ANNO
XLVII
RIVISTi\ MILITARE ITALIANA
· DISPENSA
-16·LUGLIO 1902
VII. -
ROMA
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VOGHERA ENRICO TI POGRAPO·EIIITOR E
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SONI~IARIO Le mano,•re con1binate delle t1•e armi, -
lonnello d'artiglieria
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GUGLIELMO LANG,
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La 1•m·ola d'onore degli uffhii11li 1•rigionieri di ;:;uer1•a. -
tenente CO· . Paa. H33
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VINC ENZO
capitano <l'artiglieria U55 l,o spirito di co1•po. - NICOLA MARIA CAMPOLIETI, c.·witano 85° reggimento fanteria . . . . . . . . . . . . . . • H92 PATROCOUO,
LE MANOVRE COMBINATE DELLE TRE ARMI .
01>crazìoui di guerra in Val di Susa durante la c1uu1Hagna di !Ila• 1·engo 1800. - IJ:uo1·:N10 oE Rossi, capitano dei bersaglieri . . • i23i Il 0110,•o 1•c;:;ola111ento di ese1·<'.izi 1•er le t1•111•pe a 1•iedi dell' esercito aul'ltro-1111;;,u:·ico . - SANTANGBLO FELICE, maggiore di fanteria. (Con tinvazione) . • 1251 f Il genei·ale Felice Rey !Wote bibliog,·aflchc (B. D.):
G1PPY - La questione urgente. Il problema dei quadri nel R. esercito italiano. Dott. G. B. G,voonE, maggior generale medico, ispettore capo di sanità militare - In memoria del generale medico professore Francesco Cortese. .r. CHE!IINON, cap itaine ct'artillerie breveté; G. F,wv~;1,-GA Ll,A1S, capitaine d'artillerie breveté - Les événements militaires en Chine. Avec 8 cartes. (Publié sous la Dircct.ion du i• bureau do l'éta t-m~jor de l'armèe). A. D11v - Reims en 18 I 4 pendant l' invasion. Ouvi·age accompagnée de vingt grav1.wes hors texte et de ti-ois cartes. Préface de M. Hlll'iRY HoussA YE. Der Russisch-Tiirkische Krieg 1877- 78 aut Balkan-H albinsel. Vtrfasst ·von dei· K1·iegsgeschichtliclien Co,mnission der l(aise,·licli l/1is,ischen Hauptstabes . i27ol.
lllalJNc;;na militare e1JCern :
Notizie: Austria-Ungheria: Fucili a i·ipetizione al Landstwrm ungherese - Ospedali per le truppe delta Landweh1· ci.i leitana e case p er convalescenti - fl.lanovi·e iml)eriali àell'anno cor1·,nte - Aavimita di una rLivisione alla sezione di ma1·ina - llise,·visti impiegati cMne ciclisti atte manovre • Francia: Personale m·eostatico per ascensioni libere - Circolare relativa ai congedi di lunga dunita senza soldo dei accordare aali uf{wiali - Ci1"colare pe1· le con{ei·enze agricole nelle caserme - Creazione di 2 bàtte1·ie ·misle d'ai·t.iglieria coloniale - ·Atttoi·izzazione agli uffiçiali del corpo sanitario d i occupare alcune cai·iche civiU - Creazion~ di un co1110 di tiragliatori cambogiani - RiM·ganizzazione delle tru11ve dell'oasi del > Sahara Giappone: Accademia mi.litare ài Tokio - Ufficiali giapponesi comandati all'estero , Inghilterra: Il nuovo orci'inainento - Un ai·ticolo e una con(ei·enza su Gibillerrn • Svezìa-No~vegia: Considera.z ioni sulla im:p ortanza politica e militare della Svezia-1\'orvegia al gio1·no d' oggi. • Svizzera: Crediti supplementari (li serie) per il 1902 - Acgui;ti ài matet·iali da gv.el'ra per il 1.903 - Lavori o:t Gottai·do - Cor110 di genda.1·1neria da campagna - Relazione del consivtio nazionale sulla gestione del dipartimento militare - Armamento dei ca,n nonieri delle compa(Jnie ài parco •
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Rivi•ta dei periodici: lliviita di fanteria - lii vista di cavalleria - Rivista di arligl,eria e genio - Journal des Sciences milituircs - Nev,e militiirische lilat.ter • l.3l4 CASA EDITRICE LIBRARIA
E.
VOGHERA -
PROPRlìl:TÀ LETTÈRA.RIA.
II
· Si è spesso lamentato la mancanza di affiatamento fra le armi combattenti nella loro azione combinata e la conseguente deficienza di quella armonica e reciproca cooperazione che è requisito indispensabile per la buona riuscita di qualsiasi operazione tattica . E tale lamento ci-sembra giustificato. Infatti, chi non ebbe ad osservare il m0do slegato e sconnesso nol quale si svolgono di sovente le nostre manovre ? Chi non ebbe a · notare nelle nostre esercitazioni tattiche combinate, l'azione indipendente di ogni singola arma? A chi non sfuggì la mancanza di reciproco appoggio, di concordia· negli intenti, di comunanza degli sforzi nella estrinseca.zionè . degli atti tattici affidati a truppe manovranti? La cavalleria compiuta la prima esplorazione si dilegua e non sempre tiene dietro al procedere del combattimento per dedurre il luogo ed il momento per entrare in linea colla maggiore probabilità di successo. La fanteria si disinteressa, quasi interamente dall'artig lieria e nelle sue mosse non si immedesima dell'azione di quest'arma che pure deve prestarle valido appoggio e spianarle la via della vittoria. L'artiglieria 'a sua volta giuoca spesso a mosca cieca; i comandanti delle batterie e dei gruppi si recano affannati a riconoscere le posizioni, ma non sempre queste soddisfano al vero scopo tattico imposto dalla situazione. Dessi si la~ "'~!:. sciano guidare quasi esclusivamente dalla configurazione del"'~~:-:~;; ?2 -
ANNO XLVU.
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LE MANOVRE COMBINATE D EL[.E TRE ARMI
terreno e non si preoccupano a sufficienza delle mos.;;e e degli intendimenti delle proprie truppe, tarito meno poi si dànno pensiero delle posizioni occupate dall'artiglieria av. versaria. Lasciati all'oscuro di notizie, i comaudauti stessi non s'informano della direzione dell'attacco e pressati dalla necessità di far presto procurano di non attardarsi nel far tuonarfl il cannone, trascurando - e qui non per loro colpa -:-- le regole tattiche e tecniche per la buona occupazione delle posizioni e per il razionale impiego del fuoco . Da tutto ciò nasce un acceleramento fenomenale nelle · varie fasi del combattimento, una riduzione inverosimile delle distanze e falsando ogni giusto concetto si g iunge talvolta all'atto risolutivo prima che l'artiglieria abbia avuto agio di esplicare la propria azione. fo campagna una simile condotta porterebbe ìa fanteria a certa rovina, la quale sarebbe seguìt,a da quella dell'artiglieria r imasta isolata. Conviene perciò opporsi a questo errore ed inculcare bene la necessità del collegamento, dell' arrnonica cooperazione delle varie armi, senza di che anche le migliori truppe non potranno conseguire vittoria. L'aver moltiplicato le esercitazioni tattiche combinate ed accresciuto le riunioni . degli ·ufficiali delle varie armi. non basta per togliere il difetto da noi segnalato; occorre porre in opE1ra altri mezzi più validi e potenti per ottenere sempre il vicendevole e spontaneo appoggio delle tre armi combattenti. Le manovre presidiarie, quelle di campagna ed anche le grandi manovre sono insufficienti ad armonizzare in t utte. le manifestazioni tattiche le tre armi, specie se si osserva che le manovre di campagna ed in particolar modo le grandi manovre, han no per còmpito essenziale quello di curare l'ammaestramento tattico combinato delle armi combattenti S'U
larga scata. Occorre perciò che queste siano già bene affiatate e si conoscano intimamente e vicendevolmente. in antecedenza; occorre cioè eh~ tali manovre siano precedute da un addestramento tattico- tecnico completo, svolto nella massima
LE MANOVRE COMBfNATE DELLE TRE ARM!
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1>arte in comune da tutte l e ar mi (1). Si richiede, in sostanza, non solo la conoscenza da parte d i tutti gli ufficiali della tattica delle tre armi, ma forse più la fratellanza, l'intimità delle armi stesse e, come g iustamente asserisce il mag.giore Mazzoleni : « l'unione degli spirit i, quell'unione che « porta le varie armi a considerarsi come un tutto solidale « che ha comuni le aspirazioni, i sentimenti, lo scopo, che -« fa di un in tero esercito come un· corpo solo, sano e robusto, ·« di cui esse sono gli organi principali» (2ì. E se vi ha ramo dell'a~te della guerra che convehga svil uppare in pace è appunto questo di preparare il buon ac· cordo delle tre armi, ponendole, come aggiunge il predetto .autore, « continuamente a contatto, facendole agire assieme . « e far sì che vivano per così dire di una vita comune e « con quelli stessi vincoli tattici da cui do vrà nno essere -« strette sul campo. di battaglia ». · Ecco, a nostro avviso, ove risiede il nodo della .questione, ecco quale deve essere il punto da prendersi di mira per cercare di raggiungere il desiderato intento. E per . uniformarsi al concetto da noi esposto con verrà n on tralasciare mai occasione per unire le varie armi, particolarmente in quei casi in cui le i&truzioni possono procedere · di conserva con reciproco profitto, quali ad esempio : nell'esecuzione delle per iodiche tattiche, nei t iri colletti vi di fanteria, ·nelle esercitazioni di tiro dell'artiglieria. E di ciò noi facevamo già cenno· fino dall'anno is99 al.lorchè scivevamo : « .. ... Sarebbe assai utile approfittare della presenza dei · «: r eggimenti di fanteria che annualmente si recano in taluni « poligoni pei tiri cii combattimento, affine di compiere ma(1) In German ia, in ciascun presidio, con quel la rgo e retto senso cl i in iziativa che · vige in quell'esercito, i comandanti dei reparti mino ri , compagnie, squadroni, lxitlerie e lm ttw.; lioni hanno facollà <li accordarsi, sehza auto·1·izzazione superiore, per l'esecu..zione di manov re e per lo studio cl i piccoli problemi tatti ci. Non sappiamo vedere perché aoch~ da no i nòn sì segua un tale sist~ma il quale, · olLre a riuscire indubbiamen te proficuo por \' istruzione tecnica delle truppe, tornexetll.l.i oltremodo giovevole per cementare l'unione e l'alliatamento delle Lr1J armi. (2) A . M.vzoLENt. « Dell'iniziativ,\ •, Rivista ,llitita,·e Italiana, lug lio i896.
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l~E )fA N OVRE COMBINATE DELLE TRE ÀR)fl
LE MANOVRE COlllll l NATE DELLfi: 'l'RE AR.lll
« novre tattiche combinate, manovre che, oltre a rmsmre, « di incontestato profitto per tutti, servirebbero a porre 111 « grado entrambe le armi di stringere relazione più intima « fra loro. « In tale occasione la fanteria verrebbe a famigliarizzarsi « cogli effetti del tiro dell'artiglieria e questa dal canto suo si « renderebbe conto delle formazioni e delle mosse di quella. « Parimenti durante 1~ manovre tattiche speciali che l' ar« tiglieria compie ai poligoni di tiro non sarebbe fuor di luogo « procedere alle cosidette manovre di posizione col concorso ~, della fanteria e delle truppe del genio (1) ». E sempre sullo stesso argomento aggiungevamo ancora in, altro articolo: « ..... Per raggiungere l'intento di affratellare maggior« mente gli ufficiali delle varie armi, sarà oltremodo proficuo« stabilire poligoni comuni ove gli ufficiali abbiano campo di « famigliarizzarsi nel tiro e nelle manovre. « A raggiungere lo stesso scopo sarà inoltre assai utile fare· « intervenire fin d'ora ai poligoni d'artiglieria gli ufficiali di. « fanteria e cavalleria, per far loro vedere gli effetti del can · « none éd il modo col quale le brigate superano le difficoltà « del terreno per recarsi in posizione .e per rendersi esatto« conto dell'azione tattica deil'artiglieria (2) . A ciò non ba« stano le manovre di campagna, le grandi maaovre e quelle, « di presidio, poichè l'ufficiale superiore di fanteria e caval« leria vi è già troppo preoccupato dal còmpito che gli spetta,. « mentre ai poligoni d'artiglieria i predetti uìliciali assiste« rebbero quali spettatori e quindi potrebbero osservare con. « tutta calma gli atti tattici compiuti dall'arma sorella con. « esclusivo loro profitto.
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« Ciò del resto è patrocina.to da valenti scrittori ed il Kein « fra altri sostiene tal e idea in particolar modo (1) }>. A questo proposito dirò ora che qualcosa si è già fatto nel· lodevole intendimento di fare agire assieme in talu:::.e. ,e venienze le due armi che hanno comune l'azione del fuoco: la fanteria e l'artiglieria; voglio alludere cioè ai tiri comparativi eseguiti in questi ultimi anni tra le dette armi. E fra questi mi. giova specialmente ricordare - dap poichè vi · assistetti - l'esperimento di tiro che ebbe luogo nell'anno 1900 al poligono di Grossolengo ed al quale presero parte le truppe del presidio di Piacenza; esperimento, che, per le sagge disposizioni date per attuarlo e per i buoni risultati ottenuti, offrì particolare interesse. E senza che io ~i d ilunghi al riguardo, rimando il cortese lettore che :voo-lia conoscere lo modalità di e·s ecuzione di detto tiro a ' "' . . ·a quanJ;o venne pubblicato su questa stessa Ri,vista, sotto il t itolo; F-ucili e cannoni (2) . D irò soltanto che nel procedere a tali esercitazioni conviene evitare di i~tituire confronti che possono ferire le legit· time suscettibilità delle singole armi. Occorre eliminare del tutto le discussioni che udimmo intavolare talvolta, sulla im.'portanza della fanteria, dell'artiglieria o della cavalleria. S imili discussioni dottrinarie, opportune a farsi da.i dilettanti di studi militari, non .lo sono affatto nel campo pra.tico <li cui ci occupiamo, tanto più se si considera che le medesime non possono portare, in linea tecnica, a nessun ri-sultato definitivo, specie se vi si fanno concorrere gli elementi morali. Nessuna . arma può dirsi in modo- a:-;_soluto la più importante perchè questa importanza è naturalmente -subordinata all'impiego, al terreno di manovra e alle diverse situazioni. Come ebbe giustamente ad osservare uno dei più autorevoli nostri giornali militari: « Ciascun'arma . « ha il suo còmpito da disimpegnare, ciascuna deve essere ·« pronta a sorreggere l'altra co·n abnegazione e generosità
(l) G. L.H;G . - Le esercitCl,z ioni frtttiche_ dPti'ar/.iglier ia da cainpagna al poligono di. tiro. - Rivistci d'artialie1·i a e genio, anno· ·1899, voi. Il. (2) sarà bene che il colonnello riunisca. ed ,ntrattenga egli stesso i dP tt i ufficiali su ll a
parte teo rica 1l'impiego w enico e latt ico clell':mna per po i svolgei-e considerazion i ed ap ,,reuamenti su l te rreno di m:1 novra
(i) G. LANG . - A/rame idee sulle istnrzioni co,np/etive del/' a1·tiglieria caml)ale. R ivista d'artiglieria e genio, ann o ·1900, vo i. 1.
Co nverrà pure che gli u!liciali snpe1i ori in parola vengano provveduti cli cavall o perpoter seguire lo svolgersi del le 01wrazioni.
(2) L,1xr:;. -
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J/i ~is/a m,l1ta.te italiana, dispo;:nsa Vili, luglio 1901.
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LE UANOVRE COMBINATE DELLB TRE ARMI
LE :\l'.ANOVRE COMBINATE DELLE TllE ARMI
« nei momenti difficili; ciascuna ha le sue tradizioni, le su& . « glorie da custodire senza che vi sia bisogno di invidiar·
« Facciamo un esempio: ogni anno che Dio manda in terra « cento e quindici reggimenti di fanti e dueéento dieci bat« terie vanno fuori delle ordinarie sedi per le scuole di ·t iro : « ma gli uni vanno a levante e le altre a ponente, quelli spa· « rano i loro fucili e queste i loro cannoni. Così poi succede « che mentre nella guerra le due azioni di fuoco dovranno « completarsi, combinarsi, integrarsi l'una coll'altra, nella « pace, nulla di questo avviene: così poi anche accade che « sparandosi ogni anno parecchi milioni di cartucce, tre « q uarti, adirpoco,degli ufficiali d'artig lieria non hanno mai « veduto eseguire un tiro collettivo di fucileria, e sparan« dosi ogni anno diecine di migliaia di colpi di cannone, tre << quarti, a dir poco, degli ufficiali di fanteria non hanno mai « veduto un esercizio di tiro dell'art iglieria. F orse sarà dif.6.« cile combinare le cose in modo che le dette scuole di tiro « possano diventare una scuola unica di combattimento : a noi « però non pare che sia impossibile e neanche ci pare diffi« cìle, specialmente se la mala burocrazia non vi ficcherà « uno degl'in:finiti o ben puntuti nasi che si rimpasta. « Facciamo un altro esempio: quasi ogni giorno che Dio « manda in terra, noi fanti andiamo attorno marciando o ma« uovrando, e i nostri colleghi dell'artiglieria campale vanno « attorno anch'essi a cercare i passaggi difficili per fare eser« cizio di occuparle, a cercare le posizioni per fare esercizio « di superarle. Perchè le due cose non dovrebbero esser messe « in armonia, almeno per ciuanto lo consente la comunanza « delle guarnigioni in modo che cannonieri, e fanti si eserci« tassero insieme ai passaggi difficili che insieme dovranno « superare in guerra e insieme si addestrassero ,all'armonica « occupazione delle posizioni che armonica dovra essere in « guerra? « Invece no : la fanteria cerca le posizioni che le conven« gono come se l'artiglieria non esis tésse : questa cerca le posi« zioni che le vanno bene come se la fanteria neanche fosse « al mondo ; e così arriveremo al giorno della guerra senza « avere mai fatto esercizio di quella che sarà la necessità « quotidi ana, cioè l'oculata ricerca e l'itbile occupazione cli
« sele a vicenda, senza andare a cercare nelle statistiche « delle perdite in battaglia gli elementi per giudicare del« l'importanza delle varie armi ; e lo spirito di corpo in« siemo alla fratellanza -di queste armi, varrà a c~mentare « le forze morali dell'esercito ed a rendere possibili quei « grandi successi militari che invano si chiedono ad eserciti « divisi in rivalità individuali e professionali (1) ». Nelle esercitazioni di cui parliamo, occorre dimenticare di essere fanti, artiglieri o cavalieri e guidati esclusivamente dalramore dell'arte, si procuri, come dice l'Allason, di non essere mai troppo interessati a far credere onnipotenti i mezzi che siamo più · specialmente incaricati di mettere in azione, preoccupandoci soltanto di stabilire il loro valore, la loro capacità, in modo cho dal loro armonico impiego si possano ricavare i migliori frutti sul campo di brtttaglia, · Chiarito così questo punto e tolto ogni pericolo di vedere spostata la questione, m'è grato di poter' segnalare che un certo risveglio viene ora a manifestarsi in merito all'argomento ohe ci interessa. L'egregio maggiore Guerrini infatti in un recente articolo, comparso sull'apprezzata Rivista dal medesimo diretta, parlando della .nostra artiglieria combattente rileva la necessità. di unire « in un solo pensiero tattico )> le d ue armi fanteria. e artigli eria e fa, con quella spigliatezza e genialità che gli sono proprie, alcune considerazioni che, secondo il nnstro modo di vedere, calzano come il più bel guanto al caso nostro e che io riporto senz'altro in tutta la loro integrità: « .... chiunque pensi, egli dice, che nella guerra i fanti e i « cannonieri dovranno vivere insieme la vita di tutti i giorni « ed operare insieme con r eciproco aiuto le operazioni di tutti « i giorni, facilmente vede come l'apparecchio · che noi fac« ciamo sia ben poca par te di quello che assolutamente occor« rernbbe. ({) Giorna lo l'Eset·cito italiano, anno
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LE MANOVRE COMBINATE DELLE TRE All)ll
« una posizion~, non da fanteria, non d'artiglieria, ma da
« truppa combattente composta con fanti e . con cannonieri. « Taluno dirà a questo proposito che noi dimentichiamo « le tattiche di presidio e le manovre d i campagna, le quali « sono appunto occasioni di esercizio per la combinata e bene « coordinata azione delle due armi. Ma pur prescindendo dal « fatto che q ueste occasioni sono ben poche in confronto del << n umero di giorni che ha l'anno, noi sovratutto osserviamo « che quelle tattiche e quelle manovre pri~a e più che eser« cizi sono esperimenti od esami, dove più si bada a mostrare « quello che si sa che ad imparare. Eq. osserviamo che ap. « punto per la mancanza di quell'intimo e costante affiata« mento àel quale poi parleremo, assai di freq uente si vede « nelle tattiche e 'nelle O?,anovre proprio quello che è da desi« derare non si veda in guerra, cioè il sacri:6.0io delle esigenze « d i un'1;1,rma a quelle di un'altra. E le esigenze sacrificate « noi usiamo dire la verità .che ci pare vera - sono general« mente quelle dell'artiglieria, per la ragione che noi fanti « abbiamo massa maggiore e quindi d~ventiamo natural« mente il centro di gravitazione del sistema tattico. << • •• . Noi auguriamo sollecito l'avvento del giorno in cui « nella laboriosa preparazione del tempo di pace i fanti e i « cannonieri possano vivere la medesima vita così come do« vranno viverla nell'azione della guerra. Noi affrettiamo coi .« voti il giorno in cui, scambio d'ignorare i nostri scambie« voli uffici. ne avremo tutti quanti coscienza intera e sicura. « Noi pregustiamo col pensiero e più col cuore la gran gioia « comune che sarà quel giorno in cui, per effetto dell'intima. « conoscenza reciproca, ogni ufficiale dei fanti saprà capire, « an,:i intuire colla rapidità chò occorre alla gran crisi della « battaglia, dove e qome egli possa aiutare l'artiglieria, ed « ogni ufficiale dei cannonieri saprà capire ed intuire dove, « come e perchè egli debba· contribuire all'azione dei fanti « per la vittoria comune » (1). (i) Rivista di Fw itei·ict: • Pe r l'artiglieria comba ttente , . Anno '1901, fasci~o lo Xl,
pag. 6$8.
LE llilNOVRE COMB[NA'l'E DELLE TRE ARM!
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In queste considerazioni sono, a mio credere, conden~ate nel modo più efficace e, persuasivo le idee che dovrebbero reg.gere oggidì l'istruzione completi va delle diverse armi; in ·esse parmi sia contenuto il germe di un nuovo indirizzo, di un n uovo sistema pratico e razionale col quale si raggiungeTebbe l'invocata comunanza degli intenti ed il reale affiatamento delle armi combattenti. Intanto giacchè si presenta l'occasione, mi si permetta che incidentalmente rilevi un fatto che appare dallo. scritto dell'egregio collega, allorchè asserisce che il più spesso nelle nostre manovre si sacrificano le esigenze di un'arma a quella di un'altra, facendo risaltare in particolar modo che l'arma . sacrificata è l'artiglieria. N ulla di più vero: ogni ufficiale d'artiglieria è di ciò ben ·convinto; valga ora la parola franca e 'd isint eressata del:l'esimio maggiore per convincere, qualora g ià non lo fossero, tutti gli ufficiali delle altre armi su tale verità. E senza che occorra spendere altre parole su questo argomento ci limit eremo ad augurare per il bene comune, ohe del fatto segnalato se ne tenga il voluto calcolo nelle nostre esercitazioni del tempo d i pace, accordando all'arma, d'artiglieria il tempo n ecessario per compiere regolarmente tutte le moltiplici operazioni che le sono imposte e colla prt>gressione naturale dovuta allo svolg imento dell'azione complessiva; progressione così nett&.mente riassunta nel regolamento russo, ove è dett,o: « Fino a, che la fanteria non inizia le sue mosse per proce-<< dere all'attacco essa deve, in tutti i suoi movimenti e nelle -<< disposizioni che prende, essere subord inata all'artiglier ia. « A partire dall'attacco, quando il còmpito principale passa ·<< alla fanteria, allora reciprocamente è l'artiglieria che in tutte ·« le sue operazioni, deve essere subordinata alla fanteria ».
Dissi g ià che per ottenere l'unione e l'affiatamento fra le -armi occorre metterle diretl;amente a contatto. Orbene, per raggiungere tale scopo e per coordinare viemaggiormente l'a.zione della cavalleria, dellafaul;eria e dell'artiglieria, riteniamo
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LE MANOVl(E CO llBlNATE DELLE TRT,: ARMI
convenga modificare alquanto il sistema vigente p er le istruzioni complet~ve introducendo, segna.tameri.te nelle nostre esercitazioni, le manov re con munizioni da g uerra. In questi ultimi tempi i principali Stati europei, preoccupati dalla necessità d i organizzare dei campi provvisori di. manovra e di tiro, hann o destinato all'uopo alcune località in numero ed estensione p iù. o meno gran de a seconda delle particolari condizioni topografiche ed economiche degli Stati stessi. Inoltre in Francia, Russia e Germania si è pure dato, impulso alle manovre con munizioni di guerra che si ese guiscono in taluni dei campi .anzidetti od in altr'3 zone di terreno espressamente studiate (1) . Ed a questo proposito credo opportuno far cenno di una. circolare emanata nell'anno 1899 dal Ministero della guerra francese, che si r iferisce ai campi di ti ro occasionali ed ai campi èli tiro temporanei, la quale potrà forse giovare nello ·studio del nostro argomento. La detta circolare dopo avere detto che l'esperienza h a dimostrato essere possibile trovare in prossimità della maggior parte delle guarnigioni, terreni adatti all'esecuzione dei tiri di combattimento, dà le disposizioni ch e qui riassµm iamo. « I campi di tiro occasionali sono terreni che si ricono« scono potersi prestare all'esecuzione di alcuni tiri d i guerra « durante una manovra od un'esercitazione fatta ad epoca. « conveniente. Questi terr eni n on sono mai presi in affitto,. « ed i tiri con proiettife si fanno durante una o due esereita« zioni: soìtanto in casi eccezionalmente favor evoli le eser· « citazioni p otranno essere i n numero maggiore. 'r an to per « l' interesse della pop olazione quanto per lo scopo di meglio « istruire i qu adri e la truppa,, questi terreni saranno caro« biati di anno in ann o.
(IJ Veggasi lit descrizione particolareggiata di una di iali esercitazioni, esegnil.a con
LE MANOVRE COMBINATE DELLE T RE ARMI
« La ricognizion e dei terrep.i è fatta eseguire dai coman« danti dei corpi cli fanteria o dai- comandanti generali d'arti-
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« .glieria secoudochè si tratta di campi per fanteria o di. campi « per artiglieria; nel caso inveve di campi cli tutte le a1"r>J,i,« la ricognizione verrà eseguita da una commissione in cui « saranno rappresentati i servizi locali dell'artiglieria e .del « genio. In queste ricognizioni si devono nettamente stabilire· « i limiti delle zone da occuparsi dai t iratori e dai bersagli e « quelli delÌa zona nella quale il passaggio deve essare vietato« durante il tiro. « I rapporti compilati in seguito a tali r icognizioni sono « inoltrati ai comandanti di corpo d'armata i quali li fanno « esaminare dal servizio locale del genio, che dopo avere pro· « vocato ]e modificazioni che ritiene necessarie, provvede per « gli opportuni accordi colle autorità civili. . « I campi di tiro temporanei sono stabiliti su terreni ceduti. << da comuni o privati, e messi ogni anno a disposizione « delle truppe durante uno o p1ù periodi d i piccola durata,, << a lfi.ne di permetter~ loro l' esecuzione dei t iri regolamentari « che n o~ potrebbero effettuarsi in guarnig ione. Per l' i m« pianto d i questi campi è applicabilé la procedura suddett,a « se non ne vengono spese allo Stato ; altrimenti si osserva« ranno le prescrizioni per i campi . di t iro permanenti (1) ». Da quanto pre~ede r isulta adunque che in Francia si è pensato a rendere regolamentare l' uso dei campi tiro ai quali possono intervenire le tre armi per eseguirvi in data epoca dell'anno· esercitazioni .a fuoco combinate con mun izioni di guerra e come venga accordata grande importanza a siffatte eP-ercitazioni. Del resto osserviamo che detto S tato, fino dall'anno 1896,. ha iniziato il me.todo delle manovre a fuoco con munizioni di g uerra coll' in tervento delle t re armi, come appare dalle succinte relazioni pubbìicate allora nelle nostr e r ivist.e m ilitari e meglio ancora da quella più. ~stésa e completa pubblicata nel
un nl1mero piuttoso rilcvm1te di truppe in Germania, suì co nLralTorli dello Schwarzwald
fra Karlsruke e Pforr.heim, l'agosto
1sn sotto la direzione del comandante il XIV Cor po.
(l'armata ; descrizione ripo rt,1 1.a dallri Riviste,, d'm·tig.lieria e aenio cli cruell'anno (Vo i. 1V,.
pag. 4H).
114:f•
(I) 1/i·vista d'.frtigliel'ici e Genio -
,~nno iS99 - Voi. 1\' pag. 450.
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LI,; MAXOVRE COMBINATE DEU,E TRE ARMI
successivo anno dal genérale Lanofois che diresse una di tali ' t:, esercitazioni (1). Come già notammo, anche in Germania ed in Russia dette manovre si fanno da parecchi anni e cli recente anche l'Austria ne ha eseguita una presso Veszprim la quale, per il numero relativamente considerevole delle truppe che vi presero parte, per il concorso di speciali batterie che in quell'occasione esperimentarono unc1. nuova bocca da fuoco e per le buone disposizioni date per attuarla, merita particolare menzione. Di tale manovra questa Rivista pubblicò un esteso ed &·ccurato resoconto, e ciò ci dispensa dall' entrnre in particolari (2) . Ammes$a pertanto l' utilità delle esercitazioni tattiche delle tre arm_i con munizioni di guerra è da sperarsi che noi puro, seguendo l'esempio che ci viene dallo nazioni maggiori e per togliere una delle cause d' inferiorità rispetto ad esse, porremo in istudio l'importante q uestione, e ;:i muovendo le difficoltà che si frappongono alla loro esecu:.~ione, passeremo al più presto dal campo teorico a quello pratico, conseguendo così ad un tempo, utilità tecnica e vantaggio morale per il buon affiatamento delle varie armi. · Intanto, indipendenLemente da ciò, parmi si possa, come nota l'egregio maggiore Guerrini, destinare fin d'ora alcune .località ove le truppe delle tre armi abbiano modo di· addestrarsi in comune nella tattica e nel tiro, prescrivendone l'in· tervento. Alcuni degli attuali campi di tiro dell'artiglieria e taluno di quelli per la fanteria vi si presterebbero assai bene, specie se verrà dato di potere estendere il raggio delle zone di tiro (·1) ì'ion teniamo conto in questo scritto rlelle esercitazioni che si esoguirono ,,ncho
i11 antecefionza a l cam po di Cli:'tlons avcnrlo questo cn rnUere specia le e interessanrlo più direllamcnte l'arm,1. d 'artiglieria. La puhhlicazionc del Laog,ois porta per titolo: • .lf,moeuvrc d'un dèt-ichemeiit <le toiites m·mes avec feux ,-èels. • (['aris - Librairie mi li lairc dc r.. Baudoin). Essa ci pare assai in teressa nte e qu indi la consiglianio a chi giò 11011 la conosce, co n tenendo buon o ed utili con~irlerazioni su ll' imple!(o delle tre armi e ~u i risul tali rlei fuochi nonch cì norme particolareggiate sulle mo lalilà pratiche da sc;.:uirsi· 1>er simil genere di esercit:1 zioni. (2) Lii viste, Milita.r e llalicma, • Ci1·ça le oi·andi e.w·citltZioni <Li guerrn in Austria('nglw·ia • . (Dispensa del dicemlire !!lO! - Pag. 2236).
LE MAì'iOVRE CO)IBINATE DELLE TRE ARMI
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e se si cercherà di sofisticare un po' meno sulle indennità da pagarsi pei danni àrrecati alle proprietà private. Si studino adunque le modalità. di esecuzione di manovre di tal genere, si stabilisca apposito programma e si fissi l'epoca propizia per l'intervento delle tre armi ai poligoni suddetti, tenendo conto delle particolari esigenze di ciascuna di esse e delle necessità imposte per la loro partecipazione alle manovre di campagna o alle grandi manovre. Per quanto riflette le armi a cavallo dirò che la cavalleria. basterà che intervenga in ogni poligono in piccole proporzioiti: uno o due squadroni. Estende~do la partecipazione di essa nei vari poligoni scelti all'uopo e se del caso facendo ·eseguire per taluni reggimenti o parte di essi, isolatamente il t iro col mo· schetto, crediamo non debbano sorgere difficoltà gravi per potersi valere con reci proco profitto, del concorso di detta arma ai poligoni di tiro (1). In quanto poi airartiglieria noi pensiamo che si dovrebbero modiiicare le norme che regolano al presente l'intervento dei reggimenti alle annua.li scuole di tiro. Riteniamo cioè eh~ per facilitare l'esecuzione delle esercitazioni tattiche e di tiro secondo il conùetto che ispira questo scritto e per non 1:1acrifì.care le esigenze di un'arma a quelle di un'altra, converrebbe stabilire che le brigate d'artiglieria intervenissero ai poligoni isolatamente (2) Occorrerebbe poi completare l'istruzione degli alti quadri, in ciò che concerne l'impiego di masse d'artiglieria con speciali manovre da eseguirsi in data epoca al poligono di N ettnno che per g iacitura, estension e e clima offre tutte le desiderate condizioni. (I) La questiono della possibilità di acc2ntonare tutti i 111parli delle truJ)JlOche interverrebbero at poligoni di tiro non crediamo debba ostacolare il nostro 1>rogctto, i:iacché alcu n male vi sarelJbo se qualche reparto dovesse accanto nare od accarnp:11·0 lungi dal 11oligono. Tale ratto anzi concorrerebbe :t (lare maggiore carattrre di verità alle esercita zioni tnltiche e di tiro e non d:.mneg::erebbe io alcun rno,lo la loro riu-;cita. (2/ Gli esercizi cli tiro tl i brigata sarebbe ro in ta l ca.so limitati al gruppo rii <Juc batterie, salvù a dnre maggio re es le11sionc a tali cscm:izi per ogni reggimento ad anni al l.l'rnali ai>1>rolit1:muo specialmente dei poligoni di S. ~Jauriz,o, S1>ilimbcrgo, Nettuno o Bracciano. Tale provvedimento si collega in tirnamcnte alla Questione economica doli a qualo avremo acl i11tratlcnercl più avanti.
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LE ~I ANOVRE COMBINATE DE LLE 'l' RE AfnII
LE lYANOVl!E COMBINATE D EL LE TRE ARMI
Non è qµi il caso di formulare un particolareggia to pr o.::g etto per l'esecuzione delle scuole di tiro dei reggimenti di artiglieria secondo la trac_cia da n oi i ndicata, nè, data l' in dole di questo scritto, r iteniamo convenga d ilungarci sulla neces~ità di esecuzione delle manovre di più gruppi di batterie. Qnale sintesi d~l nostro concetto dixemo solo che dov reb besi: a) far concorrere, di .massima, le brigate d'artiglieria -,successivamente al poligono d i t iro comune colle altre armi; b) hmitare ad una o al massini.o a due per batteria gli esercizi dì t iro della 1" Parte ;, e) togliere (co me si è fatto quest'ann o) i l tiro di gara,, devol ven do i proietti ad esso assegnati a vantaggio dei tiri --di gruppo; cl} eseguire al poligono d i Nettuno esercitazioni tatti0he e cl i tiro su vasta scala formando della Scuola centrale il vero cent1·0 'intellelii~ale e 1Jitale dell'arliglier·ia. E per dare maggiore rilievo a q uest' ultimit proposta cred i~mo utile riportare un brano di un p regevole scritto comparso in, questi giorni coi tipi della Tipografia Elzeviriana <li F irenze e reda ttò da un competente ufficiale d'artiglieria; . brano che, salvo forse la vivacità u n po' spinta cui è improntato, riproduce, a nostro credere, esattamente lo stato ..attuale delle cose. Esso è il seguente : « . . . . . D ì g razia, da noi chi comanderà e dirigerà i l « tiro di masse d'artiglieria? I generali comandanti d' arti<< gl ieria e i colonnelli comandiiuti dei r eggimenti dì arti. « glierìa non sembra che -possa,uo essere abbastanza esercì« tati a maneggiarle; perchè essi non ha nno mai, _in pace, la -« occasione di guidare sul terreno neanche due soli gruppi ·« o brigate in cond izioni analoghe ·a quelle di guerra. Può . « anzi aggiu nger si, senza tema di errare, ch e nessuno degli · « odierni colonnelli comandan ti d i :reO'.o-imenti d'ar tia-lieria oo t:> , - « e . generali comandanti d' artiglieria, ha mai. avuto modo « di comandare al t iro una sola b rigata, di artiglieria · di --<< quatt ro batterie sul piede di guerra.
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« I colònnelli dei regg imenti di fanteria comandano il :reggimento nella piazza d'armi, nelle manovre di cam« pagna e alle grandi manovre; i colonnelli di cavalleria << comandano anche il proprio analogamente a quelli di fan· <-< teria, come pure in tal une .esercitazioni d i avanscoperta e « in m anovre speciali di grandi masse di cavalleria . I mag« giori generali comandanti di brigata t anto di fanteria che << di cavalleria comandano le loro r ispettive truppe nelle cir« costanze varie di sopra accennate ; lo stesso dicasi dei co· « m an dant i di divisione e di corpo d'armata. T utti insomma., « chi più chi pneno, comandano qual che cosa p er imparare a ·« prepararsi la guerra. Ma i nostri colonnelli d'artiglieria « che cosa co andano ? Mai nulla ! Nulla, a ll'infuori di qual« che sempli ssima e rudimen tale manovra di presid io, « quando qual nno, e avvien e di rad.o, si ricorda di loro. E <.< anche di qu ste, per l'istinto veram~nte morboso che ab ~< b iamo noi d dar sempre esami in anticipazione e di met· -<< tere la gentJnori. del proprio posto, n e coms,ndano più i <.< maggiori e · t en enti colonnelli, che non i colonnell i e i <-< generali ! Ne pure alle grandi manovre possono esercì tasi; « perchè nel c so d i esse non ha~no che una parvenza di <.< comando. Pu troppo è vero, che questi u fficiali, obbligati « clal sistema, s nno sempre o quasi sempre negli ufiìci, stu. « diando per lo p iù burocrazia ed affogando/ dans les pape· (( r·asses ! · « . . . . . Pr so alt ri eserciti esistono campi di parecchie « d iecine d i chi] metri quadrati con strade, foss i, can ali, fW · <.< vallamenti, b r oni, colline, boschi, ecc. ecc., sui qtùdi dal<< l'artiglieria, u ita alle alt re armi, si eseguiscouo manovre « a fuoco (con P. oietto) di grandi m asse d i batterie, con ob· « biettivi che, p r la loro posizione, forma e n umer o, rap « presentan o, pe quanto è possibile, un nemico reale. 'rali « manovre, m entre servono di esercizio per la condotta delle << grandi unità d'artiglieria, sono ancora la. s9rgente d i u n a « quan t~t~ d'inse;narne~ti d_'oi·dine inferiore, pure i mportanti « ed utili e servono eziand10 a risolvere certe questi oni tat« tiche e tecniche; le qu ali non pot rebbero essere svolte p ra-
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f,g MANOVRE COMBIN AT!i D l, LLE T ltE AH l\l l
« t icamente in uno degli ordinari poligoni, col personale « limitato di un solo reggimento d'artiglieria.
Pel caso dei poligoni comuni dì tiro non sembra che la spessa debba sorpassare qu~lla incontrata ora col sistema dei campi separati per ar ma , g iacchè i tre cespiti di spesa anzidetti rimarrebbero immutati; anzi giova cr edere si realizzerebbe una certa economia per il fatto che i danni arrecati ora separatamente dalle singole truppe in ogni poligono rimarrebbero accumulati. e le corrisponden ti indennità da pagarsi ai proprietari verrebber o conseguentemente a compenetrarsi. L e cose si presentano in vece sotto un aspetto alquanto d ifferente pel caso delle manovre con proietto delle tre armi e per quelle speciali su larga scala dell'artiglier ia, giacchè per queste i tre cespiti di spesa da noi menzionati, graverebbero direttamente snl bilancio della guerra in aumento alle spese annuali stanziate rier le consuete manovre. Giova però anzitutto osservare che la maggiore spesa inerente alle manovr e speciali di cui parliamo potrebbe essE1re mantenu ta entro limiti relativamente ristretti allorchè queste vengano limitate sia in numero sia in estensione, e quando a titolo di esperimento se ne effettui una sola per specie, scegliendo, per l'esecuzione della manovra a proietto col concorso delle tre armi, la zona più adatta nel senso topografico ed economico (1). Notiamo in seguito che le spese da sostenersi per corrispondere le indennità alle truppe manovr anti ed ai proprietari. nel caso si attuassero le anzidette manovro, r imarrebbero sensibilmente ridotte e forse anche eguaglierebbero quelle sostenute ora per le stesse ragioni, allorchè si stabilisca di eliminare le manovre di campagna per le divisioni interessate e si soppr ima o quanto meno si riduca la scuola di t iro
« Per questo, esse sono la vera scuola del col onnelli e dei « generali dell'arma, per il momento in oui g li uni e gli « altri avranno la fortuna, non ancora conosciuta da noi, di « marciare in guerra alla testa delle proprie batterie (1). ))
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L J,: ) !A NOVRF. CO MUI NATE DEI, LE T RE ,\RMl
Ma contro tutti i progetti che siamo andati via via espo· nendo e pr ima ancora che si ele vi verso noi sonora e unanime la voce dei contradditori, d iremo per i p;rimi che sorge inesorabile e fatale il fantasma della finanza; fantasma dinanzi al quale debbono ritirarsi il più spesso ainche i sostenit ori delle più utili r ifo rme. E noi non dissimuliamo che nel caso nostro l'ostacolo frap· posto, dalla ristrettezza del bilancio, alrlttuazioue delle nostre pr oposte, sia g rave, tanto più se si considera che le due principal i fra esse: le manovre con mu izioui di guerra 1 e le esercitazioni di più gruppi di batterie, costa.no molto. Però riteniamo che il diavolo non è, com~ suol dirsi, così brutto come lo si d ipinge e noi _ci sforzeremo11-1,ppuuto di d ileguare l'eccessi·va apprensione e provare dhe ove si adottino alcuni temperamenti, le spese che si inépntrebbero svolgendo le istruzioni completive delle varie armi secondo il concetto da noi esposto, non sarebbero tali da obbligare a desistere da qualsiasi ttmtativo per attuarle. Le spese straordinarie da sopportarsi dall'erario in occasione di ca mpi di tiro e di manovre combinate sono di t re speme : _ 1° spese per indennità ag li ufficiali ed al!A. truppa; 2° spese per indennità. ai proprietari pei danni arreca.ti all'agricoltura; 3° spese per il consumo delle munì zioni. ( i ) t11di militm·i derlica.li agli 1t{{ici<1li di artiglie1·ir1, G1uL1<• L, PJ, tcnenle colonnello tl'n rli glieria. 11cll a riserva. -- Anno 1002
(I ) Per la conoscenza. dei luoghi mi permetto 11roporrc cho si scelga per una di dPlte nianovre la zona di ter reno comp res:L fra le val li del Tidono, della Slatrora e della 'l'rol>bia ; Jocali ti\ ques ta elle, pe r la varietil topogra.11ca. per liL 11011 abbondun te vegetazione e la scar~ozzr1 d i abit:lli 1;he essa pre:<Ml la. e principu lmcnto poi 11er l' importanza strate~ico-tutlica della posizione del moute Penice, mi sembra sia ollrcmodo opp1,rtuna e debba offrire particolare interesse. Uo'esercitaziono di tal genere permetterebbe pure largo campo a studi cd esperienze circa I'azi onP- delle bocche da fuoco a tiro curvo, i11 confronto di quelle campali, co11 tro posizion i validamente a1)p rest11te a difesa . 73 -
ANNO XLV I!.
J.J..JV
pei reggimenti d'artiglieria che vi parteciperebbero, sostit uendo queste esercitazioni, totalmente od in parte, colle manovre combinate di cui trattasi. Circa la spesa pei danni alle proprietà private, aggiungiamo poi che si otterrebbe notevole vantaggio e sensibile economia qualora le autorità. ci-vili e militari ponessero tutto il loro interessamento allo scopo di stabilire preventivi accordi coi proprietari pattuendo l'epoca per l'attuazione delle manovre e fissando qualche congruo compenso in favore dei proprietari stessi. Riteniamo che, ove simili trattative fossero condotte con accortezza e tatto, sarebbe arrecare offesa al provato patriottismo delle nostre buone popolazioni il"supporre che esse si rifiuterebbero di .ottemperare alla domanda per l'occupazione dei loro terreni rivolta loro nell'interesse della difesa nazionale (1). In merito al maggiore consumo di munizioni è d'uopo osservare che 1a questione si riduce essenzialmente a cercare di ridurre la spesa portata dalle munizioni da impiegarsi di.ll'artiglieria, inquantochè le truppe di fanteria che prenderebbero parte alle manovre combinate _in parola impiegherebbero tutte o parte delle cartucce ad esse assegn.a te pei tiri di combattimento e pei tirì collettivi. Limitiamoci _a dunq ue ad esaminare la cosa per la sola artiglieria. Già abbiamo fatto cenno che i reggimenti di quest'arma destinati a partecipare alle man~vre combinate con munizioni di guerra, non eseguirebbero la consueta scuola di tiro ovvero la ridurrebbero a soli pochi esercizi preliminari di batteria da eseguirsi sul luogo stesso stabilito per le dette manovre. Notammo pure come avrebbesi potuto adottare il temperamento ·ai fare intervenire ai poligoni comuni di tiro, isolatamente le brigate d'artiglieria e determinare che i r eggimenti eseguiscano, ad anni al~ernati, scnole di tiro ridotte(2) . (-1) Seguendo tate· sistema la Francia ha eseguilo la manovra con munizion i_ da guerra di cui e cen no più add ietro, in località coltivata a vigneLi e (li densa popolaz1one, seor.a che si verificassero incor1venienti e semb ra con poca spesa. (2) L'idea delle s,,uole cli t iro ri(lo tte è propugnata pure da l colonnello Lapi nell'opera dianzi citata.
LE MANOVRE COMBINATI> DE T.LÈ TRE ARMI
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Con tali espedienti si renderebbe disponibile un congruo numero di proietti che si potrebbe utilmente impiegare nelle ~auovre delle t,re armi ed in . quelle speciali da eseguirsi a Nettuno dall'arma d'artiglieria. Aggiungiamo ora che per agevolare sempre più l'effet-tuazione di queste ultime manovre che cost_ituirebbero le vere e proprie grandi manovre dell'artigiieria converrebbe pure addivenire ad un razionale impiego del proietto econom:ico servendosene largamente per l'addestramento del personale, poichè riteniamo che soldati e graduati di truppa non hanno bisogno di vedere gli effetti materiali sul bersaglio per apprendere il regolare funzionamento della condotta del fuoco (1)°. Si impiegherebbero invece sempre in unione . alle altre truppe n-ei campi e manovre di tiro, le vere munizioni di guerra, le quali si userebbero pure in rnassima nei corsi presso la scuola centrale di tiro (2) . Crediamo cosi di aver tolto in gran parte l'ostacolo principale che si oppone all'attuazione dei nostri progetti. Diremo ora, per finire colla questione economica, che se è vero che essa s'impone in modo quasi assoluto nei nostri delibera'.;i, non è del pari men vero che il voler lesinare qualche milione per l'esercito può portarci ad ingrate sorprese, a penosi disinganni in caso di conflitto.
*** Ed ora per chiudere . questo breve scritto non posso esimermi dall'accennare ad un ultimo fatto che, a parere mio, concorre pure a tenere più saldi i vincoli d'unione e l'accordo (i) Il proietto economico, già ·in uso da tempo in Germania, pe r essere di costituzione semplice e mun ito di sola spolell,t ,1 pe rcnssionc, vcrrobbil a costare sensibilmente meno del lo sh rapnel, pu r potendo sostituirlo, per le sue i,1en l.iclw qualità halistiche, se nza tisogno <li art ificiosità nell' impiego deg li alzi. T,1le proietto già stndiato ancl)e da no i sarà introdotto i11 s<?rvizio col nuovo materiale, vis lo il costo rilev11nte d~I munizionamento. (2J In (Jualche caso però anche a Nettuno il proietto eco nom ico potrebbe trovare utile impiego ; ad esempio, per la formazio ne della force\1 9- e l'aggiuòtmnen to in gettata ed 1n altezza elci punti di· scopp io. ·
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LE MANOVRE COMBINATE DELt,E TRE ARMI
fra le tre armi. Tale fatto , d'indole puramente organica, riguarda in particolar modo !'.arma d'artiglieria ed è il seguente: Presentemente i nostri reggimenti d'artiglieria dipendono dai comandi di corpo d'armata e di divisione solo in quanto si riferisce alla. disciplina ed all'ammini&trazione. Da ciò, a nostro credere, cleri va un raffreddamento nelle reciproche relazioni colle altre armi, un certQ isolamento per l'artiglieria e si viene inoltre a produrre un disinteressamento, per tutto ciò che ha tratto a quest'arma, da parte dei generali preposti al comando delle ·grandi unità organiche in gti.erra, i quali non possono ora addentrarsi nella vita intima dei r eg· gimenti d'artiglieria~nè intervenire direttamente nelle questioni d' indole tecnica in(}renti all'arma o manifestare la loro influenza sulle operazioni tattiche svolte da reparti I di essa. A togliere siffatto stato di cose nocivo alla vicendevole armonia fra le varie armi, contrario alla naturale vitalità. dell'arma d'arti~lieria e che potrà riuscire esiziale sul ca))lpo di battaglia, esprimiamo l'opinione, già manifestata in altro scritto (1), che sia o_p portuno porre i reggimenti in tutfo e per tutto sotto la. diretta. dipendenza dei generali comandanti di divisione e di corpo d'armata. Conservando poi ed accrescendo il numero degli attuali comandanti d'artiglieria, vorremmo fosse loro accordato co mandd uguale a quello dei generali brigadieri di fanteria formando di essi il natura.l e anello di congiunzione fra i reggimenti e gli alti comandi. · Si ripristinerebbe io: tale caso il comitato d'artiglieria, vero ente superiore, colla missione di studiare tutte le questioni d' itldole tecnica riferentisi all'arma in generale. Tale idea è patrocinata da valenti notabilità militari e di recente un anonimo scrittore, in u n pregiato articolo comparso sul Giornale d' .rtatia, propngua la dipendenza orga-
(i) Riv ista d'artiglieria e genio, vol. 1, articolo cit;1t0.
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LE MANOVRE COMBINATE: DELLE Tl!,JJ: ARMI
nica da noi qui i~dicata. E vista l' importanza dell'argomento e la sua attualità in questo momento in cui si è in procinto di modificare l'ordinamento dell'artiglieria, crediamo far cosa utile riprodurre, nella parte che ha attinenza al caso nostro. l'articolo in parola. « ..... senza dubbio, vi è detto, l'aver formato il reggi« mento su tre, anzichè, su due brigate, l'aver tolta ogni « distinzione fra artiglieria di corpo d'armata e artiglieria « divisionale, l'aver limitata, specializzandola, l'azione dei « sei comandanti d'artiglieria da campagna al solo servizio '. « delle artiglierie campali, costituiscono miglioramento evi4: dente e sensibile. Ma è vero anche che le cose fasciate a « metà, d_isdicono spesso più che sé fossero lasciate come sono. « Con quale criterio tecnico e militare si possono, per « ~sempi.o, giustificare questi sei comandi d'artiglieria di « fronte ai 24 reggim~nti divisionali? Niente sai'ebbe stato ~ più logico e giusto che raggruppare i 24 rego-imenti in « 12 brigate così come avviene in fanteria, per avere nai « comandanti dei reggimenti i comandanti dell' artio-lieria « divisionale e nei comandanti di brigata i 12 comandanti « naturali dell'artiglieria .dei 12 corpi d'armata. Così si fece « in Germania e così si è progettato che venga fatto in « Francia. « ..... Concludendo - è detto nell'articolo - la soluzione « razionale dell'ordinamento d~ll'artiglieria campale, sotto il ·« rapporto del conveniente impiego dell'artiglieria nel campo « tattico e della migliore organizzazione del comando, è per « noi rappresentata: dal reggimento di 12 batterie su 4 pezzi: « le batterie raggruppate in 4 brigate; un reggimento per ·« ciascuna divisione: i due reggi.menti divisionali alla di« pendenza del comandante d'artiglieria di corpo d' ar·« mata {I). » ,
t)
t)
G:iunto così' ~lla fine · ~i queste poche e disadorne mie pagme, ove. certo non ho avuto la pretesa di dire novità, (!) Ii Giornale il' flalia, n. !04, • 11 nuovo ordinamento ciel! 'arLigli~ria. ,
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LE MANOVRE COMBINATI); DELLE TRE ARMI
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esprimo il voto che le proposte da me accennate siano prese in benevole considerazione ed opportunamente s.tudiate, e r ese di pratica applicazione entrino al . più presto a far. parte dei nostri ordinamenti traendone quell'impulso d i feconda attività e d i reciproca concorrenza negli intenti, mere~ cui sia dato affermare che ove la bandiera di San Martino debba essere nuovamente spiegata al vento della battaglia, fanti, cavalieri e artig lieri uniti in un solo pensiero, in un un ico sforzo, le assicurino la vittoria.
·LA PAROLA D'ONORE DEGLI UFFICIALI PRIGIONIERI DI GUERRA
A.i nostri giorni gran par te degli ordinari usi cli guerra ginstificati dalla triplice azione : dell'autorità del.la ragione, del sentimento dell'umanità e del concetto dell'onore - sono diventati 'l)ere leggi, nel senso giurid ico della parola (1), liberamente, spontaneamente riconosciute ed accettate dal consorzio delle nazioni più progredite. Tuttavia vi sono ancora d i quelli che - certamente con la massima buona fede - si proclamano impenitenti nelle proprie idee ; e, non prestando perciò fiducia alcuna nelle conquiste che la . ci viltà ha fatte nel diritto della guerra, dichiarano non veri certi principi fondam entali, da cui derivano tali conquiste, e prime fra esse quelle che tendono a mitigare i costumi della. guerra. Per conseguenza, secondo loro, gli scrittori militari - non importa se in buona fede anch'essi - non dovrebbero accettare siffatti princi pi, nè seg uire il movimento progressivo delle idee e dei fatti, già radicato nella ragione pubblic1l' e nella. coscienza. civile contemporanea; perchè, essi aggiungono, « quando la vi0lenza occorre, l'umanitarismo e la pietà ser.« vono solo a fare verminose le piaghe » (2). P urtroppo la guerra è uno st;:1,to di violenza tal volta necessaria ed anche benefica nella. sua crudeltà, perchè rigeneratrice delle più nobili virtù e delle forze morali delle na-
GUGLIELMO L.aNG tenente coionnetto ii·ar/.igliel"ia.
(,!) Gl i atti intcrnazionn.li del la Conferenza per la 11,tce all 'Aja - e quindi anello la specia le Convenzione 1·el aliva agli usi della gueiTci terreslre- sono l eggi per gli Stati che 1·i arloriro no . Co l decreto rèalc lle l 9 dicembre 1900 essi hanno già. avu to pieM eri intiera esccniio ne per quanto rigua rda il Governo italia no, e nei rapporti coi Govern i che li hanno o li av rann o ra tificati. (2) Le::,gasi la I/assegna d,i ve;·iodici m.i l i tai·i i taliani della 1/ivistci di fanteria , fa. scico li X. e XI dell'anno X (ottobre e novernh re 1901).
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Là PAR.OLA. D'ONORE
DEGLI UFFIClàLI PRIGIONIERI DI GUERRA
zioni; spesso essa è anche una sincera manifestazione di diritto, 0 qualche volta una sorgente del diritto stesso; in molti casi infine, dolorosameI1te, è un mezzo indispensabile per assicurare lo stesso progresso necessario dell' u~anità. Ma la guerra - sia pure rapida, decisiva, risolvente -- intesa a fare il male senza limite al nemico, o considerata solo come abuso brntale di forza, o comé feroce esplosione di odio selvaggio, non può e non deve essere l'ideale della umanità. Ben a ragione quindi sono degni di plauso tutti gli sforzi generosi che tendono a diminuire gli orrori dei campi di battaglia, sottomettendo alla distinzione del lecito e dell' illecito queste crudeli arene, in cui regna sovrantL la morte, in cui la vendetta si esercita svincolata d'a q·ualunque freno, in cui la vittoria sorride a lla carneficina,, in cui l'uomo - sia pure sacrificandosi ad un ideale - scompare sen:,;a dolore dalla terra che egli ha insanguinata (1). Lo stesso .Moltke in una sua lettera diretta il 10 febbraio 1881 a Goubareff, membro dell'Associazione per la riforma e la coclifi,cazione del diritto clelle genti, scriveva t estualmente: « Espérons « que... la guerre s'appliquera de plus en .Plus rarement... perchè « il est certain que chaque g uerre, meme la plus vie« torieuse, est un r:ò.alheur pour le pays ; qu'aucune indem« nité territoriale, ni pé.cuniaire ne peut compenser l' exi« stence humaine et le deuil des familles. >> L'umanità può ben quindi aUietarsi, come d'un trionfo, tutte le volte che le proteste della scienza, l'iniziativa dei filantropi e dei giuristi, e la coop·erazione della d iplomazia riescono a far entrare nel domi·nio del diritto pubblico una nuova formola, la quale attenui i mali inseparabili delle guerre, che non si son potute assolutamente evitare. Vi sarà forse pure qualche rara eccezione, ma è fuor di dubbio che, dalla immensa maggioranza dei popoli appartenenti alla società civile, sarebbe oggi giudicata una barbarie e un
»,
(!) Prefazi one di P. PllADIEZ- rODÉRÉ al 1hnuale del. capitai10 ·GuEL I.R, Précis des l ois de la guerre sur le1Te. Parts, !88',..
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passo retrogrado nella storia della civiltà, il sostenere che di modi illeciti o di :àrmi illecite non ce ne possono più essere; che non ha più ragione lo scrupolo delle armi avvelenate; che si possono uccidere gli ostaggi e maltrattare i prigionieri; e che se Ìl n~mico - fucilando il sindaco o una dozzina di persone prese a caso, o bruciando il paese - ottiene di frenare le ostilità, ha diritto di farlo (1). · Oh, no ! Anche nella lotta più aspra ed accanita; la gene· r osità, lo slancio spontaneo ed entusiastico per i sentimenti di moralità, di umanità e di giustizia s'impongono all'ammirazione più che la stessa vittoria. E l'atto cavalleresco del comandante boero Delarey che, a lord Methuen ferito e prigioniero, concede. senza esitazione e senza indugio la libertà, dandone immediatamente avviso telegrafico a lady Methuen, è indubbiamente il più commovente e poetico episodio della guerra d i sterminio combattuta finorà laggiù nel Sud-Africa; guerr a nella quale fu visto relegare, come un malfattore, in un'isola deserta, lo strenuo co.ndottiero che per tre giorni eroicamente resistette al torrente di ferro e di fuoco çl.el nemico venti volte superiore d i mezzi e di numero!. .. +
** .M:a fra i diversi usi di g uerra, gU:elli che traggono la loro ragione e la loro essenza dal sentimento dell'onore sono 1 meno contestati, anche da coloro che considerano le dottrine puramente umanitarie come u na raccolta di precetti ~!astici, destinati solo ad inceppare l'azione dei belligeranti. L 'onor e infatti, in quel complesso di sentimenti che si chiama· spirito militare, è la virtù predominante, che si af~erma negli eserciti con maggiore possanza che non forse il (i) Queste idee - ed altre di si mii genere - furono esposte, con ·forma paradossalmente brillante in un arUcolo del colonnello ÀmAGHI, L'uraanilarisrno 11egU usi cli guerrn, pubblicato nel fascicolo del novem bre J.893 della Rivista 1nariltima.. L'a rticolo - che si credette non avesse, col tempo, nulla perduto della sua importanza - fu ri·prodotto nel volume (Ci ttà di Cas t.elio, l.90l.) degli Scritti vari del co loo neHo A111A(HU, amorosamente racco\li per ren dere un tributo d'affetto allà venerata memoria del sol· dato caduto valorosamente combattendo nella giornata di Adua.
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· LA P AHOLA D'ONORE
rispetto stesso del diritto naturale. Il suo culto g enerale e costante - congiunto al coraggio a tutta prova, allo scrupoloso sentimento della discipJina e d el dovere, al completo disinteresse ed alla i-;con:finata devozione alla patria - conferisce alla professione delle armi quella severa dignita e quella indiscussa forza morale che ne fanno assurgere al grado più elevato la stima e la considerazione dell'opinione pubblica: la quale, nell'onore e nelia gloria militare, ravvisa appunto una delle più alte manifestazioni della vita umana ed una delle più ricche sorgenti di poesia. Perciò in tutti i tempi nessun esercito, e nessun condottiero veramente degno di tal nome, han mai aspirato al conseguimento di u na vittoria col sacrifizio dell'onore. Nel furore delle pugne più crnente, i nemici si astengono da qualunque atto · che possa essere qualificato come sleale, disonorante, vergognoso o v ile; in tutte ie scambievoli relazioni, che possono intervenire durante le ostililità, impiegano la massima buona fède; e, in ogni caso, serbano con scrupolosità assoluta la parola data. Questo principio del rispetto alla parola data al nemico fides etiam hosti sei·va·nda - è una verità ammessa fin nella più remota antichità. Gli stessi Romani, quantLmque poco téneri nelle loro guerre, l'osservarono sempre, e lo consacrarono nel loro jus gentium; esempi: Attilio Regolo, che ritorna prigioniero a Cartagine, e il Senato che_ rimette nelle mani di Pirro il traditore che si era offerto di avvelenarlo. Il ii.ostro· Alberigo Genti.le (1), che fu uno dei primi fondatori del diritto di guerra m oderno, compendia in questi t re punti il discorso della giustizia della guerra: lealtà nel combattere, lealtà negli accordi, moderazione verso il nemico. Machia. velli, che è pure accusato di essere senza scrupoli, nei Discorsi sulla prima deca di nto Livio, si pronuncia nel modo più energico per la lealtà più assoluta. Il Grotius (De jure belli ac pacis) prova con abbondanza di e<;empì che la parola
(IJ Dej ,.re /Jetii -
t radotto cl:t ANTo,10 F,o n1m -
Lirorno, tSi1.
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' DEGLI UF F'JCIALI l'RlG!ON!lsRI DI GUERRA
e la più intera buon.a fede devono sempre presiedere ai rap porti fra i belligeranti. È infine tutti gli scrittori posterio;i, come il Bluntschli , il Calvo, e_ i nostri Fiore, Mancini, Pierantoni, ecc, ammettono incondizionatamente che, senza il rispetto alla fede giurata, non è possibile alcuna relazione . d ella vita sociale. Ma - come ho già accennato - ciò che è strano, ma confortevole a un tempo, si è che quegli stessi che non riconoscono se non il priricipio della convenienza, quale unica guida del diritto di guerra; che propugnano la strage senza misericordia, pur di otten ere la vittoria; che opinano essere inutile la dichiarazione di apertura delle ostilità, e preferibile tralasciare il preavviso pel bombardamento; che all'occor- . renza chiudono un occhio sull'uso delle divise e della bandiera del nemico, e magari anche sull'assassinio -· am;mettono poi che si debbono mantenere gl' impegni assunt i sulla parola, che i tradimenti di proposito. sono da evitarsi, che la buona fede frà i belligeranti è indispensabile, e che .« a sal« vare l'onore, l'uomo di guerra s,a che non basta combattere « sol amente, ma che si deve anche lealmente combattere» (1). S i tratta dunque - almeno da questo lato - di u n argomento oramai indiscusso, perchè tali sentimenti formano la . base della grandezza morale degli eserciti ci vilmente orgà· n izzati. Negli ufficiali poi, che per la loro nobile professione sono i depositari di qnesta forza e dell'onore nazionale, questi sentimenti sono la vita della loro vita, sono lo stimolo più potente che anima ed indirizza tutte le loro azioni. A me è parso importante, sotto l'aspetto del diritto in genere e dell'interesse degli ufficiali, esamina.re in questa breve nota un caso particolare che li riguarda direttamente, e nel quale possono trovarsi appunto impegnat i il loro decoro, la loro dignjtà e il loro prestigio - la parola d'onore degli ufficiali prigionieri di g1_1erra.
{1) l.cgp -;i il vo lume giil, ei tat., dcll 'A uuG 111 a pag. ·16J, e da pagina 185
,i
190.
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LA PAROLA D'ONORE
P remetto che, nel limitare la di$cussione dell'argomento ai soli ufficiali, io non intendo affatto che le conclusioni, a cui si perverrà, non possano analogamente applicarsi a qua lunque prigionie1~ di guerra, come sarebbero i corrispondenti di giornali, i vivandieri, i forn itori, ed anche i sottufficiali e i semplici soldati. I più recenti _trattati di diritto internazionale, quali quello del Calvo, del B luntschli, del P illet, del Guelle, ecc., così pure il Progetto di dichiara· .zione internazionale di Brusselles, concernente le leggi e gli usi di guerra (Art. 31, 32 e 33), il Manuale delle leggi della guerra terrestre, pubblicato dall' Istitutò di diritto internazionale (Parte II, n. 76, 77 e 78), la Gonvenzio.ne concernente le leggi e gli usi della guerra terrest1·e, stipulata nella conferenza dell'Aja (Art. 10, 11 e 12) son concordi nel non stabilire, relativamente alla. messa in libertà sulla parola, _d istinzione di sorta, sia nei gra~di, sia_ nella: qualità dei pri~ gionieri (1). Soltan to le Istruzioni del 1863 fra g li eserciti in campagna degli Stati Uniti d'America (Art. 126 e 127) non consentono che i civili o i soldati possano impegnare la loro parola d'onore, se non per l' intermediario dei loro ufficiali, e questi soltanto con l'autorizzazione del· più elevato i°: grado, se si trova presente (2).
e
(i) Confrontisi: M. CH,\R J.ES C,1.1.vo , Le ilroi/, interna/.ional thé,01·iq_1,e et. prat.ique, Paris 1896, vo iurne IV, § 2i5L - M. B LUNT SC HLI, Le droit internatlonttl codi/ié, t radot to da G. Larcty, Paris i88i, artiCl)IO 621. - A. P ru&T, Les lois acti1elles il.e lei guerre, Paris {901, n. 107 e 108. - I. GUE:Ll,E, J>récis de tois de la grierre, tomo I, pag. 20!•-, 213. Per il testo deg li a lt ri , documenti menzionati e della Convenzione dell'Aja veggansi gli appositi allegati e l'append ice al libro del Pii !et. .(2) Art. {26. , Les oflicicrs réguliérernent brevetés sont seuls actmis à don ner di ree• ternente Jeur puole; ils ne peuveut la donner qu·avec la permission cte lcur su• périeur en grarle, s'il se trouve à ·reur pQrtée •. Art. !27. • L'officier non breveté 011 • le simp le soldat peut donner sa pa role ind irectement par l'intermécliai re d'un ortlcier • b!'evctò • . 'i' uttavia le stesse lstrnzioni arnericane, all'art. J29, prevedono il caso che, nell e capitolazioni di p iazze fo rti o di cam r,i trincerati, l 'lifficlale comanda nte in capo può, in caso di urgente necessità, conven ire rhe le truppe ai suoi ordini non rip renderanno più le armi prima · della conclusione della pace, se un numero egua le di prigioni€lri nemici non è stato messo in libertà a t itolo di sc:.mbìo.
DEGLI OFFIClALl PRIG IONIERI DI GUERRA
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Questa restrizione - ammessa anche da qualche autore, come l'Hall - è giustificata col ragionamento che, siccome la parola d'onore si usa quasi soltanto nelle classi più ele· vate, un individuo di truppa, od' anche un borghese, sarebbe meno in grado di apprezzare l' impoi;tanza militare e politica dell'impegno che assume, tanto individualmente, quanto per rappor to allo Stato di cui è suddito. Però, indipendentemente dalla considerazione che, col presente sviluppo della civiltà, il sentimenti:? dell'onore militare si ei;tende a tutto l'esercito e non soltanto agli ufficiali, e che si può quindi affidarsi anche all'onore ed al giuramento di un uoi:uo di truppa, non si ' comprende come questi debba poi sentirsi maggiorm.ente vincolato dalla promessa fatta per lui da un ufficiale, di quello che se egli avesse preso da sè stesso l'impegno. Inoltre, se si ammettesse legalmente come principio · che i soli ufficiali possano essere messi in libertà sulla parola, si sanzionerebbe implicitamente l'ingiustizia di separare l.a sorte degli ufficiali da quella ·dei propri ,s oldati; ciò che è contrar.ro allo spirito di solidarietà che deve animare tutti gli individui appartenenti allo stesso esercito. 1 Il restringere dunque il presente esame ai soli ufficiali mira essenzialmente allo scopo di studiare, per essi in particolare, quali sono le responsabilità· legali, morali e militari in cui possono incorrere; uella considerazione che - come si vedrà in seguito -- i codici dei principali eserciti comminano per essi soltanto la sanzione penale, in caso di violazione della parola data. Si tratta d'altronde di una pùra e s_e mplice questione di semplificazione e- di opportunità, la quale corrisponde oramai ad un dato di fatto: l'abitudine cioè, già da lungo tempo invalsa nelle, guerre tra popoli civili, e diventata quasi una pratica costante, di considerare e tenere distinti dalla truppa gli ufficiali prigionieri (1). (1) Nella Con ~enzion e sulle leggi e gli nsi di guerra terrestre, concreta ta all'Aja, talo distinzione Fn, forse in volontariament e, introrlotta · nel so lo art. ~7. l~ssa è invece ammessa espliéitamen te negli a n ico li i3, 15, 23, 35, 5'>, 55, 56, 5i, e~c. del Hegolamento francese sui prigion ier i di guerra (2l marzo i893). Aod1e il nost ro Regolamento di ser\'izio in guerra (n. 58) lascia intravedere k possibil ità di separaz ione t.ra gli ufficiali e la tr upp,t.
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LA PAROLA U 01:\<JK.15
Nella guerra del 1870, ad esempio, in tutte le capitolazioni più importanti, come quella di S édan, di . Strasburgo. e di Metz fu introdotta la clausola che le truppe francesi, che occu ~avano tali piazze, fossero tradotte prigioniere nell' interno della Germania; ma poi fu sempre concessa, sulla pa· rola la più larO'a libertà agli ufficiali nel paese in cui furono ' I::> ' • internati. Invece nelle capitolazioni conchiuse dopo quella di Sédan, il 2 settembre 1870, fino all'armistizio del gennaio 1871, mentre fu fatta prigioniera tutta la guarnigione, furono l asciati in libertà i generali, gli ufficiali e gl' impiegati assimilati ad ufficiali - e, furono anche.lasci8.ti loro i cavalli,- le armi e gli effetti di prop.rietà personale - a patto di impegnare la loro ·parola d'onore di non riprendere le armi contro la Germania durante la guerra. Solo n ella resa di Belfort fu concesso all' intera guarnigione di abbandonare la piazza con gli onori milita.r i, conservando le armi, i bagagli ed anche tutto il materiale di guerra appartenente alla truppa.
*·•i, Se ben si considera l'uso di guerra di offrire od accettare, sulla parola ed a determinate condizioni, speciali agevolazioni. od anche la libertà intera., o parziale - si può facilmente osservare che ·spesso nòn è il prigioniero che vie.n e a godere dei maggiori vantaggi. La custodia e la sorveg'.ianza dei prigionieri è in ogni caso molto pesante, e non d1 rado può riuscire imbarazzante ed incomoda p er le operazioni militari. Ora il Governo che accorda loro, sull'onore, · qualche facilitazione, si libera in massima da questo còmpito gravoso; e, quando poi concede addirittura la l~bertà, si disimpegna anche della loro cura, delle spese necessarie, e sopratutto del pens~ero dì provvedere al loro vitto, alloggio, mantenimento, ecc. · Queste circostanze, col crescer e del numero dei prigionieri , possono t,alvolta diventare così oner ose, da rendere. difficile la situazione del belligerant e che deve trat tenerli . Nella g uerra franco - germanica i prigionieri francesi caduti in po-
tere del nemico raggiunsero, verso la .fine del ,1870, il nu mero, fin' a llora S()Onosciuto negli annali delle guerre, di 333886 uomini e 11160 ufficiali. Ora il poter immobilitare almeno tutti q uest,i ultimi, col largire loro la liber~à, a patto di non riprendere le armi durante la guerra, doveva indubbiamente risultare di maggiore utilità per la Germania. Infatti questa raggiungeva così i l duphce scopo, di indebolire permanentemente le forze frances i, e di preveD.ire, nei liberati, qualunque nuova azion e contro di essa, anche nel caso di un rovescio nella fortuna delle armi. Per questa considerazione, qualun que agevolazione, da ot.. tenersi o conceder:.i sulla parola, dev'essere libera e spontanea; nel senso che un prigionìer.o non p uò essere obbligato ad impegnare la propria parola, nella stessa guisa che u n governo non è tenuto ad accettare la parola offerta. Sol tanto il Bluntschli (620) e le Istruzioni americane (13~) ammettono che ogni Stato belligerante può, con un ordine generale da comunicarsi al nemico, dichiarare se ed a quali condizioni egli consente che i prigionieri s'impegnino sulla parola. Però, nel caso .in cui si accorda la libertà relativa nell'interno del paese nemico, il 1minacciare speciali misure di rigore, per gli ufficiali che non intendono di dare la parola, non è conforme al principio d'umanità ed alle buone reg ole del diritto delle genti. E sarebbe addirittura barbaro il ricorrere a tali misure vessatorie, e peggio ancora l' incrudelire fino agli estremi contro i prigionieri, nel caso che il custodirli diventasse di disturbo. od anche guando, per il loro numero rilevante, potesse riuscire difficile provvedere ai mezzi per il loro nutrimento. Dinanzi a tali eventualità, taluni non si peritano di bestemmiare che « non solo devono cedere i sentimenti di uma« n ità e di giustizia, ma anche la lealtà la . p iù cavalleresca « non può a meno di essere condizionata alle loro .esiO'enze ». Fin dai tempi di Albùrigo Gentile (1552-1608) ~ra ~onsiderata come un'empietà il sacrificare i prigionieri che non si potevano guardare; e nel capo XVII del suo libro neo-li disapprova, come i ndegno di soldato, l'operato di Annib:le
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LA PAROLA D'ONORE
DEGLI UFFIC I ALI PltIGIONIERI Dl GUERRA.
che, circondato da Fabio, ammazzò i suoi 5000 prigionieri, e guello di Br·uto che, nell'atto di dar giornata, uccise i prigionieri che non aveva modo di guardare durante la battaglia. Molti ancora giustificano tali carneficine - come ·quella di Napoleone ve.rao i suoi 3000 prigion ieri egiziani - invocando la r1ecessità. Ma questa necessità è · sempre un argo· -mento molto elastico, e può d iventare spesso un pretesto troppo comodo. Bisogna opporre all'arbitrio una ,barriera as · saluta, se si vuol impedire che esso si serva delle più piccole circostanze per calpestare le leggi dell'umanit,à. II belligerante, che · non può più conservare i propri prig ionieri senza far loro del male, n on ha il diritto di obbligarli ad accettare la libertà sulla parola, come vorrebbe il Vattel (1) ; ma deve puramente e liberamènte Tilasciarli. Nè è da sem- · brare strana una tale opinione. Il vantaggio che trova un esercito vittor ioso nel ritenere prigioniere le truppe nemiche, è subordinato alla condizione che esso sia abbastanza forte per custodirle. Se ciò gli riesce impossibile, si deve dedurre che non è poi così pot ente per conservare un tale vantaggio. Esso è quindi obbligato a rinunciarvi, senza ricorrere alla risorsa di un massacro, che non potrebbe essere legittimo, come ogni altra misura di violenza, se n on in caso di resistenza, e che susciterebbe immancabilmente crudeli e giuste rappresaglie (2). È la regola che seguirono sempre i Boeri nèlla loto lotta titanica, ma cavalleresca, contro le preponderanti armi inglesi; le t]uali, per contrario, g iunséro talvolta a minacciarli · persino di non voler riconoscere in essi la qualità di belligeranti!. ..
sime dagli ufficiali, la parola d'onore. I casi nei 'luali oidinariamente ciò avviene, a seconda dello scopo e delle condizioni che s' impongono, possono ridursi a quelli qui di segnito enumerati. 1° Il prigioniero può ottenere la facoltà di recarsi liberamente, senza scorta e per la strada. preferìta, ad un punt o dato, o addirittura nella località interna del paese nemico, assegnatagli come residenza durante la prigionia. In tal caso si richiede generalmente (Regolamento francese sui prigionieri d i guerra, art. 34) che gli ufficiali o assimilati sottoscrivano, sulla parola, un atto col quale si obbligano ,di non evadere durante il tragitto, e di recarsi, nel tempo necessario, f1,lla città prefissata, o liberamente, o seguendo un itinerario indicato da un apposito foglio di viaggio. Nella capitolazione per la resa di Peschiera, fatta a Cavalcaselle il 30 maggio 1848, fra S. A. R. il duca d i Genova ed il magg iore D'Ettingshausen, fu convenuto sulla parola che la guarnigione austriaca dovesse imbarcarsi per la, Croazia per non r iprendere più le armi durante la guerra. Però, mentre alle truppe, coi propri quadri, fu assegnato uno speciale itinerario, al comandante la fortezza ed agli -altri ufficiali ed impiegati non addetti alle truppe fu lasciata facoltà di scegliere la strada a loro più conveniente. Questa concessione non è accordata di solito che a par tire da un determinato punto della linea delle tappe: solo eccezionalmente si permette talvolta che i prigionieri si rechino a loro piacimento a tale punto, munendoli di un salvacondotto per attraversare il territorio occupato dall'esercito che rilascia t-ale documento. Coloro cha si r ifiutano di sot toscrivere l' impegno sopraccennato, sono condot ti, sotto la g nardia di una scorta, fino alla loro destinazione. 2° Un caso che si riscontra pit\ frequentemente in pratica, è quello di lasciare ai pr igionieri il godimento di una certa libertà · - svincolata da speciale sorveglià nza - n ella città in cui sono stati internati. Quest a città è indicttta in massima dall'autorità militare: però alle volte ne è lascia ta libera
Ma questa pratica genei:osa del rilascio incondizionato dei prigionieri non è la più comune. P.i ù spesso, per far loro qualche concessione intesa a mitigarne la sorte, si esige, mas(~) VATTJ, L. - Droit de gens. (2) PlLLKT . - OJ). cit., cap. VI.
Libro Ili, capo VII!, %J.48-i54 .
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ANNO Xl.\lH.
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LA PARO LA D'ONORE
scelta ai prigionieri stessi, i quali, all' occorrenza, possono anche cambiarla, previa autorizzazione. Appena g li ufficiali, liberi o sotto scorta, g iungono al luogo stabilito, sono ordinariamente invitati dall'autorità militare locale a dare per iscritto la loro parola d'onore di non tentare . di evadere, di non oltrepassare certi limiti della residenza, e di confor~arsi alle misure d'ordine e d i disciplina prescritte dall'autorità stessa. 'ra.li misure si riferiscono alla sorveglianza che viene eser~itata su essi, agli appelli cui devono rispondere, alla tenuta da usare, alle competenze, ai permessi, e finanche alle pnnizioni disciplinari (1). Gli ufficiali che non intendono di :firmare tale impegno, possono essere rinchiusi in una fortezza, dove sono più strettamente sorvegliati. Però è ammesso che non possono, per tale fatto, essere sottoposti a r igori inutili; ma che debbono invece essere trattati sempre con umanità, e coi riguardi dovuti alla loro condizione ed al loro grado. 3° La concessione che per la.sua importanza è considerata la più larga e la più vantaggiosa, è quella di dare ai prigionier i intera libertà di restare o ritornare al proprio paese. Nel ricevere tale libertà l'ufficiale s'impegna ordinariamente, sul proprio onore e nella forma più solenne, di non servire più, durante la guerra che si combatte al momento della sua liberazione. Talvolta la formula dell'impegno è quella di non combattere, fino alla conclusione della pace, nè -cont ro lo Stato che concede la libertà, uè contro i suoi alleati: tal'altra infine può essere pi ù o meno comprensiva, specificando particolarmente gli atti che il prig ioniero deve obbligarsi di non fare, dopo ott en uta la libertà. · Firmata l'obbligazione, il prigioniero è immediatamente lasciato libero, o r inviato, con salvacondott0 e con foglio di
(.[) Quasi tntli gli eserciti hanno. uno speciale e particolaregg i,ttO regolamen to, per co,i dire d'ordine e di servizio, rigna,·dante i prigionieri di guerra. P,ir il nostro esercito . JJOI\ vi sono che le pochissime norme, moriche e generiche, tìssatc nei nu meri 57 e 436 del /lego/amento di servizio in guei-t·ii - Parte .i•, Ser vi zi o delle truj)pe.
DEGLI UFFI CIALI PRIGIONIERI DI GUERRA
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viaggio, al di là degli avamposti o in quell'altra località che egli avesse prescelta. L a messa in libertà sulla parola - secondo il Bluntschli (622) e le Istruzioni americane (128) - è inammissibile sul campo di battaglia, e n on può essere nè chiesta, nè concessa, dopo un combattimento, per un intero corpo di truppa. Così pure non è le.cito ann unciare semplicemente a un gran numero di prigionieri che essi son messi in libertà sulla parola ; . ma bisogna che la concessione risulti sempre come un atto indi-: viduale, altrimenti sarebbe nulla e senza valore. 4° Non di rado si richiede anche la parola d'onore ai prigion ieri di guerra nell'atto in cui sono messi in libertà per effetto di unò scambio. Tale convenzione, in massima favorevole ad entrambi i bel ligeranti, specialmente nei casi di guerr~ molto lunghe, permette di liberarsi, senza soffrire alcuna perdita, delle spese di mantenimento e dell'obbligo della sorveglianza dei prigionieri. Per la sua stessa natura essa è libera e facoltativa, ed entra per ciò nell'orbita del diritto delle genti volontario, non avendo base alcuna obbligatoria nelle leggi internazio· nali. La sua. adozione à naturalmente subordinata alla convenienza delle parti belligeranti, ed alle forme e condizioni che esse hanno liberamente discusse e convenute fra loro. Per tali considerazioni nella Convenzione dell' Aja non fu inserito nessun apposito articolo riguardante lo scambio dei prigionieri: si ritenne inutile che tale qu estion.e formasse oggetto· di un regolamento generale, potendo sempre risulta.re da un mutuo accordo fra i belligeranti (1). Lo scambio, che per solito si fa uomo per uomo, grado per grado, od anche per assimilazione o compensazione tra i gradi, sovente non è affatto condizionato, ma puro e semplice, co.me quello conchiuso tra le truppe italiane e le austriache, l' 8 agosto 1848. Qualche volta però vi s'introduce la condizione, da garantirsi con la pai·ola, che i prigionieri, o per un limite (IJ Vegga.si il vol ume pag. 52.
Con(érence intcnu1lionale ile la pcti:t:. - La lfayc, .i899, par te l8,
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DE GLI OH JCLH, l PRlGIO:-;' lERl DI GUERRA
LA PAROLA n'o NORE
di tempo prefissafo od anche per tutta la durata della g uerra in corso, non possono più prende.re parte alle ostilità. Come caso particolare può avvenire, in tali convenzioni, che alcuni prigionieri non riescano a godere del beuefici~ dello scambio, _perchè eccedenti in numero rispetto a quelli che sono in potere del nemico. In una si mile ipotesi le Istru zioni ame!·icane ammettono che questi prig ionieri possono essere rilasciat i mediante il pagamento di una somma convenut a in danaro, od anche in viver i, indumenti, ecc... ,. lì tale ripiego, che potrebbe quas i assimilarsi ad un riscatto, non più compatibile colle moderne idee di civiltà e d i d ig nità umana, è preferibile la d isposizione dell'art. 10 della legge francese del 1793, il cui concetto è r iportato n el Man uale og gi in uso in quell'esercito (1). I prig ionieri, che si trovano in tali condizioni, possono ottenere la libertà per anticipazione, vincolando la loro parola d'onore di non servire prima che un accordo speciale si a inter venuto a loro r ig nardo. E ssi son o di solito inscritti pei primi nel più prossimo cartello di scambio. 5° Un ultimo caso, quasi simile a l secondo, ma che conviene considerare a par te, non trattandosi di veri prigionieri d i g nerra, riguar da i belligeranti r ifugiati in paese neutro. L e vicende della guerra posson o talvolta obbligare combat tenti isolati, od anche i nteri repart i organici, a cercare scampo su territorio neutro per sfug g ire al nemico. Così, dopo il disastro di Sédan, parecchie mig liaia di fuggitivi frances i cer ca.rono ripar o sul t erritorio belga ; e, verso la fine della guerra (31 gennaio 1871), l' intero corpo del generale Bourbak.i non sfuggì alla rotta completa od alla prigionia, se non passando sul territ orio neùtro della S vizzera. Secondo le consuetudini e le prescrizioni del diritto internazionale, lo S tato neutro deve proteggerè i soldati inseguiti ; ma, per non favorire al_cuno dei belligeranti, ha il d iritto ed il dovere (l) 1'/a nuet de d·1·oit interiw ti on.a,L ii t'us1i ge des of{icier s de l'a.rmée de
tene,
i 89Q,
Jl . 70. Sarebbe de~ideritbile che u n m11nua le simile fo,se adot.ta to anche per il nO$Lro eser cito, e sop rat ut to fo.;se oggc LLo di serio s tudio nelle nostre scuole mi litari , co me a ppendice ri i co rsi di legislazione.
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d i trattenerli per impedire lor o di riprender e le ostilità. Perciò e_ssi sono ordinariamente disarmati, allontanati dalla frontiera, ed internati, riunendoli per gruppi in un campo, forte, piazza o deposi to a ciò destinato, e sot toponendoli ad una stretta vig ilanza. I ::,oli ufficiali (Dichiarazione di Brusselles (53 ), Manuale dell'Istitu to (80), Convenzione del1' Aja (57)] possono esstire lasciati liberi, dando la lor o parola d'onore d i non abbandonare i l paese senza autorizzazione. L e truppe così internate non sono effe.ttivarnente pri D'iO· . cl b niere i g nerra, perchè soltap.to i bell igeranti possono fare pr igionieri (l), ma. la loro situazione n-e è a ffatto simile. Lo S tato neut ro adotta ìe d isposizioni più. opportune per assicurare la sorveglianza\ e• la sot tomissione deO'li internat i ' i b qnali rispondono, innanzi a lla giurisdizione competente, delle · lorn infrazioni contro le -leggi l?cali e contro i regolamenti speciali emanati per la ciruostanza.
Come si vede dalla sommaria enumerazione pr(~cedent e,. sono varie le condizioni che - nell'accettare speciali agevoìazioni - i prigionieri di g uerra si obbligano d i rispettare sul loro onore e colla più r igorosa buona fede. E sse dipendono dalla volontà dei belligeranti, dalla part icolare situazione militare, e, sopratutto, dall'en tità delle concessioni stesse. I n ogni caso però esse devon esser e chia re, precise, esplicite, fi fat te, d'ambo le parti, con pieno consentimento. Solo in tal modo - r iferendosi cioè a condizioni nettamente for muiate e scientemente sottoscritte - si hanno elementi sicuri per g iudicare se, all'evenienza,' vi è o no violazione degli impegni assunti. Qualunque sottinteso e qualunque r estrizione, non espressi nella formola dell'obbligazione, sono contrari allo spirito di queste convenzioni, ed (l) l prigionieri di guerra, che le tr uppe le q uali passano la fro ntiera neutra a vessero c?n sè, acq11i, ta no di pieno dirit to la loro liber tà: giacché le tru ppe s tesse, essendo . disar mate, non sono pi ù irt grado d i co nservarli. Lo St,i to neutro potrebbe internare an:he q ue$t i li bcr11 Li; ma più ordinar iamente , i dà IOrfl faco ltà di ritornare a l propri o paese ..
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indegni della lealtà da cui debbano essere ispirate tutte le relazioni fra militari, e specialmente fra uffi ciali. Il sotto-· porre in tal caso ai rigori della sanzione penale coloro che inconsapevolmente s' impegnano o m~ncano alla fede giurat a, costituisce un'ingiustizia, e talvolta anche un delitto, che possono· essere vendicati con la rappresaglia. Nella guerra del 1870-71 si ebbero, sotto questo rapporto, una quantità di incidenti notevoli, che d iedero rispettivamente _luogo ad accuse e recriminazioni per parte della Germania e della Francia. Specialmente tipico, per le discussioni e le proteste che · suscitò nella stampa e nella diplomazia dei due paesi, fu il caso dell'evasione del generale Ducrot, evasione il cui racconto apparve nella Gazzetta generale della Germania del No;·d, e nel Novell-ista di Versa'illes del 1870. Fatto prigion iero a Sédan, egli ottenne un salvacondotto per r ecarsi liberamente, nella propria vettu;a e senza scorta, a Pont-à~ Mousson; d'oude, mettendosi a disposizione delle autorità tedesche, doveva poi proseguire per la Germania. Egli si recò infatti alla città indicata, consegnò il suo salvacondotto, e si ricostituì così prigioniero. Da quell'istante credette di rientrare nella categorià dei prigionieri ordinari, la cui custodia spetta interamente al nemico. P erciò, profittando della mancanza d i sorveglianza e del fat to che le autorità tedesche non vollero far aggiungere la vettura necessaria al treno . che stava per· partire, egli evase, sfidando il pericolo, e ritornò a Parig i. « Io ho adempiuto scrupolosamente l' im« pegno d'onore che avevo preso di costituirmi prigioniero ~ nel giorno e nell'ora fissata - scrisse egli nella sua lettera « esplicativa al generale Trochu in data 17 ottobre 1870. « A partire da quel momento, cioè dopo aver riacquistato « col mio stato maggiore il diritto che ha ogni prigioniero « di guerra, di cercare di ricuperare la sua libertà' col pro« prio rischio e.pericolo, io fuggii dalle mani del nemico» (1). · ({) L'ep isod io - riprodotto dal GuELLE - è narrato dal illORIN nel suo li bro: Les lois ti ta gueri·e, selon _le droit des gens 17!0de·rne, pag. 261 del tomo li.
relativcs
DEGL I UFFICIALI PRlGJON!EfU Dl GUERRA
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Anche il racconto di un.Jatto, attestato personalmente dal Guelle, t enderebbe a dimostrare che non sempre si fecero le cose con la scrupolosità necessaria per impedire eh~ s'infirmasse poi, ir.. tutto o in parte, la validità di siffat te convenzioni (1). A Colonia, egli scrive, dove fummo condotti dopo la capito)azione di Metz, ci r iunirono un giorno in caserma, e là, presentandoci d iversi fogli da firmare, ci dissero senz'altro : Quelli che desiderano andare ad Amburgo, :firmeranno su questo foglio; quelli che vogliono andare ad Al tona su quest'altro, ecc. Per parte nostra noi sottoscrivemmo il foglio di Amburgo; e in alto vi era, in tedesco, la promessa .di non allontanarsi da questa citti. Quanti non conoscendo il tedesco - misero il lor o nome su quei fogli, senza neanche lontanamente dubitare della gravità · dell'impegno che essi venivano ad assumere! !. .. Perciò i casi di evasione furono frequenti, anche da parte degli ufficiali, i quali generalmente credettero - in buona fede - di esercitare un loro diritto, molte volte non sapendo, e molte altrd n on ritenendo, di essere legati da ,un impegno d'onore assoluto e preciso. Le autorità tedesche invece, giudicando tali evasioni ispirate da un malint eso sentimento di patriottismo e forse incoraggiate dallo stesso governo nemico, ne fecero oggetto delle accuse più gravi e più violente di mancanza alla fede giurata: tanto che, quando le evasioni stesse diventarono ancora più numerose, ne trassero addirittura argomentù per spiegare una maggiore severità nella sorveglianza, e sopratutto per esercitarla con maggiore · diffidenza. Così furono per sempre distrutti quei riguardi reciproci e quella cordialità di trattamento che - fondati sul sentimento generale dell'onore e dell'umanità - non devono mai,_ dopo il combattimento, scompagnare i r apporti tra i vincitori e i vinti, i quali, sebbene in campo opposto, hanno anch'essi fatto coraggiosamente e scrupolosamente iì proprio dovere.
(i)
GoELi.~:. - Op. cit., nota a pagine 205-206.
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Fra gli ordini, genernlmeute biasimati, perchè eccessivamente ed ingiustamente rigorosi, e che i Tedeschi tentarono di g iustificare come una rappresaglia contro le molteplici evasioni e come una misura di precauzione, fo notevole quello emanato dal generale Vogel von Falkenstein. « Ogni « volta - egli sentenziò - che ·un prigion iero fra110ese «, evaderà, dieci dei suoi compagni abitanti con lui saranno « scelti a sorte per essere rinchiusi e strettamente sorve« glia ti in una fortezza, fino a che il prigioniero . non sarà « ripreso » (1). Ben più acerbi, e in forma molto risentita e pungente, furono gli addebiti e le imputazioni contro quegli ·ufficiali i quali, messi in libertà sulla parola, pare avessero poi ripreso, più o meno apertamente, servizio durante la guerra stessa. Ma anche qui le giustificazioni e le discolpe si appoggiarono è si riferirono all'interpetrazione rigorosa dell'obbligazione sottoscritta. Allorcbè la formola è la pìù semplice « di non servire o di non combattere ..... » secondo molti autori - come il Bluntschli, il Calvo, il Fiore, ecc. la promessa del prigioniero si limita solamente alla partecipazione attiva alle operazioni militari dirette contro la potenza che lo ha liberato o contro glì alleati di essa, e ntm al servizio interno. Per modo che i prigionieri messi in ~ibertà sulla parola possono, per esempio, essere impiegati a reclutare e istruire nuove classi di soldati, a lavorare alle fortificazioni di piazze non assediate (2), a mantenere l'ordine pubblico, a reprimere sommosse civili, e infine a combattere nemici non alleati del belligerante al quale essi hanno dato la parola. Questa interpretaziou~ però è contraria al principio informatore delle guer re moderne, di indebolire cioè il più che è possibile le forze organizzate del nemico. Infatti, impiegato in · tal modo, l'ufficiale messo in libertà costituisce ancora un elemento di forza per il suo Governo ·' bO'iacche' ,
sebbene non del tutto direttamente, egli viene non di meno a prendere parte alle ostilità, adèmpiendo alle funzioni di altri ufficiali, che possono essere così incorporati nei reparti mobilitati. L'art . 10 della Convenzione dell' Aja, che riassume le idee dei trattati e delle legislazioni precedenti, ha evitata la questione, prescrivendo semplicemente che, nel caso di prigionieri liberati sulla parola, il Governo proprio è obbligato di non esigere, nè accettare da essi alcun servizio contrario alla parola data. Ma più esplicito fra ttltti e, senza dubbio, più razionale è, a questo riguardo, il regolamento di servizio in guerra dell'esercito austriaco, il quale non impone, a coloro .c he hanno assunta una simile obbligazione, alcuna funzione che abbia un rapporto qualunque con le operazioni militari. Era l'interpretazione che int,endevauo dare i Tedeschi; i quali perciò, verso la fine della guerra, aggravarono la formola da. sottoscrivere, trasformandola nell'obbligo assoluto di non fare e non dire
(i) Revue de droìl intenwtionat, i87t, 2• cahier, pag. 34~. Diritto inttrna.zionale codificato, art. -1236, § 2.
(2) F1onE. -
.-
nulla contro gl'inte'l'essi della German·ia, diwante la guerTa: formola che, nella sua lata interpretazione, è incompatibile coi doveri morali non solo di un ufficiale, ma di qualsivoglia cittadino. Ad evitare perciò qualunque ingrata sorpresa, e per non incorrere nella dolorosa situazione di aver accettata, con un compromesso d'onore, una libertà limitata, e talvolta più pesante della stessa prigionia, bisogna essere molto cauti ed oculati, e riflettere ponderatamente alle conseguenze, cui può esporre la sottoscrizione inconsiderata di un atto di tanta g ravità. Perfino la re.dazione pratica e le modaìità di forma di un tale compromesso non sono senza importanza. La dichiarazion e di Brusselles, il Mànuale dell'Istituto, la Convenzione dell'Aja tacciono in proposito: ma le Istruzioni americane (art. 125) giustamèute prescrivono che il fatto della, liberazione sulla parola dev'essere convalidato dfL due documenti scritti, che sono scambiati, e nei quali sono esa ttamente indicate le clausole condizionali della conuessione. L'atto così è più difficilmente invalidabile e. meno soggetto a contestazioni; ed inoltre riceve una · forma più legale e
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solenne, giustificata dal suo valore giuridico e dalla sua entità. Infatti, sebbene esso impegni soltanto individualmente l'ufficiale nel suo onore personale, non di meno entra nel dominio del diritto pubblico, giacchè vi interviene un Governb che concede la libertà, accettando la dichiarazione di un individuo che si trova in condizioni speciali previste dal diritto internazionale e dalle leggi della guerra.
Questa procedura, ammessa indistintamente, salvaguarda, in forma legale e giuridica, i diritti e i doveri dello Stato e del suo prigioniero, facendo dipendere, se è del caso, la conda~na per violazione di fede da un esame coscienzioso e minuto dei fatti e delle circostanze concominanti, e non da una presunzione d'impegno indiretta o non sufficientemente esplicita. . Non vi sono che gli atti di insubordinazione ·violenti e pericolosi, i tentativi di fuga e di rivolta, che autorizzanò senz'altro, in riguardo ai prigionieri; il legittimo impiego dei mezzi estremi per r icondurli all'ordine e alla sottomissione. Ma, anche in tali casi, il nostro Regolamento di ser· vizio in guerra (136) - conformemente alle leggi di guerra generalmente riconosciute - soggiunge che è uso di non impiegare la forza, se non dopo una infruttuosa intimazione (1).
:::
::: * Con un atto concepito in questa forma, si viene implicitamente ad ammettere che, per i casi di contestazione o d'infrazione, vi deve essere un'apposita giurisdizione che decida ed applichi la r elativa penalità. Del resto l'art. 8 della Convenzione dell' Aja, che è il più espresso e il pit\ comprensivo, stabilisce che i prigionieri di guerra sono sottoposti alle leggi, regolamenti ed ordini in vigore nell'esercito dello Stato in potere del quale essi si trovano (1): e quindi, nell'accettare volontariamente sulla parola qualche concessione; essi si sottomettono anticipatamente - nel caso in cui violassero le condizioni imposte - alle conseguenze a cui trae una simile _c ondotta, ed alla possibile applicazione delle pene previste dal diritto dell'esercito nemico. Si comprende però che, in qualunque caso, l'applicazione di tali pene non può mai dipendere dal giudizio -arbitrale di un solo individuo, od anche basarsi soltanto sui risultati di un giudizio sommario. Trattandosi di violazione di convenzione, che può importare una condanna sancita dal diritto di guerra, è necessario che la giurisdizione competente - il tribunale militare - istruisca un regolare processo, verificando l' identità dell'individuo, la natura del contratto, l'estensione delle condizioni e· l:i:.~realtà dei fatti, pér apprezzare e giudicare se l'infrazione esiste, e se costituisce reato passibile di condanna. 1
(I) La forma della prima alinea.di questo articolo, differente da quello corrispondente (28) della Dichiarazione di Ilrussellcs, ru concretata, dall'apposita sottocommissione, s 11 proposta del delegato tecnico dell'Italia, generale zuccari. (Veggansi gli Alti (!ella Con{ei·enza della pace dell' Aja, P. lll, p. 88).
*** La provata violazione dell'impegno contratto sulla parola dal prigioniero di guerra, come una manca;nza contro l'onore, costituisce un reato gravissimo che può essere punito il più severamente dalle leggi del paese che avesse ripreso il suo prigioniero. Astrattamente ed assolutamente parlando, la parola d'onore è unica; e la sua violazione, qualunque siano pe~ essere i casi e le circostanze in cui la parola è data, dovrebbe essere soggetta alla medesima sanzione penale. Tuttavia - considerando probabilmente che le condizioni sotto le quali essa si richiede sono differenti, e più o meno onerose in relazione ai vantaggi che si ottengono - le varie legislazioni, e i pubblicisti stessi che hanno trattato questo (!) Nella Conferenza dell'AJa l'articolo della Dichiarazione di Orusselles,_ch_e ammet· teva si potesse far fuoco sul prigioniero in fuga, fu sopp resso. La Comm1ss1one incaricata - su proposta de.I colonnello De .Gross de Schwa rzh olT, d_elegato tecnico _de!Ja Germania - non intese .con ciò di contestare questo diritto, se I regolamenti m1htar1 . lo permettono ; ma giudicò inutile che un apposito articolo della ~onvenzione avesse_ in qualche modo l'apparenza di approvarci specialmente quesl;i misura est.rema (Atti della Con{ei·enza, P. I, pag. 53).
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argomento, hanno ritenuto che la sanzione penale deve essere diversa a seconda dei casi, e commisurata all'en tità delle concessioni pattuite. Infatti, anche lungi dall'ammettere gesuitiche restrizioni mentali, è evidente che l'impegno di non evadere durante il viaggio, per ottenere di recarsi liberamente ad un dato punto, o di non uscire da limiti prefissati di una local ità d esignata,· per godervi una certa. libertà, non deve avere praticamente la stessa importanza di qu ello per il quale si riceve la liherta completa, a patto di non riprendere le armi contro lo Stato che la concede. E così pure, in realtà, ha un'importanza d iversa la parola impegnata n ello scambio dei prigionieri, o n ell'ottenere l'anticipata liberazione, quando non è possibile effettuare lo scambio per difetto di numero; ed infine - mancando la caratteristica di prigioniero di guerra - è ancora diverso il caso dell'ufficiale che, internato da uno Stato neutr o, promette sulla parola di non allontauarsi senza autorizzazione. E ciò indipenden temente dalla considerazione che - specialmente quando si concede una liber tà limitata - le condizioni imposte talvolta sono temporanee, tal' altra sono locali, e quindi il fatto addebitato potrebbe costituire un'infrazione a queste condizioni, un a trasgressione di poca importanza, e non una mancanza contro l' onore. Auz t, considerando appunto la possibilità di questa incertezza, variabilità ed indeterminazione di circostanze e di condizioni, non può sembrare strana l'afl:er mazione che, in lutti i casi, è un'esagerazione il richiedere la. parola d'onore di non evadere; e che il fat to del!' evasion e semplice avrà sempre tante attenuanti, da toccare difficilmente g li estremi per costituire una vera colpa contro l'onore. La liber tà personale è un bene così prezioso, ~ il desiderip . della liberazione è un sentimento così naturale e irrefrenabile, che non è giusto p unire colui che evade, se glie se ne porge il destrò, e quando chi ha, l'obbligo di custodirlo, non esercita la necessaria sorveglianza. Tan to vero che nessun codice considera come delitto l'atto di un accusato
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od anche di un delinquente che tenta di ricnperar0 la sua libertà, a meno che non faccia uso della v~olenza _ve~so le persone, 0 della rottura; pe~· pi~ _for_te _ra~ione qu1~d1 no~ deve imputarsi come t ale at png1on1_en di_ guerra, 1 quali, anzichè commettere delitto, hanno difeso 11 loro paese, ob bedendo agli ordini del pr.o prio Governo. . . Per queste considerazioni in quasi tutti i testi sulle leggi · della gu~rra è previsto il caso di fa r anche _f~1oc? sul pr igioniero che t enta di evadere; però, se egli e ripreso durante il tentativo di fuga, può soltanto essere soggetto a~ una sorveglianza più rigorosa od anche a punizioni disciplinari (1), ma non può essere giudicato penal~ente.' non avendo egli commesso atto alcuno contrano allo .egg: de~la morale O dall"onore militare. Se invece, dopo essere n usc1to ad evadere, è fatto nuova mente prigioniero, non deve addirittura essere passibile di alcuna pena per la sua fuga anteriore; perchè, avendo riacquistata la libertà, la sua pod't f'atto e di diritto, è .all' intutto a quella . · sizwne, . . eguale . che egli avrebbe se non fosse mat stato prig10me~o. . Per analogia a tali oriterì, il regolamento francese ~u.1 prigionieri (articoli 35. e _68)_ non stab_ilisce alcun~ pen_a hta durante 1. evasione, per Ouli· ufficiali e ass1mdat1 arrestati . . . dopo aver v iolato la parola, sia n_e l corso d~l. viaggio_, sia nel luogo di residenza. Soltanto, m conform_1ta_delle _d1:po~ · · i del decreto 6 agosto 1811, detti ufficiali e ass1m1lat1 SlZlOn . . . . sono privati dei privilegi accordati agli ufficiali png1?m~n , trattati come soldati per rapporto al soldo e alle razioni, e rinchiusi quindi in u ua fortezza. . L' ipotesi in cui, dopo essere riuscito ad e~adere, violando la parola, l'ufficiale fosse ripreso colle armi alla mano, non è esplicitamente cont emplata, tranne c~e _d al r~gol~m~n~o francese sui prigionieri di guerra ; e qumd1, per 1_1 ?ri~m_p10 nuUa poena sine lege poenale, nessun tribunale e m diritto di pronunciare per ta le infrazione una g rave condanna. A · ·0111en · · (68) pun··ce di cella i ( l ) 11 regol nmen to rrance,c sui· pr1g1 1. con. Lren.tn.• ..giorni . so ttufficiali e gli uomini di truppa ripresi durante un tcnta ttvo d1 eHtS1one.
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volere essere rigorosamente severi nell'applicazione delle leggi dello Stato cui il prigioniero è soggetto, la posizione dell'ufficiale evaso in tali ciruostanze può considerarsi, giuridicamente, affatto simile a quella dell'uffic iale che diserta dal proprio esercito; reato per il quale il codice penale italiano, ad esempio, commina {articoli 146 a 151) la pena della reclusione militare variabile, a seconda delle circostanze, a partire dal minimo di nn anno.
Il caso pm grave - previsto distintamente dai codici mi- . litari di tutti gli Stati che appartengono alla comunità del diritto delle genti europeo - è quello dei prigionieri che, messi i-n libertà sulla parola di osservare una stretta neu tralità, son ripresi colle armi alla mano. Il codice penale militare tedesco (1872) § 159 dice in generale: « Un prigioniero di guerra, il quale, 1•ilasciato sulla « parola, rompe la fede data, sarà punito colla morte ». Ed inoltre, estendendo tale penalità, soggiunge: « La stessa « pena colpisce colui il quale agisce contro il patto sotto il « quale fu 1·ilasciato dalla pr igionia di guerra, prima della « fine della guerra» {l ). L'articolo 204 del Code de justice militaire françaìse pow· l'armee de te1o/e, è più lato e più generico del precedente; esso punisce d i morte « tout prisonnier de guerre qui, ayant << faussé sa parole, est repris les armes à la main >l . Il codice penale per l'esercito italiano (1882) è meno determinato e preciso. L 'articolo 292 infatti così si esprime: « Alla stessa pena (di morte) andranno soggetti g li ufficiali « prigionieri di guerra ...; che, contro la data fede , fossero ripresi « colle armi alla mano». Le Istruzioni americane - riferendosi implicitamente, come si è visto innanzi, ai soli ufficiali - dopo· aver accennato (119) (i) « gin Krieg:;gefangoner, welcher. .... aur 11:llrenwort er1tlasscn, clie gegel,ene Zusage hricltt, w ird n1iL den 'l'ode heHr;tft. Diesel be Str~ re tr ifft drnj cnigen, welchcr den Bed in guogen un ter dencu er ous der Kr iegsgefangenschafL cnLlasscn, vor Beendig ung cles Krieges entgegenhanclc\t • .
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che si può essere messi in libertd semplicemente S'u,lla pm·ola, soggiungono (124) : « Il prigioniero chB in questo caso viola « la sua parola è punito di morte, se egli è ripreso >l, E, nel parlare della specie e della estensione dell'impegno che si assume abitual mente nel ricevere la libertà sulla parola, confermano (130): <( Violare in simile· caso la parola è un de« litto, che può essere punito di morte )) . La Dichiarazione di Brusselles, senza presc~ivere direttamente la pena di morte, rimanda la decisione ai trìbunali militari, e naturalmente alle leggi dell'eserci to cui il prigio. niero appartiene. Infatti il n. 33 è così concepito: « Ogni · « prigioniero di guerra, liberalo sulla parola e ripreso por« tante le armi contro il Governo verso il quale egli si era « impegnato sull'onore, può essere privato dei diritti di pri· « gioniero di guerra e tradotto davanti ai tribunali >l. Ii Manuale dell' Istituto d i diritto internazionale (n. 78) è ancora meno particolareggiato ed assoluto, nell'intento senza dubbio di lasciar regolare le cose secondo le leggi speciali dei belligeranti. « Ogni prigioniero, libe1·ato su~la parola e « ripreso portante le armi contro il Governo al quale eglil'a« veva data, può essere privato dei diritti di prigioniero di « guerra, · a meno che, posteriormente alla sua liberazione, « egli non sia stato compreso in un cartello d i scambio senza « condizioni ». La Convenzione dell;Aja infine (art. 12) riproduce integralmente il testo dell'artiuolo della Dichiarazione di Brusselles;· vi aggiunge inoltre, con un inciso proposto del colonnello de Gross de Schwarzh0ff, la condizione di non portare le armi neanche contr o gli alleati del Governo col quale il ·prigioniero si impegna sull'onore. Anche la scienza del diritto, dal canto suo, è concorde nell'ammettere che la mancanza alla parola, data per ottenere la liberazione dalla prigionia di guerra, può essere punita con la morte. Il Gentile, nel capo XI del suo libro secondo, parlando degli accordi dei so~dati, accenna che la consuetudine di dare libertà ai prigionieri, a patto di non riprendere le armi contro
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coloro nelle cui mani son caduti, risale ai Germani ed ai Goti; e cita il fatto di Totila che, nel rimettere in libertà i prigionieri, fece loro giurare che non combatterebbero più con tro di lui. Nel Capo XVIII poi osserva che si può incrudelire contro i prigionieri di mala fede, che v.iolarono le leggi della guerra, o che cadono prigioni per la seconda volta. Il Bluntschli (art. 625), r itenendo che la mancanza alla par.ola è un delitto molto grave, non solamente contro lo Stato che ha messo il colpevole in libertà, ma anche contro l'onore delle truppe alle quali egli appartiene, sostien\:) che ·: « L"lifficiale il « quale, violando la sua parola, prende le armi contro,Jo S tato (< che lo ha libemto, può, se egli è ripreso, essere punito mi« litarmente eél anche coodannatç> a morte ». Il Rivier, nel suo Manuale di diritto internazionale, dichiara che, allorq nando gli ufficiali fatti prigionieri sono liberati sulla parola d'onore data per iscritto, la mancanza cli parola è causa eventuale della pena, di m9rte. Il Oal vo, all'alinea 4" del § 2151, si esprime a.na1ogamente: « Il prigioniero, il quale riprende le armi contro lo Stato che « lo ·ha libe;·ato, è considerato come violatore della sua parola, • « e può, s'egli è catturato di nuovo, essere punito militarmente « ed anche condannato a morte ». Dello stesso avviso sono il lvforin (T. II, p. 257) « violer « en pareil cas sa parole est un crime, qui peut ètr e punì de « mort »; il Guelle (T. J, p. 209) « la violation de cette pa« role est considérée comm' nn crime pouvant entrainer la << peine capitale »; il Manuale per l'esercito francese che rimanda all'applicazione del codice; il Pillet (n. 108) « celui «·qui, malgré la parole élonnée, r eprend d u service, tombe « sous le coup de la loi militaire »; e così tutti i più accreditati autori di diritto internazionale (1). Anche il Fiore, prevedendo già da molti anni l'indirizzo più. ~oderno, nel suo Nuovo diritta internazionale pubblico § 1360, propugna il principio che il belligerante, che ha 1·eso (i)
Leggas i in propos ito l'articolo di H~Nru
DEVOGEL, nella
HARBURGEn, ·tradotto
in francese da I EON
1/evue de .d roit interna,tionctl et de léo istation ~ompciree, 1900, n. 2.
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la libertà ai prigionieri di guerra, potrà punire quelli che mancheranno ai loro impegni applicando le pene sancite dalle proprie leggi.
Dal complesso delle citazioni precedenti, tratte contempo· raneamente dalla legislazione e dai trattati di diritto, risulta evidente che: · 1° la mancanza della parola d'onore e le responsabilità che ne derivano sono in massima riferibili ai soli ufficiali, e, naturalm enle, a quelli che possono essere ad essi assimilati; 2° la pena di morte è comminata generalmente per il solo caso in cui gli iifficiali - dopo aver ottenuta· la libertà suita parola - sono ripresi e.on le armi alla mano dallo Stato che 1'11veva loro elargita. Sembra quindi razionale che le stesse conclusioni non siano totalmente applicabili al caso in cui la parola mancata sia quella richiesta in occasione dello scambio dei prigionieri. In siffatta circostanza la liberazione non è una vera concessione; perchè se il belligerante meno forte trova vantaggio nell'accrescere il numero dei suoi combattenti, questo vantaggio è perfettamente controbilanciato da un eguale aumento di forze dell'avversario . . Si tratta insomma di una conYenzione bilaterale, basata sulla esatta reciprocità, alla quale non dovrebbe essere lecito aggiungere condizioni restrittive; tanto più che in tale eventualità l'atto non potrebbe essere che collettivo, e quindi senza la forma individua}e, che dà il valore reale e legale all'atto stesso. Lo scambio dunque - come è l'uso di guerra più comune - dev'essere puro ·e semplice: esso è l'unico modo per alleviare, conciliando le esige.ùze della giustizia, della lealtà e dell'umanità, la posizione calamitosa di quei difensori della loro patria, cui fu avversa la sorte delle armi. Per contrario sembra conforme alle leggi del diritto il ritenere strettamente responsabile della parola data l'ufficiale, che, non avendo potuto usufruire dello scambio, è rimesso in libertà per anticipazione. Finchè egli non è compreso in un nuovo cartello, la sua posizione è perfettamente identica 75 -
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a quella dell'ufficiale addirittura liberato sulla parola ; e quindi, se r ipreso prigioniero, mentre che per lui non è inter venuto nessun nuovo accordo, n on può sfuggire a i rigori della legge penale militare. Non così per l'ufficiale internato da uno Stato neutro._Que~to non può applica.re la legge marziale, non essendo n vestlto della qualità di belligerante : e perciò la mancanza della parola data, di non allontanarsi dalla residenza assegnata, non può costituire reato nel senso del dir itto p~nale militare. D'altronde è molto improbabile l'ipotesi che l' ufficiale allontanatosi possa cadere nuovamente in poter e dello Stato che lo aveva internato; e quindi non v i è nè giuridicamente, nè materialmente la possibilità di intentargli un procedimento criminale. Tutt'al più il non aver ottemper ato all'obbligo mora le assunto può fors e formare oggetto di protesta? per parte dello Stato neutro, pr esso il Gove~·~o del paese cm l'ufficiale appar tiene; ma non sarebbe mai m alcun modo aiusti:ficabile una speciale sanzione penale, e tanto mono ~uella gravissima prevista dai codici milita1:i yer la ma~canza specifica dell'ufficiale che r iprende serv1z10 nel propr10 esercito, dopo essere stato messo in libertà sulla par ola. Del r~sto anche in questo stesso caso la nuova corrente delle idee umanitarie suggerisce ancora temperamenti più mit i ed indulgenti. Come si è vist o dalle stesse citazioni precedenti, la legislazione più recente si astiene dal pronunciare la parola morte, o dal fissare in un altro modo qualunque la penalità pei prigionieri che han r ipreso servizio, malgrado la parola data nell'accettare la liber azio~e. . . La Convenzione dell' Aja, che è l' ultima sintesi dei n uovi criteri giuridici, prescrive di deferire il colpevole ai tribunali militari. E questì, con le loro indàgini e con la loro disamina scrupolosa e minuta, verranno indubbiament e a scoprire le circostanze imperiose che attenuano, e forse anche giustificano del tutto, l'att o dell'ufficiale che venne meno alla fede promessa. , ., Con ciò non si conclude che la parola d onore non ha pm valore alcuno, e che sia lecit o violarla impunemente: anzi
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quanto maggiormente sviluppato è il sentimento che essa è sacra, e quanto più radicata è l'abitudine della buona fede, tanto più si è indotti a ricercare quali sono le cause impellenti che possono avere determinata la condotta apparentemente contraria alle leggi dell'onore. Gli ufficiali frances i prigionieri, che nella guerra del 1870 furono messi in libertà sulla parola - ~mche con la fo rmola più. esplicita del contratto - ritornando nel proprio paese, trovarono il iutto e la strage seminati dovunque, la g uerra civile che stava per divampare, e la patria che, ridotta ag li estremi, raccoglieva in un appello angoscioso gli elementi ancora. atti alle armi, per prepararsi, con uno sforzo disperato, a tentare l'ultima difesa della propria integrità e dell'onore nazionale. Il cozzo degli opposti sentimenti dovette essere, per quegli sventurati, tremend o, tormentoso e crudele. ·n a una parte il debito d'onore da essi contratto per conseguire la libertà, e la taccia di spergiuri c:.ii sarebbero andati incontro violan· dolo; dall'altra il g rido cli dolore e di soccorso della patria cal pP;stata dal nemico trionfatore, fumante d'incendi e di sangue, già in parte smembrata, e minacciata della completa distruzione, ... forse per sempre! Un nuovo ordinamento politico era subentrato a quello cui si attribuivano le magg iori colpe delle disfatte patite. Pareva impossibile che la Francia, tante volte vittoriosa, dovesse soccombere, precipitando sempre di disastro in disastro !... Ed essi cedettero, e si offrirono nuovamente per la lotta, ubbidendo certa mente ad un sentimento elevatissimo, e non all' interesse personale o egoistico. Sembrò fo rse loro contro natura starsene inerti ad assistere allo sfacelo del propr io paese ; e, in uno slancio di abnegazione, sacrificarono se stessi ed il loro onore per l'onore e la salvezza comune... (1). Ol li conio Oìsmark reclamò, il l.4 ~e ttcmbro i Si O, con tro il fa tto cho Lllt certo nu mero di ufliciali francesi non avo1ano manlenuta In parola dola, ed erano slali ammessi nel· l'esercito francese dal Governo della difesa nazionale. Fu sollanlo cJ01io la caduta della ditta tura Gambetta, ell e questo modo cli procedere potò essere biasimato in seno alla A:;semblea na1. ionale franctsc. - OLUXTSCIIL t , nota al o. G26.
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LA PAROLll n'oNOR E
Se fossero ricaduti nella prigionia, nessun tribunale nemico avrebbe coscienziosamente sentenziato per essi la pena di morte !. .. Per questo complesso di considerazioni, la cui gravità è inoppugnabile, va ormai entrando nella pratica del diritto moderno il concetto di non infliggere per tali mancanze la pena capitale, a meno che speciali circostanze non aggravino la colpa. Anzi, considerando che è legge di guerra che al cessare delle ostilità il prigioniero· ripre:10 non può più essere sottoposto a procedimento penale, nè punito, perchè col ristabilimento della pace le ìeggi della gaerra non hanno più vi<Yore, nè possono avere effetto retroattivo; conside· rando :he una condanna a morte, pronunciata precipitosamente, potrebbe essere severamente giudicata dall'opinione pubblica contemporanea ed anche dalla storia ~ s~mbra più umano di sostituire a tale pena quella della privazione completa dei diritt( di prigioniero, congiunta ad una detenzione stretta, rigorosa, senza tuttavia arrivare fino alla cr11deltà. Esempi di applicazione di tale criterio si ebber_o ~ell~ guerra cino-giapponese, com.e risulta dalle pubbhcaz10m fatte dai due giuristi che furono rispettivamente aggiunti come consiglieri ai comandanti in capo dell'esercito e dell'armata giapponese (1). Ed anche negli ultimi episodi della <YUerra nel!' Africa del Sud, e nei patti stessi della pacifica:ione, l'Inghil~erra, in omaggio a tali principi, diede prova, verso i suoi eroici. nemici, di quella saggia moderazione, che valse a riconciliarle in parte l'opinione delle nazioni civili, facendo dimenticare le crudeltà dei campi di concentrazione e le deportazioni in massa dei prigionieri aìl' isola S. E lena.
, {il Nella guerra tr;t la Cina e il Giappone {189I-95) furono da quest'ultimo osserv;1 ti scnipolosamcnt,e i principi del rliritto internaz ionale europeo. I due prMesson soprac1_tati, Magao ,\t'ig;1 e Sakuyé Takahashi, _rac~_olsero In due vo lumi_i casi mteres5'u1t1 d1 diritto delle genti, in merito a1qual, essi ebbero a pronunc1ars1durante la guerra. Rev"e de droit in t.crnational, 1900, to m. 11, n . 2.
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C'è un'ultima questione, che si connette intimamente al1' argomento generale di cni è oggetto ·il presente lavoro, questione delicatissima ed importante insieme - quella dei rapporti fra l'ufficiale prigioniero che J1a dato la parola e lo Stato di cui egli è suddito. Considero dapprima il caso più semplice e comune, qu ello dell'ufficiale liberato e ritornato jn patria. con la promessa d'onore di n on riprendere servizio fino alla conclusione della pace. L'art. 10 della Convenzione dell' Aja, nella sua testua_le dizione, così si esprime: « I prigionieri '.Ìi guerra possono . « essere messi in libertà sulla parola, se le leggi del loro « paese 1,e li autorizzano; e, in tal caso, essi sono obbli« gati, sot,to la garanzia del loro onore personale, di adem« piere scrupolosamente, tanto rispetto al proprio Governo, « quanto rispetto a quello che li ha fatti prigionieri, gl'im« pegni che essi avessero contratti. « Nel medesimo caso, il loro proprio Governo è tenuto di « non esigere, nè accettare da essi alcun servizio contrario « alla parola data ». Dunque se la l iberazione è avvenuta col consenso dello Stato i cui ufficiali furono fatti prigionieri, o se questo Stato espressamente o tacitamente riconosce nei suoi ufficiali il diritto di addivenire a simili convenzioni, non v'ha dubbio alcuno, che esso deve rispettare, senza restrizioni l'impegno da essi assunto. Ma vi sono degli Stati che negano ai propri dipendenti, caduti prigionieri, la facoltà di dare la parola. Fra questi, per esempio, l 'Austria (Reg. di servizio,. P. I, n. 41) e l'Italia. Il nostro Regolamento d i servizio in guerra infatti (n. 136, alinea 9) prescrive: « La parola data deve essere scrupolo « samente mantenuta. Al prigioniero di guerra è perciò « proibito d i dar promessa di non evadere, o, per essere « rimesso in libertà, di non fare più servizio per un tempo « determinato ».
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In tali casi il prigioniero che vincola la sua parola può essere sconfessato dal proprio Governo, il quale per conseguenza può rifiutarsi di ratificare la promessa fatta. Anzi il Pillet (n. 107) suggerisce in proposito una soluzione molto radicale. Xl contratto interven uto all'infuori di qualunque adesione del Governo, egli d ice, non deve produrre, in rapporto a questo, àlcun effetto; e il prigioniero liberato si trova nell'alternativa di essere trattato nel propr io paese come ribelle, se si rifiuta di prestar servi.zio, o, se rientra sotto le armi, di esser trattato dal nemico come ogni uomo che ha mancato alla parola data. Il rigore di questa soluzione sarebbe del resto molto at_tenuato, se si potesse adottare il temperamento prnposto dal Calvo (§ ·2115) e dal Bluntschli (626), che cioè qnando il Governo non 1'iconosce la promessa. fatta dal prigioniero, qu~sti deve andare a costituirsi. nuovamente; e, se il nemico si rifiuta di riceverlo a titolo di prigioniero di guerra, egli è libero d i pieno dir itto e senza condizioni. Il Bluntschli spiega una tale opinione facend o osservare che l' ufficiale non può, sotto pre test.o che il suo Governo non ratifica gl' impegni da lui contratti, considerarsi come libero, e riprendere nell'esercito la sua posizione anteriore; egli deve, al contrario, poichè la sua liberazione è nulla, costituirsi di nuovo prigioniero e recarsi presso il nemico. Quest'ultimo· solo può rendergli la libertà : il prenderla da se stesso, costituirebbe una violazione della parola data (1): Però, senza bisogno di speciale dimostrazione, s'intuisce che questa soluzione, teoricamente giusta e conforme ai prin·
cipì dell'onore e del diritto, non è di molto facile attuazione pratica. . Il ritorno . al nemico di individui isolati, per costituirsi prigionieri, non è sempre possibile; nè d'altronde sembra presumibile che lo Stato, che si riiiuta di riconoscere l'obbligazione dei propri dipendenti liberati dalla prigionia, s'incarichi esso stesso d'avviarli e farli pervenire al nemico . Una soluzione differente, razionale ed umana ad un tempo, può essere suggerita dalla seguente considerazione. Come si è d imostrato, il contratto fra l'ufficiale prigioniero e il Governo che gli concede ·Ja libertà è un atto di ord ine pub blico; e come tale viene implicitamente ad obbligare anche lo Stato al cui esercito l'ufficiale appartiene. Per conseguenza questo stesso Stato è moralmente costretto a rispettare l'op.erato del suo ufficiale, anche se questi, accettando il beneficio della libE>rtà, ha contravvenuto agli ordini od alle prescrizioni delle leggi o dei regolamenti del suo paese. Dunque, come nel caso più comune innanzi esaminato, lo Stato non deve esigere, nè aiccettare neanche dal prigioniero così liberato alcun servizio contrario alla parola data. Tutt'al più - se le sue leggi lo prevedono - potrit punite l'ufficiale per l'infrazione commessa, o altrimenti deferirlo ad un Consigl io di disciplina; ma in ogni modo deve tenerlo lontano dal servizio, in una posizione, per esempio, simile alla nostra aspettativa per ritorno dalla prigionia di guerra. Tale legittima posizione, come è noto, è g iri di per se stessa una pnnizione per l'ufficiale: e per di più lo mette in condizione di n0n venir meno alla sua promessa, senza pregiudicàre in guisa alcuna quelle altre misure disciplinari che le speciali circostanze di fatto potranno eventualmente richiedere. Vi sono tante straordinarie contingenze in cui l'uffiuiale, malgrado il di vieto fatto dalle leggi nazionali, può essere indotto a vincolare la sua parola d'onore per riottenere la libertà, che non si può. a pr·iori formulare un giudizio assoluto e stabilire u na penalità determinata e_generale.
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, Una idont.ica teoria è sos t.ernit.a anche dal GENTI LE, nel capo x r, libro Il ctcll'op . cit. Anzi - a pro posito delle promesse fatte dei prigionieri - questo autore é molto più rigoroso. , lo tengo per certo - egli scrive - che i soldati debbono essere co• stretti dal principe e giud ico loro a osservare gli acco rd i rat.ti col nemico. Ché invano , sarebbero obbligati, se non vi fo,se un' au torità dalla quale ycnissero costretti acl • aoempicrc l'obbligazione. E al. nemico non sarebbe mai fatlR la ragione che gli si , deve. Questa ragione dichia raro no in tal moclo i Romani. A<I Ann ibale rir.ne,sero i « prigionieri spergiuri, o - per non essere stati rich iesti - li notarono cl' infam ia •(·t )
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Il caso dei F ranqesi fatti prigionieri dai Russi nel 18 12 e 1813, e trasportati fra i ghiacci della Siberia, in un clima micidialissimo, lontani è!a ogni consorziçi civile e isolati come delinquenti: il caso dei soldati dell'Unione Americana che, durant e la guerra civile, furono da uno degli Stati del S ud rinchiusi in una prigione, in cui mancavano d'aria e di n utrizione, e sottoposti ai più inumani trattamenti - sarebbero stati sufficienti per giustificare l'ufficiale che, con~ro la proibizione delle proprie leggi, avesse .d~ita la pa,rola per ricuperare la libertà. Ma v'ba ancora d i più. Spes,,o i pi:ig ionieri, anche allontanati dal teatro di g uerra, ma messi al contatto delle popolazioni nemiche eccitate dalle passioni guerresche, .dall'odio di razza, dal dolore di sconfitte sofferte, dallo spirito di vendetta, ecc., si trovano in posizione cosi imbarazzante e critica da non poter d iscutere molto sulla scelta dei mezzi per sottrarsene. È noto l'incidente avvenuto a Parigi, il 7 dicembre 1870, a quattro u fficiali prussiani che vi si t rovavano in libertà sulla p<trola. Essendosi per due volte recati a pranzo in un restaiwant molto in voga, furono forse per malvolere altrui o per imprudenza propria - fatti oggetto di manifestazioni ostili da parte ·dei Francesi fre quentatori del locale; e la seconda volta obbligati a ritirarsi prima della fine del loro pranzo. Tailvolta ancora l'uffici1Lle prigioniero può t rovarsi in un paese privo di qualunque risorsa o in un ambiente malsano ; tal altra essere preso da nostalgia invincibile e tor mentosa de lla propria patria, e tal altra infine aver urgente bisogno di accorrere presso . persone carissime..... D i queste varie e singolari circostanze - che scemano sensibilmente la responsabilità e il valore dell' infrazi one - si dovrà nat.uralmente te:ilfer conto nel giudicare il grado di colpevolezza dell'ufficiale che, nell'accettare la libertà sulla parola, ha contravvenu to aìle pres;rizioni del pr opr io Governo. Del r esto qualunque sia per essere la condotta dell'ufficiale ritornato dalla prigionia di guerra prima della conclusione della pace - · o per aver vincolata la parol1:1, senza
autorizzazione, o per essere evaso, o aver ripreso servizio, violando l'obbligo concordato col nemico - sarà in ogni caso prudente ed utile, come si pratica per il comandante di ogni corpo o d i unR. piazza che abbi~ dovuto arrendersi o capitolare, sottoporlo al giudizio d i un consiglio di g uerra o di disciplina per rispondere del suo operato. È la garanzia più sicura per far sempre rispettare le leggi dell'onore e del diritto internazionale, tL1telando insieme il decoro e la dignità dell'esercito e della nazione. Il biasimo più solenne, le punizioni, ed all'evenienza anche la rimozione dal grado, non dovranno r isparmiare colui che, per provvedere alla propria salvezza o al proprio interesse, con la perfidia o con lo spergiuro abbia disonorata la sua bandiera.
Conchiudo. L'esser fatto prigioniero di guerra, quando siè compiuto onorevolmente il proprio dovere, è una sfortuna, una disgrazia che val meglio, nella generalità dei casi, sop· portare con rassegnazione, anzichè accettare, sotto il vincolo della parola, o una lib.ertà limitata, o una libertà intera, ma subordinata a dure condizioni. La prescrizione di quegli Stati che · proibiscono ai. loro prigionieri d'impegnarsi sull'onore, è perciò opportuna e razionale, perchè provvede contemporaneamente all'interesse dell'esercito, al danno del uemico ed alìa salvaguardia della reputazione dei propri dipendenti: Se l'ufficiale prigioniero rif-lette che, rinunciando a qualche comodità o ad una libertà molto relativa, egli conserva sempre il diritto di tentiu·e qualunque mezzo per ricuperarla completamente e sfuggire così all'umiliazione della prigionia, senza commettere con ciò alcun reato; se considera che la s·offerenza morale di non poter impiegare d irettamente le proprie forze e il proprio patriottismo alla difesa d el suo paese è mitigata dal pensiero che, restando prigioniero, egli continua a1,1cora in certo qual modo a far la guerra al nemico, obbligandolo a provveder e al di lui mantenimen to e a distrarre una parte delle sue forze per custodirlo - g iammai egli s'indurrà a promettere sull'onore di
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non evadere, sia duran te gli spostamenti dei prigionieri dal teatro di g uerra, sia durante il tempo che egli sarà obbligato di passare internato nel paese nemico. Così pure - di fronte all'ingenerosità e all' ing iustizia d i separare la propria sorte da quella dei soldati che, animati dagli stessi ideali, han pure combattuto valorosamente, sostenendo disagi, sofferenze, e pericoli ; di fronte alla tentazione colposa di riprendere servizio, o alla naturale impazienza del riposo obbligatorio nel proprio paese, mentre questo sente maggiore il bisogno di utilizzare le braccia valide - l'ufficiale non esiterà dal rinunéiare alla libertà che, per sbarazzarsi di un peso impacciante e molesto, il nemico gli offre sotto il vincofo della parola, specialm'3nte quando l'accettarla è proibito dalle leggi dell'esercito cui egli è ascritto. · La prigionia cessa legittimamen te : colla conclusione della pace; con lo scambio dei prig ionieri fatt o liberamente, semplicemente, senza limitazioni o sottintesi di sorta; con la evasione, consumata a proprio rischio e pericolo, che diven ta così un atto di audacia e di patriottismo insieme ; o infine con la liberazione incondiz ionata da parte del nemico che trovasse eventualmente disagevole conser vare i suoi prig ionieri. All'infuori di questi casi, in circostanze imperiose ed ec cezionali, per ottenere la liberazione dalla prigionia, g li uf. fi.ciali troveranno. nel proprio criterio e nel senttmento del dovere, della lealtà e dell'onore la migliore guida per la loro condotta. Questo scritto - io spero - g ioverà ad illuminarli, met- · tendoli in grado di saper distinguere nettamente, e con piena cognizione di causa) quali sono gli obblighi a compiérsi, e quali g li errori da evitare nella dolorosa disavventura della prigionia d urante le ostilità. È una condizione di cose nella qµale vien-e implicato non solo l'onore individuale degli ufficiali, ma anche quello collettivo dell'esercito, che bisogna, in tutti i casi, salvaguardare col massimo scrupolo e con la massima sollecitudine. Pur
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troppo - sebbene· più raramente che per lo passato - la guerra, flagello ineluttabile, restera ancora a lungo fra gli accidenti pr obabili nella vita dei popoli. Il sogno generoso della pace perpetua, fecoµda di prosperità e di benessere per le nazioni, è ancorn lontano, molto lontano dall'avverarsi; perchè la civilta :-- secondo la frase efficacemente crudele del de Maistre - per crescere e prog redire ha ancora bisogno di essere inaffiata col sangue. Ma pur restando lon· tani dall'ottimismo esagerato e dalla sfiducia volontaria.; ·mente cieca s ui prog ressi delle tendenze liberali e. umanitarie negli -usi della guerra, sarà opera altamente benefica, il procurare· che il movimento fatidico che essa imprime alla civiltà sia regolato dalle ' leggi della ragione, della mo• rale, della giustizia e dell'onore. Nelle guerre inevitabili il culto assoluto del successo non deve mai sopraffare la causa del diritto delle genti; e la figura degli ufficiali - cui spetta la difficile e tremenda missione di dirigerle - deve rifulger e sempre, pura come la passione della gloria che li sprona all'eroismo, immacolata come il simbolo stesso dell'onore militare su cui giurano, sacra come la sublime abnegazione . patriottica che accende i loro animi e li vota al sacrificio. Roma, g iugno 1902. VINCENZO p A.Tll.OCOLLO capitano d 'artiglieria.
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LO SPIRITO DI CORPO
I. - Lo spirito tli corpo quale poesia clella caserma. Deve intendersi per ·poesia militare quel culto di sentimenti e quella pratica di atti ispirati dalle relazioni che ciascuno sente tra i padri, sè, e i posteri; e fra sè, la famiglia, la società, la patria. · Più., brevemente, è· poesia di sentimento e d'azione l'amore dell'eternità e dell'umanità, che espanda il sentimento di sè stesso negli infiniti del tempo e dello spazio. Educare alla vita militare significa aprire la mente dei militari all'intelligenza di questi due, infiniti; e predisporre l'animo a seguire con ,entusiamo i doveri che ne derivano. Lo spendere la vita dignitosamente in ogni prova, ed eroicamente nei supremi bisogni nei quali possa chiamarla una qualsiasi necessità, è frutto dell'educazione. Ma l'educazione, se ·molto sp'esso è trascurata;, Ò sconosc.iuta affatto, spesso è fraintesa, e creduta molto più. di quello che non sia, .come qualcosa di sovrumano , sicché poi è trascurata in quello cha ha di umano. Nello stesso modo che per ammaestrare un cavallo è necessario di renderlo benevolo con chi gli dà da mangiare, educare significa nutrire tutto ciò eh' è necessario per rendersi benevoli gli educandi. L'uomo non vive di solo pane, e non ha nessun bene snpei'io,e a quello dell'intelletto, e perciò fervidi sono i vincoli del discepolo al maestro .che abbia saputo entusiasmarlo e pretendere da lui lo sviluppo delle maggiori energie, con l'aprirgli gradatamente l'animo all'intelligenza dei propri doveri, e quindi all'affermazione di una cosciente volontà di ben fare.
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I.O SPIRITO DI CORPO
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Il sentimento dell'amore è in tutti i cuori umani, sebbene non in tutti abbia lo . stesso grado di forza, di nobiltà, di gentilezza. Educare equivale a dar profonde radici a q uesto sentimento, perchè molto s'innalzino i rami verso il cielo; ma significa inoltre potare i rami superflui, e disporre i produttivi in modo che SL nutrano quanto è maggiormente possibile d'aria e d1 luce, perchè diano soavissimi frutti. Il fiore dell'arancio è di ventato il simbolo dell'amore umano, perchè la soavità di quel profumo promette un frutto squisitissimo. Ogni creatura umana, per quanto rozza, ha esperienza del sentimento d'amore, ed ogni uomo freme al pensiero della· madre lontana. Sicchè l' educatore miìitare deve da questo affetto, da questo amore, far germogliare quello per le istituzioni, per la patria, per l'umanità, e armonizzare questi supremi doveri dell'uomo con quanto di più eletto spinge l'anima umana al sentimento di Dio. E tutto questo non è che il sentimento e il vigore del proprio io, eh~, slan . ciandosi nei due infiniti, acquista l'in telligenza e il sentimento del proprio mondo e del proprio universo, tanto più ampio e sublime, quanto meglio è compreso con intelletto d'amore. Ma non è il discorrere dell'amore la missione dell' edu catore; il suo compito è d'amare sovra ogni altra cosa la sua missione, e sopra tutti g li uomini i suoi discepoli. Educare equi vale a voler mostrare iu tutti gli atti, in tutte le cure, il suo amore per loro, esigere e gri:tdire il loro amore sopra ogni altro bene, e pitdroneggiarlo per applicarlo nel- ( l'esercizio dei grandi doveì·i, che debbono mostrarsi come le eterne esigenze dei supremi affetti e del supremo amore. È generale il lamento odierno, che mentre da una parte grida 1~ bancarotta della scienza, da un'altra afferma .che la scienza e l'istruzione non bastano alla vita senza l'educazione. Oggi s'istruisce e non si educa; tutti i sommi italiani sono unanimi nel dire che oggi l'educazione nazionale non esiste. Io prendo da questa affermazione il mio punto di partenza, e l'applico a me capitano, cioè a me educatore de~ miei soldati.
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LO SPIRITO O! CORPO
E dico : Esiste oggi almeno un'educazione milita.re intesa a formare gli educatori militari? È tempo di creare qualche cosa in questo campo perchè non suoni satiricamente questo pensiero di un Grande : « La maggior parte delle persone che deputiamo a educare « i figliuoli sappiamo di certo non essere state educate. Nè « du~itiamo che non possono dare quello che non hanno ri« cevuto, e che per altra via non si acqui,1ta. » (Leopardi,
Pensieri, X).
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Ueducazione da dove può venire? Dalla scienza? dalla legge? dalla vita? dal lavoro? In ciascuna di queste cose va studiata ed esaminata, non col preco!1cetto dell'ottimista., e non col malanimo del pessimista, ma con la ser enità d'animo capace di conoscere il bene e di r.imediare il male, che può derivare da un dato stato di cose non in armonia col fine e col benessere del genere umano. Con . tal proponimento mi dispongo a investigar io questo potentissimo sentimento militare che chiamiamo spirito di corpo, affermando che esiste come poesia della caserma, e che il soldato italiano, .il quale prima di entrare in caserma . la considera sinonimo di prigione, e, dimorandovi, è portato a bramare la sua casa e la sua fam iglia; lasciandola, e vivendone poi lontano, nella sincerità. del suo cuore, l'esalta, e ne riconosce ii buono e il bello. Tutto ciò in virtù del capitano, che è l'educatore d~ll'eseroito, e che solleva l'intelletto e il cuore del soldato ai più alti concetti dell'amor •di patria.
II. - Lo spirito di corpo nella scienza. sociale. 'N~lla . Reviie Philosophique, Aout 1899, da pag. 135 a 145 è uno studio sociologico sur L'esprit de corps di G. P a-
lante, che io riassumo. L o spirito di corpo in senso stretto è uno spirito di so · lidarietà che anima tutti i membri di uno stesso gruppo professionale; in senso lato è spirito di solidarietà generale
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in tutti i circoli sociali, nei quali l'individuo si sente più o meno subordinato agli interessi della collettività. La solidarietà professionale, fra le profe~sioni lib.erali {cle. ricato, esercito, università, magistratura, ecc.) è uno dei legami più potenti. E quanto più un corpo sociale è organizzato e hiérarchisé, tanto più è stretta ed euergicl'l, la <lisci'. plina morale e sociale che impone per fortificare lo spirito di corpo. Invece le associazioni di operai hanno uno scopo puramente economico, senza esercitare una disciplina morale, se non per sviluppare nell'operaio la coscienza dei suoi diritti di proletario in opposizione a quelli della classe borg hese o capitalistica: quindi è spirito di classe . Un corpo è un gruppo sociale definito, con interessi propri, che ha il suo voler vivere proprio, e che cerca di resistere alle forze antagoniste o repressive. I suoi vantaggi morali per i quali lotta, sono : la buona rinomanza, la considerazione, il credito. Con essi si sforza d'insinuare, in quelli che non sono del corpo, un'alta idea della sua utilità e della sua superiorità sociale, . ed infl uisce sull'immaginazione che agisce sulla credulità umana, per istillare le diverse « menzogne convenzionali » della nostra civiltà, che Max Nordau ha studiato nei diversi gruppi sociali organizzati, e che sono una delle loro condizioni d'esistenza. « C'est daus cette « gra~de loi générale d' lnsincérité sociale qu' il faut faire « rentrer la tactique spécia le au moyen de laquelle un corps « dissimule ses défauts, ses faib lesses, ou ses fautes et s'ef« force de rester, aùx yeux du vulgaire, dans une attitude « de supériorité incontestée, d'infallibilité, et d'impeccabilité « hautement reconnues » (p. 137). Per serbare quest'attitudine il corpo esige dai suoi membri « de la tenue » perchè siano inappuntabili esteriormente nel recitare la loro parte nel teatro sociale. . La concorrenza domina l'evoluzione delle società, con una rivalità sorda, che nella vita pubblica si traduce negli stessi rappor ti della vita priYata. Questa rivalità fa sì, che ogni società si libera dei suoi elementi deboli, con ipocrisia e machiavellismo incredibil.i, e cercando di scavar loro at-
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torno, come dice il Guyau, un'atmosfera d'intolleranza: ma co11 tanto disprezzo dell'individuo ed assenza di' scrupoli, che il Daudet dice: « Lss corps constitués sont laches. » P er assicurare il suo dominio lo spirito di corpo dev·es sere essenzial mente em;ahisseur, e non si limita a controllare l'esistenza professionale dei membri del corpo, ma s'ingerirà della loro vita privata. La co~porazione tende ad assoggettare la ·vita integrale dell'individuo, come le corporazioni del medio evo sottopo· nevano la vita privata dei loro membri; e quindi nasce nel corpo una curiosità stretta e meschina applicata ai fatti degli individui, che li perseguita, e divulga in tutto il corpo le notizie. Bisogna quindi riconoscere nello spirito di corpo quello che lo Schopenhauer chiama voler vivere, perchè ogni corpo è du voi,loir- vivre humain condensé e, portato ad un grado, che mai non raggiunge l'egoismo individuale. Questo voler vivere è diverso da quello che spinge le folle, le quali sono instabili e transitorie. Il corpo ha la gerarchia, il suo punto d'onore, i suoi pregiudizi, la sua morale convenuta ed imposta, quindi è · ostinata, men tre la folla è ondeggiante e diversa. Una folla ora è dispersa e criminale, ma subito dopo può ravvedersi e mutare, mentre un corpo si crede e vuol essere infallibile. Una folla nel v al utare i meriti individuali è imparziale, mentre lo spirito di corpo è geloso, nè domanda qualità individuali eminenti, non esige altro che la « tenue » e la p erseveranza nella docilità al codice morale del corpo, la quale docilità a volte si onora del titolo di carattere. « Par ce dernier mot un corps n'entendra « nuliement l'initiative dans la décision, ni la hardiesse dans « _l'éxécution, ni aucun e des qualités de spontanéité et <l'é« n ~rgie qui font la belle et puissante indi vidualité ; mais « seulement et exclusivement u ne cer taine constance dans ~ l'obéissance à la règle. « Un corps n'a aucune estime particulière pour ce qu'on « ap pella le mérite ou le talent. Il le tien drait plu téìt en suspi« cion . L'esprit de cor ps est ami de la médiocrité favorable
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« au parfait conformisme. On pourrait dire de tout corps con« stitué ce que Renan dit au séminaire d'Issy: « La première « r ègle de la compagnie était d'abdiquer tout ce qui peut « s·appeler tale.nt, originalité pour se plier à la discipline d'un « comm une médiocrité. » Un corpo vuole, che i suoi membri abbiano carattere, nel senso che sieno indecisi e mediocri nel teatro sociale, d·e1 quale parla lo Schopenhauer, e nel quale la polizia proibisce d'improvvisare. Quindi in un corpo il primo puntello per ar1~iva1·e è la mediocrità appoggiata ~lla protezione e al cameratismo. Dunque lo spirito di corpo è un egoismo collettiv o, unica· mente preoccupato dei fini colletti vi, e sprezzatore delr individuo e delle qualità individuali. È un'eccellente illustra· zione di ciò che tende ad essere n ella dottrina dello Schopenhauer « le vouloir·vfore pur, séparé de l'intellect. » Ciò esposto, il Palante riporta il giudizio che dànno dello spirito di corpo due mor,disti. · M. Dornier : Le corporazioni sono un rimedio allo scontento morale e sociale. Salvano l'individuo dai castelli in aria affezionandolo al suo posto determinato nell'insieme, il quale i ndividuo acquista l'intelligenza de.Jl' assieme e progredisce; quindi .una condizione di progresso. Ma ciò che fanno gl' individui nella corporazione, devono fare le corporazioni fra di loro, distruggendo le loro rivalità. por conseguire i privilegi e i vantaggi che dà la coscienza di c0llaborazione in un'opera comune. M. D urckeiro: Lo Stato è un'entità sociale t ~·oppo astratta e lontana dall'individuo; il corpo è un in~rmedio tra l'individuo e lo Stato. La sna principale efficacia clev' essere economica; ogni volta ohe delle cupidigie ecci tate tendessero a sconfinare, la corporazione deve rimettere le cose in ordine. Superiore a ciascuno dei membri, il corpo deve reclamare da ciascuno i sacrifici e le concessioni indis pensab ili per im porre un a regola. A questi due pareri il Palau te nota: Il valore dell'attività morale dell'individuo è in ragione diretta della libertà della quale dispoue, ma il cor po domina 76 -
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l' individuo con interessi troppo materiali ed immediati, soffo. cando la sua libertà; e a chi è refrat tario alla sua disciplina morale in sostanza ,toglie i mezzi d'esistenza, d unque lo tiene
porazione profess ionale. Non è un terreno troppo stretto per le piante che vogliono l'aria libera, la luce, e i larghi orizzonti d'una morale umana? Sulla stessa Revue Philosophique, nella puntata agosto 1900, in un articolo che ha per titolo Cause el origine du mal, par Louis Bu1·deau,, sullo spirito di corpo si legge quanto segue: << S i l'ètre isolé retire des facilités de vie de sa partécipa.: « tion à des groupes corporatifs, ce mode d'association lui « impose des r est r ictions et des charges parce que chaque col<< lectivité, constituant un petit monde fermé, à son égo:isme « exclusif, ses couventions, ses préjugés, leur attribue forca « de · loi et ne t olère 'pas qu'ou s'en affranchise. Qu~lle que « soit leur disparité indi vid uelle, . tous ces membres sont « astreint à une règle de couformisme, tenue de se modeler « snr un type détermin é. « Pour ètre admis et bien v u dans u n de ces groupes, il « faut en observer les usages, et, suivant les formules reçues, « « etre comme tout le monde >>, « .faire comme les autres », « « onrler mème avec les loups », si l'on a le malheur d'ètre « dans la compagnie des loups · ne pas s'écarter de la mode, « sous peiue de paraitre r id icule, alors meme que la mode « est le plus con traire à des convenances per-sonnelles et au « bon goùt, adopter l'opinion courante, feindre de croire « dans un monde de dévots, ou se parer des vices bien portés « dans un monde de vi veurs. P ar égard pon r l'esprit de corps, « on doit souvent cacher ce qu'out sent, taire ce qu'on pense, « louer ce qu'on reprouve, se mentir ainsi à soi meme et « s'abaisser aux simulations dont s'indigne la généreuse sin« cèrité d'un Alceste. « Qui subit trop servilement l'infiuence d 'une coterie cesse « dè s'appartenir. Il sacrifi e à chaqne instant quelque chose « de ses sentiments intimes, de son idéal, d e ses convictions, « de sa morali té mème, et fait par imitation, snobisme ou « r espect huinain; ce que lui interdirait sa raison. Or, c'est « là une snj étion véritable, un a moin drissemen t r éel pour « qui tient à sauvegarder l'indépen dance du moi et a con« server sa propre estime, plus précieuse que celle des autres.
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per « la question du vent re ». . . _ . . .. Inoltre è d iscutibile la giustizia distnbuitivr~ del corpo, e bisoo-na tenere presente il parere di Stuart Mill, certamente esag:rato, che la rimunerazione è in r agio~e in~e~s~ d~l ~avor? fornito, ed il corpo tende ad opprimere 1 menti 1~~1vid~ah. Finalmente, voler cercar e il criterio morale dell mè.i viduo n ella corporazione, è andar contro all' evoluz~one. c~e- allarga e moltiplica attorno all'individuo i Sl10i cerchi so01ah, m mo~o eh' egli pu ò far parte di soci·e tà diverse ; .e, ,seco~do_ 1~ teori~ del Simmnes la storia moltiplica la soc1eta, qumd1 i dover~ dell' individuo n on sono più semplici, e i conflitti morah aumen tano sempre d i numero ed' importanza. La storia poi rende più n umerosi g li oggetti d ella morale, e più sensibili i soggetti. . . . .I , Quindi, se la libertà dell'individuo, (e 11 valore e la capacita morale che ne d ipen dono) sono in ragione d iretta al numero e dell': stensione dei circoli sociali ai quali appartiene, l'ideale morale non può essere subor dinato al con formismo d'un gruppo, ma d eve sottrarlo allo spirito gregario, permettendoo·li di svilupparsi in un'attività multilaterale. L ' individuo nello stesso modo che è un (tissu) complesso di 'Proprietà generali è pure come un punto di p~opagazion~ (cl'interèf'erence) d'un n umero più o men? ~onsidere~ole ~1 circoli sociali, dei quali le influenze morali risuonano m lm; l'individuo è una monade armonica e v ivente, che ha per lego-e vit ale e arril.onic·a di mantenersi in equilibrio nel siste:a delle forze sociali interf'érentes. In questo lib ero e progressivo espandersi dell'in~iv,id~~lit~ _consi~te il v ero idea~e m~rale, e non in altro, po1cbe l md1v1duo e la sorgente v ivente dell'enero-ia e la misura dell'ideale. b .. I n conclusione, la moral e corporativa, forma dello spin to è una forma progressiva di moralità. 1\L Barcis lag reo-ario o , . D m enta che siamo degli sr·adicati (déracinés) mentre 11 . onner e il Durkeim c' invitano a prender radice nel suol o della cor-
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« En outre, chaéun d_ e ces groupes sociaux, séparé des au« t:es par les conditions que le particularisent, oppose à ses « nvaux un esprit d'exclnsivisme prompt à dégénérer en for-
« melle hostilité. On sait quelles préventions, parfois meme « quelle animosité combative diviseut certaines corporations, « les castes on classes sociale:;, les par tis pofitiques, !es sectes « religieuses... · « On ne peut appartenir à un de ces mondes sans avoir « tous !es autres contre soi, et, dès qu'on sort d'un cercle « étroit d' adhérents, on n' est entouré que d' ennemis. }> (pp. 129 e 130).
Bisogna considerare su questi due studi, che entrambi furono fatti dopo il processo Dreyfus, che ha interessato tutto il mon do civ.~le, e che ai sociologi è sembrato un eccesso dello spirito di corpo, e quindi sintoD10 di uno dei mali che evidentemente produce l'esercito odierno presso una delle nazioni civili, per il contrasto tra gli interessi di casta e quelli sociali. Non son quindi da considerarsi leo-o-ermente 01:> queste proteste degli scienziati. tanto più che il Palante sostiene ogni suo dato con un'opera letteraria, facendo notare che i mali da lui notati, sono stati già l'oggetto di studi dei più. rinomati scrittori. Quindi ~ r.a.gione potrebbe concludere il Palante, che non egli, ma una intiera letteratura ha giu· dicato e risentito gli eccessi ed i mali ch'egli espone. Potrebbe darsi che questi ma.li e questa lettera.tura non fossero esclusi vi della Francia, cpme, che fossero pitì evidenti in, Francia per un qualsiasi motivo, . ma espressione di una cojdizione di cose comune con tutto il mondo civile. Quindi dedico uno studio allo spirito di corpo qual è nel nostro r egolamento di disciplina, e quale nella vita militare dell'esercito italiano.
III. - Lo spirito lli corpo nel regolamento di cliscipl!na. Lo spirito di corpo, per essere · un sentimento, è di per tinenza pi1ì del costume eh.e della legge, e se forma oggetto d el regolamento di disciplina, è perchè questo reo-olamento è .la legge morale dell'esercito, e per molti riO'uardi: il nostro . . b p10colo Vangelo, la nostra Bibbia. Èd a me dispiace di cominciare questo studio con l'asserire, c~e- se c'è cosa mal definita, è lo spirito di corpo. Una defimz10ne lunga e intrigata che .non s'intende interamente, nè si ritiene (1). Si deve a questo, se interrogando un soldato sullo spirito di corpo, si è quasi certissimi che non lo sa· e ciò significa, che lo stesso ufficiale istruttore è sviato a p~rlare ora di una cosa, ora di un'altra, della definizione e eh e , i soldciti ne traggono poco profitto. Quindi come c;ncetto questo non penetra nel sentimento del soldato. E forse questa inadatta definizione è pure la causa che questo capitolo sia dei meno studiati e . praticiiti, e q uindi forse quello che più differisce tra la teoria e la pratica. Io riassumo quanto sul r egolamento di disciplina riguarda od ha relazione con lo spirito di corpo. A . Paragrafo 34. Lo spirito è un sentimento d'accordo e di unione generato da vincoli di solidarietà di un corpo, i qua,li sono stabiliti da: 1° L'alto scopo comune che ha l'esercito; 2° La necessità d'accordo degli sforzi c~rnuni per conseguire questo alto scopo; (:I.) Io non so ,e questo ,iifetto è imputabile al compilatore del regolamerJLo. o al rego_lamento; ossia, ?e quest'idea fu roca chiara nella mente di chi scrisse quelia ctefì1_11Z ,on_e, o se_venne 1mperfetlamen t.e ep urata dai rrgo lamfnti anteriori. Nel libro nella d~mptina mili.lar_e a,n/,ic(I e mnd_ erna del capitano imperiale Cti'òVZZI SA X~:sr;;, Siena !620, t 10,a1 nna ctctì n1z1ono rlclla. clrsc,plrna amttto simile ìt que lh del nostro re<>o larnen Lo e la seguente spiogazionc della parola solda to: « sol liii e to gl ie /a vittoria, ~Otnll dice' il non~e ste_s.;o. _» Cito a memoria, e scorsi quel libro nei! ·1886 ;·e nella billliote~t militare d~ Nap_olr. M, venne allorn in mente di studiare come le varie cose dei re!!Olarnenti cli disc,p(ma vennero t rasmess0 dai secoli anteriori, e come mo(lilìcate nei va~i eserciti e P_erche. Questo stud io, eh' io reputo impor tantissimo, non feci, nè potrò far io, 01a. Io c~ns,gl,o a gua lcire giovane studioso dell'esercito. -· ·
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3° La comunanza delle fatiche, dei pericoli, degli mfortuni, dei successi;· 4.0 La reciprocitit degli a iuti dati e ricevuti. (Come è facile vedere, qui si dice quello che è lo spirito di corpo, da· che cosa è generato, e da che cosa. è stabilito. Ciò non é definire, ma scompartire, analizzare, onde si potrebbe sostenere che lo spirito di corpo non è definito dal regolamento di disciplina). B. Qualità di questo sentimento sono: 1° esser e più forte in chi è più generoso ; 2° fare estendere l'amor proprio e l'interesse individuale a tutto il corpo, acchè ne derivi che: a ) le glorie e le sventure del corpo diventino proprie; b) ognuno acquisti nobile emulazione e zelo per mantenere intemerato il buon nome, e le onorevoli tradizioni del corpo; . · e) ognuno gareggi per accrescergli riputazione, con le fatiche e col sacrificio di sè. C. Solo con queste qualità v iene ottenuto_la fusione degli animi e dei voleri di tutti i membri di un corpo in un sol animo e in un sol volere, che costituiscono il massimo grado · di forza. D. ,<· Quindi dev'esser somma cura di tutti di educare e « di svolgere quanto più è possibile questo sentimento, per « il quale le molle più potenti dell'umana operosità: « 1° rafforzate nelle parti più elette, « 2° depurate da, ogni elemento troppo personale, « vengano utilizzate a vantaggio d'ogni singolo corpo del« l'esercito e del paese. » (Badisi che la parola elemento qui è impropria, e sta per qi,alità) . E. Paragrafo 39. I militari di uno stesso corpo devono consi19.erarsi come membri di una sola famiglia, quindi: 1° astenersi da tutto ciò ch·e può dispiacere o nuocere; 2° apprezzare lealmente i meriti altrui; 3° porgersi in ogni necessità scambievole assistenza.
F. Paragrafo 40. Gli inferiori si acquistano la benevolenza dei superiori: 1° col vero merito, 2° col coscienzioso adempimento dei loro doveri (che è quanto dire« con la disciplina» stando al paragrafo 3). G. Paragrafo 41. I superiori ricambiano gli inferiori: 1° con la bontà, / 2° con la sollecitud ine paterna per il loro benessere materiale e morale, 3° soccorendo di consigli la minore loro esperienza, 4° prendendo cura della loro salute . . B. Paragrafo 43. Questo sentim ento tra i membri di uno · stesso corpo deve estendersi anche agli altri corpi. l. Paragrafo 32. È dovere d'ogni militare di ·procurare la propria istruzione: 1° per aumentare le forze intellettuali e mora! i ; 2° per ottenere « la più perfetta cognizione dei propri « doveri, non solo militari, ma anche morali. » « È con questà maniera che l'esercito viene ad essere la « vera scuola della nazione. >) L. Para.grafo 55. Il militare deve astenersi dal far debiti, curando i propri impegni, non solo per l'onore individuale, ma per l'onore e l'interesse del corpo a cui appartiene. .NJ. Art. 17. « Sono approvate in genere tutte quelle as· « sociazioni tra ufficiali, che: a) provvedono al benessere l!l.ateriale; b) e al decoro degli ufficiali; e che nello stesso tempo : 1° << conferiscono assai a stringere e a cementare più « saldamente i vincoli sociali tra tutti i membri d'uno stesso « corpo, e tra gli ufficiali in generale ; > 2° « o che servano con l'opera in comune a rendere « più proficua l'istruzione e lo studio. » Così che dal Regolamento di disciplina è considerata ogni cosa che, in quanto a spirito di corpo, riguardi la vita militare, la vita civile, la vita morale, la vita dell'intelletto.
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E non solo non hs. nessuno dei mali lamentati dalla sociologia, ma ad ogni male contrappone un bene, come può risultare assai meglio dal seguente specchio:
nella, vifa intelJettuale clell' esercito.
MALI
BENI
lamenta'ti dalla sociologi a.
voluti dal 1·egolamento di disci'plina.
l. 11 corpo crea una legge d' in· sincerità sociale per dissimulare i suoi dife tti, le sue deboleue, i suoi errori, affi ne di acquistare un'att,it udi ne di supel'iorità ag·li : occhi Yolg ari.
I I. Il corpo esige un'appar enza esteriore ver ottenere la qualtl e lim ina. g li element i deboli, creando un'atmosrera d'intolleranza. II f. Il corpo s'ing erisce della ,•ita privata, ed assoggetta la v ita integrale de ll'individuo.
l , -. Lo spi rito di corpo non do manda qualità eminenti, dis trugge le spontaneità e le energ·ie dell' indiv idn o, richiede la costanza nel1' obbedienza a lla regola, diffida dell' ingeg·no e del tal ento, e stabil isce un livello di mediocrità . V. Lo spirito di corpo è un egoismo collettivo unica.mente .preoccu pato di fini collettivi ai quali sacrifica l'individ uo.
Esser più forte in chi è più generoso, B 1°. Sentire la gloria del corpo come propria, Ba). Acquistare emulazione e zelo per mantenere le tràdi:doni del corpo, B /1). Accrescere la reputazione, B e). Acquistar la benevolenza col vero merito, Il 0 , con la bontà, con la sollecitudine del benessere ma• te riale e morale degli inferiori, (}. Porgersi in ogni necessità scam· bievole assistenza e conforto, E 8. Sono approvate le associazioni che provvedono al benessere materiale, M 1°. Esser più for te in chi è più generoso, B l O • Aumentare le forze intellettu ali e moral i, I 1°. Rendere più proficua l'istruzione e lo studio, Jlf 4. Apprezzare leal mente i meriti altrui. Ottener e la . più perfeHa cogni zione dei doveri mi li t.ari e socia.li, I 2.
Si può quincli concludere, che non solo il nostro Regolamento è perfetto nell'enumerare i doveri, i senti menti e g li effetti dello spirito di corpo, ma li mette in armonia col benessere sociale, tanto da formare in questo campo il vero Vangelo dell'esercito.
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IV. --:- Lo spirito di corpo Queste conclusioni non bastano per asserire che nell'eser-0ito italiano non esiste nessuno dei mali, o degli eccessi lamentati dalla scien za sociale, come non basterebbe a chi volesse far paragoni di criminologia fra due paesi, di ~no il considerare le. deduzioni dalla statistiqa, e dell'altro le in· duzioni fatte dal v angelo; od anche. dell'uno considerare il -0odice penale, dell'altro il vangelo. E, poi che il codice penale è protetto e fatto eseguire dalla forza, mentre il codice morale è protett o e mantenuto dai costumi, importa ~onoscere, quanto nella vita militare, procede analogamente al pre~critto del nostro piccolo vangelo, -die C<}ntiene la legge morale dell'esercito. E siccome la vita è un complesso di attività svariatissime, è bene considera1:la distinta in vita \ ntellettuale, vita economica, vita socic1le, e via dicendo. Ora dunque, io pongo un problema: Dove, ed in qual modo, ciò che di più evangelico e di più benemerito per gli interessi sociali prescrive il nostro re. golamento di d isciplina, è in con tradizione con l'uso e col costume attuale della vita militare? Basta, a miò credere, conoscere queste cose per adot, tarvi il rimedio, o aimeno per presentarsi l'altro problema di mantenere la nostra legge morale int egra il più che sia possibile nella pratica della vita. Su questi due problemi ho studiato io, e son venuto a concl usioni e a deduzioni mie, le quali hanno un debole. Il numero dei dati raccolti è quello fornitomi dalla mia sola esperienza militare, e n on ho cercato nessuna statistica, neanche approssimati va, di alcune tendenze, che bisognereb be sempre conosce1:e dal risultato di fatti determinati, nlll'nerati e analizzati. L 'importanza ' del soggetto merita lo studio più accurato per parte de~li ufficiali studiosi, e propongo col presente
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scritto che molti studiosi si occupino di questi stessi problemi, o per farne argomento di pubblicazioni diverse, che ciascuno potrà poi sintetizzare, o per comunicarceli privatamente, e venir.e alle più certe conclusioni. Intanto -volendo determinare col presente scritto qualcosa di certo, e tendere a preparare un bene; io dico, che non esiste nessun'associazione tra ufficiali, di quelle ammesse dal regolamento, allo scopo di migliorare la cultura degli ufficiali, e la conoscenza dei doveri sociali. Evidentemente questo è un male, che non può durare, senza mettere l'esercito in condizioni d'inferiorità rispetto al suo còmpito, e a quanto la nostra stessa legge morale stabilisce e richiede, perchè l'esercito sia la vera scuola della nazione. Riservo il restante di questo studio all'esame della cultura dell'ufficiale italiano odierno, ma esclusivamente in quanto ha relazione con l'asso·ciazione di ufficiali studiosi che dovrebbe esistere. E vi pren;i.etto una distinzione della cultura: quella che mira all'educazione del soldato, e quella che mira all'educazione dell'ufficiale. Delle due parlerò distintamente. PE!l. L'EDUCAZIONE DEL SOLDATO,
In questi ultimi anni per iniziativa e i~traprendenza del capitano Lo Monaco è comparso un Giornale del Soldato,
"
scritto qua.si esclusivamente da ufficia.li. Io, sempre che ho potuto, sono stato tra i più assidui suoi collaboratori, e per un certo tempo ho esaminato come gli autori ufficiali sapessero surivere con scopo educativo. Se questo g iornale non avesse altro scopo, che di esercitare la cultura educativa dell'ufficiale, sarebbe d\m'importanza grandissima; ma per varie ragioni, non risponde bene a questo scopo. Il direttore del giornale,· a volte è costretto a comporre la maggior parte del giornale, ed anche tutto, (e non è fatica adeguata alla potenza di un solo il far questo continuamente) sicchè d'ordinario, piuttosto che potere scegliere il meglio, deve contentarsi di quello che gli arriva.
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Trovi tra questi scritti per lo più la predica seccante e stiracchiata; ne trovi alcuni, che al di là del titolo e delle parole che si sogliono ripetere- sempre, sono vuoti, come la réclame di certe acque miracolose. Trovi di rado, o la ~pon· taneità che attrae, o l'entusiasmo che solleva. E tutti sanno, che scrivere articoli, o libri per il soldato è d'una difficoltà non lieve. È più. difficile scrivere per i soldati, che per i fanciulli. Ora sentiamo quello che un grande maestro dice dello scrivere per i fanc iulli. « . .. è molto più difficile scrivere un libro per i fanciul4 e pel popolo che non per la gente colta. Si è creduto che per parlare al popolo bastasse presentare parabole, esem pii, racconti, aneddoti, novelle, cioè la parte sensibile dello scibile e non altro, e non fosse sopra tutto necessario una logica nello seri vere. &J questo un errore, e ne ho fatto esperienza io stesso quando nella giovane età, e poi nell'esilio, ho avuto g iovanetti da educare. Prima condizione perchè sì il fanci ullo come l'uomo adulto ritenga quello che legge, è che ci sia un'idea ben chiara come idea dominante, e questa abbia il suo sviluppo logico, <:ioè tutte le parti in cui essa si distribuisce, siano beno analizzate. . Eccellente esempio di quel che dico è la tavola sinottica dov'è un'idea madre ed un'analisi di essa perfetta come logica. Solo a queste cond izioni un'idea entra nell'intelletto e si ritiene nella memoria; quando l'analisi non è ben fatta e non si vede la ragione della distribuzione e della successione delle parti, avete tante idee staccate, cacciate a forza nella mente, da cui fuggono il giorno dopo; perchè, se volete lasciare impronta fissa nella memoria, è necessario l'impronta sia prima nell'intelletto. ' Qui è il difetto capitale di questa forma del Cantù, e nasce dal poco rigore logico del suo intelletto e della mancanza di un'idea madre dominante. Quando c'è l'analisi, egli si distrae, corre appresso all'incidente, ricama intorno ai par-
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ticolari,. e, finito un discorso, n on.potete più trovare l'idea che deve primeggiare come il protagonista d'un quadro. E manca lo sviluppo logico di quell'idea; invece di analizzare e distribuire intorno all'idea principale, patisce di dissipazione in t.orno agli accessori. Non contento di dire una cosa col nome suo, aggiunge un· altro modo, e poi un terzo, e un quarto. Così avviene a chi non ha trovato il modo proprio di dire una cosa, e chi ricorre ai sinonimi, e ripete con .altre parole .la stessa idea, non possiede quest'idea con precisione. Allora, in vece di nomi, avete descrizioni, in vece cli parole proprie, sinonimi; d ifetto cb,e 8nnunzia poca coesione di cervello. )) (Fr. De Sanctis: La letteratura italiana. nel secolo x.rx. Napoli, Morano, 1898, p. 263-4). Notisi ,che tutto ciò il De Sanctis dice a proposito dei libri popolari del Cantù, e paragona i libri esemplari di Beniamino Franklin a quelli del nostro storico. Si può dedurne, · che se un uomo come il Cantù può fallire nella letteratura di questo genere, non è cosa· tanto facile da· poter essere ~ssunta da chiunque . sappia tener la penna in mano. Ho detto che è più difficile di scrivere per i soldati che per i fanciulli; e difatti, chi suri ve per i fa uciul1i sa di seri ver e per ragazzi di un dato sviluppo mentale, come della 2\ della 3' classe elementare, ecc. Ma, d i 42 co.,critti, quest'an no alla mia compagnia, 21 erano analfabeti, dei rimanenti 21: 2 avevano fatto la quint~ clas~e; 2 là quarta ; 4 la terza, 5 la,seconda; 8 la prima. Questo è uuo dei èasi più fortunati; normalmente gli analfabeti sono in maggioranza. Se io mi metto a surivere per i soldati, a chi di loro devo pensare? Tre an ni or sono il Ministero delb guerra proclamò il concorso d'un manuale d'agraria adattato alla cL1ltura media del soldato. Io sfido i matematici a trovarmi la 'media della cultura dei 42 ultimi coscritti della mia com. pagma. I n quanto a me so, che una diecina erano in grado di capire poche righe, e d i ubbidire all'ordine che vi fosse scritto, e solo due o tre potevano leggere un'intiera pagina comprendendola, e r ipo_tendone le idee principali.
Dunque il libro si può scrivere per i primi, e in questo caso _d ovrebbe essere d'un' aridità grandissima. Non esisterebbe nessun libro, se t utti i lettori foss ero di quella levatura. O · si può scrivere per i secondi, ed in questo caso varrà per un numero esiguo dei soldati dell'esercito. Meglio però sarà sempre una cosa utile a pochi, di un'altra inutile a tutti. Inoltre, suppo'.:liamo pure che la media della cultura del soldato sia quello della 2• elementare. Io domando qaale libro esisterebbe per la 2" elementare, se nessun maestro lo spiegasse, facilitandone l'uso? Chi sapre_bbe qualcosa, se nessuno insegnasse ? E a che servirebbero i maestri, e i professori, e le scuole, se basta,sero i libri? Dunque fortunatam ente l'impresa non è tanto disperata quantò dai predetti ·dati potrebbe sembrare, perchè, se tu parli all'analfabeta ti comprende, e guai se non fosse! .Sicchè fare un libro per i soldat i, si riduce a farlo tale, che, letto loro da uno che sappia legger bene, possa essere compreso. E se fosse adottato questo criterio nel giudicar,3 dei libri che si presentano ai concorsi banditi dal Ministero, si avrebbero dei buoni libri, e che sarebbero utilissimi, se non altro, a far comprendere agli analfabeti di quale importanza sia il saper leggere. Prendendo come base la scarsa cultura del soldato italiano, e il poco sviluppo della su,a attenzi one; i discorsi che un istruttore od educatore voglia fare ai soldati devono avere un'arte speciale. Quest'arte deve mirare ad attrarre la loro attenzione. E siccome la fantasì.a e l'immaginazione sono pur poderose nelle menti infantili e di poco sviluppo, i soldati devono essere attratti da immagini belle, da racconti di fatti belli, da esempi belli, da risultati belli raggiunti da altri soldati prima di loro, e dall'infonder loro la persuasione che tutto quello che vorranno di bello potranno fare ; e così :;;viluppare man mano i suoi concetti. Dunque lo scrivere per il soldato si riduce in primo luogo a parlar bene, e poi a scrivere come si è parlato. Su quest'arte ho studiato, e con questo metodo ho scritto una buona parte dei miei « articoli »' sul Gio1·nale del soldato, i quali con
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poche modificazioni riunirei, se un libro del soldato d ovessi far io (1). , I principii da ma adottati nell'educazione delle reclute, e i quali mi han dato sempre un soddifacente risultato, sono i seguenti: Non parlar mai più di 20 minuti, specialmente al prin~ cipio, pere;hè l'attenzione del soldato non è ed ucata, e subito si stanca e si distrae. Fare le istruzioni teoriche di buon mattino, prima che qualunque altro esercizio stanchi la mente. Preparare in vari discorsi lo sviluppo dei sentimenti complessi. Fondarsi più sulla fantasia e sull'immaginazione che sull'intelligenza, quindi raccontar fatti. belli e brillanti esempi. Parlare sempre all'aria aperta, in un luogo possibilmente delizioso fuori della caserma. Lasciare che dopo il d iscorso del capitano gl' istruttori facciano le classi e interroghino su ciò che g li uditori hanno capito, per spiegare e ripetere a modo loro le parti non comprese, o non ritenute. · Il soldato man mano che la sua mente si apre a nuovi concetti, gioisce di veder collocata la sua maire nel novero di tutte le madrì d'Italia, e di sentir sè stesso difem;ore e tutore di un popolo e di tanti affetti; acquista stima della mente e del cuore del suo capitano; immagina U:n'armonia tra la gerarchia e il valore in~ellettuale e morale de' suoi -superiori. E tutte queste cose sono fattori tanto qella disciplina che dello spirito di corpo. Ritornando al Giornale del saldalo, bisogna r ico11oscerlo un buon t entativo, che potrebbe supplire all a mancanza di un libro per il soldato, e presentare i vantaggi propri della -cooperazione continuata e progressiva. Ma questo Giornale non può prosperare, perchè pochi soldati sanno leggere, e perchè pochi ufficiali sanno scrivere per il soldato. Quest'arte di seri vere per il soldato non viene coltivata, ed ha bisogno di uno studio speciale e profondo, a segno, (lJ Vedine, per saggio i muneii 30 e 33 ctel 1900 nei qt{ali ò tr11ttato dello Spirito .di corpo.
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ohe chi è capace di scrivere su qualunque argomento per il soldato, esce dalla mediocrità degli scrittori ordinari. E, appunto p.er questo, anche chi potrebbe farlo, ha tutt'altre attrattive che di scrivere sopra un giornale, chè è pochisaimo letto nelle caserme, e che non gli dà le soddisfazioni e i vantaggi che studiando si prefisse di conseguire. Per rimediare a questo inconveniente io vedo due vie. U na è quella d'invogliar e l'ufficiale (con premi almeno adeguati a quelli delle gare sportive, e possibilmente con li- • cenze all'estero, od anche nei centri' piµ. intellettuali d'Italia) a studi più estesi e profondi di letteratura, per modo, che diversi in un reggimento, e possibilmente tutti fossero in wado di raccogliere i fatti più belli che accadono d'ordinario. E presumibile, che in tutt' Italia n e accadano settimanalmente abbastanza per farne un giornale educativo per il soldato. E sarebbe un bello stimolo per il soldato il sapere, che gli atti magnanimi fossero conosciuti da tutto l'esercito. Nello stesso tempo ciò sopprimerebbe tntti quei parti faI.Lt astici e stiracchiati, immaginati per venire alle solite con· elusioni, e che si possouo parag0uare ai quadri dei . pittori meno che mediocri (ossia dei n on pittori) nei quali le figu r e non hanno prospettiva, nè verità, nè bellezza alcuna, se non in quel che. manca, e che forse restò nella fer vida immaginazione dell'autore, pari a quella infantile che abbellisce esaltando tante cose insign ificanti o brutte per sè stesse. Quest~ via dunque mena a far collezione ed arte dei fatti che accadono di ord inario nel~a. vi ta militare; e induce ad approfondire rosser vazione e , a perfezionare il gusto · per cogliere il bello della vita, ossia la poesia, nel senso già esplicato. Soprattutto mena ad educare, nella fede, che il bello è il vero, in ciò che ha u n'espressioc.e concreta di · forza e di virtù nei fat ti ordinari della vita, e che non è una larvata fantasia d'inetto artista. E mèna a vedere che, se_Dante è il supremo poeta nazionale, è per aver fatta scienza ed a,:te d'un gran numero di fa tti, di vizi e di virtù: e per aver coordinata quella scienza e quell'arte ai supremi destini dell' uomo, e alla missione della civiltà italiana.
