ed ammettendosi che la catena abbia allor a a coprirsi quanto possibile ecl i reparti d i rincalzo a mascherarsi completamente usufruendo delle accidentalità del terreno. A questo rigutLrdo come indicazione basta a dire eh~ la vulnerabilità dei var i tipi di catene nella posizione cli p tint alle dist anze medie cli combattimento, in base alle esperienze del 1902: sarebbe la seguente, supponendo che essi siano sottoposti a fuoco accelerato fino a 700 metri e ordinario al cli là e calcolando nella catena rada un uomo ogni due passi: /

~~t~ - -C,1tena ; ·terra = 0

Catena in piedi Dis tanze

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I

ordinaria

r:,tla

1000

4,0

2,0

900

6,0

3,0

800 'iOO 600

'i})

3,9 ::\,2

6,5 8,3

'1,1

I ord i11nria

rada

or,l inaria

racfa

2,G 3,8 5,0

l ,S 1,9 2,5

1,0 1,6

0,5

6,2

3,1

2,1 .2,G

7.9

3,9

3,3

0,8 1,0

1,:3 1,6


1]80

LE F OR.:ilf.àZIO);I DEJ,LA FANTERIA

DI FRO:N"'l'E AL F liCJLE ODiltliNO

Invece deJ fuoco ordinario c1ualora si_impiegasse quello accelerato anche oltro i 700 metri, ossia i.n meta tempo si sparasse lo stesso numero di colpi, la, vulnerabilità clelJ e varie catene risulterebbe i due terzi di quella ora. riportata. Si snpponga che l'avversario a sua volta sia disposto in catena ordinaria con 250 fucili in linea, ossia occupi un a fronte di 187 metri, e faccia fuoco ordinario sulla nostra ca· tena alle distanze superiori a 700 metri ed accelerato a. quelle inferiori e snlle truppe di ·riucalzo agiscano soltanto i fucil i compresi nei tratti di fronte corrisponclenti alla larghezza, del bersaglio. Consideriamo i due casi estremi: che la direzione cli marcia coincida perfettamente con Ja direttrice di tiro, oppure ehe tra di esse vi sia un angolo massimo di 45°. Gli effetti che si otterrebbero su di un battaglio11e di prima schiera in movimento sono concretati nel seguente specchio :

Il numero dei punti colpiti sulle singole linee dimostra le enormi perdite che subirebbe un battaglione nell'attraversare con Je formazioni oggi normali la. zonH. delle medie distanze in terreno scoperto. Anche facendo una larga riduzione noi risultati ùel tiro teorico e tenendo contò sia del ter:çeno con lo sue 1Lccidentalità e con Je sue incognite, sin. dell'elemento uomo con le sue c.loùolezze fisiche e morali, è pur corLo che oltre m~t.:t della forza sarebbe in pochi minuti messa fuori di. combattimento. E si noti che la fase della battaglia presa in esame è unilaterale, perchè non si è tenuto conto dell'azione eventuale dell'artiglieria a t,iro rapido, la quale dispone att.ualment e cli cannoni, come quello frtmcese dl'I. 75, cho possono in un m.i.nuto lanciare venti shrapuel~ di chilogrammi 7,250, in uno spazio di 200 metri di profondità per 100 di larghe1.za. Dippiù bisogna considerare chfl la zona bl'l.tt.ut,H. efficacemente dagli odierni fueili e cannoni può ra:rgiungere i quattro chilometri, perciò quando non vi siano ostacoli che nascondano alla vista, bisognerà a quella distanza iniziMe l'attacco e procedere, co.nservamlo una forza morale e materiale ,mfficiente a trionfare della resistenza dell'avversario, logorandolo con la preponderanza del fuoco o sbaragl iandolo con l'urto mater ia le .

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Data questa situazione, due teorie sono state enunciate : l'una ehe vorrebbe, di fronte al.le nuove armi, proscrivere in modo assoluto oo-ni azione o:ffensi và e ridurre la tn.U.ica a nna "' o tutto al più ad una serie di larghi aggidifensiva passim ram.ent,i, l'altra che vorrebbe interdire alla fanteria attaccante i terreni scoperLi e sprovvisti <li accidentalità. Da una parte e dall'altra sembra vi sia esagerazione: la difensiva e l'offensiva tattica sono piuttosto defini1.ioni scola stiche, che elementi concepibili di guerra; non si potrà mai. dire do,e cominci hrna e dove fin isca l'altra : chi vorrà occupare una posizione dovrà in qualsiasi avvenire, come è sempro accaduto in passato, andare ad occuparl a; così i Francesi uel 1870 ebbero agio di convincersi quanto fosse inopportnna la difensiva. tattica da essi adottata, credendo di utilizzarP mc-

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ANNO X l. VII I.


1183

LE J!'ORMAZIO~I DELL.\ FANTERIA

DI .FHOXTE Al, FUCI LE ODIERNO

glio il vantaggio balistico del loro Chas.seput r ispetto al Drey1Se prussiano. L'altro aforisma che si vorrebbe applicare nella tattica orlierna, scartando i terreni scoperti per l'atl,acco, è più fa(.; Ll e a dirsi che ~id attuarsi, perchè non è in facolta dell'attaccante di scegliere il campo di battaglia e spesso neppure del difensore , tanto più che non esistono al caso reale terreni copérti, nei quali non vi siano plaghe più o meno ·scoperte. La soluzione del problema tattico quale oggi si mauifeshL bisognè.l. dunque ricercarla in nuovi dispositivi di corobatLimento, adottando formazioni più sottili e meno vulnerabili <li quelle attualmente adoperata. P er le truppe in catena impiegate nel eombattimento c1, fo0co, da nn nomo per passo bii;ognorà sc.:cndere ad un uomo al più ogni d ne passi, per cui la vulnerabilità si ridurrà' alla metà . .A. compensare la minore intensità di fuoco derivante dalla diminuzione del numero dei tiratori su una determinata fronte, diverrà necessario fino dalle medie distanze raddoppiare la. (.;elerità di tiro individuale e se teoricamente i suoi effetti saranno neJl'unità <li tempo soltanto i 2/3 dogli attuali, effetti vamente essi anmenteranno µor i minori danni materiali e morali subiti dai tiratori. La catena rada, durante gli sbalzi, rie::;ce anche teoricamente mene, vulnerabile dello squadre a:ffiancaie per uno, poichè il y 0 dei punti colpiti da 6,3 si riduce a 4,45. La condotta del fuoco, ammesso in ogui circostanza al disotto dei 1000 metri il tiro accelerato, rimarrà cli molto semplificata; non 1)ilL il convenzionalismo di un determinato uurnero éli colpi al minuto per fucile: l'arma a ripetizione si utilizzerà nel modo più completo ed il tiratore più libero nei sL1oi movimenti avrà agio di coprirsi meglio; il comandante di un reparLo si limiterà ad indicare la distanza, la::;ciando che ognuno si regoli secondo le circostanze: serviranno di norma e di freno per il soldato ad un eccessivo consumo di munizioni gli av,·ertimenti dei eapi 1 le regole di istruzioni impartitegli, la visibilità del bersaglio e la

impos~ibilità di continnare troppò a lungo un tiro accelerato a causa della stanchezza che sopravviene dopo un certo numero c1i colpi. Sarà necesstHio un aumento, e non lieve, nel muuiziouamento assegnato a ciascun ::;oldato di fanteria; ma questa è semplice q nesti on e di voler e e cli denaro : sì l'uno r.he l'altro non sono discutibili in argomento tanto vitale. L'attuale fucile a ripetizioue, usalo poco a ripetizione e molto a tiro lento, si può paragonare al vapore applicato in passato alle n avi insieme alla vela. Questa doveva ser vire come normale sistema di propulsione: il Yapore si considerava come a ccessorio, destinato a supplire eventua lmente il vento: si temeva la soverchia spesa,1 si temeva la deficienza di carbone, si temevano i guasti alle macchine. Quando gli armatori si avYidero che ques~i t imo1:i erano fantastici e che la celerità dei trasporti compenstwa ogni altro elemento negativo, il ,apore divenne l'unico motore impiegato. Una simile evoluziono è pl·evedibile per la ripetizione nelle armi; questa si è considerata tiuora come un mezzo da adoperarsi solo in casi eccezionali, per e,itare un soverchio consumo di munizioni e per ottenere una teorica maggioro effìcacia per ciascuu colpo sparato e mirato con calma, senza cnrare se l'insieme dell'effetto conseguito potesse essere o no superiore in pratica a quello ottenuto sparando in più bre,e tempo un maggiore numero di colpi. Dimostrato ora che effettivamente col tiro celere si ottengono maggiori risultati mort11i e proporzionalmente anche materiali, non i"i è ragione per non adottare in modo definitivo questa specie di ,tiro come normale. R iguardo alle truppe di rincalzo, le formazioni. a squ adre ·e plotoni affiancati se, teoricamente, presentano minore vulnerabilità nella mar cia avanti soUo il fuoco indiretto dell'avversario, in pratica il 1/0 dei punti colpiti sulle medesime nei successivi sbalzi, per le ragi oni già addotte, si avvicinerà piuttosto ai massimi che ai minimi riportati. In conseguenza sarà in' genere preferibile la catena rada, alle formaz ioni di fianco, che converrà abbandonare anche

1182


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Lit FORMAZIO:s'I DELLA li' ,IN'.1:E.R I A

per utilizzare il ·fuoco dei reparti di rincalzo, i quali, pure rimanendo dietro le truppe di a·vauschiera, serviranno a costituire più linee para.llele cli fuoco, sfruttando meglio la grande gittata delle arini portatili attmdi e compensando largamente la minore densità lineare proposta per le catene impegnate nel combattimento a fuoco . Riepilogando 1a formazione che in base ai risultati di tiro esaminati sembra preferibile in a.vvenire per i battaglioni di prima schiera, _a meno cli trovare terreni completamente e :fittamente coperti, sarebbe su tre o quattro c~1. tene rade, succedentisi a distanza reciproca superiore almeno alla metà della profondità della zona dominata dai fucili avversari. Per i battàghoni di seconda schiera la protezione dal fuoco avversario, anzichè nelle formazioni, d.o vrà ricercarsi nel t erreno; nè sembra il caso di discutere o di modificare· i principi che attualmente si seguono nella loro condotta~ basterà tenere presente che per avanzare nelJa zona battuta. a rincalzo delle truppe di avanscbiera essi dovranno a loro volta proceclere disposti in successive catene rade, distanziate ' r)er non soo-o-ia,cere anzitemJ)O al fuoco efficace della00 . fucileria o dell'artiglieria avversaria. L'azione attuale' combinata della fanteria e dell'artiglieria stante la r ispettiva cresciuta potenza, più ·che .a preparare l'urto è destinata al logor amento dell'avversario; se nelle guerre del pt,,ssàto, dopo l'invenzione delle armi da fuoco, furono rare le azioni corpo a, corpo, meno frequenti ancora esse diverranno in avvenire: specialmente in senso frontale; tutto al più saranno i battaglioni di terza schiera che, con larghi movimenti aggiranti: cercheranno di giungere al coperto sui fianchi dell'avversario sfinito nell'azione fron tale dal fuoco . per cacciarlo materialmente dalle posizioni occupate. La disposizione delle truppe d'attacco in linee sottili procedent i a rincalzo una dell'altra fino a, fondersi ma.n mano al limite delle · distanze di. fuoco efficacissimo dall'avversario, mentre rappresenta· una minore densità d'uomini per

DI li'RON'l'E AL FUCILE ODIERè\O

1185

unità lineare, porter.'.i ad una _maggiore estensione fron tale profondità per i singoli reparti e richiederà un inquadramento più robusto delle unità organiche. Darà nel' ~empo stesso maggiore efficacia all'azione :fiancheggiante reciproca dei vari tratti di fronte cli battaglia utilizzando meglio la grande portata delle armi attuali e pe1;mett~ndo di spara1:e -contemporaneamente su più linee e di non mterrompere 11 fuoco facendo avanzare negli sbalzi alternativamente e successivamente le varie linee attraverso gli intervalli di quelle a11tistanti. La vulnerabilità dei reparti combatte11ti, ·o ltre che diminuendo11e la densità, si potrebbe rid.urre ancora limitando per ciascun individuo la superficie esposta, ossia fac~11do marciare normalmente il soldato, quando è sotto l'az10ne <lel fuoco, a schiena curva: oppure addirittura carponi a terra. Da esperienze eseguite a Parma presso la Scuola ,centrale di tiro è risultato che le v ulnerabilità dell'uomo in piedi a testa alta, in piedi a schiena cur va. od a t erra carponi st anno fra cli loro a.ll'incirca come 4 : 3 : 1. .Non sembra per altro ta,le sistema consigliabile nell'istruz10ne, perchè porterebbe a dannose considerazioni morali e d'altra parte sarà attuato certamente in più di una circostanza senza bisogno di speciale ~1dclestramento. .0

I~e deduzioni tattiche fatte fin qui in base allo studio teorico delle vulnerabilità trozano una conferma in recenti fatti di guerra. L a campagna anglo-boera nel Su~l-Africa, }Jer quanto condotta in una r egione e con mezzi assai dif· ferenti da quelli che si metterebbero in opera in Europa e combattuta con troppa inesperienza, impiegando i nuovi cannoni a tiro rapido in scala assai ristretta, 1mr nondimeno è ricca per noi di insegnament,i ÉLnche nel campo tattico, perchè presenta il primo esempio di avversari m uniti ent rambi esclusivamente di polvere infume. La fanteria inglese fu obbligata ad abbandonare le sue a.i1tiquate formazioni di manovra, non perchè i Boeri dimostrassero un'indiscutibile abilità nel coprirsi o perchè


DI FRON'l'E AL l!'OClLE ODIERNO

1186

J,E FORMAZlOè-11 DELLA F.AS'l'EH1.A.

presentassero ùna resistenz~1 maggiore dell'ord inaria, ma soltanto per il fatto di avere di fronte avversari armati di fuc ili. da 7 millimetri, sistema Mauser a ripetizione, con velocità iniziale di 728metri, gittata di 4000 metri e radenza di GoO metri contro fanteria. Ciò che è avvenuto per gli Inglesi si riprodurrà indubbiamente nelle future guerre per qualsiasi combattente, dal momento che si è accentuata una nuova tappa nel progresso bali:;tico delle armi da fuoco dall' in· venzione della polvere ,da sparo in poi e quindi deve riseutirne la tattica. Nei combattimenti : specialmente in <J. uelli sul Tugela e sulla Modder, si è dimostrata la necessiià per htv.venire di scartare ogni attacco fronta.le, di avere linee di fuoco molto rade, con indi \"idui in media a quat- . t ro passi eh intervallo e di tenere i sostegni, anzichè in formazioni compatte che sarebbero presto distrutte anche d ietro ostacoli, in orcliue aperto, con le varie linee a 150 metri di distanza a.Imeno l'una dall'altra ed in g rado di fare fuo co simultaneament e; per le riserve la posizione più opportuna apparve snlle ali , per potere agire sui :fianchi e sul rovescio dell'av versario; al munizionamento si dimostrò indispensabile di sacrificare ogui altra necessità dell'equipa,ggiamento per renderlo il più largo possibile; nel primo schieramento si impose cli mantenere un a maggiore distanza dall'avversario e di disporre di unità più manovriere, agili e snodate per ~1clatt arsi meglio al terreno e profittare delle sue favorevoli condizioni; più che nella posizione, il cui valore è stt1zionario, si vid e che la forza attualmente risiede nei mezzi attivi sviluppati al massimo grado . . Questi principi emergono chiaramente dagli studi tatticì pubblicati dai più c_ompetent i scrittori sulla guerrn del Snd-Africa e cito tra questi: quello dell'ora defunto capitano Gilbert: La guen·e su,cl-af1·icaine e quello del mago-iore Callwell: Tactics of to clay, che videro la luce nello o . scorso an no. Ai medesimi principi sono informate le disposizioni per la « Condotta . delle tre armi )> ( Combinecl tra-inings) diramate il 1° ma.ggio 1902 all'esercito inglese da.I suo comancfa,nte in capo, maresciallo Lord Roberts : nelle

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qua.li la cresciuta importanza del ~uoco traspare dappert~1tto ed è stabilito che ciascuna formaz10ne debba tendere a ottenere la massima intensità ed efficacia di t iro e che per svilup pare un attacco la fanteria sia cl.isposta s_u tre linee : la· prima destinata ad esplorare ed agire con 11 fuoco (~splor atori, cacciatori e sostegni) ; la seconda, quelle delle riserve parzi~li, per rinforzare e completare Pattacco; la t erza per costituire la riserva generale. . Secondo le nonne regolamentari per. l'ordine sparso (Skfr· 'l'iiishùi.g) dell'esercito inglese, le successi ve linee per lo attacco debbono disporsi in catena una dietro l'altra, avanzando per cluanto possibile al coperto e tenendosi a d istanza, cli tiro decisivo :fino a fondersi gradualmente ecl avere al momento dell'attaco una densità non superiore ad. un fucile per metro lineare. . Concetti analoghi ai precedenti sono espressi .nel recente libro sulla Tacfaqite des t1·où1 a1·1nes del generale francese Kessler riassunti dalFautore nel comando: « Suivez-moi », che do~rebbe essere l'unico di un capo reparto di fanteria nella zona battuta dal fuoco . . Ecco come si fanno strada nuovi concetti circa le formazioni tattiche delle fanterie in armonia all'accresciuta potenza del fuoco delle armi portatili e di quello dell'ar~ tiglieria; le esperienze dei poligoni tro'i,ano conferma n_E'1 risultati dei campi di battaglia e non è lontana l'epoca m cui bisognerà porre mano ad adattare ad essi i regolamenti d'esercizi. · Le prevedibili modificazioni tatt iche avra1~no una _ripercussione nelle disposizioni organiche: le attuali enormi compagnie di guerra, che sono l'espressione ultima alla quale è giunta l'esagerazione del principio delle masse armate: non potranno più sussistere in . avvenire, perchè le fronti da occuparsi sfu ggirebbero al comando ed al controllo dei comandanti·, bisoo·nerà tornare alle compagnie più esigue e b .. più manovrabili impieg~te nelle epoche passate, non superion ai 160 uom1m. Questa limitazione della forza porterà a, non


1188

LE FORMAZIONI O~LLA F..\X'l'ERIA

rl.overe più incorporare all'atto della mobilitazione nelle unità co~batten ti . uomi.ni. i quali non aiano sotLo ogni riguardo fis1camento 1done1 alle fatiche e si elimineranno molte dell e difficoltà organiche 0 logistiche che oggi si presentano in guerra. Compagnie di 160 nomini, accuratamente scelti con 251:J cartucce ciascuno equivalgono numericamente ad altrettante di 250 uomini con 162 cartucce di dotazione individuale e si equilibrano riguardo alla potenza offensiva nell'~mità cl i t,e~po, quando sia ammessa una rapidità di tiro d1 poco superiore all'attuale, tanto più che s.ull'ofilcacia influirà utilmente il disporre di uomini meglio seleziona( i o che sappiano meglio valersi del fucile. Moralmente le ?omfagnie più _Piccole acquisteranno maggior valote, sia per 11 pm robusto mquadmmento, sia per le minori perdite cui ~aranno soggette, a parità di ogni al tra circosl.am:a, per 11 semplice fatto di i mpiegare catene più rade. L'unica difficoltà che apparentemente può presentare Ja ma.g?i?re normalo celerità di tiro e quindi il maggiore ~tm1z1on~mento da darsi al soldato ed a ciascun reggimento d1 fant.ena come prima riserva, è sul modo di provvedere al suo trasporto. Non sembra per altro che il problema . manchi di soluzioni, le quali si raccomandino a titoli àiversi. Una tra le raccomandabili consisten~bbe nell' aggiungere all'attuale equipaggiamento del soldato di fanteria una borsa.zaino, da portarsi in cintura inferiormente allo zaino ed indip~n~ente dal. medesimo, capace di con tenero i cinqu e pacchetti d1 cartucc1e attualmente trasportati uella cartuccera dello zaino. Nelle condizioni ordinarie q~1est' ultima sarebbe vuota ed il soldato risulterebbe in migliori condi~ioni p ~r marciare, avcn~o alleggerito lo zaino e disposto 11 maggior peso sulle rem, abbassando il centro di gravità dell'intero carico. Prevedendosi un combattimento non si ' zaini ·u,vrebbe che a fare riempire ciasc una cartuccera do<Yli b con cinque pacchetti di cartucce, da prendersi dalla riserva reggime.ntale. In Lale guisa ogni soldato di fanteria disporrebbe d1 90 cartucce oltre le 162 di cui già è provvisto, ciò che rappresenta appunto il totale desiderato di 252. L' au-

Dl l!'RO~'l'E AL .F'GCI f,E ODIERNO

1189

mento di peso che momentaneamente graverebbe sul soldato s a~ebbe di chilogrammi 2,850 circa ossia chilogrammi 0,850 per la bors!l.-zaino - peso determinato sperimentalmente e chilogrammi 2,000 per i cinque pacchetti di cartucce : peso che evidentemente diminuirebbe con il graduale consumo delle munizioni e sareb-be meno risentito da nomini in meclia più robusLi degli attuali. . La questione sarebbe pertanto ridotta. a trasportare gh accennati cinque pacchetti per ogni armato di fucile al seo-uito dei battaglioni, ciò ché per quattro compagnie rappre:enta 3200 pacchetti, ossia 33 casse complete da imballo, deì peso totale cli 1716 chilogrammi. Questo carico richi~de a primo aspetto per il trasporto due carrette da battaglione, .s opprimendo quella attuale per zaini da cartucce, nella quale il peso mor to degli zaini ò enorme e non rispondente .all'ideale del rifornimento, rappresenterebbe l' effeLtiva aggiunta di una carretta ad ogni battaglione, portandole in complesso da cinque a sei. Quando si consideri 1)er altro la minore forza proposta per le compagnie e conseguentemente per il battaglione, e ,quindi la logica riduzione negli oggetti d'equipaggiamento generale da trasportarsi. a.l seguito, si può senza; tema di errare ammettere che le cinque attuali carrette sarebbero sufficienti per il trasporto della desiderata riserva di munizioni per un battaglione. Queste proposte sembreranno forse arrischiate: è tutto un sistema nuovo che sorge e travolge t eorie ed applicazioni fi. nora accettate sebbene mai siano state realmente viste in . atto. Nella 'seconda metà del secolo testè tramontato l'azione tattica si è ritenuta essenzialmente come funzione dell'urto materiale della massa· inerte, formata dalla moltitudine d'uomini che I::)o-li attuali ordinamenti militari permettono cli inquadrare in guen·a, anzichè sotto l'aspetto della utilizzazione integrale ed assoluta degli effetti delle armi da fuoco. Oggi bisogna considerare diversamente il problema e Yedere se, a parità di risultati conseguibili, sia preferibile )


imo

LE }'OR~ .\ ZIO!'<I DELLA l;'AX'l'E RIA

lanciare sul nemico, per infrangerne la coesione, una massa d'uomini od una massa di piombo . J o pr opendo senza r iserve per questa seconda soluzione e credo che chi la segL1irà per pr imo otterrà il vantaggio cli alleggerire gli otlierni eserciti, divenuti di volume . e <li peso ingombranti e poco manovrabili) nei quali le esigenze logistiche superano tutte le altre, mentr e dovreb~ bero aver e il sopravvento quelle strategiche e tattiche. Sarà. nn primo passo verso quel futuro preconizzato dal generale von Goltz, quanclo_·u n n uovo Alessandro, alla testa di un limitato esercito fortemente organizzato e potentemente armato, sciolto da ogni impedimento eccessivo, potrà avere r agione delle masse armate clel t ipo odierno. Modena, 1'1 marzo 1903.

Colonnello

F ELICE DE C rr.aUlUi:\D DE comandante del 39° (anieria.

S.' Eus'rAOH E


A LLEGA.TO

N. 1.

R·iepilogo dei risultati ottemtti nelle QSJJe1·ienie det 1902 contro i va,ri bersagli collocati su terreno pa·rallelo alla linea di 1ni1'a.

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punti colpiti punti co lpiti punti colpi ti punti colpiti punti colpiti

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Bersag lio A (catena ordinaria) l 1.2 1.8 13 O 8.3 1.4 9.7 6J) 1.2 7.7 7.9 1.6 9.5 6.0 1.4/ H j 4 9II !.l 6.01'1.òl l. 4/ 8.9 Uersag-lio B (squ adre affiancate per 1 r 1 1 di fianco ad inte rvallo di spiegaI I I ti fileiltO) , , . , , . . , , , D.O 1.9 10.0 6.4 1.1 7.5 4.7 1.1 5.8 4.3 l.4 5.7 3.3 1.014.3 2.8j 1.0 3.8 5.1 , 1.2 0,3 Cl H: Bersaglio C (squ ad re a ffiancato per 2 1

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I I

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I

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I

3.2/ I

I

I

di fi anco ad intervallo di spiega/ fu mento) . . . . . . . . . . 10 4 2.2 12.6 5.7, l.4 7.1 4.1 1.0 5.1 5.9 1.9 7.8 4.1 1.5 5.6 1.2 4A 5.G L~ I '7.1 ~ Bersaglio JJ (pl otoni affiancati per 4 j j t; ad in te.r valli di 50 m.) . . . . 16.5 1.8 18.3 9.511.2 10.'7 'i.5 1.1 8.6 7.1 1.9 9.6 6.4 1.9 8.3 4.6, 1.3 5.9 8.7 1.5 10.2 ;

_ ______________.;...__~_ _ ,..:.___:,._ _;__1:____;1_~______1 I

Prendendo per uni tà il ris ultato ottenuto cont ro il bersaglio A sia coi soli colpi di lancio e sia col to tale

dei colpi di lancio e di rimbalzo, si ha : pel bersaglio .t1 • • , • • pel bersag l io B . pel bersaglio e . pel bersaglio JJ •

.

-I 0.8 - ,

i:o 1.0 -

I

_ _ ,_ ,

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I . I I I

1.0 1.0

1.0 1.0 -

l.~ 1.01- 1 1.0 o.6 o.i o.7 ..... 0.5 0.6 0.8 0.8 1 0.9 0.7 - 0.'7 0.8, - , 0.8 ~ o.7 o.6 - 0.1 o.si - o.8 1.0 0.'1 0.9 1.2 i-.i. 1.1 0.9. - 1.0 1.2 1.1 1 l.2 j - I 1.1 I 1.0, - 1.0 1.1 1.5 - , ].'.I 1.1 .iY.U. - Coo tru i 1Jcrsa li collocati alle dislanze di 450, 600 e ,oo u1. ru <'seguito il ruocu accelerato coll a cclcrilà n1ccfo. di ci rca i2 colpi al -i' , e, 9 coll o.ca ti alle di::;ta11zc cli 800, 900 e -lOOO m. fu cseguiL.o fuoco 01"Llina rio colla l:elcrità di çirca Gcolpi al !'. contro quel1i

i.o

1.0 I.O - , LO 1.0 , 0.8 0."7 - 0.8 0.5 -

o.71

0.6 0.6 -


1192

1193

DI FRONTE .AJ, FUCILE ODJERXO

LE FORMAZIONI DE LL A .FANTERIA A LLEGATO

A LLEGATO

N. 2,.

N. 3.

=-=---.-~ Catena a iOO m. .::iostegno a 900

Linea d, fuoco a 450 m ~ Truppe cli rinc,1lzo a 600 in.

Compainia del gi·osso che avanza clii 900 a 700 m. con la prima linea

Nemico in caton1L ordinari,1 facen te fuoco ordinario

.Nemico in ca tena fi tta

Nem ico in cat,r na 01·dinaria facente fuoco or(linario

- · - -- ,; --- - -- - - _ , facente fuoco accelera1,1 PORllAZIOi'il DEL SO~TEG!\O

Tempo impiegato

I

Punti colpiti sul ber:;aglio

Tempo / impiel!ato

r

soste;.:ao

eia!

sostegno

<fai

FOI\JJAZIO'.'.I

J>unti colpiti sul hersaglio

DELLA CO.II PAGi'ilA

I

per . . n per co r(>Ortorsi Jn io di rg:;~sa in in 111 1iriea direzione direzi(lne li tratLo dirt:zione direzione 1 (I corsa normale / <h 45• a lergo normalo di 45• della

j

II

con le squad re affiancate po r l.

iI

di cor~a direzione tra llO ;, tergo I in normale della catena

in 1lirezio11e cH .1,.5•

69''

71,2

50,1

I)

22,5

29,'1

69" f 17,8

Plotoni affiancati a 6 passi, per 4

>l

14,5

29,'i

12,5

49"

'11,0

54,5

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8,8

45,'1

I

Plotoni affiancati a 6 passi, per 2

1'1,0

"

13,8

60,(i

Plo ton i a ffiancati

a 15 pass i, per 4

))

14,5

!i5,9

))

7,7

'71,5

Plo~oni affiancati a 15 passi, per 2

))

8,8

56,0

<li fianco pe r 4

con le squadre affianca te per 2 .

dalla com1>ag nia a 1ie rcorrere

111 colonna

In linoa

'I

Plotoni :

<l i fianco per 2

I

.

cate na

in linea

I

Tem110 impiegato Ponti colpiti sul hcrsaglio

)I

3,6

16,5

l

6,4 3,5

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26,0

69,5

13,6

'1.2,5

Plotoni affiancati nd intervallo di spi1:;gamento, per 2 .

I

/I+,

f)

111,2


1194

NOTE SULLA PEN'ISOLA BALCA:"IICA

NOTE SULLA PENISOLA BALCANICA I. PREMESSA. I recenti avvenimenti della penisola balcanica hanno richiamata l'attenzione al complesso problema della questione d'Oriente. Coordinare i termini di codesto problema, raggrupparli per affinità di processo storico, geografico, politico e sociale; analizzarli nella loro entità reale per cimentarli poscia al tentativo di una sintesi che tutti li abbracci, è lo scopo d~llE) presenti note. L'abbondanza. degli elementi analitici a tutta prima ne ha reso dubbiosi nello studio dell'ardua questione. La Balcania è infatti terra dai ~tdtiformi aspetti dell'etnografia, della storia, della religìone, della sociologia, dei corsi e dei ricorsi dell'umano incivilimento. L'architettura intricata della regione tributaria di quattro grandi bacini marittimi - l'Adriatico, l'Jonio, l'Egeo ed il mar Nero - la sua storia a contatto con due grandi civiltà l'ellenica e la romana - la sua fede religiosa çl. conflitto con due grandi credenze, la cristiana fratturata an· ch'essa in varietà di dogmi e la mussulmana, - l'et.nogra · fia svariata, che tocca da una parte il ti po puro, la scheggia eletta del primitivo arianesimo, cioè l'albanese ; e, dall'altra l'accozzaglia di stirpi svariate coe.,istenti in una medesima terra, cioè la Macedonia - la costituzione statale disparata le manifestazioni diverse dell'etica individuale e collettiva tali sono i termini essenziali in antitesi nel complesso problema.

1195

In sostanza, da un cumulo incomposto di elementi di analisi, erompono dissimiglianze, contraddizioni e divergenze. Eppure, sorvolando sulle manifestazioni accessorie, una linea maestra, una curva che tocca i vertici di codesti ter mini discordanti ·a tutta prima, sussiste. Conviene coglierla, allo scopo di fissar chiara nella mente la varietà nell'uno e l'uno nella varietà. Una tale sintesi può fornire anzitutto l'indagin.e storica, appcggiata all'indagine ed alla comparazione della geografia positiva. Le correnti migratorie che vennero dagli estesi altipiani dell'Asia attraversarono la vasta penisola balcanica a g uisa di grande ponte; e vennero ad accalcarsi a folla su per la stretta che forma il doppio arco di rilievo transilvano e oarpatico, contro al dinarico. Di là dilagarono per l'ampia terra tutta bacini, tutta acròcori, fatta a posta per dar consistenza alla federalità· delle genti e per perpetuarne attraverso i tempi un vero e proprio campionario etnografico. Raggruppati per affinità, o meglio per differenza, codesti brandelli etnografici vennero a comporsi in quattro schiatte essenziali, cioè la greca, la romèna, la slava e la schipetara o albanese; destinate ::t.d essere asservite per interna debolezza da una potenza unitaria, che fu dapprima il ferreo ordinamento statale di Roma, poscia il blando vincolo del governo di Bisanzio, infine l'imperio militare di Maometto. L egittima difesa, motivi d'imperio di una nazione federalista per ecc~llenza, sollecita per le sorti 'di altre genti pure destinate al federalismo, ragioni di fede, spinsero dap· prima l'impero d'Austria ad affacciarsi alla penisola balcanica soggiogata dai musulmani. La .marcia tremenda delle vittorie turchesche era durata trecento anni di lotte sanguinose, di sofferenze inenari-abili; quando le armi imperiali del principe Eugenio di Savoia le arrestarono finalmente su per le sponde della Sava. Alle armi imperiali successero a rincalzo le moscovite. Nel 1829, la pace di Adrianopoli restringeva ancor più i


1196

N O'l'E SULLA l:'ENJ:SOLA ·BALCAN_ICA

NO'.l'E: SULL A PENISOLA BALCANICA

limiti del dominio della Sublime Porta, strappandole l'E l. lade : da ultimo, il trattato di Berlino le dava un n uovo ed efficace crollo. La Turchia perdette allora il tributo che le veniva ancora da R omania e da Serbia, e fu costretta a. rinunziare al d iretto dominio sulla Bulgaria e sulla Rumelia. La sovranità assimilatrice della penisola balcanica passava così, successivamente, dall'Austria alla Russia. R agioni di interessi positivi, coni.misti a moventi di sentimentalismo nazionale, motivi di equilibrio economico ed etnografico avevano sospinto· quest'ultima potenza sulla via del Danubio e della Maritza: v'era marciato alla testa Cat~rina II, che volle il dominio sul Mar Nero e la signoria dei traffici moscoviti sopra di esso. Occorreva infatti alla Russia assicurar ùno sfogo ai ricchi prodotti della Siberia e dell'Asia anteriore sulla via del Bosforo, commettendoli al favòre delle stirpi sorelle della penisola balcanica. Codesta via era. allora la più sicura, la più adatta e la più rimuneratrice nella bisogna. Ma le linee maestre del_l'incremento economico, agricolo ed industriale della Russia evoluzionarono dai tempi di Caterina II. · I recenti progressi della nazione moscovita nei bassopiani siberiaci, verso i. mari della Cina e verso l'Estremo Oriente, rivelarono nuovi indirizzi e nuove vie al transito delle ricchezze dell'impero slavo, che vennero spostandosì, a grado a grado, dall'Oriente balcanico all'Oriente mongolico. Il trattato di Berlino segnò per così dire la pietra miliare in codesta evoluzione degli interesssi e delle aspirazioni moscovite. Tenuto nella capitale dell'impero tedesco ai danni del russo che vide mutilata l'opera sua di ricomposizione nazionale delle schiatte balcaniche sorelle, con l'asservimento d i B osnia ed Erzegovina all'Austria e con la restituzione della Macedoni11 , diventata per breve ora bulgara, al governo d i Costantinopoli; il trattato di Berlino significò il tramonto dell'influenza rrio.~covita nei Balcani ed il ritorno della so-vranità austro-tedesca.

1197

L'impero austro-tedesco ereditò adunque dalla Russia l'egemonia: non potè però sostituii-vi le ragioni di affinità etnica come il moscovita, ma in difetto di esse vi surrogò una fo rmula assai acconcia di governo, cioè la federativa che è l'etichetta del suo ordinamento statale. Cosi la sintesi storica conferma l'ingerenza ·delFimperio austro-tedesco nei Balcani, prima di Caterinè:l. II e dopo il trattato di Berlino : attorno a codesta sintesi s'eguagliano differenze, si spianano antitesi, si ricompongono divergenze nell'ordine ,della storia e della polit ica positiva. ·;:**

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Codesto postulato dell'induzion e storica il · quale assegna oggidì all'impero austro-tedesco una parte polit ica predo- . minante nei Balcani, destinata a soverchiar con il tempo ogni vestigio della st1premazia moscovita che rivolge altrove le sue mire e le sue ricchezze, trova valid issimo appoggio nell'induzione geografica pura. Conviene però ricordare, a questo punto, le linee maestre delle direttrici di riiievo che percorrono la vasta penisola ; dappoichè l'istoria è figlia gen uina della terra in cui. fer menta, si agita e feconda. L'~rco alpino prolungato al di là della soglia di Nauporto (dove gli slavi s'affacciarono alle Porte d'Italia, e lasciarono brandelli della loro carne su per le valli friulane) in dirittura pressochè lineare, a grandi fasci corrugati verso . Vienna, ripiega ininterrotto nell'arco carpatico per inflettersi di bel n uovo, oltre alle Porte di F erro, nell'arco . balcanico. In sostanza, un'enorme anfiteatro a settentrione della Sava e del Danubio, che ha per tn1tto carat teristico dell'etnografia e della compagine sociale e politica delle genti che lo popolano la singolar varietà delle stirpi; e per tradizionale forma di governo la più adatta all' uopo, cioè la federativa. Ora codesta nazione è attratta naturalmente per la via del1a Morava e della soglia serba, al solco del Vardàr da una 76 -

ANN O X l.V III.


1198

NO'l':E S ULJ,_\ PltNlSOLA. BA I,CANIGA

}

parte, cd a quello della Maritza dall'altra, per smaltir lungo di esse i prodotti dell'industria mirabilmente cre::;ciuta nell'interno ai porti di Salonicco e del Bosforo. St3rbia, Buigaria, Macedonia e Rumelia orientale appaiono direttamente comprese in quest'orbita degli interessi e delle influenze austro-tedesche, perchè attraversate dalle linee geogra,· fiche maestre dell'architettura balcanica. Ma la barriera montana di occidente, composta dall'arco diuarioo che si svolge da nord-ovest a sud-est, .per fratturarsi nella rovina geografi.ca dell'Ellade e riprender posoi,ì, al di là dall'Egeo cosparso di scogli, il suo giusto corso ne l mezzodì dell'Anatolia, mentre .l imita da occidente il giro della penisola fa. capo da settentrione contro l'arco alpino, e quasi lo tocca, sì da formar, sotto certi aspetti, sistema. Sull'opposta riva dall'Adriatico si protende un altro rilievo montano, che ha origine e caratteristiche comuni con l'arco dinarico dei Balcani: il rilievo alpino entrambi li raccorda e rinsalda quasi in un unico cerchio di alte terre che degradano all'Adriatico. Tradizioni di incivilimento, rap· porti di storia, vincoli di. traffici hanno, in ogni tempo, accentuato e colorita codesta reciprooanza delle ragioni geograiìche ohe sussiste tra gli abitatori dell'una e dell'altra riva <li quel mare ohe fo denominato un tempo « il golfo di Venezia ». Una cimosa littoranea di genti diverse per origine popola l'arco dinarico, attratte iu ogni tempo per ragioni storiche -e geografiche imprescindibili, prima all'imperio di Roma, poscia a quello della Veneta Repubblica; che vi lasciò orme da gigante. Una gente dalle pure origini etniche, dalla · singolar :fisionomia autonoma nei riguardi della politica, fiera e fedele alle tradizioni sue, abita l'estremo dell'arco d inarico; là dove esso più si rinserra alla costiera italica, sì da stenderle la mano per via di una soglia sottomarina. ~8 questo il. popolo Schipetaro o Albanese. Di conseguenza, mentre le alterne e varie vicende del le popolazioni della Baloania., al di là dall'arco dinarico, appaiono naturalmente attratte e collegate alle sorti del le

NOTE SC..-LLA PEXISOLA DALC.AXIC.\

1199

.genti russe o austro-tedesche, le quali ultime che trovan o nel loro grande .fiume collettore, il Danubio, la via maestra dei contatti e delle reoiprocanze; le vicende delle stirpi slave e sohipetare che prospettano a.Il' Adriatico, appaiono tributarie dell'influenza italica, fondata dalla grandezza di Roma e ribadita dallo accorgimento statale di Venezia. Nell'eqnilibrio delle due tendenze tradizionali, nel contemperamento reciproco dei due grandi interessi politici ed economici delle genti austro-tedesche, da una parte, e delle italiche dall'altra, rispetto all'avven'ire dei Balcani, consiste la. soluzione equanime del complesso problema dell'odierna ·Turchia d'Europa. Un esame analitico degli aggregati nazionali ohe più interessac.o la questione, è destinato appunto a fornir gli elementi di giudizio per una sintesi razionale.

Specchio sincronico delle influenze austro-tedesche e russe nei Balcani.

Russ1.

AUSTRO - TEDESCHI.

Guen·e difensive. 1526. l3 battaglia di Mohatsch-Occupazione di Buda - Pest.h da parte dei turchi. Hi2!J_ Soli mano assedia Vienna. 1547-1549. Guerra dei fre anni. L'Austria pag-a un tributo alla

Porta. 1683. Kara ì\fustara assedia Vienna - Liberazione di Sobieskì. Hi86. Ripresa di l3uda - Pesth. 1687. 2" battaglia cli 1Iohatsch - l Turchi perdono l'Ungheria.

1689. Campagnn. di Sertia - Bul• garia e Maccdonìa.

1


N'OTE SUL L A PENISOLA BALOA:N'ICA ::S O'l' ill SDLLA PEN:CSOLA BA1,0ANIOA

1200

Russi. AUSTRO - Tl!:DESCHl.

RUSSI.

-, r

0 uet"l'e pe1· lo sbocco nel Mar· Nei·o.

f· I

1695. P ie t ro il Grande conquista le fortezze tu rc he del conflue nte del Dnie pr. 1696. Conquista di Azov. 1698. Presa di Perecop.

!

1698. PACE DI CARt.OWlTZ . 1111. l° campagna di Moldavi a Pace del Pruth.

Guerre oj/'ensive.

TRAT'l'A'l'O Dl BERLINO (13 luglio 1818). 18'18. Campagna cli Bosnia ed Er-

zeg·ovina. 1882. Campagna di Erzegovina, Bosnia Meridional e · e l(ri voscie.

1'i3lì. 2" campagna cl i !\·[olclo. via.

LA

DI

J:IELGRA DO.

SERBIA p. LA VALACHI,\ RIPASSAN O AL 00'.\l!N!O MUSUL '.\fANO.

S pecchio comparat ivo clelle campagne di guerra d ei Rus s i ed Austro-Tedeschi nei Bal cani.

Cam pagna dei 5 a n ni · T rattato di Kut sciuk 1144· ) Kaioardgik. l '77'9. Coqfereo1/.a d i Costantinopoli - Conqu ista della. Crimea. 1783. Annessione della Crimea.

1169

Ì

1783-1793. CAMPAGNA DEI PACE

DI JASSY

AUSTRO - TED ESCHI.

1825-26-2'7. Guer re pe r l'indipendenza ellenica. 1828-1829. Campagna de i Princip:iti Danubian i. 1833. T ra tta to di Unciar-Skclessi Occu pazione del Bosforo ed escl ù· sione delle nav i da g uerra s tra n iere d a l Mar Nero. 1835. Trattato d i Pie troburgo. 1839. Gu erra dei Principati. 1853-1856. l" Guerra d'O r ie n te P ace d i Par igi (30 maggio 1?56). ;J.8'ì5-18'i8. 2• G uerra d ' Oriente T rattato d i S . Stefano (3 ma rzo :i8'i8) .

l '11'7. Il Principe Eugen io d i Savoja conquista [lelgrado. 1 '718 {21 luglio). Pace d i Poj arcvatz - Supremazia a ustri aca in Serbia.

l'i'39. PACE

120 1

Russ1. Secolo Secolo Secolo .Secolo

P m NC!PATl DANUBJA.K !.

(9 gennaio l'i93) - PHOGRESS! Russi

AUSTRO·'f EDESCHI,

X VI. X VII. 3. X VÌII. Hl. XIX. 18.

5. (1)

4.. 2.

2.

IN BES3A RABIA.

(tJ Compresa la campagna del -1496 terminata con la disfatta clegl i Imperial i a Ni-

18 10-1.812. P ace di Bukarcst {16 m aggio 18 12) - Auton omia del!a "t>.l oldavia e Valachia - Autonomia S erba.

<iopo li (28 settfmllreJ. ),

Not1t. - I dati statistici re lati vi alla. c()mpi h1zione ciel presente specchio sincronico son.o S l;i ti ricav,1ti dall' opera dell'Ami-Bouè • La Turquie d.' /Jurope, e comple tati con

·dati d 1 fatto poi trir iori alla pubblicazione della dot ta opetn .


1202

NOTE SULLA PEXISOL.\ l3ALCANIOA

~0'.1'1~ SUl,LA Pl•:XISOL.\ BALCAXlCA

I. La Macedonia. GEN:b:RALITÀ.

Fu la Russia, da prima, che rivolse i suoi sguardi all& provincia macedone e proclamò gli slavi che l'abitano, cr istiani e fratelli. Per venticinque anni, dalla g uerra di Crimea alla g uerra dei Balcani, essa lavor ò incessantemente per elevar la coscienza nazionale delle genti tributarie della vallata. del Vardàr. E la. Ma.cedonia, intorno al 1850, era la più tranquilla e più rassegnata di tutte le province dell'impero turchesco : essa subiva., anzi accarezzava, lo sfr uttamento che delle sue terre facevano i commer ci ellenici. All'indomani della guerra di Crimea, la Russia sta.bili in Macedonia il centro della sua crociata panslavista: per ~trappar codesti fratelli slavi alla barbarie turchesca ed alla ùOrr uzione ellenica., quell'impero, per venticinque anni, (1853-1878) fomentò e bandi la ribellione contr o i legittimi signori della provincia. E - si noti - n on soltanto eccitò i macedoni contro il potere temporale di Costantinopoli, ma eziandio contro il loro sovrano spirituale, cioè il Patriarca. La Russia credette d'aver adempiuto al còmpito suo nel 1870, quando i macedoni r ifiutarono obbedienza al Pat riarca : in suo luogo, per in framettenze moscovite, fo creato un Esarcato Slavo che si assise a Costantinopoli, in antagonismo al Patriarca ellenico. - L'opera spirituale era già matura quando venne a compiersi la temporale della r edenzione macedone con il trattato di Santo Stefano · che tolse codesta. provincia all'impero della Sublime Porta' per attribuirla al libero dominio delle genti slave indigene (1). (I) V1c-ron llllnARD. - (J1mtio11s exlèrieiws - ne,',lè ,le Pari3 J uin t903, pn:;. Si3.

IO Année, n. té!-t 5-

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Siffa~ta~ente, nel 1.878, i venticinque anni di propaganda moscovita m :\!acedon1a avevano fruttato una doppia vittoria: affrancamento dalla servitù musulmana e liberazione reli gioso-economica da lla Grecia. Ma, al Congr esso di Berlino, le grandi potenze continentali restituirono novellamente la Macedonia aila signoria Lurchesoa: senza proteste di sorta, senza lagni, la Macedonia vide ~ll?n tanarsi dalle sue terre gli ufficiali bulgari ch'erano : enuti 111 nome della R ussia a rilev~· la provincia e ad illustrarla con una serie di monografie, riprodotte non è molto nel bel libro del capitano Ben_der ew, che fu uno dei principali autori della vittoria di Slivnitza: piegò paziente e rassegnata il capo al suo destino. S intomo codesto che l'opera della propaganda moscovita era, in realtà, assai meno rad~~ata, p?siti~a e profonda, di quanto era lecito supporre e c10 - s~ ~ot1 - . mentre nel medesimo tempo a lbanesi, montenegrm1, greci e r omeni, rifiutavansi di cedere alle imposizioni/ dell'Europa, minacciando di apprendersi alla ragione dehe armi. La debolezza sostanziale di codesta ingerenza r ussa in Macedonia fu &.bilmente messa a profitto, nel venticinquennio sn_ccessivo dal 1878 ai giorni nostri, dalla potenza assimilat,r~ce austro-tede~ca; l'A ustria-Ungheria ali' avanguard,ia; · 1 tmp~ro germanico al grosso delle forza organizzate per la conquista economica dei Balcan i, sulle vie del Vardàr e della }far itza. Nel litigio delle nazionalità, tra slavi, valacchi, bulgari, greci e musu·lmani, acquistò terreno, l' iiifluenza ausLrotedesca. L. ~nnessione semplice alla Bulgaria avrebbe provocato il conflitto con la S erbia: il dominio ellenico, fondato suir eo-emonia politica della gente che è appunto la meno numer~5a nella provincia. non avrebbe avuto autor ità e mezzi sufficienti per mantener sottoposti albanesi, slavi e valacchi. ~li sforzi _austr iaci s'accentuarono da prima nella regione di Monastir, _Per moti vi d' indole religiosa : la massima parte della popolazione macedone, assistette da prima indifferente


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NO'l'lt SULLA PENISOLA B .\ LOANICA

NOTE SUT,l,,\ PEXISOLA DALCAN WA

alla nuova ingerenza che si disegnava. A codesta avanguardia, tenne dietro 1a grande forza assimilatrice dei traffici tedeschi, con le sue due grandi linee ferrate di Salonicco. Il governo bulgaro parve il pioniere su codesta via del progresso macedone. Da circa venticinque anni, i bulgari non sono stati infatti che i discepoli della coltura tedesca nei Balcani, gli antesignani intellettuali dei tedeschi nel loro « D1·ang nach Osten ». S erbi' greci e valacchi non si curarono di procurarsi codesta preparazione intellettuale; nè ebbero l'accorgimento di allearsi e raggirarsi nell'orbita dellr i nfl.uenze austro-tedesche. Quanto alla collettiv ità macedone, davanti a codesti sforzi , da indifferente ed esitante, si chiarì a grado a grado federalista per bocca dei suoi Comitati insurrezionali. Nè è pos sib ile altra forma di governo e di coesistenza politica tra le varianti etnografiche macedoni, nella Mt1.oedonia stessa. E codesta forma, i Comitati si dichiararono pronti a far trionfare, anche a costo dei recenti attentati anarchici di Salonicco; auspici gli agitatori bulgari, i pionieri tedeschi del1' evoluzione macedone.

da Amburgo e Francoforte, all'Oriente; o forse anche all'Estremo Oriente Mongolico. Assisa tra due mari, signora degli stretti che dairAdriatico adducono all'Arcipelago o da Candia ai Dardanelli; pa· drona dalle isole ch e dall'Europa fanno capo, a guisa di ponte ininterrotto, all'Asia; la Grecia a.Il' epoca della sua rigenerazione nazionale, aveva per gli inglesi l'attrattiva di un interesse positivo da raggiungere. Così la Macedonia, attraversata d allo grandi vie. maestre che s'aprono tra i bassopiani dell'Europa centrale (cui fanno cornice i rilievi alpini e carpatici dianzi accennati) ed i gòlfì dell'Arcipelago, è l'intermediaria obbligata, il miglior porto sictuo e rimunerativo che possa mai desiderarsi per i suoi traffici 1' influenza tedesca. sulle sponde del mare Mediterraneo. • Sulla ci ttà di Bi1da-Pesth, in posizione centrale rispetto all'arco carpatico più volte menzionato, vengono a convergere infatti le duo grandi strade del progresso tedesco; quella del Danubio e quella dell 'Oder. Essa rappresenta per così dire la p iazza d'armi del commercio della medi.a Europea, PeJ.' la quale Belgrado può rassomigliarsi lo spalto. Oltre Belgrado: la grande via maestra tedesca obliqua oggidì, per Sofia, in cl irezion e dì Costantinopoli. · Ma l' attitudine dell a Bulgaria,, rigenerata e l'invigorita alla scuola germanica non può essere sempre sicura; nè da:r garanzia di qt1ella continua disponibilità della quale oggidì clàuno pegno e l'asservimento economico austriaco, e la mora lità, e la dubbiosa consisten za del reg110 di Serbia . Occorre sostituire, in ogni evento, una via insieme più breve e più sicura : una via da grande traffico, in luogo di una via da dilettanti e cla toiwisti. ·ma ecco che si appalesa la necessità di tn1,rre profitto della strada clel Y ardàr.

Ora, quali sarebbero gli interessi e gli obiettivi delr influenza austro- tedesca in Macèdon ia? P er la Germania, grande potenza produttrice nel campo industriale, la rirovincia macedone rappresenta nè più nè meno che quello che fu la Grecia per l'Inghilterra, all' epoca della sua liberazione dal dominio turchesco. Il mezzo r,er raggiungere il fi ne. L a battaglia di Navarrir;to aprì, nel 1825, i traffic1 dell'Egeo e dell'Egitto alla proponderauza britannica: l'opera più lenta ma non meno efficace, positiva e produttiva del. l' incremento economico austro-tedesco in Macedonia, consentirà alla Germania di. raggiunger senza sforzo, con evolt:1zione sicura, con assimilazione larghissima, la via più breve,


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NOTE SULL A PE)<ISOLA BALCANlOA

.KOTE SULLA PB:NI S01,A BALCANI CA

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strativfl, della provi ncia. Essa comprende i vilayet, o governi generali di Salonicco, quello di Monastir e di Serfidze.

Gli elementi dell' a:naUsi. B1·eve cenno geografico desc1·ittivo cleUa J'l{acedonia. - (J~1 grande tavolato di rocce cristàll{ne a foggia di saliente si insinua, a guisa d'enorme cuneo, tra i terreni secondari dell'ar co dinarico da una parte, e del balcanico dall'altra: il vertice di codesto graud_'e salient e alpestre poggia al medio bacino· della Grande Morava, e con lat o alht conca · di 1I.1 riccala da una parte ed al basso corso della J.Y[aritza dall'altra. Partecipano dell'orografia delht regione, l'Alta Mesia, la .i\facedoni a,. e la 'l\ ·acia. Le linee maestre dell'archi.tettura del vasto triangolo sono. assai semplici: d ue g randi allineamenti di rilievo l'uno r ivolto da N. E. a S. O. del bacino di Uscize al golfo cE Volo, l'altro pure da N. O. a S. E. in obliquità più grande dallo stesso bacino a Mustafà-Pascià. Un fascio confuso di rilieyi spezzati s' appoggia alla base dell'ampio triangolo come per raccordar i due gtaudi allineamenti anzi nominati. Lungo il lato occidentalA del saliente il solco del Vardàr: nell'interno, o quasi, delle direttrici di rilievo la zona pian eggiante di Uskub; oltre ad essa altre zone piatte minor i, per lo più derivate da sprofondament i, occupano zone lacustri o palustri. I rilievi ma,cecloni si possono individuare nelle seguenti direttrici. L ungo il lato occidentale del saliente alpestre la catena d.ei monti N erecka, Selca ed Agostos; lungo il lato orientale, la catena del P lascavica, dei Beles, dei Boz e del Despodo-Dag. Tra le due dii·ettrici principali di rilievo la serie di fasci serrati ed allineati cli cui sopra; cioè i Blatec, i ' Serta, i Blagusa e gli Atanasios. Codesti limiti da regione geografica propriamente detta, non corrispondono alla circoscrizione politica ed ammm1- •

l

La Macedonia, nelle relazioni climatiche, è una delle r egioni le più favorite della peni sola balctmica: il suolo vi è fertile, i prodot l;i estremamente vari. L e pia,ntagioni del tipo mediterraneo, che non appaiono se non timidamente in Bulgaria, q uali il còto:ne, l'olivo, l'ara,ncio, il limone, allignano superbamente nelhi regione a sud del vilayet di Salonicco: la coltura della canna d~ zucchero vi è incipiente e non potrà a meno di aver grande incremento nell'avvenire. La coltivazione delle vigne ha del pari grande impulso : fa però difetto assoluto ogni conoscenza enofila, sì che i prodvtti appaiono di gua.lità inferiore : il tabacco è coltivato su vasta scala. Il terreno lavorato rappresenta però soltanto '/7 della superficie utilizzabile del suolo macedone: i cereali, l'orzo, il granturco, la segala e l'avena sono i principali prodotti agri coli. L'allevamento dei bachi da seta va acquistando buon impulso nei J(azrìs di Guevgueli e di Vodèna; quello dell'apicoltura nella penisola calcid ica. Le foreste che ricoprono pressochè la metà del t erritorio macedone, const.ano, come in B ulgaria, nella massima parte di quercie e cli frassini. La pastorizia costituisce un'ottima fonte di ricchezza della provincia; essa è disimpegnata nelle alte terre del v ilayel di Monastir da popolazioni macedoni-roméne. L'industria delle lane e delle pelli che ne deriva non ha altro scopo che quello di provvedere ai bisogni locali della popolazione. Opifici industriali sovvenuti da capitali aust rotedeschi; come molini a vapore, filande, cotonifici, fabbriche di sapone, manifatture dei tabacchi e distillerie sono stabiliti a Salonicco, V elès, Drama, Serès e N egousch. La Macedonia è ricca di giacimenti minerali, messi in va· lore soltanto in minima parte : principali prodotti sono la lignite attorno a Serès, il cromo tra Cassandra e Voàèna, la galena argentifera e l'antimonio. La galena argentifera tro· vasi associata nella massima parte al ferro-idrato ed alla pi·


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NO'.l'E SULLA PENISOLA B ALCANICA

NOTE SUJ, LA. PENISOLA BALCANICA

r ite. Le miniere di Kortiasch, sopra Salonicco, avevano bella fama s1n dai tempi dei re Macedoni e di Roma: Paolo Emilio diede grande impulso ad esse.

bulgari, gli albanesi, i valacchi, i g reci ed i mussulma11~. E nell'interno di codeste stirpi si anuo.v erano delle sotto-d1v1sioni derivate dalle diversità delle credenze, greco-ortodossa 0 islamitica. La stirpe ellenica è assa i diffusa lungo la costa ; l'interno della provincia è in massima parte slava (serbi o bulcrari) ; i mussulmaui si addensano di prefer enza nelle citt!; gli albanesi s' avan.zano contro i margini occidentali · del rilievo macedone; i valacchi si r intracciano invece, senza verun speciale raggruppamento, sopra tutta la zona. Ora i slavi, serbi 6 bulgari hanno decisamente il sopravvento sulle altre stirpi: sembrano in numero d i 908,000, secondo i dati più attendibili detto Supan ( 1). V engono poscia,' in ordine di importanza n umerica, gl i albanesi, i m usulmani, i greci, ed i valacchi (2). Nullameno, se la preponderanza slava è un fatto inco'ntestabile non apparisce altrettanto evidente a qual ramo della detta ~azionalit à debba spettare la preminenza; se cioè al bulgaro oppure al serbo. . . . . Molti autori hanno classificati per bulgari g h slavi d1 Macedonia. abitatori della regione limitata ad ovest ed a nord dal Sci~r-Dag e dal Kara-Dag (L_ejean-Barth-Ami-Boué) : e per bulgari sono stati dichiarati ufficialmente a1~che dal. go: verno' di Serbia, nel J.860, i canti slavo-macedom raccolti dai fratelli Miladinov. Ma da un venticinquennio a questa parte: l'influenza austro-tedesca nei Balcani ha sospinta la Serbia ad accentuare le sue pretese di egemonia tra gli slavi-macedoni ; mediante la propaganda delle scuole serbe in antitesi alle_ scuole bulgare. I partigiani della preminenza .serba :~n? ricorsi all'uopo ad argomenti storici, geografici e polit 1c1. Dal punto di vista storico, essi si fondano sul!~ circostanza. che la Macedonia fece parte nel x:rv secolo dell'impero dello

Circa le comunicazioni, la provincia è assai meno favorita; il terreno montuoso, le regioni di sprofondamento, lacustri o acquitrinose, che intercedono tra le priucipali direttrici del rilievo macedone, rendono la viabilità malagevole ed -assai costosa. Nullameno tre vie naturali, tre so_lchi longitudinali, disposti sensibilmente a ventaglio, con il vertice rivolto in dirittura della conca di Uskub percorrono la regione alpestre; e cioè quella della Pelagonia-Egribuzdak; del Vardàr; e del Strumitza.Strimon_e (Kàrasù), percorse in parte, tutti e tre, da linee ferrate. Codeste linee sono infatti; I La ferrovia Monastir. Ostrovo-Veria-Salonicco. 2° La ferrovia Uscub-Velesé-Sa.lonicco. 3° La diramazione dalla Uscub-Velesè a B oemica, e la sua prosecuzione per Serès, Drama a Costantinopoli. Le principali strade ordinarie seguono presso a poco, i medesimi solchi e sono : 1° Il fascio stradale da Serès e Salonicco, a Monastir, per V odèria. 2° Il fascio stradale di Monastir per Florina e Kastoria, a Làrissa. 3° Il fascio delle comunicazioni Macedoni·Albanesi, per Ocrida ed Elbassan, per Goritza a Janina. 4° Il fasci o delle comunicazioni de1la. vallata del VardàrK arasù. O

Ma la questione più interessante la Macedonia è quella delle nazionalità: data l'eterogeneità etnografica della provincia, è di sommo rilievo considerare l'assetto delle varie s tirpi ed il loro atteggiamento. Sopra una superficie di 75.000 chilometri quadrati, coesistono infatti, iu Macedonia, sei · stirpi diverse; i serbi, i

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NOT E SULLA PENIS0 f,A BALCAKICA

Zar l)uscian. Ma i bulgari oppongono giustament~ il fatto che la Macedonia fo , nel x s.ecolo, incorporata nel regno bulgaro. Moltissimi documenti di origine ellenica riconoscono il carattere bulgaro agli slavi di Macedonia e vi si soffermano con sovrabbondanza di particolari: l'imperatore bizantino Basilio II che distrusse Io stato della Bulgaria Occidentale è infatti designato come « Bulgar·icida .» : il patriarca· d' 0 crida conservò sotto il dominio bizantino il titolo d i arcive. scovo di Bulgaria. .Nei rispetti filologici, il Goptchevituh affermò, dei nostri giorni, che tutta la Macedonia è Serba fino a Salonicco· il ' Verkovitch invece che la popola.zioue di Prizren è prettamente bulgara. La storia della Macedonia non vale adunque a dichiarare, in modo positivo, le vere ragioni del conflitto delle nazionalità in Macedonia. Occorre nondimeno ricordarla per sommi capi, affine di compiere il brave cenno analitico sulla regione. Ora la Macedonia divise la sua storia tra la dominazione serba, la bulgara e la musulmana: un aggregato di popolazioni così eterog.eneo, non · poteva infatti produrre una storia unitaria prop1:ia. Nel x secolo, allora dell'apogeo dèll'imperio bulgaro nei Balcani, lo Zar Simeone assòo·O'ettò una 00 parte delle due Mesie ed una parte della Macedonia. Già fin dall' vm secolo, Ocrida era una delle residenze reali bulO'ure o ' e ìviichele Bògoris, che visse intorno all' 850, possedeva estesi fe ndi nella l\fesia su peri ore e nella Macedonia. 1\~a alla fine del x secolo, il primo impero bulgaro cadde nelle mani dei greci: tra il 904 ed il 907, le reO'ioui del 'fheiss e del Banato cessarono dall'appartenere alla Bulo-aria · il grande guerriero russo Svàtoslav ne battè dappri~a· i~ breccia il potere; Giovanni Tzimiskes continuò quell'opera che fu, dopo lunghe lotte, compiuta alla fine tra il 981 ed il 1019 dall'imperio di Bisanzio. Ocrida e Ja sua provincia caddero nel 1015; Giovanni Vladislav, Zar bulgaro fu ucciso nel 1017 all'assedio di Durazzo.

NOTE SULLA PEXISOLA. :BALCANJ.OA

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In. questo sfacelo del possente impero bulgaro la Macedonia diventò una provincia greca sotto Basilio; con qualche parven,,;a di autonomia, la quale si accentua però in senso bulgaro. A.11' aurora del secondo impero bulg~ro la :Macedonia è r iconquistata di bel nuovo dagli Zar · Kaloian e Giovan .Asèn II. 1\fa è breve inter vallo: il consolidarsi della potenza serba spinge, .nel 12751 il Re MiioLitin alla conquista di una parte ·della Macedonia, che fu poscia compiuta dal grande Zar ·Stefano Dùscian coronato R e ad Uscub, nel 1340. Dopo di lui, Zarcus fu posto a .c apo della Macedonia, nel distretto del Vardàr. Bogdan in quello di Serès e della Macedonia orientale. Sfasciatosi l' impero serbo. sotto Urosc V, assassinato dai signorotti congiurati di Bosnia e cli B ulgaria, il 2 dicembre 1367, le divisioni di parte e le interne scissure .aprirono facilmente la via alla rotta di Oòssovo nel 1389, ed allo asservimento delle proyince balcaniche ad A.murat I. Da quell'epoca, i macedoni non hanno che relativamente partecipato ai grandi commovimenti storici che hanno con trassegnate le lotte contro la dominazione musulmana nei .Balcani. Nel 18'76 77 i Macedoni banno militato nelle file dei bulgari per la guerra di liberazione: nel 1885 hanno largamente preso parte ali' insurrezione della Rumelìa Orientale, che fu origine della guerra serbo-bulgara dell'inverno di quell'anno. Ma da quell'epoca, il lavoro di risollevam.ento della co.-scienza macedone h~ fatto passi da gigante : l' imagine di Bosnia ed Erzegovina, di ~entate aust,riache ed assurte ad un tratto ad un considerevole stato di benessere, ha eccitato le energie dei migliori. Le domande di riforme concesse e non applicate, le lusinghe svanite, le intromissioni tendeii-ziose di stranieri elementi, l' indifferenza della diplomazia europea davanti a reazioni ed a massacri inenarrabili, hanno suscitato alla fine le forze rivoluzionarie macedoni nei comitati. E dalla rivoluzione, il passo breve proruppe ai ten,tati vi anarchici di Salonicco, del 30 aprile 1903; prodotto

"


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NOTF~ SULL!. PENISOLA. BALCAN ICA

improvviso della civiltà europea innestato sul rude tronco delle energie guerriere ed autonomistiche della vecchia Macedonia.

L'epilogo di questi avvenimenti non può essere che assai chiaro: serba bulgara o ellenica, la coscienza m_acedone è stata ridestata in modo assai violento. Russia ed Austria, · sembrano, per il momento, le t utrici naturali di codesto risvegliarsi del sentimento popolare : la prima per ragioni di poli tica tradizionale del sentimento; la seconda per motivi · più positivi di economia pubblica e di interessi del gran t raffico . Ma le lor o tendenze non possono in alcun modo conciliarsi: la prima di codeste potenze desidera l'unità nazionale macedone, comunque; sia sotto forma federale, sia sotto forma di egemonia di una delle stirpi preponderanti nella provincia, sia pure la bulgara o la serba : la seconda potenza invece è più incline a posporre ogni d ibattito sulla questione del governo àa preferirsi, nell'intento che il conflitto si acuisca. e prorompa ai partiti estremi, per giustificare una soluzione a proprio vantaggio. Tale è il senso degli avvenimenti e dell'analisi stor ica e geografica. Ora il confl itto di queste tendenze, . il minore interesse della Russia (attratta verso l'Estremo. Oriente) nel caldeggiarle, l'indifferenza delle altre potenze, può spingere, d' improvviso, gli austro-tedeschi a precipitare la soluzione del eletto problema servendosi della Macedonia; nè più nè meno d i quanto accadde da parte dell'Inghilterra, nel 1825, quand o quest' ultima valendosi della Gr ecia trascinò d'improvviso le maggiori nazioni d'Europa alla battaglia cli Navarrino, che aprì a.ll'Inghilterra stessa, a spese dell'indifferenza dell' Europa, i desiderat i sbocchi sui mari di Levante.


ALLF.GATO

N. 1.

Tabella della, popolazione Macedone (1).

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23.000 12.000

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460.000 210.000 785.000 1123.000 12.000 l ~5.000 92.000

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(Conti nua)

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IL PIWBLEMA ~l!LITARE

1214-

IL PROBLEMA ~1ILrrARE Mi si consenta la modesta compiacenza di ricordare l e parole, con le quali in principio del 1881, ~elle p~giuo di q uesta stessa Rivista, ponevo fine ad un mio stud10 su la disci1Jlina milita1·e negli ese1·citi mode1·ni. . . « Dol resto, io scriveva allora, sono con vrn to cho 1_ 1 cou« cetto militare, co1n ' è stato fondato in Eln opa da Fede« rico e dal primo Napoleone, non sia su~cottibi~e clel_l~ < trasformazioni a cui lo spingono i nostri tempi e prn « lo spingerà l'avvenire. Chi può dire di quale natnra « sarnnno le forzo militari degli St ati europei nel 1900? So « per avventura i pres~nti ordinamenti milit~ri dovranno « Lrasformarsi, ci affanneremo per questo ? non . 10 . per . fermo, . . . « avvegnachè sia convin to che gli nomini e le 1stituz1om arn« vano quanclo i tempi e la si tuazione li recano. ·In tale con« dizione anche le nuovo isLituzioni militari che fossero per 1 « sorO"ere saranno buone ed opportune quanto le antiche » . Ve~ticlue anni fa per il pubblico italiano sarebbe parsa profanazione, quasi sacrilega, addentrarsi nella conoscenza delle ist.ituzioni militari, tanto più poi discuterle e metterne in dubbio la perfozioue, onde dinanzi a quella spe_cie.di N?li m,e tange,·e, ognuno, i militari medesimi, passavano rn ~1lenz10, rispettosi e reverenti, e le mie parole ebbero taccia per lo meno di audaci. Ricordo con eguale compiacenza come pure in questa. Ri-cista io a1;>bia trattato nell' agosto del 18 75 clol Sistema cli gtia,·nigione pih adatto alle_ concl,izior:i p olitiche e rn,i litari cl' Italia, propugnando le sedi fisse. L'_argomento a~l?ra_ parve a molti un'utopia e dopo un trentenmo vedo cho s1 e rimesso a nuovo e fa cammino. · Qo·O"i anche la forma mi.lita.re, sottoposta dai Lempi a quel t:>b . lonto evo, inavvertito ma costante processo d'1 e1a boraz10ne

•

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lutiva, che agLta e sospinge tutte le altre forme souiali, è venut~ alla superficie e, come accade ad ogni primo appaTire di tema n uovo, tutti vi s1 affanna no intorno, senza badare alla preparazione e compet.enza per trattarlo. La discussione pertanto, nella qua le entrano coefficienti molteplici e di varia natura, come le tendenze politiche, le preoccupazioni economiche, gli eccessi vi ti mori di dem ol ire, la sfid ucia cli ricostr uire, i pregiudizi di scuola e le abi tudini dilaga tumultuaria e confusa, ri tarcli1ndo in vece cli prom uovere la soluzione del problema. Ma il probloma, ormai nessuno più oserebbe contestarlo, si è eretto in mezzo a.Ila società odierna e chiede con insistenza, imperiosamente cli essere risoluto. Gli studi però che possono conclnr re a tale risultato sono tuttora profondamentA discordanti gli uni dagli altri, mostrano l'assenza d'ogni più lontana maturità e tut ti, ancbe ;q uelli cli . un partito giovanissimo, che è il socialista, recano l'unica stigmate della senilità. ~on si è d' ac,.:ordo sul grado di potenza militare neccessaria al consegnimento delle finalità di · una nazione di prim'ordine ,come la nostra, situata al centro cl' Europa, in mezzo al mare Mediterraneo e con pagine gloriose nella storia dello incivilimento; si questiona, ipnotizzati dalle contingenze disagiate del momento, sulla potenzialità :finanziaria del paese, del quale pur non ignorando le ricchissime risorse, si è insofferenti degl'iucvitabili indugi a temprare virilmente la fibra nazionale per fare di quelle tesoro, e allo enorme difetto della instabilità di queste basi, fondamentali por la impostazione clel problema, si aggiunge quello non meno gravecleifattori risolutivi. Iqnali nonsonorigorosamentealtri che i noti principì_ di reclutamento1 di ordinamento, di tatt ica e di logistica, in una parola non sono altro che il cliché della vecchia organica, che s'insegna nelle scuole, e così anfaniamo perpetuamente in un circolo vizioso senza us0ita. Certo al deputato Ciccotti, che a nome del partito socialista ha presentato alla Camera un progetto di riforma mili tare, non si .può negare l' ingegno, nè l'amore e lo studio della materia; ma col suo schema di legge, egli ncn ha


IL PROHi.,R~IA MILITARE 12]6 saputo metterci innanzi un solo co~cetto nuovo .o nulla ~i or<Yanicamente evoluto. Si è arrampicato su per 11 vecchio albero de<Yli ordinamenti attuali e accettandoli nella sostanza, come sou~. ne ha potato qualche ramo, li ha sfrondati qua e li~, · poi 'ha tirll,to il conto e ci ha detto : il .risparmio ~ tanto. Questo non è riformare e tanto meno innovare; e nulla più che la seconda operazione di aritmetica, la elementarissima sottrazione. I conservatori dall'altro cauto, naturalmente hanno sostenuto lo statu quo, e così le lunghe e calorose discussioni su pei <Yiornali nei libri, nei comizi, in Pa.rlamento hanno lasciato"' lo ste::;~o tempo di prima: i I problema militare ò rim~sto insoluto e seguiterà ad agitare le menti e le passioni dei nostri concittadini chi sa per quanto tempo an cora. La critica sperimentalo già ci ammonisce che il dibattito basato sL1ll.a vecchia organi.ca, si allargherà, s'inasprirà sempre· più con danno esizi~le ~el~a nostra p.otenza militare danno che non manchera d1 ripercuotersi sulle altre istituzioni nazionali e la psiche dell'esercito e della marina ne proverà il contraccolpo; non ostante, il ~roblema, militare àttenderà sempre in vano l'agognata. soluzione :6.nchè non si tenterà l'uscita dall'a-cceunato circolo vizioso. Nè l'uscita ha da essere una rivoluzione, un'opera su-· bitanea e completa di demolimento . col piccon~ all~ manor ma il <Yracluale adattamento di forme nuove, via via progredie:ti, sino alla rinnovazione to~ale de~l'intero O~'ganismo. Informato a questi e ad . altn molti concetti, con la crrande opportunità del momento, si presenta oggi alla pubblica discussione un libro lungamente meditato, che per genialità, per competenza e pel vasto sapere ò addirittura una battaglia della, modernità, del progresso. . )1 nome dell'autore, il conte Carlo Lodovico \Vfalagt~zz~ ·valerj, è probabile che sia ignoto al~e giovani generaz1om dei nostri ufficiali, quantunque figuri sul sec~ndo volum~ dell'annuario col grado di colonne llo nella n serva, ma e notissimo alle pii1 anziane. E gli, capitano di stato maggiore appena trentenne, abbandonò per altri obbiettivi por-

1217 sonali sul finire del ~881 o in principio dell'82, la carriera militare, si può dire alla vigilia dello avanzamento a. maggiore. Se foss e rimasto in servizio, sarebbe tenente genei·ale, seguendo immediatamente in am~ianità l'attuale comandante <lella divisione di Perugia, e senza dubbio, negli alti gradi, l'opera sua sarebbe stata utilissima allo esercito. Se non che, allontanandosi dalle file, portò seco la.rga mente e larga -coltura militare, congiunte con una passione indomabile per gli studi del genere, che non l'ha più abbandonato: il fenomeno della glle1-ra è rimasto costantemente sotto il suo sguardo scmtatore e acuto. E lo osservazioni, le notizie, i dati ed i concetti a poco a poco egli sa comporre ad unità ed armonia, onde risulta un organismo vivo e nuovo, dal quale si potrà in alcuna parte dissentire, ma cui non manca mai l'impronta della originalità, spesse volte coraggiosa, effetto specialmente, oltrechè del carattere, della sua libera condizio~e sociale. Testimonianza solenne di coraggiosa indipendenza è questo grosso volume sul F1·oble1na militare, la, cui gen~si intellettuale potrebbe forse ricç,struirsi così: il quadriennio (1876-80) d'insegnamento dell'autore della storia militare alla scuola di Modena si è fuso qui in un complesso unico ed armonico, destinato a coordinare tutte le energie nazionali disciplinabili, allo scopo cli spiegare negli eventi di guerra la massima intensità ed efficacia di azione; un pregevole di lui studio sull'alimentazione det soldato, comparso in questa Rivista negli anni 1873-74 e del quale si giovò allora il ministro Ricotti per migliora.re la legislazione amministrativa dell'esercito, si trasforma in questo libro nella chiara ,isione della maggiore importanza da attribuirsi oggi ai corpi di commissariato, di sanità e treno e nella opportunità di concretare tali idee con un programma definito di. 1·eggimentazione di questi tre principali servizi di guerra. Un opuscolo sull' lstnizione delle settale p1·ima1·ie, che meritò lusinghieri commenti dal Bovio e dal Rénan; precedo o prelude nella sua mente militare la concezione nel libro dei plotoni scolastici e comunali; così un suo studio di orga.IL Ì'H.0BLE1>fA l\HLl'l'ARE

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IL .PROBLEMA ~ILITÀRE

nica del 1891 o '92, rim~sto inedito, racchiude i germi che si fecondano e si sviluppano nel presente lavoro. Di questo però, ch'è un vigoroso complesso, · larga~entepensato e coordinato c?n sever iyi sci~ntifica, non_ s1 ac~ quista il pieno concett,o. mercè 1 pochi e fuggevoli cenm o-enei-ali che precedono; è mestieri percorrerlo da capo a fondo. E per -fare a meno del libro, è mestieri elevarsi ad una · sintesi comprensiva e fedele. oncl' evitare così di fal-sarlo. come cli {·enderlo manchevole. L e sobrie parole però, che vanno innanzi all'opera e ne chia.risce gl'inten ti, è bene· siano leHe nel loro testu.ale dettato . « Il presente scritto, dice l' A., non esce con la pretesa « d'insegnare r;osa alcnna d i nuovo a _chi che sia., ma con « l'intento di chiamare l'attenzione di t utti i militari e de« P'li uomini competenti n elle materie che hanno at tinen_ za « formazione dell'Esercito, sopra alcuni . lati del P ro« blema militare che forse solo oggi, per l'evoluzioI?,e na« turale dell'Arte e dell'Organica militare; acquistano una. « importanza evidente nel nuovo àmbito politico social e « che si è formato in E uropa dopo il 1870 con lo sviluppo di « n uove energie e forme civili e con il perdurante sistema. « del}a pace armata. . « Esso quindi non vuol essere considerat o come un libro « cli insegnamento e nemmeno come un semplice numero « da aggiungersi alla bibliografia militare del giorno; ma « piuttosto come una forma d'invito a tutti i militari co.lt~ « e specialmente ai giova,nì per. istudiare le nuove moclahta. « dell'Arte, della Tecnica,, dell'organica, e, può anche d irsi « della politica militare che eglino, dopo dì noi, dovranno ap« plicare. Questo libro è scr itto p er essi, e non ambisce mi« glior risult ato che q uello di poter servire loro di guida pe1~ « modellare il t ipo del nuovo Esercito italiano con tah « forme e proporzioni che, pur essendo com1uisura.te perfet« tamente alla potenzi~1lità economica della Nazione, gli per« mettono di assurgere al più alto grado di valore organico, « tecnico e morale ». Ed ora tentia:rno l'epitome del libro.

I L PROBLE::UA IIILIT.l.RE

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Il volume si divide in tre par ti principali e reca, dopo di esse, sei parti allegate o appendici. Le tre parti principali contengono effettivamente . tutto il midollo . dell'opera e potrebbero costituirla esse sole. se l'autore non avesse creduto necessario, logicamente, cli a~compagnare la proposta di un nuovo ordine organico con l'indicazione di t utte le pttrticolarità formali che possono mostrarne la prat icità, non solo sotto l'aspetto IJolitico sociale tecnico ' tattico e amministrativo, ma ahche sotto quello fina.nziario. A <JUesto fine occorreva esporre le cifre specifiche, almeno approssimate, clel n umero di uomini di ogni grado, dei materiali di .c arr eggio e dei quadrupedi che tale ordinamento avrebbe richiesto sul piede di pace e su quello cli guerra.. Per questa ragione l'autore ha risolutamente adottato il sistema di determina.re fino dal principio l'entità delle forze militari che oggi si possono proporre per la formazione del nuovo esercito italiano sulla base unictassica j e men tre egli offre allo studio ed alla discussione dei militari, nelle tre parti principali del suo lavoro, gli elementi t eorici per 111, soluzio~e del problema, ne presenta contfmporaneamer~te l'applicazione alle singole armi ed ai diversi servizi cl i guerra con dati numerici armonicamente proporzionati alla importanza reale che ciascurnt arma, corpo e riparto può assumere nell'azione militare di campa,gna. Entrando inoltre nell'esame intimo delle modalità con cui. si svolgerà presumibilmente la guerra avvenire nelle condizioni attuali dell'armamento e della tecnica, egli espone la massima che l'opera dell'organizzatore deve essere ispixata al concetto cli preparare la migliore e la superiore e:fficacia ~ll'azione medesima per parte delle truppe.nostre; e con tal e intento egli propone uua serie d i speciali e concrete mi gliorie ed innovazioni all'organica, all'armamento ed alhL istruzione delle diverse armi com·battenti. Nelle appendici si contengono pertanto, sia alcuni .appropriati ca.pitoli di schiarimento delle proposte innovazioni )

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IL PROBLEMA MILITARE

IL PROBLEMA MI LITARE

organiche e legislative, sia una serie di quadri e di prospetti numerici della forza dei corpi e dei riparti dell'esercito nelle d iverse formazioni di pace e di guerra, secondo le norme da esso discusse e t racciate nei capitoli delle tre prime pa1-Li del volume. Va notato qui per l'intelligenza cl i questa parte del lavoro e per rendere chiaro il legame che essa ha con le altre parti principali, che l'autore stesso in una breve nota preposta all'appendice V (pag. 277) preavvisa che le « cifre apposte « ai quadri organici ed ai susseguenti prospetti riassunfr,i « devono essere consicleraLe come aventi un valore èl.imostra« tivo, atto a dare con molta approssimazione ìl calcolo « finale del numero degli uomini, e particolarmente degli « ufficiali, permanenti e quello dei quadrupedi che possono « essere necessari e sufficienti per le formazioni d i pace e « di guerra dell'esercito, riordinato con il sistema unielas« sico ,, _ L'autore aggiunge di aver « procurato tuttora di « comporre i guadri e la forza numerica di ciascuna unità « e di oiascun r iparto in modo r azionale e consentaneo ai cri« teri proposti o proponibili per un riordinamento 1 organi« camcnte uno ed omogeneo, di tutte le armi e servizi, e « stttcl-iato 80p1·atittfo pe1· la gue1Ta ». · Giustamente l'autore ha dato una grande impor tanza agli elemenLi n umerici della sua pr oposta per lo scopo di dimostrare la praticità ed anzi l'utilità finanziaria del sistema: perchè, come egli osserva (pag. 16) « è vano disconoscere la ..: tendenza dello spirito pubblico a favorire quelle forme di ..: soluzione del problema militare che consentono spese or..: dina.rie minori ». Così quando egli, dopo avere accennato ai motivi di ordine tecnico e militare che impongono di addivenire ad una profonda mutazione delle basi su cui è costituito l'ordinamento attuale dell'esercito, sugger isee per ciò un sistema che) oltre a dargli un notevolissimo e non dubbio aùmento di forza nelle occasioni d i guerra, ne può diminuire in misura non meno apprezzabile le spese ordinario nei perie,di di pace, avver te che con ciò (pag 236) « si < realiz7,erebbe il desiderato della scuola politica moderna

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che chiede ('orze m,iUta,1·i minime p e1· il piede di pace, in riguar do alle esigenze del bilancio ordinario dello Stato; « ed irnpiego di tu,tte le ene1·gie nazionali in caso d·i guen·a 1 « per la salvezza e la fort una della nazione nei momenti « critici ».

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Delle tre parti principali dell 'opera, la prima contiene l'esame del problema militare in genere e particolarmente rispetto al Hostro paese i e l'enunciazione e la discussione dei criteri per risolverlo ; e fra questi l'autore dà un posto preminente e fondamentale al sistema uniclassico (cap. III e IV), ossii~ a quello per il quale le singole unità tattiche o di manovra (squadroni per la cavalleria e battaglioni per tiitte le altre an ni e servizi) debbano comporsi cù1scuna d i uomini appartenenti sempre ad un'unica classe di leva, oltre che di un conveniente numero di uomini permanenti, di vario g rado, per l'esercizio del comando, dell' a mministrazione e dei servizi d'ordine delle unità e dei corpi. Secondo tiuesto concetto i reggimenti di tutte le armi verrebbero a comporsi (oltre che di un determinato personale permanente di comando, d.i amministrazione e di deposito) di un n umero di batta,g lioni attivi uguale al n umero delle classi di leva chia.mate o trattenute sotto le armi ; ed i battaglioni si formerebbero e si scioglierebbero nel reggimento con la chiamata o con l'invio in congedo della lor propria classe. · La seconda, previa una specificazione (c:a.p. XIII) delle disposizioni organiche che dovrebbero, secondo l'au tore, accompagnare la r iforma militate sulla base uniclassim1, indica le par ticolarità for mali consigliabili per la. composizione dei corpi militari in genere (dal cap. XIV al cap. XXII) : e poi per ogni singola arma e servizio in ispecie (dal cap. L'C.Ill al X LII); e,l infine presenta la composizione complessiva dell'esercito sul piede di pace e su quello d i guerra (capitolo XLIH a X LIY; quale essa risulterebbe in seguito alla


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lT, PROBLEMA. )fILITA RE

Il, PROBLEMA ~!Ll'.L'.A.RE

applicaz.i on_e uniclassica, accennando anche alla conseO"uente modificazione delle attuali circoscrizioni militari territoriali (cap. XLV). La ter;,1a contiene un'analisi dei risuÌtati che si avrebbero dalla proposta applicazione uniclassica e comprencle la conclusione dell'opera. · Siamo così dinnanzi ad un lavoro di organica pratica. che si presenta al gindizio d~l pubblico e specialmente dei ;nilitari in forma analoga a quella di un progetto scoltura.le o architettonico rappresentato da. un bozzetto plastico o da disegni particolareggiati o da calcoJi tecnici e finanziari: mentre a facilitare la formulazione di un giudizio ragio~ nato per parte del pubbli co anche non militante l'autore stesso porg~ tutti gl_i elementi desiderabili nelle p;rti prima e seconda, mda.gando la teorica del probl~mà militare con cri',!;eri affatto originali e discutendoli con pieno possesso 0 con perfetta competenza della materia,. 'Accenneremo qui pertanto con la, possibile brevità .le principali idee che· si addensano in g_ uest'opera che possiamo dire veramente nuova.r attesochè finora non si a,,eva l'esempio di a.J.cun progetto concreto di organica milita1°e completa, che fosse sbto studiato e proposto nelle cifre generali e nei particolari da un semplice_privato, e le idee sulle quali si basa il progetto stesso appaiono assolutamente nuove e geniali.

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Nei due primi capitoli si afferma e si dimostra che la imp~rtanza polit.ica, economica e civile di uno Stato è proporzionale alla forza che esso può impiegare a difesa dei pro~ri in~eressi e del~e aspira'Zioni nazionali di fronte agli altn .stati co:1correnti_ e rivali. Tali forze non potendo essere i~provv1s~te e disciplinate dai popoli, debbono essere orgamzzate dai governi ai quali ne risale pertanto la responsabilità. Perciò giustamente l'A. afferma (pa,g. 10) che « m cima a tutte le considerazioni che un uomo di Stato « può tener presenti, · deve stare questa principalissima:

che l'evento di una gne1·,·a pe1·duta è per qualsiasi nazione il più rovinoso e te1'1·ibile fra quelli che possono essere pre« veduti dagli uomini }>. L'A. affronta qùindi il problema militare pre.fissando che si deve ancor oggi mantenere nell'organizzazione degli eserciti il principio dellct 1,weponde1·an1,a niime1·ica, siccome. q.uello che « per la facilità . con la quale si m.et~ono ~ggi_g10rn~ « allo stesso livello tecnico gli armamenti di tutti gh Stati, « tirannegg ia sempre piì_: l'organica militare e. contin~1a ad « imporre la preparazione cli colossali masse d1 annat1 per « le eventuali operazioni de.Ila guerra (pag. 1~) ». In a1t1:a parte del volume (pag. 106) l'autore, riferendosi ad una, s~r~e ·di articoli comparsi intorno allo stesso argomento nel C01·1,iei·e della ser·a clel marzo scorso, avverte che « se è p1·obabite « che in avvenfre si producano e si adottino sistemi organici e « strategici per i quali la prevalenza militare p.as.s i dai_ gro~si . « eserciti nude addestrati e faticosamente amrnm1strat1 a pie« coli eserciti perfotti11nente istruiti e pro vveduti, non è men 11: vero che oggi queste .<1ol1izioni clel p1·oblerna militm·e sono a(« fatto ,intem,pestive; e che nessun uomo di St~to e ~e~sun «: m 1nistro della guerra cli qualsiasi grande nazione rmhta.re 11: potrebbe osare attualmente di restringere le basi .organic~e ~ dell'esercito proprio, per fondare la difesa. degli mteress1 e « della politica nazionale sopra poche masse di ~ri:PP~ scel« tissime ». Notevole è poi la domanda che l'A . d1nge immediatamente dopo ai fautori degli eserciti ridotti. « D'a:tr.a « parte si può chiedere se è studiato e .se è noto'. e~ a eh~, 1~ « mezzo o il sistem1.i di formare questi scelt 1ssn111 corpi d1 « tnwpa, dell'avvenire? O se non p~1re invece che l'.att~ale « periodo storico corra tuttora molto avver~o a quanto s~ al« lontana, dall' idea, estensiva ed egualitaria, della nazione « a'rmata e nossa ricondurre a.ll'ordinament,e intensivo dello < ' ~ « esercito professionale'? » . Preso così come punto di partenza il principio che è necessario preparar e, per il caso di guerra, l'impiego ~i t1itte l_e reclutabilì energie nazionali, l'autore deduce che bisogna ricercare contemporanea.mente che le nostre masse siano orga-

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IL PRO:SL)<;MA MILITARE

IL PROBLEMA MILITARE

nicam~nte migliori di quelle degli altri eventuali avversari e soggn~nge (pag. 14) : « 1a mobilità e l'agilità mancanti all:, : g~a~d1 ed _obes_~. a~·mate dell'epoca nostra,, le _quali pm· in~ g1 ossandosz a dismi8ZWa lw,nno mantenuto la vecchia O?'f"ra? \ , _ ~ -a . . . d' /:I n_ K .~ zione in c01-pi a1·mata .composti di J'Jiccole d·: . ·.,. ,. li,, t· wzswni, -ev < ipo nap~le~nico, con unità tattiche s~'mptici delle t?-e a1·ini « ogno1·a dis~inte e sepa1·ate, devono ricercarsi d'ora innanzi « nel perfez1~narnento di _queste unità m inor( e specialmente « del battaglione e della divisione di fanteria» . . A l~t~ di ques~e massime, esso ne pone un'altra, n~n meno 1111.penosa e che .. discende dal sentimento insindacabile, d eIl e n:asse popo1~n: ed è q nella d~l doversi adottare per il tempo d~ pace la minima ferma per 11 servizio militare degli uom· · d 1 Vf: . rn1 1 ~va. :.v1 enamo su di ciò le caratteristiche parole stesse dell autore (pag. 16) : « Il p_rin~ip~.o della m inima ferma tende ad imporsi più che « a lasc1ars1 discutere· , . , e prendera' posto 1·n br" ·.,,ve f ra i· ogm1

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· « d~ll·~cono~ia politica modema, non perchè manchino ra«

gwn_i tecmche e ,morali_ ai patrocinatori delle ferme più

« h~nghe, ma pe:·c~e la ragione dei fatti, vale a dire l'interessè « diretto e lo spinto delle masse, sono per la rid uzione spinta « all'estremo possibile Si comprende che nel · · ·

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<, I·accettaz10ne di tale principio avesse condotto una nazione « a~ un grande d isastro ~ilitare e politico, il principio stesso « tomerebbe a~ essere discusso e finirebbe col dover dare il

« passo_ ad _ a ltn pri'ncipi e ad al tri dogmi forse eo·ualmente « transitori. _Ma oggi, in cui siffatta prova contra;ia non si

ha e non s~ p~es_e~ta, è necessa~·io di indagare con la più ser~na obb1ett1v1ta se esso è suscettivo d i un'applicazione « facile e vantagD"iosa oss1·a t I d . . o . , _a ~ a so dd'1s·fa.re contempora« neamente, sia lees1genzesociah ed economi.che d 11 .. . . . . e e popol a« z:om, ~1~ le politiche e militari dello Sta.to in quanto queste « siano mte~e nel. s~ns_ o delhL protezione di quelle ». A_queste mdagm1 risponde poi in senso pienamente affermativo l'autore nei successivi capitoli del vohùne. · . P~·~messo c~me _si riconoscano da t utti i militari i graviss1m1 mconvementi a cui si va incontro nell'istruzione delle . . «

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truppe e più nell'addestramento dei quadri con l'adozione del principio della ferma minima, l' A. dimostra come invano si cercherebbe di provvedervi, fino a che le imitù hanno f'o1·mazione policlassica, col diminuire il numero delle classi di riserva ingrossando la forza delle unità, ovvero con diminuire il numero delle unità dell'esercito permanente accrescendo q·u elle delle unità stesse di milizia mobile. Egli· quindi conchiude affermando che « la necessità delle ferme brevi o bre« vissime da applicarsi a grosse leve (per utilizzare nella di« fesa nazionale tu tta la g ioventù disponibile) e quella della « stabilità organica delle unità di manovra (ossia della :fissa« zione, per le unità medesime, di umi forza numerica costante « in pace ed in g uerra) non si possono soddisfare e cònc:iliare « che con l'adozione del sistema uniclassico, vale a dire di « q ue1lo per il quale, nei reggimenti di tutte le armi, il con~ « tino·ente di leva di ciascuna a.nnata formerebbe un' unità b « di manovra, completa e di forza costante» . L' A. accenna che « con questo solo mezzo diventerebbero « se~ie e proficue le esercitazioni del tempo di pace agli uffi« ciali di qualunque grado » . Soggiunge poi che» d'.altronde « non si vede proprio come non si possa altrimenti bene ri« sol vere il problema ·militare se non abbandonando la for« maziqne policlassica dei corpi d elle unità di manovra e so« stituendo la formazione 'uniclassica, più elastica e meno « costosa, e che anzi si può adattare a ferme di diversa durata, « a bilanci di spesa variabili ed a contingenze politiche sia « tranquille che tempestose». Essa poi, conchiude l'autore, « rivestirebbe le nostre istituzioni militari di un carattere « anche più spiccatamente nazionaie e liberale di quello delle « istituzioni in vigore che pur sono tra le pitt democrat-iche ~ e popolari d'Europa, perchè realizzerebbe in niodo pratico, « sotto l'aspetto sia sociale' chè militare, il concetto fino acl « oggi empir ico e nebuloso della nazione armata».


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IL PROBLEMA MILI'l'àRE

Nei capitoli successi vi sono esposte e discusse le obbiezioni che si possono fare al sistema uni classico e l' A . le ribatte con copia di ragioni esposte sempre con , notevole chiarezza .e serenità. l\fa è degno d i nota il fatto che dalle stesse obbiezioni c~è ~'autore .ric~rca e discute, egli deduce e suscita a.ltre gemah co11cez1om ed in~ovazioni organiche, delle qu:tli è opporf;uno far cenno parf;1tamente, pur ammettendo che ciascuna d i esse ~ossa essere ripresa e perfezionata da tecnici specialisti delle drverse armi e servizi a cui le migliorie e le riforme proposte si riferiscono. Così a: pag. 25, . dopo aver accennato « alla uecessità di « accompagnare le formazio ni. nniclassiche con la presenza « e l'as_sist~n_za _di un pe1·.sonale quad1·ale pe1·1nanente, compo« sto d1 ufficiali, graduati ed uomini specù1li (attendenti, POn« <lucenti, lavoranti, piantoni, custodi, infermieri, $Crittu« l'ali, ecc.) al. fine ~he le .reclute nella breve pe1:manenza « sotto l_e _arnn abb1~no :nezzo d i frequentare quan to più « è poss1b1le le eserc1taz1on1 colleUive della propria arma « o corpo, senza esserne distratte da s~rvizi d'ordine non « prettamente militare, » l'autore insi~te : « A questo in« tento medesimo risponde la risposta comp1etiva dell'isti« tuzione di un corpo speciale, volontario, di frnppe presi« dia~·ie, .· de;tina_to a . togli~re ai r_eg:gimenti, nei tempi « orclman , 1 obbligo d1 formre uo1mm al servizio territo<z riale._ » Questo c~rpo,_ secondo l'autore, potrebbe avere, lll Italia, la forza d1 s?h 12:000 uomini (pag. 210, 211, 212) ; ma, come appare logico, c10 non potrebbe avvenire che in seg~i~o ad una radicale mutazione dei concetti ai quali è oggi mformato l'attuale . servizio territoriale. che è in molte parti eccessivamente gravoso · ed in altre a.ff~tto O'ratuito ed inutile i dappoichè in molti casi basterebbe per Ja custodia di fabbricati e di materiali sostituire un solo piantone a n nmerose sentinelle e presidi. Nel ca po V l' A. esponi:} che nes,mn sisterri.a orgll;-nico a ferme brevi può dare buon risultato se gli uomini, che si

IL PROBLE)lA MILITARE

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presentano alla leva e de:vono essere_ inqu~drati per appren~ . dere le istruzioni collettive de1la rJSpett1va arma, non v1 giungano già preventivamente istniil'i nella scuola ~ndiv~.duale con e senza armi, in quella d i plotone e nei mdimenti delle istruzioni eull<=1 armi, sul t iro, sulle forme e sui doveri disciplinari ed in fine in quelle particolarità dell'azione individmde militare che si possono insegnare loro anche f uori delle caserme e hingi dai . campi di manovra. Egli quindi prorone perentoriamente come uu mezzo necessario, l'istituzione clei ptotoni scolastici com,unali per l'istruzione mili.t are preparatoria degli adolescenti dall'età di H a quella d i 20 anni; e consacra. allo studio di questa · istituzione fondamentale tutta l'appendice I, esaminando ivi partitamente i dati riferibili al numero degli allievi e degli istruttori per comune e nel R egno, e le norme didattiche e disciplinari p iì1 opportnne allo scopo. Il sist~1m1 uniclrtssico, come è proppsto dall'autore, riunirebbe oo·ni· anno in un solo batta.glione l'intero contino . gente di leva assegnato a ciascun reggimento; e quando ne::suna altra disposizione fosse presa all'uopo, porterebbe alla conseguenza che i reggimenti in .caso di mobilitazione metterebbero in linea, ciascuno 9 ba.ttaglioni (essendo 9 le classi vincolate al servizio di 1 a linea) di forza differente, riuscendo naturalmente più scarsi quelli formati da classi più anziane, per la perdita progressiva d'uomini che si prÒdL1ce d'anno in anno per cause ordinarie, morti, riforme, .cambi di classe o di categoria, ecc. L' A. calcola che la perdita annuale media della forza delle classi attive fra i 0 21 e i 30 anni di età possa prevedersi e :fissarsi nel 4: / 0 ; e quindi per coprire sistematicamente tale d ifferenza e mantenere la forza dei battaglioni in una cifra pressochè costante, .egli propone che ogni reggimento riceva ogni anno in assegnazione, oltre al contingente di l '' .categoria, un certo numero d'uomini di 2' categoria, i quali però verrebbero tra.sferti alla l " categoria di a nno in anno progressivamente fld in un n umero prefissato per ogni anno in guis~1 cla colmare i v uoti for matisi nell'effettivo del battaglione e della


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JL PROBl,K\fA MILITARE

I L PHOBLl~Mà MILITARE

classe loro, nella preveduta proporzione dl:ll 41/ J /estn1,. zione a sorte in occasione della leva servirebbe a determinare il turno di assegnazi one e di passaggio in P categoria cli questi uomini della 2a. L'A. espone che mentre pe_r tal modo si avrebbero unita di manovra di anzianità di versa ma di forza pressochè identica, non si potrebbe sentire molto lo svantaggio della diffe. renza di istruzione degli uomini di 2a categoria riunitl a quelli di l\ sia per il fatto che mediante J' istituzione dei plotoni scolastici comunali, tutti gli iscritti di 2" categoria al pari di quelli di P giungerebbero ai corpi con un adeguato conedo d' istruzione militare elementare, sia per chè essi sarebbero sempre in assai piccolo numero rispetto&. quelli di l3' e poi perchè potrebbero anch' essi essere agevolmente posti in condizioni di migliore amroaestrament.o con chiamate periodiche di classi, di categorie, e di armi speciali, negli anni successivi a quello di prima levii . Si otterrebbe così anche il vantaggio di sopp1·ime1·e n ell'organismo militare le t?-tippe cli 1·ifo1·nimento, delle quali - nota l'autore - nelle g uerre del 185!), de! 66, del 70 e del 7'7 non giun!Se a destinazione alciin 1·ipa1·to spedito a rinforzo di truppe combattenti francesi, italiane, austriache, tedesche, russe e tùrche, p1·ima della fine di ciascunci campagna. 0

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Siccome il sistema u niclassico assegnerebbe u na parte notevole dei quadri all'ufficialità di complemento, l'autore al fine di assicmare ai quadri stessi una conveniente larghezza di reclutam ento, invoca l' a,pplicazion e di una legge analoga a quella vigente in Svizzera (pag. 267) laddove l'esercizio del grado non è un premio o un privilegio, ma un clove1·e imposto a tutti i cittadini intellettualmente superiori: ed a tal fine egli propon e (pag. 36) « che sia sa,ncito per legge « l'obbligo a tutti coloro che aspirano all'ottenimento di « lauree) diplomi e certificA ,t i di abilitazione professionale

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« di ripor tare anche un attestaLo di idoueiti'.t, almeno teo« rica,, all'esercizio di un grado nell'esercito, stabilendo in

compenso la facoltà ai laureandi di prestare il servizio mili.tare con la divisa o con le funzioni e gli assegni del « crrado medesimo quando abbiano dimostrato l'attitudine t> ' « pratica acl esercitarlo » . « «

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** Nel cap. VIII il :Malaguzzi esamina i mezzi e lo forme che possono accrescere la forza offensiva e difensiva delle unità ùi manovra della fanteria; ed a t al fin e egli propone particolarmonte: 1° di ridonare al battaglione l'autonomia amministrativa, disponendo che esso abbia personale contabile sanitario, amministrativo, proprio, di vario ordine, e car' .. . raggio, quadmpedi e materiali cli mobilittLzione, propr~1; _riducendo la ccmpaguia alle funzioni di articolaziono tattica ed amministrati va del battaglione, e mantene11do in essa il plotone organizr.ato possibilmente in modo stab~le, con ~orsonalo quadral_o permanente e con personale d1 leva, :fissi'. 2° di aggregare al battaglione mobilizzato un riparto d1 treno per il trasporto al seguito del battaglione stesso di 60 000 cartuccie di riserva e di 1600 razioni di viveri a secco ; 3° 'di aggregare ad esso anche una sezione di dne pezzi di artiglieria leggiera a tiro rapido, allo scopo di costituire il b~ttao·lione secondo l'espressione usata da.11' autoro - /m M:tà tattica C01nposita, nella q_ua}e l'impiego dell'una 6 dell'altra arma dipenderebbe perennemente, normalmente e direttaroènto dal solo comandante di batt aglione. L' autme tratta con metodo affatto originalo questa parte del problema e dimostra l'importanza e l'efficacia delle p roposte innovaz ioni con tale ampiezza. e profondita di vedute che rendono la lettura di questo capitolo sommamente interessante ed istruttiva. Con queste innovazioni organiche l'importanza del" batta,glione verrebbe ad essere accresciuta di assai, se non forse raddoppiata) per il più esteso raggio di manovra che gli sa78 -

AXN O XLYIJI.


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IL PROBLEMA MILl'l'ARE

IL PROBLEMA I IILI'rARE

rebbe consentito dagli approvvigionamenti d i riserva del proprio treno, per la maggiore intensità di foo-:;o che gli sarebbe resa possibile per mezzo delle dotazioni di riserva della propria fanteria, e per la più larga e profonda, azione che esso potrebbe esercitare sugli stabilimenti e sul le linee di difesa dell'avvers11rio con la propria artiglieria leggiera. l\fa per conseguenza le funzioni di tutt.i. i gradi superiori, a cominciare da quello del cournndante di "battaglione, diventerebbe di assai più difficile esei·cizio; e qui ndi l'ammaestramento degli ufficiali di ordine elevato si renderebbe sempr e più arduo e compl esso, e la cernita loro verrebbe a costringersi in un n um ero d'uomini sempre più limitato, portando quindi a risultati di sempre maggiore dubbiosita. A queste gravi obbiezioni l' A. risponde « che, come tutti « i rami dell~1 civiltà, delle ~1rti e del lavoro sono progre« diti enormemente in questi ultimi 30 anni, così anche « l'arte della guerra, che ha oggi a disposizione mezzi assai « più gagliardi e complessi di qùelli del trentennio prece« dente, non può pi.ù continuare _ a cullarsi con ordinamenti « antiquati e con metodi e forme organiche e tattiche inette « a ·sviluppare quelle energie militari che la tecnica moderna « e l'odierno sviluppo delle forze sociali permettono di uti« lizzare. Per conseguenza, se a lla testa delle unità militari, « grandi e piccole, occorre che giungano nomini dotati di « qualità intellettuali e di carattere maggiori di quanto « fì.nora parve sufficiente1 devesi porre in opera ogni mezzo « per prèparare la formazione della necessaria ufficialità su« periore nelle condizioni occorrenti; ma non si deve ritar« dare lo studio e l'applicazione di quelle riforme che pos• sono assicurare all'esercito la sua massima utilizzazione. « in pro del paese. » (pag. 45). In coereni a di questi concetti, il colon. Malaguzzi propone anc:!ie . (pag. 1.13) la ripartizione dell' ufficialità d'a.rtiglieria e genio in rnoli d i carriera. distinti fra personale di battaglia e personale tecnico-direttivo delle due armi, al fine di. limitare in esse !'eccessi va concentrazione di ufficiali aventi attitudini militari tecniche specia.li, il che come

è noto, nuoce alle due armi medesime difficoltandone il reclutamento dei ·guadri; e di permettere per compenso che la scelta e l'ammaestramento degli ufficiali · ascritti al ruolo te,mico:direttivo dell'una o dell'altra arma possano affinarsi ancor più di q uello che è oggi possibile.

e

L'A. prosegue esaminando poi quale debba essere oggi· giorno la com})Osizione della divisione di fan teria. Egli propone per essa la r ipartizione ternaria, come i_n genere per tutti i corpi e le uniU1 grandi r: piccole dell'esercito in formazione uniclassica; P quindi presenta un t ipo di divisione che verrebbe _a d avere una forza numerica non inferiore a quella di n no degli attuali nostri corpi d'armata; mti, che, in confronto d i questi, avrebbe indubbiamente maggior coesione organ ica e in pari tempo maggiore elasticità log istica e maggiore potenziàlità tattica. L 'organismo divisionale è discusso nei cap. XI, XXI, XXXIX e XLIV; ed è poi genialmente illustrato da una tavola lilografat11 su carta trasparent e, in modo che lo schieramento teorico di una divisione uniclassica, che vi è disegnato sopra alla scala di 1 a 25000 ed impressi in colore rosso, possa essere applic1.ita. a qualsiasi carta di manovra disegnata nella stessa scala di proporzione.

** Nel cap. X l'A. espone di ritenere che il periodo della ferma . in servizio attivo per le reclute, dopo che sia avviata nel Regno l'istruzione mili tare preparatoria per gli . adolescenti nei plotoni scolastiqi comunali, e sia stato costituito il corpo delle truppe presi.diarie, non deve e:;sere inferiore a 55 settimane (385 gioi-ni'). A ccenna poi che in conse, guenza del nuovo ordinamento clo-v1·ebbc1·0 poi sopp1·i1ne1'8i gli att1.1,ali clist1·etti milita1·i, concentrandosi una gran parte delle loro mansioni nei comandi di reggimento e d i battaglione e nei depositi dei corpi, e r imanendone affidata l'altra par te a semplici uffici cfrconda1·iali di leva.


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IL PROBLEMA ~HLll'ARE

*** Chiudono questa prima parte del volume due capitoli dir etti a prevenire la forte impressione che sulle menti del pubblico e specialmente di èj_uella parte che non è famigliare con le questioni organiche e con le tabelle di formazione degli eserciti modern i, può essere esercitata dalla lettura dello alte cifre di dotazione di éarreggio e cli quadrupedi proposta per l'ordinamento cli guerra a sistema uniclassico. L'autore espone le ragioni per le quali è da evitarsi in avvenire la formazione del co.;;ì detto treno borghese, o quelle per cui non si devo invece rinunciare alla creazione di un'artiglieria leggiera destinata a fondersi nelle unità, tattiche della fanteria. Egli propone pertanto la ricostituzione dol corpo militare <lel treno in reggimenti autonomi, e contemporaneamente la reggimentazione dei serv·izi di sanità e di commissariato, consigliando anzi per questi ultimi la istiLuzione di speciali compagnie di l'equisizione, e raccomandando una apposita istruzione e preparazione dei qu.1clri di questo corpo militare speciale, che nelle gnerre avvenire, data la mole immensa dello truppe che saranno poste in mobili tA,zione, verrà ad avere necessariamente un'importanza enorme e forse sempre prepomlerante e deci siva. Egli dimostra poi con dati statistici che le difficoltà del reclutamento cavalli in Italia non sono effettivamente molto maggiori di quello che siano in altri grandi Stati militari di E nropa; ed in ogni modo invoca che si studi e si definisca il modo di sostituire dove e fino a che è possibile la frazione meccanica a quella degli animali nei trasporti militari. J nfine esso rappresenta con copia di ragioni e con elementi di confronto l'opportunità della proposta creazione dell' artiglieria leggiera, per la formazione del hattaglione di linea composito. Intorno allo stesso argomento l' autore discorre anche in altra parte del volume (pa,r te III, cap. II) per dimostrare che la non accettazione delìa proposta medesima non sarebbe nemmeno giustificata da vantaggi finanziarii, ossia

I l, PROBLE'.\{A M!LITARR

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da un r isparmio sull a ::,pesa militare totale, ordinaria; porch~ in luoO'O suo necessiterebbe creare e mantenere una forza d1 artigl:ria ()'rave che s11,rebbe più dispendiosa sotto tutti gli aspetti, d bcioò, sia per il materiale, che per i quaarupea·1. e per i l personale permanente coscritto.

Nella parte seconda del volume l'autore, dopo aYere riassunto in uno speciale oapitolo1 como si è già detto, le diverse innovazioni e migliorie che egli ritiene più adatte a metter e l'esercito nostro ic condizioni organiche superiori a quelle di ogni altro esercito moderno, >icende a specificare in successivi appositi capitoli le modalità dell'organi%zazione del battaglione uniclassico e del reggimento; espone quali verrebbero ad essere le mansioni dei personali di diversa origine e tipo, permanente, sopra.numerari, ausiliari e di leva, nelle dfrerse unità di vario ordine; e chiarisce come dall'applicazi.on e uniclassica si verrebbe ad avere per l'esercito permanente (esclusi i R . carabinieri e le trnppe presidiarie) una leya annuale di 881 005 1.1omini di 1 tt categoria ed una iscrizione annuale di 38,0SG alla 2' categoria, ripartibili in 140 reggim enti di tutte lo armi come segue: 72 reo·bo·imenti di f'antei-ia di Jinea e grnnatieri - i> reg-. o gimenti di bersaglieri - 5 reggimenti alpini - 8 reggimenti di lancieri - 8 reggimenti di cavalleggeri - 2 reggimenti di cavalleggc,ri-guide - 8 reggimenti di. artiglieria le~gei~a - 0 reggimenti di artiglieria grave - .l reggimento d1 artiglieria di montagna - 1 reggimento di artiglieria <li fortezza - 1 reggimento di. artiglieria da costa - 4 regg~ment~ del geni o - <I, reggimenti del cornmissariato - 3 regg1ment1 di sanità !1 reggimenti del treno. Questo numero di reggimenti delle diverse armi e servizi corrisponde in modo perfetto alla forza, ed alla composizione di guerra a l l'esercito uniclassico, ch e è proposta dal Mala,guzzi in 8 {!Orpi d'armata di fanteria di '1 cli visioni cias~un? e cli un corpo d'armata di ca,alleria di 2 divisioni di lancien;


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IL PROBLEMA J\lILlTARE

IL PROBLEMA MILITARE

ogni divisione d i fanteria essendo costituita da: 1 comando divisionale - 3 brigate di fanteria di linea - 1 colonna di tre battaglioni bersagliei o alpini - 1 colon na di due squadroni di cavalleggeri - 1 colonna di tre battaglioni (9 batterie) d'artiglieria grave - 1 battaglione del genio - 1 .battaglione del commissariat6 - 1 battaglione di sanità. Infatti, ammesso che l'esercito attivo, secondo propone il Malaguzzi, continui a comporsi, come attualmente. di sole 9 classi, rimanendo destinate altre 11 classi a formai:e l'esercito di 2a linea (milizia mobile) e l'esercito territoriale , i reo-b gimenti, di cui si è dato l'elenco, mobilitand osi, porterebbei·o alla formazione di guerra le seguenti unità.

mandi, prenderebh,ro nome di t1·uppe sussiclia1·ie, per diffe- . renziarle da quelle che oggi diconsi presso di noi tntppe suppletive, le quali hanno un vero carattere di truppe di riserva che mancherebbe effet tivamente alle altre, sia per il numero che per la specie delle forze medesime. Secondo il Malaguzzi, « l'esiguità relativa cli tali truppe sussidiarie risponde « al concetto che non si debbano creare n uove vere riserve « tattiche fisse intorno ai quartier i generali, perchè tali ri<( serve debbono essere costituite dalle stesse grandi unità « strategiche (corpi d'armata e divisioni di fanteria) gio« vando par ticolarmente la formazione ternaria delle ar « mate e delle loro ripar tizioni di vario ordine». Il corpo d'armata di cavalleria comprenderebbe 8 teggimenti (48 squadroni) di lancieri, un battaglione d i tre batterie cl' artiglieria montata ed alcuni riparti di t ruppa per i servizi di commissariato e cli sanità. In base a questo programma organico l'autore delinea la composizione elementare e complessivf1 di ciascuna arma; (iUindi esprime i criteri per la costit uziane dei comandi delle grandi unità di guerra, desumendone il quadro dell' orgapizzaziono complessiva dell'esercito, e g li elementi costitutivi delle diverse unità strategiche. Chiude questa parte dell'opera un accenno a.lle nuove circoscrizioni milita.ri territoriali che potrebbero corrispondere al divisato riordinamento dell'esercito.

Fanteria di linea 72 X 9 battaglioni.= 64:8 battaglioni Bersaglieri 5X9 » 45 » Alpini 5X 9 » 45 » Cavalleria 18 X G squadroni 108 squadroni Artiglieria leggera 8 X 27 batterie ==216 batterie » grave 9 X 27 » ==243 ,> · )> damontagna 1 X 36 » 36 » » da fortezza 1 X 36 compagnie== 36 compagnie » da costa 1 X 36 » 36 » Genio 4 X 9 battaglioni== 36 battaglioni Corrimiss~iriato » 4X9 36 » Sanità » 3X12 36 » Treno 12 [ » » == 105 » 1.x: 9 I

= =

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Queste unità servirebbero a formare, secondo s1 e accennato, 24: gravi divisioni di fanteria e 2 divisioni di lancieri; e .permetterebbero d i asse.2:nare al seo-uitc dei comandi b . bo-enera.li di corpo d'armata, dei comandi d'armata e del comando supremo, un certo numero di riparti speciali di truppa., per il necessario ingranaggio dei servizi di rifornimen to e di amministrazione fra i corpi di 1n linea ed i parchi -di approvvigionamento, e per il servizio di sicurezza dei grandi qtiartieri generali e dei parchi anzidetti. I gruppi di forze, destinati a questi servizi al seguito dei grandi co~

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· La parte terza., .che prepara e contiene le .deduzioni analitiche e le concl usioni dell'opera, è naturalmente petciò la più importante. . L' A . incomincia col presentare in tre tabelle successive la fo1·za nu1ne1·itCh clell' ese1·cito sul pieçle cli pcice con una, con clue e con t1-e classi sotto le armi, secondo il proposto sistema uniclassico, desumendo la forza delle singole armi dai prospetti riassuntivi dettagliatamente compiuti nell' appendice VI , in base ai dati discussi e fermati nella parte seconda del volume, per ogni singola arma e servizio militare. .


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IL PRODLE~fA MILl'l'ARE

In ognuna di queste tre tabelle la forza numerica si compone di due elementi: 1° CO?'J.Ji di mobilitazione, ossia reggimenti attivi e comandi delle grandi unità di guerra, compresivi però i depositi reggimentali e i personali stanziali dei comandi territoriali; 2° CO?'J.JÌ stanziali. Questi ultimi sarebbero, nella forza complessiva dell'esercito, un elemento invariabile, e comprenderebbero l'arma dei RR. carabinieri, il corpo delle truppe presidiarie e il personale degli uffici, istituti e stabilimenti militari con un totale di 43,800 uomini e 4560 cavalli di truppa. La forza complessiva dell'esercito sul piede di pace, compresi gli anzidetti corpi stanziali, verrebbe ad essere: con una classe sotto le armi (tab. K) 188,712 uomini e 48,767 cavalli; con dite classi sotto le armi (tab . K, ) 279,622 uomini e 50,619 cavalli; . con t1·e classi so t;to le arm.i. (tab. K.) 37:l,572 uomini e 52,4:04 cavalli. Di queste forze farebbe parte un JJenonale (isso, pei·manente e quindi n umericamente invariabile di .90.6'76 itomini. L a differenza di forza nelle· tre formazioni di 1;ace sarebb~ natura.lmente data dal personale di leva e dal numero delle clas~i tenute in servizio. L'ufficialità attiva sarebbe nei tre casi medesimi (tab. 1{1 ) con nnci classe sotto le armi: 11,362 di cui 9,730 permanenti. · con clu~ classi sotto le ~.rmi, 12,827 di cui 9,730 permanenti. · con t1·e classi.tsotto ·1e armi, 14,397 di cui 9,730 permanenti; Il colonne1lo l\falagnzzi calcola che qua11do la durata del servizio sia, ridotta in media a 55 settimane (385 giorni), come egli propone nella prime parta del volume, la forza media bilanciabile sarebbe di: 11,4'12 ufficiali ; 104:,[>78 uomini di truppa a piedi (comprese le trnppe . presidiarie);

.fL PROBLEMA l\HLITAR!l:

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52,700 uomini di truppa a cavallo; 24 400 aradua t,i e militi dell'arma dei :R,R. acrabinieri. ' o Rispetto alle cifre dell'ordinamento che il l\falaguz'zi computa essere cli: 14,800 ufficiali (compresi quelli di complemento e gli ausiliari in servizio effettivo); 150,460 uomini di truppa a piedi; 62,739 uomini di truppa a ca vallo; 24;912, graduati e militi d.elb.rma dei RR. carabinieri, si avrebbe una differenza medi.a in meno di: _ 3,400 ufficiali ; 56,400 uomini di truppa a p iedi; 10;000 uomini di truppa a cavallo; 500 graduati e militi dei RR. carabinieri.

Il Malaguzzi non fa cal colo giustamente delle diminuzio1i'i nel numero dei RR. carabin ieri, tra.ttaudosi. di un'arma che è essenzialmente appar tata dal quadro delle truppe di mobilitazione e che per ragioni ~)olitiche può essere aumentata . indipendentemente da qualsiasi considerazione militare; e ricerca il calcolo dell'economia che si avrebbe nel bilancio militare mediante la diminuzione del numero degli ufficiali e d~gli uomini di truppa a piedi e a cavallo, valutando il costo di un ufficiale (nella media deì vari gradi) in L. 2750, quello di un uomo delle anni a piedi L. 480, e quello cli un uomo delle armi a cavallo L. 600. Egli ne deduce che l'ordinamento unicla.ssico, applicato nel modo e nelle misure da lui indicate, porterebbe a, 42. 1nilioni cinnir,i l'economia ottenibile nel bilancio della guerra sui capitoli degli stipendi, paghe, v~veri, foragg i, trasferte: diarie, casermaggio, ,.,.estia.ri ed altrettrili di natura-personale e collettiva. Egli non ammette però « che sia utile e conveniente « devolvere a beneficio del bilancio generale dello Stato tutte · « o in massima parte le pre·vedute economie: perchè', se si « vuole davvero che la riforma militare sia ispirata dal pro« posito di accrescere la, forza intrinseca dell'esercito per a,« vicinarla maggiormente nelle proporzioni e nelle dotazioni


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IL P H.OJlLEl'IIA MIL1TARE

IL PROBJ,EMA :UIT,JTAlIB

a quella degli a ltri grandi Stati, bisognerà poi integrare e migliorare quegli altri capitoli del bilancio della guerra che sono considerati come deficienti . »

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:;: * L' A. espone poi m una serie di altre tabelle la composizione e la forza numerica che avrebbero le grandi unità militari, divisione e corpo d'armata,' di fanteria e di cavalleria e l'esercito complessivo nelle tre formazioni di oo·uerra) alle quali egli dà il nome di J ', di 2", cli 3° mobilitazione e che si otterrebbe chiamando sotto le armi e mettendo sul piede di guerra le sole prime tre classi di leva; ovvero le prime sei ; ovvero infine tutte ]e nove classi vincolate all'esercito perm::mente. Soffermiamoci sui dati riferibili alla 3• mobilitazione, ossia alla formazione di guerra nltima e rompleta. · Le divisioni di fanteria, composLe come fu accennato innanzi, verrebbero ad avere una f01·za complessiva di circa 34,000 uomini. con 108 cannoni, di cui la metà artiglieria leggiera dei battaglioni di fan teria (calibri di 60 millimetri, a tiro rapido), 565 carri di munizioni, 130 di provvigioni di viveri, e 690 carri diver si; e cio& quasi 1500 carri, 9000 cavalli di cui 900 circtLdi ufiìciali . .Per portare un giudizio su questo complesso di forze, lo studioso di organica dovrà studiare non solo la composizione e la proporzione dei riparti delle armi diversB e dei personali ·e materiali di ser vizio tecnico, amministrativo o sanitario, secondo i concetti espressi dall'autore nelle par~i prima e seconda del volume : ma dovrà pure esaminare le modalità. di schieramento e di 1~1anovra di questa poderosa unità, alla stregua delle idee esposte in proposito dall'autore medesimo nel cap. XXI e con la scorta della carta che vi ò allegata. Il corpo d'armata cli fanteria, componendosi essenzialmente di tre delle accennate divisioni, verrebbe a raggiungere una forza complessiva di: circa 110,000 uomini o,000 carri, di cui 360 cannoni con 31,000 cavalli di cui 3000 di ufficiali. e )

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Il corpo d'armata di cavalleria comprenderebbe : 10, 700 uomini; b9G carri di cui 18 cannoni ; e 11,700 cavalli di cui 2400 circa da tiro e 1150 di

ufficiali . I nfine l'eser cito cli campagna nel suo complesso conterebbe: . !)23,220 nomini, di cui 30,400 ufficiali; 43 000 carri con 2970 cannoni; e 285'.ooo cavalli di cui 27,000 circa di ufficiali. Rimarrebbero, oltre ciò, disponibili nello Stato ed alla dipendenza del comando :;upremo, le tru~p~ pre~id~arie, l'artiO'lieria da forte:lza e da costa ed alcuni npart1 d1 truppe del rreno, del genio, del commissariato; ed alla dipendenza del ministero del la guerra, i depositi dei corpi, il personale stan: ziale dei comandi territoriali, e il personpJe militare degh uffici istituti e stabilimenti militari, oltre che l'arma dei reali 'carabinieri. In complesso qualcosa più cli altri 80,000 uomini circa. Così che il totale genera.le dell'esercito permanente, in tempo di guerra., verrebbe ad oltrepassare un poco la cifra di un milione di armati. L'.A.. calcola poi che, in caso di mobilitazione generale'. l~ milizia mobile, comprendente le classi lo·, 11a. e 12· d1 1· e di 2" categoria, le quali nelhmno di coscrizione avrebbero contato ciascuna. 'Circa 12G,OOO uomini, potrebbe raggiunge.re l'effettivo cli ::&50,000 uomini circa e costituire co~ questi e con i propri quadri di classe e con il concorso d1 altro personale ausiliario del ruolo di riserva l'es~1·cito _cl~ 2• linea · mentre al presidio interno e sovratntto a1 serv1z1 locali ~ regionali r imarrebbe destinato l' ese1·c~to te1·rito1·i~te, costituito dagli uomini di 3" categoria di tutte le 20 classi; e da quelli della l a e 2· delle 8 cla.ssi anziane (J3 a :.ao~ e~ organizzati :n reggimenti circondariali ed in battag]iom nniclassici.


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IL P R.0BLE11(A i\HLlT ARE

IL PROBLEMA MILI'rARE

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stramento dei quadri, la maggiore efficacia pratica ; - e che con essa si può ·reclutare, istruire ed impiegare n ell'esercit o .tutta la gioventù valida e disponibile del paese (126,000 inscritti di 1a e di 2" categoria per ciascuna classe cli leva), , di gnisa che fa proporzione fra il pied e di p ace medio e il piede di g nerra completo che è oggi ' cli 1 a 2,40, salirebbe a qn"ella di l a 7,42 . Egli r appresenta a nehe doversi tener calcolo del gn1.nde vantaggio che si avrebbe nel .senso amm inistrativo ed anche in quello politico-militare dalla possibilità di effettuare la mobilitazione in tre fasi, iu ognuna delle quali l'esercito potrebbe agire militarmente con un numero preveduto cli unità tatt iche complete che non r iceverebbero alcuna scomposizione o t urbt1mento dalle nuove unità t attiche sopra venienti nelle fasi successive: L'A. aggiunge poi che l'aceettazione del sistema unichssico « nou implica necessariamente l'adozione immediata « delle alte cifre di dotaz ione cli quadrupedi e cli carreggio « che sono in~critte nei quadri organici, nei prospetti e nelle « tabelle cli forma,zione delle unità di guerra maggiori e mi« nori; e che anche a questo rig uardo è possibile, con il si« stema medesimo, d i attener.:;i alla più prudente gradualit à « di àpplica:zion.e organic8' » . Intorno a questo proposito poi, dopo twere accennato, con- · dannandola, all'ipotesi d i un 01;dinamentò uniclassico nel nel quale non sia a mmessa l'artiglieria di battaglione per la fanter ia, egli espone per ultimo come possa farsi un parziale e progressivo esperimento del sistema uni.classico senza perturb1.ue la compagine militare oggi esistente e senza im porre per ciò maggiori a.ggravi al bilancio consolidato. . Il Malàguzzi rùissnme il proprio lavoro, enumerando i quattro vantaggi caratteristici che si debbono attendere élall'uniclassia, e che sono : 1° minima spesa nel tempo di pace; 2° massima ut.ilizzabilità organictt delle forze d i pace per le istruzioni e per le operazioni militari eventuali e repent ine;

* ** Il colonnello Malaguzzi analizza poi le cifre della proposta organizzazione uniclassica ed osserva che l'esercito di caml)agna uniclassico verrebbe ad a.vere una forza effettiva del 2,80 1/0 della popolazione del regno, mentre l'organizzazione attuale non dà che 1'1,80 °/ 0 e quella di tutti gli altri grandi Stati è assai superiore; poichè la Russia· può mettere in 1 a linea il 3,15 °/0 della popolazione, l'Austria il 3,65, la Germania il i5 °/0 e la Francia ha dispost o d i inquadra.me il ÌO 0/4! Egli esamina e giustifica con opportuni confronti le cifre speciali riflettenti il n umero degli ufficiali dei cavalli dei ~ . ' ' cannoni e dei carr i, notando particolarmente che la q ua,ntità di carreggio proposto, oltre al non eccedere le proporzioni adottate nell'organù1zazioue militare germanica « servirebbe « a por ta.re al seguito delle truppe combattenti circa 15,000 « carri di munizioni, cla.i quali la fanteria potre bbe trarre « 300 ca.rtucce di riserva per fucile; e l'artiglieria 1000 col pi « per pezzo del calibro di 60 mm . ; 750 p er quelli di. 73 mm., « e 4,25 per q uelli da 85 mm. ; e circa 6000 carri di provvi« gioni contenenti 10 giorni cli vi veri cli riserva per g li uo« mini e 4 almeno di foraggi di riserva per i quadrupedi». Esso cledùce pertanto « che il proposto riordinamento è « nelle sue cifre t otali proporzionato alla popolazione ed ai « mezzi dello Stato, e nelle cifre speciali delle singole a.rmi « e servizi, è costituito secondo le esigenze dell'arte mili« tare moderna » (pag. 235).

L'A. passa ad esaminare poi l'applicazione uniclassica alPes.e rcito sul piede di pace; e nota che essa soddisfa al princ1p10 moderno della f e1·ma m'inima e delZe foTze m,inime nei tempi ordinari, mentre nei ca.si di guer ra e di preoccupazione politica offre la possibilitit dell'inipiego cti tiitte le ene1·gie nazionali : - che essa sola, l'uniclassia, dà modo cli ma1;tenere un effettivo costante alle unità tattiche e consente quindi di çlare alle istruzioni m ilitari del t empo di pace ed all'ammae;


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IL PROBLE:)JA MILUARE

3° massima rapidità. e facilità di mobili tazione; 4° massimo spiegamento di forze in caso di guerra. Egli chiede quindi con quale altro· mezzo o sistema 1)0 trebbero ottenersi uguali o pur solo non molto dissimili con~ çlizioni die ... conomia e di forza, nello stato di pP.ce e in q uello di guerra. · . Infine, dopo avere accennato· alla necessità di sostituire all'unità tattica semplice cli oggigiorno l'unità composita e di favorire l'evoluzione della nostra arte militare dal semplice al complesso e dal debole al forte, ' egli esprime la speranza che la nostra gioventù milifante prenda occasione dalle sue proposte per contri buire a.Ila soluzione del problema, affinchè da essa r isorga il rinnovellato esercito italiano nel più. alto grado di valore organico, tecnico e morale. Nel sottoscrivere di gran cuore il patriottico ·voto del valoroso e geniale autore, si sente il bisogno di formulare un altro voto ancora, che cioè il libro sia preso dagli studiosi e dalle autori tà; competenti in q nello attento esame che merita per ltL grande chiarezza, obbiettività e convinzione ond'è dettato. Quando uno scrittore, indipendentemente dalle altre sue innovazioni e proposte, viene a dirci che la policlassia non può continuare ad essere la base dell'organica e che il concetto delle i~niclassia è maturo e solido contro ogni possibile obbiezione orga.nica, tatt.ica, finanziaria, ed anche sociale e politica; quando si pi:·emette che nessuno sinora ha osato insorgere contro la vecchia organica e parlare di demolizione, perchè mancavano un progetto e gli elementi di una riedificazione migliore, a me pare che, nel supremo interesse del paese, lungi dal seguire il sistema medioevale di fare il silenzio e la oscurità intorno all'opera sua, dagli studiosi e dalle autorità competenti dovrebbe es~ere invitato l'autore a discutere largamente ed in pieno meriggio in contradd ittorio. Con ciò io non intendo dichiarare che accetto subito tutto intero il sistema e le dottrine del mio amico e camerata di 36 anni fa, nè che abbia l'i llusione che l'esercito nuovo

IL PROBLEMA. MILI'l'ARE

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possa balzar fuo6 da un momento all'altro tutto d'un pezzo come :Minerva dalla testa di Giove, il che non vorrebbe neanche l'autore. Ciò che cr edo fermame·nte è che con la vecchia organica non r isolveremo ma.i il problema militare secondo il progresso e le esigenze dello incivilimento odierno. Ogn uno sente che per la soluzione occorrono elementi nuovi; il colonnello Malaguzzi ce li reca per la prima volta, ebbene discut iamoli, vagliamoli; verranno p'oi il processc e il metodo di adozione del buono e pratico se vi saranno . Non dovrei essere io, vecchio, a dirlo, ma se ci spa:ventassimo delle verità, diventeremmo i vecchi e barbogi Lucumoni, custodi degli idoli e dei miti tarla.ti. Roma, 5 luglio 1903. TEMISTOCL E MARIOTTI.


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NOTE BIBLIOGRAF1.0I:IE

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F irenze, G.

tere del generale Pianell, i documenti stamp~1ti, i·elativi a quel breve periodo ma impor tantissimo per la storia del reame di Napoli, lo rischiarano completamente. Delle Letter·e e Ricorcli la Rivista ha già d a.to a suo- tempo esteso rendiconto, e percir, non vi torneremo sopra ; diremo quindi soltanto dei due scritti dell'esimio generale, finora inediti e resi di pubblica ragione soltanto adesso colla n uova edizione.

J-11i gentildonna con tessa E.leonora Ludolf, la \°edova del tanto rimpia11to generale P ianell , si è prefisso il nobile scopo - ciò che t orna al massimo suo onore - « di render sempre maggiormente noto l' integro carattere del generale P ianelJ, la sua mente luminosa ed il nobilissimo animo suo» . Così nel 190_1° stam pò in edizione non venale ed in n umero r istretto di esemplari, il volume di T,ettei·e del genei·ale Pianell e Rico1·ch famiglim·i. :Ma tale opera da lei donata a parenti, amici, conoscenti., ebbe perciò, relativamente, pochi lettori. In seguit,o ai loro imparziali g iudizi , alle benevoli 'recensioni pubblicate in accredita.te riviste ecl. in diversi giornali - e non poteva essere differentlilmente - le venne esternato da molti il desiderio di. averè quel libro, ma non potè aderirvi essendone esaurite le copie. Ciò le fu penosissimo e qua.s i doverosa le parv~ la decisione di fare una seconda edizione. Cosi ont rende di pubblica ragione ciò che in principio era destinato ai pochi: cogli endo l'occasione per sciogliere una mezza promessa contenuta nella nota in :fine della prima edizione, fece precedere alla parte già edita uno scritto inedito del generale Pianell sul breve ministeto in Napoli. nel J.860 e. vi ha ao·giunt o altresì , a come pimento del volume alcuni appunti sul viaggio fatto da suo marito nel 1868 in Germania col generale Cosenz, a scopo di stncli militari. Questa seconda edizioiie perta.nto ha un valore singolare dal punto di vista storico poichè, se mette in evidenza l'opera intelligente, come ministro della guerra, in quei difficili momenti e l'integro ed elevato carat-

Il generale Pianell, come è noto, costretto ad allontanarsi da Napoli dopo essere stato, durante due mesi, ministro della gnerra nel governo costituzionale di Francesco II, si ritrasse ~L Pa.rigi nel settembre del 18GO. « In quel momento angoscioso della sua vita, scrive la nobile gentildonna, i l generale trasse grandissimo sollievo d1Llla sicura coscienza di aver co'mpiuto i suoi doveri verso quel Re e quel Governo. Volle nel raccoglimeni o dell'esil.10, n arra.re quale fosse stata, in posizion e diffici lissima, la sua condotta, specialmente dal lato milita.re, e scrisse perciò queste }\[emorie in cui dava conto delle condizion i dell'esercito napoletano di quel tempo e dei fatti militari che allora avvennero. Il suo animo di soldato sentì vivamente l'onta ed il dolore della sconfitta,, poichè un esercito deve sempre degnamente far fronte a.I nemico che lo assale ». · Di questo sno lavoro, scritto come d ice il gen erale stesso, a penna corrente e senza pretesa di forma, ne fu concessa la lettura) dopo qualche anno, soltanto a qualcuno dei suoi più eletti ufficiali. Il generale Pianell desidemva ed invocava dalla severità deUa storia il giudizio imparziale del suo operato e questo giudizio giiL da molto tempo ha fatto ragione delle , ire partigiane che a,vevan volto contro il generale i loro dardi avvelenati . La narrnzione, tuttavia, documentata di qnel breve periodo di tempo non può n on avere la massima importf.mza e si deve essere grati alla gent il vedova delÌ' illustre generale, di averla, vinta ogni titubanza., affidata alle stampe.

N()TE BIBLIOGRAFICILE Il generai Pianeti · - Memorie (1859-1892) . -

Barbera editore, 1902.

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ANNO XLVIII.


