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FUCIL[ E CANNONI
La vittori a,·, il ri mllnto cJ~ll'impiego nrmt>- --.. ... 11ico tielle Lre armi il 1100 gi/1 di quo llo 111 una "rmn ~c,la, •111:ulli':inchc a1lopornla nel modo il più proficuo. A- von SC11E1.1..
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Al principio del secolo chiusosi ora, la fanteria era armata di fucili lisci ad avancarica con t iro utile .fino a 200 metri. Al presente tutte le potenze hanno in servizio armi da fuoco portatili le più perfezionate, con gittate superiori ai tre chilometri, i cui effetti sono pressochè miracolosi.. Dinanzi a simili risul tati, veramente straordinal'i, la gara fra i fucili può ri tenersi fin ita. Ora comincia quella tra i cannoni (1). Ed infat.ti dopo l'adozione della rigatura e del sistema a retrocarica, le principali nazioni adottarono in questo ultimo trentennio successi ve e radicali riforme 11el materiale di artiglieria; riforme che ne aumentarono notevolmente la mobilità e la efficacia, quali: la semplificazione dei calibri, l'alleggerimento del materiale, l'aumento della velocità iniziale, i proiettili scornianti, le spolette a tempo, e via di seguito. Ma coll'apparire delle nuove polveri bianche prive di fumo, di potenza balistica grandissima e di minima... forza dilaniatrice, sorse la quesLione di trarre profitto di questi nuovi elementi a favore dellf:l artiglierie, allo scopo di estenderne il raggio di azione e la rapidità del tiro, coma (l ) I~ ln•n~i vero elle lnhino poLcnzo csperi menlq110 rucìli ,·on calibro di 5 millimelri e gittate di 9000 metri! Ala se si cunsidcra che è ìnullJe aument;1re la portata del fucile oltre le racolla visive dell 'occhio, che non giovi, c1.1rir1.1re i l magazzino nl ;Il lit del peso che brncci o umano non pu6 sopportare e che é vano ridurre il calibro rlci proiettil i tanto clic più non vaJg:1110 n moLtcro Immediatamente un uomo fuo ri comballimen to, e~
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ritenersi che tali esperimenti non otterranno Ja sa111.ioo e della pratica. 73 -
ANNO Xl.V I ,
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11.JG
FUCILI E CAXXO:Sl
era <>"ià stato fatto per le armi portatili. Venne cosi man man~ maturanfosi riclea di sostituire !"attua le materia.le da campagna con altro più perfezionato e che rispondesse interamente allo esigenze tatticue odierne. 'l'ale argomento è ora sul tappeLo di ogni nazione e può dirsi, auzi, seuza tema di esagerare, che la questione dei cannoni dii campagna toccn ora il sommo dei problemi che si agitano nel mondo mili tare. E noi assistiamo infatti in questi giorni ad una vera lotta fra le potenze per giungere al possesso della migliore bocca da fuoco da campagna, come già ognuna ri t iene di possedere il migliore fucile. F rancia e Germania si sono poste alla testa di questa nuo,a maruia del progresso o, for:ie più per ragioni politiche che per ragioni militari, hanno giÌl, adottato il nuovo materiai~ da campagna. J lavori per la sostituzione dei loro cannoni vennero spint i con alacrità fe11omonale ed è a ritenersi che oramai tutte le batterie campali dei predetti Stati siuno gii, provviste della nuova bocca da fuoco a t iro rapido .(1). . Le altre potenze si sono limitat,e per ora a modificare 11 loro materiale ed a perfezionare il cannone in uso nel senso d i accelera.re il t empo occorrente alla carica ed allo sparo per renderlo cosi atto ad approfittare dei momenti in cui il nemico presenti ber,rnglio pit't favorevole, ritraendo dal fuoco la mass i.ma efficacia. Ora però, dopo l unghi studi e moltepl ici esporienze.sembra che tutte le nazioni abbiano concretato un tipo di cannone che ~:iteng ono soddisfi alle nuove esigenze, e t utto induce a
(IJ 111 Fr:111da v,,1111c, a quu1110 pare, n<ltil lnto un c.11111ouc '1,•I call!Jro d i mllllm_etrl. 7G, sislcm:, Ouport, cho perrnPllG un:, c..lerit11 ,li l!O rolpi al rn i11111t,. t.., "'' rlH, 1111z111t• dd prolelllle sar~IJho di 600 metri, la carica col 1,ro,~u,1~ pe.,erclthe cb1kgramm1 6,50d. ed il ri11culo, mt>rcò a11pthilo freno idranllco, ~.1r\'11 i1r m11111 110. . La Hr r mania lia pre.,celto un cannon e modello 06 <la m1l lirnelr17i, accorda , tlo muggio ru im11orLanza al l'cnlcacla del Liro a par1.1ale srar,1to tlell11 tnol~11ita. . Fino :11 11rmcip10 ,l ,•lrannn { S97 l'enci ·J,.pe,ltco ,. I 111,tan,·al,11,• 1mpera1c,ro ha d1>e· gnalo frr:;i ed aralit'scl11 per ornare il nuo,o e:u111t11tè 1: ne ha dettato il mollo di bai·
lesimo. Di reccn l~ veuu ,•ro appnrtale im port311t i tnP<Jifl,·111.ioni 31 freno. in morlo Ila sopprimere qu~,i tota.J1ne11 t1• Il rincu lo. Cna mon~111 ,t,s110.,1a sulla ruota non :1cc:11lrcllbe all'allo dello ,p11rol
FUCILI I< CANNO!'il
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credere che quanto prima. assisteremo ad una completa rivoluzione nell'artiglieria di tut.ta. Eru·opa (1). Di fronte a. questo stato di cose, che inizia. un nuovo periodo storico nelln, serie dei perfeziouaméuti e dell'efficacia tattica. delle armi da fuoco, credo con,cuga esaminare la azi one del fucile r ispetto a quella del cannone, tanto più che dopo giì insuccessi inglesi del primo_ pPri~d~ della ?uena contro i Boeri, e più specialmente nei fatti d arme d1 )Iaggersfontein, Coleuso e B nsham::;hop, si volle da t aluno scuotere la fiducia fino a qui riposta in quest"arma (2). liaV\'i infatti chi decanta e porta alle stelle la straor~inaria effioaoia del fucile odierno e dichiara del tutto deti·oJizzato il cannone, ridotto all'impotenza di fronto al minuscolo suo antagonista. . P er contro sonvi i sostenitori ad oltranza de l cauuoue, 1 quali ne esaltano a tal seguo la potenza, da indurre ad ammettere la sua assolnta pre,alenza. in qualsiasi duello con la fanteria, togliendo per l'avvenire a detta arma la possibilità di competere coll'artiglieria Esu.gerano, a nostro avviso, gli uni e g li akri, uiuu dubbio potendo sussistere circa la ntlidit,ù. e la potenza sul campo d i b11ttaglia del facile e del canuouo e sull'influenza che or l'uno or l'altro esorciteranuo s ull'esito del oomba.Ltimento.
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(l) ln llalia le co,e SOIIO ~nche :t IHh)II )111111,,. rnn!l()IH' _Il rafT11,L<1 _pr,hC•'!LI (1•1't•r,> s11lt:wll, i11 prova o la costn11.1u11e del nuo,'o ma tc'rmlo e g1a 1111zia la nei 110.tn stabl limo11II 1111l1t:1rl. Sp,•namo l'l,c i ln,·ori •i'.IUO spinti c1111 rdrritn, L.,ll'lw il O·lSlro parsr, che è !!ia llnt11to di unu ,101 mi,tllori rncill cbù s1 couo,ca110. ()<,s,a presto 110,seden· a11che un ca1111one r.he s11r,or1 in 11utenm e 111·,•cìslono q111•l i1 ,li Lutli 1111 oscrrit, 1,11r,1pei. (2) \'eune i11 falti asserito, '10110 tn.l i ruui ti 'arme, elle il fucile elìbt: ral(ione sulla l!'r· Tih1lo ar11glieri3 mu<l..rna dw :nrd1l10 do, 1110 rh, lvèr,' la batlngha da lm111èu~n di-
stanza. lllso•r,•m111on1l 111 11rovaro 11t1i cor,o !lui µr,•;ru lri lavoro l:1 ra llac1a di q uesta asserz.ione, mi rirum e lì11 eia ora porro in ch iaro 1'1 10 ,o 1111ru 111 alcu ni ('llsl il fucilo hoor~ può avc•r t rltmrat•• sul cauuone ia"ic,;e. ciò lo s1 rlP< e al fallo elle quest·arme vennr 1rram111alm• nLe lm11i•gala ,pln;t1·1~lo, in op110,izio11~ ali,• lmnne rc,wlo L1tt,cbo, l'Mliglh•ria a brevo tiro d 1 parnr,hie centinaia rl i f1w11i s~n1.a a,·,·or,1arle il v11lulo appnl!i,10 Uu l rosio a11 l'l1•· 11mu1ell,i111lll cho ,,or nocc,,11a 1at1 it'a tald 111v, i mento ~In s1nto noccssar111, nu lla han I rii s tm1111 in riò 111•r 1;h1 ~ co111111•t,•11le in irllll••ria t:1Ulra. Non ,eune fors,• fallo altr~t1a11111 da alcune h.iUtri,• del lii corpo pru:;,iano nella battaglia ,1i \"ion,,,u,, il Hl a1;0,10 lbiO l F. s,· t111ucsL11 fo,,r 10,m,La In sorld delle lit1llèrm iu~le.,i 51 sarc h tic l'ur,e lan,uuo l'anatema contro il canaono o c.1111a10 l'osanua ,Li Chass11JJ1il 1
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FUCll,I l,; CAXNONI
Ed in questo scritto noi ci p,oponiamo appunto di analizzare sommariamente, la questione, indagando dapprima. q11ali siano le qualità dell'arma di fanteria e quelle dell'artiglieria., in dipendenza della loro stessa indole e del loro impiego tattico. per sc;abiJire in segui to, per quanto ci sarà possibile, un paragone fra le qualità balistiche del fucile e ddl cannm~e. Il nosLro studio, per la natura stessa dell'argomento, riuscirti. probabi lmente incompleto, tornando assai malagevole confrontare mezzi che, pur avendo lo stesso ultimo fine, sono per molti rispetti eterogenei, e uon potendo d'altra parte disporre di tutti quei dati sperimentali ohe sarebbero neces· sari per esaurire la questione . .A.d ogni modo q nel poco che ci sarà dato esporre varrà., lo speriamo, a rettificare alcuni giudizi men che esatti ed a. porre in rilievo il valore assoluto e relativo delle due armi da fuoco. 'f
* • È fu.or di dubbio che la fanteria sarà ora, più che non lo r'osse in passato, l'arbitra del campo di · battaglia. Sono suoi speciali privilegi il manovrare, lo avvolgere, l'irrompere; desse. ha la facoltà a· impiegare urto e fuoco. sia di giorno che di notLe in qualunque terreno, ad essa spetta il vanto ::ì Ltpremo di risolvere il combattimento, . .A. nessuno viene quindi in lllente di menomare pregt Lauto :;u.lienti e di così marcat!I. importanza, nè tanto meno di offuscare raureolu che circonda detta arma tl. buou diritto chiamata la regina delle battaglie. Ma non devesi però disconoscere che la fanteria. ha bi· so!rnO oggi, più ohe non aves5e ieri, dell'aiuto del cannone pe; raggiungere il difficile oòmpito che le è affidato, giaochè, come dice l'Allason, quanto pjù va crescendo la potenza delle armi portatili, ta1tto più necessario si fa l'intervento della a1·tiglieria, così per rendere possibile gli attacchi, come per respingerli (1). (I) V. A1.u,os. - l,i 11o lvere sm:11 (umo, lr nuove armi e la lattu11.
FOCll,J F, CANNONI
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E per assodare tale verità b~st:rf1, osservA.re c_ol chiaro autore che date le gittate g1·ancliss1me delle arilll moderne, le difficoltà imposte all'arma di fanteria per la riuscita. di qualsiasi atto offensivo o difensivo sono ora cresciute smisurata· mente. È necessario adunque l'intervento di un altro me7.zo, di un'altra forza la (JUale, per la sua stes:;a natura, soffra meno il logoramento morale e materiale del combattimento e che, per questo fatto, può moltiplicare rapidi i :;uoi effetti di distruzione sul nemico. E questo mezzo, questa forza è data appunto dall'artiglieria. Il cannone concorre infatti dal principio alla fine nell'a,,pra lotta, sono i ~uoi shrapuels elio por primi e da loutimo solcano raria, è il cannone cho scuoto le più valide r esistenze, che riversa innumerevoli proiettili sul tenace avversario, che soo,a il n emico dai suoi appostamenti, ohe abbatte ostacoli di ogni natura, che accompagna le schiere all'assa!to ed infine che rintuzza. i ritorni offensivi e trattiene l'irruenza. dell'avversario. Fanteria ed artiglieria ha.uno adunque la loro missione sul campo di battaglia: l'una. generale. l'ultra particolare. IL can· none tuona a fa sentire il fatidico :;uo rombo da luugi, il fo. cile il terribile suo crepit-io da vioino. Ne può dirsi ohe colla cresciuta. potenza del fucile questa differenza so~tanziale fra le due armi tenda a sparire. 11 fo <:ile anche il più pei-fezionato conserva. ora e conserverà, anche in avvenire il· carattere di arme ad azione vicina, il cannone mantiene oggi e manterrà domani la sna qualità di arme ed azione lontana.. Le due armi terr:i.nno l'assoluta padronanza entro le rispettive zone dominato: padronanza che andriL però gradatamente affievolendosi mau mano ohe o l"uua o l'altra sarà portata ad agire al di là dei confini che le sono -imposti dalla propria intrinseca natura. Il fucile alle piccole distanze offrirà il massimo rend imento, alle grandi la sua azione sarà pressoohè nulla risentendo pur sempre ed intensamente degli effetti micidiali del cannone (1). L'artiglieria (I) Tal,• fallo ,i nrrenturr:1 ma::giornlt'nlt• allorrh~ enlr,•rnnno in _ca,m110 i nuo,i cnnfloni I quali alla gr:rn<le porln la uni scono celer ilà èd elTello l;!l':llld1ss1mo.
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FUCILI I> CA~SO!',t
per contro non patirà danno dal fuoco lontano di fucileria, so!Irirà invece considerevolmeute dal tiro effettuato dalle medie, moltissimo da quello eseguito dalle piccole distanze. Conse.gue da ciò che la fanteria assoggeLtata fino dal suo apparire sul campo di battaglia all'azione del cannone SC\nza poter reagire, dovrà necessaria.mcnLe aver ricorso al sussidio dell'arma d"artiglieria, contrappouendo cannone a cannone e dando nuova conferma al vecchio adagio: « Fra cluo liLiganti il terzo gode. » L"artiglieria a sua volta occorrerà che si tenga lungi dalla zona inteusamente battuta dalla focileria per non correre rischio d'Assere i;eriamente danneggiata.. Ed a questo rigua;rdo g iovl'l. q ui accennare ad un fatto che per incidenza e per conuessione di idee mi si presenta alla mente. Si disse da taluno: Giacchè la. gittata delle armi portatili è smisuratamente cresciuta se ne trngga profitto per minacciare seriamente le batterie paralizzandone reffet(,o colJ"ucoidere serventi e cavalli. Si spingano a tale uopo, appena le oirnostanze lo permeLtono. dei reparti di fanteria appositamente istruiti, o nuclei speciali di fucilieri, ;:id 800 metri_ innanzi la propria artiglieria. per farli concorrere nel combatt.iwento fra le due artiglierie. Ammesso che il duello decisivo fra le duo artiglierie debba aggirarsi intorno ai 2500 metri i suaccennati reparti o uuclei di fanteria farebbero fuoco a 1700 metri ed i fautori del sistema. sosteugono che buoni tiratori a tale distanza infliggerebbero perdit.e gravissime all'artiglieria od almeno riuscirebbero a distoglierla. totalmente od in parte dal suo obiettivo principale. L" idea non manca cel'to di fondamento e potrà ta.l volta l!Ssere anche a.Ltnata ma riteniamo che ciò rappresenterà la. eùcezione e non la regola. Anzitutto ù a notarsi che colle nuove bocche da fuoco l'artiglieria. sarà probabilmenle tratta ad impegnare la lotta da poflizioni più lontane approfittando essa pure della maggiore gittata e dell'aumentata esattezza. di tiro.
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PUCll,I E ('.\:;NONI
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I noltro sul tiro eseguito a distanza di 1700 metri - ~tnche ùa ottimi tiratori -,i cle\"e fare ben poco assegnamento riuscernlo esso di esito molto incerto e di effetto pre,.sochè nuUo. Eppoi qnal i saranno i reparti speciali che avranno la :missione di agir.e nel senso s0pra indicato? Dessi si troYeranno poi a momento opportuno nella volnta località. per compiere il loro mandato? E l'avversario non si premunir~ forse contrapponendo a que:3ti tiratori altri che spingendosi avanti ai loro pezzi, o quindi a buona portata di tiro, ue paralizzeranno gli elietti? . . . . . . Queste, a parere nostro, sono le ragLOµt pnn01 pah ohe si opporrC'bbcro alrattuazione dell"aocennata proposta. ohe rite· niamo perciò debba tornare, nella pluralità dei casi, del tutto inefficace. Occorre ora 11otare un'altra. circostanza di fatto dipend ente dall'essenza stessa delle dne armi da fuoco. Il fucile è chiamato arma portat.ile appunto parche è portato dal soldato eù. è sostenuto - all'atto dello sparo - dal braccio dell'uomo.· Il cannone spn,ra invece rimanendo sor· retto da appo~ito sostegno, incaYaleaLo cioè sul proprio affu,;t.o. Da <]ni origina una differenza soslianziale fra le due armi e che inlluis~e sui rispetti,i effetti. Il cannone infatti rimane nello sparo saldo e fermo e, come dice l'Allason inaccessibile all'emozione, all'orgasmo che sul campo di bat,taglia, quando ferve propriamente la _mischia, si impadronisce flnche dogli animi meglio temprati. « Invauo conLin.ua a. questo proposito lo stesso autor e, la « tecnica a ffanna. a detormiuare nuovo fogge di proiettil i, « a dotare nuove polveri, a traccia.re nuove forme cli ri~he ,( con nuove inclinazioni, a riclun-e ca.libri ed a studiare 0 « nuove complicazioni di alzi. Tutti questi miglioramenti <( dànno certamente risultati nelle esercitazioni del tempo <( di pace, ma. non esprimono più gran cosa ne~ combatti<( mento. parche là tutto è eliminato, tutto è paralizzato dalle (( condizioni dell'uomo ohe maneggia qnesto fuci le. E le teo« riche, o le leggi , che si ricercano e si deducono, intorno
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« al modo migliore di eseguire il tiro, ed ai migliori ordini « di fuoco avranno sempt·e il torto di non tener conto di
non formano il gran determinante della vittoria. I loro ef. fatti sfuggono d'al tra parte al calcolo (1). Riterremo quindi nelle nostre deduzioni che le zone battute con maggiore intensità segnano insensi!:>ilmente il movimento dei bersagli mirati intorno ai quali si dovrà appunto ricercare l'efficacia del fucile. Il fuoco di fucileria deve i suoi gral1di effetti alla tensione della traiettoria in grazia della quale la zona pericolosa venne enormemente estesa (2). Col nostro fucile modello 91 la radenza della traiettoria è tale che l'alzo abbattuto serve in gi1erra, per qualsiasi t iro a t utte le distanze da O fìno a 500 metri inclusi. Oggi si ha la possibilità. di sviluppare un fuoco sufficientemente efficace impiegando al disotto dei 1000 metri fino alle piccole distanze ralzo di combattimento di 700 metri. La profondità della zona efficace che, cbll'alzo di 400 metri raggiunge 700 metri, alle distanze comprese fra 1000 e 2000 metri, si estende ancora fino a quasi 400 metri. Il campo d i battaglia può quindi, per rispetto al fuoco della fucileria, supporsi diviso in tre larghe tr atte: la 1a. comprende la zona di massima efficacia nella quale la scadenza della traiettoria produce una sola immensa plaga for temente battuta :fino alla distanza di 700 metri; la 2· abbraccia la zona di media eincacia che si dilunga fi no a 1200 metri; la 3• infine comprende la zona di minima efficacia che si estende fino a 1600 metri. E per farsi un' idea della giustezza di tiro del nostro fu. cile modello 91 basterà porre l'occhio sulla tabella contenente i dati balistici della detta arme, dalla quale stralciamo quelli ohe si riferiscono alle distanze corrispoudent.i ai limiti delle zone anzidette (3).
quel che è l'elemento uomo, con i suoi ner vi e la sua sen« sib ilità, sul campo di battaglia. « L'uomo n on cambia e n on p uò cambiare con il perfezio« narsi dei mezzi che adopera - anzi, se con questo loro per· « fezionars i ingrandisce il concetto della loro potenza, :finisce « per crescere soltanto quell"emozione che appunto i mpedisce « cli trarre dalle armi perfezionate tutta la loro utilità » (1). E senza che io mi cl iluughi maggiormente con citazioni ed esempi, d i cui certo non havvi penuria, parmi che da q11el poco da me detto si possa con certezza dedurre, senza essere tacciati di partig ianeria, che i n guerra il rapporto t eorico fra gli e:ffett;i del fucile e del cannone subirà, per forza natura.le ed imprescindibile, notevoli alterazioni a tutto vantaggio di quell'ultima arme. R imanebbe ora da esaminare le altre qualità che caratterizzano tatl;icamente, per rispehto all'armamento, la fanteria e l'artiglieria, qnali ad esempio: la stabilità, l'efficacia in 1·apporto alle perdite, la tenacità nella lotta, a fuoco, ecc. ; ma oltre che ciò facendo il presente studio acquisterebbe una mole superiore a quella da noi prefissaci, n on faremmo che ripetere quanto venne g ià scritto in vario senso ed in piti. riprese da moltissimi e valenl;i scrittori nostri ed esteri che trattarono d irettamente od indirettamen te tali argomenti. Ci limiteremo adunque ad accennare solamente le parti· colari tà del fuoùo di ciascuna delle due ar mi per trarne poi qualche dedtrnione circa gli effetti di. ciascuna di esse. Principieremo il nostro cenno dall 'arma prin cipale: il fucile. Il fuoco di fant eria comprende, com'è noto, i colpi mirati e quelli non mirati. I primi colpiscon o l' obiettivo e sono perciò tutti pericolosi per le trnppe che operano, g li altri solcan o l'aria a .larghe striscia e dominano il campo di battaglia. Questi u ltimi, sebbene possano pure feri re ed uccidere, non costitniscono un pericolo assoluto e certo e quindi o:
(tJ Clpern cila t;i, pag. 16.