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L'altra via, che non esclude la prima, è d'intendera il còmpito assunto con la necessaria larghezza di vedute, che naturalmente presenta; e non soffocandola sin dal nascere con restrizioni inopportune. Volete scrivere per il soldato ? Benissimo! P er mettetemi una domanda: Chi è il soldato italiano? Se ve ne uscite a dire, che è la media aritmetica della cultura è delÌ' intelligenza degl' iscritti, io rispondo che nessun giornale è possibile, per questa media astratta, c~e non esiste. Ma osservo da parte mia, che è soldato tanto 11 0ontadino, che l'artefice, lo studente e il laureato, i quali non devono essere esclusi dallo scopo del giornale. Jo non dico, che si debba s~r ivere per i dottori in legge, 0 per altri studenti, ma bisogna p~·o~urre per ogni_ soldato qualcosa di utile e di attraen~e ms1e~e, che r~s1sta alla critica, e che imponga l'attenzione e 1 approvazione, . no~ solo dei più colti soldati, ma ~i ogni _lettore. che :7o~l~a nflettere sullo scopo da consegmre e sui mezzi usat:.i. l 10ducendo cose degne di esser lette dal s"oldat(). intelligen( e e colto, è molto facile che questi con !t1. lode, o con l'esort~zione invoglierà l'analfabeta ad imparare a leggere; ma seri: vendo per l'analfabeta, questi al massimo vedrà le incisioni e i pupazzetti, e non andrà da nessuno a fa~si legge~ qualcosa sènz'esser compatito e beffato. In c,gm caso bisogna mir~re a produrre un'utilità ; ed alcun~ utili~à, sta~no _sol~ nella mente di chi vede le cose a guisa dei fancmlh ne1 . loro sforzi d'imitazione, e nella loro prodigiosa -immaginazione. In ultima analisi i libri ed i giornali che s i vogliono fare per il soldato, devono esse~ _tali da ess~r commenta~i dai loro educatori norma.li. Not1s1 a questo riguardo che 1 manuali per gli allievi caporali, non perc~è si_eno fa_tti benis~ simo, ma perehè sono commentati, spiegat.1 ed msegna~1, servono allo scopo. E potrebbero esser fatti anche megho. Se i capitani sapessero che nel Giornale de l ~oldato, un~ volta per settimana è ~ma bella cosa, ~a es~ere mse~nata ai loro soldati; nella settimana, tra un 1struz1one e 1 altra, o almeno nella domenica riunirebbero i soldati, e parlerebbero
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di quel fatto. Basterebbe, mi diceva il direttore del giornale, che gli ufficiali comprassero il g iornale e lo dessero all'attendente, per farlo prosperare. Ciò invoglierebbe molti altri a leggerlo. Dunque? Bisogna che in qualche niodo il giornale sia fatto per gli edncatori, -per l'ufficiale; bisogna cioè, che svolga il suo programma. in quel modo ampio, che richiede un giornale militare educativo. E, se questo scopo è lodevole, come io fer mamente credo, va incoraggiato e favorito, non pure dalle supreme autorità, che da t utLi g li ufficiali dell'esercito.
LA
OU f,TURA E J;EDUOAZ[ONE DELT/UFFJCIALE.
Premetto a questo studio alcune osservazioni fatto da uno scrittore tedesco, sul tema : Il popolo italiano e il suo ca1·allere. Ai versi del Tasso : Al la vir tu latina
O nulla manca, o sol la discipli na
fa. seguire questo comment,o : << Difatti l' italiano e un sol« dato impareggiabile dove si tnitti di mostrare il valore in« dividuale; splendido nella lotta a corpo a corpo, abilissimo « schermitore. Ma così in guerra come in pace egli uou sa « rinunzia.re alla propria personalità in maniera da agevolare, « il raggiungimento degli scopi comuni. •r ntti vogliono esser« capi, mettersi in evidenza, farsi senti re ». (1) Noi dobbiamo es,;er g rati a chi ci mostra i nostri difetti,. e su qnesta brama di volere esiier capi, e del sentimento del valore individuale, le cause sono da vedersi specialmentenelle condizioni dell' Italia del medio evo sino alla sua redenzione : sempre assalita dai barbari, e sempre in lotta coi suoi invasori. D'altra parte, seuz:.t di queste qualità italianenon sarebbe il Rinascimento delle arti e delle scienze, e il mondo starebbe ancora sepolto nel medio evo. Dunque anche un tal difetto ha prodotto un bene, o, parlando propriamente,., (I) Vedi Mllleru11, 1/ivistn delle 1·iviste, 28 gor111aio l900. 77 -
A~NO XLVII .
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questa qualità se produce un bene è una virtù, e se prod uce un male è un vizio . Non è in sè stessa virtù, nè vizio, se non considerata per riguardo· a qualche esigenza. Ed io· voglio considerarla per riguardo all'esigenza della cultura milita re. Il nostro regolamento d i disci plina riconosce che questa qualità è u n difetto, e tende a sopprimerla creando _vincol_i di solidarietà tra gli ufficiali di uno stesso corpo, 1 quali , devono generare il sentimento .d'accordo e d'unione, che chiama spirito di corpo. E prescrive: « Quindi dev' essere « somma cura di tutti di educare e di svolgere quanto più « è possibile questo sentimento, per il quale · le molle più « potenti dell' umana operosità, rafforzate nelle parti più ~< elette, e depurate da ogni elemento troppo personale, ven« o·ono u tilizzate a vantaggio d'ogni singolo corpo, dell'e« ;ercito e del paese. >> Ed, oltre ad indioare i' doveri della cult ura degli ufficiali, · approva le associazioni, che servono ,c on l'opera in comune a rendere più.. proficua l'istruzione e lo studio. Ma, con tutte queste belle cose, esiste oggi una letteratura militare? Prima di tutto che cosa dobbiamo intendere per letteratura? Non pretendo d'insegnarlo io, ma estimo necessario di af. fermare qualcos1:1i generalmente ammessa, od ammissibile, per stabilire un' identità di linguaggio col lettore. Identità, non solo necessarissima per i matematici, ed alla qmile si deve tutto il merito delle scienze esatte, ma voluta, e dagli scienziati e dai filosofi, i quali, per venire a deduzioni chiare e certe, stabiliscono caso per caso che cosa si v uole o debba intendere con una data lettera, parola, od espressione. . Quindi dico, che per letteratura io intendo in questo scritto un contenuto ed un contenente. Il contenuto è l'espressione di una vita, o presa nel suo complesso, o in qualcuna delle sue tendenze, o considerata in una parte dei ,moi bisogni. Il contenente è la conoscenza della lingua che si usa, e l'arte d i usarla, senza stancare il lettore con lo stento e la fatica,
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che s'incontrano in chi non ha stentato e faticato per impt:t.dronirsi d(:}ll.a lingua e del soggetto che tr.atta ; in altri ter mini; è lo stile, che incide nell'animo, come lo stile antico incideva sulla pietra o sul bronzo. E poi che è sempre la vita l'oggetto d'ogni letteratura, devono essere le due cose compenetrate come il corpo e l'an ima. E, come l'anima è l'armo:iia delle d i verse attitudini e facoltà fisi ologiche, così la letteratura, per vivere animata, deve esprimere la vita nel suo comple·sso e nella sua a rmonia. In sostanza la letteratura deve riprodurre la vita con arte, e deve vivere, influire, modificare, modificarsi con tutto l.'ambiente. I libri non si fanno per le biblioteche, ma per m uovere idee, sent imenti, uomini e cose. A me non pare degna del nome di 'opera letteraria quella che è fatta per rimanere inefficace, anche se elevatissima; come non sarebbe utile al consorzio umano quell'uomo, che pur essendo perfetto, non usasse mai con nessun u omo, neanche indirettamente mediante l'opera sua. D i qui emerge che una letteratura abbisogna non solo degli autori, ma dei lettori. Perchè, dove non sono lettori, qualunq \le opera letteraria è in utile, mentre dove sono lettori, sono sempre autori. E che cosa dobbiamo intender e per letteratura m.ilitare? Fatta da militari? O su cose militari? Questa d istinzione è necessaria? Importa fors e sa pere che il Machiavelli n on fu nÌilitare, per escludere · i suoi seri tti. L'arte della guerra ed i Discorsi dalla letteratura militare? In primo luogo è a notare se, nel senso premesso, g li scritti del Machiavelli sonò letterntura·, o più propriamente scienza od arte di una delle tante suddivisioni dello scibile umano, e pertinenti alla guerra. Ed, ammesso che sia letteratura, per avere egli t rattato di unà disciplina g uerresca, e quindi di un bisogno militare, bisogna considerare, che un g iorno, al campo di Giovanni dalle Bande Nere, volendo eseguire qualcuno dei movimenti da lui e::icogitat i, non ne seppe venire a capo, finchè il guerriero, vedendo già trascorsa una mattinata, prese il comando, e con nulla mostrò in atto al segretario fiorentino le manovre tanto da lui meditate.
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m ilitare, che ceroni e n-i.igliori le idee e i sentimenti dei qual\ i mil itari devono nutrirsi, n on esiste., con tutto che tra . g li autori militari sono dei veri letterati. E perchè? Per molte ragioni. In. primo luogo il livello di cultura medio dell'ufficiale degli eserciti che si. sono fusi in quello della redenta Italia (ossia di quelli che han compiuto il g ran fatto del secolo scorso) era assai basso. Si potrebbe dire : è segno che non è indispensabile una grande cultura. È i nvece segno, che in quei tempi non si poteva procurare, ,e che altri b isogni prepara\'an o Ù carattere e l'educazione . militare. Oggi si è considerevolmente el.evato questo livello, ma è quasi tutta cultura tecnica, ed è a notare che il contrasto tra le due generazioni ha lasciato nell'esercito, se non proprio il disprezzo per Io studio e per gli studiosi, una compassionevole tolleranza. I libri non sono letti, e la cultL1ra dell'ufficiale n on è stimolata, nè incoraggiata da premi, o <laUa semplice lode. Mentre i ·regolamenti hanno premi per tutte le gare sportive, non v'è un premio per la cultura, non vi son gare, non v'è palestra per l'ingegno e per l'arte dei militari i taliani, nella patria de/l'arte! Oh perché?
Ah p otesse avere avuta l' Italia congiunta la mente del :M:a·chiavelli al braccio di Giovanni dalle Bande Nere! Qual diverso destino sarebbe stato quello d'Italia e del mondo 1 Ma, se · qualcosa della vita militare non basta che sia conosciuta per spaculazione, neanche da un :Machiavelli, ed esige di essere vissuta, domanda l'esperienza, e vuol.e sgorgare dall'esperienza più che dalla speculazione ; si· deve pretendere, che la letteratura militare sia prodotta da chi ha esperienza e dottrina delle cose che tratta, e che fa grandi lE\ opere dei sommi guerrieri, i quali foron filosofi, o discepbli di _sommi fi losofi. Senza di che si rischierebbe di andare incontro a quell'eccesso, che ci v ien tramandato dall'aneddoto di Annibale, quando un. :filosofo greco volendo filosofargli della guerra, quel grande gli rispose : Io la guerra la so fare . . Ma, se questa restrizione _n on venisse accettata, siccome non è sostanziale per sè medesin:ia, e deve anzi il guerriero da tutte le scienze, e da tutte le cose trar profitto, io modifico nel seguente modo l~, domanda, che è l'oggetto principale del presente studio : L'esercito della redenta Italia ha prodotto una letteratura militare quale affermazione del grande fatto co~piutosi in Italia n el passato secolo_? · Vediamolo . Esiste un'opera odierna di lett~ratura milit,are italiana? Ne esistono certamente, e 1~ bi blioteche militari n on sono piene soltanto di libri stranieri, e tra i nostri autori abbiamo un Marselli, un Fogliani, insieme a moltis::iir.ai autori p regievolissi mi, da qua.lcuno dei quali è da aspettarsi che. il complesso dell'opera rimanga u n o dei bei segni del no;tro tempo. · Queste opere ;;ono divulgate e conosciute nell' esercito, a selYno di esercitare una vera influenza nelle opinioni, nella cnl!i~ra, nel carattere e n elle azioni ctell'ufficiale? Quali ide~, per esempio. son riconosciute proprie del Marselli, e vivono nel pensiero militare italiano odierno? Quale arte, per un a lt ro esempio, affermò il D e Amicis, o il tal altro? · Esistono sufficient i biblioteche militari, ma chi pon mano ad elle? E si p uò dire, che una letteratura propriamente
Le cause, a me sembrano due. Una è, che le tradizioni d ell'esercito vivono molto lungamente, la qualcosa è per l o più un bene, ma in questo caso h a perpetuato u n male, che rimonta à.l medio evo, quando bastava che il g uerriero fosse destro di mano, agile e forte ; e t utte le · altre occupazioni sembravano ozio è mollezza, in confronto di quelle che si richiedevano per rendere invitto un cavaliere. Questo fu vero in quei tempi, con quel modo di combattere, quando prevaleva la fo rza ed il valor e personale, ma non è vero da quando le armi, gli eserciti colossali, la strategia e la tattica r ichiesero tutto Io sviluppo delle facoltà umane. L'altra causa a ma sembra l'egemonia napoleonica. E siccome questa potrà sembrare u na bizz.a rra veduta da pigmeo, di quelli, che, saliti sulle spalle del gigante gli battono il capo nel1'esaltazione di veder più di lui, n e parlerò diffusamente, ),
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tanto più, perchè mi darà modo di stabifoe quale sarà il preferibile tra un doppio indirizzo da dar e alla coltura del1' ufficiale, e, con argomenti di reputati guerrieri e scrittori, mi sarà dato di mostrare il germe d i alcuni errori generalmente .d iffus i. Il sublime genio guerresco di Napoleone, degno d i essere annoverato tra g li eroi del Carlyle per la grandezza de'lla sua mente, fo poi per la sconfinata ambizione così amante d'ogni adulaz1one, e sprezzatore della s incerità e di tante virr,u vere, che dal medesimo Carlyle fo paragonato a Càgliostr o. Il suo occhio d'aquila mirò sempre all'utile ed al successo, e tanto ottimo uso · seppe fare di quanto meglio trovò preparato dalla storia, che quale g uerriero restò, coi precetti e con l'opera, maestro impareggiato, e forse impareggiabile. Non così quale sovrano, e qmde g rande attore del progresso · umano, egli che tanto bene avrebbe potuto fare, con la sconfinata potenza che così di rado ha un uomo sulle cose del mondo. S i legge nella sua corrispondenza., c:;he egli non volle che g li studi superiori della gioventù avessero un professore di lettere, perchè « il n'établit r ien « di positif en fait de règles; il ne. vous apprend que ce « qne l'on apprend au collège; et, lui-mème, professat-il « pendant quaril.nte ans, n'eu saurait pas davantage le dernier « jour que la première année. » (1) E volle, che g li ufficiali sapessero della patria letteratura quanto bastasse per esporr e con chiarezza le loro idee. Ciò naturalmente, perchè tanto ne sapeva egli stesso, ma non considerò, che per esporre le idee, in primo l uogo bisogna averle, e che la più cl'ifficile maniera per acquistarle, e che non seppe insegnare egli stesso, è quella di essere un Napoleone. Oltre a che, pure essendo un Napoleone, qualcuna delle sue idee, come quella cennata, fu falsa, e quindi il sapere esporre le idee neanche basta; del che pare che acquistasse coscienza, quando sulla nave che lo conduceva a Saut' E lena consig liò 8,11' ufficiaìe inglese Io studio delle poesie d i Ossian, e della letteratura. (I) Conespondance de N. Pari, , lS6!r., Xv, p. 105.
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Il Demoliils, sociologo ed educatore dei primissimi in !'rancia, nella sua oper a A qu,oi tient la superiori/e df'S Anglo-Sa:.cons incolpa il sistema napoleonico dei difett i della cultura, e dell'educazione francese, che rendono il giovane stanco ; preoccupato di dar la caccia agli impieghi per assicurar la vita e la rend ita; e per limitare la famiglia. Questa maniera d'intendere lo stud io e la vita non è esclusivo della Francia e di Napoleone, ma non è propria d i t utti i grandi uomini. Da contrapporre al grande imperatore, è l'esempio grandissimo di Federico II d i P russia, degno della riconoscenza di tutta l'umanità, al quale, oltre che molto devono la Prussia e i tempi moderni, moltissimo doveva lo stesso Napoleone di cui fu il più autorevole maestro di ~mse guerresche. Occu pazione degnissima di un Plutarco dell'avvenire sarà il parallelo tra questi due grandi. Certo in quanto al folgore del genio e alla rapidità del successo immediato, la prevalenza spetterà a Napoleone; ma in quanto a grnudezza d'animo, Federico II ha pochi esemplari nella storia. Un bellissimo studio, del quale ogni ufficiale deve far tesoro (specialmente quelli che aspirano, mediante la pertinace indefessità della mente a formarsi una autoeducazione) su lla vita, le idee e i sentimenti di questo g rande, trovasi nel 'l'omo III del 1877 cli qt.1esta stessa Rivista niilitare, e porta l'umile firma di un X . Questo X, se io ho sufficiente perspicacia per riconoscere i miei maestri,. è Tancredi Fogliani. Il Fogliani, maestro del g iovane esercito italiano, forse sarà più onorato e valutato. dalla posterità, che dai contemporanei, perchè l'opera sua fu dedicata a giovani incapaci di ammirare la sua grande dottrina, o restò anonima, come forse il meglio d i quanto abbiamo nel nostro regolamento di disciplina. Da questo suo studio sul Re di Prussia s'impar a che « il pensiero costante (dj Federico) Dominator di sua profonda ment e (1)
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Il pensiero dominante.
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fu di prendersi per modello quanti mai vi furono di grandi uomini, e ricavando dai loro caratteri tutto che può entrare .a formarne uno solo, travagliarsi sinceramente a formarsi il suo» p. 82. Il 15 nov. 1737 Federico scriveva : « Per quanto mi riguarda io studio con tutte le mie forze; e fo ogni mio :q:iotere per acquistare le cognizioni che mi sono necessarie per ·adempire degnamente t utte le cose che possono essere di mia attribuzione; infine io lavoro a rendermi migliore, e à riempirmi la mente d i tutto che l'antichità e i tempi moderni ci forniscono di illustri esempi. » E il 21 marzo 1738: « Quanto alla mia mente io la coltivo ,quanto mi è possibile. Io vorrei, se si potesse, farne una terra .ben fertile e ben seminata d. ogni sorta di buone cose, a:ffinchè potessero poi germogliare a tempo e luogo, e portare i frutti ohe se ne può aspettare. » E il 10 febbraio 1738 : « Io sono seppellito più che mai nei libri. R incorro il tempo che così sconsideratamente ho perduto nella mia g iovinezza, e vado .ammassando per quanto posso, una buona prov,;ista di co.gnizioni e di verità. » S icchè, esaminando le occupazioni d i due menti d i sovrani, l'una intesa a cogliere le voluttà dell'ambizione e le verità da sfruttare, l'altra a ingigantire 1' anima di propositi nobili ; l' una a trovar l'utile nelle cose, l'altra a formarsi una .a uto~ducazione che lo conforti e lo sos tenga nella prova della ·vita di Re, si potrebbe dedurre a pr·iori da quale dei ,d ue si possa produrre un'opera che resti monumento in.crollabile di g randezza civile, dato .pure che l'una mente -sia secoudata da tutti i favori dell.a fortuna, e l'altra avversata persistent·e mente da forze contrarie. Ma specialmente -è a cogliere u n'illusione di Napoleone, il quale, con l' in.discutibile suo genio, dallo studio delle matematiche trasse la convinzione che quelle potessero averglielo sviluppato, e -diede a questo studio un'importanza eccessiva. Nessuno vorrà negare la grande importanza di queste scienze, alle -quali tanto devono i progressi civili, ma nessuno potrebbe sostenere, che le matematiche, da sole, abbiano un'efficacia -educativa sufficiente a tutte le at titudini e i bisogni della
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vita. -I pi1\ illustri matematici non furono esolusivamente formulatori o indagatori d i verità astratte, ma innovatori nelle seienze o fi losofi; come Ar chimede, Galileo, Newton, Laplace. Per contrario, con tutto che F ederico dalla dispo ,tica autorità del padre fosse stato obbligato da giovane a disprezzar e gli studi classici, egli con la speciale tempra ,dell'anima sua, ne mantenne siffatto amore, che n iente è più bello del vedere questo sovrano, alla vigilia delle più decisive battaglie, t ratténersi coi suoi classici, come per uniformar l'anima sna a quella degli eroi antichi, e comporre scritti e versi per trovare l'armonia e la pace tra l'anima umana e le bellezze dell'universo. Bellezze ch'egli comprendeva nel pen· siero e nell'arte dei poeti sul momento d i farsi il principale .attore dì quei grançliosi drammi di guerra, nei quali condu·Ceva un piccolo esercito a trionfare di numerosi eserciti ,coalizzati. Sicchè, dovendo g iudicare tra due colture. da dare all'uffi-ciale, una delle quali sia esclusivamente la tecnica, o napoleonica, l'altra classica come quella di Federico; si può esser .certi, che il tecnicismo può produrre la sola abilità dell'ope·r aio meccanico, l'istruzione pura e semplice, mentre la col·tura classica fornirà' essen,:;ia lmente l'educazione, la vera essenza deUa <lisci plina. E quindi la vecchia distinzione tra le .armi dotte e quelle d i linea, non è a favore delle prime, se ·esse limitano la scuola all' istruzione, e le altre ne preten-clono l'ediicazione. Su di che io d ico, che in quanto ad istru. zione nessuna scuola fa i genii, e tutti coloro che si segna. lano nelle scienze e nelle arti, lo devono in gran parte ai principii avuti dai maestri, ma specialmente lo devono ai loro sforzi persisten temente vir ili. In quanto ad educazione ,è generale il lamento che la scnola non ednca, e non è nuova 'l'accusa a N~poleone, di non aver compreso il ver o indirizzo della scuola. Questo g rande che, come tutti sanno, era uffi ciale di artiglieria, per giungere ai supremi voli ai quali lo :spingeva la sua ambizione, fo bene accorto dj contrariare q uanto fecerò e gli consigliarono i eompagni, e volle passare generale di fanteria. Se questo gli permise di diventare im-
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LO SPlltlTO Dl CORPO 1222 peratore e di compiere una delle più grandi epopee della, storia, non potè impedirgli la s_ua immensa rovina e del sno sistema. Egli non arrivò a conseguire l'armonia dei diversi elementi della grandezza dei popoli, e se con acume matematico formulò, che nella guerra concorrono tre quarti di fat tori morali; e che nelle cose della vita si deve far uso di due terzi di calcolo e d'un terzo d'audacia, perchè aumentando il calcolo si è vili, aumenta.udo l'audacia si è temerari, egli abusò· di audacia specialmente nella preparazione· di quella forza morale con la quale si vince in guerra e si vive in pace. Se ' quindi dobbiamo creder e al Wellington, sosterremo che a '\Vaterloo vinse la scuola. Quale scuola? Quella inglese, o quella di Federico, che sospinse Blùcher sul campo oprando un prodigio di volontà? Fu la scuola delreducazioue contro, quella del tecnicismo. Fu scuola di sentimenti, non d' idee edi formule, scuola di carattere, non di ambizione, scuola di volontà tenace, non di entusiasmi effimeri. In una parola, la.. scuola v incitrice nel mondo fu sempre la disciplina. La di-sciplina è sviluppo, perfezione, e coesione di forze umane.
E qnesto fia suggel che o~n'. uomo sg·anuì.
Ora, se dobbiamo vedere dalle riviste militari il segno della, nostra cultura militare, o dobbiamo convenire che versa su cognizioni tecniche, o che, seppure esprime sentimenti e bisogni della vita militare, rarissimamente merita il nome di produzione letteraria, in quanto a magistero o a naturalezza di stile, e soprattutto in quanto a quella profondità di dottrina, che per bene dell'esercito i più idonei ufficiali dovrebbero avere per regola, non per eccezione, ossia in quanto. a quel contenente o quel contenuto che ho inteso per letteratura. Eppure tutti sanno, che la letteratura è la disciplina più degna del guerriero, e disciplina, in sostanza (che è diventato sinonimo di sentimento militare del dovere, della persistenza, del sacrificio, e persino del martirio che mena
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all'eroismo) significa appunto dottrina; e fu por tato da tutta l'opera romana a que:st' identità di significato. .M:a non ancora quest'opera classica dei Latini, disgregata dai barbari, . fu r eintegrata da.Ha redenta Italia, e questo è il còm pito e la missione dell'esercito, come è voluta dal regolamento di disciplina, perchè l'esercito sia la vera scuola della nazione. Oggi si leggono elegie ed odi sdolcinate di giovani militari, che elemosinano approvazioni di ignote lettrici e di ipotetici lettori sui giornalucoli; ed io vedo con pena tante energie vanire n~ll'esagerare i difetti di autori di moda, e non pensare a quello che essi sono e che essi vogliono : a dare un'espressione di quello che l'esercito vuole e vuol essere. E se qualche raro ardimentoso oggi tenta di far vivere una nuova manifestaz ione letteraria militare in Italia, come, a mo' d'esempio, Fabio Ranzi, deve rimaner solo, ed uscir dal suo ardimento assai danneggiato: E certi individui ufficiali, che posseggono energie ip.tellettuali rarissime, trovano sempre la convenienza di abbandonare l'esei·cito, di procurarsi una cattedra, un titolo, un esercizio qualunque della loro attività, per non morire di asfissia n ell'esercito. Precisamente come, se di questi uomini dovesse per necessità l'esercito a.n dar privo, e fosse proposito il purgarsene. Per modoche i giovani i quali hanno volontà ed attiiudiui per lo studio, si disperdono e si stancano, solitari, in visioni che non ragraggiungono, nè seguitano persistentemente. E niente sorge, in questo campo, pari alla gloria dell'Italia, ed all'amor di patria dell'esercito italia;no. 'rutto questo è contrario al regolamento di disciplina, ed è tempo che i nostri uffi0iali propongano qualcosa che sia. degna della loro missione, e della redenta Italia. Bisogna anzitutto riconoscere, che nessuno dei nostri istituti militari mette l'allievo in grado di comprendere, .e tanto meno di adempiere questo dovere di consorzio intellettuale tra gli ufficia]i, del quale la letteratura è l'anima. Non è mai sorto un lamento di questo difetto, e non è statoavvertito, se non dai solitari ardimentosi, che coi loro sforzi
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fallit.i han conseguito quel pessimismo che fa reputare inutile o~ni ardimento su questo campo. Possono questi ardiment;i giungere sino al supremo grado di disinteresse, e ·dire: « Forse il mio ardimento era orgoglio, e il mio amore « per l'esercito e per la patria mi fu giudicato amore di ·« me stesso e vanità di mettermi in mostra. In questo caso ·« ben mi sta Io non ho meriti sufficienti neanche per mo« strare la sincerità del mio amore ». ìvia quando 9.uesto lamento degli autori è persistente, è l'espressione d'un fatt o che merita d'essere studiato e rimediato. Ògni fatto d i questa natura si produce . per forza di pro· positi più che di leggi. Le leggi possono frenare, stimolare, ,e regolare certi interessi, non crearli._Nello stesso modo che ness una legge farebbe uno studioso di chi non è portato allo studio, nessun'altra vieterà di studiare a chi ha questa passione. Possono le contrarietà render martiri · i fidenti e .gli amatori, ma non potranno mai distruggere l'amore e la ·fede; e noi, :figli della patria dei più gloriosi martiri della religione e della libertà, abbiamo dal retaggio dei nostri padl'i, la missione che r,' induce a far disciplina e religione -delle difficoltà e del martirio. Cominciamo a proclamare un consorzio libero è volontario tra tutti g li studiosi dell'esercito. Riuniamoci, conosciamoci. . In questi ultimi anni ' abbiamo visto succedersi congressi a cono-ressi. Lasciando riposare l'atimologia della parola, -che st converrebbe più a partiti belligeranti, e quindi all'esercito ; considerando lo scopo e i risultati di questi con · · .gressi, è a dire, che utilissimi sarebbero, se .fatti tra gli ufficiali studiosi d'ogni grado ed arma, senza che ne parlassero i giornali, a solo scopo di conoscersi, di presentarsi ciagcuno con un programma a sè, di espr imerli tutti, di ·farne uno solo, di seguirlo concordemente, mantenendosi in relazione, · ecc. ecc. Sarebbe certamen.te desiderabile che q ueste riunioni fossero favor ite ed incoraggiate, o dal ministero, o meglio an-c ora, dall'intero esercito. Ma chi pretende ocl aspetta tutte
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le r isorse e tutti i favori per potere osare qualcosa, cerca,. pretesti per nulla 03are, e, mentre dimostra d i essere inetto ad ogni prova che domandi fede nella propria missione, e volontà latina nel mandarla in atto, se ne conforta nell'in-· colpare tutt'altri che sè, come la volpe con l'uva. Quindi, se ciò, per un dato stato di cose,. che appunto si vuol modificare, non può essere; deve concorrere a migliorare questostato di cose ogni studioso cli quelli che hanno una religione dell'avvenire, i quali t utti, se pronti persino ad eroismi di costanza, saprnnno bene trovare la via di fare gli sforzi ed i sacrifici, che possono stare a pari · dell'ardimento e del1' eroismo doi nostri padri latini, e dei redentori d'Italia. E siccome questo studio è diretto a lor o, a loro fo questo appello, invitando tutti coloro che vorranno aderire ad un con bO'resso di ufficiali st udiosi, da stabilire, a farlo noto allo . scrivente. · Questo congresso avrà uuicarne11te di mira di stab ilire in Italia un primo fatto, che sia l'applicazione delle associazioni tra ufficiali studiosi, approvate dal regolai.aento di disciplina; e di studiare quanto sarà più opport~no_di sta~ bilire, perchè simili associazioni sieno continue rn ogn~ guarnigione, specialmente tra gli ufficiali dei diversi corpi e delle diverse armi, per diffondere l'amore della cultura, . e la propagazione del movimento intellettuale odierno in ciascuna delle scienze, P, nel modo più efficace che una benintesa suddivisione del lavoro possa render possibile. E tutto ciò per render realmente l'esercito una vera scuola della nazione, mentre tutto s'evolve e tutto per feziona, e· senza fili, corr e fulmineo il pensiero, per opera e vant,o · d'un Italiano. Dal numero · deÌle adesioni saranno pr ese le determina· zioni per l'elezione di un comitato, che studierà quanto è necessario per stabilire il luogo e il tempo del convegno, . insieme agli altri dettagli indispensabili per mandare in atto l'assunto scopo. E nella fede, che questa propose~ diventi attuabile per bene dell'esercito ·e dell'Italia, mi auguro, che aderendovi
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il fiore degli ufficiali dell'esercito, ognuno di loro possa ascrivere ad una grande fortuna il bene di aver conosciuto tutti gli altri; e che il pensa1·e agli all1·i sia caro e sacro in ogni cuore di soldato, quanto l'amore dell'Italia nostra, in chi la fece gloriosa con le aquile classiche, e con le band iere redentrici.
*** Io devo finire con una dichiarazione a qualche ipotetico lettore dei vecchi, e con qualche esortazione ai g iovani. La dichiarazione è dovuta a chi, con ragione, am.àndo i suoi tempi a preferenza di questi, sentisse, dal modo di esporre qualche idea dei nostri giorni, oltre ad una critica a loro, un bel po' di presunzione . d'auto1·e in me. Un sincero amatore della patria appartenente alla vecchia scuola, una volta, irritato a torto da certe espressioni scritte, disse: Ai nostri giorni, scrivendo, dicevamo noi, oggi saltano a dir io con una presunzione che fa rabbìa. È guistione, rispondo io, che noi scriviamo comf'l usiamO' di pensare e di parlare; ed un grand·e letterato, il Carducci, levò in Italia la goffa usanza di farci presumere di pa.rlare iu nome di molti, la qualcosa, sotto forma d'umiltà pecorile, è un'adulazione a sè stesso, .come in origine fu adnlazione a Cesare il ·· Voi, che prima Roma sofferie In che la sua famig lia men persevra,
come dice il padrn Dante al sno t_risavolo nel Paradiso. Torneremo a dir noi quando ogni scrittore sentirà di par· lare in nome ·di una data società, la qualcosa è appunto l'oggetto principale di questo scritto. Ma, se ciò avverrà, chi tornerà a dir noi potrà seri vere Io con l' I maiuscolo, come fanno gl' Inglesi, la qua.lcosa potrebbB pure avere un'importanza ed un significato, che auguro agli ufficiali italiani . Perchè, se Roma fu grande, sì da far giudicare a Cinna che ogni su o .cittadino era un nume., _fu per il sentimento dell' Io che derìvava dal sentirsi cittadini romani. .E se tanta grandezza d i
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pensiero e d'animo fu oppressa da lnnghi secoli di torpore, -dall'Io pensante di Descartes derivò l'essenza del pensiero moderno, come dal pensiero .e dall'opera di tanti illustri Italiani dei nomi di quali è pieno il mondo. E ciò non mi vale per pretesto affine di fare arrampicare da scarafaggio il mio umiliS'simo io sui nidi delle aquile. Anzi è per dire, che le · -accuse da me raccolte nello studio delle idee e dei fatti espo·s ti, non sono mie. Ecco quanto, nelle pagine di questa stessa Rivista, scriveva un d otto artigliere, Primas 'l'ola Giuseppe, che si era dedicato agli stu.di di ·educazione militare, nei quali prometteva -di diventar maestro: « In Italia si scrive parecchio ed anche dottamente di .cose « militari; ma, confessiamolo francamente, non esiste ancora « un libro, un trattato, ove con qualche profondità si risol« vano praticamente tutte le molteplici e disparate que-<< sti_ o ni che a questa parte essenziale dell'ordinamento mi<.< litare si rannodano. Dirò cosa che parrà forse ingiusta ed « irriverente, ma che per altro stimo esatta: pochi e quasi « nessuno hanno finora volto il pensiero a siffat to studio <.< senza far ricorso ad idealità, di formole più o meno vaghe, << ma attenendosi modestamente ai particolari pratici, agli « esempi più comuni, i quali per guanto ~t primo tratto pos« sono parer volgari, pure ben vagliati nel loro fondo fa« rebbero r isalire in:6.no alla costituzione di un sistema ocre« nerale, più utile indubbiamente di mille astratte teorie .... « In sostanza la letteratura militare è priva affatto 4'uu'opera ·« seria, la quale con severità di giudizio, con esattezza di « proposito svolga con conce.t,to unico la parte che si attiene ·« all'educazione militrtre. » ('l'omo I II, 1884, p. 12-3). Ora dunque parrà logica questa deduzione : Se Napoleone consigliava lo studio assiduo della storia' militare, affinchè n ei e.asi più critici potesse soccorrere l' esperienza dei casi analoghi, ed in ogni caso valessero i più brillanti esempi che sono nel dominio della storia; e sentenziò che nella vita fac. .ciamo maggiormente uso della memoria che dell'intelletto, perchè non ricorreremo a i più brillanti esempi della storia
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LO SPJRI'l'O Dl CORPO
umana ogni volta che aspiriamo ad un bene? Se la grandezza attuale dell,a Prussia è dovuta all'esercito, e principalmente all'aver F ederico II voluto elevare la classe degli ufficiali (a segno di crearne, come dice il von der Goltz, una aristocrazia, non del sangue e del danaro ma dell'ingegno, del cnore, dell'abnegazione e del sacrificio di sè stésso al bene della nazione e dell'umanità, consacrando sè stesso al pubblico bene) . Se ciò fo ispirato a quel grande dall'indefesso studio dei classici specialmente latini, non lo imiteremo. in Italia noi ufficiali? Mancano libri di educazione militm·e? Il difetto non è nostro esclusivo e neanche d~ll' Italia. Lo, Spencer, deplorando la miseria bibliografi.ca in questo ramo .tanto importante dello scibile, g iunge a d ire, che fortie i po · steri, cercando invano nelle nostre biblioteche attuali libri di educazione, le considereran no cli uso..esclusivo dei celi bi. Ed è a notare che l'Inghilterra porta il primato odierno, in fatto di educazione! Ora dunque, se vogliamo prodnrrn libri di educazione, in primo luogo e per pr ima cosa dobbiamo proporci di formarci un'autoeducazione conforme alla nostra missione. Quindi dedicheremo il primo libro d'educazione all'ufficiale, non solo perchè è più facile fare un libro per gli ufficiali, che ·uno per il soldato, ma perchè il sole· illumina prima le cime dei monti, e d i là discende alla valle e alle più umili piante sino a specchiarsi nel fango. E, per contrario, abbandona prima le valli, ultimo le alte cime dei monti. E per argomentare del merito di un uomo basta scrutare nel ~uo animo, se desidera di elevarsi sugli altri pe1~ pro:fì.ttan1e a restare immoto, o se per saziarsi di quella lnce che è sempre letizia, bellezza ed amor di patria, come nel Paradiso d i Dante. Un libro fatto dagli ufficiali per gli ufficiali è quanto di meglio possa prod{nre l'attività intellettuale del g iovane eser· cito italiano. E la missione della coltura dell'ufficiale è quella appunto di rigenerare la coltura e l'arte italiana. Cedo la parola a un · maestro. Il Fogliani, qnaJldO dirigeva questa .Rivista, vi scrisse, che la vita operati va è la più. opportuna.. per le lettere, « la vita operosa e di società non può che,
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« riuscire di sommo vantaggio, · perchè l'opera sia vivente e << non senta troppo di lucerna ». (Aprile 1867, p. 122). Corrobora questa affermazione con due pareri, uno del Beyle: « Des gens qui out agi mettrons plus de peusées en circu« lation · que des ge~s de lettres, uuiquement occupés, pen« dant leur jeunesse, à peser un hémistiche de Pindare ». L 'altro del Prondhon : « L'homme d·e pratique est plus près « de la vérité, moins sujet à l'illusion et à l'erreur, que le « speculatif. Le contact habituel des choses préserve de la « fantaisie et des vaius systèmes; si le praticien brille peu « par l'invention, il cours moins risque aussi de se fourvoyer; « et perd rarement pour attendre. Qui travaille prie, <lit un « vieux proverbe: ne pouvons nons dire eucor e; qui travaille « pour peu qu'il apporta d'attention à son travail, philosophe?» E quindi nota che l'operosità corporale favorisce ed eccita l'attività intellettuale, e che il coltivare le lettere per puro amor e, le salverebbe dal ruffìanesimo nel quale il Chiabrera le deplorava cadute. Il voler presumere da parte nostra di valere e dì fare più del tale, o del tale altro, sarebbe superbia vilissima ed indegnissima d'animo grande, come il Leopardi giovanetto r ispondeva al Giordani che lo esortava a godere d'esser prim oa Recanati. Ma quella dottrina, che si richiede profonda ed impossibile ad essere posseduta da un solo, noi militari dobbiamo ottenere con gli sforzi dì molti, come legioni sotto le ali delle aquile di R oma. Risuona ancora il plauso che l'Italia ha tributato, perchè in. occasione del concorso ippico nel festante coro de le g randi Alpi la regal Torino incoronata di vittoria
indisse una gara tra gli ufficiali dei vari eserciti, dando occasione a quelli italiani di far bella mostra. L'elogio del Re e, della nazione varranno certo quanto un inno d'un grandepoeta a coloro che si segnalarono . Le gare si convengono ai militari più che ad altri. E poichè,. se gli eserciti hanno una. missione civile nel mondo, è qnella 78 -
ANNO X{,Vll.
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di rendere l'uomo nello stesso tempo autore ed attore del pensiero, e dell'amor di patria; io auguro agli ufficiali studiosi dell'esercito italiano, che le associazioni intellettuali tra di loro possano pr omuoverne altre consimili nei grandi eserciti, ed· essere incremento di civile pro~resso. In quelle poi o~e un'eletta rappresentanza dei figli d'Italia possa esser chiamata, possan far bella mostra dell'ingegno, del · sapere, e del carattere italiano, come in ogni tempo furono ammirati i nostri campioni per ardimento e per valore . . NICOL.A. MA.RIA 0AMPOLIE'l'I capitano 85°reag. (a11te1·ia.
OPERAZIONI DI GUERRA INVAL DI SUSA ' DURA NTE LA CAMPAGNA DI MARENGO
1800
Il concentrame11r.o dell'armata di riserva, la rapida marcia attraverso il massiccio al pino, lo sbocco nella valle del Po, l'arrivo a Milano, la vittoria di Marengo, sono operazioni magistrali che attirnndo soprn di loro l'universale attenzione, hanno fatto cadere in oblìo le imprese, che negli stessi giorni si compievano in altri punti del t eatro di guerra. .Alcune di queste azioni secondarie contribuirono non poco al felice risultato della campagna e meritano di essere studiate, specialmente da noi, perchè si svolsero nelle valli d~l Ticino, della Toce, della Dora Susina, dove passano le principali linee di invasione della patria n ostra. Ci limiteremo, in questa monografia, a narrare gli avvenirn enti accailuti nel bacino della Dora :Riparia, perchè direttamente influirono ad agevolare lf1 calata di Bonaparte in Italia e più che gli altri offrono istrnttivi esempi di operazioni tattiche di mon.tagna . .Al principiare dell'anno 1800, l'armata francese d'Italia · sotto il comando di Massena, occupava la cerchia alpina, dalla Liguria al lago di Ginevra; mentre gli .Austriaci agli ordini del .M:elas signoreggiavano la intera valle Padana. L'ala sinistra dei repubblicani, stabilita in Savoia e nel Delfinato, teneva tuttavia nel versante oriéntale delle Alpi Cozie, l'alta valle della Dora R iparia sino ad Oulx, il Pragelato sino a Fenestrelle e l'altipiano del Cenisio. Reggevane il cocomando il generale Turreau, le cui truppe organizzate su due d ivisioni) quando venne decretata la formazione· dell'armata di riserva, erano dislocate come in appresso: (1) (!)
s marzo
tie, aux
1800. Est ratto dal 1'a.bterm de la nouvelle organ isat,ion de l'A1•mée d'Ila·
ordr~s du· génèr a l
massenci.
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DURANTE LA CAMPAGNA DI MARENGO
OPl>RAZlONI DI GUl~R.llA IN VAL DI SUSA
s· DIVISIONE Comandante gene1·ale:
(DELFnlA TO).
Lil~BAULT.
Qitci1·tie1· genei·ale : Briançon.
Pragelato 26° mezza brigata: Fenestrelle, Sestrieres, Cesana . . uomini 1200
1233
1800
In complesso le forze del Turreau ammontavano a 8800 combattenti, non comprese le g ua.rdie nazionali che presidiavano Grenoble e Chambery. F ronteggiava queste truppe la divisione austriaca del generale Kaim, con avamposti in va,lle,di Susa, ad Exilles ed alla Novalesa; in val Chisone a Mentoulles. In questa stessa epoca, la dislocazione degli Imperiali (l) su questo tratto di frontiera, era 'la seguente:
B1'ianzonese, generale V ALETTE. 28" mezza brigata legg. Briançon . » linea Monétiers . 107• » Briançon Artiglieria idem Zappatori
Qiiey1·as, generale
»
1500 400 212 167
»
612
»
548
»
43
» » »
RAUL.
so·
mezza brigata di linea Queyras . SO" » » » Ernbrun . » Artiglieria
Totale uomini 4332 9• DIVISIONE (SA VOI.A).
· Comandante gen.: KrsTER. Qua1·tie1· gen . .S.-Jean de J.11a'U1·ienne. Mariana, generale DAVIN'. 104" mezza brigata di linea S.-Jean 15a » » » Cenisio . Zappatori S.-Jean. Artiglieria Cenisio e S.-J ean .
. uomini 2300 350
Valle Chisone, generale NxMrTSCH. . uomini 1000 2 battaglioni imperiali ' a Perosa » 500 6 squadroni )> a P in erolo 1 batt. · del regg. })iemontese Torino, (2) 300 Villaret l batt. del regg. piemontese Pinerolo, Vil» 300 laret . '
VaUe Do1·a Ripa1·ia, gen. LAMARS.A.ILLE. Regg. Arciduca Giuseppe a Susa . » » Antonio a 1 » » Banato t edesco a » ·2 squadroi:ii usseri a Bussoleno 1 B·att. del regg. piemontese Ivrea a Chiomonte Milizie (Gianninetti) a Colletto di Meana Milizie (Novelli) a Novalesa
)> »
» »
»
300 100
»
1.00
)>
3400 5000
»
Vcille Do1·a Baltea, generale BRI!l:Y.
)) ))
»
19 90
500 500 200 200
Brigata Briey ad Aosta . A To1·ino stava la riserva,, forte di circa
»
Totale uomini 12,400
Tarantasia, generale BRÈNIER. 12(\ mezza brigata di linea l\foutiers 2P » » leggera S .-Maurice . 104" » » di linea Sallanches .
»
» »
500 200 200
Totale uomini 3700
(! ) o,strei chische illil itarische Zeilschl'ist, annate !8!2-182,2 ed Archi vio di Stato, Se· zione lV, lettere dello clivisionc d i To rino, Carte lle numeri 125, i2G dal ii99 al ·1800. (2) Dopo la haLtaglia d i Novi, Sonvaro r d iede incarico al geoerale l\cl'el (li ricosti -
t uire l'osereiIO piemo ntese. Gli Aus triaci os tacolarono per quanto potettero l'operazione, ma ciò malg rado, all'epoca che consideriamo, ben 6 rPg~iment.i arcvano prosa consi5tenza.
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D URANTE LA CAMPAGNA DI ~fA REJi'GO
OPERAZ!ONl DI GUE RRA IN VAL DI SUSA
Tale era la situazione sui due ver3anti delle Alpi Cozie e, salvo qualche avvisaglia di lieve momento, rimase immutata sino all'Aprile, quando i ncominciò nell'uno e nell'altro campo lo affacenda.rsi per l'apertura deDa campagna, che lo .i nverno aveva interrotta, Il generale Melas, aveva progetta,ta una vigorosa offensiva in Liguria, ed alla riuscita di questa, operazione, stabiliva dovesse concorrere anche la divisione Kaim, con una diversione contro l' ala sinistra francese. Al Kaim venne lasciata facoltà di operare a suo talento, o per val Chisone verso il Delfinato, o in val di Dora R iparia, pel Cenisi.o, verso la Savoia. Il · Kaim tra i due obiettivi scelse il secondo, perchè sapeva debolmente - presidù1to il Oenisio e quindi facile una calata in Moriana, ove non ~sisteva.no forti di sbarramento . . Concorse ari.che a questa determinazione il pensiero di predare le artiglierie nemiche del Cenisio, per guarn ire le batterie costruite a difesa di Susa, che di bocche a fuo co scarseggiavano. _ L'attuazione dell'operazione venne affidata al generale Lama.rstLille a.l q uale, il conte di Neipperg (1) ca.po di stato maggiore del Kaim, mandò da Torino il dispositivo. Questo dispositivo, tracciato da persona ignara dei luoghi e con la scorta d i _u na carta imperfetta., stabiliva che l 'attacco del Cenisio si eseguisse direttamente pel piano cli San Nicola; afferrando, come si suol dire1 il t oro per le corna. Respinto dal Lamarsaille con giuste osservazioni, ritornò modificato, sostituendosi all'attacco frontale un largo aggiramento, nientemeno che pel colle della Roue. L'esecuzione di una tale impresa avrebbe richiesto, data la stagione, almeno quattro g iornate di marcia ; durante le quali, la colonna operante sarebbe rimasta sempre soggetta agli attacchi delle guarnigioni di Brianç:on, Cesana e SaintJ ean de: l\faurien ne. Il dispositivo venne perciò di n uovo
f
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rimandato a Torino, accompagnato da un controprogetto, tracciato dal capitano piemontese Costa (1) addetto allo stato maggiore di Lamarsaille, nel quale, a somiglianza di quanto aveva immaginato il generale Thaon di Reveì nel 1795, si proponeva di penetrare sull'altopiano del Cenisio, ·passando per il colle del Clapier ed il P iccolo Cenisio. A troncare il carteggio e concludere, venne a Susa il Neipperg e convintosi della giustezza delle proposte del Costa le accettò completamente, stabilendo per l'esecuzione le modalità.in appresso descritte.
Progetto d'operazione da compiersi dal 7 all' 8 a11rile 1800 (2). Obbiettivo. -:- Impadronirsi per sorpresa: d~ll'altopia.n.o del Cenisio, distruggere le opere nemiche, far prigioniero , il presidio francese, discendere in Valle d' Are, spingendosi sino a Bramans, esportare le artiglierie repubblicane. Ripa,·ti.,zione delle f'o1·ze. - - Formare due colonne, la magg10re con intenti risolutivi, la .QJ.inore con missione dimostrativa. l4 COL ONNA.
Comandante: 1v.laggio1·e conte
NEI PPERG,
capo di stato rnciggio1·e clel gene1·ale
K AIM.
Truppe: Avanguardia (capitano Costa) 1n compagnia milizie (Gianninetti) . uomm1 100 1. • compagnia reggimento Banato » 100 Contadini di Gialione. » 40 (! ) Telemaco Cost,1 di De,1uregard, fratello di Enrico, l'auto re di Un homrne d'autre f ois, cap itanò nel !793 ),1 spedizione nel Faucigny, eb be onorevole 11arte nell a ~o rpres,t d~l col dCllla Coche e del Monginevra nel -l79t e 1795. (2) fii questJL operazione si hanno tre relazion i : L,t pri ma del capitano Costa, si trova nell'Archivio di Stato d i Torino, fascico lo 85, edi ta in parte dallo ZAVATT .-1111
nella llivista militare del luglio i88I, la secorHla del N~;1rr1rnG, puhb licala dal Giorna/.e m i l itare aust·riaco , anno -1812 ; la terza scri tta dal generale francese VALETTE e (i) Adamo Alberto Conte di Nejpperg MlO nel i774-, mori nel 1820, ru il secondo marito di Maria Luis,i cx imperatrice dei Francesi.
diretta al ministro della guer ra, stampata fra i documenti della pregevo lissima opera del COGNAC Sulla camJJagna del 1soo, nel volume l" a pag. !26.
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OPERAZIONI DI GU ERRA IN VAL DI SUSA.
DURAN TE LA CAMPAGNA DI MARENGO
Grosso (maggiore Mesko) . 5 compagnie del reggimento Arciduca Gi useppe . uomini 500 3 compagnie del reggimento· arciduca Antonio » 300 Retroguardia. Mezza compagnia del reggiment o Arciduca Antonio » 50 Totale.
. 1090
A.élunata ed itine1·a1·io. - L' adunata si farà in piazza Savoi a a Susa, alle 18 del 6 aprile e s'inizierà la marcia un'ora dopo. La colon na percorrerà la strada S usa-Gialione-valle di Cbrée, colle Clapier, val di Savine, colle del Piccolo Oenisio, Alto-p~ano (1) . Vettovagliamento ed eqwipag_giamento. - Ogni ufficiale, soldato, o conta.dino, riceverà all'atto della mossa in Susa tre razioni di pane. Cento pinte di acquavite saranno trasportate a.l seguito, in otri di peJle della provianda. Tutti sar anno forniti di ramponi d.a ghiaccio, calze di lana, guanti, cappuccio e d i una coperta. I contadini porteranno badili, picozze; le milizie, corde, lanterne, racchette da nevé. · Disvosizioni p e1· la nia1·cia. - La colonna marcerà serrata, e silenziosa sino al bivio, dove il sentiero del Olapier si stacca dalla mulattiera Gialione-Chiomonte, sulla sinistra della Dora. Qui'vi si farà alt e le truppe si ammasseranno sulla testa. Ore di marcia calcolate 4. Alle 3 antimeridiane (del giorno 7) la avanguardia si porrà in movimento; g iunta al colle Clapier si arresterà., guardandosi verso il versante del1' Arc. Con un'ora d'intervallo seguirà il grosso, raggiungendo l'avanguardù1 al colle. Ore di marcia calcolate (per il grosso) 5. Appena l' intiera colonna avrà serrato sulla testa, l'avanguadia, cost eggiando il lago di Savine, si p orterà alla ridotta degli Spagnoli; la quale opera, in rovina, d ista dal p iccolo colle del Cenisio una mezza ora di marcia cjrca. (i) Vedere· carta al 50.000 dello stato maggiore Sardo e ,quella all a medesima scala
del no.; tro Istituto.
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Il grosso seguirà la coda dell'avanguardia con 10 minuti di inter vallo, ma si arresterà, nella discesa, alle grangie Savine, situate a mezza strada tra il Clapier e la ridot ta degli Spagnoli (1). Le truppe stabilitesi in queste località prenderanno cibo e riposo, senza però accendere fuochi. Ore di marcia (calcolate per il g~·osso) 2. Alle 23 il grosso riprenderà la marcia, raggiungerà l'avanguardia alla ridotta degli Spagnoli e con essa proseguirà al colle del Piccolo Cenisio. Per le grangia Sa.valine continuerà poscia sino all a cappella· di S. · Bartolomeo, presso il lago. Tempo calcolato per il grosso, ore 4. Disposizioni pe1· l' attcicco. - Dopo un breve riposo alla cappella di S. Bartolomeo, la colonna si scinderà in quattro drappelli: · . Il primo drappello avrà per obbiettivo il colle del Gran Cenisio, per impedire il sopraggiui1gere di soccorsi da Lanslebourg. Lo comporranno 300 uomini del reggimento Arciduca Antonio, i qnali percorreranno la strada lungo la riva occidentale del lago e per la Coppa d'Oro si dirigeranno alle grangie la B uffa . Git}nto il drappello in questa località, il capitano Iaschi·m, con 100 uomini, occuperà le pendici del monte 'rurra ; il capitano Reinisch quelle della Nuncl~1; cinquanta soldati rimarranno sulla strada,, là dove comincia la discesa verso Lanslebourg, i rimanenti 50 ne . proteggeranno le spalle, osservando verso l'Ospizio e l'altipiano. Il secondo drappello, avrà per obbiettivo l'albergo della · Posta e le case Tavernette, con l'intento di sorprendervi i nemici accantonati. Lo comporrà una compagn ia di 100 uomini del reggimento Banato, al comando del capitano Fl1chs. P ercorrerà per recarvisi la r iva settentrionale del la.go. Eseguit a l'operazione, il dista.ccamento prenderà posizione sulle case occupate; manderà 50 ~omini a stabilirsi alle grangie Toet e dirigerà i prigionieri alla Gran Croce. (!J Sulle carte non esi,tc l' incli~,,zionc rcla(iva alla ridotta degli Spagnoli. La parola • rovine• scriU,t presso il co l Giasct sulla carta (lell 'antico stato magg iore Sardo, si r ifer isce a res ti di grangie e non ad avanzi cli fortificazi oni.
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DURANTE LA CAMPAGNA DI MARENGO
OPERAZIONI DI GUERRA IN VAL Dl SUSA
Il terzo dra.ppello avrà per obbiettivo l'Ospizio del Cenisio, per sorprendervi il quartier general~ nemico ed impadronirsi del comandante la piazza, quivi alloggiato. Lo comporrà una compagnia di 100 uomini del reggimento Arciduca Giuseppe, comandata dal capitano Barsch, ma condotta dal maggiore Neipperg. Questi farà loro traversare il lago gelato, in tutta la sua larghezza, con la più celere andatura possibile. Riuscita l'impresa il drappello si apposterà sul Monte du Chat, per tagliare la ritirata ai Francesi che fuggissero dalltL Gran Croce. Il quarto drappello avrà per o.bbiettivo la Gran Croce, ed i trinceramenti e le batterie che vi sorgono, rivolti verso il piano di Sau Nicola. L o .comporranno 4 compagnie :del reggimento Arciduca Giuseppe e 100 uomini deÌle milizie Gianninetti, tntt i agli ordini deJ Dfaggiore Mesko: Questo drappello percorrerà la' r iva sud del lago e le altm'e del Grin, facendosi precedere da un'avanguardia di J.00 soldati, capitano Orsaz, il quale clovrà preci pitarsi sulla ridotta nemica (l) senza trar colpo e guarnire il parapetto, in guisa da ta.gliare la ritirata ai nemici che per _avventura si trovassero negli ~Jtrì spallegg iamenti più avanzati verso Susa. · P rosegiiirnento cleU' azione. - Riuscita la sorpresa, i prigionieri saranno scortati a Snsa da 200 .uomini, i rimanenti si raduneranno al Gran Colle e tutti riu.u iti scenderan no attraverso il bosco a La.nslebourg. Giunti in vista del villaggio, parte della colonna attaccherà il posto cli guardia della Oap-pella che difende il ponte sull'Arc; il rimanente sì stenderà lungo la riva destra del fiume, per impedire ai Francesi, che sboccheran no in confusione dalle case, cli riordinarsi e far, testa. Se fuggiranno, saranno ip.seguìti smo a -B ramans (2) . .
'-
2" OOLORNA.
Comandante: rnaggio1·e conte diwa Antonio. 'l'l'uppe:
.
RoSALES
del 1·eggirnento A1·ci-
mezza comp. del regg. A rciduca Antonio . uom1n1 50 » 50 Arciduca Giuseppe. » » » » 20 Cannonieri . » J.00 Contadini e fabbri ferrai cli Snsa . » 50 Mulattieri dell' impresa Méstrallet Totale.
»
270
.Adunata, ecl itine,r ario , - La colonna si raccoglierà in piazza del Municipio in Susa alle ore 2,0 del 7 aprile e si i~izierà la marcia alle 23, nell'ordine seguente: avanguardia, un ufficiale e 60 soldati; grosso formato dai cann~:mieri) dai contadini ed operai e dalla salmeria; 'r etroguardia: un uffi.. ciale con 40 soldati. La colon na percorrerà la strada Susa, Venaus Novalesa Ferrera P ian di San . Nicola, ove si arresterà, ' esplorando' verso la' Gran,Oroce. Vettovagliarnento ecl equipaggiamento. - Ogni uomo avrà seco due razioni pane, ogni quadrupede due razioni biada e foraggio, t utti saranno muniti di ra.rnponi. Gli ausiliari · operai porteranno con loro gli strumenti principali della loro art-e. I muli, oltre il ba.sto, trascineranno al. seguit o 14 robuste slitte, preparate già da tempo n~ll'arsenale. Obbiettivo e condotta cleU' ope1·azione. - Giunta la colonna in vista della Gran Croce, se il nemico guarnisce ancora la posizione, lo attaccherà con prudenza, in guisa da non provocare un contrattacco, ma di tenerlo soltanto occupato. Se il nemico ha abbandonato le opere, vi si porterà rapid1.Lmente, ponendo subito mano a caricare i pezzi, gli affusti e le n'.l.unizioni francesi sulle slitte e sui muli, dirigendoli al più presto a Susa. P1·esc1·izion·i gen<wali per assiciww·e lei 1·iiiscita dell'irnp1·esa. - Il G aprile di buon mattino si raddoppieranno le guardie lungo la li n e.a degli avamposti, affinchè gli 'spioni
(I) Questa ri'clo t.ta sorgeva subito accanto alle case della Gran Croce. (2j Nel mano,critto del capitano Costa e nel rapporto (lel generale Valette è fatta ;nenzione di un quin to drappel lo austriaco che avrebbe dovuro scendere in valle Savine sino a Bt•amans, r1er tagliare la, ritimta ai Francesi. Il rappor to del Neipperg non ne parla. Potrebbe dnrsi che l'0peraiione proposta non venisse all'ultimo momento attuata, ma che gli spioni ne avess<,ro tuttav ia riferito come di cosa fotta, al generale Valette.
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OPERAZIONI DI GUERRA IN V AL
I)!
SUSA
non possono prevenire il nemico. La sera dello st esso giorno il battaglione Croati (1) ed il battaglione piemontese del reggimento Ivrea (2) si recheran no ad occupa.re i n uovi trinceramenti costruiti verso Exilles. alla Barricata di Susa ed al pian Gialassa, per opporsi ~a' un eventuale attacco d~i Francesi. Si spargerà voce che le slitte dovranno servire a condurre artiglierie, chieste a 'l'orino, sulle fortificazioni delle Barricate. I contadini e gli operai saranno radunati il 6 e chiusi nel convento dei Cappuccini, in modo che non possano avere comunicazione con alcuno. Tra essi si sceglieranno coloro che vanno all'estate a pascolare il gregge sulla regione del Oenisio e si porranno all'avanguardia come guide. Si epureram;10 le compagnie di tutti gli elementi poco robusti e di un coraggio non provato; ai rimanenti soldati si spiegherà l o scopo e le modalità dell' impresa, si insisterà sulla certezza della r iuscita, lii. quale procuretà a tutti gloria e bottino. Secondo quanto era stato disposto, la sera del' 6 aprile gli Austriaci partirono da Susa per l'ardita opera,_zione, favo riti da una splendida luna che tutte rischiarava le circostanti montagne, ancora avvolte nella candida veste invernale. ·
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(I) Questo battagliono giun.se il 5 da Torino. (2i Il battaglion e del regg imento Ivrea, che già era a Susa, ' 'enne il 5 slesso rinfor-
Delfinato a sostituire altre truppe, che egli avrebbe spostato più a sud, versò le A lpi Marittime. II 1° aprile, mentre spirava una tormenta spaventosa, la maggior p1.Lrte della 104' 'lz brigata traversò . il Gali?ier, lasciandovi assiderati un ufficiale e parecchi soldati. Il 1 giorno 5 dello stesso mese la rimanente, parte ~ella / 2 b1:igata, proveniente da Sallanches, effe~tuo pure 11 passaggio del Galibier con pessimo tempo, perdendo essa pure nella neve un ufficiale e quattro gregari. L'ordine cli mettere in marcia anche la J.5° 1/ , brigata leggiera pervenne al Valette, comandante la 9'' divis~one, il 5 aprile e siccome il Oenisio era presidiato da un distacca~ mento di questa truppa, egli prescrisse che 150 soldati della 12;. '!t brigata si recassero a sostituirlo. Questo cambio, anche nel caso più favorevole, quando eioè il colle des E ngombres fosse praticabile, non si sarebbe potuto effettuare prima del 8 aprile. .. Nel frattempo il Valette, per riparare alla 11').egho alla forte diminuzione dei suoi soldati, avvenuta con la partenza della J.04"' 'li brigata, chi~Lmò alle armi le guardie nazionali . di tutti i comuni della Savoia, e quasi presago di quanto stava per accadere, si trasferì a Lanslebourg, per eccitare a maggior vigilanza le truppe di frontiera. . . . Il generale frd.ncese giunse in questo villaggio 11 9 aprile, insieme ad una colonna di 500 prigionieri austriaci, scortati da soli 45 Francesi, diretti alla Novalesa, per essere conseo·nati alle autorità imperiali ' secondo le prescrizioni b della commissione degli scambi. Il Valette ordinò al comandante la guarnigione dell'altopiano, maggiore Caffe (1), di scendere il mattino seguente, 7 aprile, a Lanslebourg per conferire con lui. L'abboccamento ebbe luogo nelle prime ore del giorno, ed in esso, Valette, descritta la precaria situazione in cui si trovava la divisione, esposta la circostanza del pros-
zato da alt1·e 4 compagnie di nuova ricostituzione. Il maggiore de Bellegarde che Jo comandava ebbt' così S compagnie ai suoi ordini. Le truppe piemon tesi vestivano ancora la divisa francese, con la quale a,,evano fatta la campagna prer-edente contro "li Austriaci. Ad evitare eq ui voci spiacevoli, i soldati posero una·fascia bianca al c.-.ppello ed al braccio, gli ufficiali cinsero una sciarpa azzu rra. Archivio di Stato di Torino. Sezione IV, registro delle deliberazioni della Commissione di governo !799-1800.
({) Carlo Giuseppe Calfe nato a Chambery nel l.i51, già al scrv_izio piemontese, poscia a quello di Francia, venne nom inato comandante il Cenisio dal generale Championnet nel settembre H99. Mori all'Ospizio degli Invalidi nel JS35, dopo una camera delle più avventurose. (Fo1.L1ET, Les volontl!i-res de la sa.vaie, pag. 3G2) .
Il generale· francese Massena, nella prev1s10ne dello attacco meditato dal Melas, aveva in questi giorni appunto ordinato al Turreau di mandare truppe dell'ala sinistra dell'arn1ata a rinforza.re il centro. Per obbedire al generale i~ capo, Turrean dispose che la 104a 1/i brigat a di linea, la 15'' 1/ 2 brigata leggiel.'a, ed una compagnia zappatori, abbandonassero la Moriana e per il Galibier passassero nel ·
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DORANTE LA CAMPAGNA DI MARENGO
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DURANTE LA CAMPAGNA DI MARENGO
OPERAZIONI DI GUERRA IN VAL DI SUSA
simo cambio di truppe, esortò il Caffe a vigilare, prescrivendogli di trattenere la scorta dei prigionieri, quale rinforzo del suo presidio. · Il maggiore Caffe risalendo nel pomeriggio del giorno 7 al Cenisio, incontrò alla Ramasse i 25 uomini reduci dalla Novalesa, ma non si curò affatto di trattenerli come voleva il Valette; talchè costui, vistili arrivare a Lanslebourg, dovette il dì seguente r imandarli sull'altopiano. Le truppe quivi di stanza erano così disposte : A lla Posta, 1 caporale e 12 soldati . 13 All'Ospizio, 3 ufficiali e 40 soldati 43 · Alla Gran Croce, 2 ufficiali e 100 soldati . 102
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Due pezzi da montagna erano allogati sulla porta dell'Ospizio, 18 pezzi da posizione guernivano le opere della Gran Croce; gli uni e gli altri coperti dalla neve e dal ghiaccio non erano in condizioni di far fuoco. Il comandante della piazza, da lungo tempo in quelle inospiti r egioni, aveva il morale eccessivameute depresso, specialmente per la miseria e l'abbandono in cui era stato l~lascia to sino allora. Pochi giorni prima della chiamata a Lanslebourg egli aveva spedita al ministro della g.uerra., direttamente, la lettera che r iproduciamo, perchè rispecchia completamente la situazione fisica e spirituale del presidio del Cenisio e del suo comandante, alla vigilia della sorpresa e ne spiega in massima parte la rit:.scita (1).
(:!)
Trovasi riprodotta nell'opera di
sage des At1m.
CHAR LES Aun10L:
La défense clu l'ar et le pas-
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« LrnER1'8 - EGALrr1:; - FRaTERNIT È .
Place dib Mont-Cenis.
« A1·mée d' Italie
" 12 Germina! an VlJ 0 • (2 aprile 1800).
Charles-Ioseph-Caffe, chef de bataillon, commandant de « la place, au Ministre de la guerre. «
«
Citoyen lYlinistre,
« J e dois, à la confiance q ue m'a honoré (sic) le gouvernement; je dois à,la sureté de la place que je commande, et « aux besoins de.s braves soldats, de vous faire, Citoyen Mi« nistr~; le rapport, de la cruelle position de la, troupe sta« tionnée sur le Mont-Oenis, c'est i1 dire sur une frontière la « plus épineuse, comme la plus importante, et aux avant« postes les plus scabreux. « Depuis longtemps1 j'ai fait entendre le cri de la misere « du soldat; mes rapports multipliés fait au général de bri« gade Kister,, commandant dans cette vallée, font foi de la « misère des t~oupes et de l'inutilité de n:~es réclamations. « Ce général craignant sans 'doµte le spectacle déchirant qui « offre le dénuement absolu de cette plac~, et n'ayarit peut « etre pas le ~oyen d'y remédier n'a pas cru, depuis quatre « mois devoir sortir de Saint-Jean de Maurienne, pour voir « par lui meme la triste vérité. C'est de mon dévoir de vous « la dire tonte entière. « Les mà.gasins du mont-Cenis sont déporvus de tout, « aucun approvisionnement extraordinarie de campagne, les · « distributions j oµrnalières de ·bois et de pain sont . sans « cesse interrompues,· point de couvertures quelconques, et ce « n'est que d'après mes vives sollecitudes que j'ai reçm il « y a trois jours, 6 qnintaux de paille, dont les solèlats était « privé c1epuis deux mois, 30 quintaux de biscuit, environ « 60 pintes d'eaux de vie et 4 cadres de bois i c'est tout « ce qui exìste sur le montsCenis. <<
Totale
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DURAJ\TE LA CAMPAGNA DI nu,RENGO
OJ?ERAZIONI DI OUERHA · JN VAI, DI ·suSA
Voila en abrégé, le tableau effraia nt de no tre position dans « un pays ou tout manque, et on une saison rigoureus'?', un « hiver de 9 mois donblent tous besoins. Ajoutez à ceb un « garnison de 150 hommes, y compris 45 cannoniers, ·s nr « un point où les postes sont très multipliés, et où la fonte « des neiges va nécessiter i.ncessantement d'en établir des « nouveaux, en présence d 1un ennemi bien supérieur en , « force, et très .instruit de la fa iblesse de nos moyens. J'ai « suppli ii cette pénurie par toutes les resources .que diete « l'amour de la p'a trie, de ses devoirs, et du soldat, mais ce « moyens deviennent inutiles devant une troupe mal ha<~ billée, la plu part sans souliers, sans solde depuis 8 mois. « To11s ces besoins urgents, Ministre, n e s'ajourn ent pas, « et tonte consolati.on morale est sans effet. 'T émoin rap« proché de pareils details que j 'ai l'honneur de vous faire « part; j'ai promis que j e ne vous les faisais pas envain; cette « parole a contenu les meneurs; mais vous savez mieux « gu e mois, Citoyen Ministre, que l'approvisionnement en « tout genre d'une armée et d'une place, sont le th èrmo« mètre du courage et de la valeur en général du soldat. « Daignez clone prendre, Citoyen Ministre, en considéra-· · « tion le rapport que je vous fais, j 'aurai's fait mon de.,oir. « Il me reste a vous assurer, en :6.nissant ma longue, « épitre, que malgré le peu de trou,pes que j'ai pour la « sureté du mont-Cenis, je me défendrais jusque à mon der« nier soupir. «
«
Salut et respect.
A l principio d'aprile d unque, qua.ndo stava per effettuarsi · l'attacco del monte Cenisio, i difensori dell'altopiano si trovavano n elle peggiori delle condizioni per respingerlo, ed. il generale :::.omandante in Savoia, pur conoscendo il pericolo che loro sovrastava, era n ella impossibilità materiale di porvi riparo; . imperocchè le forze a sua disposizion e non avrebbero potuto giungere in tempo sul luogo minacciato.
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Le autorità politiche ·stesse, presaghe degli avvenimenti, non cessavano cli adoperar si a scuotere l'inerzia apparente del potere centrale con lettere allarmanti, come quelle di~ rette dal l?refetto del dipartimento del monte Bian co il giorno 4 e 7 aprile al ministro della g uerra, a pregarlo di mandare rinforzi in Savoia, quasi vuota di truppe. Tr a t utte queste persone, immerse nel più legittimo degli: 01·gasmi, il T urreau (1), comandante l'ala sinistra dell'armata d'Italia, sì conservava tranquillo e sereno; non perchè ignorasse o non credesse al pericolo, ma perchè appunto, va.lutandolo a lla sua giusta portata, pensava di scongiurarlo col prevenire l'attacco del nemico, mediante un'improvvisa irruzione da Cesana, per Oulx, verso Susa. L'esecuzione di questo disegno gli venne facilitato dal passaggio per Briançon delle 104" e JH mezze brigate, provenienti dalla Savoi~1, e dirette alle A lpi Marittime; combinazi one che gli permett eva di sguarnire completamente questa piazza e piomb~re sugli Austriaci, con tutte le forze della 9" divisione. Delineata in questa guisa la situazione e gli intendimenti degli avversari: procediamo a narrare le imprese degli I mperiali da un lato e dei Repubblicani dall'altro.
L'avanguardia austria.ca, condotta dal ca.pitano Costa, mosse da Susa alle 19 del 6 a,prile e come e1:a stato fi ssato si arrestò alhi Olarée, dove verso mezzanotte tutta la cùlonna si trovò amma:;sata . ..8.Jle' tre, Pavanguardia riprese la marcia. Il freddo si era fatto rigoroso e 1~ n eve altissima, ma gelata aìla s uperficie, resisteva abbast anza bene al peso degli uomin i, che senza questo fatto, sa.rebbero ·affondati sino al ventre. (il Tu rreau de 1,t Li nière ba<'one Luigi ilal'ia, nato ad Eneaux il fo. Iuglio i756, capo battaglione nel n92, generale (l i brigata HCJ l uglio 1793, generale di (livisione nel set· Lembre dell o stesso anno, inca1irato di una missione diplomatica agl i Stati Uniti da l t806 al t 8H ; comandò una divisione terri Lori ale nel i8!3, Prese. parte alla li i fesa di Parigi nel 1815. Morì il rn dicembre iSJ.6. 79 -
ANNO X~VII,
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OPERAZIONI DI GUERRA lN VAL DI SUSA
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Il capitano Costa, precedendo le guide ed i contadini che battevano la pista, · raggiunse il colle dopo sette ore di marcia, impiegando quasi qmittro ore in più di quanto si richiede nella bella stagione. A.Ile 10 antimeridiane del giorno 7 egli collocava le vedette verso val Savine, per assicurnre l'avanzata del gro~so, che lo seguiva a due ore di distanza. . Le truppe austrùiche non abituate alla montagna, mostravano di soffrire assai, e ci volle tutta l'energia degli ufficiali per condurle avanti. Fra essi distinguevasi per attività il maggiore l\iesko, che non cessò un istante dallo incoraggiare in 6 o 7 lingue e dialetti, quanti ne occorrevano per farsi intendere da ,tutti i suoi dipendenti, presi dal freddo e dal mal di monta.gna, o vinti dalla fatica. I soldrtti ridevano di questo continuo mutar di linguaggio, ma il maggiore li lasciava fare e promettendo premi ai volenterosi e legnate agli infingardi (1), riuscì a condurre tutta la colonna al colle. L'enorme allungamento e la considerevole forza del grosso, relativamente alla portata logistica del sentiero, ed alla stagione, fecero sì che la riunione al colle si effettuò solo alle 15. Questo ritardo turbò alquanto il Costa, che aveva calcolato il movimento finito alle 12. Eo·li temeva lo staccarsi di qualche valanga con l'avanzarsi o del sole; ma fortunatamente le masse nevose, che stavano da oo·m lato sospese e minacciose non si mossero. In pri"' è saggia precauzione il percorrere di notte, quelle mavera regioni ove faci lmente precipitano le valanghe. In questo caso la marcia notturna si imponeva, poichè si trattava di una lunga c~lonna, dalla quale era impossibile ottenere la perfetta osserv~rnza delle precauzioni, indicate per sc~ngiura.:re il pericolo, quando lo si affronta nelle ore diurne. Yuolsi ricordare che l'effetto della valanga, più che materialmente sarebbe stato moralmente disastroso sopra truppe, come erano quelle austriache, non abituate alla -montagna, ed affrante da.Ila fatica. Quindi se a prima vista la misura
adottata poteva sembrare inopportuna, dopo più attento esame la si giudicherà ottima e da imitarsi in ogni eguale conti ngenz11. A.lle 15 l'avanguardia iniziò la discesa nel versante Savoiardo e si portò alla ridotta degli Spagnoli; il grosso la seguì a, suo tempo sino alle grangie Savine e cercò di mettervicisi al coperto. La notte calò rapidamente e con essa un freddo pungente, l'atmosfera fortunatamente si conservò limpida e tranquilla, con una stabilità al bello, assai rara a quelle altitudini ed in quella regione. Le truppe soffrirono assai, perchè non fu permesso accendere il fuoco; nè riuscì ad alcuno cli riposare, la ristrettezza dei ricoveri non consentendo di giacere a tanta gente affollata. A.Ile 23 il grosso abbandonò le grangie Savine e si trasferl alla ridotta degli Spagnoli. A.l suo giungere se ne partì l'avanguardia, dirigendosi al piccolo Cenisio, battendo una pista secondo una curva di livello, ossia in linea orizzontale, lungo le pendici settentrionali del -Vallone d' Ambin. La neve portante, ed una splendida luna favorivano in modo singolare la marcia; malgrado ciò la truppa spossata avanzava con una lentezza disperante. Il mal di montagna rifece la sua trist.e comparsa, qualche caso di assideramento si manifestò, ed una inconsulta abbondante distribuzione d'acquavite, fatta malgrado i consigli del Costa, diede il tracollo a moltissimi già indisposti. La colonna lasciò dietro a sè una lunga fila di caduti, che non si r ialzarono mai più. Raggiunto alfine l'altopiano, il lungo nastro serpeggiante si diresse alle grangie Stwalino, presso le quali sorge la cappelletta cli San Bartolomeo e vi si raccolse verso le 4 antimeridiane del giorno 8 aprile, al tramontar della luna. Il deserto il più completo ed il silenzio più assoluto circondava gli I mperiali, che stanchi e macchinalmente trascinantisi sulle orme dell'avanguardia, non sarebbero stati capaci di opporre la minima resistenz9, non solo, ma neanche di tentare una fuga, se assaliti da.I .nemico. , Due ore di riposo, la vicinan&a delb meta, il pensiero che il più ormai era fatto, rimisero in gambe i soldati; si for-
(l) Relazione Neippcrg.
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DUH A NTE LA OAAI PA G~A TJI )!ARENGO
OPERAZIONI DI GUERRA IN VAL D I SUSA
marono i drappelli, e si distribuirono i còmpiti e poscia tutti 1 animati dalla speranza del successo, mossero ad eseguire la missione ad ognuno assegnata. Il primo drappello, capitano Reinisch, giunse senza ostacoli al colle del Gran Oenisio e si appostò fronte alle provenienze di Lanslebourg. Il capitano Fuohs piombò sul1' albergo della Pos,ta e fece prigionieri i Francesi che vi dormivano. Il drappello del maggiore Neipperg avanzò sino a pochi passi dall'Ospizio, non visto da un gruppo di Repubblicani intenti a scaldarsi ad un f'uocar ello e s'impadronì di loro senza resistenza. Il maggiore austriaco si fece guidare a.11' alloggio del comandante Oa:ffe e con la sciabola sguainata si precipitò nella camera ove costui ancora giaceva, gridando: « Comandante! siete mio prigioniero! » Il Caffe seduto sul letto, stava in quel momento tentando di infilare un paio di stivali (troppo stretti per la circostanza.); alla vista dell'ufficiale austriaco afferrò due pistole che tenevo· sotto il capezzale e le spianò verso il nemico. Ma il Neipperg fu lesto a prender la porta e chiudersela alle spalle, seguitando però tra.verso a quello schermo ad intimare la resa all'impaurito franc ese. L a t ragicommedia si prolungò qualche minuto, sino a che il Caffe , che aveva aperta la finestra per chiamare aiuto, accertatosi che era circondato da ogni lato, capitolò senza condizioni (1). Intanto il ma,ggiore Mesko con il quarto drappello marciava verso la Gran Croce. La batteria era abbandonata, una sentinella mezzo addormentata volgeva le spalle ai sopravegnen ti, che gli forono addosso ill un lampo; non così presto però da imp~dirgli di sparare un colpo di fucile. I F rancesi, che erano nelle case al riparo, sbucarono fuori in fre~ta, ma caddero nelle braccia degli Austriaci, ai quali si arresero senza resistenza. , P oco dopo un piccolo posto di guardia, che i Repubblicani avevano sul limitare del Pian di San Nicola, ignaro di ciò che avvenfr a alla Gran Croce, apriva il fuoco contro l'a(i) Helazìone Neippcrg.
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vauguardia della 2" colonna austriaca, che spuntava allora sulla strada della Ferrera, ma sorpreso alle spalle cla un d rappello mandato dal }Wesko, depose le armi. I n tre ore tutto il presidio del Cenisio era caduto prigioniero, senza spargimento di sangue e solo al prezzo di inaudite fatiche. Il Niepperg, confidati i prigionieri al Rosales, marciò rapidamente a Lanslebourg, dove con la medesima fortuna sorp1·ese la guarnigione. I generali francesi Valette e Da.vin scamparono per miracolo alla prigionia perdendo armi, cava.Ui, bagagli , ed uno di essi anche la moglie. Gli Austriaci inseguirono i fuggill,schi sino a Bramami, poscia ritornarono a Lanslebourg ove pernottarono. Il dì .seguente, 7 aprile, Neipperg risalì al Oenisio, ed il 10 discese a Susa, lasciando sull'altopiano 1111 semplice avamposto . Il general e Valette spedì tosto in tutte le direzioni l'annunzio della calata in Savoia di un grosso corpo austriaco, talchè lo spavento si propagò rapidamente sino al Rodano. I soccorsi si mossero da ogni banda in suo aiuto, da Ginevra, da Grenoblc, da Lione, da Ohalons sur Sftone e da Maçon. Il generale Berthier, che organi zzava l'armata di Riserva, diresse ~1 Chambery una mezza brigata e persino il ministro della g u:erra,, da Parigi . mosse le guarnigioni della Brésse e del Bugey verso la Savoia. In •1uesta guisa gran parte del paese a siuistra. della Saone fu messo in st1bbuglio senza utilità, e l'organizzazione dell'armata di Riserva ne rimase conturbata (1). Due soli uomini apprezza~ono l'avvenimento al suo giusto valore. Il generale Turrean, perchè conosceva l' entità delle forze nemiche e si t eneva sicuro di obbligarle ad una pronta ritirata, puntando da Oul x sulle loro retrovie ; ed il Primo Console, in grazia alla sua mente superiore. · « Tenete la vostra armata riunita e non prestate oi-ec'chio <~ aL comandanti di Lione e clelle · altre città c.he vi doman« dano soccorso » scriveva egli a Berthìer, disapprovando gli intempestivi movimenti; ed a ricondurre le calma nelle (i)
De
CuuuAc. -
Cam.vagne etc t'armèe de llci,erve. -
Vol umo I.
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agitate popolazioni p ubblicava tosto un proclama che suonava così: « Il sistema di guerra adottato dal Governo è di tenere « tutte le truppe ammassate su qualche punto favorevole, « tanto alla difensiva q uanto all'offensiva. I dipartimenti « di frontiera non devono dunque mettersi in apprensione, « se parecchie località son o state nel passato guardate da « trnppe, ed ora non lo sono più. Volgano essi lo sguardo « a destra ed a sinistra e vedranno numerose armate, tanto « pi'ù f01·midab-ili q1wnto più concent'r ate, non solo minac« ciare il nemico che volesse fare qualche punta sul terri« torio francese, ma anche mettersi in movimento per ri« parare con vittorie clamorose gli a.ffronti subìti nell' ul« tima campagna. Codesti dipartimenti di frontiera gettino « uno sguardo indietro, e vedranno una armata di Riserva., « forte di 50,000 uomini che si rinforza tutti i giorni, pronta « a portarsi a destra ed a sinistra secondo i casi della guerra, « ed i concetti di un Governo, di cui nessuno mette in dubbio « il talen to militare» (1). Il 10 aprile il generale Valette fu raggiunto a SaintAndré da 120 uomini della 2 1a ¼ brigata, il 13 fu rinforzato da un distaccamento dell a 12a '/ , brigata e con tali truppe si riavanzò a Lanslebourg. Il 15 ricevette un n uovo· aiuto di 150 soldati della 25a ¼ brigata, 50 artiglieri ed una. compagnia zappatori, il 16 g iunse al suo quartiere generale un altro drappello di .180 fanti della 15a leggiera ; sicchè sentendosi abbastanza in forze per tenb re l'impresa, salì quel giorno al Cenisi.o, scacciandone Pavamposto austriaco. Ristabilite le cose in pristino, meno le artiglierie che non poterono venir sostituite, il Valette, r itornossene in Morianar al quar tier generale di Modane.
( Continiia) . E uGENIO DE Rossr. c«piiano dei /Jersa_qlieri. (!)
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Ol'ERAZXONI DI GUE:RRA IN V A{, DI SUSA, ECC.
IL NUOVOREGOLAMENTO DI ESERCIZI PERLE TRUPPE A PIEDI DELL'ESERCI'l'O AUS'l'RO-UNGARICO
Continuazione -
§ 27. -
Vecti dispensn I'
Fuoco.
Questo § è stato spostato dal VII Capitolo (II Parte) del V. R. ove si parlava del combattimento in genere, dopo cioè il complesso di prescrizioni concernenti le formazioni chiuse, i movimenti ed il modo di combattere delle varie unità, nonchè il combattimento contro cava lleria e contro artiglieria, per inglobarlo nel sottocapitolo che t ratta del modo di combattere del plotone, ed è stato diviso in due parti: la prima contielle prescrizioni generali e si riferisce, come avverte una nota stessa del n,uovo testo, a qualsiasi reparto ; la seconda parla esclusivamente del fuoco del plotone in catena. Nuovo regolamento.
VeccMo 1·egolame-nto.
a) Io generale (*). 304. 11 successo nel combattimento a fuoco riposa in prima linea sull'abili tà nel tiro razionoJrnente accresci uta e sulla p~ofonda is t ruzione intelligenteme nte impartita di ogni singolo uomo, nonéi1~ s u lla rigorosa discipl ina e opport una. d i· rezione del fuoco . 305. La d i se i p l i n a d·e I fu o e o richiede: ·da og ni u orno:
559 Il successo de l comba t t.i• mento a fuoco riporn oltrechè sul· l'ab ilità nel tiro di og ~i si ngolo uomo, altresì su d i una rigorosa d is c ip l i na d e l fuoco e una opportuna direzi on e del f uoco: 560. La d i,s c i pl i na d e ! fu o co richiede : da o g n i u o mo : rap ido e sicmo maneg·l?ici del fncile, attenzione t esa a tutti g li ordini e rapida esecuzione loro, co-
Cori·espoi~da-nce de Napoléon, n. 4i22. 21 aprile !800.
Ci Ciò elle é de tlo a.Ila lettera
a) In
generale s i riferisce a tutti i repar ti.
l252
IL NOOVO REGOLAMBNTO l)J ES1mc1zr
tiro calmo e .ponderato, attenzione tesa a tutti gli ordini e rapida esecuzione loro, co"tante osservazione del nemico e degli effetti del proprio fuoco, resistenza calma al fuoco nemico anche quando questo non possa esse re con t robattuto, immediata cess~zione del fuoco s ittcsto essa. venga. ordinata, ·i bersagli sco mpariscano, ovvero il comandante del plotone (o capo squadra), rr.uove innanzi, economia delle mu nizioni, raccolta. di queste dai morti e dai ferii.i vicin i ; dal e a po s qua.dr a : s , rvegliJnza del la truppa per qÙanto ha tratto alla giusta visi one del bersaglio e alla g iusta gradua · zione dell'alzo, alla g iusta ut ilizzazione del terreno per conseguire un a fficac.e uso dell'arma ed alla immediata esecuzione di ogni ordine. In tervento suo quando i cacciatori non impiegano di loro fniziativa la celerità di f ,.1oco corrispondente alla s ituaz;one del combattime nto. ·La disciplioa del fuoco deve, med iante u n'accurata istruzione ed educaz ione, d iventare p.e r l'uomo tale una seconda natura che essa permanga nel combattimento anche quando la direzione del fuoco interamente o in parte ce$SÌ. 306. La direzione del fuoco comprende: 1 ° Scelta dell'appostamento a fuoco, apprezzamento delle dista nze, ordine per l'inizio del fuoco. 2' Scelta del bersaglio e della specie di fuoco. · 3° Graduazione della vivacità del fuoco, cessazione di questo. 4° Continuata osservazione degli effetti.
stante osr.er vaz ione del nemico, r esisteoza calma al fuoco nemico anche q uando quest9 non possa essere controbattuto, immedia:ta cessazione de l fuoco s ittosto essa venga ordinata , ovvero non possa più essere raggiunto alc un risultato (punto 275), economia delle nnrniz 'oni; dal e a po $quadra: sorvegliax:za sulla truppa. per quanto ba tratto alla giusta visione del bersagliò e a ll a giusta g raduazione dell'alzo, per q uanto ba tratto a l · corretto spianamento del·· l 'arma, al la giusta utilizzazione del terreno per consegui re un efficace uso dell\irma ·ed alla immedia ta esAcuzione de l comando o del segnale cessare il fuoco (punto 2ì5). La discip lina de l fuoco deve, mediante un'accurata istru:-.ione, diventare per l'uomo tale una. seconda natura che essa permaoga nel com . battimento anche quando la dire zione del fuoco interamente od in l'arte cessi. 5(il. La direzione del fuoco compete ai comandanti di plot.o ne e di compagnia. I comandanti di battaglione e di rfgg imento si limitano per. lo più a sorvegliarla. Essa comprende : 1° Scelta dell' _appostamento, giusto apprezzame11to delta distanza di tiro, ordine per l'inizio del t\1oco. 2° Scelta del bersaglio e della specie di fuo co. 3° Graduazione del la vivacità del fuoco. 4° Continuata osservazione de· gli effetti. 5° Economia delle munizioni e cura per il loro rirornir.nento.
PER LE TRU PPE A PIEDI DE(,L'ES~RCITO A.OSTRO· UNGARICO
50 Economia delle mun izioni, e -eura per il loro ri forn imento. 30"1. Ci rca il n. 1•. Nella se e 1 t a ·d e 11 ' a p po s tam e n t o a fu o e o devesi attribuire la priucipale importanza ad un buon campo di t iro -ed al giusto fronte r ispetto al ber-saglio, rna devesi al tresì tendere ad offi'i re all'avversario bei·sagli per .quant o possibile piccoli. È di grande vantaggio se la po,sizione possa esse re scelta in modo cbe riesca difficile all'avversa rio, ,p er effetto della natura de llo sfondo, :di particolari mascherant,i antistanti -e simili, di vedere od addi rittura di ,scoprire il reparto che fa fuocJ. Le posizioni presso particolari topografici che spicchino bene sulterreno circostante e quindi facilitino all'a vve1;sario la vis ione del bersaglio sono da evitarsi, a meno che tali particolari offl'issèro una buonissima copertura, ov vero dovessero essere occ'-!pati .dipendentemente dall!l, si tuazione del combattim ento. 308. L'a p prezza men t o delle ·distan ze d i tir o può aver luogo percorrendole a passi, mieu-· randole col telemetro, interrogando artiglieria od altre truppe che si t rovasser~ al fuoco nelle vicinanze, mediante l'osservazione dei punti di caduta dei proiettili ovvero degli eff:'è tti nel bersaglio, desumendole dalla carta, òv1•ero stimandole a vista.. Quest'ultimo modo può aver luogo cun l'aiuto dei m igliori stimatori. Se non si può giudicare la di. stanza che en tro ce rt i limiti, ovvero il bersaglio si mova celerement.e nella direzione del tiro, allora bi-
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6' Cessazione del fuoco q uando lo richiedono le circostanze. 562. Cil'ca il n. 1•. Nella s ce I t a d e I l ' a p p o s t a m e n t o per il combattimento a fuoco devesi att r ibuire la principale im!)Ortanza ad un amp io cam po di tiro. 563. Poichè si P\lÒ contare su di un s icuro risultato solo quando i bersagli si trovino nel la zoÒ:i del ti ro e f fi e a C'. e, il combattimento a fuoco de,esi d i regola eseguire solamente alle me d i e e alle pi cc o I e distanze. I l fuoco inefficace conduce all o spreco d i munizioni, danneggia l'elemen to morale della propria truppa ed eleva queqo dell'avversario. {punto 154). 564. ll t i r o a I le grandi distanze può essere impiegato solo quando s i a b b ia a di s po s i zione una suffiente quantità d i m un i zio n i e quando la grandezza dell'obbietta del tiro. e '1a forza. del reparto disponibile per il tiro facciano ri promettere un sufficiente ri sultat'l (punto 566). 565. L'apprezzamento delle distanze di tiro può aver luogo percorrendole a passi, misu randole col telemetro , . inter rogando artiglieri od altre tri1ppe che si trovino al fuoco nelle vicinanze, mediante salve li i prova, desumendole dalla. carta o stimandole a ;ista Quest'ul t imo .modo avviene con l'ai uto dello stimatore, che tro vas,i presso il co mandante d i compagnia (punto 301). Se non si può giudica.re la distanza elle entro certi li miti, ovvero il bersaglio si mova celeremente nella. direzione del t iro, allora bi · sogna prendere sotto il fuoco uno spazio maggiore impiegando diversi
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I l , NUOVO REGOLbMP,NTO D1 E SBROIZI
sogna sottoporre al fuoco uno spazio maggiore impiegando due alzi 309. Nel t iro alle grandi e med ie distanze, la distanza può esserestimata mediante a a Iv e d i p r o va. 310. Ne 1 1 'at t a e e o devesi fare ogni s f orzo per avv ie in arsi per· qu a nto è po ss i bi l e al i ' avversario prì· m a d i a p r i r e i I f u o e o. Io ognr nuovo appostamento a fuoco questo dev'essere iniziato con calmr, e senza precipitazione. Ne 11 ad i resa l'apert ura del fuoco deve avere luogo quando diventano visibili adeguati bersagli a portata di tiro efficace. Talvolta può essere vantaggioso - specialmente in azioni di Jia1itata entità - fare avvicinare l'avversario e poi bersag liarlo improvvisamen te. 811. Solo all ora si può contare su di un l'isultato decisivo del fuoco quando i bersagli si trovino ne!la zona efficace del tiro. li fuoco inefficace è spreco d i mun izioni, -che danneggia l'elemento morale della propria truppa e solle,•a quello dell'avversario. 312. Per il t i r o a 11 e grandi d i stanze devesi ponderar e se si ha a d i s p o s i z i o n.e u n a s u f. f ic iente qua nt ità di mu n iz i on i. In massima esso può eseguirsi solo quando la grandezza del bersaglio faccia ripromettere un sufficiente risultato, la d istanza sia nota, ovvero possa essere apprezzata con grande approssimaz ione. 313. Circa il n. 2". La se e I t a d e 1 ber sa. g 1 i o dipeiùle dalla importanza tattica degli obl)ietti d i mira. Per lo più con verrà dirigere il fuoco sulla linea nemica più a van-
alzi. A ll e medie distanze ne bastanodue, alle grandi d ue o al massimo tre, d ifferenti t ra di lo ro di 100 passi(punto 342). 566. Nel ti ro alle g randi d istanze,. l 'apprezzamento della d istanza ba luog·o per lo più mediante s à I ve· di pro.va. Nonappenaciòsiastato· fatto devesi sub i t o aprire il fuoco· (punto 341). 561. Ci rca il n 2'. Nella se e I t a de I b e r sa g 1 i o devesi tener conto che il concen tra.mento de l fuoco cont ro un determinato settore della posizione nemica produce la massima impressione su)) 'a v_versario,. e che un frequente cambio di bersaglio d isperde l'efficacia del fuoco . Ne l bersaglia re una colonna profonda a d ista nza nota devesi concentrare il fuoco sui reparti antistanti. 568 Ne Ifa s c e I t a d e I la s p ec i ed i fuoco devesi avere presente q uanto segue: Il fu o e o a salve di plotoni· in ordine chiuso (nella catena salve· ~i squadra) ba il vantaggio che la direzione ve rso cui conviene sparare e la celerità del fuoco, come pure· il consumo delle munizion i, possonoessere regola ti più faci lmente dai comandanti di plotone e g li effetti me• glio osser vati. Perciò lo si deve impiegare in modo esci usivo alle grandi• distanze, e fino a tanto c he è possibile alle distanze· medie e piccole. n · f u oco in cacc i atorf (Pliinkle1feuer) - leoto o vi vace vie ne impiegato alle distanze medie e piccole quando quello a salve di squadra non può più essere mantenu to; ovvero quando· non si presen ti no più bersagli adeguati per questa specie d i fuoco.
PER LE TRUPPE A PIEDI DELL'ESERCITO AUSTRO - UNGAR)OO
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zata. Questo però non escl ude . di bersagliare a ncbe le riserve dell'avversario quando offrano favor evole bersaglio. 314. Mediante il concentramento del fuoco contro una detet·minata parte dell'avve rsario si può collegare nel modo il più rapido l'accre.,ci uio effetto materia le con quello mornle, che pesa così gravemente. (Concentr a mento de l fuoc-0) . La direzione del fuoco deve però ' preoccuparsi di ten e re sotto il fuoco anche quelle parti del nemico contro le qual i non si <lirige l'azione principale del fpoco. (R i pa r tiz i one del fuoco) . Inoltre bisogna tener conto che il Fuoco efficace improvvisamen te eseguito (specia lmente se proveniente dai fianchi o dalle spalle' , ancbe se da forze relativame nte piccole, scuote ne l modo il p i·ù efilca<:e il contegno dell'avversario. (So r. prese a fu o e o). Un frequente c'ambio di bersagli disperde gli effetti. Nel bersagliare una colon na profonda a distanza nota. devesi concentrare il fuoco sui repart i anti stanti. 815. Spesso sarà mol to diffici le, o possibil e solo con buon i cannocchiali, riconoscere il bersaf!liO. Gl i ufficiali e i sot t ufficiali (1) devono ese rcitarsi nella r icerca di simili bersagli ben coperti; · essi devono anche apprendere a designare alla t ruppa così chia ramente e distintamente bersagli
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Dalle condiziimi del combattimento e dall a quan t ità di muuizioni esistenti dfpendequandodebbasi adoperare il fuoco in cacciato ri lento, o quello vivace; non si possono dare al r ig u ardo regole t assative (punto2'i'9). Il fuoco ce l er e dev'essere or d i n a t o solo nei momenti de cisivi, perchè l'eccitaz ione dei tiratori ed il fumo della polvere che sta dinanzi all a truppa rendono più .c!ifficil e 111 visione del bersaglio e g iud icare g li effetti, ed anche pe rchè produce presto un rilassamento nel le forze de l soldato. 569.Circailn 3° La. vivacità de 1 fu o e o vuol 'esse re rego lata in tpodo che fi no a tanto che l'avver sario mostri pochi caccia t.ori e reparti al coperto, devesi mantenere solo un fuoco lento, e che questo aumenti in vivacità non appena i bersairli diven t ino più numerosi, più O'ra:ndi e che le d istanze fra i cornbatten ti diventino pii1 piccole. 510. Adatti momenti per lo sviluppo della massima poss ib i I e a zio •1 e a fu ·o e o sono: Nell'attacco:· lmmediatamen· te prima dell'assalto o dc po assalto r iuscito. Nella d i fesa: Per respingere l'assa lto nemico e dopo assa lto respinto. Iu ogni o e e asi o n e : In un incontro imp-rovviso col nemico. 511. Circa il n. 4°. Gli ef fetti de l fu o e o devonsi ini nterrotta, mente osse rvare.
( 1) Si ;icordi che nell 'esercito austro-ungarico anche i caporali ap1Mrtcngono alla categoria dei sutturliciali. N. d. 'I'.
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IL NUOVO REGOI,AMENTù DI ESERCJZI
d i tal specie non bene appar iscent i, A seconda delle circostanze, speche quella possa d irig!Jre con sicucialmente nella dit_esa, devonsi a rezza il fuoco sopm gli obbiettiYi tal uopo collocare in punti adatti cbè si ha in tenzi on e d i colpi re. - qu a odo è possibile verso i lat i 316. Le specie d i fuoco speciali osservatori con cannoc sono: il . fuoco indiv idu ale chiali, i quali rendano note al reed il f u o e o a s a I v e. parto che spa ra le loro osservazioni. Il fuoco i n dividuale è l a 5'12. Circa il n. 5~. All a pro v principale specie d i fuoco . v i s i on e d i m u n i zio n i di Es&o cousente la completa utilizzasponibili e alla difficoltà del loro zione dell'abilità nel tiro di ogni rifornimento la direzione del fuoco singolo uomo., Presupposta la gi usta deve sempre }JOr mente. scelta dell alzo, i_l fuoco individ ua le Il consumo de ll e muni ben m irato e tranq uillamente esez i o n i de,•e essera sempre in regu ito fa ripromettere il miglior ri- . lazione con lo scopo da rag·g-iunsultato. gersi. 317. ll fuoco a salve viene 573. Circa il n. 6°. Il fuoco deve eseg·uito solo dal plotone in ord ine cessare: chiuso. L'impièg·o di questa specie Quando siasi conseguito lo di fuoco conviene pt>r stimare la scopo prefisw, il fuoco non · otdistanza, battere grandi bersagli tenga più effetto, quando debba che com pa riscano improvvisamente eseg·uirsi un mov im ento, ovvero e r iooangaao in vista presumibilquando, tenuto conto della provvimente solo breve tempo, e, ùi pregione . di munizioni, CQnvenga ,c\1e ferenza, alle g·randi distanze. cessi ; per sostenere la disciplina 318. Circa il n 3°. La vi va ci t à del fuoco, fare · syanire i l fumo del fuoco vi ene regola ta a sedella polvere, ovv e1·0 per ingannare conda delle condizioni del combate far credere all'avversario che una timentq, gli scopi esistenti e le posizione venne ceduta, devonsi ormunizioni disponibili. dinare p a u s e n e l fu o c o . I ca ce i ato r i debbono es. 272. Le specie di fuo co della caser e a dde strati.ed educa t i tena sono (punto 568) : i n mod o da saper re go I are l' Fuoco d i cacci'ato1·i da sè stessi la vivacità (Pliinklerfeue1·) lento o vivace; del fuoco a s ec onda del l a 2° S a I v e d i s q u a d r a al distanza e de l l a visibi comand,o dei cap i squadrn; 1 i t à de i b er s a g I i, ed anche 3° Fu o e o e e le 1· e . in q ~ei casi in cui s i eseguisce il 2'13. Jl comandante di plofuoco coll a mass ima celeri tà., da. to n e può fa~ aprire il fuoco d i sparare solo co lp i mirati. sua iniziativa solo quan do il plo3 19. Davesi impiegare la m a stone si trovi in . una s ituazione insima ce l er i tà di fuoco : dipenden t.e. . Nell'attacco, per conseguire 274. Per _far aprire il fuoco il codefinit ivamente da uu appostamandante di plotone, dopo dato il
pg1t LE TRU1>PE A PIEDI DELL'llSERL: ITO AUSTRO-Ul'GARICO
mento a fuoco piì1 ravviJinato la superiorità del. fuoco sul nemico; Nell a difesa, per respingere l'attacco ravvicinatoAi; inoltre per arrecare perdite per quanto è possiliile g randi all'avversario riget· tato che trovisi ancora nella zona efficace; Finalmente nelle sorprese a fuoco, per resp in gere attacchi di cavalleria. e in un in contro im provviso col nemico. 320. Quando i cacciato ri non adattano di loro iniziativa la celeri tà del fuoco ai bersagli, ovvero nel caso che la s ituazion e del combattimento esiga un camb iamento di questi, allora i comandan ti,(ca pi squadra, sottufficiale in serra ti le) devono inte rven ire per regolare le cose med iante avve rt iment_i, come:
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comando sparat·e ed indicati il ber-· sagli o e l'alzo, ordina la s peci e d i f uoco (pu nto 568). 215. La cessazione del fuoco ba luogo al comando : ·
Cessare il fuoco I ovvero a reiterat i sibil i del firnhietto da segnali. C o m a n do e s i bi I i devono es sere ri pet uti . da tutti i g raduat i,ed i l p r imo a ltr e sì da. uomo a uo?1o. Il fuoco deve s n bit o interrompersi,· i fuc il i veugono, se necessario, caricati e la truppa rima ne predisposta pe! ti ro (Sckussbereit) . 2'16. Se il fuoco dev'essere contit inuato contro lo stesso bersaglio, b asta il comando:
Oontinµa1·e il fuoco!
sparcwe le1ztammte ! (molto Zenta- prev ia., occorreoùo, la. correzione del- . l'alzo. 1ne11.te, pui 1Jivacemente e simili, ed 2'77. Prima di passare da una speeccezionalmente anche cele1·emente) . cie di fuoco all'altra e dal fuoco di 321. Quando i bersagli sono solo cacciatori vivace a quello lento, copoco visibili, e convenga una partime pu re prim a cl' incominciare un colare eéono!IliJ di · munizioni e le movimentò deve sempre cessare il condizio ni del c.:>mbattimento lo fuoco. consentano, -sai'à talvolta conve2'18. Il comandante di plotone ni e nte fare sparare solo singole sorveglia il fuoco in conformità squadre o singoli cacciatori ne l del p unto 561 ; la d i sci p I in a caso che i rimanenti uomini_ possano stare completamente al coporto. · de 1 f u o e o dev·essere ri go rosamente mantenuta (punto 560). 322. Se un reparto che è al 279 I ca p i s q u ad r a curano fuoco perde la calma ed i cacciala esecuzione giusta e t ranquilla tori coininciano a sparare precipidei comandi del comandante di plotosamente, allora deve cessare il tone e li ripetono, ad eccezione di fuoco fino a che non dominino calma e a tt e nzione ( p a u sa n e 1 quello di cessare a fuoco (punto 2'75), · s o l o q u a n d o è necessario. · fuoco) . Essi a iutano il comandante di pio· Il fuoco inoltre de ve cessare tone nel mantenimento della disciquando il bersaglio scompaia, ovvero quando non si possa più ot- ·plina del fuoco,- e sorvegliano particolarmente la giusta vis ione del tenere· contro di esso· un effetto
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11, NUO VO REGOLUIEN'l'O DI J,;S ERCIZ I
adeguato; quando lo scopo prefisso siasi ragg"iunt o o de bbasi eseguire un mov imento; qua ndo, tenu to conto della provvigione di muu izioo i, con venga che cessi; ovvero infine quando paia possibile con tal mezzo ingano:ne l 'a1,versario. 323. Circa il n. 1•. L'effetto d el fuoco , nel bersaglio ed i punt i di cadu ta dei proietti li de· vono essece i ocessante,mente o s s e rvati, se ' poss 'bile con buoni cannocchiali; ed in confo rmità di ciò devesi corregg ere l'alzo (punto di mira) quando è necessario. Se questa osservazione non sia eseguibile stando sulla catena stessa, ovvero s:a .eseg·uibile solo imperf,;t tamente, allora. devonsi collocare, quando è fattib ile, speciali osservatori in pun t i adatti, i q uali rendano note a l reparto che spara le loro osservazioni. 3:24. Ci rca il n . 5°. I 1 c on sumo dell e mu n izioni dev'essere r ego ia t o al so m mo g rado . L'economia de l le muni z i o n i d e v e .d i v e n t a r e p e r l'ufficia l e e pel so l dat o un'ab i t u 9 in e ; quan do però il n em ic o possa e s ser e profon da mente scosso co l fuoco, r otto ne l la sua energ ia mora le e fo r s e an nient ato , a nch e il mas_ s i m o consumo di m unizio ·ni è g ius t i fi cato. 325. Tutt i i comandan ti, quel li a( p lotone però anz imtto, devono . essere in ogni momento. orientati circa la quantità dì munizioni esistenti e richiederne, quando è possibile in tempo, il riforn imento.
b ersagl io e la giusta grad uazione del! 'alzo. Essi scelgqno il loro posto in · modo da po ter osservare gli effett i del f uoco e facilmente com prendere g li ordini del comandante di plotone. Sono obblig·ati a concentrare rapidamen te il fuoco dei loro uomini, a seconda delle circostanze del combattimento anch e di lo ro iniziat iva, contro i bersagli più important i o contro quelli elle compariscono improvvisamente, noncbè a comandare in moment i favorevoli le salve di squadra , Quando pe r la lo ro squadra i bersagli diminuiscono di numero e di g rosst'zza ovvero scompariscono affatto, comandano un fuoco lento o la completa cessazione del fuoco (pu nti 568 e f>'73) . 280. li comandantEi dì plotone e tutti i graduati devono impedi re ogni spreco di munizioni; il pr imo deve r ivolgersi in tempo al comandante la compagnia per il ri fornì· mento.
P er dare occasione di esercita rsi nel primo dei detti doveri e fare presente agli uomini la necessità d ì ben regolare il consumo delle munizioni, devesi talvolta nelle -esercitazioni conti·ollare il numero -dei col pi spa rati e farne oggetto -di discussione. \
b) 11 fuoco del plotone in ·catena.
326. Il comandante del plo tone dirige il fuoco e sor vegl ia il mant enimento della diseiplina del fuo co; in ques t' ul L1ma at~ribuzione è ail1tato da l sottutlìciale iu serrafile {furiere). Egli può far a.prire il fuoco .di sua ini zia tiva solo qua ndo il plotone s ì trovi in una situazione i1i dipendente; se è inquadrato può far ,ciò solo q ua ndo u rti improvvisa men te contro ìl neini~o, ovvero, ec-cez:ona.lmente, se gl i si pr~seoti una ,occasione particolarme nte favo revole pe r sparare, di cui però il comandante la compagnia non s iasi .accorto. 327. Pei: far aprire il fuoco alla e ate n a 11 comandante del pio; tooe comanda: s p ara1· e, indica il bersag lio, l'al zo ed even tua Imente il pu nto di mi ra;· allora i cacciatori .si mettono a pronti e cominciano il fuoco (punto 178, 2° per,odo). Og ni càcc;atore, di reg·ola, pre nde come centro di mi r.i; nei l imiti della indicata ampiezza dì bersaglio, il nemico che g li sta di fronte. Occorre?do, il comandante del plotone ordiua una diversadistri buzione o un diverso concentramento do! fuoco. 328. La cessazione del fuoco ba l uogo al comando : Cessare il fuoco !
ovvero a reiterati sibili del fischietto
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da segnai:. Comando e sibili devono essere ripetuti da tut ~i i graduatì, ed il primo al tresì a voce alt.a . da uomo ,a uomo come richiamo. Quando si è inquadrati, al comando di cessat·e a fitoco possono essere premesse le parole, anch'esse da ripeters i: tale plotone (o compagnia e simili). Il fuoco deve su bito interrompersi, i fucili vengono, se necessar io, caricati ed il congegno di s icurezza viene chiuso. La tr uppa rimane predispos ta pel t iro (Schusslwreit) nel caso che il comandante di plotone non ordini che s i ponga · completamente al coperto. 32!.J. Se il fuoco dev'essere continuato, a llor~. dopo ind icati, se ùC· corre, il nuovo bersag·lio e la correzione del! 'alzo, basta il comando:
Continuare il_ fuo.co!
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PER LE TRUPPE A PIEDI DELT.'r;SE RCITO AUSTRO - UNGARICO
IL NUOVO RE GOLAMENTO DI ESEltC JZI
330. J capi squadra scelgono il loro posto in modo da poter osservare gli effetti del fuoco ed in fl u ire per quanto è possibile sulla loro squadra. Spesso saranno in grado di fa r ciò nel miglior-modo quando si trovino sulla stessa catena. 331. I capi squadra cu rano la esecu;-.ione g iusta e tranqu illa degli _ ordini del comandante d i plotone e li ripetono - ad eccezione di quelli di e essa ·I ' e i I f it o e o e di av a n t i - a0lo quan do è n·ecessario. Essi intervengono quan do i cacciatori sparano p recipitosamente, e sono obbligati a concentral'lle il fuoco, anche di loro iniziativa, cont ro i bersagli più importanti e contro quelli eh() compariscono im provvisamente. Es9i di regola n on fan no fuoco.
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" * * Abbiamo dunque alla lettera a) del N. R. un piccolo manuale, incomparabilmente più completo del vecchio § 60, relativo all,a disciplina ed alla direzione del fuoco, il quale sta · a sè, è inspirato a criteri assai moderni e rappresenta un giudizio autorevolissimo in molte delle quist ioni che tengono il campo della discussione tuttodì fra noi militari, e delle quali sono da annoverarsi specialmente: la convenienza, o meno, di sopprimere certi comandi che sono d i dubbia esecùzione in guerra; di radiare addirittura dal n overo degli atti del combattimento if fuoco a salve, come ha fatto, secondo n oi esagerando, il regolamento francese in progetto del giugno del decorso a.uno; ò.i fare uso più o meno frequente del fuoco alle grandi distanze e di quello accelerato. - Più che del caso pe, culia~e del fuoco del plotone, è di questo manualetto che vogliamo occuparci, allo scopo di rilevare le innovazioni apportate al § 60 del V. R., indagarne lo spirito, suffragarne la ragionevolezza con recenti deduzioni sperimentali di grande valore. Il V. R. prescriveva quattro specie di fuoco comandato per la catena : a volontà lento; a volontiL vivace; accelerato; a salve di squadra. Il N. R. ne prescrive una· sola: il fuoco a volontà (o individuale), essendochè quello a salve si eseguif!ce esclusivamente dal plotone in ordine chiuso. È bensì vero che sono rimasti quali ernno nella pratica dell'impiego le men· zionate gradazioni di celerità; ma sulla opportunità di attenersi all'una piuttosto che all'altra n·o n interviene l'azione imperiosa di un comando, bensì decide il discernimento di ogni singolo t iratore, sorvegliato ed ammonito, quando occorra, dal capo squadra, dal serrafile e dal comandante di plot one. Tale innovazione dev'essere stata dettata, secondo noi, dalia convenienza, per gli effetti d isciplinari, di sopprimere dei comandi che nell'orgasmo del combattimento 8arebbero probabilmente rimasti inascoltati, mentre per la difficoità di facilmente rintracciare i trasgressori, questi sfuggirebbero 80 -
ANNO XLVII .
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IL NUOVO REOOLA)fENTO DI E SERCIZI
alla sanzione penale tendente ad infrenare la eventuale disobbedienza, o sostituire i detti comandi con semplici richiami (Zuru/en), la oui infrazione minore scossa arreca al principio di autorità, che specie in guerra deve serbarsi saldissimo. Ma se, forse, la ineluttabile necessità delle cose ha indotto i compilatori del N. R. a concedere al semplice gregario facoltà sì grave di effetti, essi hanno pure cercato di volgerla al bene, r icorrendo ad ogni specie di disposizioni preventive in pace e regolatrici in guerra, senza rifuggire neanche da qualche espediente che, se si astrae .dal fine suo recondito, parrebbe in contraddizione con la massima suaccennata di sopprimere i doveri difficilmente esigibili al caso vero; tale è ad esempio, secondo noi, l'obbligo imposto ad ogni tiratore di osservare g li effetti dei suoi colpi, mentre è noto essere ciò impossibile nel tiro collettivo. A.d infrenare a.dunque la grande iniziativa concessa, il K. R. fa anzitutto assegnamento sulla educazione del soldato, la sola che valga a dominare il naturale orgasmo che produce in lui il fervore della lotta e dal quale essenzialmente dipende l'incosciente precipitazione nel tiro; sull'abitudine inveterata sino a diventare seconda natura nel praticare gl'inseguamenti del tiro (v. n. 18 del commentv al II sottocapitolo intitolato : Del soldato e della riga), tra i quali ha voluto comprendere e su cui a più riprese ba creduto bene di insisLere, mentre il V. R. non ne faceva parola, sia l'accennata osservazione degli effeLti del fuoco, come espediente, crediamo noi, che praticato conLinuamente in pace induce ad una moderazione consuetudinaria nella successione dei colpi, sia la ragionevole parsimonia nel consum0 delle munizioni, la quale, secondo il punto 325, devo ora costituire talvolta oggetto di discussione nelle ~sercitazioni; sull'obbligo di dirigere la linea di mira anéhe nel fuoco accelerato; sulla efficacia degli ammonimenti di uu graduato nuovo aggiunto : il serrafile, e dei capi squadra i quali, di regola, non sparano appunto per poter sorvegliare la loro squadra; sull'espediente di fare sparare solo alcuni uomini od alcune squadre ed infine sulla efficacia della so spensione del fuo co per richiamare alla calma i tiratori quando
PER r.E TRUPPE A PJEDI DELT.'1,SEllC!TO AUSTRO·UNGAJllCO
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l'avessero perduta. Quest'ultimo mezzo, che il V. R. al punto ·573 menzionava solo genericamente come adatto fra altro anche
·per mantenere la disciplina del fuoco, è generalmente riconosciuto come il solo in guerra di sicuro effetto. Il N. R. per ottenere la immediata cessazione del fuoco ha creduto necessario ricorrere, occorrendo, all'espediente tanto pericoloso di fare avanzare sul fronte i capi squadra ed i capi plotoni ( vedi punto 305). Dallo studio comparr,to tra i due testi risulta inoltre: 1° Limitazione a casi pressochè eccezionali dell' impiego del fuoco a salve, che la catena però non eseguisce mai; ed impiego assolutamente preponderante, in genere, ed esclusivo per la catena, del fuoco a volontà. Le parti quindi, dal punto di vista della importanza di queste due specie di fuoco, si sono completamente inver tite. Noi troviamo razionalissima tale innovazione la quale, senza cadere nell'eccesso del r egolamento francese in progetto, che, abolendo completamente ,come si è detto il fuo co a salve, mentre nella edizione del 1894 ne caldeggiava strenuamente l'impiego, pare abbia subìto l' io.flusso caratteristico di quel popolo tanto facile a passare da un eccesso all'altro (1), attribuisce alle due specie di fuo co la importanza che credia mo loro spetti. Certo assai più del nostro modesto giudizio varrà a richiamare l'attenzione del lettore ciò che presto diremo circa le numerosissime esperienzEl di tiro compiute al riguardo in Austria-Ungheria e lo conclusioni che da esse hanno tratto com.petentissime autorità di quell'esercito; solo vogliamo os· servar e di sfuggita che il privarsi della possibilità di r egolare, in certe date condizioni, colpo per colpo, il fuoco del proprio reparto, pare a noi equivalga a rinunciare ad un mezzo idoneo per domina.re energicamente gli uomini e per affermare su di essi la propria autorità nella esecuzione di uno degli atti più (I) un· ana lo~a reazione cmrrite bat nuovo regolamento fr.1ntl('SC circa. l'isti tuzione degli écfoil"eurs, cbe ora sono ~tali aboliti, o circa i sosle!(ni della compagnia in ordine sparso, che ora ,ono stati rif)ri,tinati; c, l t) carntterislico chl' tanto net ,ecchio come nel .nuovo regolamen to sono a,fdolte numeroso ragio ni per i;:i ustificare prirn,i on criI~rio, po i un criterio cf iamctra lmente oppo, to. Sic t1·1msit gloria nmndi 1
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IL NUOVO REGOLAMENTO DI ESERCIZI
PER. LE TRUPPE A PI!i:DI DELL ESERCl'rO AUSTRO-UNGARICO
importanti del combattimento, nonchè per esercitare una notevole influenza morale mediante la calma e la serenità del giudizio nello adattare la successione delle salve, la graduazione dell'alzo, la scelta del borsaglio, ecc., alla situazione del momento. Tutto ciò indipendentemente da qualsia.si considerazione sulla efficacia maggiore o minore del fuoco a salve rispetto al fuoco a volontà. Non si può disconoscere che alle grandi distanze, ad es.: un plotone in ordine chiuso, convenientemente intervallato dagli altri, bene appostato e quindi esposto a lievi perdite, in ispecie poi se abbia avùto modo di apprezzare bene le distanze dai vari particolari del terreno presso cni probabilmente passerà o sosterrà fugacemente l'avversario, è senza dubbio in buone condizioni per eseguire un fuoco a salve efficace. Tali casi forse non saranno molto frequenti; ma. la eccezionalità dell' impiego non pare sia una. buona ragione per radiare addirittura una specie di fuoco, ritenuta finora da moltissimi indispensabile, dal novero degli atti del combattimento. 2° Minore restrizione nell'impiego del fuoco accelerato, ohe il V. R. limitava sCH,Ai\fENTE ai momenti decisjvi. 3° Modificazione dei criteri relativi alla convenienza di far fuoco alle grandi distanze. Tra le condizioni che il V. R. menzionava per giustificare questa specie di fuoco eravi la. entità del riparto che spara; il N. R. vi ha sostituita l'altra. che la distanza sia nota od apprezzata con molta approssimazione. A parer nos~ro questa condizione avrebbe dovuto_non già sostituire l'altra, ma essere aggiunta alle altre; ciò perchè, esigendo il fuoco alle grandi distanze maggiore, tempo per un esatto puntamento e maggiore quantità di munizioni,. pare a noi che se il reparto è di forza considerevole queste· due condizioni sfavorevol i risulteranno più attenuate .che se il r éparto fosse di forza minore : essendo maggiore il numero di fucili impiegati, si ottiene infatti che a parità di effetti i tiratori hanno maggior tempo per bene puntare e ciascuno impiegherà una minore quantità -di cartucce. 4° Maggiore determinatezza dei concetti relativi alla ripartizione ed al concentramento del fuoco, i qual'i. costituì-
scono ora parte integrante de}le disposizioni concernenti la direzione del fuoco sia pel comandante di plotone, sia anche (come rileveremo ai punti 399, 405, 407, 494 e 495) pei CO· mandanti di compagnia e di battaglione; nonchè designazione, quando occorra, del punto di mira. A tali concetti è stato aggiunto l'altro delle ::,orprese a fuoco, con la facoltà, per la difesa, di fare avvicinare talvolta l'avversario a breve distanza, per poi bersagliarlo improvvisamente (veggasi pure il punto 605), e per l'attaccante di distaccare reparti, anche se relativamente deboli, ma bene comandati, perchè si portino inosservati a breve distanza, sui fianchi od alle spalle dell'avversario per colpirlo improvvisamente(veggasi la 3" alinea del punto 569) . - Maggiore r ilievo dato alla importanza dei fuochi ,!l,-vvolgenti, per eseguire i quali il N. R ., al capitolo che tratta del combattimento in genere, designa quelle parti della catena attaccante che per effetto del tortuoso andamento del fron te si trovino opportunamente disposte pe:r eseguirli; e maggiore rilievo dato ai fuochi d'infilata od obliqui (veggansi le alinee l° e 2• del punto 569). - Inoltre sono state .aggiunte molto opportunamente parecchie condizioni cui d eve soddisfare un buon · appostame1)to a fuoco." 5'' Speciali istruzioni per la ricerca e la designazione dei bersagli, dipendentemente forse dalla maggiore portata de[ moderni fucili e dall'adozione delb polvere senza fumo (v. n. 18 del commento al II sottocapitolo intitolato: Del soldato e della ,·iga) ; e migliore specificazione dei criteri che regolano la scelta dei bersag li. 6° Impiego di 2 alzi, qualunque sia la distanza incertamente stimata. Il N. R. non dice se gli alzi debbano essere diversi l'uno dall'altro di 100 o 200 passi. Il V. R. prescriveva che se ne dovessero impiegare 3 .alle grandi distanze, 2 alle medie, e sempre diversi di 100 passi l'uno dall'altro. Al n uovo punto 404 si riporta un esempio di comando iu cui gli alzi sono 1200 e 1400 passi, cioè diversi di 200 passi. , 7° Maggiore assegnamento per bene dirigere il fuoco sulla osservazione dei punti di caduta e sugli effetti prodotti nel bersaglio dai proiettili.
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PER J.E TRUl'PE A PJEl)I nELL'ESERCl TO AUSTRO-UNGARICO
8° È stato inglobato nei doveri concernenti la disciplina e la direzione del fuoco, senza tuttavia tacerne al paragrafo ohe tratta del rifornimento delle munizioni (punto 632), il dovere di raccogliere queste dai morti e dai feriti vicini. 9° In conformità del concetto espresso al § 26, è ora prescritto di avanzare fintanto che è possibile prima di aprire il fuoco. 10° Parecchie delle prescrizioni del V. R. da noi non menzionate hanno le corrispondenti, più o meno modificate, in altri paragrafi dei'R. N. come rileveremo mano mano ehe occorrerà.
dirà prossima.mente circa l'impiego delle varie formazioni. Purtroppo . non abbi amo potuto procurarci i dati numerici ufficiali delle numerosissime serie di tiro, che voleiatieri avremmo presi a base di studi e considerazioni nostre; siamo però in grado di riassumere le deduzioni alle quali sono venuti parecchi periodici militari molto autorevoli dell'impero ausLro-ungarico, nonchè guanto fo portato a pubblica conoscenza nel 1900 da un opuscolo (1) dovuto alla penna. di persona presumibilmente di molta competenza, nel quale sono riportate testualmente quasi tutte le conclusioni ufficialmente accertate. Eccone il risultato:
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Tante e così radicali innovazioni in una questione vitale e di natura eminentemente pratica, ma nella quale entra in gioco, e molto, altresì. la conoscenza del cuore umano, non potevano che essere il risultato di studi sperimentali ese · g niti a i poligoni ed opportunamente modificati con la scorta degl'insegnamenti che fornisce la storia dei fatti d'arme specialmente recenti. Il R. N. infatti è stato adottato ·a breve distanza dalla chiusura di un lungo periodo cli esperienze di tiro compiute nella primavera, estate ed autunno degli anni 1896, 97, 98 e 99 al campo di Bdi,ch an der Leitha dai reparti d'istruzione della scuola di fiiro dell'esercito (analoga alla nostra di Parma.), equipaggiati ed impiegati con1e nel caso vero. Le pres::rizioni ed i criteri che esso sancisce sono appunto la codificazione dei r1sultati di tali esperienze, e rappresentano l'ultima parola che un consesso di spiccatissime autorità competenti di un grande esercito pronunzia. into.rno alla tanto dibattuta quist ione dei fuochi ed a quella delle formazioni di combattimento. In uno studio analitico come questo che abbiamo intrapreso sarebbe, pare a noi, manchevolezza colpevole non acce:inare, sia pure brevemente, a tali esperienze, tantopiù che esse rappresentano il m igliore commento al paragrafo che al:biamo testè esaminato ed a · tutto quanto si è detto e si
A. -
Varie specie cli fuoco.
1. Alle distanze meclie e piccole (2) gli effetti del f~wco· a salve, lento o vivace, eseguito da truppe in catena, sono sempre .minori di quelli del fuoco a volontà, lento o vivace, eseguito anche dil. truppe in catena; giacchè resulta che a parità di tempo
e di effetti il fuoco a volontà richiede minore spe::;a di cartucce. Siccoine però l'esperienza insegna che il fi.oco a salve consente meglio di quello a volontà di osservare i punti di caduta e mantenere nei giusti limiti il consumo delle munizioni, così, anzichè abolirlo completamente, converrà limitarne l'impiego in quei casi dove effettivamente potrà. tornare utile, come ad es. : per controllare la stima delle distanze medie e talvolta anche delle piccole, colpire g randi bersagli che compaiano all'improvviso e rimangano in vista presumibilmente solo per. br eve tempo, richiamare alla calma i n,par ti che sparano. ( t) Etgebnisse <le,· Schi essve,·.rnche de,· /; . 1,. I,. Armeeschiessschule bn dm tetzten v i eiJah.1·en itnd drren Bedeiir.1111g (ii1· di Ausl>ild,tm!J dei· fn(crnterie. Von F. K. \Vien.
Scidel u So'in 1900.
(2) Il R. N. non fissa alcun limite di separazione tra le ,,arie distanze, ma parla solo di ctistan:e pii, o meno e({ìcaci e talvolta. cli arcmdi dista11:;e, Il V. R. stabiliva come limite massimo delle distanze 11iccote e me<lie ri spettivamente 600 e 1200 passi; ed è a I-ali limiti che si riferiscono le conclusioni del le esperi enze. Ogni passo é rnct.ri 0,75.
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IL NUOVO 1\EGOLHIBN'fO Dl ESERCIZ I
PER LE TRUPPE A PlEDI DELT)E.SERC ITO A!JST&O - U.NGARlCO
2. Alle medie distanze il fuoco a salve del plotone in 01·dine chiuso dà sempre effetti molto minori del fuoco avolontà del plotone disteso in calena ; e quando i tiratori sono bene istruiti questo not~vole vantaggio del fuoco a volontà si verifica altresì alle grandi distanze. Il f uoco a volontà alle grandi distanze dà buoni risultati sia che il reparto che lo eseguisce stia in 01·dine chi·uso, sia che stia in catena. Il fuoco a salve alle medie distanze eseguito dal plotone iii ordine chiuso dà i migliori risultati quando 1~ 1" r iga è a terra e la 2• in g inocchio; dà invece i peggiori risultati quando · le righe sono entrambe in piedi. Alle dette distanze il fuoco a salve lent.o dà bensì migliori risultati del fuoco a salve vivace e del fuoco celere, ma richiede un tempo relativamente molto maggiore. Queste due ultime specie di fuoco si equivalgono negli effetti e sono giustificate quando si voglia un risultato rapido come ad es.: nelle sorprese ed iu genere q uando si prescinda, dal magg iore consumo . delle munizioni pur di ottenere iu breYe tempo un'efficacia grande. Pertanto il fuoco del plotone in ordine chii6SO devesi adoperare solo quando si Ria costrètti a farlo, come ad es. : nelle sorprese, quando manchi lo spazio per distendersi, per bat tere strette, nei combattimenti notturni, ecc. In certe circo· stanze il {i60CO a salve di plotone può essere impiegato anche per controllare la stima alle medie distanze. Inoltre lo si adopera altresì alle grandi distanze. In genere prima di aprire il fuoco bisogna formare la catena. 3. Alle grandi distanze il fuoco a volontà dà come si è detto buoni risultati sia che lo si eseguisca stando in ordine chiuso colle due r ighe in piedi, sia che lo si eseguisca stando in catena e nelle posizioni di in ginocchio od a terra. Per osservare · i punti di caduta dei proiettili qnesta specie di fuoco si presta bensì meno del fuo co a salve; ma in buone oondizioni di t erreno e con buoni binoccoli si possono scorgere i punti di caduta :fino a 2000 passi. Il fuoco a 'volontà alle grandi distanze solo allora dà migliori risultati del fuoco a saive quaùdo la distanza s ia giustamente stimata; in ogni caso,
<licono le esperienze, conviene farlo precedere per la stima della distanza dal fuoco a salve. L'esperienza insegna che anche uu reparto solo discretamente istruito nel t iro può conseguire risultati relativamente notevoli alle grandi distanze se il fuoco è ben diretto. Questa specie di fuoco perciò deve_ costituire oggetto di particolare attenzione da parte degli ufnciali, in specie dei comandanti di compagnia ; e gli esercizi de.bbono essere più degli altri eseguiti come avverrebbe in guerra, a distanze ignote ed in modo che ogni compagnia avesse un proprio bersaglio, o per lo meno fosse per ciascuna stabilita una di-stanza di tiro. In sostanza il fuoco alle grandi distanze- ha un valore tattico non disprezzabile, quando gli ufficiali sappian·o tener conto convenientemente delle circm;tanze che :n e possono far variare gli effetti, come la temperatura, il vento, la pressione barometrica1 ecc. 4. Per quanto ha tratto alla celerità di tù·o clel fuoco a volontà eseguito ·da una catena più o meno rada, le esperien~e hanno dimostrato : ' a) che alle medie e piccole distanze, il fuoco lento, ben mirato e calmo dà un migliore risultato di quello celere; e poichè facilm ente da quello si trascende a questo, così bisogna educare gli uomini al tiro lento e calmo (1). Ciò devesi conseguire cÒn assiduo lavoro in paco e coltivando 'ne1 (I) Per conseguire crucsto scopo si è ricorso prcs;;o i co rpi dell'e~frcilo a11stro-unga i'iCO a mezzi meccanici diversi, come atl es.: quello di fare s11arare in ciascuna scrnadra a parti re da un'ala verso l'alln, o da l centro verso le nli, a seconda di norme pres ta· bilile; 01•vero ,<1 1 inturvallare i colpi di cia,cun ti1·a tore t'aceculogli coo tare da uno ·tino au un certo numero, Nella esecuzione del fuoco len to si è ricorso al sistema ,lì uesignarc per nome i ti ratori che dovevano far fuoco, mezzo questo che è attuabile bensi in g1wrra, ma solo in casi speciali, mentre d'altra parte esso ò ingiusto, e quind i dannoso per gli cll'ctli moral i, come pare affermi la relazio ne umciale, perchè i migl iori ti ratori ,,engo no ad essere ri iù esposti dei tMdiocri, i qual i appunto perché tali se ne possono stare al sicuro die tro il riparo. illeno quest 'ul timo espediente, gli altri no n si ritengono attuabili, secondo la rela· 1.ione ufficiale, al caso ve,-.), Nell'esercito austro-ungarico, durante la esecuzione degli esercizi individua li di tiro, s'insiste assai perchè il soldato app renda a conoscere la propria ar ma osservando ne vo lta a vo lta gli effetti e, quando occorre, modifi(;h i opportunamen te il pun tamento. L'unico espe(liente adotta lo nelle esperie nze per mantenere nei giusti limiti la cclerita del fuoco fu di proibire che dtlC uomin i vicini S[ltrasscro simullaneamcn te, e ciò tanto nel tiro len to che nel tiro celere..
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IL NUOVO REGOLAMENTO DI ESERCIZI
soldato l'eìemènto morale, perchè solo questo è in grado in combattimento d i sviluppare quella forza di volontà che è necessaria per dominare la s_ovreccitazione e vincere gli . ostacoli. b) il fuoco celere alle medie e piccole distanze ha datoun risultato notevolmente minore d i qualunque altra specie di fuoco, sebbene negli esperimenti si sia sempre richiesto ùn tiro mirato, e siansi sparati in media solo 8 colpi per minuto. L'efficacia assoluta però in un dato tempo fu in ogni caso maggiore del fuoco a volontà VÌ'M Ce. Di qui la conclusione che quando trattisi di ottenere ef-fetti massimi in tempo minimo, sempre che convenga approfittare del tempo, anzichè risparmiare le munizioni, devesi impiegare il fuoco celere; il quale però deve essere sempre mirato. d) Il limite massimo per l'impiego proficuo del fuoco di fucileria contro artiglieria in posizione può dirsi sia da 2000 a 2200 passi, purchè le condizioni sieno favorevol i (terreno asciutto, vento laterale non forte) . Il fuoco deve essere ugualmente 1·ipar tito su tutti i pezzi; ed è da preferirsi quello a volontà al f'uoco a salve, supposto che siasi stimata la distanza. con sicurezza. La formazione su quattro righe per la esecuzione del fuo co contro artigberia. sarebbe da preferirsi; ma siccome questa formazione, oltrechè difficile ad assumersi quandÒ si è sotto il fuoco ben dirotto_dell'avversario, presenta l'inconvenienteche se non è giustamente presa gli uomini delle r ighe r etrostanti disturbano e altresì mettono in pericolo col loro fu ocoquelli delle righe anti:;;tanti, mentre d'altra parte le 4 righe d i una compagnia presentano· un bersaglio troppo compatto, così in combattimento non sarà di pratica attuazione. Il N. R. infatti l'ha proscritta per la esecuzione del fuoco.
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1/ulnerabilità cli alcune f'orrrtafioni.
1. A parità di uomini, la catena fitta (intervallo d i riga, cioè. di una mano tra uomo e uomo) è sempre più vulner abile di quella rada (1 passo d i _intervallo tra uomo e uomo). Le perd ite decr escono col crescere degl' intervalli. Questo però non v uol élire che si debbano formare solo catene r ade; la necessità di imprimere maggiore vigoria ai combattimento a fuoco aumentando gli uomini della catena, le condizioni di spazio, specie alle piccole distanze, la convenienza di evitare il framm ischiamento quando è possibile, inducono a transigere sul criterio della vulnerabilità. Invece può essere rada la catena durante l'avanzata, nell'attacco, fino alì'apertura ·del fuoco; nel combattimento temporeggiante; quando il terreno sia scoperto, e~c. . Dato il modo di combattere odierno della fanteria, il frammiscbiamento che deriva dal raffitt:,ire la catena deve ritenersi una conseguenza inevitabile; quando avviene tra riparti dello stesso corpo non vuol' essere considerato notevolmente · svantaggioso, quindi la preoccupazione di evitarlo non deve indurre a formare uLa catena fitta quando sarebbe più ind icata una catena rada. 2. I riparti in online chiuso subiscono perdite notevolmente maggiori della catena; epperò quando occor ra impiegare i sostegni per t rascinare col loro impeto la catena in uno sbalzo avanti converrà, se il terreno è scoperto e privo di ripari, fare intervallare le file.
(Continua). SaNTANGELO F ELICE maggio,·c <li. fan teria.
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IL GENl,R.A LE FEL!Cl': REY
dosi dell' opera sua presso gli uffici centr ali del Ministero, della' g uerra. I vi salì fino alla Direzione generale di fanteria. e cavaller ia. A quel punto convei·gouo ambizioni personali e· desiderì di carriera di una parte non piccola dell'ufficialità, e ben fermi vi devono essere il g iudizio e la volontà di colui che ha da far vi g iusta parte t ra gli interessi dell'esercito e degli individui. Il R ey cercò di elevarsi all'ar duo còmpit o seguend o le t radizioni degli antecessor i che furonoil Gibbone, il .lV!anassero ed il Reverberi, e ponendo al ser- · vizio del suo incarico le doti di ostinata tenacia che sono proprie ai suoi compatriotti ed ebbe comuni con Sell a e La. Marmora. L a ostinazione nel lavoro, lo sforzo delle giornaliere de· oision i, a cui il cuore non poteva essère alieno, logorarono· la salute del generale ; la morte della moglie le dette il tracç>llo. Continuò a scadere visibilmente; non abbandonò mai il lavoro e nel pomeriggio del 2 luglio, improvvisamentecol pito nell'ufficio in cui era tornato dalla firma del Ministro, appoggiato il capo sullo scrittoio e sulle carte tranquillamente moriva,.
IL GENERALE FELICE REV <1i
Anche il generale Rey appar te11eva a quel gruppo di giovani che lo slancio meraviglioso del 1859 strappava alle fam iglie, alle carriere prefisse, per concorrere nell' esercito alla guerra di indipendenza patria e di unità, e daì 1859 al 1870 egli ebbe la fortu:na di partecipare a tutte le campagne di guerra che ebbero quel nobile scopo. Nelra giornata di Oustoza un proiettile di fanteria lo colpì nel braccio destro ferendolo assai gravemente. Mantenne il comando della compagnia t1:1,uto che durò la mischia, e,seguitò ad animare i soldati. Era una compagnia del 5° regg imento, della vecchia Aosta, di quelle della d ivisione Pianell con le quali q uesto ,generale troncò la minaccia diretta dagli austriaci contro i ponti del Mincio per ruinarli alle spalle dei nostri battaglioni. L'imbarazzo nell'uso della mano destra e la medaglia al valore segnarono per il Rey il ricordo d i quella giornata e della sua lodevole condotta. Il Governo da parte sua volle avvantaggiarsi delle qÙa· lità d'ordine e di r ig id ità di cui era dotato il Rey, valen-
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(I) Nacq ue il 5 ma rzo 1838 a Ronco (B iella). Il '!!:7 luglio 1859 usci sottotenen te del 5° fanteria da ni10 dei corsi accelerati istituiti in lvre,t per le eventualità ciella gnerrn. T<J1n1nte il 20 'ottobro i860, cap itano i I 3 maggio !866, S<)cnpre nel 5° reggimento. Magg iore il ,1, novembre '1875 , tenente co lonnello d()t 53° fan ter ia nel dicemb re 188i, colonnello il !8 ottob re 1837. Percorse la m,1ggior parte della carriera d i. ufficiale su-. periore, ess.endo e ,mandato prt>sso ii' Mi nistero. Maggior gerwrale da l i6 rnarzo 1893 e tenen te generate il 27 febbraio i898. Direttore generale riell' ufl icio fanteria e ca,•a lleria dal 25 luglio ·1892. Avev:1 fatto le camp~g:ne di g L1erra da l J.852 al 1870; era s1<1to ferito a Monza mbano il ~4 giugno J.366 e decorato della merlag: lia al valore per l,a lodevole condotta tenendo il comanclo ddla com1Jagnia clur:mte il comba tti men to, benché ferito. Assisté ai corsi della Scuola di guerra.
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NOTE B! IILIOGRAFICHE
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-0ale i dettami dell'organica, mentre a questi già s1 e fatto largo strappo col nominare ad aiutante maggiore in l" dei capitani in luogo di tenenti, come dovrebbe essere e come -è d i fatto nei principali eserciti europei. · L'altra p~rte si prefigge di « additare ai rimedi necessari « per risolvere - secondo il nostro (dell'autore) modesto av·« viso .:_ in modo organico e completo tutta la complessa. « questione dei Quadr·i dell'esercito » q uastione, infatti, che è esaminata in non pochi capitoli e riassunta in concrete proposte. Noi non possiamo seguire l'autore nella, disamina dei vari lati del quesito e tanto mano nelle considerazioni svolte in appoggio delle sue proposte, ma brevemente procureremo di riassumere q uest'ultime. · Diciamo, però, subito ch'esse, all'infuori della questione dell'avanzamento, nulla contengono di nuovo; su per giù sono le stesse che non poche volte abbiamo lette nelle gazzette, nelie riviste e nei libri militari, ma sono presentate molto bene e messe insieme con criterio e suffragata da appropriati apprezzamenti. L'autore però dimentica volentieri che tratta un problema generale e non qusllo particolare della fanteria ed è forse fuori misura la costante preoccu pazione di giovare a quest'ultima, lasciando da parte le altre armi é magari con danno delle medesime. Il quesito è bene impostato, poichè pone a basi fondamentali: il mantenimento dell'attuale ordinamento dell'esercito sopra 12 corpi d'armata e il consolidtimento del bilancio militare in 239 milioni almeno per un ventennio, depennato della spesa delle pensioni militari - che giustamente sono ritenute un elemento non consolidabile - e coll\=m1missione, nel caso, d i spese iill1·a-st1·aor·dinarie. L'autore vuole ancora si tenga conto nel tracciare le linee. direttive del nostro ordinamento militare, d i un progressivo, lento migliorare delle condizioni gene~ali del paese e di un · incremento notevole della popolazione, e ci pare abbia interamente ragione. E così pure · conveniamo con lui quando d ichiara danno.sa ed illogica la riduzione delle armi di ca-
NC.)TE BIBLIOGRAFICHE
G1rn. - La questione urgente. - Il problema. dei quadri nel R. esercito italiano. - Roma, tìpografia della Casa Editrice Italiana, 1902. Il lavoro lo si può considerare distinto iu due parti: l'una che s'occupa del progetto di legge presentato al Senato dal mìnistro Ponza di San Martino « sulìe disposizioni relative « ai quadri degli ufficiali » accenna al contro-progetto Ricotti, e tratta abbastanza a fondo del disegno d.ella Commissione della Camera dei deputati. Di questa parte riteniamo superfluo intrattenerci poichè il progetto ministeriale ìievemente. modificato, fu app,rovato mercè la strenua difesa fattane dall'attuale ministro Ottolenghi, ed ormai è divenuto legge dello Stato. Vogliamo però rilevare, siccome indice dell'intimo pensiero dell'autore, che mentre vi si dimostra quanto fu male ispirata la Commissione parlamentare . nel proporre modificazioni al disegno di legge ministeriale « che ne mutano la natura senza raggiungere uno scopo pra~< tico » si sarebbe, poi, ben volentieri accettata la proposta - « indiscutibilmente più favorevole del disegno di legge « ministerial6 » - di nominare capitani aila funzioDe di aiutante maggiore in 2• e maggiori à quella di aiutante maggiore in l'. Egli è ·vero che l'autore, in definitiva, combatte · il progetto della Commissione, ma stà di fatto che ·1a proposta sopradetta gli :3orride e che l'avrebbe caldamente appoggiata - come appare da quanto ne dice in proposito se fosse stato possibile di stralciarla dal progetto della Com· missior..e ed innestarla in quello ministeriale. E questo per noi è incomprensibile. Con troppa facilità si pongono in non
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NOTE BIBLIOGRAFICHE
NOTE THIILTOGRAFJCHE
valleria ed artiglieria - che occo~rerebbe, invece, aumentare - e giudi_c a assai peregrina la concezione dell'esèr·cito difensivo. Premesse queste linee generali intorno all'ordinamento militare, l'autore, qua li provvedimenti · necessari.che converrebbe attuare per 'ottenere una migliore costituzione dei quadri, propone:
l'a,vanzamento. L'autore riconosce che è questa la qne-stione vitale cui è indissolubilmente legata la salda costituzione dei quadri e che richiederebbe uno studio minuto e approfondito; e però intende limitarsi a rilevare i d ifetti essen· ziali della nostra legge di avanzamento ed a dire quali po· trebbel'O essere i concetti direttivi di un provvido sistema di avanzamento e in qual modo potrebbero essere applicati. L'attuale sistema, più per colpa di sistema che di uo.mini, fa sì ohe forzatamente si vèrifichi nell'avanzamento ora una corsa vertig inosa e pazza, ora un anormalissimo rallentamento. Evidentemente tale sistema ha bisogno d'essere corretto nelle basi e l'autore ritiene che a quel cumulo di mali non si possa rimediare se non nel modo che qui brevemente riassumiamo : 1° lasciare immutati gli organici degli ufficiali supeTiori e generali ; 2° addivenire gradualmente ad una riduzione nel numero degli ufficiali subalterni di carriera sostituendoli - nell'organico di pace-: con altrettanti ufficiali di complemento. E ciò fino alla concorrenza di un quarto, così come n' è fatta facoltà dalla legge; 3° addivenire, pure gradualmente, ad una r iduzione nel numero dei capitani, fino ad eliminare dai quadri quelli ,che attualmente sono tenuti nei reggi~enti a disposizione (complessivamente 460); 4° introdurre nel meccanismo dell'avanzamento degli ufficiali inferiori un organo destinato a funzionare nello -stesso modo che il compensatore opera nelle macchine a vapore, in guisa da potere convenientemente accelerare o r allentare ii movimento dell'avanzamento, a seconda che questo tende a ritardare o ad accelerare fu ori misura. '~1i.est'organo sarebbe il 1·itù·o propor.zionale dopo un minimo di i5 anni di servizio. Questo per l'avanzamento normale. Per l'avanzamento a scelta affine « di dotare l'esercito di capi veramente capaci, « che sappiano esercitare con scienza e coscienza le funzion i
PnoVVEDI~(EN'r.[ D'ORDINE
MATERIALE:
l'indennità d'a1·ma agli ufficiali cli fanteria. - - Questa importerebbe una spesa di lire 1,517,700, ma la si diminuisce di 1/ 6 riducendola a lire 1,263,917, diminuendo però, contemporaneamente di 1/ 11 l'ammontare dell'indennità di tutti gli ufficiali che ora la percepiscono. Proposta invero singolare, poichè l'attuale indennità d'arma è data agli ufficiali delle armi a cavallo per indennizzarli in minima parte delle spese speciali ch'essi debbono sostenere; l' au,mento degli stipendi pe1· gli ufficiali inferiori aom· battenti, ossia di stato maggiore, di fanteria, di cavalleria, di artiglieria e del genio; aumento di 1/ 12 e che richiederebbe lire 1,670,000 in cifra tonda. L' idea è senza dubbio buona, diremo anzi che è giusta, ma l'aurrient~ proposto è così me· schino, che non vale la pena di occuparsene; il rivristinamento clelle indennità evenliiali nella misura, nei ccisi e per la durata in cui erano concedute prima del i 902, ciò che sarebbe un'atto di vera giustizia; l'adozione di una pensione p1·opwzionale da acc01·da'f'si dopo :15 anni di servizio a i OO ufficiali ogni anno; provvedimento che, secondo l'autore, in ultima analisi si tradurrebbe in una economia per l'erario. p 11.0VVEDlJ\iENTl D'ORDINE
MORALE:
la re·visione della legge sullo stato degli u/ficiali, studiata con l1trghezza di vedute ed informata alla cognizione della reale posizione degli ufficiali nei tempi nuovi ed alle esigen~e d i vario ordine che ad essa derivano ;
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ANNO XLYII,
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NOTE, .BI BLIOG&,1 J;IC fl E
NOTE B!llLIOGRAFICHR
« delicatissime degli alti comandi » si dovrebbe applicare it concetto 'della scelta ristretta ed intensiva per l'avanzamento negli alti gradì dell'esercito. A quest'uopo l'autore ritiene veramente provvida la disposizione dell'articolo 25, purchè cessi di rimanere nella legge lettera morta o quasi, e nel caso, sia convenientemente modificato e corretto. Si chiede, infi ne, che .le sperequazioni ,folle carriere siflnO contenute entro certi limiti ragionevoli, e perciò si propone dì costituire uno speciale ufficio presso il gabinetto del ministro m1l quale sia accentrato tutto ciò che si r iferisce all'avanzamento e che sotto l'impulso personale del ministro, imprima un'efficace azione di coordinamento al l3?voro delle varie direzioni. Converrebbe, inoltre, ritoccare il Regolam1ntJ di se1·vizio 'interno, per alleggerire il servizio degli ufficiali subalterni e trovar modo vi fosse una certa distinzione di nome e di sostanza tra i subalterni più giovani ed i più anziani (reintegrazione del tenente in l "). A far fronte poi alle spese occorrenti per la migliore sistemazione dei q1.mdri, l'autore propone le guarnigioni fisse, l'abolizione della postzione ausiliaria, riduzioni nel perso nale non combattente e nelle direzioni e sottodir:ezioni del genio; sia modificato il regime degli stabilimenti militari e sieno abolite le grandi manovre , conservando soltanto quelle di campagna.
Breve e riservato sarà il nostro giudizio. Lodiamo anzitutto l'ottimo intento d i studiare a fondo la questione dei nostri quadri, allo scopo di trovare una soluzione decisiva, che ponga termine · all'alterna vicenda dei fenomenali acceleramenti di carriera e degli accascianti rallentamenti. Non sapremmo però dire se i mezzi proposti risolveranno il tanto dibattuto quesito. La chiave di volta del medesimo è costituita dalla riduzione graduale dei subalterni e dei capitani e dal ritiro proporzionale dopo 15 anni di servizio.
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Non possiamo non accennare alla gravissima responsabilità in cui s'incorrerebbe colla diminuzione del numero dei subalterni, pel caso di guerra. Certamente col sistema pro · posto si migliorerà l'istruzione e la pratica degli ufficiali di I complemento, ma in guerra saranno mai troppi i subalterni del servizio attivo. Noi ne abbiamo già pochi e vogliamo diminuirne ap.cora il n umero. D'altra parte il ritenere che migliaia di ufficiali di complemento faranno domanda per esser.e chiamati in servizio è una vera utopia. Converrà pe1'tanto stabilire i nuovi obblighi di detti ufficiali con apposita legge e non è detto eh' essa. non incontri molta opposizione. La proposta del ritiro proporzionale dopo un certo numero di anni di servizio è, senza dubbio, buona, ma non vediamn come tale provvedimento potrebbe funzionare per contenere od accelerare l'ava,nzamento nelle giusta m isura. Bisogner rebbe, a quest'uopo, fosse in facoltò, del ministro d'inviare o no in congedo quanti ufficiali di una certa anzianitit gli facesse comodo, ma ciò non p uò essere. Così si fa un'assegnamento sopra un fatto il cui risultato è affatto incerto e che · d'anno in anno può considerevolmente variare, e lo si sconta a priori costituendone la bàse principale del nuovo edificio. L'articolo 25, perchè risponda alle proposte esigenze, vuol essere corretto nella dicitura, di guisa che, in modo chiaro, Hd esplicito, senza bisogno d' interpretazione o di appello allo spirito di chi l'ha i mmaginato, r isponda allo scopo cui s'intende debba servire. Decisamen te contrari siamo poi alle guarnigioni fisse e all'abolizione delle grandi manovre, che vorremmo anzi fatte, tutti gli anni e sulla scala più vasta possibile. Si trovi il mezzo di eseguire grandi manovre senza pre;:;tabilirne il piano, sei mesi prima, si distribuisca il t ema generale, non studiato, prima assolutamente da alcuno, lì per lì, all' inizio delle medesime, si collochino i partiti a grande distanza e si . lasci. completa libertà d'~·zione ai comandanti dei partiti e si vedrà!. allora quale grande scuola pratica possano essere le grandi manovre per gli ufficiali tutti e pei servizi accessori.
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NOTE BlllL\OGRAFICHE
N01'E BlTl l,IOGRAFICHE
Delle guarnigioni fisse nulla diciamo, poichè troppo evidenti sono le dannose conseguenze per l'esercito e per gli ufficiali stessi, almeno a nòstro giudizio. In complesso, riassumendoci, ottimo studio, malgrado qualéhe appunto da noi esposto con tutta franchez~a, in considerazione dell'eccezionale impor tanza della questione. L'autore ha :3-nalizzato e approfondito con molta cura i particolari -d el vasto e difficile problema, e l e .deduzioni trattene e le proposte fatte non possono non servire d'eccelle).lte traccia e guida per la ricerca della più conveniente soluzione dflll'importantissimo quesito. Questo certo, non è poco merito, ed è un dovere il tenerne conto.
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Dott. "G. B. GrvoGRE, maggior generale medico, ispettore capo di sanità milita.re. - In memoria del generale medico, professore Francesco Cortese. - Roma, E. Voghera, 1902.
È pubblicazione d'occasione sgorgata per così di~e dal cuore dell'esimio autore, che in essa trasfuse tu tto l'affetto , l'ammirazione, la venerazione che egl i porta al defunto generale medico Cortese. L'opuscolo eonsta di due distinte scritture. Giorni sono all'ospedale mi li tare del Celio, fu inaugurato il monumento al generale medico professore l!'rancesco Cortese già ispettore sanitario del corpo sanitario dal 1873 al 1880, .e fa prima scrittura è appuuto la commemorazione del compianto generale Cortese, letta dal signor generale Gi v0gre in quell'occasione. La nobile figura dell'estinto vi è ritratta in modo amm ir~vole; con calda e vivace parola il Givogre seppe mett ere in r ilievo quella grande personalità « forte - coin'egli (< ben disse - di amor dì patria, forte nella sua lunga car« riera militare, fortiss imo nella scienza. » E ben degno fo il Cor'~ese e del monumento elevatogli e della commemorazione fattane da colui che occupa ora il
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posto da lui già tenuto con tanto onore, poichè la sua vita · fu spesa interamente a prò del paese, dell'esercito, dell' umanità. E son queste doti, questi fatti che l'autore seppe porr~ in luce tanto bene. .. La seconda scrittura « Cenni sulle principali opere scientifiche del gene,·ale medico Francesco Cortese » è una dotta memoria., nella quale sono ricordate e commentate con somma competenza le numerose opere - memorie, relazioni, orazioni, articoli di periodici scientifici - scritte dal Cortese. Il Givogre fa toccar con mano quale cultore appassionato e conoscitore profondo delle scienze medico-chirùrgiche fu l'uomo illustre tanto compianto, e come in ogni suo lavoro « spicchino le note di quei sentimenti umanitari e patriottici ai quali era stato edut1ato il suo nobile cuore di medico, di ci ttadino, di italiano. » La bella e nobile figura del generale Cortese n on poteva trovare persona · più. adatta e più competente per commemorarlo e per far couosc:ere al loro giusto valore i suoi scritti.
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J. CHEMINON, capitai ne d'artillerie breveté; G. F .A.UVEL-GAL· · LA.rs, c1ipitaine d'artillerie breveté. - Les événements militaires en Chine. Avec 8 cartes et p laV,s. (Publié sous la ~ irectiou du 2• bureau de l'état-maj or de l'armée) . - Paris, Librairie militaire R. Chapelot e 0.0 , 1902. . Il d iligente lavoro dei due capitani dello stato maggiore francese sopramenzionati non è una relazione completa dei rece~ti avv~nimenti militari svoltisi nella Cina . A giudizio degli auton vera campagna n on vi fu che nel. Petchili e nella Manciuria; per questa ragione hanno composto due monografie, nella prima delle quali il capitano Cheminon rende conto delle operazioni nella Manciuria « le quali formano un tutto ~en distinto, completamente indipendente e non concernono che i Russi ed i Cinesi » ; nella seconda il capitano
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!\'O'l' j;: BIBL!OGRA);' JCHE
l\OTE D1BLI0GRAF iC HE
F auvel-Gallais d iscorre degli avvenimenti che ebbero luogo nella provincia del Petchili :fino all'occupazione d i P echino -e di P ao-'l'ing-Fu e delle trattative per l'assestamento della -questione cinese.Un' introduzione espone con chiarezza, r iassu . meridoli in poche pagine, preliminari della guerra dal 1858 fino all'insurrezione dei Boxer. La narrazione del Cheminot intorno alle operazioni nella Mancinria è fatta, come avverte lo stesso autore, in base alle relazioni russe, pnbblicate sui giornali militari ed offre singolare interesse perchè assai particolareggiata, non f!lolo per quanto ba tratto all'azione militare ma ancora, e sovratutto, per oiò che riflette la mobilitazione e i trasporti delle trnppe russe. Indubbiamente è fino ad ora la storia . più completa e più minuta di quella campagna, la qual13 realmente fa parte a sè. L'autore termina la sua bella scrittura, esprimendo il giu·ctizio che q uando interverrà il definitivo accordo rnsso-cinese <.< è probabile ch'esso assicurerà in ma niera certa il toro (dei Russi) predominio effettivo in quella contrada, pur lascian·dola per la forma sotto la sovranità cinese ». Il capitano Fauvel abbastanza minutamente narra le ope· razioni della colonna Seymour, la presa dei fort:,i di Takù, .l'assedio e presa di Ti en-sin, la marcia, infine, su Pechin9 B l'occupazione di detta città. L e operazioni per l'assedio e la presa di Tien-sin, difesa stren namente da ~4 a 15,000 soldati cinesi dell'esercit9 regolare, appogg iati da 10,000 Boxer, e che durarono un mese, sono descritte giorno per giorno e con abbondanza di particolari, e la narrazione fattane riesce non solo molto inter essante ma istruttiva. Giustamente l'autore giudica questa fi iccome l'operazione più importante della campagna e che n e segna il punto culminante. In effetti fu pel buon esito della medesima che fo possibile effettuare, poi, la marcia su Pechino, e per essa eh& l'insurr ezione dei Boxer ricevette ril colpo più terribile. . Ci sembra che, in via generale, troppo poca importanza s i sia accordata in Europa alla sanguinosa lotta impegnatasi
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~:lalle forze internazionali contro le cinesi nei mesi di giugno ~ luglio 1900. La narrazione fattane dal Jfauvel, sebbene gli Italiani, che pur tanto valorosamente combatterono in quei .giorni , sieno unicamente ricordati nel riepilogo delle forze, ci sembra assai adatta allo studio di quelle operazioni. L'autore ha tralasciato di dire degli avvenimenti dell' a::;sedio delle legazioni, perchè la relazione \( ne sarebbe troppo lunga in questo breve riassunto della Campagna d i Cina », e si limita a dire che « la difesa degli assediati fu però rimar« chevole sovratutto nella parte sud-est delle legazioni, ove il ~< tenente di vascello Darcy, col contingente francese, ebbe a <, sostenere gli attacchi i più. v iolenti ed i più ostinati da parte « dei Cinesi ». Delle 1.1lteriori operazioni, ritenute tutte dal punto d i vista militare di secondaria importanza, l'autore s'occupa solo in modo dettagliato della spedizione di Pao -Ting-Fou dove pel · primo entrò il genernle Bailloud. Del .maresciallo v. Vi' aldersee non si fa cenno ed incidentalmente che una sol volta a proposito della sopramenzionata sped izione di P f~o-Ti.ng Fou, con queste precise parole : « Il « generale v. ,Valdersee, dopo aver preso il . comando delle « truppe alleate, decise che la spedizione si metterebbe in « marcia il 12 ottobre ». Ma il comando s11premo delle forze alleate assunto in Cina dal Waldersea è un fatto storico e non lo si distrugge col non parlarne o i)arlandone soltanto per incidente. Valeva assai meglio restring ere la narrazione degli avvenimenti militari alla presa di Pechino, piuttosto che non parlare affatto del comandante supremo degli alleati nell' abbastanza lungo periodo della campagna che seguì all'occupazione della capitale cinese. L'autore poi non crede si possano trarre inseg namenti per u na guerra europea dalla campagna degli alleati nel Petchili. L'intima collaborazione fra le forzè navali e terrestri di cui fQ dato bella prova nella presa dei forti di Taku coi noti splend idi risultati, g li inconvenienti venuti in luce durante l' assedio di Tien-sin per la mancanza di una direzione unica, l'intex·vento decisivo del generale Frey, al combattimento d i
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NOTJ, BIBLIOGRAF ICHE
Peit-sang, contro l'estrema sinistra cinese, dimostrante l' efficacia dei movimenti di fianco avvolgenti, anche se intrapresi con forze minime, contro un nemico immobilizzato dietro i trinceramenti, non illustrano che principi noti e da nessuno messi in discussione. A parere del capitano Fauve!, il solo beneficio à.' istruzionemilitare consisterà verosimilmente nello st udio particolareg· giato dei trasporti, del servizio delle retrovie, dei di versi procedimenti di vettovagliamento, di ospedalità, di rimonta e d'equipaggiamento dei v,iri corpi della spedizione. l\fa questo lavoro si potrà fare soltanto dopo ·il ritorno delle truppe dalla Cina e in base ai rapporti ufficiali che saranno pubblicati e alle impressioni personali di coloro che, per qualunque titolo. hanno partecipato agli avvenimenti dell'estremo Oriente. I piani. e gli schizzi corredanti r opera ne rendono facilmente intelligibile il testo.
part icolari, la Con·espondente di Napoleone, rapporti dei comandanti di corpo d'armata, le lettere dei generali ne· miei, le Memorie degli uomini celebri, le relazioni degli ignoti. Da qui, il libro Reims nel 1.814. » E qnanto afferma l'Houssaye circa questo \7 asto stl1dio pre· paratorio è pieuament~ conferrna,to dal contenuto del libro. Il Dry dice di aver voluto raccont are con qualche particolare g li avvenimenti memorabili di cui fo teatro in quell'epoca la città di Reims e suoi dintorn1 accennando alle altre operazioni della campagna solo per quel tanto strettamente necessario all'inteìligenza dei fatti svoltisi in e presso Reims. Nel fatto, egli ha compilato una vera storia della campagna del 1814 e fra le più docu1?2-entate, e se gli avvenimenti ch'ebbero luogo nella città e intorno ad essa sono descritti con maggiore ampiezza, non è solo perchè essi r ichiamarono maggiormente l'attenzione dell'autore ma anche perchè furono parte notevole delle operazioni militari di quell'anno. La città, di Reims tre volte fu presa dai Russi, il 6 febbraio, il 12 e il 19 marzo; due volte, il 5 e il 13 marzo , fo ripresa dai Francesi. Ha subìto assalti, fu bombardata, incendiata, devastata. Nello spazio di d~e mesi vide passare '\Vinzingerode, Saint- Priest, La.ngeron, Sacken, Yorck, Bhi.cher e i marescialli Kellermaun, N ey, Berthier, Marmont, Mac-Donald, Lefebvre, ì\fortier. Ess·a ha acclamato a Napoleone, che entrò nella città, dopo la battaglia di Reims (13 marzo) nella notte dal 13 al 14 marzo e si trattenne nelle sue mura sino alla ma,ttina del 1'7. Questi, sommariamé)nte accennati, i fatti importanti di cui fu testimonio la vecchia città, che l'autore lamenta di aver dovuto rilevare qual piccolo posto teng!mo nella t rad izione locale e che egli ha sapnto descrivere con mano veramente maestra, sicchè si direbbe aver egli conosciuto quegli uomini ed assistito a quelle scene. ~ L a campagna del 1814 è, senza dnbbio, delle più conosci ute dagli studiosi militari, sia perchè in essa rifulse a sprazzi de' ·più luminosi il grande genio napoleonico, sia, ancora, per la capitale importanza d'ella situazione stor ico-
t A.
DRY.
Reims en 1814 pendant l'invasion. Ouvrage accom-
pagnèè de 'i;ingt gravU?·es hors te.rte et de trois cartes.
Préface de M. HEN"1w HoussAYE. et e.e 1902.
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NOTE B1BLIOGRAF1CHE
Paris, Plon-Nourrit;
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L 'Houssaye, il grande storico della guerra del 1814, nelle poche pagine della ben riescita prefazione mette in rilievo i motivi dai quali l'autore fu tratto a scrivere questo notevole libro. Membro della Sabrelache il signor Dry viene ad abitare Reims e p recisamente non lungi dalla casa Ponsardin, ove l'imperatore Napoleone allogg iò dal 13 al 17 marzo 1814, ove egli rimproverò Marmont per l'imperdonabile trascuranza ·che aveva cagionato il disastro cli Athies. La casa , quindi, ove abitava, quei sit i, quelle strade, quelle_vecchiemuraglie g li ricordano ad ogni momento i personaggi e le .s cene della campagna del 1814. Vuole allora conoscere a. fondo quegli avvenimenti : « compulsa gli archivi municipali, raccoglie le tradizioni locali , legge le storie generali e
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?>OTE IllllLIOGRAFICHE
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NOTE BIBLIOGRAnCHE
politica. Ma dei particolàri non se ne conoscerà mai abhastanzf;I,, e il poderoso lavoro del Dry offre appunto a dovizia notizie · dettagliate e documenti nuovi che con gratitudine e ·sommo interesse saranno letti dagli studiosi della campagna del 1814. Se volessimo spigolar.e fra i numerosi documenti od anche soltanto riportare talun particolare affatto sconosciuto o poco noto, saremmo tratti troppo lontano, senza dire che ci troveremmo nell'imbarazzo della scelta. Rileviamo sol- · tanto che dal particolareggiato racconto delle operazioni ·degli alleati appare nettamente il carattere quasi selvaggio impresso alla guer~a. Il maresciallo Blùoher e il russo SaintPriest ---:- oriundo francese - minacciano fucilazione, depor· tazione in Siberia, demolizione delle località gualora si ve rifichi che un abitante spari un colpo di fucile contro un soldato, o tenga armi, od una città non apra "ubito le porte al nemico invasore. Se i Tedeschi, nel 1870, avessero condotto la guerra come i Russi ed i Prussiani nel 1814, buona pa.rte deìla. Francia sarebbe stata rasa aì suolo, e le.fucilazioni degli abitanti non si sarebbe potuto contarle. E il leggendario cosacco non brilla certo per bella luce; le notizie attinte alle scritture dell'epoca non lo fanno spiccare per le ,-qualità militari, ma lo caratterizzano per contro come sac. cheggiatore e ladrone. L e numerose incisioni e le carte topografiche, fra cui una della regione fra Reims e Soissons, estratto della Carta del ·Cassini, e l'edizione bellissima, quasi di lusso, accrescono ancora il pregio già singolare d9ll' opera, che l'autore con elevato pensiero volle dedicare: « alla memoria degli uftì.<< ciali e soldati francesi e di tutti i valorosi che nel 1814, « a Reims e presso Reims, sono morti difendendo la patria ». Il nostro encomio all'autore pel largo e intelligente contributo da esso portato alla storia militare del 1814.
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Der Russisch-Ti.irkische Krieg 1877-78 auf der Balkan-Halbinsel. Verfasst von der K1·iegsgeschichllichen Commìssìon der Kaiserlìch Russischen Ha'itptstabes. Autorisierte vollinhaltliche Uebersetz vou VICTOR GRZESIKI K . und K. Hauptmann, i.i.. c. im Inf. -Rgmt n. 20, comandiert beim Generalstabe, FRANzvVrnoEUSTRUOK K. und.K. Hauptmaun, im Generalstabscorps. Im Aufrage des K. u. K. Chefa des Generalstabes herausgegeben von der Direction · des K. und K. Kriegs- Archivs. i. Band-Mit 1 Text-und 2 Karten Beilagen. - '\'Vien, 1902. In Commission bei L. W. Seidel uiud Sohn, K. u. K. Hofbuchhandler.
È questo il primo volume della r elazione della guerra turco-russa del 1877-78, compilata dalla sezione storicom ilitare dello stato maggiore russo, tradotta in tedesco per incarico del capo dello stato maggiore austriaco, dai capitani V. ·Grzesiki e F. ViTiederstruck e pubblicata dalla Direzione dell'imperiale e reale archivio della guerra. Non occorre spender parole per mettere in ,rilievo la sin· golare importanza di questa grande operache, redatta in base .ai documentì uffic~ali, narra - giusta la prescrizione dello stesso ministro della guerra n,ell'ordiuarne la compilazione il più min utamente possibile gli avvenimenti di quella guerra - che fu l' ult,ima grande gnerra combattuta in Europa - come realmente sì sono passati, senza entrare in critiche inopportune ma, insieme, senza nulla occultare delle verificatesi manchevolezze e degli errori commessi. Lo stato maggiore ripartisce gli avvenimenti della guerra nella penisola balcanica in tre periodi priuci pali: il primo: dal principio dell'offensiva dell'esercito rnsso nno all'interruzione della medesima causata dalla seconda battaglia di. · Plevna. - Dal 12 (24) aprile al 19 (31) luglio 1877 ; il secondo: da.Ila cessazione dell'offensiva russa fi no alla presa di Plevna il 28 novembre (10 dicembre) 1877; il terzo : d.all' offeusi va dell'esercito russo contro Costantinopoli fino all'armistizio del 19 (31) gennaio 1878
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NO'l' l~ BIBLIOGRAFICHE
N01'E BillLIOGRA[•' IOHE
e al trattato di pace di San Stefano del 19 febbraio (3marzo) 1878. Questo primo volume è esclusivamente dedicato alla si-
Da u n lato, v1 e detto, il deficit derivante dalla guerra · ,di Crimea n:on era ancora colmato, _dall'altro le grandi r iforme dell'Imperatore Alessandi·o II non avevano po·t uto dare i loro frutti. « Era questo · un periodo di transizione per il popolo, per l' impero e per l'esercito della R ussia » . L e finanze russe erano assai migliorate; l'anno 1875 erasi chiuso con un a,vanzo d i 33 milioni di ru~li, ma tale risultato erasi raggiunto con economie praticate senza alcun rig uardo « che ogni anno divennero sensibili anche sul bilancio « della guerra e non furono quindi senza influenza sulla po« tenza .militare ». · L'intrapreso ordinamento dell' esercito progrediva a rilento a seconda del denaro disponibile e così per · la quantità e per la qualità non rispondeva al vagheggiato mig lioramento . La fanteria, malgrado l'adozione di un nuovo modello di ·fucile, sistema Berdan, entrò in campagna col vecchio fu cile . di gran lunga inferiore al nuovo modello e così pure il de- . ,cretatonuovo armamento dell'artiglieria con cannoni di ma.g· g iore portata non era peranc6 stato iniziato. La R ussia inoltre aveva perduto nella guerra di Crimea l'intera sua flotta del Mar Nero e per mancanza di me~zi non -la si era ancora r impiazzata; e ciò ebbe per conseguenza che il Mar Nero, il cui dominio tanto 'avrebbe giovato alla Russia, rimase per contro e per t utta la durata della g uerra in potere della Turchia. È sempre, adunqne, lo stesso r itornello, sul quale nessuua -efficacia hanno le lezioni della storia : esigenze finanziarie, ,economie fino all'osso. Int ervenga la guerra., abbia cattivo esito per l' insufficiente preparazione e il paeae ne paga ]e spese con miliard i e colle beffe, se pure non vi perde l' onore. · A ltro punto a notarsi è quello relativo all'istruzione tat-tica dell'esercito russo. Dalle notizie assa i particolareggiate fornite al rig uardo per quanto si fece dopo la g uerra di <Crimea, le altre g uerre e segnatamente dopo la franco-germa-
tuazione prima della guerra. Una specie cl' introduzione getta uno sguardo retrospettivo alle cagioni della guerra e alle condizioni della Russia. Nei seguenti dieci capitoli minutamente si analizza il teatrodella guerra e si rende conto delle forze militari della Turchia, della Rumania, della Serbia, del Mon tenegro e della Russia, dell'istruzione tattica dell'esercito russo, della flotta russa. Particolarmente interessanti: il capitolo VII cha tratta dei preparativi per la guerra e dello sviluppo delle forze russe, sino al luglio 1878, ossia della prima mobilitazione e delle ulteriori che la seguirono, della formazione di g uer ra dell'armata d'operazione, dello schieramento in Bessarabia, ecc.; e i capitoli V I II e IX che minuziosamente r iferiscono in torno alla rete for roviaria russa e ali.a sua cooperazione nello schieramento dell'armata campale e al servizio dell' intendenza, a l ~ettovagliamento ed armamento della stessa armata. L'ultimo capitolo, infine, - il X - tratta della dichiarazione di guerra alla Turchia. DtLlla sommar ia esposizione del contenuto del libro, cui abbiamo dovuto limitarci; appare, tuttavia, la speciale importanza di questo primo 'volume, poichè gli argomenti svolt ivi e trattati a fondo con grande copia di dati e notizie sono d i quelli che specialmente intBressano gli stuo.iosi milit,ari. Codesti dati e notizie costituiscono invero un preziosomateriale d' istrnzione, ma. il loro grande numero ci rendeassolutamente impossibile il riassu merli. Non possiamo però non r ilevare qualche punto che ci ha. colpit6 e ci sembra istruttivo. In quella specie d i introdnzione cu i sopra abbiamo ac · cennato si prendono in succinta disamina le due cause prin-cipali per le quali la Russia trova vasi a ll o scoppiar del~a. "' gnerra in condizioni per niente favorevoli allo _spiegamento. delle sue forze naturali e della sua potenza militare.
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NOTE BIBL)OGRAFICJ1E
nica del 1870--71 si rileva che l'eser0ito russo trovavasi pe1~ l' istruzione tattica, in condizioni assai vantaggiose e superiori forse a quelle degli altri eserciti europei, eccett_o il t edesco. Con non poco stupore abbiamo appreso dal capitolo quinto che gli insegnamenti del 1870 avevano trovato immediata applicazione nell'esercito russo ; chiara prova che mentre altrove si studiava ancora sul da farsi, in Russia, per contro, eransi già realizzati seri progressi sulla nuova via da battere. Naturalmente non si trasforma in pochi anni il corpo degli ufficiali e da un nuovo indirizzo dell'istruzione non si ritraggono subito i frutti che dovrebbe dare. Di qui la lamentata mancanza d'iniziativa degli ufficiali, la predilezione per gli attacchi frontali, ecc. ma il seme era stato opport,tinamente gettato, la guerra scoppiata innanzi tempo gli impedì di matLirare compiutamente. · Rileviamo infine, che il 13 luglio 1878 la Russia aveva pronta, pel caso di continuazione della guerra, una forza totale di 1,983,000 uomini; e precisamente: 1. Truppe campali: fanteria, 691 battaglioni; cavalleria, 688 squadroni e sotnie; artiglieria, 292 batterie da campagna, 26 a cavallo, 36 dei cosacchi, e 10 1/ 2 da montagna; genio, 15 ¼ battaglioni zappatori, 8 pontieri, 4 ferrovieri ; 2. Truppe di tappa e guarnigione : 339 battaglioni, 71 batterie, 41 battaglioni fanteria da fortezza e 6·75 co-· mandi locali; 3. Truppe di ·complemento: 152 battaglio~i, 56 squadr:oni, 28 batterie. · Non mobilizzate eranvi ancora 12 divisioni di fanteria e, 6 di cavalleria colla rispettiva artiglieria,. Nel fascicolo del prossimo· agosto renderemo conto e nel modb più particolareggiato possibile, del 2° volume testè giuntoci e dei seguenti man mano ci perverranno, grazie alla squisita. cortesia della direzione dell'archivio della guerra di Vienna. · Prima di terminare questi brevi cenni di receusiona di opera tanto importante ci sia concesso di dire quanto bene fu
NOTE ll!BUOGRAFICHE
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ispii:ato l' illustre capo dello stato maggiore austriaco nell'ordinarne la traduzione. Assai pochi ufficiali , specie dei nostri, conoscono il russo, mentre molti hanno pratica del .tedesco, e così sono posti in grado di studiar~ il notevole lavorodello stato maggiore russo che ha il suo posto assegnato in. · ogni· biblioteca militare.
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RASSEGNA MJLITARJ:: ESTERA
HASSEGNA lHLITARE ESTEHA NOTIZIE
A USTRIA UNGHERIA.