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KOTE BIBLI OGRAFICHE

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** La scrittura del generale Pianell, essenzialmente, mette in <Jhiaro i punti seguenti : . . Che le con.dizioni interne dell'esercito napoletano erano tali da potersi considerare come già sconfitto prima di affrontare il nemico : Che il generale Pia.nell, pure compiutamente edotto di tali condizioni non sapeva capa.citarsi, che un grosso nerbo d i truppe ancora perfettamente ordinato, quale era quello che trovavasi nelle Calabrie, non fosse in grado di opporre seria resistenza all'avanzata di poche migliaia di 0o·aribal<lini, e di ottenere la vittoria; Ohe il generale Pianell, mediante la più grande attività. fece quanto era possi bile per rafforzare l'ordinamento mili~ tare esistente e provvederlo di tutto il necessa.rio per la campagna e che desiderava ardentemente di lasciare il portafoglio della guerra per andare a prendere il comando delle truppe che erano al campo ; . Che Egli da uomo e soldato d.' onore volle sempre, fino :all'ultimo momento, fosse rispettato ed osservato il g iura11nento fatto dal Re, cl.al Governo, dall'esercito, alla Costituzione. Riguardo agli ordinamenti militari, i numerosi dispacci indirizzati al ministero della guerra dalle a,utor ità militari -che erano nelle Oalabrje null'altro attestano se non ufficialmente quanto già .era noto e cioè del massimo disordine e <lella· pusillanimità di quelle truppe e dei suoi capi, a mal:grado degli ordini ripetuti del ministi·o generale P ianell di 1riunirsi e di muovere arditamente contro il nemico. Caratteristico e particolarmente interessante è il breve s chizzo seguente che il generale Pianell dà dell'esercito llè'tpoletano di quel tempo. « Lungo sarebbe esporre quale . fosse l'opera assidua e po tente del Re Ferdinando II, il quale nell'organizzare l'esercito non ebbe altro fine che di formare una, casta a parte

NOTE BIBLIOGRA.FICRE

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nel paese, c he dipendesse direttamente ed esclusivamente ·dalla sua persona, 11011 riconoscesse altro comando che il :'8UO, non avesse altro sentimento che quello di un servile, interessato attaccamento a lui. Doveva essere dedito ed utile a due cose: la prima a schiacciare per forza numerica e potenza di mezzi qualunque mo,,imehto interno; la :'8econda a far bella mostra cli sè nelle parate e nelle pro~cessioni., talvolta anche sul campo di manovra; ma già -0a vario tempo le esercitazioni militari erano quasi del tutto tralf1sciate, forse perchè il Re· Ferdinando, non ne . faceva più scopo del suo divertimento. Quiridi non gerar·Chia.., non disciplina, non comando, non istruzione, non operosità.. Yi era abbandono, ignoranza, ozio, sostenuti da una. indulgenza senza limiti per ogni colpa militare, mentre -esisteva una evidente antipatia per ogni merito. che si mf.inifestasse. A dimostrare la verità di questa osservazione non mancherebbero argomenti: i fatti avvenuti li hanno confermati . . . . . Il Governo confuso, disordinato, scon·fìclente, non seppe mettere d'accordo le diverse autorità in ,sì gra,,e momento : non provvide al coma,ndo supremo di :Sicilia e quando lo sbarco avvenne ma.11.dò · una colonna che ,solo a Calatafi.mi incontrò il nemico 1 e dopo un breve e fiacco combatt,imento si ritirò direttamente a Palermo . ·S ono notissimi gli ulteriori fatti -mili tari. Trentasei mila uomini, corredati di tutto quello che si potesse richiedere ·in un ben organizzato esercito, fecero prima un armistizio, poscia una convenzione con la quale si impegnavano ad ,abbandonare Palermo. Non avevano altrtL forza da comba,ttere che un certo n umero di insorti sostenuti da poche cen-ti.naia di garibaldini. Questo fatto positivo dimostra più ,che ogni altro argomento, quanto fosse fiacca nei capi l'abitudine del comando, e debole nei soggetti quella dell'ubbidire; nulla la reciproca :fi.ducia. Forze tanto nmnerose -~ mezzi cli ·guerrn tanto potenti rimasero colpiti da paralisi alla loro prima prova. Questo risultato devesi tLttri1buire in massima parte allo stato morale dell'esereito, for.1:nato con tanta raffinata arte di governo assoluto e diffidente.


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XOTE l3IDLIOGRAFICHE

NO'J'E BIBLIOGLtAlT!CHE

Certo ò che un fatto così imponente aggiunse prostrazione· e scoramento nelle fil e dell'esercito medesimo» . In siffatte condizioni di cose l'opera. di un minist,ro <lella g~1erra,. il quale g iustamente pretendeva che l'esercito com piesse 1l proprio dovere di battersi, 11011 poteva certo essere· facile. · ' · Notevole è quanto egli osserva intorno alle difficolt.'I. incontrate per la nomina dei generali da porre alla te 8ta del le· truppe di Calabria. « Nel prendere in esame i o·enerali bi~ognava eli~1inare quelli che prestavano sei~izio p~·es::;o 11 R e! quelli che ~vevano già quakhe comando importante,.. quelli d1 cavalleria che non avevano mai comandato fanteria e quelli, forse ottimi e istruit i, dei coi·pi facol ta tiv i che 1~on ave:7ano mai _m_ane~giato truppa ». Nel fatto i ge: n,e rah da ~u1 prescelti, 11 'Vial come comandante in capo, il :M:el~n.des, 11 _:òfarra, ecc. non risposero a.ffa.tto alle aspP,ttati ve ~el P tanel1. L~ general~ l\~ana: a1rni, partito mal volentieri,.. 11 2 agosto gh telegrafo d1 non aver ricevuto istruzioni nè da lui _n~ dal generale Via!. Gli fu risposto che le istru zioni del mm1stero erano per via, 1m1 il Marra si dichiarava, esonerato dal comando con espressioni sconvenienti. « Un simil.e. teleg~amm~, not~ ~l Pianell, prodnceva sfiducia negli. am1c1, ard,1re 1101 .nerb.1c1 e scandalo generale»; per ciò 10 . ~·1mprove~·o ecl egh allora gli rispose anche telegraficam oute· m modo rnsolente; sicchè il Pianell fu costretto di richiamarlo ed imporgli gli arresti in castello. . I seguenti t elegrammi dà.uno netta idea di ciò che erano· quelle truppe e i loro capi. . Il 10 agosto., avendo_ app1:eso ,fa un. rapporto Llel maggioro· d_1 gendarmeria De L1guor1, che le truppe erano già sfiduciate e che un 11ostro vapore aveva dato libero ,,assaO'o·· l 0 0 10 ttC 1 'b .e' a cune arche con gente armf.1ta1 e il generalo Vial avendo, ac~ennato ~Ila_ lunghez~a del littorale da guardare, il Pianell gli m~nda 11 giorno 11 11 seguente telegramma : .« cosa è .avven~~o, q_1~ali ~isposizioni ha dato. Il pogg10 e .11rresoluz_1one e 1 m erz1a. Eviti per quanto è possibile· che s1 battano isolatamente delle piccole frazioni, disponga.

,di tntte le truppe che da lei dipendono. Pl'ovvegga contro i fatti presenti e reali, non si preoccupi delle eventualiLà fu-ture. Kon si lasci imporre da consigli troppo prndenti. Qna lnnque piucolo successo avrebbe inflnenza morale sulla truppa » . E il giorno seguente, 1~, altro telegramma allo stesso maresciallo Vial da comunicare ai generali }[elendes e Briganti: « Dai telegrammi. che ricevo mi accorgo che manca l'unità del comando. Si agisce con irresolutezza. Con LH battaglioni fra Monteleone e Reggio si permetLe impunemente unn. riunione di poche migliaia di insorti, e mentre si sta immobili in Ct1h1bria, si domandano altre truppe da Napoli. Ripeto, bisogna attaccare e battere prontamente il nemico senza preoccuparsi dol futuro . Agisca efficacemente. Non .abbandoni la posizione del littorale ma non tenga truppe inoperose all'intorno. ~i traspor ti col suo q uartiere generale ovunq t~e sin. più necessaria h1 sua preseuza; si mantenga in vicinanza con i generali di brigata e clelle operazioni militari che. si compiono. Spediseo il 5° 0Mciatori che part id.1, oggi per Baguara. Ne disponga nel modo più co nveniente anche sbarcandone 4 compagnie fra Bianco e Hovalino per prendere di rovescio Aspromonte se lo crede ne·Cessario. Abbia presente il già disposto pel 11° Cacciatori » . ·ru fiiu1lmente, avendo avuto notizia che due vapori hanno sbarcato molta gente in Salin e verso Capo dell'Armi e che altre bande garibaldino si trovano nella contrada di S. L orenzo, il Pia.nell, ossorvanclo che « quest,i telegrammi dimostrano chiaramente che emno già tutti battuti e sconfitti prima di ,oclere il nemico », così telegrafa al maresciallo

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Vial. « Non risparmi mezzo alcuno per verificare se o:a'e Lti.vamente dL10 vapori hanno sbarcato gente nemica verso Capo de.li' Armi . )fol caso affermativo prenda le opportune misure, rammentandosi che il primo dovere è quello di marciare direti;amento, e senza esitazione cont1~0 il nemico, ed at taccarlo . .. .... Giova ripeterle cho le truppo non devono es.sere spar pagliate : bisogna evitare di battersi divisi in pie-


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NO'l'E BIBLIOGRAFICHE

NOTE BIBLIOGRAFICHE

cole fraz ioni, non bisog na condannare le truppe all'inazione ;: delle colonne debbono mostrarsi dappertutto ». Il Vial risponde subito da Monteleone ma senza dare, precise notizie e P ianell il mattino del giorno 20 gli te- . legrafa : . « Riscontro il suo telegramma di iersera, ora 10,30, giun-· tomi poco anzi. Le disposizioni da lei em'esse mi paiono insufficienti. Da lungi non posso e n01i debbo regola.re le operazioni della trnppa a lei affidata, e di cui ella è, soltanto,.. responsabile. Però se foss i nella sua posizione, dopo gli sbarchi avvenuti adotterei lè seguenti misure: 1° assicurare la dif~sa delle batterie; 2° concentrare la trnppa; 3° marciar& dirett~mente contro il nemico per attaccarlo nelle sue pos1z10rn e batterlo. Un generale che comanda tre brigate riunite combatte personalmente, e là dove la sua presenza èmaggiormente necessaria. La difesa delle città è pericolosa. ed oziosa : combattendo il nemico in campagna, le c1ttà sì affretteranno di accogliere i vincitori, ed appianargli le vie_ L'esitazione e l'inerzia costituiscono da sè medesime una sconfitta, specialmente nel caso presente, che ad ogni istanteperduto la . posizione può peggiorare. Dne vapori possono, al massimo, sbarcare duemila uomini; attaccarli con due compagnie e ritenere un intero corpo d'esercito nell'inazionenon mi par sano consiglio. Pongà mente a queste conside-razioni, le tenga nel conto che possono me'ritare, ma agisca. vigorosament.e e con piena libertà. Rammenti i recenti avvenimenti di Palermo e di Milazzo, dove il valore soggiacquepel cattivo impiego di esso ». Questi telegrammi - e i molti altri che vi si ]eo-o·onosono. tutti _dello st~sso stampo - abbiamo voluto rip~:Ìare, gua~1 per intero .giacchè mettono in rilievo, nel modo più. lummoso, la nobile condotta e la splendida figura del Pianell, onde ora ci appare affatto naturale l'iniziatÌVfL, l'abilità e l'ardire da lui spiegati nella giornata di Oustoza e l'intelligente, strnordinaria energia con cui seppe prov~edere1 il giorno seguente, 25 g iugno, al pronto riordinament0, dello scompaginato 1° corpo d'annata.

Il generale espone la narrazione degli avvenimenti nelle Calabrie col metodo dei telegrammi ricevuti dalle superiori autorità milita,ri ivi comandate e cli quelli da lui spediti come ministro della guerra, offrendo così un copioso ed ìnconfuta,bile materiale ufficiale per la storia, di quei giorni fortunosi. Completa h1 storia di quel periodo coll'esposizione. abbastanza minuta degli avvenimenti svoltisi c.o ntemporan eamente a, Napoli e specialmente degli abboccamenti, consigli, lettere che ebbero lnogo e furono scambiat~ fra il .R e, e il ministero e in particolar modo lo scrivente. :ill superfluo ' . rileva.re l'importanza storica di queste . notizie, le quali, mentre offrono una novella prova dell'inappuntabile azione del Pianell, spiegano colla maggiore evidenza la sorte fatale cui - per fortuna clell'It1.1lia - non poteva ormai sottrai·si la monarchia di quel paese. Assai rimtLrchevole fu il discorso tenuto col Re il 29 agostor q.uando cioè la situazione appariva ìndi;tbbiamente come disperata. Il Re disse al Pianell: « Io ora non parlo ad un Ministro nè ad un generale, mi piace esaminare freddamente la posizione con un amico » e il generale, in presenza anche del fratello del Re, Conte di Caserta, chiamato apposta perchè fosse testimonio, dopo molte istigazioni disse quali . fossero le sue attuali convinzioni. Confessò che i snoi primi desideri furono dì salvare i resti dell'esercito da una nuova ignominia e salvare il paese, qualora non si potesse più salvare la dinastia. « . Il ministero, disse, ed io quanto i miei colleghi facciamo premura da più giorni per ottenere le dimissioni, segno evidente di non avere elementi per dominare la posizione. Vi sono sommosse in quasi tutte . le provincie, e sì sono formate in varie di esse delle r iunio~i di r ivoltosi armati. Il paese è invaso da Garibaldi che marcia trionfalmente verso, la Capitale e contro tutto ciò non vi potrebbe essere che l'esercit o: ma quest.o, in gran parte sbandato, getta le armi da,,anti al nemico, ed il resto sconnesso, esitante, è più una minaccia che un mezzo di difesa. Il paese, principalmente da quest'esercito indisciplinato teme saccheggi ed eccessi. In taluni corpi ì' indisciplina ha ol-


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NOTE BIBLIOGRAFICHE

trepassato ogni limite. Nondimeno tutto, forse, non sarebbe perduto se V . M. con un'ultima, vigorosa decisione, raccogliesse le truppe in una vantaggiosa posizione e, con la sua pi·esenza, tolto il vieto pretesto del tradimento, spingesse la truppa al combattimento . I gnoro se V. 1VI. vorrà. così tentare la fortuna : ignoro se la presenza del Sovrano sia orma.i bastevole a bilanciare la deficienza di quel.le virtù militari le quali sono opera del tempo e della stretta applica7,ione di quei principi.i che soli costituiscono i legami d i un esercito. Garibaldi può compiere l'invasione del Regno, ed occupare la Capitale, ma se rimane solo, non potrà nulla fondare di durevole.. Se V. M. non vuole a,ppigliarsi al p,irtito di tentare la sorte cou un combattimento, potrebbe però provvedere alla tranquillità della Capitale e del paese. Per evitare fati.tli collisioni nella prima, convien ritirare tutte le truppe, condurle verso Gaeta, o altro luogo opportuno, e aspettare gli eventi. Però l'interesse è di V. M. per cui è solo giudice di scegliere il partito che ereda, più conveniente ». E il. generale soggiunge: « Il mio parlare fu schietto ma, non. fu s.chiett;o il domandare, non fu schietto volere' pel' test1mon10 nella nostra con versazione il Conte di Caserta.. si volle invece seoprire il mio intimo convincimento per poi farne un a colpa» . Effettivamente il parlare del generale fu schietto, ma ciò torna a massimo suo onore.

I 1·ico1·di militcwi cli un viaggio in Ge1·1nania nel 1868 non sono che u n suecinto_diario del viaggio compiuto in Aust1:ia, nella . Baviera e a Berlino. P erfino la giornata ptissata dai' P ianell sul campo di battaglia di Sadowa non dà luogo a ,qualsiasi considerazione; si vede chiaramente che ciò che -egli metteva sulla carta erano semplici appunti per aiutare la propria memoria e null'altro . }Ì} infatti inammissibile che ad un uomo così esperto· nelle cose militari e così · ap-

NOTE BIBLIOGRAFICHE

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passionato per le medesime come il gener~le Pianell.' 1~ visita di quel campo di battaglia, sul quale 1 Pruss1a111 riportarono così splendida e decisi,7 a vittoria, non abbia suggerito grande copia d i considerazioni milit1iri che sarebbe as~ai interessante di conoscere. Si rileva peraltro e con vero pia.cere l'accoglienza v eramente speciale che il generale ebbe dappertutto e in modo parhcolare presso la corte di Prussi~ ove il I?,e o il Principe ereditario Federico lo colnu1rono d1 gentilezze e di inviti e vollero assistesse a infinito numero di ma.uo-vre. Vogliamo ricordare il. giudizio espresso dal Pianell sulle truppe prussiane in seguito ad una manovra, cui assistette, in p iazza d'armi: « Sono stato accol to, egli scrive, e ricevuto con grandissima cor tesia e distinzione. La mano\7ra comandata, dal tenente generale Goltz si è sviluppata con ordine ed insieme per una serie di mo,,imenti razionali. Il tempo fresco, m~ l?r~pizio, il teri·eno eccellente. I reggimenti forti di cinque squadroni, l'uniformo buona, i cavalli bel. Essi.mi. L'ordine, l'insieme, il silenzio veramente ammirevoli. Duran te la mia earriera non a'vevo mai visto manovrare venticinque squadroni con maggiore vivacità ed . esattezza. I due ~-eggimenti cora;,;zieri sono imponenti, e spe cia.lmente il primo ehe ha cavalli grandi, forti e belli d i un solo mantello, baio .... Stare dinanzi a,lla fronte di due reggimenti di co~·azzieri lanciati a toiit 1;itesse e compa~ti serve a dare adegmita idea della potenza clelht cavalleria. Da questa siamo passati alla fanteria. Le due brigate erano l'una contro l'a.ltra, pare ch e i due comandanti abbiano ma · novmto secondo accordi presi antecedentemente. La fazione ha proceduto regolarmente, non senza però taluni i~1convenienti. Dirò ftltra volta della qualità delhi infantena prussiana e del suo regolamento d i manovra. Accenno qui che il Re presenzia, tut ti i g iorni. tali manovre e che in co~seguenza t u tti quanti i principi e generali, che sono a B erlmo sono tutti là: c1uanto ciò debba influire sulla istruzione e più sullo spirito della truppa è facile concepirlo » . . E giova qui ricordare un episodio narrato dal generale.


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NOTE BIBUOGRAFIORE

I nvitato a pranzo dal Re, questi, dopo il pranzo, lo ha trattenuto in t esi generali de.lla polemica sollevata dal generale Lamarmora. Il Pianell scrive : « Io non ho potuto disconvenirne, ma quando poi ha accennato che q uesti fosse istigato da P iLrigi, non ho potuto astenermi dal protestare, dicendo come, a mio credere, il Lamarmora non fosse mosso da altro che dal desiderio di difendersi dalle accuse sollevate contro di lui, e come fosse egli tal.e uomo retto e leale, da non servire di strumento a chicchesia, e da n on avere mai un secondo .fine nelle sue azioni. Forse, egli conchiudè, le mie parole non sono rjuscite gradite>> . Ciò ora poco importa: il fatto è che esse lumeggiano ancora il nobile e forte carattere del Pianell. * **

Finacchè il sapere, l'onore, · il carattere s1Lran no tenuti in quel conto che debbono avere, la memoria del generale P ianell sarà sempre più viva che mai. E però, mentre ci a,uguriamo che questo volume, che mette in evidenza le grandi doti civili e militari del generale Pianell. trovi la massima. diffnsione nell'esercito, ci acconsenta la 'nobile di · lui vedova di est ernarle i nostri 1,iù vivi rallegramenti per l'opera da lei compiuta e per averla res1t di pubblica rag ione per tutti. ·

Rossr, tenente nei granatieri di Sardegna. - Sull'istruzione pratica dei fanti. - Torino, tipografia R oux. e Viarengo, 1903.

ALBE RTO

Cominciamo col dire che il tenente Rossi premette anzitutto idee giustissime. Egli, cioè, scrive: che nelle guerre future sarà assolutamente necessario che ciascun individuo agisca quanto più può intelligentemente : che il principio della massa agente contro la frazione nemica rimane infallibile: 'anzi nella g 11erra futura la vittoria arriderà a quell'esercito che avrà più massa materiale e morale ma anche la mag-

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NOTE BIBLIOGRAFICHE

o·ior massa intellettuale. La adozione delle armi da fuoco °ao-ionò radicale cambiamento nel modo di combattere; non C C, nella sostanza però, ma ,nella forma; i pr mc1pi_ r~maser~ inalterati. Fu la manovra che dovett e adattarsi a1 n uov~ bisogni prodotti dalle nuove scoper~e. ~fan mano che le ~r~11.1 da fuoco divennero più perfette, 11 bisogno de~la elast~c1ta delle truppe si fece sentire più prepotente; oggi la_ t~1T1b1le · ffi.cacia delle armi moderne la rese .u na necessita assoe . 1 Iuta; e però le forme dovrebbero . cambiare, .e ~1~novre rendersi più semplici, più :moda.te . .M:a non bast,a pm come in antico che ogni grega.rio abbia forti le membra e saldo il cuore · al gregario moderno occorre ancora la saldezza della m;nte « in modo çhe tutti dall'umile soldato al generale in cap~ ciascuno nella sua cerchia contribuiscano all'intento comune » . . . Opportun amente l'autor e rico~·da 1~ure,. c~l :;\fon~bnss~n, che l'odierno armamento portatile s1 puo ritener e m tutte le potenze pressochè equivalente, . sicchè . sarà ]'is~r~zione delle truppe e sopratutto quella dei qnadn che stab1hra1m~ la differenza: e col maggiore francese Leclerc che: « perche un esercito possa godere della reputazione cli ~ssere rea.1mente ist ruito in vista della guerra, è necessario che c~a scuna sna 1, arte fino alla più piccola, fino alla compa~ma, fino alla squadra, fino all'uomo isolato, sia st~to esercit~ito ed istruito non sofameute negli · eserc:izi regolamentari e nelle formazioni reo-olari di. piazza d'armi, ma eziaudio e b . . . sopratutto nei mille particolari che_·compongono le v1c1ss1tudini e le alt ernative del combattiment o ». L'autore quindi, e molto giusta~nente, si ~imost~·a c~nvinto fautore della grande importanza della 1struz10ne . 111dividuale e non meno giustamente os_serva che ne deriva., per logica conseguenza, una gra1:de resp~nsabi~ità ai comandanti di plotone e di compagma; ed e. precisamente ~ell'istruzione di questi due reparti che egli intende maggiormente occuparsi. . . Noi non possiamo seguire l'autore nel sno prege~ole studi~ denso di idee e nel q uale sono pure formulate importan ti 0

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NOTE BIBLIOGBAFICBE

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N01'E BIJ3LIOGRAFJCHE

Fra le varie q nestioni, interessanti in sommo graclo i 1 combattimento della fanteria, e prese ad esamina cl.al Rossi, notiamo quelle aventi tratto allo spirito offensivo, al frammischiamento delle truppe e all' assalto. I nostri rogolamenti raccomandano tutti di elévare a.1 possibile lo spii-ito offensivo, e l'autore nulla trova da dire in con trario. Egli osserva però che si è giunti all'esagera· zione di far scomparir e perfino cla.l dizionario del soldato la parola _1'itfrata; il che gli pare dannoso ed insieme pe·

proposte per l'andamento pratico dell'istruzione Dobbi' L· · • amo res rrngerc1 a n~~ar~ le idee più salienti, a dare un cemio delle proposte prn importanti.

Nell'istruzione di plotone, giusta i nostri regolamenti si tende ·' . . a dare . alle . .reclute .· la esteriorità d i sold , a t·1 e a d 11upa1 tir loro 1 pnm1 rudimenti della disciplina E · 11 · t · a· · · « invece ne a 1S -ruz1one i compagnia dovrebbero acquistare l'intima ess~nza dell a loro n uova ~ualità, perchò si ò solo in q uesto penodo svolgersi per loro la parte dell' 1s . t.ruz10ne . . che deve . . . e h e nguarcla 1 van servizii del soldato in 0o-u · , \ll'' . ena». r . 1strnz10ne della compagnia, a pa,rere dell'autore si concedo però ~m. tempo assolutamente ins~fficiente, e' ;e ne con~ede poi rn abbondanza ai periodi d'istruzione di battaglione e reggimento. P~r l'istruzione è nc~essario si agisca perchè spinti dal sent1m~nto della propria r esponsabilità : « e responsabilità non_ es1~te q_ua~do_manchi l'iniziativa, ia libertà d'azione ». Il Rossi qurnd1 n chiede libertà d'azione, all a con d'1z10ne · , p~1:o. che _al!a stes_slt si accoppi inesorabilmente la responsabil~ta ~e1 r1su~tat1. 'L'iniziativa allora sarà utile o feconda;· san1 dannosa·, quanc· bT , « m · vece rnfeconda ' anzi · · lo 1a responsa1 1ta, mtesa_ nel, modo . più vasto, non sussegua immediatamente alla h berta d'azione )) . Per una siffatta _a~ione istruttiva od edncativa occoi-rouo non·h solamente nel corpo den-li tiffi1c1a1,ma · 1· . . ott1m1 . elementi . t:, au<: e ott um el~menti ~e1 graduati d i truppa. E l'autore !~menta che essi . non s1a~? convenientemen te preparati al~ 111segnamento d1 tu_ t to c10 che il soldato deve saper fare ~n guerr a: E non è 11 tempo che man chi, e l'autore ricorda m proposito « le lunghe, eterne ore di istruzione esterna, rnvorn~le_, nelle quali, con paziemm ammirevole. ufficiali e gregan s1 sobbarcano ad un la voro immane per~hè diuturnam~~te _eguale: nelle monotone e 1,ebbiose pia?.ze d'armi presidian e » . ·

1257

ricoloso. In quanto al frammischiamento delle ~ruppe il Rossi osserva, - a. nostro avviso assai giustamente, - che « il frainmischiamento e il successivo disordine vanno considerati come un; assoluta necessità, e quindi in luogo delle lamentele per il fatto che non si può evitare, occorro avvisaro quali rimedii. si possono a,dot,ta,ro por ottenere che tale in· conveniente produca il minimo danno possibile. Si tratta insomma, ogli conchinclc, éli cl.isciplìrrnro, direi quasi, il disordine, che por sè stesso è l'antitesi della disciplina» . Vari sono gli espedienti cui egli accenna. per porre riparo al lament ato inconveniente, e l?Orò bene egli avvisa che poca fiducia vuolsi in essi ripone, « se, e anche sopratutto in questo caso, non interviene colla sua forza invisibile, ma potente, la sana e com1?leta educazione» . Egli accemm agli espedienti più o meno chiaramente indicati dai nostri regolamenti in vigore, ma lamenta ch e, a suo parere, « gli istruttori non por tano ad es~i t utta la oculata attenzione che essi merita.no » . .A suo avviso un mezzo potente per contenere il d isordine, « anzi molte volto per arrestarlo com· pletamente, consiste nelle adunate, quando siano fatte a tempo e a luogo opportuno: a seconda dell a situazione del

..

momento » . Giustamente egli scrive che tali a<lnnate - che devono essere rapide come il fulmine, ed eseguite nel massimo silenzio - non dovrebbero essere fatte soltanto sul terre110 piano e scoperto dello piazze d'armi, ma specialmente nelle esercitazioni. applicando il movimento a varie situazioni di


1258

NOTE BIBLIOGRAFICHE

g uerra, « in modo da far comprendere chiaramente al soldato li.t grande, immensa importanza che ha il movimento nel combattimento, » E non meno g iusta ci pare l'osservazione fina.le che a limitare per quanto è possibile l' inevitabile disordine nei combattimenti moderni, « si .potrà bO'iungere soltanto con una minuziosa, ·accurata, contin ua istruzione dei graduati, e. spec~almente dei sottufficiali »: Rispetto all' assalto alla baionetta, il Rossi scrive che nella sua immaginazione non può raffigurarsi un a,ssalto « che sotto l' aspetto di umi valanga che tutto travolga sul proprio cammino e che non lasci dietro dì sè che desolazione e morte » ; e perciò vorrebbe si abituasse il sddato alla compattezza assolutamente indispensabile a questo supremo sforzo e che., al comando : alla baionetta! fosse veraniente _u na massa nella ma.ggiore compattez~a che si lanciasse sul nemico. « Per potere ottenere ciò, però, occorre spiegare al soldato il concetto che deve guidare ciascuno in quel iu,omento solenne, occorre che anche il soÌdato si imprima · nella mente il principio fondamentale: la massa, sempre e ad ogni costo ». E qui segue una vera volata li rica circa la 1nassa bnma, compatta, ardente, / remente, anelante alla soluzione del g1·ande ignoto, le ba,nd,ie1·e spiegate, it su.ono ùicitctto1·e delle frombe e clei tamln11·i, ecc. ecc. E però non possiamo che parafrasare, ma nel senso .d iametralmente opposto, ciò che il Rossi stesso ha scritto del frammischiam ento; a che prò insistere su di un movimento che nella battaglia odierna, all' infuori di circostanze assolutamente eccezionali, non sarà mai eseguito perchè non lo si può eseguire? I giovani ufficiali. conservino pure la poesia dell'assalto alla baionetta; essa eleverà sempre il sentimento morale e non è poco. Ma insomma, allorchè si discute della istruzione, importa anzit utto essere pratici, e fìggersi bene nella mente che assalti alla baionetta di rnasse compattè non sono più possibili nei ca,si normali, e che non basta scrivere, come fa il Rossi, che però « in tale iattura si può solo fidare sulla ferrea disciplirrn, sulla elevata educazione, sulla saldezza dei guadri di truppa e sull' indomita ener-

N01'E BIBLIOGRAFICHE

1259

· deo·li' ufficiali » · Belle e sante parole, che additano quelle :gia b . · ()'raneli doti militari che solo possono condurre le truppe alla t> . t . vittoria. ma che bisogna saper apprezzare al loro gms ·o valore poi~hè anche esse, dinanzi al pericolo della morte, hanno . -forzatamente un limite.

Il Rossi passa poi a parlare dell' istrnzione della compa,gnia. Egli ammette che qnestti parte co,mplementare della istruzione è ]a più importante, « perche essa tende acl ad· ,destrare il soldato a saper agire in ogni situazione di guerra, ma anche ad addestrare l' ufficiale subalterno al comando ed all' impiego dei reparti ai quali comanda ». . Accennando alla respommbilità non piccola del capitano, .alla necessità pel comandante di compagnia di stabilire i~ .antecedenza l' indirizzo da dare al lavoro per ot~ener~e _1,l massimo profitto, di forma,rsi un concetto ben clu~r? d1 c10 che vnole ottenere, di suddividere il tempo presmmbilmente .1:1, sua d isposizion~, a secondf~ di guell'indirizz_ o e . ~i q ue~ -concetto il I<.ossi vorrebbe che nessuno avesse 11 diritto eh fare alct~na osservazione, salvo rarissime eccezioni, intorno .al programma escogitato dal cap~tan~. Il ~ossi _ammette ·solo l'obbligo di seguire le d irettive 1mpart1te dai com.andanti di battaglione e di reggimento; obbligo che « consiste solo ·nei risnltati e non nei mezzi da impiegarsi, perchè .11.ltrinienti si verrebbe a togliere al capitano quasi interamente 0 o·ni responsabiliU~ . « e quindi si verrebbe r.td in tac- . b . ' <Care non solo il suo morale, ma ançhe la sua autonta ». « 'La qualità di comandante di compa.gnia, egli soggiunge, è troppo alta, importante e delicata_p~r ess~re_ manomessa: Soltanto al momento di presentare 1 nsultat1, 1 comandanti di batta0·lione e di reO'o·imento dovrebbero intervenire per o bb . . . D'indicare severament e del grado di istruzione raggnmto dai b reparti ». . Il Rossi accenna qui ad una questione non poco dibattuta.. Nel campo teorico nulla vi è da obb~ett~re alle icl:e espresse .,dall'autore, è nel pratico che comrnc1ano le discrepanze.


1260

NOTE BIBLIOGRAF·ICI-IE

Niun dubbio però che quan~o i capitani siano all' altezza del proprio còmpito, e non solo per capacità intellettuale e conoscen~a del servizio, ma anche per attività e scrupoloso adempimento del proprio dovere, debba esser loro lasciata una quasi completa libertit d'azione. Il Rossi esterna quindi l'opinione che i servizi di sicurez~~ e di.esplorazione ~ostituiscano la parte più importante dell 1struz1on e del periodo del quale ora parla « appunto pe1:chè questi sono i servizii pi èt importan ti in camp1Lgna ». Noi non solo non dividiamo la sua idea, rrrn diciamo ancora che sicuramente egli è nell' errore. A parte ciò, l' autore svolge molto bene una infinità di particolari rio·uarda.nti 1'is_truzione dei det ti .s ervizii e le non poche pagi~e che ad essi consacra saranno lette con vantaggio e dai subalterni e dai graduati di truppa. · R ileveremo in fine un concetto originale del Rossi int.orno alle marce. Egli si preoccupa poco di ottenere l'allenamento deJla truppa alle fatiche delle marce. Il suo ragionamento è il seguente : All'atto della mobilitazione col richiamo dei (~ongedati i soldati. già. in servizio nella ~om~agnia rapprese1:tano la minima parte, e quindi non Sl avra alcun vantagg10 dall'ayere pochi soldati allenati framm ezzo ai molti che non lo sono. Istruiamo invece accuratamente nella disciplina della marcia, sviscerandone i non pochi particolari,e rendendone bene ed otto ciascun individuo. Questa.istruzione bene imparhta non sarà dimenticata dao·li . . h e uomnu anc e qua.udo sono in congedo e al loro richiamo sotto_ l~ ba,ndier ~ sapran no subito osservare quei precetti dei quali s1 erano già bene immedesimati. Il concetto è nuovo· a._ p~ima vista ap pare strava.gante, e però, per poco si rifletta: s1 riconosce che esso è meriteyole di considerazione. Che c~nvenga o_ 110 a~lenare le truppe alle marce è, però, quesito che 1101 n on m tendiamo esaminare. Ma l'idea del Rossi cli preoccuparsi essenzialmente di addestrare il soldato colla massima cura e nel modo più completo, ai var:ì ed import~nti par ti~ola~i ~ella disciplina della marcia, non può appttnre che gmstiss11:na.

1261

XO'.l'E HIBLIOGRAlt ICHE

È doveroso per noi elogiare il tenente Rossi, e pel suo pregevole lavoro e sopratti.tto per la passione dello studio dimostrata e per il convincimento che lo . inspira « della necessità di incessantemente intendere a farci migliori, non mai paghi del bene, sempre bramosi del meglio ».

AoOLFo RosEN'.l'RE'.l'ER, tenente colonnello a D. - Zweibund gegen Dreibund. Eine militarisch Skizze. - (La cluplite confro la T1·ipvice. Uno schizzo 1nilitan) - Kiel, tipografia dell: U· niversità Paolo 'J..1oeche, 1903. · Potenti principi, premette l' aut.ore, mantengono la pacet e dello stesso intento è pure animato il governo francese: tuttavia se il piccolo ma forte partito della rivincita r iu~ scisse à disporre delle sorti della Francia e ad avere l' appoggio delhi Russia, la guerra sarebbe inevitabile e per le esistenti alleanze si troverebbero cli fronte la Duplice contro la ':l.1riplice. Il t enente colonnello Rosentreter ritiene IJerciò utile di studiare la situazione w ilitare, limitatamente all e cinque potenze interessate, che ne verrebbe, allo scopo specialmente di dimostrare che se i suoi apprezzamenti sono esatti, la Triplice è in grado di guardare con lieto animo acl una lotta colla Duplice. Nel fatto all'autore è riuscito di compilare uno stud io notevole intorno ai cinque eserciti, dei quaii dispongono appunto la Duplice e la Triplice, fornen_g.o notizie delle più interessanti non solo intorno all' ordinam'ènto dei detti eserciti, ma an cora intorno alla mobilitazione e adunata sulle flotte, sui vari teatri di guerra, completate poi da non meno importanti considerazioni sulla. situazione cli guerra che ne risulterebbe, all'inizio delle operazioni, sopra i vari schacchieri dell'Est, dell' Ovest, delle Alpi e intorno alla guerra . marittima. )

1

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l 26:l

NOTE BIBLIOGRAFICHE

* **

Il Rosentreter studia a fondo l'ordinamento militare dei .s ingoli eserciti della Duplice e della Triplice; a noi basterà qui di accennare succintamente alle forze dei mede,simi sul piede di pace e di guerra da lui riportate.

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***

PIEDE DI PACE DELLE GRANDI UK!T\.

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1263

NOTE BIBLIOGRAFICHE

Il rimarchevole scritto si divide, per così dire, in due ·d istinte parti. La prima r iguardante dati di fatto intorno .agli eserciti francese, russo, tedesco, austriaco, italiano ; l'altra che comprende dati induttivi e riflette la mobilitazione, l'adunata, il riparto delle forze sui vari teatri di guerra ecc. Lo studio pertanto riesce notevole in sommo grado per .l'importanza dei soggetti trattati, ed insieme dilettevole ed istruttivo. Render conto anche sommariamente deil' intero opuscolo, ci trarrebbe troppo lontano; di conseguenza ci limiteremo .a dire brevemente delle forze dei vari eserciti presi in esame : e poscia di quanto ha tratto in special modo all' Italia e .al suo esercito da lui riportati.

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Lo studio particolareggiato che l'autore fa della mobilitazione e dello schìe,amento, è interessantissimo perchè basato sulle r eti ferroviarie di cui dispongono i vari Stati in sq_uestione e sopra minuto esame delle condizioni geografiche -dei singoli paesi. Sebbene spiacenti dobbiamo sorvolare sulle molte notizie e considerazioni dell'autore ed accontenta.rei ·<lelle sue conclusioni. Secondo le quali alla Russia. riusci·1·ebbe di avere pronte alla frontiera le armate campali IJ,el ,37o giorno di mobilita~ione, alla Francia nel ·13°, all' A.nstriaUngheria nel 17° (21 °), all'Italia ne). 17• e alla Germania nel 12° e, a seconda delle circostanze, contro la Russia anche -nell' 8°-9° gior.no. Fra la 'Francia da un lato, e la Germania con l' Italia chd ~l'altro sembra all' autor.e che le condizioni su per gi.ù si pareg-


..

1265

KOl'E BIBLIOGRArJ OHE

NOTR HIDLfOGII,\l'IOHE

gino, quando, per l'Italia, come risponderebbe alla situazione,. si consideri no·n il compimento totale dello schierame11to, ma la preparazione alle operazioni di quella parte del suo e~ercito che solo si pnò subito impiegàre, e perciò si calcoli come· giorno per la chiusura dell a preparazione, non il 1'7°, ma il 12°.

-della Stura e Vermanagna con quella del Gesso, che si trova fra queste due ultime, presentano invece parecchie aperture, rna sono fortificate in tf1l modo da presentare ad un attacco condizioni vantaggiose pari à quelle della valle della Dora. Appare per contro possibile il forzare i passi alpini che con·{lucono nella valle del Po. I gioghi sono più profondi, i cul:mini più ba,ssi e non si possono forse esluclere completamente -tentativi di prender e i forti di sbarrai.nento sotto un fuoco di iìanco. In ogni modo occorrei·ebbero sempre settimane e mesi per ottenere un primo risultato. 'l'entativi di superare l' Appennino ligure offrirebbero maggior facilità di successo; ma -richiedono il possesso di Savona, in date circostanze anche l'ac·Cerchiamento di Genova e, come appoggio, una flotta di molto superiore. La difesa del t erritorio circoscritto dalla cerchia montana deUe Alpi ha quindi per sè favorevoli condizioni; ,queste però possono cambiare a suo svantaggio, ove il nemico sia appoggiato da una flotta padrona del mare. Il suo intervento :fiancheggiante avrà forse ragione della più v alorosa ,difesa e potrà pure arrestare un forte attacco e probabil,mente costringere alla ritirata. Più forte ancora delP italiano è il fronte alpino francese; -ogni tentativo d'impadronirsi delle sue lunghe valli incontre·.rebbe una resistenza da richiedere, per essere superata, più di una campag na, anche , disponendo per l'attacco di forze . .assai sup eriori. Sul teatro di guerra niarittimo, a giudizio del Rosentreter, le condizioni strategiche presso a poco si pareggiano. La .Francia meridionale con 'l'olone, la Corsica con Bo-' -nifacio, la '11 unisia con Biserta fronteggiano l'Italia superiore con Spezia, la Sardegna con la Maddalena e la Sicilia ,con Messina. Ambedue le potenze hanno facilità di radunare in tempo opportuno le loro :flotte in uno o in parecchi ·p unti e di t rarre a sè r inforzi, la Francia d8<i suoi porti -<lell' Atlantico, e l'Italia ed Austria-Uùgheria dai loro porti -del mare Adriatico. · L a flot ta qui è chiamata ad azione decisiva; la Francia l)er J~ superiorità numerica ·della sua flotta, trovasi in con-

1264

**:~ Il Rosentreter p11ssa .quindi ad un minuto esame delle singole flotte. Secondo i suoi calcoli i varii Stati disporrebbero per una g uerra europea, delle seguenti navi secondo il loro tonnellaggio : ·

Germania navi di linea 196,630i incrociatori corazzati 33;980; Austria-Ungheria » 60,000i » · » 6,240; Italia » » » 149,700; :; » . 25,900 ; Francia » » » 328,280; » » 128,200 ~ Russia » » » 85,600; » » 21,300; D' onde. si ha che la Triplice disporrebbe di: 406303 tonnellate e la duplice di 413,580.

Notevole, perchè compilato con molta cura ed esattezza, èlo studio dei varii teatri di guerra,. Specialmente minuta è la, disamina di quello francese-italiano, e non ci sembra, privo. di interesse riportarne le condusioni. A detta dell'autore le valli alpine italiane per natura e per arte sono. tali che nè p resentano una apertura per un attacco nè offron o occasione ad efficaci aggiramenti. L' at-. tacco forza tamente vuol essere frontale e la speranza di successo r iposa più sulla possibilità, attaccando sull' intero fronte, di J)Oter rompere la resistenza in _qualche punto,. anzichè di forzarne uno i-issato. As~ai difficile sembra il penetrare nella valle della Dora Baltea,, circondata dalle più alte catene montane e offrente una sola apertui·a da usufruire. Le valli della Dora Riparia~

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. 1266

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KO'l'E Bil3LIOùRAFIOHE

:NOTE DlBLIOGRAFtcllJ,

dizioni più propizie di quelle dell'Italia e dell'Austria-Ungheria. L 'Italia sarà costretta a tenersi sulla difensiva: tuttavia le sarà sempre possibile di tenere una condotta attiva. e di conservare alla sua flotta quella libertà. di azione, la qua.le soltanto può metterla in grado di formare l'appoggio. delle sue coste facilmente accessibili e delle sue numerose città. .I n ogni modo le flotte unite dell'Italia e dell'AustriaUngheria hanno tali forze che l'attacco nemico incontrerà~ serie difficoltà.

Innanzi a Remiremont : divisione dei Vosgi del 7° corpo, d'armata : 19 battaglioni, 4 squadroni, 10 batterie. In totale, armata del Reno : 108 battaglioni, 68 squadroni, 70 batterie; B) In osservazione contro i passi dei Volsgi centrali. Innanzi alla linea Baccar at-Gerardmer : divisione indipendente dei Vosgi: 18 battaglioni, 6 squadroni, 6 batterie; . 0) attacco principale - Armata della Mosa. Sulla linea Toul, Nancy, Lunéville e innanzi; 1n armata : 8°, 12°, 13°, 16°, 17°, 20° corpo d'armata (21 divisioni), 2\ 6" e due divisioni cavalleria di riserva : 306 battaglioni, 148 squadroni, 203 batterie. Sulla linea Lérouville, P agny sur JUeuse, e innanzi; 2• armata: 4°, 6°, 9°, 11° 18°, corpo d' armata (19 divisioni), 1" e 7" divisione cli cavalleria: 280 battaglioni, 105 squadroni~ 180 batterie. Innanzi a Verdun e Longuyon ~ 3a. armata. Presso Verdun : 2°, 3°, 6°, 10° corpo d'armata e corpo coloniale. Presso Longuyon: 1° corpo d'armata (22 divisioni), 33, 4a e 5a divisione di cavalleria e 2 divisioni cavalleria di n serva. In totale, armata della Mosella: 900 battaglioni, 423 squadroni, 597 batterie. Germania ed Italia opporrebbero alla Fl·ancia sul teatro rli guerra nord-occìdentale 825 battaglioni tedeschi e 284 battaglioni italiani. DalJa parte tedesca non si potrebbe intraprendere l'offensiva strategica sino a .quando non sia compiuto il trasporto delle truppe italiane. Questo trasporto, a me;;zo delle linee ferroviarie austriache,. (J.n 'Verona-Innsbruck, 2" Vicenza-Villach-S.t Michael, 3n P adova-Graz-Leoben colle loro diramazioni ver so Bregenz e ,vorgl - verso Salzburg - verso Linz) comincierà soltanto allorchè sia ultimato il trasporto delle truppe austriache, e perciò le prime truppe italiane potranno giungere nell'Alsazia-Lorena l'undicesimo giorno di mobilitazione e le ultime colonne e traini

* **

:N'oi non possiamo occuparci del piano di operazione sul teatro di guerra orientale studiato dall'autore e tanto meno del riparto sul medesimo delle forze russe, tedesch e ed austriache. P el teatro di g uerra occidentale il Rosentreter parte dal seguent e supposto: La Francia, giusta l'andamento della sua r·e te ferroviaria~ schiererà circa 1/6 delle sue forze contro la Germania nella.. dfrezione contro la Lorena - attacco principale - ed '/c. contro il sud-ovest dei Vosgi e l'Alsazia meridionale ·- attac00 secondario. Contro l'Italia nelle Alpi il 14°, il 15° corpo d'armata. Ad adunata terminata, le armate francesi sarebbeso così ripartite:

I. Contro l'Italia. Armata delle Alpi : 14° e 15° corpo d'armata. (6 divisioni) e cacciatori delle Alpi -- una divisione di cavalleria: 113 battaglioni, 40 squadroni, 57 batterie ;

II. Contro la Ge1·mania. A.) attacco secondario -

Armata del Reno. Innanzi a Belfort: 7° e 19° corpo d'armata (6 divisioni) 2 divisioni di cavalleria: 89 battaglioni, 64 squadroni, 60 batterie; ·


1208

NOT E 'B lB r,IOGR-1.FIOJ·l E

NO'J.'E BIJ3LIOGR,A.PJ:CIIE

·il 23°; per modo che l'armata italiana potrebbe esser pronta .all'offensiva il 24° giorno. Le forze dell'esercito t edesco-italiano sarebbero così I'ipartite a schieramento ultimato :

II. Tntppe tedesche. A) At tacco principale: 1 a armata. Adunata: Diedeuhofen e dintorni 8°, 7°, 10° corpo ·d'armata, (11 divisioni), 2 divisioni di cavalleria : 178 battaglioni, 86 squadroni, 104 batterie;

2" armata. Adunata: Metz e sponda, destra della l\fosella a l nord sino a Buss, al sud sino alla strada di Pange, 16° 18°, 11°, 4°, 9° corpo d'armata e corpo della Guardia (20 dìvisioni), 2 divisiont di cavalleria., 328 battaglioni, 102 sq uadroni, 187 batterie. 3n armata. Adunata : al sud di 1\1:etz sino alla linea Oorny S illeguy, Vigny,. 15°, 13°, 1°, 2°, 3° corpo cl'a.rmata (16 divisioni), 2 divisioni di cav,alleria, 269 battaglioni: 90 squa· d roni, 151 batterie. In t otale : 1.1ttacco principale t edesco 775 battaglioni, 268 squadroni, 442 b~1tterie. B) Fronte difensiva: Divisione indipendente. Adunata : Schlettstadt Kolmar divisione dei Vosgi del 15° corpo d'f.irmata - 12 battaglioni, 3 squadroni, 6 batterie. · 4' armata. Adunata : Al sud-ovest di Tu[ii.hlhausen e nei vosgi presso · Mas-Mli.nster e Thann: 14° corpo cl' armata (3 divisioni), 1 divisione di cavalleria, .68 battaglioni, 32 squadroni, 38 batterie. In t otale, fronte difensivo : 80 battaglioni, 35 squadroni, 44 batterie. · · Totale, truppe tedesche : 855 battaglioni, 303 :,quadroni, 48G batterie. )

)

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II. Gnippo italiano . A) At ta.eco princi pfile : 1• armata. Adunata: d'ambo i lati della linea Courcelles-

Han e ad ovest sino alla strada Metz Ohauteau-Salins, 5°, 7°, 11 ° corpo d'armata (7 divisioni). Divisione di cavaPeria : '96 .battaglioni, 44 squadroni, 58 batterie. 2~ armata. Adunata: d'ambo i lati della linea ,VallembergBensdorf, 8°, 9°, 10°, 12°, 3; corpo d'armata - (11 divisioni), 1 divisione di cavalleria: 147 battaglioni, 56 squadroni, 91 batterié. B) Fronte dif ens'i vo : Ri.s erva generale. Adunata : presso Strasburgo, 6° corpo di armata· (3 divisioni) : 42 battaglioni, 10 squadroni, 24 bat terie . . In totale: truppe italiane: 280 bat taglioni, 110 squadroni, 173 batterie. Il fro nte della p6ncipale armata tedesca sarebbe in cifra 1:otonda di· 60 chilometri; dietro la sua ala sinistra sarebbe la 1" armata italiana e sul prolungamento d'ambedue la 2•. Questo schieramento sarebbe particolarment e adatto per la offensiva, ma soddisfa pur.e alla difensiva. Sul fronte delle Alpi si fronteggereb bero la Francia coll 'arma ta delle Alpi sopra menzionat a e l'Italia con un'armata delle Alpi costit uita: dagli alpini dell'esercito permanente e della milizia mobile, 33 b'attaglioni e 30 batterie e <lai corpi d'armata l°, 2°, 4~ (8 divisioni) ~ 1 divisione di cavalleria : 108 battaglioni, 40 squadroni, 58 batterie. . ':I:otale, armata italiana delle Alpi : 141 battaglioni, 40 squadroni, 88 batterie. L'I talia disporrebbe quindi di 28 battaglioni e 31 batterie in più della F rancia. · * ** Noi, certo, .non annettiamo una impor tanza maggiore di quella che logicamente possa avere ai piani di operazione del Rosentreter - di cui perciò non ci siamo affatto occu -

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'.N'O'.L'E BIBLIOGH.AFICHB

pa~i - ~nè agli ~cl~ier~menti da lui dedotti, dall'importanza dei. v~n scacchieri di guerra e dal tracciato delle linee ferroviarie e delle singole frontiere. Tuttavia sta è!i fatto che anche ,Per ~u~sta .parte il lavoro dell'egregio scrittore tedesco e as~ai interessante e frutto di uno studio profondo e ~olto serio. La parte i.ndubbiamente più utile ed istruttiva di quest'.op_era, è quella riflettente l'ordinamento militare cl~lla Triplice e clel_la Duplice, e per conseguenza l'esposiz10ne. delle forze di terra e di mare di cui dispongono le grandi potenze europee. . Tntto sommato è un libro originale, dilettevole, istruttivo, e. come \ale lo seg11aliamo ai nostri lettori, mentre ci rallegnamo vivamente coll'egregio colonnello Rosentreter pel suo bello e geniale studio.

B. D.

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HASSEGNA MILITAHE ESTEHA NOTIZIE AUSTRIA-UNGHERIA. CORSO DI VETTOVAGLLUIRNTO PER SOTTUFJ'ICIAl.l RA Fl'ER)l ATI. fl ~iinistero della guerra com une ba ordinalo che venga i~til·uilo un corso di vellovagliamento al quale invece di ufficiali saranno arnmes,i sottu lficia Ii r:i!Termati, i CJ ua li dopo di aver su pera to con successo i I corso e dopo un anno di esperimento nei corpi ili truppa, come fa . centi funzioni di ufficiali di vettovagliamento, saranno, se giudic;iti idonei, nominali sollotenenti ufficiali di veuovagliamento. Tale disposizione è stata applicata anche alle due Landwehren. Il corso sarà istituito a Vienna presso il comitato Leco ico militare per l'esercito comu.ae e per la Laadwehr cisleitana ed a 13udape,t per la Landwehr ungherese. Il numero det s,01tutficiali ammessi per quest'anno è di : 60 per l' esercito comune : ,12 .per la Landwebr cisleitana; ,J5 , , ungherese. La durata del corso è di nove mesi a datare da l ·15 ottobre p. v. Cosicchè la prima nomina di circa 50 sottotenenti di veuo,1 agliamento potrà effeltuarsi il ,1° novembre •190n, e siccome gli ufficiali di vettovagliamento occorrenti ali' Esercito comune sono 300 circa occorreranno 5 o 6 anni prima che Lutti i corpi abbiano un ufficiale <li vettovagliamento, che abbia compiu10 il corso di coi trattasi, a meno rhe non si ;,umeoti negli anoi venturi il numero di sott11ffìciali da ammattersi al corso. Questi sottufficiali debbono soddisfare alle seguenti condizioni : a) essere celibi, b) contare non più di 35 anni di età ed almeno 8 di servizio, e) rivestire il grado di furiere, d) essere distinti per quiilità intelletluali mor2li e militari.


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RASSEGNA MILITA.RE ESTER:\.

I giornali militari e politici d~lla ::'lfonarcl,ia hanoo accol to co11 molta ~oddisfazione questa iunovazione elio dù modo a provetti e distinti sottu fficial i anziani di divent~ re uilici3li. EsPEn D 1ENT 1 coi,; )IITUAGr.1ATR1c 1. La leit, o . 2,• i in data , 30daote, pubblicn che da alcuni giorni sono giunte da Berl ino al n. :menale di \' icona 2 mi tra,glia trici tedesche; gli affusti saranno mandati da Karl sru he. Alltrnlm ente si sono iniziati esperimenti di tiro nel poligono dcli' arsenale poi si faran no esperimenti di trai no cd in ulti mo es perimenii di tiro in un poligono nlle ~raod i distanze (prob:i bilrnente a Steinfeld). Durante b grandi manovre del corrente anno queste mitrngliatrici sa ran no assegna te ad uno dei partiti. Per apprentlere il meccan ismo ed il servizio J.i queste mitragli,Hrici ' verrnnao addestrali nomini di trappa appartenenti alle tre armi combattenti .

Ormrn,, z1oxr. DELLA COSTRt;ZIOXE 01,;G LI .w~·i:sTJ PER Gl.t OBICI D.\ C.\ll 99. - L' ,l rmeeblatt, n. 20, iu cinta 20 maggio pllbblica che il )linistero della guerr:i ha dato l'ordinazione della costruzione dogli affusti per gli ohici da cnmpogoa rnod. 99. La quola s pettaute al l'Austria, che è di 222 affusti, è stata commissiona ta per '/, all'oflicioa S koda e per 1/ 1 al regio arsenale di \'ieuna. Quel la ~peuantc all'U ngheria, che è di H i:i affusti , è stata commissionata all' officina Reschitza della società fe rro,·iaria dello Stato. L'ord inazione fu dnta a rondizioni molto fa,·orevoli per I' ammioistraziooe della guerra, La Danzer's Armee Zeituny, n. '.2 1, in data ~1 maggio pubblica quanto seg ue : l'AGN A MOD.

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Aur oMOfl1L1 . .-: Mentre la impo:taole questione riguardante l'impiego delle au tomobili 111 gnerra trovasi ancora nella fase degli studi prepa~ ·rntori e degli esperimenti, e pare che essa non sarà tauto presto ri.solta, esse veag000 impiega te dall ' a mm ini strazioae della guerra con ·succe~so e van taggio in alcune guarnigioni pel serrizio del vettova gliame nto. Il magazzino mili tare di vellovagliarnenlo in Yienoa aveva ricen110 circa du':l :ioni fa un automobile da sperimen~re; io seguito ai favorevoli risultati sotto ogni riguardo c,ttenuti negli esperi menti, fnrooo ora provvisti di un automobile :iache i magazzini di veuovagl iamenta. di Bu dapest, Grn , Kraka u, Prag e Przemysl. Queste automobi li vengono impiegale nell e suddette gua rnigioni pel trasporto di oboi specie di generi ali mentar i dalla stnirrne f,.rro r iaria ai magazzini

RASSEGXA )JJLITARE ESTER.A

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ed an che per. porta re alle tru ppe e stabil imenti dolla guarn igioue il pane e fo r:iggio ad essi occorren te. Gli es per imenti eseguiti da l m~ga zzi oo di venovagli:nncoto di Yienna hanno dimostrato che il trasporlo dei viveri coll'automobile non solo. si effettua con pi ù regola rità e celerità , ma che esso fa reali7.Z~re anche un'economia iu confron to di ciò che si speodeva prima, us~nclo i carri noleggìa~i. È vefo che la prima prov vista delle automobili importa una spesa non indifferente ma nello spazio di pocl1i aon1 questa può essere com-. pensala da Ila ri leva ote ecùnomia che ,si otterrà in seguito impiega a do questi rapidi mezzi di tr3$porto. Per que5la considerazione è da ritenersi che presto patr.inno essere dotati di automobili anche <j uegli altr i magazzini di vettovagliamento nei qoa li le spese rii trasporto sono tali che la spesa di acqni~to dell'au ·tomobile potrà. in seguito esser compensa ta . C .\RIH DI SA'.'irr., PEtt ro~n 01 OCCO RSO . Come è noto ad ogni divi; sione mo bi le di fa11teria è assegnatl• uno stabi limento sanitari o da campo che si compone : a) di 2 posti di s:icco rso, 11 no per ogni briga ta di fanteria (~i collocano a circa 1000 - ·1200 passi dietro la li nea di combau imenln, ricev<>oo i fe riti che ad essi lra~portaoo i portaferiti o le truppe di saoi1à)"; b) di I posto di medicoziooe (si colloca da 3000 a 5000 passi dieLro la line11 di co mhattimeoto, riceve i fe rili dai posti di soccorso, chevi sooQ portati J.ai carri per fe riLi i q11oli Yenllooo su bi to ri mandoti indietro) ; e) di ·l ambulaol~ (w rve a trasportare i feriti agli stabilimenti retrostanti). Ora i posti di soccorso, che sono i luogh i dove i feriti ricevou o le prime cure, erano linora provvisti di insufficiente materiale sani tario . Si è pensato di riempire questa lacuna nell'orgauizzaziooe di que, to importante servizio, col l'assegnare ai posti di soccorso carri di saui1à destinati a tras ~ortarc l'accresciu to fa bisogno di materiale saai1:irio occorrente alle truppe · combattenli. 'Questi ca rri farnu 110 part,: del ·~0 scaglione dello stabilimento $anitario della div isione da cnmpo, fo ci rcostanze speciali essi potrnnno dai comandanti delle divisioni essere assegnati a reparti ( brigate, reggim enti) che operano distacca te n gr11ode distanza. Il modello di questi carri è ,lato ideato dal comitato mi litare tee-nico ed un certo numero d1 essi è in co,tru zione presso il deposito di


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RASSEGNA MILI'l'ARE ESTERA

RASSEGNA MILITARE ESTERA

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materiali treno in Klosternenbur/-', per potere fare eseguire esperimenti di caricamento e di traino. FRANCIA. F0HMA7.I0NE DEL-LA SQUADRA Dl ESTATE PEH 1., E MANQ VRE NAVALT. -

La Reichswehr, n. 1l3-H, in data :i giugno pubblica che col 15 del corrente mese sarà CO!st1tuita la squadra di estate (rinforzata) per le consuete manovre navali nell'Adriatico. · La squadr:i al comando del contr'ammiragl io Kneissler vou Maixdorf si compone di due divisioni è di una flottiglia di torpediniere. La 1,a divisione al comando del ('.omandaute della squadra si compone delle navi da battag lia corazzate a torri: Habsburg, Arpad e Wien. · La 2.a divisione al comando del capitano di vascP-ll o Mauler von El iseoa u si compone degli incrociatori torpedinieri: Sz1·_qetvar, Aspern e Leopard. La flottiglia di torped iniere al comando del contr'ammira<>lio von Jedina si compone dell'incrociatore torpediniere Tiger, dei c~cciatorpediniere .Magnet e Jfeteor, delle torpediniere di :ia classe Marabù , Geier e_T(u/cuk e di ·12 torped iniere di 2a classe.

DANIMARCA.

CoMPAl)Nlt\ C1cc.1sr1. - Per disposizione del comando genera le f11 is_tituita in ma_ggi~ una compagoia ciclis1i. Già da pa recchio tempo ]:i b1c1cletta era Impiegata nell'esercì to danese ed era no teo uti co1 si s peci~ li per la istruzione di cicl isti mili_tari; però si trattava sempre della istruzion_e. di ~n n'.1mero limitato di uomini che venivano impie)!aiì nel serv1z10 d, ordmanza e pattuglie. Considerato cbe in Norveoia si hanno già compagnie cicliste stabilmenre organizzate e tenuto ~onto del le condizioni di terreno della Danimarca nonchè del gra nde sviluppo dello sport ciclistico in quesio paese fu forma ta già l'anno scorso in via di esperimento una compagnia ciclisti. Il risultato si dimostrò so~djsfacen te _nelle diverse grandi es.erc:itnzioai delle trnppe. Ade,::o poi per compiere altri esperimen ti più esaurienti fu nuovam~nte istituita la formaz ione di una compagnia ciclisti.

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r.

LA RtDUZIO}(E DELLA. FERMA. - F ra il passaggio dalla prima a Ila se-coòda letlura in Senato, la Commissfon de -l'armée iipportò lievi mo<lificaziooi al disegno di le)!ge per la riduzione della ferma a due anni, i ià approvato in prima lettura. Le disposizioni fondamen_tal i del la legge, esposte nella Rivista militare italiana dell'a1>ri)e del corrente annC\, ,imasero ina Iterate, eccetto <i nella che permetteva l' i ncorporaziouè aotici pata ai giovani che oe facessero domanda oell' interesse degli studi, la quale venne · abolita. Ciò fu determinato in special modo dalla importante discussione 2vvenuta nel · Senato stesso sulle condi1.iooi igieniche del l'e;erci10, discussione che fece risaltare l'inconveniente di incorporare individ,ni troppo giovani, ed iosnflìcieotemeote form ati. D'altra parte que;t~ facoltà di aoti('. ipare il servizio sarebbe ridondata di danno al reclutamento dei soLLullìciali, giaccbè l'elemento incorporato anticipatamente, e quiudi iu etit in_cui la m;1ggior parte non avrebbe potuto -essere nominata sottufficiale, sarebbe stato appunto l'elemento più intelligente ed istrnito. Come nella prima lettura, cosi nella seconda, tu tti gi, emèodameoti al testo pre.~entato ditlln Commissione furono respinti , eccetto uno clte -dà facoltà ai fìgl i primogeniti di vedove ed a1 sostegni indispensabili -di famiglia di ottenere on ritardo nell' incorporazione, ed il proi,;etto · vevne defini•ivameote ap~irovato con 220 voti favorevoli e 65 contrari. Nuovo nÀGGRUl'l'.HIRXTO DELLE FORZE MlLITAHt DELLE COLONIE. - Gn ·decreIO presidenziale del % maggio c. a. stabilisce un nuovo raggrup,pamento delle fo rze militHi sllmziate ncl l~ colonie. Esso ha lo scopo di trarre il miglior partito da tutte le forze dissemioate sulla vasta distesa del dominio coloniale francese, per poterle ·Concentrare rapidamente sui punti pi ù importanti, la Clli posizione strategica, economica e politica li espone in special modo ai tentativi del nemico. Secondo questo decreto, tutte le forze militari s1anziate nelle colonie ,od i1,1 paese di protettorato, eccetto l'Algeria e la Tunisia, sono ripnr· Lit~ in cinque groppi e riunite, in ciascuno di questi, sotto llU comando ~upremo. Questi gruppi sono cosi rissati : ,A.• Grnppo dell'Indocina: Indo-Cina.


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RASSEGNA MILI'l'ARE ESTERA

2. .G1'uppo {!ell' Africa ·occidentale: Senegal, territorio deÌla Sene~amlna e del ~,ger, territori militari dell'Afrir.a occiden1ale francese ~umea fraucese, Cost1 d'Avorio, Dahomey, Congo, 1erritori del Lao~ 1 chad . " de/L'Afr'ica orientale : Madaga;car (colonia principaie}, Hmmone, Comorre. •

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RASSEGNA M I LITARE ESTER,\,

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·J-. ~n,ppo del/,, Antill~: Martiuica (colonia principale), Guadalup:i e dipendenze, Guiana . . , 5. Gr_ttpp~ del Pacifico: Nuov11 Ca ledon ia (coloni11 princi µa le) Taili. L dell e forze . organ1zzaz1one. e la composizione . ' , m1·1,·1a n· :issegna te a c,a~cun gruppo d, colon1e, come pure la loro ripartizionti fra le rolome del gr~ ~po, sono dc termiuate dal i\Jiuis1ero delle colonie previo parere del M~~rstero .della guerra. Esse non pos,ono essere modifi cate dalle au torita Jocal1 cl)e in caso di auerra o iu ca·i d' · I ces,ilà. ,., ' s I eccezronll e ne:~

. In ciascun gru ppo il comando supremo del le forze mili 1ari è esercitato, sott~ l'al_ta .autorità del govero atore gent:rale O del governa tore deUa colo?,a prmc1psle, da 11n ullì ciale generale o superiore che prenrle 11 trc.o!o d1 coma ndante suprtlmo del gruppo. J drstaccarneoti stnnziati nelle colonie, ~ccetto nella colonia prrnci, pa l_e 0 1. gru Ppo, S•) 11 0 sotto iI comando de 11 'u ITiciale di fanteria O di n_rt 1glte1:1n coloniale f'. iù .elevato in grado od onzian ità, che µrend e il t~tol_o d1 ~omaudante li distaccamento od i distaccameuti, secondo i c1isi. · ,~.s~1 corrispondono direttameute, per IP. questioni 1ecaiche e di ser, · v1z10, con le au toritii mil itari della colonia principale.

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Av.1xz.1 M&,wo o&u'i>sEnc11-0 , · . - I' , onorev1.1 Ie, a, )ertr, deputato dr N1zz:!, che fn più volte relatore del bilancio dcll:i guer;a· fta presentato nlla Camera dei deput~ii un procretto di I .,c, per I avanznmento. dell'esercito che, di fferisce ocrrandemen te0 c1n que oe,.(>? . 11 u ,i, preseniato dil l M,n,stro André. "' Questo progetto comprende varie parti: 1° Avaozameo to degl i uomiai di truppa; 2° Av:wzamentù deg li 11 1ficiali; 3° Di:;po,iziooi io tempo di g11 erra; 0 -J. : \ Yanzamento 1!e:,:li ufficiali di riserva ; T 5°. Av,,.uznmeuto. ~egli ufficiali di mil izia territoriale. · Ne r1port1 amo le p1u • 1n1eres,a 11 ti disposizioni , in una <a·, p rl· nc1· pI, ,1. , • • ,• , • • • 1, dalla relaz,·on" cl cur es~e . s 1., r11ano, tocr!Jendo o • ' " · 1e acoompa11na il di0 ~Pgno dr legge.

R PnOGETTO ·1 ·

DI LEGGE ::u 1,L

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·I o Il tempo ri chiesto per essere promossi caporali viene ridotto ire mesi per coloro clle sooo provvisti di un brevetto d'istruzione militare, da Jar3i da una commissione militare ai giovani che hanno, fa tto parte di una societù di tiro o di girma,tica, secondo le condizioni determinate dal Millt!\tero della guerra. 20 Il progeuo dd l\lioistro delln guem1 basa l'avaniamenlo degli· nflicinli sull'anzianità con aumenti; 5i~tema cho h:i I' incon1es1abile vnntaggio di tener conto, nono per anno, dei servizi degl i ufficiali, ma che ha il gr:111rle ioconvcn ienle di ln!lciaro al Ministro della guerra,. nella distribu zione degli aumenti, uau parte troppo prepondernnte. L'oooreYole ll aiberti fa notare che nella carriern militare occorre di $tinguere due rasi : nelln primn, dn l grado di sottotenente a quello di colonnell o incluso, i gradi uon hanno che un ca rattere pu ramentemilitare ; nell a seconda, nei gradi di ulTiciale genornle, acquist1100 anche un carattere polnicC>. Quindi qnesto progetto di legge propone di la sciare la scelta degli ufficiali generali al governo, ma cousefl'are i quadri di ava nzamento, fino al grado di colonnello, facendo li !-tabi lire· da commissioni regionali, cou~er vaodo il sistema dell 'avanzamento arl an:::1·anità con aumenti. Queste commi.ssioni s3rebùero composte: dal generale comaudante il corpo c!'armat:i, presidente; e dei geoerali di divisione, aggiungendovi, con vo lo deli berativo, per ciascu oa arma o serv izio, gl i ufficia li generali od osgimi lati. Questa commissione dà a ciascun ufficiale l'aumento u'anzianità meritat{l per i servizi prestali, senza oltrepassa re i mi mesi. Essa stabi-· lisce anche i titoli cli av:rn za mecto per i grlldi di genera li di brigata e di diYisioue. Le liste di proposta per questi gradi sa ranno annotate dai membri del Consiglio superiore della guer ra e deGoitivamen te stabil ite dal Ministro d·ella guerrn. Questi riuni:;ce le li;;te ùi anziauilà in uoa lista generale, per grado· e per arma, nella quale gli ufficiali con brevetto della scuola di guerra sono segnati con sei mesi di anzianità di vantaggio. La relazione fa inoltre notare come non vi sili altro rimedio per evitare l'invecchiamento dei quadri, che l'eliminazione per ciascun grado, degli ufficiali che, avendo già passato una certa età, 3rriverebbero qu asi coutemporancameote ad ottenere il grado superiore e ad essere colpiti da i limiti d'e:à. Benchè l'ufficiale possa rellclere i servizi di cui è ca pace, in un dato grado , bisogna che vi resti da sei nd ottoanni, e perciò questa legge dispolle che non possano essere ioscritti

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AX~O XL\"JII .


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:RASSEGNA Ml L l'l'ARE ESTERA

sul quadro di avantameulo gli ufliciali t:he, ::i l 3 1 dicembre dell'aono, a\·essero passati i seguenti limiti: teneote, 43 a noi; capitano, 4,7 anni; maggiol'e, 50 anni; tenente colonnello, 52 ano; . Ric0rdiamo ai lettori d1e i limiti d1 età in lìraoci a so no: tenente 52 aoui; capitani, 53; maggiori, 56; tcuente colouocllo, 58; colonnello, 60. Per gli ufficia li di stnto maggiore, il di:::cgno di )pgge dell'onorevole HaiberLi dispouc che, cootrariameotu .:ille disposizioni vigenti, sia for· mato per essi una lista <li anzianità a parte, cletermio.ila da una com missione presieduta dal capo di stato maggiore dell'esercito, la quale dovrebbe (i,;sarc, :inno per anno, gli aumenti di anziunùà da accordare per il servizio di stato maggiore, del tulio distinti dagli aumenti che gli ufficiali potessero ottenere a tit.olo delle rispettive armi. Però questi au meoli non posso llo superare i dodici Illesi per lo stesso ufficiale. I primi numeri delle liste di aoziaona cosi ottenute potranno, in ciascun grado, lìno alla concorrenza del numero fi,salo dal Ministro, figurare su dì un quadro di avaozamen to speciale stnbilito su tullo l'e· sercito a titolo di servizio di stato maggiore. Inoltre la relazione rileva che uoo dei più grandi ìncouveoienti del· l'attuale sistenrn, e più ancora del progetto del Mi01stro, è I' io~u1hilità. del comauùo nel grado di colonnello. Ad ovviarlo si propone clie ogni colonnello, e nei corpi e negli stati maggiori, sia rimpiazzato dal tenente colon nel lo posto direttamente sollo i suoi ordioi. E per ottenere t:ìò ba sterà ripartire i tenenti colonnelli nei corpi e negli stati mag· giorì ove sono probabili le vacanze di colonnello. I u tal mod o si as· sicurerà la pernrnneuza del comando senza prol ungare la durata del .passaggio dell'ufficia le ucl grado. ;J 0 Io tempo d i tuerrn, tulle le promozioni saranno fatte a scel1a, ma in via provvi$orìa: dai comaoda11Lì di corpo d'arm;,ta per i gradi di ufficiali ioferiori; dai comandanti di armat11 e geoernli in céipO, per j gradi dì uf'fi ciali sllperiori; dal Ministro per i .gradi dì uflìciali ge·· neroli. OC1po la guerra, una commissione speciale, istituita d~I )linistro, esamina i titoli degl i urnciali promossi provvisoriamente e sottomette al l\'linistro le nomine definitive. !~0 L'avanzamento degli ufficiali di riserva e territoriali sarà fatto a scelta.

RASSEGNA MILITARE ESTERA

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NORVEGIA. ?

FORTIFIC..\ZIONI. 811.ANCIO M1L!T.\R8, I lavori per l'organizzazione della difesi, di Christiania dalla parte del mare procedono 11lacremente. Le fortificazioni del frooLo orien tale presso Frederiksten, Orke e Urkog sono pressochè pronte; come pure sono già formati i quadri del 6° battaglione da fortezza, che dovrà presidiare queste forti6cazioo ì. Sono stati inoltre compiuti non pochi lavori forti6catori sulla costa occideo tn le del fiord di Ch rigtìani:i. La Camera norvegese guarda con simpatia la questione dell'Nganiz. zazione della dìfes:i dello S tato, e a tale scopo vota senz:i difficoltà gli assegni r ichiesti. Così, nell'esercizio :-ìnanziario 1902··1903, si destina· roo'l alla costruzione di forti6cazìooi e al loro :irmemento 4,600,000 lir<1, ohre a 1,080,000 lire pel proso~nimeuto dei l:wori a Christiaoia, ·162.000 lire pet· lavori di difesa costieria presso Bergen e ,1, 900,000 rrnale ultima quota per l'ammortamento delle spese per il nuovo armamento dell'artiglieria da campagna. Le spese straordioarid ,;ali rono a ·1, 72i.i,OOO lire, e io ,complesso si spesero a tutto marzo ,1903: per l'esercito circa '.2,t,:J00,000 lire e per la flotta t>,400,000 lire.

Nuovo onorNAME~TO. - È già trascorso un :inno <lacchè il comitato milìtLJre ha rre~entaio allo Sthorting il progetto per la riorganizzazione dell'esercito, secondo il quale questo devesi comporre dì truppe atti,,e, laudwchr (truppe di riserva) e landsturm (milizia terrirori::tle) . Il ministero dolla guerra era appunto incaricato di compilare il pro· geuo io tutti i suoi particolari. Sinora questo progetto non è st.ato ancora preso in esame dallo SthorLiog, il qn:ile però, prima del termine delle sue sedute, approvò le seguen ti riforme nell'o rdinamento dell' esercito, riforme che si accordano perfettamente col sopra men· zìouato disegno genernle di riorganizzazione militare. 1° Il corpo dei cacciatori norvegesi viene così riformato: esso si comporrà di un battaglione di line::i, nao dì landwehr ed uno di laodsturm. Ad esso è aggreg11ta inoltro la compagnia della guardia presso cui funziona la scuola dei sottufficiali dì fanteria. 2° Vengono riformati i comandi dei due battaglioni e delle due compagnie loca li di Tromse. In seguito a queste riforme le truppe di fanteria ~i questo circolo saranno costituite rlei due battaglioni locali 8l' -

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ANNO Xl.VIII,


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RASSEGNA MILITARE ES'.l'EI! \.

~i Trotme e Nord land, composti ognuno di un comando e di i compagn ie loca li . Amb_edue i battaglioni del Fanmarken (A!ten e Barangher) rimangono indipendenti e sono sottoposti direttamente all a direzione del circolo. Nello stesso tempo presso queste direzic,ni di circolo furono create le ca riche di comandante del genio 1:1 d' intendente di circolo. 3° Circa l'organizzazione dell' artigl ieria da posizione lo Sthortiug ha approvato quanto segue ·: l'artiglieria da posizione è di 2 specie: artiglieria da fortezza mobile e da assedio; essa dipenderà dall' artiglieria da campagna e sarà formata su di un battagl ione a 5 compagnie. Defini tivamente, non oe sono organizza ti che 1 quadri e istituiti corsi d' istruzione per la truppa presso l'artiglieria da campagna. -1: 0 La sctiola di tiro di fanter ia riceve una nuova organizzazione. Gli scopi a cui tende qòesta scuola si r iassumono in questo: preparare hooni istruttori di tiro con corsi della durata di un anno e studiare le varie questioni di tiro presso le truppe. Ogn i anno si aprono due corsi d'istruzione: un corso di tiro della durata non ·minore di 25 giorni per uluciali e sottufficiali e uno di tattica di 20 giorni per gli ufficiali. Nella seconda metà del corso di tattica sono comandati pel tiro di guerra 5 comandanti di battaglione e 5 di compagnia. Ol tre a ciò, in un corso speciale di tO giorni, si preparano ogni anno 'zO istruLlor i di tiro per le società di tiro a segno.

RIVISrrA DEI PERIODICI Nuova Antologia,

'Fascicolo del 16 giugno -1903. Armi e politica, pel · colonnello di stato maggiore ENmco RAnONR. - La notevole scrittura dell'esim io colonnello Barone, densa di idee, dall'argomentazione netta e serra_ta che.driuo va alla meta, mal si presta ad essere riassunta; e perciò dflbbiamo limìtarci ad e·oumeral'e in guisa •molto sommaria i capisaldi del la dis?.mina compiuta dal chiaro articolista . Essenzial mente il Barone s'occupa delle due priocip,di correnti ri·fo rmiste dei conservatori e dei socialisti, delmeatesi chiaramente testè •nell'ampia discussione che ebbe luogo nella Camera dei deputati intorno :i lla questione milirnre ed a quella del bilancio della guerra . I conserva tori, pur mantenr.ndo il c:011solidamento d_eì hi!;,ncio, vorreb·bero riduzioni organiche per rafforzare il nuovo ord inamento che ne venebbe; ì socialisti chiedono 50 m:ilioni di economie sul bilancio ordinario da realizz3rsi diminuendo di rltre 50 mila uomini la forza sotto •le armi, le arm i a cavàllo, ecc., sconvolgendo insomma l'intero organismo ora esistente. JI Baroue si domanda quindi: Di fronte :i tsli condizioni di fatto che attitudine consigliare ali.i politica mi lita re?. Quali le h~si su cui impostare il problema da risolvere? Di quante variabili non riescirà effett ivamente funzione il risultato fin.i le? E risponde; mettendo, come suol dirsi, i punti sugli i. La fo rza dell'organismo mili tare - E>gli dice, e certQ con piena ragione - vuol essere determ ina ta d:i llo scopo cui l'esercito deve servire all'estero e da ll'uso che s'intende di farne ali' interno. Ma per.chè ciò avvenga in realtà ,· è duopo che politica, finanza e tecnicismo in :itretto accordo concorrano allo scopo di mettere razionalmente in ar-monia i mezzi disponibili con gli obbie1tivi da ,:aggiungere. Importa adunque asso lutamente, per fissare !'.ordi namento mil itare -del paese, determinar prima la pol.itica esterna ed interna che si vuole . ::;eguire.

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1~ evidente. che se si intende tenersi pronti a ràr guemi col vicìnode!l'.ovest o dell'est., non sarà il caso di ridurre il numero dei corpi d'.armata, le armi a cavallo, ecc. Che se poi, non si è disposti a spendere la somma necessaria, o non lo si può fore, allora raccogliamoci pure e teniamoci preparati a subire la volontà, le pretese dell'estem Anc he per I.a politica interna· in vi, ta della pers•stente lotta fra capita le e lavoro; si possono seguire .due soni di politic\'l . euoa di massima libertà ma pronta sempre a tute lare l'ordine interno e far rispetta.re la li bertà del li,voro; e si capisce di leggeri, la quale ésige .di avere sempre a ilisposizione ingenti forze cui ricorrere ne l caso di bisogno. La secontla cbe si inspiri al concetto del prevenire anzichè del reprimere ; che perciò ba minor b·sogno di appoggiarsi sull'esercito o tanto meno in misura assai minore della poli tica di massima libertà. S' intende da sè che il Barone tiene conto della potenzia lità fina nziaria dello Stato . Egli anzi pone in evidenza che un paese io cui le fon ti dell'economia nazionale inaridiscono per i soverch i pPsi militari non è più atto a condo rrn gue'rra seria e presto o tnrdi 6 costretto a diminuire l'esercito. E perciò addita obbietti vamente un massimo ed un· mini mo dell'organismo militare da adottare; mioimo pel' altro sotto il quale il discendere implichereb be vera e completa rinuncia alia stessa difesa del patrio territorio. E giova ricol'dare che il Barone tiene ancora nel debito con to i fatto:-i p,icologici; ciò che purtroppo si dimentica troppo spesso di rare allorchè si discu te di ordinamento militare. Il Barone cooside.ra pure la funz iorn~ serbata alla catena alpina in una guerra con qualunque dei nostri vicini, am monendo coloro che troppo fanno affidamento ~ul valore difensivo e passivo di tale ostacolo, e ginst:imente chiama assurdo il concetto di un ordinamento militare che si prefigga la· difonsiva passiva come unica estrinsecazione. L'offensiva sarà per· cootro, in molti casi , l'unico mezzo di difesa efficace e razionale. Segnaliamo pertanto ai lettori della R-ivista iI be li issimo ·artico Io del nostro collega ed insigoe scrittore, colonnello Barone.

,1attica, della condotta delle singole armi e della azione delle tre armi ,combattenti riunite, dell'avanguardia, dell' impiego àella cavalleria, del!' iniiiativa, ecc. L'autore orasi prefissn di chiarire lo spirito dell'Istr uzione ufficiale ora pubblicata che devEJ essere, da qna in avanti, la nostra guida. Nel fatto il not~vole studio da lui compilato non solo mette in rilievo lo spirito cui s'informa la nuova Istruzione ma ne è un commento di indiscutitiile valore. I nost1·i rallegramenti all'anonimo scrittore pel bellissimo suo lavoro e per la siogolare competenza di cui il medesimo fa prova.

La posizione del cavaliere, per ENRICO MALvANt, capitano d' artiglieri a. - Il Ma lvani, premesso cbe la posizione del cavaliere è fou·damento dell'equitnione, è çli avviso - e non ci sembra a torto ·Che « v~riando il genere dei cavall i che si montauo, il loro equilibrio e la qualità di Lavoro richiesta, debba anche variare l'arte riel cavaliere e quindi mutare la sua posizione a cavallo, ed esseuzialmeote la lunghezza degli staffili e conseguentemente i punti di appoggio dei le ginoccbia e del sedere » .

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Avanguardie strategiche, pel colonnello :VIAnz1Ar.E BtANCHI D'Ann,\ . - Si propugna l'adoz,one delle avangua r~ie strategiche napoleoniche composte della maggior forza possibi le della ca val leri:i e di huon nerbo ·di fao teri:i. Si avrebbe così il vantaggio di sopperire nella ava nscoperta alla defic,,nte inferiorità numerica della nostra cava lleria e nella pluralitii dei casi di pro vve.der~ in3i eme al coprirnen to delle truppe re•trosta oti. . La, cavalleria cilla batta_qlùi di Gavinana (3 agosto ,I 530), pel colonnello Pmrno VALLE . - È una hreve ma intere,sa nte scrittura , nel la ' . qnale il Valle si limita a parlare dell' impi ego elle ebbe la cavalleria nel la battaglia di Ga vioaoa, e cioè in terreno montuoso, rotto e co.perto di bosch i. Tutti sanno che io qnella memora nda giornata perì assassin11to il prode Francesco Ferruccio; ben pochi invece· sono al corrente di quanto vi oprò la cavalleria - 500 ca vall i - del Ferruccio, e perciò fece assai b~ne lo scri1tore a n co rdarlo. « La cav,1lleria, couch iude il Valle, se vuole, può combattere ovuoque ,può po,are il piede e possa passare senza essere troppo intralciata dai ·rami degli alberi. Si stÙpisce nel· pensare come quei cava lieri con armatura d'.acèiaio, éon laocia, stocco, lunga spada e pugoale alla cin~ura , abbian potuto batt.ersi valorosamPnte e vincere ·a Gavinana ». Ed

Rivista di cavalleria.

Anno VI, fascicolo VI, giugno ·I 903.

Lo spi1·ito delle « Norme genercili per l'impiego tattico delle grandf unità di g.uerrn », per Y. - L' anonimo autore del pregevole scritto còn singolare abilità si occupa, approfondendole, delle principali que-· stioni taniche che sono all'ordine del giorno: dell'offensiva o difensi va-

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In conclusione pregevole articolo, nel quale con efficaci argomenti

ha. ragione il Valle di stupirsene; tuuavia, se è mirabile come la cavalleria si battè allora su quei terren i difficilissimi e moatuosi, non.· crediamo che oggid ì si potrebbe fare lo stesso poichè pochi fontaccini, basterebbero con l'armi odierae a sconfiggere qualsiasi forza di cavalleria che si llvventurasse in terreni consimili.

è pienamente dimo,trato l'assurdo della denominazione di spese im:

produttive applicato alle militari. La leg,qe sulla. giierra marittima degli Sfati Uniti, per CAnto BnuNo. - L'autore prende a disam ina i punti salienti di codesta nuova legge che fu testè adottata dagli Stati Uniti e che riduce in codi·ce una parte tanto importante del diritto internazionale. Egli mette in rilievo che i principi generali che informano il codice americano vietano ogni atrocità nella gu~na marittima e non consentono il potere illimitato riguardo alJa SC'l lta dei mezzi per nuÒcere al nemico, percbè « Jo scopo della guerra secondo il diritlo moderno, non è lo sterminio, la distruzione, l'annientamento, ma quello soltanto di debellare il nemico per costringerlo a cedere , . Il Bruno però osserva che questa mitigazione delle leggi della guerra non è la conseguenza di uu sentimento di filantropia e di idealità che intenda imporsi alle tradizioni di violenza « è invece dovuta ali' influenza della condizione econom ica, all'aumento sempre maggiore del capitale che, pur subendo la guem,, o facendo che questa ormai non divampi che per ragioni che, io fondo, sono commercia li; tende ad eliminare le inutili crudeltà che, poi, nqn sono altro che una perdit1 di ricchezze tanto per i v,ocitori tanto per i vinti ». Resta a vedere quali accoglienze troveranno quelle regole - certamente degne di lode - presso i vari Stati d'Europa, dove, io ge. nerale permangono in vigore le teorie .di una dottrina della ,guerra senza pietà e senza clemenza . Il flruao accenna poi a 1aluni dei princip~li argomenti trattati dal nuovo c<Jdice e brevemente li commeata; accenna cioè alla pwibizione assoluto di falsa bandiera, al 1a proibizione di bombardare le cillà in· difese, al carattere di belligeran te accordato alle navi appartenenti alla rna1'ina ausiliaria ed a quelle addeue alla corsa, purchè comandate da persoòe atLtorizzale _dalla legge ad assumere il comando, al contrabbando di guerra, al blocco che. per essere obbligatorio, dovrà essere effettivo, ali' inviolabilità delle navi-ospedali, ecc. Articolo in teressa nte ed istruttivo.

Dettaglio tecnico-cavallwistico, pel maggior ~enera le F. D'OTTONE (continuazione). - L'esimio ·generale conlinna il suo interes:;ante studio, discorrendo del cu:;cinetto sottobande, del cosciao di sella, delle coperte sotto sella, delle cinghie e d~i staffili. Le cavallerie degli Stati itatian·i dal 1814 al 187O: Note ed a.p·· punti (continuazione), per Q u 1NTO CENNI.

Rivista marittima.

Anno 36°, f~1scicolo III, giugno 1903. Spege irnproduttive? per C. MANFREDI. - In quanto scrive il Manfredi, come dice egli s,esso, non vi è nulla di nuovo. Ammesso pure siano cose già dette cento volte da 2ltri, sotto altra forma, è innegabile che egli svolge la sua tesi molto bene e che in guisa esauriante egli è riuscito di affrontare direttamente e smascherare i due s·olhmi che sentiamo comunemente ripetere nei giornali, nei comizi e orli Par• · lamento, cioè che le spese mil itari sono improduttive e che le economie in queste rappresentino sempre un aumento di ricchezze. A ragione egli ammonisce che le economie sui bilanci militari « sono quasi sempre economie sulla dignità, sulla sicurezza, sui diritti del paese» e che dato pure si riuscisse ad evi tarne le dannose c:onseguenze nel campo della pol itica internazioaale e in quello della politica interna « non si riuscirebbe ad evitarle nel campo economico dove port:ltlO · naturalmeote diminuzione di lavoro e aumento di sfaccendati e di affamati». . È argut1 e bene appropriata l'osservazione che meotre un giorno si grida: « abbasso gli armamenti» il giorno appresso si grida anche più· forte : , Lavoro e pane pe , gli operai >. Contradd izi0ne la più evidente, che si ripete quasi ogni ~iorno a proposito di arseuali, <li fabbriche d'armi, di stabilimenti o istituti mi-· litari e si ripeterebbe egualmente se domani 10 una guarnigione ve-nissero diminuiti q, uomini e un caporale.

Sull'impiego dei .sottomarini.. Lettera al Direttore del!' ing. C. LAu~ Il Laureliti scrive al direttore a proposit•J del pregevole articolo del tenente di vascello signor l\1arulli, pubblicato nel passato numero della 111:vist.a, nel qtrnle ha attribuito al sottomarino un v3lore, da un lato (velocità subacquea) superiore a quello che oggi realmente è, per molti altri lati invece inferiore. RENTJ. -

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I l Laurenti non discorre del $Oltomarino vero e proprio, de$tinato, a suo parere, a sparire di fronte alla torpediniera sommergibile; esamina invece il valore rea le attua le,. o in un prossimo avven ire, di questa torpediniera. A queste torpediniere sommergibili il Laurenti annette grande valore ed esprime la convinzione che se le parecchie diecine di milioni spese nelle batterie che difendono Genova da mare, fossero convertibili in parecchie diecine di· sommergibili, e que:-ti fossero posti a conveniente distanza dalla città, nessuna squadra nemica si azzarderelibe ad impegnare un'azione qualsiasi contro Genova. Altrettanto potrP,bbe . dirsi per la difesa di Napol i, Palermo, ecc. Anche pei' questo còmpito così ristretto J la torped iniera sommergibile, piuttostochè il sottomarino vero e proprio, che risolve il problema dal do ppio punto di vista tecnico ed econom ico : « tecnico perchè solo essa è capace di tenere il mare pel caso di una estesa linea di blocco; econom ico, perchè il suo raggio di azione e la sua migliore abi tabi lità pcirmettono una maggiol'e permanenza della nave nel campo di azione, sénza ricorrere a frequenti r impiazzi, e qniodi a un grande numero di unità» . Egli ricorda infine che la Francia ha, col nuovo bilancio, portato la sua Gottiglia i:,ubacquea da 50 a 58 uni tà e l'In ghilterra da 9 a 19, e siccome Wnto l'una che l'altra da parecchi anni costru iscono ed esperimentano sottomarini, il crescendo coutiuuo di questè cifre, attesta il reale loro va lore.

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Revue militaire des armées étrangères . Rédigée à l'l!:tat-major de l'armée.

N. 901, giugno 11903.

Stitdi sulla guerra si,d-afrù;rina (1889-1900). - È c?~linuata .l_a nar: i'azione dell'offensiva di lo rd Roberts e vi sono descntt1 1 corn batt1ment1 <lei 7 marzo ('1900) a Poplar Grove e del 1O marzo ad Abrnha,m's :Kraal che apre a lord. Ro berts le po de di Bloemfontein, dove 10latt1 egl i entra ne[ pomeriggio del giorno 13. . . . Come al solito la narrazione è basata sopra documenti uffic1~l 1 e ,precisamente sopra i rapporti del maresciallo lord Roberts al_ M_m1st.ro .della guerra cui vanno unit.i gli specch i: delle perdite_del_l'eserc1to rnglese dal 28 febbra io al ·13 marzo 1900 incluso; dei mezzi d1 trasporto (buoi e muli) du rante la marcia dal fi~me Modder a Bloemfootein; dell'effettivo delle truppe en trate a Bloemfootein il ·13 marzo rnoo. 1

L'importanza della guerra di (ortez.za e l'ordinamento del genio. -<:.on questo secondo a rt1colo ha termine i I pregevole lavoro. I_n esso è continua to l'esame delle proposte del co lonnello Waguer e s1 viene poi a considerare i r;sul tati ottenuti; fra i qua li ~ _da not_arsi _la ~reazione· dell'Accademia tecnico-militare che s1 aprtra in Berl1uo 11 ·I ottobre 1903.

.Marina rnercantile. - Ci dispiace che lo spazio ci vieti di riassumere questa interessante rassegna, per lo scorso mese di giugno, de lla marina mercanti le. Particolarmente è notevole quan to scrive l'autore intorno allo stato presente della marina mercantile ai suoi mali e ai rimedi che converrebbe adottare. Sono pagine de1tate, come chiaramente si ri leva , dall'affetto pel paese e per quella marina e che fanno prova dello studio acCut'Dto della questione da I ui co.mpiuto. In sommo grado istruttivo è ti :suo discorso intorno al prob lema della navigazione interna in Italia, alle statistiche dei porti di Genova , Marsiglia e Venezia, ai can tieri naval i e alle società di navigazione. L'articolo è ali' altezza del grave e importante argomento, e noi vorremmo leggere spesso studi consimili à questo, perchè nutriamo la speranza che essi riescano una buona vol ta a scuotere l'apatia generale del paese ed ·a metterci sul nuovo e proficuo camm ino così bene ind icato dall'articol ista.

Le urandi manovre imperial·i di Koursk n~l 1~02; - Br~vemeote descritta la oiornata del ·16 sdtembre (battaglia d1 ll,ostoroa1a) coll:i -quale ebbero\ermioe le grandi manovre russe, l'articolista fa seguire poc he osservazioni generali fra cui le seguenti: È rilevata la rob ustezza e resistenza del soldato russo che soventi . . ha fatto tappe· di 4-0 e 4-5 chilometri; L'uso delle cucme mobili, marcianti col carreggio d1 comha tt1men10, ha dimi nuito in notevole misura, le fa1iche della truppa, permettendo -di sommi nisì;.arle i suoi pa,ti norma li durante la marcia e al suo arrivo al bivacco · Tanto il ~eu:nile Kouropatkine quanto il granduca Sergio, co_ma~danti dei due partiti, fu rono iu grado di fa r manovrare ~e propne n ·sene, sia per spost11rle a seconda delle notizie ricevute, ~ta per parare, ,fo una certa misu ra, ai pericol i dell'attacco princip~le nemico; . I due partiti fecero un largo uso del la fo rti ficat ione p,1sseggera;

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RIVISTA DEI PER.IODICI

. La _caval_leria dell'armata del sud si è mo,trata particolannente ardita; 1 _suo, attacchi cuntro la fanteria attestano che essa eerca di mantenere suo morale il più aho possibile; n,rn ha però con:servato· sem pre il contatto dopo i combattimenti; L'artigl ieria sembra aver sempre ben adempiuto la sua mi s~ione 0 . cooperato da vicino al combattimento della fanteria, la quale Ja ai utava nei passaggi diflìcili; ' I z~ppatori stabilirono passaggi sul Reoute e sul Seim mediante il· materiale da ponte di cui disponevano le armate o cosiruendo dei, ponti di cavalletti. In ria_ssunto,_conchiude lo . scrittore, que~te manovre· dimostrano i· progressi compwti dall'esercito russo in questi ultimi anoi e J'interes:~ che è_ ad eseguire manovre di que,to genere, nffinchè le aut~rlla s~per1on possano rendersi conto, già nel tempo di pace, delle· d1fficolta che presenta. il maneggio di numerose forze.

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svolte piuttosto ampiamente, che era inutile ed insieme pericoloso. l'accettare una b:ittaglia all'est di Metz, ammesso però che la riti rata già prestabili~a fosse stata convenientemeo te organii:Mtta se la si potesse · eseguire correttamente. Il primo desiderio del marescia llo Bazaìoe nel momento in cui udì il cannone prussiano fu quello di terminare il passaggio della Mosella senia avere a combattere. Malauguratamente egli non seppe evitare l'a1t11cc0, noo seppe prendere una ris'o luzione, « accettò la lotta a controcuore e restò indeciso fra le due sole determinazioni cbé potevano presentarsi allo spirito di uu generale in capo: combattere io ritirnta sino sotto il fuoco dei forti per ridurre al pos· sibile l'estensione della lotta inutile, ovvero, approfittare dell'occasione per infliggere al suo debole e temerario avver5ario uno scacco indiscutibile, le di cui conseguenze morali avrebbero potuto essere considerevoli ». È però inesatto che la battaglia del •I t abbia prodotto l'estrema lentezza del ;novimenlo di ritirata; essa io vece fu la conseguenza dell'ingombro della soh ~trada per la quale il comandante in capo si · ostinò a far ritirare l'armata. Gli stessi fa tti si sarebbero verificati · anche se con il giorno ·1 ,~ non vi fosse stat.o combattimento. L'esercito francese commise un grave errore accettando la battaglia , perchè essa era inu tile al compimento dei suo i progetti, ma la ,1a arn;iata tedesc:i non può àedu rne che il suo attacco abbia effettivamenteprocurato all'esercito tedesco il vantaggio di un notevole ritardo nella ritirata dell'avversario. Il generale von der Goìtz non poteva razionalmente supporre che la . ritirata francese si effettuerebbe in condizioni così inverosimili e disa-Hrose, e però la sua condotta non è stata illogica. Tuttavia sembra · che il geoernle voo del' Goltz avrebbe dovuto pensare all'inauità dello sforzo che voleva tentare, a cagione della libertà di cui godeva ma-... nifestamente l'esercito fraucese di ratrocedere colle sue retrogua rdie fin o alla zona . d'azione d'!i fnochi dell;-, piazza. Sembra quindi che la sna deL:isionc sia st11ta presa in seguito ad un apprezzarneow incompleto · della situazione e ~ per l'applicazione, alquando brutale, di un prin-' cipio assai generale ma che si sarebbe qui tro1rato in difetto, di fronte ad un avYersario meno inabile del m11res_ciallo Bazaine. Nou ,-i può · però, malgrado tt1tto, astenersi dal ren.dere omaggio al principale sentimento che gu idò il comandante della 26° brigata nel suo atto di alla iniziativa ». Dal punto di vista tattico, il successo della ,1a armata tedesca, fu.· insignificante; la battaglia di n osoy non diede alle armate tedesche-

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Revue d'Histoire. Rédigée à l'État-major de l'armée. ,,

N. 30, giugno •I 903.

Le campagne del maresciallo De Saxe. - Continua la narrazionedella c~mpagna_ del OH, interessante per le non porhe lettere riport~te del marescia llo d1 Snxe, del maresciallo di Noail)e·s, del .duca, · d Harcourt, del marescia llo Belle-Isle, ecr;. Stndi sulla carnpagna del 1799. - t preso a disamina · il periodo del dicembre ·1798 e gennaio 1799, lumeggiando la ddlici le posizione· del Jou_bert comandante le truppe fran cesi ,n Itali.i e la differente corrente dt idee del Direttorio, dell,e autorità. militari. e civili in Italia e ii i;etroscena che ne consegue. E perciò articolo rimarchevole sotto l'a5petto storico. l.a guerra del 1870 -71. L,; . giornata del 14 ayosto ·in Lotena, [(); battagl1.a di Borny. - Ter mrnata la descrizione della battaolia di Borny col ~acconto molto particolareggiato dei fatti svoltesi ; tnrda sera davan ti a Grigy e nel bosco d, Borny sino al fine della I 11 I t t . f o a, o sa o malt~t0re rancese fa segu'.re mo lte osservazioni sull11 sopradeu~. bauaglrn, 1_mpronta te a particolare moderazione e che olTronopercio non poco interesse . A suo avv iso, data l'effettiva sitaazione dell'esercito fran cese quale · era il mattino del ·14- agosto, esso ritiene, in base a considerazioni,.

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RIVIS'l'A DEI PERIODICI

RIVISTA DEI PERIODICI

che vantaggi . stra tegici presso a poco nuH 1, e d'altra parte non può essere considerak'l che come una lotta tatticamen te indecisa. « Ne segna, si domanda lo scrittore, che l'esercito francese possa con tutta imparzia lità attribuirsi il successo? « Da l punto di vista strategico, le misure disastrose, prese dnl coman·<lànte in capo oreavauo al nostro disgraziato esercito dillìcoltà quasi insuperabili il di cui risultato fu precisamente quello che Ja ·1' armata aveva cercato di ottenere con le armi alla mano. « Dal punto di veduta ta ttico, noi avevamo energicamente resistito all'avversario inOiggendogli p~rdite importan ti , ma non avevamo approfi!tato in nessuna parte della nostra su periori tà nnmerica e non avevamo, in nessun momento, castigato l'attaccan te della sua temeraria ·impresa. « Dopo, però, i rovesci successivi di Spicheren, di Vissem bourg e di Fl'oeschwiller, il mezzo successo che si era consegui to, si trasfo rmò in una vittoria agli occh i delle no,tre trupp<1 v:ilorose. Qnesto fatto solo . avrebbe potuto darci i frutti di uu successo, tanto è grande la parte morale al la guerra. Disgraziatit mente, il coms1ndo superiore, non seppe trar profitto dell'entusiasmo di buon augurio manifestatosi nelle righe dell'rsercito e non parve, per coutro, che ind ustriarsi a cercare senza però riuscirvi - di distruggere lo slancio del le nostre arnrn i--revoli truppe con l'influenza demoralizzatrice d'ordini ineseguibili, dai · quali trapelavano l'i rreso luzione e l'i.nsuffici&nza del capo P .

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siderarlo cbme in progresso; e, siccome in r~iateria di transazioni c.ommerciali , non progredire, significa andare indifl tro, bisogna concludere che la Francia si trova ino lti·e nella necessità di ricercare mezzi l'lda tti a fa vori re è sviluppa ra il suo commercio. Unanimamente si pensa che, pel momento, la situa7,ioné consista nell'aumentare le vie fluvia li di trasporto, giusta l'assioma che: quanto· maaaiori sono i mezzi ·di trasporto, tanto . maggiore è la merce clH; af-· •• . ufl uisce, da traspòrtarsi. Entrando in quest'ordine di idee il signor Baudin, allora min istro dei lav:ori pubblici fece votare dall a Camera, nel i!H0'2 il programm adell' « Ontillage Natiooa l » . Questo programma verrà presto anche dinanzi al Senato ma, siccome trattasi di un.i spesa di 10:3 milioni siè io diritto di domandarsi se il proi ramma del signor Baudin potrà essere compiuto dallo Stato altr imenti che a · lunga ;:cadenza. D'altra parte il quesito della ~icurezza ed aumento della nostra forza-militare non sarebbe affa tto risolto . Uomini eminenti perciò, cercano di farvi concorrere l'inizia tiva privata, e fra i mezzi da 'luesti preconizzati· vi è rp1ello di nprire un ca-· nale marittimo fra l'Oce,rno e il l\fod iterraiieo « in guisa di creare unavia nuova, più sicuro, più breve, che faccia comu nicare direttamente l'Europa con l'Asia medil'lnte una sp~cie di pro lungamento del canaledi Suez; una via che permetta ad una delle più ricche contrade della Francia di dar sfogo più facilm ente e più economicamente al le suerisorse mioernli e commerciali così estese e cosi vnrie; una via lìua l~mente, chiamata . a raddoppia re, in uo certo modo, la forza della nostra mari na militare, dando aile no3tre squarlre i mezzi di operare la lororiunione sia nel Mediterraneo sia nell'Oceauo, senza dover passare· sotto il fuoco dei cannoni inglesi di Gibilterra ». L'id ea di ta~diare l'istmo franco -i berico mediante un cana le che riunisc,, l'Oceano ed il ::\fed iterraneo, non è nuova, e l'artico lista ac· cenoa a codeste idee, a cominciare da quella attribu i.la ai Roma ni. Egli ricorda poi taluni dei cana li com piu ti, dal Canal-d1Hl1id·i sino• a quello di Kiel. Lo scrittore si dilunga quindi di molto nella descrizione del trac-· ciato generale ora ·studi:ito per l'esecuzione de l progettato canale; Mi ne ricavi amo le notizie più in teressanti: · Il tracciato sarebbe orientnto da nord-ovest a sud-est. Dal lato del· l'Oceano partirebbe dal bacino di Arcachon per dirigersi attraverso le Landes, ron un corso di ,157 ch ilometri ad Agen, dove si costrui- · rebbe un porto, dopo altri \l6 chilom etri il can:i le raggiungerebbe To--

Revue du cercle militaire .

'N. 23, 2A , 25, 26 delli 6, ·13, 20, 27 giugno ,1903. Il canale dei diie mari; pel tenente SAUVAGE del reggimento zappatori pompieri . - In Francia si sen te la necessità e· il do,•ere di n ulla trascurare per rafforzare la sicurezza del paese, per aumentare .la potenza dell a ma rina mil itare, e renderla in grado di resistere. sopra tutti i m'ari che bagnano le sue coste, agli ostl'lcoli o alle provocazion i dei suoi avver,ari. D'altronde la questione commercia le, pur rap pre·sentando interessi d'un ordi,ne differente, non ha una minore importanza. Le sta tistiche indicano che il mavimem to ,:ommerciale tende ad allon ta narsi dalla Francia per favor ire le linee ferroviarie dell 'Europa centra le, a suo danno, ed :, so lo profitto della German ia e dell 'Italia. Le stesse statistiche dimostrano che, se il commernio francese non è ,i n decadenza, nel senso proprio della parola, oou si può neppure con-

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RIVISTA DEI PERIODICI

Iosa seguendo la sponda sinistra della Garonna; questo fiume sarebbe ,.passato a Empalot sopra un ponte-canale. Da 'l'olosa al Mediterraneo, il canale si svi lupperebbe per il colle . di Naurouse, discenderebbe a Castel Nauda ry per raggiungere poi · Narbonne. Esso traverserebbe inline lo stagno di Bages e terminerebbe :il porto ingrandito di La Nouvelle. La lunghezza del canale sarebbe di 463 chilometri da mare a mare. Un altro tracciato fu pure studiato; es~o parre da 'Bnrdeaux e rag. giunge a Fourques il trac0iatonumero 1°0olquale si confonde sino al 1'1editerraneo. - · Il tracciato per Arcad100 pre,enta sul tracciato per Bordeaux una ,-economia di 65 ch ilometri sul tragitto totale di mare a mare, ma importerebbe una spesa maggiore di 86 m !ioni. È però da notare che il tracciato per Bordeaux porterebbe, per gli sba rchi una spesa di · ~ 60 milioui meotre, per Arcachon, que•ta spesa non supererebbe i ('\ O milioni. Tutto ,ommato, il trat.ciato per Arcachon è più breve e costerebbe meno del tracciato per Bordeaux, e per salvag uardare gli , iorcressi di qnest'ultim,a città', gli iogegueri hauno studiato e proposto un11 aggiunta al tracciato num<~ro ,1°. Questa varianre in tut10 simile al çanale principale pnrtirebbe dal bacino d'Arcachon a monte delle . chiuse di la Leyre e raggiungerebbe i bacini di Bordeaux. Questa va·1'iante Arcachon-Bordeaux perrneuerebbe alle uavi, 0ostret1e ora uJ arre,tarsi a Pauillac, per non potere rimootare la Gironda, di spingersi --sino a quella grande città. Arcachon sa rehbe stato scelto come punto di sbarco sull'Oceano per 1·ispoudere ai desiderata. della marina militare. Già siu dal :i855 l'amministrazione aveva compilato uno studio per costruire un grande .porto di rifugio per la mnrina da guerra. Questo studio ripreso nel 1896 dall'amm.iraglio signor Coulombau, 00nfermò i lavori e mise in --chiaro che vi si pur stabilire, con lavori poco costosi, un grande porto per la marina mil itare. L'entrata del dorto sarebbe faci litata da due dighe perpendicolari l'una all'altra e misuranti rispetti va mente 5 e . .3 km. Queste dighe la.~cierebbero fra esse una rada sicura di 2000 -ettari di superfice, senza contare i ,f 5000 ettari del bacino stesso. La città di Arcachon si trova sop ra un ammirev'nle' bacino il di cu i -regime interno ntio ha affatto variato da un secolo, è in comunica..zione diretta col mare; è 001Joca,a, finalmente, su ll a linea dei grandi bastimenti transatlantici del Messico, di Colon, d'Aspiowal e di tuttà ,l'Ameri0a del sud · che verrebbe a farvi scalo.

RIVISTA DEI PERIODICI

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Arcachon con i cantieri di costrùzione che vi si stabilirebbero _e coi ,macrazzeni di approvvigionamento da impiantan'isi, divenierebbe, se il :anale fosse eseguito, un porto di guem1 di .primo ordine, oltre .all'essere una grande città marittima e unn stazione ba I oeare. Lo sta ono di Bages è in piccolo ciò che in grnnde iI bacino d' Ar·<iachon, :sso ha una superCicie di 3600 ettari circa. Si è proposto di stabilirvi, come nel bacino d' Arcachoo una rada nella quale' tutta la •flotta del Mediterraneo troverebbe un rifu~io sicuro . I1 porto ingrandito di la Nouve lle sarebbe_ un sécon?~ 1:olone. La valutazione della spesa dà luogo a grand1 contradd1z1ou 1 da parte -delle differenti commissioni. Il signor Stoecblio nel suo rapporto del 4885 cakolava una spesa di 750 milioni; il signor Diogler, pre,'icleote -dell a seconda commissione. la portava a 1900 milion i; fina lmente il -sicroor Le~roue stima che il .corso del canale ooo sarebbe inferiore a e 1" 1300 milioni. Gli autori del proietto sopr,1detto calcolaoo la spesa a -circa 825 mil ioni e colle mod, ncaziooi richiest..i dalla rnar111a milirare a 950 mil ion i. L'ammioistJazione dei lavori pubblici invece, ri 1iene -che la costrnzione del canale marittimo costerebbe almeno 3 mi liardi. Schweizerische Monatschrift fiir Offiziere aller Waffen .

:N. 6, giugno •I 903. L'ist1'Uzione net combattimento della nostra fanteria . - Coufe·réoza tenuta nel circolo dPgli ufficiali di Biel e in quello del I· Argovia -,superiore, dal tenente colonnello Mosrm ufficia le istruttorn di ·1" classe -della fanteria io Lu cero a. L'autore scrive 0he nelle esercitazioni delle truppe svizzere e in par•ticolar modo nelle crrandi manovre si presentano sempre situazioni di combattimento delle~ quali si deve dire CÌ1e· in guerra sarebbero irri.possibil1. Ta li situazioni oòn conformi alla guerra sono tulle qu~lle nel le quali non si tiene sufficiente conto dell'odierna efficacia delle armi, 0ome per esempio: il collocamento di linea dei 0a0ciatori senza trar profitto dei coprimenti del terreno, il precipitarsi avanti sènza una -data preparazione del fuoco, le masse sul terreno, senza . prendere _giuste formazioni e senza usufruire del terreno per avanzare al coperto, il ness1:1n conto del · fuoco nemico e specialmente il gettarsi avanti finale dei due partiti, l'uno contro l'altro nella forza primitiva, -e cioè con riparti che nell'atto finale hanno la stessa forza quale a vevano al principio del combattimento.


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RIVISTA: DEI PERIODICI

RlVI .STA DEI PERIODICI

Questi errori sono originali : 1° d,1lla mancanza di suffJcientH co!~izion; dell'efficacia de l fuoco presso gli ufficiali e presso la trt:)ppa ; ,., ùall andamen to troppo rapido delle nostre esercitazioni; 30 dal fatto· che n~lle decisioni dei giudici di campo troppo spesso si tiene contoescLus1vo del nwmero in gueri·a, mentre l'apprezzamento dell'efficacia ~el _fuoco da pa:te delle truppe, ossia la presa di ada tte forrnaziooi , ti giusto aprirofittare del terreoo, l'esa tta stima del le distanze, Ja buona condotta e discipli na del ·fuoco, non trovano quella considrrazitme clie loro spetta, per la loro influenza nel combattimento reale e 4o d3} tralasciare di marcare le perdite del combattimento. ' Se « le nostre esercitazioni di pace, avverte l'a utore, debbono verame~te preparare per la guerra, esse debbono per quanto è possibile rappresentare la.guerra, altrimenti esse non so lo gir,va no a nulla, masono dannose. g1acchè generano negli ufficiali e nella trnppa idee e concetti fa lsi » • ·L'autore svo lge a fondo in questo primo articolo, i punti ,() e 2),. dedicando non poche pagine, che presentano un singo lare interesse al numero 1). P~r la. ne~essari;i c~noscenza dell'efficacia del fuoco odierno da parte degli uflmal1 il Jlioser opiua che bDsterebbe fo s5ero note alcune cifre dei verosimili per cento dei bersagl i co lpiti alle ddforenti distanze e· contro diffe~enti obbieuivi. La scuola di tiro cli Wallenstadt ha ap punto compilato una tabell a nella quale sono riuniti codesti da ti. Ciò, che è importante all'uffìciale di s11pere è : qnaoti individui della linea ne,~ica di c11ccia tori possono, verosimilmente, essere posti fnori di combattimento con •I 00 colpi e a questo ·scopo può mol to "Ìovare la tavola sopramenzionata. Si tratta di r;mmeri affatto semplici che facilmente possono tenersi a memoria ed avere sempre presenti nel combattimento e cioè: 100 colpi con una esa tta posizione dell'alzo danno verosimilmente, i seguenti bersa!.(li col pi ti: . ' - --

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Per le distanze intermedie si calcolano risultati médii . Co lpi corti, _possono mig!ionire il risultato del tiro. Lt superfor-ità, del fuoco si può supporre come rnggiu nta quando sia posto fuori di combattimento .un terzo del bersaglio , l'annientamento tattico quando ne sia posto fuori combattimento la metà. L'autore spiega anche con parecchi esempi l'applicazione delle cifre sopradette in varie situaiioni di combattimento contro la fa nteri a - nelle varie formazioni - contro la cavalleria e l'artiglieria, e ritiene che .quando si tenesse calcolo di questi da ti non si verifìcberebbero più gli inconven ienti ed errori che ora si lamen1ano . Natural mente la guerra .reale sa rà sem pre assa i differente da quella del tempo di pace; iu ogni ,modo ci si sa rà accostati per quanto è possibile. Circa il 2° puu to, il Mos~r nconosce che colla celerità con cui si -svolgono le e$Hrcitazioni, è spesso assolutamen te impossibile di com ,portarsì come nella guerra vera , per la sempl ice ragione che manca il tempo. E però am mon isce contro il difetto di da re colla manovra una specie di ra ppresentazione di p11ra ta. Per quanto breve sia il tempo .{lccordato alla manovra, non si creda, col non tener conto del terreno, -collo slanciani avanti in tempo inopportuno e in formaz ioni male ap.propriate, di fa re bella cosa e di mostrare spirito offensivo e va lore. Natur~lmeote gli spettatori della rn;movra ne avranno una impressione meno bell a, ma ne nvvilntaggerà l'istruzione· delle truppe e la loro pre,paraziooe ,il la guerra. Ai lettori della Riuista , che conoscono la lingua tedesca segoaliamo -<1uesto bellissimo scritto del teneote colonoello Moser dell a cu ; con li.nunz:ooe no n mancheremo di rendt>r con to. B. D.

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XLVIII

RIVISTA MILITARE ITALIANA

D:VSPENSA VIII. -

16 AGOSTO 1903

ROMA VOGHERA

ENRICO

TIPOGRA fOâ&#x20AC;¢&OlTOBE

!903


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SOM}IARIO

1297

\ IJna scorsa alle norme generali 1>er l'im1>le;o tattico delle ~randi unità di i;uerra. - G. flusu, colonnello co mandante del lOO fanteria. -

(Continua) .

Pag.

t:!97

UNA SCORSA ALLE NORME GENERALI

PER' L' rniPlEGO TATTICO DELLE GRANDI UNITÀ DI GUERRA

Descrizione geografico-militare.~ A. P~ATA. maggiore di faoter,n. - (Continua) . . • . . • , 1310 Note suu,, p eoi!!ol.a bÌlleaoiea. - (Continuazione). t3~3

La reg ione del Baldo e dei Le!lsioi. ~

lllooteoei;ro. -

Cinque secoli di guerre. -

Gusca .. o Adolfo eri il

1<110

colonnello d'artiglieria Note statist,iche. -

PtETRO VALLE.

regno milital'e. -

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Della leva sui giovani nati nel 1881

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Ilote hihliograliche . - (B.·D.), Prof 8 ~loniiscH1 - Industria Slalloniera - La P.OPolwzione cavallina in Italia. /Jisposizioni legislative e ·regolamenti. Precetti tecnici. - Jmi,NIIEL, car,itano nell '87° regg. fon terià Il Marocco - Un guesito poli. t ,co-m1htai-e ed economico d'attua/ila. (Marokko. Bine mìtitarpoliti,che und Wl1't.schaftliche. F1·age unserel' ZeitJ . - GRANnr,: S'rATO MAGGIORE

P.Russuxo, sezione t• storico-militare - Studi di storia militare e di tattrca. !1 1•011.101?; La ,·ottura del comballiniento. (St11dien zur Jfriegs{lesch1chte und folcM. li BanJ. Das Aobnchen vor,, 6efechten

,

•

,

!430

Rassegna mili ~are este.ra,

!:.'esercito degli Stati Uniti d'America. - S. $ .

• {452

Notizie: Francia: la ,rivista del H lttg/io - Nuova uniforme -

Riorg 1 nizzazione della ·'.wo'.a di applicazione delt'artiglie1·ia e del geni<1 - Assegnazione degli insci itli d1 le-vci e de.1 ncl11amati ammogliati , t 46

1

Bil'i11ta dei 1•e•·.i odiei,

La Rivista .di {an_tc,_ia - Rivista di cavalleria - Rivista di artiglieria e genio -, . R1visltL. rnar1tt1ma -. Revue mititai1·e des a,·mées, ét,·a11g•-e· ' · a· , .. s. 11 ed1gee l E1at-mn1m· dc l armee - (lev'.ie d' !Jistoire. 1/édigée a l' itat-major de t arn'.ee - Re1Jue d1~ cercle m1l1tmre - Schweizerische ,1/onatschrift fùr Ofliz1ere alter IVaflen - Be:heft zum ,!/ilitar- lVochenbl.itt 1

CAS~ EDITRICE LIBRARIA

E.

VOGHERA -

PROPRiì!:TÀ LETTERARIA. I'

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Troppo vivo s'erano fatte le discussionì, troppo disparati: erano i pareri su taluni problemi relativi all'impiego delle tre armi nel combatti-mento, perchè non fosse da tutti sent ito il bisogno, perchè non fosse necessario che l'autorità d'un regolamento intervenisse a decidere in proposito, non in forma d'ordine tassativo, ma con lo stabilire criteri desunti dallo studio e dall'esperienza, in base a i quali tuLti i comandantì potessero procedere concordi nella loro azione. Sieno quindi le benvenute le Normo generali per l'impiego tatticp delle grandi unità di guerra, sulle quali noi ci proponiamo intrat,tenerci brevemente giacchè·una minuta analisi d i e~~e ci porterebbe forse ad inutili ripetizioni di rnateria già trattata nelle Norme generali per l'impiego delle tre armi nel combattimento, cui le nuove Norme si sostituiscono. Per chiunque abbia seguìto anche col mininio interesse le questioni che dalla adozione delle n uove armi portabili · a quella delle _a.i·tiglier.ie a rapido tiro tengono preoccupata l'opinione militare, è noto come esse possano ridursi alle seguenti : 1° Missione dell'avanguard ia. 2° Impiego dell'artiglieria; 3° Schieramento ed estensione dei fronti d'attacco e della difesa. 4° Iniziati va. È su queste parti delle Norme in questione che noi c1 fermeremo , .ma per intanto conviene premettere una considerazione sul muhmento di titolo di queste Norme giacchè


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UKA. SCORSA ALLE NORME C-mNIWALI

PER L'IMPIEGO TATTICO DELLE G:R.A.~DI UKI'l'.ò. DI GUERRA

esso viene ad avvalorare la convenienza che, specie per i oaratteri dell~ futura · guerra, quali si possono desumere dal passato, la preparaz ione delle truppe al combattimento, allo svolgersi dell'impiego tattico, si faccia nella manovra inqmtdrata. Le prescriz ioni dell' Ist1;uzione per l' Esercita,zioni di combattimento, lo stesso metodo sancito dal R egolamento d 'Esercizi della fanteria, per il processo dell'istruzione dei reparti di quest'arma1 dalla compagnia ai più batta,glioni, trovano in quel titolo e; naturalmente, in tutto il libro, una nuo·v a S[tnzioue. Nelle grandi operazioni pu,ò acccide1·e, dicono le Norme, -che qualcuna delle grandi unità di guerra venga a trovarsi .térripo1·aneamente isolata sul campo tattico. In genere dunque anche le. grandi unità sono inquadrate. Frn queste grandi unità quella che ha in sè gli elementi tutti per poter procedere sicura nell'avanzata e provvedere alle esigenze del -combattimento, è il corpo d'armata colla cavalleria che spingendosi secondo i casi dai lo a· 20 chilometri innanzi provvede a tutti i servizi d'informazione e di collegamento, ne assicura la marcia; colle due o tre divisioni strumenti tattici che un comandante può d11 solo fare agire con efficacia, ed infine e sopratutto con l'artiglieria del gruppo suppletivo che ne rinforza ed avvalora l'azione. Di quest'opinione doveva certamente essere il generale v: Alvesleben, ·comandànte il III corpo d'armata tedesco a 'Vionville-Mars la Tour quando, il 10 agosto 1870, verso le ore 10 senza ,'Jpe1·anza di pronti e pode1·osi socco1·si impose alle sue truppe e con esse r i uscì ad attuare il compito non di difendere ma di assalire, pur avendo conoscenza delle cose, un nemico in forze almeno quadruple su di un fronte che dal Bois de 'Vionville al Trouviller Bi.i.cher misurava più di 5 chilometri. A Bea1.1mont il IV corpo t edesco cominciò la battaglia e ne sopportò il peso :fino all'ultimo in prima linea,, ottenendo .i:i. compenso delle perdite sofferte, i maggiori successi della ,giornata. Le Norme del 1891 prendevano invece le mosse dal combattimento della divisione dal cui schema appunto dedu-

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,cevansi i precetti per l'impiego deli.e tre armi combinate; .all'artigliElria di· corpo d'armata non si accennava che !ad.dove era detto che essa marciava normalment!3 fra le due -divisioni e che solo in dati casi conveniva marciasse dietro ·il primo battaglione del grosso. Le nuove Norme parlando ·d'impiego tattico delle grandi unità di guerra e non delle tre armi nel combattimento, ed abolendo i capitoli relativi ,ai così detti attacchi di località, vengono ad affe1:mare an·cora una v·olta che la manovra deve essere sempre inqua~ drata, che le manovre di distaccamento non saranno che ~l'eccezione, eccezione che si manifesterà pei·ò sopratutto nei mandati difensivi nei quali unica manovra sarà lii, massima esplica,,ione del fuoco non da posizioni. precedentemente stabilite, ma da quelle che c'imporrà il nemico colla direzione "da lui scelta nell'attacco e non per dare a noi il mezzo di -:svolgere una briilante manovra, ma per arrecarci il mag~ ior danno possibile con le minori sue perdite. In genere le truppe di quei distaccatnenti a,vranno il mandato di sa- · -crificarsi fino all'ultimo uomo se prima, di giungere a questo punto la loro missione non sarà compita. In tempo di pace ;perchè nell'eserci.tazioni di combattimento possano svolgersi .manovre di piccoli reparti delle tre anni, siamo obbligati ad imporre al partito aggressore una direzione di 1.tttacco ·che certamente disapproveremmo se fosse seguita in guerra. •Qual migliore condanna di quelle manovre? C.iò posto entriamo in a.rgomento.

I. Sulla m1ss10ne dell'-avanguardia si è disputato a l ungo. ·Oggi il dubbio sarà ancora possibile, ma soltanto nelh mente -di chi colla esatta percezione della responsabilità che andrà ..ad assumere, crederà doversi allontanare per le speciali circosta.nze del momento, dai criteri ai c1uali in proposito s'in:formano le nuove Norme. Occorrerà, perchè in quel momento il dubbio noi1 si r isolva a danno nostro, che si svolga in -ogni occasione del tempo di: pace quella illuminata inizia-

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PER L'H!PIRGO TATTICO Dl<: f,T,lI G RANDI UNITÀ DI GUB:RRA

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UN A SCORSA AL J,m NORME GEN E RALI

tiva, conseguente allo' sviluppo delle masse, dalla quale tutti gli esercit i vanno ripromettendosi la vittoria e della quale è ovvio che, a seconda, delle contige n~e, ogni comandante deve saper fare uso. Passata la giusta ammirazione per le v1ttorie tedesche· del 1870 si cominciò a riflettere sui fatti e fra le altre iniziati ve quella di Kameke e di Von der Goltz comandanti di avanguardia a Spicheren ed a Borny fecero a lungo pensar e se possa un sott'ordine, in condizioni analoghe alle loro,. pur con mirabile ispirazione comprometliere l'esito generale delle operazioni, ~rendere la mano al comando supremo, obbligando i comandi intermedj" ad inter venire, in obbedienza alla massima « uno pel' tut:-i e tutti per uno» in obbedienza al precetto che « l'accorrere al caunG!:le per sostenere altre truppe alie prese col nemico dev'esser norma. ò f'Olidarietà fra i capi combattenti da seguirsi sempre da uua grande unità, quando l' abbandon~ del compito assegnatole, a giudizio è.fil suo comandante, sia di minor danno che l'astenersi dall'aocorrere a l combattimento ». Scaturisce da qm una domanda alla quale rispondono le nuove norme sanzionando che, all' infuori di quei casi · che non èdato prevedere ma che sono apprezzabili solo all'istant0 del bisogno, il comandante d'un'avanguardia non può impegnare il comandante a lui superiore, al quale solt11.nto spetta decidere se, ed in quale direzione, convenga attaccare. Nello stndio fatto sulle Conversa7.ioni tattiche pubblicate dalla Rivista di fante1·ia dell' anno 1891 esponevamo considerazioni che por terebbero ad analoga conclusione. Non ci restf.1 quindi che vedere come le n i.1ove norme vengano r,, sancirle. Alla sicurezza èj.ella marcia si provvede come per lo passato con l'avansco pel'tf.L strategica della cavalleria indipen-· dente, coll'esplorazione tattica cleìla cavaìleria addetta arie grandi unità e colla costit uzione di opportune avanguardie. Siccome iu u n' an nata la cavalleria in avanseoperta, per quanto sostenuta da artiglieria, non sempre può essere in grado di vincere le eventuali resistenze o di contrastare

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l 'avanzata « di un nemico intrapr endente che con la sua azione possa compromettere il concentramento dell'armata,,, così abbiamo una prima specie di avanguardia c:.ie le Norn,10 ,chiamano a:vang1ia1·dia gene,·ale incaricata cli manovrare e resistere :finchè l'armata siasi riunita laddove il suo coman-daute ha stabilito. In questo caso i grossi repa-r ti che da -quell'armata dipendono e che inquadrati, a~anze_!:anno ~u varie colonne, costituiranno ognuno la propria :i.vanguardia ,di cui 1 · a seconda la natura del terreno o il truvarsi all' interno 0 all' ~sterno del front e di marcia, potranno r idurre forza e distanza se miglior consiglio non C'rederanno farsi precedei=; da se~plici distaccamenti di sicurezza,, nei quali ;potrebbe predominar e la cavalleria. I c?rpi cl' armat_a che procedono iri colonne parallele, per potersi pre~ta~e ~ec1proc~ :aiuto non devono marciare ad intervalli maggiori d1 20 o 2o chilometri. - Coll'avangùardia ad una giornata dall'armata e colla cavalleria indipendente a due giornate dall'avanguardia quell'armata ha assicurati alle sue operazioni circa 3 giorni. . . . Quando manchi l'avanguardia generale, oppure 1 gros~1 -reparti. marcianoisolati-;- si fanno precedere da. ~~!nguardi_e che chiameremo normali, la cui forza, . compos1z1one e di-stanza. dal grosso variano se·condo i dati della situazione generale, secondo che essi procedono su ten:eno sgombro o -coperto, secondo lo scopo che si vuol conseguire ed a secon~a infine del tempo che si calcola occorrere al grosso per sch1~r arsi laddove le circostanze consigliano. Qualunque condP zione di fatto non muta però mai il compito di quelle avan,guardie q nello cioè: « di provv<::dere alla sicurezza imrr~ediata -della colonna, di oppone una prima resistenza al nemico per rendere possibile al grosso di entrare in azione n_el modo . ~ n el luogo più conveniente ». P iù chiaramente precisato e prn logico di cos\. non potrebbe essen , il mandato fin qui tant~ ,controverso dell'avanguardia. Non è questo un repa.rto d1 manovra, ma un semplice scaglion o di sicurezza dedicato a garantire ed a permettere che la marcia di una colonna non abbia ad arrestarsi che dinanzi ad un vero intoppo, assu-


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UNA SCORSA ALLE NORME GENERALI

mendo intanto tutte quelle informazioni che potranno agevolare l'opera del comandante nelle disposizioni iniziali pel . combattimento. Chi inizia e svolge questo combattim~ntonel vero senso dell a parola è il grosso a seguito degli ordini che gli impartirà il comando dopo esse:rsi orientato sulla situazione. Per non ta.rdare la marcia della colonna l' avanO'uardìa b ,. che dalla cavalleria ben manovrante, che, dalle sue pattuglie, sarà avvisata in tempo tanto da poter prendere dispo-· sizioni contro . reparti di fanteria che si avanzassero o a sostegno della cavalleria · nemica o per guadagnar terreno,. deve procedere offensivamente facendo, ove occorra, ricono-scere prima il terreno su cui deve inoltrarsi, ciò che le darà. mezzo di ingannare e tah•olta sorprendere il nemico. 1\fa se· · questo è in fo1·za o in posizione« il comandante non deve attac' care a fondo per evitare che le sue trnppA sieno sopraffatteprima dell'arrivo del grosso e per non obbligare l' intera. colonna ad un'azione o non voluta da.I comandante delle tù1ppe o n on convenientemente preparata. Il suo compitoallora è quello. d'iniziare un combat,timento temporeggiante e di riconoscere intanto accuratamente le posizioni che· occupa il nemico e la loro estenziqne, rimanendo in attesa d'ordini>. Non, adùnque, m1ss1one di combattimento,· ma di · vigi-lanza a'ttiva, d'informazione, di sicurezza, missioni che, colla distanza a cui si spingono le cavallerie esploranti (per la divisione tale distanza po.t rà arrivare a 12 o 15 chilometri, pel corpo d'armata . da 20 a 25 chilometri, vale a dire all'incirca quanto è lo sviluppo delle rispettive colonne) con. lo sviluppo stradale dell'ava~guardia, con la distanza da. questo al grosso, trovano, a parer n0stro, tempo sufficientea compiersi quando n-aturalmente ognuno faccia il proprio dovere in quella missione cosi nettarnente stabilita. Nelle norme per l'impiego delle tre armi, dopo avere accennato alla delicatezza del compito dell'a"l7anguardia si veniva a mettere nell'incertezza se quel compito dovesse ono essere offensivo quando al termine del n. B si diceva.

PER, L'IMPIEGO TATTICO DEl,LE GRANDI U~I'l'À. DI GUERRA .

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che accertato essere le forze nemiche contrapposte ablì~sta~za n umerose, per vincerne la resistenza fosse necessario fare entrare in azione l'intiera ,wanguardia . Quandq l'azione dell'ava.nguardia possa essere decisamente offensiva è -ora detta al n. 40 dell'impiego tattico dei grandi reparti, com'era pur detto al 4° periodo del n. 10 delle norme t~bolite. Ci pare però che il dovere accordare questo giusto precetto con qmrnto eta detto in precedenza ·vale a dire di vincere la resistenza delle forze nemiche quando esse fossero abbastanza numerose, potesse in taluni casi ingeneraTe nella mente del comandante dell'avanguardia, dubbi che non sono più possibili oggi a chi siasi ben compenetrato dello spirito delle nuove norme. · Secondo i criteri di queste norme, le avan~uardie in te1:reni sgombri, ed in casa nostra, possono oscillare verso 11 1 sesto de1la forza ·totale, in terreni molto coperti ed in terreno nemico verso il quarto. Nelle vecchie norme questi . dati non e~ano stabiliti . . Solo nel regolamento di servizio in guerra riferendosi a colonne di forza non superiore al r eggimento era detto che l'avanguardia variava da '/s ad ' 1\ della forza totale. Se si applicasse anche questb. dato alle colonne della tre a.rmi delle vecchie norme, noi vedremmo oggi, nel confronto con le nuove, una diminuzione in quella forza che appunto corrisponde alle idee oggidì accettate dai più. Q1ianto al coman~ante dell'avanguardia non avevamo prima nulla di sta.bilito; naturalmente ne prendeva il comando l'ufficiale più anziano o più elevato in grado dei reparti che la componevano, per la di.visione quindi e per il cprpo d'armata erano rispettivamente il comandante del reggimento o della brigata che costituivh.no il nucleo·· di quell'avanguardia. Oggi è stabilito ~he tale comando déb,ba essere assunto dal comandate della brigata di testa se l'avanguardia ha un reggimento cli fanteria, da] coma,ndante la d ivisione di testa se invece a quell'avanguardia è assegnata una brigata di fanteria. Così è prescritto dal n. 12. Anche in questa disposizi.one noi vediamo il concetto di tener quel-

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UNA SCORSA ALLE NORMJI GENERALI

l'avanguardia più che non lo fosse per il passato alla dipendenza del comandante della colonna che, pure avvantao·giandosi dell'opera dell'f.wanguardia nella_marcia, .deve pe;ò al momento del bisogno non essere trascinato a disposizioni O manovre che non S0110 nelle sue Vedute. Il ]egame tra la fanteria dell'avanguardia e quella della testa della colonna e l'avere il comandante dell'avanguardia un comando intermedio ih meno sono mezzi per raggiungeie quello scop~. Il comandante della d ivisione di testa, che certo sarà . nelle linee generali, al corrente delle idee del comandante di' corpo d'armata., darà tali disposiz:oni all'avamguardia che è a) suoi ordini diretti, che da quelle idee non abbiano a scostarsi. In complesso le disposizioni che regolano il servizio di avanguardia ci sembra rispondano al concetto che ai comandau~i di colonne non sia presa la mano e nei reparti inqua1 drat1 non vengopo trascinate le colonne laterali ad un com. battimento di so.lidarietà che potrebbe mandf1re a monte le più saggie disposizioni del comandante superiore.

II. · L'artiglieria che costituise i capisaldi della linea di battaglia 1 per poter da essi proteggere l'avanzata della fanteria che, con la direzione ad essa impre ;sa, determina l'andamento dell'azione, è destinata a.ll'avanguardia in quella maggior quantit,à che è possibile, vale a dire quanta si ritiene poter spiegare al momento dell'incontro col nemìco: evitando così il pericolo di dovere tenerne inoperosa una parte e sovente esposta all'offese dell'artiglieria avve~saria. Noxmalmente 2 batterie sono all'avanguardia della divisione, 3 a quella del corpo d'armata incolonnato su di una sola strada. Non appena riconosciuta la necessità del suo impiego l'artiglieria dell'avanguardia entra in azione sulle posizioni d1e, al primo sentore della presenza del nemico, saranno state riconosciute dal comandante dell'avanguardia accompagnato da quello delle batterie.

l'ER L'DIPU:GO TATTICO DELLE GRANDI U::SITÀ DI GUERRA

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Deciso il combattimento, l'artiglieria del grosso entra subito in 11zione col maggior numero di batterie che è possibile. Ooine per il tiro delb fanteria occorre che il tiro dell'artiglieria sia di pronta e sìmultànea apertui·a e conce~traLo ove sia riconosciuto necessario da tutte le batterie -qualunque sia il posto in cui esse abbi~no ~otuto prende~ posizione. Per la possibilità d i questo ucord1~m_o. come ne~ grafici di marcia tutta l' artiglieria V UOÌ della d1V1Sl0l1e, VUOl del gruppo suppletivo nelle marcie di corpo d'armata, figura nella prima metà della colonna propendendo cioè verilO ~a testa. Tenuto conto della sostanziale missione dell'artiglieria, su cui ormtii ogni discnssione . è cessata, essa deve trovarsi sempre in misura da poter secondare l'azione de-Ila fan teria specie quando questa vada avvicinandosi alle medie B piccole d i.stanze. . Per quanto l'accresciut a gittata dei pezzi permetta 11 concentramento dei tiri da grandi distanze, pure, perchè su quell' impiego dell'artiglie_ria, pernhè su · quella concentra·zione dei fuochi non nascano equi,7 oci ricordiamo che, negli estesi campi di batta.glia odierni, il nemico non -occupa un punto imi una linea (che tende ad allungarsi sempre più nell 'aumento dei fronti) e che sarà sui va.rì punti o tratti di questa linea che dovrà avvenire quella concentrazione in base agli ordini che i comanda,nti dei ri parti inquadrati, tenendo di vista lo scopo comune, crederanno di impa1-t.ire. Non sempre potranno ripetersi operazioni come quelle per le quali l'armata tedesca pot eva concentrare nel vero senso della parola i suoi tiri sul ti-iangolo Illy- Sedan-Fond de Givonwe imponendo, col cieco tempestare dei proietti in quello st retto spazio la resa ad un nemico che pure più strenua difesa non avrebbe potuto opporre. I comandanti dei rep11rti immediatamente superiori, secondo i c~si del corpo d'armata o dell'armata, interverranno coll'opera loro,· destinando l'artiglieria del grup:ro supplett ivo o q uella che potranno tenere a loro disposizione, a rivolgersi, concentrando i suoi tiri , contro quel tratto che nel loro concetto sarà indicato dalla situazione come decisivo


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PER r/Hfl?rnGo '.r.ATTICO DELLE GRANDI UNITÀ or GUr<;R(tA.