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(iJ Il 1'ellenbach asserisc~ che i col pi mirati debLooo ritenersi nel la proporzione del ~5 ° 10 , nòn ,,.ppl11111(> pcrv Ono a q,mlo pu nto tal e ,fato s11L nuenrlihil1•. (2) , I.a qualiti,. halislica pi(1em inente nei fuc ili non é •1nmdi la gi ustezza, ma la ten• s\onn clclla trai tlltorin. ~he curregi;c gli errori ucllit stima delle rlistanzc, e cho, mollo
, grnnrle nllc piccole distanze, diveDL'.1 mollo pir.cola alle grandi cJ isLanie. •A. CASCtl'iO.La celel'ità di tiro e il mmiizionamento della fa11lel'ia , pag. ti4. (3) Mnc:ione sullo (11·1111 e sul /i,·o per· / 11 (1wle1·ia. Voi. li. p:ig. t,i.
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Da tale speccòio appare evidente il grado di precisione del nostro fucile e sono resi palesi gli effetti che da esso dobbiamo ripromet terci in campagna, senza che occorra spendere altra parola al rig uardo. LJn'altra particolarità del fuoco di fucileria che oggidì andò straordinaria1nente accentuandosi e che ba pure grandissima importanza sugl i effetti del Liro, è la ~elei·ità. }fercè i notevoli perfezionamenlii introdotti nei meccani~mi delle anni portati li, colla leggerezza otteunta nell a cartuccia, colla soppressione del fumo e coll a progredita istr uzione del soldato è possibile raggiungere oggidì una. celerità di tiro cli ben 20 colpi al minuto. T ale è infatti la massima celerità del tiro mirato consentita dal 11 ostro facile modello 91. Occorre però notare che i l tiro celere, ingenerando orgasmo, riesce meno preciso e quind i meno erficace del Liro ordinario (1). Per converso è da osservarsi che quanto più piccola è l'efficacia dol tiro, tanto p iù grande deve essere la sua celerità affine di ottenere con un maggi or n umero di palle lanciate nello stesso tempo, u n risu ltato soddisfacente (2). (1) La sola cc!crìla cli oUo coJ1ji a l minuto rid uce d i •1, o 3 [ 1 i r isu llali del lire miflen$ic,·i ~nl com/Ja1tim1ml11 mndcrno , pag. 15).
"" lo (C .1111•1. -
12) Cosi ari esempio - come osserva il CARP• - SP spar.1nclo HlO c;irrucce con t iro or, tlinal'io si lin n110 ,i IJei·sagll colr>ili, sr,ar,rndolc cori Li ro ,·e Iere se ne avrebbero ,ohan to
:;, mn si1:~nin e nello s lc's,o lrrnpo impia;;alo a ~rnrnro lo 100 1·,,rt11 rcc con fuor.i orrli11ario c• pos,ibile SJlat·arnc 200 1:on fuoco celere, cosi in quest'u lti mo caso il to tale ,lei punli rol1lili I) cli r,, supr rlnrc :li ~ rlrl ruoco 1,,1110.
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L a guestione è perciò tut tora dibattuta e non è qui il caso d' internarci in essa. Per il nostro studio basterà rilevar e che il più $passo alle medie di.stanze, sempre alle piccole, è ormai ammessa la convenienza di impiegare la celerità massima di tiro compatibile coll'esattezza del puntamen to (1). Altra qualità del fooco di fanteria è for ni ta dalla penetrazione dei nuovi proiettili, la quale, crescinta essa pure in modo considerevole. escrcittt. non l ieve infl uenza sui risultati del tiro. Per effetto cl i essa le ferite saranno ora assai più copiose e si renderà necessaT io un aumento nell o spessore cl elle masse coprenti. Gli effetti del n uovo proietto - trovo scritto nel libro, p ocanzi citato, del capitano Cascina - ci. appariscono di gran l unga più disastrosi ; tali sarebbero il n umero dei ferit i straordinariamente aumentato e n on soltanto in causa della rapidità di tiro, ma anche perchè assai spesso due o più individui saranno posti fuor i combattimenLo da un solo colpo. I noltre si avni maggior numero di morti per emorragie immediate, maggior numero di. ferite mnltiple n ello stesso individno ed una maggior frequen za di ferite splancniche (2) mortali. Coi pic~li calibri, aggiunge le stesso autor e, la penetrazione ha assunto un' importanza grande ed inaspettata. l e armi da fuoco portatili .hanno, si p uò d ire, acq uistata una qul'l,lità nuova; la quale deve produne sostanziali modificazioni n ella tattica, come nella fort ificazione , nelle fo rmazioni delle truppe, come nell'u ti lizzazione del terreno. Le formazioni sempre più sottili, il terreno sempre megli o studiato
(1) Il capitano CAscrNo e uno clri princi1>ali rautc1ri clPI fuoco celere 11uale fuoco un ico per In f:111 !.t>ria in guerra P. ucl fll'Pgi:rlfl suo ln\'u rn : /,a crla ilti //i ti,·o r, ,t t111111i:ionatne11to della f"nteri a ne propugna l'ortoz ionc a tu tta ollra nzn. L'egregio :,:onera lo P,11rnA\'IC1No. co, i f,l\'orn1•o lmcnLc noto i11 que~Lionl ,li tiro, nel suo re~em c orn~colo: li tir 11 colleltlvo di {i"ileti11 e l'm·mammto mod. 01 ~ostiene pure cho 1l lir·o co lla cadonza di 12 colpi al mi nuto é il tiro militare per eccellenza. In Clrrmnn in pel'ò, cumo 1c,l rc•mn in sc1m il o, 11011 sem lir:r sia nm mr.<•n nnchc :11le piccole distanze celerita maggiùl'C di 6 colpi al minnlo.
!~) Viscera li.
1156
FUCILI E CANN ONL
FUCTLT E CANNONI
aggiung a, al già detto, qualche parola sulla prima proprietà la quale, assiomatica essa pur e, acquista particola.re valore in vista dell'adozione del nuovo cannone da campagna.
e meglio utilizzato, devono essei·e consegtienze immediate dell'aumento della penetrazione. .n nost:o focile modello 91, continua sempl·e il capitano Cascmo, spmge la sua azione micidiale sino all'enorme distanza di 4000 metri, uccide più individui in una sol volta, uccide più facilmente e più presto, accresce il numero dei morti e dei feriti, in conseguenza esercito e nazione devono a.vere per esso la più grande fede dei più grandi successi.
..
"
** Da quanto esponemmo risulta adunque che il fuoco di fu. cileria; per le ottime qualità balistiche delle armi attuali per la progredita istruzione del soldato che le manego-ia, pe; l~ celeri tà grandissima consentita nel tiro, per la p:netrazt~~e .de.i proiettil~ i cui effetti si vanno r endendo ognor più m1c1dialt, ha raggmnto oggidì un'importanza somma e ad esso, assai più che non in passato, si dovrà la decisione della vittoria nei faturi combattimenti. 'f.
** Passiamo ora ad esaminare, in ordine alla nostra tesi, le proprietà del fuoco d'artiglieria. Esse possono riassumersi nelle segnanti : a) superiorità di potenza offensiva lontana; b) azione c011eeutra.ta; e) ordine e discipl ina (1); d) indipendenza dai fattori morali; e) effetto morale grandissimo; f ) sicurezza di effetti. Non mi sembra il caso di svolgere considerazioni sulle proprietà ora esposte essendo di per sè stesse eviden ti tan to pi [t che di alcune fra esse ebbi incidentalmente oc~asione di parlare nel corso di questo scritto. Gioverà invece che ( t ) li
fuoco dol cannone è somr1re a rnmvnrlo.
1157
..
* * La nuova bocca da fuoco, 0olla '1uale in breve saranno armate le principali potenze d' Europa,, accentua maggiormente la p roprietà capùale del fuoco d. artiglieria : la sua azione offensiva potente ~d efficace da lontano. Alcuni dati basteranno a rendercene convinti. L'at tuale nostro cannone da 9 estende il suo tiro efficace fino alla distanza di 5300 metri, la nuo\'a nost;ra bocca da fuoco lo spingerà fino a 7000 metri. L o shrapnel da ~ contiene 176 palletLe racchiuse in bossolo di ghisa mentre il nuovo p1·oiet.tile ne conterrà 320 ed il bossolo sani. d'acciaio. Oltre al maggiore effetto dovnto al numero <]Uasi doppio di piillette questo si accrescerà no tevolmente per l'impulso che le pallette stesse acquisteranno dalla carica interna ; impulso che prima andava totalmente perduto perchè il proiettile si frantumava. La velocità iniziale sarà col nuovo cannone di poco inferiore ai 500 metri e questa verrà meglio conservata stante il ijeso del proiettile (chilogrammi 6,700) in rapporto al calibro (75 mil limetri). Le spolette del n uovo shrapnel avranno una maggiore regolarità d'azione delle attuali in segni.te ai m iglioramenti i ntrodotti nella preparazione della miccia. A ciò si aggiunge che la celerità di tiro è grandissima 1·1 muni11ionameuto è copioso ed il materiale offre leggerezza' e mobilità tali da rendere oltremodo faci li !f.l evoluzioni 11, qualsiasi andatura.
..
* * Ed ora per ulti.mare il presente studio rimarrebbe ad istituire un confrontio fra gli efietti del fucile e del cannone per trarne poi quelle conseguenze atte a fornire giusti criteri circa il valore tattico relativo della fanteria e del-
1158
rUCILI ~; CANI\O~I
l'artiglieria. Per poteL· impreudere uu lavoro di tal genere richiederebbesi una dovizia di dati ed una competenza iu materia che, non esit'o a dichiarare, mi fa.uno quasi intera.mento difetto. È bensì vero che per quanto riflette il fucile mod. 91 si potrebbero con profitto .consultare i risul tati ottenuti da.Ile esperienze eseguite nell·estate 1899 dai nostri 115 reggimenti di fanteria allo scopo di studiare l'iu:tinenza della diversa celerità di tiro sulreilìcacia del fuoco, (1) ma. oltre chè detti esperimenti, appunto per lo scopo che si prefiggevano, non si pre::itaoo .::he imperfettamente ad un adeguato confronto col risultato del tiro d'arLiglieria, per quest'arma mi mancano del tutto i dati necessari che valo-ano al caso concreto che si considera (2J. 0 L'unico dato di cui mi è possibile disporre è quello riferen tesi alr esercizio di tiro comparativo eseguito dalle truppe della divisione di Piacenza il 16 agosto dello scorso anno. Sebbene qu i pme manchi uu elemento importantissimo, cioè l'unità di tempo, pure, le altre modalità. <lelfesercizio essendo sta.te stabilite partendo dal concetto di porro le duo armi in condizioni pressochè uguali, credo utile farne cenno, non o-ià coll' idea di trarne conseguenze assolute (il solo esercizio limitato a pochi colpi non bastando a ciò), ma per fo rmarci un· idea approssimati va degli effetti che le armi stesse possouo prodnrre sugli stessi ber,;agli. E per poLer apprezzare al loro ginsto ,alore i risultati otteunti nell'esercizio cli cui Lnittasi converrà che io riproduca qui di seguito integralmente il programma stabilito per l' esecuz:ioue dell'esorcizio stesso. Esso è il seguente: (Il c ,rrol:i.ro Ministcni le N. l llO in duln il\ fahl11·uio IUO!I. . ... (2) Xell'auoo 18$3 si e,~gtùr,>no dnll'artigl,er(a e dalla rantan~ escr~m rh tiro contro ,,~rs,i,:11 ,ag,,m;itl ra1>11r,•,c11La11!1 fanLerh 111 111\cr,c ruru1:i1.lou1 .r11 coml,atwnenLo o artiglirrrn in bulleria, ma, sia (lerche tali esercizi r, ne1t11nu 11 fucilo mod . 70 s,n rc i·chu lu cou 1,zlurii to cui rurouo 1,seg11IU, nun [ul'orbcouo l' 1,L1tuzioo,• d1 coorrouli, non port.erehhero gu:m luc.. in merito al n,,slro nrgo1111'11lo. . . . La /ltv&>la J'arli9l1el"llt e ge,uu rltll'auno t:335 ira un progevole nrllcolo rn utolu10 ruro Fn,ila e u11111ont (li 1111tuta ilt•I 111c;o ,Il 11rn rz11, 1ing. 47.3) 1u·t•wlo In csu11.1c i il~lll risullali e coli,• m,•,1ie tli e,,i c.;lcola ap1:osit~ tabelle da cm apµarc la ma::~1orn ~mc:idu ,li!I liro ,h arl1 6h~rla.
t
l 15~
FUCILl F. CAXNONI
0o'1AND0 DEl,LA DI\"ISIONE MILITARE DI
P uc~:xz.i..
Programma per i tiri di confronto tra fucile ria ed artiglier ia.
P,·emessa. - Il tii·o di fucileria a brevi distanze, contro bersacdi animati ii cerlameu to più officaco e più opportuno di qn:llo delle artiglierie; ma col crescere della. distanz~ tale vantaggio dcll,1. foci leria diminuisce fino a reuders1 quasi nullo verso 2000 metri. . . . . Se pertanto l'effetto del fucile maggiore da princ1p10, s1 annulla, col cre;icere dellt:\ distanze, prima di quelle del cannone, è chiaro che deve esistere una distanza in cui le due armi, in tesi generale e pel tiro contro bersagli viventi. si equivalgono. Posta in tali termini la questione, è utile rintracciare in quali condizioni di forza e d i distanza av,iene tale equi· valenza o per lo meno indagare quale sia l'efficacia delle due ar~i a. quella distanza in cui il tiro della fucileria. comincia a compromettere l'azione dell'artiglieria. Per r isolvere completamente il problema, bisognerebbe eseguire nume· rosi tiri, sia di fanteria sia di artiglieria, contro bersagli rappresentanti truppe delle \'arie armi, nelle di verse formazioni tattiche di ciascuna di esse e a tutte le distanze alle qual i si può con vantaggio impiegare il fuoco . .Bisogoere~be inoltre far variaro la formazione e posizione dei tiratori ed infine la spocie del fnoco. Per esegnire un esperimento cosi complesso, abbi::iognerebbe un tempo ed una quantità di munizioni che non sono a nostra. disposizione. Limitatissimo essendo il numero dei colpi assegnato 1id ogni pezzo, non sar ebbe possibile che l'ar t iglieria cambiasse di posizione, epperò ho creduto dover prendere per base la distanza di quell'arma pei var i bersagli, e ho dovuLo limitare a tre soli quei bersagli, a.ffinchè contro ciascuno di essi potessero spararsi almeno 01.to colpi. E parchi! tur.t'i q uesbi col pi potessero spiegare tutta le. loro efficacia ho sup posto che la determiuazioue della distanza e raggiusta-
1160
F!JC!Ll E CANNONI
mento del tiro fosser o fatti con altri proiet tili. An alogamen te per mettere la fanteria n elle stesse favorevoli condizioni ho supposto che essa conoscesse la distanza dei bersagli. Jloclalilà pei· l'esecu::ione clell'esperimento . - Iu base alle considerazioni sopra. espresse, il concetto cui sono infor mate le norme per il tiro di confronto fra fucileria ed artiglieria è questo: Far s parare da una medesima distanza la batteria ed il battaglione, contro var i b ersagli, impiegando quella t utti i suoi colpi e la fanteria sparando un n umero di cartucce quasi pari a quello delle pallette o scheggia lanciate dall'artiglieria sullo stesso bersaglio; rilevare i pu nti colpiti nei singoli bersagli, distinguendo ben inteso quelli prodotti da ciascuna specie di proiettili : fare quindi successivamente spostare la. fanteria a d istanze inferiori e snperiori a quella a cui ha tirato l'artiglit>ria, rilevando ad ogni distanza i punti colpiti. In tal modo sembra che si possano ottenere elementi per detenuina.re con qualche approssimazione l'efficacia relativa delle due armi, alle varie distanze, contro i tr e bersagli presi di mira. Per tan to si dispone quanto segue : 1° l'artiglieria e la fan teria si collocheranno sulla stessa lin ea a distanza d i 1500 metri dai grossi bersagli nemici e spareran no, quella 8 colpi a shrapnel contro i bersagli A (grosso della fanteria) e B (cavalleria) e 8 colpi ~i g ral\ata contro il bersaglio C (artig lieria) (1). Della fanteria, una compagni.a rimarrà al ternativamente in riserva, e le altre si collocheranno, a inter va lli conve· ni.enti l'una da.li' altra, in modo da avere di fronte i ber-sagli A, B e G. Contro ogni bersagl io, l'artig lieria lanciando 8 colp i a shrapnel che danno 1360 paUette, ogni compagnia spar erà un ca.ricatore per fucil e che data la fo rza d i g uerra fornirà appunto quasi lo stesso nu mero di pallottole. Ogn i. comp a·
gnia. pertanto farà contro il bersag lio rispettivo fuochi a salve di plotone sparando un caricatore p er ogni fucile. F atte le sah·e si ispez ioneranno le ar mi e le g iberne per accertare l"esatto n u mero delle cartucce sparate, del guale si deve prendere nota; 2° si rilevano i pu nti e si riparano i bersagli ; . 3° l a fan teria avanza di 300 metri portando!si a 1200 metri dai g rossi e s?ara analog amente a salve di plotone o di squadra un altro caricatore per f11cile. Rilevamento dei punti e riparazione dei bersao-li · . Ol 4· Ia fi1.ntena avanza ancora portandosi a 1000 metri dal bersaglio, regolandosi oome a l num1:n·o precedente. Dell'esito di qnesti tiri a 1500, 1200 e 1000 m etri dai bersagli, si giu~ichera ~e sia il caso di esegnirne l'ul timo a qua.1c:ma delle d1s~anz~ rnterm~die di 1400, 1300 e 1] 00, oppure d1 allontanarsi da1 bersagli od a.vvicir:arsi di più ad essi ; 5·· le compagnie si disr,ribuiranuo i bersagli come segue: o,s·rAxiA
)600 1200
{11
ordinato dalle a ulo ril:ì sup erio ri por opportunità eco · (,V. ci. A.).
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COMAN DANTE DEI.I.A
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A.
r IVISIONR
S voltosi per tanto l'esercizio come era stato stBbilito ericonosciuta la convenienza di fissare quale u ltima distanza 1100 met ri, si ebbero i seguenti risultati : l' un ii c,, lp,ti ,·oniro il hor~a ::llo A
(fontorla)
DL'iTAXZA
metri
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1200 (I) L'ìmpiego dcli~ grannte uomkn.
116 l
l'OOILI E OAN:,iONI
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Annotazi oni
1162
Dall'esame di tali risultati si rileva che l'artiglieria ottenne alla prim~ distanza risultati considerevolmente su periori a quelli realizzati dalla fanteria; r isultati che, eccezione fa tta per l'u lti mo bersaglio (pel quale venne impiegata la g ranata, proi etto di poca efficacia 1, si mantengono tali anche per l e altre distanze, pure lasciando costante il nu mero dei punti colp it,i per parte dell'artiglieria ciò che in r ealtà non verificherebbesi poichè col diminuire della distanza detto numero dovrebbe razional mente aumentare. A favore della fanteria conviene però, per amore del vero, fare le seg uenti considerazioni: 1° ogni t iro eseguito dall a fanteria (1 car icatore) richiedeva soltanto 11 di fuoco mentre per sparare 8 colpi l'artig lieria avrebbe dovuto impiegare un tempo maggiore eseg uendo il fuoco da un'ala; 2° la fanteria adottò, quale specie di fuoco, le sal ve d i plotone. Ora. il fuoco a salve, se nel campo teorico può avere ant:ora dei sostenitori , certo tecnicamen~e è da proscriversi e quindi nel caso ch e si considera si avrebbero avuti mig li ori risnltati impiegando il fooco a volontà; 8° l'artiglieria si trovava in cond izioni vantaggiose in quanto al personale il quale rimase sempre immntato mentire le compagnie di fan teria variavano per ogni bersaglio ; 4° le compagnie di fanteria vennero ottenute dalla fu. sione dei soldati disponibili d i un battaglione ottenendo cosi. una. formaz ione tumultuaria, poco omogenea e non alla dipendenza dei propri comandan ti diretti. Per le ragioni sop1'a espresse possiamo ammettere che i. ris~1Jtati ottenuti in questo esercizio nel tiro d" artigl ieria, abbiano a considerarsi come un massimo d'effetto nel campo del tiro pratico di guerra. Ad ogni modo però senza prend ere i risultati stessi come assolut i e quand'anche ai medesimi si applichi un equo coefficiente di rid uzione questi ci possono indurre a 1·itenere discutibile o q uanto meno azzardata l'asserzione di molti e cioè che l'artiglie1·ia fino dalla d istanza di 1200 metri, e tanto meno poi da quella di 1500,
116:$
FOCILT E CANNONI
FOCll,I E C'ANKO Nl
debba ritenersi pressoch è annientata allorché, già 10 posiz10ne, sia inteLta a fare fuoco. Ciò posto, a complemento di quanto abbiamo esposto e sempre nell'intento di meglio porre in chiaro l'efficacia rela tiva del fucile e del cann on e, mancando i dati sperimentali della nostra nuova bocca da fuoco da campagna, credo cli sommo in teresse e .di molta utilitii per noi il riportare qui quelli riferentisi al cannone modello 96 tedesco che io tolgo dalrl.lltima pubblicazione del generale prussiano Rohne così notevolmente noto nel mon do militare (1). E sono indotto a fare ciò per la considerazione che, a quanto rni consta, il nostro nuovo cannone a potenza e valore balistico, non diffarirà molto da quello tedesco. Ecco pertanto i dati in parola che io farò pure seguire dalle considerazioni e deduzion i che il dotto generale tedesco trae da essi. a) 'l'uvola indicante il numero dei punti colpili da uno shra-
pnel in un bersaglio di ampia larghezza ed avente I meti·o cli altezza. I ,1 I ,. r v n 11o IJJ:lr ANlA
m~tri
50 motri
100 1nelri
s rn "' t:;O metri
500
35 . ·1
2i . 4
1'ì .2 13.5
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2000 3000 ~000 5000
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JO.n
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19.3 18.4
,V t.i"
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p 111 o
200 rnelrl
8 .6 6.5 4.8 3.1
ilJO rnolri
'i.O 5.ì 3.6 1. 4
0 .5
È bene ricordare che il cannone tedesco ha il ealibro di millimetri 77, il peso del proiettile è di chilogrammi 6,800, il nu:tnero delle pallette è di 300 del peso di IO grammi ciascuna. (I) 'I'aclique de l'm·lillerie de campa rrne pour ,11 . .lf. Ics o{/ìciers de toutes /es arme, 111ìse e11 1·appo1·t avec le.~ 1w ttveltcs pl'escriptions rn viguetu· da11s l'artll/e,.ie alle-
ma1ide. -
P;iris, Oergor-Lovrnull el C., 1900.