Fuc11.1 A RIPET1zro:-1E AL LANDSTU1111 UN011E1rns1>. - I.a Camera dei -deputnti ungherese, il giorno 9 giugno ha discusso ed approvato un progeuo di legge rigunrdante l'armameuto del Lnudsturm con fucili a ripetizione. JI rniuistro delìa difcsu ungherese Feldzengmeister lia rone rejervary appoggiò il progetto r~cendo rilevare che il ,io bando del Landsturm, una parte del quale è chiamato rn caso di mobilrtazione ad operare iusicme all'e~crcito col)1tine, è composto per la m~ggior parte di uomini ammogliati e sarebbe staio inum ano ed iugiusto tratta mento -quello di esporre ai pericol i di una guena queste truppe ora armate con fucili C3ll1VÌ . I rucili a ripetizione in nu mero di 56,000 e 5150 carabine a ripeti1.ione saranno provveduti oello s pazio di due anni e I:) somma ùi 5,/i.00,000 curoae (ogni corona vale L. U O) sarà pa ga ta in due rato annua li. Osn:0.\1,1
PF,R I.E 'l'Ut;PP E ORLI.A LA;'/OWF.llll C1SI. EITA"1A E CASE PEll COii·
I l ministro della difesa cislcitana Feldzeugmeister conte ì\'elsersheimb ha disposto per la trasformozioue delle già esistenti sezioni per c.mvalescenti, in o!-ped:ili di truppe di Landwe_br o case per couv,alescenti . In questo modo si riu3cirà ad ottenere un notevole sgravio di ammalati ucgli ospedal i militari dell'esercito comune . Verrauuo stabili ti ospedali di truppa: a) nel circolo territoriale di Landwehr di Vienna a: V-ienna, Briinn, Kremsier; b) in quello di Graz a: Graz, /\.la gen(urt, Lai/.Jach; e) iu quello rii Praga a : Praga, Pilsen, Eger; VALESC~NTL -
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d) in q1Jello di Josefstadt a: Lcitmerit~, Hohenma11th, C::aslau; e) in quello di Krakan a: T<ra/,au, 0/mùtz, Teschen; /') in quello di Przemy~ I a : Pr::rnmysl, Rzeszow, Jaroslan ; g) in quello di Lemberg a : Lembcrg, Stan?°sl,m, Zloc:;;ow, Kolo-
meol e Czernowit:;;; h) in ']nello di Innsbruch ad : Innsbruch, Lin';:, St. Polten e Wels. Le sezil)ni di convalescenti esistenti nelle gua rnigioui di truppa di Landwchr non menzionate più sopra verran no conservato con la denominaz1one di : « Case per conYa lesceoti . ,
~lANOVR.E D!PlH\TALI DELl, 'AN?<O CORRENTE. - Come rn accennato nella Rii;ista .llìlìtal'e def maggio u. s. a pag. 9~0, 'luest'anno le manovre im peria li avranno luogo presso il conflue della )loravia fr~ llolicz e Zlin. La Militar Zeitung del ~ 8 giugno n. 22 pubblica che lo dette manovre sarnnuo ad armate con trapposto. L'armata Sud sarà al comandi, di$. ,\ . .R. l'.\rciduca Francesc,:i Ferdinando geueralo di cavalleria a disposizione del comando supremo dell'esercito. Quest'armat;i si comporrii: a) del II corpo (comandan te generale di cavalleria Ux kiill-Gylleu,.. hand) del quale farann,) parte la 25" divisione di fonteria (S. A. R. l'Arciduca Salvatore, tenente maresciallo) e. la 4-7• divisione di fanteria (tenente maresciallo Fischor-Colbrie); b) di un corpo d'armata misto (tenente marescia llo Schoneicu) del quale faranno parte la ,t• divisione di fanteria (tenente maresciallo Vivenot) e la 13a divisiooe di Landwehr cisleitana (tenente maresciallo Steinitz); e) di una divisione di cavalleria (S. A. R. l'Arciduca Otto Feldzeugmeister). ' Forza approssimativa 48 squadroni; 54' battaglioni; rns pezzi. L'armata Nord sarà al comando di S. A. R. l'Arciduca Federico e si comporrà: a) del V corpo d'armata (tenente maresciallo Pitreich) di cu i faranno parte la ..•.'." di vi.sfone ~i fanteria (tenente maresciallo barone Kraus), I~ ~3n d1V1s1one d1fonter ra (tenente maresciallo :\iklas) e. la 37a divisione dr Landwehr ungherese (tenentl:l marescfo llo Clair de Szontrnihaly); b) della 5a divisione di fanteri a autonoma (tenente maroscia!lo Mertens); c) di una divisione di cavalleria (tenente maresciallo Altems). Forza approssimativa 36 squadroni, 52 battaglioni, 92, pezzi. 8t -
A:;NO XLVII.
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RASSEGNA MILITAllF. EST.ERA
RASSEGl:ì'A nTILITARE ESTERA
AGGIUNTA DI t;NA D1V($[OKE ALLA S&WlNE Dl MARINA (·I). - JI giornale die Il.ichswehr dell' 1 1 giugno pubblica cbe, in seguito alla soppressione dell'ufficio di sanità in Pola, estata aggiunt;i alla sezione di marina , una 9a divisione, a capo dell a qua le è stato preposto il colonnello medico di marina di 1a cl. Gru ber do tt. Eugenio.
taglione areostieri, due capitani dello stesso battaglione. A qneste prove, che avr.1nno lnogo ogn i anno nel mese di apri le, potranno prender pane gli uomin i dell'esercito attivo nell 'ultimo auno di servizio, qnelli della r iserva del l'esercito territoriale e dei servizi ausiliari. I candida ti sa ranno precedentemente ri uniti presso il ba ttagli one ,neostieri, a Versailles, per un periodo d'istruzione, al la fin e del quale dovranno provare di possedere nna istruzione suffo;iente in geografia , areooautica e meteorologia, e di saper servirsi 1mticamente delle carie topoligrache della Francia 1: 80,000, ·I : 200,000, ·I: 100,000. Gl·i areonaunati,wranno assegnati al ,Jo reggimen to geoio(a l ba tt,1glione arelistieri otl alla eompagnia terri toriale di deposito), che li ripartirti. lra le piazze fort i secondo In tabella d'impiego emanata dal Ministero. Essi conserveranno il proprio grado, e potrnnno ottenere l'avanza· men to fi no al grado di aiutante in cluso, e concorrere per il grado di sotlotenente di riserva o del!' eset·cito territoriale nelle condizioni ordinarie.
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RISF;f\V ISTI IMPIEGATI COME CICLISTI ALLE MANOVIIE, Il giornale die Il.eichswehr del 2 1 giugno n. 300t pubbl ica cbe i riservisti chiamati alle armi per istrnzione nel mese di ago~to, che posseggono una bicicletta propria e sono molto abili nell'adoperarla, possono venire im piBg11ti nelle ·manovre come ciclisti mi litari. Per essere autorizzati a far uso della bicicletta i riservisti dovranno subire nn esame da una commissione reggimentale composta di 3 ufficiali . I r.iservisti r:iclisti saranno equipaggia ti comi~ gli altri soldati: però invece del fucile e tasche per carlUcce, avranno il revolver e tasche per cartucce da ca val Ieria senza borse. Per compensare il logoramento che subiranno le biciclette nei giorni del le manovre, ogn i reggimento può disporre di uua somma da _1 O a 40 corone (una corona vale L. :l..'10) per ogni bicicleua, per poter nmettere in buono stato le ma.::chine dei· riserv isti, die furono adoperate pel servizio del reggimento. 1
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Crncpr.ARB
RE LATIVA AI CONG RDl DI L UN GA DURATA SENZA SOL'OO DA AC-
L'nrticolo 61. della legge di Ooanza del 30 marzo 1902 dispone che il l\fiuistro della guerra è autorizza to ad accordare, ri no alla concorrenza della cifra fissata ogni anno da lla legge di finanza, congedi di lunga duratf, seoza soldo, al massimo fino a 3 anni, agli ullìciali che ne fa cciano domanda e che contino al meno otto anni di servizio, di cui quattro come ufficiali. L'n fficia le in eongedo di luuga dnrata non sarà rimpiazzato, resterà a disposizione del Ministro del la guerra, e potrà riprendern servizio, previa sua domanda, anche prima della liue del congedo. I l tempo passato in tale posizione conterà come servizio effettivo solo per la riforma e per il ritiro. I l numero fissa to per il ·I902 ù di 200 al massimo. Una circolare del ii maggio c. a. dit le segoeoti prescrizioni per l'appl icazione di queste disposizioni. Nell'intento del legis18 tore questi congedi mirano a permettere agli uf!ìciali, di cu i la vi ta militai:e non soddisfa completamente le aspirnioni, di tentare di crearsi una sitnazione nella vita civife, di pro l'a re le loro auitudini so tto questo riguardo, e poi rientrare nei quadri o ch iedere le dimission i, secondo i risultati di questa esperienza. Perciò gli ufficiali che desi,1erano un congedo senza soldo, della durala di sei me; i a tre anni, dovranno motivarne la domanda, e.be col pa1·ere dell'aulorità mi litare ' interessata, ~arà trasmessa al Min istro della CORDAHE AGLI UL"l'LC JALI. 1
FRANCIA. /
Un' iSt.ruzione milli:.teriale del 2.0 marzo c. a. determina l'organizzazione ed. il reclu tamemo del personale destinato ad assicnrare, per mezzo di pallon i liberi, il servizio di comunicazionP. nalle piazze forti investite. Essi possono provenire da individui di qualunque grado e di qnalunque arma, appartenenti alla r iserva, all'esercito territoriale, ovvero ai servizi ausi liari, che abbiano ottetrnto un certifica to di attitudine alla condona delle ascension i libere. Per ottenerlo, occorre supera re un esame innanzi ad una Commissione composta di cirique membri : il colounello de l ·1 o re()'()'imento o-enio, il diret.tore o il vice direttore dello stabili- · mento centrale d'areostatica rniLitare di Chalais, il comandante del ba t'PERSONALE AREOSTA'l'lCO PER ASCENSIONI LlBERE: -
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(i) In Austria-Ungheria non esiste ministero della marina, ma una sezione di marina, che ra parte del ministero comune della guerra.
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RASSEGNA MILITARE EST ERA
RASSBGNA MILITARE ES'.l'ERA
guerra, il qua le deciderà tenendo conto dei motivi personali addotti e del le esigenze del servizio. Questi congedi io ness,m caso s;iranuo accordati agli ufficiali :iventi diritto alla pensione d1 ritiro per anzianità di servizio. Nel momento della loro reintcgrazioue n~i quadri, gli ufficiali dovrauno for pervenire al Ministro una dir.hi.arazione sulle loro occupa zioni durante la dura ta del congedo .
cernbre ·l 900 sull'org'an izzaziooe dell'artiglieria coloniale, ossia si comporranno ciascuna : di 4- offi ciali euro pei, :l2 qu.idri di truppa euro pea e 13 ind igeni, 36 gregari europei e 76 indigeni; totale 1 ufficia li e ,156 uo mini di tl'll ppa. Con queste nuove formaz ioni l'artiglierta colonial9 al Madagascar comprenderà tre gruppi, cioè : 1° 3 batt(-}rie a pied i, a Djcgo-Suarez ; 2° ;l batterie da mootagoa ed ,1 co mpagnia conducenti io Emyrne; 3° 2 batterie montate a Djcgo-Strnrel
CrncOLAllF. PER LF. CON FEUENZE AG RI COLE NELLE CAS811ME. Una circolar(~ ministeriali, del ,19 aprile ·1902 c. a. noia come l'i mportanza della difJusi0ne delle conoscenze agricole si faccia sentire di giorno in giorno sempre più, e come da poco si sia pensato di util izzare i momenti di libertà lasci;iti ai giovani soldati nelle caserme, per istruirl i nelle cose della terra ed ispirar loro simpatia per l':igricoltura .. Essa osserva come questa istruzione abbin otten uto risul t1iti notevoli in Belgio, in German ia ed io Austria, mentre in Franc ia solo alcuni reggi.menti si son slanciati in questa nuova via . Il Ministro d'agricoltura ha richiamato l':ittenzione del .M inistro della guerra sull' interessante questione, e questi ha deciso che qu~ste conferenze siano fat te in tutte le guarnigioni , ov' è possibile. Esse saranno facoltative e dovranno :iver luogo in ore che non siano dedicate alle istruzioni, concili11ndo però le esigenze di servizio con le occupazioni dei professori d'agrico ltura, i quali gentilmente si prestano. N'el le guarnigioni ove non si troveranno professori, i capi di corpo potranno darne l'incarit:o a qualche antico allievo delle scuole d'agricoltura che sia sotto i loro ordini. Inlìoe, nelle ~uarnigioni di cavalleria e d'artiglieria , i veterinari militari potranno essere inc11ricati di far con fe renze sulle cure del bestiame. Come si vede da questa circolare, il Ministro della guerra fran cese non è al corrente dello sviluppo preso nel nostro esercito da lle conferenze agrarie, giacchè l'Italia non è nep pure ci tuta.
C11EAZlONE DI 2 BATTERIE MJ~TE o 'AR'J'lGLIEl\lA COLONIALE . - Con decreto del ·I i agosto •I 90 I furono_soppresse al Madagascar due compagnie conducenti, i cui quacki rimasero aggregati al secondo gru ppo d'artiglieri?. coloniale di presidio in Emyrne. Essendo state recentemente richiamate in Francia le due batterie d'artiglieria metropolitane distaccate a Djego·Suarez lìo dal ,1900, un decreto dell'8 maggio c.. a. prescrive che si costituisca no· in questa locali tà due nuov!'l batterie mop!s-te d'artiglieria colonia le, col concorso dei su accennati quadri. Esse saranno del ti po D misto, previsto dal decreto del 28 di-
AU'I'Ol\lZZAZIONE AGLI UF~'! CIAI.J DEL CORPO SA!.'llTAit!O DI OCCUPARE AL -
Un decreto del 29 maggio c. Il . permette agli uffi cia li del corpo sanitario, che abbiano prnstato servizio almeno s~i anni nell'esercito attivo dal momenio in cu i furono nomina ti medici o fa rmacisti aintai1 te maggiore di 2• classe, di concorrere per le feguent i fun zioni civ ili : 1° di professore ti tolare od aggiunto, direttore di labora torio o capo dei lavori, ca po di clinica nelle faco ltà di medicina, in quelle miste di medicina e farma cia e nelle scuol e superiori di formac ia; 2° di professore titolare od agginnto nelle scuole di pieno esercizio o prepnra torie di medicina o di farrn;i<:ia; 3° di professo re titolare oJ ~ggiun to, o di direuore di lnboratorio negli stabilimen ti d'insegna mento superiore, come la Scuol,1 pratica degli alli studi, il Collegio di Francia, il ~iuseo di s1ori,1 uaturale, la Scuola d'antropologia; !~ 0 di direttore, vice direttore, direttore di laboratorio negli Isti tuti Paste ur e negli stabilimenti analoghi, che sar~nno fo ndati sotto il patrocinio dello Slato. Gli ufficiali del corpo san itario per porre la loro candidatura a quesli impieghi debbono fare domanda al Mi II istro dell a guerrn, ed iu caso die essa venga respinta, non possono procedere ad akun atto per ottenere, per altra via, lo stesso scopo . Co loro che riusciranno nel concorso, sa~ ranno messi fùori quad·ro, senza soldo, per il periodo di sei nuoi ; dopo del quale dovranno sceglier<~ o il ritorno nei quadri, io uoa città diversa da quella ove esplicarono le loro funzìoni ci vili , ovvero dare le dimission i. Essi potranno ri torn are in servizio, su semplice loro domanda, anche pri ma dello spirare dei sei anni. Gli ufficia li posti così fuori quadro conservano i loro diritti all'avanzamento a turno d'aozianit~, ma il tempo passato io quella posizione CUNE CARICH E c 1v1L1. -
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RASSEGNA MIL J'rARE ESTERA
è dedotto d:dla loro anziani1à; però esso conta come ;;ervizìo per il
Tutti gli uomrn, ,;i truppa , anche quell i francesi, si montano, si provvedono dell'equipa12gi,101en to, e si nutriscono a proprie spese. Solo Je armi, gli oggetti di grande eqnip11ggia111ento ed i medicina li sono forniti dall'amministrazione della guerra.
ritiro . CnEAZIONE ot' GN conro ot TJRAGLIATORI CAMHOGI ,INI. La Co lon ia del Cambodge è allua lmente occupala da una compagnia del[',1I O fanteria coloniale, e la polizia vi è assicurata da uoa milizia iodigena locale. In caso di bisogno le sole truppe alle q1rnl i si potrebbe fare appello, so n0 le comp11gnie dello stesso reggimento colonia le e le com pagn ie di tirngliatori annam iti, resideii ti in Saigon . Ora, siccome il clima di Cambodge è pericoloso per gli Europei, e d'altra parte vi sarebbero inconvenianti a fare occupare quest'l colonia da Annamiti, per le rivalità dell e due razze, con decreto del 30 maggio corrcnle anno è stato cre3to un corpo di tiragliatori camb,>gi,1ni. Per ora e,so ~arà costituito su di una $Ola co mpagnia; altre potranno essere crea te secondo i bisogni del servizio e delle ri,or,e del bilancio. Questo corpo sarà reclutato, per mezzo di arrttolamenti vo lo nt<1ri, in · Cocinci oa ed a I Ca mbodge.
GIAPPONE.
R10RGAN1u .,zc0Ne riec c.ll: TH lil'l'E nEu.'0As1 DEL S ,\llARA. - Un decreto presidenziale del 1° aprile c. a. dà una nuo\1a rinrgan izzazione alle truppe che attua lmente occupano le oasi del Saharn, all o scopo di sostituirle con truppe indigena, recluta te nel Sahara stesso, e elle possano, in virtù dell a loro origine, ma ntenersi e nu trirsi su l posto per mezzo delle risorse del pae,e, sopprimendo così io grnn parte i dispendiosi convogli di vettovagliamento, che attualmente occorrono . Al battaglione tiragliatori del Sahara, ed al lo squadrone di spa his sa hariani, presentemente esisten ti, sono sostitui te tre compaguie, dette « delle oasi sahariane », c:iascuna delle q11ali comp renderà , oltrtl la fa nteria, un plotone di cavalleria, un plotone di meharis1i (uomini m0ntati su cammelli), una sezione d'artiglieria ed un equi paggio da tnsporto. Queste compagnie saran no alla di retta di pendenza del coornndaa te militare superiore delle oasi s:1 ha riane, del grado di ufficiale superiore, che avrà le altribuzioni di comandante tlt corpo. ln genera le ad ogni compagnia sarà affidato ciascuno dei gruppi d'oasi nel Gòurara, del Tout e del Tidikel t. Ognuna di esse sarà comanda ta da l capitano del servizio degli affari indigeni incaricato dell'amministrazione del grup po d'oasi il qua le sarà co11diuvato dai tenenti dello slesso servizio, che gli soi~ aggiunti, e consterà dei quadri francesi ed ind igeni. Gli indigeni possono contrarre assoldamen ti o ,riassoldamenti di , 2 anui; debbono pro vvedere essi stessi id loro allòggio, e fuori servizio possono vivere come vogliono e sono esenti da qualunque impos ta. 1
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RASSEGNA MILITARE ES'l'l•,RA
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AccADEMIA muTARE DI ToK10. L'accademia militare di Tokio, corrispondente alla nostra scuola di guena, ha pel' còmpito di pl'eparare gli uffi ciali al servizio di si.alo maggiore e di fornire buoni insegnanti agli istituti militari dell' Impr~ro. Essa fu fondata nel 1882 sul modello della scuola analoga prus$iana. I l corso di studi che si compie, dura tre anni . All'accademia militare vi erano dapprima ammessi H5 tenenti (Ht, di fanteria e i di cavalleria), poi col rapido sviluppo dell'esercito, il numero degli allievi fu portato a 30 ed in seguito a 50. Nella riorganiizaiione dell'accademia militare ebbe grandissima parte ed influenza il geneì·ale Mekkel, ufficiale dello stato maggiore prussiano nella riserva; egli vi fu professore pe1· 'luattro anni, e vi diresse il corso di tat.tica e le esercilazioni di campagna . Dopo la guerra del 1894- colla Cina, fu rono nominati comandanti dell'accademia militare esclusiva mente ufficiali giapponesi. Presentemente è comandante dell'accademia militare il tenente genernle Tierauci, aggiunto del capo di slato màggiore clell'escrcito . L'organico dell'accademia militare si compone: del comandante dell'accademia, dell'aggiunto (colonnello), che dirige la parte insegnamento, di 2 aiutanti, i medico, ·1 veterinario, i teso riere, 35 insegnanti militari e 23 insegnanti civili, di cui 13 professori. Per l'ammissione all'accademia militare occorre aver serviw· almeno due anni presso le truppe, e debbonsi sostenere due esami: uno preliminare presso i comandi cli divisione, l'altro presso l'accademia mili tare stessa. All'esame prel iminare presso i comandi di divisione, che ha generalmente luogo oel mese di marzo, possono concorrere circa '100 ufficia li ; a quello pres,o l'accademia di Tokio, vi concorrono solamente quelli che già riuscirono all'esamé preliminare. I primi 50 per classifiCi)zione sono ammessi all'accademia . . Il corso scolastico incom incia al ,1° dicembre e ha. termine coi primi di giugno.
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RASSEGNA MILITA R E ESTERA .
RASSEGNA MILITA.RE ESTERA.
Da agosto alla fine di ,1ttobre gli allievi sono Gomandati presso i reparti di truppa delle varie armi per conoscere e imprati'c hirsi nel servizio di tutte le arm i; in se~rnito, prendono parte alle grandi manovre, che ha nno Jue,go ogni anno alla fin e di ottobre . Essi sooo inoltre comandati alle fortezze, alle fortificazioni costiere, alla marina militare e prendono pure parte al tiro dell'artigl ieria. Al termi ne del 3° corso prendono parte alle esercitazioni di campagna dello stato maggiore, dopodiché sono rinviati ai loro ri parti. Gli ufficiali che hanno com piuto il corso dell'accademia mil itare, ricevonn un distintivo speciale, che devono portare su ll' uniforme: i migliori classifica ti, cinq ue o sei, ;;ono premiati con scia bole d'onore, loro consegnate pe rsonalmente dall'Imperatore, il quale usa assistere all 'a pertura.del corso. Gl' insegnanti sono pure, di t~n to in tanto, Cl1 man dati ad esercitazioni presso le truppe. Gli uffic,iali che hanno compiuto felicem ente il corso dell'accademia , rimangono presso le truppe un anno; in seg uito, i migliori di P-ssi sono comandati a prestare servizio di stato maggiore pé-r ,1-2 ann i, doro i quali sono definitivamente trasferiti in stato maggore. Alcuni di essi sono inviati a corn plet3l'e la loro istrnziooe all 'estero, specia lmeote in Germania e Francia, per 3-4 anni; e al ritorno dall'estero, o rientrano oel corpo di stato maggiore, o sono nomin«ti i Ltsegnanti ~ll'acc,,dc,mia mil itare, al le scuole militari, alle scuole militari preparatorie (collegi rnilit,ri) od alla scuola di tiro; qua lche volta sono assegn:tti agli stati maggiori presso le trnppe ù nominati anche aiùtanti di campo. All'accademia si studiano le seguenti materie: ·1° Tattica e tattica navale; 2° s10 ria militare : guerra cino-giap.r"· nese del 48\H-95, franco pro s~ia na del ·1870-7,t ; russo-turea del ,f 877 -78, austro-prussiao:, ,f 866, ,fanese ·I86-1 e guerre napol1!oniche: 3° servizio di stato maggiore : organ izzazione del lo sta IO maggiore giapponese e delle potenze europee ; organizzazione deil'esercito e della flotta giap ponese; servizio di stato maggiore !Il tem po di pace e rli guerra; manovre au iunoali; mobilirnz' one, servizio dei grandi comand i in guerrn, trasp'orto delle Lrnppe sul le ferrovie e. sul mare, approvvigionamento delle truppe in guerra, servizio sanitario, ser vizio di tappa, fo rza ed orgaoizzazione delle forze arma te dellè potenze limitrofe; ,~0 geograua del proprio paese e degli Stati vicini; 5° t, rmi; armamento del proprio eserciw, armarnen~o d~lle priucipali poteoze eu ropee, orga nizzazione dei vari stabilimenti milita ri d'artiglieria; 6° stLi°dio sulle fortifi cazioni
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permanenti e temporanee ; 7° guerra di for tezza, terrestre e marittima; esercitazio,oi tattiche nel raggio delle fo rtezze ; 8° linee di comunicaz'oni - strade, p0nti, ferrovie in guerra, ~egnalazioue ottica, telegrafia, areostaLica, colombi viaggiatori, ese rcitaziooi di costruzioni di ponti ed istrnzioni sulle ferrovie; 9° ippologia; 10° equ ipaggiamento ; ·I1° parte sanitaf ia; 12° •statistica ; 13° diritto internazionale; H 0 diritto pubblico; '15° equitazione; 16° lingue : russ:J, francese, tedesca, inglese. e ch inese ; '17° storia; ,f 8° geografia; •19° ma tematica; 20° levate topografiche; 21° esercitazioni di campagna. · ·
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Uri•' ICLALI GIAPPONESI COMANDATI ALL'ES'J'El\O . Annualmente in Giappone sono comandati all'estero, a completare la loro istruzione, :lO ufficiali. Essi sono inviati generalmente in Francia e in Germania per un periodo di tre anni, trascorsi i quali, ritornano in patria e vengono sostituiti da altri. Così trovansi costantemente all'estero 30 ufficiali giapponesi. Quasi tutti gli ufficiali comandati all'estero hanno compiuta con succe~so l'accademia militare di Tokio (scuola di guerra), e sono stati trasferiti in istato maggiore ; essi poi, al loro ritorno dall'e,tero, sono nominati, per la maggior parte, insegnanti all'accademia militarn di Tokio od in altri istituti militari. In seguito alle for ti spese che lo Stato deve sostenere per tenere all'estero un numero così rilevante di uffi'ciali, si cercò di comandare quegli ufficiali che vi si recassero a proprie spese; ma limitati ssimo fu il numero delle domande. Nel primo aono chiesero di recarsi all'estero' a proprie spese quattro ufficiali, e nell'anno ;:;eguente non vi fu più alcuna domanda.
INGHILTERRA.
IL Nuovo o.nDINA)U:NTò. - Nel presentare il bilancio della gnerr'a alla Cam era, il ministro Brodrick ha voluto giustificarsi per !;1 non anc9ra avvenuta rea lizzazione dell'intero suo progetto di riordinamento dell'esercito, approvalo l'anno scorso. Come è no to, questo progetto poggia va sui seguenti capi saldi: aggrn ppamento dell'esercito attorno a G comàndi di corpo d'armata (Aldershot, Salisbury, Dublino, Londra, Y0rk ed Edim burgo), dei quali i 3 primi composti tutti di truppe regolari e costitui ti in modo da esser pronti quando che sia ad imbarcarsi per combattere fuori del Regno Unito; creazione di 8 battaglioni presidiari formati di vecchi soldati,
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RASSEGNA MILITARE ES'l'ERA
RASSEGNA mLITARE E STERA
allo scopo di presidiare fortezze all'estero , per disimpegoare da questo servizio l'esercito reg-olare; impiego, allo stesso fi ne, di 5 battaglioni indiani e di regi equipaggi nella guarnigione di alcune stnioni di carbone e altre; aumento della milizia da '100,000 a Hi0,000 uomini, da otte.nersi con accrescimenti di paghe; aumento della Yeom.anry (cavalieri.i volootaria, uella quale il ministro aveva gra nde fiduci~, che l'espe; ienza p~re abb ia dimostrato non molto fondata) da 10 ,000 a 35,000 uomini, da ~ttenersi con grandi vantaggi fa tti ai snoi componenti (5 scellini di paga al gioruo); ecc. Dei corpi d'armata, ba dett.o il ministro, se ne sono ora costituiti 3. Il fatto che di essi esistono solo i comandi. e non le tru ppe, dipende da ciò, elle queste sono sul teatro della guerra, dove anzi si hanno uomini per :s corpi d'armata. Nell'asserire questo il ministro si rifer~va ad nn suo ordine emanato ·il 4. marzo scorso, nel quale si determinavano i lim iti terri toriali dei corpi d'armata, la distribuzione delle trn ppe, gli organici dei comandi, le relazioni fra il ministro e i comandi, il funr, ionameuto di questi . T.'ordine aggiungeva elle i tre i1rimi corp i d'ar mata (Aldershot, Salisbury e Dublino) dovevano essere subito costi tui ti (i ti tolari erano nom inati da tem po) . Di quest'ordine riponiamo l~ principali disposizioni riguardanti le relazioni fra il mioi.stro e i comand i, nonchè il fu nzionamen to di questi. T111te le questioni che implichio o la decisione di un'autorità superiorn saranno dalle autorità dipendenti souoposte al comandante del corpo d'armata, il qua le deciderà egli stesso Q ne riferirà al ministero. Per le cose meno ragguarde\'o li il comandan te il corpo d'armata può dare faco ltà, se crede, alle autorità dipendenti di com unicare diretta· mente col ministero . · Le questioni di primaria impqrtanza, quelle che si r iferiscono a più di un corpo d'ar mata, e quelle infine che impl ichino modifìcazioni di regolamenti, saranno dai comandanti di cor po d'armata sottoposte al ministero . Sono allo stud io istruzioni tendenti ad ampliare le attribuzioni dei comandanti di corpo d'armata in confronto a quelle ora assegnate ai comandanti di distretto (unici comandi territoriali lìnora esistenti). Per intanto ·si osser veranno queste u lti'me . I doveri degli ufficiali di stato magg-ior1i e degli ufficial'i, diprir timentali (cioè ufficia li rappresentanti le va rie specialità) al qua rtier generale . dei corpi <l'armaLH, comprendono. la soprairnendeoza e il controllo su tutti i servizi , non escluse la mobilitazione e le informn ioni. I serv izi
sono divisi in gruppi, i primi due dei quali abbracciano l'isiruzione, le manovre, i movimen ti, gl i alloggiimenti , la mobili tazione, le informazioni, i progetti . di difesn . Le attribuzioni inerenti a q uesti due gruppi sono disimpegoa ti da due ufficia li cli stato maggiore (l'ass'istente aùitante generale e l'assistente quartier mastro generale), i q uali ne sono responsabili verso il capo di stato maggiore del corpo d'armata. Gli altri gruppi (,ll'liglieria, .gen io, apprnvvigionarnenti e trasporti, sanità, materiale, veterinaria, cassa, religione) han no tutti un proprio ca po. Gli ordini del comandante del corpo d'a rmata saran no emanati alle truppe e servizi dipendenti pe l tramite del capo di sta to maggiore del corpo d'armata, il quale è il capo natura le rlei servi1.i dei due prim i gru ppì sopra detti. Per ciò che riguarda l'artiglieria, il genio e gli altri serv izi, tutte le qnestioni d' indole militae dovranno essere discusse dai capi servizio col capo di stato maggiore, affiochè le considernioni militari possano essere bene vagliate prima di venire sottoposte al comandante il corpo tl'Hmata. I vari ca pi-servizio potranno accedere pe rsonalmente al coma ndante il corpo d'al'm11 ta; ma il loro carteggio col comandante il corpo cl'arrrrnta dovrù invaria~ilmen te essere presen tato a questo dBI capo di stato maggiore, il quale, se nr.cessario, vi esprimerà . il proprio parere. L'ord ine terminava coo la seguente disposizione d' indolH finanziar ia assai rimarchevole. Ogni anno sarà messa a disposizione di ciascun comandante di corpo d'armata una certa somma , la quale dovrà essere spesa nell'anno finanziar io per cose d'interesse militar€', senza elle occorra la previa san1.ione del ministero, pu rchè : a) non si violino con essa i regola.menti; b) non implichi un onere permanente; e) non sia fa lla per aumentare gli emolumenti di qualclieduno. Una nota delle somme spese, con brevi aonotazioni, sa rà spedita al ministero alla fine dell'anno finanziar io. Tornando ora al discorso tenuto alla Camera dal ministro, questi ha soggiunto che la Yeomanry è già stata portata a '17,l'\ 00 uomini, e quanto ai battaglioni presidiari, se ne sono già formati 5 e si sta per costituirne un sesto. Questa autodifesa del ministro è parsa superflua, poichè nessuno ha mai accusato di poca attil'ità nè lui nè il comandan te in capo, lord Roberts. Tutti anzi convengono nel riconoscere l<1 loro grande operosità riorgan izzatrice, e se qualche coì pa si muove loro è ap~un10 l' inversa, quelli) cioè di i,ver voluto rimaneggi are presso che tutto il sistema mi litare mentre perd ura la gue rrn, alla q ua le unicameu te dovrebbe e~ser ri-
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volta tutta la loro attenzione e dopo la quale soliantO si dovrebbe pensare à riordinare, anche per trarre profitto da tutta l'esperienz-a fatta (1 ). Il minisù·o ha continuato deplorando l'affare scanda loso delle rimon te (sui 250 milioni spesi dallo Stato si valuta che gl'interrnediari ne abbiano gu:1dagnati più di 94-) e giustificando i campi di conceinrazione ed altri particolari riferentisi alla condotta della guerra e all'azione del ministero. Ha poi detto che, tenuto · conto delle esigenze della difesa della madre patria, delle colon ie e dell'India, del la forza che bisognerà destinare all'Africa australe allorchè la guerra sarà lìnita, sono necessari all'Inghilterra un esercito regolare di 250,00 0 uomini e una riser va di,! 50-17:S.000. Per. tenere a numero questo eserci to regolare e pe t~.costituire questa riserva , ha soggiunto, occorrono annualmente 50 ,000 reclute. · Brodrick, il qua le l'anno passaw non si era peritato ad accenn are alla possibile e probabi le necessi tà del servizio obb ligatorio, llll ora creduto bene di tacere su questo puuto, forse per mutata in tima conviozione, forse per ragioni di opportuni1à. Egli ha invece proposto di migliorare l'attulìle reclutamento volontario, con che nutre fì.ducia di potere ottenere le annuali 50, 000 reclu te. Ecco in che cosa consistono le migliorie. Da l prossimo ,t O aprile il solda to riceverà il suo scellino di p:1ga netto, mentre finora lo scell ino era stato gravato da ri tenute di ogn i genere.La durata dell'arruola mento nell'esercito regolare da 7 anni sarà ridotta a 3. Alla fine del secondo anno di servizio, il soldato deciderà se ~I lo spi· rare della sua ferma di tre anni preferisce passare :dia riserv(J per. 9 ano i,_ oppure se (essendo sano e avt:ndo buona condotta} vuole arruofarsi per altri 6 anni di ser vizio nel l'esercito regolare con ,\. nella riserva. Coloro che si decideranno in quest' ultimo senso avranno, a co minciare dal 3° anno, ·1 scellino e 6 pence al giorno se sono buoni tiratori, ,t scelli no e :i- pence se non sono ta li. Queste nuove condizioni fatte ai soldati importeranno, specialmente fra due acini, maggiori spese, le c1uali si calcola no a lire italiane 2,f-i,200,000 per l'Inghillerra e a lire italiand 0, 550 ,000 per l'India. Brodrick e i suoi ammiratori trovano che col nuovo recl utamento si avrà: maggiore elasticità nel sistema ; una maggiore riserva ; scelta più
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accurata degli uomini ; minor numero di non · valori; maggiore fa cilità' nelle sostituzion i di s0ldati al l'estero ; ecc. Viceversa , c'è chi dubit.a che i nuovi provvediò1enti possano d,ire il numero di reclute richieste. Frl) i dubbiosi è il signor Clinton E . Dawkins, autore di un articolo intitolato: Pan-Br·itannie Militi.a A . pubblicato sul Ninetecnth Centi,ry and Afte?'. Egli trova che si profondono grandi so mme all'eserci 10 regolare, senza che questo dia alla patria la necessaria garanzia . In quan to all'attuale milizia e ai volontari, è scettico . Propone il servi1.io mi litare obbligatorio alla maniera svizzera . Alle stesse conclusioni era gi:'t venuto il signor George Sliee in una confer~oza tenuta il ,14. fe bbraio a Londra nella Royal Service Institution (una specie di circolo mi litare, dove si discutono da p~rsone competenti ed au torevoli le maggiori quistioni mi litari ; simile 11 ll'ac • cademia di Stoçcolnrn), co nfere nza della quale abbiamo dato un riassunto nella puntata di marzo . . Del resto tali manifestazioni non sono isolate. Ad es.,e ha dato la stura il p;Jeta nazic,nale Rudyard Kipling colla sua ode The lslanders, che lta menato grande rnmore in Inghil terra pochi mesi addietro. U N ARTICOLO E UNA CONPEHEN,ZA su Grn I LTEl\l\A. Un contr'ammira.glio sct·i ve, nel periodico The United Serm:ce Jltagazfoe, che il mezzo migliore per assicurare Gi bilterra contro· pos,;ihili attncchi, nel caso di una guerrà Mntro la Sp11gna sola o alleata a potenti nemici , è quello di adottare una vigorosa offensiva . La rapida occnpazione del terreno cir, costante a nord e ad ovest darebbe la mag~ior sicurezza contro operazioni nemiche, le quali, riuscendo, potrebbero rendere intenibile questa piazza. Non sarebbe possi bile al nemico erigere le batterie che potrebbero sopraffare le artiglierie della Rocca, e se anche le batterie giungessero ad' aprire il fuoco, si potrebbe attaccarle da terra . Naturalmente, una tale azione offensiva potrebbe so lo essere e!Tettuata alla vigilia di una guerra · o appena fattane la dichiarazione, e qtrnlunque fosse la riusci ta, il risultato sarebbe ·quello di loc2i izzare la lotta nel mezzogiorno della Spagna . 'f.
(Il Fra le maggio ri innov~ zioni portate da Brodrick d'accordo con Roberts, è la riorganizzazione de l ministero della guerra, avvenuta per un decreto del 4 novemlJre scorso. Questa riorgan izzazione non ha aumenta to di mollo, come si cr~deva, i poteri del comandante in capo, e la posizione di l(Uesti, sebllene migliorata in confron to ai temp i di Wo lseley, no n è sta ta rives tita di quella autorità tli cui pe rsonalmente gode.va il duca di Cambridge quando occur1ava questo posto.
* * I l maggior generale Cre3se, in una conferenia tenu ta il 9 aprile alla Socùtà delle A.rti, hn dep rezzato Gibilterra e ha proposto di resti tuirla alla Spagna a certe. condizioni, prima delle qual i quella di ricevere in compenso Ceu ta.
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f_ Il conferenziere ha esposto i difetti e gli sv:mtaggi che Gibi lterra presenta, alcuni dei qnali natural i, al tri derivaoti dal progresso delle scienze e dalle nuove condizioni fatte :Jl l'ane della guerra da questo progresso. Per mol to tem po, ha detto il confere ozien~, Gibilterra è stata considerata la chiave dello stretto. È stata uua pietra miliare verso Malta; è stata una sicura base alle uo,;tre floue, un pun to di riunioae per esse e anche un punto di partenza per pattugliare, controllare e, se nece; s11rio, chiudere il Mediterrao eo . P rima dello svil up po dell 'a rtiglieria, le navi da guerra potevano ancorarvis i pl'! r approvvigionarsi o ripan,re le av~rie subite. Era, anche per le navi mercaoti li, uu sicuro por10 ne! quale potevano rifuginrsi iu caso di perico lo. Per tutte queste ragion i, finchè le nostre flotte h,1ono potuto ancorarvisi con sicurezza, Gibilterra ha avuto un vaJore eh.e non si potrebbe app rezza re ma i abbastanza. Ma le cose sono ora cambiate. È la fortezza ancora im prendi bile? Ptiò essa ancora disimpegna re gli uffici sopra detti? O, piu ttosto, non stiamo prepara ndoci serie del·usioni lusingandoci colle glorio$e trnd izi'oni del pa ssato~ Il progresso del fuoco dell'arti~.lieria,' le cornzature d'arnia io, i potenti esplosivi, non. hanno reso inutile Gibi lterra per gli scopi, cbe, coll'a;uto della nostra flot ta, ha potuto raf.!~iungere in passato ? La sempl ice imprendibi lità di Gibilterra come fo rtezrn, se an,he fosse imprendibile (e nou ·ìo è, specie contro un attacco combina lo da terra e da mare) non vuol dir nulla . Si tratta in vece di vedern a che cosa giova a noi questa impren dibili tà, dato che esist~. Se con l'imprend ibilità nou va congiunta un'ampia protezione alle nostre notte, quando queste, pr r uno scacco subìto o una momentanea debolezza, ne abbisognassero, la sempl ice impreudibilità è assolu tamente io uti le. Possono le nostre navi riparnrvi si sicure da un attacco? Se no, i deoari e i soldati impiegati occupati nella Rocca sono sci upati . Il conferen ziere ha continuato dicendo che fi n dal ,1883, dopo una sua · ispezione, ba inoltrato al Governo uu ràpporto nel qua le egl i dimostrava l'asso luta necessità di un porto fo rtificato e di un dock . Nel rappor to era detto che costr utndo questo porto sul lato occidentale della Rocca, esso sarebbe stato sotto il comando non solo delle moderne artiglieri e . della costa ,e delle alture della baia, ma anche dei fu ocbi di fianco de lle al tnre poste a I di là del terreno neutrale; e si concludeva doversi costruire il porto su l lato orienta le, preferibil mente alla Puntà d'~ uropa, verso il Med iterraneo. Questo, infatti, è l'unico sito dove l'entra ta nel i)Orto è sicura con qual unque tem po ed è anche il so lo che non sia esposto ai fuochi da terra.
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Nelle attu~ li cond izioni, per le qua li una nostra flotta non può· ripararvi al sicuro del fuoco nemico, Gi bilterra non può consicterarsi la chiav.e dello stretto. Jt so ltanto con l'azione della flotta che lo stret to può esser clriuso, e se anche vogliamo costrui re un porto sul lato or1entale, come sopra si è detto, si deve os~ervare che lo spa zio è ristretto; per cui non bi sogna ostin arsi nella costruzione di esso se possiamo procurarci al trove Ùu si lo più ada tlo. Questo si to, secondo il co nferenziere, è Ceuta , superiore a Gibilterra sotto tu tti i riguardi e vera cli iave dell'entrata del Mediterraneo. Il conferenziere ha poi esaminato i vanta~ai 11oi di Gibil ~u e ali svanta è'<"J terra e di Ceuta. e)
Gibilterra: a) ci può esse re uti le so lo se la. Spagna è nostra alleata, o almeno
neutrale ; b) nelle at111:i\i ci rcostanze, la Spagna ci sa rebbe quasi inevitabil. mente ostile, apertamente o secreta mente ; e) se la Spagoa ci fosse ostile, e noi seriamente occupati altrove, Gibilterra non sarebbe utilizzabile; d) se anche si facesse nn porto sul lato orient~ le della Rocca, esso . non cosmuirebbe che una parziale soluzione delle diffi coltà che la conservazione· di Gibilterrn preseota; e) in tempo di pace, Gibi lterra adempie semplicemente le funzioni di stazionò di ca rbone e non ba, nè avrà mai, un valore commercia le per l'Inghilterra. Ceuta .
, I suoi vantaggi, come porto e come fortezza, sono i segllenti : a) !a sua sicurezza esisterebbe sempre, qnaluoque fo sse la potenza, o le potenze, con cui guerreggia~simo; b) lo sc~ mbio di essa con Gibilterra, creerebbe subito relaziùni cordia li fra noi l! la Spagna, poi chè esso .gioverebbe ad entram bi ; e) gra'zie alla sua .posizione, Ceu ta sarebbe indipend ente per ciò che si rifer·isce all'ap prov vigiona mento, bastando a sè stessa; d) un buono e sicuro porto, militare' e mercantile, può esservi faciln)entc costruito, al ri paro da ogni bombardamento; e) io tempo di pace Ceu ta, nelle mani degli Ioglesi, d,iverrebbe l'em por io del commercio del Marocco e del l'Africa nord-ovest, con un vaptagg io commerciale incalco labile. Ioo lt.re l'Inghilterra .i vrebbe le mani più libere nelle sue relazioni con le potenze continentali e specialmente in qnelle tra Francia e Marocco.
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RASSEGNA MILITARE ESTERA
RASSEG)\A MILITARE ESTERA
SVEZIA NORVEGIA. C ONSIDERAZÌ0:-11 SU LLA llI POllTAXZA POLITICA E :\IILITARlt DELLA Sv &Z IA-
Nonvt,:GI.\ AL G1onNo D'OGGI. - Riporliamo quanto segue dal!' [nternationale Revue ii,ber d-ie gesammten Armeen itnd Flotten, del giugno 1902, che a sua volra lo riporli\ dalle .Hamburger Nac/vrichten circa l'importauza pol itica della Sv!'zia-Norvegia al giorno d'oggi. Un fallo che ha avuto relativamente ben poca notorietà si è ~he la Svezia, la quale rlopo Gustavo Adolfo e Cnrlo XII non ha pressochè avu to più. alcuna pn rte nella po litica eu ropea, sta ora diventando uno stato militare di secouda classe . Compiuto il nuovo ordinamento delle sue furzè militari, essa, in caso di mobilitazione, potrà dispo rre di 350,000 uomiui tra i 21 -28 anni, con trnppe ben esercilate, armate di fncili e cannoni dei più recen ti modelli. La uaziona sorella, la Norvegia, segue questo movim ento; essa per la sua organizzazione militare moderna e solida , per l'istruzione delle sae truppe e la composizione dei suoi riparti, ha dimostrato di aver fatto dei progressi veramente mera vigliosi. In segui to a que$tO sviluppo militariJ inatteso, prodouosi successivamente in questi ultimi tempi, l'uuione scandinava rientra per la prima volta r ella politica europea, .specie tra le grandi potenze vicine, Inghilterra, Germania e l{ussia. Smentiti} be-n presto le voci di una convenzione militarP. tra Svezia e Germania nel rnot. le cose si limitarono ad una visita di una deputazione di ufficiali tedeschi alle truppe svedesi, le quali naturalmente li accolsero con molto spirito di camera tismo . Invece la situazione poli tica attuale di contro alla Hussia è piullosto complicata. La russificaiione violenta della Finlandia, unita 600 al 4808 alla Svezia ed ancor oggi popolatala da molti sudditi svedesi, ha dato luogo ad un certo attrito ·tra Svezia e Ru ssia. La Norveoia invece iIJ " , antagonigmo politi<:o coìla nazione sorella, per qualche tempo diede il il uoo bello speuacolo, a proposito appunto della violenta azione della Russia contro la Finlandia e del susseguente attrito colla Svezia, di sentimenti apertamente russofìli. Fino a quell'epoca una continua e meschina gelosia regnava tra le due nazioni scandina1•e, giunta al pun to che esse cominciavano ad armarsi l'una contro l'altra, erigendo perfino un certo numero di opern fortificate lungo la comune frontiera. Ma quasi improvvisamente, come sotto una minaccia comune di ben · più grande importaoza, l'attenzione delle due nazioni si mise concorde
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nel determinare dì fortifìc·are le loro regioni più ~ettentriooali , contro i possibili comuni pericoli proveui eu 1i dal potPnte vicino slavo. Questo mutamento repentino sembrò doversi esseuzia hnenttJ all'iufl 11 eoza inglese. In foghiltnra f>i ricordò all ora, ccrne fece notare a suo tempo il Tim es, che in virtù di accordi risalenti alle guerre di indipendenza di Napoleone ed in seguilo ad un patto di garanzia nel ,t855 spettava alla Gran Bretagna uua specie <li protettorato sui due Stati della pensiola scaodina·va. Io seguito al pJlto suindica10, sembra che Svezia e Xorvegia siansi poste formalm ente souo la protezione dell'Inghilterra ailo scopo di di fendersi contro le pretese rus,e sul fi ord di War:inger. L';m port.in 10 rinforzo delle truppe russe alla frontiera norvegese, di cui solo poco tempo fii trapelò qua lche cos:i, ebbe un efTetto ancora più rlecisivo che uou il ritorno dell'lnghillerra ai suoi vecchi diritti, ormai obliteruti. Io ogni modo i duo raui riuniti ebbero notevolissima inl1n1rn,rn nel troncare le golosie tra i due St.ati della penisola e nel metterli d'a..:cordo per la comune difesa . A parte lrt Svezia, che da parecchi ann i ha portato la massima atterizione all n sua frontiera settentriona le contro la Ilussin e che verso la frool.iéra ste~sa, speorieudo molti milioni, ha costruttv una fortezzza di ta clas.~e presso la piccola l01·alità di Bodeo, io ottima posizione strategica, anche io Norvegia per mezzo del sno Parlamen to, si è manifestata l'opinione che è necessario di fonilicrtre mtrn la penisola del Finmal'k., specialmeote le ciuà rli Vardo, IIamrnerfest e Nnrvik. In quest-0 momento, in cui sembra che si succedano mutamenti radicali nelle norme per la costruzione di fortificazioui, è interessnate iI conoscere qua le' è I·opi nione concertata al riouardo a Ltua lmen te in I:) Norvegia. Il i iornale novergese • Aftenpost.eu , per mezLO J i un notevole arti,:o lo, dornto alln penna di un tecnico, cosi si espri me al riguardo : « A causa della po tenza distruggitrice dei proietti li scoppiooti e delle. luughe gittate delle attu:tli artiglierie, sarel.Jbe logico il costrnrre nelle nostre · fortifica zioni il maggior numero possibile di ricoveri proteui, al sicuro dagli elTetli delle attuali arti~lierie, in cui uomini, materiali, vivori, ecc., si trovassero al sicu ro. Per la stes,a rngiooe sMehhe desiderabi le che Lnlli i pezzi di nrtiglieria delle nuove fort ificaz ioni della frontiera fossero collocati entro a torri corazzate girevoli. «I mezzi fìnanziarii di cui noi disponiamo non permettono tutto questo, e fu perciò appunto che anche per le difese di Christiania si dovette ri83 :_ ANNO XL VII.
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nuuciare nel 1899 ad avere delle torri corazzate in tutti punti, rimanendo la maggior parte dei ·pezzi a cielo scoperto. «Malgrado ciò il nostro suo lo roccioso offre per le truppe dei luogh i di ricovero contro cui i proiettili dell'artiglieria nemica nu lla· possono. Non si tràtta di altro che di fare degli scavi nella rocci;1 in modo di ottenere un parapetto di almeno tre metri di spessore . «Per impedire ehe l'acqua penetri negli scavi, si dovrù rivestire la superficie della roccia con cemento od asfa lto. Inoltre entro gli scavi stessi si dovranno costrurre delle baracche in legno, in cui la truppa di guarnigione possa soggiornare io modo al meno sopportabile. La Svezia ha costruui molti di questi ricoveri di roccia, ma poco si è corata di garantfre la truppa destinata a soggiornarvi contro il freddo e l'umidità, mentre invece molto più largament~ eh.e da noi si è provveduto al colloeameuto dei pezzi di artiglieria entro a torri corazzate. • Per quanto riguarda la sicurezza delle opere in genere contro attaccli i di viva forza e contro sorprese nemiche, si sono scav~ti in Isvezia dei fossi larghi e profondi colla possibilità di dirigere su di essi, d'infilata, fuoch i di artiglieria e di fuciler ia da parte della difesa. Ma essendo tutto questo molto costoso sarà bene in Norvegia continuare nel sis1erna attuale, di garantirsi cioè contro le sorp!'ese nem iche mediante ampì reticolati di filo di ferro a punte, disposti in modo da poterli sempre battere efficacemen te col fu oco. >> 1
SVIZZERA.
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CnEDIT{ SUPP!.&MENTAR! (Il SERIE) PER IL 11902. - i\ell'ultimn sessioue dell'Assemblea federale venne approvata la domanda di una II serie di crediti supplemen tari, per il •I 902 fatta dal Consiglio federa le. Per quanto riflette il dipartimento mil itare sono da notare : 1° .La richiesta di un C!'edito di 90 ,000 lire per confezione di 45,000 pai:i d1 scarpe <li quartiere, non essendo stata sufficiente la provvista fattane a soddisfare tutte le rich ieste; 2. 0 L'aumento di 4-0,000 lire nel preventivo per l'acq uisto di 800 ca vall i di cavalleri a, essendo risultato necessario acqu istarli di /i. anni auzicbè di 3, come si faceva prima ; 3° La richiesta di 110,000 li re per lavori alln batteria Motto Bartola al Gottardo, in più clelie 70,000 lire già richieste nei bil Bnci •190·1 e 11902. AcQuISTI DI MATEnr.u1 DA GUERRA PF:R lL ,f 903 . Dal Consiglio federale venne presentato il preventivo degli acquisLi di material i da guerra
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RASSEGNA )!!LlTARE ESTERA
per il ·I 903, il cui ammontare in lire 3,2_88,179 sa_r~ compreso, come di ,consueto, nel bilancio generale del prossimo eserc1Z10. . In tale preventivo, oltre ai soliti crediti per gli oggetti di conedo e d'armamento, sono da notare: a) Il credito di 78,000 lire per 1000 fucili corti modello 89/~00 per le reclute delle armi speciali; 700 per le reclute e 300 p~r _10iziare una riserva di 2500 di qnesti fucili che si vuole anche costllmre; b) Il credito di 3,i.,000 lire per 2000 pistole model!? 1900 da vendersi a tu.ti.i gli ufficiali e sottuffici~li finora armat, cli revolver mo<lello 1882; e) Il credito di 22,250 lire per fo rnire lo stato maggiore d~ll'eser_cito e dei ,i. corpi d'armata delle forgie da campagna con cuc1nn, ritenu te cl i grande utilitù; . d) II credito di 20,000 lire per l'acquisto di un. automobi_Ic con relativi accessori per l'istruzione di un personale tecmco, .che sia ID caso di bisogno atto a serv irsi di automobi li di requisizione; ed 11nche per servire ai campi di tiro ed alle manovre; e) li credito di ,179,0 00 lire per i forti del Gottardo, cl,e comprende fra altro : Lire 85,000 per uu obi.ce da ·1'2 a tiro rapido; • ,1·I ,000 per affusti di riserva di un pezzo in casamatta da 8; >> ·16,000 per una torre corazzata mobile da 5, 3: . f) Il credito di H51,6 ,i 8 lire per materiali da sistemarsi nei forn . di Saint-Mau rice. LAvom AL GoT'rAnno . - Con messag~io contenuto nella Feuille Mil'itafre Fédérale del 30 aprile 11. s. il Consiglio federale ha domandato un credito di 166,000 li re per la costr uzione di un arsenale sulla piazza della caserma di AI ,kirch a Andermatt. Tale co,truzione è resa necessaria dal fatto che attualmente il materiale del la (V divisi-0ne dell'artiglieric1 rìa posizione e delle compagn ie del genio ~lelia divisi~He del Gottardo è ricoverato ad Andermatt io baracche di legno, n streue, poco adatte e ridotte in pessime condizioni dal_le iotem peri Lo stabilimento, parte in muratura e parte m legno , sara costruito 20 metri a Nord del la cas.erma di Altkirch e. sarà lungo metri 58,6, largo 18,6 e alto 8 . . . Il pianterreoo sarà riservato alle vetture ed il pnmo piano ai foruimenti, coperte, oggetti di vestiario e di equipaggiamento. . Altro credito di 29 ,000 lire viene domaodato collo stesso messaggio per la costruzione di una palizzata che ci rcondi la piazza della caserma .
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RASSEGNA MI LITARE E STERA
RASSEGNA MJI,ITAClE ESTERA
r istruzione
".\iella Feui lle Fédérale del H maçgio sono mes~i a concorso lavori· in terra ed in armatura di var ie opere da e,eguirsi al fo rte di Ilazberg presso .Audermatt consistenti in magazzini, gallerie, collocamento di torri corazzate, batterie ecc. (per circ11 70,000 lire).
del soldato di fan teria di prolu ngare la scuola delle reclute. Sono fatte proposte per riord inare l'istruzione degli ,ufficiali di fa nteria ritenuta insufficiente. d) Modi fi cazioni si ritengono necessarie al vestiario ed ali' equi·pa<rniamento della truppa e si invita il di partimento a studiare una riduzione al carico del solda to reso possibile dalla estesa rete d't comun1-' cazioo i esistente nel pae,e.
ConPO DI GEKDARMEB(A DA CAMPAGNA. · - Manca all'esercito sv izzero un cor po di genda rmeria per organizzare, come si usa presso i principa li eserciti europei, il servizio di polizia in campagna. Per provvedere a ta le bisogno il Consiglio federalù ha presentato un progùtto di legge cbe, modificando l'ar1icolo 2 dell'organ izzazicnemilitare secondo il qua le sono esenti dal servizio militare colo ro che fonoo parte dei corpi di polizia cantonal i, autorizz:i l' arruolamento nell'esercito di una pa rte degli ufficiall e dei soldati di de.ui corpi (un quarto al massimo). Con essi si forme rebbe un corpo di gendarmeria da ca mpagoa, la cui forza· sareb be per on, Jimìtata a 6 utlìciali e 2 00 gendarmi,' in modo di poter assegnare 10 o ,15 uom ini a ciascuno degli stati maggiori cli corpo d'ar mala e di di visione ed allo stato maggiore dell 'esercito. Nel messaggio che precede il progcuo è largamente spiegata l'importanza del servizio di pol izia in camµagna e la necessità di affi dare ta le servizio a persone che ne ~iano prntiche.
A HMAMAM ENTO DEI CANNON[F,!1.[ DELLE COMJ'AG~m DI PAL:CO . :Per deliberaziol.Je del dipartimento milita re i cannonieri delle compagnie di parco verranno armati col fucile della fanteria di mm. 7,50 e muniti ,di 60 cartùcce.
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RELAZJOlrn DEL CONS IG LIO
K,\;:JO NALb' SCJ LLA
GlsSTIO,NE DEL 'DIPA RT I·
La F~uille Fédikale del 4 giugno ba pubblica to, la relazione de lla Commissione del Consigl io naziona le sulla ge,1iooe· del Consiglio l'edernle e del Tribunale federale nel ·190 ·1. Le principal,1 osservaiioni , per quan to riflette il di;1art.imen 10 militare, sono le segueoti : a) Il numero cli reclute riconosciute atte al servizio, rappresen tato da l 6!~,t °/o nel 1892 è anda to man mano diminuen1o sino al 58,9 °lo nel ,J 90 ·1; tale fat!o è principa lmenre dovuto ad un maggior r igore ne lla visita medica . b) Alla fine del ,190 1 mancavano OiO sottufficia li, e cioè il 2i,H °lo del l'effettivo legale, e 300 nfficiali di faoteria, senza contareper questi ultimi le li1cune esisten tt n,)i quadri della landwehr ·a i 1° bando; erano inoltre deficienti gli ufficiali d'amministrazioné. Per ovviare a questo stato cli cose la C0mrnissiooe con un postu lato: « Invìta il Consiglio fed erale a vigilare perchè l'effettivo legale degli uffi ciali e dei sottu ffi ciali, specie di fantena, sia completo il più presto possibile». e) Pur ricoooscE-ndo gli sforzi fatli per dare all'istruzione preparatoria il maggio_r sviluppo, è rl a esam inare se non &ia più utile perMENTO MILITA RE . -
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non possiamo non ud ire il grido disperato di Scharnhorst, il quale lamenta che « la parte psicologica della guerra sia un campo poco conosciuto » . Oggidì dell'arte orator ia del comandante unila o ben poco importa: è di capitale importanza invece che gli ufficiali dei corpi, poichè sono essi che dovranno condurre la truppa al fuoco, conoscano a fondo i loro uomini e parlino loro sovente, semplicemente e col cuore alla mano. Quando uno sa ed è profondo conoscitore del soldato, acquista presto la fac ilità d'eloquio per farsi ascoltare ed eccitare.
RIVISTA DEI PERIODICI La Rivista di fanteria.
Anno XI. Fascicolo V, 31 maggio 1902. 1
La camiC'ia di ./lfeo. - La camicia di Meo è la questione degli avanzamenti dei nostri subalterni. L'articol ista accennato alla varie fasi per le qua li è passato il disegno di legge presentato ~1 Parlamento dal ministero, teme che la discussione ne sia protratta per lungo tempo a cagione del la contropropo,ta elaborala dalla Com missione della Camera dei deputati. Egli esamina questa controproposta e ne rileva gli errori intrinseci e d'opportunità. La breve scrittura dice cose le più assennate, ma semplicemente la ricordiamo, perchè i consol i, cui l'au tore si rivolgeva, hanno gin prov• veduto approvando il progetto min isteriale. L'eloquenza milita1·e. - Da to il principio di due bisogni inscindibili dalla natura umana -,-- l'uno di comunicare agli altri il proprio pensiero, l'altro correlati vo di sentire parlare - gi ustamente si osserva che pure gli eserciti, dove quei bi sogn i sono più inteo$i ed urgenti, dovevano avere i loro oratori. Gli oratori militari, però, non sono in genere paragonabi li a quelli civili e politici; ma anche gli eserciti hanno sommi oratori da citare: a Demostene, , Cicerone, Mirabeau possono contrapporre i contemporanei Focione, Cesare, Napoleone. L'autore si dilunga poi nel parlare de' princi pa li caratteri dell'eloquenza militare, dell 'efficacia oratoria, dei cardioi , io tìn e, dell'eloque11za napoleonica che ·si possono sintetizza re nel motto del Vauvenargues: « Grandi pensieri veuu ti dal cuore, et! espressi , come direbbe la Statiì cc senz~ grande corteggio di epiteti ». · Tutto ciò che l'autore ha scritto - e scritto tanto bene - è bello, esatto, inconfuta bile, ma il punto culminante, è per noi, il concetto espresso nelle ul time righe dell'articolo: « Per gl i eserciti più che mai è vero il motto del Montaigoe che « gli uomini non valgono nulla se nun sono ecci tati •. Ma eccitare l'uomo, vuol dire conoscerlo; e qui
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Su l'educazione e l' ·i.str-uzione della truppa . ...:_ La bellissima scrittura è solo una parte, la sost~ nziale, di un podero~o studio che la Rioista non può pubblicare tutto per la sua mole. E il principio e la fine del lavoro « in cui le ben meditate idee dell'autore appaiono in veste di sintesi gagliarda ». Effettivamente ben di rado abbiamo letto sull'importantissimo soggrtto, un lavoro cosi denso di idee, ed improntato a così profonda conoscecza rlelle condizioni odierne degli eserciti. Malauguratamente è di quelle scri tture che non si possono brevemente ria~sumere. Ci restringiamo pertanto a notare qua lche concetto riproducendolo testualmente fra quelli che ci sembrano de' più interessanti, « La bontà dei risultati dipende dalla divisione del lavoro e dalla esatla definizione del lavoro » . e Noi avremo bene meri tato, non se avremo lavorato molto, ma se il nostro lavoro sarà sta to uti le ». « La libertà da lasciarsi agli in feriori è esattamente in ragione diretta della loro capaci tà ». ·«L' istruzione morale è diffici le. L'ufficiale deve essere o mettarsi in grado di saperla far bene. Si innalza il livello intel lettuale delle masse; deve crescere di conserva . quello dei loro educutori. Del resto non è questione di parola fluente ma più che altro di saperla far bene,. « Non è la ,:olttH3 per sè stessa che noi dobbiamo affannarci a far pe. netrare nelle masse dei nostri soldati , ma si è invece la creazione in essi di una salda coscienza che dobbiamo eITettuare, coscienza di onesti cittadini e di bravi soldati ». « Lo spirito dei tempi esige l'intellettualità del la discipl ina, e però: disciplina ferrea e intellettuale ». Questi pensieri li han no, li sentono tutti ; ma è grande merito dell'autore di esporli nettamente con frase così incisiva da escludere qualsiasi interpretazione. Le considerazioni, poi, svolte al rignardo, li com-
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mentano opportunamente e ne caratterizzano l'alto valore. Quando da tutti fossero ~pplicati, si avrebbe un esercito modello.
Il Malvani tesse vivi elogi a tutte le cava llerie, ma a suo parere, la ,cavalleria' che meglio figurò per correttezza, s·oJidità e uniformità ele_gante è senza d·ubbio la francese. Ed osserva to che 11nche nella ·1 a ga ra -d i addestramento - viota dagli Austriaci - gli ufficiali francesi si presentarono mo lto bem, lo scrittore « confida che non lo si tratterà di codino nè gli si griderà la croce addos~o se esprime il vo_to che in un prossimo futnro concorso di addestramento i nostri ufficiali si presentino con la stessa delicatezza di aiuti, compat.tezza ed uniformità coll a quale. .a noi si presentarono gli istruttori di equitazione della Francia. E questo risultato egli è poi certo si otterrà senza troppa fatica, e senza per ·nulla togliere ard itezza ai uostri cavalieri nè perçant ci loro cavalli , . E noi, pure, rallegrandoci frattanto del brillante risultato ottenuto a Torino da i nostri ufficia li , ci associamo al voto del Malvani, sicuri come siamo che l'arditezza dei nostri caval ieri e dei loro cavalli non sarà diminuita ma ,ne sarà anzi , se fosse possibile, avvantaggiata.
Quel certo vasetto. - Lettera aperta di Domenico Guerri ni al signor Enrico Ferri, a proposi to di ciò che egli scrisse sul « Social ismo» circ& gli attendenti, e cioè ch)essi s,)no comandati a fare da attendenti e che sono più di ventimila « impiegati a pu lire gli orinali nelle tavole da notte dei loro ufficia li >> . I l Guerrini, come il solito, scrive con molto brio e con Gne ::irguzia; ma purtroppo il Fè'rri e la sua gazzetta continueranno a calunn iare e diffamare l'esercito. · AnnibalP. da Ca'l·tagine Nuova alla Trebbia. L'articolo non è firmato, ma è del signor T. Moli nari l'autore della recente pubbl icazione su Annibale. Non possiamo non ammirarlo, per la diligenza e cura che con; tinua a spiegare nello studio de l suo predi letto ,ema. 7""'",
Rivista di cavalleria.
Anno V. Fascicolo VII, luglio ,HJ02.
Concorso ippico foternazionale di Torino. Importanza sociale del concorso, pel capitano nel f o bersaglieri Lu101 NASI ; Concorso ippico interna:àonale di Torino. Cronaca (con sei fotoincision i), pel capitano di cavalleria Prn'fllo BAnroLucc1 ; Concorso ·ippico internazio1,.ale. di Torino (con otto fotoincisioqi). Appllnti pel capitano d'artiglieria Er-.:n1co MALVANL - Sono ire articoli, assai interessanti e che si completano l'un l'altro. L'uno è un inno d'en tusiasmo alla frate ll anza del le armi e dei cuori , cosi gagliardamente emersa a Torino e che dimostra l' importanza del concorso anch~ dal punto di ved uta socia le. Il secondo, corredato da bellisf,ime ,incisioni, è un succ:into rendiconto del concorso stesso e del le feste e riunioni che l'accompagnarono. L'ultimo infine in!ende parlare del risultato, per dir così, morale del concorso per le varie cavallerie, o piuttosto per varie equitazio11 i. Anzitutto e con ragione nota U 1VIalvani che il risullato materiale appare dal bol lettino dei premiati, ma questo spesso non combina col risultato morale, poichè il pri mo dipende molto dal la sorte e da lla momentanea disposizione del cava llo o del caval iere. Il concorso però che doveva essere esame di cavall i, specialmente neMa ·1 a gara fini a ridursi piu ttosto a un esame di equitazione delle varie cavallerie.
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Sei anni dopo (continu,)7,ione) , pel capitano Gorno DE MAYo. - Il -concettoso au tore aceenna alle ricognizioni di fanteria eseguite negli ul:timi giorn i del fe bbraio e alla marcia ordinata dal generale Barn tieri pel ,1° marzo, insistendo nel porre iu rilievo la mancanza di cavalleria e ,Ja sinistra influenza ch'essa esercitò sulle nostre operazioni. Gli Spahis del Sahara, per O. C. ; La rimonta in tempo di guerra e il ciuantilativo occorrente nei princ1:pal·i eserciti e1tropei, per O. C. - Due brevi artir.oli c11e sono il riassunto di due studi .contenuti nel fascicolo 28° dell'.lnternationale Revtie. Rivista di artiglieria e genio.
XIX Annata . Vo lume Il, giugno ,190:z.
Note sull'impiego dell'artiglieria nelle pianure fortemente coperte, .pel tenente d'artlglieria R. SÉGRE. - Il Segre move, nel suo studio, dal .principio giustissimo che il terreno ha molta influenza sopra i criteri per impiegare nel migi ior modo le tre armi. Egli giustamente osser va che <:o desti criteri -varia no da terreuo a terreno e richiedono va riaziooi alle indicazioni generali delle istruzioni tattiche; variazioni le quali sa ranno ora maggiori , 01:a minori a seconda dei vari casi, e le ma~giori si rileve·ranno generalmente nel!' im piego dell'a rtigl ieria « giaccliè essa risulta .efficace solo per la buona cooperazio!ltl del fa ttore cavallo e del fattore
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materiale coi fatto re uomo; ia1tori la cui efncacia dipende per l'appunto essenzialmente dal terreno» . . Le nostre norme d'impiego d'artiglieria, egli dice, basate, in via generale, sugli insegnamenti della guerra del ,t 870, dovnrn no per ci,'> subìre grandi variazioni per adauarsi ai nostri terren i, cos ì differenti da quelli dPJla guerra rrnnco -iermnnica. li Segre quindi ritiene assai utile lo studio dell' impiego dell'aniglierit1 nelle pi anure fortemente coperte e si, ingegna del suo meglio per compierlo. Egli però ha scelto un terreno che anche fra i nostri è affatto ecce1.ionale, ossia un terreno di tale oscurità ch·e non offre all'arti gl ieria che un campo di ,•ista limitato o ,J00-200 metri, e sul quale può muoversi soltanto sulle strade; e su un terreno cosilTatto studia il combattimento della m·inorc unità del le tre armi - che in luogo della di visione si opina dovrebbe essere la brigata - senza :;cliematizzare ma rilevandone la principale caratteristica. La fanteria avanza e comb:Hte in piccole colonne; l'ariiglieria deve assolutamr,o fe aiutare là fanteria - concetto, rruesto, giustissimo - e però combalte come può, spesso senza vedere il bersaglio regolaudosi sulla carta topografica e sulle informazioni. Coll'a\'anguardia marceranno due pezzi o magari :111che uno solo e il grosso delle 1.,auerie di solito si terrà dietro la fanteria spn rando al di sopra di essa e sforzandosi tuttavia di portarsi avanti alla sua altezza anche a costo di gravi perdite, pel momento dell'a ttacco decisivo. Il quadro tracciato è abbastanza completo, e bi sogna convenirn che l'autore ha pienamente ragginnLO lo scopo prnfissosi di far toccare con mano qu:ili gran di modificazioni si debbano portare, nella pratica , alle nostre nnrme per l'impiego dell'a rtiglieria. L'autore spezza poi volonLieri una lancia a favo re delle mitraaliere "' e che vorrebbe date ali' avanguardia, alla fa nteria e alla cava lleria saranno sempre da impiegarsi in prima lirrna e a favo re dolle batterie a tiro rapido ad affusLO deformabile e su quattro pezzi . Noi proviamo molto piacere tutte volte vediamo giovani ufficiali studiare nrgomenti così µou derosi, e perciò siamo lieti di tributare elogio al signor Segre. ~on possiamo parò non notare ch'egli, a nostro giudizio, ha alquan to caric:i to le tinte poichè terreni di massima oscurit à al punte da lui immaginato sono rari :rnche in Italia.
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Gli automobili e le loro possibili applicaz fon i nctl' arte della guerra, pel tenente del genio VrnGILIO Cass1N1 . - Si esaminano dapprima minutameote le varie categorie di automobili - ad espJosione, a vapore, eletti·ici, ad aria compressa - notando i pregi e difetti specifici di ciascun
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RIVISTA DEI PERIODICI
RIVISTA. DEI PERIODICI
sistemii e si conclu de « che un lnrgo campo resta ancora aperto al l' investigazione e che fo rse le macchine ora più io voga sono destinate a sparire àalla sr.ena. » . . , , .. L'articolista pa~sa quind i a di re delle applicazron1 dell a,utomobilrsmo nell'arte della guerra. Osservuto che per tntli i mezzi di ?ffe5a, di_ difesa e di com uoicn:one si utilizzano i progressi ed i perfez1ona_ment1 del_l~ scienza e dell'industria, egii riliene per fermo che anche automo~rh avranno la loro pa rte nelle fo ture operazioni di guerra. « E ~~ v'.ò n~zione chè deve prendere io serio esame il problema, questa e I I_talia, dove la produzione e(Juina non è certo abbasianza abbo11<lante o c1 obbliga ad essere trib utari degli altri Stati. » . . . Il C:1ssiui non divide 1'opi11ione <lei tenente colonnello M1ra~doh 11 quale si pronunciò :i favore della locomo ~i!e stradale_; riferisc~ 11:~or~o agli esperimenti finora fatti cogli _m.:tO~O~JJII e crede, 1~fioe, ch_eSSI veranno conveniente impiego Dei servm delle retrovie _e _ne, ~e_rvm tecnici speciali di telegra[ìa ottica, di corris~ooden_za_ e d1 ricog~IZl~D~Ammonisce però di guardarci dall'esa gerazione, lim,tan<lo per 01a 1 tbo dell'automobile ai ~rossi trasporti e :il traino delle vetture destinate ad a1cuni speciali servizi. Onimo articolo. Le posi:;ioni avanzate nella guerra d'assedio, ~el tenen te d'.artiglieria VENZI. _ Il Venzi con buona preparazione d, studro analizza e discute il dibattuto quesito della convenienza o meno di occupare e ~, fendere posizioni avanzato nella guerra d':issedio . Egli riporta quallto ~1ssero in proposito i più rin omati scrittori e si schiera fra col oro I quali sono favorevc.li all'otcupazione di dolio posizioni. Miscellanea e notiz'ie. - Come al solito, queste due rubriche si disti~uouo per interessanti ed im portanti informazioni.
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Journal des Sciences militaires.
7ga annat,1. Aprile, maggio e gi ugno 4902.
Queste lre puotate contengono parecchi n_otevoli lav~ ri che i~port~ siano conosciuti dai nostri lettori . Xon possiamo ora riassumerli tutti ma vi ritorneremo l-lOpra. Frattanto rendiamo conto di un interessante studio del ca pit::ioo J. B. Le manovre dell'esf. 11el 1901, pel capitano J. B. - Si rileva, anzitutto, che le due armate erano sin dal prin cipio delle manovre in con-
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RIVISTA DEl PERIOD1C1
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tatto ~ prendev~oo le mosse da una situazione inverosimile. Alfa ca~'aileria era c'osi reso '.mpossibile di esercitarsi nell'avansço perta; e al c.omaod~n te era to lta 1occasione_ di provvedere alla necessi tà di por· tar~ le_ sue t_r_uppe _sul campo d1 battagl ia nel momento e sul punto des1de1ato :. c10 cbe mvece dovrebbe essere un soage tto d'1eserc1z10 · · ne Ile . . . 0 manovre. Io Francia, rno ltre si acc0rda sempre troppa attenzione alla ~~rata fìoa le e perciò non si fa entrare nelle manovri~ « l' imprevediJJJle »; men tre questo solo darebbe uo'immaaine della rruerra pr~parazior'.e io ogni modo fu miglio~e degli :,scor:;,i · anni, e gli ord'.n1 relat1v1 furo~o impartiti soltaoto dal ministro e più tardi del soltt~.' L~ p~epam1one fu perciò più fac ile e più rapida, e ciò dimostra 11mpresc1nd1bde neces,ità dell'unità di direzione. Per le maròe ogni aono si accentua sempre più la tendenza a rip~rt1re le gros;e unità in parecehie colonne, ma rnemre nelle manovre d1 corpo d'armata le division i marciano normalmente in colonne di bri ?ata , m quelle d'arma ta non fu mai fatto il tentativo di far marciare 11 corpo d'armata sopra quattro colonne di brigata; fo rma1.ione cui sarebbe beoe abllual'e le tr uppe, poichè in date circostanze la si dovrà impiegare. Nell'avvicina re 1·1 nem1·co e' ne cessar1·0 adotta re Ia formazione per 8, in luogo della solita per IL . Cmnbattùnento._ - Lo scrittore fràncese si compiace che fina lmente lerrn 1na!O dt Cor rer _d ietro aoche per la tatticll, a quanto si fa io Germania e si sia 1mp 1eg~ta una tattica francese. I Tedeschi,_ per qunnto risul ta dalle manovre degli ultimi anni, cerca.no otten:re 11 successo mediante l'attacco avvo lgen te di un'ala nemica, ~ome praticarono nel 1870, ritenendo ·che colle ar mi da fuoco odierne ! auacco fro ntale ~ia. ii:n possibile. I loro corpi d'armata marciano ripartiti 10 due colonni:\ d1 d1v:iswne con deboli avanguardie e senza riserve nell'idea c~1e la divisione sia abbastanza forte per condurre il com battimen_to frno a che la truppa destinata al!' avvolgimento entri in azione . . S_1 trova qui lo spirito tedesco diligente ma poco inventivo il quale· 1m p1ega ao~ora una volta la condotta già esperimentata con successo. Francia, per contro, malgrado l'opin ione dei Tedeschi e malgrado I n wl tat1 della guerra del Transvaal, si crede tuttora che l'attacco <frontale _sia p~ssibi le, e le_ t~lti me manovre hanno rafforzata questa credenza . Circa l attacco dec1s1vo, spetta al comandante aupremo di decidere dove. e quando lo si dtibba eseguire. Se i Tedeschi credono che le loro divisioni, segna tamente attaccando, possano opporre · sulficiente resiSI Sl/1
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stenza, per poter l(lsçiar com piere il JTiovimento dell'a ttacco decisivo, l'antore invece n~ dubita . · Se una truppa avvolta è in grado di prestare una cerw resistenza, uou lo è più una truppa attraversata e rotta in due pezzi, eome avverrebbe col decisivo attacco francese . Ciò venne poslO in luee specialmente il 13 settembre coll'attacco decisivo dell'armata B contro la ,t a divisione del 1° corpo d'armata a sud-est di Aroiconrl. Qui la riserva deH'arma ta (30 compagnie di fanteriae ·t bl'iga ta di cavalleria) 1enuta indietro sino alle ore 1,1 marciò direttamente sul centro nemico. Mercè favorevoli condizioni del terreno e dell'abile ~vaozata la fan teria arrivò si no a 300 metri da l nemico senza essere vista e cagionò una sorpresa poco dissimile da timor p~n ico, che ch iaramente si manifestò coli' iovolont(lrio indietreggiare della linea nemica di combattimento . Simili circostanze si ripeteranno più sresso di quel lo che io gener:1le si crede. D'altronde i battaglioni attaccanti non mostravano una massa così vulnerabile come la Guard ia prussiana a Saint-Privat, ma parecchie linee seguen tisi e che si trast:iaavano avanti i'un l'altra. È questa fa vera forma d'ogni assalto decisivo; una serie di ma rosi poten ti e che tutto travolgono, ma non colonne le qual i possono condurre sol ta uto alln distruzione. Dura nte l'a ttacco anchfl l'artiglieria disimpegnò bene il suo mandato e l'a ttacco di cavalleria ese~uito contemporaneamente a quello della fan teria produsse un vero sbigotti mento. , L'autore francese s'a ffretta però a l'icordare che non sempre si avranno condizioni di terreno cosi eccezionalmr,nte favo revol i. In generale, egli scrive, le linee più avanzate si porteranno avanti so ltanto con grande dirfìcoltà, e aggrappandosi tenacemen te ·.11 terreno e vi sar anno momenti critici. E perchè le ultime ondate possano trascinare le prime a bbiamo bisogno segnatamen te di uno Skobeleff, di uno str:iscinatore di uomini che sa parla1~e al cuore del no,tro so lda to, altrimenti è inutile tentare il giuoco. !\fa di Skobeleff nou ne sono ma i maoca ti nel nostro esercito e oon è mai scomparsa la vecchia oc furia , fra ncese. Se queste idee general i sono interes~anti (fino ad un certo punto pe rò, poichè non rispecchiano che quelle esposte nel progetto del nuovo regolamento dì esercizi per la fanter ia) lo è assai più l'esame particolareggiato della tau ica delle singol~ ar mi usata nf:'ll e rn1movre. Eccooe le couclusioni : La (anteria nel combattimento sem bra ancora esitare nella scelta delle sue formazioni, ~ non impiega abbastanza la sola logica: la formazione 1
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in linea. Si vedono ancora troppe colonne, illle medie ed anche illle piccole distanze. · . Per i !·uochi invece è,troppo assoluta , non impiegando più che il fuoco a volonta e rigettando compiutamente il fuoco a sa lve. In ciò vi è forse un poco di esagerazione. Ma ciò che colpisce di più nella nostra fanter ia oel combattimento è ch'essa non cerca mai di trarre profì!lo del terreno mentre il prooress~ dell'armamento, durante questi ultimi ann i, ne ha~no fotto una ~ondizione sine qua non del successo. Vi è in ciò una vera aberrazione, la qua le potrebbe nl principio di uoa guerra cos1arci assa i caro. · Il sentimento « della sicurezza » penetra assai più di oiorno in aiorno :ra i nostri ufficia li di fanteria, eccetto però su I campo· battagli; dove 11 combattimento e quasi sempre condotto nello stesso modo si sia in• quadrali o ?o: la gu~rdia del fianco nel combattimento scmbr~ una pre. cauzione affatto 1outile. In stazione gli aYampos1i furono collocati di sovente e molto looicarneote; forse uon s' impiegano a sufflciimza le riserve d'avamposti. " , La ten uta . della fanteria è lontana dall'essere perfetta; speriamo che l elmo (le casque) sostituirà presto il kepì attua le, che il sacco sarà alleggerito e che gl i strumenti da portarsi saranno meglio ripartili. La cavallerio, agisce ancora troppo senza tener conto delle altre armi. Gli si rimprovern più che ma i di ricercare le belle cheva1.tchées e di non vol~r piegnrsi alla missione quasi sec~ndaria cbe Je impone la cooperaz10ne delle tre armi. Si esagera, perchè sotto questo aspetto e~,;a ba fatto certamente molti progressi, ma bis0gna confessare che no~ sono completi. Le ricognizioni d'ufficiali divengono iii più in più inverosimi li· cer~ tameote vi è qu i un vizio al quale non si porrà rimedio che con u~ severo regolamento . Fi oalmente si rimprovera ancora agli uffir.ia li di caval leria e con maggiore ragione eh~ a quell i di artigl ieria e di fonteria, di non mettersi · abbast:wza al corrente della tattica delle tre arm i. L'artiglieria ooo ha mostrato quest'anno alle manovre tutto l'allant abituale in quest'arma, parve perfino ch'essa se ne disinteressasse a1'. quaut?. Forse vi contribuì l'attesa del· nuovo rego lamento ch'essa ha fina lmente ricevuto . _Speriamo _eh~ :ili e prossime manovre sarà compi e. l.amente penetrata det nuovi pn nc1p; e mostrerà alle altre armi le modificazion i recate alla tattica generale dal nuovo ma teriale. Il genio, co rne sempre, non fu impiegato dal comando, sopratutto sul campo di battaglia, dove quasi mai ha marciato colle teste di colonna: nel che consiste il suo còmpito principa le.
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Circa i b'iciclisti lo scrittore francese ritiene . che senzà esagerare la loro missione potrebbero rendere certi servizi come sostegni della cavalleria. Basterebbe assegnarne ·una com pagu ia a ciascuna delle divisioni indipendenti . · In genera le, egli ·osserva , i critici militari furono poco teneri per gli stati mag,giori. A suo parere taluni di quei rimproveri fu rono meritati, in modo particolare segoatamentè per quauto concerne l'esagerazione della« paperasse » la lentezza UAlla compilnzione degli ordini e la loro -difettosa trasmissione. Negli ufficiali dèllo stato maggiore vi sono elementi eccellenti; sfort unatamente non si cerca di utilizzarli e non è l'ufficio d'arch ivista che s' impone loro tutto l'anno che può prepnrarli al ~òmpito spettante ad essi in campa~na.
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Neue militarische Blatter . 31a annata. N. 1, 5 lugl io 1902.
Da quindicinale cl1e era questa vecchia ed autorevole Rivista nello scorso anno, dal 11°gennaio ,1902 di venne mensile, ed ora, dal -1 ° I uglio la si pul>blièa ogni settimana con formato più grande in fasc icoli di due a tre fogli. Non sappiamo quali criteri abbiano regolato codeste consecutive modificazioni. Una pubblicaiioue settimanalmente ha certo il vantaggio di presentarsi ai suoi lettori parecchie volte al mese e di fornir loro più fresche nolizie; d'altra parte è costretta di stampare gli studi di qua lche lunghezza in troppe volte, ciò che non è piccolo inconveniente. Auguriamo alla consorella che l'adottata n:iodificazione le rechi fortuna. , Il primo numero contiene le seguenti scritture:
Ord-inamento e latticti dell' art1"9lieria tedesca e fi·ancese, pel capitano voN: W1TTENUERG . - L'an1ore si pre6J,1ge di ri levare le novità più essenzinli dell'artiglièria di campagna franc.ese e di porre a raITronto i principi che regola no l'impiego dell'artiglieria tedesca con que lli della francese. Le poche pagine d1 questa prima parte trattano dell'ord inamento. Egli nota che il co1·po d'armata tedesco ha 1,~,i, pezzi con 24- batterie a G pe-zzi, rneutre ·il francese con 23 batterie a 4 pezzi ha soltanto 92 p,ezzi, alla quale diminuzione di cannoni non si dimostra favorevole. Per contro non è molto partigiano del lo scudo protettore dei cannoni e dei carri da munizioni ed osserva cbe in ogni modo dipenderà ùa ll'educazione il riuscire o no a t.rar fuor i i cannonieri dn i loro ripari. Non solo si dimostra favorevo le al sistema di costruz.ione franceEe, ma è convinto che beo presto tale sistema sarà seguito da lle artiglierie di tutti gli eserciti. 1
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RIVISTA DEI PERIODICI
Bas?°lea e le fortifìcazion·i tedesche snll'a/.to Reno, con uno sch izzo_ - Le fo rtifiéazi()o i progettate 0011 minacciano affatto la Svizzera. Una, prova del rispetto della Germania per la nemralità svizzera la si ha ben chiara nel tronco fe rroviario costrDito con grande spesa nel Baden meridiooale per aggirare il territorio svizzero sulla spo·od3 destra del Reno. L' intendi mento tedesco nel fortificare le alture di Tullinger è sol tanto quello di am monire che non ~i può prendere impunemen te Ja strada per Basi lea. Ltigalmente la Svizzera non · può reclamare contro le fortificazioni tedesche di fronte a Basi lea ; e però ha ogni ragione per tenere alla propria neutralità e per perfeziom,re al possibi le ogni mezzo per la tutela della medesima. In questo senso le progettàte for tificazioni sull'alto Reno divenranò dei preparativi di guerra, il cui scopo è il mantenimento della pace. Le Accademie m'ititari dell'Austria - Ungheria; pel capitano \V. ST.-1.Due sono le Accademie mil itari dell'Aust1·ia; l'una a Wiener-Neustadt per gli allievi uf!ìc ial i di fanter ia e cavalleria; l'altra · tecnica a Vienna per gli allievi ufficiali del l'artiglieria, de.I genio, dei reggimen ti fe rrovieri e telegrafisti. L'autore fo rnisce intorno a quel)~ due scuole le pii) dettagliate notizie. vENHAGEN . -
Un nuovo rnfoistro della gtterra in Italia e il mo programma ; per G. v. GnAEVE::s1Tz. - !{ icordata la carriera · militare del nuovo ministro, generale Ottolenghi, la quale dimostrn quanto egli sia valorose> solda'to ed uomo colto, l'autore nota essere generalo l'impressione che l'a lto ufficio cli ministro della guerra fu assunto da persona pratica,, energica e dotata del le pi tì alte cognizioni. E queste doti potè subito mostrare nel le discussioni del le lf·xgi militari testè svoltesi nel Parlament<> che segnarono un vero successo pel ministro. I l Graevenitz accenna qu indi a talune idee che ]'on. ministro ebbe occasione di esporre durante le discussion i sopradette, a proposito del tiro a sego o nazionale, d.e lla ferma, sul mantenimento dell'attuale sistema. d~ , mobi litazione e dell'ordi.namento attuale sopra •12 corpi d'armata. Notizie m'ilitari . . B. D.
Per la Direzione Lonovrco Crso TTI Colomeello R . .4 ., incari'rritt,
DEM<\.R CHI CARLO,
gerente.
ESSERE O NON ESSERE (CON1'RO UNA TENDENZA)
Il signor capitano Nasi del 1° bersaglieri, ~orrà permettere a me, che amo ed ammiro il corpo al quale egli appartiene come se io pure vi appartenessi. di confutare la tesi che egli, come gi~ altri, ha testè svolta su questa Rivista.
L'idea di destinare i bersaglieri alla difesa alpina sorse nella mente dello stesso fondatore del glorioso corpo. Molti furono gli ostacoli che alla sua applicazione si opposero fin da principio, ma fu principalissima ragioue questa: che il Piemonte dapprima e la giovane Italia poi, furono dagli eventi chiamati a combattere guerre offensive, guerre il cui obbiettivo non era già la difesa di naturali frontiere, ma la loro conquista. Nessuna minaccia veniva allora dall'unico nostro confine montano, che anzi ne scendevano, per combattere al nostro · fianco , le schiere di un esercito alleato; il nemico era all'est ' e fra esso e noi, non monti erano, ma le pianure lombarde il Ticino, ed i colli storici del Veneto. L'Italia, come riebbe le sue superbe frontiere, si accinsÉ:l ad organizzarne la difesa, e l'idea di destinare a questa un corpo speciale, risorse: fu quello l'unico momento propizio all'attuazione del concetto di A.. La Marmora. Fu ,c reato invece un corpo nuovo, specialissimo, a reclutamento prettamente regionale, che prese nome ed o~ganiz-. zazione dalla sua ragion d'essere. 84 -
ANNO Xl.VII.
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ESSERE O N ON l!,SSERE
Dal giorno in cui nacquero gli alpini, l'idea di rendere i reggimenti bersaglieri una specialità per -la guerra di montagna, avrebbe dovuto essere abbandonata. Ma così non fu : sorsero e continuano a far capolino di quando in quando varie proposte-intese tutte ad affiancare sulle Alpi, Ùniti in una speciale missione comune, i due corpi; proposte che sono tutte più o meno basate su qùesto ragionamento: Poichè abbiamo 12 reggimenti, belli, agili, forti e gloriosissimi, e poichè non sappiamo quale missione precisamente essi abbiano, diamone loro una: la difesa alpina. E poichè a questa sono già destinate truppe che rappresentano, per molte ragio~i, la milizia ideale per le nostre Alpi, abbiano queste la parte principale, i bersaglièri la secondaria: quelle agiscano sui fianchi, sulle nevi, sui ghiacci, siano a lpini completi; i bersaglieri si impiegheranno -sul fronte: alpini e mezzi alpini: alpini puro sangue e mezzo sangue. L'anima eroica di A. La Marmora çleve avere avuto fremiti di sdegno dinanzi a queste proposte tendenti a. far passare in seconda linea i suoi bersaglieri! Le agili penne, intorno alle guali pochi anni di vita hanno già accumulata tanta e tanta gloria, diverranno le umili ancelle della giovane e diritta penna del nostro alpino? . :t:
ESSE!!E O NON ESSERE
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A nostro modo di vedere, la tesi, così come fu impostata, fu impostata male . Il problema vero non è di trovare un impiego ai 12 reggimenti bersaglieri, ma bensì di provvedere a che la guerra , di m0ntagna sia da noi saviamente preparata. Noi dobbiamo anz1tutto vEidere se le condizioni attuali della nostra organizzazione militare alpina sìeno da mutarsi o no; e dato (ma non concesso) che mutarle si debba, dob biamo studiare come· al meglio con venga provvedere. Il parere nostro è che l'organizzazione attuale sia ottima, ma se si dovesse riconoscere che non abbiamo un numero sufficiente di reparti alpini, noi faremmo una proposta molto semplice: crearne degli altri. ~
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Perchè, le cose, o si fanno o non si fanno. I mezzi termini non hanno mai ris1)lto nulla, e, nel caso speciale nostro, noi non ammettùimo utile e nemmeno possibile la coesistenza di alpini e di mezzi alpini. Si allarghi, se di nuovi battaglioni alpini è bisogno, il reclutamento di questa milizia: si chiamino, intorno al nocciolo costituito dai nostri validi montanari, giovani forti e robusti d'altre parti d'Italia, e tutti siano alpini e alpin~ iutieri: tutti abbiano le medesime insegne: tutti si onorino della stessa assisa. Questo per quanto riguarda la specialità. A coadiuvare poi le milizie speciali, ad agire sul f>·onte, a formare la massa nei giorni importanti, ci sono tutte le truppe a piedi dei corpi d'armata di frontiera. · Ohi scrive appartiene ad una brigata colla quale egli ha a lungo manovrato in montagna, e quando pensa ai miracoli che i suoi fant,i hanno compiuti, quando pensa alla voluttà (non saprei altrimenti chiamarfa.) colla quale gente che non aveva mai veduto monti, cedendo al fascino delle nostre Alpi, si arrampicava di giorno .e di notte per lunghi ed aspri sentieri, per dossi impervii e franosi, chi scrive, riprova, ricordando, i medesimi sentimenti di grata sorpresa e di patriottica compiacenza allora provati. Si era allora ai primi tentativi nell'impiego di intere bri-· gate di linea sull'alta montagna e quei tentativi furono per tutti una .rivelazione . . Le brigate Calabria, Sicilia, Lombardia, Verona, Venezia, Torino ed altre ancora, a causa dei distaccamenti invernali sulle Alpi, e dei campi annuali, acquistarono intera quella capacità alpina cui il sig. capitano Nasi vorrebbe portare i 12 reggimenti bersaglieri; capacità spinta tant'oltre per l'attività di giovani. ed illustri capi, da toccare quasi, dico quasi, i confini della specialità. Ora noi ci domandiamo a qual grado non salirebbe la capacità dei reggimenti bersaglieri nei qual~ il s'Oldato è più forte e più resistente del fante di linea.
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ESSE:RE O NON ESSEl!E ESSE&E O NON ESSERE
Il M. Rohan acquistò la convinzione, come egli scrisse, che le montagne sono come piar,,itre ma.n ovrando con un a abilità ed un-a temerità sorprendenti sulle aspre Alpi del 1' Engadina e della Valtellina con gente d'ogni parte di Francia. Così Macdonald, non passò egli senza tanti complimenti la Colma di San Zeno, con cl.ue divisioni dell'ar mata dei Grigioni? Erano forse tutti montanari o alla montagna abituati, i guerrieri di Vittorio Amedeo II, di Carlo Emanuele III, d i Catinat, di Napoleone, di Souvaro ff ? Da quanto è premesso, noi, per la stima che portiamo al corpo dei bersaglieri, per la conoscenza che abbiamo del loro magnifico spirito di corpo, non esitiamo ad affermare che essi, qualora fossero chiamati ~d affiancarsi ai reggimenti . alpini, saprebbero in breve volgere di tempo eguagli_a rli. E allora?... allora, constatato, reso evidente l'egual valore, sarà un assurdo considerare gli uni da più degli altri, un assurdo impossibile e pericoloso ... E qui ognuno intende , ciò che io taccio. Ed allora? ... allora, l'associazione organica cacciata dalla porta rientrerà per la finestra (o viceversa) se anche non _sarà rientrata prima, perchè, dato un gruppo, dato ùn capo grup~o (ce ne eono fin d'ora), dati un territorio, uno scopo e un ideale comuni ... la distinzione in associazione organica e tattica diventerà distinzi9ne di parole e nulla più. Ed allora?... allora, il mondo che va facenaosi sempre più dimentico del passato, il mondo scettico e positivo, , comincerà a chiedersi il perchè di quella penna e di quel piumetto, di quel verde e di quel cremisi, di quelle diverse (oh! così diverse!) fanfare, ed un bel g,i orno, qualcuno fra i più scettici ed i più aràiti ripeterà il vecchio ed arguto motto fiorentino: la si decicla! · Ed il sagrìficio dei bersaglieri, un suicidio in tutta regola, sarà allora compiuto!
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Una delle gambe sulle quali, assai maluccio in vero, si regge la tendenza ohe combattiamo, è costituita, lo si è già detto, 'da questa strana domanda: Quale è la missione odierna dei bersaglieri? Quale il loro impiego? Ma come? Avere per ogni corpo d'armata un reggimento atto ed avvezzo a marce rapide ed a fatiche gravi: un reggimento intorno ~i cui piumetti aleggiano tanta na1r.ionale popolarità, tanta poesia, ta.nta gloria, tante speranze: un reggimento che ha il dovere, i mezzi, il desìo, di rinnovare miracoli, e non sapere nè come nè dove nè quando impiegarlo? Via, questo è troppo. Nelle guerre, o bei bersaglieri italiani, c'è gloria per tutti, e voi sapete Chi lo ha detto. Restiuo sulle cime· brulle o nevose delle nostre estreme frontiere a gridare il: « Qui non si passa » i nostri alpini. A loro rincalzo, sulle Alpi e nelle convalli, sia libero l'accesso, per la difesa della Patria, a tutti i figli d'Italia; e tutti siano, anzi, anelanti e capaci, come i popoli_ forti e gli eserciti gagliardi hanno da essere, di portare sui monti, ed al di là, quell'offensiva che sola dà. vittorie feconde. E voi, agili soldati dai bruni piu~~tti, continuate a percorrere, correndo, volando, le ville e le contrade della Patria, a suscitare fra le genti al suono magico di quelle vo· stre trombe che vanno diritte al cuore, quell'invincibile, quel . fecondo entusiasmo che strappa fra gli applausi il grido: « Viva l'esercito ». È _già questa una degna ed 1nvidiata missione. OTTAVIO ZoPPr. tenente di { ltntei;ia .
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L' UFFICIA LE. D I COMPLE MEN T O
L'UFFICIALE DI COMPLEMENTO CONPEHE .N ZA L ETTA Al SlGG, UFF ICTAT, I DEL PR ESIDIO DI MESSINA
Da tm atl:onto esa.rnc dei sistemi di recluta,rnento degli Hffici a,li. in congedo (di rise1·va, complemento) in vigore nei principal i eserci ti europei , emergè chiara l a preoccu pazione tli avere u n ottimo elemenlo tale da potere possib il mente :reggere a l corufi·on to degl i ufficiali di can :iera. Il volontariato d'un ann o, me.no in ]rran(;ia, ishtlli to pr in cipaJmente come fonte di. recJuta.men to dei. quadri, non l1c1per nulla falli to a.l suo còmp ito, corno è avvenuto in Italia, giaechè si cixcoudò di taJi g1ia.:rentig iei cla i m.pedire ch0 esso fosse il refugio d i coloro ch e con poca fa,t;ica, volessero co1rseguire dei va.nta.ggi in oppo·sizi.one, a.I grande principio che regola modernamen te il reduta.rnento, ·quello · (~ioè dell' obbligo generale l~rsonale al servi zio militare. 'J'utti hanno cercato cli usufruire l a.r gamcnto dei dimi,s sionari o de.i provenienti dal servi zio attivo, elemento non t rascu ra.b ile per .i l lungo ser vi:r,io da esso prestato e per la pratica · a,cqnisitèt, mentre cl'a1tra parte ved iamo i n general0 abbandon ato il concetto di. scuole create appositamente pe.r ottenere uiìiciali cJi complemenio o comun que in eongedo. Solo ht Russia gli u fficia-I.i delht Mil·iz'ici (opoeltcenie) ha creduto di JlOminare :nei gradi inferiori i ndividui, .i quali a bbi a.no ultimato il corso negli s~a.bi·limenti d'istruzione prirriari e secondari r.iserbanclosi di copri re i gradi superiori con uflìcia.Ji dimissiona.r i. Il con cetto prevalento è quPllo ad unque e.li :fissare un'ottima fonte da, cui togl iere i giovani aspiranti (volon ta:ria.to d'lm a.mio od al tra qualsiasi), a i quali si debb ano impartire le indispensabili is lruzion i praLi cJ1e e teo:riche non in scuole apJ)osite, ma in mezzo all'-a.t-
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tività, mi.li t.are ed a quei solda ti, dei quali devono ;;1cquista,re p011fotta con osc&nza per potere poi loro, in seguito imporsi e colle qualità i ntellettuali e con quelle morali. Da noi in Italia, a ve ro dire, si è ce1•cato di seguire tale giustissimo concetto e si sono :fissate perciò le seguenli fonti . di reclu tamento : 1° Militari cli truppa che abbiano compiuto con favorevole esi to gli appositi corsi stabiliti per .i reparti allievi ufficia.li cli complemento ; 2° SoUufficia.li congedati i qu a li soddisfino arie condizio11:i per l 'ammissione aj plotoni allievi llfficiali cli complemento e supe,àno gli esam.i fìna.l i, stabiliti per tal i :repa.r ti ; 3° .Alli evi che cessan o d'appartenere a l]' Accademia, milit,are e ailla Scuola militare dopo il 2° an no ui corso a condi.71ione però cl1e siano r isultati idonei agli esami nelle materie rogolarnen i.ari militari; · 4° Giova11i che, dopo l 'u ltimo corso <lei Co.1legi. militari, non intendono con co.rrere al.l'ammissione al.l e scuole cli Modena o di Torino. (Disposi1,ione in vigore, coll'.anno s-col asti co 1899-900. [Atto Minister iale n . 28 del 9 febbraio 1889] previo servizio di 4 mesi come sergen te) ; 5° Ufficia li climi.ssionari nell'esercito 1)erma11 e11 te 8'ppartenenti però a classi di Jeva dell'esercito permanent.e o d e,lla milizia moib.ile con obblighi di servizio in tal i l in ee ; . 0 G Volonta.ri cli un a.nn o muniti ùi titoli equipollenti agli ammessi. ai reparti cli istruzio11c, e che superano gli stessi esami per essi stabiliti. Di tutte queste, la · fonte cli reclutamento, clw raggiunge rnigl iori ris[dta[i rispetto, alla qua.ntità degli elementi che fo:misce, è or a quella dei repart i rl'istm zione, <la i qu ali si può· calcola.re che in media osca.no c.irca 400 uflkia1i aff.anno, , SUfficfonti a i bisogni per la mobililàz i0l1e del :nostro ese:rcito. '.l'ali repar ti si sudclivi:clono jn due spe,cie : quello. il cu i corso si compie nel periodo cli 6 rnesi e que l·l o nel qu ale l '.istruzi.on e si espleta in 9 mesi. Ai primi plotoni possono, essere, ammessi coloro eho sono mu n.i.ti cli licenza li ceale o d'.isW.u to 1-ecn ico ; dopo 3 mesi essi sono soUoposti ad 1m esam~ pr.r la promozion e a capm:a:le e
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L'UFF'!CIALE l)l COMPLEMENTO
L'U ~'FICIA LE DI COMPLE Mll:N TO
clopo altri 3 per quella a sergente, e in questa quali tà, compiono G mesi cli. servizio dopo i quali, se idon ei, sono in.vial;i in congedo illimitato i n attesa della prornozione a sottote-
La ragione cli qnesti risultati insuffi·cienti r isiede, in varie causi>-, Je qual i trovano la loro sode in certe difet.tose m:ani festa7.ioni della r.ubblica istruzione, che però ora a.ccenna ad entrarn vigorosa.men te per la via luminosa, ad 1'}ssa tmcciata dall'attuale m in is tro Nas i. Succede sovenl;e in cedi isti tuti e scuole che si conceda .i I. passaggio. dal l 0 • al 2° corso licea,le o d'i sti tuto l;.ecni co anche a giovani non meritevoli nella, cons:idcraz.ione. che essi. non se ne debbono valere pel consegui.mento d i diplo91i, a.l quale s,ono inidonei, m a solo pe1: l'ammissione ai plotoni ali iovi. Oltre a questo· si veri.fì.ca spesso · (e una, cireolare mi nisteriale recente .I.o ha constata,to) 1111.a fuoruscita di. buon i elementi, i quali col pretesto di diven.ire uflìc:iali d i complemento, girmti aJ grado di sergente vi rin 1rn ciano e d iven tano sottu.ffi.ciali cli compagnia, facendo balenare :intanto i:1 sè stessi eèl a.gli altri una lontana speranza d i. aspirazione a Ua scuoi a speciale dei sottufficiali di Modena., a.Ua qu~tle poi alla fine rinunciano spesso definitivarnen te. · Urge a.cluuqùe una riforma. nel senso di togliere questi gravi ineonvenienti e di rnig.lionHc in modo cle.fi:n i. livo le fonti d i rec lutamento deg li Hffi0iali di complemento, eoll'avvcrt.irnento però d i non restringere sovèrchi.amonte le condizioni. di amm issione per. non caci.ere poi nell'altro grnve clifett.o di vecle,rsi cli mi n.ui re il munero degl i uffi cia.li occorrente peì bisogni di una m Qbilita.zione. La risolu7.ione del problem.a va conn essa. all'alt.ro dell'a,b oliziono del vol,ontari.ato d'un anno, come a.l.tua.lrne.nte è costi tuii.o ed. alla qua.le bi: sognerà, bene o prima, o poi por senso di equa.nimith e di g iuSti7.ia addivenire. 'rutt.i i giovi'.H1i mu.niti aln1eno di cliplorna cli l icenza liceale o cl'is bt.u.to lecn ico ed appa.donenti alla J.• e 2" c:ategoria dovrebbero senza eccezione e per disposizione tassativa di legge entra.re, a far par te dei p lotoni ~tllievi uffici.a li costitui ti alla. sede di determinati reggimenti. Non sa.rebbe cerr..arnenie qu èst,a una coa zione o limi tazio11e cF libertà, giacehè come è obbligatorìo per t.iùt i. l'istruirsi in modo da rernlersi. utili alla soc idà .in mezzo alla quale si v ive e ,Jel li-t qua.le si. o·odono i vantao·o·i, il O 0 0 • così è dovere in di scusso di ognuno ,_
ner1te. A i secondi plolon i sono a mm essi i giovani mtmiti del certificato, cli. p ass,aggio daJ 1.0 a l 2° conso di lieeo o d'istituto teenico òppure sottoponentisi ad appositi esami. I corsi s' in i.zi a no a l 1° d icembre e 101.·minano a ll a :Ane d'agosto per abilitare gli a llievi a. sostenere assieme a quelli del corso di sei mesi gli esam i a l la. sede del Corpo cl' Armata, che haml\) l uogo :in noYetnbre davanti ad tm'apposita. comm issione. La di.fforcnza, essenziale fra. le due specio di r iparti. d'istruzione sta non n ello svolgirnento dei programmi, i qua.li presso a poco si equi v-al gon?, ma nei titoli. di. ammissione e nella durata rlri corsi." Si è voluto· subo,r di nare l'Lu1.a cosa all'altra, men tre i11 rea ltà si. è creata pratica.mente, una si tuazione di cose uon certo completamento soclclisfacento. I giovani aventi titoli superiori eh studio (I icenza li cea,l e o d'istit,uto tecnico) ebbero una s pecie cli corso accelerato, laseit1ndo a CJ11elli eon titoli mi nori :una clurata super iore d i soli a mesi di. istruzione 1ni.litare, per chè si pa,rtì rla.l concetto che l a differenza fra, gli u ni e g li altri dal 1ato del Ia, cultura n on potesse essere mo lto rilevante, trattandosi di soli due o tre corsi al ma.s- · simo d i. dis p·arità la quaÌ cosa non dovrebbe avere, secondo lo spirito dell a, legge, grande influenza sul maggiore o minore sviluppo del grado cl'intelligen:oa. e di pratidtà dei giovani. In pratica p0rò s i. riscontra tma enorme d if:ferenza, sia per cultura, sia per sviluwo intellettivo fra gl i uni e gh al tri, eosi0cM, mentre gli allievi. a.mmessi aJ corso accelerato si. mostrano generalmente meritevoli. de,l grado a l quale aspirano non solo dal. lato istruttivo, rna e7.ia.ndio da quello morale per . Ti spetto a l.la convenien te p osizione, che oecupano o che occuperanno i n società, gli .a.Itri formano :nrl loro com plesso ùn elemento scadente cla.l qua.le appena appena si distinguono al.cune volte quei g iova.n i. , i quali per circostanze speciali, jndipenclenti 'dalla.' l oro volonJ.à, p 11 re avendone l'ingegno_ e l'attitudine, non pote rono ron seguire titoli su periori d i st udio.
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I.'UFFICIALE DI COMP l, EMENTO
1.:ul'FJCIALTt or COMPLE ll E NTO
mettere tu tto le cognizion i a,cquisite a benefici.o delle varie esplicazioni e dei vari bisogni clelh~ società stessa. Abolriti così ~ corsi speciali di 9 mesi si metterebbero in opportuna relazione fra, loro le fonbi cl i reeluta.mento degl i ufficiali di complemento con que'lle degli ufficiali di car:riei:a ri ch·iedendosi per tulte e ehm l e qa;tegor.ie cib 01·igine lo stesso titolo di studio. · P e,r quei giovani poi cJ1e per circostanze specia'li non abbia.no potuto conseguire i detti diplomi pur serba:ndo la sufficiente inte11igenza e cultura, si stabilir~bbero appositi. esami taih da poìe.r fondatamente stabilire essere essi non da meno degli altr.i. F .issata in tal modo la _fon te prineipale cli recl utamento si dovrebbe stabiJ ire la ,durata dei corsi in G mesi da ottobre a tutto marzo, dopo i quali g li alJJievi . otterrebbero Ja nomiD1:~ a scrgen fe. I n tale grado trascorrere.bbero 11eJle compagnie i G mesi di. forza massima. e cli Lworo p,i~ intenso e cioè da aprile a tutto settom bre, mese Ml congeda.mento della classe, acquistando così Ja vera e propria pratica de;I sokla.to siia partecipa.ne.lo corno capi-classe all'.is truzione de].]e reclute, sia essendo poi impiegati nei numerosi. s,e,rvizi militari . · Esa.uri to così il p-e11.odo di istnl7.Jioni scienl ifiche, teorir,he e pratiche in 12 mesi, dovr~bbero essere ma.nclati in co1igeclo in attesa della promoz ione a sottotenente di complemento~ per riprende,r-e i n tale quali tà un servfarip di 6 mesi J'anno vegi1ente e pree,isamente nel periodo sua.ce<>.,nna.to di. lavoro intensivo <?ioè da aprile a settembre, achbendoli possibilmente a. tutti i serV'izi., sotto beoi ntesa, ed accurata sor:vegl.i an za. A ta·le riforma sembra vogliasi. addiven ire tra poco. I vanta.ggi di ta.Ie sistema sono evidentissimi non ecceLtn:ato quello di impedire la clann osri,s sima facolUt aUualmente lascf a.ta cli scegliere i mesi da . servire a proprio beneplacito (p'm,chè nel periodo di due anni) anche, nei tempi di. forza munima, e quindi di l avoro :meno isl;ruttivo. Il . tempo ristrettissimo e le speciali condizioni nelle quali vengono a, trovaa:·s i i reparti allievi obbligano ad un1:t· r.,onseguente limitaz;ione .n ella compil'a~ione dei rel ativi programmi, noncM nello svolgimento dei medesimi .- Quantunquo gli. uf-
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fi ciali di complemento abbisognino di quella vastft cul tura mil jfrire, che ò incl i.spen sahile a c1uelli cli caniera non già per le a,tfribuzion i. proprie elci graili inferiori, ma perchè ql;!.esti debbono essere consicleni,ti come punto d i partenza e come fonte dal quale trarre i grad i su1)eriori e le alte ca-· 1i che dell'eiserci to, tutta.v ia essi devo,no ind i,sp:e-nsabcil men te conosce1;e le più :importanti cognizioni, attorno al le · quali si è svolto con sa:no criterio lo spfrito informante tnrti i nostri regolamenti, ch e è necessario conoscere per potere senza, falsi giudizi applicm:ne le disposizioni . I programmi attuahnen te :in v igore (p,tdo per gli aUievi di fanteria) comprendono 1101.ioni piu ttosto pà{·ti co]areggi ate di tattica e servizio in guerra, cli fortificazione, di topograiia e·di orga.nicf~ n~lla q ua l. e ultima, ma.teria sono ezianclio compresi il regolamento cli disciplina ed iJ codioo penale. Quantunque ri6ulti .in co1nplesso che il compi.latore si sia in spi.rato alle nor me cla, .noi sopraddette, pure è certo che, si è caduti n:ell'ecoesso (difficile rno lte voHe, ad evi tarsi) dell a, teoria e della. parte scient ifi ca a danno tutto della pratica. Occorre · un numero non indifferente cli +ezioni. per svolgere in .moclo adeg-nato tutte le pa,r ti del programma, specia.Jmente se si C{YnsiJ era la r istrcl;te,zza, c.lel tempo e la, completa mancanza negli allievi cli og11 i nozione relativa a scienza, ed a,rté militare . . Di più ocCOTTe lasciare. l'\, d ispo1Sizion0 cli essi ore s ufficienti a:ffinrhò ogni giomo possa.no cori opportu no studio ri-a.nda;re c.iò che s'è svolto, la qual coSc;i, tende sempre a r idurre soverchi'amente il tempo utile disponibile. · .òfa oltre a ciò esistono nel r.irogramma clelle deplorevoli lacune, che producono negli a.m~vi de:Jic.ienza di quelle cogniz:ioni rég0'1amen ·l,ari, che pure sono loJ.'o i ndisi)ensabili. Jl pensare o il fa.re assegna.mento eh e esse possano con opportuna inizi a,l i ,,a essere impa:rtite (indipendentemente da ciò che- ò tassativamente stabilito) da coloro che all'istruzione stessa. sono preposti. non ovvia, certamente alJ'·inconveniente la-mentato g iacchè all'esame definitivo per la nomina a sot.t,otencntc di complemento alla· sede del Corpo cl'A.rrnata gh a.Jlievi·sono esclus ivamente interrogati sulla base del progra.r nma e de lle pre,scrizicmi. mi11isteriali, alle quali strettamente si attiene la Commissione esaminatrice.
L'UFFIC I ALE . DI COMPLE MENTO
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L'OFFICIALE DI COll PL1':MENTO
Se si eccettui il Regola.memo di cli:sciplina e il Codicr pemde, contenuti :noi.le tesi d'orga.ni ca co me già avemmo a d ir<', nessun altro r egolamen! o è assegnato nel progrnmma., cosi('ehè sfuggono al com rollo lutti gli altri regolamemi (servizin interno, servizio icnitorùile, armi e tiro, ecc.) non solo 11ella par!B r ig uardante .i grndmit.i cli !r11ppa il che d ove g ià esser e stato esanrìto negli esam i precede1lli dati presso i l r 0ggimeuto, ma ezitrnclio in quella- re.latirn ai còmpiti ed alle a rtribu,,,ioni clegl i uffici al i (I i bro. primo del serV'izio interno, R.ego l t1 rnento sul le a,rrni e s nl tiro parie H, cli un 'i rnporGm 1za 0ccezionale _pc1· L'llfficiale specie suba:Ue m0, quale' è_, e si ronservcril in ma·ssima quello cli complemento) . ~J n, ,··ha. ancora d i più. Agli esami clati a.lla. so<le del corpo d'armata è comlilctan;iente toJto a lla Oo mrm~ssione il mezzo per potere giud t('a,re cou cogn izionc d i caus,1, se l'allievo (oltre al possedere le principali no:i;io11i indispensabili per il d isi nipc.,.gno del le mansioni d r l grado a c ui aspira) l1 a qn0l d iscernimento prnLico, cho I.o elevo a,iu tarn noi lo soluzio,n i dei pi1't srmplic i q1Lesiti tattici riguardant i la condotta o l'impiego delle truppe a, lui a.ftidaie. Nà è sufficiente giustificazi on e il fatto che tale ac·c·rL·tamento d0ve essere d ato dn.lla Oomrn is,;ione esanii natri co .roggimcnlnle per J.' iclonei th a.l grado di ,;er g(>nlo all ievo ufli0iale; perchò, se co~ì si pen sasse, si(·come in tali estt,mi gli allievi wngono esa.minati ezianclio su tut.to r1ue llo c he si è :;volto Llurante il corso, s i 1Jotrebbo logica,n1011 te clellu.rre essere 1.>erfetta.rnonl e inut ile l'esame d<'fin it ivo al ·CJorpo d'A.rmatèl,, il che è cwiclentemontl' assurdo. J'(>r pot0rc poi ·metterr al Iievi <> ufficiali is1 ruttori in grado Lli polere i p rimi br n. seg11ire lo svolg imento del. corso o i secondi eh ben .i n1 partire ·10 occorJ'On[i cogniz ion i in modo da esse re s icuri sper·ia-lmcnle intorno alle noti%ic ri orruanfonti l'ordi11amento dell'esercito C' le principali dispo. sizinn i organ i r,l1e; sar eb be ul iJe a ver:e a d ispos iz ione ll tl otLi 1M tesi o cfo · servire qua le guida a.utor evo)e e fonte sicura nell'irnpartimetito delle kzioni. A Yoro dire <>sistono l ibri dei quali alcuni verameme buoni, compilati da .intell igenti e 7,elanti ufficiali cli rnrriern nell'int.en to di faci Iil'u re l'opera d 0i reparl i d.' is tn17, io11e. Ma t u tti
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li\sciano molto a d0,-idl•n1 re sia pPr hl fr<'trn rolla <1m1I<' sono sia ti compiln1i a] lo ,;copo di n>nclerli presta.mente consoni tti nuovi p.r·c)gra,mrn i cd c11le sucwossive 111odifi cazioui , sia per
lu so,-er c.l1 ict c 11 rn cli. m inuli pmticola,ri, s ia perchè troppo ampi e troppo :;cientific'i per ,1llie,·i ufficiali di complomento.
I l rimedio a C'iò sar eùbc faci le e di p r onh-i att.uazionc: basterebbe cioò C'ho il lVl i11 is loro cle}]ll, guerra, i ndi•C<'sse fra gli uffic iali d i cHrriera dell 'esercito un. npposilo concorso por la pubblicazione di un tal<'.manua.Je. In tal gwsa, oltrn al giovnre ai fui uri ufficiali Il i co rpple,mento concorrendo a I sano o beninteso :;volgimcnlo deHa lor o i·stru7,ione m ili car0, si eontribuirebho a mar11c11f're alto l'amore allo s tudio ed a l lavoro cli distinti e colti giovani, i quali orn n,.10110 tra,;cnrati quasi completamen te i fru tti de i lor o studi e d ell e .loru fa.t.iche intelletuali, r br. puc mel'i tC'rPLbero di essere r il t•va te e· me:::se a proAllo d<'ll'NWr l'ito.
~on ba;;ln però curnre m inuta.mente il solo la.to jstrmtiYo; bisogna inolire con ln rg hezzi~ d i inlcnd irnculi , con scwo cri iNio e c·011 fì l.tczza d '.111.i mo, prorcdc re a l l'l1 cl 11cazio11e. dei fut 11.-i ufficiHli di co111plC'mento. TI còmpito C'llucativo nel l'eser cito per nitti i militari in genere dovrcbb' essere una rontinnazione C'1l un cornplemento cl c1l' opera gù iniziata, nelle scuo'l e; o ln11 to pi i\ ci<'> do,vrebh'osscro nel n ostro caso I rntt'an<losi cli n('f ion-mi.' che htmno avu to una continuiH~ istruttiva cd ecluca,tiva prima, di venir e allo armi fin da bambini. Per ess i non s 11.ccede ciò che pur lropro ancora si verifi ca per L.i, miiggior parie dei. fig li ùel popo lo, i quali d opo 10 anni fin ito il periodo della scuola obb li gatoria, rimangono fino ai 20 anni d i clii in cui entrano in quell'altra gra,nde sc1wla d-el d.overe e d<~lla :m.<}ra,Jith, c]1e <'l l ;oscrcito, in uno sta,to cl i abbandono esponendo il loro anirno alle brutture delle p inzze, d elle beltol~, ai mali esempi dei g iovinaslri e degli a,·yina.xza.ti, sciupando così il tesor o di quelle nozioni morali, che i maesn j ilè111 110 lo.ro 1_,r cce.d entemeute i mpnr l: iti.
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L ' Ul!'l'ICIALE DI CÒMPl.,EMENTO
L'UFFICIALE DX COMPLEMENTO
11 còmpi10 degli ufficiali 11rclclet..ti a i r eparti a.llievi rimunr. cosi facilitato neHa generalità dei casi: e r iesce faticoso solo là dove idee false. e vi.ziosi preconcetti ~i sono infiltrati neUa mente dei giova.ni a turbare il sano cl:iscernime11 to e la chi ara pe:l·~e;;;iono della realtà. ~fa tali casi sono sempre in grande mrnoranza, e debbono rigna.rdarsi come un.a ra,r issima eccrzione. Ciò nonosta.nte l'opera educatrice 'h a bisogno anche con tale ottimo elernento di un.a n1assima esplica.zione sia pe,r rafforza.re i. convi;rwime:nl;i e .le nozioni morali, già negli anirn i 1:adica.ti , sia per iTrnprimere più salda la percezione cl i quello che costituisco la nostn1 più fulgida gemm a. L ft rigorosa idoa clel dovere, quale all'ini zio del xrx secolo ci approse il gra.nde :Alosofo Emanuele Kant colle sue immor.tali ·opere o cho costi.tu.isce og.gigio·m o la. più Vlf1hda difesa cl:elie :ist,i tuzioni contl'o gli attticchi del volgo <~ dei malintenzionati, deve essere inculcato ai fu.turi ufficiali sì da renderli oltrec li.è rigidi osserva,tor i cli essa capa.ci di imprimerla ai soklati e per mezzo della calda e co,winta l?arola e più ancora· per me;;;zo dell'es-ompio. E ' un'opera altamente um;;~- · nitar.ia e civile che in tal modo si pongono in gr.aclo di compiere gh ufficiali di r,arrier a addetti a i riparti non. so lo per l'opera diref.fa che ess i ne r itraggono, ma eziandio perehò qu:ell'opera. si raddo1?1? ia, si cenl,nplica; ogni scJla ro convinto diverrà, alla sua. volta un a,postolo, fenBnl.e· e in mezzo al vivere civile e tra i soldati in mezzo a i qua,li verrà richiamato nei più gravi frangenti. Gli effeUi. saranno grandi, immensi, se l'opera sarà adempiuta. cosi zelo e a.r,tlvitlt; ogni anno sararn10 più di cinquecento nuovi. sacerdoti del d.ovei·e, che fara;irno di sì giusta legge del dovere il loro a.ltare e la loro religione. ' ·· E' nec;0ssar in pcrniò che il rcgolarn.en to di disciplinà, aurea fon te. delle pi.ù nobili clot!;rine mora.li militari e civili, abbia uno svolgimento a mpli ssimo proporziona,éo aH'alta sua irn.portanz.a. Non ripetizioni pappagallesche, ma considerazioni profonde e ragionate specialmente in tutto ciò r,ho riguarda il grnduato nella su.a missione di eclu eatore. E ciò deve purC' essere, accompa,g nalo da un'ampia tra.ttazione (per tut.to eiù
che 0011ccme l'operà de ll.' ufficiale) del libro primo di serv1z10 inforno, che noi già dicemmo dovrebbe trovare posto opportuno nei. progra.mmi. sta,b iliti per gli esami. Potranno perciò gli. ,allievi formars.i lll1 giusto coric.otto di quello che si debba raziona.lmente intendere per hbertà d'a,zione e per iniziativa, del . come si debba conseguire l'educazione del le t.ruppe 12 quel. la, degli u.fficiali, la, loro istruzi.one 0 quali_ potent i molle occorre .oggig iorno mettere in mo(;o pe1'. ;-aggil{ngere il supremo scopo al quale tendono tutri i nost,ri sforzi : la vitt,oria . ]TI' eviclon~H che data la vastità, rel.ativa dei programmi il già la,mentftto inconveniente del tempo (al quale del. resto non si può porre rim&lio essendo la nostn 1 et,à contraddi, stinta dalla fobbrilità ed intensità. di tu..tti gli atti della vita, che si vogliono , concilia.ro coll'esigenza delJ.a massima cconomiit di tempo e di. spazio)' non. basta l'azione dei xepar ti d'istruzione per dare un'cclu,cazione così complet~t quale richiedo. l'i mportanza del còmpito che verrà in futuro assog11ato · a detti allievi. Ìlfo fortunatamente il. periodo d'istruzion e e cli educazione non termina collo sciogliersi elci reparti; continua .in vece ancora e nel servizio di (i mosi da . prestarsi nelle compagn ie in qualità di sergente e, clurn.n.l.e il tempo che gli a.Jlievi stessi compiono nel servizio di. prima nomina da sottotenente nuovi promossi. Pur troppo spesso t.ra.nsitano per lo compagnie quasi inosserva.Li i serge.o.ti allievi Trffi.cfaJi, i quali n uc;vi alla vita ccl al confatto col soldato hanno bisogno di essere sorretti, guidati ed indirizzati. sulla. retta vi.a, nella quale a tanto non basta. la. loro insuffi.eiei1tissima esperien za. E ques l;'opera assidua e santa. deve essere continuata anche più. tardi quando quei giovani sottuffioiali avranno consegu ito le spalline da sottotenente. Ancho allora i consigli del proprio ca:pita.no uni,tamente al ben volere dei compagni daranno loro quella sicurezza di sè che, senza essere orgoglio·, rende -l'animo e la mcnèe atti cli grnndi cose.
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L UlflflUIALE DI COMPLEMENTO
L'U'FFICIALE DI COMPLEMENTO
~l1ra~f?~·m~1to da ci~tadino 0, so]da,to valoroso e capnce, educa.togli .l'ammo med11.mte una continua e vigi tante opera lli valore eminentemente rnora.le, ~tdclil;atagli colJft vita.· intima del qllartie.re e dei campi l'el.emento che dovrà più tardi pJasman:r colle sue stesse mani . e clel quale dovrà disporre per l 'adempimento del suo nobile niandato; fotta.gli conoscere la somma i rnporfa.rnr.a, che h anno i r1nadri di iruppa nel la educa.z ione od istru;r.ionB cleJla rr.ta,ssa, il giovane uffi ciale di complermmto trovasi ad u n tratto s lanciato· nel'l'arnbiente direttivo doLla vita reggimentale del qu ale fa parte integrante. Se Ja preparazione per fa rlo giungere, a tanto sarà stata ottima, l1en dèlinei1la ed assicluiL egli- potrit semrn a lcuna preoceup,a,;1,ione e senza alcun pregiudi;r.io affidarsi aHe cognizion i acquisite ed al s'tto bù.on senso sicuro di poter compiere il proprio servizio Ja ufficia.le con sodclis,fa~ione sua e con soni rno vant,a.ggio del scrviz.io. Si deve però 'eta tutti avere presen te che l 'opera .istruUiva ed educa ti va, come già dicemmo, che :il pe-rsona.l e perma,n e,nte de,ll'eser c:ito opera a p.rò dei quadri in congedo, rnin s i anesta là clove fin iscono i corsi dei plotoni a ll ievi ed incominci a il servizio da sergente o di prima nomin a : in gueste due fasi della vita 1nilita.re dei. futuri nostri colleghi sul ca,.mpo clell.a gloria, e della m.orte coutimrn l'a,zione nostra, giacchè si trat.ta di giova.ni ai qua.l i tutto è nuovo, ai quali ]a vita e la pnitica mil itare hanno b isogn·o cli essere chiar ite in quei nu.merosi punri os,c uri, che per loro ess,e presentano. Il servi7.io di prima nomina è ancora il più im1iodante, g iacc.hè è allora che l'ufficìale entra per · la prima voHa a clisin1pegnar e con piena. responsabilità le attr i.ibuzioni di quel. grado e di quell'impiego che prima. costituiva.no per ]ui soltanto una vaga aspirazione. Quindi ad esso dobhia.:mo r ivo lgere tutte l e. ctll'.e eh() esso meri ta., e n on pretendere i n modo· ta,ssal.i vo duran te tale serv iz.io ciò . che nemmeno ì)ossiamo di primo acchito, ol;tenere dai sottotenenti effettivi di primo servizio ai corpi , qnant.-imque a va:ntaggio di essi stia per Jo meno una pratica militare cli due anni. cli
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S,cmola rni!itare d i :Moden-a e di otto mesi cli applica.z ione pratica alb Seu.ola Oent.ral<~ cli t iro per la fanteria. Attualmente finito il periodo di servizio pr esso le co:mpagni,e in qualità d i sergente, gli a.llievi uffi.eia:li d ichiarati idonei alla promozione a, sottotenente vengono inviati in congedo· illim i~a.to i n attesa della n omina e si l ascia loro genera.lmente ht facoWt di poter ,scegliere en,tro dati limiti (due anni al massimo) il tempo nel quale, cr·edon o p iù opportuno prestare il lor o servizio. Questa. concessione ò dovL1t:a alla soverchia JJ1'00ccupa,zione degli in:Eeressi di onl ine social e ed economico che spesso vengono ad attrave1'SaJ:e anche i più impellenti bisogni mil:itari. Questa preoccllpazione ·c h<1 d'alt r onde fu forse esagerata, date le c-0ndizioni speofal i nelle quali vengono a t,rovarsi la màggio:r· parte degli allievi, ha fatto sì c he :molti sottotenenti cli complmnento· consci della vita a.tti:'ra ed i ntensa che si conduce specie dagli · ufficiali in cert,i periodi dell'anno nei reggimenti ha1mo trovato il. modo di fars i chiamare quando n on solo il l a,voro ò limitato, ma, anche quando quel poco che s i fa h a per essi un' importanza ristrettissima.. A questo inconvenien te si pnò facil.mente porre riparo collo stwbili.re tassativamente jl periodo di tempo durante. il quale debba, essere pr0sta1.o il servizio. E' ora prescritto che i sottotenent,i di eorn.pl ernento pr oven ienti. dai volontari di un anno deibhano presta.r e 3 mesi di effettivo servi7.io come u.:fnciale eniro i due aani successivi fdJ a nomina e ehe .i provenienti da,gli allievi ufficiah debbano com.pie:re la loro ferma in qualità, di u.ffi.cia1i; non potendo però in ogni modo essere conged.ati. prima di aver e pxestato servizi.o cli tre mesi. Oasicchè se si consiuer a che la maggior pa,rte degli uffi.oiali di complemonLo proviene <bi reparti d'istruzione: si pot1~ehbe, a, giuflicare dalle di,sposizìoni suddette, a huo11 diritto credere risolto a,bbrustanza bene il q1Ìesito relativo al servizio di pr i ma, nomina. :Ma in pr atica le cose nori stanno così. Mai si è veri,ftcaèo che tm allievo ufficiale compia. la. propria ferma in qualità di ufficiale ; il minimo fissato cli 3 mesi, da app'lica,r si in casi veramente rari e straordin ari, è diventato la nor ma generale e consu.e,. tudinaria per voler con'CiJia,re le esigenze m ilitari con quelle S5 -
All;,lO lL''ll.
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L'UFFJOlALE
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COMPLEMENTO
i ndividuali e sociali, ma più specialmente per poter dare :n:wdo all'erar io di realizzare un'ecorw1nia nel pagamen to dei rebfrv1i assegni.. Se ai cattivi effetti di un periodo, ta.n to r istretto di servizio si aggiungon o gli aHri derivanti dall'epoca n ella quale detto servizio viene disimpegJrnto, possiamo formarci u n'idea, abbastanza esatta dei gravi inconvenienti. ai quali si va incontro coll'oclierno sistema. Il servizio da prestarsi non clovrebbe, essern a,ssol utarnen tt' m.i.nore di. sei mesi, dnrara sufficiente se si ha l'avvertenza, di far cadere tale periodo nei faesi che vanno da aprile · a tutto settembre cli hworo utile ed :istrut.tivo per tutti. Kel restante tempo dell'anno (epoca cl.olla forza mininia) l'ufficiale d i complemento ha. ben poco da irn.parare dal lato prd-tico : mentre per qu ello teoifoo gli sono p iù che suffici1m ti le nozioni apprese nei rep arti d 'i1str uzio;ie. È ' pur koppo un vieto p regiudizio (e sper.iamo che lentameni;e col tempo vada sparendo) quello cli far consistere il lavoro non solo più faticoso ma ezia.nd io più irnporban te nei servizi di picchett,o, d'ispezion e a.lle guardie, di. giorna.ta, dei vive11i, di piazza d'ann i, di. accomp agnamento cli reparti, ecc.; ben altro oocorre ai giovani quaclr.i odierni; occorre del terren o, del terreno e del terreno; occorre il eontatto immediato educati:vo ed istru.ttivo col soldato, occorr{-¼ formarsi la pratica del m'6St:iere,· che ·clc::ms,i·ste -essenzi a.Jrnente nel1t1 s·a,p iente e ben 01·dinata con dotta. delle trupì)e che n on s'acq1.àsta se n on istrnendo i soldati e istruendo se stessi nell'esercizio delle varie situazioni e nel calcolo delle varie proba,bilità, che ci si potranno presen tare in gu.erra. I n detto periodo, cli forza m inima le alt.re i·strnzioni ben poco possono tornare di profitto ai n ostri ufficiali di complemento : nè le conferenze abborracciate alla bell'e megli o p~ù per ottemperare a un ord i.ne super iore che ad esporre in un limpido e chi.aro stile le .' proprie idee o il risultato di propri e coscienz:iO'Si. studì, nè i dotti" lavori cOOllpilati da ufficittli competenti ed attivi più utili ,a.ll'uffi.ciale effetti.vo, ·che cli tutte le qu istioni m iJitari deve a.ppassionarsi ardentemente o p rofondamen te conoscere ; nè le manovre sulla car ta o sui quacki alle quali nemmeno tu tt.i g li ufficiali d i carrier a, sono chiamati a p rendere pa,r te.
L'Ul'FIC IALE DI COilll'LEMEN'l'O
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Obbligan do al servizio di prinrn n omina d a aprile a settembre si metterebbe in gra-èlo l 'ufficiale di complemento cli segtùre l'evoluzione istruttiva, (mi si passi la parola) cli tutta , una claisse di soldati. Tale ttfficialc :in eomincer~bbe ad assistere all'istruzione delle redute, nella, qu ale sa,reibbe bene che avesse una parte a tti.va qualsia;si (anche non la prjn ci pale) pur di in teressarlo a. seguire con profitto l'-andamemo dell'istruzione stessa. E' un male infatti che ad esso di solito 1Siano dati i disponibili anzìani d i un da Lo riparto, cre,dendo con ciò cli fargli ac11uistare pratic::1 nel comam.<lo, mentre nel meccanico lavorìo cli piazza d'armi ha gì~. av uto ampio carnpo di esffcit ars i e da allievo e e.la sottufficial e; la n oi,;;1, accompag11ata alla nessuna, utilità. tratta da quei ·monoton i comandi, che spesso· an che insorvegliati si su cce,don o l'uno all'altro, sopraggiunge presto con tutti i suoi deleterl: risultati. Interessandolo in vece :in qu al cho modo alla isi,ni;,;ione cli reclute si. otterrà il vani;a.gg:io cli fargli disimpegnare i L servizi.o con vero l ieto animo (gi.aòèhè la sna rnente è ancor v·e rgine o piena cl'N1 t u.s:i:asrno per la vita militare); d i rendergli possibile quel.la, pratica conoSJcenza del solda to, ·che si acqu ista eosì ben o in quel periodo nel quale il sernplice bo1,ghese, ci ttadino, operaio o campagnuolo che ·.sia , ·si sta traisformando a poco a poco in un solda.to u tile .alla difesa della patri,a. o de:i. suoi vitali inte,ressi nei giorni della lotta, e infine d i 'fargli acqui stare umt relativa pratica n ell' impartimento di tma istruzione, ana, quale in caso di mobilitazione potrà anche essere chiamato a clisimpegnare o presso le truppe di cornple,nento o presso i :richiamati n on ·:istruiti i. ciuali (specie d i 3.. categoria.) n.on sar anno a dire -vero poch i. Sarebbe bene che l'ufficiiale di complemento oltre·chè svolgere egli steJSso al cune islruzioni second ario, come -siamo venuti llicend o, ~tssistesse all'istr uzione principa:le delle reclute fatta sotto la din?;z ione cli. un .ufficia.le cli carriera., . ·c;he all'uopo egli sa,prebbe o potrebbe sostituire. ]'inita la, is truzione propria.men te detta di r eclu te, il no'stro ufficiale prenderebbe parte att.iva a tutte le altre ese1,citazio11i, ch e i n teoria g ià conosce, ma delle quali gli è tutta.vi-a insu fficient1-1. la· p1·a.t.ica ; scu ola di compagnia; di bat taglione, cli reggi-
111e~1to; esei:citazioni tattiche a squadre, . a, plotoni, a coinpa.-gme c-011trapposte; ese1,ci t..a;;;ioni di ma.rcia, servizio di sicure½za, ecc.; part.eci perobbe a i tiri ed a..lle man-0vre di campagna; assisterebbe da ultimo al.le operazioni di invio in con-. geclo di Ull'a classe, com.p.l etando .con. ciò quel corredo eh cognizioni pratiche imli'spensabili a chi unque voglia e debba cons1clerar,si un nffi.cia.le veramente moderno. i··:··:.
Mi resta. ancora, prima cli ch1udere qu55te rn ie brevi con-. sider a;;;ioni intorno a.Ile più. importanti quistioni re1'ative allo uffie.iale di com.plemento cli pa.rlare circa quello che ei: può :interessare rig9-ardo all'ufficialr. di complemento stesso qu:ando trovia.si in congedo. Mentre a.ll'uffi.,ci·ale in è,ongedo la cultura ,generale e le nozioni soéiali sono i n genere largamente not.e, manca però una solida e relativamente vasta coltura militare, la qnalo in lui perde sempre più cl.i intensità man ma.no che aumenta i I tempo, che la separa dai giorni in cui prestò il suo primo servizio. AssorbHo n elle eure affannoso del vivtwe odierno e, nella febbrili.~à della, lotiia, per l'esistenza e per il benes;ere,, lascia a poco a poco ca,dere nel dimenticatoio lo sue più utili. e sane cowlizioni. apprese sott.o le anni e appernt appena noha, ~m :ric~rdo fuggevole guaado si comp.i,a ce rievoca,re i begli anm d1 gioventù tra,scorsi tra la spensier atezza della vita e la. palpitante po~sia dell'e-sercito e della, P'atria. h t buona risoluzione della quistione r i!sfode essenzialmente in due fatti : l° nell'interessare al maggior grndo possibile l"u.ffi.eiale in congedo alle idee ed alle inno·V1;1;,;ioni scientifiche e tecniche, che si va.m10 facendo strada nclt'eser,cito : 2° ù.e.l fo:mire all'u ffkiale in congedo il mezzo di potersi te~ nere aJ corrente del mov·imento militare. Per ottenere il pli mo intento occorro circondare la posizione clell 'nfti.ciale i 11 congedo di . molto prestigio, n ell'innalzarlo agli occh i del pubblico, sicchè egli, riconoscendo nel grado che r iveste una.· lnaggior considerazione dalla qu!ale è c.ircondafo e migliori .
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L'U FFI CIALE DI lOM PLEM E:NTO
:gara.nzie, possa essere stimolato a. rendersene degno e a da.rgli Justro e decoro. Oltre a particolari riguard i nel conferime:nto di cariche ·e dig:nifa pubblid\e, nelle qua.li il Governo potrebbe u tilmente da.re J,a preferenza ad uffk,iali in congedo, si. potrebbero au men tare ancora di più lè probabilW1, di promozione ·e (specialmcmi e per gli 1.iffi.ciah di complemento) rendere più . accessibile il conseguimento del grado di capitano-, c;he ora ·è quasi esclusivamente ),~sciato ai proven ienti dai dim.issio'·nari dell'esercito attivo. Per ta.'l. e grado si potrebbe stabilii-e una scelta ben ordinakt in base a i corsi -~~olontari fr~quen; -tati, a lavori d i indole milita.r e pu.bbhcati, a speciali esami sostenuti. Esistore-hbe così quell'impulso e quell\:itt-iv.ità, che ,oggigiorno è solo spinta al progre:sso e senZfb della. quale i. migliori elemen t i. stagna.n o in ambiente, chè a poco pocG u:encle viziato e pieno di vieli pregiudizi. Per conseguire il secondo int.en i;o, quello cioè dr fomiTo ,all'ufficia.le 1n congedo il mezzo di potersi tenere a.l corrente del movimento mil.itare, basterebbero dei provved imenti presi :singo'l annente man mano che se ne presen ti. l'oocasione e la ·opportuni tà. Il Ministro d.eHa guerra con spesa minima potrebbe fondare un periodico ufficiale, dove :fig1.nassero ottimi e competenti scrittori affine cli tenere appunto a.l con-ente gli ·u.ffieia.li i11 congedo delle p iù importanti n ovità milibari non solo cli car a.ttere giornalistico, ma eziandio scientifiche e teor iche. 'l'ale periodicq potrebbe essere distribuito gratis o con mi.nimo prezzo a tutti gli uffi.eiali. in congedo inscri tti nei ·ruoli. .l?er eiò che eon cer.ne la pa,rte pmtica si dovrebbe,r o loro ·concedere speciali· focrlitazioni per intervenire volonta.riamen.te ad istruzioni e, come addetti ai Comandi ,ncNe manovre, nei ca,mpi, nei tiri, invoglia.di al tratta.mento cli temi militari speòalmente riguardanti la loro classe, della quale sono 'in maggior grado di conoscere i bisogni e le necessità, Ho voluto cl.are uno svil uppo abbastanza ampio a queste ·mie con1siderazioni, ·che in ori,grne si riduceva.no a poche pa.gine, perchè man mano che procedevo nel loro svolgimene.o
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1 L'UFFICIALE
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DI COMPLEMENTO
·mi andavo sempre più convincendo dell'importlanza della q~i:s~~one, che va. classificata fra le principa.li e fra quelle di pm ardua ·Soluzione. · Nelle tendenze degli od·ierni ordin:a.rnent,i militari o1i ufficiali in congedo e specie quell i di complement.o fonm~10 una massa considerevolissimia non r;olo per J1umero, ma. eziand.io, per qua.lità i1~tellet!ua.li e morali. Dipenderà i ll grall parte dalla b1\ona :istruz10ne eid educa,zione di essa se le enormi mias:se potranno esseÌ'e bene inqu9:drate. e guidate alla, vi tt01fa; e a tale istruzione ed educazione sono preposti o'li uffi-. ciali di ca.rrie:ra., le alte virtù dei quali esercitai10 .indubbiamente BU que]h una gm.ndissima, anzi .decisiva i:n:B.uenza. Vorrei con questi miei appunti, ave1· conv.into i colleghi che gli ufficiali di complemento, i quali cont,inuamente si susseguono nelle noslre ' file, meritano ben ]Jiù di mm fuggevole, streUit d i mano e di un'occhiata. più o meno benevola. ·s ul loro servizio: a loro va dato gran parte del nostro ìnteressanwnto o del nostro :telo: tutto ciò che avremo <lato ad essi,. tuUo ciò che avremo fatto per essi si riverserà quale onda di fh1tto benefico sulla nazione, che ce ne sarà grata specie in quei momenti, n ei quali pii\ fulgida r.isplenJ'e la nostra opera nobile e s·a n ta.
TIRI DI BRIGATA CON SCOPO TATTICO PRESENZIATI DAGLI UFFICIALI SUPERIORI DI FANTERif ECAVALLERIA DEL VI CORPO D'ARJ.\'IA.'1:A
A. PORT O CORSINI - · LUGLIO
Le innovazioni fra.nees i nei materia/ i cl' ar,tiglieria da campo e nel loro impiego hanno r~chiamato l 'atle,nzione degli stLLldiosi dell'arte mi litare, condotti a. chscutere i cardini della ti:\ttica formale. La potenza, le grandi gittate, la precisione di tiro, [a celeriUt di fuoco costituiscono un complesso di proprieLà, n uovo che creano nuove esigenze nel modo di combattere, sia per il rapporto di effioaeia tra, il cannone ed il fureile a.Ile vùie distanze, sia per. la- quantità ·di perdite materiali e mora:li che le armi .a tiro rnpiclo possono in:fli§gea:e- alle t.rup1je manovranti, concent.rand.o in ,pochi istanti gli effetti. )fa il giudizio, intorno alle forme ta.Uiche, ecl alla. loro trasforniazione. nel còmbattimento è t LLttora ince,r to, per defi· cie.uza. della praitica appli,ca~ione. in guerra., qnant,unque Pl1~wna, Sliwinitza, Ondurma1u1, Adua e l'epopea boera., abbiano gettato qualche luce sulla imp01ianza. delle innovazioni tecniche e sugli · effetti che esse possono esernita.re. Sarà l'offensiva ta.t.tica il pri ncipio dominante o potrà :,'Pei·are la, vittoria cohri che .1.gendo . strntegicame.nte come i Turchi a Plewna, e come lord Rooorts colla ma,réia centrale nel 'l'rnnswaal, conduce l'avver,s a:r .io, a, spostarsi, o lo obbligti 2~ gettarsi sul.le località disposte a. cl ifesà.? · Lo schiere potranno operare nella zona. domina.ta dal fuoco o l'intensità. dell'azione si potr à ottenere solo coll'allarga,rnento della fronte e coll'azione concentrica clel tiro sul punto di maggior resistenza.?
ETTORE GRASSELLl,
/,enen.te
4ì"
1902
f1wttrir1
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)
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T I RI DI B RIGATA CON SCOPO T AT TICO, E CC.
T IRI D[ BRIGATA CON SCOPO TATTICO, EC C.
L'urto cl.elJa baionetta. sa1'.à, tuttora n.eoessa rio, o quello del fuoco celere a. breve d ista,nza basterà per Ja vi ttoria? Ba Ueri e di fuci Ii. a gr andi distanze, o fuoco n:i pido a lle dis tanze di sicura effi.cacia? .A.vanu~ta compatta e rett il inon , o sba.lzi a s.ca,cchiere strisci a11do fm i risalti del terreno ? Impiego del cannone a :1.one alle distanze brevi, o tiro agg iustato su cli. un borsagJ io l ineare ? Granclios i concentrament,i iniziali, o rispm:n'ì.io delle bat te.r ie per af6.ancare· il f.ucilo quando, si decide allo sforzo decisivo? Bocche da. fuoco potonti che spazzano il .terreno, o material i leggeri ehe possono scortaro i I fucile nell'a.va,n za,ta? ~riro moder ato che misuri i. colpi, o ca.nnone a fuoco rapido che a.gisct1 a raffiche' is tantanee intermittenti? · '. ru tt.o ciò s i impone allo studio, al eimento ,sper imentale. poichè dall'armonia. nasce I. ti forza e questa sola, può salvare dalle azioni ineffica.ci, che troncano i nervi alle truppe piìt ,cli,sci,plinate e rneglio a.cl.clestr/'lte. Ma 1m prineipio è orrnai accettato universalmente, prin,cip io d1e scaturisce da]Ja, gra.ndios.i,U.1 clcgli s forzi di fronJe .alla pot·enza delle nuove anni; <Ju.ello cioè della in.tensa ed armonica cooperaz.ione clelkl tre a,rm i principali, che si estrinseca a,n zi tutt,o colla fusione clei. fuochi per tm.ifa cli or ,dinameuto or gan;i co e mornle. :P.ercliè l a t.aUica s i adatti al n uovo ambiente il .ca:nnooe deve stimare il f.ucile o questo devo conoscere ciò che il cannone può rendere, affinchè da.Ila mut1rn r,on oscenza, e stima emerga il sentimento dellt1 più volonterosa ecl ltitiva coope.raz.ione. Speci al,:rnente per qu est'ultimo :e.i-flesso si dimostra a.ssai op por tuna la disposizione di S. E. il comandante del VI (:.Or,po d'armafa per las qua.l e tutti gli u fficiali superiori d i fanterì,=t e ca.va.lleria, dei suoi presidi assistettero nei g iorni 4 e 5 dello scorno luglio ai tiri di briga,ta con scopo tattico dE>l 3° reggimento artigl ieria. E m i sia concesso tene111e pa-rola brevemente come uno dei primi tentativi di affiatamento tra, le a.r mi che merita di essere segnalato ai lettori cli r1uesta. a.uto· 1·evole r i vis ta..
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Gli esercizi di .tiro coi dne calibri d,t 7 e da. 9 furono subordin:àti ad u.na sit,uazione general e e svoUi secondo ordin i di opernzion.e ri spondent,i ,a ,deter min ate fasi . :Però l'orditur~ ,della ma,11ovra non poteva avere,. ehe seconclaJ.'.ia importanzamancando le truppe d i fa. n.teria o d i oavàJleria a rappresentare l'a½ion'.e, ed essendo obbli.gaforio il fuoco s ul poligono, pe1· cui conveniva, fare astrazione completa, dei terreni che, il ·su pposto clesigm.w a all'occupazione. Debbo r1ui r1ota-rc nome, p<;>'r il valore in trinseco deglj eser•ciz i e per l'a1DJ11aestra.mento che. ne dffi:iva, · ben. altrimenti. si opera all'estero o specialmente in Franc ia; ove, sulle insi,stenze del gener~1.le Langlois, il tiro tatti{:O dell'ar t,iglieria, previo accordo coi comuni per i danni ev0n.t ua.li, viene .eseguito su t~neno vario, ·S·ceilto a e:aso, ed. è preceduto da. manovre a polvere coUe tre armi nello· S.COf)O di precisare i pu11t i ,di azione col fuoco, o le loea.lità. ove dr izza,re i bersagli. Con ciò il tiro è vera.monte subo11elinafo ttlla, situazione e -questo trova nelle fasi s uecessi·ve i L su o svolgimento logi,co in base agli effetti che si sono ottenuti col fucile e col cà.nnone. E' u.n progresso notevolo e d10 non può importare grande spesa. se si ha presente che n ei· pol igoni permanenti Ja specuJa.zione n on tarda. acl elevare pretese e contro cli esse J' amministra.zione dello Stato può clifucil men re eser citare la ·nee&ssaria resistenza. Nena .m odesta sfora in cui er a,no d11uoscriti i gli esercizi occorreva aaizil;utto sottoporre all'osservazione degli ufficiali spet,tatori i vari bersagli ed ii modo d i: ,colp irli 'nonchè g li -e,ffoUi che potevano avere. , (~Lrindi artiglierÙt in pos izione, . fanteria amma.ssata, fanteria spi~gata, tnl!ppe mobiìi secondo la direzione del tiro o trasversa1men,te al_ campo. I Ìnezzi insornrna, che ordinari.amen.te si impiegano per .le annuali Sç11olc di tiro. La posa dei bersa.gli cli fan teria. osigeva speciali a.vverçtenze perchè, ne1la discuss ione odierna sull' effic;,a,cfa delle ar mi, si potesse rjleva.re l'influenza delle for me sul'J a, vnlne,rabilità delle tntppe che si sot.t.opongono al fuoco del can)
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TIUI DI BRIGATA CON SCOPO T AT TICO, ECC .
T IRI DI DRIGA'.l' A CON SCO PO T AT TICO, ECC .
none. Pertanto la fanteri(;l, a mmassa,ta fu divisa in due gruppi . sulla stessa, lineà.; l'uno di t111 mezzo ba.ttaglione in colonna doppi.a, l'a.ltro, dell a, stessa forza, i n. colonna di compagnia coi plotoni· affianca.ti a dista11za, norm.ale cli ·spiegamento e . su ciascuno dei duo gruppi si diresse contemporancame<l'.l,te il fooco di una batteria. La linea spiegati in ordine spaJ:so venne composi·a cli tre pa.rtì e cioè : in piedi con sostegni e grosso per riconoscere, le perdite della prima Enea e di quelle retrostanti ~ in ginocchio - tiragliatori a, terra. .Le ultime due cUsposizioni senza. sostegni e senza grosso nel supposto che dur ante: il fuoco i repar;ti retrostanti f9ssero coiperti dietro i. risa.lti del terreno, cadendo nella vulnerabilità delle truppe in piedi quando si sarebber o avaJ:1zati per rafforzare, la, linea di fuo co. Per ontJ:a.mbi i calibri si tennero le, ·srnsse distanze d i tir0, daUa fanteria, affinchè risultasse il .confronto d 'efficac ia dei due cannoni .
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di scoppio posteriore. Spesso occorre che i suoi tiri sian o curvi per colpire truppe appostate dietro riparo, ed a t.ale scopo occorre impiega re un obi:ce t~ tfro più curvo. · Il caJ1J:10ne infine sa. misura.r e con pochi colpi. le distanze coll'approssimazione di 50 o 100 metri, ampiezza e-be h a preso il nome di /01·cella. Esso, a tiro aggiustato può valuta.re· i su oi effe tti, su l bersaglio colla sola ossei'v azion e delle altezze dei puni:i d i scoppio d egli s!Jrapnels dal terreno. Ma la lunghezza. del.le traiettorie, la, loro relativa grande du r-a ta r endono sensi'.bilr devia11ioni dipendenti da cause che nel tiro, col fu cile si possono trascurare. Così. le. a lterazioni dell'e,splosivo, il logoramento della. bocca, da fooco, la. vetustà delle spolette, lo stato a,tmosferico, la s_tessa ·pressione atmosferioa dipendente dall'altitudin e della posizione d i batteria, sono a,ltrettanté cause cli inesattezze .che si eliminano colla condotfo dei fiw(,o. · La. quale consiste n ella m.isura della distanza a. percu.ssioi1e e nella sna veri:fica, nell'aggiustamento del tiro in gittata coi colpi disponibili a percussione, dopo fatta ]a forcslla, nell'a,ggiust.amento infine clèll'altozza dei punti d.i scoppio degli 5hrapnels. Dopo cli che il comandante la batteria, sicuiro dell'~fficacfa del fuo co,, pu:ò ,a,oceile,r a,re il , tiro fino a qu.anto ·è consentito dall a strnttura deJ :rnatr.r.iale senza scapi,tare negli effetti sullo scopo. Consegue che alle $C11ole e specialmente negli esercizi cli brigata.• il cannone auesht la. su a ricerca all'aggiustamento dei punti di scoppio. Ciò spiega come dopo ciascuna; fase si usi rilevare con wlpì di provci· le distanze medie dei punti cli scoppio dal bersaglio e la loro altezza sul terreno, dati ba,stevoli per giudicare clell'effka.cia del t iro. Solo in questa . occasione si fanno rilevare i pun ti co1pit.i a climostr.a.zione pra.tica dei risultati or.tenuti. Ma il periodo di ricerea dell'efficacia è di una certa dur ata che non è consentita nel combattiniento tra i\ fucile e il ca,n none alle distan ze bnw i. Si ri.corre in tali ,ca.si alla m isura e all'ao-<Yiustamento con 1i1efocli s1Jeditivi ch e si .possono così 00 · cla ssifi.ca,r e : Inizio del fuoco a. p€rcm:sione con alzi scalati per pezzo o per· Se¼ÌOl1<~, ~ partenza col ti ro a teinpo sec?nclo
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Esegtùti gli eserdzi, si l;ennero conferenze spi(~gati, 1~ ,:;u I. loro svolgimento prima, di comunicare agli ufficia.li i r isu l-. ta.ti a vut.isi, conferenze elementari ,che, fatta, .asrrazione. da1l'esame d i quanto a vevano operato i 1·0parti, si possono r iassumer.e nel seguente . modo : Proprietà ,can itter ist:ica del fucile moderno: preci'sione fino. ,1, grando distanza (oltre 2000 Jnetri), raJ.enza che ,pàmette,. di ri.du,rre il numero degli alzi, celerità che -si p1,.1ò spingere fino· a 15 o 20 col pi. al minuto, qu ando l'in tensit à di fuoco. può ottenere il suo 1.wturale rend imento. JHa due vari,a.b ili affet,tano il tiro del facile, la misura ciol3· della distanza, e l'incostanza, del puntame;nto sulla. qua-le con nigionamènto iperboli·c~ il Woloskoi ha archi tetta.la la su.:i. ardiJa teoria della, elevazione u n.ica nel co:rnbatti:rnento. Il cannone dà. uria tr aiettoria precisa. a grandissime d istanze (4 ad 8 chilometri) e costa,n te, peù:hè J)Osato· su. di un affu,s to. La radenza dei suoi effetti si considera \Solo da.l punto di scoppio dello shrapnel ,a quello di caduta, delle pallettesul terreno, e per ottenerla il proietto è p rovvisto cli carica.
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TIR I DI llRIUATA CON SCO PO TATTICO, E CC.
l'osservazione del comandante, Ja batf;eria, salvo a.cl aggin.stare il fuoco con 11Herio1i . ritocdii senza .scemarne l'efficac.ia - forcella di 200 :metr i. ~ e sca-r ica dei ;pezzi a percussione anfotà distanza per desumorel'Ìl1 izio del tiro a tempo - distanza stimata a vista, - in i;1,io a tempo e succ.essiva modi::lìcaz i.one ai dat.i cli puntrmwnto. éome ogni sistema questi metqdi di tiro h airno vantaggi ·ed in.convenienti, ed. in ogni n1oclo J)On sopprimon o 'il tempo 1n izia,le di ricerca n el quale il 'f ucìle .p uò svolgere il proprio :fu.oco e clistn~ggere con una eele:re ra.ffìc,a .il n•pa,rto d'a.tti-glieria, -che sta attaccando. Secon do esperi.enz~ e ealcoli fatt i in Germania una fronte di fucili può equiw1Jer e, ad una ,eguale frontQ di cannoni a lla d istanza di cinquecent<l mekj . . .Ma, ,tale equiva,l enza richiede, a.J cannone il t,iro aggiustato, -0nd,e in questo caso è assa,i i"mpor tante J.a, p1irna. sosta, cli ri-ceroa dei da.ti d i ptmtarne nto che, come li.o acceruia.to può -dare buon gioco a l fucile. Da ciò i'I m,eccan·ismo di tiro francese ohe d:istrihuisce ir1izialmente gli effet.ti su cli un rettangolo a bbastanza vasto perchè possa com prendere il bersaglio, e lo restringe irf se·gn ito con opportune va rianti fino a,l punto di rendere il tiro preci.so quan i;o si. può ottenere colla naturale eon do,tta, di inoco, agendo cnlla massima. i11tensiU1 quando Yede che realmente il t.i ro è u tile. Quel meccanismo rich i-ede però un a.ffusto spe.ciale, spe-ci ali strumenti di puntamento, coraz11e per salvare i serventi. ;;~Ile brevi distanze, fa ttor.i fin qui molto d iscussi, sui quali ·nou mi posso a.rrestare. Consegue tutta.via da quanto h o ao·Cenn al,o che h1 trasformazione francese se è progresso, non è progresso -somplicemence tecn ieo ma u n rivolgimento di na·tuhi tattica., nel qu a.le l a nos~ra aitiglieria si è arrestata per ora, a i metodi sped iti v i che ho indicati, e ohe si perfezionernnrro quand o si avranno n1ateriali p iù adat.ti.
Dopo quest,e brevi con.si.der a.zioni vennero eomun ioa.ti agli uffieiali superiori presenti i ri-sultat i che sono, riassunti nei :seguenti spe:cchi :
Jlante1·t'a ammassata (distanza 2100 m.)
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TIRI ~I DRIGATA CON SC,OPO TATTICO, ECC.
T IRI DI BRIGATA CON SCOPO TATTICO, ECC,
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E voglio far ril eva.re che con·tro tale st.udio sono ancora rivolti. i novissimi meccanjsmi cli .Liro francese. Questo si pratic~ in massima col puntamento . al fa lso ·scopo e, disseminando inizi almente il fuoc.o su. una zona., non 11 necessaria l'atteni.a osservazione dei prfmi pum.i cl i caduta ed il conse- . guente ritai,clo negli effeti;i . Ciò conferma l'osservazione che il metodo fran eese non è solo novaz ione tecnica. mi:~ è mi,s ura tattica che eonviene ben ponderare per h1 sua influenza sulla condotta delle truppe. · In entrambi gli esercizi le batterie impiegarono circa. 2ò colpi e si può ritenere ché per ba,f;tere la fanterìa ammassata metà di essi. occorse per l'agginstarnento del tiro. I risultati su tale bersagliò conseguono quindi solo da un numero limitatissimo di eolp i completamente 'utili. ciò che pone in rilievo la grande eflica,eia raggiun ta. · Cmi fro fanteria in ordine spa,rso non pot_erono òccorrerr per l'aggiustamento apinrossimativo chè $ei col1)i, ,p er cui oali .r effetti dipendono da- una. ventina di colpi effi.ca,ci, fatta eccezione però pel .tiro del oann o:rie da 7 contro la ,c atena 1;t terra, ove, .avendo hi ba.tteri.a. consumato nella prima fase dell'esercizio un maggior numero cli proietti ,contro l'artiglie,:ria, è rimasta con 10 shrnpnels dei. qua-li solo 4, furono -irnpiegati a tiro aggiustato.
Per giudicare ,conve.nientemen te questi risultati o-iova ao·g~u~gere ehe nei giorni 2 e 3 luglio· una perturba.zi;ne atm~sfenca aveva prepa.ra.to ai giorni. snocess1v1 un orizzonte nebuloso che ~·endev.a assai indistinti i be1,sagli. Quest.i disposti. sulle dune, m parte da. queste, eope1,ti, e di. u.na. tinta uniforme a. que.l'la del terreno, costituivano uno scopo di tiJ'O ,assai difficile. Bersagli ànima.ti; colla mobil i.tà clelle parti, col luccicare delle armi, coi colmi delle · uniformi che J)er quanto studiati. clista,ccan.o i repa.r ti dal i·erreno, avrebbero costil;uito une> scopo ben più fa.vorevole . alla, esecuzione del tiro, permettendo fors'anche la misura telemetrica de1le distanze che alle gr andi d.ista,n7.e si potè solo eseguire con a.pprossimazione assai lin:i.ita.ta. I risultati rappn:~sentano quindi e.on · sufficiente realtà quelli che si otterrebbero in guerra.. tenuto presente che di fronte alla, minore rendita dei r~ arti per l'eccitazione del combat.timen.t.o si avrebbe maggiore facilità. 'cli disii~guere il bersaglio e di riconoscere gli effetti di tiro. In ehtram bi gli esercizi si ebbe m.oHa diffi.coHà a distin guere la colonna. coi plotoni a.ffi.anoati, tanto che le batterie dovettero ricorret·e ad artifì.zi eh puntamento che richiesero maggior lavoro per precisare il tiro e distribuirlo sulla intera fronte. Ciò conviene r ilevare non so.l o per le sue conseguenze sni ri.sultari, ma altresì perchè il ripeters i della -cir,costa.nza nei due, g iorni sembra confermare alla formàzione coi plotoni a-ffianc.ati il v~1ntaggio di una mi nore visibilità in confronto . clel1a colonna doppia, vantaggio che converrebbe aceertaxe con osservazioni più es.tese ed a.ne. più grandi. d!istanze perchò si abbia una. no,rma, preziosa nell'impiego delle due formazioni nei singoli atti cli manov1,a. l ,a, v.isibilitit produce due effetti. sulla condotta del fuoco . e.ntri.ìmbi fattori cli maggiore efficacia. Quello di. ;permetter e jl pu:i:i,tamento diretto più facile e preciso, e l'à ltro cli favorire a.l com.andante b batterià, munito di un buon cannocchia'le; la stima. dei punti di ca.cluta. ed i risultati. cli tiro. Essa ha quindi. µna notevole influenza sulla condotta del fuoco. Onde lo studio di adottare le uniformi alla necessità. della guerra e di coprire coÌla massir:na cura le h uppe sul.-terreno usando formazioni più a,cla.ttab ili. e meno vu lner.abili come sembra quel.la· a plotoni affta.ncati.
.:..:.;..
Ll) eserc:itazioni ebbero invero sviluppo molto limitato. 1\1.ttavia esse ci pongono in grado di fare qualche utile osservazione. fi'anteria am,mcissatci. - Gli effetti coniro la colonna doppia furono rilevantisssirni tenuto conto clel numero limitato dei co1pi effi.caci. La colonna di. compagn.i,a coi plotoni a.ffia.neati si dimost-rò as'sai meno vulnerabile, ·rna, c9me ho già aocemrnto, co"nviene accerlare con ulteriori ed estesi tir.i se il van taggio della minore visihiLiL~t è costante, o dipese solo dalle circostan½e nelle quali si svolse l'esercizio; e verificare an cora se a pari visi-
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T IRI DI BRIGATA CON SGOPO 'l'A TT!C:O, IJ:CC. TIRI DI BRIGATA CON SCOPO TATTICO, ECC.
bilità questa, formazione è più conveniente della colonna doppia,; non di meno i dati raecolti 1iello specchio dimostrano però che con pochi colpi si ebbero effetti rilevanti. Questi tiri confermano quindi che la, fanteria,. non può rimanere ammassata sotto il tiro del cannone. Ciò anche alle gran d issime d iscanzo poicbè la maggiore dispersione dei colpi è compensata dalla maggiore curvatura delle tmiettorie che tende a concent,rare gli. effetti dello shrapnel, per cui ,si può ritene,re che l 'efficaci a de,l fuoco è costante eol crescere della gittata, salvo la _difficoltà cli aggiusl;are il tiro. Si può obbiettare che una massa colpita put'l spostarsi, coprirsi, e ciò è indiscutibile quaJ.1(lo il terreno off:rn a poca cli sta:m:a ·un r iparo conven iente ed ampio a suflì cienza. In caso contrario però essa va soggetta a certa distruzione se le. artiglierie sono predisposte aJ t iro celere. Anche a1le rn.aggiori cUstan1.e e n~ casi'più difficili non oocorrono in massim a piì1 di tre seariche cli b atteria,, ossia 18 colpi, per aggiustare il t iro, e col fuoco, ord.i nario dopo 4 o 5 minuti il Liro può essere utile. Quanta s trada ,può percorrere n el frat tempo una massa cli fanteri.a pa.ralfazata dai prirni colpi che pur non essendo utili hanno su cli essa un eff.otto morale .? Nè bas ta,; il comm1da11te di l1atteria che teme cli 'lasciarsi sfuggire il bersaglio fa una forcella ampi a. e ba.tte a scariche scalan do i dati .. Quale scampo potrà trovare la massa nello spostamento?La fanteri a soggetta al tiro deve qn.indi senz'altro rompere il suo a.mmassamento, quando non possa prontamente coprirsi,. e qualora questa n'k'1.ssima fondamental e fosse a:ncora posta in dubbio, sarebbe molto utile procedere a studi di tiro esaurienti, poichè le nonne tattiche lrnnno origine sperimenta.le e l'esperimen t.o per questo S'Copo o di attuazione a,bbastanza fa cile.
Fanteria 'in ordine sparso. - T1a fantoria in piooi venne gravemente colpita da entrambi i Da.libri. Nei sostegni i 9/10 delle ,s a.gon1e furono tocche, dalle i1a1Iette, ìl grosso ha perduto 61 delle 80 sagome che lò componevano pcl tiro del cannone da 9 e 42 per qnello da 7. ·
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Giova a-vYertire cl1e ·i bersagli erano disposti n ella for.rùazione reg0La~1entare indicata. al 11. 2?.'>J d.ell' L~tn izio,ne sul til'o e che pertnnto il grosso t.rovavasi n circa 600 pas?i dalla ava.n schiern. Quand'anche rope:i:to dal (errnno, per portarsi. ùllinea il grosso m.ei.lesirno a, rnbbe dovufo scoprirsi e, nella formazione rl'online chiuso (11 . 1.89 del Regolam,ento d'esercì.do pet lei f antel'ici), impiegarn nl meno tre mi nuti per giungere a rin calzo <1cll'avm1sc hieni,. (Jrn. :in. h:e m inuti d i fuoco accelerato una batteria spara 18 co1pi, num ero i;up<~riore a quelli efficaci_ s,parnti n ell'eserci?.io cli cui trattasi. I I.im iti 'clelrcspc.rimento non 1ier 1T1ettono cli fornrnlal'e (u tte le deduzioni. c.he poLrobbern, cons-egnire cla'Il'esame di tale risult.ato, deduzion i che conclmrebbero a d iscu terc intor no alla ·1.)ossibilità cli imJ)ieo·arè le schiere obbl igate a muoversi n ella . o zo1rn peri colosa. retrostante nlla propria l inea cli fooco . Debbo q 11111~li l im itarn1 i fl far rilev,are la grande porta ta Llell'aÌ:·gomemo che merita cl'i essere S\-o lto e s.visccr a Lo in tutta la sua. estensione, mettendo a prùfu.to i n unwrnsi tiri (circa 10,000 col pi) che ogni anno si esegu isco110 per l'esamo dei t iri d i brigata a scapo tattico. Gli effetti sui bersagli in pied i, in ginocchio, cd a terra, dimostrano il grado di. v u lnernb ilità eh ciascuna, posizion o e conferrn,a.no l a regola generalmente -ammessa ('l'a,tticci. clell'artig liel'in cla. camz;agnci per i s'i.gnol'i ufficiali cli tutte le anni d i ·H. Rohnc, pag. lG) che lo perdite, sono proporziona li alla rnperficie cleJ bersagli,.. r>resentanclo infa tti i bersagli nell.e or aclette posizioni l a su perficie cli 0,54-0,39-0,13 colle perdite dell'85 0/0 clo\Tute al cannone cla 9 con tro rl:uppe in. piedi si a,v rebbern in proporzione il Gl 0/ 0 in ginocchio ed il 20 0/ 0 a tena, quantità che non si scosbmo t roppo cl.a qu elle registra.te nello s1)ecchio. (~uimli tirng li atori a te1.·1% appena. è possibile; ma. gi ova osscr,~are che gli effe tti ottenuti in q uesti esereizi non ra,p- · presentano, tul to il rendimento del proietto con tro truppe coricate. Concencrarnlo i fasci degli shs,apncl stùla rnten a, e p rescin d9nclo dall'azion e su{ sostegni e sul grosso, si può agire . più intensamente sulla fucileria min acciosa. Secondo il Rolme (opera acce nnata) i m.igliori :6suUati sulla ca.tena si 86 -
ANNO H \' Il
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J.J.tt,J J.Jl J}J.-\ l bJ\.J J\. UUi~ i:,\JUt'V 'l 'A 'J."l'lt..:U, .U:Ut.;.
hanno coll'intern1llo di scoppio di oO meiri che porta sul punto mirato l a parte più densa del cono d i clis,persione delle pallett~; 1,alc in l,oJ:vaHo co11 lem1)l a l{t condol,ta. del fuo co tedesca conlro bersaglio in ordine sparso coperto. E ' 1111 altro problema che si presenta, allo studio pratico del tiro, e che p otrebbe a.vere fa cile solu zione quando si erodesse necessmi o cl i bi la11 ciare meglio le pinot.i nel duello tm il fucile ed il cannone.
I calib 1'i. - Confronfa.ndo i r is ultati ol'Lenuti colle due bocche da fuoco si rile,·a la loro relativ,a efficacia . Questa dipende pe r Ja mass im a ,parte dal numero 1lolJe p a.llctLo con LOnU>te ne llo shrapn el e dallo. buon a cos titu%i on e de'lla spoletta, a,·enclo le fl.ltre caratteristiche del sistema poca infl uenza. nel I iro a p roietto che si deve frazionare. Quei risult~1,Li ci fo r I riscon o q u in cli l'.i nclice cli dli ca ci n, del nuovo can none da 7.6, avendo presenlc che esso impiega uno shrapnel con 320 pallette, e fa uso cli una spoletta di alluminio assai p iù pe1fettn cli quella impiGp;atr-1 cla i camion i i11 sen iz io. :•:•::,:
H o pr e1 ,1csso come la poLcnza, cl cJlc armi mndcrnc a bb ia fotto sorgere nuo,·o idee sulrimpiego delle rrc m·mi, idee che reclaman o l a conferma de l la prntiea, J a stuiz ion o sprrimentale. Ciò ulte si è fatto in questa ci l'Co1;t.anza pann i ti i mostri la possibilità di usufnùrc a. tale scopo delle scuole mmuali ~li ti_ro d'art iglieria coordinando gli esercizi ai par ticolari di 11:np:1.ego che si intendono sCu.d iaro. B icorclerò .i. p:ein cj paliss1m1 percbè l'accenno valga a prornuoYere il desiderio d i occuparsene. Anzitutto sareb be utiJ.e l'i con osccre Ja, d is ra,i~a. cli cq uipotenz~ delle fron ti cli fucili e di ca1111 oni. Il fucilo all arga l a sua azione specialmente contro rarciglieri a, usnfruendo della lun ga g i l,taLa, clolla grand e precis ione e clelln celerità di tirn raggiun,ia. colJ a ridu zione del calibro mentre il cannone coo-li b sbrn.pnels c1·acciaio, collo spolette precise. col fuoco rnpido. ritiene cJ i aver bilnnciate le sue proprietà cli :Fronte ai pro-
T IRI D I BRIGATA COI\' SCOP O TATTICO, EC C.
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g ressi del :,tto poderoso aYYersario. Quando ed a quale disianza,. il. .fucile può spingersi aU'asrn lt0 , come può jJ. cann one svincolar.si da,lla stretta e r iu scire a rintuzzare l'offesa? Solo numerosi eserciz1 esamina,ti o 1liscussi per l'amore del vero dagh ufficiali delle due .;1,n ni possono far g rnngere a razionali deduzioni , per f.e7, ionnnclo i cri teri fin qu i esposti con metodo alquanlo empirico. Comb attiamo a schiere. fo quale ;;ituazione si possono trovare l'avrrn.schier;:i., il sostegno, il grosso, l.a secon da o la terza schiera nei Yari momenti cli manona per l'uso di shrapnels d'acciaio ed a carica pos1eriore. per L1tlozione di metodi d i tiro che lendono ,i, fa r rn novere :;u l ca mpo zone pcricolosf.l. nelle qual i i reptuti possono inconlwn-e subita nea ,l istrn zionc? I ,e bai.te rie, Je hrjgafo (come vogliono L 'l'eclesch i) , debbono aocomp a,gnare -la fanter ia a lra5SaHo; si dehbono rispnrmiar e le batterie per portarle in linea alle più breYi distanze (come pra1,icano i F ran cesi) . F,' c: ièi po,;sih ile qu ando il fuoco celere , e rn.clen.Li ssimo del fucile è domi natore e dislrnttorc per una zona. molto n1sta malgrado l'inccrte:1.za della dislam1a e la rlc\·iazioùe del tiro che ne dipende? )fuovi ù lìlOCLper sotLrarci agli cftetti del t iro. Quale riduzione di nilnerabili tà :::i l)llÒ l'aO'O'imio·cre col mett~re 1·11 mooo C' Yimento le truppe sotto il fuoco del fucile e del e.annone che agisco a zon e ? J?os::;ono le truppe. s tare r iti e, soggetto a tale fuoco ? Cod.esl i Icmi si pos,;ono smrlial'e sperimentalmente organizzando l a n1ipprese11rn.,.tone dC'i momenti tattici cogli usuali me?.7.Ì dei poligoni d"artigl ieri a e ri'ntcrvento degli uffic.iali delle due armi nell'esame dei risultati potrebbe far aiunO'ere "' o a prrzios0 conclusion i. Ogni an 110 sp endi.amo o0,000 proietti per r i.::;trnzione delle nMlrc batlC'rie. percliè non cnYarnc miche que81o profitto?
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TIRI DI BRIGATA CON SCOPO T A'l"l'IC0 1 E CC.