UNA SCORSA A LLE XORME GENl~RALl

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Contro quel concetto si oppone infine la considerazione eh~ quando in esso noi a,,essimo consu~~to 1~ n~as~i~a partedel munizionamento, della potenza c1oe dell artighena., ma.ncherà quel munizionamento per sostenere la fanteria nella. xnanovTa di sua spettanza o nell'avanzata. Le nuove Norme non dànno più sanzione alla. necessità ' di quel duello, rispondendo in ciò al precetto che il combattimento si svolge nella combinata azione, nel reciproco concorso delle tre armi. Ma v'ha di pii\. Esse stabiliscono, a derimere ogni incertezza, che talvolta possa convenire alle artiglierie della difesa di non svelare le proprie posizioni, tardando ad aprire il fuoco fino al momento in cui la fanteria dell'attacco avanzi per l'attacco stesso. È questione di opportunità sulla qual e agiscono molti fattori a cominciare sopra.ttu!;l;o da quello morale. Secondo i casi dunque dovrà variare l'azione dell'artiglieria attaccante, la quale aumenta.r:do a tempo e luogo, regolando in poche pitrole la celerità del tiro ha modo di concorrere efficacemente all'azione genernle. L'artiglieria della difesa senz'n.ltro svela le sue posizioni? Contro di essa si rivolga quella. dell'attacco in un tiro preponderante che si proponga cli averne ragione o almeno di non permetterle il contrastare efficacemente lo spiega.mento della fanteria. L'artiglieria della difesa tace? Quella. dell'attacco tacerà pur essa oppure eseguirà un tiro limitato con quel numero di batterie che occonono per battere quegli altri bersagli che può preseutare la difesa. A questo modo, pronta ad aprire il fuoco anche con le batteri~ temporaneamente inoperose, essa potrà rivolgersi tqtta contro quelle della difesa, quando per la necessità di sostenere la propri_a. fanteria contro quella dell'attacco, saranno pur esso obbligate a svelarsi. Stabilito acl ogni istante l'obbligo che l'azione dell'arti- \ glieria d~bba. tutta rivolgersi a favore di quella delia. fanteria, occorre però che questa ricordi come a tutta l?rimti l'arma sorella non deve soffrire limitazioni ·al suo impiego, ch'essa deve esser libern di occupare tutte qu elle posizioni. che le. circostanze saranno per imporre. ~on tutti i terreni per-

e che sovente coinciderà con quello indicato dai sott'ordini. Ancora conviene poi ricordare che l'aumentata rapidità di tiro dà mezzo, quando ciò sia necessario o non si possa fare altrimenti, di o·ttenere da una sola batteria con un tiro celere lo stesso effetto che potevano darne fin ~1ui due o tre. L'unità di azione si ot,tiene con le chiare disposizioni per l'attacco non col materiale contatto dei pezzi - non occorre quindi che le artiglierie del grosso si collochino ma- · terialmente presso quelle dell'avanguardia, o, secondo i casi, queste presso quelle; basterà occupare quelle posiziou i abbastanza vicine da cui si possa ·sviluppare una sufficiente azione di fnoco. I grandi ammassamenti di batterie possono, con la maggiore loro visibilità e con l'impaccio delle ma· novre, riuscire dannose, mentre d'altra parte 110n è tant o f'itcile trovare oggidì terreni che si prestino a simili spiegamenti. Oggi l'artiglieria della divisione deve · manovrare possibilmente nel terreno assegnato alla clivisione stessa. Libero. il comandante di corpo d'arm ata, di far mettere a sua dispo3izione le batterie di nna delle dipendenti divisioni, vuoi prefiggendo ad esse nn dato bersn,glio, vuoi unendole al gruppo supplettivo o come momentanea riserva o per un dato impiego. L' impiego dell'artigli~riit che, nell'azione) doveva fin qui a.vere inizio in un duello coll'artiglieria avversaria, trovava già oppositori in coloro che sostenevano doYer quest'arm a regolarsi secondo i casi per raggiungere lo scopo di non permettere che l'artiglieria avversaria potesse offendere la propria fanteria, e per rivolgersi anche dal primo momento contro la fanteria nemica, qualora le circostanze lo permettaHsero ed essa rappresentasse bersagli opportuni. Le _modificazioni per le quali il. concetto di quel duello va esulando nelle nuove Norme, dipendono dal carattere del nuovo materiale a tiro rapido, di lunga gittata, di maggior effetto per i micidiali scoppi dei nuovi proietti e perchè, come abbiamo accennato, con uno stesso numero di pezzi si possono ottenere dei risultati· di gran l~nga superiori a quelli del passato.

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UKA SCORSA ALLS: XORME GE NERALI

mettono ai pezzi di mettersi in batteria: è quindi l'artiglieria che all' inizio dell'azione sceglie i primi appostamenti , attorno, o presso ai q uali, la fanteria poscia sceglierà (tenendo presen te q uanto in proposito d icono le Norme) le sue posizioni. Nel processo dell'azione la partita s'andrà in vertendo : t utti i fucili hanno bisogno di schierarsi, di entrare tutti in linea e procedere oltre. Sempre a quest'intento la artiglieria batte i bersagli che più molestano la fanteria, ne appoggia le mosse nei casi particolari del combattimento segnando un crescendo di tiro man mano che la massa umana avanza verso il nemico. Se, per l'a,ppostamento delle tr uppe nemiche, l' artiglieria non ne scorge le precise. posizioni, può· però tirare contro le zone che ritiene, o, meglio, che sa occupate. Costituisce certo q uesta una parte d ifficiie nel problema dell'impiego dell'artiglieria, ma i mezzi d i ricognizione, dalla semplice pattuglia con scopo beu determinato e limitato agli ar eo· stati che spia.no il terreno nemico, non mancano, e, se con essi rinsciromo a procurarci dati quasi precisi, obbligheremo, coi1 un tiro col guale, per così dire, andremo a scovarle, le truppe nemiche a svelarsi e, sopratutto, la loro artiglieria ad entrare in azione. Allora contro di ~ssa. si concentrerà il fuoco di tutte le batterie attaccanti per a·ffievolire la difesa sopra.tutto. in quei punti sui qmtli il comandante delle t ruppe intenda fare lo sforzo decisivo. Una. volta che s'è scorta l'avanzata del nemico questo, per così dire, deve essere veduto anche quando s'arresta dietro q ualche ostacolo. Può avvenire che l'artiglieria attaccante riesca ~1 far rit irare in posizioni già preparate o no, con la preponderanza dei suoi fuochi l'artiglieria della difesa: A B eaumont l' art iglieria francese che, sulla linea Harnoterie Ferme-le Fays, era gravemente offesa da 25 batterie tedesche appostate più a. sud contro di essa, mutava sresso di posto per schermir sene. I n questo caso l'artiglieria deve essere senz'altro sempre pronta a riprendere il fuoco non appena quello della difesa vo~lia riprendere l' azione, e, r iprenderlo, come ogni qualvolta deve april'lo, rapido ed energico.

PER J}1MP1EGO 'rA'l."l'lCO DB:LLE GRANDI U~ITÀ. DI GUERRA

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Procedendo il combattimento, quando l'art iglieria non p·ossa più appoggiare la propria fanteria, essa deve spostars.i in avanti a scaglioni per sostenere con uno di essi l' avanzata dell'altro, non potendosi immaginar e che, mentre la difesa continuerà a.d agire, l'attacco debba totalmente t acere. Il passaggio dell'artiglieria tedesca dalla sinistra alla destra sponda dell a Gi von we è un mira.bile esempio di tale operazione. · Essa può essere inizia ta o diet ro ordine del comando su periore o, a.11' OC(;Ofrenza, per spinta dei co_ma~dauti ~i gruppo o di brigata., o dagli stessi comandanti d1 batterie isola;te. Per appoggia.r sempre, anche a poca distanza dalla. nemica, la propria fanteria, a,nche semplici sezioni di batterie t edesche, specie nella guerra del 70-71, n on esitarono a spingersi innanzi sot:.tomettendosi a gravi perdite. Non è certo una manovra faci le, specie se debba eseguirsi con molte batterie, ma si potrà evitare di r ipeterla, troppe volte, con la scelta accuratissima delle posizioni in relazione allo scopo da raggiungere. . . Mentre l'artiglieria, a seconda dei precetti che precedono, svolge la :ma azione, la fant eria avanza e viene acl entrare ue1la zona del SLlO tiro efficace, preparandosi a raffittire ed aumentare essa pnre il suo fuoco sul tratto di fronte che le ciréostanze avranno ind ica,to opportuno per. poter e su di esso, con probabilità d i snccesso, esercitare lo sforzo che dev_e aver ragione della difesa. La riser va e t utte le trnppe d1- I sponibili devono, contro q uel tratto, ese1·citci1·e la 11wssi:m,a azione di fuoco (notiamo bene il concetto chiaramente af-. fermato, che la riserva s' impegna, cc,n azione di f'ttoco ) e, solo quando la difesa, pur sopraffatta da questo fuoco, r imanga in posiz ione, una parte di quella riserva può venir lanciata all'assalto per determinare q uasi col suo urto il p1i,ssaggio dall'inerte occupa~ione, diremo così,· al movimento di ritirata. Giunta la fanteria nella zona predetta di tiro efficace, nuico · bersao-lio dell'artiglieria dovrebbe esser e il tratto di fronte b . indicato. Contro cli esso saranno concentrati i t iri di tutti i pezzi, distraendo soltanto da questo compito quelle poche


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UNA SCORSA ALLE NORMJ<J GENERALI

batterie che occorreranno per controba.ttere le batterie nemiche, il cui scopo fosse quello d i rallentare od arrestare la ~1a1:cia dalla fan teria attaccante. Pel quel compito l'artiglieria dev' esser pronta a sa,crifìcarsi anche con anelaci spos~amenti in avanti che, se pur le costeraui10 g ra.vi perdite, oltr~ all'effetto materiale riusciranno di i mportante a,ppogg10 morale alfa, fanteria dell'attacco che si vedrà .sorretta nei fr~ngenti della terribile avanzata nella zona della morte.

n fuoco dell'artiglieria, contin:ua a questo punto ininter-

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rotto fìnchè in quell'avanzata la fanteria si sia fatta talmen te sotto alla line~ nemica che i tiri diretti contro· questa possano pur essa o:ffendere. Allora ridiventeranno bersafYlio 0 dell'artiglieria tutte le batterie della difesit non solo ma .anche le rise~ve di questa che probabilm ente ~1 questo junto .saranno obbligate a scoprirsi. ~ome si. _vede adunque anche, e pit1 ch6 ma.i, nelle nuove ·Norme l' az10ne della fanteria e dell'artiglieria non sono due ·cose distinte, rna1 procedendo ver so u na meta comune s'intralcian o, si associano1 si completano ]' un a con l'alti'.a i)el rnggiungi~1en to della vittoria. Alhtccorclo completo di que\le d ue a~10n.i che devono dare a chi. attacca la prevalenza. di fuoc.o 11:d1spensa~i le alla riuscita, deve concorrere l'opera di t u tti: gracchè « 1n ge nere è l'effetto del fuòuo che decide il nemico alla ritirata, » . .Ott.ent~to q ùesto risultato, l'ar tiglieria col maggior n umero ·de1 pezzi occupa posizioni da cui possa efficacemente battere il nemico in r iti.rata spingendosi con parte almeno delle batterie sulla posizione conquistata, d'o{1cle le sarà fac ile preveni~e .i ritorni offensivi d'un nemico che probabilmen te ~on. sara 1~ caso. d1 t en tarli, se non per l'arrivo di qua.lche T1~forzo,. e m ogni caso sostenere le ulteriori operazioni della propria f3:nteria. In caso d'insuccesso è compito delle bat ter ie di recrolarsi in guis~ che la f~nteria del!' attacco, sotto la loro prot:zione p.ossa r'. a nnodars1 per ri tentare l'impresa, o, quanto meno, ,n tnars1 onoratamen te.

PER L'IMPIE GO T ATTICO DELLE GRA NDI U):'!TA. DI GUERR A

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Tutto quanto siamo venu ti ~n qui ~educendo dalle ·~orme per l' impiego dei gr?ss~ r~parti, relativa~1ente a ll~. 1~art~ che nel combattimento, 11gua1dano <leve sostenere l' artwhena o ffi . D t 1 a -specialmente l'azione dell' arma nell' o ens1va. a ~ a n tura di essa, ch e esplica l'opera sua sopratutto col .tiro ~ontano, le d ifferenze col con tegno da tenere nella. 11fensiva, non saranno molto grandi. Le posizioni da occu p11rs1 ovran.no., per essere convenienti, rispondere all' in~irct~ .a1 medes1m1 · ~ · t 1· e, . pur nelle migliori conc1iziom tecniche, l'sarann . · o reqm:;1 da riget tarsi se non risponderanno al conce~to d~l az1~ne. La' m anovra r 1siedendo 1 a differenz11 della fanterrn, u~u camente nel tiro anzichè nel moto, non richieder~ alla difesa, in confronto dell'attacco, vaù a n ti di ent ità. E per questo ,che nel com ple$SO poco avremo da riportare d i ~ue.l p.oco che _, . le Norme ricruardo all'impiego dell'art1g l1ena nello 'Ul C0 Il 0 o · · d svolgiment o della difesa, sia se questa .d ebb~ eserc1tar~1 a immediato contatto all' incontro col n emico, s.1a se per p recedenti disposizioni essa ·venga preparata ~uori ~i. q u~l ~ontatto. San civasi fo1 qui che, an che nelle d1sposi¼lOU1 d1~ens1v.e, l'artigli eria fo 3se l'arma ch e dovesse entrare senza i.nd ug10 i n azio~e non appena scopr isse qualcosa dell'.avversar10;. o~·a, l'abbiamo già veduto, n on sempre è necessan? che essa m121 un tiro clrn non le permetta g randi risulta.ti, e :'ol quale, ·venen do a svelar e senz'al tro le posizioni della difesa., essa verrebbe p ure a togliersi il possibile vant~ggi~ di quella sorpresa su cui, per ragioni morali e materiali, e neces::;ano far tanto assegnamento. Nella difesa essa potrà sempre sparare prima della fanteria che in ogni cas~ converrà non 1~ faccia innanzi a,i 1800 o l.900 metri. Il tuo prema.turo si r idurrebbe ad u n inutile spreco di proietti ecl al rivelarsi senza costrutto. Basta pensare che H tiro ~1 grandi cl.istanze, anche di artiglieria, perfezionata, può riuscir.:e tal mente poco proficuo da esser'e preferi bile rin unciarvi. ~ c.iò ~be fecero, dor;>o però aver rivelata la presenza loro, le art1ghene tedesch_e che in principio d ella giornata d i Sedan avevan o .d alla sinistra della ì\1:osa aperto il fuoco contro l' occupazione nemica a nord . di Bazeilles.


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Oio'. cl·1e . resta. seni P~'e necessario è che l'artiglieria.· possa. esercitare, col tiro dei suoi pezzi, azione · estesa ed efficace sul terreno ~ntistante; fanto se questo debba essere percorso dalla fau tena del suo partito, se attacca, come se debba esserlo , dalb fanteria avversaria, se difende. In poche parole non e sempre necessario che l'artiglieria si impegni subito· « no~sem~re l'artiglieria del difensore ha interesse a impe~ gnarsi subito nel. combattimento» lo fa soltanto « eseo-uendo tir~ rapfdo ~er ra~giungere più prontamente lo :copo » 111 q ue1 casi nei q uah « le si presenta .l'occ~isionè di battere l'artiglieria dell'attacco mentre maruia o mentre sta per pren_dere posizione e di approfittare così del vantaggio di col pire ~on tutte. le sue batt~rie l'attaccante che presenti le proprie successivamente». E una raffica ben determinata e ben_ ~ote~te p~l n_u mero dei pezzi che sparano e per la. quantita de~ pro1ett1, e dalla quale, come nel tiro rapido. della fanteria,. se non s'avranno dei bei per cento) s' in:f.Lio·, . b ~er~nno per? 111 un dato tempo perdite di gra.n lunga supen on con effetto demoralizzante su chi dovrà subirle. Cosi pure non è più. oggidì compito assoluto dell'artiglieria occuparsi, nell'_inizio dell'azione difensiva, èsclusivamente dell'artiglieria avversaria, « spesso le conviene rivolgere una parte dei propri pezzi contro la fanteria delFattaccante, quar).do questa si presenta in formazioni vulnerabili~ - E_ ovvio comprèndere che questo sarà speciaìmente apphcab1le, come dicono le nuove Norme, quando per una imposta o male scelta posizione, il terreno. vicine~ sia più coperto di quello lontano. Anche nella difesa l'artiglieria non deve esporsi ai pericoli d'un duello da cui, pur nella migliore ipotesi è difficile ripromettersi la messa fuori questione dei pe~zi Hemici, e così pure abbiamo accennato alla necessità che tal volta essa, dinanzi alla marcata superiorità dell'artiglieria avversaria con la quale ha credu to impegnarsi, superiorica che le renderebbe difficile lì per lì tenerle testa. debba o sospendere la lotta mettendosene a riparo o d ~cisamente cambi!ir posizione. In questo caso il momento più oppor-

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UNA SCORSA ALLE NORME GENERALI

PER L'IMPIEGO TAT'l'ICO D.E LLE GRANDI UNITÀ. DI GUERRA

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tuno o quello meglio indicato per riprendere il tiro, quando prima di esso niun altro termine venga a mutare la situazione, è quello in cui l'artiglieria dell'attacco, per non offendere la propria fanteria che si va gradatamente avvicinando a quella della difesa, è obbligata a far tacere i suoi pezzi. Fin dove può, :fin dove deve spingersi l'artiglieria nell'occur>azione di una posizione, risulta chiaro da quanto in complesso siamo venuti dicendo fin qui e cioè: che della \ sua azione sul campo di battaglia non si può fare a meno, lii che essa deve dare tutto il . suo concorso alla fanteria., e 1/ 1 che nessun elemento dell'attacco possa avanzare impunito. ' Se prima si riteneva necessario, e pure per apprezzabili ragioni, che l'artiglieria fosse stabilita dietro la linea di fuoco . un 5 o 600 passi, oggi l'occupazione dì posizioni che risolvano ragionevolmente il problema de] suo impiego presentando il miglior campo cli tiro per usufruirvi di tutta la potenza del fuoco che « è ìÌ mezzo efficace di difendersi >>. s'impone all'arma di guisa che '« non si esita a disporre le batterie addirittura in p rima linea, quando solo in tal modo sia loro consentito un tiro efficace. » F inchè la fanteria nemica non ci stringa da presso ~l primo posto compete all'artiglieria. E, occupate posizioni convenienti, l'artiglieria della difesa non ha altro mandato 9he di utilizzare tutto il sùo fuoco a prò della fanteria, obbligando le batterie avversa.rie a prender posizioni lontane, danneggiandole quanto più. le riesce, opponendosi all'avanzata di qualsiasi reparto nemico, affine di permettere a quella fanteria di attendere serena il momento di entrare- in azione a sua volta per imprendere un razionale impiego del sno fuoco ed utilizzare la radenza di traiettoria della sua arma nel terreno scoperto 1 che in una posizione bene scelta deve pre~en tarsi. quasi simile ad uno spalto dinnanzi a lei. Quando :6.m1,lmente1 malgrado tutto l'impegno della di.fesa il nemico abbia ancora tanto di virtù da correre all'assalto (e i tedeschi e molti con loro sostengono che il soldato dev~ 83 -

ANNO XLVIII.


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W,A SCORSA ALLE NOR.ME GENERALI .

essere ,ben penetrato ed educato al pensiero che senza. l'assalto nulla si decide) allo1:a l'artiglieria in posizione, non potendo più essere molestata da quella dell'attacco, rivolge il suo fuoco contro le colonne assalitrici specialmente là doye pi ù pericolosa è la minaecia senza preoccupa.rsi della possibile perdita dei pezzi. Nell'applicazione di questo precetto, nel combinato im piego dei due fuochi di fanteria e di àrtiglieria per la difesa di una posizione, con la varia condotta di tiro che i perfezionamenti di fu cili e di lJezzi permettono di seguire; t enga però, a seconda dei vari casi (quantità, tempo, modo di pres~ut arsi dei bersagli ecc. ecc.) sempre presente il comando, che « il sistema di controffe:-a. basata sul preconcetto di lasciare che il nemico si log0ri , prima contro Ja posizione, per poi roveséiarsegli addosso con tutt e le forze non è sempre applicabile ».

I II.

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I l concetto della necessità che l'entrata in azione della truppa destina ta ad un attacco sia simultanea e quasi irnprovvisa per quanto è possibile, impone di ricorrere talvolta ad uno schieramento lontano; ad ogni modo impone che questo si compia semp~·e al di fuor i della por tata dell'artiglieÌ·ia avversaria. Allo sforzo che t ale schieramento può richiedere nell'avanzata successiva a ttraverso i terreni Totti, le nuove Norme più non accen nano, certa~ente perchè al concetto suindicato deve cedere ogni altra consideTazione. V i Mcennano solamente quando affermano che le grandi unità possono eseguire ' marcie in formazione d i schieramento o assai prossime a questo. Si capisce essere qui tutta quistione di misura e di opportunità, perchè d icono pure che a quella marcia si.ricorre soltanto quando la. situazione la renda necessaria. Non esita:rono i tedeschi a marciare il 16 agosto appunto in formazion i quasi di schieràmento per molti chilometri di t erreno, appunto perchè, nell'incertezza della situazione, intendevano procedere p arati ad ogni emergenza, garantiti · da ogni sorpresa. Per

. PER·L'IMPIEGO 'l'ATTIOO DELLE GRANDI UN ITÀ. DI GUEI-RA

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·!Potere esaminare la, q~estione ~el suo com~lesso conviene ·prenderla dall'alto e, riferendoci come_ facciamo sempre a~ ,combattimento in grande, alla battaglia nella quale molti grossi reparti si cimentano da una parte e dall'altra, osservare che, poichè, per vivere, occorre alle truppe un gran -diss.e minamento, è ·c erto più conveniente (anzi oggi non si può far diversamente) dal punto di vista del rispar mio di fatica, far sì che dal l uogo di stazione esse muovano, con marcia convergente, a riun irsi schiera.te sul fronte d i com·battimento, sul campo di battaglia, ciò che corrisponde all'idea moderna di trovarsi riuniti là dove il nostro nemiéo .s'è preparato e si proverà a r espingerci. Con q~esto sarà ageyolato il mC5vimento delle grandi masse d'armati ad ognuna delle cui g randi sue divisioni sarà possibile assegnare una larga plaga di marcja addu·Cente · all'obiettivo assegnatole, risparmiando in tal guisa .-a mmassamenti e schieramenti che esigerebbero, con perdita <li tempo, sciu pìo d i forze, risparmiando cosi, e nella _vita di stazione e nelle marcie, disagi alle truppe alle quali po-tremo invece richiedere qualunque ·sforzo fisico per metterle in presenza al nemico nelle migliori condizioni d' animo contro cannoni che portano le 330 pallette di shrapnel a. .distanze enorm i con graduazione d'alzo :fino a 5800 m . Il ,presentarci giit schierati al di qua di q uesta distanza dove . .l'artiglieria avversaria potrebbe coglierci, sarà certamente ,un modo di tardare il critico istante i.n cui si manife- ) stano 1~ prime perdite e la evitata fatica morale, l'evitato I sforzo contro le prime deleterie impressioni d i uno schiera- I . di un_ numero pur r1m1~. I mento compiuto sotto la pressione 1 tato di quelle perdite, compenserebbe d1 gran lunga quello materiale della marcia attraverso i te1Teni rotti di ctii trattasi. E un'altra riflessione 11ncora conviene aggiungere in pro:posito p.e r poter secondo i casi decidere il da farsi. Nelle grandi battaglie, per l'attacco di una posizione, stu·<liate tutte le modalità di quell'attacco, tenuto conto del numero e della profondità delle colonn e, termini l'uno dal:!'altro d i pendenti, del terreno attraverso a cui si muove,


UNA SCORSA ALLE NOR~!'ll: GE~ERALI

delle fatiche soppor tate in precedenza, della situazione generale, si procederà ad· un regolare schieramento· bene al coperto dalle offe~e nemiche, e dopò aver proceduto a rifo-. cillare le truppe, a riposarle, si muoverà al combattimento. con quelle truppe in buone condizioni, in grado cioè di poter sopportare le fatiche cui si è accennato. · Nella battaglia d'incontro nella guale due grandi repa.rti vengono ad urtarsi, le condizioni sono pari da entrambi le parti, entrambi devon~ schierarsi all'incirca sull 'avangual'dia,r o, secondo i casi, poco indietro, e quindi, pur sotto il punto. di vista della fatica, le condizioni loro si bilanceranno, influendo in egual mis ura sulle decisioni dell'uno e dell'altro comandante. · Per t ut te le ragioni che precedono, lo spiegamento odierno può, anzi « deve eseguirsi fu ori del tiro delhirtiglieria avversaria » . Nell'azione offensiva hL fanteria lo compie « sotto. la protezione della, truppa dell'avanguardia e di quella parte delle batterie del grosso che sono entrate in azione » . Nell'azione difensiva nello « scegliere la posizione sulla quale intende di spiegare il grosso delle forze » ; naturalmente il comandante avrà in mira che quella. posizione possa venire occupata senza soffrire danni dal nemico, ed in ogni caso ci pare dovrà avviarsi ad essa con le sue forze già schierate in guisa che non abbiano ad essere travolte, senza possibilità di resistenza, in un rovescio dell'avanguardia nel compimento della sua missione, éhe pur nel caso che esaminiamo « è sempre quello di trattenere il nemico per guadagnare il tempo .necessario allo spiegamento del grosso ». · S i.1lle formazioni di schieramento le norm e sono molto sticcinte. Riguardando quelle formazioni più specialmen l ele truppe di fanteria, (il reggimento, la brigata., i più battaglioni), esse, come per lo passato, troveranno posto nel regoLimento d'esercizi per la fanteria (oggi allo studio) nella, parte appunto che riguarderà il combattimento di un certo n umero di battaglioni riuniti agli ordini di un solo comandante. :Per· ora quelle norme al n. 5,3 dicono che le trup pesi schierano « di preferenza per ala percM ciò facilita il

PER L'IMPilllGO TATTICO D ELLE GRANDI UN ITÀ DI GUERRA

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:mantenimento del legame tattico e limita il frammischiamento delle unità », al n. 15 che « se le colonne risultano ·di scarsa forza può mancare quel giusto scaglionamento delle truppe in p1·ofonditlì, che è necessario all'inizio dell'azione di una grande unità d i guerra, ed essere perciò debole la resistenza in ogni punto » ; e finalmente al n . 56, -che « il comandante delle truppe stabilisce fin dal. principio -quali sieuo le forze che devono rimanere a sua disposizione •come riserva, ed in quali località debbano colloc·arsi ». Emerge da tutto questo che all'inizio dell'a?::ione (all'inizio .dell'azione, teniamolo ben presente per le · possibili discussioni in proposito) vale a dire alle grandi d istanze, uno scaglionamento in profondità è confermato necessario come nelle vecchie norme e nel regòlameuto d'esercizi per la fan- 1 teria. Su q uesto i 'l'edeschi, che talvolta ci si rimprovera di volere imitare, non hanno tralasciato di portare la loro .attenzione a nche oggì dopo i risultati della guerra angloboera, e s'accordano nel sostenere che il principio di com.battere dalla profondità., deve rimanere in vigore malgrado quei resultati. Sarà questione di qmmtità, di formazione, -di aumentata distanza, alla quale le truppe- di una schiera o linea che dir si voglia, intermedia fra la catena del primo i.stante e la riserva, dovi·anno cacciarsi in quella catena. Saranno battaglioni di fanteria che a tutta p1'ima vanno tenuti alla mano, all'indietr o della linea di fuoco, per potere -con essi a tempo opportuno inter venire a mantenere intatta la potenza d i quel fuoco. E n el concetto d i cr eare le diverse linee fino alla riserva, sempre perchè l'azione di fuoco ,sia preponderante, sono, e ben a ragione, esplicite le norme ·quando, senza obbligarci a considerazioni d ipendenti da una lunga pr emessa, ci dicono chiaramente al n . 81 che, nella 1.·isoluzione del combattimento « le truppe che so~o ancora disponibili ;, i bat taglioni cioè che non ancora sono potuti ,ent rare nella linea di fuoco, e con essi la riserva, sono diretti « contro quel tratto della fronte avversasia su cui in- ·/1 -tende di esercì tare la rnassirna azione del fiioco per la con~ -quista della posizione ». Sempre adunque azione di fuoco. ,


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UNA SCORSA ALLE NORME GENERALI, E CO.

All'assalto non si ·verrà quindi · se non quando e: un nemico,. t enace, anche soprafatto dal fuoco rimanga in posizione > · e lo si fa lanciando all'assalto stesso una parte delle truppe d'attacco mentre l'altra da fermo continua il fuoco accelerato contro il nemico che ha di fronte, trattenendolo sulle su: posi~ioni, ed_ impedendogli così di accorrere a sostegno, d,e1 tratti. su cm l'attacco, mercè l' irruzione, esercita il suo u.rto.

LA REGIONE DEL BALDO E DEI LESSINI ·DESORIZlONE GEOGRAFICO-MILITARE Limiti e planimetria.

( Conti1iua)

G. Busu colonnello comand. del 10• fante,·ia,

Il terreno che imprendiamo ~L descrivere presenta dei limiti ben definiti e che lo separa.no nettamente dai terreni contermini. Il limite occidentale è costituito dalla gra.nde sinclinale del Garda; il limite nord è formato dalla profonda depressione del lago cli Loppio; ad est dalla linea di frattura tettonica Vicenzt1-Schio-Rovereto attualmente percorsa dalle valli Leogra ed Arsa; · a sud dalla sinclinale pedemontana oltre la quale comincia la piatta pianura. Considerata nella sua planimetria, questa zona di terreno ha la forma, di un trapezio la cui base settentrionale, rappresentata dalla .linea R iva-Rovereto, ha l'estensione cli circa 16 eh ilo metri; la base meridionale (Peschiera-Vicenza) è lunga chilometri 68; l'altezza media (Loppio-Ala-Verona) è di circa 45 chilom~tri. L a superficie della reg10ne oscilla intorno ai 1900 chilometri quadrati.

Orografia. L a conformazione orografica di questo terreno presenta • due masse montane principali nettamente separate tra loro dalla grande spaccatura dell'Adige, ed una zona collinosa morenica compresa fra Garda ed Adige. a) MAssrcorn DEL BALDO. - P roèedendo da occidente verso oriente la prima massa orografica è costituita· dal gruppo di Monte Baldo. Questo impoµente massiccio montano è limitato a nord dalla depressione del lago di Loppio per hL quale 'passa la


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LA REGIONE DEL BALDO l~ DEI J,ESSINI

strada che dal paese di Ravazzone sull'Adige, per Mori, Loppio e Nago conduce a Torbole sulla testata .del lago di Garda ; ad oriente e ad occidente i limiti sono formati dalla linea dell' Adige e dal bacino lacustre del Garda: a sud il massiccio termina bruscamente, al centro, sulla pianura coi monti Belpo e Dosso Buca Pomar, mentre le sue estremi tà si spingono ancora più a sud per formare l'una, col monte Luppia, la punta di L. Vigilio, e per cadere l'altra, col monte Magnone, quasi 1tell'interno del pianoro morenico di Rivoli. Il massiccio del Baldo è allineato, come i gruppi di monte Bondone e di monte Gazza o di monte Paganella che ne formano il prolungamento a settentrione. da nord-nord-est a sud-sud-ovest, per. una estensione total~ di circa 30 chilometri,. misurati dalla strada di Loppio alle falde meridionali del Dosso Buc11 Pomar ; la base del massiccio invece ' fra Garda ed Adige si mantiene di una lunghezza quasi co-' stante da 10 a 12 chilometri. . . Questo importante rilievo del Baldo non è costit uito da un'unica catena, ma bensì da due principali r ughe parallele le quali comprendono fra loro una sinclinale coll'asse alquanto tortuoso che dal sommo della montagna, poco a sud di monte Altissimo di Nago lenta.mente si volo·e a Fer. ' 5 rara di monte Baldo, scende quindi sopra .Caprino da dove si svasa nella depressione che pi~ tard i fu riempita dai depositi glaciali. Nel primo tratto questo avvallamento è pe'rcorso dagli op.posti torrenti di Avian~i e di Viana che, riunit isi in un .solo. vanno ad immettere nell'Adige, presso il villaggio di Avio; neÌ secondo tratto il fondo della sinciinale è dapprima percorso dal vallone di Npvezina (alta, valle delle Pissotte), e quindi dalle acque del torrente Tasso. Ad occidente di quest~t depressione sta la parte princi pale della catena costituita da una anticlinale in alcuni punti ancota ben conservata, mentre la caten~t orientale, che costeg gia l'Adige, rappresenta una. gamba di an ticlinale isolata dall'ampia e profonda erosione compiu.t a dalle acque del fiume ora detto.

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Circa la · costituzione litologica della massa del Baldo abbiamo che essa è prevalentemente formata da calcari giurassici, quantunque vi abbondino anche le rocce spet tanti ai varì periodi dell'epoca mesozoica. Verso la cresta affiorano i calcari dolomitici del lias, mentre negli av,7 allamenti, -come a .F enara., e nelle parti · più basse (Rocca di Garda e monte :M:oscal) si trova.no es tesi giacimenti di rocce terziarie nummolitiche. Dalle fratture infine, prodotte dallo sforzo oro,genico, i vulcani eruttarono i loro materiali che si consolidarono nei secoli in .rocce basaltiche e trachitiche, come si osserva in pi>,reccb i punti del sistema. Nella catena del Baldo devesi anzitutto notare la spiccata dissimetria dei versand i. A partire dalla, riva orientale del lago cl.i Garda, dopo un ristretta striscia di terreno coltiva.to a campi, vigne ed oliveti, il fia nco della catena si eleva unito ì·ipido e quasi completamente rocci9so e n udo, interrotto sol~ tanto qua e là da piccoli tratti boscosi o da appezzamenti prativi. Su un cateto nrizzontale variabile dai 3 ai 4 chilometri, il massiccio raggiunge in questa r uga le maggiori altezze d i tutto il sis tema, elevandosi a monte A ltissimo di Nago a 2070 metri, e, scendendo più a sud, a Cima Val Dritta, punto -culminante del gruppo, a 2218 metri. Da Cima Val .D ritta la catena, pur mantenendosi sempre elevat a, comincia a, ~ecrescere; à monte Maggiore o p unta del 1'eleg rafo raggrnnge cancora 2200 metri, e a monte Coa1Santo 2074metri, e termina, come si disse, sulla pianura coi monti Belpo e Dosso Buca Pomar alti rispettivamente 884 m etri e 1114 metri. S u questo versante l' unico tratto pi1ì aperto è costituito dalla colma d i S. Zeno dove il terreno, spianandosi alquanto fra i monti :Risa.re, Dosso Croce .e B el po, forma una specie di ondulato e a fondo roccioso attraverPianoro leo-o-ermente o5 sato dalla strada che da Caprino per Lumini mette a S. Zeno. Dal confronto fra il cateto orizzontaJ.è, che d icemmo d i 3-4 chilometri. e la media delle maggiori altezze a cui giunge la catena (2000 metri), risulta che la pendenza generale del versante occidentid e è da •;;; a 3/~, ossia di circa 30°, il che dà un'idea della sua forte ripidità.


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'T orrenti angusti, precipitosi solcano, quasi normalmente alla cresta, questo versante erodendo profondamente la roccia calcare nella quale finirono di scavare, massime nell'alto loro c~rso, delle grandiose forre a· pareti verticali. Così, ad. esempio, val Cantone e val Bova, che scendono rispettiva·mente da monte Altissimo e da Cima Laste : val Finestra e val Diritta, che originano da Cima Val D~·itta; le valli di Ossi, delle Nogare,· di Tr ova,i, che trovano ali~1e.uto nel tratto d i cresta da monte Maggiore a Coal Santo; la valle del Sengello, · e pareéchie altre. · La pai'.te meridionale cli questa catena del sistema è infine rotta dalle due vallate dei Lumini e del •resino. La. prima,. aperta ~ prah:a ;nell'alto corso, scende poi angusta. e ro~c10sa fra i monti Belpo e Dosso Buca Pomar fin sopra. Caprrno ; la seconda, coll'erosione delle sue acque, determinò. la sua formazione di ·due speroni i quali, da Dosso Croce. ove o.ri~ina il torrente,. si dirigono l'uno verso il lago coi monti Canfora! e Leuzmo formando col monte L uppia la, punta d i S. Vigilio; l'altro prosegue a sud coi monti di Costermano e termina col monte :M:oscal che l'erosione delle acque isolò nel mezzo della pianura. Il versante orientale della catenft, in vece, non ha il carattere impervio del versante ora esaminato. Anzitutto la sinclinale, che abbiamo visto determinare le due rughe parallele ond~ consta il sistema del Baldo, toglie alquanto quel carattere di asprezza proprio del versante occidentale. Il ~ondo .dell.a sin~li~ale, come g~à si dis~e, è percorso dai più nnportant1 corsi d acqua del sistema, i quali tutti dopo un corso più o meno lungo in direzione nordJsud o v iceversa ' A.dige, in-' s:oltano bruscamente ad ori13nte per gettarsi nell' cidendo profondamente la catena secondaria. Questa. in tal modo, viene ad essere rotta in varì tronconi che le' fanno perdere quel carat'tere di parete un ita e compatta che ve: demmo essere speciale al versante del Garda. Così fra val Sorne e val Aviana sorge il gruppo di Postemonte-Vignola (metri 1554 - metri 160 7); fra val A viana e val Fo troviamo

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il masso del Cerbiolo (rnetri 1559); fra val del Fo e val Pissotte s' innalza monte Corne (1017) e fra quest' ultima. valle e l'alto Tasso corre la stretta co;;ta del Cordospino terminante con monte Magnone. Accentuatissimi in questo versante sono . i fenomeni di erosione delle acque allorchè, svoltando ad oriente, inci dono la catena secondaria determinando gole profonde e selvaggie, fra le quali celebre è quella di val Pissot,te ove sulla nuda parete verticale di destra sorge, quasi sospeso nel vuoto, il rinomato sanliuario di Madonna della Cvrona. Dalla breve descrizione :finora fatta del sistema, emerge l'aspetto sotto cui il massiccio de.l Baldo si prese~t~. . La cresttt élella catena principale da monte Altissimo di Nago fino al Coal Santo, a. causa della violenta erosione delle acque e . della natura dolomitica delle sue rocce, si presenta aspra, dirupata, coltelliforme: La parte superiore del versante ocèidentale è, in questo tratto, impraticabile in senso longitudinale, e solo dal Coal Santo lc1 praticabilità comincia col.l'aumentare man mano che ci si avvicina. all'estremità meridionale. La sinclinale fra le due rughe del sistema costituisce naturalmente una zona di facile comu.nicazione longitudinale. Quivi infatti troviamo ·le località di S. Valentino, Ma,donna della Neve, Oambrigar, Ferrara, Spiazzi, Vezzane, Pa.zzon, Platano, per le q u<1.1i passano buone strade in _parte mulattiere e in parte r0tabili. · La forre con cui le valli del vers?'nte o.1ientale jncidono la catena seccndaria, costituiscono altrettante linee di sbocco all' Adicre o, ove sono raccordate dalla buona strada che segue la via destra del fiume, Una spiccat~t caratteristica di tutto il sistema, dovuta alla natura litologica del tbrreno, alla r ipidezza dei versanti ed alle fratture prodotte claÌ corrugamento orogenico, si è la relativa scarsezza cl' acqua: onde rare e meschine sono le fonti rese ancor più misere, secondo alcuni, a·a ll'impicciolire ·dei campi di n.eve durante l' ultimo tre.ntennio.


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Questo fatto produce per conseguenza la povertà d i vegetazione e di ìuoghi abitati. Meno in pochi tratti, tutta la vegetazione si riduce a boschi e pascoli. Il Baldo però è freq nentato dai botanici che vi trovano, fra altro, la rara « cornpanula pet?-ea » presso Madonna della Corona. L e abitazioni, nei luoghi elevati: consistono in povere case isolate denominate « baiti » le quali ser vono al ricovero delle mandre pacolanti nella buona. stagione. In vicinanza dei baiti si trovano scavate delle pozze ove si raccoglie l'acqua piovana per abbeverare il bestiame. L'aspetto generale del paesaggio 0 q uindi maestoso e calmo, e solo nel ba.sso Ja vita riprende il suo impero. Sulle basse falde le ab.itazioni aumentano sino a form are, ai piedi del massiccio, i ridenti paesi della riviera del Garda e della 1·iva destra dell' Adige, e intorno alle falde meri-dionali sorgono le grosse borgate di Castione1 - Pesina, Caprino, Pl atano, ecc. Considerando ora q nesto massiccio nel suo com plesso orog rafico, appare evidente come esso costituisca i.m potente ostacolo nel terreno compreso fra Adige e Garda. Come vedremo più ampiamente parlando della viabilità cli tutta la reg ione, l a prati cabilità del ma.ssiccio in senso longitudinale è limita.ta alle strade correnti lungo le rive clel Garda e del1' Adige e lungo l'avvallamento di Ferrara di Monte Baldo. Le comunicazion i trasversa.li sono r are ed aspre, e sono poi rese ancor più difficili dalla neve che mtde abbondantemente nei mesi invernali e che Rermane a lungo sull'alto, anche nella buona stagione. b) MASSICCIO DEI LESSINI. - Ad oriente del gruppo di Monte Baldo s'innalza, sulla sinistra dell'Adige, il massiccio L essineo. Anche d i questo massiccio i limiti sono geologicamente ben definiti, quantunque non tutti gli autori siano d'accordo trmto nello stabilire il limite orientale, quanto nel denominare i vari gmppi montani che formano il massiccio stesso. Col nome di Lessini, nell'uso generale locale, si designano le catene che stanno fra l'Adige, il progno d:Illasi e la valle

La REGIONE Db~L :S ALDO E DEI LESSJNI

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Ronchi (torrenfe A la). Il Souklar ed il Bohm estese·r,o esa~eratamente i Lessini sino al Brenta, ma sembra prn logico prendere per li mi~e n.or.d-orienta,l.e la, g r~n~e s~accatura t ~ttonica che si può md1v1duare coi punti d1 V1cenz~, Sc)110, Rovereto, attualmente percorsa dalle oppost~ v_alh Arsa ~ Leo.gra. Questa linea separa nettamente il massiccio da quelli orientali, i quali, spianandosi superiormente, van~10 a formare gli altipir~ni deiSette Comuni, di Folgaria e d1 Lavarone, spinO'endosi :611 contro il ()'rande solco della vane Sugana. Ci:ca all'oriO'ine del no:rn Lessini, pare ch'esso derivi dalle voci volgari, o~·a antiquate, di « lessino e te1·1·a. l'issiniva: che «s'incontrano sovente nei vecchi documenti, ed equi val« gono a terra usata e preparata pei pascoli. » (1farinelli, L'Italia). Lateralmente, però, alle testate delle valli Arsa. e Leogra, si innalza un };oderoso gruppo composto di cirr:1e elevate .e scoscese, il quale, da Cima Posta a monte Pas:1bi:o, forrn~ s.1 ::;tema a sà e serve come da tratto di unione fra 11 massiccio lessineo ·e la serie di alt ipiani più sopra accennati. .. Il massiccio dei Lessini, nel suo complesso, si può considerare come un vasto rilievo cupoliforme al quale i monti Corno d'Acquiglio, Castel berto, Spara.vieri, ì\falera. ~ Zevola servono da piedritti alle due parti incurvantisi l'una verso Rovereto l'altra verso la linea S. Ambrogio di Valpolicella~ . Vicenza. Lo sforzo oroo-enico determinante questo sollevamento, trovandosi costr:tto e limitato dalle aree preesistenti del Baldo e dei Sette Comuni1 produsse nella massa. calcare sollevata varie fratture e corrugamenti . . · Dalle prime emersero in potenti colate le rocce vulc~1:1che le quali costituirono, in seguito, i vasti depositi basaltici che formano quasi. per intero le valle dell'Alpon~ e buona pa,rt.e di quelle del Chiampo e dell'Agno. I nvece nei corr:1gament1 , seguenti naturalmente i raggi del rilievo cupohforme, si raccolsero le acque le quali col loro lavoro di erosione e tra~ sporto, misero a nudo nel sommo della volta le rocce ~alcan antiche, coprendole verso il basso con un mantello d1 rocce )


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terziarie marnose ed argillose provenienti dailo sfacelo delle prime. Per tal modo il terreno assunse due aspetti diversi, e cioè aspro e dirupato nell'alt o ove predomina il calcare talvolta dolomitico; nelle par ti pil\ basse, invece, le rocce t erziarie assunsero le loro caratterist iche forme a rilievi tondeggianti sulla sommità ma ripidi sui fianchi ove sono frequenti g li slavinamenti appunto per la facilità che hanno g li strati di scivolar~ l'uno sull'altro, ed ove i burroni inc idono profondamente le rocce relativamente molli. Dalla forma generale d el rilievo Jessineo e dal lavoro di erosione delle acque che produsse la fon na.zi.one di tanti speroni di alture interposti fra le varie vallate, risultò l'aspetto sotto cui ci si presenta ora questo massiccio, cioè q uello di un ven taglio avente la ·sua cerniera a Rovereto, la linea di rinforzo formata dai monti già detti dal Corno d' Acquiglio allo Zevola., e le stecche rappresentate dalle varie catene che dalla .linea di rinforzo scendono verso sud divise fra loro dalle vallate d ette più comunemente progni, r;oj, 'vajoni. Premesse queste notizie generali sul massiccio lessineo . ' passiamo ad esaminarlo nei suoi particola,ri. Dal monte Corno d' Acguiglio, vasto ammasso di calca.re compatto a lto metr i 1546, e che forma il limite ovest della <l ispluv ia le del massiccio, si d iparte verso nord fra l'AdiiTe e la val F'redcla un breve e tozzo sperone che dopo av~r culminato in metri 1328 al monte Corno, scend e ripido sull'Adige presso il Villaggio d i Vo. Verso sud la diramazione del Corno d' Acq uiglio è mol to più estesa, e procede unita 1,ino a Monte S. Giovanni di Fosse dove è squarciata dal progno di Fumane. Il ramo o~cidentale continua alto eroccioso fra questo progno e l' Adige tocm111do a. monte Pastelletto metri 10301 e terminando sull' .Adig e, a Ceraino con monte Pastel (metri 1222). Questo ramo trova continuazione sulla destra dell'Adige nel gruppo cli monte l\fesa-Pipolo che la poderosa erosione delle acque

..

di questo fiume separò da monte Pastel. formando fra, elevate e verticali 9areti calcari la classica chiusa. L'estremità meridionale dello sperone è rotta dai vaj di :Monte e di Cavalo, fra i quali le alture scendono, per monte Pugna e monte Solane, sin sopra S. A mbrogio di Valpolicella Il ramo orientale della dira.mazione del Corno d'Acquiglio, da monte ::3. Giovanni, riempie tutto lo spazio compreso fra. il prog110 di Fumane e. val Pantena: spianandosi alquanto -sull'alto ove assume frequentemente la forma di veri pianori. Anche q uesto ramo è rotto, nella parte meridionale: in rami minori per opera dei progni di Ma,rano e di N egra.r, e delle valli Quinzano ed A vesa e termina sulla linea S. Pietro Incariano-Parona-Verona coi monti Della Parte, '1:riarcole, Croce dell'Ungarino e Croson; sulle . propaggin,i estreme di quest'ulti mo monte sorgono. le Torri Giuliane, il castello S. Felice ed i forti S. Leonardo, S. Mattia, S. Sofia. L'alto baoino della val Pantena è formato da tre principali torrenti i q uali t raggono origine dal tratto di displ uvialf\ fra Corno d'Acquiglio e monte Castelberto: questi torrenti sono i l vajo Marchiori, il vajo dei ]falconi e il v ajo dell' A.nguilla e fra essi scendono brevi e ripidi speroni dei quali il più notevole è quello di Monte Vallina fra i dùe vaj ultimi nominati. Da mon te Castelberto poi scende a nord su Ala un 1·amo di alture elevate, compreso fra le valli Fredclft e Bona. Dal gruppo di monti ()ima Mezzogiorno (1651 metri): Cima Sparavieri (1798 metri) e monte Tomba (1766 metri), si dirama a nord, fra val Bona e val Ronchi, un ristretto sperone, men tre invece a sud si di.parte una lunga diramazione intercedente fra le valli dell'Anguilla-Pan tena e val Squaranto. Questa diramazione si mantiene sempre unita ed elevata, con fian chi ripidi e squarciati da numerosi burroni, e per monte Val piana, (1341 metri) , monte S. Viola (832 metri), monte Cucco (~41 metri), monte Marseghina (370 metri), monte P i paldolo scende al piano fra Verona e Montorio colla stretta schiena su cui sorgono i vec~hi forti Preare e castel Montorio. Un'altra diramazione, per noi importantè, è quella che da lUonte Malera (1772 metri) si dirige a sud fra val Sq uaranto ed


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LA REGJO)<!E DEL BALDO E DI~! LESSIXI

il progno d'Illasi. Il contrafforte si spiana sensibilmente alla so~mità ed è poi rotto da.I torrente di Mezzane in due sperom: quello fra val Mezzane e val Squaranto fu scelto come fronte est del campo trincerato di Verona .

delle Fugazze, la quale si trova in corrispondenza delle opposte testate delle valli A rsa e Leogra. S ubito. dopo massiccio si rialza potentemente toccando a Soglio dell I ncudine (2114 metri) ed a monte Pasubio (2213 metri). .A monte Pasubio il massiccio si allarga alquanto, formando una piccola conca circondata dalle alte cime dell'Incudine e del Pasubio, ora dette, di monte Forni .Alti (2026 metri), del Corno di Pasubio (2101 metri), le falde delle quali scendono all'ingiro erte, rocciose, nude e frastagliate in mille guise da profondi e ripidissimi burroni. Ai piedi di questo imponente masso, il terreno riprende 1'aspetto proprio dei Lessini.

Prima di esaminare le altre diramazioni lessinee che scendono verso J.a linea Sambonifacio-Vicenza, bisogna trattare brevemente dell'importante gruppc, . Cima di Posta-Pasubio t il quale, come già a,ccennammo, è considerato da qualche antore come facente parte dei Lessini, mentre invece sia per aspetto, sia per ]a sua natura geologica, pare più con veniente considerarlo come sistema a parte. Questo gruppo, dell'estensione di oltre 10 chilometri, è allineato secondo la consueta direzione delle più importanti anticlinali della regione, cioè da nord-nord-est a sud-sud-ovest, ed è limitato a sud dalla spaccatura fra le alte ·valli .A.la ed Illasi, per la quale passa Ja mulattiera, · che pel colle della Trappola, porta da .A.la . a Tregnago-Oaldiero, e a nord dall'altra insellatura posta alle testate di val Terragnuolo e val Posina, attraversata dalla mulattiera del colle di Borcola (Rovereto-Arsiero). Il nucleo centrale di q nesto massiccio è costituito da antichissime rocce scistose protozoiche circondate da formazioni cli calcare dolomitico, locchè conferisce a tutto il gruppo uno speciale aspetto alpestre e selvaggio che lo differenzia da.i terreni con termini. Per effetto della stessa natura litologica il massiccio non si presenta unito e compatto, ma diviso dalle spaccature orogeniche in gruppi minori. Così a partire da sud troviamo il primo g ruppo, sorgente fra le valli A la ed Illasi e .A.rsaAgno, composto delle elevate vétte .di CimaPosta (2189 metri), Cima Carega (2130 metri), monte Sbante (2043 metri;t Cima Levante (2011 metri). La spaccatura del passo di Oampogrosso separa questò gruppo da quello di monte Ba:ffelan (1791 metri) e di moJ1te Cornett o (1903 metri) d i qui procedendo a nord il 1na.ssiccìo, presenta un'ampia depressione a fondo piatto eletta piano

\1.

.Alla testata di val Chiampo troviamo i monti Zevola (1975 metri) e Grammolori dai quali si dipartono due dei

consueti speroni, dei quali l'uno si dirige a sud fra le valli dell'Illasi e del Chiampo, aprendosi dopo poco per formare la valle dell'Alpone. Questo ramo è notevole anzitutto per la inesauribile località fossilifera di monte Bolca a nord di Vestena nuova, e per le potenti formazioni basaltiche che contornano la vane dell' Al pone spingendosi fin contro il 0hiampo. Sul versante nord si staccano da Cima Levante due ra· mificazioni : la prima procede fra le valli di .A.la e di S. 'Valentino; la seconda, molto più estesa ed elevata, co.rre fra val S. 'Valentino e val Arsa fin sopra Rovereto. In questa . sono da notarsi i classici « slavini di 111cwco » presso .il paese omonimo, cioè un'enorme accumulazione di rocce diverse per dimensioni e per forma, le quali vantano un posto distiuto tanto nella geologia, quanto nelht storia letterarùi. Secondo alcuni questo fenomeno dipende da uno scoscenclimento della montagna,, il quale (pare nell'anno 833) fece deviare verso ovest il corso dell'Adige. A.Itri però sostengono essere quell'accumulo g li avanzi di una antica morena, altri infine affermano trattarsi éli una morena coperta da una . frana piµ recente. 8.1,. -

A );N0 ~I.V I II.


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LA REGIO~E DEL B.A.LDO E DE I LESSISI

LA REGIOKE DEL BALDO I~ DEI LESSI}:!

Letterariamente questo fenom eno è del pari interessante perchè gli eruditi sono ancora incerti se Dante alluda ad esso coi noti versi del Canto XI[ dell'Inferno:

Le comunicazioni quindi fra le varie vallate sono rare e difficili e ciò, come si dirà in seguito, conferisco alla regione lessinea uno speciale carattere militare. . Il regime prettamente torrenziale dei corsi_ cl'. acqua,_ la natura cavernosa delle parti elevate del mass1cc10, ed impermeabile delle parti basse, se sono ca~sa, nell_a stagion? delle pioggie, di violenti piene dei torrenti, conferiscono pero alla regione un carattere di scarsezza d'a0qmt ~er~ane~te, locchè aumenta il carattere di ostacolo del mass1cc10lessmeo.

.. .... qiiellct ntina che net fianco di qua da 'J.'rento l'Adige percosse o pe:r trem1ioto o pe:1· sostegno m.anco, che da cima det monte, onde si mosse, al piano è s2 la roccia discoscesa eh' alc-una via clarebbe a chi sii fo8se.

Come ultime diramazioni del massiccio Lessineo abbiamo infine gli speroni fra Chiampo ed Agno, e fra Agno e Leogra.. I n entrambi sono notevoli le formazioni basalitiche con cui terminano sulla pianura, e nel secondo è da notarsi la profonda spaccatura di Priabona fra i monti Casaron e Pulgo, per la quale passa la strada rotabile che da Castelgomberto in val Agno porta a Malo in val Leogra. Anche il massiccio Lessineo, come dicemmo del Baldo, costituisce nel suo complesso un noLevole ingombro nel ter· reno fra Adige, Arsa o Leogra. La sna parte elevata, aspra, non è attraversa.ta che da strade mulattiere le quali nella cattiva stagione, sono per lunghi mesi coper te da neve. Lungo i versanti invece le numerose valli, che vanno facendosi sempre più aperte man mano che dalla cresta si procede verso nord o sud, costituiscono ottime linee di comunicazione nel senso dei meridiani. · La natura stessa poi delle alture formanti le stecche del ventaglio lessineo, fa sì che lungo i ripidi e franosi fianchi di esse, le comunicazioni non possano trovar campo di svolgersi, mentre il sommo delle alture, sovente largo e rotondo si presta facilmente al tracciamento delle strade le quali aumentano cosi. la percorribilita in senso longitud inale. Per converso mancano quasi totalmente le comunicazioni trasversali. I brevi tratti di stra.da che dal fondo delle valli sal t:>o-ono sulle dorsali, si• inerpicano faticosamente sui , nudi • versanti dei contrafforti, assumendo spesso pendenze fortis simo ed esigendo per la loro stabilità la costruzione di · lunghi e costosi muri di sostegno.

Sempre in causa della natura del terreno, i luoghi abitati evitano i franosi fianchi delle alture e si raccolgono sul fondo delle valli o sorgono sull' a lto dei contrafforti ove questi spia,nandosi, offrono buon campo per assicurare i bisogni della vita. e) L E 00 1.1,HiE .llOHENICRE . - Veniamo ora a parlare dell'ultima unità oroi:rrafica di questa regione, costituita, come o . dicemmo, dalle colline moreniche fra Garda ed Adige. Queste colline quantunque di natura eguale, devono essere divise in due pa;ti dipendentemente dall'elemento geologico che ne determinò la formazione; e la media e bassa valle del torrente 'l'asso segna con precision e il limite divisorio. Le colline soro-enti fra Garda e Tasso appartengono al o grandioso apparato morenico del Garda depositato nell'epocit quaternaria dall'immane ghia.cciaio del Sarca, il quale dopo essere disceso nell'avvallamento formato dalla catena di monte Tremalzo e dalla catena del Baldo, lasciando su entrambe le tracce del suo pode1·oso strisciamento ; sboccò nella pianura depositando su essa, allorchè retrocesse, i materiali convogliati, dando origine, come accennammo, al perfetto e maestoso anfiteatro benacense. Le colline in parola, quindi, formano la parte settentrionale della morena laterale sinistra, e sono costituite da una serie di alture in direzione da nord a sud intramezzate da piccole valli intermoreniche di cui le principali sono il Bissavola ed il Tione.


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LA REGIONE DEL BALDO E DE1 LESSINI

L'attitudine di queste colline cresce a partire dalla sponda del la.go, per modo che da un minimo di circa 72 metri si arriva a 262 metri nelle alture attorno Pastrengo. Il gruppo collinoso, in, ece, che si trova fm il Tasso e l'Adige forma sistema a sè e costituisce il piccolo ma ben conservato anfiteatro di Rh7oli. Esso fu deposit ato in quel posto dal ghiac~iaio dell '.A.cli o·e il quale impoverito,)ungo la sua discesa, dai o-enerosi c~n: t~·ib:1ti _dati al ghiacciaio del Sarca attraverso "'alle depressioni d1 Vezzano e di Loppio, trovò sulla destra nn'inter· ruzione nelle pareti che lo cont,enevauo, e passando sopra alle basse alture calcari fra monte Magnone e monte ì\fosa . ~i r ovesciò sulla :·upe di Rivoli arrotondandola, ed occnp0 interamente la pianura dì Caprino. Nel suo successivo retrocedere depositò su essa i materiali contenuti nel suo seno e trasportati alla superficie dando origine in tal modo al piccolo anfiteatro di R ivoli c~mposto di varie linee.concentriche di alture corrispondenti alle soste f~ttte dal ghiacciaio. Il resto di esso, contenuto dalla erta. parete d i monte Pastel continuò la sua discesa, e venne a lasciar le sue morene su'! ten-eno di riva sinistrà presso S. Ambrog io di V alpolicella e S. P ietro Incariano, sul quale, più tardi, il materiale alluvionale dell'Adige venne a mescolarsi colle precedenti formazioni moreniche. L'~n~teatro di Ri'Voli, per la sua posizione ai piedi del mass1cc10 . del Baldo, costituisce un terreno di o-rand issima "' fare di importa.nza militare, onde non sarà cosa superflua esso una succinta descrizion.e. Il pian~ d i posa sul quale il ghiacciaio retico depositò il s~o materiale, e la strett a apertura dalla quale il ghiaccia.io si espanse, fecero assumere alla massa plastica del ghiaccio una forma elittica più . curva a nord causa la mao·o-ior penden za d?l t eiTeno .di posa, più r ettilinea verso sud ;,~e questa pendenza era minore. Recenti studi hanno accertato come l'esterna morena dell'anfiteatro si estendesse sino alla Jinea attualmente segnata. 7

LA REGIOX E DET, B ALDO l~ DEI LE:SSINI

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dai punti di Platano, Caprino, P esina, V ald6neghe, Gazz6li, f} come, in seguito, essa sia stata complet amente distrut ta dalle alluvioni del 'l'asso. Lungo infatti la linea ora detta, si scorgono ancora dei leggeri r ilievi foxmati da materiale la cui natura caotica li indicherebbe di origine morenica, -e questo fatto, congiunto a quello della concentricità di questa linea di r ilievi colle morene retrostanti, porge la certezza aver essa, . un tempo, costituito la morena esterna dell'anfiteatro. A questa linea succede la seconda cerchia morenica che lo sfacelo della prima preservò dalle ire delle acque del Tasso, e che perciò è ancora benissimo conservata. .Essa, si appoggia col monte Ceredello alle falde ovest di monte Magnone, e con un raggio di oltre 2 chilometri, si svolge circolarmente attorno alla rupe di R ivoli. coi monti Zovo, Trambasore, i Boschetti, Alto ·vicentino, Oiavalto, Pulice sino al monte Cantarella col quale si salda alla massa calcare del monte Mesa-Pipolo. : · U na t erza cerchia morenica, ,che le acque interne ruppero in più punti, è ancora facilmente ricostruibile nella linea di altur~ di monte Riondolo, di d:ascina Bettinelli, di Cascina Orist an, cli Cascina P igno e di Cascina Pozzolo, ed una quarta la si riscontra nelle alture delle Zuane di sopra e di sotto e nell'altura di 'Villa. L a maggior altezza del riJ lievo mor enico si trova al centro nel tr atto monte Boschetti monte Pulice in 290 metri. Devesi qui osservare che le carte. topografiche segnano a monte Trambasore, a monte Zovo e Ceredello una quota di oltre 300 metri cioè superiore a quella accennata sopra, ma esse quota n on si riferisce al rilievo morenico per sè stesso, ma bensì al rilievo morenico aggiunto al piàno di posa preesistente il quale, come si disse, era in questo tratto pii1 elevato eh~ altrove. La genesi di questo terreno ci dà chiara ragione delle sue forme anche nei più minuti particolari. La cerchia morenica esterna, è la più elevata perchè essa corrisponde al periodo di massima espansione e di maggior


L A Rll:GI O:,iE DIUJ J3Af,D0 E D l•:I LESSTNI

forza di traspor to del ghiacci.ai.o. Le linee di alture presentano il versante esterno foggiato a spalto unito e non fortemente inclinato, e ciò pel naturale disporsi dei materiali scaricati dal ghiacciaio; i l versante interno, invece, è più ripido e foggiato frequentemente a gradini risuHanti dai depositi di materiali fatti sul versante dal ghiacciaio stesso nelle soste diu aute il suo regresso e queso fatto vale a stabilire una sensibile differenza nolla praticabilità e nelle condizioni tattiche dei due versanti .

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Fra la parte superiore della morena di sinistra del Garda e l'anfiteatro di Rivoli correva, come dicemmo parlando del Baldo, lo sperone che da Dosso Croce seguiva la sinistra di val 'l'esino sino a monte )foscal. Di esso parte fu rovesciata. dai ghiacciai espandentisi l'uno verso l'altro, e parte fu corrosa dalle 11luvioni posteriori le qnali colmarono hi conca di Caprino formandone un lago, ed isolando la. rupe di monte l\foscal la quale battuta dalle acque dalla parte di ·nord si fece di q-qi erta e scoscesa,, men tre da sud. discendo dolce- . mente verso Cavajon. Scemata, nell'ultimo periodo dell'epoca quaternaria., la violenza delle acque, il lago di Caprino :finì col rimanere all'asciutto ed il si10 fondo, riempito dai depositi alluvionali, venne a costituire l'attuale pianura a forma triangolare che si stende, dal Baldo, fra i due rilievi morenici del Garda e dell'Adige. Idrografia . Le acque che scorrono nel.la r egione presa in esame, devono riassumersi in due grandi bacini nei quali vanno a scaricarsi tutte le minori correnti che scendendo dalle masse montane si dirigono al piano. Il primo cli questi bacini è quello lacustre del Garda, il secondo quello fluviale dell'Adige. Il grande bacino del lago di Garda è formato da un lungo e largo avvallamento coma) B a.ciNO

DEL G ARDA. -

J,.1.\ R EGJ:O);'E DEL BALDO E Dl~I 1,1,SSIN .L

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preso tra due rilievi da nord-nord-est a sud-sud-ovest, quelli cioè di monte Baldo e della riviera brescia.na. Gli assi di questi due rilievi si vanno accostando fra loro verso' nord e presso il vertice dell'angolo acuto ch'essi formano, giac~ quella. pianura di deposito e colm~taggio che si osser va alla testata di t utt i i laghi lombardi. . _ Questa pianura, pel lago di Garda, è rot ta nella sua un~formità dalla piccola altura di monte Brione alta 361 metn. La grande depressione che contiene il lago, ristretta, per tal modo nella sua parte settentriona le, si allarga man mano ' . . verso sud, mentre i rilievi che la comprendono vanno via via abbassandosi. Il lao·o di Garda,. come tutlii gli altri laghi lombardi, rapo . presenta uno dei punti più dibattutti nella storia geolog1~a della regione alpina, ed a spiegarne l'origine sorsero vane ipotesi, nessuna delle quali porò fn c1e:fìnitivament e accettata dagli scienziati. Una pr ima ipotesi è quella dell'escavazio1~e glaciale col~a quale viene am messo che il bacino lacustre sia stato genorato dall' azione scavatrice del ghiacciaio del Sarca. Quest'ipotosi però conta pochi seguaci, poichè non è facile l'accettare che la massa del ghiaccio abbia potuto da sola scava.re un solco profondo più centinaia di metri in l'OCce durissime come quelle componenti il ba,cino del lago . . . A quest'ip~tesi venn e quindi sostituendosi l'alt r~ della nescavazione glaciale, nella quale si suppone la preesistenza del bacino lacustre al periodo diluviale, il suo riempimento nel periodo stesso e la sua riescavazione per oper ~ del ~hiacci~.io. Anche quest'ipotesi però fu offoscata dall'1potes1 :fiordw_a, sostenuta con molta vivacità e rara dottrina dal P esche} m Germania, e più an cora dal nostro Stoppani nella celebre sua. opera « L'é1·a neozoica in ItaUa » . . . In base a quest'ipotesi il lago di Garda dovrebbe considerarsi come un fiordo del mare pliocenico pttdano, trasformato poi in lago per effetto cli sbanamenti di mater_in.li morenici o diln viali, come tuttora avviene sulle frastagliate coste norvegesi.


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LA REG IONE DEL BALDO E DEI Lll:SSINI

[,A RE(HONE DEL BALDO E DEI LESSHìI

Ma tmche a questa ipotesi si obbiettò che quando i ghiacciai invasero le valli prealpine, queste dovevano già essere sgombrate da,l mare pliocenico e riempite di materiali diluvia li. D'altronde questa ipotesi non vale a spiegare le grandi profondità del lago rispetto al livello del mare. . Oggigio:no, in seguito a recentissimi studi, dovuti specialmente all'illustre professore T . Tara.melli (Della sto1·ia geologica del lago di Ga1·da), l'ipotesi della riescavazione glaciale riprende fav_ore, quantunque non manchino scienziati che attribuiscono la formazione della conca del Garda a cause tettoniche, cioè aduna depressione della parte montana centrale e ad un sollevamento delle regioni periferiche. (Porro. Guicla allo studio della geog1·afia 1nilita1·e). Il bacino lacustre del Garda, còme è noto, è il più ampio d' Italia e misura, da Riva a Peschiera, una lunghezza massima di chilometri 52: la sua maggior larghezza corrisponde ad una linea tangente alla punta di Sirmione ed è cii chilometri 17,200, mentre la minima, di metri 2250, si riscontra a circa chilometri 2,500 a nord del tratto ove il lago è attraversato dal confine politico. La profondità del lago è molto variabile: la massima misurata raggiunge 584 metri, e presso l'isola di Garda o Lechi si crede esista una profondità di 825 metri. · Il perimetro del lago è di 124: chilometri, e la superficie dello specchio d'acqua misura circa 366 chilometri quadrati dei quali chilometri quadrati 15,300 appartengono all'Impero austro-ungarico. La sponda orientale del lago, quella cioè che più c'interessa, si può dividere in due parti distinte separate tra loro dalla punta di S. Vigilio. Da Torbole a S. Vigilio la costa laeustre corrisponde al piede del rilievo çlel Baldo, il cui versante, vedemmo, scende unito, ripido e roccioso sul lago, lasciando solo lungo il lembo dello specchio d'acqua una ristretta striscia coltivata la quale si estende da s.· Vigilia a Navene. Da Navene a 'l'orbole la falda montana cade sull'acqua con balze verticali facendo sparire la striscia di terreno col-

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tivato ed interrompendo anche la strada rotabile che segue la riva del lago. . In questo tratto il ripido versante del Baldo, non ~à. ori: gine a nessun corso d'acqua i~p ortan~e, ~a ~olo a prec~p1tol!n torrentelli che dalla crim1le del massiccio s1 gettano duetta~ mente nel lago. Dalla punta di S. Vigilia a P eschiera, la sponda del lago . è bassa e piatta, ed il versante è formato dalle dolci colline moreniche ben coltivate a campi e vigneti. In un solo punto il versante si mostra scosceso eioè in corrispondenza dell'alt ura detta h1 Rocca di Garda. In que:::to secondo tratto il lago riceve le acque di un solo tributario di qualche importanza, ìl Tesino che, da Dosso Croce ove orig ina, sbocca nella piccola baia di Garda. b) IL

L 'altro importantissimo bacino di questa regione è costituito dal fiume Adige, del quale, pel nostro studio, interessa soltanto il tratto da Rovereto ad Albaredo. Giova anzitutto ricordare come la vallata dell'Adige assuma da C:eraino a nord, il nome specialedi val Lagarina. E a questo proposito non si può a meno di accennare a.Ua discordanza di opinioni fra gli autori circa l'estensione del tratto di vallata f.L cui r iferisce il nome ora detto. Quanto al l,i mite sud t utti sono concordi nello stabilirlo alla OhiuSEL di Ceraino, ma il limite nor.cl vari11 di molto: il Goiran lo fissa a Borcrhetto il }\farinelli invece a Mattarello. poco a sud b ' . di '.l'rento. L'esistenza del paese cli V illa Lagarina sulla destra del fiume a monte di Rovereto, parrebbe dar ragione al Marinelli; ad ogni modo è certo che il tratto di vallata da Rovereto a Ceraino è indubbiamente compreso nella denominazione di Laga.rina. In questo tratto il fiume corre ristrettto fra. le falde di monte Bandone-monte Baldo e le falde occidentali dei Lessini sino all'altezza di Sega-Ponton, con una pendenza media di metri 1.44 °1/00 , con una velocità di corrente di circa metri 2.60 al l" e con una media profondità d'acqua. di metri 4.60. B.A.OINO DELL' ADIGE. -


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L A REGIONE DEL BALDO E DEI LESSINI

Anche nell'epoca di massima magra il fiume si mantiene sempre navigabile, ed il suo corso è, in generale, usufruito p~l trasporto del legna~e di cui si fa gran esportazione dal Tirolo. Da Rovereto a , 1 erona le barche impiegano nel discendere da 18 a 28 ore, ma nel risa:lire, dovendo far uso dell'a.laggio, vi impiegano da 4 a 6 giorni. . Il t:ondo ~e~la val]~, da Rovereto a Marco, si man tiene, mas~1me sulla smistra, d1 una larghezza di circa 2 chilometri ma dagli Slavini di Ma~co_a Ceraino il fondo valle si fa pi~ ristretto non superando mai il chilometro; e coll'accostarsi che il fi m:1e fa. ora ad u~ versante ora ad un altro genera. parecch1_e stre_tte fra cm qu elle di Serravalle,. di Pilcante. di B~·entmo, d1 Preabocco e singolarissima poi quella da Cer~ino a \Tolargne nell~i quale l'Adige corre in una profonda spaccat ura larga da 100 a 200 metri fra pareti·verticali inaccessibili. . Circa al regime della cortente deWAdige devesi fare .una importante osservazione. · Quantn,nque l'~dige. sia un~i corrente cui spetta per eccellenza l appellativo d1 finme, pure le variazioni subitanee e di grande entità che il modulo della corrente subisce fanno sì che il regime di q uesta si accosti più a.l torrenz t~le che al :fluviale. L~1 causa di questo fatto dipende· unica,mente dalla vastità_ c'.è.l ~ac~no di ricevimento del fiume e dalla copia di prec1pitaz10m atmosferiçhe propria della zona ove questo bacino . si trova. Il bacino ~li . ricevimento dell'Adige infatti comprende tutta la vastissnna area che dal versante nord dell'Adai3:ello si estende, per la dorsale alpina, dal colle di R eschen smo al Gross Venediger, p er comprendere poi h nsellatura d1 Tobla;ch e un tratto delle Dolomitiche sino alle soro-enti (lell' ~v~sio: I °: q ue~t'area scendono .all'Adige le ricch: correnti principali del Noce, del Talfern, dell'Eisaeh del Rienz e dell' A visio, e tutte poco a nord di Trento si 'fondono ii~ un solo ed unico canale. Di più le condizioni meteor iche della reo-ione alpina le nevi eterne ed i vasti gh.i acciai che coprono 1~ superbe v;tte

LA RJ~GIONE DEL J3.A.LDO E DEI LESSI ~I

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dell'Adamello, dell'Or tler, dell'Oetz, dello St ubay e del Gross Venediger , dànno orige ad una gran quantit.à di precipit a·· z;ioni atmosferiche le quali 'raccogliendosi nell'unico canale in cui corre il :fiume da Trento in poi, fanno sì che il regime di esso abbia alterazioni violenti, per quan~o di br ~ve durat a, che condncono talvolta a piene colosflah e a disastrosi straripamenti. . Da Rovereto a Y olargne l'Adige riceve dal Baldo i torrenti Sorne, A viana ·e P issotte, men.tre da.i Lessin.i scendono ad esso il Leno formato dalla riunione di val Terragnnolo con val Arsa, la val S. Valentino, il t orrente Ala e h1 val Fredda. Da Volargne ad Albaredo l'Adige corre in piano lambendo sino a Bussolengo il piede delle colline di 1?astrengo, ed accostandosi poi, presso Parona e Verona, alle falde sud dei Lessini. Da Zevio cominciErno le arginature continue che accompagnano il :fiume sino al mare. · . Da Volargne al Albaredo l'Adige riceve sulla destra il torrente· rrasso e sul] a sinistra i torrenti che scendono dai Lessini. Carattere generale di questi si è di correre in gole di erosione anguste a pareti ripidissime e frano se; il fondo del letto è q uasi sempre molto sassoso, e solo verso il basso corso le forre vanno man mano allarga.ndosi :finchè il torrente entra in pianura ove liberamente divaga. I ' • I n causa della natura, del terreno ove ongmano e scorrono, questi torrenti sono quasi sempre poverissimi d'acqua; hanno però piene subitanee e disastrose come quella del torrente Gnà (Agno) che recentemente devastò il paese cli Cologna, ·veneta. Dopo i brevi progni di F umane, Negrar, Quinzano ed A vesa ' che. tra<Yrrono origine dalle falde meridionali del conbb trafforte del Corno d'Acquiglio e. sboccano nell'Adige fra, Pescantina e Verona., abbiamo l'importante val Pantena. Quer;to torrente è formato dalla riunione dei tre vaj principali di Marchiori, dei Falconi ·e dell'Anguilla che nascono . dal tratto di cresta lessinea compresa tra le falde orientali del Corno d'Acguiglio ed il monte Castelberto.


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LA 1i1rnroNe; DEL BALDO E DEI LES8INI

L.-\ REGIONE DEL BAL DO E DEl L ESSINI

Presso la località Bellori i tre torrenti si riuniscono in un solo letto, e la valle continua sino a Grezzana stretta . elevata, rocc10sa. Da Grezzana in poi si fa man mano più' larga, prativa e ben coltivata, e poco a nord-est di Verona il torrente finisce col perdersi in vari canaletti d'irrigazione. La valle Squaranto nasce con due rami da monte Tomba e monte :Malera: i due rami si riuniscono prestissimo, cd il t orrente corre unico in una stretta gola fin sopra Mizzole. Di qui prende il nome di Fibbio e correndo in terreno sempre più aperto va a gettarsi nell' Adigo presso Belfiore. Affluente del Fibbio è il prugno d'Illasi il quale nasce dalle falde ovest di monte Sbante1 e con caratteri analoghi ai precedenti scende a sud toccando Badia Calavena e Tregnago. Presso Rota riceve sulla destra il torrente di Mezzane, e va a metter foce nel Fibbio quasi di fron te a Zevio. L'alpone nasce ai monti .Pergo e Pnrga di B~lca, passa per S. Giovanni Ilarione, l\fonteforte e Sambonifacio ove riceve a destra il torrente Tra111igna1 ed a sinistra il torrente Chiarnpo. · Da monte Sbantc e da Cima Campogrosso scende al piano l'ultimo affluente dell'Adige, il torrente Agno, il quale per .Recoaro e Valdagno arriva a '11ezze ove assume il nome di Guà. e va a sboccare nell'Adige a valle di Albaredo. Ultimo, ma più importante di tutto il massiccio Jessineo ' abbiamo il corso indipendente del torrente Leogra, il quale nasce dal versante est del piano delle Fugazze e tocca Valli dei Signori e Schio. Dopo questa cittfL cambia il suo nome in quello di Timonchio ed in unione all'Orolo ed all'Astico ,_a a formare a valle di Vicenza il fiume Bacchiglione.

stono 11 porti (a Serravalle, Borghetto, Riv~lta, P~rarolo, Rivoli, Bussolengo, Parona, S. Pancra,zio, S._ G1ovanm, della Bova, Ronco), e due battelli a Ceraino e GaJun. Quanto ai torrenti lessinei a ,loro volta,, quantu~q_u e per volume d'acgua siano sempre ed ovunque guadab1h, pur e er le loro ripe ele\·ate e per le forre scavatesi nella roccia, ;ono sovente ostacoli notevoli, locchè aumenta, come fu accennato, la difficoltà delle comunicazioni in senso t rasversale al massi0cio .

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Quanto al tratto di nume Adige preso in esame, esso costituisce un ostacolo di grandissima entità non essendo attra,versabile che SL1i ponti. Questi sono in numero di 17 {ponte di Sacco, di Ravanzone, di Marco, di Pilcante, fra Vo ed Avio, di Ponton, cli Pescantina, di P arona, di Castel vecchio, della Pietra, Garibaldi, Umberto I delle Navi della ' ed inoltre ' esiferrovia, A.leard( di Zevio e di Albaredo):

Clima.

Il clima della regione del Baldo e dei Lessini è essen. zialmente continentale : frequenti quindi sono gli eccessi nelle condizioni meteoriche e specialmente nella temperatura tanto nel corso dell'anno, quanto nella stessit giornata. La natura ciel terreno poi aumenta questo carattere_ gene~ r!l.le per la facilità con cui la roccia, calcare assorbe 1 raggi caloriferi, onde ess~L rapidamente si riscalda e con eguale rapidità si raffredda. Nella stagione invernale la parte elevA,ta delle montagne· è sempre coperta di abboudanti novi che pérman~ono a l_ungo· anche nella buona stagione, aumentando le d1fficolta del transito. , Le masse però del Baldo e dei Lessini funzionano da elemento riparatore dai freddi venti settentrionali, onde la pianura ad esse sottostante god e, anche nell'inverno, d'mu1 temperatura relativamente mite. I paesi posti sulla riviera orientalo del la.go, oltre. ~ questi vantaggi, godono inoltre dell'influenza moderatnce del laao stesso o di una fortunata esposizione solare. Il clima,\uindi, è quivi sotto ogni aspetto ecce~len~e e rend~ possibile un grancle sviluppo agricolo e la coltivazione degli agrumi.


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LA REGIO::-;E DEL B ,\LDO E DEI LE;SSIKI

Vegetazione. Conseguenza diretta del · clima e della natura del terreno è la vegetazione propria del paese di cui parliamo. · ' Nelle elevate regioni montane, ove predomina la roccia c~1lcare compatta e dove il clima ha eccessi notevoli non è possibile che una poverissimit vegetazione. Quivi infatti non troviamo che pochi ·tratti boscosi, zone di terreno su cui. crescono gli arbusti, e solo nelle piccole conche montane esistono appezzamenti prativi t_alvolta molto intensi. l\fan mano che dalle /ilte cime scendiamo verso il piano, il terreno va gradatamente modificandosi. La roccia calcare ricoperta dai detriti trasportati e depositati dalle acque, si ~·ende atta -~~lla coltivazione. Là dove le vallate si aprono, 11 terreno diventa sempre più coltivabile e vi troviamo i ricchi vigneti delia Vf.d Policellà, i campi di val Pantena . ' val Squaranto, di Colognola, di Soave, di A.rzignano, ecc. La zona morenica fra Garda ed Adige costituisce un'altra ~~aga di intensa coltivazione, _resa ancor più rigogliosa dal1 mfiuenza benefica che esercita sn essa la m~tssa lacustre del Garda. Devesi infine notare che mentre sul fondo delle vallate dei Lessini predomina Ja coltivazione asciutta nel uiano in vece predomina quella irrigua, onde una rete di can:li cli irrigazione pic~ol~ e ~randi ingombra il terreno producendo una notevole l11nitaz1one al movimento di masse di truppa, e 1~ fitta alberatura che accompagna i canali predetti restnnge grandemente il ca.mpo di vista e di tiro. (Continua)

A. PRATA maggiore 65 fanteria.

NOTE SULLA PENISOLA BALCANICA Conti nuaz;ione -

(I)

re(ti dispensa. VII

La Serbia. IL SE RBIS MO NELC,B SUE RELAZlONI CON L' ADHIAT!CO E NELLE 'l'R:--DENZE AVV.E NIRE

Occorre ricordar vecchie istorie, tanto remote guanto poco di.ffuse nella generalità delle cognizioni storiche. Erano i tempi più gloriosi della monarchia di Serbi.a, nel 1346, quando Bisanzio possedeva soltanto la Grecia; e 1~ Bulgaria, la Valachia, la 'l'ransil v~tnia ~weano dei grandi feudatari: mentre la Serbia obbediva ad un governo unitario este~o alla Tessaglia, all'Èpiro, alla Musakij a, all'alta Albania. all'Erzegovina, alla Bosnia. ecl alla Croazia. Belgr~do, a vero dire, dipendeva a.ncora dal Banato Ungherese di j)fotscltava (Banatus :M:achoriae) · che comprendeva i terreni di riva destra della Sava; ma lo Zar Serbo Stefano:Dnschan aveva riunito, appunto di quei giorni, anche codeste terre al suo reame; sì chB il suo dominio venne a . distendersi interrotto dal Danubio all'Adriatico. Il littorale raguseo era il grande emporio marittimo cli codeste genti, sollecit e sempre delle vie del ma,re. Stefano Duschan le dotò di governo libero sotto il protettorato di Serbia, e la Repubblica di Venezia lo riconobbe e ne cercò 1 favori per ragione d'impu_lso dei suoi commerci. (i) Vedi 1/ivistci :tfililai·e del -16 luglio i893 .


134'.l:

NOTE SULLA l:'l!:1'"1SOJ,A BALCAXIC-A.

~OTE SULLA PE:'IISOLA BALCANI CA

Vecchie coincidenze e vecchi ammaestramenti assai snO'gestivi per la sto~·ia dei_ giorni nostri: la bicipite aquila serba ha sempre rivolto 1 suoi rostri, l' uno al Danubio ed al Mar Nero, e l'altro al Mare Adriatico. Quando lo ~ar Duschan, soprannominato il < potente 1, per an tonomasia (Silni) vènne a morte nel 1356 dice la legg~nd~ serba ~he chiamò a. sè il fido segretari~ )farko Kr.alJev1c _« vog~w salire sul monte più alto, prima di chiu« dere gli occl11 al sole, gli disse; voglio vedere Costanti« nopoli ed i due mari !. ...... ~ J1 dominio sull'Adriatico, il Mar Nero e la lotta contro Costantinopoli, fu il testamento lasciato da Dnschan al figliu~letto Urosch. Giovanetto imbelle questi fu presto sovercl11ato e perduto dal tutore Vukacin che l'uccise a tradimònto in una partita di caccia. Fn codesto il tramonto del grande ideale serbo, maturnto ed incarnato dal l)Otente Duschan, sulla metà del xrv secolo. La discordia civile divampò . tra le ~enti serbe; i mali semi del gvverno rapito con mam assassrne, provocarono corruzione e decadenza. Le genti. di Bosnia,, di E rzegovina, batterono moneta con l'effige d1 Urosch e con cenni allusivi alla costituzione del grande imperio « clei clue ma1·i-. ; quelle della Mescià di Tessaglia, di Macedonia e del littorale dalmatico ebbero monete e fede per V ulrnoin. . In t~n momento di lieta fortuna delle armi, quest'ultimo vmse 1 Musulmani sotto Adrianopoli; ma fu sconfitto a sua volta. In una tragica ritirata nottuma il Re Vukacin reclinò il capo per bere ad una fonte : gli uscì allora dal petto una ·collana con l'aquila d'oro bicipite, già staccata dal cadavere del giovanetto Urosch. Il Re Vukacin si chiarì allora come l'assassino del figlio del gran Zar serbo: i maggiorenti irosi per la sconfitta, invidiosi per il dominio l' uccisero. Fu nomino~o in sua vece Lazaro Greblianovich. Egli contava di un1r sotto Ja sua bandiera tutti i Serbi i Bulgari O'li Alba. ' 'b nes1 e per.fino gli Ungheresi, p er guerreggiar il '11 urco e ricostituir forse il vecchio regno di Duschan; ma trovò la morte sui campi di Cossovo, il 13 giugno 1.389.

1345

Il figlio Stefano accettò il dominio musulmano : la Serbia diventò terra di conquista, prona sotto il dominio dei sultani di Costantinopoli. *

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Le genti di Serbia snompaiono allora dalle pagine della storia. Un popolo forte e gloriosissimo ne eredita. allora i vigorosi ed ampi ideali e li conserva con pertinacia invincibile, con fede meravigliosa, con virtù guerriera ammiranda : è il popolo montenegrino. Il Re Duschan avea concepito presso a poco il suo reame a mo' di una grande diga, cam pata di traverso alla ponisola balcanica, con la fronte a Bisanzio ellenica ed a Stambul musulmana, il tergo ai principati d'Ungheria ed i fianchi appoggiati ai due formidabili bastioni, l'acròcoro della Zernàgora con le Bocche di Cattaro e Ragusa, e l'acròcoro '11ransilvctno, con le vie del Danubio e del Mar Nero allo dipendenze. Rotta la grande cortina alla battaglia di Còssovo-polje; sfasciatosi il b11stione transilvano, continuò l'opera tenace della propaganda serba, la Mont~g1ia Nem, ci.oè il bastione · superstite. I vincoli e la · relazioni tra Montenegro e Veneta Repubblic~i1 iniziati fin dai tempi dello Zar Duschan , s'afforzano dopo la caduta del reame della grande Serbia. Essi tendono ad ottener da Venezia nn sicuro sbocco sull'Adriatico e ad offrir per compenso alla Signoria l'appoggio delle armi montenegrine, a difesa dell' immediato retroterra che prospe tta l'Adriatico, tra Dalmazia ed Albania. Era il maggio dell'anno 1474. Poco prima i Turchi minacciosi si erano affacciati alle rive dell'Isonzo e ferma ed incrollabile li aveva di là respinti l'eroica resistenza delle milizie venete. Ma appena erasi dileguata la eco delle scorrerie turchesche per le valli del Tagliamento e dell'Isonzo, che nna tri.ste nuova si diffuse per Venezia. Il Castello di Scutari d'Alban~a era assediato dai Turchi. Ed Italiani e ]Yfontenegrini si trovavano uniti ed alleati per la prima volta nel difenderlo. 8~ -

,\X~O X 1.,·111,


1346

NOTE SULLA P~~NISOLA BAJ,C,\);ICA

Alle improvviso minacce, Antonio Loredan, conte e capitano di Scutari raccolse i suoi: oltre duemila cittadini; un centinaio di stradi otti del paese, con pochi fanti ed un pugno di cavalieri della Montagna Nera, accor si dal bianco c leggendario castello di Za.bliak, la capitale dell'odierno Principato. I van 7,ernovich suo sovrano, veneto patrizi.o e sposo della veneziana Caterina Orio, aveva nel frattempo raccolti. ·ottomila uomini sotto Zabhak, anelanti di accorrere in ' soccorso della veneta Signoria. Il disegno di guerra, tra mancl atoci dal Mali piero, ricorda .a titolo d'onore codesta vtdorosissima cooperazione dei soldati della Montagna ::{era, 'in favore dell'equilibrio adri atico ed in soccorso di Venezia (1). « Zuane Cernovic', Signore del paese vicino al lago di « Scutari et homo di grande autorità ..... ha deciso di venir, « amigo e confederato della Signoria, a soccorrere la città « di Scutari, per via del lago » .

F n bello allora veder commuoversi. t utto il popolo serbo e montenegrino in difesa della Cristianità minacciata sullE' coste dell'Adriatico; mentre appunto il pontefice Sisto IY, che doveva sollevar tutta It.alia per una crociata, r ispondeva schermendosi con scuse e con pretesti alle affannose istanze di Venezia, ed esitavano a prender le armi Matti.a Corvino -ed il Re di Polonia. Grazie ai soccorsi dei. soldati montenegrini, Scutari fu liberato dal rude assodio. Splendide furono le ricompense decretate dal Senato a i valorosi difensori di Scutar i : la Si· gnoria riconoscente verso il Principe del l\fontenegro1 Ivan Zernovich, gli inviò cloni copiosi, ed una bandiera. da guerra -con scritta,: « Pe1· la salute della città di Gatta1·0 e pm· -il soc« co1·so a1·recato a &cutaii ». (Il MAL11•,~no, Viari, l'rnrti. pag. 93·04. - K Rarllarich, le11cnle di filnte ri:, . - Pa· µ inr di s toria mil ita re ,·oncto montcn e;:rina. - Ual l'ope ra , l'iellc august issilnc nozz~ <li S. A. Il . il l'ri'ncipe Yillorio ~manuale di Savoja con S. A. ·n. ~:lena Petrovitch i'iiegu~ • . - Vogli ,• r:, edilvre, 1806.

);'OTE SULL,\ l'ENISO LA. DALCANICA

1347

Poscia Venezia sollecitò il valoroso principe serbo per aver ·condotte di stradiotti che furono lealmente e prestamen~e le~ vate per guardar il lago e custodir le ~erre po_ste. ad or~ente '<li Scutari, verso Dagno, distrntta dai Tnrcln d1 Sule1man Pascià nelll\ loro ritirata. . . Pareva che il flagello musulmano fosse nmosso per a~cun tempo quando, nel giugno de_ll~anno ~478, pr~sa la 01tta<lella di Croja di Albania, gh mfedeh coudot~1 dallo ste~s~ Maometto II, cinsero Scutari di nuovo as~ed10. ~er und1c1 mesi arse la lotta aspra e ferocissima, e drvampo _Per tutte l e rocce della Montagna Nera; poichè i .M:usulm am aveva~o appreso ai tempi del primo assedio ap. apprezzar la valenti~ -guerresca dei ::Yfontenegrini, o sapevano c~e l_a .salve~za di Scutari era affi.clata in gran parte al coraggto dei f~nt1 della . Zeta, ai generosi alleati della Signoria di Venezia.. . . Ma I van Zernovich, assalito da ogni parLe, dovette rttll'ars: a difendere O'li accessi del J[ontenegro, a Zabliak; e Scutan 'fu abbaùdo:ata a sè medesima ed al sacrifìzi.o del suo pre sidio veneziano. Era il dicembre dell'anno 1478, quando l'infelice castello di Scutari capitolò per yia di un trat~ato _che prom.etteva salva la vita. ai suoi difensori ed alla c1ttadmanza. Rimasto solo dinnanzi alla procella, il valoroso campione ~el serbismo sulle rive adriatiche, il Pri.ncipe Ivan Zer~ov10h confidò in Dio e nel coraggio del suo popolo eroico. _I con tinui assalti dei :Musulmani che desolavano i pa~si della Zeta s~ periore, . indussero alla fin~ I va~ a sloggiar~ d~: bianco castello di Zabliak ed a ntrars1 tra le 1:upi piu . l' m_ · temerata cittadella aspre e scure della Montagna N era, . del ser bismo; asilo forte fat to per popoli. forti. . , Epperciò, caduta Scutari, Ivan ~ e~novich fa?b~·ico sull~ r ive del fiume che chiamò Zerno,1evic', una cittadella_ cu~ · impose 1· t nome d'1 Obod , e daccosto sorse il monasteno d1 ·Cettinj e, come faro della nuova capitale de: Montenegro. Così sulla fine del decimoquinto secolo, 11 poderoso. ba-stione del serbismo sull'Adriatico perdette i suoi appoggi sul mare. La bella città di Zabliak, il porto dei Serbi, scomparve.


134.8

NOT B: SULL,, Pl!:N ISOLA DALOANIO A

NOTE SUL f,A PENISOLA BA T.,C.A.NIOA

La violenza dei cavalieri e qei saettatori musulmani ne fece-uscir gli abitanti che si ritrassero a guerreggiare tra i boschi e salirono sulle ardue rocce. Ricorda la leggenda montenegrina, che due poderosi cannoni salutarono per l'ultima volta le vagheggiate vie del ceruleo mare, ed il rombo, soverchiando il mugghio delle onde, con la sua eco possente pervenne a salutare l'amica Venezia. E Venezia l'udì, in quel fremitoc onfuso di passioni, di interessi e di affetti che segnò la fine del decimoquinto secolo; come saluto di.' un'età fatta di poderosi e di for tissimi ideali che non si spezza; ma attende, matura, e si corrobora nella speranza di tempi migliori.

fatte dai · ·· la eco delle spoliazioni . . t avan O Co me in tempesta ncesi a V enezia vi corse ingrandita a d1sm1sura. Le magF ra · · a bbrucia · t e, · · navi da (')'uerra spedite in Francia, le mmon

***' Caduta la Veneta R epubblica, per le coste dell' Illirio, legate dt1 forti e tradizionali vincoli di grato animo alla Signoria, l1t novella si diffuse in eco dolorosa e parve cercar vendetta tra le genti Iugo-Slave. Ebbe allora principio una. fiera guerra che dnrò tre lustri. . Era provveditore dei Bocchesi, o delle genti serbe che prospettano sulle rive del mare di Oattaro, il conte Soranzo; uomo di antica tempra. Questi come ebbe avviso della caduta della Signoria, radunò i deputati delle comunità delle B ocche, per sollevarli contro gli spoglia.tori della patria e di quel governo che sempre aveva assicurato e garantito ai Serbi il desiderato sbocco sul mare Adriatico. E d i cittadini di Oattaro giurarono di difendere sino all'estremo le libertà repubblicane che loro aveva largite la veneta Signoria e di rimanerle fedeli, sino a che non ne avessero ordini dai legittimi reggitori; ed in ogni caso di non accettare giammai la dominazione straniera. In q uesbi frangenti, per segreto disegno o per caso, di quei giorni appunto le milizie serbo-illiriche licenziato dalla Sig noria e condotte da Niccolò Morosini, sbarcavano a Oattaro. Tutta la Dalmazia aveva seguito l'ésodo di quelle trL1ppe1 con animo infiammato e trepidante : consigli e progetti s'agi-

o . · d' g1on il Bucintoro costrutto nel 1729 fatto a pezzi a co1p1 ascia (1). Era la tìne del marzo 1797, l'ultima primavera della Re-pubblica. - - In quel naufragi.o d i p~trie ~emori~ che_si_ sfasciavano, si ridestò confuso nell'arnmo d1 codesti ult1m1.sol~ dati di Venezia l'istoria dei tempi passati, quando le genti ,del mezzo-dì della Serbia mandavano i loro fanti al soccorso di Scutari nuando (')'li Zernovich legavano le loro spade ' 'J. b . 1 alla Signoria ed i Montenegrini guarda~a~o per Venezia a cerchia dei monti di N iegos, avanti CettmJ e, e proteggevano Cattaro Budua Antivari e Dolcigno dalle violenze n.nsulmane. Così fu : he nella tempesta delle passioni, nell'arr~ffio ·de(')'li interessi nelle lotte fra democrazia nascente e ansto cr:zia decrepita, nel gran disordine della morale st~nca ~el passato non ben cet·ta dell'avvenire, che il g rido d1 « Viva Sari 1vf;rco » corse come un incendio da un capo all'altro delle popolazioni serbo-illiriche_di Dalmazia e ,s i ripercosse, limpido ecl alto dalle rupi di Catta:o all'~crocoro montenegrino, con tutta la lusinga di una n surrez10ne. I soldati sloveni di Venezia discesi .a Càttaro, mandaron~ lettere al Vlad ica Pietro I Petrovic'-Njegos,.per domal;).dargh soccorso ed altre ancora ne spedirono a Venezia. Ed il Montenegro, la cittadella del Serbismo slavo del mezzodì, ra?cols~ o-li ultimi voti d i coloro che avevano ancor1;1, fede nelle hberta ~eneziane, per sentimento di gratitudin~, _per ~mpulso di animi nobi.li e gagliardi, e per quello spmto d1 c~nservazìone che è forte retaggio dei popoli che conducono vita sem. . plice e guerriera. In· O"ÌtlO'nO e lu(')'lio di quell'anno, i Montenegrini avevano sollev:tat>l' Albania. L'ultimo moto in senso italico di quella provincia erasi appalesato nel 1692, quando i 1\Iirdìti avevano

{l) Tu1.uo F;ReRn. - Storia 1lrlla Dalma;ia dal 1797 al 1814. Parte 1, p~g. l6. Zara, tip. ed. Wod i tzka, ½886.


1350

...

)<'OTE SULL,\ PEXI SOLA DA LCAXICA

faUo omaggio delle terre loro a Carlo Emanuele I di Savoia~ prima di soggiacere al 'l'ureo conquistatore. Dall'Albania i}[ontenegrini erano corsi lungo il littorale dalmatico, per le costiere di Maini, di Poboi·i, di Braice .e di Budua. Il generale austriaco Matteo Rukavina, partitosi da 'rront,o. come per fare una passeggiata lungo la Dalmazia « con gli speroni di gesso», s'affrettò a retrocedere dalle Bocche dì Cattaro _a Zara, per apparecchiarsi a vincere il n uovo intoppo, cho i Serbi del mezzodì opponevano alla couq uista austriaca, -q.el nome di Venezia. ·come i soccorsi austriaci si furono rac-. colti, il 23 agosto, il Rukaviua, a bordo del vascello .,fostria, con una :flottiglia di 14 navi che ave vano battuto un tempo la bandiera di Venezia, mosse verso Oattaro e l'occupò in nome di Francesco II, imperatore, spalleggiato da una siepe fitta di baionette. L a violenza s'era aggiunta alla violenza, ed il resistervi subi to pareva t emeri tà per gli Sloven i ed i Montenegrini; opera più saggia invece ed accorta preparare lariscossa, cercando amicizie ed alleanze tra i più poderosi popoli slavi. I n mezzo al cordoglio generale, a Perasto dello :Rocche, la bandiera di San Marco fu così sepolta sotto l'altare maggiore della chiesa del luogo, tra le lacrime di t utta la popolazione vestita a lutto, come se fosse disceso nella tomba il più caro, il pi.ù venerato, il più "illnstre dei concittadini « cui il cuore « deve servire da · onoratissimo sepolcr o, e le lagrime il pitL « puro e grande elogio » (1).

Maturavansi nell'intervallo altri eventi: la vittoria. di Austerlitz aveva prostrato l'impero austriaco, Venezia divenne possedimento fran cese e con essa il Quarnero, la Dalmazia e le isole dipendenti del littorale. Si ridestarono allora. per gli antichi. domini della Signoria le sopite speranze e si scossero le terre dalmate da Ra,gusa ({) Vetlnsi L'orazione funeb re che pronunciò in 11ue.sta circo,tanza il capo del comun e di Pera,10 negli studi storici di <.11101.A110 IJAi-ooLo. Venezia, 1859, ,·ol. I, pag. 26.

N01'E SU l, LA l'E :,;:ISOLA BALC.AKJCA

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ad Antivari, o da Cattaro allo spal to roccioso di Njegos, rievocando i gloriosi tempi di Duschao e della Veneta Repubblica. Il ritorno della dominazione francese rinfocolò tra le popolazioni serbe che p~·ospettano _l'Adriatico, v~cchi rancori e t'avvivò più che ma 1. la memoria d el grande gmramonto fatto otto anni a.vanti dai Bocchesi all'ult_imo provveditore della Repubblica Veneta. E Bocchesi e Montenegrini, strinsero appunto di quei giorni un'alleanza con l'ammiraglio russo ~iniav_in che sta_va. all'erta con la sua annata nelle acque d1 Oorfo . Il Vlad1ca Pietro I del :ì\,(ontenegro volle dar subito vigore e consistenza a q ttesi;i accordi, e convocò a Risano un' assemblea generale. SL1bito una squadra russa gettò l'àncora nella sicura baj a d i Porto Rose, rimpetto alla fortezza di Castelnuovo. E la guerra dilagò r~tpida e si fece grossa : agli interessi def Ser?i del mezzodì sull'Adriati co, si intrecciarono quelli di Russia ed Inghilterra, per amor di ·equilibrio nel dominio dei mar~ e per arrecar danno alla Francia. Il 30 marzo la flotta moscovita bombardò l'isola di Lissa, e poco appresso occupò la Oùrzola e Lèsina,. La lotta si fece più aspra e fui·iosa attorno a R agusit, occupata dal generale france~e L a.uriston, rinforzato poco dopo dal hlolitor. Nel settembre del 180G, il generale Marm ont scese anche es.so in campo, per decidere di quell a guerra formi dabi.l e tra rocce inaccessibili e scogli insidiosi; ma la pace ,di Tilsitt, più che decisivi va ntaggi d' arme vennero in suo aiuto . Nel 1802 i Francesi s'impossessarouo delle Bocche di Cattaro e le ultime vestigia delle antiche libertà venete parvero cancellate dopo un'eroica resistenza durata quasi dieci ànni. Ma venne il J.809, Marmont fu cl1iamato al Danubio e la Dalmazia si risollevò: le operr~zioni militari dal 1810 al 18l2 ebbero per ·còm pito cl i riassoggettare le frontiere alpestri del Montenegro, quello della Croazia e lo specchio d'~cquedel littorale adriatico, da Fiume aù. Anti vari. Alla fine, dopo lunga E\ fero ce lotta, Cattaro e le Bocche caddero sott,o il dominio austriaco, noi primi mesi del 1815.


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NOTE SULLA PENISOLA BALCANICA

N01'E SULLA PENISOLA BALCANICA

in prò delle antiche libertà marinaresche, dalla caduta di Venezia all'epoca in cui potè nuovamente riaJfacciarsi, con i porti di Antivari e Dolcigno, a l vecchio mare solcato dalle o-alere di S. Marco. Ora le Bocche di Cattaro abitate da Serbi; Ragusa, e la Dalmazia sono in mano degli Austriaci, che hanno aggiunto di recente a codeste loro conqu!ste anche le due provincie serbe di Bosnia ed Erzegovina. E quest,e due ultime provnce sembrano appunto l'anello di collegamento, le due gnLndi braccia tese tra Serbi di mezzodì e quelli che abitano sulle rive della }forava, della S~va e del Danubio. Gli interessi austriaci sospingono da quest'ultima parte i t raffici della Serbia orientale verso Salonicco, premuti dai traffici tedeschi. Le tradizioni del passato, lo studio, la cura costante di stimola1:e linee natùra,li 'tracciato sul terreno, che non possono in alcuna maniera inarid ire, debbono consigliarci 1L ritrovar un compenso in questa oTande suddivisione degli interessi serbi tra Egeo ' b ed Adriatico. Equilibrio e c0mpenso, è tracciato dalla vecchia formula marinaresca della Veneta Repubblica« le Bocche, la bocca degli Slaion'i » .

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Così, per alterne vicende della, storia, le genti serbe del mezzodì dell'Adriatico si affacciarono volta a volta a questo mare, ed aspirarono ad uno sbocco sopra di esso. La Signoria d i ìl enezia alitirò gli. interessi di coteste genti nell'orbita dei snoi traffi.ci, se ne cattivò gli affetti, ne impresse nell'animo il segno indelebile d~lle memorie, fatte di gra.titudine e di riverenza. Tradizioni del passato, ese1;llpi più recenti, influen7;e ed ammaestramenti messi a partito da.gli imp·eri ch e hanno ereditato il dominio littoraneo della Veneta Repubblica, il cui vessillo ripos~. ancora in pace sotto l'altare maggiore della chiesa di Perasto e di molte e moHe chiese da_ Fiume a. Budua, sono argomenti ben suggestivi per 1101. Lungo la cimosa littoranea della Dalmazia., in' cui Montenegrini e Dalmati che parlano il lingLrnggio , delhL Serbia del mezzodì, si associano ad Italiani che fa velh:mo nell'idioma della città delle· lagune, grandeggia ancora la memorùt della Repubblica Ragusèa ch'ebbe liberi stat~1ti da Venezia. E non è affatto spento l'ideale del grande bastioi1e, conce1:iito dallo Zar Duschan, che prospetti all'Adriatico e raccolga i traffici nascenti delle n uove schiatte della, Serbia, per rivolgerli a quel mare. Un tempo era la bandiera di 'ìlenezia, che copriva quelle merci, ch·e fomentava, e suscitava quelle ricchezze. ~l'utto il commercio d i Bosnia E rzegovina, cioè· degli altri fratelli in serbismo dei :Yiontenegrini, per via. di carovane era dirett,o ai porti di Dalmazia, unici e sicuri punti di scalo: quivi prosperavano le industrie e le scienze, e concentravansi enormi ricchezze, grazie alla navigazione este.;issima in quell'epoca. Giammai le coste dalmate ebbero tempi più fortunati: avevano in mal'e, alla :fine della Veneta Repubblic&, oltre 500 navigli: la sola flottiglia mercantile di Zara aveva 460 cannoni, quella di Cittavecchia 26, di Curzola 39. Caduta là repubblica, il Montenegro ricordò queste tradizioni, ravvivò questi <deali: non posò si può dire le armi

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ed

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[,a costiera dell'Adriatico è sottile ed estesa: è come nna i)'rande un'enorme via lungo b quale passano i traffici nia b ' ' ~ ' non si arrestano. E le pietre miliari cli codesta via sono tracciate dal vecchio ed indimenticabile dominio del . leone d i S. Marco. Bisogna che l'Ita.lia . nuova, a grado a grado, ricalchi questa gra,nd e strada, perduta fìn dal 1797. Gli odierni porti di 'Venezia, di . Ancona, di · Bari e di Brindisi debbono ritrarre vigore ed impulso dai traffici serbi dell'altra riva dell'Adri1.ttico. . E l'intermediario delle relazi.oni tra le genti di Serbia d'oriente e quelle di occidente che prospettano questo mare deve essere il Montenegro, che fortissime tradizioni del pa~sato e gentilissime del presente hanno attràtto in ogni


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No·r m SULL,\ PENIS01,A BALCA:KIOA

NO'.l'E SULLA PEN'ISOLA BALCANICA

tempo al gol!o c'.i . Ye~1ezia. Le foci della Boj ana, i porti Serbi di Ant1van e d1 Dolcigno debbono e possono surrog'l.re le -~occh~ di C~ttaro, uscite nel .1814 dal raggio di egemoma, degh Slavi del mezzogiorno. Basta a ciò una ferr~V:ia che_colleghi Uskub) 1d margine meridionale dell'alt~p1a~o d1 Còssovo a Nisch serba da una ptir te, e ad Ant1van, a S. Niccolò dell a Boj ana o a Dulcigno clall'a,ltra· perchè l'antica traccia él.elle vie carovaniere dei Serbi eh~ ~rrecavano :m. tem~o- l~ mer<?i loro alle venete galere sul h ttorale adr;i.at1co, sia npristinata con tendini e muscoli cli acci.aio. lV~a di ciò sarà cenno parlando specialmente d·err A lbama, cui questa vagheggiata via di gri'\,nde traffico italoba~cani:o interessa ta.nto, quanto può interessare gli odi~rni a-bitanti d~ll~ Montagna Nera ed in genere i Serbi del bastione mend10rrnle archi tettato dal grande Duschan . . ,· Qu~llo che più p~·em.e di colpir~ a questo punto si è 19 spi1,1to d1 ~odeste relaz10rn tra 1 Serbi del n1ezzodì e l'A.dria.tico: f~Uo d1 ~ane tradizioni, di costante loro osservanza da part~ cli popoli e da parte di governi. Le genti serbe del littorale dalma~ic~. e · quelle del Montenegro, . hanno ereditato queste t~ad1z10m: spetta alla tenace volontà dell'Italia n uova, al v~gore dei suoi traffici· ed al loro ardimento di ricalcar~ le vie del pass1ito in nome dell'avvenire.

II. I Serbi orientali e l'epoca di Karageorges e degli Obrenovitch. , ' P r esso a poco nel medesimo tempo in cui i Serbi del mezzodì s'apprendevano all'aspra. lott a contro i Francesi e con tro gli Austriaci per l'equilibrio dell'Adriatico; i Serbi della g_rande .Morava. scno~evano il lungo torpore in cui er~~o p1omba!1 a!l'indomani della sconfit ta di Oòssovo-Polj e. Iìe concuss10ni e le depredazioni dei giannizzeri d iedero 1trgomento Petrovitch , de'·to 1·.1 N ero 1' . . alla riscossa: Giorb()'io . . 11 ( zei·ni m serbo e Kai·a m musulmano) la capitanò.

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Karageorges era nato tra il. 1760 ed il 1. 770, da famiglia d'agricoltori: d'ingegno perspicace, ir~condo, v_iolento . egli suscitò attorno alla sua persona una falange d1 soldati che per lunga dissuetudine par evano affatto dime?ticl~i d'o?ni virtù guerriera. I Serbi attaccarono i Turcln a Iagodma. e li dispersero : ma la fede del Sultano verso i tracot ant i giannizzeri, abbandono da parte della maggioranza delle genti musulmane di Bosnia, facilitarono codesta prima vittoria dei soldati di Karageorges. Questi chiese l' autonomia am. ministrati va della Serbia e semplice vincolo di un annuo contributo alla Porta. Oscitò il Sultano, ma non Giorgio il Nero. Nell'agosto del 1805, i Tnr chi pativano da.i Serbi una tremenda sconfitta tra le. forre di Kjupria, sì che all'esercito musulmano convenne rifugiarsi sotto Nisch. In buon punto accorsero a rincalzo le armi arniche éli Russia, e continuarono a sovvenir alternatamente le serbe, ·tra il 1806 ed il 1812: secondo che le condizioni della. grande guerra pugnata contro Napoleone lo consentivano. Ma, nel moment o · del maggior bisogno, Karageorges disertò il ·campo dei Serbi per ritrnrsi in .A.ustria a vita privata. Rimase solo sulla breccia, di fro nte al Musulmano im baldanzito, JY(ilosc Obrenovitch a dar im pulso a,lla seconda grande g uerra per l'indipendenza s-erba. · E ra la do~enica delle Palme del 1815, quando Milosc, i·aècolto il suo popolo nella piana di Tacova, dichiarò la guerra f.1d oltranzll ai Musulmani. Il fremito della riscossa corse per tutte le terr e di Serbia: i messi vi si sparsero, apportatori della lieta novella, ed in pochi giorni .tutto il popolo si levò in armi. . Da prima i Serbi ebbero la peggio. Un corpo di truppe turche, di circa 10,000 combattenti, tenne in iscMco gli insorti; ma questi s'accrebbero in forze e raddoppiarono in att ività, sì che la fortuna delle armi tornò a sorridere ai Serbi. ·Una serie di felici eventi di g uerra assieurò ad essi buoni patti nel trattato dell'ottobr~ 1815, per cni la nazione risorse, ·ecl ebbe alfine tregua nella fiera lotta. Il Princi pe Milosc fu da · tutti riconosciuto per capo e governator e della Serbia.


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NOTE SULL1~ PENISOLA .BALCAN!CA

~OTE SULLA PENISOLA BALCANICA

~fa il ritorno . improvviso di Karag6orges in patria, nella pnma:vera del 1817, ·turbò codesto assetto e codesta feconda e fort e concordia · di spiriti.

Obrenovitch IL Un mese appresso, quest'ultimo moriva e succedevagli iI fratello Miche.le. · Regno travagliato anche quest'ultimo, da intrighi e da fazioni : i successori di Giorgio il Nero Jesideravano ardentemente di vendicarne l'assassinio. Le truppe si divisero tra i due parti ti: là .Scùpcina convocata dal principe fautore dei Karageorgevitch, cioè dal Voutchitch, d ichiarò n el 1832, il Principe Mi.c hele decaduto dal trono ed eletto in suo luogo Alessandro Petrovitcb, figlio di Giorgio il Nero. Intrighi e pressioni dirette della Russia contrnstarono codesta elezione; quasi un anno a ppresso il Karageorgevitch era costretto ad abclicare~. ma la Scùpcina convocata per eleggere u n successore, riconfermò al trono Alessandro. Passarono l unghi anni cli lotte e di discordie finchè, nel 1858, la Scùpcina proclamò definitiva.mente decaduto dal potere Alessandro Karageorgevitch, e richiamò al governo gli Obranovitcb, nella persona di Michele Obrenovitch III.

***

Kar_ageorg~s· è senza dubbio l'eroe della rivol uzione serba:

f 1~ e~h che diede il primo segnale della riscossa, che la orga~ nizz_o e sostenne con _ volon tà per tipace. Al suo amor di ~atn_a,_ al_ suo _coraggio, alla sua avvedutezza debbono i :::lerb1 _11 asvegh_~ del _sen~im~nto nazionale e le loro prime v1ttone: epperc10 egli sah g1uiltamente primo tra i primi , e venne accl.a mato capo della nazione (1). Ma a tanta al~ ~ezza ~on. seppe m~nt : nersi quel ferreo · ingegno, troppo 1n~om1to per potersi pwgare a tempo opportuno alle fine a~·ti. della politica e del governo, e non s'avvide che l'amor d_i h b~r~à, c~e egli aveva saputo · suscitare tra i suo{ conc1ttaclu11, gli ~vrebbe contrastato un potere che egli voleva nelle sue marn assoluto e senza controllo. . A~le ~rime di~cordie; a.lle p rime opposizioni, Karageorges tent,o _di porre nparo con la violenza : mal consigliato, diserto 11 campo della lotta e cadde per sempre 0ome soldato e come governatore cl.i genti. . ! iù abilitiL, _p iù for_tuna, miglior sagacia ebbe il Principe . M1losc; e fu nconoscrn to ca po della · Serbia. · . 01:a il ritorno improvviso di Giorgio il. Nero minacciava p1_ombar la ~erbia nella. guerra intestina : non fu possis ~1le rn_tesa tra 1 d u~ grandi guerrieri: soltanto la forza 0 l astuzia poteva decidere delle sorti. E Karageorges 'venne messo a morte ad Adzagra, presso Semend,r ia. S ulla fi~e deJ 1~1!, Milosc venne proclamato principe della Serbia,_ con d1ntto ereditario nella fam iglia: governò :fino ~l 24~ giugno 1839, anno in cui, per intrighi di potenze str3:ruere tu costretto ad abdicare in ·favore del fio-I" M"l . . . .1 an 0 10

·d~

(O F. ~u,rnB.HTI , maggiore di fan teria in sen •izio ausil.iario. - La Serbia e lct dinasliii <legti Oò1 e»ouitcti (L804-t39.1J. - Torino, Roux e Fa val e {893 , I1a_,. " 3G.

.,' La l unga istoria delle sopp ressioni sanguinose, degli intrighi , delle violenze, dei mutamenti repentini di governo sembra abbia' tregna. Nel 1862, il protocollo della conferenza di CosttLntinopoli 11.ssicura ai Serbi le .loro fortezze int erne, eccetto Be]grado, Chabatz e Semendria : nel 1867, anche Belgrado è cedL1ta ai Serbi. Ma, nel 1868, Michele Obrenovitch III cade ticciso per .mano assassina, mentre con alcuni amici e parenti passeggiava nel parco del pa.lazzo principesco. , Succedevagli il 11.ipote Milan Obrenovitch IV·: egli aveva poco poco più di 14 anni, .sì che la grande assemblea creò un consiglio d i reggenza per indirizzare l'opera governativa fino alla maggior età del nuovo pri ncipe. Una delle pri me cure del nuovo governo serbo si fu la ricerca dei colpevoli dell'assassinio del principe Michele; ed i colpevoli <lel misfatto caddero alla fine nelle mam della pu nitiva giu-


1358

NOTE

NQTg SULLA PENISOLA BALO.A.NlCA

su1.Ui PENISOLA BALCANICA

:florido e robusto, quando veni:{e a fiaccarlo la guerra contro la Bulgaria e la sconfitta di Slivnitza: il trattat o cli . pace di Bnkarest pose termine al conflitto, ma lasciò strasc ichi .inenarrabili nella vita pubblica e p1·ivata della nazione serba, e semi maligni di discordia nel seno della fa miglia reale degli Obrenovitch.

s~izia. A.pparve a_l~ora a èhiare note manifest.o che la co.n gmra faceva capo al principe Alessandro KaraO'eoro·evitch , . o o ' . A . esu1e m ustna ; s1 che fo condannato in contumacia ed a lui ecl alla sua famiglia fu i.nt,erdetto il suolo della Serbia. *

** . ~el .1872 il governo della reggenza ebbe termine. Il prin01pe Milan assunse 1.~ redini dello Stato, edo resse dapprima con .mano ferma e vigorosa. lV[à, verso la metà dell'anno 1875 divampò l'insurrezione . in Erzegovina e, guadagnò terreno a grado a graclo1 finchè gl'insorti strinsero d'assedio 'l'robi~j e, città forti:ficata più importante dopo Mostar nel vecchio Ducato. L'entusiasmo del momento .rievocò antiche aspirazioni e carezzate speranze: la. ricostituzione dell'impero deJlo Zar DLlschan, dal Da11ubio al littora.le Adriatico. Tuttavia il pri ncipe Milano esitava a lanciarsi in un'impresa ardua e pericolosissima. Ma a troncar i dubbi, venne 1~- buon puuto la minaccia dell'Austria d'occùpare il Principato se questo muovesse .guerra alla Porta. Cos1 mentr e il picco_lo Montenegro continuava, impavido nella guerra, la Serbia stette con l'arma a l piede in attesa deo-li eventi. Alla fin e, meglio Jonsigliata<:i 1'A ustria, assenzien t:la Russia nel giugno del 18 76 p rincipiò la gnerra. L'esercito serbo co~ stretto aUa d ifèns i va non potè impedire che i ~l'urchi in vadessero il Principato : la situazione critica del momento ingenerò dissapori e sfiducia. ' Gravi ·dissensi scoppiarono tra il ~on~andante i~ capo, generale russo Cerna~ef, ed i generali serbi : gli a iuti di plomat101 della Russia dapprima ed il soccorso delle armi moscovite cli poi, nel 1877-78, salvarono la Serb1a dalla rovina. _Alla con_clusio~e-del trattato cli S. Stefano (3 febbr. 1878) ~h acc~1:d1 r.ela~1v1 furono estesi anche ai belligeranti serbi; s1 che 11 Prmç:i pat~ potè proclamare la sua indipendenza _· as~olu_trt (13 luglio). Otto anni appresso (8 marzo 1882) il Pnnc1pato elevavasi a dignità di reame. Pareva di già,

1359

* **

.,'

La storia che segue è quella, dei giorni nostri : corruzione e discordie, liv.ori acerbi d i parte, intrighi ed · esempi tristissimi di immora.lità nell'alto e nel basso della nazione, ne sono la caratteristica essenziale. Nell'ottobre 1888 il Santo Sinodo proclama ufficialmente il divorzio -tra la reg ina Natalia ed i-1 re Milano. L 'anno appresso la Scùpcina, a grande maggiorar1za vota la n uova cos.tituzione: · la persona del Re è sacra ed inviolabile : è irresponsabile e deve essere ritenuto da tutti i Serbi « eome il più nobile ed il più elevato rapp1:esentante della na:zione ». Egli esercita il potere legislat,i vo in unione alla Scùpcina, o assemblea nazionale: è capo dell'esercito i rappresen ta. il paese all'Eistero e n rma i trattati . Doveva chiamarsi « R,e dei Se1·bi i> ma non fu possibile per opposizione dell'Austria, che conta tra i suoi sudditi delle genti di nazionalità serba in Bosnia ed Erzegovina. Ma uel medesimo auno :!.889, nell'anniversario della proclamazione del regno · serbo, il re. Mi.lano abdica in favore del. figlio Alessandro . I . Un · consiglio di reggenza doveva governar nell'intermezzo, essendo il n uovo re minorenne; compose codesto consiglio il Ristich, il generale Protio' ed il generale Belì-Marcovic'. All'annunzio dell'abdicazione, la regina Natalia ritornò in Serbia: intrighi di Milano, e l'agitarsi di partiti la co strinsero ad esulare nuovamente, almeno fino alla maggior età del figlio A lessandro. Altrett anto fu costretto a promettere l'abdicatario re Mihtno.


1360

:s-o•nj SULLA

PENISOLA: B ALCANICA

Esi tanze dall'una parte. e dall'altra, costrinsero il bo-overno . a ncorrere alla violenza : la regina Natalia, nel maggio del 1891, venne espulsa da Belgrado con là forza. . La rivendicazione del giovanetto re al potere, il r itorno d1 re Milano in Serbia, la sua nomina al comando in capo dell'esercito attivo, il nuovo esilio di Milano il matrimonio d 1. re Alèssandro con ·Draga 1\faschin, gli 'odi ed i livori _d estati da questa unione, i sentimenti ostili della nazione· infine, il violento prorompere di · t utti questi sentimenti nella selvaggia tragedia del giugno dell'anno in corso, sono avvenimenti della cronaca quotidiana, perchè occorr~ tratteggiarF più diffusameri'te a questo puntò. (~uello che preme di col pire in questo rapido svolO'ersì degli avvenimenti del regno di Serbia., del1~1 sua procl:mazione all'avvento al trono d i Pietro I Karageorgevit.ch, il discendente della famiglia di Giorgio il Nero; si è il ritmo di violenza cui soggiaciono1 come obbedissero ad una leo·o-e 00 fatale degna dei tempi di Macrino e di Massimino. Fenomeno costante che r ivela una causa immanente, pure costante: la corruzione dei costumi in una massa di gente aSSUrt~L · da breve Ol'a alla libertà degli Ordinamenti politici non è causa sufiicente a giustificarla : la corruzione dei costumi nella parte d irigente della _nazione è forse un determinante più logico e positivo. R intracciare in codesta tela di corruzioni il motivo essenziale dell a trama, non è difficile. L'orbita degli interessi austro-tedesc~i ha _att1:atto nella sua sfera d'azione il piccolo regno d1 Serbia : 11. re Mih,no, per danaro è fama che ab?ia concluso un trattato con il governo aus;ro-ungarico, cm doveva esser fatta facoHà d i occupare Belgrado, Nisch o la soglia del Sofisclti-pole, in caso di interni commovimenti. La corruzion e Berba ha così perni esso all'Austria di colorire a proprio vantaggio il grande progetto che deve rivolgere i traffici austro-tedeschi da Brema, da Amburgo, da Lubecca e da Francoforte a Salonicco. Lo sfacelo mort~le delle genti dell'oriente serbo hanno spiànata la via .all'attuazione :pratica di codesto grantle disegno.

NOTJ;:; S ULLA PENISOLA BALCANICA

1361

III. La crisi della Serbia settentrionale e la missione della Serbia del m ezzogiorno.

)

:Mentre la Serbia della Grande :ìlforava, della Sava e del Danubio continuava nell'incerta guerra contro i Musulmani, tra il 1876 e il 1877; sull'acrocoro montenegrino, la cittadella del se1·bismo, la lotta ardeva fortunata e gloriosiss~ma ·contro il medesimo nemico. Le terre di Erzegovina s1 erano levate contro l'oppressore, ed i ì\fontenegrini in luglio del 1876, corµposero un piccolo esercito per soccorrerle : questo ebbe n9me di armata del Nord; mentre un altro, denominato del Sud, doveva tendere a Kolascin, a Spusc e ad Antivari; cioè ai desiderati sbocchi sul mare A:driatico. L'armata del Nord, aveva per obiettivo Mostar, difeso da Muktar-Pascià: contrattempi, 'difficoltà dei luoghi e dei serviz i impedirono al Principe Nicola di vibrare una puntata decisa in dirittura della vallata della N arenta. Ma l'ann_o appresso egli accumulò mezzi ed energie per spuntarla verso l'azziw1·d ma,1·e. Attraverso le fi erissime vicende della lotta che conta tra le sue pietre miliari i combattimenti di Duga e cli Spusc; il . Principe Nicola avanzò tra il novembre del 1877 ed il gennaio dell'anno successivo, sotto Antivari. La .fulminea rapidità delle mosse dell'e.sercito montenegrino sorprese le potenze. (lueste dovettero riconoscere gli ~vvenimenti come cosa compiuta; sì che il trattato di Berhno nel suo 29° articolo ordinava che la città di Antivari ed il suo littorale fossero annessi al Montenegro. Due anni dopo, nel 1880, il Principato allargava ancora i suoi poss~dimenti marittimi con la città ed il littoralè di Dulcigno, sino alle foc i della Bojana in cambio dei contestati e montuosi distretti albanesi di Gussiniè e di P lava,, che rimasero alla ~l.' urchia. 86 -

AN~O XL \'lii.


1362

NO'.l'E SULLA PENISOLA BALCA NICA

Siffattamente, dei giorni nostri, la Serbia meridionale, , personificata dal Montenegro ha riaffermato il concetto dello Zar Duschan, e gli ha dato forma e costrutto di realtà attraverso lotte epiche, gloriosissime. Impotente a salvare i fratelli di Bosnia ed Erzegovina dal giogo austriaco, il Principato ha seguitato le tradizioni di indipendenza che additano le vie del mare come vie della libertà e della ricchezza delle genti . Così il Montenegr.o ha rivend icati i diritti alla Se,rbia mci1·ittima che prospetta le vie della N aren ta, sino al lago d i Scutari.

:;:** Intese cli amicizia, vincoli di ge~tile simpati.a, fortissime rela,zioni di famiglia nelht Casa Reale di Savoia, permettono d i ben auspicare della decisa at,t it udine della Serbia del mezzodì, rispetto agli sbocchi sull' .A driatico. Si r icordi che nel medio evo la Serbia· avviava tntti i si.toi cormneni al littorale di quel mare, e che tutte le v-ie d'impò1·ta:~ione e di esp01·tazi one, adducevano alle città della riviera dalmata. Ragur;a era l'emporio del commercio di Serbia e di Bosnia; Spalat o, Sebenico e Zara erano più specialmente attratte a qnest'ult ima provincia; laddove Cattaro, Bari (Antivari), Dulcigno, Scutari ed Alessio traevano particolari vantaggi dagli scambi con la Serbia. Il tempo ha cancellate codeste memorie nella coscienza dei più: tocca alla saggezza, all'ardimento, alla pertinace volontà dai governanti, di rievocarle e di riadattarle ai nuovi · t empi. S i ricordi, tra le altre cose, che il fondatore della di· mtstia degli Obrenovitch, il p1;incipe lviilosc, era nativo del dipartimento di Uzice, e che egli traeva le sue ricchezze dal commercio del bestiame tra la regione nativa e Ragusa. Conviene dunq ne cooperare nell'attrarre là mitssa dei commerci serbi; mancipi dell'Austria; vei·so la costiera adriatica, -e sfruttarli nel sens.o veneto ; che deve essere oggidì il senso della politica italia,na uell' Adriatico. - Untt ferrovia tra Nisch

NOTE SULLA PEXI SOLA BALCANICA

13G3

-e Scutari dovrebbe essere la grande arteria, il grande vei,colo di codesti ·traffici: la canalizzazione deila Boj ~ma, la rettifica del corso della Drinassa, la sistemazione dei porti del Mon tenegro e dell' Alba.nia settentrionale, · }''incremento ma1ittimo di porti nostri delle P ug lie e di Ancona, debbono ,essere i mezzi per raggiungere lo scopo. Eguali vantaggi ·a ella Serbia orientale può ritrarre da <J.Uest,a grandiosa opera la Bulgaria, quando Sofia comunich i per via di Usc"nb con la gTande arteria ferrovia.ria serbo-mont enegrina-albanese. Nè basta ancora: la grande arteria non deve limitarsi a,lla 'Serbia orientale, ma allacciarsi bensì a 'l1urnn-Severin alle 1ine1:1 romene, in guisa da ·creare una. vera e propria grande -via di traffici, tra Mar .Nero ed Adriatico; da contrrpporre a -quella che dal Danubio e dalla Sava, per Nisch s'avvia a Co-sta:ntinopoli. Il Monten egro marcia all'avanguardia di codesta idea : la -decadenza della Serbia orientale, la s:tuazione generale della politica musulmana, il risorgimen to economico dell'Italia nostra possono agevolargli il citmmino nell'arditissima via Su essa - si noti - i contatti con l'istoria nostra, politica e -commei'cial~, sono stati continui,· fecondi . Ecl il Montenegro ha ben tliritto di attendere molto dall'Italia per raggiungere quei :fini che gli spettano, do,po i sacri:fizi ot tenuti, e tendono :all'equilibrio delle forze militari e commerciali sul mare .Adriatico.

IV.

Gli ele menti dell'analisi. A) S#ùazione geog1·afk a. - La Serbia (Srbja) è collocata tra il 43° ed il 45° d i làt. _N . e tra il :1.5°,20' ed-il 19° ~ 20' -di lo1+g. E . Limitatlt a N. dalla Sava e. dal Danubio che la <lividono dall'Austria e dalla Valachia, è limitr9fa. della Bulgaria ad E. ed a S. E., della Vecchia Serbia a S. e della


1364

1365

.NOTE SULLA PENISOLA BALCAN I CA

NOT.1<: SULLA E'IJ:NISOLA J3ALOANIC.A.

Bosnia ad O. La sua, configurazione è quella di un quadrilat ero irregolare: la superficie totale tocca i 48,586 chilometri quadrati ; il numero degli abitanti, secondo il censimento del 31 dicembre 1890, è di 2,160,000 anime suddivisi in 4100 a.ggregati di popolazione, con la densità di 48 abit anti per chilometro quadrato. A tutta prima, la regione appare come un grande massiccio montagnoso compreso tra due vallate laterali paralleler la Drina ed il Timok. La pendenza generale del massiccio· si accusa sensibilmente da S. e dà: E. verso N. e verso N. O.; vale a dire · s'in clina verso il Danubio. Ma ben considerando in particolare il massiccìo montagn oso, si scorge frattura.to. da dislocazioni e da ~profondamenti. Una grande dislocazione ha infatt i sbrecciato ~l nucleo di rilievo in due grandi fratture, l' una rivolta da S. a N. ; I' a;ltra da Q. ed E. di guisa che il tavolato montagnoso risulta scheggiato in quattro grandi zone che si tagliano reciprocamente in croce: la vallatti della Morava bulgara; quella della Grande Morava, la vallata della Morava serba e la vallata della Nis~ava. Le quattro zone nidinduate dal grande asse ortogonale della dislocazione serba, const ano di paesaggi di natura div,,rsa ; nell'angolo N. O. il bassopiano di l\fatchva, tra Sava e Dr ina, l' acròcoro di Podrinic e l',a ltopiano di Zlatibor:" nel,l'angol o S. O. le terre della Sciumandj~ e della Giupa: nell'angolo· S. E . l'acròcoro di Zaplanina; 'l e piane di Pirot e di BelaPalanka; infine nell'angolo N. E . la zona montana del 'r imok e di Kutschevo. La regione fortemente dislocata, potentement~ incisa e lavorata dagli agenti esterni, offre una successione di strette gole ( Klissou1·as) di larghe vallate e di piane fertili di colmataggio. Siffattamente, nella vallata della Drina., impraticabile ai piedi d~ll'altopiano di Zlatibor, succedono . alle forze di Zvornik le fert ili e distese pianure di Matchva : le Nissava . che bagna le belle e ridenti colline di Pirot e di Béla-Palanka, traversa la golà selvaggia di Sitchevo prima, di r.:1gginngere la Morava. bulgara sotto Nisch' e infine la vallata del T~mok, singolarmente pittoresca, si disting ue per

stret l;e e per chiuse nei contorni di Knjasevat z, s' allarga .all'improvviso presso Zaietchar per traversar indi appresso unà selvaggia gola prima di sboccar nella piana di Kraina. B) Dimsione amrn,inist1·ativa e p opolazione. - Una legge recente ( marzo 1899) div1se il reame in 15 dipartimenti (olm·ug) suddivisi in 72 circondari (si ·ez) e 1270 comuni (optchtina) . I dipa.rtimenti e i circondari sono amministrati da prefetti (1iatcltalnik) e da sotto-..pi·efetti (snski-natchalnilc) .

Il regno di Serbia con iava alla fine del 1898 ben 688 scuole primarie, 30 istituti secondari ed una unive1sità, (Belgrado) composta di tre fa<Joltà. Evvi ancora, un' accademia reale il cui programma è <li. far progredire con ogni mezzo le scienze, eccitare ed in,coraggiare le manifestazioni artistiche nazionali : è suddivisa in quattro sezioni e cioè, scienze naturali, filosofi.che, · sociali e belle arti. C) Isfruzione pubblica - Scuole. 1

D ) Culto. - La religione dominante è la greco-ortodossa: gli altri culti sono semplicemente tollerati. Dal 1879 la chiesa serba è autonoma ed indipendente dal Pat riarcato di Costantinopoli. E) Forze milita1·i.· -

In forza della legge del 31 gennaio

1889, il servizio personale ob~ligatorio fu esteso a tutti i <Jittadini serbi: gli obblighi di leva corrono dal 21° al 51° anno di età. Il servizio è così scompartito: 1 anno nell'eser<Jito attivo; 9 nella r iserva, 10 nella milizia nazionale, 10 nella · riserva della milizia nazionale Nel 1901, le truppe stanziali erano suddivise in 5 divi-sioni di fanteria, in una di cavalleria ed in un comando delle truppe del genio (Nisch). In totale: 15 brigate di faI?,teria, 30 reggimenti, 60 battaglioni, 240 compagnie; 2 brigate di cavalleria, 5 reggimenti, 21 squadroni; o reggimenti di artiglieria, 15 brigate di batterie, 39 batterie da cam~agna, 6 da montagna, l a cavallo, 9 compagnie di arti-

'


1366

NO'l'l~ SUU,A PtXISO LA : BALCANICA.

NOTE SULLA PE)[!SOLA B.ALCANlOA

glieria ·da fortezza; 2 ·e 1nezzo battaglioni del genio, con 10 compagnie in. totale. Complessivamente, l'esercitò serbo contava nel 1901, ben. 1180 1,1inciali, 21,200 sottufficiali: e soldati, oltre a 4800• caYalli. · Il bilancio della guerra per il 1902 sa.liva a 15 milioni d i dinai·s. (Lire). F) Agricoltii1·a - Indus_tria- Gommer-ci. - L'agricoltura serba è ancora ai primordi: soltanto un terzo del terreno colti-

I

vabile del regno è sfruttato; il r iman~nte è lasciato dissodato ed incolto: i metodi, la coltivazione e gli strumenti da.. lavoro sono ancora assai primitivi. La regione produce n0n~imeno non soltanto cereali in buona copia, ma ·altresì vino e prodotti dell'arte ·tessile. Evvi del parf sovrabbondanza di bestiame · gro·sso e min.nto. Tra le ·in:dustrie, notevole è quella mineraria del carbon fossile ~ della lignite; il prodotto di . codeste merci su pera i 62,000,000 di chilogrammi all' anno. Dai giacimenti di piombo, di antimonio, zinco, rame ed argento si ricavano annualmente oltre a 6 milioni di chilogrammi di minerale. Il commercio generale del regno è assorbito però, quasi per intero, .dall'Austris,-Ungheria e la Serbia rappresenta per essa il mercato per eccellenza. Se si considerano infatti le statistiche del commercio generale serbo, si r ileva che all'Austria-Ungheria spettari.o ben 70 milioni del movimento generale dei · capitali, su d i un. co.m plesso di 97 milì:oni; e di questi soltanto la magra cifra di 336,823 lixe spetta al commercio italiano (1 ). Per quanto rifletteil commercio esterno, l' Austra-Unghflria importa in Serbia il 58.87 "/o del movimento generale dei traffici; l'Italia appena 1'1.41 °/0 ; l'Austria-Ungheria esporta 1'89.30 °/0 ed accaparra l' 82 1/0 del · transito complessivo. Ridotte codeste cifre ad. unità, si rileva che la monarchia austro-ungarica ha per sè (1) V1CTOfl LEVY -

!889, p;ig. i3.

Coup d'oeil économique rn1· la Serbie artuelle·-' Vienne-i3ruxelles, .

1367,

il 78.51 °/ del commercio generale della Serbia, laddove l'I. talia vi figura appena con il 0.41 %, Cifre codeste di molto valore, che dà.uno la misura dell'entità dei traffici che si potrebbero avviare alla· costi.era dalmata, ·Sottra,endoli dalla via della Grande Morava; qualora si attivassero delle comunicazioni ferroviarie da Nisch alle foci della Bojana, ad Antivari o D ulcigno. 0

C) Comm1.icazioni 01·dincwie e fe1·1·ovia1·ie - La rete stradale ordinaria, del regno supera i 4000 chilometri. Dal 1881,, esso è dotato di una buona rete fer-roviaria, la cui linea prin~ ci pale si diparte da Belgrado, a ttraversa una parte della Sciurnandja per raggiungere la vallata della Grande Morava, sotto Velika-Plana. Codesto tratto lascia dietro a sè la dirarnazion~ di Smeredevo : giunta a Nisch la tratta principale si biforca in due rami, uno continua a rimontare la vallata della Morava bulgara, tocca Uscub, passando p~r Vrauja e si rialla.ccia alla linea cli Mitrovitza a Salonicco; l'altro risa.le la vallat a della. Nissava, passa per Pirot e si rinsalda sotto . Zaribrod alla linea bulgara che .scende a Sofia, a Filippopoli, Adrianopoli e Costantinopoli.