11 6 l
FUCILI E CAN:XONl
b) 1'avola indicante il numero dei punii colpiti corrispon-
dente allo scoppio di uno sht·apnel, sparato contro fanteria;. ed a,·tiglie,·ia supponendo che l'inle,·vallo medio di scoppio ,11ia di :; O meti·i. l'nnli rnt1111 i ro111ro r,int~ria
in piPdl
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11 65
FUCILI 0 CANNONI
111111 li ru l111L1 ropt•rt i
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1. 2
5.1
stanze superiori a 1500 metri col fuoco da un'ala e coll'intervallo di tempo da. un colpo all'altro necessario per poterne osservare il resultato, il Rohne ammette ohe una bat· ter ia possa e;ieguire 6 colpi al minuto alla distanza. d~ 2000 metri, 5 por la distanza di 3000 e 4 per quella d1 4c000 metri. Da un altro lato il predetto autore osserva ohe anche quando il tiro sia stato regolato non si può contare sopra un inter· vallo teorico di 60 metri ed i punti colpiti dovranno perciò riferirsi ad un intervallo medio di 100 metri (1) . Da ciò il numero doi punti colpi ti a cui attenersi por una be.Lteria che eseguisoe un tiro di guerra contro truppe appare dalla seguente: e)
Qnesta tavola fu ricavata dalla. preoedent.~ calcolando un uomo per metro corrente e moltiplicando i numeri in es-;a. indicati (a seconda della posizione dei tiratori) r ispetti va.mente per O,o:l: - 0,3H - 0.)3 - 0,06. P er calcolare i punti colpiti nel tiro contro una batteria in formazio ne regolamentlire vennero moltiplicati i numeri della tavola precedente per 0,2G. T1 numero doi punti colpiti sopra r LporLato si rife risce a lle sole pallette che colpiscono il ber:mglio direttamente, in pratica però ta le numero sarit. maggiore in causa delle palloLte ohe col pisoono il bersaglio dopo aver ri mbalze.to. Il Rohne fa seguire i risultati dell'nltima tavola da a lcune considerazioni ohe giova qui riepilogare. I numeri indicati nella detta tavola rappresentano l'effetto cho si può ottenere dall'unità tattica : I~ batteria, in un tiro di guerra corrispondente ad un minuto di fuoco. La ri:1pid-ità di tiro del cannone tedes:lo è tale che si riesce a sparare 8 col pi al minuto ciò ohe corrisponde a ben 50 col pi n el tiro rapido, ed è questo genere di tiro che si eseguisce generalmente allò distanze inferiori a 1500 metri. Tuttavia, il suddetto autore, per non essere tacciato di esagerazione ammette una rapidità di soli 25 colpi al minuto. Alle di-
Tavola indicante il nume1·0 dei punti colpili dur·anle un minuto di (uoco conlro fanleria e artiglieria. DIST ANZA
500 ] C\00 2000 3000 ,1000
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1,1cm ro nt ro arliglit•ri:t
I l chiaro autore procede dopo ciò al confronto fra gli effetti da. ritrarsi dal fuoco dell'artiglieria e della fanteria. Per n on alterare il suo rag ionamento e le sue deduzioni noi trascriveremo senz"al tro testualmente quanto il medesimo espone al riguardo. « P er pote1· apprezzare l'efl'etto'dell'artiglieria esattam~n t~ « ed al suo giusto valore - scrive il R ohne - è necessano dL « confrontarlo con quello della fanteria. Si deve perciò para~ gonare l'effetto prodotto eia una batteria. in un minuto e Hl I.e regol~ di tiro tt'desche Ossaoo il valore clell'intor>'allo di scorpio a 50 metri per tuLLe le dlsLanze mollLre converrehbe 1•iu un intervallo di 75 metri.
1166
FUC ILI 11: CANNONI
FUC I LI 1, C ANN0:-11
quello che può fornire durante lo stesso tempo una linea di « tiratori la di cui fronte ha la medesima larghez-:;;a. Una « batteria, appartenente ad un gruppo, possiede una lar« ghezza di fronte di 130 passi comprendendov i gli intervalli « laterali . La linea dei tiratori la più, densa comprende tanti « fucili quanti sono i passi del sno fronte. Si tratt;a. quind i « di confrontare l'effetto ottenuto da 130 tiratori con quello « prodotto dalla batteria e, perchè non ci si possa. sospettare (< di voler favorire l'effetto dell'artiglieria, noi ammetteremo« che Ja linea dei tiratori conti 150 fuc ili. È stabilito che « la rapid iLà di tiro della fanteria sia d i 5 colpi al minuto, << a 500 metri, e di 3 '/, a 1000 metri; ma n el nostro computo « noi ammetteremo rispettivn,mente nna rapidità rispetti va « di 6 e di 4 colpi ( L). Noi supporremo inoltre che, per la di<< s tanza di 500 met ri sia.si sbagliato l'alzo di 50 metri. ciò « che costituisce un errore di apprezzamento del 10 ¼ sol« tanto (2) e che alla distanza di 1000 metri si tiri con due alzi « esatti che differiscano fra loro di 100 metri. In queste con« dizioni, eccessivamente favorevoli per la fanteria, il numero << di punti colpiti al quale dovremo at tenerci in un min u to « nel tiro eseguito da 150 tiratori contro i diJ:forenLi bersao-li 0 « è il seguente : «
Fanteria
llìs lanze
500 metri 1000 J)
-...
iu piedi
lrl g1 11ucchiO
142
102 16
25
curic.111
3± 6
Arliglicri:i CO[>Crl i
16 3
69 1~
« Analogamente a quanto facemmo p er l'artig lieria non « abbiamo qui tenuto conto dei colpi di r imbalzo. È chiaro « che agendo in tal modo i:ioi abbia.mo favorito l'effetto della « fanteria poichè una palletta sferica rimbalza iu generale, « con più facilità u n proiettile allungato come è la pallolfola « del fucile. (4) L,ì colarltll sul la (JUn lo Il ll<> li ne bnsa Il suo 1•agionamcnto no n concorda guart colle vedute odierne. (2) Tale errore. e prova to, prod uce una differenza ins ignillcante nei risul tati.
11 67
« Istituendo il paragone fra questi ultimi risult11ti e q uelli
« ohe si riferiscono al cannone si rileva ohe a 3000 metri l'efc fatto dell'artiglieria è pressochè eguale a qnello della. fan« teria a 1000 metri, e che alla distanza di 500 metri le due « armi si equivalgono (1). Oltre di ciò conviene n on p erdere << di vista che l'azione distruttiva dell'ar tiglieri:i contro la <( fan teria può esercitarsi a delle distanze alle quali questa (( è completamente ridotta al l'impo tenza. e Da quanto precede si vede che l'artigl ieria di cui di(< spone il comandante delle truppe, costituisce un mezzo for« midabile e poten te che nulla potrebbe r impiazzare, p urchè <1 se ne fac.cia. uso giudiziosamente. « È indispensabile perciò avere un'idea esatta dell'effett0 « che quest'ar ma può produrre e per questo motivo n oi ab« biamo creduto di dover entrare in deUagli a que:;to sog<' getto. » Il ragionamento del generale Rohne porterebbe adunque al la conclusion e, veramente lusinghiera per l'artiglieria, che il fnoil e ed il can none si equivalgono soltanto alla distan%a di 500 metri e che oltre a t ale limite ool crescere della distanza l a superiorità spetterebbe al cannone. Spassionata.mente parlando questa dedt1zione ci sembra un po' s pinta e ciò dipende, come giii accennammo nella n ota apposta in calce a questa pagina a nost ro credere dal fatto che il g enerale Rohue non ha forse tenuto t utto il voluto conto degli effetti che la celerità del tiro esercita sul tiro s tesso.
(l) In 11 ucsto c11orronl.11 si COtHide ra nalurnhnento l'olfol.to ollenuto dn llc ,ine nrm i contro ~li StPS< i b•rsa~li e rln:an1.n lo stcx,o tcmp., dO(JO che l'artir,lier ia ha re110/c,10 11 81tO liro . E ciò ,i l>•n gius to glncchò trat ki ndosì di lotta rr:i le· due armi devesi tcnr r c<into r,hc rerr~1tn della rnn l eria ~I r11 sc11 tin1 suh il.o :ol1"aprr1nrn ilei ruoco, 111Ntt1·e cl ie q uello dell'artìglieria non cominc ia che co l primo proicllilo ~parnLo " tempo sropµ iaote a ~iusLO lnl!>rv111l o d ml n di re t10110 l'a!!glu~111me11to clol tiro che rresso a poco durn llll minuto. Cosi, a 1000 me.lri e cl nran !.e nn Fuoco nurlrito, I-< fanteria 1iotrebhe aver ottouu to twn :ir, pu nti cotp,tì prima d io l'elTi' ltO <ir•ll"artlgl ierìa comlncì a farsi senlirP. Si snp r ona nncho cho la ran tcri,t tiri co 11 alzi esalli ciò che non arriva che nei casi ecce1.1011alm ente fa vorevoli in causa rlei grandi er rori che si co mmr ttono nell'apprezzamouto rlello illstanio. Se la fn111 cria r1rsr,• 1,orò II sorpronl1cra l'n rllglierìn, nel atlM· car ia snl fianco od anehr. in dirPzìone obliQna è non s,,lo po;;.,;ibile ma anche proba bilf' che l'arlig llerla nun gìunga a regolare il suo tiro. (Nota del HoHNE}.
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È provato infatti che a parità di durata di fuoco, il fuoco accelerato infligge al nemico un n umero maggiore di perdite del fuoco ordinario (1), quindi il volere istituire un confronto basandosi sopra µna celerità di soli 6 a 4 colpi ci sembra. debba condurre a delle conclusioni non del tutto conformi alla realtà. È nostro avviso che debba.si a.dunque accordare a favore della fautel'ia un congruo aumento ai resultati da noi riportati a pagina 66. 'renuto conto in consegllenza delle circostanze che possono jnfluire a modificare i dati dai qt1ali il Rohne è partito per trarre le sue conclusioni, converrà. stabilire in quale proporzione sarà necessario accrescere gli anzidetti risultati. A tal fine occorrerebbe stabilire ipotesi in coutradditorio a (] uelle poste da ll'autore in parola e fa.re entrare in discussione i vari termini del problema. opportunamente cambiati in relazione alle ipotesi stesse. TI lavoro così. i nteso, per quanto logico ed opportuno, presenta però difficoltà non lievi dipendenti essenzialmeute dall'indeterminatezza del problema. in sè stesso e dalla attendibili tà relativa. dei dati che bisogner ebbe assumere quale punto di partenza. JJ lavoro riuscirebbe inoltre lungo e tedioso dovendosi procedere a calcoli. ricava.re tabslle e rimanere in una parola per buon tratto in mezzo all'aridezza delle cifre. Crediamo quindi opportuno faro g l.'azia di t utto ciò a l cortese lettore e trarci cl.impaccio facendo una sola e semplicissima ipotesi che potrà avere un torto solo: quello di voler favorire esageratamente la fante ria a scapito delrartiglieria. E r ipotesi è questa : 1·addoppiare addirittura. i risultati ottenuti dal Rhone nel tiro eseguito dalla fanteria. Avremo così la seguente nuova tabella:
lii Regolamento d'uer,izi J e,· la (1111/eri(I., n. :!!8.
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l'UCILI E CANNOlsl
FUCILI E CAN1<0NI
l'unll M l11ltl co11l.rll Fantrr,a
DISTA~ZA
In 1>ie,11
500 1000
l•n l(lr1111•1:lur,
-· 120·1
50
corlrn (11
32
l
I
Artii: licria t'tt fl O•tn
-,-
es
32
12
6
138
Confrontando ora questi risultati con quelli ottenuti dal tiro dell'artiglieria saremo per sempre indotti a ril;enere ohe l'eqitivalen::a rlelle diee a,•mi non poo·à avvenir·e, anche nel caso il più favo1·evole :illu fanlerir,, che ad u,na di,stan:;a inferiore e prossima ai mille metri. •rate risultanza. di iudiscut.ibile valore parmi liberi il campo dalle esagerazioni lanciate in questi ultimi tem_pi con deplorevole leggerezza. Occorre accettare con beneficio d'inventario quelle asserzioni che a guisa di dogmi od assiomi tendono a magnificare oltre misura i pot-éentosi etl'etti del fuc ile moderno, occorre andare guardinghi nel credere ad occhi chiusi all'assoluta onnipotenza della fucileria, occorre in definitiva non lasciarsi impressionare da miraggi ohe possono podarci .ad amari disinganni nel dì del cimento. I fanti aqbiano fede nelP ottima loro arme, studino il modo di rendersi vieppiù abili nel tir:> e manovra.udo con accortezza. adottino formazioni opportune per non offrire troppa presa al oanuoné (1). (I ) A questo riguardo i:iova qui accennare che secondo l' ultima i~1rnziono tcile,ca sul st' rvizio in ,·urnpagun, nl § 630 t• ,loLLo 1:hu lo frazion i 111 fn n l~rla tlo lla ro111p11t:n la in su. Uno alla distanza ,11 3000 metri, non po,sono s tazionare allo sco11ert" ~ot Lo il fuoco <lé•l'nrt ,gllerla n 1111•no che 11ucs1a non ahlJ,a sotrerlo molto 1,crihh, ov,ero sia conlruhaltuta daU-nrlii:tlierrn an'er;arla. I r~olamenti prcccd,•nli ammcu ev;,no lo dis tnu1,p d1 :!500 e !000 metri. Col nuovo t;ll11 uune url111111un alcun i movimeuLI cho in 11n~snLCl po rc1·:1no clT01t11orsi nncl1e ~otto 11 Cuoco dell'arli:dierìa avversaria, o<aranno ora ri!Si impo,;sib11i od almeno, cn~1cr.11Jllero, a cl11 h lent.,,;ic, lhlrtlllc enormi. Citerò solo quale esem11io, 1'avan1.at.1 della 10• rt ivisiune lrt!Psca vr,r,o Gra.,clol.lc il 18 agos to 18i0; r11•anzal:1 che 11otè eicgu lrsi so l lo li Cuoco cl olle b:i.u orle rrance.•1 s1ahillte n buon,, ftOrtal3 rii liro 13 n 3 chilometri) ~ulle allurn 111 f'oin L-du-Sou r. Coll'arttgllùria moderna, anche poco numerosa. ma che sappia impiegare gmslamenle Il suo ruoco, simi le 111ov1m,•nto non sarebho riuscilo.
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FOCll ,I E CA NNO NI
Non si lascino abbagliare dai sedicenti effetti dc,1 tiro a grandi distanze e limitan done l'esecuzione ai soli casi di opportunità manifesta, conservino le non abbondanti mu nizioni per adopetarle alle distanze ravvicin ate alle quali il fuoco può produrre veramente n otevoli effetti. A sua volta l'artigliere si convinca che anche quando entreni, in campo la nuova bocca da fuoco, la fi.so aomia della. battaglia rimarrà pressochè immutata, si renda persuaso che sono da relegarsi nel mondo dei chimerici sogni i combatti-menti intrapresi ad otto o dieci chi lometri e come sia una utopia i l credere che per effetto del cannone sia possibile ottenere la vittoria da grande distanza (1). Si convincano pure i cannonieri che l'utilità del fuoco dipende dall'efficacia del colpo isolato e come sia di somma. importanza il non esagerare n ella celerità del tiro a seil.pito dell'esattezza (2). Non esaltino esagerata.mente la potenza. del cannone ed apprezzino al s uo giusto valore l'efficacia. e la micidialità del fucile moderno. L"artiglieria si consideri come arma ausiliaria e diriga. ognora i suoi validi e potenti sforzi ad assecondare ovunque rarma principale accordandole il suo appoggio in modo da. rendere meno sanguinosi e più decisivi i snoi atti. In definitiva tanto la fanteria come l'artiglieria rigettino le esagerazioni frutto di un male inteso spirito d'arma.. Si persuadano che dal comune accordo e dalla reciproca fiducia delle. armi combatten ti nascerà la comnnanza degli sforzi e la concorrenza degli intenti che soli daranno oLtimi risnl · tati in guerra. !I) An•he col nuovo ca nnone il duel lo rl'arli~ lieria co rninclera ari una dist-n uza massima di 5000 metri. A distanze su r crlorl ritengo cho no n si possa rncl lmPnle pu,11ar~ nò os,erv:.re llistinltt men te il risn llalo olei e.01111 cri il ruoco 111111 al'rebhe •111lntli J1i11 crr Lto utile E' noto in fatli che oltre :1500 metl'i .l di fflcilissimo sco rgPre uom ini, cavnlll o 1>e1.1.I e che 11 11cho maggioro di rucol tn si prov11 uri o~ser vnro 1:011 sicurezza lo ScOpfliO deil i sh r:1 pne ls. (2) A questo proposllo mi piace riportare qui le SPguenti parole pronu u1.ia1e dn l l 'o-
norevole generale Man do Rivera nl la Camern tlui tlopul.ali nolla tornaltl dclii !3 marzo u.. s.: « . • • • • o follia - r•gh rlis$O - sac,·incaro lrnp110 lr altre q11nliti1 alla raplrlil/1 di , tiro rtel cn unooe da campagna, perchè la rapidità di tiro Ilei cannone de,e essere
• l'eccezione e non la regola .
l'OC ! Ll t,; CANNONI
117 L
Dimentichiamo, coro.e dice l'Allason, di essere fanti o a rtiglieri per ricordare solo cli essere soldati, e cerchiamo il vero t:>O'Uidati esclnsivamente dall"amore dell'arte e procurancio di non essere mai troppo in'ei·essali a fai· creclere onnipotenti i me~~i che siamo più specialmente incaricali cli metf.ere in azione, preoccupiamoci soltanto di stabilire il loro valore, la loro capacità, in modo che dal loro armonico impiego si possano ricavare i migliori frutti sul campo
di battaglia. Piacenza, aprilE' 1901. Gucn,mr,lro L A.NG tc,,ente c<1lo1rn~t/o 21" ai·liolierili.
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J.E SALR 1) 1 lt l CREAll!ONll: PER l, A Tf!UPPJ\
LE SALE .Dt RICREAZ[ONE PER LA TRUPPA
Volgeva la primavera del 1898 quando una questione di indole militare, questione incalzar:.te e viva, nacque e crebbe rapidamente in una insueta concitazione degli animi; al punto di appassionare ogni .ordine di cittadini e mettere il campo a romore nel Parlamento e nella stampa. Parlo delle sa'e di r itrovo per i militari di truppa, impiantate allora. in Roma per opera dì private persone a cui non parve g rave sobbarcarsi volontariamente a cotesto còmpito; persone per ò che, essendo in odore di clericali, lasciavano dubita.re che non fossero estranei al loro assunto intenti di propaganda e di partito. Poi, distratta rattenzione di tutti dai dolorosi eventi del maggio di quell'anno. il romore si attuti. Rimase però il fatto, per naturale contrapposto al quale sursero altri congeneri istituti promosi da cittadini di fede liberale; sia per distogliere i m ilitari dal frequentare i primi, sia pure per combattere, sullo stesso terreno scelto dagli avversari e con mezzi di analoga indole, l'op9ra che si supponeva doversene aspettare. Senza discutere i fatti, cosa ormai inutile, e meno ancora le persone, in tendo esporre nel modo pi ù oggettivo alcune idee su questo argomento; limitandomi a rispondere, secondo quello che a me pare il ver o, a due questioni che si presentano molto naturalmente, e a trarne qualche conseguenza. Era questa intervenzione di privati cittadini nel g overno morale del soldato reclamata da cond izioni di fatto che ne stabilissero la necessità, perchè non si fosse pensato, da coloro cui spettava, a muovere passo su questa via?
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I n ogni modo, si può Titene1'e opportuna e consuonante all'indole delle istituzioni mil,tari cotesta. volen terosa in terveozioue? A.d eu trambe risponderò bre l"emente, sentendo di dovere rispondere in modo negativo : sentendo anche però di non 1re d issentisse da me, potere mer itare, per parte di chi p L taccia o rimpr overo di intransigenza. Il così detto « militarismo» è pianta che non alligna in Italia; e, come la par ola non esiste nel vocabolario di nostra lingua, cosi. il fenomeno sociale che con essa s'intende di designare è sconosciuto nell' eilercito italiano. Il quale, come scrisse il generale Carlo Corsi, e il più modesto, il più paziente, il più rispettoso alla legge fiuo allo scrupolo cli tutti gli eserciti. Così la onesta franchezza del mio convincimen to non può aver nulla che suoni diverso da nn omaggio obiettivo a ciò che a me pare vero, giusto, e cousuonante ad alti interessi.