OPERAZIONI DI GUERRA INVAL DI SUSA Nè le aspi razioni si arrestano qui; ù cordano l'insisèenza del generale Langlois. La Oircoln l'e ministeri,a le n . 1821 del 27 marzo 1900 accenna Alle eserci.rnzioni tattiche cli tiro coll'intenronto delle batterie e fa, Circolare n . 5252 del successivo luglio indica )e norme pel prele;vamcnto del le muni:r.ioni. E' un modesto e pallido tentativo in confronto delle grandiose eser citazioni con1plesse che d.a tempo si vanno eseguendo all'osi.ero ; il germe però è gettato e non tarderà a fr uttare se favorito da una rn:r.ionale, è feconda iniziativa e dal desiderio nelle due armi di fars i ver.aiùente sorelle. Il frutto non sarà . solo tecnico .ma. si estenderà a,l perfezionamento del prntico impiego dello truppe e principalmente allo spirito cli camerntismo :i dnf:l fuochi che, di fronte alla n1ocle11.1a raffica, conviene coltivare con ogni mezzo. Ciò anzitutto mi ha spi,nto ad es porro al letl oro l'effetto, del la. disposizione di S. E . il Comandante del VI corpo d'arJnata eh~ volJe far intervenire al poJigono cli P or.to Corsini gli uffi.ciali superiori cli fanteria e cavalleria ; poichè cale intervento ha dato al mio reggimento il mezzo di r iconoscere quanta aura. di simpatia spiri fra le varie anni del nos.tro esereito.
fra
ANGELO DE
L1,Jmr
culo,wello 3° reyg . arligliel'ict
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Conlimiaz i on e e fine. -
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Vedi dis11ensa VI/
La felice riuscita della operazione a ustriaca, potrebbe sembrare la miglior prova della bontà del concetto che la ispirò -e della giustezza delle misure prese per l'esecuzione. Malgrado ciò, a me par e, che non tutto sia stato perfetto nel piano e nel dispositivo degli I mperiali, e ritengo che il ri-sultato ottenu to lo si dovette unicamente alla poca vigilanza -d ei Francesi e non ai meriti degli Austriaci. Il primo progetto di attacco del Cenisio, studiato dal ~eipperg stabiliva, come si disse, di assalire .la posizione per il fronte più difficile, ossia dalla valle Cenischia e fu per questo giustamente rigettato. Il secondo progetto, mirava invece ad un'operazione diametralmente oppostà; cioè ad uno aggiramento enorme senza alcun attacco frontalf. e fu anch'esso ri- · gettato con ragione. Il terzo, quello adottato, reshinse l'aggiramento a misura più ragionevole, ma continuò a trascurare· l'attacco frontale; dipinto dal Cost~, con argomenti forse troppo assoluti, come impossibile, inutile, pericoloso. A me sembra invece, che nell'accoppiamento dell'attacco frontale, con l'aggiramento più ristretto ancora di quello compiuto, stesse la migliore soluzione della operazione. Infatti : le di:fficolt!\ principali che si incontrarono nell'operare in montagna sono di natura esclusivamente logi-stiche e crescono con l'aumentare del percorso, l'entità dei dislivelli, e della forza delle colonne impiegate nella manovra. La riuscita di uno aggiramento e la concomitanza di azioni lontane riesce perciò tanto più difficile, quanto più è largo
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OPERAZIONI DI $3UERllA IN VAL DI SUSA
l'aggiramento, maggiore la forza che lo compie, numerosi gli obbiettivi da raggiungersi. Ognuno vede quindi, come l'operare in montagna con una colonna di 1100 uomini incirca., quanti ne aveva il Neipperg, in una stagione sfavorevolissima, con un percorso della durata di 4.8 ore, andava incontro a considerevoli probabilità di non riuscita, e dato un nemico intraprendente, ad un sicur:o disastro. Conviene quindi domandarsi, potevano gli Austriaci con una forza minore, ed un più breve percor~o, ottenere l'identico risultato? Certament e e mi sforzerò di provarlo. L'altopiano del Cenisio presenta verso Susa un fronte formidabile, formato dalle propaggini del Lamet a Nord-Est, e del Malamot a Sud-Ovest, che col 11ome di Para.diso e di Frassere vengono a :finire presso la Gtan Croce, punto di massima depressione. Depressione per modo di dire, perchè qui vi l'altopiano strapiomba quasi per 100 metri di altezzat s1.11la sottostante regione di Sa.n Nicola.. Questo fronte di assai dif1ìcile attacco, con le armi di allora ed anche con le attuali, ha, come tutte le posizioni difensive, il lato è.ebole : quello appunto che si appoggia al Malamot. Fra questa vetta e la cima di Bard si apre il facile colle del Giaset che unisce la valle di Sa.vine, nella sua parte superiore, c0n l'altopiano del Cenisio, conducendo comodamente sulle Frassere che dominano la regione della Gran Croce. Chi esamini il pai1orama dalla punta del Malamot, vede dipartirsi dai suoi piedi 4 contrafforti, disposti a guisa delle dita di una mano; la Corna R ossa verso Est in direzione del Pian di San Kicola, le Frassere verso NordEst in direzione della Gran Croce, la Pattecreusc verso Nord sopra il lago, il contrafforte clel Prè verso Nord-Ovest contro Rocca Carlina. È e,idente che la padronanza dell' origine di questi contrafforti, ossia del :Malamot , rende signori dello intero altopjano; giacchè una truppa che vi si~1 pervenuta, può far cadere le difese della Gran Croce, prendendole in fianco per la Corna Rossa, minacciandole a tergo per le Frassere, insidiandone la ritirata per la Pattecreuse, iU:fine int ercettandone anche le più lontane retrovie, per il
DIJRAKTE LA CAlllPAO~A DI MARENGO }
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Prè ~cl il Piccolo Cenisio, in direzione di Brama.ns. Viceversa, chi è saldamente stabilito sul Malamot non solo vieta ogni aggiramento pel Giaset, del fronte Gran Cr oceLamet, ma impedisce as~olutamente al nemico, che dal Clapier, provenendo da Val di Susa, tenti per Val Savine di penetrare al P iccolo Cenisio o di scendere a Bram,as, di mandare ad effetto i suoi disegni. Il valore del :::Ualamot nella difesa del Moncenisio, sia esso assalito da Sud, da Nord, o da Ovest, fu già messo in luce in altra monografia storica su questo argomento e ad essa rimando il cortese lettore per evitare ripetizioni . (1) Le condizioni del presidio del Cenisio, la sua dislocazione, l' impossibilità di ricevere rinforzi, erano conosciute dagli Austriaci; essi potevano perciò stimare giustamen te la quantità di resistenza che avreb~ero incontrato, proporzionandovi le forze dello attacco. E questa una delle avvertenze appunto alle quali più conviène badare nelle operazioni di montagna, riducendosi sempre l'errore commesso in questo senso, in un ritardo delle operazioni stesse. Non era quindi necessario che gli Austriaci portassero la ma.ggior parte delle truppe, con un lungo e periglioso giro, sino al cuore dello altopiano; bastava cho un piccolo drappello fosse comparso al Giaset e per esso a.I MaJamot, perchè la rotta dei Francesi si compiesse. Questa operazione) eseguita con poche forz e per la via più difficile, mentr e le maggiori Lruppe si sarebbero avanzate per la strada più facile della Ferrera, avrebbe condotto gli Imperiali allo stesso risultato, con minori rischi ed in minor tempo. Ho detto con minori r ischi e prescindendo da quelli fi sici; ali altri a cui si esposero gli Austriaci furono militarmente :ravissimi. La colonna Neipper nella notte passata in Val di Savine rimase alla mercè di un colpo di mano) che un . puo-no di ' arditi avesse tentato assalendola, sia in marcia, 0 sia da fermo o quando era chiusa nelle grangie. Il colle (! ) Le, guù -,·a in ·va lle di Dora llip ari o negl-i anni 1794·05, rlel lo sLes~o nutore. (llivista ,lii/ilare, •SS9) .
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del Giaset mette Val Savine a pochi passi dal Cenisio; cinc1uanta uomini risoluti, dalla Gran Croce, in cinque ore anche nella stagione nella quale avveniva l'operazione, potevano venire aél attaccare gli Austriaci e suscitare tra loro un panico tale da mandare a monte l'impresa. L' imprevidenza del Neipperg, che non pensò affatto a tenere osservato quel colle, facendovi ma.rciare un drappello clell'avan. guardia, prima di iniziare la scesa dal Clapier, non trova scuse nella impossibilità di ricoverare questo distaccamento, che avrebbe dovuto sostare all'addiaccio sul Giaset. Meglio era correre l'a1ea di perderlo asside~·ato, che vedere perire tutta la colonna in sua vece . Gli Austriaci avevano provveduto a guarentirsi da una controffensiva del Tnrreau sopraSusa, durante la loro spedizione al Cenisio, col presidiare le opere delle Barricate sulla destra della Dora. Ma non avevano affatto pensato ad impedire le operazione del nemico per la sinistra del :fiume, occupando egualmente il R if che sovrasta ad Exilles. Nessuno impediva quindi ai Francesi di .avanzare da quel lato indisturbati e portarsi ai 4 Denti, ·posizione che domina la valle della Clarée. Allora, se il Neipperg si trovava ancora nel versante Sud del col Clapier, sarebbe stato costretto ·a ripiegare precipitatamente, passando sotto le unghie del ne~ico; se il Neipperg invece fosse già disceso in val éli Savina, i repubblicani recandosi ad occupare il Clapier alle sue spalle, lo avrebbero tagl iato fuori da Susa. Notisi che nessun pericolo correvano i Francesi, durante la esecuzione di questa mossa, perchè le forze austriache rimaste a S usa, ed a guardia delle Barricate, erano in numero così esiguo da non poter compiere alcuna operazione controffensiva fuori della linea fortificata. Il Turreau non seppe o non ardì "tentare questa impresa, che avrebbe avuti risultati grandissimi, cioè la prigionia della colonna N eipperg, e la caduta di Susa senza col po ferire. La manovra in montagna produce grandi risultati, quando è compiuta in tempo oppòrtuno. Questa scelta del momento più favorevole, dipende da un esatto servizio di informazioni,
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serv1z10 che nel. caso in esame mancava completamente ai Francesi. Il Neipperg era meglio servito sotto questo rapporto; ciò però non. lo scusa dallo avere ~rascurato di coprire il suo fianco sinistro. In massima non è consigliabile in montagna il marciare -0.i notte, perchè le tenebre accrescono le difficoltà già grandi del terreno. Però è bene ricordare, che nel periodo in cui la neve copre la zona alpestre, regna nelle ore notturne una tenue luce diffusa, sufficiente ad orientarsi e dirigersi con maggior facilità di quanto non si creda. Movendo tra l'alba ·ed il tramonto si ha, con la certezza di celare la propria marcia al nemico, una maggiore facilità di avanzata in grazia della neve indurita dal gelo; senza tema di nebbia, di tormenta e di valanga. ' · Questi vantaggi maggiormente apprezzabili in primavera, che è la stagione meno propizia alle operazioni di guerra in montagna, furono quelli che indussero gli A ustriaci ad eseguire i loro spostamenti di notte, e 'non si può dare loro torto. Da parte francese se la poca vigilanza, ed disseminamento ·delle truppe in lontani accantonamenti, fu la causa prima ,della sorpresa, la colpa principale appartiene però a chi la- ·sciò il presidio repubblicano in una penuria ed in un abban·~On~ deplorevole. La permanenza in alta montagna logora rapidamente il fis ico ~d il morale. Lassù, tra quelle vette colossali, l' anima si impicciolisce, lo spirito si deprime, ed al primo senso di attonita meraviglia suscitato dal grandioso spettacolo, succede una specie di pauroso raccoglimento. Il freddo che a.gghiaccia il corpo ed intorpidisce il cervello, fa volgere tutte le facoltà ad un solo oggetto) la ricerca ,del benessere fisico. Io :ini appello a quanti fecero lunga dimora isolati in distaccamenti di alta montagna, e sono certo ·Che tutti concorderanno i'n quanto ho detto. Partiti dalla pianura, con fermo proponimento di dedicare i mesi di esilio e . di ozio forzato allo st udio, od a perfezionare qualche talento naturale, arrivati lassù riuscì loro impossibile di applicarsi :ad alcunchè di serio, Questo letargo dello spirito, al quale
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pochi riescono a sottrarsi, è naturalmente più rapido a manifestarsi nelle persone dotate di deboli facoltà volitive o scarsamente istruite. Nella stessa guisa che la permanenza nei climi torridi produce l'anen1ia del sangue, il lungo soggiorno in alte regioni produce l'atonia dello spirito. La depressione morale e spirituale che esercita la montagna, spiega in parte lo stato psicologico del comandante Ca:ffe. 'l'ale fenomeno non dovrebbe essere ignorato da chi ha g randi comandi, al fine di evitare ai dipendenti luno'hi r,;oggiorni debilitanti, lontani da ogni contatto del mond/ Già feci int ender e quale avrebbe dov uto essere a mio mod·o di vedere l'operato del Ca:ffe per difendere la regione affidatagli; credo utile spiegarmi meglio, trattandosi di località supremamente a noi _interessanti. I fronti vulnerabili del Cenisio erano, quello Lamet-Gran Croce-ìVIalamot e quello Giaset-Malamot-Piccolo Oenisio; fronti attaccabili solo alla Gran Croce, al Giaset ed al Piccolo colle> L'occupa,zione del Malamot guarenti,ra tutti e tre questi punti da una azione nemica e colà quindi conveniva stabilire un distaccament o. La forza di cui disponeva il Oa:ffe era piccola, ma data la stagione, essa non era inferi.ore al bisogno. Collocati 50 uomini al Malamot egli poteva sfidare tutto l'esercito austriaco e tenendo .il resto con gli artiglieri a guardia della Gran Croce rendere impossibile l'accesso sull'altopiano. Evidentemente però l'occupazione del l\falamot richiedeva la cost;ruzione di ricoveri, un deposito di viveri e di legna; cose che solo a chi è ric:o di ~enaro, di braccia e di energia è fac~le procurarsi e noi sappiamo che tutto ciò faceva difetto alla guarnio·ionedel Cenisio. b
Il Turreau nello intendime:c.to di mandare in effetto il divisato ~ttacc~ delle lin~e austriache in val di Susa, per trattenere 11 nemico dallo irrompere in Moriana ai danni dello indebolit o Valétte, aveva il 9 aprile 1800, radunato a Feuils e Cesana tutta la 28' 1/1 brigata leggiera (guarnigione di:
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Briançon) e gran parte della 26° brigata di linea (guar-· nigione del Pragelato) forti in complesso di 1200 uomini circa. La notizia della sorpresa del Cenisio, pervenuta il 10, a mezzo di ~n cartello di scambio austriaco, indusse il Turreau ad operare con· maggiore rapidità e vigore, per colpire il nemico, mentre stava diviso tra la Moriana e Susa. La stessa sera ·del 10 con tutte le forze riunite .a vanzò sino ad Oulxr giungendovi intorno alle 22. Gli avamposti degli I mperiali erano collocati nei" pressi cli. Exilles e si stendevano, sulla sinistra della Dora lungo il burrone della Galambra e sulla destra dietro il Rio Crevasse : gli estremi osservatori arrivavano da un lato alle Grangie della Valle (1777), dall'altro alle Grangie R uine (2000). Il forte cli E xilles smantellato ed inabitabile non era stato occupa.to e la riserva degli avamposti staYa al ponte sulla · Dor a, a valle del villaggio, ai piedi del R if . Questi avam' posti coprivano le truppe che presidia.vano le trincee e le bat terie, innalzate a difesa della posizione delle Barricate d i Susa. Alle 23 del 10 aprile, quando cioè il NE:ipperg era già ritornato dalla fortunata impresa, il 'l'urrean pose in marcia :fa Oulx un distacc~1mento di 400 uomini i quali dovevano . recarsi a Salbertrand, quindi prendere l'alto della monta.gna e per Moncellier, Éclanse, S. Colombano e l\folliera calare poi a Ruinas e Rif per piombare sui difensori del ponte sulla Dora; sottoposto a quest'ultimo villaggio. Con i rimanenti soldati, il Turreau attese in Oulx sino a.Ile l aut. del giorno 11 e poscia per la strada cli fondo-valle marciò ad Exilles. Alle o del giorno 11 egli sorprese e forzò la g ran g uardia austriaca che teneva il pontè sulla Galambr.:1,, allo ingresso occidentale del paese; ma il combatt imen.to si continuò nell'interno del villaggio di casa in casa per l'accorrere· della riserva d'avamposti e- forse sarebbe finito con la peggio dei .F rancesi, se l'apparire della loro coionna aggirante al Rif non avesse òbbligato i difensori a ripiegare precipito1 /,
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OPERAZ·IONI DI GUERRA IN VAL DI SUSA
samente oltre Dora, verso Chiomonte. Le perdite degli Austriaci furono di 40 tra morti e feriti e 30 prigionieri; i Francesi confessarono soli 3 feriti (1) . . Lo spavento suscitato a Susa da questo combattimento fu grandissimo; mossaro tosto rinforzi verso Chiomonte e da questo paese gli Austriaci iniziarono un vigoro~o attacco, che li rese, verso le 17, nuovamente padroni del ponte sulla Dora. Ma non essendosi curati di assalire anche le posizioni del Rif e di Ruinas che lo dominano, i Francesi di lassù bersagliandoli al sicuro li obbligarono nuovamente a sgombra.re e tornarsene a Chiomonte. Sempre a detta dei Fran·Cesi, in questa seconda fazione del giorno 11 aprile, gli Austriaci perdettero 50, tra morti e feriti e 90 prigionieri ; naturalmente essi non ebbero che 7 feriti e d ue soli prigionieri, caduti in agguato, "'en poursuivant l'~nnemi ! » (1). Il generale Turreau non poteva oltre differire la partenza della 15a 1/2 brigata che aveva trattenuta a Briauçon per disporre di quella guarnigione; non .aveva d'altra parte fol'ze sufficienti da lascia,re a presidio di Exilles, decise perciò il 12 aprile di ritfrarsi ad Oulx, donde il 16 ritornò alle primitive stanze. Adoperand o il medesimo sistema adottato dal Turreau per chiamare a sè dalla 1\foriana gli Austr iaci, costoro per allontàn are i Francesi da Susa presero l'offensiva in valle . ·Chisone. Il 16 aprile assalirono infatti gli avamposti repubblicani a ,valle di Fenestrelle, tra Villaret e Mentoulles, con due colonne, una per il fondo valle, l'altra per il- sentiero a mezza costa che coi1duce al Prà di Oatinat . Un primo attacco iniziatosi verso le 10 non riusci per mancanza di accordo tra le colonne, un secondo r ipetuto .alle 17 ebbe buoni risultati e gli assalitori giunsei·o sino . alle · mura del forte, ma quivi vista l'in utilità dei loro sforzi davanti a quella solida opera, ripiegarono a Mentoulles. Presero parte all'azione 1000 fanti, 60 cavalli e 2 pezzi au(!) R11pport des 1nou..vements opfrès dans le cou..rant du mois de Ger minai _ par l' 8• e . 9" Division (ormant t'aile gaucile de l'a,·mée d' ltalie. - (ll:rnbrun, 21 april e !800).
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striaci che, a detta dei Francesi, perdettero 12 morti, 60 feriti e 4 prigionieri (1). L'operazione degli Imperiali raggiunse · però il suo fine ultimo,' perchè il Turreau all~rmato da questa · offensiva, rimandò immediatamente nel Pragelato la 26°' Gbrigata che aveva chiamata a sè per l'impresa di Exilles e fu così impedito di rinnovare gli attacchi contro Susa. È strano come in questo duplice gioco, fatto nelle valli . parallele della Dora e del Chisone, nessuno degli avversari abbia pensato che ~'occupazione della catena d'Assietta, era la mossti decisiva capace di assicurare un vantaggio positivo e durevole a chi primo l'avesse compiuta. L a guerriglia succedette aile . grosse imprese e piccole zuffe g iornaliere tennero continuamente in allarme i dnepartiti; notevole fra queste il colpo di màno eseguito dal piemontese capitano Costa. Un drappello francese aveva preso l'abitudine di scendere ogni sera dal Cenisio e stabilirsi per la notte in gran guardia alla Ferrera, località che. abba,ndoiJ.ava all'al ba per risalire sull'altopiano. Il Costa si appiattò nel villaggio e quando i repubblicani, in sull'imbrunire, vi penetrarono con l'abituale trascuranza,, egli sbucò fuori· con i suoi uomini e li fece prigionieri senza tra.r colpo; erano 22 soldati ed un ufficiale. Maggiore impresa tentò il n!Cesko contro i nemici accantonati in Fenils, n ella speranza di sorprenderli con lo stesso successo ottenuto al Cenisio . . Radunò · 2000 fanti tra Austriaci e Piemontesi a Chiomonte e nella notte dal 2 al 3 maggio marciò per Salbertrai-id sino a Gad, villaggio prossimo ad Oulx. Abbandonò quivi il fondo valle e si in-nalzò sulla riva destra di Dora dirigendosi per Sauze d'Oulx,. Tachier e Malafosse-òassa, sul villaggio di Oolombier. Rag. giunta questa località, quasi prospiciente a l!.,enils, il Mesko intendeva all'alba, calare sulla strada Cesana,-Oulx, lasciare metà della sua forza a guardare le provenienze cli Cesana,. e con il resto piòmba.re sugli alloggiamenti nemici. (! ) Rapport des mouvonients opérés dcms le coiirant di~ mois de Gei·minai pcir l' s• e· ~· divisio1os forma.nt t'aite gau..clte d,e t'11rmée d' nalie (Emb,·un, 2i aprile iSOO).
1370
Una spia avvertì i Francesi di quanto · si preparavà ai .loro danni, sicchè cost·oro potettero prep~rare una imboscata nello insidioso terreno prossimo a lvfalafosse e con il favore -delle tenebre cogliervi il lYiesko, infliggendogli la perdita -di 180 soldati e 4 ufficiali. Vi lasciò la vita il ,maggiore Depers del reggimento Arciduca Giuseppe, con due luogo·tenenti piemontesi. Il resto della colonna fuggì disordinatamente e Mesko riuscì a raccoglierla solo ad Exilles (1). Lo stesso giorno, 3 maggio, tuonava a Susa il cannone -di allarme, erano i Francesi del Oenisio che in numero di 300, condotti dal generale F lavigny, si erano spinti sino alla Novalesa e minacciavl,l,no Venaus. La città di Susa era .sguernita di truppe, impegnate nella spedizione di Exilles, ed alla guardia delle opere di Gravere. Il panico dei citta,dini fu quindi immenso, tutti si diedero a fuggire con le loro masserizie verso B11ssoleno e solo più tardi, rassicurati ..a,a messi spediti dal Costa, rientegrarono il domicilio (2). Il maggiore Mesko rientrato in Susa, furioso per la rotta subìta,· scaricò sui cittadini la propria collera e non avendo costoro dato altro pretesto che la loro scusabile fuga, egli minacciò la città di saccheggio se si rinnovava il panico, che, a s110 detto, avrebbe potuto comunicarsi alle truppe. Pubblicò contemporaneamente il seguente proclama, che riproduciamo a titolo di curiosità (3) . «
A1-ix habitans cle la ville de Suse.
« Braves habitans, c'est avec peine que je vois qu'an moindre mouvement de l'ennemi, vous vous laisse.z saisir « de la plus vive terreur, que vous abandonez mème vos « maison pour vous donner à la fuite.'
«
(-1) Lettera Chiana l.e , misurato re dell'azienda d'artiglieria e for tillcazioni in Susa, allo int endente Manetti a Torin o. 8 maggio iSOO, Archi vio di Stato, Sezione IV, Re· gisi.ri Susa. (2) Lettere Chiana.le a ~lanetli c. a. 7 maggio l.800. (3) Arch ivio di Stato in Torino, Sezione IV. Lettere '1clla divisione di Torino, car· tella l26, aa no '1800. Editti, IJollrttini, proclami r:, _baucli delle autorità russe, austriache
e francesi.
DURANTE LA CAMPAGNA DI MARENGO
OPERAZIONI Dl GUERRA IN VAL DI SUSA
1800
1371
« L'injuste méffiance que vous montrez ainsi vous fait tort C!( V 0~1s, de;ez plus de confiance à une truppe q,ui est determmee a vous defendre jusque it l'éxtremité, {< croyez-en ~ l'assurance que vous en donne son com.man« dant. Rassurez vous douc à l'avenir et que je n'aye plus « le regret d'ètre temoin des ridicules allarmes, au seul coup « de canon d'alerte; que la faiblesse de l'ennemi, notre su« periorité, et le courage des troupes déterminées à plus tot « mourir tous à leur postes, que vous -abandonner, soyent « pour vous desormais de suffisants garants à votre tran« q uilli té. << «
«
Suse, 7 mai 1800 . «
«
Signé MEsKo
Comanclant des avant-postes (?)
»
La prosa del bollente austriaco non era fatta certo per rassicurare i cittadini di Susa posti tra l' incudine ed il martello. Sono comi.che e pietose insieme le lèttere che o·li impiegati del governo mandavano ai loro superiori a Torino ' per :'enerli a giorno degli avvenimenti. L ettere ové traspare' ora 11 terrore . degli antichi padroni, ora il timore dei presenti, ora la paura di quelli che stanno per giungere. Con tutto ciò, è meravjglioso lo scorgere come il meccanismo buro_cratico, _conti1:uasse impassibile, tra il succedersi rapido . d~gh avvemmenti, a muovere i suoi ingranaggi, ora in pro .d1 questo, ora in pro di quel governo. Nulla è più atto a suggerire riflessioni filosofiche della vista dei vec~hi volumi delle pratiche, che ammuffiscono negli archivi. Sui loro dorsi anneriti spiccano le date di questo o quell'anno memorabile; date che suscitano visioni di glorie e di vergogne, di gioie e di lagrime, di guerre e di paci, e se invece aprite quei veneran~li carteggi, nei fogli ingittlliti vedete riprodursi immut~t1 ne~la ~orma ~ nei concetti e · nei procedimenti, gli stessi fatti, gh stessi pettegolezzi, le stesse idee, le stesse -cause,_ ~li. stessi effetti, tutto calcato sopra un tipo indistruttibile e passato al laminatoio della « rout ine ».
1372
OPERAZlO:,,iI DI GUERRA IN VAL DI SUSA
Una sola cosa muta, avvicendandosi in quei fogli, ed è la intestazione. Al nome del sovrano, succede quello della repubblica, a questo cli nuovo quello e così via, ma il resto non cambia, si professino gli « emarginatori » volta a volta, vassalli, cittadini, o colendissimi e fedeli sudditi, .ecc. Solo esaminando quei poderosi protocolli, si comprende la potenza della burocrazia; colosso che opponendo semplicemente la propria forza d' inerzia, riesce a r esistere o sormontare tutti i rivolgimenti politici e sociali che scuotono le nazioni, ed atterrano e disperdono attorno a lei tutte le altre istituzioni.
Sino dal 10 aprile 1800, per determinazione del 1 ° Consol1;J, (1) il Tun'eau con le sue truppe era stato staccato dall'armata cl' ltalia e messo alla dipendenza dell'armata di Riserva. Il comandante di questa, generale Berthier, gli significava il 27, che le cattive notizie della situazione di Massena in Liguria imponevano di accelerare la marcia dellia.rmata di Riserva, verso la valle del Po per fare tma potente diversione. Il punto di passaggio delle Alpi non essendo ancora stato scelto; nella previsione che potesse venir designato il Moncenisio, il Tui-reau doveva raccogliere vettovaglie a Chambery ed in Moriana (2). Poco dopo essendosi precisate le istruzioni del 1 ° Console, il còmpito affidato al Turreau venne più chiaramente stabilito, con la lettera seguente :
DURANTE LA CAMPAGNA DI MARENGO
IL
1373
1800
GE~ERA LE C011.{ANDANTE L'ARMA'l'A DI RISERVA
(J)
Al generale comandante in Savoia e .Del(ì,nato (Divisione clel Monte Bianco) . Digione, 28 aprile 1800. < L'intenzione del 1° Console, cittadino genera.I.e, è di riunire l'armata di Riserva a Ginevra e di là entrare impe« tuosamente in Italia, per i valichi che le circostanze mi« Jitari indicheranno. « Già. la testa delle prime colonne è a Ginevra; il desi« derio del 1° Console è altresì che voi concorriate a questa « operazione con una parte delle truppe ai vostri ordini e « 5 o 6 pezzi di artiglieria. Egli vuole che voi possiate for« mare una colonna di circa 3000 uomini, che sboccherà sia « per il Piccolo San Bernardo, sia per altro punto che vi verrà « indicato. « In questa supposizione fatemi conoscere i punti della « difesa che dovete guarda'r e, 'il numero. delle truppe che « reputate necessario di impiegarvi, ed infine quali di esse « designerete per formare la colonna, che avete l'ordine di « far sboccare in Italia. Voi potete sin d'ora far preparare « i 5 o 6 pezzi d'artiglieria ed i rispettivi traini. Fate egual« mente i prepfl,rativi per i viveri, i biscotti ed i t rasporti. « Tenete queste disposizioni segrete.
«
« A . Brrnrnrnn ~-
Dal 9 al 13 maggio l'avanguardia dell'armata di Riserva da Ginevra si era portata nel Va.ll ese, raccogliendosi attorno a Martigny; il 14 il generale Berthier a mezzo del suo capo di stato maggiore generale Dupont (2) comunicava al Turreau che l'armata passe;:à definitivamente in Italia . ({) Corrispondenza di Napoleone n. 47H. (2) A lessaudro Berthier genorale in capo dell'armata di riserva al generale Turrcau. De CuGi':AC o. c. pag. (96, volume i 0 •
o. c. pag, !08, volume 1°. (2) Alessandro Berthier a.I capo di stato maggiore dell'armata di riserva, Losanna,
(I) O& CuGNAC,
14 maggio 1800. DE
87 -
CuGNAC.
ASNO XL\'11.
o. e,
1374
01.'ERAZ IONI DI GUERRA IN VAL DI SUSA DURANTE: LA CAMPAGNA DI MARENGO
per il Gran S. Bernardo e siccome l'apparire delle forze francesi in valle d'Aosta vi richiamerà il nemico, indebolendosi in valle di Susa, cosi converrà approfittarne per assalire questa piazza . . Padrone di Susa il Turreau avrebbe dovuto cercare il contatto con l'armata di riserva sboccando da Avigliana. Durante l'esecuzione dell'operazione doveva mandare frequenti notizie per la via del Piccolo S. Bernardo. Oonchiudeva il Dupont col ricordare al 'l'urreau, che il 1° Console era all'armata e che contava sul suo zelo e sul suo talento militare. Le truppe che costituivano l'ala sinistra dell'armata d'Italia, col nome di 8° e .9n divisione, passando a far parte dell'armata di Riserva av evano preso il nome di div1sione,del Monte Bianco, continuando a presidiare . il Delfinato e la Savoia. Esse ricevettero alcuni rinforzi che le port11rono a 4200 uomini nella prima regione, a 5890 neHa seconda; forza assai rispettabile per riguardo a quella austriaca che era rimasta invariata. Il generale Turreau avrebbe quindi potuto eseguire la missione r icevuta con tutta facilità, se una terza lettera del Dnpont non fosse venuta a prescrivergli di non ado-· perare neppure un uomo dei presidii della Savoia per operare in V al di Susa; dovendo essi servire . a coprire una eventuale ritirata dell'armata di Riserva per il Piccolo S. Bernardo, quando non le riuscisse di sboccare a Bard. od Ivrea (1), Aggiungasi, che gli avvenimenti svoltisi al centro dell'armata d'Italia, cioè la r itirata di Suchet dietro il Va'ro, accaduta poco prima che il Turreau fosse trasferto all'armat a di Riserva, lo avevano indotto a spostare verso .sud alcune delle sue truppe del Delfinato. Cosicchè i soli reparti sui quali ora egli poteva contare per irrompere in Val di Susa) si t;rovavano lontani e disseminati su vasta zon~ e per raccoglierli occorse più tempo di quanto il Berthier non avesse . , desiderato.
1800
13'75
Tolte le guarnigioni indispensabili a Briançon, Fene~ strelle, Qu~jras, Barcellonetta; Tnrreau si trovò disponibili e raccolte a Briançon il 20 maggio le seguenti truppe: (1) 28" 1,,: brigata leggiera. 26' 1/ . brigata di linea Granatieri . 2 squadroni cacciatoù A.rtiglieria .
uomini 1200 » »
750 200
i·
2150 .
cavalli '200 pezzi 6
Questa forza parve esigua allo stess·o 1° Console, che autorizzò il Turreau a f.ar concorrere all'operazione i presidii del Moncenisio e di Lanslebourg, circa 500 fanti e · due pezzi (2). Il Turreau nella notte dal 20 al 21 ma<Yofo marciò t:,t:, ad Oulx; la sera del 22 divise le sue truppe in tre colonne. La principale, circa 1200 fanti e 200 cavalli con 6 pezzi, si diresse ad Exilles, per il fondo valle, in guisa di giun- . gere in vista delle posizioni austriache verso l'alba del 22. L a seconda composta di 500 fanti, da Oulx salì a Sauze d'Oulx e per Monfol, marciando a mezza costa del versante settentrionale del contrafforte d'Assietta, si diresse all'Alpe d' Argi.iel e vi giunse alle 11 del 22 maggio. La terza colonna, 300 fanti, seguì la colonna principale sino a Salbertrand, poscia percorrendo la via già battuta nell'attacco del 10 aprile, si diresse a S. Colombano ove arrivò alle 10 dello stesso giorno 22 maggio (3). Gli avamposti austriaci attaccati ad Exilles, opposero bre- · vissima resistenza e ripiegarono su tutta la linea sino alla altezza di Gravere. 'l'urrea.u con la maggior colonna li in.(!) Tu rreau a Oupont, t9 maggio t800, da Bri~nçon. .<2>. Couvi~ne tener presente le seguenti date, delle operazioni compiute rtall'armata Valle d'Aosta, per avere uu gius to criterio del!a concomitanza delle di Riserva azioni. i5 maggio, comi nciò il passaggio attral'erso il Gran San Bernardo. 18 maggio, combattimento de ll'avanguardia a ChD.Lilloo. i 9 maggio, primo attacco di JJard. 2! maggio, combattimento di Settiruo Villone. 22 maggio, attacco e presa di I vrca. 26 maggio, com battimento rtella Chiusella. (3) Lettera de l misuratore Chianale. - Archivi di Stato in Torino, sezione IV cartella J.26, 23 maggio ·1800, . '
m
(i) Le ttera del generale Dupont, capo di stato maggiore dell'armata di riserra al generale Turreau comandante fa di visione del Monte Bianco, w maggio f800. - DE CUGNAC, op, cit,
)
DURANTE LA CAMPAGNA DI MARENGO
OPER,\ZlONl DI . GUE&RA IN VAL DI SUSA 1376 seguì sino a Chiomonte ove si stabilì verso le 8 ant., col · proposito di. atte·ndervi il pronunciarsi dello aggiramento, affidato alle due colonne secondarie, che marciavano pei fianchi della valle. , Il generale austriaco Lamarsaille comandante in val di Susa, disponeva per la difesa, di questa città di C-i ·baUaglioni fanteria e 2 squadroni d i truppe imperiali e di un grosso battaglion-e del reggimento piemontese Ivrea. E1:ano in complesso 3900 combattenti, dei quali un battaglione faceva servizio d'avamposti in va.Ile di Cenischia, un altro in valle Dora ad Exilles, un terzo presidiava le opere di Gravere; gli altri quattro stavano di riserva in . Susa. La cavalleria accantonava a Bussoleno (1). Le fortificazioni erette dagli Aus.triaci consistevano: I n Susa, in alcune batterie costrutte sull'altura della Brunetta una tesl:-t di ponte a San Rocco ed alla Madonna, per c~prire i passaggi sulla Dora e sulla Ceni_schia; una ridotta a Venaus, un'altra a Mompantero. · . A Gravere ed alle Barricate, sorgevano due batterie sulle aYture rispettivamente di Montaqone e Montemorone ed una ridotta pressu S . Francesco. Davanti a queste batterie'. che avevano un eccessivo angolo morto, si stendeva un trmce, ramento continuo che appoggiava la , destra alla Dora, la i;inistra alla roccia della Balziglia, ove esisteva un piccolo fortino (1). La linea ora descritta 'era facilmente aggirabile per le alture di sinistra; richiedevasi quindi per assicurarla l'occupazione sul quel :fianco della Madonna della Losa, ?on u~1 allargamento della fronte sproporzionato alle forze d1spomblli per la difesa. . ll capitano Costa, che aveva diretto la costruz10ne delle opere, aveva calcolato di munirle di una forte qu~ntit~ di artiD"lierie, che si dovevano t rarre dallo arsenale d1 Tonno. Ma ~li Austriaci si erano opposti non solo, ma avevano man-
(1) Lettere del misuratore Chianale. - Archivi di Stato in Torino, sezione IV, car· tell a t16, ~o maggio rnoo.
\ J
)
I
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1377
dato in quella città, anche i pezzi predati a.i Francesi nella spedizione del Cenisio. Di p iù, alla vigilia dello ~ttacco, i soli quattro cannoni da posizione che si trovavano in bat~ teria a Montabone vennero sostituiti con pezzi di piccolo calibro, malgrado le proteste del Costa e dello stesso Mesko, che aveva il comando d i quel fronte. Evidentemente gli Austriaci, sentendo precaria la loro occupazione in Piemonte, cercarono di raccogliere quanto più materiale guerresco potevano a 'l'orino, per trasportarlo seco- il giorno d~ll'eva. cnazione. Questo cal.colo sbagliato costò loro la perdita di Susa e di Ivrea e con i cannoni piemontesi dovettero lasciare a Torino anche i propri. Il generale Tun-eau, giunto · alle 8 a Chiomonte, pur rendendosi conto delle difficoltà che le sue colonne aggiranti dovevano superare per portarsi avanti, fremeva dall'impazienza di assalire il nemico, che nel frattempo avrebbe ricevuto certamente r inforzi. Alle 10, non sapendosi più oltre dominare, formò una colonna di 800 uomini sotto la guida del generale di brigata L iébault e la lanciò all'attacco fron ~ tale delle opere. Egli stes::;o la segui à rincalzo con altri 300 uomini e due pezzi leggieri. La cavalleria rimase a guardia degli altri pezzi che aprirono il fuoco, senza alcuna efficacia, nell'intento di sostenere l'assalto. Lo slancio dei Fraiwesi si infranse contro la naturale fortezza delle posi, sizioni nemiche, ed il combattimento si convertì in un innocuo scambio di fucilate ..A.Ile 12 circa il Mesko ricevette da Snsa il rinforzo del battaglione piemontese Ivrea e tosto con questa truppa, sboccando offensivamente d-alle trincee, respinse i Francesi a Chiomonte. Il generale T urreau si decise fermamente questa volta ad attendere il pronunciarsi degli aggiramenti, prima di cimentarsi ad un secondo attaèco. Fina.lmente alle 14 la testa del distaccamento che marciava per l'alto sulla destra, comparve verso Deveis, diretto a M11donna della Losa; alla stessa ora si udì il cannone in valle di Cenischia, sicuro annuncio della entrata in linea del 'Valette, con le truppe di Moriana.
1378
OPERAZIONI DI GUERRA IN VAL DI SU SA
Il Turreau si avanzò nuovamente contro le Barricate ma il suo attacco sarebbe ancora fallito senza l'accorta iniziati va ç'l.i capitano della 28n mezza brigata, che marciando nascostamente per le ripidissime e boscose rive della incassata Dora, giunse non visto ~dle spalle delle linee austriache. La difesa di costoro fu tenacissima, il Mesko aveva ordinato agli ufficiali di qccidere chiunque si allontanasse dai parapetti, (1) ma esauritesi le munizioni, i nemici più n~meros1 penetrarono nelle opere, impadronendosene dopo viva lotta all'arma bianca. · Le perdite ammontarono, · pei Francesi a 60 morti, 250 feriti; per gli A ustriaci a 175 tra morti e feriti. L'azione aveva durato 8 ore. . Contribuì potentemente al successo dei repubbli cani la diversione che si operava contemporaneamente da.I ·oenisio e che aveva impedito al Lamrtrsaille di mandare nuovi soccorsi a.I Gialione. · Il mattino del 22 il Valette aveva senza difficoltà re~pinti gli avamposti austriaci dalla Novalesa, inse_guendoli sino sotto il t iro delle .Brunetta. Lasciati tre obici a controbattere i pezzi austriaci, il Valette con la fanteria, sfilando ai piedi del Piampalù coperto dalla Cenischia e dalla fitta alberatura, si era portato sulla strada S usa-'l'orino. al ponte sulla Cenischia stessa. La breve gittata delle a~tiglierie della difesa, le sc~m,e forze austriache permisero il compimento di questo spostamento senza perdite d i conto. Contemporaneamente a questa arditissima mossa, scendeva dal Gialione la colonna che era stata mandata il mattino dal Turreau a Sa.n Colombano, con l'ordine di avanzare per la sinistra della Dora sopra: Susa. Il generare Lamarsaille mentre si sforzava di front eggiare que~to du plice attacco, vide precipitarsi in città fuggendo da Gravere le rotte schiere del Mesko, che avevano ,perdnte le Barricate. Comprese l'inutilità d i una ulteriore r e-
un
)
(i) Lettera del Clli:rn:,le. Ardiivio di Stato - Sezione IV 1'0i-ino, scritta da Avigli:;na il 2i maggio i 800.
D URANTE LA CAMPAGNA D I MARENGO
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sistenza e radunate alle meglio le truppe , sfilando per la destra della Dora, marciò a Sant'Antonino. Il mattino seguente si ripiegò ancora a Sant'Ambrogio. I Francesi non molestarono la rit irata, contentandosi di bloccare la Brunetta., che a notte si a,rrese (1).
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:I.!
La posizione di Susa, sotto l'aspetto difensivo, nel passato non era delle più felici, perchè la minore gittata delle armi lasciava non battute alcune località e strade di massima importanza, che non si potevano materialmente occupare con le truppe, senza indebolire d i soverchio la difesa. La posizione di Susa,· ove si uniscono le valli della Dora e della Cenischia, è separata da, questi due corsi d'acqna in tre settori ben distinti : quello sulla destra della Dora, quello sulla sinistra della Cenischia, e fìnalmen t e q uello fra Dora e Cenischia. Il primo ed il t erzo hanno per rispetto alla città ed al 2° settore un dominio sensibilissimo, che si traduce per la difesa in maggiore difficoltà nello spostamento delle riserve e nella impossi bilità di preparare una seconda re'sistenza in basso, quando le alture siano andate perdute. Nel caso di guerra che abbiamo esposto, si aggiungeva alle precarie condizioni della piazza, il fatto che la finitima valle del Chisone e la fortezza di F enestrelle erano nelle man i dei Francesi ; vale a dire c_h e costoro avrebbero potuto a loro piacimento calare in val di Susa per il colle delle F inestre, e quello di Orsiera, a valle delle Barricate . . La caduta di Susa era quindi subordinata ad una azione aggirante che si svolgesse per uno dei suoi settori estremi (! )
Le narrazion i che si hanno di ques ta gioroata di co mbattimento non concordano.
Il Jott1'1Wl de t'a.rmée de llèse1·ve, pili· -t'adju1lant .TJrossiei-s, che non era pre,ente al fat~o d'armi che raccon ta, vi fa combattere truppe dislocate altrove. li rapporto del Berlluer al t° Console es~gera le pcr<lite austriache oltre il verosimile stimando i prigionieri fatti a 2500, ed i morti nemici 300. La narrazione austriaca sedibra la sola degna ili fede, r erchè concorda anche cou le informazioni dèl Cllianale al suo solito co rri iponden t.e in Torino. La relaz ione austriaca è riportata al tomo XXV I, pag. i91, anno 1832, di quel Giornale milita.i·e.
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OPERAZIONI DI GUERRA IN VAL DI SUSA
e nel caso esaminato appunto, fu in massima parte il movimento del generale "Valette, verso le comunicazioni con Torino, che gettò il maggior timore nel Lamarsaille. Il Valette, compiendo il suo arditissimo spostamento, compromise irreparabilmente la sua linea di rit irata, ma ciò malgrado non si può, a mio parere, che dargli lode, perchè in montagna le preoccupazioni eccessive del poi e del quando rendono i capi timidi, le azioni impacciate, insufficienti, lente; mentre si richiede invece ardire, slancio, rapidi tà. Tra due comandanti, uno di car attere riflessivo, l'altro impulsivo, i;itengo il secondo più adatto a condurre operazioni in montagna. Qnesto che sembra un paradosso appare invece esatto, quando si consideri che in quelle regioni le difficoltà di tempo, di luogo, sono grandissime e molteplici, e per cons,3guenza il pesarle una ad una, lo studiare di evitare questa o quella, di prevenire questa o quell'altra, senza giungere mai a togliere tutti gli inconvenienti ed i pericoli, lavorìo a cui si dedica il. riflessivo, genera nell'animo suo una infinità di dubbi, di se, di ma, che sono la negazione delle r~soluzioni ardite e dirò quasi temerarie, che si richiedono in questo genere di guerre. L' impulsivo~ vedrà invece subito lo scopo da raggiungere, le maggiori difficoltà da vincere, le più essenziali misure da prenq.ersi' e poi con lo stesso impeto che lo ha spinto a concepire il disegno, si dedicherà ad eseguirlo, superando con lo slancio, l'energia, tlltte le contrariata che · avrebbero trattenuto .sin dal principio il suo collega. L'uno sarà condotto per indole a far troppo, l'al tro a far troppo poco; tra i due mali conviene, mi pare, scegliere quelli prodotti dall'attività anche morbosa. Circa il dispositivo adottato dal Turrea.u per l' attacco, ossèrvo che non usciva dallo schema banale di t utte le operazioni di simil genere in montagna, cioè 'un grosso che manovra in fondo valle e due ali che si avanzano per le pendici laterali, mentre, date le speciali condizioni della zona rn cm operava, egli avrebbe potuto agire in modo più brillante.
DORAN TE LA CA MPAGNA DI MARENGO
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Tra Dora e Cbisone si estende il contrafforte d' Assietta che comincia ad innalzarsi presso Cesana nella cima del Fraiteve. Questa lunga barriera posta tra due valli, consentivt1 al ':I1urreau, sè ne avesse percorsa la facile cr esta, cli sovrastare a tutte le difese austriache in valle di Dora e di chiamare a se tutta la guarnigione · del Pragelato, meglio difeso con l'occupazione dell a Assietta, che con quella di Fenestrelle. È certo che gli Austriaci, alla sola notizia della marcia dei Francesi per l'alto, avrebbero dovuto o salire ad attaccarli, con gran svantaggio di terreno e di numero, o sgombrare Susa senza colpo ferire. In giug no 1704 i Francesi avevano eseguita questa manovra e per ignavia del comandante piemontese che difendeva l' Assietta se ne erano impadroniti con lievi per~ite, ora se ne sarebbero potuti insignorire con minore difficoltà perchè nessuno eravi a contrastarne il possesso. Scendendo ai particolari dell'attacco delle Barricate è notevole la mancanza di dominio sopra i propri nervi, dimostrato dal Turreau. · Egli non sa frenare l'animo agitato dalla impazienza, perde la giusta no~ione del tempo necessario agli aggiramenti da lui stesso ordinati e precipita gli a ttacchi, col risllltato che si è veduto. Questo fenomeno morale che al~er a le qualità del comandante è comunissimo n elle azioni di montagna. Una morbosa agitazione viene a sostituire la calma e la riflessione che avevano presieduto sino allora alla condotta delle operazioni e spinge i capi a precipitare le azioni frontali, frustrando i calcoli e le previdenze con tanta cura escogitate. Se fos se possibile, bisognerebbe cho i capi di stato maggiore di questi comandanti così eccitabili, potessero rimediare a tali gravi errori, rifiut andosi di trasmettere gli ordini contrari alle disposizioni già concretate, ed in via di esecuzione. · Rispetto alla difesa osservo, che a parte lo sciocco invio delle artiglierie a Torino, la ripartizione delle forze pare razionale su entrambi i fronti, non così si p1..1ò dire della r iserva t enuta a Susa, ossia in basso, di guisa che il suo accor-
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OPERAZIONI DI GUERRA I N' V AL DI SUSA
rere alle Barricate-fu tardo ed insufficiente. Nei terreni a forti dislivelli, ·come era quello dei vari fronti di Sttsa, la riserva deve essere tenuta nella zona più alta, perchè allora solo, rapido e pronto può farsi lo sposta:q.1ento 'di essa, su tutti i punti della linea di difesa. _ Se nella gio.rnala _d el 22 maggio il Lamarsaille avesse collocati tre almeno dei suoi battaglioni di riserva sul rovescio di monte Morone, essi avrebbero potuto entrare in linea subito dopo il-primo attacco del Turreau, alle 10 circa, e vigoa rosamente i~seguirlo in modo da togliergli ogni velleità d,i r innovare l'azione. Invece gli Austriaci dovettero attendere tre buone ore l'arrivo del r inctLlzo. ed intanto le colonne · nemi~he aggiranti ebbel'.O tempo cli guadagnare terreno e portarsi in misura cli agire. _ Infinè, se il contrattacco fosse stato immediato. il Lam~rsaille avrebbe potuto richiamare Susa con t~tto comodo la sua riserva per contrastare la · mossa del Valette. Era una manovra per linee int~rne cli . facilissima esecuzione' purc~1è si fosse tenuto calcolo del tempo e non soltanto dello spazio.
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Il 23 mattino il- generale Tnùeau raccolse ed ordinò in Susa tutte le truppe francesi, for·mandone due ·brigate, con le quali marciò a Bussoleno, percorrendo la destra.della Dora. La avanguardia composta da 5 compagnie granatieri e 50 cavalli, si avanzò sino a S. Giorgio. Il giorno seguente .tutto il corpo francese raggiunse l'avanguardia, mandò .poi verso sera 1000 fanti e 3 pezzi sulla sinistra del fiùme al villaggio di Chianoc . .Con siffatta dislocazione il Turreau aveva la pretesa di chiudere le strade cli ambo le rive dell~ Dora senza, accorgersi clie le due ali, sèparate da un corso d'acqu~ ~ra,~ersabile solo a Bussoleno, ossia-4 chilometri circa pii! md1etro, ., era.no alla mercè di una .vigorosa controffensiva del nemico. . Lo s~esso giorno, 24 ma.ggio, Turreau spinse una ricognizione smo a Vayes, 8 chilometri circa a valle di S. Giorgio, e
DIJltANTE LA CAMPAGNA Dl ~!ARENGO
1800
1383
200 uomini da Chianoc, in direzione di Frassinere, ad occupare quella specie di terra,::zo che sov1·asta da nord a Borgone e Condove. . L o sgombero_ di Susa aveva prodotto una grande agitazione nel quartier generale austri~co. Accorsero tosto da Torino in soccorso di Lamarsaille un reggimento di fanti ed uno di cavalli, il generale Kaim ..,,enne di persom1 ad Avi - . gliana, e fu raggiunto dal Zach, capo di stato maggiore dell'armata, spedito da Melaf? ad esaminare . de visu, l'entità del pericolo. Il Kaim ordinò lo sgombero delle valli del Pellice· e del Chisone, ed · il concentramento a '1'1:ana delle forze che le occupavano. Un reggimento di cava.lli. fu anche mandato ad Alpignano a guardia di quel ponte e della stretta di Casellette. Questi movimenti erano çompiuti il 25 maggio. · Lo :'ltesso giorno Tnrreau fece avlmzare la sua ala sinistra da Chianoc verso Condove; La mossa iniziata alle 14 circa, non trovò ostacolo negli avamposti nemici, che ripie.. ·garono subito sulla destra del fiume, per il ponte di Òonclove, che bruciarono. I Francesi continuarono a scendere sino a V1llar Dora presso Alm~se, mentre il loro distaccamento di Frassinere, per Macchie, si trasferiva a Rubiano a _pro~ezione del fianco sinistro. Gli Austriaci occupavano Villar Dora con d ue battaglioni e quattro pezzi di piccolo calibro; assalit i di fronte e minacciati sulla destra, ripiegarono al cader della notte in ~~lmese, dietro il torrente Vangeirone. La dislocazione dei Francesi, con un'ala ad una marcia più avanti dell'altra e separate da un fiume inguadabile, era certamente assai arrischiata, poichè lasciava piena libertà al nemico di batt erle separatamente. Ma gli Imperiali non pensarono di trarne profitto, anzi l'audacia del nemico generò in loro la convinzione che, dietro al Tnrreau fosse già scesa in Snsa tutta l'armata di Riserva e si tennero ad una difensiva prudente. · Il 26 ma.ggio 'l'urreau spinse avanti la sua ala destra ed . ' attaccò gh avamposti nemici a lla chiusa di San 1\{ichele e
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OPERAZIONI D I GO.ERRA IN VAL Dl SUSA
già li aveva respinti sino alle prime case di·Sant'Ambrogio, quando il maggiore Mesko: alla testa di tre squadroni, caricando impetuosamente e con raro i~peto. volse in fuga. le sue schiere. La sola 26a ¼ brigata perdette in quell'istante 200 'p rigionieri, tra cui 5 ufficiali. L 'inseguimento della cavalleria austriaca cessò presso Sant' Antonio, ossia a 6 chilometri dal luogo del primo scontro e T urreau potè alfine raccogliere le spaventate sue truppe. L'impressione chè il co~andante ed i soldati francesi ricevettero da questo atto di vigore del nemico fu enorme, tanto che l'ala sinistra venne richiamata a Frassinere, ed il giorno seguente, 27 maggio, tutto il corpo repubblicano retrocesse a Susa. Il generale Turreau era da tre giorni senza notizie delFarmata di Riserva; puntando sino a Sant'Ambrogio riteneva di aver soddisfatto all'obbligo suo; ma trovata quivi una resistenza che non si attendeva, cominciò a temere di essersi tirata addosso tutta l'armata austriaca. Il pensiero che u na rotta delle sue scarse forze avrebbe lasciate scoperte la Savoia ed il Delfinato, cambiò in timidezza la sua primitiva audacia e lo indussero ad ~na int.empestiva ritirata. La sua inquietudine crebbe con l'assottigliarai delle sue forze dovuto alla sfrenata «. maraude » a cui si abbandonarono i soldati e che sollevò contro i Repubblicani tutta la popolazione della vallata, rimasta sino allora indifferente spettatrice d ella lotta (1). L'improvvisa e precipitosa ritirata dei R epubblicani, dopo una così audace avanzata, rese dal loro canto .anche prudenti e dubbiosi gli Austriaci . Temendo che il Turrea,u macchinasse un aggiramento delle loro ali, con distaccamenti marcianti per val di Lanzo e valle Sangone, spinsero ricognizioni in quelle regioni, ed intanto stettero immobili allo imbocco di val Dora.
(il Il cittadino Yillard al preretto del Lemano, lettera datala da Susa 30 maggio 1800. o. c.
COGNAC,
DURANTE LA CAMPA GNA DI MARE!'I GO
1eoo
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Mentre questi . avvenimenti si compievano, il generale Melas aveva ricevuto a Cuneo la contemporanea notizia della presa di Ivrea, e della caduta di Susa. Si persuase al fine che u n serio tentativo per liberare Genova era i n via di esecuzione, ma siccome a suo giudizio la strada più breve per giungere a quella piazza era la Susa-Torino e non l'Aosta-Ivrea, così arguì essere dimostrative le operazioni tentate in valle di Aosta, risolutive quelle compiutesi in vallo di Susa. L a stessa magg ior e avanzata verso la pianura, della colonna scesa per la Dora Baltea, per rispetto a quella calata per la Dora Riparia, lo confermò nello apprezzamento che l'una fosse destinata a trascinarlo lungi da Genova, la seconda a rompere il blocco. In base a questo falso apprezzamento Melas diresse le sue forze versq Avigliana per chiudere quello sbocco, trascurando o quasi quello d'Ivrea. I combattimenti della Chiusella, la marcia di Lannes a Chivasso, e di Murata Vercelli, vennero troppo tardi ad aprirgli gli occhi. Il Turreau aveva quindi raggiunto perfettamente lo scopo: riuscendo ad ingannare il nemico sulla strada scelta dal 1° Console per calai:e in Italia. EoGENIO DE Rossr capitano dei bersaglieri.
lf. N UOVO RIWOLAllENTO o'ESERCJZ! , ECC.
§ 28. -
IL NUOVO REGOLAMENTO DI ESERCIZ[ PER L :E TRUPPE A PIEDI DELL'ESERCITO AUSTRO-UNGARICO
Conli11ua,::;io11e -
\'edi dispe11sn I ' lf
Vecchio ngolamrnto.
332. Quando nell'attacco è stata rotta col p roprio fuoco la forza di res 'stenza dell' o,vvers~rio, s i deve cost i ogere q ues to g ià scosso ad al,bandonare la sua posizione mercè una ulteriore avanzata (*). 333. Giunto il momento per queijt,i n.vaozata - J'A, sa lto - il c ,mandante il plotone comanda :
281. Se l'assalto alla baionetta da parte del la c:i.tena può aver luogo d i sorpresa il comandante del plotone ra inastare la baionetta e impartisce il comando:
Assalto!
e conduce avanti il plotone - se l'assalto non viene iniziato a breve distanza dappri nci pio al passo rapido. Gli u,mini devono inastare la baionetta durante il movimento. A circa 100 passi dal nemico, il comandao te grida : Hurrah! ,ì
Assalto.
Nuovo re.golamento.
Cessare il fuoco t -
3. Le perdite di una catena a teri·a sono notevolmente minori di quePe di una catena in ginoct)hio; se poi si considera che nella posizione di a terra, essendo meno esposti si è altresì più calmi, ed il fuoco può perciò riuscire più efficace, converrà far pr endere alla catena sernp1·e la, posizione di a terra, purchè il terreno lo consenta, anche quando siasi alle medie distanze. Non devesi però mai dimenticare che la prima condizione per un fuoco efficace è il buon campo di tiro; epperò la posizione del corpo dev' essere subordinata a questa condizione. 4. Nello attraversare in terreno scoperto le grandi distanze del tiro di fucileria, si è constatato che la disposizione più conveniente delle due compagnie di un mezzo battaglione in formazione di combattimento è quella che risulta. da una compagnia in catena e l'altra a_500 passi circa indietro, in ordine chiuso, coi plotoni affiancati ad in ter vallo di spiegamento. Q'l!,est'itltima formazione nonchè quella con le mezze compagnie affiancate sono, in terreno piano e scoperto, meno vulnerabili della colonna di plotoni o di me::::;e compagnie o della linea spiegata, e ciò non solo quando si è soggetti al fuoco frontale 'di fucileria, ma altresi quando si subiscono fuo chi obliqui e il fuoco d'artiglieria. Inoltre contro le dette formazioni è difficile constatare se i riparti vengono colpiti, ovvero se i proiettili cadono dina.nzi od a tergo di essi.
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ÀSSalto!
se invece è esclusa u na sorpresa dell'avversarlo, allora fa suonare dal trombettiere o tamburino i1ssalto. Il comandante il plotone comanda Cessa1·e il fuoco - Ava,iiti, e g uida la sq uadra di base. L'avanzata ba luogo dapprincipio al passo celere. La catena si serra verso la squdra di base. Al momento opportuno (nolle esHci tazioni a SO o 100 passi dall'avversario), il comandan ie del plotone grida:
Hur1·alt! Tutti gli uomini ripetono questo g rid o aa alta. voce e si getta no sul Tutti gli uom in i ripetono qnesto nemi co a tutta corsa, diritto avanti, g r ido àd al_ta voce, il t rombettiere senza serrarsi strettamente, cii> fao tamburino suona incessantemente cendo, verao il comandante del ploÀssalto, tut ti si g ettano con corsa ton e. energ ica sul nemico (pun ti 362 e 11 t rom bettiere od il tam burino, · 529). dal momento in cui pare esclusa 282. Dopo penetrati nella posi zione nemica devesi proseguire l'a, una sorpresa, dà incessantemente vanzata fino a tanto che l'a vveril segnale A s sa l t o. Quando il plotone combatte in sario rètrocede nte possa essere berdipende ntemente, una parte di esso sag liato. appoggerà di regola l'assalto col 283 Se l'avversa rio si ritira at fuoco. tra verso terreno coperto, devesi or 334. Devesi inseguire col fuoco dina re al plo tone di continuare la l'avversario che cede, al qua le scopo, nvanzata ed eventualmente di occ u se necessario, il plotone può essere pare la pos:zione guadagnata. (") Anche nelle esercitazio ni dere,i far rilevare 11rima di esegui re l' assnlto che fu conseg uita· la superio rità del fuoco,
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PER .(,E TRUPPE A PlEDl DELL'ESERCITO AUSTRO·UNGARl CO
ll, NUOVO REGOI,.HIENTO o'ESE RCI:t,I
condotto pe r breve tratto al di là della posizione anche nella ste,sa formazione in cui ha irrotto su di essa. Quando però non si potesse raggiungere il campo di tiro che da una li nea che sta molto più innanz i, allora il plotone si deve rap:damente riordinare du(ante il movimento in avanti. Non ddvesi tollerare l'ioseguimentodisordinatodi singole sq uad re.
Non devesi tolle rare l'inseguimento disordinato di siog-o_le squadre o di uomini tpunto 532). 284. Quando l'assalto non riesce, il plotone -rE>trocede, di regola, diritto indietro; nelle fsercitazioni ciò fa al passo e in perfètto ordine. L'arresto e la radunat a avveugono. a seconda della situazione del combattimento, o dietro il più prossimo ripuo sotto 18: protezione di altri repa rti, ovvero all'infuori del fuoco efficace nem"ico.
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L'asterisco al punto 332 ci preannunzia. diggià la condizione che il N. R. ha molto più accentuata, 'e che vedremo sottolineata al punto 573, circa il conseguimento della superiorità del fuoco prima d'iniziare l'assalto. Esso però qui rivela un intendimento essenzialmente morale, perchè mira a rinvigorire nei soldati la fede nel successo dell'ultimo e più pericoloso atto del combattimento, e ne rinfocola lo spirito di sacri· ficio. Al caso vero essi già sanno, per averlo sentito dire in pace ad ogni esercitazione, ohe il comando per l'assalto rappresenta. l' inizio dell'affermazione di un grande vantaggio diggià consegm to: la superiorità del · fuoco. Ed è dalla cognizione di ciò da parte dei so,ldati che, secondo noi, il N. R. si ripromette un impeto maggiore nella esecuzione di quel · comando· di versa mente non ci potremmo rendere ragione del perch~ debbasi rendere nota ai gregari una circostanza in base alla quale solo i loro superiori sono chiamati a decidere. Verso la fine del commento al § 26 rilevammo che il N. R. non in.tende eh~ nel.l'avanzata a sbalzi le squadre serrino verso quella di base. Questo intendimento, che allora potemmo dedurre indirettamente dal parallelo, col corrispondente paragrafo del V. R, è ora esplicitamente dichiarato per l'assalto in opposizione al pre~oritto dal vecchio punto 281~ ed è gi us~ificato, come dicemmo, dalle ragioni addotte al punto 567.
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Il N. R. stabilisce che quando il plotone è isolato debba, di regola, lasciare indietro una parte di sè per appoggiare l'assalto col fuoco. Prescrizione analoga è s!l,ncita al puntò 412 per la compagnia isolata, al punto 492, che richiama per il battaglione le prescrizioni date per la compagnia, e al punto 576 ove si parla del combattimento in genere (attacco), e dove però il criterio risulta alquanto attenuato, perchè, invece della espressione: « di regola », si dice: « solo quando sia. po::isibile ». A vrei;no occasione _di ritornare su questa importante quistione del frazionamento delle forze nel momento dell'urto; però non esitiamo ad esprimere fin d'ora il nostro giudizio, almeno per quanto ha tratto al plotone, e cioè che il cri~erio ora detto, il quale -non :figura nel corrispondente paragrafo del V. R., pare rappresenti l'esagerazione dell'altro, che vedremo campeggiare in seguito assai più di prima, relativo alla necessità di appoggiare l'avanzata col fuoco di reparti fermi , sempre quando siasi nella zona efficace del fuoèo nemico. Il modo di . operare di un plotone, dati gÌi scopi ohe in massima possono essere a questo assegnati, deve assumer.e la caratteristica di un'azione rapida ed impetuosa come quella d'una grossa pattuglia. È infatti generalmente ammesso che per un nucleo di una cinquantina di uomini non vi possa essere at-.tacco o difesa manovrata, quindi non debba esservi alcuna preoccupazione d i parare un possibile contrattacco, o di arrestare un eventuale inseguimento in caso d'assalto respinto, o di preservarsi una qualunque linea di r itirata, ecc. Se si considera che essendo isolato, il plotone avrà pnr dovuto distaccar e alcuni uomini per le misure di sicurezza, e che altri forse ne avrà perduti per effetto del fuoco nemico, il lasciare indietro qualche squadra per appoggiare col fuoco l'assalto delle altre, significa mettere a repentaglio la riuscita deìl'assalto stesso. D'altra parte quale ' assegnamanto può farsi sulla efficacia del fuoco di coloro che rimangono all'appostamento; quando si è a brevissima d istanz_a dal nemicc, e le due parti sono snl p unto di confondersi in una .mischia corpo a corpo? B con quale animò possono muovere innanzi coloro che assaltano quando sanno che potreb88 -
A'.'INO XL\'ll.
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PER. LE TRUPPE A PIEDI DELI) ESE RCITO AUSTRO - UNGARICO
bero essere colpiti alle spalle od ai fianchi dagli stessi compagni che stanno fermi ? E nemmeno sappiamo giustificare perchè la baionetta debbasi inastare, non più come una volta, prima di muovere dall'appostamento che precede immediatamente l'assalto, ma durante l'assalto stesso, quando cioè il soldato trovasi in cond izioni assai meno adatte per eseguire quella operazione. Circa la ritirata di cui è cenno al punto 284 del V. R. vedi il paragrafo seguente :
-fosse, sarebbe una manchevolezza, non giustificabi le neanche .allegando ragioni di carattere morale, giacchè il sopprimere una prescrizione non equivale a sventare il pericolo che essa ,prevede. Ed infatti quali potrebbero essere tali norme al1' infuori di quelle stesse che sono stabilite per la r itù·ata -comandata? Quindi, se non nella lettera, una corrispondenza intenzionale v'è tra il contenuto del nuovo § 29 e quello del vecchio punto 284. Senonchè la soppressione di quest,o punto 13 Ja nuova espressione ritirata comandata, par e a noi abbiano avuto per iscopo di non mep.zionare in forma esplicita la pre· visione di un grave insuccesso; ed è qui che. sta il valore es·s enzialmente morale della innovazione, il quale deve avere inspirato àltresì la soppressione, come in seguito vedremo, della 2• alinea del punto 363 e quella del punto 536 del V. R. nei ,quali si parlava del modo di agire, i~ caso d'assalto non r iuscito, rispettivamente per la compagnia e per q ualsiasi grande unità. Anche noi, una dozzina di anni or sono, sostit uimmo, per una ragione analoga, alla parola ritirata quella -indietro per fare retrocedere la catena.
§ 29. -
Ritirata.
Questo paragrafo è stato aggiunto di pianta nel N . . R. 335. Se du rante l'ava nzata od il combattimento in un a posizione viene dato l'ordine per la ritirata, questa (rit i rata c om andt.ta)- p rescinden do da condi zion i di terreno par ticolazmente favorevoli - sarà possibile senza pe rdite molto considerevoli solo quan do il plot onE> non si trovi a ncora nella zona pi ù efficace del fuoco dell'avversario. A llora si deve retrocedere in modo analogo a quello dell'avanzata, di copertura in copertura ed a soste. 336. La ritirata su reparti retrostan ti devesi eseg·uire in modo da non impedi re a questi l' impiego de lle armi; il nemico ch e iosegue de v'essere bersaglia to, q ua ndo è possibile, nel fianco. 337. Se il plotone si t rova g ià nella zona più efficace del fuoco dell'av versario, il comanda.n te di plotone (qualora non abbia ricevuto l'ord ine pe1· la riti rata) deve avere presente che la persistenz11 ne lla posizione raggiun ta o conquistata ha qu asi sema eccezione per conseg·uenza perd ite minori che la ritirata.
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IL NUOVO ltEGOLAMBNTO DI ESF.RC! Zl
Nessuno dei tre punti di questo paragrafo corrisponde nel suo significato letterale a l punto 284 del V. R.; e nemmeno nei capitoli che trattano del combattimento delle varie unità e del combattimento in genere (punti 414, 493 e 586) troviamo prescrizioni che nel det to significato si possano dire a quel punto corrispondenti. Ma si potrebbe con ciò asserire che il N. R. non fornisca norme circa il modo di operare in caso d'attacco respinto? A noi non pare; se così
§ 30. -
Difesa contro un attaèco di cavalleria.
Niu,vo 1·egolame1ito.
Vecchio 1·egolame-nto.
338. Pe r respinga re un attacco -di cavalleria r essenziale s i è di prendere il fronte necessario per far fuoco ed eseg·uire questo con calma e mirando. 339. All'approssimarsi di cavalleria nemica il comandan te di i,lotone dà il comando : Da tale direzione, caval/e1·ia, ovvero : oòbli qu·'t desti-a (a sinistra, et Jergo\ ca·valle1·ia ! fa, se è necessario, .p render·e subito al p~otone (od a. singole sq uadrej il fronte corrispon<len te, utilizzando i ripar i o g-li ostacoli esistenti, e comanda, se lo stima co nven'ien te, d'i nastare le baionette.
285. Io cate na devono prendere le necessarie disposh.ioni di difesa solo q uei plotoni che sono d irettamente minacciati da un attacco di cavalieri (pu n to 555) . A questo scor.o le squad re devono assume · e un fronte ed u na disposizione favorevoli pe r pote:r far fuoco. 286. Allo apprOS8imarsi di cavall eria nemica, i.I coma ndante di plotone dà il comando: Cava lltwia !
Nelle esercitazioni inolti·e indica. la direz ione verso .cui appare e la
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PE R r,E 1'RUPPE A P IED I DELL' ESERCITO AUSTRO-U NGARJCO
JL NU OVO RE GO T,A)fE NTO Dl ESERCI.Zl
Se la difesa contro l'attacco di cavalleria ba l uogo sotto il fuoco nemico deves i far prendere, per quanto è possibile, quell a posiz.ione del corpo · cbe offra il mini mo ber saglio. 340. Se il p loto ne viene direttamente attaccato, solo rararneute sal'à con veniente di aprire il fuoco prima di 600 passi; spe9SO con,·errà cli fare avvicinare la cavalleria .. Se il plotone coopera. nella difesa di un attacco di ca,a ll eria diretto contro• un ·altro r eparto, allora può far fuoco anche a distanza maggiore. 341. A nche nella di fesa con tro càvalleri a, l a princi pa le s pecie d i fuoco è il fuoco iwi ivi d uale.
Seguono parecchie prescrizioni, che il V. R. menzionava .,al § delle formazioni, e clie trattano della costituzione della -compagnia e delle mezze compagnie, del posto .d egli uffi 7 -ciali e di altri particolari meno importanti per il nostro studio. I §§ dal 32 al 37 trattano de.lle formazioni, dei passaggi da una formazione all'altra, nonchè del maneggio d'arme e dei movimenti della compagnia in ord ine chiuso. Di essi ci limitiamo qui appresso a rilevare solo le . innovazioni più salienti, senza nemmeno ·soffermarci su quelle che sono una conseguenza od una ripetizione nella scuola di compagnia delle innovazioni già r.i levate nelle scuole della riga ·e del plotone. ·· 1° È lasciata al comandante di compagnia piena facoltà di disporre questa in qualsiàsi formazione oltre quelle regolamentari della linea spiegata e della colonna, sempre -q uando lo esigano le condizioni del terreno, del combattimento e della strada (punto 8 già riportato, e punto 355 del N. R.). 2° Nello attraversare boschi, macchie, ed in genere per · meglio utilizzare il terreno, nonchè allo scopo di diminuire le perdite in terreno aperto converrà spesso marciare coi plotoni o le mezze compagnie affiancate, mantenendo o co. munque modificando l'intervallo di spiegamento. 3• Per diminuire la profondità della colonna è consiglia. bile talvolta formare la colonna di mezze compagnie. 4° In massima devesi evitare il framrnischiamento tra uomini di compagnie diverse. 5° Il V. R. non prevedeva la formazione della colonna · sul 3° plotone quando la compagnia ne aveva 4; adoperando ·espressioni più adatte il N. R. ammette altresì· questo caso. 6° Nella marcia in colonna., devono mantenersi coperte non più le guide d i destra dei plotoni retrostanti a quello -<li testa, ma le file del centro.
distan za; indi devonsi inastare le· ba ionette (pun to 141 ). 28'1. Sittosto la cavall eria si sia. avvi cina ta a 500 passi circa, si comanda no alle squadre le sal ve di squ adre.
Apposito paragrafo del V. R. costituito da un solo punto, (288) accennava alle radunata delle squadre quando trova.vansi distese. Il N. R. l'ha soppresso. !I l CA PITOLO. -
1° SottocaJ!itolo. -
§ 31. -
La Comp agnia.
La compagnia. in ordine chiuso. Prescrizioni generali.
]'{uovo regolainento.
Veccltio regolamento.
34 2.. L a c o m p a g n i a d e v e sempre rim an ere nella mao o del suo coman d an te e poter a s su m e r e in o g· n i sit u az i one, senza per di ta di t e m p o, q u e I l a f o r m a z i o n e che ric h iedono l e circostanze. La scuola di com pagni a de ,·e m i ra re a collega re la opportunità delle forme e dei m ovim en ti con la massi ma spig liatezza.
289. La scuola di compagnia è la par te più importante dell'istruzione della. fanteria - con e8Sa ha termine l'addestra.men to tattico der graduati. La secon da alinea di' questo punto. è ide11tica alla prima del p unto 34.2 del N . .R. .
139:3
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I L NUOVO REGOLAMENTO DI ESE RCI ZI
20 Sottocapitolo. ~ 3.8. -
Modo di com battere della compagnfi..
Gener alità e form azion i di co mbattimento.
N uovo regolamento.
Vecchio 1·egolamento.
382. In combattim en to la. compagn ia si di vide in c .a tena e 1'is e r v a d i c o m p a g n i a. 11 numero d e i p I o ton i da destinarsi sul prin cipio in catena d ipende dalle condizioni de l com battimento, dalla . e nt ità de ll o spazio, nonchè dall'esse re la. cornpagn:a inq uadrata o isolata. In date circostanze anche tuttfl la compagnia può essere spiegata in catena fin dal pri ncipio. 383. La decisiva importanza che ba il fuoco nel combatt imento inducè a raggruppare in tal m odo i plotoni da poter mettere in tizione fin dall'in.iz io un g ran numero di fucili . SenoncÌ1è l'im piegare subit.o i plotoni che tale scopo rich iede rebbe trova. un limite nella conside:a zione che il fuoco della catena dev'essere alimentato e, nell'àttacco, portato più innanzi dalle ri serve. Secondo.c bè q uesti còmpiti !< pettano al la sola compagnia, ovvero sono affidati tutti od in parte ad al tre compag·n ie, la r iserva potrà essere pi ù o meno forte e tal volta non es.iste re a ffatto. Essa sarà tenuta, di r egola, della mass ima forza quando la compagnia, essendo isolata, incomi ncia u n combatt imento in co n d i.zion i non a ncora chiarite. 384. Pe r I a es t e n s i o n e d e 1 fr on t e che 'la compagnia de ve occupare nel combatti me nto non si possono da re prescr izion i tassative.
344. Pel combat timen t o la compag nil, si divide in e ate n a e, 1· i' s e 1· va d i e o m p a g n ?° a. 601. L a compagnia comba tte per lo più in unione immediata col bat tag lione, raramen1e isolata. 602. Se la compagnia deve pe r te mpo più o meno lungo fa r e · assegna m e n t o so p r a s è· s t e s. sa - quando non sia pOS$ i bile entrare in az ione all' im provviso - è per lo più con veniente· mandare in catena s u l pri ncipio del c.o m battimeo to sola mente un plotone, ed impiega.re g li ait ri solo a.. m isura del bisogno. 603. Quando è i nquad rata. nel b at t aglione , il comanda n te la . compag-nia è legato àgli ord ini del comandante del battag lione ed all e re lazioni con le altre tru ppe c he combatto no; e!1tro questi lim it i però a.gisce di propi·ia iniziativa pel conseguimento dello scopo comune . 604. 11 nume ro dei plotoni che in questo caso devoosi destinare fi n dal pri nci pio a.Ila formazione del la catena d ipend e da lle circos tanze del com battimento e dalla en tità. dello spazio. Devesi e vita.re per q uan to è poss ib ile di distende re subito tu t t ,.. l a compagnia . 845. Per poter cond urre la compagnia nel combattimen to co n un ità. d i azione e poter man tenere la catena a ncora s ufficienteme nte densa. anche dor,o pe rd ite rilevanti, il
pER LE T R OPPE A PIEDI DELL'ESERCITO AUST RO -UNGARICO
Nell' atta ce o, essendo inquad rati , dov e si trat ta di m antenere suffi cien temente densa la.catena anche dopo perdite rilevanti, sarà per lo più conven iente c he il fronte della compag n ia. s ia da 130 a J 50 passi. Nella d i fesa il fronte potrà spesso essere mas-giore. 385. L' o rdine di com batt i m e n t o può essere preso da og·ni formazione e verso ogni d irezione, sia du rante la marcia che sul posto. Il c omando pet· p r e n dere l'ordi n e d i comba t timento deve b revemente contenere, in qu:inte è necessario e nella s uccessione che all'occor renza è la piil conveniente: la d irezione e lo sco po dello spiegamento, i plotoni che devono formare la catena. il fronte da occu pare, la di rettrice di marcia, il plotone di base e il posto della ri serva di compag nia.. Così ad es: Sul d(!.V(mti - Attacco (o a1)am:ata)! T ctle plotone in catena. Obbiettivo di ma1·cia la casa! La ri'se1·,;)a a scaglione a sinistra! ovvero: Oòliqu'a sifiisti·a - Occupàzione .del fosso dal ponte fino ali' albero! Tale plotone e a sini stre& di esso tal'altro in catena! La r iserva p1·esso i l mttcckio · di fi eno! ovvero: Sul posto - Tale (o tale e tale) plotone in catena.' Il tale plotone è di /Jase ! La riserra di, tro il centi'o ! ovvero: S parare contro l'arti'yliei·ia cl1e sta pe1· mettersi in posizione! Sul davanti nel fo sso - Compagnia i'n .. catena ! Di co1·sa ! fo date cil'cost.anze si può anche disporre diret.tame nte dei p lotoni.
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fronte della com pagnia non de,•e s uperare i 100 passi. Questa estensione deve servire di · norma anche con gli effett ivi d i ;:,ace. E n tro t ale spazio i plotoni destinati in ca tena devono tenersi per quanto possi bile r i un i ti e fra di essi m antene rsi in terva:lli conve nienti (punto 492). Se le circostao ze rich iedano u na magg iore o minore estensione di fronte, le compagn ie dov ranno comportar~i in conformità (pun to 499). 346. Il passaggio alla disposiz ione delle t r uppe pel com battime nt'o può aver luogo da ogn i formazione e ve rso ogni direzioue sia d u r a nte I a marc i a che sul posto. Il comandante di ·cor.opag·nia de signa la direzione dell'avanzata ov. vero lo spazio da occu parsi - il plotone od i plo toni c he devono formar e la catena ed il fro nte da occ upa.re - il plotone d i base, fi nalmente il posto dell a riserva di compagnia (punti 262 e 431 ). Così ad es.: A·vanzata od Attacco sull' altt~ra ! ovvero:
Ocaupazi·one dell'argine (fosso , o simili'), tale (o tetle e ta.le) plo to ne in catena .' da .. . . a .... ! I l tale plotone è di òase ! La 1·ise1··v a di compagnia di'etro l'ala destra o sinistra (o presso il boschetto)! Durante la ma rcia, i comanda n ti de i plotoni dest inati in catena, con· ducooo s ub ito questi atessi in ord ine chiuso, regolandosi sul ploto ne di base, nella posizione coma ndata. Un trombet tie re s i reca al plotone d i base, g li altri trombettieri e tambu rini rimangono presso la riserva di compagni a; le ordinanze (punto
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IL NUOVO REGOLAMENTO DI ESERCIZI
386 I comandanti d i plo toni de stinati in catena conducono subito questi - dapprima io ordine ch iuso qu nlora lo consen t a l'azione del ne mi co - sul gi usto fronte e ad in tervallo con ven iente dal plo to ne di base. Un trom bett iere e lo stimatore di d istanze si recano dal comandante di compagnia, gli alt ri t rombettieri e i tambur ini vanno alla ri serva di compagnia . Ques ta - quand o i plotoni che la forman o ri mangono rinni ti - viene comandata dal capo plot~ne più elevato in grado (o più anz iano) di questi plotoni e condotta al sno posto. li comandan te d i com p agn i a cura, s e necessario, la es p lor a z i o ne e la s i cur ezza, nonchè il mantenimento del col lega m ent o coi riparti vicini. 38'7. Se la formaz ione di com bat t imento vi ene presa sul davan ti dalla formazione in colonna o dalla colonna di marcia, allora i plotoni ret rostanti ch e sono des ti nat i in catena (nel caso che il comandante la compag nia non ordini altro) pre n dono il loro posto come nel movimento per lo spiegamento in l inea. :388. Il co m a ndant e d i com pagnia in combattimento deve a,,ere in ogn i tempo alla mano la direzione di tutta la compagnia. Egli s i tiene lil donde può meglio d irigere il combattimento, e non deve ordinare piccole di sposizioni di dettaglio che distraggano la sua at t enzione dalla condotta dell'i ns ieme. 389. I e o man d a n t i d i p I oton e comandano il passaggio dei plotoni in catena s ittos to lo r ichiedano le condizioni del comba ttimento.
301) si recano dal co mandante la
co mpa gnia. 347. Su 1 pos t o il plotone' di base rimane fermo, gli alt ri plotoai destinati in catena p rendono l 'in terval lo verso u n lato. ::!48. Il passaggio in catena vie ne coma ndato da i comandanti di plot one sittosto lo richiedano le condizioni del combattimento (punto 525). 349. I plctoni non destinat i in catena form ano la 1·is er1Ja di comp agn i ci. Questa viene collocata, a seconda de lle c ircostanze del comba ttim ento e del terre no, o d ietro il centro o dietro un'a I a della catena (p. 502). Questa alima è idenNca alla seconda alz'ne(J, del pu1ito, 390 del N.R. e vi si r ichiama i l punto 509 del veccl!fo. Al!' istruzione i u terren o a pert.o , la d istanza sarà di ci rca 200 passi. Ne l passa re all a form azione di com ba ttimento, durante la marcia, la riserva di compagn ia s i arresta fluo a tanto che la catena non abbia com piu to il relativo sbalzo avanti, e se il passagg io avviene sul posto, essa viene su bito condotta nel s ito comandato. Quando il comandante di com pagnia non si tien e egli stesso presso la riserva, ne assume il con~ando il capo plotone pi ù anz iano. La riserva deve costantemente tenere collegamen to -colla catena (o col comandant e cli cqm pagnia). 606. ·Questo punto è identi co alla p r ima alinea del punto 388 de l N. R. e 1Ji sì r i cftù1ma Il 7Junto 2 89· del veccltio. 620 Il comandante la compagnia non deve ordinare disposizioni di det-
PER LE TRUPPE A PIED I DELt,' ESl, RO!TO AUST RO• UNGAlll CO
Essi devono armoniz zare la loro -e ondotta in conformità del cò mpi t o e del.la intenzione generale col modo di operare del plotone di base o di que l plotone che, u tili zzando favore voli condizioni , abbia nell'attacco, guadagnato terreno, senza aspett arf' ord ini speciali pei' o_g·ni inciden~e. · Ess i devono costantemente prò · Curare di r imane re nella gius ta s i. tuàzione entro la compagni a; nel caso che le condizioni del combattim~oto abbiano cagionato una separaz ione, ovvero siasi adempi u to ad un particolare incarico, essi debbono a l più presto possibile r iunirsi alla compagnia. Devono su bito rife rire le osservazioni che possono infl uire_s ull 'an dame nto del combattimento, e, se dall'indug io può deriv are un i;erico!o, agire di propria iniziat irn . 390. Dipende dal terreno e dalle ,, ci rcostanze del combattimento se i plotoni cbe formano la r i s \l r v a . d i com pago i a devono seguire riuni t i o separati, nonchè il posto . e · la formazione della r iserva stessa. No n s i può s tabil ire tassativa mente la sua distaoza dall a catena; la riserva deve semp r e -essere in grado a' i nte r v e n i re in t e-m po, pur rimanendo però al coperto da perdite pro. -dotte anzi tem po dal fuoco !!emico. La r iser va d i una . compag nia i so I a t a o cbe si t rovi ad un'ala di una linea di com battimento deve, quando è possib ile, essere impieg ata per avvolger e l'avversario, ov · -vero per respingere un avvolg imento nemico; peraltro però qua~do ·-è i n quadr ata la s'impieg a per .rinforzare la catena.
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taglio che dis tra ggano la sua at t enzione dalla condotta dell'insie me (punto 25) ( Vedi seconda alinea del punto 388 del. N. R.). 607. I comanda nti di plot one !i~vouo arm'onizzare la loro condotta in conformltà de l còmpito e della intenzione genera le col modo di operare del plotone di base, senza aspettare ord ini speciali per ogni incidente ( Vedi seconda alinea del punto 389 de l V. R.). La seconda alinea di questo punto è idenUca alla te1·za alinea del p u1ito 389 del N. R. 608. Se ad essi r iesce di fare os · servazioui intorno ad una q ualsiasi circostanza, che renda necessario un ordine del comandante la compagnia, g liela devpno tosto riferire ( Vedi l'ultima ali'nea del pu1ito 389 de l N . R .). , 609. La riserva d i una compag nia iso la ta o che s i trovi all'ala di una linea dì com battimento, de v'essere dal suo comanda nt e impiegata essenzialmente per avvolgere l'avversario; se è inquadrata fra altre tr uppe la s'impiega per rinforzare la cat ena (§ 37). ( Vedi terza alinea del punto 390 del N. R.).
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tL _N UOVO REGOLAMENTO DI ESERCIZI
PER
391. Il com a n d a n t e 1 a r i ser v a deve possibilmente stare là dond~ possa, vedere il comandante la compagnia. Se p.er fare ciò dovesse allontanarsi troppo dal suo repar to dovrà distaccare alcuni u o~ini che gli trasmettano i cenni (o gli ordini) del comandante la compagnia.' In terreno coperto si devono destinare, se necessario, delle file , le quali mantengano il colle gamento colla catena.
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TRUPPE A PJED[ J)ELL' ESERCITO AUSTRO-UNGARICO
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come g ià no~ammo nel breve commento al § 25 (vedi punto . 290° del N. R.), la ripartizione degli uomini sul fronte non dev'essere più fatta a gruppi, ma raèlamente; che ,è stata ~oppressa la 2" alinea del punto 345, con la quale si prescriveva che i plotoni in catena dovessero tenersi per quanto possibile riunit i, e che infine al comando per la formaz_ione dell'avanschiera i plotoni destinati in catena devono rima~ere in ordine chiuso solo quando l'azione del nemico lo consenta. A questo proposito notiamo che il V. R. tassativamente prescriveva ai dett i plotoni di rimanere sul principio in ordine chiuso altresì al punt o 524 (3" alinea), che tratta della ripartizione delle compagnie in .catena e sostegno, nella · zona delle grandi distanze di tiro di fucileria (oltre i 1200 passi secondo il V. R.) . ll nu.ovo ha modificato il punto 561,. corrispondente a quest'ultimo del vecchio in conformità di quanto dice al pimt,o 386, . per cui nella zona del fuoco nemico le compagnie o si dispongono in avanschiera, nel qua} caso i plotoni destinati a formare la catena possono talvoltarimanere sul principio j,n ordine chiuso; ovvero si distendono interamente in catena quando in ordine chiuso offrirebbero bersaglio troppo considerevole. Non occorrono consider1,1,zioni per dimostrare quanto siano più razionali i nuovi criteri;. solo vogliamo rilevare che tenuto conto d i quanto è detto al punto 300 circa il momento più opportuno per aprire il fuoco, resulta confermata la deduzione nostra menzionata verso la fine del commento al § 26, e cioè· essere perfetta· mente ammessa la formazione della catena come semplice, espediente per diminuire le perdite nell'avanzata. . L 'ampiezza del fronte o viene determinata dal numero e, . dalla forza dei plotoni destinati in catena, g iacchè se nel comando nulla si stabilisce al ~iguardo, gli uomini ·devono disporsi a due passi d'intervallo l'uno dall'altro (Vedi punto 290); ovvero dal particolare topografico che il comando stesso designa come linea da occupare. E qui il N. R. analogamente a quanto fa nella scuola di plotone (Vedi punto 291), riporta più numerosi e svariati esempi di comando per la formazione della catena ( comandi che nella traduzione italiana ri--
** * V'è adunque nel N. R. una maggiore tendenza· ad impie- · gare fin dall'inizio un considerevole numero di fucili (ciò· che può rilevarsi altresì dal punto 561, ove è detto che fin . dal principio la catena non dev'essere troppo debole), ed altresì. una intenzione meno restri ttiva circa l'immediato im.:. piego di tutta o quasi la compagnia al fuoco. Questa seconda caratteristica risulta più evidente quando si consideri la condizione da cui il N. R. la fa dipendere, e cioè la cooperazione maggiore o minore di altri reparti; imperocchè, combattendo la compagnia per lo più inquadrata, si potrà fare ììon di raro assegnamento sul concono di questi reparti per potere alimentare in seguito la linea di fuoco e portarla più avèl,nti . nell'attacco. È stato poi assai opportunan:ente aggiunto il criterio (che s'intuiva, ma non era esplicitamente dichiarato nel V. R.), che quando la compagnia è isolat a e la situazione rion sia b,e n chiarita converrà avere una riserva d i forza massima. 1 concetti espressi nel nuovo punto 384 sono menzionati . · nel -:ecchio punto 499 (combattimento in genere); ma fin d'ora troviamo una differenza per quanto ha tratto all'ampiezza del fronte, ed è che sia nell'attacco che nella difesa tale ampiezza è notevolmente cresciuta; per cui a parità di forza impiegata in catena gl'intervalli risulteranno ora magg iori e minore sarà la vulnerabilità. Ed è da ascriversi ap'· . punto a questo stesso scopo di .diminuire la vulnerabilità che,_
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s ultauo alquanto prolissi), tra cui notiamo l'ultimo che, esigendo una grandissima rapidità di esecuzione da parte di tutta' la compagnia, manca di parecchie delle indicazioni che invece contengono gli altri. P er conseguire tale rapidità nel caso special e che la compagnia trovisi in colonna di plotone od in linea di fianco, il N. R., ripetendo pei plotoni della compagnia quanto già ha prescritto per le squadre del plotone {Vedi punto 294), stabilisce che in tal caso il passaggio in catena avvenga colle stesse modalità dello spiegamento in linea di fronte, a meno che il comandante non prescriva diversamente ; perciò, al semplice comando in catena il 2° plo tone si distende a destra di quello di testa e gli altri due -si distendono a sinistra. Maggiori preoccupa:zioni rivela il N. R. per il servizio di ·esplorazione e di sicurezza e per iI collegamento coi reparti laterali; ciò risulta non solo dalle nuove prescrizioni dell'ultima alinea del punto 386, ma altresì dal parallelo tra il nuovo punto 296 ed il vecchio 266 e da quanto vedremo .s pecialmente ai nuovi punti 487, 543· e 558. Infine richiamiamo l'attenzione del lettore, per quello che -diremo nel commento al seguente paragrafo, sulla 2· alinéa, -del punto 389, corrispondente alla 1• del vecchio punto 607, -dalla quale risulta che non è più solamente il plotone di qase -quello che regola il modo d'operare della catena. § 39. -
Movimenti e cambiamenti nelle formazioni di combattimento.
Nuovo ?:ego/amento.
Vecchio 1·ego/amento .
31)2. I movimenti della catena ·avvengono d'accordo col ·plotone di base Un eventuale arresto di questo però non dev'essere occasione percbè g li altri plotoni si ferm ino. 393. Sotto -il fuoco efficace del n emico l'avanzata della catena deve essere appoggiata col fuoco dei re-. parti late ral i. Quando si è inqua-drati, sarà per lo pii1 convenien te
350. I movimenti della catena avvengono in stretto accordo col pio· tone di base (punti 268 e 269). 351. L'ava nzata a sbalzi (punti 2'11 e 525) avviene contempora ne amen te con tutti i plotoni della catena al comando del comandante di compagnia se egli si t rova sulla catena, altrimenti per ,impulso del plotone di
l'E R LE TRU PPE A PIEDI DELL' ES8RCITO AUSTRO - USGAR! CO
irrompere avanti contemporanea men te con tutti i plotoni de lla com . pagnia che sono in catena, mentre le compagnie vicine eseguiscono il fuoco. Quando la compag nia è iso lat a, l'a vanzata dovrà aver luogo, di regola, a scag!ioni. L'avanzat.1, della catena o di·una sua parte ba luogo al comando del comandante la compagnia, o pe r impulso di quel plotone che tr'o va favorevo li condizioni per muovere innanzi nella direzione indicata. 394. La riser va.' segue la catena nella eventuale forma zione che meglio corrisponda al terreno e pi ù attenu i l'effetto del fuoco nem ico. 395. Il r i n f o r z o d e l I a cat e n a avviene prolunp:andola o raffi ttcndola. Quando la si p r o I u n g a, il rinforzo può r imanere a pari alt ezza della càtena. Nell'attacco però si deve tendere ad irrompere oltre la catena sorpassa. n dola. Questo ultimo modo rende necessario, come l'avanzata a sbalzi - prescin·d endo da condizioni di terreno particolarmente favorevoli - cbe l'ala della caten!\ che continua il fuoco cessi di sparare sempre quando la parte di catena che rimane a far fuoco e quella che avanza non sieno separate da sufficiente intervallo. li r a ff'i t ti m e n t o della ca tena nel! 'attacco deve, di regola, essere u tilizzato per ~seguire uno sbalzo innanzi, il quale deve aver luogo sittosto il r inforzo, formato in catena, ragg iunga la c·a teoa antistante. Se pe rò il comandante, trovandosi in condizioni difficili, ri tenga. necessario di dare alla catena per l'avanzata un impulso particolarmente
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base, al quale il suo capo deve comandare Cessar·e i/ fuo co e poi ÀVa?iti. I plotoni serrano g ra<1atamente,,erso quello di base (punto 2'11). 352. La r iserva di compagnia segue i movimenti della catena nella . forma che all'occorrenza si stima . più conveniente. 353 Il rin fo rzo della catena avviene prolungandola'e raffittendola .. Il comandante della compagnia designa il plotone (o i plotoni} destina to all'uopo, lo scopo e la dire- ;\ione, come ad esempio~ Tale (tale e tale) plotone I p?'Olun gamento dell'ala destm (o sinistra_ (o N1,flittamento), dfrezione ...! Per il p r o l u n g a m e n t o il plotone {o i plotoni) relativo muove ve rso l 'ala designata - per il ra ffittamento, va, o l'iunito o per squadre, negl' intervalli esistenti della catena. 354. Quando dive1;si plotoni sono fram mischiati in catena, ogni comandante assume il comando di tutti i soldati o gruppi ch e si trova no sopra un tratto di fronte corrispondente all'incirca all'estensione del fronte del ripi1,1;,to ordinariamente di pendente, senza rigua rd o al legarne normale organico. Devesi approfi ttarè di ogni occasione per rista bi Iire la ripartizioneorg·anica pri ma esistente. 355. Quando la catena debba essere trascinata innanzi mediante ilrinforzo, ovvero quando con questo le s i debba dare nelJa sua posizione· un saldo nocciolo pel combattimento decisivo, il comandante Ja, compagnia fa condurre avant i il rinforzo in or di ne c h i uso ed al:' passo di corsa.
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vigoroso (trascinarla i nnanziì, allora il rinforzo dovrà interporsi in ordine chiuso (all'occorre nza su una sola riga). 396. Quando il rinforzo destinato a trascinare innanzi la catena (raffittam en to con sbalzo in avanti) le si a vvicina, il comandante del rinforrn g rida in tempo: Ce&sare i l fuoco! -Alzo 11onnale! inoltre, tosto che il. rinforzo le giunge a contatto, soggiunge: Avanti I grido che dev'essere ripetuto da tutti i suoi ùomini. La catena si comporta a seconda. del punto 302, il rinforzo ne assume la direzione. Se erasi interposto in ordine chiuso, si distenderà in catena prima di raggiungere la nuova posizione a ruoco. 397. Sotto il fuoco efficace del ne mi co il comandante d i compagnia per lo più non potrà impartire gli ordini pel rinforzo della catena che con c en ni. Eccone il sign ificato: Sollevare verticalmente e abbassare la sciabola una vo lta sola : eh i amata di un plotone della r iserva di compagnia. Lo stesso segnale dato due vo lte significa. chiam~ta d i due plotoni; Dist,endere un braccio orizzontalmente versp un 'ala: Pro i unga mento di questa alla $tessa. altezza della cate na: Lo stesso segnale seguito immediatamente da piegame nto ad an · golo in avanti: P ro ì u nga re e s o p r a v a n z a r e la ca.tena; Dis tendere le due b raccia orizzon talmen te ed indicazione di una parte Jella catena: Raffi t t. ime u t o di questa; Lo stesso segnale ~eguito imme-
Se si tratta di trascinare innanz i la catena, allora il comandante del r inforzo, appena si avv icina alla cat ena, comanda: Cessare a fuoco I Avanti! La catena si compoi·ta a seconda de l punto 351; il rinforzo ne assu me ,la direzione.
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<d iat amente da r ipetuto cenno in avanti: Raffi ttiment.o con s balzo in a v an ti; Spingere la sciabola tenui.a per . la metà del la lama verso una parte ,dell a catena : Tra s c .in are in. n anzi la catena. Que~ti segnali, che devono essere ·dati lentamen te e ripetuti sempre -da chi li riceve, debboosi impiegare ·di r egola nell'addes tramento per ac,qu istarne sicura pratica. Peraltro il comandante di com pagnia può, quando le circostanze lo consentano, im·partire i suoi ordini anche verbalmente, ovvero mediante ordinaùze. 398. In un f ram m i s c h i a mento di plotoni e squa·d r e, g li ufficiali e i sottufficiali assuinono il comando delle parti o ,di g ruppi più prossimi della catena, senza riguardo al legame normale org·anico. La truppa come · gli uffi·ciali dev'esse~e abituata ad obbe·dire in tali casi anche agli ordini di coloro che non sono gli ordinari suoi su periori,, e ad a ·g ire con in i z i a .ti va qu a n do v eng a -a mancare in combattimento la direzion e . Devesi appro fittare di ogni occa: · sione per ristabilire la ripartizione ·Organica. prima esistente.
Premesso che le prescrizioni del § 39 erano ripartite nel V. .R. in due paragrafi dei quali uno, il 36, trattava dei Mo vimenti della catena e l'altro, if 37, del Rinforzo della catena, facciamo osservare che il N. R. rivela spiccatamente nel presente paragrafo, assai più che non facesse, il vecchio, la tendenza ad avanzare nell'attacco il più sollecitamente possi. bile. Questo concetto che abbiamo già notato altre volte, tra-
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IL NUOVO REGOLAMENTO DI Jl:SERCIZI
spare ora sia dall'ammonimento che l'arresto improvviso del plotone di base non deve indurre gli altri plotoni a fermarsi (punto 392), sia daila prescrizione che l'avanzata della catena. possa aver luogo pel solo impulso del plotone cui le favorevoli condizioni di terreno consentano di . procedere più facilmente nella direziçme voluta (2° alinea del punto 393), sia. infine dallo spostamento in avanti che determina quasi sempre il sopraggiungere del rinforzo. . A questo proposito conviene osservare che il V. R., senza fare distinzione di attacco o difesa, stabiliva che nel rinforzare la catena il sostegno dovesse portarsi sulla stessa linea. di questa, ad un'ala o negl'intervalli, secondochè doveva pro. lungarla o raffittirla; ma solo quando dovevasi tr~scinare innanzi la catena ( Vorreissen) mediante il rinforzo venivasi a determinare uno sbalzo. Il N. R. ammette anch'esso q-uestoultimo caso, speci13 alle brevi distanze e in circostanze diffi:. cili ' aao-iunae;udo che tutti gli uomini devono ripetere il bl"> t> ~ grido di a1,anti; ma ammonisce inoltre che, di regola, nell'attacco, il sopraggiungere del sostegno deve dare occasione· ad uno sbalzo; il quale, o sarà compiuto dal sostegno solamente, se trattasi di rinforzare la catena prolungandola; ov· vero dal sosteO'nO è dalla catena se trattasi di raffittire que· "' . st'ultima. Epperò, nell'attacco, l'arrivo del rinforzo, deve, di reaola determinare come si è or ora detto un movimento,:, ' in avanti. Questa tendenza in avanti nell'attacco emerge altresì dai nostri reaolamenti. Ciò che invece non emerge in essi, ma o . pare sia chiaramente espresso nel N. R. a.-u., è la facoltà. concessa ad un plotone, che trovisi in condizioni particolarmente favorevoli, di po.t er dare l'impulso all'avanza~a anche sernz:a l'ordine del cdmandautè la compagnia. E questa facoltà pare a noi possa dar luogo a gravi inconvenienti per poco che si consideri la conseguente possibilità che venga a mancare la coesione fra i plotoni e che questi sfugga~o dalle mani del co.mandante la compagnia, avanzando quando il detto coman· dante non vorrebbe. Nè l' interpretazione al riguardo •può essere fraintesa, giacchè anzitutto essa è confermata da quanto
è detto alla 2° alinea del punto 389, secondariamente perchè nella citata alinea del punto 393 è esplicita la distinzione dei due casi : avanzata della catena o di una parte di essa al comando del comimdante la compagnia, ed avanzata per im-, pulso di uno dei plotoni; dunque uno di questi può muovere anche senza qu el comando e determinare l'avanzata di tutta la compagnia. Ed allora come si concilia questa possibilità con la tl:issativa prescrizione che il comandante la compagnia. deve avere questa sempre tutta alla mano? Una distiniione non chiaramente messa in evidenza ai punti 3·51 e 352 del V. R. e che il nuovo precisa assai bene è quella circa il modo di procedere della compagnia secondochè è isolata od inquadrata. Dopo di avere premesso che sotto il fuoco efficace del nemico, l'avanzata della catena debba aver luogo con l'appoggio del fuo co dei reparti laterali, il N. R. soggiunge che nel 1° caso essa avvenga di regola a scaglioni, nel 2° muove . tutta la compagnia contemporaneamente. Se ne deduce che anche alle minime distanze, anzi allora più che mai, perchè essendo il fuoco nemico appunto allora probabilmente più che mai micidiale, converrà combatterlo nel momento di crisi, la catena della compagnia isolata debba avanzare a scaglioni. Questa deduzione è confermata da quanto ~ detto al punto 412 che tratta dell'assalto, secondo il quale punto anche nell'assalto la compagnia isolata deve lasciare indiet-ro parte di sè, di regola, per appoggiare l'assalto col fuoco. Tutto ciò si distacca notevolmente da quello che prescrivono i nostri regolamenti, imperocchè questi stabiliscono, come è noto, che 'alle pi1,.\ piccole distanze e nell'assalto la compagnia, anche quando è isolata, avanzi con tutti quattro i plotoni in catena simultaneamente ; e noi non esitiamo a ritenere che queste norme sembrano più conformi alla caratteristica d'una impetuosità irresistibile che deve sempre più assumere il combattimento moderno a_misura che le distanze si accorciano. Se si ammette che l'urto avv':lnga, non si comprende come il regolamento austro-ungarico non abbia considerato che i_l voler fare assegnamento, perchè riesca, altresì sull'azione del fuoco d'una parte della catena di una $9 -
ANNO XLVII ,
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IL l\' UUVU ltl,;OVLA~lll:r-;TU DI
ESERCIZI
piccola unità come è la compagnia, ha certo per conseguenza di togliere efficacia all' urto stesso riducendo il numero di coloro che devono eseguirlo. Quando si sta per iniziare l'assalto dev'essere già stata conseguita la prevalenza del fuoco ; di eiò il regolamento nuovo è t~nfo consapevole che prescrive in modo assoluto al punto 573, e, parlando dell'assalto del plotone, stabilisce che ·all'istruzione, prima di eseguirlo, devonsi avvertire gli uomini che la detta prevalenza fu raggiunta (Vedi* al nuovo punto 332); perchè adunque spinge la preparazione a fuoco oltre l'estremo limite della convenienza, e si può dire altresì della possibilità, se si considera che a meno di casi speciali, come quando siavi forte dislivello, è pre.ssochè inammissibile qualsiasi efficacia ~i fuoco quando gli uomini che sparano corrono il rischio di colpire i propri compagni che stanno per venire a contatto col ne- · mico? Inoltre in quei supremi momenti, a distanze sì rid otte, sarà eseguito il comando di star fermo, magari allo scoperto, per appoggiare col fuoco i compagni che muovono? onon è forse più naturale supporre che tutti cercheranno rea· gire alla tormenta di piombo slanciandosi innanzi? E con quale animo avanzeranno gli altri quando sanno che sul :fianco il fuoco di una p~rte della catena propria può colpirli? S ono domande logiche queste a cui i nostri regolamenti s_i può dire abbiano r isposto negativamente, prescrivendo una semplicità meravigliosa di movimento, e cioè: l'avanzata generale rapida, irruenta come una valanga. Non si può affermare che il N. R. non siasi preoccupato del pericolo che i soldati fermi colpiscano quelli · che avanzano, giacchè alla 2" alinea _d el punto 395 dice che quando tra gli uni e gli altri non siavi sufficiente intervallo i primi debbono cessare de,l far fuoco; ma allora, si può domandare, se, come avverrà generalmente, data la limitata ristrettezza del fronte che può occupare alle più piccole distanze una compagnia e data la convenienza di avere tutti i plotoni ben sotto mano, questo intervallo non esiste o non sarà sufficiente, e quindi una parte degli uomini fermi non deve sparare, a che cosa si ridurrà Ì'appoggio col fuoco? e che cosa faranno in <quei supremi momenti coloro che non avanzano nè sparano?
PER LE TRUPPE A PIEDI DELL' ESERC l'l' O AUSTRO-UNGARICO
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Fuoco.
Fuoco della compagnia in ordine chiuso.
Nuovo regolamento.
Vecchio regolamen to.
338. Il tiro della compagnia in ordine chiuso ha luogo p e r p 1 o.ton e, Il comandante la compagnia ordina l'apertura e la cessazione de l fuoco, il bersaglio, l'alzo e la spe- . cie di fuoco . I comandant i di ploSparare! to ne conducono, se necessario, i · loro plotoni - senza molestare -al quale comaudo vengono aperte le giberne, e coloro che sono dinanz i quelli laterali - in una g iusta po· sizione per il puntamento, fanno a l fronte- s i por tano celerement e lo ro prendere, a seconda del ter- .· dietro di esso per la via piì.t breve. reno, la p iù adatta posizione del Poi egl i desig na il bersaglio, corpo e comandano il tiro in conl'alzo (even t ualmente il pu nto di formità delle prescrizioni date pel mira, nonchè il concentramento o la ripartizione del .fuoco e la specie p lotone. I trombettieri entrano nelle di fuoco) . - Per passare dal fuoco mezze file che eventualmente esia salve a quello a volontà comanda stessero, ovvero all'ala della compagnia che è a loro più vic ina . .fuoco a v olontà! e per i>assare da I plotoni che t e m p o r a n e a -questo a quello : cessare il fuoco! m ente non vedono il bersaglio ind i: continuare a salve ! indicato non sparano, ma riman400. l comandanti di plotone rig·ono predisposti pel .fuoco. ·petono i cumandi del comandante Per l'apertura del fuoco 'i l CO· nedi compagnia solo nei limit i del mandante di compagnia comanda: ·cessario. Essi, se necessario, con ducono i loro plotoni ·_ senza mo· , Sparare ! in una indi designa il bersaglio e l'alzo. Jestare quelli l;i.terali giusta posizione per il puntamento Se si deve passare dal fuoco a e fanno prendere la pi ù adatta po- salve al fuoco cele~e, ovvero incosizione del corpo. m inciare questa specie di fuoco, ciò 401. Il comandante di compagnia ha luogo al comando : J)UÒ impartire l'ordine per il ti ro Fuoco accelerato. a nch e durante un movimento od un H comando· di sparare e l'indica-cambiamento di formazione. In questo caso i comandanti dei plotoni zione del bersaglio possono anche essere ciati prima della esecuzione c he non sieno digg ià fermi devono ripetere l 'intero comando del co- di un cambiamento di formaz ione, ovvero durante il movimento. mandante di compagnia. 39\:l. Il ·t iro della compagnia in ·ordine chiuso ha l uogo per p I O· ton e. Quando la compagnia in ordine chiuso deve aprire il fuoco, il suo comandan te comanda:
1 ,iVO
li, N UO VO HJ,:GQLA~IENTU DI E SJ,;RCIZJ
,102 . 1 plotoni che temporane a -
me nte non .v edono i l bersag lio indicato rimangono predisposti pel fuoco (1 ). 403. Il comandante di com pagnia può ordinal'e di s ua iniziativa il ti ro all e gra n di d i s t anze solo q uando la compag nia è isolata. Per fare sparare una s alva egli comanda : S parare! Tale p lotoyie salva di provai e · designa il bersagli0 e l'alzo (il pun to di mira), allora tutti i plo toni ve11g ono a pr ont i e il ploton.a ind icato comincia a sparare. Do po accet·tato l'alzo g iusto, i.I comandante la compagnia ordina il . fuoco per t utta la compagn ia con l'ind icazione rlell 'al zo ed even tu.a lmen te del punto di mi ra, del con centramento o della ri partizione de l' fu oco e poi la specie d i fuoco. <104. Se rlevo nsi adoperare diversi alzi, devono esse re prescritt i gli alz i da impiegarsi da ogni singolo plot one: cosi ad esempio : 10 e 20 plotone m i lleduecenfo, 30 e 4• ploto ne 1nilleqi1at t 1·0cento1 405. Per la cessazion e temp 01·anea del fuoco il comandante di compagnia comanda: Cessare il f uoèo ! Per la ripresa del fu oco egli desig na, se necessario, nu ovamente bersaglio ed al1/.0, eventualmen te il punto di mira . il concentramento e la ripartizione de l fuoco e comanda : Continuare il f 1t oco.1 Per la cessazione definitiva del fuoco co mn.ocl a; Cessare 1l f uoco, eventualmente : R ipo1·re le ca1·t1tcce!
339. Per la tempor a nea. ces sazione del fuo co, il comandante di com pagnia comanda: CessMe il fuoc o (può dare an_c be seg·nali o ripetuti· s ibili <Ìi fischi etto. Pun to 375ì. Pet' la ripresa del fuoco eg·li de sig·na nuovamente bEl rs ag lio, alzo. e specie d i fuoco. Per la cessazione d eFi n i t i v a del fuoco comanda: Cessare il f'twco! e even t ual- · mente: .Rip on·e le car tucce I B i/an c'arm! Pied'a1·m ! (Bm cc'a1·m !). 340. Essendo in colonna (o colonne di mezze compagnie) possonoe cc c z i o n alrn e n t e essere ese , guite salve su 4 righe qua ndo il tempo e le circostanze non perme ttano il passaggio in linea spiegata. A tal uopo il comandante di compagnia, dopo avere des ignato il. bersaglio, comanda: Ji'uoco su 4 ri glie ! 1 coma ndan ti dei plo touiant istanti comandano alla l° r iga. a terra, alla 2' in gi11occhio; quelli dei plotoni retrostan ti li fa nno serra re a strett a distanza. Al comando : P1·onti ! de l comanda nte di .compagnia- le righe retrostanti serrano sotto s tre t-. tamente al la. prima . Nella colonna il 3" e 4° plotone ri-. mangono in piedi. 11 comand ante di compagn ia ordina la esecuzione delle salve; dopo. il suo comando: Cessa,·e il fuoco! , Bifrtnc'arm!, Pied'arm! (Bracc·arm!):· i comandanti di p loto ne diflpong·ono. i loro plotoni come era no pri ma.
(I) Schuss/Jereil, <Ja non co nfri nrlersi col nostro pronti che çorri :;r,r> nrle al sçltuss[e, ti{J. V. punto -17S, 2" alinea. IV. d. 1'.
P&R LE TR UPPE A l:'IE DT DELL' E S l< l!GITO A USTRO - UNG.rnl CO
..A.tzrm01·malc! Bila ne' armi Picd' a1"r11! '(Bf'{(cc'arm!)
b). -
Nur,vo 1·egola'tnento.
1409
341. Per la esecuzione di uua salv a. di prova (pun to 566) il comandante di compagnia coma.uda : Sparare! i 0 plotone .rnlva di p1·ova.1 e design a l 'alzo e il bersagl io Dopo accertata la g iusta distanza vienecomandato dal comandant e di compag-nia .H fuoco per tutta la. compagni,1 cou l 'indicazione del bersagl io, alzo e specie di fuoco. 342. Se devonsi adoperare ù iversi alz i (punto 565) a llora all a designazione del bersagl io segue l 'indicazione degl i alzi da impiegarsi dai si ngoli plotoni cosi ad esempio : 1° e 2° ploto ne mi°lledue cento, 3° e 4° plotone mil l e frec ento. 343. La sca1·icc. generale delle a rmi ba luog o a l comando òel comandan te d i com pagn ia a seconda de l pun to 260.
Fuoco della ca tena.
Veccltio 1·ego/amento.
406. La direzione del fuoco della · · 356. La d irezione ciel fuoco deve, •cat ena deve, fi no a tant o che è posfi no a tanto che è possibile, rimasibile, rimanere nella mano del co. ner~ n ella maoo del comandante di .mandant e di compagnia. compagnia (punti 438 e 56 1) . 40ì. Per l'aper tu ra d el f'noco egli 356. Per l'ape rtu ra del fuoco eg·I i ·comanda : coma.oda : Sparare ! Sparare! designa. quel settore del la posizione e des igna quel ·s ettore della posinemica, o q uel reparto dell'avve r - zione nemica, ovv ero quel reparto sario che avanza, con tro cui devesi d@ ll'avvers ari o che avanìa, con tro ·dirigere il fo oco, ind i dà all 'zo e re- cui deves i dir igere il fuoco, indi dà l'a lzo e la s pecie d i fooco. gola, se necessario, il concentramento ·e la r ipartizione del fuoco. Egli ne sor vegl ia l 'esecuzione, ma Egli osserva g l i effe t t i del fuoco lascia la c ura dei pa rticolari ai comandant i di plotone. ·e le co nd izioni del combattimento; ma lascia. la cura dei particolari di 858. Egli può ordina.re di sua ini·esecuzione ai comandan ti rli ploziativa il tiro alle g1· a 1id'i distanze to ne. solo quande la com pagni a è isolata.
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IL NUOVO REGOLAM.i>NTO DI ESERC1Zl 1 EC<.: .
408. In certe circostanze può essere conveniente anche nella. catena far apri re il fuoco da un plotone . ·S ittosto questo abb ia accertata la distanza gli altri plotoni devono incominciare il fuoco con l 'a lzo così dedotto. 409. La. cessazione de_l fuoco ha luogo al comando (a ripetut i fischi o cenni, eccezionalmente ai segnali) del comandante la compagn ia, ovvero per ordiné de i comandanti di plotone quando no n ·si offrano più bersagli convenient i.
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S59. La cessazion e del fuoco h a,
luogo al comando (o segnale) del comandante la compagnia, ovvero p er ordine dei comandanti di plotone quàndo non si offrano più bersagli convenienti. 360. Il comandante di compagnia dev'essere sempre al co rren te della quan tità di cartucce esistenti presso la propria compagnia, e deve curare il ri fornimento muniz ioni .
STORIA MILITARE GUERRIGLIE DEL SECOLO XV[ 1N PIEMONTE (I fortilizi di Villanova e Valfenera durante le guerre franco-ispane)
1
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Contributo alla storia militare del Piemonte.
(Continua). SAKTANGELQ FELICE" magr1ior e di fanteria.
Sarà accaduto a più d'uno - che non fosse astigiano genuino od, fllmeno, piemontese - di sgranar tanto d'occhi dalla meraviglia e di dubitar forte della propria erudizione geografi.ca, leggendo nelle. istorie come i Francesi, all'atto di stipnlare il famigerato trat tato di Castel Cambresis (1559), col quale restituivano tutto il Piemonte al duca Emanuele Filiberto di Savoia; insistesser o nel volersi riserbare al di qua delle Alpi - oltre le piazze di Torino, Pinerolo, Chieri e· ChivaBso - anche quella di Villanova d'Asti. Villanova? Oh, dov'è mai? La pluralità dei lettori, superato l'inopinato senso di sorpresa, non vi r ipensò tampoco e d i questa località dimenticò tosto anche il nome. Al più, qualche dilettante cli storia ri(!) Il presente studio vorrellll'essere un quadro, sem plice e fedele, ilei morlo primitivo e compassato. di guerreggi,1re di 400 anni fa, accumulando, in pari tempo, materiale per un quals ivof.\ lia storico futu ro del Piemonte. Esso fu desunto essenzialmente dagli arch ivi com unal i d'Asti, di Villanova, e da.i manoscriLt i dell,t Iliblioteca del Re in Tori no, pur tenuto il debito conto delle opere
segueoti:
llistoi1·e milita.ire (lti Piémont. le gtie,-re eta dominaz. (rane. i n Piemonte dat 15.16 al 1559.
A I.HSSAND RO SALUU O. -
G. O.
Ao 111 AN I. -
VtLL'Ans /!• 11. Bouv1N ouc o&J. - Mèmoitres (P(lris, -L60i, sincrone e interessan tissime). S 6R A1'1CO
GHoss,. - Storia delta ciltct et' Asti (As ti, Brigno"lo ed. (89:l).
A GOSTI NO
OE LLA CHI.ESA. -
DeSGl'ÌZione del Piemonte (Ediz. -1655).
Ar chivio stor ico italiano. - Serie
1; 'l'omo Xllf.
Novum theat/m(m Pedemonlii et Sa/Ja.udia.e. -
Voi. 2• (Ed . l.726).
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Sl'ORIA nf!LlTAR~;
STORIA MILITARE
corse ai lumi di un dizionario geografico e seppe esser quello « un luogo dell'Astigiano occidentale, capoluogo di manda« mento e sede di collegio politico » con qualche altra siffatta .notizietta: e ne concluse essere borgo di niun conto. l\fa a qualche spirito riflessivo} a taluno studioso d'acuta vista e voglioso di penetrare le cause e gli effetti, sarà parso per lo meno strano quell'accomunamento di un fortilizio « di « poco conto )> con p iazze forti di grido, quali quelle d i Torino, Pinerolo, Chieri e Chivasso; e si sarà domandato se non, per caso, il piccolo castello avesse in altri tempi rivestito un valore, ch e nulla oggi parrebbe legittimare, o se non fosse la Francia incappata in un grossolano errore, contestan,d o quel minuscolo baluardo. Non oziosa stimiamo la soluzione del dubbio; non certamente indegna di essere appurata colla scorta di documenti'. Chè, se altri la ritenesse vana fatica d i tabaccoso rovistator di archivi, noi faremmo osservare non essere mai inopportuno il richiamare in luce i fasti di località decadute, che ebbero parte ed esercitarono una missione, anche umile, nelle vicende del nostro paese; non derisorio ·- nel caso presente - lo indugiarsi su un nome, che sollevò dibattito in uno dei più celebri consessi di potentati europei.
Ben mostrarono di comprenderlo gli Astigiani, quando nel 1248 la edificarono, facendosene antemurale contro le cupi·digie dei conti di Biandrate, cingendola di ampie fosse e di ,.solide mura, disegnate dallo stesso podestà d'Asti, Turello Milone.
.Posizione topogr-afica di Villanova, - A mezza v ia circa t ra Asti e Chieri, sulla g rande strada 'l'orino-Alessandria, sorge, sopra un leggero acrocoro, Villanova. Della sua origine e delle sue prime vicende è detto al trove, nè giova ripetersi qui (1). Ricorderemo solo che il sito è, e fu maggiormente in passato, eminentemente strategico, come quello ove concorrono - oltre le precedenti ·_ le linee di provenienza da Casale, da Carmagnola e da Alba, e che è inoltre toccato dalla p rimarissima arteria ferroviaria 'l'orino-Alessandria. (il V~di G. SnccA. ltre 1899.
l'illanovti d'Asti, nél giorna le // CiUadillo d' Asti, 27 dicem-
Dalla calata di Carlo VIII (1494) ebbero inizio le innu.metevoli sventure politiche d'Italia e, conseguentemente del · .Piemonte. Fintantochè le contese arsero tra Francia, il reame di N apoli e il ducato di Milano, la regione pedemontana fu solamente luogo di pas~ggi incessanti, d'andirivieni di truppe e, quindi, di ruberie e manomissioni; giacchè i fatti d'arme -si svolsero altrove, su altri camp(
Origine delle lotte franco-ispane, 1525. -- A Carlo seguì Luigi XII, sceso a cozzare cont.ro la lega italica, detta san ta, per tornarsene anch'egli scornato (1513). Ritentò la prova Francesco I, che, vittorioso a Marignano (1515), oltre al cavarne niun frutto, d oveva anch'esso osc1:1rar la sua gloria sui ·p iani di Pavia (1525) di fronte alla strapotenza di Carlo V imperatore. Fu là che cominciarono le rivalitit fra' due formidab ili monarchi, che dovevano insang uinare per 39 anni l'E uropa. Rinata e riassopitasi colla tregua di Cambrai (1535), la guerra si riaccendeva allo estinguersi degli Sforza di M.ilano, in persona di Francesco II, il quale legava la successione a Carlo V, ' Ed ecco come, nel 1535, divenuta per tal modo la Spagna padrona del Milànese, la lotta, che aveva avuto sinallora per ·teatro i campi lombardi, si trasferiva negli st,ati del duca di Savoia, -stendentisi malauguratamente fra' due belligeranti, tra Francia e il Milanese.
Co.:l'lo 1JI di Savoia il buono. - Al misero sabaudo che ri. maneva a fare, preso così tra incudine e martello? per chi parteggiare, a chi affidarsi, dal momento che a ribellarsi non c'era pur da pensarvi?
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STORlA MlLl'rAflE
STORIA 1111f, 11'AltE
Volle caso che Carlo III di Savoia, detto il buono, prin-· cipe che in tempi ordinari avrebbe fatto, pel suo senno e il suo intelletto, la felicità de' sudditi, non possedesse però la.. fortezza d'animo e gli ardimenti che ricbiedevansi a qu,e'· momenti fortunosi. Cosicchè, vuoi per debolezza, vuoi per fatalità di cose, ei dovette vedere a poco a poco andar in isfacelo lo Stato ; stranieri spadroneggianti in casa sua, lesue terre percorse e devastate da soldatesche d'ogni colore. · Il suo matrimonio con. la bellissima Beatrice di Portogallo, sorella della consorte di Carlo V, celebratosi nel 1521, finì t uttavia col legarlo a quest'ult imo, dal quale ricevette, a. titolo di dote di Beatrice, la contea d'Asti. Donde, ire, proteste, minacce da F rancesco I, che fra' suoi titoli vantava. anche quello di conte dell'Astigiano. /'
per crearne . una zona neutra - modernamente direbbesi hinterland - tra Francia. e Milano. Neanche la morte, avvenuta in quel torno (1547), di re Francesco, valse a spegnere quell'incendio : ed il figlio Enric~ II, prode in armi e non meno del padre ambizioso e dissoluto, eredò, insieme alla corona, quella trista contesa. Egli dunque, mentre durava il trattato di Crespy, attendeva l'occasione di riazzuffarsi. Frattanto lo sventurato sabaudo, chiuso in Vercelli, sola città che con Aosta, Cuneo e Nizza gli rimanesse, all'ombra della protezione imperiale, mirava quella rnina attorno a. sè, null'altro operando per l'avvenire dello Stato se non l'invio del figlio Emanuele Filiberto ad apprender l'arte della guerra in Germania, presso lo zio Carlo V, nella spernnza èhe a questo sno rampollo fosse in seguito per bastar l'animo di tentar la riscossa e di rialza1.: le sorti di sua casa. Vera ispirazione del cielo, poichè quei voti non dovevano andare frustrati. · Il contado d'Asti, pervenuto, come si disse, al duca, di Savoia nel 1531, quale dote della moglie, si andava sbrindellando per gli strappi di terre e castelli che i Francesi man mano gli infliggevano. Già nel 1537 eran caci nti in loro balì a. i luoghi d i P oirino, R iva, Montafia, Antignano, Dusino, Villanova.
Pace cli Crespy 1544. - Tali negoziazìon i non avevan punto. interrotto le operazioni campali. Interpolati dalla breve tregua di Nizza, i campeggiamenti si protrassero con varia fo.rtuna insiuo a che, vinti g l' imperiali a Ceresole presso Carmagnola, nel 1544, si conchiuse (ed f1nche per altri motivi) la. pace ò.i Crespy : in forza della quale dovevansi dalle due parti sgombrare le provincie piemontesi e dare il Milanese (o le, Fiandre) in appanMggio al secondogenito di re F:rance~co I. Ma questo :figliolo sventurat amente morì quasi subito, si, volle, di veleno, e si fu di nuovo alle armi. Condizion·i del Piemonte. - Il P iemonte era ormai in istato. miserrimo. I Francesi conculcava.no le contrade come nemici, come amici gli imperiali. Abbandonati e inculti i campi,. morta ogni industria; le città e i paesi occupa~i or dagli uni or dagli altri, parteggianti or per l'una or per l'altra bandiera; cosicchè avveniva spesso che congiunti combattessero contro congiunti; dovunque sangue, rovina, desolazione ; accresciuti ancora, . fatalfnente, da innondazioni, epidemie, terremoti. A tale si addivenne che il feroce F errante Gonzaga,. governatore di Milano e capitano di Carlo V, non si peritò, di proporre che la reg ione allobroga si riducesse a deserto,.
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Fortificazione di Villanova. - Per la sua posizione vantaggiosa, Villanova dovette .sembra,r loro singolarmente importante, perchè re Enrico II, proseguendo i lavori già iniziati dal padre, ne fece nel 1548 rafforzare ed ingrossar le mura. Abbiamo di questo fatto una prova sicura nell' inscrizione che ci fu dato trovare sopra .un mattone dei bastioni recentemente demoliti, il quale ora si serba in un ·privato archivio villanovese. Essa suona così: 1548 DE 25 A.GUS llEX J;'IL HE~R I CUS REX HRA.NCCSCU .
. ST OK IA )!ILl'l'AH E
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pietà ed alle cortesie di ca'laliere; certo, risoluto, brusco nei ~o~i, procedente dritto allo scopo ; mentre le truppe impenali reggeva il già menzionato Ferrante Gonzaga, i cui istinti sanguinari e bestiali l'avevano reso uggioso ed inviso. ai nemici non meno che agli amici. In Villanova era governatore militare il francese La Motte Gondrì, capitano di cavalleria leggiern << persoriaaaio - dice il De Conti, nelle sue Notizie storiche clel Monfe;~ato - di « profonda esperienza e d'ingegno squisito ed acuto», uma.no, poi, e conciliante a segno da mantenere imperturbate ie buonerelazioni coi molti podestà astigiani, che si succedettero negli undici anni della sua reggenza (1547-57), rendendo possibile. la coesistenza dei due poteri, militare e civile. Egli aveva in ~ottordine l'attivissimo capitano Barbières, comandante diretto delle 3 compagn ie a . piedi e di quella a cavallo, che vi presidiavano, con 8 corpi di guardia permanenti. Buone le truppe, ricche le pr ovviste (1) .
STORIA !IIILITARE
Nella ricca pubblicazione illustrata Novum theab·um Pe- -demontii et Sabaudiae è raffigurata la pianta della fortezza, ·q uale anche si conserva nell'archivio del luogo. Era un eptagono irregolare in terra, sostenuto da muraglie, dietro le quali correva tutt' in giro la strada coperta, sovrastante ad ampio fossato. Delle due porte, l'una sul fronte èst, difesa da mezzaluna, chiamasi d'Asti; l'altra, guardante verso Chieri, spalleggiata dal baluardo di San Sebastiano, dicevasi di To1· ino; una terza, segreta, detta porta del soccorso, -da va verso Valfenera, ed era fortemente sostenuta dal bastion Grosso. Completava la difesa esterna, sul fronte che pro· spetta Jsolabella (sud), la mezzaluna Gentile e la torre o bicocca San :Martino, la quale ultima, unitamente a quella di -Supponito, ergentesi sul fronte opposto (ambe in piedi tut-todì) serviva, col torriere che p~rennemente vi vigilava, ad avvisare i villici ed il presiçlio dell'appressarsi del nemico. Tale dunque era quella Villanova, che il Della Chiesa chiama « castello murato, fortezza di molta rip~tazione, piena · « d i popolo, il quale per la gran ferti lità dei campi è molto « ·ricco » (1) . Ruppe la quiete, imposta dal patto di Crespy, un evento impreveduto. Accampando papa Giulio III pretese ereditarie sulla ci:ttà di Parma, l' imperator~ si schierò dalla sua e lo appoggiò contro il duca Ottavio Farnese, il quale, dì conse: guenza, ricorse per aiuti ai Francesi. Si fu perciò di nuovo alle mani. Occupati a battagliarsi altrove, e segnatamente nei Paesi Bassi, i due sovrani facevano condurre le operazioni in Italia da' loro generali.
La piazza di Va l(ene1·a. - Ma a veva minacciosa di front ela piccola fortezza d i Valfenera, feudo dei marchesi di Saluzzo, partigiani del!' impero, epperciò guarnita di soldati ispano-tedeschi. Padroni di A lessandria e d'Asti, costoro avendo tentata una inutile punta su Poirino, eran rient rati nei campi loro, lasciando le linee avanzate presso Valfenera. · Poi il Gonzaga « ayant trouvé l'assiette de Valfenières assez. « belle - scrive il Villars nelle sue efficaci 1vlemorie - il << pris resolution de la fortifier pour luy servir d'un ma« gas_ i n de guerre à la ru ine de toutes ces places et de la « plaine du Piémont )). E ne fece una gran cinta, cli fìgnra triangolare, con forti mura munite di barhacani, riattando e munendo il vecchio castello dei Saluzzo ; quello storico castello, che, pochi anni prima nel 1532, aveva visto languir& in dura prigionia fra le sue ·mura Gian Luigi di Saluzzo, vit-tìma delle ingorde ambizioni del fratello Francesco.
Brissac, capo dei Francesi. - Gonzaga capo degli impè· riali. - A capo delle schiere francesi si trovava, fin dal settembre 1550, Carlo di Cossè, conte di Brissac, col titolo di Regio General Luogotenente di qua de' monti: _uomo, per -quanto diuigrato, non sordo a' sensi gentili, nè chiuso alla
( l) No tizie t ra tte dag li arcJJivi Villano,·esi (I) DELJ,A C1Hgs .. . -
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Op. cit.
I
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STORIA MILITARE
· Gloriosa difesa cli S. Damiano, 1551-52. ·- Il Gonzaga vi
si annidò, e con spesse sortite, andò man mano bezzicando or -questa or quella delle vicine piazze francesi. Cercò inoltre di guadagnarsi, con male arti, due soldati della guarnigione villanovese, per farla cader di sorpresa; ma la trama fu sventata ed egli dovette ritirarsi in Valfenera, appagandosi di saccheggiare il t erritorio. Brissac intanto s' impadroniva di Chieri, poi di Piovà, che abbandonava, dopo messala a ferro e fuoco; ed aven_do gli Spagnoli, in sul finir di quel d icembre 1551, stretta _d' assedio S. Damiano con 15,000 uomini, mandava ordine al governator di Villanova di far il possibile per ispedire al più presto colà_un convoglio .di viveri. Quello ne affidò Ja condotta al capitano Torquato Torto, il quale, partendo da · Cisterna, cercò, ma in vano, d'introdursi nel paese. Fallito ,quel tentativo, ne riuscirono però altri reiterati, e ben 5 carovane di vettovaglie pervennero così all;affamata S. Damiano. Ciò che fu cagione che, nel gennaio successivo (1552), gli .Spagnoli, sfiduciati, levassero il campo, rinunciando all' impr~sa, e ripiegassero, inseguiti, su Asti. Imbaldanziti dalla felice riuscita, i Francesi eransi posti ad incalzar vivamente l'avversario. Onde il Gonzaga, tratto in oste quanti più armati potè, avvisò di arrestarne i facili progressi e di rintuzzarne . l'orgoglio. In agosto mosse lor contro a Oortemiglia, e grado .grado; li ricacciò sino a Riva di Chieri. P_resso la quale, fermatosi, s'accantonò in Buttigliera, affermandovisi saldamente, e mirando bramosamente in segreto alla vicina Villanova. Al Brissac non isfuggirono, com'è facile immaginare, quelle riposte mire, e volle sventarle al più presto. Il 20 agosto riunì consiglio e stabilì ingaggiar battaglia, avendo già rimpolpate le sue schiere con rinforzi chiesti per corrieri alle piazze più prossime.
A mezzanotte si mosse con 1400 fanti, 1000 cavalli e 6 pezzi .d'artiglieria, e verso l'alba giunse in vista di Buttigliera, quando il nemico, uscito dal villaggio, si stava schierando .sulla riva sinistra del rio Banna, ivi piuttosto scoscesa. Allora Scaramuccia di Bidtigliei·a cl'Asti, 21 agosto 1552. -
STORIA nJILITA R~:
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:-si stese su larga fronte, per simular molte forze, lungo un fosso parallelo a quel torrente, cogli archibugieri alle ali, fra macchioni, e tenne sulla strada maestra una considerevole riserva. A mbe le parti si trovavano in posizioni molto vantaggiose, dalle quali eran ben decisi di non istaccarsi: si tasteggiarono più volte, cercaron tutto il giorno di attirarsi a vicenda ; poi, .a sera, r ientrarono ai rispettivi campi. Il fatto è che avevan paura l'un dell'altro ; tanto è .vero che avendo l'indomani il duce spagnolo proposto una treg ua di 40 giorni,venne senz'altro accettata. A' primi d' ottobre spirava quell'armistizio. Brissac non · perde tempo: velocemente scende lungo la Tri.;ersa, affluente ·del Tanaro, verso Ast i, occupa Camerano, Baldicbieri, Ti.gliole, smantellandole. Ma, saputo che la guarnigione valfe• :nerese aveva assunto un piglio provocantissimo, facendo scorrerie, ottenendo parziali vantaggi e minacciando Villanova, vi accorse col fermo intendimento di sbarazzarsi per sempre ·di quel molesto nemico . Valfenera mi nacciata, ottobre 1552. - Attendendo a' pre-
parativi dell'impresa, ecco che da Vercelli gli giunge sul prin·cipio di novembre, una lieta novella. La misera città, lacerata <la lotte intestine, tradita, stava per arrendersi. Egli non pòn tempo in mezzo: non perde la propizia occasione, trascurando quella preda certa per l'altra ancora problematica. Las~ia adunque il luogotenente Bonnivet a tener a bada Valfenera, -coll'ordine, che se di là partissero soécorsi per Vercelli, egli ne desse l'allarme e glie li annunziasse con un gran cannoneggiare, di piazza in piazza. E ffettivamente, un 1200 cavalier.i e 300 archibugieri a ca·vallo, condotti dal marchese D. Francesco d' Este, si spinsero · chetamente _dll, Valfenera alla volta dì Vercelli; ma giunsero t roppo tardi. Chè già il cannone li aveva, secondo l'intesa, svelati, e la città1 venduta dai ribaldi Merlo e Ponte, d' infame memoria, aveva ina.lberato la bandiera di Francia. Caduta di Vei·celli, 18 nov . 1!552. - Era il 18 novembre e :il freddo intenso. Da ambe le parti si pensò di prendere i
quartieri d'inverno: Brissac a Torino, gli Spagnoli in Valfenera ed Asti. Nel coma·ndo. di codesti veniva intanto sostituito al Gonzaga, richiamato sotto l'accusa di crudeltà e di aspirazioni colpevoli - e forse per ordine del buon Emanuel Filiberto Don Gomez Suarez di F igueroa, già ambasciatore a Genova e maestro di campo del valente Consalvo di Cordova.
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Assedio di Val(enem, 1553. - Non potevano i Francesi , padroni di Villanova e di S. Damiano, tollerar più oltre che la ribelle Valfenera sbarrasse così petulantemente la importante strada che unisce <)_uelle due piazze, intercettandone le· comunicazioni. Perciò, nella primavera del 1553 si ritorsero di nuovo contro d i lei, con forze e lena maggiori. Brissac raduna 12,000 uomini a S . Paolo e Solbrito, borgate a pochi chilometri a nord del paese, e 1000 cavalier i ad I sola.bella, vers0 occiden te. La sapeva in grande penuria di vi veri, senza di che non avrebbe sperato pigliarla, difesa com' era, oltre che dalle robuste fortificazioni, da 800 soldati scelti, agli ordini del provetto capitano Alvaro De Saudes. Col suo stato maggiore il duce francese fece un' ardita ricognizione dei luoghi, rischiando la vita: prova ne sia che uno del seguito, il sir di Guyè, toccata una palla in una coscia, ne moriva l'Indomani. Determinò il fro nte d'attacco e fece iniziar la trincea. Gli assediati frattanto provvedevano ai casi loro, con mirabile esempio di coraggio. Alvaro, saggio e prudente, raccolse tutto il grano privato e, fiducioso nell'abnegazione degli abitanti, avocò a sò la distribuzione, che venne facendo colla massima parsimonia. Il generale in capo, Figueroa, da Asti, dov'era con 6000 uomini, cercato in utilmente di rifornir di vi.veri il paese, tentò attrarre altrove l'attenzione .del nemico, mandando il conte della Trinità, con 1000 nomini, a far una diversione su Sommariva Bosco. Ma il duce francese non abboccò all'amo, nè si mosse; e solo distaccò il Bonnivet, che, con 3000 fanti e 300 cavalli, 'tagliò fuori il Trinità e lo ridusse e chinse in B ra.
SCHIZZO DEL TERRENO Scala a1, P 1•ossiniativa 1 : 500000
L t\-o. fot.o•lit . M.inist . G u erra.
n i:.cr... LA.
FORTEZZA DI VILLANOVA
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·A Valfenera
licoooa di Snpponito.
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Bicocca. d i S. Martino.
---------1 Convento S . Francesco. 2-12-1 8 Pozzi. 3 Chiesa Ss. Pietro e P aolo. 4e Convento n:i.onache di S . Elena.. 5 Ospeda.le. 6 La 'rorre dol comune. 7 Li Disciplin a nti. 8 La piazza. 9 Chiesa. di S. Martino. 10-11 :eortoni. l.4 Piazza d'armi . .<o Belvedei· e.
Bastian Grosso. Posto detto Barbon. 1.8 » di s. Francesco. 19 » ·della Valo nsa. 20 detto di s. Pie t ro. 21 · llaluardo S. Sebastia no . 22 Bastione di s . G iova.nni. 23 ,. di s. ,:1~at1.lo . 24 Posto detto Genta. 25 i.rè zzaluna v-erso·A.stL 16 17
Nota. -
Lo ili s ta.nze fra lo torri e la n:iura. sono ridotto, per ragiona di spa-zio.
26 27 l, abora t.ori o f o to - litografic o del Minjste:-o dclls.. Gucrr;i..
Gentile . Fosso.
S1'0RIA MILITARE
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Una seconda diversione su Torino ebbe sorte uguale. Le condizioni facenqosi critiche di giorno iu giorno, gli assediati tentano una sortita e riescono a forzar le linee ed aprirsi comunicazioni con Villafranca e perciò con Asti. Di qui il :B.,igueroa accorre con ricco convoglio e 2000 nomini, mentre con altre truppe, ancora cerca attirar gli assedianti tra Villanovl:), e Buttigliera.,
Agguato di Villafl'anca . - Subodorato il tranello, il comandante francese, sempre vigile e presente a sè stesso, meditò uno stratagemma, la cui attuazione è minutamente narrata da un manoscritto esistente nella biblioteca del Re, ed assolutamente inedito. Merita perciò che lo si riporti per disteso, .nella sua testuale ortografia (1). « Brissacco ebbes i l'avviso, che lo spagnuolo Figheroa col« l'esercito partito da Asti marciava a gran passi sù Valfe: « nera: non istette a bada il Maresciallo per prevenire il ne· « mico; fece tosto marciar d iversi corpi di truppe nelle dne « valli di Belotto, e Villafranca, per dove dirigevausi li spa« gnoli, e li dispose nel modo seguente. « Scorre a piè del colle, sù cui stanno S. Paolo e Hol brito, « un can9.le, che è il torrente Traversa, il quale serpeggiando « al lungo delle anzidette valli vassene poi dopo av-er bagnato « il territorio di T igliole e Cantarana a sboccar nel B orbore « sotto Vaglierano: nella valle di Belotto, e Villafranca era « tutto coper t.o d'a.lberi, e di siepi, e al disot.to del colle d i << S. Paolo, Solbrito, e Traver~ale sonovi delle sinuosita e « de' ripostigli, che paiono fatt i a posta per servir di nascon« digli : in questi cunicoli, o piccole ca vita il Maresciallo 'Ua· « scosevi delie infanterie, e dei corpi della Cavalleria, i quali « non potevano esser veduti, comechè coperti dagli alberi e « dalle siepi, da coloro, cl~e passavano sulla grande strada da « Asti a Chieri posta al di la del cauale, per la quale a « S. Paolo ed a Solbrito andavasi altresì; sul canale sovra « descritto era vi un ponte ben sodo, sù cai passò l'artiglieria, Hl Notizie storiche m Valienera. - }lano,c,·. Storia As ti,' xuv. 90 -
ANKO XLVII.
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STORIA MILI'fARE
« ed una parte .dell'armata che da San P aolo sloggiò, prese « sito al di là della grande strada framezzo de' cespugli, e « tra' gl'alberi, dietro de' fossi, ed una folta boscaglia, nella « quale si nascose due mila archibµgieri, cosichè la strada, per « cui dovea passare il Figheroa era intieram." da 'ogni lato « circondata; oltre a ciò i sig.' De Pavan, e Goudrin occu· « paro~o quattro cascine abbandonate con duecento cavalli; « ciò eseguito il sig: di Brissacco avendo raunato a con« siglio i capi dell'armata, tra i quali i sig. Bonivet, Pres.", · «· Birago, La Motte Goudrin, Terrides, Pavan, e Biron, com« municò loro il piano addottato, che trovarono ben inteso, « e. si disposero ad' eseguire. Terrides e Biron presero il co · « mando delle truppe situate nelle sinuosità, e nascondiglj « sumentovat i : Bonivet andò a dirigere le altre situate nel «Bosco: Pavan, e Goudrin, come dissi, occuparono le Cas« sine, ed il Maresciallo prese il comando del resto dell'ar« mata, che stazionato trovavasi sulla strada vicino a San « Paolo di dove stava espiando il nemico nella valle di Vil« lafranca e per dare giusta il concerto il segnale delle ope« razioni alle truppe distribuite nelle posizioni antescritte, « esponendo una bandiera bianca sul Campanile di San « Paolo. Lo scopo di queste disposizioni erà diretto per co« gliere fra due fuochi il nemico, il quale tosto che avrebbe « oltrepassato le posizioni dei francesi appiattati nelle si« nuosità fra' gl'alberi, e nel Bosco al di qua, ed' al di là « della st.rada, sbuccando fuori dei loro nascondigli gli avreb« bero fatto fuoco alle spalle! · in qual tempo il Maresciallo « fattosi avanti l'avrebbe combattuto a fronte. « Allo spuntar del giorno il Maresciallo dalla sua posi« zione scuoprì, che il sig.r di Figheroa avanzavasi a lento « passo verso San Paolo preceduto da trecento cavalli, e da « settecento in ottocento archibugieri molto serrati; osservò « che un grande numero di carreggi lo seguivano, cosichè « argomentò, che li spagnuoli per la ristrettezza del sito e « pel ingombro dei carri non potendo grandemente stendere « le loro ali, era certo di romperli, ed' aver in pugno la vit« toria. ìvia, o per malizia, o per ignoranza, o per comando
STORIA MILITARE
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« precipitato, la cosa ebbe un esito ben diverso da quel, che
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« s'era il comandante francese p~escritto: sbarrò per inavver« tenza. il suo fucile un soldato francese; a questo segnale « gli altri corpi credendo, che il segno della bandiera fosse « esposto senza più incominciarono a far fuoco, in seguito « a che, uscite le altre truppe dai loro nascondiglj attacc~ssi « una fiera zuffa coi primi corpi del nemico, che formavano « la vanguardia; allora il sig. r di Brissacco pien d'ira, e « di dispetto per essergli mancato il colpo, fatto elevare sul « campanile di San Paolo la bandiera concertata mossesi pur « esso con tutti i suoi; ma a che pro', se il grosso degli o: Imperiali era ancor addietro, ed'al sentir il fuoco sul suo « davanti fece alto, il Gonzales di Figheroa avendo scoperto « la ·tesagli insidia, fece battere.la ritirata, e tutta la somma « di quest'affare fù l'uccisione, e la prigionia di qualche ·cen· « tinaio di nemici ». « Arrabbiato per quest'inconveniente il Maresciallo fece << ricl3rcare diligentem.' 0 l'autore del colpo del fuc ile, ma « il tutto fù frustraneo, onde, deposto per allora il pensiero « d'espugnar Valf"enera, ritirossi nelle primitive guarnigioni, «, ove l'armata per quindici giorni at,tese a rifarsi delle fa« tiche >~. Con.vien dire che, per non esser disturbato in quell' impresa, aveva fatto .invigilare attentamente attorno a Valfenera, allo scopo d'impedire nuove sortite. Approdato così a nulla il suo tentativo, il Figueroa, piccatissimo, mandò ordine. al Trinità, il quale, valoroso e instancabile, ora assediava Savigliano, di soccorrere Valfenera ad ogni costo. Costui, con solo 200 cavalieri, requisiti un 200 muli a Bra, mosse con · buone provviste, per vie traverse e difficili, e giunse inavvertito a Cellarengo. Lo spionaggio di un disertore sventò questa brillante intrapresa: assalito da forze superiori ei fu battuto e cacciato disordinatamente, con pochi superstiti in Bra. Va lfenera salva. - Tuttavia il senno e la pars1monia del de Sandes riuscivano a scongiurar la fame nella bloccata
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STORIA MILITARE
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fortezza; · si preparava inoltra dal Figueroa utio sforzo supremo per ispezzar quella cerchia, quando, inaspettatamente, il Brissac, col pretesto della disfatta toccata del marescial1o Strozzi (fuorusci'to fiorentino al soldo di Francia) in Toscana, si ~i tirò, inseguito dagli assediati, che .lo ruppero a San Paolò, dov'egli stava facendo la radunata, e lo molfistarono sino a Chieri. Così, in quest'anno, che va annoverato fra' più memorandi nei fasti valfeneresi, il paese, grazie alla sua fierezza ed alla sua ostinatezza, fu saTvò.
vedere il loro malcontento; vi s'infiltrò l' indisciplina, che trascese in ribellioni, in ammutinamenti. In quelle condizioni di cose ei rep~tò conveniente sospender ogni· apparecchio e si ritrasse, in attesa, verso l'orino·.
Morte cli Carlo lll, 1.6 settembre 1553. - Emanuel Filiberto. - Il 16 settembre era morto in Vercelli il misero Carlo III di Savoia, lasciando la. successione ad Emanuel Filiberto. Questo giovinetto aveva già fatto progressi giganteschi nell'arte militare combattendo in Fiandra, e, quan· tunque intimamente bramoso di tornare fra' sqoi e combattere in lor pro', tuttavia~ ben veden do come la somma della guerra in Piemonte si riducesse a un gioco di fanciulli, a pigliare o perdere qualche terra - come si è visto - e che p~co frutto se ne sarebbe potuto raccogliere, rimase dov'era, continuando a lasciar la condotta dell'imprese ai luogotenenti: ma aveva sempre rivolti gli occhi al suo paese nat ivo, sicuro che alla per.fine i suoi sforzi sarebbero ridondati a favore di esso. · /
Nuove macchinazioni cont1·0 Valfenera, 1554. - Brissac s'era fisso il chiodo ormai di liberarsi per sempre di quella pungente e molesta spina di Valfenera, per potere movere decisamente, senza tema per ie comunicazioni, sopra Asti. Nel successivo 1554 avanza perciò 9000 uomini tra San Paolo e Solbrito, ben determina.to 'di farla :finita con quella temerana. · Ma da qualche tempo egli non godeva più tutte le simpatie del suo sovrano, e ciò per invidie e per int righi di corte. Il fatto· è che, oltre l'appoggio morale, g li venivan mancando i m.ezzi, il denaro, senza del quale non si fa guerra. In breve, i soldat i, mal pagati e non pagati, d iedero a di-
...... Duca D'Alba capo degli Imperiali, 1555. - L'inverno passò pacificamente. Nella primavera del 1855 assume il comando degli Spagnoli il Duca d'Alba, Don Alvarez di Toledo. Egli maturava grandi cose, meravigliosi proposit,i; cioè, nientemeno che l'immediata liberazione dell'intero Piemonte. Raccolse, a ciò, un bell'esercito di 30,000 armati in Lombardia, che lanciò verso il piano vercellese. :M:a egli ebbe ben presto a sgannarsi: arrestato ed avvilito dalla ei·oica resistenza di Santhià, di rovescio in rovescio, perduto Volpiano, perduto Moncalvo, veniva indi a poco rimosso da quell'ufficio, cedendo le redini al giovane marchese di Pescara, Francesco D' Avalos. i
Tregua di Yaucelles , febb1·aio 1.55 6. - Stanco delle interminabili gnerre, che per sua cagione agitavan l'Europa, fiaccato di spirito e di fisico, bramoso di pace vagheggiando le gioie della vita domestica, l'imperatore Carlo V, nel febbraio 1556 intavolò e quindi strinse col re Enrico II una tregua di ~ anni a Vaucelles (abbazia presso Cambrai, in Piccardia), sulla base dell' uti possidetis, lasciando cioè a · Francesi e Spagnoli quanto r_ispettivamente possedevano in Piemonte; ciò - come ben si comprende - con danno e pericolo gravissimo della Casa Savoia, che si vedeva esclusa per sempre da' suoi domini, ove minacciava di perpe_tnarsi così quella dominazione straniera, ch'ella anelava di scuotere. E nel marzo, il Brissac ne stipulava un'altra a :M:ontechiari, riguardante le cose d'Italia, in. relazione cou quella generale.
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Ma, an_che stavolta, la sosta non ebbe lunga durata; e già nel settembre dello stesso auno si riaccendevano le ostitità su tutti i teatri di guerra. Il 1556 passò con pochi fatti d'armi, e lontani de' luoghi che stiamo esaminando : fu dal Pescara occup!:1,to Vignale, Castaguole d'Asti fu dallo stesso sorpresa e saccheggiata. Nel lnglio Brissao era stato chiamato in Francia a con ferire col Re e l'aveva sostituito temporaneamente Paolo de la Barthe, signore di Termes. Ridisceso il maresciallo, sempre a corto di denaro, sfiduciato, dovè imporre enormi contribuzioni; ciò che valse ad oscurarne la. bella fama .. Ma egli non tardò a rialza.re le sue sorti, approfittando abilmente degli eventi che s'andavano svolgendo.
l
Caduta cli Valfenera, aprile 1557. - Vi giunse per la via di Torino, il 7 aprile 1557, con circa 16,000 uomini, avendo finalmente ricevuto un ausilio di 5000 Svizzeri.
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Lettei·a di un assediato. - Di questa nuova aggressione e della seguitane caduta della fortezza, ci rimane un prezioso documento in una· lettera scritta da certo Gerolamo Rofia, che si trovò presente al fatto, ad Andrea degli Agli. Ed, essendo carta di tanto valore, la trascriviamo integralmente, come quella che, con istile ingenuamente efficace, rappresenta al vivo gli avvenimenti, meglio assai di qualunque particolareggiata narrazione (1). « Gi?·olamo Roffa a Andrea clegli Agli,
« Magnifico signor mio. Sapendo quanto vi pigliate pia« cere, e quanto siete curioso intendere cose nuove; trovan-
« domi io in loco dove ho comodo sapere giornalmente le
*** Ed ecco come. Nel febbraio 1557 scendeva in Italia un ben fornito esercito, di 20,000 uomini, sotto il Duca di Guisa, marciante verso il , reame di Napoli, che il nuovo papa Paolo IV, odiator di Spagna, assegnava ai Francesi invitandoli a pigliarne possesso. Brissac pensa di trarre vantaggio da questo passaggio di soldatesche amiche. Il Guisa, per non aver mol.estie durante la sua sfilata, si era impadronito di Valenza sul Po. Il maresciallo allora concepisce un animoso disegno: si val~ della occupata città, la munisce, la rafforza, facendosene punto d'appoggio e scudo contro Milano. Poi fa una clamorosa dimostrazione per Bassignana sopra Milano stessa, e riesce - com'era suo intendi. mento - ad attirar in Lombardia il nerbo dell'esercito imperiale. Allora, mentre il Guisa procede liberamente lungo la destra del Po, dirigendosi all'Italia centrale, egli retrocede velocemente e si getta all'improvviso sulla odiosissima e tanto contestata Valfenera.
STORIA MILITARE
« cose che per li dua eserciti imperiale e franzese si vanno « agitando in Pia.monte, ed essendo seguita ultimamente la « presa di Golfonara (2), tenuta per gl' Imperiali; per di« versi e vari avvisi ne ho fatto un raccolto; e messo tutt « insieme con più brevità ho saputo, ve lo indirizzo. I " Di Fivizzano, il dì 30 di luglio 155'1.
«
Monsignor di Brisach, generale dell'esercito del re Cri-
« stianissimo in Pia.monte, conoscendo che la fortificazione
« di Golfanara, tenuta per gl' Imperiali in Piamonte, era di « grande importanza per quelle bande, per essere quella ~ posta nel quore del Piamente, e in mezzo di Valenza, « Casale e Alessandria; disegnò farne impresa, e con la « espugnazione assicurarsene. È Golfanare per sè medesima, « sito forte, ma molto più per dua cavalieri, ovvero forti, « stati quivi per gl' Imperiali fatti; li quali erano guardati, « uno di essi da cinque bande di Tedeschi, l'altro da quattro (I) La fece conosce.re pel primo lo Scarabelli, in Arch. Stor. H. serie I, voi !.3. Valfenera, motto antica, d'origine romana, si chiamò un di Valtis Pinaria, perché segna la fine del distretto d'Asti, Jloi il nome si mu tò in Walfenaria, Gua llenaria, Golfanara, come si può rilevare dal Codix astensis. (2)
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STO RIA mLITARE
STORIA MILITARE
« insegne d' Italiani, che in tutto erano in numero duemila « soldati. « Brisach, adunque, messo insieme un esercito di circa ~< sedicimila fanti, seicento uomini d'arme e di millecinque- , « cento cavalleggieri, con trentadue pezzi d'artiglieria da . « battere, si partì di Turino, e· a gran giornate se n'andò a· « Golfanara; dove al suo arrivo, in sul volersi accampare, « uscì dal forte una parte di quelli Tedeschi che ne erano « alla guardia, per travaglia.re li Franzesi, e con grand' im·« peto assaltarono il campo, scorrendo animosamente fino « alla loro artiglieria; e se non fossimo stati dnlla ca val« leria, che li si oppose, rattenuti, certo tacevano grande e « segnalata fazione; ma da questo impedimento furono ne« cessitati ritirarsi nel forte, con perdita dì pochi di loro e << assai di nimici, chè dall'una- parte e l'altra restarono in « terra cinquecento combatteut,i. « Questo ardire de' Tedeschi dette cagione a Brisacb con « maggior animo accendersi a tale impresa; e perciò avendo « menato seco buon numero di marrajuoli, con · prestezza « fece fare per tutte le ,trincee e altri ripari da non poter.e « essere offeso dall'artiglieria inimica, e massime del forte « guai;<lato per li Tedeschi, sendosi da quella banda accam,« pato, ed avendovi già piantata b sua artiglieria.
« Brisach per il primo assalto uon avere possuto oonq ui« stare quel loco, il dì seguente, gio;no del venerdì santo,· << e delli 16 di aprile, si mise ordinatamente a dare un altro « assalto n el medesimo loco con le bande dei Guasconi; ma « tutto fu invano, perchè, al solito, furono ributtati e con « dauno assai, che dall'a~tigliaria del forte, che e per fianco « e in faccia e da ogni banda percuoteva, ne foro morti <<. molti. . « Brisach, accorgendosi del dan no, fece un ·a ltro pensa« mento, il qualt> fu di tentare se poteva con arte e in« gegno fare rovinare una parte di quel forte. E per questo « il venerdì notte, con buon n umero di marrajuoli e gua<' statori, misse sotto il forte de' Tedeschi le bande italiane, « e con marre e zappe ed altri instrume~,t i atti, si misseno « sotto da quella parte che era piantata l'artiglia.ria in nel « forte; ·e cavorono i~ drento per dirittura circa venticinque « in trenta braccia, tanto che di già avevano trapassato col « cavato di buono spazio il loco dove la detta artigliaria « tedesca stava piantata;· e questo con tanta prestezza e se« cretezza, che g li Tedeschi non si accorsene di niente, e « benchè sapessino che li uimici fossino sotto là muraglia, « non attendevano ad altro che alla guardia di quel loco, « che per disopra non fossi scalato e forzato. « Il sabato santo, giorno seguente, Bris!:!,ch parendogli « avere · forse indebolito quella parte, pensò · fossi fante, « come prima la batteva, metterla in terra; imperò indi« rizzò in quel loco l'artiglia,ria, e in un medesimo tempo « con buona somma d i fanteria vi detto lo assalto. Ma <<. l'artigliaria poco danno fece, e li Tedeschi bravamente si « difendevano, ributtando qualunque si affacciava alla mu« raglia. Ma accorse che, dando fooco alla loro artigliaria, « che piantata sopra il bastione già scavato, fu di quella « tanto il rumore e ilfracasso, che li bastioni dalla parte « di dentro e di dietro, a dove era la detta artiglieria « piantata, rovinaro a dosso al bastione, e le artiglierie « levorono la bocca in alto . P er il quale inopinato caso li « Tedeschi ne rimasero in grande -spavento ; ma non per
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Attacchi inf, ·utlosi. - « Mandò dipoi ht cavalleria a rico· « noscere tutto il sito d i Golfanara; e, questo fatto, cominciò « a battere, e per tr.e giorn i non restò mai di far trarre, « facendo qualche danno nel forte de' Tedeschi, i quali erano « tanto presti a' ripari, che poco curavano il nimico, anzi « molti colla loro artigliaria ne ammazzavano, Brisach de« liberò farv.i un gagliardo assalto, e ne commise la fazio ne
« alle fanterie svizzere, le quali, il giovedì santo deÌli 4.5 di << aprile 1557, si appresentarono alla muraglia, e con gran · « bravura s'ingegnarono di forzare quel loco; il quale dalli « Tedeschi fu tanto coraggiosamente difeso, che li Svizzeri furono costretti ritirarsi al securo, e abbandonare la. i'm« presa, é con non poca perdita deg li uomini loro. Vedendo
"' «
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questo si abbandonarono o perseno di animo, ma più bal-
« seguitando la pratica, e l'avrebbe tirata a fine, se non vi
« danzosamente si missono alla difesa; . talchè fu forza ai
« si fossi interposto monsignor di Bonivet, il quale avèndo
« Franzesi di fare la terza ritirata, con non minor perdita « che avessino fatto in li dua primi assalti. << Onde Brisach per questo entrò in maggior desiderio di (( espugnarla; ed essendosi accorto· della. rovina del bastione, « giudicò di facile .li Tedeséhi doversi arrendere: e perciò « fece intender loro che quando si volessino dare in suo po· « tere a discrezione e in tutto rimettersi in lui, li accette« rebbe, il che da' 'redeschi fu denegato. « Sdegnato adunque Brisach, deliberò non restare sino a « tanto che non ved€ssi la fine di Golfauara. E perchè li suoi « soldati fnssino più freschi a combattere, li fece riposare « tutto quel giorno e la notte seguente appresso.
« considerato la perdita grande che sino allora si era fatta « delle loro gente e .di tanti signori e gentiluomini, che « erano stati ammazzati, e dubitando, come sarebbe inter« venuto, che li Tedeschi veggendosi esclusi dalla speranza « di salvarsi, non avessino ancora fatto maggior danno nel « difendersi, e quanto di utile fossi seguito in impadronirsi « di quel loco, senza adoperar più arme; persuase a Brisach, « che non dovessi accordare con li Tedeschi a buona guerra, « come essi ne avevano ricercato; ma quando ne fussino « volsuti uscire salve le persone loro solamente, che fossi « bene il dare loro la strada; e a questo ancora fece con· « scendere li animi de' Svizzeri. Finalmente, con consenso « di essi Svizzeri, si concluse uno accordo, che gli Tedeschi « si uscissero di quel loco senza arme, in giubbone, e salvi « se ne andassinò dove a loro pareva. Concluso questo ac« cordo, subito Brisach, a causa che gli Svizzeri, nella pas~< sata de' Tedeschi, non avessino a fare disordine, gli fece « a.llontanare dal campo per due miglia; e così gli Tedeschi « in giubbone e colleto, disarmati si .uscirono del forte, e in « tal guisa si trasferirono a Mortara al mar.obese di Pescara; « e da Sua. Eccellenza ne furono rimandati subito in Ales« sandria con ordine fussino riarmati, e che di poi tutti se « n'entrassino in Chierasco.
<<
Trattative: -- « La domenica mattina, g iorno della Santiss. « Resurrezione, li Franzesi si missano- con tutti li ordini a nuovo assalto, e con impeto grande si gittorono alle mura del forte, e per un gran pezzo combatterono, che non si vedeva nè conosceva dove la vittoria fossi per inclinare, ·defendendosi quelli di drento gagliardamente. e con molto « valore. Ma li Tedeschi, vistosi mancati dell'artiglieria e in<< deboliti del forte, che, come dissi, dalla parte di drento era « rovinato; conoscendo che alfine non erano per durare, e « non avendo speranza alcuna di soccoi·so, fecerono cenno « di parlamento. Br~sach per questo fece fermar la battaglia, « e volse intendere quello che li Tedeschi dicessino. Propo« sero li Tedeschi, che se Brisach voleva lasciarli partire di « quel loco a buona guerra, gli cederebbono, e libero gli la« scierebbono quel forte, « « « «
Resa dei presidio tedesco. ~- « A questo ragionamento « Brisach aveva quasi cominciato a cedere, quando li Sviz« zeri, che avevano ricevuto gran danno, sendo di loro dallì « Tedeschi stati morti assai, si levorono e desiderosi di ven« detta, tolseno Brisach da quella pratica, minacciando di ,.
STORIA MILITARE
<<
romoreggiare e fare disordine ogni volta che si venissi al-
« l'accordo. ].\fa Brisach per questo non si moveva, e andava
Fierezza dei Piemontesi. Loro capitolazione, 'l7 aprile 1587. - «Partitiche furono gli Tedeschi, Brisach fece in« tendere alli Italiani, che erano a guardia dell'altro forte, « che volendosi arrendere a buona guerra, gli riceverebbe. « Fu . r:isposto che, quando fossi loro perm~sso uscire di quel « loco, salve le persone e robe e a bandiere spiegate, che ce~ derebbono alla fortuna; altrimenti volevano, sinchè aves« sino spirito, combattere. E dopo molte repliche fatte dal« l'una e l'altra banda, finalmente fu concluso che potessino « uscirne con quelle condizioni che avevano domandate, ec« cetto le bandiere spiegate. Così gli soldati italiani per tutta
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STORIA NlLlTARE
STORIA Mli.,I'l'ARE
« quella notte atteseno · a mettere insieme t utte quelle robe « che erano più comode a portarle; e con dette robe e con
che diresse le opere della difesa: egli era il capitano Retuetto, alla cui energ ia si dovette quella gloriosa resistenza ad oltranza.
« le bandiere insaccate abbandonarono ancor loro l'altro forte, « e andorono alla volta di Mortara, passando per mezzo il « campo franz~se; dal quale à tutti fu fatto universalmente
« gran cortesie. e molti segni di benevolenzia; e B risach fece « a tutti dare da mangiare, li quali di poi se ne entrorno in « Mortara. « Come prima furono partiti li Haliani, Brisach subito « s'impadronì di Golfanara, dove per dua giorni non si « attese per li I!'ranzesi · che a cercare e ritrovare tut ti li « morti da conto, e furono visti incassare 72 corpi, tutti di « gran signori e gentiluomini, e da quella volta essere por- · « tati in Francia. E di poi facendo Brisach fare una ras« ségna della sna gente, trovò che erano mancati in quella « fazione duemila fanti, la maggior parte svizzeri e 300 gua« statori! « Mercoledì, alli 21, fu cavato di Golfanara 12 pezzi di « artiglieria, che vi si trovava; e insieme con tentaci ua can« noni, che lì Franzesi n'aveva condotti, Brisach mandò « alla volta di Alba, con ordine che senza voltarsi o fer« marsi, si conducessi sotto Chierasco: la quale fece ·accom. « pagnare da diecimilia/ fanti!
Distruzione della fortezza. - « II medesimo giorno invio « la cavalleria a Ohierasoo, con ordine di riconoscere quel «.loco, e lui alsì ne andò a quella volta, avendo, innanti a « sua partita, fatto spianare Golfanara fino a' fondamenti, che « altro in piedi non vì ·rimase che uno convento di frati ..... « Tutto questo ragguaglio 1 compar mio magnifico, il vo« stro Rofia ha ritratto da uomo degno di fede, quale in « fatto si è trovato a tutte quelle fazioni ..... « Attenderò ora a ritrarre il seguito delle cose di Chie« rasco, e pe1; altra inia ve ne darò nuovo ragguaglio. In « questo mentre state sano e contento ». .,. L' egregio epistolografo trascura od ignora cosa, che è debito d i giustizia il ricordare: cioè il nome del valoroso
Caduta di Chei·asco, 29 apr·ile. - Resistenza cli Cuneo, Mossi adunque su Cherasco i Francesi presero ben presto per tradimento, anche quella (29 ap):'ile). Poi, senz' indugio, s' avventarono sulla prode Cuneo. E qui avevan termine i loro trionfi ; perchè la patriottica città, sotto la direzione del go- · vernatore conte Carlo Manfredo di Luserna, si difese così strenuamente da obbligarli, il 27 giugno, dopo 58 giorni di accerchiamento, a deporne il pensiero e ritrarsi a den:ti asciutti. Il principe Emanuel l!-,iliberto non aveva smentito le alte previsioni che s'eran concepite su' Sfoi talenti militari; con istrepi.tose vittorie s'era acquistato in Fiandra voce d'invitto cap~tano e da re Filipppo II ne era stato preposto, ancorchè sì giovine, al governo. Battaglia di S. Quintino, 10 agosto 1557. - Trattato di Castel Cambresis, 3 aprile 1559. - Il giorno di S . Lorenzo, 10 aprile 1657, egli infliggeva una decisiva sconfi~ta' ai Francesi, guidati dal conestabile Montrnorency , a S. Quintino in Piccardia, traendo prigione lo stesso comandante. In seguito alla quale, si pensò seriamente alla pace; e le trattative, iniziate a Cercamp, e protratte poi a lungo con varia vicenda, condussero alfi.ne al menzionato trattato di Castel Cambresis, conchiuso i l 3 aprile 1559, il quale formava così l'epilogo di quel lungo sanguinosissimo dramma. ·In virtù di esso Eriri':lo II ricedeva, dopo tanti anni, al duca di Savoia gli aviti domini, cioè ogni suo possesso al di qua delle Alpi, eccezione fatta delle piazze forti di Torino, Pinerol.o, Chieri e Chivasso, ch'egli avrebbe tenuto per 3 anni, quale pegno che in quel frattempo si sarebbero appianate tutte le divergenze. « Mentre procedevano le negoziazioni della pace - scrive « Nicola Gabiani in una chiosa alla Storia d'Asti del Grassi « i Fracncesi cominciarono a lesinare, sollevando la pretesa di
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STORIA .MILI'rARE
S'l'ORIA MILITARE:
avere, oltre le quattro piazze stabilite ad ogni base, eroe « Torino, Chivasso, Chieri e Pinerolo, quanto essi possede« vano nell'astigiano e nel marchesato di Ceva ai tempi del ,< trattato di Crespi, dei qualifavella:vano come di cosa propria, <i dimostrando cli tene1·e in g1·an conto Villanova d'Asti. Nè si « i:g.gannavano, perchè occupando. Villanova veniva loro age« volato i-1 mezzo di ottene!e Asti, quindi aggredir lo stato « di Milano; e, fortificando poi Felizzano, Bosco e Castel« lazzo1 muovere alla volta di Tortona e precludersi il passo « a Genova » (1). -Essi la ottennero infatti e ne mantennero l'occupazione, unitamente alle predette, sino al 1562, nel quale anno, dietro l'ordinanza dei delegati di Caterina de' Medici - vedova di Enrico II, morto in una giostra - .e di Emanuele Filiberto, convenuti in Fossano, la evacuavano, cedendola definitivamente a Savoia: per pagar il mantenimento delle guarnigioni francesi di quei tre anni il duca sborsava la bella somma di 100,000 scudi. A completare il quadro delle cose guerresche di quegli anni sarebbe ora opportuno dare un cen no sui vari servizi di campo e di piazza, sulle g uardie, le perlustrazioni, i messaggi, sui lavori di fortificazione, sulle somministrazioni alle truppe, sui contributi militari e sulle costumanze svariatissi~ e d'allora, quali si ricavano dai mernbrotti ossia registri dei cla-va·,·ii (ch'eran specie di esattori-segretari) esistenti nell'archivio della comunità di Villanova, ricchi di dati e di fatti curiosissimi, interessa;nti e forse non inutili per lo studio di quelle antiche milizie. Ma ~iò ci porterobb~ troppo in lungo e differiamo:
e di valore, essa passava per sempre alla corona saba.uda: e, tutta intera e dedita alle opere del'la pace, memore de' fasti antichi, ricinta tuttora de' bersagliati baluardi, diventava una delle più industriose, ricche ed importanti terre dell'astigiano: legittimamente altera che il suo nome risuoni oggi onorato in Italia per opera d'un suo cittadino, che è gloria e campione del foro. e della politica italiana - Tommaso Villa.
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,.
Crediamo aver così dimostrato che Villanova godette in passato un quarto d'ora di celebrità .non immeritata. Dopo 26 anni di occupazione francese, dopo alte prove di costanza . (t)
GRASSI. - Storia à' A.1ti, voi. li, pag. 134. In nota .
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GIUSEPPE S 1'IOCA
tenente.
J
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STORIA MILIT ARE:
STO RI A MI LITA RE
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FILIPPO DEL CARRETTO D~ CAMg_RANO
L' EROE DI COSSERIA.
:Poi che l'ahun sirofo cle l poeta clelJ a 11 1t0 , a Itali,l scolpì la figura marziale del « supremo fior dell'alber d'A.l er amo » , d 1c « giovin e, 1-JPJl o, pallido » c1:trle pe :· la patri,t «
ne la santa
« LuCtl dell'f1rmi , ,, (1)
ri11Yerdì .ta fan1a del l'eroe di Cosseri(t. Ji~; be prirnfi. ;-;olo gll studiosi de l le nostre glori e milil,ar i o i sold ati del la p1:ttritt redema (2), invidiando l'esempio di v1:tlor dispernlo, di fede invitta alla hmidirra od al Re dato dal prode genl.iluomo piemontese, ne sapev:rn o il sacrifì zio :,;ttblinw, . regist.r~, ammirata. la nazione cutta. que'I nome lrtt quelli. olle p w gagliardamente imper·son ano il valor mil itare. ) fa dell'eroe ben poco si conobbe, ben poco clegli altri moJt-i a.tti di cor ag~io di cui d iede prova nella stessa lu nga lotta sostenuta dal piccolo Piemonte, alleato dell'Austria, con tro l'invasione fr ancesr in que i memor andi anni d i guerra dal 1792 al 1796, nulla della sua vi ta antecédonte ; tutto parve quasi riassumen, i in quella giornaU1 del ·13 a,prile 1796, chè segnò un.a dell0 più bel le pagin e della storia militare piemontese. Documen ti :finor a, ch'io m i sappia, inesplorali degl i aJ:chivi tor inesi e della bi biiotectt di ·s. M. rni permettono cli far meg lio conoscere ora la biografì a dell'eroe. Xc usci dt, io spero, più chiaramente lumeggiata la figura di lu i.
( !)
CA noucct. - La. bicocca di San Giacomo.
.
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(2) La difesa di Cosseria , Genova, 1881-. Rehizione scri lta da. A. G. BA !IRlLI ()e r incarico elci maggior generale Ro,si, cornandante la !)rigata Fe.rrara.
Dal ra.mo d i. Camer a no, un o dei tanti in cui la. nobilis-sima, stir pe dei Del Carretto, originata da Alera.mo ma.rchese, si clivis<~, non :l'estremo però, corne canta. il poeta, mt,cque nell' avito omonimo castello dell'Astigiano P ilippo :SeoO'ndo ·Anto-ì1io il 5 settembre 1758 (1) . S u.o padre il marchese Carlo Ottavio Giovan ni .Del Carretto d .i Ca.merano, governatore cli Dcmon te, aveva avu to g i.it clall.e sue nozze con Maria Cri·stina Polissena Borreani un a liro :figlio, Carlo Giuseppe Leopoldo, cui poi fu trasmesso il titolo rn ai:chion ale, •che portò :A.no alla sua morte avvenu ta nel 1801. Compiuti gli- stud.i', forse nel colleg io dei Nobili, Filippo a -diciassette ann i non i n tieri ent~;;1 11 0-ll 'eser cit.o. Lo troviamc) pe1i le regie commissioni. del' 12 giugno J 775 nominato sottotenente sovr an nu merario nel regg imen to cl' Aosta ove passa ,effe gti vo due mes i dopo, aiu talite maggiore d i battagl~one il ·5 gh maio 1 779. Nulla sembrerebbe dover turbare l·andamonto regolare eh u na carriera. fclieementc i ntrapresa o che. per q lUtnto il T> iemon te aU ra versi allor a Ull periodo di lu ng a pace, potrà, gra.zie alla m1-scita cospicua ed. allo cospicue ade'renze, condurre assai. velocemen te ai più alti gradi. il giovane uffwiale, quando un romanzo d' arL16re Yiene invece ·a tron-carla improvvisamente. A. Torino, dov'era di guar nigi one i Il quegli a.nni il reggimen to, F ilippo Del Carrelto stri nse leg ami ù"a ffctlo con Carlotta J,arnezan de Salins, fig lia del. conte Deodato Luig i. Piuttosto alta. e cli bella complessio11 E', cl' a-spètco piacente, aggrazialo e Lrnnqu ill o, occhi neri, capellt e cigli a castagn i (t ) Il iproduco tc, tua lmc:'tlc ,~ Fede di battesimo qua l' ~ trascritta. rt<llla Miscell,,·n w 'Ve,1'11az.za; n. 30 della ni l.> liotcca Heale : « Oel Carcuo Philip pus Sccundus Antooi us filius illus trissimorum dotninorum D. Ca· ·• roli Octavii ,Tohaonis Baptis tac, mi.li tum dutis, rqni tis s;1octi ìl!auri lii huius Joci Ma r.. chionis et ìl!ariae Chrislinao Polissena.e ingali um do Carreto natus ciie 5 sept. 1758 die 9 eiusdem tiaptizatus . " T. Veilu\'a pracp. , . 4
{I l -
A)INQ HVII .
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chiar i, gua11cie ro~ee e p ienotte, trat ti regol ari, n a i cli,ciassette e i diciott'ann.i, cosi ce la descrive un documento della Segreteria cli guerra, piaeque al cavaliere, come i n lei fece profonda irnpressione, l'elegante 11.fficiale. Alto quarantadu e once e più (circa un metro e se.ssantatre centimeL:ri), ca.pelli castagni ,scuri, così lo stesso documento raffi gura il Del. Carretto, volto rotondo, carnagione a,bbron7.ata, collo lungo, p iuttosto smilzo (1). Quali ostacoli si frapponessero a.Ua desÙler ata m1ione ignoro, chè docmncnti privati .nè dei Del Carretto di Carnerano nè dei Sa lins mi fu possibile rinvenire. Coùtrariati n ei loro disegni, e quando ormai forse il matrimon io sarebbe a genitori più oculati sembrato· inevitabile, ricorsero al solito mezzo, la fuga. S ul far del giorno· del 3 aprile 1781, in una vettura, tirata da quattro cavalli grigi, uscendo da Porta :Palazzo, i due fugg itivi pre:sero la via, di Milano, gr~we partito per entr ambi, ma i ncomparabilmente più gra.ve per il giovane u ffi.ci ale, che, r iparando· in a.ltro SitaLo, veniva a, rendersi colpevole clel reato di d ise;r:òone. Le alte aderenze dei Del Carretto di Carnerano, a mi tigarlo, òttennèro tosto dalla bontà cli Vi ttorio Amedeo III un benigno provvedimento : la canceHazion e dai ru oli per ord inesovraoo. E' del:lo stesso giorno infatti il segu ente biglietto dell'Uffieio g enerale del soldo ; che mi pare utile riferir te.stnahne,nte (2) . ·
« S . 1(. avendo presa la, dotermina.zione di congedare dal suo servizio il sig. cavaliere Del Carretto di Came,r an o sot« totenentc ed a:iutame maggiore· d i. battaglione nel r eggi« :me11 to d'Aosta mi cornancln di dire a V. S. I ll .ma che. lo, «
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(·I )
Kes.:;un ritra ilo,
eh'
io mi sappia, rimanendoci dell'eroico ulllcialc (l t1esli dati non
sono r1rivi di v;llore. (2ì Archivio ili Stato <li Torino , sezione ~·. - Ordini generali . ..,.. Uflicio genera le del SoJ,10. - Anno ·1781. - Utista n. 97. ·
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STOR IA MILITARE
STORIA !IILJT ARE «
« «
faè.cia cancellare dai ruol i coll'annotazione congedcdo cl'oi·cline di S . M. E con inviolA,b ile ,divoto ossequio ho l'onore cli rassegnarmi cli V . S. Ill.ma «
Dewt.mo <.:d obbl.mo sel'vdore «
«
Coco~rro
>> .
'.l'orino li 3 aprile 1781 ». «
.cli Sig . cav. di Ponzano» .
Lo stesso g iorno p er ,~ sta ffe.t ta lunga » partivano indirizzate ai vari goveruatori delle città poste sulla strada di Mila.no, coi connotati dei due fuggi ti.vi, già r iferiti, .le ist:rn%:ioni pe.rchè fossero an esliati. « ed arreslat.i ch e siano, provvedero ·« co·ll e dovuto con venienze e, c;-1.u tele a Il a loro c.u stodia. in « luoghi separati » (l) . P rima che aves.sero toccato i l. con fine, forse in terri torio di Vigevano, il Del Carretto e, la su a compagna. furono raggiunti e condotti ad Nrea, n el cui castello fu rin chiu so il g io.. vane, :mentre un mon astero ctccogiieva Ja damigella de Sali ns. Due mesi cl oro si. celebrava. :il m a.tximonio, come apprenél ia.mo da u na lettera clel 2 giugno clol eonle Oacherano di Bricherasio, governatore d 'Ivrea (2). « In u bbi dienza delle reali. determinazioni '», sc;rive il Cacherano al con te Corte, min istro dell'interno, « ve.uno in quc« sta mat tina colle n ecessarie clovurc d isposizioni effettuato « matrimonio (3) tra iJ sig nor cav. cli Camer a.no o la da'< m igella de Salins nell'atto istesso che il detto s.ignor ca« valiere uscì dal castello· e Ja damigell a dal monastero. Ter« mi.n ata la sacramental funzion e si r iti rarono ambiduc n el « loro pi·cco·lo aHogg·io che preventivamente ad intenzione di « S. M . le avevo fa tto prnvveclere intimando ad uu tempo a (!) H. segrc reri a d i guerra, neg isi ro lettere particolari. - Voi. 88, p. 183·8~. Arch i, io di Sta to Torino. Sezione ,1.•. (2) Letlere pari ico la ri. - Cacherano cli Bricherasio, govern atore d' Ivrea (l7i6·!786J.Archivio cli Stato Tori no. SezioHC I. . · (3) L'a tto fu per ,nP, veduto e trascritto da l pror. Con tessa in Arcliil'io Capi lvl:i r,' d' Ivrea, Cnlhéd..r ale, ,lfari ages {1774-1787) reg. n. 3. Si abh ia il Contessa le mie piu sen tite graz ie. ·
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ST OR I A l\1 11, l TAf!E
loro meJesi1ni di regio ol'Jine di. non assema:rsi d.tt ques ta « città sino a nuova determinazione e di rimaner quivi com e « relegati. E qualora vi occorra farsi qualche tenue spesa « per li seguìti preparativi si avr à ricorso da,i paren ti d i « detto signor cava.liere come l'J~. V. si è compiaciura di. suo·. . o « genrm1 » . La :re lega,:ione però fu cli breve durata,. Da un·a1tra lettera - 8 settémbre 1781 -- del Cacherano apprendiamo come il '7 il « signor ca.v aliere ,di Camerano e la sua consorte (fos« sero) partiti in vettura per recarsi a -P areto per convivere « colla signora marchesa di. l ui. madre >, e come al cavaliere fosse stata « consegnata la rimanente somma. del cariUcltevolr « sussidio che da Ella (sic) mi fu trasmesso» . A. P areto (1) alle falde di quell'Appennino ligure, ove dovevano compiersi le eroiche sue gesta, ehbe Filippo Del Carretl;o il 28 novembre 1781 l'unieo figlio, eui diede lo stesSt> suo norne. Visse eg'l i all ora sempre in questa len a. od .in qualche altro possesso della sua famiglia, lontano dalla capi.fole, poichè la volontà del :principe, gli vieèava d i rimettervi il piede? Non sa,prei dirlo : si perde allora. per oltre dieci anni ogni traccia cli lui, fin quaI1do cioè preparandosi il R,e cli Sal'degna, unico fra i principi italian1, a sc:endero in campo contro la Francia rivoluzionaria, Filippo Del Carretto chiese ccl ottenne di esseri> riammesso :in servizio.