.,

Tabelle. comparative del commercio della Serbia con la Francia e Russia da una parte, . e gli Stati della Triplice Alleanza dalfaltra.

--·- - ·- ... I

- -

Ann i

-

-

.

S·r A'L't

I

. .

t Francia

1893

'

.

.

Esportazione

in

ctalla

Serbia.

Serbia

4'15,955

I

I. Russia. · _

lmportazione

. .

·-

---

·-

Francia Transito

Russi.\

1,389,360

I

'13.5,lSG ) .

735,136 1,211,0~)l

l'i8,2G9

23,155,210

43,1~6,000

l,S89,36Q

.

64,84H

,153,00'ì

Germania .

.

4,097,105

1,665,900

5763014 '

.

1_,540,013

59,839

1,599,852

29,45'1,237

45,0'ì4,'ì55

.

Alleanza

I

Bosnia .

.

Triplice

654,2~4 ~

~'7'8,269

.

,\ Italia

e

Totale

A ustria

.

..:

12,1Gl ,02'7

·1_9,712,297

21'1,856 1 )

12 i61 021

'

'

87,293,019

8'7,293,019


NOTE SUIAn\ PEN!SOLA BALOAKICA

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Montenegro. A) Situa.zione geom·afica. - Il Montenegro è regione -0.a altopiano, piuttosto che montana fortemente corrnga.ta e dislocata : abbrac:.iia un tratto considerevole dell'arco di narico) e come tale fa sistema con i rilievi dell'arco bosniaco -ed: erzegovese, da una parte, e dell'albanese dall'altra. Si possono distinguere nella regione montenegrina tre grandi fasce montane: le più dislocate sono le estreme; cioè verso la vecchia Serbia ed i~ littorale Adriatico. Appartengono alla prima zona, la costier a triassica dal ciglione di Oàttaro a Scutari ; compongono la seconda la vasta zona calcare e dolomitica che abbraccia la Katunska ed i Banjani, sino alla faglia di Bukovic'-Zijovo; dipendono infine dalla t erza fascia montana la zona fo1;temente dislocata e varia nei r iguardi geolo.g ici del Dormitor, d.,} Voinik, del Zijovo, e del Komo (1) . I corsi d'acqua montenegrini sono affluenti della Nareuta, .a settentrione della zona e della l\forncica a mezzodì : dipenpendono .dalla prima d i codest e disluvia li la Tara e la P iva; -dalla seconda la Cijevona e la Zeta. Il clima dalla parte montuosa è caldo, in inverno rigido; nelle regioni fiancheggianti e littoranee assai simile a quello delle nostre provincie mElridionali, di cui ha la, flora. B) Popola,zione. - La popolazione è d i stirpe serba, ad ~ccezione di qualche migliaio di Albanesi : ammonta a 260.000 abitanti; all'incirca; di religione greco-or todossa, meno talune migliaia . di cattolici ed altretta11:t e di musulmani. C) Esercito. - Il servizio obbligat orio è generale in caso di. guerra per ogni montenegrino dai 15 ai 50 a nni. L 'esercito mobilitato consta di 8 brigate di- fanteria e d i !i} Kur t Hassert-Ueitrage sur phisischen Geographie von Monte!legro-Gotha-Justus Perthes, i896, (nelle Peiermanns ,lfittlleilu.ngen) ,


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NOTE SULLA Pl1:N JS0LA DALCANIOA

~ OTE SU LLA PltNI SQJ.,\ DALCANICA

tma di artiglieria: quelle di fanteria sono formate da 3 a 7 battaglioni, per ll.dattarsi alla forza numerica delle tribù che le alimentano.

L'idrografia delle regioni è subordinata alla nat~ra delle t re grandi fasce di ri~ievo di spiccata n.a tur~ cit~sica nella zona littoranea, vale a dire con assenza di regime 1dr~grafìco superficiale, a « plani11e » nella. zona centrale; a polJe ed a « plcinine » nella parte settentrionale.

D) Agricoltura-lndu,St1·ict-Comme1·ci. - I prodotti principali c.lel Montenegro constauo, principalmente, in bestiame, pellami, lane, pesci, carni affumicate, sommacco e tabacco. La produzione minima totale del pellame nel Principato sale ad oltre 1800 quintali: i centri maggiori di ·produzionC' sono Podgòriza, )fiksie, Antivari e Dulcigno : .il pesce affumicato è dato dalle « scoranze » che hanno grandezza e formfL cii sardine e si ·pescano nel lago di Scutari in quantità enorme: il tabacco ed il sommacco viene esportato in genere in Austria ed in Turchia. Il commercio d'importazione montenegrino è oggidì iu massima parte nellè mani dell'Austria: basti citare c1ie contro un totale di 3.418.434 lire, che a. ta~to sale il valore dell' importazione ~ustro-ungarica nel Principato; l'Italia non opponeva, nel 1898, che l'insigmficanto cifra di 100.000 lire. ·

Bosnia ed E rzegovin a. A.) Situazzone geog1·afica. - Poste ·l'una sul versante meridionale l'altra sul settentrionale delle Alpi Dinariche, la Erzegovina e la Bosnia, sorelle in Serbismo del :M:onteneo-ro . o e della Serbia Orientale, presentano contrasti assai variati. Anzitutto divario di altitudine, fenomeni più o meno caratte1·istici derivati dalla natura canica delle due regioni, differenze di clima e di prodotti. L a formazione geologica accusa la costituzione delle due grandi provincie in tre ben distinte fasce di rilievo: la zona, centrale delle Alpi Dinariche (triassico); la zona littoranea del Carso (calcare cretaceo) e la zona della Bosnia orient11,Je (F lysch-terziario inferiore). 'Tra le dette zone si adagiano largamente delle formazioni neògene.

B) Popola.zione. - A.ppartiene alla stirpe serbo-c:o~ta; cioè acl una variet~~ del ceppo slavo : protesta la rehg~on~ greco ortodossa, di grande n~aggior~n_za; con forti nuclei d1 musulmani e di israeliti e d1 cattolici.

C) Sitltazione internazionale. - · Secondo il trattato di Berlino. l' },.ustria,-Ungheria ricevette il mandato dalle ma~o-iori po,tenze europee di occupare e di amministrare la Bosm~ Erzegòvina. Ora codesta opera è _co~pi.uta: e presso che perfetta n elle sue varie manifesta%1om eh possesso; le de~ province sono cliventate la grande piazza d' arme degli Austriaci verso la strada di Salonicco. La nazionalità serba ne è u.sèi ta tagliata a mezzo; ma ~on basta ancora. In attesa degli avvenimenti di Mac~donia o di .A.lbania l'Austria si è riserbata una porta d'uscita verso , a· S. E. con il sangiaccato il Novi-Bazar che h a cura 1 mantenere aperto alle sue truppe, tra la Serbia ed il :lio~tenegro. Codesto sangiaccato che separa la Montagn.a Nera dal reg~o di Serbia, faceva i.11 altri tempi parte del v1layet d1 Bosnia: L 'Austria-Ungheria, in luogo di reclamarlo al Congresso d1 Berlino. preferì lasciarne l'amministrazione alla .P?rt~, pur l'iserba~dosi il diritto dì man tenervi delle guarn1g1om. ?r~ codesto diritto è effettivamente esercitato dagli Austna~1 nelle tre città di Priboj, P levlje e .Priepolj e, alla soglia della stretta gola di Novi-Bazar.

:a

D ) Am,niinist1·azione cent1·ale. - L'amministr~zione delle due province è, con.fidata al Ministero delle F1~anze. ~el Ministero Comune L~ustro-Ungarico. Nelle provrnce ri.s1edono un aovernatore militare ed uno civile : il territono è 0 suddiviso in 6 dipartimenti e o4 circondari.


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NO't'tJ; SULLA PJ<;NISOLA l'IALCANIOA

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Il servfaio militare è obbhgator10 rn Bosma-Erzegovina · . . , oo-u1 o · c1·ttad·1no d eve com~1ere. ti:e ann~ 1:ell'esercito attivo e nove nella riserva. In 1ealt~, 11 serviz10 effettivo si riduce a sc,Ji due anni alle b~nd1ere. T.l contingente annuo è suddiviso in 4 reo-o-1·m t · d 1 f: t · d · oo en 1 a~ ena e lll 13 squadroni del treno da montao-na. La magg~ora~za deJle truppe bosno-erzegovesi è dislo~rtta rn Austi;ia; 11 corpo d'avanzata d'occupazione è il XY .

E ) _Or~inamen~o milita1·e. -

i1.0NTENEGRO CINQUE S ECOLI DI GUERRE

0•

(Gontùwa) .

È bene di tanto in tanto rievocare la memoria di fatti eroici, specialmente quando questi fatti ebbero a scopo la lotta per la libertà e l' iadipendenza di un popolo. Il Montenegro ce ne dà un esempio splend ido. Ma la piccolezza del paese, la natura stessa di una lotta feroce, che non implicava alcuna idea grandiosa. nell'Occidente di Europa, eclissarono quei fatti, che l' Europa non considerò per secoli come. opposizione di sudditi ribelli al potere supremo dello Stato. L' evocare quei fatti deve ricordare a noi Italiani che ben più aspre, sanguinose e barbare lotte costò al Montenegro l' acquisto q.ella sospirata indipendenza, che tante volte noi trascurammo di raggiungerla, causa le nostre intestine discordie, ma che il Montenegro non trascurò mai, perchè un pàtto indissolubile legava sempre fra loro quei :fieri montanari, che r Austria nella prima. metà del secolo xix: qualifica.va come briganti. Il nostro racconto non sarà che una cronologia, ma una cronologia di lotte titaniche, di fatti eroici.

I. Dal 1407 sino al 1875, anno nel quale scoppiò l'insurrezione dell'Erzegovina, che precedette l'ultima guerra d'indipendenza dal 1876 al 1878.

'

Ricca è la letteratura di questi ultimi anni relativa al Montenegro, e perciò ·super:flne potranno sembrare le mie disadorne parole, ma ciò non ci distog lie dallo scriverne noi


J 1374

MON'rEKRGRO

p ure. Ogni corda che suona e va al cnore, da qualunque mano tocca, può destare piacere e gioia insieme, specie se q uel suono risveglia memorie di patria e di gloria. Il Montenegro sotto Aug ustoimperatore faceva parte della provincia romana della Dalmazia, che ai tempi di Giustiniano passò sotto la giurisdizione ·dell'Impero d' Orien te, il quale dopo innumerevoli vicende fu · in gran parte conquistato dai. Tnrchi. Il regno di Ser bia, che col decadere dell'Impero orientale ~i era qui formato, si sfasciò colla batt aglia · di Kossovo nel 1389 e cadde in pochi anni sotto il g iogo ottomano, e l'attuale Montenegro fu reso tributa,rio. Ma qui un ramo del popolo serbiano, geloso custode della r eligione, e della sua indipendenza, fattosi schermo dei suoi monti, g iurò odio eterno alla mezzaluna, n è mai stette dal combatterla, qualche volta alleato della repubblica d i Venezia, ma per lo più solo. E quasi sempre con forze inferiori di molto, sconfisse e fugò talvolta armate numerose guidate da celebri capi. Fu nel 1407 che cominciò la vers. guerra al Turco; ma la sua legale indipendenza ricono.gciuta finalmente da tutta Europa e perciò · a:uc)l: dal sultano di Costantinopoli, il Montenegro non l'ebbe che nel 1878 col trattato di Berlino, quasi cinque secoli dopo. Quale popolo può paragonarsi al montenegrino, se non il piem.ontese, che per secoli si battè fra tre colossi - Spagna, Francia ed Austria - e seppe mantenere la sua indipendenza non .solo, ma estenderla a tutta Italia ?·

Nel 1415. Balsich, o Balsa, capo dei Montenegrini scon·:6.gge l'esercito dì Airen pascià. Spenta la dinastia dei Bal~ich, Stefano Cernoievich eletto principe nel 1428 assume i l possesso di tutto il territorio ·che prendeva nome di Zeta .. ~t~fano Cernoievich si· rese celebre pel suo valore e riportò, msieme al famoso Giorgio Scanderbeg, di cui aveva sposato la figlia, · gran n umero di vittorie sui Turchi.

MONTEN8) GRO

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Il successore Ivan Cernoievich detto il Nero, aiutò i Veneziani contro Solima~ pascià che con 70;000 uomini vo!e,~ ·tocrlier loro Scutari. Gianto in soccorso con 7000 uo1mn1 :rlt, . ·,7 ·1 ,costl'inse il 'r ureo a ritirarsi. La repubblica d1 ~ enez1a o Òichiarò patrizio veneziano. Dal 1478 al 1482 Ivan fu però .abbandonato alle sole sue forze; dovette lasciare l'antica sua residenza Zabljak e .ritirarsi nel 1482 sull' altipiano ove .adificò Cettin.i e per sottrarsi allo incalzare dei Turchi . . Qui ì suoi g iurarono di essere pronti a versare fin l'ultima goccia del loro sangue per la difesa della pat,ria. Quel fermo proposito distolse ì Turchi dal ~enetrar~ .ìn gu.el laberinto di monti. Ivan morì nel 1490 m CettmJ e. Gli suc-0esse il figlio maggiore Giorgio, che aveva spos.ato una veneziana Elisabetta figlia del patrizio Antonio Erìzzo. Stefa~o (o Stanko) fratello minore di Giorgio, gli si ribellò. si fece musulman o e gli marciò contro. Giorgio lo vìn~~ in battaglia e salva la patria. Qui s'intreccia la bella leO'crenda che fornì stoffa a ll'attuale Principe Nicola per bb . poetare lo . stupendo dramma « .Bal~rnnska e an.ca » (l' . imperatrice dei Balcani). . La famicrlia Cernojevich si stabilisce nel 1499 a Venezia e nel 1516 trasmette il potere al metropolita Vavil e con -costui comincia nel . Montenegro la serie dei Vladika sovrani col doppio potere tempora.le .e spirituale dur~to fino .all' anno 1851 ìn cui Danilo depose il potere spirituale e s i dichiarò Princi pe secolare.

Tutti furono veri patriotti e rèsistettero sempre alle seduzioni e alle irruzioni dei Turchi. La guerra ricominciò nel 1522. Nel 1524 i Ìlfon~~negri~i .aiutano i B osniaci e contribuiscono a far levare l'assedio di Jaice. il Beglerpeg di Romelia. Nel 1550 sbarao-liano o . . . Nel 1604 A lì pascià di Scntari dopo molti combatt1ment1 è costretto a ritirarsi. Nel 1612 i .Montenegrini aspettano

)


'.\l()N'rli:~EGRO

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)fONTl!:NEGRO

Mehemed pascia ~!le falde di un monte e lo fugano. Nel 1613 Arslan pascia con_60,000 uomini combatte da prima-çera a settembre, ma inutilmente· Nel 1'"'9.3 "'"' Ia s t essa sorte. tocca a Sohman pascià di Scuta.ri. Nel 1687 ~ Montenegrini ur~iti ai Veneziani combattono un altro_Sohman pure di Scutari. Nel 1690 questo Soliman, ad1rato . . per l'alleanza coi Veneziani , invade 1·1 Mon t enegro,. s1 spmge ~i~o a Cettinj e e devasta tutto. Questa volta i Montenegnm erano soli. P ~r la diffi~~ltà ~ella sussistenza delle truppe, Soliman è ~bbhgato_ a nt1rars1 e lascia il forte Obod chiave di t tt 1! .M u o paese m mano _a1 ontenegrini rinnegati, che furon quelli eh~ col lo_ro tradimento avevano contribuito alla vittoria. de1 Turchi. ***

N e_l 169_7 Danilc, Petrovtch Niegos è eletto alla dignità di Vl~d1ka. ~ una nuova era pel Montenegro, perchè coll'ele~10ne . d1 J?anilo il governo del paese passò nella famiglia P etrov10h, la quale d'allora in poi rimase la dom·1 nante. Danilo era un monaco nel convento a·1 Cett·m3e . e non aveva eh~ vent'anni quando fu eletto. Nel 1700 fu consacrato arcivescovo dal patriarca serbiano Arsenio III. Ap· pe~a, ' consacrat~,. es~o prepara i mezzi per liberare il paese dai Montenegrini rinnegati. Imprigionato a . tradimento e torturato poscia 1·b . t r a· l'. ' 1 era ot eg l ven i~a msulto patito, facendo trucidare od espellere la notte d1 Natale del 1702 tutti i Tui·chi· d.1moran t·1 in paese. Con quest'atto di feroce vigore il Montenegi· . r. berato. Qu~ll:eccidio è noto nella storia col nome di Jlontenegnni.

;e: :i P

Il pascià dell'Erzegovina che voleva punire quella carne.ficma. fu disfatto nel 1706. . Pietro · · d ·il Grande di Russia ecc1·ta n el 1711 1. Montene· grmt a insorgere contro i Turc1-·i µ · Il suo proc lama e . ac-

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colto con entusiasmo. Ma nella pace che lo Czar stipulò colla Porta, questi ·dimentica di peròrare la causa dei Montenegrini e così li espone alle vendette del sultano Achmed III, che mandò loro contro un numeroso esercito. Danilo ridotto alle strette chiama tutti -alle armi e r iporta il 29 luglio 1712 una gran vittoria a Oarevlatz, in cui i Turchi perdettero, secondo la tradizionl:l popolare, ~8 bandiere e da 30 a 40,000 uomini. La guerra cont inua. Nel 171 3 i Turchi son di nuovo battuti. Ma nel 1714 il famoso pascii\ Dumaa-Kuprili invade da tre lati il paese e mette tutto a ferro e fuoco. Però tosto partito il •rurco i Montenegrini escono dai loro nascondigli e rie,dificano i distrutti villaggi. Nel 1716 Cencigh-Sinanbey irrompe dall'Erzegovina, ma. è fugato , fatto prigioniero e per rappresaglia giustiziato. Nel 1717 i Montenegrini insieme coi Veneziani s'impossessano di Antivari e nel 1718 di Dulcigno. La r epubblica fu larga d'encomì ma nella pace stipulata poi, i Mont enegrini furon dimenticati. Generoso paese, ma perchè piccolo fu sempre trascurato nei gran consessi europei! Nel 1722, 1727 e 1732 nuove battaglie, nuove carneficine, nuove desolazioni; ma fermi, impavedi sempre quei fieri montanari! Nel 1735 Danilo muore. Gli succede Sava il quale cede il potere ci-vile a Basilio Petrovich.. Questi ributta i Turchi e nel 1756 sventa una conginra e sconfigge nuovamente gli eterni nemici. E gli muor e nel 1766 a P i etroburgo . .A Sava in11bile subentra il regno di un avventuriere croato detto il piccolo Stefano. Questo avventuriero si affeziona tutti i Montenegrini e riporta una gran vittoria nel 1768 contro un esercito di 'l 20,000 uomini, spedito dal sultano Mustafà, III. Assaliti da tre parti i Montenegrini con 10,000 uomini impediscono i Turchi dal progredire. Privi di munizioni essi hanno la fortuna di impadronirsi di un convoglio di polveri; le sorti mutano,. a Cevo il 21 ottobre 1768 danno la gran rotta. a due pascià. riuniti, i quali perdono 20,000 uomini, 3000 cavalli, 1300 tende, 30 fucine e gran copia di munizioni. 87 -

ANNO XL\'111.


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MONTENEGRO

O~~es~o Stefano fu fatto poi uccidere proditoriamente dal pasc1a d1 Scutari nel 1774. Sava Petrovich non governava, ma viveva, morì nel 1782. . Pietro I Petrovich successore di Sava annientò un esercito turoo che aveva invaso il paese a motivo del rifiuto di pagare una tassa. Nel 1788 l' Imperatore Giuseppe II e l'imperatrice di Ru:sia Cateri~a _II invitano i Montenegrini ad insorgere ed essi tengono m 1scacco per ben tre anni 50,000 Turchi. Ma n_ella ~ace ~i Sist.ova del 1791 i potentati d'Europa, al solito, dimenticano il piccolo paese ! Nel 1796 il Vladika Pietro I respinge il 22 settembre r,resso . ~(ruse con soli 6000 Montenegrini 30,000 Turchi. Il pasc1a che le comandava fn fatto prigioniero e decapitato. . ~opo ~uella vittori~ vi fu per molti anni una tranguilhta relativa, vale a dire grosse invasioni i Turchi non ne fecero più per un pezzo. Ma i Montenegrini ebbero a battersi contro i Francesi nel 1806 sul litorale· delle bocche di Oattaro a Oastelnovo e appoggiati dai Russi li sconfissero. . N~l 18~0 il ?~scii~ di Scutari invade il Montenegro e tenta d1 ntorgliergh 11 distretto di P i peri, che ad esso si era dato fin dal 1789. Ma non riuscì nell'intento e perdette anche Bieloplavich. ,. I Monte~egrini ~el 18_1~ appoggiati ad una flot ta inglese ~ 1m_pad_ron1scono d1 _tutti 1 ~unt.i delle Bocche di Cattaro e 1~ 2, dicembre costrmgouo 1 F rancesi alla capitolazione di Oattaro. Pareva ohe tutbo quel litorale dovesse restare al Montenegro. Ma no! la pace di Parigi del 1814 glielo tolse per darlo all'Austria. Gli Austriaci perq non ne furono padroni che dopo espugnata Oattaro, il 2 _giugn0 1814. .

. Pietro morì il 17 ot;tobre i830 e gli successe il nipote Pietro II che . profittò della pace per organizzare il paese. Fu celebre anch'esso come suo zio e fu valente iu pace e

11ION'l'ENEGRO

13,9

in g uerr.a. Nel 1831 con soli 800 Montenegrini respinse 3000 Turchi che volevano riprendere la naja di Rucci che l'anno prima si era aggregata al Montenegro. Nel 1838 combattè contro l'Austria, e dal 1839 al 1849 ebbe continui scontri colla Turchi.a. La guerra si fece più grossa nel 1852, a motivo di una tassa, imposta da Danilo Petrovich successo nel 1851 a .Pietro II. Vi furono dei malcontenti ed Omer pascià stanziato colle sue truppe in Bosnia ne profittò per staccare P iperi dal Montenegro ed Osman pascià di Scutari per fomentare l'insurrezione. Danilo non mette tempo in mezzo, raccoglie 1000 uomini, marcia contro Piperi e poscia con ardita mossa s'impadronisce del forte di Zabliak, colpo di mano questo che ri.chiamò l'attenzione di tutta Europa. Il governo turco ordina allora di costringere il Montenegro alla neutralità colla forza delle armi. Omer pascià nel gennaio del 1853 marcia con 22,000 uo- . mini contro il principato, s'inoltra per le valli della Rieka e della Tsernitza, mentre i Montenegriu1 tenevano la rnag.gior parte delle loro forze verso 'l'Erzegovina. Quasi sorpresi, :accorrono, oppongono viva resistenza e riescono a sorpren·dere il campo principale dei Turchi, costringendo il nemico .a retrocedere in Al bania. Omer pascià dopo <}nesto insuccesso decide di assalir~ i Montenegrini da tre lati. Questi costretti a dividersi oppon· gorio vittoriosa resistenza al corpo turco ohe operava da -Grabovo, ma non possono impedire che quello che operava da Niksich forzi il passo di Planitza e si porti sotto Ostrog sull'alta Zeta. Il ritardo però degli altri corpi turchi che muovevano da Sputz e dall'alto L im danno agio a Danilo -di correre su Ostrog, battervi il corpo turco e costringerlo a ripiegarsi su ~iksich. Omer pagcià si decide allora di operare soltanto per ìa 'bassa Zeta; ei scaccia. i Montenegrini dopo accanita resistenza -dalle posizioni di frontiera e per quella valla.ta penetra nell'interno incontrando dappertutto formidabile resistenza. La


rnso

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~I ON'l'E~ EGRO

lii ON'l:ENE ORO

diplomazia austriaca s'intromette e fa cessare la guerra che forse questa volta avrebbe schiacciato quel fiero paese d avrebbe attirato l'ingerenza della Rusgia . ' e Danilo liberato dall'i ncub o dell'invasione volse le~ . . ::iue cure ~l riordma m~uto del si.10 paese e il 25 aprile 1855 pubblicò. il nuovo codice del J1ontenegi·o in 95 articoli. Nel 1854, anno in cui sposò (1), aveva annunziato alle po t~nze europee essere egli Principe indipendente, sciolto da. ogni vincolo di suddjtanza verso le P orta.

nato, da un tanatico della Brda, certo Cadich il 12 agosto del 1860, senza figli maschi. Nel 1861 scoppia una violenta insurrezione nell'Erzego · vina. I Monteneg rini sul principio si mantengono neutrali, ma poi abbracciano la causa dei fratelli d i nazionalità, nemici del 'l'ureo, ed eccoli d i nuovo in armi. Omer pascià nella primavera d el 1862 divide l'esercito ai suoi ordini in tre corpi. Uno deve avanzare da Nieksic, un altro <Ìa. Sputz, un terzo dall'alta valle del Lim. La valle della Zeta, vera via d' invasione e la più pericolosa, corre i mmenso pericolo; ma un corpo scel to di Montenegrini radunato da Mirko (1) ad Ostrog batte l'uno, quindi volg endosi all'altro lo sconfi gge a Martinitz; il terzo rimane paralizzato. In un ·s econdo tentativo Omer pascià riesce a impadronirsi della valle della Z eta costringendo i Montenegrini a ritirarsi verso i monti di Garatz e verso Cettigne. Ma in vece d' in{}alzare e non dar tempo ai Montenegrini di riordinarsi, si fermano per darsi ad una distruzione selvaggia di quanto trovano. E quando riprendono le operazioni li trovano for ti in eccellenti posizioni , li assalgono inutilmente e son costretti .a ritrarsi demoralizzati verso la bassa M:oratca. Omer pascià. non si da per vinto~ Riunite le sue forze nei pressi di Zabliak si prepara ad attaccare di bel nuovo il Montenegro operando per la valle della Rieka - vuol proprio ferire il cuore. Un corpo move dalla valle della Zeta e marcia su Cettigne, ridotto del Montenegro e capoluogo del P rincipato. · I Montenegrini quE1sta volta ' malgrado accanitissima resistenza, vedendosi ridotti alle ultime posizioni son costretti ad accettare 1~ pace. I Turchi c on erano meno di 40,000 ed erano comandati -dai migliori generali dell' Impero ottomano. Fra le clausole del trattato di pace vi fo q uella che la la 'l'urchia avesse il diritto di transitare per la valle della

* ** Ma la quiete non era ristabilita, le mediazioni a nulla valse~o.' perchò la TL1rchia non intendeva rinunziare al suo dommio. N el 18~8, molestata di continuo dai Montenegrini, volle . farla fi nita. colle armi. Ord ir.a a IIusseim pascià di maL"_c1are ~a Treb1gné con 7-8000 uomini su Grahovo, mentre a.!tn corpi avrebbero minacciato le altre frontiere del Priu?1pato. Husseim penetra nella conca di Grahovo ove uon 1~con tr~ che poche forze montenegrine. Queste si destreggiano 10 modo da ritardare l'avanzar del nemico e dar t~mpo alle ~ ili.zie che si trovavano nel!' interno del PfLese ~1- accorrere 1~ soccorso. [fosseim, vistosi compromesso dalI rngrossare dei Monteuegrini, ripiega. sul suo territorio ma mentre _cerca di ritirarsi su K lobuk viene attacca.ho dal famoso _Mirko, padre dell'attuale Principe Nikola, in una stretta ove r1man~ ~ompletamente bat tu to e lascia sul campo più di 35?0 uo~uin~. Questa splendida vittoria paralizza le mosse dei c~rpi ~tn~ri,_ cessano le ostilità e il Montenegro si annette I territon d1 G rahovo e di Z upa.

Alt,ra guerra feroce nel 1862. Era allora Principe del Montenegro Nicola o N ikita Peh ovich, succeduto nel 1860 allo zio Danilo, morto assassi . (I )_ Uariuka_ K,·ckicio,·a llglia di un negoz iante greco d1 Trie.;te. Danilo nel 1851 si cm d1ch1arato prmc,po seco lare rin uuzianclo il po tere spiritun le e mctropolitn.

(I} Mirko detto l'Ulisse tlcl popolo monten•grino. er:t fratello di Danilo, mori nel IS6S.


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"10N1'ENBGRO

Zeta assicurando quesca linea d.1 comu. .fra Niksieh e .Sputz . mcaz1one con fortm1 presidiati da milizie turche. Er· 1 s tesso che dar.;;ì in balia della Porta. a o o-' ~Ca:le ~01.-:dizioue_ ~e~ò. non venne eseguita, e nuove terotversaz1om, nuovi ht1g1, nuove ostilità tra la Turchia ·1 . ~1.or~teneg~o ~rano. all'ordine del giorno. F ra le tante ba::i 1X citare• l ultima, 11 massacro cioè di mol•0 1· M·· 0n t enegrm1 · ·a • Podgontza 11 10 ottobre 1874 · fo esca , 1 fuoco v· . · '1 . enne la occ~~1one pe~· farla n,na volta finita, e questa fo lo scoppio dell msurrez1one . . .dell Erzegovina nel 187;:; v, ehe t rasse seco la guerra d1 md1pandeuza del principato combattuta dal 1876 al 1878, I

II. Guerra di indipendenza (dal 2 luglio 1876 al gennaio 18i'8j.

Le angherie, le spogliazioni, le solite bugiarde e non tenute promesse, obbligano l'Erzegovina· ad insoro-ere. Gli abitanti_ ~ei distretti di N evesinje, di Gazko, dt Niksic e di Trebrn;ie n1:pugnano le armi, Gl'insorti s'impadroniscono del p~sso d_1 Duga e di molti fortini, bloccandone taluni oltre 1 forti maggiori di TrebinJ·e e di Niksic. V' , era un'intesa fra tutti gli Slavi. Gli Erzeo·ovesi soli 1~on a~rebbero a lung~ p_o~uto resistere. Fu allor:, nel 1876, a~l,orc~e d~po un arrmst1z10, durante il quale l'Erzegovina rifluto le riforme promesse dalla Turchia, che la Serbia e il Montenegro d ichiararono la guerra alla Porta, onde eman _ . . c1pars1 ~na volta per sempre dal tributo e dal gio O de()'li Osmanh. g b Da questa guerra noi sappiamo che il ]\!ontenegro e la Serbia ne uscirono col •riconoscimento c] ella l oro m · d.1pen. d~nza, grazie al loro valore ed alla guerra russo-turca scop· p1ata nel 1877. ' Ma se la guerra russo-turca tigevolò ai Montenegrini il raggiungimento della libertà e dell'indipendenza agognata

)tON'l'ENEGRO

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da secoli, non è a d ire ch'essi non se le siano meritate. Il principe Nicola non fu certamente degenere dai suoi predeces~ sori e le popolazioni montenegrine corrisposero degnamente alle aspirazioni ed agli ordini del loro . capo e condottiero. Il principe Nicola fu 6roico come lo furono i suoi montanari. E se i Bosaiaci e gli Erzegovesi avessero perseverato: Bosnia, Erzegovina, Novipazar e Montenegro avrebbero col trattato di Berlino formato uno St;ato solo e indipendente. Ma dopo la bella insurrezione dell'Erzegovina si sviluppò in quel paese, e più ancora in Bosnia, un brigantaggio che noù conosceva patria. E così, mentre il Montenegro si batteva, aiutato da 6000 insorgenti dell'Erzegovina meridionale e J.a circa 2000 Bocchesi (del territorio delle Bocche di Cattaro) incorporati nel piccolo esercito montenegrino, in Bosnia e nell'Erzegovina regnava l'anarchia. Ecco perchè quelle due provincie furono date col trattato di Berlino al 1'Austria· Ungheria, che dovette, per così dire, conquistarle palmo a palmo, p_erchè il disordine e la resistenza nel 18'7879 fnron tacitamente approvati t:l sorretti· dalla Porta stessa: Nel Montenegro invece non regnfwa l'anarchia, ma vi si sostenne una guerra terribile, feroce, ma bellissima, e che desta stupore pensando che chi la sosteneva era un popolo di ~ole 200,000 anime, uno statarello, non più grande di una provincia italiana. Accenneremo di volo ai fatti d'arme principaÌi di questa guerra, perchè di data recente, poichè fu l'ultima, e perchè essa fu combattuta e guidata da quel principe guerriero e poeta, che è il padre della nostra Regina.

Il Montenegro d ichiarò guerra alla Turchia il 2 luglio 1876. Si prende l'offensiva dalla. parte dell'Erzegovina, perchè naturalmente si contava sull'aiuto della insurrezione. Un corpo marciasn Klek (1), un altro ripiglia il blocco di Niksic; (I) Consultare la car ta :nislriaca alla scala ,li ·I : i5,000 (Bosnia, Erzegovina, Monte· negro, Serbia).


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ìlION'l'F.:NEG·R.O

il_ grosso del piccolo esercito montenegrino (19 battaglioni e 4 cannoni, circa 12,000 uomini), sotto gli ordini diretti del principe Nicola, si dirige su Mostar (citta sulla Nàrenta, capo} uogo dell'Erzegovina) contro M uktar pascià. Il 23 luglio l'avanguardia del Principe (tre battaglioni) incontra il nemico nella gola di Bisina, a circa 20 chilometri da Mostar; è respinta dai Turchi e si ritir.a su Nevesinje. Il principe Nicola, forse ritenendo troppo forte l\foktar, e i1on volendo arrischiar subito tutto - probabilmente anche per ragioni politiche - pensa di ritirarsi verso i confini del princ ipato. . Il 27 luglio giunge a V ucidol e vi concentra 26 battaghoui. I 'rurchi lo attaccano il 28 e son completamente sconfitti, perdono il vessillo maggiore, 20 altre bandiere, 6 cannoni, 2500 fucili, il bagaglio, le munizioni. Fu una bella vittoria, ma lo stato maggiore montenegrino non seppe o non volle trarne partito - la politica, la mediazione austriaca intraloiavano: si capiva bene, interessava alF Atlstria di tener lon tani i Montenegrini il più possibile dall'Erzegovina e dalla Bosnia; il principe Nicola era obbligato a diplomatizzare. Egli blocca Trebinje, Bilek, Gazko, e un distaccamento occupa il passo di Duga per impedire ai Turchi. di rifornire Niksic. Forma poi un cordone l ungo il confine di nord-ovest sino al confl uente della Piva e della Tara.

A sud-est del principato, verso l'A lbania settentrionale le forze montenegrine (9000 uomini con 4 cannoni) stanno sulla d ifens iva contro i Turchi, che da prima non hanno che 12,000 uomini, ma che arri vano poi fino a 45,000. Si com batte sul territorio dei K uci ( valle della Moraca) attorno a Zabljak, Spuz, Podgorica e Medun - sempre vittorioso il .M ontenegro . La Porta .adirata per le reiterate disfatte subìte in luglio, manda a comandare Dervish pascià, distintissimo generale, il quale in breve si trova alla testa di 56 battaglioni. Nei

UONTE NEGRO

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primi di sette"mbre 1876 egli assale a ·rri~bats, è battut~ ; nuovo tentativo l' 11 settembre - uguale risultato. Tuttavia tenta penetrare per la valle della Zeta (affiuente della Moraca) e marcia su Danilovgrad; arriva davanti a questa terra il 10 ottobre. I Montenegrini non dispongono che d1 14 battaglioni, attaccano da fronte, da fianco e alle spalle -e costringono Dervish pascià 1L ritirarsi con perdite considerevoli. Poco dopo M:edun (piccola fortezza a nord-est di Podgorica) capitola. Un armistizio sospende le operazioni:

Non essendosi potuto fare la pace, e la Russia d'altronde scendendo in campo, si riprendono le ostilità in maggio <lel 1877. L'anno precedente l'esercito montenegrino avea 27,000 1.10mini; ne perdette circa 3600; riemp} in parte i vuoti con .alquan ti insorti dell'Erzegovina, e così in aprile 1877 esso potè raggiungere la cifra di 25,800 uomini, divisi in 43 bat,taglioui con 24 pezzi da montagna e 4 da assedio, presi -dalla fortezza di Medun. Un corpo a 'nord, un corpo a sud, il Principe press'a poco nel centro, a Danilovgrad nella valle della Zeta. La valle della Zeta fu per i Moni;enegrini, in piccolo, c~me per noi la vallata del P o. In essa si sono svolti sempre i maggiori combattiment i. I Turchi vi avevano come base per invaderla due punti, i forti Niksic dalla parte -dell'Erzegovina, - Spuz allo sbocco della Zeta nella : alle -della Moraca. La valle della Zeta è fertile e popolosa e separa il principato in dne parti: 1° la B1°da a nord~est, alta, boscosa, selvaggia; 2° la Crnagora o J.11ontenegro, propriamente detto a sud-ovest, povero d'acqua, sassoso, pieno di ' . di vette di burroni a fianchi ripidissimi. Picchi . ' ' Suleiman pascià con 30,000 uomini e 36 cannoni da nord, Alì-Saib con 32,000 uomini e 36 pezzi da sud, stanno per penetrare nella valle della Z eta e darsi la mano. A.lì- Saib


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1IONTE~EGRO

è battuto in cinque successivi combattimenti (il 2, 4, 16,

20 e 22 giugno). Nel tempo stesso i .l\fonteuegrini spiegano il massimo ardore per difendersi a nord 'dagli attacchi di Suleiman. p:1scià, il quale, con 36 battaglioni e con un traino di 4000 animali da soma, marcia su Krstac per aprirsi 1a via e sbloccare Niksic. I Montenegrini sono a Krstac nel passo di Dnga con 4800 ·uomini, hanno tre battaglioni a Goransko, e 3600 ùomini bloccano Niksic. Giunto il 4 g iugn~ dinanzi a Krstac, Suleiman cerca prima di scuotere i difensori col fuoco della sua artiglieria e lancia poscia le sue colonne all'assalto. I Montenegrini respinsero all'arma bianca tre successivi attacchi. Suleiman raccoglie tutte ·1e sue forze per un tentativo supremo, che fallisce come i precedtmti. La notte sospende Ia· lotta. I llfontenegrini però, vista la grande superiorità di Suleiman, r etrocedono nella notte, sgombrando la pcsizione di Kr.stac, che l'indomani è occupata dai Turchi. Anche il blocco di Niksic è levato e Suleiman rifornisce questa fortezza. Il 17 giugno Suleiman ripiglia la marcia per invadere la valle della Zeta e porger la, mano ad Alì·Saib, che si trova a Spuz. Da. Niksic a Spuz son circa 50 chilometri di distanza (35 in linea ret ta). Nove giorni ci vollero per varcare questa breve qistanza; fu si può dire una battaglia· di nove giorni, d opo la quale l'esercito turco si trovò talmente scemato di effettivo da non poter tentare nessun altro sforzo.

La lotta dei nove giorni. Codesta lotta di nove giorni, pnma che Suleiman e Ali potessero darsi la mano, merita di essere brevissimamente tratteggiata. Il 17 g iugno Suleimau marcia con due brigate sulla strada e due le fiancheggiano sulle altnre. I Montenegrini si difendono col fuoco e r·o tolando pietre dall'alto.

::UO.N'l' l,NEGRO

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Il 18 i 'l'urchi arrivano dinanzi a Povija e trovan la località occupata dai Montenegrini, i quali respingono quattro successivi assalti. Il 19 Suleiman riprende l'attacco di Povija da fronte e colla sua ala sinistra aggira la posizione per Ostrog, e assale da tergo . .M'a la sera i Turchi son ributtati. d_a Os~rog. Il 20 Suleiman assale di nuovo i nfontenegnm e riesce :finalmente a separarli in due. Il principe Nicola con Q battaglioni e 3 batt erie si ritira ~u (?ubrava, - ,Vukotic _c?n 18 battaglioni ed 1 batteria a Podvrtsce; ma l 1~doma?i 21 il voivoda Socizà con 7 battaglioni del Vnkotic arriva a tergo dell'esercito turco e gli ta?lia ~a :ia di Niksic, ~entre Vukotic lo ferma dà fronte, e il Prmc1pe ne assale 1 ala destra Suleirnan allora temporeggia coll'ala destra sola contro il .Pri~cipe e il Vukotic, e si rivolge col resto _dell:es~rcito contro Sociza per riguadagnare le sue comun1caz1o~i con Niksic Sociza r espinge i reiterati assalti all'arma . bianca. P Turco si risolve allora di proseguir e la marcia onde con~iungersi con Alì-Saib. Tenta prima di impadro~irs~ di Dubrava e del varco della Zeta, ma, arrestato dal Prmc~pe·, si getta . su Vukotic, il quale, dopo_ r espinti vari assalti all'arma bianca si ritira difendbndo 11 terreno palmo a palmo, onde tratten:te i nemici il più. lungamente possibile n~gli str~tti .•Parte delle truppe di Vukotic molesta dai fianchi la marcia dei Turchi, e parte sotto Socìza ne molesta la coda. I Turchi marciavano con una brigata in tes~a, un'altra in coda,. la terza scortava il traino e i numerosi fer iti, la quarta copriva i fianchi. . . 11 22 giugno i due avversari estenuati dalle _fatiche non combattono; ma il 23 la lotta si fa più. accanita . duran~e tu~ta la giornata a Gumautsi, mentre il ~rinci~e :11aroi~ , avanti e prende posizione a Zdrebanik ne1 pressi di Dau1lovgrad. . . . Il 24 Suleiman dopo aver tempestato colle artiglierie la posizione del Pri~cipe, si getta sui Montenegrini, ohe lo aspettano di piede fermo all'arma bianca. Nel frattempo Vukotic si lancia sui fianchi e Sociza attacca. m coda e


J.388

MONTENEGRO

costringe il generale turco a distaccare uua brigata per salvare il suo traino. In questo mentre i _l\fontenegrini danno la scalata alle posizioni occupate dall'artiglieria: questa si ritira precipitosamente abbandonando un pezzo. L'esercito turco allora disperatamente si ·getta alla rinfusa su Racisi, ·s perando guadagnare la frontiera albanese, lontana sole due ore e incontrare Alì-Saib. Trova di fatti la sua avanguardia, che era riuscita a respingere quattro battaglioni montenegrini che si opponevano alla· sua avanzata. Il 25 g iugno l'eserc1to turco arriva a Spuz, sempre inseguito dai Montenegrini ; posci&. si ritira a Podgoritza. I Turchi in questa marcia nella valle della Zeta perdet tero 7 vessilli, 3 cannoni, 6000 fucili e la ·metà, del loro effettivo; i Montenegrini perdettero 2350 uomini, di cui 600 morti.

Mentre il Principe e i voivodi Vukotic e Sociza combattevano nella valle della Zeta, il voivoda Vuko,·ic compiva cou 6 battaglioni. e 2 cannoni atti non meno gloriosi sull a frontiera nord-orientale verso la Bosnia. Il 24 giugno egli riesce a sconfiggere a ·Monastir-Moratski Mehemet-Alì che era riuscito a penetrare su territorio montenegrino alla testa di 17,000 uomini con 24 cannoni. Il 25 Vukovic sorprende i 'l'urchi n el loro accampamento e li insegne sino al confine.

Ultimi fatti di guerra. Ora avviene una mutazione in vantaggio dei Montene· grini. Suleiman-pascià e Mehemet-Alì son richiamati dalla Porta in rin~alzo dell'esercito ottomano che si batte sul Danubio e nei Balcani contro i Russi. Rimangono tuttavia a fronteggiare il Montenegro forze abbastanza còusidereYoli: Alì-Saib in Albania con 17,000 uo mini e 30 pezzi, Hafiz-Ahmed pascià in Bosnia con 9000 uo-

{

~iON TENEG:RO

mmi e 18 pezzi · e nell'Erzegovina Alì pascià con 12,000 uomini e 12 pezzi. . . I Montenegrini nel · luglio (1877) hanno 21,000 ~omi~i, divisi in 11 brigate e 28 pezzi. Con molto senno 11 Prmcipe decide di tenersi sulle difese ai confini d'A lbania e cli Bosnia e di prendere roffe nsiva nell'Erzegovina. La fortezza di Niksic, difesa da 21 bocche a fuoco e da 3000 uomini, si arrende a d iscrez10ne il 5 settembre dopo u~ mese e mezzo d'a·ssedio. I Montenegrini s'impossessano pot di Goransko, Presjeka, _Bilek e di qualche al tro fortino, situati nella zona meridionale dell'Erzegovina.

Mentre ciò accadeva nel.l'Erzegovina, le truppe d'Albania. attaccano ripetutamente nei pressi di Spuz, Zabljak e Podgoritza, ma son sempre respinte, e il corpo di Bosnia sotto Hafiz non riesce a penetrare nel territorio della Brda, ma vi è battuto 1'11 e il 16 settembre da Sociza. Esso si ritira allor a dopo aver perduto 3 cannoni e un terzo del suo effettivo ..

Le ostibilità sospese durante !'ottobre del 1877 son riprese in novem bre .- terza camp,igna, la quale ter mina poi in gennaio del 1878 colla presa .di Dulcigno. . . Il Principe decide questa volta di mantenersi sulle difese nell'Erzegovina e di prendere l'offensiva a sud-est,· tra il lago di Scutari e il mare, per conquistare quella zona ed aprirsi la via all'Adriatico . . Il Principe accenua a:1 assediare Spuz e Podgontza, ma poi di vide le sue forze in tre colon ne: Una comandata d~ Vrbitza attacca Antivari, , s'impadronisce di qualche posizione avanzata, ma non della piazza; - la seconda, agli ordini di Plamenac, opera a sud di Auti vari, batte completamente i Turchi, sorprende di poi il loro ca.mpo di nolte-


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tempo, e li costringe a ri varcare la Boj ana. La terza colonna. comandata da Gj ur ovic. si stabilisce a nord di. Antivari. I Turchi tentano di vittovagliare Antivari , ma sono sorpresi nel loro campo da Plamenac e perdono il loro con7 vogli.o. Antivari si arrende a discrezione dopo due mesi di assedio: 1 bastioni della cittadella non eran più che- ~n mucchio di rovine. Il Principe lasciando. attorno ad Antivari cinque batta. g lioni, si dirige col resto de' suoi su Du1cigno. Il 17 gen· naio 1878 P lame.aac s'impadronisce di viva forza del campo di Bratitsa1 l'in domani 18 dà l'assalto alla città che càde in suo potere. Dopo la presa di Dulcigno l'esercito Montenegrino s i prepara per attacoare Scutari, ma la guerra cessa in seguito al trattato di S. Stefano, ch e pose fine al grande conflitto russo-turco.

Memorabili lotte furon queste, che dimostrano quel che può fare. un popolo quando fermamente vuole. Certamente esso fu favorito dal terreno; ma. a che avrebbe servito i l terreno, se non vi fossero stati il petto e il braccio d i quei fig li eroici, la mente del Principe, i l senno e la fortezza. dai capi! I Montenegrini però non ebbero dal trattato di Berlino la ricompensa che si meritavano. I confini furono allarCYati b è vero; ma l'Erzegovina e la Bosnia furon date all'Aust1;ia. La patria Serba, sogno del Principe Nicola, non è ancor riunita, essa è spezzata, e chi sa per quanto tempo ancora rimarrà così! PIETRO VALL E.

GUSTAVO ADOLFO ED IL S U O

r

REGNO MILITARE

A.ll'ottimo re, al protest ante devoto, al g rnnde cap itano, -all'uomo generoso, la storia non ha decretato n è la fama di uomo di genio, nè il titolo di grande, di magnanimo, cli clemente : eppure ebbe il genio, la grandezza e nobiltà d' animo; la magnanimità, .la genarosità., la clemenza. Re assoluto, i suoi sudditi noh ebbero ad imputargli alcun atto a tira.nn ir1; soldato, fece la guerra, ma i. suoi n emici ebbero a dichiararlo nia.gnanimo e generoso ; condottiero in -cori1parabile, attribuì le sue vittorie più che al proprio t alento e al proprio gen i.o, al volere di Di.o nel cui nome combatteva. Egli costituisce una delle figure più spiccate e simpatiche ~ geniali e degne di studio; se intorno al suo nome non si fece gran rumore, se n on lo circondò l' aureola della gloria, .gli è perchè non volle essere conquistatore anche quando la vittoria bo·li arrise ' non v olle t entare la sorte .l)Ur riuando ~ q uesta si mostrava a l ui favorev ole. Gustavo Adolfo fa la guerra n on per distruggere il nemico, ma p er difendere b sua religione, in nome del Dio dell'Evangelo. Ed il suo valor e, il suo genio, la sua magn animità rifulgono ancor più per l'epoca in cui egli vive ; epocii di barbarie, di cruclel ti1; di sete di conquista. Come condottiero di eserciti forma una nuov a scuola ùl1e l'icorda quella antica éli Fabio cnnctator informata al prin.cipio çli debellare il nemico senza sterminarlo . In quei tempi in cui le armi da fuoco avevan fatta la prima comparsa e cambiato di sana pianta Parte del guerreggiare, Gustavo Adolfo crea la guerra metodica che doveva


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ED IJ, SUO REGXO .MILITARE

GUSTAVO .ADOLFO

avere in seguito a seguaci eminenti capitani: 'l'urenna, Montecnccoli, il principe Eugenio, Oatinat. Questi però accettarono il metodo di guerreggiare di Gustavo Adolfo, il primo metodo razionale dopo l'invenzionedelle armi da fuoco, che 'solo allora cominciavano acl avere · utile ed efficace applicazione; ma nè Turenna) nè Montecuccoli, nè il prinéipe Eugenio seguirono quel metodo perchè informato ai loro sentimenti: Gustavo Adolfo è uno dei pochi campioni chb combattono per la fode, per la religione; e nella guerra come pure nella vita privata non si potè a lui attribuire un atto men ch e umano.

Nacque nel 1594 e sin dalla tenera età si mostrò. sobrio, docile, riflessivo, inclinato allo studio. Coltivò con passion ele belle lettere, le arti, la :filosofia, le 1mitematiche, le lingue. D'ingegno pronto, intelligenza spicc~tta, mostrava senno ed avvedutezza superiori alla sua età; spirito profondo, acuto, osservatore, ritenne la storia la maestra della vita e nella,. politica fu eccelso . Ai pregi della, mente si accoppiavano in lui doti preclari dell'animo, di guisa che senza alcuna difficoltà gli Stati affidarono a lui., a soli diciassette anni, le redini del governo essendogli morto il padre Carlo IX nel 1611. · Primo atto manifesto della di lui assennatezza è il circondarsi di nomini savi nel consiglio di Stato di cui elegge presidente il cancelliere Oxenstierna uomo di a.lto sapere e di specchiata virtù. · Sua cura è di dare un nuovo ordinamento all'esercito che in quel periodo di transazione trn. l'arte antica della guerrtt e la moderna, le milizie mercenarie e gli eserciti nazionali, non dispone di tutte le r isorse che l'esperienza ecl il progresso dovevano in seguito apportare. Le prime armi da fuoco invero più che per ~fficacia si adoprarono come spauracchio; - i colpi lenti, i t iri senza preci-· sione, le palle talora di pietra spesso sci vano già infrante -

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i pezzi pesanti, informi, affustati su un ceppo, carreggiati al seguito degli eserciti da spedito1'i mercenari con traini di muli e di buoi. - Bisognavri aspettare delle settimane per avere i cannoni; dispostili in un dato modo, non potevano variar posizione ed offrivano quindi facile preda al vincitore, Gustavo Adolfo arricchisce la dotazione di a.r1ni, specie di cannoni; accresce la forza delle sue trupµe con l'elemento straniero mercè il reclutamento mercenario onde avere 1in esercito proporzionato alle guerre da sostenere - si studia di imitare la costituzione militare degli antichi romani per quanto lo permettf.t la cambiata condizione dei tempi. - · E mentre in tutta E uropa nonostante la costituzion<:l degli eserciti nazionali, le truppe vivono a propri.e spese e si pa~ gano col saccheggio e le rapine, Gustavo Adolfo osserva. la più scrupolosa, puntualità per lo stipendio alle truppe e la · somministrazione di quanto occorre, Ma la sua, maggior gloria forse è la severa e ad un tempo giusta e liberale disciplina cui abi tna i suoi soldati. Nell'esercito svedese solo il valore ed il merito, clànno adito ~tlla promozione ai gradi superiori. Niuno giunge aU'apice della carriera se non ha servito prima come semplice sol<hito e percorsi tutti i gradi intermedì. Questo disposizioni in un'epoca, in cui in tutta Europa il privilegio rimpiazzava ogni merito e sì ottenevano i gra.di per solo diritto di nascita, eliminano gl'in.con-venienti del reclutamento niei·ce.n ario, e quell'esercito acquista un cara,ttere affatto speciale, poichè il soldato non vi rappresenta l'infima classe sociale: v'è Fu. guaglianza, l'onore a.1 merito, il premio alla virtù·, cli cui il re è l'esempio, la scuola subii.me. Altra disposizione saggia è l'abolizione dell'accozzaglia . al seguito degli eserciti - vecchi, donne, fanciulli, - Il soldato che si accinge alla guerra deve dimenticare i piaceri della famiglia, gli affetti, per quanto sacri, cli sposo e cli padre -- la religione innanzi tutto. - L'esercitò cli Gustavo Adolfo veniva perciò paragonato ad un cenobio di · guerrieri; ma vi accorrono con orgoglio da ogni parte f8 -

A'.'J~O XL,\·11 1.


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GUSTAVO AD0Lk'O

e quell'accozzaglia di uomini di differenti paesi ) discord·l . . . nei sentunen t1, che parlano di verse lingue, si plasmano ao-li -Ordini di Gustavo Adolfo ad uu solo ideale, tu&ti uniti un solo pensiero, volti a un solo miraggio - vincere il nemico ~er la verità e la libertà del Vangelo, perchè così vuolo. 11 Re magnanimo, il Re giusto, generoso, elemento. Non è a mera.vigliare quindi se il nome di Gustavo Ado.lfo inspìri r'.vere~za e affetto e simpatia presso i popoli tutti e presso g li Stati, che più volte nelle discussioni internazionali duraute la ·guerra dei trent'anni, accolgono la sua :parol11. come la più saggia e scevra di passioni e d'interessi personali. E dell'alto valore, della, coltura, del genio di Gust~vo Adolfo abbiamo la più splendida conferma per bocC'a <lei suoi nemici stessi. · Il conte dì Tilly, alla Dieta di Ratisbona, così si esprime :S ul suo futuro avversario: «. ,11 Re di Svezia è un principe molto saggio e ancor << p1u valoroso, nel pieno vigore dell'età, di tempra. robusta « per ~atur~,. corroborata da esercizi continui: egli hn. co« raggio, spinto acuto, profondo, osservatore, nobiltà d'animo. < ~a. fatto dei grandi preparativi di guerra per la sua spe< d1z10ne in Germania; gli Stati del suo reame gli hanno ac« corc~ato tutti i ~~ssidi di cui ha bisogno; tra i suoi popoli « e hn regna la prn perfet.ta armonia ; Re e sudditi anima, < lo stesso spirito, guida uno stesso sentimento. < Il suo esercito si compone di soldati della Svezia della Livonia, della Finlandia, della Lapponia e di altre n~zioni; -e~pure ~ ~ei. più ordinati, disciplinati ed agguerriti - quegli uomm1 d1 costumi e di lingua così differenti non hanno che una sola ~olontà : la volontà del Re, che ispira la pit'.1 completa fiducia nella sua capacità, un . rispetto illimitat,o per lo sue virtù. « Gustavo Adolfo è un avversario da tenersi in gran conto e se nulla si può guadagnaro da lui, conviene almeno null~ perdere ».'

ED IL SUO REGNO

m f,{TA RE

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in

L'applicazione della polvere da sparo e delle nu{)ve armi, -come abbiamo accennato, era stata fino allora imperfetta. La completa rivoluzione nella formazione degli eserciti, le nuove combinazioni e disposizioni delle truppe di faccia al nemico non avevano ancor dato buona prova,. Gnstavo Adolfo fa tornare in onore la fanteria cui spetta un nuovo còmpito mercè le armi nuove, rese man mano più efficaci e precise .accresce con la maggior dotazione di cannoni l'artiglieria, vedendola più mobile, riordina la cavalleria, prescrive nuove formazioni sul campo di battaglia. Egli ha capito che nelle gnerre che dovnì. combattere con le nuove armi la vi ttoriti non sarà, come pel passato, dell'esercito che ha uomini robusti, coraggiosi; ma dell'esercito che ha uomini valorosi, disciplinati, addestrati nella. manovre, nell e marce, che ha molti cannoni e molti fucili - e sarà sopratutto dell'esercito che ha il comandante più abile, preveggente, che ha saputo ordinare le sue truppe secondo le esigenze dei nuovi tempi, dell'evoluzione compiutasi. Gustavo Adolfo dispone a.dunque le sue forze su due linee eguali ed in ciascuna linea la fanteria. si trova al centro, gli squadroni di cavalleria coi rispetti vi drappelli ripartiti sulle ali - briga.té e squadroni stanno ad intervalli eguali ·e anche maggi.ori del fron te di ciascuna brigata o squadrone: copre gl'intervalli di prima linea sul davanti l'artiglieria reggimentale; le brigate e gli squadroni di seconda linea sono disposti dietro gli intervalli della prima· linea - dietro ogni linea è una risèrva speciale di fanteria. L'artiglieria di più grosso calibro, ripartita in batterie, occuperà i punti più importanti del terreno. In marcia l'ordine è lo stesso di quello disposto per lo :-schieramento: in testa ed in coda la cavalleria frammista di drappelli di moschettieri, la fanteria al centro, le arti,glierie reggimentali al seguito delle rispettive brigate; quelle


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GUSTA.VO ADOLPO

'ED Jf, S UO REGNO MILITARE

di grosso calibro riunite in batterie dopo la fanteria,. I car- ~ rùtggi, nell'orcl_ine dei reggimenti cui appartengono, seguiranno la marcia delle colonne a qualche distanza riunì.ti e scortati. Negli accampamenti conserva lo stesso ;rdine sn d ue linee. Nella scelta dei campi pone ogni cura, studia la posi_zione ove il nemico sarà obbligato ad attaccarlo o d~vrà essere a,ttaccato - pone dalla sua il vantaggio tattico ·rafforza il campo e gli attendamen ti con opere di fortificazione a cui ha. già addestrato i suoi soldati. Egli ha ben compreso che nelle g uerre che combatterà dovrà tener conto non solo del ter:'eno nemico, ma del terreno che può -esser battuto dal fuoco nemico. Nella scelta dei campi non ha, sbag liato mai . Come si vede, l'esercito di Gustavo Adolfo è uno dei pr imi a ricevere l'impronta moderna e, liberato dallo stuolo di donne e fanciulli che seguivano gli altri eserciti, ha la maggiore agilità nelle marce, maggior ordine, celeriti nelle mosse. Vediamolo all'opera. Gustavo Adolfo è incoronato re nel . momento in cui la Svezia è in guerra. con tre potenze : Danimarca, Russia,, Po lonia. ì\forcè la sua abilità politica conchiude la pace con le p rì_m e d ue, si ·dedica con ardore a migliora.re le sorti del suo paese dando incremento al commercio, alle industrie, dedicandosi con ardore a rafforzare l'esercito e prepararlo alle gu er re che dovrà sostenere. Non ostante g_ ueste occupazioni trova modo di favorire le lettere, fonda la prima, Cor te di giustizia nei suoi Stati, promnlg11 la moralità : punisce con ìa, morte la rapina.; obbliga il seduttore a sposare la donna sedot ta,; proi bisce il duello Nel 1626 comincia le s'ue campagne contro Sigismondo III re . cli Polonia che aspira a,l trono ~i Svezia; lo bat te brillantemen te e l'obbliga ·a cedergl i tutte le piazze forti della Livonia e della. Prussia po lacca. ,..,

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Fin dal 1600 erano . comin(}iate le lotte atroci tra l'unione evangelica costituitasi ad Annhausen e la legr.i cattolica di Vli.i.rzburg. I protestanti della Boemia avevano fatto ,costruire delle chiese secondo la loro religione e i lor o cult i; l'imperatore ne ordinò l'immedi~tta. devastazione. Quest'atto autoritario istigò tanto gli animi da ambo le -parti, che le ostilità d~generarono be :i. presto in aperta guerra. E fu la guerra det t a dei trent\1nni 1 cii ,isa in quattro periodi: il periodo palatino che va dal 1618 al 1625; il peTiodo danese che va sino al 1629, lo svedese sino al 1635; il francese che giunge al 1648. Molti e molti comandanti -ed eminenti generali e generalissimi . si _d istinsero durant e · ,questo lungo periodo di guerra,; ma l'eroe più degno di studio e per il suo modo di comba ttere, e per l'arte di governare è Gnstavo .A.dolfo , la cui figura appare gloriosa nel -terzo periodo di q nesta g uerra. I generali Tilly e W 11llenstein avevano sottomesso l' Allemagna fino al Balt ico. L'imperatore Ferdinando II si era 'Sempre mostrato ostile al re d i Svezia ed aveva più o men o :apertamente sostenute le parti dei suoi avversari. Gustavo Adolfo coi suoi quindici mila uomini, cui si erano congiunte 1e trnppe degli elettori di Brandeburgo e di Sassonia, muove ,d alla Svezia sul t erritorio tedesco. In poco tempo s'impadronisce cli Rugen e fa di q uest'isola la base delle sue operazioni militari; prende d'assalto Stettino che t rasforma ì 11 u na delle più forti piazze d'Europa e riporta una prima vittoria sul generale imperiale Savelli. Senza lasciarsi intimidire da,l fronte smisuratamente aperto delle truppe imperiali, il re di Svezia forma, una sola colonna di tutte le ·sue truppe, le porta risolutamente in avanti come se vol esse sfondare il centro del nemico; poi con una cel er it à di cui solo le sue truppe sono c11paei, spiega la sua colonna :a destra ed a sinist ra, sor passa il fianco del nemico, taglia q uest'ala in pezzi, s'impa,dr onisce dell'artiglieria che r ivolge 1


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GUS'.l'à VO ADOLPO

JW lL SUO UEGNO i nLITAR.lt

contro la fanteria imperiale, trasforma in disfatta il diF:ordine dei suoi avversarì. L a rapidità delle mosse, i perfezionamenti della: tattiea~ l'energia. nell'esecuzione hanno assicurato ad Adolfo il suc. cesso del suo sbarco sul territorio· tedesco, la vittoria sul generale SavelJi. Dopo questa vittoria brillante, strepitosa, ognuno si aspett.a una g uerra d i mosso a colpi di folgore per annientare le forze nemiche. - Niente cli ciò. - Il re di Svezia mani· festa una ripugnanza ·estrema a dare battaglie decisive. Egli. non dispone di i mmense risorse di uomini; il suo esercito è uno strumento unico che non può come ai nostri giorni E<ssere rimpiazzato.Non è la distruzione del nemico ch'egH ha per iscopo - i suoi sforzi si concentr ano unicamente durante l'anno che segue il suo sbarco in Germania a preudere le città for tificate della P omerania, del Brandeburgo, del Meklenburg, dell'elettorato di Magdoburg. La sua volontà circa le operazioni da eseguirsi in Genna· nia, la manifesta nel consig lio di guerra tenutosi a ~l'organ. « Si deve deliberare se conviene dar battaglia al conte de « Tilly. « Io non trovo prudente mettere le sorti di tanti popoli e« la religione stessa all'azzardo d'una battaglia generale e « decisiva; noi forse rischieremmo meno di tutti, poichè « in caso di avversa for tuna rientreremmo in patria e sa« premmo metter e tra noi e l'imperatore un fosso tale che « niun generale passer eb be tanto prontamente. « Cosa diverrebbero, signori, t anti poveri principi e Stati « protestanti le cui sorti dipendono dal successo di questa « g uerra ? Io ved o due elettora ti furiosamente scossi ed anche « pronti a salta.re in aria se noi siamo battuti. Mi sembra « dunque che il miglior partito da seguire sia quello di cer« care di toglier e i viveri al conte de Tilly, costringerlo ari« tirarsi, scegliere il momento opportuno di questa ritirata « per infiiggergli una d isfatta» . La volontà formale del re di Sassonia trascina pe~·ò Gn: stavo .Adolfo a incontrare Tilly alle porte di Lipsia dove ri-

orta la vittoria più strepitosa su quante ancora ne ha. a con~ p · . dall' E lba al Reno tutto pende da un cenno d1 seguire . Gustavo Adolfo. . . . . Egli però non ne profitta. - I suoi cons~ghen lo su.p p1_1cano di marciare sLl Vien na, d'imporre all' 1mperatore il uspetto della reli_gione prot_estante. . Sire o-l i dice il cancelliere O xens t ierna sono ben . lieto di .. ' veder;tqui vincitore, coperto cli glori a ; ma sarei ancor prn lieto di salut,~n·i vincitore a Vienna. J.l Re di Svezia oppone il più reciso rifiuto. Il suo, ob~i.~ttivo non è il tale pnnto topografico o geografi co, ~a 1 esetclto nemico _ e però non mirerà alla. c_apit~le dell'1mper~, ma darà battaglia a de 1J'illy . « Persegmtere1 questo vecchio caporale fino in capo al mondo ». E lo trova infatti al passo del Leck e riporta nuovamente

vittorùi. · l d· · \Vallenstein è desioso d'incontrarsi con questo p1·oc e _1 cm ammira il genio ed il val oro. Egli è destinato ad opporsi alle mosse di Gustavo Adolfo. Prima cli muovere conlo~ue truppe aduna i suoi ufficiali e così dice : « Signori, abbiamo ~ato « molte battaglie; è tempo omai di seg u~re un'altra tatt~~a : « è d' uopo fortificars i di front e a ll'eserc1to sved~se e lusm" garsi di costringerlo a C'Oncludere un trattato d1 pace >~ - . La Corte di V ienna approva la sagg,ezza di v~allenstom d1 · · 1e sor t1· ele11' 1m · pero in un'a~11one ~ o-enerale non arnsch1are . . contro un principe il cui valore e l'iu~egn? sono ~ufhc1ent1 a supplire n.ll a deficienza del numer9 dei suoi soldat'.. E \Vallen· stein si trova impegnato contro Gustavo Ad~fo 1~ u~a gran battao·lia nelle pianure di Lùtzen. Il re d1 t;ve1/..Ja e _anche VÌllOÌ:ore; m ~L nel momento della vittoria C~tdde ~ol p1to da, una cannonata nella. giovine età. di ti·entanove anm. * * *

La morte di Gustavo .Adolfo fo un gran colpo doloros~ pei protestanti che perdevano in lui il pi l'. L strenuo .sostenitore deJla fede. Altri principi si rasserenarono perche ces~avano le ansie e le trepidazioni nelle battaglie contro un s1 valo-


11,00

ED JL

GUSTAVO ADOLli'O

roso ed i ntegerrimo soldato. Ma il suo popolo, il suo esercit o lo pianse perchè molto ebbe a perdere in l ui : fu il re, fu il padre del popolo, l'esempio; fu il guerriero prode, il legislatore esimio, l'amministratore e politico insigne. La critica non gli risparmiò i suoi dardi - lo disse un gran capitano, privo però di uno spirito deciso 1 di fermezza nei pr.incip1, di slancio nelle sue azion i. Ma, noi dobbiamo osservare ch'egli è il creatore della guerra metodica - e · se· questa manca di grandezza non manca però per parto del re di Svezia di grande buon senso. Infatti se Gustavo Adolfo non è vittorioso, impedisce però al suo avversario di esserlo; se non riporta successi strepitosi, ne ha molti parziali; se infine evi ta la battaglia, non indietreggia mai di fronte al suo avversario. F u il sentimento religioso, la fede. l'osservanza del -Vangelo che l'ind usse a risparmiare le vit e di . tanti uomini, le sorti di più principi e più popoli? Troppo breve la sua vita per poterlo giu di care con coscienza. Forse gli eventi fortunati delle sue battaglie fa. cendolo ardito avrebbero modifica.to i suoi sentimenti o spinto a pi.ù g lorioso avventure; rna 11011 è dato a noi cosi azzardato giudizio. Il sentimento religioso è al più alto grado sviluppato Ìll Gu stavo Adolfo i per la libertà e la verità della sua religione combatt e· -- la fode nel suo Dio ispira le s ue risolu~ioni. E questa gran fede i nculca alle sue truppe : a ciascun reggi · mento è aggregato un pastore ch e due volte al giorno farà la preghiera, pubblica accompagnata dal canto dei salmi. Il ma.ttino della battaglia di Lipsia si l eva il cappello con umi mano, bacia la punta della spada ch e ticn nell'altra , alza gli occhi al cielo e fa ad alta voce q nesta p reghi.era : « Dio onnipotente, che tieni nelle mani la disfat.ta e la « vittoria, volgi i tuoi occhi con compassione sui tuoi servi « che l'ingiustizia e l'oppressione han costretti a lasciare la « propria terra e recarsi in paese lont~ino a combatter e per « la veri tà e la libertà del tuo Vangelo! con cedi loro di « vincere i nemici per la gloria del tuo santo nome. Così sia ».

SUO

REGNO MILITARJ<:

UOl

Il g iorn o della battaglia di. Liitzon nel 1632 dà p er p ar~la d'ordine : « Dio con noi » . E ~l m?mento d'.attacc~re fa. i:~ . d tutto il suo eser:nto il salmo d1 Lutexo « Dio . tuona1e a · l · · ldati . silo rifuO"iO forza» . Nel fragore della m1sc11a l s~ 0 «ea , · l . 1 · Oancate ! ' .· svedesi sentono il l oro r e pronunciare e paio e. « caricate ! D io ci protegga, ci aiuti a. combattere per la glona del suo santo nome. » . . 'o del 1639. ricevuto con sommi onori d al S enato 1 N re marz •" . . · .· h d. Norimberga r isponde: « Sono assai sens1b1le aghonon c e l . t .: b itate' r:na vi preO'O di onorare principalmente la re0 « m1 Il 1: < , , < · ·1 , . « 11·O'ione evan gelica con costanza e cura ll1v1ola,b1 e sen_ za o · d · · da pia« lasciarvi vincere nè da promesse, ne a minacce, ne . . « ceri. nè da f:.>t~si:; ioni cui tutti gli uomini sono scggett1'. ne , . · · · t cJe 0 0·0·1 su « dal demon e dell'avarizia 11 cm J.mpero s1 es en ,1 o>:>

il mondo » . . Si comprende di leggeri la superiorità .morale d1 ~mese~·cito di cui il capo inspirato ai più pun ed elevati sentime~ti religiosi sa comunicare i l suo fervore a~le trnpp.e. Quale ascendente deve procurargli SU~ campo. d~ battaglia ]'austera di<,ciplina cosi apertamente 11l oppos1z10ne con la licenza dei costumi e lo crude] tà freddamente commesse dalle

« tutto

truppe imperiali ! . . .· Quale d ifferenza tra Gustavo A.dolf~ e i l gen~ralo aust1:a~~ Gallas che nell' assedio di. Freyberg m Sasso~ua aununzmv_a · 1· b·t t e la O'uarmche avrebbe fatto passare tutti g 1 a 1 an 1 . . i,, gion.e a fil'di spada senza neppur risparmiare l fìgh nel seno delle madri! . Quale differenzfi tra le s ue truppe acc~lte come an11cl1_e e liberatrici in t utti i paesi della Germama 0 le_l ru~pe m~periali use ad oo-ni sorta di violenze, saccheggi, fenm.ent1'. ~ccisioni. brutt~lità oscene, crudel tà inaudite ! Esempio di tutte le ~irtù, Gustavo Adolfo seppe ir~cu~c~~le. al SU? popol~ - guerriero i nvitto, rese forti ed inv 1.nc1b 1h 1 SUOI so~daLi . . J. a· .d do con loro le fatiche, esponendo sè stesso a1 pence 1, 1v1 en . . . vivendo della loro vita soffrendo le stesse pr 1vazion1. . . In tutte le sue azi~ni si rivelano i principi_ a cm il re filosofo s'informa. E la s na filosofia è siùgo1are per un con-


14031402

GUSTAVO ADOLFO ED IL SUO REC:~O l\1IL11'Al1E

qui.s tat.ore. Per lui i grandi re, i grandi con quist,1tori sono dei flagelli per i loro popoli. Dio dà una prova d'amore ai popoli dando ai re un'anima comune. È vero, egli dice, che i principi mediocri 11011 esistono che per infliggere qualche castigo ai loro sudditi i ma questi mali s0no ben lievi e non possono essere paragonati a quelli che attira l'umore ambizioso di un grande re. l!"'nrono questi principi filosofici che lo trassero da più ardite e più gloriose imprese? Certo il suo cammino per quan to breve, impresse un'orma incancellabile di civilt;à e di progresso n ei tempi in cui visse, ed il suo nome risuonò per m olto tempo nella Svezia, in Germania ed altrove come sinonimo di g iustizia, di g enerosi t;à e di ci vil tà . Con l'andar dei tempi i progressi ed i sentimenti umanitari facendosi strada, l'opera di Gustavo Adol fo non appare così grandiosa e a ltamen te civil e. Ma pur prescindendo dalle qualità morali, il re di Svezia resta sempre uno dei pri mi capitani, dei più valorosi, un comandante di eserciti. di gn1,nde talento. Eg li segna il primo passo veramente efficace verso la nuova arte della guerra cho doveva in prosieguo con Napoleone raggiungere il più alto grado di perfezione. E'l'TORE 131~1,TR.Hif 1e11enle colonnello d'a.r!iglier fo.

NOTE STATISrrICHE DELLA LEVA SUI GlOVA.Nl NA'l'l NEL 1881

Con ·la stess~ encom iabile sollecitud ine dello scors_o ~nn°r la direzione genernle delle leve e d~lla_tru?pa d&l ì\_foustero della gnerra ha pubblicato in quest1 g1orm la Rela.izone della leva sui giovani neiti nel 18 S 1 . . . . . Crediamo di far cosa grata ai nostn lettori nassumen~o ~1 più largamente possibile, per ~uanto ci è _conces~o dal h~1 1~ tato spazio di cui possiamo d isporre, le nsul,ta~ze genei~h di questa importante pubblicazione, la qua~~ e d1 gran~e _in t eresse per qua,nt,i si oc~npano di cose md1tar1 e social1. Alla consueta relazi()ne è in quest'anno premesso, molto opporttmameute, un capitolo sul « Servizio della leva, all'estero>'>, perchè da questa leva sulla classe 1881 hann~ avuto effetto le speciali djsposizioni emanate a favore degh inscritti residenti all'estero. Di queste ravvisiamo 0_pportuno di élarc anch e noi nn cenno sommario, necess_ar~o per · l e a·a ·e . d1' sostanza che s1 n scons piegare 1.1Lerell ze a·1 fo1·"1a .- , .• . trano tra questa e le precedenti relazioni . P er ()'li articoli 33 e 34 della legge sull'emigrazione del O 31 0crenna1· 0 1901 , 11 . 23 (articoli e11trati in vigore i.l 31 ma,rzo 38) successivo in forza del R. D ecreto 31 marzo 1901, n . 1 '. gli inscritti residenti regolarmente all'estero possono far~: visitare presso la regia legaz10no od 11 r~g:o consolato P1~ vicino e secondo il risultato di questa nsna, vengono a1 · molati n ~lla categoria cho loro spetta o mandati r~ve_di~i~i o riformati ovvero mandati a leve successive per leg1tt1m1 im' pedi menti. ·


, 1404

~OTE S T A.'.l.'J:S'l'I CHE

!noltr~ g li inscritti nati e residenti all'estero o espatriati pri ma _ di_ a_ver compiuto il ~6° an uo_di età in America, Oce~mrn, Asia (esclusa la T urclua) e Africa (esclusi i domin1 e protettorati italiani, l'Egitto, la 'l 1ri politania, la 'l'unisia l':\.Ig_eria e il lv~arocco),_qnalora vengano arruolati, so1~0 prov~ vison amente d1spensat1 da.I p.res~ntarsi alle anni finchè duri la loro residenza all'estero. La d ispensa provvisoria diviene assoluta e definiti va all'e tà di 32 anni compiut.i. · Infine, coloro, che, al momento del concorso alla leva. si trovano co:ne allievi in terni in istituti del Regno o de,lla c oloma Eritrea a, compiere gli studi per le missioni e sono .arruolati in 1a categoria, p ossono ot tenere che ia chia.rnat1.t .alle armi sia rimandat a fino al compimento del 26° ·anno d'età~ Qualora poi si rechino all'estero come missionari in determinate località e sotto speciali condizioni godono dei beneficì concessi agli inscritti nati e residenti all'estero. Per l'esat ta ed uniforme applicazione delle disposizioni contenute .negli ar ticoli succitati venne poi pubblicata, sotto la data del 1° giugno 1901, una _Isb-uzione p?·ovvisoria peJ· il sen;izio della leva all'este1·0, b quale regola tut ta l' importante· materia che si rife risce a, tale se1:vizio. . Giusta la cennata Istruzione; le attribuzioni delle rea1e 0 autorità diplomatiche e consolari, in materia. di. leva e Ji servizio militare, .sono le seguenti: 1° Curare che i nazionali residenti nel rispettivo distretto vengano inscri tti a tem po debito sulle liste di leva della classe a cui appar tengono per ragione di età; 2° 'l'enere il registro protocollo delle opera.zioni di leva; 3° Procedere alla visita degli inscritt,i residen ti nel rispettivo distretto e pron unciare la rivedibilità a ll a leva ventura1 ovvero pron unciare o dichia.rare, a seconda dei casi, la r iforma; · . ~:° _Procedere all'arruolamento n.ella 1 • categoria degli rnscntt1 che ne facc iano richiesta e di quelli che nella. visita all'estero siimo stati riconosciuti idonei al ser vizio militare e non invochino l'assegT1azi·one 'a.lla 3•. categona · · ;

N OTE S'.l.'A'J'ISTICHJ<:

1405

5° Esperire le pratiche relati ve alhirruolamento alla eleo-li inscritti ' al ri lascio dei .documenti rela-. 3• cateo-oria, o o . t ivi e, quando sia necessario, alle visite mediche "dei membri ' j

l

delle famiglie degli inscritti medesimi ; 6° J:>ronunciare il rimando alle leve vent_ure degli inscritti che tper legittimi motivi non possono definire la loro posizione nella leva a cni sono chiam_a ti ;_ 7° :Pronunciare la dispensa provvisoria dalla chiamata. alle ann i dei milita. ri, i q ua.li risultino nel le condizioni volute per fruire della dispensa medesima, ed esperire le pratiche per la concessione della d ispensa provvisoria ai missionari; 8° Prendere con le autorità di leva e con lo autorità militari del Reguo gli ~ccordi opportuni perchè gli inscritti residenti a,ll'estero vengano ammessi alla surrogazione di fra.tello , all'arruolamento volontario di un anno ed ~11 ritardo dal servizio; 9° R ilasciare a.gli inscrit ti, m ilita.ri, renitenti, disertori o mancanti alb chiamata alle armi per istruzione residenti all'estero, ehe intendono di rimpa.triare per soddisfare ai loro obblighi di levtt e d i ser vizio mi litare, i documenti necessari a che possa no frui re delle r iduzioni sui prezzi d i trasporto stabilite da,lle vigenti disposizioni. .Le operazioni della leva per gli inscritti residenti all'estero si eseguiscono tra il 1° maggio ·ed il 31 dicembre di ciascun anno. Gli inscriUi, che hanno regoh1to la loro posizione d i fronte agli obblighi coscrizionali presso le regie autorità di flo m~tiche o consolari. sono dimostrati, nei va.ri prospetti stati. stici conten uti n,ella relazione in esame, insieme agli a.J tri inscritti dimoranti nel :Regno (indicandoli per a,!tro distintamente da q uesti ultimi, quando ne è il caso) e poscia sono riportati a. parte in nn apposito capitolo intitolato appunto « Inscritti che hanno regolato la loro posizione all'estero » . Corp.e venne praticato nelle leve sull e classi cla,l 1872 a,l 1875 e- dal 1877 a.l 1880, anche ht leva sulla classe 1881 fu eseguita col sistema. della catego1·ia unica., cioè tutti gli in•


NOTE S T A'rIS'rJ.OHE

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NOTE STAT1 STI OUJJ:

s~ritti fidonei al servizio m ilitare, non aventi titoli ad esen~1~ne, uro~o ~rruola~i ~u 1. cate~oria, fatta ecc~ione, beumtoso, pe1 1nscrititl pr_ove111 enti da leYe anteriori a quella de! 18 <~ e per quelli p rovenienti dalla leva sulla classe 18r6· (effettuata col sistema del continrrente f'JSSO .. d 1" l" o categoria) che, pel numero avuto in sorte, avessero dovuto essere assegnati a.Jla 2" categoria. Per detti · ··tt· f t bT ] , l llSCl. l 1 u s _a 1 1to e rn, m caso cli riconosciuta idoneità alle armi fossero, arr~10lati in categoria, in conformi tà del dispost~ <lal § 206 del regolamento sul reclutamento. N el giorno cli apertura della sessione (25 aprile 1901) risultarono compresi sulle liste d i leva: Ca pilista. . · 92,003 Omessi di leve anteriori . . 1 ,972 Inscritti nati nell'anno 1881 343,164

g!1

?·

. 438,129

)fatt~ _l~ verificazione di dette fate, i commissari di leva sulla nch1est,a delle au torità mar itti·m" od 111 · base a d ocu-' i11ent1 presentati dai sindaci, cancellarono dalle liste stesse: •

•

Inscritti marittimi.. . Doppiam ente i nscritti. Sudditi esteri. Inscritti in.debi tamente

0 ,

8 72H ' 313 32

8GO ~J,434

Di modo e~~' pri~a- che avesse luogo l'estraz::;-a sorte, il numero degli sulle liste cli leva si ridus·:,e a 49.8 D" . mscntt1 1 "" , G9) o. . 1 questi, so tanto 335,688 vennero ammessi ad estrarre 11 numero, perchè gli altri 93,007 erano : Capilista . . . . . 92,9!)3 Omessi scoperti non ammessi alla estrazione . 14 93,007

Dopo l'estrazione a sorte furono aggiun t ~ liste di leva e di estrazione a ltn· 4 , 276 · · uommi di leve anteriori

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(renitenti presentatisi spontaneameute od an-estati) ; e quindi il numero totale degli i nscritti sulle liste di estrazione ascese & 432,971, 1nentre quello della leva sui nati nel 1880 r isultò di 387,444. P erciò in q nest.a leva si ebbero 4o,527 inscritti in più della precedente. Più precisamente : in più 43,094 g iovani nati nel 1881, 1,664 uomini di le\"e antecedenti aggiunti nelle liste dopo l'estrazione, 1,110 capilis ta. stati rimandati dalla leva precedente come rivedibili o per altri legali motivi e 8 uomin i. omessi non ammessi all'estrazione; in meno 349 uomini omessi ammessi all'estrazione. L'esi to :finale dei 432,971 inscritti sulle list e di estrazione della classe 1881 fu, al termine del secondo periodo della leva (24 aprile 1902), il seg uente : 12,710 a) cancellati dopo l' estrazione. 90,848 b) riformati . · . 104,264 e) rivedi bi li e rimandati alla leva successiva 31,96G d) d ichiarati renitenti . 99,088 e) arruolat,i e· computati in Y categoria . 13 () arruolati in 2& categoria 94,0 2 y) arruolati in ~~ categoria 432,071 Esaminiamo in modo particolareggiato queste cifre, nelle ,q:uali si riepi logano tutti i risul tati della leva: a) I 12,710 cancellati durante le operazioni per l'esame definitivo e l'arruolamento degli inscritti, lo furono per le seguenti cause: ~forti . 11,700 Sudd iti esteri. 77 Doppiamente inscritti 329 Esclusi dal servizio militare (art. 3 legge sul reclutamen to) 144 Indebitamente inscrit.1,ì 409 Prosciolti da ogni obbligo di servizio (arti51 ~ colo 1 id.) . 12,710


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::>IO'l'l,: STA'l'1S'1'l0HE

NO'l'.8 S T A'f1 S T ICIIE

b) Gli incritti stati dichiarati inabili al servizio milit1tre dal commissario dì leva nel primo esame per le deformità ed imperfezi oni indicate nel relativo elenco e quelli giudicati inabili dall e regie autorità dipl omatiche o consolari, anche senza l'intervento del medico, porchè affetti da inferm ità ed imperfe~ioni gra.vi e facilmente accer tabili, furono iu complesso 769. I consigli di leva e le regie autorità diplomatiche o consolari riformarono poi 82,704 inscritti, dei quali 63,259 porchè riconosciuti inabili in modo assoluto al servizio militare per infermità e imperfe%ioni e 19,4.45 per deficieÙza d i statura. Altri 7,375 inscritti, di cni 7,267 per infermità e imperfezioni e 108 per difetto di statura, vennero inoltre rifoi;mati, in seguito a visita pres,c;o i d istretti, i corpi e le regie autorità d iplomatiche o consolari, in rassegna speciale, alla quale furono sottoposti dopo il loro invio sotto le armi come mililari di 1' categoria e prima che avesse termine il secondo pcrioélo della leva, ovvero all'estero dopo il loro arruolamento nella l" categoria stessa. Le imperfe,, ioni ed inferm'ita che provocarono il maggior nu mero di riforme furono: defi~ienza dello sviluppo toracico (17,G2 °/ dei riformati); debolez¼a di costituzione (13,77 °/ ernie viscerali (6,24 1/.); oligoemia ed altre cachessie congeneri (3,94 1/0 ); congiuntiviti croniche manifestamen te persistenti oltre il periodo della rivedibilità (3,01 °1.,); gozzi che per antichità, volume, durezza e sede costituiscono deformità o compromettono le funzioni del respiro o Jel circolo (2, 77 ''/0 ); varici (2,02 °/ 0 ); alterazioni organiche e malattio insanabili del globo dell'occhio (1,58 % ); collo voluminoso (1,54 °fo); vizi cli conformazione del casso Loracico (1,47 °/o); gibbosità e vistosi deviamenti della colonna vertebrale (1,32 1/0 ); cirsocele (1,25 1/ atrofia notevole degli arti fl,18 °/.,); eccessiva convergenza d oi ginocchi (l ,02 1/ mancanza o cario estesa e profonda di un gran numero di denti (0,8l) 0/ o) Il maggior numero cli riformati si ebbe nei circondar.i di Lanusei (41,8l % degli inscritti sulle liste cPestrazioneì,

. (38 99. o;) Nuoro (37,90 o/.), Salò (37,40 o;.\ Sondrio Lanno < , " • " ' 'l' (31 92 • /') Sassari .30 0(1, '1/0 ) , Baluzzo (33,38 /uÌ , eramo · , 0 / • '. ' • • \ o' 9~0 o;). I odi (:30 72 1/.) Vergato (30,57 /.); i l minor 0 (3 ' · •, .; ' ' . cir condari di Sala Cons1·1·ma (11 ' 67 1/.) ,, , 'Valsesia numero nei _0 ) S , (13 78 '1/,) Orvieto '11 85 o;. ) BorO'Otf~ro (13,oo 1/. ' ora ' o, ~13'97 ·1.·)' l se1;ia (14.01 1/.), Cesena (14,261/.), Belluno l, 01 ' l4-3° /) Volterra (14,32 •/.)' Castelnuovo Garfag11ana ( . , o / • ,

(l 4 ,54 •/ .). . . ù' leva. e le reO"ie autorità diplomatiche e) l cons1g11 1 o . . nman . darono da questa leva a quella successiva conso an 1 0 9i=j,~24 inscritti, Jei quali : risultarono affetti <la infermità presunte sanabili '54.,15& col tempo · · · · · · . . 2 180 vennero riconosciuti di debole cost1tuz10110 ~. 3 ' avevano o superavano la statura di m. 1,o:1-, ma non raggiungevano quella di m. 1,5~ .' ·. . . o,242 non poterono presentarsi dinanzi ~l consiglio d11.eva o alle 1·egie ~iutorità di plomatiche o consolari . 3,546 HG,424 Oltre a <1nest i, furono rinvi~t,i alla : eva sn~l~ class~ J88~ altri 8 840 iuscriUi, i quali, lll segn~to a v1_s1ta presso 1 ' i c01:p1. e 1e r egie · au t o11.· t a· chplomat1che . o consodistretti ) . . . in. rasseO'na speciale (lopo lari vennoro mandati nvo d'bT l l 1 o . ·1 1' . ·e, sotto le armi come mili tari di I• categona, 1 oro 111,1 cr •· ovvero a 11 ,es t er·o c1opo il loro arruolamento n ella cate,.,01ia stessa. Tali 8,&.W inscritti furono d i~~1iarati rivedibili: G,J 12 per infel'mità presunte sa.nab1li 2,508 · per dobolezza di costituzione 170 per defìeienza tli statura 8,840

0

0 );

0

) ;

0

!409

);

. mero di inscriUi manùati riv edibili si ve1 Il ma~g1~r m l . d 1' Lecc~ (44 13 o/ degli inscritti s ulle rificò nei cnconc ari , · ., • . liste di esLrazione), Tempio P ausania (42,96 / .), Sansove1 o

89 -

l

A:010 Xl.Vili .


1410

~OTE STATISTICHE

NOTE S'l.' ATlS TICJIJ,

° 1 0) , éagliari (41,38 1/), Foggia (39,66 °/ Ozier i (38,~7 °/0 ), Mazzaradel Vallo (37,90 °/ 0) , 'I.'en-a.nova (37,87 °fo}, Gallipoli (37,55 °/ Altamura (37,20 °/o); il minor numero nei circondari di R eggio Emilia (9,31 ¼), SanL'.A.ngeìo dei Lombardi (0,75 %), Belluno (10,03 %), Vicenza (10,24 °/ 0), Lucca (10,78 °/0 ) , Udine (J2,80 1/0) , Castelnuovo Garfagnana (12,81 °/0 ) , Ossola (12,92 %), Sala Consilina (13,16 °/ 0 ) , f.lavona (13,17 °/ d) I giovani che alla chiusura della leva sulh1 classe 1881 risultarono renitenti, perchè, senza giustificati e legittimi impedimenti, non si presentarono a i consigli di leva per essere sottoposti all'esame definitivo, o, se residenti al1' estero, non si curarono di r egolare la loro posizione èlinanzi alle regie autorità diplomatiche o consolari, ovvero n on si fecero rappresentare da altra persona per essere arruolati per procura presso i consigli di leva, furono, com.e è stato di sopra accennato, 31,966. Ma è da notare che il numero effettivo dei renitenti deve esser~ ritenuto minore di un terzo all'incirca, potendosi calcolare che a tanto ammonti il numero di coloro che, giusta le vigenti disposizioni, vennero iuscritti sulle liste di leva e d'ostrazione, quantunque fossero sconosciuti e probabilmente morti. P ertanto il numero effettìvo dei giovani che non risposero alla chiamata della leva si deve r idurre a circa 21,000. Il maggior numero di renitenti si ebbe nei circondari di R ovigo (19,50 °/. degli inscrittì sulle liste di estrazione), Cosen za (16,99 °/.), Treviso (16,79 °/.), Napoli (16,1 3 °/,,), Salerno (16,10 %), P alermo (16,05 1/.,), Avellino (15,22 1/ Campobasso(l3,33 %), Padova (12,89 °/ Benevento (12,55 °; 0) , Livorno (12,15 "/0 ), Catanzaro (11,04 °/.), Genova (10,93 °/0 ) , Mantova ( L0,93 "/0 ) , Verona (10,7'7 °/0 ); ìl minor numero nei circondari di Siena (0,4-4 °/.), Grosseto (1,28 °/ 0) , Perugia (l,39 ¼), Firenze (1,44 °/.), Pesaro (1,51 °/0 ), Ravenna(l,G J 0/ 0 ), Arezzo (1,72 %\ Siracusa (1,74 °/ 0 ) , Potenza (1 ,75 "lo), 'J.'eramo (1:92 "/ 0 ) , Ascoli riceno (2,00 %), Sassari (2,0::~ °. 0 ) , Bologna (2,13 ".'0 ) , L ecce (:2,23 °/o), Pisa (2,43 ° 10 ) .

{41,99

0

0

),

),

0 ).

0 ),

0

) ,

1411

e) Gli inscritti 0he nel gior~o fissato per la chiusura della sessione (16 ottobre H>Ol) rimasero arruolati o computati in 1 • categoria ascesero a 112,484. _ Durante il secondo periodo della leva, che ebbe terrr.u ne il 24 aprile 1902, si verificarono 4-400 aumen~i p~r 3:-uov1 a~·ruolamenti ed altre decisioni e 1 7,796 dimmuz10m per riforme e rimandi in r ivedibilità in seguito a rasse_gn~ speciaJe, per assegnazioni alla 3" cat~goria ~n sede d~ n c~r so., per pas<;aggi alla categor ia s~es~a m segt11to a mod1:ficaz1oni nella composizione della fanngha , ec~. . _ Per effetto di tali aumenti e dimmuz1orn, alla fine dell~ · · della le·v a, la l' cateo·oria risultò composta eh operaz1on1 "' 99,088 inscritti, dei qua.li erano: Uomini computati n umericamente n el contingente ~e_r~L.è arruolati prima del g iorno stabilito per l'~sa~e ~e~m t1:~ de()'li inscritti del proprio mandamento (ufficiali, allievi neoh istituti militari volontari ordinari e di un anno) · . 4,641 Inscritti pas~ati alla 1" categoria per libera ele134 zione . . . . · · · · Capilista ai quali spettava di far pa.rte della 1"' ca14,727 t egoria Inscritti nat i nel 1881 e omessi sulle liste stati 79,370 .ammessi all'estrazione 207 Surrogati di fratello . 99,088

Posta questa cifra a confronto con quella deglj inscritti arruolati in l" categoria nella leva preceden~e !ulla cla.ss~ 1880, che fo di 92,3761 rilevasi un aumen to d1 6·,1? .uom.~111 : <lovuto esclusivamente all'aumentato nL1mero degli 111scntt1 sulle liste di estrazione. Dei 99 088 uomini arruolati in l" categoria con la classe 1881 520G erano stati manda ti rivedibili nelle leve sulle 1 classi' 1879 e 1880 e 854:6 erauo slati mandati rivedibili soltanto nella leva sulla classe 1880. _ La. chiamata alle a1·mi del contingente fu effettuata _m due volte : la prima volta (5 dicembre 1901) ·vennero ch1a~


1412

mati gli uomm1 prenotati dai consigli di leva come idonei per le armi a cavallo e per l'artiglieria da montagna; la. seconda volt;a (dal 12 al 15 marzo 1902) tutti gli altri. Per e~etto di tali chiamate avrebbero dovuto presentarsi complessivamen te 116,884 uomini ·di l " categoria, cioè i 112,484 rimasti arruolati in detta categoria nel giorno di chiusura della . sessione ed i 4400 arruolati nella categoria stessa durante 11 secondo periodo della leva. Di questi 116,884 uomini per altro se ne presentarono ai distretti militari soltanto 104,499, perchè gli altri B,385 risultarono: :.\forti dopo l'arruolamento . . . Ammessi a ritarda re il servizio quali studenti di università o di istituti ad esse assimilati, volontari d'un anno, ritardatari, allievi missionari, ecc. . . . Dispensati provvisoriamente dal servizio per °la legge sull'emigrazione (nati e residenti all'estero : espatriati prima del 16° anno d'età in determinat~ località) . . Dispensati definitivamente dal servizio per la le<Yo-e 00 sull'emigrazione (omessi e renitenti arruolati all'estero con la classe 1881, che avevano compiuto il 32° anno di età). . . . . R iformati e mandati rivedibili in rassegna speciale all'estero. . : . . . . . . . . . . . . . Asseg nati o trasferiti alla 3a categoria dopo il loro arrnolamento in l", ovvero diminuiti per altre cause. Incorporati nelle guardie di finanza . . . . . Ufficiali, allievi negli istituti militari, volonfa1,·i ordinari e cli un anno . Mancanti alla chiamata con giustificato motivo . Mancanti senza giustificato motivo

1413

NOTE STA'l' l' STICJIE

NOTE S'l'A'J.'l ::ìTIOHB

1,4!)/

1. l83

81

'8.i corpi 88,558, perchè i rimanenti 101 941 vennero riformati mandati r ivedibili in seguito a rassegna speciale presso 0 i distretti ed i corpi. I detti 88,558 nomini furono così ripartiti: Granatieri . Fanteria di linea . Alpini Bersaglieri . Cavalleria Artiglieri a da campagna . Id. a cavallo Id. da costa. Id. da for tezza Id. da montagna . C ompagnie operai d'artiglìcria, . Genio. Treno d'artiglieria Id. del genio . -Carabinieri reali . Compagnie di sanit~ Id. di sussistenza . Allievi ufficiali di complemento Id. sergenti .

1,441 48,4u'2 5,746 6,259 7,176 5,855 28G 2,050 1,587 877

158 3,002 1,277 316

1,594 986 792 451 254 88.558

274

1,091 1,085 4,G41 953 8:38

12,385

Dei 104,499 uomini presentatisi ai distretti militari , rimasero, al termine del secondo periodo della leva, assegnati

f) Come si è d i sopra accennat o, nella levn, sulla classe 18Sl f~ bensì soppressa la 2n categoria, ma tale soppressione 1:iguardava soltanto gli inscritti nati nel 1881 e non già -q uelli provenienti dalle leve eseguite col sistema del contingente fisso di 1" categoria (leve anteriori alla classe 1872 e leva sulla classe 1876),. i quali, a mente del § 206 del regolamento sul reclutamento, dovevano, se ne avevano diritto pel numero avuto in sorte nella rispettiva leva, essere asse'.g nati alla 2" categoria. Pertanto, anche nella leva, di cui trattasi, si. eseguirono arrnolam3nti di 2a categoria soltanto per 13 capilista, a-i


1414

KOTE S'rA'l'IS'rl OHE

:NO'I'E S'l'ATIS'l'IOHE

quali spettava tale categoria in 1·agione del numero estratto, nella leva della propria classe. g) I consigli di lev~L assegnarono, per ragioni dì famigl ia alla 3" categoria 93,155 inscritti idonei al servizio milit ar/ dei quali 3516 compirono le pratiche relative presso le reo-i; 0 autorità diplomatiche o consola.ri. I consigl i stessi i noltre assegnarono temporaneamente alla 3" categoria altri 182 inscritti, riconosciuti . abili a.I sor,~izio militare, che si trovavalio nelle condizioni di cui al1' art. 94 della legge s1.1l reclutamento. Altri 745 inscritti, che erano stati arruolati in 1• categoria o, se capilista, anche i,n 2" categoria dal rispettivo consialio cli leva, ed i quali, per modificazioni sopraggiunte nello.stato di famiglia erano venuti a trovarsi in alcuna delle condizioni per effetto delle q uali avrebbero avlitodiritto a.lla assegna.7,ion~ alla 3n categoria al tempo del loro concorso alla leva, furono, per determinazione del Ministero della guerra, trasferiti ~dla 3n categoria in applicazione dell'art. 96 della cennata legge. In complesso, quindi, dei giovani inscritti sulle liste d' estrazione della classe 1881 e riconosciuti idonei al servizio militare ne furono assegnati o trasferiti alla 3" categori~1, 94 082. I titoli per l'assegnazione alla 3·,. categoria furono seg uenti:

i

Unico figiio di padre vivente P rimogenito cli padre non avente altro figlio maggiore di 12 anni Primogenito di padre entrato nel 70° anno d'età. Figlio unico di madre tuttora vedova . _:Primogenito di madre tuttora vedova Nipote unico di avolo non ave11te :figli maschi . Nipote primogenito di avol o entratonel70° anno d'età e non avente figli maschi . . . . . Nipote unico di avola tuttora vedova e non avente figli maschi Nipote primogenito di avola tuttora vedova e non avente figli maschi A 1·ipo1'tcwsi

25,314

12,478 2Gl}

6,550 7,330 71 107

68 162 52,340

l

_1415

62,34.9· Bipo1·to 1,403 Primogenito di orfani di padre e di madre Fratello unico di sorelle n~lbili orfane di padre e 1,224 madre . }\faggiore , nato di orfani d i padre e madre, se i~ primogenito suo fratello consanguineo si trovi in alcune delle condizioni previste· dall'art. 93 34 clella lco-ae sul reclutamento . Ultimo n~r; cl' orfani di padre e m~Ldre, quando i fratelli e le sorelle maggiori si trovino in alcune 10 delle condizioni di cni al numero precedent e . Inscritto in una stessa leva con t1n fratello, quando questi abbia estratto un numero minore e sia in 182 grado cl' imprendere il servizio militare . : . . Inscritt o aven.te un fratello consanguineo al serv1z10 37,660, militare. dello Stato Inscritto avente un fratello consanguineo in r itiro 32 per feri te o infermità dipendenti dal servizio : 261 Inscritto il cui fratello morì mentre era, sotto le armi \)3,155 ai· quali, aggiungendo i snaccennati 745 trasferit i alla 3' categoria ed i 182 assegnati temporaneamente alla ca.te- · goria. medesima, si ottiene il t otale degli arruolat i in 3a categoria in numero di 94,082. F ra questi sono compresi 359 u omini che .ebbero l ' as-. segnazione alla 3" categoria come figli naturali legalme~te riconosciuti. .A.Itri 123 inscritti non pot.erono consegmre. l' invocata assegnazione alla categoria stessa perchè non furono in grado di produrre il certificato del legale matrimonio dei loro genitori. Esposti così brevemente i risultati generali della leva sulla classe 1881, ravvisiamo opportuno di porre a confr;nto, nel seguente importantissimo prospetto, i dati r elativi all' esito di leva dei 432,971 inserì t ti nelle liste cl' estrazione dell~ classe stessa con i dat i analoghi delle nove classi precedenti:


Esrr o

Classe

AV UTO DAGLI INSCR(T T{

sull e liste d'estrazione '

I Classe i8i3

<l872

---

-

I

I 13,'ì'l4 I

Cancellati Riformati

-

I

.

Rimandati alla pros.sima leva

I

.

Classe

I

i874

I Classe

l

Classe

Classe

!876

{877

I Classe

-

·-

Cl:1sse 1879

!878

II

I 11,985

12,9'14

l87iJ

,

13,199

I 14,183

II

13,454 , 13,140

·-

!-L

lf:,-

Classe

Classe

!880

!88{

I 18,282

12,2'63

'18, l 8'7

'16,6 84

>-4

o:i

I 12,7_10

I

64,221

60,81 6

82,69'7'

82,51 5

63,695

I

7'5,50'i 108,826

94,61 2 115,482 103,566

85,256 ' '724Q5

''

90,848 'Z

6431 88,987

91,64'1,I 92,'1 63 104,264 ~

95 ,

t_::j

Renitenti

21,368

Arruolati e compntati nnlla l a ca - ' 1 98,634 tegoria . . . . . . 100,06'1

276 1

1,970

Arruolati nella 3a categoria

90,692

90,1178

I__ ,_ degli inscr itti sulle liste

diestraziono . .

88,550

8'7',150

52

35

81,62g

89,112

I

/uruolat,i nella 2,i categoria .

'fOTALE

23,80'1

28,669

26,450

I

26,960

29,623

27,000

. I I I 94,695 104,820 i lOG,943 I 102,422 92,37G . I I 5

31,966

99,088

I

1,681

92,278

5511

94,215

W7',399

,__ - - - - -- - --

I

233

· I

16 I

9G,956

I SG,353

94,082

J-J---

I

I

. . . . . 312,033 3~0,114 361 ,801 404,352 443,393 420,:189 106,15'ì 412,133 ~87,444 432,9'71

-

~--

- - - -

-- ---

-·

' I 1

I

1-I

I


XOTE. STA.'TISTICHE

1417

A questo breve sunto dei risultati generali della leva sulla dasse 1881, aggiungiamo le seguenti altre importanti no-tizie, che si trovano nella relazione in esame e che possono interessare il lettore : Sedu,te clei consigli cli lew. - Per eseguire le operazioni della leva, i consigli tennero in complesso 6,646 sedute, delle -quali 5,040 forano ordinarie e 1,606 straordinarie. La presidenza fu tenuta:

dai prefetti e sottoprefetti, per se_dute . da un consigliere di prefettura, per sedute. <:la un consigliere provinciale, per sedute

3,398 3,204

44 G,646

Nelle ccnnate 6,64G sedute: intervennero i due consiglieri provinciali a sedute 487 intervenne un solo consigliere provinciale a sedute . 3,152 mancarono entrambi i consiglieri provinciali a sedute. 3,007

G,646 Renitenti ed omesii amnisticiti. - Nella relazione della leva sulla classe 1880 il Ministero della guerra pubblicò i Tisultati a tutto il 30 giugno 1901 dell'amnistia largita ai renitenti, omessi, disertori e mancanti alla chiamata per istruzione, per rassegne o per eventualitit col regio decreto dell' 11 novembre 1900, n. 369. - Nella r elazione in esame avrebbero dovuto quindi essere esposti i risulta.ti della amnistia stessa dopo la detta data, consentendo il cennato regio decreto che i renitenti, omessi, ecc. potessero regolare la loro posizione d i fronte agli obblighi coscrizionali o di servizio entro il 31 dicembre 1901. Ma, in seguito alla pubblicazione della legge sulP emigrazione, essendo stata largita, con regio decreto del 31 marzo 1901, n. 139, un'altra amnistia, con la quale, mentre si stabiliva che il regio decreto succitato dell'll novembre


1418

NOTE S'l 'AT ! STICHE

~01'E S'l'A'.l'ISTIOHE

1~00, .n. 369, _con~inuas~e ad aver vigore soltanto per i remtentr., o~ess1, .d1se~ton .e ma.ncauti dim,01·anti nel Regno· e per 1 d1sertor1 res1dent1 all'estero, si concedeva ai renitenti, omessi, disertori e mancanti 1·esidenti all' este1·o ai P?ter re~olare la loro posizione davanti alle regie autorità d1plomat1che o consolari fino a l 31 dicembre. 1903. i risultati delle dette amnistie sono esposti in due disti~ti prospetti. Nel prim,) sono compresi i renitenti ed omessi amnistiati dimoranti nel_ Regno; nel secondo i renitenti ed omessi amnistiati residenti all'estero. Quanto ai disertori ed ai mancanti alla chiamata per istruzione. per rasseO'né 0 per eventualità, i risultati delle amnistie 'suaccennat: sono esposti in altra parte della relazione in esame. I ~enitenti, dirno1·anti nel Regno, stati ammessi, dopo il 30 grngno 190J, al godimento dell'amnistia concessa col regio decreto 11 novembre 1900, u. 369, furono in complesso 3,286, così distiriti : Ammessi incondizionatamen te all'amnistia in seguito al proscioglimento della classe rispetti,,a dall' obbligo del servizio militare (soltanto i nat i nel 1860 e· 1861). 1,683 Riformati, rimandati per legali motivi e dichiarati rivedibili . 637 ~.\.rruolati in l" categoria 669 Arruolati in 2• categoria 7 Arruolati in 3" categoria 290

1419

Ammessi incondizionatamente all'amnistia in seguito al proscioglimento della classe rispettiva dall' obbligo del servizio militare (soltanto i rrnti nel 1862 ed anteriormente) . 2,550 Ammessi all'amnistia senza rientrare nel Regno, perchè, t rovandosi nelle condizioni volute dal regio decreto succitato, regolarono la loro posizione avanti alle regie autorità diplomatiche o consolari. 1,336 Ammessi all' ~unnistia in seguito al loro r itorno nel R egno, perchè, non t rovandosi nelle condizioni prescritte per regolare la loro posizione rimanendo all'estero) dovett ero presen tarsi avanti ai consigli di leva. 610 4,496 Gli omessi, 1·esùlenti cdl' este1·0, stati ammessi all'amnistia, stessa, furono soltanto 52,, dei quali 5 incondizionatamente perchè nati n el 1862 od anteri ormente, 46 rimanendo al1' estero ed 1 in seguito al suo ritorno nel R egno. Rassegne sp eciali. - I militari appartenenti alla 1.:i categoria della classe 1881, stati sottopost i a rassegna speciale dopo la loro ven uta alle armi o presso le regie autorità diplomatiche o consolari, furono 18,045, dei quali:

presso i distretti militari e le regie autorità diplomatiche o consolari . . 11,138 presso i vari corpi dell' esercito. . 6,907

3,286

18,045

Gli omessi, dirnorcmti nel Regno, stati ammessi alla stessa amnistia furono soltanto 19, dei quali 16 vennero arruol11ti in 1a categoria, 2 in 2~ ed 1 in 3a_ I renitenti, 1·esiclenti all' este1•0) stati ammessi fino al 30 giugno 1902, al godimento dell'amnistia largita 'col regio decreto 31 marzo 1901, n. 139, furono in totale 4 496. così distinti : ' '

Quelli sottoposti a rassegna speciale presso i distretti e le regie autorità diplomatiche o consolari vennero : 4,524 riconosciuti i nabili alle a,rmi e riformati 5,234: rimandati alla leva successiva come rivedibili 1,380 confermati idonei a continuare il servizio .

11,138


1420

XOTB STAT f STICHE

NOTE ST.\1' 1 STIC:HJ: .

Quelli sottoposti a rassegna speciale presso i corpi vennero: riconosciuti inabili alle armi e riforma,ti . 2,85] rimandati alla leva successiva come rivedibili . . . . .. 3,606 confermati idonei a continuare il serviz10 4.50 6,907

In totale, quindi, i sottoposti a rassegna speciale furono: riconosciuti inabili alle armi e riformati . 7,375 rimandati alla leva successiva coÌ.ne rivedibili . . . 8,840 confermati idonei a continuare il servizio 1,830 18,045

Le malattie ed imperfezioni che causarono i l n1ao-o-iore bb numero di riforme furono : ernie viscerali (1,036), debolezza di costituzione (736j, oligoemia ed altre cachessie congeneri (ò86), varici (273), alterazioni organiche e malattie insanabili del globo d elFocchio (267), cirsocele (247), deficienza dello sviluppo toracico (242), mancanza o carie estesa e profonda di un gran numero di denti (237), congiuntiviti croniche (230), gozzi antichi d'i notevole volume deformi o che per lf:l, durezza e sede, compromettono le funzioni della re-' spirazione e della circolazione (229), collo voluminoso (218), epilessia (170), nevrosi cardiache (170), v izi organioi del cuore e dei grossi vasi (153), deviazione o mala conformazione dei piedi (138), atrofia notevole di un solo arto (1.33), gibbosità e v istosi deviamenti della colonna vertebrale (127), miopia reale (113), deficienza di statura (108). Visite ed a1·ruola1nenti p e1· delegazione nel Regno. - Gli inscritti che risiedendo in circondario diverso da quello in

14:31

cui concorrevano alla leva, ott enner.o di essere visitati per delegazione dinanzi al consiglio di leva del circondario cli residenza e poterono così, senza avere l'obbligo di recarsi davanti al proprio consiglio dì leYa, essere arr)10lati o rimandati alla leva successiva per rivedibilità, ovvero anche riformati, se, in quest'ultimo caso , i prefetti o sotto-prefetti dei cjrcondaì:i, ai quali appartenevano per fatto di. leva, li dispensarono dall'obbligo suddetto, furono 13,083. Di essi, 2,726 vennero riformati, 3,377 dichiarati r ivedibili, 5,550 arruolati in l° ca.tegoria, 1,370 in 3• e 60 forono dichiarati renitenti. I ci rconda.r i che ebbero il maggior n umero di inscrit,ti stat i ammessi a visita per delegiizione presso i consigli di leva di altri circondari furono : Roma (313), Napoli (277), J3ari (232), Firenze (209), Venezia (177), Palermo (176), Barletta (lGS), Oristano (167), Frosinone (159), Bologna (152) ; quelli che ne ebbero il minor numero : Aosta (Ei), Comacchio (7), I sola d'Elb11 (8), Piedimonte (10), Ca.stelnuovo Garfagnana (11), Bobb io (13), F iorenznola (13), Valsesia (1.3), Casalmagg{ore(l4\ Clusone (15). D'al tra. parte, i consigli di leva che visitarono per delegazione il maggior numero d'inscritti appartenenti ad altri circondari forono : Roma (1,728), Milano (809), Genova (749), Napoli (705), Torino (G27), Palermo (ò27), Catania (42,6), )iessina (27G), Firenze (23Q), Iglesias (226); quelli che ne visitarono il minor numero : Alghero, Castelnuovo Garfagnana, Guastalla (1 per ciascuno), Vergato (3), Cento, . J.\fontepulciano, Roeca San Casciano (4 per ciasouno}, Casalmaggiore) Chiari, Clusone (5 per ciascuno). lnsc1·itti che 1·e,qolarono 'lo, loi·o posizione aU'este1·0. - Come si è accennato al principio del presente articolo, è questo il capitolo della relazione in esame, nel q nale si r ende conto degli inscritti, che, valendosi delle disposizioni relative al servizio della leva ~ill'estero, regolarono la loro posizione di fronte agli obblighi coscrizionali davanti le regie autorità diplomatiche o consolari .


1422

::,iOTE S'l'A'.J.'ISTICH E

NOTE S'.l'ATI STIOHE

Tali inscritti furono in complesso 9,'"'(21 e l' es1·to d"1 leva avuto da essi fu il seguente: Cancellati dalle liste dopo l'estrazione .

16

Riformati : dalle a.utorità diplomatiche e consolari anche · senza l'intervento del medico, per~hè affetti da infermità od imperfezioni di facile accertamento. . . . . . . . . . in seguito a visita medica o ad osservazione in un ospedale coloniale in rassegna speciale.

694 755 154

Rivedibili: in seguito a visita medica .

in rassegna speciale . . . . . . Rimanàati per legittimi impedimenti

623 120 219

Arruolati in 1" categoria:

">

dispensati definitivamente dal serv1z10. . 81 dispensati provvisoriamente dal servizio per. chè na_ti ~ residenti a ll'estero (517), perchè espatriati prima del 16° anno d'età (645) perchè missionari (21) . . . . . . '. 1,183 obbligati a rimpatriare per compiere la ferma con la classe 1881 (2,330), con facoltà di ritardare il servizio (28). 2,358 Arruolati in-2• categoria . 3 Arruolati in 3" categoria 3,516 9,721

Gli inscritti a1:1zidetti soddisfecero ai loro obblio-hi di leva . presso le regie autorità diplomatiche e consolaii residenti negli Stati seguenti :

l,042 Argentina. 386 Austria-Ungheria 31 Belgio 595 Brasile . 38 Chilì. 4 Cina. 9 Colombia 1 Costarica 7 -Cuba. 4 Equatore F rancia e possedimenti 1,163 1,292 G ermania. 2 Giappone Gran Bretagna e poss. 424: 27 Grecia. G Guatemala 608 L ussemburgo. l Marocco 7 1\fossico.

1423

10 Monaco (Principato) 1 .Montenegro 4 Paesi Bassi e possed. 2 Paraguay 23 Perù . . 8 Portogallo . 35 Rumania 19 Russia 1 Salvador 1 San Domingo 8 Serbia 34 Spagna e possedimenti Stati Unit i d'America. 1,942 5 Svezia e N orvegi.a 1,113 Svizzera 7''!>. (h> Turchia. 102 Uruguay 13 Venezuela.

9,721

Inscr·itti 1·esiclenti all' estei·o arntolati pa p1·ocwra. - In questa leva si riscontra una notevolissima diminuzione nel numero degli inscritti, che, trovandosi all'estero, si fecero r appresentare ed arruolare per procura da altra persona presso il proprio consiglio di leva. Infatti, mentre nella leva precedente sulla classe 1880 il numero degli inscritti arruolati per procura era salito al massimo di 11,440, in quest a sulla classe del 1881 è disceso a 6,294. Tale diminuzione, che nelle venture leve andrà certa~ mente accentuandosi, deve senza dubbio essere attribuita alle nuove disposizioni, di cui già abbiamo fatto cenno, che ora regolano il servizio della leva all'estero. . Il numero maggiore di a.rruolamenti per procura si ebbe avanti le regie autorità diplomati.che e consolari degli Stati Uniti dell'America del Nord (1,565), della Gernia.nia (1,129), dell'Argentina (1,028), dellà Francia e suoi possedimenti (740), della Svizzera (695), _d el Lussemburgo (390), del Brasile (306),


1424

NOTE STA'l'lS'.l~IOllE

All'atto dell'esam e definitivo ed arruolamento, i cennati inscritti erano così distinti in fatto d 'istrnzione letteraria:

P,·ofessioni, m·ti e ·,nestie1·i degU insc1·itti ar1·iwtati. - 1 193,183 inscritti, rimasti arruolati o computati nelle tre

Dei 99,088 di l" categ;oria

categorie alla fine delle opera7,ioni della leva, erano così ripartiti per professioni, ar ti e mestieri : Ja catego ria 2a

Agricoltori e simili . Pastori e allen to:ci di bestiamE> Cavallari . )foratori, minalori e simili Operai in metallo . Armaiuoli e pirotecnici. Operai in legno Marinai e pescatori . Calzolai e operai in pelli· Sellai e morsai )laniscakhi . Addetti alla preparazione e spaccio dei commestibili . Artefici in metalli. preziosi Artigiani di versi . Servitori in genere . Uomini di fatica non addetti a lavori fissi Professioni girovaghe Proprietari . Commercianti in genere Bsercenti professioni libere e studen ti . Esercenti belle ani . Esercen ti medicina e farmacia Veterinari . Impiegati in genere. :Militari gi.à allo ~mni (uffic iali, volont. ordin. e di un anno, ecc.)

45,3 l 7 2,412

2,9G0 G,825 2,245

807 P,,209

839 3,0.J:2 423 46G

tS

1425

NOTE STATISTICHE

della Turchia (126), ·della Gran Bretagna e suoi possedimenti (106) I'} dall'Austria-Ungheria (1.00).

sapevano leggere e scrivere 65,678 propor. per cento 66.28 » » sapevano soltanto leggere 1,497 1.51 » » erano analfabeti. 31,913 32.21

3a categoria.

46,133 2,080 2,04fi 6,1 71 2,22!) 217 3,121 535 H,573

99,088

»

»

100 ~ -=

Dei 94,095 di 2' e 3" categoria sapeva.no leggere e scrivere 61,187 propor. per cen to » » sapevano soltanto leggere 1,823 » » Hl,085 erano analfabeti

326 395

~)4,095

))

»

Gò.03 1.94

33.03

--100 -

= 2,827 277 G,412 l,392

2,G17

337 1,388

1,820

4,186 850 2,186

2 ,001>

2,153

3,711 283 123 89 2,052

4,330

4,001 807

Siwi·ogazioni cli fr ateUo. - Gli inscritti cli l " Cl1tegoria che nella leva sulla classe 1881 si fecero surrogare da un fratello innanzi ai consigli di leva furono 207; quelli che si fe cero surrogare mentre trovavansi ai distretti in attesa cli essere assegnati ai corpi 274:; quelli che si fecero surrogare dopoil loro invio ai corpi 9.6. Complessivamente, quindi, gli inscritti e le reclute della classe suddetta, che ottennero di farsi surrogare da un fratello, furono 577. Di tali surrogazioni, 534 furono surrog::i.zioni semplici e 43 por iscambio di categoria.

G,641

30G lOò

JIIilitcwi studentfritardata1·z. - Gli inscritti di 1' categoria della, classe 1881, i quali, per essere studenti universitari o di istituti"assimilati ad università, ottennero, in virtù c1ell'aùicolo 120 della legge sul recl utamento, di poter ritardare il servizio sotto le armi fino al 26° anno d'età ascesero

90 2,080

4 ,616

- -99,088

a 1,109.

94,095

90 -

I l

A)';XO Xl,11'1.


1426

Essi erano sttldenti delle sotto indicate facolta, scuole corsi: Filosofi.a e lettore . Giurisprudenza. . . Scienze matematiche, fis iche e naturali Medicina o chirurgia. Farmacia. Medicina veterinaria.. Istituti assimilati alle nniversiti~

0

47 243 97 254: 214 116 138

Nei limiti compresi fra metri l,55 e metri 1,80, il numero ,degli inscritti della classe 1881, che misuravano tali stature, ifu il seguente: cmetri 1,55 'I> 1,56 » 1,57 » 1,58 )> l,59 » 1,GO 1,61 » 1,62 » 1,63 ,

1,10D Oltre ai snddetti, al 30 giugno l902 rimanevano altri 3 1OG6 studenti ritardatari, i quali non avevano ancora prestato servizio come militari di 1" categoria. Essi appartenevano: alla classe id. id. id. id . id.

1870 1876 1877 1878 1879 1880

1427

NO'.L'E STATISTICH!l:

NOTfs S'l'A'r JSTlOHE

3

135 376 C131 868 1,053 3,066

Statura degli in.·critti. - Non tutti gli inscritti sulle liste <l'estrazione vennero sottoposti a misura, giacchè i cancellati da qu~ste liste, i non presentatisi per legali moti vi, gli arrnolati per procura dai consigli di leva, i riformati nel primo esame dal commissario di leva e dalle reO'ie autorità diplo' h b ma tic e e consolari, i renitenti non furono visitati. Quelli sottoposti a misura ascesero a 371/>16 e la statura media di essi risultò, come nelle precedenti love di metri 1 63· , ' ) ' que l h1 di coloro che raggiungevano o superavano la misura legale, di metri 1,64.

, )}

· ll,065 1metri 13)50 » 14,766 » 16,821 1 » » 18,127 21,057 I » 22,231 , » 23,204 » 23,310 »

1,64 1,65 1,66 1,67 1,68 1,69 1,70 1,71 1,72

22,660 metri 23,420 > » 21,015 » 19,674 » 17,4!-32 » 14,816 13,345 1 » » 10,765 8,990 I

1,73 1,74 1,75 1,76 1,77 1,78 1,79 1,80

7,122 5,600 4,695 3,512 2,715 l,970 1,379 1,020

Le provincie., in cui si ebbe maggior numero d'inscritti ,~on statura inferiore a quella di metri 1,55, stabilita dalla legge sul reclutamento per essere dichiarati abili al servizio mili~are, furono Caltanissetta, Cagliari , Potenza, Sassari , 'Reggio Calabria, Girgenti, Avellino, Siracusa, Catanzaro e -Sondrio. Le provincie, che ebbero maggior numero d'inscritti di .,alta statura, cioè da metri 1,75 in su, furono Lucca, Treviso, Vi cenza, Udine, Padova, Verona, Belluno, Benevento, Livorno e Como. La minima statura si verificò nel cirondario di Pavia, nel ·quale un inscritto misurava metri 0,60; la massima si ebbe mei circondari di Milano e P otenza in due giova.ni alti metri 1,97. .Ricorsi contro le clecis-ioni clei consigli cli leva. - Dal 1° lu·glio 1901 al 30 giugno 1902 pervennero al Ministero della

guerra e forono sottoposti all'esame della commissione, di ·cui all'a.r~,icolo 18 della legge sul reclutamento, pel prescritto parere, 2,277 r icorsi, dei quali 2,258 riguardava.no questioni di assegnazioni alla 13• categoria e 19 question i di revoca ò conferma della nota di renitenza, di surrogazione, di Timaudo di inscrit ti ammessi a visita alFestcro, di deL:isioni ,di rivedibilità pronunciate in · luogo di quelle di 'riforma


• 1428

NOTE $'.l'ATISTlOIIE

dopo trascorso i l periodo della rivedibilità e di indebiti arruolamenti per prçcura. Dei ricorsi predetti furono presentati da inscritti della leva sulla classe 1881 o di quelle precedenti nel proprio interesse . 2,257 presentat i nell'interesse della legge dal presidente o da membri dei consigli di leva o da terzi contro decisioni ritenute irre20 golari. 2,277 Per 16 dei ricorsi presentati dagli inscritti su questioni dii assegnazione a lla 3• categoria, la decisione non fo pronunciata o rimase senza effetto per essere nel frattempo gli inscritti stessi stati riformati o mandati rivedibili in ~·assegna speciale. Degli altri 2,241 ricorsi fatti ·dagli inscritti nel p~oprio interesse, il Ministero, sentito il parere della suaccenrntta commissione, ne risolse favorevolmente 1,166; negativamente 1,075. Dei 20 ricorsi presentati uell' interesse della legge, 16 furono accolti, revocando la decisione del consiglio di leva, e-! vennero. respinti, confermando la decisione del consiglio. In complesso, quindi, furono effettivamente risoluti 2,261. ricorsi, dei quali se ne accolsero 1,182 e se ne respinsero 1,079.

Spe8e di lei;a. -Ammon tarono in totale a lire 1,770,401.0lr così r i partite : A carico dei comuni (indennità di viaggio ai sindaci e segretari comunali per recR.rsi nei capilnoghj di. mandamento per l 'estrazione . a sorte dei numeri e nei capiluoghi dei circoncondari pei· assistere all'esame ed arruolame11to degli inscritti, stampati, allestimento di locali, suppellettili, ecc.) . L . 688,518. \)7

NOT~: ST ATISTICHE

1429

Riz;orto . L. 588,518. 97 A carico del Ministero dell'interno (indennit~ di ,~iaggio ai commissari di leva per recai·si nei capiluoghi dei mandamenti e sopra.ssc,ldo ai niedesimi) . . > 82,340. 00 A carico del Ministero della guerra (viaggio delle reclute dai comuni ai distretti militari e da questi ai corpi, indennità di vi.l.ggio agli ufficiali comandati alle operazioni di leva, soprassoldi agli uomini di truppa comandati ai <listretti ' viavbO'i delle reclute mandate in osb .servazione negli ospedali, stampati, ecc.) . » 1,108,542. 04

L. 1,779,401. 01

o. o.


1430

NOT E BinLIOGRAFICilE

1431

NOT.E BIBLIOGRAFICI-IE, lndustria Stalloniera. - La popola=ione cavallina in Italia. Disposizioni legislative e regolc1,menti. Pi·ecetti le..:nici. - Firenze G. Barbera editore ' ' ,.~ 1903.

P rof B. MonEscar. -

È di somma importam,a per il paese uost1;0, ma sovratutt0 . per l'esercito, che l'industria cavallina si metta sopra una ben intesa v ia di progresso. P el paese p uò essere e dovrebb'es.s,ere ~o_n te di ,gua.~agno rimuner~tivo. Il cavallo non è per l ese101to un altr arma meno impor tante del fuci le, del cannone; il fabbisogno dei cavalli, nel caso di guerra, aumen~a in. proporzione gigantesca e per sovrappiù bisogna . acqmstarh nel paese non potendosi fare sicuro assegnamentos u di una compera all'estero. Il pregievole libro del prof. :Moreschi non solo ci porge numerose e dettagliate notizie sulìa popolazione cavall ina in I talia, ma ci dimostra ancora con inconfutabili cifre e dati co1:1'essa va.da ·aumentando nella quantità e sempreppiù per~ fez1onandos1 nella qualità. L'opera comprende tre parti ben distinte; parte prima: Popolazione cavallina in Italia; parte seconda : Disposi:;ioni legislative e regolamentari; parte terza: Precetti tecnici. A qu~st.e parti fa seguito un Appendice pure importante, poiche riporta 11::ggi, regolamenti e notizie ufficiali risauard anti 0 l'industria stalloniera. Il libro è denso di notizie particolareggiate e che esposte dal prof. Moreschi, membr o del Consiglio i ppico, vogliollo essere considerate come ufficialmente bene accertate. Ne spigoleremo quin di le più importanti, ritenendo così far coe:a non sgradita ai nostri lettori.

PARTE PH,IMA . Occnpa ultre la metà del libro (167 pagine) e rende minntamente conto dell'allevamento cavallino nelle singole regioni dell'Italia, e precisamen te J1ella valle del Po, nelle Marche, in Toscana, nella campagna Romana, nelle provincie meridionali, in Sicilia ed in Sardegna TnUe le innumerevoli razze vi sono ricordate e, per quelle di maggior entità, non si manca di dire del nu~ero e qualità delle fattrici, degli stàlloui impiegati - o privati o governativi spesso colla loro genealogia e riportando di molti di. essi la fotografia, non che del numero dei prodotti. Capitoli speciah, con opportuno discernimento, sono inoltre dedicati al puro sangue in Ital ia, ai cavalli trottatori e finalmente ai cavalli per l'agricoltura. Questa parte per tanto risponde compiutamente al suo titolo ed in effetti contiene tutte le desiderabili informazioni sull'allevamento cavallino e sulla popolazione cavallina i.n Italia I dati che più ci interessano, in v ia generale, sono quelli che hanno tratto all'aumento e miglioramento della produzione cavallina. Circa l'aumento v i è detto che l'ultima rivi"ta generale, disposta. dal Ministero della guerra, ha constatato che nel 1900 i cavalli esisten ti salivano al n umero di 744,739. Nella rivista dei quadrupedi eseguitasi nel 1894 arano invece 702,390, donde un aumento inconfntab ile di circa. 40,000 cavalli. « Del resto - soggiunge i l prof. ~Ioreschi - l'aumento nel numero delle ca.valle e degli stalloni, erariali ed approvati, è altro indice dell'increruento dato all'allevamento ca· vallino nazionale. Nel 1889 le cavalle coperte furono 33,777 e cioè: 14,053 dagli stalloni del governo e 19,724 da quelli dei privati; nel 1902 furono, i n vece, 45,738, vale a dire: 24,159 dagli stalloni erariali e 21,679 da. quelli approvati. Vi è, adunque, un aumento di circa . 12,000 cavalle (11,961),


1432

NOTE BIBLlOGRAFICllE NOTE BIBLIOGRAFICHE

tale, in verità, da lusingarci a bene . sperare per l'avvenire, rappresentando esso assai più di un terzo del numero iniziale. « E a maggior conforto possono citarsi due fatti e cioè: 1° che il numero delle cavalle coperte dagli stalloni approvati deve ritenersi al disotto del vero; 2° che detto numero, il quale andò decrescendo dal ' 1890 (25,965) al 1894 (17)23): ha ripreso poi ad aumentare (1902: 21,579) ». Il numero finalmente dei puledri che annualmente nascono si può calcolare ch'esso non sia inferiore ai 25,000. Il migliorame1:1to poi nella produzione cavallina è confer· mato dall' « eloquente fatto che essa fornisce il quadruplo di cavalli atti ad essere buoni cavalli militari » - come testè ha scritto il colonnello Pugi, d irettore della. di visione di cavalleria al Ministero della guerra - e l'altro fatto non meno eloquen~e che non pochi dei nostri puledri sono esportati all'estero e che nel paese dànno pariglie numerose per carrozze signorili, che vedonsi di sovente nelle grandi città o che si vendono a prezzi elevati. I segni di progresso, del 1·esto, si vedono un po' dappertutto, e ne hanno merito molti allevatori coscenziosi,· i quali seppe1;0 spingere l'allevamento per una via meglio corrispondente alle esigenze tecniche ed al tornaconto. Certamente bisogna ancora migliorare le forme ed infondere sangue, sebbene molto sia~i fatto in proposito, anchè per ottenere uniformi tà ed omogeneità d i tipo; ma l'innegabile miglioramento realizzato in questi ultimi anni offre ragione di compiacersi e di sperare che si continuerà nella via intrapresa del progresso. Vogliamo qui riportare, riuniti, alcuni dati numerici, cù·ca l'allevamento cavallino nel 1902 ricavati qal libro, perché si prestano, nella guisa la più evidente non solo a chiarire il vero stato dell'allevamento cavallino in Italia, ma ancora tt fornire informaz ioni precise sul riparto di cotesto alleva· mento fra .le varie regioni . ed argomento a qualche opportµna osservazione.

Stalloni

fleJ ioni o prov in cie.

Cio vernati \·i ert

Lombardia . . • -Cremona . .. Emili a .. : . Marche . . . . . Tosca na . . . (Compresi Massa e Carra.ra) ·Campagna Romana . Napoli . . . .

·sic'ilia .. (Com pr èsi quelli r,ei quali non è prescritta la visita . Sardegna . . . . . . . .. . . . .

ap11rovati.

206 85 128 20 106

J.4.33 Cavalle coport

0 •

10200 (1) 5000 50~4 (2) 691 3'111 (3)

33 300 ci rca.. . 200 non me no d i

1233 (4) 7000 circa

154

6836 (5)

5000 (5)

Ci pare, se uon erriamo, che i dati numenc1 qui sopra presentati non possono non recare una certa qual mer&vi.glia non solo fra i ·più dei cittadini nostri, m~ anche fra i mil itHi che s'interessano dell'allevamento e produzione cavallina in Italia. Generalmente si r itiene che i maggiori centri clell' allevamento . cavallino siano la provincia pisana, la campa.gna ro mana, le provincie napoletaqe. Dal libro del Moreschi rilieviamo invece che, almeno per importanza numerica, t,engono la testa per la prima la Lombardia - in ispe-0ial modo la provincia di Cremona - ; poi le provincie napo-

(t)

Con una produzione annua <li 5-6000 puledri.

('i!J Per impor tanza ,,iene !' la provincia di 11 errara con 2i stallo ni e -l03i cavalle eoperte, 2• quella di Ravenna co n FS1, cavalle coperte da ·18 stalloni.

(3) Il maggior oumrro di cavalle coperte lo si lla nell;t provirtcia Pisana con i sùoi grand i allevamen ti. E siccome questi non sono soggetl i arl alcun çontrollo è eia credere che almeno debbonsi aggiugeré altre !500 cavalle. In complesso 30ù0 pulerlri circa all'anno. (4) Non vi è regione d' Jtalfa clove gli allevatori dis pongano di st,illoni propri in numero co~ i ragguardevole come in ques ta; stalloni che non hanno l'obbligo di presentarsi alla visita, perché non se ne servono per cavalle di altre proprietil.. Sì può quind i ritenere che le cavalle coperte ogni anno nel Lazio si aggirano 'intorno alle t500 se pu re non superano questo numero. (5) Con un aumento di tilUO cavalle coper te ossia più del 30¼ rispetto al i' anno preceden te che furono 5586. Tenendo con to degli stalloni dei pr iva ti clic quantunqu e in pic~olo numero sfuggo no alla visita, e di quelli per i ([U,tli l'approvazione prcYen , tiva no11 ò prescri tta, si può concludere senza troppo azzardare,. che ora in Sardegna, le cavalle destinate alla riprod uzione annualmente raggiungono, se non superano, le 3000.


1434

NOTE BIBLIOGRAFlOHE

:KOTE BIBLIOGRAFICHE

letane, là Sardegna. la Sicilia. S ia pure che soltanto per la Lombardia ed il napoletano, al numero vada congiunta la qualità, mentre quest'ultima, nella Sardegna ed i n Sicilia fa. difetto iri buona parte dei prodotti; ma i;:ta pur sempre il fatto che le dut) maggiori isole italiane potrebbero di vè1ùrn fra breve tempo i centri ·principali è,ella nostra produzione cavallina, specie d i quella atta al ser vizio militil.re e per lit. quale soltant'o il g overno ba l'obbligo di apprestare mezzi e éure intelligenti, allo scopo di promuoverla ed aumentarla nella maggior misura possibile. Vorremmo poi ricordare t u tti quei benemeriti cittadini, i quali non · risparmiarono fatiche e deoaro, ed impiegarono la loro iutelligenza, i loro studi, per accrescere e migliorare la produzione cavallina. Il loro numero però (fortunatamente) è troppo grande, ed in 0onseguenza rin viarno il lettore al bel lavoro del prof. Moreschi, in cui troverà le più ampie no· tizie al riguardo, accompagnate d:;i.. opport,une considerazioni. Ed ora, prima di passar~ ad altro ·argomento, ci sia concesso dolerci, e 'assai vivamente, de lla scomparsa o quasi di quella bella razza di cavalli che fu la friulana, come constata il Moreschi .

punto nella necessità di fornire cotesta prova che sta il con. cetto fondamentale delle corse al galoppo - e sia esente da qualsiasi difetto di costruzione o qi carattere. E però as· sennatamente così conclude l'autore; « Non vi può esser dissenso su questo: che. cioè, l'impiego, dello stallone di puro sangue inglese, scelto con accorgimento, debba riputarsi u,tile per l'immegliamento della produzione cavallina nazionale. Il dibattito pro e contro la selezione -- o pro e contro l'incrocio ··- non ha, ormai, pi ù ragione di essere. Il quesito del migli(lrameuto cavallino va.. studiato e ris9lto iti modo pratico, che consenta di conseguire con sollecitudin e i . desiderati m iglioramenti . L'accademia semb ra sia finita "· E in questo conveniamo perfettamente; ma ben s'intende che devesi pure ricorrere al puro sangue orientale, ~ non soltanto all'inglese, laddove è giudicato pai·· ticolarrnente atto al miglioramento della nostra produzione, come a mo' d 'esempio, in Sicilia ed in Sardegna. Rileviamo poi con piacere dalle notizie raccolte dal Moreschi cht3, mal· grado la soppressione dei premi governativi e le corse, vi è in Italia un aumento nell'allevamento del puro sangue; il più im portante è nel pisano, ina lo si pratica pnre in Piemonte. in L ombard ia, nel ferrarese, nella. provincia romana, in Sidi lia. Gli stalloni di puro sangue, fra governativ i (65) ~ privati usati esclusivamente per i proP-ri allevamenti sorpasserebbero, secondo il Moreschi, di parecchio il centinaio e le fattrici di puro sangue, esc]use le orientali e le augloorieutali, superano alquanto, se n on notevolmente, le 200.