•• Nell'aureo libro del compianto generale Marselli cui dà. argomento e ti tolo la Vita del 1·eggimento, l'eminente scrittore militare \Svolgeva già da tem po e da par suo, che è qnauto dire magistral mente, le idee informatrici dei dettami che il senno, il cuore e l'esperienza suggeriscono intorno al razionale governo morale e materiale della truppa; e riconosceva fin d'allora, (e ciò deve riescire d'alto conforto per noi) l'esercito i tal ia.uo molto innanzi in siffatta materia. La sintesi di quelle idee è che il reggimento tenga luogo della famiglia al soldato; il quale deve essere douiinato colla superiorità intell ettuale e cattivato mercè la cura costan te intesa ad assicurargli la maggior somma di benessere fisico e di serenità di spirito compatibile coi suoi obblig hi di ser vizio. Nè dobbiamo temer e che l'applicazione di questi princ1p1 ri esca troppo senLimentale. Un uomo al quale non si può certo negare di aver dato prova di qualità positive, il prin·
llìl
LE SA L E DI &ICREAZ!Oè'l~l l'E 1t L A TRUPPA
cipe di Bismarck, non dubitò di chiamare « commoventi » i r appvrti di cameratismo che in tercedono tra gli ufficiali e i soldati dell'esercito prussiano. Ora mi sia permesso di ricordare a questo proposito, non per citare me stesso ma per dimostrare che l' idea dei luoghi d i ricreazione per la truppa. era già nata e maturava. nell'esercito nostro, che in una. esposizione critica del libro del Marselli da me pubblicata par le stampe fino clal 1891, io scriveva, commentando le idee sovra enunciate, testualmente così: « Alla cura amorevole che a questi (i soldati) dobbiamo « dedicare, si Tiferi:icon o anche tutti quei provvedimenti che « tendono a rendere meno rude, meno disadorna e più at« traente lu vita della caserma per il soldato, quale ce lo « dànno la società e l'ordinamento militare od ierni. (( Lungi da me il pensiero di volere estendere alle ca« serme gli agi e le raffinatezze degli educandati; ma. bi« togna couvenù·e, non solo che lo spettacolo dell" asse a « pane non inalza lo spirito, (come osserva argutamente u l'autore) ma che, anche dal lato materiale, i cortili degli « sgraziati convenLi che in sì gran numero accolgono le 1( no:;tre trllppe, e le aJI'umicate « cantine » soli luoghi dove « il soldato possa trattenersi quando non è di servizio o « alle istruzioni, non sono fatti per tenerlo composto a una <• serena tranquillità. Un poco d L guai modesto <<comfort» « che si può conseguire a.neo nel più umile casolare, non « aggraverebbe certo incomportabilrnente Je masse dei corpi; « e conferirebbe alcun che di più. riposato alla v ita militare « in t empo di pace. Qualche luogo che avesse sembiante di « moclesta sala di convegno, qualche passo di più sulla via H di quelle discrete comodità nella quale ci siamo per ora ar« restati alla. adozione della catinella per le abluzioni, 1< qualche maggiore comodità nelle forme e nei modi di « consumare quel rancio, n el quale d'altra parte sono stati « sostanzialmente apportati miglioramenti indiscutib ili, co<< stituiTebbero u n sistema di provvedimenti che attestereb« bero al soldato l'inver asse preso per lui, e sarebbero un
LE S AW: Ul R ICRRAZIU~E PI!& L,\_ T R UPPA
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<Yiusto Gorollario del servizio militare obbligatorio, in forza t:> •• del quale tutte le classi sociali sono rappresentate nel« r esercito. » Nè questi erano divagamenti di solitari , e neppure antiO'enze individuali onde vi sia luogo a farsi merito; sibveO' bo . bene erano l'espress ione di idee e sentimenti molto genen .l mente diffusi, ohe i comandanti dei ripi..rti di truppa si sforzavano, nn d'allora, di tradurre in atto. E cosi approfittavano con premura di ogni angolo delle camerate che loro venisse fatto sottrarre alla tira.nnìa dello spazio non 1argar,1ente assegnato, lo guarnivano d i panche e tavole di~p·,1tate con accorgimenti sottili al la rigidita del servizio di casermaggio; e prendevano, a loro spese, associazione a qualclie giornaletto, distribui,·ano libri adat.ti all' intelligenza dei soldati, e capaci di aprirne l"animo ad entusiasmi sani e gagliardi. Ed appendevano alle pareti la Carta cl"Italia, quella della Colonia Eritrea, quella dei dintorni del presidio; insomma. facevano di tutto per effettuare, coi limitatissimi mezzi di cui disponevano, sia pure in un modo Tt1dimentale ma tendendo :fiduciosamente e risolutamente al meglio, ciò che pensato ed effettuato da altri è parso una novità. E ciò serva per rimettere le cose a posto ; o, come suol dirsi, P,er la S toria. Ohi pertanto ha preso parte alla vita dei reggimenti negli u ltimi venti anni, o non è affatLo ignaro delle fo rmo moderne d i qut:1!1a viLa, sa ohe coloro a cui la cura del soldato è diretttimente affidata non si lasciarono precorxere negli studi e nelle proposte tendenti a circondare di qualche svago fisico e int ellettuale la vita di esso d nrante il periodo in cui paga alla patria il suo debito di italiano; sa che questi st udi e queste proposte furono prev enuti, nelfeffetto, dal sorgere delle isti tuzion i di cui parlo, ciò potrà più ragionevolmente rendere testimonianza dello zelo frettoloso con cui le private attività vollero, per ragioni varie, esplicarsi, che sollevare il dubb io più lontano sul grande amore con cui si prosegue, da ohi ne ha ruflìcio e il dovere, il benessere materiale e morale ciel soldato. I·<
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LE SALE DI RICREAZI ONE PElt LA T RO PPA
LE SALJ;: TIT RICREAZIONE Plm f,A TRO['PA
Assai complessa però era la questione ; e molti ostacoli si presenta.vano, d'indole disciplina.re e sopratutto amministrativa, che non p otevano essere superati senza molta preparazione; che val ·q aanto dire in tempo non breve. E n eancoerano trascurabili quelle difficoltà che nell'ordine morale rappresentano ciò che sono in meccanica gli attriti d i primo distacco; e che, specialmente negli istituti di c11.ratter e conservatore, non sono evtta.bili e nemmeno biasimevoli. D problema tuttavia, già risol uto per i sottullìcia.li mercè le sale di con,egno loro destinate, t eneva ,iva e desta l'attenzione della classe militare dirigente, e g li ufficiali vi dedicavano un·attivi tà premurosa., che n on fu priva di risulta ment ì apprezzabilissimi. Nè potrebbe pur lontana.mente supporsi che questa tendenza non trovasse favorevole accog lienza presso i comandanti snperiori; giacchè l'approvazione e l'appoggio di essi forouo sempre assicurati ai comandanti di r eO'O'imento e di . bo . nparto, quante volte vollero inoltrar.ii su questa strada additata alla loro saggia sollecitudine dalle condizìoui dei tero pi. e dalle qualità del soldato odierno. Reso così a Cesar e quel ch'è di Cesare, passo al secondo punto. Se può esservi incertezza sulla utilità dei circoli militar i per gli ufficia li, laddove, per le condizioni della vita sociale, esistono luoghi d ì convegno per le classi_ elevate della cittadiuanza, degnissimi di essere frequentati da essi, se v'è anzi chi repnta migliore che g li ufficiali si mescoli.no alle classi stesse, anzichè appartars i in una specie di clausura senza ragione e senza scopo, non potrabbe addursi sotto verun aspetto un analogo arg omento per quanto si riferisce ai soldati; e dovrebbe altresì accettarsi molto riguardosamente per i sottuffi ciali. L'età, l'inesperienza della viLa, la ingenua rozzezza che i soldati, in generale, portano alle armi, la brevità della. ferma., reclamano una intensità e continuità di educazione morale che_ nou può essere affidata che a. chi ne è v indice e responsabile. E queste considerazioni d 'ordine generale acquistano
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valore a dismisura più grande, quando i soldati sottratti ai mallevadori naturali della loro educazione, vengano attratti verso istituti creati con spirito e tendenze speciali. I mperocchè se questi avranno carattere e in tenti clericali, potremo dubitare che divengano semenzaio cli insegnamen ti a.nti-nazionali. Io sono lontano dal n egare che la religione, astrattamente considerata. possa concorrere effi cacemente a formare la tempra del soldato ; ed anche, se intesa nel suo pu1·0 ed alto significato. divenire un valido sussidio, di chi deve governarlo e dirigerlo nei supremi cimenti. Non dimentico di aver )etto nel l\Iachiavelli che dove è religione, è buono ordine è virtù militare; come non ignoro che compagno indivisibile del soldato prussiano in caserma, in marcia ed in campo, è un libriccino cli orazioni che cont iene invocazioni al Dio degli eserciti per tutte le contingenze prevedibili della vita militare, meno la scoufiLta ! Ma oggì, in Italia, a ca.usa del dissidio esistente trll. il Papato e lo Sta.tu per il dominio temporale tolto al pontefice, la figma augusta del capo della religione cattolica non si scompagna dal piglio iracondo del sovrano spodestato; il quale, proclamando sè spogliato, usurpatrice la dinastia che ha resa all'Italia la sua capitale, manifesta non copertamen te la sua disapprovazione per i pri ncipi che sono fondamen to del nostro diritto pubblico, e condanna con implacabile a,nimavversione l'assetto nazionale sancito dai plebisciti . P er lo che, finchè duri questa attitud ine pugnace della Chiesa verso lo Stato, non si potrà affidarle senza pericolo - sono ancora parole di Niccola M:arselli - l'educazione del cittadino e mol to meno del soldato. E neanco possono affidarci interamente cotesti istituti quando spiegano carattere liberale; poichè vi banno liberali di molte tinte e gradazioni di tinta, non tu tte egualmente sane e confacenti allo spirito e al dover e militare. Senza aver sospetto della democrazia, che, rettamente intesa, non è oontraria allo spirito di disciplina nè al principio di autor ità, senza diffidare del liberalismo eccessivamente conservato1·e che pur dobbiamo creder e immune da tendenze rea.iii -
AN.\:O Xl,\' I.
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u;
SALE 1'1 ltl CREA ZIO~E PER L~ TRUPPA
zionarie, non può esser mai dannoso peccare di prudenza soverchia. E per un grandissimo numero di ragioni (le quali tuLte a me sembrano giuste e discrete), è prudente non esporre il soldato al sofJio troppo vivo delle opinioni che. estt·insecandosi con libertà naturale m libero paese, fauno capo non di rado ad estremi sterili o dannosi. A ciò si aggiunga ohe, banche la virtù nou possa essere peculiare appannaggio di uno piuttosto che di un altro ordine di cittadini, tutta,;-ia ragion vuole che le virtù militari trovino culto più severo, eccitamento più efficace laddove per istituto di vita, per abito. per tradizione, esse vengono più solennemente tenute in pregio e più spesso esercitate; ossia nella famiglia militare. E pertanto nel distogliere meno cho sia possibile i giovani soldati da questa, nel non sottrarli (auco nelle ricreazioni) all' axione continua dei loro capi che debbono trarre in tempo breve, come dalla selce la scintilla, dal coscritto di ieri !:eroe di domani, sta il segreto di mantenerne il sentimento accordato, per così dire, a un diapason più elevato di quello ordina.rio, di temprarne l'animo agli sforzi di abnegazione suprema. che la patria esige ed aspetta. A me pare introvertibile che una massa di uomini a cui si può chiedere ad ogni momento la rinuncia della. vita, da cui si può esigere a Lutti i momenti la sottomissione piena. ed assoluta ad una autorità, la quale (notiamo bene) deve voler e e sape1·e ottenere da. questa massa non solo obbedienza, ma anche fiducia illimitatn. ed inconcussa, reclama cure non solo intense, ma altresì esclusive da parLe di chi esercita siffatta autorità. ed è mallevadore dei risultati. Non mi fermerò a discutere alcune proposte che furono formulate. come quello di affidare il governo di questi luoghi di ricreazione ad ufficiali m congedo; e non mi fer merò sia perchè le ravviso di effettuazione pratica irta di difficoltà, sia sopratutto perchè non mi r iesce di persuadermi che, sotto qualunque aspetto si guardi, esista la necessità di ricorrere a temperamenti di nessun genere. Il reggimento, ricordiamolo, deve tenere al soldato luogo della. famiglia.; quindi,
LE SALE Dl lllCl!i,AZIO.St,; p~;n LA TROl'l'A
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come g li dà lavoro, occupazioni e Lravagli, deve pure a llietarlo con quelle discrete r icreazioni ohe sono cornpatibLli col servizio militare e coll'austerità della di sci pli na. *
** Dovrebbero le sale di ricreazione essere strettamente reggi mentali, oppure insfouite per presidio~ Varie ragioni, e tu tte di peso, militano in favore si. dell' uno che dell'altro sii;tema. L 'instituzi oue presidiale permetterebbe di dedicare ali' impianto mezzi materiali più vasti ed acconci, permetterebbe l'unità di direzione e di sorveglianza, fa.cilitel'ebbe, riducendolo al minimo, la scelta del per;:;onale occorrente, porge· rebbe occasione di amichevoli relazioni tra i militari delle diverse armi e dei vari corpi; i qua.li avrebbero molto da guadagnare nel conoscersi ed affiatarsi fuori delle osterie e degli aHri luoghi pubblici dove ora abitualmente s' incontrano. I ritrovi reggimentali da parte loro ofi'rirebbero minore affollamento, ~arebbero più facili ad ordinare, e permetterebbero di intervenirvi anche a quei soldati che non profittano dell a escita libera, o per elezione, o per essere di picchett<t armato, o convalescenti. Tutto considerato, sembra che il primo sistema presenti un complesso di vantaggi capaci di fare traboccare la bilancia da cotesta parte; ai quali si può aggiungere la fa.:iilità cb.e avrebbe il comandante del presidio, di sorvegliare con attenzione e di proseguire di cure efficaci l'andamento della istituzione, che sarebbe inamovibile ed indipendente dai cambiamenti di g uarnigione. In questo sistema, le spese 1,iotrebbero faci lmente essere ripartite tra le masse dei corpi in proporzione della forza relati va; il luogo òovrebbe naturalmente essere assegnato in un fabbricato erariale. I mezzi di effettuazione dovrebbero essere modestissimi, ma pienamente rispondenti allo scopo. Mobilia semplice, ma non rozza nè disadorna, riscaldamento ed illuminazione convenient i nell' inverno (d'estate le sale potrebbero chiudersi
LE SAI,}:; 01 RJCltEAZ!O~E l'lrn LA Tlllll'E'.\
11SO
LE SALI' Dl RICREAZIONE PF.R LA ·rnuee.\
ali' imbnrnire), pochi libt i ed ottimi, a lcuni giornali molto ben scelti, massime tra quelli illustrati, qualche album militare e patriottiC,o, molti giuochi di ricreazione come il tric-trac, la dama, il domino; e, nei lim;t i consentiti dallo spazio, anche qualche giuoco ginnastico e di destrezza. Tt\,li gli elementi bastevoli perchè il nostro soldato, che è a<l un tempo semplice ed intelligente, modesto e vi',ace, convenisse moli.o di buon grado in codesti luoghi di S\"ago riposato e trauquillo. Nè si clovrebbo trascuriire di ornarli, senza soverchia parsimonia, di rappresentazioni graficl1e e plasLiche di glorie nazionali e dinastiche; imperocchè ,. noi abbia.mo « ancora molto d11. fare per intrndurre nella v it1i 1)ratica del « reggimento il culto delle tiradizioni patriottiche, e le arti « belle ~ sopra.tutto quelle figurative più d'ogni altro mezzo « colpiscono l' animo e la fantasia. » Cito ancora idee espresse con singolare perspicuità nella Vita del 1·eggimento. Ricordiamoci che la guerra, a. sentenza di Napoleone, si fa per t re quarti colle fo rze morali. E per coronare l'opera, occorrerà il concorso paziente, YO· leuteroso, amorevole degli ullìciali e dei sottufficiali; nè chi conosce lo spirito che alita. nei reggimenti pu6 dnbitaro d i t rovarlo. Un capitano ed un ufficiale subalterno per turno quindicinale o settimanale, coadiuvati da qualche sottufficiale scelto t ra i distinti per contegno e per educazione potr·ebbero essere incaricati di assistere al ritrovo dei sol<lati, promoveudo e contenendo ad un tempo, con tatto e con e.moro, una lieta o decanto libertà atta ad assicurare ai trattenimenti ,m carattere ordinato, a.ttraeut.e e riposato. E ai sottufficiiLli che meglio avessero me ritato della istit uzione, non dovrebbero essere lesinati elogi, incoraggiamenti ed anco speciali ricompense, tenendone couto nei loro titoli all'avanzamento ; come argomento singola.r e di lode dovrebbe essere per gli ufficiali lo v~lo dimostrato in questo ramo altamente educativo del servizio. Imperocchè n on meno della dottrina tecnica e della abilità tattica deve essere ascritta a merito eminen te dell'ufficiale l'attitudine al g overno morale del soldato, in tutte le più svariate conting enze della vita
118 L
·1·t Si può an;.1i affermare senza tema di dir troppo, m1 1 are. . d' t• · · gli . ' 'tto meriteranno il nome l o . .,nn1 que. ù • . che a rrug1·101. d ll'l ufficiali che, per indole e per sentimento, s~no p1": ido1:1e1. a . . con au n.'e'"tuosa sollecitudine do1 loro mfenor1, a m.teressars1 . . li a educarli ad amarli e far:'lene amare. d 1ngor • ' B' k t ttando Gli elemouti imponderabili - scrisse ,s_marc -, . ra appnnto delle rel a1.ioui tra gl~ ~fficiali. e i sold_11t1 -:- sono . . importanti di quelli mater1ah. A uo1 ed a noi so~1. s~etta ~~: perare quesi;i elementi, che son? validissi~i ~u~1har~ ~el d i più effì~aci e potentt strumenti di vittoria, e ' . . .· la comando e · . . li l ma<Y<Yior bene dell. esercito sul qua 1e riposano bo d ir1ger a sicurezza o r onore della patria. TonQli.\TO Gt1ARDCCOI
waaioi·e
11
di <1rlt91irri 11 -
1182
REQUISIZIONI IN TERRITORIO NEMICO Co111i11uazio11e. -
CAPITOLO
l'edi ùispensa I'/
JV. - Requisizioni e contdbuzioni.
'I: Requisizioni provinciali, mandamentali e comunali da« vano luogo ad un caos di disposizioni da non sapere in « molte circostanze in qual modo togliersi cl' imbarazzo >> (1); cosi hanno scritto nella loro diligente relazione i membri della Giunta provvisoria della Lomellina. E noi in mezzo a tale caos procureremo di sceverare le principali imposizioni risultanti da documenti ufficiali o da relazioni private attendibili; avvertiamo però che non potremo r iferire che in parte con quali metodi gli AÙstriaci abbiano sapnto ridurre nella più sqnallida miseria le più ricche provinci~ piemontesi. Tratteremo prima. delle contribuzioni, per poi riassumere distintamente le requisizioni provinciali, mandamentali e comunali risultanti dalle ricordate fonti, procurando di suddividerle in modo corrispondente a.i varì servizi pei quali vennero effettuate. Aggiungiamo poi che nelle principali località occupate, comEI Mortara, Vigevano, Novara, Vercelli, eco., g li Austriaci istituirono dei Comandi di piazza, che esercitarono una speciale ingerenza nelle requisizioni e contribu zioni, curandone l'esecuzione.
(I) OOGGIO. -
0 1>. cii .• voi. :!O, pa~. 147.
11EQ,U1 S IZ10Nl I N TBHRl'l'ORJ O N EJ\flCO
§ 1•. -
1183
Contribuzioni.
Preseutendo forse la precarietà della sua occupazione, la 2n armata austriaca non impose alle provincie piemontesi alcuna contri buzione generale di gu erra. Però dalla ricordata nota diplomatica, 8 maggio 1859, del conte di Cavour risulta ohe la città di Vercelli fu colpita da una contribuzione di g uerra. di L. 300,000, della quale non v'è cenno nella r ela:i:ione cronologica sull'operato degli Austriaci in detta città compilata dal cav. S orasio, preside in quell'epoca del Liceo locale. Inol'tre dalle varie relazioni risulterebbero imposte anche le seguenti contribuzioni locali : Lomello (Lomellina) L. 3600; Mez.:.:anabigli (Lomellina) lire 1000 ; Pinarolo (Voghera) L . 1000; Tr ecate (Novara) lìre 900; Verrua (Voghera) L. 3500. I nfine il comune di B,·oni (Voghera) pag ò L . 800 come ammenda per aver consegnato sei buoi in meno della quantità r ichiesta.gli. Gli Austria.ci non omisero di visitare tutte le casse pubbliche e quelle esattoriali, ma senza frutto, (se si eccettua il sequestro fu L. ò4 all'esatto1·e mandamentale di Broni), perchè le autorità sarde avevano portato seco i fondi ivi giacenti; sequestrarono pure negli uffici postali, n on soltanto la. corrispondenza che veniva aperta e letta, ma an che i valori, fossero essi di proprietà erariale o di proprietà privata. Così ad es. asportarono L. 70 in con tan ti e L. 400 in francobolli dall'ufficio postale di 1Tigevano : L. 298\).65 da quello di Novara; tutti i valori esistenti da quelli di Stroppiana e di S. iW:arlino Siccomario, ecc., ecc. Altre sottrazioni di denaro avvennero, non già per regolare contribuzione di guerra o per sequestro, ma per rapina o furto in occasione specialment e dei freq uenti saccheggi. Si g iunse anche a togliere ad uomini ed a donne il denaro che avevano nascosto mediante cuciture apposite negli abiti che indossavano. Cosi ad es: si rubarono L. 6150 a S. Jllar·-
1184
1rncio 1s11.10:-:
l<EQUISJZIONI lN Tb~RRITORIO NElllCO
lino 8iccoma,•io (Lomellina): L. 1790 a Gropello (Lomellina.); L . 140 a Me;;z-;anabigli (Lomellina); L. 80 a St1·oppiana
(Vercelli), ecc. Vera e propria contribuzione generale di guerra è invece quella imposta alia provincia di Lomelli,ia. dalla Giunta provvisoria d' intendenza sedente in Mortara. Costretta a far fronte a continue e gravissime requisiz ioni di ogni g enere, a fornire derrate, delle quali era constatata rassoluta mancanza nella provincia per effetto dello sperpero e delle asportazioni fattine dagli in,asori, la Giunta si trovò ben presto nella necessità di procedere a.d acquisti fuori della provincia per evitare il saccheggio continuamente minacciato dalle autorità austriache. A tale uopo, scartata l'idea di contrarre un prestito, la Giunta impose a i comuni della Lomellina una contribuzione di L. 317,7 10. 92, ammontAare di un semestre del tributo prediale regio, in baso all'entità del quale la contribuzione fu. ripartita fra i coronni. La l' rata venne chiesta con circolare 17 maggio ; la 2' rata con circolare 25 maggio. I comuni. in n umero di 57, soddisfecero solt~nto parzialmente al loro debito nel modo r isulbante dal seguenlie specchio, in base al quale si puo calcolare che l'aggravio medio per ogni abitan te n0n abb ia ragg iunto le- L. 2; la con tribuzione però venne pagata non da tutti gli abitanti, ma dai soli debitori del prediale, epperciò r ealmente r aggravio subito dai contr ibuenti fu molto superiore:
11
l m11or lo
Comuni
l m11orlo
Comun i
I e II,
L.
11.if>
TKRRJTOt<IO i'<EM!CO
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L.
I R ì po,-t u
. .
21-15
Alban ese . .
l199
l:lorgo frarico
l'ì83
59 1 \)!) i\lezza nabìg-li
Borgo S. Siro
3151
18
Alag na
33
L.
Ca iro .
l $5SG
ç)\)
4136 9,1 Nicorvo . . 91 2 2'7 Ottobiano .
1926
ì2
566!)
06
185 · o52ti
Cambiò
I
Candia . Cassolnnovo C:astel laro de' Gioriri Castel novetlo . . .
. Castello d'Agogna
15 1Palestro
3088 21
26
:tl 5120
Cerg11:1go
Ceretto .
1290 1509
Cil a vegna
345'1 1'.15
) .
Dorno . Ferrera
<1860 j 21
I
80
1-1
S:innazzaro .
Saut'Anp;elo. S8 Sartirau a .
3128
70
3909
10
Scaldasole. . Semiana . . . 1
4034 145 5675 ll
Sommo . . .
2127
98
'11 05 2:368 11005 323'1 321'1 2017
03
588
Tl:!rràsa . . . T orr~beretti .
~rn 52 58 54 15
29
J!l75 2!l 525
I Torre de' Torli
Gall ia 1·ola .
5. 045 3384
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Vnleg-gio
3344 9'1
Garu barana.
3191
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Vn ll e . .
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Ga rl asco .
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99 Robbio . . .
Celpencltio .
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9120 1)5 1139 48
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1186
REQ.Ul SlZIONI IN 'l'ERRITO RIO l\'BMICO
RE(}U JS!ZI ONl 1~ TERRl'l'OR10 NlilMlOO
La Giunta provvisoria della proYincia di Novara in circostanze analoghe si appigliò invece al partito di anticipare essa stessa L. 35,000 e di mutuarne altrettante da privati cittadini. § 2°. -
Requisizioni di vettovaglie.