S'l' ORIA MILITARE
«
« Nella circostanza cÌ1e il cav. F ilippo .Del C'an etto cli Ca~' merano » riproduco testualmente la lettera sovrana di r iammLssione in serv:izi"o, data dalla Vigna il 23 agosto J.79~ « in seguito a.ll'avorci supplica ti di. riam:rn.etterlo al mili « tare .nostro servizio, è stato da noi destinato a prestarlo « nella qualit;à. cl i aiutante di campo· del Luogotenente gene« rale d'armata, coute de Lazary presso il corpo di truppe
(il Nell"attuale mandamen to di Dego, rra l' isrro e il Valle a circa 20 ~h ilomctri a N.-1!:, dal capoluogo . Il castello, giit dei Guerrieri. e distrutto an teriormente a: U8i no n ~Jl ·· Par tcn ue mai a i Del Carretto rii Carne rano. . .
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che trovasi_ comandato nella Savoia, ci siamo degnati d i « decorarlo tle.l grado di capitano tenente ùi. fanteria delle « nostre truppe con tutti gli onori ecc. e colla facoltà di far « uso dell'unifor_ me stabilito per .la Legione delle truppe leg« giere » (1). · :Passato nello stato maggiore e. nominato sotto ,ùutante ge:1e~·al~ cli dipartimento col grado di capitano per R. comn~1ss10m 16 ottobre 1 '792, il Del Ca.n etto non potè a ver cam1)0 d1 segnal~r-si eombattendo in quelle prime avvisa.glie cli · guerra, po1chè per l'inettitudin e senile del Lazary qutisi senza colpo ferire i ]?iemontesi s:i volsero a, precipitosa ritirata. Ebbe però modo di spiegare anche in quei frangenti Je rare doti militari, cli cui era fornito : trovo infatt,i, lodare in 1m documento posteriore, che r iassume il suo curriculum vitae . « l'attività, la. capacità od il zelo », di cui diede segno·, e che « furono gli annunz i delle luminose prove d'intelligenza e di « marziale valore ond'ebbe poscia nel s1tccessivo corso della .« presente guerra, ad illustrare i suoi servigi » (2) . L'invei-no 1'792-1793 fu im1)ieg,1.to, com'è noto, da Victorio Amedeo III, rassegnatosi per :il momento ad abbandonare le d ue provincie invase, lasciando « :rogner la bordure » (3), ma consci.o de11a necessità di rafforzare i propri mezzi cli difesa, a rassodare gli ordinamenti già esistenti., ed a crearne cl i nuovi specialmente di truppe leggere. Tra queste fu notevole la creazione cli corpi franchi, da forrna.r si con disertori francesi e con dise1iori piemontesi, Clli si prometteva. largo indulto so abband on assero il servizio fra ncese o torn assero porne che sia sotto le patrie bandi ere. · · Il regolamento (9 marzo 1793) stabiliva che ogni corpo franco dovesse esser composto cli due compagnie della, forza di _163 uomin i cia.scuna, ogni individuo del eorpo godesse delle pa.ghe e<l altri vantaggi fissati pr. r .le alt.re h:nppe d'or«
_(! ) Ufficio generale del Soldo, i 793 par te 2•., R. Vigl ietti. - Assen ti ullicial i fanteria.Voi. o. 68 p, 256, Arch. cit. (2J Pa tente 5 a p rile l 79G. - UJ!lcio generale del Sol<J o, Hegistro fl , Comm issioni e Patenti. - An no l n 6, voi. 32, p. 91. Arch. cit. (3) CO, T A ne Jl KAURRGAIID, - Un homme d'aul1"e{ois, (). ·132.
IL
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dinanza, dei tre. ufficia.li di ogni. compagnia, che fossero sud'diti del Re, uno emigrato fnmcese, p urchò rnLmito· cli buone referenze. L'uniforme, di. cui ho sott'occhio il :figurino serba~o tra le carte dell'ufficio generale del soldo, era il seguente : afoto cor to all'austriaca d'alpheti c bleu de Roi, senza revers. colletto e paramani gialli, fodera rossa, bottoni, sotl:oveste ~ brache _bianche, u ose cli tela o altra stoffa n era, cappe Uo roton do rialzato da una parte r:on coccarda bleu de Roi. A.l primo corpo fran,co, che per allora, fu solo costitu ito « premendo che venga conrnndato da u n uffi.ziale di capacit à, « atl;ivitit o zelo, :il quale s.ia bene nel caso di ben eordspon« dere alle nostre viste » (J.) fu assegnato come comandante il Del Ca1.Tetto 0 nel la « pian ta clelli sig nori ufficia.li del « 1° corpo franco » :figurano i .nomi clel capita.no tenente De Bonneau, emigrato francese, che copertosi poi di gloria- i n molti scontri finì, vuole il Pinell.i, suicida. il 2 settembre J. 795 per non catlere nelle mani dei Francesi (2), i l uogotenenti conte Lascaris d i. Ven.timiglia. e cav. de Vinea, ( sottotenenti Vassallo P atoi1.o, fratello dell'autore dello ormai rar.issime Mém.oires poiir serd:r à, l'histoi re cle la. clel'niè>re g1,er1·e des illpes (3), e Fra.nei.n e. Còrnpito difficile quanto altro mai d i organizzare u n eorpù composro di elemen ti così cli'sparati ed, organizzatolo, portarlo ai maggiori cimenti, alle imprese più arrischiate, col pericolo per chi cadesse v ivo nell e man i del n emico cli esser passato tosto per Je anni, poichò non sta vano i repubblicani acl in dagare se r.J1i a.pparteneva. ai corpi. franchi fosse o no · emigrato o diser tore francese. i\:[a in compenso quali ardimenti non si poteva a.ttenclern chi li sapesse ben comandare da quest i. veri « enfa.n t~ perdus » , pronti a vendere al più caro prezzo la pelle? (tl
STORIA MILITARE
STO ({! A MILITARE
n. Commis~ione U marzo
!791.
St. 1nitit. del Piemonte, I, 563. Cosi anche COSTA OF. 8F.AUIIEG ARU, llistoire de Savoie. lii, .U3 e Ktrn11s e Mo111s, Camp. dans les Alpes, li, 313. Rsrn1. invece. Afém oires sur la guene de, Alpes, p . 283, lo dice crivel lato dì colpì (~) l'INELLt. -
ed ucciso dai repu))))licanì. (3) Secondo il P1NBL1.1 (I, 561) sarebbe lo ste.,so autore del noto lihro nel quale però trovo parlato rt ì un fratello dell'autore e tiella sua compagn ia di cacciatori franchi (p. l82J.
t
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E F'ilippo Del Carretto fu. quel capo ideale. Riuscendo ad impedire cl1e per la differenza cli nazionalità scoppiassero · dissidi. frf:l, P iemon tesi e J<'ran cesi, che componevano il corpo, seppe ottenere al momento dell'azione risultati mirabili. ·Qua.udo dovette, gravemente fer ito, abbandonare momentaneamente il eorna.ndo, e più tardi quando fu chiamato r1d altre :mansioni, i contr asti che si a ccentuarono tra Piemontesi e Francesi indussero a eompiere modificazion i profonde nell'ordinamento del co11po franco. F intanto che il Del Carretto ne fu a capo, dalla sua autorità indiscussa e dall'al to esempio suo fu appianato ogni s-crezio ed il ,corpo, partecipando, •quasi ·appena for mato, alla campagna. sui con fini della per, duta contea di Nizza, vi si illustrò grandemente. Nei combattimen ti ch e si svolsero intorno a ll' A.uthion nei primi di giugno 1793 · efficacissima fo l'azione del corpo franco. S tabilito a n ord del :ivfoJ.inetto, alle grangie di S am'buco con un distaccamen to a Biglietta, il corpo franco contri buì valid amen te a lla. difesa del Molinetto contro il colon - . nello Gart lane, il 7 è 1'8, indi, costretti. i Piemontesi a ri ti~ Ta,rsi per l'ardita avf~nzata. cli. :Ma.ssena, il Dol CarreUo ropre dal Ven tabren la mar cia delle mi lizie di V.ercelli e Sal uzzo -dei cacciatori Can ale, permettendo lor o cli risalire il v a.llon e .dell.'A1.'p :fi no al circo dell'AuÙrion . Due éol.pi di moschetto lo feriscono gravemente, l'uno at traversandogl i. la coscia rle;Stra, l'altro conficcandosi la palla nell a sinistra CL), e, se non fosse stato tolto :in. spalla da alcuni soldati , sarebbe ri- · m a.sto pr igioniero. Fu .appunto durante il per.iodo dal giugno a l fi nir d'agosto, in cui il comando del corpo fra.neo fu tem poraneamen te ten uto dal de Bormeau, che, essendosi verificate frequenti contèse tra i soldati piemontesi e i francesi, fn ritenuto « più op ·« port,uno, pei:· ovviare a tali incon venienti, separare quelli « cli una nazione daU'altra, con incorporare in una cl i. esse ·« compagnie tutti i cliser!·ori frances i e nel'l' altrn tutti i pie-
(IJ R. patente 5 aprile li96, cf. anche Biblioteca Reale io Miscellanea militare, .J 5'! tFu auche ferito il cadetto I.ajard.
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STORU !IILITARF.
STOR IA Ml!,!TARE
« montesi » (1). E così rnodifica.to, sotto il Bonneau, il corpo, franco, con un dista ccamento deii·ca.cciatori Canale o la compagnia _delle milizie nizzarde Cauvin, nella notte dal J.6 al. 17 agosl:o, parte11do da.lla pm1ta Rugger, attraversato il vallone boscoso del P1·aet, gi unse aJl' A.iguette a. poca distanza Lli u11;;1, ba tterii1, :::tHbi.li rn sul versante nord deJ.la testa della Fuga.zza. Sorpresi i duecento uomini d i guardia dall'improvviso assalto dei soldati del Bonneau, che, aperto un fooco vivissimo, sono salta ti nelle opere loro, si volgono in fuga, lasei anclo ..nn capitano e cinque uomini sul terreno e cinquan-ta.clue prigionieri. « Im1Jaziente cli ,icquistarsi n uova glori11 » così le già citate R. pa,teni i del 5 Hprilo J.796 « non sofferse che ·s.i rimar« ginassero le sue ferite» : :infatti ritroviamo il Del Carretto. a ca.po del corpo fnrnco nei prjmi di setterobre. L'8 sforza il posto :importante del Morigone, sca,ccia.ndone i Francesi ad anrn1 bianca con grav i perd ite : un mese dopo li. .respinge cl al posto avanzato del Oabanet. . Il meritato premio non si fece à,ttendcre. [1 JO oitobre 1793al r1uarl;ier r ea.le di Sanzio Vittorio Amedeo III :firmava la patente, di promozione del Del Carretto a 1rwggiore di fan-te.ria. in prova del « gradimento che ci risulta. dai servigi che· « ci ha prestati, massime dopa che, nella qualità di ca.pita.no. « com:anclante del corpo franco sta. militando nell'arrnEJ ta di « questo contado, dove nelJe azioni , cu i ha a,v uto sorte di in-. · « tenfenire Jrn in ben lodevole man iera distinta la su.a bra-« vura » (2) . Passaro nello stato maggiore con pate,nte 26 nor vembre 1793, abbandonò il corpo fraJ'1co, a1le cui fat.icbe non poteva più r egg0.re poicM, riapertesi le fer ite r.i cevLlte J'8 ,g in-· gno, gli riusci.va troppo gravoso il servizio a. piedi di coman- ' dante di un corpo così mobile come quello che egli a.veva, formato, ma )e tradizioni cla Jui lasciate ispirando i :moi i u1ccessori fecero sì elle :611 quasi al termino della guerra i cac.:,
ciatori franchi si rnantcnnero all'altezza della. fama acquistata. Nominato il 21 dicembre 1793 aiutante d i campo del .Re, trascorse nel ben meritato r iposo gran parte dell'inverno, m11 a,l ria,p rirsi della campagna in april e 1794, sebbene il Re non si muovesse da ·rorino (1), fu mandato sul teatro della guen·a, ove « con 1miforme senno e pn tden_7,a » disimpegnò << le in« combenze )) che gìi furon o affidate e trn le altre par tecipò valorosamente alla cJ:i.fesa clel ponte cli Nava ecl alla r ilirata del corpo d'Argenteau su Ceva. Destin a.to come« officier à la suite)> presso il De Vins generalissimo austriaco nella campagna del J. 795 sulla riviera di Genova, il Del Carretto, dice una rela.zion e molto lusinghiera (.Pavi a, 22 dicembre J.795) :firmata. oHrechè dal De Vins, dai generali maggiori Fittoni e Rukavin.a e da tre altri alti ltfficiah austr iaci '\Venckheirn, Lipsta,i.j e L ilienberg (2), ebbe la gloria cli com.ba ttere coni e volontario j n tutte Je fazioni. Il 22 giugno nelle prime avvisaglie intorno a Savona mr1,rciò all'avanguardia delle truppe del genera.le \Vallis e fu dei primi ad :~tta,ccarn il nemico (Dupuy) costringendolo a ritirarsi sotto la. protezione cl ei cannoni d.e.Ua cittadel.l a. I l 24 (comhatt.imento d i VtLdo) fu. il primo sotto gli occhi dello stesso De Vins a penetrare nelle ùin-cee della Madonna del Monte, vi fece di smL ma no prigioni.ero un aiutante, di càmpo, cacciò cli posto in posto il nemico e si impadronì delle case eh Zinola fino al mare. I vi, m.emre sta.v a disponendo le trupp(:) in l:inea di batta.glia lungo un ·burrone, r icevette un colpo cli moschetto attra.verso alla coscia sinisr.ra (3), gHt feì·ita, due anni acldieti:o, ma ciononostante non si ritirò fì.n chè il suo còmpiio non fu terminato e solo per ordine espr~sso del comandante in capo. Non lasciò che si rimarginasse del tutto I.a ferita e « non si « tirò una fue.ilata. nè ci fu l tn posto minaociato » preziosa test,imonia.nza. austriaca ·« che non supplicasse il generale in
(1) RR. big lietti 23 ,l uglio e ! 0 agosto i 793. Arch. cit. (2) Ufikio generale del Soldo, i793, par te 3•. - R. Viglietti assenti fanteria .- Dipartimen to fanteria, vol. il, p. 7. Arch. rit.
r
(I) Ri lJ!iotRca Reale. Cerimoniote \iillonovetta., pas~im. (2) Bi blioteca Reale. :lftscella11ea Veriwzza., 30, n. 373. (3) PATONO, ,flémoires sur la guel'1·e des Alpcs, p. 1~5.
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S TORI A MI LI'l'ARE
STORIA MILITARE
« capo di per111ettergli di accorrerv i, non desi<Jerando altro che
fuoco da una parte o dall'ahra : il 27 poi « néglig-eant sa blcs« sure et les fat igucs qui l'avaicnt abimé » si trovò ancora alla retrocr,umxlia sotto o-Ii ordini del generale Rukavina, come o o . d sempre dal principio della campagna aveva fronicgg1ato « a « intrepido l'd intelligente uffi cia-le » i I nemico.
« essere ne l le pos.i zioni più esposte e per1colose » : cosicc liò è segna.lata la sua presenza in quasi tutti i piccoli scontri che dall'agosto al novembre ebbero per teatro ·il bac.iH-0 sorgen1 ifcro della Bormida, Sambuco, Casrelfo.ro, Ba lcstrin o, ccc. Xella batLaglia di Loano (23 novembre) per tre volte raccogliendo soldati sparsi r fuggiaschi nella pianura, con l'aiuto cli una. parte ll i nn bafo1.glione cl'A.lvinr.i, respinse i F1;ances i al d i là del burrone di '.l'ariano e fece prigionieri cl i sua mano : e mentre il generale Rukavina. a capo degli avamposti, li assai iva. dinfrn zi a L oano, Del Carretto, prendendoli di fianco aiutò a N1cciar]i. v igorosarnrnf e rolla ba.io11etta n elle 1·e11 i cli modo chC\ f1irono per tre Yoltc re:-pinli : la quarta, volra l'opera del C'flstellaro,, on~ maggiore cm stato l'assalto, cadeva nelle mani frances i. 1 Da Carcar<' all'una pomeridiana di q11cllo ste so giorno il Del Carretto stendeva una brevissima rela.zione di queste faz ioni, serba,l,a nell'archi vio cl i 13reil tra quelle ca.rte Mal a,u ssena, che hanno fornit o a Krobs e }[ori11 muti documenti importanti per la loro nota pubblicazione (1). « L0s différents <~ postes -et re<lon tes », ogli scrisse, « furent pr.is rt repr.is, ce « qui fi t quc d'nno p,nt et d 'aLLtre la perte en roorts et b lessé, « fuf:, consid0n1ble. )[ais le régiment de 'l'hum qui, dès le co« mencement,, fi.t, lTès mal, ayant aba~1clonné mal à, propos une « redoute ,placéc au picrl clu ~fonte Ca.Iit10 et qne les Ornate,; « aYaient reprise, abanclonna dc meme lcs autres fortifì.cations « qui lui éla ient confiées, ce qui fi.t quo les França.is, prenan1. le « dessu s, attuquire,it ponr la quatrième fois le Casl,ellaro, qL1i « pendant trois fois le· arniL rC'poussés bravement et empor« t~rent ce post<'» . Di sè• non una parola ma per fort.una la ci taLa rel azione au striaca ne .i nfo1.111,a. della sua. condotta i n quella battaglia, come ci fa 1rnre sapere che nel secondo attacco ebbe il ca,vallo ncciso, nel terzo una ferita· leggera alln stomaco. Ed aggiun ge che, n onos tante ·ciò, non. lasciò il campo di battaglia per farsi curan' <.e uon qnc1nLlo ,·ide scemato il
(I/ C,mip. da11s l es Alpes, Il, p. 341, n. t .
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Il 29 marzo 1796 il Del Carretto ern nomi11,1lo !;ornami.ante il 3° battaal ione dei granatiE>ri, il o aprile promosso tenente 0 (;Ol onnello. 0 n.orevolissirno è il tcslo, c-ui g ià abbiam tolto paTeccbi,e citazioni, della patente cli la le data che r icorclat~ « tante gloriose azioni che lo fecero degno degli ~ncomi d~ 1 « general i o del vol o (sic) ck ll a. 1'ruppn tHtta _» lo d ice << men« tevol c di un nuovo attestato d.el nostro gracl ,mento cktl eanto « dP.i militari suoi arnnza.menti » . Te11 e11.tt1 t·olonnello a trC'ntotto ann i, quando le mirabili prove date i1t guerra avevano OL'ma~ ct11tce:ll.ato il r i_ co:·do cl~lla scappata giovanile, per cui la carnPra m_Ll1tar~ gli s1 er.1 1mpro\'\-isamente troncata 111 sull'incominciare, 1 I ?el Curret~o -vedeva a prirsi cli'11anzi il più gi ocondo avveni re, ali.orche, quasi noi~ fosse destinato a sopravvivere ~lln rovina delle armi saba11de, caden, eroiramente u Cosserrn . 'l'roppo noto è il fal'. ro cli Cosseria ( 1.3 ap\ilc): p0ichè o'ccorr~ Tintracciarno le vi cende. Spartana.mente, l'eroico comandante del 3° battaglione granatieri, dopo essere staio cot~sigliere di .accanita resistenza nl debole l)rovera, dopo essers1 coll a magna nima risposta : « Sapp iale che i g rnna~ieri_ piemontesi non « si arrendono mai» fatto precursore dell eroico Camhronne, qt;anclo gl i sforzi degli assalitori li . portano_qua~i a to?car~ la ,cin ta, del Yecchio castello, afferrato 11 1t foc:1 lc du per 11 prnn o l'esempio, poichè le munizioni sta11110 per far difetto, di c~m~ battere ftlln baioMtta ed, :11ccisi cli .-;11a mano clue gra'.1at1en nemici, cade boccheggiante colpito da u na p a lla che gli passa da parte a parre il petto (1) . (I!
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S1'0Rfa MlLITAltE
s ·1 OHIA ll l LITA Rt~
X;nrn la tradizione che atreroe ~c-an1:.:i<:-ro e:,:;i medesimi, i difensori, la fos'.-1 e l'incoronassero di rose, a,l piede di quei balu m·cl i che ,We\"il con tanio accm1imento difesi · di là poi tr,1.1 ii cl ai suoi. i gloriosi a.Y,mzi sarebbero stati deposti nel sepolcrcro (li famiglia. Xon cl Camer,11111. come apparirebbe da ques1a notizia raccolta d,tl Pinelli , TMI n ,\Iillesimo essi ebbero riposo. DC'] fotto manca. in quelli n,rchivi parrocchjaJi ogni tnH·c·ia : rirn,rnc· memoria inw:ce lH.•lla, Jliscellanea l'ernazw giù. p,1ren·hie ,·olte eirnrn. ll 5 ,1prile 1797 la wdoYa s i ri vo lgeva a11pLt1Ho al Vernazza prcgnnclolo cl i collSig.lio per 1u1a C'pigrafe rhe rnlcYH· Rpporre :rnlln, tomba del marito in Uilll'simo (1) . Con reale biglietto al ·on-aintendente dell11 1.:11ss,1 pensioni e tratteni menti (2:J a.p rile 179G) provvide Vitt0rio Amedeo III d i una 11ensione di liro 700 la wdovc1 : ('On ,Il tro ordine del 21 conce~se al figlio gio,·inetto allora paggio del principe di Carig11;rno e sottownente aggrega10 senz11 paga al reggimento provinciale d'As1i, la pa.ga ed i ,·antnggi di sortotcmonte effetti vo (2). Col ntinare deJln monarchia cessarono simili assegni . Quando nel 1805 ~apoleo11(' si trattenne qualche giorno .1 'l'orino prima dell'.incoronazione a Re d' It alia, è trR,cEzionc si informa~se dei clì~<·endern i ckl Yaloroso difensore di Cosseria . ed 1.1ssegnasse tm a peniòione a Un Yeclo,·,1. ..,j assumesse l'incarico dell'educazione del figlio . .l L quale. giì1 maggiorennP-, non è proba bìle, come Yogliouo alc~mi, enfrn;:;se nl Prita11eo delle FJeche. 111a più pi-obabil m~nfe ot tenno tnqo un brevetto di sottotenente'. Combattendo nelle guerre di . 'pagna. mo1·ì. D ow, quando, come, 110n sa,prei, chò i snoi srnti di se1:yiz ìo, fani ri)
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(I) Ecco il biglietto autografo rimasto tra le r.arle \'crnazza: La marquise Del Car• retto raiL ses complimen ts a M.r lo barone Vernazza et le suplie dc vouloir lui faire la • grace d~ passer cher. elle: ell e vond rait le pritr de l'aider à com1>oscr une épila111w • pour son pauvre m:Hi qu 'ell e a fai t inllumcr ~ Mill~simo: elle espèro qu'il voucl r:i. • 1,ien lui donner celte triste consolallon et a maintenanL t'bonneur d'l'lae, etc. ,. li parroco di Millesimo ila me interpella to gen tilm ente mi assicurò non esservi al riguardo in quell'archivio 1mrrocchialc nessuna memoria. 12) :!fiscel/1111ea Vernaz:a cii, doc. 373. -A rclt. di Stat o, ser.. 4", Torino. Ordini genrrali )li$ti o Rt>golam., n. !i9G, busia n. tl8.
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cercare per me d al cuinpitissimo )[. V,eii, il dotto autore del Prince Biigène et i.\111 rat, mancano nelle do,·iziose cartelle degli 1lrchives l(ll Ministère de /a gH en·e in Parigi . Corto, pur comba.ttencio sotto altra b:mdiern, non fu indeO'no del oo-lorioso o nome paterno ed eroe o.curo andò ad accrescere il numero dei ,·alorosi che, te11enLl1) nlt,1 il 110~1è irn.liano nelle file d.ell'eser-ciro napoleon ico, vocarouo ge,1 erosmncntP il loro sa.ngup nelle immani lolt0-dclla pen i ~L>la iberirn.
Grusr.:rP1·: Roimrn r Prof. nel! J /1. ,l ccademia m 1!ila1·P.
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j IL GENERALE ANNIBALE FERRERO
(I)
Affranto da lungo ed inesorabile morbo il .generale Annibale Ferrero veniva collocato a disposizione il 16 febbraio 1902 nella speranza che le cure ed il riposo valessero, almeno a prolungarne la preziosa esistenza. Vana speranza:. .morì a Roma il 7 agosto~ Con lui fu tolto all'esercito un valoroso soldato ed uno scienziato di fama europea, che .lascia un contributo di lavori utili e eh~ restano ad onore della sua pat ria. (l) Nacque I' 8 clicemure i839 a Torino. Fu alli evo. nella regia mil itare accadem ia. ir 20 agosto !857, ebbe il grado di so ttotenpte il 26 aprile .f859 e il 30 giugno di quell'anno fu destinato nel reggimento 1.appatori del genio, nel qua le passò luogotenente il 25 marzo J860 fino a che al 24 novembre dello s tesso anno fu promQSso capitano nel lo sta to maggiore di qnell'arma. Venne aggregalo al corpo <li stato maggiQre il 4 giu gno 4864 e vi passò effe ttivo il 22 ' aprile J86ò; destinato quindi agl i staLi mnggi ori delle truppe, 9 novem bre ·1867 e po i al comando generale <lei corpo il i9 <licem hre successivo. Promosso maggiore nel 22° fanteria il 23 maggio t869; rientrato nel corpo di stato m11 g~iore il 19 mar·zo ·1871 e destina to capo di sta to maggio re (!ella. clivisiont
,.
mil i!aro di Perug ia; ri ch iamato al comando generale clPI corpo il 2~ settembre iSH e destinato ali' istituto topf\grafi co militaro il 30 rlicembre dello stesso anno; tenente colonnello il lH maggio J8i6 ; nominal o diretto re in 2° dell'istituto topografico il 7 , marzo 1878; co lonnello il 30 maggio J8i8; coinandan te il 3° nggimento fa nteria 7 11 i11g110 1883 ; coma ndante la brig,1ta. Basilicata ·16 ottobre l88t; dire ttore dcli' isti tuto geografico mili lare 6 ottobre 1885; maggior genera le 6 rlicem hre .f8~5; tenente genera to I\ lug lio 1891; comandante della divis ione mi litare di Bologna ·1° dicembre {893; a <lisposizione dèl ministero degli affar i esteri 1° marzo 1895 e quindi inviato amba.sciatore di $. M. il Re rl' lla lia presso S. ~I. la Regina cl' Inghi lterra; nominato rom~nclante del Il corpo d'armata il LO agosto 1896 e com;, ndant.e il lii ·corpo d'a rmata il ~z marzo 1899. Aveva ratto le rampagne cli guerra per l' indipendenza e l'unità d' ltJ lia da l 1860 a l t866, meri tandosi la menzione onorevole a l valore militare per i servizi resi nell 'a~sc,1io d'Ancona 1860, e clue mcrl,1 glie d'argento ,,I valor rni litar·e l'una per essersi <listinto all';isse,1io e presa. di Capu/L il 2 novembre 1850, l'altr;t pe r essersi distinto dcraotc l'~ssecl io (l i Gaeta il J.3 febbraio i86L
IL GENERALE ANNIBALE FERltERO
. Si rammenta la parte da lui presa quale presidente della. Commissione italiana per la misura del grado in Europa, · quale presidente del Consiglio superiore pei lavori geodetici e quale direttore dell'istituto geografico militare. . . . . Egli aveva rivelato il suo valore scientifico fino dai primi gradi della carriera. Fino dall'anno 1864, quando_il gen.erale. Ricci ed il colonnello De Vecchi introdussero nei lavori dell'ufficio tecnico del corpo di stato maggiore i metodi usati in Germania aventi per fondamento la teoria dei mini:mi quadrati il capitano Annibale Ferrero rivolse il pensiero al, d' l'utilità di un breve lavoro destinato ad esporre con or ine e chiarezza il metodo di quella teoria e 1~ sue applicazioni alÌa geodesia, ma le esigenze del servizio interruppero spesso il :fil.o dei suoi studi su tale argomento, e fu soltanto nel 1874 che fece stampare il primo capitolo di una Esposizione dei metodo clei minimi qirncl?''etti, prende.ndo l'impegno pubblico di compiere l'opera incominciata. E la compì nell'anno 1876. (edizione Barbèra, Firenze) dopo un tesoro di osservazioni raccolte in varie missioni all'estero e di confronti fra i metodi seguìti negli altri Stati. Ne uscì un lavoro completo, breve e chiaro nel quale egli, come capo del ramo geodetico dell'istituto topografico militare, credette utile estendersi alquantç> nella parte pratica destinata. particolarmente ai nostri lavori. Quest' opera affermò il suo valore scientifico. ·Poco appresso., nell'aprile 1877 compilò, e crediamo sia rimasta inedita o semplicemente autografata, una pregevole 1?ote sur clef x questions posees la Conference Geodé. . sique cle Brua;elles en octobre 18, 6 Nel 1880, trovandosi a :.\1.onaco alla conferenza geodetica internazionale, essendosi rinnovata la discussione fra il colonnello Ibanez ed il colonnello Perrier sui vantaggi relativi delle basi lunghe e delle basi corte e sulla loro distribuzione conveniente in una rete trigonometrica, il Ferrero colse l' occasione .favorevole per intra~tenere i suoi colleghi su di un nuovo modo di considerare la questione di cui si trattava. e pubblicò una Note sur la possibililé de calcu)er l PRIORI le-
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,.,JIl, GENE RALE ANNIBALE P'ERR.ERO
poids et la précision des résultats d·une triangulation par la simple connaissance de son canevas. · Alla stessa conferenza geodetica internazionale egli presentò un ·R,,ipport sur les triangulalions avec im cane·vas général à l'échelle di i: 1.V,000,000. Questo rapporto comprendeva una serie di quadri per nazioni, che contenevano l' indicazione dei punti trigonometrici, la lor o posizione geografica, la data di esecuzione delle stazioni, gl' istrumenti impiegati ed il nome degli operatori; più, in una colonna di annotazioni, !a indi0azione delle pubblicazioni relative a q uelle stazioni trigonometriche. Questo rapporto messo al corrente fu ripresentato e pubblicato nel 1884 (editore Barbèra, Firenze). Il suo valore scientifico venne grandemente apprezzato in Italia ed all'estero. Oltre all'essere stato nominato presidente della Giunta superiore del catasto (20 settembre 1887), e presidente del Consigl io superiore dei lavori geodetici, lo ebbero proprio membro corrispondente: la Società italiana delle scienze detta dei Quar·anta; il Regio istituto veneto di scienze, lettera ed arti; la R egia accademia dei Lincei ; l' Isti · tuto internazionale di statistica; la Reale accademia di scienze. lettere ed arti in Modena. In F rancia fu nominato ufficia le dell'istruzione pubblica; e lo vollero socio corrispondente l'Accademia Germanico Leopoldina Caroliniana per le scienze naturali, l'Istituto storico geografico ed etnografico d8l Brasile, l'accademia di scienze militari a Stocolma, ecc. Fu nominato senatore del Regno il 21 novembre 1892; per i grandi servigi resi alla patria ebbe alte onorificenze fra cui la cr oce di cavaliere dell'Ordine civile di Savoia, la croce e gran cordone della Corona d'Italia e quella di grande ufficiale delF Ordine dei Ss. Maurizio e. Lazzaro. Animo ardente e cs.rattere vivace, convinto che nell'esercito dovessero mantenersi in tutta la loro severità l'ordine e la disoiplina, prediligeva le rigide forme a.ntiche diffidando dei troppo larghi progressi odierni, e in questo senso vibravano i suoi discorsi al Senato. Forse meno adatto. alla flessibilità delle relazioni diplomatiche, eglL sempre e dovunque
JL GENERALE ANNIBALE FERRERO
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tenne alto il nome d'Italia e lascia il suo perennemente congiunto, come scienziato all'opera internazion~le della misura del grado europeo ed al vasto lavoro nazionale della Grande Carta d"Italia; come soldato valoroso ed ingegnere militare alla storia degli assedi di Ancona, di Capua e di Gaeta. Questo nome rimarrà consacrato nelle tradizioni dell' eser· cito italiano. C. M.
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NOTE B U3LI0GRAF1CHE
clella fort iiì.caziono coordinato a i predetti concetti cl1e il professore della matru:ia, od ;1,nche l'Lrfìiciale studioso potrà, àvvalcndosi oppor tunamente di da.ti e di cl<'!<rnenti a lui not i, complctal'e nei moltepli ci pa.r ticolari. AUesa pcrnltro la novj.tà dcll'indirihzo e la. <.lifficoltf1, d i. coordinarvi una materia che ·v~nnc fi n o a(l ora consider a.I;;;~ e studia.ta soUo un aspetto tu tto affatto diverso, l'au tore J,a :ravvisa.to opportuno di presenta.re insieme quello che egli h a volu to somp licemonte chiamare Saggio cli sviluppo clel progrcrnima· ma. che, se non r iveste le formo d i un trattai.o, è in sostanza l'esposizione completa ed in talun i p unti par ticolarcggiata. doHa materia. Sarebbe inipossi bile i n u na rapida rassegna riassumere ii. con tenHto del lavoro. Bast.i. dcconna.r e ad. alcune parti nelle quali è più vivamente posto in r ilievo il ca:rnttere. che l'autore h a voluto imprimere allo stu d io dell'ade difensiva. NeUe disposiz'ioni generali clellci f o,rtifica,zione merita cli essere in primo luogo segnalato lo sguar do sintetico all'evo1117.iom· storica. drll'arte, a1l'infuori dclJ0, .n1oda1it~, d'ord ine tecnico d ipendenti cldi mezzi cl 'r1t.l'acco. E' forse la prima volta cho le manifestazioni dell'arte difensiva vengono presentate come l'es pressione d i pri ncipi, invariabili in t utti i Lemp i, anzichò come un i nsiente di particoìari tecn ici, il cui studio prcva!e;, te ha ta.nl,o contrih tLil;o a porre in ombra lo spirito e lo scopo vero dell'ade stessa. Nel riassun to storico dello svolgimento della fodinca.z ione dopo l'inlrocluz iorìe de.Ile adigliorie è posto c:h i<1nunentn in 1~v i.Llen7.a bnd ir izzo prni ico c11i l'autore h a vo i LLlo informare il l avoro, riferendosi cioè a progetti reali stndiati effotliva,mento sul f.erreno, anzicliè a.i soliti tipi accAclern içi. finora co11.t~mpbLi nei tratta.ti ed esaminati nelJ e scuole. l\fonl re tale m01odo riesce (li efncace prep<t,1·.:tzion.e allo studio pratico della forL ifr0azione, h a alfresì per risultato e.li porre in luce l.'in<liscu tibi.le, per quanto a.noora non ablfastanza i:iconosciuto, pr im~Lto .i tal iano nell'arte difensiva, e di clirnosl;rare quanlo fosse fallace l'in di,rizzo fino ad. orn. seguito cl i sl;ud iarn ht sLoria dc>lb forl.iiìcaz ione, nell e copi·e, a.nzichò negl i. originali, nei così. detti modell i del Pagan, del Va:tLban e di altri prt'tt>si capi.sc uola drl Sf'l'olo XYtr i qual i, i11 ~ostanza
NC)T.E BIBLIOGRAFICI-I E La fortificazione permanente. Trnccìa pe1· lo studio della fo1·tificazione p ennanente. di E . Roocm, ten ente colonnello del Genio. - T ori n o: Tip~grafia Roux e Viarengo, Hl02 (un volu me d i 452 pag me con atlante di 90 tavole, prezzo lire 9) .
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1'J 55
Q,L1esta. pubbli.cazione rappre,s enta un · tenl;ativo, forsr, il primo, d i uno studi ,.> complrfo cleUa fortificazi.om! pe;rrnane:nte, coord inato alle reali esige,, zc d'i nsegnamento del.la. rna!,,~rùt ed a, <rn0Jle dell'esc·r ci zio prn:fessiona.le. Le rag.ioni che ne rnot iv1.uono la compil azion e, promessa dall'illum inata iniz ialiva del.l'ispettorato generale del genio, sono indicate nella, premessa. :ì\e.Jle considerazioni p·reliminari sono a mp iamente svolti i concetti presi pct guida : concetti cl,e t'lll.anano dal carattere Llella forfrficazione e dal proposito di reagire contro le lendenzo 0l1e fin q ,.Li prnva'lsero. Pc!rciò, reazion e contro il dottrinarismo seolasti.co che h a po· tenternente conl.1:i l.ruito à mantrn1~re nell'irnn1obilità l'arte d ifensiva; reazione contro l'a,pplicazione delle forme e dei tipi prestabiliti, all'.i nfoori clei quali da moHi non si sap rd Jbc neppure con.cepiro la fortificazione. Mozzi pe1r operare ~1nesL:, salutare rea.zione conlro tLn j nd irizzo fa]so o vizi ato : i I. ricond m:re ht fortificaz ione ai sani princi,Pi dell'a.rtc dclJa guena, esscnzial:rilcntc al prin cipio dell a massa cd il risi.a.b il.ire c11, giusto cquil ibcio fra l a, ragione mil ita.re delle open~ di difesa, poco fin qui rispeWita, se pnre non afb tto perduta d i v i.sta., i le esigenze d'ordine tecnico. Lo schcm~t cli. prograimIML analic.ico che segue l.:esposizione de i concetti clirt>ttivi costituisce la LC'la. cl i u n insegnanwnt0 <;\
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NOTE lllU L! OO RA F JCli K
KOTE BlllLIOGRA FICHE
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ripl'oclussero, ·in q u.ci moclc.lli, gli ek•vati ed ori ninù H con L'<'i ti difensiYi <.;he i nosl ri grandi maestri del Rina:cimenio 11 ,·pvano lasci,.tto impr('ssi 1wi loro progNLi reali e prntici e i1t·llc opero di clifrsa da loro coi,( ru ite. J)1mquc• 11 011 più lo s t u,lio della storic1 della. fortificazione sui tipi delle così dette Sl'11ole francese, tedesca, fìnn1mingt1 ccc., l e cluali 11011 so110 che t•n1ana.zio1 1i direlle dell'arto ital iana, 111a su gli i:;tudi e sui l r1\'ori dei nostri ingegneri militari clel :'l!:'l'Olo xn. Un'altra nota caratteristica cli q tLcsta prima, pi.in e (lp]Jo sviluppo del prngr,111,ma sta nel fotto che Jo studio delle ,l isposizioni generali della fortifìcazio11c c:onternporanea comprende anche quel le della forl'. ificaz iono d i montagirn, le qua li nei traltali della materia vengono genrralrnente reJc>gate 111:lla così detta p,trie applicata della materia . T.J\tul;or e lli1 volLll.o, con questa fu,.; ioue, porro in r i Ii evo nnz itutto H carallcrc del m,orn fadiiiz,1<>. il quale, bandite le artificiose distiniioni cli forl ifica7.i011 <' teorica e fortitica?.ionc applicnla, innarnmi ssibili i11 una scie.n za d' indolo prn ti <.;:1. porta a comprendere, nelle disposizioni generali della fonifìcazione, quelle corrispondenL i a quals iasi condiz ione cli sit o, epperò anche• al c~1so ùi terreni rn011t u0Ri. D 'allrn parte il largo sviluppo , <laro. nel lavoro. allo studio drgli afforzamenti jn mo11 l.agna ri specch ia i.l cm:attere d1e dev0 .l'ivestil'e l'insegnamento della fortificazione ad ufficiali i q11a li, per Jc1 configura,zio,ic del nostro territorio e per le idee preYal0nti intorno aJln, 1li :fesf~ dcHo StaLo, am: i chù a progettare g rand ins i campi lrincercc1ii di pianurn secondo i tipi clel Brialmont l' degl i altri maestri di fortifi cazione moderna, samnno piuttosto chiamali ad oc.eupa.rsi cldlo studi.o di OJ>Cre d i montagn a destinale a sbarrare i valichi aJ1jini . Nella. p,ùte seconda del lnvoro, riAetccn tc i parti co lari recn ici del le opere>, sono sobrimncnte riC"orda t,i <1nelli drlln fol'tific,1zione di transilo e della. fortificazione bastionata ed è. coll'jndis\j11tibile testimonianza clelltt storia, l'ivencl icata agli ingegneri mililari italiani del secolo xvi l'inw•11r.illlll' tki mohopli ci organi di difesa ehc si riLennero fino ad ora prodotti ed applical i per Jn prima voltn Llnlht così. detta
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st:1111la . .frnnce.-;e del s<•rnln x,·11 . S0t1 1i 111 :-;cgu1·t o nccenJJ ,ll '. . . sol<1 11 1enlc per cp1rl brnto chi, possono interessare ogguh dopo le uhimr I rasfonnazioni dcll' arte difensiva i p:uticol:tri e.le i la fo rl.i'fìcèlz.iono che scn11ì. l' introrluzion ~ dr(lc: ar t.'. g li<>ri(• .ri~?~e i 18fi0-8.">) ('tl è iniine :1el i11rnto l'iinpiego tle111uo\l matenalt, il cnlcestruzzo ed il fc•rro, n•clamati dalle prPs.e1:ti t•sigcnzc,. 1;applirnzio11e rlei rnatc•rial i rnetalli<.; i, mo lt~phc1 e sntriatissimi pel gigantesco progresso dell'industria s1Llprurgil'tt è coordinal,t ni reali bi~ogni tlclLutc difensiva 1rnzid1è. come facilme nte avviene nei. trat.ta,ti re('t'nLissirni fortificazione, alle inrndcnli tendenze delle case industrial i produt,~·i~i cli intin iti rnoLlelli cli torrette enrazzate e di wppa~
di
rat i nffin1. Per t1nanto rigunnlà le rlirettfre per lo studio elci pn)fretti co11lenurc nella l<•r,m pa.rte, è ma11i.festo ncll'auLo l'e, ed d~ rny,·isnr:,;i ai:;sai opportuno, il proposito di porre a.~·giiw ,dln. ren •.lrnza '-!elle scuole, 110lle quali si sogl iono far prog\•l',nre a.g li al.l1cv1 grand ios i canipi trin1;c rati, opere di d ifcs;, pi··,vY1ste eh colof'sal i Llrgani tli llaHrltrggia.mcnto; o1iere che non Sè~rnnno mai ,re,ilizzabili in pratica per ragioni tt·ordine tec11 1t·,>. cd 1111 e!te economico, po icli,'.), a. rni>no del u t8 o cli Stati oltrrmod~ ricch~, le somme disponibili -finirebbero assai più pn•,.;t,i de, l.aYor1. lll\·ect' di far progetrt1re opcrr <'lie non a n n111w 11 111L a cos! ru ire, importa avvia.re gli u r'li!'iali a llievi rld gc~io al!o ::audio pratico di opere :;emplici, <·0111e modeste b,1t10ne, e p1c:coli fort i d i s lnt1Tat11enLo, clte sannlllu ehianiati a p 1:ogettaro fino da i pri 11iorcli della loro rnrriera. Lo sl.udio dei progetti imporla inoltro (cd è posto in evitlcmm ditll'aulon• coi~ un 1:sernp i~ .reale) sia i.11formato ai con<.;eti,i semplici e prn 11 cl del l·arte d ifensiva, ccl ai veri bisogni del caso, indipendememente da forme prestabiliLc e sistematiche. Soltanto s0g 11cndo ~ali· cr iterio la. fol'Lificazione pol.rit con ispo11 clero a.l suo "C'Opo, e s i sfuggirà a, quel capitalo difetto. e-ho non verrà mai . ,timm'.uizzato ab~astunza, di appli care , cioè, in ogn i st ud io pr,tl1<·0 ed E'S<'c 11 trvo, sc•nzii, rendersi il dovuto conto, tl.e'J · carèlttere dl'I l'opera e del terreno :-u cui l kW ,.;orgere, i tipi comt•iiuti 11t>gli ml.1.nt i d i fortitit:azione.
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NOTE B!BL IO GlUFICHE
Lo studio della, for tifica?.ione costiera è coorLlinato agli stessi concet!,i prati ci : e sernpli ci. Omettendo cli proposito qua..lsiasi descr.izione e classifìçazione delle navi da guer.ra, l'autore richiama anzitutto l'a!;tenzio,ne sopra i due elementi di queste che .interessano :!'ingegneri a militare. L'elemento offensivo rappresentato da.Ue arti.glie!L'ie na.vali <~ l'elemento di protezione costituito dalla corazza.tura.' Sulle artiglierie o sulle corazze delle navi sono date indic~tzioni. copioso e precise quali vCùmero dall'autor e desunte da notizie recenti, anche di carattern riservato, in modo cbe su questo così importan te argommto per la forti:6ca7,ione cost i. era la traccia può considerarsi una complei,a e fedele espr essiorie di qua.nto si conosce nel momen to l)r esente. Le questioni riflettenti il carattere e l'intensità. dcffoffesa · nava) e e le sue d iverse manifestazioni, compresa quella dei bombardameuti alle grandi distanze, sono esaminate a fondo, con criterio sicuro e con equo apprezzamento dei dati di fat to, che possono servire di. g uida a, ra:1;ionali .conclusioni. Da u n talo apprezÙbmento emergono, per la prima volta, soUo forma assolut,imen~e obbiettiva o con veste sci.en ti:fì.ca, i concetti che s'impongono per il largo impiego degli obici nella difesa costiora e JJC-r la parte che deve essere risena.i.;1., in cruesta, a.i ca,nnoni. I Ii miti de.Ila presente r assegna, non consentono di ch:ffonclerci più oltre nell'esa.me delle d iverse parti della 1'rnccia per lo stttd'io della forti ficazione, coordinata a<l idee nuove e pratic.he. A nnunci <1,mo di volo che queste si :rifleUo:no vi vamento am:ho dove si pa.r:la dell'a.ttacco o della difesa delle piazze (Parte 5a) . Bandita la cl assificazione o l'esposizione sco1.asi;ica dei diversi. metodi d'attacco e la descrizione del procedimento sistematico, eletto cl i. Vauban ; ban dite ancora lo interminabili e poco concluclanti discussioni sull'attacco por industria, sull'attacco violento, su quello così detto abbreviato ecc., si espongono i p rincipi c.he ora, come in addietro, devono servire d i guida perchè l'attacco conduca a risn'ltati e non ad insuece~si. Cogli stessi eri Lori ò delineata la condotta della, difesa e cla un bil a ncio fra la difesa~ l'attacco, che h\.ll-
NOTE BIB I, IO GRAFICHE
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tore pone ,1 complemfnto d i. questo studio em.iueutemente sintetico della guon:a d'assedio, emeTgono per la difesa previsioni assai meno foscJ1e cli quelle cui pervengono coloro che prenJono in esame la questione con c-riteri unilatera'li, dando un coefficiente troppo g rande ai risultati delle prove cli poligono. fo ·conclusione, .il proposito di disimpc.gnnre l'arto difensiva dalle pastoie di 1m viel;o dottrinarismo e da. qua.nto ha cont:rihuito ad allon!;anarfa dal suo vero scopo, b stai.o all'autore cli guida nell'esame cl elle di ve.rse qucstionj. La no~a. pratica e positiva si è sostituita a quella scolastica; J'a;ppli.cazione cli pochi principi semplici ed evidenti ed i dettami cli una, matun:t esperienza Jianno sempre la prevalenza sul tecnicismo troppo gretto er.l esclusivo, He1 quale n 1tono ,, j l Yo·1utv talvolta vccle·re impersona i a la fortificazione. lnAne g li e,lementi che, per ]a cornp:i.la.ziono de] presente lavoro, l'autore ha, potuto h:a rre dallo studio delle· moh eplici questioni di difcs<1 esaminate presso gli ispettorati del genio cli conserva con q\lelli d'mtigli er:ia e dai del~borati della. commissione mista degli ispettori delle cl.ne a:r.rai, hanno potentemen te contrib uito a. dare al lavoro stesso quel cmaLtere sostanzialmente pratico che non si rinviene generalmente nei trattati scolfl,stici della materia. Crediamo perciò 11011 del tuti;o i11fonclatt1 la. prcvisione che i.l tentativo ci el.l'autore, il r1uak~ gù da tempo ebbe ad ocwparsi cli s~udi di fortificazione, possa contribuire ad .incitrnmina,re ad uno scopo veramente pratico, quale deve essere, l 'i nsegnamento di. questa ma.teria agli. ufficiali allievi della scuoht cli applicazione d'artiglieria, e del gonio, ai quali la '.l'racòa è prin cipalmente closi;inata e ad orienta.re la Joro istruzio11e profossiona.le a concetti. che li pongano in grado di esercita.r e, nello studio dei. progetti e ne lb costruzione dell e opere di di.fesa, .iJt modo conforme alle nuove esigenze quest'arto c,he fu un tempo arte italiana. C. l\L
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N OTE BIBLIOGRAFICHE
Cuor di Regina libro per le giovinette italiane, di A. BasLETTA. 2• edizione. - Roma, t ipografia Enrico Voghera. Pubblicatosi due anni fa sotto forma modesta, è già arrivato alla sua seconda edizione. t È questo il più bel elogio che si possa fare di questo libro nel quale sono raccolti, ed ordinati con vero intelletto di artista, dei bozzetti, intesi dalla viva voce del popolo, delle notizie storiche sulle principesse di Casa Savoia, qhe si chia· marono col nome di Margherita; degli aneddoti sulla giovin ezza, sulle abitudini, sulla vita in.t ima della Regina madre; pensieri scelti di scrittori italiani e stranieri che parlarono di Lei. È insomma, come ben disse un periodico di Roma, il libro che rivela i l cuore della Sovrana così presto vedovata da un efferato misfatto. Bozzetti, racconti, aneddoti hanno un fine eminentemente educativo e sono indirizzati, come n obili esempi da imitare, alle giovinette i taliane. Dà queste pagine la nobile fig ura di Margherita di Savoia è irr adiata da una luce dolcissima. Essa vi appare, quale veramente è, la madre del suo popolo, la cons olatrice degli afflitti, la soccorritrice di tutte le sventure: grande sul trono, grande, rassegnata nella orribile -sventura che la colpì. · Tutto il libro del Basletta è informato a sentimenti così delicati e preg,woli da meritare che ogni famiglia ne abbia i n casa un esemplare per proprio insegnamento. _È un'opera davvero di alto patriottismo e di fine educazione un tempo la quale nessuno che abbia per poco finezza di animo potrà non esaltare colla maggiore sincerita. Scritto italianamente per il pensiero e per la forma, Ouo'I' di Regina è un ottimo libro di lettura: m~ non solamente per le giovinette, bensì per tutti gli italiani. C.M.
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. NOTE BIBLIOGRAFICHE
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NrncoLA Ìl1A.RsELLr. -:-- La vita del reggimento. Osservazioni e ricordi. Nuova edizione cqn prefazione del colonn ello CARLO OsvALDO PAGANI. - Roma, Enrico Voghera, Editore, 1903. .. La disamina del libro del compianto generale l\farselli---:
La vita clel reggimento - non è più da fare. Accolto sin dalla sua p rima edizione il più favorevolmente possibile, salutato da un unanime coro di elogi,' esso è ben noto alla maggior parte dei nostri ufficiali. Senonchè, di libri come questo del Marselli non se ne discorre mai abbastanza, e chi ha· cuore e un po' di mente trova sempre qualcosa da dire. E ne è una prova_ Ja prefazione alla presente ~uova edizione, ··scritta con intelletto d'amoì·e e con invidiabile maestria dall'egregio colonnello Pagani; _il quale mette tanto bene in rilievo i pregi singolari di questo libro e la no bile figura di colui ohe lo scrisse. Il fatto è che la ,ristampa del libro non poteva esser fat_ta in momento più opportuno, giacchè esso sembra scritto, non molti anni fa; ma ieri. Se b en si rifletta e si ricordino i tempi d'allora, si converrà. di leggeri ch'esso rispecchia assai pìù le presenti condizioni della società e, per conseguenza, dell'eser· cito che non quelle dei giorni in cui il Marselli lo scriveva. Sono trascorsi soltanto pochi ann i, ma durante i medesimi · il mov imento sociale - chiamiamolo così - ha percorso un cammino cosi vertiginoso ed ascensionale, che a ben pochi era dato prevedere. Tra questi p ochi fu i l Marselli? Parrebbe di sì, tenendç> conto solamente della realtà del fatto, ossia del suo scritto; ' ma non oseremmo affermarlo. Il Marselli, mente elettissima di filosofo, uomo di gran cuore, prestò, forae con troppa facilità, alla generalità degli uomini le doti preclare che l'adornavano. Ciò ch'egli ser i ve non ci sembra dettato nè unicamente dalla conoscenza profonda dei tempi nostri nè da una spece di intuizione di ciò che nel g iro di pochi anni sarebbero divenuti i tempi in cui egli seri veva. Era dettato, a nostro parere, da una comprensiori.e larghissima, conserititagli dalla sua vasta coltura e dal
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NOTE BJ Br, JOGRAl''ICHE
NOTE BIBLIOGRAFICHE · ·,
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l'istruzione di piazza d'anni, alle parate e alla conservazione dell'ordine pubblico, si adottò una vita più confacente ai propri comodi. Le lunghe ferme, una tattica che non con- · siderava se non il combattimento a massa, gomito a gomito, le vecchie tradizioni, fecero il resto, senza avvertire meno· ma.mente il pericolo cui con tanta leggerezza si andava incontro. Le vi~torie prussiane del 1866 e tedesche del 1870, oltre all'ordinamento militare e alla direzione suprema, sono dovute; sovra.tutto, alla costante preparazione alla guerra cui miravasi nell'istruzione impartita alle truppe, alla speciale posÌzione e coltura dell'ufficiale, d'onde l'azione morale sulla truppa. Questi fattori, per l'attuale ambiente sociale, per la massa degli eserciti, per l'armamento e quindi per la tattica di combattimento, hanno ora assunto tale importanza che nemmeno da lontano è paragonabile con quella che avevano nel passato. Sorio dessi che formano attualmente il problema militare più serio e capitale all'ordine del giorno in tutti gli eserciti, ma che deve lottare contro la routine dell'esercito stesso e contro l'apatia e malevolenza - per non dir peggio del paese, e non troverà completa soluzione che agendo e lottando con vigorìa e quando sia agevolata dal paese stesso. Il llfarselli comandante di reggimento, non poteva, così acuto osservatore quale egli era, non poteva - .ripetiamo non essere colpito dai bisogni materiali e morali del corpo la cui vita si svolgeva sotto i suoi occhi lincei, e chi sa quanto più insisterebbe oggidì sull'educazione morale e su di una disciplina ferrea · ma· intelligentemente applicata secondo gli uomini e le circostanze, in vista dell'odierna marèa popolare che non solo monta ma si sforza d i dilagare in ogni senso e, sovratutto, di scalzare le basi delle istituzioni militari. Questo movimento sociale era all'inizio quando il Marselli scrisse la Vita del reggimento, e -non crediamo eh' egli abbia divinato i passi giganteschi che doveva fare nel corso di pochi anni. Ma qnanto vidde allora. gli bastò per giudicare ch'era urgente di venire alla pA.rata.. Ciò eh' egli scrisse
suo talento, dell'essenza intima e ·d eUe funzioni degli attuali eserciti nazionali - e-singolarmente dell'italia,no - nonchè dei· progressi dell'arte mili tare e delle for~ate modificazioni che questa dovrebbe subire nelle guerre future a motivo della mole colossale degli es·ercit.i odierni e del loro armamento. In definitivo il libro · del Marselli è inspirato - ma come può sentire codesta ispirazione il Marselli -: al sentimento di italianità, alla teligione del dovere fino al sacrifici~ della vita. Da qui la capitale importanza accordata all'educazione morale, e per logica conseguenza ad una coltura per gli ufficiali assai maggiore che per il· passato, e ad una disciplina retta da una mano di velluto, senza r inunziare, nel casd, a quella inguantata di ferro. . Questi elevati fattori, tenuto il debito conto della differenza. dei tempi e degli ambienti sociali, son9 gli' stessi e lo si può affermare con assoluta certezza - che sempre guidarono gli eserciti alla vittoria dacchè mondo è mondo. E in modo particolare e ben manifesto si rilevano negli eserciti del primo impero napoleonico. Nessuno ha mai accordata maggiore importanza al m01·ale è.ell'esercito di Napoleone. Ma istruzione ed azione morale si impartisce e si esercita soltanto colla competenza. Era, in quei tempi di guerra permanente il genio del gran condott iero che elettrizzava l'esercito intero dal maresciallo al soldato semplice e gl' infonde~a nel cuore la sicurezza dell'B vittoria ; era il valore personale e l'abilità ben noti dei capi in sott'ordine che elettrizzavano e rendevano quasi invincibili le piccole e le grandi unità. Senza Napoleone alla testa la storia non .registrer ebbe nè il passaggio della Berezina nè_la vittoria francese ~i Hanau: quello sarebbe stato la definitiva catastrofe dei laceri avanzi della grande armata, questa l'ecatombe ·dei pochi sup~rstiti del disastro di Lipsia. La vita dei reggimenti così bene delineata dal MarseUi, da dopo l'epopea napoleonica fino al 1870, non era quella che anche allora avrebbe dovuto essere. Come negli eserciti si andò man mano dimenticando la nozione della guerra, così nei reggimenti, dediti soltanto alI.:.
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NOTE BIHLIOGRAFICHE
allora. era più di guanto era, forse, indispensabile per padroneggiare la situazione, e così non pochi lo appuntarono di sentimentalismo, mentre il Marselli non diceva che quello che profondamente sentiva, onde ben dice il Pagani che « questo libro è lo specchio di un'anima ». Le pagine intitolate Nozze e fimerali ritraggono al vivo le doti mirabili di fratellanza e solidarietà che son0 insite n~i nostri reggimenti; e le pagine consacrate all'ufficiale odierno, alle tr!!,d izioni e al libro .di lettura del soldato e finalmente quelle stupende a «Due uomini del passato»: Enrico di Beauregard e Alessandro Poerio, rivelano la mente, il cuore, gli alti ideali del Marselli. Quelle pagine sono ciò che di più splendido e di sentito si possa scrivere su tale importante ma delicatissimo argomento e rispondono com· pi\1tamen te ai bisogni dell'ora presente. Ecco il perchè della massima opportunità della ristampa del libro del Marselli. E non dubitiamo affatto che la parola di lui - calda, sgorgante dal onore ma suggeritagli in sieme dalla sua intelligenza, la quale nettamente, esattamente, vede ciò che è e dovrebb' essere l'esercito nel suo còmpito in pace ed in guerra - non sia la ben venuta. Essa suonerà cara a tutti, e in particolare ai giovani ufficiali. I nostri rallegramenti al colonnello Pagani per la bellissima. prefazione. Non era possibile ritrarre in modo migliore e più efficace la nobile figura del tanto compianto generale Marselli.
VrncENzo Rossr, capitano di stato maggiore. - Guerra in montagna. - Roma, Casa editrice italiana, 1902. · La più. viva soddisfazione proviamo ogniqualvolta veiliamo giovani ufficiai.i dedicarsi a poderosi lavori, attestanti la grande passione allo studio e la non comune coltura. E in questa eletta schi~ra ha voluto ora entrare il capitano Rossi e d'un tratto v1 viene ad occupare un posto distinto.
NOTE lllllLIO GRAF!CHE
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« Le Alpi, egli dice, in qualunque caso di guerra, saranno il teatro delle nostre prime operazioni, e anche dopo, vincitori o vinti, seguiteremo a combattere sui monti, e però la conoscenza della guerra di montagna non è per l'ufficiale italiano una erudizione superflua, ma costituisce un obbligo professionale ». È per questa giusta convinzione che il Rossi si accinse al suo diligente studio, e poichè esso riunisce tu~te le quistioni che si riferiscono all'importante argomento, così viene a colmare un vuoto lamentato della letteratura al pina. Troppo ·lungi saremmo tratti volendo minutament e anali~zare l' iutiero libro, ci limiteremo perciò ad un sommano rendiconto dell'ampia materia svolta e al rilievo d i qualche punto, di talune opinioni fra i più importanti.
Il libro è ripartito in Quattro parti, ciascuna d i esse in un numero di.fferente di capitoli. La Parte I tratta a fondo della: Caratteristica. della man· tagna. S'intende da sè che ·nulla al riguardo poteva dirsi di nuovo, ma è merito s.i ngolare dell'autore di n~lla aver dimenticato del vasto tema, dalle proprietà speciali dell'aria di montag na fino alla varietà dei mont i, loro classificazione e funz ioni. Particolàrmente interessante ci sembra quanto scrive il Rossi sulle funzioni militari delle masse montane e sulle regioni montane costituenti frontiera, perch è con singolare chiarezza espone ed approfondisce tutto quanto ha tratto al notevole quesito. Lo studio di questa Parte pone assolutamente in grado di formarsi il più esatto concetto di ciò che realmente è la montagna e della sua alta importanza militare. . La Pa1·te Il: Condotta delle operazioni è, senza dubbio, la più importante del libro, poichè è quì che f:l studiata l'essenza strategica della guerra di montagna ed i principi che la regolano. · A giudizio del Rossi « i principi dell'arte della guerra, grazie alla loro semplicità e generalità, per le quali si può
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NOTE B!BL!OGRAFICHI,
fare astrazione dall'ambiente in cui si applicano, rimangono immutati sempre e dovunque. « Ma se so:q.o immutabili i principi, variano le modalità colle·quali si mettono in atto, poichè nella risoluzione pratic1:1. di una quistion e si deve tenere conto di tut ti gli elementi che l a compongono, variabili ed invariabili. Ora in montagna nessuno dei termin i di un problema guei-resco si ·'p resenta come in piano, a cominciare dal terreno e dal clima per finire alle .armi, la cui g ittata è variata e al morale delle truppe, il quale va soggetto a maggiori, più repentine e mutevoli influen ze che non in pian u ra. » Invero la è, questa, una grossa questione. Noi, in fondo, siamo del parere del R ossi, che è pur quello generalizzato in Italia, ma è giuocoforza convenire che quei principi dovranuo nella pluralità dei casi - per non dire sempre s ubire tali modificazioni e cambiamenti che proprio sarà assai difficile scernerli ancora, mentre parrebbe, a rigore di buo:q. senso, perchè poch issimi e semplicissimi, che la loro applicazione dovrebbe apparir chiara in ogni contingenza. Jl capitano S im on, del serv izio di stato maggiore francese, nel noto suo libro sui P1·inoipii della guerra alpina (l), è di opinione diametralmente opposta a quella del Rossi, e proprio nel principio fondamentale della strategia: primo
obbiettivo clell' esercito invasor·e esse1·e l' ese1·cito avversario. Secondo il Simon, l'attaccante au lieu de chercher l'ennemi l'èvitera; invece cle marcher sur lui, marcerà di preferenza là ou il n'est pas, p0ichè per lui ciò che importa, ed è il suo obbiettivo, n on è il n emico che rappresenta un ostacolo, ma l'attraversare le Alpi e giungere alla pianura. E lo stesso d icasi pe1 difensore, pel quale scopo immediato non è il combattimento e la d istr uzione d'una frazione dell'avversario; ma la conservazione - non solo accettando, ma magari ricercando i l combattimento - dei passaggi del t erreno.
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Vedine la recensione nella (1 1,pensa X de l 16 ottobre 190·1, pag. l.863.
NOTE BIBLIOGRAFICHE
Conclusione -'- del S imon -
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il combattimento non è che
un mezzo, il terreno è lo scopo. Certamente, come si scorge di leggieri, non si tratta affa.tto di razionali modifìcftzioni al principio, appropriate alla situazione del momento, quali occorrono non di rado anche nella guerra in pianura, bensì di principio che nulla ha a che fare col primo, e che ricorda. assai davvicino quello di tempi oramai remoti degli obiet ti vi geografici e della ·gnerra di posizione. Del resto questa enorme differenza di vedute e di concetto fr.a i due capitan i, la si capisce, almeno sino ad un certo punto, per poco si rifietta al differente intendimento da cui sono mossi n ella compilazione dei loro l avori. Il Rossi, pur avendo presen,te l'eventualità d'un conflitto franco -italiano . sulle Alpi, tratta della guerra di montagna in generale, il Simon, per . contro, scrive pe-1 caso ·determi·nato di codesto conflitto; considera quel teatro di guerra come affatto secondario e n elle sue confer enze parla appunto agli ufficiali di quel corpo d'armata destinato a prender parte alla difesa del suddetto teatro . . Non perciò era necessario inventare un nuovo princ1p10; bastava mettere bene in evidenza l'importanza del terreno n elle operazioni d i montagna, per dedurne le modificazioni n ecessarie, come ap punto fa egregiamente il Ross i. Lo strappo -m aggiore ai noti principi per la con dotta. della .g uerra si riferisca a ,qu ello della riunio-n f:} delle forze sul punto decisivo ossia per la battaglia; principio che real'mente ne esce, nelle operazioni di montagna, assai malcon· cio. La rnontegna im pone il frazionamento della , t ruppa in parecchie colonne e queste per mancanza di stra~e t rasversali · e parallele n on potranno appoggiarsi l'un l'altra e saranno costrette n ella pluralità dei casi, ad agire indipendentemente, donde la guerra di cordone come la chiama il Simon, e guerra di posizione come meglio la denomina il Rossi; ma questi colle masse operanti concentrate e colla r·iserva generale tende al rispetto del principio. Il nostro autore pertanto dichiarati immutabil i i g randi principi per la condotta delle operazioni, ritiene essere mi-
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NOTE lllBLlOGRAFICHE
possibile ed anche inutile il dare norme particolari di dettaglio, giacchè « in nessun luogo come in montagna la guerra « è così complicata per lo stret~o legame che lassù special« mente corre fra . strategia e tattica, fra questi rami del« l'arte e la -logistica, e per il numero e la variabilità degli « elementi che bisogna mettere in equazione ogni qual volta « si tratta di prendere una decisione ». Ed è detto benissimo. La meditazione della storia è quindi, a suo parere, la prima guida per un condottiero di truppe ÌI!; . montagna; ~ervirà poi uno studio speciale della montagna, Ja conoscenza della regione dove si deve operare e. infine un buon servizio di informazioni. E però saggie norme direttive son queste che indica il Rossi e che riassumiamo il più brevem'e nte possibile: manovrare instancabilmente e non lasciarsi intimorire dalle difficoltà logistiche, dagli insuccessi, dai disagi ; essere mobili e attivi quanto mai, molt iplicare le proprie forze con la rapidità delle mosse e l'energia; ritenere che conoscendo bene il terreno, sono possibili molti movimenti che a tutta prima non paiono e che la pratica della montagna suggerisce espedienti per provvedere a tutto; · all'attività unire la c~st anza ; . guardarsi le spalle ed i fianchi ed assicurarsi le retrovie con presidi che sorveglino le strade e il paese ; . rispettare, per quanto è possibile, il principio della massa e provvedere alla sic'urezza con l'osservazione, le segnalazioni, ecc., affinchè tutte le .forze possano a momento opportuno poter concorrere all'azione principale; · provvedere perchè il frazionamento, necessario ed utile, non si converta in disseminamento ; attenuare gli inconvenienti ed i pericoli del frazionamento colla concordanza nell'azioue; t endere a procurarsi il vantaggio dell' iniziativa delia manovra e della sorp_resa; attaccare, piuttostochè difendersi, considerando la difensiva - come in pianura - solo come una necessità e passare alla controffensiva, non appena sia possibile; ·
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attaccando una fronte .molto estesa, non è possibile avvilupparla; procedere .c ontro di essa a masse concentrate e mirare a separare le due ali per batterle separatamente; se le forze nemiche sono concentrate, converrà aggirare, sia per attaccare l'avversario sui :fianchi o alle spalle, sia per minacciarne la ritirata. Insomma: ardire, iniziativa, spirito offensivo, evitare i · punti forti della posizione, manovrare contro i deboli; e chi non sottoscrive a queste norme? Il capitolo 3" si occupa dei mezzi per la condotta delle op,e razioni: rileviamo solo il giudizio dell'autore sull' impiego in montagna della cavalleria. Tatticamente - egli dice - non è possibile impiegarla, eccetto in qualche piccola pl.a ga nelle valli; e affidarle il servizio di av~nscoperta quando il nemico occupi la montagna, è un·esporla alla distruzione senza alcun beneficio; e noi dividiamo intieramente questa smi opinione, perchè convinti che la cavalleria è inutile e d'impaccio quando il terreno non le permetta di spiegare le sue doti caratteristiche: mobilità e velocità. Nel capitolo 4° è studiata, per la traversata di una regione montana, la condotta dell'attacco e della difesa; e l'autore vi espone con molta chiarezza le idee a.I riguardo· più diffuse e pone specialmente in riliey.'6 quelle odierne riguardanti la difesa attiva e manovrala.
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Poco diremo della III e IV Par.te. La III, interessantissima, prende a ·disamina la logistica· di montagna; contiene inn umerevoli dat i, notizie e norme sulle marcie, sugli alloggiamenti, sugli avamposti, sulle ricognizioni e sui servizi logistici e però ci è impossibile riassumerli. La IV, importante. forse quanto la II, discorre a fondo del combattimento in montagna, e anche qui, per la tirannia dello spazio, dobbiamo limitarci a dire che il vasto argomento è trattato con singolare abilità, dimostrando nell'autore molta competenza e - ciò che forse più conta molto senso pratico. 93 -
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Diremo solo poche parole della forma dell'attacco. Prem'3sso « ohe se la portata e l'efficacia delle nuove armi giovano al difensore, esse nou sono meno utili all'attaccante » il Rossi, però, non esclude l'attacco diretto di una. posizione, il quale può essere semplicemente frontale, oppure .si può combinare con un altro su uno o su entrambi i fianchi del , difensore. Tuttavia conclude col ritenere che « ,per la. forza che d'ordinario presenta una posizione sulla fronte, conviene il più delle volte che sulla fronte sia fatta la dimostrazione e che la risoluzione sia cercata sul fianco ». Noi avremmo p.rnferito che l'attacco frontale in via generale, non fosse ammesso che nel solo caso - affatto eccezionale - in cui non si possa fare differentemente, accostandosi alla massima di Napoleone il quale dice (1) ,, essere uno dei principi della gi~erra di montagna (Napoleone, adunque, ammetteva dei principi speciali per qul;)sta guerra):
ne _jamais attaquer les troupes qui occ11,pent cle bonnes po· sitions dans les montagnes, mais les debusquer en occupant des camps siw leurs flancs ou, leu1·s de1·1·ières ». L'aggiramento poi è considerato quale manovra assai delicata. Giustamente si nota (ihe la sua efficacia dipende ,dal portare la truppa su di un punto tale che costringa il difensore ad abbandonare la sua posizione, e da un esatto calcolo di parecchi termini: « calcolo nel quale b isogna mettere dalla propria parte le maggiori probabilità. di riuscita per far fronte all'imprevisto, il quale in montagna è molto frequente ».
Prima di risolverai alla pubblicazione del libro, l'autore - come avverte nella prefazione - ha voluto consulta.r e alcuni dei nostri scrittori milita.ri e segnatamente il genesale Corsi, il quale scrisse:
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(i) Vedere: Préci$ des yuerres tlri 1'fa1·écllat D c Trirenne. I/• Obsen:ation, nei fllèmoires.
Quanto all'opportunità dell' opem non può esservi dubbio pei· alcun verso. A nessun esercito può essere utile come al nost1·0 un buon manuale della guerra montana. Questo del -capitano Rossi mi sembra bene immaginato, completo per i bisogni odierni, molto bene t·ipartito, ricco di sana dott1·ina teorica e pratica, e tutto impregnato di un vigoi·oso ·sentimento cli off'ensività, no?i però cieca o scapigliala. Approvo r.he il capitano Ross·i non si sia lasciato sedurre .dai trastulLamenti delle antiche giierre montane, che troppo spesso non giovavano che a rendere la guei·ra interminabile ,quantunque vegga rnateria di studio profittevole, specialmente nelle campagne alpine clel secolo .n-111. In concl,usione l'opera mi pare veramente meritevole di pubblicazione. La stoffa, r ipeto, è ottima e ben tagliata. Me ne congrat,ulo con l'autoi·e. Dopo il giudizio così favorevole del generale Corsi .giudizio al quale ci associamo completamente - non ci r esta se non unire le nostre più vive congratulazioni a quelle dell'insigne maestro, ed esprimere l'augurio che il bellissimo manuale del capitano Rossi s'abbia la più larga diffusione fra i nostri ufficiali.
Der Russisch-Tiirkische Krieg auf der Balkan-Halbinsel: . Autorisiertevollinhaltliche Uueberseiz1..1,ng v~n VroTon. GRzEsrKr K . und K. Hauptmann, im Inf.-Rgmt. n. 20, comandiert beim Generalstabe, FRANZ "\VIEDERSTRUCK K. uud K. Ha u ptmann, beim Generalstabscorps. Im Auftrage des K. u. K. Chefs d es Generalstabes herausgegeben vou der Direction des K. u. K. Kriegs-Archivs. II. Band-Mit 2 Text-und 21 Karten Beilage. - Wien 1902. In Commission bei L. W. Seidel u. Sohn, K. u. K. Hofbuchhandler (1). Questo secondo volume narra le operazioni dal 24 aprile sino al 21 luglio · 1877, ossia dal principio della guerra fi no (i) Vedi la recensione del t• Volume nel f,tscico lo del rn l uglio: Note bil>lio{/rofich,', !Mg. t2Si.
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alla prima battaglia di Plevna in clusivamente, e le numerose carte che l'accompagnano rendono molto facile l'intelligenza del testo. Basta la semplice enunciazione della materia svolta nel volume per renderne manifesta la massima impor tanza, come· quella che si riferisce alla, condotta della guerra propostasi,1 alle misure adottate per tradurla in atto, alle operazioni che ne fnrono la conseguenza, all'inizio, finalmente, del periodo. critico intervenuto per l'opera di Osman Pascià e che interruppe l'offensiva russa. . Pur sforzandoci di farne un rendiconto chiaro ed abbastanza, esteso, dobbiamo limitarci ai punti principali di maggiore interesse e capitale importanza per lo studioso : a quelli ri:fiettenti la condotta della guerra: e lasciando da banda quando ha tratto allo svolgimento delle operazioni. ·
La Russia sì era decisa a dichiarar la guerra alla Turchia, perchè essa aveva respinto il protocollo di Londra, relativo ai migliori trattamenti da usarsi verso le po.polazioni cristiane della Bosnia, dell'Erzegovina e della Bulgaria, protocollo firmato dalle sei grandi potenze Russia, ·Germania Austria, Inghilterra, Francia e Italia. . ' Lo scopo pertanto della guerra, e di cui dovevasi. anzitutto, tener conto nel progetto del piano di guerra, · er~ chiaramente determinato, ma importava pure aver presenti i rapporti della Russia di fronte agli altri Stati, e quelli delle T urchia verso le potenze interessate, dal momento che lo Czar intendeva agire da solo. Intendendo portare la guerra nella penisola balcanica, era urgente di accordarsi coll'Austria-Ungheria la quale, per la sua posizione limitrofa alla Turchia, non poteva disinteressarsi del conflitto turco-russo, e della Rumania il cui territorio separava la frontiera russa dalla turca. E le trattative subito intavolate condussero alla convenzione austro-russa firmata in Vienna il 27 gennaio 1877, per la quale, nel caso
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di guerra era assicurata alla Russia la neutralità dell'AustriaU ngheria. Quest'ultima accordava piena libertà d'azione n ella penisola balcanica all'infuori dei territori della Serbia, del Montenegro, della Bosnia e dell'Erzegovina. Quale correspettivo la Russia lasciava all'arbitrio dell'Imperatore au ·striaco di stabilire il momento e il modo per l'occupazione della Bosnia e dell'Erzegovina. L'accordo, poi, colla Rumania non poteva e non doveva presentare difficoltà, poichè già la sua posizione politica e geografica ne facevano l'alleata naturale della Russia. Così, otto g iorni prima del principio dellit guerra, ossia il 16 aprile, fn conclusa una convenzione puramente mìlitare, nella quale il governo rumeno permetteva alle truppe russe di liberamente attraversare il suo territorio e assicurava il tr.a ttatamentu « di un esercito amico. » Si procedette allora a stabilire il piano di guerra. Obiettivo pel teatro di guerra in Europa: la Bulgaria; ma non per conquistarla, sibbene per darle (< una duratura pacificazione, la quale permettesse al paese di vivere amichevol. ·mente accosto alla . Turchia. » E però l'obbiettivo finale militare san,bbe Costantinopoli, non coll' intento di impos·sessarsene, ma per ottenere dalla Turchia le necessarie concessioni. La relazione dello stato maggiore russo accenna ad uno ·scritto inviato il 16 marzo 1877 dal comandante supremo dell'armata mobilitata all'Imperatore Alessandro II e nel ·quale sarebbero state svolte le considerazioni che gli serYiYano di base nella compilazione del detto piano di guerra. Il quale per dirla in breve e ritraendolo da quanto è det.to in parecchi punti, nelle sue linee generali e particolari, consisteva :p.el seguente: Agire con un gran colpo, ripromettendosi .da esso un pronto esito della campagna. Obiettivo: la Bulgaria, l'esercito turco, Adrianopoli, creazione d i una second~ base d i operazione in Rumania ;· passaggio del Danubio ad ovest di Rustschuk (presso Sistova); ·destinazione di un còrpo speciale incaricato di operare nella
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NOTE BIBLIOGRAFICHE
NOTE BIBLIOGRAl•JCHE
Dobrudscha, al fine di occupare Kustendie, guardare Varna, ma specialmente per attrarre l'attenzione e truppe del ne· mico da quella parte. Il comandante però, principe ereditario Nicola Nicola-1 jevic seniore, ricouosc~va la pochezza delle sue fo~ze (160,000 uomini, senza contare le truppe rumene) per. l'attuazione di codesto piano, e chiedeva che tutte le truppe mobilitate facessero parte dell'armata d'operazione e che la guardia della Rumania fosse fatta da altre truppe. Effettivamente il principe Nicola vedeva giusto circa la pochezza delle sue truppe e perciò mal si co·mprende si sia fissato sul Mncetto di un piano che in prima linea - per eseguire un gran: , colpo e su di un terreno cotanto difficile - richiedeva la superiorità numerica delle forze, pur ammettendo, come il comandante russo ne era convinto' - la superiorità intrinseca delle proprie truppe su quelle del nemico. Ora, tanto presso il comando dello stato maggiore in Pietroburgo guanto presso il comando supre~o dell'armata, si avevano precise informazioni sulla forza dell'armata turca che dovevasi fronteggiare. Sapevasi cioè - e ne era anch,e. nota la dettagliata dislocazione che è riportata nel testo che l'armata turca al comando del Serdar-Ekrem Abdul Kerim Pascià era forte in cifra rotonda, di 158,000 uomini, dei quali stavano: in 1• linea, sul Danubio da Vidin fino . al Mar Nero, 92,000 uomini; in 2a linea da Nis fino a Varna 33,000 ; in 3• linea, diet,ro i Balcani, da Sofia sino ad Adrianopoli 20,000, e in Costantinopoli 13,000. Ma dovevasi ancora tener conto della forte. flottiglia turca che dominava sul Danubio e delle fortezze poste sul fiume .ed apprestatea difesa di Vidin, Ruscuk e Silistria, nonchè di Nicopoli e Turtukai,. sebbene di vecchio stile. D'onde appare chiaramente quanto i Russi fossero deboli per tanto còmpito. Prestavasi inoltre l'intenzione ail' avversario - · ed era voce assai diffusa - di voler passare il Danubio e marciare sopra Bukarest. Di questo progetto realmente si parlava in u.11 Pro-Memoria diretto dal Sultano alla Porta il 25 marzo 1877, ma poi non sarebbe mai uscito dalle · pareti
della Cancelleria militare e diplomatica. Nel libro però si riferisce d'altro piano turco dandone due versioni. Secondo la prima, in un consiglio tenuto a Costantinopoli prima della dichiarazione della guerra, e a cui prese parte Abdul Kerim, sarebbe stato deciso: « di attaccare nel fianco la eventuale avanzata dei- R ussi ad ovest del quadrilatero delle fortezze. Le truppe occorrenti dovrebbero essère concentrate sulla linea Plevna-Lovca e la base di esse sarebbe formata dalla .parte disponibile (trovantesi nella Bulgaria occidentale) delle truppe di Osman Pascià». A questa decisione, per contro, corrisponderebbe soltanto iri certa misura la Nota della cancelleria del Sultano al Ministro della guerra del 20 aprile, nella quale è detto: « Poichè è impossibile di mantenere l'intera .linea di difesa del Danubio da Malin sino a Viddin, conviene al principio della guerra, ,adescare il nemico a penetrare nell'interno del paese ed ivi dargli battaglia. Se il nemico è vinto, lo obblighiamo a retrocedere sul Danubio e lo inseguiamo sino aJ Prut; nel caso contrario ripieghiamo verso i Balcani e procuriamo, conservando Varna, Burgas e altri punti importanti nella zona dei Balcani, d' imp~dire l'espansione del nemico. A questo scopo dobbiamo collocare un rilevante nerb_o di truppe nel quadrilatero Ruscuk-Silistria-Sumla-Varna, sulla cui ala destra occupiamo la linea Ki:istendie-Cernavoda e distaccare sufficienti forze per occupare all'ala sinistra la linea ~vistov-Orehovo. Per .l'osservazione dei Rumeni e per impedire l'unione dei Russi coi Serbi, è necessario un gruppo speciale presso Vidin... ». Comunque sia, il fatto è clie i Turchi si tennero strettamente sulla difensiva, e però il compilatore fa notare che il comandante turco non era aftàt~o indipendente, perchè doveva sottoporre i suoi progetti all'approyazione del Sultano per la via del Ministro della guerra e tener conto anche dei consigli del Consiglio di guerra, presieduto dallo stesso ministro della guerra. Gli studiosi della strategia trovano qui senza dubbio ricco materiale di studio.
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Saltiamo a pie pari tutto quanto ha tratto alle minute e intelligenti misure adottate - e narrate con , molto dettaglio - per l'occupazione della Rumania da part,e delle truppe russe, e per la marcia attraverso il territorio dell'alleato fino al Danubio, nonché alla. preparazione dei mezzi per il passagio del Danubio e all'operazione del passaggio stesso a Zimnica-Svistov e a Galaz-Braila. I relativi capitoli - 2°, 3°, 4°, 5• e 6° - offrono particolare interesse, ma pur restringendoci a darne solo qualche cenno, saremmo tratti troppo lontano. Soffermiamoci per contro sul capitolo VII; il quale importantissimo narra diffusamente le misure adottate dal Comando s npremo russo per l'attuazione del piano progettato e getta quindi un vivo sprazzo di luce sulla prima fase della campagna e chiarisce le cause delle prime vittorie e del susseguente insuccesso . Riuscito completamente il passaggio del Danubio era giunto il momento dell'ardita offensiva. ideata delle principali forze russe sopra Trnovo e i passi dei Balcani. A tradurla in atto, l'armata fu ripartita in 3 gruppi: Corpo . d'avanguardia (10,000 uomini), gruppo d'a1·mata di Ruscuk (75,000 uomini), corpo dell'ovest (35,000 uomini) , e per ciascuno di essi fn determinato il relativo còmpito. Il corpo d'a,o anguardia. al comando del generale Gurko fu composto con 42 squadroni e sotnie e 20 cannoni, e più tardi gli furono addetti anche la LJ/" brigata cacciatori - 4 battaglioni, 2 sq ua.droni e 14 pezzi - e un distaccamento di pionieri, e la sua missione fu fissata dalla seguente istruzione: -« Esso deve avanzare nella dfrezione di Trnov6 e Sev1ijevo, rischiarare tutto il terreno circostante e prepararsi per ulteriore offensiva. Tostochèriceva l'ordine di Sua Altezza imperiale, avanzerà subito, procurando di raggiungere i passi dei Balcani; la cavalleria la si spedirà per i Balcani n el territorio al di là dei monti, per far insorgere guella
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popolazione e disperdere i gruppi dellè forze turche. Sotto la g uardia del corpo d'avanguardia si principierà a preparare i passi dei Balcani pel carreggio e per gli altri trasporti del materiale, per modo che l'armata possa senza indugio portarsi avanti nella valle della Marica ... « Circa la direzioM di marcia dell'armata, si ha rintendimento di scegliere la strada che per Gabrovo conduce a Kazanlik e per 'l'revna (Trjevna, Travna) a Moglis (lV!agliz). N all'avanzata, il cor po, pel collegamento col quartiere principale, dovrà stabilire una linea di posti di corrispondenza é due volte al giorno spedire ad esso rapporti. » Il gruppo d'armrtta di Ru,scuk, fu fo rmato con Prika (ordine imperiale del 5 luglio), che così ne specificava il mandato : « Per l'ulteriore avanzata dell'armata io ritengo necessario di riunire il XII e XIII corpo d'armata in un gruppo d'armata indipendente, e di assegnargli un speciale còmpito operativo, il qL1ale riguarda i dintorni della for tezza di Ruscuk. .. » (Il comando di questo gruppo d'armata doveva essere assunto dal principe ereditario Nicola, p~r conser vando il co· mando sulle altre parti dell'armata.). E un istruzione, compilata sin dal 4 luglio e trasmessa al comandante provvisorio del detto grupp·o d'armata, ne stabiliva le prime operazioni come segL1e : « Il XII corpo d'armata, passato il Danubio, marcerà alla volta della J antra, e precisamente coll'ala destra sopra Bela; su questo finme aspetterà la riunione delle due divisioni di fanteria del X III corpo d'armata e l'arriyo sulla Jantra delle st~sse e dell'W divisione di cavalleria. Dopo la riunione dei due corpi, ·il gruppo d'armata avanzerà contro Ruscuk, per cingerla d'assedio, e, se possibile, occuparla. » Il corpo dell'ovest, agli ordini del tenente generale barone von Krù.deuer constava in totale di 24 battaglioni e un quarto (IX corpo d'armata) 28 squadroni' e sotnie e 108 pezzi. Il barone von Kri.idener ricevette a voce dal comandante dell'armata le indicazioni relati ve al particolare còmpito del corpo
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dell'ovest. Da un pro-memoria, però, del maggior generale Le-witzki, addetto allo stato maggiore dell'armata e conservato negli Atti, e che fu compilato durante il passaggio del Danubio, si rileva - scrive il compilatore - « che secondo le viste del quartiere generale: il IX corpo d'armata doveva avanzare contro Ca'.!ska Mahla e Nicopoli, impadronirsi di quest'ultima e poscia por tarsi su Plevna, dove - lasciato indietro un distacca.mento a guardia del fianco dell'armata - doveva.usi prendere i preparativi pel passaggio dei Balcani ; detto passaggio però avrebbe luogo solo dopo il ricevimento di ordine speciale. >> Il riparto dell'annata in tre gruppi - cui devesi aggiungere un quarto, ossia il corpo incombenzato d'invadere la Dobrudscha - e le chiare istruzioni riguardanti le operazioni da eseguirsi da ciascuno di essi che rivelano nella sua interezza il piano del comando supre mo russo, e la maniera precisa, particolareggiata con cui intendeva attuarlo, si pre· starebbero invero a non poche considerazioni ed osservazioni,. e specialmente a quelle : se la quantità delle forze disponibili fosse sufficiente pel piano ideato e, sopratutto, se quest'ultimo fosse informato a sani principi strategici. E questo diciamo, perchè v'è ancora dell'altro che dimostra o che si apprezzava troppo poco il nemico o che troppo poco si teneva conto dei principi fondamentali che regolar debbono la condotta della guerra. Infatti, appena iniziata l'offensiva, visto il successo del corpo d'avanguardia che con grande facilità erasi impadro· nito di T rnovo e batteva il circostante paese sino ai piedi dei monti, e in considerazione della debole resistenza opposta dai Turchi all'avanzata su Bela _del gruppo d'armata, il Principe comandante « senza aspettare l'intero concentramento dell'armata e lasciando soltanto indietro forti gruppi per la sicurezza dei fianchi» in un rappor to del 9 luglio al1' I mperatore Alessandro II così espone i suoi intendimenti: « L'inaspettata. e pronta presa di possesso di Trnovo mi permette ormai di attuare un piano di operazioni più ardito di quello deciso in origine. Io ora voglio. tralasciare
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l' assedio di Ruscuk e limitarmi a far osservare la fortezza.. A ciò destino i corpi d'armata XII e XIII, i quali si stabiliscono in una forte posizione sulla J antra e così assicurano il mio fianco sinistro. A coprire il fianco destro porto avanti il IX corpo d'armata nella direzione di Plevna e Lovca ; ed io coll'VIII corpo d'ar mata seguo il corpo di avanguardia del generale Gurko su Trnovo e poi sui Balcani. Giunto in 'rrnovo, intendo fermarmi ed ivi - dopo precedente occupazione dei passi dei Balcani con semplici avanguardie - aspettare l'arrivo dell'XI corpo e avanzando in questa maniera, spero non solo risparmiare tempo, denaro e truppe, ma ancora obbligare i Turchi ad abbandonare la linea Ruscuk-Sumla-Varna e a ritirarsi sui Balcani per coprire Costantinopoli. Che se i 'rurchi prendessero l! offensiva contro la Jantra, urterebbero poi contro duecorpi di armata (il XII e XIII) ; d' altra parte io avrei sempre tempo .sufficiente per accorrere a rinforzarli. » S. M. per altro non approva quel piano, e il 10 luglioscrive: (< Non posso a meno di esporti i miei timori a quel riguardo; un'ulteriore offensiva verso i Balcani mi sembra troppo azzardata, finchè le notevoli fonr.e nemiche di Ruscuk e Sumla non abbiano abbandonato le forti posizioni dalle stesse occupate e dalle quali minacciano il nostro fianco sinistro. E altrettanto vale pel nostro fi anco destro : noi vi abbiamo soltanto _il IX corpo, mentre Nicopoli e anche Plevna appartengono ancora ai nemico. Allorchè le 3 brigate dell'XI corpo avranno passato il Danubio, sino all'arrivo del IV corpo, non avremo alcuna altra. truppa sulla sponda sinistra. )> E così terminava lo scritto: « Se i 'rurchi s i decidessero a prender l'offensiva da Vidin contro la Ruma:c.ia, le nostre comunicazioni potrebbero correre pericolo. > L'imperatore aveva pronu nziato la nota. giusta; così il Principe soprassedè pel momento nell' esecuzione del suo piano di portarsi al di là dei monti e decise anzi di aspet:
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tare in Trnovo non solo l'arrivo dell' XI ma anche quello del IV corpo. È- proprio superfluo rilevare la somma importanza di tutti i quesiti sulla condotta della guerra che qui trovano la loro spiegazione e risoluz.ione circa il modo con cui furono. ap-1 plicàti. Noi siamo dolenti di non poterli prendere a disamina; ma non possiamo non osservare quanto bene sin da molti anni fa ci eravamo apposti nel :fissare l'essenza ed il oòmpito di avanguardia strategica giusta il metodo napoleonico al corpo d'avanguardia, mentre generalmente le si attribuiva l'incarico di una scorreria (1). >f.
,. * I capitoli segilenti, dall'S 0 all'll O capitolo incluso, narra~o diffusamente le note operazioni del corpo d'avarrgnard1a, quelle contro il quadrilatero delle fortezze (dal ~ al ~O luglio) e l'offensiva del corpo dell'ovest contro Nwopoh e la presa di quella fortezza. · . Il X II e ultimo capitolo - La prima battaglia di Plevna racconta con abbondanza di particolari deg li ordini impartitì al barone Krudener, dopo che si fu impossessàto di Nicopoli, di marciare sopra Plevna e Lovca, e delle disposizioni da -esso prese in proposito; della marcia di Osman Pascià da Viddin alla volta di Plevna e della conseguente batta. 0olia avvenuta il 20 luglio colla peggio dei Russi. Questi capitoli sono · tutti assai interessanti per la minuta descrizione delle operazioni e per l' im port,anza delle opera~ zioni stesse, sicchè, pur essi, sebbene sotto altro punto d1 vista, presentano ricco ed istruttivo materiale di esame e di meditazione come i preceqenti. La cavalleria·, e prima e dopo il passaggio del Danubio, è. sempre impiegata su larga scala nel servizio strategico, e (! ) 1·. Rivista miUta.r e tfel !Si!/ nel .fascicolo di maggio l'articolo: f,a cavalleria russa nel primo passaggio dei Balcani.
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le sue operazioni, nelle quali dà prova costante di molta audacia e resistenza, dimostrano chiaramente quali ammaestramenti i Russi avessero già tratto dalle lezioni della guerra del 1870-71. Tuttavia nell'esplicazi-one di quel servizio si verificarono non poche manchevolezze come, esempligrazia, nel risch iarare i dintorni di Plevna; novella prova, se occorresse. che non basta abbiano gli stati maggiori P-satta nozione dell'impiego dell'arma, ma essere indispensabile cha la cavalleria sia debitamente impratichita in quel servizio. Il presente volume, vogliamo ripeter!~ ancora una volta, è la più ricca fonte di studio che si possa desiderare.
B.D.
RASSEGNA MILITARE ESTERA NOT I ZIE AFGANISTAN.
·NoTE SULLE Tl\ UPPE AFGANE. - Secondo com uaicazioai de ll' Agenzia· -Reiiter da Peschawer, il giovaae emiro del!' Afganistan si starebbe ora occupando del proprio esercito con molto maggiore int!:resse di quanto aon abbia fotto sinora . Innanzitutto fece dare alle sue truppe un nuovo equipaggiamento e poi si occupò del loro armamento e munizioaamento. Attua lmente egli fa il possibi le perchè l'esercito afgano raggiunga gli -80,000 uomini, esclusi i riparti destinati .nlla custodia dei confini . Dopo aver passato io rivista le truppe di artiglieria fu molto contento di esse . e curò che fossero loro distribuite delle ricom pense. In mezzo ai soldati el;ibe a did1iarare che i gradi degl i ufficiali sarebbero stati quind'i nrrnnzi -concessi per mei'iti e non per protezioni; elle ogni soldato avrebbe potuto colla sua buona condotta inaalzarsi molto sugli altri. Egl i st9 bilì inolu·e in modo preciso quale doveva essere la forza dei riparti; di •I 000 uomini cioè pei reggimenti di fanteria, e di 600 per qudl i di -cavalleria. AUSTRIA-UNGHERIA.
ALLEGGERIMENTO DEL CARICO DE L SOLDATO A PIEDI. - 11 giorna le Pester.Lloyd del 3 luglio pubblica che alla finè di aprile u. s. la Commissione incarica ta dal minis.tro comune della ~uerra di studiare il problema della r iduzione del peso del carico del soldàto a .piedi, si è riunita -ed ha concretato le proposte. La Com missione, presiednta dal comandante in 2° del corpo di stato maggiore, dopo aver preso in ·esame uua serie di proposte del le qua li alcune erau0 già state esperimentate ..al la scuola di tiro del l'eserci to (-1), decise di proporre che fossero espe-
....
{ !)
Vedi Rivista -militcire ita./imÌ.a del rn aprile 1901, pag. 73!,
•rimentati i seguenti oggetti di equipaggiamento per~hè furono ritenuti . vantaggiosi : a) uno zaino- cartucce (1) che pesa grammi 7QO (quello in uso ora ,pesa grammi 900); l b) due tasche da cartucce che pesano ciascuna gramm i 490 (quelle ,ora in uso pesano grammi 380 ciascuna) ; e) uno zaino di pelle di vitello per l'equipaggiamento ind ividuale, ·considerevolmente più leggero dell'attuale. Con questi 3 oggetti, opportunamente alleggeriti, si è riusciti ad ot,tenere una notevole diminuzione del peso portato dal soldato. I nuovi oggetti sono stati già ordinati in un numero adeguato per ·poterli dare ad esperimentare alla scuola di tir-o, ai reggimenti di fan'teria ed ai battaglioni cacciatori. Se il risultato dell'esperimento sarà .favorevole, gli oggetti saranno adottati definitivamente. ·rrno CONTRO 7.A!Nl Al•'fARDELLATI CON EQUIPAGGIAMENTO Dalla ri'11 ista Mittheihingen ii.ber gegensUinde, des A1·tìllerie und Genie- Wesens, 6° fascicolo del corrente aono, che si pubblica in Vienna dal Comitato tecnico-militar-e, togliamo i seguenti dati, ·che rappresentano il risultato di esperimenti di 'tiro ordinati dal Mi, nistero comune della guerra austro-ungarico, .per constatare se ed in qual modo lo zaino può servire di protezione contro il fuoco di fn·cileria. Gli esperimenti furono eseguiti alb scuola di tiro dell'esercito alle ,distanze di ~ 00, 500 ed 800 passi . In primo luogo si trattò di studiare quale fosse il modo migliore di ·collocare lo zaino peri:tiè questi · offrisse la migl ior copertura e fu trovato che lo zaino messo dritto in piedi col fia nco più luogo a terra -e colla superficie della mantell ina r ivolta verso i ti ratori, offre mag gior resistenza alle pa llottole che .lo colpiscono e copre ancor meglio <lalle pallottole che cadono dietro . ,Relativamente ai tiri a ·1 00 passi si ò ri leva io: a) che uno zaino in qualunque posizione si trovi, non offre alcun riparo, poichè è trapassato dai colpi ogni volta; b) contro due zaini leg-ati. l'uno contro l'altro coi dorsi comba-c.ianti e collocati in pi·edi furono tirati 5 colpi . Tutti perforarono i due. zaini, uno di essi perforò anche la scatola di latta posta dietro al lo_zaino ESPERIMENTI DI
[)T
GUERRA. -
(l ) Il soldato austro-ungarico ha due zaini, quello da cartucce è molto più piccolo ed è portato sotto a cruello clell'equipaggia mcnto individuale .
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RASSEGNA MILlTARE ESTE!tA
rµ SSEGNA MILITA RE ESTERA
di 3 centimetri di spe,;sorc, il che dimostra che la pallottola era animata ancora da una gran forza perforatrice; e) infine fu eseguito il tiro contro tre zaini legati insieme e col loca ti come i precedenti o dietro a questi furono collocate delle sagome. Anche in questa posizione gli zaioi furono di nuovo perforali; i colpi oltrepassarono i 3 zaiu i, alcuni di e,si danneggiarono anche le sagome. Però la maggior parte dello paflottole rimase conficcata nel terzo 1.oiuo, alcune rimasero auche Ml secondo e ciò a seconda degli oggetti di ve stiario, che furono oltrepassali dalle pallouolc o a seconda che ques1e colpirono con tiro diretto o diagonale più verso il margine che verso il centro dello zaino. L'esa me degli za ini colpiti alla distanza di ,100 metri mi~e iu rili~vo: a) che una pallonola aveva perforato le 3 gaveue ed i mantelli, dopo di ciò era penetrata per 1 centimetro di profondità nella scatola di lattii; b) che un'altra pallottola senza toccare il ,1° zaino aveva colpito la parte superiort, del 20, ol1repassato questo ed il 3° ed ero andata a conficcar~i per 2 cenlimetri in un palo, cbe si trovava dietro agli zaini e che servi va di sostegno a Ile sagome ; e) che il con ten1110 degli zai ni già , dopo 2 o 3 colpi, era quasi complotamente guastato .. Pal'ticolnri dan ni subirono il telo da tenda co llocato so tto la man tell ina dello zaino e le scatole di carne in conserva contenu le dentro lo zaino, quest'uhi me, a c.1usa delle parti di oocretti di. . eo strutti, che erano collocati nello zaino avanti ad esse cd in esse penetrati, ùrnno divenute non più mangiabili ; d) che le pallottole trovate dentro lo zaino erano in generale schiacciate. Il tiro a 500 ed 800 passi fu eseguito due volto. La prima volta· il bersagl io era rappreseotato da 7 sagome nella posiiioue « a terra •. Di esse i si trovavano collocate ognuna dietro ·ad uno zaino; 2 ognuna dietro a due zaini legati l'uno contro l'altro ed una dietro a tre zaini legali come i preceden ti. Il tiro fu eseguito da una ca1ena rada di pochi uomin i. ,J r;oo passi: a) nel tiro di retto contro le sagome coperte d:i uno zaioo, '~ pallottole oltrepassarono lo zaino o le sagome, ed una colpì il tacco di una scarpa, oltrepassò la suola e rimase conG cca1a nello zaino· b) nel tiro diretto contro le sngome coperle da due zaini una pallotto la penetrò nel 2° zaino ma non lo oltrepassò; e) nel tiro diretto con tro la sagoma coperla da 3 zaini, nessuna pallouola colpì. A 800 pa.ssi : soltanto nel tiro diretto contro le sagome coperte da due zaini colpirono ,3 pallottole.; di ((Ueste una attravertò il ·I o zaino e penetrò
nel 2°, una oltrepassò il mantello del 1° zaino e rimase conficcata nel 2° zaino, una oltrepassò un mantello soltanto. Nell::i ripetizione dell'esperimento a 500 ed 800 passi il tiro fu esegu ito da un plolone in calena contro 6 sagome nella po:;izione di « a terra », coperle ciascuna da due zaini. .!L 500 passi: colpirono 13 pallottole, delle quali 8 perforarono i due zaini e le sagome, 1.i rirnnsero confi ccate nel 20 za ino. A 800 pass'i: colpiron•> ,1·1 pa llottole, 1 O rlirctlameute ed ·1 di rimbalzo. Delle prime : 3 perforarono gli zaini e le sagome (giova però fa re osservare che quesle in uno o nell'al1ro zaino perforarono soltanto o il mantel lo o la gavetta), 3 perforarono un so lo za ino e le sagome, 3 rimasero con fi cca te nel 2° zaino e due nel ,1° zaino, perchè inconlrarono nel loro percorso i talloni delle scarpe. Il colpo di rimbalzo fu trovato nel ·1° zaino. Dall'esame dei risuhali di questi esperimenti si ri leva che uno za ino, anche se completamente affordclla to, messo avan ti al tiratore, non lo pro1egge dal fuoco di fucileria; alle medie distanze, per raggiungere qu~sto scopo occorrono 3 zaini per ogni tirl).tore. Gli espBrimenti a 500 ed 800 p:issi hnnno poi di mostrato che lo zaino messo ~vaoti nl tiratore dii il vantaggio di rendere meno visibi le il ber;aglio. Questo ripiego potrà con Yantaggio essere adoperato por rial~ zare il morale di una truppa che dove:;sù rimanere io posizione per molto tem po ~olto il fuoco nemico, poichè la miDor visibilità del bersaglio di minu irà l'efficae ia del fuoco dell'avversa rio ed au men1erà quella della tru ppn, che così rir arnia po1rà più comodamente sparare e più a lungo resistere. La commissione incaricata di rruesti esperimen ti ha espresso il pa· rcre che in molte circos1àn1.e del comba ttimento lo zaino polt·à essere adoperato vantaggiosamente come copertura di cntene rade, specialmen te Ee, avendone il tem po, si potrà porre avanti ad esso uoo slrato di terra .
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Nuovo I STIT UTO D ISTRUZIONE MILU'.\RE. - 1l ministero ha approvato la costruzione di un nuovo i~tituto d'istruzione militare in Amstellen . Sarìi un ginna~io mililare di 0110 classi per 2i0 allievi , pel quale sono state preventi va te 1,4-00,000 r,orone (ogni corona vale L. '1.10). TROMBET'rlERI DI BATTAGLIONE A CAYAU,O NELLA LAl'iDWEHR CJ SLEITAlXA,
- Col -1° luglio è stata este5a anche ai baltaglioni da campo dei reggimenti di fautcria di laudwehr cislei1ana e tiratori naziona li In pre9',. -
~\. Ni\0 Xl. VII.
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RASSEGNA
mLITARE
ESTERA
scrizione, che finora vigeva sollanto per gli ~la ti maggiori di reggimento, che il trombettiere di battaglione col gra1lo di sergen te sia· a cavallo per essere impiegato nel servi zio di staffetta. Cons, DI EQUIT.\i1IONE PER GI.I liffJCL\LI DI FA):T.BR IA DF.LLA LANOWIWR c1s1,E1T\NA. - A cominciare dal corrente anno verranno istituiti corsi di equitazione per gli ufficiali di fa nteria della lantlwehr cisleitano nei presidi seguenti: Vienna (scuola cadeui di landwehr), Hohenrnau th, Lemberg, Iombrnck, Sambor, Olmiitz e Sioj. Saranno comandati a frequeutttrli un urticiale per battaglione (quei battaglioni che risiedono nelle località dove sono i:;tituiti i corsi potranno mondarne due). Per l'istl'Uzione degli allievi saruono adopernti i cavall i degli aiutanti m:iggiori di reggimento e di bauagliooe (1) e quelli dei trombeitieri montati delle armi a piedi. La direzione superiore del ror,o in .Yienn:i sarà affidata al generale addetto all'ispe1torato di cavalleria, negli altri presidi all' ufficialo di cavalleria di landwehr più elevnto io ~rado o più anziano . Nei--comandi Lerritoriali di Graz e di rrag dovd non furono i5litui1i corsi di equitazione, l'istruzi on9 sarà fattn iusieme agli ufficiali dell'esercito com une, previ accordi ria prendersi dai comandi territoriali di Jandwehr col comando del corpo d'armata. CoMANno 01 PnE~rn,o Dr LANOWEHff ix Y1ENN,,. - Dal 1° agosto fun ziona in Vienna un comando di lan<lwehr di presidio, croato allo sco po di coadiuvare il coma ndo territoriale di Jaodwehr. Questo comando di presidio. composto di: •I colonnello comandanle, 2 capitani di 1 a classe, I medico di rcggimeolo di P classe, 2 sottufficia li scri ttural i e 2 ord inanze di ufficio è al la diretta dipendenza del comandantll della ,13a divisione di landwehr. Nrovo CODICE PENALE )IJLITARE - Il giorna le Pester Lloyd del 49 luglio pubbl icn che è stato rimesso ai presiLlenti dei Consigli dei min istri austriaco ed ungherese il progetto del nuovo codice penale militare, unitamente alla relazione che da sola forma un grosso volume. Questo progetto è stato compilato di comune accordo fra il ministero comune della guerra ed i rnioistPri del lo difesa cislei tona ed un gherese, cioè le tre autorità mi litari superiori della monarchia. Lo scrittore dell'articolo fa osservare che in conrronto dei codici penali vigenti (I) In Au~tria-Unghcria i cavalli degli aiutanti maggiori sono di prop rietà dello Stato.
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negli eserc1t1 esteri, il nuoro progetto rappresenta la legge più modorn a e più progressista e si i.:ongratul:i coi compilatori, che con una conoscenza rn:igi, trale e profonda del In 111ateria e nonostante le non lievi dirficoltà, sono riusciti a dare alln luce un poderoso lavoro. Infine egli fa voti che questo progetto, al riprendersi dei lavori parlamentari, sia preserllato alle Camere per l'approvazione, per modo che l'eserci to in uu tempo relativamente breve riesca fin:1 lmeute ad avere questo nuovo cod ice penale militare moderno di · cui ha a5soluta ne cessi tà e che da tanto tempo aspetta. FRANCIA.
Rrouzro;,;:r,; DELLA FERMA SOTTO LE AIUII . - ta ridm:ione della ferma sotto le armi fu una delle piattaforme elettorali delle elezioni generali avvenule in Fra ncin nello scorso apri le, e t'u dall'attnale Presidente del consiglio, Combes, soleouemente dichiara!a quale una delle principali basi del suo programma. Per il che il I!J dello scorso giugno il Senato ne iniziava la discussione sulla base del progetto di legge, reda!to a nome della Com.mission dell'arm6e, da l sena tore Rol laflll, :iccettato dn l Mioistro della guerra, generale André, e di t,ui accennammo i principi ispiratori e le conclusioni nell:i puntata di questa Rioista del 46 aprile c. a. Ali' importante discussio11e presero parte le più spiccate personalità di quell'alto consesw, militari e non mi li tari, io m:,ggioranzn per com. battere tutti i capisaldi dell11 legge. Alcuni cercarono di dimostrare come dne anni di servizio ~iano insuflkienti per l'istruzione e l'educaiione delll'! truppa, specialmente per le armi a cavallo. e pt'r formare buoni grad uati di trnppa ; dichi;irondo come mn l a pro pMito il relatore della legge citasse l'esempio del la Germau ia, giacchè quPsta non ba ndottato la nuov:1 ferma che come semplice esperimento e no11 per tulle le armi; e d'altra parte possiede uu potente inqua<lramento di ·1 6\000 iad 1vidtii rialTermati, cioè 80, 000 sottufficia li, 50,000 caporali e t 0,000 soldati. Del resto la riduzione della ferma si rese colà necessaria per esigenze di bilancio, a cau~a dell'aumento del cont111gon;e annuo. .E ricordarono la dichiarazione fa,ta da Jcan Jaurès, capo dei socialisti, alla Comera dei depntnti, che egli accettava il servizio di due anni pe rchè è l'u ltima tappa per venire all'a ppli1:azione delle teorie social iste su ìl'esercito. Altri dimostrarono come la soppressione di tulle le dispense fosse un peso tale che nessun paese sopporte;eblie, perchò di grave danno agli interessi delle fam iglie e della società; specia lmente per i sostegni di rn-
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RASSEGNA !IILITARE ESTERA
RASSEGKA MILITARB ESTER A
miolia "iacchè oon è possibile con una piccola somma di danaro com<> ' D pensare il danno che si arreca togliendo un fig lio unico al focolare paterno, un orfano ad una rn3dre, ecc.... Altri accusarono di soverchio ottimismo le previsioni del relatore sul deficit di uomini risultante dalla legge, e sai mezzi per far vi fronte, criticando acerbamente l'incorporazione degli indiviJ ui assegnai.i ai servizi aus iliari, i qua li finirtbbero per sentirsi e per essere considerati quuli veri paria dell'esercito. Infine vi fu chi chiese al Ministro della guerrn perchè, in u~a que· stione si vitale per l'esercito, non avesse ch iesto il parere del Consiglio superiore della guerra . li ministro André, prima di ribattere i vari appunti, dichiarò che ne:c-suna preoccupazioue pol itica, ma solo gli interessi mi litari l'ispira va110 alla difesa della legge. E per Jimostrare come egli intenda lo spirito mi· litare e la disciplina, le~se il 1>rogramma delle conferenze sulla mi:;sio11c sociale dell' ufficiale che, d'ordine suo, svolge ne lla scuola di Sa rnt-Cyr, il comandante Ebeo er. Passando poscia alle obbie1.ioo i dei vari oratori, dichiarò che il deficit di 50,000 uomi11i, che si otterrà colla nuova ferma, sarà ridotto a soli 2~,000 uomini dalle seguenti disposizioni : ,1o obbligo per iI contingente algerino dell a ferma di dué anni 11111.ichè di uno, com'è attualmente; 20 diminuzione, già sanci1a, del minimo di statura per il $ervizio; 3° sostituzione dei cav~lieri di rimonta con cava lieri di manel,!gi o com mis$iouati ; • !~ 0 abolizione delle musiche nei reggimenti d'11rtiglieriB ; 50 ammissione degli ind igeni tunisini delle b:itteric da montagna come conducenti, ne lle batte.rie d::i costa come serventi ausi li nri, e come ausiliari nelle compagnie del genio. Gli altri 24-,000 uomini sarebbero dati da 7000 souufficiali, ·10,000 caporali o 7000 soldati riaffermati (destinando questi ul timi a preferenza alla ca valleri a), ottenendo così il doppio scopo di riparare i vuoti, e di 0011 ingombrare troppo le riserve di graduati riser visti. Del resto, nel caso poco probabile che le previsioni fossero errate, nelle disposizioni transitorie eP, li chiederà che sia dato al ministro il dirino di sostituire uomo per nomo quelli dell'ultima classe soggetta a 3 anni. . Riguardo ali' incorrorazione degli uom ini assegnati ai servizi ausiliari, dich.iarò che egli ne crdcola un numero Len minorP di quello della cornmissio11e; e che essi non potranno giammai essere considerati come pario, come non sono considerati ta li le truppe d'a mmin istrazione.
Pas3ando poi a discutere gl i effetti della legge <per l'educazione militare, il ministro dich iarò che tutte le armi se ne avvantaggeranno, giacchè la fanteria conta · attuai me1HC il 50 °/ 0 d'individui obbligati alla ferma di no anno, e l'nrtiglieria il 30 °lo. « E d'altra parte in quea""iu nse, l'ed ncazione militare ò meno diffici le che iu °fanst'0rm1, e<>li ò r'!O teria, nella qua le il punto delica to è di arrivare r.d ottenere che l'uomo sia talmente devoto al proprio dovere, da tenersi, anche lontano dagli occhi del proprio cnpora le, sempre pronto ad alzarsi cd a mnrciare avanti. i Anche la cavalleria nulla perderà, giacchè ad essa sarà risen•a10 il maggior numero degli arruolati volontari . I o quanto all'accusa di non aver consulta to il Consiglio superiore della guerra, il genel'alc André disse che egli, pur non essendo a ciò obbligato, giacché il decreto che determina le questioni per le quiili il ministro deve consultar lo, non contempla il recl ut.amento, pure volle chiedere individualmente il pa rere dei membri del consiglio; e dopo di aver visto che le obbiezioni degli uni erano com battute dalle risposte degli altri, decise di sostenere la legge. MolRrMlo le numerose ol,biezioni degli avversari della legge, fra cni J'amm ira rrlio De Cuverville, i geoorali Mercior e Bi llot, senza contare le non C::eno numerose proteste falle sui giornali da altri generali, fra cui il Gallifet, il Senato npprovò i Jue pri mi articoli della legge, così cooccpi ti : « 1. Ogni francese rleve il servizio militaro obbligatorio. « 2 . Il servi1.io militare è uguale per tutti . Tranoe i casi d'incapacità fi sicn, esso nou comporta alcuna dispeosa. Ha uoa durata di 2.5 anni e si compie nel modo determinato dalla presente legge. ) lin emendamento tendente ad includere nell'articolo 2 il diritto a dispensa per parte dei sostegni di famigl ia, fu respinto con ,166 voti con tro ·116. Antecedentemente erano stati respinti a grandissima maggioranza il controprogetto del Conte di Trevencuc, di cn i si fece cenno nelle notizie pubblicnte il ·16 aprilll, e c1uello _de l sen~ tore Di Monfort, che prudentr.mente proponeva che la ridu zione del servizio si facesse progressivamente, in modo da non correre il rischio di alcun disinganno, lasciando la ferma di 3 anni, e da udo racoltìi al rn inistro di congedare nel loro 3° anno di servizio tanti nom ini, quanti r iaffe rmati si sarebbero potuti avere. Dopo la votazione dei due articoli suaccennati, il Senato rimandò il segu ito della discussione alla sessione autunnale, di modo che, anche tl
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se nessun incaglio si presenti, la legge non potrà essere approv:ita pnma del venturo anno.
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RASSEGNA MILITARE ES1'ERA
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La Germ abia tiene già da 4- ~noi il suo addetto nava le 1u Giappone, e segue con vivo interessamento lo svi' uppo militare di queJl·a nazione.
AUME:'\TO DI STJPE:,(0 10 r1m I TEN EI\TI AVE:'\TI i'iOVF. ANN I DI SERVIZIO .
L'anno $COr$O un decreto presidenzia le migliorava sensibi lmente la posizione materiale dei capitaui, concedendo loro uo ~onsibile aumento di stipendio. Infaui lo stipendio aouuale netto, di presenza, nei primi 5 anni di grado fu portato da L. 3060 a 3!~.i-2.; dopo i 5 anni, da 3.\.'20 a 3996; dop,l 8 anni, da 3780 a 4-500 ; dopo 12 anni, èa L. !d40 a 5004. Con decreto del 2 luglio del corrente aono sono state migliorate le condizioni dei tenenti, per i quali lo stipendio annuale netto resta così stabilito : ,1° pe1· i tenenti elle hanno meno di 9 anni di spa ll ine, se di 1a clasrn L. 2700, ossia L. 7,00 al giorno, se di 2a classe L. 2520, ossia L. 7,50 al giorno; 2° per i·1enenti che banno 'più di 9 anni di spal line, di qualunqu11 classe siano, L 2988, o.,;~ia L. 8,30 al giorno. Onc A;x lZZAZIONE Al, TONCIIIXO 01 UN llA1"J'A'lLIOXE 01 TIRAILLEURS Cl.~ESI. - Un decreto .in daln 20 giuguo 1902 rende defini tiva la CO$litti zione di un baltaglione di tirailleurs cines i, già ordinala a ti1olo di esperimento da l governo generale dell'Indo-r.ina fin o dall'aprile ,1899. Questo batrnglionc, fo rmato per ora su due compagnie, le quali potranno in avvenire o,sere aurnent:He a seconda dei bisogni , ha già reso eccellenti servizi nelle alte reiioni del Tonchino. LA TELEGRAFIA SENZA f ILI Al'PI.ICATA Al GATTELLI SOTTOJIARINI. - A Cherbourg sono. stato eseguito importanti esperienze di un sistema di telegrafia senza fili inventato dal tenente di vascello Tadie. Per mezzo di tale sistema un b:ntello sottomarino, nnche se immerso alla profondità di ·15 metri, si assicurn possa comunicare con tutta faci lità colla terra, con una nave che si trovi in vicinanza o ·con un altro sottomarino col quale navighi di conserva. GIAPPONE .
ADDETTO MILITARE TEDESCO A TOKIO. - Recentemente venne stabilito dall a Gerniania uu posto di addelto militare per il Giappone, a Tokio. A disimpegnare tale se rvizio vt>nne comandato, secoudo il Temps, il maggiore Gii nter von Etzel, che prPse parte nll'ultima spedizione in Cina al se,wito del generalo Wa lder~ee.
GERMANIA .
NUOVA FORMAZIONE B DISLOCAZIONI~ DELLA BRIGATA DI PRESIDIO IN CINA.. La fo rmazione e dislocazione della brigata di presidio iu Cina è così fissata:
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Comando della brigata, amm inistrazione e servitù . Tientsin, ,io reggimento fanteri3, Asia orientale (1) : CoShanghai, mando, I e II battaglione Tsingtau, III battaglione . 2° re~gimento fante ria, Asia orientale: Comando del reggimento Tientsin, Comando del I ba ltaglionc Yangtsun , 1 • compagnia Tieutsiu, 2a compagnia Schanhaik wan, 3a compagnia · Comando del 1I lnttaglionc. T ientsiu, ti.a compagnia 5• compagnia Tangku, 6" compagnia. Pechino, Comando del III battaglione Langfang, 7a compagnia 8" compagnia J Pechino, ga com pagnia Squadrone di cacciatori a cavallo, Asia orienTientsin, tale . ,ia balleria (montata), Asia orientale, meno Tientsin, una parte distaccata. a Pechino . Shanghai, 2a batteria (da montagna), Asia orientale Compagnia pionieri , Asia orientnle . Tientsiu. Ospedal i da ca111po N. 1 e 2, Asia orien tale .
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(t) I regg i men Li di fanteria sono su 3 hnttagtioni di 3 cornpagnio ci.ascuno.
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Nel fascicolo del marzo corrente anno della Rivista mi litare i:taliana, venne già indicato che le manovre imperiali avranno io quest'anno luogo tra il III corpo d'armata (Berlino) e il V corpo d'.armata (Poseu). Dai giornali rileviamo ora i seguenti altri partico lari. Le manc,vre saranno iniziate nei primissimi giorni di settembre e term ineranno il "'2 dello stesso mese . Nel primo perioclo avranno luogo, com~ di consueto, le manovre d'avanscoperta e le marce d'avvici oamen to dei due partiti . Nel secoudo periodo, che .durerà dal 9 al -1".2 settembre, i due corpi d'armata, giunti a con ttttto, manovreranno nel la zooa di terreno cornpresa circa· tra .Meseri tz e Beotschon,' ·a ca rallo . del!' Obra, aflluente di. sinistra della Warthe. Il ti settembre avrà luogo la rivista del V corpo d'armata a Lawica pre.sso Po~en e il 6 settembre la. rivista ciel III corpo d'arma ta a Francoforte. Speciale importanza sembra avranno in quest'anno le manovre per quanto riguarda il servizio del vettovagliamento. I corpi d'armata avran no infatti al loro seguito, apposita mente costitu ite, delle co lonne viveri ~ delle colonne forni :da campo. MANOVRE l MPERIALJ. ----:
MANOVRE AU TUNALI DE[,LA_ FLOTTA . Le manovre autunna li della notta avranno principio i_l ·17 agosto e term ineranno il •18 settembre. La flotta di manovra sarà costituita : dalla nave ammiragl ia, dalle navi della I e II squadra e dalla I e II !lottigl ia, di torpediniere. In · complesso avrà : 10 na.vi da battaglia , 4 corazzate cosllere, 3 grandi e 4 piccol i incrociatori, ,1 nave scuola e 23 torpediuiere. Secondo la Post di Berl ino il programma del le manovre sarebbe il seguente: Il 17 agosto riunione della flott::i nelle acque di Kiel ; dal 18 ai 2"2 agosto ispf·zioni delle navi e mm1ovre tattiche durante il trasferimento della flotta verso est ; 23 agosto arrivo e il 24- agosto permanenza dell a flotta nelle acqu_e di Danzica ; dal 25 al .30 agosto evo luzioni della notta; ;),I agosto ri fo rn imento cli carbone a Danzica ; da I ·1° al 17 settem bre trasferimento del la flotta nel Mare del Nord e manJvre strn tegiche
N ORVF;GIA. PH El'ARA7..!0NE A[, SfsRVI ZIO MILITARE ED JSTHUZION I MI LlTAlll . La scuola dei sottufficial i di Wadsee, aperta nel l'autunno del 1900, avente per iscopo di da re la possibili1à agli abitan ti del F innmark cl i prepan,rsi alla scuola superiore dei sottufficia li, Ila già incominciato il periodo delle
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RASSE GNA MILITARE ESTERA
istrnzioni. In essa sono per ora ammessi 20 allievi. L' istituzione di questa scuola nell'estrema parte settentrionale della Norvegia fu accolta dalla nazione con vivo interesso, e 3d essa si attri buisce una grande importanza ed un alto significato patriottico . · e Coll'approvazione della leggo di recluta mento ora vigente ( 1887) tra l'altro veniva stabili to, che tutta la popolazione maschile dello Sta to dovesse essere prepara ta an tecedentemen te al servizio militare con istruzionr ginnastiche obligatorie nelle scuo le e colle iscrizioni volontarie nelle .socie.tà di ti,ro a segno; mezzi cyuesti riten uti allora più ada tti a formare in breve tern po dei buoni soldati. Ma, trascorsi 15 anni, cruelle misure si mostrarono affa tto i'lsnfficienti al raggiungimento dello scopo; la ginnastica obbligatoria nelle scuole rimase in massima parte lettera morta, ed i risultati ottenuti dal le società di tiro a segno, sussidiate dal governo, appa rvero insignificanti, imperoccbè ben pc,che fu rono quelle reclu te che si presentarono alle armi dopo aver part'3cipa to ai 1iri del le società ora deue. Per ri muovere questi ioconveniènti, il dipartimento dell a difesa nazionale nominò una speciale commissione, e l'inca ricò di studiare la questione, d'accordo coll'ispettore delle socierà cli tiro a seg no, e cli proporre i prcvvedicnen ti ritenuti necessa ri. I provvedimenti ind icati dalla commission~ sono i seguenti : ,f o Rendere obbliga tori la ginoastic~ e gl i esercizi preparatori al tiro in tutte le scuole po pola; i e superiori dello Stato J 2° Obbligare i rnunicipi~acl aprire pubbl ici piazzali per esercizi di sport e per giuoch i ; 3° Incoraggi(,re la gioven tù ad associarsi alle società di ti ro a segno. A tal fine il governo deve sussidiare largamen te le società di · tiro, concedere loro le arm i gratis e rifornirle delle cartucce occ,:,rrenii·; 4° Completare la legge sul reclutamento prescrivendo tassativamente che ogni individuo soJgetto al servi1,10 mi litare, di faote ria o di cava lleria, debba spai·are aurante il tempo del servizio cn ili tare. ('I 6 aoni), presso le soci_età di tiro a segno, almeno 20 cartucce . · Questo tiro dev'essere compi uto durante il cempo in cui l' individuo è obbliga to al servizio mili tare, ma non nel le occasion i in cui trovasi sotto le armi per istruzioni, campi , manovre. Quaodo un sol.dato dovrà incom inciare il suo servizio militare, riceverà un fu cile od una carabina nuova, che' egl i sarà tenuto a custodire presso di sè nella propria abi tazione. Ali' iscrizione nella milizia territoriale dette armi diverranno cli proprir:tà degl'iodi I idui. Q11 este prescrizioni dovra nno essere estese anche ai sottu llìciali ed ufficia li dell'esercito sino al grado di capitano. cr---.,,
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Cou questi temperamenti si spera di dar impulso all'esercizio del tiro presso i s0ttufficiali ed ufficia li dell'esercito, e più ancora, contando sull'esempio dei capi, si spera di promuovere un sal utare in. teressameoto tra gl i uomini di truppa. . Contemporaneamen te, la cornm issione si propone di organizzare le società di tiro a segno per modo clH· esse riescano elTettivamente di eflìc,1ee ausil io nell'opera di preparazione dell'esercito alla guerra. · Dall a relazione sulle istruzioni delle truppe risu lta, ,,be l'anno scorso in due corpi d'armata fu rono rich iamati, per la pri ma vo lta, i ,ottufficiali ed ufficia li d'artiglieria da costa e gli 1Jfficiali dell a Jand$turm per un periùdO d'istruzione di 6 giorni. Si. organizzarono inoltre, presso la cava lleria, speci~li co rsi per za ppatori, di telegrafia e di segna lazione·. Pre$SO la scuola di tiro si vanno sperimentando van tipi di uni formi di diverso colore. Il colore preferito per le unifor mi è stato si nora il grigio. FoRTH'ICAZ10N1 n1 CmusTIANJA. - Per l'u lteriore raffo i'zamento di Ch ristiania, il progetto approv.ato dr,! Parlamento nòrvegei;e, e di cui doveva essere Sllbito incom inciaw l'esecuzione, è il seguente: . Avan ti alla linea difeosiva Tansberg-K horten Raade-SarpeborgGlom men costitu ire una nuova li nea di difesa ava nz,wi, tra Frederichshmn, Swin esund, Sku!er~d, Dingsrud e Kongsvmger. Lungo questa linea cl10 si estende presso la fron tierlì tra Norvegrn e Svezia per un 1ra tto di "20 chilometri, si ha l'intenzione di sbar rare tutte le colnunicazioni principal i, adducen ti a Cbristiaoia, med ian te opere di fort ificazione, specie a Fredrich~ten, Ae hrie, Dingsrud e Konsvinger. Per ta l modo sarà impediw al nemico di impadronirsi repentinamente dei passaggi sul Glommen, e la mobil itazione dell'esercito norvegese potrà avven ire tranqu illamente. RUSSIA. LE GRA NDI l\lANO VRE IMPEltlALI .NE L 1 goi. - Le grand i manovre irnp~riali di quest'i,nno avranno luogo .nella zona a sud-ovest di Kursk, tra Kursk e la stazione ferroviaria di Koronevo, I ungo la lin~a KurskKiev. Questa zona, abbastanza ricca d'acqu:i, è generalmente collinosa, interrotta da avvallamenti e lievi ~coscendimenti qua e là. Divisa dai fium i Seim e Reut in tre so ttozone, aventi caratteri alquan to distinti tra loro, questa regione non offre gravi ostacoli di sorta e si presta in genere ai movimenti dì mtte le armi.
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Il terna generale delle manovre sarebbe il seguen te: L'esercito dell'Ovest, passato il Dniepr tra Orscha e Rieci tza, marcerà su larga fronte in direzione di Mosca. L'armata del Sitd. distaccata dall'esercito dell'01·est a protezione del fianco destro e spinta alrimmto in avanti, passato il Dniepr a Kiev, marcerà diretta su Kursk, allo scopo di impadronirsi di questo centro ferroviario, e ·poi, sop·raggiun ti i rinforzi, avviarsi verso Mosca. Alla protezione di Kursk è destinata l'armata di Mosca, Ili qnale da Ariol dovrà ,marciare su Kursk, ~frron tare l\nmata del Sud e ricacciarli! verso mezzogiorno. Ali' inizio del le grandi manovre (22 ,1gc,sto-4 settembre) l'armata del Sud, colla massa delle :,ue forze, sarà giunta sul fi ume Reut (45 chilometri in linea retta a sud-ovest· di Kursk) atnueute di sinistra del Seirn . Nello stesso giorno l'armata di ~fosca sa rà .giunta a Ku rsk, disponendosi ad ovest del!a città ed a uord del Seim .. Perchè le manovre possano avere possibilmente il cara ttere di una guerra, venne disposto dall' imperatore, che nessun partito sia legato da qulìlsiasi prescrizione giornaliera successiva; quindi, ol tre al tema genera le suindicato, null'altro si può dire sulle successive 0per11zioni, tanto che nou si sa nemmeno quanto doreranno le manovre stesse. Si su ppone. però che avranno la durata di 7- 1 Ogio1:n i. Queste manovre· quindi, a cn i prenderanno pa rte più di 90, 000 uomini, avranno so mmo intere;se, e pel succedersi delle loro operazioni, non lega te in nessun modo da situ azion i impo5te, e pel servizio di vettovagliamento della truppa, che così verrà a funzionare, sempre ali' imprevisto, come in vera :iuerra . Faranno pa rte dell'armata di Mosca, sotto il comando del comandante di quella circoscrizione mi litare, Granduca Sergio Alexandrovic, 74 3/r,, ba ttaglioni, 36 ½ squadroni e sotnie e ,192 cannoni, in totale 40, 000 uom ini circa . Questa armata sa rà composta di 3 corpi d'arm ata: o) 0° corpo d'arma ta (3a e 25a divisione col la loro artiglieria, 52° reggimento dragoni, 17° battnglione zappatori del genio ; in totale 29 battaglioui, 6 squadroni, 56 pezzi); . b) -13° corpo d'lìrmatr1 ( Ia e 36° divisione fanteria, 54 ° reggimento dragoni, 13° batrnglione zappatori del genio; in totale 29 t / 2 battaglioni, 6 squadroni, 56 pezzi); e) Corpo d'armata misto (iSa brigata cacciatori , 55• e 56a brigala fanteria di riserva, 5a divisione artiglieria caeciatori, ,JO reggimento cosacchi del Don ed una compagnia zappatori,..,de·i granatieri; in tota le 16 t;4 battaglioni, 6 sotnie, 68 pezzi) . '
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La cavalleria di armata snrà costituita dalla 1• divisione di cavalleria, escluso però il reggimento cosacco ('18 squadroni, ,12 pezzi). Disimpegoerà il servizio di ordinanze a cava ll o ih, squadrone devi i iunker del la scuola m.ilitare di Tver. Il 2° battaglione treno fo rmerà i quadri pei tra sparti cli vettovagliamento. Faraouo parte dell'armata del Sud, sotto il coma ndo del ministro della guerra, genera le aiutante Kuropatkin, 86 ½ ba ttagl ioni, ,t8 squadroni e sotnie, .216 pezzi di artigl ieria (circa ,\.8,000 uom ini in totale). Quest'armata sarà pure composta di 3 corpi d'a rmata:· a) 8° corpo d'armata ('15" e 34.a divisione fanteria , ,f o reggimen io cosacch i del Volga, H 0 b:ittaglione za ppa rori del genio; in 1.utto 33 battaglion i, 6 sotnie, 64. pezzi); b) ,10° corpo d'armata (9a e 31 a divisione fant.e ria, ,fo reggimento cosacchi di Uriu p, 3a batteria a cavallo co;acchi di Orenburg, 70 battaglione zap patori del gen io; in totale 33 battagl ioni, 6 sotnie, 62 pezzi) ; e) Corpo d'armata misto (3a e ij;a brigata cacciato ri colla loro arti?l ieria, 5 1a brigata fanteri<) di riserva colla sua 4/ brigata artiglieria d, riserva, (a brigata della 2·' di vi:;ione cava lleria cosacchi mista co lla 1 a batteria cosacchi di Orenburg, 2 compagnie del 50 battaglione zappatori del genio; in tota le 20 .J/<}. battagl ion i, ,(2 sotoie, 78 pezzi). La caval leria di armata. sarà compo~ta della ,ioa divisione di cavalleria colla sua artiglieria (':2J sq uadroni e sotnie, 12 pezzi). Il 4: 0 battaglione treno servirà di quadro per la formazione delle colonne-trasporti pel vettovagliamento . La ,JiJa e 34a divisione fanteri a raggiungeranno l'armata del Sud solo alla sera del 2° giorno di manovr11, il che potrebbe permettere all'armata di Mosca, pi ù forte del l'armata del Sud nel ·1° e 20 giorno di maoovrn, di operare con energica offens iva, mentre le cose ,i invertira nno io seg11i to. Il capo dei giudici di campo 5a rà il Granduca Michele Nicolaievic . Uno dei da ti più importanti cbe risulta dalla formnione delle armate e _dei corpi d'armata, dato come pare che il loro ordina mento sia quello d1 guerra, si è che, indipendentemen te dalle division i di cavalleria, l;estinate alle operazioni strategiche co lle armate, ogni corpo d'armata avrà · 1_ reggimento di c;walleria di sicurezza, che in guerra dovrà tra rsi specialmente dai cosacchi in congedo. Notevole è anche il fatto che sarà il Ministl"O della guerra al comando di un partito. A proposi io delle grandi manovre imperiali russe del ,f 902 è da osservar:;i quaut.(l Eegue·:
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a) 11 comando delle due armate sarà forma to.come· io g uerra, col personale però strettamente necessario. Presso ogui comando d'arm:ita, ali' infu ori degli ulftcia li alla immediata e personale dipendenza del comandante, vi saranno 7 generali, 1i altri ufficiali e 7 im piegati civili. I capi dì stato maggiore per le armate saninuo i ca pi di sta to ma ggiore delle circoscrizioni mi li tari di Mosca e Kiev. b) S tante il numero rileva nte di personale di tru ppa che dovrà r imanere nelle gnarnigioni pel servizio di presidio, le compagnie di fanteria a vranoo una forza media di 32 file (52 al m"ssi mo); per non sottrarre al tro personale la massima parte dei servizi di retrovia saranno ~ffidati a truppe tratte dai corpi che non prendono pa rte èllle manovre. Si vede ch iaramente che 110.n interverranno alle manovre i richiamati da l congedo , i quali SHanno, come al :;olito in Rnssia, istruiti a pane. e) Non saranno c,mdotti alle mauovre i cav:,ll i dell' ul tima ri mo nta di cavalleria, cosichè i plotoni di cavallr~ria avrann o uoa forza med ia · di 12 file. d) Siccome solo in mm divisione di fanteria ed in tre brigate caccia tori vi saranno orclioa rJZe a cavallo, così gli aj_tri reggimen ti di fan ter ia ne ricevern ono 8 per ciascn no da I corpo dei grana ti eri e da 11 ' ·I ·I 0 e ,12° corpo d'arma ta che non -int.erverraour alle manovre. Importan te è questa disposiziÒae, pòichè secondo le notizie più attend ibi Ii, era da presupporsi l'abpl izione delle ordi oa oze a ca va Il o sta l,ili le parecchi anni fa solo presso alcuni ~ipart.i di fan reria. Semhrnrebbe invece, dalla disposizione suindicata, che si veri fichi il caso opposto. e) l comandanti di eom pagn ia porteranno seco il cavallo di loro proprietà con diritto di trasporto gratu ito in fer rovia. (Importante anche questo da notarsi per chi sostiene che in Russia i comandanti di compagaia sono il pied i) . f) Le tru ppe avranno : ,100 cartucce il ,al ve per ogni armato di fuci le di fanteria, 50 per quell i cli cavalleria, 30 per quell i del genio, ·I 00 colpi per pezzo. Tutte le cartucce sa mono portate dai so ldati, solo la fanter ia potrà portarne ,fO per ogn i fuci le co l carreggio. Si formeranuo dall'artigl ieria dei piccol i parchi volanti pel rifornimento di munizioni ·ed un parco locale per ogni armata. g) I l servizio telegrafico e telefonico dovranno avere va$tO impiego. Ogni annata avrà: telegrafo &i tappu, pel congiungiu mento del comando di armata coìle linee telegrafiche dello sta to,; telegrnfo di armata (tra il comando di ~rmata e quelli di corpo d'arma ta) e telegrafo 1
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di corpo d'armata (tr.a i comandi di corpo d'armata e quelli di divisione). L'armata di Mosca avrà 25 verste di telegrafo di tappa, 7;i quella del Sud. Ogni ~rmata avrà oO verste di telegrnfo d'armata e ,12 verste di li nea telefonica . Ogni corpo d'armata avrà 33 verste di telegrafo di corpo ·d'arma ta e ,12 verste di Jioea telefonica. Pei congiungimento dei comandi di div isione coi com andi di brigata, reggimenti e battaglion i autonomi si formeranno 3 ~rappelli telefon isti per ogn i divisione, ognuno con 6 verste di linea telefonica. Così ogni armata avrà circa 126 verste di linea telefonica. La cavalleria di armata avrà: 5 drappelli telefon isti quella di Mosca, e 4 quella del Sud, 2 drappell i con ·i o verste di linea tel~fonica, per stabilire comunicazioni colle principal i stazioni telegrafiche e telefoniche delle armate, e 7 drappell i, con 5 yerstè di li nea ognuno, per le comunicazion i tra i riparti stessi di caval leria. In com ples$O vi Mranno dunque 4-36 verste di linea telefonica nelle due 11 rma te o.peranti. h) Per com pletare tuui i meizi rl i comunicazione ogni ai-mata. impiegherà anche il servizio pos1ale coi piccioni vh11giatori, forn iti e da I Governo e da aicune società private. A Il' 1: opo si stanno rriit or"'~niz. . zando delle colombaie a Kursk ed a I<oreoevo, dove saranno in viati ed istruiti i giovani piccioni, destinntì poi al servizio postale durante la manov re . Questi piccion i saranno portati entro ceste apposite presso le :i,•aoguardie delle .armate e la cav::illeria di arma ta. Le notizie giunte a Kursk e Koreoevo per mezzo dei piccioni, sa ranno poi trasmesse a chi spetta p~r telegrafo. i) pel rafforzamen to di posizioni si darà la massima importanza ai reticolati di filo di ferro; ogni armata ne avrà una dNazione di 7500 chilogrammi. l) Essendo poche le buone strade rotabili de lla regione ove si sv0!gernnno le ma novre, le truppe del genio avranno un vasto compito 1;ell'adattamento di strade secondarie, nel costrorr.e ponti, rampe d'accesso, ecc. Ogni armata avrà perciò dei parchi da ponte presso le truppe dal geoio. 1n) Ogni armata avrà una sezione areostatica. Quantunque non si sià ancora adottato il tipo di sezione areostatica da campagna, tutta via il materiale leggero assegna to alle se1.ioni che inter~ verranno alle maoovre, permetterà di fare tutte le eserci tazioni de.l personale della rnzione con profitt.o. · o) Le rnzion i viveri e foraggio saran no quelle del tempo di guerra. Ogn i corpo di truppa porterà aoche con sè i propri viveri di ri5erva, 11p~
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prossima tivamente come è stabilito per la dotnione di guerra e proporzionatamente all a su,1 forza . Il paoe sarà confezionato in due panifici da campo, uno per l'armata di Mosca a Kursk, e l'altro a Koronf'vo. · · La carne sarà provveduta per cura dei corpi in ragione di L. 0.3·1 per ogni uomo di truppa al giorno. Per ,1 o 2 gioroi, invece di carne fresca, sarà fatta consumare carne in èon serva. • I.I riforn imento di viveri e foraggi, per quanto riguarda le cplonne trasporto, i mag~zzini, ecc. avranno luogo come in guerra. ~eguono molte altre prescrizioni per quanto riguarda il servizio dell'acqua, le colonne trasporto, il numero dei cavall i e carri de' singoli ·traspo1·ti, ecc. Tra il resto è detto che in sussidio aì carregeio di reggimento verranno esperimentate delle specie di locomotive, simi li a locomobil i, capaci di trascinare dietro a sè carri piatti speciali o carri ordinarii carichi . Vennero perciò ordinate alfa Ditta ioglese Fowler e Comp. 2. locomotive e 6 carri piatti. Una delle locomotive, detta « Ma lta », con prov·vi,;ta d'acqua e carbone, pesa chilogrammi .6068, ed è capace d.i trascinare 8200 chilogrammi di peso utile. La sua velocità nelle strade in piano è di 5300 melri all'ora, la metà in salita. La locomotiva porta il combustibile per 5 ore e !"acqua per chilometri 6 1/ ~· L'altra locomotiva oc Dolle » sarà un po' più grande e po1rà trascinare ,12,300 chi logrammi di peso utile, colle velocità di 8 ch ilometri 1/i all'ora, in piano. I carri piatti sono di 2 ti pi ; uno pel ca rico di ft. tonnellate e I' aItro per quello di 6 ali' incir'ca. · Oltre queste locomotive, pel trnspo rto di carichi saranno impiegati degli automohili del tipo frances& Diou Bo uton. Questi ,rntomobili, a benzina e della fo rza di 8 caval li, potranno porme uo carico di 820 chilogram mi l'u no, colla velocità di 13 cbil ome.tri all'ora. Questi automobili vennero ordinati alla compagn\a Frize e Cc.mp. Alla stessa compagnia vennero ordinali 11- automo!::ili da cor,a per il servizio presso i Comandi (~ a 4. posti, e 2 a 3 posti) della velocità di 35-,~0 chi lomwi all'ora . Come si vede in queste. grandi manovre imperi11 li russe, aventi di già il gran vantaggio di essere fatte senza prescrizioni e 1emi ~uccessivi di sorta, all'infuori del tema iniziale, svolgentesi per quanto è possibile, e per le operazioni e pei servizi, come in una vera guerra, vengono esperimentati anche tutti i mezzi modern i di comunic.1zioue, oltre ad altri esperimenti riguardanti la fortificazione campa le, ecc. Ciò non sarà. senza utili e pratici risultati per l'eserci to russo. 1
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D1sP0s1zI0Nr cmcA GLI UFFrcrALI 01 STAto )tAGGIORE. - L'organico del corpù degli ufficiali r,w i di stato maggiore è di 581, dal grado di capita.no fino a quello di tenente generale; in più vi erano finora ti5 ufficiali inscritti allo stat.o maggiore, per la massima parie ex-a llievi dell'accademia di sta to maggiore Nicolò, in atlesa di trasferimen to nel corpo. Per l'avanzamento degli tifficial i di sta to maggiore russi il corpo di stato maggiore viene consideralo come un corpo chiuso; quindi le pro· mozi,oni si fon no a seconda dei posti vacan ti nell' in1eruo del corpo stesso, indipendentementt dei lumi di anzian ità degli ufficiali di tu tte le altre armi. Siccome gli ufficiali che .hanno termina to il corso di studii dell';\.ccademia Nico lò, con pa tente di sta io m~ggiore, hanno l' immediata prnmozione a capitano, qualunque 5ia la loro anzian irà nel grado precedente, e siccome la massima parte dei co lonnelli di stato maggiore viene riversata nelle altre armi al grado di colonnel lo, lasciando così il posto libero agli altri, ne cl_eri va che le condizioni di ca n iera degl i ufficiali russi di stato maggiore sono eccezionalmente fav0revoli . Così a I ,f O gennaio "902 i 178 tenenti colonnelli di stato maggiore avevano un'età n;edia di 34- anni (27 al i;ninimo - 43 al massimo) ed i 22ft. colonnelli, un'età media di 37 anni e 7 mesi (33 anni al minimo e:\.!~ al massimo), la sLessa età cioè che hanno in altri eserciti i ca pitan i di stato maggiore. Gl i uffic iali di stato maggiore pro venienti da lla Guardia, come in tutto il resto, hanno ,;antaggi sopra agli :iltr1 anche nel!' interno del corpo di stato maggiore. Nell' intento di prrscrivere per gli ufficiali di sta to maggiore russi un tempo maggio re da passare presso le truppe, e di frenare alquanto la troppo ra pida carriera, vennero recentemente emanate delle nuove norme pel' ser.vizio nel corpo di stato maggio re, norme che del resto non segn ano che un debolissi mo teptntivo contro la rapidità di carriera degl i ufficiali, la quale rimafrà in avvenire pressochè nelle identiche condizioni di prima; nè è da ri tenersi che, date le tradizioni de ll'esercito russo, fo sse pe r ora pòssibi!e fare altrimen ti. Lepriucip,1!i disposizioni delle nuove norme, ·i n dat~ 8-2·1 giugno "902, ed aventi carattere provvisorio, fin o a disposizioni definitive da prendersi in avvenire, sono le seguenti : 1° Gli ufficiali inscritti (o . aggrega ti) al corpo di staio maggiore, prima in numero di 55, sono portati a ,f ,f O. Essi dovrnnno comandare compagnie <J.i fanteria, squi,droni e sotnie di cava lleri.ì', rimanendo .in soprann umero ai reggimenti. Potranno comandare sq uadroni e sotnie di caval leria solo gli uffic iali proven ienti dalla cavalleria e dall'a rtiglieria a cavallo. Gli ufficiali delle
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al tre armi e specialità d'arma avranno il éomando di una co mpagnia di fa nter ia. Questo comando di compagnie e squadroni dovrà durare due :mui; in seguito gli ufficiali inscritti per lo stato maggiore verranno trasferiti effettivi nel corpo, man mano si faranno posti disponibili, non secondo l'ordine della loro anziani tà, ma secondo quello ·della loro classificazione per merito. 2.0 Gli ulliciali provenien ti dall a Guardia verranno trasferti effettivi nel corpo di stato maggiore.mediante la promozione immed iata di un grado e coll'anziani tà di questo grado corrispondente alla di.ila del grado precedentemente ricevuto nella Guardia. · Gli altri ufficiali verranno trasferiti nello st:ito maggiore col grado in cui si trovano, e coll'aÙzianità del grado stesso. 3° Gli ufficiali di s:ato maggiore saranno proposti all'avanzamento dal loro superiore immed iato e·secondo le seguenti norme: a) I capitani in 2° potranno essere promossi capitani dopo 2 anni almeno di permanenza nel grndo di capitàno in '.z 0 ; b) I capitan i po tranno essere promossi tenenti-co lonuell i dopo 4 anni almeno nei gr.id i inferiori di stato mllggiore (capitan i in 2° e capitani) ; e) [ tenenti colonnelli potranno essere promossi colonnelli dopo 3 anni almeno di permanenza nel grado di tenente-cùlonnello; d) Gl i ufficiali di stato maggiore dovranno passare almeno ,i, anni nei grad i e nelle attribuzion i di uffi ciali inferiori di stato maggiore (capiLani in 2° e capitani) . 4° Per aver diritto ad essere nominati capi di stato maggiore e coma ndanti di reggi mento e di ri parto autonomo, gli ufficiali di stato mago-iore ' all'atto della loro promozione a tenente colonnello, dovranno cl ancora essere comandati per 4- mesi presso le tru ppe, durante le esercitazioni estive, come comandanti·di ba ttaglione di fanter ia e di riparti di cavalleria, irnpç.atichendosi anche della parte ammi nistrativa dei reggi.menti. 50 Oltr.icciò gli ufficiali di stato maggiore dovranno: a) Assistere tutti, per 2 mesi, ad un poligono di artiglieria; b) quelli che prestarono servizio per 4 mesi in fanteria dovranno per un mese prendere parte a grandi manovre speciali di cavalleria; e quell i che prestarono servizio per ,i, mesi in cav:1Jl 9ria dovra-!;lno pren dere parte per un mese alle manovre di campagna di unità delle 3 arm i. Il decreto dell'8-2 I giugno indica inoltre quanto segue circa gli ufficiali allievi dell'accademia di stato maggiore : Quelli che terminarono il corso di studi, senza ottenere il brevetto di stato maggiore, avranno . diritto a ,i. mesi di licenza con stipendio in1
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tero, ria usufruirsi nei 2. anni successivi a IJ'.uscita dali'Accademia (dir~tto ques,.o co.m~n~·anche per gli ufficiali che frequentano le Accadem ie 1\11chel~ ~, ar~1gI1er1a , Nicolò del genio e l'Accademia giuridico-militare). Gli. uffic1al 1 rn.vece. che. ottennero il brevetto di stato maggiore hanno dmtto a 2 .mes, soh dr licenza , da u,;ufruirsi dopo aver preso parte al le manovre d1 campagna e prima di prendere il co mando di una compagnia o d, uoo squadrone o sotn ia . , SVEZIA . AU MENTO DELLA FLOTTA MILITA.RE SVEDES I';, - Secondo l'invalido 1'1~ SS0 io qur.s~i gior~i Y,1nno accentuandosi gli sforzi elle già da qualche temp~ la Svewi ha rivol to all'aumento della sua flotta militare. Q~est'an~o furono approvati dal Rigsdag i crediti chiesti per la cos~nmone d1 un mcroc,atore corazzato e di un sottomarino e per J' impianto del telegrafo senza fi li fra l' isola Gotland ed il cont. iaente. L' incroci~tore .co~azzato, di cui è giit pronto il progetto e del quale ben presto ~1 commc1er~ la costruzione, avrà /~060 tonnel late di spostamen to; sara nrmato d1 8 cnnnoni da centimetri ,J5, di ,1,:i. da mill imetri 51 e di due apparati lancia-siluri; potrà rnggiungere la velocità di 2.•1, 5 nodi all'ora. Il preventiv? per detto incrociatore corazzato ammonta a L. 8,640,000. Il sottomarino pr0g~ttato, 1:he pure ben presto si costruirebbe avrà una velocitit di •I O nod i all'ora navigando alla superfic ie dell'aè~ na e di 7 nodi uavigando sott'acqua. '
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RIVIS'.L1A DEI PEHJODIOI · Rivista di fanteria.
.'Anno XJ, fascicolo VI, 30 giugno ,J902 . Per la f'anteria. - Poche ma franc l,e e nobili parole in risposta ad .altre di un noto recente documento parlamentare, improntate a poca considerazione della fanter i:i. L'ordinamento regionale e la disciplina . - In questo articolo, come ·<la promessa fatta n~I fascicolo di aprile, 10 scrittore vu~I~ di mostrare <;he quanto più urge il pericolo del sovverllmento, tanto pm urge la ne·cessità di ordinare regiona lmente l'esercito. Non possiamo non ammettere che la te~i è svolta con molta abilità e sottili aroomen tazioni; ma - io quanto a noi, personalmente - nè ·cod~sta ;bil1tà nè codeste sottili argomentazioni infirmano per niente allatto la nostr.a profonda convinzione, che nelle attuali condiiioni l'ordinamento regionale riuscirebbe esiziale al paese e all'esercito. Sia pure questo, come lo chiama l'a utore, un pregiudizio; noi restiamo ad ·esso abbarbicati: Rispetto poi ::Il sistema pel richi:imo degli individui in congedo, conveniamo pienamente che se quello io vigo re è iogegnoso, è però sempre ,un ripiego. Noi, ove si ritenesse conveniente riesami n~re. la. ques_tio.ne, vorremmo si ritornasse al sistema ~ntico, e cioè che L ncl11amaLJ rientrassero al loro corpo, alla loro famiglia, dove percorsero la ferma, ma ben s' intende, sia pel caso di guerra sia per 11uello di richiamo fa tempo di pace. L'articolista, - certo per colpa nostra che non ci saremo espressi con sufliciente chi:irezza - ci annovera fra coloro ~he per la mobilitazione si accontenterebbero dello stato presen te e clnedono in,•ece il ritorno all'antico sistema in tempo di pace. E questo ei preme rettilìcare, perchè non risponde affatto al nostro concetto, -come sopra abbiamo dettu. L'obbedienza e /.'ùiizia tiva. - lt un osa nna all 'obbedienza, ali' in i'Ziativa' all a rel ioione del dovere. Parecchie fia te l'autore è lì li per o
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·,della divisione: come e pere I1e' 1·1 "Oo ,., lasc·1 . 0' la propria colonna e con essa si trovò il Yillarey? . È questo il quesito formn Iato da Il' ar t'1co 1·~ta 1_ , a cui. crediamo che malauguratamente sarà diffieile rispondere .
Il cappellano nell'esercito, pel sacerdote prof. Pnooro ZAMB U:'-lr. - La nivista, pur avvertendo di • restar ferma nel suo antico convincimento che al la restituzione dei cappellani militari non si debba e non si possa pensare uè ora nè mai » pure ha stimato conveniente di pubblicare questa scrittura propugnatrice appunto di codesta restituzione. E a nostro parere ha fatto bèuissi mo per due ragioni: l'una perchè si tratta d'una questione che non è· fuori proposito e che il degno sacerdote svolge bene, con seu timenti patriottici e con molto senso pratico; l'a ltra perchè ha fatto conoscere un prete dello stampo di cui s'avrebbe · bisogno avarne molti . Per nostro co11to diciamo : fosse possibile avere tutti i cappellani neces-sari a simiglianza del prof. Proto Zambuni, ci schiereremmo subito dalla parte dei fa utori del ripristinodei cappellan i. ll « tandeni » Brmio . - Si dà la descrizione di <[uesto tandem, ideato dal tenen te Ilruuo del ,12° bersaglieri; tandem scomponibile e trasportabile a spalla d11 due persone e riducibile inoltre facilmente e rnpidamente II biciclelto. Si enumerano quindi i principali vaot~ggi del tandem sul bicicletto; vantaggi che, quali sono esposti, appa iono in. vero notevol i. Rallegrandoci col tenente Bruno, gl i auguriam o c,he il suo tandem, sia esperi mentato e fel icemente sùperi ìa prova.
Custoza (1866). - Sono due note: l'una relativa all 'itinerario della divisione Cerale per la marcia del 24 giugno ,f 866; l'altra rillettente la marcia del .30° reggimento fa nteria. Nella prima l'autore ritiene ci1e il geuera le Cerale abbia bene opc· rato, scendendo da Monzambano a Va leggio, per prendere lo stradone Valeggio-Castelnuovo indica to nel!' ordine ricevuto da l corna iido del 1 ° corpo d'armala. Ne nacque ritardo per l'incrocio co lla divisione Sirlori, ma non sembra che di ciò si debba o si poss11 fare appunto al Ceràle. Nella seconda si domanda come mai ;l 30Ò reggimento fan teria sia andato alle :i\'Jaragnotte col generale Vill11 rey. I l .30° reggirneuto faceva parte del grosso della di visione Cera le marcia nte su ila ,, ia carrozzabile. Va leggio- Castelnuovo e il Yillarey comandava l'avangua rdia
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cadere nell'esagerazione, specie a proposi to del diritto di iniziativa , ma abilmente ed a_ tempo ritrae il piede indietro e viene alle più razionali deduzioni. E artico lo che senza dubbio sa rà le1to con interesse e profitto .
Rivista di cavalle:ia.
.Anno Y, fascicolo VIII, agosto Hl0'2 . (~ontinuazione e fine) , per Gurno JJE l\fA ro, ca pilano Sei· linni do1Jo J • I . l nella ,di fanteria. _ Sono presi a disamina gli effetti c 1e n su tarono, marcia notturna che condusse alla battaglia di Adua, dal perdnto contatto fra te varie colonne e fra i battaglioni d'avangua rdia (Turrllo e D~ Vito), delle colonne di sinistra (colonna del g:n?rnle Alber.tone) e d~ de,tra (colonna del generale Daborm.1d a), nonche I azione duran te la bat ,taglia e poi I' insegnimeoto dei cavaher1 G111l a. . . . , Con questo articolo ha termrne 11 bel Javo10 del cap1 1ano_ De M.a10, il qu 11 te, dimostrando $peciale at\iludine a ques.to _genere d1 st~d1.' ha ovare _ evi è riuscito - di qunnta ut1 l1ta sarebbero stal1 al:: vo I Ll I.o pr d' a· . al ·cun i squadroni che avessero fa tto parte del corpo I spe 1z1one e qu, 1 oravi inconven ienti produsse invece !::i loro rnancanza.
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Una tolta. Episodio della ~arnpagna del 1866, pel capitano E~G EN IO
•De Hoss,. _ Si traua dell'episodio ben nolo del l_a toltn,' es~gmta .e~)
pi ù fortunato successo dall' in allora ~apiian? .DarlO, Delu. dei lanc1e11 Vittono Emanuele, nelle .,1azioni ferroviarie d1 Padova e. V1cen~a. I ~ De Rossi .ae f;i h.1 na rrazione con molta chiarezza ~ fu assai _be9e rnsp1rato nel voler ricordare un atto brillante condotto con molta rntell1genz~ e~ · , 1·1 q uale· onora ed è bene sia ·conoscmto au d acia · • la' uostra' cavalleria ' dai giovani ufficiali. ·
G.
Il concorso ippico ir,terno.z,ionale di Torino, per SAttTrnANA. , ·Con vi va compiacenza abbiamo letto queste poche pagme .d~l geneiale non solo percbè rispecchiano rnteramente le nost1 e idee, m.·a S a1,1·. uana, d . . o ceri perchè suona in esse la nota i i~sta che ~per_i~m~, e anzi siam ,· 1• .troverà la più lieta accoglienza fra I nostri ulfitia l1. . . Il Sar tirana tratteggia, colla competem,a che lo d1stmgue e con rnolt~ Ja man iera rii montare delle v11rie rapprese~t:.inze ~ste~·e.. E?II 11 arbo :logia' gli Austriaci che nelll, gara di aùdestram~nto J'.1rono. 1_m1gli:n ~ che nelle altre gare si dimostrarono pure valenti cavalieri ~J 1 campal,)na.' -encomia i Francesi che , presero parte a tutte le gare ed rn tutte eme1·
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RIVISTA D.El PE RIODICI
RIVlSTA DEI PERIODICI
sero »; dice dei cavalieri germanici che la loro maniera di mori lare li fa assimilare agli Austriaci e che « se non raggiu ngono forse il classicismo austriaco, di poco ne sono discosti ,, ed o~serva inline che la maniera dei Uussi è appropriata alla natura dei loro terreui e al costume çl.egli nvversari coi quali sono usali di comballere. Passaudo quindi a noi, lo scrittore si domanda come siamo usciti , ·noi I taliani, dal confronto, e risponde subito: bene; e però, :iua lizzati i risultati delle varie gare, rt·ancamente conclude: ' « E tiriamo le somme. Curiamo nn poco l'addestramento del cavaliere e del cavallo, per quella pa rte dell'equitazione che chiameremo· di base; perseveriamo in quel la di campagna che è la ·vera, la t!tile, anzi la necessaria; e che sarà perret1amente prnticata qu~ndo non si di mentil.lhino, eserci1andola, i precetti della prima. Ma per ouenere l'intento, avanti ancora dei mezzi mi,teriali, ci vuole questo sopra ogni altro precipuo. Ci vuo le i I convincimento di bene fo ndere i due insegnamenti, anzi che l'insegnamento unico dev'essere il progred ire da una misurat.a, savia, efficace equitazione di scuola ad una effic3ce, ardimentosa, corretta equitazione di cnmpagoa. Non tendere nella equitazione di maneggio a quella virtuositit che riduce, in mano ina bi li, i caval li restii, non nell'equitazione all'esterno aver di mira di arrivare sino all'acro ba.tismo di salti ecceziouali che aprnno le trionfali porte dei concorsi ippici. I qunli r.oncorsi vedrei volentieri 11,•essero altro indirizzo, od almeno indirizzo in parte mocliGcato. ( Ostacol i severi e non eccessivi, una più lunga distesa di terreno da percorrere, ed anche qualche ostacolo da superare nelle categorie per ufficiali, colle redini alla mano riunite ed il frustino, se non la sciabola, nella tles,ra. »
Il Lupinacci perciò r iporla in questo anicolo quanto espose in seno alla detta Società contro il malleinamento dei caval li riforma ti e contro l'accusa sieao questi che diffondono 111 morva nel paese. La mallei,na, egl i conclude, è certo, fino ad ora, il miglior agente fra i mezzi diagnostici della morva latente, ma non le si può domandare se non quello che può, dare. Del resto dice al ministro : « contentntelo pure il pubb lico! ... Basta che nccampiate anche voi lo stesso diritto di rnalleinare i caval li che i siguori proprieta ri vi offrissero in vendita con l'altro di uccidere senza misericordia quelli denunziali come rnoceiosi dalla malleino ! • Articolo in teressante perchè rende conto di una questione nota a ben poch i.
• L'esercito e l<imona, pel maggiore veterinario LoP1NAct:1. - In uua del le sedute de l.la « Socie1à fiorentina d' igiene » gli egregi dotLori Corrado eAn ton ini deplorarono il fa tto della circola re Pelloux (20 genna io ·1897) che sospendeva l'ordine dato con l'altra del ministro Mocenni (15 novembre ·1895) di far malleinare i cavalli 1·i(ormati prima di met· terli in vendita. Si espresse quindi il voto che il sistema rosse ripristina lo per imped ire la diffusione della morva tra i cavall i dei privati. Così si veniva implicitamen te ad attribuire all'eserci10 le due colpe: di farsi il dispensatore della morva fr::i la popolazione equina privata e di non agguerrirsi contro il ter ri bile flagello con lo spiega re .contro di esso gl i opportuni mozzi di difesa, tl'a i qua li sovrano il malleinamento. Queste accuse si r ipetono di tanto io tanto, con poca benevolenza e poca correuezza di forma.
Regolamento e manovre di cai;allerici, appunti e considerazioni , pel colonnello nell a riserva M. TI1ANC 11 1 o' Aoo., . La Sicilia ippica. Parte III (continuazione), pel generale
fa).OCENZ.O
GUAITA .
Rivista marittima.
Annll XXXV, fast: icolo VI, giugno ,(902.
lJ I
1l i< trnst » oceanico, per CA.MILLO SunKo. - L'articoli sta spiega che cosa sono questi trust che tanto spaventano e, dimostrando di 0$Sere perfe ttamente al co rrente della questione, esamina poi brevemente in qual modo può funzionare un'istituzione di quel genere applicata alla nav igazione ma rittima e quali effetti politici ed economici sarà in grado di produl're. Egli è del parere, in definitivo, che il potere della nuova comhiuazione marittima è as.sa i li mitato. « Se essa si prefiggerà, cosi' ~onclude, di dare m.1ggio re stabilità ai noli, e di mantenerli sempre ad un livello r imu nerativo, potrit prosperare e non sarà dannosa per nessuno; ma se vorrà diven1ar dannosa aspirando al monopol io dei trasporti marittimi e rincarando troppo il prezzo di essi, avrà una vita breve e sa rà presto costretia a soccombe re. L'azione sociale dellci marina nella storia., per .JACK LA J3or..1NA . Lo scri tto offre interesse, ma l'a utore ha vo luto svolgere in poche pagine argomeoto così vasto da richirdere vo lumi. Del resto tutto ciò clrn egli dice è verissimo, /~giustissimo . -
Efi'ett'i dell'emigrazione per la marina mercant1:le, per F . GAMB1::rrA. A buon dritto si domanda che gli emigranti nostn , come avviene
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RIVISTA DEI P.t;UIODJC!
Le armi su/Jacque nel secolo xix, per Qurnnr,;o Bo'.'(OMO, capitano di corvetta . - È uno studio noievole, diligente, sull'importante tema. L'a utore, premesso che l'impiego delle armi subacque .nel la guerra marittima ha avuto il suo io izio e il sno ampio sviluppo nella seconda.metà dello scorso secolo, accenn&to ai tentativi empirici di Fulton ('180!j), alla guerra di Crimea, ourra quindi abbastanza minutamente l'uso fa ttone -. nel le varie guerre da quella di Crimea alla ispa no-americana . Passa poi a dire del le evoluzioni del siluro, dell'impiego che ne fu fott.o in parecchie guerre, e conclude che il ma teria le subacqueo lasciato io eredità dal secolo xix al xx da voluminoso, com plica lo e di caratt.ere speciale è ormai sulla buona via per di ventare maneggievole, sempl ice e di impiego generale. Queste armi - i girÌooti, le torpedini da blocco, le conlrotorpedini, i siluri semoven ti - «sono lungi dall'essere perfeLte; esse si possono consider;,re soltanto come il pri mo frutto degli stud i fatti e della es perieozo acquisita; resta al secolo xx il còmpito di perfezionarle e di ridurle forse ancora di numero, eliminando i ginnoti » . Rev ue du .Cercle milita ire.
K. 23, 24-, 2i.i, 26 delli 7, H, 2 1 e 28 gi ugno 1902. 1
1
Note sulla marina di gue1Ta, pel maggiore DELIGN,, dello stato ma ggiore dell'H o corpo d'armatn. - In questi due ultimi articoli compilati coò molta cura come i precedenti di cui g,à riferimmo (•1), il Deliguy prende a disamina il servizio di esplornzione s't1l mare, ri portando le diparate idee che si fa nno strada in proposito, il servizio di sicu rezz~ e la lattica speciale delle torpediniere e iufi ue il combatti mento di due squadre. (!) v.
l{ìvista. militare il<1,Ua.1w, fascicolo di giugno .
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RIVISTA DEI PERIODICI
negli altri paesi, trovino sui piroscafi nostri il passaggio per recarsi in lontane regioni . « I capitali dunque si ridestino, si ravvivino, si associno per rispondere almeno snl mare ai bisogni dell'em igrazione italiana ognora crescen te... « Cento piroscafi possono vivere suIl'em igrazione ita liana e anmenl~ndo in proporzione il naviglio mari11imo mercantile con assirurare il lavoro ai cantieri navali, i;on dar vita alle svariate industrie che alla marina si rannodano, noi avremo accresciuto roperosit.à, la ricchezza e il prestigio della uavignione ilal iana ». Ben dello e con tutta ragione!
Fornisce poi alcuni cenni e dati m l personale di fl) a~ioa ~ sug~i e_q~i paggi., ma le più interessa nti sono forse le u_lti~e pag1_ue '.n cui s1 ID tende stabilire potenza navale degli Stati pn nc1pah. L aU!_ore mett~ in evidenza quanto sia di ffic i.le determioare ta le . pot~nza. ~10v~n~os1 però delle relaz;oni della r.ommissione del bi lancio d, ·quesll u_lt1011 tre -anni; delle conferenze fat te ultima men le alla Scuola superiore di guerra, dei Memoriali ad 11 so degli uffi ciali ,di marina, e, infine,_ta_nendo conto so ltanto delle navi aventi meno di venti an ni e rispondenti a, proramm1 moderni di CO$trnzione, l'autore ha compilato il seguente specch io:
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Questo specch io, soggiunge lo scn tto rc fra ncese, avrebbe bisogno di essere completato da un apprezzamento delle basi d'operazione sulle quali possooo co ntare le differenti fl otte nelle guerre fu ture; m~ _tale esa me cond urrebbe troppo lontano: T uttavia segna la. la necessita d1 questo studio complementare per mettere bene in rilievo che la_ form idabile poteoza nava le d' Inghilterra riposa appunto sul fatto d1 .a_Yere in tutti i mari saldi punti di appoggio e di rifornimento, collegati fra loro da una completa rete di cavi sott0mariui, piuttostochè sul numero e valore del le navi. I l maggiore Deligny nota fina lmet1 te elle la_gio~aoe marina tede,ca nel ,191.7, l(Utindo sa rà real izzato il pr0gram ma fi ssato dalle leggi del .4o aprile ·1898 e H- giugno H)OO, metterà iu iinea quattro squadre,
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RI VISTA DEI l'ERIO DICl
composta ciascuna di otto corazzate e otto incrociatori, senza cor1tare le navi ammi raglie, le 96 torpediniere, le navi di rimpiazzo e quelle destinate alle· stazioni lontane, sicchè a quell'epoca la Fraucia sarà supera la. E non è prndente, egli dice, far assegnamento sull'appoggio della Russia. Le migliori sue navi sono nei mari dal Pacifico, le altre, nel mar Nero e nel B~ltico, difficilmente potranno riunirsi; infine, le costruzioni si fanno con molta lentezza, per esse si ricorre sovente ai cantieri esteri e ne risulta cosi una fl,nta priva delle doti di unità, omo~ geneità e semplicità , indispensabili a una buona tattica navale. Ricorda, da ultimo, che gli St~ti Uniti e il Giappone fanno passi giganteschi. La marina degli Sta ti Uniti nel ,J 905 disporrà di un materiale paragonabile al fran cese e sarà in grado di modificare i l rapporto del!o forze nava li ùel mondo; e il Gia ppone è riuscito in poco tempo a formars i una ti.olla imponente e col la quale è mestieri fare i conti. A.l Transvaal. L'epilogo, pel ten'ente colonnel lo FnocAtrn. - L'autore, ·i] quale scrisse una rimarche,,ole storia de lla guerra aoglo-boera; particolarmente utile al mil itare pei molti dettagli in essa contenuti, riporta ora integralmente il trattnto che pose termine alle osti litil, quale fu letto il 2 giugno alla Camera dei f:omun i da lord Balfour. Il F'rocard - che, è inutile il dirlo, parteggiò sempre pei 13oeri giudica, giusta le parole del documento, non doversi parlare d'un tratta to ma di una vera capitolazione. « Lord Kitchener e lord Milner trat-, tano in nome del .c;o1ierno i·nglese, meotre i delegati boeri rappresentanti il Gove,rrio delle loro Repubbliche rispettive, trattano in nome deì loro boeri in armi. Il sigoor Stei_jn all'ultimo momeoto si è disimpegnato; il signol' Kruger n9n sarebbe stato nemmeno consultato. La caduta · dell'armata trae seco la caduta del lo Stato; nel corpo del documento, non si parla più dello Stato libero nè della Repubblica SudAfri~ana , ma del Transvaal e della Colonia del 6ume Orange ». Il Frocard soggiunge che tuttavia, facendo astrazione dal la perdita del!' indipendenza, bisùgna riconoscere che le condizioni della pace sono dolci. Scrive ancora poche ma acconce considerazioni sull'ordinamento militare inglese e boero per notare la necessità, ed i vantaggi dell'or~ · dinamento basato sul servizio persc,nale e termioa col dire che quando s'arrendono uom ini dello stampQ dei De Wet, èiei Botha, dei Delarey, è certo che ogni sforr.o e1:3 vano.
RIVISTA DE I PERIODICI
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Revue milita.ire des armées étrangères . Redigée à, l' Etat-major de l'armée.
Anno XXXI, n. 89-i- e 895, maggio e giuguo ·I902. Tn{hten:.a delle armi moderne su /l'ofi'e n!ì1;a e Sl.lll~ dij'ens~-cn. (Secondo lo recenti pubblizioni tedesche). - E uno studw . c?mpdato con molta cura - non ancora terminato - i!J.toroo alle opw10D1 espresse in questi ultimi tempi iotorno alla tattica dell'avvenire ~agl i scrittori tedeschi più sti mn ti1 qua li v. Mo ltke, v. l\feckel, D1ckh ut, v. Balk, v. Scherfr, v. Sch lichting, v. 13ern lrnrdi, ecc. . Sono due articoli : il primo s'occupa escl usivarncote del quesito del~ l'offensiva· e· del la difensiva e l'antore scri ve come cooclus1one, che 1 Tede,chi non crrdono al la possibilità della difensiva-offe nsiva, e cioè di passare alternativamente dall'una all'altra, c~me sembra fosse il pe~siero del marescia llo v. l\Ioltke. Le loro mosse strat~giche co'.nbinate 1~ senso o/Tensivo condurrnnno alla bnttaglia offensiva: alcuni elementi si terranno snlla difensiva ma il piano generale e l' impiego della mas~a saranno nettamente offensivi. Nel ::;ec:ondo articolo lo scrittore francest<, ritenuto per assodato _che i Tedeschi continuino a considerare l'offeosiv:, come la forma superwre dell'azione tattic.:i , oe studia i procedimenti in presenza d'un nemi<'r, in posizione. In via g1merale, vi è detto, i Tedesch i nmmett~no eh~ l'at: tacco frontale di una posizlllne apprestata a difesa e avente 1µoauz1 a se un campo di tiro scoperto è estremamente micidiale se non assolutamente impossibile. Ma posizioni silTatte per una gro3sa armata, _com~ quella dei Francesi a Sniot-Privat nel 1870, si incontrano quasi ma 1, e nel CaSO si Urlasse contro una di esse l'armata manovrerà e obbligherà l'avversario ad abbandonare la . posizione e ari accettare In battaglia altrove. . . . Sono poi presi in esame i •[uesiti riOettenti l':wa~guard ia, 11 p1:rn~ d1 battaglia - che comprenderà l'a vvilup pamento d1 un fian co - e l 1n1ziativa dei comandanti in sott'ordine. L'in teresse della presen te scrittura sta in ciò che ri,issnme diligent~mente il vivo dibattilo sulla nuova. lattica, pronunciatosi da parecchio tempo nella stampa militare tedesca, sicchè il lettore è mes~o al corrente con poca fat ica delle tendenze tattiche tedesche, sec?ndo le idee, almeno, delle individualità più spicca te di quell'esercito. E d'uopo_, per alt.ro'. non dimenticare che si tratta di opinioni 111Tatto perwnah, all'inruon 1
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RIVJS1'A DEI PERIODICI
delle. prescrizioni e norme regolamentari e di quanto si pratica nelle annuali manovre. Le. manovre imperiali russe 11el 1901. Studi sulla fJ1terra sud-africana (1899-1900). La mobililllzione e ln 1·ad1mata tedesche nel 1870. Revue d 'Histoire. Rédigée à fÉtat-major de rarmée. Section h ist orique.
Anno I\", n. 17 e 18' m;,""io e O"i111100 1°0:> l:'O O ;, -.
I?
queste dne P?nla~e.' particoln rrnen lo in teressan ti per gli studiosi dell arte e della storia militare, è ripresa la pulJblicazione del rimarcheYol~ lavor~ sull"Origine dP-/le g1·andi nw11oc1·e ed i Campi d'istrn:;ione ·ne1 .s~coli. xm e XVIII, in i1.iato negli Archivi storici del •1899 e cli· clll· eras1 contrnuarn la stampa sino a! febbraio del 1900 . . Coo grande ricchezza di particolari basati su documen ti nOìciali si d1sco'.-re dei prelirn_inari che condussero alla 1:ompilazione dei rcgoÌament1 per la fontana del '1752 e per la cavalleria del •1753. Colpisce il folto, rive~a lo d.ai documenti, che anche allora come oggi, vi era la tend_enza nell eser~1to fran cese a copiare ciò che si face,·a nell'esercito prussiano, e che, infine, autorevoli generali insorsero contro quella ten denzn, proclamaodo che i regolameuti vogliono essere appropriati al caraltere della nazione e che il solda to fran cese, intelligente e ardimentoso'. non del'e perdere il tempo nello scaramucciare col fuoco, ma getwrs1 addosso al nemico col la bilionetta . , ~ no~ minore_ inter~sse offrono le particolareggiate notizie sui campi d 1~truz1o_ne degli anm •I 752 e ·I ia3 e sul le manovre che vi furono fatte. E contrnuata la narrnzione dell:i Campagna del 1794 all'armata del Nord, e quella d~lla G1wrra del ,J870-71. Più di 200 pagio~ sono consac~ate alla r~laz1one della battaglia di Forbach (6 agosto) ed ai numerosi documeou allegati, l'una e gli oItri preziosi per gli studiosi di quella · ·Campagna . t .iuiziara la stampa di due lavori che promettono ri uscire di note~·ole 1mpo.rtanza, ~·uno: La campagna del ·1805: Ulma, fornisce i più 1mportant1 dettagli .documeutati, e di cui finora Jamentavasi la man~anzo.' sulle magistrali ~pera~iooi d'ella prima fase di qnella campagna che condussero alla cap11olaz1one d Olma. Sono narrato minutameute le operazioni. dal G ouobre, nel qual giorno le truppe francesi giunsero al Dnnub,o, fin o al 10 e il combat1ime0Lo d1. \\"eningen.