In poche pagine, ma bene, discorre il Moreschi, della que· stion~ del puro sangue, c,he pone nei giusti suoi termini, e come del resto è ormai generalmente considerata. Tu una pubblicazione ufficiale del Ministero di agricoltura, e precisamente nel 1° fascicolo dello Stucl-Book, è sta ro pato: « il puro sangue, e specialmente l'inglese, non è tanto stimato per la genealogia conservata colla più grande · diligenza, per la gagliarda venustà deile forme, per la. velocità, la resistenza, la nobiltà e la bontà dell'indole, quanto per la gran dote eh' esso possiede di miglio1'W'e la razza dec iditta, infondendo nei prodotti uno spirito ed un vigore, che difficilmente s'ottengono con altri mezzi ». Questo con c~tto però è discutibild. Effettivamente non ba::;ta per formare un buon riproduttore essere di puro s,i,ngue; è indispensa.bile ne sia p rovata la velocità e la resistenza - ed è ap-

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. Interessanti, sono poi, le particolareggiate notizie intorno all'allevamento dei cavalli trottatori che in Italia ha assunto ampie proporzioni. Il Moreschi ricorda che in Italia, come negli altri paesi, i ca valli trottatori, « considerati nei riguardi della produzione cavallina, hanno nemici severi e difensori fieri, accauiti, co.nvinti ». A noi pare che il Moreschi abbia t rovato la nota giusta osservando ch'essi, in rapporto al loro i mpiego per produrre cavalli di servizio, devono essere giudicat i alla stregua di ogni altro mezzo sangue, e cioè che si


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NOTE BIBLIOGRA.FICHE

· debba tener conto, essenzialmente della loro genealogia e conformazione, e non g ià special mente della loro spiccata speciale attitudine. ' ' Rileviamo che il migliore 1·ecord dei cavalli trottatori italiau i appartiene ad Ar lecchino da Van Tassenil quale percorse il chilometro in 1',26" "IG m, accostand osi al 1·ecor-cl mondiale tenuto da Cresceus che cors~ .il chilometro in l', 19" '/ , m . E non minore interesse presentano le notizie fornite int orno ai cavalli per l'agricoltura, il di cui allevamento, già notevole nell'Alta Italia· e specialmente nel cremonese, tende sempreppiù ad estendersi in tut te le provincie d'Italia.

PARTE SECONDA. E TERZA. - ·- Ci ·limiteremo a poche righe per dire che la .Pcwte seconda riporta le disposizioni legislative e rAgolamentari, concernenti l'industria stalloniera, tanto dell'Italia quanto del!' estero, (Germania, Austria e F rancia) e porge notizie certe sul movimento dei cavalli stal-loni privati iu Italia e la loro influenza, dal 1889 al 1902 (gli ap provati nel 1902 sono 721 che coprirono 21,597 cavalle), sicchè riesce non solo interessante ma veramente istruttiva. E non meno istruttiva è la Pa1·te terza, in cui il Moreschi, sotto il t itolo di Precetti 'Pecnici , ha r accolto ricça copia d i nozioni risgL1ardanti gli stalioni, le cavalle fattri ci, la monta, ecc., nozioni tutte che importa siano bene cono- · sciute dagli allevatori. L'Appendice infine completa la P arte seconda, riportando, testualmente, la legge 26 giugno 1887 s ull'ampliamento del ser vizio ippico, il regolamento 24 giugno 1888 per l'approvazione degli stalloni ap partenenti ai privati, pre3critto dalla legge 26 giugno 1887, un estratto del regolamento 9 dicembre 1896, per le stazioni di monta dei cavalli sta!lònì dello Stato, la composizione del Consigiio ippico e delle Commissioni ippiche provinciali pel biennio 1903-904, la nota infine dei cavalli stalloni privati che conseguirono l'appro·

NOTE BIBLIOGRAFICHE

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vazione per l'anno 1903, colla ind icazione del nome e della razza degli stalloni, del proprietario, dei Comuni nei quali gl i stalloni fun zionano.

,Anche c!al poco che abbiamo detto si scorge di leggeri c0me le varie parti del libro, l'Appendice compresa, siano in· timamente legate l'una all'altra e che, considerate nel I.oro insieme, costituiscono un lavoro completo sullo stato pre· sente dell'allevame nto e della produzione dei cavalli in Italia. L'egregio prof. Moreschi voglia g radire i nostri rallegramenti per il suo bel lavoro, e l'augur io ch'esso trovi la più larga d iffusione nel paese e sovra t utto fra ' gli allevatori ed i molti interessati alla produzione nazionale cavallina.

capit~no nell'87° regg. fanteria. - Il Marocco. Un quesito polilico-milil.are ed economico cl' attualità. (Marokko . Eine m il1liirpolitische uncì wirtschaftliche. Ji'i·age unsere1" Zeil). - Berlin o, Riccardo SchrOder, 1903).

lMllf.ANUEL,

È naturale che gli attuali avveniment i militari che si stanno svolgendo nel Marocco attraggano l'attenzione del militare e ciò tantoppiù che nella quest ione del Marocco sono inte· ressate, .con minore o maggior ragione, quasi tutte le grandi potenze europee. N ulla pertanto di meno. che naturale che la stampa militare, su per i giornali, nelle riviste e nei libri s'occu pi in questi ultimi tempi dell'impor tante quesito (1 . In Germania, del resto, non è soltanto d'adesso che con i li· teresse e diligenza si studiano le èonçlizioni interne del lÙarocco dal punto di veduta g eografico, militare, economico ed anche politico nei riguard1, ben s'in tende, della Ger man ia, come ne fa prova il noto ed interessante libro dd dott. ]'ischer. (l) Vedasi ne lla Rivista ilfilita•·e Italiana, rast:irolo d i marlo-aprile, il notevo le studi J dM ti to lo : Il ,llarocço.


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NOTE BIBLIOGRAFICI·IE

La presente pubblicazione del capitàno Immanuel è meritevole della maggiore attenzione e il suo merito speciale -co nsiste in ciò . che in poche pagine, e con molta chiarezza Bsamina e rende conto . di ogni lato della q.u istione maroccuina. L'autore, messa, in rilievo la singolare importam1a della .st1·ada cli Gibilterra « uno dei punti del mondo più importanti e più infl uenti sia come via commerciale marittima, sia come linea di 6omunicazione, e che nei rigu_a rdi economico, politico, militar_e, non è superato da aìcun al tro )>, pr.inci pia col domandarsi meravigliato, come mai nessuna po· tenza europea si sia decisa fino ad ora ad i mpadronirsi della costa marocchina, di quel·la strada marittima, mettendosi così i n grado di signoreggiare compiutamente lo stretto di Gibilterra Sfl in possesso d'ambedue le sponde! oppure di esercitare un forte contrappeso contro Gibilterra, se in possesso · della sola sponda marocchina. E risponde col d ire .che il MaTocco deve la conservazione della sua ·esistenza agli .opposti interessi politici delle varie potenze e anzitutto al fatto che io Stato al Marocco più vicino, cui secondo l'andamento storico ~ la situazione geografica dov rebbe esserne l'erede, la Spagna - non è oggidì in grado di pensare a, nuove conq uist9, dal momento che ne l primo urto con una grande potenza ha perduto Cuba e le F ilippine, le perle della stut -corona. L'autor e il lustra questo :;uo concetto, .esaminando in par · t icolar modo la situazione del la Francia e dell'Inghilterra. La Francia g ià stabilita alla frontiera del Marocco sembrerebbe la potenza più adatta per affidarle il còmpito d' impossessarsi del Marocco, ma ciò è assolutamente inammissibile. Il capitano Immanuel passa quindi a tracciare, in un rapido sguardo retrospettivo, la storia del Marocco dai tempi romani uno ad oggi, analizzando specialmente la campagna fra la Spagna ed il Marocco del 1859-60 e le different i im· prese ·che condussero i Francesi al possesso del territorio che -contorna la frontiera orientale del Marocco e segnatamente

NOTE BIBLI00RAF1CHE

I

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1e spedizioni. del 1899, 1900 e 190l contro Gurara e il T~at . Segue quindi una succinta descrizione del p~tese maroc~h~nQ P uua chiara disa mina del medesimo sotto l aspetto politico. -<~1oroinistrativo, militare e commerciale. L'lmmanuel discorre infine·dell'attuale insurrezione met tendo in rilievo ch'essa non fo promossa) come molti riten,gono, da sentimento religioso, ma da varie ca~se di m~lcon· tento e di miseria, le quali, data la natura degli abitanti ere· -denti in u n futuro profeta che li solleverà da ogni male, produ · cono . il così det to Madismo, allorchè si presenti un uomo ardito e capace di sfruttarli, come già fu il caso del Madismo nelle provincie dell'Egitto e della Nubia. Egli rientra poi, per ter .::ii nare, nella quistione p~litic~-~ilitare, . La Francia è la pote-nza che, sia politicament e, sia per es ,sere la più vicina, è la più interessata nella quistione marocchina, ma vi sono altre potenze le quali hanno giustificati interessi da fa r valere nel Marocco e la cui polir.ica marocchina deve naturalmente essere contraria alla Francia. E alh~ testa d i queste potenze sta l'Inghilterra , non tanto perchè ,abbia essa la maggior parte del commercio marittimo col Marocco, guanto perchè non può permett,ere che la. spond~ me.ridionale della st1:ada di Gibilterra passi in possesso d1 .altra potenza marittima europea. D'altra parte la Francia non :può concedere ehe quella strada diventi unica proprietà deL .l'Inghilterra. .. . . Questi opposti interessi, sono evidentemente inconc1habd1, ·e sono dessi che assicurano l'indipendenza del Marocco. : Quale terza potenza interviene la Germania nella quistione marocchina. I suoi interessi sono assai più importanti di quello ·che comunemente si creda e l'Impero tedesco non può per mettere che una delle principali strade marittime venga in . possesso di una potenza, e che il .colllillercio tedesc? soffra danno là dove ha cominciato a prendere uno slancio assai promettente. « La .,trada di Gibilterra è anche per la Germa~ia .la grande strada commerciale per _l' Asi~ Or_i_ent~le, pe~ l' ~~nca Orientale, perTAustralia, per quei t erntoru, nei quali gli rnte· iress i tedeschi sono in continuo aumento. D'altronde lo stesso


NOTE DIDLIOGRA.FICllE

NOTE BIBLIOGRAFICHE

Marocco, col suo prosperoso Hinterland africano, si è dimostrato un mercato molto ,·imuner alivo e perciò assai 'l'ipro~ metlente da far nascere le migliori speranze per l'esito dei prodotti tedeschi. Alla Germania quindi non può essere indifferente che sia l'Inghilterra o la Francia in possesso della. costa marocchina e frapponga ostacoli al commercio degli altri Stati. Tutti quest i punti di visLa giustificano l'azione, che l'Impero tedesco contrappone allo s viluppo delle cose del Marocco ·>>. In ultima. linea stanno l'Italia e la Spagna.« L'Italia, seri ve l'Immanuel, è fino ad ora il competitore della Francia meno fortunato per il possesso dell'Africa Settentriònale. Di sapore amaro le è riuscita la presa di possesso di 'funisi da parte della F rancia e con diffidenza. guarda ai continui sforzi dei Francesi per estendersi sulla costa nord-africana, sia verso Tripoli, sia verso if Maro.eco » . La Spagna,« un'ombra della sua antica g randezza » malg rado i suoi imbarazzi fina.nz iarii e le sue infelici condizioni interne tiene fermam ente alle rupi della sua costa africana, come lo dimostra il fatto di aver resp,ì nto l'offerta dell'In ghilterra per la vendita di Ceuta. In ogni modo la Spagna non ha interessi nè pratici nè ideali da rappresentare nel Marocco.

non vi è alcuna esagerazione in ciò che egli dice e le sue parole non sono se non l'espressione dell'amore per il suo paese e dell'intima convinzione di unfl. sua ulteriore grandezza. I nostri l'allagramenti al colto autore.

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Co~CLUSIONE. - La situazione attuale non permette si possa pensa.re alla divisione del Marocco o all'assegnamento di esso ad una determinata potenza. Allorchè sarà giunto il momento della soluzionne della questione marocchina, la Germama a vrà il diritto di intervenire a salva.guardia dei · propri inter essi.

*** L'Immanuel non poteva certamente dire cose nuove, e però il suo accurato lavoro, perfettamente rispondente al titolo, è u·n 'ottima monografia del Ma.rocco considerata nei .suoi aspe~ti. politico, militare e commerciale. È naturale che l'autore scriva Rotto il punto di vista tedesco : ad ogni modo

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sezione l' storico-militare. - Studi di storia militare e di tattica. II volume. La rottura del cor,wattimento. (Stud,ien zu,· J(riegsgeschichle u nd Tahtik. II Band. Das ilbbrechen von Ge(ecl!ten. Berlino, Mittlù e f., 1903. ·

GnANDE S'l',1.'fO MAGGIORE PRUSSI ANO,

Il grande stato maggiore prussiano, e pm precisamente la sezione I" storico· militare, ha intrapreso dall'anno scorso la pubblicazione periodica di un'opera interessantissima e SO;\rratutto, assai istruttiva, ossia di una opera che si prefigge lo studio della storia militare e della tattica, nell'idea giustissima ch'è soltanto nello studio di particolari fatti di guerra che si può trovare un compenso al difetto di pratica derivante dall'attuale lungo periodo di pace. Il 1° volume trattò dei movimenti d'a1·mala nella guèr;·a del 1870-7'/; il l:!0 , ora 'stampato, ha per scopo di approfondire uno dei problemi tattici più. delic!'Lti: la ?'Ottura del combatti:,ie_nto, ed all'uopo prende in particolareggiata disamina d1ec1 esempi tratti tutti dall'ultima guerra franco-germanica. Ma questo rimarchevole lavoro ha pure un altro scopo. Com~ è noto, il grande stato maggiore prussiano, appona termmata. la guerra del 1870 cominciò quasi subito a compilarne la storia ufficiale che ult imò in breve volgere di anni. Per quanta cura e diligenza portassero i compilatori nel vagliare i documenti ufficiali e nol raccogliere la maggior copia possibile di notizie documentate presso i corpi e O'li ufficiali che avevano partecipato alla guerra, era tutta~a inevitabile s'infi ltrassero nella narrazione a lcune inesattezze ommissioni od alcuni errori. In questi nltimi trent'anni l~ letteratura militare si è arricchita di un numero infinito di 91 -

ANNO Xl,\'1 11 , ,


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NO'l'E BIBLIOGRAFICHE

opere riflettenti quella ·guerra; opere di maggiore o minore valore, fra cui moltissime francesi e segnatamente la relazione ufficiale della guerra, di capitale importanza, che da qualche anno sta pubblicando lo stato maggiore francese; ma che servono tutte a gettare nuova luce sugli avvenimenti militari di detta guerra ed a chiarirne molti particolari. L'attuale opera trae profitto di tutte codeste pubblicazioni, e particolarmente delle francesi, per rettificare, modificare o maggiormente sviluppare quei particolari della guerra del 1870, che ora in segui:to a nuovi documenti, a nuove notizie, importa siano meglio ch.iariti e per trarre da essa utili ammaestramenti. È questo pertanto altro ·dei varii vantaggi che offrono i presenti studi storico-tattici dello stato maggiore prussiano, e del quale è doveroso tener conto in sommo grado. Si capisce che il presente lavoro è un esame minutissimo degli esempi presi in considerazione ; in conseguenza ci è impossibile riassumerlo . in modo dettagliato, come pur vorremmo, e dobbiamo limitarci ad un rendiconto molto sommario, facendo, tuttavia, eccezione pei due esempi più rimarchevolj; quelli di vVeissenburg e di ·worth, sui quali ci esten-deremo 'alquanto. .

Gli esempi studiati, come già abbiamo detto, sono dieci, sei tratti dalla difensiva, gli altl'i quattro dalFoffensiva. I primi, i sei esempi riguardanti l'azione difensiva, sono i seguenti: I. La di visione Douai a W eissenburg. II. Il corpo d'armata Frossard a Spicheren. 1II. Il corpo d'armata de Failly a Beaumont il 30 agosto. IV. Il corpo d'armata bavarese a Coulmiers il 9 no· vembre 1870. V. La 22a divisione di fanteria a Villiermai,n-Cravant 1'8 dicembre 1870. VI. Le truppe avanzate del corpo di Werder ad Arcey S. Marie e Chavanne il 13 gennaio 18'71.

NOTE BIBLIOGRA.FICHB

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Le principali considerazioni ed osservazioni svolte a proposito di questi esempi ci paiono le seguenti: Lo studio del combattimento di "\:Veissenburg è rivolto a mettere in evidenza: da un lato le circostanze di fatto per le quali i Francesi poterono, pur soffrendo ingenti perdite, rompere il combattimento e ritirarsi quasi del tutto indistur· bati, ed ai Tedeschi non fu dato di infliggere ai l!"'rancesi un vero disastro; ciò che era possibile ove. avessero saputo ;approfitt~re della immensa superiorità delle loro forze; dal· l'altro gli errori commessi da ambedue le parti. La piccola divisione Douai, forte soltanto, a motivo di numerosi distaccamenti, di 8 battaglioni, 6 squadroni e ¼, 3 batterie, 1 compagnia del genio - in totale 6920 i:.omini e 18 pezzi - il mattino del 4 agosto, collocata senza un ben defi nito mandato nell'immediata vicinanza della frontiera, e com· pletamente all'oscuro delle mosse del nemico, trovasi disposta -su due linee: con 4 battaglioni presso Weissenburg - brigata Pellé - e colle restanti forze - brigata Montmarie - sulle .alture del Geissberg. Il generale Douai la stessa. mattina, col· l'avviso di stare in guardia, aveva ricevuto l'ordine dal mare:aciallo Mac Mahon di subito ritirarsi, quando fosse assalito .da un nemico a lui molto superiore. Attaccato all'improvviso dalla 3" armata tedesca, e più precisamente dalla 4• divisione bavarese, dal V e XI corpi d'armata prussiani, il Douai ri.conobbe subito la necessità di ritirarsi, e contrariamente a .quanto generalmente asseriscono scrittori francesi e tedeschi, .impartì gli ordini opportuni, senonchè la di lui morte so,praggiuuta in quel doloroso momento, impedì che fossero .adottate le opportune disposizioni, ed il combattim,mto si .accese·invece più vivamente. Lo scrittore tedesco dimostra. guanto sarebbe stato faci le ;pei Frapcesi di rompere allora il combattimento: le truppe postate pres,;o Weissenburg ritirandosi sul colle del Pigeon. nier e quelle del Geissberg per la montagna verso Worth, e lasciando deboli retroguardie contro il nemico che si indugiava nell'attacco di Weissenburg e nella pugna che an.dava allargandosi nei pressi della città, in luogo d i estendersi


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NO'l'l~ B.tBLI0GRAF10HE

sulle due ali e agg irar e completamente la posizione francese. Qui, a proposito del ritardato movimento di ritirata dei: Francesi si rileva la necessità di prender e preventive misure. · affi.nchè in qualsiasi caso ed in ogni momento sia assicurata. la continuità del comando. Assai più notevoli e di g rande valore sono le osservazioni. ed i rilievi riflettenti le operazioni tedesche. W eissenburg colla sua cinta fortificata, e in par ticolar modoil .castello d i Geissberg_- scorgentesi in grande lontauanz1i - esercitarono una dannosa attrazione, come quella di un ago calamitato, sulle numerose truppe tedesche accorrenti al cannone, sicchè venut,ro quasi tutte· ad addensarsi intorno a quei punti e località .dove ferveva la lotta. II comando superiore ed i comandanti in sottordine non. rilevarono affatto la situazione strategica e tattica del momento, oltremodo favorevole alle armi tedesche e perciò n0n seppero approfittarne. Le truppe si ostinarono nella lotta per il possesso di Weis-senburg e in particolar modo nell'attacco del Geissberg, in: luogo di estendersi sulle ali, patendo cosi gravissime perdite sproporzionate al successo riportato, e~ accordando ai Fran cesi un tempo prezioso e propizie circostanze, dei quali op,· portuuamente si g iovarono per sottrarsi alla pugna. Di questo fatto ne ha colpa· e non in minima parte il manchevole servizio di esplorazione fatto dalla cavalleria,. Essa. non disimpegnò il servizio di avanscoperta, non eseguì alcuna esplorazione su fianchi durante il ·combattimento, e,. finalmente, non inseguì il nemico in r itirata ; sicchè andò perduto il contatto col medesimo, sebbene avesse preso po· sizione a non più di sette chilometri dal campo dell'azione. Ma la 4• divisione. di cavalleria per ordine dal comando su. ·premo marciò frammezzo alle colonne di fanteria invece d_i · precederle, e cosi non fu in grado d i fornire le informazi oni a tte a rischiarare la situazione prima dell'inizio del combattimento. Il comandante supremo verso le 11 le inviò l'ordine di portarsi avanti il più celeremente possibile, ma non le fu. ricapitato. Avuto più tardi contezza dell'accesosi combatti-

NOTE BIBLIOGRAJPICHE

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mento accelerò al possibile la marcia frammezzo ai continui i mpedimenti oppostigli dalle truppe e dal carreggio. Al solo ·reggimento d'avanguardia riuscì d i arrivare verso le due po· m eridiane presso Weissenburg, dove s'arrestò in attesa del grosso dalla divisione Quando, finalm ente, verso le quattro pomeridiane la divisione giunse sul campo di battaglia, aveva i cavalli già stanchi e non in condizione da procedere ad un pronto ed efficace inseguimento. . Oltremod o rimarchevole è la chiusa dello studio dello stato unao-o-iore tedesco intorno al combatt imento di '\Veissenburg, bb . -e perciò la riportiamo testualmente: « Vuol essere ricordato, che le truppe della divisione Douai, . sebbene la giornata abbia ad esse costato un t erzo delle loro ·forze, non furono punto scosse nel loro morale e nella loro -capacità al combattere ( Gef'echtskrafl). Di ciò fa prova il •modo con cui quegli st essi r eggimenti combatterono di bel nuovo il 6 agosto a Worth. La brigata Montmarie, fo rmata ·su 4 battaglioni, vigorosamente partecipò alla difesa di El:sasshausen e Fro,chweiler, e il l° cacciatori algerini, nel pomeriggio, quale ultima riserva del maresciallo Mac Mahon, ,dopochè era fallito l'attacco della divisione corazzieri B onnemains, eseguì un atto offensivo straordinariamente energico, · il quale respinse l'ala destra dell'll corpo d'armata sino nel "Nieder-Wald, costrinse a ripiegare parte del V corpo d'ar"ID.ata e non cessò se non quand o, circondato da ogni parte, ,l'eroico r eggimento fu quasi completamente distrutto ». Questo caldo omaggio reso al vinto dal vincitore è quanto di più bello si possa immaginare ed onora altamente gli uni -e gìi altri. . Lo stato maggiore tedesco dà prova in q nesto studio, che brevemente abbiamo esaminato, non solo della più serena im·parzialità rispetto agli atti proprii ed a quelli del nemico, :che lo porta · a scernere e dire tutta la verità, ma in modo luminoso si dimostra animato dal più elevato sentimento mi· li tare e gli fa scrivere le belle parole sopra riportate. A Spicheren il genera.le Frossard dal primo momento in cui s'ingaggiò il combattimentp, sino alle quattro pomeri-


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NOTE B IBLI OGRAFICH E

diane ebbe tutto l'agio di rompere la pngna e di ritirarsi. La, missione non bene definita a lui assegnata, lit speranza di ricevere in tempo rinforzi e riportare la vittoria, una non suf-. fici ente cognizione dell'andamento della battaglia cagionata dal posto scelto male dal Frossard per tenervisi colla sua persona., la ritirata infine eseguita secondo i suoi ordini. dietro l'ala destra, sono cause tutte che influirono sinistramente sull'atto di rompere il combattimento e sulla conseguente ritirata. _ L'autore quindi con lunga argomentazione mette in rilievo la necessità pel comando di scegliere un'adatta loca lità ,per sorvegliare la battaglia, oppure -··· poichè ciò sarà impossibile nella pluralità dei casi - di prendere . disposizioni tali che assicurino una continua, d iretta comunicazionecoi comandanti in sottordine mediante il telefono, il telegrafo, le staffette ecc. A Beaurnont il corpo d'armata del generale de Fàilly s~ t rovò e dovette combattere nelle note difficilissime ·condizioni, perchè si pose a campo pressò, Beaumont senza 801. locare avamposti, senza prendere la più piccola misura di sicurezza e per non aver ottemperato all'ordine impartitogli personalmente nelle prime ore del mattino dal maresciallo Mac-Mahon di continuare senza indugio la ritirata. I soldati francesi completamente sorpresi dai Tedeschi animosamente si slanciarono contro di essi, ma _questo splen. dido atto di coraggio e valore riuscì loro disastroso e rese più difficile la loro già cattiva situazione. Il generale de, Failly avrebbe dovuto met,tere in posizione tutta la sua ar·· tiglieria sulle alture al nord di Beaumont, di Thibaudìn1 La Harnoterie e Le Faye, e spingere avanti verso sud soltanto piccoli reparti. Al generale de Failly premeva di resi· stere sin verso le sette pomeridiane, poichè solamente a quell'ora avrebbe trovato liberi i ponti pel passaggio della. Mosa presso Mouzon, ma tale resistenza potevasi opporre soltanto sulle &lture al nord di Beaumont. Egli invece si ritrasse da una posizione ad altra sita più indietro, sicchè avvenne che fu completamente aggirato dalle truppe tedesche· sul fianco destro. ·

N OTE BIBLJOGR AFICIIE

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L'autore tedesco pone in evidenza la suprema necessità, né . combattimenti in ritirata, di seguire un piano metodic() accuratamente 1neditato e studiat o. Il 9 novembre 1870, a Coulmiers, pugnarono 18,500 Tedeschi contro 60,000 Francesi; e perciò n.on può recare meraviglia se alla fine il corpo d'armata bavarese fu c.o st~etto a. ritirarsi, e non sulla ,linea di Orleans, ma nella d1rez10ne di Artenay , per trovare appoggio nell'armata d'accerchiamento di Parigi. Le truppe bavarèsi trovavans·i distese su ampia fronte la ritirata forzatamente la si eseguì d ietro l'ala destra. e per 'conseguenza si dovette cominciare a rompe_r~ il co~battimento dall'ala sinistra: da qui le non · prop1z1e condizioni nelle quali si effettuò l::i, ritirata. Fortunatamente lo scontro ebbe luogo in una giornata di novembre e p~rciò assai corta, e le truppe francesi non possedevano sufficiente capacità di manovra; e così I~ truppe bavaresi. poterono sòt·trarsi ad una vera disfatta. E questo il solo msuccesso patito dalle armi tedesche nella campagna del 1870, e . però vanno elooiate le truppe bavaresi, le quali · passarono mar-. o ciando la nott,e precedente al combattimento; pugnarono ostinatamente tutta la giornata del 9 novembre e., costretti a ritirarsi, di nuovo passarono un'altra notte in marcia. Il combattimento sostenuto 1'8 dicembre 1870 dalla 22· divisione di fanteria a Villiermain-Cravant è molto istruttivo e dimostra quale largo assegnament6 si possa fare sopra una truppa perfettamente in mano dei suoi capi e m~lto manovr1era. In effetti la 22" divisione combatte da prima contro il 22° corpo d'armata francese a Villiermain-Nicarbon, rompe poi il combattiment o e sfilando parallelamente al fronte ne mico marcia verso sud e viene a partecipare all'attacco di Cravant difeso da una parte dal 17° corpo d'armata francese. È ·fuori dubbio però che siffatta interruzione di combattimento e un simile spostamento di trµppe da un pnnto ad un altro del. campo di battaglia è solo possibile di fronte ad un nemico come era allora il francese, molto inferiore, rispett o al ne~ico, per le sue qualità milit~ri. In ogni modo l'esempio


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N OTE BIBLIOGRAFICHE

for:nito dalla 22• divisione ed i particolari del combattimento da essa sostenuto sono altamente istruttivi. E ricco d' insegnamenti si presenta pure il combattimento di Arcey del .13 gennaio 1871. Il generale \Verder inviit avanti ad un miglio circa dalla posizione sulla Lisaine da lui occupata 6 battaglioni, 4 batterie e 2 squadroni coll'e spresso mandato di costringere il nemico a spiegare le sue f?rze. ?_e.tte truppe riescono mirabilmente nel loro scopo ; s1 stabiliscono su di un fronte di un'esten.3ione di 7 chilometri, il nemico spieg~ contro di esse ·sei divisioni, e quando i Te~es~hi si accorgono di avere compiutamente disimpegnata la m1ss1one loro affidata, rompono il combattimento e non disturbati si r itirano. Questo brillante successo, indubbiamente, è dovut o in gran parte alla poca consistenza e alla inabilità delle giovani e raccogliticce trnppe francesi; co-· munque lo studio del medesimo nei suoi dettagli offre il massimo interesse.

I quattro esempi tratti dall'azione offensiva - nella quale, come si comprende facilmente è assai più facile rompere il combattimento che non nella difensiva - riflettono: La 4• divisione di fanteria bavarese e il 5° corpo d'armata a Worth il 6 agosto 1870; La 46" brigata di fanteria a N ouart il 29 agosto 1870; La 1" brigata di fanteria rinforzata e la 3• badese a Dijon il 30 ottobre 1870; . · Il distaccamento Flattow della 6a divisione di fanteria a Neuville aux Bois il 24 novembre 1870. Gli esempi 2°, 3° e 4° sono interessantissimi dal punto di vista della minuta esposizione dei particolari delle · singole operazioni, ma in definitivo si tratta sempre di una ricognizione offensiva, diguisachè, raggiunto lo scopo, s i rompe il combattimento e ci sì ritira. Il combattimento di Nouart, nel quale però la 4" brigata di fanteria soffrì notevoli perdite, ebbe per risnltato la marcia di notte eseguita dal corpo

NOTE BIBLIOGRAFICHE

1449 ·

<l'armata del generale Frossartl, la sua fermata a Beaumont per riposarsi e la conseguente battaglia di Beaumont combattuta dai Francesi nelle sfavorevoli condizioni di cui sopra già parlammo. Ma ciò era fatto imprevedibile. Rispetto, pertanto, a questi esempi ci restringeremo al -dire ·che essi mettono in chiaro come importi ricorrere alle ricognizioni a mano armata di rilevanti unità il meno possibile, imperocchè esse deprimono piuttostochè . elevare il morale delle truppe che vi furono impegnate. La ritirata, sia pure volontaria, anzi stabilita a prio1·i, non può non esercitare 1a sua sinistra influenza, anche nel caso della ricognizione. L'esempio invece tr'atto dalla battaglia di Worth cattiva in singolar modo l'attenzione dello studioso, poichè tende a -chiarire fatti contradditt ori ed a r ettificare con prove inconfutabili apprezzamenti e giudizi molto diffusi, discutibili od inesatti, spE'lcÌe, per quanto riflette la condotta delle truppe bavaresi. Per quanto ha tratto al V corpo d'armata non è per niente difficile il constatare come andarono le cose. Come è noto la battaglia di ·worth ebbe principio per iniziativa del maggior generale v. Walther comandante la brigata d'avamposti. Fu immediatamente raggiunto dal generale comandante la X divisione e di poi d9,l comandante i l V corpo d'armata tenente generale v. Kirchbach, il quale -contrariamente all'ordine ripetuto dal comandante l'armata di rompere il combattimento, dapprima perplesso, ritenne poi per impossibile di eseguire tale ordine e non solo ordinò di contin{iare la pugna ma avvisò i corpi d'armata laterali (11° e 2° bavarese) del preso divisamento e li invitò .ad appoggiarli. . · Le operazioni del V coi:po d'armata nella giornata del 6 agosto erano del resto ben riote e non abbisognavano di nuova illustrazione. Lo studio presente non fa che mettere sempre più in evidenza l'alta e ammirevole figura d.el generale V. Kirchbach, e però dovette analizzare l'operato del V corpo d'armata, perchè strettamente collegato con quello del corpo· bavarese, e più particolarmente della 4" divisione. Questa,


1450

NOTB BIBLIOGRAFICHE

ai primi colpi di cannone, erasi portata avanti e si era impegnata in serio combattimento contro la divisione del generale Ducrot. Verso le 10.30 circa - per ordine, fu detto, del comandante l'armata - ruppe il combattimento avendo· perduto 27 ufficiali e 555 uomini. Poco dopo le ore 11 ricevette l'invito del generale v. Kirchbach . di riprendere il combattimento ma .non fo in grado di farlo. È questo, nella realtà, l'operato della 4" divisione bavarese, il quale d'iede luogo a.,d apprezzamenti poco benevoli tanto .per quelle t ruppe quanto per il comandante del corpo d'armata generale V. H artmann, giungendosi al punto di porre in dubbio ch'egli avesse ricevuto l'ordine di interrompere il combattimento, avvalorato dal fatto che non si trovava alcuna traccia nè del tenore di detto ordine nè del nome del. l'ufficiale cha l'avesse portato. · Troppo lungi saremmo tratti volendo seg~ire l'autore dello studio nella sua minuta analisi per chiarire l' importante argoment o. Eccone, in vece, brevemente riassunte leconclusioni: Il tuonar del cannone fo subito udito dal comando dell'armata in Sulz. 'l'osto il generale v. Blumenthal spedì l'uffici ale d'ordinanza tenente v. der Lancken-,Vakenitz, coìl' ordi~e di rompere il co~battimento, e ,subito dopo anche il maggiore v. Hahnke, per avere precise informazioni suila situaz10ne. Il predetto ufficiale d'ordinanza consegnò l'ordine direttamente al generale v. ·walther, il quale infatti ruppe il combattimento verso le 8.30 e inviò l'ufficiale d'ordinanza v. L~vo1~ius al 2° corpo d'armata bavarese per dargliene co· mumcaz10ne. Il generale v. H artmann così riferì per iscritto al comando dell'armata intorno alla sua decisione d'attaècare: « Mattstall, ore 7 .35.

« Udito testè tuonar del cannone, Francesi visibili sull'alt ura di Froschweiler: Faccio avanzare per Langensultzbach contro l?roschweiler ».

N OTE IllBLIOGRAFICBE

1451

Questo rapporto (finora sconosciuto) ·giunse verso le 9 in Sultz o-enerale Blumenthal gli rispondeva col seguente . , e il t> ordine - pure esso fino ad ora affatto sconosciuto - giunto al generale v. Hartmann verso le 10: (( A vendo il corpo d'armata prussiano cessato il fuoco, essendosi raggiunt o lo scopo del combattimento e non int~ndendosi di procedere ad altro, il 2° corpo d'armata deve immediatamente rompere. il combattiment,o )). Dopo le undici ore il generale v. Hartmann riceve per mezzo del tenente v . Reibnit?; altro ordine verbale - portato. pure al generale v. Kirchbach - di rompere il combattimento. Questi, in conclusione, i più importanti r ilievi dello studio. Dal punto di veduta tattico essi pongono in evidenza la.. difficoltà di riportare al com.battimento una truppa che · l'abbia interrotto, specialmente, come è il caso della 4• divisione bavarese, quando si operi sopra un terreno molto oscuro e frastagli ato. Sotto l'aspetto storico giovano in 1~10do esauriente a togliere i dubbi affacciati sul contegno delle truppe bavaresi ed a confutare la critica mossa al generale v. Hartmann.

Elogiare studi come questi, compilati con tanta larghezza di vedute ed imparzialità e.d aventi per unico scopo quello di ristabilire al possibile la verità e porgere utili ammaestramenti per l'avvenire, è cosa affatto superflua. A.l grande stato maggiore tedesco gli studiosi, tutti, di cose militari, sono, e debbono essere grati per l'importante materiale che di contin:uo _mette a loro disposizione e che è il più atto ad accrescere la loro cultura e, - cio che più monta - a lor o acqùistare idee pratiche sopra ciò che è veramente la guerra. B . D.

far


1452

RASSEGNA MI LITARE E STERA

RASSEGNA MILITARE ESTE HA L' ESERCI'l 'O DEGLI STATI u.NI1'I D' .AiUERICA.

Or fa_meno di ~n quarto di secolo si reputava nou ni~tter conto d1 occ~pars1 _delle milizie americane e delle piccole forz~ tenute m armi dalla grande Repubblica. V~ correva_ il pensiero dell' ecouomista europeo, con Ull ~entirn~nto d1 profonda invidia per un paese così ricco, il più mdnstr1~le del mondo, al quale per proteggere le sue immense ricchezze bastavan una flotta a difesa delle coste e dei _porti commerciali e qualche migliaio di assoldati volontari per tenere in rispetto le Pelli Rosse. . Il sistema dell_e milizie americane, insieme a quello della piccola Repubblica elvetica, costituiva l'esempio classico della _cos~ de~ta nazione annata; l'esempio favorito dagli u'.n~n1ta.n, dai democrat.ici radicali, e da qualche finanziere d1 vista corta, per dimostrare in utili o per Jo meno disastrosamente esa.gerate le spese militari fatte d~ tutti i oTandi Stati d'Europa. b E quale necessità aveva ì' America di premunirsi e contro chi, lontana com'è le migliaia di miglia da.Ila ir~·equieta E_urop~ e posta fra due Oceani ? E chi avrebbe mai pensato d1 venn e con essa, in conflitto? L' esempio suo, nei r apporti militari, sociali e poli tici del1' Europa, era davvero fuori di proposito; ma in parecchi produceva pur sempre un certo effetto. Or a non se ne parla più. L e condizioni sociali e commerciali1 del mondo sono mutate, e corno ! _ ' L e grandi guerre sembrano allontanate dalla vecchia Europa per trasportarsi

1453

in p1u lontani ed ampi teatri, segnatamente in Asia ed in Africa. Siamo entrati nel nuovo secolo con l'eredità lasciataci dal precedente di g uerre al Tonchino, al Congo, nel Giappone, in Cina, nel Transvaal e della lotta fra gli Stati Uniti e la Spagna che cosi ha. esteso la guerra a tutte le parti del mondo. Ormai un conflitto d' interessi può sorgere dovunque. Di questa possibilità a quanto pare si preoccupano anche gli Americani ed hanno incominciato a premunirsi. Dopo gli avvenimenti del 1898 e la conquista delle Filippine la, g rande Repubblica non si sentì completamente sicura, e certo ad ogni eventualità possibile più non basta va, anche in vista delle nuove conquiste terri toriali, un piccolo esercito regolare di 25 mila uomini, reclutato con assoldati volontari; fra quelle eventualità non escluso un attacco da parte di potenze che tenessero sui mari um1 flotta uguale o superiore alla sua (1). Si procedette perciò a riordinare e ad aumentare l'esercito. A tal uopo con una legge del 2 marzo . 1899 si è aumentato provvisoriamente l' effettivo a 6\000 uomini e fn autorizzata una leva di 35,000 volon.tari . L' aumento clell' effeUivo nell'esercito regolare, nei termini di detta, legge, trovasi giustificato nel rapporto per l'anno 1900 del segretario della guerra signor Elihu Root coi seguenti moti vi : « In virtù dòll' a tto del 2 marzo 1899, l'esercito volontario « doveva essere lièenziato il 30 giugno 1900 e, alla stessa « data, l'esercito regolare ridotto ad un effetti~o di 2,447 uf« ficiali e 29,025 uomini di t rnppa .... « È còm pi to dell'esercito regolare di assicurare la difesa « delle for tificazioni delle coste e la protezione dei nostri « porti e grandi città contro un attacco nemico;. di fornire « guarnigioni ai posti militari scaglionati lungo le nostre « fron tiere ed ai punti strategici determinati dal Congresso;

-

(I Vedi uno sludio part icolar eggiat o nella Revue militaire àes a,·mées élrany frcs dicemhrc i901 e luglio l 903.


1454

di essere iu grado di combattere. per il paese {u o.o·ui circo« s~anza crit~ca che sopravvenisse prima che si abbi; il tempo « d1 racc~gh ere una forza . volontaria, e durante il tempo ~< necessario alla radunata d1 questa forza; di studiare, speri« mentare ed attuare i perfezionamen ti della scienza militare « rispetto alle armi, alle munizioni, all' equipao·o·iameni;o « agli approvvigionamenti, al servizio sanitario ai°trasport/ . l l « a11 a tattica ed alle manovre; di formare un nucleo di uffi« ciali e di uomini sperimentati, capaci di conservare e mi« gliorare la istruzione di un esercito volontario nel caso « di bisogno» .. :. « Il numero d' uomini necessario per assicurare la difesa « delle cost e è almeno di 18,420 uomini ..... « I posti, esistenti o in costruzione, fuori delle coste ri« chiedono per la loro gua.rnigione un effettivo di oltre ~en« tisei mila uomini ..... « F ino a tanto che le nostre trup1,e occupera,1mo Cuba « non sembra prat ico far discendere il loro effettivo nell'i~ « sola al disotto di 6,000 uomini ..... « A Porto-R ico il corpo d{ occupazione fu r idotto al mi« nimo di 1636 uomini, di cui 819 indigeni ..... «. Perle F ilippine, noi abbiamo bisogno immediat.amente « d1 60,000 uomini. Questa cifra diminuirà gradatamente an. ~ ' « z1tntto per la scomparsa progressiva degli insorti e dei sac« cheggiatori, e quindi per la sostituzione di truppa indio·ena « alla truppa americana. "" « Dai fatti citati risulta c:he ci è necessario mantenere « permanentemente nn esercito di circa 60,000 uomini cli « truppe americane, e che, nella cireostanza 'in ct~i trovansi « attalmente Oub~ e le Filippine, gu ella cifra deve essere por« t~t~ a 100,000. In consegnenza le previsioni saranno sta·« b~hte. pe, un minimo di_60,000 uomini, con autorizzazione « ~1 salire. ~no a 100:000 e di sostituire alle truppe americane, « m serv1z10 nel.le isole cedute dalla Spagna, truppe indi« g.en~ comandate da ufficiali amer1cani, nella proporzione « nchiesta dalla prat ica. «

RASSEGNA MILITARE ESTERA

RASSEGNA .MILI'XARE ESTERA

1455

« Gli armamenti delle altre potenze sono tali che, se fos- . · simo per disgrazia impegnati in un conflitto, iwremmo bisogno di una forza molto superiore all'esercito perma« nente che noi vogliamo mantenere.' · « In una lotta di questo genere il paese fa conto, e con « g iusta ragione, sui volontari. Noi dobbiamo operare in « modo che il nostro esercito regolare sitL molto forte in quelle « armi e in quei servizi in cui l'esercito volontario è più de-· « bole, così che quei d ue eserciti combinati presentino un « insieme omogeneo, bene equilibrato, bene disciplinato ed « allenato per ogni specie di oper'1zioni militari. « Gli elementi c4e richiedono più lunga preparazione deb<< bono essere oggetto di cura speciale nella formazione di « un esercito regolare, e quelli che pit\ rapidamente po$1sono << approntarsi debbono essere forniti dai. volontari. Queste « considerazioni portano alla conclusione che l'esercito rego« lare deve essere particola rmente solido in trnppe e mate« riale del genio, d'art,iglieri.a e cavalleria. « So bene che si hanno corpi ammirabili d'artiglieria e ca« vtLlleria nella guardia nazionale, ·ma sono in numero così «: ristretto che le mie conclusioni rimangono; d'altra parte « sono necessari tanto tempo e tanto danaro per formare del<< l'artiglieria e dell a cavftlleria, atte al servizio di g uerra, « che quelle armi con tinueranno necessariamente a figurare « in una debole proporzione nella guardia nazionale. « Le stesse considenizioni ci por tano a prevedere nell'eser« cito regolare un forte aumento di ufficiali, sia di linea, sia « di,llo stato maggiòre. « L'esercito regolare, quale è costituito attualmente, e .la « g uardià nazionale, presi insieme) non pos·sono fornire che « unti parte molto debole di ufficiali esercitati che sono ne« cessari. In qualsiasi corpo volontario, una g ran parte degli « ufficiali avrà inevitabilrriente provenienza d1.1lla vita ei« vile e non possederà se noi1 in grado ben basso le cogni.« zioni, la esperienza .e l' istruz ione richieste per evitare « le perdite inuhli e gli errori al principio di una cam« pagna.

« «

,,


1456

RASSEGNA MILITARE ESTERA RASSEGNA MI LITAR.E ESTERA

L'esercito ·regolare deve dunque comprendere tanti uffi.« ciali che bastino per ciascuna unità dell'esercito combinato « di regolari e volontari. » La nuova legge m ilitare fu votata dal Congresso e approvata dal P residente colla da.ta del 2 febbraio 1901. In virtù di questa legge l'effetti vo cli presenza fu :fissato ad u n minimo di 59,J.81 uomini e ad un massimo .di 100,000, reclutati con assoldamenti volontari e con una ferma obbliga tori a di ti·e' anni. Inoltre tutti i cittadini capaci cli por tare le armi fanno parte, dall'età di 18 anni fino a quella, di 45 anni, della milizia dei diversi Stati i le milizie 01·ganizzate sono chiamate, preferibilmente durante l'inverno, alle esercitazioni m ilitari ed al tiro a segno una o due volte la settimana.. L'esercito regolare si COlllpone attualmente come segue: 30 reggimenti di fanteria, compresi due reggimenti di negri: il reggimento di 3 battaglioni ha 4 compagnie; i combattenti sono armati del fucile Krag~Jorg ensen modello 1892, calibro 7,62, e del fucile Lee modello 1893, calibro 6 millimetri; 15 reggimenti dì cavalleria, compresi 2 reggimenti di. negri ed un distaccamento di esploratori indiani: il regginiento di 3 sezioni a 4 t1·oops d i 100 uomini : i combattenti sono armati di sciabola, d ella carabina sistema Krag -Jorgensen calibro 7,62 e del revolver sistema Oolt; · un corpo d'artiglieria con 30 batterie, delle quali 28 montate, 1 batteria da montagna e 2 batterie d'assedio, più 126 compagnie da costa : fa batteria ha 162 uomini_e la compagnia da costa_ ha 109 uomini: cùiscuua batteria montata è formata sn 6 pezzi a retrocarica, calibro pollici 3,2; 3 batt aglioni del genio , a 4 compagnie : ui1 corpo. dei segnali con u na sezione di areo.stati, un corpo d'infermierit u n dis taccamento di. specialisti meccanici ed un distaccamento dell 'Accademia militare. E cco ~1ei suoi particolari la con.posizione organica del·· l'esercito degli Stati Uniti:

1457

«

STA'.l.'I MAGGIORI.

l. - .D ipa1·tirnento deU' aiu,ta,nte gene1·cile.

1 ainta.nte generale, col rango di brigadiere generale. 0 aiutanti generali aggiunti, rango di brigadiere colonnello. 7 aiutanti generali aggjunti, rango di brigadiere tenente colonnello. lo a iutanti generali aggiunti, rango di brigadiere maggiore. 2. 1 4 4 8

Dipm·tirnen to dell'ispetto1·e generale.

-~-

i spettore generale, rango cli brigadiere generale. ispettori generali, rango di brigadiere colonnello. ispettori g enerali, rango di brigadiere tenente colonnello. ispettori ,generali, rango di brigadiere maggiore.

3. -

Dipcirtirnento del git,clice avvocato gene1·afe·

]. g iudice avvocato generale, rango di brigadiere gen era.le. · 2 o-iudici avvocati generali, rango di brigadiere colonnello. 3 g iudici a,,vocati generali, rango di brigadiere tenen te colonnello. 6 o-iudici avvocati o·enerali rango di brigadiere maggiore. Vi ha inoltre uffic ial~ facente funzion<'} di g iudice avvocato, col grado di capitano, in ciascuna divisione o dipartimento m ilitare non fornito di un ufficiale appartenente al dipartimento del g iudice avvocato generale.

uu°

4. -

Dipa1·timento del qua1·tie1·-inast1'0. I

J. . quartier-mastro generale con rango di brigadiere gene-

ralè.' 6 qùartier-mastrì generali · aggiunti, rango di brigadiere colonnello. 92 -

,\,, NO

X l, Vllf.

'


1458

RASSEGNA ):(!LI TA.RE ESTE RA

R ASS EGKA MILITARE ESTERA

9 aiutanti ·quartier-mastri generll.li, rango di brigadiere tenente colonnello. 20 quartier-mastri, rango di brigadiere maggiore. 60 quartier-mastri, rango di brigadiere capitano. 150 sergent i quartier-mastri degli uffici. 5. -

Dipa1·tùnento delle snssistenze.

.

.

l commissario generale, con rango di brigadiere generale. 3 commissari generali &.ggiunti, rango di brig.adiere colon-. nello. 4 aiutanti commissari generali, rango di brigadiere tenente - colonnello. 9 commissari, rango di brigadiere maggiore. 27 commissitri, rango di brigadiere capitano. Inoltre un certo numero· di sergenti commissari in ragione di uno per ufficio. 6. -

Dipéu·tirnenti del soldo.

1 1')aO'atore generale, con 'rango di brigadiere generale. b . 2 pagatori generali aggiunti, rango di brigadiere colonnello. 3 aiutanti pa.gatori generali, rango di brigadiere tenente colonnello. 20 pagatori,. rango di briga.d iere maggiore. 25 pagatori, rango di brigadiere capitano.

7. -

Dipa1·tìmento di sanità.

a) Servizio medico: 1 chirurgo generale, con rango di brigadiere generale. 8 chirurgi generali aggiunti, rango di brigadiere colon-

nello. 12 aiutanti chirurgi generali, rango cli brigadie1;e tenente colonnello. · 60 chirurgi, rango di brigadiere maggiore: 240 chirurgi aggiunti, rango di brigadiere ca.pitano o tenente.

1459

b) Coq)o ospitali.ero:

300 commessi d' ospedale. Un certo numero di fnµzionari commessi d'ospedale. . Tanti semplici soldati quanto sono necessari per assicurar e il servizio. e) Corpo delle infermiere: Una direttrice . I nfermiere in ca})O. I nfermiere di ·riserva. In numero proporzionato ai bisogni. 8. -

Dipal'tùnento clell' Orclenance.

1 brigadiere generale, capo dell'Ordenance. 4 colonnelli. 6 tenenti colonnelli. 12 maggiori. 24 capitani. 24 primi tenen ti. · Il numero d'uomini di truppa determinat o dalla legge. 0. -

Go·rpo del genio.

1 brio-adiere capo del genio. o oo·enerale, . 7 colonnelli. 14 t enent i colonnelli. 28 maggiori. 40 capitani. 40 primi t enenti. 30 secondi tenenti. 10. -

Go1po dei segnali.

1 br igadiere generale, ufficiale in capo dei segnali. 1 colonnello. 1 ·t enente colonnello.

4 m_aggiori .


14:60

RASSEGNA MILITARE ESTERA

capitani. primi teuentl. sergenti cli prima classe. sergenti. caporali. solcl~Lti di prima classe. soldati di seconda classe. 11. - Uffi,cio degli stati di sen;-izio e pensioui. . 1 capo dell'ufficio con rango di colonnello. 1 capo aggiunto, rango cli maggiore. 14 14 80 120 150 250 150

001\tPOSIZJONE DEI CORPI DI 'l'RCJPPA.

Fante1·ia, - Ciascuu reggimento di fanteria comprende uno · stato maggiore e 12 compagnie aggruppate per quattro in tre ba,ttaglioni. Composizione dello stato maggiore: l colonnello. 1 tenente colonnello. 3 maggiori (comandanti di batta.glio·ne) . 3 capitani, 5 pri mi tenenti e 3 secondi ten~nti, in sopra. numero ai quadri cli compagnia, per gli impieghi di aiutanti I , q uart1er-mastri, commissari, ecc. ecc. 4 sergenti maggiori (di cui 3 di battaglione, 1 sergente quartier-mastro, l sergente commissario) 2 sergenti portabandiera. · Una banda m usi~ale. Composizione di una campagnia: 1 capitano. . 1 primo tenente. 1 secondo tenente. 1 primo sergente, l sergente quartier-mastro, 4: sergenti G caporali, 2 ranci.eri, :2 trombe, 48 soldati. Queste cifre, a volontà del Presidente, potranno portars i: a G per i sergenti, 10 per i caporali., 127 per i soldati, pur di non oltrepassare la cifra massima fissata per Feffettivototale ctell'esercito.

l'tASSEGNA M!Ll 'l'.ARE E S TERA

1461

Cavallei·ict. - Ciascun reggimento di cavalleria comprende uno stato maggiore e l2 'froops a.ggrnppati per quattro in tre squadroni. Composizione dello stato maggiore : 1 colonnello. l tenente colonnello. 3 maggiori (comandanti di squadrone). 3 capitani, 3 primi tenenti e 3 secondi tenenti in sqpranumero ai quadri dei t1·oops, per gli impieghi di aiutanti, quart,ier-mas tri, commissari, ecc. ecc. 2 veterinari. 4 sergenti maggiori (di cui 3 di squadroni), 1 sergente quar·· t ier-mastro, 1 sergente commissario, 2 sergenti porta-bandiern. Una banda musicale. Composizione di un Troop: 1 capitano. 1 primo t enent e, l secondo tenente. · 1 primo sergente, 1 sergente quartier-ma.stro, 6 sergènti 1 ·6 caporali, 2 rancieri, 2 maniscalchi, 1 sellaio, 1 conduttore d'eq1lipaggi, 2 trombe, 43 soldati. Queste cifre po tranno, a volontà del ]?residente, esser portate ~Lcl 8 per i caporali ecl a 76 per i soldati, purchè non si -oltrepassi la cifra massima per l'effettivo totale dell'esercito. ' 111-tigUeria,. - Questa arma com prende : 1° - I quadri composti come segue : 14 colonnelli. 13 tenenti colo1melli. 30 maggiori. 195 capitan i. 195 primi tenenti. 195 secondi tenenti. 48 sergenti maggiori e altrettanti sergenti elettricisti · dove ,esistono posti d'artiglieria forniti d'impianto elettrico. 2° - 120 batterie da; costa. · 3° - 30 batterie d'artiglieria da campagna. 4° - 10 bande musicali.


14.62

ItASSEGNA MIL11', IBE ESTERA

Cia.s cuna batteria sarà organizzata nelle stesse condizioni precedenti, ma il segretari9 della guerra avrà. la facoltà di fissarne l'effett ivo di uomini di trnppa, secondo le esigenze del servizio, purchè l'effettivo totale del corpo non oltrepassi i 18,920 uomini di truppa, non compresi i·sergenti elettricisti. Gli ufficiali in sopranumero dei quadri delle batterie saranno impiegati nelle guarnigioni d'artiglieria o in ~1,ltri impieghi previsti dalla legge e dai i·egolamenti. . Genio. - Le truppe del genio comprenderanno 3 battaglioni ed una banda musiéale. Gli ufficiali saranno tolti dal corpo del genio. Ciascun batta.glione ha un quadro di ufficiali come quello di un battaglione di fanteria; la sua composizione in .uomini di truppa è la seguente : Stato maggiore: 1 sergente maggiore ed 1 sergente gnartier-mastro. Compagnia: 1 primo sergente, 1 sergente quartièr-mastro, 8 sergenti, 10 caporali, 2 trombe, 2 rancieri, 38 soldati di prima classe, 38 soldati di seconda classe. Queste cifre potranno, a volontà del Presidente, esser portate a 12 per i sergenti, 18 per i caporali e 64 per i soldati di prima e seconda classe. Ve te1·inct1·i :_ I veterinari continueranno ad essere impie. gati civili con soldo di secondo tenente. 01,tre a quelli dell'artiglieria e delh1, cavalleria se ne avrà un cert<> numero per i servizi che mantengono cavalli. Cappellani. - I cappellani dei posti militar1 sono soppressi. Viene sostituito un impiego c).i cappellano per ogni reggimento di fanteria e di cavalleria 12 per il corpo d'artiglieria. I cappellani militari hanno rango di capitano. Riassunto dell'effettivo dell'esercito :

e

St.ll,to maggiore generale. 360 compagnie di fanteria . 180 t?-oops di cavalleria . · . A 1·ipo1·ta1·si

1463

R AS SEGNA .MILITARE ESTERA

Ullìciali

Truppa

863 l ,530 760

1,420 55,080 18,540·

3,153

75,040·

Ripo1·to 126 batt. d'artiglieria a piedi e 30 montate 12 compagnie del genio .

3,153 662

Corpo dei segnali . Corpo d' infermieri. ·E sploratori indiani Totale effettivo in tempo di pace Milizie organizzate

75,040 18,020 ·1,002 760 3,203

75 3,821 7,951

Effettivo in tempo dì guerra 11,772 .

100,000 115,749 215,749

Più s~no por tati sui moli come validi 10,845,168 uomini. Ma, dopo l'anno 190.L, vinta . la r ivolta nelle f ilippine, si diminuì, com'erasi previsto, la forza effettiva presente e nel 1902 si ridussero gli effettivi ad 80 uomini per la compagnia di fanteria, a 75 uomini per il ,t1·oops di cavalleria ed a 120 per la batteria mòntata. In sostanza la legge militare del 2 febbraio 1901 fu un primo passo per aumentare l'effettivo dell'esercito permanente, per organizzare saldamente; pm: au, mentandone il numero, i quadri degli ufficiali; ma le basi fondamentali delle forze militari federali r imasero intat te. Eppure la recente guerra con la Spagna aveva posto in piena luce l' insufficienza ·di quella organizzazione. A potvi rimedio, il Segretario della guerra signor Elihu B,oot ed il generale Miles, secondati da qualche membro più illuminato del Congresso, concepirono e concretarono varie proposte, ,la maggior parte delle quali furono r espinte. La maggioranza del Co~gresso era pur sempre convinta che, dato il caso di guerra, la •grande Confed~razìone avrebbe saputa formarsi eserciti formidabili con le immense risorse di ogni specie di cui dispone il paese. Anche· dopo i miglioramenti introdotti con la legge del 1901, a due punti di caipitale impor.t anza dovevasi ancora provvedere : alla costituzione della riserva ed alla organizzazione del comando. Come si disse, ogni americano valido alle armi dal 18° ·a l 45° anno di età può essere chiamat o nella milizia. Di questi validi figurano sui ruoli oltre 10 milioni; ma soltanto 115,749


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RASSEGNA MILI'l' ARE ESTERA

RASSEGNA MI LI'l'ARE ESTERA

uomini fanno parte delle milizie organizzate, e quali milizie! _:.. con organizzazione ed effettivi diversi, con un armamento antiquato, ed in generale con una istruzio.ne mediocrissima. insufficiente. ' Del resto gli Stati federati sono lasciati liberi cli determinare l'entità della loro milizia organizzata. salvo che le unità debbono essere formate in corrispond~nza di quelle delPesercito r egolare e l'effettivo minimo :fissato dal Presidente; armamenti e regolamenti dovranno essere ugua.li per tutto l'èsercito regolare. · · Sorgeva, spontaneo e logico il concetto di utiliz zare una parte di quella grande massa di uomini validi e d isponibili per organizzare una seconda 1·ise1·i;a. Una proposta presentata dal signor Dick e dal Segre~ario della g uerra signor Root stabiliva l'organizzazione di una Risewa nazionale volontm·fo con un effettivo massimo di 100,000 uomini. Questa proposta fu soppr essfL dal Senato, ed il Congresso votò una legge del 21 gennaio 1903, invirtù della q uale l'a.r ruolamento di unità di milizia, in t empo di guerra, non potxà farsi se non quando il Congresso avrà votato la creazione dei volontari. Adunque le sole tru ppe d i complemento organizzate :fìn dal tempo di pace, e che potranno in tempo d i guerra rinforzare l'esercit o regolare sono quelle della milizia organizzata, 7951 ufficiali e 115,749 uomini di truppa. . Un'altra legge dì ben maggiore importanza ven,iva app1·0vata dal Congresso e promulgata sotto la data del H3 febbraio 1903 sulla istituzione di un g1·a-nde.stctto maggio1·e. Nessun organo in passato esisteva per coordimire i lavori e le disposizioni degli undici dipartimenti della e,o-uerra ' che . finora erano autonomi, e per assicurare la preparazione dell'esercito alla guerra. L a µuova legge ·ha colmato quella importante lacuna con la istituzione di un g1·a11de stato·1naggio1·e, composto cli ufficiali comandati e designat i sul complesso dell'esercito se. ' condo le norme che saranno fissate dal Presidente. Il grande · stato maggiore sarà incaricato di preparare i · piani per la difesa nazionale e per la mobilitazione delle forze

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militari in tempo di gùerra; dovrà studiare tutte le questioni i-elative .a.I valore professionale e della preparazione alla oTterra dell'esercito· servirà di aiuto al sei;rretario della g uerra, .agli ufficiali generali ed ai comandanti superiori, e adempir~ inoltre tutte quelle altre missioni, non previste dalla legge, ,che potranno essergli affidate dal Presidente. Il grande stato maggiore comprenderà: 1 capo .di stato ma.ggiore e 2 nflìciali generali, scelti dal P residente sull'insieme dell'esercito fra uflìciali che abbiano :grado non inferiore a quello di brigadiere generale; 4 colonnelli. 6 t enenti colonnelli e 12 maggiori, scelti :Sull'insieme dell' esercit o secondo le norme prescritte dal P residente ; 20 capitani scelti sul complesso dell'esercito fra uffi<:iali con grado di capitano o di primo t enente . A questi durante il loro serYizio nello stato. maggiore spetterà rango .e soldo di capitano montato. Tutti gli ufficiali che servono nello stato maggiore generale vi saranno comanda.ti al massimo per 11, anni. (~,uando lascieranno quel corpo essi torneranno alla rispettiva arma ·0 servizio d'origine, in cui dovranno servire almeno due .anni prima. di essere nuovamente comandati allo stato maggiore generale. A questa regola si pot rà fare eccezione in .caso di guerra o in circostanze critiche speciali. !1, capo d i sta,to m~1ggiore, alla dipendenza diretta del Presidente e del Segretario della guerra, av rà l'alta dir et·t iva su tutti i corpi di truppa e su i diversi dipartimenti del Ministero della guerra, eccett uato l'nfììcio de.gli stati di. :servizio e pensioni. Saranno affidate al capo . di stato maggiore o a qualsiasi · altro ufficiale designato dal P residente le att~·ibuzioni :finora ,c onferite al generale comandante dell'esercito ·come membro della commissione dell' Onìenance e delle forti:ficazioni o come membro degli stabiliment i degli invalidi. Il capo dell'artiglieria farà parte dello stato maggiore generale, con rango e soldo di brigadiere generale.

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RASSEG!\A MILIT1{RE ES'I'ERA

RASSEGNA M ILI'l'ARE ESTERA

Questa legge del 14 febbraio è entrata in vigore ed ha cominciato ad essere applica.ta dal 15 agosto 1903. Il segretario attuale della guerra sign~r E lihu Root non ha ottenuto, come pure aveva proposto, di semplifìc~re e · di ridurre da 11 a 8 i dipartimenti della· guerra ; ma egli ha ottenuto pur molto con la legge approvata, in ,~irtù dell a gua!e saranno accentrat i e dipendenti da un solo organot utti i servizi e tutti i lavori che interessano .l'esercito. Sebbene il capo di stato maggiore sia considerato come un a.gente del Presidente e del Segretario della guerra, egli per la nuova legge avrà un'auliorità suprema effettiva, quale non ebbe ~ai il generale comanda,nte dell"esercito, impiego male definito dalle leggi anteriori e ormai destinato ad esser e implicitamente soppresso. Il capo di stato maggiore però, come tutti- gli altri ufficiali di stato maggiore gener ale,. sarà nominato soltanto per un periodo di 4 anni, èd anche prim·a di. quel termine di tempo potrà essere dispensato dalle sue fnuzioni. La legge del l4 febbraio 1903 è la più importante riforma che il signoi· Root ha potut o ottenere dal Congresso; e forse anche essa sarebbe naufragata se sul voto non avess~ro in~uito recenti avvenimenti politici e la preoccupaz10ne d1 un conflitto possibile con una potenza europea. l\fa non è ancor detto che altri avvenimenti mondiali non inducano gli Americani a r.iforzare sempre il 1oro stato militare ; fatto un primo passo, basta una spinta per farne un secondo ed anche dei successivi'. ·

S. S.

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NOTIZIE FRANCIA.

L\

La lotta che si combatte uella stampa francese pro e contro la riduzione del servizio mi~ita_re,. l_ou~ che prova l' interesse che quel paese pone in tutte le quest10rn militari ha trovato nuova esca nella rivista militare di Longchamp, in occasione della ricorrenza deila festa nazionale. Mentre i giornali del partito del governo, non hanno che lodi per il contegno e per la tenuta delle truppe, gl i avversari della legge dei due anni ne traggono nuovi argomenti in fayore della propria tesi. · Notevt>le fra gli altri, è il seguente articolo del valente redattore mi-litare Charles Malò, già propugnatore del progetto di legge l'llontebello per la riduzione del servizio ad un anno, previa co~tituzione di un fortissimo nucleo permanente. Questo articolo fu pubblicato dal Journat des Debats ·i\ 20 corrente sotto il titolo « Disorganiwtion Militaire ». « A dispetto delle congratulazioni ufficiali di _rigore - _o più_ tosto « di stile » - e non ostante l'entusiasmo man,festatod a, bravi Parigini clie si sono recati a Longchamp il ,t _4- lugl io, per « ve~ere_ ed applaudire l'esercito france,c », è necessano confessare che 1 ulttma grande rivista non ha che molto mediocremente so~disfatto 1~ pe~sone competent!. Se queste non hanno trovato m~lto a nd1re. s~gh all.me_amenti, presi del resto a piacere, sono state mvece uoa01m1 nel dichiarare che lo sfìlam.ento era stato poco corretto, in tutte le armi. La fanteria, eccetto un bellissimo reggimento, il 4-6°, ha mostrato un lasciare andare al quale non ci aveva abituato. L'artiglieria stessa sembra aver dimenticato « la scuola del condurre ». In quanto alla cavalleria, compresi i corazzieri, essa ci ha dato come un primo sagg,io degli ~~etti del serYizio di due anni; i suoi uomini, ~ttualmente, sanno tenersi IO sella, ma molti di essi non S.ono evidentemente padroni dei loro cavalli. - In complesso, l'impressione sentita dai conoscitori è ~tata ge.ner~lmente sgradevole, e non sono certo gli ordini del giorno « stereotipati », che si pongono in luce per la circostanza che basteranno a dissiparla. « Senza dubbio, non bisognerebbe affrettarsi a trarre conclusioni troppo pessimiste da uno sfilamento poco riuscito., come uno sfìlamento n r v rsr A DEL

,t ,'i.

LUGLIO. -


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RASSEGXA MILITARE ESTEr. \

co_rr~ttissimo n_on proverebbe, da se.lo, che tutto ·va per il me" lio n 1 migliore esercito del mondo. Kondimeno quello del 14 luo1· "' 1 · e · b · 0 10 li timo non e li~ no_~ smtomo, giacchè rnostrn troppo bene che cominciamo a raccogliere c10 che ù stato seminato ciò che con11·nua110 , • . . . . . ' " semrnare a ~,~ne man,. 1 nuo,·, cap, cbe il µostro esercito de,·e ni giuochi della polrt,ca e del! azzardo. Per ciò che riguarda Ja disciplina , il male non è anc?ra trnppo grande, sebbene sia baltuta in breccia ogni gicrno, tanto . e solida o « fobbr ic:ita con calce e sabbia » la J)a;;" _., 'tl eu,· ess:i ripo~a ,. tanto sono profondi il sen ti mento del dovere degli ufficiali, Il patriott,smo o la buona volontà di tuui. . • l'Ila n_on è lo stesso, disgrazintamente, per ciò che riguarda I' istruzione tecn1c~ delle trupp~, El quindi il loro valore militnre; ·sotto questo 0 aspetto, -1 • · . · anz, I . c:be· ·esgere ID pro le> resso' o di restare aln'eno • > az1onar1P, 0 51 ~ • rincu ano v1S1b1lmente, per cui è naturale chiedersi, con un'ansieta_ ben comprensibile, ciò che avverrà con. una nuova riduzione <lei serv121 ~ sotto_ le armi, se già col servizio nominale di tro anni si o1teniono n sultat1 poco soddisfacenti, cosi preca ri. « La lf~~stione è che. l'istruzione professionale, considerat:i fio orn a . buon d1_ntt~ come il requisito principale dell" esercito, e che costitu iva la ~nn_c1pa le preoccupazione dei capi di ogni grado, si trow, ora relega t_a 1Dd1etro e subordinata a tante cose che nel passato sarebbero state nteoute· come molto accessorio • Assorb, ·11· dalla pol 1·t·1ca e, 1· n i·at lo • • . , · <I, guerr~, non_~u~eres~a?dosi realmente che alla guerr:i religiosa O :i '.fuella__di _part'.t1 il m1u_1stro e, secondo il suo esempio, molti generali rnvest1t1 d_, alti comandi , non apport.ano più a questa pa r:e ca pitale àel l~ro co'.11pllo che oua atteo;dooe intermittente o distratta. Se si traun d1 r~almare delle economie o di dare sod disfazione arrli intereRsi elet1~rah, ò sempre l'istruzione (o gli effettivi, che ne son: funzione essenzw le) che sono deliberatamente· . . sacrificati . . · , è .,,~sa clie f•" t utt. e Ie spese del le_ ?rod,gal'.tà dei nostr, grvernanti, che risente gl i effetti della loro x'l vanz1a e soOre dei loro errori. . • Una delle cause principali del difetto di coesione rimarcato l'altro .giorno sono le famose licenze « del bilancio » per mezzo dr1lle r d · · -d . , , qua 1, a van me~,'. ~, ecimano si stem~ticameotei corpi di truppa, riducendoce_ I~ unita allo stato di s_cheletrl'I, non solo, come al tre volt'}, in ·deter mrnate epoclie, ma quasi durante tutto il coi·so dcll' anno , e pe1._ fi · . . . . . . no 10 questi mesi e3t1Vl, m cu, per tradizione, l'istruzione dovrt!bbe ·ei!sere nell~ sua '?assima intensità. Queste assenze in massa ed a !Tetto ~~~tin_uo d1so_rgan:zzao~ i_l servizio e rendono impossibile qualu~que ~st, uz1ooc sem. Non s, riconosce altra· necessità che quella di rispt"lr~

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RASSEGNA MI LITARE ESTERA

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miare a qualunq ue prezzo una parte del dauaro tanto scioccamente sciupato altrove, e ciascuno deve inchinarsi, dal colonnello fino all' infelice sold11to che va io licenz:i, suo malgrndo, aubia o uo dove andare e di che vivere, dinanzi a quost' ordine ministeriale : realizzare per ogni reggimento nua econom ia di 80.000 a 90 .000 giornate di soldo. Tutti s' inchinano, ed allora può avvenire questo, che il t11 le c~po di corpo, il quale aveva creduto di poter mandarn i tre qua rti della sua forr.a in licenza io occasione della festa n11zionale, essendo la rivista da prima fì ssata, come si sa , per il ,19 luglio, freme di spavento sentenilo che bisognerà ricostituire e presentare il suo reggimento cinque giorot prima, e si rovina in telegrammi (pagati naturalmente di sna tasca) per far rientrare i suoi uomini io tempo utile ! Questo aneddoto, di cui garantiamo l'autenticità, non è caratteristico ? E si pensi allo spiivento di que, to povero colonnello, se invece del program ma delle feste pubbliche, avesse letto sulle mura il fatidico manifesto : « li pri mo giorno di mobilitazione è il. .. 13 luglio? » · , E le licenze per ragioni di bilancio, di cui si era certamente usato, ma non ancora abus11to a questo punto e con que$lo cinismo, non sonopunto l' unica ca nsa della disorgani1.zazione e. della decadenza dell' istrnzione nell'esercito; tutto vi spinge, Lutlo vi concorre. rn altri tempi l' unità doli' istruzione era, nello stesso tempo che il suo cammino progressivo e regolare, assicurata da ispettori generali d'arma nei corpi elle, in tempo di pace, non hanno fra e,si legnmi tattici così strelli come quelli della fanter ia. Ma queste ispezioni davano noia, a causa della parte che essi prendevano alln distribuzione del!' avanzamento, e la loro 11 lta situozione dava ombra al min istro : sono st:,te soppresse, come tutte le altre, ed' allora ciasc11no ra·quasi ciò che vuole, ed anche niente, se così gli piace! E dopo ciò non vi è da mera vigli:irsi ::;e le nostre truppe non mostraoo più nelle riviste e parate, il contegno che le distingueva finora! Che i cattivi si rassicurino ed i buoni tremino: sa rà ben altro in tempo di guerra! » . 1

NuoY.\ uN1r.onME. - Alla rivista di Lougdiamp, ·il H- luglio co rreute, una compagnia del 28° reggimento di fanteria è <·omparsa coll a nuova uniforme della quale il Ministero della Guerrn intenderebb11 dotare i vari corpi dell'esercito fran cèse. Si ritiene che essa possa riunire i v::in tagg; di essere più comoda e meno appariscente delle uniformi attuali, o si compone di nna giacca (vareuse) e di . pantaloni di stoffa di lana (molleton) grigio-azzurrala e cappello di feltro « alla b_oer:i • dello stesso colore, coll a falrta rialzata su di un lato e fermata con una


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f.1\SSEGNA MILIT ARE EST.ERA

coccarda. La giacca, molto ampia, ha il collo rovesciato ed i bottooi scuri. Sono ab?liti i guanti e le uose di stoffa bianca ed i pantaloni veogooo ferma ti dentro la calzatura. Le anni a cavallo avrebbero inoltre gambal i della stessa stoffa e porterebbero un' P-lmo metallico invece del cappello_- ~'~ln~o a?ottato per tutta la cavalleria sarebbe quello a cimiero di cm,1glia d1 lana .nera, mentre l'artigl ieria da campagna conserverebbe l elmo a calotta d' acciaio attualmente io uso. . I_l pubblic~ francese non ha però fatto buona accogl ienza alla nuova d1v1sa, che si vuole conferisca al soldato un aria estremamen te o-offa ~- tu tt' altro che marziale. I- giornali, riferendo le impressiop i racc~lte, 111v1tano concordemente it ministero a studiare qualche ·cosa di meolio un' uuiforme cioè che, pure corrispondendo alle esioen.ze iaieniche ; milirnre, sia tale che il so ld,,to si senta lusingato di :,,portai·!:, mentre que lla attualmente proposta non può che deprimerne· grandemen te l'amor proprio. R ronG ANl ZZAZCONE DELLA SC UOLA DI APPLICAZJO.:-fE DELL' ARTIGLIF.RI A E

Con decreto presidenziale in data ,f 3 luglio 1903 la scuola -d' ap~lica~io~e d'artiglieria e gen io fu riorganizzata s;dle seguenti basi :

· DE L GEN IO. -

Gh all1ev1 della scuola politecnica che all'usci ta da lla scuola son o giudicati atti a servire nel!' artiglieria o nel gen io sono inviati per un anno a pre3tar servizio in un reggimento in qua lità di sottotenenti. Sono quindi chiamati alla scuola d'applicazione dove devono restare •I 2_ mesi, compresa la licenza che verrà loro c•rncessa alla lìne del corso. Scopo di questo è di dare agli allievi l' istruzione tecnica necessaria, olt~e ad un complemento di istruzione militare in genere e di equi tazione. Ogni ufficiale al lievo uel l' entrare alla scuola di applicazione è accompagnato da un rapporto indicante le sue attitudini mil itari il suo zelo, ed i risu ltati ottenuti nel servizio al re"oimen·to. ' I . '. l:>ò .e materie d mseg-nameoto del corso sono le seguenti : Ar tiglieri a Fortificazione Scienze applicate alle macchine ed alJp. arti militari. Costruzioni Arte mi litare. Geografia Topografia Lingua tedesca

RASSEG N A M I LITAR.li:. ESTERA

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La scuola d'app licazione comprende pu re ~rn corso tecn'ico che ha per scopo di dare ad uu certo numero di ufficial i il complemento di -cognizioni necessarie, per poter prestare servizio negli stabilimenti, per renderli cioè atti ai servizi tecnici dtlll' artiglieria e del genio. Gli ufficiali allievi del corso tecnico (tenenti o giovani capitani di artiglieria e genio) sono designati annualmente dal Ministero dietro proposta dei loro capi gerarchici . Il corso tP.coico comprende in genere due periodi: un periodo teorico ed un periodo di studii pratici negli stabilimenti; inoltre durante il corso gli ufficiali che lo frequentano sono · obbligati a compiere dei I.avori che esaminati ed annotati dai professori e cl.,1i direttori degli stabilimenti, servono poi come elementi di giudizio pel riliiscio o no del çert'ifìcato di attitudine ai set"tYiz i tecnici dell' arrnci risvetti'Da. AssEGNAZIO:NE DE(;LI INSCRITTI DI LE\'A E DEI R! Cll (AMATI AMMOGLIATI.

- I I Ministro Andrè ba diretto la seguente circo lii re ai Governatori militari di Pa rigi e di Lione ed ai generali comandanti di corpo d'armata: oc · Ho l'onor€' di informarvi che ho deciso che, cl' ora innanzi, tutti · gli uomini ammogliati del contingente richiamato alle armi, siano r,ssegna1,i ai corpi di truppa o fl'llzioni di corpo stanziate nella località più vicina, se essi dimorano in una località di pendente dalla guarnigione. Tuttavia, nel caso in cui un uomo non abbia l'attitudine fis ica richiesta dal corpo di stanza. nel luogo "della sua residenza, sarà assegnato al ,corpo più vicino dell'arma per la quale sarà riconosciuto atto. »


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RIVISTÀ DEI PERIODICI

RIVIS'l1A DEI PERIODICI La Rivista di fante ria.

Anno XIJ , fa se. V e VI, 34 maggio e 30 giugno ,I 903 . . Ftwri i nomi! Letterina rnolto ap~rta al signor Enrico Ferri, cli· Do~1EN1co GuBRRIKI. - Il Guerrioi domanda al Ferri se sia . veramenteuscito dalle sue labbra, in un recente discorso parlamentare, la frase di genet·ali italiani fuggenti, attribuitagli da tutte le gazzette. · E se mai quella frase fu da lui detta in Parlamento lo prega « con ogni possibile solennità ai documentarla di nomi e di fatti », mettendo a piena sua disposizione le pagine della R. d. F., se mai gli dolesse di ris pondere nel suo Avanti. · Il deputa to Enrico Ferri ha mandato una breve risposta al Guerrini che la pubblicherà nel p. v. fascicolo (del 31 luglio), insiemecon una non breve sua replica . In altesa di quest'importan tissima pubblicazione noi · frattanto, ammiriamo e vivamente elogi.,. mo l'atto,. il nobile pensiero, · la sup~rba lettera del Guerrini. . P~r la fanteria dei fanti. - Sono p_oche pagine dettate dal giustissimo ed elevato concetto che la fanter ia sia tenuta in quel conto che le spetta . Si lamenta che la truppa delle compagnie di sanità e di su2sistenza si confonda col la truppa . di fanteria, e che le reclute di dette compagnie vadano tuttora in piazza d'armi collo zaino e col fucile a fare scuola di plotone e perfino di compagn ia, addestrandosi così « a curare gli ammalati e a far paue e a squartar bovi, facendo per intanto i soldati guerrieri », mentre la fan teria fa scuola cli compagnia con poca gente ed ha solda ti • un po' dappertutto, ma anche, e non pochi, negli ospedali e nei pan ifici ». Quell'istruzioue è impartita ai panattieri e agli infermieri, per metterli in grado di sfi lar bene nelle riviste; ciò che, a giud izio dello scrittore, reca un danno mora le gravissimo alla fa nteria, poichè la massa della gente, la quale .erro~eamente ma pur giudica del valore delle truppe da llo sfilare in parata,. pensa poi che il mestiere del fante .sia faci lissimo dal momento che panattieri ed inferm ieri simno sfilar bene al pari della fanteria. Si la-

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menta pure che, a quanto dicono i giorna li, si voglia adottare una modificazione organica per la quale il corpo degl i invalidi e veterani diventerebbe ufficialmente parte dell'a rma di fanter ia. È superfluo dire come sia gìusto il concetto che « la fanteria !-Ìa l'arma dei fanti che combattono , ; i rilievi però fatti nella presente scrittnrtl non ci sem brano di così grande entitil qua li lìppniono all'articolista. Oggidì non vi è persona sensata la quale non sappia quanto difficile sia il mestiere della fanteria e non ammetta il suo grnndr. valore. Compl'endiamo, del resto, benis~imo e lodiamo il movente del1' egregio serittore. Btioni ·vecchi maestr-i italiani. la. g11e1·1 ci d'assed.io, dì GAnnrnr.E· BuscA (continuazione). - li Busca passa qui a discorrere rlella dìfesn delle forwzze. Imeres~ante !~ scrittura del vecchio maestro italiano, non meno iolel'essanti le rimarchevoli Note a piè di pagina che l'accompagnano. La tattiCCL ,qaribaldina. - È questo un capitolo del lavoro del tenen te li:. Finolli che fll premiato uel concor,o indetto dal la R. rl. F., di cn i abbiamo riferito a suo tempo . È uno scr:tt.o che offre seo~a dubbio mol to interesse, raggiuo~e lo scopo di porgere uo concetto abbastanz,1 ampio ed esatto, non di ciò clie fu la tattica ga ribaldin,1 ma delle idee tattiche di quel maestro di guerra che fu Garibaldi . 1

L'ecl·ucazfone morale del. soldato. - La belln scrittura è inspirata al sPguente concetto: non basta formare del gil•Yane inscritto un abile militar<{, asso lutamente padronè della prvpria arma, per essa appassion~10 e pieno di fiducia. Si deve ancora impartirgli una siffatta educazione morale, sicchè ritorn i poi a casa baldo e forte fisica mente e moralmente, ben couscio dei suoi doveri e diritti: insomma un buon cittt.dino. È, questa, sicuramente un'ottima scrittura e vestita di for ma nitida e squisita; ciò d ie ue accresce iI merito. Essa attesta ancora di una non comune gentilezza d'animo e di cuore del l'autore, oonchè di un'e· satta visione dei tem pi pre~enti. Purtroppo le ferme brevi e la generalitì1 degli unìciali nc.u atta, forse, a disimpegnare sì alto còmpito ostacolano, certo, il raggiungirneo10 del fine voluto dal forte scrittore . Ma il concetto di lui che l'educazione m0rnle debùa tendere a formare un abile soldato e un buon cittadrno è, non solo nobile ma gi ustissi mo. J/, terreno, le formct:tfoni, le vulnerabilità. - - I receo ti esperimenti e ·gli studi preseoti - dice con ragione !'articolista - p•:ccano d'un antico peccato: « cioè del peccato di voler t.utto riferire all a piau,a d'armi, e di voler trarre le conclusioni che appena sarebbero logiche 93 -

ANNO XLYIJI .


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RIVIS'l'A DEI PERIODICI

RIVISTA D,E I PERIODICI

se la guerra $i dovesse fare in piazza d'a rmi e di voler solo amnrnttere che le concl usioni possono poi essere modificate d'alquanto a Fe · conda delle molte varie circo~tanze del terreno. Cosi l'eccezione assume la parte della regola, e ciuesta è dannata all'umile posto del:'ecceziùne ». · E l'autore, in luogo discorso, dimostra la verità del suo asserto. In conclusione, è il terreno che deve far decidere delle formaz ioni. La vul nerabilità poi di un bersagl io dipende da parecchie caus~. ossia priocipalmente : a) da alcune caratteristi('.hP. del tiro vulnerante e specialmente dall,1 distribuzione dei proietti sul. terreno ove il bersaglio si muove o sta. b) dalla quantità totale di superficie vul nerabile che il· bersaglio presenta al tiro. · e) dal tempo durante il qua le il bersaglio rimane esposto al ti10 v'ulnerante . d) da lla contro azione che il bersaglio può opporre all'nione del tiro nem ico. · L'autore esa mina ciascuna di queste cause e conch iude : che la meno vulnerab1;le formazione t la, linea di grandi imitcì. costituita da piccole unità affiancate a inter·valli di spiegamento. E dal terreno, in defini tivo, che dipendono le formaziooi e la loro vulnerabilità. Notevole lavoro ioformnto ad idee pratiche, e che fa prova di gra nde padronan1.a della materia da parte dell'('gregio autore.

l battaglioni scolastici. - Lo scrittore si duole di aver veduto girare per Roma piccol i batwglioni di gioviuetti vestiti da bersaglieri e ciò sia per l'uso inopportuno della divisa militare sia perchè no~ crede affatto all'utilità di esercizi militari fatti da quei giovanetti. Ci duole, ma non divid iamo affatto il pensiero dtlilo scrittore. È un'istituzion e sacrosanta quella dei ricréatorii pei fanciul li che ha preso piede in Roma; istituzione, la quale ha per scopo primo. e principa le, non di fare dei soldati in erba, m:i di sottrarre nella misura del possibile quPi giovinet.ti al gravissimo danno del vagabondaggio per le strade, e di ~1pprofitui're poi della loro riunione in adatt,) loca le per insegnare ~,i essi 1:> lementari esercizi di ginnastica e militari . Cllrtameate sarebbe · meglio non si vestissero di un'uniforme perféttameote P-guale a taln u Cl)rpo dell'esercito. Siamo sicuri che l'articolista meglio informato dello scopo dell'i stituzione, vorrà, come noi, passare sopra al mal vezzo dello abu3o dell'uniforme mil itare per questo caso.

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Rivista di cavalleria.

Anno VI, fase. VII, luglio 1903.

CaMl/o, moschetto, mitragli atrice; per ENR ICO l\1ALVANI, capitano d'artiglieria. - L'autore accenna al grave dibattito letterario accesosi in Francia nei riguardi del la tattica della caval leria e alla proclamata nec.essità di trasformare l'arma in fanteria, « a similitudine della truppa boera (questo veramente non fu mai proposto da alcuno)· e rinunziando al suo impiega nel l'urto materiale come una sfatata utopia J>. Sostiene quindi - a buon diritto - che l'arma della cavalleria è il cavallo e però riconosce la necessità per la cavnlleria, di dover far uso del fuoco di fucileria « per non essere disarmata là dove la carica non potrebbe esplicarsi o andrebbe incontro a sicuro insuccesso », .specialmente nel disimpegno dei suoi còmpiti di avanscoperta e coperqua. Egli dice che « riconoscendo l'utopia del combattente pfr(etto fante e perfetto cavaliere, si è in questi ultimi anni cercato di provvedere la cavalleria di questo efficace fuoco di fucileria che le è in. dispensabi le in alcuni casi e eh<~ ha còmpiti ben distinti e diversi da quelli del cannone , e le .furono uniti a tale scopo r~parti di ciclisti o di mitragliei-e. Il capitano Na3i preferisce le mitragliere per l'esiguo .personale · che richiedono e ne propone l'adozione. Queste mitragliere rlovranno essere munite di un buon telemetro che sia anche un ottimo cannocchiale, a.Ila quale esigenza soddisfa il telemetro Zeiss a lettura diretta, il quale è molto esatto e si adopera come un cannocchiale consueto. Noi riteniamo sia a~sai utile l'assegnamento tanto di ciclisti quanto di mitragliere alle grosse unità di cavallerip.; siamo però' profondamente convinti della necessità per l'arma di . saper combattere da appiedata CQl moschetto. Non si tratta affatta di formare del cavaliere un fante perfetto; bast.a conveoientement<: sappia far uso della sua arma da fuoco, in quei dati casi in cui la carica a cavallo s,n·ebbe impossibile o condurrebbe ad un certo ed inutile sacrificio. E son queste le .idee dei nostri regolamenti e che hanno corso nella nostra c~valleria.

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colonnello Ardant dii Picq e le sue idee 'intorno alla cavalleria; per X. - L'auto.re mette in rilievo I(\ idee principali espresse da 1 colon· nello Ard1int du J;>icq uel noto suo libro oc Etudes s1.1,r le combat antique et moderne », intorno all'impiego della cavalleria nel combattimento; idee che anche oggidì conservano tutta la loro importanza, ,93• -

ANNO Xl.VIII,


RIVISTA DEI PERIODICI

$peci a1mente quelle concernenti la audacia, la risolutezza, la parte morale ed il cuure umano.

Intorno a u;i monumento, Br·unetta, JIJurat, Cambronne, per LEO · ·por.no PuLLÈ. - L'on. colon. Pullè nnn si lascia sfuggire occasione ,p tH' scrivere dei valorosi che parteciparono alle guerre combattute pe1· co~tituire l'Italia; ne fauno prova le sue non poche e geniali pubblic:•zioo1. Co~ì dal l& solenne inaugurazione del monumento ai fratelli .Brunetta fottnsi lo scor,o 22 maggio a Borgovercelli coll'intervento di S. A. El. il C, nte di . Torino, rappresentante di S. M. il Re, egl i trae pcl'asione per la presente scrit_tura, per nobilmente commemorare quei valorosi che furono, tutti, i sette fratelli Brunetta. · Pervertimenti ed anomalie ippiche (continuazione); per G. B,\SAGLIA tenente vettmnario -'- L'autore discorre bene dei cavalli mangiatori di letame, purtroppo molti, e delle incl ige,tioni e delle -coliche, conse-gneoza di sovPrcb ia ingestione di le lii era e che spesso hanno esito iet,,le. Gmsta couclusione: il cavallo in scuderia non va dimenticato. Rivista di artiglieria e genio.

.20a. :rnnata, volume secondo, giugno 1903.

Sull'industria della meccanica di prec1:sione e dell'ottica in [talia; ,per L. BENNA'l'I, tenente colonnello d'artiglieria. - Dotta ed interes·sante scritt ira. in cui l'egregio autore passa in rassegna la largn parie eh,.. la me,·o,uica di precisione e l'ottica hanno assunto e vanno sempre assumendo nelle svariate loro llpplicazioni militari. Con particolare riguardo egli tratta dell'opera del nostro Laboratorio di precisione, da ·Toriuo tr:,sportato a Rnma nel ·1895 ed ora il meglio ordinato fra gli st~bilimenti della capitale. · Su alcuni sistemi di radio9rafìa sintonica; per l'ing. G. VERO! tenente del le(e11io. -- A giudizio deilo scri ttore, pare vana illusione, allo stato pres(';nte delle cose, il pensare che la radiografia possa sostituirsi al le comunicazioni con filo, o almeno limitarne il campo. Essa, giusta le ·c,,gnizioni dell'oggi troverà utile e proficua applicazione nel collegamento 'del1e nav i fra loro o col loro litorale e, in eventuali stazioni dell'estero ; applicazi11ne che interessa principalmente la marina ed in parte la guerra. « Ma oggi, f,1ori da ffU<!Slo campo, non è improbabile, che ci met..timno nel rischio d,. incontrare degli insuccessi »;·ti ciò perchè. è oggi -impo~,ibi le di sostitmre all'odierna rete di (jli e cavi telegrafici un vasto .intreccio di onde elettriche invisibili. E l'autore lo dimostra . .

RIVIS'N,., DEI PERIODICI

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Si è ricorso, per risol vere la questione, alla sintonia elettrica, ma il ·Veroi non crede si possano estendere le linee radiogrilficlie nd modo col quale è oggi risolto il pl'oblema della sintonia. A provare la sua, asserzione egli esamina quanto 'si è fotto finora riguardo alla sintonia e cioè i vari sistemi in uso; e conclude: « nessuno dei sistemi esposti risolve in modo perfetto il problema deUa sintonia; . il · numP-ro delle, onde disponibili per l'acco!'do o il disaccordo, è sempre troppo piccolo · perchè si possa oggi pensare ad una radiografia universale,: Negli apparecchi Marconi , poi, non gli ~embra mol to vantaggioso l'ottenel'e l'accordo solo per tentativi e non avere un metodo teorico, il quale ci · indichi almeno quali siano le onde escluse dal ricevitore. Non nega però, il Veroi, che i sistemi esposti risolvano, sebbene in· piccola scala, il problema della multicomuniea1.ione·; in conseguenza, 'pur non ritenendo ancora attuabile la grande radiografia, egli pensa non si debba perdere di vista la sua applicazione al le piccole distanze, specia'lmente nelle segnalazioil~i marittime, e il' suo impiego nell'esercito. Egli s'augura che gli apparecchi radiografici prendano fra noi un mag-· giore sviluppo; " essi in ogni caso s~rviranno sempre ad aumentare la probabilità di una corrispondenza p_ossibile ». li tenente. Veroi espone le sue idee con molta sicurezza; esse esorbitano dalla ·nostra competenza e perciò non siamo in grado di giudicarle. Non po$siamo a meno, tuttavia, di vivamente compiacerci nel vedere i nostri giovani ullìciali dedicarsi a studi così serii, elevati ed irti di difficoltà.

Soluz'ione grafica di alcuni problemi di balistica esterna, per A. G.~R" d'artiglieria. . . ' ·Autotrasformatori, per l'ing. G. Veno1 tenente del genio. Studi tecnici ambedue di ·non poco valore. BASSO, ,capitano

Rivista marittima.

Anno XXXVI, fascicolo VII, lugl io ,1903.

Sulla b1tssola llfagnaghi; per I. Rrcc1, tenenle di vascello. - _Pre~ gevole lavoro in cui si dimostra che la compensazione della nostra bus.. sola ha bisocrno di alcune modifiche e che la bussola stessa e . ha alcuni inconvenienti relati vi alla sua cosn;uzione, La compensazione potrebbe essere notevolmente migliorata _ed agevolata: « ·,1o col mantenere continuamente compensata la deviazione qnadranta le secondo le norme ora indicate;


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RIVISTA DE I PERIODICI

RIVI STA DEI PERIODICI

2° col sostituire all'unico ~agnete ora io uso, per la correzione della deviazione semi-circolare, due magneti indipendenti, per poter com. pensare B e C separatamente; 3° coll'adottare la sbarra dt Flioder; 4° coll'adottare il magnete verticale per la correzione dell'errore di sbandamento "· I principali disse~ti poi, cui va incontro la nostra bussola sono i seguenti: < a) congelamento del liquido ; b) deterioramento della punta di sospensione; e) impossibilità di cambia·:-e la punta o il cappel letto senza smontare la bussola ». L'egregio autore indica poche e sèmplici modificazioni che ovvierebbero ai lamentati inconvenienti. Esprime infine il desiderio « di vedere intraprendere dal nostro Istituto idrografico lo stadio d' una bussola, che, a somiglianza della Thorson, rimasta finora la 1·egina delle bussole, meglio risponda ai dettami della· teoria ».

-0lorificazione di coloro che prestarnno la mano ed il cervello all'intet> irazione della Patria » sia stato dimenticato il marinaio. Vivamente ci rall egriamo coll'autore pel suo rimarchevole scritto che costitui3ce pure un contributo singolare alla_storia del nostro Risorgimento.

La politica dell'immigm:;ione. e della colonizzazione nr.lt'Argentinn ; pel prof. dotl. _V 1r.CENZO Gnoss1. - Notevole scrittura nel la quale, riassunta brevemente ma chiaramente In storia delle varie vicende politiche dell'Argentina dalla conqui,ta spagnoln fi no al giorno d'oggi, sono quind i esposte ed esaminate le principali disposizioni adottate, concernenti l:1 politica dell'immigrazione e dell,1 colonizzazione, fino alla legge turtora io vigore del 19 ottobre 1876, la quale regola appunto la immigrazione e la colonizzazione, ed è, se non la 111igliore, certamente fra le più liberali, che siano state promulgate linora in America e fuori.

Revue Militaire des Armées étrangères. Rédigée à l'État-Major de l'Armée. N. 908, luglio 1903.

Il bilancio dell<i gu-erra d-ell' impero tedesco pe1· l'anno 1903 . L'autore dell'articolo non si è limitato ad una semplice esposizione del :bilancio della guerra tedesco pel corrente anno, ma esami_na ancora il bilancio dell 'Impero e prende quiµ di io anal isi safficientementa minuta le cure tulle che il governo imperinle rivolge al perfezionamento -del suo ordinamento milit~re e in particolar modo, ali' istruzione del corpo degli urnc'iali. Meglio di così non si poteva riassumere l'a ttuale -stato militare tedesco, e quanto è prevedibile pel suo ulteriore sviluppo -e perfezionamento. · 1l riordinamento dell'esercito degli Stat'i Uniti. - Con particolare competenza della materia sono prese a disamina le due leggi recenti del 2·1 gennaio e del H febbraio '1903: la prima riguardante l' ordinamento delle milizie - ripartita i"n : milizia ordinata. e milùia di .riserva - e l':iltra che crea un grande stato maggiore. Sl'ttdt sulla guerrci s11d-a fricuna 1899-1900. (Continuar.ione) . - Vi principiata la narraz;ooe particolareggiata dell'assedio di Kimberley, basata su documenti ufficiali e sulle noti~ie più attendibili che si hanno al riguardo. Rileviamo solo queste notizi e. Kimberley con 33 .000 abitanti, dei quali 19,000 neri, possedeva all'inizio dall'assedio importanti risorse di -oani genere. I viveri ed i bestiami vi si trovavano in abbondanza, . li l'acqua potabi le fu costa ntemente assicurata, cosicchè nè la guaroigione nè la popolazione civile ebbero a soffrire serie privazioni. l\falgrndo ciò la mortalità infantile fu straordìnaria. Durante il mese di dicem· hre 4899, la mortalità fu di 60 °/00 fra gli abit.anti d\ razza bianca -e di 138,3 °/ 00 fra gl' indigeni. La mortalità infantile, invece, toccò il 671,4 °loo (razza bianca) e il 9,12,7 ¾o (indigeni). Le perdite per il fuoco furono poco impol'lanti. Duraòte la durata -0ell'assedio, le perdite degli Inglesi salirono a: 2 ufficiali e 30 uomini

,è

11'/acchine

ci

quadntplice espansione con quattro manovelle; per l'iug.

S ALVATORE ORLANDO.

La mar'ina nel pe1·iodo preparatorio del Risorgimento; per J ACK LA BoLJKA, - L'autore non intesse affatto la cronaca dei combattimenti che ebbero luogo tra il i831 ·e il 1870; egli spinge le indagini « nell'opera nnscosta e ta !ora misteriosa della marina nell'appoggiare la propaganda del!' Italia nazionale, lo quale, preparò i casi politici che la forza delle armi maturata sigillò•. Le pagine di Jack la Bolina, scritte con quel ga rbo che gli è proprio, presentano un grande e reale interesse. Esse non solo mettono io rilievo la costante cooperazione della marina, alla riuscita del pensiero italiano, mn ci mettono sottocchi fatti che passarono inavvertiti o che non erano finora abba3tanza conosciuti. Con ragione egli perciò lamenta , che , per una curiosa ingiustizia, nella


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RIVISTA DEI :PERIODICI

di trnppa mortJ, 15 ufficiali e ,12,t uomini di tl'llppa fei·ili; ,1 ufficialee 3 · uomini di truppa dispersi. Nel corso dello stesso periodo· di tempo, le perdite dei Boeri noil superarono 40 uomini fra morti e feriti. Revue d' histoire Rédigée à l'État Major de l'Armée (Section historique).

V. année. n. 3,t, luglio ·1903. Le campagne del maresciallo De Saxe. - E continuata la documentata narrazione della csmpagoa del ,t744, per quanto ha tratto all'assedio di Furnés e alla partenza del Re per l'Alsazia . Il maresciallo De Saxe al campo di Courtrai si t.rova alla testa di 54 o 55 mila uomini. Egli. aveva inoltre nelle fortezze 40 mila uomini circa dei quali avrebbe potuto servirsi in rasa campagna. Con tali forze egli avrebbe potuto prendere una. determinazione decisiva, a vendo di fron1e un nemico forte nl massimo di 63 mila uomini. Ma il Re aveva. deciso che l'arma ta nella Fia[ldra si tenesse sulla difensiva; era perciò impossibile di agire offensivamente. Interessante a queslo ·riguardo.è la corrispondenza scambiata fra il maresciallo de Saxe e il maresciallo de Noailles . Studì sulla campagna del 1799. - In questo undicesimo capitolo intitolato: « Gli ultimi atti del comando di Joubert (gennaio 1799) » sono descri1te le operaziooi militari e sono delineate le oscure ~ diffi cili· cond izioni del dominio e delle armi francesi nel gennaio ·1799, e che · furono la causa delle dimissioni del comandante in capo in Italia, gene-· raie Joubert. . . Particolare interesse presenta la lettera di Joubert al suo successore generai Dèlmas, nella quale è net1amente riassunta la situazione militare in Italia al 31 gennaio ,1799. In com plesso sopo pagine della storia d'Italia, meri1evoli perciò del la nostra migliore attenzione. La guerra del 1870-71. - Cominciano le dolorose note colla parti co-· lareggiata descrizione della giornata del ,f t'i agosto. In defini1ivo si tratta di operazioni ben note, tuttavia la dettagliata e· docume!}tata esposizione delle manchevoli operazioni del la cavalleria e della spensierata trascuranza del comando supremo è ben fatta per severamente ammonire della capitale importanza del servizio strategico dell'arma a ca vallo e ricordare il deuo napoleonico: Dans ttne armée le chef est tout. Se. la storia è la maestra della vita, si dovrà convenire trovarsi poche pagine tanto istruttive quanto queste, che nei più minuti particolari narrano le operazioni francesi nella giornata del ,15 asosto 1870. 1

R I VI STA DEI PERIODICI

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Revue du cercle militaire.

N. 27, 28, 29, 30, del!i ,i , H, 18, 25 luglio 1903. Il n uovo regolamento sulle manovre di fanteria, pel tenente M rcHEL della "Uardia repubblicana. - L'autore esamina minutamente il titolo V _ tes~è stampato - relativo alla nuova scuola di battaglione. Egli ne tesse "li elo"i per la semplicità e chiarezza del testo, perchè vi predomin: il r:oionamento sulla memoria, ed e.;;senzialmeate perché risponde· in re:lt~ al concetto, che è la linea direttrice e la ragion di essere del nuovo regolamento: K La preparazione alla guerra è lo scopo unico dell'istruzione delle truppe a . Ci è impossibile riassumere l'analisi -dei princip.ali paragrafi fatta dal tenente Miche!. Segnaliamo . perc!ò 41 notevole studio ai nostri ufficiali che non possono avere a d1spos1_ziooe i I nuovo regolamento francese. Il canale de i: due mari, pel teneate SAUVA.GE del reggimento zappatori,pompieri. - Il tenente Sauvage continua e termina.,il dil_igente ~uo studio sul ca.nale dei due mari. Reso conto, come g,a ab.biamo visto ,nella rassegna del mese passato (1) , del tracciato progettato e della spesa variamente valutata e che importerebbe la·costruziooe del canale, l'autore, in questi numeri, esamina e mette in rilievo i vaotag_gi d'interesse .generale ed i vantaggi militari che ne risulterebber~. Egli perc_iò suc.ciotamente annovera i vantaggi che v.errHbbero al transi to 1nteroaz1onale, ,al traffico locale e al commercio . Circa i vantaggi mi litari, il Sauvage cerca anzitutto di sgombrare il terreno dalle non poche obbiezioni mosse , dal punto di veduta militare, al progettato canale; obbiezioni delle quali le principali riflettono la po3Sibili tà di bloccare o ambedue od un solo ,dei due sbocchi del canale, le diffico ltà e forse l' impossibil i&:i per le "randi navi militari di superare le varie chiuse, il concetto, infine, che ~alga meglio spendere l'ingente somma preveduta, nel rinforzare la flotta e creare nuove navi, piuttostochè nel costruire il cana le. Egli com·ba,te queste obbiezioni, e soggiunge che i do bbi che malgrado tutto .avrebbero potuto ancora sussistere, furono rimossi dal bel libro dell'ammiraglio Fournier La flotte nécessaire, del qua-le riporta pochi brani ·i:elat1vi agli incontestabili · vantaggi che l'apertura del canale offrirebbe alla flotta fraotese. L'autore conclude: oggidì il progetto sembra · entrato nel dominio ,delle cose realizzabili, ma . b si ritiene ancora un' impresa ta le da pre• {i ) Vedi dispens~ 1• 16 lugl io 1903 della Ri-vista

militare i taliana, pag. ·1200.


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RlVISTA DEI PERIODICI

RIVISTA DEI P ERIODICI

sentare grandi difficoltà tecniche e finanziarie. Circa gli ostacoli materiali si conviene generalmente che essi uon siano al disopra dei mezzi di cui attualmente dispo_ngono la scienza e l'industria: Lo stesso accordo non si è ottenuto riguardo alle difficoltà finanziar ie ed ·è qui che risiede. il principale se non !'unico ostacolo. « Si finirà per superare cod\ste difficoltà, e intraprendere quest'opera di preservazione nazionale 'l E una domanda che viene spontane::i, ma l'autore non vi saprebbe rispondere J>. Istruzione indi'viduale del tiratore, p~l maggiore D. - Un capitano, dul quale non è detto il nome, r,ol pito dalle difficoltà ·che incontra il ti ratore per mi rar bene, ha immaginato un apparecchio, il <li cui impiego evita spiegazioni spesso confuse e mette l'occhio e il .cervello dei più reca lcitranti di fronte all'obbligo forzato di vedere. Per esso l'occhio vede bene o non vede a(Tritto. Il cervello non può, pertanto , concepire un'idea erronea; d'o.nde una base corrett:.i per l'istruzione dei più cattivi tiratori. L'articolista des(-rive, coll'appoggio di parecchie figure, il semplice apparecchio il quale, oltre al su riferito vantaggio di far com prendere ai giovani soldati ciò che è la linea di mira., riunisce gli altri di non abbisogn'a re di una grande precisione .e di potere essere costruito con poca spesa nella Mmpagnia. Risultando da quanto ne dice il magginre O. che realmente si tratti .di un istrumento pratico, abbiamo sti mato opportuno di informarne inostri lettori, spiacenti di non poterne dare la descrizione, poichè !Sarebbe indispensabile unirvi le fìgnre. Schweizerische Monatschrift fiir Offiz iere aller Waffen.

N. 7, luglio ,1903.

L'istmzione nel combattimento della nosti:a fanteria. · (Continuazione e fine). - Conferenza tenuta nel circolo degli ufficia li di Biel e . in quello cieli' A rgovia superiore, dal tenente colonnel lo MOSER ufficiale istruttore dt 1." classe dèll a fanleria in Lucerna. ( 1). - Com~ abbiamo promesso lo scorso mese nel render conto .della parte fino al,lora pubblicata della bella confereza del tenente: colonnel lo Moser, ne riassumiamo ora il seguito, testè stampato. 1

(I) Vedere dispensa 7•, ·16 luglio !9ù3, pag. !293.

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L'autore rileva che nelle manovre svizzere non risulta il successo di un reparto che sia$i comportalo come in vera guerra. E questo avviene, perchè il servizio dei giud ici- di campo non è organizzato in ·guisa, come dovrebbe essere, da prevenire che nel comba ttimento si creino situazioni inverosimili, perchè le decisioni dei giudici di campo rengono anc0ra trop!JO poco conto dei fattori così importanti per il cnmbattimento, qua li sono il tr11r profitto òel terreno, l'esatta stimi) dd le distanze, la buonn direzione e disciplina del fuoco, e perchè i giud ici di campo in misura troppo limitata possouo rendersi · ragione degli effetti del fuoco di un partito, e delle perdi te dell'altro. I ?iudici di cam po per le loro decisioni dovrebbero prendere in considerazione, non solo da qual parte .si trovi il maggior numero di so lrlati ma dove furono impiegate giuste fo rmazioni, meglio usufruito dei coprimenti, megl io stima te le disranze, se si è serviti del giusto alzo, <love si è mirato, se il ftwco fu ben diretto e dove si ottenne la rnir liorn disciplina del fu oco e l'o rdine. Tuttavia, per nna conven iente nione dei giudici di campo sarebbe necessa rio: ,1) una durata del ie varie fosi del c,Hnbatti mento più lunga e più corris pondente alla reaha; 2) un maggior numero di giudici di ca'mpo ada tti; 3) l'asse~naz1one dei gindici di campo a determinati reparti; 4-} la loro presenza in tempo opportuno; 5) . l'esatta conoscenza degli elTetti del tiro aile differenti distanze contro i differenti bersagl i, con puntamento gi usto o non giusto. Assai importante sa rebbe, si potessero rappresentare le perdite rea lmente (ben s' intende in modo approssimativo) . In Germania si u::a far uso di bandieruole per segnare le perdite, ma il Moser vi è controrio; egli vorrebbe che ogni capo di riparto si rendesse conio dei soldati elle sarebbero colpiti dal fu oco nemico e all ontanasse dal riparto il corrispondeot.e numero d' individui. Questi uomini r.aduna1.i in ioealilà destinata dal direnore ed ivi ricevuti da uITicial i all'uopo desigoati formerebbero nuove unità a disposizione del diretlore . Il .Moser esamina le obbiezioni principali che di solito si muovono -01 segoare le perdite e specialmente quella ch'esso iufluisca sinistra men te ·sull' « audace osare » . Egli ritiene che quanto più esattamente si conoscono i fattori cll'entrano in azione nel con1ba t1imento, tanto più chiara e pi ù esatla sarà l' idea che del combattimento ci si potrà fare, e tanto più sicura sarà la nostra azione, inquantochè non si avranno spiacevoli sorprese da temere, essendo così possibile l'apprez · zare questi fa ttori con una certa sicurezza.


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RIVI STA DEI PERIODICI

Il Moser si dilunga nel discorrere delle formazion i da prendersi dalla trnppii nella zona del fuoco e io particolar modo della grande importanza di formare abi li 1irato ri. Termina infine col richiamare 1'attenzione su Il'educazione militare indùJiduale, affiuchè i1 soldato risu lti non semplicemente una ·maccbioa, ma un cacciatore che pensi, sia disciplinato e che ·sappia agire di propria iniziati l'a ; come si richiede oggidì.

ANNO

XLVIII

RIVISTA MILITAR_E

Beiheft zum . Militar-Wochenbla.tt.

6° e 70 fascicolo 1903 I generali del R. es1;rcito annoverese coll'origine delle sue truppe pel colonoello a disp. B. v. PoTE)I. - È poco più di u 1J:1 semplice enumerazione.: del le truppe ripartite in sei disti nti gru ppi, a seconda dell'epoca della loro istitnzione, dalle quali discendono le truppe attuali aouc,veresi, da l 1633 fino al ·1866, e. dei generali ed uOìciali superiori morti col carattere generale, coll'indicazione per ques1i 11 1timi delle campagne fatte e dei fotti d'arme cui p~rteciparono. È un la 1•oro che 1;hissà quali ,enormi fatiche ha costato all'egregio au tore, per rintracciare dati e notizie riguardaati, oltre le truppe, beo 4-66 iudìvid ui. Per noi è scrittura ch'o ffre un in1eresse molto secondario, ma essa dimostra ancora nila volta - ed è qui il suo lato più importante - . qua le grande cura si ponga nell'esercito tedesco per ricorda re e mettere sempre più in evidenza tutto quanto abbia tratto alle vecch ie tradizioni dell'esercito, non lasciando all'uopo intentato alcn n mezzo, sia pure che richieda studio, fat ica e spesa .

ITALii\.NA

DISPENSA IX. -

16 SETTEMBRE 1903

R. D.

_ _ _,.,.<<--

Per ta Direzione

Lonov1co

CI S OTT I

ROMA VOGHERA

DEMARCHI CA RLO,

gerente.

E NRICO

TIPOGRAFO•EDITORE

!903


1485

SOMMARIO

G A RIBALDI

Ga~baldi. -:-: In commemorazion·e della battaglia del Volturno I e 2 ottobre 1860. Dr. GnEc,01110 GIUSEPPE, tenente di fao teria . • . · . . Pag. !485 'l'iro mirato e tiro nou n1irato in pace e in &uer,·a · C z

pitano nei bersaglieri

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-..1/na (j~o_r,u~ alle. norme generali 1>01• f'iwplego tattico delle &ran 1·1 unila d1 "UCl.'ra , ,. < . · ."' • - G. fl usu, colonnello comandante del !00 fanteria _

(e on tmuazt0lle e fiae)

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IN COM .\1E)10RAl fONE DE L LA HATTAG Ll A DEL VOLTURNO

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I.e tru1•1•e alpine ne.i servizi di eope,;tura e di avan!lcope.-t,

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ferenza tenuta agli ufficiali del presidio militare di Tor·ino onO z "· tencate col . . onne 11 o nel 3° reggimento alpini .· - · AVATTAn1: tsOG <Oose di til-o. - GlllSEPPE SANTANGE1,o, capitano di fanteria • !6!7 l'Wote 1'Ulla 1>cni1'ola baleaniAa (Cont·nu. · ). • • v •• 1 azione l'Wote hihliog1·allehe. -

(Il. D.):

Don. IMB1<1,1co, coJounello medico - Sull'azione degli attuar1fuc·1· d

e specialmente d I f ·1 • • 1 1 a guerra . '· . e uc1 e italiano· di piccolo calibro in confronto con quello d1. medio cahbro - Studio speri?nenta.le con 1.5 ta vole di fotogmfie eradiografie nprodotte in fototipografla - e ZoNrNr cap·t· ·b glieri - L'Istruzione sul tiro e il nuovo .metodo. in espe;imen~:'10 rLie1 ersaConse· I I' •ANGLOCS, "énéral " :-quences ac 1ques des progrès de l'armement _ •it d . l e tei·ra 111 _ • B . n a e sur • .. .voN RUNN, maggiore generale a disposlzione - Beitrage zur kriegsgem~ssen Ausbìldung, Besichligung un Verwendung dar Hauptwaffe auf dem ~xerz1erplatz u.nd im Gelando. Bataillon - Reg iment _ Brlgade. Aus .dar Prax1~ fUr die Prax1s - (C011tri/Jutiper l'istruzione, i spezione ed im-

piego dell 1wma principale confor11ie alla gnerra in pfazza d'ann i e in campagna . Dalla pratica per la pratica) •

-

l.633

Ras(c4e;;na. wilic,a,·e estera: Notizie: Russ~a: Brigata fer'.·?vieri àelt' Usseri - Contingente per l'anno 1,903 . l. ~ 6 1 Svezia: Bilancio militare del!' anno t903 - J\·otizie va 1. · · z · • nizzazione dell'eserci·to svedese ie cwca a r101·ga!662

Bivi!lta dei · 1•ot•iodiei: L a Rivista ~i fanteria.- Rivista di cavalleria - Rivista di artiglieria e genio - . llnmla mantt1ma · · · - Organ der Jlliliti'. . - Lo Spec l at eur m1lita1re w ,ssenseha(tlichen Vereine . . · i,

O'l"l'OJlRE

1860

l.~75

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I. Le azioni dell'uomo derivano dagli stimoli che il suo organismo r iceve dal mondo esteriore, nonchè dalla facoltà della· sua psiche di elaborare e trasformare in sensazioni gli stimoli. Ma questi non agiscono ugirnlmente sulForganismo di tutti g li esseri, anche appartenenti alla medesima spe:. cie, perchè ogni individuo ha un grado di sensibilità suo particolare. I n meccanica, quando u11 corpo urta un altro, la quantità del moto nel corpo urtato è esattamente determinat o da quella del corpo urtante; ma nel mondo morale il mot o non è soltanto determìnato dalla quantit:!i, dell'urto, ma eziandio dal g rndo di eccitabilità di ciascun individuo. Le origini psicologiche, adunque, di ogni fatto umano si riducono ad una sensibilità e ad una emotività speciali . Ogni impressione un po' for te eccita in noi emozioni varie che .tendon o a manifestarsi o con g ridf1, o con pianti e sorrisi, o con modi diversi. Questi fenomeni, così comuni, sono bastevoli per gli uomini medi, ma non per un uomo di una sensi bilità ed emotività eccezionali. In questo caso egli resta colpit o assai più vinicernente dalle impressioni esteriori ; esse producono in lui conseguenze più potenti, emoz10111 · più tenaci, e le solite manifestazioni d i pia.nto e cli riso ecc., non sono pi1\ sufficienti per appagarle (1) . (! ) ~IA x ri'on nAU . -

9.'a. -

AN NO XL VII I.

La

{1.rn2io 11~

wciale dell' arte;


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GARIBALDI

Allora le emozioni si trasformano in ossessione che meUe l'inferno nel c uore dell'individuo ; lo eccita, Jo agita continuamente e non gli dà tregua :fino a che non av venga una reazion e in ragione diretta della entità delle emozioni. Così, per citare un esempio, Temistocle alla notizia della vittoria di Maratona, per cui fu tanto decantata b condot ta :di Milziade, ebbe una scossa tale, un deside1~io cosi intenso di tentare imprese grandi, che se ne stava sovente pensoso e raccolto in se medesimo ; passava le notti vegliando ec l astenevasi dalle consuet't~ gozzoviglie. A quelli che l'interrogavano ·del suo repentino cangiamento rispondeva che il t rofeo di Milziade nou gli dava riposo. E il riposo non lo ebbe sa non quando potè guadagnarsi l'alloro immortale con la vittoria di Salamina. La sola intelligenza sehza il sussidio del . sentimento non gli sarebbe stata sufficiente per raccogliere la gloria ambita (1). Garibaldi, come tutti i grandi uomini, sortì dalla mitura una sensibilità ed una, emoti.vità eccezionali. ma non deleterie; e ad esse risposero di conseguen~a 1~ azioni g randi che rien1pirono il mondo· di stupore e di entusiasmo. « Sino dai primi anni tutto ciò che era piccino, debole 1 « disgraziato, lo toccava e lo impietosiva.. E non di una pietà <:< inerte, passiva, quasi femminea, ma sì di quella· virile, « operosa, pugnace; che si sdegna per l'ingiustizia, si ri« bella .alle prepotenze, fa sua risolutamente la causa degli « afflitti ~ degli oppressi e dà lietamente il sangue e la vita « J>er essi. « A. otto anni aveva gia tratto dalle acque di un fosso « una lavandaia che vi annegava. A tredici rnlvava. get« tandosi a, nuoto, una ba1:ca di compagni prossimi ~ nau« fra.gare. « Non poteva veder soffrire gli uomini nè gli ani« mali; è l'uomo strano che nel bel mezzo d'una marcia « contro il nemico s'arrestava ad ascoltare il canto di un « nsignuolo; che balzava di letto prima dell'alba per cor-

nè

(I )

Pl,UT A HCO , -

Vita di Temislotle,

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rere a cercare tra gli scogli di Caprera un agnello smarr ito e recarselo sulle ·spa.lle per riportarlo alla madre; che· « s'accendeva di sdeg110 t utte le volte che sorprendeva nn ·« soldato a maltrattare senza ragione il sùo cavallo; era ·« q uello stesso fanciullo che a sette anni, fatto prigioniero « un grillo e strappategli le ali, fu preso poi da tanta pietà <! del povero animaluccio e da tale rimorso della propria -« ci'udeltà. che ne pianse amaramente » (1) . · Un bel 'oo·iorno annoiato della scuola, cede alla brama di . , <Correre sul libero mare in cet'ca di ventura. Rapito un battello, v i si imbarca con alcuni compagni e veleggia alla v olta di Genova. Il mare · l'attrasse, e sul mare, lottando contr:o il flagello delle onde e l'ira dei venti, provando le forti emozioni dei pericoli, temprò il suo fisico -ed il suo spirito. Questi 1uieddoti della smL puerizia basterebbero a provare l a sua impressionabilità, ma noi abbiamo vaghezza di an.dare più oltre. Nel 1833, navigando nel Mar Nero, entrava in un albergo ,cli Taganrok; ove, attorno ad un tavolo stavano sedut i ma1:inai e mercanti italiani ingolfati in discorsi alquanto ani.mat,i. In st{lle prime non prest ò a,ttenzione a ciò che si diceva, ma qu~nclo uno dì essi venne a parlare d'Italia, ,dell a società che s'era format a per opera del Mazzini e dello scopo che essa si proponeva, allora, Garibaldi, non sapendo ,più dominare il t umulto a~i snoi affetti, si slancia verso ,q uello sconosciùto (il Cuneo) che intratteneva i suoi compagni sopra un soggetto così importante, ed abbracciandolo ·con ineffabile entùsiasmo., gli giura di votarsi tutto quanto .alla. « Giovine Italia » . · momentaneo non irli fu cerliamente sufficiente Q uesto sfoffo b ' ~ ' iPer appagare l'emozione provata, pér cni, tornato in pa~ria, ,c orre tosto a Marsiglia presso il grande A postolo e s1 fa i nscrivere sul ruolo degli adepti. Da questo momento in poi l a P atria fo il sogno più caro della sua esistenza, fu la stella <<

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.( l ) Gu €RZONL -

u,,ri~alc!i.


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che lo g uidò a Morazzone, a Roma ed a Varese ; a Marsala a Palermo ecl al Voltnrno; acl Asptomonte, a Bezzecca ed' a Mentana. Per imprendere la parte assegnatagli nel movimento div isato dal Mazzini, si arruola nella marina. regia; 110 11 sappiamo poi il perchè, nel g iorno fissato pe·r il moto rivoluzionario: abbandona la sua nf.1ve ancorata, nel porto di Genova e armato di due pistole rec::tsi in piazza Sarzana per unirsi ai primi insorti. Però il tentativo rivoluzionario essendo fallito, Garibaldi per non cadere nelle mani della giustizia, scappa; travestito, per la Fra.ncia. Lungo i l trag·itto dalla frontiera francese a l\farsio·lia o ' cadde nelle unghie d ei doganieri e venne arrestato; ma egli con mirabile destrezza riuscì ad eva.dere dalb prigione. Un oste poi minaccia di arrestarlo, ma egJi non se ne dà per inteso e con uno st rata.gemma tutto suo riesce a cavarsela. Un a.ltro uomo si sarebbe accasciato e p erduto, ma Garibaldi con la sua indole ardimentosà si pose in salvo. Recatosi ii1 America perchè pr oscrit to, ~·i appassiona cidorosamente alla causa dei Riograndesi e senza esitare si schiera dalla loro parte; che cosa facesse ce l o cfo.:e esso medesimo. La prima volta che vide Anita subì tale fa.scino che gli fu giocofor za rapirla p er liberarsi dalla sua ossessione amorosa. Termin ata la guerra tra il Riogrande e l' impero del Brasile, si porta f.i. l\fontevi deo, e sempre concorde con l' indo.l e sua, fedele al suo programma, si mett e al servizio della repu bblica orientale dell' CTraguay per combattere l a tira nnia. clel Rosas. Il ~no primo còmpito in questa guerra fu aspro, irto di pericoli ed' insidie; egli a mente fredda lo intui, ma il senso fatidico dei pericoli e dell'arduo lo incita a compiere l' impresa affidatagli. Le emozioni . che provò allorchè, stando ancora a Montevideo, ebbe sentore delle riforme di P io IX, così ce le descrive il Cuneo : « La sua :fisonomia aveva p reso un'espressione nuova; ì « suoi modi erano divenuti piu concitati · sovente s'arrestava '

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GARIBALDI

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'

<~ .sopra pensieri e gli sfuggiva un sorriso come a chi attende « una lieta fortuna ».

·

Quello che fece i n conseguenza ci è assai noto. , Giovinetto ancora visitò Roma condotto vi dal padre. · Quali idee turbinassero nel suo cervello .incolto ma pieno di fantasie romane e di prodezze marinaresche, a.Ila presenza ,dell'eterna città, è facile imagin arlo, e più ta.rdi.egli riassunse così le i mpressioni ch e l'alma città g li aveva risvegl iato: « Roma allora mi diventava cara sopra tutte le esistenze « mondane, ed io l'adoravo con t utto il fervore dell'anima << mia! non solo nei superbi propugnacoli della grandezza di « tanti secoli, ma nelle minime sue cose, e racchiudevo nel « mio cuore, preziosissimo deposi to, l'amor mio per Roma, ·« non isvelandolo se non che per esaltare caldamente l'og-· « getto del mio culto. « Anzichè scemarsi, il mio amore per Roma s' ingagliardì << con la lonta.na.nza e con l'esilio. Sovente, e ben sovente, << io chiedevo all'Onnipossente cli l)oterla rivedere. Infine ·« :Roma è per me l'Italia poich è io non vedo l'Italia altri« menti che nell'unione delle sparte membra, e Roma è il « simbolo dell'unione d'Italia, comunque sia;> (1). I suoi sentimenti di simpatia e di ammirazione per Roma, se non esplosero subito per necessità di cose, rinverdirono in seguito, rip ullularono, si moltiplicarono e non gli diedero p iù pace. E per Roma pugnò nel '49 e mangiò l'amaro pane dell'esilio; per Roma sfidò mille pericoli e perdette la fida compagna della sua v it,a,; per Roma sfidò i l rigore delle leggi, fu ferito, imprigionato, assediato nella sua Caprera, dalla quale miracolosamen te fuggì malgrado Ja sorveglianza cllè'lle navi da guerra. S ì vivaci, sì durature furono le sue emozioni :i-iportate da11a sua visita a Roma! T u tta la sua vita, riass umendo, fu umt continua e tem. pestosa rrnzione proporzionata alle possenti emozioni ch e gli travagliarono l'animo. (l ) ,l/emorie anto'Jing ;·a{iche (;d ite dal

C.\nRANO ,


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.Alla sensibilità, grande e speciale si d eve l'artista nato il poeta nato, il guerriero nato, a seconda che nell' indi: viduo p revalga un sentimento sopra gli altri. Uno può essere napitano, poeta, pittore per meta impostasi; per studio; però non eccellerà mai çome eccelsero.Alessandro, Dante e Raffaello che, anzi t,u tto, ebbero ] a na. turale inclinazione. Da che deriva lri prevalenza di un sentimento sopra gli altri, per la quale l' i ndiyiduo inclina p iù per una cosr.L che per un'altra ? Per spiegare questo fatto dovremmo invadere un campo assai spinoso per noi ed allora usciremmo fuori clei limiti impostici . Ci bitsti soltanto l \1:ffermare che in Garibaldi prevalsero l'Mdimento e la pietà. L'uno l'attrnsse verso tutto, ciò che è arduo e pericoloso, l'altra si valse éli questa natura ardimentosa e la guidò in cen:to pugne gloriose combattute pel bene della patria e dell\m1anità. E principal mente cla qt1est e due potenze del suo spiri~o. surse l'eroe, il patriot ta, il capitano, il filantropo. Per discernere l'uomo nella sua vera luce. non basta l a, sola conoscenza delle sue inclinazioni, occorre' eziandio tenei~ conto di un altro elemento importantissimo: l'ambiente; poichè la società, l'ambiente, influiscono poten temente sugli uomini sviluppan done e goverrn1ndone le t,ttit,udini. Sono i t empi che forman o e rivelano l'uomo. La mora.le cli Socrate non poteva nascere che in Grecia ed in Aten e e .al tempo che è noto; Napoleone non poteva r ifulgere che in Francia, ed ai tempi della grande rivoluzione. Lo stesso dicasi di Garibaldi. Imaginate adunque il rozzo ma.r inaio di Nizza in mezzo· a q;uéi popoli clell'America, semibarbari, f.1gitati continuamente dalle rivoluzioni e dalle g uerre accanite; considerate.· le condizioni politich e e sociali n elle quali, reduce dall'America, egli trovò l'Italia; p onde.rate infine la sua impressionabilità ed i suoi istinti ed a llora potrete· comprendere, l'uomo quale real mente fu; l'eroe leggendario, il ca.pitano. ardimentoso, il patriotta disinter essato, l'uma.nitario senza

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confini, e solo allora votrete rendervi ra.gione <lei snoi ful gori e delle sue ombre. E poichè le impressioni provate nella giovine,r,za lasciano un'i mpronta indelebile, Garibaldi. va stndiato specialmente in America ove egli p ~1ssò la primavera della vita lottimdo continnarnente e per Ìnare e })er t erra, 11e1la. più squallidr1, miseria. Con ra.pirli tocch i il Gnerzoui scol pis<:e quell'n orno· che il n uovo mondo restituiYa a.11~1 patria. « 'rrascorsa metù, della vita in nna consuetudine ininter« rotta di corsari, cli soldati, cl i mf1ri na.i e cl i pastori, senza « ritemprarsi. quasi rnai nel contatto d'nna società più colta « e più civile, portato da' suoi isi;inti selvatici ùalle sue abi« tu dini rna.rinaresohe, da.i suoi gusl.i solitari, e sopratntto « dal suo prepotente b i:;ogno d'indipend enza,' a vagheggiare « quei vasti deserti della Pampa. ch e a lui ripetevano sulla « terra un'irnagine dei deserti dell' Oceano e aél ammin1re, « fors'anco ad in vicliare, la sorte dei snoi fìeri abitatori; <:t uaJ « meraviglia che a' suoi o<.;chi iL gaucho ra:ppresentasse il «· miglior t i po dell'uomo libero, ecl egli s'abituasse a poco « tt poco a pe~sare, a operare, a vestire perfino come quella « parte dell'umana famiglia in cui . era cresciuto e che un « giorno ne portasse seco in Europa non solo ie idee e le « credenze, ma le cos tumanze e le fc,ggie? U1.1 gci1icho tem· « prai;o da un innesto europeo e pnrificato Ja un alto ièlef1le « umano, u n Ar ti.gas, meno i puntigli e la vanità; tm Ri« b.era, più il genio il disinteresse e la fortuna; ecco il Ga« ribaldi ch e l' Ameriea rinviava in Italia, è che il tempo « e fa civiltà potranno, in qtmlch e parte, mo<lifi care, ma cbe « r esterà n ei suoi tra.tti caratter istici i mmut ato» tl ). L'America per lui fu u n'eccellente palestra di v irtù militari , ma non una buona, scuola di politica, ond'è che Garibald i, iq fatto di politica, ebbe idee strane, chir~eriche non scevre però di qualche lampo di buon senso.

(I} Luogo ci tato.


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GARl13ALDl

Forte, coraggioso e perciò leale; proclive a ragionare col cuore anzichè col _cervello, non comprese le sottigliezze e le astuzie che tante volte soi10 indispensabili nell'arte politica; non comprese che l' uomo di stato deve · avere il cuore in testa,, come ebbe a dire Napoleone cli Fouchè volendogli fare t\1i elogio. Era naturale quindi che egli si Lrovt1sse in urto col Cavour e commettesse i l grave errore di Aspromonte e di Men tana,. Fu repubblicano, ma va.gheggiò una repubblica tutta sua; una repubblica retta da uù ditt.at,ore temporaneo circondat ~ da uomini probi ed onesti. Fu repubblicano, ma non s,,ttario; anzi si rese superiore a,i partiti per la salvezza della patria ed ebbe il grande merito di riconoscere che la mio-liore forma d i governo è queJla che la maggioranza del p~polo vuole e che l'Italia doveva essere monarchica perchè l a mo narchia ci avrebbe uniti e la repubblica ci avrebbe divis i. Nemico fwerrimo de' preti perchè, secondo l ui, sono stati sempre la pe1'soni:6.cazione de1h1 menzogna e dell'ipocrisia,, nemico acerrimo dei Pontefici perch è questi vendettero cento volte la patria allo straniero, offrì dalla lontana Monteviaeo ove g iungeva l'eco delle commozioni e dell e esultanze della patria, i l suo braccio a Pio IX che per un mom ente ridestò le speranze degli Italiani ; repubblica,uo si pose a disposizione di ·Carlo Alberto perchè si persuase che sotto gli auspi'ci di casa Savoia, si poteva so.lo reali zzare la redenzione d ella Patria; per la stessa, ra,gione nel 1857 fu i l p rimo a sottoscrivere con Daniele :Manin e Giorgio Palla.vicino il patto d'unione dell'Italia con casa Savoia ; nel 1859, mettendosi a capo dei volonta.ri italiani, prende par te a quella campagna sotto il comando di Napoleone lII, t;he aborriva, e così suggella l'unione· della rivol uzione con la. Monarchia; sulla bandiera dei Mille scrive il motto « Italia e Vittorio E rna· uuele » come purn su quella di Aspromonte e d i }\fontana. Per opera di Garibaldi e cli nessun altro av\7enne il connubio fra il partito della ri-voluzione, che egli diresse, e l a Monarchia; unione che fu ispirazione felicissima e geniale, senza la quale le sorti d'Italia sarebbero state seriamente

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compromesse. La rivoluzione. rivelando i voti del popolo, g iu stificò gli atti della Mon:a~·chia; fece quello ch e questa non poteva per rispetto alle potenze. europee e ne accelerò gli e:venti. La Mom1rchia appoggiò sottomano la rivol uzione . e ne fu elemento moderatore intervenendo ~1 tempo opportuno' per non precipita.re gli even ti stessi e compromett ei-e le as11irazioni. Così sorse l'Ital ia! Nel.l 'antica Roma,, tutte le volte che la patria ern in pel'icolo. cessavano ad un tratto, come ·per incanto, gli odii di casta ,e lo spi{·i.to cli parte per la salvezza è la grandezza essa; Garibaldi, che di virtù romane ne ebbe parecchie, nei momenti più critici per l'Italùi non t ralasciò di raccomandare la con.cordia, dea tutelare della patria poichè dalla concordia ntisce l' unione e da.ll'unione l a fo rza. Sul1'altare d i questa dea egli sacrificò t u tto se stesso, le sue idealità p i t't accarezzate, l'i ntima fede dell'anima su a, i suoi malumori, i suoi od.ii. Celebre nel comandare, lo fo del pari nell'obbedire; modesto sempre, m ise da par te l'amor proprio ed accet,tò qualunque inca,rico pur di fare q uakhe cosa per la sua Patria. In tal gnis~, nella storia del nostro risorgimento nazio11ale, scrisse per sè la pagina più gloriosa. Nel 1862 e nel 186'7 cadde in grave errore, mettendo in serio i mbarazzo il governo. Ma chi sa non venga g iorno che q nesto errore sarà· sensato dalla critica storica? U'ra cinquanta o .cento anni molte verità, verranno alla luee! Comunque si~1, si può affermat'e col Carducci che Aspromonte salvò l'onore della nazione ·e che JYientana ci diede Roma. Le imprese comp iute da Garibaldi furono si grandiose e meravigliose che toccarono la favola . Ovunque p~tssò lasciò t racce d i leggenda; i.n Sicilia, per esempi1i, fu creduto inv incibile ed invulnerabile perchè ritenuto ma.go . Egli stesso -credette di essere invu lnerabi le per i ntercessione delle fervide preghiere della madre. . « Oh » esclama nelle sue memorie « abbenchè non super·« stizioso, certamente non di rado, sul più arduo della stre-

cE


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« pitosa mia esistenza,, sorto ill~so dai frangenti dell'Oceano « dalle grandini del campo di battaglia, mi si presentava «

genuflessa, curva al·. éospetto dell' .Al tissimo F amorevole

« mia genitrice, implorando per la vi ta del nato delle sue. « viscere; ed io credevo a,ll'efficacia della, preghiera» .

Garibaldi ebbe tutti i lineamenti dell'eroe come h ebbero i più grandi eroi dell'antichi tà, con la . differenza che 'egli meglio d i loro fu ispirato da un alto . e profondo ideale umano e si t enne alien o d.a ogni ambizione, anche la piìl legittima. Fu l'eroe non solo çlel suo popolo, ma anohe di altri popoli, onde in parlamento g i ustament~ gli si diede l'appellativo di « Cavaliere dell'umanità ». Espressione felicissima ohe riassume tutta la vita. dell'eroo e che rivela e compendia i di lui eleva~i sentimenti in omaggio ai quali vendicò Mentana con D igione e trasse la spada in difesa. di quei popoli che invocarono il suo valore pèr difenùere la loro libertà e la. lc,ro indipendenza. E quelli che non potè aiut are con la spada, protesse con la voce, con la penna e col suo nome, per cui. la camicia garibaldina rosseggiò a.nche ove l'Eroe non potrà. accorrere. Fu un avventuriero, senza dubbio, ma per il bene de' popoli oppressi ed elevò il mestiere del soldato di ventura. a dignità di missione mercè l'alta e pura idealità che splendeva dinanzi ai suoi occhi. · Disinteressato benchè povero, generoso sempre , perdonò a colui che g li fece p rovare i tormenti della tortura e lo mandò sal vo; rifiutò ricchezze onori e gradi ; parco nei cibi non volle per sè che la razione dell'umile gregario. Una volta da.I governo di Montevideo, in vista delle sue ristrettezze economiche, ebbe cento patacconi,. ma Garibaldi ne, tenne per sè soli cinquanta e rifiutò gli altri a favore di una p overa vedova. Nel 18Ei0, dopo aver conquistato un regno e dopo averne deposJo nelle m an i di Vi ttorio Emannele i voti del popolo, ritornò alla sua Caprera con poche centinaia di lire che il suo segretario gli aveva p oste nel .l)Ortafoo-lio t, ) con un sacco di sementi, un altro di legumi ed un rotolo di baccalà.

· G.HU:BALJ>!

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Questa fu la vera, la grande, la rar a sua gloria! . · In vecchiaia stretto dalla povertà, v ink dall'amor patern~, accettò suo m~lgrado, una pensione. Cer:to, s'ei . l'avesse n fi.nfata.,' avrebbe a.ggiun to al. suo alloro irn~1~rtale una gemm_a di più; ma gli anni indeboliscono lo spin to e nessuno n mane superiore a q uesta legge. Oltre l'id.eale politico altti ideali accarezzò n ella sua ferv-ida fantasia. Conscio de' mali derivanti dalla guerra, , vao-heCYo·iò la, fratellanza dei popoli e la pace per petL1a. t:> b t:> 'fl . ' ' Più poeta che :filosofo, più ispirato che n _essrvo, ~ogno pure l'uguaglianza sociale, ritenenclo che la chsuguaghan~a uon derivi da una legge naturale e fata.le, si bbene dalla p i epotenza e dalla furberia di pochi. . . . Belli e san ti ideali, ma tanto d1ffic1h, anzi impossibili, a realizzare. In n atura l'ugua.glianza non esiste e lr. vita è lotta continua, L'astro maggiore attrae il minore; il pesce P.!ù grosso ingoia il ,più picc6lo; h1 pianta più ?rande s~cchia con_ ~e s?e radici gli umori delh1 terra a detrimen to d1 qu ella prn piccola. Così è dei popoli. · . Se queste differenze mancassero, ve~rebbe meno la lott~; senza la lotta, non si avr ebbe il perfezionamento ~ell~1 specie e per conseguenza la v ita si_ spegnereb~e. Queste so.no le eterne leggi del creato . . Ma noi non voglù1mo morire! Un popolo ~on puo,. non deve desiderare di morire. L' affermare che le d1suguaghanze sociali possano scomparire è lo stesso che urtare quello che la scienza ha di più sicuro. Le differenze sociali sussisteranno sempre come per lo passato e la guerra avrà .sempre vitalità. Pe1'. effetto _dell'istinto di. conser,,azione l'uomo è stato dotato d i una discreta dose di ferocia che la ci,,ilt à ha mitigata, governata e trasformata in coraggio. , .. . L"" nomo subisce il fascino della guerra se esso e veramento uomo . e Garibaldi lo subì p iù degli. altri. Infatti, allorchè le armi hanno otten uto U? successò, allorchè i snoi niiliti han.no


' '•,.