1187
Tt1tte le 1:equisizioni risultanti dallo specchio sopra tracciato vennero imposte con decr eti identici per forma a quello ohe qui si riporta e che riguarda la Lomellina:
« Al signo,· Sindaco di 1l{or·tara, « Per il mantenimento delle II. RR. truppe ella disporrà perchè siano approntate in codesto Comune pel giorno « 3 maggio per la consegna a ohi ne sarà. incaricato le prov« vigioni sotto indicate per 5 giorni successivi: « 1° - 50,000 razioni di carne di manzo (buoi vivi) in « ragione d i uua mezza libbra di Vienna per ognuna al giorno. « 2° - 50,000 razioni di pane a 52 lotti di Vienna per « ognuna al giorno. « 3" - 25,000 razioni di farina bianca da paste in ra« gione di un terzo di libbra viennese per ogunua ,al giorno. 1, 4° 25,000 razioni cli riso a sei lotti cli Vienna al giorno. « 5" - 50,000 razioni di sale a un lotto di Vienna per ·« ciascuna al giorno. « 6° - 50,000 razioni di tabacco da fumo ad un lotto di « Vienna per ciascuna al giorno. « 7° - 11,250 razioni di biada a un ottavo di melzer « viennese per ciascuna al giorno. « 8° - fl ,500 razioni di :fieno legato in bottoli da libbre « dieci di Vienna al giorno. « H,esta libero a codesto Comune, ove vi fosse il bisogno, « di estendere la requisizione nei paesi circonvicini come 't meglio crederà opportuno. « Mancando nel giorno prefisso i suddetti generi, verrà « imposta al Comune una contribuzione di una somma oor« rispondente al quintuplo del loro valore. « Nutro ferma fiducia che non vi sarà il bisogno di rioor« rere a questo o ad altre misure di rigor e. «
a) Requisizioni provinciali. - Riassumiamo le reqms1zLOni provinciali di derrate imposte al territorio occupato dagli Austriaci: 1. - La pr ima requisizione ordinata con decreti appositi per ciascuna provincia, la data dei quali sta tra il 30 aprile (Lomellina) ed il 3 maggio (Vercelli), fu intimata alle autorità municipali delle citta capoluoglù di provincia, in mancanza di autorità provinciali sarde od austriachi:S. L" intimazione venne eseguita il 1° maggio a Novara, il 3 a l\fortara, il 4 a Voghera ed il 6 a Tortona e Vercelli. La requisizione, l'ammontare della quale r isul ta. per ciascuna provincia dal seguente specchio, dove,·a essere soddisfatta in 5 rate eguali quotidiane a cominciare dal 3 maggio per la L omellina ed il Novarese (a Novara si pretese poi la prima consegna pel giorno 2) e dal giorno 5 maggio per le altre provincie: = = [ta ,·1,ia = = - ~ ~ · corno di
PIIOVINCU,
I
Pnno
bianca
(iu piedi)
-
paste
razioni
razioni
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m:1111.0
-
c1n da '/ , l ibllro 52 luLLI
di Vlonnn
di Vlcnnn
Vercelli. . l'ortona..
250,000 500,000 250,000 230,000
'lcg!,r• (I) .
250000
250,000 500,000 250.000 250,000 250,000
Lomollin3 Novara . .
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'I. lillbra ,u
lotti di VI errna
i lotto
125.000 ~50,000
12·5,000 9•50.000 n 5.ooo l 25,ooo I 25,000
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--- - - - - - - ~ 75 ! ,500.000
Totali.. 1,500,000 1,500,000 i 50,000
Tabacco
razioni eia
razioni eia
Vicnnn
Vienna
1/
1 cr1lnr IO libbre rii dl
250,000 56.250 500,000 H2,000 ~:;o,ooo no,250 250,000 250,000
sG,2so 56,250
i.500,~ 337.500
I
I
3i,500 75,000 37,500 a1,aoo 37,500
m.ooo
(Il Onlln Stodo a11td1tollica del C:1u11u risulterebbe che si impose al Voghcrasco la somminis Lrnzione per 5 giorni di quoti1liane rnzioorl 50 miln di 11ano. Carina, salo, p:tsle, t~ bacco, riso, Jardo, o r:1zionl H milr, ~i fieno e i di biada. Ma noi, sulla base dei decreti inli111ntl alle altro 1irovin,·ìc, rltruìamo o,;allc le cifre segnr..te nello s11ecchio.
« Quartiere generale, Garlasco, 30 aprile 1859. « L'I. R. Generale d'artiglieria « e Oornanclant1 della II .1frmala
« Gror,AY. »
1188
REQUISIZIONI I:,/ TERIIITOUIO :SE>l!CO
Al municipio di }10,1 ara. parve troppo onerosa. la requisizione imposta.,. perciò, a tutela dell'interesse proprio e dei comuni vioiuiori, deliberò di mandare a Lomello apposita. Commisjione per oLtenere dal genera.le Giula.y che il carico fosse diminu ito·. Senonoh.a il generale non credetLe di ammetterla alla sua presenza e la. mandò dall' intendente Caschi il qnale non soltanto rifiutò qualsi&si diminuzione, ma, avend~ rilevato che per errore era.si nel decreto omesso il vino, prean· nunziò alla Commissione l'invio, effettuato poi, di un altro ordine per la requisizione di 500,000 razioni di vino (p11.l'i a. ettolitri 1666,66) da consegnarsi in cinque rate eguali giornaliere. Il municipio stesso dovette prelevare dal magazzino grvernativo il sale o parte del tabacco, e mandare ad acquistare a l\Iilano il resto del tabacco, valendosi di uua piccola somma giacente presso il demanio. Il municipio di Tortona, costretto a. consoguare la prima rata entro un'ora dal!' int;mazione. non potè estendere con,,enientement.e la requisizioué ai comuni della provincia e perciò quasi da. solo sopportò il peso di tale somministrazione, della quale fu ritirata soltanto la predetta. prima quota. Per il fatto poi che anche a Voghera gli A.ustriaci non fecero lunga e tranquilla dimora, ma. invece soltanto brevi, e però continue, apparizioni con pattuglio più o mono grosse, si ha rngione di ritenere che la requisizione imposta a questa pro"incia (alle derrate indicate nello specchio si devono aggiungere oltre 800 ettolitri di vino) non sia stata soddisfatta nella sua totalità.; il Boggio (1 ci assicura che detta città. ebbe a so.flrire meno di altre città vicine i mali effetti dell'invasione nemica. Il 15 maggio fu definitivamente abbandonata dagli Austriaci. 2. - Altra requisizione comune a più provincie è quella intimata alle Giunte provvisorie della Lomellina (ì\forta.ra.) e cli Novara. ed al municipio di Vercelli con decreto
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cii.. ,·ol 20, fil~.
~ 13.
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llEQUISIZ!ONI l'N TERlllTOlllO N~:mco
16 maggio del generale Giulay (notificato a. Vercelli il 17). Noi segt1ente spocchio ne è rias~unta l'entità: Il,, coosoµnnr~ i 110<\ IOila
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Si riporta qui il solo <locreto comunicato alla giunta di Mortara. essendo gli altri nella. forma pressochù simili. ::li nota olle, come ris ulta clul decreto, fu alle tro provincie imposto unche l'obbligo di mantenere nei di,·ersi comuni una scorta di pane o di riso per le Lrnppe di stanza o di passaggio. « Per r ulter-iore regolare mantenimento delle I.I. R. R. « truppe occorrono le seguenti sommiuistrazioni da prov~·e« dersi senza alcuna dilazione od in via di requisizione per « parte d1 cotesta autorità od in vin di somministraz ione da « parte dei coutraeuti coi quali spetta a codesta autorità. sti« pula.re regolari contratti. « La provincia di 1fortara consegnerà entro 48 ore « 200 buoi; indi giornalm ente: vino, brente 200; ac(]uavite, « brente 20: fieno, qnintali 60; a.vena, sacchi 600. « I quali saranno consegnati ali' apposito incaricato del« l'intendenza generale per disporre nei mod i ohe gli ven1< gono indicati con speciale decreto. « Disporrà in ultimo obo nei diversi comuni sia costan« temente mautenuta una scorta d i pane e riso per le
1190
1191
REQOIS17.10NI IN TERRITORIO NEmco
REQOISIZIONI 11' 'l'ERR!TOHIO Nfil11CO
« &ruppe tv1 stanziate, e per qnelle eventualmente transi-
...-olte i comuni dovettero. allo scopo di soddisfa.re ai bisogni dell e popolazioni e di ottemperare alle richieste delle truppe austriache, acquistare dall'intendenza militar e dell'esercito austriaco medesimo quello stesso sale che r in!iendenza predetta aveva poco p rima requisito nei magazzini delle priv~t,i ve sarde. Anche la Giunta provvisoria di Novara dovette ricorrere agli acquisti fuori del territorio della provincia e mandò due suoi rappresentanti a Mila.no. Questi pattuirono ooll'a.ppaltatora dell'esercito austriaco, cer to Noseda, la fornitura e la spedizione a. Novara dell' avena e dell'acquavite corrispondenti al fabbisogno per cinque giorni. La provincia di Vercelli non soddisfece che in piccola parte a questa requisizione, perohè il giorno 19 maggio le truppe nemiche sgombrarono la città facendo saltare alle proprie spalle il ponte sulla Sesia.. 3. - IL giorno 2.J: maggio fo rimesso alla. Giunta provvisoria della Lomellina sedente i u Mortara l'ordine seguente di requisizione:
« tanti. « Nutro fiducia ohe uon verrò posto nel la dispiaoenza di « ricorrsre a misure di rigore affine di ottenere la regolare « ed esatta somministrazionù dei generi chiesti come sopra.
« Quartiere generale. Mortara, il 16 maggio 1859. « Il coma,ldale della 2 1 annata « genet·ale d'artiglie1·ia di S. M. I . R . ~lp. « Conte Gcur,AY )>. Dal detto decreto emerge che alle autorità incaricate di effettuare le requisizioni provinciali venne dato il oonsin-lio di ricorrere anche ad acquisti con regolari contratti. S~ si considera cho nel territorio della propria circoscrizione le dette autorità avevano piena. facoltà di requisire, risulta ohin,ro che anche Giulay riconosceva la necessità di domandar e le derrate ad altri territort, riconosceva cioè ohe le risorse locali era.no insufficienti per soddisfare alle sue pretese. Dove poi si indirizzassero ufficialmente le autorità piemontesi per !"effettuazione degli acquisti ci risulterà. in appresso. Sta di fatto che la Giunta di Lomellina, uon trovando più ,·ino, acquavite ed a.vena. in provincia, mandò a Milano un suo incaricato per l 'acq uist;o di 3000 some milanesi di avena, 500 ettolitri di acquavite, 400 quintali di far ina e 400 moggia di frumento; che tali acquisti fuxono seguiti da altri nella quantità di 1160 some di a.vena, 609 ettolitri di vino e 25 ettolitri di acquavite; ohe infine la farina. ed il frumento ora riéordati vennero provveduti per ali eveu· tuali bisogni deile popolazioni. b A. tanto si era giunti dopo un breve periodo di occupazione austriaca in una provincia ricchissima ! Risulta infat ti che, fra g li altri, ricevettero farina e frumento dalla Giunta provvisoria di :Uortara i comuni di Ceretto, Valle e Oa.ndia · che il comune di Robbio ricevette da essa 7 qtùnt.ali sale, a proposito del quale genere ricorderemo ohe molte
di
« Alt' onorevole Giitnla prov viso1·ia « della provincia di Mortara.
i< A senso di un disp~ooio telegrafico datato da Garlasco « 24 magg io col N. 253 clell' I. R. intendenza generale della « seoonda armata abbisognano pel mantenimento dell'armata
« stessa cento buoi. « S'invita quindi l'onorevole Giunta a somministrare la: « domandata quant ità di bestiami e ciò colla massima sol« lecitudine. « Il sottoscritto poi prenderà iu consegna tutta la quan· « tità dei detti buoi per trasportarli al luogo del loro « destino.
« Mortara, il 24 maggio 1859. « LEIT!\" ERT
« 1. R. officiale dell' intendenza generale
>.
1192
HEQUISlZIONI IN TERRJTOll JO ~ElllCO
REQ,UISIZ!OXl TN TF. RRfTORIO NEMICO
4. Alla stessa Giunta di Mor tara venue in seguito comunicato il seguente decreto : « Ul teriori bisogni dell' I. R. armata mi mettono nella « necessita di invitar e codesta. onorevole Giunta a far e « entro tre gform la somministrazione di altri duecento buoi. « La Giunta ripartirà come crede la suddetta requisizione sui « var'ì comuni del territorio da essa dipendente, chiedendo, « ove occorresse, presso r r. R. comau<lo cli stazione in Mor l;a.ra « la necessaria assistenza mil itare pel caso che qualche comune « e privato si rifiutasse a corrispondere alla fatta ricerca. « Mi lusingo che codesta onorevole Giunta si adoprerà •< con tutta premura, affinchè siffatte disposizioni abbiano « p ronto effetto. « Quartiere generale, G~trlasco, 28 maggio 1859.
« Il comandante della _gu a1 ·mata « Conte
GwLAY
».
.
11 93
' _.
6. - Poco dopo il 20 maggio fo imposta alla provincia di Novara una nuova r equisizione giornaliera di brente 150 di vino e 20 di acquavi te, quintali 20 di :fieno e sacchi 100 di 11vena.
7. Il 26 maggio si impose alla stessa provincia la somministrazione di 700 b uoi, quantità enorme che la Giun ta non avrebbe potuto fornire, perchà non poteva comunicare che colla regione a levante della città di Novara e con quella a sud, verso Vespolate, sfruttate largamen te dagli Austriaci. La. Giunta non omise di sporgere i suoi reclami per l'esorbitanza di tale richiesta e cli manifestare l'intenzione cli dedurre dalla suindicata cifra i 100 buoi requisiti direttamete dall' intendenza militare a Biandrate e paesi viciniori. ( Vetlasi olt,·e). ,1,
Per guanto riguarda i buoi, le requisi~ioui imposte alla ~ omellina cogli ordi ni 16, 24: e 28 maggio (riport11.ti sopra ai n n. 2,. 3 e 4) _ammon tavano complessivamente a òOO capi; seuonche la Giunta, sapendo che i comuui erano gravati anche da_ n u~erose requisizioni mandamentali e, specialmente, comunali. chiese ed ottenne qhe fosser o computati a sconto della requisizione provinciale i buoi, che erano stati direttamente couseguati clai singoli comuni dalla data clel primo dei detti ordini di requisizione provinciale a quella dell'esec11zione delle somministrazioni ordinate. In tale modo la Giunta potè ridurre la sua somministrazione a 215 capi, fra i quali molte vacche.
....... 5. - I l 13 maggio l'intendente della 2• armata, Ceschi da .Mortara ordinò alla Giunta di Novara la sommiuistrazi~ne quotidiana sino a m1ovo ordine di 3000 razioni carne e vino pel manteni mento della riserva di cavalleria stanziata a Vespolate.
** 8. - L'ultima requisizione provinciale è quella ordinata alle provincie di Lomellina e di Novara col decreto del generale Giulay in data 29 maggio. L"occupazione durava ormai da un mese e lo stato del territorio era così triste, che lo stesso generale Giulay senti il bisogno di g iustifica re in qualche modo il nuovo aggravio, come risulta dal seguente decreto : (( Affine di mettere termine alle varie lagnanze insorte· « sulla quan tità e qualità del pane somministrato alle I. R. « truppe dai vari comu ni, ed onde regolare definitivamente « la fornitura di tale articolo, de-vo invitare cotesta onore« vole Giunta a disporre perchè d'ora in avanti, oltre la som« ministrazione di pane, che ebbe luogo fin adesso a singoli « corpi di trupp,?,e che sarebbedacontinuarai anche in seguito, « venga.no fa bbricate e messe a disposizione del!' I . R. ar« ma ta giornalmente n . 30,000 {trentamila) razioni d i pane (< ben cotto nel peso 11ormale di 52 lotti di Vienna ossia ohi« logra mmi 0,91 per razione in stato cotto. 70 -
ANl/0 Xl.\"I
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REQUJS!ZIONI 1N TERRIT01t10 NEMICO
« Qualora nella citta capoluogo della provincia non fosse « possibile confezionare giornalmente tutta la quantità di « pane richiesta, la Giunta. potrà ripartire come crede la sud-
« detta somministrazione sui varì Comuni del territorio da « essa dipenqente, evitando però di ricorrere a Comuni troppo « distanti, affinchè la lontananza e le difficoltà del trasporto « non renda irregolare nel capoluogo tale somministrazione « sulla qua.le viene fatto assegnamento. « Di giorno in g iorno dovranno tali razioni essere conse« gnate all'uffiziale esposto dall' I. R. intendenza generale << dell'armata, Lehnert, parte in Mortara a parte in Vigevano. « al q uale verranno impartiti gli opportuni ordini per la di« stribuzione delle medesima. « Mi lusingo che cotesta onorevole Giunta si adoprerà con « tutto l'impegno, perchè siffatta somministrazione venga « prontamente e regolarmente eseguita. « Quartier generale, Garlasco, il 29 maggio 1859.
« l l com. della seconda armata, < gen. d'art. di S. lll. I. R. A. « Conte GruLaY ». La Giunta della Lomellina ordinò che nelle ci ttà cli Mor~a.ra e Vigevano si sospendesse la fabbricazione del pane bianco per la cittadinanza allo scopo di poter soddisfare a tale richiesta. .Ma il sistema di temporeggiare e l'esito dei combattimenti di Palestro (30-31) maggio fecero si che gli Austriaci se ne partissero senza neppure ritirare le prime 30,000 razioni messe a loro disposizione. Anche la Giunta di Novara seguì il sistema dei temporeggiamenti.
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Fu cura costante delle Giunte di Mort ara e di Novara. di alleggerire i pesi imposti alle popolazioni e v i riuscirono in parte, per il fatto ohe il generale Giulay, mentre largheggiò nel fare richieste, non dimostrò fermezza nell'esigerne il soddisfacimento.
REQU!S1Z10!'<l 11' TERRITORI O KE~flCO
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La. Giunta di .Morta1·a inoltre cercò di indurre l'intendenza militare austriaca a proibire le requisizioni parziali, che con-tinuamen te venivano operate dalle truppe nei comuni occupati, ma non riuscì ad altro c~e ad ~ttenere u~·ass~c~azio~~ -scritta dall'intendente Oesch1 che s1 erano rilasciati ordini severi in proposito, ordini che peralfro non vennero affatto -0sservat i. Durante la sua gestione la Giunta di Mortara consegnò in complesso agli Austriaci soltanto n. 215 bovini, ettolitri 694,50 di vino; ettolitri 104,17 di a.cqua,ite; some milanesi 4111 di a.vena e quintali 466 di fieno, per le quali ,ettovaglie (eccettuate soltanto some 91 di avena) ricevette dall' intendenza militare buoni regolari. Anche la Giunta di Novara, che aveYa ricevuto domande di vettovaglie e di materiali (dei quali parleremo in seguito) per lire 1,629,343, ne somministrò realmente soltanto per lire 911,622 - delle quali gravarono sui comuni della provincia lire 541,539 - e su quello di Novara lire 420,083. Il 1° giugno gli Austriaci sgombt·arono la città. Risulta infine che la ricevuta rilasciata. al municipio di Tortona, per la requisizione indicata sopra al n . I, era ine· saitta a danno della provincia. (Continua) .
Avv. LurGr Gnl'l'T1 ~«piln,110 co111111i~st1rio.
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LA CARRIBRA DEGLI U l:'f'lCJA l. 11 ECC ,
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essi, e cio percbè il treno in quell esercito è una istituzione complessa, alla quale corrisponde un serviz Lo difficile che qui non è il caso di descrivere, e la cui importanza può arguirsi dal fatto che anche per gli ufficiali del treno sono istit uiti gli esami d'avanzamento a scelta, ed anche ver essi. ha luogo una rigorosa esclusione di coloro che sono giudicati non idonei a conseguire il grado superiore. Quanto alla carriera che t·esulta dall'avanzamento a scelta, essa è molto variabile da semestre a semestre, ed in ciascuno cli questi pei singoli ufficiali, dipendendo da un complesso di circostanze alle quali si è accennato parlando dellR lecr<Te d'avanzamento alla nota (2) degli specchi. Ot:l Pe1·manenea nei va1·i ,rp·adi. - Volendo ora esaminare in modo particolare le soste nei vari gradi della gerarchia, i tre bolletti1ù, come pure quelli che più. dappresso li hanno p recedut i, dimostrano che con l'avanzamen to ad anzianità i sottotenenti delle armi combattenti1 il treno compreso, :;ono p romossi tenen ti dopo 3 o 4 anni cli gradoj rimangono nel grado di tenente da 7 anni e mezzo ad 8, e poi sono promoSBi prima capitani di 2" classe, indi. a distanza di 3 o o anni e mezzo, sono nominati capitani di 1a (1) per poi rimanere in questo grado dagli 11 anni e mezzo ai 12. V'è .dunque una lunga sosta di circa 15 anni nel g rado di capi1
LA CARRIERA DEGLI UFFICIALI DELL'ESERCITO AUSTRO-UNGARICO
Conlfo.11.a:il>llc r fini'. -
ledi dispmsa I I'
Considerazioni.
Osservazioni di ca,·attere genei·r.ile. - Per quanto ha trattoall'11;vanzamento ad anzianità., lo esame delle date indicanti l'epoca della promozioue al grado precedente dimostra ohe la dmata di perma.nenza nei singoli gradi della gerarchia è regolata in modo da evitare quegli straordinari squilibri di carriera derivanti da un avanzamento ora troppo celere ora troppo lento, che tanta influenza esercita sulla sorte avveniTe degli ufficiali e tanto malconten to produce nei meno fortunati. Ciò resnl ta e dallo studio comparativo dei vari spec<.:l1i fra cli loro, per la quasi parità cli carriera da semestre a semestre, e dal paral1elo delle varie clat,e di LlllO stesso specchio, per il confronto delle carriere delle diverse anni. I più favoriti sono gli ufficiali dei due stati maggiori, i quali, sebbene sieno promossi esclusivamente per tumo di anzianità., precedono nella carriera tutti i colleghi delle armi combattenti. Questi a loro volta, poichè disimpegnano un servizio che in Austria-Ungheria, di fatto e non soltanto di nome, assurge ad importan za capitale ed è nettamente distinto dai servizi di carattere amministrativo o sedentario, precedono a distanza talvolta cli più anni i non combattenti i solo gli uifìciali del treno progrediscono di conserva con
(t ) Como 1>uii rileva rsi clalla tabella degli sti pendi e dello indonnità por111a11cnti che
si 6 creduto con,•cnientc cli aggiungere :i.Ila fine di llUC3to studio, li ~pitano di t• clas,e
ha uno stipendio alq nnn to maggio1·e cli quollu rti 2•. In Austria-Ungheria non esistono .come da noi gli aumenti sesse,1nali ; ma. per la graduaz ione deglì assegni havvi lo stipendio di capitano di 1• cktsse, il soprassoldo di ctb, di cui si parlerà fra llrcve, ed uno stipend io di I• grado di recQnte istituito, il quale è concesso al primo r1narto dei tenenti colon nelli, cioé a quelli che sono pl u anzianJ. Notisi inoltre ~he a giud icnre (!allo opi nioni decisamente prevalenti Ol'Un'(ne, noi cir1:oli militari e nella s tam Pa, é molto proba bile che non appena lo per~etteraono le condl1.loo i Unan1.larle deilll monarchia lo ~tlpcudio del capitMli sara ,•Jcpplu aumeutato , tuttochè non ancora con ti un paio d'anni l:i. legge che li accrebbe. !'iella disrus,iono cui 11nesta diede luogo in se110 alle Delegazioni austro-ungariche (Veci.i la puntala della Rivista mìlilare del m:u·zo {900, r,1g. 5B o 53i) ru molto vo lte affermato anello da delegati di opposte orinionl po li llche, l'he appun to per il fatto che il grado di capitano coslilu isce li vertice delltl carriera della g,·an maggioranza degli tlRlclali bisogna assolutamente migliorarne la posizione materiale aprortnncto 1111 nuovo aumento allo stipcnd10 relativo.