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L'altro lavoro è una mamoria inedita del generale Dombrow~ki, relativa alle operazioni della sua divi sione durante la campaguo del 4812 in Ru ssia sino al passaggio della 13erezion. La Revuc fa precedere alia ~lemoria una Lntrodm:ione reclatt:i con molla abilità, nella qt1ale con ch iarezza è riassunta lo situazione milirnrc nella quale ero chiamala ad operare la divisione Dombrowski. Gli utncial i che prediligono gli studi storici debbono essere ben grati :illo stato mnggiorc francese che con instancabile a1tività altende ad opere cosi poderose e ronde di pubblica ragione gli innumerevoli documenti - veri tesori per la storia - accumu lali negli archivi rnoi e dello Stato. Revue dc Cavalcrie.
18° anno, 207° fascicolo, giugno 1!)02. la cavalleria navoleonica. può ancora sel'vire di modello! - In questo momento in cu: sotto l'impressione degli avvenimeu1i del Transvaal si porta alle stelle la potenza del fuoco, e non si parla che di fucili a ripetizione e di canuoui , la domanda se la cavalleria n,1poleonica possa ancora servire di modello sem bra fuori posto. .\ giudizio dell·autore non vi è invece questione oè più opportuna oi} più utile, quando, però, 110n si limiti lo studio alle leggi orga·niche cd ai procedimenti tntlici, ma lo si estond:i al quadro e alle inllucnze iu mezzo alle quali quella cavalleria ha vissuto. In questo lunghissimo articolo lo scrillore francese prende in minuto csn me dapprim:.\ l'ordinamento della cavalleria, informalo al principio delle masse di cavalleria, e poi il servizio strategico di esplorazione e i procedimenti tattici. Xell'avanscoperta non sistemi , non dis1>ositi ri, non zone o distanze tevricomente fissa te da i regolamenti, ma forze· variabili direlto sopra punto determinato e con scopo preciso. , Nap?leooe mai lanciò avanti Mural o Lassalle con missione vaga di esplorazione o di sicurezza. Li inviava a determinate località ed ossi vi andavano; diceva loro categoricamente ciò che voleva ed essi lo focevano. • La massa della cavalieri;; re~tava unita ; era preceduta dalla cavalleria Jeggiera incarica ta dell'esplorazione che lancìava innanzi le sue ricognizioni, generalmente forti di 50, ·I 00, 200 cavalli, perchè si operava più coll'audacia e colla forza che coll'astuzi:i. Anche i procedimenti tattici erano hasati sul ptincipio della massa e sull'energia ed erano della massima semplicità. Formata in ordine
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profondo per lineti schierate di reggimento o di hrigJia, collocala il più vicino po3sibile al nemico, la c~va\leria si lanciava all'~tt:1cco da quell'ordine. L'autore nuribui,ce i grandi successi riportati dai cavalieri del primo impero al concetto che si aveva al lora della guerra. « L'arte della 11ucrra non consisteva allora nel ricercare prima di tuuo i mezzi di !vitarc le pPrdite; si ricercavano, per contro, procedimenti più pronti e decisiyi per raggiungere e distruggere il nemico ..... I cavalieri, fiduciosi io sè stessi, sprezzanti la mone, correva no dritto alla misch ia, a corpo n corpo ri~olutamente..... • E ciò è ""rissimo. Gi:'t ahri hanno uo1at11 che dopo lo gne;re napoleoniche chi impiega la cavalleria teme quasi di esporla a gro~se perdite; ma non è la c,walleria che paventi le perdite. Egli è che a quell'epoc11, ufficiali e truppe, tuui anvano pratica della guerra ed erano animati da elevato spiri!o guerriero, e che la limitata gittata delle armi d3. fuoco ·permetteva facilmente l' impiego dell'arma a cavallo. Studio molto interessante, della cui continuazione non mancheremo di r~nder conto.
Le nuote tendenze detc esercito tede~co rivelale dall<i Revue des Deux Jloodes e s7>ieyate dal cosacco del A·uban. - Il cosacco del Kubao • (il • generale Cnrdot) continua, con altre parole con altre ar"O· l> mentaz1on1, n combauere contro le idee esposte nel noto articolo della Rente des Deux Monde~. Da maestro qua le egli è, prosegue a vigorosamente pugnare n fovnre dell'olfensiv:i, dell'attacco a fondo, della baione11a. E qui segnatamente insorge contro il principio del logoramento, dell'usura delle truppe che vuolsi adottato dai Ted~.,chi (( Jocro. • l> ramento sapien te, melodico, progressivo, intensivo» . Il Cardot n1ole inv~ce il principio dello russo, ci.iè << l'offensiva au dace, bruta le, anche cieca, la rottura a colpi d'uomini •. Certo un esercito, in cui tutti , o almeno la gran massa, fossero animati dallo spirito di ofTeosività, di energia e di temerarietà di cui è animato il Ca rdot, anche colle armi da fuoco auuali sarebbe irresistibile; ma codesto esercito esiste e può oggidì esistere? Quest.a è la questione.
Revista de caballeria.
N. ·I, luglio 1900. Valladolid. Sia mo lieti d1 annu nciare la ruliblicazione di una nuova Rivi,ta cli c<Lvalleria, ed auguriamo r,lla consorella spagnuola il più favorevole successo. La prima pagina porta uo bel 'ritra tto di S. M. Don Alfon so XIII . Re di Spagna cui fa seguito un rispettoso saluto della Rivista a S. M. il H.e, il migliore e più valido difensore delle istituzioni miltlari. Seguono poi poche pogioe nello quali la direzione e.;pooe i propd intendimenti. Principali fra questi sono: di coadiuv11re alla maggior possibile unione del personale della cavalleria, di dimostrar!), accogliendone gli scritti, quali e quan,i validi e inLelligemi elementi siauri nella caval leria sragnuola, di studiare lo stato attnale dell'arma e promovere le rnod1ficaziooi ed i perreziooam enli rit.enu ti necessari, sia per rp1anto ha tratto all'ordinamento sia por ciò che riOeue la situazione degli ufficiali, l'istrnzione e preparazione alla guerra, il servizio delle rimonte, ecc. li programma è, senza dubbio, assai vasto, e per compierlo la Rivista fa assegnamento sui giovani e sni proveui ufficiali dell'arma. Hi retiamo: buona fortun a. Pocbe righe sono dedicate al concorso ippico di Torino. Yi è detto che il salto in elevazione di metri 2,08 eseguilo dal capitano Caprilli fu quello ch e riscosse la maggiore ammirazione. Vi si lamenta che ufficiali spagnuoli non abb iano partecipato :il concorso poichè e per la loro maniern di montare e per le qualità dei loro cavalli ernno io grado di distinguersi. Reiheft Zum Militar-Wochenblatt ·
Fascicoli
o0 e 6\
il 902.
Lo sviluppo del serrl'i:io ferroviario militare prima di Molti.e . ..... Quando Moltke nell'anno 1857 fn posto alla testa dello stato maggiore prussia no, la massa degli ufficiali non aveva alcuna esa tta idea intorno ali' impiego del le fe rrovie per scopo militare. E ciò è tanto più da notarsi, inquantochè erano ormai traocorsi trent'anni dalla scoperta della locomotiva e da 20 anni gli u!Tici militnri si occupa, ano dei nuoYi mezzi d,a usufrnirsi per la coodolt3 della gucrrn. 0
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lUVISTA DEI PERIODICI
Del resto, per le nuove invenzioni, cli solito, occorre tempo perd1è siano apprezzate al loro intero v11 lore e questo fu appunto il caso delle ferrovie, relativamente al loro impiego per uso militare. E ciò si verificò non solo in Prussia, ma anche negli altri Stati ò' Euro pa. L'articolista e per l'importanza Chll oggirlì hanno acquistalo le ferrov ie nelle orerazion i mil itari e per l'influenza esercitata da )1oltke in quel servizio, ritenne opportuno di gettare uno sgua rdo retrospettivo ~ulla storia militare del se rvizio fen oviario nella Prussia- Germnoia . Il suo studio è oltre modo interessante perché dimostra che lo stato maggiore prussiano da tempo si occupava dell'importante quesi to, specialmente sotto la dire-· zioue del genera le v. Reiher, e che quegli studì uoo poco giovarono n Mollke. Fortunate condizioni concessero a Mol tke nel!' anuo ,1859 di osare il pri mo tentativo di sciogliere il problema nella mobil itazione ùcll'esercìto prussiano, e di trnrne insieme pra tici insegnamenti. fl Diica Eugenio di IVifrtemberg e la campagna del 181:J, pel capitnno. conte l<rnL,rANSEGG, del 77° reggimento fanteria; La battaglia nel bosco di l'eotobury, pel maggiore gencra!e a disposizione WoLFF. - Ambedue pregevoli studì storici.
Sto1"ia sommaria del 11erv'izio sanitnrio da campagna con varticolare riy1,ardo a quetto prussiano, pel genernle medico N1EBENG.\LL-FLENSDURG . Segnaliamo agli studiosi il poderoso scritto del gen~ra le medico Nieucngall. Eg li fa un qnadro in telligen te di ciò che fn il servizio sanitario militare sollo Federico II, sotto Na poleon~ I e nelle seguen ti guerre fino a quella del ,f 870-71, iuto1no alla quale fornisce notizie le più detiagliate . B. D.
fJer la Direzione Lonov100 C r sOTTI ColoNnello R, A •• int•ritftlo
OE~IARcrrr CARLO,
gerente.
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L'ESERCITO N~L PRESENTEMOJ!E~TO SOCIALE CONFERENZA L ETTA I L 22 GIUGNO 1902 IN SULMONA a favore clel!a
Società "
Dante Alighieri ,,
Signore. Signori, S o noi ci soffer m ia,mo per un poco ad v:;servaro, nel.le sue infu1ite, manifesra.zioni giornalie re, !"agitalo movimento socia]o che si svolge :a:otto i nosrri orchi, non cardiamo a per'suaderci ch0 gran(I i iwve 11 i rnenh si u,nno vrramenlo prepan1,ndosi, e che, non soltamo il nostro paese, ma la .,;ocietà umana t u tta inter a, marci~L ardilamenle v(lr;:;o nuovi orizzonti, alla conquista cll nuov i :idea li . . . .. Basta. ascoltare le voci che salgono ogni giorno prn poder ose cla.lle vif', dal le, offièino, dai campi; volger lo sgunrdo all' imponente spettacolo del ltt orga n izzazionc _prole~aria e P:evederne gli inevitabili effetti; intenùere l'anima nn.norntnco ,e il soffio a.gitatoro dell'arle e dcHa letteratur-a conte1~por anoè.'\ : seauire il progre ·so lento ma coslanto della, leg1slazio11c soci:lc nei parlament i e per opera, dei minis,tri più illuminac.i, pe·r convincersi cJ10 tutto questo non p11ò essete·, come taluni ~ostrano di credere, il prodotto a1·1 ificiale della. propaganda, di poch i audaci mcstarori, ma deve sopratutto ~ipendero da cause geneJ:ali e forali , degne: di t utta l'a!tenz 1one e di tutto Jo srnclio delle persone colte e delle classi che si pretendono dir igenLi . . . . Il fenomeno, d'altronde, t1.o.n <leve suscitare. la meraviglia di ohi come noi ha la ventura cli vivere affalba del xx se, ' "fi .colo, dopo che l'auozione del metodo· posi.c ivo o scienti _co nello studio dei fenomeni sociali, ha pot11.to additare e riscluar a.ro molte cli quelle vie, prima misteriose, per le quali le società umane camminano fo (icosamcnte, ma si curamente, verso 96 -
A N1'0 XL\'ll,
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L'ESERCITO NEI, PRESRNTE MOME NTO SOCIA LE
il loro fatale, des1ino. Su qual base scientifica fondare la str am i 1.-n:etesa che b soc ietà, u rnana soltanto, contr a r iamen tr aUe grandi leg~i c l,e regolan o lui to l'nniverso, po·sa fi nalmente sperare riposo e pac0. dopo le mira.bili conctuiste clell· . l . f d nvo uz1on~ ·r.an cese e; i m arn,vig l iosi progTes,,i che ne furono, n_e l secolo xrx, l_a conseguem1a ?.A.l contrario, <jtLesti progressi, a ven_cl.o ce.ntuphcacn, la, veloci tà della v ita, ne] tempo, e :ncJlo spazio, avrnnno, come già ebbero, per natura le effetto. cli imprimere al moto dell'evo] u,1ione uma.na t ala un ·accelerazione, q uale, m:1i polè a:ve1·si nelle, epoche storiche c he ci prec,edettcro, cosi che fimremo per do,·er m isurar e ad anni, ciò che pel pass a:to n ,isura.w1si a secoli. <' che trascina. oO'l i uo.Nel . gran I urbi ne che mai non posa . mrn ,, le loro idee o le 101\ > iscit u7. ioni, !:lpes:so avvien e che la 11os'tra. men te, yacaJli , turbata da tante varie e, diverse correnti che la sospingono per opp0$te vie; e la confusione che ne dcr i:'a _las~ia _senza g u icla gli a nimi e le cosc ien,1e, fa l sa i con celti e 1 ~mdn;i _ e impedisce così che eia ·cuno imprcnda a marciare fran~o. e nso~uto per .la propri.a via, a rn pprosentare nol cozzo ~cgh mler ess1 e dc.]]c idee qucl'la. parte. che il ragionamento, 11 carattere, l'educazione e il senlimenro concorrer ebbero ad assegn a1·gli. ·
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De lle, due tendenze. l'mHl rappresen ta lo sforzo cli propul si~iie
e d"i,niziativa , l'altra quello di reazione e di C011."er7.iOnc,
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~u~l debba essere per l'esercito. ncllC' presenti condizioni socia.li , qu esta via, è pr-ec.isam em e il tema. sul gu·alCI io m i sono proposto cli inlrattene rvi ; nè mi pa,rve lli ~ver sceli o argommto che a, voi potesse sembrare di poco i n teres:;e, beu conoscenc~o ~ua~to soll~c~to o premur oso s ia l ',ani mo vostro per l a bella 1st1tuz10ne cm e affidata la difesa e la glori.a della nostra nmat issirnf1 patr ia.
Nelhi lott.a sociale, che a i no.str i g iomi ha ass 1111 to ca-rattere così a_c ulo, due s_oli m_o di vi sono per vincere, o almeno per s foggll'e ri m or ie ignobile ed osc.u J:a. O adatta r.s i a seguire s iaJc~r~men(e e lealmente la corrente dei tempi, od oppor visi con n g 1da e fiera. Yolontà., affermandosi ener g ica mente fodrli allo propr ie tradizioni e a lle forme ste.i,se dell a propria esi.stenza. )
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t r ambi egualrnen le necessa ri fl..l regola.re m oto cle,I pr ogrc.sso·; e se ò vero che Y<'nto di popolarità secondi e lrnscini sulla via del s uccesso di p.L'efer el\7.a gl i uomini e le i stituzioni eh<· seguono l a, prima cl~l le due. tencle11ze, non è men vero die 11 nlla hanno per cluto di m aestà e d i nobiltà dinnanzi c1l giudizi.o im pa,r zinlc della, stor ia qudlC' isti tn zion.ì cJ1e deca ddero sol perchè i tempi volsero a loro contr ari, ma che fuw all'ult imo seppero tenacem ente tenrr c a.Uo il loto vessi.no e rappresentare, g loriosamenle la funzione sociale per l a quale er ano sorte. Nntt ·sarò io, soldato, e pc.rciò sdegnoso d'ogni pn!-iillanime e egoistica aslensionc da.Jl.a lotta, che spenclerò p,aJ:ole pe1· accen nare a <1uell'altrn tendenza, pur troppo in Yoga ai giorni n ostr i, e s pecial n,ente · - do]oroso a. cl irsi ! - foa le l'ht.ssi meglio ednrate_e più colte; quella cioè cll<' li mitandosi a una a ccidiosa e ster ile. negazione cleU-irnportanza del movim euto soci a.le contem,pot'!Uleo, di tutto s i disiii[erc;;osa. tu tto Lli sprezza, e lascia così che la marea monti indisturbata fin là, doYe non sar à più possi bil e con tenrda, d ir igerl a e forse noppure seguirla . Non por,h i, n el'l'eserc ico, o fuo,.ri, dinnanzi a.l rapido in cabmre delle iiuovc idee, sognn.11 0 por le istituzioni militari iu ge11 ero, e per r esercito in ispecie, che ne è la più e,·idente f' palpabile espressio,nf', lo ~lesso destino cl i un ridotto d i.fe.so a,d oltranza da una guarnigione di fort i, \'Otati alla morte. O resi stero o perire ! Si dice : le ai mali incomposte tendenze socia li, cer cano evidcncemcmte di sconvolgere il pres01Jte edificio dello Stato. Tutto ò discusso, nuJla è rispunniato ; n eppur e i sentime nti· civili più cari e le iscitu,1io11i più sacre, riescono a salvarsi cla. qtLesta ver a o rgia, di dem oli zione e d i neg azione ncUa qnale sembra piombato il paese tutto inter o. Contro gli effeLti disastros i d i una pro1iaga,ncla sovversiva ogni giorno più audace, lo Siato J1 a bisogno cli cercare u na, solida, forza materiale e 1111or ale, che Jo sos1enga, che lo tlifen.dn, e questa forza. non può t.rovm·]a c.Jie n ell'esercito,, ist.iru zion e che a vrJJClo 11er ba.sn un
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sole,11 ne giu1,amento di. fecle,Ità a.H'online costitu ito·, e per fn1e pr.inci1)ali caratteristiche, fa forza, l'obbeclieuza, la deYozione. la disciplina, ò il mezzo p iù adai 10 e più naturale per garant~re I.a stabilità cleg li at ttrnl i ordina.menti cont.ro i pericol i ('he insorgono, sem.pre pitt minacciosi . da, ogni parie. Ora, sec.:011.do coJoro che così op.in a n.o, Jn condizione p::;senzia lc per cl1è l 'esercito possa sicu ramente r i~pondC'ro a quesl<t sua. missione>, no1t men.o importante nè n1eno onoreYolC' di quella di cl ifonderc j I. paese eia.i nemici esten1i , è cho i suni ord ina.menti resistano gaglianlamente alle correnti innovatril'i del tempo. Troppo si cedette sinora, essi ripetono : i-i raccon:iù n otevolmente la dura.ta deHa forma .sobto le, a r mi ; a, forzn d i voler « democrac iz;.m.re », '-')i ::;acrifitò senza rimors i l a qualitù. alla quantità, dei soldat.i; si affienil irono le rigido espressioni de lle formo della d isoiplina., c.l1e pure tan ta. parte, :;0110 della essenza della med0si111a.; non si psitù ad immolare ·ulfart1 de! troppo· prat. i1:o spiri10 moderno tutte quelle esteriorità, decorative e fastose, se s i vuole, ma che pure lan ~a el11rtLCia stimolatrice aYernno sullo spiri10 e sul morale delle truppe; nei regola.rne,nl i. stessi e negli e~e.rcizi ,,;i fece t rnppo l.111'ga pnrte a.no :;p i.rito nuo,·o tli ,sp igliatezza, d i elasticità, d'inizialirn, rolllpcndo così quel la se,·crn. rigidi I à cli lin<'t' secondo cui rnno l'ambiente mili.rare potev,~ d i.r.si 111or a.lmCJ1ie e maleriahnon Lo arc hi tettato. Chi di ,·oi 11011 )1 a sentito e non i-ente tuu i i g iorni ripetere q uesta ,canzone, ? IiJ' il r i cor11ollo d.i moda, cl10 con triste m.èLro d'elegia, ad ogni a ,·yenimento che cost.it,ttisca infrazione alle regolo della militare disciplina, va Licina rovine e dis·astri, rivoluzion i e pronun ciam.enti, e meu1.t:1·e fa. itwapponare l a pelle ed aggrottar le ciglia. ad alcmii, accende in altri un tenue fampo di torbida speranza. Ebbene, o s ignori, io voglio pei;suadervi, che come vane e ingiustificate sono quelle paure, stolido e falla.ci sono anche queste fosche speru,11.z~, i mporocchò dal.o il cara.ttore intri nseco delle moderne istituzionr m ilitari, come inevitabile è · eh(' esse si tra.5fonn ino coi tempi, così nessun pericolo v'ha clte, h:asform.m1do::;i r azi.ona:lment-0 e p acata mente, possano esse anelare incontro a dissoluzione o roYina !
D al giorno .i n c ui sopra :lo fredd o e compassate schieo:c dei soldati mesliNa~1ti e mer cenari, pr0:;idio e so5tegno de.l potere assoluto contr o la rnlonU1 popolare, si riwrsò irresis1ihile e, trionfatore il turbine cieli<', ple bi sollev.:i,tc ccl a,rmaie d11,lla rivoluzione <' guidate a Yittoria per l'Europa dalla potente ala clcl genio 11apoleonico, gli esc1Ti 1i come• enti a sè, YiYenti tli vita, propritl e cl.isLi ni;a dalla vi ta, del p aese scomparvero, e sulle loro ceneri sorsero gli e"erciti nazionali . fondmi sull'obblio-o ocncralc al .servizio mili ta.re, espress,ione ge1rnina. e, neces,;aria. conseguenza della. glor iosa con ci li 1sl a, della libertà ciYile, mercò la quale. proclamati egu,1li i dixitri cli tutti i citlnd ini, egLrnli alçrcsì. do ,·cva 110 esse,re i loro cloYeri, e, primo fra, tutti, quello di p restare animo e braccio alla difesa. della patria. . D a quel momento 11 011 .solo cessò ogni an(a.gonismo fra esercito e popolo, ma L'uno si fuse nell'allro. anzi l'esercito cliYenne il popolo stesso in arm.i, reclutato, organizzato ccl istruii o, con.forme alle csigenzo dc' i tempi. e, secondo i deUami, procrrcssivamc111 e pc-rfetcihi Ii. deJl' arte militare. Q1.1esto esse,ndo il car at.terc degli eserciti moderni, come è mai possibile immag inare d ,e fra. q ttesto esernito e questo po~ popolo, con.fusi orma.i in una cosa sola. si pos~ano oYitare quello influ0nze reciproche, cl'iclec, cli costumi , di aspira7,ioni, cli sentimenti, che. l 'agitato ambiente sociale moderno, solleva, e che la pi1't diffusa, istruzione popolare e gli odierni perfezion ati mezzi. d i comu11icaziono lrnnn o r ese inevi tabili e irro:so.:itibili? Tu1li bcrl i ,1nn i umt folla di oo-iovan.i ventenni, dri più sani e vigorosi, :il paese r ive1,sa n ell'esercito, o og11i nm10 l 'eser ci to ne restituisce quasi altrettanli al paese. Sono gioYrrni che non r Assom igli ano più, neppur l ontanamente, a c1uei t ipo goffo, r ozzo e ri llicolo della reduta. (l'una ,-oll a . L'operaio. il con1adino stes,;o, specialmente delle regioni d'Italia più progredite, ham.10 fat 10 e fanno in pochi
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anni progressi intellerrnali incredibili. Quaranta. anni di libertà po li tica e di vit.a na ziona.lc hanno po rt.aro i loro inevitabili o bc,neffri frutt.i, ri s \·eg liando nel nostro popolo, itisicn1C• alla uatm·ale c YiYacc imclligenza. paesana, una pii', alta e più larga coscicn,1a in cliviclu,a l.e,e·sociale, e modifiei:mdo quindi radicalmente l"c le mento uomo, che d ell'esercito cosi irnisco la materia prima. ccl essenziale. S e d unque ò \·ero che le ist.ituzion i mililari debbono cssC're so_prati1t 1.o i.stil 11:;,i,oni soeia li, è forza riconoscer e fa necessitit di adattare l'arnbiente militar e alle mutatc condizioni della socierù . Operare tli \·ersamenle, se pure fosse possibile, sar ebbl' u nc.Jar 1;011 tro al principio, s tesso da, cui tra,ssero origine i rnodenii e~erciti, poichè ri chieclor ebh<' per J"c!,er cilo ,111<>Jl"isolar mento dal paes<', che se era pos:-.ibile e concepibile una YullH, qua.mi o fare il soldato eqttivalevt~ a da1'.S.Ì. n un nwsl iere, n o11 s•arebbe nè pos:;ibile nè concepibile ora, qu~1 11 rlo fan· i l soldah, significa invere compiere uno dci principali e for se il pii'., nub ile d overe di bu o1L cittad ino.
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Ma, a.d og1li rnoclo, è proprio, vero che aclattanclo,, come effc1livamcnte si è fatto, gli ord ina.menti militari e i l tipo stesso dell'esercito allo spirito e ai bisogni dei tempi nuovi, si ii scossa, l a, com.pag ine cli CJUC·sta p r t\Ziosa isW n z ione, ch e ha n s upre1no csuo scopo la dife ·a e la sicurezza tlella parria, ? Io corcherò cl i corn-incervi che questo 0011 è Yero, o rhe anzi l'eser cito, come t uMc le ,istituzioni che se1'ban.,o a ncora 11el ~oi:cl seno vigore cli g ioventù l-' ln rga pro 1nessa, cli feconJ o,avvenire . ' ha saputo trarre Ìlffece da questo adatramento i piit benefici frutti per sò e per l'altìssi,no scopo c.m i .nt iJ:u. Vediamo. J,a cso ttomissione g erardlica , p. o., ch e neo·li anLichi eserci ti era il fedele e brutt1le ris1)ecchio della. ;enitit ci v ile-~ poichè comla n11 a,va il sold.n to all'inisensib ili tù sott1> gli ordini del snpr,r ior e, s i. è ora moclificata nel senso, d i r i conoscere e cli sfruttare u tilmente il rile,·amenlo a.Y vennco nelle roncl izioni d i es islenza materiale e morale, e r1uindi nella cu-
scienza dei cittadini chiamat i a compiere, qualunque possa essere la C'hlsse soc ia le cui èl ppartsngono, il loro cloYe.re di soldato. E perciò, oggi, ben cli ve.rso e.l i q uel che non fosscrn nel passato, sono. per esempio, le relazioni fra comandant{' e comandato, il modo d i dare gli ordini od i mezzi per farsi ubbidire. Nò .l a v iol cmzn., nò l 'ecc.e:ssivo r igore, n èJ ht popohri tà, possono oggid ì legidin,ar e piìt l'antoriiù di un rapo, ove esso non possegga inYece il wro, il solo mezzo oggidì indispensabile per imporsi a.i s ubordina.t i: la competenzn. Il cornm1do i.elllcle quindi a d ivcmare ogni giorno più geloso ossequente d ella logica . del buon senso, della. razionalità; più curantè ,fin <.I.ove è possibil e e eornpatibi le col le speciali esigenze clell'ambie11 te m ilitare - dell'opin.ì one stessa. d ei comand ati. ànalogamcnte possiamo dire per la disciplina . Tuiti siamo con.vi nt i - e chi potrebbe 11011 esserlo? - che ese rcito e d isciplina sono d u o term ini 'inse,parn.bili , i mperocchè non si può sperare cli condurre masse cruomi11i, .sensibili e prnsani.i. a sviluppare con calma, accor do ,c:1d ordine, tutte le poderose 011E'rgie i ndi viclu a li, chc l a.guen a, in mozzo nllc, rmc tr-emende emozioni, ri c hielle, se pr ima non s i seppe infonder <' negli animi, quell'ins ieme cli sape-re-, cli abnegaz ione, di deyozione <' di cor a ggio, che ('Ostitu is('C a ppunto eiò che, in una ,.,;o I a, paroil a, noi. chiamiamo tlisciplina . Ma è grossola11ameme e rronE'o dNlmic la decadenza cli questa., dal semplice e inoYitabile trasformarsi d.rlle s ue forme. Non percltò qL1es'te forme si rn.ostrano ora m ono rigide <' meno assolute, può dirsi che la cliscipliJJa s ia scossa! Coll"elernrs i tlel livello intelleUualo della materia prima da CLti traggo11si i soldati, si posson o orten er e con me7,zj asirn:i più blandi, razionali e pcrsuasi,;j, effetti e lio prima. r ichiecleYano compressione d "ogni libera C'spansionc negli animi d oi subordi nati, cecità assoluta nelrobbeclien7,a e rigor e spiet a,10 n eJl' esigc1'e l ' csecu7,ione degli. on:l ini . Coi nuov i m igliori elementi è possibile perfino riuscire a farsi ubbidire e seguire, non già i mponendo r obbcclienza, ma: lasciando c lic clessa. s i mo,st,ri 1spon.taneatnente allo menti in. ( 11110 il suo valore d' ind ispensabile clemmlo cli v it ioria. 1'1d ò questo, come Yedere, uu note,·ole, un ammirevole progresso
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L ESERCITO NEL PRESENTE llfOMENTO SOCI ALE
al quale, io credo, nessuna aJ.1ima sch iett.a e nessuna mente illuminata. di soldato, potrà rifiuta.re il plauso più sincero. Naturalmente tutto questo ha resa. assai più difficil e la. missione clell'u:fficiale; ma ecco anzi la, più bella., la, più nobile ambizione dei giovani ufficiali odierni . Mentre ]a loro carrier.a, pur t-roppo, si fa ogni g iorno meno brillante, e per tante ragioni s'a.ffievoli.soo lo .splendore o:nde ern, circonfu,sa, fino a, po.chi amli fa, la loro posizione, quasi inspe:rato ide,a le compenso, un va,stissimo oampo s'apre ora alla loro fo.rvida a.tcività mo.rale e .intellettuale. Non è più questione d i. mestiere, 111a, è un fecondo, ,j n.tellig.e111t.e e nobilissimo apostolato, q u.ello che si ric.hiede oggi. daJl' ufficiafo istru ttore, cl ~tll'uffi.cia.le, -educatore, dall'ufficiale ehe coll'opera sua indefessa-, devota~ zela.n te d'ogni g iorno. e d'ogni ora, è chiamato .a, prepara.re a,lle, possibili future lotte per la difesa e per la. grrundezza della patria, elemen~i tanto divern,i v er posi;1,ione sociale, per ecl11:cazione; p€r :ìndo]e, pea.· p ultura e, cLi• · ciamblo p ure, per chò così. è, per opinioni. . O.ra, io domando dove, in questa, generale trasfor.m.a.zi.o.ne ne,i; ,costum i, nei dove~·i, nelle c.sige nze della. vita. milita.re, così come a. larghissimi.. tra.tti io ho c:orcaLo cli ,abbozza,rvela, dove è la decaden;r,a? Ah ! no - pe1,suadiamocene e grid jamolo ben forte, sì ehc lo intendano tutti, che lo· intoncl,a.no· sopratutto i nerni.ci della patri,a e d.ell 'eser cito - no, tutto ciò c.he è portato naturaJe del progrediente rilcrva,m.en.to, del] 'umana coscienza, non può guastare il so ldato !' Una missione cos,l sublime, così radiosa come quella che può condurre giovani sul :fio.rire del.la vita al sa.c-ri6.zio supremo della propria esistenza pel bene deJla. patria., non può torne:re la vivida luce, dei più ,a.lti ìaea.li umani, J1 011 può segna,re ostacolo alla mare.fa ·fatale della socieb'.t verso una. fo.rmoia sempre p·iù elevata. e più estesa. cl i libe.rtà e di civiltà, ed hanno tor to. perciò ~ o non sono in buona fede - tanto coloro che per mi soneismo· o per mio.p,ja sociale temono le conseguenze del moto di questa umanità ,sempre inso.ffcrente cli pace e di riposo, quanto coloro che, propugnatori di qneslio progres,so, lo veggono, incompatibile eoi .se.ntimenti onde è tutta calda. e v ibra.nto l'an..i ma. del nostro esercì to nazionale !
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...
Una volta su questa via., quale avvenire è l'iserba,po alle istituzioni milit.ari? Qual forma., qual tipo esse .avraim o fra 20, fra, 30, fra 50 anni, se quelle cl'oggidì sono già così divmse da. ciò che era no solo 50 a.mli fa'.-' Ecco, o s ignoTi, un quesito che sarebbe senza dùbbio, ass,a,i interessante cli veder :~is,olto, ma, che non è fa cile · r j.solvere per ora. Stolta i lltrnione però s:areibbe credere che. gli ordinarnenti m i.l itari · attua.li r appresentino il hpo insuperabilmente r erfetto nel genere, co,sì cla doverli se11ba,re• tenacernente tali, ehiuclendo gli occhi e gli meochi ai n uovi bisogni d'i ndole tanto mili.tare che, S'oyiale. ·visibilissimo è intanto in questi. ordinamenti Lo sfor,10 cli voler rendere compatibili molte a,b irncl.ìn i e teorie ereditate dagli eserciti di piccola forza e cli lunghe formo sotto le armi, coJle 1move necessi Ut irnpos,te è.la.Il' atrnale sistema a grossi contingenti e a fermo assai b.revi. Il tipo sl·esso presente del nostro esercito, quale a,ppa:.risc~e dalle sue regole, cblle sue abitudini e clai suoi co,stumi, ]a.s cia qui.ncli ' in trar vedere, come inevitabi le, 111. un tempo più o ,meno lontano, · una rad icale trasformazion e, la qu a.le, pur essendo ancora impr-ecisa.bile nefle formo cho ess.a potrà assumere, rappresenterà t.m,tavia sicuramente tm novello passo verso ordinamenti a.noor più democratici deg l<i attuali, intesi a ren dere poss ibile, con 1m p iù HOrnm~-rio e più ra,piclo sfrutta,mento delle, migliora.te condizioni j 11tellettuali delle ma,s se, un mi~ nor disturbo negli interessi pri vati o un maggiot· rispetto delle se m.p.re più imperiose esigenze d'jnclole incluistri.ale e sociale. ~ « ·Nazione armata» dun que? leggo subito nei vostri sgua.rdi interrogativi. Ed io non mi a,clonte-rei cer to cli battezzare pnr anche con qtteste due pa.rolei l'icleale a-l qua,le or ora ho accenn ato, e verso cni si tende inconsciament.e, o no da tutte le parti e da tut.ti i paesi. nfa pnr l:roppo, come spesso succede d R noi, l'eti~rna. piaga, del dil.etta,ntism,o lm ' volu.to dare a, q1ù?ll c due parole un significato che non è il
L'ESERCITO N EL PRESENTE MOMENTO SOCIALE
vero, e che 11a1: fa.tto a,p posta per solleti care• quelle fosc.he spEn~anze e quelle paurose preoccupa.zioni, che vi dimostra.i g ià egualmente prive di fondamento e di ragione. Dunque a.straen.clo da.i noni.i e atre,nendoci a.Ue cose, questo soltanto si può prevedere, che cioè e:Sig0JlZB d'indo le chversa, irnporrn.n no senza dubbio per l'avvenire uheriori r idu7,idui di forma, e conseguentemente (cl1at:a. la, sempre 1cresccnte :importa.n za. che coHe armi moderne va acquistando la forza n umerica) condun.aJmo a.ll.'a,bohzione d'ogni soi:ta d 'esenzio"ne per gli idonei, così. da· realizzare :nell a sua pie11"6ZZ,a il coneetto schietta.mente clcmocr al;ico della. c;ategoria u n:ica,, total mente. incorpora.ta. Questi grossi contingenti di reclute, sa.r anno trattmuti sotto le ba,n diere ,a.ppena il tempo necessario per compiere le ·vere istruzioni cli guerra) e verninno inqua.dmti, organ.i'zza,ti ed istruiti da nuclei permanenti cli quadri, sòlidam.ento costituiti, ma.nl:enu ti vigorosi, co,l mor ale elevato o rinnovati a. l;emp.o o,p portnno. Na.tu1·almente un simile sistema., presuppone nelle nuove reclute il precedente po,ssesso d i u n.a. istruzione fondamentale milita,1·e, la qua.le dovrebbe essere impa:rtifa a.i gi4V8*-1Ì 111 apposi:te palest.1.,e . militari, complemento·. obbli,gaforio deUe scuole di educazione popo1are e destinate a, sviluppare la;rgamente tutti gl i esercizi del oorpo, e stpec}i,a lmente le mar ce e il tiro a segno. .Senza. entrare nei detta.gli cli questo tipo futuro di orga. niz;r,azione militare, verso cui tendono oviclentemento e fataJ mente le ge nera.li ,a,spira.zi.ohi dei popoli. 1~odern.i, ci basterà soltanto osserva.re le particolari. attrattive .che un simi le, sistema presen terebbe per noi italia ni, pofohè mentre ci ricollegherebbe a,lle gloriose tra.dizioni delle migliori epoche deJla no&tr a stor i,a militare, .si ani1onizZ€rebbe, a.ss;i meglio che non il presento ordinamento, colla !1-0stm indole vivace, colla nostra inegua:le educa-z ion.e na.ziona.le e ·coll e varie e specia.li condizioni .fi.sid1e., geografiche e topogra6che del nostro pa€so. Nessùn'altra · nazione, del resro, meglio dell'Italia, che fu già, più volte nel corso dei secoli maestra. al mondo del come si possano e ,si debbano conciliare le, esigenze apparenl'e-
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mente diverse della vita militare, e della vit,a ci,nile, poti·ebbe ~ssere più ada,tta p.e-r r icondurre coll'esernpio il m?ndo _mo.demo ·alla. grande e libera, ·idea cli Niccolò 1fac.hia,velh ; a ·que·1. suo ideal tipo c,ioò cli cittadino-solda.to, nel _q\rnle t~·overaJmo, ancor oggi. e sempre, valido e sicuro pres1cl10 la mtegrità e la liber fo della, patria,!
Difficile cos,a è però, o signori, coneiliare tutte. quesìe nuove -esio·enz,e, c he il rinnova.to, ambiente .socia.le determina, colla ne:essità. suprema dell.'eclucazione mora.le del :;oldato, 1,a, quale deve poter imp1:i mere al cara.t.tero del cittaclin.o, u n'efncace e duratu ra impronta milita.re.. . A tutti vo•i ò noto _quanto I a,11guiclo sià., in. tempi normali, lo spirito militare del nostro paese,. Il popolo ita.l.iano (ch_e pure a, tempo debito, se. un a1to ideale o, u11 'off~,s,a da. vend1,caJ·e lo sospingono, sa essere un popolo guerriero) quanc_lo nuJJ.a, intor no :prerri.e, l\ piu.tto•s to scett ic~o -e s m:e,morato m fa,Lto cli cose militari. E' na,turale quindi che incontri faci le fort una in Italia quelJ.'opposizio,n.e, all'idea, e aUe istituzioni m ilitari, o~ cle è cara,tterizzato l 'odierno movimento sociale. Dopo, aver 111.vent,a.t,i:~ quella. brutt.a e ing iusta parola, : .il 1ni/.it~rismo,_ e;~1e suona a,troce offesa alle nostre fiere e libeJ:c, coscienze cl, ci ttadini e cli solclat-i, senza n ulla vo lee intendere della, racli{:.a.le evoluzione a,v venuta negli · ordinamenti militari· no.stri, s-enza volor avvertiro q ual ricco tesoro di. nobili ed. elevati sentime,nt.i si asconcJ.a, sotto la d ivisa. del soldato moderno, .si tro,vò che l'esercito, che le istituzioni milita.ri Iutte e di qu alunque forma, e,ra,no, a.vanzi d i medi.o ?ostosi . balocc,hi ehe avevano fatl:o .il loro tempo, con. tu,r.to 11 Loro inutile farcle.llo di patriotti,smo, d i abnegazione, eh eor aggio-, di €roismo. / Lo s,l?iri to generale del tempo nostro aiutò questa spieta.ta clemoli~ione dello spi1,ito militare. Il dubbio ; la ness1,lìla f<X~e sincera e convinta.: la leggerezza e la. rorruzione dei c.ostu nu; la derisione dei. 1)iù puri ecl e,leva.ti sentimenh umani come
o,:o,
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L' ESERClTO NEL PRES EN TE MOMENTO SOCIALE
J'amo:re, la. devoziòne, lo spjrito, d i sacJ:ific.io, il ,disin teresse; Je, menzog1ie che i nquina.no tutta l a v i.ba pubblica conten~~ poranea; tutto ciò sott.msse poco a poco alimento HHo spirito m il ih,irn, e menò un gra:ve colpo all'epica. poesia. onde era r iinasta. a.vvolta. n ei. secoli quella. re1Tibile rna fa.tale tragedia uma:na cl10 è la guor:rt1 1 Ed è in mezzo. a. questo ambiente cosi refraJ.rario acl oo·ni . o idea. di ordine, cli disciplina., cli r ispetto a,l l'autorità, c,he al.l.'educatore militare si ch iede di forgi ar .solda.ti con pochi mesi cli. lavoro. Ogmin vede come questo sia chieder l'a,s surdo.! Se si vuole qu indi davvero raggiungere presto i pnt moderni ideali di orga,n iz½azion e m ili1 are, 11;i qu ali. iwi. g iovaJJ.i m i lita.r i prima di q Lialunque altro aspiriamo, pcrcihè ne, in 1ra:vccliamo tucta l a evidente co1Telazione colle muta.te cond i7.ioni. dei ìernpi e colla. progredita civiltà, oc.corre che il lavoro s'in comin·ci non claJlh>1sercito, ma. dal Pae,se : occorre l'ÌCercare le r adici delle vittù gue,r1.·iero n ello virtù ~ittadine, e porre a base dell'educazione, militflrn · una. solida, u na, v:igoros.a, una rnas,chi a echrna.zione. civile. Solo con una. s i.ffa.tta. i:>repa,,·a.zione morale della gioventù, prima che essa formi pa.rte dell'esercito, pot remo far reale a,ssegnamei1,to sul val ido concorso della int~ra, :na.zione, neHe possibili lotte dcll'avvonire. E questa san.a e rn a.schia. preparazione la g ioven tù deve trovare ne.i due princjpali ·c.a.r dini della. v ita sociale,: nella famiglia e JJeJla .scuola.. La famigl ia, cl1e è ]a molec-0l a. p l'ima <.lell 'orcl:ine, m.omle ; la, smwla che. deve ra,p presenta.r e I'e,sempio e l'incitamento a,fforclin c civile. I genitori e il maesr.ro· cli sc1.i ol a : ceco, i p recursori indispensabili é!ell'eduea.Lor,e milita.re. Qrnmdo · ~i. Oo·iuno':e. • :::> ra.nno alle bandiere cittadini illumina.ti, amaa1ti dell'ord ine, che sappiano· distinguere l a libel'tà dalla. licenza,, e siano educa.ti a un saggio e g iusto rispetto delle leggi o dell'autorità, fa.cil cosa. sarit formarne soldati disciplinati ed ubbid:ienti. Kò J'.impront1t militare, el)e noi loro daJ.-emo, cai1.ce'1lerà. ma.i i n essi le, beJle e schiettB abi tudini n azion ah, cos:iccb13 11911 vi sarà ma.i. pe,r i colo, di cadere, :fr,a noi, in ·quel militcu·isnio, ehr sarc,bbe - :i1 oi lo diciamo prima de,g,l:i altri ~
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J,'ESERCITO NEI, PRESENTE MOMENTO SOCIALE
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~ l a peggior pia,ga soc.ia.le o il p iù gnwe peri colo per l a libertà,. · · Pur troppo però, :in !balia, in fatto, d i educa.zione civile san a e vigon;sa., t.utto, si pu ò dire, è a ncora; da. foJ.·o. Il carattere n ostro alqu-anfo scettico e .incr~edmlo, i triS'ti effèt ti , nell'ordin e mora.le, della ·i nconcilia.bile Jott,a politica fra. l a Chies·a e lo Sitato, mentre tolgon o n ell'educa.ziono della gioventù il vahclo aiuto di um~ sin cera e profonda cosdenza religios,a., abitua n,o di buon ora a u n pornieioso e facile, disprezzo (L'ogni idea moderatrice ,e d'ogni c ivile autorità. S i è fa,tto ogn i sforzo è vero per d iffon dere. l'ist n izione e,lemen tare, ma. non s-.ì è ,pe11sa,to che non que1St'a soltanto cle,v e e,ssere l a funzione della se,uola., sì bene ,an cJ1e quella cl'fodicare la v ia per fare un sagg.io uso di quello d1e essa insegn.a. Ecco clunque un la.rgo campo cli fccoì1cla. a ttiviUt per tutti, u omin1 e donne, geni tori e• maestri, mili tari o non militari . Si tratta di rialza:re le sorti clell'eclu ca.z10110 rrnzionale, di coltivaJ·e nelle giovan i a.ni.rne i p iù nobili ideali della, vita-; si b:a.tta di risvegliarn n el p aese e d1 ind:i,rizzare a onesto e virile s9opo, l'a.ssopi to e trnscura;to. spirito militaxe; spirito milita.re ch e, qucindo sciputo ,noderncimente intendere, compendia tutte. le pi ù virili atti vità iìsiche e tutte lo pi ll nobili e generose a ttivitit mo1'.ali, e ch e pertani·o noct è da confondersi colla gu erra, perc.hè . sopra.vviverà alla guerra medesima, qua.udo qu,e sta in un 'epoca inf.allibile, ma. pur troppo · ancora ]onta.na , a.vrà. :finito d'insa.nguina:r:e i.l mon do ! Spirito 11lilifare ohe rnatlgraclo tutta la reifrnttar.ietà, dell'EHnbiente socia.le moderno, oce,11pa. aJJ.e,o:ra graJ1. parte dell'animo nostro corno a tavico r icordo dei nostri a,ntichi progenitorj. C',Operti di. magfat o .di ferro. E sso, pur vesti to eh pro.sa.iche ab:itu din i borghesi, sprizza fu01~i ad og:ni piè sospinto in. mezzo a.i mille piccoli a.vveniment:i della n os,tr.a affannosa vi ta .quotidian!:t, nelle cliscu s,sioni, n ei con.trasti, n egli impeti caldi e generosi, nel gergo s:tesso bellicosamente :figurato, dei nostri discorsi, neUa prepotente pa ssion e pe·r , ogn i forma di sport e preferibilmente per quelle p iù :w.daci e più peri colose. Gli è che nell'anima nostra, o signori, malg11ado la progredita civil tà., vibra an cora potente l'eco delle epiche lotte,
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L'ESERCITO NEL PRESENTE MOMBN'l'O SOCIALE
L'ESE RCITO NEL PRESENTE MOMENTO SOCIALE
colle qua.li i nostr i padri dovettero fat.ic,osanwnte difendere sè s tessi, le· proprie clo1rne, le proprio sosta.u ze, la pro,p ria v ita, ·' t') O'li è eh ~ n ell'anima Yostr a, o belle si2:no,re,:-,-.-rn.l1 )i.ta an, _, ·, l cora. il r icorclo delle :fÌ(>.re c-a,stella,ne c ingenti. cli sc iarpa az,mrra i fianch i dell'amato e.a.valier e che m uove,v a. a, comhatLer e ; gli è che Jo sprezzo clella vita. per un, a lto id eal e, e qu ello spirito eroico che tan to a r se nei cuori dei nostri g ram li c:he ci detter o 1rn a, patr ia, che rnosse J'e.sereito elci Re. Sabau di a va.r ea.re il Tic.ino, e soffiò in popp tt alle n av i d i Garibaldi qu a.ndo salparono cla l,{ua:rto, ha.imo e ,a vra1nno sempre sul nostro esser e, u na forrn idabi le a.ttra.ttiva., mal g r ado t ut ti i man:t-v ig li osi p r ogr essi della, c iviltà 0 m.algrado tutrn la fredda. praticità d ello spirito moder ùo. Io sono fer.marnenle convinto, o signo11, ch o l a stes.sa. questione soc ia le, cho canto agila. il mondo in q nesto momen to, :non p uò r id ur.s.i, come talun i mostrano d i cr edere, a una pt1ra e semplice. conqu ista clelJa. par.e o del la. felici tà ma,ie:ria.le per tutti g li uom ini ; m a piuttos1·0 sarà un r ileva.men 10 della cosòenza. e della. d ig nità c]e,i la,voratm:i, per far converger e a nche le loro, forzo a.1 ra.ggiungimento cl.elle più gTandi fo1 aJ ità tuna ne. .Se così è, cmne. fa.tal men te cl e.Ye es,se1·(:\ l o spi rito militare .non inlraLcerà, statene cert i, ma second.erà quest~t mar é:ia, verso così alti idea.li. riuesto spiritG a.l egger à sempre sovrano, 0V1mque non spir.i vento Lasso e lima,ccioso cli mal. sana. e ge] icla materi alità d'inie nl'i, ovu nq ue si comb a,tta. d avve1·0 por la fra.tellanza umana., pel riscatto de.i n riseri e d egli oppr e:Ss i, pel r a.clioso trionfo. del la. g iustizia socfoJo. 'J1ul:te le volte infatti che l 'u mani t.à si accinse ad ascendere u nò degli aspri g rad ini della civiltà,, o a.cl estender e q uesta civiltà. pel momlo, s ·c~bhe g u erra. o rivoluzione; occ01·,se impugna.re armi , scender e ·in campo, combat ter e, occDn;e sacrificare vi te, vite, yitc, · pr.e,zio.:;js'Si me vite '. ... Ben di,sse il nostr o grande Ca:r'Clucci :
Qual e sarà., p . es., por i nostri posteri .lon tan i i I sig11ificato e.li qu el la terri bil e guerra anglo-boera di cui e.i par cl'inten-·
..... gorg oglia sangue n'ei secol i la fat icosa storia deg·li uomini dal Pàrthenon g rande a la t ua casa candida, Vashi ng tòno .....
dere a n cora. il fragor e sini,s trn, e che a noi cm;itemporanei è a.ppa:rsa. so ltant<} come u na dell o più OTrencle ca.rne,fi.,cine c he r icor d i l a storia? !<'orse, inco.n sc: ia.rnente per tutti, quosta g u erra gigàntesca, h a ra.p pr osentato l'urto inev.itabi:le d olla esuberante c iv iltà ang lo-sassone, int.enla. a.l gran de e. benefico lavoro della conquista. c ivil iz7,atric€ s ulla, uscl1ra. ba.r -· bai~e africana,, contro lo scoglio ten.ace, della .c iviltà bue·r a, crislalli z1,atasi in formole, rispettabili cer t.o, ma. prive cli sl ancio o di osp ansiono. A.h ! qu.esi.a ,civiU à, che e.i prorn.etlo,no adesso, armat a. cli penna e cli scheda. elettorale, be1Ja, g r a.ssa, r u biconda e pa.cioocona, tuUa, .soll oc,it.a a. ricernare sulla. v ia cle,l p rogres:so l 'ornbra fresca c he no n le sc iupi ht pe.lle, e a.lla. quale, il fragoi: d'ar~ni 10.elte i brivid i addosso e il puzw (lolla. polvere dà ,il eapogiJ:Q, a.11 ! questa. civ i'ltà, no, io n on so ~·n tenderla, ! Kon è dossa che ispirò Leonida, .a.llor che coi irece11 to, da.ne T er mopili, salvò la. g r eca coltura da lle barba.r e on:le pei:s ianc,; n on è clessa che lanciò a volo pel mondo le a.qu ile r omane a. porlar e ovu.n cpie l'idea dell'or dino civile e del dir itto ; ch o aljatidico gl'iclo cli Dio l o inwle! 1sol.lc v<'> l'Europa. intera ciie,l;ro la. c roce d i C1-islo e,ontro l a minacci a. mussulm1:n1a.; che coper to il ca,p o· cli u n berretto, frig io gui,dò le or de dei r ivoluziona.ri dell'88, contro le ultime vost,igia d el c.ad ent~ edific io feuda le ; che vestita. cli mm. rossa. mi.micia liher<'> queste .nobili terre d a u n govern<J d H~ pa;l.'eva, la m a./;eclizione di Dio ; non .saa:~t, non sa.r à iJessa., q uesta ci v iltà d 'oggidì imbelle, pa,robia e scri bacc.lrin a, ch e a.ddm:r à le masse p r oletai'ie od ierne alla, conquista dei lor o a lti, dei. loro infall ibili destini ; i mperocchè q uahinque conqu ista., qu alu n que aiscensione r ichie,d:e prùrw, di tutto e sopra t ut'lo: educa.7,ione forte e virile, sp rezzo sovr a,no él' 6gni felicità materia.Jc e lar go spirito cli .devozione e cli sacrifizio ~
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I/ ESERCITO N'.EL PltESENTE MOMENTO SOCIAI,E
S igno1{ io mi riassumo ! Io volli cl ilnostrarvi cho ,contro la )11!al'ea 1nontanto delle agitate passioni soci ali, ogni larnenta.zione è steri.le, ogni imbelle paura. disp,rege,vole. Le istirnz1on i m ilitari debbono serbare incrollabile e s·incera ft1clo al pri ncip io alta.men.te e profondamente democra.tico s,ctl quale oggi. esse sono basate. :Preoccupiamoci .soltanto. cli conservarle pure e immun i <1a -0g11i pecca e da ogni macchia morale, e teniamo alta l a, fron te, traàqu.ill.o il cuore e sorridente lo sgua.rclo, come a, forti solda,ti si conviene. Non ci spavemtiamo se le n uove idee varcano, le soglie delle nostre cas.e1·.me, q11ando queste idee risponda.no si n{:er a.mente e lealmente a.i nuovi ideal i uma,ni cli fratellm1Za, di amo·re per g li oppressi , cli più .retta giustizia socimlc, ide,ah tutti che s'aeeorclano mara:vigliosame,n te r,0110 spiri to altruis tico e gen eroso che a:nirna, il valoro,so esercito nostro. ·oonfalia.mo pienamente nel sicuro bllon se·nso delle masse popol a,1·i, donde tragghia,rno i nos·tri bnwi solcla,ti, e fra le quali è v.ivo il prezioso retaggio dei nostri buoni p,aiclri latini, a. dispetto di quella giovane scuola. pessimis ta, eh& vorrebbe ad ogn i costo da11.na,ta la. nostra bella razza, a morte e rovma. · Un giovane Re, giova.ne d'an ni, cli cuo1'e, di mente è alla nostra testa ! :Egli è per noi l'esempio vivente del sacro culto per il pi i\ oovero !Sen:t.imento del dovere, e dei più puri e semplici a,ffetti cli sposo, d i padre, di cittadino e di so.idà.to. Colla :Sua profonda e vasta, co ltura., colla sua naturale mode.sti a., ool lo stesso &prezzo delle pompe o delle forme, esteriori, i 1n,persona. os~ttamen te c1uello che deve costi tu ire l'ideale del ,soklato ita.lia:no, il tipo più genuino del buono e democ.ratico cittadino, edu cato ecl armato, per la, difesa materiale e mol'a.lo, o per l a gl or:ia., cle'I I a nostra. ama,ti,ssinrn. pa.ni.a ! FRANCJ,;sco
GRAzrou
capitano d'arli;Jlieria.
IL·CORSO COMPLEMENTARE D E I SOTT OTENENT I DI FANT ER I A
Mi oocorse di notare più volte e :in d.ive,rse cir costanze, n on solo trovandomi fra llffi.ciali cli altre armi, .m a chsoorrenclo pure con ufficiali snpe,r iori .ecl in.ferior·i cJ i fanteria, che presso i reggimen•ti non da rnoJrti, forse da pochissimi, &i conosce che cosa si.a veramente ed in che modo, funzion i. l a n ostra Scuolci centnile di tiro cli fante1·ia. Ciò può dipendere cla1 fatto che essa, ha a:vuto, - clalla ~ma prima. i:stiiuzione a.cl oggi, n on poche t r:f~sformazioni e c.he ha servito, talora con ternp'Oraneamente, e tal altra in periodi dive,1<si, a soopi a:ffa,tto· disparati. Da che io mi ricordo essa infatti, col nome cli Scuola 1w1·rna.le di f cintericb e poscia con. quello o.be conserva, tuttora., ha contribuito da:p prima a pe,r fezionare le, cognizioni clei sottotenenti anziani 1 tanto neHa pa,r te scientifica, quanto nella · parte praltica cli tutto ciò che, riguar-clava all ora. il tiro delle armi portatili, ne,l tempo stesso che l i preparava, con · un corso cli r.ipm.·azioni alle armi e .c-011 eiserc,izi cli l avori da . zappatore, a poter ser vite ne.i reggimenti indiffe:rentomenie come uflki ali 'd'armamento o corme uflki,aJi acldett:i a i za,p patori.. Più tardi separò queste due, srpecia:lità, limitandosi a 'f ormare u na parte degli ,ufficiali so,Ja,men te atti a.1 servizio d'a,rman1e,nto, e l'altra. pa.r te soltanto, :itlonea. per quello deti zaip-pa,tori. Oontemporarn~ament,e, a que.i primi corsi clei sotltoten-enti anziani vi fu ilstituito per alcuni anni un corso cli · stucl~ .pe,r subalterni, come . p11epa.ra,zione agli eSJami · cli ammissione alla scuola cli guerra. In un altro periodo a0col1Se i tenenti anziani, sottoponendoli ad tm breve, cor,so· speciale eù. a. speciali esami cli {:olt.ura, di tiro e cli talttica, ~1e,ll'intein<limento cli ricono\scerne l'idoneità prati'ca pro.f:es.s.iona}e al 9i -
ANNO XLVII .
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D E I SOTTOTENENTI D I FA NTERIA
grado d i ca,p itano. Vi fu pt1re, istituito un cor'So ,.di contabilità per sottufficiali asipiranti a divenire i.1ffi.ciali contabili. Continuandovisi ,sempre i corsi su a,ccenna.ti dei sottotenenti , vi vennero d&>"i:~na.ti man mano quelli di minore anzianità, :fino a venirvi inv.iaiti :i sottotenenti appena promols,si dal.la scudla di. Modena o i ii atte.sa, cli promozione; e ultim ameJJ1tc vi fu istituito l'attuale Corso co1npl'em,enfa1·e z;ei sottotenenti
dii non ess.ere adatto ad pn articolo quale mi sono pre:fi.s{so, intendo di 1tmitarmi al C01'SO complementare dei soUotenenti cli fanteria, sia perohè esso vBnne istituito da pod1i anni ,e non è ben conosciuto dai più, e sia perchè lo considero la parte, che più interessa gli ufficiali di fanteria, esseùclo venuto .a ra,p,pre-se.n:tare un e.lemento importantilss:imo del r eCJlu. tame,n to degli ufficiali stessi, la parte cioè ehe ha trasfor. · mato, la. setto !a centra,lc cli. tiro in 1m.a vera. e propria, scuola d'apphcazi:one per la nostra anna. · · Come, scuola, oont.rale. cli tiro cli fanteria,, ,naJe, a dire, come istitu>to incaricato di eseguire numerosissime o clifforen~i esper ienze d i tiro, cli rnccogliere ·tutti i dati o tutti gli. studi che si riferiscono al tiro delle arm i. portatili, cli 0001'1(:]inare in.somma. tutte le ques•tioni che .a1 tiro delle armi cli fan teria si r iferiscono, pe,r formarne, dil'ei qua.si un corpo cli d iscipline od un·a specie di codice di tiro·, essa funzti.onii già da · gran numero d'anni. Tale còmpito ha sempre .disimpegnato con •sornrn.ft cura e certamente con grande ;utilità per l'esercito; ma se, mai talvolta in questa impol'tantissima funzione non le arri.ffe la. for tuna. con ahbond·anza d i fecondi ri'Sulta;ti, non fu oortarnente per clife.tti che rignarcla,s1Sero l'istituto o i membri di esso, bensi piutto1Sto pe·r gl'inadeguati moozi che erano a. dis,posizione della scuola,, pe,r •l'imposisibiLità d i eseguire le esperienze su quella .vasta soala .che sarebbe stato necoosa;1:io, o ·per la, mancanza cli poligoni di t iro convenientemente rliversi nelle forme del terreno e .che .le fossero a conveniente porta.ta, o per cau.se di simi1 genere. E' da ·s perarsi. che giunga. sotto questo aspetto un'èr,a ad essa più favorevole e forse; se si può aver fiducia in taluni prodromi che · sono a,ppaToSi, di quest'era non è lorntano il principio. Ma non è di ciò che io jntendo occupa.r mi.
di .fante.rin.
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IL CORSO COM PLEMENTARE
· A ques~i còmpiti, che la scuola ha es~rcit,a:to ed. in parte esercita an cora, riforentisi a.gli ufficiali inferiori cli fanteria, si ·dovrebbero aggiungere tutti gli studi in e.issa. fatti dalla Oommi~sione permanente delle armi por tatili, e che ha.nno po1fato a.11' invenz,ione, del nostro fucile inod.. 91; que'1li che la scuoila ha compiuti per r,isolvere molte quootioni cli tiro e fo1'mm:e i relativi regolamenti per l'esercito; i co1·si specìa.li cl'inforrnazioni, a cmi furono chiamati i comandanti di reggimento e molti altri ufficiali superiori ; un altro cor1so astraordi na:r:io cli sottufficiwli aJspiranti ,a l grado cli sottotenenti con.t abili ; e tùtto ciò senza nominare i sempre continui. co·r si, che si riferiscono .a.gl i uornini di trllippa •per gli zappatori cli fanteria, quel.li che già si fecero per prepa:rarn i•strntto1si di ginnastica, i co1'.si ciclisticii, ecc., eoc. ; e se1na contare le molteplici e svariatissime e.:,peJ.<ienze di ClLL la scuola venne per il passato e :viene tutto,ra sempre inearicata e lo studio delle que'lstioni su lle quali è speisso interpellata. come e.nte con,su~tivo. Qu~:'ita ridda fantasmagorica cl.i còmpi·ti, c110 fmono assegnati alla scuola e nei qual i JYer aitr-0, ess,a si cli•sirnpegnò se,rnpr.e con molto onore per la capacità e eom:petenza del suo pe1isonale, S'ebbene non semp1-:e abbia. avuto adeguati mezzi. a sua .di,sposiizione, . contribuì probabilmen te a, fal' perdere a molti, nel nostro esercito, la nozione di ciò che sia, al;tualmen.te, que1la scuola. . · • Ora è questo appunto che io rni propongo cli esaminare ed èsporre ai1etrori militari cli queste pagine. nifa poichè il ,considerare la :semola in tutte le sue rnanifestla zioni mi porterebbe troppo in lungo e 1·iehieclerebbe u n lavor o cli t.a,l mole
:-:;•: :•:
Fin -dal 1895 il ministero ave,va a,ffidato ad una commfasione l'inca.rico cli studiare il r.iorcl.ina:n,1ento degJi stn:di presso tutte le, scuole militari, allo scopo di ottenerne un reoluta-
DEI SOTTOTENENTI IJI FANTEIUA
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IL CORSO COMPLEM ENTARE
mento di ufficia•l i che r.ispo.ndessero meglio a,lle moderne esigen ze. Q1:ella commissione, per circostanze va.rie, non polè condm·re 11 l avoro a compimento; ma nel 1898 e,s,so, fo ripr,eso da a-ltiia ooinmis,s ion e, nominat1:~ pure da.I rniniistero, di cui feoero :par to stima.tissimi generali (1) . D al r isultato dei lavori d i questa cornm.is'Sione, .insieme con disrposizion i varie rifletten ti gli altr.i is·~ih1ti mi:litari, ebbe v.ita pr esso l fi scu ola cen trale di tiro d i. fan.te.ria il Corso complenientcire pei sottotenenti di quest'arma. Della dura,ta di pochi: :mesi nel p rimo, anno (1899-1900) e senza. che, i risu ltati _d egli esami :in.flu issero sull' anzi anità rela:tiva dei g iovani ufficia]i, lasciò forse nel suo inizio un certo qual dubbio sui buoni ri-sultati che se n e speravano; ma nei du e corsi su ccessivi, migliorato l 'orclina.me.n to degli studi, assfoura.to l 'in tereis,samen to deg~i alilievi •con l'in:flue,n za, C:he lB< classii:ficazioni annuali e d'esanm h anno !Sulla loro. anzianità relat.i va, e res<a più sa.Ida l a discipl in a, h a certamen te afferma.to l a su a nec.essità d'essere e l a reale ut.ili:tà che, n e deriva agli ufficiaili di fanteria e quind i all'esercito. Ci1J.,ca l a necessità cli questo corso complemen tare d i stu di peii sott.otenenti di nuo,va, nomina, io m i doma,n do innanzi tu tto, se, in base agli attrn,ali p;rogmmmi della scuola di Moden a, ri dotta com'è ,ora a due. anni di studio, ise ne, possano avere ufficiali, .che siano nella. vuluita 'con dizione per poter esercì.tare subito presso i co1ipi attivi il loro gr ado, i,n modo cioè da essere u tili coadiutori de,i ooma.n<l.anti di compi:~gn ia, a1bili istruttori degli u omini d 1 truppa, ab.b astaJ1za destr i nel comando del r ispettivo :ruparto in qu,alunque· condizione di p aoo e del .comb attimento, suffic.i-entement:e esperti nei divemi còmpiti a ·cui un uffi cia.Je subalterno può essere chiamato. Le con d izioni cl-egli st n:di attoali della scuol a. m ihtare di Modena son o, io credo, app osit amente sta,b ilite tali , da preparare conve,n ientemen te gli allievi ad u n corso di pratica professionale, 1Iia. non gij:l, da darne degli u ffì·ciali co,m pleta-
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(!) Mi basti citarne il presidente: tenente generale Pedotti.
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mente fatl; i ; ed il grado che loro si concede :inn a11zi che abbiano a.cquisfata la .vera idoneità, cli poterlo esercita,re press o le tr'luppe, .è un'agevol azione .per le fami.glie, che h anno de~ clic.ato i l oro :figli all a ca1Tiern m ilitare, è tm im1)egi10 dello Sta,to verso quei g iovan i, l a cui opera ò diretta al bene della patria ; 1ùa non è la conseguenza legi ttima cli una completa. prepa,raziono alle funzion i inerenti a d esso. Per poco. che si conoscano davvero le cogniz,ioni professi on ali acquista-te da.i n ostri. sottotenenti cli n uova, n omi,n a, non _ si potrà a meno di convenire nel mio. as·s erto. In altri tempi, in cui lo sci biile, militare e le esigenze delta Cll.ltura gen erale e professionale degli u ffic ia.li er ano assai minori, si ritenevano n ecessa:rì 11 0n meno cli tre anni d i ,s tudi alla. scu ola cli Modena pe,r acquistare l 'idonei tà aiL grado di uffici aJ.e; e fo piecisamente quando si vollero diminu ire quei corsi , che in cominciarono le l agnanze dei comandant i di corpo sulla insuffi.ciente istruzione ·ed educazione, niilitare dei g iova ni sottotenen ti ; fu appunto clopo d'allora, che si trovò indi'S~1ensabilo istituirie 15.p eciali corsi con lo scopo di perfezionare, ]e cognizion i genera:li o profe-s,sionaili dei .subalte:rn.i, dapprima facendovi i ntervenire i più an7.iani, avanti l a loro promozione a capitani, e poscia man mano i più giovan L aipperrn n ominati sottoteneu.t.i. Ohe due soli anni di studio siano troppo _scarsi per formare veramente degli. u ffic iali di carr~ern lo d irnasti·a, .il fatto che anche in tal uni eserciti esteri o si fa compiere ,s irnih~ corso di stu di in ben maggior tempo, OPJ.)Ure aà .due a,n.ni si aggiunge qu alche tirocinio speci a1e,, che pu ò tener, luogo, in oerto modo del corso complementare qui ·da J1oi isti tuito, come, p iù avanti avremo occasion e cli vedere,. Io n on nego che vi siano giovani cl' ing-cgno ,e cli attitudini t ali da p oter diveni1"'e of;timi uffi.ciali an che in ,brevissimo tempo; :ma. se11za ehvati studi precedenti e per il s~lo breve tiroc,in io della, scuol a, milil;are, co:m' ò ordinata, o:m , parmi evidente che non ,'le ne possan o ricavare ufficia1ii così bene a;cldestrati -cla. •poter 'Clare pront,amente un u tile servizio ai reggìmentì.
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' DE! SOTTOTENENTI DI FANTERIA
J L CORSO COMPLEMENTARE
Non occorrerebbe quinçli che· mi itrattenei&si olti"'o · a d llLO· · strare_la necessità che i giovanCsovtotenernti 'Cli fante.r ia fr~quenfano u~~a spe~ie cli scuoh1 d'·applicazione. Il bisogno, di essa. era g1-a sentito da molti anni. e mi sovviene che fin daJ 1895, in_pi~1 d':mo dei paa:ecchi, aJ:ticoli allor a pubbli~;a.ti, a1:xptrnto su l n ord.~nameni:o degli i•stituti superiori 1ùilifari, fu propost a e fu poi lì. lì per essere i,stituita a Caserta una scuola, che rispondesse allo scopo <li pe11foziona:re l'isti:uz.io:ne e l'educazione dei giovani isottotenenti cli fanwria,, come o-ià da. molti,ssimi a.11:ni ;;tvveniva. per quelli delle a1ltre armi. Non so J)er qUia.li oomhiirnzioni, l'idea cli formare un a suwla cli applicazion:e a Case-11l;a si tramu'tò in. queUa cli trasferire colà il corso -specialie, dei sottufficiali della: scuo,la di Modena, come avvenne i.nfat:ti per .la durata cli pa:recchi anni. llfa quelfideafa, scuolf~ di perfozionamento, per gli ufficiali di fanteria &i nuova nomina ha preso vita. da soli tre aami :presso l·a sciuoJ.a, centrale di tiro con quello che eh iamasi appunto : .Corso compleme,ntare dei sottotenent-i di fanteria. Con ciò ta,lei istituto, pur continuando ad essere scùo.ta di tiro, ha acquistato insieme, come già diss i, a;n-che il ca.rattere e le vere funzioni di una scuol,a d'apJ)Jicazione e forse sa.1"ebbe più proprio fonde-re le due deU1ominazioni in una sola e chiamarla cioè·: Scuola centrale cli tiro e d'cippliccizione per lei fa.nteria. .:..:..:.
Che cosa dovrà, essere pei giovani uffi.c.i.ali questa scuoJ.a cl'apipiica,1,ione? Mi occorre cli ri,spondere a quest' aJtr a domanda prima cli es·arninare se, a seconda dei suoi programmi, essa, risponde <?ffebtiva,mentc al suo mandat o. .A. mio modesto avviso Ja, scùol·a di :M:oclena. (come tutle le scuole i.n genere, che hanno metodi cliclwtbci teor..ic:i) non può aver fatto altro che ·mett~re nella pioote, n ell'animo dei giovani a.llicvi, e in tutte ]e loro facoltà irtte,lfo,ttuali, morali ed anche fis iche, · dei se.mi, i quali a:vrarm o preso rnd.ioo più o meno salda, a seconda del terreno in cui furono ,getfati, a second a cioè cli ciascun indivichto. Un'altra scuola susseguente,
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che ,si -proponga metodi di ap_plica,zione pratica, deve avere lo scopo cli far germogliare quei semi, di trarli cioè dallo stato potenzia.le in cui •si trovano a quello di effettivo s•viluppo, almeno per quel tanto che. è necessario a:ffi.nchè gli sfo.li prenchtno, una buona piega e lascino, un certo qua.lei a:ffrdamen;to che .sarnnno per crescere in piante rigoglio.se e produttrici di buoni frutti nel campo cleHa vera vita mil ita.re presso i corpi cli truppa, ~ non solo in pace, ma più ancor a in tempo cli guc.:rra e partico~armente nel comba:ttimento. Questa dov1:ebbe essere l'opera di unia, scuola d' applic.a.zione che intenda aver indiTizzo pratico : 1.m . avviamento de.gli a'llievi nella pi t\ conveniente direziono pBirchè possano produrre buoni frntt i nella importantissima loro, missione di istl.1.1:btori ed educatori d i truppe in tempo di pace e, cli condottieri delle rnedosime :in guerra. E non è già da. c110de,r si che più di que,:,to, buon avvia.monto una simile, scuola possa fare ; poichè, come nelle .scuole civili :n:on si ,sono, mai fatti i grandi uomi11i a qualunque ca.rr.ie,ra, si fossero dati, così neppure nene .scuole militari si formanxno. ma.i o si pot.ranno formare i buon i condottieri di tnrppo. E qui mi sento ,giungere ail:l'orccc11io la voce di chi a,sserisce ess~re n ell'aziono vera, nella pr at:ica della propria professione, e per noi in quella. della vita mi'li'lare, ,che s'impara ver a.mente ; onde convenire a:ssa.i più che i giovani sottotenen.i;i siano manda,ti ·a compier.e la loro pratica pro,fes,sional<~ direttamente, ,a.i co1~)i. Sl, lo affermo· ,io pure, c-h e il miglioTe adclestra,mento gu.en esco del tempo cli pa,ce ò quello chei si fa presso i reggimenti Ìll · guarnigione, e alle 1rnmovre e sarà a1)punto colà che gli ;ufficiali. anclrarn:no· a. pcrfeziona1~si : ma fraitta:nto è pm necessario che gli u.ffi.ciali cli nuova nomjm~ non giungano alle tr nppe troppo ignari de.He loro ma,nsioni · giornaliero, non solo l)er ragione clìscip.liR1aa:o, ma s1pecialmente perchè presso i corpi non v.i ò pe,r lo _più nò il modo,, nè i mezzi, nè il tempo, JJÒ la convenienza ,d i dedicarsi rulla parte più eleme111tare della istruzione pr atica dei. 1nuovi sottote,nenti, quando :invece, per l'andamento :regolare cleUa istruzione deUa truppa-, e~ d'uopo che essi vi f rn'lzionino subito
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IL CORSO COl!PLEMENT ARE
come ufficiali abba,s tanza provetiti. Ond'ò che, se si volessero :inviare i sottotornmti cli nuov~1 nomina direttamente a i . corpi, sar ebbe pure inclispon.,s abile aggiu11gere alla scuola di lVfocterni un terzo anno sco las tico, il quale dovrebbe avere cara.ttere e funz ioni a,p plicative, come quelle del corso complernentare, poi chè pe:r un. convenierni;e, passaggio dalla semplic.e beoria all'e,sercizio profes·sionale, in qualsivoglia e,arrie:ra, .è oviden.temente necessario un peri.oclD d i graiclu.a le e prnt,i ca applica.z:ì,one. Solameo.1:to così si potrohbe porta.re gli all.ievi a.Ha volub1 idoneità per !.'esercizio del gtadt> d i. uffìciaJ.e. E si. dovrebbe allora r itardare loro di u,n anno il conferimento del gra.do, ciò ch,2, r idonderebbe bensì ad utiilità all"esercifo, po<tcnclas i fare la cernita e lo se.arto . con miglior conoscenza della loro i.doneiUt teorica e pratica prima cl.i averli de,finitivamente Jegat.i alla. carriera. militaJ:e, ·ma che ,però saJ.·-ebbe di dam10 ~lle farn iglie, se l 'u.l.timo an no cli scu ola, non fosse graruit0. .:..:..:.
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Per veri,tà i metodi a tti a dare 1.ùnfi prat i. ca, istruzione a i g iova.r1<i. ufficiali potrebbero essere, anche diversi da queUo deJ.l':istruzione di corsi comple1n0ntari. .o scuole di. pedez ion amonto come la nostra d i. .Parm.:1. Di J.~n sistem.a, a(1 esempi.o, tutt'altro che illogico udii parlare un g iorno da un egregio capitano. Come nella marina si hanno le navi-scuole, ;nell'esercito vi ·potrebbe essere, una brigatci-scuola,, ll'elle cui 24: compagnie verniss-ero inquadra.ti i nuovi sottotenenti, alla dipendenza d'i esper ti capitani. Se vuol.si, sotto molti aspetto. tale sistema p:resonterebbe non pochi vantaggi: gli a l.lievi. vi si potrebbero addestrare, (megl io ehe in una. scuola, n.ell'.istruzione cl-elle rec.lru.re, n egli esercizi 1°egoila.rnentar:i , ·nella ;Scuola cl i. cùm aQlcl.O, n~.Ua pta- · tica d:ei servizi interni eh q LLartiere e nelle funz ioni aimninistr àtive e di·s ci plina.ri di ciascu na. oomrpagnria. Nel pe.riodo estivo essi potrebbero benissimo pas·sar:e per tutte le fasi dell'istruzione tattica dalle esercitazioni di plotoilli a quelle eh
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xaggimenti conJtrnppost.i , comp Lere tutti gli e.s~roizì cli tiro che fossero reputati necess~ri pcl util i per la, loro istruzione B fare_tante altro eser,c itazioni pratiche collà. trup:pa, o senza, .a seconda del bisogno. Verrebbe1·0 JJerò a manèa.re agli alliov,i con taì sistema q uelle par ti c.l'isfrLizione, che hanno caJ:a,ttern .ak1uanto piLl ,teorico, come ad esempio quelle reilative alle, aJ.·m:i. e alle riparazioni del le anni ste:,,;s·e, e talune di. qurelle che non si possono esegu ire con le t111ppe, con10 gli esercizi rnpogra:fìoi, ~ed altre per. le qu ali necessitano :materiali ò poligoni speeiali, <?.ome ,i lavori da zap1n1forè, -ecc. ]~' bensi ;ero che si potrebbe, trovar rnoclo cl.'impa1,tire tutte queste pad ico lari istru: zioni a,nche ne.Ila b1,iga.ta-scuola, :ma a condizione ohe è'ssa aoc1nist.asse per m·e tà al m.eno il carat tere d i is.tituto sco·laa sl;ico, ,conte è attualmente quello éli l)a.r rn a, 0ssia che la brigata. fosse penna.nente1nenté strubilita clov· è q,cLella, scuola. e formass·ero Ull tutto ;:li pna mole Il'OI1 indi.fferen:te, e che. .l"ich ieclei:·e hbe u na spe·sa, forse non poco rilevante. '.L a ra.gione pe,r cui non verme adottato presso akun eseràto questo siste,rna, che :'>i p1,esenta abbastanza ovvio· a chi pe:nst d i. .ctovér motitore dei giovani ufticia,Jtj a fa.1.1 pratica cli comando, d i servizio e d i governo pr esso le tru,ppe, potrebbero eiss<ere varie. A.oce11J1erò, fra, le rn.nl:e, principalmente a ,d ue : l'cL11Jl> forse. 1a <p10stione economica., l'aH:m i l. pensie,ro . che taluni serviz~, .(xnne ad e.semp io <1u0lli. inberni cli quartiecre o di compa;g n ia, ,si possono impa.nu e presto. e- bene presso i reggiment i., senza effetMvo bisogno di fame il.'ogget.to principale cli una prat.ica preparnzione in antece1é~enza, e cl1E' perciò con venga innanzi tu tto cercare di infondere nei giovani uffi ciali. lma cultura profession.aJe più vasta e più. accui-ata JYer ciò che r iflette il coma.t1do ttittico delle, truppe, ed esercitarli in quelle aJ_t.re istruzioni pratiche e teori co-pr atiche che ;pii\ difli ci1mente, o forse wa,i., avrebbero campo d i appr'ende,r e presso i corpi, ovo non si insegnano, ma che p ur tutitavia fan no parte del corredo indispem:sabile della cultura di m1. ufficiale, pernhè spesso essi potr anno es'Sere \chiamati a d attuarli sia in pace sia in guerra . Ora., per una, gran. pa,rte
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IL CORSO COMPLEMENTARE
di tali isiruzioni, ,quelle principaln:iente ove non occorre l a presenza delle truppe, è indubbia;mente meglio adatta un a S'Ctt:ol a., che, abbi1a turtti i materiali ed i mezzi p iù confacen~i aUo scopo; ma tuttavia, anche per ]e aJtre i•struzioni, in cui oc:c01Te J.' i.nterve.n to delle truppe, non è necessario che gli ufficiali allievi siano inqua.clratò. )1.egli effettivi riparti, com.e sarebbero nelle eompa.gnie di tLna. briga.I.a-scuola.; Jna è sufficiente cJ1e· a,bbiano volta a volta u na conven iente, forza cli truppa disponibile. E questa è app1.111.to l a S'9luzione adottata presso di noi; gi·acchè a1la scuola di Parma, oltre a.IJ1a, compagn ia degli attendenti degli uffici ail i sl:ess,i, la quale è i mpiegata in ttitte le esercitazioni dri pia.zza d'armi ed in quella di tattica, verigono messe di qu an'do in quando a, dispos1i.zi.one de,gli .a llievi della scuoJa, aai:che talune trwp,pe del presidio.
llfficiali,
Sruol<r.. .i u;,l!ru>r~ d"'-,i, cad,e./(i, ( I <uvwI'""_, t1.9m: da.su .)
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....~,. "'""1).,_,.,,,_ Camm/.ssWne supc.rWre; nµ.'4/.are, d Scuola, di' r a,
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In Germania ,si è adottato un sistema assai cli verso, ma che deriva cl.a 1111 ragiona,mento, a mio avviso, mo.Uo logicD. Essendosi. i vi riconosciuto che la forza principale dell'esercito sta nell'aver un corpo di lÌffioiali ohe possegga ottin1e qualità, in trinseche, si è voluto circondare il reclutam.erìto cle,gili ufficj.aJi. di . 11:na q1uw:i.tità di gelose cure e cli assolute guare11tigie, per essere sicu r i. che tali ottifine, qualità es.istano in tuCti, e si stab:ilì. quindi cli non accordare il gra,do cli uffìéjale -se ,non a chi ne sia realmente mer:ìtevole e n on prima ohe egli. sia , totalmente idoneo a;cl esercitarlo con utile riisultaf;o presso l e :tru,ppe, facendo passare gli allievi per u na serie cli cl assi di studio e di. altre prove, in modo tale, che qu.eJ grado si può raggiungere in un per.iodo di tempo varia.bile da tre a cinque anni a, seconda délla, ma.ggiore capacità intellettuale, ,del maggior studio e clellta m igliore idoneità fisi ca . Io credo che metfa il ,con to di vedere come si ottenga. il gra:do di ufficiale· in Germaliia. Le, vie ch e vi conducono, s.ebbene silano du-e dapprincipio, (quella, cleHa scuol a e quella
lfff,!,;,,. di. l.,v,.dwu ~
a'.t,, /t,.t<.r1.14, (lumw)
DEI SOTTOTENENTI DI FANTERIA
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dei gradi di tmppaj si riuniscono poi in una sola, come vedremo, nel grnclo di alfiea:e e nel co:rso ad una scuola di guerra (qua:si corris1)ondente, per ta.lu11.i rispetti, alla. nostra scuola, di Parma) che tutti devono, perconsere, tranne po-. ch.issime eccezi:01ù (1). A. Lichterfolde, presso Be~·lino, esiste }a Scuola superiore de:i cadetti (che sa,rebbe :in certo mocl:o ed in _pa.r-te come la .nostra scuola. di Modena) . Esis.a ò ordinata. in cinque classi, tutte della ·dura.ta cli un anno, e cioè : 2a infer.iore ; 2a superiore; l' inferiore; l" superiore; selecta. Sono ammessi aHa. ·2,\ infotiore i giovani, tra i 15 e i 18 am.1i, che .abbiano compiuto con buon risultato le cinq•ue classi della Scuola dei ccidetti (èquivalènti ai nostri collegi mili·tari), oppure che superino un cleterminato esame d'aro-missione. Dalla 2" infer iore i promossi passra.110 aJ)a. 2a superiore. Gli allievi che ha,n no ultimato, con. succe.ss9 il co,r.so della 2• -~uperi ore si dividono :in tre pa.rt i : i pochi primissimi in classi:fì.cazione, che, avendo 17 anni al l° di aprilo, sono riconosciuti in modo particoJare eminenti per condotta e per intelligenza, sono a,ssegnati alla classe spec-iale, Selecta; tutti gli altri che hanno compiuti i 17 anni sono ammessi allo e,same d:i il /fiere porta-spada (Port.e-épée Féihm"ich) o, vinta la prova, sono trasferti nell'esercito co n la semplice qtialifica di al fiere ; quel,li infine che non compiono i 17 anni, o non hanno .superato l'esame speciale di_alfiere, famio passaggio a.Ha classe 1"' infe.rioro. Terminato il corso di quest'ultima, gli allievi possono ·anatlogamente a quanto avviene dopo la 2" su1)erio1'e - o essere destinati, s·e .ottimi, alla classe selecta, o esse,re· tl'Ja.sferti per esame nell'esercito con la qualifica di aHìete o far passa,ggio alla l" cla.sse superiore qu,alorn non si ano a.bbastanza robus ti per eSisete inviati in un reggimento.
(!.) Gioverà tener presen te rannesso spe~chio indicante il rcclutamenLo dei sottotenenti In German ia. I dati relativi a Lale reclutamento furono nella· maggior parte tratti dai Lobell's .Jahresberichle llno al 1900 e da alcuni te;ti di organica.
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IL CORSO COMPLEMENTARE
..Da,_lla 1_"' classe superiore si entra nell'esercito c0tl grado effetti'Do eh alfiere e conteinporaneamcnte si è ammessi ad una scuola di guerra. · .;: . Kella classo se.Ject.a si impa;disce l'istruzione teorico-pra.t1ca. ana.J.oga a. quel.la delle scuo~e cli g uerra, e a fu1e cl'an110, gli allievi subisc.ono l'esame di promozione ad uffi.ciale, senza essere sottoposti ad altra prova. I r i.manclati all'esame entra-no in un reggimento col grndo effett;i,w di a lfiere e, trascorsi da 2 a G mesi, ,possono ripresen,t arsi all'esame. Vediamo ora J'.altra via per raggiungere il grado J,li al:lì,ere, nel quale si u nificano le div0rse proven ienze (meno r are eccezioni). P ossono ottenere il Diplom.ci di attit'ttdine al grado d-i alfie1·e, mediante speciali attestati od appositi esam i. .i sottufflcicili, i iJol.da.t-i dopo sci m.esi almeno ;di servizio, e, gli lwanta.geu.1·s, che sono g iovan i, i quali t'3 i anuoil.ano appositamente per. ded icarsi alla carriern mi litare e possono procurari.si il diploma. o prima d i essere iQ1COrporat.i o dop~· sei mes i cli servizio, ma comunque non sono promossi .alfi~ri se non uopo i ,gei mesi e,.se non quando esista un a vacanza negli . al.fieri del reggime,rtLo. Dal grado d i a.lfiere porta svciclçi 1si fa, passaggio ad lma scuola d i guerra, tanto se si provenga. d,alle varie cl a,'5Si della scllOJ.a, sup e,riore dei cadetti, come dai gradi di trnppa. Cosicchè le souole cli g.ue1:.ra sono anch 'esse un a:itro e,l emento unifica.tare, molto più che anche la. e.lasse selectci, come ho g ià detto, ri sponde pienamente alle stesse funzio~1:i, avendone l'identico progrmnma. Per essere amrn.ess,i ad· urna scuola, cli grterra bisogna a.ver prestato sei mesi di servizio com.e alfi.ere. Dapprima a nzi sei mesi erano sta.b iliti c-0me min imo e tuttavia i comand·anti di reggi·rnento non vi proponevano gli alfi.eri che dopo 10 o 12 me!Si; ora i sei mes i sono tassa l'ivi, sempre però in base al merito. L e scuole d i guerra n ell'Impero german ico ora sono dieci. Il corso di stndt in queste scuo le 1ia. 10 rnf'..s i di çlurata dal l° ottobre a,l ~1 lugli o. I primi otto mesi e mez~o sono dedica.ti promisçuamente alla teorica ed alla pratica ; un mese e mezzo è .esclusivarne!1te r ise,rba.to ad eserc.it.az ioni prati.che.
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Alla :fine cl.i ogni trimestre ,g li allievi devono· subire un -esameclato da una cornmis.:,ione del personal'ES jnsegnante in. ogni scuola;. 1~lla fino .i nvece, del corso subiscono l'esame davanti . ad una oommisi.sion e uni ca per tutte Je scuole, che è dettru Commissio-ne si~periore milita,re d'escime, l a quah~ ~-ilas cia agli idonei il certi:lì.cato di capacità ad ufficiale. I ~1on idonei poss'()no, solo eccezional mente, essere ammes·si .a, · ripetere· i} corso. Ma, an che dopo -avere ottenuto questo certifi cato, gli alfieri rientrano al reggimento e non possono essere JJromoissi ufficiah, se prima ,rion hanno vi111ta un'ultima prova e più· importante: <lobbono cioè essere diclliia,:rati ZJ1'0m.o·v ibili dal voto degli uffi eia.li del proprio reggimento. In due soli ca.si di ·rara eccezione si può giungere in Germamia al grado di ufficiale per altr a via che non quella ora cles01::itta. Uno è il ca.so di giovani che, p ur passfmdo pel· grado di alfiere, possono esse,re promossi ufficiali senza com-pi.ere, 1'.int-ero co11so di una, s·cuo,la, di gue-rra) e, sono taluni· studenti di unive:r.sità., quelli cioè fra co'Storo ehe, dopo 1n1 anno almeno 1cli università, compiono sei me.si · di servizio; essi possono ecooziona.lmcnte, ed in. seguito a consenso sovrano; essere nominati. alfieri senza. esa.rne e possono essereammessi a subire d irettamente, quello pel grado cli ufficia.le dinnia11zi alla w mmissione. super.i.ore militare d'e;33ame, se:nza che ·a bbi ano com·p iuto tutti i sei mesi di gra.do come alfi.eri e S'enza che abbiaJ.10 frequentato u na scuola di guerra,. L'aJt:rooa,s o è cl.i t a.luni uftìc.ia.li della Landweh1· o· di rise1,va-, ehe vogliono e,ntrare in carriera, nell'esornito attivo, i quali, previo, consenso sovr ano, sono ammessi direttamente all'esame da-· van,ti aJla suddetta commisisci.on e superiore un:i.c1a. Da tuttociò appare chi·a n~mente quanto sia grande l a. cura che si pone n ~ll'esercito tedesco perchè la totali tà degli uffi-. ciali sia co1npqsta di elementi ott-imi. Si vede ancora. come i migliori della scuola superiore, dei cacleUi. impieghino tre ànni di studio pe,r ra.ggiuugere il grado cli so-ttotenente-, come a.ltri ve no impieghino qm~ttro e taluni :fino. a qua.si cinque. Quelli provenienti. dalla truppa, per quanto si a.no avo.mta-
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IL CORSO COMPLEME NTARE ·
geurs,. che sono coloro i quali hanno particolari at.testati d i
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merito da ,scnole prima;,;ie dell'Impero, raggi.ungono quel grado al minimo con due anni di tempo. Si scorge inolt,r e come la prove,n ienza degli ufficiali tedesc!hi si possa dire m1i0a, perehè quasi tutti passano pel grado di àJ.fiere nei r eggimenti è tutti (meno :rarissime eccez:ioni) compiono il ooi:so in una, &c,uola cli guernt o nel.la eq1nva,l ente classe selecta. Ma cii:ca l'omogeneità degli uffi.ciali ·tedeschi, a causa dell.'tmica provenienza, è d'uopo noùa,r e un'altra circostanza. quella CÌ'oè che gli ufficiali d'a,1,tiglieria e del genio, sono tra.tti da .coloro che hanno ultimato il corso cli una scuola di g uena. Superato l'esame per il grado d'ufficiale :in genere, vengono scelti (non per maggior merito ma per particolari attitudini) da.H'ispettol'e generale clell'artiglierfa, e- da quello del genio e destinati ad una, ,s cuola speciale d'a:p plicazionei cl'·artiglieria e genio, 1clove vengono istrniti nolla specialità della loro arnia prima cli farvi effettivo passaggi,o. Concludendo sul sistema germanico per reclutare gE ufficiali, dirò chi p'a rmi evidente com.e :i risultati debbano essere questi_: 1;1,na grande omogeneità non: solo p&.1.· l 'unica, provenienza e l'uniformità degli stu:cl1, ma pei :il modo e la moltepliciti-t deHo prove con cui si assic.ura ohe il grado cli ufficiale non venga, ra,g,gi1mto da, chi ne sia inteHettu:alme,nte, -moralmente e praticamente irietto; un grande cameratismo, e:I ltn elevatissimo sentiiD1ento dell'onore e del dovere in particola-r modo per :J.a conoscenza che tuUi hanno di essere. stat i giudica.ti dal voto di un corpo cli uffi.ciaili, che, conoscendoli. nella loro vita pubblictt e priva:ta., li ha. ritenuti degni cli far parte del corpo ste.sso; l 'accertata e pronta a ttitudine tli es.si .al comm1do, a,l fistruzione e a.I governo dei soJdati non appen a sono promossi sottotenen t.i, ,a. ca.gio:ne del servizfo dai medesimi p1-es·t ato quali alfieri in un corpo di truppa. In .consegu.enza cli tutto ciò è facile immaginare quanto sia elevato colà. il pre.stigio dell'ufficiale non solo rispetto 1:tl solcla.to, ma rispetto ,a.ltresì alla cittadinanza, e q1ml.i vantaggi ne debbau10 derivare all'esercito e a.I paese. Se col sisteima italiano dei due anni di co:1·so a.Ua, scuola <li Modena- si possano ottenere gli stessi r isultati non è qui
DEI SOTTOTENENTI DI FANTERIA
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il ca.so cli discutere. Ceirto è che u,na scuola di perfezionamento degli ufficiali appena promossi si è impos<ta da sè dal mo:mento che in quella, di. Modena si riclu•sse;i:o i COl'.Si ed i progi·ammi d'insegnamento. Eld è appi;rnto questo caratbere che rende esisenzia.lmente d ive11sa, la nostra scuola d i. Panna dalle sc.uole di guerrtt germaniche, sebbene in qualche parte dei progr ammi si potrebbero :in certo modo equivalere; il carattere c.ioè di un corso corn.p lementare o di perfee;ionamento . per chi possiede già i,l grado di ufficiale, m.eùtre invece in G.ermainia Je scuole di guc,r ra contribuiscono al confeTimento del gralclo. In Germania si. fa prendere la. pra.tica dei sei'vizì presso :i reggimenti nel servizio e ne.I gra,do di -a.Jfi'0're, cornpleta11do poscia la crùtur a professionale con un corso di s.tucli teorico-pratici a,d una scuola di g:nerra, prim·a c.he si raggiunga il. g.mdo tti uffì.c.iale,,; presso d,i noi, al contiia.rio, si. vuole addestrare pra.tic.amerile i g iovaci, do1Jo che sono già nominati ufficia,l i, prima però che con questo grado vaidano ai reggimenti. Manca inoltre presso cli. noi que,lla, stupenda istituzione del voto cle,gli t1ffi.cia.li, che in Germania precede la concessione del grado a.i sotto•tenenti. Però, siccorne re.sa.me, delle qualità .morali. e milita:ri dei candidati a tal grado è cos·a cli così evicl'ente necessità. oo importanza che non è J)ossibile pas.sarvi. sopra leggermente, anche presso di noi si. è cerca.to di tenerne . conto. E;s aminiamo quindi come vi si pro,v-vede.
,:,,:, ,:
.
Piiesso la scuola di Modena gli stessi superiori ohe . cle:vono giudi care l'icloneHà intellettual e e, sc.ienti,fi,c.a. degli a.1li:evi devono esa.minarne le, qualità mora.li e milita.ri. Essi .però li condscono semplicemente come, alunni di un ist.ituto, come scolari, ancora inconsci. del.l a vit.a libera, f.l,ncora inesperti del ·contat.to colla socie,tà civile da una parte e colla società. reggirnenta.lo clall'al.éra.
DEI SOTTOT ENENTI 01 FANTERIA
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IL CORSO COMPLE~IENTARE
E' bensì indubitato che pre;:iSo la scuola militare, ncll"ernetter e a Lalo rìgu.ardo i diversi gi ttd izi sugli a.lli evi, Io zelo, l a rettitudine o l a cosc ienza dei su1Jeriori saranno gn.111tlissimi; ma bisogna pur riconoscere che ben di,·ersa è la vita ùi un allie\·o di scuola - Yita che ha qualche e.osa di fittizio e di cl australe - da quella :d i un giovane già vestito lla, ufficiale, ehe freque11 ti l a sociol.\, ch e a.bbia fatto, por dir · così, il suo ingresso nel mondo e elle cominci ad avere contatto con inferiori da. comandare, con soklati da istruire; onde il giu clizio che si ·può clare SLl quegli ailliovi, per quanto C{>Scienzioso, per quanto ·ispirato <lalla conoscenza ch o si lm degli intliYiclui, non risponde sempre, anzi forse non ri ·po11de spesso alla rNtl i à delle cose. Ed avviene i,nfatti che nella. vita, pitt libera. dei sotto!e,neJ.1ti p r esso la scuola di Par:rna. ove essi non abitano nell'istitnto, od ove souo con.sicle.rnti e trattati come ufficiali nello stesso modo franco e liberale come n oi reggimenti, senza nulla di :lì.scalo o <li i,n quisilor io, ,i ca,r a tteri e lo r1uali tà clei giovani s i appa:le,sa:no in maniern assai divçrsa. Lvi l'a.nilJiente nuovo esterno irµluisco così, che non è raro il ca.;o di Yedere indirizzarsi al male lahuh1 cl1e aveva, dato 1n·irn a, lmoni r isu J'tati e vicc,vepsa rivolgersi a l bene, all'operosità e a,llo stud io chi. prirn.a e,ra. stato indolente. E pur troppo non ò raro il caso cli giovani che, dopo a ,·er ottenuto il gra.do ti i ufficiale, se ne dimostrano, per conclott,a o per deficiern:a di qualità. mor ali, del tutto irnclegni. J\i[a. che cosa può ' fm:e a llora. la 6c.uo1a. di J)arma? Nel periodo cli quel corso complementare tutti gli ufficia.li inseana.nti e special mente i comandanti di sezione, ha1rno l'obiao ~li imla,aarn e conoscere lo <.rualità 111 orali e mi,Jitari o o degli uffi cia.li alJjevi. A l termino del corso s tesso, un a coni~ missione, composta dei comandanti di sezione, cli tutti gli uffic.iali ,superiori e presieduta dal generale comandante, formul a le n ote caratteri.st.iche cli· ciascm10 di e,ssi, e,mette il giudizio su ll e loro qua.lità morali e m.ilitar i e lo esprime altresì con un puJ1to <li c-lassificazione, il qua.l e, aYenclo lo stesso coefficiente delle . materie d'insegnamento più importanti, ha mi a certa influonza neJJa. graduatoria. final e e quiw.li sul posto di classifica di ciascun o.
bJ
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ifa mtto si limita u questo; ::;e11011chè i deficienti per condotta vengono natur almente pu11ì 1i. r talv9lta le mancanze rivestono tafo g r avità da richieclorn gli arresLi in :fortezza od a ltre disposizioni molto severe, che hanno poi per risultato di far interromporo loro il corso di studi ~ lascia.r li per rnaic,o·ior tempo inetti alle funzion i <lel loro grado. l?erò t>O . ] ·1 nulla per dono della loro anzianitt~ o, a lmeno, qu,a:nd'anc ·1e 1: loro pÒsto di arizianit.it rel ati. va- ai compagni venga alquanto a,lleralo, conserva.no la loro a-nzianit.'.t assoluta e quel grado d t cui dimostrano praticamente di non essere meritevoli. Io so ben issimo cho costoro, anche do po essere, gim1ti a i corp i, continueranno -a dimosr-rarsi meno idonei a lla loro nobile missioue e meno degni della di,·isa che, i.ndossa.no, cJ'ondc poi le dispenso d al servizio o Jc r imozioni dn.l g r ado .e clall'i mpiego. ira. questa 1lopurazionc ('!io. vien fatta_ dopo 11 co_nferi mento del. grado, bc-nchè nece ·sa na., non ruo es,se.ro utile come sistema, giacchè un ta.l rim{'(lio, anzichè togliere il male dal la, ra.cfo.:r, non fa cho renderlo pa.lese e tm 1to pii\ q nanto pi ù spesso si è costrc.tLi a ricorr,cryi ; onde ne v! ene danno morale al corpo degli uft-ìciali . U· rifiuwdolla :;cona dovrebbe essere fotto iu preC{lllcnza . A mio debole avviso l a scori H s i 1foonosco meglio in un islituto d i pmtic:1c1. apphcazione e di vita semilibera come b :scnola. cli l'ai<ma; mn qu,a mlo. come avvieue presso (li noi, il oarado di ufficiale ::,ia oO'ià, concesso IJrima che i giova.ni ab.. biano compi nto i lorn s tttclì teorì co-pra.ti<:;i chei l i portino acl av,ere la. necessaria icloneità a l.l e fu nzion-i d i esso e prim a e.il e abbiano an1to campo (li di.rnostrnre le intime tloti dell'animo loro, non è poi da farr lo meraviglie se po:ssauo essere pene(niti tra le Ji le degli ufficia,l i ehm.enti meno iclon~i. per cap,ar it.à, intellett11al i e meno de,gni per qualità dell'animo. Eppure non ma.i come oggigiorno l'e::;ercito ebbe bisogno di ufficiali ottimi , Esso non dovrobbe quindi accogliere fra le filo degli t1ffi.cia,Ji i g iovan i non i,ncJi.nati al bene, ~1 g l'inclo~ lenti allo studio, o i respinti d a og.ni altrn. professione. E' d'uopo riconoscere che gli ufficiali itppartengono <· devono appartener e alle cliissi· cosìclette dirig<'nt.j <' che, per do9S -
Al'l~O \l,V I I.
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DEI SO.T TOTENENTJ ,DI FANTERJA.
lL CORSO COMPl, EMEN'l'ARE
n~in_arn e ,d irig ere le .masse neJJc attuali condizion i de.1-hi soc.1eta occorrono qualità superiori di intelligen;rn, e cli <'..aratten.•. n.unque. U~ll SH·l'à: mai di troppo qJJelJo ohe s i farà ])el' ottenc1e ufficiali buoni e per esc.tude1ne i catUvi. .:. ,:, ,:.
. Passiamo ora a veclero qual'è l 'insegna~nenl;o che ~i jrnpart1sce presso la Scuola e gli' esercizi pratici che v i si c~seguisc-0no. Le materie indi ca.te nel progra.m ma di studio ~ sono l e seg uenti, su•dclivis,e. in due. gra ndi. categorie :
il)
:MA'.l':EB!l<: S l JLl ,'E QUALI SI DA' 11, PU,,'I'O ·FI!\'ALE:
ed
l . 1'cittica esercitazioni tcittiche · 2. Tiro delle nnn-i. dei /ùoc o portat·i /,i ; a. A 1.·mi p01fati.li e a1·tiglierie; 4. BsenJizi 1watici, d:i topogmfia; 5. ,La,vori da zap patore; 6. · M.aferia.li del gnlppo O e ri,pa1'a:zioni aUe arm i portatili;
7. Prat'ièa, dei M.ri servi.i i. ~ Regolame·nti va,d,; 8. Esercizi 1·egolament.à11·i. - Scuola ,J,i c;omando; 8. Salmerie. - Contabilità. ·-- Igiene· 10. S chehna e ginnastica; ' , ll. T iro al bersa,g lio; 12. Stiriia delle cliÙa:nze.
Pm· tutte ques te ma tede si dà · agli a,llievi un pmito ann~iaJe, eh~ è la med ia d <:)Ì punti a,,;,,1ti dura,nte il corso ad ogni bmwstre, e- s i. dà loro inoltre, uu p1B1to :d'esa.in<1. L<1 sem isomma d i quei due pmt ti costituisce il imnto finaJe, per J,~ olassifi.ca.zione. Sola.ment.e per le ult.irne, tre mate,r ie n on v'è nè p1~nto mrnnale, nè d'e.5airne; ma un unico puuto finale¼ ba;sa10 snlb cap,~cità aequisù,a, aJJ.a :tìn r del wrso. ·
B)
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lf[A'l'ElU J.; SULLB Q.UALì NON SI DA' '.lV PUNTO J'INALE:
13. Conferenze sull'arte nci·vale; 14. Cidisnio; 15. GMe. (Di scherma, di ginnastica; di tiro col fuci,le, di t.iro col)a pistola, di marcia, di stima delle, d istanze,) . Allo, scopo di meglio chiaifre, .i n ohe consistano e come si esplicano .i vart insegnamenti, giovert1, che io in dic l1.i, aJm~no per i principa~i, ohe son o, a m io aNvi.so i. primi otto, il r isult.ato c.he con oia,.scu no d'essi si v.uol ottenere, e 10 moda-
lità adottate neH'impartirli. ]~ cominc io dalla tatticci. l. Con questo inse.gnamonto si tende a complel·a:r e le. cor gnizioni generali acquista.te dagli. allievi alla sc.no1a di Mo- . de.na, specia.lmen te addestrandoli nella prati ca applicazione cli tutto ciò eh~ concerne le varie azion i rifereni;is i al comhattimento, nelle qua.li posson o e,ssere c hiaimati. gl i ufficia.li subalterni.
Il programma 1li èc che, gli scopi ddle <:iseroi'ta,zioni pratiche cli tattica, sono : « a.) abibua.re gli ,illievi ad apprezza.re :Je, forme del ter~ « reno, :;otto i,l punto di vista ta.ttjco ; « b) abituarli a :fis:sa.ro netta men te Je,. succossive situa« :-1ioni cli. un'azione ta ttica, ed a prendere le decisioni pii\ op« pqrt1u1,.,, in visi.a degli scopi cln raggiungere ncJJ a mede<< sin.1.1.:t ; « e) r endere loro famigliari i va-d t ipi di form azio~i, i « prncetti e le regole d,ei nostri rngola.ment.i tattici; « d) far loro conoscere-, metcè uno· ·studio comparativo, « le principa,l i pre-s erizioni ta ttiche degli a1rnloghi r egola« ro.enti deg]i. eserciti francese, germanico, anstro-m1garico e « russo; « e) svil.uppare le, quaJità. del -c-0nrnndo tatti co e,ffettivo, << in m odo da :rendere i giova.n.i ufficiali efficaci coa,dintori
IL CORSO CO MPLEMENTARE
dei romandanri di compagnia €1 cli battaglione in ogni circosLa,nza del combattimento; « f) inc.u l,care la necessiU1, della. c:ooperazj one, ctoo dd Ia « concomitanza e wm·ergenza degli sforzi nello s,·olgimento « dell"azione ta1tica-. affinchè si acquisti rattit.uèline di ben « valutare i Ji111iti eHtro i qua,li. drv·esserr. r·o11tenuta. .l'i ni « ziat,i va. perchò cl i a, buon i frutti; « g) eserciri:1re gli ufficia li nella pronta rC'dnzionc di or« clini . avvisi . rapport-i » . Ji'a,nno part€< delJ'insegnament,0 cli tattica,: 1° Alctrne 1.ezioni teo1·iche, le sole indispensabili per sw,,lgere, alcuni m1mcri del -programma che non possono e.;;sp1~ · oggetto di esercitazioni pratiche e' per preparare qn<'SH' ultime. 2° Molto e.sei·c'ita.zion'i pratiche. r ciot' : <t) eser6ta:;,;ioni tattiche senza truppa per studio di po« «
sizioni sotto cliYersi scòpi; b) e) cl) e) a,
esercita.zioni di scl'vjzio cli sicurezza in mar.eia; ·esore-ituz ion:i cli coll ocamento d ·a.vamposti; esercizi di pattuglie nel combnltimento:
eserC'itè1zionj cli combatt imento: p,loto1ri. contraj)posf.i ;
a. compagnie contrapposte; a battaglione contro nemico ~egnat-0 e qttando è possibilo flnche a ba,tta,glioni contrappo;;t.i; /) manovro sulla ca,rt,a : d i compagnie, conlrappost.e : cli battaglioni contrappost.i.
2. Il tiro delle anni da f11oco portatil,i ha un programma. diviiso in due pàrti. La, prima si rifer.isce alle no~ion i teoriche s ul t:iro od a,lle rolaÙve esperienze di poligono tendenti a dimostrare la Yerità d('llO teorie, stesse. volendosi dare, ron. essa, aJl'aJlie,rn cognizioni più ampie cli quell.c avute alla scuol a. mihta:1•0 per meglio abilitarlo fl,l] ft coilitloHa, del fuoco del propr io reparto e por mt-'tterlo in grado d,1 potere, come dice il programma analitico:
DEI SOTTOTENENTI Dl FANTERIA
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« ... ri:;olYere giudiziosamen1e da sò slesso le questioni piiì :interessanti che, riflet,tono il tirn di fucilei'-ia, quali : . ~ convon ienza di u-_w irei il fuoco contro un de« terminato bersaglio. a seconda della Yttlnerabilità che esso « presenta alla disca.nza a cui ·i trova; « La scelta clc.Ua posi7.ion e più vantaggiosa da oc« u11pare c:o.l proprio reparto e della forma;\ionc pi LL conv~~ « niente da far assumere a, questo per favorire l'efficacia del ,, pro1;rio fuoco e diminuire fa, propria v11lnera1biJi tà; « - .La. dcter111i11a.z iono della fol"za da .impiegaJ."Si per « ottenere un dato effo1.to su un certo bersaglio, tonutu conto "della dmata del proprio fuoco e del rolativo comumo di « munizioni ; « La s~Jtu dell'alzo o Jegli afai per battere effica« cemence 1111 dato bersaglio, a seconda, dellèl. cli-slanzn, a cui « si trova; <, La scellu, della specie e della celerità <li i,iro più ,. co11ve1rie111tc} i n una d.etermin a,ta situaz iono tattica, tonutu ,, conto d<'l tempo. de lla. forza, delle ca.rtucce dis,ponibi l i, dello ... stato dei tiratori, del genere del bersaglio e dello scopo da « :raggitrngcrc. » . La ~econdi~ parto tratta d.ell'istruzio1rc regolamentare su l tiro in Italia, confronrnn,dola c;on quella. dei princi·p ali esercfri esteri e stuclia le ragioni delle molteplici prescrizioni rrgolamenta.ri, « allo suopo cri far conoscere, nello linee geXH'« raJi, i m etodi coi qu.itli i.n Italia. e aH'es·tero si procede: ttl,, l'addestramento m~l liro della t.ruppa e doi rispettiv·i coman« danti o di rracciare ~ùcw10 ùìrcttive che possano servire di "'gu ida. per uno st11clio pjù pa,1ticolareggiafo delle, ist.ruzioni
«
- :e{~
«suddette» . 3. Il programma delle ..-l nni portaWi ed a·rtigli:erie si suddivide in quattro varti : 1° ,nozioni generali sulle a.r mi da fuoco portatili, sugli esplo.sivi, :;ullo arnrì bianche; 2° esame teorico prntico c..l elle anni di fon(eria. d oi V,bri eserciti : {'ucili, 1mmiz'io·ni, a·r mi da inastare, pistole; 3° esame teorico pratico Jell'a.rmamento delle principali ca-Yallerie europee; a1'1ni dei fuoco, n nni bianche; 4° a r t.iglie.ria, da campagna; cenni sull a.
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Dl.!:I S01"l 'OTEN.ENTI D I FANTE RIA
organ 1.zzazione, e sul materiale clell'a,rtigll··er.-1·1 ·1 •· • · ... • • e a campao·na ·1 · O· ce1 p1n1c1pa.l1 eserc1t1 euroJ)e,1 . 601,·1 m,, 1.1·a , . . . . . . :' . ' · «· , , conoscenza del I.e 8\ ol~1z1~~ i, _della, ~e.noi.~ d1 p~s1z10ne, dell'esecuzione del Liro e degli efJett1 pratici de1 va.r1 proiet.ti della batteria d.,1 c·-tnl p~~
.
'
Scopo di ta.le p rogramma è : « D~ completa.~'e n eJl'uffì cia.le l e çogniàon i s ulle a r m i. « . , .:' D1 met tccdo rn . g:n,~d~, media nte Jo. studio pra,tico dell ~n~amento portatile de1 vad esercì ti n:1ode.r ni. di saper « gm~~care delle quali ~à. meccanfoh0 dell~ vaJ:ie ~,rmi, come « da.11 ·~n~egn~~ento s ul tiro a ppren de a, sa.p'er giudicare delle « qua·ht~ bahshche del.le armi da fuoco portaLili. . · . « D1 lencdo a l. corrente s ull'organizza.zione e sul matr « iwle . ~ell'artiglieria da. campagna dei p,1·i ncipali esereiii « europei. . . .« Di. fargli eonosoor.e il modo di. manovra-r e e di eseo-iÌire il fuo~o de,H'artiglieria da ca,mpagna itaJ.iana » . "' . 4:: ?'h esereizi pratic.i di topografi.a sono informati ad 111 1 :~~c[''.-~1z~o ra,zio~~ale 0 _cioè n on a:ll'idea di prepa,1} {•e dei topo~ o 1 a~ disegnaton o cle1 m.a,ppaton, ma. a quella, di ottenere che ogm ufficiale sappia : _« 1° leggere eon faeilit,ù,. e s·ic nrezza Je carte t,opogra.f ìche « e 1r1cavarne lutti i dati che <~sse possono· fornire ; « 2° percorr er.e il terreno col·l'aiuto de,l h~ carta. ed anche « senza carta ed in te1,p1'etarlo con cri,terio :milita re. : « _3°. _riprodurre col disegno, per scopi rn ili ta.; i, piccol i « tra.tt1 eh terreno i,n p roiezione orizzontale ed. occorrendo. « anche in prospettiva,; · · << 4o Completare ed illustra,re Ja cana lopooTa,fica e, o·,li . . . b o « seh lZZl con hre.vi descriz ioni, le quali ch euo tutt1e, lè notiz ie « che col cLiseguo nqn si possono esprimere» . .[I. corso cli questi esercizi topogra.fici è diviso in tre par t i : · nella prima. s i fanno eserci7.i colla '. l'a,~oletta :PretoriRJn.a. e con stni.menJi d i. r il evamento speditivo ; · :nellà, seconda s i d àn.no akuue nozioni circa le oper azion i g,eod.eti.d1e . e topogrnfìch~ occorren ti 1)elr la costruzione delle ca.rte. si a.ccenna ai metodi -con cui vengono costruite e r iproclotte,.l e carte n azionali e s i d iurno f.l.Jcune not izie sullct cartogra.fì.a cleL pr in«
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ciipali Stat.i europei ; nella terza parte si. fann o esercizi di le~tura delle carte, leva.te a v ista., :itinerari, memori~ descrittive sc!l'izzi planimetrici, in pr ospettiva, ecc. ' 5. I lavori da, zappa.tor ~ cos,t ituiscono alla scuola cli Parma un insegnamento, che, pur.comprendendo Je, neces.sa.rie nozion i teoriehc, rivestono caratt.iete tntt'a./'fa.tto applicfbtivo e rniran,o : 1° a svolgere pr11ticamente tutta l'Istruzfone siii lavori .cla zappcll ore eh /cinterùi; . 2° a completare l' istruzione degli aUievi circa l'applica-210ne cle.Ua. forti;Jìcazioné ca.mpaJ.e, jn r ola1.1ione a.i moderni progressi delle- armi ; 3° a fornfo:e alcune pi1'i estese n ozioni , eh-e in teressano l'ufficiale, specialmente riguardo alle varie specie- di comun ica-z ion e ed ai va.r i mezzi di. disfruzione s.ia dielle comuni c,1 .zioni stesse, sia dogli ostacoli naturali e,d a;rtificiali. · 6. Il se,l·v izio dei materiali dèl gmppo C e le riparnzioni .alle. a,n:ni, ehe nostituiscono i I n. 6 clel. progrn.m1i1a, e che probab ilrnente col nuovo prossimo c;orso as,sumerit il titolo di « swrvizio d' a1·maniento », ha,nn o per i scopo cl i dare a,gl i. ufficial i quel I.e conoscenze te01~i co-pra-ti c he, per le qu ah possano l'eudersi in grado di fun7,i.on are presso i COl'P'L da uffidali d'a,r-m amento. Da questo solo è fac ile riconoseerne l 'importa,nza,. 7. Nella Pmticci clei -i:1tri. 1Jen;iz.1. gli allievi vengono addestra.ti, comandandoli a.i ser~1 iz1 cli p 1cclrntto, dei viveri, a.ne xiviste delle compagnie, alla consegna <l0gli oggetti da ripa:rare, a l. colla.ud.o delle ripa:ra~ioni eseguite, ecc., ecc.. ; e l'jn. segnarnento dei 1·egolcim,enM. v ien loro fatto, non solo in modo teorico, ma esigendo che essi si addestrino nell'insegna,rli agli uomini cli lr,uppa. Sarebbe forse logico manda.r e ai corpi uffici ali c.hc non. conoscessero i regolamenl',i ? E qu amlo escono da ~foclena ne sono digiuni. · 8. All'a,dclest.ramenLo pra.tico degli allievi niegli esercizi regola.mentari da lla istruzione individuale su set per gradi fìno a; quella, cli batta,gh one vien data presso la, seuola, somma importanza, non solo perc-hè tah esercizi ha nno molt.a attinen~a con l 'a,cldestrament.o ta.ttico, ma. alttesì. per il fatto che dànno modo di sviluppare nell'ufficiale le, qnalWt cli istruttore e di
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l>F.J SO TTOTEN EN TI DI FANTERIA
renderlo abile nel d'ii-etto comando della truppa, e perchè è sola.mente coll'esigere una inappuntabi.le conetteeza. 11ella scuola .rli comando e nel contegno degli tlfficiali fra Je. .r io·he o o d innanzi. aJ. pròfnio riparto, che si :potrà ottenere :nella inente dd soldato un concetto fa.vòrevole del proprio ufficiafo, ossia la conyinzion<~· della costui a bilità anche nella condotta del suo riparto, in guerra. Da questa. suecinta esposizione dell'indirizzo e dello sviluppo, che vien cla.to alle JH'incipali. materio J.'inse.gnamento présso il cOi'so compl ementiH'<:> dei sottotenenti di fanteri a, a,ncl1e senza. tener con to delle altre, qua..li la, scherma, l a ginnastica, il tiro al bersaglio, ecc. ognuno può esse,rsi fa tto ur1 concetto del valore di quel corso, e p uò a.v,er con1preso se a.b bia gius to· fondamento o no l'idea, da mo già espressa, che una pc1,rte ass~~i considerevùle ·degl'insegnamenti in esso impartiti for.m.ano ìl corredo uecessario di ·giova.nj, l:he, debbano fan~ iJ loro ingresso 11ei regg.imen!i. come ufficiali, a.nzichò il complemento n.tile d i ufficiali g ià, idonei a.l loÌ-o grado. Ammesso adunqne ciò, come io credo, n on s,i possa fare a meno di amni.ettere, non a.vrebbero ~1ssolutamonte più ra.gioned'os ser<.~ quelle voci hurpi a.nto (che ta1vòHa si sono udite a n che da taluni uffi.cù11i provetti ed a utore.voli per lunga esperienza cli vita militare,) perchè i ·sottotenènti di :nuova, nomim1, non sono jnv,i a.ti direttam"Jn.te ai,·corpi. Non è gil.ts-to consi.clerare come perduto, o almeno come non be;ne im:pìegato, un periodò cli tem po in cui a qu.e.i g iovani ufficia.l i v,engono impartite molte cogn~zioni, ch e essi non hanno, e che pur sono indispensabili per d isimpegnar bene jJ loro grado, un periodo cli pochi m.esi durante il quale essi vengono- addestrati praticamente in molteplici at't.ribuzioni inerenti al loro impiego e pe:1: le quali, se la, neèessaria pratica <l.o,vesse àcqui1Sta1t$Ì pre:sso i cor pi, o non vi trovetebooro i. n eee.ssa,r:i: mezzi , oppure il loro addestramento vi si farebbe eo:a isca,pito del prestigio e della disciplina.
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Stando cosi le e<}Se, io ritengo nor., dubbio eh~ il corso compl ementate <lei giovaiii sottotenenti presso Ja,' scuola, di Pa1:m,a r isponde aèl urn~ necessità assolu.ta, e ehe per quanto si rife.risee alla direziùne di quel co1'.SO ed al corpo· degli insegnanti, · che vi sono addetti, ]e mansioni di quella, cd il còmpi to.di ques ti non potrebbero essere meglio clisimpeg11ati di quello che a.ttnalmente sia,. . Ciononostante però, ù1 ·con,segu enza. cli ta l. tme considerazion i ch e ho g.ià E).sposto ed in particola.r m.odo per le c.on dizioni, in cui s i trovano i sottotene.nt i di nuova nomina, cli avere cioù un grado per il qtta]e non sono riconosciuti totalmente i:lonei. e di non e-sser-e qu asi per nulla, mat,erialmen.te interessati alln studio e al lavoro per a,cquistarsi tale completa idoneit à, g i acchè tu tti sanno di n on poter perdere i I grado acquisito e parecchi sono in c;,ondizione cli non potere, n.e,ppur volendo, o l)erderc o o·uadagna.re a.J eun. ,p osto d' a,n zianità, - sorge0 ~ bb' • ranno certamente n ell'·an irno del let tore akt.mi. clu ·I , s ui quali non. gli può esser e che na t.male il desiderio d i schiarimenti . Ora quesl i dubbi, che presen to a m1'.\ stesso in forma di do~ mande, pa-rrni con.ven.icnte di qui esa-mina.re, per ved~re quali ,ne ·potrebbe,i·o 0ssere le più convenienti rispos te, o6srn le logiche conseguenze che se ne dov:rebb~ro dedurre. . . E. i nnanz i tuao, mi chiedo : con viene, oppure no, d.1 nn·partire gli studi d~l OOJ'.SO complementare_ai. gi?vm:i u ffì.cia.Ji dopo di aver- l oro eone.esso quel gra~lo? .~a m1a n spo~ki, sa,rebbe o·i ò, compresa nelle prime pag1-ne cb questo scn~to, l a ùve di:Si che l'attuale soluzione può essere m1 vantagg10 per le famiglie, Je quaH .dopo ch1e soli anni, di scuola, s i_ vedono , i figli gi h st abiliti nella carriera '. m~ _non pa.n", _soluz101~0 che r isponda al vero bene dell'esercito . .La co1wemenza eh con: ·ceclere il grado di ufficiale a.i giovani solamen te dopo averli · portat i ad lma C<}nìpleta idoneit,à pel ?i:ado stesso, oo_n tre an:ni. d ·.i scuola .' di cui. uno debba essere 111 gra.n parte di pra-
eh
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Dg l SOT'J'OTEN.ENT I DI F ANTER IA
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Il, ('ORSO COllP l,EllE:-ITA KE.
t i C"1~ a.ppliraziouc', -
dopo r1un,nto fl,bhia1 1H) esa,111 inal-0 anchP i n conifronto con quel loche avviene neg li i.iltri eserciti, - l' evidente per sè stessa. E Llir<'> inoltre c-Jie ciò è concil iabilissimo pure con gl'inter ess i cli :famigl ia. poicllò basterebbe che il rrrzo anno cli scuola fosse gral,11 ito. Lo S taco ne anebbe al tresì vantaggio :n,n m1;,,:iar io. giacclu'i l,t spesa del mantenimento degli al li c\-i per un. ,inno sarebbe ceno a 'S!bi iuferiore alla somma degli sti,p endt loro come, sottotenm iti aggiunta a Jla quota che v ien loro ron cessa. prr l~t mensa della sc uofa di Pflrn,a.. Attrn cloma ncl.a che può sor ger e n at11 rale è r111 estit. r:.iflt;Ci11.nclo pure rhc gli allievi frequentino il corso complemenf.are dopo a,ver 01tenui.o il grnclo d i sottot,cnente, perchè n o11 vi0ne cons idera to ('()llle parte inregra,nl,e ciel reclufamento degli ufficiali r non lta, il necessario peso almeno sulla detNmina;,,: icme lloll'an zia:n.ità rol;:i,l;ivn. fra tutti gli 11ffi.cia li cl i ogni corso ed in. modo identico per 1.ulti? Oggidì cp1rsto non :wvien r . Jn og11.i co1·1;;0 dell a scuolfl, cl.i Pa.rma, gl i a.lhcvì si trovano 6SSC're diYiSi in Ìl'O diVC'l'S0 anzianità quando, per eircostan:i;e cli ripetenti o cl"al 1ro, non Ye nr, siano a,n c ho piit di tre. .Norma.lmcn éc \'i sono : l rimandati dal terzo a 11 110 de ll"A.rcademia, cli Torino, con imziani"tit precedente a, tutti gli Hltri ; i. prom.0$.;i a l JH'imo csarne della scuol[1 d i Modena . nominati ufficiuli con Boltettlino <lei primi eh settembre e in fine i promo~si all'csarne cl i riparazione cl i c1u.est'ulti nrn srnola, nomina.ti a.llH, :fine cli setk1mbrr. I ris11ll"at i oltenuti presso la semola, di Parma. hanno per effetto di mod ifica.re a.l,quanto il _poslo·cli fl.trnian.ità relat,ivo., ma, non ([Uello dcll 'a.nzian ifa n.ssoluta. A\·,·iene qn indi: 1° che i trr o quattro rininnclati dall'.à.cc,aclf)niìa , per qua.nto d-cticienti, non 11 c pe.l'dono a l. cuno o tutt'al pit'.t si posspno sc::rn1b ia.rc fra cli loro il posi.o che occupa.vano. con nessun vero danno reciproco 0 restando sempre in lrsra a, tntt i g li. altri del corso ; 2° fra i promossi al primo rst1111e cli ì\Iocle11fl, che, sono i più numerosi, è bHnsì vel'O c he i m igl iorj , se 11011 Stl.ld i.nn o, possono retrocedere d i molt.i posti e<l e&Ser nwssi in roda alla lorn promo:i;i one, mu gli ,iJti,mi della prorno7.ione stos·sa. (che ge-
nd
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neralmentr '-01'W i meno giudiosi ed a,nche i lJlLL sc;aclruti in w n clotta) per CJll:fl n to COll ti ll.UÌ 110 a non studia l'e ed H eone] Il rsi male. rimflngono semprr al loro posto d'anzianità e, .sa,pC'11d olo, non sono por n u llfl, interessati all o st.u(lio ed a, migliorare 'la con{lott.a,; 3° dei prnmossi al secondo esame di ~[odena. norrnalmen tr in numero ,issai inler.ioro ai prrcedenti. ·(JHC'lli che sono i1 1 tcskt ( i quali per lo più sono fni i buoni . r irnan<lati in una. sola, nia.teria. e con mcd ie comp1f>};siw <;u periOi!.'i a. cl11elle rlrgli. uH i mi d<'lla pr ima. prom oz ione) , pN qu anto studino e per quanto bene si comporlino. non potranno n,ai avvant11gg i.arsi d i alcun posit1 r rirnfl1-ra111 10 semprr, dietro ai loro coHcghi clello slr•ss·o corso di '\[odcnn, e dello s tt',;s,) corso cli Pfl1;11a. per la. sol,1 causa di aver aYuta la noi11i11a a. sotfotcn r,iie poche seU ìm anc dopo. Quelli in vee~' clic sono in coda . e che nai11rnl111ente :ono i peggiori di )foclena. si trovano :in migl iori co1Hliz ion i, poichè non h anno assolut..1mento nu ll a cla. perilne se continuano a far male e fl non st.,Lclinr<'. nrn posso110 m1l;1\·i,t guadagnar0· qnalchc posto st.udia nclo e rnigh oni nclo IH c:onclot.ta. A me pare che i ulte queste nnoma.lir. quesle diverse condi zio11 L rli a.ll icvi rl·ello ::;tf'sso ro l'so, q11esti diversi trntta.1ne11 ti ch0, ricevono per circostanz.e di cosr. in causa della poco tlif·feren te anzi ani1i1, assolntfl che vien loro assegnata usccnd.o -d a j\fock na. per qu anto legalmen te sa11;,,:ionati. siano e1;izia.li. ail. buon anela.mento del corso <' -alla ;;,ua, comprr,gine tli.;.;ci-
plinrt.L'C . . Per TirnE>diare ,\ mli inco1weniemi noll so se ,iltn possa escog;i1,are qualche migl:io,re mrzzo, m a io non Yeclrci alL1;a soluz i~11e e,lte· quella di far in modo che l 'a117,imiil;'1 dei soLtote11enJ,i dello stesi:o corso cli Parnrn. fosse per rutti cgnnlment.e sos1,1esa e venissi) determ in a ta alla. fine del 1·or:,;o i 11 _moù o L:lie vi fl,\·essero pa.ri infiuo117.,a, i risultati della scuola cl, Modena ~ quelli della scuola, pratica di. Parma. Credo,_che ~sì s?lflmento si possa <·oncap irè un a vera Scll oln dL apphcaz,ono per sottotenerni cl i m10\·11 nomina, se di essa si vnol tener f> ~1:clcgua,to 1.;on to pel r eclu.ta.mcnto cl i. uffi.c i.n,Ji ; ecl io ritengo che -in orip:ine. c1uando fn ideato questo 1·orso complemen-
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I L CORSO COMPL EJIIENTA RE
DEI SOTTOTE NENTI 0 1 FA NTERIA
lare, cl.ovova essere nella me.n te del l egisla.t01·e l'idea di da.re ad <~sso il necessario peso nella graduazione dell'a,n zianirà in modo più ra.ziona.le e p iù giusto di r1u!ello che effeltivamente n on avvenga. La, terz·a, domanda che ·1x1,rmi si possa affacciare sarebbe ques,t a : se convenisse mai sci ndere i n due parti gli attua.li insegnamenti cleHa Scuol a cli Par ma e c.ioè quella, n ecessaria per coprire il grado e le fttnzion i del sol.to!·enent~) da farsi in 1.m terzo anno della Scuol a. di J\foclena; e l 'altra, parte, veramente complemen tare, da impanirsi a lla vigilia della promozione al grado d i t<:Pnente, con ·in:tlne1Lza, gradu atoria sulb. prowo:1.ione stessa,, o fors'anch e aJla vig ili a, dell a promozione a capita.no. ' · Ch i ha. posto benè a.ttenzio.ne ai proga:amrni del co1·s o, c.0:111.plernentare, ed ha. potu to for ma.rsi un con celto dello svolgimento che acl essi vien dato, si san\ accorto che ta.lune materi<~ ed alcune, pm:ti di altr e non soJJo per verità n ece.ssari11 a fon11aro il so(:totenente. Ad esemp io· lo tituclio delle a.rmi porta.tili est<~re, così ttpp rofon <lit.o, como Jo si fa) riesd rehhe assai più proficuu se fosse fatto ad uflì eiali g ià, provetti e più seri eh e non s iano i gi.ovan i sottote11ent.i; i qua.li non vi pongono tutto l'inte-ressamen to che sarebbe u tile, non veclondovi l'immediato loro va11tag,gio, professionale. Cosi p ure gran pm.·te del le esperieuze di tirò n on solo riescono p iù interessanti per uffici ali, ehe. abbiano già avuto campo di assiste,rei per una ~erie d'a,rmi a;i tir i indiv iduali e collettivi, che si. fanno, presso, i reggimenti, ed abbiano giit faU,a l'ist11,1;;;ione. sul tiro a i propr:i: soldati; ma, ciò che più i1nporl{~ ancora., le conseguenze pratiche che da tali espc:r.i.en ze si dovrebbero rioava,r e, sarebbero re-se nor.e a i corpi con rn.a.ggiore aulmevole;tza, e quindi con più. fecond i r isultM i, quando v i ar.ri vMsero pér operti cli u,ffici ali anzi.an i. anz ic bè per bocca cli nuovi sol;totenenLi, eh e, al loro pr.imo ingresso ne·1 r eggirn<:!-n to. n on posson o avere a.lcuna. voce in capitolo o r isc.l1ierebbero cli esser giucl ir,ati 1~ome pre-tenziosi e saccenti.
Altrettanto può d irsi deJla. rna.teria d'inseguawen to, che, . rigu ard,1 i rnateriali del gruppo C e le ripara.zioni alle ar mi, ossi a il cosi d~tto servizio d'a,1m:1,mnento. D'ora in po i spècialmente che, secon<{·o .10 d i::;pos izioni miniswriali, le fon~ zioni cl i uffi.ciah~ d'm,ma.m0nto ai corpi saranno aJndatf) a Nt,pitan i, 11 na, tale istruz ione fa ì;ta, ai 11twvi sottotenen ti non solta.nto pu ò destarD loro poco .i nte.ressamenfo, ma pot.r~ essere soverchiam ente p1iemafora. e quindi con risultati d.i tmti. utilità nmlto problema,tica., gia.cchè i fru tti cli tale insegnflmento si dovrebbero, sentire a lunga soadenza, quando sarà facile che gli a lliev i abbiano molto climontica.to d i eiò che si insegnò loro tanto tempo prima. No.n pari·ebbe, q uind i inopportnuo studiaù1 .~e c.onvonga ad.di venire ad una, netta separazione d i ciò che n ei p;rogr ammi della ·Scuohi, di P ,arma cx>sl;it,n isc:e il c:on edo n€cessario cli n na pratic.11, istruzione per i sottotenenti e far ne oggetto cij in,seg~1amento appli c:a;t ivo in tm forzo an:n,o della scuola (ii Modena (all'occorrenza gratui to, come dissi p i.ù sopra); e r isE~rbare in.vece. }e materie vera,menJ.e t:omplement-a.ri ·--· qneJh• cl1e, pu r essendo di gran de giovamento, a.Ha culturn, prnfessionale <legli uffi ci ali 110.n .sono .irndispensa,bili al servizio dei sottotenen ti. - - r is0r bad e, d.ico, acl un corso special.e presso l a. 5,cuol a cÙ .P.a,r rn.11. per i. sottotenent i anziani o for,se ane;or mcrrlio peit· i tene,nti.
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Questi SQrio i dubpi principali ehe si sono affacci.ati alla m ia mente n><.~Ho studio del co.rso com pl~mermw:e per i g.iovani sottotenenti e che ho creùuto, bene di d iscu tere alquanto 111 q 1~esie pagine, senza però a,ver: Ja. p retesa, c·lie alcuna. delle soluzioni da, me acc.ennafo debba cssel'E} la. v·er a. e sola adottabile.. Io non ;1.v rei la necessa,ria, com peten zti, per pronun . cia.rmi. in modo assoluto e n c,t1 ì~ :,iato con simùe in tendimento che io ~~bbia, scrit to. Volli fonde,re aJlo scopo di. far conoscere, al pubblico m i., lita.re, p iù cli queJ lo eh e gener almente non s.i. conosca, 1 1
1563 1562 JL CORSO COMl'LBM,E!iTAIIE UEl SOTTOTE!SENTI DI FAl'iTEII IA
..:or so 1·0.rnplemellt,1:re dei sottot~n cn ti di fontoria, r:i i n p ari Lornpo ebbi di mira eh richia,maro 1111 poco p iù di benevoli sentimenti Yerso q 11elrist imto, la. cui benefit.:tl operJ \ler l'('sor ci tu ò forst?, da tù luni }1011 COII \ '(:Hl le !l te111.m1Le u,ppre.zzata. ) ra sicco111e ,tutlo è pcdel'tibile ti questo nwllClo, J,o ('reduto che non mi si potesse Hscri ,·ere a colpa, se, rile,·ando rnhrn i inconvcn.ient.i, Jto cercato ùi studiare, con 11uali mezz i si JJOtrobbe forse elim i11 arli od a lmeno diminuirh. Altri pot l' it suggerire soluzioni migliori . Tuit o ciò <;he riguarda. il buou reduta1111011to degli 11ffiòaJi, r· spec.:,iu.J.monte (lu.elli di. Ja,11te,r ia. che ne sono la mn,ss,l p r iul:ipale, è troppo imporlallCe per il bene d,oll'eser citco, e sarebbe follia non por.tan·i tutto ciuollo studio e quella cu rn 1;ho ri 0ltiede m i. i;i milc prohlema di oi,ga,ni ca militare, oltremodo int1ucnte snl.ltl, .saldooza. e i:;ulla c_lisciplina del l'eoc,rdt<1. Io no11 po.-s-so sapere se an-ò ragginnto i miei modesti intenti. : <1uesto solo so ehn ]10 scri tto per ,'ivo amore, della .11ostn~ fon teria, i l 0tu bene dov1:obbc. esser0 non solta~1to sullo labbrn, 111a, piit ancor a 11cl .cuorP e negli ,mi di tuui coloro 0he vi n.ppartcngono. L u gl io Hl02. A:,;t;EJ.0
·sc1-rnso~J
le,,.cn le c<>i<Jlr'flfllu di f'ouLtn'rL
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IL GI APPON~ NBL PRO.BLKll AORIENTALE STUDIO STQfUCO- MILl'rARE
Da.l pas·:mto !:>torico e JalJ.e 0onù.izion i ,present~ dcll'impe,rl) cinese e dal metLCre qti.este in corrclnzione tlegÌi e,·enci eh,, indussero, 110n ha gnari, lo potenze C'Uropee ,,d inlcn·enire, colle efficaci ragiOHi <lelle a,n ni, jn <1nesto S tai.o pei· re1>ri mer0. uisorclini gra'vissi mi e vcndieare lo 11ote Yiolcnzo, originate dal ;:;angui nclrio c<l i11rol1ernn1.<-: f,-rnatisnh> dei Doxer, parecchi .,;cri.ttori i.ra~sern valiJ i. a,rgom ent.i per intravvedere in quelJ' in1erve11 to un sacro ed esclusivo còmpito delle civill:\ occiùcntali e per r,wYisarne col ferrnre tiella immaginazione, a
granJc. (li.scÒrnza, il lusi ngh iero epilogo nell a i::;ta,urazi one in que l. vastissimo inipero di u11 gove rn o saggio e fone, tale cioè da pormetlere ai Cinesi il rnggitmgirnellto di nn he11essere 1;;iliui/,e ed cin1tonico coi. tcmpj . Non fu però mai ben c hiarito co'JJle l'Europa pot,etSse tlisimpegnarsi con su(;{;esso uelht importante mi-;sione che s ·era irnposta. cht} unzi per le pecu liari couclizioni o per la lonta11unza, del ·campo i rt eui t-a lc rnissione (lo,vcva svolgers i, parve i1d alo-i stndiosi, ai::;soluta,mente impari a,1 mandato. quando questo non voglia, come non deve, circoscriYersi nell'adozi.ono di tempornrwi paJJiH,Li.vi. T a nto più oli c l'E lu·o,J_Ht, itifotta essEi stessa tlu disconliP e nvalità insanabili, mostr,i g ià 14uei m11ln11ni ollde sogliono essrre minati gli organismi Yecc-h i e per ci.ò i nsnffi-c:ienti a.J es(>rc·iwre rn1a c.flicacc\ azione· viv iii0,1tri'ce. , .Pensamlo ,l cosilfatta disparii:à rli opinioni e dando il peso. (.lhe, merira all'int-ento ulfouo delle potenze <.:oalizzat,e, ('he ili
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l L GIAPPONE NE L PROB LE llA ORIENT ALE
fondo in fondo più cli un pl atonico inteì:esse a, fa.vore dell'ineivilirnento della Gi.na, vedono sop ratutto i n questa. nna g r ande ricchezza da. sfruttare, m i a:vvenne più volte cli corx,ere, colla mente al G i.a,p pone e · 'di chiedermi so non. dovesse d i colà partir e invcc,e il g,rido della r iscossa, de,l,Ja, .sopi ta civiltà. orientale, g ià maestra del mondo antico; se non. dovesse coEt nascere un Monwe asiatico che, unemto. insieme i cl~ sti n.r del la. Cina. e del Gia.p pone,, ema,ncipasse l'tmo Star.o e l'altro da ogni ingerer17.a for estiera, troppo spi nta, senza, tnttavra pi i\ rinunciare a, quelle relazioni c.ommerciali che sono fonte di ogni r icohehza ed aculeo sul cammino del progr esso. In questo pensiero volli scorrere le opere. e gli set.i r.ti di maggior credito ove si i:rovano tra.tteggrate, colla' v!it-a sociale e politica 1n odierne tendenze dell'impero d.el 1'Iikaclo c. le 110t.izie che vi rinvenni e Je .c onsiderazioni a.lle qualr fui. tr atto, m i conferma.r ono n0ll'anz1cletto concetto. Sicchè rn i pa.rc. non Nano dirne qui qua.lche cosa nel miglior rnoclo e p i (L breve che pe r ·me s i possa. ··
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Caddero, a m io parere, in errore co loro el1E:, col Nucc i e ,con .a'Jti:i. autor i, pa;ragonarono l'ultima. guerra- c;ino-giapponesc a quella che, Roma cqndusse contro Car tagine e che protms,se oon memorabile costanza e tenac ia fino alla distruzione della pericolosa, rivale. E l a :ragione dell'errore sta, p rineipalmente in ciò che l'oggetto della contesa rrn quelle due repubbliche fn il clominio del ìvfoditorraneo che Roma voleva assol u.tan1ente ed un icarnenGf per sè e n e'J quale essa, b~n e a ragione, ravvisiwH, u no -dei mezzi ·inclispensa,bili. a soddisfar e la s ua missionè conquistafrice, onde cupido vol.gea lo sguardi} alla ;Si,cilia e. cl alle .a.ltr e ubertose <terre che i 11 qùel mare ù1lfaccia no e S1U]fo, quali. in un modo o ne ll'al h:o pesa.va l'ingor da dominazione car tag inese. Cartagine, governata da mercanti che v i a.vevaiw crea.to. l'oligarch ra più so~da e cla,nnosa, ponendo ogn i sutt .aspira.z ione o vanto nella r i.ccliezza, non poteva in nesstLn modo adattarsi alla, perdita, delle sne più opulenti. fattorie ed. . .all a. r inuncia dell'egemonia, in qùel mare cho er a abitua.kt a
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contiillera re come s uo ; Roma, erà troppo orgogliosa per tollerare sul suo orizzonte po}itico altra potenza che non Je fostse vr1ssa l]a <" tributar ia . .L;a. lotk1, du nque, doveva· fatalmente a;ver_e pt'l' fino ul.timo, la cJ:istruzion e cornplet::t. llello Stato nenuco . . .c:\ .ltro e ben. diverso fu, com.e si su, la meta che il G.i appone si propose nel 1896, ed. ·il domi n io del ma r,e fu mezzo non fine uJti mo r1,Jl' impresa. 'l'roppo ,tccorgimento pol iti co e troppo a cu:mo kh o-iù, dimostra.io, speci<~ in questi ultimi tompi, · ,quell' imper o ;erchò si possa. fargli il torto cli asc.rivorgh l'inten lo di pro~la:rrtarc e peggi~ provocare ed onenerc i I Delencla Cina, come g'ià l' intran s1g~:nte e severo Catone t,uonava nel Senato romano per Ct'.,rtag1nf'. Chò forse ru.1 giorno, qu:anclo, le potenzo europee spmgessoro troppo oH re la bram.os ia. J. i conquisto 1erritor iali mc>,n.omando l'integri tà dd Celeste Impero, molto probabilmente. il Giappone sr tl"over ebbc a fianco l a Cina,, l'icondottia a. suporio1'0 l ivello e per 1Jolenza, m~litar o e, per pe1•fe.ziona,nwn1:o civile, ecl accotml!lrnt:a 15eco noi vii;ale inte~·es·sc~ del la difesa de-i mar.i e dol cmnmerc io· 0rient:a.le. Le e n.ergic la.Lenii cleUa Cina, 'sono imrno.nse; le r icd1ezze a1ascoste inconcep i·biJi . 1.Ia 1w n climeutichiarno c he 400 mi lioni d i esseri uma.ni 00,h ì v ivono E! elle se ora vivono squallicla.me1Jte, a llorchè l'incivilimen l.o ne a.vrà sollevata la. dignità, vonam1:o e clonanno a vva tersi rfi quen e energie o d i r1uolle r i cchezze che t} pa,rte iu tegrnnto del .lorn suolo o fruiJo delb n uova atti vità cui sarm1no .stt1Je r ich'ia.nwtc. Questa immane popolazione, ,111a 11clo v'i. si potessero applicare i rapporf;i c he n,e,gli Stai i europei corrono frn., la popolazione ed i rei iì.tL vi eserciti, JlÒtrebbe a-fficlare la, lli,fesa. dei s noi diritt i a p iù di lO milion i J i aJ.·mati, sen 11a coni.are la. flotta; esercito che non trova·riscontro per numero n emmeno in quell i leggenclai:i di Sc·rs1~ e cli. Ciro, rntt c he a cti ff.crcnza d i q uesti, chc altrn. non erano se non valanghe uma,ne spinte da m1ica .. autorità, asso luta ed indiscutib iJe, sarol1be -a nimato ~la,l soffio ,p otmie cli salde virtù, e prima !;ra, queste l'amore del sa.ero suol<? nati o, ,ml r1u.a Ie. .I a Iohn, s'impeg nornbbe. 99 -
A NNO S L\' 11.
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I L GIAPPONE ì:>EL PROBLEMA ORIENTAI.E ·
IL GIAPPONE NEL PROBLEMA ORIE NTALE
Un Giappone isolato nell'estremo oriento sellZF.I, alcuna mi~sione estrinseca, quando il suo progTetsso ognora cres·cen1tc e b sua energica Yitalitìt ne spingono l'influenza iTresistibìlmente fuori dei con.fini, ò inconcepibilB ed appa.r e in.vece moli.o pi1'1 Jog ico, anzi l'unico còrn.p ito ammissibile, l'a,ttrarre ·11 ella s ua orbih1, la Cina che sola le ò prossima e che per tanti elementi gli rassomiglia. e colla, qual.le esso potrebbe in certo qual modo militarmeuto completarsi. Non il DelendCL Cina dunque. ma il Conclencla Cina dovrebbe esclamare lm moderno (fa~ LOJJe giaJJponose so quella :non esiste.sse ! Che fra l'elemen10 clireLrivo e fra. le alte autorità cinesi si incominci a comprcnclere fi n aJ.men Le l'intornsse e<I i1L Yu1ll;aggio di uscire dal fanatismo e dall'isolamento in cui si lcnnero :fìnorn i fi.gli del Cielo, no11 può mcLtersi in dubbio, sol che si. pensi al clnimmci cl'i palazzo del 1898 in cni, con ru:dito colpl) di Stato, l'imperatrice ,·cdoYa, madre dell'attualo impcratorf> Kuang-Su fece d it'hiarare pazzo quest'ultimo, <1,ppunto p~rchè, ammiratore de ll a civiltà· eurnpea, aveva, più volte proclamata la necessith di riformaro la soc,ietà, cinese, monrre essa sorrcLL,1, ed, a sua voUa., prn1cLtrice dei Boxer& disprezza queste teorie rinnovatrici o no od ia. e perseguita i sostenitori. E fimpcrawre J{uang-Su t' appunto cli questi, ,mzi si può ~I.ire un procutsonl ed un apostolo della i:igener1u1ione cinese, imperciocchè, intelligente e cli larghe vedute, di soda e vasb1 collura., che ha confortato con ] 1mghi viaggi fuori del C~l.eslo Impero, s i dice aulore éli un libro inrportantissirno intitolato profeticamente L'unica, spemnza cleUa CinCL, nel quale, additando B,i s uo.i suclclil i l'esempio dt:L Giappone ~me . a lwce e gukla, li esorta afl i &pirarsi alla ciiviltà europea e ad uscire dai sei classid cklla loro storia, in cui fossilizzaq1closi 1:ima1n gono (son sue parofo) ~< indolenti, I ZJig1'i, inutiti, pieni
cU orgoglio nei loro pcdcizzi. mentre ··il 'Paese ·va 'Ìn 1·ovina
».
E' un papaccio che ci crede - diamogli r arsenico ,,. avrebbe esclamato_ la sarcast ica musa. del bnon Giusti, e così cleYc anir pensalo l'astuta imperatrice. convertendo, c;on snnto affeHo materno, ra.r senico fo un ~liploma autentico cli foH i a. peri col osa! «
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U.l .non è in pote;rc di. una donna, sia 1rnre :lì.gli.a. del Cielo, faro argine al cammino dell'umanità e già estese associazioni sono sorte in Yaric ptl n i del Yastissi mo impero, e s pooialmente nel rn~zzogiorno, per sostenere e d i (fondere le sane teorie evolutivo del glovanc imperatore. D'altra parte se non può con certezza affermarsi clie il Gi appon e )avori fin ùa o.ra, in qu a.nto le condizioni politiche e militari odierne lo consentano, a.l raggiungimento ·dello scopo che ho adonibrato, è lecito suppoTl o fondatamente. Nè l'avor preso parte energica ed atLiva alla repressione, della sanguinosa ri,-olla dei B oxers del l 900, con forze superiori a. quelle del le a-ltre nazioni e l'essere allora. entrato n ell'accor~lo di q ueste, può ri!.ene1:si argomenlo 11t contrario, inquamochè, come dissi. i Boxers rappresentano precisamente il partito conse•r vatoro teazi oua.rio incarna to nel.la segreta Societit della '!'ria.de, il quale partilo si oppone ad ogni progresso ed innornzione. Occorre perciò prima d'ogni altra cosa clebolladi .p er a,p1·i re via al,le r iforme. G iov:a ancora ricorc.lare che i Boxers avevano proditoriamente ucciso il Uinistro gia,pponesc ,b P ekino, come già aveva,n o fatto col tede&co barO'lle Ket.Leler, o che infrn.e non or.a quello cerlo il momento di met.tersi in lotta colla coalizzazionc europea, nella. quale il Giappone r i ·chia.v.c1, con. probabiliti1. confinante colla certez,m, di perdere rnoralnlC'nte e militarn,cnte quanto s'cn1. andato guadagnando fin allora. c011 indomita coslanza e con va.Jore .ammire,vole. · Non è detto però che un giorno, mula.lo le condizioni, il giovane impero non abbia a ricordarsi l'intervenlo inatteso e ,tutt'altro che gi usti:ficato·, delle nazioni d'occident.e ad imdi rao-o-imio-ere i frutti d i um~ vitto1·ia acquistata p ediro·li t:> 00 b da solo con tanta gloria e con 1a.nti sacrifìzi; non abbia a ricorclan;,i rhc Port-A1-t:hur e, \Vei-ll!ai-wei, furono conquiJstate col sano-ue dei suoi soldati, e che, mentr<' da tutti si proclao ma.va, ·-con manifesta ironin, e con for ma :;olcnno, il principio della intcgriUt del territorio cinese, sull'wia piazza, si. issfwa la bandiera russa e sull'altra -qllclla ingl ese, due atroci spine nel suo cuore, per isvellere le quali , già fì.n d'allora. snrcl>b:.:
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JL GlAPPUNE NEL PROBLEMA O!ll&NTA LE
segùìta a lla. lotta colla Cina, altr11 C3 più :;anguinosa colla Russia e forse · colla. stessa Inghilforra., se il Go,verno gi appo1iese non avesse Jl l'llclentcmcnte e con grande saggezza po~ litica. saputo frenare la g iusta indignaz ione d.el popolo 1
'v
Le n az ioni di sviluppato sp.i rito guerriero sono quelle cui il destino h a. sempre assegnato i più impodanti còmp i't i nelh~ storia, dell'umanità. E so no in con dizion i di aclempierl i gua.n.clo alla potenza m il i1,irè si Ya a,d aggiungere tma. forte costitnzion o cleHo Stato ccl un s1rffi.àe,nte sviluppo di coltura. Nel primo stadio l a socieb\ risente da e.sso null'a.ltro I che t11·ii . iscomposti e poten ti. cho .,;ono ,però prepa,ra.tivi pec0ssi1u i nFl() svolgimen.to complefo de l I a i mportanfo missione. Minerv.-1,, tlea del.la sap ien za, cni. i;Ì attribuisce, l' inven7.ioue della scriU11rtt, e clelle art.i proprie a l vivere civile, :fn (l'all'acurne dei Greci rn:ffìg1u'aia. coper ta, d'elmo e, di coraz;.m. ,1v0nte in w 1a mano l'asta , nr lhihra lo scudo e spesso la. si confonde con Pa.fladc, de,t ci el] a, guerra. H pc,nsiero prep1ù,n, i'al volta, il ,campo delJ'azione ; quesl:a, sgombni tal alti,n, l'orizzonte al liber() alcggi.-u:e del prns i·er o, nM j·,1 giLtsto loro oquìIibrio ò indispensab ile alle ni em011a bil i imprese. Quanclo in e1.ioca. più avanzata tnwlorn.imt si ffat ta.mente 'il pens iero elle questo, assumendo esci us ivam ente su di sò l'uf:6.eio cli g uidare intto rorganismo e Tegolare rav,ven.ire, 1·isosp:inge troppo in basso l'irn portanza, deUe. •u mi fìno a trascurarla affaHo, Jo Stato diviene presto o tardi preda di a.ltro cli maggioro vitaliti\ guen:esca. ]~' il caso della. Grecia a.ntiM nel punto in cu i fo assorbir.a. dal la energia, dominatrice d i Roma. E' .il caso cli Roma, stessa, qua;i1do inebbriaita. cli el le·· nismo r icadeva nella fat~ile Ll(?bolezza c he, pr;Jvocò poi la cli. scesa, dei barbari e la distruzione doll'imma,110 colosso. _Del v:a.lor e clrll'cserc.it.o giapponese e del'le suo solido qualitit si <~ avuta lum inosa prova nella g ue.rra de,I 1894-95. i\fa. cib
li, GI A PPONE NEL PllOll LEMA ORIENTA L E
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clw lu~ 'lasciato ntaggionnente attoni ti gl i }Jun}pe.i, è sta.ta la
perJZLa che, nell'a.rte mil itare modenw esso rivelò di a,,er ra.o·giunto, si può dire, senza aJ.cun precedente rentativo che <Y]i fosse gu ida ed a rrun.0sf.l:a.mento neff asccs~t. Siicchò. me11 t-re l 'Eur~pa a~1cora. s'a,ft~Jrn a in teoric he pedagogic:he e ~'avvolgi; m RJ'fde d1 rno.st:razioni di sani principi che tutta.via, se non Yengono acklirittura r ipudiati, sono cln parcc-chi tbrnmessi a ma.l in euore o circos,c1'iHi da, restrizioni e con quel dubitoso rì-serbo che richiama alla mcnie Li nÙstica. i ncr edulità cli S. '1.'omma,so, il Giappone, seUe a1m i fa, ne facevn larga, sicura <~cl a,rclita applica7,ione con mera.vigliosa. ampiezza, d i. concetto. Così veclia,mo t,ur.ta l'a½ione g uerresca (I i. quell'impero in.1 proma:ta essenzialmente a.d un n1iral.iilo accordo e ad un contilmo e reciproco ausilio fra esercìto ed armata, tanfo da fare agevolmente. pensare d1e ise pure I ~~ Cina si fosse p.a:l esata, per energia. e per inizia.ti vc1 più formid abile n em ica di. quel che realmente si d irnost n\ gli ult imi. ri sulta.I i avrebbero potuto esf:iere rita.rdati· ma. non m.a i I impediti completamente. . J?rotet.to efficacemente lo sbarco dei tre scag) ion i ckl I corpo d'armata g ia.pponese (genrrt~JeJa.rnagata,) a, Chemulpo, a, Sun e ad }Iwang-.Ju l 'a.mrnira,gl io Ito, seuza perdere di mira il suo obbi,etbvo specia.10, c·.io<~ la. flot ta avversaria., non ] a pro1 voca subito a b attaglia, inquantochè s avvede che per allora., non le s i maniJesta. rli ostacolo ;:id operan'> ad immediato vanfaggio dell'esercit o, e poich!J <1uesto s ·irnpegna. intanto nell'a ttacco cl i P ing-.Jang, ,i G<}nco rre eflìcaceH1ente rafforzando con truppe cl i marina quelle di tena, g iù. sbarcate in. ,pn.inlo opportLmo, pe r girare le :fone cines i c.he .all'estc,rn o difondev•ano la. città. Ma. dopo fa, victoria. cam1)ale .i n cui egli ,11 011 aveva. avuta l'nJt.imo pa ri;e. eccolo·. smz'aln:o, vol1:tre in cerca deHa flo tta cinese. I,a, scorgl~ nelln baia cli .Takud1ad, l 'i:i.ssa,lt,a v igorosamente, e in gran parte lti (listrugge e ne,I Testo la rende inabilitata. per molto tempo a qualsis..ia atto guerre.sco. ]3'u quella .la sang ninost~ giorn ata di .Ja.-lu c lte rimarrà memorabile, fnt i fa sti n avali e ehe. rese la :fìoita gi·apponese padrona. tle,1 ma:re, perrn e.ttendole fra gli altri van taggi di m i1Ja,cc.ia r e dù·etta-
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mente 'l 'ie11-T·sin e. l'ekino e, d i facilita,r e maggiormente le o,pcr,azioni che l'esercito s'a-0cing,e va a svolgere lungo esso o prnsso la costa. · ,Qual fosse l'impo·r tanza di questo risultafo .si rese chia.ro, i n ispecial modo, nella successiva fase della campagna, allorchè il secondo corpo d.'annata gittppones0 (generale Oyama) destinato all'attacco cli Por t-Ar thur poteti;e, su cinquanta, trasporti, corn.p iere inclisturba.to la tra.versata del Mar Gia.llo e sbarca.re senz'osta,coh su lle coste cinesi ; <~ p iù ancora quando, nel cuore dell':inverno, deciso l'investirn.en to, delb munitissima piazza di "\Vei-lrni-wei, vi si assegnarono, il II corpo s uddetto, reso disponibile dalla caduta. di J:>mt-Arthur, ed il III provenie~te cl.a Osaka. Anche a. questa brillante oper azione la flotta nrese parto bombm·dando da mare la ci ttà., mentre da. terra assaltava.la vigorosamente .il generale Oya.ma e provoca;i.1done cosi più celeremente la caduta, sicchè fu tosto agevole ,wvo)ge,r e, in un cerchio cli fuoco il caoStello di Liu-Rung ulti mo ridotto dei Cinesi . E, in tanto, rne,nl;re questi dibatteva,nsi nell'agonia, di una disperata difesa, fra gli orrori di una J1otte oscura o cruenta, le torpediniere, con ardimento n uovo e, sicurezza nia.estr.f~, a p rezzo cli gravi e ·dolorosi sa,cri:6.zi, venivano, lancia.te tetre e silenziose a volteggiare fra le roli..quie della. :flotta cinese, r icovera.te :n el porto di ·\iVei-hai-wei, portandovi oogli i nsidiosi !Silu r i, ~' nltima ed irriJnecliabile distruzione !! Nè, avvenuta la corn,pleta cwpit0lazio•ne, della p~ a.zza, nella difesa, della qnale l'ammiraglio cinese 'ring, g ià con.dann a.to a, m orte, por tò un'ostin a,tez~a, aocompagnata daJ consueto suo vaJ.ore, pa,ri aHa pertina,cia, spiega,ta. a, Y a-lu , man tenendosi esempl arme.nte fedele alla cans-a dei suoi giudici inesorabili, a i quaJ i sol si soi;trrussc ,col dignitoso sn.i cidio, nè qu ando; lo ope,r azioni dell'eser cito, più non parevano richiedere a1cun servizio dalla, :flo tta. e distru tta ormai quella cinese pareva mancarle il naforale suo· còmpito, il con te, Ito se ne stette inoperoso sugli a.llori r ur così valoro.samenfo a cquistati. Chè,_egli, rivolse a llo:ra la pr ua alle isole meridionali della, Cina, ,a.llc Pescadm·es ed a J?onnosa,. bombardando lo Lme e bloccando
l'a:itra, finchè l' aJ.'Jnistizio del 28 marzo 1895, pre1udio· alla pace di Sirnonosaki, non frenò tama bellicosa ed illumin ata at,tività. · Questo mirabile accordo non è a, credere che, fosse peculiare a.Ile r elaz ioni tra :fl.otta ed eserci to; esso si. ma ntenne vivo cd esempl aa:e ezia,nclio tra i va.r i corpi deU'osc:,rni to stesso, i quali r ~.ggiunto il loro obbiettivo, speciale non. si chiusero mai in , una ne.ghiti;osa attesa cli ordini, ma con saggia ed efficac0 ini,:i,a tiva volsero ogni loro ,curn ccl azione a, coadiuva.r e gli. altri. Alla luce di ,tanta ar te e di tant.a. vir tù non è meraviglia se il Giappone i n cinque mesi potesse inviare a.l di là del proprio ma,re 112 mila, uomini, cornpletame.n.te mobilitati, vincero cinque grandi ba.ttaglie terrestri ccl una ·navale, espugnare dlre for:midabili fortezze, togliere a-1 n81J1lico 7000 ca;nnoni, altrettanti fucili ed altra quantità enorme di materiale cla gu01Ta,, cli,s truggere Ja.' flotta e debellar€ l 'esercito cinese 1 Non m.eno che nei rigua.rcli m.ilitari dimostr ava, il Giappone nelle .difficili tra.tta,tive d iploma tiche lllÙ tbihtà ed una sagacia sorprendenti, sì da disgrada:me le più esperte nazioni. europee, pur mantenendosi tenace, risolu to ecl inflessibile sulla v.ia cho si ern segnati~- E non occorse invero poco per tene1'. testa. alle insicliose mene ed a.ne tenden.7.iose tergiversazioni dei Cinesi, anche quando avreb be potuto impo,n e con ogn i ragione alla snpHrba, Corte cl-èl Celeste Impero il Vae Vi ctis; per sgusciiwe tn1, le Sir ti che la vecchia., gelosa ed avida diplomazia, dei colossi. d'occidente le faceva sorgere ad ogni . pie' sospinto sul suo ·cammino, Benza dare appiglio ad interventi arnrnti estranei a1 duello sa,ngninoso jn cui era impegnata, ma. anche sen za neppure soffermarsi· sul la via degli obbiettivi militari che l'interesse suo, ed il buon dir.itfo acquistato col sa.:ngne. generoso dei s11oi figl i, le additava. Alle press.io'11i .dei Governi neutrali res:iste abilmente, Alla. insistenza perchò si pieghi alla paco r isponde colle maggior i prov0 di bu.o na volontà, ma :fì.er amente dignitoso d ichiar a e dimostra. con energia di proposi ti, non essere disposto a tra.tta,r0 se non direttamen te coi de.leg a.ti cinesi e quando questi sieno provvisti ~li pieni poteri . .
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Cer to ò elle tanta prova, :non sarebbe stata. possibile se nr lla i nclolc cl i t Lltta I a, società gia,ppones-o e speci al mente, ueile, classi superiori non v ibrn.sse·r o aUe le noè"e del sen,t imonto patr io,· non parlassero forti le voci cl i be1licose tradizioni . , Avvolta nella, l eggenda e, J1et miste..r n s i palesa. l'or i.gine l' la virn primitiva del Gia;ppo.ne. Non è però c·o11cepihiJe ciò elle ta.Ju 1Li autori, spec.i iblrnonte fran cesi, s i sforza no d i sostenere-i che c.;ioè questo irnpern si sia. mantonuto sino al 1v ::;ecolo dell'ora, volgare i n rn:isernvol issirne condizioni cli co ltura o cl i pen siero od anohe cl i ricchezzt1, ù1qu aHtochè non parmi ammissibile c he l 'antic hi ssima, c.ivilfà cinese n on. abbia. fat to sentire la. sua. b,enofica influenza su l Yi cirw aJ:cipcla.go e clc.i ' quale ·i ifigl i. del Cielo, eecel le11ti na.v igà.tori, dovevanc> certamente a,v cr co noscenza. P r·ohab:i lmentE' in vece · 111. i 11·troduzio11e più r ecente della civili,,za.zionc cinrse, che a,ppunto accadde. n e l ricordafo IV secolo, 11~11 () che Ull. r icorso SU IN'ra che gi.à, a l.i r a volt« era sta.ta cla essa visiti.èta. I primordì del Gi~,ppoll e 11011 possono pertam o scindersi d a qtLelli. della. Oi1.1 a. quando se ne c:onside[ino l a. [Jrob abile comu :uauza d i. r az;.,;a 1 e quella .inclrseu ti. bi.Le cli 11el1gione, delle arei e delle seienze. Oliè, se la lingua, p ar.lata, è neha,mente diversa nei due paesi, ap parienernJo q uella. gif:lippones,e alle a.gglut.inate, mentre Ja cinese è monos'i/,lcibicci, non è men vero cht> la. classe elevata de l G iappone adoper a. g r aJ1 parte elc i vocaboli appart<~ncnh aJ classico cinese antico, il quale n elJa. coltur a, giapponese adempio l'e.lcvi)d issi.mo ufficio c,he da noi compie il l atino. . :E'n a,rnrnirevole fin cla,i primi secol i .nel Giappone, lo svil u ppo clcll'agr icoHura e l' int,eressa.mcnto pe r Ja n1.a r ina e dLLr antc il regno di S uJin (97-30 a.v. 0 .) troviamo g i~t iu esso un.o spicca,tù orcl.inamento guerriero. La, uece,ssi·tà. di guerr ogg ia.r e s'i mponeva, per il fatto comune a, fante a Hre :irnzioni ,s peeial rnent,e mariUinw, non esclusa l'Italia., n c>lle q 11 a,l i gente en:tigrata da a.lt.r e terre si trovaw1, a contenei.ere il novello do-
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mm10 a quell~l gii~ affermn,tasi preccdenl;emen.te e che, qua,n nmque conside.rata. come~ cibori.gena,, era. in reaHà. il prodotto cl'invasion~ precedente o rnntempo·ranea, 111a, provenient1:1 da diversa via. Nel tempo in eui la ,<;tori,1 gia,pponesf! si :-;pogl ia. delle vesti leggendarie e m is teriose e com inciA. a mosfra,rs i colla. (lig n itosa, nudih\ del ve,ro., queste lotte ferve,rano in rutto :il loro
furor-e. Gl'irn,asori ven uli dal' sud., condotti clal va loroso I nnu.'l'enmo, capostipite di ininì.errotta dina.stia, non peranco csrinta . . adesso, soffoca.va gli ultimi sforzi degli a,b origen:i orn rn i .ris.ospinti nelle iso·le del. nord o pfoss,imi a, scompa,r ire, <>· !'Ollduceva lo cose con risolu t(1zza decisiva . J.,a lotti1 a.vea clovu.to ess-ere indubbiameo11e .I unga o renibile ocl a:ve,va. concorso mirabilmente a tener desta. e rafforzare J1 e l la nuova gentfl, queill a, gaglia rclìa, cli propositi, e, quell'indole cli cornbatt ivi:tà cli cui col fattù stesso dolla. origiJ1.aria i nvasione ave.va cl imùsh.·a ro. d i possedere, i ger m i :più :fecondi. La quale i ndo le cli ventò presto· così acee.ntuata, c]w 1:nrnlw i brevi .intervall i di pace s i trova.nino intoller.anti. e comin.c iar rons i a cerctire fuori dei confirii degne occu pazioni allo anni.. Così 200 ann i dopo Cristo, una, don na, l'i'mpe,:atrice· Jingu1 Kogo inlraprese con successo u nà guerra colla. Oo·rea,, cui impose un tribul o, r,he p1·esto dirnentica.to fa poi :reclamato, clopo tanti secol i, dai G iappon esi rnocler.n i., finchè nel 1883 fu. clefinitivaJ.ncnte soppresso eh comune consenso. J/ordin ame:nto militare r.he nul h, a,ve;va rn<1,i a.,v11to di d isord inato si perfeziona.va, a ncora e riwfo,va già una ooncezione . sana, ed· osatta. T u t ti gli u omin i validi preodeva7rio le c1rmi in caso di guerra. L' 1m iU1, combattonto cl i maggior forza. chiat1navasi clan e conta.V.a 1000 an na,Li. S i suddivideva .in 4 tai nn it.à min ori, che a ll a ·1oro volta, s.i fraz ionava.no. · ancor a fin.o a, gimigere al gruppo elementare cli 5 uomini; eletto go . QLtestò ord iu an iento aveva ca.mttere esch1:s i va mento territori a le. S:i.r('hè de.ca·daLa la guerra, se ne cla.vit a;vviso a lle provi.n.cie eh~ trnvavansi lunghesso l a linea d'operazione, le· qua,li rno-
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IL GIAPPON E NEL PROBLEMA ORIENTALE
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bilitavauo la, loro c.la~'S~ m i,litare che s·'anda.va. poi man mano ra.nnodando ,al nucleo dell'èsercito avanzantesi sul.la pre,detta linea. F af;ta la. pace l'esercito ritornava dissolvenclosi ma.n mano con inverso procedim<onto. Lo Shogun, o gener a le, comandavf~ un dan . Occorrendo inobjlif!aJ:e maggior forza., og1Ji tre dan s i afficla,vano ad un gener a,lissimo, Tci'i-Slwgun. 'l'auto i generaJi; guanto i goner;:i,li ssim:i erano nominati dall'impera tore. A.gli a.ffari militari sopra.intendeva nn•a speciò cli consiglì.o cl i guerra,. L a vita a. questo meccanismo era impressa direttamente dal :i\{ika;clo -che, quasi :se:rnpr:e, conduceva. peirsona[mente le truppe a l combattimento, e quanclo ne er a impedito de..sti.n a,v a al supremo comm.1.do 1n1 men::i.bro della s1fa famiglia. La ciYiltà cinese però beintosto, ci10ando lunga sa;eldivisione d:i Eittr.ibuzioni cui si a.irnetteva interminabile sca.Ja: di titoli e cli onori, determinò una p1:ofo nda modificazione in questo ord inamento accent.ratore, causando nn deciso distacco tra il potere civ.ile o queUo m.ihtare. Quest'·1ùtimo, per l'indole del popolo gia,pponese e, per il rno:rnento stor ico che attravers·a, ,prese e manten ne immacolata ht sua, s1tprem.azia; ma gl 'imperatori Ltovando ,t roppo· pes,a.nte il doppio, incarico, chmenticanclo la gloria dei loro avi e la. tradizione guerriera. della loro e.a.sta, ·cui. anche le doru1e avev,ano dato non cLi spregevole c,ontributo, incoraggiati da.J le comoffo tendenze sepa.ra.tisl.e, rimi:sero )a spada nel fodero, e conserva.rono ,per essi soJtanto un \i.uforità spirituale come, quella che e,r a p iù leggera a: portarsi. Il potere di fatto fu. eosì lase.ialo inr.e•L'a,rn.ente cig li Shogt(n o C..:Lpi mili.tari. cui fo affi.dato lo specia.lo ed esclusivo incarico di clifendere il paese, e far fron! e; alfe invasioni clei ba.rbari. Nè è a dire se essi se ne giovassero, inquantochè, raccolte nelle, loro mani ogni forma d'a.ntoi'ità., d ivennero tosto potentissimi, a.n zi i, veni padroni dello S tato. R ciò avvenne specialmente quando accentu,and06i d i più l'influenza, deUia. civilizzazione cinese, l'e~agera.to culto· e la pwss,ione per le .ar ti, il }u'1> So e la relig ione di Budda a,ssor ·bendo ogni attivith della: Corte· del Mik ado, fìni ro110 di 1mer1
I.L G!APl'O.N E .NEL PROBLEMA ORIENTA I. E
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vado rendendolo 1m languido e m isteri.oso patriarca, circon.da.to da dmme e da preti. 'rutta.via da. lu i. dovev,1 rioevere l'investitura lo Shogw~, perchè potesse, cli fron te, a.l popolo, completare quell'autorità che lo remleva. così onnipotente ; laonde,, quando di lì a :non molto, la, gelosia e l'eavarizia, spinsero i ca.pi militari allo assa,lto di quella snprema caJ:ica, l'imperatore non vi: rappresentò aJtr a pa;r-te che quella di m1 idolo va.no di cui. i più forti si contendeva.no il sorriso. E poichè la coscien~a pubblica consider ava e L:rattav.a cla, i:i belle l,a fazione che in quel momento non teneva. ambo le ehia.vi del suo core,, sttnguinose guerre civili: segnarono quell'epoca. A.cl ogn i modo queste ri,r.aJità. e queste turbolenze, non fec0ro mai cadere :in discredito li~ elasse. ni.ilita;re,, chò anzi, specialmente quando· la, na-turale attivit à. belli cosa i;rovò poi campo per isfogarsi altrove, essa rima.se sempre la c-1.assei più ammir a,ta, ed onora,t.tt clelbmpero. Com.e era. na,turale, anche. io. sconfinato potere degli S hogun ,a:ssunse p1'e.sto un. camttere·clinastico, i:w vegna.cchè ess,i una volta r aggi1rn.to, il su pren10 potere ne fecero larga, pa.r te ai. figliuoli, a.i parenti, a.i cmi.giunti, a.gli aulepti si ccl1è l'influenza ne clila,gò pres to i 11 ogni uffizio ed in ogni amministrazione dello S tato. Non r eca soq)res,a per ciò se né.Ila storia di questo popolo j faUi od i periodi stessi in cui fra il 1192 ed n 1867 essfi. si clivicle, n on prendono già nome cla.l ca.po logitt,imo dello · S tato, ma daUa fo.rn.igli a alla quaJ.e a,p pa-r teneva lo Sho91in cui in quel dato tempo erra affidato il potere. Vennero così in rinomanza, J,a fam.:i glia dei l!'ù.jiwara., dei Minamoto, degli l:foio, dei Tokugawa., ecc. i quali raggiunti· lo shogunato per talenti militari e per gloriose gesta., cl'onde anche i moderni rapsodi gia;pponesi traggono epici aa:gomenti per i loro canti pa,triottici , venivano poi soppiantati da a.lt-ri rivali, qua11do le molle.zze ed il lusso aflì.evoli va.no nei discendenti la primit iva ffirnrgia e la virtù degli avi.
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I L OlAPPONE SEL PROBLEMA 01!.IENTA LE IL GIAPPONE NGL PROLH.,EMA ORIENTJiLE
Non mancarnno t,aJora, giova, J.l0tado, a,rditi 1enlat,ivi cb pa,rte clegl'imperatol'i per r ipr endere. u n poco a·lmeaio, del te rrestre potere, ma tro_ppe radici avova mosso l a. prcpotenzH. e troppo debole ora la r eazione percl1è il rfot~Hato- poi.essP.. ess(•r e dubbio. Chè, a,nzi, di questi tentativi .si avvanta.g giarnno le arnhzioni. cl L alt1·i aspin:rnti a.llo shogunato, i quali prsinia. si se;hierarono coll'impen~tore e qua-11do .i"J riva)e fu .fbbbat1,uto gio,vanclos i cl.ell'ascencle:nle d1e loro proveniva da,Jl.'interessa.10 aus ilio, ne J)l'esero il .J)osto. Così infa t;ti .l a. fami oo·[ia As h ika«a . o• a rn.o' d'esempio, successe a. quella degli Hojo, rendendo van a la v:igorosa, azione clell'impemtorei Gocla-igo. , I prj ini. t 1·e secoli dol"l o shogunato, furono i più turboJ.e1iti. La. ferocia. o la per.tk l ia lacerarono il paese in tal maniera che ancor a. oggi la fanì.asia popo lare, corre con l'imrnagi~azione a. quel tempo colorandolo d i. spaventose tinte e, pen.c:; a a sovra.n na,turali mostri cihe abbi a-no deva.stato l'impéro. E ' perciò t anio più a rnmirevole che nemmeno, allora,, nemlìleno j 1i mezzo a fa.11ta i at-fiura, a tanto dis perdi mento di interessi, nia.i sia ven.uto meno qu eJJ.o supn~mo della. patria, e lo spirito cl'inclipendernza. abbi-a sernpre tenuto alto .i I. vigore di quella. bellicos~i-gente sì cl:a. fa d e a:ver ragion.e di CJ1La lsi asi .teritaf'ivo cl i dorn ina,zione sl.ranie:ra. :n; l o climo.sirò aJJJ:)Ul1.to nel x1n srcolo sotto il governo sha.g'lma,Je de,lki famig lia. Ho.io sopracoonna.ta. La. Cina, uscita aHol'.a dalla lotta ehe aveva provocata la caduta della. dinasti-a de.i Sung, pensò ci.i ottenere 1a. .sottom iss iorn~ cli fatto del Gia1p pone, come ne aveva gruas i consegui ta la dipendenza J1elle arti, nella rdigione e n ei cerimoniali, ed ànzi s i spinse :flnò a domandargli nn forle (:\ pen>nn e tributo. La .st1;ana. pret.esa fl1 r01Spint.a. ed un corpo cli. in vas iono di 10,000 uomi n.i che il Celesle impero avev~~ fatto sba,re;a.r e nel Kiushiu in appoggio alla 1:;u a {ichiesta fu c-:on gran val ore r icacciato in rnare. DeUa. scon.fiti,fl. i Cines i non tf)nendos-i • paghi spedirono a. Kioto una dep11ta7,ion,e apporta,trice di nuov0 ecl insolrn i i clom ancle di sot tornission e• P di indenni7,1.i. Per tu tta
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risposta i su o.i com pon e.n:t i furono mcs:s1i i,mmall1:tine,nti a morte! Era r.roppo ! L 'or gogli.o cù1.e,s0 no n era sta to m'.1i offeso con tanta, impudenza! Un eser cito di, 100,000 Cinesi mosse allora mina.e;cioso dalle coste della, Corea dirol·to al G iappone, met'tendone i 11. pericolo l'esiste'!1;r.~b stessa . }la lm. tifmfri, questa, vo lta all.eato Jel b1t011 (li ritto, colse ln. flotta in viaggio e, la distrusse. senza che neppHre uno sc.ampflsse a.111:~ re·r ribile ecatombe. La. 11rova or a costala r rnpl_.)o cartl,; essa.non :fu più r iténtata !