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fatto strage del :n:emico, egli ri vela i suoi innati sentiment,i bellici prorompendo in accenti di giubilo e di soddisfazione. · Pentito poscia del ~uo entusiasmo feroce, vuol giustificarsi notando : « Ohe gusto per un discepolo di Beccaria nemico « della guerra! ì\fa che volete: ho tro,,ato sul sent~ero deUa « mia ·vita gli austriaci, i preti ed il dispotismo » ! · Il Carducci, visto che l'Italia s'è fatta con la- gtierrn, riconosce la necessità di conservarla con la guerra.; perciò acclama la guerra « perenne, fatale, sub.lime infamia »: assE>risce la pace essere « vocabolo mal éerto » e conclude s;etticamen te : Dal sangue la Pace Solleva candida l'ali. Quando?

Ed il Goethe : Voi della pace sognate il sole. Sogni eh i vuole, Guerra è s oléan to La gran parola, Vittoria il canto.

. ]:ella ed.ùmana, cosa la fratellanza fra i popoli! ì\fa è poss1b1le defimre le questioni fra i popoli per mezzo di tribunal i internazionali così come si ris0lvono le comroversie tra privati? Se fermi amo alq uanto l'a.ttenzione sui tribunali ordinari, comprenderemo béne ciò che diverrebbero quelli internazionali. Di giudici coscienz iosi, probi e sapienti se ne trovano ben pochi ond'è che spesso si deplorano sentenze capricciose, insensate e vergognose. L 'individuo si sottopone a lla volontà del magistrato perchè non ha altri mezzi per d ifendersi; solo talvoita si ribella alla legge e si fa g iustizia da sè stesso sfidando magari la forza pubblica. ?oi popoli la questione è più seria e più spinosa. ~u~le. n~z1one persuasa della propria ragione o dei propri dmtt1 p1egh_erebbeJa fronte dinanzi ad" una sentenza ingius~a o pl~tom~a di un tribunale intèrùazionale? E q uale nazione rmunz1erebbe ai suoi diritti ed alle sue suscettibilità di ~ronte ad un verdetto iniqno senza aver prima tentato ogni altro mezzo di difesa e di contrasto? (l) (.[/ BUTTI. -

Nè odi, nè

(l/110/" Ì .

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'l'aluni rispondono: ci sarebbero, le guardie internazionali che ·renderebbero esecutorie le sen tenze con la forza, siccome avviene nei giudizi tra pri\rati. In questo caso ci sa.rebbe evidentemente )a, g uerra, tra un popolo e le guardie internazionali. Ciò sarebbe ·10 stesso che scac"c:fa.re la mosca dalla ' fine· stra per lasciarla, poi entrare dal la porta spalancata.. Anche Giulio Cesare a,ccarezzò il fantasimà della pace perpetua, non però co' tribunali, sibbene con lo abbattere . le barriere che tengono divisi i popoli; con lo accomunarli e col fondare la monarchia universale. L' tmpero .lfomano non riuscì in simile impresa perchè . i popoli levarono gli scudi ed affermarono la loro individualità. Il cristianesimo ereditò dall' Impero il concetto della cattolicità., nu le differenze di religione sussistono tuttavia e non di n1do sono state causa di guerra. La fusione dei popoli in un solo popolo è una necessità ineluttabile per la pace perpetua, se non che tale fusione 11011 potrà avvera,rsi che con h. morte e nel gaz che si sprigiona dai cadaveri umani. Da quanto sii1ora abbiamo detto parrebbe che fra il pen-, siero e l'azione di Garib~1lcli ci fosse dissonanza. . Garibaldi dapprima congiura contro Carlo Alberto e· poi gli offrì. il suo braccio. In viaggio per l'Oriente si entusiasma al.le teorie dei Sansimoniani ed offre la sua spada al Pontefice dei vecchi cristiani. Affiliato alla « Giovine I ta,1ia » non ubbidi a l Mazzini e coi mazziniani ebbe contrasti, perchè nel 1859 prese parte a quell a guerra accanto agli .eserciti alleati comandati da Napoleone III e perchè a Venafro· salut ò Vittorio Emanuele « Re d'Italia ». Dopo la, battaglia del Volturno, da Monte Tifota, propone g li stati uniti ali' Europa, una lingua moudiale per cementare una siffatta unione e la pa,ce perpetua; mentre poi da un congresso per la pace muove contro Roma e nel _187.0 ~omba~te per un~ nazione contro un'f1ltra nazione. S1 cl1ch1ara discepolo d1 Beccaria e fa la guerra tutta la vita.


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; ia.mo forti, ma i forti sono tranquilli e calmi e con la calma faremo fatti. Io voglio farvi un1 ipotesi, supponete « che sia.mo in cento: se sono ottanta che vogliono un go« verno e venti un altro, i venti che violano la volontà degli « .ottanta sono despoti sono tiranni » . I n omaggio a questi ;sentimenti di libertà, Garibaldi dichiarò che l'Italia deve essere mona.rchica, perchè la :Monarchia è la forma di governo volu ta dalla maggioranza della nazione, perchè la mona.rchia ci garantisce l'unità e la liberta insieme. Senza di essa il reg ionalismo insorgerebbe; l' uniti1 d~lla patria si frangei-ebbe etl il paese ricadrebbe in. mano degli stranieri e dei t iranni. Il concetto della libertà vera ispirò il sacro poema, il concetto della vera libertà ispirò l'epope~ garibaldina. Dante e ·Garibaldi 'iissuti in epoche cosi distanti tra loro si congiungono in codesto alto concetto. ,<

· Dunque che cosa voleva tra la mona.r chia e la repubbhca, t ra il naziona.lismo e l'internaziona.lismo, tra la pace· e Ja. guerra? Quaìe fo il suo partito? P.are un carattere incoerente: eppure nessun carattere fu pit'.1 coerente del suo. ' Garibaldi, vero uomo libero, non fu di nessun partit o ;· egli, come Dante, si fece· parte per se stesso (1). Dante va peregrinando esule per le térre d;Italia in ce1:ca di « libertà c.h' è si cara come sa chi per lei vita rifiuta », Garibaldi va in cerca di libertà o di rnyrte sui campi di battaglia. Egli come il Poeta divino ebbe il giusto concetto. della l'i.bertà ed agì secondo · l'impulso della propria coscienza e non secondò i consigli di un partito più che di un altro. Chi si ascrive ad un partito ed ubbidisce ai capi, rinnega la propria coscienza e la propria libertà.. Nei popoli che comp1:endono e sentono la libertà, i partiti non dovrebbero sussistere perchè ognuno si fa parte per sè stesso. Garibaldi accarezzò i suoi ideali politici e sociali, ma non fn fanatico come i settari, non volle imporre le proprie idee, anzi rispettò sempre e l'ordine. e le istituzioni patrie, perchè seppe comprendere la libertà. Qualche vol ta, è ·vero, si lasciò . sfuggire parole roventi, ma quando vide che l'incendio stava per divampare, intervenne e r istabilì la calma. . Suo scopo fu la libertà dei popoli e nient'altro, perchè la liber t.à è la base del progresso . .Allorquando i popoli saranno divenuti l i.~eri e padroni in casa propria sarà il caso di attuare le r iforme che essi vorranno, o meglio, quelle che la maggioranza vorrà . Per libertà egli non intese dire che i meno debbano iìnporsi ai pi ù anche se essi abbiano un programma mig liore e più giusto (2). Quando gli operai d i Parma gridarono in sua presenza « Vi va Mazzini, Viva la repubblica », egli replicò: « Viva Vittorio Emanuele », aggiungendo: « ........ Io « sono repubblicano ..... Non lo nascondo ..... Ricorda,tevi che

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II. Abbiamo detto che principalmente 4a1 sentimento della pietà e d~1l naturale a1•dùnento ~orse il ? apit~no, ~a n on soltanto da codesti sentimenti, po1chè Ga.nbald1 ebbe moltre ,dalla natura la vìgorìa dell'intelletto e quella del corpo·. 'l.' utte le altre qualità che generalmente si osservano nei ,celebri uomini d i guerra, sono h1 conseguenza dell e ·quattro .:su accennate e peiciò no i tralasciamo di considerarle. L'intelletto concepisce u na data impresa ed escogita i · rnez,zi per compierla; la potenza del sentimento aumenta l'energia :fisica ed intellet tuale e dà la volontà cli fare ciò -che ]' intelletto ha divisa.to. Il coraggio fornisce la forza per affrontare qualsiasi pericolo materiale e mora~e- con sangue freddo, ed il corpo è il sostegno dello spinto e · · deve anche esserne il docile strnroento nella pratica applicazione. Se nell'uomo manca l'armonico accordo di questi elementi, -egli potrà diventare generale d'esercito, ma, giammai esserlo effet tivamente.

(I) PASCOLI. - Aliei Pensieri ili 11arin w nnnitit (2) Secondo il ;;uo con~etto, la minoranza. ha il cl i ritto <I' im porsi e far la gu erra alla maggior:rnza solo per la rlif()s:1 della libertà. per combattere la tirannide.

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Tutti i biografì di GaribA.ldi fanno menzione della sua fantasia e della facoltà ch'egli possedeva cli associare rapidamente e viYamente in modo multiplo tutte le percezioni e le rappresentazioni. Nel suo gabinetto un capitano, col tempo e con. la calma , con lo studio e con la riflessione ha l'agio di investio-are cli dednne e cli risolvere un dato problema militare; 1:a i~ guerra siffatto lavoro va fatto, tante volte, in nn attimo· per cui se il condottiero . nou ha doti speciali cli mente'. sarà sempre dubbioso, e prima di prendere una risoluzion~ sarà batLuto. Garibaldi, come Lutti' i grandi capitani, dovette alla sua mente sintetica, fantascica e cren,trice la, rapida i11tniziono delle cose; le pron t.e risoluzioni; l' i~pirazioue geniale. 'l'utte le operazioni di guerra ch'egli diresse od allo quali prese pal'te in sottordine n o rivelano i pregi dell'intelletto e specialmente la potenza del suo spirito creatore onde tante volte, tro,,1.to1-i in circostanze critiche e quasi disperate, trovò con mernvigliosa prontezzA. ,l'm via di scampo od il mezzo d i vincere, tanto che llt sua vita militare sembril. una favola. Nell'<mlimen tosa rit,irata. da !torna, per citare un esempio, seppe sgm.;ci.are framezzo a qnattro eserciti clrn gli davano la caccia., ~ nel J 800, con esip;mt forzn, riuscì ad occupare Palel'mo difesa da pa.recchie migliaia d'nornini. Il facile int ui to ecl il buon senso educato dall'esperienza e dallo studio· della storia militare, gli permisero di indovinare con rapidità fulminea. l e intenzioni del n emico, di ~revedere le difficoltù, ed i pericoli 11elle opera.zioni belliche, la convenienza. d'improndere o no una data azione e di attuare uu piano a,nzichè un altro, e n e c1iè prove singolari _in parecchie cirnostanze e mas,;im e neJle campagne del I8bD, del 186G ecl in quelle del 1870-71. Nella prima, mentre trova vasi in V.il tellina. ebbe l'ordine _di ~listruggere ponti e strade per impedire, l'invasione che si d_i ceva prossima per·parto del nemico, ma non esegui tale ordme, comprendendo benissimo che l'invasione non )

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era possibile, poichè non era il caso c1i pensare che gli Austriaci tentassero tale invasione dopo le sconfitte toccate a San "t\fa1iino ed a Solferino (1). Nella campagna del 1870-71, allorchè teneva spiegate le sne trnppe sull'alipiano di Lautenay in attesa dell'attacco nemico: comprese subito dalle for:e:e pomposamente ostentate dai Prussiani, che essi non avevano intenzione di assalire; onde egli si slancia tosto contro cli loro risolutamente. Saputo che Bourbaky doveva fare una punta su Bolfort per liberare dall'assedio quella piazza e poi ricuperare la Alsazia, ei la sconsigliò giudicandola erronea. Secondo Garibaldi quella mossa era un errore, « perchè di quanto gente « staccavasi dalla Loira, di altrettanta il nemico ringa.« gliardiva le linee che sLringevano la capitale; errore perchè « lasciava isolato Chanzy contro il principe Federico che « Bourhaky avrebbe. dovuto assalire, e contro il duca di <r Moklemburgo; erroro perchè prima ch e Bourbaky, con la « solita lentezza. francese, si fosse avvicinato a Belfort, « Wercler avrebbe spedito rinforzi; errore, sopratutto, perchè « muovendo snl suolo ghiacciato, sotto l' in.cessante fioccare « della neve, una t ruppa giovane, nuova ai disagi, sarel.,be « stata affranta dalle fatiche e dagl i stenLi, prima di co« minciare i combattimenti» (2). Nella campagna del 1866, .il 21 di luglio, le sue truppe, dapprima, furono battute e ripiegavano confusamente. Garibaldi, giunto in carrozza da Tiarno sul luogo della mis~hia, benchè npn potesse abbracciare con la vista il campo deLla, lotta. da un pnnto elevato, con la sua immagina.zione si fece un chiaro concetto delle cose « como se tutta la. si« tuazione gli stesse spiegata innanzi sopra. una carta '>, e tosto dà ordi,ni così opportuni che le sor ti della pugna sono in breve rialzate e la vittoria è completa. La sua m ente sintetica, associativa, gli concesse di vedere colà dove l'occhio non poteva giungere. ( I ) CA no L1N. - (;a 1·i11aldi e l ' arte d ella guerr<t . (il I. W. llt.n,o. - I Ga,·il><1ldini in Pm11ci ,.

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In genere i sentimenti costituiscono una forte leva nelle azioni umane. Quanto più. essi sono potenti tl1nto più acuiscono l'intelletto, tanto più sospingono il corpo ad operare sviluppandone la volontà. Come siano state vive e durature le emozioni in Garibaldi già si è detto, ora, con la conoscenza di esse possiamo comprendere bene la di lui ferrea volontà; la tenacia ne' propositi; il carattere formo e risoluto. Un generale che eh mediocre intelletto, potrà in guerra ottenere buoni risultati se possiede le nobili virtù della fermezza e della risolutezza~ g iacchè 1ft prims, ricetta per vincere è il fermo proponimento di vincere. · A Milazzo le truppe garibaldine per tre q narti della giornata furono perditrici; però il loro capo non perdè un ista.nte la, speranza della vittorif, e perseverò nella lotta fino a che i regi non furono ricacciati ·dalle loro posizioni entro il Castello. Garibaldi, nelle sue Memorie, osserva che « iniziando una << pugna qualunque, devesi riflettervi ben bene prima, ma « principiata che sia non si deve desistere dalla vittoria sino « ad aver tentato gli ultimi sforzi» . Nella giornata del 1° ottobre 1860, più per il suo forte volere e per quello dei suoi luogotenenti si r iuscì a ributtare i borbonici entro la piazza di Capua, e nella campagna del Paranà compiere un'impresa oltremodo ardua e pericolosa. Dalla volontà scaturisce l'autorità, poichè chi vuole più degli altri, si impone a loro. Però l'autorità è un fatto complesso. Essa è il prodotto di diversi fattori, quali sono: la fama che il capitano s'è creata per le virtù e per i suo~ successi; la conoscenza del cuore umano; i modi ed i tratti dell'educazione, la nascita,; il fascino dello sguardo e clell~L pR>rola; l'aitanza della persona, ecc. Garibaldi non· ebbe ill ustri natali, ma possedè tutte le altre qualità in sommo grado, tanto da trascinare al cirn.en to le sue improvvisate milizie, entusiasmandole, ipnotizzandole, trasfondendo l'animo suo 11ell'animo loro.

DaHa volontà deriva Mch e l'a,ttività, che in Garibaldi fn ·fenomenale, e per la quale non fu secondo a nessuno dei più celebri condottieri clte la storia i'icordi. Tutta la s11a vita fu un continuo movimento; un succedersi rapido di viaggi, di lotte accanite, di avventure varie e strane e di cimenti. Il suo corpo, il suo spirito non trovavano mtti quiete, ed allorquando era costretto a rima.nere nella sua Caprera, coltivava la terra come Cincinnato, scriveva romanzi, com1Joneva ·versi. Nell'esilio, anche q uando n on guerreggia, è incessante nell'operosità; il pane , che i buoni amici gli offrivano era per lui poco onorevole, così che volle lavorare per g uadagnarselo facendo ora l'infermiere di colerosi, ora il candelaio, ora il mercante o qualche altro mestiere. In guerra non posa mai nè di giorno, n è di notte; vigila più. di t utti e non si lascia sorprendere neanche quando un -colonnello, per vile tradimento, abbandona il proprio posto. La sua presenza vale più di una legione ond;egli, conscio di questa sua magica possanza, accorre ove i suoi tentennano, li r incuora e ne rialza il coraggio. È onniveggente ed onnipresente. Bench1) travolto nel tur.bine della mischia come un semplice soldato, non perde di vista lo svolgimento dell'azione così. ~he, dopo esser rimasto -confnso nell'onda de' combattenti, può riprendere le redini del comando e giganteggiare sul campo di battaglia come un ispirato capitano. Gli fn in ciò di grande aiuto l'agilità e la, vigorìa del corpo ·<:,he dapprima temperò con la ginnastica del n uoto; arrampicandosi su per le sartie dei bastimenti paterni, e lascian·dosi sdrucciolare giù per i cordami; poscia con la ginna,stica della ·vita nomade e marinaresca, per cui potè resistere più di chicchessia a lla fatica ed ai disagi della guerra ; per . ,cui non g li fn disi.Lgevole dormire sotto una siepe o sui gra<lin i di una chiesa; di vegliar e per varie notti consecutive -e di cibarsi di sole patate crude per più giorni . Perchè il corpo diventi strumento docile e bène adatto ~llÒ spirito, non basta la for za, l'agilitiL e la destrezza, OC·

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GARIBALDI 150± · corre eziandio t enerlo lontano da certe comodità che sono causa d i mollezza, nonchè dai godimenti sensuali ; bisogna sottoporlo alla severa disciplina della temperanza e dell'abnegazione, come facevano i Pit tagorici, come fecero Annibale, Epaminonda ed altri rinomati capitani. I n genere, si ò detto, i sentimenti au mentano l'energia fisica ed intellettuale, ma non sempre, poichè ci sono dell e emozioni che invece producono funesti effetti. Durante il dominio della paura, per esempio, l'uomo smarrisce la coscienza e si accascia in maniera tale eh-e si rende inetto ad operare. Il cervello si offusca e viene meno .l a volontà perchè ce::;sa nel m idollo spinale quel lavorio molecolare necessario perchè si possa pr odurre nei nervi motori l'impulso che fa nascero il movimento de' m uscoli . Il sentimento dell' onoro, l'amor proprio, l'eser cizio possono frenare la paura ; essi sono coefficienti per destar e una bnona dose di coraggio; ma questo coraggio sarà sempre coraggio acquisito che ci. permetterà. magari di affrontare la morte certa, ma non di conservare quel sangue freddo, que l la l ucidità di mente che è indispensabile per un genera.le, specialmente nei momenti più gravi . Qualcuno, come il Tu,enna, h a fatto eccezioue all a regola; questo però è u n caso che si ver ifica ben di rado . Garibaldi, anche nei frangenti più terribili, conservò perfatta, imper turbabile calma, perchè il suo coraggio indomi to fu natura.le ed istintivo. Nella battaglia del V olturno ci fu un momento in cui le sue truppe erano agli estremi ; malgrado ciò egli non clie.cle alcun soO'no d'orO'asmo in quel solenne momento. Reca1;os1 o o . a Santa Maria, vedo giungere da Caserta la sua riserva, l'ul t1111a, sua speranza; un altro genernle l' avrebbe lanciata subito ,1,l contrattacco, egli invece, con la massima tranquillità, con. cede a quei prodi un po' di riposo prima d'impiegarli. Nella giornata del 21 lnglio J.866 çliede i snoi ordini c~n. indiffere~te calma mentre i suoi erano in pieno scompigho ' . ed egli stesso era avvolto dalla g randino dei proiettili nemici.

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Guai, se il comandimte supremo, nella battaglia si lascia vincere dalle emozioni! J:u mezzo alle ansie ed ai dubbi, fra le preoccupazioni della responsabilità e 1o spettacolo della strage che si compie sotto i suoi occhi, fra l'incalzare delle notiz ie che g li pervengono, l'incessante cr epitare della moschetteria l'assordante rombo dei caononi, lo scoppio delle ' . g ranate nemiche e lo Rcalpitare dei cavalli, egli deve far tacere la trepidazione, vincere la sovraoccitazione e conser-vare la massima serenità d'animo per poter tener d'occhio l'andamento della battaglia; per intuire le intenzioni del 11emico; per rimediare agli errori e dare ordini chiari, netti -ed oppor tuni.

III. Ora che con rapicli tocchi abbi.amo tratteggiato le qualiti1 -che Garibaldi sortì dalla. natura por ésser capitano e che brillarono sui campi di tante pugne, diamo uno sguardo an-cora pit'.1 rapido al come furono d~1 .lni. applicati i precetti dell'arte bellim1. Que~t'ar te si basa sopra un assioma universalmente accettato e particolarmente illustrato c0n mirabile maestria e ,chiarezza dal De-Oristoforis nel suo aureo libro « Ohe cosa sia la g Lrn1Ta » che affermiamo essere il più bel mon umento della nostra leLLeratura militare. Tale assioma è semplicissimo e può essere compreso da chiunque; però l'applicazione n 'è cliffi.cile. Infatti generali d otti elle l' hanno studiato profondamente, in pratica non l'hanno osservat0, mentrechè quando esso non era ancora formulato, cioè prima della Rivolm:ione francese , d iversi condottiori, lo in.~uirono, lo divinarono, per d ir così, e l'applicarono tanto sul campo strategico che sul campo tattico. Ciò signifi ca che dal detto al fatto ci corre, e che massime nella gnerra è necessaria per chi comanda la nat ural0 atti tudine. Oho cosa insegna d unq ue questo sommo princi pio che regge tutta quanta l'arte della guerra ? E sso insegna la formazione <lella massa sul punto decisivo.


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Ohe cosa è la massa e che cosa è il punto decisivo? La massa è il composto di due elementi ; la quantità e la qualiti1. La quantità ai nostri giorni, per effetto clell' armamento, merita maggior considerazione. I trecento eroi delle Termopili oggi potrebbero essere distrutti in un momento ; ma d'a.ltro cant o a che cosa serve il n umero se le qualità morali sono deficienti ? Garibaldi nacque capitano e sviluppò il suo ingegno con lo studio della storia militare ma sopratutto ·con _l'esercizio di quara.nt'anni d i guerre. In t eoria eél in pratica professò ed applicò i precetti dell'ar te della guerra più per ispirazione e per istinto che per forza di studio. Egli tenne in gra.n conto i due elementi sopraccennati e non li perdette mai di vista. Propenso, per il suo temperamento, all' azione fulminea, pure molte volte tempo-reggiò per. aumentare il numero dei suoi militi e nel tempo stesso fu zelante custode del loro spirito e della loro disciplina. · Nel 1867, stabilito il punt o di concentramento delle sue colonne a ·viterbo, raccomanda insistentemente ai eomanclanti di esso di non impegnarsi a qualunque costo col nemico, poichè riconosceva la necessità di forma.re la massa prima di combattere, e comprendeva ben_issimo, che iniziare la campagna con la sconfitta, anche di una fraz ione dell'esercito, è sempre un disastro morale. Parlando degli effetti morali del combattimento cli Calatafimi, osserva, che quella vittoria, benchè di poca importanza per ciò che rignar cla gli acquisti, fu di' un risultato immenso per l'effetto morale, e che era un vero bisogno inizi.are la campagna con un fatto d'armi strepitoso affine di sollevare lo spirito dei Mille e quello delle popolazioni e di avvilire nel contempo gli àvvers~Lri. Nel combattimento. eg li accorreva ovunque ci fosse necessità d'impr imere slancio e ardimen to ai SLlOi, d'inci tarli alla resistenza. L~i :6.dncia e l'entusiasmo che la sua presenza ispirava erano immensi, le sue parole, i suoi ordini del giorno ottenevano risultati meravigliosi. Sicchè, compreso della po-

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tenza cli. queste sue armi, non tralasciava di adoperarle a seconda dell'o pporGuni tà. A lVIontevicloo, dm:ante la bo-uerra.) un reo·o·imento di neo-ri l::>b . t,· . si era ammutinato e<l i capi avevano paura d i affrontarli per r iel.urli all'obbedienza. Invece Garibaldi, seguito dal solo Sacchi, si presenta a cavano d inn anzi al reggimento ribelle, penetra nelle file, lo arringa con parole toccanti ed incisive · che solo i ~grancli capitani s~1nno trova.re in si.mili occasioni, e lo riduce~ al <.lovere (1). Nella medesima guerra., la legione italiana fece cattiva prova e fè rirlere ll i sè. A vntone il com a.nd.o Garibaldi, egli elimina i cattivi elementi così, che essa può ailora eompiere aUi cli v~dore non solo per il di lui ingegno militare, ma altresì per la disci plina che egli le aveva potuto infondere, per cui. potè ringagliardir e il morale clei suoi concittadini e guidarli di vittoria in vit,toria, rialzando così il prestigio del valore italiano. Dell;-1, disciplina Garibaldi ebbe un concetto chiaro e preciso. Nel 1870 nwcomanc1ava all'esercito di Vo,,gi , tra le altre cose, di ossel'vare costantemente la disciplina « una disciplina severa..... senza della, quale non può sussistere alcumi «-forza milit are»; ed aggiungeva, che per disciplina non si deve i ntendere sol.tanto l'obbedienza ai capi, ma anche le r elazioni fra un reparto e l'al tro, cioè à dire, l'aiuto reciproco e frnterno. (2) · Siffatt,o sentim en to di. camemtismo fac il ita in guerra, il concorso delle forl:'.:e sul campo · cli battaglia destandone la rec:iproc;-1, fì.dncia.. 11 Darwin in proposito dice : « La superiorità, dei soldati disciplinati ·s ul le masse barbare risnlta princi palmente dalla cunfidenza che eiascuno di essi ripone nei camerati ». Solo la disciplina intes,i in q uesto senso può dare ad una . trnp pa. attitudine morale a combattere (3). L a vittoria soggettivamènte considerata, è, sec011 do il De-Cristoforis, il prodotto dell'abi lità. degli individui per un (l) Gu1rnzo11 1. - Clpern d t,w,. (cli Bonuo:si::. (:l)

Oi-: -Cu.111>. -

t:an//fltdi et l' <trmtie ctes Vosae.s,. (o.lo,;. I VJ. Tr11 /tlllt1 di 'l'a llic,i.


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coefficiente d'armonia. Quest'a rmoni~L è l'ordine, elernen Lo costitutivo della massa, per il quale l'esercito si distingue dalla moltitudine. Venuta mono la fiducia l'ordine scompart>; la massa si frango, si sgretola e la catastrofe sa.rà inevitabile. Nel 18GG, Garibaldi, compreso dell'importau,::;a dell'accordo che de,e esistere fra gli elementi della. massa, fece arrestare un colonnello che por sua ignavia non concor;:;e al combatLimento di Dezzecca. E commenLanélo il fatto esclama: « qua.ndo il cannone r ugge e si sa essere i compagni impP« gnati non v'è scusa che tenga: là 1'Ì deYe marciare. Yi « mancano munizioni, ebbene i feriti ed i morti possono « pr ovvedervele. Là si deve marciare, ripeto, a meno che non « abbiate altra missione od ordini contrari bene espressi » . L'ini:éativa intesa a questo modo è l'essenza della ,era disciplina. Il comandan'te snpremo dà gli ordini in base ad un.a dal.a situazione; quando sono in via di esecuzione, la situazione ad un tratto cambia. Il comandante in sottordine, allora, uon essendo alhi portata degli ordini superiori, ha il dovere di rillettcre : « la « situazione: ora nou è più la stessa; se fos:se presente il mio « superiore che cosa mi comanderebbe di fare?» Fatta que~ta considerazione fra sè, egli ha il dovere di agire ·confor mo ,~ quanto il buon senso gli suggerisce. P otrà sbagliare, ma non commetterà un atto indi::;ciplinato. Garibaldi in tutte le sue imprese dimostrò di essere a11ima to da un alto spirito offensivo, provauclo arwho con eì ò di v~1lntare g iustamente gli elementi pii.l importanti della massa; il numero, cioè, e l'energia morale. Infatti 1 l'offensiva non solo permetto di creare l'azio110 che il difensore deve subire e dumoralizzarlo; ma anche di urtare con tutte le forze riunite contro una parte cli quelle a,·versarie e d'imprimere maggior impulso morale alle truppe assalitrici. Però l'offensiva di Garibaldi non è sistematica. Non itvendo for ze sufficienti alla bisoo·ua, ei temporeo·o·ia o 0 0 in attesa cli rinfoi·zi, o manovra in modo da dividere l'avversario, od agisce per sorpresa, come a Digi one, opptll'c

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~ttende di piè fermo l'aLtacco sopra una posizione forte per naLura e resa ancor più forte coi mezzi che la fortificazione suggerisce, è ciò allo seopo di controbilanciare la superiorità del nemico. Affinchò si possa sollecitameute raccogliere sul punto e nel momento decisivo la maggior somma di forza relativa, fa d'uopo cho le truppe siano leggere; abbiano poche impedirnenta; siano capa.ci di marco lunghe e celeri e si tengano abituale ai disagi ed alle privazioni. Garibaldi perciò volle che i suoi militi fossero gravati del minor peso possi bile, e per tanto, eliminò la tenda e lo zaino, sicchè essi por tavano solta,nto le armi, le muni zioni, la coperta e la tasca por pane. In tal g uisa, lo sue schiere, di,enute leggere e mobili, gli procurarono i vantaggi di assalti violenti alla baionetta e di marce ardite e meravigliose, per le quali, tanto volte r iuscì a sorprendere ed a sba'lordire il nemico. J,J come nell·esatto apprezzamento del ,alore che banno i più importanti fattori della forza militare; cioè: il numero, l'energia morale e la resistenza all e fatiche, così anche nella scel La del punto decisivo, Gariùaldi, diede prova di molto senuo e di fine accorgimento . punto deciso poi, strategicamente parlando, è il campo di batta.glia, tatticamente è parLe d i esso. Fl'a la manovr a strategica e la battaglia deve esserci solidarietà, in quanto che l'una prepara ed agevola il compito dell'azione tattica, l'altra, con la vittoria,, apre la slrada dell'obiettivo strategico. 8e quest'armonia manca: la manovra strategica compromette la vittoria e la ba~taglia con la vittoria non darà risultati decisivi. Iu baso a questi crite1:i va fatto Ja sceHa del punto clecisivo strategico, tutte le volte che le circost anze lo permetteranno. Siflatto armonico accordo noi scorgiamo costantemente nella campagna del 1860: che è assai geniale, sopratutto cl.al pun to d i veduta strat egico. Sbarcato tL Marsala, l'obiettivo strategico di Garibaldi fu Palermo. Questa scelta non poteva essere migliore: date

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le considerazioni di allora. Infatti Palermo era il centro politico più importante dell 'Isola.,· il luogo più fortemente presidiato, i 1 èui p0ssesso garantiva un'eccellente base d'operazione, i vantaggi dell'insurrezione generale e della conseguente conquista di una gran parte della Sicilia. ' La vittoria di Oalata:fimi, per gli effetti morali, fu decisiva, e nel senso m ilitare propri1.1mente detto, assai fru ttuosa, poichè i Mille poterono raggiungere i monti che contornano la Conca d'oro. Garibaldi, giunto a.I passo di Roma si fermò alquanto . v:edendo essere arduo e problematico l'ass~dto alla Ca.pitale dalla parte di Monreale. Indi. tastato il nemico, manovrò in modo da dividerlo e batterl; separatamente. La manovra strategica ebbe pieno effetto. giacch è la colonna Mechel, tratta in inganno, si spins~ . verso Corleone sulle peste di Orsini. A Garibaldi restava la possibilità di ritornare sui suoi passi ed attaccare alle spallo il Mechel, oppure spingersi sopra Pa.lermo. Nel primo caso, la vittoria non sarebbe stata decisiva, dovendo poscia. ~1ssalire.. il nemico rimasto a guardia dell,a città., onde guadagnare l'obiettivo tattico; nel secondo caso, possibile la sorpresa,, decisiva, la vittoria . 11 Dittatore, perciò, piombò su Palermo. · Il secondo obiettivo della campagna fn lo stretto di Messina . La vittor~a di .Milazw e la resa di quel forte, resern sgombra ~tlla colonna Medici e Oosenz la stra.dit di Messina. Il comandante di codesta piazza, impressi onato dai successi ottenuti dalle armi garibaldine, non oppose alcuna r esistenn e venne a patti. · In tal g uisa,, e per effetto della v ittoria di Milazzo, il D ittato~·e raggiunse il suo scopo ed. accampò le sue truppe presso 11 -Capo Peloro. Ora. non gli restava che passare sul con tinen te. Varcare lo stretto era impresa difficilissima per la ragione che esso era incrociato dalle navi da guerra e la cost1.1 calabra era sorvegliata da più eh dodicimila ~10mini distesi tra Bagnara e Reggio. Su qual punt? conveniva tentare lo sbarco?

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Al centro del la linea nemica, c1oe, fra S~jlla e Villa San Giovanni, era impossibile a grossi reparti, sia per la sorveglianza deìla sq uadra, sia perchè l'op~razione cl~veva svol: a ei·<>i sotto o·li occhi delle truppe regie e sotto 1 azione dei ::,v• b l b· forti che esistevano l ungo la costa. Dato pure che o s ai_co sul centrò d ella linea nemica riuscisse, Garibaldi. an~ava lllcontro al rischio di essere com1n'esso tra le forze n euuche. La vittoria ottenuta sul centro nemico, inoltre, non sa~ebbe stata certament,e decisi va ; sicchè, per essere in grado cli prosegnire nell' interno della Calabria, era indispens~bi_le impadronirsi di. Reggio, su cui appoggia vasi l'estrema srn1stra bor. . . bonica. . Per queste ragioni, Garibaldi, non cedette al.le press1om dei suoi. Raccolte le for ze che gli abbisognavano, e dopo a~er dato acl intendere che voleva sbarcare fra Scilla e San G10vanni, passa lo stretto all'altezza d.i Taormina, delu~enclo la vig ilanza delle n avi avversarie e scende press_o _Mehto, 1m~ovenclo tosto per Reggio. Dunque il punto élec1s1vo strategico fo l'estrema alla sinistra dei regi. . La ma.novra agevolò b vittoria di Reggio e la resa a chscrezione del genernle Briganti, minacciato alle spalle dal Cosenz che era pervenuto a sba.rcare presso Sc~ll~.. . , Eh vit(;oria fo decisiva inquantoche 11 Dittatore pote rifferm.arsi sul continente. Dopo quosti successi, che destarono l' ~ncencli? riv~luzlUnario in tntta la, Calabria e nelle Pnghe, Ganbald1, a.dunate le sue forze, si volse con marce r apiclissime ad inseguire il nemico sulla via di Napoli._ . . A n emico che fogge, ponte d'oro; chce un antico proverbio, ma in guerra questa ·rn;ssima non ha valore; il ~emico. che in seauito rinfrancarsi e nuocere, pe~·c10 conviene f ,·1 o·o·e YJUÒ ~ b • rago·innaerlo ed annienta,rlo.. In questo m1so e l·nseauirlo b ' b b ' . ' bene sbarrargli . la riti rata con la manovra aggirante. Cosi: Gatibalcli, spinse con la celerità del fulmine aJcu_ni repart1 per minaccir.1re cli fianco ed a tergo il_ generale ~1110 c~e pre_cipitosamente ritiravasi ·verso Napoh. All_orch~ questi s1 arrestò a Soveria ):Iannelli, forse col proposito eh combaHere,

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G-ARIDA I~DI

accor. tosi . ..di.. essere accerchiato, si arrese ed i suoi dodic·1m1·1 a u~m1m s1 dileguarono. come quelli del generale Briganti. And1e stavol ta, Garibaldi, per solo effetto di abile e cele~·e man~vra strategica vinse senza combattere e la vittoria gli rese libera la_ strada di Napoli e gli procurò la p1.1dronanza assoluta d1 t utl.a la Calabria. Cert~, in guerra, nemici così fowchi cli rado se ne trovano· ad ogm modo l'avvilimento è anche conseguenza dell'abiliu: dell'avversario che opera secondo le regole dell'arte. · Dopo che l'~sercibo borbo'nico la.sciò la posizione di. Salern~ e la Cap1ta,le _per r iparaisi dietro al Volturno, Garibal~1, un po' alla volta, concentrò le sue forze presso Caserta <l_ehberando di tenersi sulla stretta difensiva, poichè l'offensiva con sì scarsi mezzi, era affatto problematica, essendo l'oste appoggiata ~d una piazza forte considerevole e protetta da un fiume rnguadabile, tutto in mano sua. . _ÌY~entr~ il Di~tatore era assente, ed a sua insaputa, sì volle rn1z1are 1 o:ffens1va occupando Caiazzo, col proposito di manovrare su ambo le sponde del Volturno e di attaccare alle s~alle ed ai fianchi l'avversario. Garibaldi, reduce dalla Sicilia, non approvò tale piano perchè effettivamente una ni.anovra offensiva-difensiva a cavallo di un fiume, in ~n elle -c'.rcostanze, non ~ra consigliabile per tante ragioni e, princi palme~te, perche l'esercito meridionale era spro:çrvisto de' ma~enah necessari per gettare un ponte; si sarebbe arri~c~1~ato eh, esser e di viso _in_d ue e stacca.to dal la base di opeia~10ne, t10vandos1 poscia m mezzo a popolazioni ostili. Non gli restava altro da fare che schierarsi sulla sinistra del fiume; so~·vegliare i borbonici e respingerli qualora tentas~ s~ro marciare su Napoli, ed attendere così l'arrivo dell'esercito sardo. . _L o. schieramento fo fatt~ c?me si doveva. ; Garibaldi p rev1~Je t ~tto ~ non perdette d1 vista il punto che poteva essere p ~u mmacc1ato, onde, sul fronte di Capua, raccolse la mag~lùr . parte _delle sue forze, mentre una fort!è) riserva, stabilita 111 pos1z10ne centrale, era in grado di· accorrere ove ' · p1ù abbisognava.

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Senonchè, l a posizione prescelta,, ci sembra alquanto arrischiata, come già altroye abbiamo detto, poichè, strategicamente i Garibald ini, risulfawano quasi avviluppati e seria.mente compromessi alle spalle dal nemi'co che si estendeva da Capua fino a Cairtz.zo ed anche più a monte. Per tale rag tone e non perchè avesse cla fare con un terreno to1·tuoso e cap1·iccioso) fu. obbligato a disseminare le truppe sopra una. h nea lunga circa diciotto chilometri. Tale stemperamento di forze non isfoggì al Generale) ma era inevitabile. La posizione di Maddaloni sarebbe sta,ta più prudente e più oppor· tuna giacchè permetteva cli t;ener l'esercito più riunito; nè con l'occupazione cli essa era il caso di pensare che i regir 0 sfuo·o·enélo al nemico, sì clìrib oo . ·essero su Nar)oli senz.a combattere siccome tLveva clivisato di fa.re il Generale Ritucci. Non avevano cer tamente di fronte un avversa.rio tale da poter eludere la sua vigilanza ed obbligarlo alla inazione per effetto dì u na sem plìce manovra. · Senza un trionfo, Francesco II, e per consiclenLzioni politiche e per ragioni militari, non era in grado di presentarsi nella Capitale alla testa del suo esercito. Con tutto ciò non intendiamo affermare che Garibaldi abbia commesso un errore; egli conosceva bene il nemico che aveva d i fronte e poteva, prendersi l'arbitrio di sceg liere una, posizione alquanto arrischiata. In guerra, prinu1 d i tutto importa conoscere con chi sì h a. da fare, e tutte le r egole di q\1esto mondo cadono di fronte O ad un r isul tato come quello ottenuto nella giornata del l ottobre 1860. L a vittoria sì lungamente contesa fo moralmente decisiva, perch è l'esercito borbonico rimase tal mente accasciato che per diverso tempo non osò r i tentare la sorte delle armi. E ·intanto l' ese1·cito sa1·clo s'avanzava sii C,ipiui. Nella campagna di .Francia, Garibaldi, in sulle prime ebbe il compito di difendere il Giura, e a 'tale uopo raccolse le sue truppe a Dole ch e gl i imprornettevà un perno di mtinovra oftensiva.-difensiva. Anche la scelta, dì questo pun to diede prova dell' ingegno dello stratega ch e, a colp o d'occhio, o-indica ed intuisce be.ne le cose. Infatti, Dòle,. è i l centrob


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di un fasc io stradale e domina dall'alto le valli del Dou bs e della Saone e permette di manovra.re per linee interne contro un nemico proveniente d1.ii Vosgi e che minacci il Giurn ed il Lionese. AppenA. comparso i:mlla scena Garibaldi, le·cose anelarono diversame·n te benchè egli avesse pochi mezzi e non fosse ·Coadiuvato dagli altri generali. Manovrando da maestro, fa argine all'avanzata delle truppe cli "\Vercler. Mandato poscia ad Autun per difendere il :M:orvau, consigliò di tenere occupata Dole, ma la sua proposta non fu accettata dai .F rancesi, i qua.li presto ebbero a pentirsene, poichè avendo i Prussiani rioccupata quella citfaì, furono in grado di sbucare alle spalle di Bourbaky. Sono anche degne di menzione altre clne operazioni strategiche: Una in avanti nella campagna del 'rirolo, l'altra in ritirata nel 1849. Quest'ultima assai mera,,igliosa! Sarebbe lungo il descriverla; ci basti soltanto considerare che Garibald i, alla testa dei suoi segua.ci, attraversò un territorio pieno d'insiclie e d i ostacoli per opera dei preti che vedevano in lui. il diavolo, e giunse illeso per la sua astuzia, per la sua perizia e per l'indomita a.ttività fino 1.illa Repubblica di San Marino, malgrado l'inseguimento di quattro eserciti. Nella manovra t[tttica, siccome in quella strategica, fa d'uopo determinare il dove, il come ed il quando formare la massa. Dunque la vittoria dipende dalla giusta direzione dell'attacco principale, dall'intensità e dalla velocità dello sforzo, nonchè dal momento opportuno in cui esso si esplica. · La giusta direzione, cioè la scelta del punto deÒisivo dipende da molte e svariate circostanze che non tutte possono stabilirsi a priori, poichè, in guerra, ogni caso è nn caso nnovo ed ogni battaglia ha la sua · fisionomia speciale. L'attacco a cuneo può dare buoni frutti quando il difensore sia spiegato sopra un fronte troppo esteso rispetto alle sue forze; quando per ragioni topografiche non è in grado di convergere il fuoco dalle ali verso il centro ed allorchè q ue-

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:sto sia appoggiato ad alture occupate debolmente e dominanti il campo di battag1ia. Però possono esistere altre ragioni, fra cui le mire strategiche, per le quali ttnesta forma d'attacco non conyenga. Garibaldi, a Milazzo, dapprima gravitò sul centro della linea borbonica allo scopo d i separare le due ali, ricac•ciarne la destra enti-o la città e far prigioniera la. sinistra. · F ino a mezzo giorno, a ques to scopo, si tentarono replicate ca.riche che fallirono sempre, poichè le truppe assalitrici, anzitutto, arano fatte segno al fuoco dei cannoni che .arm~vano il forte à cui appoggiavasi la destra nemica, e nel contempo al fuoco della sinistra, che occupando un .grup1)0 di case, faceva ma.rtello col resto della linea. In .-secondo luogo andavano ad urtare c.ontro un ostacolo difficilmente sormontabile, senza prevalenza di fuoco d' arti:alieria: poichè i reo·i avevano concentrati o , .. o da quella 1)arte t ·tutti i pezzi da campagna ed erano validamente difesi da un muro di cinta copP,rto da foltissimo canneto. Garibaldi, compresa la i nanità di quegli sforzi, ordin.ò al .Medici di piombare sul fianco sinistro dell' avverSèl.l'ÌO, e Medici, guadagnato l'accennato gruppo di case, prese d'infilata il centro .il quale, premuto anche di fronte, ripiegò -e ntro Milazzo. Cooperò alla vittoria la nave Tnchery che, per ordine di ,Garibaldi, si spinse ~L t utta velocità verso la spiaggia Sf.m Papino, ove, gur~dagnato l'angolo morto che da quella pa,rte forma il castello, metragliò l'estrema destra cli Bosco e le riserve che accorrevano a rinca.lzo. Nella campagna del 1859, Garibaldi contro l'Urban ripetè l'attacco sul centro e stavolta con felice esito. Il genera.le austriaco, respinto da Varese, prese posizione press0 Como, schierando così i suoi diecimila uomini: la ,destra al prato d i PaTè; il centro a San .Fermo e la sini.stra dietro la Lura, tenendo più forte quest'ultima a scapito degli altri punti, perchè l'attacco principale se lo aspettava sul piano (1) . Garibaldi, giunto ad Olgiate, rimpetto (1)

Guenzos1. - Opera ·:ita ta.


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alla sinistra nemica, arresta la colonna, poscia ingiunge ~tl Cosenz cli ri0hiamare da quella banda l'attenzione di Urban con finte mosse, mentre egli, coperto da queste dimostrazioni, per sentieri impe1:vii, si arrampica su per i monti col resto delle forze e perviene cli fronte a San Fermo. Studiata la posizione nemica e visto che espugnarla con un a.ssalto frontale sarebbe stato lo stesso che voler afferrare il toro per le corna, divisò di guadagnarla con la combinazione di attacchi simultanei diretti contro il fronte e contro i fianchi. L'opportuna scelta del]' obiettivo tattico, la celerità, la intensità" dello sforzo con le modalità d'attacco, assicuraronola vittoria. San Fermo, adunque, fu la chiave della v it,toria, il punto decisivo, .poichè una volta guadagnato, restava libera la via di Como su cui Gariba,ldi puntava per dare hi mano agli insorti; perchè procurava all'assalitore il dominio sopra g li altri punti occupati dal d ifensore, il qualet per le difficoltà che i l ter~eno opponeva, non era in grado di accorrere con la voluta celerità sul luogo minacciato. nè di spingere su di questo gran quantità forze e fare , ent rare in a,zione l'artiglieria e la cavalleria. Que$ti due scontri, cio·è, quello di Milazzo e quel lo cli San Fermo, come in genere tutti gli altri, ci fanno fede del colpo d'occhio sicuro del generale nella scelta del punto decisivo, nonchè delle sagge disposiziG11i prese per concentrare su di esso la maggio1: somma cli forza relativa. È inutile l'affermarlo, Garibaldi vinse non solo per~hè, come molti affermano, sapeva infondere nei suoi uomini entusiasmo immenso, ma altresì perchè conosceva ed applicava, come i grandi capitf.mi, i precetti dell'arte della guerra. Benchè per l'indole sua e per quella de' suoi volon tari fos:;:e maggiormente portato per l' offesa, pure nell' azione tattica difensiva il suo ingegno e la sua perizia riful sero in varie occasioni e sopratutto brillarono nella giornata del 1• ottobre 1860, nella quale egli si mostrò abile maneggi a tore di truppe, gran condottiero per le sagge disposizioni prese prima, nel corso della batta.glia e dopo.

Dal suo osservatorio di Sant' Angelo, assiste allo svolgimento della battaglia e nulla gli sfugge; vede e provvede ad ogni cosa. A.vvicinatosi il momento della crisi, lo capisce immediatamente e tosto dà gli ordini perchè la risen,a avanzi. R ecatosi a Santa Maria la vede arrivare e con la massima calma concede a quei valorosi un po' di ri poso assicurandoli della vittoria. Indi, alla loro testa, si sJancia contro il nemico _nel punto e nel momento opportuno e la vittoria è completa. Un altro bellissimo esempio di difesa tattica ce lo diede nella guerra del 1859 col combattimento di Varese. Meritano di essere studiati attentamente il modo co11. cui occupò le alture che cingono Varese e con cui fu preparata la posizione in relazione ai mezzi ed al tempo disponibili ; l' energia del contrattacco e la pronta decisione di r iprendere l'offensiva il. giorno susseguente.

IV.

di

Ed ora., riepilogando, diremo che il capolavoro strategico di Garibaldi fu la campagna del 1860 ed il capolavoro tattico la battaglia del Volturno. In esse specialmente eccelsero Je precla1:e doti élel suo ingegno militare. È vero che· egli non svolse vasti concetti strategici, ma ciò perchè gli mancarono gli eserciti grossi. Dai concetti che sviluppò e dal piano di guerra proposto per la campagna del 1866, si può dedurre che egli era capace di far manovrarn ma.sse di truppa molto più considerevoli. Come pochi versi bastano per giudicare del merito di un poeta, come Zeusi ed Apelle si r iconobbero ad un semplice tocco cli pennello, rosì possiamo riconoscere in Garibaldi un vero duce per la sola campagna del 1860. In tattica poi egli ebbe maggiori occasioni di mostrarsi gran ' maestro. Per quanto ingenuo nella vita ordinaria, f.11trettanto astuto in guerra; sicchè mai si lasciò sorprendere, 96 -

ANNO :>: LVIII ,


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anzi potè compiere brillanti colpi di mano, trovare mg~gnosi stratagemmi. « La tattica del generale Garibaldi, scrisse il Manteuffel, « va segnalata specialmente per la grande rapidità delle « mosse, per le. sagge disposizioni durante 'il combattimento « a fuoco, e pe,' un'energia e focosità nell'attacco, che se « d ipende in parte dall'indole dei suo.i soldati, dimostra « eziandìo che il generale non dim~ntica un solo istante « l'obiettivo del combattimento, che è appunto quello ùi « sloggiare 11 nemico dalle sue posizioni, mediante un at« tacco rapido, vigoroso, risoluto. « La prova di questa sua speciale valentia l'avemmo nel « fatto d'armi che fece rifulgere non solo l'eroismo dei nostri « soldati, ma. ·anche la bravura dei garibaldini. « Il 61° fucilieri ebbe sepolta la sua bandiera so~to nn « mucchio cli morti e feriti, f.tppunto perchè non g li fu pos« sibile sottrarsi itlla celerità delle mosse di Garibaldi » . Sopra quaranta combattimenti cui prese parte, solo tre volte fu propriamente battuto, mai però costretto ad abbassare le armi. A Mora.zzone, sebbene accerchiato con pochi seguaci da 5000 austriaci, r iuscì ad aprirsi un varco con la baionetta destando meraviglia nel nemico stesso. « È un guerriglier0 » esclamano alcuni! Sì, Garibaldi è un guerrigliero, a,nzi il principe tra i guerriglieri, ma un guerrigliero non applica così bene il sommo principio del1' arte bellica, non sa far manovrare 30,000 uomini, vincere un esercito d i 40,000 soldati e le trnppe più agguerrite di Europa, i Prussiani. Garibaldi fece la guerra in piano ed in montagna. Nella campagna del Tirolo del 1866 diceva ai suoi : « Fate l' aquila» e quella volta che essi non si attennero a questa massima furono ributtati indietro, ma arrivato Garibaldi, cambia la rotta in vittoria ed a. Bezzecca trionfa su di un gran maestro della guerra di montagna. 8orebbe volato più oltre, là dove il sogno di Dante lo chiamava ma un ordine sopraggi.nnsegli ed obbedì.

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Garibaldi fu anche valoroso ammiraglio, e basta la sola campagna del Paranà per giudicarlo tale. L'ammiraglio Bro,vn, che in questa campagna l'ebbe a nemico, passando dopo alcuni anni da Montevideo « volle « stringere la mano all'Eroe del Paranà ed esprimergli la « sua. ammirazione, che sì giovane d'anni avesse saputo dar « prova, assieme al focoso ardimento proprio dell'età sua, di « tHtte le doti de' più provetti e consumat i comandanti di « 1nare » . Con le sue gesta ,7eramente gloriose e che sono tante da superare la fede, Garibaldi s'innalzò un monumento più durevole del bronzo e del marmo stesso, e si guadagnò un posto eminente fra i piìi celebri uomini di guerra. Per il bene della patria, la Provviclenza volle che egli uscisse. sempre illeso dai frangenti dell'Oceano e dalle grandini del campo di battaglia; volle che ei morisse nella prediletta dimora èli Caprèra, all'ombra delle acacie, confortato dalla presenza dei cari" congiunti e degli amici più devoti, mentre l' alleo-ro cino-nettare di due capinere., in nome delle o o sue bambine morte, lo salutava nell' agonia della leggendaria sua vita. DE GREGORIO GrnsEP!'m

tenente di (cmteria.

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TIRO MIR.A.TO E TIRO NON MIRATO IN PACE E IN GUERRA

TIRO :MIRArro E TIRO NON ~IIRArro IN PACE E I~ GUEHHA

CAPO

I.

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Le i<lee moderne sul tiro di fucileria nel combattimento. Le prescl'.izi.oni regolameufari. Nessuno forse oserebbe oggi sostenere pubblicamente l'inutilità di una buona istruzione sul tiro pel soldato di fanteria perchè ormai le teorie del \Volotzkoi, dopo avere trovato anche in Italia ardenti seguaci e fervidi oppositori, e dopo aver aizzato polemiche accanite nella lett eraturn militare, hanno finito ,per cedere il campo ed esser considerate come un paradosso, al quale non mancò l'arditezza del concetto fondamentale e una certa strana genialità, che lo fece, e lo fa ancora, accettare da molti come probabile dal punto di vista pratico, se non come certo e sicuro dal punto di vista scientifico. In Italia, dopo il commento entusiasta di qualche scrittore, l'ultima. parola in proposito fn detta da uno dei più eletti ufficiali di S. ÌIL del nostro esercito, che dimostrò matematicamente esser tanto fa.lse quelle teorie dal punto di vista scie11tifioo, quanto SOIJ.O inaccettabili dal punto (li vista tattico . E la sua dimostrazione suonò quasi come una brillante orazione funebre a quella nefasta tesi, che già era condannata da tutti i regolamenti tattici e di tiro. J\![a certe cose che non si possono scrivere, si possono pensare ed anche dire; e se nessuno oggi medita di risuscitare una polemica e sollevare la pietra dell'oblio sotto

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cui giace b f,eoria del \V olotzkoi, parecchi, anclìe provetti, ufficiali, pensano e all'occasione dicono o direbbero che, buoni o. cattivi tira,tori, i soldati hanno tirato, tirano e tireranno sempre pessimamente nel combattimento e che perciò tutte le cure che si mettono nell'istruire il soldato nel tiro rappresentano, se non una perdita di tempo, certo quasi una istruzione superflua. Qualcuno aggiunge ancora che, del restò, le foture guerre europee ci f~ranno assistere all'urto di masse di così enormi proporzioni che, nell'urto stesso, il tiro perderà della sua importanza: poichè andrà avanti e vincerà quella massa che avrà più sano il fegato e maggiori forze morali da consumare, a parte le cartucce che ciascun soldato potrà portare nelle giberne e indipendentemente dal modo in cui saprà adoperarle. E l_'accenno alla grande battaglia campale, combattuta frt.L.le centinaia di migliai~ d'uomini, su di una fronte di decine o ventine di chilometri, forma la chiusa obbligata delle tirate che si scatenano contro chi sostiene la necessitR. di curare quanto più è possibile l'istruzione individuale del soldato nel tiro. Ma, anche ammettendo per un momento che nelle grandi battaglie 1,'influenza dell'abilità dei tiratori non abbia valore, perchè le emozioni della lotta saranno tali e tante da livellare tutti i tiratori buoni, mediocri e pessimi e da ridurli ad una rrnissa di uomini che sparano a caso, . basta richiamare alla nostra mente le condizioni in cui si svolgerà la guerra, nel suo inizio almeno, ai nosl;ri confini, per giungere facilmente alla conclusione che a noi, forse più che all e fanterie di altri eserciti, è necessario ott.enere che le masse di cui disporremo si.ano costituite da buoni tiratori. L'\mponente baluardo delle Alpi, che protegge i nostri confini, rappresenta um1 zona di terreno montuoso, difficile e coperto, dove certo non avverranno le grandi bat~aglie fra le centinaia di migliaia d'uomini, per fronti di decime e venf-ine di chilometri; ma, invece, la, gnerra si svolgerà con tutte le caratterist10he della guerriglia di·montagna e avrà per noi lo scopo di guadagnar terreno avanti e di prender tempo, contrastando all\1vversario l'invasione col


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'l'HW ì\ilRA:ro E 'l' IRO NON MIRATO

1::,, PACE E XN GUERRA

trattenerlo nella zona alpestre, dove le dif.6.còltà degli approvvigionamenti e della manovra gl'impediranno l'impiego di masse più numerose e più potenti delle nostre. Guerra di posizione, dunque, o, meglio, ·guerra di montagna, il cu1 concetto sta tutto nel precetto del Kuhn: 1nanov1·a offensiva, cornbattimento clifensivo. E perciò avranno largo impiego le imboscate e le difese accanite di posizioni, fortificate dall' uomo o rese difficili dalla natura, in condizioni tutte che permet~eranno a.l difensore un largo impiego del fuoco mirat o, se saprà farlo, da posizioni al · coperto e soven te, 1-Llmeno nell'inizio del combattimento, noi1 controbattute dall'avversario; ed è lassù, fra le gole delle Alpi, che gli alpini e le truppe di copertura dov ranno avere il còmpito _c he Alessandro Lama.rmora assegnava ai bersaglieri all'atto della loro fondazion e : esser pochi ma buoni di gambe, di polmoni e di fegato, ed ottimi tiratori (be1·sa.glie1·i) e tener duro. Tutti i combattimenti che si sono svolti nell'epoca moderna sulle Alpi stanno a provare quanta forza di resistenza possono dare le posiz ioni di montagna occupate da uomini arditi anche se pochi. di n umero purchè grandi di cuore; e basti citare l'Assietta e l'Authion e lfl, difesa del colonnello Ram pon a Monte Negino (1796). Ma larga messe di prove su quanto possano le posizioni di montagna e i buoni fucili d'oggi in mano di buoni tiratori ce l'offre la r ecente guerra anglo-boera. I Boeri si sono trovati a combattere in condizioni analoghe a quelle che abbiamo ora accennate e, dalle loro posizioni bene scelte, più volte hanno avuto campo di dimÒstrare l'ef:ficf.Lcia dèl tiro di fucileria ben mirato, riuscendo in parecchi combattimenti a infliggere perdite enormi agli Inglesi, sì da respingere i loro attacchi, benchè quasi sempre questi fossero t entati con una schiacciante sui)eriorità di forze. Dalla guerra anglo-boera risulta, fino, all'evidenza dimostrato che il terreno sapientemente organizzato, od anche solo utilizzato, può compensare nella lotta l'inferi<;rità di forze

del difensore, specialmente quando l'attacca.nte commette gravi errori nella scelta e nei vari modi dell'attacco, e1 più. ancora che la bontà, del t iro individuale ha la massima ìnfluenza sul ~iro collettivo, oltre che nei poligoni del tempo di pace, anche ,;ul campo cli battaglia. Quest,' ultima affermazione potrebbe sembrare un pleonasmo; ma, date le idee correnti in fatto di tiro fra la nostra fanteria, non lo è certamente; poichè più di un ufficiale crederebbe oggi ancora di pot.ere associarsi all' opinione dei molt i .di cui nel 1807 scr iveva il feld-maresciallo austriaco barone di Unterberger : « Molti. considerano le truppe di « fanteria im pegnate nel combattimento come vere macchine « e ritengono inutile d'istruirle n el puntare e nel colpire « il bersaglio, perchè, pensano, le truppe perdono nell'azione « ht loro presenza di spirito e se esse debbono spltrare a « comando, avvolte come sono dal fumo della polvere, non « possono mirare. Essi credon o che riuscirà a sopraffare il « n emico quel pR,rtito che potrà lanciare su cli esso il maggior « numero di proiettili, anche senza tener conto del dove « questi colpiranno ». A quasi cento anni di distanza, la frase che abbiamo qui 1 ripor tata, tolto l'a.ecenno al forno ed al fuoco a comando (salve), risponde ancor oggi al pensiero, se non alla parola, di molti ufficiali di fanteria.. Già nel 1888 S. E . il tenep.te generale Oosonz: nelle sue Gonsicle1·azioni sulle grandi mano·vre dell'anno 1888, scriveva: « È stato notato che non ancora si è raggiunto nella disci« plina del fuoco quel progresso che è desiderabile, anzi ne« cessario. Si fa troppo fuoco stando ancora a grande distanza. « Non si punta bene ad ogni colpo; gli alzi non sempre sono « bene regolati. Pare quasi che la teoria del \,Volotzkoi abbia « fatto alq uant a strada presso di noi, e ciò sarebbe deplore« vole, perchè essa è nocevolissima. « Uopo è che essa non alligni nel nostro esercito, perchè il « proiettile delle armi moderne va precisf1mente là ove lo si « manda; quindi bisogna mand arlo ove si vuole che vada, « cioè puntare per eolpire, altrimenti si sprecano i colpi inu-

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TIRO MII{,ATO E TIRO :SON MIRATO

tilmente, anzi con nocumento, perchè il fuoco infruttuoso <i: incoraggia i] nemico e, per contro, il saper tirare infonde « :fiducia i n chi t ira. La riputazione d i esser buoni t iratori « specialmente al principio d'una guerra) solle,,a chi l'ha:· « deprime l'avversario. « Il Ministero della guerra; con sua circolare 5005 delli « 10 novembre 1888, ha richiamato l'attenzione su questi « gravi inconvenienti e perciò non insistiamo ulteriormente. « Nonpertanto osservia~:no che l'essere distinti puntatori se « non fosse consigliato dall'utilità materiale: lo sa'rebbe pur « sempre dall'utilità grandissima che n e consegue. Chi. ha « fiducia nel proprio colpo, chi è convinto ~ssere · più pro« babile ch'egli atterri il nemico d i quel che il nemico at « terri lui, è più impavido, si avanza risoluto, ha il cuore « più fermo. E l'esito dell'urto è effetto sopratutto delb vi« rilità del cuore ». In sostanza, S. E. il generale Cosenz constatava l'abuso del tiro alle grandi distanze, la poca cura del soldato nel puntare l'arme a.d ogni colpo e la scarsa preoccupazione dell 'ufficiale nel determinare esattamente l'alzo da impiegarsi in un dato momento del combattimento. « Pare quasi che 1a teoria vVo lotzkoi abbia fatto alquanta « strad~ presso di noi » . . Oggi (e sono tn1scorsi ormai 15 anni dall'epoca in cui lo ammonimento del genera.le Oosenz veniva diretto alla fanteria) le considerazioni. sulle grandi manovre dell'anno 1888 corrispondono ancora esattamente alle condizioni in cui si eseguisce e si considera il fuoco di fucileria perchè il "i,X,T olotzkoi, benchè sconfessato ufficialmente da, tutti i ~eo·olao menti sul tiro, ha ancora molti ;:;eguaci, forse specialmente per il motivo che la sua teoria semplifica in modo straordinario l'istruzione del soldato e abolisce quasi la respon · sabilità dell'ufficiale nella condotta del fuo1io collettivo. Ma contro tale tendenza, nefasta è necessario reagire energicamente con l'inculca.re sia nell' nfficiale che deve istruire la truppa e dirigere il fuoco, sia nel soldato che deve eseguirlo l'idea, dell,a necessità assoluta del t iro sempre mirato. «

IN -PACE E IN GU.ER.HA

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Un breve esame di quanto dicono in proposito i vari regolamenti esteri e nostri ci convi ncerà facilmente dell' importanza che t utte le principali fanterie attribuiscono al fuoco m irato. ' Riportiamo qui alcune frasi dei regolamenti delle principali fanterie europee: Regolamento d' esercizi germanico (1889) : Il tiratore deve essere educato in modo che egli normalmente cerchi il successo non nel tiro celere, ma nel tiro ben mirato e ponderato. · Regolamento francese sul tiro : Sul campo di battaglia la superiorità spetta a quelle truppe che in t utte le circosta,:nze del combattimento sa,nno trarre il miglior partito dalla loro arma. Istruzione austro ·ungarica sul tiro per la fanteria (1895): Ogni soldato deve essere, mediante una accurata istruzione individmde, istruito profondamente nell'uso del fucile come arma da tiro. Bisogna ottenere con ogni mezzo che la capacità del soldato nel t iro sia all' al tezza della perfezione delle armi. Regolamento russo sul tiro (1897) : L'efficacia del fuoco s'ottiene con l'intelligente istruzione di tutti i tiratori e dei loro capi; in primo luogo è necessario saper tirare dei col pi giusti . Il Regola.mento d'esercizi italiano al n . 111 dice: L'abitudine d i non sparare mai senza aver mirato si deve sviluppare . e mantenere nei soldati con cure costanti in tutte le esercitazioni. Nell'Istruzione italiana sul tiro (1898) sebbene non vi sia un periodo che faccia nettamente risaltare neJ.Ja premessa all'Istruzione stessa la necessità del tiro mira to, pure talune frasi sparse qua e là nella parte .del tosto che comprende quanto devesi insegnare al soldato, accennano a tale nece:,;sità; così all'art. 125 -- fooco ordinario e accelerato - si insegna al soldato ad eseguire vari esercizi di fnoco ordinario inculcando al soldato che pe1· quanto il fuoco sia cele1·e non devesi mai fra.scn1·cwe il puntam,ento e la regolarità dello scatto ..... non devesi mn.i scattare l'arma, se non è pùntata.


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TIRO lfifU'l'O E TIRO NON MIRATO

l\fa l'accenno più importante alla necessità del puntatore è quello che risulta dfi una frase fra le informazioni e i consigli stampati in testa del libretto di tiro del soldatò (pag. 110 del vol. 1 °) ecc..... sono sprecate tutte le cartucce che si spa-

rano se~za rmntare. Il volume 2° dell'istruzione sulle armi e sul tiro italiano non contiene alcun accenno riguardo la necessitù, di puntare ad ogni colpo che il soldato deve sparare, ma nel testo del volume 1° è più volte ripetuto il concetto che : q Oc« corre che il solda,to· acquisti l'abito di tenete l'arma « ferma alla spalla e a dirigere presto e bene la visG,de << nel segno attraverso la tacca dell'alzo e la sommità del « mirino ». Concludendo, t utti i regolamenti, compresi l'istrnzione itciliana sul t iro e il regolamento nostro d'esercizi, prescrivono il t iro mirato., benchè la nostra istruzione sul tiro non v'a,ccenni in modo esplicito, ma piuttosto come a cosa g ià convenuta; inoltre tutti i regolamenti su l tiro, e . l'istruzione italiana in maggior misura che le altre) assegrumo molta importanza al fatto che l'ufficiale sia addestrato nella stim,~ delle distanze a vista e con telemetri, af:finchè il tiro collettivo diretto dall'ufficiale non sia influenzato dall'erroneo apprezzamento dell'alzo da impiegarsi; tali prescrizioni concordi nell'essenza in tut,t i i regolamenti che consideriamo, ci dicono· a chiare not e quali debbono essere le nostre idee a proposito del fuoco di masse non miratp. Ma., se così è, perchè dunque rimane ancor vi~a nell'esercito, sebbene latento, l'idea che sul fuoco collettivo vero di guerra abbia poca o nessuna influenza l'abilità dei singoli tira.tori? La ragione cli questo fatto che siano costretti ad a,mmettere senza darne le prove ( d'altra par te facili ad a versi se ci accontentassimo di testimonianze verbali) appaiono assai complesse, nè certamente potremmo pretendere di indicarle tutte, tanto più che il solò esaminade non basterebbe e il volerle appoggiare col ragionamento ci porterebbe troppo fuori d'argomento.

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PACE E IN GUERRA

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Ma se c1 e lecito esprimere la nostra opinione in proposito, crediamo di poter dire che : 1° La teoria di vVolotzkoi ha in sè un aspetto di verità, ,.uaradossale che ~ttrae facilmente. l'attenzione dell'ufficia.le di fanteri~1. 2° Tale teoria tende a riassumersi, in .pratica, nell'a,sser zione che in guerra il soldato . non punter à affatto, cosa facilmente ammissibile, tanto più considerando i risultati assai scarsi del tiro collettivo di poligono, che proverebbero quasi che la massa dei soldati non punta sul bersa,gli o da colpire, neppure in tempo di pa,ce. Ora l'ufficiale- di fanteria non ha altre prove provate ~i cui r icorrere all'infuori dei tiri collett.ivi annuali e quando vede che la propria compagnia, istruita con cura nel tiro individuale e composta perfino talvolta del 60 % di tiratori scelti, non ottiene, nei tiri collettivi, che smirsissinii risul- . tati, anche in quelle lezioni di tiro che si eseguiscono a distanze note, non ha tutti i torli se si con,,ince sempre più. che tutta la cura impiegata nel tiro individuale non ha avuto e forse non poteva avere influenza sul tiro collettivo .. Immaginiamoci uno dei nostri sottotenenti che, uscito dalla nostra Scuola di Parma ben ferrato sul tiro (sarebbe· l'ideale), si presenta al reggimento poco pnma dell'epoca dei tiri collettivi. Giunto il periodo per l'esecuzione di questi tiri, il sottotenente va per la prima volta a gustare la poesia. della tenda, e alla mensa del ·battaglione ascolta per la prima volta una rumorosa discussione sul tiro collettivo. Ammesso ch'egli, ·p er lodevole prudenza, non prenda la p~1rola, sentirà i pareri dei più vecchi e dei più. anziani levarsi come in coro a screditare il tiro mirato; e il giorno dopo, quando yeclrà i risultati del tiro del suo plotone a distanza nota, contro bersagli grandi ( cartelloni), si accorgerà che la sua fede vacilla perchè o·li effetti del fuoco sono nulli o assai ' . t:, meschini. Al termine di quei pochi giorni di campo e cli tiri collettivi il nostro g iovinotto sarà anche egli d'opinione, che il tiro individuale di poligono non è che uno spat·t militare innocuo e che, se fossimo pratici davvero o volessimo,


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-esserlo, meglio sarebbe non perder tant~ tempo e sciupar tante cartucce, perchè i risultati del tiro colletti'Zo di pace non legittimano affatto le cure che s'impiegano per istruire i soldati nel tiro. E se ci.ò accade in pace, è facile imma.ginarsi _c he cosa, accadrà in guerra. 11 nost ro giovane ufficiale ha .pienamente nwione e con b lui hanno ragione tutti quelli che basandosi sulle esperienze cli poligono -nost1·e accettano le idee del 'Wolotzkoi. Infatti i risulfati medi ottenuti da tutti i 115 ì·eggimenti nel 1899, nell'esperimento di confronto fra il tiro lento ed il tiro variamente accelerato, sono davvero sconfortanti. Sparando sei colpi al minuto si ebbero questi risultati: Distanza.

600 metri 0,45 X » » 1,05 X » » 1,66 X 900 » 1,0f5 X » » 1,65 X 1200 » 1,65 X

Bersaglio

Pun ti co lpiti su 100

27 fanteria a terra 6,1 27 » in ginocchio 15,4 27 » in piecli 23,8 40,50 » i n ginocchio 9,8 40,50 » in piedi 19,9 54: » » 9,6

J ,e cifre qui riportate non sono propriamen te tali da inspirare nell'ufficiale di fanteria fiducia nel tiro collettivo 111irato, tanto più se si considera che esse dovrebbero ancora, -essere ridotte, se, invece che contro cartelloni continui, si .fosse tirato contro linee di sagome, risultando: - à 600 metri contro 54 sagome alla posizione di a terra in catena fittf.1 : 3,7 ¼; a 600 metri contro 54: sagome aJla posizione di in o-i11occhio in catena :fitta: 4,9 ¼; b a 600 metri · contro 54: sagome alla posizione di in piedi in catena fitta : 13, 7 % ; . _ a 900 metri contro 90 sagome alla posizione di in o-inoc-· chìo in cateniL fitta: 5,9 ¼; b a 900 metri contro 90 sagome alla posizione di in piedi in catena fitta: 9,7 ¼; a 1200 metri contro 120 sagome alla posizione di in piedi in linea in catena fitta : G,5 ¼ . ·

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E, peggio ancora, sono tali da scoraggiare completamente chi pensi che gli ottimisti stessi ammettono che solo '/; 0 dei risultati del t iro di ·poligono può esser e preso per media del risultato di gnerra. (I pessimisti ammettono soltanto 1/ , 0 1 /70 - 1/so ! !) Una tattica eseguit~L da un presidio dell' A.bbruzzo nell'anno 1901 è mùLltra prova luminosa di quanto andiamo dicendo~ 250 uomini aprono il fuoco a 1300 metri e sparano 1500 cartucce e ottengono °lo 2,60; 500 uomini proseguono da 1000 a 600 metri e sparano 7500 cartucce e ottengono 0/ 0 2,2. E videntemente i nostri soldati tirano male. Se se ne volesse una prova ancora, basterebbe chiamare un tiratore scelto, (munito della sua brava carabina d'argento) e fargli sparare qualche colpo a 200 metri contro una. sagoma d\101110 a terra; probabilmente neppure 2 col pi su 12 colpirebbero la sagoma. Eppure seqondo le nostre regole di punta.mento un bnon tiratore può tirare fino a 1300 metri contro uomini a terra. Eppure è cosa normale l'avere nelle compagnie il 40 1/0 cli tiratori scelti ; qualche compagnia arri,7 a ad a,,ere il 70 1/0 dei suoi nomini insigniti della carabina di panno rosso. E poichè i risultati che si ottengono nei tiri collettivi sono sempre una assai povera cosa, è naturale che nelle nostre menti s'insinui prima il sospetto, poi la certezza che l'avere nella compagnia molti buoni tiratori di t iro individuale non vuol dire ottenere buoni risultati nel tiro collettivo; o in altre parole, che ìa bontà del tiro individuale non produce la bontà del t iro colletti-vo nel tempo di pace e quindi tanto · meno avrà efficacia sul vero tiro di g uerra. Quanto ai risultati dei tiri collettivi delle fanterie estere, noi ne conosciamo assai poco; basterà però citare un esperimento di tiro che ebbe luogo ìn .A.ustri~L l'anno scorso, contro bersagli costituiti da palloncini cli gomma che colpiti scoppiavano. F u s:volta .una tattica di t iro di battaglione da 12.00 a 600 metri e prima che i tiratori raggiungessero i 600 metri, tutti i palloncini erano stat i colpiti e le cornbat cessa.t fante de cornbattants.


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·.rnw MlRA.TO

E TIRO NON MIRATO

Ma da quali cause procede l'iiisu:fficiente addestramento nel tiro della gran massa dei nostri soldati ed anche dei no-stri tiratori scelti che fu pur troppo provata assai chiaramente in una esperienza che nel 1901 ebbe luogo presso la Scuola di Parma? Il 11os'.iro fucile è ottimo, è anzi uno dei migliori f1~cili ,da guerra odierni per le sue qualità balistiche e meccaniche. La nostra recluta per q naJità fisiche e per intelligenza nat urale è fors e superiore, cer to non inferiore, a quella delle .altre fanterie. Perciò l'fosufficien za dei nostri soldn.ti nel tiro può· dipendere soltanto da errori che noi commettiamo nell'impartire loro l'istruzione sul tiro . Ma, come ci siamo ingegnati di dimostrare altrove, le lezioni cli tiro (contro grandi cartelloni sui quali ~l tiratore non. vede la superficie da còlpire, ma solo il falso scopo su cui deve mirare), prescritte dalla nostra istruzione alla di·stanza di 100 metri, ·sono la causa prima1 insiè:µ1e ad altre molte, per le quali il nostro t,irat ore, anche scelto tiratore ·(per 100 metri e contro bersagli grandi) non è più nè t iratore nè scelto t iratore alle medie e piccole distanze di combattimento, contro bersagli piccoli non muniti di falso scopo ; -ed è per questo che l'avere molti scelti tiratori in una compagnia non porta a risultati cli tiro collettivo migliori che il non averne. In sostanza, la nostra fanteria tira male, perchè tutto il metodo che seguiamo per addestrare- il soldato sul tiro è ba.sato su prmcrpii ftlmeno almeno discutibili ; e da ciò dipende · il fatto che il nostro ufficiale dì fanteria, constatando i risultati scaden ti .del proprio reparto nel tiro collettivo a distanze note ed ignote1 è indotto a form&.rsi il criterio, forse imprecisat o nel suo pensiero, ma pur ben radicato) che a distanze ignote, in mezzo all'agitazione del combattimento, il determinare con esattezz<'L l'alzo e l'esigere che i soldati puntino prima cli sparare, perdano tutta la loro importanza, già scars11 nei tiri di poligono. Considerando dunque che il tiro non mirato, il classico -tiro di massa del vVoloztkoi, ha ancora numerosi fautori

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fra g li ufficiali di fanteria, ci sia concesso tentar di dimostrare: 1° che il tiro non mirato non ha mai dato efficaci risultati in guerra e che non si può citare che una sola campagna in cui il tiro mirato e il tiro non mirato si siano trovati in condizioni da poter essere paragonati fra loro; e in quella sola campagna fo dimostrata essenzialmente la maggiore efficacia del tiro mirato in confronto del tiro non mirato; 2° che, m1Llgraclo l'affermazione di molti scrittori militari della scuola del \Aloloztkoi in contrario. molti soldati in pratica punt~no anche durnnte le emozio~i .::l.ella lot ta1 e che i buoni tiratori. specialmente, per la fiducia che h~mno nel proprio colpo, puntano e puntano bene; e, a.mmesso ciò, potremo ricercare quale edueazione degli animi e quale addestramento del braccio e dell'occhio si debbano ottenere in tempo di pace, se si vuole che i soldati puntino, ad ogni colpo che sparano, nel combattimento; 3° che, a.nche quando fosse provato che il soldato in guerra non punti, sarebbe necessario che la fanteria avesse fede cieca e sicura nel tiro mirato e ciò specialmente per gli effetti morali che la teoria del tiro non mirato t ende iudubbiamente a produrre nella. fanteria, ridotta ad essere un affusto incosciente di un'arme che agisce secondo regole jgnote o, peggio, forse a ca,so. ·

CAPO

Il.

Cih che si rfoaya d a l fa storia. milita.re

a, proiwsito di tiro mirato e non mi.rato. Come abbiamo veduto dalle cit~1zioni fatte 1 tutti i regolamenti prescrivono il tiro mirato, condannando in modo assoluto il t iro non mirato. Ciò potrebbe ascriversi a ragioni d'ordine morale, per la necessità di inspirare e di mantenere nel soldato di fanteria la fiducia nel suo fucile, ed.


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'.rIRO MIRA'l'O E TIRO :NON MIRATO

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anche a ragioni d'ordine materia.le, perchè, evidentemente, se i regolamenti tattici e di tiro ammettessero il tiro non mirato, per questo solo fatto provocherebbero in guerra un enorme consumo di munizioni. Ma noi ci proponiamo di dimostrare in questo capitolo che nessuna delle guerre ultime si svolse in condi2ion1 tali da poterci permettere di fare un paragone fra il fuoco non mirato e il fiwco rni1'ato e che, in sostanza, anche quando, esaminando l'istruzione in fatto di tiro delle due parti combattenti, si può constatare la miglior istruziqrrn di una cli esse, questa infligge maggiori perdite all'avversario ed ottiene la vittoria, qualche volta quasi esclusivamente col fuoco. 'Valenti scrittori di cose militari; sulle traccie del Tellembach e del '\Volozkoi hanno cercato la formola del tiJ,o non mirato, ammettendo che, poichè i soldati in combattimento non pqnteranno aJfatto, l'effetto del tiro collettivo possa e debba considerarsi uguale a quello prodotto, a qualsiasi distanza del bersaglio dai tiratori, da un fascio di traiettorie corrispondenti ad un angolo medio di 4°. vVolozkoi, Le J oindre, 1-thòne, e, dei nostri, il tenente colonneilo Uarpì e il generale Massa sostengono tutti dal più al meno, il fuoco di massa, negando il tiro mirato nel combattimento. A. tale proposito, si cita anche la frase del maestro dell' arte della guerra moderna, il Moltke, ch e dice: « Nelle circostanze 0rdinarie e nella battagfo1 1·angée « la decisione dovrebbe ricercarsi non nel tiro 'esatto, ma « nel tiro di massa, a quelle distanze alle quali gl' ìn evi« ta.bili errori d'apprezzamento d iventano innocui » . Ma a quali distanze intendeva a lludere il l\foltke, con questo periodo, che parrebbe invocare il tiro di massa come attore decisivo n el combattimento? A noi, partigiani del fuoco mirato e ossequenti al nome del grande stratega tedesco, pare evidente ch'egli abbia voluto alludere alle piccole distanze; e, se la nostra interpre· tazione corrisponde all'idea del i\foltke, non possjamo far altro che associa,rci al concetto del fiwco a massa eseguito al

disotto dei 500 metri, quando mancherà evidentemente nei tiratori la calma per puntare e quando il fuoco àccelerato, fatto sotto la grandine dei proiettili nemici, non potrà proporsi altro scopo ch e quello dì crea.re, a brevissima distanza, una zona effi.cacemente tormentata da migliaia di proiettili radenti a,l suolo, che formi argine all'ir,rompere dell'avversario o prepari l'irruzione nost,ra per il contrattacco, o per l' ass,ilto. Del resto, la condotta cli fuoco delle truppe tedesche nella guerra del 1870-71, a cui evidentemente s'inspirò il grande capitano) proverebbe come la nota frase del.òfoltke .debba interpretarsi nel senso sopra accennato. Infatti i Tedeschi, in tutti i combattimenti· e nelle grandi battaglie di quella campagna, parvero sempre animati dal concetto di avanzare contro il nemico in posizione, /a1·si sotto, .fino ~1lle piccolissime distanze (talvolta 100, 150, 200 metri) e cercare la decisione a q uelle distanze col fuoco accelerato cli tutti i fucili, se la minaccia dell'imminente 1.1ssalto non aveva già costretto i Francesi a sgombrax:e le posizioni occupate. Ma, ammettendo anche che il Moltke sia partigiano del fuoco non mirato ttlle dìstfmze medie ed alle g1•a1id'i,, è opportuno riferirci alla storia dell('} ultime guerre, i)er indagare se tal genere di fuoco abbia !nai ottenuto la v ittoria contro il fuoco mirato, premettendo perèi che soltanto nelle campagne del 1866 e 1870 e nella recente guerra anglo-boera si possono constatare gli effetti ottenuti col fuoco da truppe a,ddestrate bene nel tiro contro le truppe non addestrate, o male, nel buon impiego della loro arma. L'istruzione sul tiro non ha certamente avuto una grande infiuenztt nelle guerre napoleoniche. Sì avevano allcra fucili a tiro cor to ed incerto, soldati poco istruiti e, specialmente nelle ultimo vicende dell'epopea napoleonica, reclute che completavano alla meglio la loro istn~zione, (se lacompletavfrno), durante le marcie dai depositi ai luoghi di radunata, o a i teatri di guerra. Ottimi soldati, ma certo pessimi tiratori, pei quali la vittoria era sulla punta della baionetta, e, più ancora, sulle ali dell'aquila napoleonica. A quell'epoca, Souva.roff 9i -

ANì\'O XI. H II.


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poteva dire con ragione che : La patta è pazw, lei baionetta sa quello c7ie (a. Nelle guerre successive, le condizioni del combattimento non migliorarono certo, sotto l'aspetto del tiro ~irato malgrado i perfezionamenti. che si andavano man mano introducendo nelle armi. La creazione di corpi di ti1·c1,illeu1·s, _jage?'S, be1•s,aglie1·i, ecc., avv~n uta. dal 1820 al 1840 circa, accenna. appunto alla maggior importanza che andava assumendo il tiro mirato in guerra) grazie ai progressi balistici del fucile; si formavano corpi speciali pel buon impiego delle migliori armi ma a tali corpi erano assegna.ti còmpiti speciali assai limitati'. E, ancora nel 1859, Napoleone III, nel suo proclama all'eser.cito francese, sembrava. preconizza.re gli effetti scadenti del tiro di fucileria. « Les nouvelles annes de précision ne sont « clangereuses que de loin; elles n'empecheront pas à la bafo« nette d'étre, comme autrefois, l'arme terrible de l'infante« rie frarn;:aise ». · Nel 1866 Austria e Prussia entrano in campo con armi ·differenti e idee tattiche opposte. L'Austria. dalla guerra del 1859 er a stata tratta ad accettare incondizionalmente l'idea <lella tattica dell'urto e la fede cieca nella baionetta. Nell'esercito prussiano si era invece insegn11to al soldato cli far uso del fuoco cominciando da distanze non superiori a .500 metri, di non aver troppa premLna di lancia1·si. ava.nti. ma attendere da una buona posizione le mosse dell'avversari~ per infliggergli numerose perdite ell averlo disanimato e disordinato nel momento del contrattacco. Assalto alla baionetta da una par te, fooco mirato e celere (in relazione di quello dell'avversa.rio) dall'altra. Ed -è con tale mezzo che i Prussiani ottengono il loro rapido cSuccesso. B~tsterà citare un esempio classico: nella battaO'lia di Sa.·dowa la 7" divisione prussi,a na (Franzecky) fac:ndo buon uso delle sne armi, collocata nell'interno del bosco di Swiep-'\Vald presso Maslowed, riesce a tener testa a 5 brigate dei corpi d'armata austriaci 2°, 3° e 4° e a 15 batt erie (150 pezzi), ed è causa certo non ultima della vit-

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toria prussiana; poichè quando, alle 2, del pomeriggio, il principe Federico Guglielmo entrava in azione, l'esercito , -austriaco aveva già logorate le proprie truppe dell'ala destra ~ontro la divisione ]'ran zecky e si trovava ad avere esposto il suo fianco all'attaéco della 2a armata. A Wisokow il 26 giugno 1866 l'intera brigata Hertweck procedente Rll'assalto è respinta dal fuoco di due soli battaglioni p1;ussiani. A Trautenau il 27 giugno la brigata atistriaca Grivicic <è respinta e sperperata dal fuoco cli due soli ba.ttao-lioni . . b pruss1am. Ma la fanteria austriaca seguì una tattica completamente -sbagliata d i fronte al fucile ad ago: quella cli lanciare immediatamente le masse all'assalto se.n za prepar~zione di fuoco. P erciò in tut ta la campagna del 1866, più che gli effetti del tiro mirato per parte dei ,Prussiani, si debbono ·Considerare quelli conseguiti da un fucile a tiro relativamente rapido e bene impiegato, con buona condotta di fuoco) contr0 ordini tattici inopportuni. Certo, se la tendenza dei Prussiani al tiro mirato si può constata.re nelle loro prescrizioni, rigidamente osservate, di aprire il fuoco .alle brevi distanze, è giocoforza ammettere che nella campagna del 1866 le strepitose vittorie della Prussia sono dovute, oltrechè alla celerità di tiro del su.o fucile, anche, e forse principalmente, agli effetti sensibili e rapidi che ·da tale fucile si ottennero col fuoco mirato, contro ordini ,di com battimento inadatti, risultato cli idee tattiche er1·onee. Nel teatro d i. guerra meridionale, l'esercito austriaco a Custoza commise gli stessi ·errori tattici che contro i Prussiani ma gli errori strategici e tattici dell'esercito nostro la sua <lefìcente istruzione nel t iro·permisero agli austriaci di attribuirsi la vittoria. (1) Così a Custoza la tattica italiana e l'austriaca si equivalevano, e l'impiego del fuoco non fu cert o . (!) Ncll'es~rc!to italiano era comune opinione, [!l'ima do,lla guerra del .\866 che il fu· r,oso .e scapigliato morto d'a ttacco praticato dai Francesi nel -1859 fosse irresistibile e .adatt1ss1mo al carattere degli Italiani. - Gon. C. Corsi.


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'.l'!RO :i\1IRATO E 'l'IR.O NON MIRATO

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causa della vittoria austriaca, nè la parte italiana soccombente poteva vantare una migliore istruzione sul t iro. Per conseguenza la campagna del 1866 in Italia non può esser presa a base di alcuna deduzione per quanto riguarda il tiro. mirato o non mirato. Nella successiva guerra franco-germaniùa possiamo esa.mi-· nare la questione che ci interessa sotto t re punti dì vista: 1° riguardo all'arnlf~mento; I . 2° riguardo alle idee tattiche prevalenti nei due eserciti avversari; 3° riguardo all'impiego del fuoco. Quanto alFannamento, il fucile francese Chassepòt era di. gran lunga superiore al fucile tedesco « in quanto a celerità di fuoco, tiro radente piccolo calibr o e penetrazione » (1). Il fucile ad ago aveva inoltr e assai minor gittata che il Cha,ssepòt. :~ certamente contribuirono moltissimo le qualità dei d ue fucil i a imprimere un carattere diverso alla tattica dei due ~wversari. I Francesi, infatuati del Chassepòt, le cui recenti prove a }\fontana avevano a,vu-to un'eco in tutta Europa, ritenevano che il fuoco celere di fucileria da lontano e la difensiva sarebbero stati fattori indiscutibili di vittoria, e si erano confermati in tali idee speqialmente per quanto riguarda il fuoco celere perchè a questo eliano state attribuite le vittorie dei. Prussiani n el 1866. L'esercito tedesco, invece, in parte per causa del tiro. corto del proprio fucile, in parte per le idee tattiche prevalent i aveva la più spiccata tendenza ad avvicinarsi quanto. più possibile all'avversario per poter eseguire un tiro ef-. ficace e quindi a se1·1·a1· sotto per assaltare. La fanteria tedesca era convinta che « una volta iniziato· un attacco non bisogna mai arrestarsi se non si vuole andare incontro alla distruzione ed alla morte; quando il nemico attacca non si deve retrocedere, ma star sdraiati e terra e far fuoco a t utta possa )).

Quanto al t iro di fucileria dei F rancesi e alla loro condotta <lel fuoco il Boguslawski nelle sue Deduzioni tattiche dalla guerra del 1870 osserva (pag. 28). Al francese manca la calma necessaria per poter far l'uso il più efficace del fuoco ed egli peréiò non ne ricaverà mai gli effetti che ne hanno ottenuto i 'l'edeschi; e a pag. 33 : Nell'esercito francese era stata mi:gliorata in piccola parte la scuola del tiro individuale 1 ma sì rimase ben lungi da quanto sarebbe abbisognato, anche solo per avviare un sufficiente insegnamento. In segnito alle esperienze al ca,mpo di Chà.lons e in difre-. renti campi di tiro, i Francesi contavano di produrre effetto <listrnttore col nuovo foci.le; si esercitavano le truppe a far -fuoco al passo di corsa, con l'arma tenuta orizzontalmente ed :appoggiata alla coscia,. (1) In complesso, durante il primo periodo della guerra del 1870 il tiro di fucileria è caratterizza.to da due spiccate ten<lenze: per parte dei Francesi v'è tendenza al fuoco alle grandi ·distanze e al fuoco celere (11io1~lin à caf'é) non mirato; per parte dei. Tedeschi si constata la tendenza al fuoco a distanze brevi (non olt re 800 m .) mirato e lento sempre, fuorc hè nell'ultima -sosta che precede l'assalto. E quantunque il tiro non mirato dei Francesi abbia in qual,che. caso prodotto perdite enormi tra le file tedesche (p. es .. a St. Pri vat il 18 agosto) noi vediamo che sempre la vittoria rimase alle trup'pe tedesche le quali puntavano meglio e sparavano più lentamente che non le francesi. Ma è precisamente nel confrontare nel suo complesso il 2° periodo della campagna del 1870 col primo periodo, che si può rilevare l'importanza del fuoco mirato e della buona istrn·zione sul tiro. In tutte le operazioni della guerra fino a Sédan si può dire d 1e i Tedeschi avevano in campo elementi ottimi e bene istruiti nel tiro; ma gli enormi vuoti prodottisi nelle file do vettero esser colmati con elementi d i complemento e di ri -

(I) Deduzion i tattiche dalla guerra rlel iS70.

(.f)

Hohenlohe: r,o!lere su lla fanteri~.


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'r!:&O ·}!IR.ATO E TIRO NON }IIRA'l'O

serva che erano certo t iratori scadenti, perchè da parecchi a,nni non più eser citati nel t iro. Il vVolozkoi stesso ammette che l 'efficacia del fuoco dei 'l'edeschi fu assai minore nel 2° periodo della guerra che non nel primo, e che gli eserciti improvvisati dalla Repubblica subirono minori perdite che nou le armate che ei·ano state battute a '\Vorth, nelle batta.glie attorno a Metz e a Sédan . Ma forse' che i Francesi aveva.no modificato i loro ordini di combattimento ed iippreso a coprir3i meglio cogli osta.coli del terreno? Basta pensare alla leva in massa con cui si erano formate le n uo,,e armate, deficienti affatto d'istruzione militare, per rispondere negativamente a tale clomanc1a.. E allora si può concludere che le perdite minori subite da.i. F r ancesi risultano chiaramente dovute alla minore istruzione delle truppe tedesche in fo,tto di tiro, al loro tiro non mirato, o almeno più scadente che non quello del 1° periodo della campagna. I n questo caso, riesce evidente che l' efficacia. del fu oco collet tivo dipende direttamente dall'abilit à dei singoli tirat ori, e si è costretti perciò ad ammettere che tale abilità conseguita in t empo di pace si mantiene anche in guerr a., e, indirettamente, è una prova che in g uerra. molti soldati puntano ad ogni colpo .che sparano. Il confronto fra, l'efficacia del fuoco ottenuta dai 'l'edeschi nel 1° periodo della campagna del 1870 con quella del 2° periodo prova la superiorità del tiro mirato sul tiro non mirato, mentre d' altra parte i successi tedeschi durante la. g uerra confermano tale superiorità perchè -ii.nche le t ruppe di complemento e di riserva inquadrate nell'esercito tedesco erano _certo ancora assai snperìori in fat to di tiro alle armate improvvisate dei F rancesi. La vittoria. rimase sem1n·e all' avversario decisamente più istruito nel tiro, e la superiorità nel tiro ebbe una decisa influenza anche nei piccoli episodi delle grandi battagi·e. A , Vorth, il 6 agosto, nel bosco del Niederwald truppe . prussiane frammiste, s'affacciano ad una radura e sono ac-

1~ PACE E IN GUE RRA

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colte dal fuo co dei Francesi, appostati al margine opposto, a 200 metri circa. Quivi sn:::cesse un vero duello misto cli fuo chi e di cont r'a ttacchi; nel quale i battaglioni prussiani , a tempo· rafforzati, usando meglio del fuoco, ebbero il sopravvento e, vinta la resistenza del nemico, poterono ava.nzare. A Spickeren·, il G agosto, una sola compagnia, l' s•. del 74° prussiano, vedendo a:7anzare \ma g~ossa co:onna ~rancese, l'attese a 400 metn e con fuoco mtenso 1 arresto, la respinse, l'obbligò a ritirarsi nel villaggio d'onde era sboccatri. . Nella stessa giornata, il 2° battaglione del 77° prussiano, giunto a stento ad impadrÒnirsi dello sprone sud·est dell.o Stiringer-'\Vald, viene ripet utament e attaccato _da, numerose forze francesi. Gravi perdite soffre quel bravo battaglione, la massima parte deg li ufficiali, tra cui tre comandanti di compagni.a, cadono ; ma i gregari resistono e con intenso fuoco respingono l' avversario e gli infliggono gravissime perdi,te. . . . A Beaune la Rolancle, 11,000 'l'edeschi resistono una intera giornata a 60,000 F rancesi e li respingono. - A che cosa si deve attribuire il. successo dei '.l'ecleschi se non al · fuo co mirato ? - A che cosa è da at tribuirsi l' insuccesso dei Francesi tanto superiori di forze se non, oltrechè alla mancanza di decisione nell'attacco, al loro tiro non m irato e alla superiorità élei Tedeschi nel tiro, come alle fo rma zioni quasi tumultuarie d'attacco a cui si attennero le 6 divisioni francesi dirette contro Bea.une la Rolancle, occupata da una sola brigata tedesca? . Anche in qu.esto combattimento si constata per parte de:r Francesi un abuso dì fnoco non mirat o, quasi che le poco solide truppe di d' Aurelles de Paladine volessero ubbriacarsi col rumore e col forno dei loro sptLri inefficaci, mentre per parte dei Prussiani si ha 1' impiego élel tiro calmo, a breve portata, efficacissimo. :8 in u n momento di sosta, la fanteria tedesca si rifornisce ampiamente di munizioni e g iunge al punto di far cedere cartucce dai reparti meno espost i a q1.1elli che subirono i prìncipali attacchi.


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TIRO MIRA'l'O E TIRO NO~ MIRA'l'O

11 fuoco a massa durnnte tutta la campagna del 1870 fu vinto da.I fuoco mirato e dalla migliore istruzione sul t iro. Questa fu pu1;e l'impressione generale ché immediatamente dopo la guerra si ris_pecchiò, come risultato dell'esperienza, nei vari regoLunenti. Quali altre esperif3nze si ebbero in seguito? Forse hL guerra russo-turca che indusse il Wolozkoi a far l'apoteosi del fuoco a massa? Esaminando, sotto il punto di vista dell'istruzione, le condizioni dei due eserciti eh.e entrarono in ca,mpo nella guerra '1877-78, si può facilm,mte concludere che da una parte come dall'altra non vi fu, quasi, impiego di tiro mirato e che gli effetti straordinari del fuoco dei Turchi furono resi possibili q u11.si unicamente dag li ordini di combattimento inadatti dei Russi. Dalla par te dei· 'l\uchi si ebbe in tale campagna una ·istruzione di tiro al disotto dello zero e invece tùio straordinario impiego di muni:àoni ri.ella difesa passi va, impiego che, aiutato dal fucile a ripetizione, rese possibile di coprire lo spazio davanti alla linea di difesa fino alle distanze di 2000-3000 passi con milioni di proiettili, i quali decima vano le massicce e poco mobili colonne cl' attacco dei Russi. Dalla parte dei Russi si deve notare che un'istruzione re. golare sul tiro con esercizi di controllo esiste in Russi.a solo dal 1879 e siccome })rima questo ramo dell' istruzione era pochissimo praticato nell'esercito russo, si può dire senza tema di esagera.re che l'istruzione sul tiro fosse a,llora, non osta.nte q tuLlche progresso avvenuto, non molto lontano dallo zero. Perciò se i Tnrchi eseguirono il più caratteristico fuoco a massa non mirato, d'altra parte i Russi adottarono le formazioni che più si prestavano per..... subirne gli effetti. Dietro a lle loro trincee i Turchi erano armati di due fucili ciascuno : un fucile :M:artini Peabody a CH,ricamento successivo con cento cartucce, pel tiro alle grandi d istanze, e una carabina Winchester a ripetizione con 500 cartucce per le medie e le piccole di.s tanze. Il generale 'l'odtleben così .si esprime sull'invalido 1·itsso, circa gli effetti del fuoco dei Turchi:

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« Il fuoco della fanteria proiettava una grandine di proiettili alla distanza di più di due chilometri. Gli sforzi « più eroici delle nostre truppe restavano senza risultato e « divisioni di 10,000 uomini si trovavano ridotte ad un effet« tivo di 4-5000. Ciò dipendeva dal fatto che i Turchi . non << si davano la pena di mirare, ma coperti dalle loro trinçee ·« caricavano senza fermarsi ...... . « Il fuoco della fanteria turca produceva così l'effetto di « una macchina girante che getta incessantemente masse << di piombo a grande distanza ». · l\'fa g li effetti di tal fuoco sarebbero stati ass1.ù minori ·se la fanteria rnssa invece di marciare all'attacco in colonne profonde quasi senza farsi precedere da una effic1.Lce preparazione col fuoco, avesse adottato ordini sottili, avesse saputo approfittare del terreno e preparare bene i suoi attacchi col fuoco d'artiglieria e di fanteria. Ne la più recente guerra serbo-bulgara può esser presa neppur essa ad esame da chi voglia provare l'efficacia ~el t iro non mirato o del tiro mirato. Dopo la guerra russo-turca, erasi nell'esercito serbo generata tale cieca fiducia nella strapotenza del fuoco, che nessun conto facevasi più della baionetta. Al soldato s'era detto che il suo fucile era superiore a. qualsia.s i altro, ed egli era convinto che il fuoco celere da solo dovess(:} bastare a dargli la vittoria.Nella difesa, le t ruppe serbe apri vano il fuoco a distanza grandissima, talvolta q uasi a 2000 metri. Sprecavano le munizioni e, non di.minuendo l'alv.o col diminuire delle distanze, i tiri diventavano innocui man mano che il nemico si avvicinava: la fiducia nel fucile scemava ed anzichè ricorrere alla baionetta, il soldato si avviliva e voltava la schiena. Nell'attacco, avveniva un fatto analogo : si incominciava il fuoco a gran distanza, c1uasi senza avanzarsi o avanzandosi lentamente; pochi reparti si :;pingevàvo sotto negli angoli morti, ma invece di riordinarsi per at taccare eolla baionetta, rimanevano indecisi e si lasèiavano sorprendere dagli energici controattacchi dei Bulgari, . i\.l Mauser-Milowanowilch di cui i Serbi erano .armati, «


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TIRO MIRATO F~ TlRO :è'<ON )URATO

IN PACE E IN C+UERRA

con ragione segnalato allora il migliore fucile esistènte, i Bulgari opponevano il loro Berdan n. 2 il cui valore, come arma da g uerra, em cli . poco inferiore a quello dell'arma, serba; ma una particolarità era la baionetta fissa alla canna del fucile; i Bulgari sostengono che questa proprietà della loro arma fu per essi di grande vantaggio. La fanteria bulgara, educata da Russi, aveva cieca fed e nella baionetta. Un altro ,:antaggio per essa fu quelJo di astenersi dall'aprir e il fuoco alle distanze enormi a cui tiravano i Serbi.. La facilità colla quale le ril;SCÌ il primo attacco alla ba.ionetta a Sliwnitza la confermò nella sua fede nell'arma bì rmca. Ed allora si vide sempre lo stesso fatto : rapido avanzarsi più che era. possibile a,lle g randi e medie distanze) fino a serrar sotto, più o meno protetti dal terreno, poscia, dopo essersi riordìrn,ti, un violento attacco · ' alla baionetta . · E ciò era possibi le per il pessimo uso che i Serbi facevano del loro ottimo fucile. Ciascuna delle due parti sparò nei q ua.ttordici giorni della. campagna circa cinque milioni di cartucce, e si ebbero le seguenti perdite: per parte dei Serbi 774 morti e 4270 feriti e poco meno per parte dei Bulgari. Ci vollero in media 1050 cartucce per mettere fuori di combattimento un uomo! Ma è certo che Bulgari e Serbi tiravano assai ma.le e che nessuna delle due parti potè vantarsi eh aver eseguito il fuoco mirato e d'aver saput o trarre dal proprio fucile tutto il vantaggio che esso potevrt dare, L a recente guerra greco-turca e la recentissima ispanoamericana confermano, se pur ve ne fosse bisogno, la 1;011clusione cui siamo giunti, non essere stato fin qui il tiro di guerra eseguito in tali condizioni da poterci permettere di fare un paragone neppure approssimativamente esatto, tra il fuoco di massa e il fuoco mirato e non potersi perciò affermare alla stregua, dei fatti che il fooco di massa possa avere maggiori effetti utili che il fuoco mirato. Il v. der Goltz a proposito delle condizioni dell'esercito turco prima che la guerra scoppiasse seri ve:

Siccome nell'esercito turco non avevano luogo regolari « eseroita,zioni di tiro, le provviste di munizioni acquistate « all'estero si accumuh.vano e si guastavano nei magazzini, « umidi per la maggior parte, poichè nessuno, neppure per « sorvegliare o per controllare) osava aprire un magazzino <i: di munizioni senza ordine sovrano. « L 'esercito mobile dovette quasi tutto entrare in campagna « armato del fucile Henry l\fartini, sebbene già da anni gia« cessero nel grande arsenale di j\fatscha 480,000 fucili l\fauser ,, di piccolo calibro (millimetri 7.5) e 220,000 Ma.user a ripet i. « zione mod. 1887 (millimet,ri 9.5) e vi fossero anche 106 mi« iioni di cm:tucpe per fucili di piccolo calibro e 93 milioni « per l'altro. . 1 « Nessuno osava proporre la distribuzione dei nuovi fucili; « dal Sultano in giù tutti in questa faccenda avrebbero te« muto la minaccia di. per icoli gravissimi; così la distribu« zione ebbe luogo j11, effetto solo quando scoppiò la guerrà, « per modo che l'esercito mobile, nei primi combattimenti, « dovette usare le vecchie armi, per la maggior parte affatto « inservibili, mentre nel 1° e 2° distretto si eseguiva in fretta << la distribuzione coll'aiuto d'un corso d'informazioni abboz« zato in Germania». Il risultato di una simile deficienza d'istruzione nel tiro fu, come 20 anni prima, uno spreco di munizioni in gran parte senza risultato, da parte dei Tnrchi, e questi do·vettero alla superiorità numerica i loro successi ed anche allo st~1to ancor più deplorevole dei loro avversari. Il v, d. Goltz, dietro informazioni fornitegli dal colonnello svizzero "\Veber che fu testiinonio oculare nei vari combattiment i, così descrive il combattimento a fuoco dei Tnrchi a.Ila, battaglia cli Domokos: « Linee di tiratori, so« stegni e r iserve di battaglioni, tutti di corsa,, ma in com« pleto disordine, coprendo il piano per una profondità .di « 500 metri avanzano facendo fuoco; quelli che stanno in« d ietro fanno fuoco tranquillamente al di sopra d i quelli che « stanno avanti o attraverso ad essi : Allah è g1'Cinde e saiprà

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«

« dfrigere

i 1)1'oiettili!


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TIRO MIRA'J'O !, TiRO ~ON MIIUTO

« Circa 400 m. prima di giungere ai trinceramenti, i primi si fermano; tutti li raggiungono e così si forma un linea di « fuoco serrata, densa, la quale copre di proiettili la trincea « nemiea con fuoco accelerato » . E quanto peggio devono essere andate le cose dalla parte dei Greci ! Essi, con una forza di più che 30,000 uomini, con un fuoco incominciato nel pomeriggio e durato fi no a sera fatta, sebbene avessero atteso i Turchi da posizioni trincerate, riuscirono a.d infligggere solo la perdita di circa 1000 uomini a i Turchi che avevano 80 baoni, 26 squadroni e. 28 batterie, (cioè, secondo il Goltz, 40,000 fucili, 1200 cavalieri e 168 pezzi). Co,me ultimo argomento in favore dei sostenitori del fuoco di massa potrebbe ancora essere citata la guerra ispano-americana, nella quale milizie improvvisate pare siano rinscite a sopraffare truppe abituate alla guerra e bene disciplinate. l\fa prescindendo dal fatto ehe la vera decisione era già avven uta n elle precedenti ba.ttaglie navali, le cose andarono in realtà in maniera molto diversa. Il fucile spagnuolo llfauser del calibro mm. 7 mod. 1893; con polvere a debole produzione di fumo era senza dubbio un'ottima arma, ma il fnc ile americane;, Krag-Jorgens mod. 1892, del calibro dì mm. 7.6, valeva almeno altrettanto. Soltanto, l'agguerrimento degli Spagnuoli e la loro istruzione nel t iro debbono essere stati molto scadenti, secondo quanto risulta da una relazione che il contro- ammiraglio Pluddemann ci fornisce sull'istruzione delle truppe spagn uole in Cuba: « Le truppe manovrarono molto bene in piazza d'armi, ma « l' istrnzione sul tiro era perfettamente nulla. « I soldati regolari, come i volontari erano meschini tira« tori, i quali t iravano parecchi metri sopra le testa dei loro « iwversari; i regolamenti antiquati contribuivano molto ad « ottenere tale risultato. « Il solda,to spagnuolo era abituato acl appoggiare il fucile « ver ticalmente sulla spalla e poi ad abbassare la bocca del« F ~mua gradatamente, fino a che essa fosse in direzione del

«

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bersaglio; quest'ultimo, durante il tempo necessario a compiere l'abbassamento, rimaneva coperto dalla canna : con« seguenza cli ciò, dato il temperamento nervoso dello spa« gnuolo, era che il col po veni,,a spà. rato prima che la bocca <t dell'arme fosse in direzione del bersaglio. La fanteria spa.« gnuola era cpsì metodicamente abituata a sparar alto ». A questo s'aggiungeva la deficienza di direzione e condotta del fuoco per parte degli ufficiali, così che il fuoco accelerato fu la sola specie di fuoco adoperato. Ohe anche dalla parte degli Americani le cose non andassero molto meglio si può con discreta sicurezza affermare pensando alle truppe quasi improvvisate che costituivano le loro forze a Onba. Concludendo, nelle maggiori campagne di guerra, dal1' anno 1859 in poi, noi vediamo dovunque entrare in campagna truppe R,,enti un' istruzione sul tiro affatto insufficiente o per lo meno difettosa, le quali perciò debbono cercare la loro salvezza nel fuoco di massa, non mirato. Ora. data l'insufficiente istruzione dei tiratori, il fuoco di m;ssa era l'unica specie di fuoco cbe essi potessero esegmre. . Solo confrontando fra loro i risultati d'efficacia del tiro di fucileria dei 'l'ede'.'3chi e dei Francesi nella guerra del 1870 e più specialmente le perdite dei Francesi nei cl.ne successivi periodi di tale campagna, si può constatare l' influenza del miglior addestramento dei ~['edeschi nel tiro in confronto · di · quello dei Francesi, ed i minori effetti conseguiti per parte dei Tedeschi stessi col fuoco, quando tra le loro file entrarono a c01nbattere le numerose truppe di complemento e di riserva non più addestrate nel tiro cli fucile. Ma l'ultima g uerra testè termin ata nel Snd-Africa prova a,11' evidenza la superiorità del t iro mirato in confronto col · tiro non mirat o o quasi. . Accenner emo in seguito nel 3° capitolo all'abilità dei Boeri nel tiro, ecl alle cause che possono esserne stata l' ori.gin e : per or a citeremo alcune frasi di un anonimo info~matore del 111ilitéi,1· Wochen-Blatt che con fermano ta.le ab1« «


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'l'lRO MIR,\TO J,; T I RO NON MIR.A.'l'O

lità, senza contare che il solo fatto che le milizie boere siano entrate in campagna armate di f{1cile non munito di baionetta prova, di per sè solo, quanta fiducia i .Boer i avessero nel pr oprio fucile e nel prop:::io tiro; e la loro tendenza alla difensiva passiva.. L 'anonimo d ice : « I Boeri non si ripromettevano in mas« sima effetti utili dal tiro a distanze superiori ai 300-400 « metri contro uomini coricati a terra; ma allorchè il nemico « giungeva a quesLe d i;stanze, in cominciava come una s1)ecie « di t iro al bersa.glio contro ogni elmetto inglese. « I Boeri erano superiori agli Incrlesi tanto nell'arte del . o <, t irare, quanto in quella del coprirsi ; ed è appunto per « que~te d ue ragioni che nel combattimento a fuoco g li In« glesi avevano generalmente la peggio, anche di fronte a « for ze assai minori. « R isultati decisivi, stante la superiorità di forze dea-li < Inglesi non si avevano però che con attacchi concentri~i < o quando il terreno favoriva l'avvicinamento; ed in tali « casi i successi erano spesso veramente sorprendenti. L a « superiorità del fuoco dei Boeri si faceva vieppiù sentita, « man ma.no che, sempre carponi, essi si avvicinavano alle « posizioni inglesi ; la linea di fuo co dei difensori non osava « più sollevare il capo, e le linee retrostanti si trova'\ano < esposte al tiro concentrico degli assalitori senza averé. la « possibilità di rispondere. ' « Spions Kop, Nicolson-Nock, Est-court, Nitrals-Neck, ed « altre località ancora, sono testimoni di siffatti brillanti ~uc« cessi dei Boeri. ~ Da prig~on ieri_inglesi si seppe che di fronte a q uesto con« tmuo restrm?~rs1 delle cerchia di fuoco dei Boeri, al quale « non .era poss1b1le opporre resistenza, i loro compagni erano « presi .d a tale scoraggiamento, che invocavano, come una li« bera~10no, un assalto alla baionetta da parte degli attac« cauti » . , Quanto ag li Inglesi, un ar ticolo dell' United Se1·vice J.l!fagazin~ sull~ ~ilizie o sui volontar i inglesi, ri portato in snnto da B1scontrn1 sulla Rivista Milita1·e (1901-aprile) ci dà un

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breve quadro di quel che fosse l 'istruzione dei volontari mandati a combattere nel Sud-Africa : « Siamo i primi a « riconoscere che essi non hanno perizia alcuna nel tiro, che « pessimo è il modo con cui eseg uiscouo le varie evoluzioni « nelle grandi manovre, nelle quali regna un disordine « nello spiegamento delle forze quale non esiste in alcun ,< altro corpo delle altre nazioni europee ecc. « Gli Inglesi seguivano poche linee di marcia, e ben pre« cise, quelle seg nato dalla ferrovia, e per le loro abitudini, « assai comode, di guerra., non se n e scostav.ino : doveva.no « passare per punti ben determinati; e là li aspettavano i « Boeri come i cacciatori attendono la preda. « L e for zo inglesi, come a Malplaq t1et, lentamente e mae« stosamente si av vicinavano nel primo giorno, si preparavano « alla battaglia ~el secondo, si schieravano nel terzo e mar« ciavano innanzi con ba ttaglioni e compagnie ad intervalli « ma in ordine serrato con molto coraggio e poca opportunità « di manovra. Al momento opportuno, una grandine di proiet<.< tili colpiva queste masse, le fermava, le obbligava a get. « tarsi a terra, le richiamava a quell'obbligo se t entavano « rialzarsi; così passava la giornata, finchè a sera gli Inglesi « col calar delle tenebre uscivano dall'incomoda situazione « e tornavano ai loro campi ». Dalle frasi citate nessun dubbio può nascere e dall'esame dello vicende di questa guerra è giuocoforza ammettere che i successi dei Boeri furono dovuti essenzialmente al loro tiro mirato, in confronto dal tiro scadente degli I nglesi ed anche dalle forma zioni inopportune seguite da q uesti. E infatti in quasi t utti i com batt imenti che si svolsero nelle regioni montuose del Sud-Africa, i Boeri dalle loro posizioni ben scelte hanno avuto sovente l'occasione d i mostrare quanto g rande sia l'efficacia del tiro ben mirato, riuscendo ad infliggere al nemico perdite enormi, sì da respingere i suoi attacchi, benchèquesti fossero se mpre tentati con una schiacciante superiorità di for,i:e. Certo, la guerra di posizione, i combattimenti difensivi non combinati con la manovra. offensiva dovevano alla fine


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T IRO MIRATO E TIRO NON MIRA'l 'O

lasciare la vittoria alle preponderanti forze inglesi; ma chi consideri n elle varie fasi di quella guerra, solo gli effetti prodotti df.il fuoco d i fu cileria, dovrà pure ammetter e che essi dimostrarono :fino all'evidenza che la bontà del tiro individuale ha la mflssima influenza sul tiro collettivo oltrechè nei poligoni del tempo di pace anche sui campi di battaglia e che nel campo tattico non col maggior numero d i fncili si ottiene la vittoria ma colla superiorità del t iro. Quasi tutti gli scrittori militari che si sono occupa,ti della guerra anglo-boera, n e hanno considerato, come sempre avviene, la condott a strateg ica e la grande tattica per dedurne conseguenze generali in ordine alla strategia ed all'impiego tattico d.elle masse, o per constatare le conseguenze dei grandi "'principi di strategia applicati o trascurati in q uella campagna; e soli pochi, e in gener e sàittori che avevano assistito allo svolgersi delle battaglie sul Tugela o sulla Modder, hanno richiamato l'attenzione del pubblico militare sulla t erribile efficacia del fuoco di fucil eria dei Boeri. Taluno ha voluto nuovamente esaltare la difensiva sull'offensiva,, rinnovando nel cam po della letterat ura militare q uanto già accadde dopo le guerre del 1866, deì 1870 e del 1877-78 in favore della difensiva. Forse la conclusione cui si potrebbe g iungere considerando l'odierna efficacia del fucile è ancora oggì come sempre per la guerra di montagna: Combatt imento difensivo, manovra offensiva. Ma la conclusione immediata della guerra recente fu per ]'esercito inglese una circolare emanat a riel luglio 1902 dal W ar Office, (Ministero della guerra) inglese, iu cui si richiamava l' attenzione delle autorità, militari dipendenti sulla necessità di ottenere un ottimo addestramento individuale n el tiro e si metteva allo studio la questione se convenisse oppure no abolire i tiri collet tivi di pace, per dedicare maggior tem po e maggiori cure all'istruzione indi viauale dei tiratori. E la conclusione a cui ci permette di giungere quanto sia.mo venuti esponendo nel presente capitolo è che nelle

ÌN PACJ•: g 1N" G{,ERRA

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uoche campagne di guerra in cui sia possibile constatare per uno degli avversari. che si trovarono ~i fronte la superiorità del tiro, q uesta fu, nel campo t attico almeno, causa prima del successo e che perciò è necessar~o ~ttene1:e ~n dal tempo di pace che b massa della fantena sia costit uita da, buoni /1tci lieri.

C APO

III.

I huoui tiratori puntano a,nche durante il ~omb,tttimento. Abbiamo già, citato l'opinione anti.ca1 e diffusa nella fanteria fin dal J 807, che in guerra i soldati non puntano, opinione che nell'nltimo trentennio diede luogo a studi tend~nti a ricer care le leggi secondo cui il tiro non mirato ao-isce ·' lego-i forse inafferrabili, certo non conLrollabili con. o b . . la prova provata. E abbiamo detto pure per quah rag1on1 , la teoria del t iro non mirato rimanga-allo stato latente nell'animo di molti focilieri, malgrado le dimostr azioni scientifiche in contrario, e ma1grado le prescrizioni regolamentari. Gli· scettici · a i partigiani del tiro mirato, che vorrebbero ttarre-dai fanti buoni fucilieri rispondono con un sorriso: fatica sprecata! in g uerra nessuno . punterà! lvia senza far:si illusioni soverchie sui risultati del tiro cl i. guerra, non bisogna neppure esagerare ne1 senso opposto, ritenendo che nel combattimento nessuno conservi la calma necessaria pe1· dirigere il fucile sul n emico e dim~nt ichi l'istinto creatogli negli. esercizi di tiro del tempo d1 pace, di puntare ad ogni colpo da sparare. · Quando in un momento della lotta t utti o quasi tutti i soldati cli un reparto av ranno perduto la calma al punto di non saper più eseguire il fuoco . con una cer ta regolarità il reparto stesso dovrà, i.nevi tabilmen te sfas0iarsi; il panico che accieca i · soldati e che n on pennette loro l'uso cosciente ù.elle armi li renderà anche sordi alla voce del dovere. as -

A'.\"iliO X J.\'l t l.


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'l'lRO ;mRATO E THtO NON l\URATO

La storia, ha detto recentemente uno <iei più distinti nostri scrittori militari, si può talvolta interpretare iu modo da chiamarla in appoggio alle tesi più dispa,rate ed opposte. E poichè essa ha fornito sovente argomenti a chi sostiene il tiro non mirato, sia concesso anche a noi di citare qualche fatto che serva a dimostrare che i buoni soldati in guerra p untano e pun tano bene. L'Hohenlohe nella 4a delle sue lettere sull a fanteria così descr ive- nn episodio dellè.L battagh a di Sèdan , al quale as~ sistette de visu: · « Noi. eravamq in posizione ad est di Givonne fronte ad « ovest, il villaggio di Givonne · avanti, sulla fronte nella « vallata incassata della Givonne; i cac~iatori e i focilieri « della Guardia l'occupa.vano. « Era circa l'una dopo me,,zogiorno. La fanteria nemica « si era r itirata dal ciglio della vallata che ci fronteggiava « ed era risalita nel bosco della Garenne situato più in alto. « Alcune compagnie dei nostri aveva~o approfitta to di q uest1.1 « ritirata per stabi lirsi fortemente sul margine opposto. « P erciò, proprio dava,nti alla mia linea d'ar tiglieria, io « scorgevo colà um1 compagnia d i cacciatori della Guardia « e al di là di Ilaybes, avanti all'ala sinistra della m~a. linea « di. pezzi avevon veduto avan:;,;a,rsi ch..e compagnie del R eg« gimento della Guardia Imperatore Francesco, al comando « del capitano von O. Queste due compagnie coronavano il « margine opposto e,.formando una sottile linea di tiro, vi si « erano imboscate. L'ar tiglieria nemic::i, era quasi ridotta al « silen zio. « Tutto ad un tratto sorse al sud del bosco della Garen ne « una densa massa di fanter.i a nemica dalla depressione che « va dal bosco verso Fond di Givonne: essa si precipitava « direttamente su Haybes, e necessal'iarneute doveva incon.« trare le due compagnie del. Reggirnenio Imperatore Jf ran· « cesco . Io . valutai le sue forze a 5000, forse (iOOO uomini, e « anche ora penso che quest' ultima doveva essere la cifra « esatta poichè, sec?ndo le pubblicazioni francesi su Sèdan, « tal massa doveva essere q uella che costituiva l'ala sinistra

r::, PAClI E IN GUER RA

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delle truppe che ,Vimpffen r accolse per tentare il suo sforzo cli.sperato (cioè la divisione Grandchamp). « 'l'al fa nteria, accorrendo in colonne profonde manteneva anche marciando avanti un fooco continuo, gli uomini fa cevano fuoco tenendo l' arma orizzontalmen te appoggiata al fianco e si circondavano così d i una densa nuvola di fumo. « Col cannocchiale si vedevano distintamente i soldati caricare e far fuoco senza portar l'a.rmfL alla spalla. Ad occhio nudo tutta ia massa faceva l'effetto di una palla g igantesca, b leu in alto, grigi.a in mezzo (il fu mo degli spari) e rossa in basso, di un ro_sso mobile, prodotto dalla corsa.. Mentre davo rapidament e ai miei 90 pezzi l'ordine di coprir e la massa nemica di proiettili col fuoco accelerat o, io rimane-va inquieto sulla sorte delle c1ne compagnie del Reo·gimento Imneratore Francesco che si trovavano in posizione ~1vanzata al d i liL della Givonne, perchè se la massa nemica riusciva ad avvicinarsi a loro :fino a 200 passi, i miei pezzi non avrebbero più potuto cannoneggiare la testa, perchè a,vrebbero corso pericolo di colpire anche la nostra fanteria. « E i miei timori non eran o infondat i! Malg rado l'orribile devastazione che i miei proiettili causavano scoppiando in mezzo fL quella massa profonda e :fitta, benchè essi ne avessero fatto come m1.--rH-u-echio informe, dove la polvere e i l fu mo si ~escola,vano ai colori delle uniformi, al disopra del quale si vedevano, slanciati in aria dalle esplosioni, dei corpi, delle membra umane, la massa non si fermava e si avvicinavi.L· sempre piì1, poichè il nemico att~wcav~L colla risolutezza della disperazione. Stava per giungere il momento in cui avrei fa.tto cessare il fuoéo diret to contro la testa dolla colonna. « Ad un tratto la testa della colonna si st accò dalla massa e si precipitò sulle due nostre compagnie. Dalla parte di queste non si vedeva ia minima traccia, cli colpi di fucile, il che formava un contra.sto assoluto con lo spesso fumo prodolito dai Fra.n cesi. 0

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IN PACE E IN GUERRA

T IRO MIRATO E 'l'lRO NON J\fWA'l'O

« Guardando col binoccolo da qnella parte, io riuscivo sem« plicemente a scorgere qua e là una p iccola nube

cli f umo

proveniente da uno sparo. Tutta, la linea dei tirato1:i era stesa a terra, il fucile alla spalla e spiando il momento di « cli sparare. Solo il capitano von C. passeggiava con la stessa « d isti nzione con cui si sarebbe mosso nei saloni di Berlino « e percorreva la linea dei tiratori raccomandando ai suoi <, uomini (come in seguito me l'ha egli stesso raccontato) di « mirare con calma e di .tirare lentamente. « E ad ogni col po un nemico cadeva; il n umero di « quelli che venivano .correndo sulla l inea dei tiratori, di« minuiva ad ogni istante; alcuni vi penetrarono e. f~1,rono « uccisi a bruciapelo, due dei nostri fanti fu rono trovati « morti a terra; la baionett~t nemica era entrata loro nella « schiena. « iVIa tutto l'atta.eco, condotto così risolntamente. non con« eluse a nulla.. · ' · « ~n m eno di 10 m inuti l a massa nemica era stata d i« st1·utta. « Al contrario i l reggimento Imperatore l!.,rancesco non « p erdette in tutta la battaglia di Sédan che 2 ufficiali e 80 « uomini, .e certa.men te .una assai piccola parte dì tali p erdite . ,~ è d a attribuirsi a q nelle 2 compagnie, durante il tempo cbe « esse fecero la l oro parte nel piccolo episodio che ho narrato .. « 'l'auto è grande la superiorÙà del tiro ind ividuale ben di« retto, ben condotto, di una truppa che ha ri~evuto unà « buona istrnzione, sulla tattica dell'attacco in masse pro« fonde » ! · · Ma se vogliamo test imonianze nostrane, bastli. ricorrere ai garibaldini che presero parte alla campagna del 18GG in rolo; è ancor viva iù. essi l'impressione circa il tiro preciso dei Kai.ser-ja.ger, e più d'uno, citando le operazioni cui si t rovò presente, ci può ripetere ancora oggi che sovente,. . mentre le truppe nostro erano appostate, bastava che qualche ufficiale si mettesse in vista, perchè attorno a lui sibillassero -sinistrarnent~ più fitti i proiettili, e q ua.si sempre gli facessero pagar cara. ht propria imprudenza. «

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Si dirà che quelli erano tiratori scelti, d'élite, e che costituivano un corpo speciale! ma non è men certo che i Kaiser-jti.ger miravano e tiravano bene anche in combattimento. E se a questi episodi gia antichi riferiti da testimoni oculari, vogliaino aggiungere gli esempi recenti tratti dalla guerra, anglo -boera, ci persuaderemo che anche nel combattimento i buoni tiratori puntano, perchè sentono che la loro safvezza sta tutta nel loro tiro . Un ~1:ffi.ciale germanico che prese parte a molti dei combattimenti della guerra Sud-a.fr ic~t na, così descrive nella J.l:filité/1· TVochen Blatt gli effetti clel fuoco di fucileria dei ;Boeri, tra le cui file egli stesso comb9tteva : « Appena le linee dei tiratori inglesi entravano nella zona ~ clor;e it pnntarnento dei Boei·i cliventa1;a p-iù efficace, le truppe « in piedi cominciù,vano a r isentire considerevoli perdite « che a11davano anmentando ma.ii mano che esse si avvici« naYan o maggiormente. Jì.nche dì fronte acl una linea di ti« ratori che, secondo i nostri criteri. si sa,rebbe ritenuta de« bolo, esse non poteveno re.sistere ; lungo se non al coperto « e gli uomini erano costretti a buttarsi. a terra, oppure i « reparti. :,Ì scindevano i11 gruppi, ch e si andavano racco« g l iendo e nascondendo dietro i ripari del terreno . « Vefficacia del fooco di una linea difensiva anche debol<.< nrnnte occupata. costringeva allora ben presto le Jiuee dì <.< tiratori scoperti a gettarsi a terra. « Nei punti in cui Yerreno era scoperto, l'attacco si a,r<.< restava qua.si ovun~e definitivamente a distanza fra i GOO « _e gli 800 metri dal nemico, dopo aver percorso sotto ·il « fuoco non più di 150 o 200 metri e in questo breve tratto <.< le pèrdite erano abbastanza numerose. « I migliori cornmandi tiravano assai ra.ramente cont ro « truppe a terra a· distanza superiore a 400 metri penhè « volevano it tfro -mi?-ato efficacissimo . « Perciò gli assalti degli Inglesi. andarono qua.si. tutti a « vnoto1 fossero essi iniziati a 300 o a 50 metri. Era spesso « question e solo di pochi secondi.

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'rlRO l\lIRA'.l'O J<, TIRO XON )!IRATO

IN PACE E IN GUERRA

<< I Boeri evitava.no, di regola, di spara.r e contro bersagli a. terr~1 e spesso lasciavano avvicinare il.nemico quasi indi<~ stnrbato fino a 500 o 300 metri. Quando i repai·ti dì seconda e terza schiera offri vano bersaglio migliore, contro di essi « veni va diretto il fooco, senza preoccuparsi in modo alc11no ,~ della prima schiera. Si videro infatti talvolta i sostegni è « le riserve gettarsi a terra o retrocedere, quando la prima « scbiern non aveva a ncora rinunciato all'avanzata. « Allorchè i bersagli non erano abbastanza visi bili, si. 1:ire« feriva di stare al coperto per non esporsi al fuoco avver« sario, :fiduciosi che non sarebbe mimcata l'occasione per « sbara.gliare il nemico. « I Boeri non si ripromettevano in massima effetti utili « del tiro contro uomini coricati a terra a distanze superiori 11 « 300-400 metri; ma allorchè i l nemico giungeva a queste « distanze, incorninciava 1ma specie di tfro al be1·saglio cont1-o « ogni singolo elmetto inglese, per parte dei Boeri, i quali sptL« ravaùo senza scoprirsi ed ava,nzava.no poi tratto tratto, st,ri« sciando carponi a.l suolo. Nessuno di essi si alzava in piedi « allo scopo di veder meglio, come invece facevano, con loro « evidente danno, gli I nglesi ». . E più oltre : « E perchè non si · possa nredere che solo « uomini come i Boeri saprebbero così bene regolarsi in cir« costanze analoghe, citerò due esempi, nei quali gli attori « furono esclusivarn.ente rredeschi. « Bssi erano quasi tutti operai, con poca o nessmia istru« ziorie e con quel tanto di addestramento che potevano « avere avuto durante il corso della campagna; in com« ·pleaso q uindi, non cert?,me1ite comparabili alla nostra « fanteria (tedesca) . Si noti, tlel resto, die molti stra.nieri « ebbero parte non piccola a parecchie glorie boere, e fra « questi stranieri specialmente i 'l'edeschi che erano assai <, numerosi e si trovavano in ogni r iparto ; ma di oi.ò i Boeri -i non hanno mai fatto menzione. « Nel combattimen to di 'l'habanchu, fala destra dei Boeri « aveva., durante la notte, tra la prima, e 111 seconda gior« nata sgombrato l~t sua posizione senza, alcuna ra.gione pian-

sibile, e gli Inglesi ne approfittarono per avvolgere eh « quella parte il monte T·habu, che formava il centro della « posizione boera. La cavalleria giunse quasi fin sul nostro <.<: tergo e l'artiglieria .prese posizione snl nostro :6.anco destro. <, Noi, ossia un reparto tedesco, avevamo dovuto tenere oc« cupate diverse piccole colline per parare all'attacco aggi« rante degli I nglesi. Sulla collimi nella quale io mi trovavo, « eravamo all'incirca in 30 a1;mati di fucile, tutti coricati a « terra, al riparo dietro le roccie, con intervalli di 3 o di 5 « passi ed anche più e siccome enwamo bersagliati dagli « shrapnells inglesi, non potevamo neppure alzare· il CtLpo. « Sotto la protezione della sua artiglieria, un reparto di fan« teria inglese si era potuto avvicinare a noi a 200 o 300 « passi circa e da un cespuglio ci mandava una fitta gra« gnnola di proiettili che passavano sopra le nostre teste. « Tale situazione durò più ore e non ci costò che pochis« sime perdite; finalmente l'artiglieria inglese fu costretta ad « abbandonare la sua posizione e tacque. In quel frattempo « alcuni piccoli gruppi di fanteria inglese avevano ri petuta« mente tentato di lanciarsi all'assalto, ma ogni volta erano « stati costretti dal nostro fuoco a buUa:rsi a terra, dopo po« chi passi. « F inalmente l'intera linea inglese che io valutai di cir0a « 300 o ~:00 uomini accentò, di muovere all'assalto: si udi« rono distintamente i coma di per la. cesssazione del fuoco, « il (i:J.; badonets e finalmen e il grido dell'ttssalto « God save « the Queen t » dopo di che l'intera linea scattò in pied i ed « avanzò. «·Durante l'assalto le truppe inglesi apparivano come una « fitta schiera grigio -giallastra, profonda da tre a quattro uo« mini e coi· singoli uomini quasi a contatto di gomito, pre« cisarnente come negli assalti durante le nostre manovre. « Conl;emporanerùnente noi iniziammo il n,ostro fuoco .Esso « era in principio alquanto disordinato, ma si fece poi man « nHrno più calmo cd aggùisfoto, in virtèLdegli incoraggia« menti dei più esperti fra noi che veni vano dicendo ai soldati: « franqtdlli, ragaz:à, se se1-l;ate la calmci non e' i! nitlla cla

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TIR.O ~!IRATO E 'I'.IR.O NO~ M!RA'l'O

La schiera degli attaccanti avanzava sempre, ma quando giunse a 100-80 passi circa, dovette arrestarsi. Una « parte riparò dietro le roccie e fece fuoco, ment1:e i più si pre« cipifarono indietro per raccogliersi d.ietro i cespugli, dove « clel resto non poterono so;;tare a lungo. Il battaglione in« glese, tale poteva essere la forza di quel.reparto, fu cosi sba« ragliato e con perdite rilevanti. I pochi superstiti, r imasti « sul l uogo, impedirono che si potessero contare i caduti. )> C'è forse da meravigliarsi, dopo ciò, se i Boeri acquistal'Ol).O una straordin!).ria .fiducia nel loro fucile( C'è da meravigliarsi se molti di essi volevano lasciare avvicinare molto il nemico. per poterlo annientare più sicuramente? I buoni fucilieri boeri miravano tanto bene ohe gli ufficiali inglesi furono costretti a, vestirsi di color kaki come i soldati, a togliere dall'uniforme ogni disÌinti vo visibile da lontano, ad armarsi di. moschetto per esser con,fusi coi loro u omini. Potenza livellatric·e della carabina, che laggi1\ in quello estremo lembo di terra africana ha mostrato che gli uomini non si possono oggigiorno più condurre 1ier la sola forza dei distintivi del grado, ma meglio e più sicuramente colle qualità del cuore e con l'esempio! Ma gli scettici non s'arrendono neppure agli esempi ohe · abbi.amo citati nè agli altri molti che si potrebbero cita.re. Essi obbiettano: avete detto dei Prussiani a Sédan, dei Kaiser -jager nella campagna del 18GG, dei Boeri nella guerra Sud-africana; tutte truppe in condizioni speciali assai diverse da quel che saranno le masse che noi dovremo mandare a,lle nostre front iere. I Prussiani a Sédan, puntavano e tiravano bene, ma non possano citarsi ad esempio l)erchè erano truppe d i morale altissimo, abituate alla vittoria, sicure di dare l'ultimo colpo · ,ad un esercito che era stato inseguito e battuto dacchè era entrato in azione, e che ormai trovavasi ammassato e quasi accerchiato (acculé) ad una p iazza forte . I Kaiser-jager nel 1866 erano pochi battaglioni. di veri t ira.tori, armati cli carabine speciali, i famosi stutzen. abi« tenie1·e.