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LA CARRIERA DEGLI OF FICIALI
tano, il quale, per moltissimi uffi ciali, per tutti qu elli cioit che non contano nel loro attivo qu alche promozione a scelta7 costit uisce i l baston e di maresciallo, il termine estremo della loro can'iera. Questo fatto che è caratteristico nell'esercito austro-unga1:ico e che, sebbene sia gravissimo nei suoi effetti, non. provoca tuttavia recriminazione alcuna in coloro che lo. subiscono, me1'ita qualche speciale considerazione. Anzit utto occorre premettere ch e gli ufficiali dell'esercito aust ro-ungarico pro,-engono per circa un q uinto del loro numero dalle due accademie militari (corrispondenti alla nostra scuola di Modena e all'accademia di Torino), per t re quinti dalle scuole cadetti e per l'ultimo quinto dai volontari cli 1m anno e dagli ufficiali di riserva che superano i p rescritti esami cli nomina ad ufficiale di carriera. Prescindendo da c1neste tùtime due categorie di ufficiali, le quali rappresentano p iù che altro un espediente di carattere transitorio suscettibile di attuazion e più o meno larga a seconda dei bisogni dei quadri, l e fonti n ormali di reclutamento sono l eaccaaemie e le scuol e cadetti. Le esig~nze di cult ura, la difficoltà degli studi e l a r~tt~ annuale essendo notevolmente maggiori per gli alhev1 delle due accademie, ne deriva ch e molti o-iovani an zichè ent rare in esse, prendono la via delle sCl:ole ca~ detti tuttoch è in queste i corsi scolastici sieno 4 men.tre in quelle sieno 3. Questa differenza iniziale nella vita degli studi militari produce i suoi effetti nel seguito della carriera, giacchè, per la più opp01·tuna _preparazione avuta, i provenienti dalle accademie si trovano di poi meglio dei proveni enti dalle scuole cadetti predisposti a superare gli esami della sc1;1ola di guerra o di avanzamento a scelta; quindi sebbene nulla si opponga a cne anche qnesti ultimi si ciment ino nella prova degli esa1ni, pure la gran m aggioranza di coloro che li superano appar tien e alla categoria degli ufficiali proveuienti dalle accademie. I quali pertanto camminano assai p iù spedito nelJa carriera, m entr e i provenienti dalle scuolecadetti, con oscendo a _p1·io1·i dove avrebbe condotto la via che
O FlLf.'ESERCfTO AUS"l'RO-UNOAR I CO
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essi seguirono nello imprendere la carriera mili.tare qualora non }'avessero raddrizzata con l e fatiche della mente e un ecc~zionale valore pratico v erso gli alti gradi della gerarchia, non hanno ragione cli lagnarsi se rimangono spet tatori passivi nei gradi cli tenente e ùi capitano del rapido ascendere <leg li antichi colleghi accademisti. Senonchè, il dolore di questa mesta visione è mitig ato abbastanza dalla posizione relativamente agiata che gode uell'eserciLo austro-ungarico il capitano. I ndipendentemente dalla gr ande con siderazione nella quale e,;so è tenuto . e_che può soddisfare t utto al -più solo il morale, la sua pos1z1oue materiale è qnella che risulta : LO dallo stipendio. Questo è di dne gradi corrispondenti alle due cl assi di capitani, ciòè cli 1 n classe e di 20. (1) : 2° dalla indennità di mobilia che varia a secon da dei gradi della gerarchil:t,, e da q uelia di alloggio, che anche varia. a seconda dei bo-radi e che non solo è considerevolissima per. le città di Vienna e di Budapest sino a raggiungere quasi la metà dello stipendi.o, ma è pure sempre notevole per le altre città della monarchia, come può rilevarsi dal relativo specchio che è verso la fi ne del presente lavoro; . . 3" dalla con cessione in uso cli un cavallo grati..,, che 11 capitano p11ò anche acquistare pagando la t enue somma di 160 corone, pari a lire 176 circa, che è il prezzo attualmente corrente stabilito pei cavalli di riforma delle di visioui treno. Qualora i l cavallo ju uso diven t i per un caso accidentale inetto a continuare il ser vizio, il ministero n e concede 1111 altro senza risarciment o di danni (2) ; 4° dal soprassoldo di età, ch e pure fignra nello specchio delle competenze, j } quale è concesso acl un. certo numero di capitani, che, non essendo resultati idonei per l a promozione a maggiore, aspettano nella loro arma che si faccia vacante un posto con impiego sedentario per esservi t rasfer iti;
(I) Vedi la nota (l ) alla pag. U97. (I!) Vedi a l riguardo il rascico lo del lii agosto 1900 11~11:t /liuisla militare, pag . 1;;11,.
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LA CARR!EIIA DEOLl Ul'l'ICIALJ
5" dalla circostanza, eccezionalmente importante, di. po-
tere continuare il servizio fino al conseguiiuen,to della com.pleta pensione in un ufficio di carattere sedentario. Questa possibilità il cui grande valore non è chi non veda anche prescindendo da ogni commento, oltrechè costituire un espediente direLtÒ a soccorrere ufficiali sotLo moHi 1·apporti degni di perfetta stima, i quali forse per caUi veria della :sorte non poterono farsi strada ver:-;o i cospicui gradi dell'esercito, rappresenta anche un mezzo di sfollare i quadri del.l'elemento inetto all'esercizio dei comandi at,tivi ed aJle fatiche della guerra, e fa.re largo ai privilegiati del la natnra, i quali pertanto possono rapidamente ascendere i o·i.:adini o ocrernrcbici. Essa quindi concilia l'interesse dell'eserci.Lo e c1uello individuale, ed anche contribuisce a l perfetto funzionamento dei servizi sedenL.iri come fo accennato nell'articolo Gli 1tf/iciali in 8ervizio sedenta1·io inserito nel fascicolo del 16 giugno 1900 della Rivista -mitita1·e. Se ora si consideri quanto sinora si è detto e si abbia presente che la promozione da sottotenente a tenente ha luogo dopo 3 anni o 4; che quella a capitano di 2" classe avviene dopo non più di 7 o 8 anni 1 e che trascorsi altri t1·e o tre anni e mezzo si è nominati capitani di 1" classe: e che infine circa l ·so "/ di costoro 11011 riescono a conseguire i I grado di maggiore per il quale si esige, come si è detto accennando alla legge d'avanzamento, una prova d"esame abbastanza difficile, che dul"a ben G sottinmuo, si deduce che in Austria-Ungheria deliberatamente si ò pensato di costituire del g rado di capitano UNA )IET A l:'AOtLMEN'l'I~ 11'\.GCHUX(HllCl,1•; 0
ED UN.A. POSIZION I~ DISCRET,ULJC:N'l'~~ AGIA.T,\ 1 ll!A \NCIIB UN CHUDO NO'.l.'EVOLMEN1'E D1Fll'IC1l,E A SORPASSARSI DA Citl NON DÀ S1CUHE .PROVJ•J DI P ,\ll:rrc0Lt1.HE OAP>\Cl'.rÀ .
Re il presente studio non dovesse limitarsi essenzialmente a commentare lo stato di fatto della carriera degli ufficia.li austro-ungarici, q_uale resulta dtti tre ultimi grandi bolletti1ii, cadrebbe ora acconcio un cenno di c,r itica tendente a. cli mostrare la conveniem~a della perfetta coxrispondenza Lra il c:oucetLo di limitare la carriera dei più al grado di capitano e le
oer.r.'JJ:s1rncrro A0S'l'RO-U:-.GAR1CO
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esigenze di carattere organico dell'eserci to. Tuttavia, di sfuggita., si può far rilevare che il criterio di armonizzare con adegllata proporzione numerica coloro che dirigono e coloro che sono diretti trova la sua applicazione donmque bavvi una comunione di uomini -viventi in societa organata, con più o meno estesa gradazione di ordini sociali. In basso infatti si trova la massa, in alto il g ove1no, cioè la mente dii·et tiva; quella forma la base della piramide sociale, questa il vortice; fra l'Lma e l'altra, prendono posto le capacit,à inlermeilie che decrescono per numero ma crescono per valore a misura che si s~1,l e. Tale può dirsi sia anche l'esercito: società per eccell enza di uomini va1·iamente dotati per capacitò. e a.1,titudini, dove la mente suprema ha a sè sottoposti tutti gli organi direttivi intermedi, in ordine crescente JJer nnmero, ma decrescente per entità di attribuzioni, esistenti fra sè e la massa. Il patriottismo e la sanzione disciplinare costituiscono l'uno il vincolo morale, l'altra il legame materiale che rendono l"insieme saldo e docile ai voleri del capo. Da noi, invece, }Jel modo ond' è costitui to l"ordinamen to scolastico militare e per il criterio che informa fa uostra. legge d'avanzamento, e cioè : per la quasi uniformità del rC'clu tamento e per la entità delJe esigenze imposte per divenire ufficiale, noMhè· per la mancanza di prove dirò tangibili e ,generali n el seguito della carriei-a,, le qu ali facilitino la selezione dei non idon:ei, i giovani che escono dalle scuole militari hanno ragione di ripromettersi, meno benti inteso quelli che ne fanno delle grosse, di pervenire tutti o q ua,s i t utti al coma,ndo d'un reggimento e forse anche pit't in su. E quando ·qu1;1sta speranza, per circostanze diverse, minaccia di dileguare, essi diventano, o banno motivo di diYentare, scuri nel volto e molli cli fibbra. Di chi la colpa ? Si può addebitare a quei g iovani una irrefrenata e ingiustificata ambizione? Non credo; bensì credo che tale stato di cose dipenda essenzialmente dal sistema da noi segui to nel reclutare i sottotenenti e gli ufficiali superiori. Solo quando sarà. modificlitO q uesto sistema si potranno evita.re, e }Jer sempre, gl'iuconve~ieuti cui accennava il vecchio apologo d i Meneuio Agrippa. Sn tale
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I.A CARRI ERA DEGL I Ol'FIC IALI
importante quistione ritorneremo ; per ora co1Jverrà constat are che il concetto al quale si è informato il legislatore austro-ungarico risponde assai meglio del nostro ad un criterio orga1~ico vigente in tutti gli eserciti, e che potrebbesi parafrasare col noto aforisma biblico : Molti devono essere i bu oni 1 p ochi gli eletti. RitìOrnando allo esame dei bollettini si rileva che nei du e-stati maggiori i capitani, i quali sono tutti di I a classe, vengono promossi maggiori dopo 6 anni e mezzo o 7 di grado, avendo, si noti bene, già fruito dell'avanzamento a scelta, non solo da tenente a capitano di 2a classe, ma anche da capitano di 2" a capitano di 1 a; ne consegue adunque ch e questi ufficiali procedono assai speditamente e talvolta volano addirittura fino al grado cli maggiore. Questa grande disparità esistente fino al grado di maggiore tra la loro carriera e quella degli altri combattenti, si attenua nella pro-mozione a tenente colonnello, giacchè la permanenza nel grado di maggiore dura per questi nl tìmi da 5 anni a 5 '/,, per quelli cla 3 a 3 '',: infine scompare quasi affatto nella promo,,;i.one a colonnello ed a generale (I). Particolare menzione merita la carri.era ad anzianità degli ufficiali medici. E ssi r estano nel grado cli tenente (che per coloro che disimpegnano il servizio cli ufficiale medico è il meno elevato della gerarchia) da 2 anni a 2 '/. solament e, mentre i combattenti vi restano 8 an ni circa; promossi cap itani cli 2n classe e dopo B anni o 3 1/. capita,ni di I \ riman gono in questo grado 17 anni circa; cosicchè, in complesso,
(I) Nelle d uo la1ulwe/1rcn , la carriera ad ru1zlanit,1 .., alquan to più celere ch e nel1·eserci to comun e, g iacchè le promozioni a scel tll sono nelle la11dwehre1i meno numerose. Secondo il periodico Vie Vedette di Vien na (n umeri :!38 e 1-.0 riel 1900) nella l andwehr cisleisl a11a il tempo occorrente per conseguire Il grado dl colonnello é di ~6 a nni per g li ufnciali delle truppe a piedi e di 26 ½ l)er quelli delle truJ>pe a ca.vallo; nella landwehi· u11ylle1·est è d i 2G anni sia per gli uni che per gli altri; di tal e periodo gli ufficiali cisleitan i rimangono n el g rado di capitano 13 anni se di fa nteria. 13 ' /, se di ca'1tlleria; g li ufilciali ungheresi rispeLUvamente 12 a nni e 12 •/ 1. Rimangono nel grado rii subaltern o 9 anni o U 1/ 1 i cis loitnni, 9 1/ , o 11 gli ungh~resi. Se no dv.duce cho l'a1•anzamenlo da capitano a colonnello è celerissimo. È superfluo notare che non si fa 11nroln delle ali re armi giacchtl le la1utwehre11 eonstano solo di l'nnteria e cavalleria.
DEl,L.ESE RCl'l'O AUSTllO-UNG,I RICO
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la sosta n el c,rado dì capitano pei medici ascende a cixca 20 rum.i, mentr: pei combattenti si limita a 15 circa. Il seguit~ della carriera poi si svolge quasi di conserva con qne~la dei combatt enti. Si può quindi concludere che in Austna-Ungheria vige il criterio di dare ai medici, molto più p rest_o ancora che ai combattenti, il grado di capitano come co1T1spettivo adeguato ai loro studi scientifici più ~ung~i e c1if:ficili salvo poi a moderarne il seg uito della carnera m modo che ~on sopravanzi y_uella dei combattenti, ossia dell' elemento ch e rappresenta la forza viva per eccellenza dell'orc,anismo militare. Fm breve vedremo quale forte per cen:o di esclusi dalla promozione al grado superiore diano medici militari (1) .
Pe1·eq_uazione delle ca1TieJ'e. - Prescindendo dagli ufficiali dei due stati mao·c,iori che come si è detto, quantunque ab? t· bia,no l'avan zamento per turno cli anzianità; _p receclono tut 1 gli altri nella carriera, e prescindendo ezianilio dagli uf:fi-
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( !) Uno dei giornal i militari ufficiali d el i 901, nello in tento di migliora~·e la carri~ra degli ufficiali medici ed a nche di viemmeglio provvedere al bisogni del servizio sanltario'. riduce da una parte l'orsnuico del corpo san itario di 32 tenenti e lo au menta da ll'altra rii 3 colonnelli i 5 tenenti colonnelli e !4 mag~'iori. Inol tre sono stati stabiliti di recente a nche poi cnpi tnni'medicl cho ruronosa llati nella pro mozione a maggiore per u na cau~ qualsinsi, ma che sieno ancora idonei a presta re ser vizio da capitano, alcuni soprassoldi dt e ta. li nu· mero di tali soprassoldi è di 10, come p uò rilevarsi da lle note d ella k~ belln rlngli s tipendi. I.a Riv isl<1 mililm ·e nel In pÌrntnla dol 16 dicem hrn del decorso anno accennò (n p~g: 2284 e seguenti) abbastanza d iffusamente al vari espedien ti ai quali ha ~icor.o 11 muustoro della g nerra nustro-ungnl'ico a llo sco po di ovviare al grave lnc?nven'.o~te'. ~he.d:1 tem po anda,•a sempre più aggra vandosi, dello scarso reclutamen to dt med1c1 m1 htan. Resulta dalla citala p ub blicazione che, oltro a quell e ohe si sono or ora menzionate, altre d~? innova1.ioni sono stat e a tale intento d i recente introdotte, e cioò l'aumento o u na p1u opportuna d istribuzione dogli stipendi di fa voro, cbe sono concessi agli studenti universitari di ,ned iciaa che si o bbligo.no o. survlre per un ce rto tempo 11011 0 Ilio ~ell'e~er~ cito col grado d i ufficiale medico, e la partecipazione alla scuola san ita ria m~ l,tare, d1 recent issima istituzione (analoga alla nostra scuola sa nitari a di Flrenz~), de, cap itani medici più g iovani. allo scopo d i predisporli a supera re l'esame eh~ e prescr '.Uo pe, capitani meclici cli 1• classe per conseguire il g rado di maggioro medico. Quesl ultima in novar.ione :wriL forse por e lTetto in avvenire di rid nrro il numero dei saltaU dalla promoziono a ma'"'ÌOre essendoché la fo rtissima percentuale di deficienti resultan te dai bo llettini è u ~; r.on~ogucnzn delle numeroso vittime che mietono gli esami oradetLi. Gli effetti d elle variazio ni ap1>or tate all'organico dei medici militari hanno cominciato Losto a manife8tarsi come risulta dallo specchio C,
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LA CAll lUERA DEGL I Oli'FICI,\l.t
DEL L ESE&CITO AUSl'R.0- UNGARICO
ciali che furono già saltati altra volta (vedi nota (4) degli specchi), la perequazione delle carriere, sebbene per i soli combattenti, esclusi i dne stati maggiori e compreso il treno, sianvi ben 5 ruoli differenti (1), può dirsi siasi raggiunta nell'esercito austro-unga.rico in modo se non perfetto, la q_ual cosa è difficiliss imo a consegtursi, cedo abbasta.nza soddisfacente. Per convincersene basta dare nno sgt1a.rdo alle ,arie date disposte le ime sotto le altre nelle singole colonne dei promossi ad anzianità : ad eucezione della cavalleria, che è alquanto più favorita, le altre armi combattenti ed il treno procedono cli pari passo nella scala ascensiomtle dei g radi; tutto al più ,' è la differenza di nn anno t,ra l'arma più favorita e quella che lo è meno. Gli ufficiali delle truppe di sanità, che disim pegnano uu servizio quasi sedentario, tinelli delr .d.nneesta11cl, i contabili tlei corpi (che sono a.ssimilati per grado e stipendio ai combatLenti) e gl' intenclent.i (che sono impiega.Li militari assimilati solo ver stipendio ai combattenti) procedono più lentamente e talvolta anche a distanza di parecchi anni rispetto ai colleghi combattenti di pari graclo ec1 anzia1uti\. Quanto ai medici (anch'essi facenti parte alla categoria degli assimilati come i contabili) la loro carriera presenta la speciale caratteristica che si è già accennata. Circa gli ufficiali dei 3 gmppi dell1A1·rneestancl, alle notizie già nate in corrispondenza delle iniziali .d.s, bisogna aggiungere che a regolal'e la r.arriera nei 9 gruppi concorre la prescrizione della legge sulPavanzamento, la quale stabilisce che i posti da capitano nel 1° grnppo sieno riservati per 3/ , ai te11enti del gruppo e 1/, ai provenienti dai corpi; i posti da capitano negli altri due grnppi sieno riservati per metà ai tenenti del g ruppo e metà ai provenienti dai corpi. Questa diversità di rapporti e l'altra prescriz ione della legge stessa che stabilisce dovere la promozione a maggiore
dei oapitani del 2" gr uppo essere subordinata al risul ta,to di un espei-imento pratico in un postq da m~ggiol'e: conc~rrono, insieme a quanto si è accennato oiroa l'estensione diversamente limitata della gerarchia in ciascun grnppo1 a grad uare nel modo che si è detto la carriera nell' A1·meestand.
(H tnfalli, formano ruoto a r,arle, ollrechè lo stnto m~ggiore e lo stato maggiore del genio, la fanteria e le truppo tecniche (che fo rmano ruolo unico con la rnnterin), la c.,· vnll cri:1, l'artigl ieria da cnm11ng11n, quella da ror1czza ed il t reno.
Esctusione dei non idonei (sattati) . - Da,ta la for te e tal volta fortissima percentuale dei saltati in ogni arma ecl in ocrni a rado, si potrebbe addirittura asserire che il principio o ~ . u òella esclusione dei non idonei costituisce in Austna- ngheria una speciale forma di scelta la quale torna a vantaggio di tutti i promossi. Questo criterio è aµ ~licato s~ una scala si vasta da, merit ar e particolare at tenz10ne ; egh è perciò ohe si è creduto oppor tuno riassumere nel seguente specchiet to i peycento dei saltati nelle tre ultime grandi promozioni avver tendo in pari tempo che la loro eutità non rappres~nta un fat to eccezionale, ma un sistema ordinario di rio-ore che ha avuto la sua applicazione costantemente o l • in tu tti i gr andi bollettini. E notisi che se il considerare come saltati anche i morti e coloro che uscirono per cause diverse dai ruoli (vedi nota (3) degli specchi) ha contribuito ad accrescere la percentuale dei deficienti, d'altra parte lo avere esclusi dal computo i non promossi che sono in testa a ciascun ruolo concorre a ridmre tale percentuale in misura assai maggiore, giacchè il numero di q_uesti ul~imi è incompar abilmente pii'.1 elevato llei primi.
