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RIVISTA MILITARE 1901 TOMO IV

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LA DIPESA n ~ITALI A SECONDO LE IDEE Di!:LL 'ON. ùOLONNELT-'O l\IA_RAZZI

Quimdo un uomo del valore del colonnello Marazzi, deputato al Parlamento da molto legi~lature, relatore d i molti bilanci della guerra, dopo aver passato per lo meno oìnque o sei lustri nell'esercito, dopo aver conosciuto e meditato per le svariate mansioni della sua carriera militare e pàrlamentar e tutti i più g ravi ed anche i più minuti problemi dell'ordinamento dell'esercito, si decide a pub blicare un libro che è la sintesi delle convinzioni e dell'esper ienza acquistate in tanti anni d'osser vazione e di studio, si ha il diritto di attendersi che in esso sieno contenute cose vere e buone, cose anche n uove possibilmente, sulla considerazione che la novità è in questo caso sinonimo della trasformazione continua di t utte le umane e naziona li istituzioni, l' esercito compreso. E il colonnello Marazzi non ha defraudato in quest'aspettazione i suoi numerosi colleghi dell'esercito e della Camera dei clepL1tati. Il suo libro fa pensar e t fa pensare anche coloro che, come noi, dissentono dalle sue idee in qualche speciale argomento : tanto è vasta la tela ord ita dall'autore, che ciascuno vi trova almeno una delle materie che più gli vanno a sangue ; tanto è succoso e caldo lo stile, che trascina facilmente il lettore anche il più resliìo a concedergli qualche cosa; ta nto sentimento sgorga da quasi tutte le pagine, che non mi perito a metterne i principali capitoli a i pari coi più ar tistici bozzetti dei nostri migliori scrittori. L eggasi a mo· d'esempio « L e A lpi », « L a resistenza alpigiana », « Gli ufficiali », « Il gEmerale », « Il soldato » e 109 -

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LA DfFESA o'ITALIA

SECONÒO LE ! OEF. DgLL' OK. COLONNELLO MARAZZI

qualche altro bozzetto del genere. Sono pitture da maestro, colorite commoventi, piene di caldo patriottismo e di vero ' . spirito militare, palpitanti di geniale movimento, che rivelano nell'onorevole, colonnello un'anima squisitamente sensitiva ed una profonda gentilezza umanitaria, patriottica e militare. Noi siamo lieti perciò di potere annoverare il Marazzi fra i più efficaci e colti campioni della nuova letteratura militare sotto l'aspetto ora considerato. Oltre poi alle cose belle ci sono le_ cose vere, cioè le novità esposte con garbo e criterio, le qi}ali sono molte, sono anzi quasi tutte quelle comprese nelle cinquantadue materie t rattate. Di queste alcune sono fondamentali, altre acces- . sorie; alcune riprodotte inconsciamente dall'opinione pub- ' blica dell'esercito, qualcuna però nu0va di zecca. A parte la quistione delP opportunità snll' attuabilità delle riforme proposte, noi aderiamo iu blocco a lla più grande parte di esse, in quanto non s_i riferiscono al concetto essenziale dell'autore, di cui ci occuperemo brevemente in questo lavoro, ed al quale non possiamo affatto partecipare.

( L'esercito nei tempi nuovi (1) è il titolo del hbro: titolo che fa pensare non meno della · dedica « Ai miei colleghi della C~mexa dei deputati» . Non sarà forte presunzione da parte nostra, se crediamo che Jo scopo della pubblicazione sia quello dr esporre agli onorevoli deputati nel modo più chiaro e più nitido che cosa sia, o debba essere, l'esercito nostro nei tempi che corrono. Siccome poi, al_lo s~ato attuale, degli onorevoli militari, nel vero senso della parola, .cioè di quelli che provengono dalla militare carriera per lunga dimora D:ell'esercito attivo e che vi servono ancora, o hanno lasciato il servizio di fresca dat a, non ne abbiamo abbastanza da contarli sulle dita d'una mano, resta inteso che l' immensa · mao-i:rioranza dei deputati rioeverà bOn religioso ri-, 00 (1) n oma, lip. E. Voghcm , 1901. Li re 5.

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-spetto il verbo del colonnello Marazzi, e lÒ terrà nel debito -0onto quando si venisse a discutere ed a votare sopra qual-0nno degli argomenti militari svolti dal nostro caro collega. Mentr~ ciò che è da riguardarsi come un gran bene nella massima parte dei casi contemplati nel libro accennato, potrebbe costituire un pericolo gravissimo qualora si trattasse d'un argomento, anche d'un solo, in cui l'on. Marazzi avesse .espresso un avviso contrario a quello della generalità dell'esercito, contrario all'opinione dei più illustri scrittori militari, contrario alla stotia ed all' esperienza. È bensì vero -0he l'autore, per evitar qqalunque opposizione, dichiara che le baita.glie dell'avvenire non somiglieranno più a quelle del passato (pag. 35-36), che perciò il pro1;>lema della difesa italiana è cosa vergine; onde, messe in un canto le classiche -esperienze, intende rag'ionare con la sola intelligenza indagatric~. Noi però, nella supposizione che l'esperienza serva a qualche cosa, che il terrenp e gli uomini non abbiano fatto .alcun cambiamento radicale, che le stesse armi del presente· non sieno molto· diverse da quelle d'un prossimo passato; noi che abbiamo meditato ed osservato per tutta la vita i diversi problemi svolti dal colonpello Ma.razzi e per un maggior periodtD d'anni e per la trafila d'una serie di mansioni più svariate; nella nostra doppia qualità di suoi colleghi nel· l'esercito e nella Camera, abbiamo il diritto e il dovere di far rilevare quanto, a nostiro avviso, nel libro ora menzionato non si trova in perfetta arm9nia con la situazione internazionale e nazionale d'Italia, iiè con quei sommi principì -della scienza della g uerra, che dovrebbero essere la nostra ,eostellazione polare nella trattazione della Qatria difesa.

Qual è la nota dominante in .questa bellissima sinfonia di -sentimenti e d' idee armonicamente intrecciati che ci offre il Marazzi? Qual è il concetto fondamentale dell'autore? Cercheremo di riassumere il suo ragionamento da alcuni


·, LA DIFESA D'ITAJ,IA 1708 brn,ni dei vari capitoli, e specialmente dei seguenti: « Battaglie an.tiche e moderne », \( La prima fase della guerra in I talia>>, « I confini politici d'Italia», « La resistenza alpigiana», « L'urto deeisivo », « L'insulto dal mare », « Forza dell'esercito italiano », « Bilancio », ecc. Secondo il concetto dell'autore le battaglie dell'avveniresaranno sostanzialmente diverse da qnelle del passato, 9 per meglio dire, le guerre futurè avranno q-qesto di caratteristico, a differenza delle guerre del passato, che saranno de· cise alla prima grossa battaglia. L'Italia ha confini naturali eccellenti nelle ,Alpi, segnatamente contro la Francia. La guerra nella zona alpina. dovrà essere condotta con la massima energia :fino ad esaurimento, e le fortezze di frontiera rinforza!;e, o rifatte. Gli sbocchi delle valli principali dovranno esser muniti d'una seconda linea di fortificazioni solidissime, e él ifesi con truppe speciali. . Durante questa prima fase della guerra, condotta da truppescelte e da montagna, che durerà un pezzo,, avviene la mobilitazione, e l'~dpn_ata nella vali~ del Po. Dalla p~rte _di m~re non e a temers_1 m questo periodo nessuna sena mmacc1a: bastano all'uopo le fortificazioui esistenti, reparti speciali di truppa e la flotta. Sipuro sul froute e sul fianco a mare, il grosso dell'esercito aspetta, per entrare in azione, lo sbocco di qualche grossa colonna nemica. Ammesso pure che avvenga simuHaneamente lo sbocco e l' uni.9ne di due di tali colonne, la loro forza complessiva non potrà eccedere i 200-300 mila uomini. Basta dunque una forza doppia alla difesa, basta una massa di 600 mila uomini opportunamente concentrati, e lanciati in tempo contro le masse avversarie sboçcanti, per assicurarci · la vittoria. SEI la mossa dell'esercito d ifensivo sarà sbagliata, se cioè è diretta, per errore, contro la parte meno numerosa dell'avversario, il quale per ciò ha facoltà cli sboccare e di riunirsi in una massa più potente delle trnppe della difesa, la battaglia decisiva potrà avvenire dipoi, e potrà pure segnare Ja ' nostra sconfitta . In ogni modo _questo è certo che,

SECONDO LE IDEE DI<!r,L'ON. OO~ONt>ELLO MARAZZI

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-favorevole o no, la prima grossa battaglia combattuta in piano è decisiva, e la guerra è fini ta. « Riserve (dice Fautore) ? Conati successivi? Linee poste( r iori di- d ifesa? Leva in massa? Tutto retorica e classi« cìsmo inutile. La nostra avanguardia st\a nelle Alpi, e << tutta la difesa si concentri in una sola linea. E dopo? <t- Dopo non v'è che la vittoria decisiva che annichilisce « senza rimedio il nemico, o il crollo d'una patria che ri« piomba nelìa servitù. Questa terribile e rapida tragedia e « la sola possibile: vi pensino gl' Italiani )). « Dall'esposizione fatta pare a noi di poter cùuchiudere:

« I. Quanto ora si spende e si prepara per le milizie, si dedichi inveGe alla militf"l.rizzazione della zona alpina >>. (< IL Tutta la pecunia dedicata alla fortificazione sia « concentrata per le opere -di frontiera ». \{ III. L'esercito iutiero formi una sola linea di 600,000 <.<combattenti; e raggiunto questo limite come quantità, si « consacri tu\to il poter nostro a migliorarne moralmente « e material,mente le condizioni )) . «

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« Questa forza verrà, per naturale svolgill:/,ento di fatti a " disporsi s0pra tre grandissime schiere, che non successi« vamente, ma contemporaneamente entreranno in guerra)). · « Prima schiera. Truppe scelte destinate a contra.stare i -<< passi alpestri, spiare il moto delle colonne invadenti (al« pini, bersaglieri, artiglieria da montagna, popolazione ar· -<< mata) )>. « Seconda schie1·a. Truppe sul piede di pace dell'alta Italia -<< (linea degli sbocchi fortificati a pie dei monti) ». « Terza schie1:a. Tutte le forze disponibili (destinate alla « manovra in pianura, ed alla difesa degli attacèhi marit« timi} ». Ecco in succinto le idee fondam entali del colonnello Marazzi sulla difesa d' Italia.


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LA D!F ESA D ITALIA

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... ,. Prima. ancora d'esaminare le proposte dell'autore, s' impone una quistione pregiudiziale. Il concetto informatore di qnesto complesso d'idee riposi.'. sulla necessità assoluta che l'esercito italiano abbia un carattere eminentemente difensivo. Una prima linea sbarrata~ da forti alpini, una seconda linea di forti agli sbocchi dellEl' valli, un esercito i::accolto indietro, in agguato, pronto a piombare sul nemico che fosse riuscito a sboccare: è un quadro di carattere affatto difensivo. Un esercito tutto di prima linea, destinato esclusivamentEl' a dare o ricevere il col po decisivo, privo d'altri eserciti di seconda e terza linea, non è atto ad operazioni aggressive. Questo esercito non varcherà mai i con.fini, non combatterà. mai a fianco d'eserciti alleati; non rivendicherà mai i diritti territoriali dell'Italia al di là dei nostri confini politici. Nel cervello dell'autore esiste un'.idea fissa, eminenlementEl' patriottica, la difesa del paese; non balena la possibilità che r agioni politiche ci trascinino ad una guerra fuori del nostro territorio, che circostanze di vita internazionale, dai cui eff~tti non possiamo sot~ arei, ci possano gettare nel turbinìo· d1 grosse guerre europee, nel qual caso sarebbe necessario preparare l'esercito in un modo affatto diverso dal proposto. .A.nohe allo stato attuale, coi legami che ci uniscono alla Triplice, l'esercito italiano potrà esser costretto a varcare i confini: lo stesso potrebbe avvenire, qualora c'impegnassimo con la Duplice. . Non è poi possibile svincolarci da qualunque alleanza, e vivere isolati. La politica del raccoglimento assoluto non solo è perniciosa, e lo fu sempre, ma osiamo dire che ai nostri giorni è impossibile, ammenochè si voglia rinunziare alla partecipazione del movimento economico mondiale, e correre anche il rischio di subire le prapotenze dei forti, e forse di perdere la sicurezza della nostra politica esistenza. Sotto l'aspetto militare un esercito strategicamente difensivo non si addice ad una nazione di 32 milioni, ad una

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SE'CONDO LE lDEE DE L I. 0 1-. COLON:-IE l,LO MA RAZZI

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potenza di prim'ordine. Come potrebbe l'Italia pesare, anche ~ poco, sulla bilancia degli avvenimenti europei senza un esercito e una flotta corrispondenti alla sua popolazione ed ai suoi interessi internazionali? Il concetto puramente difensivo ha costituito sempre il cancro degli eserciti. L'esercito turco nel 1877 era incapace a far g~erra offensiva per insito difetto d'organizzazione, e fu battuto in quasi tutte le occasioni, sebbene avesse buone linee di difesa e malgi-ado gli eroismi di Plewna e g li sbagli dei Rnssi. Nella guerra francogermanica vinse l'esercito offensivo, l'esercito pronto e di tutto provvisto: l'educazione difensiva. del campo di Chalons fu una delle tante cause di perdita per l'esercito francese; e fra tutte le armate francesi una sola si sostenne con onore,. quelia di dhanzy, che osò prendere l'offensiva, una sola fortezza si mantenne, quella di Belfort, per il genio offensivo del comandante Denf'ert. Non proseguiamo oltre nelle citazioni per non ricorrere ad un passato .alquanto più remoto, che tuttavia calzerebbe anche ai nostri giorni. L'anima degli eserciti è l'offensiva. Secondo il nostro avviso perciò, sia politicamente, sia sotto l'aspetto puramente mili tare, il concetto d'un esercito italiano, preparato esclusivamente per la difesa locale della valle del Po. non è accettabile.

, Ma anche il princrp10, dal quale parte l'autore, sulla differenza fra le guerre passate e quelle a venire, non ci sembra che abbia fon damento granitico. Abbiamo letto e riletto i due capitoli « Battaglie antiche e moderne » e << L'nrto decisivo ·)) per conoscere la ragione per la quale l'on. J\IIarazzi non crede che l'e~ercito italiano possa continuare la guerra dopo una grossa battaglia perduta. Nel primo di questi capitoli si rileva, e giustamente, come la micip.ialità delle battaglie' sia sempre diminuita col perfezionamento delle armi da fuoco. Questa perciò sarebbe ur,.a ragione contraria alla sua tesi, perchè un esercito che


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LA DIFESA D' lTALI..\!

SECONDO LE 1DEE DELL'ON. COLONNELLO MARAZZI

non può prn combattere· è un esercito disorganizzato ed esaurito per effetto delle perdite ~ubite: se queste sono ora minori, e saranno anche minori per l'avvenire, non c'è ragione, sotto questo aspetto, di sospendere le operazioni guerresche dopo il primo grande rovescio. Su questo soggetto p~i vorremmo sapere dove termina il passato, e dove comincia l'avvenire . Le guerre avvenire saranno condotte con le armi attuali, e gneste sono in parecchi eserciti le armi dì qualche anno fa. Possiamo perciò invocare la storia di pochi anni or sono a rincalzo dei nostri argomenti . Con la comparsa dei fucili e dei cannoni a retrocarica a noi sembra che cominci appunto questo avvenire. Un aumento, non poi tanto sensibile, nella gittata e nella rapidità di tiro, e Fadozione della polvere senza fumo non sono fatti di tal natura da cambiare l'aspetto e P:.1,ndamento generale delle battaglie future. Ci sarà maggior distanza tra i fronti di schieramento, maggiori sorprese nel tasteggiamento, maggior ra_p idità nella decisione; mà uomini, terreno eél armi saranno sempre i fattori tattici. fondamentali. Ora su questo argomento troviamo due categorie di guerre avvenute nei tempi recentissimi. In alcune le operazioni son finite dopo la prima grossa battaglia; così nelle ultime guerre di Grecia e di Cuba: in altre le operazioni si protrassero, anch e contro la previsic.·.:...e dei più competenti, da un anno all'altro; esempi la g uerra franco -germanica 1870-71, la rnsso-turca 1877-78, la guerra anglo-boera, che si trascina ora nel suo terzo anno d'attività. Dunque l'esperienza non conforta l'opinione di coloro (poichè la quistione n on è nuova), i quali credono che tutto sarà finito dopo una grossa battaglia.

Ci sono sconfitte che onorano: i popoli forti sono in diritto e in dovere d'esaurire tutti i mez.zi, prima di piegare il capo alla prepotenza del numero o all'alea della sorte; anche dopo una serie di rovesci, escono dalla lotta onorati, rispettati, più forti di prima, come i Francesi, come i Turchi, come . i Boeri. ' Non sapremmo su questo soggetto esprimere meglio le nostre idee e i nostri sentimenti, che riproducendo le no· bili parole del compianto generale Severino Zanelli nel suo belli~simo studio storico sul generale Chanzy. « Ma Fopera d i Chanzy, quella sua ostinazione in un'im« presa che ai più pareva ormai disperata, tornò forse di ,.< qualche ut ilità alla F rancia? Si disse e si ripete ancora. « da taluno: a che protrarre una guerr_a irrevocabilmente « decisa, sciupando tanti tesori di vite umane e di ricchezze? « Non valeva forse meglio finirla una buona volta? La Francia << sarebbe guarita più presto delle sue ferite, e sar ebbesi « più facilmente e più prontamente apparecchiata . alla ri« scossa. Nè basta ancora: si volle elevare il tutto alla di« gnità di principio, e si di:lse: guerra grossa e corta dee « farsi oggid,ì; fa d'uopo venir tosto e con tntte le · forze « all'urto risolutivo, e chi ha la peggio dee chieder pace. « Se non .si :riesce di batter l'avversario sul bel principio, « adoprando tutte le forze, quando gli spiriti conservano « ancora t utto il loro elaterio, tanto meno riuscirà dopo Ùna « grande sconfitta, quando le forze s ono .scema,te di numero, « a gli animi scossi ed inviliti. D ifendersi fino all'estremo, « contrastar,~ il territorio a passo a passo, è assurdo nelle « presenti condizioni politiche e militari dei :r,opoli europei. « E anche in Italia, dove accanto agli aranci cantati dai poeti « del nord fì.oriscono tante altre cose, spuntò e :6.orì questa « idea. Si affèrmò che. l'esito della guerra dipenderà dal primo « o dai primi g rossi scontri, e si concluse che, in caso di « sventura, il meglio a farsi sarà implorar pace. « Lasciamo da parte la questione se sia conforme al vero « metodo scientifico elevare una teoria sull'angusta base « di uno o due fatti, e se possa con qualche fondata ra-

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Noi crediamo fermamente che, quando un esercito sapesse che tutto sarebbe perduto dopo la perdita d'una grossa battaglia, pi utt ostochè essere ani:nàto da questa idea, come i soldati di Agatocle dopo il bruciamento delle navi, si appresterebbe alla battaglia con animo incerto e demoralizza to.


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LA DIFESA D 1TALIA

SECONDO !.E JDEE YJELL'ON. COLONNELLO Tl!ARAZZI

« gione credersi che il fatto_ di ieri debba riprodursi il do-

« e prudente rinunziare anticipatamente a quelle occasioni

« roani nella sna identità. E specialmente il lato morale

« favorevoli che .può presentarci una situazione i cui ele·

della quistione che ci inspira ripugnanze invincibili. Come! « Voi che giudicate lo spirito di sacrifizio, la ~aldezza degli « animi nell'avversità essere il necessario fondaimento della « grandezza dei popoli. e degli eserciti, voi venite ora a « predicarne la inutilità! Perduta la prima battaglia voi ver« rete a dire senz'altro alla nazione e all'esercito: « d_isgra· « ziati, t;utto è :finito; bando alle illusioni dell'amor patrio « e del seU:timento militare; non c'è più speranza; le con« dizioni del vostro suolo attissimo a difesa prolungata, l'ab·· « negazione e l'energia delle moltitudini ·non giovano; vano « è sperare nell'indebolimento d'un nemico costretto ad as« sottigliarsi e dividersi a mano a mano che s'avanza ; vano « sperare nei possibili mutamenti della situazione politica « i~ternazionale, negli eventuali voltafaccia della fortuna; « non potrete rialzarvi, rassegnatevi adunqile, fate cont,rap« pèso col vostro oro, e· se è d'uopo anche con qualche pro« vincia, alla spada di Brenno. Andrà, è vero, sulla bilancia « anche un po' dell'onore nazionale; ma pazienza, il secolo (( nostro è positivo, e il fallito di ieri giuoca oggi alla borsa. (< col danaro frodato ai creditori, e do mani, ricco di bel nuovo, « risplenderà nei salotti riscuotendo complimenti e sorrisi (( dalle dame e dai cavalierì )>. «·Noi non abbiamo lo sp1~ito chiaroveggente dei sosteni« t,ori di cotest'a idea; l'occhio del nostro intelletto non pl~Ò « penetrare con tanta franchezza nei segreti dell'avvenire: <( non sappiamo se basterà una grande battaglia per decidere \( della nostra sorte, non sappiamo in quali condizioni si « combatterà questa battaglia, nè quale sarà, dopo la scon« fitta, lo stato dell'esercito, quale lo spirito della nazione, « quale la situazione sua d i fronte agli altri Stati d'Eu<( ropa. Una cosa sola sappiamo, ed è che la storia, pur ob« bedendo a leggi immutabili, recò sempre fra le pieghe del « suo manto l'impreveduto e l'inaspettato, e non t roviamo <( proprio ragione per credere ch'essa non ci prepari nuove « sorprese per l'avvenire. Ora, chiediamo noi, è egli savio

« menti sfuggono ora assolutamente al nostro apprezza<~ mento? È egli giusto infondere negli animi il sospetto « che il valore, l'abnegazione, la pertinacia nella difesa sieno « affatto inutili dopo le prime sconfitte? Al soldato s'insegna

«

« che è disonore abbandonar,e il proprio posto o cedere le

« armi prima d'avere opposto l'estrema resistenza; alla na« zione e all'esercito s'i~culca fin d'ora che dovranno im<( plorare la pace pnma d'ayere esaurito i loro mezzi di di(< fesa! »

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In queste fiere parole del Zanelli si trovano implicitamente combattute le ragioni che il Marazzi ha, posate tt fondamento delle sue proposte (che non son poi nuove); - la certezza che d opo una grossa battaglia decisiva la difesa dovrà abbandonare il·ca.:npo. Ma noi vogliamo combattere questa teoria più da vicino. « ... passate trionfalmente l'Alpi-dice l'autore nell' «Urto «decisivo» - riunite in un sol tutto le colonne nemiche l'in« canto è rotto: l'invasore. può per ogni dove fare affluire « le sue ri..s-erve, ~ i l rapporto numerico delle popolazioni « graverà per intero a nostro danno. A che milizie e sotto « milizie.? L'avversario ci potrà sempre opporre forze pilì «· numerose ». Stentiamo a credere agli occhi nostri! Finora si era creduto che il vantaggio della difensiva strategica, imposta alla nazione più debole come una necessità imprescindibile, consistesse appunto nella possibilità che ha il dife11sore, il quale combatte in casa sua, di far concorrere alla guerra tutti gli elementi locali, truppe di 2• e. 3' linea, ostacoli naturali, ferrovie, ecc.; si era pur creduto che ,d'altra parte l'offensore, sebbene superiore nella quantità numerica delle forze·mobili, per varie ragioni interne ed esterne non . potesse impiegarle


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tutte contro la nazione aggredita. Onde potrebbe nascere questa situazione che, ammesso in due Stati di popolazione diversa un identico organamento militare, qualora la dispar ità della popolazione e dell'esercito sotto l'aspetto numerico non fosse molto sensibile, la nazione più numerosa e che possiede l'esercito più. numeroso non potrebbe far pesare come si conviene questa sua superiorità in una gnerra a fondo contro la nazione più debole. Questo ragionamento si può applicare tanto a levante, quanto a ponente. In quest'ultima direzione, è vero, la disparità è abbastanza sensibile, ma non rispetto alla popolazione, sibbene rispetto alla quantità delle forze mobili. Onde il vero concetto della difensiva doveva -esser questo: « Or« ganizzare le forze italiane nello stesso modo delle francesi». Ciò ·avrebbe portato alla conseguenza che in caso di guerra la Francia non avrebbe mai potuto disporre nel nostro territorio d'una forza superiore alla nostra. :M:a, anche conservando all'Italia l'attuale ordinamento, sarebbe un delitto militare e nazionale rinunziare al proseguimento della lotta dopo una prima e grave sconfitta. L 'Italia non è tutta ai piedi dell' Alpi; è un bO'rave errore il credere che i nostri destini debbano maturarsi in quel lembo di piano. Ci siano pure strade rotabili nei monti e ponti sni fiumi; gli ostacoli degl i Apennini e del Po non possono -eliminarsi con un tratto di penna, e non basta la sola fantasia a invalidare il ~,-- ude valore strategico e tattico di quel massiccio aspro compreso fra il ·campo trincerato della Spezia, Piacenza e lo stretto di Stradella.· Con qual diritto, per gaal ragione rinunziare all'energica difesa degli Apeunini dopo aver perduta l'alta pianura padana? E quanto tempo occorrerà alla Francia dopo il suo sbocco vittorioso dalle Alpi per mettersi in grado di sforzare l'Apennino ligure? E in questo tempo, e anche prima, non avra potuto la difosa rompere i ponti, far saltar le gallerie delle A.lpi, rovinare le strade montane? Ed è in queste condizioni, con l'esercito quasi intatto, con le riserve a portata di mano, con le retrovie sicure, a cavallo d'una formi-

SECONDO LE !DEE DELL'ON. CO LON:-lELLO NARAZZT

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<labile posizione strategica illustrata da tanti grandi scrittori militari, che noi vorremo gettare le armi ai piedi dell' invasore·?

Con le retrovie sicure! ... Ecco il vero tallone d'Achille; ed anche il colonnello Marazzi in un inciso, in un semplice inciso, ammette « che in seguito le vie del mare gli per(< mettera,rrno (parla della Francia) il r ifornimento di quanto « può occorrergli, anche per riatt ivare le interrotte ferrovie « dell'alta Halia ». Questa possibilità che ha la Francia cli alimentare il suo rifornim~nto mediante la via del mare nasce da due cause, la sua· grande superiorità navale e il suo numeroso navilio da trasporto. È dunque una doppia minaccia permanente "che pende sul capo dell'esercito italiano, dell'armata italiana, della vita stessa della patria italiana, fin dal primo giorno delJ.a dichiarazione di guerra. Son note le nostre idee sul gravissimo argomento, e ci risulta pure che cresce continuamente il numero degli studiosi ufficiali d,ell'esercito che la pensano come noi. Sfiorando quindi appena la quistione per quanto si riferisce alla partecipaziqne dell'armata nostra nelle operazioni dell'esercito durante il periodo considerato d'un' invasione dalle Alpi nella pianura padana, nel quale periodo avrebbe ben meritato della patria la nostra :flotta, contrariamente all'opinione dell'autore (v. pag 78), qualora potesse proteggerci cla'i _b ombardamenti e dagli sbarchi; veniamo piuttosto a mettere in rilievo quanto è esposto molto sommariamente nel capitoletto « L'insoJto dal mare>> . Anche noi sa1:emo brevissimi, avendo già esposto con una certa larghezza in altro luogo le nostre idee d i fronte a guelle dell'onorevole autore. Il quale sostiene tre cose princi.pali, che sono : 1° la gran difficoltà dei grossi sbarchi e l'inutilità dei piccoli sbarchi : e ' in questo siamo, in parte, d'accordo,. av-


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S&CONDO I,f,; TDEE Ul%L'ON. CO LOX:'<ELLÒ MARAZZ!

vertendo però che la d_ifficoltà non è sinonimo d' impossibilità, e che il problema ri1erita uno studio assai più pro-· fondo; 2° la pochissima probabilità dei bombardamenti, data l'indole umanitaria del nemico: e in q nesto ci schieriamo risolutamente di contro, perchè lo scopo del bombardamento non è soltanto la rovinà, la strage, ma anche, e sopratutto, la distruzione degli opifici militari di terra e d i mare delle stazioni ferroviarie, lo scompiglio negli atti di mobilit~zi.o ne, r intercettazione assoluta del passagio dei treni, tutte operazioni di guerra che il nemico, potendo, non omett,erà di compiere; 3° la necessità e la convenieuz!L per l' Italia di ra(!or·za1·e la flotta, inteso nel senso d i perfezionar e il naviglio, preferendo la qualità alla quantità, elevando al massimò la 'V<'· locità: tutte idee sanissime. che rivelano nell'on. colonnello· l' intuito sicuro della buona scuola navale italiana. Aggiungiamo che le quistioni marittime· e navali sono di difficile comprensione a coloro che non hanno avuto occasione di studiarle, di meditarle; facile quindi è farsi pericÒlo·s e illusioni al riguardo.

nura padana, senza guardarsi i fianchi, e specialmente il fianco sinistro esposto al mare, dove un nemico assai più potente di noi per mare potrebbe,. con buon accordo fra le operazioni marittime e terrestri, formarsi una base eventuale nella s.trada della Cornice, per procedere poi alla conquista delle Al pi marittime. Ci sono i forti; va bene! ma a sostegno di questi occorre una forza mobile, che, in considerazione della gravità della minaccia, non può essere inferiore a qu-e lla di un corpo d'armata. Per la difesa delle coste c'e da stabilire un doppio calcolo. O si tratta di truppe d'osservazione, e di queste sarà fatta parola più tardi; o si tratta di grossi reparti destinati a impedi~·e o ributtare gli sbarchi, e a.llora occorreranno interi corpi d'armata, che saranno dislocati in siti ' opportuni. Si ritiene_generalmente che a guardare le spalle dell'esercito Opf:lrante nell'alt o Po, a guarentire la capitale, ad assicurare la parte meridionale della penisola, a premunirsi contro uno sbarco poderoso in Sicilia, che tenda a distaccare quest'isola dal continente, non sono necessari di meno dì quattro corpi d'armata. L'egregio autore comprend.e rà che non si possono lasciare all' ingordigia del nemico tante belle provincie del regno, non solo, ma non si pnò diversamente assicurare (amme· nochè non a~essimo n oi una flotta molto superiore a quella dell'avversario, e forse neppure basterebbe) la mobilitazione e l'adunata dell'esercito. Sono già per lo meno cinque co1'pi d'esercito, ossia quasi 200,000 uomini, che non potrap.no trqvarsi presenti per l'urto decisivo, sicchè per questo scopo non si possono mettere in linea che 400,000, e non 6QO,OOO uomini. ' Ma, a nostro modo di vedere, c'è ancor di più. Fanteria ed artiglieria da fortezza dovranno guernirs i forti di sbarramento, in modo particolare quelli della frontiera minacciata, e. certi (:ampi trincerati di grande importanza strate· gioa, come Vado, Genova, la Spezia, la Maddalena, Roma, Messina, ecc. Se queste truppe nou si cavano fnori dalle milizie, che l'on. i\farazzi. vorrebbe abolite, dovranno essere

., •.. Non ci è riuscito di farci un'idea chiara del riparto della forza e delle funz ioni dell'ese( ,.;ito proposte nel libr'o esaminato. ' · Dal capitolo: « Forza dell'esercito italiano» e da;l successivo: « Forza apparente e forza efi.ettiva, » ricaviamo che lél, cifra di 600,000 uomini è il fondamento numerico della proposta. La forza di 600,000 uomini, secondo le pa"role dell'egregio autore, dovrebbe esser sufficiente: 1° per la difesa dell'alta valle del Po; 2° per la difesa delle coste. Per quanto si riferisce ~l primo còmpito, supponiamo che l'idea d.el colonnello Marazzi non sia quella di concentra.r e tutte le forze disponibili lll un pi~to centrale dell'alta pia-

.,·


1720

1

L A D lF};SA D 1TALJA

cavate da quei 600,000 uomini. Il calcolo di queste forze non è facile per noi, ma crediamo di non esagerare portandolo alla cifra di 100,000 uomini. E così i 600,000 uomini si riducono alla metà, a 300,000. Basterà questa forza per assicurarci la vittoria contro le due o tre colonne avversarie sboccate e riunite ? D'altra parte non possiamo fare a meno di rilevare la contradizioue in cui è caduto l'autore, H quale in certi brani dichiara implicitamente che non bastano i 600,000 uomini cli prima linea a gua,rentire l' ItaEa. Sembra che la difesa delle coste, p(>,r quanto riguarda l'osservazione, voglia essere affidata dall' on. Marazzi alle forze locali. Quali sono?. Non le vediamo nel _prospetto della forza , a pag. l 26. Se si vuol tenere ìo stesso sistema di sorveglianza dell9 mi]izie costiere, occorrono dai 30,000 ai 40,000 uomini. Per le difese locali delle Alpi, della Si9ilia, della Sardegna ìa assegnamento sulle milizie locali, sull& popolazjonè armata. Ma non le abbiamo noi queste truppe sotto altro nome? Dunque saranno necessarie. E aliora perchè non comprenderle nello ~pecchietto della forza ? · « L'ordine interno sarà affidato, ove occorra, oltre che ai « reali carabinieri, ad una milizia comunale organizzata dai « comuni ... » Ma non l'abbiamo noi, proprio per lo stesso scopo, la milizia comunale e territoriale? Tutte queste truppe vauno organizzate, vestite, armate, spesate, e son proprio quelle che si vogliono abolire ! Q,ui dunque 'troviamo l'on. \_,[arazzi che combatte le idee dell'on. Marazzi: ci troviamo di fronte a due Marazzi in opposizione fra loro: a quale dei due dobbia:110 credere?

Ed ora un'occhiatina al lato finanziario della quistione. Nel penultimo capitolo del libro: « Accenno ai mezzi per attuare le riforme, >> l'onorevole colonnello dice :

)

SECONDO LE lDEE DELL'o.N. COLONN O:LLO llfARAZZI

1721

« Le riforme di carattere organico ci clovrebbero dare un « utile finanziario di 60 milioni essenzialmente ricavabili: << a) da riduzione di personale civile; « b) da riduzione di personale non combattente; « e) da riduzioni di ufficiali combattenti; <<

d) forza bilanciata;

« e) da riforme nei contratti ; «

n da

riforme nei servizi paue, foraggio, vestimenta,

« provviste varie, ecc.; « g) da riforme nella compra dei cavalli;

« h) da altri mutamenti specificati nel presente lavoro ,,. « Ma alla precitata somma si devono aggiungere proventi

« straordinari pel fatto che a noi ba'>ta il provvedere per « un esercito d i G00,000 uomini, e quindi per cinque anni « potremo vestire ed armare buona parte delle reclnte, senza « rinnbvare le dotazioni ». Le economie ricavabili in questo modo, a differenza di quelle dei cespiti e, f, g, h, sono tutte fondate nella possibilità di difendere l'Italia con 600,000 uomini. Siccome questo è assolutamente impossibile, le economie possibili si riducono a ben poca cosa, forse a qualche raro milione, qualora si possano senza gravi inconvenienti prendere in considerazio11e le proposte dell'autore. Per la stessa raaione cadono gli altri 40 milioni d'eco. o nomie ricavabili dalla diminuzione, o dalla soppressione, per qualche anno, delle scnole militari, che sarebbe la conseguenza della proposta riduzione degli ufficia.li subalterni. ,\<-

* * Esaminiamo brevemente, sotto l'aspetto finanziario, la qui· stione delle forti .fi.cazioni - anzi delle sole fortificazioni alpine, alle quali l'esimio colonnello vorrebbe dedicate tutte le somme concesse dal bilancio per fortificazioni, esclu dendo perciò dal benefizio del miglioramento che si credesse necessario la Spezia, la Maddalena, lo stretto di Messina, Taranto, Venezia, oltre ai campi trincerati in.terni. HO -

ANNO Xl.V[ .


1722

LA DIFESA v'rrA L1A

In tutto il mondo lo stato alluale delle opere di fortifìcazione è tale, che la d ifesa non può reggere contro l'agressore che possa lanciare granate-mine e granate-torpedini. Contro la potentissima azione dei proietti carichi con alti esplosivi non resistono, relativamente, che il ferro e· il ca1cestruzzo. Perciò le nuovissime opere, i forti dell'avvenire, sono corazzate, a cupole o a torri. metalliche: pochissime ne abbiamo noi di questo tipo. . Nei forti di vecchio e nuovo modello la potenza offensiva è rappresentata dal numero delle grosse bocche a fuoco, sopra tutto, ed anche dal numero e qualità dell'armamento secondario. Dovendo migli01·are, come giustamente suggerisce l'autore, le fortificazioni esistenti, occorre in primo - luogo cambiar quasi tul;to . l'armamento,. compreso l'armàmento secondario, perchè la, difesa non si trovi nella dolorosa condizione di non potere offendere il nemico che metta in azione pezzi di gittata superiore a quella dei propd cannon1. Qnanto alle opere, una delle due: o corazzarle tutte, o rifarle tutte. Corazzarle tutte! sarebbe un'opera non rispondente allo scopo, perchè quelle poche murature rimaste scoperte, od anche esposte al tiro indiret to, trascinerebbero, per commozione, alla rovina anche le murature protette; eppoi la spesa sarebbe enorme! Dunque bisogna rifarle; sia pure in un certo periodo d'anni, ma sarà giuocoforza rifarle di sana pianta, tulte, ad eccezione di pochissime. è reso ben conto l'egregio autore della spesa occorrente~ Y olendo conservare lo stesso numero di grosse bocche a fuoco attualmente esistenti nelle due frontiere alpine di levante e di ponente col relativo armamento secondario, noi crediamo di non esagerare affermando che dovremo sostituire o impiantare in torri corazzate suppergiù ottocento cannoni del calibro da 12 centimetri in su. R isulta in modo sicui'o che la spesa dell' impianto d'una sola, grossa bocca a fuoco, sia isolata, sia in unione ad altre dello stesso tipo, comprendendo tutti i lavori necessari,

SECONDO LE 1DEE DELL'ON, COLONNELLO MA.RAZZI

1723

oscilla intorno alle 350,000 lire per pezzo. A questa spe,sa bisogna aggiungere . quella dell'armamento secondario, can·noni da campagna o da ~ontagna 'e mitragliere, ché ragguagliata a ciascun pezzo di grosso calibro può variare da 80 a 100 mila lire. In totale perciò circa 45 O, O00 lire per ciascun pezzo di g\·osso calibro in torri. o cmpole corazzate. Si potrebbe obiettare che di tali bocche a fuoco, in considerazione della potenza e del modo di funzionare, ne potrà oècorrer e un minor numero; ma non è men vero che, secondo il concett,o dell'autore, a compiere la cerchia, bisognerà erigere nuove fortificazioni in cresta ed in piano. Perciò, mantenendo intatto il numero di 800 grosse bocche a fuoco nei due fronti, occorrerà una spesa di circa quatt?'Ocento milioni. D'onda cavarli? A qnesta spesa enorme, che il bilancio straordinario d'Italia non potrebbe sopportare, bisogna aggiu~gere le spese occorrenti per lo spostamento e l'impianto dei magazzini; bisogna aggiungere anche qualche cosa nel bilancio ordi · nario per l'aumento del personale d'artiglieria corrispondente al cresciuto sviluppo delle , fortificazioni. Accenniamo infine di volo all'immane lavoro occorrente per il rinnovamehto· del pjano di mobilitazione ed alle terribili di:ffi~oìtà in cui• si troverebbe il paese sorpreso da una guerra nel bel mezzo di tali trasformazioni.

S\

Intimamente connesso con la grossa q uis.tione della difesa nazionale è il sistema di reclutamento. L'on. ì\iarazzi svolge un inno al sistema territoriale, e per molte ragioni saremmo tentati a fargli bordone, se non si opponesse una ragione politica più potente di tutte le ragioni militari. Il celebre motto « L 'Italia è fatta, or bisogna fare gli italiani >>, trova appunto una larga e benefica applicazione nel sistema cli reclutamento nazionale, per il quale l'esercito entra come fattore primario d' eduéazione patriottica e d'uniucazione d i idee. Ohe il campanilismo non sia ancora


' 1724

LA DI FESA D' I TJ\l,IA

cessato, anzi che non possa mai cessare, è provato cout~nuameute dai fatti: esso è generato in parte dalle vecchie tradizioni in parte dalla mancanza di contatto fra le popolazioni 'delle ~arie provincie, in parte da. forti ~ifferenze di clima; cioè è da un lato un prodotto naturale, e m questo caso non può esser per sè stesso nociv~, dall'altro pe~~ ~ alimentato artificialmente, e diventa. pericoloso, e perc10 e opera giusta del legislatore eliminare le cause di questo pervertimento. Il reclutamento nazionale mira appunto a questo scopo . L'aver messo in rilievo l'epoca dei Comuni, per esaltare i vantaggi del reclutamento territori11.le, non è stato, secondo il nostro parere, buon consig lio. Quell'epoca, nata per un eccesso di energia italiana, è figlia diretta di quel feuda~ lismo, le cui ultime vest igia h moderna cixiltà tenta d1 scancellare; è la negazione dell'unità; fu la principal c~gione per cui la gran patria italiana. si costituì tant~ ~rd1, e questa cagione fu tanto più forte, quanto maggiori furono le glorie politiche, civili ed artistiche dei singoli Go, muni, quanto più profondo perciò s'impresse nei vari paesi il suggello di questa vita. . Questo fatto, r esnscitatò alla distanza di otto secoli, non ha nulla di comune col movimento unitario nazionale, nato e sviluppatosi peli intero nel secolo scors~; e le recent~ ~l?· riose rivo] uzioni ~J e tante guerre, che con immenso sacnfic10 nostro ci diedero una patria, nulla hanno da in ~icliare a.lle at1erre fratricide in cui Co~ abbatte le mura di Milan.o, t:> ' Genova assoggetta Savona, Firenze soggioga Pisa, Napo1·1 aiL1ta i Saraceni nella invasione di Sicilia. D'altra. parte il sistema territoriale non ha tali vantaggi d'indole militare sul sistema nazionale, da doversi senz'altro preferire a questo. A. tutti è noto come, ~ediante opportuni temperamenti, in uso anche altrove, st possa con facilità. pas:;are dal sistema nazio,nale in tempo di pac~ ~l sistema territoriale di guerra. E vero che in tal caso 1 n · chiamati non trovano più i loro antichi superiori; ma non li troverebbero neppure, se ritornassero, specie le classi più

SECONDO LE IDEE DE LL'ON. COLONNELLO MARAnl

1725

vecchie, nei primitivi reggimenti, nei quali dopo pochi anni quasi tutti i graduati di truppi>. e gli ufficiali sono cambiati di pianta. A.nche perciò sotto l'aspetto puramente militare, e precisamente ~el movimento d'adunata, il sistema nazionale, in qualche caso speciale, che ha applicazionA in Italia, può esser preferibile al sistema territoriale.

Raccogliendo le sparse fila di questo lavoro, mentre am· miriamo lo schietto e patd ottico entusiasmo dell'onorevole colonnello Ma.razzi, che, apostolo convinto delle proprie idee, architettò un sistema difensivo per l'I talia, tale da premunirla col minimo dispendio da una imp1·ovvisa ag· gressione straniera, e da metterla in facoltà di schiacciare e respingere l'invasore che sboccasse in pianura, mentre facaiamo plauso a molte sue osservazioni e proposte, le quali potrebbero r ecare qualche leggero vantaggio economico e migliorare la parte educativa. dell'esercito; siamo dolenti di non potere accettare l'idea fondamentale del suo lungo e complesso . lavoro, perchè non rispondente al vero carattere delle forze militari dei tempi nostri, che devono esser sempre pronte ad intervenire nelle quistioni internazionali; non è in armonia con la vera situazione geografi.ca d'Italia, la quale può èsser minacciata da terra e da mare; non raggiunge lo scopo, che l'autore stesso si prefigge; è in contradizione con le idee espresse dal medesimo relativamente al modo di organizzare le forze locali; non può attuari;i infine senza l'ingente spesa di parecchie centinaia di milioni. Da queste poche o~servazioni, riguardanti una sola delle tante materie trattate dall'egregio nostro collega, è facile rilevare quanto difficile, quanto complessa, qnanto laboriosa, sia la trattazione del più importante _pr oblema militare, che è quello della dife3a. nazionale, col quale si connette strettamente quello dell'ordinamento dell'esercito, e come, trascu-


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LA DlFESA D'ITALI A, lWC .

rand o un solo dei tanti fattori che lo costituiscono, si possa in buona fede cadere in errori, le cui conseguenze · si pagano con la rovina dal paese. D 'altra parte certe modificazioni, certA trasformazioni, buone astrattamente, n on possono sempre avere pronta, applicazione nel campo dei fatti. L'esercito è per sua natura, un elemento conservatore. Le più importanti, le più evidenti n,o vità n on furono accettate che dopo lustri di prove, o dopo tremende disfatte. È un grave dife tto, lo confessiamo; ma talora è un difetto apparente, quando nasconde una virtù sublime, la prudenza; quella prudenza, accoppiata al giusto senso dell'opportunità, che deve sempre guidare la mente di col oro, i quali sono re~onsabili dsll' impieg__o di Jt~ptj_ miljoni, della vita di tan~i _cittadini, della esistenza e dell'onore della patr ia . G.

FAZIO.

''L'ESERCITO NEI TEMPI NUOVI ,, di F. MARAZZI

L'onorevole deputato Fortunato l\farazzi, sospinto dal soffio dei « tempi nuovi », ha dato alle stampe, dedicandolo ai suoi coll!3ghi della Camera elettiva, un libro, do.v e si parla di riformare l'esercito nostro nelle sue basi, a:ffi.nchè acquisti una lisionomia propria, ossia venga meglio messo in armon ia colle risorse finanz iarie del paese, col suo genio, col terreno dei nostri confini, col mandato civile che spetta all' Italia risorta. Impresa assai lunga sarebbe esaminare il poderoso libro dell'onorevole l\farazzi in tutte le sue part;i : nè è n ostra in~enzione di farlo . Nello scrivere queste poche pagine, non abbiamo altro scopo che quello di portare il nostro giudizio sopra uno solo dei tanti argomenti trattati dall'autore, quello deH'ordinamento delle forze terrestri in vista della configurazione del terreno dei nostri confini. Non v'ha chi non veda l' importanza dell'argomento, e meno di tutti l'autore, cbe ne ha fatto un caposaldo delle sue proposte. Chiedergli venia, se esprimerò opinioni di'I verse dalle sue, parmi un'offesa : _ del r esto, più che esprimere opinioni contrarie , è mia intenzione di portare il pensiero del lettore sopra ragioni che nel libro del Maraz;zi non appaiono, chè egli non potè « in breve spazio abbracciare « molt~ materia e nel tempo istesso contenderla, brano a ~ brano, ai critici. »


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]) I F. MARAZZI

" L1.ESE 1tClTO N E I TEMPJ N UOVI ,,

LE IDEE DELL' AUTORE

L 'autore dimostra grande ammira'lione per l'ostacolo montano che circonda l'Italia ai suoi confini, affermando, con frase non nuova, che, ove non esistessero le Al pi, converrebbe fab bricarle d'oro ; quelle Alpi, colle quali, all' italiano natura Il campo preparò, gli abissi int orno Gli scavò per fossati ; e q uesti mon ti Che il Signor fabbricò, son le sue t orr i E i battifredi; ogni più .picco! va rco Chiuso è di mura, onde insultare ai mil le Potrieno i dieci, ed a i g·uerrier le donne.

Questi bei versi sono del Manzoni; però il cantor dell'Adelchi non ignorava , e meno ancora l'autore, che tanto valor di ostacolo non im pedì, che l'infelice figlio di Desiderio non rimanesse aggirato, a Susa, sia pur per trad imento, da i franchi di Carlo. Con g rande efficacia, l'autore lumeggia i caratteri della barriera alpina : le strade ohe a fat ica s'inerpicano al colle e contrastano il passo al pendulo macigno ; i contrafforti impervi, a borri, a spacchi, dove precipitano le acque ; i sent ieri che si distaccano con traccia incerta, o sono scavati nella roccia, a guisa di rozze scalee. Su queste vie, le C,ì · lonne di truppa, « come ser penti dai r iflessi d'argento, >> sì muovono· a ondate, a frazioni sciolte da ogni militar disciplina; gli avvisi e gli ordini si trasmettono con grande ritardo. Come spiegare le truppe, dove manca lo spazio ? Come trasportare l'artigli.e ria campale ·s ulle vette, quando non v' ha traccia di strada ? Il numero è d' impaccio; i cavalli ed i carri costituiscono un ingombro. Per sei mesi dell'anno il freddo, la neve e le bufere rendono impossibile la sosta delle truppe; e negli altri, spesso « il turbine infuria e· la raffica schiaffeggia. >> Questi caratteri non si riscontrano · dovunque, D;Ul, sono frequenti, almeno così ritiene l'autore; essi imprimono alle

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nostre Al pi un valore di singolar resistenza; fissano le vie del movimento, determinano sempre e bene le posizioni militari, specializzano la fisionomia della battaglia ; ad essi noi dovevamo improntare l'organamento del nostro esercito. Invece che cosa abbiamo fa tto? A bbiamo preso a modello l' esercito germanico, creando un organismo a base di g randi unità, simmetriche in tutte le loro partì, non pensando che- tale organizzazione, se rispondeva ai car a.tteri dei teatri d i guerra dei tedeschi e dei francesi, pianeggianti o quasi, non rispondeva per nulla a quelli delle nostre zone di frontiera. Esaminando l'andamento del' confine politico dell'Italia, l'autore riconosce che vi sono lacune : ammette però che si poss·ono colmare con l'arte, ricorrendo alle fortificazioni ed . alle interruzioni stradali. Alle fortificazioni di montagna, l' Italia dovrebbe dare il massimo sviluppo, persuadendosi che per loro mezzo può conseguire un'incolumità pari a quella che gode l' Inghilterra: ad essa dovrebbe consacrare tutti i fondi disponibili, « anche a costo di dimezzare la forza annuale media sotto « le armi, )) ricorrendo alle costruzioni più robuste ed ai cannoni più potenti. Tutte le r otabili e le zone aper te dovrebbero v~nire sbarrate « mediante colossi di ferro e di « pietra, irti di cannoni, che saldino fra loro altri colossi di « ghiaccio e di granito; » anche gli sbocchi delle valli, dove si raccolgono le comunicazioni che provengono él all' alto, dove « il fiume dell' invasione straniera, fatto imponente, « minaccia la pianura, » andrebbero fortificati. Queste, idee, che noi abbiamo spigolato nel libro dell'autore, pongono in lace ìl suo pensierÒ, che è questo : Le Alpi sono per natura for ti ; con l'arte possiamo renderle fort issime, così · da creare attorno al nostro paese una barriera inespugn abile, una « muraglia resistente a ll'impeto della 1 < piena nemica. » Che varrà allora, che il nemico si presenti al nostro confine con le s:ue masse? Finchè le grandi arterie rimarranno chiuse, egli uon potrà sboccare. nel piano con grandi fo rze. ,


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" L'ESERCITO NEI TEMPI NUOVI ,,

Dl F. JUARAZZ!

Per poco· che s'indugi, può venire sorpreso dalla cattiva stagione e costretto a sacrifici che l'esperienza delle guerre passate dimostrò disastrosi. È facile rendersi conto dell'inflrienza une quest'arresto forzato prodnrrebbe nell'opinione pubblica del paese nemico. Ohe direbbero i giornali e le popolazioni, se sapess~ro inerti e coll'arma al piede quei su.perbi battaglioni, partiti poco tempo prima, come ad una spedizione sicura, ad una conquista rapida? Quale contraccolpo non avrebbero dnraute qnest' arresto quelle piccole vittorie, che, con un'organizzazione adatta delle nostre truppe, ci sare~be agevole avere sulle A.lpi? « .Resistere qualche mese' sulle Al pi, esclama l'autore, è « salvare l'Italia! »

alpini tormenterebbero l'avversario sui fianchi, i bersaglieri gli contrasterebbero il passo sulla fronte . Ma, secondo l'A.., sette reggimenti alpini e dodici bersaglier i non basterebbero ano-ora allo scopo. Come completarli ? Due sono gli espedienti da lui suggeriti : Stabilire che all'atto della mobilitazione ciascuno dei 96 reo·crimenti di fanteri~t stanziati nella penisola invii subito oo alla fron.t iera una compagnia di 200 a 250 uomini scelti; Organizzare militarmente le nostre popolazioni montanare, in modo che, al momento del bisogno, la parte ancora valida, possa sorgere prontamente in armi. Ecco così costituito uu nucleo che, compleUito da.J l'artiglieria e da altre truppe t ecniche, risulterebbe di circa 80 mila uomini e che, in otto giorni, coll'arrivo dei richiamati, salirehbe, ,a circa 130 mila combattenti ; ·essi, facendo perno at torno a validissi;ni forti, manovrando sopra un terreno preparato da anni, sorretti da una popolazione di 100,000 fucili, saranno capaci, secondo l' A., di svolgere la lunga resistenga da 1ni vagheggiata.

Per resistere gualche mese, oltre i forti, occorrono le truppe, chè i primi non sàrebbero in grado di opporre che una resistenza passiva, la quale, a lungo andare, potrebbe anche aver :fine; solo colle truppe è possibile dare alla difesa l'aggressività, destinata a tenerla in vita lungamente. L'organizzazione delle nostre truppe, in vista di una 1unga resistenza sulle Alpi, ecco lo scopo primo, cui dovremo mirare. Già posseç!iamo sette r eggimenti alpini, che hanno oramai uno spirito di corpo elevato e tradizioni che non aspettano che l'occasione per diventare g loriose, Nat,i sul 1uogo,' abituati al clima, cono~citori delle vie più malagevoli, provvisti largameut,e di munizioni e di viveri, gli alpini possono Tecare all'invasare danni rilevanti, toi'mentando i fianchi delle ' sue colonne, tagliandone le retrovie, sorprendendolo nelle gole, là dove i pochi possono decimare i molti. Grande ausilio agli alpini recher ebbero i bersaglieri, pei quali l'A. non dimostra molta tenerezza, ma che pur manterr ebbe in vita, ove dovessero essere, non già un'appendice senza obbiettivo ben determinato di una grande unità, come sono ora, bensì una vera e propria truppa di montagna, da impìegarsi « stabilmente allo sbocco delle vallate alpine, per difen« dere il fascio delle grandi strade, dal sommo .dei colli sino « ai loro congiungimenti verso il piano » : così, mentre gli

Ma per q'uanto solicLunen te 1weparata colla fortificazione e colle truppe, la resisteuza della barriera alpina potrebbe venire vinta, lasciando all'avversario libero il passo per sboc· care in piano. Per far fronte a questa grave eventualità, non v'ha che un modo solo, secondo l'A.. Mentre dura la r esistenza sulle. Alpi, raccogliere in un gran corpo di battaglia, nella valle del Po,« ove tutto abbonda ed aì.uta, ove le quantità nu« mer iche accentrate si volgono a nostro favore,» tutte le rimanenti.' forze nazionali, e manovrando con esse per linee interne, buttarsi contro l'avversario e batterlo separatamente, profondendo in una battaglia decisiva t utti i mezzi disponibili : una battaglia che rappresenti l'ultimo atto del gran dramma della lotta, e dopo la quale si avrà o « la vittoria « decisiva che annichilisce senza rimedio il nemico o il << crollo d'una patria che ripiomba nella servitù. >> ·Pensare a resistenze successive, a linee posteriori di difesa è « tutt a rettorica e classicismo inutile! »


1732

" r}ESERCITO NEI 'l'ElfPI NUOVI , ,

Pei· giustificare il suo concetto, l'A. così ragiona: Le vie che dovrà seg.uire l'avversario per sboccare, soi10 ben determinate e sono poche; la quantitiL di truppe che potrà far sfilare sopra ognuna, è conosciuta, si può dire, perchè nota ne è la capacità logistica: per quanto sia divenuta grossa la sua mass.:1, i valichi essendo rimasti quelli di prima, non potrà far transitare per essi più di una determinata quantità di truppa in un determinato tempo. Così dunq·ue il nemico, già scosso per il lungo contrasto prima incontrato dentro la zona montana, stanco e l0gorato per i disagi patitivi, sempre sotto la minaccia di veder tagliato il sottil filo che lo lega alla madre patria, si presenterà al piano per vie d'attacco conosciute; tenterà di unire una colonna all'altra, di far massa prima di venire all'urto decisivo. Questo è il momento di buttarglisi addosso con tut te le forze, preventivamente raccolte in posizione centrale, per coglierlo :;eparato, e così, pur avendo un esercito inferiore al suo, combattere col vantaggio dal nnmero da parte nostra. L'istante però è fuggevole, e se non si saprà afferrare quando si presenta, non tornerà più. Tutto dunque è fondato sulla possibilità di una manovra, quella per le linee interne, « la quale rapp resenta, dice « l'.A.., la lotta fra il leone del piano ed il lupo dei mon.ti, « e sulla quale, a mio credere, poggia tutta la fortuna bel« 'lica dell'Italia. » Da questi criteri per l'impiego delle forze nazionali, l'.A.. deriva tutto un sistema speciale di reclutamento, d'ordinamento, d'istruzione e di educazione dell'esercito, di cui noi non possiamo dare che qualche cenn0 frettoloso e parziale, sospinti come siamo dal desiderio di discut-ere le idee fon damentali. \ Le fo rze dél paese, egli afferma, dovrebbero ordinarsi non già su tre linee, ma sopra, una sola, cli 6 OO mila uomini. Le tre linee, esercito permanente, landwebr, landsturm, possono averle i tedeschi, che mirano a guerra d i conquista, e perciò debbono aver modo d'alimentare successivamente

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DI F . MARAZZI

l'esercito di l " linea e guardare le l unghe linee d'operazione ; non noi, q ualora ci proponessimo, come si è detto, di arrestare dapprima il nemico dentro la zona montana con _un nucleo di truppe speciali, di rnccogliere in tanto tutte le rimanenti nella valle del Po, per dargli il colpo di clava, qualora .s i presentasse per sboccare nel piano. In montagna, dove il numero è d'impaccio, l~ qualità do. vrebbe preponderare sulla quantità : dunque poche, ma scelte dovrebbero esser le truppe destinat.e al primo di detti còmpiti, circa 130 mila combattenti, come si è visto: in p ianura la qiwntità dovrebbe aver · la preponderanza sulla qualitd, e perciò il grosso da raccogliersi nella valle del Po, dovrebbe comprendere tutte le forze rimanenti, circa mezzo milione. Il paese andrebbe ri partito in 18 grandi comandi: tre di frontiera, all'occidente, al settentrione, all'oriente, per sorvegliare le _A.lpi, 1 organizzarvi la difesa e la leva in massa dell.e popolazioni; due marittimi, nella Liguria e nel Veneto; per provvedere alla difosa delle coste, in unione alle autorità marittime; un coma.udo speciale dovrebbe pr ovve · dere alla Sicilia, uno alla Sardegna ed uno alla capitale; i dieci rimfLnenti avrebbero il còrnpito di provvedere alle preparazione delle truppe della parte peninsulare, . quasi esclusi vamen,te di sola fanteria, giacchè la parte maggiore delle armi a caval.lo andrebbe tenuta nell'alta ,Italia. Cosicchè la ripartizione dei comandi e delle forze sarebbe, in tempò di pace, la seguente: 1) Comando A lpi orientali; 2) Co· mando Alpi centrali; 3) Comando A lpi di. ponente 120,000 4) Comando Veneto 20,000 5) I dem Ligure 40,000 6) Idem Sardo . 15,000 7) Idem Siciliano . 15,000 8) Idem Romano . 90,000 Esercito centrale: 10 corpi d' ar· mata di 30 mila uomini l'uuo 300,000 Totale

. G00,000 uomini.


'' L'ESERCITO NE! TEMPI NUO,I , , 1734 Il reclutameu.to dovrebbe essere natLualmente territoriale, il contingente unico, le guarnigioni :fisse; l'istrnzione delle truppe sulle basi di quella delle antiche mili.zie,. con scuole, ferme brevissime e grossi richiami r:.ella stagione estiva.

Chi medita alquanto sopra queste proposte dell' A., tosto s'accorge che esse derivano tut te da un unico concetto, che cioè l'Italia debba prepararsi esclusivamente a guerrà difensiva, nel campo strategico s' intende, chè in quello tattico l'offensiva non rimarrebbe esclusa. E questo è rea~mente il concetto clell' A. Eo-li lo deduce non solo dal carattere di grande resistenza o della barriera alpina, dalla convergenza delle strade che la scavalcano, dall'impossibilità cli uscirne per gli ostacoli che s'incontrerebbero all'esterno, ben maggiori di quelli nostrani, dalla su periorità del numero, delle r icchezze, dello sviluppo meccanico ed industriale che hanno sopra di noi i popoli che ne circoudano, ma anche dalla mis· sione pacifica che all'Italia comandano i -tempi nuovi, dalla. fase che forse ora a,U,raversa hL guerra, di venendo dife1:1si va entro barriere in~spugnabili, a,nzicbè continuare ad esser offensiva, come nel passato. Mt1i l'Italia si è trovata nelle condizioni attuali, osserva I' A., mai essa potrà portare la guerra nel cnore dell'Europa. A. che dunque mantenere un esercito plasmato, non secondo un caso di -guerra ben determiuato, un modo di g uerreg giare nazionale, cioè conforme a l nostro territorio ed allo scopo d i difenderci contro le alt,rui agressioni, bensì secondo concstti non definiti, che volendo tutto abbracciare, non servono bene a nessnu caso ?

In conclnsi;ne, le idee dell'A., quelle cioè che noi c1 proponiamo di discutere, si possono così riassumere : La barriera alpina è forte; con l'arte s i può rendere inespngnabile; è dunque adatta a guerra difensiva, a quella guerra cioè che dovrà combattere l'Italia n uova. Arrestare entro la cerchia alpina, coli 'ausilio di robuste fortificazioni

Dl F. nT AllAZZl

1735

e di truppe speciali, l'invasione nemica; concentrare intanto nella valle del Po il grosso dell'esercito nazionale ; manovrare cnu questo per line-e interne e battere l ' avversario qualora s'affacciasse agli sbocchi delle vallate alpine; - ecco il caso ben determinato di operazioni che l'Italia dovrebbe seguire, subordinando ad esso l'organizzazione dell'esercito e la sua preparazione.

IL

HOVESCIO DELL,\ 1\lEDAGLià.

Confessiamo Sl1bito che noi non dividiamo il parere dell'A. sulla grnnde forza di resistenza della nostra frontiera terrestre ; non siamo già di parere contrario, che sarebbe esagerato, ma vorremmo che ci si persuadesse una bnona volta che le Alpi nostre, specialmente coll'attuale confine, hanno come ostacolo un valore piuttosto relativo. Al!' Isonzo la frontiera è completamente aperta. per u:na brecci-a di più di 20 chilometri, quando pur si considerino come appoggi d' ala, ,le lagune di l\1arano e le colline a sud di Cividale; nè lo sbarrarla con la fortificazione sarebbe impresa agevole, come mostra di ritenere l' .A..; attraverso di essa i nostri vicini, favorit i dalla rete ferroviaria e straaaJe, potrebbero far penetrare nel Veneto masse considerevoli, trovando in casa nostra terreni adatti pel loro. impiego. Il Tii;olo ·penetra come cuneo nel nostro territorio, è da ~rento alla pianura veneta non v' ha che_un passo; quali s1euo le conseguenze di qu~sto fatto, non è mestieri di dire. Bastano queste due circostanze per dimostrare, come riconosce del r esto anche l'A., quanto sieno differenti da quelle da lui descritte, le condizio~i della nostra frontiera orientale, ad onta che nell'alto Friuli, nel Cadore, nella Valtellina e nella Valcamonica una prolungata r esistenza sia possibile anche con scarsi mezzi, come si dimostrò nel 1848. Ma, come allora, a che varrà, quella resist,enza ~ocale, fìnchè dal basso F riuli l' avversario potrà dilagare in casa nostra e dal Tirolo minaeciare le nostre linee di


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'' L'ESERCITO N E I TE111l'I NUOVI,,

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mitano e seguono le valli, non sono solo picchi e rocci~ per le aquile, ma ampi pianori dove possono manovrare, e manovrane' ogni anno, di bei battaglioni, gareggiando cogli alpini, come tutti sappiamo; che quasi ogni stretta ha la sua via d'aggiramento e non v' ha posizione, si può dire, che non ne abbia di fronte un'altra altrettanto forte. Afferma l'A., che da Grenoble a Susa corrono 170 chilometri e che un esercito for te di 120 mila uomini impiegherebbe 17 giorni per percorrerli. Nessuno gli può contestare questo fatto, salvo nella misura del tempo; ma n e.;;suno neppure potrà negare che da Susa a Bri~tnço·n non corrono che 80 chilometri e soli 30 da Susa a Lanslebourg, e che molti meno g:iorni impiegherebbe l'avversario a percorrere tali distanze, qualora prima si fosse concentrato nell'una o nell'altra di quelle fortezze, ciò che nessuno, sino a guerra se.oppiata, gli potrebbe impedire, essendo in casa propria. Vi sono dunque nella nostra zona della frontiera terrestre lacune e deficienze tutt'altro che trascurabili: le masse hanno aperto il varco in parecchi siti; ed anche là. dove ciò è impedito, esistono circostanze che rendono la difesa impossibile, ove non sia soccorsa dalla manovra d i molti battaglioni. Occorre appena accennare che in condizioni ben differenti si. trovano i nostri vicini, giacchè, possedendo una zona moU:tana di molto sqperiore alla.nostra, in profondità, possono vantare ostacoli che noi non abbiamo, o possediamo solo .P.arz.ialmeo te. Ohe questa barriera non sia stata schermo sufficiente a proteggere « il bel paese )) ' provano le numerose invasioni a cui ha dato il passo, da quando non si scriveva la storia ~d jeri. È canzone vecchia e puerile, si dirà, chè oggi l'Italia è tutta riunita e colle armi in pugno, e non un impero sfasciato, od un paese in brani, com'era nel passato. E poi ..::hi sa dire a prezzo di quali cimenti, con quanto tempo a disposizione, con quale ausilio di fedi tradite non avvennero quelle invasioni? Tutto questo è vero, ma ,non toglie il fatto storico, nè le conseguenze che d11. esso possono trarsi.

operazione o le n ostre linee di difesa ? Chindere il varco, quando è aperta la via maestra, iu guerra serve a poco. Condizioni identiche, se non peggiori, si riscontrano alla frontiera svizzera, dove i passi di cresta a ppartengono quasi tutti alla Confederazione, dove la linea di confine, in corrispondenza del Canton T icino, si svolge in terreno collinoso, lascia in possesso della Svizzera il massiccio montano e penetra a sole due tappe da un centro di così vitale importanza, com' è Milano; dove insomma l' It~lia potrebbe essere aperta in modo pericoloso agli insulti ~el nemico, se come avverte anche l' A., essa non fosse coperta dalle off'ese immediate dalla nentralità svizzera, solo però fìnch è permarranno le condizioni _att ua1i di patti e di alleanze. · Soltant o forse alla frontiera occident ale si verificano le condizioni descritte dall' A.; ma, a par te che essa non rap· presenta che un quarto o poco più_ de1lo s~il~ppo totale del confine terrestre, anche là. sonv1 elementi d1 debolezza che diminuiscono il valore dell'ostacolo, qualora si consideri non nei soli particolari di alcune zone, ma nel sno complesso; senza pur contare ?he la taYolozza sull~ q~ale l'~. ha intinto il suo pen nello, è piena sì di smaghant1 colori. ma non tutti r ispondono alla realtà. A chi ben consideri la frontiera occidentale, tosto appare che strateo-icamente è avviluppabile dalle ali, ove :non avesse il s~ccorso delle. fortificazioni della Liguria e della neutralità svizzera, protezion e quest'ultima che esiste oggi, ma potrebbe uo~ esis.t ere più domani; che m~nca ,di. pr_o: fondità, salvo in corrispondenza della valle d Aosta, swche il periodo di crisi che incontrerebbe il . n~mico a ~ercor• rerla, nou avrebbe che la d urata, di pochi g1oru1, vantaggw questo che è grandissimo n~lle op_e:·a,:ioni di .mo~1ta_gna_; che scarsi sono i collegamenti rotabili ira le valli pnnc1pah, onde la difesa resterebbe separata; che le posizioni d i grande r esist euzit sono così disposte da trascinar e a guerra. di cordone il difensore ùhe fosse così incauto da correre alla parata da per tutto; che infine,. conc~e ampie'" pe~·rnetton? la raccolta di trnppe numerose, e sm cont.caftort1 che h-

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ANNO XLV I•


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" L'ESERCITO NE! 'l.'E)tPI NUOV! , ,

Potrà la for tificazione darci quello che ci fu negato da natura o uou concesso dalla politica, ossia fornirci ugualmente « di quella barriera inespugnabile» sulla quale l'autore fonda tutto il suo sistema. di difesa? Egli lo riti~ne possibile ed ' invita gli Italiani ad affrontarne la spesa. Ci duole di dover combattere a questo proposito le convinzioni dell'autore; ma non possiamo fare a meno di portare in campo alcune ragioni che a noi paiono buone, così da costituire nella nostra mente convinzioni contrarie, forti però quanto le s~e. Innan21i a tutte la ragione deHa spesa e del tempo. Noi riteniamo che l'autore, iIDspedito dalla mole del suo .lavoro, non abbia avuto occasione di addentrarsi nei particolari tecnici delle sue proposte intorno alla fortificazione; se l'avesse fatto, pare a noi, non avrebbe potuto a meno di accorgersì che la spesa occorrente salirebbe a tanti .milioni, che mai l'Italia avrà disponibili; e se li avesse, francamente, far ebbe bene a impiegarli in altro modo; 8 il tempo necessario per dar vita ai suoi progetti sarebbe così lungo, che.forse i nostri fig li non avrebbero la soddisfazione di vederli tradotti in atto. Ha egli calcolato quanto si spenderebbe, e qu,a nti anni occorrerebbero, se cou fortificazioni impi·endibili, quali egli propugna, si volesse chiu dere, oltre quella del basso Friuli, anche le altre zone aperte? Se si volessero sbarrare le 25 e più rotabili e le 5 ferrovie che scavalcano la frolltiera montana e quelle moltè altre mulattiere che, pur non concedendo il ·passo a g rosse colonne, andrebbero tuttavia munite, almeno di opere, secondarie, se non altro, per gua, rantir e le difese delle ·stra.de principali? Se si volessero · fortificare, come propone, anche gli sbocchi delle valli e proteggere le coste tuttora indifese nei 6 mila e più c:hilometri lungo i qua-li il mare bagna le terre italiane? Se si volessero completar e e forse costruire quelle piazze interne, cui sarebbe imprudenza rinunciare, anche ammettendo le idee dell'autore? -A noi pare che non abbia fatto questo calcolo; altrimenti non avrebbe affermato, come -afferma, tra ttarsi di « sacri-

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ficio lieve ... di pecunia », di scopo cui « non dovrebbeto mancare i mezzi », di spesa da far uscire « dal bilancio normale della guerra )) , sia pur ammettendo di averlo allegO'erito di tutte le economie che egli propone e spera. A ltro :he « dimezzar la forza sotto le armi! » Occorrerebbe annullarla del tutto. Per evitare questo dann o, si provi l'autore, che è maestro di bilanci militari, di proporre ai suoi -0olleghi della Camera; coi tempi che corrono, di accordare i milioni occorrenti, « per conferire all'Italia una sicurezza « pressochè equivalente all'incolumità di cui gode l'Inghil·« terra )), per « impedire in mod·o assoluto ehe vi penetri .« l'ugna del cavallo nemico: » e nel tempo stesso per mantenere ed istruire l'esercito, così come propone, e dotarlo dei più perfezionati materiali, così come crede necessario. Se li otterrà, noi ci convertiremo alle sue idee. Non conviene poi tacere, a miglior riconferma d i quanto ,costi la fo rtificazione, ch'essa ha uu grave difetto: fatta oggi .coi sistemi più perfezionati, coi cannoni più potenti, si dimostra domani impari ai mezzi di. cui d ispone l'attaccante. Da quando esistono attaccanti e difensori, la lotta fra i .mezzi di cui dispongono, è sempre esistita; ma oggi ha assunto un carattere nuoYO, cioè le, fas i per cui passa si sus,seg uono cor1o tale,rapidità, per causa dei continui e crescenti p rogressi dell' industria, che sarebbe difficile mantenere la difesa in predominio, se non a prezzo d i enormi e continui sacrifici. I nostri sbarramenti alpini, come d.el resto quelli dei nostri vicini, . chè il male è comune, perfetti modelli dell'arte fortifì.èatoria solo venti o trent'anni fa, non lo son9 più oggi, di fronte alle attuali artiglierie dell'attacco, a lunga .gittata, ed ai ·loro proiettili potenti. Inoltre, le fortificazioni numerose richiedono n umerosi presidi. Come presumere di averli disponibili, senza scemare la forza dell'esercito combattente? Del resto, ammesso che l'Italia abbia i milioni necessari per munire Je sne frontiere delle opere occorrenti, ammesso .che ques.te opere rispondano a tutte le esigenze della for -


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" r.'ESERCJ'fO NEI T EMP I NUOVI ,,

ti:fioazione odierna, sarà poi un vantaggio decisivo avereattorno a noi una muraglia continua, come dimostra di volere l'autore? Per quanto si voglia ammettere che l'esperienza delle guerre passate serva oggi a poco, almeno cosi egli afferma, io credo che l'ammaestramento sull'inefficacia delle b·a rriere continue, quali anche si vagheggiavano nei secoli scorsi, sia indiscutibile, giacohè basta vulnerarie in un punto, perchè caschino da sè; ed il vulnerarie in un punto, non è impresa cosi difficile, come parrebbe a prima vi,;ta. Con ciò, non vogliamo dire che la fortificazione non serva e non occorra; ma tutto è questione di misura È vana speranza il credere che si possa improvvisare con mezzi limitati ; e sarebbe cosa pregiudizievole, se conducesse ad assorbire, oggi e per l'avvenire, le risorse disponibili, a detrimento degli altri e più vitali elementi di potenza dell'esercito. Del resto, non teme l'autore che se l'Italia possedesse domani un confine ritenuto inespugnabile, il giorno dopo gli uomini nuovi, e forse con ragione, chiederebbero di ridurre l'esercito ben al disotto dei 600 mila uomini da lui proposti?' Con una forza minore, si sentirebbe egli, ad onta della presunta sicurezza, di difendere l'Italia dagli insulti di terra e da quelli di mare? Sì, anche dagli insulti di mare, perchè, per quanto si vogliano ritenere difficili, certo nessuno oserà. dichiararli impossibili. Oppure non teme ohe, trionfando le sue idee, le riduzioni dell'es~rcito sarebbero chieste prima ancora che il confi ne fosse organizzato a difesa in maniera completa? Abbiamo così esposto il pensiero nostr o sopra uno degli elementi di base delle proposte dell'autore. Occorre ora esaminare l'altro, cioè la possibilità della manovra per linee interne nella v9.lle del Po. · L'idea di una simile manovra seduce a prima vista ; nèè da escludersi che non sia razionale e possibile in determinate circostanze: ma tosto che si sottoponga ad esame, si presenta facile e spontanea. la critica.

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Avesse l'autore portato la discussione :;opra i due sistemi che razionalmente si presentano alla mente di chi medita sulla difesa d'Italia, e ohe diedero luogo a tanti scritti un trentennio fa, cioè portar subito il grosso delle forze dentro la zona montana, oppure arrestarlo nella valle del Po, per .combattere nella pianura queìle manovre che le circostanze saranno per indicare, si potrebbe ancora seguirlo nelle sue idee. Ma restringersi ad una manovra tipica, è cosa che, francamente, noi non comprendiamo. Perchè la manovra per linee interne sia possibile, occorrono determinate condizioni di tempo e di spazio, altrimenti chi occupa la posizione centrale, anzichè ~attere sepa:atamente le colonne nemiche, può da queste rimanere avviluppato. È questo un principio elementare d~lla co~dotta della guerra, al quale tanto più difficilmente si soddisfa, quanto più sono grosse le masse da impiegare. · .. . Come presumere di poterlo fare col mezzo milione d1 armati che l'autore vorrebbe raccolto nella valle del Po per tale scopo? Una massa simile non si può certo disarticolare e muovere così rapidamente, come fece Napoleone della sua piccola armata sull'Adige. Nè al piede della Alpi si troverebbero sempre le condizioni di spazio neces.sarie, chè l'.avvolgimento della frontiera dal lato estremo orientale, ed m quello -0cciden.tale, la con.vergenza delle linee d'operazioni, e lavicinanza degli sbocchi sono circostanze tali, che e~p?rrebbero ad un giuoco rischioso, chi presumesse da una pos1z10.ne centrale di buttarsi contro una o due delle masse avversane, batterle, e poi arrivare in tempo dì gettarsi contro le rimanenti. Quando l'avversario fosse riuscito a vincere la resistenza nelle Alpi, sarà sua l'iniziativa delle operazioni; nè si può ammettere che commetterà l'errore di effettuare il suo sbocco · in pianura, in modo da prestarsi alla nostra manovra per linee interne. Del resto, l'autore stesso riconosce che trattasi dì una manovra delicata, che « basta un errore, un' informazione « sbagliata, per rit~rcere le sorti a nostro danno», ess~ndo solo un momento foggevole quello in cui potremo npro1


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" L'ESERCITO -SBl TEMPI .XUO\'l , ,

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tica cli.e in quello della stràtegia: le circostanze del momento sono quelle che eserciteranno in guerra, come hanno sempre 1 esercitato, un imperio incontrastato e da esse deve trarre l' inspirazione il generale in capo : imporgli un sistema, anzi qu~si un pjano d'opèrazione, signifi.ca violentargli la libert_à di condot ta; e questo in pratica si è dimost.rato sempre pencolo~O- Non faceva tanto il Consiglio aulico di Vienna, che fu il miglic.ir alleato dei francesi ! · U organizzatore deve preparare al comandante in capo le forze nel miglior ..modo consentito dalle risorse del paese; ma non può andare pi1ì in là. La responsabilità del comandante in capo, nelle cui m~rni la; patria affida le sorti, non solo del suo presente, ma anche dell'avvenire, è grandissima; e grandissima perciò deve esser e la sua libertà di condotta: a che si ridur,rebbe questa libertà qu;ndo gli dicessimo: Questo è i l campo chiuso_ che noi t.i abbiamo preparato, ed in esso tu impiegherai l'esercito soltanto in una determinata manovra, perchè per questrL soltanto sono state predisposte le difese, raccolte ed organizzate le forze? Così operando, la sorpresa, cui l'autore attribuisce giustamente si grande valore, sarebbe piuttosto vantaggio dell'avversario. che nostro. Del r est~ colle stesse sue affermazioni, l'aut ore combatte ' . sè stesso. Ad esempio, parlando della malattia delle copiature a·e i sistemi altrui, egli esclama: « Se non che, tutto (<· cammina l La scu,ola austriaca fu vinta dalla manovra « obliqua di Federico II e quella di Federiao l[ dalle line~ « inte1·ne di Napoleone, e la stessa scuola fran·cese ebbe cogh « aggir amenlì il crollo d i Sadowa e di Sédan. >) Ebbene, non pare all'autore che anche la sua manovra interna, eretta a sistema, potrebbe preparare un crollo simile? · A.ltrove, parlando del confine orientale, lo dice poco propizio all'esecuzionedeìla vagheggiata manovra: questa dung ue, nel suo pensiero, è adatta, uon a tutti i casi d i guerra; ma ad uno soltanto, quello verso la frontiera occidentale; po· liticamente parlando, risponde ad un caso determinato d'alleanze. Ma gli ord inamenti che rispondono ad un caso par·

metterci dì agire con la superiorità del numero. Ebbene, diremo noi colle stesse sue parole, ad un fil~ simile appenderemo la. fortuna della patria ? Egli lo ritiene possibile, purchè « la vagheggiata manovra « interna. ora oscillante fra mille difficoltà di spazio e di « tempo, si raffermi t>d ubbidisca al voler nostro». La fortificazione, egli dice, « ci offre qufl,nto noi abbisogniamo>). Idea questa. che, applicata. coi criteri dell' A., potrebbe metter capo ad una dolorosa disillusione, come abbiamo provato. Ma nella guerra tntto è fattibile; esclndei'e a pr-ioi·i la possibilità di una manovra, sarebbe esagerazione : circostanze possono darsi da rendere realizzabile ciò che sembrerebbe impossibile dietro il freddo calcolo dei numeri e del compasso. Napoleone, anche oggi, potrebbe riuscire là dove un B enedeck rimarrebbe schiacciato. Non è dunque l'idea della manovra iu sè che è discutibile, bensì r idea di volerla elevare a sistema, di farne l'11nica via di condotta possi bile per l'Italia, la base anzi dell'ordinamento e della preparazionedel suo esercito. Sotto questo punto di vista, temeremmo di non aver ben compreso il pensiero dell'autore, se egli non ci togliesse ogni dubbio, là dove afferma << che la difesa d'Italia s'informa più 1, sopra un sistema metodico, che sul concepimento improv« viso d'un genio» e che << la battaglia... t.ende più-che mai « a sottrarsi dai capricci della fort una, dalla, volontà del « genio, per diventar la semplice risposta d'un problema ma« tematico le cui basi si formano durante la pace, e che si va « sciogliendo quasi da sè nell'ombre di un sapiente destino ». Ci perdoni l'autore la nostra franchezza, ma a noi pare, senza t ema di far la figura del gener :1e, che accusò Napo· leone; dal quale era stato battuto, di non conoscere le buo·u e regole della guerra, che la sua idea sia contraria ai principi dell'arte militare ed agli ammaestramenti della storia; negare a questi ogni validità, per poterla sostenere, è cosa sulla quale non è possibile andare d'accordo. Nulla è più pericoloso in guerra, che fissarsi sopra una deterl'X).inata linea di condotta, sopra un preconcetto, e ciò tanto nel campo della tat-

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" ù'ESERCITO N El TEl!Pl NUOVI ,.

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ticolare di guerra, e d'alleanza sono manchevoli; lo ammette implicitamente .anche l'autore, quando afferma che è certamente più facile· e più rapido il cambiare politica. estera, che gli ordinamenti militari. Sempre a proposi:to del confine orientale, in altro punto, ticonosce che ivi l'Italia può far calcolo, « su d i un com « plesso di cir?ostanze che rendono poco probabile il sem« plice carattere difensivo, da parte nostra, in una guerra <1: austro-italiana. )> Non occorrono parole, per dimostrare quanto simile affermazione sia in disaccordo con tutto lo spirito informator e del libro. A. pag. 25 dice cosi: « Molti italiani non intuiscono la « guerra che attraverso il prisma della triplice alleanza! « Ebbene, un orientamento siffatto è forse il miglior indizio per ritenere che la temuta conflagrazione non av« verrà nelle circostanze che i più la prevedono, e sarebbe « in ogni modo imprudente tener pronto l'esercito nostro 1< per quel solo evento. )> Ma non pare all'autore, che sarebbe ugualmente imprudente tenerlo pronto per il solo evento di una resistenza alla frontiera e di una manovra tipica nella valle del Po ? Anche restringendosi alla sol a difensiva, e proponendosi di trar partito dalla resistenza che si può fare sulle Alpi, si potrebbe seguire altra linea di condotta; ad esempi o, anzichè consacrare tanti milioni per costruire fortezze da per tutto, non si potrebbe impiegarli, e ne occorrerebbero molti di meno, per dotare le truppe dei mezzi acconci per penetrare dentro la massa montana, quando si creda opportuno di farlo, ed ivi resistere ad oltranza ? L'autore vede bene che, cosi operando, si utilizzerebbe tutta la forza di resistenza, di c ni le Alpi sono capaci, e s'impedirebbe ugualmente all'avversario di trar partito dalla sua superiorità numerica. E perchè ammettere, in modo assoluto, che la guerra non possa combattersi che in casa nostra e non possa aver altro teatro che la zona montana e quella dove s'affacciano gli sbocchi delle valli, ossia le vie ò.ell' iuvasior;.e terrestre? Chi pnò preveder·e quali saranno le modalità delle guerre fu-

ture che l'Italia dovrà combattere, quali eventi potranno allargarne il raggio e la portata, quali fissarla in un ristretto -0ampo? Quale sarà la sua durata? Sono queste incognite che la breve esperienza delle ultime guerre europee non permette di determinare :· presumere di farlo , e regolarsi in conseguenza, potr~bbe significare compromettere l'avvenire della patria. Scorreranno, forse, ancora molti anni, prima che la face della guerra s'accendit in Europa: ma il giorno in cui scop · pierà, chi dice che non riacquisti l'antico imperio ed a colpi di cannone non spazzi via le teorie che sono spuntate in questi ultimi anni pacifici e non rompa quei legami sociali ed economici che, si crede ora., la conterranno inesorabilmente nella durata e nell'estensione? Io non lo affermo, ma neppure lo nego; quando medito, non sopra le teorie nutrite oggi nella mente dei :filosofi, come alla vigilia della rivoluzione francese (con quale esito è noto ad ognuno) ma sopra i fatti positivi della storia della guerra.

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Abbiamo già detto, che concetto fondamentale dell'autore è che l'Italia debba prepararsi a guerra difensiva. Nel suo

libro è come una r ibellionè contro la teoria dell'offensiva venu taei d' ~ltr' Alpe, da popoli, eg li dice, . dove il militarismo invade ed impronta tutta la \·ita pubblica, o dove l'atavismo barbarico della guerra di conquista è ancora vivo. Che sia un'esagerazione :fissarsi nel pensiero dell'offensiva, è evidente; ma esagerazione forse ancora più pericolosa, sarebbe fissars i in quello angusto della difensiva. La O'Uerra non ha un modo solo di manifestarsi e la vittoria ~ strappa colla fo~za, qualunque sia la maniera colla quale impone il ~uo volere. Vorrebbe forse l'autore che l'Italia diventasse una Spagna, chiusa in sè ed al palpito del mondo moderno, pronta a far risorgere nelle sue montagpe i difensori che resero sterili le conquiste napoleoniche? . ..., . Oppure vorrebbe che fosse trasformata m una grande .bv1zzera, decisa, in caso d'invasione, a ro~pere le si1e vie, ad 1


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: L EStrncno NE I T EMPI i\' lJOVl ' '

opporre all'avversario ·i suoi can noni al confine, a chiudersi in sè ed in sè raccoghere le sue forze popolari per far pao-ar caro al nemico il tentativo di violarne l'indipendenza.? s:rà questo un bel sogno, ma uon è cbe un sogno, chè altra è la posizione della Svizzera, altro -i l suo mandato come po. tenza, altri i patti e gl' interessi ohe ne tutelano l'ind ipendenza, altri i suoi terreni ; senza contare che oggidì, anche nella stessa Confederazione cominciano a sorgere ed affermarsi teoriè è:li verse da quelle di una semplice difousi va passi va. Io chierlo :_ lo slancio e 1a costanza che ha fatt o correre i . nostn padri alla riscossa difficile, sostenendone i perigli per più di una generazione; Ja dignità di nazione che trae le sue origini lontane da tr adizioni tanto vantate· la necessità di affermare colla f~rza la nostra esistenz~, prima d! vagheggiare ideali più elevati; g li interessi che preten d iamo avere nella concorrenza dei popoli ci vili, son divent~te parole v uote di senso, se già si parla di restringere e di contenere le forze nazionali dentro i limiti angusti di u.na ~rande fortezza,. i quali ci impedirebber o per sempre d1 spiccare lontano jl volo, mentre .segni evidenti lasciano fondatamente sperare che l'avvenire d' Italia sarà diverso dall'attuale pr esente? La concorrenza colle altr e nazioni non presuppone di prender parte alle loro gare, di mescolarsi nella lor o vita di offrire amicizie, di accettare impegni? Ma guali amicizi; potremo offrir noi, se ci restringeremo a tutto chiedere e a non dare nel giorno delht prova solenne, se non una resistenza passiva, per difendere il nostro campo ecl il nostro gregge? Sopra questo terreno però non continueremo, chè il sentimento potrebbe trascinarci fuori del campo nel quale ci siamo prefissi di r imanere. Se ce ne siamo ·discostat1 per un momento, fu solo per affermare che il nostro problema militare non è unilaterale, ma è complesso; e che considerando]·o come tale, varca i confini nei qmdi l'A. vorrebbe venisse ristretto, almeno :finchè lo spirito della violenza è ancora così gagliar do, come « nell'ora che batte >l .

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OoNCLUSIONE.

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II lettore potrebbe sospettare che mettendo in vista, come abbiamo fatto, solo il lato debole della nostra barriera terrestre, non avessimo alcuna fiducia sul suo valore di resistenza, contro gli ammaestramenti della storia e della evidenza. Ebbene, ciò non è: l'ostacolo alpino, ad onta dei suoi difetti, è sempre poderoso; sarebbe ignoranza non riconoscerlo. e cecità non prepararsi a trarne partito; tutta la questione sta nella misura. . . . . Anche noi siamo persuasi che la guerra sulle Alpi sara la prima fase delle guene future , d'Italia, e c~e ta.nto me~ o-lio sapremo sostenerla, quanto più prepareremo 1 mezzi :cconci di forti e di truppe; anchè noi siamo persuasi che le g randi unità alla tedesca non sono adatte per tale scopo'. e meglio si presterebbero piccole unità, sciolte dal. peso d~ piombo di carreggi pesanti, facilmente maneggevoh, capaci di rendersi per più giorni indipendenti dalle rotabili; anuhe noi siamo persuasi che converrebbe organi·zzare militarmente le popolazioni montanare, al.largando cosi l' istituzione della nostra milizia alpi{1a, nata e cresciuta come un frutto spontaneo, nazionale: e siamo anche convinti. eh~ nelle nostre scuole militari non dovrebbero solo studiarsi le grandiose imprese di guerra che ebbero ~~r teatro i campi francesi e tedeschi, ma anche quelle pm modeste, e pur così utili per noi, che si combatterono sulle nostre montagne. . . Neppure siamo contrari all'idea che l'esercito nostro abbia bisoo·no di riforme, per due buone ragioni : Innanzi tutto b . . perchè, chi si arresta su11a via del progresso, rimane m· dietro, ed è pericoloso rimanere alla retroguardia ~olìe istituzioni militari; in secondo luogo perchè, realmente, m queste istit uzioni noi ci siamo ispirati, forse troppo, a,ll'imitazione straniera anzichè all'in dole ed alle condizioni nostre ; e dopo un trent~nnio di esperienza non è illogico, nè · impossibile, affrontare le riforme.


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ti L'ESERCITO NEI TEMI!! ,NUOVI,,

Sotto questo punto di vista, anzi, dichiariamo subito che l'idea dell' A. di gettare le basi del nuovo edifizio, e disegnarne il piano completo, in modo che ognuno, che debba prender parte alla sua ricostruzione, sappia dove collocare la sua pietra., ci piace, pe1~chè solo così noi potremo pros.eguire nell'opera con chiarezza d'indirizzo e di scopo. Ma le basi che l'A. ha scelto, non ci sembrano abbastanza solide per reggere l'edificio da i'ui ideato. La nostra zona alpestre è naturalmente forte, e· più può diventarlo coll'ausilio dei forti; ma elevare questo fatto a base non di provvedimenti locali, ma addirittura dell'organamen.to dell'esercito, della sua preparazione, e del suo impiego, ci pare esagerato e pericoloso ; esagerato, perchè una istitu~ione così complessa, come l'eser0ito, deve rispondere a principi generali, non a casi particolari; pericoloso, percbè in realtà non si può fare sulla_difesa alpiua e sulle opere di fortifica.zione, almeno a noi pare, quell'affidamento che è nella mente dell'autore. Ci siamo alquanto soffermati su questo argomento, più di quanto forse non occorresse, per combattere la credenza che le nostre Alpi costituiscano una barriera insormontabile. Saranno di valido aiuto; ma chi volesse attribuire a quest'aiuto una portata maggiore di quella che ha, potrebbe avere una disillusione : impediranno a noi di uscirJ:!e, salvo circostanze favorevoli e preparazione speciale; ma non è a credere che vietino agli altri di entrarvi. Una disillusione anche maggiore proverebbe chi stimasse di potere eliminarne gl' inconvenienti per mezzo della fortificazione: è qnesta un'arma potente, ma non onnipotente, ed è molto costosa : è utile ed indispensabile usarne : pericoloso l'abusarne. Il paese che credesse possibile di rendersi inespugnabile dietro la cerchia di forti potenti,·e vagheggiasse per questo di elevare la difensiva a sistema, andrebbe incontro a gravi sac1~ifici e si esporrebbe a.sorprese dolorose. Non accettabile neppure ci è parsa l'idea che con venga elevare a sistema una manovra, come quella. per linee interne, che potrà far arridere la vittoria alle nostre armi in circo·

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DI

F.

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MARAZZI

stanze speciali, ma non in tutte; cristallizzarsi in una simile idea, subordinare ad essa i nostri apparecchi bellici, sarebbe errore per molte ragioni; più grave di tutte quella di violare la libert{L di azione del comandante supremo, imponendogli una linea di condotta fondata, non già sulle circostanze, imprevedibili, del momento, ma sopra una ipotesi che, per quanto razionale, potrebbe non verificarsi all'atto pratico; e ciò in guerra, come ammaestra la storia, riuscì fatale il più delle volte. A.

VANZO

maggiore di sto.I.o maggio•·e.

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DALL4 CONVENZIONE DI GJNE VRA, ECC.

DALL\ CO~\lgNzIO~EDI GINEVRA AGLI ATTI l~TER~AZIONALI DELLA

CONFERENZA PER LA PACE ALL'AJA (1>

Un prezioso libro, « Un soiiveni1· de S0lfé1·ino », pubblicato nel 1862, fu il punto cli partenza della gra.nde crociata. che doveva condurre alla riforma umanitaria del diritto della gueri·a. L'aut01·e - il ginevrino Enrico Duuant - dopo aver descritto, coi colori più ':ivi e con l'emozione più profonda, l'affetto desolante prodotto sn lui dalla vista dei campi di batt aglia e da.gli ospedali mihtai'i durante. le guerre d'Italia, propug nava, con fede di apostolo, la formazione di società di volontari per venire in aiuto dei colpiti i.n guerra.. Quel libro fu il g rido della pietà, del sentimento e del cuore reclamante il sacro diritto del rispetto e della cura dei feriti ; fu l 'opera che più efficacemente concorse a far scompa.rire dai disastri della g uerra gli avanzi delle barbarie del medio evo e dell'antichità. E il risultato non deluse l'aspettativa! La Convenzione cli Ginem·a « per il miglioramento della sorte dei militari fe« riti negli eserciti in campagna» , (2) dava in fatti poco dopo,

e

( 1) Per i l confrOllto di tutti ~li aLli stipulat i all'Aj,i si tenuto presenLc il fascicolo d elfe comunicazioni fat te alla Came,·a dei t!CJ>Ula ti italiana, ed annun7.iatc - in c:onformi ta detl'articolo V del l(1 Srai uto - nella ,ed u ta del 25 gennaio 1901. Ci1·ca i par ticolari rtelle discussioni e g li schiarimellti relativi agli atti stessi si ò consul lal o il ,•olume Con(érence internationnle d e la 7Htfa; (t;a HiLye,' !111primerie t'iatiollnle, ·JS9!l), pub lilicato per cura iiel ministero degli all'ari esteri dei Paesi Bassi, volttme che c:ostì tu isce il resoconto 11mciale dei lavo ri dell a Conferenza. Molti giudizi cri tici sono stat i in fi ne ricavati - ri portandol i tal vol la, testualmente (fa llo studio Lii con(frence intei·nat-iona le de la paix, di A. ~l ~ll IGN1-1,1c, professore di diritto clcll'Uni versità ùi Tolosa. (2) 11 t•'Sto della Convenzione 0 rirortato per cl i,;teso nella. Parte li, del nos tro Regolamento di servi;;io in gue1·ra - Sei·viz·i o sanilario .

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1751

il 22 agosto 1864, sanzione legale e giuridica ai voti del benemerito scrittore; voti a cui - come espressione clella èo'.scienza dei -popoli civili - si erano associati scienzi ati e filan'6ro1)i, con l' i11tento cli sopprimere gl' inutili rigori della guerra, mitigar11e i mali inseparabili, e provvedere all'assistenza dei feriti e malati sui campi d i battaglia. Ratificata da soli 8 stati :fino al 22 dicembre 1864, vi aderirono successiva.mente, con atti separa.ti, t utte le iiltre 110tenze d'Europa, compresa la Turchia; gli Stati Uniti ed alcune repubbliche c1e11' America centrale e meridionale; la Persia ed il Giappone; lo Stato indipendente del Congo e le due repubbliche del Sud Africa : il Transvaa,l e l'Orange. Infine anche l'Abissinia, dopo gli orrori e le fero cie commessi nella guerra contro l'E tij;reai espresse il desiderio di aderire alla Conven zione. Per modo che, verso il principio deìl'anno 1808, gli aderenti era110 40 ; e ven ivano unanimemente dichiarati all' infuori del consorzio delle genti civili queg li S~ati che non ancorn si erano assouiati al filantropico contratto. F u il primo e più g rande ,t rionfo delle idee umanifa,rie -sviluppatesi n el secolo XIX ! Infa,tti I.a costa,nza e l' uniformità che la Convenzione stabiliva circa il ' trattamento dei ferit i e il r ic(l)noscimeuto della neutra.Età del persona.le sanitario ; il carattere cli perpetuiti1 ·conferitole, in contrapposto a èonvenzioni simili inserite talvolta nelle ca-pitolazioni, negli armistizi, nei patt.i per lo scambio clei prigionieri, ecc. già precedentemente stipulate, e che per la loro stessa natura non pot evano essere nhe temporR.nee od occasionali ; innnè l' impegno morale assunto e la. garanzia collettiva degli Stati contraenti nell'adempimento di esso, dieclero al nuovo patto internazionale' tale ùno spicca,t issimo carattei>e di uni-versalità da farfo consiclei'are come uno dei più segnalati progressi della società civile (1) . Così la generos~. idea assurta all'altezza di un ca.none di giustizia e cli etii:a (i) Veggasi l'op usco lo del p rofessore F.

Co:xr uzzc, l a. Con1Jenzione di Ginevra slti -

dicita nelle me orig ini e nel suo svilu1>vo, '1900.


1752

DAtLA COI:sVENZIONE DI 0INEVUA 1 ECC.

DALLA CONVENZI ONE DI GINEVRA, ECC .

che mette sotto l'egida dell'onore e della lealtà dei combattenti le vi ttime della g uerra ed assicura l'inviolabilità d.e l per sonale di soccorso, divenne una norma di diritto positivo, e, per molti riguardi, la base del nuovo diritto di guerra, più consentaneo itl progresso clei tempi ed alle conquiste della civiltà. Fu la consacrazione della massima che la guerra, ai nostri giorni, non è più un att o di ostilità abbandonato alla barbara esplosione delle passioni bellicose ed all'arbitrio delle ma.sse armate; ma è una lotta fra due Stati, fra due potenze politiche, e non fra i rispettivi semplici cittadini, ed ha per solo obbiet tivo l' indebolimento delle forze organizzate dall'esercito nemico per obbligarlo a cedere. Nel conseguimento di tale scopo è la voce dell'onore e del dovere, non l'eccitamento degl'istinti brutali, cl1e deve condurre il soldato al sacrificio di sè; altrimenti l'eroismo degenera in bruta,lità., e la gnerra i n brigantaggio. Si è perciò che qui, d0ve parrebbe dovesse cessare l'impero del diritto, perchè comincia quello della violenza, avviene invece che l'azione del diritto si esplica efficace e benefica per circoscriverne la sfera d'azione. È il d irittQ dell'umanità, il diritto delle genti, il dirit to int ernazionale che interviene, e formula le leggi speciali di diritto pubblico, che vanno sotto il nome di Usi di gium·a. 'l'ali leggi sono generalm ente riconosciute e spontaneamente accettate, perchè hanno per base il p1:edominio dei sentimenti di moralità e di g iustizia, e il rispetto e l' inviolabilità della personalità umana, alla cui sicurezza, libertà ed onore la guerra non deve portare pr egiudizio; anzi; il maggiore o minore grado eh sviluppo di questi usi e eh queste leggi segna appu:µto 1'· indice del grado di civiltà della nazione ch,e le sancisce e le osserva. Ne sono esempio e prova esaurienti le L~truzioni pM· gli ese1·citi in cam,J_Ja,gna degli Stati Uniti cl' A.me1~ica, formulate nel 1863 dal giudice L ieber ed approvate dal presidente Linco]u. In esse si trova per la prima volta prescritto (§ 23) che si deve evitare cli inquietare le persone inoffensive; che (§ 28) bi-

sogna usare la rappresa.glia come un castigo protettore, con circospezione e nei casi estremi; che (cap. II) sono rispettate la religione e la morale, le proprietà private e le persone degli abitanti, specialmente le donne; che è protetta la santità delle relazioni domestiche, e sono punite rigorosa.men te le infrazioni; che . (§ ~3) no_n _sono considerati come prigionieri i cappellam, gli ufflc1a;h del servizio sanitario, i farmacisti, gl' infermieri e i domestici deo·li ospedali; che (§ 79) i prigionieri ferit i sono ben curati; che (§ 118) l'assediante domanda all'assediato di indica,r gli gli ~di:fi.ci che contengono opere d'arte, mu:sei scientifici, osservatori astronomici, biblio teche, ecc. per evit,arne la distruzione, ecc ... (1) . Insomma, come si vede dai brevi accenni precedenti, queste Istru,zioni sono un çl.ocnmento civile notevoli ssimo, che fu per così dir e, il primo codice delle leggi della guerra continentale : tanto più notevole, poichè alla sua apparizione, dmante la guerra civile che desolò gli Stati Uniti clell'Améica del Nord) le norme da esso dettate non erano ancora pen etrat.e negli usi di guerra delle na7.ioni europee, anch e le più incivilite.

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'

Il secondo trattato internazionale di g uerra, nel senso lato della parola, è quello conosciuto col tito lo cli Dù)tia1·azione cl·i Pietrobiwgo, sottoscritto addì 11 dicembre 1868, su proposta della Russia., da t utte le potenze europee. Con esso l e parti contraenti si sono impegnate « a rimrnciare « r ec;Ìprocamente, in caso di gnerra tra loro, ali' impiego, « p er parte delle rispet tive tru1Jpe1 sia di terra, sia cli mare, « di q1,1alunque proietto inferiore al peso cli 400 gramm i, H) Veggasi l 'appendice I al 'l'ratta/o (li Dii·it{o inlernazionate del BLU'.'ITSCULJ , nella tradur.i one ft ancese di M. C. LAnnv. ·1 12 -

Ai'i~O LXV I


1754 «

DALLA CONVENZIONE l)I GINEVRA, UCC.

il quale sia esplodente, oppure carico di. materie ful mi-

« nanti o infiammabili » (1).

Questa dichiarazione fu anch'essa dettata da un sentimento altamente umanitario e perfettamente in a;rmonia col n uovo 1noclo di considerare il diritto di guerra..Quanclo l'inevitabile conflitto degl'interessi rende n ecessaria la lotta terribile delle forze materiali non bisogna eccedere, nello scopo da raggiungere, con l'impiego di armi che aggravino inutilmente l!:) sofferenze degli uomi ni messi fuori di combattimen to, o rendano la loro m orte inevitabile.

* ** I due atti sopracitati - l imitando beninteso l'esame unicamente ai h'attati riguardanti il diritto di guerra - erano fin oggi i soli in v igore di carattere ver amente generale e internazionale. Trattati minori, di efficacia, limitata, coucer- nenti i feriti, gli ammalati, i ci ttadini inermi delle piazze forti, i ministri del cul to, i beni privati, ecc. furon o spesso conchiusi da eserciti nemici, sotto forma di convenzioni militari, circoscritte ta.lora acl una singola operazione di guerra, e nelle quali sovente non s'impegnavano che i soli: comandanti supremi delle milizie, durante il corso della guerrn, e di rado i g.overni direttamente, all'aprirsi delle ostilità (2) . Ma J'attiviti1 dei giuTeconsulti, degli scien~iati e dei· filosofi, nel formulare e trasfondere nella coscienza giuridica univer, (i) Queste cl ispo5izioni s' intendono a11plic~bili solamente al le pallottole dei fucili, e non ai proiettili rlell'art.iglieria (granate, shrapaels, ecc.) che sono anrhe esplosivi, ma che s: ritengono indispeos.hili per condurre a buon termino le operazioni di guerra. Il governo pl'ussi.. no a~eva anche suggeri to uoa maggiore estel1sione alle proposte russ~, con la r.inun~ia ad una seri e ,(li altri ordigni di distruzione. Ma l'Inghilterra parvcf poco disposta a eofra1·e in qLtcst'ordine d'idee, nell a tema. di restringere il campo degl 'ioventori, sui quali ella credeva cli dover contare per compensare I' inferiorita numerica del suo ~sercito. · (2) Per citare q11alcuna. di tali convenzioni, si rammenta q11eUa del t2 maggio 4813 tra l' {nghilterr:i. e gl i Stati Uniti, in cui sono incluse alcune disposizioni concernentii soccorsi ai feriti nella guerra mar·ittima. ; quella fi rmata a Saint-Cloud il 3 luglio i8'15 rra i commissari de lle truppe aoglo-pru$siane e quèlre fra ncesi circa la sospensione delle os tilità, contenen te speciali clausole per gli infermi e i rerit,i; il decreto dol· g9verno francese, pubbliC,tl.O il 20 maggio 1859, duranté la guerra d'Italia, col quale ora ordinata la restituzione dei prigionieri feri ti, ecc...

DA LLA CONVENZIONE· Dl GINEVRA, E CC.

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sale i principi pi.ù rispondenti ai nuovi bisogni della vita internazionale, ai d ettami della ragione, dell'umanità e della giustizia, fo, negli. ultimi 40 ~inni, veramente prodigiosa. E se non sempre essi ottennero di far trionfare sollecitamente le loro idee, prepararono però efficacemente il terreno alle più late rivendicazioni umanitarie, tra le q~al.i ?o~inciò .a comprendersi recentemente anch~ la tranqu1lh ta e 11 benessere dei cittadini. Già un movimento di propaganda per migliorare la Convenzione di Gin evra si era ini ziato appena dopo la guerra· del 1866 (1) ; ed infatti una nuova conferenza diplomatica _ la cui prima iniziativa fo merito del governo italiano si riunì nella stessa città il 5 ottobre 1868. Essa non riuscì veramente a far conchiudere un novello trattato; però condusse alla reclazio~e (20 ottobre) di a,·ticoU addizionali) che completano la Convenzione del 1864-, estendendola auche .alla marina (2). Questi articoli (8), sebbene non sanciti come atti ini;ernazionali, potevano, in caso d 'urgenza, aver forza legale per mezzo di uno speciale accordo delle parti belli.geranti (4). L a g uerra del 1870 fra la Francia e la Germania fece risaltare l'insufficienza dei principi e degli usi di guerra in vigore press~ le nazioni ci vili, e perciò l'urgenza d'una riforma radicale e completa,. Tale riforma - creduta fino allora un'utopia - fu d imostrata realizzabile dal trattato di Washino·ton e dalla costituzione del tribunale arbit rale di o Ginevra (1871-72), al quale fo deferita la decisione della vertenza, circa i doveri e le responsabilità dei neutri verso (!) L'Italia e la Prussia, osservanti rlelle rego le della Com·enzionc, si trovarono allo ra

'<li fronte all'Auslria, che O:on vi ave1•a ancora aderito, e cni ripugn_ava assumere uu

impegno formale. Però durante la guerra. stessa (!O lugl io) anche questa,potenza si aflrettò ad inviare la propria adesione. (2) r..a p1•opaganda fu corroborata dal fatto che nella battaglia nr1v,tle di Lissa. !t866) si erano visti naufraghi e ferit.i abbandonati alle onde, avenrlo dovuto le navi d1 soc~Or$o ritirarsi innanzi ,11 fuoco delle !lotto comllatt.enti. (3) Il nostro Regolmnento di senii~io in gu,erra (Parte 11, Servi:io delle ·intenrtenze ,Sei·vizio sanitario, {899), riporta soltanto i primi 5articoli, relat.ivi alla guerra terrest1·è, Jasciando quel li numerati dal 6 al H che si rireriscono ap1rnuto alla guerra mar1 ttuna. (~) Essi rm·ono infatr i messi in v·igore, con un modm-vivendi, durante la guerra francogermanica del I.S70.


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DALLA

coxv~:NZIONE or

DALLA CONVENZIONI~ 01 GI ~EV1tA, ECC.

GINEVRA, ECC .

i belligeranti, sorta fra l'Inghilterra e gli Stati Uniti . Questo arbitrato, riuscito favorevole agli Stati Uniti, oltre a ll'avere stabilita la giurisprudenza internazionale sulla qnestiono, diede a questo modo di regolare i dissidì fra gli stati un'impor timza sconosciuta fin allora. b,n la prima affei·mazione di quello che sembra ancora a molti un sogno cli spirito generoso : la possi bilità di una giurisdizione internazionale che definisca le contese fra gli stati con una sentenza giuridica !. .. Nel 1874 la Russia prese l'iniziativa di una conferenza diplomatica, che si riunì infatti a Drusselles (luglio-agosto), per studiar e un regohimento del d iritto di guerra, almeno nella parte rig uardante i rapporbi fra le potenze belligeranti:. vi presero parte 15 tra i maggiori Stati d'E uropa; ma gli studi non erano ancora ma.ttui per addivenire ap una convenzione. Perciò la conferenza si limitò a discutere e redigere un Progetto di ima dicliiarazione conceniente le leggi e gli usi clella guen·a (1), in cui furono raccolte le disposizioni più liberali fin allora .conosciute intorno all'importante argomento. Nell'a,n no 1875 (10 settembre) fu fondato a c+anrl l'istituto cli dfritto internazionale, una specie di accademia scientifica del d iritto delle genti, composta di 60 membri, scelti fra i pubblicisti e i giureconsulti più eminenti dei diversi pa·esi dell'Europa e dell' .imerica. Essi si occupano, con instancabile perseveranza, dello studio dei mezzi p iù opportuni per regolare con leggi benigne ed umanitarie lo s:volgersi fata.le dei conflitti; e, sopratutto, per secondare e tradurre i n pratica le vedute e lo disposizioni generose dei governi, alcuni clei quali fecero già accettare dai loro parlament,i voti favorevoli all'istituzione di arbitrati internazi onali, in(I) Il proge tto i: riporta to per intero nell'a.ppend ice li del tomo IV del LrnLta.to di Dil·tUo inie, 11a:io11ale fpo1·ico e pratico ,li ~- Cu \RLf:s CALVO, t•aris lS9G. Esso riusci un "ero testo di legislazione della guerr:i, e comprese tutti gli argomenti intcrnssanti lo 1iotcnze in conflitto. Nei diversi cap ito li ru concisameate traw,to : dcll'nnloritii mii ilare sul terrllorio dello s ta to aemico: <lei riconoscimen to delle parti belllgernnti ; dei ccunbattenti e non co m· batteati; dei mezzi di nuocere ai nemico; degli assedi e dei bombardamenti; dei prigionieri di guerra: dei malati e feriti; d~I potere militare per rapporto ai privati; rtclle contribtnioni o rcq uisi1.ioni: dei par lamentari; delle Cétpitolazion i e degli armistizi; de~ belligeranti inLcrnati e dei reriti cu rati eia Stati 11outri, ecc.

175i

-tesi ad appianare pacificamente le difficoltà insorte fra le potenze (1). L'Istituto ha reso finora segualati servigi alh1. scienza ed aJl'un1anità, tenendosi sempre all'altezza dell 'idea per cui -ebbe vita, e prescindendo dalle passioni. momentanee dei popoli, dai favori e dalle lusinghe dei governi (2) . Due fra lè pri ncipali opere da esso pubblicate sono specialmente degne cli menzione. La prima è il Manziale delle leggi della guei·M te1•reo'St1·e (Oxford 1880) (3) , in cui è migliorato e maggiormente sviluppato il progetto concretato nella conferenza di Brusselles. Nei P1·ù1.cipt genei·al-i è fissata la massima, che i belligeranti si debbono essenzialmente astenete da ogni rigore -inutile, come pure da ogni azione sleale, ingiusta e tini.nnica. Vi sono poi particolareggiate disposizioni riguardanti i feriti, i malati e i morti, pei quali è prescritto che, pr ima dell'inumazione, si raccolgano tutte le indicazioni per stabilirne la identità; indicazioni da comunicarsi, !)ei mor ti nemici, al loro esercito o al loro governo. Sonvi pure fìssate chiaramente le normo da osser,arsi rispetto alle proprietà pubbliche e privat e,.ed in massima sono proi:bito le rappresa.gli.e. Ed anche quantlo ques te diventano un'imperiosa necessità, non devono mai oltrepassare il g rado d'infrazione commossa dal nemico, ed in ogni caso devono rispettare le leggi dell'umaniti1 e de.lla morale. I nfine è prevista una sanzione penale da introdursi nel codice penale di ogni Stato, per i violatori delle leggi della guerra. La seconda opera è un Progetto di i·egolamento per la p1·0cediwa arbifrale ·i ntenutzionale, di cui, come si vedrà in seguito, fece appunto tesoro la.Conferenza diplomatica dell'Aja. L'Istituto, desiderando che il ricorso all'arbitrato entrasse (1) Sulla proposta di GladsLone, la Camera dei Comuni inglesi votò, il l7 giugno l893, una mozione in cui si dichiarava che la Gmn Bretagna, d'accordo cogli Sta ti Uniti, r:i"oririL il più che è possibile l'istituzione rii cot·ti arbitrali. (i ) PumANTONt. -

Lezioni di Dit·itto i11lemazionale.

(3) Quest.o manuale, inseri to nella citata opera del C.1Lvo, servi di base alla compila· ziono delle norme introdot~e noi Reoolamenll d ì serviliO in guerra dei vari eserciti con la denominazi one di Usi di guerrn.

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1758

DAl,LA CONVENZIONE DT Gl'.Nl!:VRA

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DALLA CONVENZIONE DI GINEVRA, ECC,

' ECC.

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I giuristi pit1 rinomati e gli uomini più ragguardevoli per doti cli mente e di cuore vi concorsero; e, ~ fi~nco a q_ uelli che ritengono la guerra un male n.ecessano, 1mpossibile a sopprimersi, e che perciò si dedicano senza posa allo studio dei mezzi per renderne umanamente meno tristi le conseguenze, fiorisce ancora la schiera di quei gen:erosi utopisti che, secondo l'immagine pittoresca d'uno scrittore del giornale inglese The Ho1w, mirano con tutté le forze alla costruzione « su basi stabili, éli un tempio di l_)ace, di cui « l; porte, a differenza di quelle del tempio cli Giano, che « si aprivano solamen te in tempo di guerra, saranno sempre « aperte, per permettere lo scambio pacifico di comunica« zioni tra i popoli ».

sempre più nelle abitudini dei popoli civili, sperava di concorrere utilmente, con la pubblicazione accennata, all'attuazione della idea di far definire, senza il ricorso alle armi ' le eventuali. contestazioni internazionali. Contemporaneamente alla fondazione dell'Istituto sorse l'Associazione inte1·nazionale pe1· l(1, 1·ifo1··1na e la codificazione del dfritto delle genti, la quale, più che ad approfondire· le questioni, si applica a divulgare, coi suoi n'umerosi comitati locali, le idee dell'Istituto, valendosi dell'opera degli uomini più distinti per nobiltà di sentimenti, per esperienza e per sa1)ere. Con iscopo analogo si costituì qualche anno dopo a Pietroburgo, una Società detta di Di1·itto inte1·nazionale, i cui statuti, diretti ad incoraggiare lo stabilirsi e l'affermarsi delle relazioni amichevoli con gli stranieri e dei principi della pace internazionale, furono sanzionati dall'Imperatore di Russia ,il 23 ma,ggio 1880. Negli ultimi an~1i, specia1mente per iniziativa delle società della Croce Rossa, mol.te proposte furono presentate, tendenti alla revisione della Convenzione del 1864. Per riassumerle, il Comitato inte1·nazionale pubblicò nel 1898 sotto il titolo di P1'og1·armna 1·evisionista svizze1·0, fatto stampare dal Consiglio federale - uno schema di proposte che . sostanza se non la consacrazione di norme ' in non sono m massima già. ammesse nella pratica, a misura che si era -ven uto interpretando il primitivo trattato. Questo programma senza essere nè definitivo, nè di carattere ufficiale era essen~ . 1mente destinato a servire come di norma per 'una confezia renza revisionista, a cui avrebbero dovuto partecipare tutte · le potenze firmatarie o aderenti alla originaria Convenzione di Ginevra. · Insomma, sul cadere del secolo x1x, l'impulso della ci viltà. il continuo progresso delle relazioni interna1-ionali l'esten~ . ' s10ne dei commerci, la facilità di superare ed aprire le frontiere, la perfezionata IJotenza dei mezzi di difesa e di offesa avevano suscitato la più attiva e feconda agitazione sul nuovo diritto d~lla guerra.

È bO'iuocoforza riconoscerlo! Qnant ung ue la guerra, con le sue violenze e con le sue asp:rezze, sia uno stato cli sofferenza talvolta necessario, salutare ed anche apportatore di civiltà, tnttavia uno spirito mite e uma,nitario aleggia oggidì sulle società moderne, ed un vivo sincero desiderio èli pace generale e dure~ole è nell'animo di tutti, come affermazione della coscienza civile delle classi intellettuali. Il moltiplicarsi delle spese militari per la eccessiva t endenza agli armamenti e il conseo·t10nte dissesto economico derivante alle nazioni; le o . aspira;dioni generali dei popoli verso una tra,nquillità indisturbata, necessaria per sviluppare le proprie forze indu· striali· le idee cli concordia prevalenti nei cliversi governi ' . per provvedere all'ordinamento interno degli Stati ecc., sono tanti fattori della conservazione della pace, che si è imr>osta come scopo precipuo della politica internazionale, da ottenersi cion l'accordo cli tutte le potenze. Insomma alle considerazioni morali, giuridiche ed umanitarie contro la guerra e le .sue crudeltà un nuovo e non meno importante argo· ' ' mento si è aggiunto: lo squilibrio economico che le spese per la gqerra importano alle popolazioni .

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1760

DALLA C6NV.!i:NZI ON E DI GINEVRA, ECC.

Con tali concetti, promotore l'Imperatore delle B,ussie, e dietro invito e sotto g li auspici del governo di S . lVI. la Regina dei Paesi Bassi, fu convocata all' Aja una conferenza diplomatica,. che il 18 maggio 1899 iniziava i p ropri lavori. Il programma originale di tali lavori, indicato dall'Imperatore. nel messaggio diretto al' suo ministro di Stato, era quello di « mettere un termine agli armamenti incessanti, « e ricercare il mezzo di prevenire le calamità minaccianti « il mondo intero » (1), risolvendo pacificamente le controversie internazionali: donde l'appellativo di Confe1·enza pe1· la pace o pel clism·mo o pe1· l' a1·bdrato. Ma, per l'accoglienza poco favorevole fatta da alcune potenze al concetto del disarmo totale o parziale, questo programma dovette essere alquanto modificato; Per modo che, nella circolare del 30 dicembre, diretta dal ministro degli affari esteri di Russia ai rappresentanti delle potenze a Pietroburgo, i temi da sott omettere a discussione furono ridotti ai seguenti: · 1° Accordo stipulante il nou aumenlio, per un termine a fissare, degli effettivi attuali delle forze annate di terra e di mare e dei bilanci di guerra corrispondenti; studio preventivo dei mezzi coi quali potrebbe anche realizzarsi nell'avvenire una riduzione degli effettivi dei bilanci menzionati; 2° Proibizione di mettere in uso, negli eserci ti e nelle armate, novelle armi da fuoco qualunque e nuovi esplosivi , e così pure polveri p iù potenti di quelle adottate attualmente, tant o per i fucili, c1 L1anto per i cannoni; _ 3° Limitazione dell'impiego, nelle guerr~ campali, degli esplosivi di potenza formidabile già esistenti, e proibizipne di lanciare proiettili o esplosivi qualunque dall'alto dei palloni o con mezzi analoghi ; 4° Proibizione d'impiegare n elle guerre navali. torpedini sottomarine o subacquee, o altri congegni di distrn(i) Messaggio riel!' Imperato re al suo ministro (conte lllouravierr), comunicato ;ti ra11presentanti diplomatici accred itati presso la Corte di Pietrob urgo, il {2 a·gosto !898.

DAL LA CO:SVEKZJO NE DI GINEVIH, ECC.

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zione della medesima natura; i mpegno di· non costruire 11eH'av:v.e nire navi da guerra a sperone; 5° Applicazione alle guerre marittime della ConvenziOJie di Ginevra del 1864, sulla base degli articoli addizionali del 1868; 6° Neut1;alizzazione, al medesimo titolo, delle navi o scialuppe incaricate del salvataggio dei naufra.ghi, durante -0 dopo i combattimen ti marittimi; 7° Revisione della d ichiarazione concernente le leggi e i costumi di gue:cra> elaborata n el 1874 dalla conferenza di Brusselles, e rimasta fin oggi non ratificata; 8° Accettazione, come principio, dell'uso dei buoni uffici, della mediazione e dell'arbitrato facoltativo, per i casi che vi si prestano, allo scopo di prevenire i conflitti armati tra le na.zioni: accordo intorno al loro modo di applicazion e € istituzione di una pratica uniforme nel loro impiego. L a conferenza si riunì sotto la presidenza dell'ambasciatore De Staal, delegato plenipot.enziario della Russia; e, per 1'endere più agevole il còmpito · propostole, ripartì il suo lavoro preparatòriu fra tre commissioni. ]Ja prima, sotto la pr@sidenza effettiva cli Beernaert, delegato belga, fu detta del disarmo, e prese in esame i n umeri 1, 2, 3, 4 clel programmit _rire~etto; Ja seconda: presidente de Iv[artens (russo), divisa in due sottocommissioni, si occupò delle questiuni sanitarie e delle leggi della guerra (numeri 5, 6, 7 del programn;i.a); la terza infine, presidente Léon Bourgeois, studiò gli argomenti dell'ultimo numero, cioè i buoni uffici, la mediazione e l'arbitrato. In una sel'ie di riunioni, tenute dal 18 maggio al 29 luglio 1899, nelle quali i delegati dei diversi Stati convenuti furono costantemente animati dal desiderio di realizza.re, n ella più larga misura possibile, le mire generose dell'Augusto iniziatore e le intenzioni dei rispettivi governi, la conferenza concretò, per essere sottomesso alla firma dei plenipotenziari, il testo di tre convenzioni e tre dichiarazioni, · distinte in. sei atti, ·i quali, insieme ad una risol uz~one ed a sei voti emessi dallii eonferenza stessa, sono n e-


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DALLA CONVENZIO~E DI GINEVll.~ , ECC .

pilogati nell'atto finale, sottoscritto da tutti i delegati m data 29 luglio 1899, e qui di seguito riassunto (1). ÒONVENZIONI.

1° Convenzione per il regolamento pacifico dei conflitti internazionali. 2° Convenzione concernente le leggi e gli usi della guerra terrestre. -3° Convenzione per l'applicazione alla guerra marittima dei principi della Convenzione di Ginevra d_el 22 agosto 1864. DICHIARAZIONI.

1° Proibizione di lanciare proiettili ed esplosivi dall'alto dei palloni o con altri '!luovi metodi analoghi. 2° P r oibizione dell'impiego di proiettili che hanno per iscopo unico di spandere gas asfissianti o deleteri. 3° Proibizione dell'.impiego di pallottole che si espandono o si appiattiscono facilmente nel corpo umano, come le pallottole ad involucro c1nro (ài111n-du,m), quando questo non ricopre interamente il nocciolo o è provvisto di incisioni. B.rsoLUZIOXE.

La conferenza giudica che la limitazione degli aggravi militari che pesano attualmente sul mondo è grandemente desiderabile per l'accrescimento del benessere materiale emorale dell'umanità. Questa risoluzione fu votata ad unanimità. Vo·rr. 1° La conferenza, prendendo in considerazione le pra.tiche preliminari fatte dal governo federale svizzero per la revisione della Convenzione di Ginevra, emette il voto che si proceda, a breve termine, alla riunione di una conferenza spe-· ciale avente per oggetto la revisione cli questa Convenzione.

DALLA CONVENZIONE DI G IN EVRA , ECC.

2° La conferen2;a emette il voto che la questione dei diritti e dei doveri dei nentri sia inscritta nel programma cli una prossima conferenza. 3° La conferenza emette il voto che le questioni relative, ai fucili e ai cannoni di marina, tali quali soiio state da essa esaminate (1), siano messe in istudio dai governi, nell'intento di arriva.re ad un accordo concernente la messa in uso di nuovi tipi di calibri. 4° La conferenza emette il voto che i governi1 tenendo conto -delle proposte fatte nella conferenza1 m,ettano allo studio la possibilità di un accordo concernente la limitazione delle forze armate di terra e di mare, e dei bilanci di guerra. · 5° La conferenza emette il ·voto che la proposta tendente a dichiara.re l'inviolabilità della proprietà privatà nella guerra marittima, sia rinviata all'esame di una conf~ren_:ta, ulteriore. 6° La conferenza, emette il voto che la proposta di regolare la questione del bombardamento dei forti, città e villaggi per mezzo della forza navale, sia r invia.ta all'esame di una conferenz,a ulteriore. ,

•

(iJ

Gli ,itt.i sono riportati nell 'ordine in cui figurano nella già citata comunicazione

:::

**

I V'oti furono approvati ad unanimità1 meno qualche astensione per gli ultimi 5 soltanto. La conferenza stabilì inoltre che sia le convenzioni, sia le dichiarazioni formassero tanti atti séparati, da doversi ratificare nel più breve termine possibile. Tutte le potenze non firmatarie potranno sempre in ~eguito aderire -alle tre dichiarazioni ed alla convenzione se-

Si trattava di stabilire pei fucili un peso min imo di i kg. col calibro mi ,iirno 6 I/,, pCS0 della pallO ltO{a nO!l nl ill()l'C (/j f;l' . .[\) 'I. , VelOCita it1i7,j;t)e, 0Qn SU · periore ai 720 met.ri, celerità di tiro :!5 co lpi al minuto. Pei can noni della manna s1 rloveva non· supe rare il cali bro (l i 43 centimetri pei cannoni orLliuari, e 20 per quell i a tiro rapido; nòn costruire can noni di lunghezia sureriore a quella a ttualmente in uso. e limitare la velociLit. iniziale rlei proietti dai 700 agli 800 metri. (i)

(lj !Dffi.

ratta a lla c~rnera dei deputati.

1763


1764

1765 tutto ciò che è svilnppato nelle ' tre

DALLA CONVENZlONE DI GI1''TIVL!A 1 ECC.

DALLA CONVENZIONE aI GINEVltA , E CC.

conda, le quali sono perciò assolntamente a1Je1·te. Alla convenzione terza sono ammesse ad aderire tu tte le potenze che hanno accettata ht Convenzione di Ginevra. Alla prima convenzione invece avranno it dfritto di aderire le sole potenze non a,ncora fìnnatarie, ma che furono rapprese11t'ate alla conferenza : le condizioni alle quali poti-anno aderirvi anche le altre formeranno l'oggetto di nn ulteriore accordo fra le potenze contraenti.

tere facoltativo convenzioni e nelle t re dichiara'zioni. Nel, concretare queste ultime, come è ripetuto nel preambolo di ciascuna di e:;se, i delegati delle singole poten ze s'inspirarono ai sentimenti che avevano trovato la loro espressione nella dichiarazione di Pietroburgo . ~'i.mmesso come principio fondamentale che il solo scopo legittimo che gli S tati devono proporsi durante la guerra, è l' indebolimento delle forze niilitari nemiche, e che, in omaggio ai prog ressi della civiltà, per raggiungere tale scopo, basta mettere fuori combattimen to il più gran numero di uomini, Jil.e consegue che qualunq ue uso di armi o di mezzi, che peggiorino la condiz~one dei feriti, è da ritenersi contrario alle legg i dell'umanità. Ed è- infatti in·umano l'uso delle pallott ole che si espandono o si 'schiacciano nelle ferite, e che, striturando le ossa o lacerando i tessuti, rendono pressochè impossibile la curn e la g narigione dei colpiti. Il grido d' indignazione levatosi, anche 1:irima dell'attuale convenzione, contro quelle potenze che cli tali mezzi fecero impiego, sia pnre nelle g uerTe coloniali, è una prova che essi ripugn~no ~lla coscienza. È inumano l'uso dei proiettili il cui solo ·scopo è quello di spandere ga~ asfissianti o deleteri, _p erchè l'impiego di tali. mezzi è paragonabile a qùello dell'avvelenamento delle ac.que, che è· considerato come un _atto di barbaria, di tradimento e di viltà ; d'altr onde essi non metterebbero soltanto gli uomini fuori combattimento, ma, seminando la strage in proporzioni eccessive, toglierebbero alla lotta quel carattere che idealizza il sacrificio del soldato. È inumana la facoltà di lanciare dall'alto dei p~lloni proiettili ed esplosivi qualunque, perchè q uesti cadrebbero generalmente a caso, su una chiesa o un ospedal e, sui combattenti, SL1 popolazion i inoffensive ed anche su truppe impoten ti a difendersi, e ·quindi assimilabili alla condizione dei non combattenti. D'altra par te - esclusa l'idea,, s,:ffermata diverse volte dalla Germania nella g uerra del 1870, che l'areonauta debba considerarsi come spione - oggi è

Un esame critico par ticolareggiato dei singoli a tti dell a conferenza sorpasserebbe i limiti prefìssa;ti per questo scritto, che è destinato soltanto a riassumere, pei lettori della Rivùstci 11I'ilita1·e, gli atti stessi, e il cammi:fuo percorso, negl i ultimi anni, dalle idee sul diritto della guerra e sulle forme più umàne della sua applicazione. Certo il risultato reale nou è quale si ri promettevano l'Aug usto promotore della conferenza, e coloro che lo coadiuvarono; giacchè lo scopo precipuo, che doveva essere nna specie di garenzia della pace - la diminuzione degli armamenti e dei bilanci di guerra - non v~ fu approvato che sotto forma di semplici voti. Tuttavia se anche tali voti nel loro complesso rim!l,rranno per ora· senza afoun effett o pratico, l'averli enunciati e discussi, dimostra che essi sono vivi nell'animo dei governanti - come la questione dei diritti e doveri dei neutri, l'inviolabilità della, proprietà privata nella guerra marittima, il bombarélameut,o per mezzo c1ella flotta, ecc. E se pnre la loro importanza e necessità non è ancora dimostrata al punto da poterli consacrare in ftppositi tratt,ati, giova sempre av0rli affermati, perchè è pi ù. probabile che, in caso di g uerra, un compromesso speciale delle par~i belligeranti possa dar loro forza legale1 sia prima, sia durante le ostilità. Però ciò che forma il risultato pjù lusinghiero della confere nz;;i, è l'aver fatto accettare. quali 'norme di diritto positivo internazionale - in qualche caso sia pure con carat-


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DALL A. OONVENZJONE , Dl GINEVRA, ECC.

DALLA CONVENZI ONE Dl GIN"BVRA, ECO.

ora.mai ammesso negli usi cli guerra, che i palloni debbano provvedere soltanto al servizio cl'ossei'vazione ·e d'informazione, e non a un com battimento aereo; nei casi in cui essi fossero fatti segno al t iro delle artiglierie nemiche possono sottra.rsene coll'allontanarsi o col discenclere. Dal t~nore delle proposte fatte dalla Russia si sarebbe desiderato che le proibizioni ammesse dalla conferenza fossero state più estese (1) ; ma, essendo predominato il concetto di lasciare latit udine assoluta per ciò che concerne le invenzioni r elative alla guerra, . e specialmente il perfezionamento .delle polveri e degli esplosivi, non si poteva cer tamente ottenere cli più. Sia.mo perciò ancora molto lontani dai divieti reclamati e dai tecnici e dai :filantropi di tut te le classi della società l · Essi richiedevano niente meno che la pr·o ibizione o la limitazione delle granate o bombe eSJ>lo.sive di peso considerevole, la proibizione delle mitragliatrici, dei rn.zzi incencliarì, delle navi a sperone, del petrolio, come mezzo di vendetta e di distruzione, delle polveri a base di acido picrico, delle torpedini ecc. Non v;lm dubbio che la scelta dei mezzi cli offesa in guerra dipende ·e dal perfezionamento degli armamenti, e dal grado di civiltà e di elevatezza morale delle nazioni belligeranti: ed è pur riconosci uto che le esigenze militari non debbono autorizzare a commettere atti di crudeltà, o ad infliggere sofferenze per il solo piacere di far soffrite o per esercitare una ~endetta. Ma è anche pur t roppo fuori di dubbio che, :fintanto che esisteranno gli uomini colle loro passioni, fintanto che non saranno scomparse interamente le ragioni dei dissidi, la guerra sn_ssisterà sempre, necessaria anch'essa, quale suprema prova del valore nazionale, e sola capace di ritemprare, in uno scambio sanguinante cl' idee, i caratteri infiacchiti, e sviluppare le più nobili virtù, quali il coraggio e l'abnegazione, la fedeltà al dovere e lo spirito di sacrificio della propria esistenza. E

con la guerra e per la guerra il progresso delle scienze moderne r iuscirà pur troppo a trovare nuovi proc;ssi e struruenti di distruzione che eluderanno gli accordi scritti, facenclo trionfare le necessità militari a dispett~ delle leggi dell'umanità e della giustizia.

{ 1) A . MÉHIGNH,\C , -

Opera citata.,

P er quanto riflette le convenzionì, il loro svilÌtppo, la loro importanza e la gravità degli argomenti che ne fortnano l'oggetto, impongono la necessità di almeno un conciso riassunto, per giudicarne il valore pratico in rapporto al diritto ed all'.umanità. Tale riassunto e il relativo esame sommario saranno fatti seguendo l'ordine con cui le convenzioni stesse souo riepilogate nell'atto finale della conferenza.

1a

CONVENZIONE

PER IL R.EGOLAME:NTO PACIFICO

DEI OOKFLITTI INTERNAZIONALI.

Era uno degli argomenti che - dato lo scopo a cui si mirava « il fnantenimento della. pace genera)e » e· la constatazione che « questo scopo elevato r isponde agl'interessi « essen ziali ed ai voti più legittimi di tutte le pote.nze » ·s i presenta:va come primo e più importante per le discussioni. Proposto dall'Imperatore, ripetuto nelle circolari dei ministri lVlouravieff Cl1ussiu.) e de B eaufort (Paesi-Bassi), relative al programma ·particolareggiato della conferenza (1), l'argomento occupò i lavori di una delle pili, numerose e -0ompetenti commissioni. Tutti.i delegati, esprimendo gl' intendimenti dei propri governi, si trovarono d'accordo nel manifestare - in nome

(i) Il governo olandese, nell'invito per partecipare alla conrerenza. (circolare del ministro degli affari esteri, 6 aprile 1890), indicava ancora iliù chiaràmente gli argomenti da discutersi. ' .


1768

DALLA CONVE.NZIONJ,; DI GJNÉVRA, ECC,

DALLA CONVEN ZIONE Dl GINEVllA, ECC .

della solidltrietà che deve unire i membri della società. delle nazioni civili - la ferma volontà di concorrere al mantenimento della pace, e l'intenzione di favorire con tutti gli sforzi il componimento amichevole dei conflitti internazionali. Con tale accordo, e ne:lla convinZ'ione che la mediazione e l'arbitratò siano le istituzioni che per eccellenza tendono al consolidamento ed all'organizzazione della pace, essi si applicarono alla redazione del pa.tto internazionale, che doveva sanzionare i principi di equità e di diritto, su cui r iposano la sicurezza degli Stati ed il benessere dei popoli. La convenzione (2) comprende quattro titoli: 1° Del mantenimento della pace generale; 2° Dei buoni uffici e della mediazione; 3° Delle commissioni internazionali d'inchiesta : 4° Dell'arbitrato internazionale. ' Nel titolo p1·i1'no (art. l), che dà l'intonazione gene.tale alla convenzione, le potenze contraenti a,ffer~ano la comune volontà di preveuii~e, JJe1' quanto è possiln:Ze, il ricorso alla forza, e d'impiegare tutti i loro sforzi per assicurare il componimento pacifico delle contese internazionali. Il titolo !:lecondo dispone (art. 2) che, in caso di dissentimento grave ? cli conflitto, prima di ricorrere alle anni,' le potenze firmatarie, facciano appello, JJe?' qnanto le ci1·costan:ie; lo pe1·11iette1·anno, ai buoni uffici o alla mediazione di una o più potenze ami.che. Queste (art. 3) hanno anche il cliTitto - in quanto le cinostanze vi si pnstino - di offrirsi dì propria iniziativa, per conciliare (art. 4) le pretese opposte e calmare i risentimenti., attribuendo in ogni. caso a tale atto (art. 6) il ?arattere di consiglio, e mai quello di forza obbligatoria.. E previsto anche, nei casi che to pe1·mettono (art. 8), che le potenze in conflitto scelgano . rispèttivamt'nte una potenza, alla quale confì.dauo la missione di entrare in rappo1;to diretto con la potenza scelta dall'altra (2) Vegg«si la relazioue, fatta a ll ,t conferenza, a nome della 3• commissione, da l cav. DESCAlll'>, e inserita nella Revuc ile dl'oil i ntel'nationat et de l ègislation comva,·ée 1900.

'

1769

parte, per prevenire la rottura delle r elazioni pacifiche o profìttare cli tutte lo occasioni per ristabilire la pace. Il titolo tei·zo riguarda (art. 9) le liti che non impegnino nè l'onore, nè interessi essenziali, e che provengano da nna cli.vergenza di apprezzamento cli fatti. fo ta.li casi le potenze firmatarie giudicano u (;ile cl1e le parti, che non avessero potuto metteTSi d'accordo per le vie di plomatiche, istituiscano, pe1· ·fJ.16ctnto le cfrcostcmze lo pe1·mette1·anno, una com· missione internazionale cl' inchiesta. Questa s'incarica·di facilitare la so luzione delle liti, chiarend o, con un esame imparziale e coscienzioso, le questioni cli fatto, ed esponendole poi in un a.pposito rapporto, che non h~1, per nulla (art. J.4) carattere cli una sentenza. arbitrale. ' Il titoto qiuwto infine ò diviso in tre capitoli, e sancisce l'organizzazione (cap. I ) d'una corte permanente arbitrnle, per regola.re, con giudici di propria scelta (art. lo) e sulla base del rispetto del diritto, le contestazioni che non sono state risolute con le vie diplomatiche (art. lG). 'l'ali contesLa:ttioni si riferiscono a q nestioni d'ordine g iuridico, e in primo lnogo a questioni d'interpretazione e di applicazio:ne delle convenzion'i intemazionah. La convenzione per il giudizio arbitrale implica l'impegno d i sottomettersi in buona fede alla sentenzb, (art. 18). Il capitolo II istit uisce (a,rt. 22) all'Aja, dove la Corte ha la sua sede ordirrnria (art. 25), un uffici.o internazionale (art. 22) - che serve di cancelleria, alla Corte - con nn consiglio d'amministrazione permanente (art 28), composto dei rappresentanti diplomatici ivi accreditati. Indica inoltre le norme a seguire per la costituzione del tribunale permanente (art. 23), e per la scelta degli arbitri chiamati a formare il tribunale· speciale per ogni eventuale eontesta.zione. Il capitolo III, allo scopo di favorire lo svilL1ppo dell'arbitrato, stabilisce le regole di procedura uniforme cla applicarsi senza ecce?.:ione a tutti i. casi; regole alla cui com· pilazione, oltre il progetto elaborato dalla delegazione russa, ha servito cli base ·i.l già a,ccennato progetto di regolamento compilato clall' I stitu to élì diritto internazionale. 1]3 -

ANl\0 XL \'!.


1770

DAI.LA CUNVENZIOXE DI Oli'ìF.V'rl.1, ECC ,

_L e particolareggiate disposizioni di forma, contenute in questi dne u1timi capitoli, non presentano alcun intere~se per lo scopo che si prefigge il presente scritto. Il concetto clel ricorso ai buoni it/fici ecl atta 1iiediazione non è nuovo. Al congresso cli l?arigi nel 1856 fu adoUaLo, sotto forma di voto, dalle potenze, che non vollero leo-arsi le mani; e n ell'articolo 12 della conferenza di 13erlin ~ del 1886, fn stip ulato che i contraenti, in caso di l itigio, s'impegnl'l.vano a usare la mediazione, con riserva, se ne ern il caso, cli ricorrere all'arbitrato. Oggi si è fatto un passo di più. Il servizio dei buoni uffici e della mediazione non è ancora u n obbligo, come si. sarebbe desiderato da molte potenze, ma è una facoltà: fa. coJtà che, come si è visto, è però circondata da trorpc riserve - 1:elative_ alle circostanze ed a i casi che p6sso~o permetter~ eh ~vval.orsene - lo qmd i renderanno spesso problematica l'aél.oz10ne di questa risorsa di pacificazione. }fa ciò che costi tuisce un'innovazione importa.ute nel dominio d:l di:·~tto p ubblico, è l'obbl igo morale, il diritto, pei nentri, d1 offnre b loro opera <li conciliazione in previsione delle difficolti~ che può presentare per certi Stati in dissidio la comnne intesa per concorrervi. In ogni caso non essendo 1~ ni-etliazione un arbit rato, e non potendo i;,terrompei:e o ritardare le ~poraz ioni preparatorie della guerra, questa int1:omessa arrucho,ole ha il doppio vantaggio di lasciare pienament~ intatta l ' indipend enza degli Stati, cdi p restal'.si al componnnento cli conflitti di diritto non solo ma anche cli conilitti di iutcressi. ' L 'istituzione delle Commissioni intei·nazionali cl'incltiesta com o un n uovo organismo pacifico intermedio fra Ja mc~ ·dia,¼ione e l'arbitrato, ha avuto - pei casi pi<evisti e 1;e1· quanto le cii-costcmze lo p ennettera11no - un caratter; obbliga.terio : vi è solo la restrizione prodotta dalla necessità di un compromesso speciale per costituirle. Esse serviram1 o per far prencloro tempo nelle q t:est,ioni, calmare gli spiriti e fare cessare lo stato acuto del conflitto. D ovendo la commissione redigere un semplice rapporto, e non una sentenza

DALLA CO:-IV ENZl ONE D I GINE:VRA, F.CC.

17i 1

arbitrale: la sua opera non lega in alcun modo le parti, ma lascia loro intera · libertà per il seguito cla dare alla contestazione. J,' m·bitrato i1rtenw,zionrite, con l'obl.>l I go positivo di sottometter.,i cli buona fede alla sentenza, è l' istituzione pii\ eminenteme11te ci,ilo. Principio di una soluzione pacifica e giuridica in sieme dei dissidi internazionali, osso si presenta come il meuo pii1 atto ad assicm·are i l diritto di ciascuno, salvaguardando la dignità di tutti. P erò anche qni la conferenza, pur Ticonoscendo largamente l'utilità della giustizia arbitrale, ha mancato ad uuo dei suoi scopi principali, e fallito nel la realizzazione della più originale e della pit't u t ili taria concezione di cui essa si era occupata (1~: q_uella eioè dell' arbit,·ato o.bbl_igato1·io per rfo{inire le questioni che si producono sovente nella vita internazionale, riguardanti p unti speciali. clol diri tto o che hon toccano bo·l' intero:.;si -vitali, nè l'onore nazionale. Questioni - p. es di etichetta, di dn,nni, d'interessi privati, di frontiera, ccc . - le qnali, se pure orclinariamente non possono costituire nn motivo di gL1erra, tuttavia altel'il,UO i buoni rapporti fra g li Stati, e creano un'atmosfer11, di diffidenza e di ostilita, dalla quale può facilme11te, per un jncident,o fortuito, scoppiare una guerra .. La concezione cli una. ()01·te pennanente di m·bih'a,to. « un « tribunale libero i n seno a Stati indipendenti » co~ una competenza senza limiti, è destinata :u1ch'essl1 a rappresentare u ua p arte uLilissima ne.ll' interesse della pace. T u tte le · particolari tà n ella scelta. e nella nomina dei giudici, le 1·egote au:=;iliarie cli p1·ocedum, che facilitano il ricorso dell'arbitrato e la sua applicazione, regole che possono anch' esse essere modifim1te con apposi te convenzioni., OO'arentiscono la . serietà del funzionamento della corto o la giustizia delle sue deliberazioni. In conclusione questa Con ven zione ò u na prova di buona volontà, e rappresenta il massimo deg li sforzi a cui la con-


1772

l 773

0 .-\LLA CONVENZlOìXE DI GlNl~VRA, ECC.

ferenza poteva giungere. Essa dimostra - con le sue restrizioni e con le sne limitazion i. - che, se è possibile rendere le g uerre meno frequenti, l'evitarle assolutamente è un· assurdo, gi~Lcchè il mantenimento della pace g enera.le è un a manifestazione della coscienza universaie alla quale il mondo non è ancora arrivato. Per le condizioni odierne la pace perpetua è ancora una chimera: ma nella funzione continua della vib delle nazioni essa p uò dive·n tare il limite a cui si deve t endere indefinitamente. La guena non sa,rebbe ~tllora che un punto singolare di q nesta flmzione. ( Continua).

V INCE~ZO

PATROCOLLO

r,r1pilano d'm·l iglierin.

BATTAGLIADEL VOLTURNO ~ 1° OTTOBRE-1860 CONSI DEl-tAZ101' I.

Verso la fine di settembre del 1860, quarantamila borbonici, circa, stavano adunati presso ht piazza di Capna. Erano c.ertamente i migliori elementi dell'esercito che in breve volgere di tempo erasi per metà dileguato come la neve ai raggi soia.ri; però sfiniti da,lle lunghe t appe, mal nutriti, demora.lizzati per le sinistre vicend~ della guerra, per i tanti esempi di trndirnento provevienti dall'alto, per il contegno di quelle popolazioni, quasi tutte in rivolta. Li rianimava in qualche modo il successo di Caiazzo, sebbene di poca importanza, la presenza e le promesse del R e, il quale con ~u ordine del g iorno emanato da Gaeta fin dal giorno 8 settembre, faceva, appello al loro onore, alla loro fedeltà. Nella giornata che stiamo soltanto per considerar e essi si comportarono lode volmente, ma non poterono strappare l'a vittoria al nernic~, sia per l'incapacità dei gE>nerali, sia percbè questi fossero sfidnciati vedendo irremissibilmente perduta la causa del loro sovrano, sia per altri motivi. Molti ufficiali, convinti di combattere contro l'u nità e la grandezza della patria, p nre impavidi sfidavano ia morte incitati dal sentimento dell'onore milit~ire. L o prova il fatto del capitano d'artiglieria Negri (parente del generale omonimo mort6 sul Garigliauo), che colpito da una palla nemica, cadde da cavallo, esclamando: Nfuoio per una causa '

.

ingiusta! L'esercito meridionale arasi raccolto attorno a Caserta e sorvegliava da presso il nemico. Non è agevole rintracciare la forza vera ed effettiva di esso, benchè gli storici in ciò siano per la maggior parte concordi.


1774

llATTAOLJA L>EL VOL1' URl\'0 - !O OTTOB&i,:

BA'l"J'AGLlA Db:l, VOLTUrtNO -

1860

Riteniamo che i presenti al fuoco non s11pera,5sero il numero di 22 mila (1). I garibaldini erano di molto inforiori all'avversario materialmento, moralmente di gran lunga superiori per sì rieca mèsse di allori miet.uta; se nonchò fra _loro serpeggiava un po' di malnmore: molti erano ormai stanchi d'impresa guerresche, bramavano riposare sulle glorie raccol te, cullarsi nella speranza di buone ricompense, pensando non essere più n ecessità di adoperarsi tanto, dacchè l'esercito sa1·do basterebbe da sè solo a spicciarsela con Francesco II. Reduce dalla Sicilia il Dittatore, saputo di queste nuvola.glie che vagavano qua e là per l'orizzonte de' volontari, se ne accorò e senza· por tempo di mezzo, proclamò quanto segue, prefiggendosi lo scopo d' ingro~sare le sue schiere e principal-. mente di tener desti i senti menti patriottici di q uest'ultime: « Qùando l'idea della patria era in Italia la dote di pochi « si cospirava e si moriva. « Oru. si combatte e si vince. I patriotti sono abbastanza « numerosi da formare degli eserciti, e dare ·ai nemici bat« taglia. Ma la vittoria nostra non fu intero.. L'Italia non « è ancora libera tntta, e noi si,~mo ben lungi dalle Alpi. « mèta nostra gloriosa. (< Il più. pr~zioso frutto di questi primi successi è di potere « amarci e procedere. Io vi trovai pronti a seguirmi, ed ora « vi chiamo a me tntti; affrettatevi alla generale rassegna « di questo esercito, che esser deve la nazione armata, per « far libera ed una l' I talia, piaccia o no ai prepotenti della (( terra. .Raccoglietevi nelle piazze delle vostre città, ordì< nandovi con quel popolare istinto di guerra, che basta a « farvi assalire il ,nemico. I capi de' cor pi cosi. formati av•< vertiranno anticipatamente del loro arrivo in Napoli il (l) li <;u1.rn1.0N1. menlr,, riel sao pri'govoli-,simo lnv.. rc, s ull,1 ,it11 ·•lì Garilia ldl ,1sseri.;;c:c; a 11. i 8i riel 2° vo lume (eili1.iL111e l:larlJ(•,·n lS9 l/ cli~ I giu·il>:il ll in i ammontarano :1:2-1 m ila , a p. :!Gt rle' IO ste,sv volumu afferma che Garibalrli comandò al Vo llllrno ~O -mila uo111111i. L'e1·iden te contrad,lizio"c e· iu,lu1·e a credere chtl l'..\. o 11 011 sapess,' realmente 111 ror,,:i apf)ro~si111atil'a delle tru1,pe che presero parlo II quella ~iorna la, o che a!thia adopcrnto le cìfro ,i secon.!:L i l bisogno d i mos l r~re I 1, ll ropria r,•si .

«

t OO't"l'OUftJ, 18'60

l i75

direu;ore del ministero della guerra, pcrchè appronti l'oc·

« corrente. Per quei corpi che più conveniem,emeute potreb· « bero venir quì per via di mare saranno date le opportune

« disposizioni .. . . aliani il momento è supremo. G1a fratelli nostri com~ It ' .

« battono lo straniero nel cuore d'Italia. Andiamo ad m« contrarli iu Roma, per marciare di li~ assieme sulle venete ~ t erre. Tutto ciò ch'è dover nostro e diritto, potremo fare, « se forti. Armi, dunque, ed armati. Generoso cuore, ferro e (( l ibert,à. » :::

** L'offensiva per parte delresercito meridionale era ass~.i problematica, giacchè l'oste borbonica, ol~re ad esser e_ pm forte per numero e per armi, era appogg1_ata ad u~a p1ai'.za for te conside1·evole, e protetta da un fiume mguadab1le, tutto in sua mano. L' impresa di Caìazzo e la proposta di tenere qne:ta lo~ calità. con ·molte forze pare vogliano preludere al piano d1 manovrare offensivamente su aro.bo le sponde del Volturno, attaccando alle spallo ecl ai fianchi il nemico. E poichè pe1: fare ciò s'incontra va qualche scrio ostacolo sulle alture di Gerusalemme munite d'artiglieria di posizione, si pensò di erigere sulle a lture di Sant'Angelo dello batterie_ collo s~opo di battere in apparenza i bastioni di Capua, m realta le batterie di Gerusalemme e Palombara. Tali progetti si attribuiscono al Ri.i.sto·w, seb~e~e qne:.ti per iscusare il Tùrr dell'operazione di Caiazzo b1as1mata ~a Garibaldi, e anche sè stesso per averla consigliata, vogha smentirli adducendo che egli ,< pensava di lauciare soltanto dei distaccamenti al d i là del Voìturno, verso Piedimonte per verificare r opinione del paese, e trovandovi simpatia, orgttnizzare delle squadre dì g narclia na¼ionale, e c_on esse tol'mentare alle spalle ed ai fianchi il nemico e simu lare quindi deglì attacchi sopra Caiazzo e dietro Cap~a per O~· bligado a mostrare le sue forze che potrebbe spiegare m


1776

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HAT,TAOLIA DEI, VOLTURNO - } O OTTOBRE

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un fatto d'arme serio contro forze garibaldine, e non dargli il tempo di mandare ad effetto un tale fatto prima che tutta l'armata di Ga,ribaldi fosse riunita. )) (1). Garibaldi non approvò l'operazione su Caiazzo, di conseguenza il piano del RU.stow. E ffettivamente uua manovrn offensiva-difensiva a cavallo ad un fiume, in quelle circostan.c::e non era consigliabile per tante ragioni, e principalmente perchè i garibaldini non erano provvisti di sufficiente equipaggio dei pon ti, si sarebbero arrischiati a essere d ivisi in due, ad essere staccati dalla lor o base d.'operazione, trovandosi poscia iu mezzo a popolazioni ostili. La situazione imponeva al Dittatore di stare sulla stretta difensiva e di tenersi p ronto a riparar e le botte. Studiato diligentemente il terreno, schierò le sue truppe rimpetto a Capua, sulla linea San Tammaro-Saut'Angelo, la quale formava il fronte prin cipale di difesa. Affidò il settore di destra alla divisione Medici, q uello di sinistra alla divisione Oosenz, comandata dal l\filbitz. A protezione del tergo di questa linea ed a garenzi&. della linea d'operazione tenne la divisione Bixio a lYiadclaloni, :;taccò il battaglione Bronzetti a Castel }forrone, la brigata Sacchi a San Leucio. Inoltre mandò la brigata Basilicata a s u d d i Santa Maria, presso ai R egi Lagni, a guardia della rotabile Capua-Aversa ; stabilì la riserva col quartier generale a Caserta. Il difensore ha il grande svantagg io di subire la situazione che rattaccante crea, ed in conseguenza trovasi nella necessi. tà di disseminare le sno forze per par!1re i colpi. Tale necessità. dovette subire Garibaldi più che mai, non perchè avesse da fare con un terreno tortuoso e capriccioso, sib bene perchè le sue p osizioni erano troppo avanzate. · Il n emico occupava la linea del Volturno da Capua a Caiazzo e anche più a monte, sicchè l"esercito meridionale attorno a Caserta, v eni va a trovarsi in una situazione difettosa poichè strategicamente esso era quasi avviluppato e seriamente mi( I l La Guerre

ltalien11e e11 t SGO .

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nacciato alle spalle. Per o,·viare tale inconveniente era più prudente e più opportuna la posizion~ di I\fa~daloni. In. tal ca~o, mi si può obbiettare, restava hbera a1 napoletani Ja rotabile Capua-Aversa- Napoli ; ma di ciò parleremo in se· guito. Se il nemico in vece si fosse tenuto tutto raccolto a Capua, tale crit ica siLrtazione d ei garibaldini spal'i va ed il loro d uce era in grado di restringere il fronte delle sue schiere. La linea Santa .IYiaria-SanfAngelo si estendeva per circa 5500 m. ed era occupata da 8000 uomini; fu fortificata massime verso Santa Maria, ove il terreno non presenta alcun punto d'appoggio naturale. ;Sul settore di destra si costruì· rono buone batterje arma te di. cannoni da 4 pollici, di cui G erano rio-at1 e nessun riparo per fucileria fu fatto, presen· tando il terr~no molti ostacoli naturali ed ar tificiali. Sn quello d i sinistra. il ì\'l ilbit?. fece costruire « un dente di· « sacchi di terra a cavaliere sulla ferroYia ove fnrono piazzati « due cannoni. E da questa piccola batteria proluvgandosi « fi no alle vicinanze » fo elevata « una spalliera per fuc ileria. << Sotto l'arco Capua no )> fu stabilita. « un'altra piccola bat· « teria, dove erano stati posti g li altri d ne pezzi che dove« vano battere lo sLradone. )) Alla destra di quest'arco furono eseguite « alcune piccole opere, affi.nchè la tmppa potesse « sostenere con più. efficacia quella parte molto accessibile « della posizione : lo stesso fo praticato per por ta Sauf A.u« gelo )> (1). Questi lavori risposero allo scopo; però potevasi fare d i meglio essendo stati sufficienti il tempo e il personale tecnico. A. nord, la linea in parola, era appogg iata al Volturno. ostacolo non insormontabile perchè il nomico stanziato sulla riva destra, era in g rado d i avvolgerla, come difatti avvenne, passando per la scofa di Triilisco; nHt i mpediva la manovra avvolgente per parte delle truppe d i A.fan de .Rivera. L 'ala man ca v icevers.t era campata in aria e perciò facilmente spuutabile. Si rimediò appoggiand0la ad un r idotto d 'art.i( I)

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Relacio>1e.


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g l.ieria debolmente armato; però durante l'azione fo sussidiato con altri pezzi presi dalla riserva generale. La posizione costituita dalle colline di Sant' Angelo era buona e non ottima, attesocchè non offriva un'estesa azione di fuoco sul terreno deg li approcci, alquanto boschivo. Invece ~iveva molto valore intrinseco e presentava nel senso della profondità buoni appigli per resistenze successi ve e spazio sufficiente per lo scaglionamento delle truppe. La carupagna <1.,utistante a Santa Maria (1) era coperta di alberi, ora piantati fitti, ora radi, ma in media a una dozzina di passi l'uno dall'altro, dignisachè non.si rinvenivano che pochi tratti scoperti. Queste pianthgioni cessavano improvvisamente a 1500 passi dalla stazione di Capua (9.). Un terreno così c0.perto (3) si presentava favorevole all'at· taccante, mentre per essere r otto ne intralciava la manovra. L'artiglier.ia da ques1;o lato non eb.be buon gioco, massime quella borbonica, la quale non trovando posizioni dominanti, fo costretta spingersi molto avanti, e nel coutempo veniva fatta. segno al fnoco della fncileria e artiglieria nemica, bene r iparata. Infine fa posizione di Santa Maria, benchè appoggiata ad un grosso fabbricato, era per natura la più vnlnercLbile e la più esposta- agli attacchi della numerosa cavalleria r egia. Il v,tlore di una posizione militare risalta non solo dal valore topografico di essa, ma essenzialmente dall'entità delle trappe che la difendono. L 'aumento d i forza dato al difensore dal terreno e dalla. fortificaz ione, g li permettono dì tenere una minor densità di schieramento, purchè questa non superi certi limiti, oltre -i quali si stemperano le forze e si è deboli ovunque. La linea Santa Maria-Sant' Angelo era troppo ampia e sproporzionata alle truppe disponibili per difenderla ; d'altronde alla deficienza numerica suppliva il valore dei difensori e l'errore era inevitabile poiohè molte forze ernno state scaglionate altrove per la sicurezza delle spalle. (4) C1·<Jdù die lo sia anche adesso. {1) RuSTu w, - Luogo citato. (:l) Il d ifeusore non curo dì sgombrara la lronle.

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E che dire dell'intera linea, lunga quasi 18 chilometri? Garibaldi osserva che per ridnrla non conveniva occupare Santa Maria che egli t enne solo per « uu rignarclo alla sua « buona popolazione, ohe avendo avute alcune velleità liberali « alla ritirata dei Borboni, · era tremante a ll'idea di rivedere « i suoi antichi padroni» (1). A nostro a.vviso lascia;udo Santa .Maria indifesa, Caserta. olihiettivo delle 3 colonne principali borboniche, restava. alla me,rcè della colonna Tabacchi. In questo caso due risolu.zioni si presentavano a Garibaldi: . 1 ° Fronteggiare il generale 'l'abacchi con adeguate forze, ed allora, me.ntre non si raggiungeva il fine desiderato, si mettevano queste forze nella condiziÒne· di combattere a petto scoperto. 2° Non molestar lo nel suo procedere, ed allora esso padrone di Caserta, separavtl. le due ali gari bald ine, per minacciare poscia i difensori del Tifata a tergo, · i quali premt1ti anche di fronte, erano costretti ad abbassare le armi; oppure gettandosi cont ro Bis.io a Maddaloni, - che certamente non avrebbe incontrata miglior for tnna, - unirsi a lla colonna De Mechel. In quest'ultiru.3. ipotesi la ritirata dell'esercito meridionale ri~aneva. preclusa. La riierva generale entro Caserta trovavasi iu posizione centrale ?d in grado di gin11gere iu ternpo ove più abbisognava (2} . Bix°io, Bronzetti e Sacchi sbarravano tre buone st1:ette. Loro còmpit:.o era di tenere a bada il nemico per dare a Garibaldi il tempo d i prestare tutta la sua attenzione sul punto decisivo. Bixio non solo tenne a bada De Mechel, ma anche, dopo ostinata ·e lunga pugna, lo mi8e in piena rotta. E Bronzetti, novello Leonida, con i suoi trecento difese le termopi!i di Ca.stel l\'Iorrone, dimostrando ehe negli italici petti le antiche virtù non erano ancora spenr.e. 0

{{) G,1meA1.nr. - ,!/em.orie. (2) Dovendo g ravi tare St\ San ta Mal'ia o Madd aloni a,·esa a di;posiziono la ferro via; sugli altr i punti 11 suo interven to potcYa effetluar,i con ri larrto.


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Se egli n on avesse opposta al Ferrone una resistenza sì tenace e per conseguenza i regi fossero comparsi presto a mezzogiorno, sulle colline dominanti di Caserta, avrebbesi di necessitiL doyuto impegnare una parte della riserva gene · rale. Sminui ta la forza di questa, 'i l combattimento principale di Santa Maria e di Sant'Angelo, avrebbe, per lo meno, perduto assai dello splendore della Sl~a conclusione.

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Francesco II aveva già affidato il comando dell'esercito :!!iparato dietro il Volturno al generale Giosuè Ritucci con guesta lettera: « Le truppe riunite a Capua e nei dintorni formano un « corpo d'armata destinato ad operare sulla linea del Volturno « ed al di là. Esso si compone di tre di visioni di fanti, di (< tutta l'artiglieria, dì tntta la cavalleria e di tutti g li altri « cor pi di fanteria e di gendarmeria che i vi sono riuniti. Il « comando iu capo vi spetta di diritto come il più elevat ~ « in capo, con piena libertà d'azione e per conseguenza con « piena résponsabilità. » Nel tempo ste,;so inviava il capitano Lu varà in Francia per invitare il generale Changarnier o il generale Bedeau a prendere il comando del regio esercito. Bedeau era ammalato, l'altro rifiutò, prendendo a pretesto che a,;rebbe volutq essere inviato da Napoleone III. La ricerche rnP.pero il buon accordo fra il Ritucci e il Re. Questi voleva tosto af. froutare il n emico, ma quello dapprima si .oppose, osservando che aveva bisogno di tempo per rassodare le truppe e cli aspettare che arrivassero altre forze provenienti dal Garigliano e dagli Abruzzi; indi cedette con risposte evasi n:i. Intanto, il 14 settembre, il capitano Giobbe eseguì una minuta r icognizione, in seguito alla qtuile si deiiberò di dar batta,glia il giorno seguente. Colto poi il pretesto che Ja brigata Pol-izzy non era ancor giunta, l'impresa fo aggiornata. Così il g eneralissimo napoletano si l asciò sfuggire una OQCasione propizia per battere i garibaldini, che in quel

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torno di tempo· non ammontavano a novemila,. ed ave1ano il loro duce assente. Del rest o nn po' di tregna giovò anche ai regi, che avevano bisogno di rinfrancarsi e di riordinarsi. Intanto il 18, Ritucci comunicò al Re il suo piano, secondo il quale l'esercito, sfuggendo al nemico di notte tempo, muoverebbe con tutta segretezza per A versa e Napoli, diviso in due colonne e segnì.to da una forte retrognardia. Il R e n,on lo approvò e ne avevtL ragione. Suo obbiett.ivo era Napoli dop o aver ottenuto un trionfo, senza del quale, per considerazio_ni p~htich e e militari, il 1 suo divisamento non poteva realizzarsi. 1 Perchè un simile piano riesca, è indispensabile la segretezza, cosa difficilissima ad ottenére quando abbonda.no le spie ~ si è sorvegliati dal n emico così da vicino. ' Sventato il tentativo, Garibaldi, anche con poche forze, avrebbe, col favore delle tenebre, sorpreso l'avversario in fallo, e probabilmente scompaginato. Dato che egli non se ne accorga, i napoletani, giunti presso ai Regi Lagni, sono scoperti dalla b;rigata Basilicata· Quind[ egli non esita nn solo istante a correre incontro a loro . Alcuni opinano che in questo caso a lui ~on conveniva sfidare in campo aperto la uumeros: cavalleria l'eccellente artiglieria regia. Noi invece crediamo che il Dittatore avrebbe ringra,ziato il cielo di una circostanza oosì favorevole, che l'avrebbe liberato da una situazione penosa, cagionata dalla soverchia estensione della sua l inea. In q aei terreni poi così col ti vati e frastagl iati, sebbene piani, la manovra della cavalleria non è sì facile come a prima. vista sembra; e l'artiglieria ha un eampo di tiro assai limitato. Ora facciamo le seguenti i potesi: 1° I garibaldini non riescono a raggiungere il nemwo lungo la marcia e lo seguono a d is.tanza. Giunto esso nella capitale, io quali condizioni versa se la cittadinanza, come è naturale, gli chi ude la porta in faccia ? Evidentemente t.rovasi fra due nemici, e Francesco II affretta la caduta del trono;

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garibaldini, valendosi della ferrovia, prevengono sn Napo!'. , se :1on con tutte le loro forze, almeno con parte, i soldati reg1. Allora, spalleggiati dalle popolazioni, li obbligano a tornare sui loro pa~si. Solo dopo aver debellato l'esercito meridionale il Re alla test~t delle sue schier e, pote,,a fLvere il coraggio 'ai presentarsi nella capitale, incutendo terrore ai sovversivi, rinfoco · laudo lo spirito dei suoi partigiani, schi accianclo l'anarchia. I tempi però erano maturi ed un successo non a vrabbe salvato il suo regno, solt,anto ne avrebbe proluno-ata l'a()'onia. 0 0 E~ cc~ 1e rag1om · · per le quali Garibaldi non aveva da preoùcupam1 della strada d'Aversa, tenendo i suoi in posizione su .Maddaloni. Il piano che fo attuato, si attri but al O'euerale Lamoricière. Tosto che fo comunicato dal Re al :enerale Ritucci di venne cli pubblica ragione. Stando alla relazione della bat~ _ t aglia, si formarono 3 colonne : la prima comandata dal genera1e von l\fochel, composta di tre battao·lioni di carabinieri di alcuni battaglioni di fanti coll'artig1:ria e cavalleria ne~ cessa.ria (8000 in tutto), doveva formare l'ala sinistra dell'esercito_ e marciare dall 'alto Volturi!o su Maddal_o ni per la strada d1 Ducenta e Valle, onde riconoscere il nemico da q uella parte. Delle altre due colonne, una comandata dal maggior generale Afan De R ivera, formata di battao-Jioni 0 di cacciatori e di due brigate comandatE1 da.I genera]e Barbalonga e dal colonnello Polizzy, doveva r iconoscere Je alture fortificate di· Sant'Angelo in Formis ed' il villaggio situato snlle falde delle medesime; l'altra, composta di reo-gimenti della guardia, dei battaglioni de' feritori e di alcune compagnie del 9° e del 10• reggimento d i ordinanza. comandata dal generale Tabacchi, doveva minacciare Sant~ Maria d i fronte e distogliere l'attenzione del ~emi00 da oo-ni altra azione militare che il generale Mechel potesse impr:ndere. In ciò si ravvisa facilmente che il còmpito più importante er~ assegnato alla colonna Mechel, e peTtanto qne,ita era relativamente debo le. Inoltre una schiera di 1500 uomini comandata dal generale Sergardi a ll'estrema destra. doveva

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attaccare San Tammaro, il generale Colonna .con 5000 uomini rimaneva sulla destra del Volturno çol triplice incarico di invigilare la scafa di Triilisco (ora ponta d'Anniba.le ), di t~nersi collegato col Rniz a Caiazzo e di seguire, come riserva, !e mosse di Afan de Rivera. A tal fine disponeva di sufficienti materiali per gettare un ponte e passare spedit:-i,mente sulla riva siuistra. Una colonna. d.i 1200 uomini, comandata dal colonnello Ferrone, doveva muovere da Caiazzo varcando il fiume a Limatola, mettersi in relazione con ivleohel, proteggere il di costui fianco destro e marciare contro Caserta. Il brigadiere Ruiz con 3000 uomini rimaneva in Oaiazzo come riserva. La cavalleria (2500 uomini),. meno gli squadroni dati alle diverse colonne, restava contemporaneamente nel campo d'ist ruzione davanti a porta di Napoli, a disposizione del comando supremo, e 7000 uomini dovevano for mare il presidio d i Capua. Da tutto questo rilevasi l'immenso sparpagliamento di forze· prodotto dalla eccessiva distanza alla quale operava van Mechel ; e malgrado l' impiego di tante trnppe per il collegamento, questo riuscì incerto e quasi nullo. In brevi parole, tali disposizioni per l'attacco urtarono il sommo principio che reg~e l'arte della guerra. La colonna cui era stata assegnata la parte principale, oltre ad essere relati va mente debole, come già s'è detto, per la d istanza enorme alla g·uale agiva, trovavasi in una situazione incresciosa, poiché è naturale che essa, priva di appoggi0 e di notizie delle altre colonne, si preoccupasse della propria sorte e serbasse di fronte al nemico un contegno poco risoluto e' animo vacillante. Anche l'esercito meridionale teneva amplissima fronte, ma Je sue posizioni erano interne r ispett~ a quelle del nemico, ed era sempre in grado di ammassarsi e d i frontegg iare le frazioni dell'avversario. Quantunte q nesto fosse più fo rte dei garibaldini sopra tutti i punti, pure l'errore di chi concepì il piano o di chi lo inter pretò e lo applicò non sarà mai scusabile. Si vede chiaro che costui non seppe bene valutai-e la capacità ed il valore del


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nemico, ed alla. certezza quasi assoluta, preferì, incoscien te la possibilità di vi ucere. · Opiniamo pertanto che i l. piano non sia stato eseo·uito fe. delmeute secondo l'intenzione di chi lo elaborò. modo con cui si svolse la battaglia o dal come fnrono ripartite le forze, pare che i generali napoletani avessero non un solo obbie~tivo tattico, ma. tre: Santa Maria, Sant'Angelo, Macl dalo01; o che preoccupatisi della loro piazza forte e dei preparaci vi fatti elci.i garibaldini st1l fronte di Capua, credessero ~~po~'tuno concentrare da questa p~rte la maggior quantità d1 truppe, nella convinzione d'incontrare a .i\faddaloni tenue resistenza e di essere più che ba;;tevoli 8000 uo· ~i~i per miua~ciare il nemico alle spalle o sbarrargli la r1t1rata. Probabilmente Garibaldi si decise a lasciare davanti a Maddaloni la più forte delle sue divisioni iu seguito alle uotizie avute circa le intenzioni dei napoletani. ì\[algrado il piano dei regì fosse difettoso, tuttavia la giornata p~teva chiudersi i~ loro favore se i loro capi avassero avuto il fermo pr oporumento di vincere e non fosser o caduti in a~tri e sì_ gravi errori durante lo svolgimento della battaglia. « Noi eravamo estisperati, » scrive un testi· m~~e att~r~, « p.er la ~ala direziono del combattimento, per « l imperizia, de1 nostn generali, che brillavano per la loro « ass~nza dappertutto. Viceversa il R e diede prova di attività « e d 1 sangue freddo : davanti a Santa Maria stette fermo e « impassibile in attesa che tlna palla della fitta O'ra()'nuola ga. « ribaldi na lo colpisse. Alcuni ufficiali lo esor!arino a riti« rarsi dal pericolo, ma egl i rifiutò e rimase ancora a O't1ardare « in .fa~ciit alla morte fino a che, presoglì il ca.vall~ per la « bngha, non lo trascinarono con a.morosa violenza e con « grande stento, entro Capua. « Q.uivi, stando sempre a cavallo, lo si vide arrampicarsi su « per 1 terrapieni dei rampari per osservare le vicende del« l'~zio~e. Dal volto pallido ed emaciato tra.spariva la tre« p1daz1one e la profonda angoscia. >> (1).

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Ed ora alcune considerazioni sopra i singoli combattimenti. Il generale Sergardi, conquistato San T ammaro, riposa mollemente sugli allori. Qualcuno, volendolo scusare, nota che egli disponeva di sola cavalleria e artiglieria e che pertanto non poteva avanzare. Questo solo fatto aggrava, secondo i l nostro debole parere, la sua colpabilltà ;. dacchè colle armi di cui disponeva, gli si presentava davanti un buon campo d'azione sul :fianco sinistro ed alle spalle di Milbitz. Il generale Tabacchi, anzi.chè dimostrativamente, combatte decisivamente. Dà prova di pertinacia e di risolutezza, ma logora invano le sue forze, in quanto che si ostina ad afferrare il toro per le corna, facendo d imostrazioni alle ali e gravitando col massimo sfor zo sul centro nemico, ben protetto da.i suoi trinceramenti. Da par te del }lilbitz la difesa non è passiva e i contrat tacchi delle riserve parziali riescono a scongiurare gravi pericoli. A Sa.nt' Angelo le truppe di Afau de Rivera tengono un contegno energico e risoluto : alle ore 13 sono posseditrici del villaggio, e Medici ridotto a mal partito. Nel momento più stringente della lotta, .A.fan de Rivera, vedendo i suoi stanchi, sospende il combattimento e fa passare in prima linea quelli del g~nera le Colonna. Que::lti essendo ancoua, per la maggior parte, sulla destra del Volturno, vengono impiegati a spizzico, man man che varcano il :fiume. S icchè Medici è in grado cli tener fermo fino al momento in cui si esplica il contrattacco della riserva generale. · A lVIaddaloni Mechol non sa usufru ire del vantaggio ot· tenuto, e preoccupato della sua ritirata, si ritrae dalle po· sizioni guadagnate, appagandosi di nu combattimento t;emporeggiante. Bixio, coadiL1vato da valorosi nfficiali, mostra tutta quanta la sua energia, degna della fama che gode, e lo sconfigge pienamente. R uiz se ne sta inerte a Caiazzo, e solo dopo varie r ichiete del colonnello Ferrone, gli manda un rinforzo che g iunge con molto ritardo. '11&, -

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BATTAGLIA DF-f, VOL.TURXO -

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OTTOLIRE

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La di visione di cavalleria divenne semplice spettatrice della battaglia, mentre era atta a rendere preziosi servizi. mina~ciando i fianchi e le spalle del nemico, ingannandolo: trascmandolo a false manovre per facilitare le operazioni delle altre armi.