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IN PACE E IN GUERRA

tuati alla precisione del tiro da.i continui eserc1z1 al bersaglio. I Boeri piuttosto che f'Oldati, erano guerrieri nati; uomini e ragazz i, abituati fin dalla più tenera età ad impug11are il fucile pro a1·is et focis contro le tribù selva.ggie ,che minacciavano più che i confini, la cas~1, la mandra, il ,campo; tenuti in cont,inuo esercizio clel tiro col fucile dalla ,caccia, contro le belve o contro Fuomo di razza inferiore . In sostanza i tiratori citati che puntavano ad ogni colpo avrebbero avuto la caratteristica di essere : 1° ottimi soldati, di altissimo morale e buona disci~ plin~, abituati ad esegLlire ciecamente gli ordini dei capi e ci1lmi perchè sicuri della vittoria; 2° buoni tiratori abituati al t iro preciso dì poligono, coscienti della propria abilità nel tiro; B animati dal sentimento ostile ((:hiamia,molo così) proveniente dalla coscienza della missione loro affidata dalla patria e av.e nte per effetto d i animarli a. difendere i~ terTitorio comune collo stesso slancio ed accanimento con cui ciascun d'essi avrebbe difesa la propria casa. Ammesso ohe q neste fossero le ca:nse principali efficenti del tiro mirato, vediamo se nella prepan1zìone del tempo di pace sia possibile ed in qual misura d i ottenere nelle masse di CllÌ si comporrà la fanteria in guerra gli elementi che prin.cipa,lmente concorrono a permettere il tiro mirato nel combattimento . --0

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Come sia p.ossibile iu tempo <li pace pr epa,rare i bnoni tiratori per la. guerra. Si t ratta di ottenere soldati disciplinati, ottimi tii·atori d i poligono, animati da un forte sentimento d'a,mor patrio. · Per quanto riguarda il sentimento patriottico delle truppe, esso dipende specialmente dal sentimento patriottico della nazione stessa. Per le condizioni etniche dell'Italia e per la ·


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'I'.IRO MIRA'l'O E TIRO

:srox MIRA'l'O

sua recente formazione a Stato uno e indipendente, per la mancanza di tradizioni veramente nazionali ed anche militari e forse anche per la scarsa azio.ne esercitata fin qui dal governo per diffondere ed aumentare il sentimento nazionale, sta il fatto che questo è assai :6.acco1 e quasi nullo nei giovani che giungono a prestar servizio sotto le armi .. Se a ciò si aggiunge l'azione deleteria esercitata dai partiti sovversivi contro l'idea di patria e lo strano periodo di malcontento diffuso nelle 'classi tutte della società e di cui quasi per istinto e forse per tradizione si incolpa alla cieca il governo, si comprenderà di leggieri come le masse d i fan teria che condurremo in guerra saranno probabilmente a.ssai meno entusiaste che non fossero i volontari nostri e l'esercito regolare nel 1848, nel 1859, nel 1866; sentiranno assai meno il sentimento ostile che è certo uno degli elementi chepiù esaltano i combattenti, D'altra parte, il luugo periodo di pace che abbiamo ormai attraversato e CM attraverseremo ancora chissà per quanto t empo e la propaganda politica dèi sognatori della pace perpetua, insieme alla mancanza di un ideale nazionale da raggiungere, hanno forse infìacchi to gli animi della popolazio:qe. Nè ìn iscarsa misura può avere contribuito a tale infiacchimento il miglioramento verificatosi nelle condizioni · generali di benessere delle varie classi sociali, poichè è certo che guant o più la vita si rende facile e buona, quanto maggiori godimenti essa presenta, tanto m8nO l' uomo si sente disposto a correr l'alea di perdere 'i beni della vita o la vita stessa, a meno che un alto idea.le ne scuota i nervi , a meno che il pericolo ne armi il braccio, a meno che il sentimento dell'onor nazionale offeso lo faccia dimentico del quieto vivere, ne estolla la mano a vendica.re un affronto subìto dalla nazione come se si trattasse di un affronto fatto a lu1 stesso, Ma perchè ciò ~;,ccada, occorre che la nazione viva in ciascun degli individui che la compongono, occorre ehe ciascuno dei fanti che impugneranno un fucile nel giorno della prova ~ibbia in cuore l'alto ideale della patria e corra a di-

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fenclerne i confini con lo stesso slan cio con cui volerebbe alla difesa della propria famiglia minacciata. Ora, poichè evidentemente, il sentimento nazionale, per le diverse cause g ià accennate) è poco profondo nelle reclute. occorre che l'educazione militare si proponga appunto di c1'.eare nei nostri soldati l'idea di pat ria, di far sentir loro tutto l'imp )rtanza di quel nome, e rendere veramen te cittadini coscienti gli elementi che vengono alle bandiere senza sapere troppo spesso che cosa sia l'Italia, la patria, essi che debbono essere i suoi difensori. Ed ecco che sorge spontanea la missione educ~1trice dell'esei-cito nostro; formare la coscienza nazionale degli Italiani. . ~A,., questo tendono, in parte almen o, gli sforzi dei nostri · comandanti di compagnia nòlle loro istruzioni mondi alla truppa. E la nostra, non sempre ornata,, faco ndia cli moralizzatori delle domeniche e delle altre feste comandate approfitta sovente delle r iunioni della compagnia per gettare il seme del sentimento patriottico tra le file dei nostri soldati, traendo argoment~ delle varie solennità nazion ali, dalla festa della bandiera del reggimento per destare nei semplici cuori dei nostri uomin~ l'ide1.1 e il culto della patria. La storia nel nostro r isorgim1ento, i fasti non sempre fortunati, · ma g loriosi sempre, delle nostre armi formano sovente il tema di tali semplici conferenze ed è con questa parte dell'educazione morale delle reclute che si cerca di supplire a quanto ma,nca nell'animo della nazione e di creare il sentimento patriottico sulla base della storia del nostro paese. ~; storia non sempre lieta d i successi, è vero, ma che pur dovre.bbe essere riconosciuta da tutti, poichè dal ricordo dei dolori e delle avversità passate pii\ grande si eleva il concetto sublime della necessità dell'unione di tutti i cuori per' la difesa del suo sacro suolo tante volte calpestato impunemente dall'invasore, Soltanto se riesciremo ~t far nascere un profondo sentimento patriottico nei nostri :;olrhti, ognun d'essi tornando al proprio focolare, porterà con sè e diffonderà fra i suoi 1

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'fIRO :111:&,\ TO Jn 'l'lRO XO.N MIHA'.l'O

·quell'amoro alla bandiera, e alla patria (al simbolo e all'idea) che prepara l'animo ai grandi sacrifìzi quando l'onore o la difesa della nazione richieda l'aiuto d i tutti i suoi :figli. Soltanto qua.udo con cura costante si sarà diffuso e radicato il sacro amor della patria fra le file, le nostre masse si presenteranno al fuoco animate da quel sentimento ostile, che ha sostenuto il popolo di Milano nelle 5 giornate, quel di Brescia nella sua strenua difosa, e tutti i combattenti delle nostre -guerre dell'Indipendonza, appunto perchè la lunga ope'ra di chi pfoparò il nostro riscatto avova saputo infondere nolle popolazioni l'odio allo straniero. Ma nessuno vorrà sostenere che, con una buona educazione militare in tesa a diffondere nel paese il sentimento nazionale, non debba esser facile preparare dei soldati a nimati da un forte sentimento patriottico per la guerra. Occorrerebbe soltanto che anche la scuola elementare coi m ezzi che ha cooperasse a tal1:1 intento con l'esercito. D'altra parto, un'influenza assai grande sul contegno del fante SL1l campo di battaglia è quella ch'egli subisce dalla fiducia che, ha oltrechè nei propri capi, anche nel fucil e e nell a propria abilità nel t iro. La questione del tiro al bersaglio è una questione essenzialmente morale (I ). ~oi abbiamo bisogno di soldati che sapendo sparare sufficientemente bene, siano, nell'uso del fuoco, docili strumenti nella man'o dell'ufficiale, il solo professionalmente, scientificamente competente nell'impiego di questo mezzo di vittoria. I soldati non debbono mai sp~1rare se non secondo la volontà, il coma.udo, il sègnale, l'intenzione del superiore. Non debbono mai sparare senza prendere la corretta posizione di p imt, senza aver mirato esattamente il nemico ; una calma solenne deve governarli sempre in mezzo .alla concitazione del combattimento, al movimento affanno.so, accanto ai morti compagni, fra i lamenti dei feriti.

· (1) Gcn. Pill:lluga.

J N PACE E D1' G-C-IJ;H,RA

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Questo è lo scopo su premo dell'istruzione . sul_ tiro, questo alto scopo, giova riconoscerlo, è molto d~fnc~le a conseguire e perciò i mezzi vog~iono esse~e esc?g1tat1 con tutta cura con somma sapienza. E necessario eccitare da una parte tntt; lo moll e tutte le potenzialità della natura umana che avvicinano ad esso scopo, assopendo, comprimendo1 addormentando dall' altra parte tutte quelle antagone che ne allonta,nano. E saltare l'abilità nel tiro individuale è uno dei mezzi. Diffondere e generalizzare t ale abilità, renderl::i, popolare cd ammirata è un altro passo piì1 importante. Le pazienti minuzie descrittive della posizione. ~i pu1~t, l'insistente.esigenza por otten er sempre che tale pos1z10ne srn rigorosamen te esatta; gli stud i, i ripieg_h~ perchè il soldato comprenda bene cos'è la ~isuale e la .diriga costantemente con esatteza l'attenzione vivamente vmcolata al colpo spa~ rato la cli.sc~ssione sopra cadun colpo sono bensì tutti mezzi per 'ottenere l'abilità; ma sarebbe in errore grave chi sotto quella veste cli metodico e pazien te addes~1:a~ento non ravvisasse un effetto morale di gran lunga prn 1mportant~ ~e~· no 11 v1· r1· conoscesse c1oe 11 l'apparente intento de11 .'ab·1t·1t a; profondo senso educa.ti vo. . . . Lo sviluppo dell'abilità del tno produce mdubb1ame1~te rl e effetti immediato l'uno ed è, con la tendenza al tiro ;rato se~pre, il risultato migliore del_t iro e la fiducia dell'nomo verso }' arma eh' egli adopera e, lontano l'altro, la calma del combattente. Quindi una trnppa resa abile nel e t .ir·o l· 11 tempo di pace ha minor tendenza al fuoco .celere ' al conseguente sciupio di munizioni si cons~rv~ prn tranquilla sotto il fuoco nemico e produce effetti d1 fuoco P~~1 considerevoli che non truppa male addestrata, la quale n correrà facilmente al fuoco celere perchè (_Juesto sarà l'unico . fuoco per essa possibil_e . Ohi non sa tirar bene potrebbe paragonarsi a q_ue~ giovani, e son molti, che, non avendo mai preso una sciabola · roano, se si parla di duelli , si propongonoi 1n . . pel 6aso . d. che dovessero scendere sul terreno, di d1fenders1 con rapi 1 mu-


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TIRO MIRATO:~: TIRO NON MIRATO

1inelli da tutti i col pi dell'avversario. E il fuoco ueJere al1' impazzata rassomig lia in modo strano agli innocui mulinelli di chi non sa impugnare la sciabola. Lo schermitore non s'impressiona del mulinello, ma svolge attentamente il proprio attacco, aspettando che l'avversario si scopra ,o si stanchi e finisce per ferir l'avversario senz'essere toccato. I buoni tiratori, sotto le raffiche forse innocue del ·tiro accelerato, a.s pettano calmi che l'avversario si sia esaur ito di munizioni e di forz~ per farsi sotto a colpire, e strappare a.l nemico la vittoria. Ma l' istinto del tiro mirato ad ogni colpo si può ottenere soltanto nel costante esercizio di una buona scuola di tiro al bersaglio. Ora quale sarà l'ideale di una buona scuola di tiro al bersaglio? Questa si deve proporre in primo lnogo di sviluppare gradatamente l'abilità del soldato nel tiro, facendo che q nesti conosca bene il proprio fucile e man m~no si renda capace di ser virsene bene cont,ro bersagli ;gimili a quelli di guerra anche a clista.nze notevoli. Così e non altrimenti è possibile che i l soldato acq uisti l'abilità che si rir:ihiede da lui nel tiro e si renda fiducioso del proprio colpo. E l'esercizio del tiro accele:i;iito, del mol inello innocuo, dovrebbe essere abolito o quasi dai tiri di poligono in tempo d i pace, anche perc!iè, per ottenere che esso non iscrediti l'arine agli occhi del soldato, si è costretti a farlo eseguire contro bersagli g randi a d istanze assai piccole, in condizioni che troppo si allontanano da quelle che si avranno in guerra; e perciò producono nel tiratore una falsa idea degli effetti di questa specie di fuoco . Il Dragomiroff dice a q uesto pr oposito : « A noi pare che « qualunque specie di fuoco celere debba essere esclusa dalle « istruzioni di pace, sia nel tiro, sia nelle esercitazioni tat« tiche; l'ideale del tiratore è che non una prdlottola vada « perduta, e che egli porti con sè non 80 cartucce. ma 80 « morti. » . ' Abbiam detto sopra che in primo l uogo una buona scuola d i t,iro al bersaglio deve tendere a sviluppare nel tiratore

IN PA.Cm E IN GU ERRA

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l'istinto del puntare ad ogni. colpo . P erciò è necessario che il regolaniento sul tiro dia una grande importanza alla scuola cli puntamento, e pennetta di ottenere che tutti i soldati imparino a puntare con la massima precisione. Così tutte le prescrizioni circa la modaJitit di esecuzione nel tiro al bersaglio devono aver per effetto di · interessare in sommo grado il tiratore e provocare l'emulazione fra i soldati. Ora il bersaglio grande sul quale la r eelu ta vede la superficie ch'essa deve colpire, la segnalazione fatta, ad ogni colpo, la sorveglianza dell'istruttore sul tiratore, son tutti mezzi atr.i a far pr endere grande interessamento al tiro nel sol.dato che è condotto al bersaglio per la prima volta. Il bersaglio che presenti tilla vista del tirat;ore una sagoma da colpire e una ripartizione di punti a.lquanto minuta interessa certo mao-D'iorrnente il soldato, che non un cartellone sul quale egli "'"' non veda .altro che il falso scopo e non la superficie da colpire, t anto più gua.ndo i punti che si possono ottenere col pendo il bersaglio siano limitati a un mass imo di 3. · · ' Il soldato germanico che col suo miglior colpo ottiene 12 punti e vede la piccola supédìcie· va,l utata 12, è assai più lusinga.to nel suo amor proprio cli quel che sia il nostro tiratore che può 111 piìi ottenere nn 3 senzà neppur vedere a q trnl par te del bersaglio il 3 corrisponda. Si tratta perciò dei piccoli mezzi con cui un regolamento sul tiro deve proporsi di ottenere non tanto l'abilità eccez ionale cli pochi t iratori, quanto l'abìlità media di tutti e di interessare al massimo grado tutti i soldati al tiro, rendendo t ala esercizio piacevole ed istruttivo nello stesso tempo. Piacevole? dirà taluno, ma come è possibile che il tiro d iventi un esercizio piacevole quando ci costringete a percorrere talvolta una decima di chilometri e più per far sparare ai nostri soldati 6 c~Lrtucce, quando la scarsità di poligoni obbligtt ad affretta.r e l'esecuzione delle lezioni in modo -che i diversi riparti c1 i. uno stesso presidio possano far eseguire tutte le 5 lezioni di tiro delle reclute nel breve tempo -che dura la loro istràzione?


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'L'lRO :.UIRATO

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IX i'A CE E IX Gt.:ERRA

NO)( ~!JRATO

Certo la sca.rsità di poligoni, la loro distanza talvolta ragguardevole dai presidi non è un vantaggio per l'esecnzione di un tiro veramente proficuo ·; ma poichè tali condizioni, per ora certame1i.te e forse per molti anni ancora, non si potranno cambiare, occorrerebbe fare-,in modo che la trnppa che viene condotta al tiro al bersaglio non avesse a considerare come una corV<ie e come una fatica la marcia por portarsi a l campo di t iro. Ciò sarit forse p ossibile qualora ci si decida a considerare l'andata al poligono e al ritorno come una esercitazio~e di marcia, che dispensi dal far eseo<ruire altre marcie duranle il periodo in cui ha luogo il tiro, disponendo che al meno una volta alla sett imana l'esecuzione del tiro abbia luogo come una sosta della marcia stessa, dopo la quale la truppa potrebbe riprendere la strada fino a percorrere la voluta distanza complessiva. Ma tali modalità, e t ut te le prescrizioni riguardo il regolamento sul tiro, ·nella sua parte direi quasi morale debbono P,Ssere studiate con ogni cura perchè hanno la massima importanza sulla fisono mia stessa del regolamento e sullè conseguenze che ne possono derivare. È perciò necessario tener conLo che se l'istruzione sul tiro e il tiro al bersaglio sono per sè stesse istruzioni a cui il soldato dedica spon taneament e la maggiore attenzione, occorre nondi. meno ·che nello prescrizioni del regolamento sia provvedut;o a 1 eccitare l'emulazione fra i tiratori ed a premiare i buoni senza troppo abbassare gli inetti. La classificazione dei tiratori, i pr emi di tiro, le insegno di tira toro scelto, accordate a pochi ver amente abili, sono altrettanti piccoli mezzi che bene applicati, possono produrre grandi risultati. E più di tutto si otterrebbero risultati forse neppur prevedibili, se pur accordando con la maggior responsabilità lJna grande fa~oltà d'iniziativa ai comandanti di compagnia, t ut to ciò che è oggetto dell'istruzione sul tiro venisse posto sotto la sorveglianza o il controllo delle varie autorità militari superiori. E forse il nuovo Metodo d'istrnzione sulle armi e sul tiro che attualmente è sottoposto ad un largo esperimento-

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potrebbe consentire di lasciare a disposizione dei comandanti di compagnia una gr ande quantità di munizioni perchè essi . possano far eseguire alla compagnia una o due lezioni di tiro egni mese nell'intervallo di tempo che passa fra il termine dei tiri individuali di campagna e l'arrivo della nuova classe di leva. L a scelta delle lezion i da eseguirsi dovrebbe però esser lasciata completamente ad arbitrio dei comandanti di compagnia i quali potrebbero così tener conto sia dell e distanze dei poligon i dai presidi, ::iia delle condizioni della t ruppa in fatto d'istruzione e cli servizio, sia di tutte le condizioni locali che rendono talvolta difficile e poco comoda, l'esecuzione del t iro al bersaglio. Nè sa:reinmo affatto contrari a quella specie di tiri che i Tedeschi chiamano tiri di esame (e che sono considerati da tutti i .regolamenti esteri sul tiro). Con l'esecuzione di questi t iri il comanclante cti briga.ta o di divisione ha modo di rendersi conto dell'addestramento conseguito nel t iro dalle truppe dipendenti;_ e il tiro, per questo fatto stesso, non rimane sottratto alla sorveglianza delle autorità superiori. Da noi attualmente !.'istruzione sul tiro è cosa che interessa quasi esclusivamente il comandan te di compagnia, e, appàna per quel tanto che concerne la success~one delle diverse compagnie nel poligono; interessa anche 11 comandante di battaglione ; ma, a l di lù. del comando di battaglione, il tiro non subisce alcun co11trollo ad eccezione di quello del comando di reggimento sul consumo delle mu, nizioni. I comandi di brigata .e di divisione non hanno alcun còmpito ben specificato per quanto riguarda la sorvAglianza_sull'addostramento del.le truppe nel tiro e naturalmente essi non possono che accettare e trasmettere cosi come vengono ]oro mandate le diverse relazioni e i risultati dei tiri annuali. Inoltre mentre un tempo, con il regolamento del l88:d erano stabiliti premi di compagnia pel miglior risultato ott enuto nel t iro collettivo, oggi si è andati forse all'eccesso op posto, nel concetto che non si debbano neppure far p~ragon~ fra le diverse compagnie. Nessuno può negare che in quei 90 -

A :'\1'0 Xl.VIII.


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TIRO

)1IRA'ro

E THW NON }1IllA'1'0

tempi oramai lontani, accadessero fatti che avevano quasi l'aspetto di ·burletta per ottenere i mig liori · 0 ; 0 (si cercava di conoscere preventivamente le distanze di t iro, si assegnavano cartucce iu più ai migliori t iratori, togliendole agli scadenti, ecc.). Ma erano altri tempi quelli, e sopratutto altre armi. Se oggi si volessero ripristinare dei tiri di confronto o d'esame, sarebbe facile disc~pliuadi stabilendone l'esecuzione a distanza nota, e a tempo limitato. Chi potr ebbe credere d'aumentare artificialmente il 1/. del tiro della propria compagnia facendo sparare ad un buon tiratore 2 caricatori di 6 cart11cce in 30" invece delle 6 che dovrebbero essere accordate? Certo è strano che mentre ogni anno l'ordine del g iorno del reggimento segnala all'ammirazione dei presenti e dei posteri quel comandante di compagnia che abbia saputo fare le maggiori economie nell'amministrazione del corredo dei propri uomini, nessuno pensi a segnalare la compagnia che ha approfittato meglio dall'addestramento nel tiro·; qua~ sichè còmpito nostro principale fosse quello di lesinare sulla distribuzione cli oggetti di corredo nuovi od usati; e sulle loro riparazioni, anzichè quello cli preparare i nostri soldati alla guerra facendone dei buoni tiratori. Coiicluclendo, per far dei buoni tiratori di poligono è necessario che il regolamento sul tiro t enga conto di una quantità di fattori materiali e morali che sono utili e uecessa.i'i perchè in ogni singolo soldato si sviluppino le qualità del tiratore. Esso deve avere un alto scopò morale quale è quello di ottenere che il soldato vada al tiro come ad un -esercizio interessante e piacevole e che tutti i gradi della gerarchia combattente, di quella il cui còmpito è l'educazione, l'istruzione e l'impiego della fanteria, abbiano il necessario interesse a far procedere l'addestramento nel tiro in modo da ottenerne i maggiori r isultat i. La terza delle qualità che abbiam considerato necessarie perchè sia possibile il fuoco mirato sul campo di battaglia è in sostanza la buona clisciplin~t e non è affatto il caso di diffonderci qui sui mezzi coi quali la si ottiene. Ci sia però

IN PACE E IN GUERRA.

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permesso di rammentare che, pojchè soltanto truppe ben -disciplinate ·possono esser pronte nella mano · dei capi durnnte il combattimento, e aver buona disciplina di fuoco; · i mezzi con cui essa si impone non sono diversi in. sostanza da q uelli che si impiegano in tempo cli pace, con la differenza che l'elemento punizione perde ogni efficacia di fronte all'imminente pericolo, ma altrettanto maggiore efficacia acquista l'esempio dei capi. Il calmo e sereno contegno di q uesti, gli ordini concisi che non ammettono dubbi -0d esitazioni, il prestigio del grado e della persona stessa; sono forse i soli mezzi capaci di ottenere la disciplina delfuoco nel combattimento. Ma le abitudini contratte in tempo <li pace negli esercizi dei tiri collettivi si riprodurranno là naturalmente, e perciò il silenzio in mezzo al disordine {l'ordine nel disordine) l'istinto cli graduare l'alzo dietro le indicazioni dei comandanti, di punt are ad ogni colpo, di -cominciare e cessare il fuoco appena ciò venga ordinato si ottbrranno soHftnto da t r uppe abituat e a far tutto ciò in tempo di pace e· da comandanti che abbia.no sem pre saputo in tempo di pace e sappiano esigerlo nei momenti in -cui sarà più difficile il farlo. , Perciò non è forse inopportuna la prescrizione che esiste nel regolamento sul t iro dell'esercito russo, d i. far di fre{1uente sospendere il fuoco d urante le esercitazioni tattiche <li tiro collettivo, prima che i soldati abbiano consumate tutte le cartucce --a.ssegnate a ciascun èsercizio, sia di tiro -0rdi11ario che di tiro accelerato. Conciudendo, a noi . pare che non debba essere impossibile ottenere anche dai nostri soldati, le qualità che si richiedono perchè essi diventino buoni tiratori che puntano anche durante il combattimento, purchè nella loro prep~t-. razione morale e professionale si sappia tener conto dei fattori che abbiamo già accennati c ehe si possono così rias.s umere : 1° la diffusione di un elevato sentimento nazionale, che al momento opportuno possa animare i combattenti del sentimento ostile necessario per esporsi serenamente al pericolo;

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'.l'!'RO l\URA'.rO E TIR.O NON MIRATO

IN PACE E 1N GUJl:RRA

2° un buon addestramento nel tiro di poligono che renda. ciascun t iratore fiducioso i n sè stesso ·e nella propria arma~ 3° una salda disciplina radicata nell'animo dei soldati · la quale valga a, rendere ogni uomo obbedi ente alla d iscip lina del fuoco anche n ei momenti più diftìcili. E per quanto riguarda gli ufficiali ? Basterebbe soltan to che tut ti fossero con vinti e persuasì della necessità assoluta di ottenere in tempo di pace come combattimen to il fuo co mirato. Il nostro esercito può andar g lorioso di fa tti anche recenti n ei quali gli ufficiali h anno splen d idamente dimostrat o le loro brilla.n ti qualità di combattenti, e perciò possiamo affermare che soltanto sia da augurare alla fanteria nostra quella fede nel t ir o mirato che (come abbia.mo cercato d i dimostrare. nel 1• ca.pitolo del presente lavoro) forse le manca tuttora.

Abbiamo cercato di dimostrare che in guerra il fuoco non mirato non h a mai avuto superiorità di effetti contro il fuo co m irato; ma, anche ammettendo che non sia possibile ottenere .n el combat.tente armato di fucile la calma n ecessari11 11er ben m irar e ad ogni colpo, anche ammettendo che il t iro di guerra debba, per forza invincibile delle cose, essere il tiro non mirato, qualora t utte le prove ch e ci può fornire la storia delle :guerre moderne conducessero a tale conclusione, la fanteria l.evando in alto il suo fucile dovrebbe gett,are. un gi:ido di protesta e proclamare la sua fede: noi non crediamo al t iro non mirato, n oi siamo convinti che i n ostri 16 grammi d i piombo ,andranno sempre dove n oi v orremo mandar li! Contro la t eoria, contro le prove della storia militare, ,se teoria e storia fossero pel ti ro non mirato, il fante deve avere un a fede sola, quella del · tiro mirato, perch è la fìd ucin, nel suo fucile sarà p er lui una grande forza morale, forse·una d elle più gran di forze che possano sostenerlo n el -cimento! Gettiamo UDO sguardo alle armi sorelle, sul campo di batt aglia: da che cosa deriva il sentimen t o e l'aspetto di balda fierezza dell' a,rtig liere, la fiducia che egli ha nel terribile str umento d i morte che è il suo cannone? Certo dal pensiero clella potenza clell'arme di cui egli è padron e, ma, più .ancora forse, cla,l fatto che l'artigliere sa che quella bocca di bronzo o d'acciaio lancerà la morte e i nfrangerà gli osta.coli là dove egli vorrà e dalla coscienza sua che quell'arm e senza di l ui è nulla, con l ui e per lui è t u tto e diventa uno strumento quasi coscien t e e obbediente che getterà la strage ·n el punto p reciso dove il puntatore la dirigerà, dove il com andan te vorrà che la strage si produca. Ed è per questo sentimento ch e l'artigliere, fin dalle . origini delle pri me bocche da fuoco è stato t ratto ad assegnar loro quasi una personalità dando a ciascuna d'esse un nome, e foggiandone la volata a testa di mostro dalla gola ignivoma; è per questo sentirµento che ancor oggi ogni cannone ha un proprio nome . ed una ~toria sua individuale che n e registra le azioni di p_a ce e di guerra.

CAPO V.

La fanter ia deve aver fed.e nel tiro mirato. Quanto abbiamo esposto nei capitoli pr ecedenti, allCY scopo di di mostrare la necessità tecnica del tiro. mirato e, la possibili tà di ottenerlo in guerra mediante un a savia preparazione dei tiratori fatta in tempo di pace, p otrebbe aver lasciato il pa.ziente lettore n ella sua opinion e contraria se la nostra dimostrazione n on fu efficace, oppure ave1:Jo conv into, se gli argomenti in favore della tesi assunta avranno· saputo vincere le obbiezioni · a prio1·i e le dimostrazioni in contradditorio sulla questione. Ai partigiani convinti del fuo co m irato e della possibilità cli esso in comba.ttimento ogni u lteriore dimostrazion e r iuscirà superflua; ma ai tanti che credono che nel combattimento n essun fante saprà più fare un buon uso · del proprio fucile, dedichiamo an cora queste poch e pagine, pel caso che essi abbiano ancora la pazienza di seguire il nostro ragiona.mento.

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TIRO MIRA:TO E TilW NON MIRA'J:O

I:'{

Date il cannone a cannonieri inesper ti, che non sappiano adoperarlo,·rnndetene incerto il tiro, fate che l'art igliere, punt ato il pezzo, non sappia :::e il proiettile cadrà dove egli lo ha diretto/ e scomparirà, la fiducia dell'artigliere; e il suo amore per l'an ne ch 1egli adopera svanirà come nebbia al sole. Ma la voce tona,nte che incuora le masse di fanteria durante la lotta, che le chiama talora a soccorso dalle zone vicine al campo di battaglia, ha per noi fanti un riflesso della :fiducia c~e il ?annone inspira agli artiglieri, poichè sappiamo che all'urlo cli quelle gole di fuoco cadranno gli ostacoli Jà dove forse noi non abbiamo potuto accorrere con. forze sufficienti d'uomini o di- proiettili, o dove dal concorso del cannone ci sarà resa più facile la via. E questa fiducia del fante nel Cf1nnone vicino è un potente mezzo morale che nella lotta può avere ecl ha quasi sempre una gra.ncle influenza, anche perchè noi fant i sappiamo che più facile sarà reso il nostro còmpito dall'intervento dell'arma sorella e minor sacrificio di vite ci costerà la vittoria. Nè diverse sono le condizioni della cavalleria sul campo di battaglia. La baldanza del cavaliere dipende in gran parte dal sentimento del proprio dominio snll'arm.e che egli adopera, il cavallo, e dal fatto che la cavalleria sa che come il cavallo è docile strumento del cavaliere, così la massa. dei cavalli e delle lancie sarà docile st rumento nelle rnanì del comandante. E il fante, come ammira l'ar tigliere per l'arme potente che questi impiega, così è tratto ad ammirare la cavalleria. imponent e e rumorosa nelle cariche, senza che il suo pensiero corra istintivamente al fucile, arme meno rumorosa, ma, se bene adoperat a, altrettanto terribile negli effetti collet tivi che il cannone, più efficace che il turbine dei. cavalli lanciati alla c;..rica. }folti esempi tratti dalle recenti guerre provano l'attaccamento dell'artigliere al suo cannone, e del cavaliere al cavallo :' e basterebbe l'eroismo della batteria llfasotto ad Adua a glorificare questo sentimento che gli artiglieri provanò inconsciamente.

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1:'ACE E IN GUERRA

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Nel momento terribile della disfatta l'art,iglieria si sacrìfìca fino all'ultimo, ]a cavalleria nella ebbrezza della carica :fin8.le fa getto di sè stessa per rimediare alla crisi, per protego-ere la ritirata (vedi la carica cli Bredow a . Vionvilleo Mars-la-Tour, la c<1rica della divisione Bonnemain a Morsbronne (Worth). - Mentre, d'altra parte, la storia d_ella campagna del '70 che ci fa assistere alla clébandade del V corpo francese la cui fanteria, nel pànico della ritirata, senz'aver combattuto, fugge gettando i fucili nei campi, e i. dolorosi racconti dei superstiti d'Adua che han visto i ·n·ostri abbandonare i fucili per esser più veloci nella ritirata disordinata, sono prove eviden ti che manca talvolta nella fanteriii quell'amore al proprio strumento d'offesa che rende ancor disciplinata l'artiglieria e tiene nelle mani del comanda.nte la cavalleria, anche nei momenti più critici della battaglia. Il cannoniertl non può staccarsi dal suo cannone, nè il cavaliere dal suo cavallo senza sentirsi perduto; ecl è doloroso che il fante non senta la fìdn cia. nel suo fucile in modo tale da rendersi conto che, privo di esso, egli sarà senza difesa e senza offesa.· È vero che nei momenti di pànico la differenza che può dar ragione dell'attaccamento dell'artigliere e del cavaliere al cannone e al cavallo e la tendenza (per fortuna assai rara, e dovnti a speciali circostanze) del fante a sbarazzarsi del fucile, potrebbe consistere nella differenza che vi è fra il portato e l'essere poxtato; poich.è cli fronte all'incalzare del nemico, perduta la fede di respingerlo, al fante può mancare la coscienza del yalore del proprio fucile, tanto più ch'egli è tratto a considerarsi come un atomo nella massa dei fanti e a non attribuir valore al proprio colpo individuale e perciò a liberarsi, non dell'arme che egli in quel momento non sente pjù, ma del peso che è d'impedimento alla foga. J\[entre invece il cavaliere e l'artigliere rimanendo a cavallo o vicino al pezzo, si conservano l'unico mezzo di scampo, o almeno l'unica speranza. Perciò la :fiducia che ciascun'arma ha nel proprio mezzo d'offesa varia cla un:'a.rma all'altra non solo riguardo all' in-


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rn: PACE

TIRO MIR ATO B; TIRO NON :vTIR.A'.tO

tensità, ma anche riguardo all'estensione e al modo; e mentre è nell'artiglieria .fiducia collettiva e individuale e collettiva nella cavalleria, è fiducia individuale, quasi personale nei fanti vers? il proprio fucile, ma facilmente svanisce quando la fanteria considerata come massa si disgrega per un· rov_escio subìto, appunto ~erchè il fante :fidente nel proprio tiro conserva tale fidnc1a fintantochè nel combattimento l'ordine delle file lo assicura che agli effetti ch'egli è sicuro di ottenere dal proprjo fucil e corrispondono q uelli delle ce~1tinaia _e ~elle migliaia dei fucili che i suoi compagni spumano msieme a lui. · • Occoi·e perciò creare nei fanti la fiducia individuale nel t iro e la colletti va. Noi cerchiamo d'infondere nel nof.:tro soldato la fid ucia neì suo tiro per mezzo degli esercizi. del tiro al bersaglio, creando ed aumentando l'abilità dei singoli tiratori col tiro individuale. lvfa l'abilita che si consegue nel tiro 'individ uale deve esser tale che gli esercizi del tiro collettivo rispondano al concetto di. diffondere frn i nostri uomini la fiducia nel tiro colletti \70. In sostanza., la scuola. di tiro individuale al bersaglio se deve rispondere al concetto di far nascere la fiducia del tiratore nel suo fucile, deve a maggior ragione avere per iscopo -cli creare una reale abilità dei fanti nel tiro, .in modo che i . tiri collettivi di pa.ce diano sempre ottimi risultati. Il tiro individuale se deve essere preparazione al tiro collet,tivo, deve progredire in diiiìcoltà col precedere dell'istruzione, sia rigtlardo le distanze di tiro sia, riguardo i bersagli in modo che non risulti fittizia la fiducia che il fante può acquistare tirando a distanze troppo brevi, contro bersagli troppo grandi e troppo dissimili da quelli di guerra. Tale scopo sembra siasi voluto raggiungere nel Metodo d'istruzione sulle armi e sul. tiro che attua.lmente viene esperimentato da 67 battaglioni, e se ai risultati che pa.re siansi ottenuti finora da detti battaglioni sul tiro individuale corrisponderanno i' risultati dei tiri collettivi., non v'ha dubbio che il rnetodo dovrà essere giudica.t;o superiore

E IN GUERRA

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all'istruzione in vigore (ma;·zo 1898) nei suoi effetti sull'addestramento dei tiratori, e avrà risolto il problema di creare, oltre alla fiducia individuale del fante nel proprio fu-cile, anche la fiducia collettiva della fant eria nel proprio tiro. Facciamo sì che all'abilità. individuale dei singoli tiratori corrisponda l'abilità collet.tiva, e allora potremo provare in tempo di pace ai nostri uomini e a noi stessi che « il p1·oiet·« tile delle amni mode1·1ie ' va precisamente là dove si viiole « che vada» (1) e li avremo più calmi e sicuri di sè stessi nel combattimento. Ma se nei tiri collettivi di pace co:ntinuererno ad ottenere _gli scarsi risultati che abbiamo otten uti fi no a. oggi, mancherà · nella fanteria nostra la fiducia in sè stessa, e noi ufficiali ammetteremo che sia inutile addestrare i nostri reparti a tirar bene e puntare sempre, e rimarremo o diverremo partigiani -convinti del tiro non mirato. E come si potrà. allora aver fiducia nei nostri uomini e questi nel lÒro t iro se crederemo che dato il comando d'aprire il fuoco, il fascio _dei nostri proiettili non cadrà dove noi vorremmo mandarlo, ma. colpirà il terreno, e forse, solo forse e ·s carsamente, il nemico indipendentemente dalla nostra vo, lontà, secondo leggi ignote,· senza che l'offesa nostra. vada là dove noi vorremmo che andasse? Quali saranno gli effetti morali della teoria del fuoco non mirato sulla fanteria? La fanteria, considerata sotto l'aspetto del tiro non mirato si riduce ad essere un affusto incosciente d'un' arme che colpisce a caso e non , vuol essere strumento obbediente nelle mani dei capi, ma esige soltanto·, per parte di chi l'adopera, i movimenti necessari perchè le sia permesso di divorar e -quante più munizioni è possibile nel minor tempo, senza permetterci neppure di intuire dove i proiettili andranno a -cadere. Ben venaa o meno vicino., un reo dunque ) in un a:iorno più . golamento sul tiro che insegni ai fanti a tirar bene sempre, a.cl aver f~de sincera nel loro fucile, e distrugga, in J)ace al~

(1) Gen. Coseuz.

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men_o, gli argomenti che poss?no portarsi in appoggio alle teorie del fuoco non mirato, gli scarsi risultati dei tiri collettivi di poligono. Si deve con ogni mezzo ottenere che la fanteria divenaa abile nel tiro col fucile, come l'artiglieria è abile neì tiro c~l cannone; e sia fidente in sè stessa nel giorno de.Ila prova; s.:tpendo che la grandine dei suo proiettili sibilanti arresterà il nemico, lo inchioderà al suolo se esso a~anza all'attacco lo costringerà a sgomb~are gli appostarnénti se sì attiene ~lla difensiva. Solo allora la fanteria sarà davvero la 1·egina clelle battaglie dell'avvenire e avrà battesimo dal suo fucile. Saremo fanti sì, ma fiicilie1·i ! . ·

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TIRO MIRATO E TIRO NON :mR.A'l'O IN PACE E IN GUERRA

O.

ZUNINI

capitamo nei bersaglie, i

UNA. SCORSA ALLE NORME GENERA.LI PER L' JMPIEGO TATTICO DELLE GRANDI UNITA DI GUERRA Continuazione e fin~. -

Velli dispensa. VIII

Contro coloro che sostengono il contra.rio, qualche assalto a.Ila baionetta, qualche corsa veloce verso il nemico, condotta con saggio criterio, potrà e inesorabilmente dovrà svolgersi, finchè soldato sarà soldato. Se un minuto esame delle ultime battaglie non basterà a convincerli, noi opporremo ad essi l'autorità di queste Norme che rappresentano naturalmente 'il risultato di tutto quanto fin.o ad oggi è possibile dedur re dai fatti e dallo studio. N e.lla _d ifensiva gli elementi in profondità sono ben precisa.ti e consistono in una p1·i1na linea: più specialmente incaricata della difesa del fronte, in una seconcla linea detta delle 1·ise1'1;e pm·ziali, destinata a portarsi presta-mente a rincalzo della_ prima, ed in una tei·za linea, riserva gene· rale, per il controattacco a cui, secondo i casi, potranno concorrere tutte o parte delle riserve parziali. Per deter,r ninare la forza delle va.r ie parti nello scaglionamento in profondità, si tenga presente per norma che : . 1° nella occupazione d'una posizione Ie truppe destinate alla difesa immediata della fro.nte- concorrono alla con troffensiva ma « ordinariamente solo col fuoco » giacchè, « col loro tiro accelerato possono efficacemente appoggiare il controattacco » - 2° che nella stessa difensiva « se si ha intenzion·e di affrettare l'azione decisiva si tenda ad accrescere la riserva generale, se invece si vuol solo guadagnar tempo si assegni maggior forza alla prima linea ed alle riserve parziali » ba.s tando un fuoco ben nutrito a raggiungere lo

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PER L'IMPIEGO TA'.l".1'100 DELLE GRANDI. UNI TÀ. DI GUERRA

• UN.A. SCORSA AL LE NORME GENERALI 0

. scopo B che, data la potenza qel fuoco a fermo occorrono, entro certi limiti, più proiettili che uomini in modo che quel fuoco possa aversi prolungato. L'attacco invece de~e. av~r me~z~ di s:ol~ere di subito una lu~?a _linea di fuc1h, d1 uommi. e qumd1 deve assegnare molti d1 quest i uomini alla prima linea. Del modp d i procedere verso il nemico, di eseguire l' attacco, non è compito del presente strn:lio occuparsi. Accenneremo invece che, poichè il primo schieramento si fa al coper to, per esso ogi:ii formazione può essere buona quando si avvantaggi delle conàizioni del terreno per faci litare il movimento delle truppe. Di queste formaz ioni ci sembrerebbe però conveniente che all e truppe venissero fatte apprendere quelle soltanto che potranno in campagna essere applicate. JTra esse noi daremmo sempr e la precedenza a lla linea di colonne di compagnia ~i plotoni affiancati e distanziati_ quanto la fronte d i essi, perchè essa anche nel primo moviment o, n ell'avanzata, miche in terreni scoperti fi n verso i 1000 metri circa, permette di poter muoversi ~elle migliori condizioni possibili ris petto ai danni della stess11 artiglieria, perchè è elastica e, pur tale, sempre f~cilmente alla mano dei comandanti. Se la distanza dal nemico. se circostanze speciali cli terreno lo cori1portino, nelle p~sizioni d'attesa a,l coperto potranno convenire pur la colonna do~pia ~ g_ue~la . per plot?ni, sempre però a ,Plotoni affiancati e d1stanz1at1. D ella linea sarebbe meglio non accennare neppure a quei . soli casi (per quanto ha tratto alla :::,o-uerra) che cont empla 11 § 181 dell'at tuale Regolamento d'esercizi per la fanteria. Se lo sviluppo delle truppe in profondità assicura il mantenimento del vivo, intenso fuoco, durante tutto lo svolgimento dell'azione, è certo che per aver molto di quel fuoc o occorre pure stendere molta gente, portare come abbiamo detto molti fucili in l inea, . su quella linea topografica variamente conformata, e non ~empre determinata, sui vasti fronti di battaglia, nel suo andamento crenerale da un solo :::, ' accidente, ma da. una- serie di accidenti- che più o meno

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ci avvicineranno alhL lin ea d'occupa,zione av versaria su cui dovranno, con un'esatta stima delle distanze, con un saggio impiego degli alzi, e con tiro regolato, arrestarsi allineat,i tutti i proietti dell'attacco, per produrre al nemico il maggior danno possibile. È questa dell'estensione dei fronti in rappor to ai r isultati che occorre ottenere dal fuoco, una delle questioni più necessarie a risolversi, e l:inche difficile perchè i dati, del poligono di tiro soffrono, nella pratica applicazione, molte limitazioni sulla cui entità è difficile stabilire un accordo. Certo, sull'impiego dei fuochi e sull'estimsione dei fronti, la campagna anglo-boera ci offre dei dati. Sui suoi rìsultati però, sui successi ottenut,i col fuoco dai boeri, bisogna andar guardinghi e riferirs i a g_ uei teatri di g uerra, non ai nostr i. Si dice, · ed è vero, · c he pur schierati su estese fronti, in linee sottili, e senza n ulla alle spalle, i boeri, ottennero gra.ndi successi. Presso Doorukop sul Tughela., 10.000 boeri con soli 10 cannoni, contro 20.000 inglesi, erano distesi e trincerati su di un fronte che misurava 16 chilometri . S ul Modder 12.000 di essi svolgàX1S1'1-<per una distesa d i lD éhilometri. Con tutto, malgrado questo, vinsero . Bisogna però ricordare che se ogni buon boero è buon cristiano (e la fede in guerra. non g uasta) egli è pure buon. tù·atore e ardito· cavaliere. Quando, su talune parti di quei fron ti occorreva un rinforzo, un commando montava a cavallo, e, di galoppo; si portava ad avvalorarne l'azione aumentandone l'iutensità di f noco. A Oolenso, più volte, da parte inglese, esploratori trasportati molto in alto da un pallone areostatico, videro al galoppo, dietro le alture coro nate di boeri, arrivare rinforzi alle esili linee loro. E , all'infuori di questo poi, il metodo d'attacco , degli inglesi andava a tutto vantaggio dei loro avversari. Le formazioni dense di quelli davano buon giuoco al tiro dei boeri. I loro atta.echi in colonne serrate non potevano che riuscir loro esiziali. Per. manovrare alìa europea, c.o me pa,re inteùdessero cli fare, occorrevano ad essi forze di g ran lunga superiori. Buller attaccava un fronte di 10 chilometri con soli


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UNA S(?ORSA ALLE NORME GENERALI

12.500 uomini, mentre gli sarebbero occorsi circa due corpi d'armata coi criteri da noi applicati. Domandiamo0i quindi, per studiare il problema, che sarebbe occorso se, contro una catena pur ben postata di ott imi tiratori, ma · che rappresentava poco meno di un uomo per un metro corrente, si fosse contemporaneamente avanzata una· linea di 6 o 7 uomini per metro corrente appunto sostenuta e da cavalleria e da artiglieria preponderante. Dove ne sarebbe andata la concentrazione dei fuochi? come avrebbero potuto, taluni comlilanclos, accorrere a rinforzo dei tratti deboli e più minacciati? Espostò t utto questo, per ben int endere sul .valore della guerra anglo-boera in confronto di quelle che potranno svolgersi nel nostro continente, è in utile negare che i suoi risultati, pur sfrondati del superfluo, hanno çertamente influito a confermare Fopinione g ià. ma-tura che le nuove armi, v uoi nell'offesa vuoi nella difesa, impongono nuove dimensioni, impongono alluugamento ai fronti cli combattimento. Le recenti Norme lo affermano senza restrizione alcuna coi loro dati, e per farcene convinti basterà riportarli, come facciamo; per quanto riguarda il corpo d'armata, in cònfronto di quelli precede:µtemente stabiliti: Ji'1·onti d'attacco . F1·ontti d·i difesa . Norme del 1891 - dai 2000 ai 3000 m . - dai 3600 ai 4000 111. » » :1.893 » 3000 » 6000 » -.proporzionati alla quantità di truppe disponibili ~1ffiuchè le varie parti possano darsi sca.mbievole appoggio.

Per giungere a tali risultat i le Norme ultime così ragionano: L'rivanzata della linea di schieramento al contatto delle posizioni nemiche non è cosa semplice. L'avversario avrebbe troppo buon giuoco se dovessimo marciare tutti assolutamente allo scoper to. Di conseguenza occorre che ogni reparto possa, nel t erreno a lui assegnato, trovare almeno

PER L'IMPIEGO TATTICO DELLE GRANDI UNl'rÀ DI GUERRA

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qualche copertura all'avanzat a, qualche ostacolo dietro cui serrare, dietro_ cmi stendersi senza prima smascherarsi. Ciò riuscirà più. facile se ad ognuno di quei r epa~'ti noi assegneremo ~ma zona .relativamente larga dei cui appigli possano essi approfittare. L a necessità della copertura s'impone; s'impone quindi i l terreno nella plaga a cui sì è accennato in princi pio al presente capitolo e che, dal largo disseminamento, fronte di stazione, conduce restringendosi a c1uello dello schieramento e poi a quello più limitato del fron te d'attacco, di q_uel fronte cioè « che si avrà poi al · momento d'impegna.re il combattimento a distanza di fuoco decisivo di fucileria ». Se a queste considerazioni aggiungiamo quest'altre che le disposizioni del comaudant e· di una t ruppa d'attacco dovranno di « regola mirare all'avviluppamento », a quell'avviluppamento che ci è consigliato dalle difcoltàdegli attacchi completamente frontali, avremo analizzate le ragioni tutte per le qnali i fronti odierni sono quasi duplicati (1) n ell'attacco, mentre nella difensiva si fanno clipençlere, tenuto conto specialmente della lunga portata delle armi e della possibilità di ottenere con esse fuochi incrociati, si fanno dipendere; ripeti1'!' mo1 da tre tèrmini sopratutto che bisogna saggiamente compenetrare, cioè: dalla necessità che « le varie .part,i possano darsi scambievolmente appoggio »; dalla convenienza di obbligare il nemico « a lunghi aggiramenti» che rendano « difficili gli attacchi avviluppanti » e final. mente · dalla necessità che « non. sia indebolita la · r esi st enza » della fronte « e non sia offerta. al nemico la opportunità d i sopraffarla » . P1'ima di lasciare l'argoment o dell'estensione della fronte, conviene ritornare alquanto sui nçistr i passi per un a consi. derazione che, a parer nostro, ha un valore grandissimo sopratutto per quanto riguarda l' indirizzo nell'educazione delle truppe. Abbiamo a bella posta affermato, non ha g uarì, che

(i) Si tenga presente che la misura dafa da llo Norme no n é che una norma e che nell'apor~zzamento del comandante starà il modo. di aumAntarla se occorre. In Francia si propemle a fronti m,1ggiori pel co rpo cl i arma ta fino a IO km.


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il nemico avrebbe troppo buon giuoco se dovessimo assolu-· tamente marciare tittti allo scoperto. Con questo n.oi volevamo affermare che non ci facciamo illusioni, e che la pretesa di. andare alla guerra, al combattimento, sempre e tntti incolumi è, per lo meno, molto str ana. Si potrebbe fare dell'erudizione di storia militare specialmente con la campa.gna del 70-71, andando a cercare se e quanti reparti poterono avvicinarsi al limite d'assalto sempre al coperto. Il n. f>5 delle Norme, che vuole assegnato alle trnppe, ai r eparti, quél maggior spazio che nei limiti della azione permetta ad essi di valersi di qualche ostacolo, fa una giusta concessione allo stato attuale dell e cose. E sse non intendono però certamente d'il'luderci o affermando o traendoci alla conclusione che sul terreno scoperto non si combatterà, non si avanzerà più. Sarà egli possibile, durante il combattimento, quando nell'approsssimarsi al nemico, gli intervalli a ndranno r estringendosi, scansare quel terreno? ~on i3 egli forse vero che se noi così volessimo operare, finir emmo per restringerci in una grossa massa, profonda, compatta sulla. quale, a distanze relativamente brevi, il fu oco nemico concentrandosi iwrebbe più buon giuoco che contro una linea in taluni. punti più scoperta, ma lungo tutta ]a quale quel fuoco dovrebbe venir ripartito? Il teatro del combattimento va preso nel suo insieme e, se ambe le parti faranno il loro dovere, anche alla difesa non sarà facile concentrare il fuoco soltanto sulle trnppe che devono percorrere terreni scoperti, terreni piani, alle quali truppe agevolerà il moto, l'andamento generale dell'azione. Se ~issolutarn.ento nella grande battaglia dovessimo evitar tutti i tel'l'eni che in un'azione isolata certamente noi non percorreremmo, perchè non favorevoli, come sarebbe possibil e dare ad essa., al combattimento dei vari r eparti, quella vera unità d'inclirizzo che tanto si raccomanda?... Come collegare in modo che non avveugano soluzioni di continuità nel nembo di proietti che in tutto il tratto antistante noi dobbiamo proporci di gettare sul nemico? Como collegare l'azione dei vari reparti m vista dello scopo comune? Il terreno è quello che è, ed in

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esso l'opera dei vari reparti deve procedere unita moralmente e dal contatto dei proiettili. Sarebbe proprio agevola.to nei suoi dispositivi guel comandante che doves::;e preoccuparsi di qualche chilometro di terreno scoperto, o che per questo credesse (a tanto siamo giunt i in talun e p ubblicazioni) dover rinunciar€' ad un attacco che molte altre ragioni consiglierebbero! I tratta ti di strategia, di gran tattica potrebbero relegarsi negli sca,ffali delle nostre. biblioteche, visto cho la piccola t;attica non porterebbe ad esse l'indispensabile suo concorso. Ottimo, ripetiamo, il concetto di ntilizzare, di porgere ai reparti il mezzo di u tilizzare una, copertura qualsiasi, ma t utto quaggiù, r~nche nel pr oposito di che trattasi, ha, un limite, quel limite in cui si mantengono lo nostr e Nonne. Truppe le quali fossero oduca~e alla teoria, alla convinzione che sni terreni scoperti non si combatte, non si avanza, dove andrebbero a finire ? L'azione, l'impiego loro diventerebbe impossibile moralmente, perchè possibile non sarà trovare un cammino coperto che ci conduca in conveniente posizione fin ver so il nemico. Se così fosse vorrebbe dire che eo'li avrebbe scelto non una Jinea di difesa, ma una trap pola. b Sul davanti di un ostacolo che ci copre ottimamente vi sarà sempre un tratto che ci scoprirà e che ci offrirà comodo bersaglio ad un nemico, che, appunto se non avrà ancora potuto far fuoco contro cli noi che avanzammo precedentementfl e sempre incolumi, avrà a disposizione tale quantità di proietti da subissarcene, nelle poche ultimo centinaia di metri a percorrersi, con un celerissimo tiro a volon tà. Non era questa hi tatti~a dei :Boeri che, pure in terreno scoperto e seguendone tutte le mosse, lascia,ano che il nemico s'inoltrasse fino a distanze brevissime da loro"? Inutile farci illusioni : campi di battaglia creati appositamente per l'attaeco, posizioni erette per la difesa n on se ne trovano. L'intelligente opera dell'uono di guerra può, in parte, modifìc:are e gli uni e le altre giovandosi in questo di tutto l'utile che presentano, ma per arrivare sul nemico o, a, chi ciò sembri t,roppo, per averne ragione col fooco , occorre avanzare contro cli lui in terreni coperti, in terreni scoperti, indebolendo col nostro 100 -

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Al'iNO XLl'I II.

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il suo tiro. Fuoco e sempre fuo co! fuoco a volontà di fuci li, perchè quello a comando 1ion permette di puntar bene, fnoco saggiamente graduato di cannoni! Questo è ciò che risponde ai sostenitori del contrario il n. 55 delle Nonne oggi entrate 111 vigore. Gli ordini per lo sch ieramento sono dati dal capo quando, ?- resosi edotto della situazione ·e riconosciuto in dipendenza di esse il terreno sul quale dovranno impiegarsi le truppe, decide in qual senso debba svolgersi il co1nbattimento, comunicandone ai comandanti delle unità dipendenti, in modo . che ognuna di esse conosca lo scopo cui tende l'azione generale. Eseguito lo schieramento ed iniziata l'azione sotto la ripu~sa del tiro nemico « perchè J'az.ione dei vari reparti risulti concorde e faciliti il raggiungi_mento dello scopo comune, è obbligo delle varie unità, grandi e piccole, di prestarsi di loro iniziativa vicendevole appoggio ». Debbono quei coman{fanti mantenersi in « relazione con quelli dei reparti vicini a. qualsiasi a,rma appartengano,> e comunicarsi l'un l'altro le notizie « che se'rvono a chia.rire la si tuazione quale loro apparisce nel successivo svolgersi degli avvenimenti». La massima già riportata « uno pert utti e tutti per uno, la cui applicaz ione forma il miglior cemento di ogni collettivit à, deve guidare in guerra ogni comandante di riparto, e così generare quella fiducia reciproca che è indispensabile al conseguimento della vittoria». Essi ricordino che a Na;rva il comandante dell'ala sinist ra russa fu obbligato a sfilare dinanzi a Carlo XII di Svezia, a capo scoperto, per aver lasciato , battere l'ala destra a cui avrebbe potuto prestar soccorso, mentre agli avll;nzi dellè trupj)e battnte egli concedeva l'onore .delle armi. Se all'adempimento d i quei precetti , tenderli l'az ione di t utti i repal'ti, si comprende come le Norme. a nessun'altra, .azione del comandantè in capo, debb'auo a~oennare. Ricevere le inforillazioni dei suoi satt'oiclini, portarsi avanti quanto più possibile, per c1uanto nessun mezzo materiale g li manchi per essere al corrente dei materiali istanti del-

PER L'lMPIEGO 'l'A'.l"l'ICO DELLE GRANDI UNITÀ DI GUERRA

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l'azione, perchè, malgrado tutte le informazioni, bisogna che egli riceva personalmente l'impressione continua della situazione, in quelli anche impercett ibili particola,ri che nessuna notizia può comun icargli e che egli solo può apprezzare, per decidere sul da farsi; ecco il suo compito, compito che a lui, immedesima to della sit uazione, conscio della sua· responsàbilità, talvolta potrà portarlo per inelnttabile necessità alla più grnve determinazione che possa prendere un comandante; ad una di quelle determinazioni che impeg11ano maggiormente la ·sua responsabilità : alla ritirata! Pensando alla tliste res1)onsabilità che incombe su di lui, . augnria,mogli che giunti alla risoluzione del combattiment_p, uell'accordo cli tutti e, per parte sua, nell'opportuno impiego della riserva, quell'ordine e1 non debba mai dare. IV. Sull'iniziativa e sulla conseguente responsabilità si è pur e parlato a lungo, a lungo s'è disc'nsso. 'I'emi1 seducente per un mi litare che abbia il for te convincimento della sua missione, che altamente ne apprezzi il valore; è stato da tempo, e variamente, trattato, prestando t alvolta il fianco alla critica inesorabile, talora rispondente alla necessità che in proposito tutti sieno sinceramente convint i che, parlando d;i_niziativa, non si tratta di cosa nuova· e che essa debba esser dote comune ai comandanti, agli ufficiali, alla truppa stessa: Consegue tale necessità alla accresciuta mole degli esercit i, a.lle vaste contrade su cui svolgono l'azione loro, agli aument ati mezzi che la scienza mette a disposizione della guerra e, per quanto riguarda la truppa, dalla asso1uta prevaìenza ormai acqu istatf1 dell'ordine aperto sull'ordine chiuso, il quale non può essere adottato che per le formazioni d'aspetto. Sparito ìl genio di Federico il Grande della sua opera non sopravvisse ohe il forma lismo e le rigide teorie; si volevano alla guerra applicare gli eserciz.i del tempo di · pace e non nella pace praticare quanto poi sarebbesi dovuto praticare in guerra; dirnodochè, allorquando quelle


UNA SCORSA ALLE NORME GENERALI

teorie ·d ovettero' contrastar e sul campo di battaglia, in opposizione a quelle .di Napoleone, i prussiani si ebbero J ~na ed .Auerstedt. Napoleone stessol il oo-enio della oo-uerra . . l che non a-veva saputo procurarsi, come afferma il Corsi, dei buoni generali 1 fra le altre vicende si vide, sul volgere della fortunosa sua carriera, mancare a Dresda, perchè indisposto, i frutti della vittoria nel mancato inseguimento del nemico. che i. suoi generali non seppero compiere. A.ndando, a,ll; . vigilia della battaglia, .tutto a vedere da sè, a tutto provvedendo, non educava i suoi dipendenti al prineipio vivi_ficatore di un esercito nell'azione sua, a q nella libertà di agire che, svolgendosi nei limi ti delle direttive ricevute, avvantaggia la situazione generale perchè fa concorrere alla vittoria ancl1e quei mezzi che, specie sugli smisurati campi di bi:l,tta,glia odierni, il comandante in capo non avrebbe modo di 11tilizza.re. Quella libertà è l'iniziativa che in altro ' d iscicampo d'idee, risponde pure all'esigenze cl i una sana plina, giacchè consiste nell'obbedienza a,d . ordini impliciti nell'ordine generale di concorrere al risultato dell'azione, à.d ordini che certa.mente il comandante avrebbe dati se si fosse trovato sul posto o nelle circostanze nelle quali essa ebbe a manifestarsi . Insensibilmente i l tema ci va trascinando, talchè proseguendo noi man cheremmo allo scopo propostoci in questo breve studio, quello cioè di esaminare quanto, in proposito dell'iniziativa, vanno affermando le1 Norme generali per l' impiego tattico delle grandi unità di guerra di recente pubblicazione. Da tempo il regolamento di disciplina ed in seguito il regolamento d'istruzione e cli servizio, parlavano d'iniziativa, e splendidamente ne parlava il regolamento di servizio in guerra, affermando essere il suo principio uno dei più potenti fattori di vittoria, applicabile a tutti i gradi in ragione della responsabilità che a ciascuno compete. E davvero meglio a quel principio non potevasi inneggiare con migliori pa.role. Meno ne . parlavano le vecchie Norme, le quali anzi nella pai·te attacco e difesa di reparti delle tre a.r.mi inquadràti, non accennavano ad essa che due sole volte ed a proposito solo, con1'è naturale, del- ·

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l'azione della cavalleria. In complesso adunque d'iniziativa s'era però sempre parlato. Intanto, malgrado tutti gli esempi che potevano servire d'ammaestramento, o i lunghi periodi di pace che, per così dire, non permettevano che in tutta l'estensione se n e rivelasse l'impellente necessità, o la routine od altre ragioni r1;ndevano molti, se .non andiamo errati, titubanti non sul concetto, ma sul modo, sull'occa,sioni con cui essa, all'atto pratico, nell'esµerienza della futura guena, avrebbe potuto svolgersi. Si diceva, ed è vero, eh<:} in pace l'iniziati va di un sOtt'ordine stà nella libertà · di contegno e dei mezzi, che gli è lasciata nello svolo·imento delle istruzioni, per raggiungere in quel modo meglio giudica conveniente, gli scopi che si propongono i regola-· meùti in guerra, nella tattica, nel sapersi rivolgere a quell'obiettivo intermedio chs vantaggiosamente adduce all'obiettivo, finale, nel modo di occupa,zione di una · data posizione _(fo~za ed estensione) nella disposizione delle truppe, (fonnaz1om) nell'impiego del fuoco (genere intensità) il tutto sempre nell'intento di obbedire al comando supremo, concorrendo nell'azione da lui voluta,: tutto questo si diceva., ma nella pratica restava lettera morta. A noi pare che oggi, con ciè che di già prescrivevano i regola-menti in vigore, avvalorato da quanto affermano ]e nuove n orme,· ogni club bio sulla pratica applicazione dell' iniziati va nel com battimento, e quindi nella preparazione dal tempo di pace, ogni dubbio debba svanire in tutti gli animi e serenamente rassicurarli su questo vero, che l'iniziativa J1on è una virt1\, ma un duplice dovere cui tut ti dobbiamo sottostare. R~ccogliendo in una sola pubblicazione e saggiamente coorclmando le varie prescrizioni che all'iniziati.va fanno appello, potremmo realmente aver materia per compilar~ un tra.ttato sul più potente mezzo di guerra. E _dov~r nostro riportare integralmente come quelle normeentnno in argomento, perchè prendendo le mosse dalle tassat~ve prescrizioni contenute nelle loro avvertenze generali, sara prontamente afferrato il concetto di tutto quanto si :vien mano mano affermando, nella trattazione del modo materiale

eh:


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SCOR SA ALLE

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GE~EltALI

d'. impiego dei g randi reparti : « Ai comandanti di reparto, dicono quelle avvertenze, dev'essere lasciata quella giusta libertà d'azione che è richiesta dal mandato loro affidato e che loro permette di esplicare nella rispettiva sfera di azione e in armonia allo scopo generale, l'iniziativa necessaria per chiunque eser cit i un comando in guerra. - La l.i bertà d'az ione, continuano quelle avvertenze, del comandante di una grande unita di guerra, cresce in ragione della lontananza di q uesto dal comanda~te in capo. La regola di accorrere al cannone per sostenerne alt re alle preso col nemico, devEl esSElre norma di solida,rietà fra i compagni combattenti da se. guirsi sempre da una g rande unità, quando l'abbandono del compito assegnatole, a g iudizio del suo comandante, sia cli minor danno che l'astenersi dall'accorrere a,l combattimento ,>, Qui la parola iniziativa non appare ::;critta, ma è nello spirito di tutto il per iodo, parto sost.am:iale di esso, come quella che olt re a tendere al raggiungimento cli uno scopo materiale I . s1 propone pure di affratellare tutti noi in quello spirito di solidari.età e di cameratismo che valgono a tener compatte e :fidenti le grandi masse pur nei caotici frangenti del combattimento, Dalle avver t,enze generali, seguendo via via le norme nelJ e pl'escrizioni loro, relative all' incon tro col nemico, allo svolgersi del combattimento, all'impiego concomitante delle tre armi in t utti i per iodi della lotta, nell e va.rie circostanze di tempo e di luogo, di vittoria e d'insuccesso, potrèmo riassumere come in appresso tutti i casi d'iniziativa sui quali conviene che sia preparata la nostra monte, perchè, al momento del bisog no, la concezione sul da farsi sia pronta e possa ad essa seguire la pronta esecnzione. Un comandante non deve subordinare interamente alle condizioni del terreno, l'att uaz ione cli un concett~, ma cercare d i compensarne gli svantaggi con un giudizioso adattameuto delle formazioni e con un ragionevole impiego del fuoco. Questo tanto più per i repar ti inquadrati, la cui posizione è vincolata, la cui azione n on può svolgersi che nel tarreno ad essi assegnato. P ur coordinando quest'azione a quella

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dei reparti laterali, non sono d ispensati quando manchino gli ordini, dal dovere (ecco l'iniziativa-dovere) di agire con tutto il criterio della propria iniziativa, sem pre tenendo p1·esen te l o scopo qomune ed il pensier o che, di quanto vanno a' fare, asst~mono la piena responsabilità. L'appoggio dei vari reparti, se è prescritto in regola, non viene sanzionato in guerra da ordini che in rari e determinati casi e sempre per le grandi unità, ma, si trat ti di unità grandi o piccole, esso è sempre d'iniziativa dei comandanti in sott 'ordine. Questa si svolge in g uisa da tenere contin uamente i vari reparti in relazione fra loro, nel porgere continuo a:ppoggio a quelli fra di essi che ne abbiano bisogno e sempre in modo che fo truppe sieno dirette a quelle posizioni d'onda più agevole e più proficuo pnò riuscire il fuoco. J n tutti gli atti parziali, nelle azioni distinte che si svolgono pel conseguimento d'obiettivi secondari, di cui importa, impossessarsi o mantenere l'occupazione, si espJica l' iniziati va dei capi reparto, coordinando le singole operazioni a qnelle dei reparti che in un a direzione qualunque si t rovino ;:1, loro contatto, di guisa che, nElll'accordo degli elementi dell a stessa o di armi diverse, sia a$SÌcurata la riuscita di qualsiasi attacco. In quest'ordine d'idee, lo spostamento in avanti a scaglioni per parte ,dell'ar tiglieria, quando sia necessario che essa, per sostenere la fanteria, si mnova, deve, in ma,ncanza di ordini che potrebbero non giungere, essere spontaneo e dovuto all'iniziativa di comandanti dei g ruppi di batterie e anche delle batterie. I niziativi~ svolgono fanteria e cavalleria quando non venendo meno ai dettami dell'onore e del cameratismo si sacrificano per la salvezza dell'ar ma sorella. ~ella risoluzione del combattimento, quando il fuoco deve trovare la massima sua esplicazione, è tuLta l' iniziativa, tutta la capacità manovr iera delle truppe, l'abilità loro, l'iniziativa dei graduati e anche quella dei solclati, che raggiungono il loro massimo effetto. Gli ufficiali dirigono, t rascinando le truppe, a.lternando le marcia coper te con le soste di fuoco, le spingono sempre più innanzi verso la linea nemica per


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UNA SCORSA ALLE NORME GENERALI

mostrare che se essa è potente, pur potente, nella coscienza del suo v igore e dei suoi scopi, è l'attacco. A quell'opera concorre, sempre di sua iniziativa, l' artiglieria, agevolando, spianando la via all'avanzata, non esitando ad e:;;eguire spostamenti in avanti, che 1mr la espongono gravemente ai maggiori sacrifizi, quando ciò sia imposto dalle circostanze che essa deve sapere apprezzare. Ad ogni atto poi, concorre, non rimane estranea la cavalleria che, utilizzando sopratutto le speciali su~ facoltà, quando in altro modo non possa giovare. alle altre armi, si slancia. di propria iniziativa nella lotta per compiere tutto quanto essa può, per compiere l'impossibile, pur di non assistere inerte al lavorìo. delle altre armi. L 'iniziativa, se è necessa.ria a tutti, è per eccellenza spettante alla cavalleria, la quale è sempre « capace di produrre il più grande effetto morale e quindi di raccogliere i più importanti risultati, quando all' opportuna scelta del momento ed alla prontezza nel risolvere, tenga dietro l'arditezza e l'energia nell'eseguire». Come nell'inizio e nello svolgimento, pur nei doloroso istante in cui la fanteria sia obbligata ad indietreggiare, la cavalleria può rendere grandi servizi 1 senza che le occorrano ordini i quali le giungerebbero sempre in rita.rdo, intervenendo spontanea, non solo in azione contro la cavalleria avversaria. ma anche con azione di fuoco, prendendo specialmente di fianco la fanteria avversaria, per disimpegnare la propria.Nell'inseguimento la eava.lleria interviene di propria iniziativa. L'artigli.erifi può tacei'e talvolta per non svelarsi, ma abbiam.o già accennato _c he deve, pur in questo caso, usare d'iniziativa al momento buono per arrecare a ll' artiglieria avversaria nelle peggiori sue condizioni, quand'è in movimento cioè, o sta prendendo posizione, il massimo danno. E quando pur, dalla superiorità dei pezzi avversari sia obbligata a tacere, ad ascondersi, deve approfitta.re di ogni favorevole circostanza per rientrare senz'altro in azione, .rivolgendosi contro bersagli che la situazione indicherà come convenienti.

PER L'IMPIEGO 'l'ATTICO D l•JLLE G·R AN DI UXITÀ DI (HJERRA

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Nella giudiziosa difesa fa atto di iniziativa il comandante ~he non si lascia ·s foggire l'istante propizio, l'istante difficile a percepirsi, per passare alla contro offesa; è un rapido istante che più non torna. Più rapide debbono essere le decisioni - non v' è t empo da ragionare - · la mente deve' esservi preparata : occorre contrattacca.re. È di sua iniziativa che il comandante d'un reparto d'ala. inquadrato, inizia il movimento di fian co, il movimen to avvolgente che deve condurre alla disfatta del nemico. È per q uesto che nel suo comando si richiede maggiore iniziativa· ,e maggior prontezza a giudicar della · situazione, nelle sue truppe màggior ra.pidità d i manovra. Disgraziata iniziativa, lo abbiamo pur già accennata., è quella per cui il comandante in capo si decide ad ordina.re .la. ritirata! ...... quella ritirata in cui è dovere delle unità anche più piccole di porre in opera ogni mezzo perchè il -contegno clei pr opri uomini impo.nga rispetto al nemico, perchè brevi e vigorosi ritorni offensi,,i, anche di p iccol i riparti, valga.no .· a diminuire la foga del nemico incalzante. Per la r etroguardia non è possibile stabilire norme d' impiego nella. ritirata, è una manovra t uttaspecia]e che si svolge nelle più tristi · condizioni, nell'avvilimento degli animi, che solo varrà à sostenere la fredda intrepidezza del comandante - è una manovra in cui tutto dipende non dall'iniziativa, ,come noi potremmo chiamare tutti gli spedienti del capo, ma dall a geniaUtà sua., come invece dicono le Nonne. L'iniziativa delle marcie notturne, a1le quali e tenebre ed ombre delh notte tendono a tarpar l'ali, è determinata dalle disposizioni ad esse relative, che non potranno essere sempre e preci.s amente seguit,e, e dal contegno che svarjate circostanze possono consigliare ai comandanti. E per quanto riflette l'iniziativa in montagna le Norme, dopo avere a,c cenuato che in montagna appunto è più che mai necessfu·io conservare l'iniziativa delle operazioni, prevenendo in esse l'azione dell'avversa.rio, si esprimono all'incirca conie nell'edizione del 1891, ed in tal guisa, ch e noi riteniamo di dover riportare integralmente il n . 193


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PER L'DIP!EGO TA'.l"flCO DELLE GR ANDI UNITl DI GUERRA

t.:NA SCORSA ALLE NORME GE><ImALI

ad esse relativo, perchè presso a poco, quantunque con minor difficoltà d'applicazione sopratutto per truppe ammaestrate ed educate, agli ordini di saggi ed energici 00rnandanti, esse sono da seguirsi in qualunque caso. ;< Soltanto spicca.te qualità di iniziativa e di carattere nei capi in sott'01·dine possono condurre a superare gli ostacoli di varia natura che le regioni. montane oppongono allo svolgimento delle operazioni militari. Essi per lo più non possono ricevere dai coman~anti superiori l'indirizzo per l'azione, se non molto prima che questa s'impegni, o a distanza del nemico; perciò si trovano spesso abbandonati a sè stessi di fronte a situazioni nuove e impreviste. A:ffi.nchè la loro a;e;ione si esplic.b i in modo rispondente alle circostanze, ò indispensabile che chi diTige l'opernzione, indicato lo scopo di questa, si astenga dal prescrivere minntamente e in precedenza in qual modo i capi in sott'ordine dovranno operare in ciascuna delle prevedibili èventualit~L; ma lasci invece alla loro iniziativa la scelta dei modi di eseèuzione, i quali in armonia col concetto generale dell'operazione moglio rispondano al conseguimento dello scopo. » Lo ripetiamo; è ciò che la gran guerra moderna esige anche in terreni più facili! ·E ancora, ,in merito all'iniziativa, conviene fare un~~ r i. flessione a cui del resto accenna gia magistralmente il Regolamento d;esercizi, quando nell'istruzioni per gli esercizi di più battaglioni parla dell'assalto. Alludo R,ll'iniziativE~ di questo assalto inteso nel senso che stabiliscono le Norme, vale a dire come determinante della. ritirata d'un nemico che rimane sul posto quasi per legge d'inerzia, ma che non ha piri la voluta energia per difendersi. Chi darà l'ordine di quell'assalto? Como nei critici istanti, nell'intricata azione far pervenire quest'ordine a chi deve eseguirlo? Chi può essere giudice della sua opportunità? Quell'ordine verrà da sè, verrà da una impercettibile spinta, verrà dal moto, dal1' iniziativa di un sott' ordine. L 'iniziativa di ogni altro <.:ombat tente sara sempre l'esecuzione cl' un sacro dovere: q nello di non abbandonare nel cimento i propri compagni.

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Riportando insieme riuniti e talora perfino con le stesse parole i concetti che svolgono le Norme per l'impiego tattico dei grandi. repartj, noi abbiamo ~ol~to, co~1e ~vevan:o promesso, ·mettere in evidenza. q n~~ sia _11 prat1c~, 11 sag~~? impiego dell'iniziativa., ~e occas10~1 lll cui_es~a pno svolgersi, i mezzi miirliori per applicarla e, mfìne, r10h1amare la nostr~ attenzione ~sulla necessità che ad applicare quei concetti sie,no preparate le nostre menti. Meditando, co~e ce~·to f~remo tutti su di essi, esaminandoli, discutendoli,_n_u1_ u~c1remo alquanto d~1lla nebulosa che circondava q uell'1mz1at1va cne ora assl1rge -a nuova vita per opera della nuova pu~blicazione e ci metteremo in grado di poterla sempre e~phcaro per non venir meno allo scopo nostro, alla nostra azione in guerra.

V.

...

Con quanto precede sarebbe esamito il compito pr~postoci di esaminare quanto dispongono le nnove Nonne a ngnardodell'impiego tattico delle grandi unità d~ gue~ra. Com_e chiusa al breve studio, però, e per far chiaro risaltare ~l carattere della pubblicazione di cui trattasi, sarà be~e sp1crolare ancora in essa taluni concetti che è ne<.:essano ven~ !ano a diffondersi fra noi, perchè ad essi possa conformarsi la condotlia di chiunque abbia un comando e l'azione delle ·varie armi e dei vari reparti sia costantemente indirizzata. ., . allo scopo com une. Per quanto riguarda l'impiego, a.nch~ delle prn ~r~ndr unità man mano ci avviciniamo al nemico, la loro n11ss10ne strat~gica e logistica, va trasformandosi, va esul~nclo, :fi~ch_èall'atto dello spiegamento è assolutamente ta~t1ea e s1 risolve in un complesso di disposizioni tendenti ad ottenere il « conseguimento ~ella superiorità del foo co sull'a~ve~·sario » per averne ragione. Si. afferma_co~ì i~ mo~o mdi~ scuti.bile che unica manovra dei nostn g1or111, pe1 grossi reparti, come per le minori unità, è l'i.~pieg? del f:uoco, che mauo--vre d'altro genere non hanno pm rag1one d1 essere, e,


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UNA SCORSA ALLE NORME GE~EHALI

PER L' I MPIEGO 'fA'.C'L'ICO DEl,.LE GRANDI UNI'l'À DI GUERRA

-che sarebbe condannabile quel capo che, per un qualsiasi motivo, esponesse reparti in formazioni dense all'azione del fuoco nemico, senza pot ere, a causa di esse, controbatterlo. L'attacco sta tutto nel successivo aumento di qu esto, fino all'istante in cui s'è acquistata la decisa prevalenza _d el .fuoco, su qu ello del nemico. In quell'ist,an.te altro n on vi .s arebbe da fare : il nemico virtualmente è vinto. Se occorre per vincere la parvenza ch'egli poSSéL ancora resistere, per I deciderne la ritirata si an drà all'assalto, si farà irruzione verso di lui nel modo che già s'è visto. Il terreno, per tutti gli scopi, anzi. per l'unico scopo che precede, va utilizzato nel proposi to di eseguire il fuoco -quanto p iù possibile« da posizioni r iparate o almeno coperte alla vista » . 'Siccome però esso non -pùò venir mutato ,nelhL sua for ma, così bisogna sapere apprezzare il valor~ dei suoi partico lari in relazione a quel proposi to, per limitarne gli svantaggi, ed approfittarne per avvalersi dei buon.i ,-requisi ti che quei particolari possono offrirci. Da questo esame scaturirà e la determinazione della linea di fuoco e la positura dei reparti in profondità. Occorre ·coper tura alla linea di fuoco e copertura a.i reparti che a t utta p rima non possono, n è conviene g ettare su quella line11. La n ecessi tà d i utilizzare quellà copert ura per i reparti a fermo è quella che determina le formazioni di essi, in guisa che di essa possa fruire la maggior gnantità di truppe·, restando alla mano dei capi. Quelle formazioni, perchè le truppe anche n ella marcia, in avanti fi no al momento in cui debbono confondersi con le al tre già stese sulla linea di fuoco possano avvantaggiarsi degli ostacoli coprenti che p resen ta il terreno, debbono essere sciolte ed elastiche. In ogni caso il g i udizioso loro impiego deve controbilanciare le m en p ropizie condizioni, anche quando queste sieno tali' - ad esempio completa.mente scoperte:- che l'avanzata debba farsi in ciscostanze assai critiche. Lo a.bbiamo già ripetuto; nessuna difficoltà, neanche qu ella d'nna zona intieramente -scoperta può assolutamente opporsi ad un'avanzata. La si .farà in ·quel ht formazione o in qu el disordine che sarà possi-

l

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bile, sotto ·1a protezione dei fuochi laterali, i ncrociati s~l dinanzi contro il nemico che a quell'avan zata potrebbe _opporsi, sotto la protezione del tiro d'artiglieria, ma, lo . npe~ t i am o ancora, anch e sul t err eno scoperto . q uan~o, a1 lat~ specialmente si possa far fn oco, l'avanzat a s1 comp~ra._ ~ -4_:u tutto ne sospingerebbe' a dire appu1:-to dell~ forma~1om vane della fant eria, di quest'ar ma che, risolvendo tutto 11 com?att,imento sostenen done i perigli, deve formare l'oggetto pnmodelle no~tre p reoccupazioni, ma poic]~è s~n o il~ corso, co_~e abbiamo visto accennare dai giorn~h, gli studi pel suo 1mpieo·o da concretarsi in una modificata ristampa del suo _R _egol: i~ento d'esercizi, noi ce ne asterremo, riservan~loc1 u1 · caso come di dovere, a portare la n ostra attenz10n e su ogm , , . . . · . d .,' di essa çhe certamente troverà un grnsto m~1n zzo, p1en era le mosse da quanto già consigliano le recenti Non ne, per ~o schieramento dapprima e poscia pel contegn o della fanteria nei vari periodi del combattimento. , . , .. D ebbono le t rnppeclell'arma v enir cond otte p:u v1cmo_c_h e sia possibile ai pa,rticolari obiettivi as~e~na~1, alla hnea contro la quale · è necessario si eserc1t1 1 _a.z1?ne del ~oro fuo co ch e appunto esse apriranno qu ando 11 rimanere rnoperose riuscisse per con tro ad assoggettarle a quello ~~l ~emico. Marciando coi criteri che precedono, . val~ a d:re ' 0 del terren o esse soffriranno le mmon perdite hel·m a11o se ' · f fì che sarà possibile e potranno g iungere an cora ~n orza .. e m~ule del sica t , fino alle b revi distanze, alle distanze , · t ir o efficace della fanteria, ove l'azione segnera m~ crenessun ordine n onchè d agli alti comandi sce11a.() , do ,.,.e v • cl nep· d· p ure dai coman d i min ori, tranne forse da1 ~oman ant_1 . 1 compagnia, come fL m eritato compenso del~a drnt urna _azion e loro, potrà g iungere alle truppe. L'az10ne . loro. s1 ~~ol·a' d-a o-ruppi da n uclei p iù o men o allin eati, pm o ger, . b , ' · . , l' ·t · meno discosti, più o meno densi , sui quah varra a uton a di un comandante qualun que, di q uello ch e ~ella ~u~ fermezza morale nella sua attività fisiea,, trovera le v1rtu per comandare, p ~r i mporsi al torpore psichico e delle membr~, alla deleteria · influenza della paura, laddove tutto questo


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U~A SCORSA ALL E NORl\IE: GE'NERALI

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PER L'Il\CPIEGO 'l'A'l'TICO DlU,LE GRANDI U:XI'l'A. DI GUERRA

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divenga necessario. E si avanzerà a piccoli o a lunghi sbalzi, - a lunghi se condizioni di terreno che ci copre lo permetteranno - a piccçili, a brevi sbalzi come praticava.no i boer i quando, in terreno scoperto, il farli di maggior lunghezza potrebbe far decima,re le truppe da raffiche di fanteria o di artiglieria, mentre mantenen doli brevi il nemico non potrà con tanta facilità regolar e l' alzo, giacchè i brevi e rapidi mutamenti di posizione, il moto, gli sposta.menti non danno a _quel nemico agio di correggere il suo tir0. Intanto se g_uesti sbalzi, pur brevi, non soffrono interruzione, il morale dell'attaccante si rialza; si deprime -quello del d ifensore. Ad agevolarne l'esecuzione concorre l'opera dei reparti fermi, il reciprooo accordo, del 1,ioto e del fooco a fermo, mantiene la spinta all'a,vanzare. A quest0 -0oncorre pure la spinta materiale, e pure anche morale, delle truppe che seguono, le quali man mano appressatesi finiscono per intercalarsi, per fonder.si nella prima linea. E con questa, nei punti indicati, si fonde pure a suo tempo !la riserva, sempre per mantenere inte,nso e decisivo il fo.oco, ,quando il comandante in capo lo wede opportuno. E allora è un finimondo, un fuoco generale e di artiglieria e di fanteria, che age,,olando la, persistenza nella modalità stabil ita, e tenacementè seguita, assicura all'attacco il trionfo. -E gui, è bene ripeterlo ancora come fanno le' Norme, è sempre questione d'iniziativa per parte di tutti, dal comandante supremo all'ultimo gregario, al semplice soldato. Queste generiche disposizioni per l'andamento del com·b attimento ci pare corrispondano a quanto preconizzavano d iggià i tattici, e che ha formato oggetto di precedenti 110:stri studi . .stabili to il generico acc0rdo sul complessivo sistema d'attacco, i particolari di esso saranno facili a de,dursi - r imarranno sempre nel quadro tracciato a grandi linee da t utto quanto siamo venuti esponendo. E per ben coordinare l'ttzi'o ne ' della fanteria e della artiglieria, mentre attendiamo le is truzioni che, pure per l 'impiego di quest'arma ne.lle nuove sue batterie, non tar<leranno a veder la luce, per stabilire, cO'me certo faranno,

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quei criteri tecilici sulla cui unità d'indirizzo deve,:;i insiatere per avere unità d'azione a.I momento del l)eriglioso bisogno, è necessario poter fare assegnamento in qualunque circostanz~1 su quell' ,,, accordo dei comandanti .di · reparto e con la propria artiglieria che concorre P,Otentemente alla riuscita di qualsiasi attacco ed acquista una particolare importanza nell'esecuzione di attacchi combinati», di quelli. ~ttacchi combinati che soli costituiscono la vera tattica, la spada cl' A lessandro che scioglie ogni nodo, che risolve ogni situazione di guerra.. In complesso però non dimentichiamo mai che l'applicazione di tutto quanto le Norme consacranò in forma piana e semplice assai, per lo svolgimento d'un combattimento, costituisce qnella te1·1·ibile avanzata, verso, dapprima, e poscia contro la zona della, ·nio1·te, per la quale avanzata non sarà mai troppa la preparazione degli animi, il ricorso alle forze t utte dei più. potenti fatto ri morali! ...

G. Busu colonnello comand. del 10° fant eria.


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1597 Nel tempo che passerà tra la loro partenza per i settori di prima occupazione e il loro arrivo, le operazioni di mobilitazione si dovranno svolgere sotto la protezione diretta degli sbarramenti con le forze che vi sono a auardia o dei o ' riparti a presidio in' al fai montagna, e delle truppe premie res à marcher, con gli effettivi del tempo di pape al momento in cui viene dato l'allarmi, o, nella più favo revole ipotesi, l'ordine di rinforzare le guarnigioni di frontiera. Comunque sia è fuor di dubbio che nella questione del servizio di copertura, vi sono diversi momenti da considerare. In oltre a ciò va aggiunto un fatto speciale il quale riguarda il tempo strettamente necessario agli Alpini per · raggiungere i loro settori d i difesa, dipendente dalla sede d~i battaglioni, diversa - com'è noto _:_ da stagione a sta· g10ne . .Esso potrebbe sensibilmente aumentare q uando, per essere il movimento verso i siti di copertura legato ad una ferrovia, questa fosse minacciata, o fosse già stata interrotta presso il confine, il che non è da escludersi. Le considerazioni ora esposte, hanno, da tempo, suggerito, due temperamenti, cioè: l'aumento graduale deHa forza sotto le armi nelle compagnie alpine. e l'avvicinamento di esse ai settori di frontiera loro assegnati. La prima parte del problema sembra ora risoluta convenientemente con la forza presente - su tre classi - in 170-180 uomini per ogni compagnia ; ma per avere la certezza che ogni riparto alpino g iunga in tempo nel proprio settore di difesa, bisognerà decidersi una buona volta a rendere fisse le sedi dei battaglioni alpini. LE 'l'RUl'PE ALPI~rn, ECO.

LE TRUPPE ALPINE NEI SEltVIZI DI COPERTURA. E DI· AVANSCOPElt'rA. CONJ'E {\liNlA TE, UT ! . AGLI UFFICIAL I llEI, l'fi~;s10 10 ;\IILI TAB fl Ili

Tonn,o

Nella guerra di montagna si chiamano truppe cli cope?·t-ura le truppe destinate e dislocate nella zona avanzata cou l'incarico specialmente di proteggere le operazioni di •mobilitazione e di radunata di quella frazione dell'esercito la quale ha per còmpito la difesa diretta della regione montana. Gli Stati che hanno truppe speciali da montagna, impiegano queste truppe nel servizio di copertura. Esse ·però. rappresenteranno, quasi sempre, un'aliquota di tutte quelle che effettivamente saranno impiegate in tale servizio, se la parte montagnosa dello Stato costituisce un fortissimo ostacolo da superare fi no dall'inizio delle operazioni (1) . Le nostre truppe da . montagna - Alpini e Batterie d i artiglieria da montagna - rappresentano un rrncleo assai ragguardevole di truppe di copertura; ina ognuno sa che tale loro funzione non si potrà svolgere. se non con oali ef· fettivi di pace, se, come avverrà, esse si dovranno impiegare Stlbito .

(il In Austria si hanno otto brigate da ml)n tagna costituite fi n dal tempo cli pace, e c1estinate in guerra a formare divisioni da montagna - (ogni brigata ba eia .~ o 5 llattaglioni, i batteria da montagna su ,, pezzi, da l1:l a :t squadron e dì cavalleri;1, I 12 compal(nìa pionieri e i servizi relativi). In Francia alla gnerra .di montagna.sono assegnate, oltre i trcclici gruppi ,tipi ni, otto brigate organizzate- in modo speciàl e. Ogni gruppo alpino si compone di i battaglione cacciatori a sei compagn itl, più flue di rìse:-va (in tempo di guerra), una batteria da montagna su sei pez1.i, un dist,tccarnento misto del genio; compreso un u fficial e, e, ìn tempo di guerra, no drnppel lo di doganieri (chasseurs iloga»iers) e un drappello di guardie forestali (chasseurs (,,rP._ stiers). - Ultimamente sono state assegnate al gruppo al pino alcune mi trag liat rici. Ogni brigata Lia montagna comprende 6 hattaglioni, 2 batterie montate (con agròs), i squadrone di cavalleria, 112 compagnia genio e ì servi1.i relativi.

Nell'economia generale della difesa alpina, i nostri battaglioni alpini .hanno una funzione particolare, derivante dalla loro specialità. Ne risulta che la loro impostazione nello scacchiere di guerra montano, va fatta in modo da trarre il maggior utile dalle loro particolari attitudini. Perciò le !01 -

ANNO XJ,VI I I


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LE TRUl?f'H: ALP.INB:

NEI SERVIZI DI COPERTURA E DI AVANSCOPER'l'A

regioni veramente alpestri dovranno essere il teatro delle loro imprese. · I vi.,,ri gruppi o riparti alpini vengono impostati nei vari ·settori con .criteri determinati. Generalmente .aoi li vediamo dislocati nelle regioni alpestri anti11tanti ai forti di sbarramento, oppure in quelle poste sui fianchi di essi, o là dove non esistono sbarramenti permanenti. Nell'uno o nell'altro caso, sono loro còmpiti normali i se· ,guenti: sorvegliare l'avversario, trattenerlo, parare a' suoi aggiramenti. Ma · qualunque possa essere la loro azione nello spazio e nel tempo, essi debbono tendere essenzialmente ad assicurare le operazioni di mobilitazione · e di radunata. · Questo· non significa difensiva passiva, sì bene impiego riguardoso delle truppe in modo da non compromettere quelle operazioni. Il che implica l'occupazione - per tempo e con sicurezza - di_ quelle posizioni nello interno del massiccio alpino atte .alla d ifesa manovrata e attiva anche con poche forze.

<lalzati, a momento opportuno, dalle truppe da montagna o dalle truppe « pi·erniéres à marcher », appoggiate queste e qùelli, sì· e no, da opere e truppe retrostanti. Da ciò emerge che il servizio di copertura è, in sè, un st'lrvizio il quale, per quanto definito nella forma, avrà natura applicativa diversa nella sostanza. Certamente i casi più importanti da con,siderare, saranno i due estremi, e cioè: che il servizio di copertura si debba disimpegnare allorchè il contatto con l'avversario è, per se stesso, già :Stretto; . che tale servizio si debba disimpegnare allorchè questo ·contatto non è immediato, e vi è un certo spazio e un certo tempo prima che esso si faccia tale. Con la scorta del signifìcato,stesso etimologico attribuito .al vocabolo coprire, si può stabilire, come principio di base, .che le truppe d i copertura dovranno sfruttare al massimo :grado il terreno, la loro abilità e resistenza, e i mezzi di cui dispongono, per guadagnare quel tanto tempo che occorre, perchè le operazioni di mobilitazione si inizino, si .avviino e si completino; e ciò senza mai compromettere la :Sitnazione generale, anzi approfittando di tutte le occasioni per giovare a questa. In altri ter mini, esse si dovranno comportare come avanguardie di un grosso corpo retrostante non ancora pronto .a entrai·e in combattimento. E siccome il desiderio di meni1r le mani, nei primi giorni, -sarà impulsivo in tutti, converrà domarlo e gover narlo in modo che, senza togliere alla truppa le occasioni favorevoli -per ottenere dei successi e per conservare altissimo il morale, essa non s\ impegni a fondo ·senza sicurezza e non si logori in intempestive pugne. Pertanto, come criterio generale, e nell'uno c nell'altro ,caso, coprire vorrà dire più specialmente guadagnare tempo, il che si otterrà con il vecle1·e e con il coprire, cioè tenendo ,dietro a tutte le mosse dell'avversario, resistendo nelle po· sizioni forti, molestandolo in tutti i modi, impedendogli di

Un grande vantaggio per la buona si!!temaziolie di un conveniente servizio di copertura, sarà quello di avere, oltre .all'iniziativa dell'occupazione, una certa profondità di terreno avanti per modo che l'avversario non possa premere troppo da vicino, e la difesa possa per contro manovrare a suo agio. Queste condizioni non si potranno avere dappertutto. Noi abbiamo infatti dei riparti di truppa, a presidio in alta montagna, i quali sono, fi.n d'ora, quotidianamente a contatto con riparti a presidio avanzato nel territorio d'oltre frontiera. Questo avviene, per lo più, nei fod i di sbarramento ,presso il confine, o in località analoghe permanentemente .guardate Il servizio di copertura, in questi casi, è disimp~gnat,) ,dagli stessi forti d i sb&.rramen~o o dai presidi avanzati, rin·


N ~ I SER VI ZI DI COPERTURA E DI AVANSCOPE RTA

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LE TRUPPE ALPIN E

serrarsi addosso alle posizioni della difesa, contrattaccandolo. energicamente quando opportuno, intercettandogli le comunicazioni quando giovevole, distruggendo i suoi mezzi "di attività e di esistenza quando possibile, insomma facendogli - quasi d irei - il vuoto d' intorno. Questi scopi si potranno, diversamente, raggiungere in momenti diversi nello spazio e nel tempo, ma è evidente che verrà a trovarsi in condizioni assai favorevoli quella difesa che avrà temp0 e spazio a sua disposizione. Ad ogni modo siccome lo stato veramente d i crisi, sii appaleserà. nei primi giorni, è specialmente in questi giorn i che si richiederà dai capi e dalle truppe, prime a contatto, il massimo di attività, di oculatezza, d i energia, di abnegazione, per facili tare il còmpito ai grandi comandi di orien· tarsi e di impiegare le truppe retrostanti nei punti e nelle, direzioni convenienti. Alle truppe alpine spetterà quindi, in questa prima fase,. il còmpito di sostenere il peso massimo del servizio affidato alle truppe di copertura.

I

Le nostre Nor me generali pei· l'impiego tattico delle gran di ·unita di gu er·ra, le quali, com'è noto, hanno ora sostituito le N orme generali per l'impiego delle tre m·mi nel combattimento, di classica memoria, hanno conservato un capitolo destinato alle ope; azioni in montagna. Lasciando <la parte le ragioni che ha.tino potuto suggerire· di ridurre in più stretti limiti anche questo capitolo, è cer to che esso rappresenta sempre quanto di più sintetico sì poteva scrivere a l riguardo. I precetti riassunti in questo capitolo costituiscono una base solida per uno studio pratico al riguardo. La lettura e l'illustrazione di qu'esti precetti, d ovrebbero formare materia a moltissime delle nostre conferenze invernali. A proposito dei precetti della. difesa, le Nor·me dicono assai poco se chi le esamina non cerchi che dei t ipi, ma.

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~sse dicono moltissimo se chi le com pulsa sa allargare l'orizzonte delle vedute. Così, opportunamente intesi e applicati, si adattano a.I ·servizio di copertura quelli che esse dànuo della difensiva ai numeri 230 e 231. Rileggiamoli insieme per un momento.· « Una vigile e attiva difesa, deve, nel momento opportuno, -« passare all'azione controffensiva, con tutte o con parte « delle sùe forze. 1 « Per il successo di queste occorre una conoscenza pronta, <.< e, per q uanto possibilt>, esatta della situazione e dei mo« vimenti del nemico; ad ottenere la quale, è indispensabile « di collocare posti di osservazione iu quei punti avanzat i <.< per cui deve necessariamente passare e dai quali possa « essere in vigilato ». · Tali posti - soggiungono le Norme - « sono spinti abba<.< stanza avanti da lasciare alle truppe della difesa lo spazio « ed il tempo per manovrare » sui fian chi e possibilmente sulla linea di r itirata delle forze nemiche. Da questi pr ecetti emerge che l1Il sistema di difesa vigile ed attiv6 - in montagna - si dovrebbe basare su i seguenti· -elementi: a) una linea di posti avanzati sui punti dì obbligato passaggio del nemico, allo scopo di osservare e guadagnare t empo - - la quale, a sua volta, potrà essere determinata : da t,1na linea di posti di osser:vazione, e · da una linea di nuclei dì prima resistenza ; b) una linea di grossi (riserve tattiche), opportunamente dislocati, per agire controffensivamente sui fianchi o alle spalle dell' avversario. Questa non è un'idea nuova, e, storicamente, ha avuto, nelle guerre del passato comb&.ttute sulle nostre Alpi, una applicazione profonda. · Oa1:lo Emanuele III, ché fu, tra i principi di Casa Savoia, il vero maestro della guerra alpina, aveva, fin da' suoi tempi, applicato un sistema analogo per la difesa mobile avanti alla linea delle forte~ze a lpine.

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LE TRUPPE ALPINE

N EI SERVI ZI DI COPERTURA E Dr AVANSCOPERTA

E possiamo anche affermare che questo concetto rimaseinalterato attraverso alle guerre della rivoluzione francese co·m battute sulle nostre Alpi occidentali,' g iacchè lo troviamoampiamente applicato nelle guerre in Val Dora tra il 1794 e il 1796, e fu r iesumato in seguito colla riesumazione della q uestione della difesa. mobile nelle nostre Alpi: E videntemente il numero e la disposizione di queste linee - nonchè l'obbietto loro - dipenderanno, oltre che da molti altri elementi, essenzialmente d ail'essere il contatto con, l'avversario immediato· oppure no. Infatti è verosimilmente presumibile che talu~a volta, ,come quando il contatto è stretto, la fu nzione dei nuclei a.vanzati sarà quella stessa di disimpegnare contemporaneamente i còmpiti di osserva.re e di guadagnar tempo; mentre in altra circostanza, come quando l'avversario sarà a distanza di qualche giornata, la funzione di questi nuclei saràassai d istinta ne' suoi elementi. R idotta ed espressa in questi termini, l'azione della d ifesa, mobile potrebbe anche estrinsecarsi in un tipo formale se così si voglia conside.rare quello cl.a noi dato - ma non sarebbe nè utile nè conveniente attenersi ad e.sso per massima. La nostra storia militare alpiua ha troppi esempi per dimostrar e la verità dell'assurda applicazione di questi tipi formali, e basta pensare per un solo momento agli errori ed a i disastri ai quali ha portato la vecchia guerra di cor· do·ne per convincersene.

menti meteorici, può assai facilmente prepararci delle sorprese, specialmente se è attivo e destro. Da ciò è scaturito, per gli Alpini, il sei·viziu di a1;anscoperta assegnatoci da recenti prescr izioni ministeriali. Di esso non è cenno speciale nè nelle nostre Norme generali, nè in alcun<J de',nostri regolamenti, per cui, per analogia a quanto si pratica dalla cavalleria, e per induzione, noi siamo obbligati a intuirne la portata e il processo. P er quanto la dicitura possa sembrare ostica - e, diciamolo pure, anche non propria - e fuor di dubbio che l'ob. bietto di questo servizio è, in sè, assai chiaro, e risponde, almeno per noi, perfettamente ai due còmpiti affidati a lla • · · cavalleria. E l'analogia esiste perfettaménte, ben s'intende riferita al terreno di montagna, giacchè l'a.lpino, checchè si d_ica, rapprese:riterà sempre l'elemento più resistente e il più adatto per questo servizio. Sarà , si capisce un'avanscoperta sui generis, meno estesa, meno profonda, meno veloce di quella della cavalleria, ma sarà sempre quanto di plÙ pratico si potrà at tuare, tra i monti; al riguardo, e tanto più si avvicinerà idealmente a quella praticata dalla cavalleria nei terreni ad essa favorev oli, quanto più avremo unità piccole e mobili, e quanto più presto avremo risolto il problema di diminuire il carico del nostro soldato. Ad ogni modo, per ora, sono ingiustificate · affatto· le appren~ioui tanto di quelli i quali ravvisano in questo servizio d'avanscoperta - per gli alpini - una funzion e non consentanea all'indole della guerra di montagna, in· cui tutto va sondato e scrutato con piede d i piombo, quanto di quelli i quali già ne esagerarono, o ne esagerano tutt'ora, la _portata, Ìmmaginando colonne volanti di valle in valle, colpire l'avversario· in piena radnnata, piombargli addosso dappert ,1tto, e riferire, riferire ! Anche in questo ci vuole una misura, e la misura viene dal concetto che dobbiamo farci della sua natura e portata.

Quello che importa, in montagna, di ottenere, nel period odi copertura, è di impostare le proprie truppe in modo che, oltre agli altri scopi, si possa risolvere sempre convenientemente il problema logistico. Per risolvere bene il problema logistico, bisogna conoscere sempre con esattezza dove e come è l'avversario, e ciò che ha in animo di far~, perchè egli, dietro il gran tendone della montagna, col favor della copertura e degli ele-


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u ; TRUPPE .AL PINE

In uno scritto pubblicato circa dieci anni or sono col titolo: L'iniziatfoa' degli Alpini nelle p1·ime oper azioni di guerra sulle nostre Alpi (I), io aveva cercato di precisare i còmpi!ii di quest'avanscoperta. Parlando in quello scritto della funzione degli Alpini nella zona avanzata, io faceva rilevare l'importanza del servizio di osservazione, e lo distingueva, fin d'allora, in servizio d'osservazione lontana e· in servizio d'osservazione vicina. Se la questione si dovesse risolvere ora solo in base ai vocaboli, io darei ancora la preferenza a que,sta mia distinzione perchè scolpisce meglio il divario tra l'un servizio e l'altro, come è ben distinto nel nostro regolamento di ser·vizi.o in guerm (Parte 1•) il servizio d'avanscoperta da quello di esplorazione. E darei la preferenza ancora alla mia distinzione, perchè, in montagna, il servizio di avanscoperta - per gli A lpini - non potrà mai prendere le proporzioni di, quello analogo della cavalleria. E darei per ultimo ancora la preferenza alla mia distinzione, perchè fa risaltare meglio la natura e la portata di questo servizio nei due casi in cui può trovarsi una truppa, e cioè che la distanza dell'avversario sia sensibile oppure no, non lasciando poi esso dubbio· alcuno tra . questo servizio e quello di sicurezza comune a t utte le truppe. Tale distinzione mi sembrerebbe poi ancora , necessaria, inguanto non darebbe luogo a dubbi nella istruzione preparatoria dei nostri alpini.

Importa alla difesa di essere, su ogni punto, e sempre, vigile e attiva e dì conoscere esattamente ciò che fa o vùol fare l'avversario per regolarsi sui movimenti d·a eseguire. Per ottenere ciò occorre occupare quei punti avanzati per cui l'avversario deve necessariamente passare, e attivare su di essi e da essi un'assidua vigilanza. (l) Roma - Tipografia E. Voghera - !895.

NE I S ERVIZI DI COPERTURA E D I A'V;\ N S00P B:RTA

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Ogni con;i.andante di truppe di c_o pertura, in relazione alla na tura del settore di difesa affidatogli, ai mezzi a disposizione ed ai còmpiti speciali da raggiungere, imposta le proprie truppe nel proprio s11ttore come ritiene. più conveniente e destina una· frazione di esse per il servizio di ' . avanscoperta, impiegandovi gli alpini, se ne ha, o, diversamente, i riparti che ritiene più adatti. Per ciò fare non vi sono dati teorici da consul tare, neanche quelli che, per analogia, i nostri regolamenti dànno sia per gli avamposti in montagna, sia per l'occupazione·e -sistemazione a difesa delle posizioni, bastando a ciò il criterio proprio. I punti per i quaìi il nemico deve forzatamente passare sono dati dal terreno, i mezzi a disposizione e gli scopi -sono noti. Ciò che rimane a conoscersi sono le forze e gli intendimen ti dell'avversario, del quale si potrà forse conoscere, o intuire, che egli è a una certa distanza da noi. :M:a tutto ciò che noh si sa con precisione, tutto ciò che sì ignora e manca per chiarire la situazione dell'av\>ersario, bisoo-na procurarselo con il servizio d'avanscoperta, per o . mezzo del quale dobbiamo dare t anta sicurezza al grosso nelle nostre truppe quan ta è sufficiente perchè si possa sempre risolvere convenientemente il problema logistico e impostare con vantaggio i termini del problema tattico. Come si occuperanno i. punti avanzati di obbligato passaggio dell'avversario~ Pe.r ragioni diverse questi punti possono essere prossimi alla regione d i occupazione del grosso, oppure lontani. Trattandosi, comunque sia, -che in montagna è assai più utile di manovrare che non effettivamente di combattere, e che l'azione controffensiva va portata nella ctirezione che conduce preferibilmente sui fianchi o sulla linea di ritirata dell'avversario (n. 232 delle Norme generali) (1), i punti a van(!J , Le génie de. la. guerre lie montagne consiste ;i, ocwper des positions ou sur les , fla.ncs ou sur les clerrières de ceux de l'ennemi, qui ne lui laissent Cflle !'alternative • 0 11 <l'é,•acuer les siennes sans combattre, pour ~n f)renctre <l'autres en arriére, ou • d'An sortir POllr vous attaquer. , - Napol~on - Mémoires - pag. i6. ·voi. L


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LE TRUPPE ALPIXE

NEI SERVIZI DI OOPER1'URA E DI AYANSCOPER'l'A

zati dovranno essere occupati in ragione del loro valore in sè e in rapporto all'aiuto che le parziali resistenze su di essi po_ssono dare - ben s1intende per tempo - a quelle truppe che negli -i ntendimenti del comandante debbono procedere e concorrere alla .manovra ideata, . servendosi all'uopo di opportune navettes. E siccome il terreno di montagna e un terreno che, se ben:e sfruttato, si presta assai favorevolmente per guadagnare tempo, così basterà nella generalità dei casi di lanciare avanti qualche compagnia o qualche plotone per questo. servizio. La compagnia alpina - per quanto da noi, in mobilitazione, con gli effettivi completi di guerra, sia ancora troppopesante - è tuttavia l'unità tattica e logistica che può ba- , stare a se stessa per qualche giorno, e quella che ha organizzati i suoi servizi in modo da rendere anche indipendenti per qualche giorno i suoi elementi (plotoni-squadre). Essa è quindi l'unità più resistent e e più idonea per il servizio d'avanscoperta, specialmente se si avrà cura - come diremo più in là - di renderla più leggera e più mob ile. · I comandanti -di questi riparti avanzati, in relazione alla natura del terreno, all'importanza dei passi, e agli intendi. menti della difesa, lanciano avanti plotoni e pattuglie alla occupazione e guardia materiale dei passi, alla scoperta del nemico e alla raccolta di notizie, impiantando subito un buon servizio d i collegamento e di trasmissione delle notiziecon i mezzi a d isposizione - linee t elegrafiche e telefoniche, permanenti e eventuali; stazioni ottiche o con bandiere; segnali convenzionali; relais, ecc. ecc. - legandosi tosto con i riparti retrostanti i12 modo .che la trasmissione delle not izie proceda celere e sicura. Questo è indispensabile perchè ogni movimento, in montagna, richiede tempo e sicurezza per la sua esecuziorl'e, Oòmpiti secondari per questi riparti lanciati avanti potranno essere - in ~avorevoli circostanze - quelli di attirare i riparti avanzati del nemico nel raggio d' azione dei nuclei retr.ostanti incaricati di guadagµar tempo per logo-

q.rli in intem;estive pugne ; e taluna volta di badaluccare loro d'intorno per stancarli; disorientarli, e far loro perdere del tempo; talnna altra di interr0,mpere le comunicazioni, piombare su colonne di salmerie o di traini; non tralas·c iando mai di conservare il contatto con le truppe del nemico, e non perdendo mai di vista che è da rinunziarsi ,a tali imprese, sempre quando si preveda di compromettere la propria situazione, softocando o reprimendo quell'impulso istintivo e naturale delle truppe di menar le mani ad ogni costo pur di far pro?a di audacia ..e di valore. Spesso un'imprevidenza o un'imprudenza può essere fatale e compromettere la riuscita di un'operazione. Così pure sarà nel carattere di queste imprese l'osservare con scrupolo il precetto delle nostre No·rme dato .al n. 231, di disporsi « in « luoghi convenientemente scelti e coperti alla vista, per po« tere recarsi sollecitamente ad occupare gli appostamenti « stabiliti in precedenza, dai quali far fuoco nelle migliori « condizioni », facendovi concorrere o no l'artiglieria, secondo i casi. Questa linea di condòtta è da praticarsi in ogni circostanza di terreno e di tempo propizio, massimamente di notte, nelle giornate nebbiose, anche quando c'è la neve, anche quando imperversa la tormenta, perchè q ueste sono le occasioni favorevoli aq una truppa ar·dita per gittarsi sui passi e sui punti più importanti. Questi n uclei avanzati non hanno, d'altra parte. n ulla da temere sempre quando siano vigili ed attivi, perchè il nemico si stanca e si disorienta essendo più veloci e più astuti di lui, e l' ostacolo non deve tratten erci quando si è rotti alla vit~L de' monti. P erciò un'avanscoperta ardita, come la concepiamo noi, deve spingersi anche a una buona giornata dal proprio grosso, e i nuclei avanzati posson9 portarsi medesimamente a una giornata dai riparti incaricati di guadagnar tempo, In ogni caso questi n uclei avanzati rappresenteranno . sempre i centri di ragunata di tutti gli elmnenti antistanti, e perciò gravitando questi. su quelli, verranno a rincalzo

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LE TRt: PPE ALPINI-:

diretto della difesa o su1· pt1nt1· stes·1 · t enza, o sui " · d.1 resis fianchi, o sul tergo. Il servizio di sicurezza dovrà - comunque - funzionare sempre; anzi potrà es,so qualche volta giovare a qnello di avanscoperta quando con la vista si possa abbracciare vasto spazio di terreno con buoni posti di osservazione come è impl.ic!ta.mente indicato. al n. 55 del nostro regol~mento cli se,·vi~io in guerra (Parte l°) là dove sono dettate le n orme su gli avamposti d i montagna, non essendo da escludersi l'impiego degli avamposti con le stesse norme suggerite da qnel regolamento. . Spggiungerò da ultimo ohe nessuno degli elementi lan· mat1 avanti in questo servizio, ha a che fare con i distaccamenti che può occorrere talora di inviare a grandi distanze CO_?- mandati speciali. T utto al più si può avvertire che essi potranno valersi - per analogia - del servizio di avanscoperta regolandosi con gli stessi criteri. 'I!

• * . L '.argomento di questa conforeuza è così importante che richiederebbe ora l'appoggio di un caso pratico applicato ad uno dei nostri settori di montagna. Ma il tempo non me lo per:11ette, e mi affretto· perciò verso alcune proposte che scaturiscono da quanto ho esposto. · ~~ si vuole daro veramente agli Alpini il massimo v igore nei due servizi esaminati, bisogna renderli prontamente impiegabi li e mobilissimi. ~iò è il disaccordo con l'attuale loro ordinamento, perchè esst sono ancora troppo legati alla loro mobilitazione. P er renderli prontamente impiegabili e mobilissimi, o bisogna rinunciare a completare la loro mobilitazione, o bisogna modificarne l'attuale ord inamento, a meno di costring~rli a mantenersi nel campo d i u na passiva occupazione a difesa, fino a che essi non siano completamente mobilitati. Da più anni abbiamo tenuto dietro agli annuali richiami alle armi dei contingenti in cong edo e abbiamo studiato la loro portata numerica, logistica e tattica, e, francamente

-:SEI Si'.:RVJZI DI COl?ERTL'RA

t•:

DI AVANSCOPERTA

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parlando, abbiamo constatato che gli elementi di rincalzo salvo le dovute eccezioni per i veri montanari - non hanno più tutta l'attitudine per aftrontare le fatiche e i disagi della montagna, e ci siamo con viuti che occorrerà sempre un certo tempo prima che i vari elementi, specialmente quelli delle milizie, possan0 essere impiegati con profitto. A ciò aggiungasi i non pochi inconven ienti derivanti dal· ·l'emigrazione i qu~li lascieranno di molto insoluto il problema numerico. E inutile quindi farsi delle illusioni. L'alpino non si crea, nè si for ma iu pochi giorni. Che ne avverrà? C~e attendendo i contingenti i n congedo, di qùalunque specie essi siano, noi perderemo un tempo preziosissimo; avendoli n oi avremo attaccato ai piedi dei riparti permanenti una palla di ferro che li renderà. lenti e inadatti ai loro servizi. Ora io penso che, giacchè ci siamo messi sulla buona via per risolve!·e il problema con l'aumento degli organici del tempo di pace, non ci resta c.he di risolverlo definitivamente Basterà, a mio avviso, di rendere fissa la forza della compagnia alpini, in pace e in guerra , in 150 fucili, e di portare le salmerie ad un unico scaglione da determinarsi, (1) formando con gli elementi in congedo, sia dell'esercito permanente che della milizia mobile, delle unità a i·incalzo della stessa forza, e comf)osizione, lasciando alla milizia territoriale l'attuale organamento pur di limitarne l'mpiego alle operazioni d'attorno alhi fortezze alpine. Ma, special mente le compagnie dell'esercito permanente, costituite nel modo indicato, debbono esserj3 pronte a muovere al primo cenno, e ben consolidate, cioè bene resistenti, bene istruite, bene allenate, bene equipaggiate, bene comandate e ben dirette. Allora avremo q uanto basti per i n ostri bisogni. Questo con i tempi che corrono, dovrebbe essere

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(I) Surcll be ali.resi il caso rii studiare la rormnione di un treno milit3re da montagna per ·a.Jleggerire quanto pii'! è possibile le unità e.ombattentl. - All'uopo pnrmi l'> rnereblle utile formurlo ,uichc con squadre di por·tatori precettati nelle milizie Al - · pine; cosi cbe si Jlotcsse disporre di scaglioni salmerie del treno e sc.1glioni portatori del treno.


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LE T RUPPE ALPINE

NEI SERVIZI DI COPER TUR A. E DI ·AVANSO.OPERT A

il criterio di base per i reparti tutti del!' esercito sot to le armi. Un altro provvedimento da attuare, è quello della riduzione del carièo del soldato. Se si vuole che le truppe alpine rispondano veramen te agli svariati còmpit i e servizi ad esse affidati -- di copertura, di avanscoperta, di guida, da telegrafista, da conducent e, di corrispondenza, di rel ais, ecc., ecc. - bisogna pensare a diminuirgli il peso dello zaino. Egli è assolutamente troppo carico fin d'adesso, e lo sarà tanto più in montagna qmrndo dovrà operare a qualche gi.ornata dalle proprie salmerie, od anche solo _]à dove queste non possano più. arrivare, e dovrà portarsi tutto sulle spalle: paglia, legna, vi veri, munizioni, apparati ottici ecc., ecc. ·Per molte ragioni ovvie a ricordare, n oi non abbiamo nel nost ro soldato alpino un elemento unifoi·me per resisten za · fisica. Ciò dipeJ1de dal fatto che, per aumentare gli effettivi ' permanenti, si è dovuto al!argare le zone di r eclutamento, mentre non si è aumentato, in proporzione, il vero elemento montanaresco neanche con i distretti di complemento del l'Appennino. Perciò quella resistenza che il nostro alpino ' occhi di tutti, è frut to di una grande seledispiega agli zione, di una grande educazione, ma anche di grandi sforzi e di · innumerevoli sacrifìzi. Tuttavia così com' egli è - ed maggior ragione qualsi voglia altro soldato che debba essere impiegato in mon tagna: dei bersaglieri, di linea, d'artiglieria, del genio, ecc. - potre'cbe dare assai di più, quando si trovasse modo di diminuirgli il carico, distribuendogli diversamente in dosso ciò che dève assolutamente portare, in modo che le funzioni della respirazione e .della locomozione si possano compiere liberamente ed il corpo non rimanga fortemente fiaccato come avviene ora. Cr~do che con il' tempo arriveremo anche a questa radicale modificazione nell'equipaggiamento del nostro soldato, e me lo auguro -per l'avvenire del nostro esercito. Infine bisogna sciogliere gli Alpini da ogni preconcetto connubio con l'arma sor.ella,

La questione · è oramai così vecchia che potrei anche far a meno di parlarne, ma io desidero qui solo di ,esprimere poche idee al riguardo. Sono parecchi anni che prendo parte e assisto a manovre di alpini con batterie da montagna, ma, per conto mio, ho sempre rilevato che là dove si voleva far agire prima l'art iglieria per un'opportuna preparazione all'azione degli al. pini, si veni va quasi sempre a perdere da quèsti l'occasione per agire di sorp~esa e quindi con quel vigore éhe la sorpresa dà; e là dove ,,i facevano agire prima gli alpini per trarre speciali vantaggi da occupazioni di punti e passi importanti avanti o sui fianchi, o dal tempo, questi sfuggivano all'azione inquadrata, e l'artiglieria veniva raramente a dare un aiuto così valido agli alpini da giustificarne l'impiego o la presenza. E questo, ben s'intende, indipendentemente dallo strenuo valore alpinistico e tecnico disP,iegata d alle nostre batterie da montagna, noto a tutti, e specialmente a noi. \ Per conto mio ritengo che il connubio fisso dell'artiglieria da montagna con gli alpini, rappresenti una seconda palla di ferro legata ai piedi di questi, come quella dei nostri con(,ingenti in congedo, e dei secondi e terzi scaglioni delle nostre salmerie. Ma lasciamo la parola su quest'argomento a chi, assai serenamente, ha voluto, prima di abbandonare il corpo degli Alpini quale Ispettore, darci un giudizio a1 r iguardo . « Fro potuto sempre più convincermi -· scriveva il com« pianto generale H eusch sulla fine del 1901 - che l'unione « dell'artiglieria da montagna alle truppe alpine operanti « nelle alte regioni montane, d_ a l suo incolonnamento in « marcia al suo impiego delle varie fasi del combattimento, « presenta difficoltà non lievi, e costituisca, dal più al meno, « lo scoglio contro cui urtano sovente i capi partito, ai quali « la stessa critica è non di rado costretta a molto con« donare. « E la ragione di questo fatto, per essere giusti, va ri- . « cercata non tanto nella imperizia o inesperienza dei co-

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« mandanti, quanto: nel carattere frammentario e spio-liato

« della manovra alpina; nel.l'esiguo numero d~i fucili ri« spetto al numero dei pezzi; nella natura e struttura del

terreno, non sempre favorevole all'azione del cannone, non « che alle lunghe e laboriose ascensioni che rappresentano « p~~ l'artiglieria un penoso stato di crisi, durante il quale, « pm che dare appoggio agli altri, ha bisoo-no essa stessa 0 « di protezione. · '< Se è quindi giust? affermare che l'artiglieria d~ mou,~ tag.u~ potr~ rendere utili servizi, anche in unione agli « alp~m, ~gnigualvolta ha modo di portarsi in precedenza « su punti, anche lontanissimi, da cui possa, grazie alla sua « m~ggiore g ittata, sviluppare convenientemente la propria « az10ne, è altresì lecito dubitare del tempestivo ed efficace « suo conc~rso, quando_ debba seguire le propri~ truppe at« ~raverso mnumerevoh ostacoli naturali, o accompagnarle « m qualche ardita operazione o:ffensi va, la cui riuscita, in « mont agna, è, più che altro, riposta nella 1·apidita e nella « sorpresa. La nebbia· informi. « È bensì vero che nelle manovre di pace, sia per la « mancanza del proiettile, sia per lo scarso effettivo dei « nostri reparti, sia per altri riguardi, l'azione tatti.ca si « svolge in un tempo incomparabilmente minore di quello « che avverrebbe in guerra, ed è per ciò présumibile che « a_nche l'artiglieria dell'attacco, ansiosamente e spesso inu« tilmante attesa ·nelle nostre manovre _giungerebbe abba« stanza in tempo a far sentire la propria influenza nel« l'azione, - ma non credo che questa considerazione sia di « tale valore da infirmare il dubbio ora espresso, a meno che « a gi ustificare l'accoppiamento di quest'arma agli Alpini, nei « casi da me indicati (fìnchè disponiamo dell'attuale mate(< riale) non concorra, u na almeno, delle condizioni seguenti: « a) l'assoluto bisogno di un proiettile più. potente di « quello lanciato dal nostro fucile per vincete una data re« sistenza materiale; « b) la garanzia di un efficace reciproco sostegno fra « le due armi. <<

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Nln SRRVJZI DI OOPER'l'U.RA E DI AVANSCOPERTA

LE TRUPPE .A.LPINre

« Nè basta ancora; ma è necessario altresì che l'ufficiale « d'artiglieria sappia rassegnarsi a trar partito dalle posi« zioni meno buone, quando non abbia probabilità là per

« là di trovarne delle migliori; sopratutto in quelle circo« stanze, così frequenti nella_ lotta alpina nelle quali al /a1· « meglio è preferibile il far presto >>. Per ora, fino a quando il nuovo materiale non ci avrà dato l'ultimo mònito, io ritengo che sia per noi amcora saggio perseverare nella via fin qui battuta, di lasciare cioè al comandante delle truppe, in ogni settore, di impiegare l'artiglieria da montagna, quando ne abbia, come crede, e di rimettere a lui il giudicare se e come convengti darla agli alpini per certe imprese oppure tenerla con i nuclei di resistenza, più indi~tro, o con il grosso. Nè per quanto magnificati e ingranditi con la lente della immaginazione o con proiezioni luminose o con altri artifici artistici, non sapremmo cambiare di idea, perchè non ci se. ducono nè ci sedurranno mai neanche i casi citati da scrittori nazionali e forestieri delle più. ardite impr~se compiute da alpini e batterie da montagna in manovra, perchè, spogliati di tutti i fronzoli,- e tenuto conto del tempo impiegato per ascendere i pezzi su per nevai o ghiacciai eterni, abbiamo sempre trovato che, tatticamente parlando, essi rappresentarono dei grossolani errori, da augurarsi che non abbiano a ripetersi in guerra vera. Sono tributi pagati al lusso artistico della guerra di montagna... da dilettanti, e n ulla più. E poichè ho parlato di lusso artistico, dirò che tale diventerebbe un connubbio tra alpini e bersaglieri quando si vo lesse unirli un bel momento senza un lungo e consolidato organamento e una conveniente preparazione. Ogni arma combattente ha qualità, attitudini proprie. Unendole armonicamente in determinati casi e in ben studiate contingenze, avremo una vera e solida forza; ma accoppiandole a caso, solo per ragione cli simpatia, si falsa il più elementare principio organico, e si ha una forza effimera. Sappiamo tutti che nel primitivo concetto del loro idea· tore, i bersaglieri erano destinati ne' luoghi di meno ageiOz -

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ANliO XLVIII.


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LE '!'RUPPE ALPIXE

NEI SERVIZI DI COI'ERTORA E DI A VANSCOI'ER'l'A

vole accesso. E ohe perciò ? il concetto può rimanere sempre, ma senza bisogno di ricorrere a dei forzati connubi. « Circa le forze da tenere pronte stabilmente a custodia « delle Alpi - ha scritto poco tempo fa ancora il generale « P erruechetti (1) - mi sia per messo di esprimere un voto, ~ che cioè : a 1·incalzo dei nostri impareggiabili reggimenti « alpini, siano disposti permanentemente i nostri splendidi « reggimenti bersaglieri.. . I bersaglieri, convenientemente « accresciuti nella forza organica di pace e distesi, in sedi « fisse, lungo la falda alpina, potrebbero completare, nel mi.: glior modo, la vigile difesa.». . Siano adunque i bersaglieri battaglioni « p1·emiers à m:ircher » a ?·incalzo degli alpini per completare la nostra vigile difesa, e arrestiamoci a ciò senza sognare altri ibridi connubi.

Nella copertura, dirò così, immediata, queste modalità sono assai semplici: premunirsi dalle sorprese e t rattenere l'avversario per quel tanto che può essere determinato dalla importanza del luogo in relazione alla sua funzione nella economia generale della difesa nei primissimi momenti. Nella copertura a distanza le modalità importano di occupare o sorvegliare i punti di obbligato passaggio dell'avversar io, sfruttando i p unti for ti al massimo, trattenendo l'avversario tanto quanto basti per potere manovrare sopra di lui con tutte le forze a disposizione, valendosi all'uopo di quella larga azione aggressiva che è ricca di positivi vantaggi. Il secondo servizio è scaturito dai bisogni stessi della difesa, la qua.le si appoggia sulla manovra anzichè sul diretto combattimento, non dovendo essere il combattimento - per gli alpini - che un mezzo accessorio per assicurare quella. E siccome, la manovra, in montagna, richiede un'ac · curata preparazione, nonchè tempo a sufficienza per l'esecuzione degli spostamenti - ossia delle navetles - si deve con questo ' servizio avere sempre la nozione esatta di ciò che vuol fare l'avversario per comunicarlo al comandante delle truppe. Nei precetti delle nostre Norme generali per l'impiego delle gr·andi unità di giterra abbiamo trovato la genesi dell'uno e dell'altro servizio, dei quali abbiamo cercato di determinare la natura e la portata. Dall'esame concreto di questi due servizi sono scaturite alcune proposte di mutamenti da apportarsi negli alpini allo scopo di avere unità più leggere, e quindi più prontamente impiegabili, di rendere il nostro soldato più veloce e più r esistent e, e di sciogliere gli alpini da ogni connubio preconcetto e fìsso con l'artiglieria da montagna e con i bersaglieri. Ci sembra di aver e in complesso dato una sufficiente nozione della natura e dei bisogni di questi servizi, de' quali il pri mo è così int imamente legato a t utti i corpi destinat i ad operare in montagna, nei primi giorni di gu erra. sulle

**:~ Riassumiamo. Vi sono due servizi affid ati agli alpini i quali meritano ~peciale studio e larga riprova applicativa : il servizio di copertura e il servi~io d-i avanscoperta. Il primo servizio ha per iscopo specialmente di proteggere le operazioni di mobilitazione e di radunata di quella frazione dell'esercito destinata ad op1,1rare in montagna. Esso è, per sua natura, comune a tutte le truppe impiegate nei var i settori delle nostre Alpi nei primi giorni delle oper azioni. Il secondo servizio serve agli scopi del primo, e più si adatta agli alpini per l'e qualità e attitudini speciali di questo corpo. Il primo servizio ha modalità di verse a seconda del terreno, della distanza a cui si trova l'avversario e dei mezzi a disposizione. (I) lntrvduzione agli Anrwl i deg li Al pini del capitano Bourbon Del ~Ionie - Unione Tipo/(raflco-Editrice Torinese, pag. 29.


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LE 'J.'l'tUP.PJ~ ALPIN'E, ECC.

nostre Alpi, che non ci sappiamo esimere dal far rilevare l'importanza dì una iarga applicazione pratica. S i può teoricamente, intuire la natura e portata di questi servizi ; ma una nozione larga, chiara, esatta, sicura non si potrà avere se non traendola dal vivo soffio dell'esperimento. Siccome, in montagna, a vincere gli ostacoli e le con trarietà di ogni specie che si oppongono alla efficace e tempe- · stiva esplicazione di que_s ti importanti due uffici - specialmente di quello di copertura - occorre una prontezza di orientamento e di espedienti a tutta prova, nonchè una certa abitudine e un certo allenamento, così, a me pare, che si dovrebbe, nelle nostre manovre, maggiormente addestrare ufficiali e truppa nel pratico adempimento di queste mansioni e prestazioni nei rigua rdi appunto dei caratteri tanto vari dei nostri settori alpini - e in genere del nostro terreno di montagna, così ribelle alle ordinarie norme tattiche - visto l'alta importanza che questi servizi hanno sull'andamento e sulla riuscita di ogni nostra principale operazione. Ond'è ch'io chiudo questo mio lavoro con un voto, che, cioè, anche nelle ,n ostre manovre annuali di divisione si comprenda sempre un periodo - che chiamerò preliminare o di preparazione - di esercizi praticì di q uesti servizi - particolarmente del primo - affìnchè tutti si orientino e si impratichiscano bene dei còiupiti che sono ad essi affidati e acquistino sicurezza e pratica nel maneggio delle proprie unità, nello speciale e svariato ambiente dei nostri monti. Torino, maggio 1903.

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Z.A.V.A.TTARI tenente colonriello nel .1• regg. alpini.

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COSE DI rrIRO

Queste poche righe sono dedicate a coloro che hanno letto, o che leggeranno, l'articolo riportato dalla Rivista di fante1ia, fascicolo di giugno HJ03, sotto il titolo Il te1·1·eno, le fo1·mazioni e le vzdne1·abilitù. Esse hanno lo scopo di dare qualche schia.rimen to sull'esperienza di tiro collettivo eseguita, l'anno scorso, dai corpi di fanteria,, e di mettere sotto una luce pi ù chiara alcuni apprezzamenti espressi al riguardo dalla Rivista di fante1·ia, i quali potrebbero, se accett1.iti incondizionatamente, togliere import~111Za e serietà a detta esperienza. I. L' esperimento eseguito l'anno scorso rappresenta l'inizio d'una seri.e cl'esperienze tendenti a venire, senza ragionamenti o calcoli più o meno artificiosi, ma col metodo convincente e sicuro dell'esecuzione materiale del fuoco, in sussidio agli studi che si vanno facendo sul fuoco della fucileria nel combattimento. Questo primo esperimento non ha potuto tener calcolo cli tutti g li elementi che concorrono all'efficacia del fuoco, fra cui importantissimo quello del t erreno, principalmente pel fatto che, date le condizioni topografiche dei poligoni posti a disposizione della nostra fanteria, mancò ~1 questa la possibilità di esegnire, come era intendimento di fare, tiri su speciali tipi di terreno. Lo studio particolareggiato del tiro sul terreno vario, e le esperienze relative rimasero, così, còmpito esclusivo della Scnola Centrale di !J:iro la quale, già da qualche anno, ha rivolta ad esse la sua attività. Ciò posto, resame dei 1·isultati ottenuti nell'esperimento dello scorso anno, non può trascurare la circostanza che

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COSE DI TIRO

essi dati sono riferiti al terreno pianeggiante parallelo alla linea di mira, e non deve, generalizzando le deduzioni ai terreni vari, far dire ai risultati del tiro più, o diversamente, da quello che possono. Questa tendenza a non bene interpretare i dati di u n esperimento non deve, però, fa.r ritenere in ut ile od inefficace l'esperimento sul terreno pianeggiante. Facendo astrazione d el' terreno si viene alla soluzione del problema nelle sue linee generalissime, cioè alla soluzione del caso ridotto .alla sua semplice espressione, da cui può solo derivare il criterio generale che presiede alla soluzione di t utti i casi, pei quali, però, si dovrà, nel contempo, tener calcolo delle speciali circostanze che accompagnano ciascun caso particolare. N'è prova il fatto che la Rù;ista, dopo l ungo e sottile ragionamento, sostenuto da calcoli e tabelline, è venuta alle stesse conclusioni a cui ha guidato, con via assai più larga e facile, l'esperimento cli tiro, e cioè che la formazione meno vulner abile al fuoco mirato è quella delle squadre affiancate per uno. IL Nell'esperimento s'impiegarono, com'è noto, quattro tipi di bersaglio: BERSAGLIO

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A - Un fronte th 100 matri di catena ordinana; B - Un front.e di 100 metri di squadre affiancate per uno ad intervallo di metri 12.50; C - Un fronte cli 100 metri di squadre affiancate per due ad intervallo cli metri 12.50; D - Un fronte di 100 metri di plotoni affiancati a 50 m. d'interva.llo.

Questi bersagli furono in tal modo congegnati da intercettare tutti i proietti che potevano cadere sulla forma7.ione da ciascuno rappresentata, anche quelli più alti della fronte, e da non permettere alle pallottole di fare, ciascuna, più di un foro sul bersaglio. Per tale modo il numero dei punti colpiti rappresentava esattamente il numero delle pallottole cadute sul bersaglio stesso.

COSJ;; DI TIRO

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Ora, a proposito dei bersagli e dei r isultati registrati, la Rivista dice: « Di contro alle ragioni ch e dànno serietà all'esperimento « ve ne son o altre invece che lasciano grandemente dub« biosi sull' attendibilità delle deduzioni tratte dall'esperì« mento. :Primissima è quella della troppo grande diversi tà « del bersaglio D in confronto degli altri tre. Sono sta.ti « tre p loton i esposti al tiro nel caso D e due negli altri tre « ecc. ecc» . e vorrebbe che « logicamente operando » si riducessero di '/3 i risultati ottenuti sul bersaglio D per potere confrontare essi risultati con quelli ottenuti su gli altri bersagli. Non è difficile far . rilevare l'errore di tale a.ffermazione. Ed infatti : I bersagli dovevano rappresentare e rappresentavano una porzione finita (100 metri) d'una linea indefinita d'una truppa posta in una data · formazione, e soggetta al fuoco d'una porzione finita (100 metri) d'una linea indefinita di t iratori, e non già due plotoni isolati fronteggiati da due plotoni. Per rappresentare 100 metri di fronte della truppa nelle formazioni A. B e O occorsero berss,gli riproducenti la forza di due plotoni, mentre che per rappresentare 100 metri dellà formazione D o.:Jcorsero tre elementi corrispondE111ti cùtscuno ad u n plotone. Però, il mettere di fronte ai tiratori tre plotoni invece di due non può, nè deve, condurre alla conseguenza che n e trae la Rivista, di dovere cioè ridurre dì 1/3 il risultato ottenuto contro il bersaglio D per poterlo confrontare con quelli ottenuti contro gli al tri . Dato il grande intervallo esistente fra i vari elementi del bersaglio D il tiro diretto ad uno cli questi non può aver colpito gli altri laterali, e, per la libertà lasciata ai t,iratori di potere dirigere il tiro sull'elemento che più loro piacesse, il fuoco è venuto Et risultare distribuito, p iù o meno uniformemente, sui tre elementi del bersaglio; il fuoco è venuto, in altri termini, a risolversi, in tre tiri contemporanei eseguiti da tre gruppi di t i ratori collocati sulla stessa linea contro ciascuno degli elementi del bersaglio. E, sic-


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oosr,; nr TIRO

come Te difficoltà di tirare contro l'uno o contro l'altro deo-li t:> elementi sono da ritenersi le medesime per i vari gruppi di tiratori, così il totale dei punti colpiti non ha dovuto variare, e non sarebbe stato di verso neanche, se il bersaglio D fosse _stato costituito da un numero differente .di elementi, pm·chè, però, 11011 si fosse alterato il numero dc>.lle cartucce sparate. Nel nostro caso concreto, se invece di eseo·uire il tiro o contro tre plotoni, si f~sse eseguito contro due, e se, per essere scrupolosi, si fosse, in proporzione, ristretta la fronte dei ti ratori, rimanendone, s'intende, inalterato il numero e rimanendo inalterato il numero delle cartucce sparate, il totale dei punti colpiti non avrebbe subito variazione per questo, ma sf1rebbe stato ripartito su due elementi anzichè su tre. E, se invece di due plotoni si fosse rriesso di fronte ai tira.tori il bersaglio rappresentante un solo plotone (restringendo, in proporzione, la fronte dei tiratori e senza alterare il numero delle cartucce sparate) neanche .in questo caso sarebbe variato il numero dei punti colpiti. Per tali ragioni il percento dei punti colpiti sul bersaglio D riportato nello specchio dei risultati dell'esperimento, è da ritenersi assolutamente indipen~ente dalla forza rappr~sentata dal bersa..Q:lio. E· deve ritenersi · eletto percento indi. ._" ' . ' pencl,:mte anche clfil numero dei tiratori. Così, invece di 100 si mettessero di fronte ad un bersaglio 200 t iratori inc~1ricati ciascuno di sparare uno stesso numero di cartucce, il totale dei punti colp iti ne sarebbe nel 2° caso raddoppiato, ma 110n ne varierebbe il percento. (~neste stesse considerazioni valgono anche per le altre form azioni . studiate nell'esperimento. I n altri termini, i risultati percentuali ottenuti nell'esperienza di tiro dello scorso anno possono, anzi de,,ono, intendersi riferiti a una linea indefi nita di truppa considerata in ciascuna delle varie formazioni studiate, e sottoposta al t iro di una linea indefinita di tiratori. Essi r isultati possono, perciò, venire fra loro confrontati ·s enza bisogno di alcun coefficente di riduzione.