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DEU;b:StsRCITO AUSTIW-U!>GARICO
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Come può rilevarsi da questo specchietto, il percento dei saltati è con iderevole in tutte le promozioni ed in LUUe le armi etl i servizi; è poi NOTIWOLlS!:l.illO ~m t,L A l'ROlfOZlt)NE D.\ CA.PITA.NO A UA.GGIOHE in tutti e tn• i bollettini e tn,lc: resulta anche dnll'esame dei bollettiui precedenti. Questo percento inoltre, sebbene in n.a a,rfatto eccezionale, assume proporzioni c011siclerevoli talvolta anche nei. due stati maggiori. Gli è che, come si è detto nella nota (2) degli specchi, la promozione al grado di maggiore è subordinata1 oltre che alle condizioni delrattitudiue fìsica 1 zelo, interessamento pel servizio. ecc., anche al risultato di nn esame teorico e pratico abbastanza difficile per tutti: e questa prova evidentemente mietl! molte Yittime. Senonchè meutre da uoi J'applicaziont- cli un nnn.logo l·riterio di 1·igore rappresentereLbe l a l'Ovina di numerosi ufficiali e probabilmente un considerevole aggra,io del fondo pensioni1 e ciò perchè agli scartati sarPhbe precluso l'acce~so agl'impieghi di carattere militare gravanti snl bilancio della guerra 1 in Austria-Ungheria ciò non a,·viene, perchè essi possono continuare il servizio e, sebbene più lentamente di molto. anche la .carriera, nell'.drmeestand, ossia. nel ruolo clegli ufficiali sedet1tari, molti dei quali hanno incarichi au,\loghi a quolli che <la noi souo affidati a numerosissimi. impiegati civili (vedi al riguardo il ciLato articolo r:li ufliciali in servizio .~edentm·io della llirùda ·111ilitm·e dl,J rn giugno lflOO). Le considernzioni che si potrehbero fare sui clue sistemi si lasciano all'iniziativa del lettore. Se ora si considera da un lato la fortissima percentuale di esclusi clàll1avanzamento al grado anzitletto1 e da,ll'altro la rilevantissima perce11Luule1 di cui fra poco ci occuperemo, dei promossi a scelta. a y_ Llesto grado stesso di maggiore ed a quello di tenente colonnello, resulta evidente perchè a,-venga il fenomeno carntteristico che più indietro si ~ accennato che cioè la g1·ande mriggio1·a11za. degli 1tf!iciali austrotinga1·ici f1wmina l([ car1·iera, col g1·ado di ca,pifano. Le numerosissime promozioni a scelta e la possibilità di cumulare i vantaggi di parecchie ùi esse spingono innanzi
1209
DIU,L' ESEIIOIT O AUST RO-UNGARICO
120B
LA CllRIERA DEGLI UFFICIALI
le singole armi dà.nno alla percentuale di coloro che restauo
roolti ufficiali giovani, i quali, sbarrando la via a coloro cheli seguono in grado e procedono per turno di anzianità., ne rn,llentano grandemente la carriera se non l'arrestano addirit tura. Si verifica pertanto in A.ustria-Ungheria, norinalmente, per effetto oioù della legge a· avanzamento e quindi a ragion veduta, ciò che purtroppo si ~erifica oggidì da noi per effetto delle note modificazioni agli organici dei quadri e della tanto discussa legge sui limiti d'età. Senonchè, mentre colà coloro che sistematicamente formano barriera alla massa si fecero e si fanno strada, oltrechè mediante la pratica capacità dimostrata in servizio, anche col sapere proficuamente sfruttato a vantaggio dell'esorcito e di cui diedero pro,a. una o pit'.1 volte mediante esami teorici e pratici: da noi in vece q nelle modifi0nzioni e q ue]la legge determinarono parecchie ondate in poppa che spinsero a più riprese iu11anzi, eon rapido cammino, intere imbarcazioni di nffìciali, i quali da quando uscirono dalla. scuola di Modena non navigarono per altre a.eque che in quelle pa.cificamento de1luenti del fiume dell'anzianità. Quindi nell'esercito austroungarico il fenomeno di cui qui si parla è preveduto perchè è voluto ed è normale, nel nostro esercito esso è casuale perchè conseguenza della instabilità organica. E poichè e ormai dit molti 1 direi c1 uasi matematicamente, dimostrato che la legge sui limiti di età produrrà enormi squilibri di t·,arrìera,, periodicamoute, a scadenza di Lampo piL1 o meno lnngo. per modo che avl'omo con alLerna vicenda folate impetnose di vento e marasmi mortali, se ne deduce che dn, noi la casualità attuale diventerà. regola, e che perciò nello intraprendere la carriera delle armi i nostri sottotenenti dovranno raccomandarsi l'anima come facevano i nostri nonni prima d'imbarcarsi per oltre oceano, sperando almeno che gli effetti positivi o negativi delle leggi che sono e che verranno si paralizzino il piu possibile scambie,olmente tra di loro. Se orn. si fa la somma dei percento dei sal tati dei vari gradi delle :;tessa arma e la si di,ido pel numero della promozioni acl anzianità av venute a.i vari gradi delParma stessa, si può avere un'idea del maggiore o minore contributo che
come suol dirsi sul lastrico. I par ticolari di q nesto computo risultano dal segnante specchietto.
Pe1· cento medio dei saltati pe1· ar1,ii e se1·i;izi.
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Idem.
238.5: !6= H.90
Idem. Dalla promozion!I :I tPnc ,te lino a ~uclla a tcocute colonne lo. 1 Dalla r,romoziono •n ca pllnnp di 9• el,,ss e lino n '\nella a m3gg10 r geueia ~ On Ila pro11101.innr o capitano rii 1• class e lino n ~uella n ma11gi or genera e.
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Dunque per le armi combattenti il maggiore percento di saltati dalla promozione è dat o dalht cavalleria ; ad essa
se..,.nono la fanteria e le tmppe tecniche; poi vieue rartio glie1·i~1, da for tezza, indì q uell a da ca,mpagna. 11 mi nore percen to è dato prima dallo stato maggiore, poi dnllo stato maggiore del genio. Quanto a..,.li ufficiali dei servizi considerati, il maggiore percento atsalta.ti è dat o da quelli del treno, ai quali te~gono dietro gli ufficiali medici, indi vengono gl'intendent1, pei quali però bisogna tener conto di ciò che è detto nella nola (d) ùel penultimo specchietto. i7 -
ANNO llL VI.
LA uatt.t{ l l!.KA l)J;;l,iLl v~·~'IC IAU
ì\[uterebbe g1·an fatto tale progressione cli deficienti se anche per noi si facessero analoghi. calcoli?
Avanzamento a scetta e conside,-azion'i su'i criteri 'Vigenti nell'ei;e,·cito italiano. - L'ai·gomento è grave e scottante. superiore certo alle mio forze; ma il mio ò giudizio di volgo, ed anche Apelle ascoltava il volgo, forse perc:hè qucsto 1 nulla sperando o temendo ha, i,e uou altro, il merito della fntnchezza. E cominciamo dall' Austria-Ungheria. Come può rilevarsi dalle cifre degli specchi, esso è in sì larga misiua praticato nelle promozioni a capitano di 2" e di 1• classe, a maggiore ecl a tenente colonnello da superare, tal volta, perfino la metà dei promossi ad anzian ità e spesso da uguagliarne il terzo. I dal,i degli speoohi din 1ostrano cho non è solo lo stato magoiore che mette le ali ai piedi come )lorcurio per volare nella ~a.rriera; ma 11>nche agli ufficiali dello altro armi è dato di spiccare voli pindarici sOr\'olando d'nn tratto, come avviene nel rnolo degli uffir.iali dì fanfori.a e truppe tecniche, an ch e a parecchie centinaia di colleghi, specie nella promozio~e da capitano a maggiore; o guadagnando, per le altre arm 1, un certo numero di posti che, sebbene limitato, rappresenta pur sempre un rapido acooleramento nella caniera. E poichè uou v'e alcuna limitazione nel numero delle volte che uno stesso ufficiale può fruire dell'avanzamento a scelta, ne segue r;he ai più moritevoli, cum ulando parecchi d i. tali avanzamenti, è possibile raggiungere rapida.mentC' i pit'.t alti gradi della gerarchia. Egli è p erciò 0110 nell'esercito austro-ungarico si vedono numerosi ufficiali superiori in et.à ancora giovanissima (1). E cosi tm ufficiale che non abbia frequentato la scuola di crucrra t:> ) oI avendola f'rel1ue11tata con successo, non fosse tut(I) La /l/1•/sta mi/Ilare noi cilat.o fasc,colo del 110,tmbre Ul99 race11do alcune conside razio oi sugli cfTel.li dell'avanzamenLo a scelLa (V. 11ng. 2173 o seguenti), voniv,i alla con clusiooo cho 1111 ufficlalo 111 s lalo maggioro può conseguire li grado di colonnello all'età di &3 anni In media, senza In necessita di rorti rolalc tll ,•eolo allo spnllr, e che un ufficia le non dì sta to mag!:iore ma promosso a scelta puo conseguìro \al grnrto in ,·111 no rma lo ntr,,w cli 47 o 48 ann i.
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OELL ESERCI'l'O-AUSTRO UNGARICO
1211
tavia riuscito ad entr are n ello stato maggiore, ha modo pur sempre di riaversi più o meno parzial.mente .superando gli esa.mi. d'avMtzamento a scelta al grado d1 maggiore e cercando di meritaro la seconda scelta nella promozione a tenente colonnello; ovvero cercando di meritare la chiamata in anliicipo agli esami d'avanzamento al grado stesso di maggiore prescritto pei promovibili ad anzianità. Ne1l'esercito austro-ungarico v'è dunque: a) chi cumula i vantaggi della. scelta da tenente a capitano di 2• classe, da capitano di 2" classe a capitano di l ' per poi proseguire la carriera nello stato mag.giore: . b) v'è chi pur rimanon<lo nella propna arma, senza. c10è essere trasferito nello stato maggiore1 può tutta~ia godere vantaggi q uasi analoghi agli ufficia.li. di questo corpo supe· rando la scuola cli guena e guadagnando l'a·rnnzamento a scelta a capitano ili 2• classe, indi guadagnando la scelta. nelle promozioni a maggiore e a tenente colonnello col SU}lerare gli esami prescritti pei capitani di stato maggiore: e) v'è c:bi può fruire dei vantaggi di carriera derivanti dall'essere chiamato in anticipo, senza avere frequenta~a la scuola di guerra, ma por solo merito di servizio pratico, agli esami prescritti pei capitani promovibili ad anzianità (1) : d) v i sono i tenen ti che distinguendosi nelle scuole ù i corpo d'armata, e senza che frequentino la scnola di g uerra, possono essere promossi a, soelt,R, capitani. d i 2" classe; e) vi sono moltissimi scartati che determinano uno speciale vantaggio di carriera di carattere dirò genera.le -per tutti i promossi ad anzianità; () infine v'è c:la notare che quesri stessi saltati procedendo ancora più lenta.mento nella carriera rappresentano un'al tra. categoria di ufriciali che si può dire dei ritardatari. Se ora si tiene conto ohe aucl1e tra i cadetti vige il criterio della scelta., giacchè quelli che sono facenti fnuzion~ d'ufficiale ( Officier8-St"llevert1·eter) possono essere 1)romoss1 (I) Vt•rli /ll t>illct mill/111·e, 73:;
1)3g.
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16 luglio 1900, 11ng. 1319 u del dccor,;o uprilo
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LA CAltlUKIIA 1>EOL1 UPl'1 CI AL1
solt.otenenti parte ad anzianità parto a. scelta, si viene alla conclusione che tra. gli ufficiali combattenti si possono M 1 ere ben 7 dìfforcnti carriere. Esiste dunque un' estesissima gradazione di vantaggi che da pochi posti guadagnabili in una sola volta va ai moltissimi uuadagnabili cumulativamente nelle varie scelte, dalla q_l:,l e gradazione essenzialmeute deriva lo specializzarsi. delle carriere deg li ufficiali che furono allievi un giorno della stessa scuola e dello stesso corso. Siffatto sistema, mentre vale a correggere i giudizi umani non di l'ado fallaci, risponde meravigliosamente alla n atura stessa degli uomini ed ò perciò in mirabile armonia con l'ordinamento della società civile, dove è pul'e estesissima la gradazione delle i:r.telligenze, delle attitudini e <lolle capacità, per cui ad oununo é dato di potere concorrere coi mezzi di cui dispone Q d . nella ouaxa delle attività e del sapere, e i occupare in conseguenza. quel gradino che gli c_ompete in ragione delle proprie qualità intrinseche, o non già un gradino più in alto od uno più in ùasso. Questa possibilità che è la l'agioM prima dolla tl'anqui llità del benessere e del progresso cli qualunque consorzio . civilmente ordinato: e che perciò costituisce una legge eh1ca di valore incontestabile, produce nell'esercito del vicino impero i suoi benefici effetti di sarmando le ambizioni sproporzionate ai meriti e conciliando l'animo dei restii, o degl'inetti, aJl'affetto ed alla stima verso gli a.niichi compagni dì scuola: o forse coetanei, che passano galoppando loro dinanzi per r agg iungere gli alti gradi della gerarchio.. È adunqoe con Lale sistema tolta una grave origine cli malumori deleteri alla compagine del corpo degli ufficiali, ed è assicurato il concorso di tutte le energie. dalle maggiori alle minori: vorso un obbiettivo umanamente · perfetto. Che cosa avviene invece nel nostro esercito r Il numero dei saltati da noi è limitatissimo; specie nella promozione da ca,p itauo t L maggiore esso è di mol to inferiore a quello cho resulta dai bollettini aust.ro-uugarici esaminati. E, dal punto di vista <lolle esigenze woriche, si comprende ch e cosi )
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OELL'BSEl<CITO AUSTl!O-UNOARICO
sia dal momento che: mentre le maggiori fonti di r eclutamento degl i ufliciali souo da n oi l a :::icnola di l\lodena e l'accademia di Torino. in Austria-Ungheria esso :::10110 le scuole cadetti. le quali f~rniscono circa il CiO 1/0 dei sottotenenti e souo assn.i pii\ facilmente accessibili, per lo rngioni altl'a volta accennato: che le ctccademie di Vienna (per l'artiglioria e genio) e di Wiencr-Neustadt (per le armi di linea). Jn queste accademie ì' insegnamento è presso a poco all'altezza dei du e nostri istituti or ora nominati ; nelle scuole dei cadeW invece esso è notevolmente più faci le o semplice. E pperò, mentre tale disparità d i stutli rese necessaria in ' ustria-Un :::, O'hel'ia l'istit,uzione debu)i esami teorici e pratici. n.. per l'OnsegnirP )n, promozione n,l gl'ado di mo.ggiorc, da 1101 in vece il broYoLto di mo.ggiorc pnò dirsi si:L in W u no con ciuollo di sottotenente invecchiato di cinciue lus1iri o sci. Conseguenza di ciò è anzimtro che da noi: per ciò che si veri:fi.ca in prati ca se uon per guanto vorrebbe h1, teoria: manca 11e i promovibili ad an:1:ianità la gradazione di van ~aggio, che deriva da una forte selezione dei non promovibili: secondariamente che tulli i nostri ufficiali1 o quaò tutti, accampando gli stessi diritti perchè posseggono gli stessi Litoli di studio, si rie ln·omottono) corn e si disse JJÌ Ù i.nd ieLro: lo spall ino da ufil(·i1d 1. superiore sempre quauclo c1ualouuo del proprio corso o t e1 corsi precedent.i le abbin. conseguite per anzianità. E poichù il uumero dei promossi a scelta è ìmmfficiente a coprire i posti cla ufficiale superiore: ~ernpre a~iene cho per solo turno di anzianità. molti dello stesso cor:;o raggiungann talo meta. Ciò determina l'aspirazione generale e permanente al grado di nfliciale su peri ore, nou valendo: logicameuLe, ad infrenarc quosta giustifico.La e spiegabile ambizioue la considerazione che la classifica della scuola militare o dell'11ccndcmia possa avere un effotto imruen:-.o fino ai più tardi anni della carriera, specie q Lln,nclo si co11 sideri eli o i l giovaw• c.:l1c era o!,(imo a i\fodena o n, 'f'orino può esser divento.to mediocre nel servizio d'ufficiale; e ,iceversa. Ora, questa aspirazione, evidentemente è in aperto contrasto colle esigenze organiche giacchè non' Lutti i sottotenenti po!:!son o diventare col onuellì .
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LA CARRLERA DEGU OFFJCI AJ.l
Date adunque1 come fu accen nato, la uniformità e la entita degli studi professionali per la gran maggioranza dei giovani ufficiali nostri, non solo si comprende perfettamente e si deve t~ller arn questa generale tendenza verso la cima della scala gerarchica, ma si comprende 1.1.ncbe qu el mal umore che pervade i J)Ìlt qmindo vedono gli antichi compagni di corso già promossi al grado superiore, mentre essi aspettano a;ncora e, forse, forse, per effetto della legge sui limjti di età,, aspetteranno sempre. Questa è storia cli tutti i giornj : io qwndi non faccio a questo riguardo che vendere il sole d'agosto. Noi non abbiamo l'obbligo di frequentare corsi o superare esami per conseguire un grado più elevato dlll'ante tutta la can·iera; il brevetto di sottotenente è la nostra lattrea e insieme il nostro passaporto. Ora, siffatto sistema farebbe tosto supporre che il criterio fondamentale per l'avanzamento al quale il legislatore volle informare la legge, libero dalla pastoia d'un tirocinio scolastico, risiedesse nel valore pratico, diuturno dell'ufficiale. Non esistendo la prova generale teorica per tutti, è chiaro che debba presupporsi siavi quella pratica del servizio. I nvece si può dire che non havvi esempio, da noi (mentre altrove ve ne sono tanti e tanti), di prpmozioni a scelta per meri to di servizio. Dunque n on v'è selezione per insufficienza di merito, non v' ò scelta por c~cezionale merito pratico. Fn istituita, or non è molto la prova teorica,, o quasi teorica, pei tenenti, e l'innovazione parve provvida a moltissimi; senonchè lo averla equipanita nei snoi effetti, ai corsi triennali della scuola di guerra, dov ette, forse, non riscuotere il plauso delle commissioni esan:unatrici; per cui non mai istituzione ebbe tanto sterile risultato quanto quella degli esami a scelta pei tenenti. Essa, oggidi, potrebbe dirsi una vacua parvenza, una finzione p iù che funzione militare. Lo scorso o.uno su 80 concorrenti solo una ventina foTono ammessi alle prove scrttte : di tali venti, quattro appena pervennero ~11 cimento, in Roma, delle prove orali. Il glorioso manipolo però non rimase intatto, giacchè dei 4 superstiti di tanta strage solo uno o due ottennero
DEJ,1}ESERCITO AOSTRO-ONGARICO
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l'idoneità per la scel ta; ed io credo che se si fosse continuato ancora un poco col rigore di quegli esami, anzichè avere uno o due idonei su 80, si sarebbe venuti ad una quantità negativa, il cci significato p~treb~e ~nterpretars~ nel senso paradossale di far perdere dei posti a1 concorrenti anzichè di farne loro g uadagn are. Che altro adunque rimane a noi deJla ltmga serie acconcia.m ente graduata di vantaggi esistente nell'esercito austroungarico e mirabilmente corrispondente alla, estesa gra~azione del la umana capacità? Quali possono essere da 1101 le aspi.razioni per un accelera.mento purchessia nella carr'iera? La, scuola di 0o-uerra! Eccola ! l'unico e supremo areopago delle attività e delle intelligenze, la sola palestra disponibile per scendere in lizza ! Eppure, quanti nostri colleghi che meriterebbero, se non il vantaggio cl1e conferisce questa scuola (il quale del resto è oramai gia ta11to meschino), un va.ntaggio più modesto, ri mangono là, nella fila dell'anzianità, aspettando che colni che p1ecede e che magari è un ufficiale appena appena discreto, sia promosso, per seguirlo automaticamente! Poichè mancano loro le forze di concorrere alla suprema sc,10la militare nostra, dove d'altra parto il numero degli ammissibjli è limitato; o fa loro difetto la perseveranza di seguire studi disciplinati; o mal sovportano l'obbligo di piegarsi ad un regime scolastico, essi, tuttoch è vantino la lusino-hiera nota di « meritevole di avanzamento a scelta» son o ~astretti a stare a livello o a tergo di tanti altri classificati magari una voHa btbOni, più volte 'IJledioci·i! E se anche a Modena od a Tori no furono tra i primissimi del loro corso, essi devono sempre seguire alle cakagna quegli ch e fu l'ul timo del corso precedente. E così quella nota diventa una lustra priva di ogni effetto, nonchè la testimonian za scritta della impotenza della commissione che la redasse· l'ufficiale che la meritò diventa scettico e forse svogli ato ~er reazione alla legge che non gli consen te di occupare il posto, sia pure di poco più elevato, che comp~te ai suoi meriti· i mediocri continuano ad essere tali; l' m' perde quella maggiore forza che potrebbe teresse generale
J:216
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L A CARRI E RA DEG LI U FFIC!A.LT
DEt,t.' E SERC lTO AUSTRO- UNGA RJ CO
venirgli dalla soddisfazione che dovrebbe essere concessa al primo e dalla punizione che dovrebbe essere inflitta ai secondi; ed. il malessere dei b uoni prende più salde radici a scapito grande dell'intera istituzione. O io mi sbaglio di g rosso, o rilevo un grave fenomeno quando penso che nell'eserci to italiano si segne al rigua.rdo un sistema che non trova riscon txo in nessuna categ(Jria ùi p rofessionisti e di artigiani. Ed infatti, ovunque, nelle alte sfere delliL spec ulazione fi losofica come nel più umile degli esercizi manuali, la gara delle attivi.tà comincia all'inizio d ella professione o del mest iere : chi più vale nel quotidiano esercizio dell'opera sua -più sale. La corsa verso gli alti gradini della società e verso la conquista dì un maggiore benessere materiale incomincia, pei laureati, a lla. soglia d'uscita delle univer:;i tà, mentre gJi studi in queste compiuti rappresentano lo sta.dio di p reparazione, il trenaggio. Aù eM, giovanile :!l semina, a,d etti adulta si raccoglie; ma <lurante il r accolto, nell'esercizio d'una professione, si semina ancora, cioè si studia ancora per consegtli1·e di poi frutti semprn più rimunerat,ivi. Da noi invece, la gara dell~ attività finisce là a))punto dove per gli altri j ncomi ncia, cio?I alla soglia cl'uscita delle scuole militar.i . la q_uale per la grandissima maggioran za costituisce il plmto di incolonnamento nella l unga fila, che segna l'ordine di precedenza. Qui, all'atto cioè di couferire il brevetto d'ufficiale, si bolla il giovane con un numero d'ordine che è quello deJl'anzianita, e quel n.umerc è fatale, lo accom1Jagna per t utta la carriera., imperocchè, a meno di pn,s sare con fortuna per le aule di qneJla benedetta e sola scuola di guerra, non v'è modo di c.imbiad o. Imparasse di poi anche tutta la scienza e l'arte militare di Mon tecucculi e Napoleone, dimostrasse per anni sia pure l'attività che potrebbe aversi coi cento occhi cli Argo e le cen to braccia dì Briareo, quel n nmero lo tiene inchiodato al suo posto, nel canale Jell'anzianità, alle spalle de1l'anl,ico condiscepolo di Modena o Torino anche dopo dieci, venti anni cli vi ta incomparabil mente pi ù benemerita di quolla di quost' ultimo. E cor.ì, il periodo della semina è limi tato ai pochi anni dell'età
giovanile e per lo più spensierat a della nostra esistenza; la diligen za addimostrata in CfUel breve lasso di tempo, nel quale la vivacità del carattere è spesso insofferente di freno e tuttavia contri buisce con coefficiente che è tra i più elevati a modificare, soven te in peggio, la classificazione definitiva, i nfiuisce decisamente su tutto il resto della nostra ca,rriera, r encle v noti di effetti materiali a,nche il più p rezioso tesoro cli sao-rilizi serie di anni, nuando o , che.• ad età' aùuJta e per lunga ~t cioè la matw·a riflessione regola ogni atto ed ogni pe11si.ero nostro, sìasi andato formando con l'opera diuturna sempre lodata, i nappuntabile, fmttifera all'eserci to ! Ep pm·e, se il legislatore italiano, mentre discut eva la nostra legge cl' avanzamento, avesse, at.traverso una finestr-a di Montecitorio, g uardato :i l Vaticano, si sarebbe forse sovvenuto che ben a.Uro sistema si segue là dentro nel ricompensare i meriti dell'attivir,à giornaliera e benefica, o quindi 11ell'assicurare stabilità sempre maggiore ali' ordiuamento della chiesa! L a scelta delle cotte violacee e 1·osse non è i mpastoiat a da pregi udizi scolastici; la calotta variopinta cade a ragion veduta sul capo di chi ha mostrato in prat ica, giorno per giorno, nella prestazione quotidiana del suo servizio, d~ averlo pieno cli cervello, comunque siasi questo vieppiù. svil uppato fuori del seminario. E, che io sappia, la chiesa non ha scuole speciali, assi milabili, per lo scopo, al1a nostra SC!,lola di guerra, Ciò nonostante sarebbe da augm·arsi eh.e le nostre istituzioni mihtari, le quali pure traggono forza e ragion d'essere da un sen timento altissimo, dal sentimento cioè della patria, che si confonde cou quello stesso di Dio, avessero quella salde7.za i ncrollabile che ha mostrat o di avere, per valore di ordinamento non meno forse che per rettitudine di p rincipi, l' istituzione chiesastica attraverso tanti secoli e a malgrado di tanti errori commessi da chi doveva regg erne le sorti ! Nou souo queste mie idee u na critica contro la nostra scuola di g11erra, g ìacchè nossmto conte:-;ta la grande utilità di questo stimabile istitu to; ma vorr ei che esse servissero come un semplice richiamo a ciò che avviene altrove, quasi
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LA CARRl.ERA DEGLI OFFICIALI
direi in tutto il mondo, concorrendo con la modesta parola mia a sollecitare una modificazione all'attuale stato di cose, nel senso essenzialment e di ot tenere che la nostra scuola di guerra non costituisca l'unica pietra di paragone degl'ingegni e della operosità. Ohè anzi, l'attuazione di criteri più liberali spunterebbe g li strali di q nella critica amara, che nei provenienti da detta scuola vedo una casta di privilegiati, contro i qnali1 recentemente, un articolo di fondo di uno dei maggiori giornali i taliani (1)1 per poco non fini colla vio lenza del noto grido rfroluziona.rio: le.~ ari.~tocrates ù la lanterne! Ritornando ora ai nostrj tre bollettini, è bene ancora rilevare che, oltre alla accennata gradazione di vantaggi, la quale è in relazione col valore individuale, un'altra se ne riscontra che si riferisce ad intero categorie di ulliciali, ed è in relazio.uo con la considerazione ecl il prestigio che godo110 in Auslria-1.Jngheria gli uiliciali combattenti dipendentemente dal valore morale n,ltissimo che si nttr ibuisce al servizio che essi prestano. Ed infatti i più favoriti nella. carriera, quelli che vanno innanzi a. tutti sono gli ufficiali dei clue stati maggiori, la cui idoneità a rimanere 1101 corpo, e quindi a con~innaro a camminare spedito, olt,rechè essere constatata nelle diuttu·ne e nelle straordinarie occupazioni del loro servizio, è suborclim1ia anche al risulta.Lo cli un esame complesso e difficile ohe precede la promozione a maggiore: ad ess i se.guono, per rapidità cli carriera variamente graduata a seconda delle prove t eoriche e pratiche fomite della propria abilita, gli ufficiali delle armi combattenti ; infine vengono ultimi gli ufficiali dei servizi. Come si è fatto per gli esclusi dalla pr omozione, si è compilato uno specchiett.o riepilogativo dei percen to degli uffi ciali promossi a scelta sopra tutti i promossi ; si avrà modo cli coustal,are per altra '\'Ìa ciò che può dedursi dalle considerazioni che sono state fatte sui due specchietti precedenti:
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LA CARRIERA D EGLI UFFJC(Al.l
1221
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Ecco i n breve ciò che tosto sal ta all'occhio dalle cifre di lJ nesto specchietto : 1°. Nélle armi combattenti: la percentuale dei p1·omossi a scolta è incomparabilmente maggiore che nei servizi; questo fatto completa il giudizio che potrebbe dedursi c1all' altro che la percentua.le dei saltciti è nei servizi molto maggiore che nelle armi combattenti. Solo gl'intendenti non concorrono alla scel ta, e dànno un piccolo percento di saltati; 2°. La cavalleria dà il minor contingente di promossi a scelta ; e poichè abbiamo notato che questa stessa arma dà il maggiore percento cli saltaU, così anche qui i d ue giudizi tendono •• completarsi a vicenda; 3°. Il maggiore percento cli promossi a scelta capitaiù di 1 a classe con t rasferimento nello stato maggiore è dato dal]' ar tiglieria, da carn p agna1 la quale d'altra parte dà il minore percento di saltati; seguono a brevjssima distanza la fanteria e le truppe tecniche, indi con differenza not evole viene l a cavalJeria, seguendo cioè lo stesso ordine che si è osservato nella progressione dei saltati; 4°. Nella, promoziona da capitano a maggiore si hanno i pit'.t eleva.ti percou to dell'avanzamento a scelta. Questo fotto completa il giudizio che può dedursi dalla considerazione che nella promozione allo stesso grado di maggiore si ham10 aucl1e i 1,iù eleva[;i percento di saltati, e conferma pienamente quanto si è accennato più indietro, e cioè che il grado di maggi0re costituisce per la gran maggioranza degli ufficiali austro-ungarici una barriera insormontabile; 5°. Infine conviene osservaTe che quei pochi capita.ni che riescono a superare tale ba.rriera con gli bsami ed anzianità, difficilmente vanno oltre il grado di maggiore, essendochè numerosissime sono anche le promozioni a scelta al grado ili tenente col onnello.