Visto quello che è accaduto, esamm1amo quale poteva essere il pa:·tito più conveniente all'esercito di Francesco dato lo schterameuto sopra designato, dell'esercito meridionale. La ricetta per viucere non esiste, massime quando m~nca fer~ezza_di propositi; esiste però un principio sommo, cm necessita uniformarsi scrnpolosamente : cioè concentrare il massimo sforzo sul punto decisivo. Qual era . dunque il punto decisivo? Il generale Garibaldi iu proposito dice: (< se avessero ... « preferito una battaglia. obliqua ( ed era in loro potere « avendo essi l'iniziativa dell'attacco), facilitata dalla forte « posizione di Capua, a cavallo e con ponti sul Volturno « minacciando con avvisaglie di notte, cinque dei punti ,, summent0vati, e nella notte stessa portando quarantamila, « nomini fra la nostra sinistra e San Tammaro, io non « dubito di affermare che essi potevano giungere a Napoli « con poche perdite ,, (1 ). Certo un piano simile avrebbe assicurata la vittoria all'assalitore; ma non basta vincere, occorre eziandio vincere con i maggiori frntti possibili. L'attacco principale sopra S. Maria è attraente. I vi il terreno si presta per la manovra avvolgente a scaglioni successivi di marcia e per l'azione armonica delle tre armi. Ivi si minaccia più diretbamente la linea di ritirata del nemico. Milbitz, in questo caso, soverchia.te da ingenti forze, e costr etto a ripiegare confusamente. La riserva lo raccoglie e nel tempo stesso si affretta a ritirarsi su Maddaloni. La caduta di S . Maria non importa

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da sè sola la cadnta immediata delle colline di SA.nfA.ngelo, perchè da S . Maria non si domina la posizione delle alture stesse. Quindi i\Iedici, senza bisog:10 rl i passa.re per Caserta, ha mezzo e tempo di ragginngere col Sacchi e Bronzetti, :Maddaloni. Qui Garibaldi è nella posizions di resister e ancora con tutte le forze riunite. L'attacco contro l'ala destra è da escludersi per varie ragioni e principalmente perchè e contrario al priuci pio della massa : dovendosi svolgere a sì enorme distd.nza da Capua, perno di manovra, implica disseminamento di fo rze. In secondo lnogo il Dittatol·e, sbrigatosi tosto sul fronte di Capua, colla massa delle Slte forze, può tenere ancora in rispetto il nemico incalzante sull'ala destra. Il colpo sarebbe stato grave, ma Fesercito meridionale 8,vrebbe potuto mettersi in salvo. Allorchè la fronte del difensore ò m9ito ampia, l'attacco contro un'ala non sempre riesce e genera da per sè sperpero di truppe; l'attacco contro . il centro accompagnato da atlx.t.cchi parziali a lle ali è più van· taggioso, segnatamente allorquando da questo punto si domina il campo di battaglia, come è proprio net nostro cas'.l, sendo che la linea cli difesa sul fronte di Capua viene signoreggiata dalle colline cli Sant'Angelo Guadagnato aduuque questo accidente topografico, sono attratte ad esso tutte le altre trnppe disponibili della massa assalitrice. Una parte di queste si volge tosto a battere di :fìa.nco ed a tergo la rimanente linea sino a S. Maria, le restanti irrompono contro Ca:;erta o Maddaloni. La riserva, anche rinforzata con parte della divisione Bixio, se corre in sostegno di :.\1.ilbitz, e coinvolta nella sorte di questo e staccata da Caserta; se invece vuol frenare la valanga che pt·e· cipita contro Casert!\, non vi riesce per ragioni topografiche -e p~r l'esigua forza viene messa in pieno scompiglio. P reso l'abbrivo, la corrente difficilmente si arresta. In conclusione le alture di Sant' Angelo costituivano il punto decisivo, la chiave topografica del campo di battaglia, il mnro maestro dell'edificio. Rotto questo muro, l'edificio rovina; sotto nn muro secondario. l'edificio è suscettibile di 1·iparo.


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llATTAGLJA Di.sL VOLTURNO - \O OTTOIHtE

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A nche questo successo delle armi garibaldine si disse facile vittoria per sfrondarne l'alloro immortale di chi lo seppe guadagnare. Taluni non si peritarono di osservare che Garibaldi si lasciò sfuggire di mano la vittoria, che questa n on fu nè sua, nè dell'oste borbonica, essendo che egli dapprima fu vinto e poscia l' intervento 'della riserva controbilanciò la preponderanza dell'avversario; che il suo contegno durante q uesta giornata « non è certo quello di un duce ener~< g ico e perspicace». Sono i soliti g iudizi avventati, i soliti grossolani strafalcioni che sovente si strombazzano sotto la cappa del sole. Garibaldi prima e l ungo la battaglia, fu iD.comparabile. L a sna presenza vale più che una legione; ed egli, conscio di questa magica possanza, percorre il fronte di battaglia, sfida i pericoli, incoraggia i suoi, spaventa i nemici. Dal suo prediletto osservatorio di Sant' Angelo scruta il terreno all'intorno e nulla sfugge all'acguileo suo sguardo. Scorge reparti nemici che si aggirano alle sue spalle e incoutanente si mette alla testa di alcune compagnie e se ne sbriga presto e bene. Capisce che la crisi è prossima e spiuca tosto l'ordine a,l Sirtori di avanzare. A spron battuto e per sentieri difficili si porta a S. Maria, ove vede arri vare la s ua riserva, l'ultima sua speranza. Colla· calma che gli era abituale anche nei momenti più gravi, concede a quei valorosi un po' di r iposo ed assicura loro la vittoria, dicendo: abbiamo vinto; manca solo il colpo di grazia! Poscia li ordina in colonna d'attaç.co e li conduce al nemico. Pochi coJpi, alla. baionetta ed i l nemico è ro'tto ! La vittoria fu completa e decisiva, se non materialmente, moralmente sì, dappoichè l'esercito napoletano rimase accasciato eél incapace temporaneamente a ritentare la sorte delle armi. Ed intanto l'esercito sardo si avanza a grandi passi alla volta di Capua.

BATT AG LIA DC:L VOLTOR.NO -

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Fino a questo momento Garibaldi ha più dell'eroe che del ca,pitano; ma in questa battaglia rivelò tutte quante le preclare doti del suo ingegnò militare, si mostrò gran condottiero. P er essere tale non basta avere uu brevetto in tasca., aver freq uentato la scuola d i g uerra, aver scritto di tattica e di stra~egia; _è indispensabile la naturale inclinazione, .sine qua n on . Garibaldi aveva tutte le doti del gran capitano : mente lucida ed acuta, percezione pronta, volontà ferrea, animo tranquillo nei pericoli di maggior momento, maliar dica forza che conquide gli animi e trascina gli uomini al pericolo affascinandoli, ipnotizzandoli, presentimento dtill'avvenire ohe è il sesto senso de~ grandi uomini. A tutto questo agginngasi un'insuperabile attività, un coraggio indomito, un fisico vigoroso, un'astuzia fine, e si troverà in lui un vero duce. Colle nostre considerazioni non ci siamo proposti di impugnare le opinioni ed i fatti a] trui, che in vero non ne abbiamo il merito; soltanto per amor di studio abpiamo qe1:cato d' imparare a ragionare e a discutere. I g randi ingegni, dice il Manzoni, ci sono stati dati dalla Provvidenza per aiutare i nostr i intelletti, non per legarli, per insegnarci &. rag1011are meglio del solito, non per im·porci silenzit . DE GREGORIO GIUSEPPE tencate, .-ecl«sorio militare rii Gaeta.


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"ALLA BAIONETTA! ,,

" .i\_LLA_ BAIONETT_A!,, la Dfrezione non divide completamente le idee dell'Auto1·e di quest' «t·· ticolo, mct lo pubblica volentie,·i percltè rispeccMa l'«•rdfre e lo spfrito ot~ /'ensivo de' nostri giovani uf!lciali ; ~el che è ben lieta.

LETl'ERA .APRltT A

1vlio ccwissimo Fe1'1•uccio ! 111 Nell' _u ltima lettera che m'hai diretto, leggendo questa tua frase piuttosto azzardata: « ..... la baionetta non serve più a nulla ..... », mi sono imbizzarito come un cavallo ombroso, giacchè tu pronunci un giudizio tanto assoluto nello stesso ~odo co~1 cui si parla d'una cosa di nessuna importanza 0 s1 enuncia una veriti1 rico.aosciuta da tutti come tale. . Ho composto ~ereiò questa lunga l:)redica, che, per com- · p~acenza leggerai e, se credi ne valga la spesa, potrai anche discutere. In verità confesso che, nel mio seritto, non ti sarà dato di trovare una grande erudizione e forse invece vi riscontrerai troppa poesia. Ma io ti scongiuro di lasciarti trasci- ' nare ·con me da questa cara poesia, la q uale, se non avrà il potere di convincerti, servirà almeno a toglierci entrambi per pochi istanti, clalla matematica prosa dei calcoli sull; Lavale di tiro, con cui si vogliono, oggi giorno, risolvere tntti i problemi tattici. ?u adu:ique sei del parere che gli assalti siano utopistici esercizi, ancor compatì.bili soltanto nelle piazze d'armi, (1) l'm tell o dell'Autorr, ,ottuillcinle nell'esercito.

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e nelle incruente pugne che combattiamo iu pace; che il fatidico Savoia, urlato tremendamente dai giovani petti dei nostri soldati, non debba più risonare nelle lotte foture; e che la baionetta dopo aver riportato epi ci trionfi, segnando nelle crona.che poemi di gloria, sia ora diventata ferrnccio vecchio da gett~1re fra le disusat~ anticaglie! Anche tu dunque fai parte con co loro, i quali, considerando l'arma bianca come un peso inutile per il fuciliere, pur non avendo la forza di chiederne recisamente l' abolizione, l'hanno voluta ridurre alle ridicole dimensioni cli un modesto pugnale! Ebbene, senza la minima intenzione di ma.gni:fic-are quelle interminabili baionette, quegli enormi spiedi, quelle smisurate sciabole a fiamma, che i nostri ottimi nonni usavano attaccare alla bocca dei loro ciclopici fucili; ben lontano dal sostenere la teoria del Souvarow sulla maggiore o minor follia della palla e saggezza, della baionetta, io tenterò di dimostrarti che l'arma bianca rappresenta tuttora una pa.rte important issima nel gran dramma della guerra.

• Data la straordinaria celerità d i tiro degli attuali fucili, tll credi ehe il fooco possa risolvere la lotta sempre prima che gli avversar1 si scontrino, corpo a corpo. Sarei anch'io di questo parere, qualora le batta.glie si combattessero nelle rase e squallide brughiere, in condizioni favorevoli di luce. A me sembra. però che, appunto per l'aumentata efficacia delle armi moderne, a causa cli quelle tremende raffiche di piombo, che si scatenano si bilando sul campo di battaglia, portando ovunque strage e rovina., l'attaccante dovrà ricorrere istintivamente al favore delle tenebre o alla protezione delle diverse accidentalità del terreno, giaccbè non potrà. più muoversi allo scoperto senza do,1 er sottostare ad una tempesta tremendamente mortifera di pallottole e dì schegge. Nelle guerre future si combatterà spesso di notte.


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Al,LA BA JO.N.ETTAl ,,

" ALl, A BAJONETTA

~a nece.s sìtà del ~ombatl:,imento notturno si manifesta così ev1de~1te, in. ~ate mrn~st~nze, che una soluzione diversa appare 1~poss1b1le. ~olt1ssnni poi sono i casi in cui, se l'ope~are d1 ~o~te non e assolutamente necessario, è per lo meno md1scut1b1l mente u tile. Così se vuoi, per esempio, espugnar e un trinceramento resistente ai tiri dell'artiglieria, ben fatto, ben munito, con un es~eso cmnpo di vista, lo tenti di notte, a meno che tu non sia costretto ad operare di giorno da cause straordinarie o che, disponendo di forze esuberanti, tu creda lecito di condurre i soldati ad un vero macello. Così pure se desideri impadronirti d' nna stretta ben cruardata e difesa, lo tenti di notte, specialmente se il nemico si trova in posizione dietro l'ostacolo, e 1uesto è di natura tale da non permettere una valida preparazione col fuoco. Se sei costretto a dar battaglia ·ad un avversario materialmente super iore, oppure se lo vnoi sorprendere mentre stan?o. e sp~ssato, riposa, trascurando anche un pochino servizio eh sicurezza, lo fai di notte. ~e- desideri, dopo una giornata vittoriosa, cambiare in fuga lant1rata del nemico, e cioè mutare in disfatta la sua sconfitta . opµu r~ _se vnoi, dop? u n combal;timento disgraziato, eseguir; una ritirata tranquilla, e quindi ordinata , attacchi o contrat· tacchi l'a'1;rversario di notte . . In ogni n_iodo, per dimostrare la tua attività, il tuo spir ~to aggre:,~ivo, ~a tua superiorità morale, ricorrerai spesso ai combatt1ment1 _uotturni,_i quali, specialmente se ripetuti, stancano, scoraggiano, deprnnono il nemico. In tali combatti~nen~i non si può generalmente adoperare altro che la fanteria, giacchè le d ue armi sorelle non sono impiegabili che in casi eccezionali. Infatti : l° Per la riuscita delle operazioni. nott urne occorre, quasi sempre, assoluto silenzio mentre invece è impossi~i~ ai _cavalli di nitrire e di sc~lpitare, è 1mpossibile sopprimere 11 rumore dei carri dell'artiglieria. Qui rammen· tati che la maldicenza storica, gran maestra di verità dimostra che certi espedienti d'avviluppare le ruote dei v~icoli

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e gli zoccoli dei quadrnpedi cou paglia o straccì, di stender letame per le strade da percorrere, furono buoni soltanto contro un nemico sordo o che non voleva udire. 2° La cavalleria è molto legata alle strade; per operare ha bisogno di not te chiara e di terreno unito; può esser utile soltanto cont ro a1tra cavalleria o contro fanteria che si ritiri molto disordinatamente. 3° .L'ar tiglieria è anche pil'-L impa.cciata ne'. suoi movimenti; essa pure ha bisogno di un terreno molto favorevole per· poter manovrare. Nei còmbattimenti notturni poi deve assolutamente trion· fare la baionet ta, giacchè, siccome l'oscurità tivvolge sia il bersaglio, si~ gli stessi punti di mira del cannone e del fucile, il fuoco è reso del tutto impossibile. È bensì vero che alcuni scrittori sostengono che l'artiglieria possa segnare di g iorno le sue posizioni, determinare le distanze e quindi prestare un ut ile ser vizio nel combattimento notturno. Ma è ,facile capire come tal cosa sia possibile soltanto a chi si trova fermo in posizione di difesa, e non mai, o quasi mai, a chi deve procedere all'attacco. .Altri sostengono inoltre l' uso di certi cavalletti, più o meno ingegnosi, inventati per il tiro notturno deHa fncileria: ma anche qu\ non è m~cessario un lungo discorso per dimostrare che· tali arnesi non ser vono per nulla all'attaccante, perchè, prima di tutto, a questi sarà impossibile d'andarli a piantare di giorno proprio sotto gli occhi della difesa, e poi perchè, dovendo ~ontinuamente cambiare di posizione durante la lotta, gli occorrerebbe una successione ininterrotta di numerose linee di cavalletti. In ogni modo, e specialmente per la fanteria, il fuoco contro un obbiettivo nascosto nelle tenebre, rasenta sempre l'assurdità. È la baionetta, ripeto, che nel combattimento notturno trionfa! La fanter i·a, marciando all'attacco colle armi scariche, si avvicina silenziosa alla posizione avversaria e quivi giunta, senza fermarsi neppnre un istante, senza esitare neppure un


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AL LA BAIONET·r A

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momento, si getta a testa bassa sul nemico, s' i mpegna con lui corpo a corpo, gli si stringe rabbiosamente addosso, si batte· a coltello. La baionetta deve cominciare, svolgere e risolvere la azione!

Qnanto ho detto or ora, può valere, in g ran parte, anche per le operazion i che si debbono svolgere in m ezzo alla nebbia. Questo fenomeno com unissimo, i n ogni stagione dell'anno, nelle regioni montane, si v erifica abbastanza d i freq uente nelle pianure irrigate, ch e tanto abbondano in Europa., n elle località col tivate a riso o a marcite e n elle vallate dei fiumi cl' una certa importanza. Non occorre certo una n ebbia molto folta per costringere un partito a giocare a mosca cieca coll'altro, e anzi basta un leggerissimo v elo, per paralizzare completamente l'azione d ell 'artiglìeria e della fucileria. · Non è improbabile il fatto che gli avversarì si trovino di fronte improvvisamente, a pochi passi l'uno dall'altro, in modo da rendere inutile e dannoso l'uso alquanto prolungato del fuoco. Ho detto inutile e dannoso, ~on perchè il t iro possa mancare d' effica0ia, cbt:J anzi, quautungue poco disciplinato, a distanza così br eve deve, per forza, produrre perdite enormi; ma perchè intan to le perdite sono. necessariamente reciproche e p oi p.erchè l' uso del fuoco può consentire a chi ha la peggio di ricevere rinforni o di ritirarsi e, ben chè scosso, di prendere una successiva posizione. Mentre invece, colla baionetta alle reni, n on dando all'avversario campo nè quartiere, lo si sfascia completamente e non gli si concede il t empo di ricever a iuto o di riordinarsi . .L'attacco fulmineo all'arma bianca dimostra inoltre, per parte di chi lo compie, quella superiorità morale, ch e, in tale momento di sorpresa, di confusione e di disordine, è senza d nb bio la causa principale d' una buona riuscita.

"AL T.A I1Al0NE'l'TA ! . ,,

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La v ittoria arriderà certo a chi, essen do più ammassato, in posizioni più propizie, in condizioni fisiche e morali più elevate, si deciderà per primo a gettarsi sul n emico alla baionetta. N oì ltalian i. offensori o difensori, vincitori o vinti, qualunque sia il nostro futuro n emico, dovremo coinbattere ltmgamente tra i monti; perciò ci troveremo spesso nel caso di dover pr ocedere tra la nebbia, di dover impegnare il combattimento in mezzo ad essa e quindi avremo, anche allora, assoluttt n ecessità della baionetta, a.ffidandole, quasi esc11:1sivamente, la sorte delle armi.

Anche nei co mbattimenti che avvengono nell'interno dei boschi l'assal to è la soluzione normale della lotta. Lascio la parola alle Norme per l' impiego clelle t1·e armi ehe, trattando appunto di tale argomento, dicono·: « Cti « prènde l' iniziativa dell'assal to è quasi certo della riuscita; « è perciò di somma importanza non lasciarsi prevenire dal « n emico ... Appena l'avversario è visibile, si spara.no una o « due salve, oppure si eseguisce un bre·ve fuoco accelerato e « poi si piomba su di esso alla baionetta. Qualunque indugio, « ::iia pu re perl,\d arsi ragione delle forze che si hanno di fronte, « può compromettere il risultato detl'azione. » . Infatti: a che pro fare un fuoco prolungato quando il nemico appena appena si vede, giacchè trova moltissimi ripari che lo sottraggono alla nostra v ista e, qualche vol ta; anche al nostro tiro? E d'al tra parte, come disciplinare qu esto fooco quando la truppa per le accidentalità del terreno, è senza coesion e, quando i riparti naturalmente si frappongono e si mescolano ? Come procedere ad un'azione ordinata quando i] comando non ha più che una minima influenza, , sia per la difficoltà di trasmettere g li ordini, sia per la difficollà di farli eseguire ? Occorre utilizzare il n ostro stesso d isordi ne portand olo a cozzare rìsol ntamen te contro quello d ell'avversario, occorre .


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"ALLA B.IIONETTA!,,

" ,\LLA lHlONET'l'A I ,,

gettarsi con impeto ~ul nemico e ciò dimostrerà, se non altro, quella famosa, e già più volte menzionata superiorità morale, che, anche in tal caso, è il principale fattore di vittoria. Giacchè la superiorità numerica, non essendo visibile al nemico, non produce abun effetto sull'animo di esso, nè può avere rea.lmente grande influenza,, per la ragione che, trovandosi le truppe sparse e frazionate, non possono essere impiegate in massa. I soldati, non più sostenuti dall'eterno contatto di gomito, non più tenuti a freno dall'azione del comando avviliti ' d'esser dalla poca efficacia del proprio fuoco, hanno bisogno tolti il più presto possibile da questa critica e perplessa situazione, hanno bisogno d'avanzare risoluti 6 di retrocedere. Siccome, in questo caso, non è ammi~sibile la ritirata senza combattimento, così è logico che si vada avanti senza esitazione, rischiando tutto per tutto. Anche allora chi si butterà per pri11J.o alla baionetta avrà. la vittoria!

Quantunque in proporzioni molto minori, gli stessi fatti si verificano nei terreni cope~tì, e cioè in quelle nostre ubertosissime pianure (simili del resto alle pianure francesi e tedesche) fìctamente al berate, percorse in ogni senso da fossi e canali, e nella stagione calda coperte anche da alti, folti, abbondantissimi raccolti. La vista, e quindi il tiro, sono assai limitati, la coesione dei riparti che avanzano in battaglia, è diminuita di molto, la situazione, pur essendo abbastanza chiara nel campo strategico, è buia ed incerta nel campo tattico. I comandanti in sottordine debbono esplicare tutto il loro spirito d' iniziativa, giacchè il comando supremo non può dare che di,rettive molto vaghe. La risoluzione della lotta, trovandosi il nemico nella stessa perplessità, è data generalmente da un energico, rapido e audace attacco a fondo. Io non ho mai avuto la fortuna di assistere ad un combattimento, pure, con un po' di sudata esperienza fatta alle

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manovre e avendo inoltre leggiucchiato un pochino sui libri, m'immagino che l'azione debba svolgersi nel modo seguente. Vieni, caro Ferruccio, con me sul campo della pugna; io, a mio modo, ti fa,rò da Cicerone! Sotto uno splendido sole di giugno, che dardeggia sulla folta vegetazione e sulle nostre povere cel·vici, siamo in marcia in mezzo ad uno di questi terreni coperti nella valle del Danubio, del Reno, del Rodano, dove vuoi, ma preferibilmente fLÌ.ori di cafòa nostra. Il nemico è vicinissimo, per cui la. nostra colonna, procede in ordine serrato di marcia, colla fanteria per sei o per otto, cu~·ando scrupolosamente il servizio di sicurezza per mezzo di numero::;e pattuglie che, sparse per la campagna, si vedono ogni tanto sbucare da una siepe, internarsi in un campo di grano, traversare le strade laterali, discendere nei fossati, scomparire dietro i cespugli, sempre svelte, attive, circospette, perchè hanno coscienza del loro delicatissimo mandato. I soldati sono in fermento: sentono vicina la lotta, cercano di .leggere qualche impressione sul volto degli ufficiali, scrutl;Lno, allnngando il coJlo, l'orizzonte per vedere se compare il nemico, maledicendo a tutti quegli alberi che intercettano loro fa visuale. Finalmente, avanci sulla strada, appare un nostro ciclista, che giunge a grande velocità. TL1tti vorrebbero interrogarlo, parecchi gli chiedono notizie; ma figli procede impe.rlerrito ,sino al comandante dell'avanguardia al quale comunica che la nostra cavalleria, con una brillante carica e dopo sanguinosa mischia, ha respinto la cavallerja avversaria, l'ha · scompigliata ed ora procede risolut,t a cercare la fanteria nemica. L a notizia, che si sparge rapidamente tra le file, produce nei soldati un fremito di soddisfazione, che si manifesta con grida festose. _ Gli ufficiali brontolano, strepitano per ristabilire la calma: « 8tate zitti, chiacchieroni! Volete farvi scannare come agnelli, « rivelandovi al nemico prima del tempo? >>


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" ALLA llA!O,'IEl'TA. •I

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I soldati si tranquilizzauo e la marcia continua senz"altri incidenti per un'altra mezz'ora circa, quando cioè arriva un secondo ciclista, latore di importantissime nuove : « La nostra « cavalleria ha incontrato la testa dell'avangua.r dia ··nemica « a X ... , l'ha caricata, ma è stata tespinta ; pur e, quantunque « abbia su bito perdite rilevanti, s'è lanciata sui fianchi del« l'a.vversario, onde riconoscerne le forze ». P oco dopo s'ode sulla sinistra qualche rabbiosa fucilata, poi di nuovo silenzio perfetto. . Che ~arà stato? - Forse un falso allarme ! Ma no! E cco laggiù un soldato nostro che si dirige frettolosamente verso la colonna spingendosi avanti, senza tanti complimenti, un cavaliere nemico! Giungono sulla strada; il comandante l'avanguardia si ferma ad interrogare il vinto, il quale però, :fiero nella sua disgrazia, avvilito ma non domo, si rifiuta dignitosamente di dar not izia de' suoi. Bravo soldato! La. marcia prosegue sempre e intanto si cominciano a trovare i segui delle lotte sostenute antecedentemente dalla cavalleda : cadaveri che, coi deuti stretti, hanno il viso atteggiato sempre terribil mente alla pugna; feriti che, · con grande stento, si trascinauo in cerca ,l 'aiuto ; moribondi che gorgogliano persino nel rantolo nn fioco grido di sfida; cavalli che cercano ancora d i sollevarsi negli ultimi spasimi d'una straziante agonia. Le nostre pattuglio, che continuano a far fooco per toglier di mezzo i cavalieri nemici troppo arditi, non dànno perq alcuna informazione importante, giacchè il campo di vi sta è sempre molto limitato dalla vegetazione. l!.,inalmeute giunge uno de' nostri cavalleggieri, col vi:;o deturpato da sangue e polvere, ma sempre impavido e for te in sella. Egli riferisce che « la fanteria nemica è a ·Y. .. , a t< cinque chilometri di distanza e che marpia con estrema len« tezza e sospetto, giacchè, a quanto pare, essa pure ha scar« sissime not izie d i noi. La pa ttuglia, di cui faceva parte, ha « tentato di riconoscere l'avversario sui fianchi ma inutil' ·« mente, perchè le accidentalità del tet-reno le impedivano di

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ALLA HA !ONE1'1'A

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vedere da lontano e, quando essa ha cercato d'avvicinarsi « alquanto, i :fiancheggiatori nemici l'hanno sempre respinta, « cagionandole delle perdite », Arrivano successivamente altri cavalier i recando, . presso a poco, le stesse informazioni. La situazione è dunque molto buia, gli ufficiali dello stato ·maggiore scorrazzano a destra e a sinistra cercando di racimolare le diverse notizie e da quaste cavarne un costrutto; il comandante della divisione ha cominciato a por tarsi verso la testa, seguito dal ccmaudaute dell'artiglieria, col quale discorre animatamente sull'estrema difficoltà di poter impiegare le batterie, pur volendo far loro eseguire il tiro a punt amento indiretto . La testa della colon na rallenta la marcia, le truppe retro-stanti invece affrettano il passo per ammassarsi sempre maggior mente, onde essere disponibili il più presto possibile. Il comandaute della divisione batte nervosamente gli stivaloni collo scudiscio: nell'animo suo si combatte una lotta terribile tra il desiderio di togliersi all'incertezza con un movimento a fondo e la coscienza della responsabilità d'un atto troppo ardito che potrebbe avere conseguenze irreparabili. Finalmente, riv'olto al comandante della brigata di testa, dice : « Dalle scarse notizie avute, credo che le forze nemiche ~< siano ingenti, ma n on soverchianti. L 'avversario continna « ad avanzare, quindi, a parer mio, l'incontreremo nelle vici« nanze del casinale z... , dove il terreno, a quanto dicono « gl'infor matori, è coperto come questo. Appena preso il con « tatto, t u·spiegherai subito molta truppa., attaccherai risoluta« mente e rapidamente, calcolando sul pronto intervento del<< l'altra brigata. Non indugiare un momento, non fermarti « un istan te! » Si acceler a la cadenza della marcia e dopo parecchio tempo, svoltando la strada, il plotone di testa scorge un riparto nemico a seicento metri circa di djstanza. Si stende .subito iniziando un tiro celere, al quale r isponde una vivace moschetteria, pochissimo efficace, m:a che fa capire che l'avversario ha g ià in linea una rilevante quantità di truppa.


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" ALLA BAIONETTA! ,,

Ci tendono un agguato! » esclama convinto un sottoteneutiuo novello, uscito allora, allora da Modena, proprio per la guerra. « Ma che agguato d'Egitto! » brontola il suo capita,no, vecchio reduce dall'Africa. « Non sente che le pallottole ci « passano ad una distanza enorme? Creda pure che il nemico « è all'oscuro quanto noi e che fa fuoco intenso per imprE>S· « sionarci, per farci tentennare e sostare, tanto per guadagnar ;< tempo! » La prima compagnia intanto si stende, la seconda si spinge a destra nei campi, la terza e la quarta fanno lo stesso a sinistra e t utta la linea avanza in mezzo all'ondeggiante frumento, calpestandone le biondissime spighe. · Il secondo, il terzo battaglione seguono di corsa e si buttano nei campi, il secondo reggimento, e poscia tutto il resto della divisione, avanzano rap idamente. La linea è ormai a quattrocento metri dal nemico, che solo allora si comincia a vedere abbastanza distintamente . Il primo battaglione comincia un fuoco vivacissimo, m~ il colonnello ordina di proseguire l'avanzata gridando: « E « inutile consumare le cartucce contro un bersaglio mezzo « nascosto. A vanti ! A.vanti presto! Rovesciare la prima « schiera s ull~ altre, che giungeranno in rinforzo, non dare « loro tregua nè pace fino all'ultimo! » Si pròsegue quindi di campo in campo, di siepe iu siepe, per altri duecento metri e allora, i nostri cominciano un infernale fuoco accelerato contro la linea n emica, con tutta · l'eccitazione che può essere prodotta dal bisogno·di vincere, dall'odio contro l'avversario, dal desiderio della strage, dal1' istinto di conservazione. Finalmente una tromba ordina l'avanzata di corsa e tutto il reggimento, che ormai forma un miscuglio solo, balza dal suo appostamento, slanciandosi avanti. Il momento è estremamente critico, giacchè il tratto da percorrere è battuto du una furiosa tempesta di pallottole. Molti soldati cadono rantolando; ma nessuno pensa ad essi, giacchè i combattenti, animati dall'odore d el sangue e della

"Al.LA IHIONE 'J''.l'A!,,

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p.olvere, non vedono che l'avversario, non ~eusano c~e a cacciarlo dalle sue posizioni, che stanno ormai per raggmngere. Il reo-gimento arriva ad un fossato e ivi s'ap posta un momento, b per riprender fiato e per rispondere al _fuoco. Poi una tromba comanda l'attenti per l'assalto e dalla nostra parte si fa un tremendo silenzio, interrotto soltanto dal sibilo viperino delly pallottole avversarie, dal s_ecco scat~o ~ell~ baionette che s' innastano sui focili e dalle 1mprecaz10n1 dei feriti, i quali bestemmiano perchè ·cadono proprio nel momento in cui stavano per afferrare la vittoria. La stessa tromba squilla il segnale di aUci baionetta, le altre t rombe lo ripetono, la musica intuona la. marcia reale con cadenza accelerata, i nostri soldati balzano dalla loro posizione e si gettano irresistibilmente avanti, innalzando il terribile urlo di guerra. L'avversario, al vedersi venir contro tale valanga, tentenna, il suo fuoco comincia diminuire d'intensità., mentre i nostri coll? impeto del torrente che spumeggiando si precipita d~lla montagna, superano il tratto in termedio. Le baionette sitibonde di sangue, s'incrociano, tintinnano in una breve ~ischia... e il nemico sopraffatto si ritira. Il secondo nostro reggimen to, che sopraggiunge, insegne l'avversario ! olla baionetta alle reni, mentre il primo si ferma un istante per riordinarsi. E qui mi fermo anch' io per riportare la questione snl no$tro pacifico campo di discussione. . Benchè lontano, sento distintamente la tua voce che piena di ma1izia, mi chiede se io pure, come quei signori che vogliono predire la pioggia e il bel tempo, pretendo di costrnire in anticipo l'andamento di una battaglia. Nori mi pare d'avere tale sfrontatezza; però credo sul serio che i~ combattimento in terreni coperti, debba svolgersi approssimativamente 0osì. T 'assicuro che nessuno r iescirà mai a ficcarmi n ella testa che in tali terreni si possan'.) eseguire fuochi a.lle grandi e alle medie distanze. P ensa tu pure nuovamente alle nostre pianure ricche e ubertose, nel periodo in cui le biade e g l.i H5 -

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" ALI.A BAIONETTA [ ,,

ALLA BAIONETTA! ,,

a!tri. raccolti non sono ancora stati tagliati e gli alberi e le siepi hanno tutte le loro foglie, e non t i parrà strano che si possa giungere a breve distanza dal nemico senza vederne le posizioni e quindi senza po.ter far fuoco . L'avanzata rapida non può essere ostacolata dal tiro dell'avversario, che non può dirigere con precisione i suoi colpi contro un bersaglio che non vede. In ?gni modo, anche se il fuoco nemico, fatto così all' impazzata, può ottenere qualche effetto materiale, non ne può avere alcun o morale, perchè i nostri soldati, non vedeùdo, ' per le accidentalità del terreno, che un breve tratto della propria linea, non possono contare il numero dei caduti e inoltre non possono essere impressiqnati dalle nuvolette 'ai polvere, alzate dall'urto delle pallottole contro il suolo, le quali, in terreno scoperto, diventando visibili, producono sempre un certo panico. A ltro serio vantaggio per gli offensori è quello di non poter, durante l'avanzata, fissare il nemico, mentre anzi la loro attenzione è attratta dagli ostacoli da cui debbono distrigarsi. Ripeto che la marcia d'avvicinamento in terreno pianea. o g 1ante e coperto è facilissima fino alle piccole di.stanze. . Giun~,a a tal punto, ti par possibile che una truppa ardita s1 ferm i a lungo a consumar cartucce in un fuoco disordinato, che perda tempo a logorare e farsi logorare così da vici.uo e che non si getti invece risolutamente avanti per decidere la lotta il più presto possibile? Se ho sbagliato o esagerato, ti prego di dimostrarmi accuratamente e fi.namente il mio errore, giacchè sono m-0lto intestardito nella convinzione che, anche nei combattimenti in terreni coperti, l'assalto debba essere la necessaria risoluzione della lotta.

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Adesso permettimi di dire due parole sulle sorprese fatte -0ontro nemico in marcia. « Le truppe che sono in agguato o tendono un' imboscat~, « dopo una o due scariche o tutt'al più dopo aver vuot~to il « serbatoio, devono gettarsi alla baionetta ». Questo dicono le ND1· me per l'impiego clelle t?·e armi e infatti è naturale che la truppa appostata, la quale avrà lasciato avv~ci~are i: nemico a breve distanza, non gli conceda il tempo d1 riaversi dalla sorpresa cagionatagli dal fuoco improvviso e dalle numerose perdite, che questo senza dubbio avrà prodo~to. Occorre che non gli lasci la possibilità di ritirarsi dietro un -0stacolo qualunque e, sotto la protezione di questo, prendere, comodamente e in ordine, formazione di. combattimento; ma che approfitti del panico e della confosione, in cui cer~o il nemico si troverà, e cerchi di sgominarlo totalmente, p 10mbandogli sopra alla baionetta. . . D'altra parte anche le truppe sorprese, per togliersi dall'imbarazzo, debbono ricorrere all'anna bianca. E, nel sostener questo mi baso sulla indiscutibile autorità in materia di Garibaldi', il quale fu certamente il più felice e audace .bai01:el· tatoi·e che ml i sia esistito. Egli, nel. suo libro: I rmlle, dice a.ppunljo così : « È certamente codesto il vero modo di rispon« dere alle imboscate: caricarle al primo indizio - se ne esce « sempre meglio e caricarle senza far · fuoco, poichè com.« mettendo l' imprndenza di ti.rare dallo scoperto, contro gente << coperta, è sempre fatale }> . .Di più non si potrebbe dì.re.

Ora passo ad enumerare rapidamente gli altri casi da cui .appare la necessità dell'arma pianca nel combatt~mento, ce~: cando di concludere alla svelta, perchè tu devi essere gia stanco di questo lungo sproloquio. . Superato il perimetro di un centro abitato, grand~ o pi~colo, per le strade brevi o ch3 presentano frequenti svolti,


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" ALLA 1lAIONETTA !

" ALLA BA ION ETTA! ,,

nei cortili, per le scale, nei corridoi, nelle camere, la fanteria deve per forza adoperare quasi esclusivamente la baionetta e n_on pot,rebbe fare altrimenti, giacchè il fuoco diventa di:ffiCil~ dat~. la ristrettezza dello spazio, la v icinanza dei oombatt~nt1 e la oonfus_ione in cui si trova la truppa. ~1amo ~e~ caso di lotta personale in cui la maggior parte · det e sottratta all'azione del comando, 1·n cui· ciascun . . soldati . md1v1duo deve r egolarsi un po' secondo una dirP-ttiva moltogenerale, assai secondo il suo criterio. . La _battaglia si scompone in una serie numerosa di duelli, m cm gli avversari si battono colla rabbia disperata d.1 ·h·1 e :ed e d ~·ffic1·1e _lo scampo, colla ferocia di chi non vnol cadere· (';!e~a d.1veu. t a m vendicato; m cui ogni arma è buona , ocrn . . o 1 0 .u ::; lecita, dal fucile al coltello, dal sasso al bastone. S i citano degli episodì, in combattimenti fatti nell' interno di c~seggiati, in cui s' è visto adoperare la baionetta, non pm inastata sul fucile, ma impugnata direttament~ dalla mano. fra piccoli riparti l'uso del. l'arma . . Anche. nei combattimenti . b ianca e quasi esclusivo. lq questi casi in cui l'audacia e lo spirito aggressivo hanno la prevalenza sul numero dei ·combatt . · en t·1, occorre· procedere nsolutamente, senza consumare le cartucce in un fuoco che può o-rande efficacia, dato l' esiguo · . non . . avere ': numero dei tiratori, data la piccolezza del bersacrlio e 1a 1am E ·11·ta. · . _ b con_ cui questo può sottrarsi alla vista e al tiro dell' avversano. il nostro Regolamento d'eserci,,.i dice· ~< 1·1 p1ot one ·Perciò 1 · « 1SO ato non ha bisogno di far precedere l'atto i isolutivo da << una lung·a.prepa•·az,·oue colfuoco... A vanza-rs1· possibilmente · · , « al coperto e p~r sorpresa, come gli è consentito dalla. sua « forza. anche ne1 · he . . . terreni meno coperti , far poche s cane « a. b rev1ss1ma distanza e, anche senza far f•· i oco g •t· t es cll.Sl· « 1mpe uosameute sul nemico all'arma bianca~!elle guer~·e coloniali ci troviamo generalmente di ±r~ute a 0 ente che s1 butta a testa bassa sull'avversar·i·o , Men ::; za curare 1e numerose perdite a cui va soa,()'etta · oo . , pere li·e, animata N

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da un supremo disprezzo della morte, da straordinario e sel- · vaggio ardimento, armata talvolta di pessimi fucili, abilissima· invece quasi sempre nella lotta corpo a corpo, non vuole consumare le scarse e preziose cart ucce in fuochi poco efficaci a .grande distanza. Nel combattimento quindi si viene rapidamente ai ferri corti e ciò contro nostra volontà, perchè v orremmo anzi te'nere molto tempo sotto il fuoco quelle masse sempre immensamente soverchianti. La baionetta diventa troppo presto ne· -cessaria e in genere, non come l'arma baldamente tipica <lell' offensiva, ma come arma di difesa. I va.lorosi che ebbero la fortuna di combattere laggit't in Africa, sanno quanto sia stata loro indispensabile l'arma bianca nei frequenti assalti e contrassalti che hanno dovuto fare in tutti i combattimenti vittoriosi o sfortunati !

In tal modo e sotto parecchi punti di vista, credo d'averti fatto vedere l'utilità pratica della baionetta e quindi, per -conseguenza, quanto sia ancora necessario educare la fanteria all'assalto. Tu però mi farai certamente questa osservazione: « I casi « che hai citato, in cui l'arma bianca rappresenta una parte << importantissima del dramma, e talvolta anche l'unica parte, « quantunque numerosi, sono tutti eccezionali ». Su oiò ci sarebbe da discutere, perchè durante una guerra -càpita spessissimo una battaglia, un combattimento, una sca· rarnuccia, o di notte; o nella nebbia, o nei boschi; o in terreni coperti, o nell'interno di caseggiati; càpitano soventi volte delle sorprese, per cui tutte queste eccezioni, per la loro frequenza, diventano ca~o quasi normale. E in ogni modo sostengo che, se anche durante tutta una -campagna, si manifestasse una sol volta il bisogno d ella baionetta, per qnest.a sola volta noi saremmo obbligati a preparare la nostra truppa all'uso dell'arma bianca, giacchè oc· -corre tassativamente insegnare al soldato il modo di togliersi dall'imbarazzo in qualunque frangente. E ciò_ affiuchè, in


" AI.LA J\AJO~ ETTA

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" ALLA BAIONETTA! ,,

caso di sconfitta, egli debba attribuirla solamente a se stesso o a ca,usa di forze superiori e mai, neppur per ombra, a cattiva preparazione materia.le o morale. Perciò ripeto che, se anche in una sola occasione la baionetta diventasse necessaria, o semplicemente utile, per questo unico caso, il soldato dovrebbe essere accuratamente in pace preparato all'assalto. .Ma alla fanteria l'arma bianca, oltre che ai vantaggi materiali, ne a pporta altri sommamente morali. Noi che ·vorremmo togliere dal nostr o dizionario il vocabolo difensiva, noi che non parliamo d'altro che di slancio aggressivo, noi che g ridiamo: « avanti, a.vanti sempre e ad « ogni costo! >> dovremmo avere un culto per la baionetta, la qnale colla sna punta, nel trambusto della lotta, dirige suggestivamente i soldati verso il nemico, nella stessa guisa che l'ago magnetico guida verso il porto la nave Lartassata. dalla tempesta.. . Quando i nostri fucilieri saranno persuasi che, per vincere, occorre andar a. cacciare coll'arma bianca il nemico dalle sue posizioni, allora solo saranno anima.ti da un forte spirito d'offensiva, allora solo si sentir~nno irresistibilmente portati avanti. Guai se il soldato si mettesse in mente che il combattimento si può risolvere col solo fuoco! Egli si arresterebbe a,ssai lontano dall'avversario, poichè non gl'importa. proprio nulla·di consumare duecento e anche cinquecento cartucce, invece di cinquanta, se crede di poter ottenere la vittoria, rimanendo a rispettosa distanza dal nemico. L&, nostra truppa, munita d'un fucile straordinariamente giust,o e preciso, con un alzo graduato a distanze inverosimili, con una esuberante celerit~ di tiro, credendo di ottenere snl campo di battaglia la stessa efficacia che ottiene nei poligoni, per un falso istinto di conservazione e co' suoi ragi onamenti piccini, penserà che non o' è affatto bisogno di avvicinarsi troppo all'avversario, se giudica possibile distruggerlo da lontano col fuoco.

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È indispensabile sradicare questa crede_uza dalla mente .dei soldati ; anzi occorre insegnar loro, teoncamente e praticamente, che il combattimento è risolto sempre dal cozzo corpo a corpo. . ·1 E cosi, applicando il principio di chieder lo~o 1_u pace 1 massimo possibile per ottenere poi l' indispensa~ilo m. guerra, avremo ra.ggiunLo lo scopo di farli procedere n~o_lt1t1 contro · l'avversario , dimostrando predominio morale, spinto aggressivo, noncuranza del nemico, disprezzo dell~ morte. . Qualora poi si riesca a cacciare l'avvers~r10 dalle s~e posi· zioni, prima di giungergli sopra alla baionetta, sara tan.t~ di o-uada()'nato, percbè i nostri soldati penseranno che egli e cosi poc; coraggioso da non aspettarli per disputare, fino ali' ultimo, la vittoria. ~oi Italiani, poi, che ci sentiamo scorrere nelle ven~ un sanO'ue bollente come le lave de' nostri vnlcani, noi che siamo O per natura romantica.mente generosi ~d auda~i, dobbi~mo coltivare nei nostri fncilieri quel nobile slancio, che c1 ha sempre coperti d i gloria auche nella sconfitta, dobbiamo solleticare la nostra fervida immaginazione coli' idea del valore personale, che si esplica principalmente nella lotta cor po a. corpo!

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Per terminare, aggiungerò che la sciabola-baione!.ta modello 1891 risponde t roppo poco alle esigenze a cui dovrebbe soddisfare. Nell'adottarla s· è voluto ottenere un n umero oc· cessivo di vantaggi, s'è cercato di riunire in uno spazio limitato tutto ciò che di buono e d i ntile si può avore nell'arma bianca del fuciliere e invece s·ò prodotto un mezzo aborto. Tutti sanno che la superiorità della sciabola·baionetta sulla baionétta alla Vauban consiste in ciò : d'essere un'arma la quale può servir e, oltre che all'offesa, anche ai bisogni del campo. . Tale superiorità però si paga a caro ptezzo. g1acchè la sciabola-baionetta, a parità. di lunghezza, riesce sempre molto più pesante cl.e lla baionetta .

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" AT, LA IIAIONE'T'rA J ,,

Questo è senza dubbio un danno non indifferente. E ppure si potrebbe anche passarvi sopra qualora si fosse veramente risolto il problema d i dare al nostro solda to un'arma adatta a qu ei piccoli lavori che si fanno n el camp o . Iu ciò la no::itra sciabola-baionetta, t roppo corta, t roppo squilibrata, e, come ar ma da taglio, t roppo leggera, n on · serve quasi a nulla. E la dimostrazione m igliore di quanto d ico si ha nella distribuzione, fatta alle compag nie durante le manovre, d'una certa quantità di mannaresi. Un buon coltello da ta-sca, che non manca mai al soldato, e che, sia per la s ua cos truzione, sia per gli usi a cui lo si destina, può essere sempre meglio affilato d'una sciabola, provvede in modo assai più soddisfacente a tali bisogni. Se osserviamo poi i vantaggi che la baionetta· triangolare o quadrangolare ha .sulla sciabola -baionetta vediamo che : 1° rispetto al peso, la baionetta, a parità di lunghezza, è sempr~ più leggera della sciabola-baionetta e quindi, a parità dì peso, è sempre più l unga. Si noti che questa maggior _lunghezza sposta di pochissimo il centro d'eq uilibrio del fucile p iù avanti, g iacchè la baionetta, pur conservando tntt,a la s ua robustezza, si può foggiare in modo da essere leggerissima verso la p unta; 2° per la sua forma ac.;L1minata e sottile, la baionetta penetra meglio nel corpo dell'avversario, fora più agevolmente e supera senza fatica i mezzi reaistenti che coprono la persona del nemico, quali sarebbero i panni, le cinghie, i cinturini, ecc. ; 3~ la baionetta, d ata la sua sezion e, presen ta la stessa resistenza verso tntti i lati, quindi è più robusta della s:}iabola-baionet.ta e meno fa,cilmente di questa sì spunta, si spezza, s i torce ; 4° la baionetta produce più effetto morale d ella · sciabola-baionetta, sia p er la sua forma snella, allungata ed acutè:1., sia. perchè le ferite prodotte d a lama triangolare o q uadrangolare spaventano, e forse g iustamente, più d i qQelle .atte da lama p iatta. La spa::la-baionetta francese s'avvicina molto, secondo me., all' ideale.

" ALLA l!AlONETT.à !

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Pesa pochi grammi più della nostra ed ha una l unghezza maggiore di circa ven ticinqne centimetri; è d'un~ robustezza a tut ta prova; è leggerissima v ei;so la punta ; mas.tata sul fucile h a l' i m poneuza della lancia, il guizzo serpentmo dello stocco. E ssa ,è un'arma tale da tenere altissimo lo spirito aggressivo di chi la porta e da mettere un pochino i brividi n ell'ossa dell'a vversario. . La Francia se la tien cara ed ha ragione, perchè in tal modo favorisce i l bollente e generoso ardire de' suoi fig li e dimostra d'avere la massima cura per questa potentissima molla d ell'offensiva. Anche la Germania, nel nuovo arn;i.amento della fanteria, butta alle ortiche il suo pugnale-baionetta e adotta una vera baionetta lun ga e potente. Noi It,aliani che faremo ? La maO'ra visione degli smunti bilanci ci d imostra ch e sarebpe f:tica sprecata il proporre nuove spese per il camb io . dell'arma bian ca dei fuc il ieri. A m e non resta che sostenere fermamente che la sciabolabaionetta m od. 1891 non è dBgna del fucile che la porta. I Q,ue:sto che, per tutte le sue ottime q uaMà, n on è_second~ a nessun a ltr'o sulla terra, n on sarà completo fìnche non gli daranno compagna un'arma bianca più robnsta, più poderosa, più tremenda. E ora a te la parola. Baliualonesca (Ossola), luglìo 1901. Tuo Gu.uBERTO F A.vrnr.


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PRO CULTUR A

PRO CULTURA

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Molti anni fa un ufficiale colto, nel senso più. Iato della parola, era una cosa - per usare la frcj,se fatta - signanda albo lapillo. Bastava conoscere ·bene i ferri dei mestiere, e tutto finiva ]i. Del resto, dicevano .i più, e non a torto, l'esercito è fatto per la guerra, e in guerra la pratica e il buon senso prevalgono su tutta la scienza. Certo: sul campo di battaglia u.n 'orazione elegante o la dimostrazione di una tesi scientifica non conducono le masse alla vittoria. Solo l' ideale per cui si combatte e l'esempio possono far tacere, atrofizzare forse momentaneamente le volontà individuali e trascinare verso lo scopo prefisso. Ora invece i tempi sono cambiati - è cosi!, nota - e con essi gl' individui da istruirsi e gli istruttori. Questi} scomparso a poco a poco l'ideale battagliero per cui tutto avevano sacrificato, liberatisi progressivamente dai pregiudizi e dalle parvenze di esteriorità, studiando un po' più da vicino l'individuo soldato, rapidamente hanno percorso un periodo evolutivo, che non ha riscontro nella storia degli altri eserciti, per guanto si sforzino a negarlo certi scrittorelli militari, unti di teorie avanzate. La ragione c'è: questa evoluzione non è conosciuta, o se conosciuta, non ha oltrepassato la cerchia dell'ambiente militare. }rfea culpa - possiamo dire. Sebbene il peri9do d'evoluzione sia stato breve, niente abbiamo fatto per farci conoscere, anzi - mettiamoci una mano sulla coscienza - coll'abitudine di criticare quanto non era opera nostra, abbiamo spinto individui, che molti riconoscono intellìgenti, a chia-

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ma.rei parassiti, sanguinari, e man mano degenerati, delinquenti e peggio (l). . . . La massa, la sesqtiiplebe come s1 compiaceva chia.marla Vittorio Alfieri, ha applaudito; ma che non applaudisce certa gente? . . Bisogna però ricordarsi che certa genie, che grida a casaccio viva e abbasso secondo la retorica più o meno reboante, secondo i pistolotti più o meuo ben riusciti degli oratori da piazza, verrà un giorno sotto le armi imbevuta del v~len? sottile, che combattuto in mille modi cercherà sempre d1 nnnare le basi delle nostre istituzioni. In alto, in alto i cuori! Facciamoci conoscere, facciamo valere i nostri diritti, che provengono direttamente dallo adempimento del più naturale e del più logico dei nostri doveri: l'accrescimento della coltura; così potremo a suo tempo ispirare una fiducia illimitata nei soldati che sono, se non altro, la parte più sana della gioventù.

Quali i mezzi? Oh li conosciamo - diranno molti. - Affinchè gli ufficiali ~ossaJo acquistare una coltura completa e razionale ci vuole la provenienza y,nù:a, un cambio parziale di indirizzo e una riforma radicale degli studi, qualche modificazione..... No, no ... Lasciamo per ora tutte queste belle proposte allo stato di proposta; lasciamo in pace Modena e Torino, e la·voriamo un po· per conta nostro. La coltura vera, quella che deve guidarci nella lotta dell'esistenza non si acquista sulle panche della scuola, sia questa l'Università civile o la Scuola di guerra, ma con la osservazione minuta. dei fatti che si svolgono intorno a noi e col ragionamento sui fatti stessi.

(I) Fenn1t1,o, 1l milttarismo. irAllON, Psicologi<t del mimare d.t wu{cssionc. Kt)AFT, ,lliscr ie <lella l!ila militai-e i n Gen11a11ia .

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1812

PRO CULTURA

PRO CULTURA

« L'ufficiale nuovo promosso - dice un egregio articolista « i~ uno degli ultimi numeri della Rivista di fante1"ia (I) « giunge al reggimento già preso dalla malattia della gio« ventù moderna, cioè parecchio pessimista, poco entusiasta,

« alquanto utilitario e leggermente presuntuoso.

»

Sfido io! L'avranno messo sotto la paterna cura di un capitano rigido, severo, tutto regolamenti e paragrafi che con molte raccomandazioni di dettaglio gli avrà assegnato l'istruzione di una ventina d'uomini ! E ciò sarà toccato proprio a lui che alla scuola avrà fatto Dio sa quante elaboratissime discussioni di alta tattica, e, durante le lezioni d'equitazione dall'alto· del suo quadrupede a,,rà sognato di ripetere gli at~ tacchi frontal i di Napoleone o le marcia strategiche d i Giulio Cesare. O' è perfino il caso di far aumentare il suo pessimismo, la

sua presunzione. Basterà che qualche superiore colla scusa, che è fresco di studi (bella frase, che meriterebbe miglior fortuna) gli affidi incarichi speciali, facendolo. magari esentare dalle istruzioni. Ma guai se poi mutano i venti: addio entusiasmo ! Non è così che va intesa la nostra prima educazione,. se veramente ci sentiamo chiamati a far parte di una classe dirigente nella funzione sociale dello Stato. Negli istituti militari si fa troppo e troppo poco; certo è che vi manca il tempo materiale per arrivare a conoscere l' individu.o cui sarà affidato il còmpito delicato e complesso di comandare e obbedire. Davanti a una dimostrazi·one scienti.fica si china il capo e si tace; davanti a un ordine dato da un superiore si obbedisce perchè ce lo prescrive il Regolamento di Disciplina. Però in 11oi stessi il ragionamento non può mai t,acere e trascina rapidamente al gi udizio. Sempre imparziale? N 9n credo. Solo la percezione pronta dei motivi che hanno p rovocato un ord ine e il ragionamento coscienzioso possono dare un giudizio imparziale e una ra(1}

Co n{e1·enze e collnra in/.elleltnale in IL di {., 30 gillgno '190L

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zionale esecuzione dell'ordine stesso. La obbedienza cieca, nel senso più ristretto, ossia quella che_ passa dir~tta~ente dal comando alla esecuzione, senza lasciare traccia al~una nella coscienza dell'individuo che obbedisce. ed es~gmsce, non è ammissibile, a meno di atti incoscienti dovuti a hmghissima ed automatica abitudine. . . . . . . Chi potrà procurarci questa seremta d.1 ~1Ud:z10 ~h~ de~~ condurci ad accettare, senza sofismi o cavilli, gh ord1m dati· Lo studio. escla· Un l·udi vidno colto non si lascierà mai trascinare. ad d' ·a · · ad att · 1 · p1 ' l' 1 o meno censurabili; un 1ll 1 v1 maz10n1 o _ . uo . colto potrà discutere e forse far prevalere le sue ra~10m; ancora più colto comprenderà q~ale sia il mome,nto d1 dare un consiglio ove sorga un d ubbio e c~mprendera anche meglio l'opportunità di tacere ed obb_ed1re,_per. un alto sen~1mento di dovere profondamente radicato 111 lui con lo studio e la meditazione. Ma il nostro non sia lo studio individuale ed egois_tico , non si facciano questioni di scienza o di letteratura'. _di calcolo O di storia; resa la mènte elast ica e plasmabJle per mezzo di una sana coltnni generale, slanciamoci nel pro blema ardn<, della vita, osserviamo e ragioniamo .. « La N az, oue (1), formatasi da poco tempo, ed 11:11be~ut~ · te di vieti pren·indizi dall'irres1st1<< 1n gran par :::, , , trascinata : . . . . « bile progredire della civiltà, ha fat to m questi uli1.m1 anm Q un enorme cammino, e l'esercito ha dov uto necessana~ente « seguirla. Siamo perciò anche noi, come i più. della Naz10ne, · · d.1 ge::,~tazione. · S ent· 1 · amo « ·m nn periodo . , per usare . un ter« mine espressivo marinaresco, che abbiamo cam.b1ato rotta, , « ma per anco non a:bbiamo l)otuto onz~ont~r c1 bene ~ella << uL1.ova direzione. Proviamo delle scosse d1 cui no~ sa?piamo « r enderci ragione, scosse che ci impressionano e c1 spmgono, « a nostro malgrado, verso una data. via. . << I conservatori urlano 1·allarme e vogliono dar macc.hm~ <, indietro, tornare all'antico; i progressisti e gli ~1vanzat1 gn('1) Rivista di /iJ1lleria , articolo citnto.


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PRO CUT,TURA

PKO CULTURA

« clano: avanti a tutto vapore; e fra le due forze contrarié... .

scolastici che richiedono più d i quello che una mente infantile possa dare, nccidono l'amore per lo studio e formano degli svogliati. L'assoluta assenza del desiderio di conoscere non esiste. C' è, è vero, qualcuno che incoscientemente si cristallizza nella propria ignoranza e se ne vanta ; ma son così pochi ohe possiamo benissimo ascriverli in una delle tante cate· gorie d i nevrastenici e non occuparcene affatto. Cosa si fa da noi, in fanteria, per spronare l'amore allo studio ? Ben poco. Tutte le altre ar mi e corpi hanno, se non altro, qualche questione tecnica cla studiare o da applicare : noi no. Fin la cavalleria ha lo studio del cavallo, sua arma; e noi l'imperfetta conoscenza delle matematiche, e quindi della mec.cauica e dells balistica. non permette neppure lo studio complèto del fucile, e ad ogni inconvenie-nte che esca fuori delle .consuete riparazioni, ha l'arsenale ove tni!,ndar l'arme a rabberciare. Meccanica, bali<Jtica? - sento dire. - l\fa a Modana non sì insegnano? . No i poche formole e q nalcbe definizione da ritenersi a memoria e che si dimenticano presto, auche perchè non hanno • applicazione nella re9,lta della vita, non possono avere mteresse pratico per gli allieYi. Solo i l nostro regolamento di servizio interno prescrive che si facciano conferenze per accrescere la coltura degli ufficiali e incit arli allo studio. Non voglio parlare di questo argomento: troppo si è già <letto. Mi limiterò solo a dire che tutr.i gli anni h,o assistito alla lettura di temi triti e ritriti, quali : La campagna del 1870-71; Plewna e l'utili&à di uno strumento da zappatore per la fanteria ; Il fucil e mod. 1891. Venne il ciclismo militare a sollevarci un po', ma oramai è tema vecchio anche quello.

« la mano resta titubante, quasi inerte, paurosa, e, guel che « peggio, sfiduciata ». .

Un individuo colto - aggiungo allora - non rimane inerte: nè si perde d'animo; ma si impadronisce della barra (per conl;inuare il paragone) e siede sereno al governo della nave. Ogni anno giunge ai reggimenti un nuovo contingente di reclute, di cui la maggior parte, e in modo speciale quelli provenienti da centri industriali o popolosi, s'è lasciata persuadere da certe idee avanzate, più o meno ben comprese, derivanti dalle teorie fondamentali del cosi dello socialismo. Scrivo cosidetto socialismo perchè poche frasi sonore di un cicerone da strapazzo, che cerca di essere il primo fra venti persone, non possono addivenire alla discussione dei diritti dell'uomo e tanto meno alla conquista del benessere materiale. . Stud_iam.o, e combattiamo con le idee nuove, discusse prima imparzialmente, le loro false interpretaz ioni; studiamo, e combattiamo i partiti sovversivi coi mezzi che essi stessi ci offrono. La vittoria sara nostra se sapramo contrapporre ai sofismi deg li arruffapopoli la logica delle cognizioni moderne. I soldati ~ si è sempre detto - sono giovani pianté che ogni .vento piega; proteggiamole contro l' infuriare deoO'li elementi e educhiamole. Avremo allora tronchi robusti e buo:ui

frntti. Alla m,orale, fatta una, dieci, cento volte la settimana, occorre dare una forma, se non divertente, almeno tale da interessare veramente i soldati.

. Pe~· stud_iare in mod o proficuo .concorrono tre fa ttori principali: amor a per lo studio, mezzi, tempo. L'amore per lo studio, si può affermare, che è nat,o con l'uomo; il bambino appena ha l'uso della parola, osserva e domanda il perche d i tutto. Però qnesta naturale tendenza va coltivata. Il maestro che riempie la testa dei baru bini di cose astruse e superiori alla loro intelligenza, i pr0grammi

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Mai ho udito la recensione cli qualche buon li bro, mai l'accenno anche fugace ad una n uova invenzione, ad nna nuova scoperta. Se non possiamo seguire Maxwell, Lodge, Righi, Ferraris, ~elle ardue ipotesi e nelle geniali scoperte, non possiamo ignorare almeno i l principio su cui si fonda il telearafo 0 Marconi, cosa oramai nota lippis et tonsoribus. Non ci passerà mai pel capo di meditare sulla « Teoria del volo » di Leonardo da Vinci, ma dobbiamo conoscere anc~e in snc_cinto, gli sforzi fatti fi1! qui pel migJiorament; dell ·areonautwa, tanto più che abbiamo nu parco 3 ereostatico militare, cli cui non è difficile conoscere gli studi e i lavori. E c?sì per ~e artiglierie nuove, pei parchi fotografici, per tutto _11 m~teriale nostro, fatto da noi, con roba nostra, dalle materie pnme ai meccanismi più complicati. · ·

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* ... Per mezzi intendo quelli alla portata. di t utti i reO'aimenti ~ i fon~i d~ll~ s~la di convegno e la biblioteca del co;;o. pn~t s1 acquistano un certo numero di giornali quot1d1am e d1 periodici letterari e militari. Un'apposita commissione, o tutti gli ufficiali riuniti stabiliscono a quali ci si deve abbonare. Mi permetto di osservare che i danari spesi nell'a:bbonamento dei g iornali quotidiani potrebbero essere adibiti ad uso migliore. . Al ~ircolo, se c'è, al caffè, che c' è sempre, o nella pegg 10re rpotesi, con la spesa di un soldo, si possono conoscere le notizie principali cou maggior sollecit~dine che in sala di convegno dove i giornali arrivnno sempre in ritardo, qualche volta la sera o il g iorno dopo. Anche nell'abbonarsi ai periodipi letterari o scientifici bi~ogua a_nd~· molto cauti; non limitarne il numero quando se ne ri?~no_s~a ~'utilità, ma escludere assolutamente quelli a base d1 rnc1s1om e pupazzetti che non servono a niente. Quanto ai periodici militari , vorrei vedere tutti quelli che si pubblicano da noi in lntte le sale di ~onvegno.

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PRO CULTURA

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A.d un'ar ma qualsiasi possono sempre interessare, anche semplicemente a titolo di curiosità, le condizioni, le questioni e i problemi di un'arma sorella. Purtroppo non è sempre così; in qualche reggimento di fan teria non c'è la Rivi.sta d'ar·tiglieria e genio con la scusa piccina che non tutta la parte tecnica può esser compresa; in qualche altro di cavalleria manca la Rivista di fanteria e viceversa. Si ha poi un sacro orrore per le riviste straniere. P erchè? Esse non costano così caro prezzo quanto si crede e compensano non raramente il danaro speso. Se non fosse altro per . vedere che cosa si fa altrove e paragonarlo con quello che facciamo noi. Fa tanto bene il mettere qualche volta la testa fuori di casa invece di vivere sempre come le ostriche in un guscio per sdottorare da g uello. Prendiamo il buono dove c'è, e lasciamo ad altri la Clll'a della politica e di tntto ciò che uon ci occorre. Senza far proposte direi che invece di adibire i fondi della sala di convegno per le spese impreviste di bicchierate, feste, inviti ecc., tutte belle cose che lasciano il tempo che trovano, fossero invece usati per offrire agli ufficiali, e specialmep.te ai giovani, aiuti e mezzi per accrescere le loro cognizioni. ' Dipende d.rrettamente dagli introiti della sala di convegno l'acquisto di libri per la. biblioteca del corpo. Infiniti sono i criteri su cui si fonda~10 tali acquisti, q~indi infinite potrebbero essere le modificazioni e le proposte. Se però fossi chiamato a decidere, abolirei nelle biblio- . teche di corpo i romanzi in generale e manderei a ll'indice tutti quei libri che col pretésto di far parte della letteratura(?!) 1•omantico-militare fanno riflettere e magari finire in caserma le sconcezze di qualche dramma passionale intimo o contengono idee sociali nuovissime e sarcasmi velenosi, che, per quanto combattuti, costituiscono sempre nn pericolo per la disciplina militare. Si può leggere, anzi si dovrebbe leggere tntto per poter giudicare con avvedutezza; ma cert,i libri è meglio non averli ; la spesa è iuntile, se non dannosa. H6 -

AKXO XLY I,


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PRO CULTURA

D'altra parte quei drammi passionali sono rifritture di vecchi roma~zi d'oltr'alpe, quella sociologia possiamo tro· varla, iu forma migliore, nei libri di Ferrero, K raft, Ramon, ecc. (1).

REQUISIZIONI I~ TERRITORIO NEMICO ...,

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r.onlin1wzia,1e. -

* * Il terzo fattore che occorre per studiare è il tempo. Parlarne è co·s a scabrosa, perchè bisognerebbe toccare gli orari reggimentali e ci sarebbe da tirarci addosso tutti i fulmini celesti. Mi sia permesso però una breve considerazione: nei tempi di forza massima si può calcolare in una media di cinque ore al giorno per le istruzioni; tre o quattro se ne perdono a girare pei corridoi, negli uffici e ad aspettare la fine di quel benedetto rapporto che, abolito dai regolamenti, continua con ostinazione degna di miglior causa. Il tempo dunque si può trovare e d'altra parte non c'è giorno che Dio mandi nel quale nori vi sieno due o tre ore di noia per colui che non sa occuparsi. Tenu to poi calcolo che il nostro non deve essere lo studio intensivo di chi si prepara ad un esame o concorre ad un impiego, ma una delle minime nostre occupazioni, sufficiente solo per tenerci al corrente delle varie fasi della vita che viviamo, si trova che di tempo ce ne potrebbe anche avanzate.

CAPITOLO

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E basti almeno per ora. Non credo che ci sia bisogno di p,·ediche per dimostrare la necessità dello studio. Ove null'altro ne possa approfittare all'esercito in un ordine di idee assai più largo di quello individuale, almeno possiamo contentarci di questo che il prestigio che ci verrà dallo studio e la stima dei nostri inferiori saranno premio sufficiente ai nostri sforzi, alle nostr e fatiche.

E . C. ( I) (Jpe:e citale .

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VI. -

\'r.ù.i dispensa IX

OSSERVAZIONI.

I d~ti di fatto sin qui riassunti ci consentono di stabilire che il sistema (ci si passi la parola impropria) di requi· sizione attuato dall'arma.ta di Giulay sul territorio piemontese ha le seguenti ca; ·alterisliche : 1. Impiego simultaneo e tumultuario delle requisizioni regolari e di quelle forzate, in prima ed in seconda linea, · in .misura tale da esaurire in breve tempo le risorse locali <li provincie ricchissime; 2. Imposizione al paese sfruttato della somministrazione -di generi non esistenti, con obbligo di procedere al loro acquisto nel territorio dello Stato, che effettuava lo sfrutta mento; 3. Abuso • del sistema delle req L1isizioni . forzate, anche quando le autorità locali si prote;;tarono pronte a soddisfare alle richieste, che venissero loro rivolte ; 4. Enorme dìsordin.e e gravissima indisciplina nelle requi1:1izioni forzate o r egolari, per effetto di che: , a) quasi sempre, me-q.tre venivano int,imate dal coman· dante della trnppa o dal commissario di guerra alle autorità -ci vili le richieste di generi, i quali si dovevano riunire eutro brevissimo termine col l'assistenza militare, altri ufficiali e persino sottufficiali e soldati pretendevano dai sindaci o, più spesso, d irettamente dai privati cittadini la sommini · strazione di derrate di ogni specie, e commettevano nei paesi continui atti di rapina e cli sa.echeggio; · b) non sempre si presentavano alle autorità ci vili regolari ordini di requisizione, ma si imponeva molto spesso

I


18:20

RE QUJSl7.IONI JN T ERRITORIO NEMICO

REQUIS1ZJON1 !:> Tt::RRl'J'ORIO NEmco

il soddisfacimento di richieste verbali, senza il rilascio delle corrispondenti ricevute. 5. Reparto non equo e proporzionale delle r equisizioni tra i varì comuni ; conseguenza questa dell'imposizione simultanea e disordinata di sommin istrazioni per parte di qnasi tutte !e autorità militari, dal che derivò che fossero spesso eccessi vameute gravati comuni piccolissimi; 6. Mancanza di fermezza nel comando dell'armata e nel1' intendenza generale di fronte alle arti dilatorie delle O'iuute provinciali e dei municipi, per il che fo possibile detr,e autorità, civili di ridurre le effettive somministrazioni di ge neri a quantità molto inferiori a quelle domandate. Confrontiamo qui, a t itolo d'esempio, il dato col dovuto dalla. G iunta di Mortara :

au:

I Unna. . . d1•. m,sura . I

l Avena . .

S~mm ini:il raz;o1 1i

e ff,itl:u:11.,i

Vioo . . .

Some milanesi Ettolitl'i

Acq uavit e.

Id.

F ieno .

Quintali

Bovini . .

Numero

I I

1lovutc

'! ,] 11,00 , 'i',,380,00

694,50 l 04,1'1

1,800,00 180,00

526,25 , l ,080,00 215.00 500,00

7. Mancanza quasi sempre assoluta d i q ualsiasi forma di civiltà e di no.ianità nelle relazioni· tra le aa torità militari e le civili, tra le trnppe e g li abitanti. Ciò devesi certamente attribuire, fra l'altro, anche alla convinzione radicata nell'esercito austriaco di allora, come risultato di una oppressione p~ù che ~'.~colare, che l'Italia fosse un campo, aperto ad ogm sorta 01 soprusi. 8. R ichiesta cli derrate non proporzionata alla forza da vettovagliare. Così, ad esempio, mentre le truppe eseguivano per conto r~prio_le pi_ù g1:avi requisizioni, i decreti del generale Giulay , mt1m~ti. n~1 pnmi gi?rni di maggio ai municipi dei capolnogh1 d1 cmque provmcie, domandavano complessivamente per 5 giorni consecutivi la somministrazione quotidiana di

)

1821

razioni viveri 300,000, razioni avena 67,500 e razioni fie no 45,000; la forza austriaca in P iemonte ammontava invece a circa 100,000 uomini, coi relat ivi guadrupedi. A che cosa si deve ascrivere questo fatto? Quale impellente necessità di guerra lo ha provocato ? Mancavano forse gli Austriaci di mezzi di sussistenza a tal segno, da rendere loro necessaria la costituzione, mediante requisizioni, di forti scorte per poter co11t innare le opera.zioni mili tari? Nulla di tutto questo. N elParmata austriaca il servizio cli r ifornimento delle vettovaglie era regolarmente organizzato mediante stabilimenti carreggiati sotto la direzione di una intendenza -generale e di intendenze di c6rpo d'armata; grandi depositi di vettovaglie erano sta ti costituiti in Lombardia ed a Piacenza. L'armata era in strettissimo contatto colla base d'operazione, costituita dalle più ricch e provincie italiane ; i suoi stabilimenti di seconda linea, stab_iliti in prin cipio a Vigevano, e cioè a pochissimi chi lometri dal confine, furono in seguito spostati a Novara e poi, in parte, a Confienza, e cioè a non più di chilometri 30 dal Ticino. La stessa base di operazione aveva alle sue spalle tutt o il resto dell'Impero, le comunicazioni col quale, facilitate tla un a splendida rete stradale e dalla ferrovia Milano-Venezia (intenotta soltanto tra Udine e Trieste), non erano ancora in alcnu modo minacciate. Tutto ciò conseutiva di eseguire colla maggiore facilità il rifornimento delle vettovaglie alla II armata, ed infat ti risulta che dalla Lombardia furono avviate in P iemonte in.genti quantità di derrate, tantochè. lo stesso fornitor e milanese dell'esercito austriaco, il Noseda, quando vide giungere in Milano i delegati di provincie piemontesi per fare acquisto d i derrate destinate a soddisfare le esorbitanti pretese ,austriache, non potè astenersi dall'esprimere la sua mernviglia percM, dopo tutte le spedizioni . fatte da Milano e da P avia, fossero necessarie così enormi r equisizioni. S enonchè la spiegazione di ciò sta nel fa tto, che l'ar mata austriaca non requisiva solt,1..nto 'per i propri bisogui giornalieri o per la costituzione di magazzini sull.a linea di ope-


1822

llEQUJSJZIONI I N TrmRJ TOHJO NEMICO

razione, m~ avviav~ anche centinaia di carri caricji di derrate dal Piemonte rn Lombardia, sino a Mantova.' Ma se in p_arte tali spedizioni poterono essere fatte per aumeptare le ris~rse de~la base di operazione e del quadilatero per i futuri eventi della campagna (nel quale caso non si spiegherebb_ero, senza ammettere il più g rave disordine amministrativo, le spedizioni di derrate da )filano e Pavia nel Piem o,~t~),. in_ gran parte invece ebbero ben altr·o scopo. E _1~f_att1 ac_c~r_tato che una quantità enorme di generi ~equ1s1~1 e spe~it1 1? Lombardia veni va venduta a vile prezzo m Pavia ed m .Milano agli stessi fornitori dell'esercit,o che poi la ri vendeva.no con pingue l ucro a.ll'amministrazion~ militare austriaca, la qnale nel processo Eyuatteu, che ebbe uua triste notorietà in quel tempo e che costò la vita al ministro De Bruch, risultò macchiata da non poche turpitudini. E non è tutto. Molto spesso, per evitare le spese dell'invio dei generi in Lombardia, gli oggetti requisiti si vendevano pubblicamente nei comuni viciniori a quelli spogliati, alla p1'esenza e sotto la sorveglianza dei capi che avevano 01·dinala la 'requisi::ione; e, p erchè la misura fosse colma, si <Yiunse 0 ad o~rire i gen~ri iu restituzione contro pagamento a quelli stessi che pochi momenti prima li avev,.no somministrati. Ci ò quindi lecito di1e che altre import.anti caratteristiche delle requisizioni austriache sono le tre seguenti: 9. Invio di derrate a tergo dell'eseroito p er aumentare le risorse della base d'operazione. 10. Dilapidazione delle risorse per effetto dì numerosi atti di concussione commossi dai req uirenti. 11. Nessuna cura di circondare le requisizioni almeno di un apparente carattere di imprescindibile necessità militare ciò cl~e avrebbe -~on~r:ibuito a renderle meno odiose alla po~ polazioue e perc10 p1u .proficue p~r l 'esercito. Noteremo infine le caratteristiche sottoindioate : 12. Impiego parziale e molto d isordiuato del sistema di vi vere pr esso g li abi tau ti auche in prima linea. 13. Requisi?.ioni di cibi di lusso, liquori e materiali non di uso normale nelle trnppe.

t\EQ UJS!ZIONI IN '1'~:UR I'l'ORIO NEmco

>

182::l

14. Largo impiego di pattuglie di cavalleria e di piccoli reparti di fanteria p er operare scorrerie a scopo d i r equisizione n ei comuni vicinior i a quelli occupati dalle truppe. 15. Eccesso, di fronte ai reali bisogni, nella requisizione dei trasporti e catti va organizzazioll:e della requisizione stessa, per effetto della quale l'assenza dai paesi d'or igine dei carr~ e delle vetture requisite fu eccessivamente lunga; molt1 carri, carrozze, cavalli e buoi da tiro non forono più re3tituiti; g li ufficiali ed anche molti uomini di t rnppa fecero requisizioni irregolari ed illecite per loro uso e comodità per· sonale. Con ciò si turbò in modo superiore al necessario il movimento commerciale intercomunale ed interprovinciale, con danuo anche dell'esercito invasore, e si impedì. la continuazione di taluni lavori agricoli, con inutile aggravio degli abitanti. 16. Impiego, contrario ad una ragio ne di umanitù e di onore che nessun militare potrebbe disconoscere l 1), dell'opera personale di cittadini sardi nella costruzione di fortìlizi e di trincee contro la propria patria; nelle requisizioni delle prestaiioni d'opera gli Austriaci furono molto severi ed esigenti, ed impiegarono spesso i più violenti mezzi coattivi. 17. Ristabilimento soltanto parziale delle antorità provinciali civili effettuato in modo disforme dal normale loro ordinamento e con cittadini piemontesi; concorso delle autorità ora dette nell'esecuzione delle rl:lquisizioni militari. 18. Largo e volonteroso concorso delle autorità municipali nell'effettuazione delle requisizioni e parz iale conferimento ai municipi dei capol uoghi di provincia o di mandamento di un'a utorità sugli altri comuni rispetto alle operazioni stesse. 19. Mancanza quasi assoluta di contribuzioni ordinate direttamente dal governo austriaco sia a titolo di imposte, sia per altr i moti vi. 20. Diniego di pagamento delle requisizioni in natura. U) BAnocELU. - llrq11i5i~io11 i. - Rivistri militare ilalia11t1, tS9:;, pa~. 395. v,,.Ja•i in Propo,ito ancl1 r: la citata Co1J vcnzione 1fcll'Aja.


1824

REQ 0 1SJZ10i;<;1 JN TEltlt!TORIO NEmco

PARTE II.

Requisizioni tedesche del 18 70-71 nell' Auhe, Per poter trarre la più larga copia d1 insegnamenti da1l'esame dei metodi seguiti dai Tedesehi nello sfruttamento del territorio francese durante la campagna · del 1870-71 e dal confronto dei metodi stessi con quelli seguiti dagli .Austriaci nella campagna del 1859, è necessario studiare la materia non soltanto n elle sue linee generali, ma bensì anche ne' suoi particolari, ciò che non è facile, specialmente ariguardo di una guerra svolta.si_ all'estero, perchè, come è generalmente e .giustamente lamentato, manca una storia. delle principali campagne sotto il punto di ·vista logistico-amministrativo. Ora, per quanto riguarda la g uerra del 1870-71, la grave lacuna è stata in parte (sia pure piccolissima) colmata dal sottointendente militare francese P érot, il quale ha pubblicato nella Revue du service de l'lntendance militr1,ù·e (1899-1900) u n accuratissimo e largamente documentato studio sulle requisizioni e conliribuzioni, ch e vennero dai T~deschi imposte al dipartimento dell'Aube: studio che ci auguriamo sia letto e pond"erato da tutti i colleghi del nostro esercito. Oltrechè quindi alle consuete fonti, ricorreremo ad esso specialmente per attingere le notizie particolareggiate sulle .contribuzioni e req uisizioni, che non sono affatto registr:ate, o lo sono soltanto in piccola parte, dalle altre pubblica:-1ioni relative a quespa campag1ta. CAP[TOLO

I. -

OPERAZIONI MILITARI.

Mentre la 1" armata della Loira, comandata dal generale D'Aurelle des Paladines, e costitui ta daL corpi d'armata 15° e 16° di recente formazione, si era, in seguito ad ordine della

lll);Q,UIS1Zl0Nl li'. 'l'ERP. l'l'OillO NEMICO

1R25

deleg~zione di Tours, mossa per riprendere Orléans, ed aveva inflitta ai Tedeschi, comandati dal generale von der Tann, la sconfitta di Coulilliers (9 novembre 1870), il principe Federico Carlo con circa 65,000 uomini della II armata affrettava la marcia. da JYietz alla Loira per coµgiungersi colle truppe del g randuca di Mecklemburg, le quali somm~van~ a circa 40,000 uomini (avendo il granduca raccolto sotto 1 suoi ordini anche quelle del generale von der Tann). Erano in tal modo destinati ad operare sulla Loira oltre 100,000 Tedeschi (III, IX e X corpo della II armata; I corpo Bavarese; 17" e 22" divisione di fanteria; quattro divisioni dì cavalleria). Durante il suddetto spostamento il principe F ederico Carlo attraversava il dipartimento dell' A.ube, n el quale penetra va il 7 novembre, compien done l'occupazione il 9. La parte del dipartimento posta sulla sinistra della Senna fu occupata sino a pochi giorni dopo la ratifica dei preliminari di pace (2 marzo 1871); il restante territorio invece sino a.l 12 agosto 1871. Per tutta la clurata delle operazioni tedesche contro la 1" a;mata della Loira (D' Aurelle des Paladin es) e contro la 2· armata clella Loira (Ohanzy) com piute dopo l'arrivo d el principe Federìc~ Carlo su questo teatro di operazione, e cioè si.no al gennaio 1871, il territorio él.ell' Aube venne a t rovarsi sulle retrovie della II armata tedesca, alla quale il 9 novembre il comando supremo aveva assegnato la linea ferToviaria Weissenburg-Frouard-Blesme- Ohaumont, che verso la metà di dicembre fu prolungata sino a Troyes, capol uogo dell'.Aube. Questa città divenne allora la stazione , testa di tappa congiunta all'armata per mezzo della strada TroyesSens-Nemours-Pithi viers. Osserva in proposito il tenente colonnello di stato maggiore Lenchantin: « La II armata veniva nell'avanzare verso « sud-est a rinunziare ad ogni sua comunicazione coll'interno « della Germania in fat to di rifornimenti stante l'estensione « che avrebbe dovuto assumere il servizio ferroviario, che


1827

REQUISIZION I IN TE!Ull'fORIO NEMICO

REQ,UISIZI0N l IN TERRlTOIUO :NEmco

« d'altronde era intralciato da interruzioni sulle linee (1).

Unica citt à relativ~mente grande era Troyes (40,000 abitanti), il capoluogo, notevole specialmente per il suo commercio e per le sue fiere frequentate anche da negozianti stranieri per il fatto che nel dipartimento avevano uno sviluppo interessante la metallurgia e la fabbricazione delle berrette di lana e di cotone, t essute qua.s i esclusivamente a mano.

« Fu dunque mestieri fare assegnamento sulle risorse del « paese

1>

(2).

> c.,UI'l'OLO

II. -

T EJ.t RirORIO SFltU'rTA'l'O.

Il dipartimento delfA.ube aveva in quell'epoca una popolazione di circa 250,000 abitanti sparsa su kmq. 6000 circa di superficie, e cioè abitanti 4 1 circa per kmq. Era amministrativamente diviso in circondari, cantoni e comuni. Att raversato diagonalmente da sud-est a nord-o,,est dai fiumi Aube e_Senna, il dipartimento presenta nel suo insieme una gradazione, regolare nell'aspetto, di colline qua e là coperte dì boschi nell'alto corso dei fi umi, perdentisi a valle in vaste e monotone pianure. Il terreno è in massima parte cretaceo, e perciò poco favorevole alla vegetazion e, arido, disagevole a percorrersi; soltanto sulle sponde dei :fiumi si riscontra terreno moderno. La region e è poco soggetta alle pioggie, ciò che contribuisce, insieme alla qualità del suolo facile ad infnocarsi sotto i raggi solari, a bruciare la vegetazione ed a dare quindi di estate al paese, specialmente nella parte piana, un aspetto brullo. In conseguenza il dipartimento è naturalmente povero , come lo dimostra anche la deficienza della. popolazione, la quale ha ivi una densità inferiore di circa 1 / 3 a quella media della Francia. La sua produzione di frumento si poteva nel 1870-71 ragguagliare a circa ettolitri 3 per ogni ettaro di terreno assoggettato a tale coltura, mentre, ad esempio, iu Italia la detta produzione è di oltre ettolitri 9 per ettaro. I prati artificiali e naturali erano scrtrsi. ( i) :ii aggiuoga ell e " la circostanza clte tut te le forr0vic co nducenti alla G~rn1a11ia si ~011fvncleY,WO 11cl Lratto F'rouara -Blesnie dun inui cli multo, ora come prima, la po-

tenz;t loro , . (La guer1·,1 (rauco-genuanirn det 1870-71, compiJ,., ta dalla ~ezione stori<'ornilt tare del gr~nde stato maggiore 7ermar. ico. , - P.i r lc lf, fl,11(. 119i:). (~) Coi·Ju di slo1·ta militai-e pe1· (/li t1fficitiU commissiwi. - Scuola di g uc rrn, 1898, pag. ·L5(i.

C APITOLO

III. - AMMINIS1'n,azroNE

PPBBLICA.

Mari. mano che il territorio francese venne occupato ~ai Tedeschi, le autorità politiche francesi cessarono di funzio nare e gli impiegati governativi si rifiutarono di obbedire a superiori tedeschi. « Più arrendevoli, dice la r elazione del « grande stato maggior e germanico (1), furono le autorità « comunali, che nello interesse bene inteso del paese conti« nuarono a fare il loro dovere anche nelle più d ifficili con« dizioni ». I Tedeschi mantennero infatti in carica i Consigli comunalì e quelli generali (2), ed addossa1:ono ai sindaci dei comuni le più. ~ravi responsabilit~. . . . .A.11' amministrazione del t erntor:o occupato 1 Tedesch: preposero q uattro Governi generali (General Gouverueroent), detti anche generalati perchè retti da ufficiali generali assisti ti da uno stato maggiore e, per gli affari amministra· tivi, da un commissario civile (Civil -Kommissare). Furono istituiti. alle date seguenti: 14: agosto 1870 quelli dell'Alsazia e della Lorena, i quali doveYano pr eparare quelle regioni_al passaggio definitivo sotto la Corona imperiale germanica; 16 settembre 1870 q uello di Reims; 16 dicembre 1870 quello di Versailles. Il dipartimento deil' Aube fo assegn~to al Governo generale di Reims, retto dal tenen te generale Rosenberg- Grnz-

/!) Parte 11, par:. Hil. (2) Corrispon rle nt i ai uos tri Con~ig li provinciali.


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REQ,U I$IZ101'l IN Tll:R.RITOltlO NJ,UlCO

czynski, il quale ebbe come commissar io civile il r. ministro bavarese conte von Tauffkirchen sino ai primi di gennaio 1871, e poscia il consigliere di. governo principe Carlo Hohenlohe. Per le funzioni. poi di prefetto e cli sotto-prefetto vennero inviati in Francia molti impiegati tedeschi, ai quali però le autorità civili locali francesi e le popolazioni rifiutarono l'obbedienza ogniqualvolta non vi furono costrette dalla forza. Alla carica ·ai prefetto clelJ'Aube, in Troyes, fu destinato il prussiano ·ba;rone Di Stein, che vi rimase :fino al marzo 1871, alla quale data, in seguito alla ratifica dei preliminari di pace, fo sostituito da un prefetto francese. Allora per la part e ciel dipartimento, che restò occupata. dai Tedeschi, fu nominato commissario civilo il capitano Dryalski. P er tutti i Governi generali furono stabilite norme comuni ( 1.) da seguire nell'amministrazione pubblica, e, fra l'altro, si dispose che la giustiz ia civile si dovesse amminist:·are colle leggi del paese. I giudici francesi però in gran parte abbandonarono il loro posto, per cui dovettero essere sostituiti; nel Governo generale di Reims si attribuirono le funzioni giudiziarie ai prefetti. Furono poi emanati provvedimenti generali per proibire l'arruolamento di soldati per conto del Governo frannese; per disarmare la popolazione ; per proteggere, taluni raccolti (si vietò di danneggiare o requisire le barbabietole, le uve, ecc. ed i carri che le trasportavano); per tutelare l'igiene pubblica, specialmente a causa della peste bovina (l' Aube fu dichiarato infetto con decreto prefettiz io df)l 7 dicembre 1870; in conseguenza fuvvi proibita la requisizione dei bovini e la formazione dei parchi buoi); per regolare la stampa, il servizio delle pubbliche casse e quell o postale; per rialzare il commercio e le .industrie, riattivando le vie di comunicazione ordinarie, ferrate ed acquee e consenten- · done l'uso alla popolazione nei limiti -permessi dai bisogni delle truppe; per favorire infine la pubblica istruzione.

o, Allc 6aw

;;~ alld Relazione gcrmauica.

1t l~Q,U1S IZ10NI 1::,; 'l'RRRf'J'OHlO NEMICO

1829

Tutti i sopra r icordati provvedimenti vennero resi appli cabili anche all'Aube con un proclama che il prefetto prus· siano diresse alla popolazione. C.H'I'r0LO

IV. -

.REQUIS1Zl0NI E CONT RIDt.:ZIONI.

]'ra le norme direttive dettate ai Governatori generali eravi la seguente: « Le contribuzioni e le requisizioni nei « paesi occupati verranno ordinate dai Governatore gene« rale secondo suo giudizio o a richiesta dell' Intendente ge« nerale dell'armata, ed eseguite in conformità delle sue di« sposizioni. L 'ammontare delle somministrazio~i per titol~ « di mantenimento che per av,rentura occorra imporre 1101 « paesi soggetti ai Governatori generali dovrà essere stabi« lito dai Governatori d'accordo coll'Intendente generale. )) E l'ordinanza 6 ottobre t870 del Governatore generale di Reims stabilì che le requisizioni fossero eseguite dai comandanti di tappa e, in mancanza di essi, dai comandanti di distaccamento od anche dai soldati, coll'obbligo di renderne conto alle autorità superiori; che gli ordini dovessero venire diretti ai sindaci od ai loro supplenti, ai quali incombeva l'obbligo di Jseguirli; r:he gli ordini stessi dovessero indicare le circostanze che avessero motivat.o la requisizione; che i sindaci dovessero settimanalmente far pervenire alla pre· fettura uno specchio delle forniture consegnate dal loro Comune sotto il titolo di requisizioni; e che infine il prefetto dovesse riassumere questi specchi e mandarli al Commissario civile del Governo generale. I comandi di tappa (retti da ufficiali superiori o capitani.), ai quali era deferito un còrnpito cosl importante ris?~tt(~ a~l~ r equisizioni, erano nel dipartimento dell'Aube stati 1st1tu1t1 in principio a Troyes, .Bar-sur- Seine, Estissac, Vil~eneu_ve l'A.rchevèque, L esmont, e poi il 23 gennaio 1871, ndott1 a tre: Ba.r-sur- Seine, Estissac e Troycs.


18.'JO

REQUJ SJZ!ONl

rn

TE RRITO'RIO

NEmco

REQ,UJSIZIONl ll\ T ERRlTOl!!O NEMIC O

§ 1. Contnbu::ioni. a) Contribuzioni generali. - 1. Imposte: Il governo fràncese era impossibili tato a riscuotere le imposte dirette ed indirette nelle provincie occupate dal nemico; l'occupazione tedesca doveva presumibilmente durare non pochi mesi e porba:va con sè l'~bbligo di provvedere al funz ionamento dei pubblici servizi. E naturale quìndi che il governo tedesco abbia pensato di t rarre, prima di tutto, profi tto dalla risco3sione delle imposte. Per l'anno 1870 il Governo gen erale di R eims, con ordinanza 22 ottobre (pubblicata nell'.A.ube il 19 dicembre), stabilì che alle imposte d iret te ed indirette francesi fosse sosticuita una contribuzione unica calcolata sul nor~ale r~ndi~ ent.o ~elle im~oste s~esse (escluse le privative) · e ripartita fra 1 comum con circolare del commissario civile, il quale ordinò che alla ioro volta i muuicipii, col concorso dei consigli comunali, suddividessero la rispettiva quota fr a i contribuen ti in ragione delle loro risorse. L' incarico dell1\ riscossione mensile dei dodicesimi d'im · posta venne affidato ai sindaci, con obbligo di versare le singole rate enj,ro il giorno G d'ogni mese ai sindaci dei capoluoghi di cantone, i quali dovevano entro il giorno 10 versare la quota cantonale nella cassa della prefettura, con facoltà d i ritenere il q 0/ 0 per spese di riscossione, cosa che però alcuni non fecero, mentrd altri impiegarono la detta percentuale per i servizi pubblici o la corrisposero ai seo-retari comunali. Quei pochi, che la ritennero per sè, for~ no poi dal prefe tto francese obbligati a r ~stituirla. Per i r itardi dei Comuni nel versamento dell'ammontare dell' i mposta fu comminata un'ammenda del 5 °/. sulla parte non versata (ordjnanza 12 gennaìo 1871 del Governatore generale) e di fr. 2 g iornalieri, a carico dei comuni o dei privati morosi, per ogni soldato impiegato nell'esecuzione forzata (decreto prefettizio del 31 gennaio 1871), penalità che però non forono sempre applicate.

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Per l'anno 1871 invece la cont ribuzione venne, con ordi nanza 31 dicembre 1870, fissata nell'ammontare delle imposte dirette governat i ve (i centesimi comunali si lasciarono ai municipi per i loro servizi e carichi) ; ad essa fu aggiunta una irnuosta personale (Kopfstener), ossia per capitazione, di fr. ~50 a testa, in sorrugazione delle imposte indiretta e cal-0olata sul J:'.eddito di queste nell'anno 1869. L'imposta per capitazione avrebbe certamente costituito nell'anno di grazia 1871 un grave anacronismo, qualora come tale avesse dovuto essere di fatto ripartita fra i cittadini nella misura eguale per tutti di fr. 50. Avrebbe inoltre costituito una vera e propria impossibilità pratica. « Unari« partizione uniforme, giusta ed uguale dell'imposta consist e « in ciò, ch'essa sia graduata i n modo, che i cittadini di ·« pari condizione economica paghiuo le stesse quote, e i cit'<< tadini di condizione diversa quote differenti. Il che non « solo è conforme al concetto razionale, astratto della giu« stizia, rna consen taneo alle esigenze pratiche di u na tas<< sazione efficace; stantech3 quote d' imposta assolutamente « eguali sarebber o o del tutto insufficienti o inattuabili. » (1) Infatti la quota minima esigibile dall'universalità dei cittadini si riduce quasi sempre a· zero, dovendosi tener e conto dèlla condizione economica del più. umile fra essi. E quando invece la si voglia mantenere alquanto elevata per renderla efficace in rappor to ai bisogni dell'erario, essa, oltrechè costituire una patente ingiustizia, diventa a riguardo d i molti contribuenti inesigibile. L'imposta per capitazione non ha potuto quindi sussistere in a.Itri tempi che come pessimo portato d i governi oppressori; essa infatti non venne, ctd esempio, più. r iscossa in Inghilterra dopo il regno di Guglielmo III. Senonchè nel caso nostro il sistema della capitazione ven ne adottato solo per determinare l'ammontare dell'imposta e non per il suo riparto fra i cittadini, il quale, per effetto del decreto prefettizio 6 gennaio 1871, doveva essere effettuato proporziona! ment e alle rendi te presunte di ciascuno. (l)

l

1831

n,cc,1 -

SA1.~11,o. -

Scien~e deUe fi.nrnit.e, pa.; 157.


1832

lt 1.,;Q U1S!Z l0NI

lN TERRITO ltIO ~Emco

Ciououostante, rap!_)resentando tale imposta un gravissimo aumento del carico tribntario, vi furono molti re.clami per parte dei cittadini e dei municipi, e le relazioni tra la popolazioùe e le autorità tedesche diventarono sempre più difficili. Per la riscossione si mantenne in vigore il sistema già ricordato, mentre invece, colle ordinanze 5 ed 11 febbraio 1871 del Governatore generale di Reims, vennero riformate le penalìtà. S i impose ai Comuni una ammenda del 5 °/0 per ogni giorno di ritardo e si minacciò l'esecuzione forzata clopo8giorni portante l'obbligo di alloggiare e mantenere la truppa impiegatavi e di corrispondere fr. 6 ad ogni ufficiale e fr. 2 ad ogni uomo di truppa per ogni giorno di servizio per la esecnzione suddetta; il t utto a carico dei Comuni. Si prevenne infine che i debitori avrebbero potuto essere arrestati e, dopo 8 giorni, internati in Germania, qualora il debito non fosse stato dai Comuni pagato. Però anche queste gravi · minaccie non furono sempre ed ovunque tradotte in atto. In seguito n,lla ratifica di preliminari di pace (2 marzo 1871) fu tra i due governi stabilito che talune imposte, per le quali era stata minacciata l'esecu~ione militare per ritardato pagamento, venissero assunte dal governo francese a debito verso quello germanico; che gli arretrati della contribuzione unica del 1870 fossero condonati; che invece, previa riduzione proporzionale per i dipartimenti solo parzialmente oe. cupati, venisse completato il versamento dei 2/ 1,. (gennaio e fabbraio) dell'imposta del 1871; che l'imposta indiretta fosse rappresenta.ta da una somma eguale all'ammontar e di quella diretta e che le somme corrisposte dopo il 26 febbraio (firma dei preliminari di pace) a titolo di imposta di capitazione, ed eccedenti l'imposta indiretta ora citata, fossero restituite ai contribuenti. In complesso il dipartimento dell'Aube versò ai Tedeschi a titolo d'imposta per i mesi di novembre e dicembre 1870, gennaio .e febbraio 1871 fr. 2,884,3'74. 44 e cioè circa fr. 11,53 per abitante per 4 mesi, pari ad anuni fr . 46,12.

1833

kJ;;QOJSJZION! IN TERRlTORTO N El\IlCO

2. Cunb~ibuzione cli un milione. - All' imposta « si aggiunse per ciascnn dipartimento un contributo d'un mi« lione di franchi, a compenso dei danni recati dalla Francia « colla presa di bastimenti mercantili tedeschi e colla cac« ciata di sudditi germanici» (1). Il riparto fra i comuni fn esegnito in base al numero degli abitanti ed a1J'ammontare delle loro imposte dirette; ed il pagamento fo reso obbligatorio entro 10 giorni dalla data della circolare prefettizia del 2 dicembre 1870. Malgrado le consuete minaccia di penalità, Ja contribuzione fn soddisfatta solo in parte, e cioè per fr. 87'7,147. i<

3 Contribuz ione di 2 00,000 /1·anchi. -

'rre giorni dopo la scadenza della contribuzione del milione, e cioè il 15 dicembre 1870 fu intimata dal prefetto dell' A ube la contribuzione di fr. 200,000, da ripartirsi fra i comuni non gravati da n umerosi passaggi di truppe e da pagarsi entro il 27 dello stesso mese. Tale somma costituiva · la quota del dipartimento delPAube cli u da contri buzione generale imposta per l'acquisto delle coperte occorrenti all'esercito tedesco in Francia. All'Aube fn assegnato l'ammontare d i 16,000 coperte di lana.:

(Continiia). Avv. LurGI G.a.n"rI capiUti,o co rnm.issario.

(1) Helazionc precitata, pal(. l:H2, p,11·1e 11.

117 -

ANJ'.0 ~LVJ.

,


1834 1835

NOTF; STA1'1S'l'1Cl1E

DELLA LEVA SUI G[O\/ ANI NATI N:EL 1879 E DELLE VICENDE DEL R. ESERCITO DAL 1° LOGLIO 1899 AL 30 GIUGNO 1900

t eriori a qneila del 1872 e per quelli provenienti dalla leva sulla cl~sse 1876 chE', pel numero avuto ii{ sorte, avessero dovuto essere assegnati alla 2" categoria. Per detti inscritti fu stabilito che, in caso di riconosciuta idoneita alle armi, fossero arruolati in 2• categoria, in conformità del disposto dal § 206 del regolamento sul reclutamento. Nel giorno di apertura della sessione r isultarono co mpresi sulle liste cli leva.: capilista . omessi di leve antecedenti inscritti nati nell'anno 1879.

Dalla direzione generale de~le leve e della truppa del ministero della guerra è stata testè pubblicata la Relazione della leva sui gio1:ani nati nel1.879 e delle vicende del regio esercito dai :1° l'aglio 1899 al 30 giugno 'L900. Oome di consueto, ci affre~tiamo a riassumere il più largamente possibile i risnltati di questa diligente ed accurata pu bblicazione, che ha la maggiore importanza per chi si occupa di cose militari, spiacenti che la brevità dello spazio non ci permetta di estenderci di più. La relazione in esame è di.visa, come çl.el resto risulta chiaramente dal titolo, in due grandi parti: la prima comprende tutto ciò che si riferisce alle operazioni della leva :mlla classe 1879, la seconda compendia tutte le variaboui avvenute nella forza del regio esercito dal 1° luglio 1899 al 30 giugno 1900. ·

Della leva sui giovani nati nel 18 79. Questa leva, come quelle precedenti sulle classi 1872-1875 e 1877-1878, fu eseguita col sistema della categoria 'unica, cioè tutti gli inscritti idonei al servizio militare, non aventi titoli ad esenzione, furono arruolati in l" categoria, fatta eccezione, b@inteso, per g li inscritti· provenienti da leve au-

89,240 1,837 329,021

4-20,098 Fatta la verificazione delle liste suddette, i commissari rji leva, sulla richiesta delle autorità marittime od in base a documenti presentati dai sinda.ci, cancellarono dalle liste stesse: inscritti rna,rittimi . doppiamente inscritti . sudditi esteri. , inscritti 111debitamente

10,202 302 16

349 10,869

_ Di guisa che, prima che avesse lt10go restrazione a sorte, 11 numero degli inscritti sulle liste di leva si ridusse a 409,229. D i questi, soltanto 319,983 vennero ammessi ad estrarre il n umero, perchè gli a,ltri 89,246 erano: capilista . 89,2-10 omessi scoperti non ammessi all'estrazione G Dopo l'estrazione a sorte furono aO'O'innti sulle liste di ot::> . l~va e di estrazione altri 2904 uo,mini di leve anteriori (renite~ti presenta.tisi spontaneamente od arrestati), per modo che 11 nu mero totale degli inscritti sulle liste d i estrazione ascese a 412,1B3.

#


.. 1836

1H37

'.\'OT.E STATIS'l'ICffE

i:\OTE STA TlSTJCHE

L'esito finale di questi 412,133 uomini, al termine del secondo periodo :folla, leva sulla classe 1879 (24 aprile 1900) fo il seguente: 13,282 a) cancellati dopo l'estrazione . 78,187 b) riformati . e) rivedibili e rimandati alla leva succes91,6-:1:7 siva. 29,6~3 cl) dichiarati renitenti 102,422 e) arrnolati e computati in 1' categori[t 1.G () arruolati in 2" categoria 06,95G g) arruolati in 3° categoria

di statura, vennero inoltre riformat.i p1 esso i distretti e presso i corpi in rassegna speciale, alla quale furono sottoposti dopo il loro invio sotto le armi come militari di i• ca· tegoria e prima che avesse termine il secondo periodo della leva. Le ir,nperfezioni ed infermità che provocarono il maggior numero di riforme furono: <le:6.cienza dello sviluppo toracico (17,14 °/ dei riformati); debolezza di costituzione (12,10 °f.); ernie viscerali (6,35 °/0) ; congiuntiviti , croniche manifestame:Q.te persistenti oltre il periodo della rivedibilità (3,24 °lo ) ; oligoemia ed alc're -cachessie congeneri (2,73 °/ gozzi (2,53 °/ alterazioni organiche e malattie insanabili del globo delPocchio (2,12 °/o); varici (2,07 °/ 0 } ; ecc. Il maggior nnmero di riformati si ebbero nei circondari di Gerace, Sondrio, Calta.girone, Noto, Alghero, Lanusei, Nuoro, R eggio Emilia, Chiari e Cagliari ; il minor numero nei circondari di Isola d'Elba, Rovigo, Yallo della Lucania, Aquila, Novara, Frosinone, Casoria, Treviso, Verona e 8ala Donsiliua. e) I consigli di leva rimandarono da questa leva sulla classe 1879 a quella successiva 83,273 inscritti dei quali: 1

0

0 );

0

412,133

Esaminiamo partitamente qneslie cifre, nelle quali si r iepilogall'o tutti i risultati della leva. ci) I 13,282 cancellati dopo l'estrazione, lo forono per le seguenti cause: 12,243 morti . % sudditi esteri doppiamente inseritui 326 esclusi dal servizio militare (art. 3 legge r eclutamento) 166 indebitamente inscritti . -138 prosciolti da ogni obbligo dì servizio (articolo 1 id.). 14

)

;

risultar@no affetti da infermità presunte sanabili col tempo . venn~ro riconosciuti di debole costituzione avevano o superavano la statura di m. 1,5.J:, ma non raggiungevano quella dì m. 1,55. furono riconosciuti inabiliiu visita all'estero non ,POterouo presentarsi din anzi al consiglio di leva per legittimi impedimenti.

13'.282

b) Gli inscritti stati d ichiarati inabili al servizio militare dal commissario di leva nel primo esame per le deformita ed imperfezioni indicate nel relativo elenco furono 63. N all'esame définitivoi consigli di levariformarono70,265 inscritti, dei quali 51,279 perchè riconosciuti inabili in modo assoluto al servi,,io militare per tal nne delle infermità ed imperfezioni i1~dicate nell'elenco predetto e 18,986 per defì - · cien za di statura. Altri 7859 inscritti, di cui 773:l: per le infermità e le imperfezioni contemplate nell'elenco stesso e 125 per difetto

46,925 26,423 5,444

506 3,975 83,273

Oltre tali inscritti ne t'nrono r inv1at1 alla leva sulla cllsse 1880 altri 83'74 (di cui 5402 per infermità presunte sanabili, 2816 per debolezza di costituzione e 156 per deficienza ai statura,), i q·uali, dopo di essere stati arruolati in i• categoria dai consigli di leva ed avviati sotto le armi,

'

I


1838

I

NOTE STA1'1S'!'lCHE

~OTE STAT1S1'!C HE

vennero presso i distretti o presso i corpi sottoposti a rassegna speciale . ed in seguito a questa dichiarati rivedibili. Jl maggior numero cli inscritti mandati rivedibili si ebbe ~ei circondari di Ozieri, Verolanova, Cagliari, Tempio Pausania, Salò, Modica, Lecce, Nuoro, TerranoYa e Bari; il minor numero nei circondari cli Reggio Emilia, Varese, v·alsesia, Rovigo, :Mantova, Verona, Sanremo, I.)avia, Vicenza e Padova. et) I g iovani che alla chiusura della leva sulla classe 1879 risultarono renitenti perchè, senz::t. giustificati e legittimi impedimenti, non si presentarcmo ai consigli di leva per essere sottoposti all'esame definitivo, o, se residenti all'estero, non vi si fecero rappresentare da altra persona peiessere arruolati per procura furono, come di sop~·a è stato accennato, 29,623. È pemltro da notare che il numero effettivo dei renitenti cleve essere ritenuto minore di quello suaccennato di un terzo all'incirca, potendosi calcolare che a tanto ammonti il numero dì coloro che, giusta le vigenti disposizioni, vennero inscritti sulle liste di leva e di estrazione gua'utuuque fossero sconosciuti e probabilmente morti. Per conseguenza, il numero effettivo dei giovani che non hanno risposto alla chiamata della leva si deve ridurre a circa 20,000.. Il maggior numero relativo di renitenti si ebbe nei circondari di Rovigo, Cosenza, Treviso, Napoli, Salerno, Palermo, Livorno e Genova; il minor numero n ei circondari di Siena, Ascoli Piceno, Perugia, Arezzo, Firenze, Siracusa, Pesaro e Teramo. e) Gli inscritti che nel giorno fissato per la chiusura della sessione (16 ottobre 1899) rimasero arrnolàti o computati in l" categoria ascesero a 118,427. Durante il secondo periodo, ch e ebbe termine il 24 aprile 1900, si verificarono 1845 anmenti per nuovi arruolamenti ed altre decisioni e 17,850 diminuzioni per riforme e rimandi in rivedibilità in seguito a rassegna speciale, per assegnazioni alla 3" categoria in sede di ricorso, p er passaggi alla categoria stessa in seguito a modificazioni nella composizione della farai-

glia, ecc. Per effetto di tali aumenti e diminuzioni alla· fine d elle operazioni. della leva, la 1" categoria risultò composta di 102,422 inscritti, dei quali erano: uomini computati numericamente nel contingente parche arruolati prima del giorno stabilito per l?esame definitivo degli inscritti del proprio ma.ndamento (ufficiali, allievi negli- istituti militari, volontari ordinari e di un anno) inscritti passati dalla 2• o 3" alla 1• categoria per libera elezione. capilista ai quali spettava di far parte della 1" categoria . inscri tti nati nel 1879 e omessi sulle liste. surrogati cli fratello .

4,50± 144

16,878 80,o60 236 102,422

Dei detti 102,422 uomini, 6165 erano stati mandati rivedibili nelle leve sulle classi 1877 e 1878 e 10,105 erano stati mandati r ivedibili soltanto nella leva sulla classe 1878. La chiamata alle armi del contingente fu eseguita in due volte: la prima volta (5 dicembre 1899) vennero chiamati gli uomini prenotati dai consigli di leva come idonei per le armi a cavallo e per l'artiglieria da montagna; la seconda volta tutti gli altri (dal 26 al 29 marzo 1900). Per effetto di tali chiamate avrebbero dovuto presentarsi complessivamen te 120,272 uomini di l" categoria, cioè i 118,427 rimasti arruolati i.n tale 0ategoria nel giorno di chiusura de)la sessione ed i 1845 arruolati nella categoria stessa clurnnte il secondo periodo della leva. Di questi 120;272 nomini però se no presentarono ai distretti militari soltanto 109,909 perchè gli al tri 10,363 risultarono: morti. dopo l'armolamento . ammessi a ritardare il servizio quali studenti d'università o d' istitnbi ad esse assimilati .

...

342

1,315


1840

NOTE STATlST lCHE

NOTJ,; STATI STICHE

assegnati o trasferiti alla 3a categoria dopo il loro arruolamento in 1", ovvero diminuiti per altre cause . incorporati nelle guardie di finanza. ufficiali, allievi negli istituti militari, volontari ordinari e di uu- anno . mancanti alla chiamata con giustificato mo · t ivo mancanti senza giustificato motivo .

1,634 1,058 4,504 696 814 10,363

Dei 109,909 uomini presentatisi ai distretti milit!),ri, rimasero, al termìne del secondo periodo della leva, assegnati ai corpi 93,693, perchè i rimanenti 16,216 vennero riformati o mandati rivedibili in seguito a rassegna speciale. . I detti 93,693 uomini furono così ripartiti: granatieri fan teria di linea alpini . bersaglieri cavalleria . artiglieria da campagna. id. a cavallo . id. da costa . id. da fortezza id. da montagna com,pagnie operai d'artiglieria genio . treno d'ar tiglieria . id. del genio ca,rabinieri reali compagnie di sanita . id. di sussistenza allievi ufficiali di complemento id. sergenti .

1,393 52,979 5,406 7,618 7,234 5,902

289 2,066 1,573 897'

153 3,011 1,218 388

1,384 989 762 311

120 93,693

1841

/) Come si è di sopra accennato, nella leva sulfo classe 1879 fLì bensì soppressa la 2• categoria, ma tale soppressione riguardava soltanto gli inscritti nati nel 1879 e non già quelli provenienti dalle leve eseguite col sistema del .contingente fisso di l' categoria (leve anteriori alla classe 18'72 e classe 1876), i quali, a senso del § 206 del regolameoto sul reclutamento, dovevano, se ne avevano diritto pel m;imero avuto in sorte nelhL r ispettiva leva, essere assegnati alla 2"- categoria.. P ertanto anche nella leva di ctli trattasi si eseguirono ar· ruolamenti di 2" categoria soltanto per n. 16 eapilista, ai quali spettava ta.le categoria in ragione del numero estratto nella leva della propria classe. g) I consigli di leva assegnarono, per ragìoni ai famiglia, alla 3" · categoria ~)6,027 inscritti idonei al servizio rnilitarè, dei quali \:15,843 definitivamente e 184: temporaneamente (art. 94 della legge sul reclutamento). Altri 929 inscritti che erano stati arruolati in 1" categoria o, se capilista, anche in 2" eategoria dal rispettivo consiglio di leva, ed i quali per modificazioni sopraggiunte nello stato di fam iglia erano venuti a trovarsi in condizioni ·per effetto delle quali avrebbero avuto diritto alla assegnazione alla 3• categoria • al tempo del loro concorso a lla leva, furono, per determinazione del ministero della guerra, trasferiti alla o" categoria in applicazione dell'art. 96 della legge succitata. Complessivamente, quindi, dei g iovani inscritti sulle liste d'estrazione della leva, sulla classe 1879 e riconosciuti idonei al servizio railitare ne forono assegnati o trasferiti a lla 3" categoria 96,966. I titoli peì quali si verificarono le maggiori assegnazioni a,lla 3' categoria furo no: inscritto avente nn fratello consanguineo al ser vizio militare dello Stato (9,0S 0 / 0 degli inscritti sulle liste d' esttazione) ; unico figlio di padre vi· vente (6,45 °/o) ; figlio primogenito di padre non avente altro figlio maggiore d i 12 anni (3,26 °/0) ; figlio pr imogenito di . madre t uttora vedova (1,81 °/4); figlio unico di madre tuttora vedova (1,67 °1,.} .


18J2

Inscr·itti residenti all'estero arniolati pe1· p1·or.:ura. Ben 9045 inscritti r esidenti all'estero chiesero ed ottennero di essere arruolati per procura, facendosi rappresentare da altrn persona presso il proprio consiglio d i leva. Di essi, 2947 vennero arruolati in l" categoria, 5 in 2" e 6093 in 3". Il numero maggiore di arruolamento per procura. si eb'be presso le legazioui ed uffici consolari della Germania. (1844), dEigli Stati Uniti dell'America del Nord (1464), della Svizzera (1420J, della Franc~ia (1123), dell'Argentina (802), del Brasile (687 , del Lussemburgo (385); dell'Austria-Ungheria (344) e della Turchia (289). Surrogazioni di /ratello. - Gli inscritti di 1" categoria che nella leva sulla cla.sse 1879 si fecero surrogare da un fratello innanzi ai consigli di leva furono 236; quelli che si fecero -snrrogare mentre trovavansi ai di;;tretti in attesa di essere ass~gnati a,i corpi forono 299; quelli che si fecero surrogare dopo il loro invio ai corpi fnrono 103. Complessivamente, quindi, gli inscritti e le reclute della classe anzidetta che ottennero di farsi surrogare da un fratello fur ono 638. Di siffatte surrogazioni 589 fnrono surroga· zion i semplici e 49 per iscambio di categoria. Pro/essioni, arti e mestieri clegli inscritti arr'Uolati. - I · 199,394 iusJritti rimasti arruolati o computati nelle tre categorie alla fine delle operazioni della leva erano cosi r ipartiti per professioni, arti e mestiert:

Deì 96,956 uomini asseg1rnti alla 3" categoria, 490 ottennero tale assegnazione come figli naturali legalmente riconosciuti. Altri 140 non poterono conseguire l'invocata assegnazione alla categoria stessa perchè non forono in grado di produrre il certificato del legale matrimonio dfli loro genitori. Riassunte così brevemente le r~sultanze 6O'enerali della leva ' sulla classe 1879, ravvisiamo opportuno riepilogare ancora da questa prima parte della relazione in esame le seguenti altre importanti notizie : Visite pe1 · clelegaz,ione nel Regno. - Molti furono gli inscritti che, risiedendo in un circondario diverso da quello in cui concorrevano alla leva, ottennero di essere vfaitati per delegazione dinanzi al consiglio di leva del circondario di r esidenza e poterono così, senza aver l'obbligo di rE)carsi al proprio consig.lio di leva, essere arruolati o rimandati alJa leva successiva per rivedibil ità ovvero anche riformati. Tali inscritti furono in totale 12,28G, e di essi 2301 furono riformati, 2859 dichial'ati rive::libili, 4428 arruolati in l" categoria, l in 2", 2666 in 3• e 31 vennero dichiarati renitenti. I consigli d i leva che visitarono per deleo-azione il mao·. O gior !rnmero cl'inscritti appa.rtenenti ad altri circondari furono quelli di Roma (1664), Napoli (886), 'l1 orino (630), MiJano (603), Genova (538), Pi~lermo (446), Catania (344), Messina (291), Sanremo (269), b'irenze (196). Visite degli . inscritti resiclenli all' es(ero. - · Gli inscritti che fecero domanda ed ottennero di essere visitati all'estero fnrouu co;nplessivamente 1582, e di questi 237 vennero rico · nosciuti idonei al servizio militare, 641 furono giudicati inabili e 704 vennero dai consigli di leva rimandati alla leva successi va, percbè rion g i unse il rist~ltato della visita entro la sessione, o dichiarati r enitenti. Il numero maggiore cli visite all'estero si verificò presso le legazioni ed uffici consolari degli Stati Uniti dell'America del Nord (589), dell'A.rgentina (208), del Brasile (147), della Svizzera (136), della Turchia (135) , della .Francia (111), . della Venezuela (65) e ddla Gran Brettagna (52). I

1843

NOTE STA.'rlSTICHE

, NOTE STATJS't1CHE

I':)

la

•}>

Agricoltori e simili Pastori e allevatori di bestiame . Cavaìlari . l\inra,tori, minatori e simili . Operai in metallo. Armaiuoli e pirotecnici . Operai in legno Mar inai e pescatori Calzolai e operai lll pelli Sellai e morsa1.

ca Ie~oria 28

47,5~2

,,

3n cal e~o rii"i.

48,636

2,432

2,1G2

3,524 6,730 2,229

2,236 5,811

322

3,437 719 3,819

373

2,282

302 3,448 502 3,675 313


18!14

NO T B STATISTICHE

.i\faniscalchi . AddeLti alla preparazione e sp1wc10 dei commestibili. Artefici in metalli preziosi . ·Artigiani diversi . Servito1:i in genere . Uomini cli fatica non addetti a lavori fissi . Professioni girovaghe Proprietari . Commercianti in genere. Esercenti professioni libe1'e e studenti . Ji:sercenti belle arti Esercenti medicina e farmac ia Veterinari . Impiegati in genere Militari g ià alle armi (ufficiali, volontari ordinari e di un anno, ecc.).

. 1845

NOTE S'l'ATlST!CHE

543

894

3,375 292 6,'2,41 1,451

2,813 409 6,624 J,322

3,619 7.14 2,0-H3 2,188

3,G0:3 794 2,086 2,280

3,816 398 115 78 1,908

4,789

323 ~)6

95 1,975

4,50t.1:

Militari stuclenti 1"ilardatari. - Gli inscritti d i 1"' categoria della classe 1879, i quali, per essere studenti di univer. sità o di istituti ad esse assimilati, ottennero, in virtù dell'art. 120 della legge sul reclutamento, di poter ritardare il servizio sotto le armi fino al 26° anno d'età, ascesero a 1315. Essi erano studenti delle seguenti facoltà, scuole o corsi : Filosofia e lettere. Giurisprudenza Scienze matematiche, fisiche e naturali Med icina e chirurgia Farmacia Medicina- veterinaria Istituti assimilati alle università

38 314 177 340 243 163 40 1315

Oltre ai suddetti, al 30 giugno 1900 rimanevano altri 3071 · studenti ritardatari, i quali non avevano ancora prestato il seTvizio come militari cli 1" categoria. Essi erano: della classe 1873 . 2l id . 1874 . 170. G5-:I: 1875. id. 5 11 1876. id. 884 1877. id. 1U8 L878. id. 3071 Statura degl'i inscritti. - La statura media degli inscritti misurati in questa leva risultò, come in tutte le precedenti, di metri 1,63; quella di coloro che raggiungevano otsuperavano la misura legale, di metri 1,64. Le stature pi1\ basse si riscontrarono nelle provincie di Caltanissetta, Girgeuti, Cagliari, Potenza, Reggio Calabria, Sondrio, Ayellino, Foggia, Catanzaro e Bari; quelle più alte nelle provincie di Lucca, Vicenza, Udine, Treviso, Padova, Verona, Livorno, Ancona, Bergamo e Bologna. La minima statnra si verificò nel circondario di Breno, in cui. un inscritto misurava metri 0,85; la massima si ebbe. nel I circondario di Verorrn. in un giovane alto metri 1,97 . Ricorsi contro le decisioni clei consigli cli lei,a. - Dal l'' luO' l io 1899 a.l 30 bo·iuo·no 1900 l)ervennero al ministero della b b O'Uerra e furono sotwposti all'esame della commissione di cui b . all'art. 18 della legge snl reclutamento, pel prescritto parere, 2780 ricorsi, dei quali 2753 riguardavano questioni di ass0gnazioni alla 3" categoria e 27 altre questioni. Dei predetti ricorsi, 2742 furono presentati nel proprio interesse da, inscritti della leva sulla classe 1879 o di quelle precedenti e 38 nell'interesse della legge dal presidente o da membri dei consigli di leva o da terzi contro decisioni ritenute ir:regolari. Per 18 dei ricorhi fatlii dagli inscritti la decisione del ministero non fu pronunciala o rimase senza effetto per essere nel frattempo gli inscritti stessi stati riformati o mandati rivedi-


1846

NOTE STATISTlC ilE

bili in rassegna speciale, o per avere i medesimi dichiarato di recedere dal ricorso. Degli altri 2724 ricorsi presentati dagli inscritti nel proprio interesse, il ministero, sentito il parere della commissione suaccennata, ne r iso'lse favorevolmen te 1585; negativamente 1139. Dei 38 ricorsi presentat,i nell'interesse della· legge, 23 furono accolti, revocando la decisione del consiglio di leva, e 15 furono respinti, conferm,mdo la decisione del consiglio. Spese di leva. ~!\.scesero complessivamente a lire 1,808,613 50, così ripartite : a carico dei comuni (indennità di viaggio ai sindaci e segretari comunali i:er recarsi nei capiluoghi dei mandamenti per l'estrazione a sorte dei numeri e nei capiluoghi dei circondari per assistere all'esame ed arrnolamento degli inscritti; stampati; allestimento di locali, suppellettili; ecc.) L. 1 611,847.96 a carico del ministero dell'interno (indennità di viaggio ai commissari di leva per recarsi 1iei capiluoghi dei mandamenti e soprassoldo ai medesimi) . .. )) 82,840.00 a carico deJ ministero della guerra (viaggio delle reclute dai comuni ai distretti militari e da questi ai corpi; soprassoldi agli uomini di truppa comandati ai, distretti; viaggio delle reclute mandate in osservazione 11egli ospedali; stampati ; ecc.). » 1,114,425.54 L. 1,808,613.50

Con('; ·onto dà 1·isultati della leva sulla classe 1819 con le n oce pi·ecedenti. - Questa prima parte della relazione termina con un prospetto statistico nel quale sono riassunti i dati relativi all'esifo di leva dei 412,133 inscritti nelle liste d'estrazione della classe 1879, confrontandoli coi dati analoghi delle nove classi precedeuti. Non possiamo resistere al desiderio di riprodurre tale prospetto, opportunamente r idotto, nella considerazione che esso è della maggiore importanza.

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18f!S

NOTE STATISTICHE: .

NOTE ST.~TISTICHb:.

Delle vicende del regio esercito dal 1° lugl io 18S9 al 30 giugno 1900.

È d ifficile ria~su mere in poche pagine le mol te e svariate nobizi e relati ve alle vicende del regio esercito che la relazione in esame ci fornisce. Siamo perciò costretti a riepilogare qui appresso soltanto quelle che ci sembrano pilì importanti.

F01':::a degli 1,1,f(ì.cial-i. - I dati ::;faLtistici riguardanti. gli ufficiali sono riassunti in nove prospetti, dai quali rilevasi: · la forza degli ufficiali dell'esercito permanente in attivitiL di servizio, in disponibilità. ed aspettati va; della milizia mobile; della milizia territoriale; di complemento ; iu posizione di servizi0 ausiliario e di riserva; i l numero degli ufficiali dell'esercito permanente am· mogliati; . il numero degli ufficiali dell'esercito permanente iù attiv ità. di servizio morti durante l'anno cui si riferisce la relazione. Gli ufficiali dell'esercito permanente erano, al 30 giugn o 1900, 13,572, così ripartiti: Stato maggiore generale Corpo di stato maggiore Corpo invalidi e veterani Arma dei carabinieri reali . ld. di fanteria . Icl. di cavalleria Td. d'artiglieria. Id. del genio Personale permanente dei distretti_. Id. delle fortezze . Corpo sanitario Id. di commissariato . Id. contabile Id. veterinario.

139 122 12 580 7,011 876

l,G:28 388

340

63 58-:l: :294 • 1,16 1

17-:1: 13,672

1849

Secondo i gradi essi erano : tenenti g enerali 52, maggiori o-enerali o . 86.. colonnelli 314, tenenti colonnelli 525,. maggiori 908, capitani 4312, tenenti 6188, sottotenenti 1091, capimusica 96. Gli ufficiali dell'esercito permanente in disponibilità ed in aspettativa al 30 giugno 1900 era.no 291, dei quali: 8 dello stato maggiore generale, 4 dei carabinieri reali, 157 cli fanteria., 41 di cavalleria, 29 d'artiglieria, 11 del genio, 9 dei. distretti, 2 deHe f Òrtezze, 9 del corpo san itario, 1 del eommissariato, 15 del corpo contabile e 5 del corpo veterinario. Detti ufficiali erano così ripartiti per gradi: tenente generale 1, maggiori generali 7, colonnelli G, tenenti colonnelli 3, maggiori 11, eapitani 02, tenenti 147, sottotenenti 23, capomusica l. Gli nffi.ciali in posizione d i servizio ausiliario af 30 g iu · gno 1900 erano 843, dei guali: 52 dello stato maggiore generale, 87 dei carabinieri reali, 164 di frmteria, 41 di cavalleria, 82 d'artiglieria, 23 del genio, 201 dei distretti, 26 delle for tezze, 55 del corpo sanitario, 18 del commissariato, 88 del 0orpo conta,bile e 7 del corpo veterinario. I medesimi erano così distinti per gradi: tenenti generali 30, maggiori generali 22, colonnelli 207, tenenti colonnelli 100, maggiori 126, cap'itani 2'71, tenenti 86, s~ttoteri.eute 1. · Gli ufficiali di complemento al 30 g iugno 1900 eranq 11,15~, dei qnali: l dei carabinieri reali, 6235 di fanteria; 561 di cavalleria, 1231 d'artiglieria, 380 del genio, 2121 del corpo sanitario, 232 del commissariato, 135 del corpo contabile e 266 del corpo veterinario. Detti ufficiali erano così ripartiti per grndi : capitani 73, tenenti 4311, sottotenenti 6768. Gli ufficiali di milizia mobile erano soltanto 2: l magdell'arma di artiglieria e l capitano del corpo samoo-iore . tari.o. Gli ufficiali della . milizia territoriale a.l 30 gingno 1900 erano 4118, del quali: 1 dei carabinieri reali, 2753 di fan · teria, 92 di cavalleria, 526 d'artiglieria., 164 del genio, 443 del corpo sanitario, 7 del commissariato, 118 del corpo con LlS -

,11';,~0 XLVI.


1850

tabile e 14 del corpo veterinario. I medesimi erano cosi distinti per gradi: tenenti colonnelli 74, maggiori 81, ca pitani 619, tenenti 2 136, sottotenenti 1208. Gli uffì.ciali di riserva al 30 giugno 1900 erano 6263, dei quali: 348 delle stato maggiore generale, 313 dei carabinieri reali, 3002 di fanteria, 323 di cavalleria, 342 d'artiglieria, 176 del genio, 439 dei distretti, ·~3 delle fortezze, 350 del corpo s11nitario, 76 del commissariato, 776 del corpo contabile e 75 del corpo veterinario. Detti ufficiali erano cosi ripartiti per gradi : tenenti generali 125, maggiori generali 223, colonuolli 359, tenenti colonoelli 429, maggiori 1399, capitani 1606, tenenti 1984, sottotenenti 138. Gli ufficiali ammogliati dell'esercito permanente ehe al l" luglio 1899 erano 5005, salirono al 30 giugno 1900 a 6165. D nrante l'anno cni si riferisce la relazione forono concesse 39~ autorizzazioni di contrarre matrimonio. Nel corso dell'anno stesso morirono 95 uf6.ciali dell'esercito permanente, dei quali 2 erano tenenti generali, 5 mag· giori generali, 7 colonnelli, .I: tenenti colonnelli, 13 maggiori, 26 capitani, 33 tenenti e 5 sottotenenti. Le cause delle mor ti furouo : malattie 82, suicidi 11, infortuni 2. For~a dei militari cli ti•u.,ppa,. - La forza complessiva doi militari di truppa dell'esercito per manente, della milizia mobile e dell~ mili zia terr itoriale era al BO giugno 1900 di uomini 3,272,409, di cui 24:9,821 sotto le armi e 3,022,588 in congedo illimitato. Quanti militari appartenevano rispettivamente alresercito permanente, alla milizia mo bile e a lla milizia territoriale, e quale era il loro grado, è qui appresso indicato: G1adi

Sotto le armi: Sottufficiali. Caporali. Soldati Totale.

Es1 ·n·1l.,

. I•

ru1t1Ul'fllf•

16,928 45,117 . 187,'77G . 249,821

Mll'ih

mu:,1lc

1851

NOTE STAT1STICIII,

NO'l'!s STATIST!Cl:IE

Milizia terntoti;1lu

- --

THl.,11•

16,9:28 :1:5 ]17 187,7'76 249,82 1

Grntli

E~Prcitl) 1wr>n:mentc

~!ilizl:1 1110111h'

)lilizia Lerntoriale

Tot.ilo

In congedo illimitato: 27,174 13,734: ·i,04:8 6.392 Sottufficiali 233,578 90,67•'.l: , : J:8,57G 9-:1:,328 Caporali 2.J:o.935 2,08.J:,17 1 2,711,897 . 3Sl,..J:71 Soldati Guardie di finanza, addetti al servizio ferrov. ed altri di spensati dalle chia·±9,930 33,758 6,117 10,06:1: mate alle armi . 3,022,588 2,222,G37 . 492,255 307.69G Totale . Totale general e . . 7-:1:2,076 307,696 2,222,637 3,~72,409 I 742,076 militari di truppa dell'esercito permanente ap· parten evano allo segnanti armi e corpi: s,110 le ar111i

lu rnu!!e•lo ,11,mu:,10

12-d:,794 269,487 Fanteria di liuea e granatieri. Distretti militari (guardie di finanza, iu874 20,467 scritti uo11 as":egnati, ritar datari , ecc.) . 11,98!) '21,699 Alpini 31,100 15,477 Bersaglieri . 28,738 22,3.J:2 Cavalleria • 80,483 31,435 Artiglieria . 21,211 8,812 Genio 4,721 24,760 Carabinieri reali . 1,377 Scuole e collegi militari 10,052 2,811 Compagnie di san ita 4,297 2,189 Compagnie di sussistenza . 156 Corpo invalidi e veterani . 382 Depositi dei cavalli stalloni Compagnie di disciplina (personale di 938 governo e uomini in punizione) . Stabilimenti militari di pena l personale di 1,485 governo e nomin i in punizione} 249,821 -:1:92,255 Totale.

------------- 7-12,076

..


1852

A1·· ruolamenti volontari e1·iammùsioni in se1·vizio. - I 0o-io-

vani che impresero l'arruolamento volontario ordinario dal 1° novembre 1899 al 30 aprile 1900 (limite di tempo fissato per tale arruolamento) furono complessivamente 4830 dei quali 12'70 in fanteria, 46 negli alpini, 115 nei bersa~ glieri, 254 in cavalleria, 410 in artiglieria, 239 nel o·enio, 882 nei carabinieri reali, 605 nei corsi allievi uf.6.c:li di complemento e 1009 nei corsi allievi sergenti. Dal 1° luglio 1899 al 30 giugno 1900 furono ammessi al volontariato di un anno 1498 giovani, di cui 488 ottennero di ritardare il servizio iino al 26° anno d'età., 219 si trova~·ano già sotto le armi e 791 impresero servizio il 1° novembre 1899. I militari in congedo illimitato stati riammessi in sen·ù:io nello stesso periodo di temp~ ascesero a 401, dei gnali 365 pro veni vano dall'esercito permanente, 20 dalla milizia mo' bile e 16 dalla milizia territoriale. A llievi sergenU. - Il corso d'istruzione degli allievi sergenti principiato il 1° gennaio 1899 ebbe termine nel mese di_ settembre 1900 con gli esami di riparazione per Ja nomma a sergente. I · giovani che intrapresero quel corso fu rono 1549; però non lo seguirono interamente che 1129 all1.evi, dei quali furono riconosciuti idonei e promossi sergeuti 1032 nelle seguenti armi e corpi : Fanteria di linea Bersaglieri Alpini . Cavalleria. Artiglieria da campagna . Id. da costa (d. da fortezza. Id. a cavallo Id. da montagna Genio

1858

NOTE STATJS'l'!CHI,

NOTE STATISTJCJ-lE

494 143

35

87 158 43

21 11 8

32 1032

Il 1• gennaio 1900 fo poi iniziato un altro corso d' istruzione, al quale furono ammessi 1237 allievi, dei quali 136 erano inscritti della leva sulla classe 1879, 957 volontari -0rdinari. 86 militari già alle armi, 5 militari di l" categoria riammessi in servizio, 14 surrogati di fratello e 39 militari di 2" e 3• categoria passati alla l" per libera elezione. Dell'esito :finaie di tale corso sarà reso conto nella futura relazione della leva sulla classe 1880. Allievi ufficiali di complemento. - Nei éorsi sp0ciali della dL1rata di sei mesi,, iniziati il l° novembre 1898, su 1007 giovani che si presentarono agli esami per la nomina a sottotenente di complemento, 1002 furono dichiarati idonei, tra il primo esame e quello di riparazion e, e 5 vennero ri provati, - Gli idonei appartenevano alle seguenti armi e corpi : Fanteria di linea Alpini . Bersaglieri Artiglieria Genio . Direzioni di commissariato Scuola d'applicazione di sanità Scuola di cavalleria

•

468

44 81 54 18 102 198 37

1002

Nei corsi normali di nove mesi, iniziati il 1° n ovembre 1898, su 339 giovani che si presentarono agli esami di sottotenente di complemento, 300 furono approvati, tra il primo e il secondo esame, e 39 n on dichiarati idonei. - Gli idonei ap· partenevano alle seguenti armi e corpi : F anteria di linea Alpini . Bersaglieri Artiglieria Genio

185

21

46 43 5

300


1854

NOTE STAT ISTICHE

XO'l'E S rATISTlCffl•:

Il 1° dicembre 1899 furono poi iniziati nuovi corsi allievi ufficiali di complemento della durata di sei e nove mesi. Nei primi vennero ammessi 1133 giovani, dei quali 30 erano volontari di un anno, 140 volontari ordinari, 687 studenti ritardatari, 13 militari già alle ar.mi, 3 surrogati di fratello, 253 inscritti di leva e 7 passati in 1" categoria per libera elezione. Nei secondi, cioè nei corsi di nove mesi, vennero ammessi 608 giovani, dei quali 180 erano volontari ordinari 38 st~de_nti ritardatari, 58 militari g ià alle armi, 13 su / r ogati d1 fratello, 18 militari in congedo e 301 inscritti di leva. -· Dell'esito finale cli tali corsi sarà r eso conto nella fo. tura relazione della leva sulla classe l&~O. Ra/Terme. - Dal l" luglio 1899 al 30 g iugno 1900 furono ammessi alla rafferma d i un an~o seuza premio in vii-tù. dell'ar ticolo 139 della legge sul rèclutamento, 3552 mili tari. Delle 38,586 rafferme con premio accordate in base alla légge del 14 giugno 1874 n . 1973 e che sono destinate a scomparire per effetto della legge del 28 giugno 1891 n. 315, soltanto 4·79 erano tuttora in vigore al 30 giugno 1900, con. una diminuzione di 186 in confronto a qnelle esistenti nell'anno precedente. I militari che frni vano di elette 479 rafferme erano in n umero di 230. Alla stessa data del 30 giugno 1900, 12,364 militari godevan0 dei premi d i rafferma concessi con la predetta leo-o-e del 28 giugno 1891 n. 316 ; 16i>2 frnivano del soprassoldo annuo di L . 109,50; 1867 di quello di L . 219: 2737 di quello di L. 365. Infine 22 .sottufficiali godeva~o ancora della d ifferenza tra l'abolito caposoldo di L. 150 e l'aumen to dell'assegno giornaliero d i paga cli cui all'articolo 30 della legge 8 luglio 1883 n . 1470. Impieghi civili ai s,?ttu(ficiali. - Nel corso dell'anno cui si r iferisce la relazione vennero conferiti nelle amministra- . zioni dello Stato 556 impieghi civili ad altrettanti sottuffic itLli, che avevano compiuto 12 anni cli servizio militare, dei quali, al moment o della nomina ad impiego civile, 354 trovavansi tuttora sotto le armi e 202 erano in congedo illimitato.

'I

I ~

1855

Al 1° luglio 1900 rimaneva.no in attesa d'impiego 2207 so tt.uffi.ciali, che.i:\, quella data ne avevano fatta domanda, e dei quali 1742 erano sotto le armi e 465 in congedo illimitato. Matrimoni clei mili tari di truppa. - Al 30 giugno 1900. i militari cli truppa ammogliati erano 3048, dei quali . 2488 sottufficiali, 438 capor ali c 122 soldati. Chiamate alle armi per istruzione. - Coi regi decreti del 22 marzo 1900 11 . 106, dell' 8 f:Lprile 1900 n . 132 e del 29 lu oo-lio 1900 n. 288 vennero stabilite le seguenti chia. mate alle armi per istruzione: dei mi litari di 1a cat'egoria della classe 1875 ascritti alla fanteria di linea, ai granatieri, ai bersaglieri ed ai minatori del genio appartenenti soltanto ai cl istretti cli Cagliar~ e Sassari; dei militari di l" categoria delle classi 1870 e 1875 ascritti agli alpini e clei militari della classe 1875 ascritti . all'ar tiglieria cla montagna; clei militari di l" categoria della classe 1875 ascritti ali' ar tiglieria da, fortezza, ai minatori ed ai pontieri del genio (escluso il treno); dei militar i di 1• categoria della classe 1875 ascritti alla. fanteria di linea, ai granatieri, ai bersaglieri e agli zappatori d<.,l genio (meno quelli dei distretti di Cagliari e Sassari) ; dei militari di 1• categoria della classe 187~ ascritti all'artiglieria da costa ; dei milit ari di 1" categoria della classe 1875 ascritti all'artiglieria da campagna ed a cavallo (escluso il treno) ; dei milit ari à i 1• categoria delle classi 1868, 1869 e 1870 ascritti alla fanteria di linea, ecl appartenenti soltanto ai dist retti di Cefal ù, Girgeuti, Palermo e 'l 'rapani . Per effetto di tali chiamate avr ebbero dovuto presentar si alle armi complessivamente 72,260 uom1m. . 49,046 Di essi risposer; alla chiamata. 23,214 » non si presentarono . 72,260


1856

NOTE S'l'A' L'JSTICl!E

I 23,2Ì 4 che non si presentarono fnron o :

D ei 2361 mancanti alla chiamata .s enza giustificato motivo furono denunciati ai tri bunali mi litrLri soltanto 1671, perchè deo-li altri 690 risultò, prima del 31 dicembre 1900, che

Ri nviati acl altm chiamata: per - per per per Per per per

a ver comprovato di essere amma lati . essei-e in ca rcere o i, domicilio coatto dover dnre esami . . . . . . . morte d 0 i g·enitori o delli moglie. motivi ùi famigl ia o professiona li . esse re stati erroneamente cbiamati motivi Sl)eciali, d'ordine del ministero

b

713

399 39 147 2,009 2 7

I

I

.

trovavansi r esidenti all'estero. ·erano in carcere o a domicilio coatto a-vevano ott~nuto la dispensa . erano morti si c;:ostituirono.

3,316

I

\

385

69 48 66 122 ·

690

I

}.filitari all'estero. - Durante il periodo di tempo cui si riferisce la relazione in esame vennero ammessi a r egolare la loro posizione, per mezzo delle regie aut orità con_solari'. 5743 militari in congedo illimitato ed inscritti sulle liste d1 leva che si trovavano all'estero senza regolare permesso. Durante lo stesso limite di tempo vennero accordati 44,060 nulla osta per recarsi all'estero ad altr.ettanti militari in congedo illimitato appartenenti 34,270 all'esercito permanente e 9790 alla milizia mobile. Promozioni. - Dal F luglio 1899 al 30 giugno 1900 avvennero nei militari di truppa 38,706 promoz,ioni, così distinte: •

Dispensati dalla chiamata: per esse re all'estero . . . . . . . . . 10,064 per aver frequen t ato il tiro a segno . . . . . 5,G31 per t rovarsi nelle gua1·dic di finanza, di città, ecc. 'iH per essere funzionari a venti diritto a dispensa. . 324 per essere stUdenti universitart ri tardatari . . 25'1 p er aver prestato in Africa magg·io re servizio . 301 per mot ivi speciali, d'ordine del m inistero . l 17,50ì per avere a lt ro fratello alle armi. . . . . . . . 26 per essere rinviati d i precede nti chia ma te ed impossibilìtati a presentars i . . . . . . . . . . . . . 148 per essere ministri d i culto . . . . 3 per essere mor ti dopo la chiamata . . 33 per essere stati trasferiti al la 3' categoria 4 I

· Mancanti senza giust ificato motivo

1857

NOTE STATISTICHE

Soldati a caporali. Caporali a caporali maggiori Caporali a sergenti . Caporali maggiori a sergenti Sergenti a furieri. Furieri a furi eri maggiori

2,3(il 23,211

D~i 49,046 presentatisi alla chiamata, 544 vennero s6ttoP?st_L a rassegna di rimando e congedati, 1979 furono rinviati . a_d_ altra chiamata perchè affetti d.a imperfezioni fisiche guanb1lt . c~l tempo, 266 fo rono deferiti ai tribunali perchè presentatrn1 dopo l'ottavo g iorno, 9 vennero trasferiti alla 3• c~t~?oria e 2 morirono dopo la loro presentazione alle armi; rn tutto 2800 uomini.

24,521 9,165 2,602 5±8 1,21_1 659 38,706

-~

......

Disertori. - Dura.nte lo stesso periodo cli t empo vennero dichiarati disertori 1000 uomini, dei quali 814 erano militari di 1• categoria della classe 1879' che non risposero alla prima chiamata sotto le armi e gli altri 186 erano militari già sotto le armi.


1858

NOTE STAT ISTICHE

dei militari di l" categoria della classe 18'77 ascritti o designati per la, ferma di due anni, appartenenti a tutte le armi, corpi e specialità; dei militari di l' categoria ascritti alla cla~se 1878, di qualunque ferma, qua li provenienti da leve anteriori, come omessi, renitenti, ecc., che nell'anno 1899 avessero compiuto o compissero il 39° anno di età. Sotto la stessa data furono pure congedati i militari con ferma di un a,nno arruolati in 1a categoria con la classe 1878 quali provenienti dai rivedibili di due leve. Infine, col g iorno 29 novembre 1899' furono inviati in congedo illimitato i militari di 1~ categoria della classe 18'76, con ferma di tre ~uni, appartenenti all'ar ma éli cavalleria. Per effetto d i ta,li congedamenti, forono licenziati dalle armi 77,900 militari in complesso, così distinti per armi e corpi : S0U 11 Jlici11li C!qJot·ali

Fanteria di liuea Alpini Bersaglieti Cavalleria Artigl ieria Genio . Deposito delle trup pe d'Africa Scuole militari'. Compagnie di sanità .

385 21 31 85 132 34

1859

:>OTE STA TISTICHE

Co11tempora,11eamente fo cancellata la nota di d iserzione a 128 dei detti uomini, perchè 78 si presentarono spont~neamente, 48 vennero arrestati e 2 morirono. Congedi illimitati pe1· fine cti fe;·ma . - Con fa data del 10 settembre 1899 ebbero principio le operazioni per l'invio in congedo illimitato : dei militari di P categoria della classe 1876 con ferma d i tre anni di t utte le armi, corpi e specialità, esclusa la cavalleria;

8,232 '783 983 819 2,243 536

,,

So l<1"ti

Tri ta le

37,182 45,799 , 3,015 3,819 3,999 5,013 4,409 5,313 8,485 10,860 2,245 2,815

v

14

l'7

2

47

17

243

306 749

355 1,009

SvLtll!nciali CaJlOJ"ali

l )

Compagnie di sussistenza Compagnie di disciplina e stabilimenti militari di pena Depositi dei ca valli stalloni. Carabinieri reali Totale.

I \

Solrl ali

Tot.,!~

6

295

456

766

21

23

550

59:1:

1

"~O 1,3-:l:8

5

:l,6 1,50±

156

-890 --

15,505

61,415 77, 900

Congedi illimitati per anticipazione. - Dal 1° luglio 1899 al 30 giugno l.900 furono licenziati da sotto le armi, prima del tempo stabilito, 13,922 militari, i C)'u.ali si trovavano in posizioni spéciali (decaduti dal diritto di esenzione per uon averlo esposto o comprovato iu tempo, venuti alle armi prima della chiamata generale, trasferiti alla classe successi va per interruzione di servizio, ecc.) ovv.,;ro erano stat,i designati per il congedamento anticipato mediante sorteggio. Essi erauo: Sottufficiali Caporali SolcJati

65 3,213 10,644 13,922

Rassegne di ,·imando. - Dei militari di truppa sottoposti a rassegna di rimaudo 12 furono passati al corpo dei veterani perchè riconosciuti inabili, dopo 18 anni di permanenza alle armi, a continuare nel servizio attivo per cause indipendenti dal servizio stesso, ma idonei a quello sedentario; 209 furono passati ad altri corpi perchè riconosciuti inabili al servizio nel corpo al quale appartenevano ; 2497 fnrono inviati in Iicenza di convalescenza di 3, di 6, di 9 e di 12 mesi per es;ere stati riconosciuti a ffetti da infermità presunte sanabili, senza trovarsi però nelle condizioni di ferma e di permanenza alle ' armi richieste per essere senz'altro inviati in congedo illimitato per anticipazione; 1698 furono inviati


1860

NOTE S'rATJS'rtOJ-IE

Sottufficiali Caporali Soldati

1867 in numero di 71,159, di cui 58,300 appartenevano alla 1• categoria e 12,859 alla 2". Essi erano: 1,739 Sottufficiali 13,361 Caporali 56,059 Soldati 71,159 Congedi assoluti per età. - Col 31 dicembre 1900 vennero congedati in moclo assoluto tutti i militari d i 1\ 2· e 3" categoria della classe 1860 come loro spettava., a tenore del-· l'art. 1° della legge sul reclutamento, avendo compiuto il c9° anno c1i1 t1tà. 'rali militari '3rauo complessivamente 139,8-H ed appartenevano : 50,887 alla l" cat egoria, 31,711 alla 2" e 57,2L !3 alla 3". Essi erano: 2,732 Sottufficiali. 9,\J47 Caporali. Hn,162 Soldati .

, 139,841 M'ilita,·i di' truppa morl'i sotto le armi. - Dal 1° luglio 1899 al 30 giugno 1900 morirono sotto le armi 937 militari di truppa, di cui 771 per malattie, 75 pe:i; infort,uni, 18 per uccisione e 72 per suicidio. Tali morti avvennero 87 per cause di servizio e 900 per cause indipendenti dal servizio. I milit ari mort.i erano : 85 Sottufficiali 1.61 Caporali 691 Soldati

1,345 13,558 62,558 77,461

937 ~~

Passaggio alla milizia terri toriale clella classe 1867. Sotto la stessa data 15 giugno 1900 fecero passaggio alla milizia territoriale i militari di 1• e 2" categoria della classe

1861

KOTF. STATISTICHE

invece in congedo anticipato perchè, oltre ad essere stati riconos~iuti affetti da infermità presunte sanabili, contavano già un determinato periodo di servizio in relazione alla ferma e quindi_. tornando nuovamente alle armi dopo la completa loro guarigione; avrebbero dovuto rimanervi per un tempo moli;o limitato; 4413 furono infine congedati definitivamente perchè riconosciuti inabili al servizio in modo permanente. Di questi, 52 ottennero la gratificazione di un anno di assegno perchè, sebbene fossero nelle condizioni :fissate pel passaggio nal corpo dei veterani, rinunciarono a tale passaggio; 860 ebbero una gratificazione ragguagliata a 3, 6, 9 o 12 mesi di assegno perchè, sebbene non si trovassero nelle dette condizioni, erano però meritevolì di speciale considerazione per la g ravità della malattia od imperfezione in essi riscontrata e pel servizio prestato; i rimanenti 3501 militari non ebbero alcuna gratificazione. Oltre alle rassegne di rimando predette, le quali riguardano i militari di truppa sotto le armi, vi furono le consuete rassegne semestrah di r imando pei militari in congedo illimitato appartenenti all'esercito permanente, alla milizia mobile e alla milizia territoriale. Gli uomini stati in esse riconosciuti non più idonei al servizio e congedati in modo assoluto forono 379. Passaggio alla milizia mobile della classe 1871. - Il 15 giugno 1900 fecero passaggio alla milizia mobile i milì· tari cli l" e 2• categoria della classe 1871 in numero di 77,461, di cni 71>845 appartenevano alla 1• categoria e 5616 alla 2• . Essi erano : ·

o. O.


1862

KOTE BI BL! OGitA FlCllJs

NOTE BIBLIOGRAFICHE

AmAGHr, colonnello. - Scritti vari. - Raccolti e pubblicati per cura del tenente colonnello A. PEzzrNr e del tenente A. Dr Groi10w. - Città di Castello, tipog. Lapi, 1901. P,rezzo L. 2,75.

Il glorioso morto di Adua, nel testamento fatto nel gennaio 1897 prima di partire per la guerra dispose che « i su0i « manoscritti militari fossero rimessi al tenente colonnello « giu bilato Antonio Pezzini, il quale vedrà, insieme al te« nente Antonino di Giorgio del 77° fanteria, ciò che se ne « può fare » . E lasciò loro mille lire per la stampa di ciò che credessero di stampare. Onorati da tale incarico, gli egregi ufficiali sopramenzionati misero insieme il presente libro, prefiggendosi a scopo « di far conoscere meglio all'esercito, che non la pregiò per « quanto valeva, al paese che la ignorò, t{Uella bella figura « di cittadino e d i soldato; di trarre dall'oblìo il suo nome; « di fornire ai su.oi amici, ai commilitoni, ai discepoli, a « qnanti infine, fuori e dentro l'esercito, ebber o la fortuna <r di conoscerlo, l'occasione di r'?ndere alla memoria sua una « qualche onoranza ». Lo scopo loro fu ampiamente raggiunto. Il Di Giorgio premise agli scritti dell'Airaghi, una estesa bibliografia di Lui, scritta col cuore dell'amico e colla devozione dell'ammiratore di quello scienziato e di quel forte carattere, e che interamente r itrae quella nobile e altera figura (1). (!} I brani princi11:11i ri i questa bi,1grnfi a ru\'ono sla01pati nel rascicolo <li sc ttemll rc

della lli uista :lhlilare, e l'editore Lapi la p11 bl ,lir6 rr r i1ltcra i11 vo lume separato.

1863

Gli scritti pubblicati - di qnelli inediti non fu possibile, e lo si comprende facilmente, pubblicare nè tutto nè il meglio - hann o tutti singolare valore, ~a ve ne s,on~ ~al~ni, come la lettera a S. E . il generale Oosenz sull Imz1at1va, lo studio sugli Sbarchi, e quello sulla Fatica, che vorremmo fossero letti e ben ponderati da tutti gli ufficiali. Un'ampia diffusione nelle file dell'esercito delle idee dell'Airaghi costituirebbe, forse, il maggior contributo di onoranza al la memoria dell'illustre estinto. Sarebbe grande ventura se questo eccellente volume trovasse lieta a.ccoglienza anche fuori dell'esercito, e lo speriamo, tanto più che la pubblicazione è a 'beneficio della <e Dante Alighieri )>. Non mettiamo in dubbio il largo favore eh~ incontrerà fra gli uffiziali; in ogni modo caldamente ad essi lo raccomandiamo ..

Snro-2", capi taine d'artillerie, à l'état-maj or du 14:" corps d'armée. - Les llrincipes de la guerra alpine., - Con f'érences faites aux officiers d,e la go:l'nison de Lvo ;i (févriermars 1901). ··- Paris, B erger-Levrault et o.ie, éditenrs, 1901.

PAUL

•

F ino ad ora, se non erriamo, nessuna pubblicazione fran · cese ha mai trattato a fondo dell'eventualità d ì una guerra franco -italiana, nè si è occupata della probabile condo1;t a di guerra degli Italiani, nè di quelb a seguirsi dai Francesi. Il presente volume svolge minutamente il ponder oso argomento, e questa pu bblicazione acquista una particolare importanza dal fatto che il tema fo l'oggetto di conferenze t enute nello scorso inverno agli ufficiali di un corpo d'armata (il 14°) destinato a combattere, nel caso, contro d i noi, e scritta da un ufficiale addetto allo stato maggiore dì quel corpo d'armata. Queste Conferenze - sono quattro - portano quindi, per così dire un marchio, se uon ufficiale, ufficioso, e perciò,


1864

:\"O'l'E BlBLIOClR.\ FICHE

:'(?TE Bl!II.IOGRA FICHE

sia per questo titolo, sia per quello, ancora per noi più notevole, del soggetto che oi interessa tanto davvicino, stimiamo opportùno reuderne conto abbastanza estesamente.

. ... . ~ella. prima Con(e1·en:;a il. capitano Simon principia col d;1 ~ dello ~copo del suo st~d10 e del metodo che ba seguito. ~~li non mtende esporre idee personali, ma di esaminare d1hgente~ente_una serie di fatti bene accertati, e da quest;i trarre raz1onah deduzioni. Ciò premesso, egli analizza i caratteri particolari delle mont_agne a.lpine e le conseguenze ohe ne derivano per la marcia delle t ruppe. Nulla vi è di nuovo per noi in ciò che è detto iu questa co~ferenza'. ma non ~i _pu~ a mono di rilevare, E-in da queste prime pagine, lo sp!n to acuto ed osservatòre dell'autore e una profonda cognizione della materia. E_ note_vole è la conclusione che per fare la guerra nelle Alpi abbi~og';lano truppe alpino allenate ed esercitate fra quel~e mon~ag~e, e, sovratutto, ufficiali che siano alpinisti. Il ~1mon r~°:1p1auge c_be d i quest'ultimo, per lui indispens~b1le, req~lSlto non s1 tenga sufficiente conto n ell'assegnazione de~h uffi~ial~ all'armata delle Alpi; lamenta pure, che per questione cli btlancio, non tutte le truppe del 14" e 15° corpo d'armata possano ogni anno manovrare per luno-o tempo sulle Alpi, e termina col di re : il mare ai mariu:i le Alpi agli alpini. '

La seconda Conferenza è la più rimarchevole. Vi si studia dapprima la marcia delle armate nell Al · d d . e p1, pren · . .en o minutamente in esame, in base alla fiorz.at a 1mpos1z1one d_el ~erreno, la natura degli elementi che possono far p.nrte d1 ciascun itinerario, la velocità e formazione di marcia, la durata di sfilamento e la forza massima d' a· · ognuno 1 essi, su11e strade, sulle mulattiere, s11i sentieri da pedoni.

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1865

Dalla lunga analisi cho l'autore fa de· vari ter mini del quesito - nella quale sono pure riportati i dati forn iti dal generale Ricci nel noto suo libro - ue deduce, che un·ar· mata, quando entra nelle Al pi, è costretta di dividersi, sulla rete delle varie strade, in colonne isolate di tre sorLa differenti: « le colonne sulle strade carr eggiabili (routières) che « possono essere dotate cli cavalleria, d"àr tiglier ia di caro« pagna, di artiglieria d'assedio, di eqnipaggi da ponte e di « con vogli, ma il di cui effettivo non può snperare i 50,000 (1 uomini, ossia uu cor po ·d'arma.ta di 1,re divisioni; « le colonDe sulle mulattiere che possono comprendere « soltan to fanteria, cavalleria, artiglieria da montagna e cou1< vog li trainati da muli, e la di cui forza massima è' di 8000 « uomini, cioè una brigata mista; « le colonne di pedoui, che non poasouo comprendere <( che fanteria, e il di cui effettivo è forzatamente assai li« mitato >> . Il Simon passa quindi a studiare sommariamente la rlisposizionè d'insieme (le clispositi( d' ensemùle) che il terreno alpi»o imporrebbe ad un'armata italiana cbe cercasse entrare in Francia. Diciasetti:9vallate uniscono la pianura del Po alla frontiera _ francese : le vallate della Dora Baltea o Val d 'Aosta; dell'Orco; delle tre S tura di Lanzo; della Dora Riparia e della Cenischia; del Ohisone, coi colli di Sestrières e ciel Monginevra; della Germanasca; del Pellice ; del Po; della Vraita; della l\faira ; della 'Stura; dei dne Gesso ; della Vermenag11a e della N ervia. D i queste vallate 6 soltanto suno unite a lla F rancia mediante strade carreggiabili; 8 comunicano colla Francia so lamente per vie mulattiere e 3, q uelle dell"Orco, della S tura d'Ala e di Chialamberto, per ghia-:iciai strategicamente inutilizzabili. Un cer to numero di vallate. per ò hanno una strada carreggiabile o ferrata sino alla loro testa, e questa è legata alla Francia .da una o parecchie vio mulattiere. ll9 -

.,X:-iO xin.


1866

lSG7

NOT E Bll1Ll0GRA F1CllE

:-OTJ, ll!BLIOORA F!CH I,;

Così. la vallata di Bardonèche è percorsa dalla strada forrata e comunica colla. :xI:aurienne per· le mulattiere indipendenti dei colli d'Etache, del l!'réjus, della Roue, e col Briauzonese psi colli di Thures, dell'Echelle e deCYli Acles · la o ' vallata della Vraita che con due linee mulattiere iudipendenti comunica da un Jato col Queyr as e dall'altro coll'alta Ubaye e la valle di OeiUac; la vallata della Maira che comunica. con vie mulattiere distinte colrUbaye e l'Ubay~tte. Conclusione : secondo il S imon, l'esercito italiano potrà, al principio delle operazioni, formare 6 colonne di 50,000 uomini sulle 6 strade carreggiabili e 15 colonne di 8,000 uomini sulle 15 mulattiere, con un totale, al ma.,cimum, di circa 420,000 nomini. Quest'armata, pel'Ò, occuperà un fronte di 260 chilometri, e si troverà ripartita in 21 colonne, separate le une dalle altre da massicci o da creste assai alte che l'autore enumera partitamente. '

Si hanno quindi a disposizione 6 strade e 8 linee ~~lattiere che permettono l'impiego di circa 3.64,000 uom1111: . Beninteso che le cifre di 420,000 e dt 364,000 uom1UJ'. per Ja potenzialità del fascio stn1clal~ delle A.I.pi piemonte~t -e di quelle francesi, non sono che cifre teoriche approssi-

.

~-

Sul versante francese, ii fasc io strndale comprende, come linee di marcia indipendente, soltanto la via mulattiera S~igne, Roselend, Beaufort , colla strada Beaufort, Albe rtville, J\nnecy ; la strada della Tarantasia ;. q nella della Moriana ; quella di Briançou a Grenoble pél Lautaret; la strada della vallata del Gt1il, facente seguito al fascio delle mulattiere della Germauasca, del Pellice, àel Po, e se· guita essa stessa dalla strada di Mont-Dauphin a Embrun a Gap e a Die; la strada dell'Ubaye, con quella che corre lungo la Durance; la st.rada della Tiuea, facente seguito alla linea mulattiera del Gesso della Vallette; la. strada della Vesubia, facente se,guito alla mulattiera. del Gesso d'Entraque; la strada da Tenda a Nizza; la strada della Cornice.

mati ve. Iu oani modo, si fa osservare che anche qui è evidente la influen:a che esercita il terreno alpino. Così r Italia dispone <li un esercito di prima linea di 800,000 uomini e di p~ù di 300 000 di truppe seden tarie e territoriali , e il fasct0 -stradale delle Alpi france.si non le consente d'impiega.re . contro la Francia che la metà delle sue forze. Si va, perciò, incontro a grave _inconveniente,. qu~ndo s~ .autorizza la creazione di nuove vie attraverso le Alpi. Ogni nuo~a strada carreggiabile e ogni nuova mulattiera, permet· teranno al nemico di portare in linea contro l'armata fran .cese delle A.lpi 50,000 e 8,000 uomini .

n Simon passa quindi ad analizzare lo spiegamento di un'armata e la battaglia, e ne deduce che, salvo qualche ec· oezione non vi sono vallate che permettano di spiegare, non un'a colonna di 50,000 uomini, ma nemmeno una divisioné ed anche una brigata. La lottt:1, sulle Alpi assumerà quindi un carattere speciale e proprio soltanto della guerra alpin~. I~ lu?go ~ella batt~o·lia. decisiva, non si avrà che una sene d1 piccoli combatt1~er:.ti parziali, di reggimento contro reggimento, di bat~a,glioni contro battaglioni, di compagnie contro compagme. Abbisogneranno cento atta.echi con esito favorevole per ottenere un risultato materiale che in pianura si conseguirebbe -0011 un solo assalto decisivo, e il rist1ltato morale sarà di gran lunaa minore perchè i successi nen essendo simultanei, esero ' . citeranno e sul comandante e sulle truppe dell'armata vmta un' influenza ben differente di quella che a vrebbe una clirotla avvenuta in un sol giorno. E senza dire che qui si potrà essere vincitori, e là essere vinti .

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1868

.NOTE BIBLJOGRAl'ICM .B

Ammessa quindi l'impossib ilità di dare battaglie decisive nelle ~ lpi, ne viene di conseguenza che lo scopo delle operaz1om nelle Alpi non può essere che quello: di superarle per and(J.1·e a concent1·ar·si al di là, o p13r contro: cl'impeclà·t: l'av1;er-sario di suverarle. · . Nell'uno e nell' '.1ltro caso, l'obbiettivo immediato riflette pun~i geografi.ci; per l'attaccante si tratta di conquistare le v1e che attraver.sauo il massiccio e le posizioni che le sbarrano; pel difensore è questione di ·conservare quelle vie e quelle posizioni. È questo il p1·incipio fcmdamentale della strategia alpina. r....·attaccante - che ha un solo intento: quello di passare - in luogo cli cacar-e il nemico lo eviterà; in luogo di maruiare su cli esso, marcierà di preferenza ladctove non vi è. Il difensore occuperà le posizioni più adatte e le d ifenderà colla massima energia per arres·tare i progres3i dell'at-· tacc:ante, ma al po_stutto, suo scopo n on è nè il combat~imento, nè la distruzione del nemico, sibbene la conservazione dei passaggi del terreno. In pia.nura il combattimento è lo scopo, e il terreno non t:i che uu mezzo. Nelle Al pi il combattimento è soltanto u,n mezzo, il terreno è lo scopo. Qui l' antore scrive mol te pagine interessantissi~e per confutare in forma assai cortese, ma vivace, la tesi del i:,aene ' rale. , secondo la quale non si dovrebbe collocare truppe nelle Alpi, ma aspei;tare l'esercito italiano al suo sboccare dalle montagne in colonne isolate, manovrare per linee .interne e combattere la battaglia dec'·isi va. nella pianura del Rodano. , Il generale. , dice il S.imon, non ammette si debba cambiare di principii; le armate, logicamente, hanno un solo scopo: ingaggiare la battaglia decisiva. Questa non è possibile nel1(1 A lpi; quindi collochino sn d i un terreno ove la si possa combattere. È però esatto, si domanda l'autore, l'affermare che le armate hanno un solo scopo : quello della battaglia ~decisiva ·? E rispoude : no.

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NOTt:: BlBLJ()ORAFi t. ll E

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Una parte delle armate, scrive egli, è distratta per guar~ nire le forte?:ze, per occup.a.1'e linee difensive come quelle eh Epinal-Belfort-Lomont, fi umi, catene di montagne. . . Noi saremo chiamati a far fronte sopra dn_e teat~; di o-uerra l'uno r)rincipale, dell'Est, l'altro secondario, del S~db ' . . l e (numerica· Est. Snl primo sarà r iunita la massa pn11c1pa mente e moralmente} delle forza avversarie : le armate te· desche. Sul secondo avremo contro la metà delle f~r7.e italiane. q nindi logico di inviare nella ~or~na il ~a.ss1mo <lelle nostre forze, per assicurarvi una v1ttona dec1s1 va . . e nella ;egione del SL1d-Est le forze strettamente necessarie er impedire all'esercito italiano di venire ad assaltare Zi fianco destro, le spalle e le comunica:;:ioni del . nostro gruppo di armate dell'Est, e permett<we ad esse d1 ~om~ piere in tntta 1i bertà. e sicurez7.tL la Joro grande opera d1 distruzione. . . . Queste truppe, insufficienti a distrnggere i 400,0?01t~hau1, avranno adempiuto al loro còmpito, ql:ando abbiano 1~pe· dito a tprnsta massa di passare le Alpi, e copert~ cos1 da oo·ni insulto le ferrov ie della valle del Rodano. Esse, rnsomma., ·u~n sono che la gna.rdia pri~cipale di fian co (la fianc-garde principale) delle nostre armate della Lo1~e~!a. ~ . D'altronJe, a quale scopo cercare um1 dee1s1one ~~l Sud-.E,,t 2. Dovremmo iiwiarvi un numero doppio, tr iplo d1 forze, mdebolendo d'altrettanto le nostre forze armate dell'Est, mentre è rìtenuto unauimemente che nella Lorena avrà luogo ~a sola decisione importante e là soltanto si decideranno le so1:t1 ~ella F rancia.. È nell.a Lorena che si giuocherà il possesso d1 Nizza, del la Savoia, ~ della Lorena .,tessa. Se riusciremo a respingere le trnppe tedesche al di là d~l Reno, nu_lla conteranno allora nella bilancia le armate italiane, e se, mvece, saremo respinti sopra Pnrigi e Orléans nessun ~es~ avranno ugualmente i successi riportati sulle truppe 1talrn,ne. . . . « Ma vi è di più: tentando di dare :tattaglia dec1S1va,_ 1~ . 1·iane a noi. d'1 m ol to snpenOL'l « rasa campagna, alle armate 1ta . « (a meno di distaccare dalle armate dell'Es!; forze esagerate) , « corriamo il rischio d'essere battuti noi stessi. E un tale scacco

t

...

186H


1870

1871

NOTE B!TlLlOGltAFlOllE

NOTE Bll\LlOl}B.AFlCHE

« sarebbe disastroso, poichè scoprirebbe interamente le spall~

« impedire ogni va e vieni delle nostre riserve fra la Provenza

« e le comunicazioni delle nostre armate dell'Est ».

« e il piano dell'Isère. . . « Abbisogneranno allora due armate manovranti nella pia· « n ura per contenerle e bat terle, invece cli una sola. . « I noltre, prima di sboccare nella Provenza, le colonne_1ta« liane proven ient i da:l littorale, d~ll~ . vallata del Tan~ro ~ « ·aal colle di Tenda, potranno r iumrs1 rn une, sola masja d1 « 120,000 uomini circa. . . « Prima di uscire dalle Al pi, le colonne provementi dal<< l'Ubaye e dal Queyras potranno riunirsi vers? :xap, o fra « D ie e.Montélimar, in una massa dì 90,000 uomm1. . << Prima di uscire da' monti, le colonne scese da.I Bnanzo« nese dalla i\foriana e dalla Tarantasia potranno riunirsi nel « Gré~ivaudan o fra Belley, Pont-de-Beanvoisiu e Voreppe « in un'armata di 150,000 uomini.· « Non dovremo, adungue, fronteggiare piccole colonne, ma « potenti armate. Per combattere battaglie decisive con qualche « probabi lità. di successo, ci abbisognerebbero, c_o mpren~en« dovi le avanguardie incaricate di contenere o ntardar 1 una « mentre si attacca l'altra, 100,000 nomini in Provenza, e « 150,000 nel piano dell'Isère >> . . Non restf adungue, a parere del Si_mon, che _d1fen~er~ 1~ A.lpi. Al postutto, se battuti nei monti, e da essi resp111t1, s1 potrà. tentare la manovra nella pianura.

Còmpito pertanto della nostra armata d'Italia dev' esser quello d'immobilizzare l'esercito italiano, e per far ciò occupare la linea, su,lla quale è possibile a1·resta1·e il nemico col minimum cli forze. Qual"è questa linea? Fino ad ora, per consiglio unanime, si credette che ad infrenare l'invasione con poche forze sì prestassero mirabilmente le Alpi colle sue strette, co' suoi dirupi e i suoi .monti. elevati.

[

Il generale . . invece ritiene che le Alpi costituiscano ~n terreno difensivo detestabile e vuole aspettarenella pianura del Rodano le colonne isolate italiane sboccanti dalle montagne, come fece Bonaparte colle colonne di Wurmser sboccanti dal Tirolo. .M:a le colonne di Wurmser occupavanoun fronte totale di una quarantina di chilometri e dietroquesto fronbe Bonaparte aveva per manovrare una pùmura di 60 chilometri di profondità, prima d'essere addossato al corso del P o. · « Le colonne italiane, per contro -- e qui traduciamo let« teralmeute - sboccheranno dalle A lpi frances i sopra un

fronte di 250 chilometri e la profondità fra le A lpi e il Rodano, dovunque assai inferiore a questo fronte, è al centro « della linea, alla stretta di l\fontélimar, inferiore ai 10 chilo« metri . La riva destra del fiume è inoltre .fiancheggiata im« mediatamente da un'altra catena di monti. . << A propriamente parlare, non vi è pianura del Rodano.Vi « è da un lato il paese collinoso della Provenza e dall'altro il « piano dell'Isère, i quali son separati da una protuberanza,. « delle Alpi che si estende sino al Rodano. << Le colonne italiane del centro, .marcianti sopra L ivron e << Montélimar, potranno giungere si!lo al fium e e venire ad in« tercettare le grandi vie ferrate della P. L . M. che lo fiau« cheggiano, senza , per così dire, uscire dalle Alpi. Esse po« trebbero adunque tagliare le principali arterfa del Sud-Est . ' « senza esporsi a combattimenti decisi vi, e, nello stesso tempo, «

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** La terza coifferenza tratta assai minutamente del combattimento, offensivo e difensivo , nelle Alpi. Si dilunga di molto nel mettere iu rilievo l'infl uenza vantaggiosa della occupazione delle altm e, le quali, me·1tre presentano le più serie difficoltà all'attaccante perchè obbligato a marciare lentamente e ad essere esposto al fuoco nemico per lungo tempo, facilitano ·invece l'assalto nella discesa. Colui quindi, che e padrone delle a lture, s'impadronisce facilmente_d~l te_rren~ che domina. D.i conseguenza, le alture sono le ch1av1 dei colh e dei fianchi delle vallate ch'esse dominano .

..

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1872

NOl'E IJIBLlOGRAFlCHE

« Sopra .ogni pos1_z10ne, soggrnnge il Simon, sopra ogni campo eh combattiment,J delle Alpi, vi è quasi sempre un « punto dominante, sia l' irrsieme della posizione, sia le sue « co~unicazioni'. e la cli cni conquista permette la conquista « facile d1 t.utto Il resto della linea di resisbenza del difensore. « Questo punto1 il possesso del quale è deuisivo, può gin« stamente essere chiamato la chia ?e della posizione. La di« fesa deve logicamente fare tutti i suoi sforzi per eouser« vado, ed è sopra di esso che !'attacco deve diricrere i. suoi 0 « assalti più vigorosi. )) Giusta il Simon, giova quindi all'attacante assai più c1i formare il SLlO piano c1i combattimento e di ripartire le sne forz~ a seconda del terrenb, che secondo le disposizioni del nemico. Più interessante per noi è l'ultima parte della conferenza. In essa, a proposito della necessità nella difensiva del con· trattacco e dell'inseguimento, vuole dimostrare che << sopra « qualunque terreno, con qualunque fucile, il fuoco solo è « ·impote1~te a far vincere, e che la difesa immobile e passiva, « uon puo C"nclurre che al disastro. » « ll fitoco d'una truppa im,nobile - egli dice più avanti -

f

« fa subir·e

al(allacca,nte le perdite ch'esso vuole sopp01'ta1'e e

Bisog:~a, i~ vece, distrnggere la truppa nemica, e per ottenere_ c10 « ~1sogna demoralizzarla, ossia distruggere in essa, << mediante 1! terrore, ogni volontà di vincere e o(rni disci« plina; bisogna ;;ott.rarre materialmente i soldati :11a dire« zione dei loro 9api, mettendoli fuori combattimento. facen« doli prigìonieri o a.lmeno disperdendoli. » · ~< Per incul~are a una truppa Ja paura, il terrore panico, « 1 atbo essenziale e necessario, è di prov,Lrle che non si ha « p~ura di essa e che si è determinati, ad ogni costo, a com . « p1ere la sua distruzione, marciando sopra di essa sino a << breve distanza, siuo a che indietreggia, colla fronte alta e « il petto scoperto. » E !lui lo scriLtore francese espone quanto vuolsi ottenere da un inseguimento « eseguito colla maggior possibile cele-

1873

« rità e con estrema violenza;)) e però avverte che nella sua

«

« lo oyi·esta: niente cli più I ))

1"0TE BIBL10GRAFICHE

l

analisi ha sempre detto: « marciare avanti, marciare su l ne« mico » e mai ha detto : rv attaccare colla baionetta. >) « Nel fatto - egli prosegue - vi saranno cariche alla baio« netta? Non ne so nulla, e credo sia impossibile saperlo. » « Perchè il nemico vi aspetti sino al contatto, bisognerà « che il vostro fuoco gli abbia fatto poco male o che egli « abbia una bravura s1ngolare. « Chi può calcolare in precedenza gli effetti del vostro « fooco e la resistenza morale del nemico? « Una sola cosa è essenziale per fargli paura e farlo fug« gir e : Marciare s n d1. 1m. .I « A qual momento di questa c0rsa impetuosit, la paura « compirà la sua, opera_? « A gual momento il nemico :finirà per perdere la testa « e disperdersi? « A qual distanza sarete allora da esso ? Quale arma avrete << ancora fra le mani? Dio solo lo sa. « A guel momento, d'alr,ronde, l'arma importerà poco; ch_ e « abbiate fra le mani un fucile, nna lancia o una mazza, 11 « risultato sarà lo stesso. « Ciò che impaurirà l'avversario non sono le vo~tre p~lle'. « nè le vosfrn armi bian·che; è voi stessi marcianti su d1 lui « colla fronte alta, è la vista di più in più distinta e più av· « vicinata d~l fiutt~ umano deciso alla sua dìstr;1zione. )> Belle parole in bocca cli un soldato e teorimLmente gmste: ma... il Simon fa troppo facilmente astrazione dal fatto assai probabile, per non dire certo, di potersi trovare d~ fronte ad un avversario che a.bbia uguale fegato del soldato francese, e, come esso, ben deciso a vincere ed a distrnggere il nemico . ,,,.