Il sn cceders i in ce--ss<1.n te di ,wcani ti e sa-ngu in.osi c-iventi nei . quali i l numero delle vi ttime raggiungeva. cifre spaventevoli, 1:eso vieppi.ir fte)·o i I. car ai ter,e dei G iapponesi. Questo lurbìnoso per.i ~do a.c uì. infatti il di sprez1.o de lla v ita, ch e assu,nse, in quel popolo, .aspetto e proporzioni cli fa.LLatismo 110n mai a.ltroYe osservate, e che tuitoclì si ma.njfesta per _p rova che sem·- bra.no mosrnrnsnmcmre fontastic.he od assunle viola~iòni dei. p iù fort.i is tint.i natur a.li. · . Ncll'c.duca,z i.ono dei giova.ui., aJJinchò sul c,tmpo eh battag lia non fossero consig lia I i. dal p rincipio della, eonservazione, ad. atti di debolezza, ebbe paJ.'te precipua, i L cerimoniale cl01 suicidio, ili rito s1li cca r,an)c..ntr1 ar.is tocnt,tico,, e,.;sendo: e.sso priv il egio a lto ed esclusivo· de lJ a, cla,SSf:> Jli t'1 nobile, quella, dei o·uerrierì o Samwrn:i. ' t> . t' Xò de.ve f;rc.do1·si che J'i(lca religiosa concorresse, con ile 1 spenm ze, d i un'a.J1ra, vita del all,enuarne il dolore. La. dottrina. di Confocio non. des ign.ava, pn.nlo la. morte corne. una, liberazione dai mali di quest,L vi tf~; ad ogni. modo u n,t: ,es.is h3.11za, futura ri.munenbi;r ice, •tw.robbe cla.to .aJl'olocausto cl i. sè m edesimo un ripugnan Le sa,pore di. rnerna.to, troppo· in clisa.ccorclo col.lfL intirna, nat ura cli quelh b gente. Consicleranclo sconve.n iente scrntare il m istero d 'o,ltrn tomba., la, mode fu cercata. .soltaiHo come~ soddisfazione ,il ·c1ov0r o comp iuto ed al punto cl.i onore o.freso.
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I L GIAPPONE NEL PHO BLE l\IA ORIEN'fAI,E
IL GIAPPONE NEL PROBLEMA ORIKN'l'AL E
Fon,e, anzi .senza forse, si cadde in. esagerazioni, chè H suicidio, spesso protesta contro un'ingiuria- che non pote,na,si degnamente vendicare, od a.nelle semplicement.e contro un.incarico ricevuto e che non potevasi disimpegna.re, clive1me il gr ande spo1·t della. nazione; ma è certo che ta,nto stoicismo wrnzzò gli animi, il coraggio divenne per tutti eroico ; l'amore dell.a gJ01,ia, divenne frenetico ed i.ncloma,bile rneutre l'intolleranza per le offese e per t utto ciò che p0tesse ·a ppannare, ~l decoro si acuiva. -s empre più, Le relazioni. di individui che fra di lo-r o ave.vano qnakhe eomunanza. si \Strinsero indissolubilmente. ; La pfotà, :figlia.le, la fedeltà., l'obbedienza, la. ra.ssegna.zione,, il sa,crificio a-gl':interessi del proprio signore o a.lla patria, toecarono il 1mbl irrre. In questa sfida. continua della morte, in questa stoica rittmnci,a a'1le seduzion i del:la, vita., trov.a S[)i.egazione e for"ie a,nd1e origiii.c il si n-golaritss1imo costume del ha1·a-lciri . . Che cosa è l' hwm-lciri.?, E' appunto la forma di suicidio·, onde, si sana l a dignità offesa, ed allora è spontaneo, o si fa -amrnenda ad tul delitto ehe clev,e e,ssere. punito colla. morte, ccl allom è imposto. Era prati:ca.l;o genera.Jmente in un tempio. Il ,paziente, noi più suntuosi suoi a.bi ti, fatti gl'inchini ed :i saluti di. uso alla divinità ed -alle persone invitate alla triste cerimonia, si in_g iAocchi a.v·a sul tappeto di feltro all"Lwpo predisposto, assistito da u n gentiluomo o congiunto- od amico-, scelto tra quelli c~1e avevano mitggi.or .destrezza nel rn:ane.ggio della sciabola,, il :quale gli si aceovacòava al franco col :pietoso ttfficio di a,ccelemrgli l a morte col co,l,po cl·i grcizia.. Uno. dei presenti, Sfl L r.icco cuscino, offriva aJ. paziente, il pugnale di rito, lungo quasi 25 centimetri cli nostra misura, appuntato ed. affilato c.orne un: ra,soio·. l}anna espiatrice, ri.cev'Uta eon .profonda compunzione, era depostib sul ta,ppeto, Implorato dagli astanti 1'01101·0 di essere testimoni aJ. suo supremo atto, il suic.idfb faceva caaere la parte superiore dei · suoi a.biti in man.iera da restar nudo fino alla cintola, indi, • poneva le manic;be sotto le ginocchia affinc,hè non potesse cader indietro, ciò cho sarebbe stato indecoroso.·
Ma a. qLLesto punto è meglio che io riporti le scultorie parole colle quali :il Mit.forcl, nella s na opera 'I'ales of' old J c,,pin deseriv,e uno cli questi luwci-lciri, eseguito ne 1868 da un sa.:mnra.l co11.danna.t-0 al suicidio cla1 Mikado stesso, per aver orcli.nato fuoco contro ,gli Europei 11,ncorati in uno ,dei porti giapponesi. « Debbe·r 'atamoote - così .il Mitford o con mano ferma « egli prese il pugnale che gli st-ava innanzi; lo guardò pcn« sieroso e qua,si con a,ffeitto,; LLil momento sembrò :raccogl ier-s i « por fa, ulfama _vol ta, quindi inunerse profonclament-e l à lama « aJ di-sotto della cintura sul la.to sinistro; lentamente condusse « il pugnale a•tt.rave,rso il vont.re &o .al .lato destro, e poscia « voltandolo nella ferita si di-ede, un taglio aJl'insù. Durante « tutta. questa. tenibi le operar.ione egli non moss·e un solo mu« scolo della. faccia. Quando est.:rns~e il pugna:Je s'inchinò trn « poco, avanti stendendo il eollo-; un 'espre.ssione, cli dolore per « l a prima volti:~ pa,5sò s ul suo volto, ma non enùso alcun « suono. In quel momento l'a-iuta::i.100 che sempre accovacci.a,to « aJ. suo fian.eo aveva seguìto attentamente ogni sua mossa, « baJzò in. piedi, equilibrò la sua scia,bohb un istante: vi fu « un l ampo, un colpo sordo e pesante, ed il l'lmwre di un « corpo cad-nto : con un sol eolpo l a testa era. sl;ata recisa dal « eorpo. Segni u.1,1 silenzio , d i. morte interrotto soltanto dal :ru« more del sa,ngue, c·he cadeva goceiolon i dalla m.a.ssa inerte « i:o;nanzi a noi, e che appena, nn minuto· prima ora stato di ~< un uomo coraggioso e ca.vallere.sco » . (E. H . Gilioli, Viaggio
intorno cil nio,ndo del.lei piroco1-vettn «Magenta») .
.!..:....
'l'utto· ciò si può trovare orribile, ma come. dissi, qu esto fiero coraggio che emana da, un sentimento· altissimo del dovere e cl.ella dignità umana., fa sì che i Gia,ppones i sieno eccellenti 1 sold:wt,i, e &piega quel 1;a,r o fenomeno cui h o già 1accennat.o, del non avere cioè il loro tenitorio ·so·ffer to mai .l'onta di stra11iere invasioni.
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· I L GI APPONE NEL P ROBLEMA ORIENTALE
IL OIAPPON!ò NE L PROBLE MA ORJ F;N'l'A.L E
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. Il tor n:entoso per iodo che co-rse llal rx _a l xvr secoh> ebbe fina lm011.ce, tregua, pe r fin ir e, dotJ<> un 'ultima. crisi, mercè ]a opera ed ~ I me.ri to di tr e vaforosi gcner~ l.i , b cui memoria e~ h1t~o~·a _v iva. e pal pitante : Nobu 1taga, H idcyo:shi ed ·y ey,:is. Untta cli. azione in. una i r ilogia :;torica, cihe conse~1te fi n.alrn:entc> a,llo ·s,pirito cli or iennrnsi in mezzo a.i cadi:weri , che domithl n·l i avven im enti e dit ordine ai iu m.u lti. Yeyas fu_ il fo nda.tire della. dinaslia dei To kuga.na., c-he s ·esl.in se. so.lo nel J.868 col trarn o11 ro del sistema; feuda le. La rinomanza tr~ae. rrrn.o-o-ior r i~altuda,:1 fat t~ (',:1e, sotrn il loro domin io si iniziarono prime rnla.210111 cog l1 .Europe·1 c; b.e presro però furnno int0,l'rot ie. Sette od otto ann.i dopo che il suolo g iapponese era stato calc,Ho pc.i.· l a. pri n1a.. volta, pa l'e, da. F iedc our opBo, ncJ .15-:l:9 Sm 1 F'r~tncesco· Saverio, vi si internò p redi cando la. relig ione d i Cnstu, co l.I.a. qua le li~ çiv.iltà. ocpide,ntale· cnt.r ò .i n confl itto con quella. cinese. No·buna~a, Shogun, l'accolse e la protesse per abbattere il culto budclistia creato l'e· cli fondal ii-ù, relig iosa osi il e alla. m ilitare dom i11 a11te. ,\fa .i gesuiti, .inebbr iati da.I. successo, .sp insero troppo presto, o tr oppo oltn) (J uell' art-e su bdola. che Ji rese tristamcnfo eele,b r i .in Euro-p a; .nè la man o colla qua.le t·P.nt.a,rono cli srritola r e le~ coscien½c cunn-ono di cop:ifre eol provrrbiale guanto vellu ta to. D~sord in i 11011. licv:i a.ccadcl.ero per loro ca.usR t he spin sero I~rcleyos hi, gi à. sta i liere o poi s uccessore di Nobnn agèt, · ad OÌ'dmar ue l'es,p ulsione. ~Ia l 'cdit10 110 11 f.u oS's~t·vato, cd i. m;i.ss ioHa.r~ segui carono ]a pro1mg,nm lt~, alla q LLaJe d:iedm:o forrn:a. e car a.ttero ·c1 i a.p~rta dimostra.zione contro l e iiJee r epres-sivc dello Shog1rn, sicchè questi r iconformò con forma più violenta, l e suo iJl tenzioni , facendo crocifiggere a Nagasaki G foa1·,i eur opei e 17 giapponesi d rn nv<wano a.l;Jbracri a( o Ja 1i-trnw1 fede.
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U n m ost,ro :fisicamente, ma. d'indole orgogliosa e. d'jn.domi l,a sete cli domi nazione, H ideyoshi accentr ò ne,lJe sue m an i il potcro più a,ssoluto ed abba,ttè i signo-ri fcuda.Ji. :E perchè questi n on pensa ssero ad una, concorde rea7.iorte e per ten ta,re cli sradioare l a gu erra, civile,, ne, di ve:i.·Ll l'istinto belli coso, lan ciandoli. jn u na spedizione in Corna. che. invase con 8 0,000 soldati. I r isu ltaJti furono t ali che lo Shog.1111. con ce.pi fìir1 d.'·aJlora il propon imento a r d'iti ssimo cli spingoris i :in. Oina ed av,vin!Cere il Celeste>, .i m .pe,1'0 a i d~.stin j 1fol Gi a,p pon e ; proponimento che non obbo segu:i,to, solLan t.o per 1,a mo1.·t0 del ba,tJ;a·gJ iero sol da.to. Gli successe il terzo de.gli. Shogun ,.;ropra, :ind icati .Jeya shu, i'l p it'.t ce,le,b r·e dei. frf), chn gna.d.a.gn.ò il su o <lorn:in io,. conir.ro altri pr etenden ti, nella, sangu:inos·a battaglia cli SekigaJmra. ove 4:0,000 ,com.battenti l ascia r ono la vi:Lta. Fermo nel d iseg110, già a.dombraJo, dal pr·e.d eoossore, di clistnlggere pCl'. ,sempre l 'idra della gum·r a. civile, si v:alse a ll 'u.opo dello stesso sepa,rati,smo fouclale d isciplinan do,lo, gera;r ~hicame:ntc. Rimi so per ciò in tu tto il prisco ·mistero, ,avvìli1ppandolo .in nuvole cl'i.n c.enso, l 'idolo imperiale che acèenrnwa a cader e dal suo, mi,st.i co pàed i,stallo, e gli r id o11.ò tutr. i gli onori, p ur mantenendolo a ffatto solleva,to dalle cure terxene ed umane che continuò a tenere tutte per sè. :F'rappose, tra, i due poter i, il s uo e ·quello iJ0l 1{ikaélo, come ch i di coose tr a il fum o· 0 l'a,r:rost.o, t utta una aspra ed :invalicabile catena, d i m on tag,ne, stabilendo la, capitale shoguniaJe a Yedo, ta1ito d;is.tanto da . Kioto, città. degli. impera.tor.i. Di visti l 'impero in 360 d airr1i'a-tì a ciascun o dei ,quali pr epose un Daiimi(}, _p1·incipo di .sangue illustre. Ad ogni D a,imio, .sottopose al t.i-i successivi gradi cli l)ot.eri milita r i, ai quali obbeclivano in fine i Samu rai, i veri uomini cli arrnj, r,he a, cl assica insegna del _loro còmpi to cingevano Juc scif~bolo. Q.ue.sti Samurai e,rnn o molto numerosi ed ascende.vano-ad ol tn~ 500,000. Ciu.scm1 :ù a·ifri io er,a, padron e assolu to, n ella, su a provin cia, capo· dei su oi SaJnura,i., :i qua.li a.lla l oro volta e,ser citanmo nntorità inconì.1"a,.stata. sulle cl assi 100 -
Al'(NO Xl.\'11.
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IL GIAPPONE NEL PROBLEMA OR!É~'l.lALE
IL .GI•AP.PONE NEL PROBLE,MA -ORIENTALE
in:fe,riori di c.ittadini.. La, sua indipendenza però era. chiusa. in un~ cint~1., fortificata da, grosse mm·a. e da, laJ.,ghe fossato che, se 1rn:ped1vano alla an1bizione di sconfì.11,a-ro, non, erano valido .ri.p~·o contro Ja inqirisizionale vigilanza dello shogun che d oJ~unava pr~r sempre e dir.igev'.a lo spirito di questi prin cipali vas-s•a lh, pronto a destituir] i. quando troppo ardissero. -Creò così Yeyashu (;ante piccole pa,trie in una sola, chiuse ~ .5conoscirtte_l'una all'aitr a-, _ma tutte in• suo, pugno; e tra l·altro, perche non a.vesser<; 1 Daimio a dimenticare cl'ondo traevano J.a. loro luce riflessa, pretese ohS\ Jasciassero a y edo la fam iglia in ostaggio. All'intento ultimo cli questa, opera d'ordinamento faceva ostacol0 m1corn, l'incipiente cristi~.nesìmo, che solo a,vrebbc potut,o col fanatismo religioso 'da-r novella, esca, alla, lotta civile; Y.eyashu ed :i. suoi d i,s·ce11clent.i .non potevano , v~cle,re, con sim.paJ.ia una propàgancla minacciosa, del loro eclinz·io cli paco eecolare che, essendo ~tppunt.-0 fondato sulle. assise, di una. casta guerriera, doveva esse;re vigilato con ogni riigutmfo. I decreti d'espulsione foro.no ripetut,j; il cli v.ieto cli predi0a.1:0 presto si mutò in :fiera persecuzio:ne: c011tro i cristiani, cli cui gli ultimi proseliti, cfrctt 30,000, furono J1el 1638 ma,s sacrati presso N agasaJù dopo un'ero.ica clifosa. · M.a occorreva togliere ancho il pericolo d i un rìfomo. Ed. a tal fm.e, rotte Je rn1azio11i. co1111nerci·aJi che coi primi missionari. s'erano .iniziate ed 011 J)rocecle,vano con a,ttivi.tà, il Gia;p pone si c.hiuse wm.pleta.mente alla, razza, bianca (sol tanto O'li Olandesi prntestanti ,ebbero facoltà di far approcl.a;re nell a piccola isola cli Dcs hima non lì ii't cU 2 vascelli pet anno) e a,gli stessi suoi figli, g ià a;nliti navigatori, fu proibito di ,a bbandonare le coste. ,L'uiso de,l tabacco e qualche arnia da fu:oco arrugginita rim:asero i soli ri cordi di questo primo conta.tto ·occicléntale. La notte scese ·aHora fìttft e· tenebrosa, sull'impero del Sol.e nasce[l,f,,e ! Notte cli oltre due secoli durant-0 i quali la pa.ce reguè> sovrana rii ininterrot.ta grazie all'opera del famo,so capostipite dei Tokuga.wa.
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ivfo, come taluni organ:ismi pur non. manifestando esteriornl;0llfo alcuna vitalità ·soggjacc.iono p,cl un. focondo lavorìo in-
terno che si inani.festa poi :impwvvisamenfo per cl'Ìmct~tra:rre all'attonita, umanità gli inesplorabili. mister.i della provvida natura, così, nel Giappone, 11.on si -spensero, nel lungo letargo quelle vive energie che tanto ne . avevano tra.vagliata l a pass,ata esistenza. Bensì esse, nel sj,lenzio si orizzontarono o si avvia.r ono spedite ad un.a più utile, mèta pei fini della civjHà. Gli artefici benemer.iti furono pur sernpre i Samurai, questi rappresent,a.nti della casta guerriera che; onorande Ves tali, mantern1ero coot,antemente .acceso nel loro animo il sac.ro fuoco delle nobili tmdizioni, e da essi, infat ti, uscirono coloro che lanciarono i,l Gi.appone sulla ;via tli progl"es'so che h a mera,vigli:ato :il mondo·. Un nuovo conta.tto europeo cleterrni.t'l.ò l'esplosione del cara,ttere marziale troppo compresso, inadatto .all'inerzia c1ù si era voluto condannare. Da es&a, strana cosa, l'a.utorità imperiale u scì rinata. a novella vita. Die,Lro fallaci parvenze cli tranquillità il potere dello Shogm1 precipitò per le stesse mgion,i per le quaJi em .decaduto qc~elJ.o tempowle de,l Mikado; dalla sua, corte divenuta orma.i null'altro che uno splendido albergo, di concubine e di cortigiani, esulò affatto ogni maschia virtù . I giovani 'l'okuga:wa non più coltiv:avaiD.O l'arte delle arnu, sib.berre queilht cli' clipinge:rsi il vis~),. Ma, le, prodio·alità ed i vizi .cosfan o c,a.ri e Ja ricchezza dell'impero venne ;:::, tosto ipotec.ata per soddisfaJ.-li. Le, esazioni. clivoota,r ono pesanti&simè, insopportabili ; . il popolo accasciato sotto l'imroa.ne peso, e.cl in preda ad una morta.le melanconia volse allor,a ogni. s1:r n spe-ra.nza, nel )Iikaclo, cui venivano dalla traviafa, politi.e.a dei degeneri Shogun pei,fì:no lesinati o negati .a,ff atto quegli onori cJ1e era stftta suprema cum èlell'ashuto Y.egoshi di ordinare. Ed opponendo la m.agnifi.ce,nza della, corte shoguna.le alla rniseri•a del fio-lio ciel Sole, che nella sua clisgrazii'I· gli a.ppa~ o
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IL GIAPPONE NEL PROBLEMA ORIENTALE
riv~ degno di cmnpa,ssione mag~iore di quanto h1i stesso ne a,bb1sognasse, ed es·altato dalla ele"\cat-a .filosofi.a confuci ana meglio cornpresa,, fu tr aitto irresistibilmente ve,rso qu,est\1ltirn.; da un nuovo sentimento d.i tenerezza e cli vei1e11azione. Alla. :fine del xvnr ?€'colo i Russi, gl'Inglesi, gli Ameo:icani, i Fran~e-si si p1,esenta1·ono al.le coste del Gia,ppo:rre pl?.r scanda,o,li arne 1 ·mari. La. civ:ilizzazione occidentale s'apprestava. altombrn . cl.ella_scienza a forza.m e le barriere. Ne;l 1852 una squ1:~dra · amencan,f1 rompe finalmente il ghiaccio, approda. r.i-soluta-· n:ente ed intima tm tra.ttato cli coinmerc-io obbligando minacciosamente l'indebolito ed impopolare Shogun ad una favorevole .accoglienza. Presto altre na.zioni occidentali seguiron0 . l'e.sempio. Ai principi riv.a li dei Tokuga.w a, non pa.rve vera questa. occasione per a,ccusaa:li dinanzi al Mikado ed al popolo, di debolezza verso gli stranieri e di somma scon·ettezza. por aver cedllto in .cooì irnpo,rbanti trattative senza cons io·lio. dell'imperafore. L~ .)~uerra · civile risorge violenta, e qu:s ta: volta con conce,tto na.zionale. I ntanto la fon.nidabile 1;1pparizion.0 delle flotte occidentali ha fatto impressione sull'animo dei combattenti e.cl entr ambe.le part.i S'cruta.no fin da quel momento il segreto, di quella grande forza. L'Europa., non più odiata, saa,à, po:i, in seguito ehiamata ad lis•tru,i re l'estremo Orienbe nell'a.rte milita.r e moderna e nelle moderne, isfatuzioni. Intanto rovine, eccidi, inoon~l:i: si seguivano t-e,rribilme.nte e spesso a.cl atti crudeli ve.o.iv:a.no fatti. segno ·a-nche gli Europei che, a loro volta r isponcle~rm10 con non meno micidiali c,a.nnona.te. In tut.to questo disordine, il potere shogturnle pa-s,sava per Emccessione .all'ultimo dei '.I.1okugawa, Reiki, cil a. pochi mesi di distanza, anche sul trono imperiale, morto l'imperatoreIfomei , •a,ccrrimo nemico degli occid.ent.aJi, asc.endeva Jfotsnhito, l'attuale }[ik-a.do, chè, per la sua ecce:IBiVtt giovinezza,. fu tem1)oranei:~rnente ,sottoposto ad un reggent.e. Sermonchè questa, reggenza venne consider ata come un nuovo a.tten:tato a1 potere imperiale, e le cose s.i a.cufrono a ,tal punto che i1 nuovo Shogun, impotente ·a fronteggiare su questo terrena. i .suoi nemici, fu cost.re-rto· a rimettere nelle 1ìrnni dell'impet'.a-
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rore il mmw.ato· già altre volte così ambito, invi~a.nd.olo a voler convocare i maggiori principi (Daimio) per regolà.i:e il nuovo regime creato dalla necessità ormai ineluttabile, di mantenere le relazioni cogli str anieri. Aveva spera:to il fm,bo ·ed ambizioso. Keiki. che l'imper a.tore non avesse accoJ.te le sue dimi:ssioni. Invece esse non solo furono -acoetJta,te, ma il 4 gen1ui..io 1808, un decreto imperiaJe aboliva addfrittur a e per :Sempre il governo dello Shog1.m ! Fu un vero colpo cli. Stato. Divampò violenta allora l'h'.a di J{;eiki che mosso in armi .cont.ro la. capitale. Si combattè con a,ccanimento grande, ma dopo 4 mesi ·a..sse.d.ia,to a sua volta in Ed.o, g.i à dimora del suo potere, vinto e spodesitato, avendo contro .di sè il sentim.~nto na.zi.onale, dovett-0 aJ.·rendersi. I suoi pa,rtigfani ,si riUr arono :ve1·so il nord inseguiti dalle vittorios6 armi del giovane imp~1~afore, le quali ebbero dopo poco in sanguinosE1 battaglia. .a11c;he ragione delle forze navali che ·ancor seguivano l'a.stro -shogunale. Ad afferma.re rintanto 1solennement-e dina.n zi al mondo .~omo oa:ma:i di lì dovesse cominciare una novella era, il :Mikado t1ia~. sfori il G novembre J.868 la su·a, eia pitale nella ~tess,a Edo, la quale d'allora in poi si chiamò Tokio, che vuol dire ca.pitale dell'est, e volle -egli stesso aiggiunto al suo nome h~ppella,t i,vo di :Meji, che suona n'l.lova, liice. Tuttavia, come in tu.tte le grandi r ivoluzioni, occorreva,1?,0 .a;ltre, sangtLinose prove perchè le modem.e idee potessero libe- · ramentc dominare. La lotta collo Shogllll s'era inizia.ta c-01 prog,r.a mma della oaccia,ta degli str anieri, prog1'.a,mrna che non aveva, potuto ave.r seguito perchè orma.i lo spirito pubblico, il eone.etto evolut.ivo B le armi europee ave.vano indotto· il Mikado a mutar-e affatto di opinione ,a, tal rigua,rdo, sfochè aveva -abbracci-ate _lealmente e vigorosame;n,t e le teori·e, progr,essiste verso le qU:a.li ern stato spinto da, rnolti antichi Sa.m.m·ai che, tweva;no con ogni forza, propugnate e sostenute le rm:ove riforme. Tuttavia, parecchi di ,essi, p disillusi nelle loro a:S:pirazioni ·c-he riguarda- · v,ano come sa01·e, o fo11se anche spiaooni,i della 11\enomata con-
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alht. testa ùelle truppr, ed ogni giorno coni.ava. una. ba.t.taglia. Nel .solo ~ne.se cli luglio, ghmper.i a.li ebbero 2000 u.cc,is,i e 4000 ferie.i, mentre n ei ribelli la maJ.1canza, cli: medie.i e cli medicine foce.vano, più nurnernse e c,md eli lo perdite e. più difficile la glorio.sa. resistenza.. · Ma l e defezioni provenienti dal cl:i lagaa:e delle nuove idee ìnclebo.U:rono eccesisivamente Saigo che, sanguinoso a.w1cro· nismo, si ritr.a,<;Se coi maggi.ori focleli. n elle. n1onLa.gne ; quivi si rafforzò e pm· un momento, a YoJwga;wa, il l° ed il 2 settembre parve .clomina,re gti eventi. Indi a poco però, acce1"<',hia:to por ~are e per terra, da forze decuple delle sue, commise il' suo destino, ad -i.m'ultima disperata 1.<esi,stenz.a. Iii.i pugna fu terrib ifo, corpo· a c011?0. F erito alla, coscia d '.a,rma da fuoco ccl al petto cli pugnale, ordinò ad uno dei. s1uoi uificiali di Lronca.rgli la -testa per non cadere~ vivo in mano degl' imper:iaJi. Il sacro · e terribile, dovere fn compiuto. L 'uffìci,ale ne rimise le spoglie, sanguinose, ad. un Sa1nura.i ed. a sua, volta s'aprì jl ventre. A t toa:no ,a;[ 0a:po adornto ca.dclero gl'in soJ'i.i uno ad uno, o soli 200, rimasti v i.vi, ma. tli.sfatti da, '.innumerevoli ferite, f nwno condotti prigion ieri.
side~a~ion~che lol'o s~ett.a:va nel nuovo St.àto, non seppero adattar:v1s1. Ne l a nota d1.s·corda,n,te che ,es,.si mettono nel prelu dio della n ovella, vita. gi.a,p ponese ha nulla di antipat.ico. La mollezza dei degeneri loro SJignori n e, ha ,sc,osso il ·fervore anticu d'obbedienza,, ma l a .fedel tà al feu'do è tuttora, viva nel loro cuwe ed il pensiero n on sapendo ,allontanair si dalle torrite m,ura, del loro castello a.bbandonato, vi aleggia into,mo irrequieto. Essi haru10 bensì fatta la rivoluzione, ma lUlicamente a. scopo di stabilità, e qua:n.do, nelle prime tr,at.ta:tive ig;na,r i dell'esito finale, son o C:hiamati a discutere s ulle modificazion i da apportare •al governo, essi null'altro· chiedono se non l a. con.forma del solenne privilegio di. a,prirsi il ven:tr.e. Reclama,no cioè che sieno ga,rentiti nel dove.re di_su ic;ida,rsi e, ciò mentre intorno a loro tutto si a,nima e tende a. novella vita. A. capo di essi st.a. Saigo, il gran Saigo, come l o e.Ili-ama il ·su o popolo. Suo quartier genera.10 ò quella isola di Kiushiui ove a.vevano sede i suoi signori feudali· ed ove più. , forvi.damente bolle jl saa.1gue gue1-xiero. , J::'~mper.at.o,i~e sav.i•ament.e aveva cercato di storna.re { propos.11,L bellicosi col farli pa.rbecipi delle migliori c.a.ric-he ed era g iunto fino- ·ad offrire a Sai.g o il comando gener ale de.I nuovo ese,rc.ito nazionale chè si a.nda,~f~. formando s,ulle or'me, eleo-Li eserciti euro_pBi. Inva:n.o-. Ess,i bein compren dono che l a pa.tria mod:erna, non può sussistere senz-a. tali eserciti, ma coniprendono pure che vien così ucciso pe1~ ,sempre il sacro ordine, dei S amm:ai, di queste milizie che per 10 secoli h anno seritto col proprio s•angue l a storia e, la leggenda de,l loro paiese, che ne hanno formata l'unit.à morale e l.a, gr.a.n dezza,. Per essi ciò è irrepa,r.abile sciagur-a e rifiutano !·Nella esagera.zione sono tuttavia a,mmirevoli l Nel fobb'r'.aio del 1877 l'isola di Kiushiu in~orse. L'imperatore fu indotto suo n1aJ.gra.do·, ad un'azi one energie.a.mente repressiva, nella qt.1:a.le, senza tener con to, delle forze nava.li~ 70 mila uomini bei1e •armati si trovano .a, fronte di 40 mil a, ma.l e a:r mati ma pieni di cota.ggio e fidenti come in un Dio, jn · un •condottiero venera.t.o, idolo dell'ardente, giovinezza . P,et parecchi mesi si seguirono con varia vicenda a,s,pri combaUimenti, nei quali molti e,a;p.i caddero coraggiosa.me.n te
E' il Oapanco dantesco ingentilito ! E' l ',audace re A.rgi vo, ven dica.tare di Pol:i.n;ice che sfida, lo foJgori 1 di Giovo, nè piega al castigo; onde a:l poeta · titfon ito fi eramente, gr.i chi. « Q.ual i' fui 'cito, ta./. son ,nwrto! » .
L'amrriiriaglio Ka.wamura, comandante Je truppe imperiali, :finita, la, guerra, fe' r.icerca.r e · il cadavere clel ptode g:i1erriero e .pietosa.mente l.av.atolo eone proprie man.i, con &-olenni onoranze lo seppcllì, ponendogli. a frane.o le salme de.i suoi uffici.ali e d.j cento doi suoi 'fedeli solclat·i. QÙ.es.(;a, totnba, è sacra · ad ogni gia.pponese ed, è ora. visitata da, numerosi pellegrird, che. venerano; nel l'ultimo paladino, del lo spiri to, foucla.l e l'eroi smo di un valoroso soldato,! Qun.l dolce e c:omrnovento poesia. (
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IL OIAl'PONE NEL PROBLE~U. ORIENTALE .
IL GIAPPONE NEL PR OBtEMA ORIENTALE
e quanta promesrs'a ù1 qu~ste .Pl)Sturne e ur11anian i onoranze. alle qua.li. con vero senso di ve-nera~ione, non vela.t.a da alcu~i~ ipocrisia, pa.rter.ipano ancl1e i .:rnpprcserrtanti del Govern o che furono in altri temp i compagni. cl.'arrno, pa1,ent.i ed amici del gran S,aigo. Imperciocchè è propr.io, deg)i u ornin.i. e clei pop.oli grandi , in cui le virtù ci.Uadi.ne germogliano rigogJ.iosc a.nohc fra jl turbinio delle armi, questo rendere oma,ggio solonnemenle alla, virtù degli e,sl;inti nenùci. Più ancora. nelle guerre civili -c he ha.uno il triste vanto d i. mettere le persone al disopra, delle leggi e nelle quali l'odio divampa piCt bestiaJc e foroce, e cl1e solo me:rcè !;a.li eroismi possono anc.onh tal volta L.rovar gJ.·azia per s0Lt,r1:i;rsi all'oblio ! AleS!sandto il ?v[acedono pianse la morte eh Dario Codor:n.a:no {:ui tributò onori-divini, e fe' crocifiggere chi c;rendendo di. entrargli in faNore aveva trafitto il sav.io e valoroso persiano. E lo stesso dolore ma,nifestò Cesare, allorch.è scon:6.tte le reliquie clell'eserciti;) p ornpeiiano capita.n,a to dal severo Catone suo cosfa.nte ec1 a-c~rrimo nemico, questi. stoicamente si ucc.ideva, onde è fa.rna. che .il gr:anclo condottiero al. tristB annunzio esclamas-se : « O Ca« tone, t u hai voluto anc,h e togliermi la gloùa cli sal.v~arti la «vita!
l'a,pprovazio:nc delle Camere. _Ha il ·comando s u.premo delle · forze di terra e dì mare; fa i trat,tali e regola i negozi cogli Sta.t i esteri. Il potere rappresenoa.tivo è costitltito cla due Ca- · mer,e.' Un a corr.ispondente àl nostro Sena.to, ma, in parte elettiva; l'altra, equivale afa~'nostra dei Deputati, e con t,a 300 ·membri. Gli. ufficiali ·sia di terra,, sia cli mare non sono eleggibili. Il bDancio m.i.lita-re sfugge al controllo par] amentare per quanto si riferisce ·all'ordinam.ento ed agli a,s segni del pe1'Sona1e. In tal modo, sotto un.a democraitì,ca, voote, ,l'imperatore ecl i ministri ha.u no sempre nelle loro mani i poteri p.iù irnporbanti·.e gelosi della na.zione. Segnò di somma. sagacia in uno Stato ohe ha percorso in vent'anni· lo stesso cammino poli Lico, soci aJ.e ed econorni1co, che, l'Emopa., gl'acla.tame.nte prepaJ:ata da. lma regolaJ.'0 evoluzio11e. storÌC.:'èì, e scienti:fica, ha per cor so in un secolo e più . .
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· Calla morte del gmn Saigo si spens\3 in un'uHima violenta convulsione il vecchio Giappone n'.1.andando ancona rm fuJg icli-ssimo bagliore. Le su.e belle ca.ratt.er.i-stiche n on son o· però soemate, ma pre.zioso retaggio, ttasmigrarono senza, nulla perdere nol nuovo Stato. Al oonce!;Lo fouaia.le fu sostituito que.U,) più ampio e comprensivo cleUa patria; l a fossata meclioev.a l. e a.Uargandosi si confuse coll'Oceano che rec:inge l;ult'intorno l 'intricatto arcipe1ago.
Il Giappone moderno ò governato dal 11eg.ime costituzionale che fu proclamato dodici anni or sono. Il :Mikado è sempi-e sacro ed inviolabile; ed_è dai lui che emanano le leggi dello- S tato, dopo che queste ha-nno a:vuto ·
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L 'osorcito ,giapponese eonta, oggi circa 270,000 ~wmini di. t.ruppa, con 4200 ufficiali. Da.ll'·ètà cli 17 anni fino a i 40 ogni giappone;se è viT1c-0lato alle a.rmi; n0i in·.imi t re anni fa parte -doll'ese1'cito attivo, .sucoessivamente passa 4 a.m1i nella l" ri:serva, ~ n ella 2' e ll nella rr.ùlizia. te,rritor:ia.le. L 'ordinamento or ganieo rispecchfa moli;o quello ado-tta.to ,claJle potenze europee, alle quali sono :ispirati nello linee ge. ner àli anche l 'arma.mento, l'unifo1'.me, l'equipa.ggiamento, la _gcrnrchia., ecc. La divisione è in tempo di pa.ce la, più impo:i'tan te unità tcrritorciale militare. .Consta di 4 reggimenti di fanteria., 1 di ca.vaUeria, . 1 cl'a,rtiglieria,, 1 bat.ta.glione del , _genio ecl 1 del_treno. In tempo ·di guerra le divjsioni ·si rag_grnppano in corpi d'armata ed .i11 annate. I solcla,ti gia.p ponesi sono più picc-0li dei nostri, ma hanno · un.' m:ia, molto marziale, sono robusti e maJ."c-ia,no bene ; ·eseguisco1ao con gran.de regolarità e sveltezza lo evoluzioni e t Lrano con meravigli.osa destrezza. :Non osta-n-tc 11 servizio più pesante, perchè, tra a.Uro, ·i sol~.la.ti. non possono uscir.e da.Ha ca.senna a diporto pi.ù di due volte · l a settimana., la trnppa è sempre allegra, e ciasctm.o
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lL GIAPPONE NEL PRO BLEMA ORIEN-TALE
I L GIAPFONE NEL PROBLEMA. OR IEN T A LE
ademp.ie con zelo esempla,r n il ~tro còmpi to. ll mncio, di tre pasti gio1tia.lieri, è composto di pa-;ce, o, o~rne, r iso, legumi. . e. thè a volontà dopo ciascun· pa.sfo. Il solda.to è retri bu.ito complessivamente con una paga cli l ire 10 al mese. L'arciglieria, ordinata s-u batterie a sei pezzi, è buonissim.a, armata. con cannoni di bronzo compresso, del .c,alibro di ·centimetri 7 e mezzo, costruiti tutti sotto la r.l.irezionei di ufficia1i italiani, nell'·arsenaJ.B di Osaka, che forma l'orgogl io. della. nazione o che va diventando uno dei: più rinomati. La fanteria è armata con fucil i M\u·.a.ta, calibro :n millimetri, d'invenzione gia;pponese costruiti' nella fabbrica d'armi cli :rokfo. La, valleria e l'artiglieria. da, campagna h anno una c-atabina, dello stesso modello e riortano· la scia,bola, lunga. La c.ava.lleria della Gu ardia è inoltre armata di l ancie. Per l'as,sisten7.a dei fe ri ti in guerra vi è anche e.olà. u na Croce Rossa sotto l'alta protezione del Mikado e dell'imperatrice. :Essa, fu patrocinata efficacemente dal Goven10 e fo1,te.m~nte propugnafa con gen~ tile o pietoso interessamento claJle donne. Nel 188G acle1;ì alla co11ve1nione di Ginevr a, qu antunque i G.iappone:si siano pagani, ed ora la su1a opera :fi.lantropica, indizio di. civ;iltà molto avanzata, si .svolge accanto a quella · delle, nazion i cristi ane. La .disciplina, delle trnp.pe è eis'E"mpl are,. Le pu;n:izioni sono rari:ssrime, ta,lchè di,cesi che ie caserme non abb i,aJ10 locaài per prigioni. Una ,pena rtutt'a.ffatto moral e .d'll'n. gra.ncle. effetto. ò stata. mantenuta claU'antico costume ; l a pri vazionc del porto della. sciaibola ! ! · Niente è più umi li ante per l'orgoglio del n;i.ilito gia.pponese, n iente lo colpisce più dolorosa.mente! Abitu ato s-ia per tradizione, si:a, per innafo spirito militare acl eseguire .senza, discussioni gli ordini s1tperiori, il soldato è docile ed u bbidiente. I coscritti prestissimo s i avvezza.no al sistema europeo, imparando tutto benè, acqu,istando in breve tempo un com.legno affabto marziale e claJLdo subito prova, di • un'ammirabile subordina.zione. Cosa .tanto più notevole in qù.a,n tocliè essi debbono smettere ht secol are civiltà orientale colle, inve,temt.e abitudini per accettare, ipso j'acto, q uelLa oc~ e~denta,le, cli forma ed esigen ze tanto diveTSe. Lo stato militare . moderno è il vero contrapposto degli antichi usi g iapponesi.
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'l'enu to con to che la popolazione del G·iiappone, raggiun ge i 42,000,000 di a.bita;nti, il suo esercit,o l)otrebbe, forse r itenersi numer ica,Ii1ente scarno·. Bisogna però rico,rd,are, che esso è in e,ont-inuo aumento; .ad .ogni modo, riportandosi appena a trenta anni or sono e presenta1Ìdo all'irnmagin,azione i Samurni aJ:mati cli frecce e cli a-la,bà.rde, coperti cli fe.n·o· e col capo perduto in colossaJi mor.ioni sormonta.ti cla draghi,r rivolgenh al cielo le bramose oa.nne, n on si pttò davvero dire eh~ il cammino si a, stato nè lieve, Dè lento. Il Gi a.p pone di allora, era, come l'E uropa prima, dell'invenzione della pol vere. Gli ufficiali sono molto còlti, pa.re.c.chi d ~ essi h anno, visit,a.t.o l'J~u ropa a scopo d'istruzione. Provengono da, quattto ca.t.egorie : · 1a. Antichi Samurai ; questi occupano i gradi più elevati e rappresenbaJ.10 gli aneJ.li di c.ongiw1zione tra. il vecchio ed il n u ovo regime ed il mee:zo per il q uale l'antico v a,l ore ed il ,s entimento clell'on or,e trasrnigra.rono nef novel1o esercito ; 2• Uffici,aJi usci ti d alla. scuola, militare; 3• Ufficia.li provenienti da sottufficiali; 4"' Antichi funziona,ri civili distint.i p<'!-1' i,specia.li meriti. 'J\mta, dive,r si t.à tende però ormai a scomparire, con eliminazione dellla P e clellia 4a delle ,su<ldeitte categor ie,. . Le scuole 1nilitar.i, modeJlate su quelle tedesche, so.no molte : ]a, sc,uol a, di guerr.ai; la. sct10la d'applicazione d'artiglieri a e genio, la scuola ,s peciale milit-arn; l a. scuola, preparnt o1~ia ; la scuoJ.a. di faù.te,ria; la scuol a, cli cavalleria; l a scuola- d i tiro cl'a,1 tiglieri,a; !a scuol a d'artiglieria da fortezza; Ra s,cuola di contabilità; la ec,uol a .d i me,dicina. militare; La scuob dei sottufficiali .di fanteria :' la .scuola de.i sottufficiali . tecnici. Vi è perfino una scuola per i siarLi, cs.sendo il vésr,iario _milita.r e molto . diss!ilnile da quello comune. Non ostante queste scuole l'impero del Sole nascente· mantiene coùtinua.men te, aJ.l'estero molti ed inoolligenti ufficiali, per seguire 'il progresso delle ·armi in ogni pa-sso ·oo in ogni smt, m,anifesta.zione: Intanto esso gi à conta nu merosi e bene avvia.ti opifizi m ilita,r i· per l a fabbricazione delle polveri e dei m.aterò.ali da gnena.
IL GIAPPONE NE L PROBLEMA ORIENTALE
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IL GIAPPONE NEL PROBLEllA OR IENTALE
La marina .enumera anch'essa importanti scuole e fobbi,i.che, foa le qu ali il grandioso a.rsenaJe, cli. Yokoska., lu1a scu ola navale a Tokio, una semola di macchin'isci, m1'accn.demia ni:1va.le, una scuola naYale sti1a,niera ed una scuola di ca.pik1ni. cli lungo corso. La flotta alla fine <lel 189G contn.va 16 na.vi corazzate, di cui 4 navi da batta.glia e 5 incrocia.tor~, 21 n av i non corazzate (anrisi, corvette, cannoniere, ecc.) e 39 torpediniere, e teneYa il G0 posto fra le potenze marittimo del globo. lfra breve però questo nurnero d'orcliine già non disprer,zabile sarà ancora miglior,ato. I nfatti dopo la guerra il Giappone diede i.ln grande slancio alle sue costruzioni narnli e, quando nel 1906 il ,·asto programma, che ora è a buon punto d'esecuzione, sa ri'.1 attuato, dovranno ,aggiungersi alle navi :ind icate 6 cor azzate di prima cl asse, 1 O incrociatori proteU,i, 6 controtorpediniere con gran numero di torpcclin iere; la maggior parte di eleva.tjssimo tonnellaggio e tutle provviste dei migliori pe11fe.zionament-i de.la.r te n i.odorna. « Ci Yu ole l'ardimento <l i una nazione di genio « e giov,ane » o··serrn nella. nostra Rivista ma rittinui (1900) il Martorelli « cbe ha il baUesimo c1i grandi e recenti vittorie. « pe1'. porsi così. senza tirocinio, preveJ1tivo, .alla, te-sta del pro« gros-so na,v ak del rnontlo. « E non vi ha dubbio che, la più grande navo da- battagli,1 « che oggi eisist.a è il Nikara di 15,200 tonnellare e 18 nodi. « la, quale avrà per compa.gna. l.'1lsahi o l'Hatsusa. Come pun , « l 'irnc:rociatore pil'.L grande ,che abbia supe,1~a.to {llle prove lo « 23 miglia di ,·elocità, è il 'l'okiva cli 9750 tonnellate ». B più oHre : ' « Le navi ch o sorgon o n ei vaa:ì oautieri nazionali ed esteri, « i J1Llovi pr ogetLi, l'alacrità con cui si la.vo,r a p0r alles~ire « {\rsenali ed officine in paese, tu!fo fa fede che non passerà, « molto tempo e la rn.arina giapponeso si forà ammirar e e te« mero non solo per~ la, qualità., ma anche per l a quanti tà del « m atori,ale navale» . Ciò dimostra, come quell'impero vedil, lungi nell'ayvenire. ed abbia già concepico qua.l e funzione possa essere chi.amat-0
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ad esercitare sui mari, ond'esso ben si Yanl,a. fin da ora del1' appellatfro lU'singliierissimo, d' In.ghiltena dell'estremo Oriente.
Ed intanto cli questo mirabile, Sta.to fa.ccinmo'ci a. gLLardaa:e le ,aJtre, e.sp:re,ssioni dolla vita. pubblica. Vi iro·vl,a.mo l a stessa impronta. moderna congiu.nt.a ad · .uua. co;;tan te irrequietezza, ad una intollercinza cl'jnclugio, ad un sospingdrsi ru1sioso, af:finchè il domani troYi più esteso, pa.ù jntenso, più perfoziona.to quello e.ho ieri già sembrava un risulta.te splcmdido. Così l'istruzione, l'igiene ed i lavori pubblici, Ja navigazione commerciale, le poste, i ielegi:afì, ccc. La legislazione è, si può dire, complel1a e con ta n, ba,se del diritto pnbbJico e priv:a,to un codke penale, u n coclic:e civile colle relaLive, proccclme ed \m codice cli commercio. Alla sua form.a.zione concorsero i reputatissimi tra i giureconsulti ouropei, portandovi Ja più savia. e dotta iinpronta del pensiero libe.ra.le. Dl questi b€nemeriti, mi gode l'animo di paLrio orgoglio nel ricordarlo, fece paJ:te anche l'illustre icalia.no prof. Paternostro. Procedendo per confronti (che fanno va.lutare con maggior eloquenz,a e chi.arezza il cammino percorso) noterò come 30 anni fa il Gi,appone, non con Lasse nessuna, grande industria,, ecl orn invece esso per tal riguardo ha. raggiunèo il liwllo che in :~uropa tiene il Belgio. L 'uli,im:o tr.atta.to tni la. ()j na, cd il Gin,wone ha daw· ,. qwost'ultimo facoltà d·i .impianti in.du:st.ri1ali nelll'Impero Ce- · leste; la. concessione è già stata a,pplicat.a largamente e lo sa.rà sempre più. Il suo commercio in 20 ~mni è aumentato del 50 °fo. Le miniere cli ca,i:bon fossile, cli e s'aprono spec11almente nell'isola cli Kiushiu, ·nel 1882 diedero un p1·oyenfo di 12 milioni e .mezzo, nel 1894 cli 31 miliou,i o mezzo ed oggi faùn o 1:,eri,a. conconouza. alla prdduzione :ingldse. NelJ. 1880 s'importarono· nell'impero un milione cli chilogrammi di ferro da la.voro, uel 1895 se ne importa.rono 40 milioni per l'aumenta,ta attiYità industriale; ma, orn si comincia
IL 01AP1'0NE NEL PRO BLEMA ORlENTA,LE
.alaor,0mente a lavOl'aJ.,e; il ferro indigeno e ·s i prevede cli qui a non molto, anche per qillesto elemento, la comrple.ta indipen{lenza dal mer ca.to straniero. L'epilogo di ba,nto 1•isv,eglio ,si può mvvi&are a,nohe in ciò elfo, nel 1883 il Giappone aveva 8'4 fabbriche, c-0n 1700 cavalli vapore ; dopo 10 anni le fabbriche emno più çljj 1200 con un proporziona.le aumento, cli forza mot1'i.ce. Ed è da; notare, che l'arte di .utilizzare l'energia del vapore, no11. è ancora ben perfezionata e che molti clegl'innurnere,voli com~ d'a,cqua, d10 possono aU'uopo essere utilizzaiU, s·corrono inoperosi. La, forza elettiica data clat 1890: Secondo gli ultimi r,apporti, a<l Osa.kia. si sta p1<epaJ.·a;nd0 una forza, motr.ùoe e,lettrioa di 25,000 cavalli, usufru,endo per il movimento deJl'enorme macchinario, cli una potente ca.scata cl'-aoqu:a, Per i filati e per l,e stoffe, il Giappone ha vin to le rinomate fabbriche inglesi che oggi appunto, per la conoorrènza, di .quello St:ato, la,v orano in perdita, Nel 1894 la espo11tazione della. se,tar raggim1se i. chilogrammi 6,250,000 col valore cli 213 mi'lioni di lire. I trasporti seg1wn.o le industrie nel loro vertiginoso movimento. Nell'anno 1872, il fisclùo della va,poriera 1is,uonò per la prima volta tr.a, le vallttte giapponesi, indi per 10 anni rima.se isolato su un hreve percorso, di 27 chilometri. Ma dal 1883 al 1900 furono ,costrajti 4000 ,chilometri cli ferrovia, ed .ailtre ne sono in ,i,stuclio ed in progetto tanto a, sicopo commercial e quanto a, ,scopo stra!tegico, Il .primo ttonco Tokio-Joko.hama voone cost11.1:ito ,da ingegTH,ri europei, Costoro furono petò cortesiemente licenziati a,ppena ebbero dato queù. modello ai coHeghi Giappon~si, i quali oonz'altra gu~da costruirono poi la va;sta. ,rete mi:aocennata, C~ì ora studi, .progetti, ammirnistra.zion.e, piateria.le :lisso e mobile tutto è indigeno. ' Il tormellaggio dei vapoa:i mexcantili ini 24 anni aumentò ·clél 1380 9/o e adesso. si avviioina molto a quello della marina franrese ! · T a,l e svilnppo non ha esempio uguale nella s.toria. Nè esso :Si rileva, come sembrerebbe dovesse av.vooire, dannoso per l' agr icoltura, la quale progredisce del pari .
Ed in mezzo a. lan.t.o rigoglio pure la stampa, questa. eìettissim·a, i r.a. le umane inv.enzi!011i, già vanto della, a,n~i,ca Cina, e c-he app,arj.va am:miserita nel suo 'grandioso, ministero, alza potente l a. voce e forrn,à) illumin a e t rascàna l'opinione •rnbblica. Oltre 800 riv.isle e giornali, tm i quali molti. auto1\wol issi.nii, escono quotidianamente nelle principali città delL'i.mpero e si diffondono per tuUe le provincie, letti e commentati anche nei loro a,rticoli più seri, non solo cla1la, cla,.sse elevata, ma. ao1che da cont.aclini, facchini ,ed a.Hra. gente cli umile condizione. Così forto interessamento per la cosa, pubblioa, che ò condiviso perfino dalle donne, trova la sua principale, spiegazione nen a, obblig,ttorietà dell'istruzione ; obbligatorietà vera,, .non :fittizia, alla. qua.le non è possibile sfuggire in modo a.Jcuno. Ioiatti la media degli a.nalf.a.beti. coHt è mol to infe1 rior e alla nost.fa. I .I numero degli studenti e scolari v.i oltrept-l!ssa i 5 milioni .
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15-95
O, GIAPPONE NEL pROBLEMA ORIENTALE
1594
Ben fece l 'Ual ia qu ando, d'accordo colle altre potenze, cont ribuì alla repres,s ione .colle armi. de.i noti .cl'i:sordini. in. Cina. Co:sì reo1arrrnva il suo buon nome, l'avve1ùre dei nostri connazionali, i doveri politici, il princi.pio dellà civiltà; impercioccbè il cli.ritto, delle genti, .t anto manomesso cl,a;i Boxer, doveva essere so}ennemen:te rivendioato, Ben ;provvederebbe ancora, ai stLoi interoosi occupando qualche posto ,costieso, che, in tempo fntnro potesse cliventai,e sc,aJo o merca:to di soa.:mbio pe,r le merci. · )[a p,a.rmi oli:e l'Europa farebbe, male i suoi. conti se non desse. il peso che merita all'csisenza del moderno Giappone, e mostrasse cli trascura;me J,a, giusta suscettibilità. Che mal si apporrebbe se, ,colla. band iera del prog11es.so, copt.isse velleità di estese cfomina.zioni, le quali o,ffender,ebbero fors~ le aispirazioni d.el giovane imperò, ed oltre al soffocan~ in sul nascere lo sviluppo, delle, iÌl!clustrie ·e del commercio, e ritardare il · risv,eglio della Cina, alla moderna civiltà, condurrebbero certamente ad un conflit.to gener ale di c.ui non è possibile v.alutaJ.·e le conseguenze. ·
.1596
IL Gl.APPONE NEL PROBLEM A ORIENTALE
La ·Spa.r:tizione, della Cina, sarebbe, l)e,r ogni rigu:ardo disa,s trosa. . Spetta: al Giappone di l)ien d iritto la p,reponclera.nza sui de-. s~i~ dell'Asia; a lui, che tro·\r.asi in cospetto al mondo, al pi·inc1p10, non alla, fìnè de1la, sua ,carriera di Stato mode.mo·, in:°mbe l'oper~ grandiosa di tra1Slforma,re. l'I111pero Celeste, 1<,.da,ct-andofo. a.l vivere delle genti civil.i, mercè una. ben concloLtn ed ind~rizza,t~ .evoluzione c,he. lo libori d,a.lle secolari p·asto,i e che lo 1mmob1hzzano. A questo còmpifo è pur ·necessario u.ua saggezza, 11011 comune, perchè esso non pot.rebbe svolgersi se non nella tranqu:illità cl.eUa pace, il cui manlJenimento presenta, nell'attuale momento storico, forse ma.ggio~.·i difficoltà di qua.l:si,sia ,operazione cli gùerra. Ancho _se,n½a toner. conto de~l,a. vi~inanza e cle.Ua, grande affinità et.nica ed or,i g.ina.ifa, 1101 abbia,mo d~nque visto. che, in quel giovine impero, ;non fa cli~e~to .l'energia, e che anch'esso ,si trova or.a,, ne1lte migliori cond1z1?m cli. a.scenclenza, per esercita.re l'·attrazione, più e.ile conveniente, ne.ccssaria, a,ll'u.opo.
<J:iovambattisht VicO, nella sua ma.gi.sh'.à,le opera: · Principi di ima scienza nuova cl'into1"no· alla natura comime delle nazion:i, z)er li quali si trovano altri principi clel diritto naturnle deUe genti, fa pe,rcorrere ad ogni rivoluzione della. vi ta dell'umanità, tre epoche incessantemente rinnovellan tes•i, cost.ringe,nclo il oa.mmino della st:o:ri·a, · in. un cìclo che C'i a.scu,n popolù è obbligato a seguire pe:r. ritornare indi a,1 punto di 011igine. Seconào _l'arguta conc.f'..0io11e del somrùo filosofo napoletano; queste. t.re epoche sono: l 'età dell'idtola.t1'fo., in cui predomina, nella vita il concetto de,l,la giustizia toooratioa e divina ; l'eUi eroica o la, barbarie, ·in cui questo diri tto cede il posto a quello della, forza,, creando un'equità politica ma, a,r bitrari,a; ed infine l'età uma.ri.a o della civiltà, nella qu a.le la 1,a,gionc regna €.ovrana, in tutte. le cose. La prima epoca può p aragona:rsi al1' infanzia. dell'umanità; là sec;nda ne cost.itu•isce l a virilitù, la terza l a maturità che prec.ipita, indi nella, decrep~tozza,
I L GIAPPONE NEL PROBLE!IA ORIEN1'ALE
1597
do1J0 Ji che qui.Il.a, societit si dissolve. e, peri.sce dando luoao acl ' 1 ° è u n a, nuova. so01.e:t a; . a quale per la stes&a serie cli evoluzioni condotta ,ad obbedire alle medesime. 1eggi cli t rasformazione che avvengon o coll'identica, su ccessi.on~. Or~ene, per poco d1e si ri.saJga coÙa, mente a qu anto n:ii sono m geg11a.to di esporre sulle vicende pohtiche e socia.li del Gi appone, è fac ile ravvisa.re oggidì :i.n quell'impero, se mal r~on ~ni _~.P~.ongo, il p~1ss~ggio,. dal secondo al terzo periodo. Non e y1 u J rnesperta g10vn1,ezza, col suo, prepotente·, incomposto o turbinoso volere, s ibbene una giovinezza o.i·ientata, e, temperata col senno che la rende capace in m.a,ssimo· grado a da,r vita a<l altri o:i:ganismi e ad a.vvinceJ.·e a sè, altri destini. · .:E' il momento in CllÌ, per a.vv,alerm i cli un' espress-ione frsica, i~ ,corpo si tr0va n eHa posizione rela,t iva, più atta a.cl ·esercita.r e la massima a.ttra.ziono sugJ.i a.Itri circostam:ti. Lo ste-sso spirito d '.irnitazione, che ta.lora assurge, al r,arattere di vera. emu.la.ziori.e, condurrà for,se inesorabilmente gli eventi inooi1tro alla unione cino-gi.apponese, inqu,antochè il concetto . della n azion a,li t;à. si va a.llargando facendo, hiogo ad. o,rganis,mi po'litfoo sociali, n10Ito più vaJSti, \Starei qua,si per dire giganteschi. La Russi a, gli. Stati Uniti d'America,, l'Inghilterra colle 1sue va.ste ,colonie, l 'Impe,ro. Gennanieo, ne son.o gli esempi.
Noi Italifmi. non abbiamo e.erto, a dole,r ci di ciò, perchè ben lungi, da-1 pens,a,re, che esca dalla ce,rc.h ia dei nostri interessii, roocupa,Tci dell'Estremo Or:iente, come opina;rono ,taluni, stimo .anzi che· precisamente l'inforesse · nost.ro si ,avvantaggi da.ll a più facjle e cele.re soluzione cle:U.' imp0rtante problema che ,sclfrnderà ,aJ. commercio futuro le :meravigliose od ancor ve:roo·ini ricchezze dell'immenso continente cinese.. Nel Gia.ppone, l 'Italia gode forti simpatie cb:e, il buon. nome e l a, fortuna, potrebbe presto estender e in altre. regjoni. Perc,iò importa molto che l'a.vvenire 11011 trovi imprepa.ra.to ìl nostro paese rendendolo commercialmente . p:iù . conosciuto in quelle lontane regioni. 101 -
ANNO XLVII,
1598
IL GIAPPONE NEL PROBLEMA ORIENTALE
Ad ottenere tale intento si richiede sen no ed avvedutezza politica, ardimen to e spirito di i n i½iahva nei privati, agevolati in tutti i modi dal Governo. :Ma sop.ratiltto occorre il fermo proponimento di riusc-ire ad una cura conti nua per accrescere, con vig,ile affetto, la marina da guerra al e,ui maggior svih tppo tien ,sempre dietro, di conseg:uenza, com'è no!·o. un maggior sviluppo della flot ta mercantile, cl'onde !':importanza o l'ostension e clèi. traffici. Ohè, gua.ndo .r1u es!:o des ,clerato ,s vihuppo fosse raggi unto, Je altre condizioni non fallirebbero. E non è infatti clavv-ero sconosciuto l'ardimen to, ohe fuga i I t,imo:re del ,misterioso destino o delle i nsid iose lotte · col mare e cogli uomini, nella pa,tria di Cristoforo Colombo, cli :Marco Polo e di Alvise Cadamosto, dei Veniero, dei Oabotto, dei Bausan e dei Loria ; nella terra, che illum,ina!;a dall'ineffabile so-n:iso della prima regi11a. d'Italia, udia. da Lei, in tempi a noi 'Prossimi, sfidare le onde procellose_ col fatidico motto « Sempre avanti Savoia>> ; n ella tena cl1e diede al sole un altro giovine . principe sa,ba,u,do reduce glorioso, non sono ancora due anni, dallù, più ardita spedizione ohe siasi mai tentata. nelle tetre e gelide regioni artic-he,. Nè men noto è il geiiio oommere,iale e l'a:vvedurezza neg~i affaa:i laddove per mille testimonianze parla l'a~1tic~ ~ondezza di Genova, di Pisa e cli V,enezia. Genova, r1cch1ss1ma, padroneggi.ante sulle vi,e dell'Eu.fra,t:e e del Tigri, nella, Circassia, nella Mingtelia e nella Persia.. . . . Pisa meroanteggian-te a. Gi.a,ffa, a S. G~ovanrni cl' Acn a 'l'npoli, ad Antiochia. . .. Venezia, città gloa:iosa per antichi n on meno che. per recenn prodigi, dominan te con ,ta.nta maestria i traffici. mondiali da J.ascia.r dubi-tosi .se più aro.mir,a;i·e i suoi trattati o le sue gest~t na,va1i. Genova-V,enezia.-Pisa trionfal,e triade, e,he ora la :rn· sorta, pa.tria it.a.liana int-eg1·.a e.cl a.ffra.tella ! Da taluno dei più autorevoli"autori della scionza demogra· fica s i è ·scritto :no.o. ha gua.ri C:he..la popola~ione no.st:·a con_tinua.nclo à crescere nella, .presente proporzione raggrungm·a alla fine ·di questo secolò i 100 milioni d'individui. Se ciò s,i avverasse in talie rilevante a,u mento potrebb: ravvisa,r si UI!
IL GIAPPONE· NEL Plt08LEMA ORIEN'l'ALE
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altro fa ttore per · il conseguimento di futura, floridezza, chè allora farne. anche nell':Est remo Oriente si ,s•aJ:à fatto ·strada l'es1tbera,n te. elemento i taJia,no portandovi l.'wttività dEll fervido ingegno, e quella· m.usco],are del braccio, come gj.à, è avvenuto in g·ra.n, paJ:te dell'America del SucL E chissà non veno·a oforno, in cui, in ogni parte del mondo, civile, non rio <:> ' l'1om,a,, suoni nella armonioa sua, dolcezza il nosti'o puro 1c ment,1,~ il b~l tricolore, onust.o él'inviclia.t a gloria, scorrerà con rinnovantesi frequenza i :ma.ri, collegando ogni punto del globo con fi.Ua r ete cli fecondi intere.s-si e cli foaterria con-ispon.denza,. . Allora ecdsse clat .sonno di morte, le la,rve dea ca<luJi tesitè in quelle pla,ghe, gran diosa e •s olenne affermazione del valore i t.a.lia.no, fiere del magnm1:imo sacrificio, sorgeranno dagli avelli, e, mostrando ai tardi nepoti le bello orme del loro sangue, e. la nuova luce ò-he ing~mma, il santo vrasiUo, « Non. i1~rano· }> esclameranno, << non .invano oa{lernrno ! chè, « se l'avverso fato ci tolse di poter dire morendo: Alm,a ter1·a « natia, /a v'Ìta che m.i desti, ecco ti 1·endo, bene a.vventurosi « pur fummo, giacchè nostra opera è questa, ; nostra gntnde «opera !! ,, . ·i; ······
Molti, e pm troppo non tutti stranieri, va.mi.o instanca,b:ilmente vaticinando per la nostm pa!;ria un av \~enire affatto in opposiz ione col qua,clro suesposto.. . . Malaugurate. Cassandre ,s enano il cuore col loro freddo lar~ento 0 col perenn e compian I.o dolla clecaclenza i taliana. oui non fanno g1:.azia. di aJ.cuna speranza, di salvezza. Il ricordo della .gloria. e della prosperità -de' pa,s,sat i secoli, es.!sli fanno -seri,.i1~ _soltanto cl i soggetto ad intessere e ad intonare meste e~egie. , · Recen'tement,e il Novi-cow, noito sociologo russo, in una isua opera sulla. m;issio~e d'It'a.lia, combatte e dimostr.a errate tutte le. rao'ioni eolle quali si pret-enderebbe motìvare il predetto peso . simi.smo. Ed osserva che non solo le concl-izioni della nostra
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1600
JL GIAPPONE NEL P(l013I,l,MA ORIENTA LE
.penisola SO} JO miglior.i cli quel che si vorrobbe dar a.d ù1.tenclere, ma sono aJ.1che migliori di quelle, in cui. s'i trov,arono in altri tempi na.zioni che· ora sono prese a modello di prospeJità e di grandezza. , , Qui è implicito il pensiero dell'autore che l'Ital1a si trovi giit sul cammino porcon,o da, codeste nazioni per r.a.ggiungerc la mè-ta lu.singh.i, era, nè \ 1i ba, ragione, a dub-itaro che essa. si fer:mi a. mezza str,a da. :M:a, il · dotto straniero sceù._de anche, a maggiori particolarità., colle quali cerca di suffragare la sua tesi e, b:a. al t.ro, conis.i(lera la futura mfssipne del nostro Paese sotto tre aspetti : .intellettuale, nazionale ed internazionaJe. In con seguenza prevede dapprima ohe, grazie ai doni naturali cli bellezza, dei qu.aJ.i si. aJlieta, e del progresso civile, esso d ivèmerà il ri trovo aJ;tist:ico e morale del mondo intero. Occorre subito a.vve:rtire a tal proposito che questo v.atioinio, sembra a p:rima giunta minato da una; contr·acldizione, inquantochè poco si ra.vvisti, compatibile.1m primato morale col forte cònco,r so di forestieri. Già dal 1860 il no&tro Cavour osserv.ava, ohe, i ra.ppo:r ti deUe popolazioni colle persone ricche ed oziose, venute di fuori, sono poco favorev-Oli allo .sviluppo delle, .abit.ud:ini industriose e mor.ali, avvegnacchè 0sse ingenerano uno, spirito di astuzia e. di servilismo fun:esto a.I ca.rattere nazionale. E eoncludeva che, senza volere arresta-re il m.ovi:rnento, pro,gressivo, che spinge gli stranieri verso l'Itali.a, bisogJ.1a fare ogni sforzo, per non osta.col.are o rit.ardare in alcun ·modo, lo svi- . luppo ilidustriale e commerciale n.ecessario a.lla, prospe1ità nostra. Il Novicow evita la contraddizione su acceimata col chie.rire anche gli altri due aspetti, sotto cui va considerata la mi,ssione d'Italia,. Nei riguardi naziona.li, prevede un tempo· in cui, nella repubblica, Argentina, l'influenza. maggiorB e:d il predominio spetteram10 all'elemento i taliano, ~ nota che questo,, espandendosi, colonizzerà pure l'Africa orienta.le. Nei riguardi internazionali libera. l'Itali1a da ogni intendimento di conquista,, è' la crea, a:raldò di pa~ e punto. di rannodamen to' cli una futù1:à, confeclrrazione europea.
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IL GIAPPONE NEL PROBL BMJ\ O!t!EN1'ALE
1601
Ora, a parte ogni altra oonsideraziono, può ammettersi un'era cosi olimpicamente serena senza u11 forte r.isvegl:io commerciale e una fitta rete cl:i iri.te·ressi industriali ? A che cosa giova la pace, se non afonenta e perfeziona queste, fra le primissimi?. fonti della ricchezza? · Tutto ciò ho voluto a.coemrn.re per saJvarmi dall'accusa di visionario o sognatore, che altrimenti potrebbe capitarmi, per a,'vere, ·t raendo occasione dal Giappone, ardito presagire al _nostro bel Pa~se tmo .sp lendido, avvenire, a.nche nelle futurè relazioni coll'Estremo Oriente. Ad ogni modo, l'amor cli patria v,a.lga:m i come argomento di perdono pres.so coloro che pa,z ientemente m.'ha.nno seg11ìto fin. qui, e cli usbergo .a1la. pena., cui la severa giustizia daùte.sca condanna quelli che pretendono svela.re gl'il1e.scn1ta,b ili mi: steri delbwvenire : « Mira ch'à fatto petto delle spalle :
« Perchè ·volle veder troppo da van t e " Dirietro guarda, e fa ri_troso calle ».
Firenze, gen naio 1902.
V.
TRANIELLO
cap ii.ano <id ge11i ,.
I
1602
CONTRO UNA TENDENZA
OONrrRO UNA TENDENZA
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Sotto il titolo Contro 1ir,w tendenza jl signor tenente Zoppi di fant€ria scriBse stùla, Rivisci militcwe dal'iana cleJ :J 6 agosto, testè scor·so, un geniale e brillante airticolo per climo-str1:~1't· ohe la, tesi da me so.st-€nuta, su ciues6a stes,sa. Rivista (fascicolo di giu.gno armo eorrente) e riflettente l a. di/esci delle A.I.pi col com.corso dei bersaglieri è erraia. nel ,eoncetto, non solo, ma qualora fosse ,attua.ta Je ·... agW penne clei be·r'saglie1·i, intonw alle qua.li voehì anni cli vita hanno gièi accu·1niiluta tanta, e tanta gloria diverrebbero, forse, le -imiili ci1icelle della giovaJie e dirittci penna del nostro alpino. L'amirna eroica di illessandrn La Mcirnwwa, innanzi ci tali. p,roposte e a tét,le idea, avrà avuto fremiti di sdegno·. Probesta quindi, l'egregio tenente Zoppi, contro . lei tendenza di vol.er ren<le!re- i bersa,g lie,r i una specicilitù, pee l.a guerra di m.onta,gna, e con uno stile ins,pi,raito ad un elevato sentimento, dirò così, bersa.glieresco, tutto· vibrante di giovanile entus i.asmo, con poche e, poetiehe fras i sintetizza i.I suo concetto,' butto morale, d icendo che i bersaglieri pel oompi esso élelle loro qu:a.lità, dei loro desi i, dei loro me:6zi, senza avere o ricercaa:e specialità - restail'.l.do· come sono e dove sonu possono fare mù.'ttcoli oontenanclosi di .avere la degna ecl invidiabile m.iss'ione di sape,1· strappare fra, le gent'Ì, per la loro agili.tà, e. pel magico effetto delle loro trombe, il grido di « Viv-a. l'esercito ! » · , Pri1mt di tutto ringrazio l'ottimo e d istinto collega. per essensi dato la pena di con,futaJ."0 alcune mie idee e lo ringrazio anche l)erchè col suo brillante articolo mi porge oc.0asione di tener -desto un ,a.rgomeinto attoi·no a,l quale, in quesc.i ul-
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16013
timi tempi, si sono ocoupati illustri pensonalit.à. militari; m1 a:pgomento che,, vo1ere o no, è in pectore a, molti genernl i e sul quale è l·.u tt'altro che :in.oppou:tuuo i nsi:s,tere. fo non metto neppure in dubbio, che possa ancor esser ]on taino il gion10 in c,u i s1i a.bbia da conc.reta.re qualcosa e.i.rea i bersaglieri. Già da. troppo tempo questo quakosa bolle in pentola perchè .s,i possa ritardare a prenile,:re, una decisione che tronchi una buona vo.lt.a il noto problema dell'essere o non essere riferi.to E~i ber,saglieri. Entro aidunque nell'a.rgomen.to e siccome, a.ttualmente, mi trovo .alle manovre d i campagna, costretto oioè a scriba,e,chiare nei ritagli cli ternpQ•, tr:a una, ta-lJiNl e l'a.itra, sui ba.r coJlauti sedi li da campo, so.tto l a tenda o all 'ornbFa, d'una pi,an.!;a~ d:istratto eontin.ua.mente çlal vociare clei bea·s.aglieri o d:ai·,hrios.i segnali deJ.le loro trombe, o dal rullo dei ta.:rnl;n;i.d tl@lle brigat,e, viciniorLic_çosì non so se e come, n.è ì,n quale mis ura w1i. usc,iranno le, id.ec, dal cerv~llo e -tanto meno so 0}rne l a mia, _penna sa,i;2J:à, scrivere sulla. ca;i:ta : questo solt,anto so ·- e ne domamelo, veni1a, ai lettori·- che le mi.e ~dee riusciranno 1m po' cfa;orcùinafo e non tu:tte ;eoncatena.te fra. di loro,. Debbo anzitut,i;o pa:erneitrere che è falsa l'idea. di c;redere che, i bersaglieri _a1spir'.ino ad avere un à specicilità. La, caratterist,ica del cor po dei bersaglieri - orgogliosi di ap1)artenere a,ll' arma gagliarda. d i fant.eria della qua.le, sono una gao'liarda. emanazione - consiste, ta.tticamente, 1>adando.' neJ o fatto di non a.v ere..,. specicdità. Dite ai bem~t.glieri: voi dov r,ete comha,tte,re, ·soJ.t.anto co,sì o, soltat11to coUi e. voi avreite tolto, al giorno d'oggi, a.i bersaglieri ie geniali loro mansioni. Una volta, molti a,n ni fa, non a.vrei nè pensiafo, nè sciitto così perd1è :il )01:0 còmpi to sarebbe stato, mera,v1igliosamente cleline.a.to. Ma oggi è... un altro, paio cli ma.nichc. I reggimeni'i ben:;a.gheri per effetto del loJ:O· redutamento e, ;per un cornpleisso, di qua1ità. morali e materiali, hanno o debbono avere, - l'abilità, pur non speciali.zza,ndosi, di a.ssimila.rsi, per dir c.cJiSÌ., t utte. le, singole carattenistiche dei cor,pi c.lie .comba.t tono, a piedi Es.sere quirncli, a:l'l'occorrenza, buoni alpini e, sempre ottimi fanti; ca])acissi,:rn i di J·es,i:ste.r e
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CONTRO UNA T END F.NZA,
CONTRO. UNA TENDENZA
ai . cli,mi delle Alpi e di manov·.r are in aJr;a montagna, e capacissimi di fare, in pianura., so·tto il sole della S icilia., le, lunghe e c.elerii marcie. E se io non 1)01iso , o 11011 rao·iono • o ma:l.'e, credo pro/Pa:io che questo r.egginm1to ber,sa,glie1·i che in. ten1:1)0 di guer':ra è lascia.to a completa disp0sizione dc.I comanda;n.t.e cl'lin .corpo d'a,rmata, indipenclentem.ante da.Ila sua potenZ1ia'htà morailc, possa. e debba. esse.r e cornsiderato in ma~o di quel ooma.ndante :- precisamente come una spe-cie di strumento a doppio u so che riasslime in ,sè l a duplice qualità dell'ottimo fante e del buon alp ino. · H a bisogno, quel cornan.da;n,te, di spingere in alta m0t11tagna un reggimento dell'arma .di fanteria? :Ecco, pronto un 1=eg:gimento di bersaglieri_che è · qucis(alpino. Ha bisogno invece, quel comàndanto, cli far eseguire pronta.mente una, riC(>gn.izione in piamll"a? Ecco pronto lo stesso reggimento bersaglieri che sa1}rà; fare i suoi bravi. qua11anta chiJ.ometri con. lr1, yelocit~t di .sei chilometri. pe11 ora,! !fa.le, quindi, si O]Jpone frgregio tenen'te Zoppi quando, per co1ufut·aJ:e, le, mie, idee, scrive che i he,r.sa.glieri, non clehbon9- essere impiegati per l a gue1,ra d'al ta rnon,t agna. a fianco degli alpini. Io sono, precisamente del suo pa1,ere .e non dissi nè scrissi - neppur.e nell'a.r tioolo sttunpato su questa Rivistci - e, che. diede luogo alla confu~azi.one :_ .cl1e i .dodici re,ggime,nti bersaglieri debbano a.ffìanca-r'si agli alpini localizza,ndosi sul1e Alpi. - No; io dissi, o intesi dire, c;ho i sei teggi.men.ti ber·s aglieni e.rie sono stanzia:ti nell'Alta Itali.a. dovrebbea:o - v.isto e, considerato che in caso cli guerra, si mobilitano, s1.1lle AÌpi. e comba,tternnno, fots-e, lassù - dovrebbero - clico - pa,rtecipa,re a1le rna1110vre del ; g1;nppo a1p:ino, . cosicehè dopo un oerto periodo di tempo - per effetto dei cambi di gua;rnigione - t~tti i dodiC'i reggimenti avrebboro fatto, il lòro tirocin io 'Sulle Alpi ricavandone il doppio vao1ta,ggio di a,cquistare l a capacità sempre utilissima - d i manovra;re ;in m,ontlagna e di affiat,arsi .~ sotto il punto di vista tattico .~ .con gli alpini con i. quali, per <li•sposizioni vigenti, ,possono .essere chiam:ati a combatte.re nel caso che l~ clij'esa delle A lpi r ichieda, un numero 1naggio1ie di difensori. · ·
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1605 Credo, oon cfo di essermi spiegato ahba.staJ'.).za chiaramente. per quanto in fretta,, e ria,ssu1110 .il mio concetto dicendo, eh~ i bersa,gheri, come sono, ora, non debbono nè possono averr .specialità d'impiego ma,, per effeUo deUa loro scelta,, debbono avetr'e U:na capacitèi speciale, il che è be11 diverso.. Ora,, quesba c·a:pa.ciéà speciale, i bersa.g lie.r i l 'acq,i1i&1.e:ram10 soltanto 0011 l'essere rotti. a tutbi i generi d'c,sercizi e cli man0vra, tant(} · tin mont4,g11a ·ohe in pianura : il. c.he è predsamenl:e il conçetto, che dominò semp:re nella, mente dol La, ~farmora. Quindi sei i:o mi schiero dalla parte di co,lol·ò c]1e vogliono B pro1)ongono l'irnrp iego d'ei be.rna.glie11i s-ulle Alpi ·per fronteggiare i possibili invasori, 110n ò già che 1ìe divida l'opi1ùo11e nel senso di vincolarli. a:glìl 1:ilpini, faoondone acldi1;ittura, de.i mezzi a,l,pini, ma. nel senso, soltanto, di renderli a.tt i -:-- con 1a, periodica ma.nmr.m. dì i;1Jb1, montaig1na, ~ a gu,e.J. /ronteggfornento che può es1ser,e indi.s,pens a1bile pe1e spP.ci.a[ i evflnt.i cl i. gm'!rra.. 1
Conchiuclen.clo, chrò ancora, che la risoluz,io.ne del ·famoso probleima dell'essere o non essere - fi propoo.ito dei hersa,glieri - si può risolvere benissim o'.' e· mica, c'è b isogno, di. mod,ificare o ciamhiare l'organico. Sì-ano, i bers:ag1ieri, rea:lmente quello che preSicri ve il Regola11wnto sulla legge del reclnta,mento e ci,oè giova.n i ga· glia,rcli e. svelbi. Quindi : niente, bersa.glierci rivedi.bili e :niente - per: un'alka considerazione - bersagli'eri con. ferma d i: due anni. Si. applichi poi in tutto e, per tutto i regolamenti vaJ:i riflettenti le 111.a,novre in genere è gli esercizi.: fac·ciano i lmrsa1g:~ieri. le loro brave marc.ie di qU:aranta c.hilometr:i. con la velocità presc:rii;ta, iniperniino la loro isfa'l12iione, sul concetto dì marcia1'e e sparare in pi,a.n ura ed in montagna; siano gh uff\.c.iali H,rcli.ti e fis icamente atti a soppo1ta,re k fatiche che derivano, da. un,a promiseuità cli manovre e noi. tra.muteremo davvero e realmente i bersaglieri in otti:mi fanti e in buoni alpini senza bisogno cli pigliar le, forhic.ì per ritagliare l'oa:-ganico.
1606
CONTRO UNA T ENDENZA
CONTRO UNA 1'EN DE NZA
Il non essel'e .Pci borsagliePi non. è possibile cd il loro sùici.dio od il .loro ,sac1,ifì:cio non a;vverrà rnai - ,anche se si localizzasse,r o, .sullo Al.pi - e questo dico no n. l)B>rchè io sia be1'"'Sagliere, ii-on perchè io s ia, ufficiale, ma semplicemente perchè .sono italia,no,: il giorrw c,h e in Ita.Ii,a si distruggessero i I (I bersagli-eri sarebbe fialciato tutfo 1m poema, soldatesco, e la '1. lraièliz,ion.e milita1·e della gioyane Italia avrebbe un clarn10 , enor me, incalr,ol abile 1 Ed :io ,s ono intimamente pe.rsua.so, d1e ,· ' ne,ss,un10 pen.s;à, a ciò. D'altra parte a.n che la, famosa teoria che i be-r·sa.glieri., date ie anni attuali, :non hanno JJÌÙ 1·agione di e:ssere e~ una chìacchiera vuota cli serrso. Dafa la guerra de.U'oggi e la pc.rfott-ibil ità, delle .armi e tutfo questo i r res,ist.i bile bisogno cli a,ccelerament-0, di moto, cli rapidità; tutta quosta tensione di nervi o cl,i cervello per abbteviare, cliùninuire e tempo e spa1,io; tnt.to questo orga,s mo o questo stuù io indefesso e ·continuo per risolvére il problema gu.orresco nel minor tempo possibile; dato tutto, questo nu'hinìo d i cose, di pensieri, di att-i; data. questa smani.a di prevenire., d i g iun gere presto, di aniva,r prima d.cll'avversaJ:io eon .qual nnque mèzzo; dat.? il concetto di mu ta,r tutta rarma, di fonteri,a in una maissa ,dJi uomini agili a.I mass;imo grado aippa.re e.v,id-en.te come i . bersaglieri r,a,pprese,ntiino,, e ,cleibbano, ra1)presentare, la, perfezione, l'essenza, puriss irna di qu.ell'taJ:m.a, e po~s,ano rendere. u t i I.i servizi s,ia nel ea.mpo tatUco come in qLLello •s trategico. .Sol a.mente può nascere. un dubbio; questo : può, u n reggimento bersaglieri, in mano d'un coma,nda.nite, di co,rpo cl'arma.ta, in pratica, dare tutto quel rendimento che teoricamente è a,mmessù? Questo· reggimento ,solo, isolato, che ,rappresenfa, tra i .combattenti dell'arma. a piedi , aseegnata al corpo d'aT- 1 mata, quaisi l a decfonci parte-, può ·r~usci,r:e proprio decisivo , nelle sue mis:sio:n i, dat.a la proporzionalità su a ;rispetto a lleaJt re t,ruppe del corpo d'a1'mata.? Questo dubbio - che è diviso da ,molti - può far l'itornare a pren dere in considorazione il fatto se -s ia più opportuno rimlire i b ersaglieri però climim1en,clo il. numeto, dei re.ggimen ti - in un corpo solo, indipenden te, non. vincol a.to
0I
ma
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1607
a nessuna, grai.1de nnità cl,i guer,r a ma ,suscettibile cli uniTSi a tutte e a ç1ualsia1&i e su qnql.tmque zona, pi ana o montuosa. In u n corpo solo - ripeto - omogeneo, compatto, v:ibrante d'entusiasmo e d,i focle ne,l culto p ieno, .e completo cli quelle tradizioni dalle quali e p~r l e qtrn.li. ;i be1;siag'lieri - per u11. :fenomeno· di psicologiia, Jnilita,re cJ1e non è spiega,b ile rnia clie non. può discuter-e ....... tra,ggo:ç.<[ impulso· ,e vigoria! L'essere o non essere dei benaglieri,~seconclo _me, si ri'SOlve non neUa s,pecialità d'un impiego ma, ne,ll'esigenza d'un'attitucline tattica proteiformè, acquista.t.a, nell'applicazione degli esercizi regola.J11.e11tari su trutti i krreni e da u.n allenamen to continuo · alle ma.rcie hmg11e e· celeri. Potrebbe quindi , rirsorgere l'idea - ,gi à altre volte ba,lcna.ba - d'impiegare i be1'sàgl,ieri· non .in modo .d'iverso ma- in mcissa per ricavarne tutti quei coefficienti di vitto'.l:ia,,ché traggono origine dalla, forza, morale: Perc.hè ;- 11arliaJ1ioci chia:ro ~ :il problemla dell'essere o no,n esse1·e dei bersaglieri è a.n.che :u,i-1 po' moras}e e, sotto qllesta oonsideraziooe., meriterebbe aJ:J.clie d'es,sere sfocliafo ry pe;i: pa:i,te mia prometto che, a tempo più o,pport.uno, esprimerò lo mi,c idee in pmposito.
si
LUIGI 'NASI c;pitano dei bersaglieri.
1608
U VIA D'ANNIBALE DALLA SPAUNA AL TRAS1l1ENO A PR O.PO SI T O D I NU OVE P UB BLIC AZIO NI
La eterna questione della v:iaper la quale passò Annibale nella sua celebre spedizione, che sempre sembra chiusa o sempre si riap,re con nuove supposizioni e indag-i~i, si può para.gonare .alla, vetta. d i alta montagna, che, non ancora soggioga.ba., continua ad essere· una forte tentazione per gli alpinisti , Negli ul timi cento anni, un centina.io di. pu bblicazioni uscirono su questo argomento; un centina.io cli itinera.rii differenti, numero ancora ben lontano dalle probabilità che possono cla,re nove cifre, ossi.a i nove colh principali alpini tra la sorgente del Rodano e quella. del Varo. Annibale verme,- nelle elucmbraziorù degli eruditi, fatto passare per il S. Gotta,rdo, Sempione, Gn:mcle e :Piccolo San Bernafrlo, A.utairet, Moncenisio, · l\fonginevra,, :Monviso, Argenl:iera; ,senz~t dire d'aUri colli meno noti, come la Seigne, Arna.z, Bousson e, quelli altri a.ne-or a attorno aU'Iseran ed al Monviso. I cento o più iti ner a-ri, tutti differenti nel percorso esterno delle Alpi, si ra-ggrQppano poi sull'alto . dei. coUi in nove fas-oi; principali. dei qruali sono qtlelli cent.ra.li, del Piccolo S. Bernardo, del Monoonisio e del Monginevra. E' una polemica che dura da oltre due, mila an ni ; già c1·u e secoli dopo il fatto, che avvenne nel 208 a. C., T . Livio scriveva, (X,'{I-38). « Tutti acconlansi ne.l d ire che Annibale sboceò nel pa0se « dei Taurini; tanto più mi sorprende che si dubiti cla quale « pa,r te egli passa-sse le Alpi, credendosi· comunemente che « fosse pel giogo Penin o (Gran S. Ben l'ardo,) , il qu.~le si·asi « appu nto così dr.tto da i Peni; Celio scrive che passò ,pel g iogo
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91'0.'i3M,1,...co C.S.13e-mardo l.J[e,ius (Conwal)
Mirano (Lione
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LA _VIA _D' ANNlllALE DALLA SPAGNA AL TRASI MENO , RCC.
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di Oremorn, (Piccolo S. Benrnrclo) ; due strade, delle quali nè l'una nè l'altra lo avrebbero condotto ai '11 wurini, ma « sibbene per le montagne dei Salassi (Aosta) a i. Galli Libui « (V<~rèelli) ». Il buon Pafavino, storico eloqneùte e magnifico, ma igna,r o d'arte militarn ; d:i natura assai mite, qui ·si mostra veemente contro queJli d'opinione contraria., ed apptmto per questo inspira diffidenza come cli chi tenta supplire, alzm.1do la voce, alla deficienza di buoni argomenti. Celio Antipi~tro e Comelio Ne,pote, p:i ò vicini a.l fatto, fanno· chsèendere Annibale cla.l Piccolo S. Bernardo, il Cre1nonis-jiigurn; Ca.io, PliILio contemporaneo a L ivio lo, fa discendere dal Gran S. Benrn.rdo, stando a.lla voce che correva aJ suo tempo. ,Secondo questi tre antfohissim.i, la spedizione sarebbe an-:i~ va.ta precisamente, non ostante la contraria idea. liviana, tra :i S.alassi ,d i Val d' A.osta, ;s•bocca,n do .poi ad ! vrea nel piano· d'HaJia. Tito Livio fa d i-scendere Annibale, non si comprende se dal Moncenisio o dal J\fonginevra; oocondo i più sarebbe per quest'ultimo pa.s·so per ]a somiglianza, del nome Durance. colla Drnenzia, dello storiùJ, e perchè delle qua.Ùro, strade fra l'Italia e la Gallia indioate da Stra.bono nessuna passa ])er il Moncen.ii>io. 'rra i .moderni, e sono molt.issimi, il generale Melville è pel Piccolo S. Bern.a,rdo, Napoleone pel Moncenisio ed è assoluto nella sua asserzione; Fola.rd è pel Monginev1'.a e ne è tanto convinto che non discute nemmeno le altre opinion.ir sdegna occuparsene, non riconosce nella qu8Stfone che un'a.utorità,, la. sua.: « lo dico io e ba,s ta » pa:r e che concluda. B ase della discussione è per tutti quanti Polibio da Mega:.. lopoli, quasi contemporaneo, il quale percorse in, sen.so in-verso a scopo di studio ht via d'Annibale e potè ancora. inter:.. rogàre dei testimoni ~culari : - « questa via,, egli scrive, .è «. stata ora misurata. acc•uratamente di otto· in otto stadi » . Lo. stadio cli cui qui si tratl;a è quello di 185 metri; ot.to stadi fanno il miglio rorna.no di 1480 metri. « «
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1611
LA ,!A D' ANNill.ALE DALLA SPAGNA AL TRASIMENO
A PROPOSITO DI NUOVE PUBBLICAZIONI -
Le distanze ;itinerarie. dateci da que{>to autore, r isultano dal brano seguente, ove aùcanto agli sta.di è segn atcJ l'equivalent0 in chilometri: « Da_Cartagine nuova alf.B}bro 2600 stadi, == 481 chilometri. dall'Ebro all'Emporio (Ampurias) 1'600 == « 226, di qui ~1· passa,g gio del Rodano. altri 1600 =:: 296. « Cam·minando dal. passo del Rodano ln!1go J.o ·stesso fiume <,verso la sua sorgen te sino alla salita cle1le A.lpi che menano ·« in Ita lia. contansi 1400 stadi --: 259. . « Il tratto rima.nen.te per ·cui si. superano le Alpi., ne ha « 1200 == 222, passati. i qn,a.li si• giunge nei campi intorno al « Po che sorto in Italia ». In totale sono 8400 stadi== 1554 chilometri. A ques'to punto in P-0libio deve esistere una l(:lcnna, poichè prosegue: « Per tal «· 0ITTlisa erano in tutto circa 9000 stadi== 1665 chilometri, che . ·« Annibale uscendo da. Cartagine nuova ,pe11correr doveva.; ·« dei quaili, per .ciò che spetta. allo spazio· egli (g.itW1to ad Arn« pur.ias) aveva già quasi 1a metà valicata»; cioè aveva pe,r{;Orso 4200 siadi_e gliene rimanevano. 300 per raggiungere i 4500 che sono la metà, di 9000. . Risulta cl'uncjue tra .l'iutiero it inerario 9000 o la somma cleUe distanze pariia.li 8400 tma differenza cli 600 ·stadi eguale a 111 chilometri, differenza. che mise a forte cont1~i.buzione la pa-.zienza degli eruditi, i quali andarono cerca,ndo spazio attraverso i Pirenei per allogarli in qualche modo fra Ampurias -e -N arbona, ma non vi riuscirono; confrontando coll'orarip delle ferrovie e rettificando la linea spezzata del tracci a.to ferroviario nella bassa Linguadoca si oUiene molto a,ppr?s.simativamente, ed anzi quasi esatta, li} misura polibia.na. Furono non p,ochi, ed eruditi n'iolto seri, che si sottoposero a tant.a inu'tile fatica mentale, andando cerca.re, in occidente ciò che, n~tanclo e inclovina.n.clo .la la,c una,, avrebbero facilmente trovato in 01'.iente, e così avr ebbero anche evita.to cl'j n..éolpare il grande storico d i distra~ione e di errore. La cosa è tanto evidente che sorprende, non poco come fino ad ora non sia ancor a, da tanti storici di fa.ma stata. notata, .siochè dubiterei cli me stesso, della, mente inia se la dimost.ra.zione non mi si p.i:·esentasse facile e chi.ara,. L'itinerario anni-
balico non fìni &ce già allo sbocco nel. p iano d'Jtalia, 8400 stadi; esso va cla Cartagine a.i « ca.rnpi intomo al Po », a:t pri ~no incontro coi Romani, sul campo di battaglia, del T'icino, ne.ll'Insubria, cioè sulla. sinistra. del fiume. :Manca ad1-m que qua nto si r.iferisce affuU.i ma dista,nza par7,ìale: i 600 sia.di eguale a· LI 1 chilometr.i, dal piede in terno delle A.lpi al rl'i cino. · , .. Un 'a ltra simile lacuna,, run'al.trn distrazione secondo gli erud iti cli molta pa:zienza ma cli vista cor~a., si verifica n ello stesso capitolo colà dove Polibio dà la misura della ~ stt~ spagnuola, in cui fra l'intit>ra m isura e le distanze, parzial: risulta una differenza di 400 stadi (III, 89J. Tenuto conto cle1 400 stadi da Amprtrias ai Pirene.i, dati da Stra,bone. Lo storì,co greco, ordinato e preci·so, usa talvolta dare. in principio d'un capitolo la. trace.ii~ di ciò c.h e dirà. in seguito, stabilisce dapprima corno una. triangoJa.zione, ri,piglia,ndo poi per inserirvi i parhcolari del racconto; e fa precedere la descrizio.ne del teatro di guerra alla n arrazione dei fatti. Oo&ì nel li'bro III, comin cia il ,ca,pitolo 39 col dare una larga idea, a grar1di tratti della. ,costa Mediterranea . s~ggetta àl dominio cart,aginese. Questi « signoreggiavano a quei temp i « tutte le pa.r ti d'Africa che metton capo al mare interno, « da.Ile Are di Pileno (M:uktar), che giacciono sulla Sirti mag« giore, sino alle colonne d'Ercole, la lunghezza, delle quali « coste a.vanza 16,000 stadi. Passato lo stretto delle colonne « impossessm:onsi clella Spagna tu tta sino a,gli scogli (Pirenei) « i quali dividono la Spagna dalle Gallie » . Qui esiste. la .lacuna, in. cui l'autore, ripigliando il racc~mto dall"Ara. dei Fileni che ò al confine cirenaico, dà .l e distanze parziali della coota d'.Afr~ca, segnate proba,bilmen_te da L~pt~ Magna (Len1.ta), 1'a.cape_(Gabe1S) al fondo della piccola S11"ti, Adrnmeto (Susa), Promontorio•di Tu[ercurio (Capo Bon), Cartagine che trovasi all'incirca sulla metà dei 16,000 stadi africani come ognuno 1:iuò facilmente veri.fìcare sulla carta geografica. ]~d ora il rac-conto può proseguire facil~ e dliaro : << Dal mentovato sito (Cartagine), sino alle bocc,he de11e « Colonne d'Ercole vi ha .la distanza di cfrca 8000 stadi, ,e
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. LA VIA D'ANN IBALE DALLA SPAGNA AL TRA' Sll\JENO
dalle Colonne a Car tagine nuova di 3000, donde A.nnibal~ mosse in Halia » . Continua poi colle distanze parziali o·ià notate da Cartagine all'Ebro 2600, da qui ·ad A.mpnrias 1600, da A.mpurias al Roda.no 1600, punto facendo cenno della. roccia pirene,a alla quale, storici moderni, con errore vermnen.te grossolano, riferirebbero il mentocato sito. Essi andarono vagamto e sudando_su per l'Ebro, attra.verso a.i Pirenei e lungo gli anfratii della costa per trovar modo di collocare i 400 stadi di d ifferenza senza. ri1ai riuscirvi , nè vi r iusciranno perchè il mentovato sito si rifer.isce alla Birsci i)1mica e non a.Ila ·rcM;hici del promontorio cli P irene; on.de le ricerche avrebbero dovuto farle non a. nord ma a sud, non sulla costa di Spagna ma su quella. d'Africa cJ~e sta d.irimpetto, (1) . Sta.udo a questi eruditj , Polihi.o sarebbe andato colla sua Jrnrra,zione d'un tratto dallo stretto ai P.irenei, poi d'un altro tratto a r itroso, per poi ripigliare dallo stretto colle misure parziali; ma questo au tore sobrio, esatto, ordinatissimo, che espone ·nelle ·cose miiìtari colla. corrntoozza e connisione ehm ca,po di stato maggiore, non si ripete, non 'va a ritroso. Polibio storico, politico, filosofo, stratega, osserv&tore :finissimo e dotato profonda.mente del senso critico, è scrittore da..pr endersi alla lettera-; e colà dove può .sembra1'.e confuso, disordinato, distratto, non del tutto veritiero egli è che non lo si è inte1,pretal:o . bene od esisti~ ,ma delle tante lacune che sventm·atamente si sono fatte :in ventidue seculi. I popoli si spostano e .si sovr appongono, le n azioni. si modificano, varia l'etnografia e lo stato politico delle regioni; crolla.no i monti, e i fiumi. cambi a,no d i letto e cli nome; Ia. geografh~ politi~a ed idrografica deU'E1u·opa conoscil~l;a. da ~o~ libi.o h a subito delle varia-zioni dovute_ a fenomem geologici e t~llurici, alle emigrazioni, guerre, invasioni. . . . Per lo stu.d.o d'un problema storico, specialmente, d1 .epoea remota, occon 'e scegliere autori i più vicini al fatto-; q~ant~ più . vidni e tanto maggiore ne sa,rà, l'a.utori.tà. Questi .soli <<
«
(ti Stretto, 3000 Cartageua, 2600 Ebro ,· t600 Ampuri~s, 400 Pirenei, totale 7600 e n?n, 8000 stadi.
ltìlo
sono giudici competenti, inappella.bili, mentn) quelli poster iori se possono dar luee non faJ.l'n.o autorità,, e, talvolta mettono confusione,; un en:ore commesso da ;lmo, va ripetendosi, spa:rgendosi, ingrossa,ndo .ed è facile commetter(~ 1u1 errot'El scrivendo una storia d'indole generale in cui, per l'immane lavoro JlO[l si ha tompo e mezz i. rJi a.ppurnre l;utto alle, font.i. Non è cosa cl iftki.le tl'<}vare ili .sto,r ici .celebr:i, dei :nei molto appariscenti; essi wpiano gli uni dagli a.lt,ri fa cendo ta.lora come le .pr.corello Uautesc.he, ohe « dove, l' uJ11a va le altre « vauno, f-l lo ,p erchè non .stcnrno » . Scelti. gli autori, devonsi sl.ncliare, nelle opere o nello sp irito, e 1"enclersi conto deJla. geografia del tempo dei fatti, e del tempo in. cui l'autore scriveva. Al tempo di Pohbio, cli. Li v.io, d'A.ppian10, di Silio Italico, di Strabone, di P lnt;arco e d'Ammiano }farceUino, il H,oclano passava. per l\iontmélian e Grenoble, per cui h Saona (lo 1 Sçoras o ,S car as di Polihio-, l 'Arar di Livio) conse1wavano fino a Valenza. il nome antico -che, per lapsus calam'i, nei endici. posl;eriori diventò 'l'is.ar e Bisan,l, secondo· i commen f;a,to'ri; come A.usterlitz clàl Botta trasformat.o nell'italiano· Ostcrlizza. li'u l' immane, scoscencliimento del )font G:ranier, fra l\fontmòfom e Chambcry, avvenuto nel 124.-f:l che costrinse il Rodano ·a versarsi nel suo letto attuale, a:hbanclonando a.U'Isère queHo pel Oraisivaudan . Non è poi fe:nomeno l,a.nto ra.ro; il J?i.a.vo ·che prima shocca.v a a Vj_f,torio, per lo seoscenclimento cli Fa.dallo proseguì per Feltre e Nervesa. come fa attualmente. P,erdut.as i ·1a. mernoria cl.el fa tto, cambiata. in parte la. denominazione dei corsi. d'acqua., i r,racluttori e corumon.Li~l;ori di Polibio e eh l,ivi o, per mettersi in. regola colla. idrogr afia del loro Lernpo ca,mbiarono Scora.s e .A.rar .in Isara.; (;ioè di nome e cli letto Tendendo oscuro l'ant.ico t<'sto. S i. fa grave ttppunto allo storieo pornhè nel primo periodo del cap. 50, capo III << Anniba.Je, fatto avendo in clieei giorni « lungo jJ :fiume il viaggio d'ottocento stadi... » non nomina il fiume lasciando nella incertezza se, dopo Valenza egli abbia proseguito o lcmgo il Rodano a.ttuale sn· Vienna, o hmgo l 'Isère su Grenoble. Colla spiega7.·ione d::tta sull'a.ntico corso del Rocla-no, .\n:n ibale che aveva già prim ft ,na,r cia to qu aMro J02 -
A:-: XO Xl,Y II .
A l?ROPO.S ITO Dl NUO VE PUBllLIC.~ZlONl ,
o·i.orni a ritroso lungo questo fLume, e coi1tin.uando p1~r jl med esimo, non vi era p.iù bi:sogno cli ripeterne il nome. Ln scoscendi:mento del Mont G:ranier poco o punto a,ccennato da ·quanti ser isse:ro sull'itinerario a nnibahco ·è in v~ce ,c~sa irnportm1tissima per la risol uzione de.l problema'. p~n che 11 rnago·ior corso d'acqua della Durentasia o 'L'aranr.a·s 1.a che al lora. ~ol nom e d i lJruenz ia, al'liuiva. al R odano ,} 1\fon tmélian orn vi a.ffluisce a Valenza col nome cl'I sère <lal)a, sorgente alla, focr . Basta o·ettare uno sg1,rn,r do su cli una ca.:i·La, topografi.ca, qualunque, c~l la S'avoia, per 'i·i,conoscere nel l'I sère, tn~ Conflans (Albertvm e) e :;\fontmél'ia.n, ( ohe allora non er~ . mcanalarn come è al presente), tu 1;i;i i car atte. ri del~a des,cr.1,z wne 0l~c ne fa:11 110 rl'ito Livio e Silvio Italico : a.ir.11)1.a vallata., dal ~ondo ·' ote' faune laro·o. Pl·a.1·1eo·o·i bb .(,t , ' o ; dal letto· tortuoso, a, pj ù ram,,l va-.. r iante ad ogni piena,; a cque ba.s.se, to11bide, difficile a guae 1us1
per i. gorghi e i ciottoloni. . . , . . . . . ., Un a,l. t:ro capo sa ldo da ben clefu111:sLo 11 luogo do:vo a ,v \· ~llll P il. ·combaWmento· del ~L'ic.ino, percthè s egna i 9000 stach cla Cartagena. ed il fine dell'i!;inerarìo, oggetto di tante controversie. , . . F loro J.o motto tra il 'l'i ciiùo e i l. Po, e cliel~ro ad esso Lm bel n u mero di scr ittori moclen1i o storici di vagli f~ : H enneben, Vaudoncourt, Poggi a.li, Ca,p soni, Bea,ujours, D'Anville e Rngni a t. '1'ahmi fanno su ccedere 1H .ba.ttag~ia. a l\fort~r_a ; Morn~sen Ja mette presso Ver celli. per la so1mghanza, d1 1iome coll a Vinchevi a, o Vic ti1.m/1Yiis di Livio, e 'cli.etro ad esso A tto Vannu.cci. e Francesco B artoli.n i. . .. Ciò non sarebbe esatto, poi c hè i due gra;nd i ed antlcln stor i.ci dicono 0 hiar amente ch0 il fatto avvem1e n ell'Insubrm. d 1o si esten deva tra .il Ticino e l'Adda, D i. là dall'Adda, erano / Cenomani. alleati. dei Romani.; di ,qua, dal 'l'.icino e fino alla Sesia ·erano i L ebeci .nel Novarese, i Le·v i o Lai nella. Lomellin a, d i. stirpe L igure e propensi a.i 'Ronian~.. . . .> An nibale· « calò arclitam.ente noi ca,rnp1 m t.orno al ,J. o e « pervenne fra la nazione degl'Insuhri » (Pol. Hl, 56) . . « I R oma:n i gettano unpontestll 'ricino. Fini~olo.pa,s sò 1-~,, :;ercito ::;ul terr i torio clegl'In subri e si accampo cmque m, -
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glia. (chilometri ,5 l/2) da Vi11clrnvia dove Anni bale aveva. il s uo campo» (Liv. XXI, 45) . Ciò ehe foce cadere ta,nti n eJl'eiTorè è iJ credere c he Scipione si tr ovasse colà dove è l'attua.le P iacenza e quivi pas:;a.sse il .Po; invece il console a.veva..stabili to urr1 gran campo cli rifornimento a Casteggio, ,ços ì gra.nde che A nnibale impossessa.tosene JìOi a tradimen to vi trovò tantu frumento cf1e gli bastò per tL1.tto il tempo de1le operaz.io,ni sul1a 'Prebbia. Da qu esta base Scipione jnterideva. Oiperare v-erso quello sbocco .delle Alpi por cni doveva giungere il. nemico, secondo le informazioni che gli darebbero .i lfansigliesi cd i '1.'auri.n i. Ma, o che i Roman i. fossero in r itard0, come quas i -sempre loro avvenne in questa seconda g uerra p u11ica,, o che molto r apida fosse stata la m arcia di Annibale, e più proba,bilmente per l'uno e l'altro motivo, questi gira.nel~ alla, .targa, hmgo il p i<xle delle A l pi, corne poi Na,p oleone n el 1800, .arrivò fehcenwme t;ra gli a l l.eati Insubri d e lo attendeYano. Scipione gettato un .pon te cli barche su l Po m.ise il campo alla Ca.va-; e costruitò un altro ponte cli circostanza, sul 'l'.i{)ino, colà dove poi sorse Ticinwn, !.'attua.le P a:via, lo guarenti sulla ri va sin istra (nemica) con 1111 bastione, o ca.stello, o testa: d.i ponte che c,h iamar si voglia,. Qui Iascio la parola a .Polibio: « Il giorno appresso progreclirono i duo eserciti. avversari « hrngo il fiume (1'jcir10), avendo i Romani la corrente a si« nistrn i, Cartaginesi a ùestr a,. Risaputo il dì seg1-1en.te pei . fo« raggiatori, c:he erano l 'uno all'a,ltro vicini, stabilirono colà ~ gli è\lloggiamenti » . Se i. R omani fossero partiti dal campo cli Cava. l\fanara e i Car baginesi. dal campo cli Magenta, a.v vicina,ndosi in form azione di c:ombattimen to, compatta secondo la ta,ttica d 'allor ,t ad iurn .i corte, dopo un a, marcia di 20 chilometri sarebbE'ro g iunti, i p rimi a, B ereguardo, i secondi a B esale, che distan o di circa 8 chilometri; in n.1.ezzo sta l\folta. Visconti dove l'indomani si sarebb~r o azzuffati, p roprio a.i con fine tra le due ))r ovincie cli )\filano e di. Pavia. So ora r ifacciamo i n senso in verso l'itin.e,.i:ario di Ann ibale come fe-ce Polibio, troveremo le segu enti. dista nze parzìal i : «
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LA VIA D ANNlRALE DALLA SPAGNA AL TRASIMENO
· Da, Motta Visconti ,a niagenta, coi da.ti della carta logistica, chilom.etri 23 ; da, :Magenta ad I vrea per Novani, Vercelli, Santhià, secondo l'orario delle ferrovie, . chilometri 88; totale. chilometri Da, Ivrea a :M:ontmélian pel piccolo Sa;n Bernardo, ba.sandosi pure sull' orario e sulla ca1ta, rettificando in meno 4 chilometri pe1· Je giravolte cli Pré-8.t. Didier, Pont Serran t, St. Germain ; e di altri due per Ja curva della ferrovia oltrepassan te al nord Confians, si ottiene » D a Montmélia:n a V,alcnz a la ferrovia percorre il fondo della. ,r.aUe, tra.éciato obbligat~ e quindi non vi è nulla cla rett,iiì,c a,re nè in più uè in meno; per conseguenza il l foret-chaix des chemins de j'e1·, · segua proprio la cifra esatta cli. >> . Dal ponte sull'Isère sopra \ Ta.lenza, a Oour thezon per . la linea di sinist.ra clel Rodano, vi sono esattamente » All' altezza della staziom~ di Courthe. zon, daU'a.ltra par.te ciel :fiume,, vi è quella di Roquemaure, ohe dista da AmpLnias in Spa.gna cli circa, . » Ho detto cli circa, pc:rchè così dice anche Pol. e perchè la ferrovia jn territorio francese non va direttamente ; vi sono molte elevi.azioni che occorre rettifica.re; però il Delu.c occupatosene asserisce che è e,satta. » Da Ampurias al.l'Ebrn . Dall'Ebro a Cartagine . ))
A PROPOSJT.O DI N UOVE PU 8llLICAZIONI
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'l'otale chilometd lG65 == 9000 stadi Il pa,ssa 00 ,rnio ùel R odano a Roquema.ure corrisponde a,. tutti . . i dati storici ed alla, convenienza tattica. Trovasi, aHa d1-
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s~anza da, Ampurias ; a quel la esatta dalla confluenza. dell'Isero ,e Ro_cla.no ; al_la distanza rnziona:1e di u na hmga ta,ppa da P ont Samt Espnt, dove il distaccamen to di Am1one a~, :eblbe p~11s.~a;~. primo il ,R odano per far éli_versi.one; a qThattro tappe oidmane da ~o~·t-de~Boue foce o,c mdentale o marsigliese clel fiume, dove Sc1p1.0ne era sha,c ato ed aveva posto il cam.po; fi11:a_lmente trovavasi.col à dove il 6LLme dopo formato l'I sola cli M10mar si 1·iu,nisce in un sol ramo (Pol. III, 42) . A.11:rtone con hrnga marcia. fra Ja sera e la notte, proba.bilmente con cavalleria leggera, i soliti numidi, fan teria. montata o su càrri, rimontò la Tiva destra facendo 37 chilometri ~- 200 stadi (Pol.), 25 miglia (Liv.) ; i due storici sono qui perfett~mcntc J'acco1:do, quanto a, dire che .il secondo copiò daJ. pnmo. · _ La ferrovi a dà 30 el1 ilometri da Roqùemaurc a. Pont Saint E sp1~it, punto che per fa topografia corrisponde ai dati storici;. 7 chilometri più in su vi é la stazione di Saint Just per arri·vare alla, quale però bisogna. attraversm:e l' Ard0ch~; sicchè è d t1 supporre che la misura antici.i preceduta dal c'irca sia, stata calcolata in senso l a.to e seguendo le g irnvolte del fìL1me : Pont Sain t Esprit corrisponderebbe ai da.ti di luogo e tempo . Da, Roq~emaure a Port de Bonc, :per ferrovia. A v.ignone, .Orgo11, M1ramas sono 90 chilometri, q uatt.r o gioina.te d i marcia ~n ragione cli chilometri 22 e mezzo cia.scuna.: corrisponcleire,bbe, quin di alla distanza storica, o ad una ~arcia razionale, forse in più colonne, cl' un esercito in offensiva che ha fretta cli rnggiungern l'a.vven3a,r io. · Per gli eruditi, che tanto faticarono la mente suUa via di Annibale, si trattava di trova,re un itinerario che corrispondesse a.i 9000 stadi e ne,llo stesso t<~rn.po soddisfacesse a.i dat;i seguenti~ 1° Il pasfio del Rodano avvenne a, quattro giornate di maDcia dal :mare, ecl t1 quattro marce affrettate ,s ino all'isola formata dalla, confluenza del RodaJ10 e I sam; dal passo alla isola si percorsero 600 stadi ;
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LA VI A D' .~ NNlBALE DA LLA S PA GNA AL T RAS!MENO
2° Altr i di~ci. giorni cli marc:-,ia. or chn a.r ia con re.lèttivì ri_p osi l \ingo _n n fìm~'Je che non è nominato; 800 stadi, dopo d1 che s1 arnva al l?iede delle A lpi ed a lla Dru.en za,; 3° :F'atti quindi ci. gior ni di marcia con dei combattimenti o soggiorn1.i Ann ib a.Ie, atb:avorsàto ' le· A.lp:i, a rrivò aJ pi ede· della, dis,cesa; dopo altri ire. giorni cli. ma,r òi a ardi ta pel fondo va.lle, giunse allo sbocco nel piano d'Ita li a ; 4° Assediò una città dei '.l'mn:ini o rl'arn:ian i detta T aurnsùt (.App Lan o VII, 5) e. pervenn e nel l)aese degli Insubri , e 11.ei ca.m))i che sono cl'into:1.110 a l J?o. · Nella considerazione ehe .Annibale r isa-l ì il Ròclar10 v~rso lo sorgente, e poi sceso :in Italia, si· trovò nell' Insubria, che è l' attual e milanese, ta.lmli cofnmen tà,to.ri n e dedu ssero- che dovette n ecessaria:rnen te scender e o dal Gottardo o dfl,l Sem-
pione. Quel Ii. cho lo fa nno scendere J ai p assi più f)d occidente, clicon o ,ch B gl'Insu bri come i più potenti della Ga lli ;1 '.1.'r anspa- r cla,na eransi. im postL a.cl ovest ; ,a t utti i popo]i della r iva sin istra del Po, fra cui i Taurini cihe erano sparsi t,ra. l a D ora B alte.a e il Pe,ll,ice, cornpresi trn i Va,g ie:nni. di S al uzzo e i Libui del Vercellese. Dunque, poli.tica.men te gfln subri anelava.no d aH'Add à a l P ellice. · Ai prim i _s i può osservar e, che prima degl 'I nsubri. An ni.bale obbe a far e coi '.I'aur:ini o 'l'aurian i o (_['aurisci ; può cl a rsi che ve n e fossero nel Canton 'l'i cino come ve ne era no in. Carnia , che secondo l a seggenda avrebbero fonda to Treviso, Ta 1"vi~iiim. L a. spediz ione a vrebbe, allora, dovu to toccar e il Lemano e · per correr e il Va,llese, ma l a Sv izzera era, jn quel tempo terra incogn ita, e del lago non si aveva con oscenza,; ch e se fosse stato raseni;ato, ò u n fatto geografico così a,pp arisoonte ch e n on. sarebbe sfuggito agli. stori ci; n essuno invece n e fa m enzione. Quelli che fann o finire, l'iti.t~erari·o all a pianura dell'alto Po, n el paese de.i Tau rin i, non s i trovano colla lunghe,;;za totale, e per mette,:re in regola le loro !:ÙUC!l.l'brazion i coi .9000 stad i. fam10 percorrer e, a i Cartagin esi dei gir i viziosi nel Ddfrnato e Sa,voia ; a Vimna, "Li.one, S,1,int Gen ix, Yon ne, 1
A PR0 1'0SITO DI NUOV E P U8ULICAZI0NI
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ChamlJel'y prima, d'arrivare a l Picr,olo S . Be,rnarrto od al } l anceni:;io; ciò t1ua:ndo proprio lo condizioni del rnomet;to :imponeva,1.0 mareia a.re.lita o il ,più possibi le <liretta. Q,uelli cho sono per le Al,pi Cozir, ammettono come fatto che no11. ha bisogno cli d iseussio1rn dw la lìnra11 co siu, l'anUca DruenziR, sir<""hè dopo av<'r spinlo A11nibale sino a Va,lenza., <l V ienna ed a,1 ohc p iù. i )1 sn verso Lione, lo r i0hiama-no poi sulla DuraJ1ce inventando tlegl' ilinera.ri i piì.t curiosi e :,;tr ao.rcliua.ri. Gli, Scri ttori m il ita ri francesi, picctmdosi cl'a:ver JJercorse le A)pi in lu.ngo ed in largo, cli conoscer le pal mo tt palmo, timto che .lo premettono per da.r peso al loro asserto, hann o escogitato d.egl' i tiner n,ri s nan issirni qua.si cla far crcJerc che i Cartaginesi aves:;ero le ,t,I i . , 1 11 un o, A1t1Lib11 le atLr a.wr::1a d1:t,t1pr ima, la Van oi,;e. (25:27) da :.\(outier ·, pel J)oron di. Bosel c1 Lanslebom·g, e poi il .::.\foncrn i:;io a lto solo· 1Jiù -20m.. 11 gran Polarcl, dopo a.ved o fa.tto .:1,rrivare a ·va,l.enza. lo ritorce per la Rornanche n,l La,uta.ret (2075), e, n1ggirn1to l a Durnnce a Brian1çon, ]o fa risa·1ire ·M 1(0J1gi:novra alto soltanto più J85+. I r1 un alt ro, nel la, cons itleo:azio1t€t .forse che, i C.arta,gi ,1 esi dopo tanti mesi cli. marcia, supen1to a,vendo, il ~fo11g i.n e.vra, dovovano oramai essero a,lle.nati, li fa attraversa,re ancora il Sest,r ier es_ che, è più a lto (20(;0) e poj; c.;ome se 11 011 bashissc, anche il col Finestra, quello del Catinat, a,lL1ltitucline cli 2215. E'ra gli seri Ltori civili ve ne sono de i non meno stran i ; per l a Seigne (2512) sollo il ) [onte Bièmco, per l'.1:.\uta-ret, (3070) Sl)tto il Roccia,n10·1one, per lo 'l' rf.WOrsette (2950) sotto il MonYÌSI). Vo ne ha LlllO che fa, nd A.nnihale Mtraversaro il )I011ce11 isi.o, il 'J:'oasso sullo :=ipE>rnne tlel Rocciamelono che scende a, S nsa, i I. pa,sso dc>tto della, Caprn che s usc.ita il rapogiro, il colle della Croce di Ferro, r .;;ce11cle.ro in Valle d i ' V iù . Un aHro, meLt.eiH.lo ç,oll à irn rnagina z:ione lo a.li a.i Ca rt a ginesi, li fa sLlpNare i _g h iacciai de l <.'o lle cl"Anwz (oOlJ) sorro Ja Bessa,nese, il Ool.l arin c.l'Arnaz (li 1.;oco in feriore, e scenLlei·e pure in vc.1lle di Viù . 'l'rala::;cio Lli cil:arnò altri. mo lt i. non rneuo curiosi , IJa~tando E"Jtfe:ri per far Tedere guani o grande possa essere ltt fantasia
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LA ~ IA D'AN NIBA LE D ALLA SPAGNA AL T RASIMENO
degli eruditi in un argomento che, trattando d'Annibale fa.rnoso e delle A.lpi eccelse, si presta ai voli ì p iù vertio·i nosi. Gli antichi si contentavano cli alcune f;·asi cli l~lern.ica, brevi m,a e;nergiche ; la. perga.mena e il papiro costavano molto,· assai più della, carta. Do1ìo la invenzione. della ,stampa o·emettero i to11chi sulla quesLione annibalica? e, furono op~1sc~l i che andail.·ono 111an ma.no ingrossando. Ora si scl'ivono libri. addirittura, semp.re più. voluminosi, nei quali ogni. :nuovo a,uto-re combatte con vP.erncnza etu.elli di opinione eontrnria ; meravigliandosi altamente che 1m problema stol'ico così facil~ e chiaro n.bbi a du rato tan.Lo ad essere risolto. La, conclÙsione per og1rnno è sempre idEml;icH,: la. questione della via, cl' Annibale deve om1ai ritenersi risolta, e o"biu.sa. la millenaria controversia,. ·GJ.i ult imi libri usciti su questo argomento sono i. seguenti.: "\Vilheln Osiander: De·r 1-J.annibaJweg neii ·untersticht iind durch zeichnungen 1.1:n d tafeln erlaiitert . (Lit via cli A.nnibale rrnovam0.11.te esa,nrinata, e col mezzo d i disegn i. e cli schizzi viemmeglio esplicata). Berlino, vVeidmann, 1900. Volume di 204 pagine, in 8° g. '.l'ornnùiso :Wiontaa.mri.: Annibale, la trciversata cldle Alpi e le p1·ime campcigne d'Ita,liri 'fino al Trasi,meno , secondo g,li a,ntichi e la verità storicci. :Rovigo, Minell.i, 1901. Volume i i~ ottavo d ì. 780 pagine, otto tavole, un sunto cronologico e: un :indice alfabetico. Siccome questi due autori, sono,: il prin-w per la teoria del Moncanisio, il secondo per quella del 1fonginevra, e conviutiss:i.rn i. in modo ooso1uto della ve:riià della prqpria teor ia; essi che pubblicarono h t .rispettiva opera, qua.si cont.empora~ neaanente senut che ·l' uno sapes-se dell'aliro, r iescirà loro ben interessante quando si. legger a;imo a vicenda. So.no due l ibri cli polemiea, fatti con curn, corÌ'cclati cli ·c arte e schizzi, o ricchi d'una tale profus ione d i dati storici, di considerazioni, d i su pposizioni, ed ancl1e cli molte sottigl iezze, che deve a,ver loro costato enorme fatica cìi ricei·che ed una tensione di spirito str a.ordinaria. L'Osiancler tra1ta specialmente del.l a trnvorsafa clellr. A.Jpi n combatte in specia l. modo la teoria del P ic,colo· S. Bernarclo,
A PROPOSITO D I N UOVE PU BJH,lGAZlONI
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ri tenuta fino al 1900 la, più proba.bile. ; la sminuzza, la discute, la. annienta, al meno lo crede : secondo lui . o:rmnai i bernarcNa.n i stessi hann o disertato, pe~- passare a.Il~ teoria del :.\.foncenis:io che è l'unica e vera. . Il Mom.tana,r i. ha trovato, dopo tant i, un II uovo iti nerario per la Durance al Monginevra d1c, secondo lui, è narural:rnonte l'unico e vero, e fole grosse mcra,, iglie d 1.e si sia ritardato cli tanti. secoli a scoprire una ;veri lit cosl lampante; :fissatosi in queste idee l'auto,re vi ha coordina.Lo il risultato delle sue ri.cernhe, con una, ricca messe cli dati storici. L'onorevole Villa, ad uno ,c he si meravigliava di tanta sntÌ facondia ed efficacia nelle difese, dicesiv ispondessc cl1e egli ce~ava a,nzitntt.o di suggestion arsi, convincersi che l'acc11.sato era, innoc.ente; quanto p iù lo sforzo suo era grande, .por- · chè tanto più grave l'wccusa e il reato, tanto rnaggiorr argomentazione, , parole e calore ne r isultava. Cosi nelle disc~ssion.i. d'un problema storico, si.ccome la ver.ità è n ud a e sc:nipli.ce, quanto più si è lontan i da essa,, tanto niaggiore · veemenza di discussione, profusione di argorn.entazione sono necessa,r ie pe1· da;i;e parvenza, di verità alla teoria' cl,e s i. d ifende. Se Polibio, l'autore ba.se,. lascia i ru.le.terminato il. nome del passo attnwcrso le Alpi, Celio suo coni;emporaneo e Nepote posteriore solo d i mezzo secolo, d i.cono senz'altro, con tutta. naturalezza ,c he fu il giogo Creroone, il passaggio d'Er cole, l'Alpe Graia., il P iccolo San Berna,rélo insomma. Ai tempi di P linio e L ivio de scr issero da un secolo a due dopo i precedenLi., correva voce che fos se il passo J?en.n ino ossia il Gran Sa;n Heir·narclo ; il primo ·c:.i crede, il secondo la co:mbatte, ed entrando in polemica colla forza d'un bnori retore in cattedra, spezza 1ma lancia contro Celio, Nepote, Plinio; contro :il Pi,ccolo e Gran S. Bernardo per i quali. si scendeva tra i ,Salassi e i Libui, ,mentre Annibale scese tra i r.raurini; per dimostrarlo vi de.elica una pagina (XXI, 38). Veramente, il più diretto, e comodo passo ·per ar:ri.va,re a, 'l'orino dalla confluenza del Rodano e I sèi:-e sm.-ebbe :il :Moncenisio, ma dei moclorni, scambiando Ja Dutance p é•l' la. Druen0
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LA V! A D'ANNIBALE DALLA SPAGNA AL TRASIMENO
7,ia, e t1.:~hmo, anche per il Rodano, escogitaron o Ia. moria del i\fonginevr a ove la Durail1ce ha la sorgente,. E ' cle.o·no di o:sservazione che quanto più gli autori si aJlon tm1anu cfaJla teoria. del P i cco]o S . Berna.rclo, tanto più argomentano, clis-c~utono, sottilizzano, e ]'01)era loro stampata diventa di con :,eguenza p iù , vol uniinosa; Mommsen (Piccolo S . Be'l'tlaJ:clo) , ha. poche- pagine, Osia ni ler (Moncenisio) 204:, Monta.JiaJ:i (i\L Ginevra) 780. La v0 rità, quanto pi 1ì è coperta h-.mto meno si vede. Tutti poi. ammettono senz-a discussione ,d1e h1 'l 'aurasi a di Appiano, as,se.diata e saccheggiata. !la i-Cadagine.si, sia l'attua.J e ~l'orino. Forse dal ge,r manico thor ; porta,, perchè all'ingresso della Comba, di Su·sa. ]'i;' onuna i tempo di cancella.r e questo ei:Tore grossolano·; T·orino ha nulla a. ohe faro colla 'l' a:urns.i a di Appiano, con Annibale, co.i Car taginesi, perchò non corri sponde alle a ni:id1e n ar ra;1,ion i, ai da.ti itin er.a ri, e pcrèhè infi ne non esisteva ancora :n:è come bo-rgo· taurino, nè come coloni a romana,. Non esisteva nemmeno ancor.a Ti'cimm1 p ii\ verso ·il confine :roma:no di allora., castello· tanto necessario per tenere i,11 freno gl'Insubri. Può .darsi ohe l'attuale Pt}v.ia abbia la su a prinu origi ne dal castello costruttov i da Scipione, per proteggere sulla riva sinistra il ponte cli. eh-costanza nella sua marci a offensi va in paese, :n.e.mi,co, con h'o Annibale. I 'l'aurini rimanevano molto lontmù , i Rorna;ni 11 0 1L erano a11cora g iu11 ti :fin o ad essi, benchè delle relazionì dovessero a verne so riuscirono ribeHa,rJi agl' In su bri. 'l'orino antica crvsva liL forma, d'1rn. ea.mpo rorntmo, che, t'l r1u ell~1 in genera}e di tutto l e colonie, come A.osta, P avia, P i acenza., Cremona, Modena; f01ma rimasta al centro della città ai.tuale come ~tp_pa;risce dalla pianta, e n rXlc vestig ia, dell'Augusta 'l'auririorurn: la Porl:a. Pala.ti na, il Palazzo Madama e i resti del la aJjtica cinta. da, poco scoperti dietro l a chiesa, della Co11s0Jata. Come ![lLaSÌ tutte le co loni e della Cisalpim~ oh e .la precedettero, 'L'orino i>:ra, in pian u·rn ed aHa confluen:1..a, d i due fi.umi; ern, cd è sulla rivf~ sini stra del Po ed tl venti. chiJ.onietri, ossia una tappa per u n eser cito, cla Caselette, p iede· dcHa più pros-
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A PROPOSITO DI NU0VE 'PUBBL19AZ10Nl
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sima, fa.Ida, al pina. :Ma. la, Tauù.si a, il i Appiano non era nè s ul P o .nè .in p ianura, era, anzi a.J.lo faldo dei ;monti e ben l ontana dal fiùme; perc·.M d0<po saccheggiatal a., Ann ibale marciò parecehio per arrivarn ai. ca,rnpi che sorn} d'intorno a.Il' E'ridano, fiume- eh' egli r aggiunse; finalrncnte · ; per la p r ima volta qua.lcbe giorno dopo il :fat,to del 'J'i,cino. Seco ndo J:>o lib io, A.nniba.le sbocca.nclo ila.Jl e Alpi « invitò i « 'J'a.urini . (ossia que lli d(',i rl'a.urini) che abitano F.~ppiè (alle « falrle) delle Al p i, ccl !~rm1 si r ibel Ia,ti agl'Insubr i e cliffid a« van o dei Car t a.ginesi, a far secol ui amieizia ed alloa,111.a. · «Ma non. gli dando cosforo retta, (pereM a,vevan o sa,p uto « della vittoria deii R omani al :R,oclano 0, ere{Jeva.no An.niba.J.o \ « in foga), accampossi intorno alla l oro città :principale (d i " « questa, p arte dei Taur ini mon ta.11a:r.iJ cd :in tre giorni espu « gn olla,. Gli. a,ltr~ Galli che abitano il piuno bramava.no a,;« socia.mi ad esso ma n on potendol o porche tenuti in freno « dai Romani., 1'isolvette di non incl1.1.giare <.' di anelare in« nanz i contro Scipione cl1e g i,':t aveva passalo il ]!o». .. - Ed ecco .è..ppi ano : ànniba,le, « dato p iccolo riposo aH'esi>r« cito a.ssàlì. 'J.'a,u rasia città cle.Ue, Ga.Hie (cli qua. daJle Alpi) « o_p iglia.talaa. forza, ne mi.se a, fi l. di ·s pada i prigionieri, << onde fai: terrore d ' int,orno. Ver1uto po,i. àJJ.'Ericla:no, chj:) ora « Po si denomfr1n, laddove i Roman i avevano guer ra coi Galli « chiamati Boi, posevi il cam.po » . La tavola, P eut,ingeriana segna, i 'l'auriani confinant i coi. SaJ:assi di Val d' A~sta; n:ell' ;ttn a:i e Ca.n avese, ·c ompresa I a Yalle ddl'Or co. I l borgo di Salassa sulla dr.slra dell'Orco, era forse una cololl'ia, come se ne dàn,n o tante analoghe, ma. 110n ' g ià che fin lì arrivassero i Sala.ssi. La Sern1d 'I vrea e, la, b <1issa. Dora, li. separava.no dai Li.bui, l a stretta di B ard da.i Stalassi, · si cchò Anniba le sceso ad Ivrea ,;i lrovò Ira cruei Taurin i cl1e abitavano l a falde cleUe Alpi. Spesi i denari oramai, presi a Sagunto, pensò r ifornirs i. col saec,hcggio cli qual che ciU; T au rina, e il prntesto non manca al più forte; in. tre giorni , jntanto che i :ritardatar i m'rivavano· e clava r iposo ai. p iù affa t i-c ati, co rnpì. l'irnEresa di 'l'aura~ia, for:;e 1'attua.lr Castell amonte, sulla collina presso .lo sbocco deJl'O:reo ed a 18 chilometri da
A PROPOSITO DI N OOV.E PUBBLJCAZIONl
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L A V IA D.ANN IBALR DALLA SPAGNA A L 'l'RASlNENO
Ivrea ; dopo dì che continùò la. mardia. e pervenne nel paese degli Insubri. Sicrli.è non scese, gi à subito negl'Ins u:bri come vorrebber o i p a:rtig iani del Gottardo e del Sempione (G-ott arclo: Hoefer, 1852; Sempione : Fort,ia. d ' CT:rban, 1818; Reichart, J.820; Arneth , 1828), ma vi perven ne in seguito. La controvers ia. si è ora ristretta,, ma riacnti%½ata, ai t:rn paiss i.: P iccolo Sa11 Bernardo, Moncenisio e Mongirnwra., i tre soli che permettono s ull'alto il ,s oggiorno ad un eserci to d i t renta mila combattenti, colle sai merie quale era que1lo di. An nibale. Per {l Piccolo San Bern a.rdo·, fra i tanti itin~r a.ri scelgo quello di 'J'eodoro Mommsen, storico di farna a ~utti noto od in buona salute, malgrado l'età (n. 1817) . I n quel capolavoro che è J.a sua Storia Ro,na:nci sta,bilisce il passftggio, del Rod ano· ad Avignone; poi per Valenza., Vienn a e l 'attuale territoxio. tra Rodf!n o e I sère che denomina isola allobrogi.ca, pel monte du Ch at ove avrebbe avu to ~uogo il primo. co~nba,ttimento coi Celti, il la,go Bourge!;, OJ1ambery, Anmba.J.e arriva a ]v(ontmélian . Continua a ritroso clell'Isère o pel pa.cse de.i. Ceui;roni, l' attuale 'J'arantasi a, perviene al I'iccolo S. Bernardo; scffi1de per Val cl' Aosta, a I vrea e va a saccheggi_i:u·e 'l1 orino. « Scipione avova passa.to il Po, verosim ilmente presso « a, Piacenza e marciando a ritroso cl.ella corrente incontrò « il nam.ico mentre questi., espugnato '.l'o,.r ino, marcia.v a. lungo « il fiume onde reèare aiuto a,gl'Insubri e ai Doj . Nella, pia« n ura. f ra iJ 'l'ici n.o e la Ses ia non lu ngi cla V e.rcelli a:vven.ne « l 'incontro » . Si. può osservare che : 1" Da Avignone a -Port-de Bouc sono 75 chilometri, ossia meno di quattro giornate di ma,r,cia r isoluta quaJe er~ il caso cli Scipione ; d a Avignone al ponte sull'Isère sopra Vale:o~a . sono 12 chilometrL di pili che 600 s tadi; qui ncli il passaggio ·ad A.vignone del Rodano .non corrisporn:le esa.t.ta.moilte ai dati storici di J?olibio; rest.a troppo a valle ; . .. . 2° Gli Allobrogi confin avano verso ovest al Rodano cl1 allora, c.he sce11ù.eva pe.r l\fontméJ.i.an e Grenobl e a ValeJ.J½~ ove s'lmiva aJl a Saona od i.\ .ra,r , sicchè l'isola IJon. era cleg~1 Allobrogi ma dei Segala.cmi; Liv.io . e Polibio sono chia,ri. Il
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primo dice : « Le terre cl i mezzo, ta:a .l'Ar ,ir e il Roda.Ho si « chi amaJ10 l'isol a e lì presso vi son o gli Allobrogi », c;ioò con:llnaJ.1ti. cogl'isola.n i, i quali furono di molto aiuto, ai Cartaginesi. Dice il secondo che : « temendo i Cartaginesi 1101 « camrnino, dei Galli Alloh1:ogi, gl 'isol m1 i li a ccompagnarono « e r esero loro sicura l a strada :fino alla salita delle Alpi » ; 3° La salita., secondo Mommsen, comincia a S a int Geny; quindi per Yen.ne, passo di Chevelu, attraverso i l Mont c!u Chat, Ch mnbéry, Montmélian, Piccolo S. Benrnrdo, a. I vrea. Siccome da, M'.ont.mélia.n a I vrea, sono g iusti 1200 stadi, ev.iclontern.ento i 55 ch il.ornetri da, Safor, Genix a Montmélian son o· di troppo. Dcl'la Druen½a liviana e silim1a, n el nfornmsen, n emmeno un cenno; 4° Per A.nnibale nelle condizioni del momen to il tempo era pr~~o"s"'o e l a. v ia. più breve per Grcmoble, .s'impon eva, ma Io sto:n co, facendo succedere la ba,tl;a.glia a, Vercelli in vece che al Ticino, aveva bisogno i. t:ra,cci.are un 1tinerario in modo da. fhrr.ivarn ai 9000 sta.cli. Quindi il g iro vizioso per Vi.enna.-Ghambery, non chè quell'altro non men o strano cJi 55 chilometri él ;;i Ivrea, a, Torino completamente. fuori dalla strada clìrotta SaJ1thià.-Vo1:ceJli, mentre i Rorna.ni a,nclavano i1igrossanclo sul m.edio J?o. Di una. tr~l.e perdi ta, di. tempo Re Ma,gilo è gli altri ambasGiator.i I nsubri e Boj cui. pre@wa che l'esercito Ca.itagi'.nese a,nivasse a.I più presto in soccorso dei Galli, prem.u ti dal nemico; ess i clie erano a,ndati a riceverli. fino al Rodano per servir foro· da guida ed in cora,gg iadi kt . far presto, sarebbero stati ben poco soddi sfatti d i que,sto anelare a zonzo fra Viemia, Liono, Chambery, e tra, Iv1w1,, 'J'o:rino, Vercelli, con un rip oso di 15 giorni ad I vrea,. Skchè per u sa,r le p a,r ole d i .Polibio, << lo ~res;:;o Annibale che rap« presen tano come un capi tano inimitabile .p r.r ardil'e, e previ.« clcn za, evidentemente cc lo fa;n..11 0 scorg0re, i mprù denhs« simo»; 5° I R oman i .non passaron o il J?o a Pi acen1,a rntt a lifoz- · zana-Corte; Polibio e Livio sono cl ' accordo. Il luogo della battaglia, m.esso a Vercelli n on soclclisfci: a.llf! due nana.zioni più ant.i ch e essendocliè essa a.v venne n ell'In subriR cioè a si-
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A PKOPOS!TO DI NUOVE PUBBLICAZIONI
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LA V IA 0 AN NIBAL_E DALLA SPA()NA AC. TRASIMENO
nistrn t!.ol 'ri.ci.110 ed a 111 chiI.o metri dàllo sbocco clell~ Al pi nelb pianura padana.. Il luogo a, Verc<~ll.i è po i anche contra.r io od a bneò.o non in a,rmoni'.a, col seguito della narrazione di ciò che avvenn e dopo la b a,ttaglia, cioè il :ripiegamento cli ·scipione sul ponto del ro e J'insegu ilnento di Anni.bale. Di :a.ttendibile a<lwnque nel :ò>fommsen sareb'be il I.ratto da Montméliar1 ad Ivrea, pel Piccolo S . Bernardo. 'l'ra i partigiani del Moncenisio scelgo il berlinese Osia.nder la cui. opera è e.,htta sta.n1pata l'anno scorso. è quindi di tutbt attualità.. ]~gli mette il passaggio del Roda.no a, Pont Saint E.s~ri; tro~p~ lontano· Port~de.-}3ouc. 1~0 èJ1ilometri, troppo v1cmo all .[sere, 81 dulornetr.1.. .La sped1zrono segu e poi per Grenable, l\font1nòli au, Moncellisi.o, B1:1nt'A.mbr:ogio di 'f orino che ,sarebbe lo· sbocco· nel p iano, l'ani;ic-a Ocelnm, colà dove -erano le ·cJriuse cli Desiderio. Condivido pe.l tratto Vt1lenza-M:ontniélia.n per Grenoble, osi;ervancl.o solo che la d istanza, data eia esso è un po' su periore a, ciuella. fer.roviari.a e quindi non eoi:npleta.mente esatta cogli. 800 stael i; ma. l'autore, benchò so::;tenga a spada tra.tta, con una convinzione p rofonda, l.t1 sua teoria del Moncenisio, conviene però egli stesso che la d istanza attraverso le A.lpj .( la, 1fontrnélian a S. Ambrogio 1~ più breve assai e.li 1200 stadi; nè v~d.e il dire c;]rn sono passah ventidue, secol i e che Polibio può a:vere, sbagliato; Je misure per il PiccoJ.o S . Bernardo dim.ostl:ano .invec;c che questo ,s crittore è pe1~f'etta.1nen te esatto. Se l'autore tedesco si appassionò a.l punto da stampa:rn un libxo in ottavo per una monografia, che dire. del Montanari che nello stesso formato ne stan.ipò uno qnest'anuo grosso jJ triplo e ciw. clev·essergli costa.lo ann i cli lavoro ! La materia in questo grosso volt.ime, è ben ripa,rtita,; vi. e\ una tale ,pro.fusione cli. da.ti. storici, tol ti · dagli antichi e dai modern i, che lo Tendono mn,nuale prezioso per lo studio _della ·è1uestione annibalièa; è n ecessario però che la questione sia. già ben conosciuta dal lettore, per coUocare i dati nel posto,. che non s arebbe sempre que.llo scelto daH'autorc. J; itinerario escogita.to éla1 lVL è i I. seguen te : I'aissaggio del . Rodano ad Aramon a. Valle della confluenza con l a Durance;
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poi ltrngo Jn sinistra di quesi o fiume da,pprirna, quindi luno-0 0 la clesira._ :fì_n presso a Briançon ; sal ita al. Col Bousson poco a S'ucl del Mongin evra; discesa per la Dora Riparia :lìno a. Rivo·1; r,he sareb be 'lo sbocco. n el piano. · .. In soguifo per '.!.'orino, Chivasso, ·ve-rcell i, Abbiategrasso, Motta Vi.sconti, Bereguardo dove av,·cnnc l'incontro coi Roman i. L'autore continua poi colle successi.,·e ope:i:azioni sul 'ricino, il Po, la T rebbia., e dit poi a,n coni un itinerario da.Ila 'l'rebbi a al 'l'rasi1neno per 'h areggio, Siena, Chiusi. Mentre dissrnto comp let,amente da questo scrittoro sull'ir.i.:nerario dal Rodano al 'l'ir.tno, e dalla, t'rebbia. al Tn1simeno, ù con ve,r o compiacimento chi) m i trovo qu asi del tutto cl' ncw rclo i nl;oino alle ·opera.zion i all~t Trebbia. Po e 'l'icino: sull,1 .mossa, offensiva, di Scipione cla Oasleggi~ a Beregua,rclo; sul sUJccessivo ripiegamento nella posizione collinosa tra la '!'rebbi.a. e il 'l'idont,. • L'op<'ra d el ;.L, come la ,più espansiva. e recente., meri!'a · maggiore. attenzione·. 'l'ra.lasciainclo pt•1· o.rn cli esamirn1,r0 la seconda parte del lo j.t,i11erario, qu ella, dal 'l'icino a,l ~l'rasimen o, espongo· in. suecinto le divergom:e intorno alla tra.versata delle Alpi. La prima controversia cho si presenta è intorno al pa,s saggio del Rodano che il }V[. mette a valle della conflnenza. coll.n D-11 rance, ad Aramon: l 0 E' troppo vicino alla b<Jcc,i, ì\fttrsiglicse, cin·a 70 chi- · lometri, meno cioè qLrnttro giornate; 2° Non conve,ni~11te pe.rchè g ià. « rapido e furento il Rn« dano (Silio) », è reso ancora più grosso e d ifficile dalle acque <l<'l maggior fin me della Provenza; · B0 La ma ccia per la sinistra. della Durnncc avvicirtava .la spe{lizio11e a Ma:rsigli a ostile e la rùeUeva in rrit.ica situa.ziouc ; poichè ven iva a trovarsi su cruna colonna cli circa qnara-nra chilometri, col fiume a sinistra malamente gua-dabi.le. .:.'esercito roman o minaccioso sull a destra, le posiz ion i cli Aix ·che ·il nemico avrebbe J?Otul;o occ.uparo come poi Mario di fronte a.i 'l'eiÙon i;
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J,A V IA D'ANNIBALE D ALLA SPAGNA AL TRASIMENO A PROPOSI'ro D I NUOVE PUBBLIC-A ZIONI
4° Anzicbè allont.ana,rsi dal mare e da:i Romani come era intendimento del ,c apitano, l'itine,ra.rio Montana,11. lo avrebbe invece cli più ;;1,~icinato; si sarebbe poi internato tra popolazioni ostili porchè prote.tte dai Ma,rsigliesi, come già vi rra stato l 'esempio dei Volei Arecomici al Rodano. Questo sontimento cli ostilità cli taJm1e delle. popola¼ioni in<ligene, cl1c A.n nibalo non potò conompere coll'oro o soffoca.r e col I a, forza, si rose più intenso dopo la v it.tori.a deJla Cavalleria Rorn ana sopra la 9artaginffie ad Avig11one; la fama si sp.a,rsc .r apidamente, ingrossando il fat to a favore de-i Romarn e gn tJ.1.sr ai Tamini prima che Annibale arrivasse in lfalia. Secondo l\L l' a.ttuafo Duntnce è il Rodan.o antico e ciò forma la. bas~- essen,,,·iale, il caposaldo principale della, sua foori.a.; ma questa asserzione è assai cli:s-e utibile per quanto egli abbia J;rocurato e~ assodarla, con ci(;azioni e ragionarnent,i. Poh lJ io·, L ivio, Silio, Appiaa10, Stra.bone., Am.miano, tu tti autori 1:1 cui cl evesi ri.concro per la risoluz ione del problema sto.rico _che qui interessa, sono Joc1ati o critica.ti se~o~d? ch0 concordano o sono contra,r i alle 1:idee delle cen.t,inaia eh studiosi chc li ha.nno conSLlltati. Cosi Strnbone, che non concorch col :ìl:L sul pa,s&a·g gio delle Alpi, :nò su quello degli A,p pennini ò uno « s,crittore 1.1.n po' disorcl inato » (pag. 529). Secondo )'·it.iiwrario pel l?.iccolo S. Bernardo che ho esposto, cliffm-c.nte nel complessivo sviluppo cl11 quanti ,se ne so:no escog itati, irovo che tutti gli antichi conconlano fra ~or?, comprC'.so Strnbone; ed anche Livio,, ben chè non m oleo fort~ m · o·eooTa.fìa. Con tni;ta la prolissità. cli questo grande sto:neo, ~en: aescdzionc delle, opnrazioni militari e de.Jle: battaglie, in qnrmto al ) nogo dove si svolsern cade nel va.go e. 1.1eH' in.de~ terrnim1,to; egli ha messo la discordia, tra gli Erucl1b, che s_1 arr ovellava.no pe;r trovare la vi a d 'Ann ibale cla.l .1:-odano a:l Trnsimeno e il sito preciso delle battaglie cl_el T1cmo, dell~i Trebbia e del :M:etauro . Non gli calzano i SalassJ. ma pe,ro fa ..:\.nnibale emul.a.tore dei viaggi cl':@rcole, cl1e lascjò i l no1~1<~ aJl' Alpe O-raia, o Piccolo S. Bernardo (XXI, 41); seguendo rn
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ciò H suo predec-essore. C. Nepote, il qual e dice che il Ca.rtag.inese « giunse alle Alpi che di v.idono l'Italia, dalla Gallia,, « Je quali :non 1erano mai state traversa te con un esercit,0- da « alcuno prima di lu i, salvo da JDrcole, ehe por ciò si chiama « oggi quel vareo col nome cli Gra,i o o cli Greco » . Nemmeno gli vanno i Libui, ed a, r agion.e, pe-rchè, sceso nel Canavese, Annibale venne prec-isarnente a trovarsi, come egli vuole, tra i 'l'a-u rini, i quali si cstende:vwno a. Nm·d fi no alla. Ser.ra Eporediese, mentre i primi a bitavano il. Vc>rceillese, tra. la bassa Do.ra e la Sesia. In quanto a Strabon.9, astenendomi pe.r ora da:I parla:re del passaggio degli Appeo:mini , clo,ve purn trovo -cbe, è esatto, questo geografo -~oncor~la assa.i ; enc. colla . teo~·j~ .d~l ~ic:.ol,o San Berna.rd.o e chce clnaro che la nn10n7,1a d i. L1v10 e l'Isere a,t.w afo e non Ja, Duran ce : ~< Al di là dei V~conti i (GrenobJe) sono i Sico.n ii ~ i 'l':i'icorii « (nome gen~rico dei Oeutronj, Caturigi, Gra.ioceli, a1 bitatori « della :ì\foria.na c. Tarantas ia.), <~ dietro di quesli i Mcdtrlli che « occupano le ci.n1c più alte; a, salir· le quali per ·1a. più breve « si debbono percorrere, a quanto cli·c-esi, 100 sita.di» (chilometri 18 1/2, e da Bottrg Saint Mauri.ce all'Ospizio del Piccolo S .Bernado sono ore 3 1/2 cli. marcia ~ffettiva; << altret« tanti per diseemlerno dal lato d'It.alia » . Dall'Ospizio a Prè Saint Didier lo sviluppo dell a rotabi lo è cli chilometri. 21; ·Si rettifi.ehi. per lo 1111:meroso giravolte, ed otterremo la rnisura giusta cli Stra,b one, il qua-le così prosegcLe : « In alto, :in certe bassure (Val di Ven-i), vi è un gran lago» (Combal. l'Oeno antico, il Laciis Hemiis della :peut-linge1·iana, al piede orientale della Seigne, a:Uora asstii più vasto ,da occupare tu:Lta. quanta la va,1 di Veni.) ; « o vi sono due fonti « non molto fra )oro lontani. (separati da,l detto colle); dall'lm « dei qu'.a li il Druenzio » (lTsère, che percorre'l a Durentasia o Da.r entasia; ò iLdoron o dmon principale, della 'l 'a.rantasia e ci ha nulla. a che faa·e colla Drance, col Drom, col Drac, nòcolla Durance cli cui la nota, a pagina 138 cle1 ì\fontana.ri), « voraginoso si precipita nel Rodano (sotto }[ontmél ian); la. i03 -
A NNO l L\'11.
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LA VIA D'ANNIBALE DALLA SPAGN A AL TRASIMENO
Dora (Bal tea,) dalla parte opposta scende pei Sa.lassi ad « u.n.irsi col Po». QLLincli le_« due grandissime iuverosim i« glianze >> che il Montana.ri, a pa-g. 138, addebita. a.l grande geografo non esistono punto. Stra,bone ne ha a,ncora delle altre a sostegno della i:eoria del Piccolo S . Bernardo, e ·della Drueinzia; lui geografo e _ contemporaneo cli Li.vio parla della « Via dei Salassi per la « qu·a]e passò Annibale» cd esten de i Medulli per l'alto dei contra.fforti sino alla, confl.uenz,a dell'Isère col Rodano, cioè verso Montrnélian, e non Volenza che sarebbe stato esagerataJn ente lontano. Scrive ancora che dalla foce della .Druenza. ~~ quella dello Isaro sono 700 stadi, eguale a, 130 chilo:metri . Dana foca dell'Isère, 5 chilometri a monte cli -Va,1-enza., allft foce della Dura.nce, 5 chilometri a valle cli Avignone sono 138 chilometri. Iri.vece dalla foce della Druenza f:favoiarda, che doveva essere un 5 chilometri a valle di Mont.rnéli ain, ;c~ll.a foce prei;so Va.lenza-, misura.to pel fondo dolla va.)le sen;r,a tener cont-0 dei serpeggia.me:oti, sono appunt.o 130 chilometri. Contro la, teoria del Mongi.nevra starebbe a,11.cor a il fatto, fra tanti altri, che da Oulx, piede ùilla discesa, a_Rivoli, secondo l'ibintrario Monta;r1ari, sono 60 chilometri ; tre tappe ordina.r ie .jn leggent discesa e non qu ella 1narcia a:rdita di tre giorni dopo i tre di riposo, come racconta Polibio. Inoltre R ivoli è sulla morena fronta.le dell'anfiteatro,· come sarebbe Caluso rispeUo ad Iv):ea ; lo sbocco della Comba cli Susa, con più ragione I' Osia,nde:r lo mette a ,S. Ambrogio d istante non p iù 60 chilometri, ma soli 47 da Oulx, ossia due ta,ppe e non tre. · Ma lasci.aJ110 queste sott.iglie~ze e veniamo alla, ragione che, a favo.re del M. dovrebbe ta.gliare la, testa al toro; la grandE: autorità· d i Napoleone. Osservo però, che anche ai g.1·m1<.li uoro ~ni non devesi sempre preshn· cieca fede, perch9 sono appunto i g1:andi uomin i ehe t alvoltft le dicono più grosse ; se ne potrebbe fa:re una bella ra:.ccolta, non escluso Na,poleone, <Sicchè a .voler loro esse~·e troppo ossequienti come a giudici in~1.ppefi thbili, la scienza in «
A PROPOSITO DI NUOVE PUBBLIGAZ!ONI
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talcmi ran1i dello scibile invece di progredire venne ritard~t_a. Ad ogni 1:1odo il giudizi.o sintetico d i Napoleone è magistrale : « Anmbale passa. il Rodano a monte della Duran,oe, « a valle dell'Ardèche. A monte della Durance perchè non « voleva volgersi al Varo, a va.Ile, dell'Ardèohe perchè là. co« n~:ncia quella ca.tena di monti e;he sovrasta, quasi a picco la « nvtt destra del Rodano si:no a Lione, ment,re sulla sinistra « la valle è larga piL1 leghe e si estende :lì.no al piede delle « Alpi. Arrivò alla confl.uenza del Rodano e del l'Isara~ poi a « Grenoble, a. Montmélian ove passò l'Isère, e continuò sua « marcia, per passi difficili, sino al Monceni1sio e a 'l'orino. « La ma,roia d'Anni.baJe fu sempli cissima, quella d't~ via,g« giatore, tenne la via più breve» . . Il M. ,s crive a pag. 363 : « sempre p-i ù m::i. confermo io che. « non bo migliore alleato di. Napoleone I ». Dal •.suespresso:: però, sembrereb~, e il calcolo aritmetico lo ~ÌÌmostra ancor~ meglio. · '
'L'utti gl'itinera,r i, cla,1 Gran S. Be-rnardo all' Argent.iera, hanno di comune il Rodano o meglio Nìrnas, e Vercelli; nell'itinerario Montanari, valendomi delle stesse srne cifre : da.l R odano a Rivoli chilometri 481, da Rivoli a VerceHi. 93. totale dal Rodano a Vercelli per la Durance, chilometri 574. Itinernrio Oiacosa~ dal Rodano ad Ivrea,, chilometri 481. da I vrett a Ve1~celli 48, secondo· la carta logistica; totaJe eta.i Rodano a Vercelli ·per l'Isère, cbilomeki 529. Gl'itinerari pel Piccolo S. Bernardo e Moncenisio ha,rn10 punto com.eme Montmélian; d.a quivi a Vercelli. pel Piccolo S. Bernardo chilop:ietri 270, pel J\ifoncenisi.o 276; quindi dal . Rodano a. Vercelli per l' A.re, chilometri 535. Sembra strano a tutta prim a., guardando la carta., che l' i tinerario pel Piccolo S. Bernardo che è il più a nord, sia il più corto, ma l'aritmetica non è una opinione, e l'alleanza di J\fontanari con Napoleone r i mane seria,mente compromessa; ,egli per trovare uno sviluppo che· concordi coi dati di Polibio, cli. chilomeiri 481 dal Rodano allo sbocco nel pia.no d'Italia, devia. con artificio ora. a destra, .ora a sinistra. della Durance, e m'imma,gino quanto studio e fatica deve avergli. costato per
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LA VI A D'ANNIBALE DALLA SP:\GNA AL TRASIMENO
trovare tutte quelle misure concoi·danti, ed anche solo a.ll'incirca., colle misure- storiohe. JV[omm.sen in poche pagine commette JJat·eccl1i nei, che 11.on sono punto piccoli.; per incastrare i 600 stadi cli d ifferenza. nell'intiero itinerario, fa a Valenza a,bbanclonare, contrariamente aJ giudizio di. Napoleone, l a via, diretta per Grenoble e manda A1mibale a zonzo per Vienna. e Chambery, poi da I vrea, a Ver celli per Torino. Il suo è llll altro itinerario a-1-t.i:ficioso (meno che nel tr atto Montmélia.n a Ivreè.1, pel Piccolo S. B erna.rclo), ehe egli afferma con queste paro]e : « le tanto, « dibattute questioni topografiche che si riferiscono a quest,a « famosa spedizione possono eonsiderarsi come dec,ise ed es« senzia,hm.mte sciolte dalle esempla;ri ric-erehe dei signori « \Vickham e Cramer ». Osiande:r ·Si associa allo Schmidt. e allo Sdmeighauser nell'incastrare i GOO -s tadi tra l'Ebro e Narbona, ed alleggerito di ta.le fastidio eone dri tto verso l'obiettivo collo stess~ itinerario natrLrale cti Napoleone, per il fondo delle vaJli del Rodano, I sère, Are ; senonchè i 27 ,c hilometri da Susa. allo sbocco, nel piano a S. Ambrogio non sono le tre ta.pÌ)e a,rclite n i &. una solta,nto; oltre a eiò da, 1Iontmél:ian a S. Ambrogio sono soltanto i69 chilom.etri ed anche qualche cosa, di meno rettifì.cando le giravolte al Moncenisio, mentre la misura data da Polibio è di 222 chilometri. Napoleone, col suo a.ssolutismo sen tenzi f~ risolta. la que-· :stione, a favore del Moncenisio, dopo ·che « <la secoli i com« me'ntatori ne ,s ragionano >> ; ,par che elica, : - « è risolta e· « finiamola.una buona volt.a ·di fantas ticare» . Osi.ander .: - « I gio·r ni. della teo:ria, dei Bernardiani .sono « ormai contati, tanto che col.oro i quali per essa parteggia« vano la ha:nno ora con lo zelo dei n uovi neofit i, disertata « in armi e bagaglio per passare a quella tle.l Moncenisio». Montanari, che è per il Monginevra e vi arriva con un itinerarìo differente dalle c-entinaia di autori ehe lo precedettero, si meraviglia·· che una cosa sì chiara e semplice altri non la. avesse intra.vednta : « tutte le quasi infinite ipotesi fatte« sin ora intorno alla via d'Annibale debboi1o al tutto r iget-
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tarsi per tm' altra (la sua) la quale, altrettaù.to ·nuova quanto soclclisfacente, t utte le esclude». .Sicchè ~apoleone, Gibbon, Rogniat, Fola.rd, Vaudoncourt., Saussure-, d'A.nville, Mommsen, Osia.nder e una folla d'altri, han preso abbaglio; per Rodano deve intendersi la Duraince, per l'isola. quella, tra la Dm-ance 0 il Verdon; per colle qu~llo d i Bousson a. sud del ìVIonginevra. « Ohe Annibale ·tenne << realmente questa, via da nessuno sospettata., e che ness1ma ·« delle infinite vie a,ttribuitegli può essere. timn1essa, sarà ·da « me dimostrato fin.o a,ll'e.v:i.denza, :6.no alla ma tema.ti ca cer« tezza (proemio) ,, . In r1uanto a.lla matematica certezza, dico Stlbito che non mia delle misure del M. -001-:risponde esa.ttan.1ente, :ma solo all'incirca e -con n1olto artificio, con quelle cli Polibio, il quale invece cleve in tu~o e per tutto essere preso alla, let~a ; le sue misure sono state a-1 .suo tempo esattamente prese dagli ingegneri rom ani che di cose strada.li se ne :intendevano quanto e forse più di noi, e,ssi che a.vevano costrutto uno stradone che èin.geva a nord e a sud il Mediterraneo da Cadice a. Gerusa:lemm.e. In nuanto alla differenza dei 600 stadi, da 8400 a 9000, non sapendo dove inseriHi, il l\f. li r ipartisce lm1go l'intiero itinerario, un po' per ciascuna. distanza pa.r ziale, tacciando Polibio cli poca ptecisione ; i 9000 stadi terminer ebbero così. a. R ivo!i. Ohi volesse prendersi la fatica troverebbe facilmente che da Cartagine al Rodano, sono, secondo lo storico, cir-ca 5800 ,':.tacli e non 6400 come con lata espressione il l\f. vor,rebbe. , l\fa dovrei scrivere un volume per confutare tut.te le ragion i che questo autore studiosissimo espone e propugna a sostegno della sua tesi; egli è convinto di (l,Vere, con dei quasi e degli all'incirca, coorclina!;o numerosi dati storici raccolti -con molta diligenza. Ha anche corredata la · sua opera di mm caa:ta storico-geografica del tempo cli crLi discoi:re, segnando però le località e i popoli colà dove gli fa comodo ; è uno spostamento generale verso Sud per l'attrazione esercitata da.lla <<
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Dttranee, sicchè _vetre,bbè a trovarsi alquanto impaeciato chi
su ,quella ,cart_a. illl;prendesse lo studio delle guerrè alJ obroghc_ U~a polem1~a, .sa.rebbe ~nte1;m.ina,bile, specia,lmente. con un e111chto della forza del s1g. Monfanari. che 111erita tui'l'.a l a stima degli studiosi. :Perciò, lasciando giudice il lettore fra tante controvers,ie, espongo modesta.mente il mio i tinerario pel ~i~eolo S. Bemardo, differente ancora da tutti i prece~ denti; 11 ,quale, se coincide da, Montnrélian a Ivrea coi lavori di Melville, Rognia.t, 1faltebrun , Deluc, '\Nickham e Oramer. Niebuhr, Vannucci, :M:onunsen ed altri, differenzia nei trattl. e prima e dopo. Nell'insieme, concorda col giudizio di Napoleone; nel fatto, vi concorda per tutto dal Passo del Rodano a j\fontmélian. Da. Cartagine, stadi 2600 eguale a 481 chilometri Ebro, 1600 eguale a 296 A.mp,urias, 1600 eguale, a 296 Rodan o, 600 eguale a 111 Valenza (confluenza), 800 eguale a, 148 ::M:ontmélian, 1200 eguale a 222 Ivrea., 600 eguale a 111 Motta tf isconti (per Magenta). '1'otale stadi 9000 eguale a 1665 chiloo rile,tr.i. Coll'ora-rio delle ferrovie e la c.;;1-rta logisl;ica ,~ .. oo·nun o può controllarne l'esattezza. E' un itinerario pel' la via più nat1;1rale e più corta come la vuole il grande maestro Napoleone ; sempre pel fondo delle valli più a,mpie,· più fertili, più frequenta.te, e che coincide· esattamente al metro con le misure di Pohbio. Primo obiettivo di Annibale era cli recarsi nel .i\'(ilaneso presso gli a1leati, una deputartiòne dei. quali gli era a nela.La incontro fin.o al Rodano per insegnargli Ja. strada; girare alla larga dal ma.r e di cui erano padroni i Roman i, ev:if are l'ln. contro con questi durante 11 via.ggio per non compromettere prematuramente la spedizione; formarsi una. base nell'Insubria e ra.fforzare l'esercito cogli a.iuti Galli, che lo . stavano atte11dendo. · Polibio dà la distfinza da Cartagine. al Rodano alfi ncirca 5800 stadi; rna dal passo del Rodano a.llo· sbocco delle Alpi è tassativo e preciso, 2600 stadi; concordante esattamente coll'itinerario suddetto. Non n'ieno esatta. ri'esce la coin cidenza col racconto dello storico, considerando questa pa:rtr · c·kll'it inerario rispetto al ternpo, all a topografia ed ai fatti.
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Annibafo sforza il passo del Rodano a Roguemaure, ùife.so dai Volei cho aveva.no posto il campo sull'altura cli Ohàteauncu1f, sulla riva :Sinistra. Due g iorni prima Annone di Bomilcare con un distaccamento vola.ntEì a.veva risalito la destra del fiunrn fino a St. Esprit; il secondo giorno passaggio su zattm-e, i l terzo contromarcia per la, riva sinistra e· attacco a rovescio del campo elci Volei men tre questi sta.vano in basso, a.I fìiumo combaitenclo; presi da panico i .barbari si dileguano. Il Console Publio, avvisato dalla sua cavalleria in avanscoperta della presenza. d i An11'iba1e nei pres,si di Ora.nge. (Awn.-, sio), :muove dal campo marittbno che era alla foce marsigliese del Rodano, e vi arriva. marci~,n do quattro giorni di seguito, rna,gnis it'ineribus, in ragione d i 25 c}ìi lometri per pen.~Hm.
AnnibaJe era già pa-r tito e marciando celerernentc, qt,.fmf-i.
itine1·i.lnis poterçit, p6'r quattro giorni consecutivi a. 27 ehil.om<1tr i per tappa onde sfuggire all'insegnimento, arrivò alla con tinenza dell'antico Roda.no ora Isère coll'attua.Jr.. Roda:no allora Sca.r as o A.ra:r. « Arrivò alla cos idetta isola» scrive Poliibio (III, 59) e, da,ta la precisione e concisione di questo scrii;tore sommamente autorevole, la parola isola, ripetuta da Livio (XX.I, 31), potrebbe anche prendersi alla, lette·r a so un ramo <lel Rodano o canale percorreva fin d'allora il letto aUuale da Culoz a Lione, versandosi nella S:aona che conservava il nome· d i Sca.:ra;s o Arar fin o a, V ::Llenza.. « L 'isola, dice lo stori-co, assomigli a per forma. o chmen« sioni a.I delta del Nilo» . Il Montanari, che mette l'isola fra. . la Drn·ance e il Verdon, non ci si trova e.ppereiò non ~1 di questa opi nione; eppure anche qui. Polibio è esatto. La ferrovia dù, le 6<'!guenti rn:isure : Lione, 121 .ì\fontmélian , 148 Valenza, 100 Lione; totale 375 chilometri d·i perimetro. Nel delta nilia.co, se si prolm1ga a est e ad ove,s t l'attuale diga a sud dei ]aghi a.li.a quale allora doveva. giungete il ma.re, .fino ni due bracci cle] N ilo, a li'noah e Oh irl>i ne, s'i a.vrà, u na l nnghezza di 200 ch i1ometri, il braccio est del Nilo J 30, quello ovest 145, totale 375 c-hilon-ietri come sopra.; ed
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A PROPOSITO D I NUOVE PUBBL ICAZIONI
ecco -c~imos~ra.~o una voHa di più che ·Polibio, il p i ù grande di quant1 ant1cln e moderni trattarono seien~a. clelJà st-oria. è preciso, esatto, orclin.a,to, con ciso e cl.e ve prendersi alla 1·et~ra; dove •scrn.brn osc uro o disordinato è stato cunt.raffatto o vi è. una lacuna. Le misure di Strabone e P li nio sul delta d'Bgitto sono maggior i, :percbò essi hanno considerato l' intiero delta dalla Bocca. Pelusia.ea alla Canopica, meiltr'e Pol ibio si riferisce alI'iso]a fonnata dai due bracci del Nilo Ml mare che allont arrivava di più entro terra. Dopo qualche giorno di sosta n ei pressi <li Va.lenza, cl ura.nte i qua.li l 'eserci to si rifornì cli. vc15tia.r io pesante per la traversata delle Al.pi, d i scarpe, armi, viver i ed aHri preparativi mercò la preveggenza d el capitano e l 'oro di ~a.gunto, venne ripresa la marcia. :Fu una marcia ordinaria, justus iter, di dieci giorni ; regol a.r e, con :sette tappe cli 21 chilometri inter ca.Iate da tre riposi, sempre lungo, il fiume, che P olibio n on norni.ua per chè non c'era bisogno colla jdogr a:fia d'allora, con tinuando se rnpre ad. esseél:e i l :Rodano. Secondo Liv.io, da Valenza guardando le Alpi « Annibale « non però tenne la strada più retta (che sarebbe quella di F o« lard 1~r il Lautàret) ma piegò a, ,sin istra verso i 'l'ricastini ; « poi toccm.1do (a.Grenoble) il confine (Ovest) dei Voconzi, av« viossi verso i 'J:ricorii », (popoli della Savoia : Ceutron i, Grajoceli, Oaliurigi, secondo S trabone, Tolomeo, Erodoto, Cesare) , - « frnchò g iunge alla. Druenza (XXI, 31) » . Allora, l'Isère :µ.el t.ratto cli pianura da Albertville e Montmolia.n non era incanalato, ma forgo e poco profondo, con molte diramazioni; nell'epoca delle piogge furioso 0ome t urti i. corsi <l'acqua sboccanti da valle a.lpina. Questo :li.urne racc:oglie le acque del più ampio bacino alpino fr ancese, l a Taranta.sia, sicchè la descrizione liviana non, è punto esage,r ata: <( ed :in quel tempo, r igonfi.o per le piogge rese il passar dei « solda,t.i assa:i travaglioso » . Silio Italico nelle Puniche, traduce in versi il periodo di Livio e scrive : « Aspro caJ:nJ):tino quivi giì. fe' la torbida « Dr uenza... gonfia a.Uor a per le recenti piove ».
L'arniée de.s Alpes nel 1792 concentratasi sotto il forte B arroux tt sud di M:ontméliaJ1, nella sù a avanzata in Savoia- inconkò lo stesso ostacolo avendo i Piemontesi. che si ripieo·aV8*].0 distrutto i ponti ; anche a.llora i l :fiu.me era in piena ;er le piogge cadute. · La ca11npag11a fra nco-p.iemon tese d.el 1792-93 in Savoia è l a, ripetizione di. qu ella punico~a.Ilobroga ; quasi Ja stessa forza, stessa stagione, stessit durata di ·analoghe operazioni, stessa tat.tiea n ei combattimenti, svoltis i n elle stt\5S0 località,. La, sconcordan z::t tra gli scrittori. antichi i11 ta1uni p1mti non è che aipp arente; cessa quando il probl0rna è risolto, e così dev'esser e perchè copia.rono gli uni dagli altri. Livio prese da Polibio, in alcuni foogh i quasi da tradurlo; S!}io si fece l 'e-co di quello, .Appiano e Plutarco di questi. · . L'itinerario da me proposto, forse perchè l'ultimo vemito, -sembrami che, se non è il vero, più di qualsiasi a.It.ro si approssim1ft porchè vi. concorda.no tutt.i g li antichi, latini e greci, che si occuparono della. questione. L'anabasi, di ànnibaJe peJ versante esterno, dopo abba,ncl.onato il R odano antico, a l\t[ontmé.lian (ilifons ile.m:iliC1Jn-us), ossia i 9 giorni di ascesa, 'iter clivo-ntni, per arrivare a-1 Piccolo S. Bernardo, si svolge nel seguente modo :. 1° lfa.rcia. a ritroso per l a destra- della Druenza (I sère) , per u na zon a più ampia e meno cli:ffì.ci]e che per la riva sinistra ; avendo messo il fium e tra sè ed. i Tricori ostili; tappa ,cli 21 chilometri, forse a. Gresy ; 2° 'l.'a.ppa di _20 chilomet.ri a, Tours, imbocco delh Tarnutasia, n el piano di fronte alla stretta. cli Roche Cev:i:ns occupata dai Ceutroui; 3° Occupazione de.Ila stretta mcdian te tm movimento, agg irante preparato nella not.te, e comp iuto il mattin o, . che ')bbliga il n emico a sgombrare. Nel 1793 erano i Piemontesi. che, occupavano Ro~he Ce-vbs ·e dovet tero anch'essi :r ipiegare p er non essere aggirati ; si con.c;en trarono nella retrostan te posizione cli Ai:gueblanche ove poi sostennero un fiero combattimento contro l' esercito cli Kellen na,n n.
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La gola di 10 c-hilometri, tra Cevins e .ì'L D. di Briançon, corrisponde alla descrizione che ne fa Polibio (III, 51) « erla, « stretta, aspra ed eziandio cliru,pa.ta » ; 4° Riunione dell'esercito cartaginese nell'ampia piana tra Grancl Coeur ed Aiguebla.nche, detta. il giardino della 'I'ara.ntasia; . 5° R ipresa, clelìa ma,rcia colla cavalleria r le salmerie in testa, per una strada for~e g ià caa:reggiabile-, attraverso acl mia seri.e d i strette. I Piemontesi nel ripiega.rsi da Aigueblamihe al Piccolo S. Bernardo le difesero una ad una..; la retroguardia, sotto il prode .Latour, composta di truppe scclt~\ o-ranatieri e cacciatori cli camosci, tenne. in rispetto· l'insegu1o mento; . 6° La testa con delle guide del paese aniva a. Bourg St. Mauri.ce (Bergentrum,) . L'esercito incolonnato cogli uomini. per due, .le bestie per una occupa nna lunghezza dì oltre 30: ~hilometri ; · 7° }V[uove la retroguardia da Grnnd Coenr, comp9sta cli truppa scelta., al comando diretto cli .Ann~bale; . . 8° Quarto, g iorno dal.la partenza de,lJ.'aNanguardrn (PoL III, 52), i Ceu;troni premo110 furiosamente ·contro la _coda della colonna in ma.r cia. e i combattimenti si susseguono finO"a S t. Genna.in al principi.o della salita al S. Bernardo; quivi Anni.ba.le prende co:Ua retroguairdia posiziono e vi si mantiene :fìnchè non è. s:fila.to l'eserc.ito. La strenua retrogllarclia Latour, avente lo st0sso còmpito cli proteggere lo sfilamento verso il coJlc, ; se?ui ciò che 1~ cir costanza e il pla.se,ìco ci el terreno consigliavano; occllpo, a,nch'ess~., ignorando Ia tradizione storica, la bia,nca, la, n LL(fo, la liscia. roccia che 2200 anni prinia ave;va nella, stessa stagione ·occu,pat.o Annihalc colla retroguardia carta_gin~se ; ~l 1.eiicòpetron del greco Polib.io, la roche blanche ~eglL a,_b,tant1. Da Bourg St. M,a,u rice divergonsi parecclne valli verso l'alto delle A.lpi, principaJj delle quali sono quelle pc,rcorse dalle mulattiere che mettono alla. Seigne ccl al Du Mont ; è fra esse .un labirinto di vallette adiacenti a quella più battuta del Piccolo S. Berna,rdo. Talun i reparti privi di guide
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_o condotti da g uide mal :fidaté, smarrirono la via (Livio, XXI, 35). « Il nono giorno gim1sero snlJ.a vetta. delle Alpi per vie « spesso-enon p.iù ten tate, spesso anche, sbagliato o per frode « delle guide, o percbè non :fi:dandosi di quelle, si entrava alla· « ventura, nelle vallate ce,rca,ndo· d'indovinare- il cammino» . Sull'alto del colle, ampio, erboso, soffia qua.s i sempre la tormenta e non sono rare, anche nel pieno estate, le grosse nev rcate; è giusto suppo1:re che il previdentissimo Cartaginese vi arrivasse a stagione non troppo inoltrata, benùhè « gi.à. ,s i a.e« cumu lasse la neve sulla cima dei monti, prossimo essendo « il tramontare delle Pleiadi (Pol. III, 54) » . Il duca. di Monferrato che a,v.<wa. soste,nuto il 28 ottobre il combattimento di Aigueblan'che, e poi successivamente altri di retroguardia,, ripiegando in ordine a.rriv'Ò il 24 al Piceolo S. Bernardo, cioè nello stesso numero di giorni impiegati da Annibale. In tutte le gue:r.-re combar,tntesi in Savoia, tra Piemonte.'>i e Fa:ancesi., e sono pa.recchie, l'ampio bacino della. Taranta-sia. è stato sempre il teafro de.i •fatti più grossi, la vallata della colonJJa princ.ipaJ.e; coi due affluenti, il Doron di Bosel a sinistra, il Doron di Beaufort a. d,esl;ra, costituisce il bacino più grande, più aperto, più copioso non solo della Savoia ma anche del Delfinato e della .Provenza. E' bella, fertile, ha numero'sa popolazione e molte r isorse per un esercit.o della forza di quello di AnnibaJo che era cli circa trentamila. combattenti. L.a Moriana. invece, che mette al Moncenisio, è stretta, profonaa, · selvaggia, nebbiosa, con popolazione scarsa, affetta dal gozzo c. dal cretinismo; pe.r questa va.lle, operava la colonna. se-co:ncla.ria. Sugli orrori e pericoli ii1contra.t,i dai Cartaginesi nella traversa.ta delle Alpi, racconta.ti da Liv.io ma taciuti in pa.rte ctal giudizioso Polibio, sono esagerazioni degli annalisti Rorna.n i, sui quali il Patavino ha impron tato il suo racconto. Dal 1792 al J.795, :F'rancesi e Piemorìtesi svernarono e battagliarono per qual:tro amli successivi sull'alto delle Grnje che
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sono il tra,tto più impervio della caoona alpina; iutieri eserciti sabaudi attraversarono in .epoche diverse nel cuore dello inverno il Piccolo S. Bernardo, tanto n ell'un senso che nel1' alt.ro, prima che vi fosse costruito l'attuale stradone. : Dell'alta montagna bis~g1u acquistare l' abitudine e fare l'occhio a quella rìatu.ra selva,ggia, ed aspra e· forte, a quel regno di morte dei ghiacciai che impressiona enormemente chi vi a.J.Tivtt dal basso, trafolato dopo qua,ttro o cinque, ore di faticosa sa.lita; ma in que.lle altitu dini, in quell'aria, pura e ossigenata, deposto il baga.glio, dopo qualche minuto ci si sen te riavere, la fatica è dimenticata e se il tempo è bello la grandiosità e va.rietà dello spettacolo fa svanire gli orrori accascia.nti della prima, vlsl;a, solJeva l'a,n imo e suscita il benessere e l'allegria . I sol!dati si accaro.parono sulle zolle erbose attorno al tempio d i Giove e al lago d i Verney ; rotte le righe, fecero come fanno sempre gli alpini e qualsiasi truppa in tale situazione; si sparpaglia,rono per i versanti che forma.no il colle, si arrampica,rono per acquista:.re più ampio orizzonte e 'finirono per arrivare· al. Poggio del Belvedere da dove la vista è sublime. Da una parte il grande ghiacciaio del Ruit.or contorna,to cla.Ue guglie ardite del Grand' Assaly e del Paramon t, dall'altr a. l'imponente ma-ssiccio del Monte Bianco e tutto il grandiosissimo anfiteatro dell'alta valle d'Aosta, ~operto in alto daJ.le nevi peq:l€tue; mia bianchezza imma,eol a.ta che va sfumando in basso, _perdendosi nel verde della foresta, mentre le creste vartiginose accarezzate -dalle nubi e dal sole, si rivestono -di tinte . celestiali, diafane, indefinite, cangi anti secondo l'ora del giorno. Da colassù e da nessun altro luogo dellù Alpi si h a l'immagine più degna del nostro balua.i,do alpino e della. enfatica m a non esa,gera.ta esclamazione di Polibio : « Sembrano le « Alpi la Rocca di t u tta Italia» (III, 54). Dal_lago di Verney e dalle Eaiix rouge scorgesi l'ampia conca d i La Thuile (A1i0Uca) e dirimpetto il ca,mpo detto del Principe Tommaso, verdi d'abeti, pascoli e boschi di r ododendri; quel pla,s tico visto dall' alto appar:i!Sce ampio, ridente, ;p,iJaneggia.nte più cli quello che realmente. sia.