C6SE DI 'l'JRO

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III. Gli esperimenti di poligono, dice la Rivista, non possono meritare fede quando si fanno per vedere cosa « debba accadere e che cosa. sia opportuno di fare nella « guerra vera; troppo diverse sono le caratteristiche del t iro « nei due casi, perchè lo studio dell'uno possa dare giusta « conoscenza dell'altro ». Non vorrei che tale affermazione conducesse alla conseguenza, che, non potendo da questi esperimenti ricavare utili ammaestramenti per la guerra, sia meglio non farne. Le due immagini abbozzate per dare idea del tiro di pace B del tiro di gnerra fanno risaltare assai efficacemente la differenza esistente fra i dne tiri, ma l'imma.gine della pioggia uniforme presa per rappresentare il tiro di guerra può solo accettarsi come limite, mai raggiungibile, verso cui tende tale tiro, altrimenti si dovrebbe ammettere che l'alzo sia da tutti climentical;o, e che nessuno punti, o solo diriga l'anne al bersaglio. Ciò naturalmente, oltrepasserebbe ogni limite di concessione che possa farsi al tiro di guerra. Certo, il tiro di guerra non è quello di poligono: il pani·co, l'a.gitrtzione nervosa, l' incertez½a della distanza, l'inesatto puntamento, ecc. ecc. generano un'enorme dispe:rsione di t iro, ma ciò non porta a11a pioggia uniforme dei proietti: anche nel tiro cli guerra vi sarà, come in quello di pace, un addensamento di pallottole al cent,ro del fascio di traiettorie ed un diradamento alla periferià; l'unica differenza consisterà nel fatto che la zona. di terreno battutil, dai proietti nel tiro di guerra sarà assai più estesa di. quella del tiro di poligono, e può anche avvenire che il bersaglio non sia investito dalla parte densa del fascio. Ciò posto, la rnlazione esistente tra le vulnerabilità di due formazioni sottoposte al tiro di poligono, dovrà, e non v'è ragione perchè non sia, esistere anche in guerra: nel ,. tiro di poligon0 i risultati saranno considerevoli per il migliore raggruppa.monto· dei colpi che si verifica, cioè per la migliore, giustezza di tiro, mentre che nel tiro di guerra i risultati saranno meschinissimi, ma la relazione esistente «


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COSE D I 'l'IRO

fra le due vulnerabili tà delle due formazioni non. deve van are ; quella più vulnerabile al tiro di poligono resterà sempre la più vulnerabile al tiro di guerra. E non basta. Il tiro di poligono ci permette di studiare l'incontro de] fascio sul terreno ~,aria.men te inclinato e di determinare le zone battute e quelle defilate al tiro. Ora la maggiore dispersione del tiro di guerra potrà aumentare la profondità del terreno su cui avviene la pioo-o-ia dei proietti bt:, ' ma non potrà. far variare l'estensione dei tratti defilati, la quale, dipendfmdo esclusivamente dalF inclinazione del ternero rispetto a quella' che le traiettorie hanno nel loro punto d i arrivo, è indipendente dai tiratori . Sicchè la, nozione che si può acquisire in proposito nelle esperienze di pace, può far prevedere ciò che, in quel terreno, potrà accadere in guerra relativamente ai tratti battuti o non battuti dal fuoco . . Insomma non pare si possa affermare che gli esperimenti che si fanno nei poligoni. per vedere che cosa debba accadere e che cosa sia opportuno di fare nella guerra vera meritino poca fede. Tutta Ja difficoltà sta nell'in terpretare bene i risultati dell'esperimento, nel fare dire. cioè. al le cifre che questi risultati rappresentano, tutto quant~ pos. sono dire, ma solo quello che possono dire. IV. Nel giudicare della vt11nerabilità relativa delle formazioni non si p uò, certo, fare astrazione della forza di \ p,m~trazione dei proietti. Sarebbe, anzi, desiderabile poter esprimere con un coefficiente tale forza e farla concorrere a modificare la cifra del percento dei punti colpiti alla quale si ricorre per dare nn valore alla vulnerabilità. Il giudizio ne sarebbe più completo. E sarebbe desiderabile che anche le a ltre caratteristiche del fuoco nemico e del bersaglio si potessero esprimere con coefficienti moèJificanti il valore assunto a rappresentare la vnlnerabilita. Si potrebbe c:osì dal numero dei proietti caduti su d'una formazione desumere le perdite probabili. ed attendibili prodotte dal fuoco snlla formazione stessa, non altrimenti che se i bersagli si fossero costituiti addirittura. di carne ed ossa. lVIa ogni ricerca a rappresentare i bersagli iu modo da otte-

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COSJ~ D1 TIRO

nere praticamente ciò che può la penetrazione, ed ogni valore dato a coefficienti che di quella e di altre cause t enessero conto, non potrebbero conci urre che a procedimenti non sicuri ed a coefficienti di valore arbitrario. L'effetto del fuoco sul bersaglio d ipende non solo dalla. penetrazione dei proietti, ma anche da cause variabilissime, per le quali, una pallottola può attraversare 2, 3, 4 ed anche più individui mettendoli tutti. fuori comhattimen!o, _e ?uò, nelle ste:;se condizioni di tiro, colpire un solo ind1v1duo ferendolo così leggermente da non impedirgli di continuare· 11 combattere. Ciò vuol dire che quando dal numero dei proietti caduti su di una forma,zione si vuole arguire _l' ~ffetto prodotto su di quiasta, si passa da un dato attend1~1ledi tiro ad un dato molto incerto e perciò non accettabile, ; i fa cioò, un lavoro di 'fanteria, perchè l'effetto dei punti colpiti dipende da un assieme di cause difficilmente assoggettabili a leggi. . . Ciò spiega perchè la generalità di coloro 0he s~ occupa~1? di cose di tiro. non volendo correre dietro a dati mutab1h · e non sicuri. ·si arresti ai dati certi o molto attendibili, basando sn questi ogni studio, pur avendo sempre innanzi alla mente le altre cause che possono avere in{foenza sugli effetti del fuoco. Per tali ragioni l' esp~rimento si limitò a registrare il percento dei proietti caduti su ciascuna formazione: sen~a dare un valore determinato (che sarebbe stato arb1trar10) all' azione della penetrazione dei proietti, ma facendo r ilevare in una nota in calce allo specchio col quale i risultati furono comnnicati, la diversità di significato, che, per effetto della, straordinaria potenza cli penetrazione dei proietti, potevano i percenti registrati avere riguardo alle formazioni lineari ed a quelle profonde. Parma, agosto 1903 . . GrusEPPE

SaN'.l.'.A.NGl~Lo

ca11itano di fanteria .


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XO'l'E SULLA PE~ISOLA BALCANICA

NOTE SULLA PENISOLA BALCANICA Conlimutzione -

Vedi dispensa VIII

L'Alba n ia . I. G IORGIO 0AS'.l'RI0TA N!!;LLE TRADIZIONI E Xl~LLA STORIA ALBAN ESE.

Le recenti esplosioni di nazionalismo filbanese nei d istretti di Oòssovo e di Monastir, e nella regione di Ocrida, richìamano l'attenzione alle genti. di Albania. Non debbono però distrarre quei moti, ? ingenerare g iudizì erronei. Lo novelle dei giornali annunziano che la lo tta albanese ferve Più. che mai accanita nel distret to -dei bo-raneli lao-hi e sul b confine macedone : ebbene questa è una faccia della questione àl banese; ma, una semplice faccia. Si riconnette in parte alia grande lotta deìle nazionalità in .i\facedonia ed accp1ista estensione e veemenza dal fatto che il carattere nazionale Albanese in quel confli tto si afferma con tutta quel.la violenza ed originalità di cui è capace la stirpe. Ma ilon è logico ed esat to misurare codesto feno meno della lotta degli albanesi sul limitare delle provinee di Macedonia ~ della Vecchia Serbia alla stregua di un semplice fenomeno di affermazio ne etnografica spirituale. Conviene spingere lo sguardo più addentro nella complessa compagine _della nazione dei fig li cli Giorgio Castriota, per avere più ampia ed esauriente spìegp.zione del fenomeno. Gli Albanesi, come le altre vecchie stirpi d'Europa rimaste .superst;it i a guisa d i enorme troncone etnografico in mezzo

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a nuove Q"enti più gio~ani, più vigorose e più ramificate, danno an~ora meraviglioso esempio della loro vitalità: così i Baschi si distinguono . in mezzo alle genti Spagnuole, i Bretoni tra i Francesi. Gli Albanesi poi tra la congerie delle nazionalità dei Balcàni hanno conservata sempre la loro fisiono mia : compattezza, di elemento etnografico, originali~à di forme e cli estrinsicazioni, amore sconfinato di autonomia e di libertà. 'l'Lltto ciò che costituisce la forza degli Albanesi nella. debolezza estrema èlelle suddivisioni etnografi.che balcaniche. Ora questa vitalità ha radici profonde : ogni ma1~ifestn.zionè dell'esser suo si riconnette ad istorie vissute; ogm moto, in un or o·anismo unitario dalle tradizioni omogenee e solidissime ha ragioni sue proprie non occasionali mti logiche e positive'. · . I tumulti dei distr etti di Cossovo, di :i'.lfonastir a di Ocnda non debbono quindi interpretarsi come una semplice affermazione di solidarietà'etnogra:6.ca albanese, ma bensì come fenomeno di un'ordine ~issa,i più complesso. Esso mira ad estendere la questione albanese dai limiti della ra~io~1e etnografica a quelli della ragiorie economi.ca e ~nanziana; nel sei.1so di far presente, tm l'arruffio delle schiatte m~cedoni serbe, bulgare ed elleniche, il valore della costiera alba~ese qualunque sia l'assetto territoriale o nazionale che sarà rise~bato al mosaico et:µogra,fico della Macedonia.

Dai tempi del Re Genzio e dalla dominazione ronrnna, l'A.lbania era suddivisa in due province ben distinte : la settentrionale e la meridionale. , Quest'ultima ha formato più t ardi l'Epiro, mentre la se~teutrionale ha compost o, sotto Giustiniano I, la Prevahtana. L e antiche colonie elleniche di D urazzo e di .Apolloniii avevano una, :fisionomia esotica tutta loro propria, laddove gli Schipetari, o nativi, s1addentravano nelle ~ontag.ne e conservavano integre libertà e carattere, non altn ment1 che i Baschi ne1 Pirenei.

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N OTE SULLA. PfilNISOLA B AL OANIO,.\_

Jl feudalismo era la forma preferita di gover~o cli codeste genti autonome, come quella che lascia il maggior campo .aperto all'individualismo ed alle varie manifesta,zioni sU:e. Quando l'Albania settentrionale raggiunge un considerevole stato di potenza, l'Epiro si dilania nelle g uerricciole feu dali, ed il contrario verso il G40 i Serbi accupano una ·par to della P revalita.n a, senza però penetrare nell' Epiro: verso l'anno 861 i Bulga.ri occupano buona parte di quest'ultima provincia, con Durazzo ed una frazione dell' Al bania settentrionale. Finalmerite, gl'Imperatori di Bisa,nzio ricon quista.rono l'Epiro nell'XI secolo. I Normanni, stabiliti nell'Italia inferiore cominciavano di ' buon or a a sentirsi attratti alla costiera, albanese. Roberto Guiscardo, Duca d i Calabria e di Puglie passò in Albania nel 1081 ed occupò D urazzo : n el 1107, Boemond continuò il ciclo di codeste imprese guerresche e marin aresche che rivelano l' importanza dei contatti tra la costi.era apula. E'} la costiera albanese. Passò qualche tempo in cui le lotte interne ebbero il sopravvento : finalment e, nel 1204, in mezzo alla generale d issoluzione dell'impero di Bisanzio, M:i·Chelangelo Comneno diventò « despota dell'Albania>. Era figlio del « sevastòk1·ate » Giovanni fratello deo·li ' t:, imperatori Isacco II e Alessio I V, ·e fondò una breve di nastia n azionale albanese. Con (1nesta venne a cozzare dapprima lo Zar Bulgaro Asan. Nello stesso t empo, i dominì territoriali dell'interno dell'Albania distinguevansi dai marittimi, e l'Albania veniva ad accent.uare il suo carattere ,di regione littoranea di sbocco e di transito, che le attribuirono dapprima i Romani.

Mentre l'Epiro dipendeva da Niceforo l'Angelo, la città di Durazzo obbediva ad un principe di 1'aranto denominato Filippo che era nello stesso tempo il Duca d' Atene e sostenne una ·vigorosa lotta contro i Serbi. Ma nel 1375, il pronipote Luig i, principe di Navarra perdette Durazzo, ven-

N OTE SULLA PENISOLA BA'LCANIOA

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duto per seimila ducati a Giorgio B alscia, conte della Zeta ; ossia della regione meridionale montenegrina. La casa sovrana dei Guinò di Spàlato, otteneva il dominio marittimo dei distretti di Arta, favorita dal governo della Veneta Repubblica. I traffici serbi di Rag usa, i Veneziani. di Scuta.ri davano incremento e floridez za a codesto impulso dei commerci marinareschi albanesi. Ma fino dalla primavera del 1380, i primi Musulmani. ven nero ad affaccia.rsi al Pir eo : il « despota > Tommaso li respinse vittoriosamente. Ma cinquant'anni appresso Amurat riusciva ad impadronirsi dell'Epiro e ad occupare lanina. Le sorti dell'Albania meridionale si staccarono da quelle dell'Albania settentrionale : quella diventava una provincia musulmana senza molto contrasto, questa proseguiva tuttora a camminare per la strada della civiltà e della libertà sotto l'ègida della Veneta Repubblica. Morto lo Zar Duscian, che fu la spada della g rande Serbia, gra.ndeggiò subito la famiglia di Balscia derivata da quella dei Baux di Provenza, ed immignite in Albania con i guerrieri d i Carlo X, Re di Sicilia. Ora Balscia occupò Scutari e la regione della Zeta Inferi.ore fino a Càttaro e dopo che Urosch fu battuto, nel 1368, dal Vucatcin, estese il domin io alla Zeta superiore con .le armi dei tre valorosi figliuoli Strascinur Georgio e Balscia II. La potenza dei Serbi ebbe un gran colpo dai Balscia, tolsero Durazzo alle truppe navarresi: presero B erat e Valona, s' impadronirono di una par te della Tessaglia, della Macedonia, s·pecie di Costori~. La Signoria di Venezia ereditò la floridezza dell'assetto statale dei Balscia: Durazzo passò ai Veneziani che estesero da ultimo il loro dominio a Budua, Dulcig.no e.Scutari.

*** Declinata la potenza dei Balscia, d ue altre famiglie 'albanesi gli A.rianiti (o Comnèni) ed i Castrioti principiarono a guadagnare influenza. Ma sorpassò in fama ogni altra q uella dei Castriota.. Giorgio Castriota, il più giovane dei


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NOTE SULLA PEXISOLA BALCANICA

figliuoli di Giovanni, fu abbandonato dal padre in ostaggio al sultano Amurat II. Si distinse su bito sotto le bandiere dei Musulma,ni, talchè Amura.t medesimo a t itolo di onor e lo soprannominò Iskenderbeg, o Alessandro. A 39 anni fuggì dai campi turchi, nel 1443, e s'impadronì di Croja, presentando un :firmano estorto dal segretariQ di A murat prima della sua fuga. L'ec. cidio della guarnigione musulmana di Oroja, fo il segnale della riscoss~i tra le genti al banesi sottoposte al dominio dei Oastr iota: in brevé si raccolsero 12,000 combattenti, ed aderirono al nuovo governo i maggiorenti della regione, compreso Stefano Zernoj evich: signor e del Montenegro. Tutti riconobbero lo Scanderbeg per duce supremo, sì che il giovane guerriero diventò d'un tratto signore dell'alta e ~ella media Albania, con l'.A.crocerannia, il 'l'epedelen ed A rgyzocastron. Le prime imprese dello Scanderbeg hanno un contenuto positivo per la storia e per le tradizioni alba.nesi. :Egli ~ecise anzitutto di strapp~ire ai Musulmani il forte cli PetreJla., allo scopo di assicurare le comunicazioni tra Tirana, · Durazzo ed E lbassan; vale a d ire di riaprire le vie che dalla Media-A.lbania mettono capo alla'« Via Egnatia », alla 1.\f acedonia, ai distretti di Ocrida ed a Uskub. In breve i Turchi furono ridotti ~1ll'impotenza e fatti prig ioni. Subito, alla novella del concentramento di truppe.turche in grand~ n umerç>_ve~·so le reg~oni del 1~~0 di Oc~id~, lo Scanc1erbeg mosse ad incontrarle. Con soli oOO cavahen egli costrinse i nemici a ripiegare verso :Monastir, quantunque avesse al suo comando 8000 cavalieri e 7000 fant i. Era l'anno 1443: Venezia commossa dai successi del Castriota; preoccupat a da.Ile rappresaglie dei Musulinani ~ danno dei suoi commerci della costiera Albanese occupo Anti vari, togliendola al -Voivoda montenegrino Stefano Cernoj evic' . Esecutore degli ordini del Veneto Senato nelb occupazione di An tivari fu Antonio Diedo. Ma nella primavera dell'anno appresso corse la voce che Murat II si apparecchiasse a ridurre l' Albania all'obbe-

NOl'E SULLA PENISOl,A BALCANICA

1629 dienza ed allora il Castriota decideva di convocare in una g rande assemblea tutti i capi albanesi ad A lessio. La Signoria di Venezia partecipò a, questa grande assemblea, con. i governatori di Alessio medesimo, di Scutari e dì Durazzo. Si decise di comporre una formidabile lega e di muovere guerra offensiva ai Musulmani andandoli a colpire nella. Vecchia e N uova Serbia . * ** Da Elbassan, nell'estate del 1444, lo Scanderbeg alla testa di 151 000 al banesi marciò contro Dibra, a settentrione del lago cli Ocrida e quivi attese il nemico che non . t ardò a g iungere. La disfatta dei turchi fu completa: 22,000 dei loro rimasero sul campo 2000 prigionieri e 25 bandiere caddero in mano dei soldati dello Scanderbeg. Ora occ01Te,,a affrettar le mosse verso la Serbia, con obiett ivo B elgrado . Da quella parte Giovanni Unyady, voivoda. di 'l'ransilvania, spinto da.Ila fede o dagli interessi ad emulare le gest,i dell'eroe albanese, aveva già iniziato da qualche tempo la guerra contro il comune nemico. Ma già il Castriota era sul punto di toccare Belgrado, qua'nclo gli pervenne b novella che Giovanni Unyady era stato sconfitto dai 'J1nrchi presso V arna e che il Re Ladislao d'Ungheria, altro prode campione deila fede, era morto nella tremenda battaglia impegnatasi sotto quelle mura (10 nov. 1444). Il Castriota riprese all oi'a Ja via dei monti albanesi. L'anno appresso i Turchi mossero per inseguirlo, da Prizrend e dalb Vecchia Serbia per la via del Driu Nero; ma invano: la, ca,mpagna fu continuata nel 1446 senza migliore successo. L'Al ba.nia resisteva invit ta, sui monti del confine macedone, verso gli attacchi che le m uovevano i Musulmani: Murat II, scoraggiato, abdicava in favore del figlip Maometto II. Il senso di codeste guerre del Oastriota rispetto · alla difesa ed agli interessi. albanesi è di grande ammaestramento. L'Albania è una regione facile ~i difendersi per qualunque verso essa sia attaccata, dentro la zona montana d i oriente !03 -

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MINO X~l'lll.


NOTE SULLA PENISOLA BALCANICA

e di settentrione; nondimeno la regione media na della provincia appare come la più debole e la più acce.-;sibile. Il paese di :M:irditi, l'acròcoro del Castriota, si rivelò in queste guerl'e nazionali d' A lbtmia. una specie cli, cittadella della, zona; mentre l' Epiro, i rilievi del Tòmor, del Grammos, le montagne d',A.grafa, dell'Aspropotamos, di Socchi e dell'A·croceraunia apparvero come allirettante posizioni minacciose da fronte e da tergo lungo il cammi no percorso dagli eser,c iti invasori dei Musulmani. La debolezza della. media Al bania emerse dal fatto dell'essere la medesima occupata in buona pa,rte da rilievi di poca entità, da larghe vallate, da molli penilici; e dal metter capo a valli la.terali mediante raccordi di corsi d'acqua e di vallate di µercorso ·pure facile. Il possesso delle vie di. Ocricla e del confine macedone, parve decisivo rispetto alla d ifesa ed alla sicurezza della Albania del centro. Così, nel tempo che precedette le classiche guerre del Castriota, riuscì facile agli Zar di Bulgaria, fattisi sign0ri di Oorida, d i impadronirsi della massima parte dell' i\,Jbania; come t ornò del pari agevole al duca normanno Boemondo, ne1l'anno 1082, di estendere il suo dominio dalla costiera dove -prese terra con i suoi -venturieri, cioè da Durazzo ad Ocrida ,a Servia, sull'Indie-Karason e perfino a Vodena. Una volta occupata l'Albania del centro, la riunione dei due frammenti etnografici di uno stesso ceppo che compongono le genti albanesi, cioè i Gheghi a settentrione ed i 'roschi a mezzodì clella provincia, rimane impossibile. La Turchia mirò, durante )e guerre del Castriota, ad utilizzare, a proprio vantaggio, le tradizionali gelosie delle due ,s tirpi sorelle.

·vasta piazza d'armi degli Albanesi, inaccessibile da ogni Iato e minacciosa rispetto alla linea di operazione che si svolge dalla costiera, tra Durazzo e Valona acl Elbassan, ai laghi di Ocrida, alla Macedonia ed alla Vecchia Serbia. Codesta regione è siftàttamente forte e munita da sal,dissime difese locali che giammai i Turchi, durante le guerre ,del Costriota come in altre guerre, non furono mai da tanto -0.a varcarne le soglie. Ed ancora un esempio suggestivo induce l'esame della ,storia a proposito del valore di questa regione dei Mirditi, le Termopili di A lba.ilia. È fama che il Castriota, a1 primo imperversare degli attacchi dei Musulmani avesse disegnato di comporsi della Mirdizia una più larga base, non soltanto ,d ifensiva ma offensiva. A ciò avrebbe mirato lo Scanderbeg . mediante una speciale e più stretta intesa con i Signori della :Zeta, e, genericamente, con le popolazioni serbe di Cattaro, di Priepolie, di Novi-Bazar e perfiuo di Mitrovit za, nel senso di comporsene uno Stato, cou capitale Scnt.ari, a cavaliere· ,d elle comunicazioni alb11nesi con il Drin e la Vecchia Ser'bia da una parte, e con lo Scombi, la 1;egione dei laghi di •Ocrida e di Presba e la Macedonia dall'altra. I n sostanza, un'estensione del concetto serbo-albanese che, :attraverso lotte e discordie dì tempi più receuti, può metter capo ad un assetto territoriale assai utile, anche oggidì, ,alle genti serbo albanesi che prospettano l'Adriatico; auspice 'l'odierno Principato del Montenegro . L'Albania meridionale, o più genericamente l'Epiro, at·traversata da fasci di rilievi montani da N. O. a S. E., con .colli malagevoli, ·lunghe ed aspre strette) apparve, nel cors~ delle guerre dello Scanderbeg, come più adatt.o a guerre da. ;partigiani e da imboscate, che decisero rispetto ad un qua lunque disegno di operazioni od obiettivo decisivo di guerra. Eccentrico e divergente rispetto alla Media A lbania, solcata dalla grande via di comunicazione della provinci~ che mette capo a Valona e Durazzo, da una parte ed alla reg ione dei laghi macedoni dall'altra; l'Epiro, parve e fu in -0gni t empo, un teatro da guerra secondaria.

Ancora altri ammaestramenti militari di grande rilievo permette di dedurre l'esame delle guerre del Oastriota. La JYiirdizia, ossia _il péiese alpestre compreso tra il fiume Matì -ed i suoi due affiuenti (Fandi ])fati e Fan di Vogheli) da um~ par te, ed il Drin dall'altra., può rassomigliaTSi ad una

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NOTE SUL[,A PENJSOLA BALCANICA

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::-;'OTE SULLA PENISOLA BALCANICA

NOTE SULLA PÈNISOl,A B ALCAX fCA

*** Ed ora, della regione marittima albanese e <lolle relazioni con la V-eneLa R epnbb lica. Episodi di storia singola obbligarono i Vene~ iani ad occupar Dagno. Na a questo punto· si fec e avanti Giorgio CasLriota, affermandosi signore della città o dei paesi contermini, per via di trattati conclusi con un tal Lek Zacaria., signore della Zadrima Superiore,. ucciso a tradimento . I Veneziani non ressero all'urto delle milizie de I Castriota: attesero l'esito di uua nuova guerra tra Murat II e l'eroe albanese e dichiaratasi quest'ultima sfavorevole alle armi musulmane: [L cagione di una grave disfatta inflitta a.i 'l'uÌ·chi dagli Albanesi tra i monti della Mirdizia, i Veneziani iniziarono trattative di paco con il Castriota (H48). Fu stabilito che la, H,epubblica di Venezia considererebbe come buoni e veri amici lo Scanderbcg, Lek Dukagin suo fautore dell a Mirdizia, e gli altri principi deJla lega albanese; che riterrebbe Dagno previo un contributo annuo di 1400 ducati . Dt:i. questo punto l'accordo tra il Castriota e la Veneta. Repnbblica durò inalterato: se ne avvantaggiarono i possessi veneti del Jittorale a ll>anese, Durazzo e Valona, i commerci tra la costiera aìbanese, la via dello Scombi e della regione, dei grandi laghi verso Ia Macedonia e la, Veccb,ia Serbia.. Lo Scander beg ebbe soltanto il diritto di ritirare da Durazzo dugento some di sale ed altre mercanzie senza dazio, ad uso esclusivo dei suoi clienti. Codesta floridezza e sicurezza dei traffici albanesi, appoggiati al dominio della Signoria di Venezia, eccitò novella.mente Murat lI a muover e guerra al ,CasLriota. Nell'inverno del 1449 il 'l'ureo mosse su Svetigrad, verso i confini della hlirdizia; il Castriota ebbe a pena tempo di ricevere per via di mare, poco danaro dal Pontefice e delle, vottovaglie di1 Venezia. L a sconfitta dei Musulmani fu l'epilogo di questa campagna e di quella dell'anno successivo_

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* ** I l 27 luglio 1458, morì l'a1h ico e protettore dello · Sean-derbeg, Alfonso V di Napoli, detto il }Iaguauimo, e gli successo il fig lio Ferdinando. Ora lo Scanderbeg aveva ri·Ce vnto da Alfonso V viveri, armi e guerrieÌ·i, che lo sovvennero grandemente nella lotta contro il Turco : vincoli di .gratitudine e di amicizia tenevano dunque avvinti i due principi, sicchè mai1ifestatasi nn' aspn1, contesa a cagione della successione, tra Ferdinando e Giovanni D' Angiò, il Oastriota decise di passar e l' A.ùriaLico, per sostenere le Tagioni del figlio di Alfonso V. Oonohi.uso un accordo con la V cueta Repubblica, che promise cli cli.fendere le coste albanesi ed anche buon tratto del paese all'interno, durante l'assenza del Castrio ta, quest' ultimo salpò da Durazzo con 8000 uomini tra fanl i e cavalieri ed approdò sulla fine cli giugno del 14.59 a Hari, dove Ferdinando cl' Aragona trovava.si assediato dai baroni del Regno. n Dnca d' Angiò fn obbligato a togliere l'assedio ed al principio del seguente anno fu battuto a Ursara Irpina, dalle mili,r,ie itidiano ed albanesi collegate. T.l Oastriota, obbligò in seguito la maggiora nza dei baroni 11apoìitani ad abban donare l'Angioino: sottomise 'l'rani ed in compenso dei servigi prestati dall'eroe albanese alla causa degli Aragon esi, F erdi1Hmdo in vestì il Castriota dei feudi cli Trani, di S. Giovanni .l{otondo e di un vasto territorio ai piedi del Gargàno. Di singolare rilievo può dirsi codesta impresa dello Scan-derbeg in Italia. Essa dimostrò vincoli stretti di simpatia, di colleganza cl' armi e di poli tica tra le due costiere del1' Adriatico . So ldati albanesi passavano sul littorale apul o, e soldati <li Napoli passavano sulla costiera albanese. Una recipro<}anza cli interessi, una matura e salda intesa di rapporti .si stabilì tra il princi pe di Albania e quello del R egno, . della quale trasse poscia mirabile vantaggio la Signoria di Venezia nello estendere i suoi traffici della costiera adriatica, da Ferrara a Brindisi e LPcce.


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~OTE SULLA PENISOLA BALOAKIOA

Dopo queste imprese, Giorgio Castriota oondusse le uI-· t ime guerre del suo ciclo in patria; tnL il 1460 ed il 1463. In quest't~ltimo anno doveva rLver luogo la famosa crociata bandita da Pio II contro i Musulmani, della quale il Castriota e Matteo Corvino, Re d' Ungheria doveva.no essere· i condottiei·i; ma la morte del Pontefice troncò · codesti disegni. Un' armata veneziana1 agli ordini del doge Cristoforo Moro, che doveva cooperare nella crociata combattendo ne.ll'Ionio e ne.lle acque di Albania, tòruò a Venezia e lo Scanderbeg si trovò da solo a combattere contro tutte le forze dei Musulmani. ( Gontirma)

NC)TE BIBLIOGRAFfC.HE Dott. P. · I11.B1tIA.co, colonnello medico. - Sul1' azione degl ~ attuali fucili da guerra e specialmente del , fucile italiano di piccolo calibro in confronto con quello di rnèdio- c&libro. Studio spe1·imentale uon 15 tavole di (olografie e radiografie 1·iprodotte in f'ototipog 1·afìa. - Roma, Enrico Voghera, 1903.

In questa sua nuova pubblicazione il dotto colonnello Imbriaco rende conto degli esperimenti da lui eseguiti, per studiare l'azione dei proiettili sui bersagli inan imati, i cadaveri umani e sugli animali vivi, allo scopo di acquistare « un valido fondamento razionale e pratico per giudicare e curare l e ferite da armi a fuoco nelle guerre future ». Gli studi 'sperimentali sull'azione dei nuovi proiettili fn. i·ono in gran voga negli ultimi anni del secolo scorso e specia.lmente nel periodo di tempo in cui l'armamento degli eserciti era in via dì trasformazione. « Delorme e Chavasse, Chauvel e Ni.::1ier · in l!~raucia ; Bruns, Reger, v. Coler e Schjerning in Germania; Habart in Austria; Bircher, Boves, Brunner, Kocher in Svizzera; Demosthen in Rumenia ; La Garge in America; Davis in Inghilterra, pubblicarono _i primi e più notevoli lavori sull'argomento ». A questi ora si dovrà aggiungere il nome dell' Imbriaco, il quale· col suo presente studio viene a prendere fra essi un non ultimo posto. Gli esperimenti, oggetto di questa pubblicazione, furono iniziati nel 1894 e proseguiti negli anni succe:;isivi, presso la Scuola d'applicazione di sanità militare, ossia sino all'anno 1898. Furono praticati: col fucile italiano mod. 1870-87, del calibro di millimetri 10,35, con cartuccia a carica di


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NOTE BIBLIOGRAPJCHE

NOTE BIBLIOGRAFICHE

polvere nera e proiettile non incamiciato, e con cartuccia mod. 1890 a carica di balistite e proiettile rivestito di ottone; e col fucile mod. 1891, del calibro 4.i millimetri 6,5. I tiri, sempre con cariche intere ed a distanze reali, furono e seguiti : al poligono municipale delle Cascine, ai polig_o ni mil itari di Val T erv.olina e di Val Mugnone, pei tiri a brevi distanze, ossia non ?ltre i 300 metri, e al poligono di Viareggio (anno 1895), ove si tirò sino a metri 2000. L 'egregio autore - come egli stesso avverte - fu coad iuvato con molta intelligenza e zelo dai suoi assistenti tenenti medici Perego, Savini e Cig liutti prima, e poi •rroiani e Valerio. Il colonnello Imbriaco dice ancora di non potersi dissimulare « che i suoi esperimenti presenta.no non poche lacune, e che perciò dovrebbero essere proseguiti e completati sopratutto con altre prove sugli animali viventi; ed essere estesi altresì allo stud io dell'azione dei proiettili delle nuove armi d'artiglieria ». Si eapisce che maggiori studi e ma.ggior numero di dati_ forniti dagli esperimenti contribuiscano vieppiù a ll'illustrazione dell'importante argomento; ma frattanto dobbiamo compiacerci che l' Imbriaco siasi indotto a rendere di pubblica ragione questo suo lavoro, il quale, oltre al grande suo valore intrinseco, ha pure il merito d'essere il primo a render conto di studi sperimentali sull'azione vulnerante del fucile italiano di piccolo calibro.

Naturalmente, è libro che è impossibile riassumere, ammenochè si eccedano di gran luhga i limiti razionali di una recensione; sicchè dobbiamo restringerci a. riportare, per la maggior parte testualmente, le conclusioni tratte da.Il' Imbriaco dall'esame complessivo degli esperimP-nti e delle osservazioni da lui fatte. Le conclusioni sono le seguenti: 1° I proiettili dei fucili di piccolo calibro sono dotati di una grande forza di penetrazione, e la mantengono tantoppiù. elevata nelle grandi distanze quanto più piccolo è il ca.libro dell'arma, anche se la forza sia relativamente minore. Alle brevi distanze la forza di penetrazione può e:1sere attenuata di molto, quando il proiettile urti contro un oggetto ii,ssai resistente, perchè allora il proiettile facilmente si riscalda. e si deforma. 2° Il riscaldamento del proiettile di per sè non esercita, 10 generale, un'infiuenza apprezzabile sull:azione vulnerante di esso. Nè può dar luogo ad u~tioni nel corpo umano. 3° Le deformazioni sono più rare nei proiettili incamiciali, ma esercitano una maggiore infinenza sull'azione vulnerante per la facil ità di distacco del mantello, e della ridu~ione di esso in frantumi acuti taglienti, e difficili ad estrarre dai tessuti. 4• L'azione laterale, e guindi l'azione esplosiva, è relativamente meno intensa nei piccoli calibri che nei proiettili -di medio calibro; si estende però sin oltre i 400 metri. 5° Di regola, il proiettile. per sè stesso, non infetta la ferita. 6° La proporzione delle perdite rispetto alle forze combattenti è considerevolmente aumentata con le armi moderne, ed è pure divenuta maggiore quella della mortalità immediata; solo sembra in diminuzione il rapporto dei feriti gravi a quelli leggeri. 7° È più frequente che in passato incontrare molteplici lesioni sullo stesso individuo e non è rara la presenza del proiettile o di parte di esso nella. ferita.

Nel descrivere gli e.<iperimenti, rautore li divide in tre g ruppi: il primo, circa la penetrazione ed i •cangiamenti fisici del proiettile; il secondo, circa l'azione del proiettile su ber$agli vari inanimati; il terzo, circa l'azione vulnerante sul corpo umano e sugli animali vivi. « È una ripartizione un po' artificiale, massime pel primo e pel secondo gruppo, g iacchè taluni esperimenti potrebbero trovar posto tanto nell'uno che nell'altro »; ma sta di fatto che essa - come giustamente osserva l'autore - giova all'ordine e alla. chiarezza dell'esposizione.


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NOTE BIBLIOGRAFlCHE

8° Le ferite cutanee sono, generalmente, rappresentate, da fori regolari, · di dimensioni. minori, specie il foro d'entrata, di quelle della sezione trasversale del proiettile. Le lesioni dei tessuti molli, in genere, sono, a tutte le distanze, considerevolmente più lievi, che in passato. · Le ferite dei tronchi nervosi b dei tendini si presentanocon maggior frequenza, ma sono, in generale, più nette e più regolarj. 9° Le ferite dei vasi sanguigni sono tanto meno frequenti, quanto più piccolo è il diametro · trasversale del. proiettile, così pure quelle prodotte da scheggia ossee. Le emorragie esterne, tranne nella zona esplosiva, sonopiù rare. Sano più frequenti gli aneurismi traumatici. 10° Nelle articolazioni le perforazioni nette e regolari sono tantoppit\ frequenti, quanto più grande è la forza di penetrazione e più piccolo il volume del proiettile, onde la relativa benignità di siffatte lesioni, massime d i quelle 1:1,r· ticolari per effetto delle armi di piccolo calibro. 11° Nelle ossa tubolari le lesioni più freqnenti sono le fratture comminutive. Le lesioni delle parti molli circostanti sono in rl:!,gione, oltrechè della distanza del tiro, della · sn· perficie di sezione del proiettile. Perciò le lesioni del le ossa lunghe sono anche esse meno gravi del passato; in massima, la lo?"O gravezza è più in rapporto colla maggiore o mi· nore àmpie::za delle soluzioni di continuità cutanee, che col g1·acl'o ed estensione della frattura. 12° Le ferite del capo, gravi e spesso mortali egualmente che nelle guerre passate, per effetto dei colpi vicini, mostrano alle grandi distanze, una minore gravezza e dànno u_n maggior numero di casi di guarigione. 13° L e ferite del polmone sono tanto meno gravi e più facilmente guarìbili quanto più regolare e più stretto è il t ramite della fer ita e quanto minore è lo shock traumatico; il che è in rapporto con la riduzione del calibro. L'esperienza delle ultime guerre ha pienamente confermati questi apprezzamenti, mostrando la insperata frequenza delle guarigioni delle ferite polmonari.

NO'.l'E :SIBLIOGHAFICIIE

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Le lesioni degli aitri visceri toracici dànno il medesimo contingente elevato di mortalità, che per effetto de i proiettili di medio calibro. 14° Le ferite d·ei visceri cavi dell'addome, sebbene più numerose sullo stesso individuo e per lo stesso proiettile, mostrano maggiore tendenza alla guarigione spontanea di quelle prodotte dalle antiche armi. . di Le ferite degli organi parenchimatosi, fatta eccez~one . quelle della zona esplosi va, presentano un grado d1 ben1g11ità assai maggiore che in passato, t

P rima di terminare, vogliamo, però, prendere in breve di. samina il capitolo 5° - Azione vulnerabile degli attuali proiettili di piccolo calibr·o, in geiw·ale - .nel q~~le l' Im~riaco intende chiarire uno dei più importanti ques1t1 moderm; un quesito essenzialmente militare, perchè strettamente. collegato con la tattica e con la psico logia dfllla guerr.a; 11 quesito, cioè: Le moderne m·mi da fuoco portate in guerra hanno un'azione vulne1·ante maggiore o minore di quella delle stesse ·a1·mi prima in uso negli eserciti? Con altre parole : i proiettili delle a:nni attuati da fanteria, merit~no ver·amente ·t a qualifi.cazione, data ad essi cla Bruns e ripetuta oggi da molli, di proiettili umanitari? . L'autore studia a lungo la dibattuta quistione, basandosi principalmente non tanto sui criteri teorici, quanto sui nu~ merosi e svariati esperimenti Bsegniti e sovratutto sopra 1 fatti dei campi di hittaglia delle ultime guerre. Egli, tu~t_o ben ponderato, ritiene esagernta l'opinione de~ Wo~ozko1 1~ quale, come è noto, calcolava al 0,25 per cento 1 colpi efficaci ossia che occorrano 400 colpi, per ferire un combattente. Secondo tale proporzione, egli osserva, ammes3o che ciascun sold~to sparasse in media, in una battaglia, 150 cartucce il che è tutt'altro che improbabile nelle condizioni d'arma· mento e di munizionamento individuale - si avrebbero tre colpiti ogni otto combattenti, vale a dire il 37,6 per cento


NOTE BIBLIOGRAFICHE

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:'.\'Ol'J·: BIJ!LIOO.RAFI OHE

di feriti e morti: una proporzione enorme, molto lontana dai risultati delle ultime guerre (nelle qull.ttro principali battaglie della guerra anglo-boera la media dei morti e fe. riti inglesi, rispetto alle forze combattenti, non oltr epassò l' 11,60 per cento). In conch:.sione, l'Irnbriaco opina, si possa affermare completamente che : ,< per effetto delle attuali armi di piccolo calibro, è aumentata la quantità delle perdite in rapporto al numero dei comba~tenti -- e di qui la conclusione del n. 6 sopra riportata - e così pure la percentuale della mortalità; solo abbiamo rag ione di aspettarci un minor numero di feriti gravi rispetto all'ingente ma~sa dT feriti leggeri ». Anzi, egli crede debbansi aumentare le ben note percentuali del Longmore, che potrebbero essere così modificate: 25 mor~i sul campo, circa 6 morti negli ospedali, 15 guariti con imperfezioni più o meno gravi e 54· guariti completa-' mente. Ora noi non dividiamo questi apprezzamenti. La storiac·iusegna che man mano progredì la tecnica delle armi da fuoco. corrispose sempre una diminuzione della perdita totale dei combattenti; nè ha.vvi ragione che debba accadere differentemente per l'avvenire. Noi non siamo tra coloro che pongano in dubbio il valore ad il coraggio delle enormi masse di armati odierne, ma 11011 siamo neppure così ingenui di non tener conto della maggiore impressionabilità del sol· dato attuale in paragone di quello del passato. Il colonnello Imbriaco ricorda, ben a ragion.e, le g ravissime perdite che un reparto di truppa può soffrire in brevissimo spazio di tempo, perdite che non si possono porre in alcun confronto con quelle che erano possibili nei tempi passati; ma sono appunto queste ingenti perdite avute in pochi minuti che compiutamente scuotono il morale delle truppe e le rendonò inette a sopportare una perdita maggiore. Un dato reparto di truppa poteva. nel passato soffrire, il 25, il 30 ed a:nche più per ce11to di perdite, durante l' intera g iornata della battaglia, senza essere menomamente scosso nel suo morale, neìla sua compattezza. Non altrettanto può dirsi oggidì, in

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cui un egual numero di perdite si -possono verificar nello stesso reparto in cinque minuti. L'uomo di faccia alla morte è quale Dominiddio l'ha fatto, colle sue buone e cattive qualità, di temerarietà, di coraggio e anche viltà; guai se non vi fosse la disciplina mili tare, ma anche questa ha forza· tamente i suoi limiti. Ed è per queste ragioni che in tutti g li eserciti si è vivamente preoccupati di mettere in accordo i dne termini seguenti affatto opposti: l'uno per trovare formazioni d'attacco adatte a preservare le truppe il più che sia possibile dal fuoco nemico, l'altro per far sì che le, formazioni adottate si prestino pur sempre alla conservazione dell' ordine, della compattezza, della resistenza delle truppe, onde non sfuggano interamente di mano ai capi. Le armi da fuoco attuali dovrebbero senza dubbio, per la loro rapidità di tiro, gittata e radenza, cagionare perdita di gran lunga superiore a quelle del pass&.to ; ma per ciò vhe sopra abbiamo detto siamo convinti che il complesso delle perdite sarà minore. Naturalmente, siamo nel campo delle induzioni; queste però sono suffragate dai fatti delle ultime guerre, specie dell' ultima anglo-boera., dei cui insegnamenti l'Imbriaco, non sappiamo bene il perchè, dice non potersi tener stretto conto per la loro applicazi.one ai grandi eserciti europei in una guerra europea. È in quelia g uerra che per la prima volta ambedue i partiti impiegarono le armi attuali a tiro rapido, e perciò ci pare non se ne possa fare astrazione. Nessun dubbio che uelle guerre future si ripeteranno gli esempi di sanguino:1issimi epi:1odi, come quelli del 1° Cacc iatori d'Africa a Vlorth, della 38" brigata prnssiamt a Vionville e della Guardia a Gravelotte nel 1870, ciò che, evidentemente, contribuirà a tenere molto elevato il totale complessivo delle perdite di una campagna ; tuttavia non crediamo si raggiungeranno le perdite delle guerre passate. Ma, ripetiamo, siamo sempre nel campo delle induzioni, degli apprezzamenti; l'essenziale è per noi, che anche l'egregio colonnello Imbriaco dimostra compiutamente eh~ l'attuale fucile della fanteria è t utt'altro che un'arma cos1detta


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N01'lJ BIBLIOGRAFICHE

NOTE BlBLIOGRA.F lCHE

uma_nitaria. I suoi colpi mettono sicuramente fuori combattimento il colpito ed è 'ciò che importa sia ben assodato ; tanto meglio, per l'umanità, se le lesioni leggere ·saranno in minor numero delle gravi; e sarebbe ancor meglio se la m~rtalità immediata fosse minore di quella del passato, ciò che malauguratamente sembra non dover essere, dal momento che lo scopo, cui si tende col fuoco, è sicuramente e compiutamente raggiunto. All'egregio autore, colonnello Imbriaco, i nostri più vivi rallegramenti pel suo notevole studio.

C. ZuNINI, capitano nei bersaglieri. -

· e il nuovo metodo in esperimento. -

l'istruzione sul tiro Parma, Tipografia

L . Battei, 1903. Com' è noto, il Ministero della guerra ha ordinato, per quest'anno, l'~sperimento d i un n uovo metodo d'istruzio ne sulle armi e sul ti:l'o; esperimento che a quest'ora sarà stàto compiuto da 67 battaglioni di fanteria di linea, granatieri, , bersaglieri ed .alpini. Giustamente, dice l'autore, che così « la fan teria stessa, nella sua gran massa, è quasi chiamata a scegliere fra la via vecchia e la via nuova, fra l' Istruzione marzo 1898 e una nuova, forse di là da venire, i cui criteri saranno però, in massima, quelli del metodo in esperimento, salvo le modifica,zioni, che iu seguito alla prova che se ne farà, risultassero necessarie ». Il capitano Zuniui è molto addentro nella materia e perfettamente al corrente degli studi fatti alla scuola di Parma sui regolamenti esteri e sugli esperimenti eseguiti coi medesimi nel 1891, che conduSSòrO alla compilazione del Nuovo Metodo da sperimentarsi quest'anno, il quale non è propriamente una nuova I struzione sul tiro ma, « più che altro, una guida per mettere in esperimento presso di noi un complesso d i prescrizioni di regolamenti esteri sul tiro, che si ritiene debbano avere una sensibile influenza sull'addestramento del tiratore. L'autore perciò fu assai bene inspirato, ed ha compiuto opera

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,utilissima col voler pubblicare il presente notevole suo studio. nel quale rifà brevemente la storia dell'Istruzione marzo 1898 risalendo alla sua origine, all'Istruzione dell'aprile 1894, e minutamente la confronta col Nuovo Metodo che ora si trova in corso d'esperimento, ponendone in rilievo le modalità prescritte per l'Istruzione, nonchè i criterii che l'anno in· spirata. · L'opuscoletto del capitano Zunnini colma quindi un vuoto generalmente lamentato, e lo colma in una guisa veramente pregevole, sicchè quanti s'interessano all'addestramento della ' nostra fanteria nel tiro - e suno quasi tutti gli ufficiali dell'esercito - non potrebbero desiderare altro studio più perfetto. Non è il caso di prendere in esame le varie partì del libro, poichè per farlo saremmo tratti troppo lontano. Ci basti dire -c he l'autore « animato _esclusivamente dall'amore per l'arma di fanteria » è convinto che il Nu ovo J.vfetodo d'istruzione .sulle armi e sul tiro costituisca un reale progresso per l'addestramento del soldato di fanteria nel tiro . « Torniamo all'antico - egli conchiude - o cambiamo strada del tutto, se ·sarà necessario; e allora a noi p~re, probabilmente, sarà pos. sibile ottenerà un fuoco efficace dai nostri fucili, e ci convin-0eremo meglio noi tutti che, almeno nei poligoni del t~mpo dì pace, il proiettile delle armi moderne - come scrisse il tenente generale Cosenz nelle Conside1·azioni sulle mano1Yt'e · .dell'anno 1898 --· va p1:ecisamente là dove lo si manda e che perciò bisogna saperlo mandare là dove si vuole che vada )>. *

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Ci siano però, prima di por termine alla sommaria recensione, permesse brevi considerazioni intorno a due capitali ,questioni. Il capitano Zuuiui riscontra, fra l'altro, due titoli prin,cipalì di superiorità del nuovo Metodo sull'Istruzione del 1898, nei criteri, ~ cui il metodo s' inspira, riguardanti la ·scuola di puntamento e il tiro accelerato.


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XOTE BIBLIOGRAFIO:EIE

Secondo codesti criterii: 1° É assolutamente necessaria una buona scuola di puntamento, intesa a far sì che la recl uta; prima d'esser condotta ad eseguire il tiro, sappia puntar bene. L'istruzione del 1898, invece/ a giudizio dell'au tore,. coi prescritti esercizi di puntamento e di g innastica d 'arme, mira anzitutto ad ottenere un aumento di abilità nell' imbraccim·e l'arma celeremente; sicchè - egli dice - « in sostanza la g innastica del puntare come la si pratica e anche come la si dovrebbe praticare, costi tuisce piuttosto un esercizio preparatorio ·pel fuoco accelerato (e uon preciso} anzichè un vero esercizio di puntamento; poichè nessun istrut, tore potrebbe con alcun mezzo verificare il modo di puntare· del soldato, mentre questi eseguisce celeremente e ripetutamente i. suoi movimenti )> . 2° Il tù~o del fu,oco accelerato deve essei·e bandito dal lù·o di poligono CHruso. 3° Il /uor:o accelerato venga eseguito pochissime volte anche in pol(qoni APERTI, e solo quando il tiratore sia ben adde3trato nel tiro accuratamente mirato. Il regolamento 1898 in vece - sempre a detta del Z u nini -,- ha una spiccata tendenza al tiro celere, ~ome ne fa prova. l'eccessivo numero di lezioni di tiro accelerato prescritte (colle ultime varianti, G lezioni in totale su 15 d i tiro individuale). Dal complesso dell'opuscoletto si r ileva poi nel modo più chiaro che l'autore è in. particolar guisa favorevole ai criterì sopra esposti (compreso però anche quello rifletten te l'adozione dei bersagli a sagome) che non solo vi annette la massima importanza -- ciò .che senza dubbio è giustissimo - ma che per lui la supériorità del nuovo 11,!etodo sul regolamento in vigore, risiede essenzialmente in codesti criterì. Saremmo per.fino tratti ad asserire che il movente prin cipa.le che lo indusse a pubblicare il notevole suo studio, sia stato quello di mettere in speciale rilievo quei criterì. E .fino ad un certo punto, ci pare abbia ragione. · Circa la scuola di puntamento noi divi.diamo in teramente le idee t utte dello Zunini; siamo, anzi., d'avviso sia impossi-

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NOTE BIBLIOGRAFICHE

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bile inspir are al soldato la massima fiducia nel proprio fu. cile - cosa assolutamente indispensabile - se non lo si sia istruito nel pun tamento nel modo il più perfetto, poichè soltanto sapendo puntar bene potrà poi ottenere nel tiro -al bersaglio risultati atti a fargli acquistar fiducia n ella sua arma. Per quanto, invece, ha trat to al tiro accelerato, non diremo di essere di un par ere affatto opposto a: quello dell'autore; nel fatto, però, ne dissentiamo in parte. Noi riteniamo, cioè, che •l'istruzione sul t iro per la fanteria debba prefiggersi per scopo, non solo di formare un abile .tiratore, ma anche un tiratore, il quale pur mantenendosi abile nel tiro, sappia sparare con rapidità. In guerra il fante si troverà di fronte ad altro fantaccino che cercherà di colpirlo n el . minor tempo possibile, ossia che procurerà di sparar bene e con velocità, per atterrare il nemico prima di esserne atterrato. A noi questo ragionamento sembra in oppugnabile, onde ci pare evidente sia indispensabile di porre il nostro soldato in grado di fronteggiare l'avversario in condizioni vantaggiose od almeno poco dissimili. Pensiamo, adunque, dapprima a fare un abile tiratore, ma poi ad addestrarlo bene anche nel tiro accelerato, nulla, anzi, t ralasciando per renderlo ben persuaso della -necessità, per la di lui stessa esistenza, di saper t irar bene e con celerità. Sappiamo benissimo che lo Zunini trova appoggio, per le sue idee al riguardo, nella scuola rappresentata dai regolamenti esteri sul tiro, ed è perciò in buona compagnia. Noi ricordiamo, però, un recente articolo, stampato nel Militar- Wochenblatt, del noto generale tedesco v. Rohn.e, il quale appunto ammoniva della assoluta necessità pel soldato di fanteria di saper colpire il nem ico prima di essere da lui colpito, e richiamava perciò l'attenzione sull'importanza di addestrare il soldato nel tiro accelerato di più di quel che si faccia nell'esercito tedesco (1). (I) 11 ,llilita,· Wochenbl<ttl nel corrente anno pullb lh:ù parec~hi ar ticoli sop ra ~ucsta q11estiun e. Fra ques ti assai noternlc uno di anonimo mttorc. dal t itol o: P recisione e velocilò., di frwco nei: tiri di coinb<ttlimento nella nostra fanteria , nel n. 30 (!()\ 4- apr ile.

In esso sono ricordate le nostre prescrizioni regolamentari sul tiro accelera to, e perù, !04 - ANNO n,·m.


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Il Zunini si dimostra un seguace convinto del concetto, a questo proposito, de.l Dragomiroff, espresso in queste parole da lni citate : « a noi pare che qualunque specie di fuoco celere debba essere escluso dalle istruzioni di pace sia nel tiro, sia nelle esercitazioni tattiche; l'ideale del tiratore è che non una pallottola vada perduta e che egli porti con sè non 80 cartucce, ma 80 morti ». Ma l'ideale non è di questo mondo; d'altra parte bisogna anche tener conto che il nemico non starà tranquillo ad aspettare i nostri colpi ed è fin troppo evidente ·che se ~gli è abile e veloce tiratore tutti i vantaggi saranno per lui. È per queste ragioni che noi non consentiamo per niente nel concetto del generale Dragorriiroff, e ci schieriamo per coutro dalla parte del generale v. Rohne.

Questa di vergenza d'idee intorno ad una delle più importanti e complesse questioni ri:fiettenti il tiro della fanteria non ci impe-disce -- ben s'intende - di riconoscere il pregio non comune del libro e di tributare i dovuti elogi al capitano Zuuini, ben meritati per il rimarchevole suo studio.

LaNG.LOIS, général. - Conséquences tactiques des progrès de l'armement. - Éti.1,de sur le terrain. - Parigi, Charle Lavauzelle, 1903. Questo libro, sicuramente rimarchevole come tutto ciò che scrive il generale Langlois, ebbe per movente la confutazione del noto lavoro del generale Négrier stampato nella Revue cles Deux Nlondes, nel quale vivamente era combat tuta la dot· trina ufficiale francese dell'attacco decisivo a massa secondo il sistema napoleonico, convenientemente, però, preparato accordando la massima importa nza a lht precision e del tiro, voluta da l regolamento te· ,roseo, si chiede di tener magg iore conto della velocità di tiro : unico mczr,o per non sopportare maggiori perdite <Jel oemico e per tenere su di esso la superiorità del f11oco. Precisamente corno il generalo v. Rohnc.

NOl'E BIBLIOGRAFICHE

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dal fuoco . Il Negrier invece si era fatto propugnatore dell'as soluta impossibilità dell'attacco frontale ed a massa e propo · neva: si cercasse la decisione nella superiorità del fuoco, nel· l'avanzata su larghissima fronte, nell'esclusivo combattimento di bande di t iragliatori, nell'aggiramente, ed escludeva completamente qualunque direzione dell'attacco da parte del Comando supremo. Il Negrier, insomma, come ormai tutti sanno, esagerando - forse per ottenere qualcosa - non solo batteva in breccia la dottrina tattica ufficiale francese, ma proponeva radica.li cambiamenti coll' adozione della tattica boera, e specialmente dell'inglese impiegata n ella seconda fase della cam · pagffa per opera di lord Roberts. Il Langlois, altro dei membri, come il Negrier, del Consiglio superiore della guerra, non d ivide alcuna delle -idee esposte dal N egrier e però il suo libro tende a combat terle, sebbene il Negrier non vi sia mai nominato. Il Langlois non r itiene affatto che i progressi dell'armamento richiedano un completo cambiamento della tattica e ne(Ya che i procedimenti tattici ora in uso siano d iven uti così t, antiquati da non potersi più impiegare. A suo giudizio le conseguenze tattiche derivanti dalle nuove ar.m i da fuoco e dalla polvere infume, furono già saviamente calcolate e sottoposte a pratico esperimento, e non emerse affa.tto la necessità di radicali cambiamenti nella tattica Fu la guerra anglo-boera che fornì il pretesto alle nuove idee, secondo le 'quali la d ifensiva avrebbe acquistato la superiorità sull'offensiva; nella zona del fuoco non vi potrebbero manovrare se non bande di cacciat ori ; la direzione della battaglia dovrebbe forzatamente sfuggire dalle mani del comando supremo. Il Langlois ricorda cheJuttevolte si verificarono notevoli progressi nelle armi da fuoco, sempre si trassero in campo i grandi vantaggi della difensiva. Così avvenne in Francia nel 1868 e ne seguirono i fun est i risultati del 1870. Si e,ipisce che gl'Inglesi in seguito alle tante e continue sconfitte sofferte, abbiano adottato una n uova tattica, rispondente meglio alla situazione di quel momento, e si ca·


NOTE BIBTAOGRA.FIOHE

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NOTE B1BLIOGRAFI0HE

pisce ancora, fino ad un certo punto, che, riconosciuta la necessità d i nuovi regolamenti, si siano poi introdotti nei medesimi q uei criteri e quei principii che loro assicurarono la vittoria finale. Ma lB ragioni che militano a favore degli Inglesi, non sono sufficienti per determinare crli . . . b eserc1t1 europei a cambiare di sana pianta i principii fondament1h della loro tattica. · . Per trarre utili ammaestramenti dalla guerra anglo boera, bisogna sottoporre a minuta disamina le circostanze generali di quella lotta tra Inglesi e Boeri. Per poco si osservi, si rileva subito che la guerra del Sud- Africa, sia per le cond!zio~i- de~le due parti, sia per l'entità delle forze fronteggiant1SI, sia fi nalmente per quanto ha tratto al teatro di g uerra, non si può paragonare colla grande g uerra, qual'e fu combattuta nel 1870, e quale sarà nell'avvenire fra avversari europei.

Il Langlois si dilunga nell'esame di codesti tre punti; esame che compie con molta intelligenza ed abilità. Assai interessanti le svolte considera;ioni intorno ai Boeri ed all'esercito inglese. Non ha ser io fondamento, egli scrive, la diceria tanto diffusa che una piccola forza di contadini, pel solo fatto di essere bene armati e abili tiratori, abbia saputo e potuto tener e in iscacco per lungo tempo un forte esercito europeo e bene. organizzato. Certamente le schiere boere non si posson o paragonare ad un ord inato esercito europeo, poichè facevan loro d ifetto uno stabile ordinamento, la disciplina e un Comando superiore riconosciuto a cui tutt~ fossero sottoposte. Le truppe boere costituivano di fatto una milizia, con tutti i difetti e le manchevolezze che ad una milizia. vanno congiunti. D'altra parte però il singolo boero possedeva, in generale, notevoli qualità militari. Abituato fin dall'infanzia a cavalcare, abile tiratore, abituato alla guerra per la continua sua lotta coi Caffri, credente nel-

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l'avvenire della sua razza e pienamente convinto della giu· stizia della sua causa, il Boero compensava in una certa misura l'educazione milit are mancante con queste ingenite ed ot time qualità. Il suo fucile inoltre era superiore a quello inglese, la ~ma artiglieria, poco numerosa e peggio servita, era composta di un materi~le eccellente, mentre l'artiglieria inglese nè pel su o ordinamento, nè per la sua istruzione tattica er a in grado di far valere 1a sua superiorità. L'esercito inglese da quasi un secolo, eccetto la sua partecipazione alla guerra di Crimea, non aveva più combattuto contro un avversario europeo, ·e d era specialmente ordinato e prepa rato per la guerra coloniale, e perciò gli mancava una sufficiente istruzione tattica e non aveva alcun'idea dell'accordo necessario tra le varie armi. In conseguenza anche l'esercito inglese per ordinamento ed istruzione non potevasi paragonare ai grandi eserciti europei. Notevole poi quanto dice il Langl.ois intorno alla. durata d~ e lla g uerra. Essa non fo per niente una conseguenza delle nuove armi., sebbene non si possa sconoscere, ch'esse coi Joro micidiali effetti abbiano prodotto tale disordine da occorrere parecchio tempo prima di procedere arl altre imprese. Le vere cause della durata della guerra voglionsi invece ricercare nel fatto, che ad ambedue i partiti mancava la ferma volontà di venire ad unà pronta r isoluzione della lotta mediante una celere e completa d istruzione delle forze n~m_iche. Gl'Inglesi. miravano principalmente ad impadro 11.1rs1 del paese, e la d istruzione del nemico non pot eva venire che in seconda linea, tantoppiù che erano portati a risparmiare il ·soldato perchè difficilmente rimpiazzabile col loro sistema militare. D'altra parte i Boeri, par le loro abitudini e per la mancanza di ordinamento e di istruzione, non seppero o non poterono mai passare dalla difensiva all'offensiva; ciò che sarebbe stato possibile nella prima fase della campagna e forse avrebbe loro procacciato risultati decisivi. · I. Ora tutto questo ha nulla a che fare colle idee ché recrob lano la guerra moderna, e spiega ad esuberanza la straor-


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N OTE BIBLIOGRAFICHE

dinaria durata della guerra. Così la lotta assunse un carattere speciale ricordante la guerre dei secoli passati. E questo che può dirsi per la condotta, in generale, della guerra, vale pure rispetto al singolo combattimento. Da una parte, dalla boera, ci si accontentava di respingere il nemico senza menomamente pensare a trar profitto dei successi riportat i; dall'altra, dall'inglese, faceva difetto il sentimento morale di una decisa volontà di vincere che era anche consentita dalla superiorità numerica. Così si attribuirono le sconfitte patite alle n uove armi mentre esse non erano causate che dagli errori tattici commessi . Così pure si concluse essere impossibile, di fronte alle nuove armi, di strappare la vittoria con un attacco decisivo. E qui l'autore fa una lunga enumerazione dflgli errori tattici commessi dagl'Inglesi, citando l'esempio di parecchie battaglie; errori che si compendiano nella mancanza di esplorazione, nell'avam;ata delle truppe in formazioni troppo dense, nel procedere all'attacco senza una preventiva e appropriata preparazione del fuoco, nel nessun accordo fra le varie armi, e nello sparpagliamento delle forze sull'intera fronte. Non deve quindi recar meraviglia se gli a ttacchi inglesi, condotti in tal g uisa, non riuscirono mai ad alcun successo, malgrado il valore dimostrato dalle truppe. E qui vengono poi le principali argomentazioni del Langlois, delle quali si fa forté per combattere ad oltranza le nuove idee. Coll'arrivo al Transvaal di lord Roberts g l'Inglesi cambiano tat tica. Si marcia al nemico colle forze ripartite in tante p1ccole colonne largamente intervallate. Queste non s'impegnano a fondo ; a conveniente distanza, per non soffrire gravi perdite, sostengono sulla fronte un combattimento t emporeggiante per quel tanto che basti a tratt,mere il ne• mico nelle sue posizioni, e frattanto cavalleria e fanteria montata aggirano le ali nemiche. Il combattimento è così risolto in favore degli Inglesi, perchè i Boeri tostochè s'avvedono che stanno per essere spunt ati alle ali e che è minacciata la loro linea di ritirata, interrompono il combat-

NOTE BIBLIOGRAFIClfE

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timento e frettolosamente si mettono in ritirata. Ma, osserva l'autore a buon dritto, se i Boeri avessero pensato a premu · nirsi contro quegli aggiramenti, apprestando convenient i forze a protezione delle loro ali, la nuova t attica inglese non avrebbe condotto ad alcun successo. E perciò si ha torto di volere basar~i sopra questi fatti per trarne esagerate deduzioni, onde proclamare la necessità di un cambiamento 1 da cima a fondo della ta~tica odierna francese. A giudizio del Lauglois gli ammaestramenti a trarsi dalla guerra boera sono soltanto i seguenti: Nell'avvenire sarlL assai più diffic ile che pel passato il . prendere il cont,atto col nemico; nell'avanzata contro il nemico la truppa dovrà prendere for mazioni più adatte e più pieghevoli; converrà trarre miglior profitto del terreno, e sarà necessario sviluppare al massimo grado possibile l'iniziati va individuale e sovratutto l' istruzione dello spirito offensivo. Le singole armi dovranno sostenersi ed aiutarsi scambievolmente; e per ò gioverà trarre profitto della potenza delle nuove armi per un impiego economico delle truppe, onde conservare le maggiori forze per costituire forti riserve. È a queste grosse riserve, trattenute indietr o in tatte, che spetterà, di eseguire l'attacco decis ivo, a secondfi dògli ordini del Comando supremo. Ora non si può sconoscere che molte delie osservazioni del generale Langlois siano giuste. La tattica inglese, ideata da lord R oberts per una piccola. armata che non s uperò i 35 mìla uomini, e che condusse sempre, per circostanze affatto speciali, ad avere prontamente ragione del n emico, non è certamente applicabile, tale e quale, agli eserciti ed ai teatri di g uerra europei. Invero centinaia e centinaia di migliaia di armat i non possono essere r ipartiti in piccole colonne di divisione e con grandi intervalli fra esse, perchè rlsulterebbe per la battaglia una fronte di centinaia di chilometri. Ohe le truppe debbano essere convenientemente disposte nel senso della profondità, non si può, pure, seriamente im. pugnare. Non .è sostenibile, invece, a nostro avviso, ciò che tanto sta a cuore al Langlois, ossia l'attacco decisivo a


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NOTE BIBLl OGRA.l!'IOIIE

massa da compiersi dalle forti riserve tenute indietro, e che la direzione della battaglia non debba mai sfuggire dalle mani del comandc1.nte in capo. E proprio ci pare non occorra spendere molte parole per dimostrarlo. · I n.fatti, l'una delle due : o guesta massa d i truppe in ordine compatto, allorchè entra. nella zona del fuoco nemico ha la possibilità di avanzare, e ciò significa che le anti~ stanti linee di cacciatori, naturalmente coll'aiuto dell'artiglieria, hanno g ià ottèriu~o la superiorità del fuoco st1 quello avversario. L'attacco a massa produrrà sì un effetto morale ma l'effetto · materiale, quello che effettivamente si cerca, è già stato prodotto d"'lle linee di cacciatori. O il nemioo resiste ancora tenacemente, ed è ancora in grado di gettare valanghe di fuoco su quella massa compatta, ed in tal caso o l'attacco, per le in o-enti perdite sofferte, sarà immediatamente arrestato - combe avvenne il 18 agosto 1870 alla Guardia prussiana, nel suo primo attacco contro Saint-Privat - - oppure la truppa si sarà già disposta in ordine ~pai:so, progredendo lentissimamente, come avranno fatto le truppe che l'hanno preceduta. S'intende da sè che il terreno g iuoca qui una gran parte, ed è perciò che generalmen te si conviene dell'impossibilità dell'attacco, soltanto quando debba eseguirsi in terreno scoperto. Che poi possa il comandante in capo far sentir€' la sua azione sopra inn umerevoli bande di cacciatorì, cui i loro ufficiali stessi potranno quasi · sempre comandare soltanto coll'esempio, è per noi incomprensibile. Il Langlois però concede questo, e, cioè che l'espiorazione della cavalleria, sia, per l'invisibilità del nemico, sia per la potenza delle nuove armi, non pnò non essere insn:fficiente, e perciò, a l fine di rendere meno difficile la presa di contatto col nemico, propone l'impiego di picco.li distaccamenti com · posti delle tre armi, i quali avrebbero l'incarico di esplorare e di prendere il contatto col nemico. Essi formerebbero una linea mobile innanzi alle avanguardie e sui fianchi, servir ebbero d i appoggio alta cavalleria, potrebbero insieme ad essa fronteggiare anche una cavalleria nemica più. forte e

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si ritirerebbero sulle avanguardie ove fossero respinti da forze superiori. E quesLa propost,a ci sembra abbastanza pratica.

Il generale Langlois, a prova della sua tesi - ed è que· sta forse la parte più interessante del libro - presenta un esempio pratico di due armate, composte ambedue di quattro corpi d'armata e di una divisione di cavalleria, e marcianti l'una contro l'altra, l'un partito secondo la dottrina tattica francese, l'altro secondo le nuove idee. Il partito azzurro, secondo la teoria francese, ha la divisione di cavalleria avanti, e due delle brigate di cavalleria addette ai corpi d'armata sono riunite in una seconda divisione di cavalleria, scaglionata sui fianchi. Un corpo d'armata mar· eia come avangu~rdia g~nerale dell'armata, preceduto e coperto sui fianchi dai distaccamenti di cui sopra a bbiamo àetto. Indietro marciano due corpi d' armata ben ravvicin>1.ti e dietro il loro centro il terzo. Il partito rosso invece, secondo la nuova tattica, marcia su ampia fronte, colla divisioni l'una accanto all'altra, ogni colonna avente la propria avanguardia, e quindi non formato nel senso della profon· d ità., per potere dalla stessa formazione di marcia procedere all'aggiramento. Il Lano-lois fa marciare e manovrare le sue armate sino o -allo schieramento per la battaglia, e ci duole di non poterlo seguire nella narrazione deile ideate operazioni, giacchè per l'intelligenza delle medesime sarebbe necessario riportare qui lo schizzo annesso al testo. Non possiamo per ò non osser vare che codesto esempio non giova a chiarire in modo sufficiente la d ibattuta questione, e t anto meno prova alcunchè a favore della tesi so· stenuta dal generale Langlois. E gli infatti fa schierare l'armata. azzurra sopra un terreno che presenta l'enorme vantaggio di appoggiare un fianco ad un largo corao · d'acqua e l'alt.ro ad una foresta ; ostacoli, della cui difesa sono in-


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NOTE BilH,IOGRAFICllE

co~benz~ti i g ià detti distaccamenti, e ohe per sè stessi sono c~s1 forti da presentare grandi difficoltà a chi li voglia aggirare. Con ~~a premessa così favorevole alla sua tesi, per aver posto 010e 1 armata azzurra in condizioni di 0O'ran luno-a assai più vantaggiose di quelle dell'armata rossa, è eviden~e che lo conclusioni a trarsene ne restano di molto infirmate.

In ogni modo, sia per Ja speciale competenza dell'autore e per l'elevata sua posizione nell'esercito francese sicohè è i~por~ante conoscere le ·sue idee, sia sovra.tutto, per la capitale importanza dell'argomento, è fuori dubbio che il libro de~ La~gl~is. o.ltn, al merito di illustrare nel modo il più chiaro 11 d1batt1to tattico sorto nell' esercito francese è di gran :'~lore, e sarà letto con vantaggio dagli ufficiali tutti che s1 mteressauo all'evoluzione tattica che è all'ordine del giorno. Si. può non dì.videre tutte le idee dl:lll' esimio generale, ma e doveroso nconoscere ch'egli con molta abilità ha saputo battere in breccia non poche esagerazioni, e ridurre ~a questione entro limiti più razionali e più pratici, onde 0 a sperare si possa addivenire intorno ad essa ad un accordo, il quale riuscirà sommamente vantaggioso a tutti: ufficiali e truppa.

V ON B.au~N, maggior generale a disposizione. - Beitrage zur kriegsgemassen Ausbildung, Besichtigung und Verwendung der Hauptwaffe auf dem Exerzierplatz und im Gelande. Bataillon - Regiment - Brigade. Aus der Praxis fiir die P~axis. - ( Contr·ibiiti per l'istn,,~ione, ispezione ed impiego dell'a··mli principale confo,·m~ alla gueri·a in P.iazza d'armi e in campagna. Dalla pratica pe,· la pra· tica). - Con 5 tavole. Berlino, tipografia Liebel, 1903. L'autor~, nella Prefazione, chiaramente espone i criterì che lo gmdano nel presente suo studio. Le armi odierne egli scrive, e tahmi insegnamenti della. campagna del Sud~

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A.frica che valaono anche per le condizioni europee, richie-. o dono « che la condotta della fanteria nel combattimento curi sem~reppiù l'efficacia del fuoco. Più che pel passato importa sforzarsi di sviluppare la potenza. del proprio fuoco, di schierare celeremente la truppa, di porre in linea un numero superiore di fucili per ottenere la superiorità, del fuoco, d~ trar profitto nel miglior modo possibile del terreno per risparmiare le proprie perdite. L'istruzione e la condotta della fanteria nel combattimento impongono esigenze più conformi alla guerra ai comandanti èi tutt,i i gradi. Bisogna richiedere la pit\ grande iniziativa nell'impiego dell'arma, nel servirsi del terreno, nel riconoscere e nell'approfittare dei momenti tattici più importanti, anche dal piu giovane sottufficiale e da ogni cacciatore ». I principì sul combattimento del R egolamento d'esercizii non hanno però bisogno di essere cambiati. Il regolament~ concede ai comandanti piena libertà nella scelta de1 mezzi per la condotta del combatti mento ; essi però nell'impiego delle formazioni debbono tenersi lontani da ogni schema.. L'autore pertanto inspirandosi soltanto alla pratica, mentre 1 si tiene fermo ai princi pì regolamentari, si propone di approfondirli maggiormente e penetrare uello spirito del regolamento; ciò che egli fa con intelligente abiht~ e tenendo conto nella più larga misura possibile consentita dal reO'Olamento, degli insegnamenti della guerra. Anglo·Boera. 0 Il prega v0le lavoro del generale tedesco è ripartito in treparti. La Pa;·te I tratta degli esercizi in piazza d'armi pel bat· taglione, pel reggimento, per la brigata. Per ciascuno d.i questi riparti sono dapprima esposte delle .norme ge~er~h, poscia è trattato dei movimenti nelle Yane formaz1on1 e de<Yli shierarnenti pel combattimento. Particolare importanza annette l'autore all'istruzione del battagliooe, e in particolar modo agli esercizi di combatmento « poichè la scuola del combattimento trova nel battaglione il suo primo e sicuro fondamento ». Egli lamenta che il battaglione sia ancora esercitato soltanto nelle forma-


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NO'l'E BlBLIOGR.AFICHE

zioni inl' ordine. chiuso, ·, 1. e per. queste raccomanda spec1a t men e esecuzione di lunghi movimenti in colo pas:o. , nna sen::a Per gli esercizi di combattimento eO'li ricorda eh . t 1 · · d o e gms a a prescrizione e1 regolamento, devesi avvertire se la. . d' · d piazza armi eve essere considerata come terreno di caro Il comandante del' battaglione poi non deve neg!" pag~a_tenersi a formazioni schematiche Le 1.l'orma . . i desbebrc1zi · d · zion1 e ono ' rispon er• e alle scopo del . segnato , . . combattimento, al nemico e a1 terreno, « _altrimenti degenerano i n artifici non conformi alla guerra e m rappresentazione di fiO'ure p l . o ». :. regg1me~to i. più i~portanti sono gli esercizi del passagc,io di marcia a quella dt' com bat t·1t dalla formazione · . men_ o, ma_ conv~i-ra pure esercitarsi nel passaggio dalla formaz1o~e di_ marcia a quella di ammassamento. A questo p~opos1to l autore nota che, sebbene il re()'olamento d . d.1 0 dispor r·e , ~er rego 1a, 1· battag lioni in doppia colonna inicauna o due s:h1ere, non d evesi però spingere la preferenza er la doppia colon~a sino al punto di eseguire quasi matlo a~.m~ssameuto _iu ~ltr~ fo rmazione. La colonna in profondit~ e .~uel~a di cui prn soventi si farà uso . in guerra· tnttavi~ s im~iegherà la doppia colonna solo quando tal~ formazione risponda al terreno. Ne~ li esercizi di schieramento pel combattiment . O' ·a·1 llOn Sl tr tt . ' d. · · , o Oi:,gt . a a . p1u t una d1spos1zione più o meno artificiale figure e d1 esegui~-e moYimenti in questo spiegamento. .co~anda~te .dev~ 11lvece es erei tare il reggimento nei d ifferent1 modi d1 sch1era~ento, in base ad un tema fi . t come ac d bb . ssa o, . ca :e _e rn guerra, e converrà pure talvolta di suppo~re u~ comp1_to, cho porga occasione al comandante di gu_1dare il reggtmento schierato, 0ome facen te parte della brigata. Prin~ipio capitale nello schieramento del reggimento è il mante~1mento_ d'ella. sua disposizione nel senso. della profond1 ta. · . . . E qUt 1autore di~co "' r re a 1ungo d e1· van~ movimenti m cui importa esercitare il reggimento e delle va rie norme per la loro esecuzione.

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NOTE :IHBLl.OGR,\.J:~ICHB

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P er la brigata valgono, in generale, i principt e le considerazioni fatt.e per il reggimento. La scuola di brigata però deve tendere solta11to ad esercitarla in quelle formazioni ed in quei movimenti da prendere o da eseguire n el la battaglia. È perciò esercitata, normalmente, in base ad un tema determinato; e codesto tema vuole essere scelto in modo che la condotta della truppa nel combattimento risponda a ciò che accadrebbe in guerra, e perciò le formazioni debbono essere ben appropriate. allo scopo cui si mira, al nemico segnato e alla conformazione del terr eno. La Pa'i'te ll tratt-a a lungo, ben 70 pagine, del combattimento, e perciò dobbiamo restringerci a rilevarne soltanto talun punto principale. Nei principi p!!r' l' Islrti:;ione nel combattimento troviamo ripetuto ciò che l'autore ha già detto pel battaglione, intorno agli esercizi del medesimo in piazz~i d"armi. « L'I· struzione della fanteria pel combattimento deve e::;sere compiuta iutieramente nel battaglione. Il combattimento di bat· taglione fo1 ·ma un tutto a sè. Tut to il modo di combattere nella fanteria riposa sulla scambie,tole azione delle compagnie in tutte le fasi del combattimento » . Le esercitazioni vogliono essere condotte conforme alla guerra. « Qualunque schema deve perciò essere evitato nell"istruzione e nella condotta della truppa. Le formazioni normali debbono immediatamente esse.re poste da banda, allorchè lo richied ono le circostanze del combattimento. L'a· gire in conformità alla guerra nelle esercitazioni sta in ciò, per tutti i comandanti, ch'essi riconoscano giustamente il singolo caso ed impieghino forme adatte nell'attuazione dei loro intendimenti. Vuolsi però avere speciale rigua.tdo a che la scelta delle fo,;ma::.ioni sia tale che nel caso ·vero di guerra acconsenta la massima azione delle armi e sia atta a diminuire quella delle a1·mi nemiche ». Importa esercitarsi nei principi regolamentari ed impie gare le formazioni prescritte, ma è da tener conto che i principi e le formazioni contemplati dal regolamento considerano solt,a,nto le situa,zioni le più semplici, e perciò


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NOTE BIBL!OGRA.FIO.HE

-spesso innanzi al nemico non saranno sempre ap r b·1· T tt· . d . P 10a i r. u 1 1 coman an.t1 devono quindi essere esercitati a prend~re, ~~l c?mbatt1mento, prontamente e senza titubanza le d1spos1z1om approp riate alla situazione del momento, ed essere ben convinti « che il non fare e l'indugiare costituiscon o. un addebito più. gra.ve dell'errore nella . scelt a d e1· mezzi ».

« ?olla grandezza delle situazioni aumenta pure il raggio ..d'az1.one cl'ogni singolo individuo. L 'attenzione del comand~rrte nell'esecuzione dél suo còmpito speciale deve essere p1ù rivol ta all'insieme dell'azione, che alla sor~eglianza dei particolari. ?ggidì, t ut ti i comandanti -debbono ponderare, ch e p.er. ragg.mn~ere ~o scopo non vi è il bisogno che uguali m~zz1 s~ano 1mpieg~t1. dalle varie parti. La libertà però lasciata a1 comandanti m sott'ordine non deve mai p vrtar nocumento alla sicurezza del comando superiore, e in ogni circostanza deve aver cura, affinchè sia conservato l'ordine tattico e la compattezza delle truppe». « ~ comandanti di tutti i gradi_ sono perciò r esponsabili che 11 regolamento d 'esercizi sia esercitato in tutte Je sue parti .e secondo il suo spirito. · L'istruzione della truppa sarà compiuta a dovere, allorchè sia in grado di eseo-uire ciò che fa g t: erra richiede e quando essa sul campo di ba~taglia nulla dovra met tere da par te di ciò che ha imparato in piazza -d'armi». Questi avvertimenti, norme e p rincipi per l'addestramento della fanteria nel combattimento, non scaturiscono, certamente, da concetti nuovi, ma li abbiamo riassunti O testualmente riportati perchè sono informati ad u n concetti assolut amen te pratico, e che rigorosamente applicato non possono non condurre ad istrnir bene, e nel breve tempo concesso l'arma principale. ' Ma. la parte _v eramente interessante ed importan te è quella che s1 occupa rn modo assai parti colareo-o-iato della fronte di h' . oo ·sc 1eramento, dei movimenti degli stormi di tiragliatori e -f inalmente dell'assalto, dove si tiene gran- conto e nella man iera la più evidente, degli insegnament i della g t~erra Anglo-

N OTE BIBLIOGRAJl'IOHE

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Boera, ossia della grande efficacia delle armi odierne e delle ,conseguenze che ne derivano, le quali - bisogna pure convenirne - furono finora assai trascurate. Tutti i vari capitoli che hanno tratto .a questa parte capitale del combattimento della fanteria - sempre, _be~ s'intende dal p unto di vista dell' addestramento, e qumd1, non ' . d a quello teorico, ma dal p ratico - sono svolte con ta l e mtellio-enza e possesso della materia da richiamare l'attenzione b . d'ogni studioso, e -- è perfino superfluo l'osservarlo - m questo momento del massimo dissidio tattico costituiscono un contrib uto assai pregevole allo studio della vessata questione. . Il quesito della fron te è studiato n ell' offeusi va e nella difensiva, sia per i distaccamenti - che è però il caso cui riferirsi il più sovente per l' istruzione - sia per riparti inquadrati. In via generale l'autore r iconosce i l p rincipio che la fanteria è oggidì. così forte sulla fronte, da poter fare a meno di un immediato sostegno. Conviene perciò spiega.re la ·truppa su d'una fronte il più. possibilmente ampia e che possibilmente permetta di aggirare l'ala nemica. « Ogni soverchia estensione della fronte, egli osserva, è dannosa, ma l'aggiramento da pai-te del nemico lo è ancora dippiù. Così in -definitivo avrà il sopravvento colui che col maggior n umero possibile di fucili invierà un fooco concentrico sull'avversario che h a preso una fronte m inore. Colle armi attuali non è punto da te~ere una rottura sul fron te, e questa maggior possibile estensione del front~ l'autore richiede, perchè essa è n ecessaria per portare in linea il maggior numero di fucili, dipendendo il successo dalla s uperiorità del fuoco che si acqu isti sul nemico. Egli però conviene che codesta grande estensione ha pure in sè dei pericoli, e però osserva che in essa è il germe dei grandi successi. Bellissime, ed. unicamente improntate ad un retto senso pratico della guerra, le pagine sulle mosse d ei gruppi dei cacciatori. Non linee di cacciatori, non allineamenti, ma stormi di tiragliatori, possibilmente della forza di un plotone, che avanzano a piccoli sbalzi di ostacolo in ostacolo


NOTE BIBLIOGRAFICHE

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NO'l'lè Bl DUOO.H.,U'lOJIE

del terreno, l'uno di passo o di corsa, l'altro a carponi, ecc., come meglio insomma lo consentano il terreno. e il fuoco del nemico, le condizioni fisiche e morali della. truppa. L'autore si dilunga quindi nel dettar norme per il rinforzo della. linea di fuoco, pel mutno appoggio dei fuoco dei varii gruppi e pel mantenimento dell'insieme delle varie parti. P er l'attacco occorre anzitutto, affinchè abbia probabilità di successo, sia eseguito con la massima energia, Bisogna conseguentemente che il Comando superiore non paventi lo grandi perdite e che impieghi nell'attacco le necessarie grosse forze, in numero su/(ìciente, con 'unità e contemporaneità, e senza alcun rigu1.:wdo sino all'ultimo uomo. E qui è maestrevolmente tracciata la condotta a tenersi dagli stormi di cacciatori, i quali debbono avanzare sino a piccola distanza. da.l nemico onde ottenere la superiorità del fuoco, ed aprire così la strada agli scaglioni collocati indietro, la condotta a tenersi dalle truppe in ordine chiuso, e il passaggio all'assalto. Ma, ben sintende, tutto ciò riflette l'attacco metodicc. L'autore non manca cli accennare che spesso saranno i gruppi di cacciatori avanza.ti che eseguiranno l'assalto decisivo guidati dai loro capi; che in ogni modo il comandante supremo non è in grado d'impartire gli ordini per l'assalto alle varie parti della riserva e che la dec:isioue la si otterrà piuttosto col fuoco che colla baionetta. · Nel tempo di pace però, come bisogna sviluppare nella fanteria la. propensione per l'attacco, così per tener alto il sentimento morale, conviene far eseguire l'assalto alla baionetta, anche quando l'azione fu già decisa dal fuoco e il nemico ha già in conseguenza del medesimo, sgombrato la posizione. Il generale v. Brunn applica poi codest.i principi e norme al combattimento del battaglione, del reggimento, della brigata. Questi cenni molto brevi e sommari - chè solo ad ac · cennare a quauto di eccellente vi ò nel libro non la finiremmo più - riguardano solo l'offeusi va. Tuttavia l'autore tratta pure della difensiva, ma essa - molto giustamente --- è considerata soltanto sotto l'aspetto di un combattimento temporeggiante, sia per romperlo, allorchè non si sia in grado

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di lottare col nemico, sia per passare all'offensiva., ossia al contrattacco, nel momento opportuno. . . . La Parte I II contiene parecchi temi per gh_ eserc1z1 for· mali di combattimento del battaglione, del r~gg1mento, del~~ brigata, temi semplici ma chiari, di J>Oche nghe e ~er lo p1u da impartirsi con ordini verbali; c~me ~d. esempto pe.r ~n esercizio di battaglione: « Il battaglione e m colonna .di via, riceve fuoco sul fianco da artiglieria nemica». Ogm. tema ha il suo schizzo, nel quale sono segnati i movimenti compiuti dalla truppa.

Noi riteniamo di non errare affermando cho il libro del generale von Brunn costituisce un prezios? ~a.nual~ per per quelli d1 fanteria, e 1. ufficiali tutti ' e se.:rnatamente g1 ,, . ffi. 'l' h come tale lo segnialamo a coloro fra i nostn u cia 1 0 econor.cono la lingua tedesca. B. D.

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ANNO XLVlll.


RASSEGNA MILITARE ESTERA

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RASSEGNA MILITARE ESTERA NOTIZIE RUSSIA. Il RIG\TA FERROVIERI OELL'UssURl. - Il prikas n. 23i del 2i giugno 1903 stabil isce la formazi one di no secondo battaglione ferrovieri dell'Ussuri, che con quello già esistente dovrà costituire la « Bl'igata ferrovieri dell'Ussuri , . Il comando della brigata sarà così composto : ·1 maggior generalti, comandante; 4 ufficiali; 1 medico; 1 dispensierri e 6 uomini di truppa, addetti. I battaglioni sara nno forma ti su 4- compagnie, e il loro organico sarà quel lo norm aie di guerra, cioè : Ufficiali 25 ; impiegati 5 ; uomini di truppa (fuori rango) 67; uomini di trupp:i (nei ranghi) 104-5 ; cavalli da ba:;to 81; cavalli da sella .L A !l'atto della mobilitazione ogni battaglione foroisce 2 compagn ie pel servizio del movimento forroviario a 2 per quello di costrÙzione. Co:XTl:-IGENTE mLITARE PER L'AX:"10 1903. - Il contingente delle reclute che devono essere fornite al l'ti~ercito ed alla marina nel co rrente anno, vonue fissato da ll'ukase dell'8 giugoo ·1903 di 320,132 uornini. A quesli sooo da aggiungersi : il contingente cosacco (circa 16,500 uomini), il contingente Ossetini (100 uomini) e quello finlandese (:l.90 uomin i) . SVEZIA. nr1.A i;c10 ) ll tXL\BE n.i,;r.,.'ANXo ·I 903. JI bilancio della gu erra 1,er l'auuo 1903 fu sta bilito in 69,423,000 di lire italiaoe; di ess1150,222,000 sono di spe;;e ·or<linarie e 19,195,000 di straordinarie. Fra le spose strnordiaarie figurnno: por armi po r1111 ili da fuoco e munizioni L. 2,555,8:15; per J'armame1110 dell'.jrti;dieri,1 da cainp;1goa L. 2,700,000; per co~truzioni d1·l genio L. 911,250.

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Ìn confronto a quelle del l'anno scorso le spese ordinarie del bilancio di quest'anno segnano un aumento di L. :., 725,000, e le straordinarie, un l!umento di L. 2,275.000. li bi laucio della marina dell'auno corrente ò !i ssato in L. 26,55,\.,750, con una differenza iu meno da quello precedente di L. 2,4-30,000. LA spese straordinarie più importanti che vi fìgur11no sono : per cos.Lruiione di nnovi legni, per riadatrnme11to di vecchi e per l'.ic•1uistr d1 munizioni L . 8.492,5%, e per l'artiglieria da costa e per lo stazioni sem~foriche L. 17,4-97,215. Composizione della flottci svedese. - ,1O corn zate di ·1•classe; ,\. corauate <li 2• classe, rli vecchio tipo; 7 corazza te di 3• classe, ri i vecchio tir,o ; 5 incro('iatori torpedinieri; 9 cannoniere di 1• clas,e di vecd1io tipo; n torped ioiere rii 1• classe; ·I 1 torpedinine di 2• classe; 1 cn ntrotorpediniere. · Sono in costruzione: 1 corazzata e 3 torpediniere rli 1• e 2a classe . J,'ortifìca;;ioni. - Lo fortifì,·azioui sulle coste presso Vaxholm, OskarsFrirderik-Borg e di difo~a dalla parte del mare di Stokolmv, come pure le fortific:izioni di Fari.i Sund utili' isola di Gotland sono terrnin:i te. Per il compimento dellt> fortifìr.nioni co~Ii1ire di Karlskroua e Go teborg sono fis,ate poi periodtJ di tempo 1903-1905 L. 63~, 900. ~ OTIZIÈ VAll ll•: CIRCA L,\ RIORGAXIZ7.AZIOXE DELl,'BSEJ\CITO SVEDE~E. Prohabilm11nte, secondo il gioroall' Post., ,arà presentato al Reichstag svedese, nella prossima ses,-iono, un progetto di legge tendentP. _ad allu ngare l:1 l'ernia dolfa fante ria. Questo prog-euo, a dire del citalo giornale, nelle ore alluali in cu i 1~ S\•ezia sta foceado grandi sacrifici per sistemare la sna organizzazione difensiva, ha tutte le probabiliti1 di essere approvato. I lavori dell:i uuova for tezza in costrnziono presso Bodeo nel Norrland, praseJ.llJ':>no con f111Jbrile alncrità ; essa sarà costilllita da un nocciolo fo r1ilic11to centr:ile e da uo a linea di forti armati con cannoni di grosso cal ibro. Colle nuo,·o riforme, venne anche deciso l'aumento degli sti pendi agli ufficiali.

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ANNO XLVIII.


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RIVISTA DEI PERIODICI

R1V1S'rA DEI PERIODICI • La Rivista di fanteria.

Anno XU, fascico lo VII, 3·1 iuglio ·I 903 .

Lettera di. Enrico Fern: a .Domen'ico Guern:ni ('I). - Il Ferr i risponde al Guerrini che le sue parole precise, dette pi ù vol te in Pariamcnto, e che si trovano uegli atti parlamentari, ,,ouo : « che n0i .anti-militaristi, eome uon odiamo l'Esercito, fatto di figl i del popol0, così non disconosciamo gl i atti di va lori! com piuti da uflìciali e soldati, do Lissa ad Ad1,1a , da CDppellini ad Arimondi. i\Ia non per questo t~ccinmo delle vi ltà commes3e dai comandaoti come dal Persauo a Lissa e dal Ba1atlieri ad Adua, . Risposta d'i, Domenico G-uerrù1i ad Enrico Fe rri. - ll Guerrini rileva la , risposrn bizzarra • e come « iu prova deil'afferm11zione av'\'entata • non siano allegati che due nomi : cioè quel lo del Pers11no. e q uel lo del Bm·aa ieri. Quanto al primo il Guerriu i crede che molto probabi lmen te il Persano mutò di nave prima (iella battaglia di Lissa per paura ; quan to al secondo egl i scrive : , non ho certo 3:;peuato che ve ne accorges te voi e me ne f,, ceste accorto per far severo giudizio della l'uuesta azione di qnell' nomo fata le; ma un giudizio di villà sul conto di Ba rattieri - prima, durante e do po la battaglia è un errore o una meuzogna, secondo elle sia incosciente o coscieme . A i Vostri, « in qualche con ferenza scientifica » , potrete ·scodellarlo: a me e al la Storia, no,. Soggiunge poscia assai giustamen te che non è qui il nocciolo del la q uestione. Concesso pure che Persano e Bara ttieri siano stati dei vi gliacch i, , come è possibi le essere e magari un tanto di più ) , egli àomanda : « E con questo?" · E con tutLa ragione, ri mbecca al Ferri di uon aver fatt a una grande e · nuova scoperta, accorgendosi ( che il Per.sano e il Barattieri furo no due cattivi comaudaoti di buoni sol(i) Veil i di spensa

s• del J.G agosto

scor50 èlel la Rivist11 :militare italiana, pag. !47~.

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da ti •, poicliè e di questo tanto per l'uno qunoto per l'altro, s'erano già arcorti da un pezzo, coloro che misero in istato d i accusa I' uno e l'a ltro, e coloro che I' lini) e l'a ltro, in un modo o nel I' altrl) c~ndannarono . E per quanto so, soggi ;rnge ben a proposi to, oè i prim i e nè i ~econdi fn rouo socialisti o ami-militaristi ». Ma al Guern ui pa iono di colore oscuro le parole , 001 non odiamo .l'Esercito, fotto dei figl i del popolo », perchè nou sì capisce bene di q ude esercito s' intènda parlare. <' Quell'Esercito che Voi ed i Vostri non odiate, è tnlta l'i;;tituzione mil itare presente, ,1I!a q::ale Voi riconO$Cete l'essenzia le carattere ropvla re che veramente J:ia? op·pure : q uell'Rserci Lo d1e Voi e i Vostri dite di non od iare è semplicemeute la pa !'te popolare, per giudizio Vo,tro, dell'Esm;ito, cioè quella parte che ha le armi per obbligo di IPgge e non per libera elezione'/ 11 Gn!>rrini qu indi iuvita il Ferri a parlar ch iaro , in modo che il Vostro (,no) pensiero prenda for ma precisa e sicura senza via o viottola aperta agl i sc:mtonamen ti », e gli dice che le pagiue ,della .n. d. F. sono ap€'r le al la sua prosa . · 11 Guerri ni ha, certo. r isposto vittori O$amente ed esau rientemente alla lettera del Ferri, e siamo dolen ti di non aver potuto r iportare della sua luuga risposta se non i pnnti più sa lienti .

L' arte militare garibaldma. - È ques to liii capi tolo dell a mono graHa del tenente C. Nicolosi che fu premiata nel concorso indetto dalla R. d. F. 'È uno studio che a noi sembra di massimo valore, e che ritragga in guisa spleod ida ed esatta l'arte mi litare di quel grande coodouiero cbe fu Garibaldi. L' aurore la stud ia e la fa emer5ere dalle manovre e dai fo tti d' mne compiuti da l generale. -È li sistema migliore e iI NicoJ05i se ne serve Gon mano maestni. Assoln1amenle esatta ci ~embra la sua conclusione « lo stratagemma e l'urto - la baionetta e l' necorgimento - I' arme aodace dei prodi, cui Pr,1 saldo affusto il corng~io en tu sias ta dei volontari, 11ccoppiato .11 111 :;.aga<;ia del condottiero iu un rnrn plice felice connubio - sono le carattenstiche sal ienti dPlla taltica e della strategia di Garilwldi, .

La que,tione del ,·cclutamento in Italia . - L'autore, in questo ::;uo pri mo art1colo, principia dal!' espri mere uo sempl ice dubbio non non censura, e cioè , ~e sia utile ed opportuno ricerca re la soluzione di un problema così lunga mente e faticosamente matu rato, iu · semp lici modilìcazioui Dl la vigente legge, la qu3 le è anco ra la deri vata della aoti(;a legge del 185,i-, sorta in condiz ion i r3d icalmeote diflercati da (Juelle del!' Italia odierna , .


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R I VIS'l'A. DEI PERIODICI

RIVIS'l'A DEI PERIODICI

Ad ogni modo, egli trova certamente lodevole lo scopo principa le che il disegno di le~ge si propoue : l'aumento ed il miglioramento del contingente annualmente incorporato, cou svi I uppo, in linea secondaria, dcli' istituz10ne del tirù a srgrio nazionale. La 1'.elazione ministeriale dimostra la necessi tà dell'aumento e l'opportunità del miglioram•u•.o del cooti ngeutc, ma , ad avviso dell'antore « - forse nella convinzione di sfondare una porta aperta - non mette in evidenza tu tu, le ragioui che m1 iitnno a favore dei provvedimenti proposti, od almeno non attrib uisce loro tutta l'importanza che meritano». È questo app unto che l'autore intende di fare. Egl i prende in ~samP. i siqg-oli articol i del progetto di legge miuisteria le, e con pieno possesso delle ma terie li ana lizza, svolgendo pratiche ed importau ti considernion i. Questo lavoro è indn hbiamente un serio contributo allo studio di co:;ì capitale q11estione, qua le è quella del reclu tamento.

sigua benissimo la missione della cavalleria - ammesso che se ne abbia molta a disposizione , ciò che non sa rà mai il nostro caso, - -pretende dal la cava lleria ciò che /Isso I utamente non può dare. Sia pure che i q tiadri della cava lleria abbiano uua conoscenza :H11pia della guerra d'assedio - il che se non sì può escludere, è tuttavia assa i difficile - ooo sarà mai d,dla cavalleria che ii comando dell'assedio potrà essere posto .i n grado « di conoscere, quanto più minuta mente è possibile le disposizioni prese dalla difesa ; come la dislocazione del presidio; le occupazioui di posizione; il _col locamento, la s1•ecie, il numero del le batterie, delle difese accessorie; delle opere occasiona Ii ; l'andamento delle reti di comun icazioa i stradali e ferrùte ». A nostro avvi:o.o si renùe uu ca11ivo servizio alla c::iv::dleria adJos,andol,~ còmpiti clte oltrepllssano la sua poteuzialità . Secoudo noi, e nell'assetlio rego lare e nell'osserva1.ione di una piazza, la cavalleria pnò molto uL ]mente essere impiegata dura11te la marcia di avvici nameo to per attingere notir,ie sul nemico, e cioè per verificare se occupi posiziou i fuori dell a piazza e per procurare di tagliare le comunicazioui della stessa ; la su 11 azione poscia deve essere ri~tretta all' osservazione verso l' este rno. L'impiego di masse di caval leria fatto dai fl ussi durante l' investimento di P levoa, è un esempio che non sarù mai stnd iato abb11st<1nza . No i siamo profondamen te conviot1 non si possa pretendere di più dalla caval leria. ll lavoro del cap~tauo Mi11tei è sicuramen te pregevole per quanto vi è detto iotoruo aIla specia !ità della guerra di fortezza; è giusto iI concetto espressovi del contribu Lo della cavalleria uelle operazioni di quella guena ; ciò però che vi è espo~Lo circa l'esplorazione da farsi verso la piazz11 va inteso come un ideale di.i raggiuugersi in casi affa tto eccezional i.

Rivista di cavalleria.

Anno VI, fascicolo VJH, agosto ·1903.

La wvallerù! nella gue1·ra di fortez za; per Ar~rnNso MAr rnr, ca pitano d'artiglieria . - La guerra di fortezza ha subìto un a notevole evolu zinue per la quale es~a. oggidì, oltre ad nnn maggiore im'portanza nell'insieme del le operar,ioni di guerra, ha assun to un car/lt1ere più sbrigati vo, e si è li berala ria quelle re i ole o metodi tassativi seconrlo i q ll.J I i vennero svolte, anche nelle ultime grandi guerre del secolo scorso, le grandi guerre intorno a città fortifì ,,ar.e. Sì pnò quindi prevedere. tanto per l' assediante quanto per I" assediato, una maniera più disinvolta e più energica . Io genera le l'e,ercito operante, .iuzichè tendere all'espu~nazione delle fo rtezze - ciò d1e sarebbe nè agevole nè breve - si Jimiter1 piuttosto a farle osser vare. In questo caso, ell e è il più semplice del la guerra di fo rter,za ma potrà ancbe essere il più frequen te, · la parte principale, a giudizio del l'autore, è riservata alla ca v,dleria. L'inllore, accennato brevemen te alle varie fa si - marcia di avviciuameu10 alla p1azz8; suo· in,·estimento; periodo preparatorio all'espugnazione ; periodo risolu tivo e cioè assalto della piazza - passa poi a discorrere aliba,tanw diffusamente dell'assedio regolare, eoumeraudo e anal izzando i differenti còmpiti della cavalleria duran te il mede,imo. Questi còm piti sono e sarauno pur sempre gli stes;i del passato: esplorazione ver.;o la piazza e all't:1,terno di essa. Il Mattei peraltro, se de-

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l'lstif;iil? lHilùare di equitazfone di Annorer; pel cap. A. GATTI. - Premessi brevi cenni intorno alle varie trasformazioni e vicende . pe1' cu i passò l'I~titnto :ìliilitare d.i equitar,iooe nel 'regno di Prussia prima, nell'im pero Germanico poi, l'autore descrive nbbastauza mi nutament1, l'attuale caserma dell'J$t.Ìtu to, la di cui costruzione principiata nel giugno ,1871, e terminata nel l'ottobre 4876 im portò una spe,a co mplessiva di circa 3 mil ion i di ma rchi. Discorre q uind i dell'organ ico dell'Istituto e del sno riparto io Scuola d'Equitaz'ione per gl i ufficiali e Scuola di Cavalleria per i sottnfftcia'li, dei cor~i ufficial i e sottufficiali ad essi comandati, del l'istruzione infine ai medesimi impartita. Il c~ pitano Gatti esprime l'opinione che• all'Istituto di Aunover come in tu tta la cavalleria tedesca, si ba la con vi nr,iooe che la vera arte del cavalcare è q uella basata sui principii dell'alta scuola, e l'indi rizw dato


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all'eqL1itaziooe dell'I,tituto ~i informa n questa massima avendo per guida il Regolamento per l'ist.ruzione snl cavalcare» ; ossia , si è persuasi che solo col lavoro io cava llerizza il cavallo diven ta completamente obbediente al caval iere, reodendosi ~ensibi le agli aiuti, leggero alla mano, spigl iato ed ele/lante nei suoi movimenti, calmo e sicuro nel sal to ,>. E questa è pure la nostra modesta opin ione. Il Gatti però soggiungfl subito che aì l'istruzione in cavallerizza non ,-i dà ma{lgior importanza di quanto meriti ; cl/essa è considerata mezzo non scopo; e che nella buona stagione l'equitazione di campagna riceve il più ampio svi luppo . E a dimostrare :ippunto la massima importanza in cui è teonta l'equitniooe ùi campagna egli r:rnde conto di q uanto si fa per la medesima e specialmente dell e cacce e del la loro prepa razione, per le quali il Gatti ha vive parole di elogio. Non volendo istituire confronti, perchè sempre odiosi, l'autore però ritiene di poter afferma re che l'Istituto in parola risponde perfettamente allo scopo pel 'luale venne creato, , :ivendo concorso e coocorrendo tuttora a mantenere intatto nelle armi a cavallo dell'esercito l!errrrnnico un 11}0 unico di equitltzfone militare, che secondo noi (secondo l'autore) è la meta ideale verso cni dovrebbe tend ere ogni scuo la di cavalleria ». L'autore rileva, da ultimo, le differenze di ioten1i e di mezzi, che corrono fra l'Isti tuto di Annover e la nostra scuola di cavalleria. ln questa è al sottotenente di nuova nomina <}he si fornisce e si completa , una volta per sempre, l'istruzione tecnica e professionale dell'arma; io quel lo invece lo scopo principa le è il perfezionamento nell 'istruzione cavalleristica im partita con maggior agio di tempo e di mezzi ad ufficiali già provetti nel servizio. Importa pure di ten er conto cbe « l'Istituto di Annover è l'oggetto delle maggiori cure da parte delle superiori autorità che gli forniscono colla piu grande generosità e sollecitudine tutti i mezzi possibili ed immaginabili per faci litare la sua direz ione, l'adempimen10 del suo còmpito,. Forse il Gatti ha v,oluto con questo rilievo r ichiamare l'attenzione supe· riore sulle essenziali differenz,3 de lla due scuole; comunque sia, il suo è un pregevole lavoro e che fornisce notizie istruttive. Lei Cauallrria italiana alla grande armata ; Cainvagna del 1813 in Germania; pel maggiore E. DE Rt,ss1. - Quello srndioso che è il maggior.e Rossi, frugando nelle cartelle dell'archivio di Stato a Milano, potè raccogliere letterE>, memorie, specchi, situazioni, ec1.:., riferentisi alle operazioni della cava lleria ital iana alla grande armata nel ·1813, e così volle comun icarne alcnnn parte ai camernti, a titolo di primizia, nella speranza

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che il tempo e le circostanze gli concedano sull'llrgomento un lavoro cli mairgior lena. Furono 3i gli squadron i italian i partecipanti a quella campagna. Formavano essi il ·1°, 2.0 e 4° reggimento Cacciatori a cavallo ed il reggimento Dragoni Na.poleone apparte:ienti al Regno Ita lico, il 2° reggimento Cacciatori a cavallo del Regno di Napoli, il ·1 [! 0 e •1t 0 reggimento Ussari francesi di numero ma composti, il primo tutto di piemontesi, di toscani il 20. Vi furono inoltre due squadroni formati coi superstiti dei dragon i Reg·ina, del 2° Cacciatori a cava llo e coo gli a vauzi della Guardia Reale, e altri due squadron i di guardia d'onore, piemontesi e roman i, facen ti parte della Guarrl ia Imperiale. I l Rossi principia il suo bel 1,woro con un'ioteressaote narrazione delle vicende del ~0 reggimento Caccilltori. Il quale .ebbe un affare assai sfortunato il 22 febbraio tra Francoforte e MUnchenberg, pel qnale andò in gran p.;irte perduto e shanrl:ito, perchè wpralfotto da iogente numero di ca va!ìeri russi, e, rico.,;titui!o, prese parie glorio~a alle fazioni del 5, 1 e ·12 maµ-gio 18,13 e alla batt,1glia di Bantien , dopo la 11uale ri 1ornò io Italia per riformarsi. 1

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Ciclismo rwilitare; per TRAG UAUDO. - L'autore con fine 5pirito confut:i le proposte dei capitaui Bloise e Regazzi i qu~l i domandano, non solo la formazione <li grossi nuclei di ciclisti, ma che ai cicl isti sia affidata gra n parte del servizio di avan,copen,1. Noi sottoscriviamo a tutte le osservazioni e considerazioni egregi amente $Volte da J;raguardo. Traverso il mondo ippico. leggende proibite e bozzetti; per Fn:1.ME· sco Lu>·JNACCr, maggiore ve1erin~rio. - Col solito br io l'autore rivolge i suoi fr izzi con tro l'estetica o meglio an/iestetlcci equin1i, rilevando le tor.t ure infl itte al povero ca1•allo col taglio delln coda e colla tosatura, la proscrizione del c:avallo grigio che non ha senso pe,rchè da lontano si scorge megl io il nero del bianco, ecc.; e eorne ilnche in questo ramo faccia legge Ia moda. Dettaglfo tecnico cavalleristico (continuazione) per F. D'OTTONE. - L'egreiio gi'nerale di:,;corre dell11 cavezza-briglia, il cui concetto fo da lui esternato fin dal 1893, e che fu quello di stab ihre per base della bn• glia 1ina i;e,,-a cavezza da scuderia. Ililevando poi i vantaggi di questa nuova caveza-briglia egli nota che essi• risponder~ realmente al suo ufiìcio io qua lsia,i ci r.::ostanza e sarà, requisito essenzia le, d'una resi, tenza a tutta prova; permetterà l'uso di un unico modello di ca vezrn, tanto pPr la briglia qu:,oto per l:i scuderia, ed assicurerà così 1

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il ri o novo .della prima, per rotazione, e quindi l'entrata in campagna con materiali d'ottimo stato; ridurrà di molto i! materiale iu distribu. zione presso gli squadl'on i e ~mdlo de, m,1gazzin i, permett.eudo uo mi001· dispend io delìa man utenzione ed una forte econom ia per minor acquisto di oggetti. Concorsi Ippici; pel capirano E. VAmN1. - L'autore propone non poche modificazioni rilla solita organizzazione dei concor,i ippici. Le esseoziali, nelle quali conveniamo pienamente, sono : l'abolizione della gar,1 in altezza praticala su d_i un ~olo ostaco lo mobile ; gara « che non ha nessuna ragione pratica di sussistere, perehè nes,uno mai dovrà sa ltare un o,-tacolo di due metri; l'adozione di gare esclus1va meu t~ su pert_;orsi dag li 800 metri ai 1600 metri, stabilendo un massimo di tempo per compirli ed aggi ud;cando il prem io ~I cavaliere che avrà compiuto il percorl:o nel tempo minore; la gara in estensione mautennta come è presentemente, ma tenuta in niaggior coo lo nella compi lazione dei programmi. Il Varini espone, nou vi è il dub bio, ideo pratiche e meritevoli di considerazione. 1

Rivista di Artiglieria e Genio.

Anno .XX, Yolume III - Lugl i,)-Agosto 1903. Attorno a,ll' irnpiego dell' artiglier·ia in relazione atte nuove esigenze del combattimento di fanteria e ad im più 'intimo legame fra le arnii; per S'r. - L'au tore, premessa una pìcco la digressione ne Ila q uale però sferza vivamente qn,1oti ancora non vogìiono ammetter,i l'elTetto delle arm i da fuoco odierne, e traccin t.o uu quad ro ben ri uscito dell'attuale combattimento della fanteria, viene quind i a dire dell'impiego dell'ar tiglieria. Uoica sun missione è : sostenere la fanteria . « Non vi è un monwnto ~pe,·iale in cui le sia fotto obbl igo di mettere la pro~ria capacità offensiva a S•' rviiio della fant~r ia ; per contro essa deve tenersi pronta a dare tutta l'efficacia del proprio coucor,;o, in qualsiasi momento colla massima intensità» . Ma la fa nteria bisogna rinunzi àlla vecchia abitudine di oon muoversi se non ..de il LUooa re dell'an \glieria; spetterà poi a quest'ultima di ·n:11rnovere ùnmed'iatarnente con breve rna 1:nten,rn azione di f'uoco l'ostacolo serio, sia fuci le o cannone, che s'opponesse all a sua avanza ta. B:ista a ,1uest'11opo che la zona di terreno affidata :i Ila ;orveglianza doll'artigl ieri~ sia proporzionata alla sua c~paci tà. offensiva, ( nel senso che ess:i deve

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poterla effettivamente guardare con sicurez7.a di effetti » . E questo concetto « dev'essere strettamente collega to co ll 'nione di cui son capaci i' nuovi principii, chè diver~amen te, _ne l raso del fuoco continuo, quella 1,011a si restringe rebbe di tro ppo». L'autore ri leva la fac ile obbiezione , come in tal modo l'artiglieria venga a $ottrarsi dalle mani del comandante, ed osserva « che essa sca tur i5ce pintto,to da un certo senso di diffidenza, aozichè dalla rea ltà delle cose. J l fatto è che è impossi bi le pretendere di costringere all' uni~ono q uelle varie pH ti rnn ordini dati al momento, inquantodiè gli ordini non potranno mai provvedete al le muta bi lissimecontiogeoze dell'.:izione, e, ,imrne,so pure che gi ungano a lempo, non saranno m11i compresi da cbi non ,,ia i;3pace di sentirne I;, oece3:;i1à di pendeuternenle da llo svolge'.si della lot.ta » . L'autore vuole qnio i i che per ottenere la coordinazione di tu tte le fraziou i detl' esercì to, aflìuchè ,1bb1a no un'ao ima pro pri3, se ne orieu ti no le intel1igenze .J lla mèta comune, e non si pretenda di spegnere in quelle anime le migliori foco ità di movimento cdi raziocinio. « La nn ioue intima e costante delle due armi nou deve tan to apparire ·oel loro procedere di conser va, quanto ne lla reale comunanza degli intendimenti • . I l concetto è ardilo: iiu per giù si domando per l'artiglieria nn,1 ta ttica uguale, ;, Imeno n~i tempi passati, a quella del la cavalleria. Ta le impiego della cavalleria, po,sihil issimo ai tempi uapoleo rnci, per la Jim 1lati,snna gi ttata del le aroii da fuoco, re;e al iora gra ndi ser vigi alla fau tèria, ma è quasi d' impossibile esecuzioue oggidì coi prog.ressi re,;ltzzati iu dette armi ; lo sa rù per 1·artiglieria, « senz:1 obbligarla nè al frM,ion3m eu to nè al continuo movimento sul campo di batt~glia • clie l'autore non amme tte e non re puta necessario? Qu i, secondo noi, sta il nodo della questione, che però potrebbe essere convenientemen te ri~c hia ra to da a ppropl'1~li esperimeo t1 da e~eguirsi 1 sopra ogo i genere di terreno. Quello che è certo, è - e l'autore ha ben ragione di gridarlo fort~ - che 1Ji5ogoa assolutamente rinunziare alle vec~h ie abi tudini, oi vecchi preg:udizi. 11 pre:;rnte st.u<lio, sotto questo ~spetto, è certamenU{ dei. più notevoli, ed è da ,, ugurarsi che le sue idee ~iaoo prese in quella coos1dera_zioue che meritano . f mttteriali, della prossùna artiglierit.i campale. - loro caratteristiche, specie rispetto alle nOstre condizfoui, per il capitano SE.G RE. Le norme di co; tiLnzione, di ordina rn eow, di coodotta e di impiego per l'artiglieria campa le, <ln lla guerra del 1870 -7 1 fi n verso la fine Jel 1


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RIVIS'l'A DEI PERIODICI RIVISTA DEI PERIODICI

s, colo ora finito, furono dedotte dagl i ammaestrn menti della guerra cp1i: sopra nominata . « Ma l'artiglillria campale è ora alla vigilia d'un mu- · tameu to ben profondo, i materia li coi qua li un e&ercito combatterebbe in uoa prossima gnerrn hanno un'efficacia che, in complesso, $t ritiene poco meno di cento vol te superiore a quella dei ma teriali campal i tedeschi del •1870 (Rohoe),. 1t ;ippun to di questi nuovi materiali che l'autore si occupa nel presente l1woro, ind icando, per somm i capi, le più essenziali questioni cb e ne riOettouo la co,t1tuzione, ed accennando anche ag-l i spPcia li aspetti che tali questioni assumono, qua ndo si considerano teneudo principal conto delle nostre condizion i. F ino a pochi anni or sono l'a rtiglieria era divisionale o di corpo: « la divisione di fa nteria aveva 5 o 6 batterie e al corpo d'arma ta. ne erano a~segn~te al trettn nle; tu tte batterie di 6 pezzi e 6 cassoni; e, divisionali o di corpi) che fossero. i pe7,zi erano di tipo unico; vetturapezzo di ,1<200-21)00 k(!., c11nnoni da 80 a 90 mm . ri i calibro e luoghi· da 20 a 25 ('alibri lancianti shrapnels fino a 4- ehm. o poco più, con celerità non maggiore di 2 a 3 colpi per minoto ». I)' al!ra · parte /a polvere fum igena non permetteva di occuhar bene le batterie e perciò il tiro indiretto non poteva esser freque nte. Così pure i materiali portavano ad ottenere ellicace piuuosto il colpo isolato che non i! complesso di più colpi $parati io bre ve tempo, onde i metodi di tiro ernoo iodirizza li a I tiro esatto con force I la accora ta. Or11 invece si t~ode gener~ Jmen te a costituire I' ~rti gl ieria ct1rnpale con tre sorta di bocche da fuoco : bocche da fuoco pesanti e pezzi leggeri, coni e luoghi . Le bocche da ·fuoco pesanti, cos tituirebbero l'artiglieria d'armata, . per rompere ogni intoppo - anche fortiGcaz ion i di non 1-(;.ande va lore - che si opponga ;;l l'ava.nzata delle armate, e da impiega rsi nella batt,1gli11 contro i rnfforzamenti dell'avversa rio e contro le sue grosse colonne, sì da obb ligario a com inciare a slegarsi cl 7-8000 metri dalla posizione loro. L'artiglieria leigern corn prendtJrebbe bocche da fuoco I unghe e corte. Le batterie di pezzi corti costitu ireb bero l'artiglieria di corpo d' armata. « Loro scopo es,,rnziale sarebbe di rovinare i punti di difesa che l'avversario abbia organizzato e di ballerue le- forze che risultino difilate al tiro a,:;ai te,o dei cannoni : esse dovrebbero poter lanciare fin verso i 5000 metri un proietto muni to di forte carica esplosiva . I.e batterie di ca nnone costituirebbero l'ar:igl ieria della minore unità delle tre armi: divisione in _terreni on du lati e spaziati, brigata io terreni montagnosi e coperti. Lo ro còmpito essenziale sarà batte re la fanteria ne-

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mica ; e quindi dovranno alt.rosi com battere l'artiglieria che tale fanteria a ppog~ia; useranno prevalentemeate lo shrapnel coo for te velocità iniziale così da ottenere gi ttate a tP. mpo estese sino oltre i 5 km » . L'autore passa poscia a prendere io minuta disa mina codesti materia li de11'artiolieria pesante e dell'artiglieria leggera, accenMndo . al le non poche q~estioni che ii riguardano. A noi qui basti il dire che il capi~aoo Seore rende conto con molta ch iarezza delle caratteristiche del nuovo ma~eria le, e cbe si dimo~tra profondamente convinto della necessità rfr adottare gli affusti :, deformazione, di corazzare il materiale d'artiglieria Je,rne.ra (orta e luncra e di formare le bauerie sn 4- pezzi. ç)~ ' 1"J Circa Je nostre prnprie condizioni l'a utore non _esprime uo'P,spl icita opinione . .Egli nota il vantaggio che si avrebbe quando fo~s~ possibile· di conser vare il cannone da 7'fi A - e qu1nd1 11 suo mnu 1z1onam~nto con un affu sto deformabile e corazzato. « M,1, forse, egli soggiunge, qnesta soluzione potrebbe r isul tare molto più ardua di quanto st1mbra a prima ,,ista; specie pel danno, che deriverebbe da un aumeoto, fosse . . . . pur lieve, del peso del l11 vettura-pezzo) .. Io complesso egli ritiene che , avuto n guar<lo a, nostri terren i il1f. lìcil i ed ai nostri cava ll i piuttosto deficienti per numero ed 3uche per <prn lità, , s'im ponga una soluzione bene a p'propriata al la no;;tra situazione, e non un' imitazione di materiali studiati, avendo r)guardo ad al tre differenti condizioni >. , Ma per poterci togli ere uall'obb ligo di imitarr>, dovremmo possedere uDa maestra nza tecni~a quale, forse, nou bastano a preparare i nostri istituti di reclutamento, e non possono cooservare i nostri sistemi d' impiego prom iscuo degli 11fficiali d'artigli eria in rami assa i disr•arati ' . ~Jeutre io Germania si sta per istimi re uno speciale politecnico militare, ed in FPancia s' inizierirnno nel pros,imo ottob re i corsi di una nuova dfoisione tecnica presso !11 Scuol11 di Applicar.ione di Footaioebleau per perfeziona re l'istruzione dei loro ingegneri, all'autore « pare opportuno che da ooi pure si pensi se sia il _caso di migliorare ! n_osiri sistemi, in modo da renderli sMnpre più adalti a produrra ~t/ficwh -veramente tecwici. che non solo sapp·ìano ·valersi a scopo mil:itare del.la 1ecniw generale, ma sappiano anche proporsi problern-i 01·iginal'i, e risolver[,,; con giusto criterio . I nostri ra lle,grameoti al capitano Segre pel pregevole suo studio; per esso, qua lunque ufficia le è me$SO in grado di · formar;;i uo esa uo concetto dei materiali del la prossima artiglieria ca mpale, e del le importanti questioni che si agita no intorno :.i medesimi.


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RIVIS'rA DEI PERIODICI

RIVIS'ù\ DEI PERIODICI

Raccolta di stud-i degli ufficiali del Gervi:o dell'esercito belga. - È un interessante resoconto del III Vo lum,: di cod,-,sta Raccolta di studi, che compitano e randono di pubb lica ragione gl i uffi0ia li dei Geu io militare belga . Vi sono annesse p, recch1e chiarissime tavole di d,s...gn 1, relativi al nuovo ospeda le d1 Amburgo, iii ç,,mpi di ti ro di Charleroi, òi Ter vueren e d1 Bruxelles. Completano il fasc icolo un' importante la voro di>! tenente colonnello òi Stato Maggiore signor GAzZOLA sugli A11par ecchi centrati pe1· la rnonovta sugli scamb·i e de·i segnali nelle (errov'ie; 111 J}f,sce.ltanca con altro interessante lavoro : La mwva Istruzione cornbi,nata per l'e~M·c·ito inglese e le nostre istn.izioni tattiche, per G; e frua lmente le Notizie e la Bi bliografia.

per una ~p1%a complessiva •1200 mi lioni, secoodo un programma or; an ico generale. . . , .. · . . « La German ia al g1oro o d'oggi e,ercita 15,0rn km. d1 li nee 011v1ah navigabi li ed il Parlamer, to 1edesco ha aucora votato ultimamen le. i 80 mi lioni pe r opere nuove. Io Anstria e Ungheria sono pr.event1vat~ nuove co~truzion i per 1'230 milioni, e.i 11oche ti Belgio ha 1n corso d, e;ecuzione progetti di rn1gl iora men to per una sp,,sa com ple,$i v11 di 1·JO. milioni •. L' Italia invece ha solo ·24,t\5 km. di vie di 1rnvig,\zione interna con soli 95 milioni di t,mn. ch ilom . di traffico (mentre la Germania ne ha 7500 milioni e la Fr~ucia fr"9 1) e spende ann ual mente 1,Hì2,000 lire per mannteniione. merHrf 1~ Germani,1 e la Francia spendono rispettivamente ,i.2,f-i00 ,000 ·e 15,o00,000. L' Ital ia qui udi è all'ul timo posto. non già per sviluppo chilometrico di reti navig,, bili, mn per scarsi tà di traflìco e di spese di manuteozione. È a qu e,ta no;tra defici enza, r i~uardo alla navigazione interna, che è sperabile s1 l'o rrà rimediare, e niun dul)bio che a ciò si arriverebbe attuando le proposte presentate dalla Commis5ione nella sua preziosa relaz one. Noi non po,siamo seguire l'au tl)re nPI ch 111ro riassu nto di quella re· !azione, nel la quale sono es<euzi11lmen te stndi.ati i provvedimenti meglio adatti a. proiniwvere un rnaggiol' sviluppo della nani,qa.z'ione int.erna fra ilfilono e Venezia. Riportiamo però il riordi namento dPlle nostre vie acqu,~e proposto dalla Cornrn i;siorle tecuica, e che sa rPbbc il segue11te : 10 Stabili re nna linea direita di gra nde traffico adatta per barche di 600 tonn. da Venezia a .l\Ii lano, la qual.e dovrebbe ri:rnltare t;OSÌ CO· stituit:i: P rimo tratto, - Da Vtrnezia a Rroudolo per gli attuali canali della Lavuna· s :coudo tratto, - Di, Brondolo al Po, seguendo la traccia della linea da an tichissimo tempo eseguita e tu ttora ese rcita la, detta di Na.viga-zione Lambarda; Terzo muto. - Da C,wanella Po risalendo il fiu me, lìoo alla conlluenza dcli' Adcfo, e da q nesta risa.lendo l'Adda stessa, fino a Piz · zighettooe; Q11 a' tO tratto. - Da Pizzigheuone, per Lodi, a Milano, con ca nali da costr uirsi ex-novo. Nei trntti primo e terzo la navigazione potrà fa rsi con r imorch iatori. Nei tratti secondo e quarto dovrebbe ·istituir.,i l'alaggio meccan ico.

Rivista marittima.

Anno XXXVI, fa scicolo VIII · IX. Ago~to- S.,ttembre 1903.

La na'Oigazione interna in [talili ( Lo stato attuale; il suo av'Oenire : Consideraz'ioni d'ordine militare; per il capitHIJQ G. CATTANEu . - È nn r irnMche1'oie l~voro nel quale, io poche p.jg1ne, si dà un'idea sommaria dell13 cond izioni preseuti della nav ig:wone iutcrrrn in Italia .ed è ri ~ssuo w, nel le sue li nee generali, la relazione compila ta dall:i • Commissione per lo studio della n;ivigazione interna uella va lle del Pu ,, Com missioue nominata d:il ministro dt,i LL·. PP. con <lecretu 2i marzo 1900; e si ::iccenua inol tre al l'aiuto che le nostre viH acquee potreh beJro date alle nostre operazioni militari. Gli Srn ti . ital ,ani del l1111ascimentu si coprirono ai splendore e furono e.;empio di attività commercia le e di progresso, ed aoche nel le costruzion i idrauliche ri fu l:;e il gen io ital iano per opera del!' immorta ie Leo· nnrdo. L,i naviga1. ione interna era, in quei tfimpi, mo lto attiva, special mente io Italia, e gl i altr iStati spendevano somme co,picne pe l ruigl ior,, meuto delle Iioee Jlu via Ii che era no allora le sole cc1111 tlll icaz1oni ad alte ad un notevole movimento di merçi e d1 person e. L'apparire delle fe rro vie ha seguato un momento di sosta nello sviluppo delle vie di u,lvigazione interna, ma uon si verificò e ò cbe s i poteva temer,~ clic il nuovo mezw di traspnno, a forti vclocnà, sostituisse com plerarnenle con vantaggio il traspo rto per via acque11. « La Francia possiede 1'2,;JM km. di fiumi e canali uav ,,,abili sni i!" {jua li da i ·1879 in poi, esel!uisce coo:;iJercvoli lavon di rni<>C, lioramento V

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R I VIST A. DEI PE RIODICI

R I VISTA DE I PER IODICI

La lunghezza della linea da Milano a Venezia riuscirà di 397 km. - 2° Siste mare. coordinare o collegare fra !oro ed alla anzidetta linea ·pr incipale ed ai laghi, tutt.i i corsi na vigabil i, io modo da costituirne un'unica rete di km. 3H O. Dt1e sch izzi, in dicanti il gfodo di naviga bi lità dei CTu rni e canali della ·valle del Po, l' uno allo stato alluale, e l' altro do po eseguiti i lavori ,proposti da lla Commissione, rendono edotti, a pri ma vi, ta, di tutta la imporL,inte questione. Seguono poi pregevoli articoli tecnici: dcl i' iog. NINO PEcOnAno; .Intorno n l senso della. rotaz{one delle e.liche; del signor H1cc.rnoo .ASTU TO: sulla abolizione della rr.sponsabilità dell'armatore per i dmini prodotti da collisioni ; del sig. NATALE l\krTF.ucc1; sulle Teorie delle pompe d'aria per condensatori a superficie del le rnacchirie naval.,;. L' ing . UGO Gn F.GORETT1 pri tlc'pia un notevole studio sulle CoràzzP, _per Nav·i (Periodo 189i- 1900) che presco ta molto interesse. Un. S11pplemento al fasc icolo contiene uu a lu nga monografia (ben Hl2 pagi ne di Cino e minu to carattere) del tenente di vascello dott. ALBERTO A LESSIO , dal titolo Determinazione spediti·va della longit1tdine con osser vazfone del cratere. ltmare Mos ting A . Noi non siamo io grado di g1 udi~,1re deli' imµo r ta nte ~tudio, ma uon pos~ia mo tenerci dall' PSprimern la nostra massima soddisfo zione uel vedere giovan i utlìciali del la nostra marioa ded icati a stud i co:;ì elevati.

razioni cbe sembrnno aver fatto parte di un vasto progetto già compi tato, ali' in fu or i delI' au.torità milita re. F rattanto, mentre riconoscevasi la necessità di non arrestare la costruzione della fe rrovia a Djni en bou Rezg. ma di prolungarla oelJa val lata del Oued Dermel fi no a Zoubia, i Ma rocchini manifestarono l'intenzione di inalzare costruzion i in quel!a valle. Di qui ebbero origine le varie open1zioni compi ute dalle trnppe francesi nel ,1900'-90,J, noo $Dio per quanto si riferiva alla ideata CO· siruzione de ll a r~rrovia , ma, sopralut.to, per la difesa evE'ntuale dei tenitori situati nel la zooa di in fl uenza france;;e; operazioni minutamente descritte nel presen te studio . . La narrazionè di ques1e opern ion i è singolarmente interessan te ed aoche istrui til'a , dal punto di vista speciale d1>lle nrie disposizioo i adotta te per !a sicurezza del.Je retrov ie e pel 1rasporto degli approv igionamenti, ill ustra ndo così parecch i <lei tratti ~ffalio speciali dt lla guerra .colon iale. Ed ù pri ncipà lmen te sot 10 ']Uesto aspttto che segoal iamo questo ·lavoro ;.1 i nost1i lettori.

L e Spect ateur militaire.

Fascicoli 309-310 - ,1° e 15,ago;to 1903. La campagna del 1813 (co~ tinuaziOt!e) per G. Ct Em;c,n. - Vi sono narrn te le operazioni degli alle:i ti contro Ambu rgo e Dvozica, la rivoluzione scoppiata in Olaoda e l'invasione di quel paese da pa rte del ·Co rpo d' arma ta del genera IP. I3nlow, gicchè ali,) Jìne del ·1813 r Olanda -era perduta per Napoleone.

La conquista ddle oasi del Sahara , Operaz1·oni nel 1'idi ket, nel Gourara, nel Touat, nella Zo lls/àna e nella Sao1tra nel 1!JO() e 1901. -· Ne!!' agosto 1899 le operazioni nel Su d-oranese ebbero per pu nto di par1euza la costruzione della ferro via al di là di Djenieu hou Rezg. Dapprima non consistettero che nell' ordi namen to di una piccola colonna destinata a proteggere la com rnissioue di studio di quella strnda ferratn , poi presero, alcuni mesi do po, una esteusiooe assni più v.:is1a, -con una scopo assol utamente diJforeote. Si trattò di una serie di ope-

Le scuole militm·i preparatO?'ie e il reclutamento dei sottnffitfal-i di carrie1·a. - Le scuole militari preparatorie fu rono create colla legge del 19 luglio ·188!~, per i fauciulli di truppa, alnne di sottrarli alle influenze spes,o do.o nose del la vita di case1ma, ed im p~ rtii· loro un:1 coriveu ieu te i;lruziooe. Quest'isti tuzione, dice !o scrittore, non ha nem me.oo vent' anui di esi . :,lenza ed è già l' oggetto di cr itiche mol to ',ive in p,irte gius1iocate, ma per la maggior pan e immeri 1ate o 11ssa i esagera te. Il Jat10 è che va rii relat0 ri del progetto pel bi lancio della gue rra propongono tutti la soppressione di qu este smiole,~perchè sti mano che -ciò che esse rendono nou è a1*,ltto in proporzione coi sacn lizii so ppon ati <lallo S1.1 10. · I/ articol ista invece ritiene che abolendo le sc uole si com metterebbe un grave errore, specia lmeote io questo momento, in cui si lamen ta la mancanza di veri so ttufTì<·,ial i per I' applicaziùue del servizio di due .:wui, mentre se si organizzassero le scuole raziona lme111e, esse 1wtreb- · hero forni re ali' esercito eccellenti sol!fati di carriera. L'autore quindi mette in rilievo i dife~li iuercnti a!I' ordinamento dell' istituzione i quali, a suo avviso, lrnnno per ca usa generale, che essa mirava : da un lato a com piere uu' azione fi lantropica coli ' àlfeYa re i figli delle fa miglie militari " spese dello Stato, e dall'a ltro ad ,'lllevare e dirigere codesti ligli, verso la professione rnili1are ~ dar loro le atti tu dini necessarie per diveo ir bu oni soltnfficia!i. Questi due ter-


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mini non erano ioconci liabil i, ma si commise l'errore di sottomettere tutti i giovani indistintamente allo stesso regirne educativo, senza tenere conto delle loro atLitudini o piuttosto delle loro inattitudiui. « Durante molti anni il Mioistero della guerra si è preoccupato quasi esclusivamonte, ciecamente può dirsi, dello scopo lìlaotropico dell' istituzione, e, seoza preci,-amente disin teressarsene, non ha accordato se non una lieve importanza ai resu ltati che potrebbero otteoersi,• ed ai servizi cha J' eserci to poteva aspellarsi da giovan i così eJ ucati ». Questi difetti di ordinamento pertau 10 sooo sovratntto cagionati dal modo di reclutameuto e da ll'io,ufiìcienza di esami durante il cor,o e alla fin e deg li studi. L'autore scrive molte pagine per esa rn innre minutamente codesti difetti e vizii di ordinameot0, e formul11 quindi le sue proposte per un nu,:,vo ordinamento del!' istituzione. Le qnali si compendi,100: a) Nel modo di reclutamento; ammettendo cioè all e scuole allievi di famig lie militari e non mi li tari, e provvisti del certificato d'a ttitudine per conseguire le peosio.ni attribu ite al le scuole primarie superiori o professionali: Soltanto i fig li delle f:imigl ie militari god rebbero del la pensiooe intera . b) Proyramma di studi. Per l'istruzione generale sarebbe Iostesso delle scuo le primario superiori ; e qnello d'istruzione lìsica e militare sarebbe basa to su lle cogn izioni professionali elle si richie.dooo da uo huon sottufficia le. e) Esami. ·I O G-li allievi del -IO :in no sarebbero tutti considerati c:omc provvisti di pensione a so lo titolo di prova. Alln fine dell'anno subirebbero un es.ime i cu i risultati , combinati col le note di condotta o di lavoro 01teuute nel l'a uno, deciderebbero del la trasformazione del l11 pensione di prova io quel la defì nit1v,1. . · 2° Alla fine cit i .3° anno, gli allievi sarebbero presentati agli esami. pres;o l'Uni VP. rsità, pel certificato di Ùudi primar·ii s11per1on·. Jo Esanw d'uscita innazi ad uoa com missione mdit;ire est ranea ,il rwrsonale della scuola. !,' r.utor0 è coovio to che le ,cuoi<' militari preparatorie così ordinate diverraooo, sernn dub bio, delle vere $argen ti di sonufficiali riafferma ti, e che ,11 minimo potrauuo fornirne dai !~00 ai 500 per anno ..

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Della forza moralP, sotto l' aspet,to militare; per J. Drnz . - L' ilf· gomeu to è al!' ord iue del giorno, e lo $nrà sempre fìn chò esi$teranoo gli eserciti. Que;;to primo articolo, di poche pagine, ci pa re prometta molto. Ciò che è certo è che l'a utore s'inspira al più nobile intento:

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q uello di educare il soldato ed insieme di fo rmarne uu onesto citta<lino, e che ha un'esatta visione della forza morale ·e de' suoi effetti sull'esercito e nella vita. Organ der Militar wissensehaftlichen Vereine.

Volume LXVI. Pontata -ia, -19Q.l Dell'influenza dello stato dell'atmosfera ml tiro; C. BERNATSKY, capitano di stato maggiore. - Le condizioni dell' 11tmoslèra che eser,~itaoo un'inOuenza sul tirn, sono: ,1° Le diffe renze di temperatura della polvere e il conseguente cambi~mento della vélocità iniziale. 2° G-li spostamenti nel la densità dell'aria . .30 Lo stato mos~o de ll'aria. L'aU1ore accenna, ricordando anche la formal a ballistica al r iguardo esposta dal nostro Si11cci, alla soluzione dei que$ili secondo la teoria, ma soggiunge subito che la pratica del tiro, in parte, considera detti -quesiti sotto altri punti di vista. . Egli prende in minuta disamina i singol i quesiti. Riport.a od accenna .alle norme contenute nei vari regol11menti esteri sul tiro, rileva ndo che ,l'italiano del •I 898 - del qua le cita Je formo le, - è quello che maggiormeote se ne occupa, sebbene pur esso, in modo noti abbastanza sufficiente e preciso. Riporta quindi tre specchi , nei quali i vari dati circa la differenza pro-dotta nel tiro dei fucili dei priucip:tli eserciti, alle distaoze dai ~00 ai 2·100 metri, dalla temperatura del!a polvere e dell'aria, dalla deusità dell'aria, dalle condizioni barometriche e dalla velocità del vento, sooo calcolati secondo I~ forma le dello Siacci, e secondo quelle dell'Istruzione .sul tiro italiana e russa e giusta i dati della scuola di tiro austro-u ng3rica. Secondo l'autore i da ti contenuti in questi specchi permeuono di calcolare la relazione giorna liera con approssimativa esattezza median te ,uo,1 sem plice mol~iplica del valore delle condizion i atmosferiche e la somma o sottrazione dei singoli elementi a seconda del la loro influ enza . In conclusione la tllaS$irna efTìcacia del tiro della f~n teri.i dipende {fo!l 'esatto apprezzamento del prob lema bal listico, e per l'avveo ire im_porta che l'ufficiale .di fanteria se ue interessi a fondo . « Certamente :Std campo di battaglia non dovrà ricorrern alle tavole di tiro e alla


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rnatila, ma le cognizioni acqnisite e l'occhio più acuito lo a1•ranno· messo in grado di ottenere quei risultati cui si mira ».. La stima delle distanze; per T. BEnNATSKY, c:1pitano di stato maggiore. - È uno studio che fa seguito al precedente, sicchè si può dire, si, completano l'un l'altro. Fino ad ora si usa determinare le distanze: colla stima a vista, col tiro, col ricavare la distanza da un riparto di artiglieria che si trovi, io -viuinanza e faccia fuoco, colla misura sulla carta. Il Bernatsky analizza i singoli metodi, ne mette in rilievo le manchevo_lezze e coochiude che o non sono pratici, oppure sono caasa di infiniti e grossi errori. Re~· ìrebhe ricorrere ai numerosi apparecchi ottici. I quali si possono, riparti ', io Àpp1m chi puramente ottici; Apparecchi stereo3copici (fra i quali quello dello Zeiss, di cui si parla a lougo, rilevando il grave difetto del peso, 14- chilogrammi); Apparecchi geometrici e geodetici; Apparecchi trigonometrici. L'autore ne fa un particolareggiato esame, giudicando che non ri$pondono àllo scopo, ad eccezione degli istrumenti trigonometrici - ' cannocchiali a riflessione - con base fissa, ;,tabilita sul terr~no. Ambedue questi articoli del capit~no Bern:itsky dimostrano un serio studio degli importanti argomenii trattati, presentano uno speciale interesse per gli ufficia li di fanteria, ai quali li segnaliamo.

B. D.

-----·-Per la Direzione LODOVICO

0JSOTTI

Colonmllo n. ,4 ., incaf'it(IIO

DEMARCHI CARLO,

geren.fe.

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