*

*

La quarta conferenza tratta della guerra offensiva e difensiva nelle Alpi; ossia, come si esprime il 8 imon, della strategia · al pina; il di cni scopo, data l'impossibilita. della battaglia decisiva nelle Alpi, e quello già. detto : per 1 a ttac~ante di superare le montagne per anelare a dare la batta.glia al


1874

NOTB BIBLIOGRAl' ICiil';

N OTJ<è HlflL IOGRAFJCHE

di là d i es,;e, pel difensore: cl' impedire ·al nemico di su perii.rie. L'~ut?re, _in b~se_a_ questa enunciazion€1, che a sno parere cost1!:.n1sce 11 prmcip10 fondamentale, la base stessa della. strategia alpina, perchè definisce lo scopo delle operazioni nelle Alpi, studia quindi in modo particolareggiato, come debb~ operare l'~rmata attaccante per impadronirsi dei pas ~aggt delle Alp1 e superarli; come debba operare il difensore per impedire al nemico di conquistarli. Non c' indugieremo nell'esame della lunga conferenza, perchè, su per giù, è una ripetizione, in altri termini delle idee già accennate precedentemente nella seconda ~onfereuza, iu special modo per quanto riflette il caso concreto che il Simon analizza, delle operazioni deìl'esercito italiano'. Nè rileveremo ciò ch'egli dice della dipendenza delle nostre truppe dall'Imperatore tedesco, nè dell'applicazione _ almeno a l principio delle operazioni - che dovremmo fare delle direttive 1'}manate dal grande Stato-marrniore di Ber~ li~o. Diremo solo che, assegnandoci un'ipot:ii razionale, il Sunon suppone che noi invaderemo le Alpi sopra sei gro-sse c?lonne, sull~ sei ~randi strade g ià ricordate, oltre a quelle piccole che s1 serviranno delle vie mulattiere e che andremo a formare qtielle tre grosse masse di 120,000, dì 80.000 e di 1~0,000 uomini di cui già avemmo occasione di parlare. D1 nuovo, vi è questa esplicita opinione dell'autore che cioè, la sola colonna che potrebbe avere influenza diret;t~. sull'esito finale delle operazioni è la massa di 150 000 uomi~i, che verrebbe a formarsi colle colonne provenienti dal Bnanzonese, della Moriana e della Tarantasia, quando cadute le piazze di Grenoble, Ohamousset e Albertville riuscisse loro di riunirsi fra Voreppe e Saint Beron. ' . L'autore, però,_ s'~ffretta a dire che se ha fatto passeggiare le armate italiane sulla carta di Francia secondo la sua fantasia, lo ha fatto pel solo scopo di me;tere meo-lio in evidenza mediante un caso concreto - sia pure un\ 0 . manzo fantastico - i principì slirategici da lui svolti ,· ma . « .ha la convinzione che gli Italiani non avranno mai l'oc· « ca.si one di applicare <J rtei principi, perchè se riuscissero a 1

1875

ter piede sul territorio france3e non oltrepasseranno d' · « cer tamente le nostre piazze for ti di sbarramento 1 pnma « linea )). ' . . R itiene poi il Simon affatto insostenibile_ l'a,sse_rzion~ d~ taluni, secondo la quale ,gli obbiettivi finali degh Itaham sarebbero le o-randi città del Sud-Est : Nizza, Tolone, Marsiglia, Lione~ che limiterebbero i loro sforzi alla loro OC· « me t

cupazione. . . Nel caso che le arma.te tede.:ìChe fossero rigettate al di là dei Yosgi e poi del Reno « io domando, egli _soggi_un~e, « che conterebbe nella bilancia la, presenza degh Itaham a « .Marsiglia e Lione? Per chi conosce il, ca.rattere degli Ita« liaui (il Simou è proprio sicuro d i conoscerl_o ?) è cert~ « che appena vedranno impallidire la stella d_e1 loro alleati « li abbandoneranno per conéhiudere con noi un trattato << il meno svantaggioso possibile. . <(Inoltre_ egli continua - se si avesse la certezza ch'ess1 « twessero l' 1.ntenzìone di venire a Marsiglia e a L10ne per « far~-ene una ·oapna, sarebbe il caso di domanda:si ~e il be•< nefizio che si avrebbe ad interdir loro questo obbrntti vo, var· « rebbe ]a distrazione delle forze occorrenti per sbarrare ad <<·essi.il passaggio. . (( Ma non l bbiamo,sfo1·tunatarnente,ragione alcuna d1 sup<< porre gli Italiani imbevuti di idee strategiche co_sl. vecchie << e così false i . Notevole è però la conclusione della conferenza e che è pure la conclusione :finale del lungo studio. · Noi ci difenderemo, dice il Simon, « attacc.ando, attac« t;a,ndo ancora, attaccando sempre », ma per far questo, e cioè per conservare sempre un'attitudine o~·ensiva, ~ur essendo il più debole, bisogna essere in contm uo movimento per monti e per valli; « bisogna essere ad un grado supe· « riore alpinista, attivo, progres::.ivo )) . Occorre, insomma, a parere del Simon, un'armat,i di alpini.


I

1876 ~OTE BIBLIOGRAF!CHI-:

1877

Non insisteremo sull' importan7,a di questo studio del capitano Simon, perchè è e\·iclente, uè esprimeremo un giud izio su di esso uhe ci Lrarrebbe troppo lontano. Certo la maggior parte de· pensieri esposti dal Simou riguardo alla guerra 1dpina riflettono cost:l a noi b en note; u on è men vero. tuttavia. che lo studio n1inuto cli quella g narra speciale è dal Sirnon assai ben fa tto e non può se non interessarci in sommo grado. Circa <} uanto vi B detto intorno alle n ostre probabili operazioni, no.ti è il caso di annettere grande portata, ma non è così della convinzione esplicitameute espressa d'essere in grado con due soli corpi d "armata francesi, il 14° e l5", for mant i la co~i detta Armlita delle Alpi, di contrastare con successo il passagg io ad un nostro esercito forte di più. che 400.000 uomini. Comunque sia, noi abbiamo abbastanza ampiameute rin.,. sunto qu este conferenze, perchò stimiamo utile sieno conosciute, e le segnaliamo ai n ostri ufficiali, percl1è esse co:;ti· tui::;cono, senza dubbio. uu eccellente materiale per proficuo studio.

B. D.

RASSEGNA MILITARE ESTEllA NOTIZIE DANIMARCA.

Nonm: v~n1E. - Il MiuisLro dr.li~ ~nena soLLoporr~, prossimum; ote al P arlameoto, uoa domauda . d1 foodi per I' arm!lmento dell'artiglieria da campogna con t:ann~u1 a tiro rapido. Si prevede che la · r YOrevole accogltenr.a. d doman . cs 1'1er1. men t I' ,·,l· . . a trovera •a .· (1 1 e,, t·1\,·1 'nlle' modificnzio11 i al l'u1n ba se aI' una. ,,e1" ie. cuto la comm1~~w11.c . . · " d'1 •'iù innricaLa aYrelili(• ~ • niforme o al eqnipa,.giam ' . . . ·. · · fì leLtat11rc ecc. . . td'1 co lol' "l'l/.{!O COU "IHllllli\10111, deciso per un vest1ano r ~ '. . " . I f di tiuello' ora . Il antelio di lana gngw pesera a me ,1 d1 m. , . • ·me di tela <>"'l'i e••ia, la qo11lo . color pverde. I' ·t le sa rà 11dot1ala un uo 1101 .. in .uso . er es· a· e "me sotto vestito. . [.a ilot·raccia sarù di allum1u1 0, d'10veroo o .D10t1u1 , 1.·1e d' lo zaino J1.servir~ Lola irn pc1 . i e:olore bru . no-g;al ln, del ']Uale colon! . · cl r pallacc1 e delle scarpe. sarà pure ti cuoio eg i s " . , ftoanzia rio '190·1- ·190'2 venne Il bilancio della guer1 ,1 pe~ I anno .,· 1~1·1·e e io corone '20fi,700 . 10"''>19 15d1spe~eoru11., • fissato IO corone · ,~J , . ,1o :i-3.1, (j I ;s elio di spese straordinarie'. in tom~lesso, __ duurrue, corone ' ' e~uivalgono a lire italiane l i,:)0\.,1 l o (I ). FRANCIA.

• ,1 • GoAUDI.\ DELLE rnnn O\ " ·

- Llo'eserciLazione di-'Sor veglianza dell.e · , . d " L'autorità m1. . . . ,1 Bour"es 18 g1uono eco,~o. , . ferrovie e stata esegu ita ' . • • ~ • d~lla linea fel'rnviaria van litare avrà couvoc:ito sn d11,e1:;1 punti . e I di 800 uomini . c1· delle ferrovie. formaut1 uu tota e . . d gruppi ie . d1. uom1u1 ... da,. ,.'O ai ,i.ti .i uni ' furono tn se) . i guar · ·omposti d Questi gru~p~ •. c. . . c1·1 :J:· 100 individui ciascuna, secon o guito snddms1 . IO se7:ion1 • -,> .~.e nella liuea Bourges-Saincnirel'imponauza dei pnntt da occupc1 . . .. i>nte i punti d'allacciaY1er20n-Saiot Florent onde proteggere ~peci~ 1m, nieoto, le opere d'arte, le gallerie, i v1adot11 , ecc. (I) i corona

= lire italiane 1,30.

'


1878

ltASS!o:GKA l\111.ITARE ESTERA

Gli umciali e sottnlliciali di qne~ti reparti port:ivano la divisa mi. litare, le guardie eraoo soltanto munite di uu bracciale con relati\·a iscrizione eri armate di fucile mod. 187,i e di ~ciabola-baioneua. I vari posti furouo quindi ispezionati e le guardie rimasero sulla linea tuua la nolle tenendosi pronte a difenderla nel caso che l'autoritil nvesse completato l'esperimento facendo eseguire una dimostrazione su qualche punto. Esperimenti simili, :ii qu-ali hanno però partecipato solamente i quadri, sono st:iti eseguiti a Pal'lgi I' H o il ~'2 giugno, pel seuore B (riya sinistrn della Senna) o il •12 e '13 pel settore 11 (riva destra). Questi esperimenti honno dato soddisf:lceo ti risultati. IlAT'r&LLI SOTTOMAni:-;1. >1el clecorso mesl• di aprile è stato emanato da l Ministero della ma rino l'ordine di mettero io ca ntiere 20 baltt·lli torpedinieri sottomarini che saranno costruiti negli arsenali di Tolone, Rochefort o Cberhourg. Sn ranno mossi esdusivamenti da motori elet· trici ed :ivranno per consegueu1.a un raggio d'nziooe ed una velocità molto limitati. Nel decorso maggio è stato varalo a Cherbou rg il souomarino Sirene che ~ra stato messo io cnntiere il 4 I. aprilo 1900. Ila un motore a vapore per la navigazione alla superficie e un motoro elemico per quando è ir.nmerso e può rifornirsi coi propri mezzi dell'energia elettrica occorrente. 11 prezzo <li costo ascende a 6t 7,000 fran chi. A. Cher bourg ve nP. sono i11 costruzione altri tre dello stesso tipo: il Trium, I' Espadon, e la Silurc. A Rochefort ne ò staio varato un altro, il Far(adet del tipo Morse morlificato e mosso unicamonte ad eleuricitù. NroYE "" v1. - È staUt ordiuata la costruzione di due nuove corazza te cli grandi dimensioni che assumeranuo i nomi di République e Patrie. Avranno uno spostameoto di 4,1.,683 toa.uellate, una lu11ghezza cli metri 4 33,80 e una lar~hezza di metri 24-,25. L'apparecchio moto re si comporrà di tre macchiue verticali n tripla espnnsione, sviluppanti uoa fvr za di 17, \75 ca,·:illi-vapore. La velocità medi;i prevista è cli ·18 nodi. L'anmimento con~isLerà in ,i, caonoui da so:_; mm . collocn1i io due 1orri, 18 ca nnoni da Hì4- millimetri dt:i quali ·1'2 posti io 6 1orrell~ e 6 in 6 ridotti corazzati, 26 cannoni da n millimetri, 2 da :n e 6 tubi laucia siluri dei quali due subacquei . L'equipa~gio di ogni nave si comporrà di 4~ ufficiali e 751 marinai. JI prezzo di costo i· valutato a l-i:.i ,nil ioni e 111rxzo clL fran chi. I due nuovi caccia-lorptit.lioiere ,li squadra 1lfousrp1t•t e ./11_v1•lù1e, cos1ru11i a )fon1es dal!' indu:--tria privala, cseguir;111no fra breve il vinggio

1879

RASSEGNA. MlLlTARE ESTP.RA

· d't a,segou t', di prova a Lorient e snr3 ouo qurn

Il ]l;i

s(1un drn del Mecli-

terraneo. . Le loro dimensioni sono le sef,r'l•enli : mwi 56.:JO Lunghezza . 6,38 .Larghezza • )) Profondità . . cavalli-vapore che L macchine sYilupperanno uon poten1.a d't 6300 • ' pero~euerà di nggiungere la velocità di 28 n?~i. . . . I 1/ n prezzo di costo tli ognuna di queste nnv, e tl1 lra_nch1 ·1:H>0,000 . Il 3 niuono decor.;o è stato varato n La Sev, oe .I' 1ncroc1atore coraz. • r O • I ""lù •I 899 E~so spo,.ta .zato Sully che era siato messo 10 ~an~1ere ne ~naeo · 40 01.1. tonnellate ed ha le ùimens1on 1 seguenti: melri ·138 ' Lunghezza. » , 20 20 Larghez1.o. 7,55 Profondità. È JllUnito di macchine verticali a tripla espansione che svilu~~an~ . 20 .. 00 caV'1ll i -va11ore corrispondente all ,1 veloc1ta d1 una potenza d 1 ,u , ' ' i i nodi. ·r · 8da 16't-a, L'armamento comprende: 2 cannoni da l~U mil imetn, tiro rapido, 8 da ,f 00, ·18 da 47 e 6 da ·37 · . . . È pl'ovvi sto inohrc di 5 tn b_i Jaucia-~il~ ri, q~a~-' 2.s11 bacque1. . L'equipaggio si comporrà 01 30 u_ffic1:ili. e v8lJ, m.111oa1. .. Q· • : Il prezzo di costo di questo incrociatore e valnt~to_ a franchi -3.683, 39 4 compreso il vali re delle artiglierie o delle tor~edm1 . < ' Si ritiene che snrà com pleti, to por la fino <l i marzo ·I JO.J. )}

}e'

EFFETT IVO DEI. PEIV;Qc'iAl,E l)l!L GRN IO ADDETTO ,\I.L'ESERCITO COLOtiIAI.P. .

. . - · 1 d I 30 11iurrno corrente anno, :ilio mm1sterrn e e · o "' . . .. . - Coo determinazione scopo di facililaro l'e,ecuiiono del servi~io del_le c?s_trn1.1on1 mil.11a~1 nelle colonie il l\1 inistro delln guerra nrnc n d1,posiziooe ciel mrn,s'.10 delle colonie,' corno prima cosLituzione, il seguente pP.rsonale del genio: 8 ufficiali inferiori; 25 capitani; 6 tenenti o sottoteuenti ; 20 ul'ficia li d'amministrazione;

1O sottnfficial i stayiaires ; 30 sottufficiali; 80 caporali, maestri opcn1i e z<1pp~tori. Il personale viene domandato dal Mini,tel'O delle colonie inano a mano che.ne senta il bisoimo al Mini~tero della guerrn.


1880

RASSEGNA Mll.IT.>\IU, E STERA

RASSRONA MILIT ARE ESTER A

I.~ perma11enz:1 nolle colonie è In ;;tessn rii q nell:i fi:;sa ln dal dccrf'll.o

viaggio di ondata e ritorno, nonchè sio loro corrispo::;tn, nella misu ra fi ssa ta pei trasferimenti i:i tempo di pace, l' iod 1~011 ità speciale di ri~ar· cimento (Miethsentseltiid~qun.iJ) per l';illoggio cbe abha odooono in patria . 'La fa miglia nou può ra.(!giungere il suo capo, se non in ·segt~ito ad ao1orizzazione del comaudnnte della brigata suddetui. Tale autoriwnione può da lle fam iglie essere chiesta anche per mezzo riel ~Iinistero ùel l.i guerra. Per fa miglia s'intendono la moglie, i fìgli ed anche I rimanenti pa· renti che ordinariamente convivo1io con l.1 famiglia. Per questi ultimi il Ministero si riserva però di decidere volta µer volta . li Ministero si inca rica pure di assicurare sui postali dello Sta to i posLi gecessari per le fllm iglie, e precisamente cabine di ·I · classe per le famigl ie degl i ulliciali e rlegli impiegati militari superiori, di 28 classe per le fomi gli'e dei sottuffi ciali e degli impiegati mili tari .infè riori. ·Durante il viaggio per mare a ogni persona della famigl ia è inoltre assegna ta uu' indennità giornal iera, che per la ·I · classe ò di 3 ma rchi o di ,J 1/ 2 marchi per i linmbini di età inferiore ai ·16 aoni , per la 28 classe è rispettivamente di ·I '/.i o I marco . Altre disposizioni regolano infine quanto riguarda il trasporto i.lei ba· gaglio delle fam iglie, il r itorno in patria di queste, il loro viag~io da l Iuogo del l'attuale residenza (già li beramcote scelta a Ila partenza per I.i Cina del c1po fami glia, avendo avute pa1ate tutte le spe$e di trasrerimento e il g.ili dello risarcimento per l'alloggio) al luogo di imbarco e dal luogo di sbarco al la guarnigione del capo l':im iglia. 11ASCET 'rE P~H I.A ~rnOAGLIA CO)l M E110RA T IVA DELLA GU l, RRA J:', C JNA : DA'!':\ Uf>'FIC IAl,E DBL PRIKCIPIO B DEL TEll)l l ~E DELLA CA11PAGNA. L'ordine imperia le col quale veniv11 istituita una medaglia commemorativa degli avvenimenti di guerro nel l'Asia orientale (Rivista 1niliù1re ita· liana, fa scicolo dello scorso mese) , si riser vava di precisa re qun li fa tti 'd'a rmi dava no diritto, per ciascuno d'essi, di freg inre la mcdr1glin stessa della fasceua con sopr:i il nome della localnà dalla quale il fatto d'armi prende nome. Uo successivo ordine imperiale determina ora, che Jianno diritto all a anzidetta fosce lta coloro che presero parte ai fa lli d'armi, ecc. cosi denominati: I O 'l'ak1' (presa dei forti di Takn) ; 2° Spedizione Seynwur (spedizione dell'am miraglio Seymour); :!0 'l'ientsin (comb11 t(imenti fii Tientsiu, del metà iriugno a metil luglio del 1900) ; t 0 Pe1;hino (difosn delle amlrnsci ate a Pecli ino);

28 dicetnbrn 1900 che regola il turco del servir.io per le Iru ppe coloniali. Ia determinazione ste:;,a stabilisce inoltre le norme poi prolnngamcnto del sog:;:ioroo nello coloni1>, le lirenze, il ri rn potrio, no1,1eb~ l'i;;pczione annuale, gli ;;tipeudi e le iodennilà per questo personale del genio diStllC:l';1to nello colonie. D1a&z1o~E DE1. GEN:o. - Co l 1° ottobre corrente :inuo sa rà cre:i rn nn:i direziouc del genio a Toloue 111 cui giurisdizione si estenderà iu una pane del la sndd i1risione 'di Tolone, cioò del circood,1rio <li Tolone e su quello di Hrigoles. · Ht:-ìFOnzr :-.r::L To:-.c:111~0. - I tre bauap,lioni (tlue di tiragl iatori ed uno di fonter i:i leggera rl'Mric,1) invi:Hi per rin fo rzo al Tonchino, agli ordini del teneulù colonnello Montlezou, arrivali nell' [n<lo-Cin:( rnrono ~nbito dislocali alla frootieni dell11 Cina niinacci:iw d;i pira ti. JI i 0 b:1ttaglioou fonteri,1 le~g(•ra d'Africa senza fermarsi ad Haniii procedellù direttameute per Vicl- Tsi, lasciando il proprio deposito u Tuyen-Quan sul fiume Hosso. Dne compagnie occ11pa rono Jln-Cling ed il re~to ~i dislocò nella vali:,ta del Lon:,r-choup. L,1 legio ne str:io iera rid iscese ue l rruyen-Qua n. li deposito del •i- reggimeu10 tiraglia1ori 'l'ouchinc~i ~i è tr11sreri10 d11 \"icl-Tsi :i Ilac- Ninch . Lu porzione cen trale di due bt1llaglioni del ;Jo e 4° tiragliatori algerini è a Yiel-Tsi, ove risiede il tenente colonnello )Iontlezun . Co11Po Df.GtI IXTEUPRETI Jllf,ITAUr. - Col der.reto presidenzinle elci 13 giugno mo I sono sia te em.1oa1e le un ove di~posir.ioni che rego lnno il reclutarnc1110, l'avanzamento, ft. attribuzioni, ecc., degli inttirpreli militari. Le principali iu,oovnioni introdotte nell'ordiuamcnto di questo corpo rigua rdano il reclu tamento dei candidati interpreti clte d'ora iu ,wauti dovranno compiere, prim:1 della loro nomina al grndo di interprete starJiaire, nu ,rnno alrneuo di servizio mili1nre, e le condi1.ioo i dell'avanzamcnlo che furono messe in armonia con ~uclle i11 vigore pe1· il personale degli nli icia li tl'arnmin istr:i1.io11.e dei divers i ser vii\i. 0

GERMANIA. D1sP0s11.10N1 rtELA1·1,•e AI, nus1,r::RmEX'l'O

rx CrxA OEr.r,r;

F .\.IIIGI.tE

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Un ordine imperiale stabilisce, cl1rl .-. Ile fomi2 lie J ei 111ili1ari e derrJi im1>ie"a li i_) !lelki brignrn anzidetta le quali de~iclerauo rii raggiungere il loro capo nel suo luogo di gnarnìgioue in Ci na, siano rimbors:i!e le spese del Mlf.l'L\RI l)f:l,I,.\ llRl(l,\T,\ o 'occi.;P .\Z IOXE XE1.1.'As1,1 OlllEXl'ALE. V

1881

i)

1

120 -

r.

ANNO XL\' 1.


... 1882

1883

RASSEGNA MILTTARE ESTERA

50 Forti di Peita11g (espugnazione dei forti di Peitaog, il 20 !\ettembre rnoo); 6° Liang- hsiang-hsien ( comba ltimenti di Liao g-hsia ng- hsieu, li ,t ,t settembre 1900 e di Na o-h uog-men iI 25 settem ore 1900); 70 Kaumi (combattimento del Hl battaglione di fanteria marina nell'hin terland dal territorio di Kiautschou) ; go Tse!.ingkwan {combattimento del 29 ottobre 1900 presso la grno muraglia); 9° Kalgan (spedizione su Kalgan); ·fOo Huolii (comhattimento del 23 aprile 190 11, a sud-ovest Ji Paotingfn, in diversi punti luogo lo gran muraglia) . Lo stesso ordine imperiale stabilisce infine, che gli avvenimenti <li ouerr11 nell'Asia orienta le si dovranno intendere incorn!n(;iati il 30 magl!I oio 1900 e terminati il 29 giugno •I 901. ° CoMPt:TO osr. sÈRnz10 PER LA c ,HIPAGriA 1x CrnA. - Un ordine imperiale determirJII <juanw segue: ,1° Sono considerati come paqeci panti 1111a spedizione contro la. Cina, lutLi coloro che, appanenendo al comando in capo, al corpo di spedizione o alla marina , hanno varcato la frontiera dell' Impero o il suo mare territ0riale, o che trovando5i già all'estero cooperarono alle òpera1.ioni della spedizione; 2° Il servizio realmente prestato dai partecipanti aozideui, sarà computato, per gli elTettl della pensione: a.) di 1n1 nu no, se pr.csero pa rto alfa spedizione olmeuo un mese; b) di due anni, se nel corso del 1900 e 19°'1 honno passalo in comple5so almeno 9 mesi fuo ri del confìne dell' I mpero o del suo mare territoriale. . Il beneficio del còmputo dei dne anni di ser vizio sa rà accor,lato anche a coloro che uon poterono compiere i 9 mesi di servizio, in conseguenza di ft:rita od allra infermità incontrata in servizio. , P110)1oz10NE nE t C>111 NC1PG E Nn1co 0 1 P1wssu . li Bollettino della. iiomine sotto l:i data del 13 settemhre, reca la promozione di S. A. R. il p.rin~ipe Enrico di Prussia al grado di ;;mmiraglio ~ella marina e di generale di fan teria nel l'esercito, continuando ncll'attaale comaudo di capo della 1 .. squadra.

RIVISTA DE[ PERIODICI

1

>Rivista marittima.

Anno XXXIV, rascicolo Vlll.-IX, agosto-settemhre 190·1 . in allecmza: pel magg iore C. ~I ANFBE01.

La gucrrn

Io un lungo articolo scritto , dal suo punto di vista, con molta fìnezz(l ed acume, il Manfredi vuole dimostrare che in ww, guerra fra la <luptice e ta triplice, le sorti dell' [talia si decidono in rna1·e. Da una minuta analisi di cotesta tesi lo scrittore detiuce: che nel caso di guerra fra la dupliee e la triplice la somma tielle cose sa rà decisa dall'azione degli eserciti, ma. che la parte dell' Ita lia ,,arà e;senzialmeote marittima; che noi vincitori in mare usci remo dalla lotta incolumi, anzi rio fo rzati se anco la triplice in terra aves;o la peggio ; che vinti in mare usciremo dalla guerra rovinati se a11co alla triplice iirrirlesse, in terra, la vittoria. Il Moofredi dimentica due punti es5enzia\issimi: che l:i .bnrriera alpina .che ci separa ·da Ila Francia, nou è punto, come egli crode e ritiene per indiscutiblle, insuperabile e che il Mediterraneo, allo stato attu ale delle cose, non è nè uo lago italiano, nè un lago francese, ma principlllmente un lago inglese. Nou teuer conto dell'Ingh ilterra nel caso -di una lotta decisiva uel ~fediterraneo è forc a;t razione dal la si wazione reale. Ciò non toglie che l' Italia ha sommo interesse ad essere forte sul mare, ma per dimostrare ciò - e questa, al la fìn dei conti è la conclusione cui semprd tende il M.anfredi ue' suoi scritti - nou giova porre il proprio ingegno a tortura per studiare eventualità di guerra che non si re11\i1.zer:moo mai, o si realizzeranno in condizioni ,affatto differenti da cr,ue\lo sup poste. È ovvio che partendo da premesse o erronee o non intera men te -esatte, si viene poi a deduzioni sbagliate. E il fatto è che in una ,guerra fra la duplice e la triplice le sorti del l' I talia non si decideranno in mare, nia saran no decise sempre dall'azione delle fo rze terrestri. Figgi:imocelo bene in testa: la lotta sul mare può fare del gran male, ma il vincitore non resta padrone che delle acq ue.


1884

1885

RIVISTA l)El PERIODICI

RIVISTA DEI PERIODI CI

Non è per la ~uerra europea - eccello, ben s'inteocle, l'Ioghiller ra, che i grandi Stati europei fanno oggid i ogni sfo1·zo per creare una forte flotta, ma per appoggiare la propria bandiera nei mari più lontani, a difesa dei propri commerci, delle ioro colonie e magar·i e ben· volentieri, per conquistarne altre.

essi a vincere, e oggidi siamo in perfetta leggenda napoleonica. È innegabile il salttlare effetto che tali pietose bugie hanno esercitato sul .paese e sul l'esercitb. Noi certo non siamo ammiratori di un tale sistema; ammiriamo piuttosto la modestia, in tanta gloria, dei Tedesch i, i quali tessono lodi al valore francese, mettono in luce gli errori da essi commessi e li stu,diano per trarne utile ammaestramen to. Battiamo noi, la via dì mezzo .che è quasi sempre la migliore; ma io limiti convenienti esageri:imo pure per le nostre cose mi litari pinttostoehA diminuirci, come siamo soliti .di fa re, e ne trarremo tutti vantaggio, a patto però di 5eriamenie studiare .e seriamente apparecchiarsi alla guerra, come appunto fa la Francia . A parte questo lieve screzio di pen5iero, plaudiamo interamente al bell'articolo.

St1tdio ~ulla bussola e ml/e deviaz ion·i magneticlw.

La. protezione delle navi da. 91,erra nel secolo XIX ; ambedue articol i ::iotevoli, dovuti alla pen na, il primo del professore G. P&ss, e it secondo cleil' ingeguere A. R UGGIERI. Rivista di fanteria.

Anno X, fasci~olo VII, 3•1 luglio ,(90·1. -

fo rerita.

Come si preparano alla guerra ·gli eserci ti, così importa prepararvi, la popolazione: poichè al la guerra essa partecipa Cfll lo spirito. E qui lo scrittore enumera, e ne discorre molto hene, le verità che vorrebbe fossero dette sempre ed a tutti. Così si dovrebbe proclamare fo rte che la guerra non è un male,. ma una necessità della vita sociale ; rhe ci apparecchiamo alla guerra non solo per difenderci, ma nuche per offendere; che la guerra èbensi comanda ta dal Re, ma ò voluta da l corpo ~ociale tulio quanto~ o gli è necessaria anche se non lo voglia per uscire da una condizione cli cose che. lo trarrebbe o potrebbe trarlo a morte o a i·ovin:i; e così vìa. E non solo bisogna dir sempre la verità, ma è pure necessario rli non dire la bugia , percbè essa offende e nuoce. « E noi - proprio· noi mi litari - ne diciamo nua fnnestissima quando soverchiamente esaltiamo le nostre fortezze, i nostri fuci li, i nostri cannoni, le nostre navi, i nostri soldati. » E gni l'a utore ricorda che le fortuna te vitlurie dell'anno 1860 ingenerarono poi la fallace idea della invincibil ità nostra e... ci svegliammo a· Custoza ! A questo proposito non ci associamo interamente all'idea dello scrit-· tore. Il fa tto è che noi siamo troppo rimessivi io tutto, ed è percii, che sul paese e sull'esercito - perchè non dirlo? - pesa anc0ra l'insuccesso cli Custoza, a cui non poch i aggi ungono ancora la catastrofe d·i Adi,a.. I Francesi, invece, dopo le tnnte e inaudite vere cat;1~trofi del 11870 -7·1 grazie alle loro bugie di trad imento, di schiacciante sÙperiorità numeric:i dell'avversario in tutte le batrnglie, della costnnte esa ltazione del -valorefrancese, eec., si sono risol levati a ta l ·punto che pare quasi siano stati

Fante1·ia assedicita da cavallel'ia, pel tenente generale C. Cònsr. È un episod io rineuente la guerra del ,1848, che si legge con diletto, che è scritto come sa e.rivere il genera le Cò,rsi. Le mit·ragl'i,atrici. Sarebbero utili, secondo l'Hrtic;olista, alla caval leria, .all'artiglieria e :i gli alpini ; e ne espone, con Jmone ragioni i I perchè. Le mitragliatrici, per contro, non essendo altro che una fucileriH, non eossonù essere sostituite alla fanteria e nemmeno esserle associate. ~

l'ordinamento delle fanterie eritree .

1

\..

« La -nostra fanteria indigena d' Africa - dice mol to giustamente fautore ed è ~erciò die riportiamo le sue parole - inspirata alle glorie di quella it~liaqa, ha snputo dare il primo colpo al Madismo con le vit1orie di Agordat e di Cassala , ha mostrato . la saldezza della sua disciplina nelle giornate di Coatit, ha mantenuto il più elevato spirito di ·sacrificio .id Amba-Alngi, a !Vfakallè, ad Adua, ha dato le più alte provo ,di re~istenza in tutte le operazioui nelle quali essa venne adoperata e le più sicure mrnifestazioni di t'edelti1 e di onore mi litare anche ne lle ore ,tristi della disfatta . » Ora però, « iu quest'epoca- di pace e di raccoglimento per l'Eritre .. », ltl riduzioni sono inevi tabili, e \'articolista c!1e per più anni prestò servizio in quelle truppe e ne ha acquistata un poco di conoscenza, crede -opportuno di proporre un ordinamento conforme alttl esigenze alle qnali le trnppe e,ritree devono soddisfare . . La fan teria potrebbe essere, a suo avviso, cosi ordinata : 4- comandan ti di zona con attribuzioni di comandanti di corpo per 4e trùppe di fa nteria stanziate nella zona;


1886

18.87

RIVISTA DEI PERIODICI

RIVISTA DE l PER1Q1)1CI

3 compagnie cacciatori; 4 plotone allievi graduati; 8 mezzi battaglioni di fan teria indigena della fo rza di .\.00 uomini divisi io quattro cen turie ciascuno. Questo ordinamento, che per mancanza di spazio siamo costretti di· accennare solamente, porterebbe, rispetto a quello in vigore, una diminuzione di forza di ,i.5 uffici-ali, e 79 individni di trnppa italiani, 46 uOìciali e 440 uomini di truppa indigeni, e ,114. quadruped i. Si otterrebbe così nu'e<tonornia di circ2 mezzo mil ione, pur avendo un ordinamento capace pel caso di bisogno, d'inquadrnre tutte le forze disponibili della colonia.

può far operare la cavall<Jria, è che, i.n genere, non si ~a >l, e vorreb.be che i nostri squadroni fossero maggt0r:neote eserc1tat.1 nel le zone Lll· tricate e coperte che presentaoo ostacol i all 'azione, e gl i sembrano troppi j venti giorni che passano a Po rdenone, a Cameri, nel piano di Pisa, a Somma, a Capua, per le manone d'in-sieme. Che sia ueeessario im prati ch ire la cavalleria ad operare in terreni di[lki li niuno certo contesta, ma il fatto è che la cavalleria non si schermisce da andare a mauovrare in cote,ti terreni; ma non vi può andare perché arrecbernbbe danno; e cosi, ecceuochè per le manovre, è costretta a tenersi sulle strade. Le evoluzioni, poi, di reggimento, di brigata e di tlivisione, rispoudono ad una necessità, nè ci sembrano molti i giorn i destioati vi, riOeuendo che ben pocl1i sono i reggimènti i qual i hanno tutti i loro squadroni alla sede del corpo.e che parecchie piazze d'armi sono troppo piccole e non permettono di eseguirvi debitameute evoluzioni di reggimento.

Problemi mit-itari da r1:solvere. La direzione molto geutilmeute rileva il lieve appunto da noi 1moss() circa la mancanza di un determinato terreno cui riferisce i ,problem i, da risolvere, e ci obietta cbe • il concetto buono o cattivo, ma suo, è di cercare e far cercare so luzioni di carattere generale, èbe possano qnindi servire in moltL casi e non in quel solo, forse unico, pel quale furon o studiati ... Noi siamo persuasi, soggiunge., che ai nostri studi tauici manchi principalmente quel carattere sintetico-generale che dà le idee fondamenta li, cioè l'ossatura del pensiero tattico e della couseguente azione: ed è appunto per contribui re, per quanto è da noi, a toglier di mezzo quella manchevolezza che abbiamo immaginllto e ci ostiniamo a seguire il nostro concetto. » Noi, rispettusi o'ogni opinione;- rispet:· tiamo tanto più quella del la R. d. F. che muove da proposito deliberato per pr.ofonda convinzione d' essere nel vero, ma m,10teniamo il concetto nostro e.be è quellu: unicamente la tattica applica ta a1 terreno essere atta a formare ufficiali pratici.

S'til libro dell'onorer,ole 1lfarazzi : l'eserc'ito nei tempi moderm:, per R. PuG1.

È un esteso ed arguto reodiconlo delle principa li idee e proposte, espres$e e formu late dal l'onorevole Marazzi ueJ li bro sopradettu; idee e proposte che il Pugi, in genere, oppugna gagliardame11te.

It seroiz'io dei foragyi nel.l'esercito itciliano (continuazione e flue), pel capitano comm issario L. GnrTTJ. Con moli.il t ompeteaza sono e;aminati i due quesiti: se e quali migliorameULi, di uti lità pratica et! ecooomica , si pos5aoo introdurre nel servizio ad impre:;a, e quale potrebbe essere in avvenire l'ordinamento del servizio.ad economia. Le proposte dell'a11tore ci sembrano infoJ'in.ate a molto senso pratico.

Rivista di cavalleria

Sooo altri pregevoli articoli: Anno IV, fascico lo IX, settembre ·I 901. - Dobbfamo scemare la cavallerici '1 pel colonnello di stato maggiore G-. PEcon1-Ò1aA Lnr. Articolo rima rchevole, in cui con molto senrn pratico si discorre dell'impiego tattico e strategico a farsi della cavalleria in una guerra in casa nostra, e ne deduce che la cava lleria ci è necessaria : per l'esplorazione delle grandi unità, per l'avanscoperta, per operare sui fianchi e sulle comunicazioni del nemico, e non è affatto il caso di scemarne il nume·ro. Al termine dell 'articolo il Pecori fa un'osservazione che ci importa ri levare. Eg li nota, giusta mente : « non è che in terreni coperti non si 1

Attraverso -il mondo ippù;o, pel maggiore veterinario F. Lu.P1NAcc1. ·una q·,:ta oltre il confine, pel capitauo dei ber;aglieri E. De Rossi. La Sicilia ippica, pel generalt'

G UAI T A.

Un, anonimo G t PPI, infine, rende crnto con assai garbo della Festa dei cavciUeggieri (l'i Foggia, che il 30 giugno scorso com memor)ron~ il glùrioso fatto d'a rmi di Gazzoldo; commemorazione che assunse po i il carattere di vera e propria so lenoità militare per l'effettu ato cambio, nello stesso giorno, del vecchio e glorioso stendardo, fatto logoro dal tempo .


1888

RIVISTA DEI PE RIODICI

RIVISTA DEI PER!IJDICl

Revue du Oercle militaire.

Numel'i 35, 36, 37, 38 e 39 ,' 3,1 agosto - 28 seuembre ·190,1. - L'espansione francese nell'Af'riw centrale, pel capitano NuoA)rt. _ Oggidi l'Europa ha orrnai preso possesso dell'Africa, che ciorruanta anni fa le era quasi sconosciuta. La F rancia ha dato prova di vitalità e di senso poli tico, e le è riuscito di costituirsi un immenso impero africa no. Lo studio pl'esente traccia la swria di codesta opera compiuta, e sebbene scritto sotto un punto di vista eselusivamente francese, ne presenta un quadro abbastanza esauo e conciso. L'interessante scrittura prende le mosse da lle pri me esplorazio11 i dell'inglese James Brnce, dal ·17Eì9 al '177 1 e giunge, finora, all'ope.ra intelligen te compiuta dal colon nello Gallieni nel Sénégal, a tullo il 1888. 1

L'esercito aw;triaco e il sen;1:zio rh due anni. Uno de' più importanti gior oa li austriaci, ·1a Danzer'1> Armee Zeituny si è rivolta alle alte autoritii mil itari per couoscere il loro parere intoruo 111 dibatluto que,ito della riduiiooe del la ferma a due auui. Buoo numero di elevate personalità hanno risposto a quPl l'11ppello. Il giornale austri:ico ha pubblicato quelle risposte, e la 1-fo·uiie ora le ripol'ta letteralmente. Da l compldsso di coteste risp0s1e, si deduce che in via genera le i generali austriaci più alto locati ammettono si possa ridune Il'! rerma a due· ann i, almeno per la fanteria . Occorre, però, che prima sia risolta la questione dei sottufficiali, e sia dato maggior svi luppo all'istruzione r.opola re. Due assed'i di Belfort, pel capitano EsPEl\A_KDmu .

I due assedi sono quel Ii del ,t8 I 3-·I:\. e del ,t 870- 7·1; nel primo eomandava la piazza il maggiore .Legrand (è strano, militarmente, eh' era sotto i suoi ordini il colonnello Karl comandante il fì;l0 reggi mento); nel secondo, come è noto, il colouuello Denfcrt-Rochereau. Intorno a Il'assedio del 1870 sooo dette pocl'1e pa1·ole; di r[uello inve(:e de l 1814, poco conosciuto, si traccia la lunga e gloriosa storia. G-li studiosi cli stoÌ·ia mil irnre leggeranno vo lentieri questo studio, basa to unicamente sopra documenti ufficiali. 1

Gue1·ra sud-africana. Rapporto del capitano americcino addetto allo stato maggiore 'inglese. È la traduzione 'di alcuni brani del rapporto, compi lalo dal capi la~10 americano SLOctrn, dell'8° reggimento cava lleria e pubblicato nell'Army ancl Nrwy Journal .

1889

Ne riportiamo i pochi punti seguenti. La fante1·ia inglese, dice il Slocum, ila sempre manovrato bene, ma si ,è colpiti dalla ri pugnanza del soldato a ripararsi colle fortificazioni pas-seggiere, e gli ull:ìciali stessi non cercano affatto di costringere i loro uomini a questa misura necessaria e vita!e ... La fonteria inglese nell'offensiva non fa mai sba lzi; essa ma1:-cia con calma dritto davanti a sè. · Ho visto cav11lieri ferm i e aspettanti ordini sotto un fuoco di moschetteria violento ed a breve distanza; restavano dritti sulla loro sella, merltre coricandosi snl collo de.Ila loro montura sarebbero stati al(pianto .al riparo, come lo ero io. I soldati inglesi oou hanno lo spirito d'iniziativa e le risorse dei nostri uomini, ma in rruanto a coraggio, a forza d'animo ed obbedienza, -sono al d.i sopra di ogni elogio. . L'artiglieria è, a mio avviso, l'arma migliore dell'esercito inglese. Il capitano Slocum giudi~a poi che la cava lleria americana è la sola .il mondo capace di far fronte alle esigenze della guerra moderna. Egl i è di parere che i cavalieri non debbano esitare ad appiedare ; è questa un a <lelle condizioni esseuziali del successo dell'arma. Revue de cava.lerie.

Puntata 191, agosto ,190 I. - L'educazione rnititare di Napoleone. A proposito' d' un libro recente. Il libro ò quello del cnpitano Col.IN, della sezione storica dello sta Lo . maggiore dell'esercito, avente app unto per titolo : l 'edi,ca,zione militare d'i Napoleone ('I). In esso il Colin ha volnto climostrnre che Na.poleone ha tratto i prùicipì sulla condotta della guerra, e da e,si lrn dedotto un nielodo rl,i guerra, ìn seguitò allo studio del le opere del Guibert, del Gribeau val, del Du Teil, ecc. L'articolista rimpiange <1 sia tutto lì ciò che un capitano di sta~o mag,giore francese ha visto di Napoleone, dopo uno studio limitato al priu.cipio di carriera di Bonapane >> e dice nettamente che le principali idee -espresse in quel libro offrono una nozione non giusta della guerra, de' snoi mezzi e della sua condotta . ' · . Cbe Na poleone abbia studiato, che siasi giovat.q, delle opere dei priu· .c1pllli scrillori militari del suo tempo, è fuori dubbio; ma come .si (t)_La Rivista

no ha dato la recensione nel fascicolo di marzo del corrente 'anno.


1890

&!VISTA DBI PERIODICI

spiega, sopratutto, la sua superiorità sopra tuui gli uomini di guerra cbe lo avevano precedu10 da Tamerlano, e ~opra lutti quelli, senza eccezione, che vennero do po di In i ? "Eppure Lutto Napoleone è qui ! » « Napoleone senza mezzi material i po1en1i non sarebbe s1ato ìXapolcone, Napoleone senza avere imparato nulla e nulla saputo, non sarebbe stato Na poleone. » È la superiorità delle sue doti innate, la sua intelligenza e volontà superiori - si chiamino pure genio - che lo misero in grado di concepire e sopra tutto di eseguire uuu guerra come l'Europa non aveva uucora visto. Evidentemente - e qui sta l'importanza eccezionale del l' articolo lo scrittore non mira tanto a confutare le idee del Coliu quanto cruelle ogf(idì domio:ioii nelle alle sfere dell'esercito francese. È un vero trasporto per lo studio dì Napoleone e delle sue guerre - e sin qui fao no beois$imo - èd è da siffatto studio che si vuole poi dedurre uu metodo, per la condotta della guerra avvenire. È contro questa tendenza, ritenuta compiutamente sbagliata che - è ben cliiaro - vivamente insorge lo scrittore ,lell'articolo. Na poleone, egli scri re, avrà studiato i princip'ì, « 1m non ha imposto al suo giudizio e alla sua volontà i limiti stretti dì un metodo di guerra, la di cui sintesi sarebbe stata, d'altronde, impossibile; > epperò l'au tore conchiude - e di ciò vuole avverti re i coll eghi che frequentano e frequeu terauoo poi i corsi della scuola superiore di g~ien a - che la scuola di guerra « Ila un metodo d'insegna meato, ma non insegna un metodo di guerra. Essa non va al rii là per voi (per ~li allievi della scuola) di ciò che haaao potu to fare per Napoleone Ouibert, Feuquières, Bourcet e <lu Teil. ( La cognizione dei mezzi materiali, l'acquisto della dottrina, l'allenamento elementare, tnllo ciò è indi spensabile. )fa per fare il salto dal sa pere al potere, bisogna qua lcosa di più, occorrono delle ali. La scuola d1 guerra non fa spuntare al i a chi non ne ha ; il suo uf(ìcio si limita ad una nutrizione ed allenamento appropriati a rinforzare lo ali di coloro cui natura ha voluto largirne. Ve ne sono di piccole, ve ne sono di medie. q Quan to a quelle di Napoleone, uoi uon siamo in grndo di misu-

rarle. •

Segnaliamo il rimarchevole articolo, profondamente convin ti ch'esso mette io evidenza una grande verità, generalmente non riconosciuta.

1891

RIV ISTA DE I PERIOOI01

Altri pregevoli articol i sono: Saumur .

In qucst',1rticolo è dimostra to quan to f'a quella scuola per I' istruziooe degli ufficiali di cnv;;lleria e specialmente per l'equitazione ; si discnrre del poco accordo che corre fra la scuola e i corpi, e sono formulate nkune proposte per dare alla scuoln il sno vero ufficio. La cavalleria tedesca alle r1rancli manovre del 1900. Revue militaire des armées étrangères, Rédigée à l'État -major de l'armée. N. 885 e 886 , agosto e settembre 190 1.

I dne foscicoli sopranotati c,ltre alla con tinuazione degli sturlì, di cui abbiamo detto nel nostro rend iconto del mese di ngosto: La giornata del 16 agosto secondo recenti pubblirn;;ioni tedesche ; Stu di 1m/la guerra sud-africana 1899-lfJOO ; Gli ar1Jenimenti militari in Cina (1900-190/). (Operazi01!i dei Russi · nella Manciura); Le m,ano·ore imper iali'. del 1900 in Gei·,11awia; dii i,,rincipio ad altro studio interessHotc: l i bilrmcio della guerra de/l'Impero tedei;co pel 190 /. L'artico!ista •si occupa precipua mente dell'applicazione nel mo I della legge sul riordinamento dell 'eserci to del 25 marzo 1899, e del la composizione e forza delle varie nrmi . R e vue d'His toire. R édigé e .à l 'État-m~jor de l'armée. N. 8 e 9, agosto e seuembre ~ 90 I. -

La battaylia di Jemappes. (Cooti-

nunzione). Vi souo minutamente na rrnte le operaziou i del 3, ,l. 5 novembre ,f 792, ~be coudnssero a Ila battaglia di Jemappes avvenu ta il giorno 6, che e pure descriua nel modo il più partii;olareggiato . ..\.!l 'articolo è unito no p_iano della ba ttagl ia, che è la riduzione fototipi ca d'u n piano a colori compilato al Deposi'.to della wuei·ni v..irso il "800. Quest'ultimo doc~u~ento, a sua vo lta, era stato eseguito sopra un praoo edito a Par1g1 nel 1793 e ch'era stato e·eguito da un capitano, .M. Q., pre$ente ~lla battagl ia. 1


1892

RIV1STA DEI PEKIOD10t

RIVISTA DEI PERIOD ICI

Sono conti o unti gli stuùì sulle campagne ciel .f ì93 uelr Alsazia e nel P:datinato, de l ,1199, notevoli per la copia dei docu menti uffici;i li riportati, sinorn inediti. La campayna marittima del ·1805.

...

lo studio aburaccia l' irn port~ nto periodo dnl 1° ni:,r1.o ·1805, data al la quale sono ripre~i i progetti nettamente offensivi contro l'Inghilterra, al 23 agosto, dat:i dei primi ordini 11npartiti all'esercito per la guerra coo:ro I' Au&tria , e che co mprende la spedizione frau c.o-$pagnuola :i lle Antille. È riporta lo un diario del genera le Heille - ch'era con~ervato negli arcbivi della 1Inrioa - il quale fornisce dettagli precisi sulla navignz ione e sugli avvenimenti delli1 campagna. È uno studio che )!ella nuova luce, coufortatn da non poch i documenti, sopr:i quel periodo storico importante. La guerra del 1870-i-l. La g1·ornat1i del 4 agosto in Lorena. Son bea 130 p(lgine dedic:ite a ffuesta sola giornata. Cos i lo studi oso è informalo degli avvenimenti lutti di quel giorno : progetti di nuo,·i piani, ordini, contrordini, notizie ricevute e spedi te, ecc., ecc. Invero fa pena il rilevare la confusione che regnava al i{uartiere gencr:1le, dove

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spedivano ordini, senza avvertir:;i l'u11 l'altro, l'imperatore, il capo di sta to maggiore, e il sotto r3po di mto maggiore. Il compilatore, con molta abnegazione, pone in evidenza gli errori e lo moltep lici ma acbevolezze del comando superiore francese ed :iccenna pure~a ciò che si avrebbe potu:o fa re subilo dopo lo sfortunato comba uimeato di Wcissemburg. Hiassnrne poi molio ch inrameote le oper:i,:ioai delle armate tedesche, e fo rmula i111orno ad esse qnalche critica, specie per qnnnto coucerne la mancanza di uua suflì cieute forza cli tru ppc di .coprimento. Neue militarische Bla t t er.

Fascicoli 3 e .li-, ·1° e -,10 agosto ·1901. Pensieri circa nn co rpo co(oniale, pcl tenente generale a di,pvsizione V. JA:-.~oK. Oggidì la Germania lw i seguenti ripa~ti di truppe che figurano come parti di un corl'o colonia le: ,10 nlla clipeudeuza del mi ni,tcro degli esteri: le truppe imperiali di dife~a (Schut;;-Tmppen) in Africa, e cioè quelle nell'Afri ca orientale e a Camerun di ind ividui di colore con uf-

,..

1893 fr zia li e ,,ottuffizia li tede~chi, 11uelle nel suù ove$t del l'Africa com po,te di TerJeschi; 2° alla dipendenza del min istero della marina : a) il presid io di T<iautschon, formato dal :3° hau:iglioue di ma r ina (con ua riparto di Cinesi), uoa batteria da campo e un distac~arneuto d'artigl ieria di ma rina; b) i b:tttaglioni di mari na N. I e 2, già sottoposti al comando il corpo di spedizione dell'Asia orientale formati sul piede di guerra e ai qua]i s'a~giunsero le nuove fo rmazion i di unn baneria campale di mario,1, una compaguia tlel genio, un di$lOccamenlo di telegralisti, una compagnia di sanità e uno ospedale eia campo: truppe che, a quaµlo riferiscono i giornali, stanno per ritoro,1re in patria; e) in patria i depositi dei baumtaglioni di mariua ~ - ,1 B 2 con due compagn ie e una batteriti di deposi to per le trn ppe di Kiaulscltou; 3° alla dipendenza del ministero della gnerrn prn~siano: la hrigntn d'occupnione in C:ina, com posta Jallo ~l:Ho mn1r"iore . OC, dJ. I) rigata, rla 3 reggi menti di fanteria , ciascuno a :l batt,,glioni, da squadrone, da 3 batterie, I compagnia 1lel genio, I compagai.i del treno con deposi to di caval li, I mezza corupaf:nia di sanitù, I comnndo di tappa, ~ ospedali da campo col re lativo personale. Ove si sciogliessero tutte le forruozioni che fu rono create in se<>uito agii aneaimeoti della Cina, non \' i rimarrebbero quindi che le tr~ppe dell ' Arrica, e iu patria i due battaglioui della marinH. Nel caso, perciò, m cni si pre3entasse la ucccssi tà di spedi r truppe a difosn delle C'O lo~ie o per altre minaccie, bisognerebbe o ricorrere all'esercito attivo od a nuove fo rmazioni come si è fauo ultimamente • . Il generale ,J anson propoue pertnnlo la crell>:ione di uo corpo co lo·nia le, la cui forza dipendo e,senzia lmen le <lfd lc risorse del bi lancio. Pel momento potr11bbe com por.,i di una hri~ata costituitn colle rnrie armi e servir.i. La cani lleria è indispeosal1ile ma la sua forza può essere minima, la sua missione uon dovendo consi$tere elle nel servizio di esplorazione e sicurezza . Occorrono però caval ieri ben istruiti io quel servizio e ahili nel combattere a piedi . L'Jao~ou non si perita di dire che forse farcùlw 11 1 caso una fanter ia. montata. Lo scrittore es;imiaa il qnesi to del la dipeudeuza del cor po colonin le dal ministero della guerra o da quello della marina . Pur riconoscendo I~ stretto accordo, cbe devo correre l'rn la marina e quel corpo, è d'opinione debha essere souopo,to al ministero della guerrn . Ben s'iatendfl che il corpo e-0looiale pnrt-eciperebbe ad una guerra e~ropea e sio dal principio di essa troverebbe, anzi , cooven ieutc impiego alla fronti era.


1894

RIVISTA DEI l'ERIOD ICI

RIVISTA DEI PERIODICI

Obici da ca·mpo, per L.

S1·t1.VENIJ ,\GEN.

Discuss11 l'odierna necessità di avere presso le trnppe, oltre all'artigli era da campagn11, pezzi ad;:itti a battere posizioni for tiflcate, l'autore passa · in rapida rivista ciò che 111 riguardo si è fatto nei vn ri eserciti della triplice e della dupl ice alleanza, nonchè da quello iu-: glese. All'Ita lia souo consacrate poche righe, nelle qual i è detto che vi si attende ancora ad esperimen ti sia pel cannone da campo, sia per l'obice. Frattanto dovrebbe servi re l',>bice d'assedio di ,t 5 centimetri, qua ttro dei quali con 34- carri formnno una batteria, ma per la guerra campa le è troppo pesan te. C011clude che sino ad ora la Germ11n ia è l' unico Stnto, il quale possegga un obice con un'efficacia pienamente sufGc iente e li bertà di movimento. A ricordo della battàglia di Wiirth (6 agosto). Considerazioni sull'impiego della ccwal/eria di battagUa. È scrittura ser ia, di un uomo competente e che senza alcuna esagernioue, anal izza le mi nutamente le note cariche de' cavalieri francesi a ~.iorsbronn ed Elrnsshausen, enumera le cause del loro insuccesso e delle ingenti perdite sofferte che uon furono per ui_enle proporzionali ,'.li lieve sollievo recato alla propria fanteria. E l'autore ue deduce che la cavalleria potrà anche nell 'aHenire, malgrado i nuovi fucili e i nJJOVi cannoni, riportare, come nei passato, grandi successi contro la fan teria, purchè sa ppia cogliere il giusto momento e approfittarne a guisa di fulmine . « Per ciò abbiso1,nrn io pace esercizio, abitudine, educ,1zioue l » Articolo istruttivo e che vorremmo letto e ponderato, specialmente da -coloro che non ammettono la possibilità per la cava lleria di carie.ire nella battaglia.

Le leggi per le spese straordina1"ie.pel periodo 190l-190{i e pe/. cavallo ai cnpitani di (ani.eria, pel capi tauo a disposizione von GR AE VENITZ.

Coi maggiori partirolari possibili il capitano Graeveuitz - il quale con geande dil igenù1 si occupa costantemente delle nostre cose milita ei - rende conto delle importau ti discussioni che nel la scorsa estate ebbero luogo alla Camera dei deputati e al Senato intorno ai progetti di legge per le spese strnorclinarie militari e per ridare il cavallo ai capi tan i

1895

di fan teria. Da ultimo acceona al fo tto di Ponte di Berra e ai discorsi poco benevol i al l'esercito cui fornì prntesto, e ne conclude, alquanto ~sagerando, che l'eserci to italiano può trovare apporroio soltan to in un "" . da parte della Corona e dell'amministrazione accor do d1. energia della guerra.

Beiheft z um Militar-Wochenblatt.

Fi!sCicolo 8°, 1901 . A(r'ica.

Considerazioni mn1·1ari. .mila_ g1w;-ra nel Sud-

L'autore, un tedesco (certamente un ufficiaie) che hll combattu to pei .Boeri, non ·si atteggia a maestro, nè di tattica, nè di strategia, ma intende soltanto dire ciò che 1111 veduto. .- Della st,ra~egia non è il ca,o di parlare, poichè quella guerra nulla rnsegn.a al riguardo . I Boeri si tennero sem pre escl usivamente sul la .d1fen~~~a ; .Inglesi,. so.tto. Lord Roberts, :segu irono il principio di· ma'.c1are d1V1s1 e d1 r1un1rs1 per combattere, ma gli intervalli fra le vane colonne erano cli solito troppo grandi, sicchè diffici lmente eravi ·il necessario accordo fra le medesime. La strategia inglese perciò non porge alcun insegnamento, eccetto ~nello che colle armi attuu li anche con grande $Uperioriti1 di forze I atracco fron tale condurrà sempre alla sconfitta. , Rispetto all;r,tattica, l'au tore prende in esame particolareggiato tanto {[nella boera quanto l' inglese; ma non p0ssiamo che rilevarne i pun ti principali. Della tattica della fan teria ingle~e, egli dice cl1e su per giù era l:i stessa della fanteria tedesca nelle grandi manovre. I ~oeri, per contro, si disponevano sempre su di una so la linea 1 a gruppi pi ù o meoo densi secondo la forza disponibile, senza alcum riser~·a_, servendosi delle _loro .monture per portarsi sul fia nco o quell'a ltra P?Siztone che fos se minacciata . Facevano nso di fuoco concentrico, a ?'fferenza degli Inglesi che ripartiti :'.Opra varie linee spa ravano su tullo 11 fronte. .È al principio del .fuoco concentrico, ed a quello che i I fuoco s~lo ha <lZlone decisiva che i Boeri debbono le loro vittorie. Lo. scritlore tedesco è pAra ltro partigiano dell'offensiva, ma ammette che sia ~elle operazioni sia nella battaglia, qua converrà agire off,.,nsivameo te, la tenersi sulla difens iva. L'essenzia le nella difensiva, è di avere

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1896

RI VISTA Olia PERIODICI

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comandanti e truppa - ciò che in genere non avevano i Boeri - capaci di passare nel momento opportuno all'assal to. Anclrn nell'avvenire saranno sempre possibili gli attaccbi, purchè si sappiano condurre con abilità, e si tenga per norma che non colla baionetta ma coll'azione del fuoco si conquistano le posizioni. L'a rtiglieria boera era per r1ualità superiore ull' inglese, ma rl i.;ponev:i di pochissime batteri~. Grande servi r.io presta rono le mitragliere Maxim-Nordenfeld. Non di rado una sola di esse ebbe il sopravvento sopra cinque o sei pHzzi. Ln cava lleria è indi spensa bile pel servi1. io di esplorazione e di sicurezza che vuol essere disimpeguato da pattuglie di una certa for1.a, per &sempio, di 25 a 30 uomini, come usavano fore i Boeri e negli insegu imenti. Gli attacchi frontali non Lw.nno alcuna probabilità di riusci ta. Anche negli inseguimenti la cavalleria non deve pensare a caricare. I Boeri guadagnavano i fia nchi del nemico ritirantesi, e giun ti su di un'adalta posizione, appiedavano o aprivano contro di osso un fu oco intenso. L'clietto di tl'li scariche fu sempre terribile e port.ivn la massima demoralizzazione nelle file inglesi. La condotta dei Iloeri negli inseguimenti, a parere dello scriuore tedosco, fu magistrale. Valgano qnesti pochi cenn i ad invogliare coloro che conoscono il tedesco a procurarsi l'opuscolo, poichc siamo certi che dalla leuura del medesimo ne trnrranno proG uo. R. D.

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1897

LA LEGGE SOCIAL~ FONDAMENTALE

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-v.-•• C . < - -

Per la Direzione

L òn ovrco Or sOTT I Colom,ello R. A .• it1r,aritoto

.. DE:~IARCHI CARLO,

gerente.

Io non voglio qui adesso - ne, volendo, saprei, ·forse definire il diritto e il dover e : queste dne brevi parole significano cose tanto ampie ed alte che non può la ment e nostra così facilmente abbracciarle intere come può invece l'anima sentirle. Assai pochi sono a l mondo, e forse nessuno ve n'ha, e certo poi io non sono di ri uelli, i quali sappiano dire con precise parole dove esattamente principii e finisca una qualunque delìe grandi leggi che avvolgono e avvincono l'uman ità t utta quanta; ma insieme sono assai pochi CO· loro i quali non sentano dove e come precisamente un'azione umana sia conLraria a quella legge. Avviene cosi, per fare un esempio, che uoi bene sentiamo che cosa sia l'onor~, ma non bene sapremmo dirlo; nè di saperlo dire molto o poco ci occupiamo, perchè le nostre anime sentono il significato della parola prima che le menti lo capiscano; e queste nol capire possono errar e, non quelle nel sentire. La. vita sociale è un fatto : quali origini remoto abbia, se ne ha, può anche esser e utile di cercare ; ma cer to è infinitamente più utile cercare C]_uale sia della vita sociale il modo presente, quale debba essere l'idealità futura. Così ciascun uomo individuo pr ima e più che a studiare il proprio passato per cercarvi le ragioni del proprio essere, pensa 1-1. studiare questo per vedere come possa indirizzarlo verso un migliore avvenire. L'umanitàincMsautemente cammina: quindi guarda dinanzi a sè; ogni tau to, come fanno tutti i viandanti, si volge indietro a guardare la strada già. corsa per averne confor to o a mmaestramento: ma poi gli occhi e gli animi sut2t -

,\ l'\NO Xl.VI.


1898

LA J,F.GGE S0C1A!,E FONDAMENTA l,E

bito e Inngamente si rivolgono ver::io la strada che ancora rimane da percorrere. La vita sociale è no fatto: ma non certo basta la materiale aggregazione di pochi o molti, anche numerosissimi, individui, perchò si abbia una v ita sociale; dqvrinqne sono uomini - cioè organismi materiali, vivificati da quello spirito che perfino al poeta pagano parve essere un Dio chiuso dentro di noi, l'agitarsi del quale ci scalci a e e' infiamma dovnnque sono uomini, ivi ogni fenomeno deve aver e dne caratteri, cioè il materiale e lo spirìtnale. Un uomo che sia in un punto della superficie terrestre e un altro che sia agli antipodi di quello non certo fauno una società : manca loro la materiale convivenza. Ma due uomini, o dieci, o cento, o mille, possono anche essere costretti in poco spazio a vivere b medesima vita materiale, come appunto accade, per esempio, dei rei chinsi in nna medesima prigione, senza che per questo si possa dire che fanno una soci età: non la fanno perchè sono solo uniti materialmente, senza legami spirituali di sorta; anzi, per dir più esatto, senza il legame spirituale. Questo legame che costituisce l'essenza della vita sociale è lo scambio delle prestazioni, è la reciprocità degli aiuti dati e rièevuti: gli uomini che scambievolmente non si aiutano e non si giovano, comuuqne materialmente vivano insieme, per uniformità esteriori che a bb iar:.o, aou son.o associati, o la loro società è corpo senz' anima, cioè putredine prossima e sicura. Posto così che a fare perfetta la vita sociale occorre che ogni singolo associato dia e riceva dagli altri la maggior possibil~ quantità di aiuti, è naturale che a,nche si studi i quale debba essere il carattere degli aiuti da dare e di quelli da ricevere : è naturale che si ricerchi se primeggi il dovere di aiutare gli altri o il diritto di ricevere l'aiuto altrui : è naturale cL.e si indaghi se la legge fondamentale della vita sociale sia quella del dovere o quella del diritto.

T.A LEG GE SOC I ALB FONDAMENTALE

1899

:f:

:;: * Nessuno cérto è nella civiltà nostra presente. il guale ignori o neghi che gli uomini ass?ciati hanno. iusie~e, eia~ senno doveri e diritti. Non possrn,mo concepire no1, oggi, una società che ponga i diritti da nna parte e i doveri dall'altra, come la coneepivano i nostri a ntichi; ripngna a~ nostro sensu morale l' immagine che possano rivivere fra no1 O'l' istituti della schiavitù che Sparta e R oma ebbero, nei quali : fì.anco e a beneficio di uomini che avevano tutto il diritto, perfino quello di uccidere, ne viveva.ne, altri che avevano tutto il dovere, uon persone ma cose. Tuttavia, pare a me, che noi colle idee nòstre odierne, non siamo ancora così discosti da quelle or ora, accenmite, quanto si può e si deve perchò la vita sociale sia piena e felice, almeno della felicità che umanamente possiamo sperar e e . . , quindi desiderare. Certo è che al mondo tutto progrechsce por gradi, sicche q1.1ella medesima idea contro la quale iusorgiam~ oggi, può essere quelll\ medesima in nom.e della quale msorgemmo ieri: non, forse, fu un gran progresso civile l'istituto della schiavitù, quando il vincitore, scambio di ncci~Jere ~l vinto lo serbò e lo costrinse a l lavoro, lasciando a lui la vita e alla ricchezza sociale uno strumento di produzione? Perciò noi dobbiamo riconoscerl::' che fu un altro gran progresso civile cr.uello che agli uomini nsi a porre il diritto tutto_da una ~art~ e il dovere tutto dall'altra, suggerì un giorno l'idea che 11 dtritto non poteva scompagnar.si dal dovere, nè qu,es~o da quello. Se fossimo ancora ai tempi quando la socteta era composta di uomini che t utto potevano senza nulla ~overe) e di uomini che tutto dovevano senza nulla potere, 10 parlerei adesso cost come so, cioè con povera efficacia, per ammonire coloro nelle cui mani fosse tutto il diritto, che anche esistono doveri, per persuadere coloro sulle cui spalle gravasse, tutto i.I dovere, che anche esi stouo diritti? 1

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1900

LA LEGGE S0CIA L8 FOND AMENTA LE

. ~a i tempi .d'oggi ~on sono più quelli da un p ezzo ; già s1 e fatto assai 0ammrno ; e un pensiero faticosamente elaborato nelle menti più acute lli è tra.dot to in una facile fo rmula che ha persuase le menti mezzane e l~ piccole; e la formula è che non v 'ha diritto senza dovere, uè dovere senza diritto. Q,uesta formula può essere l'ind ice di u na conquista civile in un determinato momento storico, ma non rappresent a ancora la vit toria ultima. J?er questo e per la visibile tendenza che c'è oggi ad andare 0l t re quella formula eliminandone ogni idea di dovere, sicchè solo vi rimanga quella di universal i diritti, io sento nella mia liberr. coscienza com_e l'obbligo d i assentire a coloro i quaJi già ha.uno ammomto che un g ran danno Sf1rebbe · per l'ordinat0 progresso civile della v ita, sociale, se mai g li, associati si appagassero di dovere per q uan to è il diritto altrui e si arrog assero di a ver diritto per guanto è il dovere altrui.

Chi solo considera i r apporti d' or dine materiale fra i compon enti ~l'~na società, la quale sia già pervenuta a quella altezza c1v1le che ~a nostra ha raggiunta, facilme~te si pers~iade eh~ ad o~m dovere c0rrisponda un diritto e questo sia la misura d1 quello, e viceversa. Al forna io che mi ha dato uu chil._og~ammo di pane, io hò il dovere di dare quaranta centes1m1, ma dal fornaio al quale ho dato quaranta centesimi io h o i l diritto di ricevere di . un chiloo-rammo ::, pane. Nè la perfetta corrispondenza di mis ura tra i diritti e i doveri è ristretta a questi casi di natura commerciale per~hè si estende anche a fatti assai più i mportanti, m~ pero sempre di natura materiale, o fis ica. Cosi il mio dovere di rispettar e 1a vita al trni è perfettam ente eguale a,l mio diritto che altri rispetti la mia, sicchè bo p erfin o il diritto di uccidere per non essere ucciso, onde è chiaro che Ù ni.io dovere rispetto 11.lhL personale incolumità altrui, non è menomamente minore del m10 diritto rispetto alla mia personale

LA LE GGJ,; SOCIALI( F'O N OA~!EN'L'AI.E

1901

ip.columità ; anzi è in realtà maggiore il dir itto che n on il dovere, perchè io posso uccidere, ossia violare il mio dovere, . prima, natunhnente, d' essere ucciso, ossia rjrima che sia violato il mio diritto. Ma se dai fatti d'ordiue materiale alziamo g li occhi e i cuori a quelli, ben più importanti socialmente, d 'ordine morale, allora questa pe~·fetta commisurazione dei diritti ai doveri non 1a vediamo più ; allora facilmente ci accorgiamo che i nostri doveri son o infinitamente più g randi dei nostri diritti. Tizio deve a Caio assai cose che Caio 110n ha diritto di esigere da 'rizio . Principiamo dalle piccole cose. Una donna, o un vecchio, salgono sulla carrozza di tutti dove io sono seduto e mancano altri posti p er sedere : non, forse, ho io il dovere di cedere il mio posto? ma quel vecchio o quella donna han no diritto di sorta eh' io loro lo ceda? - Salgbiamo a cose maggiori. Un uomo mi è stato benefico ed io ho quindi i l dovere di serbargli gratitudine, mf:~ qu ale d ir itto, e specialmente quale uguale diritto, ha egli che io g liela serbi? - Salgbiamo ancora. Un gen eroso, conscio, ma sprezzante del pericolo, si butta a fiume per salvare la vita d' un uomo, o tra le fiamme che crepitano per sottrarre una creatura: all' orribile morte ; quel generoso ha sentito tale essere il dovere suo: ma quale diritto avevano mai quell'altro che già affogava e quell\tltro che g ià ardeva, di essere così soccorsi e salvati? Tra le spine onde è tribolata questa nostra vita mortale, sboccianò belli ed auleutissimi i fiori delle v irtù civili : ma indarno se n e .c erca uno al quale sia stato ·alimento un pensiero d i diritto, perchè si trova che furono ,dimen tati da un pensiero di d overe tut ti quanti. Alle miserie già molte che ci affliggono ben altre ed all,re se ne aggiungerebbero, se, nei rapporti t ra gli uomini, al dovere che spontaneamente dà si venisse a sostituire il diritto che r igidamente ,e sige. Non più allora le abnegazioni sublimi , non più gli eroici sacrifici che in baeio di virtù immacolata redimono la misera umanità da tante colpe imm~nde e da tante brut-


· 1902

LA 1.EOGt:; SOCIAL I; 1•'0:XUAMENTALE

LA LIWOE ~OUIALE FO!-/OAL\11•:~'l'ALJ•:

ture e da tant.i delitti! Se mai il dovere degli uni fosse niente a ltro che il d iritto degli a ltri, uon voi sfiorireste negli ospedali, miti e pie fauciulle fiitte ai sofferenti sorelle di carità e d'amore ! )fa non occorre certo far più lungo discorso per dimostrare come sia vero che la misura dei doveri supera tli cento gran cuciti (fnelht dei diritti, poichè ue abbiamo una. luminosa provq, pur nella coscienza popolare, la quale di rado s' inganna. Se un monello, per fare un esempio, sguaiatamente inginria per via un vecchio, la geute che passa e vede, biasima e r .i preude quel mon0llo ; ma se il vecchio dopo avere inutilmente ripreso il monello lo percuote, aucl.ie senza fargli male, allora 11 biasimo della gente che r,assando vede, non va più al monello ma al vecchio, bP.. ne significando così che il dovere del primo non è uu diritto del secondo.

1903

in cui per rag ioni di origiui pri.ssate o cl' interessi presenti si raggruppano in diversi grnppi gli associati. Comunque: data una società civile, il diritto e il dovere h~n110 necessariamente la propria sede nelle individualità singolari o colletti ve di cui si compone la società. Infatti, non si può concepire un diritto il quale non abbia su cni esercitarsi, 0 un dovere che non abbia verso cui compiersi. Dall'anacoreta cbe vive solo nel deserto sem,a rapporti con altro uomo, e quindi senza diritti e senza doveri sociali, fino all'umanità collett,i vamente considerata, ht quale naturalmente, non può avere come tale nè doveri nè diritLi, perchè non ha rapporti sociali foori di sè, sarebbe facile moltiplicare gli esempi. Ora prendiamo ad esaminare una qualnnque di questo entitit parziali. che sole sono capaci di avere diritti o doveri e vediamo cl.ie cosa di ventino esercitando quelli e _praticando () uesti. Una prestazione socia Ie è quello. che è : ma quanto riesce poi diversa secondo che vada per tmpuls~ di dovere a chi deve r iceverla o sia strappata per forza d1 diritto a chi deve darla ! Il diritto vuol dire chiedere: il dovere vuol dire dare; perciò il diritto è iusieme causa ed effetto di sentimenti egoistici, mentre che il dovere è insieme effettJ e causa di sentimenti altruistici. In una società. dove i singoli - siano essi individui o classi - esercitano diritti il centro della attività è dentro in ciascun 3ingolo: invee~ in un'altra. società dove i singoli compiano doveri, il centro dell'attività - e questo disse Giuseppe .Mazzini cinquant'anni sono - si sposta e va fuori di ogni singolo. L'esercizio dei diritti fa che ciascuno si rinserri in sè stesso : il compimento dei doveri fa che ciascuno si espanda. Quindi è ben certo che il diritto posto come legge fondamentale di una società contrr..ddica alla stessa ragione d'essere della vita sociale in quanto presuppone o 0rea un urto d'interessi diversi ed opposti, in quando ind irizza alle utilità singolari le enercrie o e ocrli sforzi che invece devon0 essere ri volti alle . utilità. comuni, se si vuole che la vita sociale sia un'armonia e non un contrasto, cioè una vita e non una febbre.

Ed è bello, ed ò utile che c1uesto senta la coscienza popolare, perchè la felicità della vita sociale è tanto maggiore per qnauto il sentimento dei doveri da compiere vi sovercb.ia quello dei diritti da esercitare: sarebbe massima, se la perfezione fosse di questo mondo, ci u,iudo il primo sentimento, cioè quello del dovere, imperasse solo. Già abbiamo veduto, almeno per cenni, come la dove tutti o quasi tu.liti gli uomini associati sentono più fort,e il dovere di aiutare altrui, che il diritto d'averne ainto, ivi le scam9ievoli prestazioni siano più numerose e più efficaci: e poichè la vita socials esiste unicamente per quella reciprocità d i aiuU chi dare e da ricevere, lo scopo di essa è dun9.ue pil'.L e meglio ra,ggiuuto dove la legge primissima. ~ di dover e che non dove è di diritto. Ma a questa. medesima conclusione si pnò arrivare per altre vie: e adesso lo vedremo. 'l'auto il diritto quanto il dovere hanno naturalmente sede in ciascun individuo associato, oppnre in una delle caste, come si diceva una volta, o delle classi, come si dice adesso,

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1904

LA T, EGGE S0U1Af,l,; FO::-lll,\1rnNTALE

LA LEOGE SOClAL~ f•'ONDAMENTALE

Forse il desiderio d'esser breve m'ha fatto riuscire oscuro: ma il pensiero non mio - e già ho detto di chi sia - è di natura s ua chiarissimo. Poniamo che pel bene sociale sia necessario che tra due uomini accada la prestazione di un servizio materiale o morale; poniamo che la prestazione realmente accada; ma non mica è indifferente per la società che il modo sia stato l'esercizio di un diritto o il compimento di un dovere. Nel primo caso tra quei due uomini la prestazione è stata preceduta da una lotta che assai probabilmente ha lasciato dietro di sè strascico e sementa d'ire: nel secondo tra i due è rimasta la bella pace che è condizione e ragione necessaria, di felicità sociale. Conviene ora notare un'altra cosa: ed è che là dove sia posta a fondamento dei rapporti sociali la coscienza dei diri tti, esiste una immanente e permanente difficoltà pratica che non può esistere dove il fondamento del vi vere sociale sia b coscienza clei doveri. Prendiamo, per vederla, uno de~ rapporti sociali che hanno maggiore importanza intrinseca, specie in questi nostri tempi, cioè lo scambio di utilità fra il capitale e il lavoro. In teoria può parere eguale, a chi superfic ialmente guardi, il dire all'operaio: T·u, lav01'i e chunque hai clii'itto cli a1Jere da coliti che raccoglie i /1'ulli clel tuo lavOi'O quello che ti òccoi·re per 1;ivere, - e il dire invece al padrone: Il tuo capitale è fecondato dal lavoro dell'operaio e dunqite tu hai il clovere di dar,-gli quello che occorre perchè 1;iva. Ma appena un poco si d iscende al fatto da queste sfere dell'astratto subito si avverte la difficoltà grande di dare sanzione al diritto, mentre non v e n'ha per dar sanzione al dovere, il quale, per propria natura, D,On h'I bisogno di sanzione alcuna. Che cosa è che occorre per vi vere? Le r isposte possoro essere infinite cominciando da quella del capitale tr oppo esoso il quale dica che basta tanto pane quanto è necessari.o per uon morire di fame e tanti stracci quanti sono sufficienti per non intirizzire, e andando fino a quella del lavoro troppo ingordo il quale dica che occorre avere lo stesso cibo, e le vesti e la casa e le comodità, e gli spassi del padrone. L'incertezza della formula deve dunque necessana-

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1906

mente produrre un contrasto prima che i due opposti interessi non mica si accordino ma semplicemente e per necessità dell'uno e dell'altro si acq uetino; e peggio è che il contrasto rinascerà ad ogni occasione che all'uno o all'altro paia buona: ed anche peggio. è che l'uno o l'altro dei due interessi sarà offeso in queste contese : è assai difficile che da una zuffa al · meno uno dei litiganti non esca malconcio. Nessun contrasto in vece se la. legge che gove1:na i rapporti tra il capitale e il lavoro è quella del dovere: non del dovere coatto il quale non sarebbe altro che un travestimen to del diritto, rn.a del dovere coscie.nte, libero, spontaneo che sente di c:lover darn 'tutto gnello che può. E passiamo ad un'al tra considerazione la cui importanza è, o mi pare, grandissima. Al diritto nou basta una sanzione : anche occorre una tutela. Ossia occorre che una porzione maggiore o minore delle energie sociali sia distolta dalla produzione della ricchezza per essere consacrata alla protezione e alla difesa del d iritto. Due società, civili hanno ugual i princip1 morali r ispetto alla incolumità delle persone e alla proprietà delle cose: ma nondimeno esse sono in- pratica profondamente d i ver se, se nell'una il rispetto delle vite e delle proprietà è universalmente concepito come un diritto e nell'altra 'invece è concepito come uu dovere. In quella sorgono carceri e vivono carcerati e carabinieri e giudici ed avvocati : in questa n on occorrono o in misura assai minore. La prima è dunque costretta a rendere iner te parte della ricchezza prodotta e, distogliendo braccia e menti dal lavoro fecondo, ne produce meno di quello che potrebbe: la seconda non sente questo danno, o solo in minore misura. Ognuno facilmente capisce quanta d ifferenza anche d'ordine economico debba uecessariam~nte esistere tra una società civile dove per tutela dei diritti di vita e d i proprietà siano invigilate .le persone e le cose, presi e imprigionati gli assassini e i ladri, e un'altra soci.età dove per sentimento del correlativo dovere non esistan o nè assassini nè ladri e la pubblica fede sia sufficiente usbergo alle cose e alle persone. Ora basta immaginare una società dove tutto quanto è rap-


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l,A L I.OGE SOCIAL)L FON DAllrnN'l'AL!s

porto sociale diventi materia di diritto, per vedere facilmente quale e quanta mole di difese e di difensori, di vigilanze e di vigilanti, sarebbe necessaria a quella società: della quale potrebbe ben dirsi col poeta latino che per vivere perderebbe la ragione del vivere.

.Ma nessun discorso per chiaro e sagace che sia - ed io terno che questo mio lo sia assai poco - può dimostrare come la legge del dovere sia base sicura d'una società mentre quella del diritto appena le è fragile puntello, così bene come lo dimostra 'l'esame anche sommario di uu fi.ttto sto rico: voglio dire della dottrina cristiana. Diciannove secoli sono passati dal giorno quando la nova buona parola sono in mezzo a quella società cui dianzi abbiamo ricordata : la quale dava agli uni tutti i diritti senza dovere alcuno e agh a ltri . tutti i doveri senza ombra di diritto; ossia aveva per fondamento unico una feroce legge di diritto ; sonò la buona parola, e gli uni percosse, ·e gli a ltri commosse, e a tutti annunciò la pienezza di tempi novi. Diciannove secoli sono passati e noi facilmente capiamo che quella parola sia stata accolta come una voce divina, poichè ness LU! rivolgimento ricorda la storia del mondo che a quello annunciato dalla dottrina cristiana possa paragonarsi. Se un uomo il quale sia con noi g iù nel piano arditamente muove incontro alla montagna, e sa.le, e s'inerpica, e, grado a grado, lacerandosi le carni nelle asperità della roccia, perviene fino alla vetta pi1\ ardua, noi plaudiamo a lui, gagliardo ma uomo. Invece se mai vedessimo un essere balzare d'un tratto dall'imo fondo della valle alla più eccelsa sommità dell'Alpe, noi certo non plaudiremmo come si plaude agli uomini, ma prostrati adoreremmo come si adora Dio. Ora: quale può mai immaginarsi subit aneo assurg imento maggiore di quello che fu nelle anime quando in mezzo·ad una socieM in cui il diritto imperava unico in persona di coloro che avevano solo diritti e tutti i diritti, una voce umilemente ma trionfalmente gridò

T,A LEGGE SOCIALE<; FOND A)lE N'l'AI.E:

· 1907

il novo verbo, cioè il dovere1 solo il dovere, il dover e di tntti eguale per tntti? Tale è infatti la · dottrina cristiami: nella quale indarno si cercherebbe traccia di un diritto. La dottrina cristiana è dottrina d'amore : così sicura e compiuta che arriva fino al precetto dell'amore dei nemici, cioè alla più sublime forma del dovere. 'ru devi amare il prossimo tuo, dice la nova dot trina all'uomo, non mica p~rchè te ne venga ricambio d'amore, ma perchè cosi devi; non mica perchè tu n'abbia vantaggio, ma perchè così devi. E se mai a,rai male per bene, tu egualmente ama, ~Lma sempre, ama molto: e se il fratello tuo ti si farà nemico, tu egualmente amalo : e se ti percuoterà. una guancia e tu porgL l'altra alle percosse! - È mai µossibile che al mondo si trovi mai una dottrina di dovere più ile vera e più solenne di questa? La questione 0he ora chiamiamo sociale lm nella dott,rina cristiana una soluzione semplice e stupenda: e naturalmente è derivata dalla gran legge del dovere. Da un canto sono poveri e dall'altro ricchi : Yo i dovete rassegnarvi alla poverta vostra1 dice la nova dottrina ai poveri ! Voi dovete dare ai poveri ogni vostro snperfl.uo, dice la nova dottrina ai ricchi! Ma nè agli uni nè agli a ltri parla d i d iritti che abbiano. • Sventuratamente gli uomini non hanno capita o non hanno voluta capire la bellezza veramente divina di questa, regola . sociale. Dall'una parte e dall'altra si è piuttosto rieordato il çlòvere altrui cbe il proprio .: hanno .cominciato i ricchi a tesaurizzare il superfluo, scambio cli darlo a i p~veri, hanno naturalmente seguito costoro dimenticando la rassegnazione e ,chiedendo ai ricchi tl loro superfluo. P erò l:;i, bellezza dell'idea non è maculata dalla meschini t(t del fatto. E ciascuno di noi vede e sente come l'onesta os servanza del duplice precetto cristiano sarebbe principio all'avvento dì una gran pace sociale, grande e durevole. _Ma non di questo vogliamo adesso parla.re, giacchè nel presente discorso dobbiamo solo cercare il modo di luminosamente scorgere il gran pregio maggiore che la legge del


1908

LA LEGGE SOGI.-l.LB L'ON DAl\iEN''l'ALE

dovere ha in confronto di quella del diritto. Basta perciò che proviamo a in verti re i termini della dottr~na cristiana traendo dalla legge di dovere le conseguenze di diritto. Ai poveri il dovere della rassegnazione e ai ricchi quello della carità: dunque ai poveri il diritto di aver parte delle ricchezze e ai ricchi quelle di godersele tutte per la rassegnazione altrui. · Evidentemente basta questa semplice e bisogna an0he dire .logica sostituzione del concetto del diritto al concetto di dovere, perchò tutto cambi radicalmente: non più pace durevole nella vita sociale, ma lotta incessante: in luogo della mansueta virtù della rassegnazione praticata, la feroce colpa della rassegnazione imposta: in luogo della carità, la rapina. Certo nessuno sarà il quale neghi, specie dopo questa che a me pare essere irrefntabile prova, .la superiorità grande del dovere sul diritto. P erò taluni, forse non pochi, obietteranno che per la manchevolezza della natura umana non è possibile tradurre la purissima idea nella .pratica dei fatti; non è possibile sperare che giorno venga in cui la vita sociale sia docile al governo di una legge di dovere senza bisogno di un freno di leggi di diritto. Perchè questo ac. cadesse, diranno, bisognerebbe che gli uomini divenfassero quali li vide il Moro nel paese d'Utopia, o li sognò il nostro Campanella nella Città del Sole. Ebbene : io oppongo·l'esempio vivo e vero di una particolare società. la quale è esclusi va mente governata da una legge di dover.e. E già chiedo venia se parrò o sarò troppo caldo d'entusiasmo: la milizia odierna. è nn sacerdozio civile, e il sacerdozio imprime carattere.

Fn già tempo quando la scienza non pera,nco era nata, e forse è meglio dire rinata, dall'osservazione e dagli esperimenti, fu già tempo, dico, che assai errori affa.ticarono molte ment.i anche non volgari n ella inutile ricerca dell'introvabile: ricordo di aver letta una dotta e grave dissertazione di un nostro cinquecentista, con molti testi latini e

LA LEGGE SOCIALE FONDAMENTALE

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1909

greci sapientemente allegati, la quale inte~deva a spiegare come e perchè accadesse che la lucertola chiusa tra un fuoco acceso da una parte e l'ombra di un albero di noce dall'altra, piut.tosto si buttasse sulla :fiamma che s~ll'ombra. Non certo quel valentuomo aveva sperimantata la verità del fatto prima di cercarne le ragioni: e noi adesso ridiamo di hti e degli altri che al pari di lui, numerosi, perdettero il tempo e l'ingegno in somiglianti esercitazioni. .Pare impossibile a noi che si possano cercare le ragioni di un fatto prima di aver veduto se il fatto sia vero . Però, se non !Il'inganno, noi medesimi non siamo molto diversi da guei nostri maggiori, perchè continuiamo a fare, benchè solò pei fatti d'ordine morale, q nello che essi facevano pei fo,tti d'ordine fisico. -Io vorrei sapere, per fare un ~sempio, quant,i siano per ogni cento di coloro i quali industriosamente cercano le cause della nostra presente miseria economica, intellettuale e morale, quanti siano, di00, coloro che han no prima cercato se la triplice miseria italiana non sia per avventura una lucertola abborrente dall'ombra del noce. Eppure a tale ne siamo che molti di noi neanche pensano di poter dubitare che veramente noi italiani siamo ~itoccbi senza 1~ane, ign~ranti e ~it~ulli nean:he capaci di stare a scuola d~1 maestri forast1en, corrott,1 e frolli in modo da non avere dignità o energia alcuna di carattere. Oh, venga presto un Galileo il quale dia alle scienze morali quello stesso metodo sperimentale che il primo diede alle naturali l Assai diversi, io credo, ci vedremo allora, giudicandoci; e spec:almente poi, paragonaudoci l T ra i fatti mal noti dei quali molto e quindi malamente si ragiona, certo è da porre quello della iustituzìone militare. Qualche ricordo imparaticcio di letture mal scelte o mal fatte; i lazzi spesso osceni di qualche farsa sentita a teatro, le querimonie escusatrici dei pochissimi che sono soldati ca.ttivi in mezzo a moltissimi ottimi, le velenose invettive di .taluno clie ha in teresse di togliere vigoria alla istituzione militare, tutte queste cause e parecchie altre ingenerano e alimentano e mantengono e sviluppano la opinione, ferma


1910

LA LEGGE SOC I A !."!•; FONDAMEKTAf,E

LA LEGGE SOCIALE FONDA~fEN'fAl..e~

in molti quasi come una fede, che l'esercito ·sia di natnra propria tale società da non comp~rtare diritti di sorta di nessuno, perchè tutti li uccide la imperante volontà d' uno o d i pochissimi. Ma _così _uou è ; noi soldati non abbiamo diritti: ma questo ~on d1p~nde dal fatto che un arbitrio li distrugga, perchè 111vece d ipende dal fatto che una fondamentale ed universale legge di dovere non dà loro nè occasione nè rngione di nascere; e questa è diffe renza i m pÒrtanti.ssim~ : anzi, sostanziale. Chi sapesse che in una determinata soeietà civile non mai un_ debitore fosse chiamato dinanzi al giudice dal creditore, evidentemente non. potrebbe da questo fa.tto trarre conseguenza alcuna prima d'aver -sapu to se ciò fosse. per difetto d'una legge che tutelasse il buon diritto dei creditori, oppure per l'uso costante di tutti i debitori di pagare i d2.biti alle pr ecise scadenze. E questo precisamente non curano di sapere coloro i quali vedendo come nella società nostra militare non si esercitino diritti, su bito concludono che dunque l'esercito è neO'azione del diritto. Lo stesso sarebbe se io dicessi che in ~na famiglia non si ha cura della salute dei figliol i perchè nessuno di questi è in letto col capo fasciato. Nell'esercito i diritti di ciascuno sono i doveri altrui : e poichè tutti, colle poche eccezioni che sono naturali in oo-ni accolta d'uomini, fanno · nell'esercito il proprio dovere, e~co che il diritto non ha. occasione di esercitarsi: neanche ha quella di nascere: quindi 'neanche è avvertito. S iamo così aiTivati con questo discorso a intravvedere la impor tantissima relazione fra il diritto e il dovere che già apparve all'acuta mente del Mazzini. Il diritto · e il dovere non sono due concetti in contraddizione l'nno coll'altro, nè due concetti simultanei e di egual grado : essi sono invece la conseguenza l'uno dell'altro, ed è il concetto di diritto che consegue da quello di dovere. Abbiar.a.? così ~ne importanti verità da ricordare e ne parleremo poi: la prima, che non può esistere un diritto sociale

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il quale n on derivi da un dovere; la seconda che il diritto prende f orma e forza solo quando il dovere da cui deriva è trascurato, ossia non compiuto. E poichè nella nostra .odierna società militare i doveri si compiono, ben si capisce come in essa i diritti rimangano allo stato virtuale, anzi, embrionale. E qui sta il pregio massimo della instituzione militare, la quale diventa così màgnifìco esempio d'armonie sociali alla società civile da cui t.rae la vita, e diventa fulgida e sicura prova della possi bilità pratica di uniformare le relazioni sociali alla gran legge del dovere. E qui credo che occorra avvertire come la nostra odierna istituzione militare sia qu ello che ora ho detto, non mica ·per costante- e intrinseca natura della mili:7-ia, ma per una progressiva evoluzione di v irtù, per un costante assurgere verso un ideale. Quando Serse giunse in riva all'Ellesponto coll o sterminato eser.cito che doveva ·- e non potè - prostrare la Grecia, e quando dall'alto trono eretto con fasto asiatico ebbe veduta la varia moltitudine assiepata attorno, un pensiero di diritto germinò nella mente del monarca: pensò che poteva far morire tutta quella gente con un atto, anzi un cenno di sua volontà. Anche oggi gli eserciti sono ster minati, · o guasi, come quello di Serse: ma certo l'uomo, qualunque ei sia, che dovrà comanda.m e uno in guerra, quando lo vedrà adnuato per muovere ~Ile offese, avrà sicura mente un pensiero di dover e. Penserà che a quelle centinaia e centinaia di migliaia d i uomini egli deve dare le cnre provvidenti perchè sussistano, la guida efficace perchè vincano. Tra questi dne estremi è bene disegnata, io credo, la grande evoluzione già comp iuta, per effetto della quale le ·società militari, dal governo di nna feroce legge di diritto sono p11ssate a quello di una severa legge di dovere. Ma un' altra linea voglio aggiungere al quadro percÌ1è la figurazione riesca più netta di contorni precisi. Non ancora sono passalii trecento anni dai tempi quando ìl Waldstein bizzarramente governava l'esercito con legge di

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LA Ll~GGE SOCIA L I> FON l>AM ENT AI.B

l,A LEGGE SOC I AT,8 FONOAM EN TAJ, r;;

diritto ossia con imperio di volontà, spesso e studiatamente irragionevole. Oggi comandava che in termine di due oforni t1~.tti i soldati avessero un'insegna gialla ai calzoni, p:na la vita_: dopo otto giorni l'insegna doveva essere rossa : dopo altri otto non doveva pìù esservi insegna d i sorta; e ai ribelli o solo tardi a piegarsi a queste capricciose volontà ora promessa la pena di morl;e: promessa prodigalmente e così. mantenuta! Pensava il Walclstein cli poter g iungere cosi a. far docili i soldati ad ogni comando, atrofizzandone colla abitudine e co llo spavento la volont.1 : la ferocissima Jeo·o·e di diritto doveva dare a ll'esercito discjplina grande e qui~di vigore gagliardo. . Qua~to ca~min~ in questi_ me_no che trecento a1111i ! Oggi e glona dell esercito nostro italiano l'avere scritto in una delle proprie leggi che nessun miglior modo abbia.mo noi ufficiali di ottenere dai gregari d ocilità al comando e ferma rassegnazione a.d ogni sacrificio o patimento, nessun miglior modo, dico, abbiamo della cura costante di non. co.mandare altro che cose ragionevoli, e dell'assidua diligenza uell'evitare ai gregari ogni patimento, o sacrificio. Tra i due metodi la differenza è grandissima, benchè lo scopo 110n sia mutato. . Come già il \Valdstein, così noi vogliamo e dobbiamo volere che i gregari siano obbedienti nel!' atto e nel pensiero ai nostr i comandi. anche se non ne capisctmo le ragioni di utilità comune; ma il Waldstein per ottenere questo scopo ferocemente esigeva l'abitualo obbedienza ad ord.ini abitualmente capricciosi, e noi invece per ottenerlo sentiamo di dover comandare solo e sempre con meditata ragione, sicchè i O'regari s'inducano nella persuasione, anzi nel la certezza eh: oo-ni ' ' o nostro comando è ragiouevol e, e quind i per tali considerino anche quelli di cui non capiscono la ragione. Come già il \Valdstein,.così. noi vogliamo e dobbiamo volere che i gregari siano sofferenti d'og ni privazione ed anche, per esempio, del cibo scarso o cattivo ; ma il V{aldstein pensava che per ottenere questo si ·dovessDro coslautemente far maul>'iar male i o soldati onde vi si abituassero, e noi invece pensiamo che si debba pl'odigare ogni nostra cura perchè i soldati mangino

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òene sempre, onde poi il giorno in cui dovranno mano-iar o male, o poco, o pnn to, sentano di per sè quella essere necessità di cose e non mancamento d i provvidenze nostre. La dottrina del ·waldstein, inspirata alla legge d i dir itto, ten· deva a ridur kli i gregari che pensassero di non dover cercare mai la ragione degli ordini ricevuti; la nostra, inspirata ·alla legge di dovere, tende a ridur tali i gregari che pensino essere inutile cercare la ragione degli ordini che ricevono perchè ragionevoli sono sempr e. La dottrina del ,Valdstein tendeva a ridurre tale i gregari che del cibo scarso e cattivo acquistassero l'abitudine fisica: la nostra in vece tende a ridurli tali che ne abbiano la sofferenza morale ringagliardita da questo efficace rag ionamento: poichè i nos ~.ri superiori noll ommisero mai cure o fatiche perchè mangiassimo bene, non è certo colpa d i loro negligenza so oggi mangia mo male, e quindi dobbiamo avere pazienza ! Nessuno, certo, può negare che gli scopi sono più e meO'lio raggiunti colla nostri~ dottrina che non con quella del ·w:ldstein: e questa è prova novella delle utilità che la vita sociale ritrae maggiori dalla legge di dovere che nou da quella di diritto. Ma pel nostro presente discorso il più importante è che l'istituzione militare nou è di. propria natura intrinseca governata e solo governabile col diffuso sentimento del dovere, perchè fu lungamente a nch'essa bcrovernata coll'esclu. s1vo, benchè racçolto in poche mani, concetto del diritto. Ora, se fu possibile alla istituzione militare di assu rO'ere per gradi, eeguendo con vigorosa costanza di propositi : di o?ere una evoluzione di virtù, fino alla già piena o quasi piena estrinsecazione di' unt1, legge di universali doveri, perchè non ~otrà essere possibile ad ogni altra società un eguale assurg1mento? Non dunq ue è bene foudata l'obiezione che non sia possibile t radurre nei fatti la purissima idea del dovere : ba.sta. ohe si voglia, e si voglia. da. tutti o almeuo dai più, e costantemente e fortissima.mento si voglia.

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ANl(O XLl' l.


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LA LEGGE S0CIALE FVNDAlllENTALE

LA LEGGE SOCIA LE FONDAMENTALE

Già abbifimo veduto, accennando, che i concetti di diritto e di dovere, in qnanto sono o possono essere fondamento d~ ~rdinata ed utile convivenza sociale, n0n sono in contradd1z1onè l'uno coll'altro, ossia non sono come due vie diverse· fra le quali si possa scegliere : abbiamo già detto infatti che il diritto procede dal dovere come una consegu~nza pu6 pro_cedere da una legge, sicchè è impossibile la loaica concezione d~ un diritto se prima non si concepisce u: d overe. Ora dobbiamo un poco ampJiare questo discorso. Per diligenza che si ponga a cercarlo, io credo che sia impossibile t1:ov~re u_n _ca~o so~_o degli infiniti che compongono le relaz1om so01ah, m cm un diritto di un associato n_on abbia origine e ragione in un dovere di un altro assoc~ato._ Uno può citarsene ed è quello della forza, ma non sarà ~1ffiml~ ~imostrare poi che anche a questo, quando v·eramente e un dmtto e non una violenza travestita da diritto, corri· sponde un dovere altrui. È mai possibile che io abbia diritto ad una cosa che un altro non abbia dovere di darmi o di lasciarmi ? Natural~ente qui , non ~i parla della misura, chè di questa già abbiamo parlato dnnostrando come in generale e specialmente n~lle prestazioni d'~rdine ~orale, il dovere.dell'uno sia maggiore e spesso assai ma.gg1ore del diritto che ne consegue ad un altro. Non dunque si vuol dire che il diritto sia O'rand ·1 o e come 1 dovere da cui deriva, mà semplicemente si vuol dire ~he ogni dir~tto. s~aturisce sempre da un dovere e appunto 11 fatto che 11 d1ntto scaturiente è minore del dovere che è scaturigine, magnificamente dimostra come nessun diritto possa esistere il quale non abbia nascimento da un dovere . tanto è vero che quello è minore di questo. ' . La legge un~ca e solenne che governa i rapporti sociali e dungue ~amf~stamente quella del dovere. E quando la gran legge e umversalmente osservttta, e finchè non è violata, il diritto che consegue dal dovere non ha ragione nè

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occasione di manifestarsi nè in atto nè in virtù. Così un ga,s che abbondantissimo si produca e si introduca dentro un vaso, se trova aperta una giusta uscita per espandersi fuori, tranquillamente si espande: solo quando l'uscita si chiuda, allora H gas dirom pe il vaso e si apre da sè la via che non gli è stata data . Ed eccoci sulla buona strada per vedere dove e come anche la forza possa diventare un diritto. Bisogna prima di tutto che esista un dovere e che l'ind ividuo, o la colletti.vità, che dovrebbe compierlo non lo compia, e che colui o coloro a beneficio del quale o dei quali il · dovere dovrebbe essere compiuto abbiano sperimentato i mezzi che ben possia,mo dire pacifici per farlo compiere, cioè la persqasione, le esorta;ioni, il giudizio dei tribunali preordinati: solo quando tutto sia accaduto, solo allora è legittimo l'esperimento della forza, la quale non è dunque un diritto mai, ma semplicemente l'estremo mezzo per ottenere il riconoscimento cli un diritto qualche volta. Legittima è allora,, anzi santa, la forza, che in ogni altro caso è orribile violenza perturbatrice dell'ordine sociale. Ciò posto è ben evidente che tra i due concetti di diritto e di dovere non esiste contraddizione : poichè il primo è puramente• una conseguenza del secondo,. è chiaro che una società la quale intenda adagiarsi sopra una base di diritti non mira alla meta -prefissa al vivere sociale, perchè rifiuta di risalire fino alle cause prime cioè alla primissima legge: e dunque quella società rinnega il progresso che è moto incessante verso la meta ultima. Questo punto è import~ntissimo e quindi merita d'essere chiarito con qualche considerazione. Una società civile deve necessariamente avere il diritto di imprigionare o di comunque punire. chi ruba: questo diritto è al pari d'ogni altra conseguenza di un dovere, · cioè del dovere che ogni associato ha di rispettare le cose altrni . .M:a chi direbbe bene ordinata e già perfetta la società che si appagasse di esercitare il diritto imprigionando i ladri senza curarsi di ottenere l'adempimento del dovere sicchè non e,;istessero ladri ? Come già


LA LEGGE SOCIA LE fo'Ol'<DAntltN 'r,\ LE

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LA LJ,GGJ; SOCIALE FONDAMENTALE

abbiamo detto, l'esercizio del diritto presuppone l' i~adempimento del dovere dal quale il diritto trae l'origine : ma l'inadempimento del dovere è un disordine e un danno sociale : dunque la società che si appaga di una legge di diritti accetta il disordine e lo perpetua, ossia rinnega sè stessa e la propria ragione d'essere. Il dovere è come l'igiene del corpo sociale e il diritto ne è come la medicina: star paghi del diritto riconosciuto senza far nulla o prima di aver fatto tutto perchè il dovere sia compiuto, gli è proprio come essere soddisfatti e pensare compiuta la propria opera per aver dato a tutti gli abitanti di un paese alquanto sale di chinino da prendere quando la febbre li colga: ma· gli è la fobbre che bisogna levar di mezzo nelle cause sicchè non venga, e quindi non si abbia bisogno del farmaco! Purtroppo non son.o inutili queste parole nei tempi d'oggi. In nome di una idea che n:ialamente usurpa nome e veste di sociale poichè intende a porre i contrasti dove per fare buona opera sociale occorrono le armonie, molto si parla oggi, anzi troppo, di diritti, e poco e magari punto di doveri. Finchè si tratta di riconoscere che nel corpo· sociale talune cose, forse molte, esistono le quali sono in manifesta contraddizione col giusto ed ordinato progresso sociale, tutti possiamo essere assenzienti, anzi dobbiamo . .M:a non è ragione questa per volgersi a coloro che soffrono pei doveri sociali che gli altri non adempiono e gridar 1or0: Insorgete, gridando il 1;ostro di?"itlo. In vece è ragione per volgersi a coloro che non adempiono il propr10 dovere e gridar loro :

Fate senno e praticale il ·vostro 4overe. Io non so se le male adorne parole colle quali ho condotta l'argomentazione a questa conclusione ultima abbiano avuto . efficacia di persuaderlj altrui: ma poichè temo che non l'abbiano avuta e poichè ad ogni modo non ho io, modesto, l'autorevolezza che hanno i grandi pensator i, così vogli 0 ·allegare qui a conforto delle idee che ho esposte una stupenda pagina di un nostro grande italiano. Udite : « Il diritto è la fede individuale: il dovere è la fede col« lettiva. Il diritto può solo produrre la resistenza: sua mis1

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« sione è distruggere: ·non ha capacità di creare; invece il << dovere crea e associa... « Contro il diritto si può lottare senza impedimenti: ogni « individuo che ne sia offeso può ribellarsi: tra il ribelle e « voi non esisterà che un giudice solo, la forza; una risposta ,, sola inappellabile, il patibolo. « Assai spesso le società basate sul diritto hanno data « questa rispo.sta: ma le società fon.date sul dovere non ne « hanno bisogno, perchè il dover e esclude necessariamente (( la lotta. « Il dovere assoggetta tutti i singoli all? scopo generale « e li consacra tutti e iutieri al raggiungimento di questo: così recide dalle origini il male cui il diritto non può ap« prestare che rimedi. « V'ha di più. La dott,rina dei diritti non racchiude come « nece;Ssaria l'idea del progresso : l'!l.mmette a far molto come « un fatto compiuto. E invero l'esercizio dei dirit,ti non può « essere che facoltati vo, e così il progresso viene a dipendere « dai capricci di una libertà senza conti:ollo e senza legge ... « L'organis mo politico cui la dottrina dei diritti sogna « chiamandolo sociale, 11011 è altro che un insieme di gua« rentigie legali intese a far sì. che ogni singolo possa li« berament~ seguire la pr opria meta, i propri suoi interessi, « le proprie sue inclinazioni ... « La dottrina dei diritti ha una sola teoria sul potere so«: ciale ed è t eoria cli diffidenza... : ha un soìo problema or<< ganico ed è la r icerca di un punto attorno al qnale inces« santemente oscillino in una lotta senza uscita, l'individuo <( e la società, la legge comune e la libertà. Il popolo di cui « quella dottrina parla, è spesso una casta (la pi1ì. numerosa ~( e la pii'.1 utile, veramente) in ribellione contro altre caste « per giungere a godere a sua volta da sola i diritti che Dio « dà a tutti ... . « La dottrina dei diritti ha un grido di guerra ed è g rido « di vendetta: ha un simbolo ed è Spartaco. « Ebbene! Tutto questo è diciottesimo secolo. È la sua « filosofia, la sua sintesi umana, la sua politica materialista, <(


LA LEGGE SOCIAl, E F O:-IDA}!SNTALE 1918 « la sua analisi, il suo criticismo protestante, il suo indi vi« dualismo sovrano, la sua negazione d'ogni formula reli« giosa., il suo sospetto d'ogni autorità, il suo spirito di lotta « e d'emancipazione: È la rivoluzione francese riprincipiata « da capo, ohe ci opprime. È il passato con qualche parola << di più che ci uccide: è la schiavitù alle vecchie cose im<< ballettata colle seduzioni della giovinezza. ~> Così parlava, or sono cinquantanni, Giuseppe Mazzini.

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DALLA CO~VKNZIO~B DI Gl~EVRA .\GLl frTI INTEHN.\ZIO~ALI DELL,\

CONFERENZA PER LA PACE ALL'AJA

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Conti111w~io11e t /i!lt -

Pensiamo una terra arsa dal sole dove poche pioggia cadono e nessuna acqua sgorghi spontanea. L 'industre mano dell'uomo scava i pozzi in quella terra e dai pozzi trae a fatica un poco d'acqua per le pianticelle assetate che però crescono poco rigogliose, e male feconde di pochi fr.ntti e non buoni. Pensiamo invece un'altra terra dove le chiare e fresche e dolci acque prorompano dalle fonti copiose e diffondansi attorno ad alimentare le piante che cosi cresceranno vigorose di rami e di foglie, ricche di molti buoni frutti. lù questi due pensieri noi abbiamo simboleggiato - oggi i simboli sono d i moda - il diritto e il dovere. Quello è l'acqua faticosam~nte cavata fn ori dal pozzo con aspro cigolare di cardini: questo è l'acqna effondentesi spontanea. con lieto murmnre dolce come una musica. DoMB~1co GoERn.CTr 111nr,gio,·e di (1111/eria .

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l'etli dispmsa X

CoNVJtNZIO~E CONCERl\l•:NTE LE LEC:GI E GLI USI n~:LLA GUER l(A TEHRmsTHE .

Malgrado ohe gli usi di guerra cqmunemente accettati fossero già, come dati giuridici, iscritti nei libri di Diritto internazionale, non maucarono spesso - specialmente uella guerra franco-prussiana del 18 70 - contestazioni, talvolta anche o-ravi sul rispetto di essi per parte degli Stati in <;Onflitto. Re;olamento, annesso alla Convenzione di. cui trattasi, risolve~le questioni, stabilendo una legislazione unica! immutabile clestinatiL a servire di norma per la condotta dei belligeranti nei rappor~i fra essi e con l e popola:.1 ioni. Essa fu ispiJ:ata dal desiderio di diminuire i mali della guerra, per quanto le necessità militari lo permettono, e di serv~·e an: cora - nell'ipotesi di un inevitabile ri corso allo armi - gh interessi umanitari e le esigenze sempre progrcclienti della civiltà. Il Reo-ola.mento non è certamente sonza lacune, nè per~. o fetto : e lo nanno ri conosciuto le stesse potenze contment1. . Ma una clausola, inspirata al sentimento della più larga libertà, prescrive che per tutti i casi imprevisti, in attesa della compila.?.:ione di un codice più completo, le popolazioni e i belliaera.nLi restino sotto la salva.gn:nd ia e sotto l'impero del cliritto delle genti, quali risultano dagli usi

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DALLA CONVENZ IONE Dl GJNEV HA ECC.

DALLA CON VENZlON E DI GINEVRA, ECC.

st~biliti tra -le nazioni civili, dalle leggi dell'umanità e dall'esigeuze della coscienza pubblica. Sarebbe troppo lungo fare qui un'esposizione, anche concisa, delle leggi e degli usi di guerra fissati nel citato allegato della Convenzione. Esso è stato in gran parte comp.ila.to snl progetto della c1ic]1iarazione di Brusselles, di cui le norme principali sono anche contenute nel nostro Regolamento di senJizio in gzte1·1·ct (par~e I, Servizio delle truppe, dal 11. 130 al n. 148). S'indicheranno perciò le sole leo·o·i che e,::,) e gli usi . , non sono ivi r iportati, facendo blevare contem.pora.ueamente le differenze pii'.1 notevoli (1).

prendono spontaneamente le armi senza aver il tempo di organizzarsi regolarmente. I non combatt enti, che fanno parte delle forze annate (art. 3), hanno, occorrendo, diritto al t rattamento dei prigionieri di guerra. Relativamente ai p1·igion-ie1·i, cl-i gue1·1·ct, i g nali (art. 4) appartengono al governo n emico e non agl'individui o corpi che li catturano, non vi sono sensibili differenze tra le 11orme del n . 136 del nostrn Regolamento e quelle degli articoli 5, 6, 7 e 8 della Convenzione, norme riferentisi essenziahnente al loro trattamento, mantenimento, impiego, fuga, tentativi di foga e riprigionia. Vi è invece stabilito (art. 9) l'obbligo cli dichiarare il vero nome e grado, pena la. perdita dei vantaggi accordati ai p rigionieri dell a propria categoria. Possono essere messi in libertà sulla parola (art. 10), se le loggi del loro paese ve li aL1~orizzano (il nostro Hegolamento io proibisce) ; ma non son costretti ad accettarla (art. 11), a tale condizione, nò lo Stato nemico è obbligato a concederla. Ripresi per · aver mancato alla parola (art. 12), '{5ossono essere tradotti davanti ai tribunali. Il nostro Regolamento non au torizza. nessun corris ponclente di giornale o di agenzin. telegrafica a seguire l'esercito : però J t Convenzione stabilisce (art. 13) che questi, quanclo sono autorizzati, al pari dei vivandieri e dei fornit ori, hanno diriUo al tra.ttamento dei prigionieri di guern1, Ciò che invece è un'istituzione nuova, e che dal lato umanitario e civile è un vero p rogresso, è l'obbligo di costituire (art. 14\ presso ciascuno Stato belligeranto, m, ii(ficio cli info·rrnazioni sni p1·igionùwi cli gue1·1·a. Questo nfJìcio è incaricato non solo di raccogliere, dare o l.'icevere tutte le notizie ad essi rig uardanti, ma anche cli far per,enire loro i soccorsi delle società (art. 15) a tal uopo regolarmente costitnitP., le lett~re, i vaglia, g li oggetti, i pacchi, ecc., pei quali è accordata la thnchigia posta.le e d oganale. Pei testamenti doi prigionieri, per le constatazioni di morte, pe~- le informazioni, ecc. (art. 19) si applicano le regole stabilite per il r ispettivo esercito nazionale.

Il Jlegolamento si divide in 4 sezioni, le quali trattano r ispettivamente : . _1 ° .Dei belligeranti (qualità dei belligeranti - prigiomen. d1 guerra - malati e feriti); . 2° Delle ostilità (mez_z i per nuocere al nemico - assedì, bombardamenti - spioni - parlame-ntari - capi tolazioi+i - armistizi); 3° Delhrntorità militare sul territorio dello Stato nemico; 4° Dei belligeranti internati e dei feri ti curati presso i neutri. Nel definire le qualitù dei ùelligemnti la nuov~t Convenzione esclude b condizione posta dal' nostro Regolamento (n. 33) che cioè le forze armate « siano autorizzate dal proprio governo » ; ed invece comprende fra i lielligeranti (art. 2) - qualora rispettino gli usi di guerra - - le milizie, i corpi volontari e le popolazioni cho, all'appressarsi del nemico,

{i) L'artico lo ·1° della Conveozione prescrive d 1e le potenze contraon ti ,.lar;nno a ll e loro forze armato di torra istn'.zioni cho sar,Hlll11 confo rmi a l Begolamcnto an nesso, relativo alle leggi ed a1 coòturn1 della guerra tc:rrostre. Per ot.tempcr,11\1 r1ui1Hl i a t,1le (l rcs,:rizionc, e per co lmaro le lacune del nostro Ile· 9ol1im.cnto di .i_ervizio in guen·a, sarebbe dc., iderabile che, almeno per uso d~g li uffi c1al1,_ SI COrrl[>Jl~SSll 110 J!fo,ma/.c C,l!Ul) (tto degli USi di gLL8fr:1 1 SU) genere di quello pubblic.,1to per l·esereJLo france~e ria M. HurJIIP-, della scuola d i Saint- Cyr: Précis de

loi s de la. guel're s111· /erre.

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DAJ.[,A CONVENZIONE DI GJNRVJtA, ECC.

Il servizio dei malati, e fe1·iti (art. 24) è regolato dalla Convenzione di Ginevra1 salvo le modificazioni di cui essa può essore oggetto, e per ie quali la conferenza - come si è già acconnato - ha emesso un apposito voto. Nella sezione relativa alle Oi;tilitù, come i;nozzi barbari o sleali per nuocere al nemico, oltre quolli previsti dal n. 131 ' del Regolamento italiano, sono rmche proibiti (art. 23): l'uccidere o ferii-e il nemico a tradimento, o il nemico rimasto senza mezzi di difesa; l'impiegare le insegne nazionali, i distintivi militari o l'uniforme del nemico. Circa gli assedi ed i bombardamenti (confr. u. 135 con gli articoli 26, 27 e 28) ò proibito di attaccare o bombardare località indifose; ma sono omesse lo disposizioni rolative all'uscita dalla piazza dei non combattenti (1), e doi rapprosenta11ti dell e potenze neutro, ciò che formò oggetto di lunghe contestazioni durante l'assedio di Parigi nol 1871. Gli spioni (n. 140 - articoli 29, 30, 31) sono nel nuovo "Regolamento pii't chiammento clefiniti, e non sono compr esi fra essi gli aereonauti. Dei disertori e dei predoni non è fatto cenno. Nel capitolo dei pa1·lamenta1·i, (articoli 32, 33, 34) ò sop1n·essa la clausola, citata dal nostro n. 38, che cioè si ha d fritto cli dic,hiararo all'avversario ch e - a rischio della perdita dell'immunità - non si riceveranno parlamenl,ari per 1~n certo tempo, o fiu chè un dato scopo non sia raggiunto. E stata puro omessa fa condizione che in 1tessun caso l'apparizione di un parlamentare o di una bandiera bianca possa obbligare un comandante di truppe a int.E\rrompere il combattimento o l' inseguimento. I capitoli clelle capitolazioni e degli annistizi (articoli 35 a 1:1) sono, a differenza dei corrispondeuti numeri 148 e 14G

(I) Il nostro Rc:;ola111011to sancisce cho nnll'lrwt>slimcnto l'nllaccnni.• ha il pieno di· ritto rl'impc11iro l'uscita tlei non eornl>:lll.en ti clalla )lin1.1.a. Pcl'() lo tcndeo1.c liber~II Odierne roclnrn.,uo, i n norne dell 'umanilb, almeno l'uscila rlogl'inrcrrni, ùei fnnr.iulli ò dl'lle donrlc.

Ncll'asse,lio •li Ladysmith i Uorri couc~.m:ro at:J'lni;: lrsì cli far uscirr <la Ila Jli azza le hor.~he iu 11 ti l I.

DAL[,A CONVENZlONE Dl GI NEVRA, T>CC .

1923

del nostro Regola.mento, trattati dal solo lato del diritto. Per le prime è presc:ritto di toner conto delle regole dell'onore militare: pei secondi è esplicitamente dichiarato che ogni violazione grave dà il diritto alla denunzia o alla ripresa delle ostilità ; Jaddoye la violazione di particolari chrnsole, per parte di privati, dà solo diritto a roclamare la punizione dei colpevoli e le eventuali indennità. L a sezione III, che tratta dell' auto1·ità milita1·e stil te1·1·-ito1·io cleUo Stato nemico, contiene norme particolareggiat.e relative all'amministrazione generale del paese occupato; alle contribuzioni straordinarie, multe e requisizioni; al sequestro dei beni mobili e immobili dello Stato e dei materiali da guerra in generale, ecc. ~~ali norme, l'ispetto a quello analoghe del n. 134 dol nostro Regolamento, sono redatte cou maggiore liberalità e con maggiore riguardo del diritto pubblico, essendo in mn.ssima prescritto di rispettare le leggi de l paese (art. 43), la proprietà privata (4G) e il riparto in vigore delle imposte (48) ; di proibire le pene collettivo per fatti individuali (50); di regolare le contribuzioni(52) in relazione alle risorse del paese, ecc. Per rapporto al diritto delle genti e dell'umanità è proibito (44) di forzare le popolazioni a prendere parte alle operazj.oni militari contro il proprio paese; è prescritto (46) di rispettare l'onore e i diritti della famiglia, la vita degl' individui, le convinzioni religioso e l'esercizio del culto; è formalmente proibito (47) il saccheggio; ed è infine prescritto che qualunque occupazione, distruzione o degradazione intenzionale di stabilimenti consacrati ai culti, alla carità, al1' istruzione, alle arti e alle scienze, qualunque manomission e di monumenti storici, o di opere d'arte, ecc., sia non solo proibita, ma anche punita. La sezione IU infine « dei belligm·an'l'i inteniati e dei f'e1·it,i czwati p1·esso i neufri » stabilisce - come al n. 143 del servizio in guerra - i doveri degli Stati neutri rispetto ai belliger~uti, consistenti essenzialment e u oll' impedire che questi: rifugiatisi sul loro territorio, possano riprendere in seg1ùto le ostilità (art . 67) . A. tale condizione, i neutri possono anche


1924

DALLA CONVENZIONE Dl GINEVRA, EC C, '

àutorizzare (59) il passa,ggio di treni di feriti o malati, purchè non trasportino nè personale, nè materialè di gùena. A questi malati e feriti internati su territorio neutro (art. fiO) si applica la Convenzione di Ginevra.

Si è già incidentalmente fa,tto osservare cbe il parlare di leggi di gue1·1·a può sembrare, a prima vista., un paradosso, non riscontrandosi certamente nessun'altra contingenza, pari a questa., in cui la forza tenti di sopraffare il diritto. Ma è nondimeno incontestabile che la compilazione di una s_JJecie di codice guerresco delle nazioni costituirà un vero beneficio per la Società internazionale: poichè, se esso non potd1 mettere ostacolo a tutti gli atti illeciti, ne impedirà e ciò sarà già molto - un certo numero, e, in alcune guerre, fors'ancbe il più gran numero (1). Una tale opera doveva indubbiamente rispondere alle più generose aspirazioni: e la conferenza èlell'Àja., col Regolamento ora riassunto, ha riparato a questa deficienza del diritto scritto e sanzionato. La guerra così condotta importerà minori cala miti1, e sarà meno soggetta alle aggravanti ch!:l vi apportano l' incertezz~i, l'imprevisto e le passioni ecci~ tat~ c1alla lotta. Essa condurrà più efficacemente a ciò che dev'essere il suo scopo finale, vale a dire al ristabilimento delle buone relaziÒni e di una pace più solida e più durevole fra gli Stati ·belligeranti. La gnerra insomma, essendo il Regolamento obbligatorio per gli eserciti delJe potenze fìrmat,arie, avrà, il più che è possibile, la. forma di un duello c~valleresco fra due nazioni. II Regolamento - è inutile ripeterlo - non è completo; sopratutto perchè, avendo voluto escludere a, ·pi·i01·i tutto ciò che potesse r iannodarsi con fa guerra marittima, la conferanza ha dovuto necessariamente lasciare irrisolute o non ben definite rnolt.e questioni, per le quali ha formulato sem-

(! ) M 1h trGNHAC. -

Opera citata.

DALLA CONV,RNZ!ONE IH G l!>i EVRA, E CC.

1925

plici voti (1) da inscriversi nei programmi di ulteri.ori con~ ferenze. Tuttavia esso è riuscito migliore di quanti, erans1 :finora proposti e progettati, migliore a1:1cor~ ~ella st~ss~ Dichiarazione di Brnsselles, e delle pubbhcaz1om postenon che da essa si ispharono. L'allargamento dato al coucet,to dei belligeranti, applicabile oggi anche alle leve in massa; la miO'liorata condizione dei prigionieri di guerra, per quanto -rigna;da il vitto, il mantenimento, il vestiario_e l'allo~~io? l'applicazione cli sole punizioni disciplinari ne1 i;entat1v1 d1 evasione allo scopo di evitare i rigori eccessivi, '· e particolarmeHt~ la pena cli morte, così sovent~ comminata per lo passatò; l'istituzione degli uffici cl' informaz~?ne sui ~l'igionieri l che scemerà una delle sofferenze pm crndeh della O'Uerra l'incertezza e l'angoscia di migliaia di..famigl.ie sulla, 0 ' sorte dei propri cari ; le faciJita:i;ioni postali· e dogana1·1, concesse a.gli uffici stessi ed alle società c1i soccorso pei prigionieri; la restrizione dei mezzi per n.L1ocere al nem~co., congiunta alla proibi.ziono d'impiegare m guerra speciali proiettili troppo rnicidi~li; la garauzi,1, pe i. ".int~ eh~ .uell.e capitolazioni non sa.ranno loro imposte concl1z1om unuhant~, · e la prescrizione della scrupolosa osservanza delle concl.11Zioni fissate· le razionali e giuste limita,zioni dell'autorità militare sui territorio dello Stato ·nemico, ecc., ecc., sono risultati positivi di ordine così elevat,o, che basterebbero a dare idea della ferma volontà, della nobiltà di sentimenti e della eq nità di propositi, da cui, anche in previsio~e .de~1' ineluttabile ricorso all'urto materiale delle forze, fu 1sp1rata la conferenza a vantaggio dell'umanità e del diritto.

{{) Nolinsi specialmente ì voti 2°, 5° e 6°, relalivi ai diritti o doveri clei neutri , al· l'inviolabilità dolla proprielit maritlim,t, al bornhartlamonto colle navi , i IJUn li pote· vano facil mente conglobar.,i con gli articoli corrispondenti rld le leggi per la guerra sul con1inente.


1926

DALLA CONVENZION I, DI GI NEVRA, IJ;CC.

3a O10N'.YENZIONE

PER L'APPLICA" lONffi

I I L \ GUEnR

'· . ' " ' ' " A. ll:[ARli'TIMA DEI l'R!NOIPÌ DELLA C ONVENZfONlJ lJI GINEVRA

DEL

~2

AGOSTO

1864.

.D\

~omune aceordo fra i plenipotenziari - messa l a pregtud1z1ale che la conferenza non dovesse occu parsi che d 61· temi enunciati nella circolare del ministro russo _ 1 . 11 · . a gues t ione de a rev1s10no della Conve1,.,1·one di' G'm~ra,~r da ~, lungo Lampo. ~·oclamata, fu messa fuori di scussione. P ero non poteva p1u oltre sussistere l'irrazionale anomal' h 11 · ia ~. e ~ a ~~1erra m~ri.ttima, dove i disastri sono forse più orav1 e p1u repentini, non dovessero esten dersi· et]1' ste · ' . ~ d l] b SS1 prmc1p1 o a guerra terrestre. . Gli articoli addizionali del 1868 (art. 6 a 15) t t' · . . , non etano s ,a 1 ma1 ~·at1ficat1, a causa delle vive critiche e delle censure a .cm avevano da to l uogo; e d'aHra parte la confer~nza d1 Brnssel.le~ non aveva ri tenuto di sua competenza eu traro n el dom1mo delle r,uestionj marittime• Cl' ut•~a via · g11· . . • 'J. a.r t1coh stessi, anche dopo la oO'Uel:'ra del 18 70 , f urono t·ac1· .tamente accettati (1) ; e nel medesimo tempo l'•• ·t · f . . ••g1 az 10ne, a avare dell' rnvocata riforma, fu tenuta sern:pre viva e dalle('fa_ssem ?lee .del.I~ Croce Rossa (R oma 1892, Vienna 1897) ~ da.oh scntto.n pm autorevoli, che non cessarono mai dal1 emettore voti e prepa,rare progetti p er colmare la lamo . _ tata l acuna. .Sicchè la, conferenza dell'AJ'a 81· tr·ovo· 111nanz1 · n_ a.d .un1L q uest1one già matura, per q nesta attiva, costante ed un~foi:me ~ropagauda fat tasi per oltre trent'anni; e le riuscì qn111d1 faCJ le accordarsi su una con venzione, che e· 1a p1u ·· . importante fra quelle conchinse. perchè entr·ata se • t · . . , , 11zaresriz10ne d1 sor ta, nella sanzione solenne del d iritto pubblico. •

Q

La CoR:enzione propriamente detta - prescindendo dalle clausole d1 forma relative alh1 ratificazione, den',tnci·a • , ecc. (i ) Nell'u!!ima gu~rr,t t.ra gli Spagnuoli o gli Americ:ini, in seguito allo >ratiche fa l . dalla Frnnc1,L e dall fnl(l11lterra, 1 belli"eranli non trovarono I d'ffi 1 Lo tare .,1·1 , ·1· . 1· d 1· · . " ' a cuna I colta d1 acc:ot" ,u 1co I a r 11.1ona l1 corne un modus vivendi durante le oslìlilà.

DALLA CONVENZIONE D I OINEVHA I ECC.

1927

consta attu al mente di 9 articoli (1), i quali possono riunirsi in tre gruppi, a seconda dell' argomento ct1i si riferiscono. 1° (Articoli l a G) . Condizioni delle navi impiegate pel servizio d'ospedali ; 2° (Articolo 7). Obblighi dol personale adibi to agli uffici religiosi ed alla cura clei feriti; 3° (Articoli 8 e U). Condizione dei feriti, ma1!1ti e naufraghi. Gli articoli 1, 2 e 3 s tabiliscono che le na,vi-ospeda.le, sia militari, sia pure equipaggiate da particolari o eia società, anche di paesi ueutri, so debi tamen te autorizzate, sono risp ettate, e non possono essere cabtura.te, purchè i loro nomi siano n otificati ai belligeranti, prima di metterlo in uso. Anche le navi mercantili neutrali (art . G), aventi a bordo feriti appartenenti ai b elligeranti, non possono essere catturate se non p er le viol azion i cli neut;raliLà che esse avessero potuto commettere. Tutte queste navi, impiegate n el serv izio di soccorso, devono essere dipinte esternamente (art. o) in modo particolare; esse si :faranno riconoscere issando, con la loro bandi era nazionale, la bandiera bianca con croce rossa prescritta. dalla Convenzione di Ginevra (2). L'articolo 7 assicura al personale di ~occorso la completa inviolabilità e il diritto di compiere la proprie funzioni,. fìnchè sarà necessario ; però esso non po frà ritirarsi se non per ordine del 0omancla11Le in capo. ({) Un IO" ,1rticolo -ell e fu t·.i~:,ictto clell c pit'J vi,·c di~cuss ioni e d1e inrlusse cinque potenze n firmare co n 1·l~crva l'intor;i Couvcnzionc) - riguarclava i nanfra:;lii, for ili e mnlati, sbarcati iu porlo ncutn>, o cl, c, a meun di accomocla111~nli c·o11 trari coi loelli~oranti, dovevano essere lralleuu ti perché non prendessero di nuovo parlo all e opcrazioui di guerra. Per accordi iotcn•ouuLi poi fra lutto le 1•otcnzc in teressaLl' , riueslo :u'licolo fu esclu,;o claWatto di ra.tiOca. · (2) A 1>roposito dolln. hamliera dP lla Convenzione di Gì1iovra bisogna l'~r nola rn c;lu.:, nel(a guerra del t8i7-i8, i ~oldall maomett:mi non accella\'ano la croco ros,;.1 su Con lo bianco, perché simbolo della r.:ligiono cri,ti:,na. liu perciò, 11 titolo di mocltis vivemli, ,accordato all'esercito turco di sostituire la eroce rossa co n la mezza luna rossa. Alla confereu1.a a ll'Aja., insieme\ alla Turchia, i delega ti del Siam e dell a Persia chiese ro anch'~ssì, 1,er questi ono religiosa , cli cambiare il chst.intil·o del la Convell7.ione; ma ru st.tbililo che tale domanda dovra essere indirizzala alla conferenza che sarà inc.'lricalà della rovlsionc.


1928

DAL LA CONVENZIONE D I GI NEV R A, ECC.

1

Gli articoli 8 e 9 stabiliscono che i marinai e i militari imbarca.ti feriti o infermi, a qualunque nazione appartengano, sarnnuo protetti e curnti dai catturanti; essi però, insieme a i naufrag hi, sono prigionieri di guerra, se cadono in potere del nemico, al quale spetta. soltanto di decidere se conviene trattenerli o dirigerli su un porto qualunque.

Nella confer enza fu anche lungamente ventilata la questione delle penalità da decretare per quahrn que infrazione alle convenzioni sanitarie, tanto nella g uerra }Jer terra., come in quella per mare, e per conseguenza l'istituzione di una giurisdizione speciale per pronunciarle. Ma, per ragione di ~ompetenza, la, proposta fu scartata., insieme a tante altre, implicitamente rimandate alla conferenz1.1 per la revisione; della quale, col voto unanimemente accettato (voto n. 1), si credette dover lasciare l'iniziati va al Comitato internazionale sv:i.~zero, per continuare la tradizione giammai interrotta in u n periodo di circa quarant'anni.

L'invito a,lhL conferenza fo dimmato soltanto a,lle potenze presso le quali trova vansi accreditat i a.genti diplomatici dei Paesi Bassi; JJer modo che in totale gli Stati rappresentati forono 26, i quali figurarono in tutti gli atti nell'online alfabetico (nomenclatura francese) seguente : Germania, Austria-Ungheria, .Belgio, Cina,, Dani~arca, Spagna, Stati Uniti d'A.merica, Stati Uni!;i ·Messic·a,ni, F ra,ncùi, Gr~n B rettagna e I rlanda, GreClia,, Italia, Giappone, Lussemburgo, MonteneoTo Pa,esi Bassi Persia, Portogallo, R umania, Russia, ' ::-, ' ' Serbia, Sia.m, Svezia, e Nor vegia, Svizzera, Turchia e Bulgaria (1). O) r,a Bulgaria uon rn considerata come uno Stato sovrano, essendo, almeno nominalmente, soggetta alla Turchia; i suoi delegati formarono perciò una sezione dell,1 legazione ottomana, alla cLti sinistr;~ presero posto durante le sedute.

DALLA CONVENZIONE lH GINEVRA., E CO.

1929

Complessivamente - senza contare 40 segretari, interpreti o attachés - i rappresentanti fa~rono_ 100_ (1), di_ cui 58 delegat i plenipotenziari e 42 delegati agg1\1~ti, _sce~t1 fra l_e personalità più eminenti per le loro cogmz1om -d1plomat1che o·i uri di ch e scientifiche e tecniche. ) b ) • fi I delegati plenipotenziari apposero tutti la propna rma all'atto finale della, conferenza, come affermazione delle deliberazioni votate. ma senza alcuu impegno per le singole convenzioni e cli~hi~n·azioni, per le quali si ebbero anzi a notare alcune astensioni ed alcune sottoscrizioni con riserva. Al 31 dicembre 1899, limite di tempo fìs.s ato -per la :fin na degli atti da parte dei governi rappresentati all' A.ja, lo stato delle adesioni risultava come segne. CoNVE);ZION1.

1° Begolaniento p acifico dei conftitti inte1·nazionali. - Fu sottoscritto da tutti gli Stati rappresentati. ·Gli Stati Uniti fecero però la riserva che 111 Oonvem,ione non poteva obbligarli a .di1)artirsi dalla loro linea di condotta di non ingerirsi nella politica degli altri Stati, nè acl abbandonare la loro attitudine tradizionale in rapporto a,lle que. . • t . ~t10m puramen ·e amenc[me. . . .. La Rumania si riserbò di non accettare 1'1.ub1trato m tutti i casi.previsti; e, ·in ni un modo, per litigi anteriori alìa Convenzione. La Serbia dichiarò cli sottoscrivere a condizione c~e il priuci1lio dei buoni uffici e della mediazione ri vest isse sempre pienamente e integralmente i l carattere di consigli puramente amichevoli e inai di intervento. La Turchia infine aderì anch' essa a patto che le prescrizioni della Convenzione fossero sempre intese come facoltative, senza assumere .mai earat tere obbliga.torio o degener are iu intervento : inoltre essa si riserbò il giudizi.o sui ca,si {t cui applicarle; mai però 11er q uistioni d'ordine interno. (!)

Il Montenegro fu r,ippt·ùsentato d-i l primo delegato russo, ,1ml1asd atore De Staal.

i"l3 -

ANl'\O XLVt.


1930

1931

IJALLA CONVENZI ONI!> DI GINEVRA, ECC.

DALLA CONV~:NZIONE DI G INEVRA, E CC .

2° Leggi ecl usi cli {/t.im·rn. - Vi aderirono tutte le potenze, eccetto la Cina e la Svizzera. 3° .Appliccizione alla gue1·'r a rncwittirnci clei 1n-i1wip2 clella Gonven.zione di Ginevrn. - Fn controsegnato da tutti gli Stati indistintamente, con cinque riserve per l'ar ticolo 10,. che in seguito fu definitivamente a bolito.

aderi"to, sono: la Cina, gli Stati Uniti Messicani., la Grecia, il Lussemburgo, il Montenegro, la Serbia., la Svizzera e la Turchia. * **

L'Italia fu rappresentata dai seguenti delega.ti plenipotenziari: 1° S. E. il conte Nigra., f:'enatore del Regno, ambasciatore a Vienna; 2° Conte A . Zannini, inviato straordinario e ministro plenipotenziario all' Aja; 3° Comm . Guido Pompily, deputat,o rtl Parlamento; e dai delegati tecnici: Cav. Luigi Znccari, maggior generale; . , Cav . Augusto Bia,nco, capitano di vascello {1). Essi, a nome del Governo, aderirono a t utte le convenzioni e dich iarazioni, per le quali, furono perciò scambiate le relative ratifiche. Per modo che, in conformità del R. Decreto del 9 dicembre 1900, pubblicato nella Gazzetta Ufficiate del Regno il 18 febbraio ultimo, tutti gli a.tti internazionali della conferenza hanno gili avuto piena ed intera esecmzione, per quanto concerne il nostro Governo e nei ra1)1ìorti coi Governi che li hanno o li avranno ratificati.

Drcn1AR.~z10x1.

1° P1·oibiz·ione cli lancia1·e p1·oiettili clai palloni. - No,n v1 aderì la soJa Gran Bretagna. 2-0 P1·oibizione cli p1·oiettili spandenti gas asfissianti o clelete1·t. - Negarono l'adesione gli Stati Uniti d' }Ì.merica o la Gran Bretagna. . 3° P1·oibizione clelle pallottole e,pansive. - Non vi aderirono gli Stati Uniti cl' America, la Gran Bretag11a e il P ortogallo. 'l:nttequeste mancate adesioni furono quasi esclusivamente motivate dal criterio di mantenere ii principio ·assolu to della liber tà delle invenzioni. :I:

** Gli atti di ratifica fur6no depositati all' Aja il 4 settembre 1900. Alb riunione, presieduta dal ministro degli affari esteri dei Paesi-Bassi, parteciparono i rappre,;;entantì di 17 Stati, i quali, con voto um.nime, delibemrono l 'invio di un telegra~ma di ringraziamento alla, regina Guglielmina per l'ospitalità ricevnta, ed uno all'Imperatore di Russia, qua.le espressione dei sentimenti di viva gratitudine per la nobile e generosa iniziativa e per il potente appoggio che Egli aveva clato alla grande opera di giustizia e di pace (1). Avenclo successivamente invfato la propria ratifica anche il Giappone, le potenze rappresentate alla; conferenza, che :fin oggi non hanno ancora nitifì.cati gli ~1tti a cui avevano (-1) Comunicazio ne della Legazione

esteri, in data 4- settcmlJre 4.900.

(I'

Italia ali' Aja a

s. E.

il Ministro degli a ffarj

l

Fiu da quando, come nn felice presagio del sscolo che stava per nascere, fu gettata la prima idea di una conferenza - che doveva avere per iscopo il di_sarmo,. o per d.ir meglio la riduzione negli armamenti eccessivi che pesavano su tutte le nazioni - le opinioni o i commenti più disparati e l)iù controversi si ,pronunziarono. Entusiasmi esagerati e freddezze incomprensibili si trovarono a fronte a diffi.den"'e ingiustificate e perfino ad aperte ostilità. Ed anche quanc1o, alcuni m esi dopo, le tinte del l'osco progra.mma furono sen(!) Intervennero anche, come sog ret,lri ,1ggiuu ti, il barone Carlo FascioLti, addetto d'a.mbasciata, e il sig. Ernesto i\_rtom, adde tto di legazione.


1932

D AJ,LA CON VE NZI ONE DI GINEVlt A, RCC.

sibi~mdente smorzate nell'esposizione particolareggiaLa dei temi . a sotto~eUersi alle discussioni, le opinioni e i coinmen t1 n on vanarono no tevolment e. Così che al concerto d i lod~, di omagg i e di voti per l 'opera, coucrota, unrn.nitaria. o sociale dello Czar, si conhapposero ancora lo critiche eleo·! i scettici, ~h~ definir~no la conferem1a « un'ipocrisia cles~in~ta a clissimulare _il male del militarismo », e i moUeggi d1 coloro che, come 11 Mommson, ail'errnarouo che essa produceva l'effetto cl' u,ne (ante d' imp1·ession tlans l ' hi.stoù-e it11ive1·1Jelle (1). Cionondimeno per la tenacia di pr oposi ti del governo promotore e per l'ammirevole concordia <.l'intenti cli tutti gli a ltri, la conferenza si riunì. E fu rrì à un o-r au . I l o o r1st1 _ta_to 'aver saput~ ~ar L~cerc i rancori di 1'aZ1/.a O di pred_omm10, ~upera1~e l_e d1~colta genera.te dalle ambizioni guerriero! e vm core 1 timon delle diplomazie oltre misur a d iffi~ent1, per venire a 1~roclamare - come fece il presidente D o Staal nella sedn La m aug ura,le - che le nazioni se.ntono ardente il bisogno cli pace; che lo rivalità esisL0nti vanno attualmente spostaudosi sul ten ono e0onomico e commerciale· ma che i~ ~gni modo questo stesse ri vaJità possono eHser~ ancora . . . ut1h, 1mrchè al cli sopra d i esse si libri l'idea d e 11a grnst1zm o tlel sent~mento elevato della gra,nde fra,ternitiL umana. L e discussioni fnrono l unghe, laboriose e non pri ve di difficoltà.

II gran pubbli00, la stampa tutta d' Europa. e d'America le segni con 11:tt~nzioue passionaLa, esprimendo volta per volta_ le ~ro~rie impressioni e i propri giudizi, nou sem ~re 1 sce.v n p oro cli ~ L:a~nn~ u~ preco:1cetto, specialment e per rappo1 to alla prat1c1ta, dei nsultat 1 che giornalmento si conse(-l) Noo è possibile accennare, noanchu $On1111ari:unc 11 te al movi menJ·o cl e ,. . t tto ·1 d . ·1 •annu111.io delh id c·1 fond•mc,i" , t "' produ "e le de Il. a con rercnza · ·. l ~,·"r1in · ,u · I .mon o. c,v, e .all · ·· · u "' . ~'n. ~r'. ,crt tto ri, le .r.11:1s te fJHI. accr_cd ilate i l:1liane, tr.clesche, ingl<:si, arnoricane, ecc., 1 g 10111.1il tu1t1 '. espres,ero Il loro av1•1so SU I v11:11u argo mento . Tm gli u om in i di Sta to che -:-- ~~ntrnriamente a Ste.~d e Oe Staal - si pro1H1u1.iarono sfa vorevo lmente son~ 11'l tevoli 11 i:o mpia nto E C.i~tela,·, F. Crispi (N,10 1J<.t A11totouia mag<•io tS'l'I) 1'l'ec'r,. ·I · 1)1, S1en"r I e Zo n e , 11 ·1· ·· ' " ·· , use 11 •. o_ , r , cc. co11tu olsto1 1111alificò la confcrenz:t r.omc una dimosl razìonc \ ,lUa o eh pu rù apparato, la qua lo 11011 dol'c1·a metter cJpo atl alcu 11 risultalo pratico.

DALL A CO NVENZ IONE DI GINEV RA, ECC.

1933

g uivano. Alla :fine dei lavori, nella sedut,a plenaria del 29 luglio, lo stesso De Staal così riassunse, n elle suo linee generali, l'opera compiuta. « Rispondendo all'ap1)elJ o dell'Tmperat ore, mio augusto « Signor e, la confer enza hA, accettato il programma tracciato « dalle circolari del conte l\fouravie:ff, e ne ha fatto l'oggetto « di un esame n,tten to e proluugato. « Se la prima commissione, la quale aveva assunto l'in« carico delle questioni milit~~ri, della limitazione degli ef« fettivi e dei bilanci, non ò arrivata a ri1mltati materiali « considerevoli, si è perchò ha urtato contro difficolUL tecniche « e cont ro una serie di <:011siderazioni connesse, dell e q uali <f non si è riconosciuta in grado di affron tare 1' esame. Ma « la conferenza ha ri.chiesto ai di.versi governi di r iprendere « lo studio cli questi temi : e si è messa unanimamente d'ac« 0ordo sulla proposizìo11 0 del prirno delegato francese, ci oè « che la limita?:ione delle spese militari che pesano attuai« mente sul mondo, i.: graudemento d.esiden1bile per l'accre« sci.monto de l benessere materialo e morale clell' umanità. » Dopo aver quindi ,tccennato ai risultati positivi conseg uiti ùall a seconda commissione con lo tre clichicmi.zioni e con le convenzioni seconda e terza, soggiunse : « Ma l'opera « che apre, per così. d ire, nn' cra novell a nel clon1i o.io del di « ritto dell o ge11ti 1 è 1.a convenzione per il regolamento paci« fico clei conflitti i11teruazion ali 1 la quale JJOrta come titolo « del 1>rimo ar t icolo: !)e/, m,anten:irnento clelfo pace gene1·cile. « L a conferenza, coll'anl,orità che si annoLte ad un'assem« blea in cui sono rinni.ti gli RLfiti civili, si è :sfor zatit tli. sa.l« vaguardarc, nelle questioni cl' iul,eresse capitale, i principi « f'onda111e11tali del diritto internaziona le. E ssa si è assunto il « còmpito di precisarli, di svilupparli, di applicarli in um~ « mani era più completa : ed ha creato, su parecchi punti, un « cli.r itto nuovo, rispondente a necessitò. n nove, al progresso « della vita internazionale, alle esigf>nze della coscienza pub« blica, all e migliori aspfrazioni dell'urnanibà. E ssa ha por« tato a termine un'opera che l' avvoniro chiamerà senza <' dubbio-~ lt primo codice intenw,zionale dellct pace», e che


1934

bALLA CONVENZION.F. DI GINEVRA, ECC.

attesta l'alta preoccupazione dei governi per tutto ciò che « interessa lo sviluppo pacifico delle relazioni internazionali « ed il benessere dei po1J0Ii. « Quest'opera senza dubbio non è perfetta; ma essa e sin« cera, pratica e saggia. Essa si sforza di conciliare, salvtL« guardandoli, i due principì che sono la base del diritto delle « g~nti, il principio della sovranità degli Stati e il principio « d1 una giusta soJidarietà internazionale. Essa afferma che « nei tempi nuovi in cui entriamo,'.ciò che deve dominare sono ·« le, opere nate da un bisogno di concordia e fecondate dalla « collaborazione degli Stati tencl,enti a realizza.re i loro Ie()'it« timi interessi in una pace solida e regolata dalla giu~ti;ia. « L~ . mis~i.one compiuta ~all~ conferenza dell'.Aja, in questo « ordine, e veramente mentona e bella. Essa risponde ai sen« ti.menti magnanimi del suo augnsto iniziatore, avrà l'ap« poggio dell'opinione universale e raccoglierà .io lo spero i .li' . ::i 11 . » ' ' « suurag1 ete a stona. ~ erò l'ottimismo spir~nte da questa analisi superficiale dei risultati non è condiviso dai conhadittori, i guali - ripetendo le 0rit iche a cui si è accennato n.ell'esam:e dei sìngoli atti - riassumono alquanto .diversa.mente il l~voro compiuto dalle v arie commissioni. La prima -- essì dicono - non ha raggiunto nessuno cleo·li _obbiettivi che le erano stati indicati nei quattro n umeri del pro?ramì.1~a as_segnatole, e si è limitata. a formu lare semplici voti, destmat1 a restare forse per melto tempo allo stato platonico. . La sec?ncla, se ba compiuto nn lavoro alquanto più pra-t 1co, ha 11 torto di essersi rifiutata di rivedere la Convenzione dì Ginevra e di formu lare le leggi r elative alla g uerra sul mare. La terza non ha, neanche essa, reso grandi servigi alla causa <lella pace; giacchè l' ìnclole sempre facolta.ti va della ~eèliazìone e dell'arbitriito ne rende molto dubbia l'applicaz10ne, anche nei dissidi che non toccano g li interessi vitali delle n azioni. Esempio il sangue scorrente a torrenti nel1' Africa del Sud, due mesi appena dopo la conferenza, per q;

DALLA CONVENZIONE DI GINEVRA , EC(l.

1935

parte di una potenza che aveva mostrato il più gran fervore per la causa dell'arbitrato internazionale, in una guerra di sterminio contro nn popolo lottante per la difesa della propria nazionalità! Ciò che costituì il primo risveglio penoso in pieno sogno di pace, e sollevò l'unanime lamento dell'Europa continentale, di questa stessa Enropa rimasta così stranamente indifferente, qualche mese prima, in presenza dei massacri dell'Armenia e di Creta e dello schiacciamento della Grecia. Tra queste -clue correnti di par~ri così opposti non è difficile rintracciare la verità. Innanzi tutto - come fo osservato nella citata sednta finale - se Ja eouferenza non ha realizzato tutti i desideri - e ·i desideri e lo illusioni andavano molto molto lontano. - avrà per lo meno una grande influenza nell'avvenire ) ed 11 seme, 'che essa ha gettato, è sicuro di schiudersi feco11 damente (1) . Si tra·i;tava di una riunione di uomini seri ed intelligenti, aventi di mira uno scopo pratico, e quindi essa non poteva sanzionare tut.ti i sogni degli utopisti; d'altra parte - coi trattati conchiusi - ha saput o smentire le fosche previsioni clei pessimisti, che non vedevano in essa se non uno sforzo generoso, conqanna.to a disperdersi in 'una sterile enumerazione di voti. L'effetto morale oo·o·i o·ià con. • ' I bb b s1derevole, della comunione dì obbiettivi o di sforzi di tanti uomini eminent i.' si farà sentire sempre maO'o-iormente ·) e ) bb come ha già contribuito a stringere nuovi legami di confì~ denza e di simpatia fra le potenze rappresentate, non mancherà di diffondersi nell'opinione pubblica e conquistarla. In tal modo esso seconderà potentemente i governi nei loro sforzi per risolvere la· questione delia limitazione degli armamenti ; questione per la quale non fu per ora possibile trovare una formola pratica di accordo, ma che resterà la grave e legittima preoccupazione degli uomini di Stato di tutti i paesi (2). (!) Conte llo Mi'rnstcr, delegato germnnico. (2) ~t. dc Bcaufort, ministro olandese degli :irrari esteri, prcsi1lcnte d'onore della con· ferenza.


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Ma, oltre a ciò, molti dei risultati concreti non sono affatto disprezzabili per la loro immediata. utilità . La umanitaria proibizione cli proiettili ed esplosivi dagli effetti spaventevoli, farà in qualche modo limitare l)er ' . parte dei tecnici e degli specialisti, il campo delle ricerche di nuovi mezzi di distruzione, e ciò non sarà un lieve vantaggio a beneficio dell'umanità. L'aver riconoscinto la solidarietà degli Stati neutri nel dovere di salvaguarda.re la pace generale e la necessità di una giustizia arbitrale, _a nche senza poterla imporre, ridurrà senza dubbio considerevolmente il numero dei conflitti. E il giorno in cui si sarà trovata la base di un accordo per l'arbitrato obbligatorio, la Corte permanente internazionale vedrà inevitabilmente entrare nel siw dominjo i diversi. casi specifici, n ei quali i popoli sanmuo obbligati di ricorrere a.gli arbitri. E il numero di questi casi verrà mano mano allargandosi :fino a, creare per la giurisdizione interuaziona).e la, più estesa sfera d'azione. La compilazione del codice delle leggi e degli usi della. guerra continentale - cle:/:ìnito nn capolavo1·0 cli saggezzci e cli ci1·cospezione - h~L stabilito, nei rapporti internazionali, norme di diritto di gnerra certe e stabili, dove non esisteva.no se non opinioni ed usi più o meno vaghi, mentre la gravità dei dissensi agitantisi fra le nazioni reclam~Lva regole fisse e precise. Con esso si è completata la dichiarazione di· Brusselles, chiarendola nei punti maggiormente çliscnssi e contraddetti; e si è raggiunto il giusto scopo pratico di non dimenticare le necessità della guerra, pur preoccupandosi il più largamente possibile delle esigenze dell'urnanitiL. E di queste esigenze complesse si è pur t enuto conto nell'adattare alla guerra marittima i princip:i: della Convenzione cli Ginevrn. La nuova convenzione risultò di soli nove articoli, redatti con chia~ezza e precisione tali da farli sfuggire alle critiche di sostanza e di forma fa,tte, :fin dalla loro apparizione, agli articoli addizionali del 1868. Si evitò così i! dannoso moltiplicarsi di prescrizioni, che, ispifate

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senza dubbio da sentimenti generosi1 sono esposte ad essere frequentemente disconosciute dai belli?eranti - cli cui spesso inceppano l'azione - o sono clestm~te ~ re~tare ~11.o stat o di let tera morta, con nessun vantaggio per l·umamta, e con pei·niciosa, decadenza del sentimento di rispetto degli impegni assunti. . . In conclusione la conferenza ha scritto una delle pa.gme più importanti del diritto inter~a,zi~nale, creando - ~ ~imeo alle sorO'enti O'ià note d.egh scntton, delle consuetudm1, del consentiment; della storia, della ragione e della giustizia una nuova fonte convenzionale cli diTitto positivo, che le precedenti. tutte abbraccia e compendia. Sarà essa senza conseguenza per il benessere sociale? Non bisogna farsi grandi illusioni. La guerra - a, ~ui è necessario ancora prepararsi con assidua, cura ·- sarà bensì l'eccezione , oo·iustifi.cata della necessità, di un lavacro . . salutare, che, come l'uraga,no, purifichi l'atmosfenLpoht~ea; ma sarà sempre la guerra, con le sue iniquità e le sue v10lenze1 perchè, n~lle relazioni. internazionali, l'or_a della giustizia ~-s.solu-ta non è ancora suonata. Però non lnsogna neppure diffidare, nè disperare. Se la storicti DichiMazion~ cle:i c~1:~.,it~i clell'iionio non condusse al rispetto immediato eh tah d1ntt1, si deve ora ~nferire che essa non fu se non Fenunciazi.one cli una vana formala di dottrina? Certe idee non i:ienetrano se non lentamente negli spiriti; ma il loro cammino, una volta iniziato, non s'arresta più, diventa fatale. È questione di fede e di costanza. Léon Bourgeois, il più attivo ed autorevole dei delegati francesi alla conferenza, ad. un pubblicista che gli domandava , quale doveva, essere il sentimento degli uomini illuminati sui risnltati. di essa, rispose semplicemente con queste parole: Nè scetticismo, nè impazienza. Esse costituiscono il giudizio più vero e più laconico che si possa portare sui. lavori del congresso dell'Aja: Roma, rna.rzo 190.1..

V INCF,'SZO p .A.TROCOLLO capi/ano i!',i,·tiglicria


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Af,PlNI E AR1'1Gt.IER1A DA MONTAGNA

ALPJNJ E ARTIGLIERIA DA MONTAGNA

Non è molto, si è impeguata sulle pagine di questa Rivista una interessante e vivace polemica, fra il maggiore di artiglieria Franzini e il capitano Barbetta, sulla questione se l'artiglieria da montagna sia o no l'artiglieria degli alpini, e quindi se convenga, ad imitazione dei Francesi, una istituzione mista dei gruppi alpini. Contrario il Franzini. favorevole il Barbetta. Mi sia concesso al riguardo esprimere·modestamente le mie idee, le quali non sono conformi a quelle nè dell'uno, nè dell'altro dei citati autori. Devo anzitutto premettere ch'io penso che nella guerra, non l'imitazione, ma l'equi1ibrio dei mezzi sia indisp.ensabile, e so~o. pienamente con vinto che se gli altri eserciti (e non solo 11 francese) hanno assegnato alle truppe alpine delle batte~ie da montagna, debba esservi convenienza anche per noi di fare altrettanto. . Ciò non infirma la soluzione del problema, la quale mi pare non debba ricercarsi nel principio ma nella forma e ' ., non è ancora provato che le modalità preferite dagli eserciti stranieri siano le migliori. Ed ora affrontiamo la discussione. L'unione binaria alpini e artiglieria da montagna è necessaria, è utile? I~ mi pr~pongo di rispondere a questa domanda per ded~z10ne e 01oè, studiando prima l'impiego delle trnppe alpine nel campo strategico, tattico e logistico, per vedere· poi se i mezzi dell'artiglieria da montagna corrispondano a quel1' impiego e quali siano i modi migliori per determinarne la fusione cogli alpini.

Nel campo stratègico. - La guerra di montagna, che solo 30 anni fa si considerava impossibile per grossi reparti di

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truppa e a mala pena un autore stimatissimo, il Kuhn, tratteggiava nelle sue linee principali, è divenuta ormai il ca~ pitale studio di quelle nazioni, che hanno frontiere, come le nostre, validamentà coperte da monti. Non era bastata un' .intera storia da Annibale a Napoleone per sfatare la convinzione dell'inespugnabilità delle Alpi, e 30 anni bastarono per compiere una delle più grandi rivo· luzioni nelle idee della guerra. Potrei cercare le ragioni di questo fatto· nel bisogno di guadagnar tempo per compiere le operazioni di mobilitazione e di radunata, rese oggidì più laboriose dalle grosse masse di armati, o nel decisivo progresso dei mezzi logistici; ma io non intendo fuorviare dall'argomento che mi sono proposto e bastami constatare che ormai le prime operazioni di guerra da noi saranno portate sulle A lpi. Ciò posto, in tesi generale, la preparazione di una regione mqntana, qualunque sia l'obbiettivo a cui si tende, esige la costituzione permanente di uno sbarramento, sopra.una o più linee difensive, dettate da concetti politici e tecnici e appoggiate ai punti che sono i cardini del movimento logistico. Attorno agli sbarramenti saranno prestudiate e preparato alla manovra, mercè numerose èOmunicazion.i, le posizioni tattiche più • importanti, in osseqnio all'eccellente criterio di assicurare la massima mobilità e praticabilità logistica, clalle quali i grossi cm·pi non possono prescinde;·e, per allargare il campo di attuazione di quell'ideale dell'arte tattica montana, che il generale R icci faceva consistere nell'alte1·,ia,·si delle tenaci difese locali, con arci'it-i ed inattesi atti contr·offensivi sui punti e nelle clirezioni più convenienti. Allo scoppio della g11erra, nella prima fase politico-mi_ lita.re, l'uomo politico e quello di guerra determinano la funzione che la regione montana deve esercitare rispetto alla economia generale delle operazioni, e cioè se debbasi semplicement(1 attraversare con scopo offensivo, o se l'occupazione debba tendere ad arrestare le mosse dell'avversario. Anche nel primo caso non è da ritenersi che la traversata possa compiersi a fondo, velocemente e subito, come si po-


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ALl?IN_l E ARTIGLIERIA DA JIONTAGNA

trebbe supporre. Parecchie ragioni si opporranc.o; anzitutto ragioni di mobilitazione e radunata che esigono un certo tempo per non avventurarsi troppo presto con poche forze e mal preparate; poi ragioni logistiche dipendenti dalla scarsità di risorse che offre la montagna, per cui l'esercito ope· rante dovrà contare quasi unicamente sui propri mezzi, in ispecie quando invadendo il territorio avversario avrà tutta la probabilità di trovarlo sfruttato; infine, ragioni tattiche dovute alla resistenza dei nemico, che appoggiato ad ottime posizio1_1i farà vivo contrast,o all'azione troppo ardita e impedirà soventi il raggiungimento immediato dell'obbiettivo che l'offensore si fosse proposto. Concretando quest'ultima ipotesi generale al caso della nostra frontiera occidentale, ricorderò che il De Buttet, in un suo scritto sugli alpini, dice che oltre il confine la nostra azione offensiva troverebbe: 1° Una lineit di piccole piazze alla testa del le valli presso i colli di frontiera ad immediata loro difesa; 2° CTna linea di piazze più i mportanti agli sbocchi delle valli secondari'e colle principali; 3° Una linea di sbarramento fortissima uelle valli principali, destina,ta a servire di punto di appoggio alle truppe di fron tiera. e di copertura alla mobilitazione. E conchiude : « ... passati i colli, e t( anche occupati i territori di Tarantasia fino ad Albertville « e di Moriana fino a Modane, a che varrebbe all'Italia questo « primo successo? Essa s i spezzerebbe fatalmente davanti ai « nostri forti e si eternizzerebbe a fare, senza seri risultati, « una guerra di montagna difficile e pericolosa. )) Ordinamenti simili a questo frances e si.trvveranno presso a poco in tutte le regioni montane e quindi gli sforzi da superare dall'offensore saranno ripetuti e gravosi. Non è dunque lecito supporre che un esercito invasore possa a cuor leggiero gettarsi in un'impresa offensiva, senza aver sostenuto una prima difesa che gli permetta di raccogliere le truppe, di rischiarare la situazione e di preparare i mezzi a tti a vincer e la resistenza avversaria. È con questo cr.iterio che quasi tutti gli eserciti, i quali abbiano da superare frontiere montane, allestiscono batterie d'assedio al seguito delle prime truppe.

ALPINI E ARTIG l.lER IA UA MONTAGNA

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Avviene per cousegt10nza che in ogni mod.o la, seconda fase della guerra, di ca!attere essenzialmente militare, si inizierà .con azione tempora,neamente difensiva, salvo poi assumere un contegno offensivo al momento opportuno od uno schieramento controffensivo. Se nelle mie presunzioni sono snl vero, ecco che si presentano a priori varie lacune da. colmare nello spazio e nel tempo.' Come e chi coprirà fi.u da principio la linea di sbarramento e l'affl.uenza delle prime masse? Come e chi assumerà, quelle informazioni strategiche così decisive sui risultati? Come e chi collegherà le grandi regioni di radunata, de· signate dagli scopi tatfiici e dalla praticabilità logistica? Come e chi proteggerà i .fiai;i.chi delle grosse unità operanti offensivamente o iu controffeusi va? , Sono quesii i còmpiti degli a lpini. Dico degli alpini, e taluno potrebbe chiedermi: - e perchè non della fanteria in genere ? Buoni polmoni, gambe robuste, garetto d'acciai.o, queste sono le qualità necessarie ad un bnou marciatore in m.ontàgua, ed un prolungato allenan1ento può rendere idoneo a vivere e ma,novrnre in zone alpestri, quals iasi reparto di fanteria ed anche intere brigate. Questo è vh o, ma ciò che costituisce la caratteristica deglt alpini è l'attitudine innata, che non abbisogna di quell'allenamento che le ferme moderne non consen tono di ottenere, che permette agli alpini di operare isolati ed a piccoli grnppi nell' insidiosa montagna, condizione importante per truppe che debbono aW iniziativa dei loro minori organ~smi la riuscita delle .più ardite operazioni. La special e attitudine dF11l'alpino sta nella prontezza della mobilitazione, nel!' impulso che proviene dalla difesa del proprio casolare e della propria famiglia, nella sobrietà, nella conoscenza del territorio, nella capacit~ di battere a lungo la montagna anche quando è oscura e pericolosa, nell'orientamento istintivo che .facilita le operazioni anche in regioni montane che n on siano le proprie, il che è da tenersi in g ran conto nell'esplorazione e nell'offensiya.


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Al,rlNI E AR1'10LIEIUA D.\ )10.NTAGNA

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_truppe. d_i s!mil genere è naturale che siano assegnati i pnmt comp1t1 d1 una guerra sulle Alpi; se non che taluni autori,_ con voli :7eramente pindarici, immaginarono, forse in ossequio alle brillanti tradizioni. della cavalleria, un' avanscope1·ta alpina, che ~a mo~ti fu accettata e fece parte per qualche tempo delle idee riguardanti la guerra montana. . ~e~la baldanza dell' idea nuova si inneggiò alle azioni ard1t1ss11:1e ~el pri~o momento e si sognarono colonne alpine volanti d1 va:le lll val_le per ~cru~are _l'orizzonte, puntare sul fianco dell avvorsano, colpirlo m p1ena radunata sorvegliarlo attivamente e riferire ... e riferire. ' Certo che su questo argomento bisogna tener conto della relativitìi., e nelle regioni montane gli alpini' avranno sempre una velocità superiore alle altre truppe, ma questa velocità è legata al terreno ed ai mezzi logistici. Fra le operazioni d'.avanscoperta degli alpini e della cavalleria vi sono due d~fferenze sostanziali: la mancanza del mezzo veloce e della. pianura su cui poter_correr e. C~i ha ~ssist.i to a marcie e manovre in montagna sarà c~nvmto d1 quello _c he dico ; non è salendo un'erta ripidissima, non è travorsando ghiacciai, non è inerpicandosi fra 1~ r~cci_e, n~n è in paese povero di riso1·se, ricco di posi. z10~1 d:fens1ve, che si possono immaginare le rapide scorrerie d1 Stuart e di Seridan, o le intraprendenti operazioni della cavalleria tedesca. L'avanscoperta degli alpini, ed uso questo vocabolo imp_roprio, de_ve procedere molto adagio di posizione in posizione, specialmente poi se si svolge in territorio avversario· dai suc~essivi appostamenti si lanceranno qua e là picco!~ palitughe, plotoni al massimo, comandati da uomini iutelli~@ti, energici, pronti di mente e di cuore. Queste pattuglie combatteranno la loro prìma guerra coi cannocchiali spingendo_ l'acuto sguardo più avanti possibile, frugand~ tutte le pieghe del terreno ed evitando le deplorevoli conseguenze della sorpresa; talvolta, e più probabilmente nella primavera, la neve agevolerà loro il còmpito, consentendo

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di guizzare in arditissime volate di ricognizione mercò un conveniente impiego di shy. I grossi potranno appoggiare, ma non seguire le pattuglie; le loro marcie saranno brevi e susseguite da lunghe soste in buone posizioni del terreno, da cui muoveranno soltanto per qualche puntata risoluta verso i fianchi e il tergo del nemico, quando se ne presenti l'opportunità; per quanto temerairia sia la loro azione, per C)uanto vogliano vedere e vedere da lontano, i grossi non pot·ranno spingersi oltre due o tre giornate dai centri di riforn imento, perchè anche gli alpini, sebber;i.e sobri, non possono vivere senza salmerie, cioè senza una lunga linea di approvvigionamento, faci le obbiettivo ai colpi di mano del nemico. D'altra parte non converrà a queste truppe avanzato di àllontanarsi dalla frontiera fin dai primi giorni, perchè ad ess~ spetta ancora il mandato di coprire la radunata delle grosse unità e la linea di sbarramento. Taluni vorrebbero legare interi baLtaglioni alpini attorno ai forti , ma ciò non sembra nè utile, nè necessario, nè possibile per le truppe alpine che sono già. tanto scarse. Gli è vero che accanto ai battaglioni permanenti si affiancheranno le compagnie di milizia. mobile ed i battaglioni di milizia ter~itoriale; ma shl concorso problematico di questi reparti mi riserbo di ritornare, osservando per ora che anche un battaglione alpino di milizia territoriale, quaudo sia legato ad un forte di sbarramento, perde il vantaggio delle sue principali attitudini e ad ogni modo è un battaglione di mono che si getta nella bilancia delle primo decisioni. Per il complesso delle loro delicate mansioni strategiche, i reparti alpini destinati all'occupazione avanzata avranno le bracoia lunghissime, numerosi ten tacoli sguinzagliati dovunque, i cent' occhi d'Argo, ma i loro piedi saranno di piombo. È a questi piedi che riterrei opportuno incatenare qualche batteria da montagna, perchè nei primi scontri, da cui assurgono informazioni determinauti, bisogna assicurarsi la supremazia sia nella tona.eia della difesa, come nella potenza della eventuale controffesa.


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D'altronde il nemico non resterà inoperoso ; esso pure cercherà di assumere iufo1:mazioni e di coprirsi con un velo di truppe che converrà squarcìare al più presto; ora, in questi primi combattimenti noi nou dovremo dimenticare che ()'li eserci_ti confinanti avranno artiglieria da montagna, e il p~esentarsene privi costituirebbe fin da principio una condizione d' inferìorità. Il maggiore Franzini non accett.a questo ragionamento ed ammettendo di massima che l'artiglieria da montag~a sia un ingombro, si rallegra col partito che ne ,sarà privo; ma io penso che il concorso dell'artiglieria, anche q_ua~d~ costi qualche sacrificio, sia troppo prezioso in quals1as1 circostanza e specialmente in montagna, e non potrei davvero sostenere che sia vaufaggioso il mancarne.

Nel campo tattico. - E vengo allo schieramento il quale' presuppone la possibilità della difesa ; parlando di schieramento io intendo quindi di parlare anche dell'azione difensiva. Chiuso iÌ primo p~r iodo della guerra, la coper tura strategica scompare; le maggiori unità avranno preso posizione nelle- regioni tatticamente e logisticamente preparate. Che ne sarà delle truppe alpine ? In montagna oltre la zona praticabile, oltre i confini del facile e del semi-facile esistono regioni ove è ·r ude il vivere arduo il ~uoversi e manovrare, d ifficile ) 1 rifornirsi e eh~ pur tuttavia debbono essere occupate perchè sono i capisaldi della difesa. Queste zone alpestri più o meno inosoitali, sempre elevatissime e nelle quali sol qualche ricovero ~erve di rifugio alle truppe che vi soggiornano, saranno il campo d'a.zione degli alpini nel periodo tattico difensivo. Qneste reg ioni si presenteranno per natura variabilissime ; saranno · talvolta larghi dossi o altipiani leggermente ondulati, spes;;o saranno nodi stradali, talora picchi dominanti o falde che signoreggiano un colle; fa loro u bicazione permetterà· soventi d i proteggere i fianchi dei corpi principali, ma spesso li difenderanno indirettamente, cioè dalle ~alli secondarie, cercando d'impedire all'avversario il largo aggiramento ;-la

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loro ampiezza designerà la forza e il modo di occuparle. Comunque, è certo che l' importanza delle operazioni compiute in quelle r~gioni el~vate sarà grandissima, contro il nemico che minaccioso avanzi verso i fro~ti principali, o che, presago dell' influenza che può avere il dominio, rivolga l'attacco, come ì Turchi a Alma , là ove per le maggiori difficoltà del terreno crede di trovare minore resist enza armata. Ma ogni difesa sarebbe infruttuosa qualora non si accoppiasse all'ardimento della coutrofl'esa. In montagna, dice Kuhn, la guerra dà felini risultati soltanto quando è attiva e anche la difensiva non può essere svolta che con u,na se-rie di att-i contronensi-vi principalmente falli per l'alto e siil fianco. Le truppe alpine non potranno quindi limitarsi ad una resistenza passiva delle regioni OGcupate, ma dovranno distnrbare l'avversario specialmente verso le ali e sulle retrovie. Il saper scegliere le regioni più convenienti per compiere questa duplice missione difensiva e controffensiva, costituirà appunto l'arte della guerra. Ma l'arte non ?asta, occorr e una · forza ·che la vivifichi, che traduca in effetti i doni della natura; questa forzii deve r icercarsi nell'attività della truppa, la quale sarà -tanto più. efficace quanto più sarà completa nei mezzi; fra questi quasi sempre dovrà annoverarsi l'~r• tiglieria da !noutagna. In quanto all'offensiva, noi già vedemmo, come ragioni di carattere strategico, non lascin o supporre che qualche gruppo alpino indipendente possa fare un volo offensivo lontano, senza infrangersi contro fronti protetti da immani doni naturali e artificiali. Una simile azione non potrebbe esplicarsi che sulle vie principali, quando gli alpini fossero riuniti in grossa unità; in tal caso non solo si assegnerebbe ad essi artiglieria da1I montagna, ma ben anco artiglieria trainata ·e forse qualche~, batteria d'assedio e l'azione non potrebbe essere che ecce, zionale e ben preparata. È più probabile che l'atto offensivo degli al_pini sia incastrato nel movimento generale, il quale si svolgerà con brevi marcie seguite da lunghi a rresti, necessari per vin1'!1, -

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ALPINI E ARTIGLIERIA DA MONTAGNA

ALPINI E ARTIGLIERIA DA MONTAG-NA

cere le successive resistenze e inevitabili per ammassare le truppe che sfilano in lunghe, interminabili colonne. Gli alpini allora, se non saranno impegnati in avanguardia, troveranno impiego nelle zone più alpestri, intermedie alle grandi operazioni, nè potranno sconfinare dal raggio d'azione delle masse principali, a cui agevoleranno le mosse con marcie di fianco, cercando di aggirare continuamente le ali dell'avversario. Il loro mo-vimento sarà decisivo, giacchè anche nell'offesa, secondo il Fonio, le decisioni debbono venire dall'alto o almeno dall'alto debbono essere preparate. Gli Austriaéi, la di cui competenza in montagna. è indiscussa, us.arono in Bosnia ed Erzegovina un sistema dico· lonne aggiranti permanenti che assicurarono loro un conti. uuato successo. Per un còmpito di tal genere non basterà che gli alpini si limitino a semplici dimostrazioni di poche forze; occorre un risultato determinante, un colpo potente, e l'artiglieria non può esimersi dal prestare il suo efficace concorso. Si potrebbe obbiettare che nell'offensiva gli alpini marciano in condizioni difficili, che le lunghe file saranno soggette alla disorganizzazione, che l'artiglieria vi si troverebbe molto a disagio. Ma la grande profondità sarà compensata dalla maggior r esistenza delle -avanguardie appostate in ottime posizioni, e d'altra parte la montagna non è così impercorribile come suol credersi; reparti alpini troveranno sempre il mezzo di marciare fuori di strada in ·più colonne, lasciando all'artiglieria la via migliore, purchè .siano oppor· tunamente regolati i partiéolari di esecuzione. Sarà questione di tempo, ecco tutto! , Si potrebbe ancora obbiettare che talora le' condizioni del terreno, od altre, consiglieranno di fare una minuta guerra da partigiani, sostenuta or coll'astuzia, or coll'ardimento, or con colpi di mano, or con fiere resistenze, avanzandosi o ritraendosi rapidamente a seconda dell'opportunità. Così pure potrebbe avvenire che fossero consigliabili operazioni di notte e colla nebbia.

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Certo che in questi casi l'artiglieria da montagna. non potrebbe seguire gli alpini con proba.bile effioaoia. d'impiego. Ma simili condizioni non possono essere ohe precarie e lo stesso ragionam~nto dovrebbe ripetersi per le salmerie cha pur sono parte integrante e vitale delle truppe alpine. D'altra parte convien ricordare che in montagna le operazioni di notte e colla nebbia sono armi a doppio taglio, di cui si deve far uso con molta parsimonia. Bisogna aver provato cosa vuol dire una marcia notturna in montagna per esserne persuasi; i sentieri mal segnati fra le balze allungano enormemente le file, il suolo malfermo non dà più appoggio sicuro al piede, l'orientamento è incerto, le false traccie obbligano a giri lunghissimi. Il buio è un gran nemico in montagna e, specialmente in terra straniera, non si potrebbe affrontare leggermente senza sicure ed ottime guide. In ogni modo io penso che con venga, determinare volta ' per volta sull'opportunità di accoppiare o meno l'artiglieria agli alpini, e sarà questo il còmpito dei comandi superiori, ma che n on si possa negare l'utilità dell'artiglieria in molteplici casi ed escludere a priori un'ottima combinazione binaria per tema che qualche batteria possa . essare obbligata ad un silenzio temporaneo. Nel costituire un partito di guerra· è norma costante di assegnargli tutti i mezzi atti a raggiungere lo scopo, ma con ciò non è inteso che tntti questi mezzi siano sempre impiegati : sarebbe abbastanza strano che, ad es., si mandasse della fanteria ad un attacco notturno colla sola ba.ionetta per tema che non possa adoperare il fucile. Noi dunque ammetteremo come provato che anche nel < campo tattico, come in quello strategico, l' impi~go dell'artiglieria a sussidio delle operazioni alpine sia _opportuno e quasi imprescindibile. :,.