. I~ contrast~ fra !a pa,1~e alta e quella, sottosta;nte· è spic,catissnn? « pe~·c10cche le cime e i siti adiacenti sono al tut.to « s011z'a,lben e ignudi per cagione della, neve che il verno e « la staJe continua.mente vi rimane,. laddove i :fianchi dei · « monti _so~to all_ a loro metà sono da, ambe le parti selvos i e « feconch d:alben e dappertutto abitabili». (Pol. III, 55). . Do~10 dl~e gio~·ni._ d i f~rmata per dar riposo, e tempo ai ritardatari _e d1spers1 d1 arnvare, verme all'a.lba ripresa, la marcia e_ comm ciata la d:isces3.; - « Annibale, spi1ÌÌ.osi inn anzi su « certo 1?romontorio donde la:rgamente si distendeva Ja. vista. « cbiarn a,t~ i so:l_cla.t:i _a ragu)1anza t~ntò di rinf:ratncarl.i, por~ « gen~ogh a c-10 u rnca occasione la. vista di quello spetta« colo» . Quan<lo a ttraverso la. fosca bruma e la gelida. tra.montana. c~1.e clom.irrn.n o quasi in permanenztt sul versante esterno spe~ crnlmente su quello savoiardo, si aJ:riva al sommo delle Alpi, da ,qualunque parte si venga, t) semixe la stessa esclamazio;le di mera,viglia, l:IBr la tra.sparenza, chia,rezza, splen dore della no~t~·a atmosfera; escla1nazione. cli gioì a : - «Enàrg heia, tes Ita,lias! » ~ Ecco la bella Italia! Dal :piccol_o S. Ber.nardo a Morgex, ca:poluogo clell'arn.pia, e ame~a Val~gne, è una. for te d~scesa, accentuata. maggiormente m~l pnmo e nell'ultimo tratto, ma pe·r la fanteria non presenta difficoltà, ta,n to meno per gli ottomi'l a scolti montanari spagn oh che costituiva.no il nerbo ,dell'esei:cito. Arrivarono lo stesso giorno a :Morgex, 21 c,hilon1e,tri in discesa,, e poterono r iposare tre giomi in a.ttesa della ca,valler:ia e delle salmerie. · 1'ùtte le difficoltà ra.cconta,l;e dagli antic.hi e raccoltè. dai m~dern_i che n on conoscono la montagna debbono riferirsi agli a~1mah, ma dc-bbono a.lt.resì accogliersi con 3:polta parsimom a . In tan ta. quantità di quad 111pedi, qualcheduno :rica.Icitrante sarit precipitato nei baratri cli Pont Serran cl e del Ruitor , ma la: massa scese e trovò pascolo, se non abbondante, a La. Tlrnile ; però non potè subito proseguire perchè la testa clélla ca.v alleri a, ch'er a di Numidi, venne arresta.ta- da-lla valanga periodica di La. Balme, qu€U'a.m10 di 1.m volume eccezionale.
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LA VI~ D' ANNI~ALE DALLA SPAGNA AL TRASIMENO
.A P ROPOSITO DI NUOVE P UBBLICA ZIONI
. I primi cavalli affondarono colle zampe nella neve indurita e vi rimasero come inchiodati, sicchè quella, pa,r te che già, era incolonnata al seguito della, fant.eiria, hmgo l'orlo del profondo vallorie della 'l'huile, impedita di ava.nzare ed an·. che di retrocedere perchè premuta dai retrostati, sB pur le bestie potevano volta,rsi in quella stretta pista, i Numidi dovettero bivaccare sul sito, mentre la grossa cavalleria, gl i elefanti, le salmerie t rovairono sfogo nena conca di La Th.nile. E' la valanga una rnassa enorme di neve inélurita frammista a terra, detriti di roccia, a ma.cigni dagli spigoli acuti. e taglienti; i sassi ritti di Livio (XXI , 36) , quei sa,s si non ancorii rotola.ti, a spigoli vivi, acuti, che col fondersi delle nevi rimangono scoperti, piantati sulla schiena della valanga; a piante r,,raclicate, a t.ronchi d'albero, in modo che forma attraverso alla valle una diga alta talora centinaia çli metri e laro·a, anche un chilometro ; questa incontrata da A.nniba1e 0 era alta tre mezzi stadi eguale a 278 metri secondo Polibio, mille pi,ecli eguale a 296 metri secondo Livio; ess::~ cade dal versante sinistro e Timane: nell'ombra del monte che è a destra del torrente, .sicchè l'estate 11611 basta a fonderla totalmente; quivi la rotabile attuale passa in gall~ria e la periodica frana vi scorre sopTa. Un bosco di grossi e alti pini. con~ ste~·pi e virgulti », copre i versanti del' vallone. Lo scoscendimento aveva, rovinato la strada di allora la qtw,le dalla. pa,rte a valle era forse sosten:nta 'da, muro, ed tma « recente smovitura » o fra.ria. causata dal rodere 4el ten ente al piedè della v:ala-nga, 1·encleva più difficile il pas·saggio a.ne besbe. . ·. Per aagira.r e l'ostacolo vi è bensì la via che da La Thmle pel cam;o del Principe 'rommaso, il passo Saint Charle~, vallone d'A.rbì scende a :Morgex, detta ora la via dei cannorn, ma la neve colassù a,l colle, di fresco caduta per essere la, stagione alqua-nto inoltra.ta impediva cli a.p,pro.fi.ttarne (Pol. III, 55; Liv. XXI, 36). · I soldati, siccome faceva freddo e si doveva passarvi la notte, fecero come fan.no sempre gli alpini in simile circo~ stanza.; coll'abbonda11za cli tronchi d'alberi che il fondersi
deHa neve durante tutta l'esta.te, aveva lasciato aJlo scoperto sulla valanga, cioè proprio sul .sito, accesero dei grandi falò. per sc.aJdarsi e per divertirsi. Venue- fatta. larga distribuzione cli aceto, che allora. le sussistenze portavano al segiuito degli ese,rciti, per fare la pusca, bevanda ordinaria allora per · la truppa invece del vino che si u·sa. ades,so; ed i le-i,.torgoi, pionieri (i fa:bbri dei Romani), aiuta.ti dai Numidi, presero a la.vorare a.Jacremente per ripa.l'are la strada colà dove .~ra rovina,ta ed a, sca,varn tm passagg io at.t.raverso alla valanga, sistemando il fondo con pia;nte e sassi. Il passaggio venne rista.bilito ma ùccorsero altri tre giorn i per farvi passare cavalli, muli, ed elefanti, sicchè la, catabasi o discesa dal San Bernardo a, }fo:rgex: durò quattro· giorn i ; in tutto quindi ci da )fontmélian. In Valdigne, contornata da vaste foreste d'a.beti tra, le quali quella di Derby, colà dove sonvi gli ameni villaggi cli Morgex e cli. La Sane, con« vallicelle, collinette apriche e « r ivoli presso alle selve, si mandarono a, pascolare i giumenti, « si diedero tre giorni cli riposo e ;poi si discese al- piano » (Liv. XXI, 37). E' a, questo ptmto che si può domanda.re ai pa,:rtigia.ni del Monginevrn, e più ancora a quelli del Moncenisio, ove invece di M:01,gex clovrebbesi.· rispettivamente sostituire Oulx e Susa : - dove hanno lasciato i tre giorni di marcia a.rdita per scendere :fono allo sboeco della valle nella, pianura del Po? Dice l'Osiaa1der che Livio non è troppo da seguirsi, ma qui gl i fa. comodo segujrlo ;perchè questi parla cli tre giorni di ~:iposo e. non di ma.rcia.; però Polihio, che egli dice giustamente, di doversi. seguire alla lettera, è chiar o e non ammet,te a.ssolut.amente dubbio, henohè .il berlinese lo trovi..in ·questù · punto, petche a lui contra.r io, non ·1.iqiiet : « Annibale unite « :iDsieme tutte le forze, continuò ci scendere e tre gfomi dopo, ca./a.1ido cirditamente, toccò il piano » (Ill, 56). Da Susa a S. Ambrogio non c'è che una, t appa di 25 chilometri. ·Mom.msen (III, 4) così interpreta: « Erano i primi. di set« teimbre ; nella d iscesa. da.I P iccolo S. Bemardo per lo sco-
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. LA VIA. D'ANNIBALE DALLA SPAGNA .A.L TRASIMENO
~ceso e sdl'ucciolevole pendio del monte, ove la. prima neve aveva gua,stato e sepolto i sentieri, si sman'ivano e sdruc« ciolavano uomini e bestie sprofondando negli abissi; ma il << peggio si fu quando la. sera del primo giorno di rnà.rcia, si « a.rrivò a.cl un tr atto di via. cli duegento passi circa, sul qua1H « dalle sovrastan ti scoscese rocce del Gra.mont cadono conti« nuamente valanghe, e dove negl.i estati freddi la neve :non « sico1npa.i'isce mai. La fanteria. pa,ssò oltre, ma, per le bestie « da soma, i cava:Ui e gli Alefa.nti occmserò altri tre g iorni . « L'esercito fu per tal modò r iuni to dopo una ferm.ata di « quattro giorni. Dopo alt.ri tre di marcia. per la valle della « Dora, che a.ndava. sempre più allargandosi e mostrandosi « più fertile e i cui abitanti, i Salassi clienti degl'Insu bri , « ravvisavano nei. Cartaginesi. i loro alleati e liberatori, esso « pervenne verso la, metit cli settembre nel pi ano cl'I vrea » . Ho fatto tante volte a. piedi, colla truppa~ questa calatn per la. vaJle cl' .Aosta che mi pare di esservi; da Morgex, 1" tappa Aosta, 2"' Verres, 3" Ivrea. I soldati Oaa.-ta.ginesi nella tra.versata, dell'alta 1.01m alpina subirono i soliti effetti dell'.a,ria frizzante e del riflesso cle.lla luce sulla neve; calati a Morgex aveva.no gli occhi gonfi. e la p~lle del viso arrossata e screpolata, ma ora. la valle, gli a•bitanti, la natura. tutta si presentava sotto aspetti lusinghieri. Il bel verde degli spa.ziosi allargamenti e l'orrido delle brevi strette si alterna;vano con varietà e contrasto cli vedute; sicc;hé la marC'ia autunnale, in lieve discesa, per una buona strada che li avvicinava, a paesi sempre più fertili e popolati, a gente sempre più agiata., civile, ospitale, dopo tanti disagi e pe1'icoli, infondeva in tutti coraggio e buon umore. Arrivati « aUo sbocco nel pù1.no, a,cca.mparonsi · alle falde « delle Alpi (Pol. III, 60) » nell'a.tfuale Canavese, abita to, clai Tamini settentrionali o 'l'auria.ni della Peutingeriana. :i\fommsen h chiama Celti-Liguri; Polibia, dopo parla.to cli essi, continua : « gli altri Galli che abitano il piano... »; ed .Appiano : « .Aimi:bale, dato piccolo, riposo ·all'esercito, assa,~l « Taurasia, città, cl.elle Ga.Jlie », la prese in tre giorni e con t.i n uò la marcia verso il paese dcgl'Insubri che stavano di lii «
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A PROPOSITO DI NUOVE PU!lBLICAZJONI
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dal 'l'icino, ifa dove poi volse « all'Ericlano che ora Po si « denomina ». :i\fommsen fa j nclugiare quindici giorni Ann ~bale ad Ivrea, poi, in vece di faJ:lo andare direttamAnte a Vercelli, chitometri 50,•(love metto Ja battaglia. del 'l' jcino, lo d irigo invece a 'l'orino, 56 chilometri ; da q1ùvi, clo,po t n : anni, a Vercelli, 73 chilometri, men.tre per bng:rossare dei Roman i ·a Casteggio, urgeva la co11giur1zio11e colle forze alleate che lo attendevano nel :milm1ese. i\fott,ere la battagli a. clel Ticino nei pressi di Vercelli, non concorda, affatto coi due storici base Polihi.o e Livio, i quali sono chiari su que,sto pun to, e S! li o fa 'I.ma, dos·crizione del basso Ticino· col à, dove si svolse.ro le opernzioni, da 110n lasci.are alcun dubbio (IV, :UG) ; ho percorso in ba.i:ca, il fiumr. a r it:roso d alla foce sino a, :Pavia, eppure, ben chè fosse in p iena bastavano ·i soli remi, perchè « le. suo acque che non « si turbaJ'i. m a·i, scorrevano placide tra, l'ombra dello ri ve, e ·« le verdi onde lucenti erano liAvi così da sembrare immote» . . Quindi Annibale cho venivi:~ da Vin chevi.a, ch'era ,presso Abbiategrasso, èliri1:Q.p etto a 'hgevano, e non a Vercelli, non trovò serio ostacolo a passare il 'l'icino dietro ai Romani, bensì .nel Po, foi /argo e viol:ento ; il ponte d i barche e:ra stato dai Romani g ià tolto : « ScioHo da.i :legam i, in me1.zo a.l fiume galleggia.va il ponte « che traghettato aveva l'Ital e schiere. Quan d 'ecco il Peno « a.ll'onclc impetuose, dell'Eridano g iunge » (IV, 699). Dunquo solo ora e per la prima volta Annibale arriva al Po, a.v endo da, Ivrea al 1'icino percorso la J)iù retta via, sicc;hè 'l'or ino, se ma.i. già. esisteva, r imaneva lon t;a·na. e fuor di mm10. L a via .Percor,s a da Annibale attra:vc.rso alle .Alpi, da Celio Anti.patro e~ Cornelio Nepote anteriori a Livio, indicata come quella che passa pel Giogo Uremone od Alpe Graja, oggigiorno P .icc-010 S. Bernardo; la. tradizionale via d'Ercol0 di Livio (XXI, ~D.), il Grai. di '.L'acito e .Senec9, fattasi a,l lora più nota. e poi carreggiabile clivent<'.>, secondo Strabone, la più l.0~ -
ANNO XLVII.
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LA VIA D'AN NIBALE I). ALLA SPAGNA AL TRASIMENO , ECC .
usata, tra l'Italia e le Gallio; aJ tesnpo cli Appiano (VIH, -1) , oh:iamavasi la via d'Annibale. Qua,nclo le distanze, i dati, Je, eosc, gli av,·enimc.nLì e gli scrittori più vicini al fatto concordano, allora anche le Lraci.i.zioni locali a.equisb:mo valore, come, :i I lacets d' A nnibcil, tra Aigueblanc-he e Mo u.l;ierR, il cirqu-e d'A:nnibal al l>.i ccolo San Be.mardo, l'esrn/,ù.w c/." Annibcil trn Barcl o Donn.az. La v ia clol Piccolo S. :Berna,rllo adun.que, ò qu.e]h~ vern,mente e nessun'altra, alla rpale si riferisce il più a ntico e competente testimonio, Po'Iibio. A UGUSTO GI.A.COSA. Col onnello di fanteria.
STRATEGfA E CAVALLi' ALL'INIZIO DELLA GUERRA TURCO-RUSSA NEL 1877-78
PREMESSA. Ottima certamente l'idea che ha ispirato la pubblicazione nella Revue de Cavalerie degli atti successivamente esplicati dalla cavalleria russa durante la guerra del 1877-78. A nessuno sfuggirà l' importanza di bel nuovo acquistata dalla narrazione di tutto quanto avvenne nell'ultima grande lotta combattutasi nella penisola balkanica, adesso che le paurose agitazioni dimostrano com.è l'asset,to ·dato ai popoli, mercè il trattato di Berlino, non abbia sopiti gli odii, saz iati gli_ appetiti, domate le aspirazioni di guerra e di riscossa fra i seguaci della mezzaluna e quelli della croce. La nozione sintetica dei rapporti esistenti fra gli elementi :geografici di un teatro di guerra e le loro funzioni strate· .giche, se è indispensabile agli ufficiali tutti, si impone pecu· liarmente ai condottieri dell'arma di cavalleria, chiamati sino dall'inizio•delle ostilità ad impostare opportunamente i primi · .atti offensivi, onde prevènire il nemico nelle occupazioni e nelle manovrè che accompagnano inevitabilmente lo. scb.ieramento strategico. · · Non creèj.iamo quindi far cosa discara ai colleghi dedicando loro il riassunto di alcuni studii dai quali emerge come .,possa riuscire feconda l'opera loro quando l'ardire dell'a,tto parziale si associ armonicamente all'esatta conoscenza della :Situazione e dello scopo generale · cui si mira. In tale ordine di idee, invece di limitarci ad un diario cronologico, sempre .l ungo e noioso, di quanto ebbero campo di operare i cava· · l ieri russi, abbiamo preferito presentare alcune speciali sit ua zioni nettamente differenziate su le quali richiamare la ,,c ortese attenzione dei lettori.
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STRA TEGGIA E OAVALLI
Quella che sottoponiamo loro adesso riguarda il còmpito protettore esercitato dalla cavalleria russa fin dal primo giorno della campagna relativamente a le comunicazioni, coprendo, con ardito complesso di manovre, la base, la linea di operazione ed il fianco sinistro dell'intiero esercito, durante l'avanzata laboriosa dal Pruth al Danubio ed ai Balkani. La risoluzione presa in questi giorni per parte russa, di spingere alacremente i lavori forficatorii presso le bocche del D anubio, ha sollevato le giuste proteste e diffidenze de l' Austria-Ungheria e de la Rumenia che in tali provvediment i scorgono l'esordio di tutto un programma minaccioso per la neutralità del fiume, sinora concordemente pr oclamata. Chi può garantire che questa scintilla non sia foriera di grande incendio in tutta quella regione ove tanti elementi infiamma.bili non aspettano che l'occasione per conflagrare? Legittimo quindi il desiderio di ricondurre la mente allo studio sincrono e delle operazioni passate e del loro teatro che potrebbe essere testimonio d i eventi non meno importanti in un prossimo futuro. CAPITOLO PRIMO.
Il teatro delle operazioni. La natura speciale dello studio che imprendiamo ci vieta offrire an vero e proprio diario delle operazioni, obbligandoci per di più a presupporre la cognizione sommaria dei principali eventi de la campagna in quanto riguarda le mosse di entrambi i belligeranti. L a base di operazioni per l'esercito russo, in E uropa, durante la. guerra 1877-78, voglia.mo intenderla compresa tra. il Duieper ed il Bug, limi Lata al sud del Mar Nero ed abbracciante la Bessarabia e la Podolia. Codeste regioni costituiscono un territorio fra i meglio coltivati del mondo, ricco in pascoli, foraggi, bestiame, cereali, indicatissimo per l'alimentazione di ingenti masse di .uomini e· di quadrupedi. In esso sono comprese le piazze
ALL'INIZIO DELLA GUERR A TURCO -RUSSA NEL
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forti di Kotim, Kamenice, B ender, Pololsck ed Odessa ; a Kicheneff poi, dove fu stabilito inizialmente il g ran quartier generale, tutto facilita l'impianto su vasta scala dei magazzini, degli ospedali e dei depositi. La grande ferrovia Woloszcryska-Smerinka-Balta-Odessa, at~raversante la Polonia e riallacciata a quelle d i Pietroburgo e di niosca, mette in diretta e celere comunicazione la base anzidetta col cuore de l'impero russo, assicurando in tal guisa. la radunata de le truppe ed i loro regolari rifornimenti. Per quanto ha attinenza alle qualità di/ ensive noteremo -che il fianco sinistro era protetto dalle fortezze, dalle t ruppe disposte lungo il littorale del Mar Nero (esercito delle coste), -dalla flotta e da formidabili sbarramenti subacquei. Il fianco destro appoggiavasi a l'Austria-Ungheria, il fronte, delineato mediante il corso del Prnth, non poteva essere superato dall'avversario in forze se non mediante laboriosi preparativi di passaggio agevolmente sventabili. Di gran lunga emergente risultava la funzione offensiva della predetta base ohe permetteva far massa considerevole di truppe nel saliente che ha per vertice Bqlgrad. Operato -ciò all'insaputa del nemico e prima della dichiarazione di guerra , riusci va possibile proiettare nel minimo tempo forte nerbo per lh via più breve contro la base ottomana. Il teatro delle operazioni in Europa confinava con la base ~ussa soltanto nel breve trat to contraddistinto dal corso del fiume Pruth, ma si presentava viceversa amplissimo: ragg iungendo all'est il Mar Nero, a sud-est e sud, il Mar di Marmara e l'Egeo, a sud-ovest la Tessaglia e l'Albania, e confinando infine all'ovest, al nord-ovest ed a nord colla Serbia e con l' impe!o Au~tro-Ungarico. Un semplice sg uardo alla carta ci presenta. codesta vasta distesa terrestre suddivisa nel senso della latitudine in tre .zone, separate l'una dall' altra mercè ostacoli naturali eminentemente caratteristici: l° Tra il mare ed i Balkani: la Rumelia; 2° Tra i Balkaui ed il Danubio: la Bulgaria; 3° Al nord del D anubio e all'ovest del Pruth: la Rumenia.
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S'rRATEGIA E CAVALLI
Per effetto di · c;desta Hpartizio'i:te ci stanno subito sot-· t'occhio i tre principali elementi strategici offerti dalla natura istessa alla Turchia onde rintuzzare l'invasione nemica. - Due eccellenti linee di difesa fornivano il Danubio ed i Balkani separanti rispettiva.m ente la zona settentrionale dalla centrale e questa dalla meridionale, nella quale ultima, 'infine un formidabile ridotto centrale avrebbe arrestato l'èsercito avversario che fosse riuscito a superare le prime. La resistenza passiva offerta dalle cennate fronti difensive, coinvolge peraltro 1~ •'necessità di manovre controffensive energicamente espliciate mercè il loro appoggio. Esaminiamo bi·evemente i caratteri essenziali di questr elementi strategici del teatro di operazioni europeo. Come massa di acqua il Danubio inferiore presenta unà grande larghezza di alveo e notevole profondità. P er l' esercito russo l'operazione del passaggio era resa anche più ardua da la doppia circostanza che la sponda destra (allora. turca) d?mina in codesto tratto quella sinistra e che tutti i punti ivi· più. indicati come favorevoli a la traversata del' .fiume risultano difesi da una fortezza (allora turca). Sedici piazze foi'ti (alquanto abbandonate però) gueruivano d unque· la riva turca, sedtci riuclei di resistenza con i quali fare i conti nel momento criticissimo di uno sbarco. · Verso la fine dell' anrio 1876, mentre non erano ancora cessate le ostilit~ col'la Serbia, una com~issione di u:fficialr di artiglieria e genio· vi;:;itò le fortezze del quadrilatero (Rutsciuck-Silistria-"\Varna-Schumlg) e Viddino. Senza entrare in oziosi dettagli basti ricordare come la predettacommissione non manca; se riferire che la disposizione delleopere staccate troppo addosso ai nuclei centrali, le cinte prive di traverse, l'assenza delle casamatte e dei cammini coperti, le scarse dotazioni dei vi veri e delle munizioni costituivano un complesso · di deficienze per i qua~i l' iutiero sistema esamiaato si giudicava non all'altezza dello .scopo 1 cui era destinato. . ·· · · · Mancando il tempo ad un completo rinnovamento delle· fortificazioni ' si rimediò tumultuariamente e solo in piccola,, \
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AtL' INIZIO DELLA GUERRA T URCO·RUSSA NE L
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parte, ma, ciò non pertanto, all'inizio della guerra i Turchi potevano d irsi in buone condizioni per sostenere il primo urto. Invero, al dominio sulla sinistra del Danubio, la sponda, destra aggiunge il vantaggio di cadere quasi a picco e di presentare difficilissimo approdo. Le città turche coronanti le alture risultano dissimulate dalle ondulazioni del terreno e, grazie a queste, prestansi in modo egregio alla resistenza. Quelle rumene, loro contrapposte, originate da scopi commerciali, sorgono presso_i punti di immissione nel Danubio dei suoi affluenti di sinistra, sopra terreni piatti, paludosi, cosparsi di isolotti ed esposti da ogn'i parte al bombardamento nemico. Ben a ragione ebbe da concludere l\foltke sulla sponda ~turca tutto trovarsi già · predisposto per la doppia eventualità de la difesa e de l'attacco, mentre su quella rumena nulla facil ita i detti còmpiti all'infuori delle colline alluvionali (contrapposte a Viddino ed a S ilistria) sulle quali sorgono Kalafat e Kalarasch. Cominciando la nostra disamina da' l'ove3t all'est, per quel tratto di Danubio che rimane compreso nel teatro di operazioni, la prima fortezza turca degna di nota era Viddino, circondata da opere staccate moderne e potentemente armate. Essa ha perfetto dominio sul territorio adiacente. Ove poi il forte corio d'armata che la presidiava avesse approfittato della neutralità serbata d_a i Rumeni nei primi giorni de la guerra ed occupato Kalafat sulla ·sponda · opposta, ad un intraprendente generale t urco non sarebbe mancato il mezzo di disturbare il fianco destro dell'avversario le cui colonne di marcia stavano convergendo verso il Danubio. Rahowa, Nicopoli, Sistowa, che successivamente si pre· sentano verso destra, erano più indicate per un tentativo di passaggio. Osso duro risultava Rutsciuck rimpetto Giurgewo. Turtuka'i poteva pure dirsi favorevole; a S ilistria, quantunque il fiume non vi sia largo, i Russi non provavano troppa voglia di urtarsi dopo le eroiche resistenze incontràte;i nelle passate guerre. Hirsowa, mal fortificata e presso un punto in cui il Danubio si restringe assa~, dominata dai
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STRATEGIA E CAVALLI
poggi èhe l'attorniano non offriva troppi requisiti per la difesa. Matchin, rimpetto B raila, aveva l' inconveniente, a causa della distanza, di non poter battere col proprio fuoco il nemico nel momento della traversata. Isatska, di fronte a Saturnowo risultava insufilci~nte a contrastare lungamente un serio tent.ativo di passaggio. Per contro codest.e due ultime piazze possiamo considerarle come facienti sistema con una t erza: Tulsdscia, ed in tal guisa formanti quasi un campo trincerato minacciante il fianco sinistro de l'esercito russo e le sue comunicazioni. Fornito questo cenno de l' intensità con la quale 1ungo il Danubio era stata predisposta la resistenza passiva ed aggiungendo che l'ampiezza di codesto fronte difensivo oltrepassava i 650 chilometri, possiamo meglio apprezzare le preoccupazion i ed i provvedimenti del generalissimo AbdulKerim Pascià cui era. commesso respingere l' invasione donde era minacciato il territorio ottomano. Date un carattere irresoluto al comandante in capo, mettetegli di fronte quel lungo nastro rappresentato dal Danubio, quella. fila di fortezze paranti le minaccie l'una dopo l'altra annunciate dagli avvisi contraddittori ed avrete la gur3rra di corqone ooll' inevitabìle sparpagliamento delle forze. P onete i;nvece a la testa dell'esercito l'uomo della situazione ed assisterete, come nel 1853, ai brillanti successi dei T urchi nella Pic· cola Valacchia. Ma allora il comandante non deve chiamarsi Abdul K erim, bensì Omer Pascià. Che vi dicono i maestri nel discutere il contegno della difesa in questo primo periodo della guerra nel 1877- 78? Rimane dimostrato, una volta di più, che un corso d'acqua n on è ostacolo insuperabile ad un esercito invasore, e che le m igliori misure di preeau.zione non possono sopperire all'immane compito della difesa di una linea di oltre 6 OO miglia. In tulle le epoche i Turchi hanno ripetuto codesto errore e nulla, nè l' esper~enza, nè i piu savii consigli ha potuto far loro capire la necessità di cambiare m etodo. Codesto sbaglio fondamentale li ha sempre condotti al disse,nina-
Al,L' INl ZIO DEr,LA GUERRA TURCO-RUSSA. NEL
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mento delle forze ed a ripartirle ne le guarnigioni destinate a soccombere invece di tenerle concentrate in p ochi corpi d'armata incaricati di manovrare; di battere l'assalito1·e prima .del suo concentramento e, come coronamento dell'opera, 1·ibutlarl6 nel fiume se lo avesse attr·aversato. Urge infatti far notare che se un corso d'acqua non ha mai arrestato un esercito invasore, esso diventa. invece insuperabifo ostacolo per un'a1·mata battuta che ripieghi incalzata àa l'inimico (1). Aggiungasi a eia l'opinione del distinto generale francese incaricato nell' anno 1854. di dirige,·e le operazioni de·i Turchi: « Tutti i ,·agionamentisi spuntano di fronte a codesta smania <.< di fortificazioni, caratteristica dell'infanzia di una organiz« zazione militare. Per i Turchi una fortificazione, qualunque « essa sia, appare una porta chiusa diet,·o la quale risulti le·« cito dormire sonni tranquilli. C,·edenza tanto piu fatale in -« quanto conduce l'esercito della difesa ad un inevitabile spar-« pagliamenlo delle fo,·ze ~L'effettivo dell'esercito turco era ben lungi dal poter permettere una occupazione intensa e continua dell' intiera fronte ed il primo pr oblema che si affacciava veniva appunto fornito dal calcolo de la maggiore o minore probabilità dei tentativi di passaggi alle ali de la fro nte o verso il .suo centro. Quest'ultimo tutto indicava come favorevole per l'offensiva russa, eppure esso fu il più t rascurato dai Turchi. AbdulKerim, infatti, temette dapprima un passaggio a Viddino e quivi fece massa di forze, poscia i suoi timori si spostarono verso la Dobrutscia dirigendovi gran parte dei corpi già <lislocati nella B ulgaria occidentale. F inalmente, travagliato dalle proprie dubbiezze, risolse mantenere l' iutiero esercito suddiviso in due masse alle ali de la fronte, una a Viddino, l'altra tra R utsciuck, Schumla, Silistria. Codesta suddivisione (l) La g11erre turco-russe en 1877·78 pa·r un taclicien, interessantissimo lavo ro <lell.1. eui lettu ra andammo debitori al la genti lezza de l'egreg io maggiore Domenico Guerri ni.
STRATEGIA E CAVALLI 1654 delle forze, che ne richiama alla memoria lo schieramento strategico francese del 1870, doveva risultare similmente per nicioso perchè non riuscì più possibile per tutta la durata della campagna la congiunzione delle due frazioni. Fra queste più n ulla all'infuori di un meschinissimo velo di cavalleria. Tutti gli zaptié ed i cavalleggeri ·circassi riuniti in colonne volanti dovevano percorrere incessantemente, perlustrandole, le sponde del Danubio. Una linea continua di sorveglianz11. :fissa era inoltre fo rmata mercè picchetti distanziati di trein tre chilometri. Ma dÌetro a la detta fronte di osservazione non vi era un nucleo importante, pronto respingere colla, forza le prime truppe russe sbarcate, e troppa distanza separava Viddino e Schumla dal centro di essa perchè i soccorsi CTiungessero in tempo utile. 0 Quali timori poteva ragionevolmente n utrire Abdul-Kerim · per le ali della propria fronte? Sul Basso Danubio spadroneggiava la flottiglia, al comando di Hobart Pascià, comprendente non meno di 23 legni potentemente armati. Stante poi . la superiorità indiscutibilede la flotta turca del Mar Nero era poco razionale supporre che i RussÌ operassero il loro sforzo princi pale nella direzione di Varna e di Schumla, contro le quali avrebbero pur finito per urtarsi eseguendo l'aggiramento della destra avversaria. Ma, anche senza tener conto çli r(tgioni strategiche così. imperiose basti ricordare quanto sia sempre r iuscita inospitale quella Dobrutscia nella quale i n ussi si sarebbero venuti a cacciare mediante l'esecu:1.ione di codesto concetto. Infatti, nella v.i ttoriosa campagna intrapr:esa d~uante il 1823. dal maresciallo, russo D iebicht, questi ebbe a deplorare la perdita di oltre un terzo dei propri effettivi. Nel 1854 poi, iì corpo fra~cese del generale Espinasse fu costretto a sgombrare in fretta e furia, dopo aver pagato il tributo di migliaia di vit e alla spaventevole insalubrità de la regione. Le condizioni attuali, di molto migliorate\ hanno circ:oscritto il dominio della malaria ai fondivalle e, sulle colline che intersecano capricciosamente lµ, Dobrutscia, non mancano luoghi sani ed asciutti. I prodotti del suolo limitati al grano
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ALL'INIZIO DELLA GUERRA TURCO-ROSSA NBL
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turco malgrado gli sforzi di colonie agricole di Tartari, quivi immigrati dalla Crimea dopo la guerra del 1854-55. Un distaccamento avrebpe, per conseguenza, potuto 9perar e una diversione è soggiornare in t erritorio così poco rimunerativo, ma non davvero l'esercito rU:ss~ del Danubio, forte di oltre duecentomila combattenti. Serbavà miglior giuoco agli assalitori l'aggiramen.to per la sinistra? La posizione eccentrica di Viddino avrebbe costretto i Russi ad allungare la propria linea di operazioni · sin oltre l'enorme cifra di 3650 chilometri, incorrendo in tali inconvenienti di cattiva alimentazione e di deficiente servizio sanitario da far ritenere probabile per la campagna del 1877 uria mortalità ancor superiore a quella del 1828 in cui deploraronsi oltre trentamila decessi per malatt.ia. Da questi rapidi cenni appare come fossero ingiustifi cati i soverchi timori del generalissimo turco pei propri fianchi mentre tutto invitava il nemico ad urtare sul centro. Questo poi, sprovvisto completamente di un serio . mezzo di difesa mobile, non potè menomamente opporsi al progresso dell'avversario che, roei·avigliando r Europa tutta, puntò indisturbato sino ai Balkani attraversandoli col leggendario raicl . del generale Gurko. , Il genera~e Lewal ha una pagina splendida nella quale sintetizza l'attitudine consigliata dalle circostanze alla difensiva ottumana : Qualunque proporzione possano assumere le minaccie fatte dai Russi, sulle clue ali, dol)e le loro tr uppe pot1·ebbero diriger·e degli attacchi secondarii; qualunqi<,e linea venga da loro sc'elta per l'a·vanzata cle l'esercito si P'UÒ essere certi che il vero punto dove essi faranno il massimo sfo1·zo per pas- . scire il Danubio col grosso delle tn6ppe sa1·à il cent1·0 od un punto 'vicino al centro. Ciò avvenuto, l' intier-a linea del Danubio si troverà tagliata in du e parti; ed i Russi, una volta che si sieno 1 ·af/orzati sulla sponda clest1·a, dovranno necessariamente porta:l'si sopra Scht<,mla .e verso i Balkani. Un corso cl' acqua cli dimension{ come il Danubio non presento, sufficienti dati per difendere inde(initivamente l'ira-
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pero. É sempliceinente e puramente un ostacolo che ·alcuni ponti provvisori sopprimono in poche ore di lavoro. . Il miglior mezzo di difesa di questa parte della frontie1·a consiste1·ebbe ne l'occupazione rada del fiume, salvo sui punii nei quali esistono de le fortez::e, e nel concentram~nlo del' ese~cito in una posizione più all' indiet1•0, pronto ad incont1·a1·e il nemico allorquando pronunciasse il suo movimento di avanzata dopo di aver e(f'etti,ato il passaggio del fiume.La prima seria resistenza bisognerebbe opporla per misura prnvvida nelle gole dei Balkani. È probabile che i punti di atlacc~ in queste alte montagne, le quali non sono che qua e la accessibi,li, sarebbero più facili a trovarsi che non sul Danubio, e che riuscirebbe facile accumularvi dei mezzi di 1·esistenza. AO'O'iungiamo, dal canto nostro, che tale situazione rispet0 tiva. dell'atta.cco e della difesa rendeva inoltre possibile a codest'ultima l'azione vigorosa contro l'uno o contro entrambi i fianchi del nemico, colla minaccia per questo delle comunicazioni e forse della catastrofe completa. una volta. che penetrato in Bulgaria si fosse trovato tagliato fuori dal Danubio. Riassumendo: la linea di difesa, opposta dal corso di. detto :fiume all'avanzata avversaria, presentava al centro il suo punto debole sia per le minori difficoltà di passaggio, come per la regione nella quale si sarebbe. immesso l' i~:asore, quanto infine per il minor effettivo d1 truppe mob1h ne le quali dar di cozzo. . Alle ali invece si incontravano imponenti masse in ottime condizioni difensive: a sinistra un enorrp.e allungamento della linea di operazione, a destra la Dobrutscia, il quadrilatero e la flotta nemica ostacolant.e i rifornimenti per la via del mare. La seconda linea di resistenza era fornita dalla ca.tena balkanica non straordinariamente elevata .nè aspra, ma dotata. di poche comunicazioni stradali che la valicassero. Si comprende quindi quale attrito dovessero rap~re~enta~e per la velocità di un grande esercito costretto a limitare 11 nu-
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mero delle proprie colonne sopra pochissime vie malissimo tenute e però di minima potenzialità logistica. La strada più orientale per Varna, e che quasi possiamo dire girante l'ostacolo montano poichè lo attraversa nel suo tratto meno scosceso, era ce~to la più indicata, assolutamente parlando, senonchè i Russi seguendola sarebbersi lasciati sul fianco sinistro Schumla, con pregiudizio quindi della loro linea di operazioni, oltrechè i rifornimenti sarebbero rh~sciti problematici per la via ac'luea sulla quale metteva il veto la. . superiorità dell'avversario. Le tre stra.de : Silistria- Aidos, Silistria-Schumla, Osman Bazar- Sliwno, si svolgono con numerosi serpeggiamenti, inerpicandosi fra burroni boschivi, scavalcano torrenti numerosi e sono in lunghi tratti dominate lateralmente da pareti rocciose ripidissime. Consigliabili per diversioni e distaccamenti, risultano inopportune per le grosse colonne dell'esercito principale. Si giunge dunque inevitabilmente alla strada di Nicopoli più lunga di tutte queste enumerate fin qui, ma che oltre alla spiccata prerogativa di addurre a l'obbiettivo di Adrianopoli, valica i Balkani nel punto di minore elevazione. Epperò anche questo sommario cenno su le difficoltà. presentate dallg. seconda linea di difesa ci conferma nell'opinione più che mai fondata essere addirittura irrazionali gli esagerati timori del generalissimo turco per la propria destra, mentre avrebbero dovuto molto più addensa:rsi ne la direzione di Nicopoli che fo appunto una delle prime prede de l'offensiva russa. Non a caso abbiamo posto in evidenza il vantaggio presentato dalla strada di Nicopoli conducente direttamente su Adrianopoli. Infatti, posto che il nemico tendesse alla capitale ottomana per la via più breve, dessa era appunto quella. dei Balkani passando per Adrianopoli dal momento che le altre più orientali e di minor sviluppo risultava.no o precluse - od insufficienti. Finalmente dobbiamo occuparci del ridotto centrale coprente la capitale ottomana dalle offese del nemico che avesse vittoriosamente superato il Danubio ed i Balkani.
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Le strade provenienti dal nord, attraverso alle due suddette barriere, fanno capo ad Adrianopoli, collocata proprio nel bel · mezzo del bacino de la M~ritza. Da questa città si può puntare al Bosforo oppure ai Dardanelli. Circa 150 chilometri prima di Costantinopoli una brulla linea collinosa dal Mar di Marmara si stende, efficacissimo sbarramento, sino al Mar Nero per una distesa di circa 200 chilometri. Anch'essa, appoggiando i fianchi a stagni e ad ostacoli ins uperabili, esige solo nel suo tratto centrale (non più di 50 chilometri) la speciale attenzione del d ifensore. In codesto ultimo angolo di terra europea si concentrerebbe la estrema .difesa della capitale ottomana che, se ben condotta, potrebbe ~d avrebbe potuto riuscire difficilmente superabile. Se il Bosforo ed i Dardanelli costituiscono il ridotto propriamente detto e ne formano parte integrante credia1:1o non possa precisamente attribuirsi eguale missione ad Adnanopoli che apparirebbe invece la posizione di difesa avanzata del medeaimo. Salta subito all'occhio la grande importanza strategica di qt1.esta città quale perno di manovre per Ja difesa, ma per offrire efficace ausilio ad un corpo di operazioni ci volevano forti staccati robusti e potentemente .armati con grossi calibri, non quelle miserabili ridotte e batterie occasionali, inalzate all'ultimo momento. Forte presidio e molte truppe moòili potevano dar valore alla posizione di Adrianopoli; senza queste condizioni il d ifensore non doveva illudersi di impedire all'avversario, superiore in forze,.'di girarvi intorno e tagliarla da la capitale. La forza di resistenza del ridotto centrale era enorme. Il Chersoneso Tracico, in cui sorge Costantinopoli, e la penisola <li Gallipoli, per la loro g iacitura e conformazione, oltre a , iproteggere la capitale con le forze rifugiatevisi, garantiscono le r elazioni con le provincie asiatiche, nelle quali r isiede la ma()"gioranza dei mussulmani dell'impero e mettono a disposio . . .. zione delle potenze straniere una base di operazioni srcura e comoda nel caso credessero intervenire in favore del Sultano. Dalla pregevolissima opera citata ed il cui anonimo autore si firma : « Un tacticien », ricaviamo i seguenti iuteres-
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sautissimi dati descrittivi circa la vitale importanza per la Turchia del suo ridotto centrale: Limitandosi la Turchia alla difesa di· Costantinopoli e di Gallipoli, è vero che abbandonava le proprie province europee od a loro medesime od al nemico, ma si manteneva in diretta comunicazione con le sue province asiatiche, per l'appunto quelle che contengono la maggior parte delle sue forze; essa non nuoceva alla difesa locale delle province lontane, come la Bosnia e .l'Albania dove l'elemento ·mussulmano predomina su quello cristiano. Finalmente ,si assicurava l' appoggio immediato della sua marina militare. Si può anchè aggiun~ere una considerazione politica importantissima a queste ragioni esclusivamente militari, Intraprendendo la guerra, i Russi si erano proposti migliorare -ed assicurare definitivamente le sorti delle popolazioni cristiane in Oriente; per ottenere codesto risultato non bastava fa vittoria, bisognava raccoglierne il frutto. QLtantnnque il governo dello Czar avesse dichiarato che la guerra impegnata non si intraprendeva con ìscopo di conq uista, sembrava poco probabile che esso si fermasse sul cammino della vittoria, senza lasciarsi trascinare dalle aspi:r.azioni cop. le quali si è nutrito da quasi due secoli, sotto il puro di vista del sentimento nazionale e religioso delle propnie popolazioni. Tenendo intatte le ultime risorse per una energica difesa intorno alla propria capitale, la Turchia prolungava i suoi vantaggi di guerra, attirava il nemico lungi dalla propria base di operazioni, in un paese in cui scarseggiava ogni risorsa, e si. accrescevano le pr obabilità di· un intervento diplomatico in suo f~vore poichè una parte delle potenze in·teressate alla soluzione de la questione di Oriente non propendeva davvero per il vincitore. Stabilito questo come dato di fatto, esaminiamo brevemente la struttura dei due lati de l'estremo ridotto difensivo ,del territorio turco tali quali li abbian10 definiti, e le loro funzioni strategiche.
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La catena dei monti Stranje, distaccandosi dall' Emineh Dagh alle sorgenti de l' Asmack un poco al nord di Aidos, segue la direzione generale di sud-est, in modo da separare il bacino della Maritza dal Mar Nero. La cresta principale corre dai 30 ai 40 chilometri di distanza dal mare, mentre si trova dai 60 ai 120 chilometri da la Maritza e da la Tundja. Ne consegue un pendio verso il Mar Nero ripido, attraversato da brevi corsi d'acqua incassati in burroni profondi, scarso di strade ~ di centri abitati. Il versante verso la Maritza, all'opposto, presenta l'aspetto di un gran piano dolcemente digradante a sud-ovest, solcato d~i numerosi affiuenti di sinistra de la Tundja. Al nodo di Kara Tépé la detta catena si biforca, continuando un ramo a sud-est per formare l'ossatura del Ghersoneso Tracico, l'altro, più lungo e di maggiore elevazione, verso ovest costituendo al nord la cintura del bacino del Mar di Marmara. Giunto al Bakatiak-Tépé, distacca un contrafforte verso le bocche della Maritza e termina alla propria. volta nella penisola di Gallipoli. Questo per l'orografia. In quanto alle dipendenti comunicazioni stradali osserviamo che Costantinopoli risulta il centro di un settore dal quale si irradiano tanto le comunicazioni che seguono la costa nord del Mar di Marmara come quelle sviluppate per il littorale del Mar Nero. La bisettrice dell'angolo al centro di codesto settore è proprio la grande strada Adrianopo~i-Costantinopoli, parallelamente alla quale corre la ferrovia. La zona da essa attraversata è povera di risorse ed impone ad un grande esercito il riapprovvigionamento per la.via del mare. In arazia dei suoi due sbocchi, del Bosforo e dei Dardanelli il Mare di Marmara, oltre a costituire la vera comunica~ione principale fra le due parti del ridotto, offre_ il destro di operare diversioni verso il Mar Nero e verso 11 Mediterraneo. Esaminiamo le due eventualità. Il Chersoneso Tracico considerato come parte del ridotto difensivo della Turchia Europea è formato, come abbiamo
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vednto, dall'estremità, del contrafforte orientale dei monti Straudje. ti: poi limitato dal Mar Nero per il tratto che va da Kara Burun al Bosforo e dalla pun ta del Serraglio, sul Mar di Marmard, a Baba-Burun. Un istmo, costi,tuito dal contrafforte che termina a Baba-Burun, staccandosi dal 110do di Kara -'répé, lo riunisce al continente. La linea -di displuvio di questo contrafforte è ravv.icinat issima al lVIar Nero sino a l ' imboccatura del Bosforo, donde poi corre a s ud-ovest costituendo la cin t ura e termina con le colline di Pera. Da essa si staccano le alture racchiudenti h:i piccole vallate del Kara-Sù, del Tsaskly-Su, dell'Aly BeySu, del IGnhathame-Su (immissari d egh stagni di Buyuck e Kutsciuk Cickmedjé e del Co_rno d'Oro) terminanti alla loro volta nei poggi sui quali sorge Costantinopoli. La v alle di Acquadolce separa la cresta dagli ultimi contrafforti qui indicati. La grande strada di Adrianopoli, dopo di avere toccato il li ttorale del Mar Nero a Sili vri, penetra. nell.a p enisola ed attraversa mercè dighe e sopra ponti gli stagni di Buyuck e Kutsciuck-Oiclrn:1edjé. Due altre strade yi immettono pure: l'una penetrand o nella parte centrale per diataldja-Litros-Oostautinopoli, l'altra percorre il littohle del Mar Nero per Kara Burun, Bogaskioi:Costantinopoli. Una quarta comunicazione attraversa il Bosforo e la vallata dell'Acqua Dolce raggiungendo Pera per Buyuck-Déré . La regione costituita d a la linea di displuvio è nel suo insieme un altipiano alberato, solcato da burroni, scarsamente popolato ed attraversatò da poche strade; quella formata dai contrafforti è più facile, allargata e discende dolcemente verso il Mar di Marmara ed il Corno d'Oro, terminando nelle colline su cui sorge Costantinopoli. La costa del l\far Nero non presenta che pochi punti favorevoli ad uno sbarco e gli esistenti sono vicini a Kara Burum ed a Kilia a poca distanza da.Ila imboccatura del Bosforo. All'opposto, quella del l\far di Marmara è qtiasi tutta accessibile. t03 -
ANNO X~VII
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Là pos1z10ne strategica del Chersonese Tracico, così come l'abbiamo delineata, comprende tre parti distinte: a) La linea Bujuck Cickmedjf-Derkos; b) Costantinopoli; c) Il Bosforo. La posizione: Bujuck Oickmedjé-Derkos viène costituita dalle alture cingenti la sponda sinistra dello stagno di Bujuck Oickmedj é, del Kara-Sn (insino al villaggio di KirSha.ly) ed in seguito dall'altipiano che cinge all'ovest ed al sud il lago Derkos, terminando a Kara-Burun sul Mar Nero. Essa presenta fortissimi fianchi : a destra appoggiandosi al lago Derkos, profondo, separato dal mare con un istmo sab· bioso e basso; a sinistra eguale missione compiono lo stagno di Bujuck Cickmedié e la paludosa vallata del Kara-Su. Il tratto centrale era quindi quello che maggiormente doveva richiamare l'attenzione della difesa e su di esso vennero eretti 12 forti potentemente armati che all'inizio della guerra del 1877-78 erano com pletameute allestiti. Sapendo -che lo sviluppo del!' intìera fronte non sorpassa i 40 chilometri, che, · stante g li ostacoli presentati ai fianchi, il tratto realmente superabile si riduce a 25, ·venne ritenuto l'effettivo di 60,000 uomini: sufficiente per mantenervisi a difesa vigorosa, appoggiata alle fortificazioni. Una volta perduta questa linea, difficilmente Costantinopoli, provvista soltanto di una cinta antiquata e coi fiorenti sobborghi scoperti del tutto, avrebbe potuto prolungare con efficacia la resistenza. Ma ripetiamo che la prima posizione potentissima, con un esercito che, anche alla fine della campagna, presentava sempre un nucleo di oltre 100 mila combattenti, ed in grazia della superiorità marittima della Tur· chia, offriva mezzo di giocare molto decorosamente l'ultima carta. Come conclusione di questo rapido sguardo alla struttura del teatro d i operazioni europeo, possiamo èo,nsiderare quest'ultimo formato dal grande triangolo Viddiho-Isma'ilia-Costantinopoli. La sua resistenza passiva: all'avanzata dei Russi, minima alla base Yiddino -lsmai'lia, andava crescendo di in-
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tensità mcm mano che ci si avvicinava al 1Jertice: Costantinopoli. Il Danubio, invero, non sufficiente ad arrestare materialmente l' invasore, esigev~ l'azione controffensiva su ambo le sponde e le manovre contro i fianchi del nemico per riuscire efficace elemento di difesa. Nei Balkani le scarse comunicazioni agivano come elemento ritardatario per l'avanzata nemica, costringendola al frazionamento delle proprie colonne ed all'annesso rischio di vederle battute in dettaglio da un difensore intraprendente per lin·ee interne. :M:a sarebbe occorsa una tradizione manovriera di cui i generali turchi erano affatto privi. Il solo ridotto centrale presentava un ostacolo insuperabile ai fianchi e ben disposto per la difesa nel proprio centro dove la virtù d i resistenza eroica del soldato turco, così. luminosamente emersa sugli improvvisati spalti di Plewna, avrebbe potuto ripromettersi vittoriosi effetti ed ottenere, for~e per suo-O"estione ·ìl provvido intervento del' E uropa ammirante. bb ' .
CAPITOLO SECONDO.
L~ cavalleria russa a I Pont~ di Barboche. · Siamo adesso in caso di apprezzare la singolare situazione fatta all'esercito russo da l'inizio delle ostilità·. Il brevissimo spazio attraverso cui riusciva possibile dalla zona di radunata penetrare nel vero teatro de le operazioni era una stretta bell'e buona, obbligante l' invasore .a procedere su poche colonne. Contro avversari intraprendenti codesto primo periodo de l'avanzata, durante il quale si presentava il fianco sinistro completamente in aria, avrebbe dovuto preoccupare in modo molto serio lo stato maggiore. Dalla base, contrad1!istinta mediante la ferrovia JassyOdessa, sei linee di marcia si dirigono al Danubio: 1° La strada postale A<?kermann-Isma'ilia; 2° La Bender-Kauskany-Mouzir-Bolgrad-Rein;
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3° Quella Kicheneff-Gura Kalbinskaja-Leowa, in valle di Pruth; 4° La doppia strada che, costeggiando le sponde del Pruth, ne discende il corso sino a Galatz; 5• La linea Yassy-Borlad-Tekuch-Focsani-GradischiaSlobosia-Silistria; 6> Da Yassy, per Roman e Focsani, a Bukarest. Le tre ultime, peraltro, non ne costituiscono in fondo che una perchè tutte convergenti su Galatz. La ferrata Jassy-Galatz-Bukarest aveva poca potenzialità, riuscendo più indicata pel trasporto dei numerosi materiali che non per quello delle truppe. Infine le vie acquee, escluso il Mar Nero in piena balìa della squadra corazzata turca, ridotte al corso di Pruth. Considerando la strutt ura geolog ica delle arterie terrestri, attraversanti sedimenti umosi, allagati ed infiltrati da le pioggie abbondantissime, si comprende come dovessero risultare tutt'altro che sufficienti per un celere spiegamento delle truppe russe. In ultima analisi a quattro possono ridursi le comunicazioni permettenti il transito di un esercito dalla Bessarabia alla Rumenia: 1° La ferrovia Yassy-Roman-Tekuch-Galatz; 2° La via che parte da Jassy (proveniente da Skuliani in territorio russo) passa a Vaslu, quindi tocca Bj ela ove si biforca, dirigendo un ramo a Galatz e raggiungendo con l'altro Bukarest per Focsani e per Buseo; 3° La st,rada Kicheneff-Leowa-Galatz. Questa stacca una diramazione su R eni ed una ad Ismallia; 4° Quella littoranea Ackermann-Tat.a Bunar che raggiunge Kilia ed Ismai:lia.
.. .. Tutto additava quindi l'opportun ità di ardite punte di cavalleria in sulla sponda sinistra, coll'intento di turbare codesto primo periodo di marcia dal Pruth al Danubio. Stante l'indiscutibile sua superiorità, nulla avrebbe impedito alla
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:flotta turca di proiettare un corpo volante di otto o diecimila cavalli, al nord del fiume, affidandogli il mandato importantissimo della contr~ffes~ in territorio rume~o. L'i~alzamento di una robusta testa d1 ponte a Galatz, la d1struz10ne sincrona delle stazioni di Galatz e di Brai:la, lo sbarnimento dei fiumi Sereth e Prnth mercè l'immersione delle torpedini, la costruzione di estesi trinceramenti su la riva sinistra, costituivano una completa serie di atti efficacissimi che le circostanze chiaramente suggerivano. Posto solido piede sul fronte Galatz-Bra1la si poteva, con un largo irradiamento, spostare le distruzioni ed i gnasti stradali molto più verso il nord. Di leggieri si comprende quanto la velocità dello spi~gamento avversario sarebbe uscita pregiudicata da tutti codesti attriti ove fossero stati-disposti con energica sollecitudine. E ricordando come, malgrado l'assoluta passività di \ contegno dell'esercito turco, fu solo in giugno che i Russi po· terono penetrare in Bulgaria, si è indotti a con_clude~e I~ controffensiva ottomana nei principati Danubiam offnre 11 destro di spostare detto evento sino al mese di agosto. Dn~ mesi di tregua, congiunti al sopraggiungere del verno, esprimevano un anno iutiero guadagnato per la difesa, for;;e compromettevano in gnisa irreparabile all'io vasore l'esito ~nale della guerra. Ma un altra constatazione di fatto _lumeggia inesorabilmente la deficienza del comando supremo ottomano in codesto iniziale, e pur tanto decisivo, periodo delle operazioni. Basta infatt~ china_rs~ su la cart~ per isc~rg~r e . come i due principati di Valacchia e Moldavia comuntehm~ soltanto col mezzo di una striscia angusta, compresa fra 1 Carpazi od il Danubio. Codesta specie di.istmo vien tagliato dal Sereth per tutta la sua lunghezza. In conseguenza le strade provenienti dal Pruth sono tutte costrette a rinserrarsi, una addosso l'altra, attraverso detta strozzatura ed al corso del Sereth. Solo la via da Berlat a Buseo dispone di un ponte proprio presso Tekt1ch. TL1tte le altre al disotto di Galatz vengono a finire al ponte di Barboche che è davvero la chiave de le comunicazioni fra i due paesi. Superfluo ri -
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levare la grandissima importanza strategica acquistata da detto passaggio obbligato, perduto il quale non sarebbe rimasto disponibile che l'unico ponte presso 'rekuch, addirittura irrisorio per lo sfilamento di un esercito di oltre due centomila combattenti e dei suoi sterminati carreggi. Ricordiamo perfettamente le vive proteste di simipatia scambiate in quell'epoca fra la. Turchia e l'Impero d'Austria. Nè furono semplici manifestazio ni platoniche perchè una legione ungherese venne forma ta cogli elementi più. iutellettuali e cospicui de la gioventù magiara, mentre il generale Klapka, l'eroe di Komorn, offriva al .Sulta110 la spada gloriosa per i leggendari cimenti. Gli studenti di Pest presentavano, insieme ai caldi voti di vittoria, una stupenda sciabola d'onore al generalissimo Abdul-Kerim. Ben più prezioso dono si ebbe peraltro il vecchio Pascià nell'atto de la sua partenza da Costantinopoli per recarsi a l'esercito. Insieme ai tanti ufficiali e dignitari che lo avevano accompag nato a bordo del piroscafo, andò a salutarlo il colonnello Raab addetto militare austro-ungarico. Costui fu udito dargli ad a lta voce questo consiglio divenuto storico : « S0p1·atutto, generale, non dimenticate il ponte di « Barboche! » · Ammettendo anche i generali turchi ignorassero dapprima la importanza dell'accennato punto strategico vi era stato chi si era preso la briga èl.i fissare su di esso la loro attenzione! Un att ivissimo servizio di spionaggio forni va mezzo al ·g ran quartier generale ottomano di essere continuamente edotto circa l'entità e la d islocazione degli ammassamenti nemici lungo la frontiera. Si sapeva dunque benissimo che Bolg rad, ad una dozzina di chilometri da Barboche, _era oc: cupato da 12 battaglioni russi, come pure, avere 1 legm da guerra rumeni risalito il Pruth onde porsi fu ori tiro. La flottiglia di Hobart Pascià era in dovere di procedere senza ulteriori indugi alla distrnzione del ponte che avrebbe tro · vato indifeso! Invece non ne fu fatto nulla. Più tardi si '"olle giustificarla codesta colpevole inazione allegando che,
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per non essere ufficialmente dichiarata la guerra, non riusciva lecito invadere uno Stato neutro contro il d iritt? de le genti. Ma il comando t urco che aveva allora freschi freschi al suo attivo gli orrori commessi dai Circassi nella Serbia, scelleratezze note e tollerate da Abdul-Kerim, figuriamo ci un po' se si sar ebbe permessi degli scrupoli umanitari per simili bazzecole, ove avesse apprezzato giustamente l'importanza e l'urgen za de la priorità in detta occupazione. Al contrario vennero subito intuite nel campo avversario, come ne fanno fede le sette formidabili batterie, armate con artiglierie di assedio, che sino dalli 16 aprile 1877 (una settimana prima della dichiarazione di g uerra) si ergevano minacciose nel tratto compreso tra la foce del Pruth e Bar boche. Dall'ottima opera citata, il cui autore :firma modestamente « Un tacticien » riportiamo il seguente giudizio circa il valor vero del ponte di Barboche nel primo periodo della campagna : « La distruzione del Ponte d i Barboche costit uiva pei ge« rali ottomani una precauzione elementare. È un ponte « tubolare in ferro lungo 246 metri, appoggiato sopra dieci « archi. Otto di questi hanno una luce di 19 metri ed i due « centrali l'enor.Ille portata di 47 metri, dimodochè la r ot« tura della pila centrale avrebbe formato un taglio di oltre « 94 metri, difficilmeute riparabile. Alcun i colpi di cannone « sarebbero stati sufficienti a determinar e detta interru« zione. « In ragione delle inondazioni che hanno mantenuto du« rante più di un mese delle paludi impraticabili su di un « raggio di oltre 20 chilometri, da ogni riva dell'imbocca<< tura del S~reth, i Russi non avrebber::> potuto stabilire dei « pouti in barche, rna dovuto perdere invece del bel tempo « nel riparare il ponte d i B arboche. << Ritardare la marcia dell'esercito russo era r endergli forse « impossibile il passaggio del Danubio quando le acque « basse sono prodotte tutti gli anni fra le piene di maggio « e di luglio, significa.va rima ndare il principio delle ope-
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STRA 'l'E G1A E CA V,\ LLl
ALL' Ili'I7.I0 DELLA GUERRA TURCO - RUSSA NEf,
« razioni al mese di agosto, compromettere completamente « la campagna, guadagnare così un anno intiero e dare « così agio alla diplomazia cli -in~ervenire · con là propria « opera.
11) Relazione di s . A. I . il Granduca IYicolct
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« Detto risultato venne raggiunto da le truppe dell'XI corpo « le quali, addì 25 aprile 18'7'7, occuparono Galatz-Braila, il « ponte della ferrovia di Barboche ed un poco più lungi « Ismail e Kilia. Questo corpo eseguì, onde occupare al più «· presto i punti che gli erano stati assegnati, una marcia « forzata nella quale fnrono fatte percorrere 100 werste alla « cavalleria e ·75 alla fanteria. · « Addì 25 aprile, alle .ore 7.50 antimeridiane, il primo bat« taglione russo giungeva a J a3sy. « Nel pomeriggio dello stesso g iorno, alle 17.30, un r eg« gimento di fanteria, due batterie e 5 sotnie di Cosacchi « appartenenti all' X I corpo facevano il loro ingresso in « Galatz. « Il generale comandante l'XI corpo giungeva a Belgrad « addì 24 aprile con la 1" brigata dell' 11• di visione di fan« teria; egli era a R eni il 26 ed a Galatz il 27. « Le altre brigate dell' XI corpo, · dovendo superare di~< stanze maggiori, giunsero successivamente. Addì 1° maggio « 15,000 uomini occuparono solidamente l'ult ima località pro-· « teggendo lo schieramento strategico dell'esercito d'i opera« zione che andava convergendo verso il Danubio ».
La comparsa delle cannoniere turche sul Danubio aveva fatto temere al granduca Nicola una interruzione delle comunicazioni fra la Valacchia e la Moldavia. Da tale credenza fu indotto a precipitare la marcia del suo esercito (1). Addì 24 aprile 1877 le truppe rnsse valicavano 1~ frontiera rumena in quattro punti, nell'ordine seguente : 1° 0)lonna di destr·a, ~otto gli ordini del tenente generale barone Drysen, ad Ungheni; 2° Colonna del centro, al comando del tenente generale .vVannowsky, ad Ungheni ed a B estamack; 3° Colonna di sinistra, sotto gli ordin.i del tenente generale R adetzky, a Bestamack ; 4° Distaccaniento del Basso Danubio, al comando del tenente generale Scbakowi;,koy, a Kubey. Era l'avang uardia di quest'ultima colonna che aveva per mandato cli i'lnpadronirsi al più presto di· Galatz e del ponte di Barboche sul fiume Sereth. A proposito della missione predetta così esprimevasi il rapporto del comandante in capo: « Era infatti urgentissimo prevenire i Turchi in quel punto · « dove convergono tutte le strade clie fanno capo alla Ru« menia e che vi penetrano, assicur ando in tal modo il con« centrameuto delle truppe e dei convog li diretti al Da« 'nubio.
m te opera:::ioni
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( Cont'iniw).
Gurno
DE MAYO
capitano 7G• fanleria .
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ci S . ,U. l' lmperntot e Alessand1·0 Il
compiute ila /l'eser cito di Ol)ffa:::ioni del Danubi o.
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NOTE BIBLIOGRA FIC HE
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NOTE BIBLIOGRAFICHE
magg iore nel 24° r eggimento fanteria. Sttidio m,ilita1·e. Torino, tipografia Cug ini Anesi, 1902.
.ARTURO Sl?I ~ ELL~,
Terreno fra Orco e Dora Baltea. -
D·ov,en1do le m.a,n,ov1·e di camp,a.g:na. del I co1"po cl' a.r ma,ta svo!gell'SÌ quest'a11mo nel Canavese, il ma.gg,iorc Spinelli ha creduto {)pportun.o di mettere insieme, per i compigmi del suo reggimento brevi ,notizie su quellia, zona, di terreno in cui le esercitazio,ni avranno probabi·Lmente 11 Jo,ro svi.htppo . ]]: lavo,t o, dello S'Pinelh ,',Jcritt.o per lo scopo sopradetto non J)Ote\Ta. pe1·l,aù1to, come osserva . rauto1'c steEso,, non risult~rc inc~rnple.to, pet•chè « alcun-e parti furono volutamente meglio part.1colare.ggia·bo, men t re alt.re, furo,no, appena .a1cccunate a scopo_ di legarn,o ». Nel fatto, ci pa,re, che 1o Spinelli aibhia. r,a.ggiun:ta, l a m~t;a. p refissasi, e, seg,natamentc, sono compilati bene i capitoli : III ldrogrcifìa - V Ret e stradale - e l'Appen,dice in cu i è riun.iba.: Qwtlclie notizia, storica: sul Ccmcwe.se. Ma. l'aut01·e n on si è arrestfato· qui. ed1 ha, vo,luto, a.ggim1gerv i un
caipito,Jo, III sulH'im~Jiego cleJ.lc, truppe, dett.a,udo comiderazion,i a,l rigua,r do « conformi a.d idee, iu massima., prevalenti in l'<l•P· :porto alh~ cresciuta, potenza, delle a~·mi ». Dicia;m.o stthito, che 11oi cl.ividi•amo tahmo ,delle idee espresse d aillo, 8pinelli., ma cg.h a1ccenn a, 1)u1·e all'imzJiego di t ri~JJJJa a. massa, all'attacco a. cuneo sfondante, e all'i,m vieyo a massci de!l'artiylie'rici; idee queste ben poco conformi a.Jle prevalenti o che tentano rp,rev'a1le11:e. N o,n è, però, l'a.b,boira,cciamen to di .n orme rogo•l amenkui, d i, idee -vecchie e di i,d'.ee nuove che, ·noi c1·itichia.mo,. Lu questo, momento - chi,a,mia,molo cosi - di tra,nsizione tattica., si ca,p isce che cer.oa.ndo lai luice si inciampi ora di q ua, ora. cli fa, essendo assa.i
-d ifficiJe. il decictersi ad ab ha.n1dona,r e l'a,n:bica vut per la nuov a, o v er ,quella. ailmeno, da, ta.lun:i preconiz:w.ta, per tale. ·Ciò che 110,n a.mmettia.mo, è l'o:p'Por'tlmità di dettar norm.e per le ma,novre. .Se è ,•anta,gigfoso d i s.tudiia.re il pm hlern.a. tatti!co, in ~ma coruferenza, in u n articolo da, rivfata, in U ll. libro•, n on. ci pa,l'e u tiile ~'es1)0tsiz,i0111:e ,dii idee t att'iche da usarsi nelile, m,an,o vre, per , le qua.li, fìn01 a · chc1 110111 sie110 ca.m.b ia,t e, V'a,l gono1 e 110,n: .debbono v·a1'ere ,ch e le prescrizio11i e nonne· r ego,l a.m,e.n.tar i.. E' passato, il t ·e mp o nel quaùe i direitto'L·i .delle gr1a~1d~, !ll1'ano.vre so•l evan:o ooun,. pila.re le· lo,ro noo:-me tatti1c.h e. D e>l resto, l'o:puscoletito è scl'itto mo1l'to bene e fa. prova, clie lo S pi11elli è uno studi.o•s o; ed' è appu nto p erchè egQi s,i d,i,mos;t.ra ufficiale i.nteNigent e e ded ito, allo studio che francamente a.b biamo V()llll'to ,dirgli la, veri-tà.
( GÈNÉR AL K EssLER. . -
Tactique des trois armes.
Paris,
librairie militaire R. Ohapelot et 0/, 1902. Se, a,L ,gio,mo1 d'oggi, vi è un lihr ò, il quale merit i d1 ess'ere p,rOifoticl'amemte studia'to· e mei<l:itato, è senza •du·h hio, questo del ge11eraile K ess],e,r. E' a.ssoh1tamenç,e impossibile - almeno a, n ostro ,gi'rndizio - n~n. tro,v,u· gliusti, pie,nan1e111be giusti::fì:c:ati. e 1,a,z1io1na.li i suo,i, 1•a.gio11aa·nenti-. Si .potrà norn aJOcoglie,r e t u tte le ,de,duiioni ch\:gli n e ·tr~e ; parrà. anche che t ailune di esse oltrepassino• lo scop,o• cui tend e Io, stesso genera:le e che al tre voglia.no essere. a,c· colte con r iserva, e 1·ich ied'auo, d' esse1·e suffra,ga,t,e da ulteriori fatt i Old esperim enti ; c ionouost.a,n te, per poco- si. r iflet't.a, sarà igiocoiforz.a, icoruvenire •ohe nel fo,111do, i~ generaJe K eiss.le1• v-e·de br.i.usto. U na m1inu:ta, a.iutllisi, del libro - tan to più che il'.autore dice so•l1tan to quai11to• è necessario ,per es.p orre le sue idee, le sue conclusioni e no•n, una pa;ro.Ja, di p iì:t - ,ci condurrebbe, pressochè a, scrivere un a,ltro, li!bro ; ciò che è in,aim rl!issihil!e. R estringen,d,oci }Jer ta:nt o, all' esa,m e d e-i punti prirucipali, èi sforzeremo, ti1t t avi•a, -eh forn.iro u n'idea a.biba:sta111za esa:tta, ,ddl'am;pi:a. tela. svolt a d all' ·esi1m.io, gen:era.le. 1
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KOTE BJBI,IOGRAFJCIIE
« l\fa.lauguratamcnte. dice il K essler, gli insegnamenti della gue,r r a, s~ per~lon o, l'apidamc,nte, e in1 un esercito, che no,u fa, più la, g1.1e1•ra,, è l'inscgnam1ento dogmatico che fi nisce per prendere il sopravve uto. « Dopo il 1870, i giovani ufficiali si sono deidicati co,n ardore 11+110 studio ,delle campagne ,eh Na~ ol'eo uc cho sii rimp[·ovcrava ai [oro pred'ccessori d i avere iguorato; sedotti dai successi di quella grande epoca, n e ha11110 adottato le forme tattiche senza, tenere un conto sufficient'o della, differenza, d'arma,menLo, o si è crnata una, scu·o~n, 11uova,, pa·eco,n izz<~ntc le formazioni dense, 110,n sollanlo per le marce e le manovre precedenti l'aziono, ma anche per lo stesso combattimento. « Tu!,(,a. u na, tecnoilogia mil,i,ta,re h a t.rova,to, J)Osto, ~ieU' inse,griam euto · moderno. il qLLale pretende trova,t'e ora delle formolo clui g~ra111ti~cono il ·mccc,,so. e si compia.cc dell' impiego di termini nd effetto,: truppo d'urto, m a~sa, di m a.novra, ecc. >•. Qu este ·pa,role dctt a t.:e a prnposùto della, p otenza, de~ ftwco, mo. dm110, - meritevoli d~ seria <:onsiderazione in questi tempi iu cui si sognanOI i grandi attacchi alla napoleonica - indi~'lno chia1·ame·n t'e lo ·sco1Jo del l~hro,: co,mbattero la teoliica, ufficiullc e regolamen tare dell'eset•eito fra.nccse, basal,a, propri<1 in questi ultimi anni. sulla graaide tattica napoleonica.. Non occorre spendere paro,le per m ettere, in riliie•V'O l'importau:.:a che ne deriva, di due fatt;i clis,ti 11\; i: J\nw clie 1•iv·ela nuoV'e i,dec, nuove tendenze; l'a,ltro riguardante l'opposizione cli una delle più note ed elevale personalità del,J'esercito, eoo1tro quella tattica cui sino 11. ieri si bruciarono 'incernsii e eo,nisiderat a q.u.aJe si-cul"n, garalllt,e delle fuLttre v'ittorie fraJ'llcesi. Dice ancora il K eSS'ler: ln frdfica clipnule dalt'armam entu: ed ecco esposto in po che, p arafo il p1,ìncip io fondamentafo, 1mico, a,n2i, cui è informato l'intero l~hro. Il quale comoprende tre ·pa,rti distinte: ,lfodo d'impiego rie/le rnrie armi . - ...-l:ione r·o111bi,wt ri drlle tre r1r111i - Il comando. 1
Diremo brevemente, per quanto ci sarà p ossibile, de,I modo di impiego, delle vaa:io armi.
NOTE BIBLIOORAF !CHE
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La, prima di cui s'occupa il Kessler è la, cavalleria, su,lJ,a, qu a,le fa i,l p ,iù largo .asseg1namc,nto ,po:i: a:vcre le in,cèispensa b,i~ci. noLiz.ie sul •nomico, ammettendo essere questo suo còmpito assai d.ifficifo iin. vista, d el moderno armamento, sicchè le i.nformazioni fornite saJ.'a,n.no qu asi semipre i.ll complet,e. Allo -cliV'iis,ion i cosidette indiipen,de•nt.i prc~-,o le armiate, alle ì:rnigatc di corpo d ·a.rmala -presso q uesto corpo, allo squadrone o agli squadroni divisionali pr esso, la, div'isione di fanteria, s1)ct,ta j,l rnian da;to di ·csploQ·a~ion e o, di sicurezza (preGso, il co,r po, d'ar:mala, e la ·d'ivisione) ·iil quaile, in fon,do, 11cm è a-ltl'o che uu servizi.o di esplorazione su di una scala, più .rislJ:etta.. lv1'a, anche in questo, servizio, - ch e è i,l prin,cipaile della ca,v:a,l n (m deve rn a,i procede.l'e ,da isolata, e vuoil essere appog1erù, giata <la forte nerbo - rela.tivamente - di fanteria e artiglieria. La cava.Jleria ,coi5tituisce l'al·mia pri11cÌipafo,; la faintcriiìl. mai·cia indietro ama. propri:a, andatlua senza, essere legata alle mo·s se della cavalleria, ma, in defin itivo, si tr11,Ua sempre cli ava'llguardic come meglio vedremo poi - , eccetto, per la ca.vaHeria, d ivisi.01ialc - com:poste. d:elle tre arm i. TIL Kessler esclud,e nel lllodo, il più as,o•luLo il cl'u ello p1·elimiiuare, nell' avan.scopertai, fra le due cavallerìe avversarie. Unico obiettivo della, ca,valleria, in avallscoperta è la ricerca de!lle m,as.sc ,e della posizio,n·e della, faute-ria. ncn~i1ca; ·l,t·overà J.~ c,walleria. nem,ica, sul suo cammino, la combalLcrà per aver libera, la strada. Su questa qu\lstione il KessJer si d~lu11ga cLi mo.Ilo, ma l'opir niono es,p re.s,m in pro,posito ,c]a,l Kessler e coi,tra,r ia. a .que:lla. r ogo, lamentare h a Ol'mai fatto tanto, cam.miuo in qu esti ult.imi a11:1 ni, che ci dispensa cla.11\ndugiar'Ci sopra. cli essa,. Tutta.via vi sono due r agionamenti dcH' autol'e, i qu a,li meritano d i essere ricoa:dati. S i ,clice che per esegu ire l'esplor:azio111c, la ,ca,va!lleJ:in, lu~ hiso,gn,o <li ottenere, mediante il comba,ttimonto, la superioTità. materiale e m orale sulla eavalileria, nemica; soltanto quando l"a,v rà battuta e 1conv:iJ1t,a della, p,roprin super~orità, essa saJ.·à in. g1,a:do cli con1p iere la. sua m1issione. E il K ~siler ,cli rirmrndo: e< B .~t tere la cavalle-ria nemica. I è p1,esto detto, ma non si batte la cavalleria n em ica con un ordine scritto,; questo, luLt'al più, può tro'l'a.i: posto i,n un programm,a, di m a1110,V1'e. · . « Un modo d' impiego che sconta, in precedenza i suoi successi si conda;11na. da, se stesso, ». Ma, invece di vi,ncere, prosegue l'aut m·c·, p 11ò a.oca,dieQ,e il contra.r io,. 1n· ogni modo, se· le diie ca.vallerie
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NOTE HIRLI0GRI\FJC 8E
NOTE BIBI,!OGRA FlCHE
fos~ero, a,n imaite da.Ho, stesso, pensiern,, e s,i r icercas sero, la Io,tt,a, ·fra di esse 1w11. sa rebibe di b reve dura,t a; ambedue si logoTerebbero, 1,1, vicenida. e fratt,run to· sa,rehb ero, d istolte d a l, loro, man,dafo senza. d ire •che pot,rebib,e ess.e'l.'e ser1amente compromesso, il I.or; serviziOI ulterio,i"ei.
curava ll ci temrpi passa.tri. Uill:a man.OVl'a a.bile ccl au:d!ace eseguita. in1 vista, del nemico•. « Il cavaJiere c()llJ,a, so~.a. su,a, a11-ma bi,mca è costretto a raggiungere il su o n emico p e,1• porta,r gli un colpo. coHa su.a, carabina, l a. S'Ua offonsiva si,. esercita. fino, a. 2000 m~ri.. » .
« D unmte ii p[·imO' p er1o;d o d e:l'la. gu erra., sa,g giamente conclu,de. it KE¼S1ler, Jia, supea:iorità dli u na, cava.ller ia si afferme rà pel valo,r e deM0 info1i!uazioni ch'c' ra,ccog[.~e,r à, assa,i più che p er i successi
pa,rz.ia,lii che p o1trà co1weguire ,sulla. sua, r iivalc1 1). ·• l\ifa se qua.n to scrive, il Kess,l er suJfil'a,va nscoperta. e che ci riporta all pieno impiego strategii,co ·della, ca.valler'ia, che usava fare Napol·eone - e ci<eidia,mo, proprio co,n tutta. r,a,g i,one. è - sebbene n on. 11:uo,vo· -- .aS\Sa,i, ,i/J:r11portante d' a ltretta,n.to,, ,w1zi assai più, è ciò ch 'eg,li dice dC'l1la, tattiica, d,i: comhattimeut,o. Pe,r la. na,ttu-a de' suoi servizi ch e la, mettono in .permanente cont.a.tto col n0mico·, la. ea.va.lller.ia; ,è chiamata a ha.tte,rsi tutti i gim1ni; « il oom1h attimemto · che, p er le a,ltre aTmi, è l'ecce:z.io,n ie, è, per essa,, l a r egola!, e, ciò è ver o, famto per i piccoÙ d1sta,ccaan.enti quan to p er 1le grand.lj_, unità. « No1n è alcl'tutqu·e vero il dire che l'accesso, del campo d,i b,at,tagha è interdetto alla, c,wa.Ueria: ciò che orma,i è interd~tto è il suo n11o'do ,dJ''impi'ego, contro la fanteria qu,a,le si p,rnticaiVa, Ufil secoilo fa. « La, p otcmza1d elle ar:m i da fuoco,mo1der111e ha m,omemta,nea,ment.e coUocruto la ca;v<ailleria i,n. uno, stato, d ' inferiorità hotol·ia, rispetto a•l le a ltl"e a.rmii; la ca.valleriia. la. ,qua J.e. ceirca.va. nell'urto, il SiCJ!lo suo· m odo, d'a.zio,ne p0itev'a1 in. quei tempi, coil u.n,o, slancio, d i bi'aV11J.'a, .a,ffrcmtare u,na fatnteria i,n tatta d<,1, cui aveva- r icevuto, u,na. o, d.ue E1ca1r'iche, questo, ,noin le è pin.ì poss,i,hil'e, cl:i frointe aid Uilla, fanteria. il cui fuoco ben a.~ojustà.to può rego]a,r s ,i fino, a, 2000 metri >>. La cavalle1•ia. no,n. potendo, ristaibihre l'equiùib-rio, frw l'urto e. il fuow r ite nne esserle so,lo possùbile i,l comhattime.nto, <lti. cava,1leriia, contro camdiLeria, m 1a, hai ben n.,10glio da, fru:e. Il comhattime,rnto, co,l fu-0ico a, hrev,e; dista.n:z.a,, sia riel1' a:tta~co s~a, n:ella dilfesa, non è a,d.a,tto, p er essa, chè dovrebbe com battere, come f.am.ter1ia ; a,pprofitti qu.inidi ,della, su a, m.obiO'ità e cleUa lunga. ,,gitta.ta dell'ottima. suai ca,ra.bina.. « Per l'effetto, d.e.Uai soxpresa che prodm:ou10 ine,.· vita,bliJmieu te dei fu och i a grande disita.nza, pàrtenti da, !fHmt'i. di, versi, ignora·tl! d a.i nemico·, e•ci es,eguit,i d a ,caMaiJieri che ha.imo la facoltà pre~io,sa1 d i ,carrubi.are ra,pi<l!am enìte cli p osizione, la. caivail.leriJa. colll!serva, snl ca.rnpo, cli b i~ttagilia, 1'effet,t o1 mora.le che le pro,1
« Una cava,ller ia n11a!ll.ov1·ioei',t a.r m.ia.t a cli buone ca.ra,bine, può, osa.re, tu tto·, può ripromette·1'Si. successi incaJco,la1bili ,,. Il concetto, v·e1•a:rr1e1Ute 110ill1 è 11u o!V0 già a,1.tre volbe fe,ce ca,p olino, sui fo~li wlita,l'i, ma a ssurge ora, a si,ngo laa·e impor(;a,nza perchè mewo Ìll1'l'lia!117JÌ cl•a. que:l l'aà't·a, au torità 111,iil.ita,r e che è il Kes,sler, e perch é aippo:ggia,to cl!a[ fatto che nella s.ccotllda, fase d,eUa, ca,ni11a,g:11ia anglo-boe11& g11i Inglesi. su per giì:1 ricrnrsel"O ad. iden t.ico irnipicgo, deH'a ca,v alleria. (grosse ma,sse di ca;vaJlcria e fant€rila monta,ta) . Ess1a, in.fatti fu. incombc:n:zata, quasi sempre cl i a,ggu-are le a,li •11.emich 'e , e decis e wsì neiilla, p lu r a lità d ei ca.si, o per l a so,la c1imDstra<l.ione, ,pur sempre a p,P'i.eda,n<lo appena· in vista, della, 1p,os1izione .nemi·ca o a,ggiu111,genclo~i i l combatti:mento col fuo,co da grande dista,nza, clelYes~to deJnia batta.gJi.a,. Oom;e a1p pa1risce, chiaraonente,, J·e iid·e e del genera.le Kessle,r te11,dotno1 a m o,difica,re. comp.iuta.m,ente, il, modo, d'impiego, dc!Ja cavalleria, e sono Ì'l.1. ,p ie1no, contrasto C011la teo,r ica, u:fficiaJe, fra,n,cese; ritenemmo perciò. in1di61pe1J1sa1h ile di fa.me· u n pittttosto, aJ11ipio, ,r ia&SUJ'l'to. . 1,
Artiglieria. -t Il K eSGiler giucl'ica, nè pmclent,e. nè ra.zioaiaJe d1 avere se,m pr'e l a, massa de,J a'al't,i gher'ia, in testa a.Jla,' colonna. Sa,re,b be tratta a1d un. duello· co,1Jl'a,r ti,g1lie1·ia avversaria, e, (< p e'l· l' 'artiglieria. con1,e ,pe.r liii cava:lferia~ }a; verit,à, non è :neU a r i,cea·:ca, ,cli. nirua, prima. lo·t ·ta, iso,l1a.tia, co,ntro• l'.aJ:m.a nemica,». · L ' a.r tig li,el"ia, clivis'ioin:ale il pun:to, d' appo1ggio, cle,1la :ra.rrteri,a d,ella d ivisione ; sempre sotto, l' a,u.toritl~ dei! comanda,n te l'a,. fa.nt eriia, 1~ s,p etta, il còmpi.lto ,cli prepa.ntz.ion,e . <( Più che ma,i ]a, divisione di fanteria deve .formal"e• UJl gruppo, ta'f,t,i,co, coan,p let.o di cui vi •sa:rebbe peri,co,lo a, ,disloca re gli eJ,e~uenti nel m omento cl'inga.ggiare l a lo,t t a ». In complesso,: missio,J:ie dehl'a~·tiglic.ria, è l'aipp oggio immed.iato d·e Ua cfa.n t-e1•i·a.. \ « Il com.b a.ttim,e,nto 110111 si divide, in .fa.s,i siiccessive e &eaglioniate : combatti mento di caiv.a.Ue~-ia, d a,p p ri,ma,; lotta. d ' artig1l'ieria, in segttito·, combattim,en;to, dii ifamte~·ia per term,ina.re.
e
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« Il combattimento è 1111n ed è la fanteria che lo conduce. t tit· gli sforzi della. cavaJ!lcria, e deffa.rtiglieJ:i,a r,l_ehbono tendere' v:rs~ uno s,copo un~co: -favonre l ;L marcia cd ii sircce'S••C> clcll a1 f a111 t erta · ·• con una cooperazione attiva. efficace e continu a i>. E queste sono parole d'oro. _Fant eria. - « La tattica, della, fanLe.ria, scrive l'autore, è semplice; nell'o:IT:11s1va. è suo sco~oo l'occupa.zio·n.e delle posizioni n emiche; » JU'a 111 quale fonn'azione può ,wanzal'e 1 Ed è ,qui ch'egli condanna le formazioni troppo dense e vulne~.aihili. del J.' egola'.°1e11to e ,che insorge, co],]e pa,rolc, ,da noi ri1>or tate nel,]R; pnma pag1ni~ della, rcc·cnsioltle, co1n tro la. t,a,tlica. na,p o·1'eon•ica . La formazione dai prendere deve, sotkarre la. fa11teria alla, visla del nemico. « B11sl,L che una sola batteria della difesa veda net tamente, aJla dis,ta,nza di 3000 metri un battaglione in formazione di co,m11.Jia.t:tim.e1nto, per fa1·gli Stt'birc, il-i, ,a,lcun~ m i,nut,i, ima. perd ita del quaJ·to <le,l suo, effettivo. « Se le formazio11i (dis.po.,itif.~) di: eorn1b attimcnto offrono una tale vulnera,bililà alle grandi distanze - iprosegue il Kessler _ che COSI!\ pe,rnsaro elci proccd im,enti ch e, si usaa110 Hlfo gram1d:i. manovre, o•ve frequc·nlen1ente si vede d lare l'assa,lto con linee clc,nse di parecchi uomini cli profondità. sostenute a, brc,' i distanze da baLLaglioni in colonna.
« ~'e,1•Li ~ra,t,ta:ti. cli tattica di f~111t.e ria, fa,~m~do. r j.vi~er~ l;l'O·ce;li-
menll ant1ch1 nconoscmti impraticabili dalresperonza delle ultime g1.1erre, arrivano II considerare la. colonna come una fonnazion(! di com1ba.t,timento possibile pet· le truppe elette di 111'to, c.hiaa,ial e a. ,c(llndua•re l'attacco decisivo. « Il fuoco,'ne,l la sua brutale r eallà, rimetterebbe ben presto og ni cosa a posto e farebbe andare in fumo tutto questo belle teorie delle masse ».
J pro•ceclànenti 1,att,i.ci dc,l Primo· Imporos s o(llo oggidì impra Licabili col m.o,derno, aa::mame,u't,o, « po~chè, infine, delle due cose. l'una: o il djfa11sor<', sch.iacciato dai fuochi delratlacco avrà ab· band011 alo le sue posizioni, o allora l'eJl!trata in lince cli bo-rosse maiss:e, per occu pa,1,Je, è inut ile,; oppure aV1·~~ p c>tuto ma.nlicnere s ul 1 posto alcuni fuci,l i e a lcuni cannoni che atJ.T'este,ra.n:no netto le colonne d'a$ailto; le cornpag'llie di prima, linea raggiungeranno forse la posizione nemica, ma le coloru1e com:pa.tte che le seguono, .a.n.z.Lchè i:cca.r 101·0 u n aume,nt0> cli fOQ-za, che può 110,n esse,r lO'J:o 11e-
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NOTE 1JI8LIO GRA1."ICHE
NOTE RlOLIOGRAFICII&
cessario, rischiano cli portare il disorcLine generale e di proù1UTe un disastro pel num,erQ sipiwenlioso delle pe1•clitc. che subiram10 ,1. l n conseguenza. secondo i.Il Kessiler: Le forma:,.ionii dlÌ! m1arcia1, <late d~,l ,rcgohrn.onto, cli esro-ci~i sono ·troppo vuLnorabili rper essere impiegate nelle porzioni di t:er1:e.110 battttlo, visibilli dal nemico; I terre,ni scoperti e S'_PJ.'ovv•isti di o,ndu.la.zi,011 i, son.o, ora io,ter<leLt i alla fa11te ria; Le truppe di fanteria, J1ell'attacco e sotto il. fuoco della difesa, ,debbono couserva,re clm·ante i quattro chilometri di ZOTI:a. ba,ttuta d,t p e,i·coo·re1J:e, t111111, forna mo,ra.l e, snffi.cicn te per triolllfm·e db,]Je,·u1lt ime resilstcmze de l nemico,. ~1 solo J1!òezzo, praiffrco da i.n11piegars.i è quello di farle marcia,re a! l'ipa,ro <lella vista. d.et nemico; L ',a;vauza,lia. sarà1 1onta ma è ·meglio impìegarc due ore J1,0U'avvici111arsi al 1icm1ri.co d\m ch·ilometro, sc.nza twe L· subito pet·dii!Je, pi'Uitlostoohè, pel'co,m,cre la stcssai d istwnza in qui,11dici rnù,nu1,ì. mm av'enx:io• perduto m1. quart,o della, fo1·7,.L; Lai famterùa1 ha. mino1• bisogno delle altre armi di formazioni di ma,1,c1a e dispositivi t~LUici ,deton11inta,ti. In, torrnno copetto, o rntto, non. vi. è 1pnù fo1·rn;a¼:i,0111e tatti1::a rpoGSihi le. Ab1haoix:fom'l1Le, le formaz,ioni regolamentari, la fante.ria ava,rnm, nelle foxmazjon1i di rnan.ua. le piì1 favorevoli per sot,tmrsi alla vista ed ai coJ,pi clol nemico. Kella wna, batLutJa, a p-a.r la,ro pro,priamerntc, noill, vi più co111au,cllaa11t'c; · S0ltao1to UtjHli fanter,ia., che m,a1•cia01do, al coperto s ia giunta a 400 metri dal nemico se11za soffrir perdite, s-.irà, nehle mani de· suoi caipi, e, in pieno possesso della, s ua, ell1Crgia1 fisica, e mon1fo, sarà i.n grarclo, d i rn,uoveil:o ail,i'assalt o, dopo ,Lver co,porto, dri! fuoco, le pos,jzioltli nemtiche; Bisogna. svulup1)are l' iniziativa individualo del semplice soldato e guardarsi daH'iufreuare quella. dei gradua,ti; La ìi,hertìi (ai~cmce) i,nd.iJvidua~e da lasoi'arsi. al fanta:ccino, dc,v•e csteudersi (l tu!Jti i crupi1 cl10Ine tuiità sttba,l,ternc, se,g·natarn:cnte a.i caipitani aut01·izzan,d0Ii acl ado!,i,are la formazione, dj, ma,rcia o, di comba,btimcu'lo della loro truppa al terreno da,p·ercorrere e da conquist,iwe; Al< ca,po su·p criore r:ipett·a di sorvnig1]iiare J:a, ,conse,rva.z.io'l'.l,o de,lil,a, direzione. di determinare gliJ obbiettivi e far convergere gli sforni. · Colfo a,r mi attuali di uua gittata efficace d'i 2000 metri 11011 vi è inwnveniente a, che gli ,in teevaJh fra le grosse uni Lii cl\ma trnppa, 1
e
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A:-INO Xl.VII.
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Sfll presso alla portata massima delle a 1-1u· . h' tsi restendano . 1. . 1, pu! C e
li SHmo con cura sorveglia,Li da esploratori . . H Kesslea: vorrebbe,, poi , che facesse pa,1:te d 'og.ni r eggimcmLo ~1 _fante1'1,a, un _grwppo d·i esplora.tori montaiti su piccoli caJVaihli, (o LL pe~s1ero d1 Napoleone) carnposto, però, di soldati di fant~ria « che 1'1~0Vffi'~bbero l,a loro ist.11.12ione nel ,reggirmento e ,, ella compagma, cui appa11:ten.go11 0, ». E questo pe,rchè << :i:l fa.ntaicc· l. . t cl 1 d 1110, se 11>acc'.a o, a, peso el! suo carico, non è fu-l;to· per esercitwre ;una s01veglianza efficace sopra l' estesa. roua di cui gli è affidata respl~r'.1z.ione, e lo è aneo1' meno per la raipida tl'asnùssion,e del'le n.olnz1e, ,ecc. ». . 1 In comples~o i,LKessler p1rocta~11ca nel>l a, J11lru1lÌera l,L p iù esplicita: che l~ fantena n~n può ,p iù a,va.nzarc su di un teneno scoperto; che bisogna ava.tizi aJl atLacco sottraendosi intera,monte aria vista d el ne.rn.ico; cito .k~ fan1te,r ia, rna,rcia e com batte·, ,L b-a,t)Jcle più 0 m1e<110 forti, segno11;do•, come, il tei.,rcno glielo co,nscnte, i propl'ii com,tnd.anti suballenù. . Potremmo scrivere molte n,a, molte paigine pro e contro que~te 1ld.ee, 01 lnnrLerermio wd oss·e,1•va,re che colle i,no·e,nl,i ma.sse ch o O"· gli!dì ~i porta,110 aJ.-la, ba,tt:a.gl ia,, poca, libe-r_Lì~ rinn.:,rrà d i destreggi;tr: i col terreno, forzaLamente bisognerà prenderlo qu,11le è e cioè avia,nzare dritto sul Lerreno che si ha, innanzi a, sè; e se il te1-r~no è scoperto o atlme,110 ,n,011 permette s'e nza l'aJ:ghi sposLamenti <li sot-t ,rn.i•s,i al!a. vtista del nemico, ch o fa,rà l,11 .fa,nteri,a, 1 D'altra. parte (1m1111esso pure che J'atta<:oante giunga intatto a 400 metri dalla, posizione 111emic'a. è da notaro che iLnche il difensore sarà crimaisto i1ntartto, sicchè la. riso~u7.iione del grave problema dc-11'•:wa.nzait,~ ·afl l\1.t,trucco 1wu sa,d ~ sta,ta che ritardata. In luogo di. cominciare a, 4000 metri daJ nemico avrebbe principio a soli 400 metri. a, t 1,nforva
. L ',rntore studia, poi - ed ò qu.esta. la 'Parte più notevole e p itt importante del libro - · 1'r1:ir111P comùùtrctr, dellr trP rir111i ija qual e 11,etll 1combia.ttirneinLo isolato di u-n, coTpo cl.'annat,a., d 'una d·i,visio·n.e o ·d1i: 1.m d'i staMamcuto dì rnii,nor forza, deve· « esp licarsi seco,ndo ideubci p11Mncipi, basati sulle proprieUt speciali di ciascw1.a arm;t, e sull,i necessità di stahi.fir c fra tutt-e l'accordo cli sforzi che deve a ss1ict11;11·c il successo, de-1,l'insieme >i. 1
NOTE BlllLIOGRAFICHE
NOTJ<; IIIBLJOGRA f'ICHE
1679
A quest'uopo il Kessler prei.1<ie in pa-rticola.r~ogi.ata disamina ìl!a mlatuovra o il comiba,t.Limento di una divisiOllle isolata, nelroff-e.nsi.va, e nell,a, diJfensiv a, cli. um coq)o d'armata, isofato, e in.quadrato e poscia, di un'annata di quattro CO!l.'pi <l'.a.i."mata. D iri.sione. - Tre squadroni fo1·ma.no iil gruppo di esplorazione -0 precedono ,di circa 14 chilomet.ri la test1a, di colonna, della :féLn,teriia,. « E' essenziiale ,che .J'ordin,e deJJa doivi(sio,n.o fissi 1,a, Jinea, di, marcia della cavaUe1;a, d'~'tpil.oraz'Ìone, e, se ò possibile, •le località di fermata durante la ma,rcia, ». L'altro squa:dronc del ,reggimento, è a,dibito, al ·servizrio dli. coprimeint-0 (pi'CSISO l'a.va,ugua,r dia.). La d~visione marci·ai su una so:hi. col011rn.a prece:cl,u ,ta ,èJ a,lf avia111guarcha, comJposta generalmente delle tre a11,mi, al coma!lldo, di 1.1n geno11aiLe di brigata e colla quale marcia il comanda,nte aa. divisione. Dietro, ·aillla dista,nza ,di cii1ea. u11. cl~ilOirn.etro, marcia il grosso die,lila, coào11n~1 '.[ll"Oltetto, sui tì.a,nchi da, ,p attwgli1e di cavalle11:ia o fiancheggiato da distaccamenti di fanteria cui sono aggiunti alcuni cava1lie1'1Ì. Scgn:ai~arto il nemico, non è ia, volontà. clel comamd.a,nte 1;~ division,e, ma, i,l 111,andaito da d1isimpognare cho cliedde del'la, co,ncloUa offensiva o d1iiflensì,va da tan,ei,si.. Oòmpito deH'a.vangua.rdia è dri restringc1"$i, i.n via genemle, alct tùD',az.ione protett1•ic~, poichè di fronte iid 1w, nemico che diispon.ga, cfelle tre ao.mi, e ,di rado in sùttiaz.iorn,e d'a.pprezzaa:e se p<>ssiede uT\a superioTità JHUl:leros•a. sufficie11 te per autorizzarlo a<l ag·1re o.ffensivam,en.te; e, per le nuove armi, non le è più perme~so di ma,novrare, com',era il cas:o ciJ1quan:L'anni fa. Essa, occup,,'11 una, p osizio,ne, ·diifensirv<a., s.celL11, con curn., e sotto la sua. protezione e queiUai d"eilla ca.valleria. d'es,pforazii.001,e postatasi ;;ui fianchi, si cOllllpie l'ammassamento cleHe truppe. « Se la, situazio11e gen,erale coma,n da la forma, offensiva, il gea-1!01'a1le sceg[ie il pun.to ,cl!' a.Ma.eco, ili. quru1o sarà, di preifereiwa, 1.m·a·la deilla, lmea nemica,; indi·ca, b posizio!ll,e d a occtl!pati"Si d-a,1l'•a rtiglieria del grosso e,d i plllllti da. battere; determfoa i posti di _1,adunata dei grossi elememt.i di fanteria, lo direzioni generalii -0he ess•i clovrn~no, segui-re dtu·a.nto il coonbabtiimetll/to, •d i.guisachè t utti gli ~forzi co,nverga,no verso ·~1 punto d\1,ttacco, s,celto ». L1 fronte di cornibaJttiimento di una dii.visione imi1l'o,fl'ensiv-a è .fissato dal regola.monto, al massimo, in 2100 rn:etri, ma seco11Jdo il gcnera}e K.essler, sa,rebbo et·1·ore limitare il fronte dell'ammassa1
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NOTE BIBLIOGRAFICHE
mento a tale estensione. La radu11.aita. deve aver htogo, per essere sottratta aJ. fuoco nemico, a oirca. quatLro chilometri di c1'islaJ1.Za da'll' a,vversarÌiO, e su ,di un fronte ·di graJ1, lun1g a, maggiore di 2100 metri, e tutta, la, divlisio1ie la, si schiererà SO'})l'a. una. liuea. estesa, e con larghi intervalli che avvilupperà una parte della posi,z,i,011.e 11001.iica . « Il oon1cc1ttra,m ento, degli sforz.i, sul 'lmn.to dii. attacco avrà, per cffctl.o di rootJ.,inge1·c i la,rgh1- int:ervalli, che separano, al princiipio, le unifa di combaLtimonto, per riuscire, flfnalmente, rul fa-onte norma.re cLi due chi.lometri circa, da.to per ~l co1:nbattimcnto deUa divilsionc, "· Circa 11 combattimento, il Kessler s' •ingegna di tracciarlo nelle sue gra.ncli linee. Il generaJei di divisione, ha, indi-ca,to, a,i ca,p i deJle p1,inl!ip,t!,i. unità, lo s:copo da ragguugere, ii disposit,ivo generale deHa manovra,, il còmpito dei diversi gruppi. ln comiplc.;soi si svolgono poi due operazioni distinte: quella. deU'ava,nguaa:dia, diretLa, a, pro,tcgigere. l'avaa1.Zata, d'e,l grosso, quclb del grosso. La fanteria, aipprofit:.tanido delle più piccole pieghe del t,erreno per marcia,re al l!O·p er to,, sii porta, a,vao.1.Li; Ja ca.v,anlcria co,n tiama l"esplornzionc sulle ali cd ha per missione di coprire !"ala mar~ ciaJ1te dell"attacco; J'a1-tiglieria evita, di cambiare posizione fino a. che lnt dei bersagli bo:n. visibili, e, non. disturba le mosse della fanteria,; nel c.aso co,nt.ra1·io si porta avautii per appoggia.re più cfficacenre.ntc gli attacchi della fanteria. La, pugna prnc·edc cosi scco,nido le istruzioni impartì.te; aii capi che si trovano i11 prim,a, linea, spetta, cLi trnr profitto o di corl"'eggere nelle loro conseguenze gli i11cidenti pal'ticolari prodot.ti dalla violenza dol fuoco sul luogo del combat.t,imento. « Il gene.rate di ,divisione non avd\ ma,i. il ten11po ,cl"intorvellirc, con un aLto .p ersonale. ·La sua. preoccupazione, costaJ1to dev'essere di sorvegliare la. convergenza degli sforzi, il mantenimento delle direzioo11i. ,sui. punti indica.ti; so ha cornscJ:vato nna t,ntppa. in riserva. a, sua, cti&posizione, egli 1a collocherà, di solito, ml cent,ro del suo schiera.mento, i•u modo tale da poter collegare pii:t facilmente l'azione dei suoi due gruppi di manovra, ». Scco•rlJdo, il Kessler, la, divisione è un.' unità troppo piccola affu1chè si possa, sta,bilfre m1a. disti.nz1011c asso•l uta fra il comhattimento preparatorio e !"attacco decisivo. <t E' difficile a un genel'a,le, di divisiou1e di desi:g narc da1pprima. la. trnpJJa, inca,1,ica.t,a,
NOTE BIBL!OGRAPJCHE
1681.
·d e!ll'a.btacc,o detto deicqsiJvo, »; b·asta, ch'e0il'i d esi,"'ni le tn1p1Je' Ie . b o quah dlebba,no dapp11.inoip,io, tenere un' attitu'cl.111e difensiva o quelle inca1•icate del com~tbimento offensivo; « la scelta, de;. m;eq,zi spetta, a,i geìILeraJJi di brigata e i1l più so,v.ente l'a..."Salto fmaile S01pr1a, uu1 punto qÌlaJhmque de)fa. limea, sarà la conseguenza,, sia de,Ha su<periorità del fuoco, acquistata. stù difensore, i,n quel pm1.to, sia dell'abilità delll,a, marc.ia coperta. di U110 scaglione cli fanteria fino, a[ co,rrtiatto, ,del n.errnico; è diillJ:na.itzi aill' u:nità, anche d'o,11cùin e inlfleriorc, che sa.r à sLata. ,d'ir'Ctta me,glio e meglio comandata, che s·a,prirà. la breccia per la. ci.uaile si precip~Le1·a~t110 tutte le t11.11ppe de.Jratta.c co ». · Pel com1bal:Jt.imento d iJen1:1ivo .il Kessleu: osserva, l!he no,a sii pc.ssono dare 11arme fisse, tuttavia suggerisce di disporre sul fronte -che senza iuccxn.v'enieniti può estendersi fino a 4000 motri , una briigat,a, coa1. t urtta a'a,11 b~glieria. d1visio1rwl'i.e e ,di trn.t ten.e re in rise1-va1 ,l'a,ltra, briga,ta. pel contrattacco. La, ,brigata, postata; suùl'a posizione d>a d~fen:de1'e deve ,pensa.re soltanto a conservare la po.sizione afl'icla1ta1le ; la hriigata ,dli. riserv:a. .a,vanzerà al coiil:tra.titacco da, ,mm, dehle ah qu.aOJdo il m.emjco, prommzi l'attaicco, de:ci&ivo, ma non deve cercare di venire all'urto, bensì di cOllllbat,tere col fuoco. Il Kesslcr infine avverte che e nell'offensiva, e nella difensiva., l~ clisposizio11i a, pt'ei11!d:m1&i. sono sbretta.m<,m te lega.te alla, con:figu.m21ione del terreno. « Nella. difesa, è il terre.no, che dà a,l, fuoco, UiJ.J.a _g11:an pa.rte del suo valore, e nell'attacco è a.ncoril il terreno che co · .suoi ostacoli o colle sue sim1os,it,à permette di m!a,rciare al copert.o -d ella vistai del nemuiico •Oi si,a mo dilungati parecchio nel riassunto del1a manovra e del coo111b_a,ttim.e,n .~ ideiUa. d,iv'isi'On.e 1po,ichè .ci è se111Jhra,to fosse qui che meglio appal'lssero le imov-e i<l'e"e del genel'ale Kesslcr sulla tattica delle tre annri. Q,testo ·cl'ailt,rorude •ci permette ora, di am!da,re a,,.,a,nti più s,pecliti . Co rpo d'r1r111a,ta -isolato e inquadrato. - L'impiego delle va.r ie armi nel corpo d"a;rmata. isolaito ha luogo secondo gli stessi pri,n.cipì sopra,dcth per la. divii'sione: tuttaiVia la lll¾,"lg'Ìor forza di cui d.ÌlS<pone il. coma,rnda01;te 1ç> pone ilil grrudo dii uJS·a re di ma,g(Yiore hbertà ed i1ùziativ·a, d'i ùnpt\,"tllare u.n combattimento sia offensivo, si,a. difensivo, anche trova,ndosi ad una g;iorn:aita cli marcia dal grosso che copre. Il fro:nte i ui:òi!ale cùi comba.t..tmnieinto, può esten.de.rsi da, otto a. dicci chilometri ta.nto nell'offensiva come ne.Ha difensi,a.
1682
NOTE BIBLIOGRAFICHE
Spetta. ,però a,1 com1~1dl'mrte clii deformina.i.fo in base ai seguenti pri'Ilioipt: . . « ~e.Jl'o~~nsiv•a ,po,rt:ai1.·e in piimJa liinea il maiggior n-U!mero pos-
s~b1le d1 fucili, pe.r coprire di fuochi il pm1to d'a,ttacco scelto . « .n:el1a, difensiva,, tenere irn riserva una gu:ost;a, pa,rte dell: sue· fori.e pcl coin·tn,a.t.taoco, ,e disporre l'.a:lka frMione so1n·;1 u11.1 fronte . suill quaile· la tohalht.ì. -cl'ei fucili possai antrai.·e Ìlil a~i-0ne >>. ., La ri~ei·va. gene~·a.le ~eve {)()lllprendere in principio truppe delde t~-e a.J."llll; ~el1a, ~ensTV'a. la. fain/teria; costituin'à l' elemento priuc~_a le; neiU offens~va1, lillJVetce, esseindo. lo, sco1po cfella rise1r'J"a, d,i paJ:a;re ad! wncideai.ti impro!V'V,isi ed! imprevisti, e la fanteria. richiedendo troppo tempo e troppo spazio per prepa,r.ire la sua azione sarà, perciò, l'artiglieria. che Iie formerà l'elemento principale, con, uru forte s0$l:egino di fanteri:a. e d eHa :frazi·011e d•is,po!l'l i:b ile d eHa. ca;vlaJJeri:a, 1
P el coi<po d 'airmata, 'Ìnquadrato, lo si Ìlntenidb da sè, il comanda1t1te non, ha più la st.essa lihertà. di manovra, come nou 'Ile hai la, stessa. ,responsa,hiilit.ì, e ,così purC' i iprincipi di •combia.tti,mento dipell'de1;a,n11.o dalla. su.a. posi:ziom:e ne.H'oo,di,no di battaool/.1, e d'a1l}, e istlr'lwioni speciali ricevut~ dail comanda.n.to deil/l'a,rm:ta. Il corpo d'•a.i"lll/ata mquadra.to opera. quindi ;per una missione ben, cl~n1ifa e in una zona ~~term1i:J:1atia. ma, di estelllsio.ne varia biJe a, seicolllida d,e1J:e oi.r coot=eL · Ori1g1t1aJ~ è qtta1t1Lo sc1'ÌJV'e il Kessleir a, proposiito dell'a,va01guard:iia, Mentre l' a,va,ngna:udàai dell' a11:mata, è unità di co,miha,ttimenfo e pe.rciò forbe.merute ,c omposta d eù-le, tre aJ.".m,i, qi~ella del corpo cl' a.rmarta. è solta,nto, unità. suibordruna,ta. e sareb<be •pe,i'icoJ..oso il da,r le nnai com posiziOllle che le permiettesse d'iro,peguare tUl combattimento, <:Olllbl.10 le i.ntenmoni: d 1eV comamd:alllte in caipo. D 'iaJbra 'PM'te l a, sua mi&:1i,01ne, co1t1siste .neJ coprire i:l ,corpo d'a.1'miata sul su.o, fronte, di ma,roi,a, a.cl. una, dista,nza tale che ~! suo coma'":fdru1te ab>hia. il tcmipo di radllllare le stie tiruppe e prendere ìesue cligp.o'Siziocni, e a quest'uopo basta che la cavalleria sia spinta. avalllti ·da. venti} .a, V'01n,tiÌlciilllque diil0011Jetri. Il K'es.sler prop001e quindi peQ· Yia,V'a,n,gua.i;dia., la seguente fornia(l,ionc:
La, briga,t.i, <li cavalle11ia del co.rpo d'a,rmata; Una, o parecchie ba,t t,e,ri~; Un ba.tta;ghone di i'a111ooria,;
NOTF. BIBLIOGRAFICHE
Un distiicca.mento del genio;
U n'·am bu,l a'l'iza, le,ggiera.. princiipa,le, e i-1 suo ca1p o pl'ende per oiò il coman.do dell'a.va.nguardia. La cavalleria, e l'artiglieria, formia.110 così 1111 gruppo leggicro di a va11;gua1ndi1t1,; dietro segue la. f:a.ntc•ria, ma,rcia,nfo p er prop1'.io coinLo,, ed avente la. sola. ·n1 ì,s.',,ioa1e, cli. a,ccog1iere lrn c'éwalleria,, ove fosso costretta. a 1,i,piega,rc di:nna.nzi a forze superiori.. A notarsi lo seguenti altre particolarità: LI co!l'p o, d' a~·mata, inquadrato pitò oote.ndere il StLO fronte dii com ba,t,t;imento Ì'l1,izii:a:1ei ,a,1 eh là ,dei J.iin~l;i - di 8-10 ,c hiftometri fissato p el corpo• cl'arm,ata isohlto; iu via nO!l"lllnl o. però, si discosterìL poco da quella estensione; Il com.andaaite co1tlse1•vcrà sotto i S\WÌ ordini diretti ,l'artigI,i1cri,ai di. cor1)0 e la, biiga.ta di ca,va.l1~eriu. <e per fonn1ar,ne cvcn.tuaUmenle un, grnp,po di mano,v ra-, suscett,ibifo di rendere i- più utili servizi, ava.uti, dtwaro.t-e e dopo la batta,glia 11 . L 'rirmata. - L'armat:i, riunion,c di corpi d'arm.ata, obbedisce a,ùl' im1pul~io111e uni.ca dc1 -g enera1'e i.n ca.po. La, Lattica deJle tr'o aa1ni è, di fatto,, limitart.a al cm'POi d'1mnata.. Il ca.po deH'·a1rmaita. ha sotto i suoi" ordin i dfrelLi soltanto la. divisione di cavalleria, orga,n.o pe.rma,nento d"informarz,ione 1per J"a,rmata. Ll Kessler vi'wle }Jer l' at1:mat.a, l' a,V'a,11gi1iairdia. .stru,tegi.oa na,po,leoruioa,, composta, di una di visione o du e divi1s,i0in~ d'i c·aNaJ.leria,, di una divisione ,d~ fm1teria e meglio di tm co1,po d'a,rmata. Le questioni post.e a,Ll,L cavalleria debbono CISSero nette, scmp·l1uci, precise: se il -n emico, occupa La. ta,l zona,, qual.i specie, d i truppa, sou10, scginal!ate, ecc. Noin le si chi)c,d'a, di deteemiruail·e1 l'estens ione d c,l fronte del nemico_ i punti d'llQ)lpO~io de' Stt0i fìa.nchi e di fare conOS'Cere J'e sue intenzicmi, aclclossandolc un còmpiLo rimpossi1bi1l e. « ll comando inoltre agirì~ saviamen.vl-0 OV'it,an<lo ,cl i. i,nvi:aJ.'e La. Stta. cruvalle['Ìa tro pipo !onta.no avmnti al fro1J1te dell'a,rmatia.; un.a. di.stanaa, di cl11E! griorrui di marcia., ossia 40 a 50 chilometri, è uu massimo da. n,o;n o,ltrepa-ssia,re ml prindpio iclelle operazioni: i,. L11, ca.va]Jeria, pertainto, ne è l'a.1-ma.
Il. K.esruer si ,çlilllimga qui1ntlii d_i mo~to n el pairla,yc icl'cl1 clis1JO.s·1:tùm di 111c11·cùi dell 'annata.. In definitivo egli dice, : L'antico, pre<.:etto,: « com1baittorc insieme, ma,rc·iaJ:e separaLa ·mente >> è più vero che mai; 0
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NOTE BIBLIOGRAFICHE
NOTE BIBLIOGRAFICHE
I fronti di ma1·cia ,debhoa1:o essere a,-ssa.i a.mpi ,per permettere aJle trup;pe 1~i nva,rcia.rc. _con co:rrwd•ità., d:i a.cca~, ton•are, d,i t ra'l' 1prrofitto, del'l'e, nsorse locah; Un'a,r~1ia.ta di q~attro C<H'pi <l'armata. ailfa •qiva,Ie si aS'Si6i:,oU1la!SSe un, fro:n.te· cli. ,comhatitl'llleuto, di s.oh venti chilon~tri, <dovr à. prooent,11.rsi, la, vigi.l'ia. dello scontro, su di un. fronte -d'i ma,rcia, non. superiore ari. trenta, chilometl'.i, 111~ se i l dispositivo· ge.nera,l~ del pr.i..m..o, schiera.me111to attribu.isoe a:d; ogni corpo, d'a,rm1a,ta un fronte di. com.ha.U,ime1100 ,di, otto ch·illometri. circa, J.' aa:mata potrà !pQ·esentairS!i. iil giorno• pr•ima, della ba.tta,gilia,, sopra', un fronte di marcia stell1Jcrem.tesi fin.o a ci•rca, cim.qua,nta c.hiloaneitJ.'i · . E ' neJI<a. fot'.mia 11,vv1ih1p,pa.ni,e del suo. a,ttacco che un' a.i'!ll11ata deve ccrca.i-ei il S1.occ'esso. B ioog:na che i corpi ,d'a,rma,ta, siain.OI scag.liio1nati su .d:i u~1 esteso, fronte di m~1·ci.a, afforuchè poss,am~. far con.vergere i lo,w · sfo1"Z<i su I. nemtix'; o, darndo a.U11, loro- Iin.e a d·i fu.oc.:o tutto, ·iil suo, s:viilu.ppo; · U11ùirma:ta, ,di qua,t,tro· coa:pi ,cl'a,rma.ta potrà, così, termiim!are la, bat,t.ag.ha sorpra un fronte, ,d:i, sedici chil'oimetri, con una de:msità sul ifo."Ou1±e, fona.J,e di comha,tt,imen.to,, di 7 ·uomini per metJ.'IO, co,rrente.; N OlJJ vi è nè vi pttò essere per un' a,r mait·a u n, ~,tclli11.e il10il.' ma,le di marcia.. Et5'so v-a;r i& se-conido lia prossimità -de,L nemico, e .J.e uot~zie raccoiJ.'te dailla ca.v:aJ:leria; · L'a.ziono ,del comaiimaallte si es,plica, nelLa, ·cQlndotta ,d'elll1e, oipera,zio,ni sov1·a.tutto duramt'e i,t peri.odcy che preced,e il combaittimenrto; ma, imii0ioab 1a, ba,tta.gili11, -egili no1J.1 h-a. -quell'infl.u'e'llz,a. .che "1!'Vev'a n,e.i, te,mipi . •passati coj frou,ti. . ris tirett,i . Il suo taJenito si d!irnJOst,1'e,rà ne.U~ d·isposiziorr1:i prese p1'eced~-tem;e,nte; l,a, aowd.o tta d el co1111b•a ttime,rnto 19pet-ta a~ coma·m:l'am.ti -di cor•p o, ,d' armata.; E' pea:ò n,eoo<Ji&ruri.o che il oomra.11:dante 1cùcll' rurmatJa, a,bbia, a su-a dlisposiz;ione· tma rise•r~ia, pea.' fa11~e uno sifoa·zo pot.eILte su un.,,pun,t o quaihmque det11a, linea, di coni1battime:nto1 per •ohiUJdere un la.i·go i1ntervwltlo apeo:tosiJ foa; due corpi d 'aJ:ma,ta., eèc. Questa. i,iserva V'uol esse!l.1e as.sa,i m01bi!le ,p er poter i11t&-venire con ra,p,i:dità e. s•a.rà oost,iitu,ita. -d,11, :u•n'aa:t.iglieriia leg-gie11a, airm,a,ta., s-corbata, dwHa aa.v:11,l· leria e aippoggiaita. come scort,a, e sooteg.no da alcu:0:i bwttaigJ.ian.i eh oa;cciato1i. )
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n K ess,ler a, pro,posito ,dleù:La, Grande ta-ttir,a diiscorre a,hbastrunza. a, Jungo 1cùeWo,:f.fensi'V'a e ,di.lie11si<v1a, tat tiJoa, e poi deUa,. sti-a:tegica, iL'a.u,tor·e è lULl :faiut oa:e :OOIJlV~uto delù'offen:Sliv,a ta:tttllca, i:na nm1 può ,chsconoscere la. forz11, a:ssu:n.tlL cùa.JJ,a. di,r~~v_a. 'per le. nuo,v,e, ~ ·ani. Iin ogni modo ri,001,da, c):ie specie aùil'1m7,10• delfa ha;t ta,gh:a:, s:ia, ,cli,fems iva, sia, o,ffensi.va., su d'i u,na.. pa,rte del fronte conlV'erra combattere dHe11\Siivrumer1te per ,aver~ ~I tempo, ,di esegtu:iire J,a ve,r a maaJ.o,v ra, a.yen.te jlll, entr,ambi i casi, ,c,a.ra.ttere o.fl'ensivo. E, osserva, aincorà ,che u:n:a, in,auiovra ofF.MJsiva po,trà degenerar-e in •<l<itfensiv,a, ,e hi, 1d~:w=m~va, traiSJfonn,an·si in offemsiva ·q1ua.11d1o le trupìpe dest1nate a,l contr a,ttiacco sian:o state ben.1 di1Spost_e. 1\fa ·.per l',odj'ensi:va e ,dJifensÌtV'a, strat.ecgica à:l Ke'SSler grnstrurrt~t: osserva. essere ,qtresitw tlina><1uestione che sfu1g,ge ,al; suo es.a.me, pòiche è ,q111asi ·sempre fa co,rusegn.tenza, deHia p o,litioca seguìta. da.Ho Staito; e però mette -i n rilievo, i vaut,a,gg,i ,de,],l'.o,fl'ensi~~· . . . Accenna, p oi .aiUe g1raa1,dii masse ·df;-g,li eserc1t'L od1el'lll e ter:m.ilJJ.1Ja cou.1J que.~te pairo•Le mer'iiteV'oh ,d/essere se,1•i:a.i1W11t0 medi;t11,te.. « Ventli co11)·i.i ,d' at'Illla,t,a sch:iei·,a,ti occ.rnp01sM1110 u·n frointe,_<lii com~ b,a.ttimemito di 100 ,chilometri ll11l mim.imto, iiJ. loro fironte dti. 111..i,r'C1a, ,non saJ:à imlfe:i·io:.r:e a. 150 -chiliom:etri.· Queste cifre ha;11,no1 t~n'el-0· q,u;enza suffic.i ~nte pei· mostraa:e ·111, p esa,nteiz:u1, cl.i. simil•e rniaissa,. . « Le si oppo1JJg,a un.'.aJ.'tl1àt.ia, cli 4 o 5 coo·pi 1d 1'asn.nata,, b ene esea101tati <Y berie ,aJleu.1JaJti aJ:J•e lun,g he 111a.i.·cie, se ne affidi, il cOllÌ!ando, a.d i.un "'e-neraJe, a,}qua.nto ,a!bile che s'i.spi:ri d'ei veri ,pxù.n10~p1 del'la g,.1.ei~·a, mode1111a .e,d e.gli pe,r vé1,rà a, sos,te,neJ.ie la lo•tta in co,n,~7Ji.oirui .socl,dlis.fa.c enti, fi.n,o• a.1f.a, ra,duìllat a complet11, deùle forze na.z1ooah, })et'chè il cOijlCE:111,t11amen:to• de,gJ!i &forzi e la. supei.'ÌoQ·i,tà. _-d el nllilll!er~ })Ot raillJno essere gui!dlati SO'.l)•ra, u,111 punto d' r1t,t1J!C'Co1_ ben sce,l~o e . v1 p -r odurranno tutt i i loa:o r ì,sultaiti pQ·iana,_~he le a~~re paJ.·tt deJla 'liuea, 11em,ica ,a,b,b~a:no, a,v1.1to ~l -tem'.PO' d•1 ~nterve1ure ».
Daàl'esteso• r iatsswn.t'o fatto ,del ,h bro del Kesster cì. sembtrw sia. .aibhasta.nZ!a: fa'.ci.1-e il rilevaire che l'e&im1i'.o' ge1J:e1<a:Le, ten<l:e: aidl un<à comip•fota, ùmoiVaz.i.o,ne de11:w ta,ttÌ!olL o:d,iea:il.li'."- Lei su:e i.dee,, basa,t e intiernmeut-0 gul;l,a, potelllz.a. dell'arma,m:e:n,to mode,r.no·, su.U a.ttu:ale
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ord-iname,n io decl?'li eserciti, appaiio110 ta.11· d. a ~ u • meritare siano va~ ghat.e e discu sse colla, m~sum.a p ornd era,ziollle. Cliecchè si pe1-1si lll proposito Sl !,rovi seo;nato=o"'t . . . . , , °' -·,. e per 1. f ront,L· d1. ma.rc1a, o. d1 comba,Unm1onto, che vi è dela'esago1a. . z10,n,c,; · s 1· !l'l-· ten tg.a, per ·1·~oppoo:tu110 e for\S'anche, pe11icoloso, che, l'a;n damento dehl.a ba!itagha sia iinterannente sottratto aJ coma:n · capo · . · , ,e]a,u t e m
s 1 ~co'1ga,_pm·e COJ1. molta, rise11:va il proposto, modo, d'i,m, ),ieo-0 del! ' 0 1 ~ va111 ·nu . · , , . < e_at '., non s1 potra pero llO!ll nco11oscere che ci si trova ,i un an~~. aJ ~ 1~ fol-t~ ,e P ~nsa,to lavoro che sia stato pubblicato i11 1 questi ult1m1 aoillnv s u1'lm1iportiaintrssimo a.i.·vomeJ1to. . I_nutili j)e1-t,aa1to, glì clo,g i di u11, l ibro eh: si raccom.a~da, da, sè . · d1c1amo soltanto che. noi lo vorremmo letto e studi~,. ., 11 ' · . . ,ocO 11.1a a maggior parte d ,01 nostri nffici·ah.
RASSEGNA MILITAR E ESTERA NOTIZ I E AUSTRIA-UNGHERIA. RIFORME NELL' ISTRUZI ON E CH E SI IMPAR TISC E A LL ' A CCAD EMI A NA\".\LE
Dai giorpa li poliLici e miliLari della Monarchia rileYasi cbe col prossimo ottobre andranno io vigore nell'Accademia navale di Fiume alcune noteroli riforme, riguardanti \' istruzione dei cadetti. L' Accademia suddetta avrà lo scopo di . istruire gli allievi cadetti teoricamente. Terminati gli studi teorici i cadetti saranno imbarcati sulle navi da guerra e farann o dei viaggi d'istruzione pratica, dopo di che saranno ammessi ad un cor$o pratico · della durata di un nono circa in Pola (a tale sco po si sta preparando la ·nave da guerra Custozo). Terminato questo corso pratico, i cadetti saranno sottoposti agli esami per la nomina ad ufficiale. Sarà aumentata contem poraneamente la severità negli cs:Hni di ammissione, tanto all' Ac1Jademia navale quanto alla scuola aspiranlj cadetti. I giornali sono unanimi nel dichiarare che queste riforme non potranno che iolluire favorevolmente sulla coltura e sulla esperienza pratica degli ufficiali. Se si pensa che fin ora gli allievi, dopo brevissimo tempo passato durante il periodo delle vacanze estive n bordo di una nave che fa ceva corti viaggi, compivano gli studi senza esser;;i dati ad un esercizio pratico e serio del comando, per essere poi subito imbarr ati, talvolta per un anno, sulle navi della marina da guerra destinate a viaggi all'estero, non si può disconoscere l' importanza delle progettate riforme, che dànno modo ai cadetti austro-unga rici (alla maggior parte dei guaii il mare prima di tmtrare all'Accademia è conosciuto solurnto di nome) di procurarsi a poco a poco tutte quelle cognizioni pratiche, che sono assolutamenle indispensabili per chi voglia diventare un vero provetto ufficiale di marina. Il giovane cadetto trascorrendo alcun tempo io viaggi _liLoranei potrà poi trarre profitto maggiore da no viaggio transoceanico, fonte inesauribile di studi continui e di sempre nuove meraviglie anche per i più esperti navigatori. 01 Frul1.B. -
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Questo sistema, gii, adottato con ottimi risultati da altre potenze, s' iin poneva per l'Austria-Uogheri11, dove 'la maggior parte degli allievi cadetti di marina proviene dall' interno della l'fionnrchia. E Sf'Ent1'1ENTI CON AREOSTATI NELLA MAlHNA DA GUER!IA. La Mil-itiir Zeitung del 5 agosto pubblica cbe prossimamente al riparto ar~ostatico militare dell'esercito (1) verrà aggiunto un riparto . pe r la marina da guerra, che si considera come indispens:ibile per l'esp lorazione ed osservazione del mar~ e del le coste, per le segnalazioni ottiche e riproduzioni fotografiche. I primi e,perimenti coi qnali vt'nne dimostrata l'utilità dei palloni per la · marina, sono state iniziate ai primi dello scorso mese in Pola e furono condotti a termine con risultato soddisfacen te. La limpidezza cieli' ària del mare offre all'osservatore che sta sul pallone nn ca mpo di vista molto maggiore di quello che si ha in terra ferma . Inoltre il pa llone, potendo contare sull'appoggio dell',,zione dell a nave che lo accompagna, può portarsi più a stretto contano dell'avversario e disimpegnare còmpiti stra tegici, che non posso essere affidati ai pallooi nella guem1 ·terrestre. I lavori preliminari per gli esperimenti di cui trattasi furono e$eguiti da · 4 ufficiali ed ,J sottufficiale ·del reparto areostatico di Vienna e fu rono messi a loro disposizione molti ufficiali e marinari della marina d11 guerrn. Le esercitaziooi procedettero nel modo seguente: prima furono fatte o::.servazioni dalla terra ferma prendendo a studiare navi che si dirigevano verso la costa; còmpito degli osservatori del pallone era quello di avvistare ad una certa distanza una squadra nemica ed annunziarla, precisando in quale formazione si trovava. Furono eseguite osservazioni dalla costa principalmente allo scopo di vedere in caso di ·un attacco del nemico, a quale distanza il pallone lo avrebbe annunziato. Quindi il p,,llone fu trasportato sopra· un tender fuori del porto ·e lungo la costa per dimostrare come esso poteva. essere impiegato con grande utilità come osservatorio mobile per la sicurezza della costa.
(1) In Austria-Ungheria it riparto areostatico militare è assegnato al {0 reggimento di àrtiglieria da fo rtezza, stanziato in Vienna. Ogni anno vieno effettuato un corso areostatico, al quale possono essere ammessi ufficiali di tutte le armi che soddisfaccian~ ai seguenti requisiti: molta robustezza fisica, ottima vista, peso non superi oro agh so chilogrammi, sieno abili g innasti~i e disegnatori di scllizzi a vista e sap11iano. rapi· damentc orientarsi.
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Infine il pallone sgonfiato fu portato su lla nave da guerra Raddzky e qui vi, dopo essere stato gonfiato con gas idrogeno com presso, fu ri• marchiato nel porto. Quivi il pallone osservando il lontano mare aveva il còmpito di garantire dal le sorprese del nemico una squadra ancorata nei porio. Tuui questi esercizi prel iminari furono eseguiti conrisultati soddisfacenti . Il risultato pratico lo si vedrà nelle prossime manovre di sba~co. Lo scrittore dell'articolo vede con gran soddisfazione .che l'amministrazione della guerra si è decisa a riempire una lacuna nel servizi,) areostatico militare.' Egli soggiunge che con l'aggiunta di que~ta nuova sezione, cosa che nçm sarà realizzata prima diun anno, si impone la riorganizzione del riparto areo$tatico att~ale. per formarne, come negl i altri eserciti, un reparto autonomo con propria uniforme o almeno con distintivo speciale come già si è dovuto fare pel reparto ferrol'ieri-tefegrafist i che prim~ apparteneva ai pionieri. M.rnovnE or suAl\Co NELL'IsmrA. - Le già preannunziate manovre com birB.le dell a flotta coll'esercito (•I), hanno avuto luogo nei giorni 1, 2 e 3 seuembi'e alla presenza ·ai S. M.. l'Imperatore. Dai giornali politici della monarchia ·si sono ràccolte alcune notizie interessan ti, die s1 riassumono. Direzione superiore delle manovre. Ufficial-i .9enerali comandatì a.cl assistervi. - La direzione superiore delle manovre fu assunta da l capodi stato maggiore.di tutte le forze ;irmate della monarchia Feldzeug_meister barone von Beck e dal comandante della mariua ammiraglio barone von Spano, che pres11ro imbarco coi rispettivi stati maggiori, il 1° sull'yacht Fantasie ed il S0 sul trasporto della marina da guerra Pelikan. Furono comandati ad assistere alle manovre, come particolMmentb interessati il cornaud,1ote del III corpo d'armata (Graz) ; l'isp'ettore generale dell'aniglieria; l'ispettore generale del genio e l'ispetto're dell'artiglieria da fortezza. AI seguito di S. M. l'Imperatore, che ba assistito alle manovre prendendo imbarco sul l'yacht imperiale 1}1ira.mar, si trovavano l'arciduca Francesco Ferdin;tndo, erede presuntivo della corona, generale di éaval· leria a disposizione e l'arciduca Ranieri, comandante superiore della Landwehr cisleitana. , Le squad1'e di atlcicco e di difesa. - La squadra di manovra come fu formata al principio delle esercitazioni si compone di tre divisioni.
({} Vedi !Ìivista tnilitare del t6 giugno !90.2, pag. HOI.
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RASSEGNA MILITARE ESTERA
Alla ,1a divisione appartenevano le corazzate a torri .1llona1'Ch, Wien ·e Budapest dello stesso tipo, varate negl i anni 1895 e ·1896. Essa è comandala dal contrammiraglio Ripper ed ha un equi paggio di 87 ufciali e 125,i marinari, un dislocamento totale di 116.800 tonnellate; può sviluppare 24-,000 cavalli a vapore di forza ed è armata con 90 cannoni. Alla 2• di visione appartenevano gli incrociatori torpedinieri Tiger, Panther e Leopard. Di essi i primi due sono dello stesso ti po e furono <:ostrui ti in Inghilterra negli anni dal 1883 al •1889, l'ultimo fu co~truito a Trieste sul tipo degli altri due, dai quali differisce soltanto per una maggior lunghezza. Essa è comandata dal capit.ano di vascello Beck von Wells1aedt; ha un equipaggio di 39 ufficiali e 576 marinari (poco più di q uello di una corazzata della 1• divisione) un dislocamento totale di t~73o tonnellate (un poco meno di quello di una corazzata della 1a divisione), può sviluppare 12,000 cavalli di forza ed è arma ta ·con 38 cannoni. La 3" divisione di torpediniere si compone del caccia-torpediniere .Magnet, delle torpediniere di alto mare Cobra, P!Jlhou, Boa e Natter e delle torpediniere di 1a classe Reiher, Adler e Falke ed è al comando -del capitano di cor vetta Michnik. · La flottiglia delle torpediniere assegnata alla difesa della piazza al -comando del capitano di vascello von Jedina, si componeva dell'ariete torpediniere l(a,ise1' Franz Joseph, del caccia-torpediniere Satellit, delle torpediniere di 1" classe Condor, Rabe, Gatil.ler, TVeihe, Secreta,·, Bu/farcl, Ulm, Kriihe ed Arpie e di 3 torpediniere di 2 4 classe. Comando della difesa e truppe i11c1,wicate. - Il comando della difesa -della piazza di Pola fu affidato al vice-ammiraglio von l\iinuti llo. Le truppe assegnate a questo partito erano : il 5° reggimento di fanteria della Landwehr cisleitana (3 battaglioni), il 4° reggimento di artiglieria da fortezza (2 battaglioni), una batteria da campagna dell'8° reggimenio divisionale. I reggimenti erano rinforzati con richiamati e le compagnie avevano la forza di ,130 uomini. 1htppe destinate all'attacco e loro imbano. - Le truppe destinate a Jl'allacco si componevano : della 55" brigata di fanteria (Trieste) (8 battaglioni) composta dell'87° reggimento fanteria (4. battaglioni) (Pola), J;J7° reggimento fanteria (4- bauaglioni) (Trieste), di mezzo squadrone del 40 dragoni (Marliurg), di una balleria di 4 pezzi dell'8° reggimento artiglieria di visionai~ (Gorizia). Pel trasporto di queste truppe furono noleggiati ed esprrlssamente allestiti i piroscafi da trasporto del Lloyd austriaco llabsburg, Elelctra, Ga1
RASSEGNA MILITARE ESTURA
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tizia, Bui.ovina c.he fin dalla sera del 30 agosto si trovavano ormeggiati nel porto di Trieste a disposizione dell -autorità militare. • La sera del 3,1 agosto giunsero nel porto le tre divisioni della squadra <li attacco delle quali as5unse il comando il contrammiraglio Ripper. Poco dopo le >H del 1° settembre incomi.nciò l~im~arco delle tru~p; coli~ armi a c11vallo. Il mezzo squadrone di cavallena, della forza dt H ulliciali 57 uomini di. truppa e 60 cavalli, fu imbarcato sul piroscafo U11.lco'Oi~a. L'imbarco dei quadru pedi fu eseguito per mezzo di box nei quali i ca.va lli vénivauo fatti entrare ad uno per volta e quindi colla macchina idrnulica sollevati a bordo e cala~i nel 1° corridoio del magazzino proviero, dove erano srnte preparate le poste. AJÌe -13 •/, l'imbarco dei cavalli e cavalieri era terminato. Contempora neameòte col medasimo sistema sul piroscafo Gal~zia av·veniva l'imbarco dell.rbatter ie di artiglieria clie si componeva di ! urfi~iali, I00 artiglieri, 4 pezzi coi relativi cannoni e 50 cavalli. Alle ,1,i, incominciava l' imbarco della 5511 brigata fa.nter.ia. 1 '87° re11oimento fu imbarcato sui piroscafi Elektra e Gali.zia; il 91° sui piroscafi Buko'Oina ed Habsburg. Ad imbarco ultimato le truppe si trovarono così ripartite: a) sul piroscafo flabsbttrg: il comando delle truppe collo stato maggiore (1 generale e 4 ufficiali di stato maggiore) t~8. ufficiali } del 97° reggimento fanteria IH6 uomini di truppa in tottile 4469 uomini; b) sul piroscafo Elektra: 55 uffièiali ddl'87° reggimento fanteria ~ 073 uomini di truppa in totale H 28 uomini; e) sul piroscafo Galizia : n ufficiali } dell'87° fanteria e di artiglieria i I 08 uomini di truppa 50 cavalli 4 pezzi coi relativi cassoni in totale 1455 uomini, 50 cavalli, 4 pezzi coi relativi cassoni; d) sul piroscafo Bukovina: 1
l'}P'\
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1).5 ufficial_i . Ì del 970 fanteria e del 4° dragoni 1HO uomini d1 truppa } 60 cavalli in totale H 5ti uomini e 65 cavalli. Totale oenernle 200 ufficiali 4-397 uomini 1 ·I Ocavalli ,i, pezzi e !1 cassoni.
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RASSEGNA MILITARE; ESTERA
R ASSEGN A MILITARE E STERA
Tutti gli ufficiali di fa nteria erano a piedi. Ogni banaglioue di fan teria aveva G zappatori ed 8 p0rta feriti. Ogni arm:ito di fu cile 50 cnrtucce. Il mezzo squndrone di cavalleri a aveva .i zappa tori. Ogni nrmato di car:ibioa 20 ca rtucce. La batterin di artiglieria aveva 2 porta feriti. Ogni armato cl i carabina 20 cartucce. Ogni pezzo 50 cartocci. · Tutti i reparti non avevano carreggio, nè vivandiere. L'imbarco delle truppe e dei ca'valli procedette colla massima regolarità ed cderità, poicbè erano sti li adottati tutti i provvedimenti che la pratica suggerisce per accelerare tali operazioni. . Ogni piroscafo fn provvisto di due natanti Chaland scomponibili in ,\. pezzi , su i quali, dopo essere stati ca lati in mare, dovevano prender posto le truppe e quindi esser presi a rimon;hio 4a lance a va pore della marina da guerra e portati vicino alla costa dove si doveva effettuare lo sbarco. . · Oonuno di questi appa recchi poteva trasportare da 50 a 60 uomini. ~ . Sopra coperta a prua, furono costruite le cucine divise per compagnia. Oltre alle usuali trombe d' aria ogni boccaporto fu provvisto di un grande vontilatore elettrico, cbe arieggiava abbondantemente i locali, sotto coperta destinati alla truppa. Sopra coperta furono inoltre costruite molte latrine a sciacquamento e molti lavatoi a ru binetto, la cui conduttura, messa in azione da una $peciale pompa, poteva servire anche nel caso d'incendio. Le truppe ricevettel'O il villo di bordo ed un grammo di ncido citrico per temperare l'2cqua. Alle ,16 ½ iu seguito a segnale partito dalla nave ammiraglia ll!onarch i piroscafi incominciarono le operazioni per salpare. Alle 47 uscirono dal porto nel seguente Ol'dine: Elektra - Galizia - flabsburg e Bukoi;ina e scortati dallo na vi della squadra si di 1·essero verso sud. Le operazioni di imbal'COfurono presenziate dal capo di stato maggiore. dal comandante della marina e dal comand;iote del III corpo d'armata , il quale, giunto nel mattino, aveva visitate personalmente le olive dei !• piroscafi dove dovevano essere allogate le tru ppe. . . Il capo di stato maggiore e il comandante della marina subito dopo partite le truppe si imbarcarono sull'y,wht F~ntasie. facen~o rotl~.verso Pola; al l'altezza di Umago trasbordarono sull yacht imperiale Jlfoamar per meuersi a disposizione cli S. M. l' Imperatore e da quel momento incominciarono ufficialmente le ma novre. Operazioni esegnite nella notte del 1° e nel gio~·no 2 s~tl~mbre. Sul far della notte mentre la squadra rilava colle m1,;ure d1 sicurezza e
coi lum i velati giunta all'altezza di Umago fu attacc:ita dalla fl ottiglia delle torpediniere. L'attacco però non riusci e le torpediniere dovettero ritirarsi in fretta. Identico auacco col medesimo risultato, fu tentato più tardi all'a ltezza di Rovigno. [I mat.tino ciel 2 settembre la squadra era arrivata a li' altezza del capo JJromootore. I 4 piroscafi colle truppe furono di qui mandati ad est di Sansego ad aspettare la squad ra tutta riunita si arrestò per eseguire alla presenza di S. M. l' Imperatore tiri a proiettili contro due bersagli apparsi in alto mare a grande e piccola distanza. Subito dopo il •I O colpo ad un cannoDe Krnpp da 2,~ cm . del In nave ammiraglia Jltonarch ri uscì di distruggere r,ompletamente il bersag lio più lontano; il più vicino fu anch'esso danneggiato dopo molti tiri. S. l\I. foce segnalare alle navi la sua pi ena soddisfazione pel tiro eseguito. Dopo di ciò la sqnadra all'attacco si diresse verso Sansego per riunirsi ai piroscafi del Ll oyd. La squadra della difesa si dire~se verso Poln . :\Ile 40 ½ si ripresero lo operazioni di manovre. L'attaccante, tenu to occupato il di fe nsore colla divisione leggera (incrociatori) dell:i squadra verso Pola, per non essere molestato nella sua marcia, con l'altra divisione si assicurò la tr:iversata da ll'isola di Sangego a Lussin Picco lo, ove giunse alle ore •I r. e se ne fece un11 bast'.di operazione per procedere l' indom:ini all 'attacco della piazza di Pola ed aìlo sbal'CO sulle coste meridionali cieli' Istria. Operazione de l giorno 8. - Il comandante dellu squadra di attacco pensò di appro~llare dell'oscurità della notte per prepa rare lo sbarco. A tal uopo verso le 22 1/? salpò dal p<,rlo di Lussi u Piccolo ed, aspettandosi da un momt1nto all'altl'O di essere attaccato dalla llottiglia deJie torpediuiore della di fesa , prese speciali disposizioni per la sicurezza dei piroscafi che tr~sportavauo le truppe e per l'im piego dello navi da guerra. Queste disposizioni furon o disimp.egnat.e con grande abilità d:ii singol i comandanti del le navi, nonostante che fossero di diflì cile esecuz!one a causa della grande oscurità della notte. L'ntt:icco fo tentato, ma le torpediniere furono costrette a ritirarsi. Verso le .i del mattino la squ:idra giunse in vicina:iza del luogo destinato allo sbarco (porto Cuje e vallone Pulicella) ed il comandante fece subito sbarcare i distaccamenti delle n:wi da "'auerra. Frattanto i I'r)ieoscafi avevano pl'eso il posto loro prescritto e dopo aver preparati i mezzi per lo sbarco senza indugio cominciarono le operazioni delle truppe di fanteria . Subito una vivaCP, scarn illllCCia si impegnò fra le truppe di marin a sbarca te e gli avamposti della di fesa, ma questi ultimi dovettero ben presto ritirarsi sull'altura di Lissi101 -
A);;,(0 .\l,\'l[.
1693
RASSEGNA MlLI'l'ARE ESTERA 1694 anano perchè l'attaccante riceveva continuì rinforzi. Sotto la protezione della squadra il primo sbarco di truppe di fan teria fu eseguito alle 5 a nord e a sud del porto Cuje ; alle 6 altri reparti di fanteri a e 4 pezr.i della marina sbarcarono precisamente dentro l' insenatura del porto Cu je e queste truppe mossero all'attaC('O dellea ltu1:e presso Lissigna_no. Le trnpp~ {!ella difesa, che come già sì ò accennato , s1 componevano dt 3 bat1agl1on1 del 50 reggimento della Laudweher cisleit~na e di un_a ba tteria da campagna , attacca le di fronte e minacciate sut due fianchi, d~vettero abbau<lonare le alture di Lissignano per ritirarsi su Monte Verc1van . La 55a brigata che era tutta sbarcata, appoggiata clall'artiglìt ria di marina marciò all'anacco di Monte Vercivan e dopo un combattimento a fnoco durato più di un'ora riuscì a scacciarne i difensori e ad occuparlo. A questo ·punto S . M., che aveva assistito alla interessante_manovra da Lissignano , fece dare il segnale che le manovre era_no term~nate. Lo sbarco delle truppe procedette in modo solleci to relativamente all a diffico ltà dell'operazione ; alle 9 1/ 2 erano sbarcate anche la ca valleria e .J'arti•rlieria che furono le ultime. I cavalli furono sbarcati negli Chalcind servendo~i delle braghe di tela . I l giorno stesso le truppe che presero parte alle manovre ritornarono alle rispettive guarnigioni . . . S. M. l'Imderatore ha diritto un bellissimo ordine del giorno ~Ila flotta nel quale esprime il suo compiacimento per la riuscita delle manovre ed ha nominato ammiraglio l'Arnidnca .Francesco Ferdrnando erede del trono. 1,)
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16,95
RIV ISTA DEI PERIODICI
Rivista di fa1_1teria .
An no XI, fascico lo VII, 3·1 luglio ·1902 .
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Il proclama d'Albenga (1796 ). - ]Ì noto a tutti il proclama « promettitore di vittorie e di,botti"no »: Soldats, ·voiis étes niis, mal nourri, ecc., -che secondo i Mémoires, Bonaparte avrebbe indirizzato ai sòfdati dell'armata d'Italia nell 'assumerne il comando . · L'autore intende dimo&trare che quel proclama non fu mai scritto noncbè ptlbblicato per l'armati d'Italia, prima che Na poleone lo detta,,se a Sant'Efena, a Montholon . Che i llfémoire;ç non si debbano con siderare come un vangelo quandc, n arrano fatti politici o pan icolari. di un combàttimento, nessun. studioso -oserà mettere in dubbio, ma in questo caso stentiamo a credere che q uel proclàmn o discorso sia stato inventato di saoa pianta da Napoleone. E l'articolista stesso, quando sta per conchiudere, è assalito dal dubbio e t~rmina col d,re che quel discorso non dovè essere pronunciato abn,mo con quel tono d:i superiorità ecc., e questo può es,ere, ed è ,anzi fac ilissimo che così sia . La questione, al postutto, non ha grande importanza, e quella che 'le si accorda proviene da I fatto che si tratta di uu discorso di Napoleone. Ma che egli abbia o no pronunziato quelle parole o scritto quel proclama, poco o nulla conta: Napoleone rimane pur sempre quel gra ude ·Capitano che fu. L'importante per contro, è che per approfondi re la questione, f'au ·tora ha co mpi lato uno studio assai rimarchevole ed istruttivo ed ha fornito molte ed in teressanti notizie sulle condizioni interne dì quell'ar· mata, note a ben poch i. · Studi storico- milita ri, come questo coscienzioso e che mira soltanto a rintracciare la v_et·ci verità, perchè questa sol·a è da ricerca1:si nella storia, sia pure contro il dettato dì Na po leone, vogliono essere molto apprezzati ed encom iati . i
1696
&!VISTA DEI PERIODICI
Le i;arianti alla « Istruzione snl tiro. » -
&IVISTA, DEI PERIODICI
In questa scrittura .\'au -
1697
ehiede, a proposito della nuova . posizione presa dall 'Italia nell a Tr iplice alleanza, ch'essa si faccia propugnatrice del disarmo colle parole e coll'esempio, e nell'altro si vorrebbe dimostrare che l'Italia è quella che più spende per gl i armamenti. · Il Guerrioi con stringente dialettica confuta vittoriosamente le illogiche argomentazioni riel giornale socialista. Il guaio grosso è che le insane parole dell'A.vant'i corrono · ed hanno larga diffusione fra il popolo e la robusta e patriottica prosa del G-nerrin i non sarà letta che dagli ufficiali.
tore esamina partitamente, od almeno nella loro parte più emergente. le modificazioni apportate al l'fstruzione sul tiro, dimostrandosi mollo. competente nella materia. La Direzione della l{ivistci vi ba apportate alcu ne noti ci oe suggeritole dall'esperienza personale e da appunti e note pervenutele da i colleghi, e questo accresce ancora il pregio all'importllnte lavoro . Lei vittoria ci 600 metri di d'istanzci. - Il signor colonnello De Luigi , del 30 arti<rlieria, ha affermato che la vittoria si deciderà, non colla baionetta ma ;,,col fuoco alla distanza di 500 metri. L'articolista è di parere contr'ario e in uno scritto abbastanza lungo e minu10 e con non poca· abilitit, s'industria a provare la giustezza della sua tesi. Noi non ci associamo ali' affermazione del De Luigi quando le s~ debba dare un valore assoluto, ma non accettiamo, io pari tempo, senon colle debite riserve, le argomentazioni dello scrittore della Rivista. È q,uesito, a nostro gindjzio, ass~i com plesso, in cni la confi<rurazione del terreno entra come uno degli elem1?n ti preponderantt. In ~erreoo scoperto senza dubbio ha ragione i I De Luigi; l' att_accò .dei turcos a Wòrth, nel 1870, e tutta la ba ttaglia del ,18 agosto e 10 pnma, linea l'assa lto della G·uardia tedesca, le battaglie cli Plewoa nel 4871 e recentemen te i combattimenti di .Maggersfootein, di Colenso, di SpionKop, di Pardederg, ecc., stanno in appoggio dell'opinione del colonnello De Luigi. . , . . . Per contro in terreno rotto, io parte coperto, la fan teria ha indub• biamente delle probabilità di gi ungere all'urto, e ciù senza dire_d! ~negli innumeFevoli incidenti che sorgono, imprevisti e non preved1b1h, durante la bat.tagli a, e che se possono essere svantaggiosi, possono ancl1e essere oltremod0 favorevoli alla fanteria. Dato 1utto ciò - e ci pare inconfutabi le - come si può parlare .in senso assoluto µiuttosto di questa o di quell'altra soluzione del quesito 't Questo almeno è il, nostro modesto pensiero . . . Sta bene - e così dev'essere - che la fanteria abbia ferle nella sua baionetta, purcbè però :ipprezzi conven ientemente la gittata e potenza. del fuoco od ierno. Co munque è scrittura assai interessante e che l'u fficiale, specie di fanter,ia, leggerà con diletto e profitto .
· La cavalleria secondo i 9ene1·ali T<essler e De Negrùr per X. Lo scrittore riassume abbastanza ampia mente quanto i du.e sopradetti generali francesi hanno esposto mtorno ali' impiego del la cavalleria nèlle ormai note loro pubblicazioni, mettendo specialmente in rilievo che mentre ambedue i generali accordano alla cavalleria molta importanza, le loro vedute s0no, però, quasi diametra lmente opposte . Il Kessler fa. il massimo assegnamento sull'arma a cavallo per !'.avanscoperta; il il De Negrier, invece, ritiene non essere più la cavalleria capace di fornire aitendibili informazioni sul nemico, e la vorrebbe . io vece imp iegata s~ va.,ta scala per aggirare le ali del nemico durante la battagli:1. L'autore conchiude col dire che la lotta prevedibile per l'avanscoperta non sarà quel la che generalmente si ammette, ossia di due cavallerie fronteggiantisi e che si carichino a vicenda. <i Sarà invece lotta aspra di grosse unità ·delle tre armi e se le cose ·andranno in modo differente, vorrà dire che, con una leggerezza la quale non S;lrà mai abbastania criticata, non $Ì volle e non si seppe tener conto dei vantaggi che procurano le nuove armi a chi sa adoperarle opportnnamente "· In definiLivo egli ritiene cJie le idee dei due generali frances i sono, senza alcun dnbhio, più vicine alla verità di quelle dei sostenitori dell a strategia e della tattica delle masse fatte appo$ta per condu rre alla disfa tta e alla catastrofe.
Lettera al s·ignor direttore dell' « Avanti» ·per Do~mN1co ?UERR! N 1: _ L'Avant·i ba tcstè pubbli cato due artico li, nel pnmo dei _qu:d1 s1.
Orli'ina1nento della cavalleria napoletana sotto Ferd·inando .Tl, per F1L1PPO ABIGì'iENTE . - Ben ,,fece l' Abignente a voler dare uo' idea della-
Rivista di cavalleria.
Anno V, fascicolo IX, settembre ;I 902.
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. RIVISTA DEI PER!ODI01
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RIVISTA DEl J?ERIODICI
cavalleria borboniça, sotto ·l'aspetto dell'ordinamento, quale era neglt ultim i tempi del regno di Ferdinando II, che sali to al trono nel '1830, fu il primo organizzatore di un esercito nazionale nnpoletano. Le notizie raccolte offrono non poco interesse e quelle ri!leu~nti la rimonta presentano ancora qualche punto pra tico ed istrnttivo . È da rimpiangere che neanche presso 13 Biblioteca milit~re di Napoli sia riuscitoall' Abignente di trovare i regolamenti dllll'epoca, sicchè non gli fu dato corredare il suo scritto, come avrebbe voluto, con qualche cenno sulle manovre dei reggimenti e sull'istruzione tattica. ì\ia nrnntre negli altri paesi, r.roprio io questi ultimi tempi, si vanno pubblì<'ando notevo li studì sui regolamenti, sulle manovr~ e çampi cl' istruzione-del le varie anni di due e trecento anni fa, è possibile che da noi non si possano rintrncciare regolamenti di poco più della metà del secolo. scorso? Noi speriamo che ali' .\bignente sarà dato trovarli e completare così il suo già pregevole scritto. •
I
.-tttraverso il mondo ippico: Leggende, profili e bozzetti, pel maggiore veterinario FRANCESCO Lumucc1 . - Col solito brio vi si parla degli allevatori e dei scudieri, traendone occasione\li adombrHe·, senza, appoggia·re, a qttalch~ qu estione scottante di attua lità, riguardante la eq uitaziooc. [m,press ioni di CoJ'sica, pel capi tano dei be·rsaglieri Euce:1<10 Dr.: Rossr. - Dallo stu dio della sto ria il De Rossi passa alla narrazione di impressioni di viaggio, ed anche in questa vi riesce· magnHìca.mente. Sono poche pagine che si leggono con diletto.
Devositi cli allevamenti e depositi stalloni, pel colonnello,R. Puc1 . - Lo scrittore in lungo articolo con garbo e _molta competenza, combatte esaurientemente le proposte di un articolo del giornale La Patr·ili ilei rn agosto per l'abolizione dei depositi d'allevamento e pel pnssaggiodei depositi stallon i dal ministero della guerra a quel.lo di agricolturn dal quale, invece, dipendono già da moltissimi anni._ Il Puo-i s'occupa poi di una lettera dell'avv. Benvenuto 13nrzilai diretta a E. il ministro dell'agricollura e commercio, pubblicata nell'Eco delle Corse, e nella quale a proposito del nostro anda men to ippico, si l~ggono deduzioni e proposte che importa rettificare specie per quanto ba tratto all'incremento dei depositi stalloni cui tutto si vorrebbe sacrificare. E questo. - è superfluo dirlo - fa il Pugi da par suo. Ma
S.
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ciò che più mon ta, è ch'egl i esprime la nota giusta, quella cioè che invece di pensa re alla risoluzione radicale del problema ci si attenga « al meno geniale ma più pratico studio di com pletare e perfezionare i sistemi che abbiamo adottati ». E pròprio questa sarebbe la vera, la più semplice, la più vantaggiosa soluzione del problema ippico.
R iv ista di artiglieria e genio.
XIX annata, volume III, luglio-agosto ,1902. Gli esperimenti di t1·azione elettricu siille ferrovie 'in Italia; pel ca pitano d' artiglie1·ia PA'l'ROCOLLO. - Dimostrata la p(>ssibilità della energia elettrica all3 trazione dei treni, l'arduo problema delle nostre ferrovie s'impose, in tutta la sua complessa vastità, allo studio deHe società ferroviarie e del Governo. Difficoltà di diverso genere s'oppongono all'attuazione del grandioso progetto, e fra queste due principali : la necessità della trasformazione dell'attuale materiale mobile e fi sso che importerebbe una spesa calcolabile appena a centinaia di milioni e la condizione disastrosa « in cui verrebbe a trov8rsi un'intera zona, quando , i'n caso di guerra, la distru~ione di una stazione centrale generatrice avesse cagionato l'a rresto simultant.o e irreparabile di tutto il S<lrvizio da e•sa dipendente , . Ma di fronte a· tali inconvenienti st:moo 5empre i grandi vantaggi inerenti ai ~istem i di trazione elettrica . Per l'Italia d'altronde, sprovvista di miniere ,carbonifere, è questo un problema di economia nazionale della più alta importa nza, e in questo secolo di elettricità l'Ita lia è per eccel!ènza , a motivo della sua forza idraulica , il paese industriale dell' avvenire. Ciò premesso, il Patrocollo passa a dire degli studi preliminari fatti e ·delle proposte concretate per gli esperimenti dalla commissione tecnica nom inata nel dicembre 1897 dal mi nistero dei lavori pubblici. Detta commissione proposi} quattro esperimenti per aver norme sulla preforeoza a da r5i ai vari sistemi di trazione, e precisamente : ,1o (Società Mediterranea). - Esperimento di trazione elettrica con vetture :iutomobili ad accumulatori del tipo P lan té sul tronco MilanoMonza ; 2. 0 (Società Adriatica) . ...:.. Esercizio della linea Bologna-San Felice con vetture au tomobili separate, provviste di accumulatori del sistema Pescetto, per il solo servizio viaggiatori e· bagagli ;
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RIVISTA DEI PERIODICI
RIVISTA DEI PERIODICI
3° (Società Mediterranea). - Esperimento di trazione a corrente continua col sistema della terza rotaia sulla linea Milano· GallarateVarese-Porto Ceresio; 4° (Società Adriatica). - Applicazione della trazione elettrica, a fi lo aereo, con corrente trifasica ad alto potenziaJe su lle linee Lecco-ColicoSondrio- Chiavenna mediante trasporto dell'energia foi·nita da una derivazione dell'Adda. ,Il Patrocollo repde minuto conto degli esperimenti fatti, esami na a lungo i va ri sistemi di trazione, e conclude per accordare la preferenza, nello sta to presente dell'elettrotecnica, al sistema del fi lo aereo con corrente trifasica ad alto potenziale in esperimento sulle linee della Valtellina. · È uno studio completo, altamente istruttivo per militari e borghesi colti, i quali desiderino - e non possono non desiderare - di essere al corrent~ del!' importantissimo problema. I nostri vivi rallegramenti all'autore.
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cal ibro, colla possibil ità ino ltre di estendere il suo tiro fino allemattoiori distanze, · "" Ciò stabil ito l'autore discute la tesi: se nelle piazze giacenti in terreno montano sia conveniente tenere in dot;izione batterie di mortai da ,f o da impiegarsi in guerra, in postazione esterua alle opere a seconda delle eventualità. Anche qui in seguito a molte considerazioni svoJte, ·egl i, crede « di potere senz'altro escludere il mortaio da ·15 da l nucleo delle artiglierie di ris()rva per le stesse ragioni già addotte nel parallelo fotlo fra il cannone e l'obice del calibro predetto. » È questione tecnica, certamente di mo.Ila importanza. L'autore nou· si nasconrle il dubbio che poche o molte delle idee da lui espresse non sieno condi vise da tutti e però vorrebbe una larga discussione intorno all 'argomento. In ogni modo, non è poco merito clel capitano De Angelis di aver ·cercato di approfondire il complesso problema e di aver richiamato l'attenzione sul medesimo col presente notevole studio.
· Il telegrafo da campo presso il corpo dei volonta1·i itali ani nelia campagna del 1866, pel capitano dei bersagiiert E UGENIO DE Rossr. Il telegrafo da campo presso il corpo dei volontari italiani non funzionò e soltanto ai primi del luglio che su di una scala assai ristretta, poichè nulla era stato precedentemente preparato. In ogni modo il lavoro del Rossi offre interesse, iuquantochè le notizie da lui date sono in gran parte rilevate da documenti d'archivio e da ricordi personali, gentilmente comun icatagli da alcuni fra i telegrafisti garibaldini superstiti.
P1·oposte di alcune mod,ificazion:i alla sezione da ponte ecl alla mano Dra del gittamenta del cavalletto all'acq1ia, pel tenente del genio ALESSAKDRO MAGL10zz1 . - - NeHa considerazione· che i carri della se.zione ponti, pesanti circa ~000 kg, sono poco adatti al trasporto clel materiale in terreni ed in strade non ben assodati e preparati, e che ìl rinnovamento del materiale porterebbe una grossa ,,;pesa, l'autore ha pensato di_rimediare, per quanto è possibile, al lamentato inconveniente, .a mezzo di qua, che ripiego. . Uno di questi ripieghi consisterebbe nel togliere il materiale dai carri, quando sian giunti, alla strada non piu accessibile, 'e collocarlo su due longarine di ferro il cui incavo scorre_su rotelle identiche a quelle di ' varamento del ponte EiffeL · Cos_ì pure a semplificare la manovra pel gittamento all'acqua del cavalletto, lo scrittore suggerisce un ripiego, il quale consisterebbe nel . disporre di fianco a ciascuna mezza-barca e in corrispondenza della ·seconda costa dopo il piano di divisione , una mensola scomponibile. Il !Vlagliozzi spiega chiaramente i ripieghi da lui proposti, ed ha inoltre, aggiunto parecchie figure le quali rendono facilmente intelligibile il testo. . Noi non sapremmo dire quale valore pratico abbiano le fatte pro-· poste, ma ci reca molt? piacere il constatare come giovani ufficiali si <ledichino a studi sui e prati ci.
Questioni relative all'org(i,nizzazione definiti'Va de,gt?: sbarramenti alpini, Note relatir,e all'irnp'iego delle artiglierie d1; medio calibro, pe l capitano d'artigl ieria G1uuo DE ANGELIS . - Io discussioni relative ad armamento di taluni dei nostri sbarramenti, l'autore ha udito affer· mare che l'esistenza di obici da ,f;s e di mortài da 25 in opere, od a breve distanza di opere, armaté con' cannoni di pari cal ibro - o con cannoni da 12 - è giustificata per la ragione « di rendere possibile colle bocche da fuoco prima menzionate di batterie, con tiri curvi, bersagli coperti non altrimenti battuti coli' impiego del cannone. » Il De Angelis non crede esatta siffatta affermazione, e presi ad esame alcuni esempi pratici di tiro in montagna che suppone debbano eseguirsi a varie distanze col le tre bocche cla fu'oco sopra indicate, ne deduce: che il cannone da ·15 batte tutti i bersagli che si possono colpire coll'obice e col morta io di pari
ff
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RIVISTA DEl PERIODICI
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RIVISTA DEI PERIODICI
Durante lo stesso periodo morirono 20,870 sottufficiali e soldati : 7,862. uccisi o morti per ferite, e ·13,008 morti per malattia. I l totale gen1Jrale déi mol'ti fra ufficiali e trnppa ascende quindi a La rubrica ll'fiscellanea è ricca non so lo deÌ le più interessanti notizie, ma presenta dei veri studì. Così segnaliamo : Le Informaziori-i sulle armi portatili, pel capitano d' artiglieria DIL
~foì'\TE;
lt materiale d'artiglieria !Crupp all' esposùr-ione di Dusseldorf clel 1902 (con 3 tig. e 3 tav .), che è un rimarchevole lavoro, come il
seguente :
Corazze e cannoni per na·vi (con 5 Gg. e
·1
tav.).
E non offrono meno interesse le in formazio ni sui :
Bersagli scomparenti per ·il t:iro 1li guerra dell' arti.9lieria campale riis.ça, (con ·1 tav.); e sui: Tiri eseguiti contro zaini afl'ardellati, presso la scuola di tiro austriaca per ordtne del mioi$tero della guerra; per valutare ·la protezione che gli zaini col completo affardellamento di gtierra potrebbe offrire contro gli elfe1ti del tiro dell'avversario.
Revue du Oercle militaire.
N. 27, 28, 29 e 30 delli 5, ·1219 e 26 luglio ·1902. Le àfre rosse della ,qnerra anglo-boera, pel capi tano PArnvrn . C:oll:1 scorta del rapporto· mensi le sulle perdite pubblicate da l Wa·r Office sotto la da ta del 5 gi ugno e di un articolo del Times l'articolista ha compilato parecchi stati nei quali sono registrate le perdite in ufficiali e truppa sofferte dagli Inglesi durante tutta · Ja guerra angloboera testè terminal.a . Ne ricaviamo i dati p'iù interessanti, osservando però che questi riferisconsi alle notizie assodate fino al 5 giugno e che probabilmente subiranno altre modificazioni in seguito al rimpatrio delle truppe. Durante i due anni sette mesi e venti giorni che ha durato la guerra, il totale degli ufficiali morti ascende a ,1,072.; ossia 728 uccisi o morti in seguito alle ferite ricevute, e 3/t.4 morti per malattia.
21,942; ma il tota le delle perdite ammonta ali' ingente cifra di 97,477
uomini, come appare dal seguente p,rospetto: Perd'ite dal pr'incipio della g·ner1·a fino alla fine d'aprile H)02 . . 5-18 ufficiali Uccisi in comba1timentu / » ·183 Mo1:ti per ferite . . 5 » Prigion ieri morti durante la prigìon ia » 339 Morti per malattia » 27 Morti per disgrazie. Dispersi e prigionieri (eccetto quelli rimessi in libertà o morti essendo . ,. o » prig1on1er1). Inviati in Ioghilterra come invalidi. 3H6 » !~,'188 ufficiali Totale. '
5,256 truppa » ·1,835 » 97 42,9•11 » 771 »
'
Totale gen~rale.
·105
))
72,3H,
)>
93,289 truppa
9·7,fi.77
A queste perdite debbonsi ancora aggiungere ~uelle del mese di maggio e precisamente: .j.;j tru ppa 2 uf6ciali Morti in combattimento » 2 » 20 » per ferite . · 1 ,1 » 'H7 » . )> per ma la~tia . » 2. » 38 » per disgrazie . )) 22 » o Scomparsi e prigjonieri ·1,3M )) Inviati in Inghi lterra come invalidi . 86 »'
Totale.
1.03 ufO'ciali
,1,726 truppa
Co1\1e si rileva facil mente, le malattie hanno fatto nn maggior numero di vittime del fuoc_o. . Il Tirnes ha calcolato il per mille del le mortalità cagiònate dal fuoco e dalle malattie ~turante . il primo, il secondo e il terzo anno della eouerra·' eccone lo specchio: · . Per mille rh perdite : 1899-1900
!900..J.901
:l90H902
7,1,48 29, 08
2,1,94 •1 5,03
32,63 16,liO
100,37
36,97
49,03
Ufficiali uccisi o morti per ferite . Morti per malattia Tota li.
1
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RIVISTA DEI PERIODICI
RIVl$TA DEI PERIODICI .
Per mille di perdite dalla truppa: Uccìsi e morti p,ir ferite Morti per malattia
19,62 31,07
Totali.
50,69
10,87 20,56
,1,1,•1 3
31,43 ·
29,87
---
18,7,i-
Gl i ufficiali furono , come si scorge, assai più provati del fuoco che dalle ma lattie; , 1,l contrario, invece, si verificò per ìa truppa. Non può però dirsi che la trnppa abbia sofferto perdite eccezionali per le malattie, poichè il per mille dei morti normale ,delle 1ruppe io glesi nelle colonie è del ,15 per anno.
L'evoluzione dell'art1·gt'ieria diirante il secolo XIX. - È la traduzione del bel lavoro del nostro colonnello d'artiglieria Mariani che fu pubblicato dal la Rivista d'artiglieria e genio. Siamo lieti di constatare quanto gli stud'ì dell'egregio colonnello siano altament~ apprezzati anche all'estero. ·· Uno stato maggiore nel xx secolo per P. F. - Siamo nel 19'11 e un ufficiale dell a riserva addetto allo stato maggiore di un corpo d'armata, durante le grandi maoovre, scrive parecchie lettere ad un suo am ico il quale vorrebbe pur esso prestare servizio di stato maggiore. In complesso unila vi è detto di veramente irnovo. Alle manovre funzionano normalmente il telefono per la trasmissione degli ordini, le macchine da scrivere gli automobili, i palloni aerostatici, i lumi elettrici , le mitragliere ecc., e gli ordini alle truppe sono ridotti al puro indispensabile, e così via . In ogni modo è scrittura interessante perché fa provà del lavorio continuo che ferve nell'esercito francese, al llne di trar profitto di tutti i progressi dell'inàustria, e della scienza che sieno applicabi li ~Ile cose di guerra. le fortificazioni di llfelz , pel capitano PAINl'JN. - È un breve lavoro compilato su di un articolo del fo glio militare tedesco l'UeberaU, ma offre iJltere.sse - specialmente p.ei Francesi - inquantochè riferisce esatte notizie sulle po3i'ziooi dei vecchi e dei nuovi forti. Per noi vi è da rilevare l'importanza che i Tedeschi annettono alla fortezza di Metz e come, tenendo conto dei conti nui progressi che si vanno verificando nel la ,costruzione dei cannoni, nulla ommettono per mantenere quel!& fortezza all'altezza del ·còmpito che Pventualmente le potesse spettare. Cosi quando ul ti mamente si posero in servizio J)Ocche
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da fuoco. di una portata cli' dieci e perfino di quindici ch ilometri, lo stato maggiore tedesco non si accontentò più dei vecchi forti, ma ne volle dei nuovi a maggiore distanza da Metz e specialmente sui fronti ovest e sud che sono i più minacciati da uo'cfTensiva francese. I nuovi fort i al presente in costruzione sono: il .forte Gral Hiiseler, sulle alture di Saint-B laise e di Sommy, a ,1O chilometri a sudovest di Metz, presso la sponda destrn della .Mornlla; il forte Kronprinz, sul Gorgimont, pure-a ·I.O ch ilometri al sud-ovest di Metz, a fianco di Ars, sulla riva sinistra dell:i Mosella; il forte Kaise.1·in, sull'altura del Point-du-Jour, a 8 chilome~ri ad ovest della piàz;.a; il forte Lothri,ngen, a Sau lny, ossia a 9 chilometri al nord-ovest della città. Il forte Graf Hiiseler è costruito sulla collina più alta dei dintorni di Metz, e forma il pùsto avanzato della vall ata· superiore della Mosolla. Situato a quasi uguale distanza da Met,z e dal la stazione fra ncese di Pagny-sur-Moselle (da 9 a 1O chilometri), il nuovo for te ha comando completo sulla linea ferroviaria del sud·ovest che da ì\fetz va verso la Franci.1 e snlle diramazioni esisten ti sul territorio francese, cioè la linea del sud che conduce a Nancy, dirigen tesi su Conflaus, Longuyou, ec~. Potrebbe inoltre, e in poco _tempo, distruggere le località francesi di Pagny e di Arnaville. Tutta la regione compresa fra Pont.·à-Mouscon e la collina di Saint-Blaise si trova nella zona d'azione dei cannoni del forte Graf Hèiseler. ' Il forte T(ronprinz , costrui to sul Gorgimont, costitnisce col forti} Hd.sele1· la posizione la più importante. E lo scrittore francese osserva: « considerando ~nesti due forti sotto l'aspetto degli ostacoli che opporrebbero ad un' offensiva francese, dobbiamo riconoscere che essi c~ renderebbero impossibile di far sboccare, sia per la ,stretta di Gorze, sia per la vallata del Rupt de Mad, delle forze che cercassero di attraversare la .Mosella a monte di Corny, per tentare di aggirare i I settore sud del campo trincerato di Metz. » Costino pure, codesti for ti, molti miI ioni; non si può dire, certo, siano male spesi. Revue de Cavalerie.
,1sa Annata 208", Pnntàta luglio ·1902. Niwva tattfoa della cavalleria. - Napoleone quando disse che la tallica deve cambia1:e ogni dieci anni non ha voluto parlare cii un cambiamento di principi, ma. soltanto di un cambiamento nella loro applicazione.
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RI VISTA DE( PERIODICI
RIVISTA DEI PERIODICI
La tattica ha un picco} numero di principi - che sono immutabili e sono applicabili ai piccoli e ;i grossi eserciti qualunque sia il loro armamento. Il primo di questi principi è: di fare il maggior male poss·ibile at nemico, e il secondo di guarentirsi al possibile dal male ohe il 1!emico 'Vorrà fare a noi. Le cariche gloriose del ·1870 non co'hdussero che a celebri ecatombe perchè non si tenne conto dei principi sopra •1sposti. Certamente si dovranno subire delle perdite, ma queste debbono èssere in proporzione a I risu\ta to otteno to. . Le nuove armi non richiedono cambiamenti nell'impiego dell'arma e questa al presente come pel passato, deYe µartec ipare alla bat.tagli a. La cavalleria approfitti della sua velocità ~ mobilità per controbattere i vantaggi che b~nno su di essa le-altre armi, per compensare l'inferiorità dell'armamento e aumentare l'effetto della sua carabina. Comparisca or qua, or là, di sorpresa, a 700-800 metri dal!;, 'fan teriD nemica, fa ccia appiedare il numero di uomini necess11rio ed otterrà grandi risu ltati. Quando il nemicn marcia contro di essa ri monti a cavallo e scompaia per portarsi in altro · posto: All'obbiezione che cosi si fa della ca.valleria una fan terià montata, l'autore risponde: « Noi giuochiamo su lla parola., fa fanteria montata non è che della cavaller.ia che s'impiega sovratutto. a combattere a pie<li, e aiJora perfettamente ! perchè -è duopo arrivare a quel ·combattimento il quale ripug_na in Francia, ma ,è divenuto la nostra sola ragione di essere come arma di combattimento » . In fondo l'ai::,ore combatte per una gran verità; quella che la ·cavalleria deve tenere il massimo conto delle nuove armi e saper trar pro fitto, appiedando, del sno mosche110.
·comunicazione e di trasporto) siccbè invano si cercherebbe un punto ·comune agli eserciti d'a llora e agli odierni . Vi è solo l'elemento uomo che è lo stesso e chè, riunito in gro:;se masse è soggetto, giuf-ta le leggi pi:icologicbe, alli stessi entusiasmi, alle stesse manchevo lezze. Passa qui ndi a dire del comando, delle truppe, dell'armamento. Non vi è più .Napoleone e per conseguenza non può nemmeno sus· sistere più il suo metodo di guerra. S' impone il decentramento personificato in Moltke, ma la direzione della battaglia dev'essere conservata ·nelle mani del comandante supremo. Il carattei-e e la fis-ionornia delle truppe sono interamente cambiati. Abbiamo, in luogo d·egli eserciti di mestiere, gli eserciti naziona li con soldati giovani e grossi stuoli di• riservisti e nelle cqi mani inesperimeutate sono poste le armi più perfezionate e più poten ti. « Bisogna pensare ciò c[le ·produrrà questa associazione di uomini, più impressionabi li, e di armi più delicate e precise..._. questa esaltazione del fa ttore materiale r ispetto alla depressione del fattore mora le. Bisogna domandarsi se..... a fianco dei risultati che si attendono da l mwvo armamento, non bisogoerà scontare quell i che risulterrnuo dal niwvo soldato. , I notevoli cambiamen·ti io confronto del passato, intervenuti nella situaz!one politica e nello sviluppo degl i effettivi e di tutti i mezzi di guerra, banno ristretto l'o1·iz.:wnte strategico, allargato l'orizzonte tattico. Tuttavia la fisionomia generale della battaglia non differenzierà punto dalla napoleon ica che per la proporzione. · « Si può prévedere cbe prima ci si impegnerà su lutta la linea per tener fermo •l'avversario, per riconoscere o semplicemente determinare il punto ove si vuol colpire ; poscia e in quel punto l'attacco, da tal uni èhiamato manowa decisi,i;a . » Molte pagine scrive ora l'Aubier per po.ne a raffronto la dottrina napoleonica con quella degli al liev i di Moltke, e per analizzare, specialmente, il concetto tedesco, secondo il quale la battaglia non è più diri-. gibi le ùal comandante e cbe In decisione avverrà per l'avvolgimento di un:i od ambedue le ali nemiche, preparato dalia manovra stra tegica. L'Au tore inoltre sostiene la grande superiorità della dottrina napoleonica. ,, Come al tempo di Napoleone, bisogna che il capo resti il direttore ·e il regolatore della battaglia ..... in certi punti economizzi le sue forze per avanzare lentamente o per resistere, le accumuli in altri per attaccare deliberatamente a fondo, per produrre la decisione colla potenza ed energia dei mezzi preventivamente riuniti. » Secondo l' Aubier, la guerra del Transva~l insegna soltanto che si <lebbono trasformare le forme e i procedimenti regolamen tari del com-
La cavalleria napoleon'ica può ancora ser·vire di modello? (Continuazione) (1), pel tenente colonnello A. AuB1En . Il secondo articolo è fors'anche più ri marchevole del primo. Esaminati, come abbiamo vèduto ; l'ordinamento della caval leria napoleonica e l'impieg0 che ne faceva il gran Capitano, l'autore entra poi nel vivo della questione; analizzato il pass~to intende interrogare l'avvenire. Con manò da maestro l'Aubier (2) tratteggia i cambiamenti intervenuti nella nazione, nell'esercito, nei capi, nelle truppe, nei mezzi di (i! Vedere nel fascicolo di agosto il riassu nto del primo arlicoto. Rivista dei Petiodfoi, pag. i 513. (ii Que3to secondo articolo ii lirrnato, mentre il primo por tava le •ole in iziali A. A.
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battimento. « I l decentramen to oon è necessario solamente per l'alto ~ornando, ma anche per le piccole unità, fino alla sezione, fi no alle squadre. » L'autore si dilunga poi di molto nel tracciare l'impiego della cavalìeria in questa manovra e in questa battaglia alla napoleonica. La cava ll eria per la sua resistenza e velocità fu e resterà sempre l'arma delle ricognizioni. Tuttavia per la potenza delle armi da fuoco. moderne e per· l'invisibilità risultante dalla polvere infume, bisogna non impiegarvi cavalleria sola e non attenderne risultati completi . Per riconoscere a fondo sarà necessario disporre di divisioni o di corpi di cavalleria abbondantemente provvisti d'artiglieria e di fanteri a quale sostegno. Importa assolutamente che la cavalleria s'abitui a manovrare in stretto legame colle altre armi ed a combattere, su grande .~c11la, col fuoco. Pe(· la sua tattica specia le vale sempre la potente ed eterna douriua napoleonica basata sull'ordine profondo e scagl ionato. In complesso, io questo articolo la parte saliente non rifle1te la' cavalleria. Vi si analizza minutamente, per quanto lo permettano i limiti di linee generali in cui l'autore deve contenersi, la condolta della guerra e la battaglia, per venire alla cooclnsioue : non esservi se non un solo mezzo per decidere la battaglia, il grande attacco napoleonico. L'articolo, insomma, rispecchia la lotta che vivacemente - almeno per la sta mpa - si combatte fra coloro pei quali, e nella strategia, e nella tattica, non vi è che un solo Dio: Na poleone !, e fra gli altri - fra cui i. più anziani e rinomati generali francesi - che, d'accordo cou essi nel ricono~ere Napoleone per loro Dio, ammoniscono in pari tempo che tntto è cambi:110, e, con pari vivacità, insorgono contro la tattica na poleouica. Comunque sia, il dibattito è assai interessante ed istruttivo; questo lavoro dell' Aubier ha tutto il diritto d'essere annoverato, chec;chè si pensi intorno alle sue idee, fra quelli che si usa chiamare poderosi. Probabilmente, nel ·terzo articolo, l'autore verrà a concrete conclusioni. e non mancheremo di !'enderne conto. B. D. '
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Per la Direzione Lonov1co C r soT TI. Colo nn~llo R. A .• i11t:aricoto
DEMARCHI CARLO,
gerente.