Nel campo logistico. - E ciò basti per quanto riflette il campo strategico e tattico. Un'altra questione, non meno importante, fu sollevata in riguardo all'attitudine dell'artiglieria da montagna nel se-


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ALPI!:sl E AR'l'IOL!ER IA DA MONTAGNA

guire gli alpini; tal problema io lo studierò sotto il duplice aspetto della. manovra e della capacità logistica. Circa la manovra non perderò molto to.mpo in discussioni, citerò soltanto un episodio che se non ha una graude importanza taU,ica, ne ha una grandissima rispetto alle qualità manovriere della nostra artiglieria da montagna. Molti ricorderanno le manovre d'assedio di Susa che si fecero nell'estate del 1899; la città di Susa era protetta dai suoi sbarramen ti fra i quali manovravano le t ruppe mobili ; batterie di vario calibro occupavano tutte le pendici circostanti e gli estremi riparti di fanteria tenevano il fro nte dal Roccia.melone alla testata del contrafforte della Mulatera, ove il passo dell'Avanzà coi vicini trinceramenti del Clapier CO· stitnisce una solida linea difonsi va. L 'attaccante era.si impadronito del lv!onceuisio e quando ritenne che le sue batterie d'assedio avessero con potente fuoco scosse le opere della difesa, decise di scendere dall'altipiano per attaccare la città. Le ba,tterie d'assedio, l'artiglieria da campagna e il grosso della fant.er ia dovevano occnpare i versanti di val Cenischia, mentre un gruppo ~!pino, composto di due battaglioni e di due batterie d'artiglieria da montagna, doveva operare verso la l\folatera impadro11endosi dell'Avau7,à, e successi varoeute di tutto lo sper one fino a Santa Chiara (Prà P iano). Il comandante del gruppo ebbe a constatare, nelle ripetute ricognizioni, cbe fra il pianoro del Moncenisio e I' A va.nzà si ergeva una plaga di terreno quanto mai alpestre, costitnita dal Monte Giusalet e dal ghiacciaio di Bard, r egione che potea ritenersi impercorribile da reparti di truppa. L'attacco dell'Avanzà non sembrava possibile che girando a valle il ghiacciaio di Bard, per risalime· poi i bunoni meridionali, operazione di riuscita mol to problematica per poco che l'avversario occupasse i ciglioni fronteggianti. In tale situazione il comandante del gruppo alpino pensò di tentare l'occupazione del Monte Ginsalet, couvinto che perciò solo il suo còmpito sarebbe stato molto più agevole e, pieno di fede nell'ardimento delle sue truppe, ordinò che

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AT.PlN ! l, A H'l'!OJ .11':RI A l)A MONTAGNA

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non solo nu battaglione alpino( ma anche una batteria da montagna ~areassero di arriva\·e sul!a cima del Giusalet, mentre un seuondo battaglione ed una seconda batteria avrebbero girato per l'impervio gruppo di Bard ed attaccato l'Avanzà di fronte; era inteso che l'azione di quest'ultima c:>lonna doveva subordinarsi al presentarsi della prima snl Giusalet. Così deciso, si tratta.va cli agevolare il còmpito alle truppe che dovevano fare l'ascesa, la quale non presentava difficoltà che nell' ùltimo tratto, dove il versante da risalire ·era l'ipi dissimo e coperto per circa 400 metri cli dis livello da un nevaio agghiacciato. Fu disposto che una compagnia alpina collocasse un plotone su1 monte Giusalet e che sotto la prote:i:ione di quel plotone aprisse sul nevaio Lm sen tiero a zig-zag; intanto il parco d'assedio doveva approntare nu certo numero di pie.: cole slitte capaci di portare il materiale della batteria. Una llOtte . ed un giorno lavorò quella compagnia per aprire il varco; ma, salendo, le difficoltà divennero insuperabili, perchè la neve non appena intagliata si agghiacciava di nuovo interrompeuclo la via, nonostante che un plotone fosse impegnato in permanenza per tenerla iu buon stato. Fu necessario appoggiarsi alle r ocoie e rimontare tutta la testata del ghiacciaio di Bard, attraversata la qua.le si giungeva facilmente alla cima del Giusalet. Temendo che il còmpito assegnato alla prima compagnia fosse eccessivamente gravoso, il comandante del gruppo dispose perchè una seconda compagnia raggiungesse le falde del Giusalet; entrambe le compagnie nel secondo aiorno trascinarono a poco per volta le slitte per l'erta n evosa d~onde giunto alle roccie, il materiale della batteria veniva soll evat~ quasi verticalmente con foni. Alla sera del secondo g iorno, mercè il costante e indefesso lavoro degli alpini e degli artiglieri, tutta la batteria giunse al ghiacciaio di Bard. / . Nel mattino del terzo giorno non restò che a superare la facile testata del ghiacciaio ed all'ora preventivamente stabilita


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ALPINI E ARTlGLJE~

ALPINI E ARTIGLIERIA DA MONTAGNA

il primo colpo di cannone tuonava sui trinceramenti del Clapier. L'occupazione del Giusalet assicurò l'attacco dell' Avanzà fatto dal battaglione Fenestrelle e dalla 2" batteria e, stante le condizioni del terreno, tutto il contrafforte della Mulatera fo ceduto all'attaccante fino a Santa Chiara. Ripeto qui che non intendò dare tatticamente all'episodio maggior importanza di quello che possa avere; ma cito con orgoglio d'alpino g uello sforzo di manovra, contro alle teoriche affermazioni di chi accusò i sostenitori dell'artiglieria di non aver mai oltrepassato i colli mulattieri . . A simile accusa nessuna risposta è migliore che la stregua del fatto compiuto. Quest'episodio prova chiaramente tutta l'attitudine di manovra del!a nostra artiglieria da montagna e dimostra che se l'alpino si prepara fin dal tempo di pace a superare le più dure avversità della montagna, l'artigliere non cede al confronto. A quella stessa manovra di Susa noi abbiamo assistito con meraviglia alle pronte mosse dell' artiglieria d'assedio montata sui carrelli; abbiamo visto quei pesanti cannoni superare con estrema facilità pendenze fortissime, li abbiamo visti inerpicarsi per sentieri malagevoli, per traccie appena segnate dalle compagnie del genio; quei cannoni 11oi li abbiamo uditi sempre tuonare nel luogo e nel momento opportuno, a sostegno dei grossi di fanteria che attorno ad essi manovravano. E l'artiglieria da montagna vorrebbe assidersi fra tali possenti batterie e subirne la più strepitosa e fatale concorrenza·? Via, non è, nè può essere questo il suo ideale; in alto deve ascendere l'artiglieria da montagna, giacchè lo. può, onde appoggiare saldamente le manovre caratteristich·e ed autonome delle truppe montane, siano esse alpini o battaglioni di fanteria bene allenati. Occupiamoci ora della capacità logistica che si vuol riscontrai;e tropp9 limitata nelle batterie da montagna rispetto agli .al pin~.

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IL

XIA MONTAG~A

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Un battaglione alpino a 5 compagnie porta con sè 191 muli e 27 carrette; ripartiti in 3 scaglioni; il primo non può distaecarsi d~lla truppa perchè ne è ragione essenziale di vita, il secondo serve per rifornire il primo di ciò che si va consumando, il terzo è un parco eventuale che raccoglie le risorse locali o trae rifornimento dai magazzini più prossimi. Si comprende come la dista,nza massima alla quale il battaglione può distaccarsi dipenda dall'entità del secondo scaglione e, data la costituzione delle nostre salmerie, riteniamo non possa superare le due giornate di marcia. Oltre questo tempo bisogna che il terzo scaglione avanzi a sua volta e non potrà farlo se dietro di esso non si stabilisca. una continuata catena, appoggiata a depositi appositamente sta.biliti o a ricoveri alpini già provveduti di r isorse. In montagna le risorse ·l ocali sono sempre molto scarse e i rifornimenti dal tergo sono resi difficili, perchè in seguito, allo spopolamento delle vallate non si trovauo più i n'u).'ll~rosi equìpaggi dei tempi di Bervich, di Catinat e di Lesdiguières; la capacità logistica del battaglione alpino sarà quindi molto limitata. A riparare in parte a tali inconvenienti il battaglione dovrà quasi• sempre farsi seguire da forni someggiati e da parchi in piedi. Il forno porta un aumento di sei muli senza tener conto del trasporto farine, per il quale si potrà sfruttare fino ad un c~rto punto il parco in piedi, aggravio indispensabile e non indifferente. Se noi immaginiamo un grnppo alpino di 8 o 10 compagnie, esso avrà al suo seguito non meno di 400 muli e 50 carrette, oltre il codazzo delle farine e delle bestie mangerecce. Da quanto ho esposto fin qui si può facilmente arguire \ che l'indipendenza dei reparti alpini è relativa e che le , azioni rapide ' sono proprie di piccoli reparti come le com. pagnie, e non dei gruppi principali a cui potrebbe assegnarsi dell'artiglieria da montagna. Ciò posto, noi constatiamo che una batteria ò.i 6 pezzi esige 138 quadru pedi e .9 carrette, il che dimostra che il


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ALPJNl E ARTlGLlEHIA DA. :l!ON'l'AGNA.

ALPINI E ART!GUEH!A DA MON'fAGNA

' suo gravame logistico non è poi tanto eccezionale m confronto a quello di un battaglione. La salmeria deìla batteria si divide pur essa in tre sc11glioni, di cui il primo è parte integrante della batteria, il oocondo rifornisce, il terzo forma parco eventuale che tra.e le sue risorse dai magazzini avanzati. Confrontando i tre scaglioni del battaglione e della batteria, rispetto ai quadrupedi si ha: Battaglione alpino. Batteria da montagna

4° Sc,iglione

2° Sc,iglione

3° Saglione

36

79

57

71

44

22

Come appare, la maggior differenza sta nel primo scaglione, cioè nei quadrupedi che vivono sul posto; rna tal differenza è compensata dal numeroso parco in piedi che necessariamente deve seguire il battaglione, ed è poi assolutamente equilibrata nei, second i scaglioni, giacchè la somma è appunto di i15 quadrupedi, sia nel battaglione, sia nella batteria. · Mi sono alquanto fermato su questo punto per arrivare a concludere che ove può andare e vivere un battaglione alpino, può andare e vi vere una batteria da montagna, e ::;e ammettemmo che un battaglione possa allontanarsi dalla sua base di rifornimento (3° scaglione) per una o due marciEI, anche la batteria può farlo, perchè i due primi scaglioni portano tre giornate di viveri e 170 colpi per pezzo. A s~mplifì.care poi la questione sul modo di far vive!'e i quadrupedi nelle regioni più elevate, sta il fatto che, ad eccezione del primo scaglione, gli altri sono lontani o formano catena, e quindi non vivono sul posto, ma lungo tutta la zona del rifornimento, nella quale non mancheranno· opportuni luoghi per provvedere anche al problema di abbeve-. rare i quadrupedi. In Africa visse per parecchi mesi il nostro corpo d'opera· zioni con rifornimento fatto a: soma, per sentieri angusti, soggetti ai colpi di mano, privi di acqua e lontani dalla base; se ragioni logistiche poterono influire sull'esit o sfor-

... I

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tunato, non ne furono certamente la causa prima, perchè dopo Adua si rese ancora possibile Ja marcia su Adigrat, quantunque sia stato uno sforzo logistico quasi sovrumano. Un problema che preoccupa l'artiglieria, veramente grave, è il r ifornimento successivo delle munizioni da gu.e rra; io penso che per facilitarlo le batterie dovranno assicurarsi abbondanti depositi di munizioni in tutti i forti di sbarra· mento e meglio 'ancora nei ricoveri alpini, dai quali l'arti. glieria ha :finora sfuggito, e pa,rmi, senza troppa ragione. Dove il problema diventerà difficile a risolversi è al di là della frontiera, ma è difficile altrettanto per gli alpini, ed è s,ppunto per questo che :fin dal principio dissi che si doveva andar molto cauti nell'immaginare quelle mosse volanti teo ricamente sognate. . Nella stagione invernale le operazioni alpine si svolgeranno in ambiente logistico più che mai sfavorevole; bisognerà che le truppe si abituino a vivervi procurandosi buoni r ipari dentro la neve stessa o accomod.andosi speciali atl;endamenti. Nelle marcie si farà uso di grappette, o di racchette, . o d i sky, notando che la neve permette talvolta di snperare difficoltà che nella buona stagione nou si sarebbero vinte. I qùadrupeii daranno maggior pensiero e spesso converrà sostituirli con portatori o con slitte trascinate da muli o da nomini, modificando e adattando i carichi ai mezzi di trasporto. Però anche i quadrupedi marciano sulla neve, in ispecie quando sia indurita, purchè si adoperino i chiodi o ferri da ghiaccio · con grip, oppure si avvolgano gli zoccoli con stracci o letame. Le nostre batterie da; montagna sanno per lunga esperienza quanto si possa ottenere dai quadrupedi nelle regioni ricoperte da neve. · · In conclusione, la neve non è un ostacolo insuperabile, rende le operazioni molto più lente ma non per questo meno efficaci~ purchè si sappiano sfruttar e tutti i vantaggi, evitando gl' inconvenienti delle valanghe, della temperatura e dell'eccessivo affondamento. Qualche battaglione alpino ed anche le batterie da montagna non dovranno , arrestarsi di fronte al problema logi-


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ALPINI E ARTIGLIERIA DA MONTAGNA

stico invernale, sempre solubile, come lo dimostrarono all'evidenza e ripetutamente i nostri Duchi di Savoia attraversando le Alpi nel cuor dell'inverno e in pieno assetto di guerra, In generale poi crediamo di poter affermare che non si deve dare troppo peso alle preoccupazioni logistiche, qualunque sia la stagione, qualunql).e sia il terreno. La logistica non è che un mezzo di guerra e come tale deve ubbidire e non comandare; le maggiori diffk1oltà, che talora possono sembrare insuperabili, non esigeranno che una ferrea energia accompagnata da uno studio preventivo accurato o coscienzioso dei mezzi disponibili. ll fuoco d'artiglieria in montagna. ·-:- Nei còmpiti assegnati alle truppe alpine e che siamo andati esponendo, si è cercato di accentuare le molteplici e svariate circostanze nelle quali l'artiglieria da montagna potrebbe spiegare utilmente la sua azione di arma ausiliaria e vedemmo altresì come le difficoltà logistiche e di manovra non siano al riguardo n egative. Si l)Otrebbe ritenere allora che la riluttanza ad unire l' artiglieria agli alpini · dipenda dall'impiego del fuoco, ed è questo che noi cercheremo ora di vedere. . L'a:ffermazione che l'artiglieria da montagna non può stare cogli alpini, è nata in gran parte dal fatto che nelle esercitazioni pratiche di montagna i pezzi ar'rivano tardi a far sentire la loro azione per dirigere e talora risolvere il combattimento. Se ciò è vero perchè spesso · bisogna perder tempo per aprire la strada o per trascinare a · braccia i pezzi, non è sempre e in tutto giusta la deduzione che si vuol fare, perchè vi sono circostanze nelle quali i soli alpini nou potrebbero vincere la re~istenza dell'av versario senza il concorso anche tardo dell'artiglieria. Soventi il ritardo non è che apparente e ·dipende dalla foga colla quale si sv.olgono le esercitazioni di pace, foga che è insita alle manovre senza proiettili e che si può frenare ma non vincere. In montagna poi non è prudente nè indispensabile che l'artiglieria si esponga troppo presto, perchè in generale il

ALP~N l E ART IGLIE~ IA D~ nroNTA.GNA

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-terreno è fra.stagliato e coperto, gh angoli morti sono molto accentuati, le insellature e le dorsali si succedono spess'o senza lasciare vasti canipi di tiro e se questi esistono impongono tiri ficcanti o con forti dislivelli, poco favorevoli all'azione del fnoco. L'attaccante nou ha bisogno di far presto, esso µevo porre solide radici nelle posizioni che l'avanguardia, sempre rinforzata in montagna, va sucJessivamente occupando, coprendo lo schieramento e sollevando così l'artiglieria da questo còmpito, che è il primo nei combattimenti dal piano. Da queste posizioni l'attaccante deve svolgere una prolungata azione di fuoco prima di 1Lvventurarsi all'attacco in terreni sempre difficili e quindi l'artiglieria avrà tutta l'opportunità d' intervenire prima della soluzione. Tardi forse, ma in tempo! Contro la combinazione che è oggetto dei nostri discorsi si sosti'ene ancora che nelle regioni elevate manca lo spazio e che le poche batterie uon possono esplicare con efficacia quel fuoco in massa che è oggi diventato legge generale e supre:qi.a. Ma, a parte che i terreni di ,Vagram, di Austerlitz, di W orth, di Metz e di Sédan sono affatto eccezionali, è da considerare f he in montagn~t, ed in altissima montagna in ispecie, uno spiegamento colossale di artiglieria non è neppure da supporsi perchè gli obbiettivi sono limitati e il. combattimento episodico. Se vi sono posizioni aperte nelle quali sia possibile il fuoco in massa vi provvederanno certamente i fort.i, le artiglierie d'assedio e quelle da campagna, come già dicemmo altra volta, é quindi l'artiglieria montana non può e non deve vagheggiare quei fronti ideali di un chilometro da,i quali in un minuto si sprigionano 20,000 pallette verso uno spazio profondo poco più di un centinaio di metri. L 'artiglieria deve piegarsi ai bisogni della guerra e quando la guerra si fa in alta m·o ntagna la legge del tiro in massa soffre naturalmente una grande eccezione. Si è anche discusso a lungo se in montagna le ba,tterie di fucili potessero sostituire il fuoco d'artiglieria, e nel 1895-


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ALPINt 8 A&TlGL!Elt~A DA 'lIONT AGN1 Al.PINI .E ARTIGLIBRlA: DA M ONT ,\GNA

1896 comparvero al proposito· due pregievoli scritti del capitano Chapperon e del maggiore Natale. Mi schiero assolutamente contrario a quell'opinione, anzitutto perchè le batterie di fucili non possono colpire l'avversario da lontano come l'artiglieria, poi per ragioni cli efficacia sulle qua·li ora mi spiego. Il t iro collettivo della fanteria non è episodico; esso tende a coprire di fuoco una r egione la di cni ampie~za è imposta da cause di dispersione in gran parte individuali; l'artiglieria invece ha un fuoco eminentemente episodico, ohe si addensa in retta.ngoli che su 5 o 6 metri di fro nte ne hanno una ventina di profondità ed in questi piccoli spazi s'irradiano circa 200 pallette per colpo. A.vviene così che mentre nel totale dì un combattimento il fuoco della fanteria cagiona perdite superiori a quello di artiglieria e le medie stanno fra di loro come i 3/., ad 1/4, n~llo spazio ristretto di uno speciale bersaglio l'efficacia della fanteria è di molto inferiore e 100 fucil i non potreb bero competere con un sol pezzo. Or dunque in montagna dove i fronti sono piccoli, i b.ersagli poco visibili e le regioni da battere quasi determinate, non è possibile concepire che le batteri~ di fucili possano sostituire quelle di cannoni, che hanno caratteristiche affatto diverse, specialmente poi se si ha di fronte dell'artiglieria, come appunto sarebbe nel caso di una guerra sulle Alpi. Si è detto ancora che l'artiglieria da montagna sarà di grande impaccio agli alpini in caso di ritirata. Non posso negare difatti che l'artiglieria nel ritirarsi ·in discesa non sia alquanto piL't lenta degli alpini, ma le medesime ragioni valgono per i muli portamunizioni degli alpini; d'altra parte mi sia concesso di esprimere il par ere che una ritirata fatta in terreno lungamente discendente implica un'occupazione affatto eccezionale. Senza dubbio il combattimento della montagna è legato al terreno, senza dubbio la ritirata ostinata, contrastata passo per passo, sarà nell'animo di quella truppa che a malincuore sia costretta a retrocedere; ma questa ritirata si farà per

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cresta o in posizioni poco lontane dalla cresta e 1 d1sh vel~1 da superare durante il combattimento non saranno che mir itardo che possa provenire clall'a.1tin imi·' inoltre il leaaiero ob . glieria o dai muli portamunizioni sarà compensat? dalla resi stenza più tenace degli ultimi scaglioni appostati sul f~-~nte. Ohe se poi volessimo limit~1re il discorso ad una r~tirat~ fatta in condizioni di eccezionale difficoltà, allora esprimerei il parere che, da ti i mezzi p0tentissimi del fuoco moderno, si debba iniziare molt o presto, nè potrei immaginare un repaTto che si svincoli dal combattin1ento prossi.mo sen~a su?ire perdite disastrose, senza soffrire di quella d1sorga~1zzaz10ne clie è imprescendibile conseguenza della poca coesione delle masse a ferme brevi. Chi temporeggia in posizione per vo. lontà propria o per foi·za maggiore, deve essere preparato al sacd:6.cio, ed Amba-A.]agi , disgraziatamente, non è che una recente conferma di questa mia inveterata opinione. Salvo le poche ·eccezioni di cui abbiamo fatto ~enno, !'impiego dell'artig lieria in monta.gna si ritiene identico a quello del piano. ' .A.ll'artialieria infatti spetterà di allungare le zone battute e imponendo all'avversario di spiegarsi prima del . tempo, ·.d'1 battere con speciale giustezza i punti obbligati di passagg10 ed i bersagli appariscenti, di colpire con speciale po~enza le opere che l'avversario costru.isse o avess~ ~ostru~te, d1 fulminare i bersagli animati, di sostenere e d1ngere 11 combattimento designandone il principale obbiettivo, di dare impulso o vigore alla fanteria, di chiamare a raccoHa le tru?pe smarrite nell'intricato terreno; infine di imporre a tutti ed ovunque quell'energia morale che il' cannone sa destare, tanto più in montagna. In complesso, a me pare, che anche sotto l'aspetto d~ll'im: piego del fuoco l'artiglieria montana possa congmngersrcogh alpini senza scapitarne, e ritengo anzi che <]_nesta d.ebba es~ serne la prer ogativa, evitando cli limitare la sua az10ne agli spiegamenti delle grandi unità. . Io non nego che all'infuori delle regioni ove operano gh alpini, non ve ne siano altre dove va la fanteria e dove sa-


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ALPIN I E ARTIGLmRIA DA MONTA GNA

ALPINI E A~pGLlERIA DA MONTAGNA

rebbe conveniente un'artiglieria leggiera, manovrabile, mobilissima e senza p ensiero di traino; non nego neppure che non possa convenire alle divisioni d i front.iera montana di aver sempre artiglierie trasportate a dorso di mulo o di ca vallo; ma credo che queste non siano ragioni sufficienti per privare del concorso d 'artiglieria le trupp e destinate ai più duri cimenti delle regioni alpestri. Ridurre l'artiglieria divisionale a tre sole batterie da mo}J.tagna., come vorrebbesi, sarebbe un diminuirne l'efficacia a scapjto delle truppe alpine. Io mi piegherei all'asserto qualora le batterie da montagna fossero date in più, lasciando al comandante della divisione' di assegnarle a chi meglio crede, giacchè appunto io sostengo la tesi dell'indipendenza delle varie armi nel senso organico" p ermanente. S e le batterie da campagna sono troppo pesanti per operare in montagna., ed i6 lo ammetto, con verrà trasformarle in altrettante someggiate e organicamente simili a quelle da montagna, non uguali perchè esse non hann o bisogno della massima indipendenza logistica. Si potrebbe anche studiare una creazione mista, come taluni proposero, sulla quale io non entto in discussione. Il bisogno di due specialità di artiglieria montana è sostenuto anche dal Kuhn, ed è praticamente confermato dall'esempio di tutti gli eserciti europei che hanno regioni montuose. Confesso francamente che piuttosto di rinunciare all'artiglìeria da montagna per le truppe destinate ad operare in alto, accetterei la riduzione su 4 pezzi, opinione che da lungo tempo si va maturando e che con grande soddisfazione trovai enunciata dal maggiore Lang e del ~aggiore Franzini. Le batterie di 4 pezzi- ridurrebbero infatti il fattore logistico di '/, e permetterebbero di proporzionare meglio l'art,iglieria alle variabilissime esigenze delle regioni alpine. Alla conseguente minor efficacia si può sopperire colla maggiore celet·ita di fooco, ed a questo riguardo bisogna tener conto che il materiale d'artiglieria che sta per essere adott;ato, ri-

sponderà certamente meglio alle esigenze di e:ffkìooia e ce· lerità che reputiamo necessarie. Se io non rn' inganno sarebbe a l?ptmto questo il momento opportuno per .simile riduzione. In conclusione adunque, sembra che non vi siano ragioni nè strategiche, nè tattiche, nè logistiche, nè tecniche, le q nali si oppongano a che l'artiglieria da montagna sia la v era arma ausiliaria degli alpini; piuttosto, per restare nel pratico, si potrebbe emettere il dubbio se, date nuove costruzioni, sia da preferirsi una batteria da montagna ad un battaglione alpino. In tal caso la questione cambierebbe di aspetto e, senza esitare, darei la prefere11z1.1 al battaglione alpino, sia perchè il numero attuale dei battaglioni è scarso, sia perchè sino ad un certo limite prescelgo la fanteria che combatte le battaglie, all'artiglieria. che le completa; ma fin che il problema studia un ordinamento alpino costituito, io sosterrò sempre che l'artiglieria da montagna è un ausilio preziosissimo ed un naturale complemento.

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Il gruppo alpin o. - Ammessa la convenienza dell' unione binaria, ci resta ora da vedere se deb basi adottare, come in taluno esercito estero, un gruppo alpino costituito dé. un ente organico permanente delle varie armi, o non convenga piuttosto formarlo soltanto al momento del.la gnerra, limitandosi in pace a designarne gli elementi, accomunandol i pe· riodicamente con opportune esercitazioni. Io, lo dico subito; non sono favorevole al sistema estero e specialmente al francese, p er ragioni tecniche e politicomilitari. Sulle ragfoni tecnichè .non insisterò perchè sarebbe ovvio, dirò soltanto che il loro coefficiente dipenderà dall' iµi.por· tau.za che assumono 1~ ragioni politico-mi litari; in Francia queste hanno prevalso sopra d i quelie, in Italia credo che si possa fare diversamentè. E mi spiego. In Francia il concetto offeusiv,_o, è politicamente predomin,ante e i gruppi alpini rappresentano i primi elementi organici di .esso, tanto più che quest'offensiva è immediata-


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ALP IN I g AR'l'IGLlEIUA DA llON'l',IGNA

ALPlNl E ARTIG-f,IELUA DA MONTAGNA

mente appoggiata dall'azione dei forti e dalla ubicazione delle grosse piazze di frontiera.. Oltre a ciò, al di lit delle Alpi, la profondità della zona montana è di 200 chilometri, le valli sono lunghissime, le regioni di frontiera distanti dalle basi di grosse operazioni. In conseguenza, i gruppi di difesa addentrati nelle valli trovano largo campo di muoversi e svolgere operazioni indipendenti, le grandi unità non possono invece a.lU uirvi che lentamente; ogni modificazione a ll'ordinamento organico dei singoli gmppi r·ichiederebbe tempo enorme e deve ritenersi impossibile nel momento della guerra. In Italia le cose sono molto diverse ; il concetto offensivo non è predominante, la zona montana ha una profondità di 40 chilometri, le cortissime vallate hanno un valore assoluto e r elativo differente ; le regioni di difesa, o le basi di offesa, sono prossime ai g randi cen tri di p ianura e quantunque le valli siano diviso da gruppi impervi, le comunicazioni non sono difficili ridiscendendo fino al piano. Ogni gruppo alpino può facilmente costituirsi o trasformarsi in uno o due giorni al più, ritraendo qualsiasi elemento dalle basi di operazioni. Ciò posto, il prestabilire permanentemente il gruppo organico sarebbe inopportuno, rispetto a quella libertà di raggruppamento che le circostanze possono dettare. Da noi basterà uno studio accurato e preventivo delle probabili formazioni di guerra, stanziaudo i diversi clementi di ogni gruppo presso la frontiera, prov vedendo ai ricoveri, ai rifornimenti ed ai servizi vari, per modo che all'atto della mobilitazione tutto possa funzi onare in minimo tempo. Il bisogno di disporre a,ppuuto delle truppe alpine fin dai primissimi giorni della guerra e forse anche prima della .dichiarazione, oltre al consigliare nntt. conveniente ripartizione dello sedi, potrebbe anche indune a tenere sempr e le truppe stesse sul piede di guerrJ.1 allargando il r eclutamento a t utto l'Appennino e riducendo l'organico delle compagnie a 150 fucili effettivi per tutto l'anno. Invero le operazioni della. mobilitazione saranno sempr e difficili e relativamente lunghe ed il movimento di nomini e

1961

quad_rnpedi dentro le valli, potrebbe inceppare )il retto funzionamento degli elementi logistici che si voleslero stabilire nei primi giorni pei: le grandi unità. Nella febbrile attività che regnerà nelle n ostre vallate in quei_ ~ior~i, io vedo un g rande ostacolo a quella rapida mob1htaz1one_ehe costituisce l'ideale alpino, specialmente per quanto l'lguarda la formazione delle salmerie. Se. a q nesti timori si vole;;se op porro ehe nei primi momen~1 potranno bastare i ridotti effetti vi attuali, osserverei eh~ 11 uu_mero dei batta~lioni alpini mi sembra troppo dofì.cient~ rispetto . alle estgeuze della frontiera, e acl ogni modo 11 solo pnmo scaglione delle salmerie non basterebbe a dare quell'autonomia caratteristica delle truppe destinate ad operare all'infuori delle regioni logistiche. . Un'operazioue offensivd., anche minima, sarebbe impossibile senza compromettere le so~·ti dei movimenti futuri giacch~ è molto discutibile che i complementi uomini e qua'. druped1 possano in_ tal cas? cercare e raggiungere in tempo e senza. contrasto 1 propn reparti oltre la frontiera. ~i fa molto calcolo Stli repar ti richiamati come rincalzo de1 ~attagl_ioni alpini permanenti; ma su tale argomento conviene ricordare che la montagna si spopola in via ass?luta e relativa, e che l'emigraziorw invernale è notevolissim~; se ciò può tornar u tile col tempo in operazi oni offensive, po~endo contare .;;opra elementi che in gran parte avranno abitato e percorso il terreno d'oltre frontiera, sarà certamente sfavorevole a quella prontezza di mobilitazione che _vonemmo; una buona parte dei richiamati giuno-erà, tard'., o non giungerà, sia in causa degli ostacoli eh: il n.emico cercherà di opporre, sia per la distanza alla quale si trova, sia per tante altre i·agioni che sar ebbe superfluo enumerare. Non_ è dunque il caso di farsi troppe illusioni sul concorso 1m~ed!ato dei reparti richiamati, tanto più che sar~uno. affidati ad uffictali poco pratici , le cli cui attitudini d1 resistenza al! e ma1cte . · e d a1· a·1::;agi· non potranno essere che molto limitate. 125 -

ANNO XL\"I.


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.ALPINI E AR'l'lGLlEl\l A DA lll.ONTAGNA

AL PIN I E ARTIGLlBRIA DA llONTAGNA

Più pratico e più sicuro per gli alpini sarà il concorso che potranno avere dai r~g?imenti dislocati alla !ron~iera. Si risolverebbe bene un s1m1le prol;llema quando et decidessimo a riprendere in istudio il progetto Ricotti, dislocando convenienteµiente i reggimenti bersaglieri ai piedi delle Alpi; questa è la soluzione avvenire più probabile, se non si voglia o non si possa crescere il numero dei battaglioni alpini. Oltre alla fanteria ed all'artiglieria che si credesse di predestinare ad ogni singola regione, converrà altresì assegnare qualche reparto del genio; ad esso spetterà t utto il servizio, ·tecnico delle mine, dei ponti, delle segnalazioni che in guerra hanno tanta importanza, ed in pace risolverà la ardua questione dei lavori di. montagna. Tutte queste truppe dovranno essere impratichite della rispettiva zona, e ciò si otterrà inviando nella stagione estiva (e qualche vo lta anche nell'invernale) i sin~oli elementi a studiare per proprio conto e sotto il punto di vista tecnico la r egione, riunendoli poi per l'istruzione collettiva in gruppi più o meno simili a quelli di guerra ; dico simili e non uguali per ragioni di riserbo facili a comprendersi. I gruppi così riuniti sotto il loro comandan te tatFco naturale, si verrebbero man mano addestrando alle variabilissime manovre possibili, alle difficoltà tattiche e logistiche, a quell'affiatamento indispensabile ad elementi che deqbon0 combattere assieme. · .E siccome gli atti tattici dei gruppi dovran~o inquadrarsi in azioni più vaste, sarà utile che i gruppi stessi prendano parte alle manovre di frontiera. colle divisioni, per appren· dere a coordinare le proprie mosse al quadro generale del combattimento e per. studiar~ bene l'impianto e il funzionamento dei vari servizi, che À molto più facile quando le vallate principali sono sgombre. Con nn simile ordinamento delle truppe ·alpine, che del resto è su per giù quello esistente da noi, io penso che si possa serenamente aft'ron-tare il problema della prima guerra sulle Alpi, e se al di là vi sono gruppi diversamente costituiti non ritengo questa una ragione valida per derogare dalle opinioni che ho espresse.

1963

Conclusione. - Ed ora mi · sembra di poter) concludere ponendo t ermine al mio dire. Il gruppo alpino ogg1g1orno è una concezion e complessa ispirata alla difesa dello Stato e non deve nè può essere considerato come una semplice unione di simpatia fra alpini e artiglieria da montagna. ·se per il passato qualche scrittore sostenne la tesi dell'in.di peudenza degli alpini, gli è che esso pensava in un tempo in cui le compagnie alpine, scarse di numero, restringevano il loro impiego tattico a quegli atti di minuscola guerra che oggi si compirebbero ancora, ma nel raggio d'azione dei gruppi maggiori. Lo stesso generale Queirazza, che cito perchè fu citato, riconosceva 20 an ni or sono questa grande verità, conchiudendo nel suo discorso che l'artiglieria sarebbe stata bene cogli alpini sol quando questi avessero una forza non inferiore alle 3 o 4 compagnie. Ora abbiamo raggiunto e superato l'ideale del Queirazza e citarlo, nel modo come lo fu, è un fargli asserire cose che non erano nella sua mente; ad og ni modo poi sarebbe un retrocedere di 20 anni. Oggidì il gran dramma del combattimento moutano si svolge con una vasta trama decorativa frontale, neUa quale si tessono, come vivi ricami,' delle azioni sceniche determinanti; anch~ oggi, come ai tempi di K uhn, il risulta-to finale non sarà che la somma clegli episodi comballiili sui fianchi e nell'alto, episodi che, in gran parte at~tonomi, saranno sostenuti dai gruppi alpini. .M:a se questi episodi parziali sono così decisivi bisogna sostenerli con tutte le forze e con tutti i mezzi di guerra, fra i quali essenziale e direi quasi imprescindibile l'artiglieria da montagna, sia essa o no assegnata organicameute ai gruppi. O che io m' inganno o che nel .compl~sso delle parole del maggiore Franzini traspare un certo qual senso di sfiducia nella capacità dell'artiglieria da montagna a manovrare in regioni alpestri. Io veramente non penso così ed ho cercato di dimostrarlo, ma qualora si trovasse realmente l'artiglieria da montagna in-

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1964

Al.PINI .1,; AfiT! Gl.rnlllA DA MO):'l'AGNA

snfficionte per seguire gli alpini, converrà che essa. si atfreUi a risolvere il problema organicamente e logisticamente, come g ià ne dettero esempio le grosse unità di fronticr~, che ~rmai sono ad destrate a vi vere e man.ovrare fra que1 monti che solo pochi anni fa credevano imprat icabili. Al progresso delh~ massa deve corrispondere il progresso degli elementi. All' artigli eria sarà di largo co.mpenso il trionfo delropera. compiuta e la coscienza d i saper sostenere, anche nelle regioni più. diftlcili , quello spiriLo che è fatto re morale tauto più. considerevole quauto pii\ il f'iioco cl' arliglie,·ia, venga apm··lo da J)OSi~ioni _c,·eclttle inaccessibili. In montagna i fattori morali hanno un' immensa impor · tanza, pe1·chò lo stato dell'animo è sovra.eccitato ed u na minima causa può esalLare come deprimere. Le concezioni più ardite, i sacrifici più sconfi nati vi sono possibili, perchè so· steuuti da un senso squisito di poesia che si respira. coll'aria e· di cui p arlano il terreno, il cielo, il p ericolo o lo spazio infinito ; è solo d a questa poesia che dobbiamo riprometterci di ricavare l'energia n ecessaria per vincere con animo lieto i disagi è le durezze della montagna. Guai a quell'artiglieri,t che non sapesse tener debito con to clolla. sua possanza morale, che in montagna supera. la stessa efficacia.. A ritemprare i cuori valgono intanto le esercitazioni di pace, nelle quali l'artiglieria cla montagna o:!fre larghiss ime prove delle sue attitudini, come lo dimostra l'esempio del Giusalet. S e taluno volesse g iudicare ') nella manovra come nno sforzo e classificarla fra. le poeste alpine, io direi che (l ueste poesie ci dànno garanzia dell'avvenire e ci affida.no che le nostre truppe alpine, l'artiglieria da montagna compresa, saranno un giorno capaci di risolvere la grande incognita della guerra in monLagna.

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GLI AUTO'NIOBILI ) E LA LORO APPLICAZIONJ<; NELL'AH!m DELL,\ GUERRA

Un po' di storia.

L'automobi lismo (1) non è cosa completamente moderna, come i suoi recenti e rapidi progressi potrebbero far credere. Si tratta invece di una vera e propria resurrezione, a di-s tanza di più di nu secolo, dopo un'esistenza breve e con· trastata; resurrezione così intensamente attiva., che quasi direbbesi voler l'automobilismo rignadaguare il tempo perduto, col soddisfare i mmediatamente g li impazienti bisogni dell'età pr esente. Sogni di poeti e speranze di scienziati avevano già accennato a molte di quelle scoperte che formano il vanto del secolo testè morto, e pi ù not.tamente di Lutti Ruggiero Bacone, al xm secolo, preconizzava navi scorrenti sul mare senza rematori, e vottnre rooventesi senza animali, con velocità estrema. A queste previsioni segu irouo, coll'andare del tempo, t imidi e isolati tentativi. Così è fama che nel xvn secolo un tale Hautch, di No.rimberga, costruisse dei veicoli ohe s i muovevano per mezzo -di molle e facevano duemila passi all'ora. Nel 1645 un inglese annunciò di aver inventato vetture capaci di compiere, per virtù di molle meravigliose, il tragitto dì an data e ritorno fra Parigi o Fontaineb lean - con

VrT'l·omo CaLtL'I lenmte cofon11ello.

(I) 1:: supernuo ,lichiai:aro rhe nella raccolta dei dati per qne.sto cenno sloriro mi sono v.ilso dell e opcrr pili rcrr111 i c ,telle p11hhl ic:1zionì pcrioò iche sulla ma t,iria. (Nota delt' A.).

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1966

E LA LORO Al'l'LI CÀ ZIONE NELL'ARTE DELLA, GUERRA

GLI AUTOMOB!Ll

gran risparmio di fieno e di avena - osserva lo scrittore che riporta il fatto; ma. alla prova si trovò che per muovere uno di questi veicoli occorreva lo sforzo di due uomini, talchè il fieno e l'avena erano consumati 80tto altra formà. Di tali vetture parla anche Ozanam (1693), membro del· l'Accademia reale delle scienze. « Si vede per Parigi - dice il dotto accademico - una « ca.rrozza o sedia... Un servitore, collocato a tergo, la fa « camminare appoggiando alternativamente i piedi sopra ~ due pezzi di legno, che comunicano con due ruote na< scoste in una cassa collocata fra le ruote posteriori... )) Alcuni classificano q nesti mec0anismi abbastanza ingegr..osi ma poco utili fra i sistemi precursori del velocipede. Ma se si studiano con attenzione i disegni e le incisioni che troviamo nel libro di Ozanam, Ricreazioni m atematiche e fisiche - unici documenti che ci rimangono ·_ si vede, facilmente ·che quei congegni primitivi e pesanti non hanno niente che fare colle robuste e laggiere biciclette moderne. Del r esto, in tutte le vetture automatiche che nei tempi scorsi levarono qualche rumore, è sempre la forza dell'uomo che si utilizza per mettere in movimento il veicolo ; onde si capisce come tali vetture siano state considerate quasi trastulli curiosi, e in pratica si sia poi riconosciuto esser più semplice il far tirare le carrozze dagli animali. Conte mporaneamente si studiò il modo di utilizzare il vento come fo rza motrice. « La forza del vento ohe agisce sopra le vele, può essere « applicata tanto sulla terra per dirigere una carrozza quanto « sul mare per una nave. » Così si esprime il vescovo Wilkins, nel seoc ndo libro della s ua 1l!agict matematica, stampato a L ondra nel 1648. « Vetture simili - aggiunge egli - sono state usate da « te mpi immemorabili in Cina, come pure in Spagna m,lla « aperta campagna, ma è principalmente in Olanda ohe si « sono utilizzate col più grande successo. In que$:t' ultimo <, paese esse oltrepassano di molto la velocità di una nave « riualunque, che fosse stata spinta in pieno mare dal vento

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1967

« il pm favorevole. Così in poche ore, una vettura a vela « trasportò 5 a 10 pérsone sopra uno spazio di duecento « ohilometri, e ciò con pochissima difficoltà per chi era se · « duto al timone, giacchè quest'uomo poteva,, guidare a{o· « lontà la direzione del veicolo. >~ J - La prima idea di un m otore meccanico risale al 1678. L'abate di Hautefeuille pensò di mettere a profitto la forza prodotta dall'esplosione della polvere da cannone, ed espose le sue idee in una memoria che ha per titolo: 1l1aniè?·e d'élever de l'eait p ar le moyen de la poudre à canon. Due anni dopo l'olandese Huyghens pubblicò un lavoro analogo nel quale dava la descrizione di un primo apparecchio composto di un cilindro verticale, munito di uno stantuffo e di due tubi di uscita, in cuoio, che funzionavano anche da valvo.le. Si bruciava la polvere in una piccola scatola avvitata nel fondo del cilindro. L 'esplosione aveva per scopo di solbvare lo stantuffo: Terminata l'azione espansiva dei gas, lo stantuffo ricadeva per forza d'inerzia; mentre i tubi, schiacciand.osi per l'aspirazione dello st.antuffo stesso, ne regolavano la discesa impedendo il violento ·accesso dell'aria, Questo sistema era certamente molto rudimentale e dette risultati piuttosto mediocri. L''idEla fu presto abbando~ata; e solo nel 1770 Giacomo Watt, seguendo gli studi di Papin sugli effetti ael vapore (1688), e i tentativi di Savary (1690) e di Newcomen (1705) riuscì a costruire un vero e pr·oprio motore a vapore. Sembra però che le proprietà del vapore fossero conosciute ' in par·te fino dalla più remota antichità. Si dice che 200 anni avanti Gesù Cristo, Erone, fisico ales· sandrino, ne conosceva la forza espam;iva, e anzi ginngesse ad applicarla in alcuni giuocattoli. ~'apparecchio di Eroue cbnsisteva in una specie di mac~hma a rea2;ione dove il vapore, come l'acqua in cer te turbine, sfuggendo per un tubo attaccato lateralmente ad un recipiente, faceva girare quest'ultimo in direzione contraria.


1968

E LA LORO Al'PLICAZ(ON lò; NJiJ, J,' A llTE DEt, LA GUERRA

GLI AUTOMOBH, l

Da allora :fin quasi al x vr secòlò non abbiamo notizie ·su q'uesto argomento. Fra il 1500 e il 1600 varie nazioni si éontendono l'onore della scoperta. Così si vogliono trovare negli scri tti lasciati dal monaco tedesco Mathesius, morto nell'anno 1560 in Norimberga, alcune oscure (molto oscure) indic1,,zion i sul modo d'utilizzare la forza del vapore. Gli Spagnuoli invece sostengonv che un loro compatrit>ta., Vasco de Garay, già n el 1543 aveva proposto a Carlo V di costruire una macchina per spingere le navi senza remi n è vele, e che a Barcellona avevano eseguito delle p rove con successo. I Francesi invece attribuiscono l'invenzione di una mac· china, simile agli apparecchi d i Erone, a Salomone d e Caus (1616ì, Nel 1629 un certo B ranca, italiano, · descrive una mac· china dov e il vapore afrlnente per un tubò da un generatore di strrittura speciale, muove una r uota a palette, munita di manovella. Dal 1660 al 1680 due inglesi, il marchese di Worcester e Samuele Moreland pubblicarono le loro ricerche, in parte decisive, sulla forza del v apore. È particolarment e degno di memoria quest'ulti-m o che trov ò che il vapore liberò _occupa un volume eguale a circa 2000 volte l'acqua che l'ha proI

dotto (1). Primo motore usato p er gli automobili fn dunque quello a vapore. Infatti quasi contemporaneo alla scoperta di Watt troviamo il primo antenato vero del moderno automobile. (i) Ilo ,~rertu to cl i ri(lor larn quc,,,:e not izie, no n :l scm1)lice ti lolo tl i c1u iositil, ma p,ir · ché in /jllalche tratta to rii au to mo liili smo gli anto ri, acr,ettnndo dicer ie e ra lse in tcr· pretazioni, si <l ivcrtono ,l raccontare le più ingegnose sto riell e, . Cosi l'ingegnere .J arni:rn , del!' Anto moliil-Ctttl1 di !•'rancia , assic ura che gli 1':giziani facevano uso cli carri automohili , con mo tori o vapo re (I ? l ), Pecc,i to che la conoscenza q uasi un iversale <lell' ignoranza dei Cliinesi in fatt-0 d i arti rneccaniche, non abh ia fatto scoprire nell:L Ch in,L, r,atri:i di tutte le iu vemio ni e scoperto, o a l, ncno dei principì su cui 'si fo nrlano, q na lche ùra go a J1enzin a o magari con accumolato ri elettrici! (Nola dcll'A, / .

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1969

Un ufficiale di artiglieria, il francese Cuguot, valendosi dell~ fo~za ~e~ va-pore ries:'e a far camminare balzelloni pe~ le vie d1-Parigi, una macchma grossolana con la velocità di quattro chilometri all'ora (1). · Questo prototipo dell'automobile mÒderno esiste tutt'ora; ed esso valse al Cugnot prima la Bastiglia per alcun i acci,denti causati dalla sua macch ina, e in segnito una pensione che lo liberò da quella miseria alla quale sembrano votati quasi tutti gli inventori. Per quant o p esante e asll'.).atico, perchè ogni tanto aveva bisogno di aspettare che nella caldaia il vapore riacquistasse una certa pressione, 0 anche non rispondente allo scopo di trasportare le salmerie, scopo pel quale era stato costruito, l'automobile del Cugnot indicò nondimeno nua v ia per la guale si misero in seguito i costrnttori in vista dei risultati che si potevano ottenere. E mentre 'Nate prende nel 1784 un brevetto p er un veicolo automobile, che poi non costruì, Murdoch un anno dopo inventò un 'triciclo a vapore, e Cevi thich e Vivian cost,ruiscono nel 1808 un automobile, che ancora si conserva nel « South Kensington Museum » a Londra e che riuscì i~ compire viaggi p iuttosto dunghi. La macchina a vapore, divenuta Ct>SÌ di impiego pratico, grazie al genio di \Vatt e dei suoi su ccessori, aveva fatto dimenticare pel momento il motore embrionale a esplosione di ~autefenille e di Huy ghens. Però nel 1791 l'ingegnere J ohn Barber, inglese, propose l'impiego di un miscuglio d'aria e cli, gas carburato che si iufiammava entrando in un 1·ecipienle a esplosione (?). Ma il suo laconismo, spinto all'eccesso, non ci permette di SRpere a quale scopo destinava la sua invenzione. Poi n el 1794: un altro inglese, Robert Street, prendeva un brevetto per la produzione di forza median te un vapore in-

r iug. En1msrn puhblicò un interessante articolo, di cui :d1l.1 i:uno fai.lo teso ro , nell:l Nuova Antologia de l i6 g iul(no -l898, (l) -OellR storia e delle varie rasi dcll'~n to mohilo pl'Opriamcntc detto

MM,CI KI


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1971

GLl AOTOMOBILI

·E LA LORO Al'l'LICAZIONE NELL'Mt'l'E DELLA GUERRA

:6.ammabile, composto di ~iquido {petrolio o affini) e d'aria, per mettere in movimento le macchine e le pompe. In Inghilterra gli automobili non poterono far valere tutti i loro pregi, oscurati in questo dalla trazi0ne su rotaie che ~a qualche tempo si era andata sostituendo ai trasporti su canali e rendeva più facili e più rapidi gli scambi pel commercio interno. La concorrenza divenne ancora più grande qua'udo nel 1829 apparve la locomotiva di Stephenson; nondimeno · i fautori dell'autqmobilismo non si perdevano di coraggio. Nel 1834 una vettura automobile costruita da Summers e Ogle giunge a percorrere più di trentacinque chilometri all'ora, e lo stesso anno Hancock impianta un regolare ser..:.. vizio di diligenze automobili che andavano con una velocità media di ventidue chilometri. Intanto si studiano e si costruiscono le prime locomotive stradali, e si arriva così al 1857; quando ad un tratto contro l'automobilismo, il cui successo sembrava oramai assicurato, si scatena una guerra accanita e senza tregua. Tutti gli avversari delle ferrovie, oramai trionfanti, si scagliano sugli automobili, accusandoli di una quantità di danni: le misure restrittive fioccano da ogni parte. Non solo si esumano antichissime ordinanze andate in disuso, ma ogni comune limita a suo talento le ore in clii gli automobili possono circolare, impone tasse elevate, stabilisce velocità ridicole; e si giunge a ordinare, nel 1861, che ogni automobile sia condotto da tre meccanici, e che uno di essi preceda la vettura al passo, agitando una bandiera rossa! Contro questa opposizione pertinace i costruttori resistettero lungamenl;e, ma dovettero finire col cedere. L'automobilismo morì nel paese stesso dove era nato e cresciuto rigoglioso; e un complesso di leggi barocche, ~esignato col nome di Locomotfoe Act, continuò a combattere lo spettro dell'automobile, nientemeno che tino all'agosto del 1896 ! - Sorte migliore toccò all'automobilismo emigrato in ]!.,rancia. Anche qui i tentativi isolati ma ingegnosi di alcuni costruttori che cercavano di rendere gli automobili antichi più

agili e meno .pesanti, ebbero a subire 1;tna ~osta durante le ~ic~~de J?olitiche del 1870 ; ripresi poscia còn maggiore at. tiv1ta, s1 andarono estendendo e trovarono nei perfeziona~enti arrecati alla fabbricazione dei velocipedi un novdllo _impulso. · Coi motori a petrolio gli automobili si trasformarono completamente e si iniziò per essi un periodo, che risale soltanto a pochi anni addietro, durante il quale i progressi raggiunti furono così importanti e numerosi, da far entrare l'automobil~smo. nel campo pratico; lasciando intravedere come prossimo 11 momento in cui, divenuti di uso comune, potranno rendere larghi e utili servizi. ~ ~'idea di usufruire dell'energia elettrica per gli automob1l1 hft tentato e tenta molti studiosi e costrut,tori. Però c~~e vedremo in seguito, i risultati non sono molto posi~ t1v1, e l'adozione definitiva dell'automobile elettrico è un problema che va ancora studiato. • Si è pensato anche di sostituire al petrolio o alle essenze ora in uso nei motori a esplosione, l'aria liquida ; ma fino ad oggi non si conoscono i risultati di questa applicazione. Sono da notarsi gli studi sui motori a gas o ad aria com· pressa che s~no molto economici, molto puliti e privi di fumo J però hanno l'inconveniente grave del trasporto di ' qu.e~t,1 gas o dell'aria in recipienti robusti e quindi pesa~ti, e divengono inutili quando, lungo il percorso, manca il rifornimento. È .-~ene n_on dimenticare, a titolo di curiosità, gli automob1h detti a vapore compresso in cui si approfitta della proprietà che possiede l'acqua, mantenuta a volume costante di poter immagazzinare una quantità di calore, capace di t~as~or~are, al momento voluto, l'acqua in vapore, quando si d1mmu1sce la pressione cui l'acqua è sottoposta. Come componen~i dei miscugli detonanti, hanno intanto dato buoni risultati l'acetilene e l'alcool impuro (prodotti di testa della fabbricazione dell'alcool). Ragioni economiche si oppongono all'adozione di quest'ultimo.

1970


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1972

or.I AUTO}!OBILI

Generazione dell'energia motrice - Motori. Trasformazione del movimento. Il complesso degli organi in cui si produ ce l'energia e che trasformano questa energia in lavoro meccanico varia più o meno nei diversi tipi d i auto~obili; ma tutte le mo~ difi.cazioni apportate o anche semplicemente proposte dai fabbricanti tendono ad uno scopo unico : raggiungere la massima potenza compatibile coi veicoli usati, rendendo possibilmente più leggero il motore e i meccanismi di pendenti. Questo complesso di organi deve infatti soddisfare a par ecchie condizioni, di cdi alcune principali, come : robustezza, buon rendimento, facilità di manovra; e altre secondarie o derivate dalle prime, quali: leggerezza, adattabilità ai veicoli , marcia silenziosa e senza scosse, minor complicazione possibile, ecc. ecc. I moderni progressi della meccanica, della ter modinamica e della metallnrgia permettono di costruire buoni organi motori che corr ispondono in massima parte, se non in tutto, alle condizioni richieste; del r esto lo studio è continuo e ogni g iorno, si pnò dire, congegni nuovi e perfezionati subentrano ai vecchi. Il motore ideale per aut omobile sarebbe quello elettrico a corrente contin ua. Solo, il problema del trasporto della enerO"ia lo rende dipendente da una sede fissa e quindi.. di med~cre utilità. pratica sull'automobilismo propriamen te detto. - Dal rapido sguardo dato alla storia dell"automobilismo si desume che per mettere in movimento i veicoli si ricorre

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f,A LORO ;\PPL!CA:G lONE NE LL A 11'l'E DELLA GUER RA

1973

a varie sorgent,i d'energia ; quelle ora in uso sono : il vapore, i miscugli detonan.ti e l'elettricità. Studiamole un po' più da v icino (1) .

Au,tomobili cmi- malore a vapore. - La generatrice di energift è la caldaia, oggi ridotta a minime proporzioni e molto perfezionata. Si è resa più rapida l'evaporazio~ con tubolature speciali, si sono sostituiti gli olii minerali . al còke, si è fasciato di amianto la caldaia e il focolare per scongiurare pericoli d'incendio. Inoltre il vapore, do po aver agito sullo st,mtuffo, va a riscaldare l'acqua di alimentazione, passa sul focolare dove si surriscalda, e si riversa invisibile nell'a,tmosfera.' I motori più comunemente usati sono quelli a rea7,ion e e qnflli a espans ion e; i primi, detti anche turbine a vapore hanno il solo vantaggio di essere rotativi, però utilizzano mal~ la foFza del vapore ·; gli altri sono i soliti a cilin,lro e stantuffo. In questi ultimi può variare la distribuzione ; e il movimento viene trasmesso rtlle r uote colla coppia rnec· canica biella-manovelhi, e con mote dentate e catene Galle.

(i} Questi cc1111 i 41onù st,1.li messi qui per non oh!J lig:.1.re il l~ Uore a ricorrere a t r«Ltati nel co rso del presen te articolo. Citi <1,:sidor.is;;e uw ggiori sp iegaiioni può con-

sultare : a) per l',wtomobilismo in genere : les automobiles. - P.i rigi, :18%.

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Gui·:QoN. -

;Jfani1el prct1,iq11e du contluclet1r d '1rnlomobi les . - Pari;:!i , 1.8~7. J"1.ni,el 1n·c1.tiqtie et t.héo?"iq1ie cle l 'a1tf.omobile ~111· r onte. - Parigi, i\lOO. PgoR.KTTJ. l'aulom.obilista.. - Man11ali Hoep li . b) per i mo l o ri a vapore : L AvE nfiN E. -

hvnEA. - Trallato d.i {isiw. - Torino, HJOI. FEnnEno. - la locomoltva. - J.;1ttcs eclitor~, Tori110, i 900.

per i mo to ri a gas o a r,etro lio : les toco111.o/.ives n o:wettes. - P,1rig i, i89S. Wnz. - Traili! théuriq11e et 1)-rllli(fne <les 1110tmrs à gaz e)

Gm\fJQN. -

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11é/.role et des voitnres

Pari gi, 1892·l89!l. d) pPi mo tori elettri ci:

automobilcs. B1LLOT T1. -

(

!ToMrno. - /t N 1cc o 1.1N1. -

'Ecc., ecc.

mofe>ri elettrici. m.0(01·e el eltrico. -

« Rivis ta (l'a rt ig lie ria. e gen io ,, maggio ·1901.

To,·ino, 1900.

il tram. elettrico - Li vorno, 1898.

(Nata ilelt'.1. ).


E LA LORO APPLICAZIONE N l•:LJ,'ARTE OELf,A GU ERRA

1974

GLI AUTOM OBILI

Sono bnone macchine che possono assumere qualsiasi po· tenza, ma si regolano male perchè occorre sorvegliare sempre il fuoco e rinnovare ogni tanto la provvista di acqua. Automobili con motore a esplosio ne (l ).· - I motori dett,i a esplosione usufruiscono della proprietà che possiede un

miscualio di a.ria e di idrocarburi, di esplodere quando, for maro in determinate proporzioni , se ne produca l'accensione. . Dal petrolio, che è un idrocarburo liquido, è facil e o~tenere siffatti gas, i quali concorrono a comporre un miscuglio esplodente; e in considerevole qu.antità, q uand? si pensi che un litro di petrolio, depurato lil modo special~, svolge 141 litri di vapore, i quali a lor_o volta ~ar~no, o:iaine a un miscuglio detonante unendosi a 5000 htn d _ar1a. i:, Al momento dell'esplosione la temperatura del miscuglio si eleva a 1800 e forse anche a. 2000 gradi; si comprende, sotto sì elevata. temperatura, quale enorme dilatazione debbono subire i gas. Di questa subitanea e potente espansione si approfitta per far!a. agire su di uno stantuffo, e la. sua. energia viene aumentata provocando racceusione del miscualio mentre colla pressione fu ridotto a piccolo volume, e in modo che assai pi1'.L grande risulti la pressione iniziale dei a as che si espandono. ri°motore a petrolio consiste adunqne in un cilindro, nel quale supporremo che lo stantuffo si t r? ~i _a~ termin_e della sua corsa nella parte superiore, e che m izt 11 propno movimento retroo-rado portandosi nella parte opposta del cilind ro. Nella : ua. corsa egli produrrebbe un vuoto dietro d i sè; ma in vece, dall'orifizio di una valvola, che si apre al momento voluto, lo stantuffo aspira una certa quantità di a.ria, che passando in un serbatoio ove trovasi il pet:olio, si unisce ai va.pori del petrolio stesso e form1:1. così la miscela esplodente. lii Quanto rigunrda i motori ,L esplosione, è tolto dal citato articolo dell'ingoi:nerc E. Mancini.

(Nola del!'A.).

1975

Compiuta la sua corsa, lo stantuffo torna indietro, ed essendosi già chiusa la valvola. d'accesso, comprime il miscuglio gassoso, il quale a un dato istante viene infiammato . Lo stantuffo allora è respinto con violenza verso la parte inferiore del cilindro; ma poi torna indietro e caccia via, per ·mezzo di una seconda valvola, i prodotti della combustione rimasti dentro al cilindro. Naturalmente questi prodotti quando vengono versati fuori posseggono ancora utta.,_ tem peratura elevata, di circa 1000 gradi, ed il calore che in tal modo si perde, va a scapito del r endimento economico del motore. Le corse che lo stantuffo compie nel cilindro, come si è visto, sono quattro ; il che fa dare al tipo sopra descritto il nome di molore a quattro tempi. · È chiaro poi che delle quattro corso una sola è efficace, o motrice, come suol dirsi, quella nella quale lo stantuffo viene respinto dopo l'esplosione. Vi sono tuttavia anche dei motor·i a due tempi, meno usati dei primi, che non rioorrono alla doppia corsa dello stantuffo per la compressione del miscuglio detonante, percbè quest'ultimo è compresso, coll'aiuto di una pompa supplettiva e di speciali congegni, in un recipiente a parte, mentre una seconda pompa aspira dal cilindro i gas bruciati. Il vantaggio di tale disposizione sta in ciò, che i gas n uovi non si accumolano in un ambiente già riscaldato dalle precedenti esplosioni, il che ostacola in parte la loro compressione. Nelle sue corse lo stantuffo pone in rotazione, coll'asta che gli è 'unita, una manovella, sull'asse della quale trovasi un volante; la velocità. immagazzina~a. nel volante mantiene in movimento lo stantuffo, in modo che le esplosioni avvengono una ogni giro, oppure ogni d ue giri della manovella stessa, a seconda che il motore è a due o a quattro tempi. Il motore a petrolio a quattro tempi devesi al tedesco Gottlieb Deimler, il quale, dopo aver lavorato coll'Otto per costruire i motori a gas, rivolse le proprie cure alla inven-


1976

1977

GLI AU'l'OMOl! ILI

E LA LORO APPLICAZIONE NEU' AR'l'R D1' LLA GUERRA.

zione di uu motore leggiero a petrolio, e raggiunse lo scopo applicando la compressione preventiva del miscuglio deton ante e m odificando il modo di accensione del miscuglio st,esso. Nel 1866 Deimler applicò il sno motor i no ad una bicicletta, e l'anno successivo il motore a petrolio ser,vì a mettere iu movimento nn automobile. Indut:>b iamente all'invenzione del Deim ler deve l'automobilismo Ja maggior parte e la rapidità dei progressi ottenuti in g nesti ,ul timi anni ; perchè per quanto al tri motori a petrolio siano sorti dopo quelli del Deimler, è sempre lo stesso principio sn cui si fondano, e le differenze consistono gene· ralmen.te in alcune disposizioni secondarie. U n altro motore a petrolio spesso ricordato è quello di Benz, simile al precedente, e che ne differisce per modo d'accensione del miscuglio, accensione che si ottiene per mezzo di una scintil la elettrica. D escritto il principio aei motori- a petrolio, è necessario esaminare ora i vari organi dai qnali dipende il buon fonzio'namento di un motore, e che rappresentano un complesso di solLtzioui di problemi difficili, sapientemente studiati e risolti. Anzi tutto ricordet·emo il carburatore, il recipiente, cioè, dove si sprigionano i va.pori destinati fl. for mare coll'aria il miscuglio detonante. Questo miscuglio si ottiene facendo passare l'aria attraverso il liquido o sulla sua superficie, a seconda del grado di depurazione cui il petrolio fo sottoposto. Avviene per al tro che coll'evaporazione la massa del petrolio si fa sempre più densa, e difficile quindi e talvolta impossibile, diviene la car bura:.1ione dell 'aria; perciò in alcuni carburatori, onde rendere più omogeneo il miscuglio, il petrolio scende ed evapora sulle ali di u n mulinello, posto in rapida ro tazione dalla stessa aria che vi passa sopra per recarsi poscia al cilindro. Il m iscuglio esplodente, di ctù le proporzioni si possono convenientemente modi-ficare regolando il passaggio dell'aria,

p uò essere infiammato o con un tubetto di platino r eso incandescente da una piccola batteria elettrica o semplicemente per mezzo di una· scintilla elettrica che scocca tra due fil i. L a trasformazio:ç.e del calore svolto dallo scoppio del miscuglio detonante è così completa, che non si o:3.e il rumore prodotto dal succedersi delle esplosioni. Mentre una par te del calore si elimina coi gas bruciati, un'~ltra par te r iscalda fortemente le pareti \:l.el cilindro, tal chè bisogna provvedere al loro raffreclclamimto. Con una grande velocità dello stantnffo si ottiene già che i gas, stando minor tempo in contatto colle pareti del cilindro, le riscal.: dino meno; analogo risultato si raggiunge facendo circolare dell'acqua intorno a i cilindri, entro una camicia metallica; a quest'acqua di circolazione alcuni u niscono un po' di glicerina, la quale ha la proprietii di impedirne il congelamento duran te i freddi rigorosi, e dir ritar darne l'evaporazione quando si sia riscaldata_. S1>esso, per liberarsi dall'acqua, si riveste il cilindro di una serie di dischi metallici paralleli, come nei tubi delle stufe onde facilitare l' irradiamento del calore e gu.indi il raffreddamento. Il . movi mento viene trasmesso alle ruote motrici colla coppia meccanica biella-manovella, e dalle motrici alle ruote anteriori con ingranaggi, coni a frizione, puleggia e cinghie e più spesso colle catene Galle. Ai m otori a petrolio, i quali indubbiamente utilizzano assai meglio il calore in confronto ai motori a vapore, e che per i loro perfezionamenti e per la materia cbe li alimenta sono dovunque di facile applicazione, muovonsi numerose cr itiche; tra esse primeggiano: quella della brutalità dei loro effotti, e l'alt ra della costanza del loro sforzo. I violenti urti, cui è sottoposto lo stantuffo entro al cilindro, r,;i esplicano GÒn una serie di scosse le quali, spe cialmente nel caso di vetture leggiere, rendono poco piacevole t ale sistema d i locomozione. A tale inconveniente cercasi di rimediare disponendo coppie di cilindri in maniera che gli stantuffi agiscano così da ueu120 -

ANNO Xl. VI .


1978

GLI AU'J'Ol!OBILI

E LA LORO APPI.ICAZlONE :SELT,'ARTE DELLA GUE&ltA

tralizzare gli urti; o cercando di bilanciare con masse pesanti e simmetricamente disposte le vibrazioni dei cilindri stessi, o r icorrendo in.fine a robuste molle che assorbiscano le scosse e non le trasmettano alla vettura. La costanza dello sforzo svolto da un motore a petroli o non può invece modificarsi; la miscela produce sempre uno stesso effetto, e si riesce soltanto a variare la velocità dello stantnffo, anticipando o rita1,dauclo l'accensione del miscuglio, e modificando in tal modo gli effetti dell'espansione. Ma se a un dato istante, in uua salita ad esempio, occorre uno sforzo momentaneamente più energico, è mestieri ricorrere a tutte le astuzie del bordeggiamento per non restare iu panna.

Con un mezzo qualsiasi formiamo della piccola bami. di ferro un anello aperto, in modo che le basi del cilindro (polo positivo e negativo del magnete) risultino una diri°:peLto all'altra. Si forma così. fra i due poli un campo magnetico (1) intenso. Sappiamo dalle leggi di induzione che quando ~n co~duttore (2) cambia posizione in un campo maguetwo, diviene a sua volta sede di una corrente indotta (3), e che questa corrente indotta dura fi no a c~e dnr~}l u:_iovimento: Ora s i immaCYini un n u mero determrn.ato spire o anelli o .. uo-nali di filo rli rame che inviluppino un nucleo sfenco m~tallico, disposti simmetricamente secondo i meridiani del nucleo stesso. Facciamo rotare spire e nucleo nel nostro campo magnetico formato dalla barretta metallica accennata: ciascuna spira d i verrà sede di una piccola corrente indotta. . . Si riuniscano opportunamente queste piccole correnti mdotte e avremo così generato una corrente unica, di cui possiamo servirci al bisogno. · Le dinamo sono dunque quelle macchine nelle quali, medi~nte lo spostamento d i conduttori in campi magnetici, si ottiene per induzione una corrente elettrica, consumando del lavoro meccanico. L e parti essen:1.ìali d i una dinamo sono: . Il sistema inclutlore, complesso di elettro-calamite cho producono il campo magnetico. L'indotto, complesso di conduttori formati dil. spiro o da rocchetti di filo di rame isolato, in cui si sviluppano le correnti indotte. Il collettore, organo a cui sono fissate le spirali o rocche.tti dell'indotto.

à1

Automobili con moto,·e elett?'ieo. - I generatori d'energia elettrica si dividono in tre grupf?i, secondo la specie di energia che u tilizzano. Nome doì generatori.

Energia tt lilizzata.

Generatori termici. Generatori elettrochimici. Generatori meccanici.

Calore o energia termica. Energia d'ailinità chimica. Energia meccanica.

1979

I primi due gruppi (pile termo-elettriche e pile idro-elet· triche} non servono che in casi speciali e non trovano applicazione utile nell'auto-locomozione. Nelle industrie in vece si fa uso sn larga scala di generatori meccanici, conosciuti col nome di macchine di.namoelettriche, o semplicemente dinamo; genera.tori più potenti, di buon rendime?,to e più adatti allo sviluppo costante dei vari effetti delle correnti. Prima. di accennare al principio su cui si fondano le macchine dinamo-elettriche, non sarà male riportare per sommi capi i fenomeni elettrici che servono di base al principio stesso. - Abbiasi una barretta cilindrica di ferro dolce su cui è avvolto del fi lo di rame; se si fo, passare una corrente elettrica nel filo, la barretta di ferro acquista le proprietà di nn vero e proprio magnete.

(ll C11.111.po è lo spai.io rlovc 1111:1 rorza a,(isce. l.'allrazionc 1•scrcilala ,lai mai;nl'lì è una (orza.

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·

(2) Co11ditlt,,re, ror110 che con<luce o meg lio in ;•11l si pro paga rnpt(l:un cnte l eleUr•-

cità. I rnolallì sono hnoni eondullori. (3) Cor,·e,ile à ' i11,t1tzio11e o in(lofln ,·aie rpiasi cn1·1·r11te che Ri ll·as1iortn il:1 un oncloo

metal lico i11 cui esìst,i a un altro

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1980

1

E LA LORO APPLlOAZlONJo: NJ;LL ARTE DBLLA. GUl!:RRA

GLI AU'l'O~f0Bltl

Gli accumulatori, di lutti i sistemi, sono eccessivamente pesanti rispetto alla potenza che possono sviluppare; inoltre la ' miscela di sali di piombo e di acido solforico male resiste alle scosse e agli urti; poi vanno ricaricati di tanto in tanto. Si sono escogitati tutti i mezzi per renderli più leggieri, dando alle piastre di piom_bo superfici ct1.rve, modificandone la forma, ecc, ma tutti i tentati vi sono riusciti infruttuosi. All' esposizione di Parigi del 1900 c'era una v ettnretta a due posti con motore a petrolio e una dinamo eollocata s~1ll'~sse del:e ruote a~1 teriori, 1a qu~le, qua~1do( il veicolo era 10 movimento, sviluppava energia elettnca è--.caricava una batteria di accumn latori posta nella cassa anteriore. Quando si doveva rifornire di liquido il mot.ore a petrolio, si i nvertiv.a la corrente; la dinamo diveniva motore e la vetturetta conti11.ua.va la sua marcia. È bene notare che pesava tre tonnellate e servi va per d,ie persone sol e! Gli automobili elettrici per il loro difficilissim o, se non impossib ile rifornimento, si usano pt>r vetture da trasporto, che non debbano allontanarsi dalla sede (1).

Le spazzole, che appoggiano costantemente sul collettore, e mettono così in comunicazione il circuito esterno fisso, in cui si vuole utilizzare la corrente, col circuito interno mobile (indotto) dove 1a co'rrente è generata. Viste così brevemente le generatrici d'energia, diamo uno sguardo ai motori elettrici. S i riprenda per uu momento la dinamo elementare di prima; ma, invece di spostare l'indotto nel campo magnetico, inviamo successivamente nelle spire di quello una corrente, fornita da un generatore q ualsiasi. Ciascuna spira diverrà allora una lamina eleU1·0-magnetica (1) che, trovandosi dentro un campo, pure magnetico, tenderà ad 01·ienlm·si, cioè a portare il suo polo nord i n faccia del polo sud dell'induttore e viceversa. Il successivo orientamento delle spire d arà il mov imento rotativo. Quindi una stessa macchina dinamo -elettrica pnò funzionare da gener~tore d'energia o da motore, cioè: o sviluppare corrente assorbendo lavoro meccanico, o sviluppare lavoro meccanico assorbendo corrente. Questa proprietà viene chiamata 1·iversibilità delle dinamo. Salvo qualche lieve eccezione e certe differenze di costruzione imposte dall' uso, a cui si destina il motore, e dello spa½io ristretto entro il quale spesso va collocato, si comprende come i motori abbiano organi uguali a quelli delle dinamo. Il movimento viene in g enerale trasmesSl) alle ruote posteriori mediante ingranaggi, ed alle ruote anteriori coi m ezzi so~iti, quando noJi esiste un motor e per ogni coppia di ruote. Ma l'energia elettrica così comoda., -così p ulita, è restìa a lasciarsi immagazzinare o meglio è r estìa ad accumularsi in un mezzo facilmente trasportabile,

(i) l?or completare lo studio s ui motori elet trici si r i('o r t.,no qn i i va ri ~btcm i ,n tra~missioue e di u.resa d'e nerg ia ora in uso. 7'ras,wissione dell'energia . - 1t fa l la co11 fili, verghe o piasl.l·c mel:illicf,c e pre11rlt) il nome di lin c" ,li t rasm issione; quust:t lin ea PLLU es$err, aerea, sotlcrl'arwa o a Jivrllo <lei terr~no.' li*~ aeree - Sono cosLituitt) rla li ii metallici sostenni.i ad altezza cos tante o da mensole so rrette eia pali, o <la lii i lcmsn ri a1.1ac<:,11 i ad opere in mur:,t ura. Il contatto fra i moton e la- line:t è dal.o dal t1·olle!J - spol'ie ri i rotella a go la - so stenuto ,fa u11'asla. In qualchi, impi~ot,J è stnto usato Llll arche tto mc1;i,Jh co, puro manll! nuto in co ntatto òeJ filo per mezzo di un·a, ta. Sono se111pre n,:ces$ario le rotaie. Se questo rn,incano si arlorem un rlopp io nlo su cui scorre un (oa rrello a rlue. o •1uatLro rotell e, d 1<; p0rt,1 noi contro nn ,nolorino elettrico (trollev -aul omolon1) . 11 sistema si muove ,fa ,é ed e unito all,i vcl tura co11 trn cavo nossi uilc s ulli cie11tr mo11 t,; I Llngo. , Linep, soU.e·-.,.auee. - a) Con cavo aperto e pre~a oli corrente sollerranca. In un ca1.iaJetto 1lrof'oncl o circa 30 c011 l imetl'i ~ono colloca li i fili, Un trollc!f speciale, qua,i ferro di aratro, si iutro,luce 11cl ca11;lle e scorre sui nli. b) Con cavo chiuso e presa tli ,:orre ntP. a li ve ll o J el suole. Piastre 11,ctall icho t ir .. colari, òel d;amotro ria!~ ,1 20 ce11tiinel ri sono co llocate lun~o l'asse delle roLaic a inter\'alli del.erm ionti. Il co nlatLcl è dato ,J;t 1111 p:ttli no co llocato $Otlo la vettura. Linee a livello ctel suolo. - La co rrente ,: portMa da verghe mel~lliche, iso la le d,d le rotaie e dal suolo e posto genera.Jmenlo ai lati <telln vie. Un'asla metallic;t è IL con -

(i J Lo.m.i,rn magnetica 1wt,w11.te: scaglia laminare rii magneti te che gode delle stesse proJJriet:'i del masso magnetico rii origi ne. Um1i?w el cUro-1na.gneti,:a: lam iua

1981

metalli ca ci rcondata ,la un li lo conduttore in cui

tatto della linea.

])a6sa uou corrente elel,lric,L Ila (l ro1.1riet.à i,J onliche al la sua ,;ongenern naturale.

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1982

GI.T AUTOMOBlLI

Ii T, A LOltO API'LlCA;',ION I': NELL'AR'!II DELLA GU.O:lt l{A

1983

L'Inghilterra usò <piesto sistema di trazione nell'India; l'Austria fino dalle manovre del 1897 ebbe vari tipi di veicoli pesanti e leggieri; a Pietroburgo si stabiliscono officine esclusivamente adibite allo studio· e alla costruzione di automobili militari. In Francia l'anno scorso studiarono l'applicazione di un motore ai proiettori elettrjci, in modo che servisse pel carro trasporto e per la dinamo; si dice che i risnltati .furono buoni. Si dette anche il permesso a tutti i 1·iser'ùisti che ne possedevano di portare alle manovre le proprie vetture, che forono ' adibite al servizio dello Stato Maggiore. ·In Italia, quantunque gli studi di questo gelifil~ siano stati molto curati, le esp1irienze furono molto limitate.

Gli automobili nella guerra. Quando, nel rapido succedersi delle invenzioni e delle scoperte, qualcuna di q neste entra pre., to nel dominio pubblico e tende a d ivenire cli uso comune, si accende sempre vivissima una lotta fra due categorie di persone: gli entusiasti e gli scettici. I primi si abbandonano ai più. fantastici sogui; gli altri, buoni solo a criticare, cercano i più piccoli inconvenienti e colgono ogni occasione per getl;are a terra invenzione e inventore. Così si sono avute polemiche sui vantaggi o sugli svantaggi dell'automobilismo, _polemiche senza neppur l'ombra di fond~imento scientifico; così si è discusso fino a poco tempo fa, anche da persone che ignoravano i primi principi dell'arte della guerra, sull'adozione degli automobili· nei bisogni del servizio militare. Gli entusiasti, al solito, avrebbero volu!;o un motore per ogni paio di ruote - senza curarsi affatto se queste traspor tavano un forno da campo o un obice - e no.n sono mancati autori di lJuon umore che hanno g ià descritto le mosse di un esercito operante nell'avven ire: fa,nteria che arriva sul luogo di oombattimento in vetture automobili, corpi esploranti in bicicletta, a1?salti di piazze forti con batteri.e poste sn treni blindati, uniti fra loro da lunghe linee di corazze portatili, ecc. ecc. D'altra parte gli scettici erano sempre pronti alla ricerca di cavilli e in questo stato d'animi si sono fatte le esperienze nei vari eserciti. - Prima la Germania nel 1891 provò delle vetture a gas (q nesto era trasportato .compresso entro cilindri), ma non si ebbero risultati soddisfacenti. Ora, secondo u na recente circolare del grande stato maggiore tedesco, sono state ordinate parecchie vetture nuovo modello, e fra gueste una a sei posti, con sedili sporgenti, pel controllo dei tiri alla scuola d'artiglieria, e infine nna. veUura corazzata a due posti per un cannone Maxim.

Nel giugno scorso il _capitano' Giulio Douhet, d'artiglieria, lesse alla :-;ede della sezione torinese dell'.tb sociazione elettrotecnica italiana una confer~nza dal titolo L'automobilismo sotto il pu,nto di vista militare, conferenza che, se in qualche punto può porgere il -Jìauco ad una crit ica razionale ·e ragionata, ha però il merito grandissimo dì a vere per prima messo la questione dell'automobilismo sulla vera strada. ' Nella premessa dice : « Il risultato di tutto il lavorio di intelligenze rimase nullo « o quasi, perchè esse non furono dirette su di una strada si· << cura, perchè si andò avanti tasteggiando senza part ire da « un concetto chiaro e ben definito. « Difatti, a! sorgere del nuovo trovato, da una parte l' uomo « di guerra ideò mille applicazioni di uso, senza penetrare a << fondo nella essenza del trovato stesso e senz!!, darsi completa ,< ragione della sua portata, sì che non fu possibile dar corso « alle sue idee; dall'altra il costruttore si sbiz!ilarrì nella fab. « bricazioo e di modelli diver sissimi senza conoscere a fondo 1< i bisogni di guerra, sì che i vari modelli non soddisfecero « ai detti bisogni. « Da una parte non si sapeva quello qhe dal nuovo mezzo « ·era permesso richiedere, dall'altra non si sapeva <1uello che « il nuovo mezzo doveva dare .

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1984

B LA LORO APPJ.ICA ZIO.NE NBLL' ARTE OELT.A GUERRA

GLI AUTOMO IHLl

Per quali di questi movimenti può l'automobilismo es_ sere impiegato? a) Radunala dell'esercito. - Per questi movimenti si impiegano le ferrovie e le strade ordinarie;_ queste, quando i movimenti per ferrovia riescano meno rapidi o meno convenienti. A nessuno, per quanto di eccitabile fantasia, può passare per la men te l'impiego dell'automobilismo in questa contingenza. b) Movimenti clell'esei·cilo coslitui"lo. Le grandi tmità dell'esercito costitnito muovono per via ordinaria, e, a meno di casi addirittura eccezionali, la via ordinaria è più conve· niente della stessa ferrovia. Quindi per grandi unità: no. Piccoli reparti. Cavalleria naturalmente esclusa ."'-.__ Fanteria. S i potrebbe pensare di far seguire la cavalleria da piccoli reparti d i fanteria montata sn automobili; a questo scopo potrebbe servire il tipo di automobile-omnibus che si adopera per le comunieazioni fra alcuni paesi non relegati da ferrovie. Il largo impiego dell~ biciclette nella vita moderna indica però un mezzo più semplice pl'lr raggiungere lo stesso scopo. Artiglieria. Si sono studiate batterie di cannoni autqmobili, ma pe1l l'artiglieria da campagna,) costretta a percorrere terreno vario, sono idee genia.li, ma fantastiche, inquantochè l'automobile non può uscire dalle strade... Grosso carreggio. Il grosso carreggio che segue le grandi unità di guerra fa parte degli organì di rifornimento. Dei movimenti di questi vedremo più oltre. e, cl) 1vfo1,imenti cli notizie e di O?YZini. -- In generale le notizie procedono dal comando di divisione verso il co. mando in capo e gli ordini provengono da questo al comando di divisione per mezzo del telegrafo, mezzo che :fino ad ora mantiene il record della velocità. Dato poi il necessario agglomeramento delle forze e la loro ubicazione forzata da esigenze cl i altro ordine, io sono del parere che un cavaliere od nn ciclista si presteranno quasi sempre, alle comu·nicazioni interne con maggior fauilità., speditezza e sicurezza

« Per quanto tale asserzione ,possa apparir-:1 dnra, essa non « cessa però di essere meno vera; basti a provarlo il fatto che « da nessun paese venne stabilito un p rogramma ben defìnif;o « al quale dovessero sottostare i modelli presentati dai co« strntttori, e che in tutti i paesi vennero eseguiti esperì« menti su modelli presentati da costruttori e da essi ideati. « Appare chiaramente che invece la via logica da seguire « per tentare la risoluzione di questo problema sia guella « di studiare clappi•ima tecnicamente ciò che si può ottenere « dai mezzi che l'industria moderna mette a nostra dispo« sizione, quindi quali siano le esigenze della guerra rispetto « ai trasporti, di stiibilire se e q·uando l'applicazione dei <( nuovi mezzi ò possibile, determinare a qtfali requisiti do« vrebbe soddisfare un sistema di automobilismo per essere « realmente utile nel suo impiego in guerra, e concretare in« fine un sì fatto sistema. » · Detto questo, l'autore prende a esaminare i vari .bisogni <folla guerra e le contingenze speciali alle quali dovrebbe assoggettarsi l'iiutom.obilismo. L 'articolo merita un'analisi minuta. PARTE I. BISOGNI E CON'rINGENZE DI GUE.ltRA NEI QUALI

E

1985

POSSIBI LE

L'nIPrnGo DI ON SISTEMA D1 AUTOMOBILISMO.

~l1utta l' iuteµsa vita del vario organismo (l'esercito), sino dal suo primo concepimento pnò essere, rispetto ai movimenti, classificata come segue: a) movimenti per la radunata dell'esercito; b) moviment i dell'esercito costituito; c) movimenti di notizie dalla periferia al centro ; cl) m~vimenti di ordini dal centro alla periferia; e) movimenti sul campo di battaglia; f) movimenti di rifornimento dal centro alla periferia; g) movimenti ~i ma,terìali inutili e dannosi dalla periferia al cent1~0-

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f: LA LORO APPLICA¼IONF. NEl.l.'A itTE nELLA GUl,;ltRA

1986

1987

GU AUTOMOIJILI

di un automobile. In ogni modo possiamo notare che per questo genere di servizio, il Lipo che si potrebbe impiegare sarebbe quello delle nsnali vetturette a benzìna di media velocità, percbè iu guerra le strade sono ingombre. e) Movimenti s'/1,l campo cli ùattaglia. - ..... il movimento avverrà su terreni rotti..... Affinchè tntti gli elemouti combattenti al>biano quella libertn. d ì manovra che è necessaria, abbisogna, dunc1ue che nessuno di essi sia logato all e strade, e perciò pei movimenti sul campo di battaglia resLa naturalmente escluso in modo assoluto l'automobilismo. N essnna vettura dostiuata a seguire a contatto le truppe potrà dunque essere automobile. Quando un eserciLo o una parte di esso si prepara a dar battaglia, restringe il suo fronte, sì che dietro ad esso tutta la rete dei servizi si. raffittisce, e si compr.ende come debbano essere usufruite, e perciò ingombre, le strade sul (,ergo di esso durante questo periodo di crisi. Venne escogitato, idea genialmente fantastica, l'impiego d.i automobili per trasportare distaccamenti da uu pun to all'altro del campo di battaglia, sia nella marcia avanti, sia prima dell' ultima fase del combattimento per permettere all'assalitore di sfondare un punto della linea nemica o di soverchiarne le ali. In una grande battaglia moderna non saranno certamente distaccamenti di poche centinaia d'uomini quelli ohe decideranno dell'esito della immane lotta; saranno i corpi d'armata le unità che manovreranno, se pure potranno manovrare una volta che la loro direzione tatLica sia stata determinata dall'impulso della manovra strategica. /: fJ) Movimenti cli ri/m·nimento e sgomùe,.o. - Tutti i tra:,;porti possono riuuir::;i sotto le seguenti forme: I). Trasporti dal paese alle armate; II). Trasporti delle armate alle unità minori; III). Tras.por ti che seg uono le unità; IV). 'frasporti all'indietro dei materiali di rifiuto. ..... si eseguiscono per strade, per ciò si vede la possibilità di impiegarvi un sist.ema automobilistico. L a possibilità non vuol dir e ancora la convenienza .....

P.\ HTE 11. 001-CDIZlONI DI CONV};NIENZA DJ,:LL' ADA'l"fA)l1':NTO DELf)AU'l'OM.OlHl.lSllO Al

crn.urnr

TIUSPORTI Dl vUEO.Jl,.\. .

Prima condizione di una tale couvenienza è quella eh.o il nuovo sistema di trasporto abbia uu carattere di stabili~i., · e cioè non sia pas~ibile di rapidi e prevedibili perfezionamenti di natura tale da rendere il sistema stesso di una cosi grande inferiorità rispetto a un sistema nuovo, da esigerne il cambiamento ... Perchè sia conveniente ohe un nuovo sistema di traino venga sostituito all'attuale, ò necessario che soddisfi ~e seguenLi condizioni tecniche e di impiego: 1. Ohe si possano train,Lre veicoli di un peso norma.le inferiore o uo-uale a 10-rn\ tonnellata ed ecceziouale di 20; o II. Che si rendano minime le lunghezze stradali occupate dai motori, cernanclo d i farle tendere al limite zero; III. Ohe in condizioni medie stradali si possa, con un lungo convogFo, mantenere una velocità dà 8 ,1 10 uhilometri all'ora; IV. Ohe si impieghiuo motori che non abbiimo, o quasi, . . bisogno di riposare; V. Che si repda massimo il coefficiente di rendimento rn peso utile del trasporto; VI. Ohe il consumo dei motori sia mrn1mo in peso, e cioè che la forza di immagazzinamento dell'energia sia leggiera e i motori di grande reudirnento; . VII. Ohe si renda minimo il personale da adibirsi al traino, avvicinandosi per quanto è possibile al limite di un uomo per veicolo; VIII. Ohe ogni veicolo abbia conduzione autonoma e talmente sensibilè da poter mantenere il proprio posto nella colonna;

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1988

E

GLI ,\Ul'OMOBIL!

LOl!O APPLlCAZIO~E NELL'ARTE DELLA GUEtU<A

1989

Lasciamo da pàrte i movimenti per la radunata dell'esercito, perchè tutti son persuasi che la vettura automobile propriamente detta non può servirè al trasporto delle grandi masse. Però non sarebbe ±autastica l'applicazione di motori al carregg io, mòtori della stessa potenza di traino dei cavalli. È questa una cosa impossibile? No ; tanto più. che non bisogna illudersi sulla forz'l. dei cavalli stessi. Nella gola di Antrodçico (grandi ma~ovre del 1805), a.Ila salita della Morluzza (manovra di campagna del 1896), al passo della Consuma (metri 1060, tiri di guena lUOl ) ho visto attaccare i buoi al carreggio. E non si vengano a raccontare storie strepitose di osta· coli superati e di posiz ioni prese dall'artiglieria; nel primo caso si può rispondere che i p.ezzi e i cassoni sono snodati, mentre le carrette sono rigide; nel secondo che non i cavalli, ma i nostri bravi soldati, spingendo colle braccia e colle spalle e puntando coi piedi, hanno portato i pezzi iu posizioni reputate quasi inaccessibili. E il personale tecnico? E i conducenti? Nè parleremo in seguito.

IX. Che g li organi meccanici siano semplici e robusti, che la manovra, la conduzione e la· conservazione siano facili· X. Che il materiale di consumo sia di facile rifornì'. mento, trasporto e conservazione.

PARTE lii. C()ND IZIONI ATT UAL I DELL., "' ' U'l'O'IOBILISll· · DI FRONT I~ Af,LE ESID i' o

G'ENZE DEL SUO IMl'IEGO SOT'l'O IL PUNTO DI VISTA '.\f[L.l'l'Al'lE.

L'autore dopo aver esaminato i di/'elli degli automobili rispetto al servizio di guerm, conchiude: « ..... Fautomobìlismo, come si presenta al giorno d'oggi,

n on si può applicare ai bisogni cli gue1·ra, a meno forse di qualche, applicazione di secondaria importanza. « Da conclusione alla quale siano giunti, dopo un esame « abbastanza minuto del complesso problema, dipende però ,< esclusivamente dallo stato attuale delle cose, stato che va « mutando col tempo, ed è da supporsi e da, sperarsi che « in breve i n uovi perfezionamenti vengano apportati al« .L'automobilismo in modo da renderlo completamente atto « al suo impiego in guerra. » <<

«

Chi ha seguito l'articolo del capitano Douhet avrà forse notato che nella conclusione è molto assolittista; e in tattica disgraziatamente, non c'è niente di assoluto. ' L'esclusione di un mezzo celere di locomozione, anche se o_gg~ ·. prnsenta dei difetti, non è consigliabile che quando sia, d1 vero e proprio impaccio alle masse operanti. Ora, segm1ndo lo stesso metodo dell'egregio · autore, vedia,mo cosa ci può dare l'automobilismo in tempo di guerra. E bene premettere che qnesto è uri semplice accenno ai casi probabili in cui i veicoli automobili possono essere di molto aiuto.

i,A.

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Movimenti •dell' esercito costituito. .:__ Se si scorre a caso la storia, almeno dalle guerre pnniche alle ultime grandi . campagne, si tr ova che reparti di fanteria, grandi e piccoli, costretti dallo svolgersi dell'azione a recarsi da un posto a un altro, anche molto distanti fra loro, per fare più presto e arri ~are in migliori condizioni hanno requisito i mezzi di trasporto più celeri del tempo, non solo, ma qualche volta sono arrivati in ferrovia :fin sul campo di battaglia. Un mezzo celere di trasporto è oggi la bicicletta, è vero; ma, al momento opportuno, ne avremo il numero snfficiei1te? e poi, sapranno pedala,·e tutti? . • ' Siano pure questi i casi di secondaria imp01·tanza - cosa ohe del resto potrebbe discutei·si - intanto nelle reguisizjoni potremo trovare carri, biciclette e automobili. Serviamocene fin dove si può, poi qualche santo aiuterà.


1990

1991

GLJ AUTOMOBI LI

E LA LOIW APl' I.JCA½IONE NELJ:/ARTE DELLA GUEitRA

P er l'artiglieria il problema dell'automobilismo è certo più complesso; ma a combatterlo a fondo poco si presta me lo perdoni l'autore - l'infelice soluzione data al problema stesso dal principe vVladimiro di Russia, che ha proposto batte:rie aut omobili con serventi a cav allo: traino delle batterie sulle strade per mezzo degli automobili, presa d i posizione coi cavalli.

È pre11critto però di tener sempr e dislocate le riserve in modo da poterle lanciare nel luogo più oppor tuno, quando lo svolgersi dell'azione lo r ichiede. E se si potesse approfìttare in quel momento di un mezzo qualsiasi di trasporto, più celere delle gambe dei soldati, sarebbe cosa insana non farlo. Nei Gommenta1·i di Giulio Cesare si legge che · i Galli, appena lo richiedeva i l m omento tattico, mandavano a r inforzare i punti più vulnerabili con reparti di un corpo speciale, la t'r imarkisia, adattatissima ag li spostamenti rapidi. Il nucleo elementare d i q nesto corpo era formato da cl ue u omini e un cavallo. Degli uom.ini l'uno era a c!tvallo armato di lancia, l'altro a piedi con arma, da getto (bipenne o bastone ferrato) o di daga cor ta. Dato il segnale dai druidi i cavalieri si slanciavan o al galoppo, e i fanti1 tenendosi saldamente attaccati allit criniera del cavallo con la mano sinistra,seguivauo il movimento come meglio potevano~ «In ciò - scrive Giulio Cesare-i Brettoni e gli Eburoni « erano abilissimi >>, Giunti sul posto i fa nti vi rimfuievano per difenderlo, i cavalieri caricavano. L'idea del trasporto rapido di fanteria sul campo stesso di battaglia, , come si vede, non è nuova; anche i P ersiani si servirono dei carri fa.lcat,i alla battaglia di Ounassa per lo stesso scopo, quind i non c'è niente d i fantastico.

Nlovimenti di n otizie e di 01·dini. - Qni c'è da osservare che il telegrafo non esiste che presso i grandi comandi ; che se gli stendimenti di linea sono rapidi, i ripiegamenti non lo sono altrettanto, e che per queste ragioni e per le ' strade ingombre - cosa che il capitano Douhet nota spesso - non ha tnttH. la mobilità necessaria. R iguardo poi a:i citvalieri e ai ciclisti, resta a vedere se saranno sempi·e in grado di clivorare la via, come quel corriere del Manzoni. Movimenti sul campo di battaglia. - « .... . i movi« menti avverra.nno in terreni rotti, coltivati . . . . « quindi . . . . . . . nessuna vettura destinata a seguire a << contatto le truppe potrà essere automobile. » Ecco - si può obbiettare - se con un tipo di vettura d iligentemente studiato, leggiero, provvisto di molle r obuste e di r uote specia li (o di meccanismi speciali (1) attaccati alle rnote) si faccia. il r ifornimento delle cartuccie, servizio abbast;anza, importante ; non sarebbe tanto di g uadagnato, ~e n on altro in velocità? Ma, e gli ostacoli del terreno ? Non ci debbono spaventare. Nessuno ha mai v isto le carrette da battaglione salire sulle cime del Cervino, o saltare i fossi coll'agilità di un ginnasta: dove vanno quelle può andare un automobile. I movimenti sul campo di batbaglia richiederebbero lunghe e ragionate discussidni tattiche, che sono molto al disopra delle mie · cognizion i.

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Mo1>imenti cli 1·ifornimento e sgom,bero. - .~ qui che andrebbe studiato ·un sistema autom obilistico propriamente aetto. In seguito ci occuperemo dello schema da1;o dal capitan o Douhet per porre le basi e studiare tale sistema. D iamo ora un rapido sguardo ai servizi che può effettivamente rendere l'automobilismo, tale come si Ira nelle .condizioni presenti. _Rifornimento clelte cai·luccie. -- Se ne è p arlato nei movimenti sul campo cli battaglia . Nella camp3,g11a del 1870-71 più di una volta repart,i di fanteria prussiana rimasero colle armi al ·piede per mancanza

(i) Guide senia lino o cin goli.

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1992 .

Gl.l AUTOMOR[[,J

E LA LORO APf>L!C,IZI O NE N.GLL'AlUE DELLA G UE RRA

cli munizioni; e noi sappiamo quanto egregiamente funzio-

nassero i servizi logistici presso quegli' eserciti. E non sarà difficile che in avvenire si possano verificare inconvenienti simili, data la maggiore celerità di tiro, n on compensata abbastanza dall'aumentata dotazione del soldato.

St udio di un sist ema automob ilistico per uso militare.

Repa,'ti in esplorazione. - Seguiamo per un istante la cavalleria in guerra: incontra il nemico, lo respinge, lo insegue; lascia parte dei suoi appiedati, o meglio si serve ~i una compagnia di bersaglieri ciclisti per mantenere una posizione importante. I n tal caso si repnterebbe fortunato (]uel comandante il quale potesse disporre di qualche vettura molto celere per inviare ai combattenti soccorso <li m unizioni, viveri, strumen ti da zappatore o altro. A questo proposito: anche la carretta eh.e segue le compagnie cli bersaglieri ciclisti per le eventuali riparazion i alle macchine, potrebbe essere automobile. Parchi del genio. - Potrebbero rendere un servizio più spedito se mossi da motori a esplosione. In modo particolare poi ne ricaverebbero vantaggi i parchi foto-elet~rici in cui una sola macchina fornirebbe l'energia per il traspor to e per la dinamo, e li renderebbe indipendenti dall'acqua, elemento importau:e e d ifficile a trovarsi in campagna. Intantv, visto l'estendersi di questo mezzo di locomozione e conosciutine i reali vantaO'o-i, il Ministero. della Guerra ha 00 . ordinato che venga fatta in ogni comando di di visi on e la statistica g_uindicinale degli automobili esistenti nel territorio dipendente da detto comando . Sono inoltre allo studio presso lo stato maggiore alcuni t ipi di vetture.

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Il capitano Douhet fa seguire il suo articolo da una specie di programma per lo studio tecnico di nn sistema a11tomobilistico. Dà, naturalmente, la prefer enza al motore _e lettrico. Mentre si aspetta che sia detta l'ultima parola per r immaaazzinamento dell'energia elettrica, il sistema proposto pot~ebbe avere utile applicazione nel coJlegame~to dei fo~ti di sbarramento e per i nuclei di opere delle piazze fortificate e dei campi trincerati. Il programma è il segu.ente : 1° Studio del generato1'e. Scelta del motore ad aria carburata. Stud io di un, sistema refrigerante a minimo peso e consumo di acqua. Scelta delle dinamo. Collegamento delle due parti. Regolazione del motore e delle dinamo. Serbatoio per l'olio..:carburo. P eso del generatore. Manovra d~l generatore . 2° S tudio dell'automotore. Scelta del motore. Sua regolazione. Organi di direziono. Applicazion•e a carri, a carreggio esistente, ad avantreni automotori. Manovra. 3° Studio dei c·ollegameuti. A ttacchi e mezzi di attacco. Dispositivi di sicurezza. Esclusione di vetture g uaste durante la marnia. Manovre delle vettnre. Adattamento di avantreni automatici a. carreggio esistente'. 4° Studio del movimento per contatto. Gettamento di linee aeree provvisori.e. Alimentazione delle linee aeree. Scelta dei trolley. Manon-e di convogli marcianti per contatto. 5° Studio economico del sistema. Im pianti. Esercizio. Rendimento industriale. Si è riportato questo per esempio; ma ce ne sono molti altri, e tutti suscettibili di modificazioni. 127 -

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ANSO X l,\' I.


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lH,l AUTOllOBILT , ECC ,

- Rimarrebbe ancora la questione del personale, uno dei punti jmportanti dietro cui si trincerano gli oppositori dell'automobilismo. Per condurre un automobile non occorre essere meccanico, come credono molti : basta solo un po' di pratica. I nostri conducenti fanno una scuola, più o meno utile, presso i reggimenti di artiglieria. , Un periodo minore di tempo basterebbB per insegnare la manovra di un automobile a pochi soldati, scelti di prefe , renza fra gli operai di stabilimenti metalJurgici o di me stieri affini ; tanto più che quelli che conoscono i quadrupedi o l' arte dell' auriga scompaiono subito dalla forza effettiva e vanno a ingrossare le file degli attendenti. Qualche ufficiale o qualche sottufficiale - senza creare cariche speciali, che ce ne son già troppe - potrebbe vigilare sul. bnon andamento in marcia e rimediare a quei piccoli inconvenienti che possono accadere. Un meccanico, che potrebbe anche essere l'armaiolo del reggimento, eseguirebbe le riparazioni necessarie.

Correndo forse un po' troppo, b.o toccato per sommi capi quaut;o concerne l' automobilismo. R ingraziando l'egregio capitano Douhet di avermi. dato modo di parlarne, auguro a tale sistema di locomozione un trionfo completo, e all'Italia di riportare, .come altra volta pel fucile a piccolo calibro. la palma nell'adozione dei nuovi veicoli.

E . C.

REQUISIZIONI 1N TERRITORIO NEMICO ,e,

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Co11ti11,11,~io11c. -

l'•di dl ~µc11sa X

•! . Contribuzione cli 33,000 f;·anchi . - II 29 dicembre fu intimata dal prefetto ai sindaci unc1, nuova contribuzione di fr. 33,000, debitamente ripartita fra i comuni e da pagarsi entro il 25 gennaio 187 1, come avvenne. Costituiva la quota del dipartimento dell'Aube per l'acquisto di calze di lana (paia 12,000).

5. Cont?·ibuziane cli 300,000 franchi. - Il Governatore generale di Reims impose ai dipartimenti clipe'\ndenti (Aispe, Ardennes, Marne, Seine et-Marne, Aube) una contribuzione di 2 milioni di franchi, dei quali spettarono ali'Aube fr. 300,000, che il prefetto ripartì fra i comuni con circolare 10 febbraio 1871, comminando le consuete penalità, che im questo cas.), come in quello della .:iontribuzione di fr. 200,000, fu rono per alcuni comun i morosi applicate. In complesso il dipartimento pa.gò a ~itolo cli contribu· zioni generali fr. 1,410,140 circa, oltre le ammende, e cioè f.r. 5,64 circa per abitante. Tenendo poi conto an::ihe delle imposte si ha una somma totale di contribuzioni in denaro di fr. 4,294,500 circa e cioè fr. 17,17 circa per abitante. b) Contribuzioni parziali., - Non furono omesse neppure le contribuzioni parziali e Troyes, ad esempio, dovette pagare, non appena occupata dai Tedeschi , una contribuzione di fr. 10,000 imposta a titolo di rappresaglia per il ferimento di un ulano. Lfi consegna del denaro fu eseguita immediatamente per liberare il sindaco, che era stato trattenuto in · ostaggio dall'avan~uardia prnssiana.


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R~;QUl:SJZlC>Nl J N Tt RK IT Olll O NE )l l\. O

REQ,U JSI HONJ I N 'l'EHIUTOlllCt NEMI CO

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§ 2. Requisizioni di vettovaglie.

a) Requisizioni dipartimentali. - Nessuna ordinanza (o decreto) d i requisizione generale fu, per quanto riguarda il vettovagliamento, emessa per il territorio dell' Aube, mentre invece in altri dipartimenti le reguisizioui ,per la costituzione ed il rifornimento dei magaz::;ini cantonali, dei quali parleremo in seguito, assunsero il vero carattere di requisizioni generali, per essere i detti magazzini stati costituiti in tutti i capoluoghi di cantone, ottimo provvedimento questo che, mentre garantiva meglio il vettovagliamento delle truppe, ripartiva con ma.ggiore equità l'aggravio sulle popolazioni, rennendolo meno sensibile' e perciò turbando in minor grad o il movimento commerciale locale. b) Requisizioni cantonali. - Analogamente a quanto abbiamo fatto parlando delle re<1uisizioni mandamentali es1:1guite nel 1859 dagli Austriaci in Piemonte, classificheremo sotto questa rubrica tutte quelle requisizioni che vennero· contemporaneament e estese ai comuni di un cantone od a più comuni anche di cantoni diversi. 1. - Per la considerazione che non era equo ed opportuno lasciar gravare tutto il carico deHa nutrizione delle truppe di passaggio, di tappa e di governo sni comuni posti snlle linee di tappa, i Tedeschi provvidero all'organizza,:ione di magazzini vivei·i cantonali a mezzo dei prefetti, che dovevano assicurarne il rifornimento. La relativa gestione fu affidata ai municipi dei capoluoghi di cantone, incaricati anche di approvvigionarli, ripartendo equamente il peso fra i comuni della rispettiva circoscrizione. Nell' Aube la costituzione di questi magazzini fu limitata ai cantoni attraversati dalle linee di tappa. ·

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2. - Allo scopo di sopperire alla deficienza delle risorse degli abitanti, presso i quali, come vedremo, g~ner~lmente vivevano i soldati tedeschi, furono an che scaghona~1 lungo le linee di tappa appositi magazzini cli tappa, organizzati dai comandi di tappa o, in mancanza, dai comuni, ed incaricati della distribuzione dei generi alle truppe di passao-o-io a misura che se ne manifestasse il bisog no. 1:>o •••• I comandanti predetti imponevano le reqms1z1om ora all'uno ora all'altro dei comuni della rispettiva circoscrizione, senza regola fissa, accordando per la consegua dei generi termini molto brevi e camminando le consuete pepalità come pure rivolgendo talvolta al sindaco del comune di 10/0 1·esidenza la richiesta delle derrate con incarico di ripartire la r equisione fra i comuni viciniori. A causa delle sostituzioni avvenute nei titolari di detti comandi, la gestione dei magazzini di tappa non è stata molto r eo-olare; però, e questo è il veramente importante, i c0mandanti d i tappa non trascurarono mai di tenerli largamente forniti di derrate, in modo da poter soddisfare ogni richielJta anche impreveduta . c) Requisizioni comunali. - Il sistema di vettovagliamento più generalmente adot tato. per le truppe di passaggio o di ouarnigioue è stato quello del vitto pr·esso l'abitante, esteso o . . anche agli ufficiali, che generalmente ricevevano 1 pasti presso gli alberghi. Questo sistema, usato da trnppe molto disciplinate e:l educate a valersene, ha dato i migliori frutti, benchè la presenza degli inva~ori non riuscisse troppo gradita nelle case francesi. Gli abitanti erano obbligati a somministrare cotta la seguente razione stabilita dal principe Federico darlo : pane gr. 750; carne gr. 500; lardo g r. 250; caffè gr. 30; vino ·litri '/,, oppure birra litri 1, oppure acquavite litri 1/ 16 ;


REQUISIZIONI IN TERR!'l"ORIO ~J-:MICO

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REQUISIZIONI !X TERH!TORIO ~EMICO

tabacco gr. 60, oppure sigari 5. Ai ca valli si dovevano dare kg. 6 di avena, 3 di fieno e 3 di paglia. Però nelle famiglie più povere il mantenimento consisteva nel chiamare gli ingrati ospiti alla. mensa dom~stica. In talune località, come Troyes, le truppe visser o esclusi va.mente presso gli abitanti ; così pure in tutte quelle non sedi di comandi di tappa; ma si usò a nche il sistema cli procur arsi direttamente le vettovaglie occorrenti, oppure si combinarono i due sistemi. Non maucarouo perciò anche requisizioni per parte delle truppe, all' infoori del vitto presso l'abitante; como pure non si osservò sempre il tasso della razione. Naturalmente anclie gli stati maggiori operarono requisizioni, ed il sottointeudente Pérot, il quale certamente, quando scrisse quella pagina del suo pregevole studio, non aveva presenti .alla mento i pranzi luculliani del generale Giulay in Piemonte, ricorda che per il principe Federico Carlo venne a cura del colonnello von Held, comandante di tappa in Troyes, requisito un pasto comprendente delle primizie. Quanto cammino si era fatto dal 1859 al 1870 ! Se ne consoli M. P érot. In conseg uenza del sistema di vivere presso gli abitanti, prevalente nell'armata tedesca, i comuni dovettero sostenere uua spesa che si può calcolare in fr. 7 giornalieri per gli. ufficiali, fr. 3 per gli uomini di truppa e fr. 2,50 per i cavalli; spesa elevata cho le condizioni peculiari dei pubblici mercati pienamente giustificano. · Durante il passaggio dell'armata attraverso l'Aube l'amministrazione tedesca assunse a suo carico il mantenimento dei cavalli in base a;d un prezzo per razione stabilito. Troyes infatti fu rimborsata dell'ammontare dei foraggi somministrati durante il novembre 1870. d) Regime dopo ·la conclusJone della pace. - Per effetto della con veuzione di F errière (11 marzo 187 J. ) le autorità germa~iche perdettero il diritto di procedere a requisizioni di vettovaglie ed il mantenimento delle truppe di occupa·

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zione venne assunto dfl.11' intendenza militare bedesca, a car ico del bilancio francese, in base alla tariffa di fr. 1,75 per ogni razione viveri e di fr. 2,50 (ridott, yoi a fr. 2,25) per ogni razione foraggio, sino a tutto il 31 dLCembre_l_871. A datare dal 1° gennaio 1872 l'intendenza m1htare francese si riservò il diritto di vettovagliare direttamente le truppe tedesche. . . . In conseo-uenza il Governatore genernle eh Reims m data 16 marzo isn emanò un'ordinanza colla quale proibiva alle ~ruppe tedesche le requisizioni (eccezione ~atta per g~i al· loggi). Però tale ordine non potò aver~ p1en~ e~ec~z10ue, perchò la necessità impose alle tr uppe rimpatnant1_ d1 e~e~-tuare altre requisizioni, in conseguenza delle quali la citta di Troyes fo, per es., gravata della spesa di fr. 30,000 dal 3 marzo al 31 luglio 1871. § 3. Requisizioni di me~zi di t1w1porto.

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La necessità di organizzare convogli militari per i vari ser vizi, e specialmente per quelli del vettovagli~me_nto e dello poste, causò numerose requisizioni di mezzi eh t~a.~ spor to sopratutto a Troyes, eseguìte in seg_uito ~d. or~m1 rilasciati c:lp.i comandanti di tappa o da altri uffic1ah e funzionari. I carri coi relativi conducenti, si requisivano cli massima per più ~iorni; però era obbligo dei corpi e dei s~rvizi di rimandarli alla località d'origine, cosa che non tuttl fecero, malgrado la rio-orosa vio-ilanza dei comandi di tappa. Così, b b 11· ad es. la città di Troyes non vide ritornare 12 cava ·1 , 14 ca:ri e 4 carrozze, perdita trascurabile se si confronta con quelle subìte dai comuni ·piemon~esi nel 1859_ (vedansi p. es.: Borgo S . Siro, Galliavola~ P1ev~ . ~el _C~1ro, Y_er~ celli, ecc.), e soppor tò per regolan requ1s1z1om d1 mezzt d1 trasporto la spesa di fr. 29,000. Il carico dei comuni del dipartimento è poca cosa, e quindi si può conclude_r~ _eh~ in complesso i Tedeschi non abttsarono delle requ1s1z1on1 predette.


RR(tUJSIZIOlSl llS Tl,.KRJTOJHO !SEMICO

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REQIJISl-:IONl 1:-1 Tt:Rlt!TOIUO N1•:~11co

1900 uomini. Se si tiene presente che r.rroye~ ayeva allora 40 000 abitanti, risulta chiaro che i Ted~sch1 non a?usaro~o dell'alloggio presso gli abitanti, spec1alment~ se s1 c_on~ fronta la misura. da essi tenuta coll'operato d!:!gli. Austr1ac1 in P iemonte nel 1859, ove, come si è ricor~ato, _11 comu~e di Sannazzaro (JOOO ab.) dovette, ad es., all?gg1are 11 -:I: maggio una forza quasi quadrupla della popolazione: . Alquanto più g ravati del capol~ogo ~el d1part1ro_ento fu. rono i comuni m~nori posti sulle lmee d1 ~appa segmte da?~ truppe prussiano; alloggiarono, ad es:, on-ca . ~000 nomiu~ l'8 ed il 9 novembre 1870 nel comune d1 Arrentieres (500 ab.), 4800 uomini e ) 000 cavalli il 12 stesso mese n~l co~une di Aix-en-Othe (3000 ab.); 1000 uomini nel medesimo giorno . . a Champignol (900 ab.). Come si vede, mentre nel capoluogo si ha t1na ~ed_1a d1 · ·ca nn soldato oani 7 abitanti, nei oomnni miuon s1 sal~ .. h osti cn o ad m1 o O due soldati per ogni abitante, c10 e e uon c · tuisce assolutamente un aggravio notevole por le popolazioni, tanto pitl che le truppe osservai:on_o ~eneralmente, salvo poche ec0ezioni, la pi~ rigo~osa d1s~iphna o fo sev~rameute vietata agli ufficiali ed a1 soldati qna~unque altra esigenza di fronte agli ~bitant~. dovend? quelh preten~er~ soltanto la ~omministra.z1one d1 quanto 11 comando ~ell Ar mata aveva prescritto e provvedere al resto a pro pri~ ~pese. La facoltà di requisire gli alloggi fo conservata dai rade· schi anche dopo la ratifica, dei preliroina.:i di pace, e <:o~~a precitata, convenzione di Ferrière si provvide p~re a. sta~1hre le condizioni por l'alloggia.mento delle trup~e d1 ~c~u~~zion~. Dal 2 marzo in poi si rilasciarono sempre a1 mum~tp1 1 ce_rt1ficati di alloggio per parte delle truppe di passa~g10 per rien· trare in Germania. Le requisizioni di paglia e legna. sono natm·,al~ente com· prese in quelle degli alloggi e del ntto presso 1 abitante.

Si nota ohe l'organizzazione del servizio postale era lasciata all'autorità civile di polizia, la quale requisiva direttamente presso gli impresari delle messaggerie postali le vetture occorrenti. Questo provvedimento si spiega facilmente, quando si consideri l'importanza politica e militare del servizio delle comunicazioni epistolari in un momento cos l eccezionale. Come già in P iemonte, nel 1859, anche qui, benchò fosso meno colpita, la popolazione oppose un'energica resistenza all'incetta di quei mezzi di trasporto che costituivano una delle principali fonti del suo benessere economico. In conseguenza il prefetto dovette comminare un'ammenda di fr. 100 per carro e per cavallo ad ogni abitante che non obbedisse prontamente alrordine di requisizione; come pure fu costretto a punire severamente alcuni comuni, che non avevano somministrati i carri richiesti.

§ 4.. Requisizioni cli alloggi, paglia e legna.

In massima si usò il sistema dell'alloggio delle truppe presso gli abitanti. All'arrivo di esse nelle località di soggiorno i sottufficiali incarica.ti degli alloggi si spargevano por le vie e, in base alla semplice ispezione delle case, stabilivano il numero di soldati da alloggiarvisi, da 4 a 12 uomini, segnandolo sui muri esterni delle case stesse. Questo sistema (completato da quello del vitto presso l'abitante) fu quasi generalmente usato nelrAube sia per le truppe di stanza, che per quelle di passaggio. La città di 'l'royes, in considerazione della ripugnanza che provava la popolazione ad alloggiare nelle proprie case i nemici, tentò inutilmente di ottenere· che le truppe fossero, a suo carico, accasermate. Nella città il 7 novembre, giorno della prima occupazione, furono alloggiati da 4 a 5 mila uomini e 900 cavalli. Eguale misura fu osservata nei passaggi di truppa sucoossivi ì> nell'alloggiamento della guarnigione (truppe di tappa e tru,ppe di governo), che per la detta città oscillò fra i 1200 ed i

200l

...


11r,;~U ISIZIONI IN ' l'ls Rlll'l'O &I O NEMICO

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RE QUIS!ZlON l IN 'l'ERRI T 01HO NEM1r.o

§ 5. Requisi~~oni pel se1·vizio vestim·io ed equipaggiamento.

Nel Governo geuerale di Reims si ordinò una sola requisizione gencrale 1 quelle di stivali, assegnando all' Aube la sua quota da fornirsi entro un brevissimo termine, e prescrivendo che per ogni paio non consegnato si dovessero pagare fr. 25. Ciò avveniva in principio del gennaio 1871. Per il fatto però che gli. stivali non erano d'uso comune in quel dipartimento e che in conseguenza, mentre non ne esistevano depositi, anche gli operai calzolai erano generalmente poco pratici nel fabbricarli, questa requisi11,ione dovette in gran parte essere soddisfatta in denaro e si convertì perciò in una grave contribuzione da aggiungersi alle molte altre già enumerate. Da notarsi in que1.,ta requisizio ne sono duo fatti: 1° che il prefetto prussiano di Troyes non fu chiamato ad esercitare la sua autorità sui comuni del dipartimento, e venne invece per J:occasione (come si usava spesso dai comandanti di tappa) stabilita una speciale gerarchia di fa tto tra i municipi; 2° che Mlla diramazione degli ordini di requisizione v1 fu della confusione. Infatti si incari.:!Ò dell'incetta il comandante di tappa di Troyes per tutto il dipartimento, e, mentre gli si notificò che la fornitura doveva sommare a 10,000 paia, si ordinò anche al comar1dante di tappa di Estissac di requisirne paia 2000. Il comandante di tappa di 'l'royes r ip~rti le 10,000 paia fra i 5 circondari nel modo seguente: Troyes 3770 ; A.rcis-surAube 1330; Bar-sur-Aube 1640; Bar-sur-Seine 1880; Nogent-sur-Seine 1380, e comunicò il riparto al sindaco d i Troyes, ordinandog li di disporre che ciascun sindaco di capoluogo di circondario facesse la ripartizione della rispettiva quota fra i sinçlaci dei capoluoghi di cantone, e questi alla loro volta fra quelli dei singolt comuni;. fissò pure la di visione in quattro taglie degli stivali da consegnarsi e · prescrisse dapprima che la consegua fosse effettuata dal 10

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al 31 gennaio, nella stazione fer roviaria di Troyes; ~ poi, per facilitare l'operazione, che invece si effettu~sse~·o 1 ~,er~ sa.menti degli stiva.li o del denaro a mezzo dei smdac1 . d1 capoluogo di cantone e di circonda~·io, eh~ _a:7evano ese_gu1to il riparto 0 comunicato l'ordine dt reqtus1z10ne: Fu mfine minacciata ai comuni ritardatari un'ammenda di fr. 30 per paio di stivali e la consueta. esecuzione militare. . . Per parte sua invece il comandante ?i t_app~ ~1 Est1ssac, ravvisando impossibile la raccolta degh stivali, unpose se~z'altro la corrispondente contr~buzione di fr. 50,000'. com~inando ai comuni morosi una ammenda eguale alla nspettiva quota. . . . . . , . . L'incrociarsi e sovrapporsi di questi ordim servi a chiarire l'errore e ne risultò, che il comando di ta.ppa di Troyes doveva requisire le 10,000 paia nella sola sua circ~scrizione~ essendo state assegnate le rispettive quote anche a1 comandi di Estissac e di Bar-sm-Seine, per il che si dovet~e ~rocedere ad un nuovo reparto e prorogare al 15 febbra10 11 termine per la. consegna dell'aumento, ridt~cendo _l'~mmenda a fr. 20 al paio per i ritardatari. Per la c1rcoscr1.z1o~e d<:_,l comando di Bar-sur-Seine l'ammenda fu. fissata m tr. 2o pe: paio, ciò che dimostra che ogni comand~nte di ~ap?a fu libero di reg0lare qtiesta materia secondo 11 suo cnter10. ~ 6.

Requisizioni vm·ie.

Per il fatto ohe sul territorio dell' Aube non si compirono dalla II armata, all'infuori della rapida marcia per attraversarlo, alt1·e operazioni militari e che esso fu_solo i~.p~r~ occupato dalle retrovie, non si ebbero_ not~voh requ1~iz1om per o-li altri servizi, e quelle poche che 11 P crot nel bnllant~ suo ;tudio ci ricorda (materiali per una di\'ÌSÌone d i ferrovia da campo e torcie a vento a Troyes; pertiche a Saint~Parres-lesVaudes; un forno a Voué ; due bardature ad A1x-en-Othe; 10 coperte di lana, requisite direttamente ~alla tru~pa, ~ncora a Troyes) dimostrano soltanto quale rispetto s1 a~ess_e dai T edeschi per le private proprietà,, ogn_iqualv?lta reali bisogni di g uerra non costringessero ad attmgerv1.


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HEQUISIZIO~I IN TERltlTORlO N~:)JlCO

2001

llEQU ISIZIONI IN TERR ITORIO NElllCO

§ 7.

Naturalmente l'entità delle contribuzioni e delle requisizioni produsse nelle popolazioni francesi una profonda i~ritazione, sia principalmente perchè imposte da ~10 . nemico vincitore sia anche per il fatto che le popolaz1on1 stesso non era~o educa.te allo sfruttamento locale e specie al vitto ed alloggio presso l'abitante. 1\fa la saga~ia delle auto1:ità tedesche e la loro cura per mantenere attivo e tranqmllo il commercio locale servirono a smussare molte angolosità. I municipi non omisero tuttavia di resister~, fin_ ~ove era possibile, alle ingiunzioni uemic~e, e di favorire 1 interesse delle popolazioni; ma i T edeschi, con un bene r egolato ed equo impiego dì mezzi coattivi effica~i nell? stesso te~po e non offensivi, seppero superare le d1fficolta, cho venivano sollevate spesso ad arte, ed ottennero Lutto quanto credettero di dover esigere nell'interesse delle loro truppe e del

Ordini di requisiz ione e ,·icevute.

G li ordini di requisizione nelle località di tappa. era.no esclusivamente rilasciati dai rispettivi comandanti, che rigorosamente vigilavano perchè nessun comandante di· reparto di truppa od individuo isolato si permettesse di derogare a tale prescrizione tassativa. Nelle altre località invece venivano emessi dai comandanti delle truppe e qualche volta anche da sottufficiali. Di massima si consegnavano ai muni· cip1; quan do occorse di operare requisizioni direttamente presso i privati (specie per le vetture postali) furono rilasciati gli ordini dal commissario di polizia centrale. Gli ordini, in quanto aJla forma, sono assai differenti fra loro; molti sono esatti ed indica.no ai municipi tutti i dati occorrenti; altri, specie quelli rilasciati dai comandanti di truppe, sono sommarì ed irregolari. Così, mentre i comandanti di tappa nei ]oro ordini di requisizione d i carri indicavano il luogo nel quale i ca.rri dovevano trovarsi, l 'ora ecc., quelli rilascia.ti dai comandanti delle t ruppe mancavano di ogni preqisa indicazione. Lo stesso può dil'si delle ricevute. B enchè per regola si dovessero r ilasciare ordini scritLi, talvolta però accadde che siansì requisiti dei generi con richieste verbali. Pochissime volte poi la truppa si appropriò i generi, senza preventiva r ichiesta. Le autorità militari ed il prefetto prussiano usarono sempre verso le autorità civili loca.li e verso la popolazione grande fermezza e rigore non scompagnati però dal1a correttezza dei modi. Il prefetto anzi si studiò di rendere meno dura l'esecuzione degli ordini del Go~erno generale, e, accoppiando l'energia colla gentilezza, seppe conciliare l'adempimento del proprio dovere col rispetto dovuto alla dignità ed ai legittimi interessi dei Francesi. Tutta l'azione dei funzionari militari e civili tedeschi è improntata ad un ammirabile sentimento di moderazione ed all'ordine più rigoroso, ciò che evitò qualsiasi grave perturbazione nell'ordine pubblico.

l oro erario. 0AP1'f0 LO

V. -

0

0ENN! SU LL AGGRAVlO DEI COMO'NI.

L 'aggravio imposto al dipartimento dell' A.ube si sumere nelle seguenti cifre arrotondate; fr. Imposte, coutriuuzioni, ed. ammende » Requistzioni in natura, oltre . » Danni di guerra . fr. Totale .

può rias-

4,560,000 3,900,000 360,000 8,820,000

e cioè fr. 35,28 per abitante per i soli 4 mesi (7 no:7e1:-1br ~ 1870-2 marzo 1871) anteriori alla ratifica dei prelimman di pace. Vi si devono poi aggiungere le spese sostenute dal 2 marzo al 12 agosto 1871 per il mantenimento delle truppe cl i occupazione. Notevole come indice della condotta delle truppe ted esche è la ~ifra dei danni di guerra, che per l' intero dipartimento dell' A.ube eguaglia app~na. quella .dei danni in:fl.itti nel 1859 a due piccoli comum p1emontes1: Garlasco e S. Martino Siccomaro. L'eloquenza delle cifre ci dispensa dall'aggiungere altre parole.

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2006

HEQUJS!Zi'ONl lN 'rEltRITOIIIO NEMICO

REQD1Sl7.J0Nl IN 1'E&Hl'l'O&!O N~MIÒO

CAPITOLO

VI. -

ad arte i municipi sollevavano, ciò che assicurò la quasi completa esecuzione degli ordini emanati. 5. Correttezza e moderazione nelle relazioni tra le autorità prussiane e le francesi e tra le truppe e le popolazioni. I Tedeschi seppero abilmente sfruttare al massimo g rado le risorse nemiche senza ricorrere a quelle violenze, che sono non soltanto inutili e riprovevoli, ma anche dannose, e senza offendere le legittime suscettibilità dei fonzionari e dei cittadini dello Stato avversario. G." Richiesta di derrate proporzionata alla forza da vettovagliare; ciò che risulta dal fa.tto che lo sfruttamento attuato dai T edeschi ebbe per unico scopo il vettovagliamento delle truppe avviate sulla L oira, senza che risulti alcuno sperpero o diverso impiego delle derrate requisite. . Ed in proposito è necessario osse1~vare che sarebbe pretesa eccessiva quella di chi volesse limitare la facoltà di sfrnttare le risorse locali ai bisogni immediati delle truppe prese.o.ti snl ·territorio sfruttato. Il principio di diritto internazionale, già ricordato, che le requisizioni debbano essere strettamente proporzionate ai bisogni delle truppe, non è offeso quando nei limiti dell' indispensabile (limiti molto larghi) si provveda anche a bisogni futuri e di truppe lontane. . L'essenziale•è che il ·procedimento e l'onestà dei requirenti .diano garanzia che le derrate ed i materiali incettati non siano asportati dal territorio dello Stat o, che subisce le requisizioni , e che non vengano convertiti in utilità personale di chi effettua le incette. I limiti delle requisizioni non si possono in tempo di guerra ricercare all' infoori di q t1elle -vere e molteplici necessità che la guerra stessa fa sorgere, imp.onendone il soddisfacimento a qualunque costo. 7. Sufficiente cura nel dimostrare ai cittadini l' impre· scindibile necessita militare delle requisizioni. Era infatti prescritto che ogni ordine dovesse av~re l'indicazione delle circostanze che avevano motivat.o la requisizione. 8. Impiego normale, sia per le truppe in marcia che per quelle di guarnigione sulle retrovie, del sistema di vivere presso ·g li abitanti, attuato con regolarità e senza onere eccessivo per le singole famiglie .

OSSER VAZIONI.

Ca,~atter~stiche del sistema di sfruttamento seguito dai Tedesch1 nell'.A.nbe sono le seguenti: . 1 Largo ed, ordinato impiego delle requisizioni reo-0 • lan e li~itato uso invece delle requisizioni forzate, tu~te condotte 1u modo da non turbare eccessivamente il commercio locale, che effett uava il rifornimento delle risorse del paese. .

2007

2. ?rdine e disciplina nelle requisizioni, che vennero

mm~ss1~a rego!armente intimate alle autorità mtui.icipali,

c?n. richiesta scritta da chi ne aveva la facoltà, e solo ranss1me volte verbalmente. La notificazione che i sindaci dovevano settimanalmente fare alla prefettura dell'entità delle requisizioni subite, serviva molto a mantenere l'ordine in ques~a materia, _mettendo tosto in evidenia gli eventuali abusi. Anche le ricevute furono sempre rilasciate. 3. Riparto possibilmente equo delle requisizioni tra molti c?mu~i attuato ?ar_zialmente dai comandanti di tappa per il r1fonumento dei rispettivi magazzini, ed in modo più completo dal pr13fetto prnssiauo di Troyes per il rifornimento dei magazzini cantorrali. Il sis~ema di ~limen_tare, normalmente i magazzini di seconda lmea med1ante mcette estese a o-randi circoscrizioni territoriali è certamente molto vanta:gioso non soltanto p~rchè ass~cura i_l r~gofo,~·e vettovagliamento delle truppe ~i passaggio ed 11 ri~ormmento di quelle operanti in prima l~nea, ma anche perche consente un'esecuzione metodica, cont ~uua ed effi_cace d~lle requisizioni stesse,. Ora le popolazioni ris~ntono ~h effetti vantaggiosi dell'ordine, che presiede a tal,1 operazi?ni, be?chè il sist~n:a si presti più d'ogni altro all effettuazione d1 abbondant1 mcette destinate a soddisfare anche ai bisogni di truppe lontane, facoltà questa ora limitata dalla con venzioue dell'A.ja. 4. Mo~ta ferme~za n~i comandanti di tappa e nel prefetto prussiano del dipartimento di fronte alle difficoltà, che

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R~:Q.UlS1Zl0NI l.'> 'fl•:RRLTOIIIO NEMICO

2000

REQIJ15IZJO:-J IN 1'1WRIT0ill0 NEMICO

9. Esecuzione A.bbastA-nza regolare ed in misura uon esagerata delle requisizioni di mezzi di trasporto. 10. Ristabilimento immediato delle autorità governative, e!l'ettuato rispettando l'ordinamento francese delle pubbliche cariche, ma con funzionari tedeschi; loro concorso nell'esect1zione delle requisizioni militari. 11. Largo, ma riluttante concol'SO delle au torità municipali nell'effettua·zione delle incette, e saltuario conferimento ai municipì dei capoluoghi del dipartimento, dei circondarì e dei cantoni di un ·autorità gerarchica (per quanto riguarda le requisizioni e contribuzioni) sni municipì dei capoluoghi e comuni inferiori; ciò che era contrario all'ordinamento civile francese. 12. Largo uso delle facoltà di riscuotere le imposte e di imporre contribuzioni.Non sempre si è rispettato il principio, che fu poi a.c:cettato dalla Confere~za di Bruxelles, che le con· tribuzioui devono essere prelevate o come ammontare delle imposte non pagate, o in luogo di r.ltre prestazioui non effettuate, o infine come punizione. La convenzione dell' Aja però non mette a lla facoltà di imporre contribuzioni altre limi· tazioni all'infuori di queste : che debbano servire per bisogni dell'esercito occnpante o dell'amministrazione del territorio occupato; oppnl'e che debbano costituire una pena collettiva per fat ti· collettivi. Ed in questi limiti i Tedeschi si sono tenuti anche nel 1870-71. Invece i Tedeschi imposero, ad es., contribuzioni per l'a.cqnisto di. coperte e di calze di lana, mentre tali oggetti si sarebbero potnti r equisire con grande facilità nel dipartimento. Inoltre l'ammontare complessivo delle contribuzioni è certa.mente troppo elevato, tenuto conto della naturale povertà del paese o degli altri aggravi, ai quali era contemporaneamente sottoposto per moltepli~i requisizioni. 13. Diniego quasi assoluto di rimbor,,o delle requisizioni in natura. Furono, come si è detto, pagate soltanto alcune somministrazioni di foraggi. 14. Utile libertà d'azione per i comandanti di tappa in materia di penalità per mancata esecuzione di ordini di requisì-

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,· . · · che permise di commisurare le pena.liti~ stesse e di z10ne , c~o . · · ·d l re()'olarne l'applicazione iu base alle reali cond1z10m e paese, ciascun comandante di tappa poteva ben conoscere.

eh:

PARTE III. Insegnamenti e conclusione.

Dal confronto dei sistemi seguiti, in fatLo di requisizioni ~ di contribuzioni, dagli Austriaci in P iemonte uel 18?9 ~ dai Tedeschi nell' Aube nel 1870-71, emergono le sottorndwate due differenze sostanziali e caratteristiche: . 1. Gli Austriaci non si valsero quasi affatto della facoltà di imporre contribuzioni, mentre i 'redeschi ne usarono molto largamente. . . . . . . 2. I Tedeschi rispettarono, nei hm1t1 co_ns~~ti~1 d~ll~ necessità della guerra, le proprietà private ed 1 dmtti d_et mttadini, mentre gli Austriaci ostentarono un assoluto di~~rez~o di ogni più elemen~re principio cl~ ~manità; req tus1r~no'. saccheggiarono e distrussero senza limite e senza oecez1om neppure pe-ç le cose più sacre. . . , . . . I dne fat,t i ripetono la loro ongme da nn nntca causa. D_a una parte predomina la più rigoro~a dis~i_p~in~, ~~11' altra il più ass 0 luto disordine in materia _di requ1s_1z1~111. ~ sempre al principio della disciplina che bisogna . n~ah.re auoh~ nell~ sfruttamento locale, perchò , se essa e . md1sp~ns_ab1le per mantonero la subordinazione gerarchica e per 1sp1rare e tenere saldi qnegli elevati sentimenti che conducono ~li uomin~ al fooco e li rendono capaci del sacrificio della vita, non e certamente meno necessaria quando le truppe, molto sp~sso . in preda ad uno stato di sovreccitazio~e causato dall~ fatiche e dai combattimenti, ed animate da mtensa avversione per gli abitanti del paese nemico, dai quali sono l'icambiate con eguale moneta, vengono a. contatto con qn_esti; ~ua~do_ no: mini, che ogni giorno sono costretti a subn·e pn vaz10m, st 1'28 -

ANNO Xl.VI


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RE401S1ZI0NI IN n:R1t!TORI0 N.GMICO

trovano in mezzo a risorse d'ogni genere, ad allettamenti di ogni specie, capaci di largamente compensarli dei patiti disagi. Allora è estremamente facile che il migliore dei soldati si tramuti nel più prepotente dei saccheggiatori, allora si manifestano i più brutali'istint i della natura umana. Soltanto la più rigorosa disciplina, ottenuta colla educazione paziente e colla persuasione e non soltanto colle punizioni, può evitar.e all'esercito di un paese civile l'onta di essere scambiatio giustamente per un'orda di barbari predoni. El' esempio di questa d isciplina deve Yenire dall'alto. L'ordine quindi più assoluto deve improntare ogni atto che si riferisca alle requisizioni e contribuzioni; tutto deve apparire alla truppa come la normale conseguenza di disposizioni superiori dettate in b;:1se ai regolamenti ed alle esigenze della guerra, attuate con calma e con moderazione, accompagnate da assoluta fermezza nell'esigere il soddisfacimento delle presentate richieste di derrate e di materiali. Deve in tal modo penetrare negli uomini~ di truppa la convinzione che i supe· riori nulla trascurano per soddisfare i giusti bisogni dei dipendenti, e che in conseguenza è rigorosamente vietato a q llesti di allungare le mani sulla roba altrui. 11 generale Carlo 0orsi, chiudendo l'enumerazione degli insegnamenti che la campagna. franco,tedesca in larga copia ci dà, così scrive: « Volendo restringere nella più semplice « espressione le ragioni di quel grande assieme di prodigiosi « fatti , alcuni dicono: fu la vittoria della scienza. Noi di« remo piuttosto: fn il trionfo della disciplina. )> (1). Ed è appunto per ragioni sopratutto di disciplina che i Tedeschi educarono le loro truppe a vivere ordinatament~ presso gli abitanti, che regolameutizzarono magistralmente le requisizioni e che si valsero molto largamente delle cqntribuzioni, mercè le quali si mette l'esercito operante in grado di provvedere direttamente con acquisti tutto ciò che si do· vrebbe, ripetendo troppo spesso le requisizioni, estorcere colla forza e con risultati sfavorevoli alle popolazioni. (-1) St/Jriti militare.

Sommario. Voi. li, pag. 606.

IrnQU ISI ZION l 11' 't·EitlUTORlO N8illlCO

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Tale è l'insegnamento supremo, che scaturisce dal nostro studio, e da esso derivano, a guisa di corollari,. tutti quelli che ,ver_remo qui in seguito enumerando: 1. Il sistema di vivere presso l\ibitante richiede nel.le truppe una speciale eduqazione sin dal tempo cli pace, perchè più d'ogni altro metodo di r~quisizione si presta alla rapina e può degenerare in saccheggio Come è no· torio, questo sistema di sfruttamento si deve in uaese av· verso adottare soltanto, .per evidenti ragioni di sicurezza, in lontananza del .nemico; esso inoltre dà per le grandi u;nità qtili risultati solo in paesi di popolazione densa e ricchi di fabbricati e cli risorse, come, ad es., guelli della pianura padana. Per la sua pratica attuazione; la quale esige speditezza. non disgiunta possibilmente da equiti1, è indispensabile che chi ha l'incarico di effettuare la dist1:ibuzione degli alloggi tenga presente non il solo criterio della capacità di accan· tonamento, ma anche qnello della presumibile potenzialità economica delìe singole famiglie e commisuri la forza da alloggiare e vettovagliare alla popolazione i11 ragione in versa della; durata prevista del soggiorno. Il nostro Regolamento di servizio in giierr·a, parte I, « Servizio delle truppe, » dà a pagina 86 come rcriterio per giudicare la capacità di acca!ltonamento quello della popolazione (in massima un numel'o di µomini, coi relati vi cavalli e carri, pari alla popolazione, numero aumentabile sino al quadruplo); tale ·criterio può servire anche pel vettovagliamento, come indical!'.ione di massima, soggetta 'a variare per l' infl uenza di moltissimi fat. tori, come nel citato precedente nostro studio (1) abbiamo procurato di dimostrare. Il criterio però della popolazione, se in pratica 'risponde pienamente allo scopo al quale deve servire secondo il ricordato regolamento (n. 105 e 106) e cioè alla ripartizione, per l'accantonamento di truppe, del territorio da occuparsi tra: le divisioni e le truppe e servizi di corpo d'armata, ed (1) Le risorse lowli del vetlova91iamenlo. - ili·v i~la mili/are ilcilicina, ·ll599.


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lt1•:QU1SJZ10NI IN TERRl'l'Olt!O NEMICO

REC!UISIZION I IN TF.RRI'l'OR!O NEMICO

aliti. sottoriparLizione dello zone delle divisioni tra lo uu ità inferiori, non pnò essere sufficiente per l'ulteriore equa distribuzio~e di ciascnn reparto minore nelle singole abitazion i, quando specialmente si tratti non soltanto di accantonamento, ma anche di vitto presso l'abitante. Per questa operazione occorre che i forieri d'alloggh~ menLo eseguiscauo, come pniticavano i 'l'adeschi nel 1870-71 , l' ispezioua sommaria delle abitazion i e determinino la forza da assegnare a ciascuna di esse ( da indicarsi in gesso o carbono sulla p orta) teneudo presenti da un lato l'estensione della :-1ona r ispetti va e la forza totale del rep<irto da allogare, e dall'altra l'ampiezza delle case (nnmero delle finestre, ostensione dei perticar.i, ecc.) ed il loro aspetto civile o rust ico, ricco o povero. L'ampiezza e la ricchezza ·delr abitazione, sono iud ici molto sicuri della potenzialit-it economica dell'abi tante; sul primo di es~i si basano in parecchi paesi talune imposte dirette. Inoltre in questa minuta ripartizione dei singoli reparti il criterio della popolazione uon potrebbe servire, perchè, montfe i grandi cornandi possono facilmente conoscero la. popolazione totalo di ciascu11 oomune od asseguarvi una forza adeguata., i forieri d'alloggiamento uou hanno i mezzi ed il tempo per accertare il numero degli abitanti di ciascuna casa. Riuscirà.certamente molto utile il coucorso <.!elle antori Là. municipali, ma si deve ricordare cho, quando in paese nemico esse si di1nostrassero rilL1ttan ti o sollevassero dimcol t.,i. dilatorie, all'incer tezza ed all'indugio sarà sempre preferibile una distribuzione pronta, per guanto non pienamento equa, per correggere i difetti della quale si potranno dopo, se il tempo lo consentirà., accettare i suggerimenti che le autoriLà civili. locali nou maucherauuo di diire spontauoamente. I\:1entre poi si. procede alla distribuzione delle truppe nelle case, o prima se ve n'è l'agio, è necessario che i comandi comunichino ai ,ingoli municipi l'ordine di requisi.zione del vitto ed alloggio presso l'abitante, indicando la fçirna da alloggiare, la composizione delle razioni viveri ·e

foraggi da somministrare, cosa quest'ultima che pno m via di massima essere stabilita al principio della campagna, avvertendo però le truppe che, entro certi limiti, è indispensabile acconciarsi agli usi locali ed ai mezzi dei singoli ospiti . Dev'essere i'nfine stretto dovere di ogni reparto di rilasciare al municipio prima della partenza un buono regolare che indichi le giornate cli presenza degli uomini e dei cavalli e le somministrazroni speciali eventual mente ricevute. Quando alla regolarità del procedimento si accoppi la correttezza dei modi, doverosa in chi è armato verso deboli o pacifici cittadini, sarà possibile trarre anche in territorio no · mico buoni frutti da questo sistema di r equisizione, senza i rritare eccessivamente le popolazioni. 2. Il prelevamento cl iretto delle derrate dal paese (re<Juisizione propriamente detta) , pref'oribi1e in massima al vitto presso l'ab itante per truppe che a valersi di questo non siano state da lunga mano educate, e, in ogni caso, per trnppe in prima linea in vicinanza del nemico, richiede pure una regolamentazione severa, a pro1,>osito della.quale esporremo alcuni critert. ln pi·ima linea si possono distinguere tre casi principali cl i requisizione, e cioe per truppe in sta7.ione, in marcia in lontananza del n lbmico od in marcia in vicinanza di esso: a) Truppe in stazione. - Attorno ad esso, se in lontananza del nemico, o dietro, se in vicinanza, si stenderà il territorio da sfruttarsi, che verrà di viso fra le g randi unitiL in zone dì alimentazione. Quando la truppa sia alloggiata su ampia estensione di territorio intonsa.mente coltivato, ricco, con popolazione densa e molto sparsa, il sistema pii1 facile e più prod11(;tivo sarà certamente quello di ripartire ciascuna zona in sottozone per ogni corpo e reparto, lasciando agli ufficiali di vettovagliamento rispettivi la cura di raccogliere i g eneri giornalmente occorrenti e di distribuirli. Gli ufficiali commissari potra,nno essere impiegati ptilmento (esclusi i subalterni) nel vigilare che le requisizioni procedano con regolarità, nel comporre speditamente per delega-


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itEQ.UISIZlONI I N 'rBRRI TORJO N I,MICO

REQUIS IZIONI IN TER RJ'I'OR IO N lèMICO

zione dei comandi lo eventuali controversie tra ufficiali circa i limiti delle rispetti ve sottozoue e nel provvedere (preferibilmente i subalterni) a quei corpi che segnalassero eventnalment e l'insufficienza delle risorse della propria sottozona, liberi, ben s'intende, d i requisire in qualunque parte della zona d i alimentazione della rispettiva grande unit.à. Qnaudo invece la truppa fosse ammassata in poco spazio od allogg iata in un territorio coltivato estensivamente, con popolazione scarsa e riunita in pochi grossi centri, sarebbe preferibile ohe pet' ciascnua zona di divisione, o di truppe e servizi di corpo d'armata o d'armata, la raccolta delle derrate venisse eseguita direttamen te dagli ufficiali commissari sussidiati, ove occorna, dagli ufficiali di vettovagliamento. In ogni caso l'ufficiale che sopraintende alla requisizione nella zona o che la eseguisce pel proprio reparto in una sottozona, dovrebbe og ni giorno pel successivo, oppur e una volta tanto, comunicare a ciascun municipio interessato un regolare ord ine, dal <]Uale risulta,ssero con precisione le quantità. di derrate da consegnare giornalmente, il luogo e l'ora della consegna, e (cose da praticar e in qualsiasi specie di r e· quisizione) il motivo dell'incetta, nonchò le penalità por i casi di ritardo o di inadempimento ;

Quando poi risulti che le località nelle q uali le truppe dovranno sostare e quelle viciniori non abbiano, per una ragione qualsiasi, risorse adeguate ai bisogni. sarà indispensabile ordinare anche la requisizione di derrate nella zona interposta tra il luogo di partenza a quello di arrivo. A tale uopo sarà utile aissegnare ai singoli reggimenti (per i reparti minori è preferibile riservare le risorse della località di destinazione) una sottozoua di alimentazione laterale alla strada percorsa dalla colonna, come risulta dal seguente schizzo schematico r elativo al!' ipotesi dello spostamento di una divisione di fanteria:

b) Truppe in marcia in lontananza dal nemico. - L'assolnLa sicurezza nella zona di territorio antistante permette di far per venire i1t precedcn,;a (possibilmente almeno il giorno prima dell'arrivo) ai municipi delle località di por· nottan...ento g li ordini di r cq uisizioue (telegraficamente o per mezzo della cavalleria esplonmbe o di ciclisti) e di avviarvi anche ufficiali commissari montat i su cavalli o su biciclette scort,ati da drappelli di cavalleria o d i ciclis~i (trattandosi di territo rio nemico è ind ispPns;i,bile far comprendere che sono pronti i mezzi coatti vi) per procedere alla raccolta delle derrate da r iunirsi in prossimità degli alloggiamenti assegnati alle sezioni di sussistenza. A lla cavaller ia predetta può molto opportnnamente essere affidato anche il còmpito d'impedire l'asportazione delle derrate e l'allontanamento del bestiame da macello.

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.

- - - - - - - - - -- 4<t reggim oulo

A

• =-• =- - • =• -= = = = = = = = = ~ = ~~= ~= /J ~

•• reggimento

_________ -!-.-- -- - -- - A luogo ,li partenza. Il luogo di de.,Uoaziono.

:?O reggimento

lim!te •l<:ll:, zoll:i ,li alime11L1zio1Je. · · · • · hm,!e 1felle sollozone di alimenla· ZIOIIU,

I due sistemi di determinazione delle sotto.zone segnati a destra ed a sinistra della strada rispÒndono alle esigenze di different i condizioni stradali. L'esecuzione delle incette dovrebbe anche in questo caso essere vigilata dagli ufficiali commissari. .( Conti nua). .Av v. L a1<:f1 Gnr·1"L'L r aJ1ila1111 rn,11111iss111·111.


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I L GÈNERALE i\!ORBNO

IL GENERA LE MORENO /Va.lo r,, (/(le/ri il 'f!6 febbraio J.</:18.

.I/orto ri lloloana il 22 olloln·e 1001.

Fu per parecchio tempo valido ed assiduo collaboratore della_nostra Rivista militar·e. Gravi quistioni dibattevansi allora nel campo degli ordinamenti militari e circa all'impiego delle truppe nel combattimento. Erano recenti le vittorie tedesche; gli eserciti europei assu mevano dimensioni n on previste ~rntecedentemente e tendevano ad inglobare tutta la nazione; le armi acquistavano efficacia e leggerezza straordinarie; i capi clegli eserciti e g li stati maggiori, che ne sono gli interpreti, erano chiamati a !;euer pronti a muovere e condurre alla vittoria migliaia e migliaia d i uomini senza che la loro azione si intralciasse, o il loro numero fosse ca usa di confusione e di catastrofe. Quanti probl~mi per una meute equilibrata, sagace, incline alla sintesi, abituata alla meditazione, appassionàta delle minute ricerche come quella del Moreno, allora giovine capitano di stato maggiore. Ed il risultato lo si legge nell'indice della Rivista: L' orcline rado come ordine di combattimento ; Ricerche tattiche; Il regolamento tattico per la nostm f anter·ia; 1 fuochi a grandi clistanz e ; La ,vanghetta Linnemanri,; L'ordine cli marcia cli un corpo cl' arrnata; Stu di su lla mobilitazione ; il regolamento per il· servizio cli stato maggio1·e; Le truppe suppletioe e la ccivalle1·ia; I)amministrazione e la contabilità clei corpi; e que::;ti citati non sono che i prineipali, ma mostrano una mente avida cli studiare e di conoscere in ogni

2'017

sua parte il complicato meccanismo dell'esercito e di suggerire quei miglioramenti e perfezionamenti dettati dalla naturaie sagacia per semplificarlo. Questi studi valsero poi al . Moreno la compilazione di ·due lavori di maggior mole, l'un di essi il 11fanuale cli storia militar·e che per stringatezza di dettat o e robustezza di pensiero corre sempre t~a le mani degli studiosi militari; l'altro il lV.lanuale di logìstica che difficilmente potrebbe essere sostituito . Ecco un breve sunto del suo stato di servizio: soldato volontario 22 giugno 1853 - sottotenente nel 58° fanteria 16 marzo 1862 - tenente nel corpo di stato maggiore 7 giugno 1866 - capitano di stato maggior e e professore di stor ia presso la scuola militare 22 maggio 1872 - comandato presso il Ministero della guerra 12 aprile 1878 - maggiore nel 31° fanteria 20 febbraio 1879 - professore alla scuola di guerra 4 c1,o-osto 1873 - rientrato nel corpo di stato mag giore 27 febbraio 1881 - tenente colonnello 9 dicembre 1883 - colonnello 8 aprile 1888 e comandante in 2° della scuola di g uerra 10 agosto 1888 - comandante del 15" fanteria 23 ottobre 1892 - direttore generale delle Leve e truppa 14 maggio 1894 - maggior generale 3 novembre 1895 comandante della brigattL Pavia 19 marzo 1896 - della divisione militarJ di Ravenna 14 gennaio 1900 - in posizione ausiliaria 10 gennaio 1901 - fece le campagne del 1866 e 1870, e per la sua condotta sul campo di battaglia di Custoza ebbe la croce militare di Savoia. Meglio che nell'insegnamento non potevano trovare impiego queste cognizioni e qneste attitudini, e numerose generazioni di ufficiali, ricordano la chiara e precisa parola, la efficace e::1posizione e quell'aria di autorevole affabilità che circondava il .l'.lforeno e che avevano avuto per maestro o nella scuola militar e o n ella scnola dì guerra ; egli aveva sa· puto coordinare tutte le sue cognizioni militari in uu complesso ben organico. Nè qui è il luogo di esporre il concetto animatore del sistema ordiuat,ivo delle cognizioni militari quale erasi formato nella mente del Moreno. Movendo dalla fiducia illimitata nel valore dell'uomo, il vero artefice della


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1I:, GENERALR MORENO

JL GENERALE MORENO

guerra, egli pensava, che ne dovessero essere svil.uppate per ogni verso le sue facoltà colla educazione fisica, morale ed intellettuale per ottenerne la calma nel giudizio, la risolutezza nel comando, l'energia nell'azione, la tenacità nel volere, senza di cui non v'ha speranza di riuscita. A ciò doveva tendere lo studio e la preparazione dell'homo per la guerra. La fiducia che ispirava il .Moreno, la vastità e complessità delle sue cognizioni militari, indussero il Governo· a valersi dell'opera sua chiamandolo alla direzione del reparto Leve e Truppa presso 'i l Ministero della guerra. L'appello rispondeva ad nn ardente voto del Moreno; gli parve di essere chiamato a porre in atto tutte le riforme che nepe sue lunghe meditazioni aveva pensato per semplificar e l' ingranaggio da secoli formatosi e sviluppatosi nell'ordinamento dell'esercito. 'l'roppo, e troppo rapidamente, egli volle ottenere; e lui, che tanto bene conosceva la storia, non rammentò come difficili sieno le innovazioni, e lenta l'evoluzione degli umani istitut i. Profonda era la somma delle innovazioni che avrebbe voluto, per rendere più facile, più spedito e più sicuro il passaggio dell'esercito sul piede di guerra, ed egli che aveva tenuto conto di tutte le possibili relazioni del problema cogli interessi militari, non aveva potuto, o voluto, coordinarvi quelle dipendenti dagli interessi politici, · Pi(m di fede nella saldezza della patria compagine e t rovandosi alle prese colle difficili condizioni fatte dalla geografia del nostro pae,e alle esigenze della mobilitazione, avrebbe voluto a queste ultime sacrificare ogni altra considerazione. E non riuscì che in minima parte a far accettar e jl suo programma che ·parve rn:illa sua semplici t,à troppo radicale. Colla caduta dal Ministero del Moctìnui, che l'ave,v a chiamato alla direzione del r eparto Leve e Truppa, lasciò quell'iu · 0arico e tornò al comando di una brigata, cercandovi le sod · disfazioni che non gli erano &tate concesse negli uffici pub blici. Fra le truppe rievocò i bei giorni della suà gioventù, quando baldanzoso e pieno d'avvenire, benchè fosse prove-

niente d'un altro esercito, e avanzasse per la l,unga via dei minori gradi seppe conquistare le spalline di ufficiale, l'accesso al corpo di stato maggiore in epoche ben diverse dalle presenti per i pregiudizi che correvano circa l'ammissione in esso, e :finalmente la Croce dell'Ordine di Savoia per il valore e l'intelligenza dimostrata nel portare gli ordini e per l'energia nel riunire e condurre al fnoco i dispersi sul C?,mpo di battaglia d i Oustoza. I limiti di età vennero a troncare la carriera di questo uomo la -cui opera ed i cui consigli, come i suoi insegnamenti, non erano stati privi di utile influenza nell'esercito. La terribile falce della morte lo tolse inaspettatamente al l'affetto degli amici e d i quanti lo conobbero e apprezzarono la franca sincerità ed i nobili sentimenti cui ispiravasi ogni " suo atto.

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LETTERATURA ll!ILIT ARE

LETTERATURA :MJLITAT{E

LA PENNA DI NAPOLEONE

Napoleone è diventato ormai leggendario quale i nsuperato maestro di guerra, ma egli è poco noto come maestro di stile, Eppure il. suo genio, che splendidissimo rifulse su i. campi di battaglia, ha brillato anche nel campo delle lettere come lo attestano i suoi numerosi scuitti, Nelle polemiche, n ella, oratoria, nella :filosofia, nella stori~L, n ella polit ica, nelle epi stole, ha lasciato tracce tali del suo rotentissimo ingegno da guadagnarsi uu posto eminente fra i prosatori della sua, epoca. Ricordare Napoleone come scrittore, accennando somm ariamente alle sue varie produzioni letterarie, ecco qua1y,o io mi propongo in questo breve ]avoro, il quale non ha, nè potrebbe a.vere, la pretesa di. essere un vero e proprio studio critico intorno alla vastfL opera letteraria di quel Grande. Napoleone, il più potente soffio di vita che abbia animato m·gilla umana, è uno di quei pochissimi che, morti, es~ ·citano sempre suJ)e nostre intelligenze una specie cli tìranrlia: che ci sforza a studiarli anche nei loro att.i i più 'Semplici , peTchè sentiamo di non conoscerli ancora, quali essi realmente furono, e di nou saperli intieramente apprezzare . E q nesto è ampiament e dimostrato clalla rifioritura ù.i una nuova letteratura napoleonica, che ogni g iorno, si può d ire, (I) Vedi Oe11vrrs /Wfraires de Na,potéon /Jona11arle, par hlnA 'l'E r..

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in Francia e altrove, attinge novelle forze e ispirazioni dalle gesta di 1ni. Infaticabile, nervoso, amante del lavoro fino al deliri.o, all'apra della spada faceva seguire quella della penna : l'una e l'altra attestano come egli abbia tenu to uno dei primi posti nell'atti vit à umana. Se è valente scrittore colui, cbe sa trasmettere negli aHri, nella loro integrità, le proprie idee e le proprie impressioni, in maniera da farli vivere della propria vita, NtLpoleone deve essere annoverato fra gli scrittori più eminenti. Del resto il pii'.t grande poeta dì Francia ha. scritto: « Napoleone era un uomo completo; compilava co« dici come Giustiniano; dettava come Cesare; la sua conver<< sazio ne enL ora brilb nte éome q nella di Pa.s cal, ora profo11C1a « come quella cli Ta.cito; creava, la storiéL e la scriveva; i « suoi bollettini sono come altrettanti canti dell'IlicKle; sa« pe"\:a combinare le -cifre di Newton con ]a metaforn di Mao« metto; in Oriente lasciava dietro i suoi passi delle frasi « grandi come le piramidi; a 'l'ilsitt inseg1uwa la maestà « agli imperatori ; all'.A.ccademia delle scìenze confotava La« place; al Consiglio ù.i Stato teueva fronte a Merlin; era « un legista con gli uomini di legge e un conoscitore del « cielo con gli astronomi. » Quando Vìctor H ugo scriveva qneste parole non pensava certo al Water]oo dei suoi JJ1ise1·abili. Napoleone conferma questa grande verità : che il paese natìo e le tradizioni dì famiglia ctmtribniscono potentemente a formare il cara.ttere ~ il temperamento di uno scrittore. La Corsica oon la sua natura aspra e quasi selvagg{a, con i costumi forti e alcune volte feroci, deve avere esercitato' un grande fascino sulla sua fantasia, fatlchè, si può dire, che corso rimase per tutta la vita, Alla scuola preparatoria di Brienne, a q nella cli Parigi, al reggimento de La J!-,ère, egli ha sovente scatti di patriottisino violento e si dimostra impressionabile e suscettibile oltre misura. Dai suoi antenati italiani, quelli di San ~iiniato di Toscana e di Sarzana, deve avere certo ereditato il gusto e la passione delle lettere. E d infatti, gli avi di Napoleone furono in gran parl;e uomini


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LE'l'TERAT01lA M fL IT AILE

LE T TERATURA JIII.ITARE

di toga e di chiesa. Un Nicola Bonaparte fonda nel xv secolo una, c1<,ttedra di giurisprudenza a Pavia; Giacomo narra in una buona cronaca, il sacco di Roma d ato dal connestabile di Borbone; l'arcidiacono Luciano, suo prozio, ebbe fama in Aiaccio di letterato e di ~oltissim o sacerdote; lo stesso padre suo, il mi te e buono Ca.do Maria, dimenticava la sua povertà scrivendo dei buoni sonetti in i talia no. E Foscolo, bene a ragion e, nella dedica della sua ode a Napoleone liberatore} gli ramment~1va la sua origine scrivendogli: tu pm·tecipi del sangne italicmo; chè se di questa sua origine ricordarsi egli non volle a Campoformio, la rivela però nell'amore alle arti e alle lettere. Quando giunse alla scuola preparatoria di Brienne poco o nulla sapeva: parlava un linguaggio che era una mescolanza di forme dialettali corse frammiste ad i talianisnìi e 0he lo rendevano oggetto d i m otteggio presso i suoi ~ompagni di. studio ; ma ben presto egli cercò di correggersi da questi difetti. Si p ose a leggere e a rileggere la Niwva Eloisci, r,y questa lettura lo spinge a gettarsi con passione nella letteratura ch1ssica francese, dalla quale esce entusiast~L dell'idioma della sua n uova patria; e così va diment icando il dialetto corso e le locuzioni italiane e si fa,migliarizza con la lingua francese. Studia con vernce amore Senofonte, Tucidide, Polibio, Cesare; ma sopra tt tnt~i questi classici egli p redilige P l ntarco, dal quale non si separa nemmeno su i carnpi di bat taglia, p rofessando per lo storico di Cheronea lo stesso culto che Alessandro aveva per Omero. A questi grandi p rosatori delle 'e tà greca e romana unisce i poet i, specialmente due: Ossian e Voltaire; e la su a fantasia e il suo cuore trovano un pascolo gradito nei versi a:vvol ti nello nordiche-btnme del barclo Caledonio e n elle tragedie del gran cle filosofo francese. Povero subalterno si sottopone a dure privazioni nel òollore deg li anni, per comprarsi dei libri; e q uando non pnò acquistarli se li fa prestare in lettura dal libra.io Aurèle, a cui piaceva quel giovane ufficiale, che rt differenza dei suoi compagni cl'arini amava di rinchindersi nelht sua stanzetta in compagnia cli nn buon libro. E quando

si pensi, che eg li era dotato di una memoria tanto prodigiosa da riten ere delle cose anche i più m in uti particolari, si comprenderà facilmen te quanta copia cli cognizioni dovesse ritrarre da questi studi. Leggendo, intanto-andava formandosi uno stile tutto suo, il quale si perfeziona rapicl~Lmente. E per convincercene ba.sta dare uno sguardo alla complessa e varia sua produzione l etteraria, invominciando dai suoi scritti. primi e a,ndando :fino alla lettera memorabile diretta a Las Cases da Sant'Elena. L e opere giovanili di N apoleone non hanno che un vc~lore di curiosità, ma segnando i snoi primi passi di scrittore, hanno quella importanza che soglion o avere tntte le prime manifestazioni dei grandi ingegni. Questi scritti composti fra il 1786 e il 1790, ciò ch e vuol dire fra i 17 e i 20 anni, non sono ch e lavori d'imi tazione, come snole appunto riscontrarsi in chi sci-ive a quell'età. Da Lafontaine tr ae l'ispirazione per una favola: Il coniglio, il cane e il cacciatoi·e, in cui è curioso il fatto, che il coniglio, destinato a morire, si salva invece con la fnga, e muore in sna vece il cane, ucciso dal cauciatore. ll breve componi mento si chiu de co~ q nesta sentenza: Aidetoi, le ciel t'cdcle1·à ! E soggi unge il poeta: « Je approuve fort cette .morale-là ». E d egli seppe aiu ta.rsi ! Ma v er.si n e scrisse pochi: oltre a c1uesta favola abbiamo un suo madrigale, composto nel 1792 per u na. cantante che faceva fmore a Parigi, n':}Il'opera Didone del maestro Piccini, il rivale di Glnck La bellezza di q nesta donna e l'arte sua, e forse più fa prima che la seconda ispirarono a Bonaparte, allora capitano in disponibilità, alcuni versi; n ei quali ricordando come l'origine d i Roma d ipendesse dall' avere Enea abbandonata D idone, soggiunge che se la regina di Cartagine avesse posseduto i fascini di quest'al~ra Didon e, l'eroe troiano non sarebbe fuggito, e il Lazio sarebbe ancor a un paese barbaro. Vedi un po' da quali cose dipendono le sorti d ei popoli ! · È nota l'iscriz_ione scritta cla Napoleone, generale in cap o .d ell'armata d'Italia nella cam pagmt del 1796, sotto u mi meri-

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LET'.l'ERA'l'URA MILl'rARE

LETTERATURA. Mlf,l'l'ARE

diana, tracciata sulla facciata d'una crtscma sulla liana fra Reggio e Moderni, :

via

Emi-

L·ombre passe et 1·epasse Et sans 1·epasser Owmme passe.

Sì: ma. quando colui che sparisce dal mondo lascia dietro di sè tracce luminose cli genio come quelle di chi scriveva quelle parole, allora la sua ombra seguiterà a passare o ripa:;sare innanzi alle future generazioni e non scompa.rirlt mai. Non. è il verseggiatore, è i l prosatore d1e ammiriamo in Napoleone. A J.8 anni mentre trovava.si in licenza ad A.iaccio, ripensa u egli. ozi alle cose lette e che più delle a ltre avevano imprc:;sionato la, sua fantasia giovanile, e ricorda le novelle orientali r itornate in voga per Diderot e per Voltaire. Allorn egli pure scrive una novella : La 111asq_1.1,e P1·o_phètè. È quesLo un racconto fantastico, che ricorda 1Jer il soggetto un paso drammatico dello spagnuolo L ope de R ueda. Napoleone in quesLo st10 primo saggio di prosa narrativa racconta di un fana tico chiamato Haken, che, dicendosi inviato dit Dio, raduna un òsercito di seguaci per abbattere il Oalifo che regnava in Bagdad. In sulle prime sorride ad ·Haken, i n più battagli.e, la vittoria i ma ecco che' uua malattia gli deturpa il viso, e lo fa cieco. 'remenclo ehe la sm1 bmttezza, e la sua infermità gli alienino gli animi dei suoi, si pone sul volto una maschera d'argento. Presentatosi così ai soldati, fa, d ire ad essi, che ha dovuto nascondere il suo volto, perchè i mortali non restino abl.iagliati daUo splendore del suo ::;gnardo . .!\fa, perduta una baLtaglia decisiva, egli si trova in questo orribile bivio : o morire, o darsi prigioniero. Haken preferisce la morte e rnuoro gettandosi fra le :fiamme dopo di avere avvelenati i suoi capi. Questa la trama della noV'ell a, che, a parte la sua poca importanza ~rtistica e letteraria, potrebbe spingerci a fare delle considerazioni come queste. Quel bizzarro e fa.ntastiC'o r>ersonaggio che si chiama in.viato da Dio per abbattere con la guerra un regno e crearne uno nuovo, e che muore

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poi cosl tragicamente, preannunziava forse il fato riserbato allo scrittore? Fino dal tempo di Luia:i XV alcuni reo·o-imenti francesi oo avevano istituit.o fra gli ufficiali subalterni una società chiamata la Calotte, che era come un tribunale d'onore chiamato a giudicare intorno alle controversie che potevano nascere fra gli ufficiali stessi. Il più anziano, fra i tenen ti, era il capo di questa società ed assumeva il titolo magno cii Presidente della Calotte. Napoleone, luogotenente al reggimento d'artiglieria Lct Fè1·e, nel 1788, era di guarnigione a Auxon ue, q uancl.o gli venne il • pensiero cli scrivere per i suoi com pagn~ d'arme un Règlement cle la, Calotte. E q uesto come uno scherzo per divertire i propr:ì camera~i, condito però d i sale, e nel quale si rivela nel giovane ufficiale una t endenz~1 alla satira. lVIa ecco un lavoro serio. Sono passati due anni e il tenente Bonaparte è in congedo all'isola natia. L 'ozi o for zato lo annoia, e non sa come impiegare il suo tempo. Un giorno egli apprende che l'Accademia d i L ione bandisce un premio di 1500 lire per un-lavoro filosolico intorno a questo tema: Détenninm· les 'Vé1·ités et les sentirnents qit'il irmpo1·te les plw1 d'i-ncitlquer au:-1.; hom,rnes pou1· le,1.~1·. bonJw,1w. Il tema, be:achè vasto, col]?isce il giovane luogotenente i e fidando, soverchiamente, nelle proprie forze, egli si pone a svolgerlo, non tanto con la speranza di ::,o·uada.o-nare il ' o premio, che avrebbe corto portato un po ' di sollievo alle sue misere finanze, quanto per potere scrivere. E poi quale occasione di questa migliore per far sfoggio di tu.tte quelle idee SpPigionatesi dalla rivoluzione, e che avevano allargato il suo pensiero facendolo spaziai·e in quei vasti orizzon ti dove lo aveva trasportato l'eloquenza di Mirabeau, e di tutti gli altri declamatori dei diritti dell'uomo, e propugnatori del suo benessere su questo mondo? Napoleone dunque si•pone al lavoro, e per due mesi pensa e scrive, fìnchè, co.ntento cl~ll'opera sua, scrive la parola fine al suo m;i,noscr itto e lo man.d a a.Ila Commissione esaminrttrice a Lione. Dopo tre, anni di attesa, Bonaparte, allora capitano, sa che l'.A.cca~

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ANNO XLVL


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LETTBRATURA MILITARE

demia ha g iudicato, premiando non il suo, ma il lavoro di uu altro. Fu equo il giudizio? Certo, leggendo il lavor-o di Napoleone, :i;1011 piace quel paludamento ~roppo classico cho a.vvolge i magniloquenti per io·d i ; dove vi si riscontrano frnsi declamatorie, e ~olte ripetizioni; ma colpisce p_erò e piace quell'impeto generoso cli un'anima giovanile, che si schiude innanzi alle bellezze della na[;ura e ~.lla entusiastica contemplazione dei meravigliosi spettaeoli che essa offre ai nostri sguardi. Vi si riscontrano qua e là delle descrizioni di paesaggi ch e rivelano lo scrittore di talento, e basta leggere quella di Saint-Re11i;y de P.l'ovence, per convincersene. Sentiamo: «Etes-vous sous le monument de Saint-Rèmi? Vous on « avez contemplé la majes_té; le doigt de ces fiers Romains, « fracé da.ns les ages passés, vons fait exister · a.vec Emilr, « Scipion, ].!"'abius. Vous rovenez à, .vous IJOur voir des « montagnos clans Féloignement d'un voile noir, com·on ner « la plaine immense de Terascon , où cel!t mille Cirn brc::; « restèrent ensevelis. Le Rhone qoule à l'extrémité, plns « rapide que le trait; un chemin est sur la gauche, la peti te « ville à , quelque distance, un troupean daus la proi re; « vous réve:7. sans doute, c'est le r ave du sentiment. » Questi r icordi storici gallo-J:omani come escono grandiosi cla questa s~ bria descrizione di paese! . P iù tardi, quando meglio conobbe la vita e gli uomini , dovè pentirsi del sentimentalismo cli cui è pieno quel suo trattato di mqrale concepito o scritto nella :i:n:jmavera della smi esistenza., e fu tanto q uel pentimento d.a spingerlo a, condannare al fuoco l'originale dell'opera, sua. Fu il fratello Luigi che volle prender copia del lavoro, e si devo a I L1i se non fu perduto. L 'isola natia, l'abbiamo detto, aveva esercitato, ed esercitò sempre un grande fascino su1Ja mente e sul cuore di Napoleone. Fin da quando egli era nelle sue prime g1rn.:·· nigioni, aveva ideato, e iu gran p~irte scritto, una stona sulla Corsica. Questo lavoro subì, più d'ogni i.tltro, le vicis-

r LET'l'E HATURA liIILlT,\RE:

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situd ini della vitia dello scrittore; scritto, rifatto, ricorretto, non ve11ne mai pubblicato integralmente. Ci restano alcuni frammenti, pubblicati qna e l_à, come le L ettere all'abate ' Raynal scritte fra il 178G e 1790, in cui dimostra quanto am0re lo legasse al paese natio, e come egli intendesse cli ricordare le vicende <lei Corsi attraverso i secoli e le varie dominazioni cla essi snbìte. In queste lettere, calc1e d' ammirazione per i suoi cornpatriot;ti, per mezzo di episodi e di leggenàe, ne fa risaltare l ' indomito e fiero carattere. :j3elli sono i ti.pi di · aleuni capi còrsi, rimasti popolari nel1' isola for te; lo scr ittore li ritra: con grande efficMia, quando combattono c.lisperatamente per ht libertà, o q tw,ndo dànno prova delle loro indomite passioni, eorne i Giovannalti, Smnùucucm:o cl' AUcmdo, ./Js 1·igo dellci, Rocca, Sampiero di Bastelic(i, ecl altri, che vissuti fra il xrv o i l xvr secolo si distinsero specialmente nella lott~i disperata contro i Genovesi. In questi frammenti Napoleone non è più l'inesperto ~cr'itt ore clei primi componimenti letterari; lo stile è, si può dire, formato ed ~1ssum.e movenze e forza da un fraseggiar& vigoroso e s11esso or.nato, ma senza arti:fizio. Ma l' ingegno suo trova., per la prima volta, un soggetto in cui egli potrà dimostrare il suo valore di scrittore valent_e e dì grande polemista. Quando nel 1768 fn stipulato il trattato di eessione della Corsica alla Francia, si riversò l'odiosità di questo fatto sopra n n cor,-o, 1vfatteo · Bntta/tioco, che si disse venduto idla cor te éli I>arigi per favorire questo turpe mercato. Da quel giorno i. Corsi odiarono gnesto loro concittadino snaturato; e l'odio cli venne feroce quando egli, diventato maresciallo di campo e deputato dell'isola nat.Ja, osò, in piena .A.ssemblea di proporre che la Corsica non fosse compresa nella costituzione votata dal Parlamento nazionale. Napoleone, saputo ciò, sentì ribol lirsi nelle vene il suo sangue d i corso; il suo patriotl;ismo così erudelm.en te offeso gli pose nella mano la penna, e scrisse la, famosa: Lett1·e ù JJ{citteo Bu,ttafuoco, clo"e folmina quel suo tristo concittadino.


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LETT ERATURA MJLITARE

Quaub forza., quanta violenza in quelle frasi che colpiscono come altrettante staffilr1te quel barattiere ! E Matteo Buttafooco ne esce malconcio e d emolito tanto, che nel 1790, appena conosciuta qnesta lettera, il club dei pat,riotti d i Aiaccio deliberò in seduta solenne, cli chiamare da. quel giorno Buttf.Lfooco, l' Infam,e I e q uesto fu il marchio rov ente cbe l a prosa di Bonf.Lparte stampò sul volto dell'uomo, che aveva venduta e poi tradita la patria sua. Stendhal leggendo questo modello di fi lippica moderna, ne era entusiasta. Ed infatti, scorrendo questa epistola, ci persuadiamo una vol ta di più, come la penna possa, alcune volte, ferire p iù d'una spada affilata. Basti i l citare (]_nesta apostrofo rivolta ai rappresentanti della Nazione, posta in :fine clella, lettera : « O Lamet ! 6 Robespierre! 6 Petion ! ò Volney ! 6 Mi« rabeau ! ò J:3arnave ! 0 :S-ailly ! ò ~a Fayette ! voilà l'homme « qui ose s'asseoir à. célté de vous! tout dégoutta.nt dn sang « de ses frères, souillé p ar des crimes de toute espèce, il se « présente avec con:tìanco sous u ne v este de général, iniqu e <i récompeuse des ses forfai ts . Il ose se dire représentant « de l a nat,ion, lui qui la vendit, et vous le suffrez ! Si, « c'est la voix du peuple, Aiaccio, Bastia et l a plu s part « des cantons ont fait., à son effigie ce qu'ils eussent vonl n « fa.ire à sa personne ! » · E finisce con l' a:f:ferm are che quando essi l' a vran110 conoscinto lo scaccierauno ignominiosamente d till' aula della assemblea. E quando Bonaparte scriveva così di un generale, e fu·mava, egli non era che luogotenente. Il disordine dell'epoca lo salvò cfa una puni zione disci plinare, che avrebbe forse spezzata la sua gloriosa carriera. Il suo primo scritto di carattere politico-militare, fn Le S011,pe1· cle Beaw:,c1,ire. B ona.parte concepì e scrisse questo suo liworo, ritenuto, a, ragione, come una delle più brill anti pubblicazioni del periodo rivolu:1.ionario, quando egli, nel 1793, si trovava, come capitano d'artiglieria, a'll' esercito d el mezzogiorno comanclato da Carteaux. J!'u in quella .

LJJ;TTERAT URA UJLl'I'AllE

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campagna che egli ebbe il suo primo batte.simo di fuoco, e dove brillò per l a prima volta il suo g enio ·m ilitare. Le Soupe·r de Beaitcafre mira sopra a tutto a ribattere e distruggere i perfidi atta.echi della stampa inglese contro la Francia, e a tracciare tutto un piano di g uerra che rivela in chi scrive uu futuro stratega e u n futur o tattico. Lo stile, semplice e chiaro nella sua concisione aumenta il pregio all'opera. La quale .altro non è che un dialogo fra quattro perwnaggi, che, seduti a mensa in un giorno cl i fiera, parlano, fra un boccone e l'altro, di politica e di arte militare. Il soggetto è la ribellione delle provincie del mezzogiorno, ribellione che come Bonaparte dimostra luminosamente ai suoi commensali, era dcstinat1.L ad essere infallibilmente domattL dall'eseroito della R epubblica. Circa all' artiglieria di grosso ealibro alla quale gl' insor ti :fì.dauo le loro speranze, e.gli appoggiandosi all'esperienza, eletta questa grande v erità : « que cles bonnes p ièces de quatre et huit « font autant d'e:ffet pour la guerre de campagn e, et sont « p référables sur bien des points de v ue aux gros cali« bres. » Al pt..nto poi in cu i trovasi la guerra non resta omai all' esercito dei rivoltosi, e lo prova, cl1e rinch iudersi en tro i trinceramenti, ed allora esso .è perduto, chè a:ffi:ontar in aperta campagna le forze repubblicane, composte di t ruppe 1ralenti e agguerrite, sarebbe fo1lia. Una difd ettica stringente, persuasiva ani ma t utti i discorsi di Bonaparte, che confutando le obiezioni dei s uoi interlocutori, li costringe a ricredersi e a cedere inna.n zi alle argomentazioni sue. Il dialogo mai non la.ugne, ed è condotto con qu ell'arte · di cui abbiamo esempi m irabili nei dialogisti delle e.tà classiche. Questo -l avoro piacqu e t anto che su proposta, di Robespierre i l giovane, venne pubblicato a spese clello S tato.


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LETTEaUTUHA mLITA RE

••• Ma i titoli migliori alla sua fama cli scrittore, li el,be com e ora,tore milita.re. Qui egli è chvvero un a.rtista cli g enio. Nessuno aveva saputo p~1rlarc ai soldati 1111. linguaggio così smagliante di immagini belle, grandiose e vibra.nti d'ard ire e di entusiasmo; e si e11pisce com.e trascinata da qu ell'eloquenza caldtt, marzialmente sublime, la gn.1.nde armata compi.esse q_ nelle gesta memorabili, degne di poema e di storia, e per le c1nali la F rancia ebbe la sua gloria vera. Pare che in questi stupendi modelli del genere, ]a frase entri come nelle vostre viscere. e che tutte le commuova, penetmnc1o poi nel cuore agitar~dolo all'impeto cli tutte quelle forti passioni che spingono ogni soldato a diventare nn eroe. N el la forma si riflette la maestosa semplicità del latino, e In, classica sonorità greca. Ed infatti, Pericle, Alessandro, Cesare , furono per Bonaparte i maestri della pa.rola e uno studio delle opere di qnesti grandi delle età classiche, messo a. fronte con l'opera dell'eloquenza napoleonica, ci proverel,be come il più famoso oratore militare dell'epoca moderna 1.1bbù1. saputo cla c1nei modelli, trarre ispirazione ai suoi meravigliosi proclami e i1llocuzioni, imprimendo però in esse una, nota epica tutta personale, rendendole così originaJi e classiche alla, loro volta. Ohi non rammenta il suo primo proclama all'esercito d'lt,alia allo l1prirsi di qnella sna prima portentosa campagna del 1796, dopo la c1uale avrebbe potuto seri vere come Cesare, veni, 1Yicli1 vù:i, e che rammenta, più di tutte le altre sue ...gnerre il verso manzoniano del conòtato impm·o e il celm·e obbeclfr ~ « Solclats, vons ètes mid uourris et presquo « nus, etc. » Eo-li e rip. orta la, sua prima vittoria su i cuori dei t, oo·iuno·e t, suoi soldati, che iu un mese, dopo cli aver battuto, d isperso a 1\fontenotte, Dego, Millesimo, Lodi, l'esercito austro-piemontese, entrano trionfalmente in :Milano. Il genio del ge)

LETTERATURA MILITAl!E

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ne1;ale e quel proclama avevano compitlto come un m iracolo; la promessa in esso contenuta si era avveratti: le più fert ili p ia.nure del mondo, le grandi ci ttà, le laute provincie, incominciavano a dare a quei soldati laceri, mal nutriti, male pagati, la ricohezza, l'onore, la gloria! E dopo Oherasco, non è egli bello l \tltro proclama., n el quale fa balenare alla mente dei suoi vittoriosi soldati, a.Hre conquiste, altre batta.glie più dure a vincersi per nuovi ostacoli da superaTe ?' E per questo verrà meno in essi il coraggio? No, perchè chi ha vinto a 1\fontenotte non può 'non vincere ancora. E questo proclama rammenta, in parte quello che si legge in Quinto Curzio là dove riproduce le parole dirette da Alessandro a.Ile sue falangi per rianimarle quando nelle Indi.e si t rovano innanzi a pericoli. e ostacoli grandi: Non igno1·0 milites multa q_uae tene1·e vos posse1·it, ecc. Ma , siamo in un campo esplorato e noto, chè non vi ha cuore di soldato che n on abbia i n vidiai;o quei vincitori di tante battaglie ai quali più gradito dell'all oro clclla vittoria giungeva il suono della parola smagliante del loro generale; non vi ha ciglio di solda,to che non ttbbia p ianto, come piiLnse la vecchia guardia imperiale, allo straziante adelio dato ad essa, da.I loro i ~ peratore a Fontainebleau. Quale commozione al ta, solenne, doveva leggersi su quei volti abbronzati dal sole di tanti caro pi cl i battaglia, a q nelle parole pronunciate in qnel momento tmgico « qu'on m'apporte l'aigle... Ah! « ohère aig le, puisse h1 baiser q ne j e te donne reten tir dans « la pòstérité!. .. » E c1uando Egli torna dall'isola dell'Elba qua1).te nuove speranze fa rinascere nel cuore dei suoi soldati, devoti fino al sacrificio con -l'altra sua magistrale allocuzjone del 21 marzo 1815! Quale arte più. di questa potente, che ridona forza, fede , tLrclirneuti allorquando tutto pareva perduto? La parola fu sempre il mezzo migliore per c101ninare i cuori; e Napoleone seppe usarne in modo da renderlo,·in c1uesto, insuperabile. E non solo grandeggiò nella eloquenza militare, ma, anche in quella politica, eome lo dimostrano i suoi Jiscorsi pronunziati dalla tribu na al uorpo


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LETTERATUR A M ILITARE

LETTERATURA }llLlTARE

Legislativo e al Senato, alcuni dei quali rammentano quelli che T ucid ide fa pronun ziare a Pericle, nella guerra del Pelopormeso. Per conoscere megli.9 le eccezionali sue qualità di granclo scrittore, basterebbe leggere i grossi volumi della sua Corrispondenza, i quali solo basterebbero a dargli fama imperitura. Cesare, Cicerone, Machiavellì, Feèlehgo II, il Prjncipe E L 1genio nei loro epistolari, non hanno dato a noi una produzione così varia e complessa, dove si scorga fedelmente rispecchiato un ingegno sempre sovrano, sia che parli di arte militare, di pol'itica, di religione, di scienze sociali, di amministrazioni pubbhche, di belle arti e di letteratura e cli affetti famigliari. E quello che più meraviglia è il vedere come ìn tanti disparati sogget ti, egli conservi un mirabile equilibrio delle .sue facoltà. I Bollettini della G1·ande A1·ma't a sono celebri quanto i suoi · proclami: vi si uota uno stile pregevole e sempre efficace, sia che scon-a calmo e sereno, sia cbe diven tiimpetuoso e forte a seconda del soggetto che tratta. Profondi. sono i pensieri espressi con immagini brillanti e con espressioni felici. Come Cesare e Senofonte egli adopr a la terza persona. Leggendoli ci ricordiamo la frase di Victor J::lugo, innanzi ricordato, che i Boll ettini cioè, sono come altrettanti canti dell' Illiacfo. Ricordo, ad esempio, quello della battaglia d'Austerlitz . Co;me è bellf1 la descrizione di quella memoranda giornata! e come im.pressionano alcuni particolari,, come la vjsita fat ta da Napoleone a piedi ed in incogu i to1 ai bivacchi la vìgilia della battaglia. Ma ecco che egli è riconosciuto, e allora quei sold~1t i si stringono attorno al loro nume, e vogliono festeggiare l'am1iversario del suo 'incoronamento a imperatore. Un vecchio granatiere g li si avvicina, e g li dice : « do« mani tu non avl'ai a combattere che con gli occhi, e noi « ti promettiamo cli portarti le ,bandiere e le artiglierie tolte « al nemico. » Era questo il regalo che l'esercito preparava al suo Duce per la sua fest a ! E quelle parol~ che l' Imperatore rivolge ai soldati prima della b~1tt aglia : « Soldati, bi« sogna. finire questa camprtgna con nn colpo d i tuono che

« ·confonda l'orgoglio dei nostri nemici!.. » paro.le a cui rispondono le g rida entusiastic}rn delle schiere anelanti a battaglia. « Aussitò.t les chapeaux au bout cles bai:onettes, e les cris « cle Vive l'emper eur, furent le véritable signal du combat » . E come stringe il ctwre q nella breve descrizione clel campo di batt aglia : « Jamais champ de bataille ne f'ut plus or« rible. Dn milieu de lacs immenses, on entend encore l(:)s <i cris de milliers d'hommes qu'on ne peut secourir. Il faudra « trois jours pour que tous les blessés ennemis soint évacués « sur Brunn. Le coeur saigne. P uisse tant, de sangue versé, «. puissent taut de malheurs retomber enfin sur les perfi.cl.es « i11sulaires qui en sont la cause! puissent les lftches oly<< garq ues des Londres porter la peine de tant cle mau:x ! » Il capolavoro storico-militare di Bonaparte è La. campagna d' Egitto e di Sù-ia, dettato a, Sant'Elena al generale Bertrand. Quest'opera, non mai abb1.1sta.nza lodata, gareggia c0n l' Anabasi, con la Cf1w1·1·a del l 'eloponne80, con la Gùigit1'tùia e con i set te libri della Gue1·1·a gallica. Abbondano in questa storia pagine stupendo per descrizioni pittoresche del paesaggio orientale, alternate alla, esposizione sobria, concisa, dei piani di battaglie, e alla narrazione di brillanti e1)isocli guerreschi e ai r itratti d'i alcuni generali. È una di quelle produzioni lett.erarie illuminate da,l bagliore delle armi, e che ci rappresentano l'umanit à nei suoi più t ragici momenti; è insomma opera di genio. B as.ti ricordare, fra tanti bellissimi, il bri:i,no che narra la battaglia delle Piramidi. Cliì non ammira quei mamelucchi, che passa.no come una rapida visione splendida, coruscant.i d'imni e risplendenti cl'oro, e che sembrano legati ai lor o cavalli, qui pa1'Ctissent pa1·tege1· to-iites ses passions7 Un momento dopo, questa apparizione si dilegua: la mit raglia ha, rotto e disperso tutti quei magnifici cavalieri, alcuni dei quali vanno ad infilzarsi fra le baionette dei quadrati. Il sole, in tutto il suo splendore, irradia questo quadro che la penna di Napoleone dipinge di tutti i più belli e vivi colori, come potrebbe fare il pennello cli Sè.!.l va tor Rosa o del grande Fiammingo .

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LETTERATURA M IL ITARE

Nell'isola fatale, dove il Gnmde, doveva morire, vittima, più del fato ch e dei suoi errori, scrisse molto e nel notissimo ~ffer1w1·ic1,le, e in altr i scritti staccati ci offre tanto èla arrestltre l a mente e il pensiero, compresi d'am.mixazione innanzi a sì grande attività di uua intelligenza che si mantiene l ucida., a,nch e in mezzo a sventure tali d~1 offuscar le men ti più for r.i. Gli studi comparativi delle opero di Cesare, di . Tnrenna, che egh detta~ sono saggi critici di grande valore, specialmente quello sulle campagne dell'emulo di Montecuccoli, che c1·esceva d'audacia col 01·esce1· clegti anni, e che amniirava per essere stato il primo generale francese che abbia piantato La bandiera n azionale sulle rive d ell' Inn, e percorso in tutti i sensi la Germania, co11 tale mobilità ed ardire, da, contra.stare con la maniera con fa qmLle si fece dopo cli lui la gnorra,. Turenna è da Napoleone consacrato .oàpo eh una scnol a a cui c1ovranno attingere i futuri condottieri cli eserciti. Fra, i n umerosissimi scriLti di morale e di :filosofi.a di .Bon a par te ve n e sono alcuni che servono a, farcene conòscere più intimamente l'anima, che alcune v olte si compiace di mostrarsi nelia sua vera essenza, quale la foggiò guel sommo A1·tefice, clw nolle ùi liti, del e1·eato1· sno SJ!Ì1'ito più vasta onnci stampa·r . Alcune di queste pagine dettate qu,ando dei d,ì che fiwono l'assalse il sovvenù-, lasciano i n chi legge una v iva commozione. Cito ad esempio : Un 1·ic01·do cli collegio. È il 25 decembre del 1815. Napoleone nell'isola niriledelita convers~t col suo :fido Las Cascs, e par] a del combattimento di Bienne, e r icorda come rjen trarnlo, la sera, triste e meditabondo, al quart,i.er generale, si trovasse ad un tmtto caricato dai Cosacchi, e che 1)01' sfuggire al pericolo fosse ·costretto egli pure a sguainare la spada e colpire . .M:a non è questo episÒdio che egli v uole ricordare, ma ,il luogo dove l 'ttzione si svolse. L'assalto avvenn e vicino ad un ttlbero, che egli l'iconobbe per quell o alla cui ombra, andava a leggere, n ell'ora di ricreazione, la Ge1w,afomme del r_t'asso, cruanélo a dodici anni egli era a.llievo della scuoh~ m i litare. Nel s1vicidio afferma ch e qnando l 'uomo, soccombendo solito il peso dei mali presenti, si uccide, commette u n 'ingiustizia

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L.E TTE ltA'rUl1A mLITAlt E

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cont ro se stesso perchè sacrifica tutta la sua fut ura esistenza alla debolezza di un momento. E chi sa quante v olte egli deve avere ripetuta a sè stesso questa sentenza nei giorni angosciosi. dell'esili o. Jnto1·no agli iwmini segt1e la massima di Machiav elli, dicendo : ch e ogni uomo h a le sue virt1ì e i suoi v izi., il suo momen(;o cli eroismo e di rmtlvagità; non si può dire gen eralmente ch e gli uomini si.ano buoni o cattivi, m a essi t utti hanno quel tanto di bene e quel tanto cli male ch e trovasi nel mondo; ecco l a verità; la n atura, l'educazione, le circbst~uze possono modi.fica1fa; al cli fuori eh questa t utto è falso. Qnest11 è stata l a sua g uida nella vita, e afferma che se 110 trovò sempre contento. Sulle donne egli ha dei giudizi poco benevoli, e alcune volte bru tali, ch e si riassumono in questa frase : La fernme est donnée a l' horn1ne pou1· qu' elle fas s(~ deii enf'ants. Quindi i _popoli orientali hanno un concetto più vero della donna che noi d'occidente. La donna deve solo r egnare per la grazia, la bellezza e la, sedu zione; m~t deve sempre esser e sogget,ta e sottomessa a1J' uomo. E Nitpoleone esponeva questa teoria a clue con tesse, J3ertrand e llfontholon ! Che cosa avranno detto i n cuor loro, le due ascoltatrfoi? Sultcb 1·eligione egli proclama l'esistenza di Dio, ma afferma. che t utte le r eligioni le h11nno fat te gli uomi.ni, e furono amministrate con ht frode e la menzogna dai. preti di tutti i tempi. Egli soggiu nge·: Tontefois te sent'iment 1·elig-ieux est s·i CìYri&olant cztw e' e.st un bien(ait clii ciel de le possécler. Lo spirito di Voltaire si è in:6.ltrn,to nell'anima del grande capitano e n on ìo lascia che all'appressarsi della morte innanzi alla, q nale egli ram menta che è nato cattolico. L'amore egli lo chiama, per dura esp erienza, nuisibte ù

la soc.iété,

aii

bonheu1· indivùlu,el des hmnmes. ·

Sempre a Sant'Elena lo preoccupa il pensiero del giudizio clie la posteriti.1 gli riserba, ed egli già immagina le accuse che gli si muoveranno, e vuole d ifendersi riassumendo innanzi a Las Oasos la sua v i ta.


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LE'l'TERATURA MII,ITARE

L&TTE!!A TURA MJLlTA RT~

È questa un'altra pagina degna di nota. E dopo di aver detto che lo storico, se avrà del cuore, non potrà mai offuscare i grandi fatti da lui compiuti, che brillano come il sole, espone brevemente, in frasi concitate e concise, tut;ta l'opera sua. « lVli si accuserà » a un certo punto egli dice << di aver « voluto la monarchia Ùnivel·sale? ma sarà necessario anche « di dimostrare che essa non fu che l'opera fortuita delle cir<<.costanze, e che fnrono gli stessi n ostri nemici che mi vi « condussero passo a passo . Mi diranno ambizioso? Sì, tro« veranno in me molta, ma molta ambizione1 mcr,is cle la ptus « g1·ancl et de la pliis hm~te qid fut peiit-ét?·e jama,is. » Ma nou si finirebbe più c1i spigolare in questa vera, miniera di pensieri, di sentenze, di considerazioni, che fanno sempre piti. gigante l'opera cli -Napoleone. Ormai la morte sta per spegnere il debole g uizzo di luce che ancor si sprigiona da tp.rnl genio potenpe. Fra pochi giorni il poeta scxiverà: Ei fo ! Il 20 aptile 1821, adagiato snlla poltrona, come lo effigiò lo scalpello del ·vela, sente avvicinarsi l'ultimi'.!, sna ora. Gli sta al fian co l'amico Bertrand e innanzi il medico inglese, dottor Amold> che legge sul volto del Grande la sentenza di morte. Nftpoleone sa che i suoi momenti sono contati, e vuole, prim~L di chiudere gli occhi, dettare l'ultima sua protesta, che è come un grido straziante clella vittima, rivolto ai suoi carnefici. Trascrivo integralmente questo brano a.ngoscioso: <, C'en est fait, le coup est porté, je touche à ma fin,· j e « vais rendre mon corp à ht terre... Approchez, Bertrand, « traduisez à monsieur ce que vous allez entendre ... N'ornet« tez pas un mot ... J'étais venu m'assoir au foyer du lJet\_ple « britannique; je demandais une loyale hospitalité. Oontre « tout qu'il y a de droits sur la terre, on me reponc1it par « des fers. J' eusse reçu un autre accueil cl'.A.lexandre, de « l'empereur François, du roi de Prusse lui meme. Mais il « appartonait à l'Angleterre de surprendre, d'entrainer les <~ rois, e de donuer au monde le spectacle inou'i de guatre

grandes puissances s'acharnant sur un seul honuue... Ma femme, mon :6.ls, ne vivent plus pour moi: les plus simples communic~ttions de famille m'ont été refosées: on m'a « ainsi tenu six ans à la torture de secret... Da.ns cette He in« hospitalière: on m'a. donné pom demeure l'entroit le rnoins « fait pour etre abité, celni où le clirnat meurtrier à n tro« pique se fait le plus sent ir; il a fallu me reufermer entre « quatre cloisons, moi qui parcourrais à cheval tonte l' Eu« rope ! L e gonvernernent britannique, m'assassiné longue« ment, en detail, avec préméditation, et l'infame Hudson« Lowe est son exécu teur cles ha utes reu vrcs.. . » Il 5 maggio, alle 5 cli sera, Napoleone moriva promm~iando le parole: « l\fon fils ... Tete-armée. )> Così a Sant' Elena si spegneva non solo il più grande guerriero dell'epoca moderna, ma, anche uno dei _più grandj scrittori che abbia avuto la Francia. E a proposito del grande dramma che si svolse a Sant' E lena non so resistere al desiderio di riportare qui alcune notizie to,l te dalla recente pubblica11:ione di lord Rosebery: Napoleone · L'itltima f'ase (1) . Il nome dell'illustre presidente del Conty Council, dd . capo del partito democratico in Inghilterra, del solo uomo pqlitico che in un'epoca, forse non lontana, ris~lverà la, crisi che oggi attraversa l' imperialismo nel Regno Unito, mi dispensa dal trattenermi sulla importanza di questo libro, ricco di molti fatti, alcuni dei quali non molto noti, e ispirato ad una serietà é severità di giudizio, rari a trovarsi in un lavoro di q uesto gener e, scritto da un inglese. Il chiaro autore, dopo di avere dimostrato che non tutto quanto si legge nei vari memoriali che si voglìono eletta.ti da Napoleone nel suo esilio, deve ritenersi vero alla lettera., perchè i segi-etari che li raccolsero non furono sempre fecle.Ji nel trascrivere le parole uscite dalle labbra dell'imperatore, si intrattiene diffusamente intorno al soggiorno penoso, letale del grande prigioniero nell'isola, maledetta.. Tratteggia « « «

(f) Lord Rosrn~;11v. -1\'apoléon · /,a dérniére Phase, tradu it par A. F1toN. Paris ·1901.


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LF:TTERATURA MILITARI);

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un altalena, ; ma anche questo esercizio gli venne ' vietato. Nei primi tempi del suo esilio montava qualche volta a eavallo; ma vedendosi sempre alle calcagna un ufficiale inglese, rinunziò anche all'equitazione. La mancanza d'esercizio gli. fece gonfiare le gambe ed ebbe Io scorbuto che lo f~ce molto soffrire. Soleva ricrearsi facendo coltivare il giH.rdm9,_che era.gli stato assegnato, da alcuni contadini chinesi; ma ~iccome nello smuover la terra questa in alcuni punti eras1 alzata, la bella testa di sir Huc1son Lowe, dubitò che i ~i~esi alz~ssero dei pa.rapetti per impedire 1~ sorveglianza dei solélat1 sul prigioniero. Ed anche fL questo svao-o eo-li 0 dovè r inunziare! · ::-, L'unico passatempo che eragli permesso era q uello di dettare, e dettava fino a 14 ore cli seguito arrestandosi solo qualche lÌ11nuto per rileggere quello ehe avevano scritto i suoi segretari, ai qua.li riesciva c1iftìcile il. tenere dietro alla st1a parola, alcune volte rapidissima. Volle provare anche la caccia, ma anche questo divertimento gli venne in seguito tolto dal suo ·carceriere, per evitare delle disgrazie (?). Provava un gran Rollievo quando poteva leggere ad alta vo~e in nanzi alla. SUiL minuscola corte. Amava di preferenza recitare dei brani cli tragedie di Oomeille, Racine, Voltaire e sopra a tutto i ven,i di Ossian, rimasto sempre il su~ auto:·e preferito. A lternava la recitazione doi versi di questi poeti con quelli di Eschilo Euri oicle Omero ·rriJ·o·1·1 1·0 • • ' l' , ' \ Milton, ecc. Si dilettava anche cli leggere Gil-Blas, Le ;nille e una notte) e qualche voltèL la Bibbia. Quando recitava pretendeva dì imitar Talma; ma, non doveva esser molto bravo c1eclamaliore, perchè il suo uditorio doveva far cleo·li ~ . o storz1 pe~ non dormire, ascolb.n1dolo. Naturalmente, nelle sue conversazioni l 'argomento da .lui pre!erito, era quelJo cleJle sue _battaglie: « La guerra, soleva « ~ue, è un'art_e ben singolare: dopo GO battaglie io non ho « 1ri-1parato pit't di quello che sapevo a.Ila prima. Guatclate << Cesare : egli si batte la prima volta come FuHima,. » Parlando della campagna dì Russia, egli se ue assume tutta la responsabilità, ma ripete t,ristamente : « q uesta

quindi felicemente la piccola corte che circondav~L ancora Napoleone, serbando innanzi a lui il contegno cerimonioso come quando egli imperavtL sull'Europa; e questo particolar e diventerebbe comico se non straziasse il cuore. Sir Hi.ldson Lowe vi è rifra,ttato in tutta la sua odiosa :lìgnra cli ca,rceriere. I potentati, che aveva.no tremato innanzi al grande conquistatore, non potovano a:flìdare in mani migliori le proprie crndeli vendette. Ecco, come colui, che gli Inglesi si ostinarono a chiamare il gene1·afo Bon~tparte, e generale a mezzo soldo, trascinava la misera esistenza nella isola fatale. Longwod, il luogo assegnatogli per residenza, era il più malsano dell'isola. tutta,: esposto ai venti, senza ombra; percosso continuamente cl rtl sole mortifero dei tropici , consisteva in un' agglomerazione cl.i povere abita:Zioni, destinate a raccogliere un numeroso bestia.me. A Napoleone erano slate assegnate due stanze1 larghe 11 piedi su 12, e alte 10, con due :finestre che guardavano il campo dove bivaccava un reggimento inglese. Nella seconda di queste camere era vi il piccolo letto chi campo dove il grande capitano aveva dormiLo la vigilia cl.elle b~ittaglie di Marengo e di A.usterlitz. Lungo la parete un canapè ingombro di libri sul quale il deportato passa,,a, una gran parte della giornata. Qua e là vedevansi ,sparsi alcuni ricordi diJamiglia, fra i quali spiccavano i ritratti di. Marif1 Luisa, che in quel tempo scordava l' infelice nHtrito fra le braccia di Nei.pperg, e quello del re di. Roma, destinato, fra poco a morire giovinetto fra gli ozi.i sfibranti della corto v10nnese. Il vestito che ordinariamente indossa.va N~ipoleone consisteva in una specie d'uniforme cla, caccia di color verde, e qmrndo divenne sbiadita, la fece r ivoltare, per non port,are stoffa di f~ibbrica inglese. La massima parte delle et,ernEI giornate, la passava leggendo e dettando: in torno gli sbtvano i suoi fidi: Montholon, Las Cases, Gourgand, e il più a.ffezi.onato di tutti, colui. che mai lo abbandonò, Bertra.nd. Amava di vivere appartat o per non compromett.ere la sna dignità. Tanto per fare un po' cli. moto erasi fatto cosl.ruire

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LE TTERATURA MII,l TAilE

guerra ò stata generata. dal mio matrimonio con un' arei« duchessa d'Austria ! Oh! se invece di marciare contro i « Rusioi mi fossi mangiato la P russia! ! » Era questo come un presentimento? Se gli domandano quale sia stata la sua più brillan te viLtorit~, rispondeva : « Potrebbe forse essere Austerlitz; ma « Borodi110 la supera. Fu questa una superba battag1ia, se « si pensa che fu combattuta tanto lontano dal suolo della « patria. » Egli ricorda con compiacenza la mn.novra tattica, con la quale vinse a Eckmiil, ed esclama: è questa una delle mie più superbe manovre: con 50,000, io ne ho vinti 1.20,000; e pensare che se io avessi dormito la notte precedente, non avrei potuto ottenere quella vittoria. Parlando dei generali egli dice: « Dn gran generale non si « trova facilmente : fra t utti i generali della rivolu~i one « io non ne conobbi che due: Dessaix e Roch e. Turenna ò « il più grande generale che abbia avuto la Francia, e se io « l'avessi avuto con me, sarei diventato il padrone del « mondo.» U più bel momento della sua vita egli crecle sia stato quello da lui. provato dopo le vittorie . della campagna del 179G, nel sentirsi accla,m a,r e tt 2G a.uni. « L iberatore d' Halia ! » Ma troppo ci sa.rebhe da notare nell'opera di lord .Rosebery e potrebbe ess11 servire benissimo per uno .studio a parto. Il chiaro autore finisce col sentenziare, che Napoleone cadde per l'eccesso del suo gtinio: conclusione questa, per d it· la verità, che hanno fatto molti, ma non dopo un'analisi chiara come la sua. «

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NOTE BIBLI()GRAFICIIE

colonnello d'artiglieria. - L'evoluzione delle artiglierie nel secolo xix. - (Estratto rhi,lla Rù;isla d'w ·tiglierirt e genio, 1901, voi. II-III). - Roma, E. Vo-

FELICE MARrANr,

ghera, 1901.

'BARGILLI.

I

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0 on qnesto bellissimo lavoro il colonnello Mariani, se non intese a divertire il lettore, volle almeno far cosa uLile per coloro che amano di quando in quando rinfrescare, senza perdita di tempo (} per sommi capi, questa o quella par te dello scibile. Diciamo subito che l'egregio autor~ non poteva meglio sciogliere il còmpito prefissosi, e in pari tempo recar diletto colla chiara esposizione, e istruire. Oggigiorno, in cui tanto si parla delle artiglierie, non è permesso che un ufficiale non sia abbastanza al corrente degli enormi progressi già r ealizzati e delle impor tanti questioni che tuttora si agitano al riguardo. L'egregio autore ha colmato un vero vnoto con questo opuscoletto, poichè, con poca fatica e poca spesa, lo studioso estraneo all'arma vi trova tutto ciò che importa eg li sappia o di cui ba, bisogno per completare le sue cognizioni. E non poco merito del Mariani è quello di essere r iuscito cosi chiaro sicchè anche i più difficili C) uosi ti tecnici riescono facilmente compr ensibili, per quanto basta a chi deve possedere cognizioni abbastanza particolareggiate, ma pur sempre generali. Il Mar iani, seguendo il sistema di non entrare nol vivo del tecnicismo, ha saputo evitare il pericolo, in cui era facile incappare, di riuscire astruso, e ha per tal modo compilato un lavoro alla portata di tutti gli ufficiali . Di questo è doveroso tener conto ed essergliene grato. Il :Mariani ha diviso il suo studio in due parti. i30 -

Al',XO XLVI.


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NOTE BIBL10GIIAFl011€

Ne.ila prima parte egli esamina accuratamente il lavorio compiutosi dopo l'apparizi'one delle bocche da fooco per aumentarne la resistenza e rendere così possibile l'uso di forti cariche e di grandi velocità. Dalle prime sagge e feconde riforme di Gribeauval, del nostro Cavalli - di cui è posta in evid enza l'alta opera e di Luigi Napoleone, che sembravano segnare l'apogèo dell'artiglieria, agli attuali cannoni francesi a tiro rapido del Bange, quale enorme cammino percorso, i cui primi passi sono .fissati dall'Alfredo Krnpp colla sostituzione dell'accia.io al ferro nella costruzione dei cannoni, e gli ultimi, per questo ramo, dalla felice trovata dello stesso Krupp della lega d'acciaio col nichelio, lega ormai accettata da tutti i costruttori di artiglierie. Il Mariani giustamente osserva che il lavorio dei 5 secoli precedenti può essere riguardato come semplice preludio a petto d'ello sviluppo ottenuto nella fabbricazione delle bocche da fuoco durante questi ultimi 50 anni. E ben a ragione egli nota pur e, a proposito della strombazzata improduttività degli eserciti, che l'enorme progresso fatto nei nostri tempi da questi ordigni furono insieme conseguenza e motivo del grande sviluppo preso dall'arte metallurgica. Nella seconda parte l'autore prende a disamina i vari elementi, dal concorso dei quali dipende la vera· potenza ed efficacia dell'artiglieria, e la loro evoluzione. Prescindendo dalla qualità dell'esplosivo costituente la carica, egli tratta: della resistenza degli affusti; del valore intrin&eco dei proiettili ; dell'esattezza del tiro; della rapidità del fuoco; del grado di protezione di cui la bocca da fuoco è suscettibile. Ne rileviamo qualche punto che a noi offre maggior interesse. Parlando delle spolette, si accenna alle così dette spolette meccaniche, il <mi studio - « che va tuttora mettendo « a contributo il cervello di molti inventori » - ebbe per iniziatori il tenente Micicchè della nostra artiglieria e il generale russo Berdan. In luogo di fare assegnamento sul tempo che la miccia impiega a bruciare, si vuol prendere

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NOTE lllBL10GR,\. FICHE

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pei: base 1·1 numero delle rivoluzioni che il proiettile fa in un dato percorso. . . . A. parere del Mariani, il principio può dirsi ngor~so, ma ora non ha avuto pratica applicazione ». In ogm modo, « fin · d. d. a noi fa assai piacere di vedere alla testa d1 uno st~ 10 1 così alta importanza un nostro ufficiale, ed -è perciò che abbiamo vohlto farne il rilievo. . . E interessante pnre ci sembra qt~a~to l'autor~ ·~~nv~ torno al grado di protezione e d1 rnvul~erab1llta d1 ~lll l'artiglieria è suscettibile; grado che «, d1p_en~e . es~enz1a~.... te dal oa enere di auerra al quale 1 art1ghena e desti« me.... t> •. , · • « nata, e può dfrsi in ragione inversa della mobilita d1 cm « dev'essere dotata ». « Sotto questo riguardo, nota l'autore, nol} è chi non v~d~ « che l'artialieria da campagna debba versare nelle pegg_10n « condizioni; tanto è vero che fin dal 187.6 il gene~ale. B1an« cardi proponeva di corazzarla. Le. sue idee: pero, nmesse « in campo nel 1883 e gli studi fatti altrove m questo sens~ « non ebbero seguito. Contribuirono a questo le fiere opposi« zioni che gli si sollevarono contro, sia nel campo tattico che « nel campo tecnico, ma sopratutto ~'impos~ibi~it_à: per ~l~o;·~ << di soddisfare ad una condizione n11prescmd1b1le e 0100 d1 « sopprimere, assolutamente il r incul~; senza ~i che i ser« venti non avrebbero potuto tenersi addossati .alle corazze « e ia protezione sarebbe diventata illusoria». Qui il Mariani non intende, pel carattere del suo lavoro, di entrare nel merito delle obiezioni contro cui fecero naufragio le dette proposte, e si limita a dire che la ] 'r~.:.cia'. appena riuscita a sopprimer e il rinculo, ha co~azzato 1 s~o1 pezzi, e che però nessuna altra potenza l'ha finora segmt~ sullo stesso terreno, ed aggiunge : « dimodochè qualora s1 « volesse trarre argomento dai fatti, vi sarebbe da dire che « se il Biancardi aveva ragione, i suoi a.v versari, special<< mente allora, non avevano t orto. Tanto è vero che la que« stione appare, sempre desumendola dai fa,tti, tut,tora c~n« troversa, e lo sarà ancora per buona pezza se 1 esemp10, « come è avvenuto pei fucili a ripetizione, non avrà tanta << forza da troncare la discussione )).

in:


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NOTE B!BLTOGRA 'FICHE

Circa poi la corazzatura .adottata in Francia l'autore non esprime un g~udizio preciso. Egli dice che noi non sappiamo se « ~ia sn~c1~nte. a sottrarla dall'obbligo di cercare pro« tez1one nei ripan da campagna, uel tiro indiretto e neo·li « stratagemmi tattici, che le polveri senza fumo ha;rno r:o « di facile riuscita » epperò conchiude: « essere certo che « pel momento l'artiglieria da campo non ha altri me"'2i a « cui attaccarsi ». . yer mineremo, infine, coll'accennare, per le artiglierie di difesa, .r1lla trov~ta del nostro capitano Bouàgeute, colla ~ uale fu cl~to ~1 f~r a meno dell' uso dei lenti, pesanti 0 1ngombrant1 pamolI, trovata che, a detta del Mariani costituisce la pit't bella in veu zione del genere. · ' Noi certamente av remmo uclit::; con molto piacere il comp~te~te giu~izio del colonnello Mariani sulle d ibattute quest10_m del g10rno e specialmente snlle artiglierie a tiro rapido e sul.la corazzaf;ura, ma apprezziamo come si deve le d elicato ragjoni per le quali si mantenne riserbato. Ciò, p~r a~tro; .nulla ~?glie al. valore del suo pregevole opuscolo. d1 cm abo1amo g1a detto 11 notevole merito, e che vol'l'emmo fosse letto dalla maggior parte dei n ostri u:ffiziali.

RoBE~To BARBETTA, capita.no. - La 1Jre11arazione alla. guerra dr montagna. - St1idio cli oi·gunica e lli tattica alpina. -: 'l'orino, editore ] '. Casanova7 1901. ~oi,_ ogniqnal v?lta ci vengono alla mano nuove pubblicaz1.oni sulle .A.lp1 e sulla guerra a.lpimt, di qualsiasi mole ed impor tanza esse siano, proviamo vero p iacere e ciò non . ' del tema, ma perchè la letteratura misol o per l ' mteresse litare scarseggia molto di !a.vori i quali studino siffat;to ar· gomento, che tanto ci sta a cuore. Per vero dire, in questi ultimi tempi qualche risveo-lio è da notarsi al riguardo, poichè furono resi d i pubb7ica ragione pa,r ecchi pregevoli studi. Accan.to a questi viene a prendere buon posto l'iJ,Uuale lavoro del capitano Barbetta.

r NOTE BlBT.TOGRA FlCHE

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L 'autore non ha voluto affrontare il problema indeterminato e complesso della preparazione alla. guerra di mon tagna, ma ha stimato più convenien te e più praticamente -utile limitarsi allo studio più ristret to, ma per noi p iù interessante, della preparazione alla guerra alp ina. Ed ha fatto bene, perchè troppo vasto è il campo della guerra di montagna indet~rminata e non avrebbe potuto che ripetere quanto si contiene in opere ben note e ritennte classiche, e secondariamente perchè ciò che a noi importa è la guerra aJpi na. Attenendosi, però, a,l giusto suo concetto e al suo intendimento, l'autore avrebbe fo rse dovuto, anche nel titolo del libro, impiegare il voeabolo alpina, in luogo di mon-

tagna. 11 Barbetta, entro i limiti pl'Opostisi, tratta ampiamente ·- « ed in quanto p uò iut~ ,essare gli ufficiali all?ini e tutti <e quelli che assieme agli al pini saran ch iamati a combat« tere »; - dell'organizzazione, d ell'istrnzione e dell'educa· zione delle t ruppe; del modo di condurle e di impiegarle snl terreno al pino; del miglior modo di preparare questo terreno in quanto esé>O serve direttamente per l' impiego stesso. Il ponderoso argomento è svilup pato in t re parti distint,e : organizzazioni del terreno; organizzazione delle truppe ; addestra,men to tattico delle truppe. Un capi tolo preliminare tratta deir << Importanza. della difesa alpina ». L'importanza del sogget to e lo svolgimento datogli ci spingerebbe a. prendere in accurata disam ina ciascun capitolo, ma saremmo tratti troppo lontano. Ci limiteremo, pertanto, a dire di qualche quesi to cl1e ci sembra particolarmente m~ritevole di essere rilevato. Il capitolo sull'importanza della difesa alpina è, a nostro parere, assai bene riuscito, e vi sono espresse delle vere verità cui purtroppo 11011 si ..accorda generalmente tutta l'importanza che ha,nno. Il Barbetta segue in buona parte le ide-e del R icci e del Dabormida, ma le completa o se ne discosta secondochè ne hanno dimostrato la convenienza gli st.ucli. e l'esperienza cli <juest.i ull;imi tempi.


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NOTE BIBLIOGRAFICHE

Così per noi sono assolutamente giusti i concetti: che si esagera l'invulnerabilità ·delle Alpi; che l'invasore pa· droue della ·ma5sima parte del massiccio' montano, che avrà avuto tempo ed avrà saputo prepararselo a suo agio d urante la pace, ridurrà a beu poche le difficoltà logistiche opposte dalla montagna; che, quindi, 1~ c_a,pacità logisGica di ogui linea di invasione potrà aumeu·tare fino ad un limite che non si può determinare. Per contro non dividiamo completamente il pensiero del Barbetta circa la manovra per linee interne, che noi potremmo opporre all'·invasore riuscito a sboccare dalle Alpi. Egli dice che quella manovra « ha assai minore probabilità « di r iuscita nel caso concreto delle nostre A lpi che in qua(< lunque altro caso .. . perchè questa possibilità è limitata « nello spazio e n el tempo ad un solo punto e ad un solo « momento: lo sbocco dalle valli nel piano >). Ma, salvo casi eccezionali, la manovra per linee interne ~ sempre limitata nello spazio e nel tempo, ed è perciò che è sempre stata e sarà sempre manovra difficile e assai delicata. Se è esatta l'affermazione dell'autore eh~ prima dello sbocco entrambi gli avversari sono separati, non lo è più quando dicè che « dopo saranno entrambi riuniti e il difensore sarà « avviluppato :.>; e ci pare uon occorra d imostrarlo. E però con ragione ricorda il Barbetta: che il miglior metodo per difendere gli Stati consiste nel prendere 1' iniziativa ed attaccare chi si prepara ad attaccarli; che la guerra non ò decisa :finchè l'esito fra le forza principali non abbia deciso chi abbia a soccombere; che quest'urto non può avvenire dentro il massiccio alpino, ma deve aver luogo al di qua o al di là di esso; d'onde la logica conclusione che le Alpi sarani10 di vantaggio a chi ha interesse di guadagnare tempo, perchè sono un mezzo per ritardare l'urto decisivo. Le Alpi, pertanto - ed ha fatto bene il Barbetta a ricordarlo ed a, dimostrarlo - sono un'eccellente frontiera per i nostri vicini più che per noi; ma « potranno esserlo anche ~ per noi se sapremo prepararci bene a difendere ciò che « 11bbiamo ed a far strada dinnanzi là dove siamo troppo « scoperti o troppo esposti ».

N OTE JHBLJOGitAF!OHE

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Rimarchevole pure ci pare quanto è scritto intorno al· l'ordinamento delle truppe alpine. In conclusione, il Barbetta trova che noi « abbiamo esàgerato il concetto fonda« mentale » - la difesa del focolare - che ha' inspirato la istitu·zione e il reclutamento della truppa alpina. Egli non impugna affatto la grande forza morale che ne viene al: l'alpino così reclu_tato, ma osserva che per stare attac~ati al principio siamo poi costretti a mandare a fare l'alpmo dei pescatori di Oneglia o di Como, dei camerieri o dei cuochi di San Remo e dei tessitori di Biella, salvo poi a mandare in cavalleria i montanar,i del Frignano. Egli ritiene perciò che converrebbe estendere il reclutamento degli alpini ai veri montanari del Frignano o della Garfagnana, della Maiella o del Gran Sasso d'Italia, della Calabria o delle Madon'ie, là dove, insomma, se ne trovano. Il concetto, certo, non è nuovo, ma non per questo perde della sua giustezza. Rispetto all'ufficiale alpino, l'autore accenna ad una questione assai delicata. Detto assai bene delle doti che debbono contraddistinguere l'ufficiale alpino, egli nota ehe però « nell'interesse generale « del servizio sarebbe utile che molti ufficiali dell'arma di fan· <( teria passJssero un tirocinio colle truppe alpine, e che " d'altra parte è necessario avere negli alpini uffi.ùiali pro« vetti e lungamente provati alla montagna ». Evidentemente sono due esigenze assai difficili a conciliare fra loro, e così si tende a sacrificare la prima a beneficio della seconda. Si ha' per r isultato, a giudizio del Barbetta, che scar· seggiamo nei reggimenti di linea di ufficiali pratici del servizio di montagna e che abbiamo abbondanza di eccellenti ufficiali nei r eggimenti alpini. Egli vorrebbe, perciò, avvenisse una ragionevole rotazione ed uno scambio relativamente frequente fra gli ufficiali delle t,ruppe alpine e quelli degli altri corpi. Il .concetto non fa una grinza, ma è la sua effettuazione che è difficile, poichè sarebbe affatto inutile avere truppe alpine, se la massima parte dei loro ufficiali non fossero eccellenti.


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NOTE BIBJ,lOGRA l'JCJJg

Il ca,pitano Simon, nelle sue confe,renze sulla guerra ::.lpina (1) non vorrebbe per la guerra sulle Alpi che ufficiali e truppe preparate e addestrate per qu~llo scopo . Il pensiero da cui muovono il capitano francese e il nostro, è, nel fondo, lo stesso; ma la F rancia, colla sua armata delle Alpi permanentemente costituita potrebbe, sino ad un certo punto, tradurlo in atto, mentre noi non lo potremmo in alcun modo. Noi, del resto, non siamo partigiani di un frequente scambio degli ufficiali alpini; vorremmo anzi che :fino a che le sue condizion,i :fisiche lo consentono, l'ufficiale al pino pr~stasse sempre servizio nelle truppe alpine. Tuttavia vi sarebbe un mezzo per conciliare le due esigenze sopra. menzionate e che realmente hanno una quasi uguale importanza, e consisterebbe nel comanda.re, ogni anno, e durante l' iutiero periodo estivo, numero~i ufficiali di fanteria di linea presso i reggimenti alpini per presenziare alle loro esercitazioni. Ben s' intende che a questa nostra idea non diamo altra portata all'infuori di quella di un espediente, che, però, considor~amo come abbastanza pratico. A ltra g nestione che meriterebbe di essere discussa, è quella relativa alla cavalleria da impiegare nelle Alpi. Il Barbetta ritiene possibile un largo impiego dell'arma a cavallo anche nella guerra di montagna. Premesso che sa.rebbe necessario uno speciale reclutamento di uomini e quadrupedi, (e in Halia, « egli scrive, per costituire uniottima cavalleria da montagna « non mancherebbero nè gli uomini, nè i cavalli ... e colla « formazione di speciali riparti stanziati in regioni alpine, « forse si riuscirebbe ad ottenere risultati ai qnali nessuno « finora si attende ». Noi, invero, non possiamo associarci a tali idee. La cavalleria, e in pianura e in montagna, non è più cavalleria se non è in grado di servirsi della velocità del cavallo. e messa a disposizione, non può essere che d'impaccio. Òou uomini e cavalli adatti alla guerra di montagna, si riuscirà (-1) V. la rccc11sio11e tfe l suo lihro Les p1·il1.cipes ile la g,wrre alpine, nel fascicolo d 'oLtobrn dc ll n. 1/ivista.

NOTE BIBLlOGRAFlCftE

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i1,1dubbiamente a formare ot timi ripar ti di fanteria montata e che potranno anche dare, in qualche m?mento, s~raordinari risultati ; ma non è il caso di parlare d1 cavalleria.

Ciò che noi abbiamo detto del libro del capitano Barbetta è, certamente, assai poco e non può che dare un' idea assai

imperfetta del va,lore di esso. Nel fat_to ~i. tratt~ di_ un~ studio serio, molto ponderato, e che rrnscmL assai utile a1 nostri ufficiali. È pure scritto assai bene, e, invero, llOll è anche questo poco merito.

J. CoLIN, capitaine d'artillerie breveté- - Louis XV et le Jacobites. Le projet de débarquement en 'Angleterre de 1743-1744. Publié sous la direction de la Section histor·i que de l'état major de l'armée. - Paris, librairie militaire, R. Chapelot et C.i\ 1901.

È questa altra delle pregevoli pubblicazioni storiche cui attende lo st'll.to maggiore francese, colla scorta degli innumerevoli documenti accumulati ne' suoi archivi e in quelli dello Stato, L'accurato lavoro del capitano Colin tende a mettere in chiaro un fatto storico importante, q uello cioè se ha realmente esistito da parte cl'el re Luigi XV e del s uo governo un serio e sincero progetto di sbarco iu Inghilterra per la ristorazione degli S tuart. D i. nn siffatto progetto del 174:4 avevano fatto menzione tntti gli scrittori storici; ma nessuno di essi aveva finora fornito notizie attendibili nè sulle sue origini uè sui preparativi eseguiti per trad?rlo in atto. P ensa.vasi geueralmente che gli apprestamenti realmente fatti a Dunkerque nel febbraio e marzo 174<.I:, ove furono radunate pouhe navi e poche truppe, mirassero piuttosto ad inquietare l'Inghilterra che ad una seria intrapresa.


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NOTE BIBLIOGRA li'lCFrE

NO'l'E BIBLIOGRAFICHE

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« frontiere », e la t empesta di mare diede l'ultimo colpo alla spedizione, mandando a fascio le speranze del pretendente. È il conte De Saxe che è incaricato di partecipare l'infausta novella al principe di Galles. Ecco la di lui lettera - che è il solo documento fra i numerosissimi dell'opera che riportiamo per l'importanza del contenuto e dell'alta individualità che la scrisse:

Questo pregevole studio, in base a larga copia di documenti ufficiali, pone in sodo: che effettivamente e da lungo tempo eran corse relazioni e trattative fra il governo francese e parecchi capi giacobiti inglesi ; • che sin dal giugno 1743 Luigi XV aveva accolto l'idea dì uno sbarco in Inghilterra; che i preparativi principiati a Dunkerque su piccola scala e alla chetichella, furono poi spinti con alacrità e apertamente, allorchè nel gennaio 1744 sbarcò sulle coste della Provenza Carlo Eduardo Stuart, primogenito del pretendente alla Corona d'Inghilterra; che fo riunito un conveniente numero di truppe, nel disegno di attraversa.re il canale sopra navi di trasporto, e p.oi, colla protezione .della squadra, di r imontare il Tamigi smo presso aUa maggior possibile vicinanza di Londra. . Nel fatto le notizie e informazioni che il governo francese riceveva nel corso del febbraio 171:1:4 sulle inguietuc:lini suscitate in Inghilterra e sulle misure di difesa da essa ·prese, nonchè quelle, poco confortanti, sui propri mezzi, avevano di molto affievolito l'entusiasmo aella Corte di Versailles e de' suoi ministri, i quali ormai propendevano a sospendere la spedizione, ed anche al suo abbandono. Frattanto, verso la fìne del febbraio, mentre nelle alte sfere si era ancora incerti sul da farsi, a Dunkerque il conte Maurizio De Saxe, investito del comando della spedizione, non aspettava che l'arrivo della squadra per imbarcarsi. E 1~ i~b~r~o, ~i tardato il 2 e 3 marzo pel cattivo tempo, ha prmc1p10 11 giorno 4 ed è continuato nei giorni seguenti, ma nella notte dal 6 al 7 marzo si scatena un violento uragano. Le navi di trasporto che ancora t rovavansi in rada e sulle quali era già imbarcata la maggior parte delle trupp~ e .del materiale destinat i alla spedizione, furono tutte gettate alla costa. Ma già il giorno 6 marzo i ministri avevano inviato nuove istruzioni per la sospensione dell' impresa, e l'ordine di far sbarcare le truppe « perchè S. l\L ne aveva bisogno sulle sne

L e comte cle Saxe au prince de Galles Dun l,erque, le H 111(1.rs 17M,.

« Monseigneur,

« L e Roi mon ma1tre m' ordoune de fai re connaìtre à « Votre Altesse Royale que les circostances fiìcheuses gui « sont surven~1es, le nécessitent à si1spendre, dans ce mo« ment·cÌ, l'exécut ion de l'entreprise et à la remettre à un « temps plus favorable. ~ Le mauvais temps, les vents, la positiou de l' amiral

« Norris et l' incertitude de celle de M. de Roqnefeuil, et « snrtout le ravage de la dernière tempete sur nos vaisseaux « de transport, qui out, presque tous, perdu leurs chaloupes, « des ancres,. des cables et d'autres agrés qu'. il est difficile « ou impossible de remplacer dans ce moment-ci, sont autant « de contre-temps qui justifient l'ordre qne Sa Majesté m'a « fait adresser de faire débarquer ses troupes et les faire « rentrer dans Dunkerque. << Le Roi m'ordonne en meme temps, Mouseigneur, d'as« surer Votre Altesse Royale, qu' il ne perdra pas de vue (< les intéréts de Votre Auguste Maison, et gue Sa-Majesté « ne retarde l'éxécution du projet que dans l'espérance de le « reprende à la première occasion favorable qui se présentera. « J e ne saurais, Monseigneur, exprimer ma douleur à V otr e << Al tesse Royale de ce délai, et combien j' en suis peiné. « J'ai l'honneur d'etre, avec un très profoud respect, « Monseigneur, de V otre Altesse Royale,

« Le Lrès humble et le tr·ès obeissanl sei·viteur ».

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NOTE IHOLJOGRA l'lCllE

NOTE JHIJLIOOH.A L'ICLIE

Basterebbe . questa sola lettera a dimostrare la seriet'a d e l p~·og~tto d1_ sbarco del_ gover~o fraucese, ma l'intero volume, d1 cui ogni afferma;,;10ne eh concetto o di fat:.O è basata ~opra docurneuti ufficiali, tolgouo gualsiasi dL1bbio al riguardo.

tanto meritevoli di es:;ere conosciuti, sono poco noti agli ufficiali, ma è da ritenersi che l'opera del capitano francese attrarrà. la loro attenzione. Il primo volume, che abbiamo sott'occhi, serve, per cosi. dire, d'introduzione alla. storia delle guerre, ed è compilato in modo egregio. Diviso in sei capitoli , esso tratta: del reoluLamento della truppa; del sno armamento ed equipaggiamento ; dell'ordinamento dell'esercito; dell'amministrazione militare, della istruzione e del servizio di informazioni. Il Colin svolge minutamente i singoli capitoli, od offre così un quadro chiaro e completo doll'ordinamento militare di quel tempo, a.ffatto d ifferente e dal uapoleouico e da quollo odierno. Sono pagine e documenti, e specialmente le nou poche !Attere ed ord il'.li del maresciallo, che si leggono con crescente interesse e diletto. B in singolar modo istruttivo l'ulti mo capitolo, nel qnale ò esposta l'organizz::t,7,ione dello spionaggio, cui partecipavano militari e borghesi, faéenti capo direttamente al generale in capo e al ministero della guerra. Gli altri capitoli, oltrechè istruire sulle cose del passato, sono specialmente interessanti, poichè ci fanno toccar con mano gli enormi prngressi realizzati in tutto il ramo dell'organismo milita.re, rna sovratutto nell'anima degli eserciti: la disciplina. Il capitano Colin dà prova di una particolare attitudine a questo difficile genere di lavoro: alla diligente pazionia ~ cura, nella raccolta ed esame dei documenti egli accoppia singolare prontezza nel trarne le opportune dec'lnzioni e la facoltà cli una sobria ma chi ara esposizione, quale è r ichiesta dallo studio storico. B. D.

. Gli studi?~i di _st~ria generale s militare trovano, quindi, ~nesto cl1hgent1ss1mo lavoro del capitano Co!in, ricco materiale per accrescere le loro cognizioni. J~ll'autore poi i nostri vivi encomi, perchè con tanta int~lhgenza, e certo con altrettanta fatica, seppe ri unire e coordma.re s~ gr~nde copia di preziosi documenti storici, sicchè per la d1 ~111 o~era viene ad essere chiarito un importante punto storico, rimasto :finora oscuro. in

J. CouN_, capitaino d'artillerie brevet6. - Les campagnes du Marechal De Saxe .. P1·emiéi·e pridie. l,'a,·mèe ai,printemp.,; cl_e '/14./. - Pubhé sous la clirection de la soction histonque de l'état ... major ùe l'arm,fo. Paris, Librairie militaire, R. Chapelot et C., 1901.

Q~esto volume è il primo di una serie, ripartita in ssi p_a r~1; la quale, secondo gli intendimenti della sezione storica dello stato maggiore francese, deve comprendere la storia de!lo guerre e dell'a.~te milita.re durante la seconda metà del 18 ~eco lo,. pe: modo che si possano segnire passo a passo le t~asformaz1ou1 ?he dalla tattica d'allora condussero a quella eh Nap~leone. E poi, con esso, esattamente determinato il punto d 1 farte~za clcll' intore:sante studio; quello cioè, dello stato dell esercito nel 1744, anno in cui il iraresciaUo De Sa~e fo chiamato ad ~ssumerne il comando in capo. E pertanto la _stona dello campagne del 1745-46-47 e 48 colle battaglie di Fontenay, di l!"'aucoux e di Laufeld _ eh~ formarono l~ fama del maresciallo .J\.faurizio De Sax:e e che ebbero termme colla. pace di Acquisgraun _ che ·1 e· 1· t· · d · l OlUScl scnven o, sviscerandola nei suoi più minuLi part.icolari. Purtroppo e le campagne e gli scritti del gran maresciallo, pur

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RASSEGNA lllLlTARE ESTEllA

RASSEGNA MIL ITARE ESTEBA INGLESI E DOERI

La lotta che i Bo~ri da due anni sostengono ccin l'Inghilterra, e che - per 11 fatto stesso della sproporzione tra le due forze contendenti - si è imposta all'ammirazione di tutto il mondo, continua, e sembra continuerà ancora per del tempo. Sono appena t rascorsi pochi giorni, dacohè il telegrafo annunziava che il generale Botha - interamente accerchiato dagli Inglesi - era felicemente riuscito a sfuggir loro di mano, lascia.udo sul campo poche carte e una decina di prigionieri. Un successivo telegramma annunziava come il tenente W ethe andasse esercitando, anche durante le più crude intemperie, il suo piccolo esercito (10,000 uomini circa), allenandolo in marcie faticosissime e istruendo in pari tempo ciascun soldato nel maneggio di tutti i vari modelli di fucile posseduti dai Boeri. Tutto ciò può sorprendere, sebbene non sia nuovo negli annali de' popoli che difendono la propria libertà; ma è appunto di questa tenacia di propositi - ora cosi poco frequente - ohe ci sembra valga la spesa di occuparci, esaminandola da un punto di vista puramente obiettivo e militare. A tal fine, anzi, ci atterremo al giudizio ohe vanno esprimendo gli stessi Inglesi, i quali certamente non possono essere sospetti di soverchia boero(ilia. E ci riferiremo, anzitutto, a quanto pubblica in proposito il signor T. L. Schreiner, nel Journal o/ the Royal United Institution dello scorso settembre. Mio padre - seri ve egli - era missionario a Ficksburg, popolato allora da trib tì. indigene in continua guerra tra loro,

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e cho, per due o tre volte, incendiarono le nostre messi e le nostre case, e ciò sino a tanto che non giunsero le armi liberatrici degli Ingl~si, cho salvaron me e la mia famiglia. È quindi. natura.le, e umano, che sin da fanciullo io cominciassi ad amare il popolo britannico e a considerarlo come ora lo considero - un popolo civile in guerra con la barbarie. Ma una r icordanza risale insistente alla mia memoria, questa: che quei selvaggi non avevano vizii di sorta, e ohe il primo ubriaco che io vidi in vita mia, fu appunto un soldato di Sua Maestà la regina Vittoria. Imperocohè, è d'uopo riconoscerl0, l'a,lcool è il peggior nemico del soldato inglese e della Gran Bretagna tntta: ed io non so dimenticare che quando mio padre, quale ministro del culto, reoavasi nelle caserme a predicare l'astinenza, predicava spesso a gen te che sin dal levar del sole aveva gli occhi rossi e gonfi per le soverchie libazioni. E una cosa io mi domando con insistenza, ed è questa: come mai dopo l'esperienza fatta durante la campagna tra.nsvaaliana del 1880-81 e di quanto avvenne a Pretoria, a Rustenburg, a Lydenberg, non si sono saputi evitare, da ohi era al governo delle pubbliche coso, gli errori ohe sono stati commessi nella guerra presente? Che ta,nto governo, quanto soldati, ignorassero le condizioni speciali che si faceva.o loro nella guerra a cui l' Inghil~erra andava incontro, è cosa troppo palese, ed essa trae la sua conferma nella tanta confusione di g iudizii ohe a tale proposito è stata fatta da coloro i quali non sono mai usciti dalla madre patria. A oostor.o, per esempio, sembra impossibile ohe_ 250,000 soldati non sieno riusciti a interamente soggiogare 50,000 boeri; ma è pur d'uopo considerare con quali uomini, con quali soldati essi dovevano e devono lottare; è d'uopo considerare a qnante .fatiche, a quali disagi dovevano sottostare prima di trovarsi di fronte al nemico. Questi soldati inglesi, con tutte le salmerie e con tutte le vettovaglie, dovevano essere trasportati 6000 miglia lontani dalla patria, a traverso


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RASSEGNA MILrrARE EST.ERA

UASSEGNA Mfi,l'l'ARE ESTERA

l'oceano, e, giunti sul teatro della guerra dovevano agire sopra un'area sterminata dellà quale basterebbe un brevissimo cenno a dare un concetto (1); area quella che ha circa 2000 mig lia (i } Lo cl.tremo noi. Non è cit i non s,-,ppi:, che g li Stati dei Boer i sono le mie contrade in Arr ic:l (,walor,l sii ne eccettuino l'Allis,lnia e~ territori circondati da lle iliontag-ne A t.lasJ le quali a IJIJiano delle den1arcaz ioni profonde, fo rmate da altissime montagnr) e ria rovi nosi torr<!nli. Il tealrn rlcll a gucrrn comprendeva v;irii rlis trett i, cliversi per clima, per ::; rac!o rii N ltura, Jlcr niLl Ura ili terreno, quali sòno la Co lon i(!. del Capu, l'a ltipiano dei Boeri , il deser to d i Tfa la li ri ccl il baci no de l lago rii l'igam i. Ne l la Co loni.t del Ca po i monti s'clcw:1110 intorno a l mare rapidamente sino all' interno; le pian ure cl1l' i11tcn;edono trn r1ucstc eltwazio ni son del le Iùwros, cio<i altipiani; le vett.c J,i(J elc·;alc sono lei mon tag11ti riel Dra l,ens l.i erg ad est con cime clic s'a l1.,rno fìoo a H,000 piedi sul livel lo dol mare. Gli Sia Li Lici Boeri rormano un al tir,ia110 scendente :, nord- oves t detto Hoo[;e-Veldt., e at.trav,!r~alù da vari gracl ini di mont,igne qua li il Wi twalersrand e il Mar;aliesbcrg a Prt1Lor ia, con vet te d 1c superano i 6000 pied i. AI d i l:1 <l i queste montagne s 'ap re l' irnrnenso, erboso bassop iano, interro tto, rr ua c lii, eia l, f'evi e pialle colline che talora servo no quasi cli ruoti milia ri d uran te uu viaggio di giorni e giorni in r~rrovia. A norcl o ad oves t il paese ù circond,llo dal deserto jnfinit.o di Ka l<Lhri ; ,1 sud e :id est l'a!Lipi:ino sceu<lll sino a lla depressione ccucava ciel lago Ngami cl1 e non l)a uscita. li c·lirna é diso tto al tropico, con una si ngolti stagione di pioggia verso l:i tne liL e al la li11e dell'estate (da ottolJl'O a marzo) a cui suecc<l c una stagione :;ecca i11VP.rna le (,fa apl'ile a settembre). Seb l,tlnc io es tate il movirnf'nto delle tnq,pe si;i im pedìt(1 cl,ll gonli arsi clei to rrenti e da ll e si rade cltc atfond:rno melmose, tul tav ia questo periodo tli temro e": preferi l,ì le per 111 operazion i campali a qu_el che sia il 11e1·iodo in cui i torrenti si di,· secca no, ed ogni {ilo cli e rlia appassisce. Men tre i distretti vici ni all e cosi.e godono cl i un clima qu;i.si l!OSLantc, riavuto a lla vicina 11za dP I mare, la variazion e di Lcmperatuni nell'i nterno, s lialza cht iOG0 ;, 13° F« hrenh eit, senza la minima tra nsizione. La scarsezza cli strade, la \liccola popo l:l·t.io110 (uno al migl io quadrato) Il la ~pccbl8 monoto11ia topogral1ca, 1·e11(lo no cJiflì cil i;~imo, a clii è IJUOl'O <l ei h10glt i, oricnta r:;i. Pocltiss ime, r ipetiamo, sono lo ;trmlc, e la maggior parte <li esse :1pp cna possibili ~I tra nsito di carri tr:,s<;i nati ria 6 a 10 lluoi. Ciò rende irnporlan li ssimc I~ rare Jìneo rcrro"ia.ric, ma su queste co rl'On o soltanto treni :t scar t:unento ridotto. Le immense ,1istanze tra le s l.nzioui, le c1u·vc aspre, rendono ,,.ncvra più improbo i l lavoro di t ra,q,orlv dr Ile 1ru1)pe, od improba la sorveg liaoza delle !inee çhe vanno per migli,1. e migl i:1 senza loccare una qua lsiasi ;lbit,11.ionc. Per r intracciMe una vi:l a t rave rso a questi ster min ati all.ipian i. aridi, disahilali, sen za sentieri , è d'uopo d'lina profo nlla conoscenza <loi luog hi o il lìuto d'un cos:ic;co delle sl.eppr. ì'io11 ù cJumrne a meravigliarsi se tru1) Jle come le ing lesi, nssol ul:1.111c11t(: màl pr,it iche ;1nche in pa\rilt iu fatto di ricognizion i, si sm:1rrir.,no cosi spesso nella Africa del Sud. Ecco, ,lei re, to, u110 s pe~ch ietto cl,il (praie il loLtore po tra meglio di ogoi altra cosa far,i uu concetto de ll'ioumn,a sproporz ione fra la popolaziooc e la sterminata grandezza rlei territo rio.

1/P.pu blil·icr,i Sud il{ric<tJW: Arca 119,600 miglia quadl':lle; Po1,olazione, ;iel 1S98, u!Jl,252; <li questi 28i!,i50 bianchi,, com presi 80,000 Boer·i, fra 11ualì 30,00U capaci d i µor tam le arm i. Sliilo Libe,·o d ' Or1uio·e :

L,

A rea 50,$02 mig lia quadrate. .Popolazione, nel i89S, 20i,a\)3; cl i ques ti i7,7!G bianchi, comp resi i5,H3 Boeri, fra i quali 30,500 éapac:i cl i por tar'e le armi. A. 13.

di linee ferroviarie, le quali dovevano essere costantemente sor vegliate, imperocchè tanto le truppe quanto le provvigioni non pote,1 ano in altra guisa trasportar si> se non per mezzo di quelle poche linee, le quali si spingevano a traverso pian ure sterminate, fra popolazioni nolenti od ostili. S'aggiunga l'inclemenza del c1ima, rovente in estate e tale da esauriro a dirit tura le forze; seguito dai venti gelidi del polo antartico, o da qnelli di nord-ovest, ardenti come se uscissero da una for nace: e tutto ciò, senza tener conto della rapida variazione di temperatura tra il giorno e la notte, delle dense n abbie in estate e della brina mordente dell' inverno, in ispecie nella colonia del Capo, sul fiume Orange e in tutto il Tran· svaal: dei nembi impetuosi di sabbia durante i quali l'aria si fa così densa ed oscura da nascondere il sole: degli spaventosi uragani di pioggia e di grandine ohe spazzan via · tutto ciò che si trova loro dinanzi come fanno i proiettili allo scoppiar d'uno shrapnel. Si pensi alle difficoltà di dislocazione appena siano rotte o interrotte le comunicazioni ferroviarie, ali' assenza di ~tra.de mulattiere, alla presenza di sabbia alta, rossa, profonda sui piani, e alle pal udi sconfinate nelle bassure. Si riHeUa alla facilità che vi è di smar rirsi a traverso un paese in cui non si incontrano indicazioni di sorta, nè piet1·e miliari, uè boschi, nè case, le qnali sono lontane da 8 o 10 miglia fra, di loro: nè si dimentichi che talora debbonsi percorrere distanze enormi prima di trovare dell'acqua, la quale, se trovata. è spesso inquinata siffattamen te da non poter essere bevuta: mentre - a rendere più gravi le già tristi condizioni - agli uomini mancava spesso il nutrimento, ai cavalli la pastura. Nè basta, altre di:fficolta devonsi aggiungere; e prime fra queste l'impossibilità, in chi è n uovo de' luoghi, di fars i uu concetto, quale che sia, delle distanze immense che intercedono fra luogo e luogo, perchè la stessa aria è, nell'Africa meridionale, a dirittura traditrice. S ta infatti che d urante i giorni afosi - e persino di buon mattino - sembra che essa tremoli e ondeggi, dando così sembianza di fiotti, ciò che toglie o muta l'appar enza. e l'apparente d istanza delle cose ili -

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Al'iN(J XLV I.


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RASSEGNA MILI'l'ARE ESTERA

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RASSEGNA )IILITARE ESTERA

tutte. Frequenti - e dovunque - sono i miraggi, e chi non vi è abituato perde per essi a, dirittura il coucett.o delle cose reali. Un cavallo, per esempio può, all'occhio ingannato, apparir della grandezza d'un elefante, ed io - continua il signor Schreiner - sono stato testimonio del curioso fenomeno d'una. mandra pascolante sopra un a.ltipiano, e in cui ciascuna mucca pareva doppia mentre i piedi della mucca reale sembravano congiunti, innestati, a quelli della sua compagna la quale altro non era, effettivamente, se non una vana parvenza.

era sempre costituito da ca,alleria o fantfiria. montata e in un paese com'è l'Africa del Sud, un soldato a cavallo ne vale per lo meno quattro a piedi. . Quando la guerra sembra va imminE1nte (189~), tutti erano del parere (compresi gli indigeni) che l'Inghilterra no~ sarebbe riuscita a nulla contro le forze delle due Repubbl~ch~ se non avesse un contingente di almeno 50,000 soldati d1 fanteria montata. Vi forano persino inglesi residenti in Africa che volevano informarne il Governo a Londra : ma nel fatto, chi ha il diritto di dar consigli non richiesti, speeie poi a coloro che dovevansi ritenere al corrente di tutto ? L'esperienza ha dimostrato che la bisogna andava diversamente! (1).

A tali difficoltà, cui un soldato europeo non può assolutamente ·,;fuggire, fa d'uopo contrapporre la conoscem:a profonda che i Boeri posseggono del loro paese e che dà loro modo di attraversarlo quando vogliano e in qualunque verso, sì. da riuscire facilmente a sopravva,nzare a disbauza di giorni e persin o di settimane la marcia del nemico. Nè basta: chè si presentano le difficoltà della lingua. Imperocchè tanto i Boeri, quanto gli uomini di colore parlano un olandese incomprensibile non soltanto ai soldati inglesi i quali, per conseguenza, trovansi alla mercè degli interpreti , ma. pur anco a questi ultimi se essi non sono dell'Africa del Sud. Vi sono infatti delle frasi (una specie di gergo} il cui senso recondito soltanto i Boeri possono comprendere. Così, ' per esempio, le d istanze s'indicano ad ora, con una media di. sei miglia all'ora: ma « een under half u;i11• » (letteraria· mente: un'altra mezz'ora) non significa già ciò che sembra dovesse significare e cioè tre miglia, sibbene itn'o1·a e mezza, ossia 9 miglia.

(-l) 0 arttl iamo err:1ti, o ci semb ra che a11chc qu i il s_ignor ScrmEl~ER 'Ul?~~rì - ,e_,p,er la seconda volta - la ten, lenza - COUlnllC a mollr all rr del resto -:- ,h ,ol:J ,\dcl~o~,,i : • Sfl non tutta, gran parte almeno, de lla responsabil ità dei d,sas tr, _inglesi ncll Af•11"' rniiridiouale al Go,•crno; e: questa J.e n<knza. altro non è ~c non la sc1e~ za riel J)o1. A nor pare piutto;to (:ile tali clisas l.ri del ibano farsi ri~alirc a un:, _can, a ~ssa_1 an_tcno~e- e ~~ 111~ piessa: vogliam uir.: a. tu ti.O un sìs~ema di educaz,ono m1l1 tarc, 1 cur pr mc1p,tl_, ~,tell1 sono, 1• l'arruo lamento me rcenario; 2,0 la cleficenza cl' istruzione s, 11eg lr utlìc1al1 e s,

nei so ldati. . · I I , · Sembra dol res to, che sir, ormai t;1.rdi per in t;roilnrre 11ell'ese_rc1 to 1ng e,e a cosci 1zione. L' Ìw•hi ltcrra era (iil'enuta nn paose così em in entemente ,ndu~trialc, c!a renderri qu;\si irnpo:.~illiltl l'effettnazione di ta l,! sis tem.1 . Soltanto uu q~m·to (~~l IM~Sl st~:rt,_so· ciali é fo rma.tu dì ,fgrìcolturi, e and,e questi g nadag:nano da > a. G ~C.O ll ltlr al ,,w r no. 1): in cosiffatti Janti guadagni cl1e bisogna ricercare la ragione dol d1,amo r'.1 che '.n In; ghiltcrra si ,r.nte per il se rvizio mi liLU1'<, ?.''.bliga torio,_ ì~1 ,::1_i ~I guadagno ?'..o ;n:d 'e,'. ~.e assai ()i ù scarso , e ciò sp iega anche: la drtllcol ta che , v, s incontrano JJC_1.r~~g1,nn.,c1 e il prescritto ,umno con tingcn te di 30,000 soldal.,. Cc r ocJ•e_ rcd~ t; ch e s, ,i,cm ono al servizio militare, 1•en::;ono dai bassi rondi ,Jella soc,cla, da, <lrscreda l,. . ' · ...· I.la ciò il ctisprc1.zo con cu i il soltlato è ri~narc!a.to, le_ ~·10Jaz1on1 ?ontm~o aH ., di,c.rplioa, la poca morali I/i e gli errori che s i co111nwttonu s i III Lcrnpo dr pace Ghe 111 lernpo di guerra, . . , ·i t .. · ,..e a Ne (;Onsegne, 1\lie con una popolazione di 40,500,000 a.b1tanl I I In,.,01 li e11a r,e,t _' stento a rnohìl ita re. pel scrviiìo est(:rno, appena 200,0CO S(>idat,, un t:/Jntmgen te, c,oe, pres;;'a poco egltal~ a qlrnilo che pnò rnettern in ca111r,o la Baviera che ha una popolazione cli 5,750,000 abitanti. r 200,000 so lrlati so no cos, ripartiI.i : 90,001)

'l'rnpr,e rego htri .. Riserva. Milìzb.

Basterà forse appena accennare alla diversità nei metodi di guerra tra Inglesi e Boeri, diversità che ha dato luogo a incredibili disillusioni e a disastrose sconfitte. Ognuno, del resto, se ne rammenta. Il grosso dell'esercito inglese era formato di fanteria, laddove quello dei Boeri

80,000

30,00U

Ttltale

. 200,000

Or ecco come il noto vi;tggiatore a fricano sig. L1Pr ERT parlJ. riel popolo borro. I Boeri _ ;crive e"l i _ pos~ono parago nars i ,ille p(?polazion i gernmn,~he del Noni, ma sono più intellig;n t.i. corno queste prime, cosi i lloeri sono inso!ferentr <h tasse, di carte

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RASSF.ONA MlLl'l'ARE EST ERA

RASSEGNA l\1 1Ll1'ARE .ESTEHA

I l metoclo d1· guerreggiare · olandese, in Africa, consiste p_rincì~almento nel lasciare ad ogni singolo soldato pienissima liber tà. d'azione, si ch 'egli provvegga per sè stesso alla propria salvezza, infligga ii maggior danno possibile al nemico, e q uando ne vcgga la necessità, fugga lontano sul suo cavall o e si prepari a nuove pugne pel giorno seguente. .Poichè la ritiratt1. fa parte essenziale del suo metodo di g uerra, nè il Uoero pensa mai ad assalire il nemico se nou sia p iù_ che cer to della vittoria, o almeno convinto, che pur non vm~endo, il nemico avrà. materialmente sempre la peggio. E bensì vero clre nella presente campagna vi sono state delle eccezioni a questa regola, guaii, per esempio, lo attacco di Wagon Hill a Ladysmith e quello di Eloff a Mafeking: m!l. anche in questi, le forze boere, o non vollero, o non poterono congiungersi; chè se c;iò fosse avvenuto, rosito della battaglia sarebbe stato forse ben diverso da quello che veramente fu. A tutti, del r esto, è nota in Africa la sentenza che dice: I B oei·i si ballo no fuggendo . Nè con ciò s' intenda che il Boero sia codardo : egli è, anzi, valorosissimo; se non che, ques to è il suo metodo di g uerra, ed esso solo entra nell'or-· dine delle sue idee : ciò è fors e dovuto alla lunga esperienza fatta nei conflitt;i· con gl" indigeni, esperienza che lo ha indo_tto a persuadersi esser e condizione sine qua non della sua es1stenza « la mi nm · perdita r],i v ite umn.ne col maggio1· « danno clel nemico ». l'.'illal.C\O in gcncl'C cli Lu!lo cic'i chr sa cl'r nropeo S0110 tr.1111ci, li li~io1si nuzi, qu:rn,111 s, traLL, ,li sos tcurrn 1 loro cl irilli: 111a l1e111\lki ,.li os pit:ili rra di lor(l. I.e 'Junlilà~lie li rontr-Jddistingnono, ,ia come ritl3dini e sia come sol,lnli, ~ono: ard,•ult• amore per il loro pn,,sc, profvn,fo ~entimento rrligioso che rasenla lalorn il fanatismo, com·in1.ione saldi~sim:1 che Uio protegga. i loro diri tti, ,· ivorcnza patriarca le per chi sta a l po t.r,·,·, pei veccl, ,, pei capi di ra miglia. (! uost.ci qu ali tà co nt.r:i l,bila u1;inno a•I 11s11r:1 , 111 rss1. la manca.01.a cl i <li,cipliua militare, anzi rruò rlirsi che sos lit11 is(·n,rn la disci• pli_o·,, nel senso in cui questo voraholo è inlc..;o nel continente curopM. Altre 11ualil:l dcr Jloeri sono rimprrl urbabilila, sia nella lrela rhe nella rea rorlunn , e la rosistcnw ne' pii', Irisi i fr:ingenLi rlell a vita. I loro difelli 'I Son poclt i : e da ll ' eso,·cizio ,:onlinuo della ea;:ci11, cloll a li l111rn vil:1 al l'a ri :l aperl:1, clai cooll itti ,·on gli i111!i~c11 i, essi han 11 o a ttinto un ~cuso pratirn dc•He cose l"l,c veramcnt'l sorpr.in,lo, 111ta mera vtirlio,;a perizi, nel m:rnc1?gio 11<'1 f11r.i11•. ,•, sopra ln Ilo, la ,apìcn1.a di s:ir,or,i l!io1·are dr tulli i ,·antaggi che rns~0uo loro offrire le ac,·ìtleotalita dc'I terreno, A. Il .

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Il Boero, perciò, resiste a tener l'offensiva sinobè gli rimanga aperta una via di r itirata, ma. abbandona immedia tamente le posizion i. più salde, appena s'accorga, che la, via dello scampo pnò essergli in tercettata.

L a· rapidità meravigliosa che i Boeri hanno nel ritirarsi sempre in ordine di battagli~ ( e gli a.gili cavalli indigeni dàn loro buon giuoco sul nemico) e la ripugnanza istintiva che essi hanno di assalire pei primi, devono cer tamente ftver contribuito a persuaderli non essere per essi possibile infliggere una sconfitta al nemico in battaglia campale : e per contro, av rebbero dovuto persuadere gli Inglesi della necessità, per essi, di possedere un forte contingente di fanteria montata, càpace d" inseguire i fuggen ti nelle loro vertiginose ritirate. I Boeri, co' loro due cavalli per ciascun soldato, non gravati di alcun peso od ingombro, hanno potuto allontanarsi. per mig lia e miglia da un pericolo immediato, e ciò, persino, dopo lunghi conflitti che avrebbero esaurito le forze di qualunque altro esercito ; mentre, per contro, il povero soldato di fanteria inglese doveva pazientemente at tendarsi sul campo d i battaglia, e pazientemente e faticosamente attendere il giorno successivo, o anche molti altri giorni dopo, prima d'inseguire un nemico di cui, frattanto, aveva perdute le tr accie. P erchè - giova ricordarlo - i B oeri portano seco loro poche cibari.e ; qualche libbra di carne secca, dei biscott i, bastano loro per molti giorni. Altri ingombri D Oll hanno. I~ questo un vantaggio di cui non godono i soldati inglesi, e, in genere, i soldati d i tutto il continente eur opeo. Ma supremo fra tutti i vantaggi che hanno i Boeri sugli Inglesi è la potenza e la perizia del tiro. Essi sono, incontestabilmente, i più esperti tirator i del mondo. L' Olandese d'Africa in q uesti ultimi trent'anni, si è assiduament e esercitato nel bersaglio, perchè ebbe sempre limpida dinanzi a sè la visione cli un inevitabile conflitto (quando che fosse)


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RASSEGNA MILIT ARE ESTERA

con la Gran Bretagna. Mentre in Inghilterra la giove:n.tL1 dedica il suo tempo al ci·ichel, al football o a simili altri generi di spod, l'.Olàudese dell'Africa del Sud si dà esclusivamente al maneggio del proprio fucile: ed essere il pi1'.l abile tiratore, vale colà di titolo alla stima e al rispetto universale. Così é, che lungo le spia.ggie veggonsi sempre giovani e vecchi olandesi la cui unica occupazione, dura.r:.te lunghe ore del giorno, è quella di esercitarsi nel tiro contro oggetti scelti o trovati a caso sul luogo, e ben di rado contro dischi o simili altre forme usate in Europa. Rammento - prose~ue il signor Schreiner - che un giorno, passando presso a un gruppo di giovinotti che sparavano contro alcune bottiglie collocate a circa 120 metri di distanza, fui da costoro invitato --: fra sorrisi che mal cela.vano lo sprezzo - a provarmi nella gara. Accettai; e sebbene non riuscissi a colpire in pieno alcuna bottiglia, tut tavia il mio proiettile passò rasente ad una di esse. Mio nipote, un ragaz,zo di 16 anni fo invitato a sua volta, ed ebbe la rara fortuna di colpire il collo di una bottiglia. 11 sorriso motteggiatore di quei giovinotti cambiò immediatamente in atteggiamento di ammirazione rispettosa pel ragazzo, mentr'essi andavano esclamando con sincero entusiasmo: il!lagtig .fu,lle schiet goed ! (Bontà di Di6 ! ma voi tirate bene davvero!)

Ho accennato, continua il sig. Schreiner, al visjbile motteggiare con cui quei g iovinotti mi aveva1-10 invitato; ed è proprio così. I Boeri hanno sempre nutrito per gli Inglesi. uno sprezzo in vincibile. Essi solevan dire che : tanto gli 'Ufficiali quanto i soldati inglesi erano stolti e codcwcli. Un membro del Parlamento della Colonia del Capo, dicesi, anzi, non abbia esitato ad asserire che 4 O, OOO solclati inglesi po-

tevano appena ser·vir·e di colazione alla gente del T1·ansvaal. Spavalderie compatibili, perchè sono, pur troppo, inerenti alla imperfetta natura umana. E proèediamo oltre.

RASSEGNA. MILI T ARE ESTERA.

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Tutti ormai convengono nell'ammettere che l'aver fatto avanzare a Colenso una batteria. per modo che essa divenisse così facile preda dei Boeri, fu u n errore inconcepibile e pare almeno strano, che il generale Buller non abbia sino da principio data esecuzione al piano che s'era prefisso - e che adottò con successo un po' più tardi - quello cioè, di aprirsi una via da Monte Cristo e H langwane H ill. Comunque, non è forse ozioso chiedere: Come, e perchè avvenne la disfatta d i l\fagersfontein ? La determinante principale fu questa: I Boeri, dall'esperienza fattane a Belmont, s'erano persuasi che ness un riparo era per essi di valida dife~a contro l'avanzarsi dell'esercito inglese ; fo allora che, per la prima volta, accettarono il consiglio dei loro alleati, e scavarono delle trincee a livello del terreno, per modo da mettersi alla portata - essi, grandi t iratori - di fare, stando dietro i ripari, macello del nemico che si avanzava. Io - continua a narrare il signor Schreiner - ho ved nto e studiato i luoghi nei qua.li in quella mattina di dicembre cadde la brigata H ighland. I ripari visibili - che ancora esistevano - avevan la forma di triangolo, il cui vertice sembra fosse diventato l'obbiettivo d'a,ttacco della brigata Higland. Una trincea, accuratamente celata da manipoli di fascine e di ! pini, era stata scavata hmgo il front e di quella simulazione di difesa, a pochi metri di distanza, per una lunghezza di circa 400 metri. Fu coliL che avvenne la carneficina. Su chi incombe la responsabilità del d is[tstro di Magersfontein? La risposta non è facile. Surge, invece, spontanea la dimanda: Erano i generali inglesi a conoscenza del nuovo metodo di difesa adottato dai Boeri? Se lo erano, e se avevano esperienza d i tali trinceramenti, l'errore di aver spinto, nottetempo, la brigata a 40 o 50 metri dal luogo della strage, questo errore è palese; ma tutto sembra dimostrare che essi ne ignoravano completamente l'esistenza e che credevano null'altro esistesse fra essi e i ripari del nemico. Comunque, da questa pagina di storia niuno potrà scancellare l'ardimento dei Boeri e la prova che essi sanno va-


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ltASSEGNA 'MILITARE ESTERA

lersi di qualunque espediente, anche nuovo per essi, pur di resistere al nemico. 8i rifletta che non è forse improbabile "' che tutto quel lavoro eno1'me di difesa - compreso il fossato di circa 4:00 metri - sia stato dai Boeri condotto a termine durante la stessa notte che precedette l'assalto della brigata Highland ! La quale, (nessuno se ne è scordi:l.to) fo condotta a un vero macello, sotto la grandine de' proiettili di quei meravigliosi tiratod, riparati entro alle patrie, improvvisate t rincee!

Il signor Schreiner prosegue scagionando l'esercito inglese dell'addebito ad esso fatto di -brnta1ità commesse contro donne e fanciulli, ma non è questo che ci riguarda, e d'altronde, se ciò fosse pure avvenuto (al che noi non prestiamo fede) la storia è là a provare che in tempo di guerra ben pochi eserciti sono incolpevoli di cotali deplorevoli fatti. Il signor Schreiner, con altrettanta imparzialità - di che gli va data lode -· scagiona parimenti i B oeri di altra accusa, e scrive; -- In quanto alla colpa fatta ai Boeri d'aver talora i.ssat~ a tradimento bandiera bi.anca, se questo caso veramente accadde, esso trova la sua giustificazione nel fatto che il Boero agisce sempre per conto e d'iniziativa sua propria, individuale, facendo fuoco quando e come gli piaccia, ritirandosi. quando ne senta la necessità, ed alzando bandiera bianca quando stimi più opportuno; è quindi probabile, o almeno possibile, che qualche Boero abbia appunto issato il colore della pace, mentre i suoi vicini di combattimento ribellavausi a quest'atto e seguitavano a far fuoco. Del resto non bisogna dimenticare che questa deplorevole abitudine è anche la conseguenza immediata dell'abitudiuc1 contratta nei Boeri, di combattere con popoli barbari, selvaggi, che eran fuori di ogni legge ci vile e che non riconoscevano alcun diritto, nè dovere di guerra. Certo è che uomini come Jou ber t, o come .il generale Botha, non avrebbero mai mancato, nè permesso, si mancasse a quanto è prescritto dalla moderna civiltà, in una guerra fra popoli civili.

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RASSEGNA MlLI'l'A RE ES'l'EftA

Comnngne, è da desiderarsi, da sperarsi anzi, che finito q-uesto lungo conflitto, ogni Inglese si prepari a dimenticare il passato, e stendendo la mano ai Boeri, e stringendola fortemente, esclami: - Bravo, o valoroso e vecchio camerata l ti sèi battuto da eroe! Non gli Olandesi, non gli Inglesi pare che preparino gli eventi , sì bene l'Africa del Sud, nella quale e Inglesi e Olandesi si stringeranno in un nodo inseparabile, mentre sulla tomba dei cari esfo1ti - Inglesi ed Olandesi - ·s'alzerà l'Angelo della pace apportatore di mutuo rispetto e di reciproco amore!

Così il signor Schreiner. Noi, :fin da principio, ci siam proposti di rimaner sereni, e quasi estranei a qualsiasi apprezzamento, e ci siamo scrupolosamente attenuti a quello che altro non era se non il nostro preciso dovere; ma, g iunti alla fin e di questo stud~o, ci sia concesso di esprimere il voto che i desideri e le speranze del signor Schreiner diventino presto un fatto compiuto, e ciò ' per la grandezza dell' Inghilterra, e per la glori:6.ca.zione dell'umanità. A.

BISCONTINL


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RASSEGNA Mll,l'l'ARE ESTEitA

RASSEGNA DJILITARE ESTERA

conda cui corrisponde una maggiore celerità sebbene nemmeno questa sia moho considerevole. Il motore è di tipo Daimle r con accensione ad elettro-magnete; vi sono due fr eni che ngiscono indipendentemente uno da l!'nitro ; il conduttore è r i p~ralo da uo leggero letto amo vi !Jile; i I serbatoio per benzina è sufficiente a contenerne quanto basta per il fu11zionamento di ,12 ore; la carreggiata corrisponde a quella dei cnnnoui e cioè è di ·1 met.ro e 1/ 2 circa . · L'automobile deve rnrvi re non solo per il trasporto di pesi, ma anche come macchina motrice destinata a lavori diversi; perciò sarit munito cli · una rnota maest.ra di fogg ia adatta per appiic11rvi nna cinghia di trasmissione per il funzionamento di qualsiasi meccanismo.

NOTIZIE

AUSTRIA-UNGHERIA.

Gu AUTOMOBILI NELI.' ESF- RCITO AUSTRO- UNGARICO. - È 110~0 che in occasione delle graodi manovre che si svolsero in Galizia lo scorw anuo, fu1·ouo esperimentati parecchi antomobili, alcuni dei qnali <lovevauo servire per il trasporto di ufficia li, altri per il traspc,rto cli materiali occorrenti al servizio delle truppe. Senonchò fio dal l.Jel principio si dovette desistere dal fllrne impiego, perchè spesso il frastuouo del motore spaveo t;iva i cnvalli degli ul'lìciali e della truppa producendo disgrazie tal voita gravi. • . La poca bnoua prova l'atta dagli automobili al serv izio delle truppe 111 camp~gua, pare che sarà compensata dai buoni risul tati che se ne C<~n:eg_uono impiegandoli per il trasporto di oggetti mi litari nt~ll e guarD1g10111. Infatti è già da Jliù mesi in uso nel presidio di Vienna un automob(lo pesante, adibito dal persona le militare di veuovagliamento, per il trasporto del pane dal luogo ove questo viene confezionato alla stazione di partenza per lè gaarnigioni limitrofe. La 1lfil'iti.i1r Zeituny del 25 luglio corrente anno dice che il comit::ito mi litare tecnico di Vienna ha commissionato alla società austriaca dei mo.lori Da irnler d_i Wiener-Neustadt un automobi le pesante che dovrà essere costrntto in modo da soddisfare esclusivamente alle esicreme mi litari. Secondo l'Allgemeine Automobil-leititng f[ucs to automèlobile dovrà aYere la forza di 1O cava lli, ma sarà destinato a trasportare un carico di ,12 a Hi quintali per il qua le basterebbe un motore di 6 cavall i; riirnlta quindi un avanzo di forza motrice non utilizzata di !\. cavalli. Il fondo dell'antomobiJe sarà mollo basso allo scopo di facili tarne il caricumeuto; (' quanto alla celerità, poichè il comitato militare tecnico ritiene che essa :;ia d'importanza secondaria dipendentemente dal fa tto cbe l'automobi le dovrà procedero lentamente di conserva colle truppe, cosi la celerità saril molto limitata a vanta<Yr.rio della . V~ sicurezza del servizio consistente esscuzial mente nello evitare che soprnggiuogano inconvenienti impreveduti. L' autoruol.Jile avrà quattro andature: la prima ascenderà in salita , arl ·1 chilometro e ½ all'ora mu verrà raramente impiegata, meu tre in vece più usata s,;rà la se-

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A007.IONE DI sn:LI.ETTE 01 CF.LLULOJDE E Ll lSTl!STIV I I)( (;(l,\1)0, Con disposizione min isteriale insef'la in nno degli ultimi giorna li militari uff:ìciali (Normal'oerm·dnnngs/Jla.tt, ~. >18 elci :190,(), sono state adottate pei gradnati di truppa stellette bianche di cel luloide in luogo di quelie di panno finora in uso. È noto che oell' eserc:ito austro -ungarico le stel!euc ;il bavero non costituiscono, come da noi, il rhstintivo caratteristico del militare, ma servono ad indicare i1 grarlo . Per gl i urficiali e::;se sono di metallo, pei graduati cli trnppa crnno di paono ed ora sono di celluloide. Gli ufficiali superiori portano uua, due o tre· coppie di stellette su l bavero gallonato secondochè sono maggiori, tenenti colonnelli > colonnelli; gli ftrficial i inferiori banno lo s.tes~o numero di stelleue stabilite per gl i officiali superiori secondochè sono sottoteneuti, tenen ti o capitani, ma il bavero è senza gallone. I gralfua1i ùi tru ppa hanno una, due o trn coppie di stelleite su bavero senza gal lone ris pettivamente per l'appuntato, il c11porale e il :;ergente. Il l'uriere ha tre co ppie di stellette su ba vero gallonato. 11 soldato sem pIice non porta stolltiLLe. Nel l'esercito ausLro- uogarico non esi,te il grado di l'uriere maggiore. 1

..

Crnc., L' Al, l.F.GGEUIMEN'f'C) llEI, CAR ICO OEL SOLDATO ('I). - Il gi'orna le Die Vedette nel suo numero del 27 luglio ultimo decor,;o pubblicava in sut:ciuto uno 5tudio concernente l'nlleggeri mento del carico del solcinto, che il giorna le stes,;o non approv;;,va incondizionatamente, ma che dichiarava provenirgli dalla penna di stimatissimo scriuore. L'impor(:l) Vedi altre notizie [)n!Jlil icate a l rig uardo <!.a lla Rivislu Militare nella ptu1t,1ta del i6 agosto J.901, pag. i.-1-a2. ·


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RA SSEGNA MJLJ.TAUE l!STERA

RASSEGNA MI LITARE ESTERA

tanza dell'argomeu to in genere, ed in ispecie il follo che alcune delle idee che figurano in quello studio, come l'abol izione dello zaino, souo state propugnate di recen te eziandio da altri scrillori militari ciel vicino impero, inducono a fa re dell'articolo un la rgo riassunto . . L',1do1.ionc della tenda trnsportabi le, dice J'articolist/\, ha tolto va lorr. alle ragioni gi ustificanti l'u lteriore esi&tenza dello zaino, al qoale fu attribui ta nn' importanza tnaggiore di quella che uou meritasse pen;hè di peso molto sproporzionato al peso degli ogget.ti in esso co11 tcuuti . Ed in funi : a) il soldato porta seco la teutla impermcaliilc per rip;:11·11r~i dalla pioggia, tenda che pèr l:i suc1 impermeabili tà appunto può pai·irnenti sf:'r vi rc a prcsBrvue dall' umidità gli oggetti affardell ati. Questi perciò, anzichè riposti nello zaino, dovrebbero essere contenuti iu un sacchetto, al quale la tenda porrebbe servire da involucro; b) q:uando piove la tenda serve da cap pucc]o ; qu indi può copri re anche gli oggetti affardel lati . Aocbe il cappotto, soggiunge l'artico lista, è diveuta to non più iudispensa bi le in estate, pcrchè la tenda impermeabile può sostitui rlo tanto negli accam pameoti che io ma rcia. Io inverno l'util ità sua è pHimenti problematica secnudo 1'11rticolista. Egli infoui osserva a questo riguardo che sarebbe opportu no esaminare se sia effettivamente necessario che il so lJ ato vad,, ugualmente vestito tanto in una campagna esti va che in una invernale. L'esperienza insegnn che gli attua li oggetti di vestiari o sono insopportabi li in estate ed insuffi cien ti in inverno (nella cam pagna del ,J864- occor.sero pelliccie per viemmeglio preser van~ dal ·freddo al soldato). I l c:ippotto perciò è nn peso affatto inutile in estate (ascende a poco meno che 3 ch ilogrammi) e debilita le forze dell'uomo; la qual cosa produce effetti tanto più notevoli quanto più in uti le ap· pare al soldato ciò che lo sovraccarica . Io inverno d'all,ra parte e.,so non è pratico, imperocchè o lo si porta colle fa lde abbottona te indietro, ed allora resta no scoperte le gambe; .o lo si porla natnral mente cadente, ed allora impedisce il li bero movimento di queste. A riprova di tutto ciò sta il fotto che durn nte tutta l'estnte ed anche in gra n pane del!' inver no il c11ppotlo rimaue arrotolato sulle spalle del sol dato; esso perciò costituisce l'òggetto più odialo di qua lunque altro. Chi ha mai veduto, domanda lo :,;cri ltore, il so l'fa to vestirseue in occasione di pio)lgia durante le nrnoovre, quando gli era lasciata faco ltà d' indossarlo 'l La necessità di doverlo, dopo cl}e ha servi to, arrotolare ed assicurare allo zaiuo, trattiene quasi tutti da l fa rne uso anclie quando potrebbe tornnre di crualche util ità.

Sarebbe opportuno che fosse ro adottati per la estate giubl.Je di panuo ]eggiere, e per l'inverno giubbe pesanti ; la biancheria di laua po trebbe cuotrilmire a regolare il peso degli iocl umenli a seconda anche delle allrn stngioni .. L'articol ista inoltre si domaoda: per qua l motivo cotJtinna ad usa rsi la baione:ta quando si pnò tr:rnrp1illamente a:ffernrnre che le mo lte disgrazie che derivano da l portarla iu pace, diHicilmen te sono compensate da particolari vantaggi clie potrà anecare io guerra ? In terreno ape rto essa non viene inasta ta ; in terretJo boschivo impeci isce la marcia ; nell' attncco r. nelle cs'lr·citazìon i notturne può da nneggiare i proprii compagn i; nel tiro, quando è innastata, inOuisce dannosamente sul pun tamento e spe$S0 si distacca dal fn ci lc; nell a lolla corpo a corpo, posta al la estremi tà ciel fucile, è di diffici le maneggio tant.o i! vero clie, come la st()ria insegoa, il solda to preferisce capovolgere l' arma da fuoco e col pire col calcio di es~a. Potrebbe ezia ndio essere aboli ta In gavet1a-rn:.1rm ittn; come pure non (\ certo assolu tamente impossiLii e modific11rc il modo di portare l'equipag-giamen to sulle spalle in gnisa da sopprimere le mol te ciogltic che premono sul corpo del soldato; ed infi ne occorrerebbe alleggerire gli involucri per cart.uccc. La importanz11 del prob lema di nu equipnggiamento più leggero emerge, soggiunge l':.Hticoli sta, vieppiù ruanife:;ta quando si consideri che io caso di mobi litazione i due _terzi della trnpFa sono costi tuiti da richiamati, i qnali rh1 pa recchi anni, o 1nasi mai, non eseguirono marce coll'equ~paggiamen to da guerra. Il soldato a11stro -11ngarico di fanteri a porta seco oltre 30 chilogrammi esclusa la vangl,eua (il soldato italiano ne porta 28 ed il tedesco 27) (•1), di cui ,t6 gravitano su Ile spailo compri mendo gli orga oi respiratori e · prod ncendo effetti deleteri sull'orga nismo del soldato in i:;pccie noll e lunghe mnrce, nei forti ('alori , alla polvere, quando si ha fame, ecc. Le ese rcitazioni di pace comprovano tu tto c~iò. Alcune esperienze, certamente troppo ·fugaci per costituire basi rii giudizio sicuro, hanno fat to sorgere io parec~hi l'opinione che il peso massimo trasrortabile per luogo tempo da un fa ntaccino di costituzione 11Mmnle non dehl.Ja su pera re la terza pa rte del peso del suo corpo : epperò un uomo di 75 chilogrammi non (l) 11 peso dell 'eq uipagi;iamento 11()1 soldato austro-u ngarico ù tin po' meno ri i 30 chil ogrammi anch e comp uk·uHlo <ructlo della vanghet:a. I soldati italiano e germanico hanuo un equiragg1anrnnr.o die pe,a rispelti <amente <la 27 a 28 cl11logrammi e rta 25 a 27 non com r•resi gli a ltrczz i da zappatore. (Nota del tmcl11!.to·re).


2070

RASS EGNA MILITARE

RASSEGNA MILITARE ESTERA

dovrebbe portare indosso un peso m11ggiore di 25 chilogmmni. Sopprimendo il cappotto (chi logrammi 2,9), lo za ino (chi logr.irnm i ·I ,6), la gaveua-marrnitta (chilogramm i ·1,25), si otterrebbe ua alleggerimento di oltre ch ilogramm i 5 1/<t.; ed inoltrn con un fuci le più leggero, · con l,1 50pprcssionc rlel la baionetta, con la riuaìonc in un solo involucro delle· c;artucce, si potrebbe ottenere un nlleggerimeu to utilizzabile con assai maggiore profitto mediante l'au rr:ento della dot~zione di munizioni. Qui finisce il rias,unto riportato dal giorna le Die Vedette, il qua le, concludendo, osserva che dallo studio non risu lta distintamente in che cosa dovrebbe consistere e come essere portato l'equipaggiamento del fautacci no; . emerge bensì cli iararnenle ciò che vorreb~ero , anche altri, e cioè l'abol izione dell'attuale zaino per sost. itriirlo con un sacchetto simile :i quello che portano i touristes. CertoJ S0"eiun e il rriornale l'equip;iggiameuto del soldato anstro-ungar ico deve essere modernizwto sopprimendo tntto quello che può serv ire solamente ad abbellire le parate. Non devesi mai perdere di Vl$t.l che solo' ciò che è destinato allo scopo del la guerra è veramente utile; e che la fat ica che occorre per portare certi oggetti va a scapito ciel grado di cou1battività della truppa, (p1iudi più quelli diminuiscono dì peso più questo grado annienta. 11 Ù

~ V

;')

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Lr,; SCAnP.l,; LEGG I ERE NELL'ESlmCITO AUSTRO . UNGAP.lr.o. - Secondo uoa circolare ministeriale inserta nel 0-iornale militare ufficiale de l ,t Oagosto corrente aono, l'uso delle scarpe leggiere che rio da l 1900 furonu lldOt· tate esclusivnmente per la fanteria , i cacciatori e le truppe di saoitb e che iosi eme ad ul1 a!tro paio di sca rpe di cuoio o di mp,zzi stiva Ii costitu is,:ono la dotazione rii ca lzature de l soldato 11 piedi, è stato esteso altresì nl le trnppe di vettovagliamento. Le scarpe lcggiere sono simil i a quel le ordinarie di cuo io con l:i differenza che -la parte superiore è di tes~uto di lana bruna fod erata di tela. Secoudo la circolare del novembre ·1890 che ne prescriveva l'adozione, esse furono introdotte anzitutto per cot1sentire un temporaneo riposo ai piedi per coloro che li hanno ammalati e f'llcilitarne la gnarigione senza che sia necessario in terrompere le marce ; second,1riarnente per calzarle invece delle scarpo di cuoio nell 'interno del q-oarliere, ai campi, nei viaggi, in ferrov ia, e quando quelli\ di cuoio devono essere raggiustate. La maggiore estensi one cbe la recente ordinanza concede alle scarpe leggiere è la migl iore prova che esse soddisfano pienamente :1110 scopo, comeguendo vnche l'altro van taggio <l i rendere meno gravoso l'a ffardellamen to del soldato. 1

ESTERA

2071

G"nANDl MANOVUE DELJ,'Es'EnC ITO AUS1'RO-UNGARJCO PRL 1902. Rilevasi dalla .Reichswehr del 23 ottobre, cbe nel settembre dell'anno venturo le grn ndi manone dell'r,sercito austro-ungarico avranno lnogo fra le va lli della Marche dei la Waag. S. E. il ca po di stjto maggior; v. Beck sarebbe già p.artito per Godit1g su l primo degli nccennati fiumi (a metil distaur.a rrn Vienna e Olmutz) per riconoscere la zona del le manovre, e sa rebbe proseguito per Holics (immediatamente a sud di Godiug). Nessuna nQti1,ia è nota linorn circa i reparti che interverranno alle grand i manovre. P.ENSIONt MILITA RI. PllI'ecch i giorna li della monarchia austrouogarica nei primi di ottobre riportano J;i notizi:i che il ministero comune della guerra avrebbe compilato due nuovi progetti di leggi concernenti uno le pension i degli ufficiali, assimil:,ti ad impiega ti militari; l':, ltro le pensioni delle vedove c degli orrau i. Tali progetti sarebbero quanto prima presentati ai dne Parlamenti per la sanzione legale. La legge attualnrnnle in vigorn, che il primo degli oradetti progetti tenderebbe a modificare, risale al decern bre del ·I 8i5 e for mò più volte oggetto "di discussione nei c.;ircoli politici e nell a stampa pcrcliè ritenuta ormai non pi1'L adatta .ii cresciu ti bisogni della vita ( 1). Seco11cìo quanto rilevasi d,1i giornali, la nuova legge aumenterebbe la pensione minima eonsegnihile da i sottotenenti ed assimi lati tlopo ,1O ann i di servizio, la quare l: ora dì 600 corone appena (ogui eorona L. ,t .~ Ocirc~) , portandola a ,J200; ed inol tre ridurrebbe pare a B1.> anni il p(wiodo minimo di tempo per consegni re l'intera pensione (che è uguale all o stipendio), periodo che la legge del ·1 8i5 stabi lisce deblm essern di 40 anni. Quest' ultima modilìcazioue sa rebbe giustificata da l fatto che in questi ultimi 2f> anni, essendo di molto cresciute le esigenze tlel servizio il log, racnento della energia fìsica degli officiDli avviene assai prima che il legislatore nel ·1875 non abbia potuto prevedere, e perciò si è costretti ad abbandonare il servizio attivo eiù presto che pel passato. Quanto alla legge attualmente in vigore per le vedove e per gl i orfani dei militari, essa risale all':i pril<1 del •I887 e fu modilìcat~ sue-

O) Nell'artico lo • La c:1rriertL flegli ul!iciali dell' esercito au stro -ungarico •, inserito nella pun ta la della 1/ivislii -milita,·c del luglio co rrente z.nn o (p:ig. l222-J2il3) sono r iportali due specch i contenenti gli asse;;ni fi; ~i ri le pension i, desunte dall :1 cletl,:; legge del 4875 oppo rl.11name11 tc modificata in ~egnilo llll'aumm1 to deg li stipendi di cu i la llivista 111edusi111a par lù a p:ig. 221,7 del la pnnl.al.a tlcl l6 rl icam lirc -l899.


2072

RASSEGNA MJLI'l',\lUl ESTERA

R ASSEGNA J\ITLl'J'A RE EST.BRA

cessivamente nell'aprile del 1891 e nel marzo •I 896. Fin dal suo apparire diede occasione a viva crilica perchè slabil1va somme assolutamente insufficien ti anche rii bisogni d' una modestissima esistenza. Le pensioni delle vedove drgl'impiegati civili :rnstriaci sono più elevale del 50 e anche del ·I 00 °'0 di quelle delle vedove degli ulliciali; rd infatti la vedova di un impiegJt.o appar1cneute al l:1 fia cntegori& di stipend io r iceve unn pensione aunua <li ':H.00 corone, men tre la vedovn di un colonnel lù che pure appartiene per lo stipendio alla 6• categoria nr rice1·e solo 1200. SifTaua disparilà risulta anco ra più strirlenle quando si com,ideri che gl i orf'a11 i degli ufficia li ricevono u o assegno incomparnhilmcu1e iofcriorn di quello che compete agli orfani degl' impiegati <'i vili (I) . I due proget1i io discorso pare clrn s:ir:1nno 11pprovnti senza opposizione dal Pnrlamento austriaco, il quale si mostrò assai prernuro~o ,lei he11essere degli ufficiali anche in occasione degli aumenti dei recenti stipendi acceLlandoli ;;enz:i restrizione; anzi in lale occasione, ripetendo rnccornandazion i anche rii tre vo lte fatte al governo, molti delegati sol leci tarono quel migl ioramen to delle pcnsio11i cui i nuovi proietti rrovvederebbero. Nou altreuanto favore incoulrer:inuo forse in Ungheria, dove quel Par1:irnento in occasione tlell' aumento degli stipend i sollevò parec,'.\hie opposizioni, o dove già qunlche gio rnale alza la voce par dimoslrare che nello iniziare una legislazione tendente a mìgliorarn le condizioni dei bi~ogoosi, prim:. della cla;;se degli ufficiali, meritano tulta l'atteniione del Governi) etl i sacrilizi defl'or:irio, alr.re clnssi di cittad iui lrnn più numerose e non meno degne di soccor!'>o <la parie dello ~lato. (l) Ecco r1uali so no lo pensioni nttunli per le vNlove dog i i ufficial i posl,c :t confronto ~on CJUelle <lclle vedove rlogf ' i mpi ognti ci vi l i.

Cate;;orie ùi stircndin I (Fold rnarescinlliJ . . Il ()liuistro clella guerra) . Ili (Generale .li corpo d'armata) IV (J,uogot. mare.s. e assimilal i) V ()lag~. gen. r. assimilati) . VI (Colonn. e assimil:,ti) . . Vll (Tcn. colono. e assimilati). \'Ili (~Jaggiori e assimilati)) . IX (Ca1•1Lnni e assimilali) X (Teno111i e assimi lati) XI (So Lt,11. ti assi mi J:, Li) .

Pensioni ~r I~ vedove

degli uO!ciali

corone (ogni coroun I.. ~ODO 4000 3200 2\00 1u0Lì

h?OO ~

800

l ,tO)

Pen;ioui per le vedo1 o deg-1" impinga.ti civrlì f.O f'OllC

GOO~

6000 6000 4000

3000 ~HOO (800 WlO

7(10

1201)

000

(000 800

50LJ

'

2073

FRANCIA. RAFFRR11E PER CAPO l!Al.t E SOL.DATI. lo 'luesli ulti1ni trmpi andò sempre più accen tn:nidosi in Fr:rnci,1, sia uella s1n1npa, cl1 u nel Parlumento, .l'agi tazione per la ritluzione del servizio nii li1a re ; e pa re che l'attuale mini~tro della guerra faccia dipe11dere la ~oluzione della queslione sulla po,;si bilitii di fo1·mal'e un fol'te nucleo <li rnlfermati, e dall'~uuazioue di :1l tre misure [<Cr il reclu1ameuu, dei li ulliciali d1 ri"serva e da i souulliciali. A tal uopo il 9 luglio corrente auno vcuiYa promulgala la legge relativa al le ra!forrne pei ca poral i e soldati, elio an1orizza v11 iI miuistro della i uerra: I) a fare :IC'cordare con~cdi, a titolo di sostegui <li fa1niglia, ai milit;,ri aveuti un :umo o due di µrescuzn sollo le armi, oltre il norneru fi ssato dallo legge; z) ad accetta re raffennc rino,,1·a~ili, pei cr1porali e soltlr,ti, da I a 5 anni, <'on premi o I alte paghe <l'a11zia,1i1i1 cla fìs:;arsi con decreto. li n11111ero dei co ngedi, di cui al 11. I, 11 0 n doveva essere superiore al doppio ùi ·quello dei raffermati, ne a li' I °lo del contingente incorporato per :1 anni. li nu111ero <lei nilformati doveva es;erc t.1 le che la spe,a relativa non oltrepo$s:1sse qnella occorrcole per il mauten irneu 10 degli 11um iui cosi cooge<la ti. Uu:i circolare rninisteriale òel I.\. ~cllcmbre corrente :inno, per l'applicaziom} il i questa legge, prescriveva che potev,1110 essere raffermati i capor,il i, I, riga<l ieri e soldati <li ra nteria, ca va11eria, artiglieria e genio, che si 1ro1•a,,1:ro uri loro ultimo anno di ~ervizio atti vo, ovvero che, apvarteueud,, aIla riserva clel l'c,erci to attivo, si trovasse ro in congedo da meno di tre auui. Era110 esclusi: 1) cc,loro di() avevano giù coU1piu to un periodo tli 5 anni ùi rafferme cou prem io; 2) i militari facenti pa rte dei piccoli stati maggiori o delle sezioni fuori rango, ed in generale tutti coloro che pole,·ano essere riammes·i io serv izio come commissionali. Venivo fi s,010 il numero dei raffermati per ciascun corpo d'armata, variabile da un minimo di 20 ad u u massimo di 80; iu totale 900 per quest' a II no. 132 -

ANl>O HVI.


2074

. RASSEGNA ~f(LITARE ESTERA

207&

RASSIWNA MILITARE ESTERA

Uo decreto presidenzia le della stessa data stabiliva per i raffermati di 1, 2, 3, ,1- o 5 anni un premio rispettivamente rii ·100, '2,00, 300, !~00, 500 lire, di cui la met.1 pagabile alla scadenza dell a rafferma; ed una 1dta paga nell2 proporzione seguente: dopo tre anni di servizio :

ca poraIi e brigadieri . soldllti.

GERMANIA. BtLANC L MILITARI E 01\r.ANJC L BILANGL\TI l'Gll r,' ANNO ·190·1-HJ02. Riportiamo qui in seguito un breve riassunto delle s_pese_e d~gl i organici bilanciati per l'eserci to e la marina, come vennero fissati nei relat1v1 bilanci preventivi per l'anno fi oanziario· '190·1-·1902. Nelle spese non sono -comprese le pensioni .

L. 0,25 » 0,20 ·

dopo sei anni di servizio : caporali e brigadi~ri soldati .

~ »

0,30 0,2i.i

Spese per r esercito.

CHt0 1 n1 conPo. - C ua circolare ministeria le del 1 ° ottobre corrente anno, ril1wando il gran numero di domande per cambiamento di corpo o di rPsidenza per motivi privati, da parte degli 11 1Ticiali eri assimilati , per tntelare 10 spirito di corpo ed assicurare l' istruzione dei rruadri e l'andi!mento regolare de l servizio, pol'ta d11 2 a 4- anni la durata della presen za io uo cor po od in uua residenza per potere presentare simi li domande. Fanno cccezioue alc.:une guaro igioui, "(nasi tutte funi e campi tri ncerati, per le. quali la durata è manten uta a due auui.

St.raonlinarie

Or<linarie

5H-,764-,355 50,960,4-80 26,293,593 7g.,808,0i0

L. 105,,1 66,2ì5 • '17,58H,1i.i8 ». 2, 4,,J6,/13'1 » •12, 1197,955

L. 696,826, ,'r.68

L. ·137,369,81.9

'Prussia (·17 corpi d'armata) L. » :Sasson ia (2 corpi d'armata). Wii.rttemberg (·I cor po d·armarn) . » , IJ3aviera (3 corpi d'armata) .

.

TotHli

L. 8:H,Hl6,287

Totale generale .

PASSAG GIO DI UF~'{CJAL I DJ 1>.~NTGlUA NE I, GEKJO. In vista che la creazione delle nuove nn ità del genio, in esecuzione delle leggi del 2!} luglio e 9 dicembre 1900, e l'assegnazione di uOìciali di cpte~t'armll al servizio delle costnnioni militari nelle colonie, avrebbero aumcnt,1to in ~ modo notevole i vuoti già esistenti nei quadri di qucst'arm11·, con decreto presidenzi:ile ciel 1 ì ottobre corrente anno, si anto rizz~ in via eccezionale il pa.;saggio di 25 ufficiali di fa nteria nel gen io. E percbè essi possano acquistare l'istruzione tecuic11 ind;spe11sabil1~ prima di essere promossi capitani, si prescrive che possono essere c1m· messi a fa r domanda: ·I) i sottotenenti; 2) i tenenti .con anzianità posteriore al ,1° gennaio ,f900; 3) i tenenti cou anzianità aoteriore, ma cbe consenta no a prendere posto dopo i tenenti del genio promossi prima di questa data. A qnesti u!Ticia li viene i1ccorda ta un,c indr,nn ità vestiario variabile, secon<lo la proveoieuz.i, da 170 a 2-85 lire.

Spese per

llt

marina. L.

-S pesti ordirrnrie

\.19,789,277

.Spese straordinari~ . a)· costruzione e armamento di navi. b) costruzioni e spese diverse. .

»

·128, 732,500 7,.j.98,94-0 ·15, 000,000

L.

251,020,ì·l7

)

,e) costJ·nzioai portua li e ìorti fi catorie . Totale

Spese mit'itari co1nplessive.

l l

'Ese rei lo.

L.

'.Ma rin a .

»

Totale generale

834-,·l 96,28ì 251,1)20,70

L. 1,085,2 17,00!~


2077

R.ASSEGN:A. Mll,I'rARE .0S1'ER.A

2076

IMSSEGNA .MJLlT.ARE ESTE RA

Gli organici bilanciati a,,1cesercito

S0l10

Gli organici bi/a.nciati della marina da querrn sono i seguenti:

i seguenti :

Uliicia li. ~ottufficiali lppun tati e soldati )ledici mi lit11 ri Pagatori Veterinari Armai uol i Sellai Cav11l li di truppa

Ufficiali di marina . Aspiranti uf6 ciali (carletti) Iagegoeri di màrina ·. Uomini di truppa delle due divisioni mari nai e della JJrigata mozzi Uomini di tmppa delle 2 divisioni d'..arsenale Uomini di trupp:i delle 2. hrigate torpediniel'i Uomini di tru ppa delk 4 brigate d'artiglieria marina. ·2. battaglioni di fanteria marina: a.) u ffici:i li . b) uomini di truppa. Uomini di truppa degli uffici di ve,;tizi,ioe. Personale sauitario : a) ufllciali medit:i. b) uomini di truppa . Personale d'am ministrazione delle artiglierie: a) uffi~iali . b) no;nini di truppa . Personale tecnico e ammiu;st.rativo per le torped ini: a.) uff.cia li . b) uomini di tru ppa . :Persona le tecnico e ,imministrati vo per le mine: e) ufficiali . . . b) uomi~ i di truppa Aspiranti ,) :1ppì icati pagatori (uomini di truppll). :Personale di truppa del servi1.io idrografico e degli uffi~i di strettuali

'2:\.,,J,\.i).

80,6,i,'2 \.9,f,'.!51 2, 190 ·1,0M 680 1,0 12 9,ì I 0:\.,185

In 1ruesti organ ici non sono comprasi: cir.:a ·I 0,000 volontari d'u o ,,nuo ed i cava lli, circa 20,000 , degli ulTìciali e dei volontari d' un anno, nonchè i cava ll i di riforma che ancora vengono impiegati in lavori di far ica. f1

nnnie1·0 ilelle wnitù dell'esercito è il seguente:

Fanterùi: ,J75 reggimenti su 3 bHttagliuu i, ,l.·I reggimeuti su 2 b11t-· taglioni e ,J8 battaglioni di cacciatori con 5 reparti di mitr(lglia trici; io. tota le 62.5 battaglioni . Cavalleria: 93 reggimenti su 5 squadroni e ·16 squad roni di cacciatori a cava llo; in comple:;so 48 ! sq uadroni. Artiglieria da campagna: \H. reggimen ti c,m un com i)l,~sso di 5 7,t batterie, delle qual i 6::3 tl'o bici leggieri da campagna e ii-2 a cavallo. Artiglieria n piedi : 2 r~ggimentì su 3 battaglioni e ,16 reggimenti .su 2. battaglion i; in complesso 38 battaglioni. Pionieri: 26 battaglioni dei quali 25 su .i- com pagaie e ,t su due· compagnie. Truppe addette al sel'viz-io delle co11iiinicazioni:

Tota le genera 11~

a) feri'o'vie1·i : 3 reggimenti su 2 battiiglioni in Prussia e ·I bau,1glione in Baviera , in tota le 7 b11ttagli oni; b) tele,qmfi.sti: 3 battaglioni prussiaa i, ,J com paguia sassone, 1 compagnia bavares:i e ·1 distaccamento wlirttemberghese; e) a,reostieri: •I hattagliooe prussiaao su due compagnie e ,J riparto bav,irese. Treno: 23 battaglioni, dei quali '22 su 3 compagnie e ·1 su due compagnie; 9 sezioni traino bocche da fuoco del l'artiglieria a piedi e f sezione traino per il batu,gl ione areostieri.

. · L.

974.. 526 ·159

,13,4.00 8,020 3,·157 '2,295 ,H 1,229 208

-16 60

•186 20 a1,038

Questi 3'1',0 38 uom ini sono cosi ripartiti: Ufficiali Medici. Ufficiali di coperta Sottufficia li Marinai Mozzi 'l\Hale

(

,1,283 /

H~

,J 64- I 1 ,, '

,J

,306

1

ufficia li.

I

l

G,24 •1 99 591 uomini di trnppa. 20,744 \ - ' ·l ,300 ;

3,1, 038


2078

RA SSEGNA 'MILITARE. E STERA

2079

L'organico degli impiegati di marina è il seguen te: a) impiegati superiori

215

b) im piegati . e) impi ega ti in feriori

1,H-6

RTVIS~rA DEI PERIODICI

568 Totale

•'.)

·1,\129

Naviglio. Numero i I ! 0 aprile i 901.

Navi da I.Ja ttaglia . Corazza te costiere. Cannon iere corazzate. Grandi incrociatori Piccoli iucrocii,tori Cannoniere . N::ivi ·s<:uola . Navi per servizi 6peciali . Totali

Di slo c amento

Fo rzit indicata

in tonnellate

in cavalli-vapore-

·15 8 13

•14-2,503 28,'I 02

·! 4.2, 900

H 29 5

79,470 59,895 4-,HI

H.> 8

•1 ·1,239

I O!~

13,886

29,688 ;{69,2'H

Rivista dì fanteria.

38,400 10,70() H t,500 139,250 5,800 26,000 ·17,0:W-

Anno X, fn scicolo VIII, 3 1 agosto ·1901 . lettera apertn al .~ignor depntaw Rissola ti, per DoMENrco G o ERRJNr. Il giornale .4ranti <lei 11issolati , in un suo fog lio ci ta e allega un breve ii rticolo su gl,; anal(abet'i, scritto tempo fa dal Guerrini e stampa to sul la Rivista di /anteria, per dimostrare c~ome i mil itari ital iao i siano nemici dell'istruzione e feroci amici della comune ignoranz!ì, per ave re più facile e sicuro l' imperio !>,11la coscienza e snlla mente dei gregari nostri. li (;uer-ri ni , con buon inch iostro gli dice che forse egli oon ricorda più, ora, rruell'articolo, e però gl iene manda una copia « alTincliè voi, che certo non lo avete let10 mai, lo leggiate, eppoi mi facciate sapere in cortesia, se vi pare, dòpo averlo letto, di potere ancora conferma re i com menti che il vostro Avanti ne fece. Allor:1 poi, ,aggi unge il Guerrini, io vi di rò le ragion i mie_; e voi, ,,e vurrete - o potrete - direte le vostre ; e chi avrit ri1ì polvere farù lo sparo più grosso. Ma debbo in coscienza, mettervi prima sull'avvertita , che abl.Jiate a procaccia rvi quan ta più polvern potete, cliè io ne ho pa recchia . • Di poi, con molta argnzia, si compiace, il Guerrin i, per la conversione dell 'Avanti, il.quale solennemente proclama che dove è la fo rza ivi è il diritto, e conclude spiritosamente: « Poiche è vero - io vi domando che dove è la forza ivi è il diritto, che cosa diventano tutte le sdegnose iavettive vostre e dei \'Ostri contro la guerra e contro le Ì5tituzioai militari?»

4-%,570·

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la condannn del fuoco et sa.lve.

li fuoco a salve non solo è condannato dalla giorna liera esperienza, ma l'u pure già condannato da Napoleone I. Test~ fu trovato nella bi blio1eca civica di Bordeaux, un libro del Lloytl che fece pane dei ,iOO volumi cui ~apoleone portò a Sa nt'Elena. In margine al libro Napoleone ba scritto, qua e I;',, alcuni appunti . Nel ca pito lo \III il Ll(1yd prnpugna i.I

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2080

RIVISTA DEI PERIOD ICI

RlVJ STA DEI PERIODICI

fu oco per righe, e !\'apol~one ossen ·a crudamente : ! I n'y a de bon frn et qui sera praticabte à fo guer l'e que le (eu de file à volonté » . Noi si~mo sicu.ri di aver leuo questo stesso pensiero di N,1poleone in altro suo scritto, e pertanto non ci è affatto nuovo. Ci spiace che ora la memoria ci fac.~ ia difetto, e uon sappiamo indicare dove Napoleone ha e$pre;so cosi cbiara e precisa opiuione ::.ul fu oco della fanteria.

Ciò che a noi pare indispensabile, è che non si trascuri compiuta· mente l'es~mpio d11to dai Boeri. Anche la tattica boera del fuoco non era, a parere rli taluai, applicabi le in Europa; per contro nei nuovi regolamenti d'esercizi per la fanteria, teslè pubblicati in 11raucia e iu Austria, sé ne tenne il massimo co nlo; e si foce, non bene, ma be· nissimo.

La fanteria

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montala.

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La guel'ra fm. il Piemonte e Genova (1672).

È il riassunto di UII f:treve StU(1io sulla fanteri~ montata pubblicato recentemente da lla Revue du Cere/e militaire. L' articolista elogia quella scrit.tur.i, aggHrngeotlo •rualche considernione che ci p,1re meritevole di essere nlevata. Egli osserva che generalmente, quando si parla di fanteria moata1a, si intende che debba essere montat:.1 su ca vall i. Con ciò si accrescono rli molto le rl illìcoltà, perch& bisogna avnre uomin i esperti nel cava lcare, e, f{uindi, è ùi avviso " che se mai ,;i riconoscesse uece,-saria una f<1 nteri:1 moutata, questa non possa essere che una fanteria ciclista. ) Lo scrillore però ritiene che « ove si voglia; o si dehha , avere un,1 qua lche fanteria che vada pi ù veloce dell'ord inaria, il modo miglioi:e ,ia quello di trasporturl1i su carri, » ed unumera i vantaggi che si otterrei.ibero adottando codesta sol uzione. Assai singolare però la conclusione. L'a1-tieol ista vorrebbe, prima di procedere ad una decisione, si fa cessero molti e di ligenti esperimenti per comparare fra loro reparti di fanteria ordinaria, reparti di ciclisti, repa rti di gente incavalla ti\ reparti di gente trasportata su i carri ! E così termina : « Uu dubbio ,1 bbiamo noi: cd è che,· facend o questo esperimento, la gente cl1e uonnalmente arriverebbe prima (non mica sulle strade, ma nei movimenti simili a quelli che si fo ouo nei campi dei combatti menti) ·sarebbe Ja fanteria ordinaria. « In tal caso la questione della fan teria monta ta sa re!Jhe hella e risoluta. • Sarà benissi mo, ecl anzi è certo, che se trattasi di muove re allravarso i campi , giunger/i. prima la fanteria ordioaria, ma il quesito non è tutto li. Noo è qui, che, per oécasione fo rtu ita, possiamo addentrarci in urrn rruestione tanto complessa , come quella accenna!a dallo scrittore dell'articolo. Ci limitiamo , rruindi, a dire che secondo noi, eviden ti, enormi sarebbero i vaatag!,"(i clre si ritrarrebbero da una massa di fan ter ia che. rrual uaque :sic1 il mezzo adotta to, celeremente potesse muo,·ersi anche solo sulle stl'adc.

È articolo interessante e beu compilato, uel quale è narrata 1· impresa del duca Carlo Emanuele II contro Genova, avente a :;copo, non d' impadronirsi di qnelln città o abb:iuere quell:i repubblica , mn purament6 di sostenervi un nuovo governo, che il congi urato Della Torre intentleva iusia urarv i. J.1 Lenta ti vo del Della Torre di prendere possesso del governo della repL1bb!ica fallisce colll piutacnente, e le operaziooi militari delle truppe ·loca li hanuo term ine coll'assalto di Ov~da (40 ottobre ·1672) che , sebbene con mo!'ta ,;trage , riesce a buon rine. l i pregevole lavoro lumeggia assai bene quei tempi perversi ne' r1ua li, per le continue discordie intestiue, gli Stati ita liani usavano for ~1ppello alle potenze estere, e per ci ò, con ragione, si tien eonto al Della Torre d'aver in vocato la protezione di un pl'incipe irnl inno, in luogo della solita, dellr1 F rancia o del l:i Spn!,'( na. '

Rivista marittima.

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Anno XXXIV:, fa scicolo X, ottobre 1801 . - Jll a,q1:lla-no scopr·ì l o str etto che porta 'il s·uo nome ? per Ut iss e GcH FOKI professore di geografi11 . li Réclus, nella nota sua ope ra di 1eogralìa, ha all'er mato che l' op'!,.ra compi1llri dal M.ciye.Uano non ha /.'uguale fra littlc le esplora-

zioni geografiche, e se fosse dato di fa re un paragone fra i rlue grandi navigatori che diedero al la S pagua il primo posto nella storia delle scoperte, Colombo e ì\fagellano, qu est' ultimo é ce1·tamente quello che. ha fallo d·i pi·ù . Il Grifoni ha no' idea ben di fferente dell 'opera di Magellano, e intende dimostrnre che egli non ha affauo scoperto per il primo lo stretto che porta il suo nome. Il Grifoni s'appoggia sulla precisa affermazione del Pigaf'etta - <.: he facev.. pa rte rlella spedizio ne - il r1uide lasriò scritto : « Se non /ime

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RIVISTA. IH:I PERIUDICI

RIVISTA DEI P ERIODICI

stato 1·t sapere del Capita.no Generale (Femando Magellano) non saremmo passali per q·uello stretto, 7Jerchè tutti: credevamo che fosse chi'll.~o: 'm,a egli- sapeM di dover navi,qa1·e per imo stretto mollo· nascosto, avendo cù'i veduto in ',.ma carta custodita nella fesoreria del Re di Po1·1oyallo e fatta da Jl1orl'lno di Boemia , norne eccellentisànw » . E ;1Jquan1.o più ::ivaoti: « Se non trovavamo quello stre/lo il CapUa110 Generale ave1:a determinato di progredfre fino r1L 7fio di latitudine a ustra./e, ove di estate non è rnai no!te, o re n'è pochissima, e d'inverno non v'è g·iorno >>. E il Grifoni soggiunge: ( Data la ch ia rezza del!' affermazione riel Pi~rnft'lta, · m1 ~embra che l'unica qnesrione rfa r isolvere $ill rpwsra : Ln storico vicentino ha affermato cose vere? >> Tutto lo ·~tudio de l Grifon i è perciò diretto a rrovnre 111 vcritii ,li '[ ucill'n asserzione. Certo sarebbe 11ssa i dif(ic;i le ricorrere ~ ma ~cwiore , o erudÌZÌOOe eri a ri ù fin i .1 r!!O T1Jentazioni ed induzioni ma m;i lrr1· n •11fo, ~iò, non oseremm o dire cbe il Gri fon i sia riuscito a clissipare ocrni dubb io in pro posito, e, specialmente, a disarmare cornrletamente i ~stenitori del l\fagellano. Jn ogni modo, è grnnde merito del Grifoni ri i avere, col suo 1·imarchevofe scritto, gettato rnofta luce sul dib11 tt11toquHsito. lt nd augurarsi ehe qnalcuno risponda al Grifoni e comb:Hta le sue ded uzion i ; da l dibattito emergerà prob:1hilmente un'esaurien te r isoluzione dell' im portantissimo· rprnsito.

meoie obbligatoria, mentre ciò non è affatto, e il co mandante defla cavalleria ha tutta la faco ltà di ord inare quella for mazione da lui 1·epu1ata pìù conveniente, e qu indi, nel caso aocl.Je quell a propos!a da l Ricci. Il dispositivo su tre sclti cre ~i pres ta a innumere1roli combinazioni, com presa quelra di porlare tt tte le forze su di una so l;i linea, e sovratutto di esegu ire camb iam enti di fronte colla massima fac ilità. La· formaz ione per con tro su di 11na sola linea anche, facendo astrazione dal fotto che di rado si troverit un terreno adatto che permetta tale spie~amento, uon ha alcuno dei vantaggi so pranferiti. La formazione proposta è q11 ella classica, normale pel reggi mento, ma ciò che va le pel reggimento non può adauarsi a grossi riparti. Fino ad ora ~i tenne per as,oda10 fosse necessario, nei grandi atracc hi dell'a rma, di teucre le proprie forze ,caglìooélte e che la vittoria so rridP.rebbe a chi gettasse · nella bi lancia I' ultim.1 riserva. Proprio in questi giorni . in Francia non si parla e noir $Ì gi ura che per la lattica drgli sc11gliooi. Clie tutli siano proprio uell'errore? In Germania, è vero, si fa 1t·a1~de assegnamen to sul!' urto rlell!i prima schiern ma, cionQnostante, si ha cura di avere altrP, tru ppe retro~tanti, delle qua li una pHte incombenzata di fun gere da r i~erva. Non afferriamo, ·qn indi il movPote di siffatta proposta. La fo rmazione sn di una sola li nea non la si vonà certo proporre come for-maz iooe normale perchè si verrebbe al concetto degli schemi da tutti combattuto. Neppure crediamo si desideri una rnod ifJ,3azicne io qnel ~enso del regolamento 11oirhè esso permette ciualsiasi for mazione. E allora'?

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Lo stei-,O fascicolo p11 bblica pure le rlue ~eguenti notevol i scritture: l'esposizione di Glasgow, Ji G. PrrnNr.nr, e L' igùnc nova/ti del secolo x r_r, pel dottor C. M. 8 &1,1,r, medico dt 1a classe.

CorpQ di cavalle1·ia, pel maggiore E. MossouN. Rivista di cavalleria .

Anno IY, fascico lo X, ottobre ,J 90 I. - Combattimento dei grrmdi riparti di cavalle1··ia contrapposti, pel colonnello C. n rr.c,. L'autore sviluppa quesra tesi: « nello scontro fra due ripa rti di cavalleria, avrà · ìl vantaggio que llo snperfò re in forze, purcliè tulteconco.rrano matei'iafmeme e moralmente, all'attacco, il che si può ottenere soltanto tenendole sopra una stessa e sola linea >). Di conseiwenza : una ~o la schiera o lioea, riputandosi iirnti le fa seconda e terza, schiera. Ci spiace di non po1ere as.socia rci alle idee dello scrittore. Sembra chti il Ricci consideri la formazione sopra tre schiere come tas,a1i va-

.....

È uno scritto pregevo le improntalo a mol to senso pratico ed ' t perfetta cognizione dell'nrma . Il l\fossoli n propone che tutta la cavalleria sia ri nnita in divisioni e brigate indi pendenti da r ipartirsi all'atto della mobili tazione fra i grand i riparti dell'e~ercito in relazione al teatro Ji operazione e a fi o scopo a ciascuno di essi assegnato. La cavall eria di r.iascrrn grande rì parto, riunita sotto il comanrlo di no solo, costitu irebbe il corpo di ca valleri11, composto dì uoa o più divisiooi o di divisioni e brigate. Queste ultime rappresen terebbero la nn1;tà lli combattimento dell 'arnrn , il corpo di ciiva lfe ria ne sarebbe l'unità strate,gicri. Niun dubbio che il proposto ordinamento tit\De conio, per quanto possibile, del concetto seguito da Napoleone nella costituzione delle sue grandi masse di cavalleria; ed a questo appunto mi rava l',1utore.


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fUVJSTA DE I PERIODICI

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RIVIST A DEI PER(ODTC!

La cavalleria ital·iana sei;ondo le idee deU'on. A:forazzi, per M. B. 1)

saltato ottenuto, si resta sorpresi del poco tempo impiegr,to vi e dei pochi sacrifizì che, relativamente, Jw costato. Merito del governo che, qualunque fosse il Ministero, aveva la chiara visione di ciò che voleva, e maggior meri to ancora cli quei pocbi ufficia li, ma ;uditi , intelligenti e animati da uo solo pensiero: In gloria e grandezza del proprio paese, L quali condu~sero a buo11 fine sì grande impresa.

Brevemente riassunto I' òrdinameoto de ll 'esercito difonsivo dal 111araui proposto, si analizza minuziosa mente l'organisb10 della cavalleria. Jt posto in ri lievo: come il Ma razzi bene apprezzò l'imporwnza della caval leria; come assai bene ne conosca i bisogni circa l'istruzione degli uffiçilll i e soldati, circa i cavalli, ecc.; come non chieda la riduzioae dell '11rma per fare economie a vantaggio delle altre armi . Iu ogni modo la rid uzione dell'a rma, mentre è evidenLe il bisogno di a~eruc in maggiore quantità, e il proposto ordinamento condurrebbero alla ru in:i totale della cavalleria .

La lingua russa negl'i es1Yl'citi francese e tede·sco, per P. d'amministrazione del ser vizio del gcnir.

BLAY,

nflkia le

L' art.icolisrn lameut;1 che sia poco diffusa nel!' esercito . francese la cogoiiioae della liogu:1 russa . Egli osserva che a Pa rigi vi sflno società ed istitoti ove gratuirnmente si impartisce l'istruzione di quella lingua: Scuola di guerra, Col legio di Francia, Circolo mi litare, Società per la diffusione delle ,ingue estere ; noncl1è parecchi corsi serali · nei differenti quartieri della capita le. Inoltre, molti studen~i russi stabi liti ,1 Parigi ce!'tauo lezioni di francese in cambio di lezioni di r usso. A l ' i nfuor i Ji Parigi vi sono pure altri grandi centri, come a Lilla, ove esistono corsi di lingua rus$a. Malgrado tntto questo, la liugua russa non è conosciut.1 nell'eserci to che da pochi umcia li usciti da lla Scuola di guerr::i, che scrivono nelle riviste mili tari od hanno dimorato per qualch; tern po in Russia. Eppu.re cbi stud ia quella lingua ha, in compenso, dei vantaggi. Nell'esame di ammissione all a Scuola di guerrn, se uno ottiene per lòì lingna russa , ,16 punti, qu esti gli sono :iggiunti GOi loro va lore assoluto alla somma dei punti ottenu ti negli esami obbl;gatori del concorso. I noltre, òìll'us<:ita dalla Scuola di gnerra, colui che ha , ottenu to il miglior pnnto oell'esams del russ1i, riceve ordiuariamente una borsa di viaggio e nna licenza per la Ru ssia , pur consenando il proprio stipendio. É per questi vanwggi che la maggior parte di coloro che conoscono il rnsso, provengono dalla Scuola di guerra. In Germania,· per contro, ia cognizione del russo è ass.ii diffusa. Contribuiscono a c.iò le faci litit ed i vautaggi offerti da l Ministero. Gli ufficiali di stanza al la frontiera russa, senza seguire il corso delt'A(· cadernia di guerra, hanno faGO ltà di presentarsi ag'i esam i fin ali di russo elle hanno luogo presso quell'Accademia, e il governo accord:i loro le iudeonitn di viHggio e di trasferta. Iooltre coloro che passano l'esa me colli! nota assai bene, ottengono uoa borsa di viaggio da 1000 a 1'.250 franchi, ed una licenza di tre mesi per In Russia. Per coloro poi cbe hanuo frequen tato l'Accademia di guerra vi è un premio cl i 56~:S

Ca'Oalter'ia addiewo; pel capita.uo di i'anteria Gurno DE i\!Arn.

Jt uuo stu~io assai ben fa tto sul la battaglia di Conlmiers, per dedurne insegnamen ti su Il' impiego della cava ller ia, in base alle mancùevolezze di quella francese e all'ottimo sHrvizio prestato da lla tedesca in crue lla giornatu. In questo primo articolo sono narrati i prel iminari che conrlnssero a Ila bauaglia. . ~on possii1mo clrn compiacerci nel Yerlere giovani ufficiali i quali si dedicano a sed lavori storiGi, e che con molta diligenza studiano l' im piflgo iu guerra della cava lleria; arma cni oo u appartengono. Revue du Cercle militaire.

N. ,10, 4.1, 42 e !l3 delli ii, "2, ,19 e26 ottobre ·19 0'1. - L'espansio111' francese nell'A/hcci centrale. (Continua:.:ione) per il capitano NullANT.

L'importante studio volge ormai al suo fìoe. Questi quattro articoli comprendono la storia dei comandi e delle spedizioni nel S udan occidentale dal •I 889 lino al •I 899, e rruella dell'espansione francese al Congo, nel Sudan centrale e dell~ conquista del Tchad, dal ,18ìo al ,1!lOO. Cosi resta costituita l'Africa centrale francese, che cogii altri possedimenti viene a formare il vastissi mo impero africr,no della F ranci.:1. È lavoro, come fac il meute si com prende, compilato sorto il punto di vista fran cese, ma è interessante, poichè in poche pagiue rende conto in maniera chiara ed abbasta nza minuziosa, di quanto fn fouo dalla F 1·aucia, rfa rlo po il 1870 in po:, per creare quell 'impero colon iale . Non si può 0 ,111 amm irare la ferme zza e costan za di prnposi to del governo, per raggiungere I' iutento prefì ssosi, e di fronte al graudH ri1

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RIVISTA DEI PERI0D1Ci

RIV JSTA lJEI PERIOD1Cl

lire da assegnarsi all'ufficiale cha 1111 seguito tuui i cor:;i c<4u successo ed ha ottenu to la migl ior· nota nell 'esame di russo. Insieme al premio è açcordata non licenza di I> mesi per la Russia. L'articolista riti~ne che anche in Francia mo lti ufficiali si ded icherebbero allo studio del russo, se si· pe,rmeltesse loro, senza essere al lievi della Scuola di a uerra, di presentarsi agli esami fì uali di russo che hanno luogo presso~ quella scuola, e si accordassero vantaggi ana loghi a quell i Jargiti in Germania.

4'onda cogn izione della guerra. Al metodo di accentramento ad oltranza <lei grande Imperatore, egli $0Stituì il metculo di una saggia divisione del lavoro; agli ordini tassativi egli oppose le direttive assai larghe. Questo procedimento di comaudo ru appl ica to nell' e~ercito tedesco -nel modo il più esteso. PocL1i generali, come Steinmet1, _e Manstein, tentarono opporvisi: ne nacquero urti ed anche conlliui deplorevol i, ma qnesti a vanzi del vecchio spirito non potevano p)'evalere cout1\1 una dottrina sanziona ta dal Re e ufficialmente insegnata nelle scnnle. Questa dottrina hn fatto le sue prove, ha dato risultati fecondi e durevoli, ed ì Tedeschi la app li cano con coscienza e ne parlano con entusiasmo. Furono l'ioiziali va, lo spiri to di solidarietà e la volontà di vincAre .ad ogo i prezzo, così conclude lo scrittore françese, manifes tati nella giorna ta de l 16 dalla maggior parte dei generali tedeschi e da i loro -0ipendeuti, che coutrib nirono ad eritar loro, se uou un disastro pos-sibile, almeno uno scaçco quasi certo. QLiesta è sacrosanta verità, e fanno anche bene a porla in luce e gli ufficiali tede~cbi che ne scrivono e lo stato mnggiore francese che studia le loro pubblicazioni, ma ci pa re che gli uni e gl i altri diruentid1ino troppo iI valore, la resistenza, la fiducia nei loro c3 pi, delle truppe tedesche, dimostr:ato in quella giornata con tanto sacrificio di sangue. Nessuna uattaglia della seconda metà del secolo testè trascorso offre, a nostro parere, tanti insegnamenti di ciò che posso no fare e non. fa re abili generali e truppe va lorose ben comandate, e genernli inetti c~n bra 1;i so ldati, male guidati.

Revue mìlitaìre des armées étrangères. Rédigée à l'État -major de l'armée. '

N. 887, ottolJre ·I 90,t. - Lu giornata del ./6 agosto, secondo recenti pubblicaz1·oni .t.edesche. Co:1 questo articolo ha termine il rimarchevole stud io. NotP.voli le considerazioni fina li del l'autore su ll'esito della batlé;glia, sui geaernli teJeschi, e specialmente su Moltke. Per lo SGrittore francese la batwglia del 116 agosto restò indecisa souo l'aspetto ?elle conseguenze strategiche come lo fu sotto J'aspeuo tau1co, e Baza111e, se avesse voluto, avrebbe potuto il mattino àel ,11, coutinuare la urnrcia ini2-ia ta su VuJun. l i ,18 agosto, tutt'al più si nvrebbe avu to un combatti mento di retroouardia. .. . L'.Jutore francese, mentre osserva che certamente la fort una fa\'OrÌ i Tede$ch i, soggiuuge però, che sarebLe ingi usto e ridicolo attribuire i loro brillanti successi al solo caso. « Una buona parte, egli scri\'e, spetta in primo luof(o (i I ta len to spiegato da i\1oltke, nella pr~p~razione del la guerra e nell'istruzione degli ufficiali dello stato maggiore, e ~econùariamente all'energica atti vità, ali' iniziativ11, allo spirito di so lidarie:à dei generali subordin ati ... ... Que~ti erano uomini soggetti aù errare, differenti gl i uni dagli altri per spirito e carattere, ma tutli decisi a spendere le loro fo rze, a sacrilìcare la loro vita e la loro po. sir.ione pel trionfo della causa comu ue. » o E dopo vive parole di elogio 111 loro spirito di iniziativa, l'autore nota che, però, fu un insieme di prindpì universalmente accettati nell'esercito prussiano che coordinò gli sforzi in divid uali; principi attinti alle campagne napoleoniche e che )foltke seppe applicare a casi concreti, sulla carta e sul terreno. A Moltke fecero difetto il colpo d'occh io iufallioile il nenio intui' ;,, tivo dei gr:rnJi capitani, ma col lo studio egli er:1 giu nto ad una pio~

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** È continuato lo studio:

Degli· avvenimenti, militari nella Cina (1900-190 1). Operazioni militari nella Mancim·ia. Del bilanc,;o della gnerra del/.' impi;ro tedesco pel .JfJO 1. Alcnne note sulla cavallerict austrn-imgarica. Ddnno notizie, su l servizio di rimonta, sull ' eqnirnzioue degli uffi<iiali e sulJ'addestramcntÒ dei cavalli giovani, interessanti e abbastanza particolareggiate.


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RIVIST A llEl PERIODICl

2089 Revue d'Histoire. Rédigée à l'État-major de l'armée.

Anno llI, n. ,IO, otto bre 190 1. -

Campagna del -1793 nell.',H~azi:a

e nel Palatinc,to.

AL11RI TEMPI

Vi sono narrati gli avvenimenti dall.: metà del settembre .Ji9:3 alla metà del seguente ottobre, che !'Omprenclonc l'offensiva dei Prussiani , il disorganizzamento dell'armata del la Mosella , la situazione dell'nrmata del Heno e il piano di Wurmser. I numerosi documenti uflì ciali, sui quali è basata la narrazione, costitu iscono il valore e l'importa uza del pregevole sLud io.

'RI CORDI E C0NSI0ERAZ10N[.

l a guerra det 1870-71. T.a yiornata clel 5 ago.~to nella Lorena. Sono IlO pagine, nelle quali oltre il testo rias;untivo , sono ri portati ·gii ordin i, i telegrammi, la situnione de lle l'orze, la dis locaz1o ne ed i movimenti, rignardanti per la g1,)rn;ita del !J agosto il quartier generale e i vari corpi d'armat~ <;tan7,iati nella Lorena. È in que~ta giornatr1 che iI genera le Fross;ud da ll:i sw1 posizione a~·anzata ripiega co l 20 corpo d'arm ata sopra Forbach , giusla il ron :;enso chiesto all'Imperntore e du lui otten uto (i l movim ento, però, doveva essere eseguito nel malli no del <i); ò io quesl/1 giornat:i chA il generale De Faiil)' av relJbe potuto e dovuto portare la nrnggior pa rte delle sue truppe in soccorso del maresciallo Mac-M ahon. Tutto ciò pertanto, che fu pensato, ordinato ed eseguito durante il 5 agosto nell 'esercito fr:mcese è di capita le importanza, poichè portò, il dì seguente, alle disfalle di Wiinh e di Spicheren, che fa cilmen te potevansi evitare, ove rossero state adotta te più 0pportnne disposi;,,iooi. Lo sta to maggiore francésA null11 ha ommesso per cb iarire il vrro stato delle cose, e lo espone nettamente, senza alrnna reticenza. Questa pa rte, pertanto, della storia, che riflette la giornata del 0 agosto, riveste un ca rattere di particolare importanza, e sarà nllamente apprezzata d,1gli studio$ i della guerra del 18i0- 71 . B. D. - - - >><<- -

Per la Dù:ezione

Lonov1co OrsoTTI

OE MARCtJI CAR LO,

gerente.

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Anche il generale Pallaviciuo è sceso nella tomba. Così, vinti dal tempo, uno dopo l'al tro ci lasciano questi uomini che assistettero ai principali episodi del nostro R1sorgimento nazionale. Essi vanno via via a prendere_il posto che storicamente loro compete nel grai;i. quadro in cui son compresi quegli episodi, e l'affettuoso interesse che li circonda.va da vivi si riconnette alla impressione che esercita su noi il grandioso periodo della nostra storia in cui essi vissero. Grandioso fu davvero per la varietà e movenza vertiginosa dei casi e per la importanza dei risultati: tumulti di popolo, guerre di truppe regolari ed insurrezionali, ruina di governi che avevanb superato burrasche assai più violenti, lotta di vecchie idee radicate dal corso di molti secoli contro aspirazioni ancor nebulose nella mente -degli uomini, le simpatie di mezza Europa verso di noi in lotta colle inimicizie dell'altrit'' ' mezza, l'alternarsi d~lle correnti liberali colle ·reazionarie na--~ -. ' z1onali e straniere, insomma tutto quel tramestìo di avveui- · menti·in mezzo al quale furono poste le basi all'edificio della. ~ostra unità nazionale. A coloro che traversarono quel periodo. storico esso parve una grande fantasmagoria, un incalzarsi di casi sempre nuovi ed. imprevisti, un alternarsi di situazioni mutevoli. Se ne modificò perfino il carattere nazionale, e la generazione di quei tempi vi acquistò quell'aria di sicura baldanza, quell'enfasi di parola e di frase, quell'ottimismo fatalista che distinguono ancora i sopravviventi. A !a3 -

ANNO Xl.\"( .

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Al,TJtt TEMPI

talnno quell'atteggiamento parve retorico, e lo sarebbe stato se non vi si fosse unito lo spirito grandi~simo di sacrificio pronto, spinto :fino agli estremi, per un ideale che comprendeva tutta la nazione. P erciò nel parla.re degli uomini d'allora, la penn11, volentieri sfugge, e dalle azioni individuali risale alla descrizione del brillante quadro che le contiene e la mente vorrebbe indagare tutte le relazioni che corrono tra l'ambiente e I:uomo per cercarvi le ragioni della reciproca inf1nenza esercitatasi con tauta ·energia quanta non appare spesso nel corso della storia. La carriera militare del defunto generale (1) si svolse tutta durante quel periodo, ed anzi egli ebbe occasioue d i veder:;i mischiato in avvenimenti della. maggi.ore importanza. Qnaudo nel 1847 Pio IX nel benedire l'Italia parve aprire la via ad un' l?lra affatto nuova, il Pallavicino era da tre anni soUotenente nell'esercito piemon tese; prese parte a tutte le gneri-e d'indipendenza, saH rapidamente di grado in grado portafo dal suo valore per sona le e da1 r isultal·,o del sno focoso carattere e si trovò generale nel nuovo Regno d'Italia ed oggetto di affettuosa benevolellza da pane dei dne primi Re che ne ebbero la corona. . Narra il sena tore De Oesal'o cli aver suggerito al Pallavicino di lasciar memoria di molte cose che vide e fece dur an te la lunga carriera, e di non essere sicn_ro che il generale l'abbia fatto. Se lo intraprese e nqn sagnt il pAnsiero certamente anche in lui i ricordi personali furono soverchiat,i da quelli di tutta un'epoca,, in cui ai sentimenti personali i ·coll ettivi di g ran lunga prevfdevano.

(·I) l':acc111c l'S :i gosto l82a .,. t1enov:i, mriri n Boma il 15 novcm liro rnDt /.~lliovo ,tell'Acc:a demiD di Tori 11 0 il 2·; 111:1:i:;10 183\ so tlo touerit,• li 23 ,,,:os to 18~:!. passi> r;q,it:111 0 111•i hrrsagliel'i il 31 m«rw 48:ll, ma)?giori· :W se!temfir~ tS.,9. Colonnello ,lei t 0 hf'r,a gli«'ri il 6 novemh rc 1861, m:1::gior generalo :10 a::oslo t81a, com:u,,lanl.e d~1Ji1•isiom• e te11rn1c~eneralo l'H dh:cml,n) !870; ,:om11llcl a11l n ,li corpo d'arma la il 49 ::enn aio 1879; p ri mo aiutante rii campo tli S. lii. il Ilo il ~7 rnarzo 4885; in posii.io ne n11Ril i;11·i:1 Llul 26 ~1·11naio 1893. Ave,a fallo t11ue le cam 11agnc di guerra nazion:tl,•, meno •111cll:1 rl,•1 {SiO. p,I :t\•e\·a ;.:u:vtagnatu la mP1la:!1ia tl'oro al ,aloro, n la croce ,li ~ranrle unlrial~ llell'Online Ili Savoia nelle opcr;1zioni Mnlro 11 hn gantNigio. llal 1r. frhbrnio iSSO era S1!11:1torc) rtel l1 cg110. ~

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• Appartenent ad una delle più antiche famiglie del Genovesato, di quelle che, dai loro castelli sugli Appennini, avevano, nei tempi medievali , lottato tenacemente contro le truppe della Repnbblica. di Genova, e quando forono costrette ad abiiare in citLà avevano voluto la parte loro nel aoverno di essa. ~el 1815 il territorio della Repubblica era :tato annesso agli Sta.t.i della monarchia di Savoia, ed un sottile lievito di diffidenza e di sospetto era rimasto tra gli abitanti delle due r egioui. Lo fomentavano vivaci tradizioni, la dissimialianza t ra le forme dei governi sotto i quali quegli abitant i a;evano vissuto, la gelosia d i clue aristocrazie ben diverse per origini e per storie o nelle nuove condizioni poste a immediato contatto. Il governo di Torin? avr ebb_e voluto cancellare il sord o dissidio. }[eglio delle misure poliziesche, con cui vanamente credeva di comprimerlo, :finchè non vennero i tempi unovi a toglierlo concorse a. diminuirlo il ravvicinamento prodotto da n.lcnni giovani del patriziato genovese, i quali, dimessa la mnsoneria paterna, a traverso l'Accademia Militare di via Bogino entravano nell'esercito del Re Piccfo, come lo chiamavano i loro compatriotti. 'l'ra questi ricodansi il Ginstiniani, uno dei migliori tr,, gli ufficiali di stato maggiore nel periodo tra il L848 ed il 1860, lo Spinola, il Sauli ed altri. Nelle solide relazioni create dalla comunanza voluta per le pratiche di servizio e per la vita cli g uarnigione, nW.ciali -piemontesi e genovesi diment.icarono bali sciocchi residui di un rancido municipalismo. . . La guerra del 1848 interruppe in Piemonte una vita assai calma e monotona, e come nel pa.ese anche nell'esercito. Iu questo gli avvenimenti più importanti si ripeteva.no ~on afffiggente regolarità. Essi erano il cambio biennale d1 guarnigione secondo un turno fissato dfL tempo immemorabile e ben conosciuw sicchè manca""a anche quel p;,' di solletico che produce il non sapere dove si anelasse a caclere, il biennale campo di S. Maurizio, in gennaio l'arrivo dei nuovi sol-


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dati e due mesi dopo la partenza. dei vecchi. In questa. simmetrica cornice venivano, per fortuna, a situarsi i soliti episodi d i guarnigione, l'amornccio o r amorazzo, qnalche giorno di arresto in compenso del gusto di alterare le dimensioni dell'uniforme, che del resto non erano moderate nemmeno nel figurino prescritto, la parata della messa. domenicale e talora un duello presto sbrigato tra camerata con una. sciabolata sul terreno ed una bnona 1·ibotta per risigillare la buona amicizia ed il cameratismo. 11 corso metodico di questa vita era stato appena smosso dalle idee che ribollivano fuori del mondo strettamente mili ta.re, qu'il.~1do, in fin di marzo, capitarono run dopo l'altro e senza dar tempo a rifiatare, la chiamata dello classi anziane, l'inizio di un concentramento lungo il Ticino immedi atamente troncato da nna inaspettata marcia a traverso le popolazioni esultanti della L ombardia, ed in mezzo a tutto questo un movimeu(,o inco mprensibile di uomini e di fatti , il pullulare di nnove forze ohe non sapevansi come impiegare, e finalmente la guerra colle rapide promozioni, col fascino che esercit,ano suJl'animo degli uomini <li cuore le occasioni di avventur e imprevedu te ed il rischio dell'ignoto,. e per dippiù le soddisfazioni che ac<;Ompagnavano una guerra intrapresa per un fine assai elevato e sentito na tutti gli Italiani. Quel lo fu i l principio, e nessu no può immaginare oggi le ardite speranze che animavano gli Italiani sn.i primi di aprile del 1848. L'esercito piemontese, intorno a l quale dovevano raggrupparsi gli altri, gocleva g iustificata fama per la sua _disciplina e per la sua abilità nel manovrare. A. quei g iorni, o dopo trent"anni di pace, il senso dell a vera guerra era, ove più ed ove meno, ma ovunque in Europa, scomparso.e sostituito dall'ammirazione per la rigidità nei movimenti formali e per l'eleganza nello estel'iorità: e ciò pareva su fficiente per vincere. Non potevasi credere che le buone e solide truppe piemontesi conoscinte per eccellenti manovriere, ricche di tradizioni e di virtù. militari, e per dippiù, appoggiate da.i soldati degli altri Stati italiani o dallo slancio delle popolazioni, non sarebbero presto veuute a capo delresercito an-

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striaco, il quale semplicemente di fronte ad una sollevazione popolare erasi poco prima veclnto retrocedel'Ofino alle fortez_ze. [ risultati non corrisposero alle speranze. Buone e soltdo erano le truppe piemontesi e lo provaron~ aff:·01~tan~o,_ per quattro lunghi mesi, disciplinate e impavide 1 d_1sag1 d i. un accampamento assai noioso, gli ardori e le malattie d~I ~lima che domina sulla ragiono del Mincio, e gli assalti d1 uu avversario assai valoroso. Occonero tre giorni di lotta continua per staccarle dalle rive di quel fiume i~torno al qual~ avevano così lungamente campeggiato. Non si potrebbe cer: te.mente dare migliore testimonianza d i solidità e dì va loxe d1 gnella data dall'esercito piemontese nelìa ca.mpagna_d~l. 1848. Ma diso-raziata roente ciò non bastò, e fiu dall' m1z10 apparvèro conseguenze di alcuni difetti, i c1uali imped irono che cotesti meriti fossero premiati colla vittoria. L'or oo-anismo dell'esercito non era foggiato in modo dari. . . . spondere alle esig~nze della, g nerra offenstva, cm casi impensati l'avevano chiamaLo; il comando, c~e dura~te la pace aveva con.centrato tutte le sne cnre nell educaz10no delle trupoe aveva dimenticato di pensaro alla sua propria rispetto ~ , I alla o-uerra: nulla era preparato per ricevere ed ama gama.rsi od impiegare le forze militari degli altri Stati ita.lian_i e quello che il popolo itali ano, per quanto scarsamente, offriva. con i volonta1·i, e che le stesse disposizioni regolamentari ponevano a cl isposizione dell'esercito piemontese in caso

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di guerra. . . Eserciti iLaliani, corpi volonla.ri, rise1·ve vagarono mdipendenti ed isolati intorno alle cinque divisioni che for: ma-vano il nucleo dell'esercito piemontese senza aver mai con esso suiricieuti legami strategici e spesso senza averne affatto. La politica, r inesperjenza dol comando, quel maligno spirito d'indiviclualismo che ri bolle nel fondo del carattere italiano, ne furono causa ; la disporsione delle forze e la sconfitta successiva, e ffetto. La deficienza poi del comando anche rispetto alle cin<]Ue divisioni che da lui direttamente dipendevano, si re:;e manifesta dai primi g iorni che andò crescendo col complicarsi delle circostanze.


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Alla in certezza nell'apprezzamento delle situa7,ioni faceva riscontro la indeterminatezza degli ordini; la volontà del capo ma.le espxessa e mal definita a ltrettanto male circolava nelle file; . i movimenti procedevano a scatto e senza connessione loo·ica die dovrebbe unirli nei proced imenti di una o campagna di guerra, ed il risultato risolvevasi in un infecondo logorio di forze. E cosi per forza di cose si dileguarono le rosee speranze concepite allo scoppiare della g uerra, ed il nucleo delle ciuqi.le divisioni piemontesi, stremato dai disagi e dai combattimenti, ma sempre compatto, clo"vette riprendere la via del .Piemonte, mentre intorno a lui si a.ggiravano confosi, d isord inati e guasi indipendeuti i rimasugli dei -corpi volontari e regolari ancora sopravvissuti. Così passò quel primo tentativo di guarra nazionale, e, per una volta tanto nella storia, il ~ri's te risultato ser vi d'ammaestramento. Il 1849 segnò gualche tentativo di mig lior amento, benchè picuolo o scarso per l' incalzare degli eventi e per l'agitazione dei tempi : non bastò a bilanciare nuovo infl uenze per· niciose che condussero a.Ila sconfitta di N.ovara.

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Il periodo tra il 1850 e il 1859 fo ben diverso nella vita dell'esercito di quello antecedente al 1843. Sotto la irrequiet.a mano del La Marmora, ministro della guerra, l'organismo militare fu tutto rimodernato; l'attività instancabile di quell'uomo, cui la storia restituirà gran parte della riconoscenza negatagli dalla ingiustizia dei. contemporanei, si comunicò ad ogni parte di quell'organ ismo. Alla calma e monotonia dei tempi passati fece riscont,ro una vivacità cui ben rispondeva la classe dagli ufficiali ringiovanita per l'epurazione avvenuta dopo la guerra ed eccitata dalle. emulazione degli emio-rati che nelle fi le dell'eser cito attendevano la liberazione I::> della patria e ~i prepara.vano a cooperar vi. Poichè erasi veduta d~t vicino la g uerra, la istruzione ed educazione delle truppe erasi fatta con metodi più adatti ad essa: gli eser,

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cizi · ripetuti due volte al giorno, il contatto fra uffi.ciali e soldati continuo; ov~nque scuole, istruzioni, campi transitori, ad ovunque l'ideale preciso del rinnovamento di una O'Uerra interrotta e non decisa. « Non so quando nè come I::> scoppierà di nuovo la guerra èoutro voi, ma sappiate che · ovunque vi vedrete avversati noi saremo in quel campo.» Così si espresse Cavour coll'ambasciatore d'Austria, ed egli non faceva che riassumere con felice fras e il concetto che a~irnò gli Italiani tutti nel periodo precedente al 1859. Tra i corpi che avevano fatto la guerra del 1848 e 1849 quello, recentemente creato, dei bersaglieri affascinava. Sfug· giva al rigido forma lismo cui era abituato l'esercito piemontese. Colla spigliatezza èlelle manovre e la pittoresca eleganza dal vestiario rispondeva allo spirito d'indipendenza ed al senso estetico che si annidano nel cuore di ogni italiano, colle gesta che già lo illustravano e colla irrequieta sua· attività pareva destinato ad aver gran parte nella prossima guerra nazionale. Realmente Alessandro La Marmora erasi ispirato al genio italiano nel concepirlo, e n on vi era giovane ufficiale che non ambisse di avere il suo posto tra i bersaglieri, e non tenesse a grata concessione l'ottenerlo. Il Pallavicino vi fo propiosso capitano nel 1851, e vi passarono pure parecchi dei giovani ufficiali genovesi che erano nell'esercito piemontese, e vi percorsero la loro cari:iera di ufficiale superiore. I vecchi bersaglieri Ii rammentano ancora e li descrivono come si fosse in_loro trasfuso· lo spirito del La Marmora e ne continuassero le tradizioni. Instancabili negli esercizi e;brporali, spigliati ed intelligenti nella manovra, audaci fi no alla temaritii, fra.nchi. quanto vivaci nell'espressione e nei sentimenti, affez ionati ai propri bersaglieri, devoti al Corpo, e nello stesso tempo allegri compagnoni, abilissimi nel combinare le esigenze delle liete avventure col rispetto per il dovere ed il servizi.o. Rappresentavano il periodo giovanile di' questo nostro esercito, ed un tipo ben vicino a quello degli ufficiali di I;,u:igi XIII dal Dumas ·resici simpatici nei suoi romanzi.


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Come capitano dei bersaglieri il Pallavicina partecipò alla spedizione in Crimea, che dopo le scosse del 1848 e 49 fu la prova di resistenza. per l'esercito piemontese riordinato. Laggiù si erano dati la posta i principali eserciti d'Europa; il piccolo nucleo piemontese t rovò m odo di distinguersi a fianco di essi. Non ebbe che una sol volta occasione di com battere, e fu in una seria scaramuccia di avamposti sulla Ceruaia; ebbe sempre quella di mostrare come sapesse affr ontare serenamente lo sconfo rto della patria lontana, le conseguenze di un appr ovvigiona mento parsimonioso, e il r epugnante fl.agello del colera. La misurata giovialità, il dignitoso contegno, e la incrollabile costan za dei soldati piemontesi las0iarono viva impressione t ra i camerat a deHe nazioni alleate e, notev~le a dirsi, si accaparrarono. perfin o la simpatia degli avversari. Cosi. arrivò il momento della guerra italiana di r iscossa. La campagna del 1859, per la par te che riguarda l'esercito piemontese, si r iassume in una ser ie d i scaramucce sul Po e sul T anaro tra Casale e Valenza per coprire l'arrivo del-· l'esercito francese, neJ combattimento d i _Palestro per coprirne lo spostamento dalle adiacenze d i 'f or toua a quelle di Novara e negli accaniti com battimenti per la conquista d i San Mar tino. Fu q uest'ultima una sanguinosa giornata; la critica può trovare da che dire sul modo con cui le divisioni furon0 por tate successivamente all'assalto, ma ammir er à la pertinace insistenza con cui i soldati montarono e rimontarono le sanguinose pendici per tutta una g iornata finohè non riuscirono a ferma rvi la itBJiana bandiera. IJ Palla vicino che con i suoi «bersag lieri avev:a già avuto l' 8 maggio da respingere g li Austriaci in un loro assalto del pon te di Casale, fu due volte ferito nella battaglia di San Martino ; la prima volta non vollt:i ritirarsi ; lo dovette la seconda, tanto la ferita era g rave. L a croce di Savoia ricompensò l' jntrepida insistenza (1). (t ) Comandava la t s• con pogni:1 :1ssegn:lla a lla 5" cl ivisio11 c (Cucchiari}.

Il 1859 riaperse la meravigliosa vicenda dei casi che diedero unità politica alla nazione italiana. Nel rapido loro svolgimento corrispondevano all'impulso log ico che regola la no· stra storia. La spedizione dei Mille e i suoi risultati finali, la trasfor mazione dell'esercito piemontese in italiano, la traversata dell'Umbria e delle Marche d isperdendovi gli avventurieri ivi aduna ti a pr otezione dell'1lltimo r imasto in Europa tra. i possedimenti ecclesiastici, riempiono la storia militare del 1860 in Italia. P oi pr oseguì l'opera d i riordinamen to dell'esercito nazionale, come risultava dopo la fusione di cinque eserciti italiani nel piemontese ; quell'opera di intima trasformazione doveva procedere tra le scosse pr odotte di tempo in tempo dai rivo luzionari irnpaziouti di compiere, con l'occupazione della capitale e con la cacciata degli Austriaci dal Veneto, l'opera già avvi ata dell' nniiicazione nazionale, e la g uerricciattola interminabile contro il brigantaggio sostenuto. nell' Italia meridionale per comunanza d i inter essi dalla Dinastia decaduta. dal trono di Napoli e dal potere tem· porale del Papato, ed alimentato dalle condizioni sociali degli abitanti in guelle regioni. Non avvenne forse mai che un esercito r egolare incorporando le reliquie di a ltri cinque doves:ie d' un tratto ed in mezzo a perturbazion i straordinarie ingrandir.ili e quadruplicare il proprio organismo. Mentre ferveva il lavorio di riordinamento legislativo dell'esercito, esso in queJl' instabi le ambient,e anche int imamente trasfor rnavasi. Si succ9devano g li ordinamenti su tre, su quattro baLtaglioni, su quattro e su sei compagnie. Rapida procedeva la vicenda delle promozioni . .Al P allavicino erano. non ostante due campagne d i guerra, occorsi diciassette anni, dal 1842 a l 1859, per attraversare i g radi d i nfil0iale inferiore, ed in soli tre anni si vide generale. f~ vero che ebbe due promozioni per merito di guerra : una cl i esse per la sua condott,1 nella presa di P erugia. Gli incessanti trasferimenti da un corpo all'al~ro rinnovellavano di continuo le r elazioni tra gli ufficiali; la instabilità della distribuzione delle guarnigioni,


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e il sorgere di casi impreveduti non davano tempo a ferma dimora. In mezzo a tanto movimento che tempo rimaneva ti pensare a sè, alla carriera, all'An nuario ? Vi fu un anno in cui J'Annnario non rinscì nemmeno esso a trovare tempo · bastante per ven ire in luce. E ra grande l'attesa di una nuova guerrn contro l'Austria, e .i recenti successi lusingavano gli animi a s'perare in una buona riuscita; l'esercito era circonda to di simpa tie ; ognuno vive va del presente e di esso si ineb;riava. Fu quello il per iodo giovanile dell'esercito, ma in mezzo a tanto movimento esso non ebbe tempo di consolidarsi come doveva; la guerra lo sorprese mentre er a ancora mal coerente, e .l'inesplicabile andamen to delle operazioni del 1866 ne fu il r isultato fatale.

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Il lungo strascico che la guerra del 1860 nelle prO'Vincie meridionali ebbe sotto il nome di brigantaggio politico, era cominciato colla dissoluzione dell'eser cito borbonico contem poraneamente all'assedio di Gatita. Sia che rispondessero ad una parola, sia che si fossero rimaste senza capi e senza ordini, alcune schiere di solda ti si trovarono a girellare per il paese in attesa di una prossima reazione; ubbidirono qua e là ai foschi _suggerimenti delle passioni locali : si ingrossarono con l'aggiunta di paesani avventizi chiamati dalla speranza di bottino e forse da profondi sensi di odio. Così cominciò il brigirntaggio, poi camb iò di carattere coll' andare degli auni e secondo il pa ese in cui ebbe da manife starsi, e corninoi_ò pur e un doloroso duello tra le bande bri- , gan tesche e le colonne di: soldati inviat.e a disperderle ed a ricondurre la pace e la sicurezza nelle province dell' Italia meridionale. Ci vitella del Tronto, la fortezza ..annidata ~u una rupe ai confini tra, gli antichi S tati del re di Napoli e del Papato era, prima che si fosse resa Gaeta alle truppe italiane, il punt o d'appoggio di guéste schiere che stavano tra il soldatesco ed il brÌgantesco e designavano il passaggio

da una condizione all'altra. << Sono letteralmente circondato « dai briganti» scriveva in un sno rapporto il Pallavicino incaricato di disperdere le turbe che si addensavano alle spalle dei battaglioni incaricati sottf.) gli ordini del P inelli, di circuire Ci vitella e d i impadronirsene ·« ne sono letteralmente « circondato e cerco di aprirmi un varco tra essi. Gli uffi. « ciali e la truppa mi secondano coraggiosamente)>. In guelfa guerra di imboscate e di tranelli non era raro a llora e poi, di sentire che una compagnia sorpresa era stata massacrata. Ne' suoi r icordi il 36° r eggimento fanter ia deve trovare tracce di un. episodio di simil natura, e non era il solo, nè il più disumano; nel conoscerlo dieevas i, av.anti gli altri, e con una disinvol tura, talora im prnclen te e soverchia, preparavansi nuovi massacri. L'energia e l'avvedutezza del Pallaviciuo tennero a freno le bande brigantesehe nelle a.diacenze di Civitella (1). Così passò la fine del 1860 ed il principio del 1861. Intanto decidevasi sotto le mura di Gaeta e nella storia italiana uno dei più importanti fattì p~r la vita, nazionale; l'faLlia meridionale, dopo parecchi sec~li di vicende affatto indipenden ti da quelle della settentrionale, con essa ricong iun. geva i suoi destini. Ciò n on erasi più veduto fin dal tempo dell'impero romano, e perchè ciò a vvenisse anche allora era stata necessaria una lunga guerra come se due tendenze af· fatto diverse animassero la storia del Mezzogiorno, posto in contrasto dalla at trazione esercitata su di lui dai paesi setten trionali e dalla sua vita sul Mediterraneo. In Gaeta erasi rifngiato il capo dell a dinastia borbonica rap presentante del dualismo nella storia italiana; e nella fortezza in cui gli Angiò e gli Aragonesi avevano già difesa la monarchia napoletana, ora il capo cedette alle truppe che combattevano in Ùome dell'idea unitaria. Nuovi tempi appar ivano sull'orizzonte e a nuovo ciclo si avviava l'Italia. La notizia dc1lla resa d i Gaeta, e di quella successiva di Messina che annegavano nell'unità italiana i rimasug li della {!) (;oma111fara allor a il 16" ba l1;1glio11c bcr,;aglieri ed una clelle co fonuc Lii 1ru1>p,1.


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rivalità esistente tra il napoletano e l'isola di Sicilia fu comunicata anche ai difensori di Ci vitella. Co~ essi er~si stabilito uua specie di patto d i far dipendere i destini della f~~tezza dai risultati di quelli che dibattevansi in un campo piu vasto. Parava, ora che fosse venuto il momento della decisione. Invece nell'interno della fortezza,, capitanato da un frate, il partito della reazione prese il sopravvento. I1.u pri · gionò g li ufficiali borbonici e continuò la d ifesa. Ancora era vivace il r ieordo del 1799, ma i tempi erano diversi.· . Da quel picco su cui era posata la fortezza la regione circostante era tutta veduta e presa di mira dalla metraglia, dalle bombe a mano, dtille fucilate. Nè promesse, nè intimidazioni eser citavano una infiuenza sui difensori. Nessuno poteva· avvicinarsi alle mura. Furono chiamati efficaci mezzi di guerra. · per rendere più micidiale l'offesa dei cannoni contro le mura, e più volte guidate le truppe all'assalto. Ma non vi erano posizioni opportune per aprire la breccia, nè i ripetuti tentativi di assalto riuscirono a buon risultato. Una volta i drappelli, protetti dalla nebbia arrivarono -colle scale fin sotto le mura. Sul punto di riuscire nella sorpresa cosi preparata, un colpo di vento spazzò l\itmosfera, e lasciò, rischiarati dal sole, i soldati che dovettero gettare le scale nei burroni, e, rimanendo nell'angolo morto ai piedi delle mura, attendere la oscurità per non essere inutilmente imberciati dai vicini cl ifensori. Una scena, come dovevansene vedere lino ai tempi del cçmnestabile di Lesdiguières e dèlle truppe savoiarde alla conquista del Saluzzese e poi, forse, non più; riveduta sui documenti e sul lnogo in cmi av~·enne potrebbe tentare la penna di qualche giovane scrittore militare. _ Le condizioni in cui avveniva la lotta non tolleravano un ' inutile spreco d'uomini. Dove non riuscirowo la saggezza del lVIezzacapo che comandava le truppe;e l'energia dei colonnelli Sircana del 27° fanteria e Pallavicino dei bersaglieri, venne a capo la ri volta interna n el forte. Era la controreazione a quella con cui il frate si era impadronito del comando. I soldati., i quali, fedeli alla bandiera, avevano la prima volta esitato nell'arrendersi, questa volta, venuti a conoscenza di

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qnanto era avvenuto fuori della fortezza, e ritenuto impossibile di continuare la difesa senza che essa degenerasse in una guerra civile, diviser o Ja sorte loro da quelli che per ragioni politiche. avrebbero voluto continuare la resistenza. E fo chiuso, non senza valore, l'nltimo episodio della esistenza militare dell'esercito borbonico; e di uno dei periodi di questa nostra multipla vita s!;orica italiana. ~

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Il Pallavicino, che, dalla parte presa in questa occasione e dal merito assicuratosi nelle precedcn.ti, erasi conquistata fama di ufficiale energico e intraprendent,e. fu poi desiderato ovunque pareva necessaria la presenza di un simile capo. Così n3l 1862 ebbe il poco ambit0 dovere di trovarsi di fronte a Garibaldi · ferito e prigioniero, mentre alla testa dei volontari riuniti nell'Italia meridionale avrebbe voluto tLV· viarsi a Roma: da una parte le .impazienze dettate dal desiderio di compiere l'esecuzione di un meraviglioso disegno ed attuare una grande ide~; dall'altra il sentimento del dovere militare alieno da qualsiasi co:ç.siderazione politica; in fondo all'an~ma d i tutti la nefasta persuasione che il giorno in cui ebbe luogo il conflitto di Aspromonte dovesse essere segnato con triste memoria tra quelli delta nostra storia. Nel Pallavicino, trovatosi in faccia a Garibaldi forito e fermato sulla v ia di Roma, la cortesia del gentiluomo di vecchia razza ed i sensi del patriota ispirarono il contegno e la parola che chinse d'un tratto la via alla guerra civile. Più tardi, a quanto ne corre voce, Garibaldi l)reparandosi alla guerra del 18G6 contro l'Austria avrebbe voluto aver seco il Pallavicino, e per circostanze qualsiasi ciò non potè av· venire. Invece il Pallavicino era. in quella guerra destinato al corpo del Cialdini, che · faceva gran conto su di lui nella difficile operazione del p~Lssaggio del Po, per gettarsi oltre il fiume con una deciM di battaglioni di bersaglieri e portandosi tra Ficarolo e Gaiba in faccia alla foce del Panaro,


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proteggere la gettata dei ponti a traverso i quali aveva da. passare il corpo del Cialdini per invadere il Polesine. Era la mattina del 25 g iugno 1866, giorno infausto nella storia. militare italiana: e tutto pronto per il passaggio che avrebbe dovuto comincia re iu quella sera. Liete e piene di speranze le truppe: grandissima la fiducia nel comandante: già drLti e ben conosciuti g li ordini : a un tratto l'operazione fu sospesa. Scure notizie erano giunte al generale Cialdini su quanto era avvenuto nel giorno pr ecedente sul ì\Iincio : più scuro che non foss ero gli parvero dalla lettura dei telegrammi, od egli riten endo per icoloso il continuare in un tentativo assai serio, decise di ritirarsi dn.l Po. A. quella decisione si collegano hl, prolungata ritirata, le lungaggini per stabilire nu nuovo cl isegno di guerra, la lenta riunione dei due spezzoni dell'esercito italiano, e intanto la sorpresa e le conseguenze dell'annunzio delle fulminee vittorie della Prussia sui campi di Boemia. Le passioni eccitato da questo sègnito di avvenimenti ebbero lunga sr~g uela nell'e,:;ercito come nel pi'\,ese e segnano tntto un grnve capitolo nella nostra storia militare. Oggi che quelle passioni sono morte e i personàggi intorno ai quali si avvivavano sono anch·essi estinti, non sarebbe foor d i posto iì riprendere in esam e quel capitolo e farlo oggetto di profonde meditazioni per studiare quan ta par te ricada sul carattere nostro italiano rii ciò che avvenne dei due giorni del 24 e 25 giugno 1866 sulle rive del 111incio e del basso Po. Una triste r imembranza si rannoda al nome d i Onstoza ma è probabile che lo storico abbia da trovare assai più grave por i destini italiani il contraccolpo che le notizie ciel combattimento di Custoza ebbero snl Po, ed il critico mil itare pnò chieders i se la rapida ritirata s ia pienamente gin- ' sLificata. Sarebbe fuor di posto per noi nella calma delle indagini fatte a tavolino rabusare del biasimo contro uomini che iu condizioni eccezionali si trovano davanti a r e· sponsabilit~t gravissime; ma non è fnor di posto lo studiare la natura di queste cond izioni o di queste responsabilità per abit narci ad esse ed afforzare la mente ed il carattere ad a[frontarle qualunque sia la forma sotto la quale ste::;sero per r ipresentarcisi.

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P assò la guerra del 1866, con i suoi r isultati ~ell'a.nim~ dell'esercito, con le esitazioni suscitate sulla bontà dei ~uo1 ordinamenti, con i preparati vi alla grande irasforma~1~ne avvenuta a guesti ordinamenti dopo il 187:2,. Il Pa~lav1.cm~ fu chiamato a chiuder e quella guerra di br.igantaggro d.L cm egli aveva veduto i principi nell'Ascolano. Lo sue m1~ura e la mutazione dei tempi concorsero a coronare la sua azione con buon esito. P oi l'ufficiale del vecchio esercito piemon· tese il bersacrliere che aveva lasciato tanta parte dello spirito ' b d .. nel corpo dei bersaglieri, il combaLtente delle guer.re n~dipendenza, il ristoratore della tran<J uillità nell'Italia .mer~dionale, dopo essere arrivato al fastigio della ~erarch1a militare col comando dell'isola di Palermo, fn chiamato dalla fiducia del re Umberto I presso di lui come suo primo aiutante, e in quel posto compiè la c11,rriera militare durata per mezzo secolo. Nuo vi tempi, nuovo spirito, nuovi intendimenti er~ns1 sostituiti a ciuelli t ra i quali era cominciata quella carriera. Uno dei cicJi della nosLra storia arasi chiuso. Felici coloro che ad esso poterono congiungere il loro nome ; allora l'eser cito e coloro che lo componevano fo rmavano un complesso così compatto ed indivisibile che il ricordo ~i un_ d·~s,i ri: porta inesorabilmente o caramente a que.llo d1 tutti gh altr~ e si del inea sulla. storia dell'intera nazione. RaramenLe s1 riscontrano noi cors'.'l delle storiche v icende periodi in cui altrettanto bene si fondono in nn sol tutto le istituzioni mi litari e g li interessi supremi di un popolo. Cosl r egola il Fato le umane sorti. C. U'.


PENOlH:NJ l'SICLIICll MILl'l"ART

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l'àmbito di un articolo da rivista, il quale rimarrà come schema e promessa d i maggiore e più esteso lavoro psico logico. È mio intendimento poi, nell'esporre il mio lavoro, di bandire quella terminologia astrusa., eh' altro non serve che a r endere oscLtri anche i fonomen i più trasparenti, che ad ingarbugliare maggiormente i già tanto ingarbugliati problemi della psiche militare. . Scopo mi.o ultimo è quello rii formulare le regole ps1colo<Yiche necessarie per ben dirigere l'uomo nal combattimento.

FENO~IENI PSIOFI[OI MILIT1\.RI

Scandagliare gli abi1,si dello spirito umano, indagare lo svolgersi d'ogni man ifestazione psicologica per applicarla a dirigere, domare, eccitare, trasfol'mare le forze spirituali militari, ecco il mio scopo. Come il tatUco studia l'impiego delle forze materiali e le trasformazioni degli ordini nelle diverse fasi del combattimento, così lo psicologo studia, nelle stesse fasi, l'impiego delle forze spirituali e le evoluzioni che si succedono nello spirito dei combattenti. Ai fucili, ai cannoni ed alle sciabole fa riscontro l'armamento psicologico non meno micidiale, non meno distruttivo delle armi da guerra; ai proiettili scoppianti fanno riscontro i proi ettili. psichici ch e nel massimo del parossismo scoppiano egualmente con forte detonazione. Lo studio dei fatti psichici è importantissimo, perchè, conoscendo l'intima natura di essi, si potrà attenuarue gli effetti se deprimenti, come si potrà trarne profitto quando scuotono, eccitano l'energia spirituale dei combattenti. Lo studio è utile a tutti, giacchè se a pochi è dato applicare i grandi principii tattici e strategici, a tutti, anche all'umile gregario, è dato assistere all e gravi perturbazioni spirituali che si propagano n0I co mbattimento ed a subirne le conseguenze. Se i grandi comandi, durante lo svolgersi dell'azione, possono spaziare in un ambiente relativamente sereno, nelle prime fil e, dove più d'ogni altro si fa S6'1tire il dominio psichico degli ufficiali inferiori, i fenomeni ~i succedono con rapidità ver tiginosa, spesso spaventosa, dando luogo a sovraeccitazioni straordinarie, inflL1enti ora favorevolmente ed ora. sinistra.mente sulle operazioni militari. Nt-11 vilnppo intricatissimo dei fenomeni psichici io sceglierò solo quelli militarmente 'pi!'.L interessanti, costringendoli nel-

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Prima d i esaminare i fenomeni complessi che si svolgono nei combattimento accennerò brevemente al r·ancore nazionale ed alla fobia milita1·e, l'uno eccitante e l'altro deprimente lo spirito guerresco. Il rancore nazionale, questa fo rma di odio cronico, in tensione, che si accnmnla lento lento du~·ante la pace, si sprigiona, si scatena viol entemente all'aprirsi delle osti1ità, traducendosi in lavoro uti le per le operazioni militari. Ma vi può essere lotta senza rancore, come vi può essere odio protondo, implacabile dall'una parte dei combattenti, mentre dall'altra si agitano altri elementi psichici . È stato notato che in Crimea nel 1855 quando si sospendevano le ostilità per sotterrare i morti e raccogliere i feriti, Russi e F rancesi fraternizzavano sul campo di battaglia e gli ufficia.li delle due nazioni, che poco prima s'era.o battuti accanitamente. si test,imoniav:ino gli uni agli altri la massima stima. Le rela½ioni erano più cordiali t ra i Francesi e<l i loro nemici, i Russi, eh e tra i Francesi ed i loro alleati, gl'Inglesi. È ind ubitabile però che le guerre più ardenti sono quelle accese da rancori nazionali e che quando la fiamma dell'odio manca non tarrla a rav vivarsi col scendete in campo degli eserciti avversarii, ma in quest'ultimo caso l'odio artificiale riesce d iluito e conseguentemente poco battagliero. Caratteristica dell'odio militare è l'impersonalità e l'odio è tanto pi11 alto e sereno ciuanto p iù è impersonale. 1.3~ -

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FENOMENl PS10 F1ICI ·mLITARI

"FENOMENI P ,H CillC L MILlTARl

I,,a fobia militare è quella specie di apprensione da cui· sono assalite le masse combattenti quaudo debbono affrontare nemici altra volta vittoriosi: è una malattia spirituale, deprimente, ereditaria perchè ne soffrono anche i figli <lei vinti, abbenchè non abbiano mai subìt·e sconfitte. La riluttanza a combattere un avversario altre volte vittorioso è maggiore o minore a seconda che la sconfitta è più o meno lontana; più è lo~tana e più il fenomeno impallidisce. · Alcune volte la nomea d' invincibili suona tanto alta e clamorosa per alcune milizie che l'apprensione si èstenéle anche a truppe che non patirono mai sconfitte. Altre volte è la nomea del capitano avversario che inge_nera la fobia negli altri capitani. Nella campagna in Sassonia de] 1813, Blù.cher e Schwartzenberg sfuggono sempre Napoleone, ed in sua as_;;enza, attacca.no i suoi luogotenenti. In S lesia Bliicher ricaccia i Francesi sulla sinistra del Bòber, ma all'avvicinarsi di Napoleone si ritira preci pi tosa.ment e nel campo trincerato di Schweidnitz; Napoleone parte per Dresda e Bhicher avanza fino àlla Katzbach; Napoleone ri<;ompare e Blitcher, si ritira ancora dietro la Queisse. Schwartzeu berg fa lo stesso, e se s'impegna ed è battuto a Dresda è perchè crede Napoleone in Slesia. Per combatbere la fobia si ricorre sempre alle fonti della eloquenza militare, magnificando le vittorie e tacendo le sconfitte: così nei proclami del 1870 i Francesi ricordarono solo le grandi vittorie del primo impero, sottacendo Lipsi~ e vVaterloo, ed i Prussiani magnificarono le vittorie del 1813-1-± e 16 sottacendo Bautzen e :ì\foutmirail. Nei futuri proclami italiani rifulgeranno certamente i nomi gloriosi di S. Martino e dell'Assietta. · È dovere d'ogni ufficiale di combattere gli effetti deleter ii della fobia militare, perchè essa costituisce un elemento di inferiorità morale rispetto ali 'avversario. 1

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Ooll' iniziarsi. del combattimento· s'inizia istinti va mente un:a specie d' ispe.zione psichica intesa ad investigare, a scrutare nell'animo del superiore e del compagno il coraggio, la fermezza, oppure l'incertezza, la titubanza, la debolezza di fronte al pericolo. Anche il soldato piu ignorante indaga e sentenzia, e con un gesto mal compreso, od una parola a fior di labbra, deqiolisce un eroe da strapazzo, od erige--un monumento ad un umile ufficiale. Amedée Delorme, colui che _n el 1870 falsificò la Sl-la fer.le di nascita per poter accorrere giovanissimo a difesa della sua patria invasa, e che fu poi foriere nel 48° reggimento fanteria della 2a armata della Loira, ci ha dipinto a colori incancellabili il momento psichico del!' ispezione da lui compiuta su'suoi compagni e superiori nella giornata precedente il combattimento di Loigny: « Io conservavo, egli dice, suf« ficiente presenza di spirtto per osservare colla coda dell'oc<< chio quelli che mi stavano vicino. Dopo aver ammirata la << flemma del mio tenente, vecchio soldato di Crimea e d'Ita« lia, guardai i miei co;npa.gni sottufficiali: uno camminava « d'un passo tranquillo e conservava un aspetto abbastanza « .sereno, un s~condo accentuava la sua .mollezza e fil:!,cchezza « abituale, un terzo aveva uno sgnardo più profondo ed i « tratti del viso alterati, un quarto masticava. le sue labbra « rabbiosamente, ua quinto sembrava cercare co' suoi occhi ..~ inquieti un bnco ove nascoudersi. - Io marciavo al mio « posto nelle righe, esattamente, scrupol_osamente e, se oc· « corre confessarlo, il mio coraggio di coscritto attingeva « qualche conforto nello stretto accompimento del mio do· <, vere. Siccome il foriere doveva s~are dietro la prima se· << zione della compag.nia, così io mi. lusingavo, colla mia « piccola statura) di trovar ricovero d tetro ai soldati d'alta . « statura che mi precedevano. Almeno, dicevo tra me, le pnme << pr~O'ue toccheranno ai più alti. Speranza illusoria, ch'era « però stata sufiìciente per impedirmi di tremare e di sem« brare commosso. >>


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f'E1'0!11r,N l t'SlCEilCl M lf,l 'l'A Rt

All'inizio del combattimento De lor me pros3gue incon 3ciamente nerle sue indagini scrivendo: « Passò a cavallo il « generale Chauzy. Allora, nella. pienezza delle sue forze il << vincitore di Cot1lmier:i teneva dri tta la sua testa fi ue, ~oi « baffi affilati, colle sopracciglia leg 5ermente aggrottat 13 • << Mano que.5t'ul1;imo segno di continua r iflessione. dalla sua « fisouomia traspari va la fid ucia. e la calma. QL1el viso, aui(( mato dal vivo splendore, che dàuuo le grandi responsabilità « coraggiosamente accettate, contrastava con l'aria s tanca < de' suoi aiutanti. <~ Il nostro colonnello, continua Delorrne, accarezzava il sv.o « cavallo eh? trasaliva sui q uattrn piedi ad ogni colpo di « cannone; 11 oomaudante del primo battaglione si drizzava « ard itamente, spavaldamente , freddissimo sulle sta ffe · il « capitano comandante del nostro battaglione, vecchio d/ 65 « anni, alto, magro, a piedi, si riposa.va s ulla sua sciabola « immobile e muto come il Dio Termin e. » ' Jack la Bolina riporta nelle Tronie blande i risultati dol. l' ispezione psichica da lui co mpiuta a bordo del p,,incipe Umberto durante la battaglia d i Lissa. << L'A/1ondatore, eg li dice, segnalò : Chi non combatte « non è al suo posto . - Gl1ardammo il nostro comandan te « che ,arasi rizzato in piedi, e poi l'a lberatura della Maria « Adelaide, nostra capitana, per cercare sul viso di lui e « nelle bandiere da segnali, l'imminente desti no. Muta era « l'al bera.tur.a. della capitana; parlò Guglielmo Acton a voce e< alta che noi d i coperta udimmo chiara.mente : Megli o « una palla austriaca q_ui, che palle italiane ad Ancona. L'or• << dine ò preciso, avanti a tntta macchina, timone a drit ta, « mnoviamo sul nemico. - Poscia s i m ise a pa.:;seggiare, se· (e renamente dicendo iu arabo: - L euderillah! in shall~h ! « Allak K herim ! » E dopo la faz ione navale di venti miunti, chè taut~ durò la battaglia di Lissa, Jack la Bolina, prosegue: « Le mutue « impressioni d el primo fuoco d ichiaravan;;i in mutue confi« <lenze ed in mutue reticenze. Dal più. al meu'o, c'er~vamo « spiati e pesati, poichè è consneto stndio della donna l'amore,

FENOMt;N l l'SlC HÌ ~ l !ILLI l'Ali !

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« e del soldato giovane il coraggio. E c'erano state le varie (( gradazioni della prodezza ed ancor quello della paura. « Peppino Palumbo era stato sereno e sorridente , Colonna « brillante,, io nervoso, il vecchio dottor fotzzariui aveva • (,( umoristicamente nascosta la paura sotto una vernice di « a1·guzia mirabile, il co~a.udante Acton era stato magnifico « di riso luzione e cli freddezza, ed il vecchio C..... ufficiale « piloto, aveva perd uto silfa.ttamente la testa che il coman« dante lo aveva allontanato dal proprio :fianco, onde non ~ ascoltare i continuati consigli di ritirata. » Uua splendida, bellissima ispezione psichica è stata cpmpiuta d~ Vittorio Bersezio la mattina della battaglia di No vara: « Alle sette, egli racconta, eravamo sott,o le armi. S i « aspetta va cho il nemico assalisse ; il tempo pareva lungo, « eterno S i manovraViL co1ue in piazza d'armi, attenti, si«-lenziosi, preoccL1pati. Il duca di Savoia, nostro g anerale di « divisione, era. passato due o tre volte pres:10 di noi, ora « al passo, ora al trotto, ora. al galoppo. Egli non aveYa più « 'Jllell'aria di ba.ldanzosa sicurezza, alla cui vista l' anno « prima tutto si riconfortava il soldt1to. Non un grido di ev« viva lo aveva accolto: lo salu tava il suono delle bande, « l'allegria delle cui note stonava con tutta quella tristezza « 'di terra, di cielo e di· auimi che faceva sole110e quell'ora. « Saranno state press'a poco le nove, quando verso il d llCa (< vedemmo avanzarsi un drappello di ufficiali a cavallo. « Per le file corse subito la voce : Ecco il generale in capo, « e tutte le facce si rivolsero da q nella parte, tutti g li « sguardi si affissarono nell'uomo che veniva primo di quel « drappello. E ra proprio lui, lo Chzarnowsky . Era per tutti « un'incognita a grande curiosità s i aveva d i vederlo, spe« rando di leggerg li nell' impontinza dell'aspetto, nell'espres « sione del volto e nella potenza dello sguardo la capacità, « il talento, la fortuna per tanta impresa. Ql1al delusione ! « Q.uell' uomo ora la negazio.u.e, il contrapposto della figura « che la più povera fantasia valga ad immaginare per un < condottiero d'eserciti. Piccolo, magro, stre menzìto, di faccia « piatta, naso camuso, carnagione cinerea, sguardo spento


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FENOMENI PS1C i l1C1 ~JIL!TARI

FENO)IENI PSICHICI M!LlTARl

« di occhi grigiastri, senza un pelo di barba: i soldati col « loro umore beffardo, gli trovarono la faccia di un sagre<< stano. Vicino alla figura maschia, risoluta, risen tita di « Vittorio, pare\•a uno staffiere salito a cavallo per fare « scorta al padrone. >> Per contr apposto alla n arrazione d i Vittorio B ersezio, riporterò quanto brevemente annotò sul suo memoriale un u fficiale dell'eser cito della Ilfosella, allorchè vide per la prima Yolta il suo comandante: « Ho visto oggi il nuovo « generale. Il suo sgnardo è quello dell'aquila: fi ero e vasto. « Egli è fo rte come il popolo, giov&nfl come la rivoluzione. » Era il generale Roche.

A quella vista un silenzio immenso, imponente, sepolcrale ·• si fece nel campo f rancese. La mattina dopo i soldati della Grande Armata contin~rn· rono a dimostrarsi taciturni, finohè u n colpo di cannone, che fece scorrere un fremito per tutto il campo francese, ruppe, secondo l'espressione di Filippo de S égur, quel silenzio t erribile e la battaglia i ncominciò, Memorabile è il silenzio assol uto, altissimo, il silenzio funebre che pr ecedè l''assal to di Costantina n el 183'7. Memorabile p ure è il silenzi_o di morte che· si produsse nella divisione di cavalleria Margueritte prima di caricare

Il con tatto supposto o r eale coll'avversario provoca nelle masse combattenti il silenzio emozionante, cioe quel silenzio profondo, assoluto, solenne, imponente, dovuto all' idea del pericolo imminen te. È il silenzio dell'aspettazione, il silenzio della p reoccupazione che s'impone anche all'uomo più impavido nell' istante supremo in cui sta per g ettarsi contro il pericolo, è il silenzio qel raccoglimento, il silenzio che precede l'uragano. Filippo de S égur, de F é:-1ensac, Thiers, Amedée D elorme, T olsto'.i, Zola, Jack la Bolina, Paolo de Molènes, Forbes e vari altri accennano incidentalmen te al silenzio emozionante precedente il combattimento, ma vi son o i grandi silenzi dovnti a circostanze speciali meri tevoli di essere ricordati. Memorabile è il g rande silenzio precedente la battaglia della ì\foscow a. P rima della lòtta i due eserciti erano in vistaI e si spiavano a vicenda preparandosi·all'urto spaventoso. La sera K u tuso:ff con pompa religiosa e militare, precedendo la sua armata, seguiva la Madonn a protettrice di Smole.osko, miracolosamente salvata dalle profanazioni dei F ran cesi. Molte fiaccole ardevano intorno alla Madonna e molte altre erano portate dai soldati che seguivano in lunghissima pro· cessione pregando e salmodiando.

a Sédan. Il 6 agosto 1870 a E'roschwiller, al comp~rire. de~la di vision~ di cav alleria Bonnemains si fece un s1lenz10 imp rovviso fra le truppe prussiane, intente ad ammirare lo spettacol~ grandioso. Il silenzio fu ·bruscamente rotto d_al ~uonare d1 tutti i cannoni e dallo schjoppettìo della fucileria tedesca, e la divisione Bonnemains fu rasa al suolo. Il silenzio è il priino sintomo dell'emozione paurosa, sint omo che faci lmente può essere avvertito da t utti. Il soldato talvolta fa silenzio anche .quando il pericolo non è real.A, ma solo ap~arènte, ed intanto le sue forze si logorano' inutilmente. È stato notato, nella gnarra del 1870-71, che delle colonne immense camminavano sileriziose delle giornate intere, im· mag iuando il nemico vicino, mentr' era invece a parecchie marce di distanza, ed è stato giustamente deplorato che nes· shno p1msasse a rassicurare i soldati, i quali .alla sera .c~de· vaµo sfiniti non tanto per la fatica guanto per la prostraz10ne mor al~. È . dovere ·d'ogni uffic iale quando il pericolo non è i mmi nente d'impedire quest'infiltrazione negli ani mi dell' emozione paurosa.

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FBNOlfENI PSICHICI MI LITA L!I

FENOtlrnl':J P.:HCTilCI M!L l'l'All.J

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viduale, giacchè ne andarono so.ggetti uomini_.h lorosissimi quali Enrico IV, Turenna, Federico II e N,ap?leoue_III. No~ è pusillanime colui chi:.i trema, come non e coraggtoso cohu che non ha paura, ma è coraggioso colui clie ne ha molta e sa vincerla. Tnrenna scherzava frequentemente sul suo tremito e nel momento del pericolo rivolgendosi a se s tesso esclamava: Tu tremi vecchia carcassa, ma tremeresti molto di più se tu sapessi dove ti conduco. - Egli tremava come giunco nell'acqua, eppure conservava una calma olimpica ed una lucidezza di mente meravigliosa. Si è esao-erato sull' importanza del tremito, pnr tuttavia o . . . . è a deplorarsi' che i tecnici nelle loro mgegnose mvenz,om abbi~no trascurato affaUo questo fenomeno coll'adozione di congegni compl icatissimi, impossibili a maneggiarsi nel combattimento·. Come il tremito così. altri fenomen i dovuti all'emozione · paurosa, quali la perdita della sali va, il pallore, la voce rauca, gli occhi lagrimosi, rerezione dei capel_li, ecc. posso~o esser~ attenuati, ma non soppressi dal dominio su se stessi, percha indipendenti dalìe facoltà voliti ve. . . Spigolerò in Zola, psicologo sommo, i segm dell'emoz1_one paurosa, provata da una comp.agnia francese a Sédan, pnma della battaglia. . « Le palpebre tremolavano sngli occhi un po' o~usca~1, l~ « voci si facevano fioche, quasi strozzate dal volo de1 pro10~t1. « Un soldato provava. un senso di malessere all'epigastro, <( altri battevano i d~uti, un altr o aveva. le lacrime agli « occhi ·e si la mentava con un g~mito sommesso ed invo« lontario, un vagitp da bambino che non sapeya trattenere: « infine uno fo colto da disturbo intestinale e molti alh·1 (( f\1rono assaliti dallo stesso ma.le. » _ In tutti i combattimenti è un lamentìo generale per la sete ardente, r abbiosa, estennante, ed i più ne attribuiscono la causa alla maggiore fat ica, all'agitazione del coi-po , mentre si dovrebbe attribuire all'agitazicne dell'ànirno. Si è con· statato che in combattimenti della durata d i pochi minuti,

Il combattimento psicologico può dividersi in due fasi de. ' nomrnate dalle emozioni prevalenti iu esse: Fase dell'emozione paurosa. Fase dell'emozione collericf.t. La prima fa.se 'precede il combattimento tatbico, la seconda lo comprende. Nel trattare la prima fase mi sono proposto di sfrondare molti pregiudizi sull'emozione paurosa, come pure mi sono proposto di dimostrare eh' è g ravissimo pregiudizio il voler sostenere che l'emozione paurosa ab?ia il sopravvento su tutte le altre emozioni dal principio fino alla fine del combattimento tattico. Il massimo dell'emozione paurosa, stando alla credenza o·enerale, coinciderebbe col momento culminante del comb:ttimento tattico, mentr<1 che in quel momento prevale tutt' altra emozione, ed il massimo dell'emozione paurosa si riscontra prima dell' azione, tant'è vero che cer ti disturbi all'apparato digerente sono frequenti durante la marcia, frequentissimi durante l' aspettazion~ sotto il fuoco nemico mentre non si verificano mai durante la lotta. · ' Amedée Delorme dice a proposito: « Ciascuno ha dei nervi « più o meno facili ad eccitarsi, a tendersi e sopra talutìÌ « q_u~sta tensione agisce sngl' intestini. « E un . effetto involontario, è un'accidente, non un'onta. « '.l'ra le nostre righe non si generalizzò e solo due o tre « uomini, su duecento circa, ne furono vittima. Dopo una « breve sosta, essi ripigliarono il loro posto di marcia e, ver(< gognosi dell'accaduto, andarono più coraggiosamente dégli « altri al battesimo del fuoco. » Il tremito, al tro tratto caratteristico dell'emozione pauros'"a, si propaga più specialmente alle gambe, alle mani ed alle labbra e lasciando agli eminenti fis iologi quali Darwin, Mantegazza, Mosso e Ribot di ricercarne la tanto controversa causa efficente. io dirò eh' è dipendente dalla sensibilità indi-

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FENO~IENC l'SIClllC:l MILITARI

e senza che precedentemente la truppa foss e sottoposta a sforzi eccessivi, pur tuttavia essa sentiva il bisogno di bere abbondantemente per calmare la sete. Ciò è dovuto all'emozione paurosa, per effetto della quale le glaudole salivali agi · scono imperfettamente, la bocca inaridisce e la lingna ade risce al palato. Nell'imminenza del pericolo si verifica un indebolimento nelle facoltà e nbi sensi, del quale conviene tenere conto, senza annettervi soverchia importanza. Il soldato è un candidato alla morte, ma non un condannato a morte. Lo spirito si turba, la mente si annebbia, la volontà si affievolisce, la memoria diventa labile, la vista ingrossa: con· seguentemeute le notizie provenienti dalle pri me schiere sono quasi sempre esagerate, e in generale tendono a mol· ti plicare la forza numerica dell'avversario e<i a raccorciare le d istanze. Necessita pertanto che le informazioni siano attinte direttamente da ufficiali invia~i dalle retrolinee per eliminare l'inconveniente r!i informazioni inverosimili, accompagnate da insistenti domande di rinforzo per vincere ostacoli err oneamente ritenuti insuperabili, o per opporsi a forze ritenute soverchianti . Sotto l'impero dell'emozione paurosa l'illusione ottica dà presto luogo all'allucinazione, e il soldato è indotto facilmente a vedere il nemico in tutti gli oggetti che hanno con lui la menoma rassomiglianza. Amedoe Delorme candidamente confess a d'aver scambiate delle siepi per le file nemiche. « L'idea del combattimento, « egli scrive, che ci animava e ci sovraeccitava fin dal mat · « tino, prendeva consistenza. Apparivano lontano delle masse· e oscure, ancora indistinte, che dall'aspetto si sarebbero dette « siepi, ma che senza dubbio stavano, a nostro credere, pe; « cangiarsi in cespugli ardenti, lancianti pallottole ... Ma uon « fu così. O le ombre lontane non erano realmente che deUe « macchie sparse, oppure le ombre erano rinculate, fnggite al « nostro avvicinarsi. Fosse immaginario o si fosse celato, è « certo che in quel giorno l'avversario non fu trovato. » Il soldato che ritorna sul campo di battaglia trova l'aspetto ' dei luoghi cangiato, non ricorda più le vie seguì te e qualche

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volta non sa nemmeno riutracciare il cadavere del compagno cadutogli al fianco, perchè esso rivede con calma quanifo ha intravisto collo spirito turbato. Ciò spiega ancora le frequenti ri:mm=izioni di eroi ritenuti morti _e ~ep?lti,' risur~·ezioui più miracolose cli quella di Lazzaro, dt btbhca memoria.

... Thomas Ribot, il padre degli psicologi moderni , al quale riverente io m'inchino. come umile ed ultimo scolaro riverente s'inchina a grande maestro, afferma che mezzo indi· scutibile per vincere l'emozione paurosa. è ~a s~ie~z~, ma. questo mezzo idealmente bello non è applicabile ai casi del!a guerra, dove ogni congegno, per le difficili coutiugen;::;e 1~ cui deve operare, occorre possegga i caratteri della s1:1mphcità e della praticità, dove ogni funzione conviene sia adatta all'ambiente in cui si compie. D L1e sono i metodi a cui si può ricorrere per eliminare, o quanto meno per diminuire l'emozione pamosa; l'uno di ordine spirituale, l'altro d'ordine fisico. Quest'ultimo è ba· sato sul fatto che l'agitazione muscolare diminuisce l'agitazione dell'animo, ossia, per dirla in lingua povera, quanto più il soldato s~lta, corre, si agita, t anto meno è accessi bile alla paura. Conseguentemente è consigliabile prima e dur!l.nte il combattimento di tener la truppa ferma il meno possibile, perchè la truppa ferma, solo preoccupata dei colpi che la devono percuotere, risente l'emozione in tutta la sua intierezza, mentre il moto distraendone le energie, attenua il sentimento della sofferenza. Mezzo spirituale è la prospettiva di una emozione più grande, cioè I.o scacciarel'ernozione paurosa per mezzo di altra emozione paurosa. :fu questo un mezzo ripudiato da molti ma che non mancò in molti casi disperati di dare ottimi r isul · tati. I!} arte di buon governo militare, in tali casi, di stringere i freni d'un sol col po, con tutta la forza, con tutta la energia, con tutta la possanza di cui fi è capaci, non usan~o pietà, nè misericordia per nessuno, giacchè se la punzecchia-


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è'ENOM.cNl PS!Gn!Cl lllL I"l'•A lll

FHNOMEN1 PSlCilfCl MlT,l'rAf!T

tura insist~nt~, ~iuturna, inacerbisce gli · animi e può produrre una irntaz1oue sorda e pericolosa., nulla è a temersi da un colpo forte dato da una mano di ferro. I più opinano però esser meglio infondere nel soldato la fi~lucia _in sè stesso, lusingandone l'amor proprio, affettando , d1 credere nel suo coraggio, anche quando questo manca. Se ad un soldato poco coraggioso, nell'affidar()'li un incarico si viene ad insinuargli neD'animo che eo-li solo è in 0Tado di compierlo, perchè coraggiosissimo, niente di più f:cile che diventi un eroe. Gli esempi cli (,al genere abbondano, ed io f rn. tanti sceg lierò ciuello del l\1urat alla Moskowa. Mentre i soldati della di visione Friant, che poco prima avevano perd nto l'eroico loro comandante, erano i11 procinto di cedere all'urto tremendo d~i ~ora~zieri r~ss~~ Murat_ che era con loro gridò: « S~ldat1 dL Fr~ant, v?1 siete tanti eroi » e questi risposero: « Viva Murat, viva il R e di Napoli. » e ripigliato animo, resi~tettero intrepidi alle ripetute cariche della cavalleria rnssa. 1

. Ora .che si conoscono g li effetti dell'emozione paurosa ed 1:11ez~1 per ~omb~tterla v iene in aéconcio di parlare della offens1 va e chfens1 va tattica. Si crede generalmente ohe la offensiva i ncuraO'o-i e che la difensiva deprima le forze spirituali del soldato, ~:entre do -. vrebbesi più propriamente credere chela offensiva diminuisce fortemente l'emozionH paurosa, mentre la difensiva la lascia pressochè intatta. L'offeusi va è agitazione, la cl ife.usi va e calma forzata. Il soldato agitato non avverte spesso nemmeno le ferite che r.i:ceve, mentre all'opposto il soldat,o non distratto da alcu1;1a_ affezion e, che aspetta il colpo a sanguè freddo, cisente 11 dolore nella sua intensità : ecco il gran divario che corre tra la offensiva e la difensiva, considerate sotto l'aspetto psieologico. Il soldato nella offensiva è supposto in marcia ed allo scoperto, mentre nella difensiva è supposto fermo e possil

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bilmente al coperto; ora sembrerebbe a tutta prima che nel secondo caso il soldato dovesse trovarsi in mi()'liori condi. b zioni, ma nella offensiva il soldato agitandosi, contorcen, dosi, rannicchiandosi per rendersi meno vulnerabile, inconsapévolmente si alleggerisce del carico patfro;;o, mentre nella difensiva esso grav ita quale incubo snl SL10 animo. Conviene qui notare che se nel combattimento offensivo, dopo uno sbalzo, si arresta la truppa, questa perde del suo valore quanto è maggiore il tempo della ~osta, perchè cessa poco per volta l' agitazione muscolare e cresce in proporzione la sensazione pauros~ talchè se la fermata si prol unga presto avviene che l'attaccante ed ii difenso re si trovano allo stesso livello psicologico, ed allora l'attaccante trova nna difficoltà enorme per istaccarsi dall'ultimo ostacolo afferrato. L'ideale qùindi, per l'attaccante, sarebbe ch'esso non si fermasse mai e facesse fuoco marciando. Il d ifensore, condann::i.to ad una vita penosa, è spesse volte t rascinato ad aprire il fuoco innanzi tempo contro bersagli insignificanti. pur di scuotersi, pur di stordirsi, pur di sentirsi ri ntronar le orecchie dai colpi di fucile. Il massimo dell'emozione paurosa si riscontra nell'.attesa sotto il fuoco dell'avver;:;ario1 sern~a la possibilità di poter Teagire, tafchè il soldato prova un vero conforto, un ·vero sollievo quando ubbidendo ad un suo desiderio ardentissimo pnò :finalmente avanzare e scaricarn il proprio focile. Opprimente, snervante, affannosii è l'atte;;a degli assediati e -degli assediant.i, e Francesi e Tedeschi n e esperimentarono i tr1sti effetti durante l'assedio di Metz (1870). Amedée Delorme, il mio autore p referito perchè il più veritiero, ci descrive mirabilmente il momento dell'attesa prima del combattimento di Loigny: « Ci fu dato ordine, egli narra, « di attendere. Dal comandante del regg~mento al più mo· « desto soldato, did fl emmatico nostro tenente al vivace nostro « sottotenente, dal paziente sergente V ... al bollente sergente « N ... tutti soffri vano d'un' inazione che sembrava 'inesplica· <:: bile. Il reggimento coi soldati sdraiati a terra, era esposto « ad una grandine di proiettili d'artiglieria. È la più peu osa


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FENOMENI l'SICHICI nflLlTAR[

FENO~IEN I PSlCHlCl M!LlTARl

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« maniera di ricevere il battesimo del fuoco, Nessuù movi<<

mento, nessuna preoccupazione estranea ci distraeva dalla

« morte, dalla morte che s'avanzava sotto forma di mosèerini « neri ronz<J,uti, rapidi, annunciati da una fiamma lontana e « che finivano, toccando terra, in un'altra fiamma sgorgante « d~l lo~·o seno. Durante un'ora e mezzo si subì questa terri« bile_ prova dell'immobilità sotto il fuoco. Fu qnnque un « solhevo, un ristoro quando si ricevette l'ordine di alzarsi « e di correre avanti, I nervi , si distesero col movimento dei << muscoli e la circolazione del sangue fu così precipitata da « sembrare che, d urante le ore scorse, tutti quei cuori aves-· « sero cessato di battere. » In altro luogo Delorme scrive: « Chiunque ha veO'liato . . b « un morente s1 ricorda dell'emozione provata durante i mi« unti lunghi come le ore; si spia il soffio ora violento ora « insensibile del moribondo ed ogni rantolo ci fa fre~ere « perchè sembra il geµi ito d'un'anima slanciatasi verso l'i«_ guoto, ver~o l'eter:nitft. A.I fuoco, nella passività dell'attesa, « ~uesto _stesso pensiero, il pensiero del passaggio possibile, « 1mmed1ato, per se stessi, dalla vita alla morte: preoccupa << anche i più. valorosi. » Zola fa una descrizione molto verosimile del modo con cui i soldati d'una compagnia francese aprirono il fuoco dopo lunghe ore d'aspettf•ZÌone. « Scorsero, egli dice, ad « un tratto davanti di loro, a quattrocento metri, una decina « d'uomini che vestiti d' uniformi scure, uscivano da un bo« schetto.. Erano dei Prussiani. La compa,O'nia li aveva veduti b « ~ c?~tr_nuav~ a vederli anche dopo che fnrono spariti; i « fnc1h s1 scancarono spontaneamente. (Jno sparò e tutti gli « altri spararono. Non c'era stato comando; il capitano ,v olle « far cessare il fuo~o, m ~1 · desistette ad un cenno impetuoso « del _t~nente che rivelava la ::i.ecessiUt di quello sfogo. I sa.l.« dati s_1 sentiva.no rincorati, distraendosi così dalla loro paura, ' « ubbr1a9andos1 dal frastuono dei colpi. »

Ed ora passerò a tratteggiare a grandi linee la seconda fase del combattimento psicologico. La prima fa~e, fase dell'emozione paurosa, fase del pallore, è preuuuziata dal silenzio emozionante e va fi.no al momento in cui il soldato può sparare il proprio fucile. Ho esaminr.te le varie perturbazioni corporee ed intellettuali a cui va soggetto il combattente durante questa fase, accennando in ultimo alla offensiva ed alla difensiva, che dopo tutto non sono ailtro che gradazioni differenti dell'emo7,ione paurosa. La seconda fase, fase della collera, fase del rossore è iniziato dalle prime schioppettate e va fino alla risoluzione del cornbattimento, dando luogo all'esultanza per la vittoria od all'abbattimento morale per la sconfitta. Come il temporale che s'addensa minaccioso, si scatena finalmente convertendosi in grandine devast,Ltrice, così l'emo· zione paurosa condensata ,luraute il periodo critico dell'aspettazione· trova :finalmente uno sfogo nell'agitazione, nella eccitazione, nella convulsione della seconda fase del combattimento, nella tempesta psicologica che mette sossopra tutto l'organismo umano. « Non vi ha compRrazione, dice Delorme, « tra l' impressione del combattimento ecl il tremor penoso « che lo precede. L'apprensione vaga, è bene spesso ripeterlo, « è peggiore del pericolo reale, definito; il pericolo non in « cute timore ·quando si può g uardarlo in faccia. '>> Stando alla versione d i alcuni degli scrittori militari già citati, e eh' io non nominerò più. per non ripetermi in una uniformità sterile e monotona, sembra . che tra la fase deprimente e la fase eccitante del combattimento esisttt un mo· mento -di lucido intervallo in cui la mente si rischiara e lrL vista si fa nitida, serena, e q uesto momento intercederebbe tra lo scaricarsi dell'emozione paurosa ed il caricarsi della eccitazione nervosa, e sembra ancora che per cert,e nature privilegiate il momento lucido perduri in tutta la seconda fase del combattimento. Altri scrittori non fanno cenno di


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FEXOME~ I PSJCIIICI llll,ITARl

questo lucido intervallo, forse perchè da essi non av vertito. E saminando la questione alla sLregua delle regole psicologiche l' intervallo dovrebbe esistere, perchè tra lo scaricar"i d'una emozione paurosa. ed il caricarsi d 'un'altra intercede sempre un momento di calma. A mano a mano che la febbre del combattimento invade il cuore di tutti, cresce l'agitazion e, cresce il calore, aumenta l'orgasmo, finchè raggiunto lo stato di esaltazione, di con vulaione spirituale, il soldato diventa insensibil e alla soffer enza, n on sente più la fa t ica, la fame, la sete, il freddo e g nalche volta nemmeno le ferite che riceve. Questo fatto si esplica per mezzo dell'assorbimento completo di t utte le energie del sistema nervoso e muscolaro che impedisce ogni diffusione del!' i mpulso ricevuto nei canali usuali, ed è solamente allorchè sparisco l'esaltazione del combattimento che Ja sofferenza è sentita, inquanto solo allora le correnti ner vose sono lioore nel loro cammino. Caratteristica quindi del secondo periodo del combattimento è l'eccitazione fino all'insensibilità che i nostri padri cercavano con alimenti tonici e cou bevande spiritose, più che con d iscorsi ed esortazioni, tan to ohe un capitano beone, odiatore a morte dell'arte oratoria, la vig ilia di Austerlitz, riunita la. sua compagnia, non lesse del bellissimo proclama n apoleonico che: « domani sarà distribuita doppia raziono d'acquavite» sogg iungendo per tutto commento, rivolto al furiere: (e e le razioni sieno abbondanti. » « I trnfei della vittoria, lasciò scritto Melchiorre Gioia , « si devono in parte all'insensibilità che accompagna il fu« 1·ore del combattimento. » Alcuni soldati inglesi, degenti nell'ospedale di Portsmouth per ferite ripc,rtate uell,~ guerra boera furono inter vistati da un giornalista anonimo, ai quali rivolse separatamente la seguente domanda : « Che impressione provaste la prima « volta che vi trovaste al fuoco? » Un irlandese giovane alla domanda si m ise a ridere e rispose : « Eh! la prima volta ho avuto un po' paura. Sono stato ferì to a Oolenso, ma rn i ero g ià battuto in du~ pie-

FENO?>rnNt 1!.:HCII!Cl MILITA!tl

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oo1i scontri, la prima. vo lt,i vicino ad Estcourt . Al di là di una collina c'era il combatt;imento. Noi r icevemmo ordine di avanzare. - Avevate già... un po' paura, inte;ruppe il giornalista. - No, ma ero l_)reoccupato. Era la prima volta che ent1·avo in combatt;iment.o, ma pure non vedevo l' ora di avanzare e sparare il fucile. IL brutto fo ai p iodi della collina... - A causa del· nemico. - No, a causa dei nostri feri ti. Mentre noi salivamo, in· contrammo una fila <li portaferiti che scendeva. Alcuni pa · revano morti. U no aveva la fa.ccia così insanguinata che non si ca.piva. che era. Procurai di non guardare, ma sentivo bo-li urli ed i lamenti. P.msai che fra poco potevo a.n · eh' io essere n el loro stato. 11:arciavamo ~n silenzio ed eravamo tutti pallidi. Gli ufficiali, ci grid$vano: Su, coraggi o, attenti agli ordini. - Arrivammo vicino alla collina, ci fe cero distendere e mi trovai quasi solo. Ad uu certo punto gli ufficiali gridarono: A terra, a terra. Mi sdraiai, spl~rai contro delle piccole nu volette di fumo al di là di certi alberi lonta.uo lontano. Era l'unica cosa che si vedesse del nemico. Il mio vi cino di desi:;ra. colpito da una. palla, restò giù come si trovava. 11 nostro tAnen te che sta va d ie~l'O di noi cadde anch·esso sul principio. Qirnllo fu il peggiore momento. ~-,u assai meglio quando ci ordinarono di a,anza.re di corsa, dopo che i Boeri avevano rallentato il fooco. ·Io non capivo pÌLt niente, io non pensavo pil'.t a niente, io non ricordavo più niente e quindi , no n so più niente. >> E cco l' inseusibiliti~. Un altro soldato alla stessa domanda, interroga a sua volta: «· È s t·:1.to mai ubbriaco lei? L o stesso è t.rovarsi al fuoco la prima vol ta. Io vedeva intorno a me i proiettili che sollevavano la polvere, come le prime goccie di pioggia nel polverone d'estate. Non mi pareva che dovessero ammazzare, mi divertiva.no. >: Ecco il primo sintomo dell' incoscienza. L'eccitazione n el combattimento è provocata dil,l sentimento della collera come la depressione prima del combat135 -

ANNO ~LVI,


F E.N OMEN L PS!CH! CI MILLTARL

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FENOMEN I PSICHICI MILl' l'AlU

timento è provocata dall'emozione paurosa, perchè è ueue ricordarlo, se la paura è l'istinto della conservazione sotto la forma difensiva, l'istinto della conservazione so tto la forma offensiva, aggressiva è la collera, collera. che ha la sua sorgente nel rancore nazionale, e come questo può essere naturale od artificial~. Dai brani sparsi d'inconscia psiµologia che si trovano in tutti gli scrittori militari, si possouò agevolmente dedurre i tratti caratteristici della :fisionomia del soldato nel furore del combattimento, Mentre nella prima fase ce lo descrivono silenzioso, preoccupato, pallido, tremante, gui ca lo descrivono col volto in fiamme, la schiuma aìla b,occa, le narici d ilatate, gli occhi iniettati di sangue, la voce strozzata, come è appunto l'espressione dell'uomo fremente di collera. I popoli collerici sono i più eccitabili, i più impetuosi nel combattimento, e la furia francese è appnnto caratte· rizzata dalla facilità con cui i nostri vicini d'oltr'Alpe montàno sulle furie per un nonnulla. I Tedeschi hanno il furore che è collera repressa, rabbiosa, sprigionantesi con fragore. Concorr e a provocare l'eccitazione il sentimento del do· minio che nasce dal piactire di poter imporre la propria volontà al nemico, vi concorre l'emulazio11e che è una gara di coraggio fra le truppe dello stesso esercito, vi concorre la speranza d'una medaglia al valore o d'un avanzamento al grado superiore, vi concorre la musica guerriera, ma vi concorre innanzi tutto e soprat utto la suggestione esercitata dall'ufficiale su' suoi dipendenti. Se l'ufficiale inferiore durante la fase pallida, inspira Jiducia con la sua calma, nella fase rossa diventa il vero suggestionatore de' suoi soldati. Egli è l'anima del suo riparto, egli concentra nella sua personalità le personalità deg'l i individui che ne fanno parte, egli riassume nella sua volontti la volontà collettiv~1, egli col sno fascino trascina anche i più restii al calore del combattimento, egli col suo rnovi·mento trascina gli altri al movimento, egli colla sua collera, col suo sdegno, col suo entusiasmo trascina gli altri allo sdegno, alla collera, all'ent usiasmo.

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Se mi si domandasse qual'e il ! appresentante di Dio sulla t.erra n,e l 'momento in cui grandinano i proietti, risponderei: l'ufficiale. Quale il rappresentante del Re? quale il rappresentante della patria ? quale il rappresentante della bandiera? l'ufficiale. · L'ufficiale sul campo di battaglia concretizza davanti agli occhi de' suoi soldati le grandi idealità di Dio, Re, patria, bandiera. · Tra le tante memorie, note, cronistorie, giornali, ricordi da me consultati non ho trovato alcuno che si dicesse spinto innanzi nel combattimento da spirito religioso o da ardor patriottico, ma ho trovato. che concordemente ripetono tutti con affettuosa insistenza: il nostro tenente andò avanti e noi lo seguimmo; il nostro tenente si fermò e noi ci fermammo; il nostro tenente si slauciò avanti di corsa e noi ci slanciammo in suo aiuto. Perchè ciò avvenga è necessario vi sia corrispondenza d'affetto tra su peri ore ed inferiore, Anche Delorme dièe di essere entrato nel combattimento con ripugnanza per seguir e il suo sottotenente odioso a tutti, mentre seguì molto volentieri il suo capitano da tutti amato, Ecco il gran p,roblema da r isolversi da ogni ufficiale i~ tempo di pace: compiere il proprio dovere facendosi amare da' suoi soldati. P er ben comprendere la mìs;;ione suggestiva dell'ufficiale inferiore conviene tener conto della -contagiosità motale che si propaga dal superiore ali' inferiore e che ha per veicolo dì t rasmissione l'eseqipio. 'rutti i sentimenti sono contagiosi e le emozioni, che a ltro non sono ohe violente agitazioni dello spirito, lo sono al massimo g rado, Un grido, un ges'to, una parola, un segno trascinano all'automatismo dell'imitazione, un'emo'h one di collera o di paura nel s_upei;iore o nel compagno si propaga suggestivamente nei compagni e nei sottoposti, trascinandoli r.,.ella lotta 0 inducendoli alla fuga, Il contagio monle si manifesta nel combattimento ~ foori ~i esso, ma mai con l'intensità con cui si appalesa nella fase dell'eccitazione, perchè quivi i nervi soffrono della massima t~nsìone. Og nuno sa che i nostri padri più. astuti di noi, man-


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·FENOMENI PS1C1U0l MILI'l'A.lll

davano i soldati alla morte can.tando, pe r soffocare il grido del terrore che contagiosamente produce effetti disastrosissimi. La propagazione del coDtagio morale avviene in mille modi: un soldato spara e tutti sparano; un soldato fugge e trascina con sè un battaglione; un soldato si sbanda e , b<>'li sbandati crescono a dismisura; un soldato cade sfinito dura.nte la marcia e subito dopo par~cchi altri non possono tirare avanti; un soldato sacrifica alla Dea Cloacina e parecchi altri soffrono di disturbi intestinali; una fortezza capitola e poco dopo tutte le altre capiLolano. Nel 1805 mentre il generale Mack trattava la capitolazione d'Ulma, tutte le altre for tezze della Svevia ·domandarono di capitolare; nel 1806 in pochi giorni capitolarono tutte le fortezze del regno di Prussia e qualcuna capitolò davanti alla cavalleria di Murat; nel 1870 le fortezze francesi seguiTono la stessa·soi:te. E Belfort ? qualcuno potra obbiettare. Quella è l'onorevole eccezione ch6 conferma la regola.

Dal fin qui detto facile riesc:e trovare la cagione degli effetti terribili della sorpresa nel combattimento. Ho diviso il combattimento psicologico in due fasi, fase deprimente e fase eccitante; orbene, nella sorpresa, il soldato è colto nella fase paurosa ·s enza aver tempo di passare alla fasè collerica, è carico di elettriciti\ negativa senza aver tempo di caricarsi di elettricità positiva, e perciò è indotto facilmente alla ritirata, la qttale per effetto della contagio · sità può convertirsi prima in foga e poscia in panico. In tal modo si spiega pure come truppe battute possano trascinare nella ritirata truppe fresche, le quali si trovino . ancora nel periodo del pallore, perchè le famose truppe fresche, di cui si fa sì largo uso .nei trattati di tattica, non sono spesso che truppe fredde ca.riche di emozione paurosa. Il voler raccogliere truppe battute sotto l'egida di truppe fresche non ancora impegnate, , come da molti si consiglia, è 'c ontrario ad ogni buon senso psicologico, perchè avverrebbe l' incontro disgraziato di due emozioni paurose, l' in ·

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FENmlENI P.51CHICI MILITARI

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contro di un moribondo che si ritira con un uomo tremante che attende, e le due emozioni paurose si fonderebbero per trascinarn tntti alla rovina;. Quanti combattimenti si son perduti perchè si volle raccogliere le trnppe in ritirata colle truppe retrostanti·ferme, ooll'arme al piede l E i sostegni? Essi so no costituiti da tru·ppa freddissima quasi a contatto di truppa rovente quale è quella della catena. Non sono essi, P.i ù che rinf'orzi, centri d'infezione paurosa? Procedendo di questo passo agevoliuente si potrebbero demolire molte norme tattiche contenute nei nostri trattati e regolatnenti, ma prima di procedere in q1;test'opera di demolizione bisogna pen:;are all'opera di ricostruzione e questa non può essere contenuta in un artico;o da rivista.. Dirò soltanto che fra la tattica delle forze materiali e la tattica delle forze spirituali esiste un contrasto stridente, che io mi auguro possa presto spar ire collo studio profondo delle questioni psico· logiche. Per dimostrare gli effetti terribili · della sorpreié<a riporterò il racconto di un higlanders ferito a Magger.sfontein. Egli alla solita domanda del giornalista i-ispose: « Non è 'la prima « volta in cui• sono entrato nel combattimento che mi ha « fatto panra, m·a è stata l'ultima. Qltando si combatte si è « aocesi dentro di sè (vedete come esprime bene, a mo.do suo, « l'eccitazione della seconda fase del combattimento). .Ma a ~< Maggersfontein non abbiamo combattuto. È stato un ma<< cello; ed il macello mi ha messo paura. A poche yw·ùe dal « nemico, senza accorger~ene, giù una scarica, senza sapere « come, e tutti per terra. Q.nalcuno si sollèvò e una nuova « sc~rica lo gettò a terra. Io strisciando come una lucertola « so,no arri vato vicino ad un compagno.: Tommy, gli ho « detto, aiutiamoci ad uscire di qui. Ma si, Tornmy era « morto: Allora ho camminato colle mani e coi piedi per « mettermi in salvo. Se mi dicessero: '\Villiam, ritorneresti « al combattimento? risponderei: Ye!'l, con tutte le mie forze, « ma ad un'altra di c1uelle trappole! sono cose terribili , guai « a chi ne ha la colpa, Dio non gliela perdonerà mai. ))


F ENOMRt\t l'SICl[JCI llll,ITARl

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Persino una donna nell'impeto della coll ara seppe dimos,trare lo sprezzo per il nemico. L'aneddoto è vecchio, ma la donna era oo-iovaue e bellissima. Caterina de Medici, ma. donna da Forlì, come la chiama. Machiavelli, assediata nel suo castello, mentre la soldatesca s. grida altissime ne chiedeva la resa, essa a lzando la gonna e mostrando ciò che il tacere è bello, si batte colla mano ... e qui il lettore dev'esser rispettato. Nell'agitazione dell'animo l'uomo si dimostra tal quale è, spoglio d'ogni menzogna convenzionale, scrostato d'ogni verniqe, puro e nudo come lo fece madre natura. L'uo~o perplesso, dubbioso, porta vivamente la man~ alla tempi~, si strofina gli occhi o tossisce, l'uomo che mcontra sene difficoltà si gratta la testa per scacciare i pensieri molasti. Quest' è la mimica dei momenti difficili, che ci permette di giudicare prontamente dello stato d'animo dei combattenti, senza bisogno di ulteriori interrogazioni.

FENOMENI l'SlCIJIC J n!JI,ITA Rl

:S:o detto che la collera è il sentimento eccitante e offensivo, j>revalente nel secondo periodo del combattimento. Nel punto culminante dell'azione quando la vita, come disse un filosofo francese, è fatta di millimetri e di secondi, la collera scoppia violentemente sotto forma d' insulti volgari, di parole oscene, di gesti indecenti. Oo-nuno ricorda il mot to celebre di · Cambronne, lanciato e, in un momento di rabbi~1 sprezzante. Quel motto, che non fu mai pronunciato, ma ben trovato, non rl!,ppresenta che u no dei tanti motti disdegnosi che nel momento supremo esplodono per effetto della collera. È noto che il maggiore Brunetta d'Usseaux a Palermo non solo ri petè il motto di Cambronne, ma lo lanciò sotto forma concreta ~ulle spalle dei rivoltosi. ' Nel 1860 le due sqnadre, francese ed italiana, stavano sotto le mura di Gaeta, la prima con incarico d'impedire al.la seconda qualsiasi azione dalla parte del mare. Un bel mattino il comandante della squadra italiana, per conoscere le 'vere intenzioni dell'ammiraglio francese, fiDse una. mossa nella rada con due corvette. Immantinente fa Brelagne, nave ammiraglia francese, si dispose a combattimento ed avanzò grave e maestosa colla sua massa gigantesca. Allora la ]lfar'ia Adelaide, nostra ammiragfoi, segnalò alle due corvette: pulizia dei metalli e tu tto sembrava dovesse terminar IL Ma la Brelagne avanzava sempre silenziosa. e prepotente. Sulla Maria Adelaide c' era anche . silenzio, e gli ufficiali, soffocando gli scoppi d'ira, guardavano disdegnosamente la ·B1·e· lagne che passava vicinissima. · « In un baleno, narra Jack la Bolina, l'alto silenzio fu « ro tto da un suono che uscì dal portello N. 8, un suono « stridente, groBo, indecente, ingiurioso, spudorato, un suono « che voleva dire scherno e disprezzo ... un suono contro cui « il cannone è mutolo, un· suono che non faceva arrossire le « g uance della musa faceta di Tas~oni e che trovò grazia << anche presso quella disdegnosa dell' Alighiei:i. >>

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, Il combattimento incomincia col silen:1.io e termina col si.lenzio per il vinto; il secondo periodo dell'azione s'inizia con un'ubb11iacatura, per dirla .col soldato inglese, e termina con un'ubbriacatura di gioia per il vincitc,re. E stato notato da un corrispondente tedesco che durante l'assedio di Parigi i soldati dopo un combattimento vittorioso si abbandonavano ad atti vivaci, a scoppi di risa e ad u~ cicaleccio· caratteristico. Non parlo delle ubbriacature di gioia dopo Marengo, dopo Austerlitz, ecc., perchè sono abbastanza note. L'abbattimento morale massimo dopo la sconfitta si con· verte coll'andar del tempo in fobia militare. È indizio di scoramento massimo il silenzio dell'angoscia. Se dopo un insucces~o, seguendo una colon~a. od eutran~o in un accampamento, sì odono g rida, strep1t1, bestemmie, se i soldati · si abbandonano aUa maldicenza, in termini vivaci (e chi è senza peccato scagli la prima pietra), in tal


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l'l>l'<O.IIRNI PSICll!Cl Mll, l'rARI

caso si può ritenere che la truppa. è ancora atta al combatt.imento per effetto di rea.zione, ma se in simili circostanze la truppa mantiene un ostinato silenzio, si può dedurre senz'altro che ogni volontà ò spezzata, che la psiche non funziona piit e che lo smarrimento è completo. Uno storico e generale vissuto dne mila auni fa, rientrato nell'accampamento dopo una sconfitta riconobbe lo stato di profonda demoralizzazione io cui erano caduti i suoi soldati dal fatto che nessuno fiatava e nessuno mangiava. Durante la ritirata da Mosca gli storici mi litari narrano che i soldati camminavano delle giornate intere senza scambiarsi una. parola. La sera di ·waterloo i Francesi si ritirarono a testa bassa, silenziosi, insensibili alle mina.ccifl, alle esortazioni, a.Ile preghiere. Vittorio Bersezio, narra oosl la ritirata di Novara : « Ve« deva.mo gruppi, torme di fuggiaschi, confusi, affrettati, « smarriti. Alle loro spalle, nell'ombra della sei-a, un cerchio « di cannoni e d i moschetti vomitava la morte. E colà in « quo! l'ora suprema, uomo fata.le, bersaglio della sventura, « ecco apparirci pallido, rigido, funereo il re Carlo Alberto. « L'onda dei foggenli veniva acl infrangersi innanzi al petto « d el suo ca.vallo. N essnuo lo guardava in faccia, nessuuo « nemmeno mostrava d'accorgersi della presenza di lui ; lo « evitavauo a capo basso, il passo frettoloso, ed il r e non « gnarda va nessuno. >> Citerò un esempio per dimostrare che la confusione str epitante è indi;,io di demoralizzazione più apparente che reale. Nel 1866, durante la ritirata su Kouigratz, nell'esercito austriaco, com'è a tutti noto; snccesse una confnsioue inde· scrivibile; le grida, lo bestemmie, le recri mina:àoni incrociantisi e confonden tisi impressionarono talmente il generale Benedeck che telegrafò a Vienna di conchiudero la pace ad ogni costo, per risparmiare all'esercito una catastrofe inevitabile. Il giorno d opo, egli, riuniti i comandanti di corpo d'armata domandò loro coritezza del morale delle truppe.

F.ENOllr.Nl J>S 1Cll1Cl Mll.ITAltl

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Tutti risposero che i soldati non desideravano altro che di battersi per riparare alle passate sconfitte. E che l'ese1·çito austriaco non fosse demoralizzato lo attestarono i 6000 morhi ed i 18,000 feriti della batta.glia. di S adowa. Mi si d irà che la batLaglia è stata perdut.a lo stesso, ma quella è cosa ohe riguarda il comando e che nulla ha a ohe fare col valore delle truppe. Terminato il combattimento, v incitori e vinti, feriti e moribondi rivolgono il pensiero ai loro cari lontani e che il pensiero di quest'ultimi corra agli effetti più santi ne fanno fede i numerosi morti tro,·a.ti sul campo di battaglia col ritratto, colla fotogl'afia, colla lettera della mamma, della moglie o della fidanza.La stret;ta sul cuore. I feriti, nonost;a.ute le is!;ituzioni u manitarie moder ne, si trovano il più delle volte in peggiori condizioni che iu pas, sato. « Il soldato i tali.-i,no, d ice Sismondi nella Storia <le/le « Repubbliche italiane dei tempi di me~::o, combatteva sem pro « presso alle mura dell a propria cfttà , non solo per la sai« vezza dell11. p1itria, 111a ancora per la propria, per ottenere « un fine ch·egli conosceva, mosso d11. u na passione che ei << divideva co' snoi concittadini . « S e aveva la disgrazia di essere ferito non langniva negli :t ospedali, abbandonato alln. dnra indi fferenza di subalterni « chirnrghi, ma ricondotto la stessa s~ra alla prÒpria casa, « l'a111orosa ctu'A. che di lui si prendevano la consorte, la. madre, << le sorelle, gli faceva quasi dimenticare i suoi dolori. Se « periva sul campo di battaglia, periva nell"entusiasmo d'un « patriota, por una cagione creduta sacra, tra le braccia de' « suoi amici e tle' ,;noi coucittai:lini; non era annoverato tra « i morti come un semplice soldato, come un essere ideale « destinato soltanto ad aver lnogo nol raggu\\glio d' nna « battaglia in mezzo ad una colonna di numeri, i SllOi con« cittadini sapevano d'aver perduto un uomo ed un cittadino « ed egli era. pianto come nomo e come cittadino. >) 1 fe l'iti partecipano all'esultanza dol vincitore ed all'abbattimento morale dei vint.i, essendo la percentuale dei soccombenti sempre maggiore tr a <1nest'ultimi che tra i primi.


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FENOMENI PSICHICI MILITAIU

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Non riassumo il mio lavoro perchè è sintetico per sè st.esso e perchè non è che la premessa necessaria di due altri inti~ to1ati: La psicologia ltel comando e La tattica psicologica. A me basta per ora l'aver considerate abbastanza ampiamente le due fasi spirituali agenti sul campo di battaglia: l'emozione paurosa e l'emO:!:ione della collera, l'una deprimente, l'altra eccitante; l'una che nella . macchina militare rappresenta l'attrito, l'altra il lavoro utile; l'tma da combattere ad oltrarrza, l'altra da cercare, provocare ad ogni costo. A mo' di conclusione dirò poche parole sugli effetti psichici . delle tre armi. ; La cavalleria è indubbiamente l'arma dei maggiori effetti psichici. Essa è altresl l'arma dell'estasi militare. Per essa poeti e prosatori sommi sbrigliano la loro fantasia dettando pagine immortali. Davanti ad essa il freddissimo Duca di ferro si scopre riverente il capo chiamandola meravigliosa. La sua divisa psi· cologica è quella delìa prima Regina d'Italia: Sempre avanti, cavalleria. L'artiglieria è l'arma del fragore, fragoro·sa nell'incedere, fragorosa nèll'azione. H a effetti più estesi, ma meno potenti di quelli della cavalleria. È l'arma dei fremiti e dei brividi, fremiti di gioia per g li amici, brividi di terrore per i nemici. La fanteria viene ultima nell'arrit1go psicologico. I suoi effetti diretti sono molto modesti, ma quelli indiretti, prodotti dalle perdite materiali, superano di gran lunga quelli delle altre armi. Ha le maggi'ori difficoltà psicologiche da superare é perciò dev'essere composta degli uomini più forti d ì corpo e di arnmo. ONORATO MANGJAIWTTI copi/11110,

LE lVIETRAGLIERE RITORNANO DI :MODA

L a questione· dell'impiego delle metragliere nella guerra campale può ;ritenersi risolta dalla maggiol." parte delle grandi potenze e tra non mo1t.o· queste armi faranno parte dell'armamento di tntti gli eserciti. Infatti la Germania, dopo gli esperimenti eseguiti durante le grandi manovre del 1900, ha deciso cl i adottarle definiti vamente distribuendole, per ora, ai battaglioni cacciatori ed al battaglione tiratori. della Guardia. L a Russia con decreto imperiale del 31 luglio 1900 ha costituito 8 batterie di metragliere Maxim del calibro di 7,(ì2 ciascuna batteria su 4 pezzi. Le batterie sono state assegnate in ragione di 2 per ciascuno dei 4 corpi d'armata della Siberia. Il Belgio ha adottata una metragliera Hotchkiss mod. 1899 automatica,'che può sparare da 400 a 500 colpi al minuto. In Francia procedono attivamente le esperienze tendenti alla scelta del tipo di metragliatrice da distribuirsi definiLivamente all'esercito . D opo dunque .mezzo secolo di prove, non sempre felici, sui campi di battaglia e di esperienze nei poligoni di tiro, queste ai·mi hanno decisamente conquistato il loro posto a fianco alle altre, e dico mezzo secolo poichè, come è noto, l'origine dell'impiego delle metragliere in rasa campagna risale alla guerra civile d'America. Questa guerra mise in presenza due partiti di forze molto disuguali: il partito più debole era relativamente all'altro molto meglio organizzato e preparato dal punLo di vista militare, il più forte numericamente si trovò per molto tempo nella impossibilità di mettere in linea un esercito numeroso, ben istrnito e ben equipaggiato come quello dell'avversario.


LE METRA,GLlbRE RITORN A,' W Dl !IOl)A

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LE METltAGLIER I, RlTO!lNANO DI MODA

Il primo pertanto riuscì a tenere in iscacco il secondo per ben quattro anni, fino a che quest'ultimo, istruito dall'esperienza e dai rovesci subiti , poté~ mettere in piedi un esercito ed avere dei capi che fosseì·o in grado di trionfare. Di fronte perciò ad un armamento difettoso, con un esercito privo di direzione e deficiente d'istruzione militare, il paese e ·l'industria con febbrile attivi tà posero in opera tutte le loro risorse, ed in mezzo a quel diluvio di armi, che inondò il mercato, si trovò la metragliera. . Poco o nulla si seppe dei risultati ottenuti dall'impieg o di queste armi d\uante l'oradet.ta campagna, dovendosi classificare nel numero delle reclames le meraviglie decantate dai costruttori; l'eco per altro si ripercosse in Europa, e dopo 5 anni la metragliera comparve sui Cfimpi gi battaglia del 1870. Era appena terminata in Francia la falJbricazione delle armi a retrocarica che la questione del Luxemburgo parve dovesse turbare Ja pace in Europa, il pericolo fu s'bngiurato, ma la Francia p revedendo che un altro incidente qnaIsiasi avrebbe fatalmente dato fuoco alle poi veri, si affrettò a corn.pletare l'armamento dell'esercito e decise di adottare la .metragliera .M:eudou. IL primo pensiero fu. di darla ai battaglioni di fante ria, sperando di poter costrurre_un'arma molto leggera e molto maneggevole da potersi trasportare a braccia su l camp,o di battaglia, ma le esperienze ben presto di1Uostrarono che era impossibile riunire nella stessa arma la potenza e la. leggerezza e quindi fu nece21sario trainarla. Sicchè da armi df fanteria le metragliere divennero armi ibride e si presentarono sui campi del 1870 raggruppate in batterie da 6 pezzi. Le esperienze del campo d i Chiì.lons e l'esclamazione d i Napoleone II[: rùst u n massacre, decisero le altre potenze, la PnlSsia compresa, a preoccuparsi della fJUestione, ma i dettagli dei risultati ottenuti dnrante g li esperimenti calmarono il primitivo ent,usiasmo e perciò l'esercito tede~co entrò in campagna sprovvisto di tali macchine. Più tardi la Bavie1:a., che particolarmente ave va p reso a cuore la cosa, ue fece alle-

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stire una batteria la quale prese parte solo al secondo periodo de1la guerra. Le mètragliere francesi ebbero largo impiego nelle battaglie del primo periodo, dopo S édan se non scomparvero totalmente, essendone cadute 142 in mano dei Tedeschi colla capitolazione di Metz, ebbero per altro un impiego tathco completamente diverso. Infatti mèntre a "\Véirth ed_ a Met~, ·<,lisposte su lunghe linee, spesso coperte da spalleggiamenti, facevano sentire il loro crepttio durante tutta la durata del1.'azione, negli ulteriori combattimenti esse entravano in linea alla fine della lotta e spesso scompat'ivano dopo non più di mezz'ora di fuoco. Si direbbe che i Francesi edotti dagli sc~rsi effetti ottenuti e di fronte a lla deficiente istruzione ·degli eserciti repubblicani; le utilizzassero iu qualche modo unicamente allo scopo di non tenerle inoperose. Le perdite subite dai Tedeschi per effetto del fuoco delle metragliere furono in complesso limitate, se si eccettua qua!Ghe distaccamento che avventnratosi a por tata di tiro tu molto danneggiato, e gli ufficiali tedeschi asserirono, dopo la campagna, che era facile sottrarsi all'e(Jelto de 1: loro pro.-

ietlili, perche questi cadevano sempre allo _stesso pos-~o.

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Da parte tedesca là prima batteria F eldl fu distribuita al 1° corpo bavarese al principio di ottobre, e prese parte al. combattiirnt ntçi di Artenay del 10, ed alla battaglia di Orléans dell' 11 di qnel mese, ma dopo un'aspettativa poco gradevole durante l'azione, non le fo possibile a,prire il fuoco che alla fine cli ciascunri giornata. contro qualche reparto francese i.n ritirata. A Coulmiers ebbe invece parte importante, essendo stata incaricata d i occupare il vil.laggio unitamente ad un battaglione di . fanteria e di sostenervisi il più lungamente possibile per proteggere la ritirata del corpo di armata, essa per due ora tenne in iscacco il nemico molto superiore cli m1mero e ritira,ndosi lentamente di posizione in ·posizione respinse per ben tre volte le colonne d'attacco ed .obbligò una batteria francese a cambfare di posizione. Le impressioni che lasciarono le metragliere dopo la _ guerra del 1870 sono così r iepilogate dal conte Hennann


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LJ1: 111ETRAGLIERE RITORNANO DI 11100A 1.1; ~IE'l'RAGLIERE Rl'l'ORNANO DI MODA

di Thti.rheim in uno studio, dal quale ho rilevato queste notizie, e che comparve nel 1872 .sotto il titolo: Le inetraglie1·e ed il loro impiego cl1.,1,rante la gMer>ra del 18 10-71. « La metr~gliera non è e non sarà mài un'arma utile per « la guerra rn rasa campagna, perchè essa produce effetti « minori cli un reparto d'artiglieria e !li fanteria corrispou« dente. In casi rarissimi la sua azione è realmente di grande « vantaggio, ma essendo questi casi eccezionali, non si po« trebbe g iustificare la riunione in batterie di queste mac« chine e tutto al più se ne può condurre quR,[cuna come « r.~serva in campagna. Al contrario in una piazz a forte, im~ piegate sopratutto come fiancheggiamento, le · metragliere « offrono vantaggi considerevoli dal punto di vista della « tat~ica_ e _della fortificazion~, ~ d'ora in avanti l'ingegnere « e 1 artigliere saranno tenut i d1 contare su esse. Qni queste « armi sono di un uso poco dispendioso per(;bè possono far (< senza d i cavalli pel traino e di vetture pel rifornimento te delle munizioni. » ·. ~ome ~vviene dunque che dopo trent,'anni, dopo un g iud1z10 cosi severo queste macchine ritornano di moda? II generale Luzeux sotto il titolo: Les mitr·ailleuses rians la guerre moderne tratta d iffusa.mente della qqestione. Egli, esamimtndo uno studio del luogotenente americano Parker, che comandava Ja batteria di metragliera a Santiago di Ot1ba, ri volge all'autore questa domanda: come fece, cioè, 1~ batteria a regolare rapidamente il proprio tiro a ·grandi d1s~anze ·? II luogotenante Parker, è vero, dice èhe i puntatori osservava-no il disordine che si manifestava nelle :file nemiche per fissare l'alzo, ma quando l'alzo impiegato .non produceva alctlU disordine, perchè sbagliato, come fare ? Ricorrere al metodo del tiro progressivo g ià adottato dai Francesi nel 1870 non è consigliabile, poichè questo sistema si riso! ve in un forte spreco di munizioni ed in una perdita di tempo. Perdère del tern,po impiegando un'arma a tiro rapido è un controsenso! II Parker dice che al momento dell'assalto le metragliere debbono seguire la fanteria e stabilirsi immediata· 1

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menté sulla posizione conqnista ta per metragliare il nemico in ritirata ed impedire og ni ritorno offensivo ; ma il Luzeux rileva che questo còmpito è già assegnato da l;utti i regolamenti all'ar,tiglieria, la quale può eseguire un tiro piu faciie a regolarsi. E certo che la metragliera in questo periodo del combattimento può rendere considerevoli servigi, peraltro se essa dovesse entrare in azione soltanto in simili occasioni se ne potrebbe far senza, per non complicare l'armamento degli eserciti. con una nnova macchina. M!!.lgrado però queste osservazioni il Luzeux è fautore dell'adozione delle metrag liere: egli incomincia a dimostrare · che il tiro delle metragliBre presenta dei vantaggi sul tiro del cannone. Il proiettile di quest' ultimo, dice, fino a che non esplode costituisce un proiettile uuico e st1l sno percorso, per quanto radente sia la traiettoria, non può colpi!'e che un uomo, o

ne colpirà parecchi q_tialo-r a essi sieno disposti esattamente imo diet1·0 l' allr·o, la metragliera invece copre di proiettili una zona di terreno, che partendo dalla bocca del pezzo va mano mano allargandosi :fi no a considerevole distanza e

tutto cii; che esisterà su questa zona probabilmente sarà col,pito. A me sembra che questo confronto non sia esatto o almeno non abbia il valore che l'autore v uole attribuirgli; infatti colltl. spoletta a doppio effetto lo shrapnel durante il percorso se urta casualmente contro un ostacolo, sia anche un uomo od un cavallo, scoppia e col fascio d~lle pallette colpirà tutti gl'iudividui che si trovino nel raggio d'azione 'd el cono di d ispersione. Mentre poi se alle piccole distanze è possibile coi proiettili della metragliera lambire il ter r éuo tra la bocca dell'arma ed il bersag lio, ciò non si verifica più a lle medie ed alle geandi distan"'-e, poichè, per quanto radente sia la t raiettoria, vi sarà sempre uno spazio, che aumenta colla distanza., nel quale le truppe possono manovrare senza pericolo di essere colpite. Se prendiamo in esa me la traiettoria di alcune nostre metra.gliere abbiamo infatti i seguenti risultati:


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. LE ME'l' Rs\G I.IEltlE lll'J'OHNA NO 0 1 MOO ,\ L E )IK l'H ,lGLllm c HITORNANO DI l\!Ol)A

Met1 ·agliera cm·abina M . - F iuo alla gittata di 500 metri le ordinate sono inferiori a 2 metri eccetto il b'reve tratto comprendente il vertice fra .J;:::: 240 e o:;== 320; p~r le git~ tate da 600 metri in avauti le ordinate sorpassano 1 2 metn tranne per limitati t ratti in prossimi tà dell'origine della traiettoria e del punto di caduta. Met1·agliera carabina G. - F iuo a 400 metri 1~ ordinat~ della traiettoria sono inferiori a 2 metri, alla d1slianza d1 500 metri lo spazio non baÙuto per beri::agl i alti 2 metri si trova d,i 175 metri a 375 metri dcilla bocca, per la d istanza di 600 metri detto spazio va da 110 a 525 metri , per le gittate d,t 700 metri in a vanti le ordinate della trniettoria sorpassano i 2 metri eccetto per brevi tratti in prossimità dell'origine e del pun to di caduta. . . Melragliera car·abina C. - Fino a 500 metn le ordmate sono inferiori ai 2 metri, per la distanza di 600 metri lo spazio non battuto per bersagli alti 2 m~tri va da. 160 metr! a 500 metri circa dall'origine; per la distanza dt 700 metri detto spazio va 126 metri a 625 metri; da ~00 metri i~ avanti le ordiua.te superano sempre i 2 metn salvo per lt:ro itati tratti presso l'origine ed il punto di caduta. Come vedesi .dunq ue durante il tiro alle me:iie ed alle grand i distanze il terreno pericoloso si r iduce ~d u n~ stretta zona in corrispondenza dell'orig ine della tra1ettona e del punto di caduta dei pro'iettili e la probabilità di ?ol_.rire truppe, cbe trovansi nel terreno intermed io, sono pocl11ssune. Altro vantaggio della metragliera sul cannone si oUer~ r ebbe, secondo l'egregi o autore, dalla proprietà che hanno 1 proieUili oblunghi della prima di fronte alle pallette sferiche degli shrapnels cli conservare per maggior te mpo la loro velocità e Ja loro potenza di penetrazione, in modo da poter traversare i ripari in legno o screstare quelli in mattoni od in pietra da taglio. . . . Ora è noto che per colpire truppe dietro npan la radenza cleila traiettoria è dannosa, ragione questa che ha deciso l'impiego in campagna degli obici, inolt~e in que~to genere di tiro è assolutamente necessario determ1mwe la d1stanz~ esatta

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dell'ostacolo per portare poi il tiro al di là del ciglio, e non essendo possibile regolare l'alzo sul disordine che si manifesta. nelle file nemiche, perchè coperte, ne viene di conse· gu,enza che bisogna r egolarlo sull'osservazione dello scoppio dei proiettili, eosa solo possibile alla artiglieria. '.l:rattandosi poi di scresta.re muri parmi che si debba asso· latamente ricorrere al cannone, sola anua atta a prod urre qu,ella potenza di fuoco necessari,l per ottenere effetti utili. Ma l'illustre autore sembra che faccia questo paragone incidentalmente, poichè non v uole propugnare la sostituzione delle metragliere al cannone, arizi egli sostiene che fu grave errore que'llo dei Francesi nel 1870 di aver classificate tali armi t1:a i pezzi d i artiglieria, di averle ordinate in vere batterie e di aver voluto cou esse compensare l'in contestabile inferiorità del can none da 4 di fronte ai cannoni tedeschi. Egli v uole che la metragliera. sia un'anmt d i fan teria perchè ne sia logico l'impiego, dovendo essa agire · come un vero fu cile che spari su un sostegno fisso, senza bisogno di correg· gere il pnntamento dopo ogni scarica, e che non tocchi il segno ad azzardo come il focile soggetto alle variabili condizioni :fisiche e morali del tiratore. Nè devesi tirare a distanze superiori a 1500 o 2000 metri, perchè per dislfanze maggiori i l cannone a tiro rapido risponde a tutte le esigenze. ia metragliera deve, cioè, eseguire tiri / acilrnente r·egolabili a clislanze che per il (ucile sono grancl't e per le quali la potenza del fucile non è oggi i nlierarnente 1,tlili zzata dal fante che spara a braccio sciol!o. È illogico, dice, servirsi del cannone per trovare la distanza alla quale deve poi tirare la metra.gliera: se ciò era a~ .missibile nel 1870 allorchè la por tata delle due armi era presso a poco uguale, non lo è più. oggi, perchè ciò significherebbe limitare l'azione dell'artiglieria privandosi del vantaggio delle sue lunghe gittate, oppure r estringere l' impiego della metra.g liera a qualche situazione eccezionale; e pertanto la melrag l-iera cle1J e poter t1·ovare l'alzo e 1 ·egolare U tiro da sè. Trovar l'alzo e r egolare il tiro, fintantochè non si abbia un istrumento di impiego facile e pronto che dia la dista nza 136 -

ANNO \1.1'1

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LE ~lln' lt ,1G1,n;10,: ll.lTOHNANO IH MODA

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L E METBAGLllm t,: l!lTOllNA NO UI MOUA

600 a 2000 metri il fucile può produrre aueora un tiro abbastanza efficace, ma sotto r espressa condizione che l'alzo sia esattamente impiegato e che il tiro stesso sia bene eseguito da soldati perfettamente istruiti e discipli~ati. ~ung u~ fino a 2000 metri vi è una zona nella quale 1L .fucile puo fare contro il cannone se non delle meraviglie almeno buona fio-ura. ma alla condizione oradetta ·che sarà difficile ottenere d;i r i~ervisti rimasti per degli anni foori eserc:izio, ed anche dai soldati sotto le armi, i quali per le brevi ferme sono ridotti agli str etti limiti di u na istruzione elementare. E, vero ' dice che si è creduto colle salvo a comando poter dirigere il fuo co a g randi distanze, ma l'esempio del la cam· pagna del '70 e di quelle posteriori hanno couvinto gli uf :6.ciali · di tutti gli esercit i, che !tcinno fallo la gu.en·a, della poca praticità delle salve. Per eseguire le salve è necessario raggruppare i soldati, ora truppe in ordine chius~ sono esposte a perdite sensibili per effetto del cannone a tiro rapido e quindi esse non possono conservare la calma uece~sari:a per eseguire la carica. P iù diven1;a potente e celere 11 tiro dell'artiglieria, e più l'ordine sottile s'im pone alla fanteria. Se si arriva dunque a sostituire all'uomo nna macchina, q_uesta sottomessa alla direzione d i un sol pun tatore, che potrà essere protett'.), agi rà q ualsiansi gli orrori del dramma ché si svoJo·erl intorno ad essa. b . Pur ritenendo giustissima l'osservazione che le truppe m ordirie chiuso saranno facile bersaglio pel eaunone a tiro rapido, farei peraltro osservare che il fu oco a sai ve a grande distanza è eseguito durante il periodo della lotta dell'artiglieria, sarà per tanto poco probabile che, all'atto pratico, il cannone abbandoni l'obbiettivo pr incipale, e per tanto la fan. teria potrà , nella maggior parte dei cas_i, eseguire le salve senza essere d isturbata dall'iLrtiglieria; ment re è più p1;obabile che batterie meno impegnate rivolgano il tiro contro g{·uppi di met ragliere in posizione (1)

esatta nel più. breve tempo possibile e senza bisogno di fare calcoli, significa dover osservare il punto di caduta dellt~ pallette; ma a distanza di 1500 o 2000 metri questo p t{nto .non si rileva su un teri·eno umido, seminato a grano, segala, o· co-· mnnque erboso ed allora non r esta che ricorrere a.I metodo g ià accennato di regolare, cioè, l'aJzo sul disordine che si manifesta nelle file nemiche. ]!} sarà .sempre possibile scorgere questo disordine alle grandi distanze allorchè le truppe sono appostate ed i11 grau parte coperte dalla vegetazione e dai ripari naturali del terreno? Non lo credo. In ogni modo persiste sempre il fatto eh<:) sbagliando l'alzo la determinazLone delle distanze procede labo,·iosa e lenta e poichè le file nemiche raggiunte dal tiro si sposteranno sarà necessario seguirle col fuoco, cosa non facifo per l'artiglieria e difficilissima per la metragliera. Pertan to se si tien conto del tempo perduto per cercare la distanza esatta d!;!l bersaglio, dello sciupio di proit1t tili o dei problematici effetti che si possono ottenere ci si domanda : Quest'arma compenserà la spesa alla quale si va incontro, la complicazione che porta nel!' ordinamento e nell'istruzione dell'esercito, e l'aumento della profondità delle colonne~ Cal· colando infatti che una batteria di metraglier e su 4 pez?.i spari 2000 colpi al minuto, per assicurare ad essa mezz'ora di fuoco occorrono 60,000 cartucce, cioè tre carrette per ca.r· tucce; ma che cosa è mezz'ora di fuoco in una giornata di combatti mento! E d ecco come il generale Luzeux dimostra l'utilità del1' impiego delle metragliere in guerra : Egli dice ~he cento ann i addietro ìl tiro del fucile non era. efficace al di là dei 250 metri ed a 500 metri diventava quasi inoffensivo. mentre le grandi cannonate in quest'epoca, avvenivano tréJ, i 500 ed i 600 metri ; oggi invece il fuoco di f'a nteria è micidialissimo fi no a 600 metri e non occorre r egolare il tiro a questa distanza, perchè esso lambisce il terreno tra il tiratore ed il nemico; in questa zona il can· none non può· pe~tanto rimanere in presenza del fuci] e. Da

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(l.J Nel l.870 fu duLo ordino formale a!l"artigl i1:ria teues~a Lli ·concentrare il fuoco sulle

mitrag liatrid non appena cssc entrasse ro in azione.

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l..E M[i;' l'ltAGI.IEHE RITORNANO DI MOD A

Inoltre nn• • reparto ài fanteria preso di mira dal c"n • . <• none si. sottrae pm facilmente al tiro che una batteria di me~rag lier~, la quale ?er un cambiamento di posizione hr.1. . da compiere opera.zroui che per quanto semplici richiedono sempre un certo tempo. _Nè credo che i soldati incaricati del servizio delle metrnghere possono più facilmente di q L1elli di fanteria. conser ~are la ca:lma ed il sangue freddo alla vista del dramma che s1 svolge mtioruo ad essi, poichè i secondi, ahmmo nell'of. ~ens_iv~, avanzando lasciano i caduti dietro le. spalle, mentre 1 pr~m1, stando fermi, I.i hanno costaaterneute sotto gli occhi. L aut;ore peraltro ammeUe che uua eccellente fanteria c~lma, d_is~iplinata, ben istruita, ben comandata poti·c_ì a r iyoi'· d: t~1·m~m fai· senz a clelta mel?'·agliera; ma quest;e 0 oudi zrom, d1c~, s~no dif:fic~li a realizzarsi, perchè la spesa da una parte ed. il b~sogno d1 aver molti soldati daJl'altra, impon gono la ridu7,10ne i:lella ferma. allo stretto indispensabile. Ora. a. parte quanto asserisce i l Rhljne che, cioè oltre i 600 metri l_' i_mpor t~nza dell'abilità dei tirntori s;ompare, gt~esta C~~drzwne d t- COSe Sll per giù SÌ verifica p resso tutti ~lt eserc1t1 moderni e la lotta che un tempo si svolcreva trn 0 tiratori abilissimi oggi avverrà tra tiratori meno abili . e perciò oggi come sempre il segreto della vittoria devesi c~r11arlo, oltre che nelle buone armi e nell'abilità dei tira,tori, anche in quegli altri fattor:i che persistono alle mutevoli vicende dell'a.rmamento e dell'istruzione del soldato ai fattori, cioè, intellettuali e 1no1·ali. Sono questi fattori che danno la ragione delle vittorie tedesche del '70 e di quelle russe nel '77 riportate con fucili di gran lunga inferiori ai C!iass~pot ~d ai ~eabody, e dei meravigliosi successi d i un pugno d1 eroi Boen contro l'esercito inglese, provvisto di armi eccellenti e reclutato col sistema delle lun<Yhe ferme. mentre p~ù tardi quegli abili tiratori finirono in ~rappola ~1 guado d1 Koedoesrend a11orchè 1' arrivo di sir Roberts cambiò i metodi di guerra. L 'autore dice ancora che nel combattimento odierno il fuoco ha una pa.rte preponderante ed i punti d' appogg io .

i.E )[l·;TllAG L! l;;R t.: i< l'l'O l<l'.'ANO 01 )iODA

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hanno guadagnato cl' importanza, e dipendentemente dall'aumentata g it,tata il fuoco di foci leria si incrocia sovente sugli intervalli che separano questi pnnti, e quindi se li occuperemo cou delleV buon" metrag liere, esse renderanno certa-' . mente grandi servizi, nello stesso tempo che presenteranno nn bersf1glio di dimensioni ristrette e facile a proteggersi. Concludendo egli propone di assegnare 4 mitragliatrici a ciascun reggimento rl.i fanteria, organizzandole in modo da poterle scindere in due grnppi atti ad operare, occorrendo, indipendenti. Esse occuperebbero le posizioni più convenienti per poter :fiancheggiare col loro fuoco a grandi distanze la fronte della linea dei tiratori, o metragliare gli obbiettivi più importanti e più. lont,ani, contre i quali fin'ora' si raccoruandavf1, di tirare a salve. Durante l' assa.lto, esse dovraU:no dalle lor0 posizioni laterali metragl iare il nemino in posizione fino all'ultimo momento e facilitare l'assalto. Riuscito questo, l(~ metragliere condotte vivamente sulla posizione concorreranno all' inseguimento. Se .l'assalto è respi·nto si sforzeranno cl ' impedire l'inseguimento nemico. Esposte a grandi tratti le idee generalmente ace;ettate intorno all' impiego delle metragliere nella guerra campale, ed ammessi i v~ntaggi che i fautori d i tali macchine.sperano raggiungere, farei alcune considerazioni: La precisione e l'eflieacia del t iro ed i rapidi effetti sul bersaglio si potranno ottenere dopo che si sia trovata la distanza esatta del bersaglio ed il tiro sia perfettamente regolato. Accennai già guanto d iffieili siano queste operazioni, nè_si può diré che queste d ifficoltà. si presentano nella stessa misura pel fucile, poichè r iferendoci a quanto asserirono i tedeschi dopo la guerra del '70 che, cioè, era facile sottrarsi all'effetto dei proiettili delle rnetragliere perchè questi cadevano sempre a llo stesso posto, i-,ossiamo · dedurre che la metragliera, anche dopo regolato il t iro non otterrà. tutti i ·risultati sperati. Infatti. essa nel senso del tiro non ha che un limitato spazio battuto, dovuto alle in-f:lnenze balistiche e dal quale il nemico potrà faci lmente sottrarsi, mentre poi se la distanza è sbagliata le linee nemiche non saranno col-

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• LE METRA G l.!F.RE RITORN ANO 1)1 MODA

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T,E METRA(H. Ji,:11 ~ RlTÒlt:SANO 1)1 MOJ i A

pi~e. Ben diversamente le cose procedono per il fuoco a salve di fuci leria, il cui errore nella d istanza sarà molto al; . tenuato dalla dispersione dei colpi, ad ottenere la quale concorrono tutti i tiratori buoni e catt ivi fl) ed allora aumen' ' t tando la :wna pericolosa aumentano le difficoltà di sottrarsi all'effetto dei proiettili. Se poi si t Len conto che lo spazio in profondità. è sempre occupato da truppe di rincalzo si viene alla couclusione che il fuoco di fuciler ia ha probabilità di ottenere sul campo di battaglia migliori r iSLlltati di quello della metragliera. Ma i fautori della metragliera sostengono che il fuoco a salve non è pratico, ta,uto è vero che molti tattici vorreb· bero sostitnirlo col fuoco così detto a caricatore od a pa:U,se, precisamente per sopprimere l'appunto :maggiore che vien fatto al primo, quello cioè di richiedere l'agglomeramento della truppa iu ord ine chiuso. Le ragioni addo~te dagli uni e dagli altri sono fondate su apprezzamenti giustissimi e la mia poca competenza mi trattiene dal decidere quale deì. due sistemi potrà dare migliori risultati nel combattimento; parmi invece che si esageri alquanto sulla possibilità. d i esegt1ire sempre il t iro a grandi distanze. Per tirare con probabilità di col pira è neces:;,ario ,,edere i l bersaglio, poichè nè la fanter ia nè la rnetrag liera pos · sono r icorrei·e a.l t iro ind iretto, ora vi sono oggi t erreni che . permettono sempre un campo di vista d i 2000 e più metri ? La lot,ta per l'esistenza costringe l'uomo a chiedere alla terra tutto ciò che essa può rendere e perciò i terreni incolti vanno scomparendo; quelle· stesse zone, sulle . quali trent'anui addietro caricarono Vitlorosamente/t.i. squadroni di Miche], di Bredow, di Gallifet, sono oggi trasformate in fitti vigneti, ricche messi e lussuriose alberature coprono terr e sulle quali pochi anni or sono cresceva appena q ualche arbusto i naridito; sarà pertanto poco probabile nei terr~ni pianeggianti (l ) Sono oote /( flllC~ to proposi to le dc.:lniioni <Lc: I Tl hòino cl1e, cioc, co n errori cl i rio metri n.elta nista111/.:t ti ratori rue linr:ri 111tcni(ono migliori risu ltali cfoi buo ni, e con 1~5 metri d 1 errorn, catti vi !ir~tori ol 1.en:(ono ell'eUi doppi dei mcrl io,:ri .

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che le file nemiche si scoprano a distanze maggiori di 500 o 600 metri. Tale fatto, forse in proporzioni minori, si verificherà anche in collina poichè la radenza della traiettoria delle armi mo · derne conferendo al fuoco tanta maggiore efficacia quanto più i tiratori ed il bersaglio si trovano sullo .stesso orizzonte consiglia di° rinunciare all'occupazione di posizioni elevate. Il tiro dunque a grandi distanze· troverà largo impiego nella sola guerra di montagna. ove la vista può spaziare su vasto orizzonte ed ove si potrà usufruire largamente delle lunghe gittate del fucile e della metragliera. Non sempre poi è più faci le nascondere una batteria di metragliera che un reparto d i fanteria, poichè questa durante Pesecuz[9ue del fuoco può ridurre la porzione di ber~aglio vulnerabile a 0,35 (uomo coricato) mentre il ginocchiello della. metragliera è di poco in feriore al metro ed i serventi non possono star coricat i dura.ute l'esecuzione del tiro. Pertanto quelle lievi ondulazion i del terreno che coprono il fante non nasconderanno la metragliera. E se è necessario ricorrere alla costruzione di ripari ed agli scudi metallici per proteggere il personale addetto al servizio della metragliera la mobilità dell'arma scompare e gli scudi diventano ottimi punti di mira,per l'artiglieria nemica. Concludend o dunque non cr edo di assoluta necessità l'int roduzione di questa macchina nell'armamento campale degli eser<'iti od ierni, ma siccome un esercito che ne fosse sprovvisto potrebbe in date circostanze trovarsi scosso moralmente di fronte ad un altro che ne facesse uso, cosi ritengo che la m~tragliera, come già il focile a ripetizione ed il cannone a t iro rapido, s'imporrà non ostante tutte (e opposizioni. U oa volta presa l'iniziativa qa una potenza, lo alt,re dovranno se· g uirla sulla stessa strada. · Come dovrà presentarsi la metragliera st1l campo d i battaglia, ed a q uale delle tre armi dovrà essere ass; gnata? Se teniamo conto delle sue qualità. tecniche e del calibro essa è nna vera arma di fanteria, un fucile cioè su sosteono fisso·, • I:> se la consideriamo sotto l'aspetto organico si avvicina d i p iù


.... 2144

LE METf!AOLIERE 1111'0RNANO DI MODA

all'artiglieria, l'arma che riunisce tre degli elementi della lotta: l'L10mo, il cavallo ed il materiale, mentre molte esperienze fatte nell'ultimo trentennio avrebbero deciso favorev olmente ali' assegnazione della motragliera afsquadroni di c,ivalleria. Le idee degli scrittori a questo rignardo sono molto· disparate e spesso E>sse rispecchiano la simpa~ia che lo scrittore stesso ha per l'una piuttosto che per l'altra delle armi combattenti; ma una volta ammesso che essa possa re11 dersi uWe alle tre armi parmi che il S L10 posto debba essere in unità organiche indipendenti. Le batterie di metragliere costituiranno, cioè, nn'altra arma ausiliaria. L'esperien7.a di una grande guerra potrà dire l'ultima par ola sulla utilità d'impiegare quest'arma nella guerra ~ampale, è certo che i difetti tecnici rilevati dal conte Henuann Th(.i.rheim durante la campagna franco-tedesca oggi si possono considero.re scompar;;i, il solo problema che si collega a quello della metragliera e che aspetta ancora una soluzione è la ricerca di un istromento che p~rmetta al puntatore di valutare a colpo d'occhio la distanza esatta alla quale deve fìssare l'al zo, problema che oggi sembra ntopia e che. domani potrebbe essere nn fatto compiuto Si può forse prevedere l'avvenire? Quante grandi invenzioni non registra la storia dal dì che un buon monaco nell'oscura cella. di un chiostro d' Ale magna arse per la prima volta uu misto di zolfo e dl salnitro! EDOARDO DE'Mi<JDIC! mo{laiore !•ell'8° ttl'liylierin.

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L' OF_FENSIV A IN SAVOI.,\ CAMPAGNA. DEL 1793 La r; 11erre cl e moulagne exige une tlu,orio particufiò rc:. et ess~nlicf lement une grnnrfe connaissaoce ùu p:11·s. L 'tuw et rautre peu vent s·ac'f utiri r à.(o rcc d'r.il ude, de lectu re, et rie rechcrcli es sur f,1 ,·arte. n:a is l>ion pl us sùrcment ,·ncorc ,,n sn:va nts ur le Lerrain le, opérations rlesgtin,,rnux qui ont co rn mandé des anrnies dans ,!es pays dc

mo nlagne. DllGA 111 flOHAl\ .

A.l princ1p10 del 1793, G0,000 Fra.ncesi divisi in due ar:rnate, quella delle A lpi sotto i.i Kellerman, qu ella d'Italia sotto il Biron, fronLeggiava,no, lungo la displuviaJe alpi11a, 45,000 A.ust_ro-Sardi comandati dal vecchio generale a,ustriaco De Vi ns. Il duce degli alleati, abile diplomatico e mediocre condottiero cli eserciti, lento, irresoluto; alieno da ogni operazione ohe potesse com promettere la sua, reputazione e le forze affidategli ; obbedendo alle . segrete ist ruzioni del suo governo, ostacolava con studiati pretesti l'adozione di un sistema cli guerra. inspirato a vigorosa offensiva; quale tutti in Piemonte de~içleravano, per rialzare lo spiri to del paese e dell'esercito, abb1Lttuto dalla vergognosa ritirata· dell'anturn10 1792. Le calcolate lentezze del De Vin.s furono tali, che alla fine di maggio 1793 non si era potuto ancora concretare u n piano di operazione. Lo· sclegno uni versale (1) per una così , Qua nrl l 'con,)mi es t forL, Ile Vins di l (J ti' il no fa ol ll:ì, l'attaque r ; Quand il csl f:liblc, il ,!il qu'il n'cst pas :, rl'd011 tcr Qne Dieu scii. lo uè, et Do Vins r~rn er,:ié (congcclato). • Ca1Ùonetta cantata llalle Lrnppc piornontes i. CosT A 01 B1>A l!REGA1m, l!n hmnme d'm1l1'e{ois. (l )


... 2146

L'OFFENSIVA IN SAVOIA

!.'OFFENSIVA I N S,\VQlA

evidente mala fede, non rinscì ad aprire gli occhi del Re Vittorio Amedeo III, nel cui animo persistette illimitata la :fiducia nell'austriaco comandante. La partenza del generale Kellerman , con metà dell'armata francese delle Alpi per Fassedio di Lione insoi'ta, la de<lizione di Tolone agli alleati , gli scacchi suhìti dall'armata d'Italia nella contea di Nizza, tolsero al De Vins ogni mezzo cli ulteriormente tergiversare e l'apertura della campagna., con concetto offensivo, venne finalmente proclamata. Come era però da prevedersi, il p iano cli operazione, in luogo di informarsi all'idea cli una azione a massa, sopra 1m solo punto della lunga fronte nemica, si pr efiggeva due obiettivi, il Nizzardo e la Savoia, separati da più cli 100 cµilometri di montagna e divideva conseguentemente l'esercito in due corpi di egual forza. Questo pitmo di guerra, m entre da un lato contentava le menti superfici ali, con la speranza dì riafferrare in un sol col po tntto il perduto, aveva dall'altro, per il De Vins, il pregio di condurre ad un sicuro insuccesso, desiderafam del sno im veri al e paqrone. Gli uomini di buon senso, anche i meno periti di guerra, giudicavano questa doppia impresa una grave imprudenza, così il ministro Granari scriveva al barone Chionio (1). : « Io vorrei saper e chi mai abbia tolto il Re dal pensiero << che aveva cli rivolgersi per ora a Nizza, e non badare alla «Savoia.Non posso tacere a.lei, che per quanto siensi ce l.e« brati i vantaggi di questa impresa, che vuolsi secondata «.dai Nazionali, pure qui è pubblica la di.sapprovazìone del<< l'andata, in Savoia. È. certo che Sua Maestà si ìnganna·di « molto, se crede che questo giudizio sia quello di demo« cratici pronti a disapprova.re qualunque siasi operazione « del governo. Non vi ,è che uua vo_ce sola. Tutti affermano, « che se una pochissima parte delle truppe impegnat e in « Savoia, fosse stata nel Nizzardo, già si avrebbe conqui«stata Nizza e la Savoia. Due cose difficilment e potevan si

2 147

« fare bene ad un ti-atto, beusì potevansi fare bene e con « vantaggio una dopo l'altra. » Se questa era l'opinione di un profano, imnrn.giniamo a.g~vo.lmente quali dovevano essere i pensièri dei c;ompeteut1 1 ma pareva che nn velo fatal e oscura.sse la mente del S?vrano e dei suoi consiglieri e la, caclnta della 1\fona.rch1a fosse scritta irrevocabilmente nel libro del destino. Trascurando le operazioni compiutesi nella contea di. Ni7,za,, che escono dal modesto quaclro di questo studio, esamineremo Ja condotta delle ope1:azioni in Savoia, sot t o molti aspetti interessante e feco nda di insegnamenti.

Alla spedizione in Savoia erano stati rles{;inati 20 batta~ glioni, 24 pezzi e 2 squadroni, form.auti Lm complesso cli 16 000 uomini che si clovev11no radunare in d Lle masse; 14 , ' d. battaglioni in valle çl' 1;\.osta, 10 in. valle di Susa. [n 1pendeutemente da queste trnppe un corpo di G battaglioni, rinforzato dallo mili?:ie locali, doveva campeggiare atl Oulx, a difesa di quella valle, contro le imprese della guarnigione di Briauçon. L'ordine battaglia delle indicate truppe era il ~egnente :

di

Oonianclante : S. A. H,. il Dnca di Monferrato (1). Co11Jo di Jl[o1·iama.

'l'enente generale : marchese Gordon. l\iiao·o·ior 2:enerale: conte de hi Tour . b b brio-adiere : cava,lier di Fonl;anieu. b ~

T mppe. Granatieri : 2° battaglione. »

50 70

»

»

10°

»

»

»

(·l) Giuscp(l•J ~I ,u rizio ,loca ,li Mo11r~rr:1Lo. nato il 13 sc llcm bre 1762, mori-O in Alghero il :?S se l ta111l1rc ti99 , ora rs• fl~lio ,ii Villorio A1hcdeo 111.

(I) N1cOlt~DB 131.1;-;c111, Slol'ia <lellri 11ional'chia 11iem.ontese, vo i. 11, pa:,:. H9.

1


... L'OFFi:;NSl V ,\ JN SAVO I A

2 l48

Cacciatori: 1° battaglione (Germagnano). Fucilieri : 1° » reggimento Ohiablese. » 1° » reggimento Moriana. » 1° )) r eggimento I vrea. » 1° » reggimento Pinerolo. » 1° » reggimento Regina. Truppe leggiere: 3 centurie. :Pionieri : 1 battaglione. Cavalleria : 1 squadrone dragoni. Artiglieria: 4 comJ)a,guìe, 2,0 pez7.i. 'l'otale uomini 7000 circa (1).

Go1·po cli Ta1·cmtasia. Tenente general e : conte Berto11e di Sambny . Maggior generale: conte cl'Argenteau. Drigacliere :

'1.:l'nppe. Granatieri : 1° battaglione (granatieri l'eali). » 2° » (granatieri reali). » 3° » (Ohamonset). Cacciatori : Fucilieri : 1 battaglione, reggimento Novara. » 2 bal;l;aglioni, reggimen to Moufernito. » 2 » reggimento Marina. » 3 » reggimento Roquemouclct. » 2 » reggimento Torino. 'J'mppe leggiere : 1 battaglione. P ionieri : 1 battagJ ione.. OavR.lleria : 1 sqna<lrone cavalleggeri. Artiglieria : Lk compagnie, :14 pezzi . . Totale nomini 9000 circa. (I) f' ,·ici., lles m.01wnnc11t., d e l',innée rio S. ilf. l1• noi de Sonta igne en Srwofr, pe11da111 1,,. ct1111pt1r,11.e de 17!1,1, J>ar Jo mar•111is 11,rnnr CosT,1 1>1 B1,A o 1u•:(: ,rrn. Archivio di Sta to, Ulll f'io tlc l so l1l11, S1J1.io11~ IV, ri 11r otlo l l0 dal Tn1m1c1s1 (Un ,·égiment

p1·011i11cial).

2 149

L'0Fl'ENS1VA I N SA \'O I A

Coi·po di Dom Riparia (1). Brigadiere : barone Chino.

1 battaglione granati.cri. 1 » .Royal Allemand. 8 centlll'ie di milizia. 1 battaglione reggimento .Pinerolo. 1 » reggimento Ivrea. ·2 battaglioni reggimento Susa. Ogni battaglione contav~t in media 400 uomini, aveva nna salmeria cli. 43 m.nli circa, dei quali 2th anelavano al servi.zio delle 4: compa,gnie. Dei rimanenti l9, dieci erano destinati cd bagaglio degli ufficitili (nno ogni 4), gli itltri al trasporto munizioni da g uerra. Un impresario (munizioniere) provverleva all,L fornitur a e traspor to delle fa,rine, del pa,ne e del biseotto sino agli aecanipamenti. La carne seguiva in piecli 1 IJer conto di un se· condo impresariò ; così pure n n terzo forniva i quaclrupec1i ed i conducenti dell'artiglieria tutt1.t o quasi someggiata. Questo appaltatore percepiva 20 solùi al giorno, ed una ra1,ìone for aggio per ogni mulo, · una i·azione viveri per ogni mulatt iere, i! massima parte Bresciàni ('l) . Vivandieri, domestici di ufficiali, donne, cavalli e bestie cla soma di ogni fatta, seguivano le truppe, sfruttm::.do le risorse del paese, inaridendole a loro profitto; quando sar ebbe stato necessario economizzarle a benefizio dei combattenti (2). Il Duca dì Monferrato, nel cui animo albergavano bontà e valore, difettava delle doti di condottiero (3) aveva il comando nominale del corpo d'invasione; le cui mosse, giorno (4) Ulllèio del So ldo, Se.,.ione IV, Mazii ria ord inare li02·96. (2) Il mi nistro Granari sc r iveva al Ch ionio: • Non ci vogliono tanti famigli, tanto , lusso, ta nto seguito ù i genera li, a1t1·imenti acca.drà ;li dove·r ripiegare si vo~\i a o non • si \toglia ... ~ JCOlH:nE 8 IA1XCHJ , op. ci l. (3) P tNELLI,

Storia rnil'i/.are dei Piemonte.


.,. 2150

L'OFVl,~SIVA I.N ~.\VOI.~

per giorno, pa,::iso a passo, si era riservato di didgere De V i.u:;, dal suo quartier generale. Ad latu.<: del Duca era stato c:o11Òcato, capo di stato maggiore, l'austriaco generale d' .A.rgeu!,eau (1). Favorito della corLe cli Vienna, beniamino del Consiglio Aulico, costui non a'"·eva del militare che l'uniformo (2). Più cortigiano che uomo di guerra (3), testa leggiera (4), bensì intelligente cd attivo (5) era un collaboratore il cui concorso riusciva pii1 dannoso che utile (6). La sua presenza accanto al Dnc~i, di cui si atteggiav,i a Mentore, esasperava l'ufficialità piemontese e specialmente i generali di pa.l'i grado o più anziani, che mal soffrivano la sua altezzosa supremazia. Essi perb non valeva.no meglio dell'Argentean; dappoichè tutta la loro scienza militare ora comE:\ la facciata di una bella casa vuota, la vantata esperienza inveterata 1·outine (7). Invecchiati, logori, stanchi del servi.zio; senza lo stimolante magico delh1111biziou0 ormai soddisfatta, agivano automaticamente, incapaci di galvanizz,irsi per la lotta immineute, consumando gli avanzi della loro scarsa energia in vano gelosie e meschine lotte di prem.inenz~t (8). Gli ufficiali di stato maggiore, chiamati ad esercitare mansioni delicate, senza altro merito, la pi1'1 parto, che la nascita cospicua ; deliberavano con gravità e minuziosamente olabo~ rnvano, nel tasteggiamento continuo dei consigli di guerra, piani complicati, dai quali si s pet'a va con mediocri forze ottenere risultati mediocri, pronti a dichianu·sene soddisfati.i, pur di ~1rrischiar e il meno possibile (9). Pieni di boria, 110n

1.'0PFBNSIVA IN S,\VOIA

~

I

(O Ar:.:rnte:rn conte ~~ngùnio G11~1icl mo. lontano rngino del celchro 1liplom:1Lico Florimondo (17~7-H!lll con•iglierc di ~I ,ria Antunicll:1, n:1e<1ue a. llu y presso Lie;::i il 173i, avcv:, 1J11in1li 59 a11111. ~lori a Vi~1111a i l 4 ma~;tio 1819. Oi$cendcva dall o illu;tro gcnet"a le ~l crcy. (2J l'1N1.:r.1.1, op. ci L. (vot 11mc -1•, pa;.:. 6',~J. (3) $,\INT IN~;, Cinc,·re (l' ltatie. p,1g. 267. (4) Tn111.LAno. - Da ,lfo11le1wtte atl Arcole, tomo I, pag. 17. (5) C<,.~TA 01 BEAUIIKIJARO, OJI. CÌI ., pag. 15$. (G) l',-:1.1x llouvrnn, Bonaparte en llalie 1796. Nll· 103. (i) A1.1JJm r Son E>,, I.omo Il, pa:.:. r;:rn.

21 51

avevano che pa-r ole di sprezzo per il nemico, ed un cont emporaneo che bazzicava in quell'ambiente dice : <t Les go~s « qui vont conduire la guerre, sont trop su/{lçant8 pour _voJr « clair da11s leur propre j eu; à plus forte ra1son ne saura1ent« ils voir clai.r dans cehù de leurs aclver:;aires » ( L). Gli ufficiali superiori di talento, nell'esercito sardo si potevano contare sulle dita (~), mollezza, lentezza nell'operare, pedanteria, erano le caratte~·istiche ~el_la gra~ _massa di e_ssi! cui era vanto l'agire solo dietl'o ord1m prec!S1 o dettagh aL1 dei superiori (3). . . Provvedimento inconsulto era stato quello d1 accogliere nell'esol'Cito i foornsciti francesi, i quali vi porLarono bollenti passioni politiche, auimo insubordinaLo o nossupa perizia. militare (4:). Neo-li ufficiali inferiori non faceva difetto il valor persob f . nale rna agghiacciati da una tiranuicn. 1·outine, scon ortat,1 da u'n avvenixe fatalmente limi.tata da moschino orizzonte (5) non potevano innalzarsi siuo l\ quel sublime spi rito di sa.crifizio, che solo inspira la convinzione di operare in pro di una idea elevata ecl esaltanLe. L' ufficiale piemontese si baUeva con freddo coraggio, per pUl'O sentimento di disciplina e di onore militare, per dove1·e · e ciò, in una lotta contro nomini eccitati dal poderoso soffi~ deUa libertà e del patriottismo; e precipi tantisi alla morte con l'impeto di una generosa ed eroica folii,i, era troppo poco per riuscir vittoriosi. L'esercito sardo, rammollito da 44 anni di paco, mal colava sotto la brillanto vernice esteriore la propria decadenza. L'energico e maschio spirito militare che lo aveva animato nel passato, più non esisteva, soffocato dalla pesante cappa (li Cvs1',I

Ili BEAIJRIWARO,

(~) ~IAIITINEL, ,l./e11101·ie. (3) COSTA DI 811AUIIKGAnn.

011. cit., pag. 113.

op. cii. op. ci t.. vol. li. 11a;::. HG. (5) 1 !(mdi erano poro rctrihu ili, .!( li 11fflciali promossi prendevano solo cla ta 111 nnzianita e riccl'evano in compenso un lio•,·c aumento di pensione. Pcrdù occupavano un impiego inrcriore a l loro .!(rado tli rni t1ltc1111ev,u10 lnngnmente la ,•aca111.a. - Marchcso TR El>ICl'(I, lJll Ré9imenl PrOQÌllC~al, <'r. ci t. (!,.) N1com :ue [hAr<c111,

(8) Lettera del 111Mc:l1 ose Aln eri tll Sostegno col\ la qunle offt e le 1wop rie dimi~~ionf al Ilo Vitt orio Am()flco lll, da. coman, lan lll I;. Valle d'Aos ta. - Archivio , li Sl:llO. (9} AI.Ut:RT SOIIEL, op. cii., pai;. :i53.

1

,,


( 2152

J,'on,·1,:NSJV,I I N SA VOIA 0

di p iombo, ohe gli aveva imoosto Vittorio A.mecleo rrr 1 . . , con la servile imitazione dell'esercito prussiano . . In q nesto triste ~uadro brillano però sempre le virtù guern ere del solrlato, rimasto malgrado le cause dissolventi Ghe lo cil'conclav_ano, sobi-io, coraggioso, infaticabile, refrattm·io allo scoraggiamento. La ragione clello sconfitte va l'icercata non n o] gregario, che fece sempre luminosamente il proprio dovere, ma nelle cattive condizioni morali e :fisiche in cui si trovtiva,no gJi nfficiali , imprepara ti ac1 affrontare una guerra éli montagna « con i suoi minuf·.i spicci.olamenti, coi « snoi sparpagli inevitabili, con i suoi fieri ardimenti colle 1 « sue grandi fatiche, le sn~ 1.)riva.zioni, i snoi stenti, i suoi « })~r~coli d'ogni genere, sposso tenebrosi, repentini, fanta « staCI. G uerra ohe richiede menti. tranquille, onori sani . « animi devoti, perseveranti; ossia quelle vir tù. maschie ; « ferrigne » (1) che avevano cliserLaf;a la bandiera dell'esercito sardo.

L 0FFENSlVA . lN SAVOIA

0

(

J Il piauo rl1operazi.one, tra.ccia to dal De Vi ns, sL~~biliva che il corpo di Moriana, dovesse farsi precedere· in Sav~ia da un distaccamento, in caricabo cli occupare la Vanoise, e da qu~l~a regioue, facilita.re lo sbocco delle due colonne principali in valle d'Arc ecl in valle d'Isère. Oontemporaneamenf;e, un drappello doveva, nascostamente per il Vallese t rasferirsi nel ] 'aucigny e nel Chìablese, s uscitarvi la rivolta e gettarsi snl tergo dei Francesi (2). Il difetto del progetto cli campagna si era nuovamente ripetuto in questo piano parziale d'operazione; si continuava a dividere e suddividere le for ze, obliando che i risultati importanti non si ottengono con lo sparpagliar le t ruppe. Questo fatale sminuzzamento, quando non si voglia at tri(I ) Generale CAn1.o C:ons1 , Gucn·tt di 11101t/.11g 11.a.• (2)

Précis tles mn i~ement~ de l'ai·mèe òe S. ,Il. cc~., c. a.

2153

buirl0 a pa.rtito preao dal De Vins, ' devesi ascriverlo alla brama generale di dilagare nel territorio riconquistato, nella illusione che penetrarvi equivalga a rimanervi. Primi ed ardenti fautori di questa sepa.razioné di forze erano gli emigrati savoiardi che si affollavano nell'esercito, impazienti di entrare nelle terre avite con buona scorta e ristabiJirvi l'antico regime. Il tempo propizio allo operazioni in montagna è quello compreso tra maggio ed ottobre, occorreva quindi che l'adunata dei Piemontesi fosse terminata alla fine di aprile, per poter penetrar e il mese seguente nelle valli savoiarde, scacciarne i Francesi e sboccare fuori dalla regione mont uosa prima del cader delle nevi. I nvece le forze destinate all'invasione si andarono avvicinando ai colli con disperante len tezza, e fu solt anto alla metà di lugli o che i.I Gordon e il Duca, di Monferrato si trov1.1rono in misura. d'iniziare l'operazione. Malgrado ciò, il De Vins trovò ancora modo di procrast inare l'avanzata in Savoia per llll altro mese e nell'attesa del suo beneplacito, le truppe presero la seguente disagevole dislocazione. (Vederè carta al 50,000 dell'antico stato maggiore sardo).

•

Valle cl' Aosta -

G01•po clel Dttca cli• iVIonfermto.

Nell' A.llée Blanche, ai trincieramenti elevati lungo la diga del lago di Combal, il 3° battaglione granatieri ed il 1° battaglione del reggimento Novara. A.l villaggio della Thuile, i reggimenti Torino, Monferrato, la Marina, ed il 1° e 2° battaglione granatieri (Rea,li;. All'ospizio del r,olle del Piccolo San Bernardo un battaglione, fornito dalle truppe alìoggiate alla Thuile, per turno settimanale. Al cocuzzolo detto la ~['ète du Chargeur o dell' A.equa Rossa un altro battaglione, fornito come il precedente aal.le truppe della Thuìle. Al colle '.delle Traversette, una compagnia distaccata dal battaglione dell' A.equa Rossa . .137· -

ANNO

.x r.,·r.

I'


2154

L'Or&'J.;NSIVJ\

lf S,\VOJJ\

A Courmayeur, il reggimento svizzero di Rokmondet. Al colle du Mont, il battaglione leggero. Ad A.osta., il quartier generale e fa ca,,alleria (1). Intorno . a questa, dislocazione si può osservare. che i di staccamenti del colle du Mont, del ]ago Oornbal ~ cli. Courmayeur, separati dal grosso della forze, drL massicci impervii non emno in grado nè di ricevere 11è cli dar.si appoggio, oc~ correndo un intero giorno di marcia affrettata l)er trn.smei,tere notizie od avvisi dall'uno all'altro posto.

Valle di Snsa -

Cwpo del ma1·chese cl-i Go1·don (2).

Alla Ramasse, sulla stra~la cl i Lanslebourg, il 6° ecl il 7° battaglione grrmatieri-, il battaglione cacciatori Germagnano l~d un battaglione dei reggimenti Chiablese, l\ioriana, I vrea,, Pinerolo. A~ Piccolo Cenisio il 2° btLttagbone granatieri, ed 1 battaglione del reggimento Regina. . A!l'osrlizio del Cenisio il 10° b~itt.aglione gra11atieri, J p10men, la cava.lleria e le truppe leggiere (3) .

Corpo del bm·one Chino. Ad Exilles mi battaglione del reggimento Susa. 1:i. Fenestrelle u n batt.a.glione del regim en to Ivrea.. A Cesana un battagl_ione élol reggimento Susa, ·. A. Oub: nn batta.glione g ranatieri ed un battaglione Royal Allemànd. · A Baraonecchia un battH,glione del reggimento Pinerolo (4).

.{I.!

KnEr1s ci Mo1rn1s: Cami;rigne.1 rlans les Al/Jcs, vo i. 11, documento 11 • 40, eri Arl'lli 1•in cl , ::;tato, Mczt1 cl"adchzio ne. P1·écis rle.< mou·vemcnl~ ecc., c. a . . (2) La ram i;:lia Gorilon clpi S;,il licr la To nr Pra o rigi na1·i,1 <li s .,llanchcs. JI primoe:c•· n ito portava _il 1.Holo rii marchese cl i Gordon, l'altro rii conte ,re la Tour. 11 gcuer;lle l'le Gordon r1110,11,1to per pr611tczza cl i sp irito dimostr o in qne, L:t c.1.m pagn:ì ~hl' tale clol:e lo rendc,•:1 JJ111 auo alle c.i.ricl1c cli i;o r l e elle a c,Jndurrt! un ,;orpo di truppe. (Pi · xnu, pul(. ~!ì2, vo i. l , 011. cit.). . (3) Ku1>w, o Muniti;;, Ca:m.pagnes dnns les Alpes, voi. li , documento n. ,,O cri Archi,•i o rii Stai.o, Mezzi d'add izione. PdJcis des mo,wem.ints. cc,:., c. a. · (',.) Krums E ~lorrnrs: C(u1171a(Jnes dans /es Alpes. Volu 111e li, cioc111nento

n.

t,.O. ·

2155

L'OFFENSlVA IN SAVOIA

L'armata. francese delle A lpi stendev,'.I, le sne truppe <lalla. valle della Ubaye ELl lago di Ginevra. I ndl:lbolita dallo i nvio di metà delle sue forze sotto Lione, p resentava su quello immenso fronte, unit sottilissima linea di osservazione, sostenuta da nnclei insuffìcienti a resistere ad m1 energico e serio attacco. 1l raggruppamento dei battaglioni forncesi era il seguente : (2) Nel Faucigny, nel Chiablese e r:el Genevese, ossia alla estrema. sinistrn, circa 4, battaglioni, 2000 uomin i, s-parpagliati in sussidio delle aut orità. nuov11mente eostitu ite. In Tarantasia 5 batt~1glioni1 circa 3GOO nomini, agli ordini del generale Baclelone. ln Moriana 6 b11ttaglioni circa, 4400 uomini, agli ordini del generale Lecloyen. Nel Delfinato ed Oisans, 9 battagJi.oni,circa8000uomini, _a.gli ordini del genMalc Carcaradec. / Il ge3:1erale Kellerman co.mandava questa a.rmata (B) . Alto della persona, rob1~sto, sanguigno, instancabile, univa alla rigidezza tedesca l'affabilita e la gaiezza franeese; celava sotto una osten6ata bonomia,, una scaltrezza a tutta prova, ed u na E1bilità non comune al servizio dei propri interessi. ,Mente metodica e i·iflessiva, possedeva un rimarchevole talento militare, ed u na faoilitit straordinaria cli a.pprezzare le forme del terreno, ed. i caratteri di una regione, sotto il punto cli vista t1.1ttico e st rategico; er.:1, dotato infine delle tre qualità inclispensrLbili ad un generale, exattitmle, ca1·actèt·e et .<:irnplicùé (4), um~mo, dolce cli cuore, i snoi modi cortesi e distinti, rivelavano Fufficialù dell'antico regnne, (1 ) Silualion de

l'r1r111ée e/e.i Alpes, 15 ao·,it 179.?, Kn1>ns e ~lonn1,,

op . ci t .

(2) Kellerm~n Fr:rnc:Psco M:u'ia. marèsci:.lllo cl i fr:111r;i" e due:, cli V:1lm1' , nacquo a S! rasbnrgo il 30 magl(io H35. U;ci t" rt.1 u ni( r,un i:,:lia di mc,Jio~r,~ C1Jrtuna nrro loss i come cactolt() nel reggimen to llèal Bavareso ncd 1752. I mp iegò 30 ,inni a divenlar capitano e ,12 a, rag~iungere Jn suprema dignilft 1nilitm·c. L:1. vi t! oria rl i Valmy do\TuLa in massima parte "a l suo valore, r;li (l'llllo il wmancl<> d,i ll' annat a d el le Alp i. ~lori a Chalons sur Marne a Sa anni cl i r l:J, ;i,d,li n sc ll cmbre iS20. (3) NHOL80'°'e,


2157

1,'0FFJ.i:NSJVA lN SAVO I A

2 1·56

1,'oFF.ENSJVA IN SAVOIA

che le circostam~e, ec1 il tornaconto, avevano convertito al nuovo ordine di cose (1). Il generale Saint-Remy, capo distato maggiore dell'armata delle Alpi, uomo ordinato, attivo, diligente, aveva il pregio di conoscere palmo a palmo la Sa,oia, qualità di somma importanza nella guerra di montagna. Benchè cagionevole di sa.Iute, adempiva con zelo indefesso ai snoi doveri , accompr~gnando ovunque il suo generale, · che no lasciò i più lusinghieri elogi (2) . Il generale divisionario Dobourg, com anelante in seconda: erasi guadagnato il cospicuo grado, ncJla facile campagna del L792; ma poco esperto della guena di moutagna, spirito indeciso, carattere impressionabile, venne sospeso dal grado (3), sottoposto a consiglio di guerra e destituito. IL maggior generale Ledoyen, comandante in Moriana, diede prova di blento militare nella ritirata compiuta in faccia al nemico; riuscendo a trattenerlo con poche forze più tempo di quello che umanamente da esse si potesse pret endere. Ma non sfuggì al sos1)etto di connivenza con i r>iemontes1, e le giustificazioni presentato per la sua ritirata (4), ed il tono con le quali sono espresse, fanno indovinare il pericolo che gli sovrastò (5). Il Kcllerman spezzò in suo favore una lancia, azione in quel tempo più che generosa ((5). Il generale di brigata B:idelone, uno dei più brillanti tra i generali che si distinsero nelle guerre della rivoluziono su quesLo tratto di frontiera, era nativo di Annency. Marinaio e luogotenente di vascello nella marina olanclC'se, indi (I ) 11/èmoi t fs snr la 17iu•1-rc cles Alpe.i /'I. l e, événcments m Piémont 1Je11d1tnt lri re-volulion {nwçaise, Lir(•.; <l• s p:11>icr, <lu com1e IGXACI> TuA o x r,s tn:,·~r., flag. :1:;1. (2) llri1>po1·t cl!L 9 oclo/Jn fì93 àes opùalions mili/11irrs aans 1, .1!0111 nta11c, dep11iç

le 18 .çeplembre. - S 1::11r• K r.1.1.P.1U1AK. (?.l « .l'ai sospen,lu lu ;:0nérnl Du i>ou r,: qni :'1 or,lonn<'• l:1 rc lraiLO d,\; Lroupo, ,le· • Taranla.<i<l et d c )[a ur io11110. Il fau l. ,'- trn l.yo1111 ais (,;ti:), Olt profu11clé1nc 11 t étr:rnl(•'I', • au 11011 sen~, rour s ·,11.re ror,lié co mn, o il l'a fait. • 1.,•1 tro rie Simonol repré.<enl:rnl du peurilf• au Comite dcJ Salul Public·. (&) /Aire rl1t aéner11l dc bri!J<rde l edoym cm grnéral Kl'il<'t·ma11, Il ao,ìL H93. (5) /11,,,porl. 1l1L mrme att 111h11e, 22 ao,H !793. (GJ Mémofres i&tori,J'teS //e /,, campo911,• ,I.e 1793, gi:'1 c i i.al.a avan ti.

istruttore di cannonieri a Parigi venne nominalo aiutauLe generale, con il grado di tenente colonnello nel 1~92 e ?estinato all'armata delle Alpi. Promosso colonnello il 4 giugno 1793 o o·enerale di brigata il 25 luglio dello stesso anno, assumeva comando delle trnppe in 'rarantasia nella florida età di 3:J anni (1). Lo \'edremo in questa campagna agire con intelletto e vio·oro prelnd endo alle azioni notevoli (presa del 0 San Bernardo e del Oenisio, anno 1794) che lo collocano fra i più arditi condottieri di truppe in montagua. . .., . Il generalo di brigata 8auterre, comandanle 11 :E1auc1gn_y, creato di colpo gene.rale, dalrappreseuta.nte del -popolo Dnbo1sOnincé, e pochi giorni dopo destituito dé1ll'a,ltro ra~prosontanto del popolo all'ann.ita Simond (2) non compansco ~he fugacemente sul nostro quadro, ed 10 q~i lo ra~mento i_nsieme al aenera,le Dobonrg, come esempio della mesorab1le eliminazi~ne degli inca,paci, che aprì la via a, quelln, pleiade cli aenerali che brillarono attorno a Bonaparte. o ' Gli ufficiali superiori comandanti di battag1·ione, erano tutti ottimi soldati, rimarchevoli per eneTgia :fisica, capacit~l militare e mostràrono salvo una eccezione, in questa campagna di saper condurre i loro riparti secondo. i p~ù sani precetti J.ella guerra di montagna. Con _lo_ zaino ~~ spalla ed. il fucile in m0,no, a guiim di sen-rphc1 gregarn, pl'ecedevano isLancabili le loro truppe predim1ndo con l'esempio, inculcando loro il principio che l'uomo passa d~pertutto e che la praticabi~ità della _mont~gna aumenta ~n raaione dirot ta della abitudine che s1 ha d1 percorrerh1 (o) . ( 1).gw,i in alta considerazione dai ge~enili '. prendevano parte ai consigli di guerra con voto dehbera.t1vo (4) . Penetrati in tal o-uisa delle intenzioni del comandante e del concetto delle ~perazioni , potevano al momento dell' azione

il

(l ) /,e géliéral JJadelone 1,ar CIIATil,E5 FHILIPl't:. l~A OF.L?.';R.-; Anncnci', 189:.

.. (2) /,e repréientant dt• peiipte .S1111ond. au Com 1.te !I.e .:iatut I u/Jliqu.e. - C1t.1m bm ~ '. 7 0,:tobre -1793 . Qne,to e gli altr i cloc11menL1 ilo)ln Arc ltivìo ilc·lla ~uerra rn111coso ~, Lrovano riprodulli nrll'opera : L'invasion de lei Snvoie pai· _t'w·m_ee sante_ en 1703. ,JJ,imoh-es el doc,,mmls 1,ar G. ouvAt,, rlepute de la llaut S~1e, ma1re do Sam t -Jul ,en. (3) Generale RICCI.

.

.

.

..

.

(4) J'rocés-verbut du co ,mit ae g11cne 1.cm1 a, CJtcsy-sw -/se, r.. DuvAt., 01i. c11 .


2L58

L'Ol!f'~NSIVA I.'.'< S .\VOIA

esplicare q nolla vera iniziativa, consistente 11el completare gli ordini insufficienti e supplire a quelli omessi e modificare totalmente anche l'indirizzo stabili to, quando l)ÌÙ nou si adatti alle circostanze (1). Gli ufficiali inferiori animati da. altissimo spirito p::i.trioi,tico, si sottomettovano allo faticl1e ed alle pri vazion_i con stoico coraggio. L'esempio d i rapidi e favolosi ~ivanzamellLi, guadagnati con il valore e l'ardimen to, il plaaso tribu tato largamente ai fortuna ti, la gioventù dei più, Ìa sete di gloria, l'ambizione ardente, dis::;imnlata sotto la veste del civismo, a.gnzzavano l 'ingegno e la spada di queg li ufficiai.i: cui clnc anni di rivolgimenti e di lotte, aveva110 abi tuati a risolvere, p rovvedere e prevedere, ccl agire, con la sola guida dell'intelletto. In questa g u'èrra si trovano a fronte due csetciti, nei qnali mentre il va.lore dei soldati si eguagliava la cp1alità degli ufficiali enormemente si differenziava. Da un lato i Francesi avevano t utte le doti per operare con successo in montagna, dall'altra i Piemontesi, cl.elle pil'.1 necessarie erano privi. Di là dei monti stava una totma. di famelici lnpi, cli q ua della Alpi"'l.wa muta invecchiata, sazia., ed impigrita. L'esito delJa lot~a non poteva esser dubbia. ln febbraio del 1 79,3, l(ellerman aveva percorso la Savoia ed ìl Delfina.te per r endersi conto delht loro clifendi bilità, ed ordinare i lavori necessari al miglioramento delle comunicazioni attra;verso i colli del Oormei, della Maddalena> del Ga.libier, di Va,rs ; por i qnali i ntendeva tracciare una linea di arroccamento che gli permettesse, a somiglianza di q tmuto immaginò il Benvick, di spostare le truppe dal Queiras al Fancigny. Contemporaneamente, <.:on esemplare attività, faceva costruite ponti sulFisère a Grésy, radunare sussistenze e fon1ggi a Briançon, Saint-Jean de :ìlfatu-ieune, Mouticrs e piì, indietro ancom a Barraux ecl Ugine. (,I) Circolare del g,·11orale ,l i Sa iHl-M;irs al le t r uppe riel 42° co rpo 1f 'arm:\l1L francese · n el {S9ti.

L' OFFENSIVA I N SA VOJ A

2159

In aprile convocò le trnppe cli nuova requisizione in cinque campi d'istruzione e spedì g li ufficia.li cli gracl o elevato a riconoscere in ogni senso la. zona rispettiva. In g iugno r it ornò n uovamente a visitare il Delfinato e la Savoia, per ;;incerarsi poTsonalmeute delht esecuzione dei lavori ordinati. e designare i battaglioni destinati a far parte della armata di Lione. Costretto in agosto dai rappresentanti del popolo di prendere la direzii:me dello assedio della cibtà ribel le, a malincuore abba,11élonò la frontiera min acciata, lasciando al generale Dobourg chiarissime istruzi oni1 che qui riassumo (1). ~r la difesa della Savo~ì. è pecessa.rio cl_~e .: ' 1° Il generale Le<loyen comand:n1te in Mariana front eo·gi e o oo-li sbocchi del Cenisio, afforza.i1dosì a, 'l'ermignon .._, Bramans. Occnpi sulla sua sinistra Ja Vanoise; eolleg~tnclosi per essa ed il colle des Engombres con le truppe di Tarantasia,, gua;rdi il co llh del Galibier e si tenga in relazione con la piazza d i Brian9on; 2° Il o·enera.le Ba<lelone comandante i11 Tan:mta.sìa., fron"' Bernardo, afforzanclosi a Saint-Mauri ce; guardi teggi j 1 San sulla destra il colle dn Palet, osservi le provenien7,e del colle Seigne, occupi.il colle di l~,oselenc1 ·e del Bonhomme; 3° S e il nemico attacca per una soht delle vaJli, l'altro corpo non a.ggredi.to, dovrà per i colli della catenEt che le sepàrit, getfarsi sul fìanco dello invasore; 4° Se il nemico penetra invece in entrnnibe le valli, i generali Le<loyen e Badelone dovranno ripi·egare lentamente, con difese successive a t utte le strette; allo scopo di forzare l'avversario a consumarvi tutto il temp@ propizio a far campagna , liino a dw l' inve1·1w lo cost1·inga a ripassa'l'e i mont-i;

5° Fatta nn'esLrema resistenza allo sbocco nel Graisivaudan le ·aue brigate s~ congiungeranno a Barrau x, per <:o· prire Grenoble e la st rada di Lione. (t) Inslruclion pour le généra,l de division commanctant <les troupes, de$ r/c,i vattézs cle Tarmilasit el, de Mcrnrienne. 27 j n illct ·1793. OUVAL, op. cit.

1/

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2160

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L'OF B'l!:NS1VA IN SAVOIA

r,'ol!'FEN SI VA lN SAVOIA

A complemento di queste direttive, Kellerman aggiungeva per ogni comandante di brigata, un promemoria sulle posizioni difensive ch e ogni vaJlata presentava con il modo migliore di occuparle; specie di g uida che 1~ pratica dei luoghi gli permetteva di tracciar e con mano sicura. Corredavano queste istruzioni alcune norme tattiche, oggi come allora raccomandabili alli, truppe operanti in mont agna_ e delle quali mi piace qui riprodurne fLlcuna. « En quittant chaque position, qui ne doit l'ètre qne dans « le cas d'une évidente irnpossibilité de tenir plus lon()'temps « l'offi.cier général aura soin de faire rétr ograder, tol~ours i.~ « hauteur de sa marche en rétraite, les troupes qui gardent « les vallées latérales, et de manière à couvrir ses :flancs dans « les parties de la vallée principale où l'ennemi pourrait ]e « t ourner. Toutes ces directions doivent étre indiquées et « reconues ~'avance, par le commandant de ces troupes (1). « P our fa1re les attaques, les commandants des part;is et « cles colOJmes doivent toujours saisir à l'mil la positions la « p l us avanta~ense, et manceu,,rer rapidement pour s'y « porter. On do1t les commen cer sans précipitation, se donner « le temps de juger 1.3s forces ot les intentions de l'ennemi, « mais le pousser, le charger, avec vigt1eur; dès qu'on aura « pu l'ébninler, ou le décider à une retraite (2) . « Si une colo~ne est débordée par l'ennemi. celui qui Ja « commande do1~ sur le champs prendre son parti, et manceu« vr er pour faire tète par son flauc et s'avancer au lieu « prendre une position de défense sufrant le t errain et les « forces respectives (2). « Dans la guerre de montagne, ce n'est que par des a t« t aques isolées, et comme de clétail, qu'on parvient à des « succés importants » (3) . · Infine una ultima raccomandazione: « L e gén éral del 'armée rapelle aux troupes, et à leur chefs, « crue la victoire reste aux plus habiles et sou1· tout awx; plus « op iniatres » (2). )

({) lstn,zione (Il u,maÌi(lanle in ·1lforiana OuvA1., op. t i l . 12) Ordine n. 5. O))v,11., cit. (:l) Rapport sign é Kellermann. Duv,1L, op: eit.

or.

•'

2 161

1° Periodo della campagna. OJ?J,' 8NSIV A PIEM.ONTES ls.

PTececlendo l' avanzata, generale in Savoia , :finalmente stabilita per il 14 agosto, si iniziarono le due speclizio~lÌ destinate, come si disse, a facilit a,re lo sbocco lil Monana e Tarantasia del corpo principale. La prima1 suggerita e patrocinata dalla. nobiltiL d'ol.t: em0nte ern destinata, ,Ll Faucigny ed al Chiablese, con l' mteuto fomentare l' insurrezione dei cont adini, che si dicevano preparati a prender le armi contro i_ ~rancesi (~~L'effetto che si promettevano da questa sped1z1one era prn morale che materia.le e poco vantaggio ne attendeva il Rei tanto che scarsissimi furono i mezzi 11 ciò destinati. Le vie per penetrare dal Piemonte nell' A~ta Savoia, ~olle di Roselencl, colle del Bonhomme, erano chiuse da.I n:mrco, oceorreva q-i.1indi traversare il t erritorio neutrale E lv:tico. . . Si negoziò segretamente questo 1>assr1ggl0 con le autor~ta federali e sp·ecialmente con il governatore del Va.llese, che accettò di J1on f~re opposizione; purchè i soldati fossero travestiti. e le armi nascoste in casse. I >er riguardo alla, Svizzera., n on potendo il governo del Re confessare apertamente lo scopo della spedizione, e tant_o meno dargli un capo con veste ufficiale, venne prescelto a g mdarla il conte Guigne de Revel ex-capitan o del reggimento Chiablese, dimissionato d'antori tiL come sospett o di mene democratiche. Ufficiale di merito, buon patì·iota, dimenticando il trattamento subito, accettò' lo spinoso incarico a tutt o suo rischi.o, sapendo che al minimo ostacolo incontrato in Svizzera, il

di

(I) Joteres~nnt.i pnrtico lari Sll ~ue~t.a spei:l i7.1,1cc si trovano nei Itopports et correspon· da'l'lce du M,1rq uis 13r,1sò1T MAU~lc f: n1·: SALES. - Esp édilion (LU Pauci (Jny. - Archivio du Cl1<itecw de '/'hor·ens. - Tn 1m1 c1N1 (011. ci t.J, P. ne lle lettere e corrispondenze con serl'ate a ll'arcli ivio (l i St:\to cli Tori no. Mazzi H e !2 d'ad dizione.


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r,' oFFE.NSJVA I N SAVOl.~

L' OFl!"ENSl VA lN SA VOlA

21GtJ

parrocchia del Faucigny. Ristoratosi alq nanto riprese la marcia per Argentiere, e finalmente la notte del 13 sostò a Chitmonix. Il giorno seguente proseguì per Servo7,1 Les Suehes, Vaudagne, ed il ponte di Pellisier su ll' Arve. Il 15 varcò il colle di Forclaz e discese a Sa.int-Gorvais, ove lo ~,ttenc1evano gli ufficiali desti1rnti ad inquadrare i contadin i, che già da ogni parte accorrevano al suono clelle campane a stormo, ripercotentesi da villaggio in villaggio in t utta la regione. Assunse il comando delh1 spedizione il barone de Loches, maggiore nel reggimento Savoia. 11 tna.rchese cli Sales (1), capitano nel reggimento cavalleggeri gli. sta.va, ciel lafos, incaricato della parte politica, diplomatica. e finanz iaria., senza per questo cessare dal prender parte alle operazioni militari. Queste molteplici attribuzioni lo mettev~no molto in evidenza, talchè a.gli occhi cli gran parte degli storici appal:le il vero capo della spedizione. Non vi era del resto rivalità a.lenrrn tra i clue ufficiali che avevano un solo scOJ)O . ' quello di servire il Re e sbarazzare il loro paese dai ]!-,rancesi. Capo rli stato maggiore del Loohes era il cav. '.L'elemaco Cost1.1 di Beanregard (2) al cni fianco stava il Gnignc de Revel giii citato, ed i seguenti ,~) tri ufficiali, con <itrnlche sottufficiale del reggimento Savoia (3) : Capitano conte de Ruphy del reggimento Savoia. )) >> marchese de Ruphy » » signor cli Gerdjle » Genevese. lYioriana. » cavalier Costantini ,>

governo lo avrebbe sconfessato e che la fucilaz ione lo attendeva ca,clendo in mano ai Francesi. Provveduto di circa 10,000 lire attuali coadiuvato d· certo Souviran antica guardia del cor po l;omo })l'OJ~L , .<a,l , b . . ' o a, ognt. s a'.ragho. (l) p_ostosi alla test~ di 250 soldati :ficfat i, scelt1. noi reggnnent1 Mariana e Chiablese, il Revel 0011 300 muli varcò il 10 agosto il Gran San Bemardo e scese a l\fartigny (2). . ~in~ a qnesto vi_Uaggio tutt~ procedette a meraviglia e g1a 2b0 quadrupedi lo avevano attraversato, quando una cassa., urtando cont!·o 1111 muro, andò in frantumi, spargeudo pe1: la strada le ba10n0tte ed i fucili che conteneva. In un ~~timo 1~ popolazione fu a rnrnore, il rappresentante della hepubblica francese, certo Hoefl.inger, corse qua e là gri?ando vendetta a nome della, sua nazione e spedi sta,f fette 1n tutte le direzioni per protestarn davanti ~Llle antorit,ì costituite. !l capitano Revel, ca,lmo in mezzo a questo trambusto, ch1~se, ed alla .fine ottenne, di venir condotto dal governatore, ma costm prudentemente si era. assentato. Domandò alJor.a di ·venir accompagnato, secondo legge, davanti al r~ag~str~ito cl.~lla vicina città di Montey, cni àpparteneva d1 gmd1care m Msenza. del governatore. Un ufficialo della dogana svizzera si offerse dì scortare il Revel con i 50 muli rimasti in Martign v o·iacchè o·li alti·i ·1 . ., ' t:, t:, ' e estrnmente condotti dal Souviran, ttvevano progredito e si trovavano al sicuro, ed i.I tnmulto si a.cquetò. l:fo?ri del pa:se il buon dogauiere, guadagnato con argomenti suonanti alla caus~1 ·piemontese, lasciò libero il Revel che accelera.~do il cammino, raggiunse il Sonviran a 'l'rient: e varcato d1 notte, al chiar'or delle fiaccole il colle deJ1a 'l'ete No ire arrivò la ma, ttina del 13 a VaÌloreine, prima

(i) Autore delle lette1:e e rapportì r;i t3J.i avanti. (2) Era fratello rlel rnarche,;c Ex111C1J C•JSTA, auto1:e d' u11 //mmne ,l'autl"C(ois e di altri sc rir.ti. - Lasciò uo llécil en (onne de .i onrnai dc l'exvMilion llu Faacigny 1ì03, esistente 11e.gfi ArcJ, ives Lle Oeaurr>gard , util izzalo per questo lavoro. (3) Si unirono a ll:1 ullìciafitiL precedente i ., cguenli em igrai.i francc., i: Cavalier de Prévil lo (111 Pclisson. de la Hoquctte <le Charllon net.

de Visguc <lo llccan nc.

rti Sangy.

Hl Gran l)arte di (!nesta uarn1zione ò estratta ti;L LUI docu.mento inli to litto: Nvlice sur lrr. cam1wo11e dii. Prrnciany scritte ria R,:v!lL. Oul'.H. (op. cit. ). , (2) documento Cll,ito .dice! S,iit·Maurict', ma deve esservi cn or,,, perché la l'ia <l ei

J\larquis de fa Grange. Cavalier Durour de Livron.

l•auc,gny sarcbli<! stata sin~o J,u·oiente all 11ngata, e!I u 11 an ,lirivicni :sirnile nou lo si comiircn<lerebbe, !lata la segretezza e eelcrila che si rich iechwauo cla J'Ja speù izion~. ·

Ténillet.

U

Lliorrl.

1


2164

i.'O~·FENSJV,1 IN SA VOIA

Tenente cavalier Jaillet reggimento Genevese. » » di Ru phy » Regina. » » de Ohavay » Moriana. » conte ReyssPl D'A ix » cavalleggeri. Sottotenente marchese O,Lro11 » » » cavaliere Cheysel » » 11 l~ a.gosto il piccolo distaccam ento si trattenne a 8aint,G:.erva1s, per raccogliere ecl armare i con'aclm·· · cl e 1 1 ~ , accorrevano a fratto, protetto sul fronte dalle rapide correnti d 11'.A.rve e del rio cli Bolllla11t, sicnro deJla ritirata per il colle~i Forcla~. IL 17 (3) trnppe francesi, giunte in g ran foria a Sallanches, vennero ad aUaccare i Piemontesi ma d d . l' ·1 ' . opo e.I ue or.:~ 1 nc1 ata se ne tornarono donde erano t a· . . . venne, mcen 1audo 1 1)ont1 sul no Bo,1na11·(; Le ./)o h · b • • r • • • 1 , rze e e 1 re p u blicam avevano rc:1,ccolto per contrapporre agli avvoi·,mi·i erano le seguenti: . Oomp~1gnia della Roccella, 150 uomini , giunta a Sallauches 11 14 agosto. Guardie nazionali, 60 uomini, giunte a Sallanches il 15 n.gosto. 5° baLtaglione Rhòne et Loire, 300 uomini. gitmto a Sallanches il 1G agosto. ' Una compagnia Legion des Alpes, 150 uomini <.,.i unta a Sallanches i I 16 agosto. ' 0 Guardie nazionali, 150 uomini; giunte a Sallanches il rn agosto. 5° Battagli~ne Rhòne ecl Loire, albri 350 uomini, g iunto a Sallauches 11 19 agosto. Oav.all~g?ori, 30 uomini, giunti a Sa] lanches il 19 ao-osto. . .Art1ghena con 4, pezr.i, 50 uomini, giunta a Salla~ches 11 19 ago"!ìto. Totale 1200 uomini circa. (3) I ~igno ri ~(ui,;us e Monn,s tor• l'i t.) dit:01101 1ti, hasandosi sul[,1 ri,tice de /a r.umvagne de Fatte1gn!J. memoria Jli~na <li errori, come ,,u~Jlo cli Saint .M~urice "i·i ril~va;o avanti. 11 COSTA nel sno Jonnrnt, e,1 il Pnocu11~un Sinnie ,le carougo ciloy~,; Ch·t ·tcl ~~l:e. s ue Notes, POtii· sarvii· n. I" 1/isloirc de l11 muasion par le Piémontaii d~i~s

. ts.:·icl de :'u:~e ett 179•9 (op. cU.), e Duv.u.,

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concordnno pcr(eltamente tra J~ro e con 11 ~alcol o dol tern po occor,o alla spedizione per trasf~rirsi clal Cran .., o ·1 Samt-Gcrvais. .,Ju erna, ( o a

1.'0FFENSIVA IN SAVOIA

216G

Lo stesso giorno 17, in cui il de Loche aveva questo piccolo successo, gli pervenne nn. ordine cl.el genera] e d' Arg_ent eau, che gli prescri veva di ritirarsi a Nutre Dame de la Gorge e rimanervi. sulla difensiva. Il de L oclie, appena il nemico si fo riti.rato1 si pose in ma.rcia, per r aggiungere il luogo prescrittogli, mti ROrpreso dalla oscuriLh si arrestò a Condamine. La noUe porta consiglio1 ed il comandante piemontese comprese quanto l'ordine fosse assurdo e contrario al concet to delle 01ierazioni affidategli. Pl'etendere di sollevare il paese contro i Francesi, abbandonandolo e ritraendosene ai primi passi, era cosa insensata ; occorreva invece audacia ed attività e profittare clel primo successo, per quanto effimero, per inoltrarsi nella regione, spargendo ai quattro venti esagerate notizie della propria forza. Il mattino seguente, il de Loches ritornò a Saìut-Gervais riunendo altri contadini e rimanendovi nell'attesa di ann unciati rinforzi di truppe regolari, che infatti giunsero il 19. Erano 276 soldati di vari r eggimenti , con 25 cacciatori di camosci delle mili.zie Valdostano, agli ordini del marchese Valperga di Maglione, che partitisi dal corpo del duca di Monferrato, in quel giorno già a Saint-1\1.aurice, erano scesi in Fa~cigny per il colle d i Bonhomme. Con questo rinfori:10 la colonna d~l Do Loche raggiunse la cifra di 900 uomini circa, di cui 480 con tadini armati , fra .i quali si formò una compagnia scolta di GO cacciatori di camosci, ad imitazione cli quella Valdostana. Il giorno 20 trascorse nell'organ izzare il distaccamento e riconoscere lo forze nemiche, con l'intenzione cli a ttaccarle l'indomani. Il paese di Salla1iches è situato allo ingresso di una s!,retta, in cui si ingolfa l' Ar\7e, dopo aver ~tttraversato una spaziosa -vallata. L a strada rotabile dì Saint-Gervaìs giunta n. Sallanches, che dista dal fiume un 400 metri circa, volta bruscamente a nord e passa sOJ)ra J' Arve, con un ponte lungo 30 rneLri, fa, capo al vi.llaggio cli Saint-Martin, donde per la destra della corrente proseguo a Cluses. Il comandante piemontese cli ,,ise iJ suo corpo in 0 colonne :


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1

L 0FFENSJVA IN SAVOIA

L 'OFFENSIVA TN SAVO I A

La 1 n colonna o del ceutro, doveva percorrere il fondo della val] e, agli ordini del ca valìel' V al perga di Maglione. La 2~ colonna o di sinistra, guidata dal Loche stesso doveva per lo alture di Oombloux raggiungere la strada ì\'Iegève-Sa.llancltes e penetrare in paese per quella via. La 3" colonna o cli destra, condotta clal marchese cli Sales, passato J'A.rve so~n1, un ponte cli circostanza, })er Passy, al coperto de1 boscln, doveva portarsi a Saint.Martin, alla t0sta del ponto cli Salfanches e chiudere la r1t1rata al nemico. A ll'alba del 21. agosto iòi1>.iossi l' iwanzata clolla 2'' e 3n coJonna, quelht del centro mosse duo ore ùopo. La coco~onna ~i sinistra alle ore 7: apparve sullo ultime pendici dei monti che domina.no Sallanches e n e scaeciò i FranCCFii che obbligati a sce11dere iu piano, si trovarono attaccati da ll~ trupp.e del Valperg~. I Piemontesi beuchè privi cli artiglieriiL, slogg1aro110 1111em1co da Sallauchcs e lo rigettarono sul ponLe, oltre 11 quale tentò cli riordin11,1·sj, ma la com parsa delle truppe del de Sales, benchè in rital'do, li mise in completa rotta, abbanclonanclo un cannone, d u e cassoni, lG ca·valli e t 1liti i bagagli con 20 prigionieri, e fuggendo sino a Cluses. S~ le trnppe francesi fossero state collocn.te a Saint ,Martin, anz~chè a Sallauches, il loro avversario non avreboe potuto aggirarl e nè attaccarle, perchè protette dall'A rve. La sconfitta aveva raddoppiata ai loro occhi le forze 'nemiche1 l a 110tizia, della in.vasi.one della Tarantasia, ed il timore che nu~v~ trnp:12~ pie~ontesi giungessero dal Va.Jlese, le spinso a np1egare d1sortlmata111ente cl.a Oluses a Bo1meville o da Bonno,,_ille il giorno seguente a. Vetraz presso Carot;ge. La piccola vittoria piemontese, enormemente esagemta dalfa. fama, ebbe nn considerevole contraccolpo in tutta Savoia., ma nel momento appunto in cui si trattava di raccogliere il frutto, Valperga cli i\Ia.glione ricevette fordine cli ~-itornarsene in 'l'arantasia. Il 22, J_Jer il colle clel Bonhomme, 11 eh-appello di rinfonrn, riprese la via clel ritorno fasciando il Loche abbandonato alle proprie forze, in posizio~e a Olnses allo sbocco della stretta cl'.A.rve.

Le insistenze degli emigrati e forse un lampo di _buon senso, condussero l'.A.rgenteau a soccorrere n uova.mente il Loche, così il 25 e 26 per l a strada del colle cli ì\1:egève, giunsero lGO uomini del reggimento Genevese e 200 del reggimento No·vara con il tenente co.lonnello Signoris, che assnnse il comando del çorpo di spedizione. :;:

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Il secondo distaccamento, destinato a faci litare lo sbocco in Sa,voia delle colonne <lel Oenisio e del Piecolo San Bernardo, doveva formarsi con 900 uomini scelti e (I, pozz i .del corpo G-ordon, agli ordini del · generale marchese de la 'f our (1); scendere in valle <l'Arc, trnversare il colle d' Isérnn, e cli costà, penetrare nell? altipiano della Vauoise, ed agire sul fianco, prima delle truppe francesi cli :Moriana, ))Oscia sn quelle cli Tarantasi~i. Le forze fr~ncesi contro cni doveva opera.re il La Tonr , primi di agosto erano così dislocate : Tn 1lrl(J1'Ìana: corpo Ledoyen (7 battaglioni) : a Termignon 2 battaglioni con 4 J?ezzi, una gran guartlia a Lanslebou\ g, nn'a.ltrn ad Entre-denx-1~aux, sull'altipiano della Vanois0; a Bt·amans 1 bat;ta.glione con 8 pezzi: stabili ti in un'opera acl ov·cst del villaggio, per battere le valli dell' Are e della Savine, g uardie al P iccolo Cenisio; tra Sollières e Sarc.lières, in nnf-l, ridot,ta 1 ba,ttaglione granatieri e 2 pezzi ; ·1 ad Aussois, 1 battaglione con 3 pezzi; a, Moda.ne, 1 battaglione con 6 pezzi, una gran guardia a N6tre-Dt1,me dn Oharmail, per sorveglia.re il colle della Roue; a Aaint-Michel 1 battaglione con 2 pezzi.

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\i) N.\ro1.~:1JN>i nel lo sue Cmnpagnes d' /In.li•• dice cl i 111,e.slo gcucrnlo : • Vie ux soltlats , t1·t:s-oppost1 a tou Les le, uouv elles idée~. ,lr. peu d''n , ln1<;li(lf), et d'une ta 1ia,:ilé md-' , diocro • . - ll csTu w a pag. ·IH lo chiama: • géuéral liornè au pl u, l1ant point •. In, \'CCC i 11 qu c~ la .;arnpagu:t lra I gencr:,ll i,

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meno brulla ligutn.


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L ' OFL'J;;NS1VA IN SAVOI A

In Ta1·antasia, corpo Badelone (6 battaglioni): a Chapieux, testata del vallone cli Bouneval, 1 battaglione; sulla destra del torrente Versoyen 2 batta()'lioni · ' b ) tra Villa.r -roger-Saiu t-Foy-BeauviUe, 1 battaglione; avamposti ai casali di Gla.ciers-Versoye-Bonneval-SéezMontrigon; a Oonflans 1 battaglione con distaccamenti al colle di Roselend ed a Beaufort. Alcune opere rinforzavano questo fronte, ossia una, ridotta a Chatelard, una batteria a Saint-Maurice con 6 pezzi, una batteria nel bosco di Malgovert pure di Gpezzi, destinata con la precedente a battere la strada discendente dal Piccolo San Bernardo. ·Nella notte dal 29 al 30 luglio il La Tour con il suo distaccamento partì dalla Ramasse e preceduto da una compagnia granatieri , calò per l' Ars311ins a, Lanslevillard. Lasciato a questo villa.ggio i granatieri, proseguì con il resto a Bessans, 1londe il mattino, spiccò un'a,vanguardia di 150 uomini, per il colle d' Iséran, in valle d' Isère a Tignes. Mentre si accingeva a raggiungerla, un ordine del De Vius sospese ogni movimento, di guisa che, si dovette trattenere a Bessans, sino al lO agosto, in pericolosa situazione. Poteva infatti da un momento all'altro venire avviluppato dai nemici che avevano rinforzat o di 300 uomini con un tenente co~ Jonnello, il posto cli Entre-deux-Ea,ux ed aumentato anche quello di Lanslebourg, men tre Badelone in Tarantasia spingeva ricognizioni verso Tignes. Fortunatamente il piccolo numerò dei ·F rancesi, la loro indecisione, la divisione del coman~o, salvarono dal p ericolo il debole distaccamento piemontese. Il 10 a,gosto il La Tour potè riprendere le mosse e si 1Jortò_.a Tignes, il giorno segnente spinse gli avamposti a Bruv1eres e nella notte ma,rciò alla Vanoise i.n due colonne. La prima traversò il ghiaccia.io di P lantery o cl.ella Nette, per scendere dal colle della Leisse nel vallone omonimo· la seconda per il ·villaggio di Val di 'l 'ignes, .il ghiacciaio ' c1 u

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Pisset, il colle di L~irossor, calò ~- Entre-deux-Eanx.. I Francesi sorpresi, abbandonarono precipitosarneutfl le bergerie ove alloggiavano, perdendo qualche prigione; la mancan~a d i concomita,nza nello ani vo delle colonne, impedì di catturarli tutti. Il tenente colonnello Larcher comancfante il distaccamento repubblicano, sottoposto a consiglio di guerra, venne cassato clal grado e fece la campagna éla sempli.co solclato. Il generale La 'J:'our, dopo aver puntato verso Termignon, sul :fianco ciel Ledoyen, che fo obbligato a r itirarsi a Brarnans, ritornò il 13 a 'l'ignes laseiando un piccolo presidio ad Entre-deux-Etrnx. Marciò il 14 a la Gurra, con avanguardia alla Tbnile/ il giorno segnente attaccò e sorprese l'avamposto di Villar-roger facondo 32 prigioni. La stessa sera, percorrendo diffi_c ili sentieri inmilzossi sulle iilture clelle bergerie della Savonne (N(. Olocheret) per trovarsi all'alba sopra la ridotta nemica d i l\falgovert e concorrere allo attacco 1 ehe lo stesso giomo iniziava il Duca cli Monferrato. S ino dal 13, le trup pe del Dnca si erano concentrate allo Ospizio del P icciolo San Bernardo. Il 14 mattino, con fi tta nebbia e pioggia, si posero in marcia su tre colonne, per cala.re in Tanmtasi11. La i" cotonna cli destra sotto la guida del generale cl'Argenteau, era •formata da 8 battaglioni, dei quali o dovevano sali.re a l colle cli Forclaz, e di là scendere nel vrLllone di Versoye; 3 battaglioni per la cappella di San Bamab11, percorrendo a mezza eostale falde sud del contrafforte cli Cla,pey, per la strada clelhi Combettes e Oorn9autiers, dovevano calare a Bouneval, sorprendere il posto nemico e chiudere il passo ~1i distaceament i, attaccati nel vallone cli Versoye, dai 5 b<ittaglioni provenienti dal colle di Fon:hiz. Ottenuto questo risultato gli otto battaglioni avrebbero ass11lit~1 la ridotta ed i trincier amenti cli Chatelard, con il sussidio dell'ar tiglieria., da collocarsi in batteria sulla. sinistra del R io Versoye, pend io ovest del co11traffor te del Cla.pey. La 2" colonna del ceni1'o agli ordini del generale Bertone, forma(;a da 5 battaglioni con tutta l'artiglieria, era destinata i 3S -

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ANNO X L VI.

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L' opfl,:NSIV,1 IN SA l'OIA

a scendere per la strada grande e far dimostrazioni da Séeb vorso Saint-Mam·ice. La 3n co~onna di sinist1·a forroa.ta da u n battngliouc del reggimento Monferrato, doveva, per ii colle delle Tra,en;ett<>: calare a l]lOnt e Va.lesan, ed attaccare la rid ott.a di Malgovert, unita.mente al generale La Tour; impadronirsi quindi del ponte di Mondrigon sullo Isère, per sboccare sul fian co clol nemico a Saint-Maurice. I tre battaglioni delF.A.rgenteau diretti a B onneval riuscirono ad impadronirsi del ponte cli J3onneval sul lorrente dei Glaciers, senza p recludere però la via a.i Frn,ncesi, che guadato i1 rio più a monte, sfoggir.0110 alb stretta e risalite le 1)endici de1l'Aiguille cli Pra.inan, a.persero il fuoco sni. Piemontesi. · D'Argenteau arrestatosi a Bonneval per raccogliere i l'it ardi1tari ed attendere i risultati delle ~splorazÌOl}Ì spinte verso Chapieux, trovassi in tal gnisa dominato a breve distanza dal nemico ed es_posto agli attacchi dei distaccamenti francesi del l3onhomme e Roselend. In preda all,1 -pit1 crudele ansietà, già si reputava canuto in una trappola e pensa va allo scampo, quando verso le 22 gli pervenuoro no tizio che le altre colonn e del' suo partito erano gi nute felicemente a destino e che i Francesi della valle dei Glaciers, per il colle di Roselend, .m arciavano in ritfrata su Beaufort. Ricuperata la lucidezza di monte, a mezzanotte diresse nn drappello di volontari verso l'Aiguille di Prainan, un altro drappello a L es Echines, casale sopra la ridottù di Ohatelard e con il ri1i1anente delle forze marciò diretta.men le ~11Pattacco di. quella fort ificazione. All'alba le colormo raggiunsero i tre obbiettivi senza. incontrare il nemico, che a;,,eva abbandonato Saint-Manrice, di cui scorg~vansi bruciare le case. Il battaglione del reggimen to Monf,m·ato, formante l.r~ colonna di sinistra, sceso, secondo gli ordini, dal col1e delle Traversette a monte Va,lesan, ?apitò, non visto1 su lle trn_p11e francesi, che già assalite al mattino dal La Tour, si riLira· vano verso Saint-Maurice e foce qualche prigione ma non

spinse oltre l' in.;ognimento, rimauendo .in aUo:-;a _c ltc l'a,g CYiramento della ridotta di 11:foJgovcrt s1 pronunzrn,sse, per ; oncon:ervi dal basso della valle d' Isère. La colonna c1cl centro, scesa il 15 agosto a, Séez limitos'3i ad un inoffensivo c:tuuoneggimnento e solo il mattino del 16 conosciuto l'esito del movimeni,o del generale La Tour, ' calò a Saint -MauricB1 sgombrato come la, batteri n, cli Malgovert nel la noU,o da.i ]J'rancesi 1 la cui reLroguardin alPapprossimarsi delle truppe sarcle lentamente r etrocesse u,

Vnlmf.c;. Il Dnca él i 1\fouf'errato1 riunito il suo corpo

(t Saint.]\{aurice, spiccò clne distacei~menLi, nno 1 marchese Valpcrga di Maglione, per il collo ~OE 110~ me a scJstegHo del Lod1es in Faucio-n)' o . I l' ~~l(-.ro pet i.i Rosolond a Beanfort, per proteggere il fianco ùostro, nella imruinen(e a,7 auzata su l\fontiers. E indnbita.to che se l'Argentea,n con i snoi 8 baU.,:i.glioni, in l noo-o cli rimanere t L1t.t,o il giorno lG in fondo al vt1.l lor10 di Ve~oye si fosse snbi~o iner])Ìcato sulle altm:o cli J~ch1nes, . ' ' mar ciando risolLthLmente verso fa li,osière ed i l Villaret, e se il La Tour, in luogo di scala.re c011 tutto il suo clistaccamento hi eresta del Oloc;heret o puuta del lfùur, vi avesse spedito tm drap~ello, e con il resto, per il vallone di Pesey fosse sceso t~lle si1al I.e dei Fn1n.c;esi, g ran pa.rto di costoro sarebbe rimasta prigione. J3adelone, arrestatosi il I.G ago~io a Vnlm is, il matti110 del 17 ripiegò a la VilleUe1 donde a sera si por~G alla st;rctta. eh Oieix. L a Tour, spintosi in anrngnarJia1 occupò la Villette 1101L appena i Francesi l'a,bbandona,rouo. Il gemmi.le di divisione Dol.Jomg, avvisato dell'arrivo dei Piemontesi nel Fancigny ed in val ùi Ber1,uforL1 lemc11do che da quel lato si avanz~i:-;sero sopra Oonflirns, preso da t imor panico: ordinò al Bac1eloue di ri~irarsi prontamente dalla Tarantasia. Il giorno sogu,en te però, -megli9 informato cleJla entità clei clisl.iaccamenLi nemici . annui lò il propt·io ordine, pr escrivendo al Badelone1 che il, J.8 si era ritirnto atl Aigno-


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?l~nche, di riprendere la stretta di Cieix. A. vanzossi cli nnovo .Ba.del~ne, il ~D, preceduto d~ una a".'angua,rdia ili 2 battng l10m e 2 pezzi, che. a due clulometn a monte di ì\foutiers scontrossi nella avanguardia nemica, eoncloUa da La Tour'. Marciava.no i P iemontesi in fondo vallo, fomc]1 cggiati snlla destra dalla 00mpagnia cli milizia detta dei Caccia.Lori di camosci, che si clirigevit a mezza, costa verso Hantecour la Basse, collegamlosi con un batta,g lione, eh.e da MonLgirnnl })ercorreva la strada più elevata, cho cond uce a Hantocunr d'en I-Iant. I Frnncesi si schierarono con la dostrn all' Isère, all'altezza de 1~ S~t~lcette: la sinisti:a alle ~Llt.tue che lo ·sepa.ravano dal no :Go!let, d1sponendo 1 due pezzi in batteria snlla slracla. L'avanguardia ]_)Ìemonte.se si divise iu clue color,ne d'attacco, una guidata da l capitano Gorclon con obieUivo la s~rnl.cetto, l'altra condotta dal La Tour in persona uontro la t~es:n1, nemica. L'azione dei Caccia1;ori di camosci, 1;; ul fiarwo srn1stro francese , li determinò alla ritirata sn Moutiors ove il Badelone si era, asserrngliato. Avvisato però costui del progredire della più elevata colonna piemontese, da. Hautecour d'e1: Haut : erso Villargerel su l suo tergo, c~mprese e:,;sere pericoloso rimanere in Montiers più oltre, e laseiato uu bal·.tag lione nel con vento dei Corcleglieri con C:l ne pezzi, ripiegù a Conflans. La Tour attaccò e prese il convento fa mattin a èlel 20 e collocò gli avamposti tt la Roche Cévin ; solo il 22 il '!) nc.;,t cli Monferrato si decise ad entrare con il grosso in Moutiers ed installatovisi comodamente, più non mosse sino ai primi di ottobre. N otisi ohe il giorno antecedente era avvenuto nel Fau~ign? il combaUimento di Sallanches e fa foga dei Repubbhcam smo a Carouge, era quindi quello i .I momento d1 osare, ed avanzarsi sino a Con:fians ; ma il De Vins pare non fosse di questo })a.rere e l'occasione perduf.a più .non si pr esentò. 1~

217H

1,'0Fl<ENSfVA IN SA"\"OJA

L'OFFENSIVA IN SAVOIA

Il generale Gordon (1) per facilitare il suo shocco in Mariana e l'attacco delle ridotte francesi, aveva costrnito (lue strade di?lle quali una, dalla Ramasse correndo a mezza, costa attraverso la. foresta cl' Are, gjungeva sino a fronte cli Termignon; l'altra da val Sa,va lino, per il colle eh Sollieres, arrivava a la Portcill e; entnirn be terminavano con piazzole per a:rtiglie1'Ìa,. Il 13 agosto avendo notata una grande agitazioJ1.e nel campo nemico, nonchà l'abba.nclono di. Lanslebonrg, ed il disarmo clelle opel'e di 'l'ermignon, il Gordon arguì che l'opera.zione del La, Tour alla Vanoise, fosse r inscita, e che già la sna, infl.uenza s·i facesse sentire sul fomco francese;: ordinò si conclncessero i pezzi nellEl baLterie preparate a,l la estremità delle due st;ra-:l e, per f.1prfre iJ fuoco contro SolJieres e '1'0rmigno11, mentre partiti. di fanteri a calavano sino alle rive aell'Arc. Il generale Ledoyon mi11acciato su i due franchi da Entredeux-Eaux e cl.al Cenjsio, ripiegò il 14 a Bramaf\§ ecl il 15 a Villal'oclin . Gorclon disceso a La,11slcbourg, a.va.nzò il 14 a, Termignon eou avamposti a Sardiè1"es e Chat,el, ecl il 1.G occupò Bramans. Il Ledoyen t;emenclo }?et il suo fi anco destro, minacciaLo Lla.J\e truppe del barone Obiuo, compa.rse a.l colle della ·Rone e del Frejus, retrocesse anconi H 1\) a Sain.t-.A~1clré, ed il 20 a Saint-Miol10l. I Piemontesi avanza vano prudente· mente e lentamente, r itardati da.Ila r iatta:;: ione dei pouti sul1' A.re, distrutti dal nemico, contentanc1osi di seguirlo cm1 Rvangnardie che si stabiliscono i l l8 a 1\fodane, il 20 a Saint-A.nch'é. La ritirata, cli Badelone <la Mo11i,iers seopriva i'I fìa,nco sinistro' del Ledoyen, laonde t1m'\sto geJ1erale b sciato a Valloire l'aiutan te generale P risye con 2 battagl ioni copertura

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0) Le opP.r:1zi on i ciel eorpo rii Mo ri:i.11 :1 ~nn r, rte;lot.ti in gran ra r lc rl:11 manosail to

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Jo 1wn,it ael11ille curps de 11·01q1c.~ , ons Le ordr,.~ !l'I/. li~iiteuanl. {11'11iral- 111ar qnis de Uordon. U1·i9i.na l 11 esisten te ,1.llo :1 rd1i vio ri i Stai.o. ~lazzo 38. Hiproclottc, 1k\ un:\

copi :1 i11 esaLt:t rlello a1·ch ivi,, di llr<'glio. Sel'v irono a ltrnsi <li gn irla e co ntro llo a qn es to Jou,·nal i l'recis lle.1 moui>emen's ,le l'a.r111ù rie S. M. 1,, //oi rie, Sc,r,lai(rne cilalo o vanti.


2174

L' OFFENS I VA 1:-, SAVOIA

del Gal.ibier, i l 22 discornle l'Arc sino ad A.iguebelle, con retroguardia a la Ohape11e. Il Gorclon con il grosso a l\foclane colloca, un distaccamento cli 200 uomini a Nt>tre Damo dn Oharmail per osservare le forze rimaste a v aHoire, distacca altri 200 uomini a Bea nuc , ' sulla via del colle dcs Engombres, e colloca la sua avanguardia a la Buffa.z prnsso Saint-M:ichel. Il 25 agosto il corpo del generale La 'l'our, partito cla Moutiers il 2B, per il colle d e::; Engombres, ritorna in l\:Ioriana, ed e dal genera.le Gordon subi~o man dato in ava,nguardia a Sain t-Jea.n de Ma.urienne, con posti a,vanzati a Saint-Denis ed Hermil l.011. Iì g rosso il 2(i si trasferisce a Saint-Michel, collegandosi a destra con il dnc,~ cl.i Mon fermto, mediante 3000 uomini colJocati a Saint-1\fartin di BelleviJlo e 3 compagnie cacciatori comandate dal mao·"" g iore Trcppié, a Sai nt-Jean de Bellevi.ll e, guardawfosi a, sinistra, dallo imprese dell e · truppe rima.ste a valloire, con nn p osto cl i 600 ue;mini n el vallone di VaJmoinier su] p iano della Losa, a i piedi della Roche Noire (l), ed nm1 catena di piccoli post( nel'l e alture <li Albiez ed al coll e cli Arve . .Per scacciare i Francesi da Valloire, ch è gravemente mo1estavauo il suo fianco, il Gordon pensò di attaccar veli con Painto delle truppe clel Chino, ch e .sa.rebbero penetra.ti uel vallone 1>er Ja f,estata, mentre egli con le }ìroprie vi i n omperel1be dal basso: l\ia per fare gnesto movimento combinato, occorreva il beneplaci to del De vins) ed il 28 g li sci·issc i1; tal semo; prima però che giungess<~ la r isposta perven ne al Gordon (4 settembre) una lettera del Duca di :i\fonferrnto che accenn anèlo alb intenzione di marciare su Conflans,' 1o eccitava a m uovere contemporancamento contro A.iguebeJle, promettenélogJi un soccorso cli 1200 nomini _per il colle cli J3a.smonf;,

(Cuntinita). Eu ernNio D1s Ro ssr (!) ~o n al 1.t A ir:u ifl<J NoirP., conrn dir;ono i signo ri Kn.E1is e ~lonn1s (op. cii..) ell e ., i Lrova più a sud, alfa teslat:.i dolla Clan,c.

2175

REOUlSIZIONI IN TERRITORIO NEMICO ;.,

Conliuna.zinnc e fine. -

\'P.1li di.,pen rn SI

'

~ im: possibile far precedere l'av~ngua~~ia da uf:fi.~1ah ~omm1ss~~1 e di vettovagliamento; sara perc10 n ecessario far pervem~e toccati prima dalla · · comuni,· ch e d ebbono essere a1 , . , cavalleria. esplorante e poi dalla co~on~a d_ella grande um~a, ~pp~rtun~ pr eavvisi generici, senza rndwaz10ne della forza (pe1 0~1dent ~ ragioni militari), e frattanto requisire durant~ la m_arc1a, 1101 limiti del b isogn o giornaliero, le derrate esIStent~ nel_ terr itor io intercedente tra l'avanguardia, ~ :fian chegg1aton e la retroguardia, con quel p:ocedi1:1ento, ~h~ ~ seconda delle condizioni del momento, nsultera preferibile, cl} In entrambi i casi in dicati sop:a ~lle lett_ere b e. e'. si dovrà tenere presente che scopo prmc1pale dei p_rea~v1s1 è quello d i disporrre che la panificazione venga sp:nta alla sua massima• produzione locale, al quale uopo sara oppo~t uno comminare penalità gravissime (ed all'occorrenza applicarle) per coloro che non avranno obbediLo all'ordine, essen· dochè 1a deficien;r,a di pane verrà molt~ ~pesso ~ons~atata ed 1 è dannosissima alle truppe. Ai preavvlSl dovra poi, all att~ dell'arrivo della truppa, tener dietro il r ilascio dei regolari ordini di requisizione e delle conseguenti ricev~t?. ba quel poco che si è detto emerge la neces_s1ta, c~e _tr~ il comando ed il commissariato e tra questo e gli ufficiali d1 vettovagliamento esista il più stretto affìata~ento ~n t utto quanto rignarda la pr edisposizione e la ese~uz1one d1 questo servizio e che i detti u fficiali di vettovagliamento debbano in certi casi costituire veri e propri mezzi ausiliarì del oommissa;.-iato ed essere ai capi-servizio di questo tem poraneamente all'occorrenza subordinati. c) Truppe in marcia in vicinanza del ne~ic_ o.


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RRQ,01517. JON I Il\ TERRJ'l'ORIO NEMICO

In seconda linea le requisizioni si effettuano principalmente per rifornire gli stabilimenti carreggiati o quelli di tappa. In entrambi i casi è possibile al commissariato una a,zione diretta calma e metodica, perchè non si tratta di soddisfare a bisogni immediati o quasi tali, opperciò si possono imporre requisizioni rilevanti ad estese zone di territorio con obbligo di consegne periodiche, intimando in tempo i relativi ordini non soltanto alle autorità comunali, ma anche a quelle governative di circoscrizioni maggiori. Da ciò la necessità di ripristinare subito queste ultime autorità, quando si fossero ritira.te, come osser veremo in seguito . . Certamente dove un sistema regolare di largo sfruttamento è possibile, è appunto sulle re~rovie per il rifornimento dei magazzini stabiliti nelle località di tappa e di quelli carreggiati al seguito delle truppe. L'esempio in proposito dalla Germania nel 1870-71 coli' istituzi one dei magazzini cantonali è sotto ogni rispett,o ottimo e meritevole di imitazione, perchè, mentre i comandi di tappa non possono necessariamente estendere le loro requisi zioni oltre un certo raggi.o abbastanza limitato e rlevono perciò eseguirle in un territorio che sopporta un continuo sfruttamento a causa del passaggio delle truppe che vanno e ritornano dall'armata operante, si organizza su altro territorio pi ù vasto uno speciale servizio di requisi-zione attuato esclusivamente dalle autorità civili e destinato ad integrare; ne' suoi ultimi risultati, il servizio di tappa, del quale il generale Corsi dà, a proposito de· 'redescbi, il seguente giL1dizio: « Ammirabile e delgno d'imitazione il loro « sistema di tappe cioè l'ordinamento del postergo med iante « una scala d i presidi ed istituti di provvidenza per tutti i <( bisogni dell'esercito ... » (1); (lj Op. ci t. - Vo i. ~·. pa:; fi05

REQU1SIZ10:'1 IK TERRl'l'OIIIO NIUIICU

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3. La ripartizione delle contribuzioni (che non rappresentino ammende personali) dev'essere regolata possibilmente in base ai moli delle principali imposte dirette (come hanno deliberato le Conferenze di Bruxelles e dell'Aia), perchè in tal modo all'equità si accoppia la facilità di riscossione. Sono quindi da evitarsi quelle forme di contribuzione, che troppo si scostino dal vigente sistema tributario e che abbiano un evidente carattere d'ingiustizia, come ad esempio quella della capitazione; · 4. Quando le circostanze della guerra impongano di spingere all'est.r emo limite lo sfruttamento locale, è preferibile il sistema, seguìto dai Tedeschi, ùi a busare delle con · tribuzioni, anzichè q uello, tenuto dagli Austriaci, di abt1sare delle requisizioni; per chè colle prime si perturba mono il commercio, consentendo esso di attuare l'ottimo provvedimento di impiegare il denaro r e<lnisito per acqu istare sul posto i generi e mar,eriali occorrenti, con che si ottengono sempre risulta.ti superiori ad ogni aspettativa. L a Con venzione dell'Aja prescrive appunto che, possibilmente, le prestazioni su naturn siano pagate. La II armata tedesca nel 1870-71 ebbe infatti a constatare di qu~le rendimento sia capace nn paese già largamente sfruttato coll e.requisizioni sino ad nn apparente esaurimento d'ogni risorsa, quando indisse i mercati dei Orléans, Etampes, Toury e Chartres, :fissando per l'acquisto di generi prezzi m'ol to rimuneratori ; 5 . .Bisogna evitare il sovrapporsi di requisizioni e contribuzioni generali e loca.li, perchè costituisce una causa certa di gravi errori ucll a ripartizione dell'aggravio. A tale uopo è utile esonerare di massima. dallo requisizioni e con tribuzioni general i (ad esempio provinciali o dipartim entali, mandamentali o cMJtona.l i, ecc.) i comuni posti sulle linee di tappa, continua.mente gravati da requisizioni per parte delle truppe di passaggio o dei comandi di tappa. Le requisizioo~ e con· tribuzioni generali dovrebbero per regola essere riservato alla seconda linea (coll'eccezione ora detta) contrariament.e a quanto operarono in P iemonte gli Austriaci nel 1859;


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REQU !S IZIONI I N TE ll Rl'l'Olt!O NEMICO

REQ,U TS1Zl0N l IN TE HRITOHT O N E MI CO

6.-È necessario ed u tile non richiedere derrate o materiali inesistenti nel paese, e ciò non soltanto per la considerazione che il diritto internazionale non ammette tale. fa. coltà, ma perchè si dà facile adito ad abusi e ad ing iustizie, irritando le popolazioni con evidente dan no indiretto anche a riguardo del rendimento delle altre requisizioni· ' ' '7. E indispensabile ripristinare in territorio nemico le autorità governative o municipali, che per avventura avessero abbandonato il loro posto. Il sistema da preferirsi fra i due, che abbiano esaminat i, è certamente quello tedesco. Le au torità municipa.li restano quasi sempre ed ovnngue in ca· rica; in caso contrario non riesce difficile sostituirle con cittadini del luogo più amanti del vero bene del proprio comune. Le autorità governative, specie politiche (prefetti, sot,toprefetti, polizia, ecc.) abbandonano generalmente il paese. Molto opportunamente i Tedeschi, conservando l'ordinamento fran cese, hanno sostituito prefetti tedeschi ai prefetti francesi, raggruppando le prefetture sotto governi generali. Le auto· rità militari ebbero in tal modo in quelle dipartimentali civili un sicuro aiuto e poterono organizzare a mez7,o di esse quel largo e bene ordinato sistema di sfruttamento, del quale si è già fatto cenno. I nvece i ':l'edeschi errarono quando occasionalmente stabilirono una. dipendenza gerarchica tra i di versi comuni; error e commesso già precedentemente dagli Austriaci. Non è mai opportuno istituire fra i vari Comuni vincoli di dipendenza, che non corrispondano a guelli legittimi e storici; 8. Le prestazioni di mano d'opera eccitano più delle altre lo spirito di ribellione delle popolazioni, epperciò de· vono essere limitate al minimo e non richieRte mai, come impongono i principi di umanità e il diritto internazionale per oper e di for t,ificazione costruite contro l'esercito del paese invaso e meno ancorit per lavori da eseguirsi sotto il fuoco di questo esercito; 9. Le r equisizioni di mezzi di trasporto recano gravissimi danni alle industrie, all'agricoltura ed al commercio locale, e contribuiscono potentemente a rallentare od a troncare il

rifornimento delle risorse. Devono in conseguenza essere, nell'interesse stesso dell'invasore, contenute per numero e per durata iu limiti str ettamente corrispondenti al le reali necessità della guerra., come procur.:;rono di fare i Tedeschi, i quali inoltre riatt,ivarono, non appena possibile, anche per uso pubbliço le vie acquee e ferrate. 10. Nel regolare rilascio degli ordini di requisizione e delle consegueri ti ricevute ltassativamente r ese obbligatorie dalla Convenzione dell'Aja), gli abitanti trovano un incitamento a soddisfare alle richieste ed un conforto pel danno patito, avendo maggior e fiducia in un prossimo risar cimento. Occorre quindi ohe a questo r iguardo l'esercito requirente dia prova dì or.d ine perfet.to e di inalterabile disciplina. Le ricevute dovram10 indicare le guantitit in cifre ed in lettere delle derrate, degli animali e dei materiali requisiti ; le giornate di alloggio degli ufficiali (distinti per grado), degli uo mini di trnppa e dei cavalli ; le giornate d'uso dei carri e dei mezzi di s9meggio; l'ent ità delle prestazioni d'opera divise per specie; ed inoltre l'intestazione (comando, corpo, reparto, iuteudenza, direzione), la data, la firma, il bollo di ufficio, ecc. Negli ordini ino ltre è utile indicare sommariamente anche il motivo per i l quale si procede alla requisizione, ciò ch:e serve a dimostrarne agli abit,anti il carattere di assoluta necessitA ed a fa r escludere l'idea, molto spesso preconcet.ta, che si tratti di un aggravio capriccioso ecl arbitrario. A tntto ciò è indispensabile accoppiare, come già si è accennato, modi dignitosi, mod0rati e fermi negli ufficiali incaricati di assicurare l'esecuzione degli ordini e nelle truppe chiamate ad assisterli od a requisire direttamente. È naturale che fra chi pretende e chi deve soddisfare la pretesa, fra l'in:_,.asore ed il cittadino del pae.3e invaso non possa esi· stere altro sentimento all'infoori di quello di una forte avversione; si comprende come le popolav.ioni e le autorità civ ili loca.li siano proclivi. a resistere passivamente aUe ingiunziom nemiche; ma è a.ppnnto per ciò ancor più uec:essar.io che chi dispone dell~L for :,;a eviti i modi brutali ed


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REQ,UiS 12 TOr- I 1N TERRITOR I O JSEMIGO

ingiuriosi, si astenga dalle violenze punto coraggiose e mostri in ogni atto che la popolazione inerme e pacifica nulla ha da temere da· un esercito educato al più squisito sentimento dell'onore. Concluderemo col dire che, sotto qualunque aspetto si esamini il com.plesso problema delle requisizioni e contribuzioni, un impellente dovere viene sempr.e a scaturirne per gli Stati civili, quello cioè d i disciplinare la difficile materia con patti internazionali. (1), con leggi interne e con regolamenti, in modo che gli e:3erci ti e le popolazioni, abituati sin dal tempo di pace allo sfruttamento locale, sappiano in guerra rispettivamente attuarlo ·e subirlo in modo, che risultino conciliate nel più alto grado le esigenze militari colla tutela del benessere pubblico e dei diritti dei privati cittadini. Ciò contribnira potentemente al t rionfo di un principio fondamentale dell'odierna civiltà, che « il solo scopo legit« t imo, che gli. S tati devono proporsi durante la guerra, è « d' indebolira le forze militari del nemico (dichiarazione di « Pietroburgo, 11 dicembre 1868) » (2); che « 1a guerra è un (< publicu,m. certamen, che si combatte tra gli eserciti, e qnej « che rimangono inermi deggiono essere rìspettati n ella loro « vita e nella proprie.ti~ » (3); publicum certamen snl quale il progresso morale det erminato dal cristia,nesimo ha esercitato un benevolo in:A.usso nel senso di renderlo meno funesto e lut· tuosQ mediante una mitigazione ed una codifi.cRzione internazionale delle legggi di guerra, ·la quale nel campo del dititto positivo segna già due trionfi : la convenzione di Ginevra del 1864 completata dalla dichiarazione di· Pietrobui:go d'?l 1861, e la convenzione dell' Aja del 1899; e che nel campo

llEQUl SlZI Ol-1 Hl TEll,RITOR.10 i:rnn11uo

del diritto ideale, latente ed in formazione ha fatto non minori e preziose conquiste (1). . . . Ciò contribuirà pure a meglio assicurnre m .~tv:onue 11 reo·olare funzionamen to di quel servizio cl i vatt~vagliamento, eh: tanta importanza avrà r ispetto al buon e;;1to dell_a lott~ e le difficoltà del quale saranno enorro ement-e crescmte d1 fronte alle guerre del pass~ito. 'reniamo ben prcse~te all~ nostra mente le sotto ricordate parole del russo G10va.nn1 I) B loch l'autore cl.ell'importantissima opera su La giier1·a e ' . l'( (2). futura sollo 'i runti cli vista _tec1:ico, e~onom1:,o e 1~0 t i~o , · clu (< A'U.'l.; t emps. 1,a~st;s , ,, , , le<;· ·inclowes dependaienl surloul, ._ . genie cles chefs , du., coiwar;e, cle la df,:ciplin_e el ~e. l'.e1~-t.~usia~ sme d.es_ I.1,0 upe~,., ·· l'arinement et l eclucalwn rni. lilai1 e des . solclats ne .iou,aienl q"L~',11,n 1·6le se1.:onclai1·e; quard a la q'u~s~wn dii ravilaitlernenl de l'ar·rnee, twnl e1i vi-m·es f)_·u'en munilions cle guerre, elle elail 1·elég-uée a'u iroisieme plan. - L'ordre des cond'itions apvelées ù in/hier s~,, le res:ull.al de :a .~uer:1·e fulur-e sei ·a c:ornplèlernent ìnlerve1·ti. Le ra~1ta1llemenc I eguller de l'armée constituera l'axe autour duqµel p1voteront toutes les combinaisons stratégiques et tous ,les déplacements des troupes sur le théatre des hostilités . _ . Au<Yuriamoci ehe 11011 ci accada nel giorno della prova d1 dover:i rirnproverare di avere trascurnto di fare tutto quanto era in poter nostro per una completa ed a.ccuraL~1 preparazione di: questo servizio. A vv. Lu_1GI

GRIT'.L'I

aa.p11;11,;, co >ninissiwio.

.

I e ·esni,·1( il ci tato f'rogetlo di dichia.rnzio ne tlclla C·lnf~rc nza ,li B1_·uxelles t, ome ,1• ., , ' , . I • . . l ... ·o· alc _e<I il .Jlcuwale dette le!l(Jl llelln fl't,,r·r n coo111il:,Lo ,lall"ls t1t uto rie 1l1n tto 111 e1n,1z1 11, ·

()e

uclla s,,~s,one 1en:1t:1 i n O~ forrl 11~1l'auno ISSO. . .. (2) Ecti ziunc fr.iu cc,,; oli Gui ll,,u min ~L C."· - Tomo 1V, pag. 3:!3. (,t) Il pm)(f' l lo ni di,:hiar:,d onr: in tc rnazion:110 1·clati l'n :tllu l!·gr; i eri :i gl i u,, dr,IJa g1h~rra, t·labo r:d o d:111 11 ron fcreo1.:t dnnit:isi a Bl'nx ,~Jlps il 27 !11 ~1io 18;4 co l cout11rsD ,li t utli ~li Stati d'Eu r, )pa, e,:cet111:,ti ,olo l;L repul1l oli~:t rii Anclorr:t ecl il llri neip.ilo cl i Monac:n, co11ticne a11«- ho <lisposiiioni rc·lati ve af lc eon l riltuz ioni e requi:-liioui 1,1rt. 1.0 1 4i e 42J. ma è an~ora 11 11 11ro:;ctlo. Uis r o$izioni tass~ ti..- e sono in,·ecc state concre L:i te dalla Co1we11z 1one ,lcll".lja, com e si clJ IJc qua o lit oc,::t, ionr cl i acc<' llll,IJ\!. (2) GHASSO. - Op. ciL. , Jmg. l(ì4. (5) F11,011u.;1-Gu1,1.ri 1. - · B,iciclopedin. ginri :J.i ca, 1.JJg. ~";i·

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SG lJAR OO SUJ,T,O STATO ATTUALE, EC C.

SGUARDO SUU,0 STATO ATTUALE nKLLi\ CARTOG R1\P.IA MILITARE NRl VARl S'rAl'l D'EUROPA

L ' importanza dello· studio del terreno e della cartoO"ran a o nelle operazion i militari fu riconosciuta in og ni tempo ; ma solo nella seconda metà del secolo xvn le operazioni di rilevamento topografico entrarono a costituire uno dei ·servizi principali pei bisogni degli eserciti. La cartografia fu da principio esercitata nei vari Stati da, privati studiosi, incoragg iati talvolta dai rispettivi Principi o dai Governi, i quali non potevano disconoscere l'utilità che loro derivava da una fedele rappresentazioue grafic{t dei loro Stati. L r~scialia all'azione individuale essa non poteva dare che frutti assai modesti, giacchè le operazioni scientifiche e tecniche sulle quali si fon da la costruzione di una carta richiedono l'opera collettiv a d i numerosi specialisti, e quittdi una spesa ingente, che solo un Governo può sopportare. Cos~ fino alla fine del secolo X'VITI si può dire che nessuno Stato europeo possedesse nna car ta topografica ciel suo territorio; ed anche quella celebre del P iemonte ·costruita, dall'ingegnere Borgouio cluni nte la minorità di Vittorio Amedeo II (1680) che puro fu giudicata la prima topografia militare oh~ ni.eritasse questo uome ( 1), sebbene assai pregevole dal punto di vista della SLla artistica rappresen tazione e dei numerosi particolari topografici che comprende, non· era nulla più che u na carta d irnoslini tiva cn i mancava il fondamento indispensabile delle operazioni aslirouomiche e geo detiche, basi scientifiche della cartografia. (1) SùULA ni::.

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t!e l(i 'l'O))O(/l"lt/lh ie c ii H11rOJ)C in • .1/émori(,!. (l it 0 CJ1til Gl!IICl'ltl d ,: la Cuer,·c • tome I, ({S0~- 1803). /,//11

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Un primo saggio cli levata regolare del territorio di uno Stato fu offerto daHa Svezia, dove, sino dalla prima metà del secolo x vrr, per oper a di Carlo IX dapprima. e quindi di Gustavo Adolfo, venne costituito un apposito uffi0io con un suo proprio personale cui venne affidata l'incombenza di cost_ruire la carta topogra.iica del Regno. Ma le operazioni procedettero assai lente tanto che dopo 2 secoli n on erano ancora ultimate. A partire dalla seconda metà del secolo xvn, rilevamenti speciali a scopo militare vennero intrapresi in Olanda, in Polonia, in Germania, iu Austria., in Fraucia, ove è noto come il celebre Vaubau costituisse un corpo speciale di ingegneri, i quali sotto la sua, direzione attesero al rilevamento a grande scala dei luoghi fortificati e dei dintorni delle principali piazze militari. Ma, in generale, gueste operazioni di rilevamento si estendevi.no su regioni limitate e rara.mente venivano a, comprendere delle intiere provi ncie, onde rivestivano più il carr. ttere di piani, che di vere e proprie carte topografiche o corografiche, tanto più che n ella loro costruzione si prescindeva affatto da ogni rif.irimento astronomico. D 'altronde, nel maggior numeJ.·o de~ casi, le carte non si facevano riprodurre e veni vano usate solo nell'originale, ovvero se ne e~traevano poche copie a mano per uso dei coman.dan ti s n periori. Se poi talvolta si procedeva alla loro incisione su rame, le copie estratte erano gelosamente custod ite per timore che avessero potuto cadere nelle rna.ni dé1l nemico, e se ne facevano distruggere ad arte i rami perchè altre copie nou ne foss ero ricavate. La topografia era, insomma, considerata. quale un segreto di Stato; n è mancano esempi di carte ove la rappresentazione del suolo veniva espressamente alten1ta per trarre in inganno il nemico che se ne fosse valso (1). · La prima carta topografica a gran de scala estesa ~dl' iutiero tei-ritori o di un grande Stato, costruita in base a re(1) I Piemontesi atlril,uiro no acl 11 n 1:ile in1ento le i11cs1Ltlcnze risconlrat.o sui fogl i cli frnntier~ dell;i car ia nel Ca,$ ini; ma il S0ul avi0 res pi nge 1·a~c11,;a alTcrmauclo ess,,rc l!L lìr.tncia ,;upcrioro a queste corte ,·e,l ute. (::;uu1,,1v11;. - Scritto cit. ).


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SGOARDO SULLO STATO' ATTIJALl,;

g.ola~·i operazioni scientifiche e tecniche e di cui le riproduz~oni fossero messe a disposizione del' pubblico, è la Carta d~ Fra~cia, dovuta all'iniziativa dell'Accademia delle scienze d1 Parigi e compinta sotto la direzione di Cesare Cas-sini di Thury (Cassini III) e di suo figlio l!'raucesco (Cassini IVì appartenente a quella celebre famiglia di astronomi e di o-eodeti, originaria di Toscana, trasferitasi in Francia nel se· colo xvn con Giovanni Domenico Cassini da Perinaldo, tolto da _Colbe~t a ll'Osservatorio di Bologna per affidargli la direzione d1 quello nuovamente eretto a Parigi. La Carta di Francia, alla scala di una linea per 100 tese {l : 86,400), fu iniziata nel 1750 e gli ultimi fogli apparvero solo nel 1815. La sua pubblicazione segna veramente un'epoca nella Storia della Cartografia., giacchè con essa ha principio il periodo moderno, quello delle grandi intraprese t~p~~rafic~~ co.ndotte diretbamente dallo Stato pei bi;ogni c1vili e rn1htan della pubblica amministrazione. La ~ostruz~one de.Ua ~arta. del Cassini, nonostante grincor~ggiament1 avuti Slll pnmordi dal Re Luigi XV, cui ~~z1., :e~ondo ~he il Cassini. stesso afferma, ne spetterebbe l· rn1z1at1 va pruna, era stata opera privata ; ed è noto che le spese furono sostE;innte da · nua privata associazione che se ne riserbò la pi·oprietà. La Conveuzione Na.zionale, con sua ordinanza del 22 brumaio, anno II (12 novembre 1793) clec~etò che la proprietà p3:ssasse al Dep6t cle la guen·e « strappando così all'avidità << di una Società di speculatori un' opera nazionale, frutto di << 40 anni di lavoro eseguito dagli ingegneri e che doveva es,< sere tanto più a disposizione del Governo, inquantochè la << sua perdita od il suo abbandono avrebbero compromesso « I.e sue ~isorse e cresciute quelle del nemico (1). » Lo stato de1 lavon per la ~ostruzione di quella Car ta volgeva del resto al suo termine; le operazioni sul terreno erano ormai ulti-

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Rapporto ,Jet gClllern'. C,11.ox al l>iret.torio, tiresentalo il i ve{1toso. anno 1~ (cfr. 8rnrnouo: Lu Ccirte de fra:n.ce, f750- i89.~. mw1e /listo rique, lS98.

J)Ef,J. A GARTOG ltAl' J A MJLIT JII I;; ~ L,l \' Altl STA'l'l D' EU[{OJ' A

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mate, e dei 181 fogli dei qnali la Carta stes::;a constava, 16 soltanto rimanevano cli', d i;;egnare e da inciderse. Coll'atto della Oonvenzioue il Deposito della guerra, creato nel 1688 col solo ufficio di custodire le carte e di valersene per gli studi relat ivi all' organizzazione degli eserciti ed alla storia delle guerre, diveniva un vero e proprio Istituto geografico militare, cui Napoleone dava poi un grande sviluppo, e che do veva servire di modello per g li stabilimenti congeneri che si eressero negli altri Stati. È noto q uale increme11to avesse la topografia, e la cartografia ufficiale presso i v;iri St1.1ti e uropei per tutto il corao del secolo XIX. e come ta,le servizio, salvo poche ecce· zioni, venisse dovunque affidato all\1mministrazion0 militare. Il bisogno di buone e fedeli rapprnsentazioni cal'tografiche del territorio è anelato poi sempre più affermandosi, e ciò non soltanto per gli intenti strategici, quanto per l' interesse di ogni altro ramo della pubblica ammini strazione. Giuseppe TI avevit santeuziato che <( per ben governare un « paese bisogna cominciare da conoscerlo esattamente »; e nulla pl,Ò contribuire a q L1esta conoscenza più di una b uon,t Carta che ne rappresenti la struttura morfologica e i partiuolari dovuti ~ll'opera dell'nomo. Ormai le carte topografiche non eostituiscouo più u n se· greto di Stato ; ma sì riproducono in la.rghiss ima copia e se ne di ffonde l'uso nel pubblico con beneficio generale. I diversi Stati gareggiano nel migliorare i metodi di rileva· mento, n.el perfezioni.tre i si:;temi di rappresentazione e cli riproduzione all'intento di avere prodotti, ove iLll'esattezza geometrica vada ognora accoppiata l'evidenza. artis~ica. Alle operazioni . topogra,6.che vengono date per fondamento le de· Jicatissime misure scientifiche ri volt,e allo studio della forma e delle dimensioni della Terra, una porzione della qua le le Carte stesse sono appunto chiamate a rappresentare. Si coordiiuno alla lor volta le operazioni geometri:::he catastali a quelle topografiche militari, alfiuchè sì alle n ne che alle altre serva di base la stessa orditura. S imilment01 sulle carte topogntfiohe si adagiano i rilevamenti geologici 13~ -

ANNO XLl' I ,


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SOUAHDO SOLLO STA1'0 A'l'TUAJ. l'.

e le mappe idrografiche, di sommo interesse entrambi per la scienza come per la pubblic1L economia. . Col crescere delle applicazioni crescono altresì le esigenze d1 color o che sono chiamati a. servirsi delle carte. Il numero e la qualità dei _par ticolari topografici che rapprosen. tano rendono necessaria una periodica revisione delle antiche levate per la loro tenuta al corrente, onde, delle nuove strade dei nuovi fabbricati, dei n uovi cauali che l' iudustro oper~ dell'~10mo_co~truis~e con incessante attività, come pure delle modtfìcaz10m che il suolo subisce per ca.use natura,li sia ten~1to il debito conto e la. carta possa perciò soddi;fare al bisogno di rappresentare lo stato attuale del terreno. Le scale adotta.te sino a pochi decenni indietro oggi si riconoscono iusu:fficie~ti, e noi vediamo le Francia, ad esempio, che ha eia pcco ultimata la pub bi icazione della sua Carta ad l: 80,000 preffiggersi cli costruirne una nuova alla scala di 1 : 10,000. Dinanzi a q uesta atti vità. crescen te di cui si vantaggia. la topografia o la car tografia, parve opportuno fissarne lo stato attuale quale ci si presenta o.I sorgere del secolo xx. L'esposizione che qui mi propongo di fare riguarderà. quindi soltanto le car te topografiche e corografiche dei vari Stati che ce ne offrono oggi la. migliore rappresentazione, trascurando tutte quelle produzioni anteriori che di fronte alle ~ ubblicazioni nuove n on vengon o ad aver~ ogg i che un mteresse pura.mente storico (1). Così pur e, data l'indole del period ico, intendo limi tarmi all'esame delle sole car:te avenLi importanza militare, tralasciand o d i accennare &. q uelle 0 he pnre essendo pubblicate da I stituti militari, hanno ca.rat· tere spec[almente scien tifico o scolastico, mentre invece mi propongo di dar notizia anche di q uei prodotti cartog rafici che, pure essendo pubblica.ti per cura. di a ltre amministrazioni o di privati stabilimenti; hanno un' importanza militare riconosciuta.

...'.l)

In que~l:i r.L~3egna 11011 Len i.111111 ronto 1ll'll'lt:tlia i.:~1cchè Lrattauclc,si ,li uu:1 cspo· ' l~1011 e >UGClllla 110n a1rc111mo potuto cltr, ri(letcrn µer il 11 nslr,, (lae.;e coso gia .;ul'Ji· ,: 11' 11 l.ernenle 11 uto.

Dl::Ll, A CA ll'J'<J GRA'Pl A N ll, ITA H I•: N lo:t VA R,l $ l' A'l' l o ' EtJIIO PA

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Non pretendo di fare una enumerazione completa ed una descrizione esauriente per le carte di ciascuno Stato, al che, dopo tutto, mi farebbe pur difetto lo spazio. IL titolo stesso di guo.:;to modesto lavoro dice che si ti·,1tta di un semplice sgnardo allo stato aLLuale della Cartografia mii itare nei vari Stati d'E uropa; e, come tale, confi.clo che sitL per non riuscire disutilt-1 allo studioso che desideri e.:;sere succintamente informato snlrargomento. (1) A usruu-UNoei,;urA. (2) Il serv1z10 cartografico ufficiale n ella monarch ia anstroungar ica è affidato all'I. e R. IsLituto geografico militare (K . ]{. Mililth· Georraphisdie ln!ilitul in Wien) fondato a Vienna nel 1839 in seguito alla fusione avvenuta. in guel · l'a nno dell'Istituto ge.ografi.co militare dello stato maggiore austriaco di Milano con alcuui speciali stabilimenti di riprodnz ioue carLogra-fìca esistenti iu Vienna. L 'Istituto, che è alla diretta d ipendenza del Min istero della guerra, secondo l'ordinamento datogli nel 1898, consta di un u fficio-comancto, retto da un generale d irettore coa(I} Per coloro cllo desiMrassero maggiori notizie sulh CarLogrnll.i ~urope--t 1l11r:1nle gli ultimi decenni ricordo le ,l,llc memorie puhhlicatc dal Srnow ucllc Pe:u-mu1111·s ,llittlieit11.u11en a p:11'liro olei 18,i~ ; Lo r11bl; l1 ca1.i1111c dello ScnwonBLl,A: /,ril1sçltcr l.ritfanden dcr l(nr l,D(l?·aµhic, \Vien (l'c mi so no v,ir ic cdizin11\J; lcl rel:1zio11i riel ~en,wa lo DEn111:c,rn.11x e tlel co lo nnello llo-rro pn!,enl;1 lc rispo:.tiva111~11lc ni e.ougres,i )!eo;;r:o llc, iutern:11.ionale cli P:irigi e italiano <li G~nov:1 dll.;li anni UlS) e {693 u la Jli lÌ 1-erc11tc memoria di V. HAArHH voN HA11T&i'>Tnu11lt: /Jie mitiliil"ischr wichligsten Kt11·te11we)"!;e 1lu E uro11iil schen Slaatm inseri ta IH!llo ,lfittheilnng1 n J el 1·1~ Lil11to :;eovaficu 1nil ila re cli Vienna, voi. XVIII. 1)1 1111%!0 111ti111 ,> :rnt,H'' ri ,:u rrlo 1111r11 lo scritto : Ni>ti:;c11. iillt r dei· organls11/.io11 iter ,llililar-1"opogr11J)ltiSthe1t Arbcile11 ilt dm Eu1·opli'i.1che11 Stoolm. inserito n el vo i. XIX <lcllo <:it.;,w .lfillfief!u11g,•11, 1L:l •1u:ile s1>1•cialm~nte mi valsi per redigere lt• brevi 11oti1.ie wll'or,linam~nto ,lf'I srrr iiio ;:~o;:rn li,:o tnililnrc presso i vari Stat i cho prcc,)rlono l'espo;;iziouo ,!ella ra rtn~r:ifla. lnO no (, rl:L r:icconia11clarsi a_!?li sl11· cliosi della storia dcli/\ cnrlo~rnfl n Il rccc11 ti ~s11111> lal'orn dc, llo Zux1,i,;11 vAN : Allyem,:itw Korlt11l:1mde. 8in Abriss ilwer Grsrllichte 1mà i/1,·er ,lf etl1odm. Lei1>zi~, 1901. Cl) Am11ie e 11arli.'olareggiate notizie ~ulln cartogrnlia 111ilitar~ nell"Au, trh-U11;:hcri:1 si nes11n11,roo cfallè 11/itl/1eiln11gen che r l, l,it11t11 ~eo_!?ra li rn n,iltare lii Vienn a 1111!,lllr~:1 an1111:ilmo11 lc sino ila l ISS I. Le an~iilf'l lc :lfill!:eit1inaen ,·on tcn!;'r, no 11111L p,tt·te ofll cinle O" C st eia co nto rlci ln ,•o ri csagu1ti ((a li,: si n;:ulc Ll ivisio1ii 1'd una pn1·10 11011 ofliciale che contlcue studi, m•mori,• ,, rcl;izioni ,l<"i di1ersi nffic,all con~rnenk •1ualclu, S('<'· cialc lavoro rlcll" Istituto, ovvPr,, •1ualchc parlicolan· pr..1Jlcm;1 inl~n'ss~nlè la /?COgialla, la. lopobrnlht o la canograiia.


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S GOAffOO S ULL O STATO A TTIJ ,1 LE

diuvato da un colonnello di stato maggiore e di cinque divisioni ( Grupp en), che secondo le specialità dei singoli servizi loro affidati, prendono il nome di divisione geodetica, topografica, cartografi ca, tecnica ed a mministrati va. Il personale comprende: ufficiali dello stato maggiore dell'esercito attivo dell'Armeestan cle e ufficiali a riposo ; impiegat i ci,·ili; sottufficiali e solcfati e operai borghesi. Gli impiegati ci vili comprendono i technische Beamien (ufficiali tecnici) e il personale degli aiutanti. I Beamlen sono assimilati ai gradi militari e ne vestono la divisa. La di visione geodetica accudisce ai lavori astronomi ci, trigonometrici e di livella7.Ìoue. E ssa è retta da un colon· nello e il personale ad ibito comprende 3 ufficiali superiori, 4 capitani, 10 tenen ti ed 1 ufficiale tecnico. In servizio eventuale v i sono poi comandati alcuni sottufficiali e soldati. La divisione topografica comprende una sezione di costruzioni, incaricata più specialmente cli preparare le riduzi011i delle mappe catastali; una sezione d i ricognizione cui è af. fidat o il servizio di r evisione delle levate; revisione neces saria per la loro tenuta al corrente; una sezione scuola per gli ufficiali di nuova nomina e cinque sezioni di r ilevatori. Normalmente sono adibiti a, questa divisione 5 capitani e 35 ufficiali subalterni, oltre ad un certo numero di ufficiali subalterni che fre quentano la scnola. La divisione car tografica comprende !'archivio delle carte .e varie sezioni di disegnatori. Vi sono adibiti 4 ufficiali superiori, 15 capitani, 19 tenenti, 34 ufficiali tecnici e 9 aiutanti, oltre ad un numero variabile d i sottufficiali, soldati disegnatori ed apprendisti. La divisione t ecnica comprende i servizi di r iproduzione diretta (incisione su rame, litog rafia, ecc.) e di riproduzione fo tomeccanica, Ie officine di stampa ed il laboratorio d i galvanoplastica. Vi sono adibiti _1 ufficiale superiore, 37 ufficiali tecnici, 69 aiutanti oltre a 44 ufficiali e 123 tra soldati operai ed apprendisti. La divisione amministrati va, finalmente, disìmp0gua i ser· vizi di amministrazione di cassii e di smercio delle carte;

DEL LA CAI<'J'OGRA!'JA MlI.lTAIUè i'il':I VA Hl ST,l'l'J 0 1 BUROPA

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essa è retta da un nfficiale superiore e comprende 6 ufficiali, 3 impiegati e 14 sottufficial i. L'Istituto, oltre ad essere un ufficio tecnico militare per eccellenza, è altr-3SÌ un grnncle stabilimento di carattere industriale, giacche assnme lan,r i cartografici, e di r iprodnzione in genero, per conto di altre amministrazioni dello Stato ed anche per conto di privati, ciò che gli permette, tenendo conto altresl de1 ricavato dalla vendita delle earte, di avere un cospic tio bilancio attivo in eccedenza suHe spese de1 suo manten iment,o. La cana topogra:lì,c<:t fondamentale pubblicata per cura di questo istituto è la Carta speciale della monarchia anstro-ungarica ecc. (Specialkarte cler uslen·eichisch-u.ngar·ischen monarchie mit Bosnien dei' He,·c<'govina u,n(l dem Lim Gebieie) alla scala di I: 75,000 in 763 fogli iutieramente pubblicati. L a costruz ione dì questa carta fu decretata nel 1869 iu sostituzione di un'altra carta topografica della Monarchia a lla scala di 1 : 14-1,000, cni si lavorava fino dai principi i del secolo. · Questa car ta al 144,000 era basata su regolari rilevamenti eseguiti alla scala di 1 : 28:800 e veniva riprodotta, mediante incisione diretta sn rame, ciò còe por tav,t un eccessi\·o dispendio cli tenwo. P er questa ragione, e perd1è d'altra parte si riconobbe che la scala adotliata e i sistemi di rappresentazione impiegati piì1 nou corrispondevano a Ile attuali esigenze, il governo imperiale, prima assai che la detta carta fosse ult imata, deerel;ò la formazione della nuova car ta speciale alla scaia pressochè doppia di 1: 75,000, da riprodursi coi metod i celeri ch e offrivano l e art.i fottHneccaniche. P er la cost,rnzione di questa nuova carta venner o eseguite levate sùl terrPno alla scala di 1 : 25,000 appoggiate allo t riangolazioni preesisLonti in pa1"Le riordinate e in parte rifat te, util izzando, tutte !e volte che era possibile, le mappe catastal i. Il lavoro venne spinto cou tanta alacrità che in poco più di un ven tennio rimase ultimato e poterono altresì essere pubb licati i fog li della carta ad 1 : 75,000 che, in numer o cli 763, vengono a comprendere, oltre i territori della


D&J.I,A CAHTOGIIAF'I,\ lf!LIT,\l{l; NEI VARI STATI

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SGUAllOO SUI.LO STATO A1"l'LJALE

monarchia, i paesi di occupazione (Bosn ia ed Erzego vina) e gli stati eontermini Serbia e Montenegro. La carta è costruita in proiezione poliedrica nella quale ciascun quadrilatero, corrispondente ad un foglio della carta stessa, rappresenta, proiettato sul piano, un quadrilatero sf'eroidico limitato da due archi di parallelo e di meridiano. Le dimensioni del t rapezio sono di 30' nel senso delle louo-itudini e d i 15' in quello delle latitudini, calcolato sull'elis:oicle di Bessel. Quale meridiano di Ol'igine fu scelto quello dell'Isola del Ferro. La riproduzione è fatta mediante incisione su rame ottenuta con procedimenti fotomecca.nici da un disegno orig inale che sino a pochi anni indietro v~niva eseguito alla scala leggermente maggiore di 1: 60,000 e che più tardi fu creduto più opportuno eseguire a lla scala stessa della riproduzione. La carta porta segnate tutte le particolari tà topografiche riguardanti la rete stradale, i centri abitati, i corsi d'acqua e la plastica, del terreno che la scala adottata consente di introdurre nel disegno. La rappresentazione orografica è ottenuta med iante il sistema del tratteggio a luce zenitale; ma sono tracc iate altresì le curve di livello di 100 in 100 metri, avvertendo di segnare sul margine deÌ d iseg no la quota corrispondente a ciascuna curva. I punti tr igonometrici e in generale le sommità delle alture, i nodi stradali e g li abitati principali, portano anche indicate le r ispetti ve altezze. Numerosissimi vi sono i segni convenzionali, ciò che cos tituisce un pregio singolare di questa carta sebbene, d'altro canto, la lettura ne riesca alquanto difficile. Delle strade ferrate sono distinte quelle in esercizio da quelle in costrnzione; quelle ad un solo da quelle a due binari, e fra quelle a binario semplice quelle aventi massicciata capace per due binari. Le strade ordinarie, rotabili o carrarecce, sono classificate secondo la larghezza della ca.treggiata. Apposite indicazioni notano i ristringimenti stradali, i luoo'hi d i scambio' le r ipide b . peudenze ecc. Le scritture per i luoghi abitati variano a. seconda che si rifer iscono a. città, borgate e villaggi, e difl:è-

o'

IWIWPA

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riscorro altresì di dimensioui a seconda del numero degli abitanti. Le rispettive iniziali racchiuse in una targheUa indicano se l'abitato è capoluogo di Bezrih (circondario), di Comitat (comitato) o di Dislrihl (distretto). Segni convenzionali speciali indicano le stazioni di posta, gli uffici telegrafici, i pozzi, le miniere, le ca,,e, i mnlini, le segherie, i cantieri e gli opifici di vario genere; i fari, i semafori, le boe di ormeggio, ecc. Tutte g neste indicazioni conferiscono, come fu detto, un notevole pregio a questa carta specialmente dal punto di vista militare, ma r ichiedono in chi ne usa una conveniente pratica per la facile interpretazione. Il tratteggio orografico apparisce forse soverchiamente duro e pesante; certo è che, nelle zone montane segnatamente, la carta riesce piuttosto oscura e confusa. La grandissima rapidità colla quale furono condotte le operazioni di ri11->vamento portarono per necessaria conseguenza inesattezze e deficenze numerose, specialmente nelle determinazioni altimetriche, tanto cho appena ultimate fu r iconosciuta la necessità. di intraprenderne una generale revisione incominciando da.Ile regioni di maggiore inter esse dal punto di vista militare. Queste ricognizioni riguardavano perciò sopratutto la rete stradale e la confignra.zione del terreno nelle zone adiacenti alla medesima, ove le scorrezioui notate furono tali e tante da obbligare tal volta l'operatore a rifare le levate di t ratti assai estesi_ Sulla scorta delle eseguite r icognizioni vennero pure corretti e miglioratj i fogli della carta al 75,000, e un confronto fra le vecchie e le nuove edizioni corrette dei fogli stessi, mostra le variazioni notevolissime che i fogli ebbero a subireLe operazioni di revisione furono continuate per il decennio 1886-1895 ; ma il risultato che se ne conseguiva appane troppo sproporzionato al tempo ed alla spesa cui per esse l'Istituto andava incontro. Tanto più che nelle revisioni occorreva impiega.re un personale già pr ovetto e largamente esercitato nei rilevamenti; personale che andava gradatamente dirninuen~o. Si aggiunga che le antiche levate, eseguite a scopo quasi escltlSÌ\'atuente militare mostravano cli non cor-


SGU,IJHIO SU I. I.O STATO AT'tUJ\ l,E DELLA CA R'l'O G HAl' lA MJJ. l' l'A RE !\' El VA JU s·rA'.l'l u · 1,: u 1t0 pi\

r ispondere ai bisogni scientifici e tecnici dei differenti servizi dello Stato. pei quali va accentuandosi ognora più la necessità d i p ossedere una fedelo rappl'esentazion e del territorio uazionale. Tu vista d i queste considerazioni. fo deciso di riprende1·0 ex novo i1 rilevamento generale del territorio della .l\Ionarchia, rìnnoYando ,ùtresì, on, era necessario. In triangolazione e coordiuaudola, per quanto rignard.i l'altimo , tria, coi r isnltat,i della livellA,½iou e geometrica di precisione. L ' ordit u ra planimetrica <lolle uuove lenl.te, eseguite in massima alla scala di 1 : 25,000 ed eYent,ualmente anche a. scalo mag giori , è sempre fo rnita dalle mappe catastali, esegui te alla scala d i l: 1250; e perciò i rilievi si svolgono ove le opera½ioni del nuovo catasto furono u ltimate. La riduzione delle mappe vit,n fatta col pantografo; dette riduzioui disegoa~o nitidamente in la.pis vengono ripor tate sull e t n.vo leU,e di rilie·,o (corrispondenti ad •; : del fog li.o al 75,000) debitamente orientate e collegate tra lor o colla scorta dei punti trigonometrici . L'operatore adibit,o a lle Invate ha l'i ncarico c1 i vcrificaro e completare, ove occorra, le map po così. ridotto, e.li quotarle e d i t rattare fa plastica del terreno. ciò cho egli fa col si.sterna del t ratteggio nell'esecuzione del q uale i topografi austriaci si m9strano di una singolar e abilità. Le cnrve sono poi t racciate a tavolino valen· dosi dell e n umerose quote rilevate e ::leire;iegui Lo d isegno a t ratteggio. L 'alta montagna è rappresentata mediante i l rilevamento fotogrammetr ico cui si intende dare sempre maggiore impu lso. Da quanto precede si compr ende come le nuove levate possano ormai rispondere alle maggi0r i esigenze che si richiedono nella rappresentazione del terreno. Un confronto Ll'a i vecchi od i nuovi r iliev i no mostra iu modo ev iden te la. su perioritù, che apparrà puro alJorchè sulla scorta delle nuove levate v~rranno ridisegnati i tog li al 75,000 (1). Nei 4 anni decorsi da elio si iniziarono le nuove opera zioni topografiche il fa.voro fo condot to nelle p rovincie del litorale uelr IsLria o nella Oarniola. (li Cfr. ~T>tllll C.: X \'l!I , 189S.

n;, 11r111·e11 A,·beiln1

,/t i' ,l/a1>J,irrm1!Js Gn1ppe, '1illhrihn ~en. 1•rr.

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P er necessità esso deve procedere assai lento, tanto che si calcola che occorreranno non meno cli 100 ann i pr ima che tutto il territorio dell a MomLrchia sia nuovamente rilevato. J?rattauto però si spingono con lena lo ricognizioni adottando per esse, sino dallo stesso anno 1896, nu~vi e pit'.1 pratici criteri capaci <li dare nello ste3SO tempo mmltati più esatti. . . . Detta revisione vien fatta non sulle tavolette on g m ah ma su i fogli della carta s?eciale al 7~,o~o iug:·~ndi~i al 50 .~00, dove perciò i particolari topogr11,fim su Lquali e chLamata I attenzione del revisore sono in numero di g rau lunga minore. A tali ricoo-nizioni si adibi::icono esclusi vamente rilevatori pro , vetti e la: o-amente esercitati. D ella nuova edizione ri veduta si pubblica:ono p rima i fog li che riguardano !l T ir?lo ed il Trentino e successivamente quelli delle zone d1 confine d ella Monarchia e dei territori della Transilvania e della Galizia.. Colla pu bblicazione di questa edizione rivc~uta si s~1p.plisce alle necess ità del momento in attes~ d L pote_re in1~ ziar e la pubblicazione dell'edizione rifatta m base a1 nuovi rilevamenti. L ' Istituto g eogra fico di Vienna limita la sua produ:;,;ione cartografica a servizio dell'esercito e del pnbblico, per q uanto riguarda le (~arte topografi che alla ::;ola carta speciale ad 1 : 75,000 utilizzan do le tavolet te di rilievo ad 1 : 25,000 soltanto come materiale d'archivio, ovvero per compilarne carte s peciali dei dintorni delle principali cit tà, di campi di manovre ecc. Tnttavia esso consente d i farne eseguire delle copi e fot~grafìcho quando g lie n e per :7en~a richiesta da. ~u torità militari o ci vii i o anello da p n vati, a scopo mi litare speciale, ovvero a scopo scientifico, di pubblici lavori, ecc. •rati. copie sono r ilasciato acl un costo notevolmente ~levat.o. Dalla carta speciale al 75,000, progredendo a riguardo della sct1.la si passa alla carta g enera le alla scala d i 1: 200,000 (Gene1·alka1·te 1Jon Millel Europa I: 200,000) la. costruzione de1la q ua le fo decr etata nel 1886. L a Car ta g enerale, come porta il suo titolo. non è limitata soltanto a i ter ritori della Monarchia ma si estende no·


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SG UA RDO SUL LO STATO A'l''l'UALE

t evolmente oltre i detti confini sino a comprendere gran parte dell'Impero Germanico, quasi l'intiera Confederazione Svizzera, l'Italia settentrionale e centrale, gli Stati dauubian,i, la 'l'nrchia d'Eu ropa, la Grecia settentrionale e parte notevole delle provincie occidentali della Russia meridionale. ConstNà complessivamente cl! 280 fogli ciascuno dei quali corrisponde ad un trapezio di 1? di longitudine per un 1° di latitudine in modo da 0omprendere 8 fogli della carta speciale al 75,000. La sna pubblicazione ha proceduto con grandissima celerità ta,nto che oggi non ne rimangono da pubblicare che un centinaio di fogli i quali riguardano più specialmente la R umania e la regioni limitrofe estreme, mentre è totalmente pubblicata la parte che riguarda i territori della ì\iouarchia. Per la compilazione di q uest,i ul timi la carta si basa esclusiva,mente sui fogli della carta speciale al 75,000, ridotti colla fotografia e sfollati dei particolari di minore in teresse non consentiti dalla scala della carta. Le dimensioni esigue tenute per le scritture, un largo uso di segni convenzionali e di opportune abbreviazioni, nonchè la stampa eseguita a colori permettono tuttavia di abbondare nelle indicazioni, onde la carta, senza perdere della necessaria chiarezza, soddisfa assai bene alle esigenze che si richiedono per lo studio particolareggiato del terreno. Per la parte estera l'Istituto si valse dei migliori documenti topografi.ci esistenti ed iti od inediti, onde per alcune regioni della penisola balcanica essa ci fornisce oggi la più perfetta rappresentazione car tografica. La carta, come fo detto, è stampata in cromolitografia a 4 colori mediante trasporti dal rame foto iuciso. Sono in nero le strade, i centri abitati, le quote alti metriche e le scritt ure; in azzurro le acg ue; in terra di Siena scura il tratteggio orografico, in verde le zone boschive. La rappre::ientazione del monte è fatta a tratteggio con lumegg iamento zenitale per tutta la parte riguardante i territori della Monarchia e degli Stati limitrofi (Italia, Svizzera, Ger · 1mi11ia, Russia) pei quali si possedevano r ilievi regolari. Per le altre regioni della penisola balcanica l'orografia è rap·

rrn r, r. A C.:Al!TOGllAF[A ~tll.lTA l!E N81 VAR I STATI n' E\JHOPA

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presentata mediante le curve tracciate di 100 in l?O metri ricavando altresl l'effetto plastico da llna ombreggiatura a pastello; in alcune zoue montane, meno note al~imet~·ic~mente le cnrve sono interrotte e la rappresentazione e hmitat~ al solo pastell o. Un particolare degno di nota si è che anche la colorazione verde che sta ad indicare le zone boschi ve è mod ulata nei suoi toni in conformità delle legg~ che re<Yola.no la rappresentazione plastica. del terreno. I segni conve;zionali corr isponcl?no all'incirca a quelli della carta specia!e al 75,000. Le abbreviazioni sono, come si disse, nu· merosissime e a seconda della r'3gione rappresentata sono tolte dalle lingud tedesca, ungherese, polacca, russa, slava, italiana rumena, francese, turca e albanese. ConcÌudendo, questa carta al 200,000 per la co pia dei dati, p1:>r la loro attendibil ità., nonchè per _la sa~gi~ c~·it~ca che n~ informò la cernita, è da annoverarsi fra1 m1gl10n prodotti cartografici che si abbiano per taLtét la. regione ~el sud-e;;t d'Europa, sebbeue possa lasciare alqnauto a desiderare per 11:1. fin itezza artistica o pe1· la scelta dei colori che ne atte· unano il pregio della facile intelligenza. . . . Anteriormente alla carta generale al 200,000 l·Anstna d1spone di n rr1.· altra carta, idla scala alquanto miuore ~-i 1: 300,000, la quale si estendeva per una zona ancora piu vasta in direzione di nord e di ovest. Detta carta ( General l(a1·tevon Centrytl E-i,ropai:.100,000)proveniva da unin<Yrandimento della nota Oa,rta dell' Ji: uropa centrale alla scala 1: 576,000, pubblicata fra il 1856 e il 1873 dal colon~ello Scheda: prodotto cartografico fra i p iù ragg11~rélevoli del nostro secolo per la :6.nez~a dell'incisione a bulmo, nonchè per la bontà dei materiali dei ci.uali l'autore si era valso. La carta dello Scheda constava di 17 fogli e si estendeva fra i pai-alleli di Roma e cli Copenhagen e i meridiani di Manchester e di Costantinopoli. Acquistatane la proprietà dall' Istituto, venne ingrandita con pr0cedimenti fo tomeccanici alla scala sopraindicata, rid isoguc1,ta , messa ~il corrente e pubblicata in 207 fogli, con raggiunta ~i 15 ~no.vi fo.gli per la penisola balcanica. Non osf,ante che s1 t ratti d1 un mgran-

di


DJ::Ll,A (:A ln'OG ltAFI A M I L ITARI~ Nr:;J VAili ST,l' rt u' l;LJROPA

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SGUARDO SULLO STATO AT'f\JALE

d imento, la ri produzione venne abbastanza nitida e chiara, avendo avuto cura cli stampare il tratteggio orografico in tinta neutra. Questa carta deve essere sostituita integralmente dalla Carta generale al 200,000, talchè . il parlarne sarebbe uscire dai limiti che ci siamo imposti, se per le zone per le quali non furono ancora pubblicati i nuovi fogli, e per le quali soltanto la carta al 800,000 viene tenu ta al corrente, essa non rappresentasse tuttora il miglior prodotto cartografico di cui possiamo oggi dis porre. Dalla carta al J00,000 si passa sem~a ulteriori gradazioni ad una carta corog rafica al la scala di 1 : 760,000 ( Dbersichtsharte der h. h. iJsteri·. ung. Monarchie u·ncl cler angrenzenclen Lcindei· im Masstabe i : 7 5 O, OOO cler Natu,r·) pubblicata in 45 fogl i s ino dal 1886, la quale comprende integralmente, oltre la Monarchi~1 austro ungarica, la Svizzera, l'Impero germm1ieo, il B elgio, l'Olanda, gli Stati dan ubiani, la 'l'urchia, la parte orientale della Francia, l'Italia settentrionale e centrale, la Russ ia S-W e i territori settentrionali della Grecia. Detta Carta costruita nella proj ezione d i Bo une è stampata iu cromolitografia a 5 colori; l'azzurro per l'idrografia e nomi relat ivi, il rosso per le strade ordinarie principali (larghezza minima 2"',5), il bistr o per l' orografia, rappresenta ta a tratteggio a luc9 zenitale, il nero per le ferrovie, le strade ordinarie secondarie, i nomi dagli abitati e dei monti e le quote altimetriche ; il verde per i con{ì ni di Stato o di provincia. Anche questa carta è ricca d i segni convenzionali e di abbreviazioni, conformi sostanzialmente a quelle delle altre carte es~iminate. Stampata nitidamente in fogli delle dimensioni di metri 0,32 X 0,38 la carta si presenta assai bene dal lato a,rtistico, mentre la razionale cernita delle scritture e dei particolari topografici rappresentati ne r ende facile la lettura e comodo l'uso. ln base a det ta carta fu pure pub blicata , limitatamente ai fog li che comprendono i territori della l\fonarchia , una carta dell'A.ustro-Ungheria a tinte ipsometriche (Hypsome-

trische Uebei"sichts-Ka:r·te cler osterreichisch-w ·igarischen Mo-

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narchie) in 12 fogli ed una ca.da oroidrografie.a dei Carpazi ( Orohydr·ographisches 'l'ablea·u dei· J(ai··palen, 1: 7t'i O, OOO, in 6 fogli. L ' Istituto attende ora alla prepara~ione di nna nuova carta corografica alJa scala di 1 :750,000, la quale sarà sviluppata nella proiezione poliedrica di Albers. La n uova carta constedt di 40 fogli, ciascuno dei qnali rappresenterà un trapezio di 3° di lat. per 4° di loug. La suddivisione verrà fatta con cdi stessi criteri della carta generale al 200,000 e in I:) modo che ogni· foglio della carta al 750,000 ue comprenderà rn di quella a l 200,000 e 96 di quella ~d 75,000. La carta si estenderà dal meridiano 21° 30' di Jong. E . da Ferro al meridiano 53° 30' e dal parallelo 40° 30' al parallelo G5"' 30'; abbraccerà <J_niudi pres;:;o a poco le :;tesse regioni comprese nella carta a ttuale. Nessun foglio ne fn ancora pubblicato, ma si annunzia essere in lavoro quelli che com prendono la Bosnia, l'Erzegovina, il Montenegro e l'Albania.

F R A.NC~A (iJ. Il Depòl de la guerre, al q uale, come abl>iamo g ià veduto, era stato• affida to il lavoro della Cada di Francia ;:;ino dall'anno 1793, snbì, snccessi,·amente, nel sno ordiuamcmto, numerose modificazioni, finchè col decreto del 12 marno 1874, venne trasformato in un ufficio dello stato maggiore generale, analogo al grande sta to maggiore prussiano, e i ndipen · dente da ll'amministrazione centrnle della guerra. Al 5• ufficio dello stato maggiore era riserba,to il servizio geodetico e topografico nonchè l'archivio delle carte ; più hirdi, l'ufficio stesso ingra11dito, ebbe uu'organizzazio11e più vasta e complessa e divenne il Service Geographù1ue de l'an,uie, pur ri· (I) crr. /,a C11dc Ile r,·,·a11c1: J7,i0 ·J89S. ~lurle his loriq u ~ p;,r le eoloncl DEII· ..- uoun, 1S!l$, 2 vo i. iu-t,•. Pnt.lJlicaziou,: tlel Ser vice 1;éoyrt'71ltiq11r ci v. rarm,~,. Co 1, 1,ET .I. - Ln Carie de France ti.Il e cJ,e L'Bl,at 111(1jo r . f>,,ris, l M!l. v 1,,11 anche gli annua lì lla11J)orl,s sttr tu lrav.i,i.t clii Scri;ico lico91·e1pil!Jq1te à · l 'armv.e.


2198

SGUAHDO SULLO STATO .ITTUAL8

m!tnendo sempre sot,to la dipendenza immediata del comando dello stato maggiore dell'eser cito. In co~formità del suo ordinamento attuale, capo del Sm'·vi.ce è il sotto-capo di stato maggiore. Il Se1··vfre è diviso in 4 sezioni : geodetica, delle levate di precisione; topografi.ca e cartografica e comprende inoltre un ufficio di contabilità. Le 4 sezioni sono r ette ·ciascuna da un colonnello ; il personale d~pen~ente è c?stituito da ufficiali delle varie armi, da aggmnt1 del gemo, da artisti civili (disegnator i litocrrafi in.. ' b ' cisori, fotografi) e da operai. Alla fine del 1899 vi erano addetti complessivamente, in servizio ordinario, oltre ai 4 colonnelli capi di servizio, 7 ufficiali superiori, 32 capi tani, 5 ufficiali subalterni, 25 aggiunti del genio, 130 disegnatori civili e un certo numero di operai, soldati. ecc. Vi erano inoHre 88 fra capitani ed ufficiali subalterni' comandati in_ servizio _temporaneo ed adibiti ai lavori topografici tanto m Francia come nell'Algeria e nella Tnnisia.. Da qua~to precede risulta che in Francia non vi è uu personale tecmco :fisso per il servizio geodetico o cartografico. Gli ufficiali comandati a prestar servizio al Service Geog1·aphirJue ~ono tratti dalle varie a.r mi e vi rimangono per un t empo mdeterminato. Ad essi compete tutta la parte di lavoro di campagna, tanto per le operazioni geodetiche che per quelle topografiche, nelle quali sono coadiuvati da uu certo numero di a~ut~nti del g!:'lnio; come pure compete loro tutto quanto si r1fensce alla composizione delle carte, mentre agli ar tisti civili} a~:lata soltant_o _l'es~cuzione materiale del disegno o dell mc1s1one. In addietro, invece, esisteva il corpo militariz· zato d~gli ingegneri geografi che fu soppresso nel 1832. Oggi però s1 studia di r icostituirlo, perchè l'esperienza ha mostrato che per consegnire utili risultati nel campo della geodesia come della topogra1fa, bisogna ricorrere ad uomini del mesbiere largamente esercitati (1) . (1) Cfr. i1 1 propns i to la prc, fniono del ge11cralc o,~1.,1 Noi::, già so tip-capo rti stato mag;;,ol'o e rl1rett.ore llol Scrvi~c. GéograJ)hil1ne r,rnposta al la citata opc;a ,lei colo nnello ll òHT II OUT, la Carte de F,·a11c1·, cc:,·.

DELLA CARTOGRA FIA )Jll. lTA ltE JSl,; I VAHl STA'l'l

o· EUltOl'A

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La carta. topografica fondamentale per la FraDcia, è la carta alla scala di 1: 80,000 detta dello stato maggiore ( Carte de F1·ance au, 80,000). La sna cos trnzione fu decretata nel 1817 in sostitazione della r icordata carta del Cassini, o dell'Accademia, riconosciuta ormai inservibile. Una speciale com.missione, presied uta dal!' ill ustre La Piace, stabilì le norme per la sua esecuzione affidata al corpo degii ingegneri geografi. L a nuova carta non avrebbe dovui,o ser vire esclusivamente per gli scopi mi litari ma doveva essere adatta a tutti i pubblici :;er vizi. Il fond amento planimetrico cl ove va ottenersi dallfl, riduzione delle mappe catastali, delle quali ernno state intraprese Je levate. L e operazioni trigonometriche dovevano essere rife rite alla meridiana di Francia in modo che le oper ar.ioni scientifiche eseguite per le ricerche sulla forma e le dimensioni della Terra, avrebbero somministrata lit base ma tematica. del successir o lavoro car tografico . La scala della nuova car ta doveva essere nel rapporto di 1: 100,000; più tardi questo rapporto parve troppo piccolo e si propose di portarlo al doppio, cioè ad 1 : 50,000, ma si fini poi per accordarsi sn quello intermedio di i: 80,000 che fn giudicato sufficieute pE'r una carta generale della. J:i'rancia e capace di dare tntti i · particolali necessari e compatibili collo scopo del lavoro. I relativi originali dovevano eseguirsi alla scala d i 1 : 10,000 o di 1: 20,000 ma dopo una prima esperienza essendosi riconosciuto che sulla collaborazione del catasto non potevasi contare, fo deciso di r enderne indipendenti le operazioni e d i fare esegt1ire direttamente delle levate topografiche alla scala di 1: 40,000, le quali, convenientemente ridotte, avrebbero somministrato gli elementi per l'incisione dei fogli ad 1: 80,000. Così i lavori. ebbero regolare principio nel 1818 e furono proseg uiti cli. poi confonnemento al piano prestabilito. Nel 1860 ebbero termine le operazioni sul terreno e nel 1880 fo pubblicato l'ultimo foglio inciso. Complessivamente, dunque, la carta di ìi'rancia richiese 62 anni di lavoro. La spesa occorsa per la sua esecuzione, nou tenendo conto


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2200

SG~AHD(I S ULLO STATO AT'l'IJ ALF;, ECC.

degli stipendi, è stimata ascendere a 12 milioni di lite iu cifra tonda nella quale somma, per un terzo circa, entrano le spese per la incisione su rame. La carta, secondo il primitivo progetto, doveva constare cli 267 fogli ; poi dopo l'annessione della Savoia e della Contea di Nizza, furono agg iunti altri 7 fog . li che portano per altr o il numero cl'ord ine del foo·lio o a d iacente con l'indicazione ài bis o di LeJ·. La proiezione ad_ottata è quella così detta cli Flamsteecl modificata (sinu· so1dale a paralleli curvilinei) che perciò è chiamata in Francia ?r~iezion~ del Dep(}t de la guerr e, e che noi chiamiamo pro1ez10ne d1 Bonne dal nome dell' ingegnere idrografo che no propose l' adozione. Il centro cli sviluppo è riferito all' osservatorio di Parigi; le dimensioni di ogni foglio sono d1 m. 0,80 X 0,50. La rappresentazione orografica., che snlle minute di campagna, è fatta col sistema, delle curve di livello, nei fogli all' 80,000 è ottenuta sol tàuto col tratteg gio a luce mista, coll'aggiunta di numerose quote. L a stampa è fatta da un' incisione diretta su rame. ( Continua) .

A1'nr.10 l\ionr

LETTERATURA MILITAllE I NOWl'RI SCH,ITl'ORI MILITARI NOTE E PROFILI

IV.

J f,

SEl"rECENTO ( l)

Nell'età, che oi:a ci si apre davanti, la cultura mili tar e eur.opea si e leva di molto, assume dig nità, for me e proporzioni x:agguardevolissime. '.D ue nazioni se ne disputano il primato, F rancia e Germania. Q.t1ella, padrona del campo già da oltre un secolo, continua a. mettere innanzi scrittori d i prim'ordine, quali oltre i Feuqui'ères e P eysequr già nominati - Gian Carlo F olard, il notissimo esumatore della colonna, co' suoi turifei;arl: Menil-Durand e l\fajzeroy; Guibert, contradd ittore dei precedenti e caldo fauto re dell'ordine rado; e l'eletta de' fo rtificatori Pagan, Cormontaigne, 1Vfontalamber t, e degli artiglieri Gribeau val e Beli.dor, e degli storici Saiut-Simou, Keralio, 'rurpin de Crissè: tutti nomi che non hanno bisogno di presentazione. La Germania, dal canto suo, scende in lizza con an tori non meno valenti, tuttoohè meno a noi cogni ti (certo a cagion solo dell'astrnsità della ling ua). Il generale Warnery, colle sue Nole sulla i;avalleria, reputate dal ge. nerale Marlot iusuperabilì, ove si espongono le ardite idee

'

(Il Vc1Ji /.e p1·ime 111a11ife.<111~io11i, Il ,:im1~cimc11lfl. Il -~tco!o ,Li .f/011lrc11ccoli, nella lliuM" ,IWitui·e iltrlio,w., dol ~ooo; I, IV e VIII fascko lo. ( ~0 -

ANNO XLVI.


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L1''l'l'ER ATUL1A MIL1Tl1RE

del generale Seidliz; G iorgio rf'empel,hof', già altrove ricordato pel suo Bombaruiere prussiano e le molte altre opere; e Giacomo Mauvinon di Lipsia, sarebbero anche più popolari, se tutti non li O,SCUl'i\SS0 il Grande rederico, per opera del quale i Tadèschi mettonsi alla testa del movimento letterario militare, ove rimarranno insino allo sfolgora1;e della immensa luce napoleonica. JYia l'Italia nostra, pur troppo, non fo partecipa di quel risveglio. Essa dorme della grossa: nè dobbiamo ascri verglielo ad enorme colpa. Perocchè, afiiitta da quella sequela di çon Oitti europei, che forcno le Guerre di successione, percorsa e manomessa da, eserciti po ligìotti, in (Juel contrasto di tanti interessi, nel generale agitarsi, nella assidua preoccupazione del domani, chi vi avrebbe po_tuto riposatamente meditare e scrivere serenamente d i· guerra? Tempi cli azione erano e volevansi spade, non penne. Eppertanto il primo cinquantennio del secolo appare relàt(vamente. alle nostre ricerche - poco meno che trascu· rabile. Poi ·vennero i 43 anni, che segu irono il trattato di Aqui· sgrana (17 48); quasi mezzo secolo, cicJè, di raccoglimento, nel corso del quale la protezione de' governanti intesi alle riforme, e l'esperien~a fatta e le cose apprese negli- u ltimi rruerreagiamenti favorirono lo sbocciare degli scntti bellici; b b . ben presto però malauguratamente soffocato e troncato dal divampare della rivoluzione di Francia. La quale, tutto travolgendo ed assorbendo, tornava a far negligere le penne, ,i:nsino a che, intinte nel sangue, guidate_da spiriti novi, da rinnovellati principi: e da mutati temp'i, sarebber diventate docili e preziosi strumenti i:..elle mani de' contemporanei. Quella procluzion~ discontim.J.a e salt uaria, que' tentaLi vi isolat'i, dànno al settecento il carattere di periodo di transizione: son germi b uttati qua e là, sono strade intrav~du,te, che altri raccoglieranno e petcorreranno. Durante quella lunga tregua, gravida d i tempesta rivo ln· zionaria, venne in luce quell'opera eminente, precorritrice di nuovi ideali, che s'intitola Riflessioni c,·iliche sull' al'le

LET'l'R!tA'l'U RA IlllLl'rARLs

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della g·uerra. Questo seritto del Palmieri avrebbe senza dubbio germinato sin cl'a.llora un prof! uvio di rampolli ed accese utilissime e frutliifere discnssioni, se non erano, come si d isse, i torbidi d i oltr'Al pi a richiamare l'attenzione su cbse di più impellente interesse. Già vedemmo essere Colonna, Valturio, Machiavelli e .Montecuccoli le pietre miliari, le colonne, i fari luminosi dei secoli finora esamiuati. Accomuneremo con es,;i, e non ul. timo per meriti, il Palmieri; del quale la gloria di entrare in quella compa.guia, fra quella eletta schiera, d ivien tauto pjù grande, inguantochè, genio solitario, nessun coevo glie ne contende l'onore. · Non certamente l'Algarotti, che pure a' suoi giorni foritenuto ·poco meno che un Senofonte; e neanche il Napione, sebbene tanto meriti la nostra riconoscenza, e non il Robilant e non il Galleani d' Agliano. Non certamente possono com.pararsi alla geniale concezione del leccese le mediocri,;,sime e povere scritture del capitano Domenico Baldi (bln~zioni e precelli militari), ove si ragio na specialmente cl' artiglieria; del Ca[Jitano Antigono Frangipani (Isl1"wzione dell'arte e disuipl-ina rn:iiitm·e) ; di Filippo Galli (Istruz ioni militari} parlanti di tattica, a rchitettura militare, wrtiglieria e nautica ; del principe Fabrizio Pigna~ telli, ;maresciallo e capo brigata nel 1792 (tre operette militari); del ·sergente maggiore di cavalleria Alessandro Rongeters, che trattò della sua arma ( [l soldato a ca1;allo); di S imeone Gen naro (.1vverlim.enli militari); del gest1ita Giannattasio Partenio (Bellica, Na'lf,machia, in latino); e di Emanuele Rossi (Elementi di tattica combinati e disposti); ancorchè, se· gnatamente le ultime tre, non del tutto spregevoli. Come · non prive di buone parti le opere seguenti : di A. Sanchez de Luna, mipolitano, i 1 cui Spirito clella guerra riscosse le lodi di Federico II; del principe di San Severo, anch'egli cli Napoli, proponitore di una nuova tatl;ica; tntti e ~lue ricordati con lode dal Cantù (1) ; del De 8ilva, piemout,ase, morto


~20-l

LETTERA'l'URA Mll,lTARE

a 69 anni nel 1796, al quale i Pensieri sull~ strategia e la tattica e le Riflessioni sui pregiudizi milita?'i poterono guadagnare il t itolo di Maizeroy del Piemonte; e di Appiano Bnonafede da Comacchio (n. 1716), che in letteratura si chiamò arcadicamente Cromaziano Agotopisto. Volle egli, ben farcito di nl(>sofia, costringere nel letto di Procnste un grandioso argomento, trattando un po' alla spiccia Delle conr;uisie celeùr i, esaminate col natiwal didtto delle genti ; tuttavia a parte la pre,mnzione - ( impugna la ragione della spada •< con varietà. e cognizioni» (1). Ricorderemo ancora, solo pel celebre nome dell'autore, il libro Sulle manovre della milizia e sugli a1·mamenli della cavalle1·ia di F abrizio Ruffo, dett.o il cardinale generale. Sopra argomenti storico-militari si cimentarono Giulio Cesare Cordara, uomo di bt1011é lettere, dotto classicista, stimato dal Giordani. La spedizione di Odom·do Stuart nel 1.74.3- 46, scritta in, latino, tradotta da Antonio Gussalli, è cosa erudita. e gustosa; come gustose e ingiustamente obliate son le sue Egloghe militari , uniche nella letteratura italiana. E lo emularono il fecondo Giacomo Sauvitale (Me1no1·iale storico della guer1·a (m gli Stati della mona1·chia di Spag11a; ll{emoriale storico sulla gue,·ra di successione spagnaola; Guert·a tra Carlo VI e Acmet III; Vitct. e campeggiamenti del principe Eu,genio); e Castrnccio Buonamici; il cni De Bello italico (2), concernente la battaglia. di Velletri, suonò cosi. ostico ai Francesi da pr ovouare u na virnlenta risposta ciel marchese di P ezay. Dell'illustre Gaspare d'Agl iano diremo a parte; e del cc· lebre Francesco Napione Galeani, conte di Cocconato {piemontese), valente ·linguista ed economista, ricorderemo che pubblicò eziandio bei saggi lettera1·io-militari, su La scien::a militare del Tasso, Noti::ie sui p1·incipali scrittori mililai·i italiani, Stdla scien::a militare cli Egidio Colonna, Su' ma·

(t) c.,NTò: Sto1·i<1 <kg/i llalim1i. (2) Traduttori: IGNA7.10 MONTANAIH, ~ 1co1,1·, Zi;IIENOJ':r., Sc1P1011•; Zt)CCA.

Lf.:T'J'EllATURA M!LlTA RE

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noscr·ilti clel Monlecuc1.:oli, Sulla milizia istituita da Emanuele Filibe1·to , Su la vita del Palladio. E vediamo i biografi. Abbondano, e vi figurano nomi di vaglia. Eccovi infatti Agostino Paradisi con l'Elogio del Man- · tecuccoli; il Secondo, con la. \lita cli Cesare; il canavesano Tenivelli, ohe per ire politiche lasciò la testa sul patibolo ( Vita clel Ca,·magn()la); e il Becattini (Storia militare del barone di laltdon); e il Pagni ( Vita e impr·ese dell' ar· ciduca · Ca1'l()), e Filippo Casoni (Storia cli Lodovico il Grande; ViJa di Ambrogio Spinola); e il Biemmi ( Vita di Sccmder·be,,·g). La forti ficazione segne la sua parabola discendente. Abbagliata dai voli di Vauban e Cormontaigne, quasi costoro avesser toccati i limiti della perfezione, si adagia in un letarCYO fatto di sconforto e di apatia, ed, anzichè aguZ?:arsi b . a nuove ricerche. si restringe a rifriggere e spappolare 11 già fatto. Così, al libro ardito, innovatore, frutto di genio inventivo, succede il manuale scolastico; si raccoglie, cioè, e si ammannisce pel grosso pubblico. Vero è che i principi generali ed immutabili dell'arte erano oramai definitivamente fissati. L evò grido in quel torno Ignazio Bertela, biellese, .figlio adottivo del celebre Antonio difensore di Torino nel 1706. ]'u maestro di fortificazione e blasoneria del re; munì. Exilles · e Demonte. Disgraziatamente poco scrisse, e il suo H.epeì'lorio cli fortificazione altro non è che un indice, ove citansi pareri di autori noti; utile forse a consultarsi, ma disordinato e senza metodo ; lavoro da certosino, che giace manoscritto negli archivi di corte. Egli ·fu piuttosto lavoratore che scrittore; a somiglianza di Andrea Rana da Susa e del conte Pinto, il cui nome si collega alle fortificazioni della Brunetta e del Devincenti, che·fu direttore dell'Accademia militare. Il conte Soarabelli, da Mirandola - della quale città e ducato fo <'"OVernatore - inseirnò architettura civile e mili · b ,_, tare nell'università di Modena e lasciò buone L e::ioni su q·uella materia; Ignazio Bozzolino, generale degli ingegneri


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LE'r'rERATIJRA MI LJTARE

in P iemonte, segnalatosi nella difesa cli Cuneo (1742), un discreto T1·attato di fortificazioni; il vice.ntino Borgo, pel suo Analisi ecl esmne ragionalo dell'arte della for;lificazione, fu da Federico elevato al grado di colon11ello degli ingegneri militari; scrittore molto prolifico fu Vineenzo Chiappetti da Parma; purgato e dotto il generale rnocleuese Davìa; di fama europea il generale napolitano Pa,risi (Rle-

rn.enli d'archilettw·a rnit,i,tare) . E si voglion.9 ricordare con ispecia le compiacenza i già detti Pini, Corazzi e Venturi per la bella difesa che sosten, nero della g loria del Marchi. A. Paolo .8~milio Guarnieri e al torinese Velasco, maggiore dì fanteria, dobbiamo, infine, di averci serbato testi e notizie su scrittori di tal materia; il primo nella nota B1·eve lJiblioleca degli archilelli militar-i, il secondo nel Saggio sulla sto1 ·ia dell'antica e moderna fo1·ti(ica.à one, in 6 volumi, tuttora inediti nella biblioteca del re : genere completato e e corretto poi da Luigi Marini, romano lBiblioteca istoricoc1·itica cli to1·li(ì,cazion; permanente, apparsa solo nel 18.10). Nel campo degli studi balistici t occò un'altissima rinomanza Alessandro Papacino, del quale diremo pa,rticolarmente; e si segnalò il veneziano Andrea Musalo, scrittore anche d\~rchitettura e di nautica. Della qual<:l nautica scrissero l' Azuni, il Bechi,· Antigono Frapgipani e segnittamente il Oimaglia e Simone Stratico d i Zara; quest,'ultirno, già onore della cattedra padovana, dottissimo cornentatore di Vi.truvio, può dirsi, e per la r icca Bi/Jliogra(ì.a cli marina e per altri studi affini, vero onore anche della marina italiana. Se alla spolpata enumerazione s'aggiungano Giuseppe BuoudelmonLe, patrizio :fiorentino, accademico della Crusca, partigiano di Grozio e Montesquieu contro I--Iobbes e Pnf. fendorf, nel suo .Ragionamento su,l dritto della g'uerra giusta; e i due lessicografi Carlo d'Aquino (Leo:1cion militare), e Antonio Soliaui Raschini (Dizionario militare sto1·ico·critico}, entrambi pazienti iJ.CCnmulatori <;[i immane conge1:ie d'erudizione, resterà compiuta la lista degli scrittori del 1700.

LETTlrnATUHA MlLll'Alrn

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In.terminabile sfila ta di nomi, profluvio di scrittnre, racchiudenti bensì qualche lampo, qualche visione fogace dei n uovi orizzonti, ma ben poco di sostauzialmeute progredito. Gli è che il vero progresso nell'arte della gnerra, non dal principe Engen,o e dal .l\falborot1gL. - per fermo granclissimi generali - ma doveva rifulgere assai più tardi, dopo il 1770, dal vasto tesoro d i esperienze e di esempi lasciato da Federico. Non a ca~o dunque chiamammo questo periodo di transi· zione. E tuttavia di molti antori, an.c orchè mediocri, si volle -riportare almeno il nome, perchè, avendo s.critto sullo sèorcio del passato secolo, essendo a noi abbastanza vicini e ':juindi preparatori dell'odierno rigoglio, potrebbero, a chi ne avesse · vaghezza, offrir materia di proficu i studi e raffronti. GrnsE PPE P ALM1El1I

(1721-93).

\ Quando un vero genio a,ppare nel mondo, potete cono« scerlo a questo indizio infallibile: 'tutti congiurano contro « di lui. >> Massima molto scettica, troppo assoluta e pessimistica di un inglese; che però si attaglia al nostro Palmieri. Non ebbe dnÙque fortuna. Nativo di Lecce; rivelò sin daÙ'inizio della sna carriera quello spirito d'indipendenza. quella libertà di pensiero, che son propri degli eletti e che in lui erano natura. Mandato in Sicilia, come alfiere . nel reggimento Reale B orbone, gli itecadde un tat,to che lo disamorò del ser vizio : giacchè, essendo comandante di non so qual posto, gli venne messo alle costole nn sottufficiale spagnolo, vecchia talpa di caserma, che in certo qual modo lo doveva sorvegliare e guidare. Egli vi si ribellò, egli, che, come scrisse più tardi non riconosceva se non la superiorità dell'intelligenza , egli ~be flagellò quei superiori « che anch'e nella men~e esi« gono b subordinazione. » Poteva un uomo d i ve.dute sì larghe cristallizzarsi in un esercito come il napolitano? Spo-


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LETTERATURA MILITARE

gliò la divisa e s'ingolfò sngli studi. I suoi pritni scritti, d'intonazione personale e vibrata, gli guadagnarono la stima e .la protezione del :filosofo ed eoonomista Antonio Geno vesi e d'altri insigni. Solo allora l'esercito riconosce quanto abbia perduto lasciandolo allontanare; lo alletta e, non appena egli, per rifarsi in salute colla vita attiva, minato c0m'era dalle veglie st'udiose, acéenna a tornarvi, lo ripiglia col grado di capi· tano. Con quel grado egli partecipa alla battaglia di Velletri; maggiore nel 1752. e poi tenente colonnello, depone definitivamente le spalline nel 1762. Un anno prima, frutto d' indefesse meditazioni, e più, di una - mente divinatrice, aveva dato in luce le· Riflessioni

Cr'.itiche sull' O?'te clella giier,ra. Era un linguaggio inusato, era l'antica e trita materia notomizzata a lume di una critica serena, portata dall' empirismo nel campo della filosofia e passata al crogiuolo delle scienze sociali e morali. « Lampeggia dappertutto, nei pen« sieri dello scrittore, un chiaro, sottile e •1Jodo spirito fil o<< so:6.co, congiunto a non ordinaria er udizione» (1). L 'erndizione soda egli se l'El.ra formata alla scuola degli scrittori militari antichi e modsrni più reputati ; q uelii studiò assiduamente, e se ne formò concetti così personali e ne espresse giudizi GOSl recisi e spassionati, da discordar talora, da tutti i precedenti. Egli, ad eserµp io, si dichiara punto tenero pel decantato Eliano greco e per Vegezio romano; ammira invece Cesare << i cui pregi però - dice - non si scoprono « se non a chi ha una vista molto perfetta. » Oonoscitore profondo di Machiavelli, Tnrenne, Feuquières e Montluch, loro preferisce il Montecuccoli là cui opera dichiara ,< di « mole piccola, ma per solidità d~ pensieri e di precetti e « per abbondanza di cose grandissima. » Nel primo de' cinque libri, onde si compone l'opera sua, dà un cenno conciso e chiaro della storia dell'arte della guerra, degli autori che

{'I ) A .

GBKOVESI.

-

Prefazione

a l le

fii/Cessioni,

ecc.

U~TTERATURA MLLlTAR.E

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ne trattarono e del metodo di studiarla: metodo eh' egli vuole, come chiaramente si può argomentare, positivo e ' pratico, cio~, 'basato sull'esperienza. Esamin1).ta poi partitamente la fanteria (libro 2~), della quale mostra un concetto altissimo, comechè poca fiducia riponga nel facile - allora invero troppo trascurato - le consiglia gli ordini sottili ed a spada tratta combatte il sistema è.egli ingaggiamenti, lanciando il parad.osso che i soldati son buoni solo se pr·esi pe1' forza. Anche dalla cavalleria, alla quale dedica il libro 3°, vuol banditi i fucili e vuol ripudiate le profonde e dense colonne. Ma dove quella scrittura assurge alle più alte idealità si è nei libri 4° e 5° ; ove s'intrattiene sull'esercito in generàle e sul governo, disciplina, ordini, p unizioni e premi; sulla parte morale insomma, essenziale e vita.le per un. esercito. · Al generale egli chiede molto, esige solidissime doti, perchè la· villoria clipende da pochi; nei superiori in genere vorrebbe ampiezza di vedute, tatto, studio costante dei dipendenti. « Il giudizio de' supe.riori si palesa in molte guise, « ma più di tutto si dimostra ed agisce nella stima che fanno « dei soggetti. >> Argomento delicato e scottante quello, rna sul qnale ~li s'iutrattiene di proposito, con bello ardimento e franchez~a. Inversamen te egli chiede all' infer,iore - ed è qui dove oggidì. si deve dissentire da lui_- obbedienza cieca; al soldato « la qualità di pnra macchina, che non abbia e non « prenda a ltro moto all'infuori di quello che gli viene im « presso dal comando », che provi insomma pel capitano, oltrechè stima ed affetto, quasi un sii.ero terrore. E tale asserto conforta col parere di Tucidide e di Paolo Emilio : Velle , 'vere1·i, oboedfre. Una delle poche idee, come si vede, ' nelle q1,1ali egli non abbia saputo spastoiarsi dagli antichi: scusabile in chi scrisse prima di Napoleone. Del resto, lo itver come dì.vinato la gnerra a ma.s sa e il principio che con venga distruggere le forze avversarie anzichè occupar -terreui, co:q.feriscono al Palmieri, vecchio ormai


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LETTERATURA llflL11'AllE

LE1'TERIITURA Mil.!T,\!:<E

cli dne secoli, - qome acutamente osserva il Rocchi (lJ la freschezza e la g iovinezza dell' intelligem-.a, che non sffo. riseono per anni o per secoli. Quando l'onorata canizie lo allontanò dalle fatic4e di Marte, non oziò già il forte pensatore; altre cure, altri problemi lo attrassero. E gli ultimi suoi anni dedicò a studi di economia e di agricoltura, riuscendo, anche in g nelle dottrine, eccel' lente. Chiamato all'amministrazione délla provincia di Lecce, poi consigliere nel le regie finanze, di venne infine direttore generale delle finanze reali. Al solito, il battesimo di scrittore, il passaporto per introdursi fra i sommi, gli vennero dall'estero: a quell'avvednto conoscitore di uomini, che fu Federico II, non isfuggì. la profondità del modesto italiano. Solo più tardi, ma non meno meritoriamente, levàrono la voce a rivendicarne ta pura me· moria ed a metterne in luce i meriti insigni, il Marselli (2) e il Ferrarclli (3). Allo studio cli quest'ultimo, accurato e compiuto, invito anzi ad ' attingere coloro che col Palmieri vogliano fare e lo merita bene - più intima conoscenza. Mai io ho potuto pensare al Palmieri senza raffigurarmelo bello, eretto su un piedistallo di granito, che, coll'indic_e teso, accenna agli studiosi di guerra: Questa ~ la via!

Pochi furono più di lui accarezzati, adulati, cercati; può dirsi che la v ita condusse di trionfo in trionfo, prececluto, circondato, seguito ovunque da un coro di laudi, inebbrìato d'incensamenti. Gli è che, d'nna coltura svariata quanto s uperficiale, piacente d'aspetto, facile e oruato parlatore, fu maestro nello a.mmagliare chi lo avvicinava, nello spacciar per oro l'abborracciato orpello, nel presentare altrui tutte le faccettat ure del snÒ proteiforme fosforico ingegno. Opere ponderate non ne scrisse, riempiendo in cambio le carte d'influiti saggi sui più di::iparati argomenti: genere che, trapiantato , fra noi dall'Inghilterra e dalla Francia, permette di render piane e di universalizzare le tesi più gravi ed astruse, sfiorandole èLppeua e dispensando lo scrittore da una trattazione accurata e coin.piuta. A. una cosa mirò sopra tutto: piacere al pnb')lico, a qualunque costo. A volta a volta disegnatore e letter~to, poeta e musici~ta, abbandonata la natìa Venezia e gli studi di Bologna, ebbe per patriit l'Europa. Francia, Inghilterra, Germania, Russia se lo d isputarono; le corti, le belle, i dotti gareggiarono neit colmarlo di onori, di favori, di appannaggi. Segnatamente l'ebbe caro Federico II, forse per una tal quale affinità nell'eclettismo degli studi; il quale lo invitò presso di sè, creandolo cavaliere, conte, ciambellano, consigliere di corte. A qual segno il gran re lo idolatrasse, lo dice il superbo monumento che in seguito gli eresse nella necropoli di Pisa, con quell'epitaffio, che oggi suona invero grottesco:

ALGAil.OTl'I.

Campione di quel dilettantismo scienti:6.co-ietterario, che, abbarbagliando colla molteplicità delle sue manifestazioni, collo sfo.ggio d'un enciclopedismo e d'un'erudizione d'_accatto, perviene così spesso a toccare altezze vertiginose nella universrtle estimazione, decadde colla rapidità dei palloni im· provvisamente sventrati : reputazioni effi_mere e passeggere, delle quali la posterità fa inesorabile giustizia. . (1) 1,·evot11zione neUa sri enza deU,1 g11erl'a. Studio prczcl'oli,simo puJ) blicato ,511 ll a 1"1.10V(I, Antologia, ·J90J.

\2) (3)

Ltt yue-,.,.tt e la $tl!L sl1Jri1t. « ni'visla militare il<1liairn •. Il m.,J1'c/te$e A1hnieri

g11e1-i-,1,.

r,

le l~i/lessio11i suU-urt,• de/1,1

Algarollo Ovidii aem1,ilo, Newtoni discipulo.

Fridericus Magnus, 176~t Versi, drammi, disquisizioni scientifiche (notevoli i Dia·· loghi S'ulla lttee}, arti belle, d i t,ntto un po' troverete fra i

, molti volumi delle sue opere. Ma sovr' uno preme a noi di ferrr{arci: su quello intitolato Opere militari. Dio ne guardi dal rimanerci a' gindizi passionati dei marescialli K eith o Schwerin ! « Voi - scrive il principe Enrico cli Prussia, nel « ringraziarlo per la dedica fattagli d~lle Lettere sulla scienza


2212 «

LETTERATURA )IIUTARE

J,lo:TTERA 'l'URA llILl'l'A R t;;

militm·e del seg1 ·eta1'io (lo;·entino - abbellite il soggeUo che

« trattate, con tutto quello che l' erud izionc ha di più su« blime in queslia materia. La tattica nulla offre d'aggrade« vo le per sè stessa: è nu campo a rido, che voi coltivate; « e l'arte d'uccidere è quella che voi presentate sotto tutte

« le forme e che rendete importante quanto Polibio. >> Figurarsi, se nell'intimo nostro cuor d·rtaliani, vorremmo poter credere a l compiacent e principe! Ma, pur troppo, a voler giudicare serenamente quanto dobbiamo discordarne! GusLo· sissime, come tutto ciò che uscì da quella penna, le 20 leLtere sulla scienza militare del Machiavelli, lodevoli per la intenzione (chè mirano a rialzare il segreta?'io d,i fronte alla trascuranza del Folard, del .Marini - che nella BibliottJca di ('orlifica::;ione lo uomiua appena - e del l\faffei, che, nella Vei·ona ilhisl1·ala lo trascura del pari) tradiscono il profano lontano un miglio. L'arte dell'esporre, smagliante e suggestiva, nqn basta a celar le osservazioni generiche, poggianti sopra uri 'infarinatura di s.cienze belliche, labile e decidua, come lo spolvero sulle ali delle farfalle. Ed anche più Jeggeri A inconsistenti riescono i 20 Discorsi militari non legati da un nesso . qualsiasi. Eppure si leggono con vero diletto, spigliati e fluenti come sono, ricchi di quella ·verve e di quel gusto aristocratico, che fan oggi ricercare e assaporare certi ai·ticoli cli gio1·nali, al qnal genere tanto si approssimano. E, sia che discol'ra di cose tecniche, come ,<:Iop,·a la colonna dei cav. Fola1yl, (III), o sopra Gli esei·· cizi clei Prussiani (VIII), o sopra Car·lo Xl[ (I X), o sopra La condotta milittwe e politica del minist1·0 Pilt (XVII), ·O sopra La gior·nala di Zara, sia che intrecci leggiadram ente la letteratura con l'arte gnorresca, come nei discorsi , op1·a gli studi militari /'alti dal Palladio (IV), o sopra La 1·icchezza della lingua italiana nei te1·mini militari (I), o sopra La scien~a milita,,e di Vù·,gilio (X III), o sopra il Poema dell'arte clella guerra (1) (XVIII), o sopra il poeta militare {I)

PvrLa aHc slcll\•, JJ on scnz,111110 spu nto di :ul nlnio1tt\ il pooma 1/<trt de ta

di J<'crleriw 11.

fltlC?TC

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G. Giorgio T1·issino, sempre spiega a,mpiamen te quel fascino, onde foron conquisi i suoi contemporanei. Per noi militari, il danno ch'ei sia oggi dimenticato non è gran che. . P ure dobbiamo aver presente che due sono essenzialmente i meriti suoi: aver intuita la grandezza del Machiavelli scrittor di guerra, ed aver lottato per bandir dalla lingua militare i taliana i barbarismi, che la deturpavano, e che la deturpano, pur troppo, a.nche al presente (1). PAPAO!~O.

Son pochi anni che Torino s'avvisò in flagrante fallo di ingratitudine e, in una tarda resipiscenza, corse al riparo, intitolando al suo illustre cittadino d'adozione una via nei pressi della Cittadella. Omaggio per vero non soverchio :.i. chi andò un giorno per le bocche di tutta l'Europa colta e fu orgoglio e lustro del minuscolo regno di Sardegna. Alessandro Papacino D'Antoni ebbe per genitore un capitano· marittimo di Villafrauca sul mare. Sveglio di mente e precoce q tumt 'altri mai, ma punto voglioso rl i consumarsi su' banchi fi i scuola e· di arrugginire sui classici, a 18 anni si arrolò nelle milizie di Carlo Emanuel e. Sottotenente di artiglieria due anni dopo e tenente a 26, s~guì veloce ed ininterrotta la caniera. Brillante ed animoso snl campo di battaglia - e si trovò a CasLeldelfino in Val Varaita ed a (1) Voi;lio 1·111ort111·t! nlcuni ,cr.,i ,li G,,ntil norur,r,I (1,octa po,•o nolo l'rJlnr lotlalu ila Vo lt air,·) i q,w li dimo~ lrano n C( ual 1>1111tù fii a l,cl'l'nionc s i fosso .;i unti ,w l giuilka r l'Algarolli. K~h cosi ,·:111ta di lui: j 11 ~c é1;fan! , !Jont Ili ,ne rcli3ces 1'11nagc. lei s11r ce mf1rne rh·ng,\

,l';lj COU1HI CO

Jf\ l'ai Vll l;ri ll,llll, at lOn•,

C':3pli\'Cr un st\:,..e ,·oh:ge, l~t dc no.; sagr~ adrnirc l~nse ig1tor 1,dtrc ar,··n1•:1gt\. C'esl ln i. <Jni varianl h• ton Ile ,a lllll,e ctocte ou legér,•, l 1.,ssn d n r·,u11p..1s cl,• Now lon

,\li ,,alurncn ll rl' 11110 he.r~èr!\; Lui <JUÌ, , 11111, CyL(,;•,r,; é~Olllt)

llicJ e Ics lois ,le r :1111ou r nu'ull', , E :, di'1cide, 1.1u ,i 11 go s11 pn1mn Ali tribuna ! dc la l,eauti. Sa l~rc. aux hcaux :1rls cousacrt;c Lon~lmnps par scs 1li\'ins ar..:orcl., Su lii Pn t,•ntlrc snr l<i IJortls,

Et <le In scine et 1!1• la S11r,'1' !. . .


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f. lè'lTl<: ilA'l'UHA Ml L l TA UF.

Madonna dell'Olmo presso Cuneo, dove seppe disimpeguare e trarre in salvo le artiglierie; - avveduto ed ingegnoso nel provvedere o munire d i ordigni le fortezze di Demonto e Fenestr elle, fo eziandio uno degli scriUori di maggiore voce de' suoi tempi. Non che le sue opere siano fiori di lingua (chè anzi abbiamo g ia accennato aver egli ricevuto - causa la sua irrequietezza - un· istruzione letteraria monca e deficonte) ma furouo cercate, cliscnsso ed apprezzate per la profondità loro e la, dottrina tecnica o la ricchezza di cose nove ed iun·dit.e che racchiudevano. Non andremo dunque a sofisticare se egli dovè spesso, per mondare e ingentilir la form.a che in qualsivoglia scrittura. vuo l pur la sua parte ricotrcre all'opera del coltissimo amico Gaspare Tignola. Nel 1765 appar ve il suo Esame eletta polve,·e, lavoro di piccola mole, in 2 part,i, nel quale si ricercano, seguendo le esperienze del Robins, la forza della polvere e le ca.use di essa; portò l'autore alle stelle. Contribul a darle celebritò, la. lode sincera di guel TeropelL.off, che, fattosi conoscere col Bombq1·cliere pnissia,w, fu poi colonnello d'artiglieria o membro dell'Accademia delle scienze di Berlino: persona ùi indiscutibile competenza in materia. L'Esame fu in breve tradotto in francese dal conte Flavigny, in inglese da] Kellert e in tedesco dal Tempelho1 stesso. D'allora. i suoi libri si seguirono e molti plim1.rono con una prolificità fongaiola, accompaguauclo il moltiplicarsi de' gal· loui: e, quando Vittorio Amedeo III, che a lui conservò l'affotto dell'a ngusto g enitore, lo creò luogotenente generale e dirett.ore di tutta l'artiglieria, il ricco bagag lio del Papacino si era ingrossato di opere, quali il Co,·so di matematiche, cwt iglierie e archilellu1·a militare, stato adottato niente· meno che per l'insegnamento del le scuole militari di Prussia, di Venezia. OCQ.; e dello non meno pregiate Dell'arliglie1·ia pmtica (1), Dell'uso delle ai·mi rla fuoco (tradotto in francese dal Saint-Anban), Dell'archifelllwa rni lilare, 6 volumi, nei (t)

1:: or;i assodn to ,.,,., l:t (lri11la parle ,li •1w•sto la111m ,. 011era rlrl Ti;.tnola.

LET'J'.lrnATU RA MIL I T ARE

2.!15

quali l'argomento è sviscerato in tutte le sue parti; infi ne le Istituzioni fisico meccaniche pe,· le RR. scuole d'artiglieria, anch'essa voltata in francese, dal Cusset, e da altri in altre lingue ; senza. parlar e della Gi·andc taeliqt,e, che dorme manoscritta, in 2 grossi tomi, nolla biblioteca d'ucale di Torino (1). Conviene scorrere le pagine della Vita, che del Papacino scrisse Prospero Balbo (2), per innamorarsi della nobiltà, della tenacia e della eletta mente di 'questo bel militaro dell' antico stampo, che n n giorno i giovani cadetti della scuola istituita da. Carlo Emanuele III in Torino udirono con riverenza cd affetto predicare il verbo della scienza con l'accento e il calore cli un apostolo. Qui, per noi, è sufficente lo averlo r icordato di volo o lumeggiato come dì scorcio; ma i tecnici lo dovrc~bero conoscer bene ed approfondire - ancorchè l'arte sna abbia fatto progressi giganteschi; - perchè egli conta. cer tamente fra le glori e più pure dell'artiglieria italiana. GrnsEePi.; N1cous Dr RonrtANT. Al Robilant lo aver accompagnato all a nobiltà. de' natali un alto e pro:vato sentimento militare e un poder oso ingegno dà diritto alla grata ricordanza dei postori . Segoata.ment.e, perchè l'esempio suo non isterilì, ma fu raccol to e seg iiito, in quel degno modo che ognun sa, dal fig lio Spirito diventato capo del genio militare piemontese e mineralogo insigne, - dal nipote Gian Battista - che fo direttore del1' Accademia m ilitare e ministro della g.nerra., - e via, via, insino a Carlo ]felice, il finissimo profondo diplomatico, che anche oggi piangi a mo. (I ) Si flllo \lire eh,• la nuggior 11arlc <lell<: ronsultazionì r ncerehc ila mc folle p,•r i p ros,•nli e p:ossati 11rolili parlano ,la ,·od,•, t•, ricchissima IJìhlioteca r d11 qnell:t ,11'1 ne. Aperta, l,1 prima, n' so li ufficiali , ~ un ,•ero S1\11Lu~rio 1wr g li studios i cli guerra, ove t.rovansi li• più rare e prezioso edi zioni. Ed io n111m~o un ,•ero hi,ogno del cuor·,• rrmlenrlo pnhhli~he gra1.i11 :r lla insupN:t·

IJilc corle,ia Ilei sig11or bihliotec:rrio colonnrllo Zrtno,li- Ui:ruco e clcll'otli1110 coltissimo ~egr<?t:11·io, sig11or c:1v. Armanrli, 1·111: mi r, 1ro11 larghi di r.•.,u~ig lio e 1l'ni11 to. (2) \'i/.n rii Alt'.is,111,lro l'a/Jft,d i, o, in Memori1: ,lcco.cl.,•m.in, Sci enze, 1soa.


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LETTEHA'l' URA .IUTLlTARE

Da quella nobile e benemerita casa piemontese egli adunque discendeva, che diede alla patria ben nove generali: militare fu perciò, e per tradizione e per forte inclinazione naturale. Rapidamente salì a' più elevati gradi; e, frattanto, assetato d'ideale ed avido di sapere, curava ed a.pprofondiva quanto all'arte sua vi apparteneva. « Perciò - scrive « dopo d'avere molti anui studiato tutte quelle scienze... e « letto con ponderaz'ione, non solo gue' molti libri che potei « raccogliere da' quali massime e precetti militari vengono « somministrati, ma pur anco le più fed_eli e genuine isto« rie... appoggiato sopra i precetti degli antichi e singo lar« mente di 'Polibio e· Cesare,, e de' marescialli di Turenua « e Moutecuccoli... e dei signori di Q,uincy El di Feuquières « fra' moderni ... credetti cosa · giovevol fare raccogliendo in « un volume tutte quelle regole generali. » Particolarmente riuscì .addottrinato ed esperto nell'arte della fortificazione, alla quale - ribelle all'autorità allora inappellabi..le de' Francesi - tentò strappar qualche novo segreto, proponendo innovazioni, che, se nella pratica applicazione 110n risposero pienamente .allo scopo, testimoniano nondimeno la sua ingegnosità inventiva: e di quella arte e della militare in genere gli venne affidato l' insegnamento. L'Italia era in quel torno infranciosata fino all'osso ; non si vestiva, scriveva e, quasi , pensava che in francese. Che meni.vio-lia perciò se l'op0ra ch'egli dettò non per ambi-. o ziose mire ma ad unico profitto ed insegnamento de' suoi due figlioli e degli ahmni - s'intitolò: L'a?'l de la gueire? Le d iede però tosto veste italiana egli stesso, e, col titolo il m'ilitare islntilo nella scienw della guerra, la dedicò a Carlo Federico III di Prussia. Questo convien ricordare, per isgombrar l'ei-rore in che incapparono taluni biografi, i quali le dichiararono dtrn opere differenti (1) . \

(H Con r~,,:t rgli stesso, nella prefa1,lo ne del illilitarc istniilo, che s:ir<:J,bo slato , 110 rlesiderio cli ren,le rlo di p11 l>l1l ica r;,g,on e i n li ngu:i. ooslr:\ "se ria alt ri non ros;o , 1~1.:1 pul) l>l icata n,i J primo i dioma francese" pag. 3.

J.ET'l'V, HATUl{A hl lT.!T,lllP.

2:.! 17

Si compone di due par~i: l' una s\·ilnppa ampiamente, e talora originalmente, le sue idee sulla fort ilicazione. Ed è qui eh.e propone d11e nuovi sistemi - consistenti essenziàlmente nel collegftre in modo più razionale le opere esteriòri, a vantaggio della. val ida co pertura del corpo di piazza., la cui acutezza fece dire al Papaciuo essere il Robilant il solo che, ·col Rami, onori farte fortificator ia dello scorcio del '700. Nella seconda parte raccoglie qnauto di più importante hanno la tattica e la castrametazione. Non certo brilla pf~r la novità e peregrinità delle notizie; nulla vi si trova che ecceziona.lrneute si scosti dagli altri trattati ciel tempo. Pure, la fluid ità e pianezza della forma, e più, il nome autorevole dell'autore, couforirono .a gnel manual~ un grande peso e ne fecero una lettura di prammatica per ogni militare. A guisa di appendice\ si trovano poi raccolte in fondo al volume oltre 350 massime « nelle qu~li tutta la scienza « della guerra compendiata ritrovasi. » L'opera del Robilant, in sostanza, se11za toccare le ·vette della eccellenza e senza pretendere alla immortalità, riveste un reale valore, quanto meno, retrospettivo, inquautochè fece epoca, d,ettò .legge e crebbe ed istradò a sani principì guerreschi tutta una geneni.z'ione di ufficiali: quella generazione, che doveva, fra breve, tanto emergere e brillare sui campi delle gnerre napoleoniche.

GASPAH,E GALLEANI D'AG·LTA~O.

L'ind1~stre cit.tadina, che sorge allo sbocco di Val Grana e che già fece parlar cli se da' dotti, che vollero rintracciare in essa l'antica scomparsa Germauicia ro~ana, può vantarsi eziandio d'aver prod0tto uno d,/ migliori rampolli del pa· . triziato piemontese. Il rigido padre di Gaspare lo collocò ben giovane, a 13 anni, nella Reale Accademia di Torino; e, perchè era t1nico figlio, ad allontanargli ogni pericolo e cacciargli i {4l -

ANNO

xr..v1.


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T,gTTl:;f<ATUltA )111,JTAR~:

2:.!18

LE'i:·TERATIJR.A Mtl ,rTAf<E

fumi bell igeri dal capo, gli fece chiaramente com prendere com'ei fosse destinato alla carriera legale. Il rispetto alla paterna autorità ed, ancbe, il volgere dei tempi pacifici, fecero in lni tacere la i11{1ata. vocazione alle armi, ch'ei già sent i va irre~istibile : 'luel bollente spirit,o si ripiegò sn sè stesso e tacque. Rassegnato e studioso, si addottorò per tempo ed entrò nell'ufficio dell'avvocato del l:3enato in Piemonte. Ma ecco scoppiar la guerra di successione d'Austria; e il nostro av vocatino, come un cavallo di sangue, sente l'odor della battaglia e freme amor di patria. Muffire su cod ici e pandette non può, quando ai confini si combatte. Gitt.arsi a' piedi del padre e strappargli la concessione di par tire? E se rifiutasse e si opponesse anche colla violenza? No, dunque. Fugge e nel reggimento dragoni del R a, in Lombardia, vien festosamente accolto. Fu la sua fortuna: tant' è vero che mai conviene ostacolar le inclinxzioni de' figli. Uùì.ciale appassionatissimo, doveva in breve con un atto ardimentoso additarsi all'ammirazioue·di tutti. E fu duranl,e qnella guerra di successione, ch'egli segui e che, più tardi, descrisse. I Franco-Ispani, avuta ragione deg li À.l~stro-Sardi a Madonna dell' Olmo, sbocca.vano da. Valle Btura per a,v ventarsi s n Cuneo: ed uno squadrone di Spagnoli, rapin~indo por tutto, tentava una sorpresa su Dronero, debole e sguar · n ita. IJ Galleaui vi accorre con pochi cavalieri, piomba temerariamente sul nemico, lo sgomina, impl'igiona il capitano, fuga gli scherani e salva ht citta. Questo gli valse promozioni_ i-api de : dopo la guerra è comandante del reggimento Pieni.onte Reale; in seguit.o, gli vien conferita l'eminentissima carica d'ispettore generale della cavalleria. Ma, q uasi la sua irrequieta uatnra sdegnasse le oper e della pace, mentre attende a riformar e e migliorar la sua arma, da malore improvviso è tol to di. vita. Operoso e colto eom'era, nelle soste delle operazioni g Lier· rescho, raccoltosi .sotto la tenda, annotava giornalmente le

sue impressioni. Si trovò così padro'ue di un pingue mate· riale, uhe più tardi ordinò e corresse. Ma, modesto, al par di tutti. i valorosi, non si curò menomamente di darlo alle stam1)e. E , solo nel 184:0, vi ~ittese, per incarico de.l nipote, l'im,;igue Luigi Cibrario. Qnesti. impostole il titolo di 1vlemorie sto1·iche sulle guerre del Piemonte dal i7 41al1747, divise l'opera, eh' era tutta di un fiato, in sei libri, trattant i i preliminari, e via via, la campagna del '4.3, del '44, del '45 e '46. Scritto senza pretese letterari.e, per proprio svago, corre )Diimo e dimesso, ma ef 6.0a.ce, seuz' ombra di vanaglori a e di teatralità : e conta non meno di 500 pagine di grande formato. Oggi il volume è divenuto sì raro da farne vivamente desiderare una ristampa. Non va, pur troppo, scevro dei francesismi, eh' eran tanta pa~te del parlar d'allora; ma, . perchè tocca un periodo de' più gloriosi per noi, forma una lettul·a delle più belle. 8avoia era in quei tempi, dopo mezzo secolo di trionfi, senza contrasto l'arbitra dei desti,ii d' Itali.A.; e da _q uella guerra dipendevano le sorti della monarchia austriaca, non meno che il riposo dell,i nostra peni.s ol a, anzi cl'Enropa intera. Di qui / importanza del libro. E il Galleani, col lasciarcene un sì limpido e sincero r iflesso, rese inconsapevolmente - mentre mostrava 1111a rara attitudine a penetrare gli intimi fini e i sottili legami degli avvettimenti - u n alto servig io a Ila storia del suo paese. GIUSEPPE 8TTOOA l<'11enre alpini.


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NOTJ,; lllll l.l OGHA r tCHE

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Lumr LENCHANTIN', tenente colonnello di stat,o maggiore. Vie e mezzi di comunicazione. 'rorino, F. Casanova, editore, 1902. L'o pera consta di due volumi: il primo, che costituisce la Parte pr·ima, è interamente dedicato alle strade ferra te ; il secondo, r ipartito in quattrn pa.rti, tratta deHe stradè ord inarie, delle vie acqnee, élellà telegrafia, della aeronautica. L'indole del libro non ci pennette di r enderne minnt,o conto; dobbiamo per ciò limitarci a quei pochi accenni elle ne mettono in rilievo la singolare importanza . La materia riguardante le strade ferrate, divenute oggid ì u no degli i ndispensabili e de' più potenti fattori per la guer~·a, è svol ta colla massima ampiezza rispondente all' imporr.anza. dell'argomento. S i capisce che le ferrovie sono considerate in special modo dal punto di vista militare, ma l'auto re ha giustamente apprezzato che non bastt1. conoscere di esse quanto è necessario sa pere per la loro a pplicazioue all' i m · piego mil itare. Cosi dai criteri che informano la cost.ruzione di u na strada ferrata - ferrovie provi nciali e secondarie, e tramvie - il Lenchantin ci. conduce gradatamente fino all'ordinamento del ser vizio ·ferroviario in Italia. Per tal modo, è solo dopo aver fornito le più. minute nozioni e notizie sulle ferrovie soUo l'aspetto gen erale e tecnico, che egli, in apposito capitolo, passa a trattare dell'impiego militare delle strade ferrai;e. In questo capitolo, l'autore non si limita a d iscorrere minuziosamente dei trasporti m ilitari in tempo di pace e di

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gnerra, ma si occupa altresì della protezione, dei g~rnsti ~ dei raccouci?,men ti delle ferrovie in g uerra e delle ncogmzioni tecniche- m ilitari delle medesime, e termina l'iuteres · sante capitolo con a lcuni cenni sug li ordin~menti ferroviar~militari dell'.A.ustria-Unghe.ria, della F rati.eia, della Germania e della Svizzera. Volendo spigola.re dati e notizie, raccolte e profuse a dovizia µel primo volnme, non I.a finiremmo più: stimiamo più opb)Ortnno fare un eccezione e riportare qui le cifre circa la viabdità fer~oviaria e il materiale mobile contenute nei cenni sob)ra menzionati e ché pel militare ri ves tono un carattere di particolare importanza. Nel 1900 si avevano i n esercizio: ·in Anstria-Ungheria(al1° gennaio)chilometri35,391 (l} in Francia .(al 30 settefnbre) )). 38;081 (2) i u Germania (ai 15 aprile) . 1> 50,961 (3) i n Svizzera al (1° gennaio 1899) )l 3,925 (4) R ispetto a l mtiterifd e mobile: L'Austria-Ungheda, nell'anno 1899, d isponeva., di G343 locomotive e di 160,931 vetture e carri; la Fr\ncia.) alla ditta del 30 settGmbre 1900 aveva: 11,000 loco moti ve, 30,000 vetture e 230,000 narri ; la Germania, al 1° gennaio 1899, aveva : 14,884. loco · moti ve cou 33,664 vetture e 361,515 carr i ; la Svizzera, infi ne, al 1° gennaio 1899, possedeva 825 locomotive e 13,560 càrri per le linee a scadamento normale e 190 locomotive e 1207 carri a vetture per quelle a scartamento ridotto. I

(t ) u: precis;un c11t~, in .lust ri« 1:l1 ilvmdri 18,LS~, i11 Uu~lierio. 16,332, i11 Bosn ia e,! ~rzw1ovi na, 877. (2) "Di 1:11 i 37 mil a circa per lo ~et te graudi rcli: cieli o Sta10, riel Nord, rlel I' 1!:~I.. .d.c l· l'Ovest, Paris-Orl<;an~, Pari;-L yo11-Méct 1torann,j:i e clu Mi el i. Le ctue re t i eh,; p1u_ 11 _111 terdssa110, l:l P. L. ~I. e ,p1ell:1 riel ~l irli, ,lve1•ano in ,isorcizìo ali;, dat;J. soprn nrerita : la pr im:L ch i lomet ri 0,120 o l'al tra 3,1,SL (3) Eli JJ<Lrlili fm : le liuee dcli<> Stato con clii lomctri t,5,192; le lince p:t rli,:o lari con chilomMri t,039, o s lrarle ferraLc o. s cartameoto rido tto dello SI.alo, c liilomct ri 777, <' partico l,trì con chilo mell'i 9a3 . (I) Dell e qlto.li ci rco. ch ilometri 60() ;; ,car L:unonto l'idotto;


N01'E lllBLTl)GRA ~'ICHE

2222

1'0TE BIBLIOGRA FlCHE

Per quanto ba tratto all'Italia, s_econdo l'ult ima statistica ufficiale, a tutto il 1898 si erano costruite ed erano in eserci7..io circa chilometri 15,802 di ferrovia, che i mportarono una spesa di circa. italiane lire 5,146,929,755. Nelle nostre strade ferrate 0rdinarie si distinguono: 1° Ja grande rete : Strade (er·1·ate del Nfecliternmeo, dell' ilwriatica, della Sicilia, che a loro voHa suddi vidouo le loro linee in rete principale <"- rete seconcl(iria; 2° le ferrovie diverse, delle quali parte a scarl;ameuto normale e par te a scartamento ridotto. Vi sono ancorn strade feri·ate speciali, e precisamente : la, ferrovia Sassi- Superga e la ferrovia Sant'J3]1lero-Saltino (Vallombros·a). grandi reti comprendono chilometri 12.715 (1), le ferr ovie d i verse chilomet ri 3076 (dei quali 1866 a scartamento ordinario e chilometri 1210 a scartamento ridotto); le ferr ovie speciali chilometri 11. La quantità, poi, assoluta cli materiale mobile da servi7..io risulta essere costituita da.: Loctmotive . N. 2,966 V etture da viaggiatori » 8,571 Bagagliai e carri . ,. » 51,711 Certo, la nostra situazione ferroviaria non r isponde convenientemente nè alla popolazione del Reg no - secondo l'ultimo censimento di 32,449,754 individui - nè alla estensione territoriale dello Stato - chilometri quadrati 286,64.8 poichè non si avrebbero che cir ca 4,990 chilometri di fe_r· r ovia per ogni 10,000 abitanti e 0,55 chilomet ri di ferrovia per ogni chilometro quadrato. Ma se si tien conto che l'Italia è solo costituita da 40 anni e del nostro terreno speciale q uasi t utto montag noso, è d' uopo convenire che anche per le ferrovie si è fatto già molto. Comn nque, poichè le condi· zioni finanziarie del paese vanno giornalmente migliorando e la q uestione delle strade ferrate è sempre all'ordine del

Le

(,t ) f\etc <101 ~led iterranoo: chilomatri aS18; rele cJe ll 'Arlria lico chilometri 5,g9: rl'LC

clclla Sicilia to98.

2223

giorno, nut'riamo ficl ncia che al tri e notevoli passi si contin nino a fare suil' intrapreso cammino (1). Nei cenni, però, sull' oxdinameuto ferroviario-militare • estero vi sono altri dati e notizie particolareggiate, certo di non niinore importanza di quelli che noi sopra riportalllmo. E sono quelli su lle linee ferroviarie francesi, austriache e svizzere che condncono alle nostre frontiere - linee sulle quali sono fornite le più ampie. informazioni - e sopra L'or dinamento militare-ferroviario dei differenti Stati. 1u complesso, non possiamo a meno d i dire che se i prim i capitoli riferentisi all'or dinamento militare generale e tecnico delle strade ferrate sono egregiamente , compilati e .riescono assai istruttivi, i seguenti, che svolg,o no t,1tto ciò che ha tratto all'ordinamento militare, sono particolarmente notevoli e per l'im portanza del soggetto e per la cura e inr,elligenza con cni questo è t rattato. '

.

Il secondo volume non è meno rimarchevole del primo. R icco di nozioni tecniche di dati e notizie, vi si tenne conto de' più recenti progressi. ·. · Particolarmente notevole è il capitolo relativo ai trasporti sulle vie o'fdiuarie, nel quale sono diligentemente esaminati i vari quesiti della trazione con motori animati - l'uomo, il cavallo, il mu lo, l.'asino, il bne - e con motori meccanici ·locomotive str adali e automobili . Ni!I sono dimenticati i mo tori fissi - funicolari - e le fe rrovie portatili da campo a sistema Décauville e a sistema Legrand.

( I) Al leUoro, ~ia~ch<• si.uno i11 tema lii fer/-ol' ie: 11~11 n11sciranno _rors~ di?:11·i i sc::; 11e11 ti 1l1lli sulle stra(l c f1)r raL1J de l 111LlllLlv, che ri cav1au,n dal!' 1l1·cltw {ur bisw· b t1filìlOCSSel1 d,·1 1901. Al 4'' gèn11aio 1900 si ,wcvauo in 1.ullo il 111011.io 772,Hi!l cl,iloin<il ri ,li fer rovie, cos i ripartili: AnlOl'ica 392,860 chilometri , ~ttro1>a '2i7,i~S, Asia 57,S!:l, Anstrali,L 2!1.'615, Africa 20,!H. Gli Slali-lJnlLi te11gouo l,1 Losla con 30~,5i6 chilou,t tr,, v~ni;ol10 p,,J : la Gcnn,lllia con 50,51 l chìlumetri, la l\ us~ia con 15,998, la !•'rancia con a,~, l chilometri. Notiao,o i:he il LcuchanUu basannosi sopr:1 dali d1ll Jo1wnal Oflici• l e ,!el la liv.ime géné•·1ilt ctcs chemin, cle (er -e quirn l i senza liuhbio più esatti - asscr;na :tll(l. Fr.incin so ltanto chilometri 3S,081.


2224

;\'QTR Bllll,lOGRAFlCIJ~

Del ciclismo è pur detto a sufficienza; e, l'autore espone che, dalle esperienze fatte nuora presso i vari eserciti, si è dedotto che i velocipedi possono essero eventualmente utilizzati pel servizio di corrispondenza, per il servizio cli patl.uglia di scoperta o per trasportare celeremente combattenti da. uu luogo all'altro. Nella Parte ler"::a il Lenchantin, a proposito delle cie acquee, discorre diffusamente della navigazione de' nostri

finmi e dei nostri laghi e dei trasporti maritt,imi, sempre, ben s'intende, dal punto di vista milìtare. I capitoli, poi, seguenti trattano del passaggio dei corsi d"acriua e della ricognizione dei medesimi e costì tuiscono veri capitoli di nn trattato d'arte militare. A proposito della telegrafia - Pa1·te qua,·ta - l'au tore tratta singolarmente della telegrafia elettrica propriamente detta, della telefonia, della telegrafia ottica, dell'organizzazione del servizio militare telegrafico. Fornisce inoltre interessanti cenni imi colombi viaggiatori che vogliono essere annoverati fra i mezzi di eorrispondenza rapida e costituiscono un importaute servizio ausiliario sperimentato ed adottato. Nella quinta ed nltima. Pal·{e, il Lenchantiu brevemeute, ma in forma assai chiara fa la storia della navigazione aerea, dalla prima idea di sollevarsi nell'aria per la differenza di peso specifico, espressa nel 1G70 dal g esuita italiano Pietro Lan1:1., sino alle più recenti esperienze dei nostri giorni. · Chinde l'opera il notevole capitolo sull'aerostatica militare, cui sono aggiunti aJcnni cenni sull'organizzazione del servizio aerostatico-militare iu Italia, in Austria-Ungheria, Francia, Germania, Inghilterra e Svizzera. Allegati e numerose tavole rn nero ed in colori corredano ambedue i volumi. I primi forniscono notizie particolareggiato sul materiale mobile dello principali reti ferroviarie, sull'ordinamento sociale e tecnico delle principali Società ferro viarie italiane, sui trasporti militari in tempo di pace, sopra i mezzi campali dell'esercito italiano per lavori stradali e di mina, e, fìualmeute, dat,i statistici sul servizio 1,elegr.afico e telefonico in Italia.

NOT g BillLIO GH,\ l'IClll~

2225

Le seconde illustrano il testo e giovano assai aù una maggiore e facile iµtell igenza di ciò che in osso è esposto. *

Ci siamo alqnauto indugiati nell'acceunare sommariamente - per la tirannia dello spazio - a ll'ampia ~ate~·i_a .svoHa nell'opera delrogregio colonnello, per metLere rn nlievo,_ per qnanto stava in noi, la singolare importanza della medesima. È un lavoro realmente, come si suol dire, ponderoso, pel quale è dovere tributaro vivi elogi all'a~t?re E_ però :orremmo che molti, la maggior parte pos.,abtle, de1 nostn uf. ficiali e ogni classe di st udiosi lo leggessero e s~udi~ss~ro, chè in osso troveranno la più ricca e svariata. ma tena d1 dilettevole istruzione.

'· ELvr. - Servizio del corp~ di commissaria.t~ milita:·e presso comandi. -- lfoma, T1 pografia Elzevmana, rnq2'. L 'autore avverte eh' egli è, si può dire, fuori causa; è, cioè. in condizioni tali da escludere illusioni è speranze. Egli gua;da, per ciò, il soggetto con serenità, senza velo di p~rsonale interesse. E il soggetto egli svolge abbastanza ampia.mente nella speranza che nella prossi~a annata parlamentare, nell'occasione di discutere g li ordinamenti militari, non sarà dimenticata la parte amministrativa. Le proposte, però, presentate dall'Elvi per la maggio~ parte nou sono nuove, chè g ià allire volte for_ouo espressi nella stampa militare - e lo stesso autore lo ricorda.-: m.a ciò unila toO'lie al merito del libro. Nel fatto è mest1en riconoscere che il tema vi è svolto bene, cou considerazioni e arO'omentazioni non sprovviste di reale valore, le quali dimost1:no la competenza dello scrittore e il suo a.more allo studio. Le conclusioni dello scrittore sono le seguenti: Passacrgio deo-li nfficiali commissari ai comandi di corpo b . . bb d'armata ~o di divisione, 0he, a parere dell'autore, rmsc1re e avantao-o-io di nna direzione e sorveglianza di !:ervizi autooo revole, indipendente, efficace;_


2226

NO'l'E Blllf, JOGRA FI OJlf;

Raggruppamento del corpo sotto il comando del generale capo dell' ufficio Intendenza al corpo di stato magg iore, per avere indirizzo uniformo nel reclutamento, negli studi e nelle azioni del corpo medesimo; Creazione d'un corpo delle sussistenze tecnico, da costituirsi con ufficiali contabili versati in quel servizio e con capitani e teneul;i commissari giudicati meno atti al servizio del commissariato; Ripristinamento degli esami ad anzianità ed a scelta da capitano a maggiore e.cl eliminazione dei n on idonei verso il corpo delle sussistenze ; Formazione fin dal tempo di pace d'un treno amministrativo al la di pe~denza del commissariato; Sviluppo largo e razionale degli stud i statistici e di mobil itazions ; Esercitazione con quad ri e conferenze nell'inverno ed esecn7,ione ver a dei servizi alle manovre annuali; Rimaneggiamento dell'organico in ar monia ai bisogni della carriera, della mobilitazione e del servizio in pace. Noi, certo, non possiamo qui discutere coteste idee e pro· poste, le quali condurrebbero ad un nuovo ordinamento del commissariato militare. È g iusto, senza dubbio, il concetto dell'autore di volere che gli ufficiali commissari si applichino specialmente agli. studi, al servizio che dovranno disimpe· gnare in gnerra, ma r esta a vedere se tale concetto non sia attuabile anche col presente organismo, senza dov,,n- ricorrere a radicali cambiamen ti pi·oposti. A nostro giudizio non esiste una vera q nestione del commissar iato militare, come pare all'autore. Certamente, come tutti i servizi, anche C)ttel lo der commissariato è suscettibile di mig lioramenti A perfezionamenti, ma non ci pare siano, per ciò, indispensabili grandi innovazioni. Comunque sia, lo studio dell'E lvi è senza dubbio iute· ressante ed ha il merito, sia pure con proposte troppo ardite, di richiamare l'attenzione sopra un argomento che è di vitale imp.ortanza per .l'esercito.

NO'rn UI BLIOGHAnCll!l: .

2227

E . Bu.1Ac, maggiore. Précis cle quelques campagnes contemporaines. V. Af1·ique Australe. (Avec 50 cartes ou croguis). - Paris, Henri Charles-LavaL1zelle, l901.

' ]'ra le numerose pubblicazioni finora venute in luce sulla guerra anglo-boera, che tuttora. si combatte, questa dal maggiore Bujac è, senza alcun dubbio, da anuoverarsi fra le più importanti. L 'opera. comprende due parti ben distinte. L a prima, di ben 170 pagine, porta il titolo: Dal Capo al Zambese, e vi è esposta la lungil; storia dei preliminari che condussero alla guerra,. La seconda: La guerra siicl-afhcana, narra abbastanza minutamente gli . avvenimenti della campagna sino al 15 luglio 1901, alla qual data, a giudizio dell'autore, ha termine la vera guerra e si inizia ciuella della guerriglia. L a prima parte è, fo rse, Ja più interessante. Nessuna altra opera fornisce tanti particolari, come questa del Bnjac, sulle vioende del sud- africrmo, dalla presa di possesso della Colonia del C~po da parte dell'I nghilte1Tl'l. al principio del secolo testè tramontato (1806-1815) fino allo scoppiare della. gLlerra at · tua.le. In ntssun altro libro è così diffusamente narrata la storia della guerra drll Zululand del 187!.J - che termina colla .iattura di Oetfr,vayo - del la lotta dei Boeri per l' indipendenza - il disastro degli Inglesi a .M:ajuba, 27 geunàio 1881 e le Convenzioni del 188 l e 1881, che riconoscono l'indipendenza della Repubblica SL1d-Africa,na - della So · cietà della Chartered, della campagna del Mata beland del 1893, della costituzione della Rodesia, degli Uitilanders, della scorreria del dottor J amesou, e, finalmente, dell' intervenLo degli Inglesi che renda inevitabile la guerra, Il maggiore Bujac è uno studioso, che non bada ~L fatiche per raccogliere il materiale occorrente al suo lavoro, e possiede in modo non dubbio la competenza necessaria allo scrittore di storia. Le note poste al piede di quasi ogni pagina e nelle quali o sono, indicate le scritture consultate, o sono ripor tati brani di opere in appoggio de' suoi detti, dimostrano la grande cura e diligenza colle quali attese alla


N01' E Cl!DLTOGltA FlCllF.

2228

NOTE BlUJ, TOGcl{,U"ICJ I J,

compilazione clel suo lavoro. MalanO"uratamente avend . . o ' o molta dimestichezza, come appare. coll' idioma ino-lese erYl. . . . . t, ' ,., 1 ncorse, c~nas1 umcamente, R,lle fonti inglesi di opposizione go.veruat1va, e così g li avveni menti da lui narrati in questa pnm~ parta, sono sempre rappresentati sotto i più foschi colon per gli Inglesi. Si d irebbe qua-;ii ch'egli goda cli una vera voluttà, quando g li è dato chiarire errori da essi co mmessi, od azioni, a suo parere, nou affa.tto commendevoli. _~en~a ~u?b!o, egli si erl'I, ~re:fisso di essere imparziale1 ma v1 e rrnscrto. D altronde noi crediamo sia tr oppo presto per trattare a fondo delle vicende svoltesi in questi ult imi anni nell'A~i·ica australe, e probabilmente moÌti dei gindiz.1 for mulab1 ora intorno ad. esse con tanta sicu rezza dovranuo ' pm,. co 1 tempo essere rettificati od anche compiutamente mo-' d ificati, allorchè si conoscerà come realmente sono passale le cose. I_n ogni modo se quanto scrive in proposito il maggiore BuJac Vti, accolto con riser'la, è, però, incontrastabile eh' egli presenta un r icco materiale di studio, assai bene coordinato, ed esposto con molta chiarezza. In questa p,ri ma parte vi sono osservazioni e cousidera.zioui militari sulla pri ma g uerra anglo- boera e sopra qnella del Matebeland'. che leggiamo. per la prima -volta e che presentan_o molto 1~teresse. Per esse è posto in chiaro che gli I nglesi nessun rnsegnamento seppero trar re da lla lor o lotta coi Boeri, i qual i, sin d'allora impiegarono lo stesso metodo di ~nerra, di cui fecero uso i u q nest'ultima campa.gm1, e che no~ tennero neppur conto delle lezioni lasciate dal generale :E'rederick O,trrington, dal colonnello Badeu-Powel, e dal tenente colonnello P lumer nell'abile loro condotta e operazioni contro il l\ilatabeland.

Nella seconda parte l'autore, auzichè tenersi all'ordine cronologico con cui si svolsero gli avvenimenti, saggiamente ripartì l:a materia per ogni singolo scacchiere di guerra. Così dappn ma descrive tutte le operazioni eh' ebbero lnogo nel

r

222,)

Nata1, poi quelle del generale lord Methuen dirette a far t ogliere l'assedio d i Makefing, e dei generali Gatacre e French per la protezione della frontiern Nord . della Colonia e, finalmente, la guerra sotto la condotta di lord Roberts. Diciamo subito e apertamenta .che il Buj ac merita vivi encomi pel modo pregevo le col quale ha compilato la storia dell'attuale campagna. L'esposizione ·è assai chiara. L'autore fa UHO d i appropriato linguaggio militare e le sue considerazioni strategico tattiche derivano logicamente dai fatti nar rati. Le numerose carte e schizzi assai bene disegnati, e intercalati nel \;esto, giovano singolarmente all'intelligenza del racconto e accrescono di molto il valore del libro. Anche- qui il Bnj ac attinse, specirLlmente , alle fonti iuglesi, le quali. del resto sono quelle che offrono maggiori par ticolari. Come critico egli è multo rigoroso, e nessuno dei generali inglesi, ~dl' infoori del Ba.den Powel che difese Makefiug, trova venia presso di lui. .

,.

*

*

È, pertanto, d ifficile esprimere nn giudizio sintetico sul valore del libro. Da un lato-abbi~1mo uno studio dei più ap-p1·ofonditi cb e sieno stati fatti sulla, storia dell'Africa Australe e sulla guerra anglo- boera, drLll'altro vi e~ da par te dell'autore un preconcetto sistematico contro gli Inglesi, che, come s'intende di leggieri, non può non l'Ìpercuotersi sulla descrizione e sul giudizio degì.i avvenimeqti narrati. Comunq ue non si può negare che anche quest'opera importante acuresca la nomea d i abile storico già. giustamente acquistata.si d~tl maggiore Bu,i ac.


2230

NOTE J3J BL.lO GRA FlOJtg

KRAuss, tenente colonnello nell' i. e r. corpo di stato maggiore. Moltke, Benedek e Napoleone. - Vienna, Seidel e figlio, 1901.

ALFl'tED

..

I l li bro ha per scopo principale di oppugnare quanto ha sciritto il generale von Schlichting, nel noto suo lavoTo ~ 1.v.lollke e Napoleone, ma tratta ancora a fondo della condot,ta, di Benedel;:: nella, campagna del 1866. Il pregevole studio consta di due pb.rti : la prima si occnpa dei principìi genei·ali e se ne trae occasione per prendere i u breve disamina le operazioni dei Prus:;;iani sino al 29 giugno; la seconda, discute la campagna rlel '!S?B. in Boemia. Corredano l'opuscolo numerose carte e seh1zz1, e interessanti sonb questi ultimi, nei quali sono riportate le dislocazi oni per ogni singola giornata dell'esercito austriaco, e que11a del nemico quali r isultavano al maresciallo Beuedek in base alle informazioni ricevute. L'intero studio è c0s1 denso di pensieri, di considerazioni e deduzioni, che ci è i mpossibile riassu merli ; ma vi· so uo talnni punti principali, ed a lcuni quesiti imp::>rtanti svoll,i con molta sagacia che meritano in ·singolar modo di essere conosciuti ed a pprezzati, fu di questi che intendiamo dire brevemente. Il tenE1nte colonnello f(rau:;s non solo non ammette - come pretende il generale von Schlichting - che l\foltke abbia i_u~entato un nuovo metodo, un nuovo s istema di guerra, e differente dal napoleonico. Egli si scaglia abbastanza vivamente contro coloro che ora vorrebbero imporre un metodo d1 guerra basato sugli insegnamenti a dedursi dalle campagne dAl Moltko, a simiglianza di quegli altri che, prima di Moltke, non giuravano che per un sistema napoleonico. Il maresciallo von Moltke, pel C]_uale del r esto è pieno d i ammirazione, nulla ha inventato; egli ha solo sapientemente applicato alla, situazione g011erale ed a quella del momento, i pochi principi della o-uerra messi in luce dalle campagne di Napoleone I . Lo ~tesso principio capitale, sul quale vorrebbe lo Schl icbting basa1:e la s~a tesi. « del marciare divisi per riunirsi

·

N OTE ll l lll.l OG RAL'ICHJ!:

223 l

« nell'ora opportuna sul campo di battaglia » non è affatto cosa nuova. Fn già messo in pratica da Napoleone, e il Krauss lo dimostra con 1m minuto esame, accompagnato da schizzi, della campagna del ~805 fìno ad Ulma, di quella di Jena del 1806 e della campagna primaverile del 1813 sino alla battaglia di Bautzen. Originale - e a nostro parere rispondente al ver o - l'osservazione dell'autore che questo fatto - della marcia in colonna divise, isolate ed indipendenti impiegata sovente da Napoleonti - non è dai più r ilevato, perchè per le gt1erre napoleoniche, contrariamente a quanto si suol fare per la storia delle campag ne odierne, si è quasi sempre fatto uso, e lo si fa tnt r,ora, <li carte a piccolissima scala, di g uisachè le distanze fra le varie colonne riescono meno appariscenti. In conclusionè : non si parli di un metodo nuovo di guerra creato da Moltke, come già si ebbe il torto d i fare per un supposto metodo napoleonico che eifettivamente non ha mai ·esistito. Vi sono soltanto pochi pr incipii gene·;•aU, messi in evidenza colla parola e coi fatti da Napoleone I ; « princip'.i: che magistralmente fnrono applicati da Moltke, « e di cui nessun condottiero di eserciti potrà anche nel« l'avvenire 110 11 tener conto senza pericolo. » ~:utto ciò, certo, non è nuovo; ma è svol to assai bene . Per ·noi, almeno, è luce meridiana, e lo stesso concetto abbiamo avuto occasione di esprimere parecchie volte nelle pagine di questa Rivista. Non è men vero, però, che in Germania, a favore di Moltke, e in Francia per Napoleone, non pochi sostengono la tesi opposta. Ia ~"'rancia, anzi, e proprio in qnesti ultimissimi tempi, non si vede al di là di una strategia e cli una tattica napoleonica, che avrebbe~·o fondamento in un metodo, in nn sistema (1). È perciò che facciamo g rande merito al colonnello Kranss di essersi sforzato a tutta possa d i d imostrare la falsità di tali idee e tendenze, che Te· olierebbero serio ,nocnmenpo all'esercito che le accettasse. ( Il Vedere :il ri:;nnrrlo il bolli ssim o arli,:olo pubhlic,1t0 nel f~ s,·icolo ,ti a~os l.o ,tell:1. llcv 11e de rnvfllcri,•, e riassun to nolh1 pun ta i~ d l ott ot,re rl1·II~ /livis/1• mililarr, pa:;:. 1899.


i/232

NOT~; lllJl LIOGRA F!C I I i,

NOT I•: lllllr.JOGP.,\Jl' ICIIB

Nuova, p,er contro, di sana pianta, è la deduzione che l'autore vorrebbe trarne. « A mio gind1zio, egli scrive. tutte le scuole, ogni i11se« guamento e metodo ohe dai teorici e dai critici - sio,uo « pnre sapienti o assai stimati - si vogliono fondare iu base « alle azioni e alle parole dei grandi capitani, sono danno,-i . « Lo studio della storia mili tar e è pnramei.;.te indi vitlnalc « e non pnò essere che tale. « Ognuno può trarre dagli esempi storico-militari sol« tanto quegli inseguam'"luti che rispondono a.Ila sua indi<< vidualità. ~;LLnralmento vi è poi sempre ancora, uu largo « passo per glllngere al potere. ,, QLteste parole non solo sono rivolte ai critici e a teorici, ma snonano insieme la condanna. dello stndio della storia militare che si fo negli istituti dell"esercit::> . Certo vi ò esagera.zione nel concetto espresso dall'anLor P, ~ a in fondo, se ben si rifìette. vi è qualcosa di Yero. L a mag g10r parte degli studios i seri e capaci, non può non r ico noscere eh' egli ha colpi to giusto quando stigma,tizzll. g li scopri Lori di scuole e metodi. (-luesti non condurrebbero che a schermi, e non occorr e dimostrare l'enorme dauno che Vel'l'ebbe all'esercito dalla loro adozione. Ci sembra, invece, che l'autore esageri alqn11nto, quaudo pone in uu fascio, insieme ai metodi ed ai sistemi, gli insegnamenti che si possono trarre dallo studio delle campagne di g uerra. - purchè non conducano, ben s' iutench>, alla proclamazione di sistemi - e quando gindica dann oso lo studio dell~ storia militare non fatto individualmente. Noi, che sovratutto amiamo la storia militare, non po:;- siamo, certo, gettare la pietra addosso ai cultori dellfi medesima. D'al~ronde, se chi legge e stndia le opere storiche, ha intelletto, saprà sceverare il loglio dal grano; se non rtEI ha, non ne vorrà gran male, anche se il libro uon è bl!Ono Non vi è dubbio che i lìhri di storia e di arte mili tarA, e specia lmente quelli compilati da scrittori assai stimati per la loro coltura, esperienza o posizione. sono delle vere armi a doppio taglio. l\fa. ciò poco importa. Senno scrirn bian<!O,

vi è- sempre un altro che scrive nero, e cosi dalla discussione delle idee viene la luce. Lo studio individuale della storia, solo possibile, del resto, per obi abbia la necessaria capacita ed att~.tudine, produce, senza dubbio, massima utilità, ma non è a dimenticare che l' individuo ben difficilmente può procurarsi l' ino-ente materiale _occorrente per siffatto studio. Dissentia~o , pertanto, m questo punto totalmente dall'esimio autore ed . espri~ iamo, . in vece; la speranza che la maggior possibile estensione s111 data allo studio della storia militare, e che sempre più uumerosi siano gli scrittori che ad esso consacraq.o le loro fatiche, il loro ingegno.

,,. * ,. Rispétto alla seconda parte - Campagna et-i Boerniu nel 1.86(} - il Krauss, fra molte altre questioni, s'occupa in special modo del piano che vnolsi concepito dal Benedek siti. . dall' inizio delle osti[it,à : di un'oifensiva contro la 1• armata prussiana, e del la maggiore o minore convenienza e possibilità dell'offensiva contro la l' o la 2a armata namica. Sono quesiti ché sovent i volte furono ventilati e che fo. r ono già diicLtssi anche in queste colonne; e per ciò non ci indugieremo molto sopra di essi, malgrado la loro im· portanza. Krauss mette in sodo che il Benedek sino al 25 bo-iuo-no . . t:, n?n mtendeva ad altro che a schierare l'esercito nei pressi d1 J osephstad t, con concetto difensivo. L' ordine di movimento emanato il 26 giugno, alle ore 8 antimeridiane, Io co~f~rma, poichè vi è detto letteralmente : « Questa dispo« s1z1oue ha per scopo di coprire lo schieramento dell'eser « cito, non ancora ultimato, presso Josephstadt. » È soltant,0 il 28 giugno ohe, nell'ordine personalmente impartito da Benedek ai corpi d'armata 6° ed 8°, è manifestata l' intenzione cl.i marciare contro l'armata del principe Federico Carlo; ma l'ordine è, n el pomeriggio, còntromandato, e, del r esto, osser va il Krauss, la sita esecu~ione era tecnù:amente i4'2 -

ANNO XLVI.


22)!4

2235

N OTE BIBLIOGRAPICJII;

NOTE IIInUOGR AFICII E

impossibile. La s,ola decisione utile ed opportuna, che, secondo

della catastr ofe di Benedek risiede nel fa(;to eh' egli con mezzi difensivi voleva attuare un concetto offensivo. Inoltre fu sempre titubante. 8° Bisogna avere il coraggio di cambiare la decisione presa innanzi tempo, quando la situazione lo richiede·. D'altrt1 parte. e prima di tutto, bisogna conoscere la situazione. Queste declu~ioni si attagliano perfettamente ai casi della sfortnuata campagna austriaca del 1866, ma volendo generalizzarle non si potrebbe accettarle tutte senza riserva. Così sta bene che bisogni avere il coraggio di cambiare il proprio piano, quando la situazione si presenti ben di:ffe. rente da quella supposta. Dal punto di vista teorico sarà pure giusto il dire che però bisogna, anzi tutto, conoscere la situazione, ma nella pratica se un generale in capo non vuol procedere che a ragione compiutamente veduta, avver-rà sempr e ciò che è accaduto a Giulay nel 1859 e a Benedek nel 1866. Le grandi situazioni strategiche, più che essere conosciute - ciò che di solito è ben difficile - debbono essere i~tuite, intraviste dal genio del comandante snpremç,. Ne informi la mirabile manovra di Napoleone nella prima parte della campagna del 1809.

l'autore, il Benedek avrebbi potuto prendere nella o-iornata del 28 giugno, s~rebbe stata quella di gettarsi contro iJ°5• corpo d'armata prussiano (generale Steinmetz) coi tre corpi d'armata che aveva sottomano. Le disfatte dell'esercito austriaco clel 1866 in Boemia fu. rono cagionate dalla ì,rresolutezza di Benedek. « Benedek, conchiude il Krauss, non ebbe mai, con « tutto il cuore, il pensiero rivolto all'offensiva; egli non « pensò mai seriamente all'attacco con quella risolutezza, « che a lui, capo supremo, senza :fiducia in sè stesso, era ne« cessari a per vincere i cl u bbi e le difficoltà che soro-evauo 0 « d'ogni lato. « Beneclek cadde per la sna irresolutezza, e questa ebbe « origine dal difetto di fiducia in sè stesso. » L 'at1tore - e qui ci pare non sia molto ossequente alla premessa da lui espressa, - termina col riassumere le molte considerazioni svolte in 10 punti, i quali non sono altro che insegnamenti tratti dalla. campagna del 1866 in Boemia. Rileviagi.o di essi i seguenti: 1° Un capo di esercito non avente fid ucia è g ià per metà battuto. '3• La difensiva strategica ò di gran lunga più difficile dell'offensiva, poichè devesi non solo superare la propria i.ncertezza, ma tener. conto ancora della legge del nemico. 4° La forma è importante, ma non è l'essenzia.Je. Benedek rispetto all~ (orma, marciò come marciò Napoleone sopra Friedland (1807) e sopra Borodino (1812}, ma Napoleone non ba di mira che l'esercito nemico, Benedek non tende che alla posizione di J osephstadt. 7° Era pienamente eqttipollen!;e che Benedek attaccasse o l'una o l'altra delle parti diverse dell'esercito prussiano. Ma presa una decisione dovevano poi tut,ti i mezzi rispondere a quella decisione. Benedek, non sì perdette per la decisione di aLtaccare il principe Federico Carlo. Avesse pure deciso di attaccare il Principe ereditario, non si sarebbe salva.to. La cagione

Comtmque, il pregevole studio del colonnello Kranss viene a prendere uno de' primi posti nella polemica letteraria testè suscitata principalmente dalle opere, prò e contro Moltke, Benedek, Napoleone, del Friedjung , del v. Lettow , del generale v. Séhlichting. Nello stesso tempo presenta i più utili elementi per lo studio particolareggiato della campagna del 1866 in Boemia.

B. D.


~236

RASSEGNA UILITAHE ESTEHA

CIRCA LE GRANDI ESERCITAZIONI CON MUNIZIONI Dl G LJrnRRA IN 1-.\.lJSTRIA-UKc+illRLi

PRE-11:ESSA .

Nei rn:imi gio111i del mese cli ::;ettembre ebbe effottivaIl1 ente luogo pre::;so Vesz prim, alla esLrerni tà sAtteu trionale del lago Baia.ton, e precisamente nel poligono d'artiglieria cli Rajmaskèr, la grande esercitazione lL fuoco di cui lt sao tempo la JUvista militm·e, nella puntata del H, maggio corrente anno (pag. 923), diede un cenno abbastanza pa1ticolareggiato. Poichò trattasi di una ma.novra molto importante 1>er il modo onde venne predisposta ed eseguita, per le numerose truppe che v i presero IJart.e e pei giud i~i cui diedero lnogo i ri::;nltati del tiro, la Rù;ista milita1·e crede far cosa utile ai suoi leLtori pubblicarne una breve relazione desumendola da, parecchi autowvoli giorna.li della rnomil'chia austroungarica, ira cui quello che piu a lungo ne ha parlato è stata la Reichswelt·1· di Vienna. L'idea di eseguire esercitazioni con proiettili di gnerra sn scala si vasta, le prime che siansi e:ffettnat.e in A.mitria.Ungheria,, sorse fin dal decorso aprile, e si amlò man mano maturando specie <l.opo che S . .l\L l' imperatore Francesco Giuseppe ebbe presenziato nel maggio una eser0itazione con-


Esercitazione del 7 settembre. -

<....,.

.

;..Jcala

di

Situazioni appl'ossimative.

i: 7.iOOO


ltASSt,;(}N A Mll,l'rARI•: ES'l'EltA

2237

simile, ma meno grandiosa, eseguita a Ji.iterbog da un distaccamento prussiano costituito da G batterie d 1artiglieria da campagna, 3 battaglioni di fanteria e 2 squadroni di cavalleria, ed avente per iscopo di mostrare al sovrano austriaco gli effet ti del tiro cl i guerra dei nuovi ci1nnoni Ledeschi 0 -06 e dei nuovi obici c1a ca,mpagna C-98. - Il capo di stato maggiore F. Z. Tu1. vou Beck curò poi tutti i particolari di esecuzione. E ra stato annunziato dai giornali che alla manovra a fuoco avrebbe preso parte una completa divisione su l piede di guerra, la quale doveva operare contro una posizione che supponevasi tenuta, da una brigata ; si effettuò invece l'attacco di una brigata rinforzata contro un'altnri't organizzata a difesa da 1 reggimento fanteria e do, 3 compagnie pionieri. I n occasione di t ale esercitazione fo esperimentat a una batteria di prova con cannoni di nuovo modello, e l'impiego nelle operazioni campali di alcune batterie di un gruppo mobile cli a1tiglieria di assedio. La batteria di prova, oH.rechè pYendere eff'ettivameute parte il giorno 7 all'attacco della brjgata rinforzata, esegni 11el giorno G, indipendentemente da questa brigata, uua serie di tir i sper imentali contro bersagli di gucrl'a. L e batterie del grnppo mobile d'ar tiglieria d'assedio svilupparono lo. loro azione campale contro la posizione nemica, isolatamente, anche nel ~iorno G; e cioè senza la brigata cli cui snpponevasi facessoro par te, ma come se si trovassero inquadrato in questa brigata; nell'esercitaziono d'attaccu della brigata si suppose poi che esse avessero preso il posto stesso che occuparono il giorno 6 ed ottennti gli stessi effetti rli tiro che ottennero col tiro del giorno G. Siffatta scissura dcl1a manovra ct'}.ttt;acco in due esercitazioni che dovevimo for ma.mc una sola fu p ossibile sia perchè era assai ben precisata la distribuzione dei bersagli, sia perchè assai differente era la natnra loro. In sostauza si può dire che si ebbero due specie di esercitazioni ai tiro; una combinata con manovra di truppe delle 3 ann i, Paltra esclusivamen te cl i artiglieria.

1


RASSEGNA MILITARE ESTERA

2238

2239

RASSEGNA )!ILITAHE ESTERA

Scoro

DELLE ESERCITAZIOXI.

Lo scopo era assai complesso. Esse dovevano servire, secondo quanto affermavano i giornali, anzitutto a fornire ulteriori elementi per completa.rn il giudizio e prendere una decisione definitiva circa i nuovi cannoni a tiro celere p'a rtecipantì alla manovra, ed a constatare la parto che può avere un gruppo mobile cli artiglierh~ d'as::;edio nella guerra campale, attaccando, di conserva colle alt.re armi, nna posizione dominante fortificata con trincerameuti improvvisati. Secondariamente dovevano fornire altre prove sperimentali sulla convenienza o meno di r idurre i pezxi delle batterie da campagna da 8, quauti sono attuahncute, a G; di aumentare le munizioni di ogni pezzo o accrescendo il numero dei c.1.,rri-munizio11i del parco divisionale in modo che ogni pezzo potesse averne più di 1, ovvero creando una colonua munizioni leggiera con posto intermedio tra le batterie ed il parco cl i visionale medesimo ; di conserva.re la formazione dei reggimenti d'artiglieri.a su 4 batterie o c1i adottare quella su G; nonchè la convenienza o meno di sostituire agli attuali cannoni delle batterie di corpo d'armata obici da campagna del calibro di. centimetri 10,5, i quali sono tuttorfl, in istudio. Quest'uHimo scopo non fo potuto conseguire perchè alle manovre non ·presoro parto obici da campa,,,ona. L' esercitazione di tiro delle batterie mobili d'assedio inoltro tloveva a,nche dimostrare all' irn peratoro la perfotLa possibilità di utilizzare il poligono cli Ves;,:prim non solo per il tiro dell'artiglieria cla campagna, pel c1uale servi o serve tuttora; n1a anche por quello dell'artiglieria cla fortezza. Pare infatti cLe 11ncho a, tale f;COpo sarit destinato in avvenire. Qualora poi tali specie di esercitazioni fossero risultato di grande utilità, la direzione snprema avrebbe forse stahi· lito di renderl e normalj, eseguendone qualcuna ogni anno, anche a costo di notevoli sacrifizi pecuniMi, giacchè esse costano molto.

Drn1>;ZJONE DEU,E MANOVRE, GllJDJGI DI C,\)!PO E C.1,'FIOL\ l,I ISFOlUJ,\ TORI.

Direttore supremo dell'eserci tazione fu il capo di stato maggiore generale von Beck, al qna]e erano addetti l'ispettore generale del genio, hwgotenenLc-maresciallo Beck von Nordouau, il capo ùella 1A seziono nl ministero della guona lnocrotenentc-ma· resciallo Schonaich, il sottocapo di stato o maggiore luogotcnonte-maresciallo Pitreich, rispettore della scuola di t iro luogotenente-maresciallo Parmann, il capo de]l'ufficio operazioni colonuello di stato maggiore Kolosvary, 1 mao-<Yiore ed 1 ca1>itano di stato maggioro. oo 1· . Direttore in sottordine fu l'ispottore generale d'artig iena luogotonente-maroscinllo Krnpatschek, al quale emno ~r1~etti 3 colonnelli (éli cui l è il comandante della scuola d1 tiro), 1 matrO'ioro e 13 capitani di stato maggiore, 3 ufficiali d'ordinan::, 3 ciclisti (di cni 1 ufficiale o 2 sottuffi.cialj) della scuola di scherma e ginuastim~1 una sezione di. G gendarmi (cli cui 3 a cavallo e 2 a piedi), I sezione telegrafisLi ciel re<Yo-imento forro,~ieri-Lclegrafisti, 1 plotone sta.1.0 maggiore ca°inoltre l ufficiale medico e 1 pei viveri . La direzione dispone,~a puro ùi 1 sc,,ione licogm(ica da campo. (co~ ~ torchi) dell'istituto geografìco per la riproduzione cleglisch1zz1 e degli ordini. . . 13'nnzionavano da giurlici di campo e da loro aiutan(,1 : presso la direzione in Bottordine il maggioro generale Sptecher; presso il partito Ovest (attaccante) 1 maggiore e 2 c~pitani; presso il partito Est (difensore) 1 maggiore ed 1 capitano, (,utti di stato maggiore. Disimpegnarono il servizio di iuformtLtori (Berichtorstattol') : 9 ufficiali cli adiglieria presso la direzione delle manovre; 2 presso il parLiLO Ovest, di cui 1 .capitano cli stato maggiore ed 1 d'artiglieria da fortezza ; 3 presso il part ito Est, di cui J capitano cli stato maggiore e 2 dello stato maggiore del genio.

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2241)

RASSEGNA MiLl'l'.~RE EST½UA

SPWl'T.ATORI.

Dapprima i giornali annunziarono che vi sarebbero intervenuti anche g li addetti militari dello potenze accreditate· poi. l'accesso a l campo del tiro non fu concesso che solo ad' un n~ttnero assai limitato rii persone, o molte domande tli u fficiali, anche èli. stato maggiore e di artigliorin., chiedenti. di potarvi. assistere furono respinte. I giornali giustificarono siffatto rigore allegando il peri.colo di disgra,zie, essendo assai limitato lo .spazio perfctt,,monte a l sicuro riservato agli spettatori, i q11ali perciò, non superarono la esigua cifra di lo fra generali e uiììciali di stato maggiore. Assistè alle esercitazioni del G o <lel 7 settembre S. .ì\'f. l'imperatore. ColCPos1zrn).'E

Dm DUE r \ R'l'TTI.

Costituivano il partito Ovest-attacc(l,nle - -(maggiore gouorale Ed ler von Winzor):

Tntppe.

RASSEGNA mr, nA R E ES1'1-:R.A

2241

1 gruppo di batterie mobili d'asse~i~ d~ 3 ba,~terie (1: obici da 15 centimetri e 48 carri mun1z1om) fonnto ~al 1 reo-O'imento artiglieria da fortezza (Vienna); bb . o 1 .t 1· . . . d) J'1:on·ie1·i. J compagn1t;l, rlel 7 >at ,ag ione p1omen.

Servizi. 1 sezione aroostiori con l pallone frenato a drago per seo-nalare gli effetti del tiro mediante linea telefonica colle!ante il palloue colla direzione clell'aUacco. stabilimento sanitario cli briga.La. 1 parco munizioni divjsionale raJ_JJ)reseutato da 4 carri munizioni di baUaglione. I colonna viveri cli brigat.a. Come in o·nei-ra la fanteria aveva i. suoi. carri-munizio~i di com-1.x~guia.. I l traino reggimeutfl.leern, riunito jJ1 2 gn1p1~1; uno formato dal treno di combattimento e treno baga.gho, l'altro dai carri-viveri. Questi a loro volta forma.vano 2 scaglioni, ciascuno con l razione vive~·i cli ~n.ai.'cia: lo scngliono numero l constava di 29 carri reqms1t.1,. quell~ nn~ mero 2 di 2Ci. Ogni carro portava scco una raz1on.e v1ven di marcia, 2 di riserva e J razione carne in conserva.

J.

11

a) Fwitet·ùi,. 27 brigata di .fanteria : 71° reggimento, (4 battaglioni), 72° reggimento (:3 battaglioni) - 'l'ota:le 7 battaglioni; · b) Oavallen·r,,. 2 squ adroni dell'll usseri; c) .,,frtig'lieria. 14° reggim ento artiglieria divisionale di 4. batterie (lG pezzi. e 12 carri munizioni); 1 batteria montata di eaunoni nuovo modeUo (G pezzi, di. cni 4 cli bronzo fncinato e 2 di acciaio, con G carri munizioni e .l carro proviande) (l) - reoLaJe: 5 batLeric da campagna (~2 pezzi); 0

,(I) lt 1wto che gtà da (Jualcfl e tempo sono In n~perimcnto presso lo tru[lpe 3 i)alleric d i cannoni ri i Il uovo morlollo ,t ti ro ce loro, di cui 2 mo 111:1te (•l a f 3° e ,1 :d 400 reggimento arliglicria 1Ji corpo d'annata) e I a <·avall o (a l 1,.o rog1,:imcnto a rli"liori:i di co1·110 0 rl'armata). I.a batteria di pro,•a !'lie inL<!n•enne alla escrdl...uionc ru 11uc11a asségnat,t

al 3" reggimento arligli,•ria cli rorpo d"arrnnta. Qualche giornale avcrn annunziatorhc avrchbe preso 11arte alla o,crcilazione anchr una halteri:l lcggicra <li ohici da cam·

Costituivano il pfirtito Est. - dif'en.s01·e; (colonnello Emi! Gri vicic) : . n . a) <~8° reggim ento fantena (della 28 brigata) - 4 battaglioni; . b) 3 compagnie del 7° battaglione pionieri. pagll:t, cli rccnn lissi ma co~trn1. io11e, tlel cy ibro ,l i Ct'fiLim~ I ri l0,5, o 1:he :1111.icho I sar t, fl ,ro intervcn u10 2 hatte1·ic rii cn.nnù111 ,1, nuovo rnodr. llu , . . . . .· \ 1 u J'I O tic· nuovi ,.. 111 ooni (modello ,t8Y!I) dèl lo l1nttoric di p r,,v11 ,. 111 cen t 1mot1 ' 7,8,

I' tll~~a'l~~e é ~ vih' l';,ITuslo ba 1111 sopratrusto che porta il pezzo, 111111 ~perone aspa0 ' r rn~ a Cl;Ol.'O · cs.iO non flillerisce a primn vista dall'alTm,to :1ttuale che pe~ tola e uln r t' p·,,·, li• •s'o ··,·ali ~annoni ed affusti furono co~lruili n1•ll'ar,cnalo d1 essere a q nan r ·• Vierm:1. , 0

•

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2242

RASSEG"N'A MI T.lTARE ESTERA

RASSEGNA MILl'l'Alllo: EST1'RA

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MUNIZIONI.

t

Per es.erc~tazione a fooco del giorno 5 settembre, furon o chstnbmte ad ambo i pal't iti lé seguenti munizioui: 50 .cartucce a salve con polvere a debole fumo per ocrni fucilo, 20 _Pe~ o?ni carabina (cavalleria), 30 per ogni scl~etto (p1om er1), 50 cal'f:;occi per pozzo, 10 cartocci per ob~ce. Per lo esercitazioni dei giorni G e 7 furono distribuite a~ solo partito attaccante : 100 cartucce a pallottola pe~· fucile, 30. per car~bina, 100 colpi per cannone, 40 per 0?1ce. -~oltre 1 ca.nnoru e gli obici a,evano cartocci a loro d1spos1z1oue per sognare, occorrendo, le posizioni delle truppe del proprio partito. Per evitare eventuali disgrazie derivauti da scambio di muuizioni, al solda,to furono prima distri buite le ca.rtueco a salve mentre quello a pallottola si tennero in serbo nei <:iirrim unizioni di compagnia ( o nei carri del parco dfrisionale per le, cartucce cf~Ua_ ca~alle.ria); dai quali furono i>rcse s~lo allatto della d1stnbuz1one, cho avvenne il mattino ciel giorno 7. Analoga precauzione fu presa per le , munizioni d'artiglieria. · -

:.io-

VcvEUI. Alla truppa e agli ufficiali fu data pei o giorni <li manovra ~oppiit inclen~1ità di marcia, vettovagliamento completo eh tappa; e ad ogni nomo di truppa inol tre fu dato un snp~lomento vitto di 20 Hellor (22 centesimi circa) e<l u~a raz10~.e s_upp~ement.ue di carno cli 200 grammi per ogni g10rnata ct1 v1ven di riserya consumati. SI,TUA Z!ONE INIZIALE.

L e truppe di ambo i partiti appartenenti nella crran macrgioranza, meno l'artiglieria speciale. alla .l':!:a divi:ione t eria (Pressburg! a:7evano gi11, eseguito in preccd en 7.a, verso la seconda metà d1 agosto, le ordinarie manovre annuali di reggimenti e brigate contrapposte, alhi fine delle qtmli

fa;.

2243

si avviarono verso la zona dell'esercitazione a fuoco, ove furono poi diviso in due parhti. Quelle del l?artito Est giunsero sulla posizione da difendere fin dal 30 agosto e tosto incominciarono i lavori di competenza della fanteria per completare l'assetto difensivo con forti:fìcazione passeggiera e collocaro i bersagli; mentre i pionieri vi erano ginnti fin dal 19 di detto mese e vi permasero :fino al 3 settembre. Nel pomeriggio del 5 settembre, dopo l'esercitazione con fuoco a salve eseguita contro la brigata rinforzata attaccante, tali trnppo abban clona,r ono la posizione e furono incaricate del servizio di vedeUa attorno al campo di tiro durante i due giorni G e 7 che durarono le manovre con proiettili a palla. Le truppe del partito Ovest si concentrarono presso '.rii.skevar (vedi schizzo annesso) dove la fanteria della 27• brigata pervenne fi.n dal 30 agosto, e la batteri.a. di prova iÌ 31 dopo avere percorso circa 300 chilometri provenendo da Graz. Nei giorni 1 e 2 settembre con tinuò il concentramento del le altre truppe del detto 1Jartito verso il grosso. } ~,CPA.rtTo nn:LLE ES1mo1TAzr0N1.

La grande esercitazione di attacco del giorno 7 fn precednta, con logica conn essione di movimen ti effottuaLi in base ad una situazione di guerra pl'estabilita., da A.ltri 3 giorni di manovra a fuoco a partiti contrapl?osti. Il 3 e il 4: settembre infaLti ebbe luogo la marcia-manovra cli avvicinamento da parte del partito attaccante in 1)erfetta formazione cli g uerra ; e il 5 ~ettembre fn eseguita da questo la ricognizione della posizione nemica, operaziono che diede campo ad un'azione tattica di cui non si è iu grado di riferire alcun pal'ticolare perchè i giornali ne tacquero affaLto. Jl 6 settembre ebbe luogo una serio di tiri speciali. da ,parte della batteria cli pro,a prendendo di mira svari~ti bersagli diversi da quelli stabiliti per la manovra. d'attacco combinata. Invece iu questo stesso giorno G le batterie del gruppo mobile eseguirono il tiro che avrnbbero dovuto ese-


RASSEGNA 11111,ll'AR~~ ESTERA

22H

RASSEGNA JIII,l TARE ES'fEliA

guire il successivo giorno 7 ed occnparon,o la posizfone stessa che avrebbero dovuto occupare se avessero manovrato di conserva con la b1:igata rinforzata nell'atfacco del 7. Nel giorno 7 ebbe luog o tale attacco effettiva1nenté da parLe cl ella fanteria, del l'artiglieria di visionale, cl ella batteria cli prova e della cavalleria, e supposto da parte dell e batterie d' assedio. T ,nu.

Il tema pel partito Est presupponeva che ol trn ai 4 battaglioni cli fanteria eranvi impiegate non 3, m~L 5 compagnie pionieri per difendere la posizione, n onchè /3 batterie del 15° r eggimento <l'artiglieria divisionale e un gruppo mobile di batterie d'assedio. - Còmpito del partito era cli aspettare l'avversario in marcia l)er Voros-Lod ed Hagyma.sckèr in uua posizione aèl ovest di ' Palota., e possibilmente f0rtifìcarla. Il tema del par tito Ovest presupponeva che una divisione doYeva attac}care il nemico trinceratosi iu una posizione acl ovesL di Palota: la 27"' briga,ta doveva movere contro la sua ala sinistra. CENSO SULLA POSIZ!OKE F0Tl.TIF1CA1'A

(Vedi schizzo).

La pòsizione for tificata da attaccare trovasi sul versante meridionale dei Bacony W a.Id, a nord · del lago Balaton e ad ovest di Palota. Appoggia l'ala settentrionale all'altura quota 348, e la meridionale all'altura quota 269. La, fronte misura pertanto 2500 p:M,si circa. Il terreno è rappresentato da collino allineate e degradanti da nord-ovest verso sud-est fino alla linea Veszprim-Hfigymaskèr-Paìota. Le maggiori alture (oltre 300 metri nel raggio tattico) fronteggiano l'ala sctten trionale della posizione, 1~ quale domina i probabili appostamenti dell'artiglieria attaccante di 30 a 70 metri. Il teueno È, coper to da boschi di medio fusto ed è costituito

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da rocce calcari compatte, e perciò poco prestasi a1 lavori di zappa. La posizione fu prepara.ta a difesa con aUivo hworo, durato circa 15 giorni; mediante lunghe trineee a profilo variabile dal più rinforzato al più semplice, e numerosi ricoveri coperti t\ tergo (U11terstiinde); fra taJi trincee, qua e là, trovaYano posto parecchie batterie d\trtiglie1·ia mascherate o dietro spalleggiamenti, nonchè altri ricoveri coperti (Untcrstaude) con profilo nor malo o rinforzato. Davanti alla posizioue principale cosi rafforzata erano state praticate trincee per fanteria su dne o tre ordini fino al piede clell'alttu·a; c verso ht sua parte centrale era una, batteria di 4 obici da 15 centimetri raJ?presentata eh bersagli dietro i:;palleggiamento solidisi:;imo. Questa batteria servì cli bersaglio speciale per le batterie mobi li n'assedio, ed era stata cosiirntta appunto per constfitare gli effetti clol loro fnoco. Le batterie ed i ricoveri coperti si estendevano dall'ala destra· fino verso la metà della l)Osiziono; più verso sud non eranvi che trincee per fanteria a profilo 13asseggie1:o. FL1 pure costruito lo scheletro cli una casett~L che poi fu sistemata a clifosa, cou dentro e foori sagome e palloncini éli caontchouc costituenti bersttgli. Questi però in genere erano rettangoli e prof-ilì di assicelle di legno e di cartone, figure e teste di tern.cotta, ecc. L'ala destra doveva essere bcrsaglìtLta dall'artiglierif-t, la sinistra da.Ha fanteria, e ciò sia per ragioni teoniche sperimentali, sia per misura di sicurezza. EsERCITAZlONE

DEL GIORNO

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SEl~'l'F.l\f:BR.E.

In questo giorno la batteria in esperimento cffettnò una serie cli 5 tiri speciali contro gruppi cli bersagli che nulla avevano che vedere con quelli della posizione fortificata. 1° ti?-o. Distanza 2500 metri contro 6 cannoni. 2° ti?-o. Contro bersagli rappresentanti un repa1-to di fanteria che r apidamente compariva. e scompariva,. Còmpito d ell'artiglieria era cli respingere un attacco vicino con shrapnels fnnzionanti a mitraglia.


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RASSEGNA MILl'l'AllE ESTERA

Il.ASSEGNA MILll'A lH: J,;STJ!:ltA

3" tù-o. Distanza 2200 metri circa contro fanteria rn ca-

tena con riserva. 4° 'tfro. Contro bersaglio vicino. 5° tfro. Distanza 1800-2000 metri. Fuoco a granato di ecrasite contro bersa,g li di cartone rappresentanti fanteria in piedi. Inoltre le batterie del gruppo 1·~wbile d'assedio eseguirono il tiro tattico c1el1'attaceo, che doveva aver luogo il 7 cla parte cli t utto il partito Ovest, collocandosi nella posizione stessa che in detto giorno sa.rebbe loro stata assegnata e prendendo di mira i berss gli che a,vl'ebbero dovuto h1~tten>. ll<"11 a manovra com binata (vedi quanto è eletto al rigtrn.rdo per la, seguente esercitazione). EsERCI'.l'AZIOi\r:F: DEL GIORNO

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SE'r'l'l~MBR.E

(vedi schizzo).

Per lo operazioni della brigata rinforzata fu prescritto eho alle ore G,30 cominciasse l'avanzata dit Ràt òt contro la posizione nemica accuratamente riconosciuta il giorno precedente. Là brigat a fanteria doveva marciare 'in una sola eolonna da Ràtòt :fino a Rncson·y-m1·r: ivi giunta nn dista.ecament o di 2 battaglioni del 71° fanteria doveva piegare a nord e pr oseguire fino a quota 253 e Felséi-Balla-Puszta per sviluppare da quella pm"te un'azione temporeggiante contro l'ala del nemico; 4 1/, battaglioni dovevano muovere all'attacco principale per Rucsony-mjr e Alsò-B~1lla-Puszta tentando di avviluppare l'ala sinistra per le alture a nord-est di clet,ta località. Fra i due gruppi doveva prendere posizione tutta l'artiglieria dell'ltttacco1 e cioè le 4 batterie del r oggime,nto divisionalè e la ba tteria cli prova, appoggiando la, sinistnt aJ distaccamento tempor~ggiante e coronando le alture ,L nord-est cli' quota 21'7; il gruppo mobile di batterie cli assedio (altre 3 batterie di. obici) nello av~allamento del fosso Aszovolgy a sud della quotf.1 anzidetta e a nord-est di Rucsony-mjr, sulla destra ed in avanti ~1ll'a,rtiglieri.a da campagna. A protezione 'dei pezzi e per mantenere il collegamento col reparto principale attaccante fu destinato mezzo b~ittà,

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I

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gJion e del 72~, nqnchè i due squadroni di cav,tlleria appiedati verso l'ala destra del grt1ppo rnobile. Dovevano costitnire obiettivi cli tiro; per l'artiglieria da campagna le forti trincee di fanteria esistenti nolla parte principa.le della posizione ed i bersagli rappresentanti pezzi xmischerati o al coperto; pel' il grnppo mobile d'assedio la gtanc1e batteria nemica, di obici ed 1 ricoveri a prova cli gra,nata che erano stati costrutti e che poteva.usi scorgere discretamente mediante buon cannocchiale. Il · fuoco della artiglieri.a doveva essere affatto frontale; ad ogni baUerill fu asseguaLo un proprio obbiettivo cli tiro. Alle G,80 del giorno 7 questo gruppo di batterie. con manovra supposta,, si portò, al copert~ dei boschi e, protetto dal mezzo battaglione fanteria e dalla cavalleria, alla posizione designata per iniziare il fuoco, dopochè erasj supposto fosse stata respinta quella parte del 48° reggimento fanteria che aveva stabilito la lineà. dei posti avanzati della difesa. Alle 7 '/; furono sparati i primi colpi dall'a,rtiglìeria da campagna. Un'ora dopo la fanteria era o, CÌl'Ca 1400 metri e cominciò il fuoco di preparazione. Verso le 9 lo 5 batterie da campagna cambiarono posizione portanrlosi più innanzi a scaglioni dall'ala sinistra, di 3 batterie F primo, e di 2 il secondo, fino all'altezza della quota 253, verso cui appoggiarono la loro estrema sinistra. Verso lo 10 l'a.rtiglieria aveva sparato tlitti i suoi colpi (100 por .pez¼o) con fuoco vi \7 ace ' e seo·nava apo oo-li uFimi ~ postamenti della fanteria sparando cartocci. Nel momenio in cui i 4 battaglioni e mezzo stavano per iniziare l'azione decisiva, apparvero improvvisamente verso il loro :fianco destro nuovi bersagli ranJreseutauLi fanterie nemiche lanciate al coì1trattacco. Allora la fanteria attaccante fronteggiò a 600 passi <l'i distanza questo contrattacco con circa 2 battabolioni o mezzo· e dopo un fuoco decisivo di circa S minuti S. 1\!. fece suo~ nare la cessazione della manovra.. E rano poco meno che le 12.


I

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RASSEGNA MlLlTAllE BSTE LlA

RASSEGNA l!ILITARI?. ESTERA CONFERENZA.

Il giorno 8 ebbe l uogo hL confereuza :finale tenuta dal ca,po di stato magg\ore dell'esercito Fzm. v. Beck. RISULTATI DEL TIRO.

I rislÙtati del tiro, secondo quanto affermano i giornali, furono straordinari per la fanteria, la quale sparò ottimamente, imperocchè g_uasi nessun be:rsaglio rappresentato da, teste di terracotta e da palloni rimase immune, e quelli di legno furono colpiti da 1 a 6 volte ciascuno. Quanto ~Ll tiro di ~Lrtiglieria da campa.gna occorre 11otare che i suoi bersagli erano piuttosto clifiìcili, e cioè fanteria in posizi one, cop~rta e collocata ad un più alto Jivello, la, quale doveva essere battuta da tiro frontale a shrapnel. Gli effetti del fooco furono buonissimi a prima vista, ma per i t ecnici non tant o soddisfacenti. La straordinaria precisi one dei cannoni aveva ottenuto un notevole n umero cli punti colpiti con tiro diretto; ed anche l'effetto della d ispersione del tiro a shrapnel nelle trincee, ed in genere contro i bersagli coperti da r ipari d iscretamente visi.bili, fu r;.la,tivamente soddisfacente. I nvece risultarono assai scarsi gli effetti di questa specie eh proiettili diretti contro i ripari non bene visihili. Se ne è tratta perciò la conclL1sione ehe nel primo caso il fuoco a shrapnel tornerà assai probabilrµen te nntaggioso, nel secondo sarà indi::;pensabile,il tiro di obici a proiettili scoppianti. Anche il fuoco d'artiglieria diretto contro le batterie mascherate risultò poco efficac.e pe·r il fatto essenzialmen te che tali batterie non furono ben distinte; lo stesso dicasi del tir~ eseguito contro pezzi al coperto dal r ipari resistenti, per ba,ttere i quali sarebbero occorse granate ad ecrasite. Il tiro a shrapnel contro bersagli rnttili risultò così poco efficace, specie pei bersaglì mascherati o -poco visibili, che secondo alcu.tù dovrebbe essere rad-iato dalle'regole.suJla condotta del fuoco. Gli effetti dol fooco del gruppo mobile dì batterie d'assedio furono addirittura sorprendenti. I r icoveri coperti ne

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rimasero pressochò distrutti, le batterie nemiche rappresentate da bersagli furono letteralmente devastate. Una, bomba ca,dut~ nell'interno d'un ricovero alla prova annientò addirittur::i, tutti i bersagli-figure che rappresentavano la truppa al coperto. I pezzi ed i proiettili non lasciaron.o assolutament~ nulla_ a c1esiclerare. Di fronte ai risultati davvero inattesi del tiro decrli obici mobili da 15 centimetri con bombe dì ecrasite, b ~pecie considera.udo che gli eserciti moder~i f~ran~o _rr?babilmente tutti assegnamento sn questa specie d1 art1ghene nella e:nerra campale, è st~Lto da qualcuno decisamente sostemi~ clovere la tecnica della fortificazione campa,l e subire radicali riforme. F u rilevato però che l'obice mobile da 15 centimetri .è troppo pesante, e più pesanti ancora ed eziandio antiq ua.ti sono i loro carri m unizioni. E se nella esercitazione testè compiuta, nonostante che il traino fosse stato deficient e, le batterie riuscirono a raggiungere discretamente la loro posizione, ciò costituisce un eccezionale risult~to dovuto alla ottima natura del fondo strada.le, alla relativa facilità delle comunicazioni e alle fo,vorevoli condizioni climatiche. Ma da tali presupposti, è stato detto, deve emanciparsi un esercito moclerno in vista degli effetti irresistibili che possono. produrre, anche conliro nemico in posizioni ottimamente organizzate a difesa, artiglierie di tal genere sempre quando possf1no cooperare a momento opportuno alla azione delle altre armi. Epperò, concludono alcuni, occorrerebbe creare obici da 15 più leggieri, di più facile servizio . e suscettibili cli potere all'occorrenza eseguire un tiro celere, pm·chè si possa far davvero sicuro assegnamento sull a cooperazione di un'artiglieria pesante nella g uerra campale. Era la prima volta, che un gruppo mobile di batterie d'assedio prendeva parte con tir o di guerra ad un'esercitazione d'attacco esegnita da truppe delle 3 armi. Il successo fu tale che d'ora in poi, secondo le asserzioni cli qualche o-iornale ed a simiglianza cli quanto si pratica da tempo b ' l . in Germania, avranno luogo anche in Austria-Ung 1erHL sistematicamente ogni anno manovre del genere. U,3 -

ANNO Xl.,Yl .


22!'i0

RASSEONA lilLl't'ARE ES'l' ~HA

APr>REZZAME~'l'I SULLA BONTÀ DEI NUOVI CANNONC Dà CA\!PAGXA..

. Circfl, gli elementi di giudizio che l'esercitazione ha fornito concernenti i nuovi cannoni da campagna, le YOci clei giornali fnrouo dapprima diametralmente discordanti, imperocc1ò mentre qualcuno, rilevan <lo la, c1e1Ltsioue subita dalla generala aspettativa sulla bontà dei nuovi cannoni af' fermava che nemmeno nel venturo anno il miuistero pot,rà presentarsi alle delegazioni con la question~ risorta, altri ritennero che l'esercitazione di Ves,,,prim avesse deuisa.meule rotto gl' indugi e che per gli ottimi risultati iu questa ottenuti si potrebbero considerare cliggià come costituent.i la prossima artiglieria campale dell'esercito austro-uuo-arico i 0 cannoni Kro patschek-Thiele or ora sperim entati. P erciò l'amministrazione della guerra li raccomanderebbe forse nel ventnro anno {tlle delegazioni per la definitiva adozione. Qua.le di queste due voci sift conforme al vero nou si è in grado di stabilire. Giova p erò riportare f(Uanto n.l riguardo pubblica.va la Reichctwehr del 13 settembre decorso . ' giornale che spesso attinge idee allo sfere ufficiali, confotando le asserzioni di un periodico ungherese che avern affermato avere la batteria di prova fatto un completo (iasl'o nell'esercitazione di Veszprim. Tale batteria, dice il citato numero della Reichsweln·, con-ispose perfettamente all'aspotta tiva sia per quanto ha tratto alla facilità di tra1no, sia per la grande perfezione delle qualità balistiche; risultò iuvece alq nanto deficiente, rispetto ai ùannoni di nuoyo modAllo, per quanto ha tratto a lla celerità cli tiro. Ma i tecnici non attribuiscono t utti una grande importa11za alla eonclizioue di una straordinaria, celerità di fuoco per il faU.o che la grande precisione elci colpi può sopperire agli effetti della quautità relativamente limi.tata di questi ultimi. D'aHra. parLe alla batteria di prova fu assegnato, n elht grande esP,rcitazione del giorno 7, un còmpito che diveniva molto diffi cile per il frequente cambio dei bersagli; od inoltre se si considera che i suoi pezzi sono simili tL q nelli Uchatins modello 75,

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l\ASSEC.NA Mll,lTARF. ES1'Jò'.RA

con frono a spatola., a,vendo anch'essi, per limitare il rinculo, un freno analogo a sperone o cli pit1 nn ~Lltro freno a cuneo la celerità del suo fuoco non poteva o::;sero gran fatt.o ~u~ periore a quel la dei cannoni dello batterie divisionali, tntt ochè il nuovo sistema di chiusura o di scatto renda tali operar.ioni più spedite. Non è affatto escluso del r esto che la ce lerità po::;sa essere n.umentata ùOrcanclo J.i limitare ancora _maggiormente il riucnlo dei pozzi all'atto dello sparo. Da ciò dt:nq~e al (ìasco co,npleto eone gran tratto; e vieppiù potrebbes1. d1mol:!trare che ne corra so fosse lecito tradire la discretezza imposta dal!' ammiu istrazione della guona nella discussione con(;erncnte Ja celerità dei nuovi canuoui austro-ungarici; od allora. anzichè biasimo bisoo-nercbbe . . :::, prodiga.re loch. FuNztONAMEN'fO DELLA. SEZIONE AREOSTIEnL

Questa sezione: che erasi raccolta a 11àtòt, innalzò il pallone a. drago, i l quale servi da osservatoi:io pel partito Ovest allo scopo dì scorgere o poi cornnnic,Lre gli e ffetti del tiro dello batterie mobili cl' assedio mediante filo telefonico. Il servi;ào fuuziunò ottimamente e tornò assai utile specie p er .ln, ossorva7.ion e degli effetti del fuoco diretto contro bersagli defilati, tnttochè le condi7.ioni climn.tiche non fossero molto favorevoli. CoNOLUSIONR. fo ?omplesso le esercita:i;ioni ùi Veszprin1, couclnde qnalc~1e giornale, confermarono ciò cho insegna la esperienza, e cioè che una posizionP rafforzata cou fortifiCJ,tzioue campale non è in grado di resist,ero H, lungo f~Ù nn attacco esegnito con me7.zi sufficienti. Roma, novemhrc 1901 .

SANTANGm,o 11'ELTCF. (Ja)Ji/11>10 di

r,uue,·ia.


2252

RASS IWNA MJLT'l'ARE ES'l'ERA.

RASSEGNA ~lll,11'A.RE ES'l'ERA

2::!53

troppe tecniche, l';ittaccaute aveva 2 batta~lioni pionieri col rispettivo materiale d'esercitazione, 8 eq uipnggi da pon te, ·I sczioue arcostatica, un gruppo di monitori compo;;to di due monitori (Donauboot) e 1 vedetta (l'at1·oui/lenhoot); il difcu,orn dis.poncva <li •1 ~ezioue arcostntica, di ,i gru ppo di monilori senz,1 vedette. I m()u itori del pnnito S url erano navi di nuovo tipo, costrnit8 uel 18!>2, con uno spos1arne1110 di H8 tonnellate, con ua:i forza di ·1'200 cavall i, e aven!i ciascun o due pezzi eia 12 centimetri da torre cornzarn e /i. pezzi a tiro rapiJo con riparo io cornz,.a; le n:i,·i :n' versnrie. costruite ?:el 1871 o rifotlo nel "89°i., aveva no nnosµos l~1oeu Lo di ,i,/~8 Lonnelh1lc, una forzn di 700 ca ,,all i, •I pezzo d:1 torre corn,.ala e 3 rnitragl iatrrci: la nave vedella spostava 30 tonuellale, aveva una forza di 200 cavalli e~ pezzo a li,:o rapido. La supcriori!à del la llolliglia d'att~tco cr.i 1p1inJ i iocliscutibi le ; i mo11itori ern uo tutli iuvulr:cn1hili dai pc,.,.i d::: carnp~gn:i. I.a località dove do,·ev:, sorgere il poule era l'abiwa lé luogo d'esercitazione dei pionieri austrinci ; il Danubio vi è largo iiOO metri, e la velocità dellv corrente è di 2 metri. Le condizioni nel loro complesso erano quindi dilTicili, ma noie. Corne novitil tecnica ~i notava un pPn tone o moto re, io esperimen to, che serve per gettare l'iì ncoru, per rimon;hiarc, per tragittn re, e pn6 anche essère. ntilizwto comfl ve1lè1ta o come ba1tello cli socco1·;0 (rnttuugslioot) : C$SO è costituito dalla parte posteriore di un pouionc ordinario, ò provvi:;to di na motorn a beu1.ioa Da illller ed è posto i11 movimento mediante un co~gegno a vite. Ecco come si svolse l'esercitazione: Nel pomeriggio del ·I!) a~osto i due partili si :, ci;osl;"trono, ciascn110 per la propria ri va, al DnuuiJio e collo·:aroao dei posti di osservaziorlc cli fronte al la Joca litn nellu quale clovevt1 avveoirc il passaggio. I l ;:rruppo di moo il<,ri del partito Sud si pose a rimont,irr: la corrente lu11go la riva nemica ed ebbe, sull'imbrunire, a sosteuere un lieve combat.timen to colle tru ppe avanzate tlel pnrLito i\ord, li giorno 20 s'ir1iziò un combauimento dei due gruppi di monitori. Le na Yi del pal"lito Xord erano s,dpate d.i Korueo lrnrg prima dell'alha, a One di andl1re a disturbare il pass:1ggio nemico: flsse 111tn rono iu picuo contro i.I fuoco del le navi avversarie, staute la snperi_orità del quale non i.:inlaroao ad essere messe fuori di com l;aLtimenLo. Sgo111brat.i così l:1 via, l'all:iccan tc !ragittò nlcu 11i battaglioni di fon!cria, e 1101J appena rfl1esti Qbbero potuto spiugcrsi uu po' avan ti, si diede principio alla costruzione del poule, iucominciandolo contemporaneam en te rl a ambo le rive. Sul la 1·iva meridionale si dovettero collocare ,f,\. ca valletti ; per il rimanente si poterono adope rare pontoni.

NOTIZIE AUSTRIA-UNGHERIA.

i\'1.~Novne DI s,i.~nco rn AusnnA-UNr.nr.:n1A. - Cl giornnlc Dù: Reichswehr del 2 1 corrente dice a quosLo r igunrdo qu~si te~t.u ril rncnte quanto segue; « Dopochè in Germania negl i :mni decorsi, ed in quest':rnnn pres~o Dnn;,.ig. ftn·ono eseguite rn auovre comb inate dell 'c~cr<:i 1.o coa la flotta e considerato che anche io llussia quest'anno rn:i nov rarono di conserv~ . parli dell 'eserci Lo e delln marina pre,so Kronstadt, dovrehhP-ro es,cre organizzate nnche in Austri :i- Ungl1eria uclla prossima estate manovrn di sbarco sn Y:isla sc::i la. Tal i manovre, l::i cui eminente uti lità d:i l punto di vista dell a cooperazione dell'eserci to e ùella marina non ha bisogno di ulterio re dimostrazione, sooo state r iù volte so lleci t,nle uclla monarcliia ed effettivamente rurouo nltres ì predisposte ; ma per rng-ioni tli l;i l,1ocio dovettero essere procrasLiDa te. Ora esse potrebbero svolgersi in estaw, facendov i prendere parie da un lato cruasi tutte le nav i da guerra disponihil i, dall 'a ltro le I.ru ppe conl'enieuti del J!I corpo di armata (C raz). Il viaggio che ha intra~reso S. K il capo di sta!o maggiore v. Reck poco tempo fa insieme ad nn colonnello di·stato ma!,(giore (ca po dell'ufli cio operazione al coma ndo del corpo) e di un rn~ggiore :mi la nave mi li!are Pelikan verso Pola, L11ssi n piccolo e Fiume, potre lJL1e rssere -in relazione con le pr.::,gctLatc manovre di sbarco» .

Esrr.ncrr,1zroN&: nr PA SS AGGIO nE r. DA xo rHo. - Il gioruale Al/gemeii,~ Zeil-nn9 di Monaco tli Baviera , coutiene uel sno o. /Hl~ - 12 nnrembrP'190·1 - 11n nrticolo ,~he IJU i si rinssnrne, rifcre utesi acl uua urau de es1H· cil/lziooe di passaggio del Danubio esegnita pre,so Kloster~eu lrnrg nei giorn i ·1H e '20 agosto n. s. ria Lrnppe dell 'eserci to nuslro-uogarico co l coneorso rlell.:i iloitiglia del Danubio. . I l part(to Snd, agli ordini del maggior g-ener,de von .fonnk era costitu ito dn ,1O bnuagl iou i di f:1n teri,1, 11 squad rone, 2 IJatt. eric ed aveva pe1· còrn pito di r:1p prescntare l'avanguardia cl: •I co rpo r1·arrnnta iucari calo tli passare ii Danubio; il pf rtito :\Tord comn ndnlo il~! colonnello arciduca Ferdiua r)(IO Carlo era formato di 7 h:i 1.taglioo i, •I squadrone, 2 Lallerie e doveva con trastare al nemico il r assaggio tle l fiurne. Di

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La co~lrnzione del ponte si poti' effettuare nel termine rli J ore. A questa breve relaiionc il giornale suddetto fo sogni re le seguenti considerazioni:

Jt ill(focutihilc che 1111 Psla esercitniouc debba es;;ere s1a1,1 sommamente proficna per le truppe tecr,iche, se bbene in manovre del genere le vrre difl icoltù iu com inriu ù lii dove lo cond izion i delle ;ic'luc oon so110 conosriure. al;, a parte questo, l'escr.:itniooe nel suo_cnmplcs,o pniJ dare appiglio a sva r.i,He critiche. C:osi cooJe ebbe lu ogo, l'e,crci 1.azio11c avrebbe pcrl'eLlarneole polnLo serlJare un c;irauere rmr.imente tecn ico, sl'nza il C'oncor,o cli truppe delle armi combnltenti. Il partito ;\'°o rd (difesn) non ha, da l p1rnto di vista ln ltico, imparalo a,solntn1rre11te 111111,1 ; aV(J\"a avuto il m:1ud;1to di impedire ad o_qni costo il pa,~attio d('l ri ume, e ciò n· ,n osta nte fu fat to riLir:1re non app1•110 il pnss,,ggio ebbe ,1vuto pri1H'ipio: tani.o valev:J supporre quell«l lruppP, o tull'al più segnarle ron pochi posti isolati . Co3Ì pure nou sembni probabilr chi' dalle dne parti si pof:sa disporrn di uua llottiglia di monitori ; e certamente se fin dalla scr;i che precede nn passa)Zgio la llouiglia rlell'atracc;1 ate si ooae a fare dd chiasso snl luogo stes6o iu c11 i il p:i ,;saggio der r avvenire, la co~a oon gio veri, a tener se)Zrete lo propric in tenzion i nè :id iogrt0 nare il 11emico. Ora SC)Zrete1.1.a e aziooi dimostralirc, che tragg,mn in inga nno l'avversario, so110 cond izioni essenziali per la riuscita di un pas~aggio di corso d'acqua. F'ia1.intocl1è i tecnici militar i non sapranno fondare le loro escn.:ilazioni so pra bnsi luttica rnenro sane, crraado s·i toazioni dalle 'Inal i lo armi principali possano trarre 111ili ammae~tra,ncnti; e, d'altra par te fìntantochè i coma ndanti di grossi reparti uoa snpra nno fare in rnodo che le tru ppe tecn iche non esorl,itino dal loro mandato speciale, sarà og11ora va uo sper;1 re che i risultati della tocn ica possano, ucll' esercì 10, avere la loro piena app licazione. Ao~rnNTO

2255

HASSEONA MILITARE liSTEllA

RASSE GNA MILITARE ESTERA

DEL l\8f1DITO

Vl1'.C:OL.AT() ,\IATH D! Oi'o"I ALE

l'El\ r: r. 1 UFFlr.JALI

~1'r.\NA. - l i reddito vincolato rnatriwoniale pre. DEI.LA L ANUw1mn c:1sr,1 scrit10 per :?l i ufficiali della lantiwehr cisleitana è stato fin ora scnsihil mente in fe riore a quello prescritto p~r gli ufficia li dell'ese rcito pcrnrnucule. Qneslo .;;ia to di cose grnerava 1111 cont inuo esodo di ulliciali dall'esercito comune i q uali chiedevano di essere trasferiti nella lan,lwehr cisleitana a /ì ne di rruire de l vantog-gio di poter cou1r:1rre matri mon io con vincolo dotale di minore entità. Per rimediare a questa disparità di trallameuto il mi nistero cislcitano dcli:, dife$a i} venu to ne]lu determ in~zione di aumentare la dote miliw rc per gli urGciali della landwehr io

guisa da e<111ipararl:i a quel l;1 prescrilla per gli ullicia li dcli' e~crci to comnne. J 11tol'l1o a tale determinazione mi11i~teriale il giornale Dic fleicltsn·1•/ir del '15 uovein hre 1!10·1, n. 27!)0 contiene il seguente artir,olo che riassumi11mo hrel'cment>'. Coll"avere eguagliate le tloti militnri prcscrille agli ullicia li dei due c5erdti, si ù corrispo~lo ad un antico e giu sto dcsidcl'C1twn e s1 ò fatto uo p:is~o cli più nella completa equipa razione degli ufficiali d~ll~ l.llldwclrr con quelli dell'c$ercito corn uuo. O.ito l'ultimo grnwle traslemnento avvenuto tesi/', per ragioni di avao1.nmen10, di u[licia li dell' C$ercilo comune nell::i l11ndwehr - trn i rprnli più di uno :ivrù chie,to talo pnsSil)!gio con lo spcr:1nza di potere :ioc(11'3 frn ire del vnu latgio della miu or_e dote militare - . archbe for~P stato opportu110 promulgare le nuove d1spo!;izioni rigu ardanti l,1 dole militare, prima clie quel gra11cle trasfc!·imento fosso un fallo com pinto. .. C:osì pure si pnò osserv:ire che dopo l'aumento della dot.e militare per gli nlTiciitli della landwehr, wrn si vode .rcr~hìl n~n sr po,Lrchbe anche addivenire arl un '' {tro µasso :iucora: ali equ1paraz10nc cron della dote 111 ilita re richiesta per\,:l i nlTit iali della gc11d"rmeria cisleitann, ,:on qnello prescriua per gli uflìcia li . del!a. ~cndarm_Jt·ia uogheres~ e rbe ascenrle ad 800 corone (I) per gli 111T1cwli superiori e 4000 coi one per gl i ulliciali inforiori. .. . L'anuale decreto, in data del 45 oovemlirc ·I 90 I stabil 1$Ce per gl i ufficiali della l:mdweli r cislcitana le quote rlotali prn~criue <lJI regolamen to snl matriino11 io degli ullic.iali dell'esercito pcrmaoeo to. La dote fra i singoli gr:11li \'iene quiotli CO:,Ì s1abilita:

I't!r yl·i 11{/i.ciaH di stato 111a9,giore : Capitano . ~l 11ggioro. Tenente rnlou nello Colonnello Per tulli yli nllri 11ffici<1li: Sottote11eute . Tenente . C:ir1tano . Tcnento e c;1pit1mo giudice . Tenento e capilauo medico . (Il ogni corona ti p:tri a

lire

l ,tO

circa.

. 2-1-00 corone.

( 2000 corone.

l

2000 co,oo,e.


2256

!!ASSEGNA M l l,l'l'AHE gS'i'l-:tiA HASSEGNA

~bggiol'i . Tcuenlo colonnello. Colon 1iello )fa,!!giore. Teoon to coloouello Colonnello òJu,.:giOl'P . Tcuente colonnello Colouoollo Souo1cneme. Tcuon1e . Capitano

i

l I

i

giu,lic.e

medico

I

f 600 corone .

I

J con labile .

i 1200 corono.

Per gli ulnciali elle prt>odono moglie prima cJi 30 anni si ricliiederù un aumento <li dote del 50 "/o, <:tRCA LA TASSA Mll,tT:\lrn. r.omc è noto, nelln monarchia anstro- 1111 • ~a rn:a. quei ciuadini che per ragione di elit dovrebbero nppartcnel'e alI m;~rc1to cor~u~\?, allo l~n<lwel11:c~1 o nlla mari ua da guerra, e che per nna ~a~1s~. qual_s'.as•. so1~0 <l1spcns:1t1 m . tutt~ od in parte dagli obblighi di -O '. ~1z10 mil1~ti1 c, p,1gano '.rna contr1hui1one anoua speciale delta« t.iss:i mil11:ire. • ~e sono_ esenti coloro che, avendo gii1 serl'ito per uu certo tempo Sllllo le nrnu, si:1110 poi stMi congedati per infe rmi tà incoutrnte ~n. ser:i1.1?, ooochè r1nelli che sono pril'i di mpzzi di sussisleuza e <•li 0 llll~rm 1 dt mente o di c:orpo inabili a qualsiasi la voro. E 0~10 a_l~r~sì che gli iodil'idui obbligati a pagare l:i tassa militare sono ri p:1rt1t1 ,_n u. c.ln ssi, pel' ciascuua delle qua li è slabilita 1111 11 riuo!n auuua che va ria tra :200 coJ'one (ogni corona è pari a lire f,iO circa) per coloro che appn rtungono al ln 1" delle H classi, a 2 corone per coloro che appartengono :illn 4.\.". . I proventi cl i quc,;ta tassa :\!,cen1lo110 nnnualmente a circa s mi lioni d1 CO roD I', C cioè: .2,GO:i,_000 ~'.'r ~O St.110 ci:;lcitaoo e 5,.rn0,000 per ~ucl~o _u ,1ghr~.::: D~ qnesti 8_ 011110~ 1, 4.,000,000 (2, 3-\.'2,930 c·oi·oue per I ..~c.•~tm1 .e .f,b.;1,010 per I Loghenn) ~ono destinnti al fondo della 1as$a mil 1t~re, il quole, secondo u1rn di ·hiarazione-del 111iois1ro comune dellil gue1:ra futtn in seno alle delegozioni del corrente ao1111, ascendr,va :illa ~110 de! 1899 a 86 mili<mi <li corone co~ì ripartiti: 4.7. 6 milioui per I Au~tna e 38. ,t per l'Ungheria ('I ). Gl'intero:-si nnn ui di tale fondo sono 1

. (I) Nul t 900, il fondo d~Jl;i tassa rnililare amn1ontav:i, scco111lo q11:111to :isserisc,1 ,1ualch,• giornale, a !lO milioni rii coronr, dello quali :;o milioni 11cr l'Austria o ',O ('Cr rUnglwria.

MILITARii

E S'l' KHA

2267

destinali io ragione di 3 miliou i 111 miglioramento delle pensioni degli inl'alidi, alle pensioni delle vedove e degli orfani di militari morti in guerra o mol'li in seguito a rerite o stra po1.zi subiti in guerra; il rim :inente degli interessi serve ad aumenwre il foodo medesimo. li resto dei pro venti della tnssa militare, e cioè gli altri fi,000,000 cli corone (di cu i per l'Austria 257,070 e per l'Ungheria 3,7.1.2,930), è considerato come cotratn dello Stato, il quale a sn11 l'a lta contrae l'obbligo di soccorrere lo famiglie bisognose dei militari cli iamati :ille armi in caso di rnobi lita1.iooe. Orn da qu alche temp) alcnu i giornali della monarchia andavano ripetendo con insistenza la notiiia che fosse iotenziootJ del govnroo di introdurre una onorn legge sulla tas3a militare e, di più, che le ba;i del nuovo progetto fossero già state fissate dni due ministeri della difesa nazioual e. Dal Pestcr Lloycl in vece, giorn:lle che esce nella cti pit:ilo ungherese e che è, di solito, benissimo iofor1nato si apprende (nel numero 267 del (i 11ovcm brc corrco te anno) che tale notizia 0011 è esatta. Non si traila io folli di introdurre uua nuova legge sulla tassa militare, rn,1 so ltanto di modificare in r,arte talune disposizioni rii quella nttualmente in vigore, ed anche ciò limitatamente alla !cgge austriaca del ,J3 gi ugno 1880. (Juindi le prcscriziut1i al ri~11arJo saucite in Ungheria co11 !'nrtirnlo di legge XX\'H del 1880 rimétrrebbero intatte. Per quanto riguarda , ad un,1 ue, le modificazioni da in trodu rsi rielI a leggo 1111::triaca, e;se sembrauo dovute all'iniziatirn cJel minislero delle tiu(lnze n11strinco, e s,H·elibero moti vate clal fotto cli c mentre <lolle '1/i. classi sopra menzionate, le prime pagano <[nasi senza eccezione la loro qnola nou dando luogo a coutestazioni di sorta ; altruttaoto non si può dire delle ultime, i cui inscritti, e specia lmente quelli della 13a e della u.a classe spesso, per rlil'ettoso sistema r1 i risr.o~sioae, riescono ad eludern la legge uon pagaudo la loro 11uota. Siffatte omissioni vanno aumonLaurlo di anno in anno; e poichll, per ragioni ovvie a comprendersi, la m~ggioranza dei contribueuti si trova per l'appunto uelle due ultime clnssi suaccennate, tanto (' ho l',,mmouta re dei loro proventi era sla lo preveotivato in circa ·1, fi00 ,000 corone, la dencienza deµl i introiti rispetto al pre\·entivo Jiveota sensihi lissima. Di qui l'inrenzroue, a qua nto p,ìl'e, di modificare opportuoamcnte le modalitù finora in vigore per lo riscossioui. A tale uopo il citalo gioroal~ fa nlcuoe considerniioni che si crede opporlnuo riassumore qui io succialo. Ad ovvia re al lamen tato iucoovenienle ti giorna le di Buda-Post osserva che si presenterebbero due metodi, e cioè: o, come proponeva cn


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RASSEGNA MILl'l'ARE ESTÉRA

deputato aus_triaco, esentare da lla tassa le due ultime classi ('1;1a e ·I 4-"); o_vvero modificare le modal ità di riscossione. Il primo metodo non si può ndollaJ'e, prima perchè ne deriYerebbe una notevo lissim a diminuzione· negl' introiti 11nnui dipendentemente da lla ragione riù intlietro accenllata, dirninuzioue elle noo potrebbe essere compens:ita clte so lo in piccola parte med iante un ragionevole aumento del le quote sta bilite per le altre classi ; secooda ri,1men te perchò non sareb be in conformitil dello spirito della isLi{uzione esen tare da un con trib LllO pecuniario colrro che non presrnno alto Stato il doveroso ser vizio delle armi. Questa ragil)ne lrn un va lore ancora maggio re quando si consideri che essn in;pera anche negli altri paesi ove è istitu ita la tassa milita re e d c in Ungheria, dove le roodii ioni del le classi lavoratri ci non sono ce rto più tloride che in Austria, le ultime classi non solo non ~ono esentate d~il coolrilrnto ' ma pagano una quo ta minima di f-ì t:oroue, equ iva leote al tri plo di quella elle per la medesima classe, cioè la I!~". è stabilita in Austrin. Dunque non potendo accorciare esenzioni, non rinrnne che il p,Jl't.ito di ricorrere a modifì caiioni p~rzia li delle moclal it/J di riscossione; e a questo propo,ito il giornale conclude. ricodanclo come in l lngl1er ia tali moda litit sieno assai più raziona li e pratiche che in Aust.ria e come .ippunto per questa ragione in Ungheria, non ostante la quota miuiorn assa i magg-iore, non si verifìcbioo gli inconvenienti che si verificano nello Sw to limitrofo. Qnali poi sieno 'lueste modalità il giorna le non dice affatto . CoNGEfl[ TEMPORANE I pr,n r: EPOCA DF:T. RACf!OI.TO . - Da pareccli i anni, in occasione specia lmente de ll a discussione dei bila nci mil it:1ri fa tta in seno :d! e Delegazioni e nei due Pa rlamenti, la pubblica opioion e, per mezzo di alcuni giornali di carnttere pol itico e di numerosi suoi rappreseutanti nei consessi legislativi, reclama da l O,overno una limitazione negli obbligbi di servizio militare a favo re essenzialmente delle po polazioni rni-a li, che non harrno altri mezzi di suss istenza che il prodotto dei campi. Si vorrellbe iu sostanza eso nerare da quaÌcuua almeno delle chiamate 11 lle arm i, che h3nno ltwgo per ragioni <l'i:;trozione, quei riscrvis1i che non possono abbandonare i lavori c11 rnpestri senza recàre danno iii pro(iri interessi. Cout.ro siffatta richiesta costan temente si è opposto il ministero della guerra, alleg~ndo ragioni vari e, fra le q11al i l:i iosufficieuza degli elfot ti vi dei riparli che ne deriverebbe qualora il tempera mento vcn i·sse atlot· tato, e la conseguente impossibilitit di dare alle esercit.a1.iooi il carattere di manovre di ca mpagna. Tultavia senza concedere ai 1·iservisti alcuna

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RASSEGNA llil,l'rARK ESTERA

·esen1.ione da ch iamate, e volendo pu r e"Ìovare in r1 ualche morlo a"I' inie· ressi dcli ' agricoltura, iI ministero comune della guerrn, conformemente correute anno a quanto pubblicò la nostra Rivista militare del 16 a"Osto o (pag. H9<z) st:.11.Jili, a semplice titolo di esperimento, clie q ucst'111lno per J' epoca del r:H:~o lto fosrn concesso 1111 congedo tempora neo ùi 15 giorn i a q uegli uomi ni di tru ppa cou fo rma ordiunria clie ne avessero fatta domand;1. T.ile conce~siooe però era limitala ai corpi d\1rm:w.1 del lii Boemw e cioè ali ' \'III (Prag) e al IX (Josefstarlt) . In ques1 1corpi iufa1ti subentrò nel corren te ;.i nno una sosta Ji 1o giorn i (dalla fi o di l11~lio al ,1!\ ,li agosto) nelle o'rdinarie eserci tazioni camp,di, e preci;nmen~ trn quelle cli battaglioni contrap posti e fJUelle di reggimen to. Orn, secondo q uanto rilevasi dalla Reichswehr del 30 decorso ottobre, frn irono della conce3sione in complesso 3480 uomini delle varie arm i, dei quali però pare sia risu ltato clie solo il 70 °/0 prestnrono effettiva men te l'oper,1 loro oei lavori agricoli, mcrHre i rimanenti goderono i rn giorni oziando e risparmiando,i le fatiche delle nwnov re c;1mpa li. Il dello giorna le trne da ciò la conclusione che, prescindendo dalla foriatn i1111ii1stizia cli dover commisurarfl diversamente il nuincro delle liceozcda a;m.1 11<l ,ll"lna, esseudo assolutam ente io1iispensnbi le che almeno il 'zti ¼ degli uomiai cl i truppa delle armi a cava llo rimong,1 pre:-so i propri rcpani per la cu ra dei cava lli, mentre per le armi a piedi questo per cento pnò salire sioo.al-60, il sistemri nou ha giovato gran fa ti.o ,1ll'agricolt11ra e deve considera rsi come fall ito, specie considerando il gran disturbo che da esso ò deri vato nello svolgimento del programma delle etiercitazioni di campagna nei due corpi d'orm:na ove è s,a lo aunalo. Poichè la lleichswehr non di rado esprime apprezzamenti iospirnti da uomini cbc souo al go verno, è su ppooihile che il giudizio s11 0 al rigu,mlo sia condiviso dal miuistero com une della guerra; e perciò è <la prevedersi che il sistema dei congedi temporanei per l'epoca del raccolto oou sarà adottato, per ora almeno, su scala mol to vasta. ~

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Pn OGET'J'I 01 IMPOllTAK'l'f HIFOI\M B N!sL f." JJ:SEUCl'l'O AUSTl10·UNGAIUf!O. - · Parecchi giornali della moo:m.: hia ,1 ustro-uugiirica riportarono t~moo rn ' la notizia che al mi nistero comune della guerra era stato elaborato e'd era giù pronto per la prescutaziono al potere legislativo uno studio complelo concerneote la riorgaoizzazione della fanter ia dell'esercito comune con il conseguen te aumento clei reggi men ti di detta arma ; e che erano ~1olto inoltrati gli studi intorno alln istitnz.iono della fe rma biennale e :;ille 1110dificazioui da apportarsi alle uniformi.


RASSEGNA mLI'l'ARE E S'l'ER-A

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RASSEGNA MILlT ARE !!:S'l'Ella

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che importano una maggiore spe~a all'eriirio debbono essere trattate in seno alle Delegazioni e non dai Parlamenti; ora le Delegazioni furon o già con· vocate quest'unno per la discussione dei bilanci comuni di p·revisioue pel 11902, e non è supponibile ,~he la riorganizzazione in progetto e la istiwzione del servizio biennale sieno misul'e di carattere tanto urge rn e da indurre il governo a riconvocarle una seconda volta nell'anno corrente. Qn:i nto alle mod ili c:1zinu i alla miirorme, es,e erano bensì io ist11d ìo, m::1 poi ~i depose ogui idea di attuarle 110 0 essendosene dimostra t:1 l'a,;solu ta necessità.

Secondo il menzionato progetto., gli attuali ·I 02 reggimenti faULeria invece che essere ordinati su i battaglioni sarebbel'o ordi nati su J , a v<mdo data otti ma prova la costituzione teroarin nella fante ria dell a landivehi·. I rruarti battaglion i dovrebbero forniarea ltri 3,i- reggimenti fanteria , ,mche .essi sn ,3 battaglioni, pei qu11 li nnovi reggi men ti dovrebbero crearsi i rispettivi stati maggiori. Qu indi, io com plesso, la l'anteria dell'esercito comune ven ehhe a conswre di ·I 36 re!,!gimeuti, più i 4- reggimenti bosno· erzegovesi, i ,j. cacciatori tirolesi ed i 26 bauagliou i cacciatori a11 tooorni. I giornali non facevano paro la circn il modo di inquadrare in un iti1 maggiori i 1H reggi men ti di ntwva fo rmaz:ioue . Invece nffermavano che erano a buon punto anche gli stud i per l'adozione della ferma di 2 anni, la 1111ale è :;tata vivamen!H raccomaodr1ta da moltissimi delega ti in occ;1,;icnc dell a discussione dei bilanci preventivi per i, 1!)02, e gli studi re· lativi alla nuova uniforme. Tal i notizie, ed in ispecie ~·nella sul riord inamento della r~oteria, tlebbo.00 essere accol te con mo lta ri::;erva; 11ozi tutto percli~, selJbenr, molti studi e molte pl'Oposte sieno state fa ue, tendenti appunto ad oueoere un rionlina rnen to nnalogo a quello cu i mirerebbe il progetto mini:;teriale, tutta vi., non m11 i venne a pubblica conoscenza che al ministero si stesrn concretando una riform~ così vasta eà importan te da aumenta re di circa no quarto i reparti di fa nteria quando, uou essendosi ancora appianati i dis:;idi interni della mooa rchin ,· che da anni impedi6cooo il retto fun zionamento delle isti tu1ioni parlamentar i, si è obbligati n procrastinare di anno io armo fa presentazione al jlOlere lec,islativo del la nuova lc,:,rre 0 di re0l utamento, r he è forse più im portaote di qua lsiasi altro provvedimen to mil itare essentlochè predi~poue, se non il uurnero delle un ità organ idrn, il numero di coloro che devono concorrere a fo rmarle. Quanto poi alla quistione del la ferma biennale, è bensì vero che essa a_più riprese e per molto tempo tenue il ça mpo de lla discussione nelle ullime delegazjoni, e che moltissi mi delega ti ne pror uguarono l' istitu zione, sia pure a semplice titolo di' esperimento; ma il min i:;tro della guerra si mostrò aJ ess.i decisamen te avverso , allega.udo un complesso di ragioni fra cui non ultima quella delraggravio che ne deriverebbe al bi laDGio dipendentemen te dalla necessità di una istruzione più intensiv11 , e dic,hiarò fo rmalmen te che la parzia le applicazione ùel ser vizio biennale so lo allora potrclibe essere accettata dal g-overno q1iando fosse stata votata In nuova legge di recl utamento che dovrà sta bilire un più numeroM con tingente annuo cli recl ute. Concorre iuol tre a rendere poco fonda te le notizie dei "iorna li la con· siderazione che le quistioni rela ti ve all'ordinaniento dell 'e~ercito co mune

Crnc A li, TR .\ !WERl~!J.:NTO DI UFFIC: l,\ LI DRt. 1.' E ' ERCITO CO)IUN K NRI UUO(.J

Nel giorna le viennese ;{3:J, !\i lcgi(c 1111 anic;olo inti lo· lato : Gli aspfranli al qrado di Hf/icia.le .m perior1! de/fa landwehr 11.n9lwr e~I!, il rru:ile tratta delle os•ill:izio11 i ù <loi ritard i che si verificano nelle promoi iou i a 111Ticiali superiori dei ca pitani dell11 landwchr 01 adett:i. Nel no 1•embre ·I <JOO, dice il cìtato p"rio1lico, furon o promo,si al f!rado rii mnggiore nella lnncl\vehr ungh111·ese '18 capitaoi çon almeno ·1 O noni di grado. Ncil':iuno corrente 11011 oc è stato promosso neanche uno. Tale cliversità s1 deve attribuire all'intcor.ionc di c1p1iparare, per qunnto ò po~sihile, la c,ll'riera degli ulliciali :i ppanenenti LJ ll 'esercito comune co n quelli degli uflicinf i della landwehr; e la cosa , ombra ~ima:, ,u prin cipio, ma non :dtrettanto giusto è for~e il provvc•dimento 11dottato degli nrresti viol<'nti ed impro\•vi$i nell 'avnnzamento, i quali d,~guswno troppo gli ufficiali. Scnonchè l'eq uiparnione delle ca rriere al la quale r~re si miri, effettua ta C'O l sistenrn che ora si lamenta , anzicl.tè rispendere ad un senso di giustizia aggrnva, nel caso concl'cto rrcsente, le condizioni df'gli ufficinli rl i landwelir ungherese 11011 r roven ien t1 dall'esercito comune (I). Hasti iul'rni avel'e presente qm,l i sinno t:ili condizioni ri$pcuo ~ quelle degli uffic iali che no n appartennero sempre alla l.iodwehi nuglieresc per convrncer;eue, imperocchè vi sono tlegli cs-t1nìcia li dell'esercito comune, i quali passati nella landwchr in seguilo ad allettamenti e promesse si Lrovnno atl es~ere oggi dello stesso grado mti più anziani di ·1 o ,1 4/2 nouo cli tal~ni maggiori che servirono invece sempre nella lnnd,vehr. D'altra parte se le condizioui di avanzamento neil'esercito comuoP. sono àuda tc peggior11nclo l;i colpa non è della landwchr, ma unicnmcntc dell t1 DF.r.LI Ufr lCIALI 01~1.L.\ 1,.\ 1\UW Elll\ ll NG l.llmESE. -

Die l1edette, del 9 tlOVllfl'lhre ·190 1,

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11.

(!) ,~ consentito il trasferimento Ili u fll ciati rlcll 'èsercito comune nei rn oli ùegli ciali di landwehr, e vicevern:1.

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11m-


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TtASSEONA MILJ'l'ARB F.STERA

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RASSEGNA. MJLITAR8 ESTERA

largh issima parte fatta all'ava11zame11Lo a sce lta. g la cosa si poteva pre· veucro: è r,hiaro infatti che con un sistema <li avanzamento nel quale il 1::ipporto fra promozioni ad anziani1à e promozioni :i scelta torna a scapito cosi grnnde del primo, dovesse veoirc un momento nel qu:1le si gn rebbe Yerific;1to un ristagno così consiùerevolc, che le promozion i per aozi:rnit~ nou ~arebbero toccate che f]•1anrlo gi:1 da uu mezzo secolo f!li interessati sarebbero rassa ti all 'altro mondo. Ed allora i• accnd uLo elle por dare sfogo' agi, ufficiali dell'esercito comune si è pensato di ricorrere :ill:i landwehr; cosicchè ogni po:;to vacan Le di generale od ufficia le superiore veui va coperto 111ed i,rnte un trasferiwcnto dall'esercito nella landwehr. Ciò che poi è peggio si è che mentre le conrlizion1 di avan1.ameuto nell'e;;ercito ,:om one non si souo punto migliorate, si sono peggiorate iavece quelle del la l11ndwe!tr : ed il ma lcontento -:he reguaYn prinia solt11 nto in quello si è ora esteso an,he in qne5ta tlo,·e nuoce non poco al morale degl i ufficiali, disgu:;tati perchè dopo tli aver tirata, come suol di1:5i , la cn1-reua poi· tutta la vita nei gradi iul'criori vedono precludersi per le ragioni addo11e l'accesso :il grado di u flicialc su periorc. Secondo il giorua lo non dovrebbe essere difficile potere plasmnro tutto il sistema di avaozarncalo sopra un modello uuico od in :iltri termini ottenere la perfetta equiparaz:one delle carriere nelle varie nrmi e corpi. E qu i il giorn,1 le pare u11 poco ingenuo, specie se si considera ch0 rinche le prolllozioni nella marina esso vorreH,e equiparate ll quelle dell'e5ercito. ludi si domanda ancor,1 perchè pochi anni fo, per passare maggiore nella land we!tr basta vano 7 nn ui di grado d:i ca pilano ed ora non ue bastano più neanche I ·I ? Tullo ciò non dovrèbbesuc cedere, soggiu Dge il periodico, gincchè la , t:ihilitù dovrebbe essere la caraueristica di t11tto q ua uto riflette l'esercito. Il giorn:ile conclude facendo notare come l'esercito comune abbia rispetto alla landwehr diversi altri vautaggi m::.teriali e morali fra cni la cl1i nm:i ta a scelta per gli es:i mi di uf'nciule superiore, ed in genere In larga parLe f:lua alla $t:elta, la maggiore soddisfazione di nppartenere alJ'e~crcito comnne, ecc. e ne ded uce che non è eq uo servirsi della laudwehr come d' i°rn11 vnl vola di sicn rezz:i.

FRANCIA.

CIIIAllATA Al.I.E ARMI 1•1m 1sT1ì lJi(IONE N1, r. ·I 902. - Nll l pro,simo anno 1902 saranno chiamali sollo Jr anni 1w1· un periodo d'istruzione o r~r rispondere a rivisl<l d'appello i seguenti riscrvisLi : . . . , Tndivicl1ti disponibili dell eJerrito ollivo. - Il) qnr.1 11 ri i cu1 ali Licolo '2!l della logge ~ 5 111,:lio 188!) :ippa rte11en1i alla classe 1898; . li) qnelli di cui agli articoli 21 e 22 della stessa legge :ippartenen11 alla cla~sc •ISUR, che: av rauno follo l'Onoscere, pri ma del 1° aprile '1\l02, nl gf.nerole comandmlle lo suddivi ione rii regione del pr~pri~ '. lomi~ili~, Ja loro iutcuzione di conro rrere in ~··~nito per il gr.1110 d1 urf1c1ale d1 rt ·· serva. Risenisti. - Gli uomini di tulle le armi e servizi tlclln ri~en ·a dell'esercito ,1ttivo npparrcue11ti alle <·I.issi 18H'2 e 189:i . , Disposizioni sprciali. - TI perio,lo <li d1iam:na p111· le manovre d :lll· tunno verrù fìss:ito e notificato in se~uito. Esercito territol'ialc. - o.) gli nomini dell't1;;crci 10 1erritoriale dcllll classi ,188(i e ·1887 di fonteria, c:1valleri11 , nrtiglicl'i:i e gcuio (eccello quelli delle compagnie wppa tori conducenti) ,;olo nei corpi d'armata

,ll'-

1

pari;

. Li) gli uomini dell'eserci to terri toriolo c~ella closse_ ~88(, opp~rteneuti ol Lreno d!'gli eq uipaggi, alle compa~111e zappator1-conducenll del g<!oio, alle sezioni dei co mmessi cd ope1':ii militari d'ar111~iuist~az1?no, alle sezioni d' infermieri, all a g11ucb,rmeria , ,1!1e cancelle r1e rle1 mhunali milit.'lri . Risel'va dell'eserr·ito territoriale e servizi aus·iliM·1. - ::i.1rnnuo co11vocali per una rivi&ta d'nppollo: ft li uomi_n i d?lla ri~e_r\la d_P!l'e:~ercito ll\rritorialc della classe 1881, e gli uomim dei serv121 aus1h:iri 1lclle cl:issi 1899, ,1895, I 89,1, "886 e 1SR,1. Tale cu11 rncri1.ione avr:\ lnogo i11 primavera durnnte il periodo dei consigli di revisione. 1

CO HSfCA.

JI "Clléralc co,naudante. il Hi° corpo d';mnalfl determinerò le clas:,;i tlei ri~ervi~Li e territoriali da cl,iam:irsi nel ,, 90i.


RASSEGNA MIL ITARI,; ES'l'E,,;RA

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&ASSEGNA MILITARE E S'rE a A

DISPOSIZIONI SPECIALI PER L'ALGERIA E TU\ISIA. Riservisti . - Saranno chiamati sotto le armi i riservisti di tutte le armi del contingente algeriuo e tunisino delle classi ,189'2 e ·1897. .Esercii.o te1Tiiorùilc, 1·ise1·1,a dell'eserc-i.to lerritoriale e seni::i ausihart. -- Le di,,posizioni stabi lite per gl' indi vidui apparteneriti a questi repa1·ti in Fnrncia sono applica bili al contingen te algerino. Le dat1:1 d_i convocazione sa ranno (bsate: per l'Algeria, èfo l geuern lc comandante il ·I 9° corpo d' al'l11ata d' accordo col governa tore generale: per la Tunisia, da l generale comandan te la divisione di occupnionc · d'accordo col presidente generale. Truppe . coloniali, e marina. - Sarauno chiamati alle armi : a) della fant.e ria ed artiglieria di 111 ari11a e delle compagnie operai e delle compagnie artilì cieri: 1° gl i uomin i di c111 al l'articolo '.z3 della legge· ·15 luglio ·1880 della classe 1898: 2° i riser vi;;ti della clusse ·I 891 e ,t 895 . b) gl i arrm iuoli dell11 mari11a delle classi ,isn I e ,1895; e) i riservisti degl i eq ui p:iggi delIa flotta cl elle classi ,1893 e ·I 89:> e clie si sono arruolati volorr tariarnen tG negli anni ,f89,~ e J8!)u. I l periodo di eonvocazione dei riser visti degli eq11 ip,1ggi della flot!:i verri1 fi:;sato e notificato in segu ito. 1

M A RINA. Il ministro del la marina lrn presentalo alla Camera un progetto di legge che mocli fì ca il regime dell' iscriziooc marittimn della legge del ,189G. Le principali modificazioni pro poste sono le se~ruenti: 1° portare a 20 11nni l'inscrizione m::iriuima cl1 e ora si fo a ·I 8 nani, e.I ::i ft.5 la liberazione rlelì oiLiva degli inscrit.ti , che a tlua Imen te lrn I uogo a 50 anni; 2° eseguire ogn i sei me;i l:i leva degl'ioscritti, che ora ba luogo in modo perm::ineote ed individu11 le; a0 ridurre 1'11ttuale ,er vi1.io obblig:Horio llttivo di 5 ann i n 3o mes i in condizioni ordinarie, fino ad un massimo di 1~8 mesi nei casi cc· cezion::ili ; ,i- 0 sopprimere le ch iamatn d'istruzìflne di 28 giorni ; 5° modincare il regi me Jei dispeosat.i io modo da favor irn le fnmiglie numerose;

2265

6° abrogare le disposizio11i per le qu,ili sì riun ceva di metù, nel calcolare il servizio per il diritto alla pousione di ritiro, il tempo impiegato nella piccola pescn o all,1 ua vigazione :;ui Lacin i, sni fiumi, negli stagni salati , ecc. Tutte queste di:-posiz.ioni tendono a dare m~ggiore impulso all' ioscrizionc marittima, e ad atti vare al ma re le popolazioui del litor:ile, per poter contar·u, in caso di biso~no, su di un grnn numero di marinai di profe:;sionc, ritornando cosi ai principi ai qnali s'ispirava l':ioLica istruzione di Col bert, da cui l.1 legge del ,18% s'era ,il lon tu11a ta. CenTJFIC ATO Dl IJUON',\ <.:O,'( IJOTTA A l l!ONGIW ANOI. Pc,· porre le disposizioni militari ù'ai.;cordo coll'uluma legge sul ca$ell:1rio giudiziario, un dei.;reto pfosidenziale del 26 gingno co1Teute nn 110 prescrii;se che oel libretto indivi rl11a lc dei coagedHndi 11011 si races;e più 111enzioue del rìla,cio o del rilìuto did certifi cato di buona condolla . Urw circolare ministeriale rlell,1 slcs~a cla1a ordirrava che gli uomini delle compagn ie tli dis<.:iplioa rci:itegrati i.1t uu rl!ggiLneulo, ricevessero :d l'attu clcl co ugedo un nuovo libretto, dal quale uo n risultasse il loro passaggio alle suddette co rn pag11 ic. Poscia con altra circol.1.re del % ouobre qucslo benofi cio fu csle5o anche a coloro, clic avegsero meritnto l'allcstalo di pentiu1ento per ., ver passa to :;e i mesi uel le Cùmpaµ11i e di clis1:ipli 11a senza i11 CO l'l'Cl'O in una punizione gr;1ve, ovvero vi aves~ero com piuto un ::itto .di l:oraigio e tli sacrilì1.io, ma che per muocaoza tli tem po DOO avessero potuto essere reintegrati in u'1 reggirnenLo. Tntle le suaccenoate di,posizio ui l1 anoo oll'dto re1.ro:1 ui vo' per gli uomini giù in congedo .

ScuoLr; o'A11Trc r.rn1t1A . - - Pare che il miui.;tro dnll,1 guerra abbi;1 deciso In prossima soppre~sionc delle scuole d'artiglioria , misura reclam;1ta dn mollo t.empo dalle Camere, e res:1 necessa ria or;), dopo l' ul timo ordioamcu to del l'a rtiglieria delle rl ivisioui di fa ntcri:i i11 pace. Così verrà tolto l'i nconveniente di sottrarre ai rispettivi capi-reparti In consegna e la crrra del 10ateriale, che a1Lu1dmente è tulta .3ffid,1ta alle suddcite scuole, e l'iucongrueuza dic uo colonnello comnndante u11 reggirneu to d'artiglieria 11 0 0 poss;i visitare il suo m:llerinle seoza chiedere l'autorizzazione del cornantlan te la scuola d'artiglieria, che è teoen1e Clllo11 oello.

141, -

,INNO Xl. VI ,


2266

JNGHILTERRA.

R.10[tl)JNAJII.P,NTO

DEL MINISTERO DELLA r.UElH\A. -

2267

RA SSEGNA il11J,1TARE E S'l'l!:L!A

RASSEG NA MILITARE ESTLRA

È stato pubblicato

(·I ft- corrente) un decreto tenden te ,1 meglio precisare le at1.ri lJ11zioui

delle varie cariche cbe costitu iscono il ministero del la guerra. Il decreto noo ba aumenwto di mo lto, come si credeva, i poteri del comrindante iu capo, e la posizione di questi, sebbene migl iorala in conl'rùuto ai tempi di Wolseley, non è rivestita di r1uell'autoi:ità tli cni godeva il duca di Cambridge quaudo occupava cruesto posto. Dal dnc~, info tti, dipendeva tutto indistintamente il .m,ilillwy department ed egli era il solo consigliere e il solo responsabi le, per questa-del le due parti nelle qua li si djvideva il mi nistero (l'altra era il finance deparl'lnent), verso il ministro dell a g uerra. Con Wolseley l'aiutante 17enerale (re· cluta rnento, istrn zioue, disciplina, ecr:.), il l)narti'.er nwsbro generale (vettovl'lgliarneuto, l'oraggi, a<:{Jtrnrtierameo ti, movi menti di truppil, rimonte, ecc.), il d'i,rettore generale cl'a.rtiul'ierici (armamentv , materiale, ecruipaggiame11to, ecc.), l''ispetlore 17enerale delle /ortifi.cazion i (fortificazion i, fabbricati, fenov ie, telegra O, ecc.), erano nel fo tto iudipentlenti ùa l comanda nte in ca po, il qua le sopraintendeva soltnnto alle promozioui e alle ricompense, alla raccolta ·di inform~zioui, ecc., ed aveva su ll'esercito un'au torità molto indefinita. L'attuale dec'rfHO lìssél a sei il nnmero dei dipartimenti del rniuis1cro. Uno (i l 6°) è il finanziario, che fa capo direttarncnw ed unicamente al ministro. ~li !.litri sono: qnello del comandante in capo, comprendente i -sottod ipartimenti clell'ai·u~ante g1mernte, del d'irettore qenerale della mobili tazione e delle in/'ormazion-i, del segretario militare; quello del ,rziwrt'iet· mastro genercile; rruello de l)'i.~peltore generale delle /ort.ifi,ca zioni; quello del diretto re gener(tle d'art·i gl-ieria; quello del di1·etton generale d'i sanit,à. Mentre i so ttodipa rti menti (de ll'aiutante generale, del dfrettore yenera.le di mobilitazione ed in/'onnazioni, del seyretario militanì lavovorauo sotto il controllo e 111 re,;ponsabili là riel comanélante io c;1 po, i dipartimenti corrispondono ancora co l mioistro sotto la sorverJlianza (supe1· vision) del comandante iu capo, il qu ale pare deblJa accontentat·si di prendere conoscenza di ciò che succede nei vari dipartimenti. La priocipa le innovnione portata dal decreto iu parola è 1'11ssef(D.lzioue diretta al cornanrlanie in cnpo dei doveri spP.ttan t.i fin ora all';iintante generale, che è ormai un semplice ageote del comaudante in capo

e viene così ad avere nna posizione iuferiore a rpiel In del q uartier mastro ' genera le, dell'ispettore geoer.ale delle fort.ili cazioui, del dire'.tore gene1:a1~ di artiglieria, del di retto re generai~ di san il.à, i qnali tutl1 sono capi Lii un dipartimento . A ,1uestu dùninia·,:o capit.is dell'ai utante generale, fa riscontro l' impornnw data al ser vizio ùi sauiti1, per il qua l(~ è istituito no apposi to dipartimento, e ~gl i nflici di segretario mili t,1re e di direllore geuel'ille del In mobilitazione e ti elle io l'onnazion i I principali appunti che la stampa inglese fo al nuovo decreto sono, oltre crnello aenerale di no·o aver dato al co111antlantc in .capo il controllo su tutti i dipartimeati (1.r:rnne il liuauziario), i segner:~1: . . 1° Perchè il comandante in c;ipo po:;sa effettivamente esercitare il comando (e,cercise yeneral comarul) su lle tro ppe, il quartier mnstro generale al meno dovrebbe dipendere dirùttameate e unicamente da lui; 20 l i decrbto stauilisce che .in assenza del comaudau te in ca po ae fa rà le veci il più anwino llei c;pi dei dip~rtimenti, sicchè potrebbe avven ire che, oun solo l' ispe ttore del le fortificazion i e il direttore d'artigl ieria, ma anche quello di sani tà, clove,:;e supplirlo. ~

01 UN COMITATO ESECUT IVO f. lllORJ)INAMENTO DJ, L, l,'.\ SSEMC0:{$1GL.JO Ar, ., rrN l.3TEflO D1'Ll,A ,;u1mn.\. - I l riordinamen to del ministero della guerra è ,liitO completalo da un mcmorn:ndmn. del ministro, col crun le è i;;tituiw un comitato esecutivo del mi11istero e sono aumentate le attribuzion i de ll'assemblea del ministero e quelle del consig/.io &ell'eseràto, già esistenti. . . Del Gomitata, dell'assemblea r~ del wnsiulio, sono memlm, in genere, tutti i capi dei dipa rtimcn1.ì e dei sotlù dipanimeoti. . . L'assemblea. del mini.s!.ero ( Wrir of~ cc coiincil) si r; uuiri, periocl1c:a · mente sotto la presidenza del ministro, o, io sna assenza, del coman~ dante in capo, per discutere le q.uistioni prop~s'.e da l preside nte o .d~, membri e aventi nttinenza all'ordmarneoto, alla fio:rnza cd ali amm inistrazione dcll 'e~ercito. _ Il Consi[Jlio dell'eserGito (A nny ~ortr.d), s.otto la 1~residcn.za rl_el e.o~ mnndau te iu capo, si occuperà elci bilanci an1.rnalt, degli orgao 1c1 dell'e:;e~cito regolare, miliiin, yeomamy, voloutari, ecc. Il comit.cito esernt:ivo (Permanent execu.tive commWee of' tlw ·,wr o(!ìce) è istitui i.o per assicurare l'accordo e l'ar monia nei 1,)vori ùei vari dipartimenti. Sarà presieduto dal souosegretlll'io permanente di Stato e si riunirà periodicamente. . . . . Inoltre si potranl)O forma re specia li comitati dipn r1.1mental1, a m1.;nra del bisogno. (STlTUZ IONE

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1


ltASSEONA Allf,l'l'Altl•: ESTERA

2268

RASSEGNA M ll..l'J'ARE ESTERA

lr, CAl'O Ili ST,\'l\) MA CG IO llt,; fll l,0 [10 KrTCllf:N~'.(1. - l i maµ giorc g1 •, ncrale :-i r ,fon lfomilton, segretario militare tlel rom:i ndante in capo, è. sta to nominato cap? di stato maggiore di lord Kitcliener col grado d1 tenente gencrn le. E riten uto uomo di grnnde tatto e molto al torrente di tntti i particolari del !'crvizio. È nato il 16 gennaio 18:i:3, due ;inni e mezzo dopo lord Kit1;l1ener, ed è eotrato nell 'ese rcito nel 187:J. Ila preso parte alle sngnonti cmn pagne: Afghanistan (1878-80), Transvaal ('1881), Nilo (188.\.-5) <love fu promosso m:iggiore, Bunn;J (ISSG-7) dove fu promosso lenente colonnello, Cliitral (1895), attu :ile ,rucrra doi•c si distim;e a Elanchdaagto, Lady,111i11t e nella mareiu su Jobanoesburg. Appartiene a pnrec:chi onlini rctvallere:;clii e1I ha mollo decornzioni. f; au tore di v11 rie publilicazic1o i mi litari e lcuera rie. Come se~retario del comandante iu c;,ipo, lo sosti wirà il tPnente ~enerae Ioni \\·. F. E. Scymour. MAI.COlìTEC\TO .Ni>I CAPPE LLA .N I Mll.1'1'~11 1. ~le11tre la nomin~ ~u.1doua t~ sta ia bene accol la 11ci circoli militar i, un 'a ltra lrn sollevato dPI malcoote1110. li servizio divino nell'cserci10 è fa1~11 rl:i 1,111 corpo d1 cappell.111i m1li1nri. Qne:-ti coppellani sono 86, e di es~i un qu:ino fo ser\'izio ntJllc colonie. Per tre quarti :ipp3r!engono all:i chiesa inglc~e e per il rima· ncute allu r:iuolica apostolica rournua e ;1!1:i presbiteriana sc:ozzcsn. Soun divisi iu qua1u·o classi, assimilale ai ~radi di colouuello, terwute colouncllo, nrnggiore e c;1pi1:ino. La direzione suprem;1 del ~cr \'izio spulla al cappeL/ano 9e11emle, .issimil:,to a maggior geoernle. Ora, per il ritiro uni servizio del dottor E,lgehill, è ~lato nomiuaw a que,t~ cnric:i il vescovi) di Siena Leone, Taylor Smith. Qoe,ta uomiu.i è as~ai di,cu,>a perrhè il T:iylor non app;irticne ,11 corpo dei cappellani mil itari , e pcrcliò, m('nLre fra questi molli vn ne sono che l1 anno cnnscguiro 1:i laurea alle uuiversitù di O,ford e Cnmuridge, il 1'n\'lor non ha gradi accacltrn1ici. Si dice che la nomi na sia dovuta un :1:a1nentc :id ,dte rnnuenze e ;,i ricorda che il Taylo r acwm pagnò ., Wi ntlsor la sa lma del principe di B,11tember;, morto sulla Costa d'Oro.

RUSSIA. A trnBNTO 01 T11t1Pl:'1~ 1 :rmnornrn r IN 1{11ss1A. - Col tlecreto imperia le dei 13 ouohie u. s., n. ;J.i !), l'organico del I" e 20 b:illnglinut' ferrovieri del Transc"spiù fn port(ltO da ;j a 6 courpagnic, ~ou un numcnto di 5 ullicial i e '26 1 uomini di ~rnpp:i per ballnglionc.

226!)

Le cl ue compagnie d:i formarsi per com plet:ire il nuovo org:ini_co, snniuoo costitu ito co n perso nnle tolto dal 2° e 3° IJattaglrone ferrovreq (hri~at;i di llaranovici) e in\·iate n~I TurktHtan. I due h:ittaglioni del Trauscaspio rn~i fo rmati sn G cornpagnie, saranno riuniti in una brigatn, souo il uome di « brigaia ferrovieri del 'l'n rkestan •. Questo aumento di ferrovieri c il loro invio nel Turkestan mostraosi in evidc11Le relazione colla co~1r11zio11 0 e roll'e5c rcizio d1dla 11u0\1 n linea fe rroviaria Oremhurg-T:i--keucl. STATI-UNITI.

Jr, n.,r•Pon'l'o ANKUAJ.R. - Annual111e111e il TJ111·e1w o{mil-itrwu infor111ation Jcl Wt1r dl.'part1111•111 pubblica 11n ra pporto s~ii progre ·~i falli nell'esercito. In qu ello <li qnesl·o11no 5i ~i usLirìca I' avvennl.i sop1,>1·0,sione dello cantino. Qnaodo 1p1e~l0. i• .Je110, er:1110 ~emplircmcntc luoghi di ri1rovo, ~i dimo~1rnrono utili. ~In ult mamPnle era ;tntn permcs,;a io esse la vendila cli bevande alroolichP, e ciò 1let1e luo~o :i co~i gravi inroove11icnti• che il t:'aoverno dovclle toslo ~o,,pcnderc il per messo concesso. Si temeva che rp1est':itto 1lel governo poics~o far dimi n11ire il numero dci concorrooti ali' arruolnmculo, nrn i 2:i,9!~ i nomini arruolati dopo la proihizinntl dello vendita hau110 dimostr:Hn clip, il 1imorc era infondato. L'.tlssocittzione dei metliri militari crede porÌI ~empre che l:1 soppressione sia stata improvvida, prrclti! ha c:1~iono10 nwlt'onten10, insuuordinaziooi, diserzioni , J epre~sione fi~ica e moralr, mentre le cauti ne ernno innocue. Nel rapporto si 1>,1rl:i anche dcli' orclinamcnto dell' :irtiglieri:i che i• 1'i1cou10 difettoso. L'ordinamen to in corpi stnbil ito dall:i nuova legge si è dimosLrato inferiore a ryncllo in rcgyimenti, primo rsisteo tc. I principal i porti sono staLi or111a1i co11 più di ~00 c:111 11oni modern i, 1110 questo :irmamento, che ha imporLato nn:1 spc,a Lanto i11 ~t!nte, i· inu tile se 0011 si provvede alla nece5s:iria 11nan1itù rii rn11ni1.io11i. Nel r11pporto si rnccom,rn,la l'impiau111 di una ,,cuoln suc1·ms11 le uel la r.a liforni:i mcl'idionn le pcr l'isll'll1.ioor ti i ufli<'i!I 1i oel ~erv11.io di stato ml'lggiore.


2270

R IV ISTA OKl PE l!IODlCl

RIVIST_A_ DEI PERIODICI Ri v ista di fanteria.

Anno X. Fascicolo X I>, 30 Ollobre ·1H01. -

l'ei s11b11ltern i.

r.ou dati e cifre iaoppugn:ibili si pongono io eviilenza le tristi condizioni dei sub:ilterni di fo11 teria," e poicltè si sa che il rimedio è giù opprestnto d11H'au 10'.·i11l s11per iore, si spern che il rimerl io nrri vi presto. (Nel r,1 llo d relati vo progetto ili legge è giù innanzi al Senato) . Il gmerole Lodov,co BenPdek.

t uno serino bello, ma, se non erriamo, l'n utore uoa ha Leonto c1,nto d:'11~ recente p11 bl,licnione l e lettere d i /3enedek, dn m i emergr cosi <l1stint:imeo1e quale f11 !"uomo, il ,ol,la10, il condottiero di eserciti. Qualche dato storico ci1:110 non ù inoltre interamente esatto: l'O~i Renerlek 11011 er:i presente al co mbattim ùnlo di ì\feleguano - du rante il ,_nedesi mo trovi,v~si a l o_<li - e la sua azione all <1 b:111aglie di Coito e d1 Mort;ira non c1 p:ire sia stata precisnmeHte q nel la cu i s: accenna. Comunq ue, è pur sempre 110 pregevole :inicolo. Not(l?'e l/c in maryine alle t11 tticf111. Souo rea lmente 110Lerelle prDLiche. Lo ~turl io di essr riuscirf1, certo, vantaggioso agli ulliciali. L ' ARTICOLO 25. 1: ~11 ooimo scri 1tore r itorn n ~nlln discns, ione ~ccesa,;i nell'estn te del ·189\J fra l:i TUcii,ta militare (i) e la n. d. f.'., e riOeucnte le promozioni per ::;rrlt:i eccezionali conlempl:ue dall' ariicolo 'i!i.i ùclla legg-e aun~le s1'. ll'av.i nz:1 meuto. Ci spiace ci sia view to di entrare nel vivo della questione,_ p~1clJè non ù q 1·1i, dovo ci ù Cùflcesso breve spnzio per som m:i rie re: en~1on1, ~he_ possiamo trallnre a fondo di argomento così importrnte. Diremo, r111rn<l1, pochissime parole. l'i,·1 c.satlo

rlire : (,·a il i·eil<r,ltore di ,,nesta r1tl1ric11 e 1'11P. pPr· le i,lPI' ,lei compilalore.

. /I ) Verami:nte sar.eb llo s lato

H1mst11 .71e1·iod~ci, - ruhril'a r·he

tanln, rr,p,•,·cl11a,

;;oto.

e flnnat.1 1·011 inziati :,l,ha~ lania Lr:1~11arcnli

2271

L'autore dimostra, ri por ta11 do brani dei discorsi prouunzi11ti in Pa rlamen to dal nicotLi , che concetto del mioistro oel formula re l"articolo 25 , fu questo: che ogni veu1i promozioni orci ion rie dovesse - e non po(l'sse - ,11•er luogo unn promozione :1 !-Celta. Qn iudi , finchè è nella lHgge, vuole ~i npplichi l'art. 25 secoudo il conceuo dol Ricotti che l'ha colll pilato ; se non aggrada lo si camhi. Noi non ahbiamo fatto r1ue:,tione che clcl l;i dizioue del!" articolo, la quale - dizione chiarissim:i - non risponde alfotto al CA1ncetto sopramcur.ionato. J.'articolislll - se lo lasci di re - sbngli.i, pertanto, ri i gro3so, se ritiene aver provato che noi nbbiomo errato; Egli, infaui, in luogv di dnre alla dizione dell'articolo il suo significato leuerale, come noi crediamo debba esser fo llo, i· costrcuo, per sustenen.• la sua opinione, :i ricorrere allo spirito detta. legge , e al coocctto informatore dell'orticolo '25 . M.i i• solo il Co11~iglio ùi S1a10 che, nel caso, ha la facoltà di decidere in base a codesti elemeo11. Voglia mo pur dire all'articolista - - se bene abbiamo compreso - che egli llroprio 11 torto ci allribu iscc criteri, sul I' npplicnzione de lle promozion i a scel ta, limi tati .e che, fra l'a ltro, cozzano quasi col buou sen::o. E però conchiudiamo: se si inleude iu terpreiare l'art. 25 ~erondo le idee dello scrittore della Il. d. F., se 11c rnodifrc.111 opportunamente la dizione. .\"e ve1·1'/1, certamorHe, uo vantaggio nl l'e,crciLo.

L'arte nel combattimento. l)iniostr:ito i concetti generali dell'arte, "i passa poi n ved:m.! : e se e pcrcliè e fin dove $Ìa vernm eute r,rte questo no~tr:1 ùel combattimento. » È scrìltur:i - e ce ne du ole - im pos,;ihila a riassnmc,·si; e noi po re, come lt1 direzioue della R. d. F ., la giudichiamo dcn;;a di vigorosi pcnsiflri . ,\ mmiriamo la n11ova via seguita per determi nare le linee geuerali e le relazioni degli alcmenti costituenti l':i rte 111ili lare : comanùante, trn ppe, terreno. F1Jl icitiamo l'a utore ùi nou aver voluto fa r distinzione fra strategia e wttica, m:i d'esser;;i :i1·costalo al pensiero napoleonico della gmnde tattica. r~li :111i{11riamo numerosi letlori, capaci di capire la fi11 czu1 e il valore delle sue Mgomentnzio11 i.

Gli ufliciali di 1ni/i;;ia territoriale. Si propone, anzi tuuo, cl,o la milizia territoriale. sia <·omposta cle, soli gregar i provenienti dall,1 ,1" e 2a c~ tcgorin e quindi istruiti, e clip ~li altri i11d ividu i che uon ricevcttcrn alrnna istruzione o quella ~enw valore cli qniud1ci giorni sicno riuniti in ripa rto di~tiuto e chi:imnw con


22'i2

itlVJSTA DEI PBfl!OD!Cl

lllVISTA DEI PERlODICl

2273

,altro nome. Sono poi for mulate parecchie proposte rigua rcb1n 1i gli ulficiali de lla milizia, sia per averne il nnmero necessa rio, sia per averli in grado di disimpegoare il loro còmpito.

ma tico si lenzio dc~li stranieri, allo studio che essi si fonno di celare quanto da noi J'11 "com pinto a loro glorin, è nostro dovere di co~trappone la verità dei folli, ccl il giudizio dei valorsi cou1emporauc1 • .

Rivista di cava lleria.

Cavalleria. cufrbictrn I Consideraz,iom: e proposte. (Coutinuazione e One), pel c?pit.ano DE l\faro.

Auuo IV. Fascicolo XL Novembre ·1001 . - Il reygirnento 1·ta/irmo « Cac1;iatori 1/eaN , nella campa_qna. de l 1807 in German·ia, pel ca pit:rno E. ne 1.1 ossi. I l c,ìpitauo Rossi na1-ra con mol ta ch iarezza due splendi de aziou i del reggimento ital iano C,1ccia tori Re,1 li, avven ute lo stesso giorno 8 giugno 1 1807, nei pressi di Lorn itten su ll a ]\1ssarge. Drippri ma il reggimento Cncciatori Real i, comandato da l l>rnvo co lonnello Zauelli, marcia colla brig,Ha leggera del generale Gu,jot e ne forma l'avangna rJ ia. Mentre lo Zauetti avanza colle debi teprecauzioni, ri chieste, ·dal terreno insidioso e coperto, il Guyot fa serra re il grosso dell a urigata e lo stesso reggimen to Caccintori sullo squadrone di rnst.a, ed iuvit:1 il Za netti ad ava uzare seoza ta.nte simngrees. Conseguenza fn r;he a ppeoa sbocc11ta in una radu ra, la brigata fn assa lita da storm i di Cos:,cchi e d:i sqnadroni regolari. ~I reggimento Cacciatori Reali, che trovavasi io testa riesce arl apri rsi un varco fra i nem1c1 e va a riun 1r:; 1 all1, bri~ata del geaerale Bruyère. La brigata Guyot va dispe rsa e il sno capo p::iga colla vita il lìo della sua nvvenw tezza . Ma ben peggio accade poi 11 1 reggimen to ital iano. I l Zaoétti guidò la brigllln Bruyere sul ln ogo riel comhatti meoto, ma non vi erano più o~ l:'rancesi nè Hnssi. Il caauoue tuonava a Wol fsdorf, e il genera le Grnyère ordinò al lo Zanet1.i di precederlo, ma rciando Pi·oetnMt in quella cl iroziouc. E ·vfoement avaozò il Za netti col suo reggimento, seguito, però, 11 gra ucle di::;tanza da lla u1·igata. Ad nn tratto profonde masse di cavalli si preseuta rouo innauzi al reggimen to. I cava lieri ital iani piomha rouo sn i Bnssi, e lottarono eroicamente con tl"O fo rze decuple. I Russi abLantloua rono la partita, gli I talia ni ri masero pad roni del campo, ma soffersero ingen ti perd ite, fra cui quella dolorosissima del colonnello Zaneu.i clte carlde tr11Litto d;_1 22 l;luci!lle. I l genera le Guyère, frat tanto, fec:e suouare ripeturamente i l T/alliement, segnale clic~ non fu udito dallo 'la· netti, o che uou potè seguire, non 1;iuscendogli di disimpegnarsi. I l De Rossi foce ottima cosa nel for conoscere r1 uesti due gloriosi episodi di uu reggimen to ital iano, e gi ustamente dice che « al si:;te·

L'a11tore rennina il pregevole suo studio sn ll' impiego che venne fa i.lo delia cavalleria nella giorna ta di Coulrniers. L'ultimo capitolo è dcsti11at.o :i cons-iderazioni, cleduzio1ti e proposte, le qual i se dimostrano lo studio e la di ligenza dell o sc;riltorP-, vanno però, i11 parte, accol te ~ou qu~ lc~1e riserva. Così nessn n dubbio che la cava lleria fran cese h;i, lll quel g1oruo, mancato al suo còmpi10, ma per no giudizio sereno ed e~uo bis~gna. tenere conto che essa era com~ndata da un genera le d1 ,O ann i, già a riposo e richiamalo lì pe1· lì alle ~r~11i. per la. co mpag_n:1_, e che i,li squadron i fran ce,i , per le loro cond1z1ou1 morali e rnate1:1ali, non craoo in arndo di lottnre co,,f i squadroni prussiaui e b11vares1. "' .., f . . L'egregio capitano che a ppar1enendo a~ l'arma di a_otem,. s1 _occupn con Lauto intelletto ilfll ln c:1vallerin e dimostra specrn lc ot11 tud 1oe per studi slorici, insieme ai uoslri elogi, accetti un benevolo consiglio : quello cioè, di csere a~sai guardingo e cauto nella critica, poichè, com' 11gl_i certo sa ben i~sirno, se quesla ultima è facile, I' arte, per contro, e assai difficile.

Atl'l'lnierso 1·t mondo i7Jpico, pel maggiore veterinario F.

L uP1NACC1.

Con molto IJrio, l'au tore scrive peusieri pratici e cose assennate riguarcl:\111i il c:i,•allo militare.

L'addestramento del cai;al/.o di. tnipJ>O,, pel teneu te co louuello Bis. Poche 1wgine inform:ilc al giusto concetto che il cavallo giòvanc v~ addestrato colla massima cura e non dev' essere so ttoposto a r rccoc1 fati cli e.

Dopo il cam,po. Divoyazione, rer P11 . Articolo ottimo, oel quale l'a nonimo :1111.ore e,;pone r iliev i e non poche pra ti0he consideraziou i su Ila nrnnovre di ca va lleri<1 e5cgni te quest'estate al ca mpo di Porclenoue. . Notiamo con piacere che è scriunra l:i quale, leua atleniament~, g10verit non ~i soli ulflci~ li di cavalleria, m:i r11r anche :) quelli delle altre ormi.


2274

RIVISTA DEI PERIODI CI

Journal des Sciences militaires.

T( viano di coinbattime11to. Studio di strategia, pel generale LRwAL. (Coniintm.ione).

77° anno, ollobre o novembre 1!l01. -

L'esim io ge1rnrnle continua e lermi na il suo importante swdio, prondendo ·a disam innre gli ordini per la battaglia clie furono irnp:initi nei tempi passa ti . Iuteressantissi mo e altamente istruttivo il c11 pitolo riguardante gli ordini emanali da ~apofeooe; sono pure rimarchevoli i seguenti che trattano dtJi priocipì di cotesti ord;ni sotto la Ilistora7.ion e (rn:iresciallo llugeand), e degli ordini per la bn ttagli:i nelle guerre <lei ·1866 o del ,f870 da parte dei Tedeschi. )] eutre altri ~"riuori francesi fau no appunto a i\foltke per non :l\'er daio alcun orrlinc per la hattaglia di S1·da 11, il Lewal, inrece, loda molto l'ordine <lei marescia lo i\lolike dùl ao giu gno, che dice un LrM10 da meditare: « Esso, scrive il Lewal, specifi ca la scopo : spingC'rt' i Frao('esi con tro la frontiera belga. Fa menzione dei mezzi genernli: l'armala della 1Iosn impedi rà :ill'avvers:1rio ogni movimeoto verso l'Est; ~a ~· :irmata accerchierà 13 s 11:i fron te e la sua destra. La tenaglia ~ 1nrl1ca1a bene. Lo stile è sobrio e ch iaro. Le cose son prcscrille s11cciotamente, rna come tonviene all'a lto comando. Si trova qui un'imitazione dt>lla maniera di N11poleooe. Gli ordini, per ciò, sono eseguil i puntoni mente , . Non si può, cen o, f.lrc no elogio più grande di Moltke e de.Il' ordine d:i lui compil :ito. Se iu questo capit<'lo sono delle l_ezioni storico-mili1ari assai istru1tir1>, i seguen ti sul comn ntfo dell'esercito e sni compiti degli stati maggiori non lo sono meno, tnnto pit't che queste pagine sono, evideotem enlt>, inspirale al Lewaf, dalla esperienza personale della campagna del 18i0. che non . L'autore traua cosi minulamente I' imporlante aroomeuto o c1 è dato riassu merlo, ma :i proposito riel copo di stato nrng-giorc dell'arma tu, egli viene a discorrere dei rapporti che passarono nel ·1870, fra il maresciallo llnaioe e il general e Jarrns, suo capo di stalo ma~~iorc, e fornisce al riguardo notizie singoh1ri e gravi. Eccone alen~i cenni. Secondo il Lew,d, quaodo il ,1:3 agosto l' impera tor,l rl ec:ise di rirnfll· tere il comando n llaznine, qne~ti si vidtle sr.:clto a malin cuore, si lamentò Y1vamcn1e tlcllo staio nel rprnle gli si rimellevano gli allari e

RIVISTA DEl l'ERJODICI

227ò

rro le altre cose disse : , S0pr:1t11Lto 11011 voglio il generale Jarras rome ca po di sta 10 maggiore. » Poco dopo, vi:.itando l'imperatore, il sorrano gli nuounz:ò che aveva nomi uato cnpo ili siato nrn~giore il gencrule Jarra~, e il mare;;ciallo si in chi nù, senza dir verbo.~ 11 Lcwa l lr:Hteggin, qniudi, la figura del Jarras a linle a;;sai ca ri<"hc, e non si perila di dire che non a,,ev:i alcun:. delle 1ru:1li1i1 e;;~t>nziali del capo ili stato maggiore. Egli scrive: « Egli (il .J orrns) lo sentiva forse quando fil uom ioato. f. n [)O!\izione era buona come emòlumcuto. (Già prima ba ;;criuo che il J.irra,; era di caranere interessato). Egli :t<·ceuò seuza esamiuarc, senza dnblJio, ~e fa sua iof~riori ti1 11011 aucfava :vl :1gg rararc quella del suo c,1po, B:izaine. « Questi due ufficiali si rassomigliavano per c<:rti lati comuni. 'l'uui e due erano di sentimenti volgari, interc$S3li, egoisti, so~pcllMi, simu la1i: Non nrna11rfosi, si mostrarouo poco premm·o,;i di entrare in rnpporti. fu quel momento cosi angoscioso, co~ì diflicilc, in cui l:i direzione ,teli' armata avrchlrn ,lovuto essere cosi intima, essa divc•n ne qu:isi nulla. « 11 nrnresciallo lhznine 111,n conosce,·n gli nffici:di componen ti lo slalo 111uggiore l{enern lr. e nou ,e UP. curnva. Quello uon lo apprezznv:i molto, e ciii gli era inJi fferente. « L' inùom:ini della nomina, giorno della bau:igli:i di Borny, il maresciallo fece chiamare nel p0111eriggio il sno srnio mn/,?giore . Il ·i::ener:i le Jarras glielo conJusse, e riusci ad in contr:1rn il comr1ndnnte clell':mnata soltanto a notte, a bauaglin lerminnta. • On allora egli accompagoù il geuornfe a distanza, rice,·entlo akuni ordini, non ~ssendo nl corr·eate di 11ie11te. È preseore e sr til'ne da parte il 16, durnute la hattaglin di \'ionville. Non monta a cnvallo il 18, collo slnto . maggiore, seguente il maresciallo ; la sua assenza stu pisce ed afliigge. (Pare impossibile sia vero!). " <ii rieutra a Metz, e il còmpi10 del generale Jarras, assai piccolo, è lMll)inaLO. Egli non ho più, per CMÌ clire, rclozioue cc, 1 nrnroscinilo, che 11ou se ne serre più, lo ticoe all'infuori di llllto, non lo vede mai. I.o stoto maggiore si trova annichilito per questa anestnsia del suo capo . e Alcuni s· introrneuooo tcot:nHlo di fa r ces~o re iftltl:-la sitnazionc i11crcdibile, presso ,I marcscinllo' per 111 nomina tl i 1111 ,dtro capo di st:110 ma!"{giure (il g!'nera le Ci,,sey f1JrS1J ?), pre~,;o il generale .l nrras


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RLVlSTA DEI PERIOD!Cl

per la designazione di un solto-capo dello stato maggiore (il generale l\fonèque, del 3° corpo d\rmata ?). Tentativi ugualmente infruttuosi. La situazioue si proluog,1, rimanendo deplorabi le. Un comaud:inte in capo poco capace, un capo di slato maggic,re mediocre, nè fiduci a, ne relazioni fra essi; ern In <lrsfotla nel le peggiori condizioni >>. E il l.ewal soggiunge: « Non si lra tta qui di superfl ue recriminazioui ; è un ratto slorico » . Tale, noi, lo :ihtiiamo giudicato, e per ciò ci siamo estesi nel riportarlo, se mbrandoci, pure, clic presenti un grande insegnamento, oltre al gettare gnvi spraz1.i di luce su qnello sfortprrnto esercito francese capi tan11 to prima da Napoleone III e poi dal Bna ine.

Revue du Cercle militaire.

t\i 45, fi G, /~7, e ,18 clelli 9, Hi, 2;1 e :JO novembre ·190-1. -

sione francese ncll' ,tfr,;w Cent·rnfo, pel c,,pitan o

Altri articoli presentan ti iutercsse, tratta no: Del reclutamento degli nffec·ial'i, in Frnnc.ia e cill' estern; De·i, regolamenti di n_ia.no'Vra, pel capi tano Durnur ; Di una b1·iyata tedesca nel r;ombattùnento (Borny, Noisswoille, l'illerg. Breltonne1.1x, Sciint -(Juentin), pel capitano·GuANGL<:; 1 V9sgi (167-1, 1814., 1870), pel capitano GRANr.R. De.li' i.in.piego clello schizzo JJa.norarn;ico ·in campagna e nelle rfro[1niz1·oni, pel tene nte di foo teri"n LRFGllvnr;;; lavoro origina le assai rimarcl1evole.

L'espan-

NuoANT.

,

Int1·odu.zione ad un snggio sop·ra l.'eserc·ito, per ./11. L. A~1P 11ousE. Da lungo tempo si parla delfo durata del servizio militare e la discussione si perde in un ammasso di idee ben di rado fondate sulla natura, sul Cill'attere del l'esercito e sulle necessità che ue sono -la conseguenza. L',rntore intende ricorda re r1uei principi. e quella re~ol.e clte si riscoutraoo nella storia militare dei popo li nntid1i e moderni e che, forse, iiehbono solo al la loro antich ità e sem plicitil il discredi to dal quale sembra sicno colpi ti. A ta l uopo egli esam ina i priocipì costituti vi cE un esercito: istruzione ed educazione; e giustamente mette in rili evo che se per la prima può bastiire, relativamente, poco tem po, ne occorre invece uuo assai lu ugo per la seconda. « 11 tempo è il fattore essenziale; senza di esso :' istrnzione e l'educn iooe nou si creauo, uè possono 11verc consistenza ; senza istri1zione .ed educniouc uou vi è uomo di guerra, e senza questo elemen to costitn tivo non vi è esercito, ma soltanto 1rna banda, un ammasso di gente». Nou :;ono, iovt)ro, idee nuove; ma quanto è o'pportuoo rich iamarle oggidì I

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RlVISTA D~~I PBIUODlCI

t

L'autore termiua il uotevole studio col mettere in rilievo l' importtrnza delle conquiste folle, il hrill:rnte avvenire riserbato alle colonie <lei ~Jadagascar, del Coogo, dcl i' Lndo-Ciua e; ch'esse hanno co11quistnta la lìdu,cia della Franci,1, sicura ormai che prossimo è il giorno dell:; raccoll,1, che non pot.rù essere se non ricca Esercizi stilla ca-,·t<i nei co11Ji di clel sc rv izio di staio maggiore.

tni])p<t,

pel m:1ggiorc 11. DELrr.NY,

L'articolista ri tiene che uno de' migliori rn~zzi per istru:re gli ullìcial i la nrnu·ovra sulla t(lrta . Codesti e$ercizi souo volontilffi e mollo pra1icati presso gli sl:iLi maggiori ; per contro pres-o i corpi cli tro ppa, malgraflo la r:i'ccom:wcl:ìzione del ministro !lella gncrr:i, uon incontrano favoJ'e. Il Oeliguy annovern le principali ubbiezioni clir si moltonG in ca n_ipo contro tale istruzione e con vigori11 le com b:iur, ciumio:rnJole partitamente. Nè a ciò si limitn , e svolge, heoe, a titolo di esempio, t111 progrnmma di esercizi gr:iùualc, per batlaglione.

sì:.i

L' antornolrilismo dal punto d'i '!Yista militnre, pcl tenente colonnello l?10C,\RT.

L'autumobiliscno è all 'ordine del giorno a.oche noi cam po mili1:irc. li F iocart in parte trnducc, in parte riaswme la hHlln cooferenz2 1e11uta all:i Societi, elettrotecnica di Torino dal nostro capitano Gin!io Oouhet, perchè, dice, oltre ad essere il probleuH1 interess:11110 per sè stesso, «tutto ciò che viene dall'Italia in materia cii trasporti mecrauici, prescuta un iuteresse specia le », « Qua lunque sitJnO, conchiude il Froc:mJ , le obbiez!oni che si _pol_reb: bero fare alle proposte ùe.1 signor cnpitan,o Douhet, brsogoa attr,bur rgiI il merito incontestabile di aver studialO e posato uettamente i d:iti del problema , e di :ivcr foLto appello, per cercare di risolverlo, coi_ mezzi più perfezionati che melle a disposizione degli eserniti l'intenso sviluppo del1' iodnstria moderna "·


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RJV1S1'A DE1 P ERIC)O[Cl

IUV!STA DEI PERIODICI

il lusinorl, iero ,,iudiz·, 0 t·l,e f· dell· ,. e Noi siamo lie1i <li riptodnrrc · "' " . " a .o uerenza del Douhol un afliciale c~lcro, o noLo scriHore milit:1re qual'è il Frocarl.

Neue militarische Blatter.

~'ascicoli Ì·~ otto lJre ·I 90 I. poi capllano l.111tA 'ìOBL.

r cornbattimenti di Altenlcirchcn 17.?fi,

~279

l'ufficiale, il qu(llc, magari domaoi, quasi :mcora faucinllo, deve guiclaro i suoi soldati alla morte. La su:i vit:, è sacrnia alla difesa del trono e della patria, lo 5tesso uniL.> rme è vestito dal giovane 11rliciale e dal più anziano; la loro vita deve perlanio avvicinarsi alla perfezione. Lo scrittore discorre poi de ll::i vita giornaliern tlel l' ufficiale, del la f1111e:;1a al,itndioe di coDLrnrre debiti, ed osserva che il creditore più rigoro:;o dev'c;sere lo ,;tes;o corpo degli ufficiali : che l'educazione di , un corpo di uffi cia li 11 011 può e,scre che individua le, come la di rezione di una f'amigl ia, il governo di uu popolo. ll maestro di scuola quale .ço/dato, il soldato quale maes1ro di

Sono cltiarameute descritti gl i iutcrns,a nti avven1men1i della c·im~a g~A del '~i!J6 i11 _Ge rmania. Le operazion i militari svo ltesi in quell'a:, 110 10 bt!rnwn 1a 11?0 furono allora e non lo sono aud,e ade~so apprezzale al loro valore, . 1· po1clu\ Lutta l'atten1.ioue dei militari si è concentrata n"II· .- ,I mera v1g tosa campagna d'Italia cli Napoloot10 . .L'a_rti~o_lis:a fa gran di elogi di Kleber per la sua vittoria contro gli A~1strn,c1 ti lj. giugno a Alten kirchen, che proclama un giorno di onore (eo~.,Ehreut~9) 1~ell~ breve c~rricra .d i _Klel.ter quale comandante in c.ipo. , N~ lnrgh1 eucom1 sono r1spa rn11al1 a ~larreau, al qnale devesi se I arc1duc:1 Carlo non potè i_ mpedir·e c~1e Jonrd:in raggiungesse, prim 11 di 1111 , 1lacl, eu burg o Altenk 1r ch1~u . Marce:iu ltt1 così salvato l';i r rnatn di Sambra e l\fosa. Fu in r111esta campagna che l'Arciduca Carlo dimo:itrò le sue orandi qm,l ith di condouiero di eserciti , e se i ri, ul taLi non rurono compiei'. come era d11 aspetta rsi, ciò avvenne, ccme arnmctt~ lo stesso Arc,ducn, µerchè non persegui un solo scopo, iodeci;o sempre fra il mardarc contro Jou rdan o contro Aloreau.

cosi

L'educazione ciel iorp~ llegli nflicùtli. . Spetta al com:rndaute di esercitare la rnn inlluenza !'ull'educaziono et1c:1 e sociale doll'nlliciale. 11 niaLeriale che fornisce "li ufficiali è eccel le11 tc, percl,è lo fam iglie r iù dis tinto dello Stato" dùnoo i loro rìglr all 'esercito, ma è, insieme, assa i sensifJ ilc. E la missione è resa ancor pi(t difficile dal tempo democratico che corre. L'a '.·'.icolist~ trncci:i uno splendido quadro del giovane nfficiale esposto al le pltl gra_vi conseguenze dflgli errori giovani li, pei suoi "7 anni. per I.a ~ua _mesperi~nw. Si citano volontieri esempi tfi ~randi personaggi g1 uu11 al_le più elevate posizioni e che nella loro gioventù non andarono esenti <la p('cche. Questi· e,empi non calzano al caso del-

scuola, pcl c:ippell:rno

\\'011LFAllf\T.

L'autore tesse la storia dei dovel'i di leva cni rurooo soltoposti i mae$tri di scuo la dal giorno del l' adozione del servizio obbligatorio ~onerale. Si rallegra qnindi dei risul1aL1 ottenuti colla ferm:i auuale di un aun() e della facoltà fatta ai maestro- soldato di poter rientrare ,d ia propria c"sn col gr;ido cli sottufficiale, subendo il prescr-i1to cs1Hne. Le numero· e prove superale c,m esito felice o che fornirono all'esercito istraiti sott' urfìciali, dimo$trauo nettamente che anche del maestro si pnù rare 1111 bnon soldato. Po ssanJo ::i i sott' uffi ci[d i, I'11rticolista nota che l'esercìto ha bisogno ch'cssi siano giov<1ni . Molti di essi lasciano, pct' ciò, il servizio militare ancora di buona etil, ed egli vorrebbe che dei più ':ihili si formo ssero dei maestri di scuola. Cosi il maestro da so ldato, il soLt' nf'ficinle da m:iestro, co utrihuirebbero iosiemu ali' istruiione e il i l'educazione clr l podolo. I.' idea è certo, geniale, ma uon sappiamo quanto possa es,cre pratica.

Consumo di munizioni del/ci fnnterin ecl efficacia del fuo co i.lei (acile. Conside1·az·ioni del cavi1ano dottor H.E1NLror,r> GU:·m-rnH . I.o scriuore si occupa non tanto clolle causo che io date circostanze possono cagioo.1re il consumo delle munizioui e dell'efficacia del fumo in rnlazioue a cotesto cons11rno, qtwnlo di preseulare dati rii f:tuo, l'icavati dalla storia militare dei secol i xvn e xvir1 e della prima metà del '\IX. Lo studioso tro,•a, perciò, in q_neslo diligente la,·oro una mosse di i otcrcssanti notizie.


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RIVISTA :OEI l'E R!ODICI

lNDlCE SISTEMATICO

Beiheft zum Militar-Wochenblatt.

DEl.LE MATli:lllK CONTENU f E Nl!:LLA /// l'/STA 1JIIL/1'Al/f1 /TllllANA

NotizÙ!, stalistfrhe snl corpo di u/fiòali prussiano del 1806 e, .rn/le S'Ue pe,l'd'ite .11er ta liberazione della Germania; pel m,1ggior generale, a di~posizione, von KuNnAnnT

10° fascicolo, ·I 90 I. -

Fascicoli pubblicati nel

1901

v . Scfi~JrnT.

Errerebbe di grosso ch i, b11s,1ndosi sul titolo, credesse trovare nella presente rimarchevole ~cri ttnra solta nto dati slatistici, iI r I1e pel letwre non tedesco noo potrebbe es~ere clie di un' importanza affatto secondn ria . Se un Blùcher, scrive l'egregio gpnerale, uu Gnesieoa u, u11 Yorck, un Sclrnrnhor~t, uo 130.low e un T1111eniien ban no trovato il lo ro posto nel cuore e nella rnemor i,1 del nostro po polo, è pur gi nsto di ricordare la grossa massa degli ufficial i del ·1806, cnd 111i nella disastrosa c:.irnpagua, o super;;titi che part1~ciparono :.illa lotta del 18·13 -·I8·15. Lo scri ttore prende>, poi, in attenta disamina: il numero degli ufDciali, ripaniti per arma , e la loro e1ti e posizione socialr, la circoscrizione territoria le in reiazione a11' istruziooe e a Ile manovre col le tre armi, la vita :ibitnale di guarnigione, e,:c., e cosi mette il lettore in grado di J'o rma rsi un concetto esatto delle vere cond izioni, 111fln1 li e materiali , dell'esercito, allorcbè scoppiò la gnr.rra. Nè mancano opportune cousiJer:.izioui sulla ba1taglia di Jcua e Auerstiidt, sul la capitolazione di Preazlow, e, poi, sulle guerre del ·18·13-"8-15. .l da ti sratistici uou ne sono, pertanto, che. il complemento. È doveroso essere grati :il gcnernle Kunhard v. Schmid, il quale col suo opusc(l io lla offerto uu me:w) diieuevo le di istru irsi e di sempre più approfondire un periodo slorico- milit.are cosi import,11He come quello delle guerre soste aut,: dn Ila Germao ia da I ·1806 a I ,18 ·I 5. B. D. - - ->:;.<;< - - -

Per la Direz·ione LODOV I CO Colonnr:llo

DEMARCHI CARLO ,

gerente.

C 1SOTTI

n. ,I ., i ,11;ar1't a to

( O(t i11seti1·si nellci disz;enrn d i d i cembre 1901)

Armi e tiro. Personale della. marina imperi ale comandato al la. scuola di tiro di fanteria in Ger mnnia .. . Pag. Armi per gli u omini del Landsturm e per i liberati dal servizio in li Svizzera . . . >) C. M. - Il tiro a seg·no e la nazione armata . » Cartuccia per le esercitazioni di t iro nel Belgio » Esercitaz ioni di tiro in F rancia . Gug·lielmo Lang, tenente colonnello 21° artiglieria . - Fucili e_can•> noni . . . . . Cannoni a tiro accelerato uel Belg·io » 0 Nuovo fucile Lamacchia in Francia.. Fucile di fanteria in Germania. » Bersagli scom\arenti in Germania. . " Edoardo De' Medi ci, maggio re nell'8° aJ'tiglieria. -- Lo metragliere ritornano d i moda . . . . . »

163 359 36()

925 1114

1145 l:'.!Ot.l, 1680 1688 168~ 2131

Arte milita.re. Ferraro Lorenzo, capitano 93 fanter ia . - Due questioni di art0. milita.re . Pag. Alberto Cavaciocchi, maggiore di stato mag·giore. - Jl pensiero di Moltl<e n ell'invasione dell'Alsazia e de lla Lorena (1870) . » Alfredo Casella, maggiore d'artiglieria. - La tattica. di fanteria in quest'ultimo q;.iarto ~i secolo e il combattimen to delle tre arm i. . . . . . . . . . . Pag. 208, 4GB, Angelo Scbenoni, ten ente colonnello nel 5'i0 fanteria. - Il battag·lione inquadrat o nell'attacco . . Pag. U,5 -

ANNO XJ,V I.

14 l'i'i

639 43'1


2282

IN DICE

Alber to Cavaciocchi, maggiore di stato maggiore. - Dalle Alpi o . Pag . dal mar e~ E. Rocchi, tenente colonnello del genio. - L'o pera di un rinomato scrit tore di fortificazione del secolo x v1 e l'arte difensiva )) odierna . L. Amadasi, tenente colonnello n el (l4° fante ria. - Alcune considerazion i sul valore del terreno nel combattimento odieruo » O. Zavattari , t enente coìonne llo 8° a lpini· - Esperi menti sulhi neve eseguiti nel territorio del I corpo cl'arinata in questi ultimi » anni. Bloise Alessandro, capitano. - 1 ·a vanscoper ta e il ciclismo militare » B. Zanott i, maggiore. - Impiego degli specialisti del g en io in guerra . . . . . . . . . . . . . . . Pag. 1055, Luig·i Amadasi, tenente colonnello ne l 64° fanteria. La disciplina . Pag. delle intellig enze sul c.ampo di battaglia » C. - Le gTandi manovr e Esperimento di au t omobili alle manovre di cavalleria in Ingh ilt erra . » G. Fazio. - La difesa d'Italitt secondo le idee dell'on. colonnello » Marazzi . A. Van zo, maggiore di stato mag·giore. - L'esercito nei tempi nuovi di F. Marazzi. » » Gualbel't o Favini. - A.lla baionetta !

. 561

u09

'i(\l

1'16

Guglielmo Lang , tenente cclonnello 21° artiglieria. - F ucili e cannoni. .Pag. » Cannoni a tiro accele rato nel Belgio Serventi e conducenti delle batter ie da 75 in Francia. . » Il g ruppo d i batterie del 6° reggimento artiglieria dislocato in Tun isia in F rancia . » » Notizie var ie in Dan imarca. Edoardo De' Medici, maggiore nel\'8° artig lie ria. - Le metragliere r itornano di moda . » Scuole d'artiglier ia in Francia.. . »

1145 1304 1804 1304 187'1 2131 2265

1014

B ilanci e spese militari. 1401 132!) 1518 luS!l

Spese per la marina da g uerra n clr anno finanziario 1898- 99 in Inghilterra . Pag. Bilancio supplementare per la mari na in Inghilterra » Bilanci della marina in Ingllillerra . » Estrat to del bilancio della marlna. per l'esercizio nnanziario 1901 -1902 in Ing hilterra. )) l:l.ichiesta di fondi per la g·uena in Inghilterra Bilancio del ministero della g uerra per l'anno finanziario 1901-1902 in Inghilterra. » Est ratto del bilancio della g uerra per l'esercizio 1901-1902 in In-. gh i lterra . » Bilancio della guerra 1901-1902 e ordinamento dell'esercito nel Giap» pone . Biìancio della guerra pel 190l-l!l02 e modiflca,.foni all'ordinament o » dell'esercito in Romania. . Bilanci di previsione pel 1902 i n A.ustria-Uogheria . » » Bilancio della. guerra per il 1902 in F rancia . Notizie varie io Denimarca . » Bilanci militari e organici bilanciati per !"anno 1901-1902 in Ger» mania ))

1705 l '127 1790

Artig lieria Circa i cannoni a tiro cele re da campagna io studio in Anstria-Un g·heria . . Pag. Alfredo Casella, maggiore d'artig lieria. - La tattica di fanteria in ,quest'ultimo q uar to di secolo e il combattimento delle t re ar mi. » » Mitrao-l iere Hotchkiss n el Belgio. Robe;o Bar betki, capitano alla scuola centrale di t iro di fanteria. L'ar tig lieria per le t1·uppe di montag·na . » Batt erie d i prova di cannoni da mon tagna e obici da campagna in Austria-Un g heria . » Scuole maniscalchi nei reparti d'artig lieria i n Russia. '' Il nuovo armamento dell'artiglied a campale svedese e norvegese. » » Ezio Gianetti, tenente. - Per lo studio degli esplosivi. B. Zanott i, maggiore. Impiego degli specialist i del genio in g uerra. Pa.g. 1055,

2283

I NDICE

151

~08 343 595

736 fJ38 945 1042 1401

'141 '141 '141 '142 'i44 -'144 '1'44 932 986 1292 1305 18'i'1 20'75

Biografie e necrologie. Carlo Sosso, magg·iore n el 30 arti glier ia. - Nicola Marselli e le JJag. 32 s ue opere . » 1491 Generale Oreste Baratieri. » 1560 Un eroe diment icato. - Il colo nne llo Cesare Airaghi . » 20 16 Il g enerale Moreno.


2284

l!>D 10E IND ! Cil:

Campi e manovre e oorsl d ' istruzione. Manovre d'assodio in Francia . Pag. Viagg'io di st,ato mag-giore iu Francia. >> Campi d' is tru~iooe in Inghilterra -. Circa le grandi manovreaustro·ungariche che avranno luogo nel 1901 » Chiamate allo armi per istrm>:ione nel 1901 in Francia. ,, Cors i di s tenografia nell'esercito in Francia. » Conf,:irenze agrico lo ai militari in Fmncia . » Grandi manovre pel 1901 e eia! 1890 in poi in Austria-Ungheria. ,, Grandi esercitazioni di truppa nell'anno 1901 io Germania . » Esorcita.zione d'attacco con munizioni di g uerra in Austria-un» ghoria . Viaggi di stato maggiore nel 1901 io Francia. •> Manovre coi quadri in Fran<'ht . ,. Grandi manovre noi 1901 in Romania . Manovro d'autnnno in Svizi.era. » A. Severini. - Le manovre di montag·na in Svizzera ,1 Esercitazioni di tiro in Francia . ,, Corso pratico di tiro cli guerra d'artiglieria Fer i generali di fantei·ia e di cavalleria e per i capi di stato maggiore di corpo d i arrnata e di d ivisione in Russi.i. » Grandi manovre C'cl esercitazioni nel 1901 in Russia <, Campi di -v olontari in Inghilterra . » Mancvre in Irlnnda. ,, » Manovre navali in Ioghilten·a )) GtHIL'dia delle fel'l'ovie in f<'l'anc ia . » Grandi man ovro dell'esercito austro-ungarico pel 1902. Santaugelo Felice, capitano rli fanteria. - Circa le grandi esercì» tazioni di guerra in Austr:a- Ungltcria » Manovre dì s ba.rco in Austrin-Uugheria . » Esercitazioni di passaggio lici Da nub io ·in Austria -Ungheria

158 J 58 1G6 343 314 350 351 7:33 788

923 926

Figura III. Il monte Rosa da Zc1·ma.tt P(ig. Figura IV. Le aiguilles di Chamounix dalla Yierge. ,. Figura V. Il Cervino dal pianoro del Breitborn . » Figura VI. Il monte Favre o Bario Dlanc dal monte Fortin . » F igura VII La Téte du Vie ux ccl il Crammont dal mo nte Nix . >> Quattro tavole per gli esperimenti sulla neve eseguiti nel territorio del J corpo d'armata in questi ultimi anni. - Dispensa V del 16 maggio 1901 . » Il passaggio ciel Do.nu bio nella g uerra t.urco-russa. del 1877, con t re tavole. - Dispensa YI del 16 g iugno 1901 . •> Milazzo, 1860. Con uno schizzo dei dintorni di Milazzo. - Di spensa VIII del 16 agosto 1901 . • Carta ùei dintorni di Veszprim por le esercitazioni con munizioni da guerra nel settembre 1901 in Austria- Ung bel'iiJ.. »

2285 252 254 256 258 259

776

964 1852

223(-l

92G 936 !J--15

1]05 11 H

112:l 11:U lC,89 1690 16!)1 18ì'ì' 20'11

Ca valierla - Ippologia - Corse.

Alfredo Casella, maggior e d'artiglieria. - La tattica di ranteria in quest'ultimo quar to di secolo e il combattimento delle tre ar mi . . Pag. Riorganizzazione dclJ'Yeomanry in Ingbilterm . >) Modificazioni all'òrganizzazione de lla fanteria e della cavalleria in Serbia . » Modificazioni all'ordinamento della cavalleria. di complemento in » Russia . Esperimenti d i an tomo bilì allo mauovro di cavaileda in Inghilterra. ))

208 1117 1812

1497 1689

223G 2252 2252

Carte, piani e illustrazioni diverse La Valle d'Aostn. - Dispensa. II, 1G rebb1·aio HlOl : Tavola J. Planimetria. 'l'a\'Ola Jl. Schizzo geognostico. 'l'avola III. Cal'ta Tettonica. Tavola 1V. Ipsometria. F igura I. Schizzo delle zone orotet tonic be delle aJpi occiclenP (lg. 248 tali Figura II. Il gruppo del monte Bianco dal monte Fortin.

Colonie. Pag. 162 )) !542 Riorganizzazione dell'esercito col<,niale in Francia )) 545 Forrnaz[ono di nuovi reggimenti ind iani ·in Inghilterra I) 546 Truppe della costa occidental e d 'Africa in Inghilterra ,s~ I) Esercito coloniale in Francia . )) '138 Compagnia dei Cipahis dell'India in Francia . )) 927 Creazione cli una !!Cuoia del genio ad Algeri in Francia l) !l2'1 Creazione di un batt!lglione di fanteria coloniale in Francia Effettivo del personale del genio addetto all'esercito coloniale in » 1879 Francia. » 1880 Rinforzi nel Tonchino in Francia

Età richiesta pel servizio alle colonie in Francia..


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INDICE

INDICE

228'7

lmpiego degli specialisti del genio in Pa_q. 1055, 1401 guerra . Effettivo del personale del genio addett o all'esercito coloniale in F rancia. Pag. 1879 Direzione del g·enio in Francia . . )J ]880 B. Zanotti, maggiore.

Equipaggiamento. Tentes- Abris in Svizzera . . Pag. Circa lo alleggerimento del cari co del soldato in Austria-Ungheria. » Alleggerimento del carico del soldato in Austria-Ungheria . » Adozione di stellette di celluloide e dis tintivi di grado in AustriaUngheria . >J Circa l'alleggerimento del carico del soldato in Austria-Ungheria » Le scarpe leggiere nell'esercito austro- ungarico . >>

359 732 1492 2067 2067 20'10

Fanteria. Alfredo Casella, rnagg·iore d 'ar tiglieria. - La tattica di fanteria in qu est'ultimo quarto di secolo e il combatt imento delle .tre armi . . Pag. Nuovo regol amento di manovra per la fanteria in Francia » Angelo Schenoni, tenente colonnello nel 5'1° tan teria. - Il batta» g lion e inquadrato nell'attacco Formazione di 15 nuovi battaglioni di fanteria in Inghilterra » Formazione di nuo,•i reggiment i indiani in (ng·b il terra . » Compagnie di fanteria con mitrag·liatrici i n Russia . » Modificaz ioni all'organizzazione della fanteria e delhi cavalleria in Serbia . »

208 350

,131 545 545

1122 1312

Ferrovie, geografia,, topografia e viaggi. La Valle d'Aosta (con Alberto Pelloux, tenente negli al pini. Pag. cinque tavole) )) Comunicazioni coll'Africa centrale . Disposizioni relative all'ese rcizio e all'amministrazione della ferrovia » mili tare in Germania . » Guardia delle ferrovie in Francia At tilio Mori. - Sguardo sullo stato attuale della car tografia militare nei vari Stati d'Eu ropa . »

240 1495

1683 18'7'7 2182

Genio e fortificazioni . Commissione del geuio in Francia . . Pag. 349 E. Rocchi, t enente colonnello del genio. - L'opera di un r inomato scrittore di fortincazione del secolo xvr e l'arte difensiva ,, 609 odierna, )) 1123 Dotazione di materi ale del genio presso le tr uppe in Russia,

Legislazione e amministrazione militare. Luigi Nasi, capitano 1° reggimento bersaglieri. - Jl matrimonio e gli ufficiali . Pag. 5 Avanzamen to degli ufficiali d'amm inistrazione del servizio d' inten158 denza e del servizio d i sanità in Francia. Norme da seguirsi per l'acq uisto di derrate in pace in F rancia . » 161 » 162 Pa-reg·giamento d i gradi in Franciti . Matrimonio degli ufficiali io F rancia . >J 345 Attribuzion i dei tenenti colonnelli e mag·giori comandanti i batta» 348 gl ion i distaccati in Francia >) 404 L. G. - I nuovi codici militari Fornit ure mi litari io Aus tria- Ungheria l' 540 Sant angelo F el ice, capitano di fanteria. - La carriera degli u fficiali dell'esercito austro- ungarico . . Pag. 653, 1196 P romozioni di capitani e tenenti colonnelli nel febb raio 1901 in Pag. '746 Russ ia . . Avanzamento degl i ufficiali subalterni in Russia . » '147 Matri monio deg li u fficiali iu 1~.nssia » 938 Avv. Luigi Gi·itti, capitano commissario. - Requ isizioni in territorio nemico . Pag. 953, 1182, 1381!, Hil3, 1819, 1995 e 21'75 Spese per la' g nerra d' Africa e la spedizione in Cina in Inghilterra . . Pag. 1117 Specchio graduale e numer ico r iassun t,o dal grande bolle t tino di primavera nell'esercito austro- u ngarico, i n data 30 aprile 1901 . » 1300 lndennità per l'acquisto del cavallo ai cosacchi del Don i n Russia. » 1312 Nuove no rme per la nomina dei comandan ti di compag·nia, squadrone, batt.eria, battaglione (divis ione per l'artiglieria e la cavalleria) di r egg imento e di brigata e dei t itolar i dei comandi )) 1313 di circolo di brigat a in Serbia . « Cornpte d'état i> della Confederazione per il 1900 rrnlla Svizzera. » 1313 Tenent i in 1• e capitan i comandanti in cavalleria in Fr ancia " 1494 Esperiment i di vettovagliamento in F rancia " 1495 Dipendenza delle autor ità militar i in Alge ria in Francia >) 1,.1,95 Distribu:tione di vino in F rancia . » 1495 » 1501 Ass.icuw..zioni militari nella Svizzera


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I NDICE

Indennità pel' spese di sel'vizio a l vice-presidente ed ai membri del Consiglio superiore della gue rra jn F rancia . Pctg. 1681 Indennità alle t ruppe in marcia, in cor po o distaccamen t,o in F rancia » 1681 Diritto al cavallo per i capitani di fanteria in F rancia » Hi83 Franchigia posta.le pei soldati in Francia . . . . . » 1683 Meclagl ia comemorativa in Germania . . ., lGS'i' V i.ncenzo Pratocollo, cap itano d'artiglieria. - Da.\la convenzione nazionale di Ginevra agl i atti internazionali della conferenza per la pace all'Aja . . . . Pag. l 'i'50, 1910 Disposizioni r elative al trasferimento in Cltla delle famig·lie dei militari della brigatti d'occupazione nell'As ia orientale in Germania . · . . Pag. 1880 Fascette per la medaglia commemorativa della guerra in Cina : data ufficia.le del principio e del termi ne del la campagna in Germania .. . » 1881 Computo del servizio per la campagna in Cina in Germania » 1882 Pensioni militari in A us tria - Ungheria . » 20'11 Cambi di corpo in Francia . » 207'4 Aumento dtl reddito vin colato matrimoniale per gli uffic iiili del la landwehr cisleitana. in .Austria-U11g·beria » 225'1 Circa la tassa mili tare in Austria- Ungheria ,, 2256 Il rapporto annua le negli Stati Uniti . » 2.269

Lettera.tura militare. Recensioni. B. D. -

Saggi tattici e strateg ici di Moltke a proposito di una recente pubblicazio1le del g rande stato maggiore pruss iano. - Continuazione e fine. - Vedi dispensa XII del 1900. Pttg. 65 Emilio Pognisi, sottotenente lì9° fant eria. - L'istruzione e l'educazione della fanteria fran cese . » 81 B. D. - Ugo Pesci. - 11 Re Martire. La vita e regno di Umberto I. Date, aneddoti, ricordi (1844-HlOOJ. - Bolog·na, ditta Nicola Zaniche!li, 1901. Prezzo li re 4 » 141 B. D. - Crescentino Ca.veglia, colonnello del genio. - Sulla teoria delle travi e dei lastroni di cemento a rmato caricato da pesi. - Roma, tipografia Enrico Voghera, 1900 . . >> 142 B. D. - Caretta Enrico. colonnello. - 11 mat rimonio degli ufficiali ne lle condizioni sociali odierne. - Torino, editori fratelli Bocca, 1901 . ·. . . . . . » 142 B. D. - L eone Ilollak. - Grammatica de lla lingua azzurra Bolak. Ling·ua inte rnazi onale pratica adattata ad uso degli Italian i dal professore Zanzani. - Parig·i, Boiak-Ditort, 1900 » 145

IND1CE

2289

B D. - Van Bever, colon n ello. ~ Projet de recrutement de l'armée belg·e. - Bruxelles, Lebègue et C.'", éditeur, UJOO . Pag. B. D. - L'al'mée roumaìne eu 1900. - Notice pub liée pour · l'.IJ:xpos ition un iverselle de Paris, par la Commission m ili taire roumainc. - Angers, Germaiu et Grass in, imprimeurs-li brai res, 1900. · . » B. D. - Domenico Guerrini, capitano. - li dom inio del mare. (b:same critico del libro del CalweH iut ito lato: • Gli effetti del dominio del m8.l'e sull e operazioni militari da ·wate1·loo in poi ") . » B. D. - Otfriecl Layriz,· tenente colonnello a disposizione. - Consi· derazioni sulravvenire del traino meccan ico per i trasporti sulle strade e specialmente sul suo im piego in guerra. » B. D . - Pietro Grama. ntieri, capitano nell'8'1° fanter ia. - Fuoco unico per la fanteria . - Prezzo lire una a favore della Società cc Dante Alig h ieri 1> • • • • » B. D. - Émile Ma nceau, commanclant, lauréat de l'Institut. - Notre armée. Essai de Psycholog ie militaire . . . . ,> B. D. - G. D'Angelo, capita no. - Impressioni militari di un v iaggio al Giappo ne. - Livorno, Ortalli, 1901 » B. D. - Rn bin, colonel directeur de la fabrique fédéralc de 1nunitions à Thonne. - L'.armement de l'infanterie. - Lausanne, Corbaz, 1901 . . 1> B. D. - J. Colin, capi taine d'art illerie breveté i1 la sectiou h istorique de l'ét.at-major de l'armée. - L'éducatio n milita.ire de Napoléon. - Paris, Chapel ot, l 900 » L. G. - Lo stua io del Marselli . » . B. D. - Eugenio Massa, capitano. - La prima guerra in Italia nel secolo· xx.- Un colpo d i mano sulla Sicilia nell'anno Hll.. - Appunti e documenti. (Con '1 t avole c romolitografiche). Trani, 1901 . . » B. D. - Postempski Paolo. - La cnmpagoa. a ntimalarica compi u ta dalla Croce Rossa ital iana nell'Agro Romano nel HJOO. Roma; 1901 . . . . . » B. D. - Giovanni Cadolioi. - Guer ra difensiva - Estra tto dalla Nuova Antologia, fascicolo 16 febbl'aìo 1901. - Roma, 1901 » B. D. - E ae la Jonquière, capitaioe d'art illerie breveté. - L'expéd ition d'Egypt e 1'198-1.801. Tome II. - Paris, 1901 . » B. D. -- E. Friedjung - Let,t ere di Benedek. (Benedeks nachgelasseue Briefe und zu ciner Biographìe verarbeìtet von) . Lipsia , Griibe l e Somrnerlatt.e, 1901 'l.3. D. - Alberto Pallio, maggior generale. - Napoleone I. (Conferenze di 1>residio tenute in Li vorn o il li' ed il 14 marzo 1901. L ivorno, Debatte, 1901 . . . . . . »

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INDICI~

IRD1CJ,

Gher si cav. Luigi, tenente coloonello di s tato maggiore. Conferenze su argomenti di coltura generale militare e sociale. - Vercelli, Ga llardi e u go, 190.l . . Pag. Alber to Piacentini, colonnello. - Sguardo ria ..sunti vo ag·li ul t imi avveniment i nell'Estremo Oriente, 1894- 1900 (con ,, tavola annessa). - Roma, E. Vogbe ra, 1901 . Balck, maggiore nel grande stato maggiòre e professore nell'Accademia di guerra. - Raccolta dei da t i più importan ti sull' impieg·o tatt ic:o, a rredamento, aTmamento, ecc., degli esercit i tedesco, aus triaco, italiano, francese e russo. Berliuo, Eisenscbmidt, 1901. Prezzo marchi 2,50. . ,> G. B. Raimondo, tenent e nel 29° reggimento fanteria. L'assedio di Macallè. - F inalbo rgo, 1901 . . >> C. A. Nicolosi. - Palestro 30-31 ma~gio 1859. - La Mad,, dalena, tipog rafia Cantalamessa, 1901 . . Pro-Turate - Numero unico, pu bblicato dal 0 ior-nale del • Soldato. - Milano, 1901. P.1·ezzo lire -2 . . A Allodi, maggiore generale in posizione au siliaria. - Reminiscenze di un ufficiale subalterno del 49° reggimento fanteria, brigata P,irma '1859-1863). - Napoli, t ipog rafia Fazio, 1901 . . ,i Fritz Hoenig. - 2•! heures de st ratég ie de Mol tke développée et dét aillée d'après les batailles de Gravelotte et Sa intPri va t le 18 aoùt 1870. Premier exposé approfondi des combats de la l ' "' armée autour du ravin de la Mance - Tradui t de l 'allemand par E. Birckel, lieutenant au 60° régimen t d'i nfanter ie. - Paris, li bra irie militaire R. Cbapelot e ce, 1901 » Marazzi Fortunato, dep utato. - f,'esercito nei tempi nuovi. . » - R.oma, E. Voghera, editore, 1901 . Gio vanni Pellegrini, maggio re nei cavalleg·geri di Foggia(l l - Il reg·g imento lancieri cli Foggia. Ricordi storici (18631901), - Caser ta, t ipografia Marino, 1901 . . . , . » G. Natale. - Le ·economie ed i servizi tecn ici nell' eser. ,,. cito. - Ravenna, t ipog rafia Ravegnana, 1901 . . Frisoni Cesidio, direttore didatt ico. - li Re virtuoso. Cenni biografici di Umberto I. - Anagni, (Roma), J 901 . . ,, T. E. Calwell, major. Tactics of to:day {'l'attica odierna). W illiam Blackwood, Edin burg h aud London, 1901 . . » Umberto Rocca, tenent e 2Q reggimento granatie r i. - Sommario storico. I granatieri di Sardegna. - Roma, tipografia » Romana, 1901 Bazin, lieutenant colonel d'·infanterie. - Conférence sur l'histoire de la tactique de l'infante rie française dépuis la Révolution jusqu'à nos jours. Tactique actuelle. - Paris, R. Clrnpelot et Cornp., 1901 ,,

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1103 1271 1282

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) .

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1482 14 83

l 640

1642

2291

Rallouin, capitain - La journé du 14 aoòt 18'70 d'après Cardinal von Widclern. - Paris. libra irie militaire R. Chapelot, 1901 _ Pa.!J. 1643 B. D. - Derrécagaix , général. - La guerre et l' armée. - l?aris, librair,ie militail'e n. Chapelot et Cowp., 1901 . . . » 1648 B. D. - P etetio, lieutenan t-colonel breveté. - La bataille cl'Acloua (le r mars 1896). - É t ode tactiq ue. - Paris, librairie milita.ire R. Cbapelot, 1 901 ,, 1645 B. D. - A qual punto è la qu ~stione dell'impiego tat t ico del cannone a t iro rapido? - Parigi, libreria militare R. Cha. . . . . >> 1646 pelot, l!lOl B. D. - }Ioltke als Feldh err. E ine Studie, von C. v. B.- K. (Moltke quale condottiero d'eserc iti. .Uno s t udio). - Berlin o, t ipografia milita.re R. Felix, HlO l. . . . . . >> 1647 B. D. - George Armantl Fur.;;e, colone!. - The Art of marcbing. . . » l.651 London, William Clowes and sons, 1901. C. Sg u mace, capitano 21 ° fan teria. - L'espansione francese nel Sahara . . . >> 1652 B. D. - Ai raghi, colonnello. - Scr itti vari. - Raccolti e 1m bblicati per cura del tenen te colonnello A. Pezzini e del tenente A. Di Giorgio. - Città di Castello, ti pografia La.pi, 1901. . . , ,> 1862 Prezzo lire 2,'ì 5 . . B. D. - Paul Simon, capitaine d'artille'l'ie, à l ' état-major du 140 corps d'armée. - Les p rin cipes de la g uerre alpine. Conférences faites aux officiers de la. ga rn ison cle Lyon (février - mars 1901). - Paris, Berg er-Levrault et Cle, éditeurs, 19,Pl, » 1863 B. D. - Felice Mariani, colonnello d'ar tig li eria. - L 'evoluzione delle artiglierie nel secolo x ix. - (Etratto dalla R ivista à'ai·tigli e1·ia e genio, 1901, vol. II-Hl). - Roma, .E. Voghera, l 901. . - . . . . . . - . » 2041 B. D. - Roberto Barbetta, capita.no. - La pr epa!'azione a lla g·uerra di montagna - S tud io di organica e di tattica alpina. . » 20'14 Torino, editore F. Casanova, 1901 . B. D. - J. Colin, capitaine d'artillerie breveté. - Louis XV et le Jacobites. Le projet de débarquement e!l Angleterre de l 'i'43-1'744. - Publié sous la cliretion de la Section bistorique de l'état-major de l'armée. - Paris, librairie mili· taire, R. Cbapelot et C;0 , 1901 . » 2049 B. D. - J. Coli n, capitaine d'a rtillerie breveté. - Les can;ipagnes du .Maréchal De Saxe. - Pri mière partie. L'armée an printemps de 1744. - Publié sous la d irection d e la section bistorique de l'éta t majo r de l'arméa. - Paris, librairi e militaire R. Chapelot et ù 0 , 1901 . . » 2052


I N DICE

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2293

INVJCE

B. D. -

Luigi Lencbantin, tenen te colonnello di stato maggiore. ·V ie e mezzi di comunicazione. - Torino, F. Casanova, editore, HJ02 . . Pag. B. D. - Elvi - Servizio del corpo di commissariato militare presso i comandi. - Roma, tipografia, Elzeviriana, 1902 . , . » B. D. - E. Bujac, maggiose - Précis de quelques campagnes contemporaoeis V. Afdque Australe. (Avec 50 cartes ou croquis). - Paris, Henri Charles-Lavauzelle, HlOl » B. D . - Alfrecl Krauss, tenente colonnello nel!' i. e r. corpo cli stato maggiore - :Moltke, 13enedek e Napoleone. - Vienna, Seidel e fi g lio, 1 901 »

Ordinamento degli eserciti. 2220

Circa

2225

222'1 . 2280

Marina. ì:lfari na mercantile in Francia . Pag. Personale della marina imperiale comandato alla scuola di tiro di fanteria in Germania _. » F. - Leva marittima sui g iovani nati nel 18'18 e situazione del corpo Reali equipaggi al 31 dicembl'e 1899 » Nuove torpediniere in Inghilterra. » Proposta d'aumento del personale della flotta nei Stati Uniti ,, Spese per la marina. da guerra nell'anno finanziario 1898-1809 in lngh ilterra. ,, Bilancio della marina in lngbilterra. » Estratto del bilancio della marina per l'esercizio finanziario in Inghilterra 1901-1902 . » Flotta a usiliaria in Inghilterra. » Navi da guerra ·in Inghilte rra » A ttribuzioui dei p1·efett i marittimi in Francia. » Sit u1zione numerica dell'eserc ito e della marina nel Giappone. » Chiamata alle ar mi per istl'uzione di marinai in congedo in Russia. » Navi da guerra ir.1 costru zione nei Stati Un iti » Marina da guerra nel Giappone . )> Porto militare nel Giappo ne. i> Ordi ne di servizio per il comandante della flotta di manovra in » F rancia. » Manovre navali in lnghilterra. » Battelli sottomarini in Fran cia >> Nuove nav i in F rancia » Progetto di legge sulla leva marittima in F rancia

1G2

163 519 516

541

'141 '141 7·42

'148 '143

I

928

034 93'1 \l::l9

ìll6 1116 1309 1691 1818

18'78

22G4

/

cannoni a tiro celBre da campagna in i studio io Au:;triaUngheria . . ~0 ag. Circa i forni t rainabili da Campo in Austria-Ung heria » Servizio degli ufficiali in un'arma diversa dall a propria in Francia » Mitragliere 11otcbkiss nel Belgio . >> Servizio degli ufficiali superiori e capitani in arma diversa dalla propria in Francia . » Ordinamento della scuol a speciale militare in Francia. » Attribuzioni dei tenenti colonnelli e maggiori comandanti i batta» g lioni distaccati in F rancia . » Deposito di tBlegrafìa a 1\'[ont Valérien in Francia Commissione del genio in Francia . Scuola di gendarmeria in F rancia . » Varianti ed aumenti ne ll'esercito russo n ell'ultimo semestre 1900. » Legge complementare a quella sulla tassa militare nella Svizzera . » Mancanza di quartiermast.ri nei battaglioni di fanteria nella Sviz. n~ . » P. Tmhr iaco, colonnello medico. - La scuola cl'applicazione cli sanità militare . » Circoscrizione territoriale pel servizio della rimo nta in Francia » Nuove brigate cli gendarmeria per l'Africa in Francia. ,, Riorganizzaz ione deU'esercito coloniale in Francia. » Formazione di 15 nuovi battaglioni di fanteria in Inghilterra » Formazione di nuovi r eggimenti indiani in Tnghilterra » Truppe della costa occidentale d'Africa in Ing hilter ra . » P rogetto cli leg·g·e per l'aumento dell'esercito negli Stati Un iti . » Robel'to Barbetta, capitano alla scuola centrale di tiro di fant er ia. L'artiglieria per le truppe di montag na » A. Biscontini. - Milizia e volontari ing·lesi. » Int erpreti milit.al'i in Francia . » La sopp1·essione clnlle ispezioni genel'ali in Fra ncia » Eset'Cito coloniale in Francia . Compagnia dei Ci pha is dell'India. in Francia . » Cannoni pe1· stimare le dis tanze nel fuoco di fucileria in Ger» man ia . » Nuovo regg imento pel servizio di guamigio ue iu Inghilterra Otto nuove compagnie volontari ciel is t i in inghilterra. » Riordinamento dell'ese i·cito i n Ioghilten:a . .)) Var ian t i nell'ordinamento dell'esercito in Russia. » Scuola, preparatoria per ufliciali di complement,o in Bulgari a

151 153 159 343 346

S4'1 348

:348 349 349

351 359 359 416

542 542 542 545 545

546 54'i'

595 691 '13G '131 1'&1

7:38 '140 740

'140 '145 'i48 925


2294

IND ICE

INDICE

Organico ciel corpo dei veterinari milital'i in F rancia . Pag. 926 Creazione cli una scuola ciel genio ad Alger i in Francia » ll2'1 Creazione di un bat taglione di fanter ia coloniale in Francia. » . 927 Modificazioni all'ord inamento dell'esercito in Germania. » 928 Bilancio della g uerra 1 ~01- 3902 e ordinamento dell·esercito nel Giappone . » 932 B.ilancio della guerra 1901-1902 e modi ficazioni all'ordinamento dell'esercit o in Rumania . »· 93Cì Chiamata alle armi cli truppe di complemento i n R ussia . » 937 Riorganizzazione dell'esercito in Svezia. » 940 Sottufficiali raffel'mati e sottufficial i in attesa d' impiego in AustriaUngher ia . » 1110 , 1112 Rior dinamento dell'esercito nel Belgio Scuola di Versailles in Franci,, . » 1114 » 11 l 'i Riorganizzazione dell'Yeomanry in Inghilterra. >) 112-2 Nu ove leggi mil itari in Olanda Compagnie di rante ria con mi tragliatrici in Russia . » 1122 Dotazione di materia le del genio presso le truppe in Russia >> 112S » 1124 Nnovo coi-po di cadetti in Russia. Relazioue sulla ges tione del dipartimento militare 1900 in Svizzera. » 112'1 Gugl ielmo Lang, tenente colonnello .21° a rt,iglieria. - Fucili e caunoni » 1145 » 130<! Serventi e conducenti delle bat terie da '75 in Francia. Denoroioaziooe de i comandanti <li truppe nel le colonie in Francia >) 1304 Modificazioni all'organizzazione del ministero della g uerra in » 1311 Russia . Modificazioni all'organizzazione della fanteria e della cavalleria in Serbia . » 1312 Comandante di d istretto in Serbia » 1313 Forza, e reclutamento della compagnia genio areostieri nella Svizzera. . » 1313 Dipendenza delle a uto rità militari in Algeria in Francia. » 1495 Organizzazione militare dell' Inghilterra.. . . . » 1496 Modificazione all'ordinamento della. cavalleria cli complement o in Russia . » 149'7 Eftèttivi di p~ce e di guerra dell'esercito Austro-Ungarico . » 1654 Circa la fanteria d i landwehr cisleitana in .Aust ria-Ungheria . )) 16'1 6 Servi zio sotto le armi dei veteri nari e deg·li s t udent i veteri nari in Francia. . . . . . )) 1019 Telegrafisti della riserva e dell'esercito territoriale in F ran cia . » 1680 Scuola di gendar meria in Fra.noia . » 1681 Diritto al cavallo per i capitani di fanteria. in Francia. " 1683 La. legge mìlitare australiana. in Iog·hilterra. . » 1693

2295

Progressi nell'esercito delle Iodie in Inghiltemi Pag. 1693 G. Fazio. - La difesa d'Italia secondo l' idee clell'on. colonnello 'Marazzi. )) 1705 A. Vanzo, maggiore cli stato maggiore. - « L'esercito nei tempi nuovi » di F . 1'.farazzi. » 172'1 Effettivo del personale del genio addetto all'esercito colonialè in Francia. » 18'19 Di rezione del genio in Francia. » 1880 Cor po degli interpreti militari in Francia. . ,, 1880 Vittorio Carpi, tenente colonnéllo. - Alp ini e artiglieria da mon, tagna . . >> 1938 E . C. - - Gli automobili e la loro applicazLone nell'arte del la guerrà . » 1965 Gl i automobi li nell'esercito austro-ungarico " -2066 Bilanci militar i e organici bilanciat i per l'anno 1901-1902 » 20'1;'> Progetti di impo rtanti riforme nell'eserci to austro-ungarico » 2259 Scuole d'artiglieri a in F rancia. » 2265 Riord inamento del ministero della guerra in Ing hilterra . . .,. 22.u6 Isti t uzione d i un comitato esecutivo e riordinamento dell'assemblea e del consiglio al mi.o istero della guerra in Inghilterra. » 22u'1 Aumento di truppe ferrovieri fa Rnssia ,, 2268

Reclutamento.

I

'I'rasferiment i d i congeda.ti per fac ilitare il r.i chiamo in servizio in Austr ia- Ungheria . . . Pag. Modificazioni '1oncernenti il reg·g·irneoto ferrovieri - telegrafisti in Austria-Ungheria. » Età r ich iesta pel servizio alle colonie in Francia . » Chiamate a lle armi, per istruzione nel 1901 in Francia. . >> Le cartoline postali per la: chiamata al le armi in Francia . . >> Legge complementare a quella sulla tassa mili tare nella Svizzera. » Sottuflicial i raffermati in Austria-Ungheria.. . . . » Arruolamento volontario di tre anni per i g·iovani provvisti di br evetto militare d i g innastica e tiro in Francia ,, Condizioni pel n uovo arruo lamento di volontari pel Sud Africa in Inghilterra. . » La statu ra pel servizio militare in Francia . . . . » Situazione numerica dell'esercito e della rna.ri ua nel Giappone . » Relazione sui r isultati del reclutamento nell'anno 1900 in Ingbil~ra . » Chiamata alle armi di t r up pe di. com plemento in R ussi,t >> Risultati della leva dei 1900 in Russ ia

156 157 162 344 348 359 538

541 544 92'1 934 934 93'1

938


2296

INDICE

Sottufficiali raffermati e sottufficiali in attesa d'impiego in Austr iaUngheria . Pag. l ll0' Età per l'ammissione alla. scuola politecnica in Francia . >> 1114 Nuovo corpo di cadetti in Russia . » 1124 Rel azione sulla g>:?stione del dipartimento militare nel 1900 nella ·Svizzera " 112'1 Modifica.zioni alla legge per la chiamata pe r istruzione delle truppe cosacche in Russia » 1311 Forza e reclu tamento della compag·nia genio areostièri nella Sviz» 1313: zera. ' Congedi temporanei per l'epoca del raccolto in Austria-Ungheria » 1492Contingente d i leva pel HlOl in Russi a.. » 14!l8 Nuova legge sull'obbligo al servizio mili tare in Finlandia in ·R ussia » 1498 Scuole degli .Junker in Russ ia . » 1499 La diminuzione della sta tura per il servizio m ili t are in Francia » 16'79 O. C. - Della leva sui g iovani nati nel 187!) e delle vicende del R . esercito ria l l O luglio al 30 giug·no 1900. » 1834 ,, 1880 Cor po deg li interpreti mi li tari in Francia . » 2073 Rafferme per caporali e soldati i n Francia J) 2074 Passagg·io ùi uffi ciali d i fanteria nel gonio. » 2,256 Circa la tassa ioilitare in Austria-Ungheriii, Congedi temporane i per l'epoca. del raccolto in Austria-Ungheria )) 2258 » 2268 Cbiamata al le armi per istruzione-nel 1902 in Francia » 2,26·1 :Progetto cli legg·e sulla leva maritt ima in Francia . l) 2265 Certifiéato di buona condotta ai comgedandi in Fr:rncia

2297

lNDlCE

Pag. 938 » 1Il4 » 1307 » 1'!01

Scuole maniscalchi nei 1·epa1·t i d'artiglieria in Russia Scuola ri i Versailles in Francia . Arnmissione alla scuola di guerra nel 1902 in Francia. Allievi delle scuole veterinarie i11 Francia . Scuole deg·li .Jnnkee in Russ ia . Scuol a di gend armeria in Francia Prog l'essi nell'eserci to delle Indie.

.

" 1499 ,, 1681 )) l(j9?,

Servizi d'intendenza sanitario e veterinario. P. Imbriaco, colonnello medico. - La scuoia. d'a pplicazione cli san ità milita.re . Pag. '116 B. D. - Relazione snlle vi ce nde sanitarie de l!' imperiale e l~egio » '12)! esercito austriaco ne-ll'an no 1899. » 1113 Esercitazioni del servizio cli sanità in campagna in Francia

Statistica. Leva mar ittima sui g iovaui uati nel 18'i'8 e situazione del corpo real i equipaggi al 31 dicem bre 1899 Pag. B. D . - Relazione sulle vice-nda san itarie dell'imperiale e regio esercito austriaco nell\wno 1899 . » F. -

51 çJ

123

:Rivista. dei periodici militari

•

Pag. lG8, 3GO, 548, '750, 9.Jc6, 1131 , 1315, 1503, l G94, 1883, 20'79 e 22'10

Osoppo. 24 marzo e 1S otto bre 18-18 1 con t:i nuaz ione. Vedi dispensa XI, rnoo. . Pag. 126, 308 e 512 O. Cerrot i. - L'occupazione mil itare Russa de lla Manciuria . Pftg. 502,

Scuole militari e corsi d'istruzione. Condizioni di ammissione a lfa scuola di operai meccanici di Lorient in Franch~ Pag. Ammissione alla scuola di Saint, Cyr nel 1901 in Francia. » Ord inament o della scuola specia le m iìita re in Franc'a . i, » Scuola cli gendarmeria in Francia. Scuola superiore di g uerra in F rancia » Pritaneo militare e scuole preparatorie in F rancia » P. Tmbriaco, colonnello medico - La scuola d'applicazione di sanità. mi li tare " Scuola prepa ratoria per u fficial i di complemento in Austria··Un · » g:be1·ia..

Storia. militare e generale .

GSO, 889, 10'13

l G2 34'1 34'7 349 319 849

4lu !)25

Carlo Osvaldo-Pagani. - Ve nezia. - (Da Bonapart,e a Manin). Conrerenza ten uta al circolo militare d i Roma nella sera del J 6 marzo 1901 . Pag. 838 G. Cappello, tenente ùi fanteria alb scuola militare. - L'azione cli Gioacchino :Murat ne lla campag·na de l 1814 in I talia 811, !19'1, 1259, 1153 e 1625

Umberto Felloni, capitano. - 11 passag-gio de! Dan ub io nella g ucna turco- russa de l 18-i'ì' . . Pag. 964 Forza delle tr uppe ingles i nell'Africa meridionale in Inghilterra. » 1117 Spese per la. g·uerra d' ,ìt'.rica e la spedizione in Cina io Iogliilter ra. » 111'1 14G -

ANNO XJ.VJ,


INDJCE

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INDICE

Riassunto delle perdite subi.te dalle truppe inglesi ne ll 'A frica merid ionale dal principio della guerra a tutto i l 30 aprile 1901. (Secondo i dati pubblicati dal ministero della guerra inglese) . Pa,q . 11 20 l)c Gregorio Giuseppe, tenente r eclusor io militare di Gaeta. - :Milazzo J 860. . » 1352 Perdite subite dalle truppe inglesi in Africa durante il mese di maggio 1901 in Inghilterra •> 13 10 Perdite delle truppe Russe in Cina . " 1312 Il governo militare nelle isole Filippine negli Stat i-Unit i >> 1501 X . - Il generale Piane! - Lettere e r icordi iamigliari . " 1541 Bourelly GiU:se ppe, magg·iore. - Un ricordo del .20 se ttembr·e 1S"i0. - La 9• div isione Angioletti alla presa cli Roma . . » 1583 C. Squillace, capitano 21° fanteria. - L'espansione francese nel Sahara . . . » 1G52 J.>e l'dite inglesi duran te la. guerra a nglo-boera. . . _ ,, 1 o\J~ De Gregorio Giuse ppe, tenente reclusor io· milit are di Gaeta . - Ilat· taglia di Volturno. - 1° OLtobre 1860 • l 'ìi3 C. F'. - Al tri tempi - Iticordi e considerazioni. . » .2089 Eug·enio De Ross i, capitano dei bersaglieri. - L'offensiva i n Savoia. Campagna del 1'793 . . . . » 214;:i

Ufficiali. Tenen ti in l • e capitani comandanti in cava lleria in Francia . Pag. Uovimento nell'alto personale in Germania . " Promozione del principe Emico di Prussia . . . . >) Circa il trnsferimento d i ufficiali dell'esercito comune nei moli d~gli ufficiali della landwehr ungherese in Austria-Ungheria >i Nomina del capo d i s tato mag·gioré d i lord Kitchener in Inghilterra »

1494 1G89 1882 22Gl 2268

Val'ietà. Esercito e uomini cli governo ing lese, dagli inglesi g·iuPag. )1 5 dicati » l(i2 Porto della barba in Francia . . » 164 Aumento de lla popolazione in Germau ia ,, 223 F . - L'Unione militare . . » 369 C. M. - il t iro a segno e la nazion e armata Tito Molinari. - Lii prev idenza e l'avvenire economico deg li ufficiali>> 4'79 Facilitazioni per viagg i in ferrovia agli ufficiali in congedo in Russia . » 'i'18

:e\... B. -

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Conferenze sui danni dell'alcoolismo in Francia Pag. 926 Ufficiali ammessi alla scuola di g·uerra in Francia » 928 Bandiera della scuola politecnica in Francia · . . » 11 14 Ufficiali francesi che si recano in Germania . . » 1114 Mutamenti nell'al to personale dell'esercito in Germania )> 1115 Forza delle truppe inglesi nell'Africa meri dionale in 1ngbilterra )> 1117 Riassunto delle perd ite subite dalle truppe inglesi nell'Afi·ica rneri diona.le dal princi·p io della g·uerra a tutto il 30 aprile 1901. (S~condo i dati pubblicati dal ministero della guerra i n· g lese. . » 11 20 Torquato Cardu cci, maggiore d'artiglieria. Le sale di ricreazione per la truppa. . . • » 1172 .Fabio Ranzi. - Ideal ità positive. . . » 1228 Lorenzo Ferraro, capitano 93° fanteria. - La questione morale nella storia, nella nazione e nell'esercito . . Pag. 1249, 1370 e 1594 Specchio gradua.le numerico riassunto dal grande Bollettino di primavera dell'esercito aus tro -ungarico, in data 30 aprile 1901 . . . Pag. 1300 Automobili in Germania. >i 1308 Ordine d i se rvizio per il comandante della flotta di manovra in F ranc ia. "1309 Perdite subite dalle truppe inglesi in Africa durante il m~se di maggio 1901 in Inghilterra. . » 1310 Perdite delle truppe in Cina dalla. Russia. . . » 1312 « Compte d'état » della Con federazione per il 1900 nella Svizzera • 1313 Gratificazione a lord Roberts in Inghilterra.. » 1496 Il governo mili tare nelle isole Filippine. negli Stati Uuiti.. » 1501 Assicurazioni militari nella Svizzera. . . » 1501 X. - 11 gener\ le Piane!!. - · Lettere e ricordi famiglial'i. )) 15'11 Cambio delle truppe di guarnigione a Parigi » 1680 lntel'vento di ufficial i ai concorsi ippici in Francia . )) 168] Medaglia commemorativa in Germania. . . » 1681 Vincenzo Pratocollo, capitano d'artiglieria. - Dalla convenzione di Ginevra ag·li atti internazionali della conferenza per la pace all'Aja . Pa.g. 1750 e Hl19 E. C. - Pro cultura . . Pag. 1810 Domenico Guerrini, maggiore cli fanteria. - La legge sociale fon·da.mentale . . . » 18!)'7 G. Bargilli. - La penna di Napoleone. . » 2020 A. Biscontini. - i nglesi e Boeri . . . . » 2054 Onorato Mangiarotti, capita.no. - li'enomeni psichici mili tari. » 2104 Giuseppe Sticca, tenente alpini. - I n ostri scrittori militari. - Note e profili . . » 2201 l.46' -

ANNO Xl,\'!.


2301

HIOl CE

2300

INDil':E

Belgio.

Notizie militari estere. Austria-Ungheria. _ Circa i ca nnoni a tiro celere da campagna in stud io in AustriaUngheria . . l'ag. 151 Circa i forni t rainab ili da cam po. " 153 Trasferimento di congeda ti per racilitare il richiamo in servizio. » 15G }.fodifi cazioni' concernenti il regg·imento forrovieri-tel0grafisti ,, 15'ì' Ci1·c,1 le grandi manov re austro-un ga riche cheavranno luog onel 1901 » 34:3 Sottufficiali rallènnati. » 538 540 F orniture militari » 132 Circa lo allegg·eri mento del carico del soldato Grandi manovre pel 1901 e dal 18\lO in poi. » 'i':33 Batte rie di prova di Cannon i da mon tagna e obici da cam pagna >> '736 Esercitazione d'attacco con mun izion i di g uerra . " 92:~ Santangelo Fel ice, capi tano di fa nteria. La carriera degli uffi ciali dell'eserci t,o austro -nng arico . Pag. 653 e 11 Ilo B. D. - Relazione sulle vicende sanital'ie dell'imperiale e regio esercito aust riaco nell'anno 189~\ Pag. 7:23 Sottufficiali raft'ermati e sottufr'tciali i n attesa d' im piego . 1110 Bilanci di previsione pel 1902 . » 1:292 S pecch io grad uale e numerico r iassun to dal grande Bollettino di primavera dell' esercito austro-ungarico, in data 30 apr ile 1901 » 1300 Congedi temporanei p~r l'epoca del raccolto . » J4\l2 Allegger imento del carico del soldato . ~ 14\l 2 Effettivi di pace e di guerra dell 'esercito a~istro-unga rico. » 1674 Circa .la fanteria. di la.ndwehr ci~leitana.. » 1676 Gli automobili nell'eserci to aust ro-ungarico » 2066 Adozione di st ellette di cellu loide e dis tintivi di g-rado » 2067 Circa l'allegger imento del carico del soldato . ,. 206~ Le sc3.rpe leggiere n ell'esercito austro-un garico . .1 » 20'i'O Grandi manovre dell'esercito a1~stro-ungari co pel 1902 ,, 20'11 Pensioni militari. » 207'1 1 Manovre di sbarco in Aust1·ia Ungheria. > 2252 Esercitazioni di passa.gg io del Danub io . · . » 2252 A u rneuto del reddito vincolato matrimon ia le per gH ufficiali della laodwebr cis lei t ana . » 2254 Circa la tassa militare . » 2256 Congedi t emporanei per l'epoca del raccolto » 2258 Progetti di impor tanti ri forme nell'esercito a ustro-ungarico . » 2259 Circa il tras (erimento di ufficiali dell ' esercito comune nei ruoli degli u ffic iali della landwebr u ng·h erese . .. 2261

Mitragliere Hotchkiss . Cartuccia pe1· le esercitazioni di t iro. Riord inamento dell'esercito Cannoni a t iro acce lerato.

343 925 .. 111 2 » 1304

Pag. »

Bulgaria. Scuola p repnratorin per ufficiali di complemento

. Pag.

925

Danimarca. . Pag. 18'i'i'

Notizie varie . Francia.

. Pag. Manovre d'assedio . Viaggio di stato mag-giore » Avanzamento degli ufficiali d'amministrazione del servizio d'intende nza e del servizio cli sanit1i. » Servizio deg li nfliciali in un'arma di v!') rsa dalla p ropria » Norme da seguirsi per l'acq uisto di de rrate in pace. » Condi zioni d'ammiss ioni a lla scuola di opeTai meccanici di Lorient » Età r ich ies ta pel s<1rvizio alle colon ie . » » Pareggiamento cli g radi ,, Porto della barba . Mar ina mercantile . . » Chiamate afi~ armi per istruzio ni nel 1901 . >> Matrimonio deg li ufficiali >> Servizio degli ufficiali super iori e capitani in arma diversa dalla propria.. » Ordinamento della scuola speciale mi litare . ,, >? Ammissione alla scool:1 d i Saint- Cy r nel 1901. Le cartoli ne postali per la chiamata alle armi. » Attribuzioni de i tenenti colonnelli e maggiori comandanti i battaglioni distaccati. Deposit.o di telegrafia a M.T Va lerien " » Commissione del genio )) Scuola di gendarme ria )) . Scuola su periore di g uerra . » Pritaneo militare e scuole preparatorie » Nuovo regol ament o di manovra per la fanteria

158

158 J.58 159 161 162 162 162 162

162 344 345 346 347 347· 348 348 348 3Ml 349 349

319 350


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INDICE

Corsi di stenografia nell'esercit o. Pag. 351 Conferenze agricole militari » 351 Arruolamento volontario di tre anni per i giovani provvisti di bre)) vetto militare di g innastica e ti ro 511 Circoscrizione territorià:le pel servizio della rimonta . J) 542 Nuove brigate di gendarmeria in Africa » 542 J) Riorganizzazione dell'esercito coloniale. 542 Interpreti militari . , )) '136 La soppressione delle ispezioni generali '731 Esercito coloniale » 737 Compagnia dei Cipabis dell'India " '738 Viaggi di stato mag·giore nel HJOl • 9.26 \) Manovre coi quadri 926 I) Conferenze su i danni dell'a lcoolismo 926 Organ ico del corpo dei veterinari militari » 92(\ ,, 921 La statura pel servizio militare . Creazione di una scuola del genio ad Algeri 92'1 )> 921 Creazione di un battaglione di fanteria coloniale . Ufficiali ammessi alla scuola di guerra 9.28 Attribuzioni dei prefetti marittimi » 928 Le pene corporali . » 928 » 1113 Esercitaiion i del servizio di sanità in campagna Esercitazioni di t iro » 1114 Bandiera della scuola politecnica. » 1114 m .;i per l'ammissione alla scuola politecnica. » 1114 Scuo!a di Versailles . 1111 » ]114 Ufficiali francesi che si recano in Germania. Serventi c conducenti delle batterie da '15 . . » 13M » 13°'1 Denominazione dei comandanti d i truppe 11(,1\e colonie. Il gruppo di batterie del 6° reggimento artiglieria dislocato in Tu» 1304 nisia. » 1305 Bilancio della guerra per il 1902 Ammissione alla scuola di guerra nel 1902. » 130'7 Allievi delle scuole veterinarie » 180'1 » 1493 Velocipedismo militare Tenenti in 1 • e capitani comandanti di cavalleria » 1494 · Esperimenti di vettovagliamento . » 1495 Comunicazioni coll'Africa centrale » 1495 I) 1495 Dipendenza delle autorità militari in Algeria ))' 1495 Distribuzione del vino La diminuzione deHa statura per il servizio militare » 1679 Servizio sotto le armi dei veterinari e degli studenti veterinari. » 1679 » 1680 Telegrafisti della r isen-a e dell'esercito territoriale » 1(\80 Cambio delle truppe di guarnigione a Parigi . ))

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2303

INDICE

Nuovo fucile Lamacchia Pag. Hì80 Scuola di gendarmeria >J 1681 Intervento di ufficiali ai concorsi ippici >> 1681 Indennità. per spese di servi.do al vice-1)residente ed ai membri del Consiglio superiore della guerra . » 1681 Indennità alle truppe in ma rcia in corpo o ùistaccamento. ,. 1681 Diritto al cavallo per i capitani di fan teria. » 1683 Franchigia postale per i soldati >J 1683 Guardin delle ferrovie. » 1877 ) J 18'18 Bnttelli sottomarin i. » 18'i8 Nuove navi » 18'19 Effettivo del personale del genio addetto all'esercito coloniale » 1880 Direzione del genio » 1880 Ri n forzi nel Tonchino » 1880 Corpo degli interpret i militar i . » 2018 Rafferme per caporali e soldati » 20'14 Cambi di corpo . )) 20ì4 Passaggio di u fficiali di fanteria nel gen io » 2263 Cbia.matc1. alle armi por istruzione nel 1902. » 2264 Progetto dì legge sulla leva marittima » 2265 Certificato di buona condotta ai congedandi » 2265 Scuole d'artiglieria. Germania. Personale della marina imperi.rie comandato alla scuola di tiro di Pag. fanteria. Aumento della popolazione . Gr·aodi esercitaz ioni di truppa nell ';rnno HlOl » Cannoni per stimare le distanze nel fuoco di fuc ileria . >) Modi·ficazioni all'ordinamento dell 'eseroito )) M.u tamen ti nell'alto personale dell'esercito >) Truppe di presidio in Cina. » Automobili. Ordine di servizio per il comandante della flotta di manovra » Disposizionf relative all'esercizio e all'amministrazione della ferrovia militare " Ufficfali di fanteria o d'altre armi comaudati a prestar servizio nei ferrovieri e nei telegrafisti e ufficiali di queste truppe comandati a prestar servizio nella fanteria » >> Medaglia commemorativa Fucile di fanteria . >J » Bersagli scomparenti . !1-lovimento nell'alto personale . » ))

163 164 '138

140 928 1115 1308 1308 1309

1G83

1687 168'": 1688 1689 1689


2305

INDICE

21304

INDICE

Disposizioni relative al trasferimento in Cina delle famiglie dei militari della brigata d·occupazioue nell'Asia orie1ltale Pag. Fascette per la medaglia. commemorativa della guerra in Cina: data u fficiai:& del princi pio e del termine della campag na » » Computo del servizio per la campag·na in Cina » Promozione del principe Emico di Prussia, . , Bilanci militari e organ ici bilanciati per l'anno 1901-1902

1880 1881 1882 1882 ~075

Giappone. Bilancio della guerea 1901-Hl02 e ordinamento dell'esercito S ituazione numerica dell'esercito e della marina. Marina da guerra Porto militare

932 934 • lllG " 1116

Pag. >)

Perdite su bite dalle truppe inglesi in Afrioit. durante il mese di Pag. 1310 maggio 1901 . )) 1496 Gratificazione a lord Roberts >) 1496 Organizzazione milit3.re dell'Inghilterra » 1689 Esperimenti d i automobili alle manovre di cavalleria » 1689 Campi di volontari. » 1690 Manovre in Irlanda . » 1691 Manovre navali . Perdite ing lesi durante la g ueera anglo-boera . » 1692 La legge mili tare australiana. » 1693 Riordinamento del ministero della, guerra » 2266 Istituzione di un comitato es ecutivo e riordinamen to dell'assemblea » 2261 e del cons iglio al ministero della g uerra. >) 2268 Nomina de l capo di sta to m~ggiore di lord Kitcbenèr . Olanda.

Inghilterra. . Pag. Campi d'is t ruzione . Condizioni pel nuovo arruolamen+O di volon tari pel Sud Africa . » ,, Formazione d i 15 nuovi battaglioni di fanteria, » Formazione di nuovi reggimenti indiani » Nuove torpediniere. » Truppe della costa occide1itale d' A Cri ca Nuovo regg imento pel set·vizio di guarnigione . >> 8 nuove compag nie volontar i ciclisti . » Spese per la marina da guena ne ll'anno ·Ananr.iario 18!}8- 99 ,> •> ·Bilancio supplementare per la marina . Bilancio della ma rina . » Estratto del bilancio della marina per l'eser cizio finanziario HlOl>) 1902. » F lotta aus iliaria .,, Navi da guerra . >) Rich iesta di fond i per la g uerra . Bilancio de l ministero della guena per l'anno (lnanziario 1901-902 » Estratto del bilancio »ella guerra per l'esercizio 1901-1902 Riordinamento dell'esercito . "' Relaz ione sui r is ultati del recluta.me nto nell'anno HlOO » A. Biscontin i. - Milizia e volont ari inglesi . » Forza delle. truppe inglesi nell'Africa meridionale >> Spese per la g uerra d'Africa e la spedizione i n Cina » » R iorganizzazione dell'Yeomanry . Riassunto delle perdite subite dalle truppe inglesi nell'Africa mer idionale dal principio della guerra a tutto il 30 apri le 1901. (Secondo i dati pu bblicati del mi n istero della guerra in. ,, g lese) ~

166 544

545 545 516 5.Ju '140 'HO 'i41 '141 '141

742 1,13

743 144 7'14 'i'44

745 934 691 1117 1117 111 '1

. Par;.

Nuove leggi militari . Romania.

Bilancio della g u erra pel 1 \iOl- 1902 e modificazioni all'ordinamento Paf!. 936 dell 'esel'ci to . » 936 Grandi manovre nel 1901

'

Russia.

Varianti ed aumenti nell'esercito russo nell'ultimo semestre 1900 Pag. 351 Promozioni di ca.pitaoi a tenen ti colonnelli nel febbraio 1901 ,. '146 Avanzamento degli ufficiali subalterni. » 741 748 Facilitazioni per viaggi in ferrovia ag·li u fficiàli in congedo. Va,rianti n ell'orclinarnento dell'esercito . » '148 Demobil.itazione di repar ti di truppa nella Siberia ed all'Estremo » '149 Oriente. » 931 Chiamata alle armi di truppe di complemento. )) 937 Chiamata alle a1'mi per istruzione d i marinai in congedo . » 938 Scuole maniscalchi nei r iparti d'artiglieria » 938 Matrimonio degli ufficiali » 938 Risultati della leva del 1900 . O. Cerrot i. - L'occupazione militare russa nella Manciur ia. 502, 680, 889 Compag nie di fanteria con mitragliatrici . Dotazione di materiale del genio presso le truppe

1120

122

10'73 », 1122 » 1123


2306

INDICE

Stati Uniti d'America. Proposta d'aumento del personale della flotta . Progetto di legge per l'aumento dell'esercito. Navi da guerra in costruzione. Il governo mi lita.re nelle isole F ilippine Jl rapporto a nnuale.

Pag.

54'1

541 939 » 1501 » 2269

» »

Serbia. Modificazioni all'organizzazione della fau teria e della cavalleria Pag. 1312 Nuove norme per la nomina dei comandanti di compagnia, squadrone, batteria, battaglione (divisione per l'artig lieria e la ca\'alleria) ~i reggimento e di brigata e dei titolari dei comand i di circolo di brigata. " 1313 Comandànti di distretto . » 1313

Svezia. Riorganizzazione dell'esercito . . Pag. 11 nuo vo armamento dell'artiglieria campale svedese e norvegese »

940 945

Svizzera. Legge complementare a quella sulla tassa Mancanza di quartiermastri nei battaglioni Armi per gli uom101 del L,mdsturm e per i Tentes Abris . . . . . .

2307

INDICE

Corso pratico di tiro di g·uerra d'artiglieria per i generali di fanteria e di cavalleria e per i capi di stato maggiore di corpo Pag. 1123 di armata e di divisione Nuovo corpo di cadetti . . . » 1124 Grandi manovre ed esercitazioni nel HlOl ,. 1124 Relazione sulla gestione de l dipartimento mili tare nel 1900 » 112'1 Modificazioni all'organizzazione del Ministero della guerra. » 1311 .... Modificazioni alla. legge. per la chiamata per istruzione delle truppe cosacche . . » 1311 Indennità per l'acquisto del ca.vallo a.i cosacchi del Don . . » 1312 Perdite delle truppe in Cina . . . . . ,, 1312 !lfodificazioni all'ordinamento della cavalleria di complemento » 1497 Contingente d i leva pel 1901 . i) 1498 Nuova legge sull'obbligo al servizio militare in F,i nlandia » 1498 Scuole degli Junker . » 1499 Aumento di truppe ferrovieri . )) 2268

militare . . . . Pag. di fanteria. » liberati dal servizio. > . . )>

359 359 359 359

Manovre d'autunno . . A. Severini. - Le manovre di montagna in Syizzera « Compte d'état » del la Confederazione per il 1900 . Forza e reclutamento della compagnia genio areost ieri Assicurazioni militari .

Petg.

945

» 1105 » 1813

» 1313

,, 1501

Indice alfabetico dei nomi degli autori . Amadasi Luigi, t enente colonnello nel 64° fanteria. - Alcune considerazioni sul valore del terreno nel comba.tttimento odierno Pag. 761 Amadasi Luigi, tenente colonnello nel G-1° fanter ia. - La d isciplina delle intelligenze sul campo di battag·lia. » i329

Recensioni. Barbarich Eugen io, tenente 73° fanteria. - Osoppo, 24 marzo, 13 ottobre 1848 . . . . . Pag. 126, 303, 512 Barbetta Roberto, capitano alla scuola. centrale di t iro di fanteria. L'artiglieria per le truppe di montagna. . . . Pag. 595 Bargilli G. - La penna di Napoleone. . . ,, 2020 B. D. - Saggi tattici e strategici di Moltke, a proposito di una recente pubblicazione del grande stato maggiore prussiano. " 65 B. A. - Esercito ed uomini di governo inglesi, dagli inglesi giudicati {a proposito della guerra anglo- boera) . . . . . » 115 B. D. - 'Cfgo Pesci. - Il Re martire. - La vita e regno cli Umberto I. - Date, aneddoti, r icordi (1844- 1900) . . . » 141 B. D. - Crescen tino Cavéglia, colonnello del genio. - Sulla. teoria delle t ravi e dei lastroni di cemento armato caricati da pesi . » 142 Il. D. - Caretta Enrico, colonnello. - Il matrimonio degli ufficiali nelle condizioni social i' odierne . . . » 142 B. D. - Leone Bollab. - Grammatica della. lingua azurra Bolak. - Lingua internazionale pratica. adattata ad uso degli italiani dal prof. Zanzani. . » 145 Ii. D. Van Bever, colonnello. - Proiet de recrutement de l'armée belge. . » 145 B. D. L'armée rouroaine en 1900. - Notice publiée pour l'Esposition universe lle de Paris, pa.r la commission militaire roumaine . . 14"1 B. D. - Domenico Guerrini, capitano. - Il dominio del mare. Esame critico del libro del Calwell intitolato: « Gli effetti del dominio del mare sulle operazio ni militari da Waterloo in poi». . . • . . . ,, 326 /


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INDICE

Otfried Lauyl'iz, tenente colonnello a disposiziolle. - Considerazioni sull'a\•ven ire del traino meccanico per i t rasporti sulle strade e special mente snl suo im pieg o in guerra Pag. 8:12 B. D. - Pietro Gramantieri, capitano 87° fanteria. - Fuoco unico per la fanteria . . » 333 B. D . - Èmite Uanceau, oommandant, laureat de l'lstitut. - Notre armée. - Essai de Psyr.holog ie milita.ire. . . » 337 B. D. - G. D'A ngelo, caµi t.ano. - Impressioni militar i di nn viaggio al Giappone . " 529 13. D. - Rubi n, colone! clirecteur de la fa brique fc\tlé ralo de ronnitions à Thonne. - L'armemcnt de l 'infanterie. - Lausanne, Corbaz, 1901 . . » 532 H. D. - .J. Colin, capitaine d·artillcrie broveté à la section histo• riqne de J'état- majo r de J'al'lnée. - L'éducation milita ire de Napoléon. - Paris, Chapclot, l!lOO. . » 533 B. D. - Euge nio Massa, capitano. - La prima guerra in Italia nel secolo xx. - Un colpo di mano sulla Sicilla nell'a nno 191... - Appunti e documenti, con 'i tavolo cromolitografiche. Tran i, 1901 . . . » "ilO B. D. - Postempski Paolo. - La campagna antimalarica. com piuta dalla Croce Ross:i italiana nell'Agro Romnno nel 1900. » 'ili Roma, 1901 . . . . . . B. D. -Giovanni Cri.dolin i. - Guerra clife nsiv,i. (Estratto dalla :\'1,ova ,fotblogia, fascicolo Hl re bbraio l 901. - Roma, 1901 . ~ 'iU B. D. - E De La Jonquière, capitaine d'artillerie breveté. L'expédi tioo d 'Eg-y pte 1798- 1801 , Tome II. - Par is, 1901. » '115 B. D. - Relazione sulle vicende sanitarie dell'imperiale e r egio esercito austriaco nel! 'armo 1899. ,, '123 B. D. - E. Friedjuug. - Lettere di Benedek. (Bcnedeks nacb gelassooe Briefe und zu ei ner Riographie verarbeitet von) » 89!) B. D. - Alberto Pallio, maggior generale. - ~apoleone L (Con ferenze di preaidio tenute in Livorno il 7 ed il 14 marzo 1901). - Livorno, Debatte, 1901 . . . . . . . . . . ,, 1090 B. D. - Ghorsi cav. Luigi, tenente colonnollo di stato maggioro. Confci·enze s u argomenti di coltur a g ene ra lo militare e sociale. - Yercelli, Gallardi e Ugo, 1901 . . . » 1099 H. D. - Albe rto Piacentini, colo nnello . - Sguardo riasauntivo agl i ultimi avvenimenti nell'Estremo Oriente, 1894-1\JCO (con tavol a annessa). - Roma, E . 'Voghera, 1901. . . . " 1103 B D. - Balck, maggioro nel gTa.nde stato magg·iore e professore nell'accedemia di g uerra..- Raccolta dei dati più import an t i sull ' irnpieg·o tattico, arredamento, arm amento, ecc., degli eserciti tedesco, austriaco, italiano, francese e russo. - Do rlino, Eisenschmidt, 1901. - P rezzo marchi 2,50. » 1103

JNl)ICE

B. D. -

Il. D. B. D. -

B. D. B. D. -

B. D. -

B. D. -

D. D. -

H. D. -

B. D. D. D. -

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B. D. -

B. D. l3. D. -

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G . B. Raimondo, tenente nel 29° reggimento fanteria. . . P ag. 12ì1 L'assedio cli Macaliè. - Finalborgo 1901 C A. Nicolosi. - Palestro 30-81 magg io 1859. - La Madalona., tipografia Cantalarnossa, 1901. . . . >1 1282 Pro-Turato. - Numel'o un ico, pub blicato dal 0io1·11ale del Soldato. - 1lilano 1901. Prezzo L. 2. 1> 1284 A. Al lodi, maggiore g·eneralo in p osizione aus iliaria. Reroioisconze di un ufficiale subalterno del 49• reggimento fanteria, brigata Parma (]8f>9-186S). - '.'lapoli, tipogTafìa Fazio, HlOl. >> 1285 Fritz Hoong. - 24 beures de stratégie de ;\loltke développée et détai llée d'ap rès les 1.Jatailles de Gravelot te et Saint-Privat le 18 aoòt 18,0 Premier exposé approfondi des conibats do la 1"' 0 arm6o auto u r du rav iu de la Ma nce . (Traduit clc l 'allemand par E . Birckel, lieutanant an 60o rég iment d' infa ntorie). - Paris, lib rai rie mi litafre R. Chapelot e e•, 1901 . ,, 1286 11arazzi Fortu nato, deputato - L'esercito nei tempi nuovi. - Roma, E. Voghe ra, editori l 901 . . » l 425 Giovanni Pellegrini, maggiore nei cavalleggeri di Fogg ia (1 1° ). - Il r cmrimeuto la ncieri di Fogg ia - Ricordi storici (1863-1901). - Caserta, tipografia .\!arino, 1901. . » 11'16 G . Natale. - Le economie od i servizi tecn ici nell'esercito. - Rav~nna, tipog ra·fia Ilav<'gnana, 1901. » 1480 Frisoni Cesidio, direttore didat tico. - Jl Re 1·irtuoso Cenni biog ra fici di Uroberto I. - Anagni (Roma), 1901. » 1482 T. E. Calwell, major. - Tactics oì to day (Tattica odierna). - William Blackwood, Edinburg and Londo n, 1\JOl . . ,, 1483 - La 9° divisione- Angioletti alla pre;a di Roma. . . » 1583 Umberto Rocca, tenento 2° L"eggimento granatieri. - Sommario storico. - l granatieri di Sardegna. - Roma, tipografia Ro man a, 1901 . ,. 1640 Dazi o, lieutennut colonel d'infanterie. - Conféi·ence sur I' 1,istoire de la tactique de l'i afanterie françaiee depuis la Révolution jusqu'à nos .iours. - Tact ique ;ictuelle. - Paris, R. Chapelvt et Comp , 1901 . » 1642 Capitain Hallou in. - La Jou rn ée d u 14. aoùt 1$'i0 1l'après cardinal ,·on Widdern. - Paris, librairie milita.ire R. Chapelot , 1901. . . . . . . ,. 1643 Général De rrécagaix. - La g uerre et I 'armée. - Paris, libra i re mili tare R. Cbapelot et C.k , HJOI. . . » 1643 Peletio, I ieutena nt-colone l breveté. - La bataille d'A doua (l " mars 1896). - Étude tactiqu e. - Paris, librairie militaire R . Cbapelot, 1901 ·. » 1 G45


INDICE

2310

B. D.

INDICE

A q ua l pun to è la q uestione dell'impiego tattico del cannone a tiro rapido? - Parigi, libreria militare R. Cbapclot, 1901 . . . . Pag. 1G4(i B. D. - Moltko als Fcldllerr. - liine Studia, von C. v. B.-K (Moltke quale condottiero d'eserciti. - Uno s tudio). - Berlino, ti pografia. milita re. R . fel ix, 1901. >> 164'7 B. D . - Airaghi, colonnello. - Scritti vari. - (Raccolti e pubbliblicati per cura · del tenente colonnello A. Pizzi ni e del te nente A. D i Giorg·io. - Città di Castello, tipog rafia Lapi, 1901. Prezzo L. 2,'i'5 . . . . . " 18G2 B. D. - Paul Si mo n, capita.in e d'a r tillerie, à I 'état -major du 14° co rps d'ar mée. - Les principes do la guerra alpi ne. - Conférences faites aux officiors de la garoison do Lyon (février-mars 1901). - Paris, Re rge r-Lev rau lt e t C.1•, editeurs, 1901 . » 18G::l B. D. - Felice ;\lariani, colonnello d'artiglierh1. - L'evoluzione delle a r ti,,. liorie noi secolo x ix. - (Estratto da ll a lUvista d'Mtigh'e;ia e genio, 1901, voi. II Ili). - Roma, K Voghe ra,. 1901. . . » 2041 B. D. - Barbetta Roberto, capita no. - La preparaz ione o.Ila g-uorra di montagna. - (Studio cli o rganica e di tatti ca alpina). - Torino, editore J.<'. Casa nova, lllOl . . . . . >> 2044 R. D. - J. (;olio, capitaino d'a rtill erie breveté. - Lo uis XV et le Jaoobites. Le p~jet de déba.rquement en Angl eterre de 1'743 - 1'744. (Pnblié sous la direction de la. Section bisto riq ue de l'état major de l'armée). - Paris, librairie militaire, R. Ch; pclot et C.i•, 1901 . » 2049 R. D. - J . Co lin, capit::i.ine d 'a rtitlerie bre veté . - Les campagnes d u ;\lerécbal De Sa::i:e. - P ri mière partie L'al'mée au pri ntemps de 1844 . .:_ Pub!ié so us la direction tle la sootion bistorique de l'état-major de l'armée. Paris, librai rie militai re, R. Cha pelot et Ci• , 1901. . • 2052 B. D. - Lu ig i Lenohantin, te nen te colono elio d i s!ato maggiore. Vie e mezzi di comunicazione. - Torino, F . CasanòYa, editore, 1902 . . . · . . » 2220 B. O. - Elvi. - Servizio del corpo di commi~sariato militare pressi, i comandi. - Roma, tipog rafia. E lzev i;iana, 1902 . ,, 2225 B. D. - E. Bajac1 mag·gio re - Précis de que lques oampag nes contemporaines. V . Afr ique Australe. (Avec 50 cartes ou oroquis) . - Paris, Renri Cha rles-Lavauzelle, l!JOl . . » 222i B. D. - Alfred Kra uss, tenente colonnello nell'i. e r. corpo di stato maggiore - Moltke, Benedek e Na poleone. - Vienna, Seiciel e figlio, 1901 . . . . . . . . .· . . . . » 2280 Barbarich E ugenio, tenente '78 fanteria. - Osoppo, 24 marzo, 18 ottobre 1848 . . . Pag. 126, SOS e 512

2311

Barbetta Roberto, capitano alla scuola ce ntrale di tiro di fanteri a. - L 'artiglieria per le truppe di montagna . Pag. 595 Bargilli G . - La pe nna di Napoleone . . » 2020 13iscontini A. - Milizia. e volonta ri inglesi . . » 691 Biscontini A. - Inglesi e Boer i . » 2054 Bloise Alessand ro, capitano. - L'avanscope rta e il ciclismo militare n 1014 Bourelly Giuseppe, maggiore. - Un ricordo del 20 settembre 1870. La 9• divisione Angio letti al la presa di Roma . » 1588 C. - Le grandi manovre . . ,. 1618 C. D. - Della leva sui giovani nati nel J 879 e delle vicende del R. esercito dal 1° luglio al 30 gi ug no 1900 . » 1834 C. E. - Pro coltura . . . )> 181 0 C. E . ·- G li a utomobi li e la. lo ro app lica zione nell'arte della g uerra . . . . >) 1965 C. M. - Il tiro a seg no e la nazione armata. . » 869 Cappello, ten ente di fanteri a alla scuola milita re. - L 'azione di Gioccbino Murat nella campagna. del 1814 in Italia Pag. 8'il, 991 1259, l 453, Hi25 Carducci Torquato, maggioro d'artiglieria. - Le sale di ricreazione p~r la truppa . . . Pag. ll'i'2 Carpi Vittorio, tenente colonnello. - Alpini e a rtigli eri a da montagna. . » 1938 Ci.sella Alfredo, m,1ggiore d'artig·lie r ia. - La tatt ica di fanteria. in quest'ultim o quar to di secolo e il combattimento delle tre armi . . . . . . . . . Pag. 208, 466, 689 Cavadoccbi Alberto, magg ore di stnto maggiore. - Il pensie ro d i hloltke nell'invasione dell'Alsazia e della Lorena. (lS.i O). Pag. l'i1 Cavaciocehi Alberto, magg iore tl i s tato magg iore. - Dall e alpì o dal mare? . » 561 Corrotti O. - L'occu pazione militare Russa della Manci uria. . ,, 502 680, 889, 1073 Gianetti Ezio, te nen te. - Por lo studio degli esplosiYi . . . Pag. 1042 D e Gregorio G iuseppe, ten e nte reclusorio mi litare di Gaeta. - Miiazzo, 1860 . . » l 852 De Gre gori o Giuseppe, tenente reclusorio militare di Gaeta. - Batt agl ia del Volt urno. - 1° ottobre 1860 » 1'7'73 De' Medici Edoardo, maggiore nell'S· artiglieria. - Le metragliere ritornano di rnoda . » 2181 De Rossi ·Eugen io, capitano de i bersaglieri. - L'offensiva in Savoia. Campagna del 1198 . . » 2145 l•'. - L'unioue m ilita.re . » 223 F . - Leva mari ttima sui giovan i nati nel 18'18 e situazione del » 519 corpo reali equipaggi al 81 dicembre 1899. » 2089 F. C. - Alt ri tempi. - Ricordi e considerazioni .


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Fa.vini.Gualberto. - Alla baionetta!. Pag. 1'190 Fazio G - La difesa d' Italia secondo le idee dell'on. colonnello )) 1705 Ma razzi. Felloni Umberto, capitano - Il passaggio del Danubio nella guerra turco-russa del 187'7 . » 964 Ferrara Lorenzo, ca])it.ano 9:3° fan teria. - Due questioni di arte mi 14 l itare. » .Ferraro Lorenzo, capitano 93° fan te ria. - La questione morale nella storia, nella nazione e nell'esercito Pag. )24çJ, 1370, 159,1 G. L. - I nuovi codici mil itari. . Pag. 440 G. L . - Lo stud io del ~far.selli ,. 'i'Ol Georgc -Armand F urse, colone!. - The Art of marching. - London, · W illia.m C!owes and sons, HJOl. » )651 Gritti avv. Luig·i, capitano corr.missario. - Requ isiiioni in territorio nemico . Pag. çJ53, 1182, l ::ì84; Hil 3, 1819, 1995 e 2J 'i5 Guerrini Domenico, maggiore di fanteria. - La l~g·ge sociale fondamentale . . Pag. 189'7 lmbriaco P. colonnello med ico. - La scuola d'app licazione cli sanità militare. » 41G Lang _Guglielmo, tenente colonnello 21° artiglieria. - Fucili e ca.n/) 1145 noni . » 210,1 Ma ng·iarotti Onorato, capitano. - Fenomeni psich ici mili tari. 'Molinari Tito, capitano. - La previdenza e l'avvenire economico deg·li 4'i'9 ufficiali. Mori' Attilio. - Sguardo sullo stato attuale della cartografia militai·e nei vari stat i d'Europa » 2182 Nasi Luig i, c1~pitano l O reggimento bersaglieri. - ll rnatri~onio degli ufficiai i. >l 5 Paga ni Carlo Osvaldo .. - Venezia. - pa Bonaparte a Manio. (Conferenza tenu ta al Circolo militare di Roma nella sera de l 16 marzo 1901). l> 8~8 Pagnisi Emilio, sottotenent e 69° fant eria. - L'istruzione e l'educa)) 81 zione della fanteria francese. Pelloux Alberto, tenente degli alpi ni. - La valle d'Aosta {con cinque tavole) ,, 240 Pratocollo V incenzo, capitano d'arti g liera. - Dalla convenzione di Ginevra agli atti in ternazionali de lla conferenza per la pace a ll'Aja . . Pag. 1750, 1919 , Ranzi F abio. - Ideali tà positive . . Pag. 1228 Rocchi E , tenen te colonnello del genio. - L'opera di un rinomato scri tto re di fortificazione de l secolo xv, e l'arte difensiva )) 609 odiema . La carriera degli uffiSantangelo Felice, capitano cli fanteria.. . Pag . 65:3, 1196 ciali dell'esercito anstro-ungari c~

INDICE

Santangelo Felice, Capitano di fanteria. - Circa le g randi esercitazioni con munizioni di guerr.i. in Austria-Ungheria . Pag. Severini A. - Le manovre di montag·na in Svizzera . » Sosso Carlo, màgg iore nel 3° artiglie~ia. - Niccola Marrelli e le sire opere. >) Schenoni Angelo, tenente colonnello nel 5'1° fanteria. - Il battaglione inquadrato nell'attacco ,, Squilla.ce C., capitano 2 1° fanteria. - L'espamione francese nel Sahara. . » Sticca Giuseppe, tenente a lpini. - I nos t ri scrittori militari. - Note » e pro·fil i. Vanzo A., maggiore di stato maggiore. - L'esercito nei tempi ,. nuovi, d i F. Marazzi . X . - Il generale Pianell. - Lettere e ricordi famigliari. ,, X . - Un eroe dimenticato. - II colonnello Cesare Airag·bi. >> X. - li generale Moreno • Zanotti B., maggiore. - Impiego degli specia listi del genio in gLierra . . Pag. 1055, Zavat.tarri, tenente colonnello 3° al pini. - Esperimen ti sulla neve eseguiti nel territorio del J corpo d'armata iu qu esti ultimi anni. . Pag.

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RIVISTA MILITARE 1901 TOMO IV by Biblioteca Militare - Issuu