Allo scopo di fornire tutti gli elementi possibili allo studioso che avesse vaghezza di fare degli studi particolari o comparativi con la carriera che percorrono gli uffici.ali di altri eserciti, poichè stimo logico che un elemento indispen sabile a conoscersi per bene stabilire i termini di confronto sia la posizione m a.teriale degli ufficiali quale risulta dal compenso pecuniario ch e essi ricevono sotto le armi eJ in congedo, si sono riportate qui di seguito cluo tabellette, nella prima delle quali sono descril;ti gli stipendi o le indennità :fi.sse, nella seconda le pensioni che si percepiscono a seconda degli anni cli servizio compiuti. In0lt1·e1 considerando che uno degli elementi da conoscersi per gli opportuni confronti sia anche il numero degli ufficiali delle varie armi e dei servizi distinti per bO'rado ) si è compilato al riguardo uno specchietto completo molto particolareggiato desumendolo dall' i:1.nnua1·io rniZita1·e (Sc!iernatisrnw;) venu to a luce sui primi del 1900.
•
1222
1223
DELL' 0SEROITO A US'rRO-Ur-OA IUCO
1,A OAlt lll E ltA DEOLI Ufl' PIClALI
Rtip~ndi ed indennitit di rnobilia e di all-Oggio esp1·essi in fiorini.
Pensioni degli 1i(!iciali ed impiegati milita;·i esp1·e.-;,,;e i.n fiorini.
Ogni fiorino ,,are lire '.l.20 ci rca.
Ogni llo l'ino "aie liro 2,:JO circn.
INlll!:,òNITÀ III Al,l,OCGIO
Gradi degli nlll'ciaJI ed ìm· ri~gnLi mi llt..,ri assimilati per grado o catego-
Le citlà della monarchia nustro -nngnrica sono raggroppato in tO classi a ciascurrn 1lollu c1unll corrisponde una data h1l1c1iu i tà d' alloggio. Le
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cltta ili Vienna e llucln_110N t formn110 duo classi n parte, alle quali corri~ponde una speciale indennità d'allogiiio cho è maggioro delle altre.
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** E qui faccio puuto nei miei commenti por lasciare al lettore l'iniziativa di farne altri a suo bell'agio. Solo mi p rem e ancora di di chiarare che, accingendomi. a compilare qu esto studio, non ho avuto alcun precon cetto nè ho mirato al conseguiment o di alcuno scopo all'infuori di presentare al lettore dati di fatto da chiunque con trolfabili, assurger e ai principi cui essi rispondono, rilevare le divergenze t ra questi principi e quelli analoghi che vigono nel nost,ro esercito. Ohe se dal mio esame e daJ ]e considera1-1ioni in cui, csigoudolo l a gravità dell'argomento, J>iù mi son o i ndngiato, può parere che i o abbia voluto sp ezzare una picco'la lancia a favore dell'avanzamen to a scelta, ciò devesi attribuire esclusivamente alla profonda convinzion e mia che il ~istern a d'avanzamento austrn-ungarico sia assai più del nostro infor mato a criteri equi, m oderni, liberali, epperò molto vantaggiosi per l'esercito. I principi che emergono dalla legge aust,ro-ungarica son o in intima connessione con l'ordinament-.o degl 'is Lit nti mili1;ari dì q uell'esercito, ordin::im.ento che è radical mente cliverso dal nosi¼o. E chi p ensasse di modificare il nostro sistema d'avanzamento allo scopo di avvi cinarlo a qu olJo austro-nnp:arico lasci ando qual' è l'ordinamemo scolastico µostro, mostrerebbe di n on comprendere lJ uale valore abbia la connessione fra causa ed effetti, e correrebbe il rischio degl'incoscien ti agricoltori che trapiantano piante esotich e in un terren o che lasciato ci nal' è non p nù assolutament e farle ~Lllignare. Certo, come tutte le cose umane, anch e il sistema vigente n el vicino impero ha i suoi difotti, fra cui, quello che pi ù d'ogni altro preoccuperebbe noi, e giustamente, è la (luplice proven ienza del corpo degli ufficiali. I ndubbiamente però esso p resenta ca,ratteristiche di pregio r aro e rilevante, .1 e quali pur evi tando l'autorHarismo g ermanico, ove può dirsi non esista una vera e p ropria legge cli avanzamento, tutto 78 -
ANNO \ L\"I.
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LA CARIUF.TI.A l)J;<H,I OFr'lC(Al.l
'N EL1..' .ES (;;ROJTO AUS'l'RO- UNG A ftICO
dipendendo dalla volo11tà dell'Imperatore, e l'assoluta mancauzrt ch o si verifica dn, noi lli ogni autori1,ò, personalo che nou si espli chi in nn platonico giudizio di lode o di biasimo, raggiungono t nttavia q uella mi\·abile co1Tispondenza che si è ·notata t ra la carriera variamente gni,dnata degli ufficiali e le esigenze imposte dalla costituzione clei quadl'i . Questo pregio organico, avrebbe ben poco valore se fosse scompagnato dallo appagarneu to individuale, il quale esiste colà i.u modo davvero soddisfa,c:en te e deriva dalla possibilità di potere ognuno, come iwdoue nella società civile, occupare il posto nella gerarchia. dei grad i che è adeguato alla pi-opl·ia capacità. Siffatte caratteristi che da noi man can o gu::.si del tutto; e non v'è modo di adottarl e !'.enza modificare il sistema di recl ut amento degli ufficiali inferiori e degli ufficiali supe· riol'i, n el sen so <li formare degli uni e degli a.lr.ri due categ orie, c.:he, per con dizioni d'ammissione, dovrebbero essere ·ben distin te tra loro, quasi diroi come sono distinte n el foro l a categori a tlegl i avvocaGi o quella. dei giureconsul ti; e senza modificare la logge d'avanzamento. Noi oggi ci dibattiamo intorno alla quistiono dei s nbaltemi, ecl ognuno dice la sua, n ell'intento cli risok orla senza aggravare il bilancio d ella guerra ; ma, in g en ere, sono pri,nnicelli caldi, espedienti eh efficacia tem1)oranea, ai quali a qnando a quando bisogner ebbe ricorrere, giacchè il marasma oggi incombente è d imostrato che a scadenza più o meno lunga si ripeterà sempre . Occorre modificare lo condizioni d'ammissione nelle scuole militari nonchè i programmi tl'insegna,mento, avendo presente ch e il megl io è nomico del bano spesso, sempre poi q uanclo non gli si pnò far corris1)ondet·o nn adeguato coml)enso. Bisog na quindi risalire ab oro; la qual cosa è effettuabile pur rispettando i 1 noti. me tcwge1·e del bila1wio. L'argomento è di una gravità assolutamen te eccezionale, la cui trat tazione richiede una certa preparazione n el mondo militare, alla quale è sperabile si dedichino ben altre penne cho non sia hL mi,i. Epperò, quando sarà entrato nel ca,mpo clella discnssioue il progetto di nua riforma nel senso di sopra
accen nato, metterò anch'io, modesto cavaliere, lo. mia povera lancia in re:;;ta e, inforcando il cavallo... che non ]lO ancora perchè vivo fra colo,· clte son so.c.:pe.si, scenderò n ell'agone contro i vieti criteri oggidì dominn,n ti . E sosterrò in a.llora, non già la duplice provenienza, del corpo degli ufficiali, la quale urterebbe il nostro sentimento clemocratico alieno d'ogni avanzo di feudalismo, ma tre cose, e cioè : la convenienza di uniformare il reclntamento degli u:ffi.ciali alle esigenze numeriche degli organici; il principio della specializzazione delle carriere armonizzauLe, come in ~.ustriaUngheria, con la grac1uazione dei meriti: i ufme eiò che oramai l)Ohei chi.amare il DBL.E~D.1 C ,1 RTJL\OO di questo mio lavoro, cioè, la n ecessi tà di costituire del gntdo eh capi tano una posizione clisereta e un A. meta faci le a raggiungersi, ma clifficile a sorpassarsi da chi non dà, ineccepibili e r igorose prove di peculiare capacità.
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R oma, marzo lflOl. SAN'l'AXGlllLO Fn:LrcE ccipi/an o di {an 1c.-i1,.
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IDEALIT:\ POSIT I VE
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militare : non è possibile illudersi che possa conservarsi immune da ogni germe dissolvente quella eroica forma di do· vere, che fa obliare generosamente qualunque considerazione di vantaggio materiale, che spinge ad affrontare fin l' annullamento del proprio essere pur d'obbedire alla legge inflessibile d'un id eale, quando invece tutto intorno nella vita attesta la generale decadenza e il cinico disdegno di quahmque ideale ; non è possibile credere che l'idea del dovere resti tetragona d inanzi alla mor!;e, quando si vedono ogni g iorno i più sacri doveri postergati al più meschino e spesso illecito vantaggio materiale. Non dunque interessarsi allo studio di cosiffatti arg omenti vuol dire allontanarsi dalle cure professionali, sviandosi dietro u bbìe di filosofico dilettantismo ; ma significa invece addentrarsi nello studio di ciò da· cui dipende l'essenza vi,a e la forz~ permanente dell'organismo militare. Pur troppo ciò non è facilmente creduto; ed appunto in qnesta mancanza di fede, in questa superficialità di pensiero, si rivelR. uno dei maggiori pericoli di diffusione del male che deploriamo e, quel che è peggio, una delle maggiori difficoltà a preparare il rimedio. P oesia! non si stancano di ripetere i difensori del mestiere a base di rigore disciplinare; e poeti chiaman noi, che non sappiamo rassegnarci a veder trascurate le fonti vive dello spirito e della disciplina militare. Ma intendiamoci una buona volta: nessuno nega che a base di poesia pura non si fauno i soldati, nessuno disconoHce che il nostro mestiere, fondato essenzialmente~sopra esigenze di pratica rnde e di buon senso solido, potrebbe con molto danno ammollirsi, quando si d~sse alle belle idealità teoriche campo troppo vasto, e la caserma fosse esposta a trasformarsi in nna parodia d'accademia. Ma quando ben avremo dedicato la maggior parte del nostro tempo a studiare tutte le questioni pratiche e tee· · n iche del nostro mestiere, non sarà poi un danno, è sperabile, se almeno per eccezione qualche volta tenteremo di meditare sulla causa prima d' ogni efficace opera materiale, sulla c0nservazione della forza morale.
IDE.A.Llrl1À POS LTIVE
Un"onda di volgarità materialista si solleva da ogni parlie e minaccia sommergere h1tto quanto la vita ha di più alto. Ne è avvilito il costume; ne sono inquinate le fonti più pure dell"esistenza, cui non pit1 ci è consentito chiedere i grandi conforti e le consolazioni supreme. Le serene idealità, a. traverso le quali apparivano luminosi i fini dell'umana convivenza, sono ormai ottenebrate; e la famig lia umana, pur conservando nelle esteriori parvenze le forme di raffinatezza ci vile, scende, per la prevalenza dei materiali istinti egoistici, verso i gradi più bassi delratavica lotta per l'esistenza. Tn questo generale abbassarsi di tutti i valori ideali della vita; in questo continuo avvilirsi dell'anima sociale fra le utili tarie concupiscenze materialiste, mal potremmo resta.re indifferenti noi militari, poichè il danno avvenuto e i maggiori pericoli che sovrastano, non solo debbono preoccuparci 1iome cittadini e come uomini, ma. anche debbono preoccuparci vivamente come soldati. Lo spi1·ito militare, che è forza organica della compagine nostra, ed è al tempo stesso come un 'essenza conservatrice della v.irtù civile, sente ven.ir meno ogni base fondamentale, ogni principio di consistenza dnrevole; imperocchè, oggi specialmente, e per ragioni intrinseche dell'ordinamento mili tare e per rag ioni estrinseche detl'ambien~e sociale che ci porta e ci nutrisce, non è possibile che a luogo andare si conservi nella necessaria incontaminata energia un'anima militare, che non sia come essenza stillata dalle stesse fonti dell'an.ima sociale. Nel decadimento della comune religione del dovere, non è possibile non temere, presto o tardi, il fata.le decadimento di quella sublimata forma di religione socia.le che è il dovere
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IDEAUTI POSITIVE
IOEALIT,\ POS l'l'IVE
Molti ridono di simili malinconie, lo so anche troppo ; e di coloro che ridono io non posso altro dire se non che « hanno « occhi e non vedono, hanno orecchi e non ascoltano». Ed è strano che, iu tal modo, venga ad associarsi a quelli che n ella scienza e nella vita credono unicamente agli impulsi delle forze material i, anche chi si è consacrato ad una professione che tende ad educare gli animi al culto del più nobile fra gli ideali, all'ideale del sacrificio per un bene comune. 11 mo:ale d~ll'esercito è_ un grande, poderoso problema cli psicologia sociale : l\Iarselli ce lo ha ripetuto in tutti i toni; ma la stia scuola non è ancora, s' io non m'inganno, così numerosa come dovrebbe essere.
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Esaminando adunque l'argomento che ci siam proposti. così ~e' suoi particolari che i n tutta la sua ampiezza, non tanto il danno e il pericolo ci si mostrano nella diao-nosi obiettiva . b del male che afrligge l'organismo sociale, quanto nella errata pers~a:ione ohe è penet rata nella coscienza, onde di questa oond1z1one anormale e morbosa par si voglia formare un principio di necessi tà indiscutibile, quasi un atto novissimo di fede scientifica. E però diviene, più uhe opportuno necessario di risalire dalle ultime manifestazioni alla crenesi 0 storica e scientifica del triste fenomeno. La tendenza materialista del nostro tempo, considerata nella sua condizione storica, si presenta come una reazione - naturalmente eccessiva - con tro le arbitrarie architetture idealiste, che han dominato nel vecchio tempo. E sotto questo aspetto p er quanto la spinta della reazione possa essere eccessiv; d" intensità e di estensione, ~ssa non segnerebbe se non un punto di p~ssaggio in quell'eter no ::ig-::sag o, se meglio piace, nel corso d1 qu_e lla spù ·ale, in cui Goethe si raffigurava il progres_so della vita ~mana; p er cui anche gl i indirizzi più eccessivamente errati, appunto perchè contradittor:, danno coma ultima resultante la continua ascensione della vita. Per questa
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considerazione, dopo gli eccessi idealistici della « ragion ragionante)> fuori della realtà, e gli eccessi materialistici contro ogni superiorità governatrice dell'idea, si pres~nterebbe. nell'ordine naturale <lei fatti uman i, la faci li tà di un contemperamento frA. i due termini discordanti e quindi di un progresso finale secondo la legge della giusta misura. Ma ciò che s·oppone a questa, che sarebbe la condizione naturale, è un depl ore-vol e intervento della scienza; la qnale, neu·ebbrezza. del suo maggior trionfo, ba voluto arbitrariameut'3 fissare qnesto momento di reazione eccessiva, e porre sopra leggi, quasi altrettanto ind iscutibili quanto le antiche affermazioni metafis iche, una base materialistica alla vita umana, ohe fosse ad un tempo fondamento di sapere e principio di condotta. Così aJl'au tica rivela.zio ne della filosofia patristica, si sostit;niva nna nuova vantata ri,·elazione della realtà materiale. E quindi il nuovo indirizzo, oltrechè l;rovare favornvole condizione di sviluppo in tutti gli incitamenti alle utilità materiali, che sollecitano ìu ogui senso la ,ita, guad,ignava anche come alleata r autorità del pensiero; perchè dalralto il pensiero dava come il suggello di legittimità a questa condizione determinata dagli elementi e dalle fo rze inferiori. del!' esistenzil· Al dominio dell" utilitarismo materiiil ista il pensiero compiacente foggiava, una legge di necessità scientifica, e la nuova scienza, negatrice cli r,ntta una gloriosa, per rruanto spesso arbitraria, tradizione scientifica, affascinarn le menti e special mente le g iovani menti; on de una generazion e si è venuta forma.udo, ohe pone suo massimo vanto e crede massimo segno di serietà. il negare qualnnque spiega:lione ideale, qualunque impulso che direttamente o indirettamente possa apparire cli natura i mmateriale. Gli ideali ohe avevan gnidato le vecchie g enerazioni verso le più nobili affermazio11i delresistenza sono irrisi; tutto ciò che era stimato .;acro, che era creduto santo ò a p,·ioi·i condannato; in questo ottElnebra.rsi della coscienza l uogo più non è ad alcun elevato sentimento. a nessuna alta idea dirigente,
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I DEA.LIT;~ POSITIVE
IDJ::ALl'l'.\ l'OSlTlVE
luogo pHt non resta alla sovrana fra tutte le persuasioni ideali: ali' idea del dovere. Gli egoismi individuali e collettivi, spezzato il \7incolo moderatore, corro110 agli inviti utilitari; g li opporliunismi pubblici e privati prendono il dominio, la morale diviene accortezza, e la vita pubblica si corrompe nei compromessi delle clientele. E intanto, al disopra di tutta questa corruttela dilagante, seguita a lussureggiare una retorica. tanto più sonora q nanto meno sincera ed efficace, la quale serve a malamenLe celare con gli infingimenti della parola il con tinuo digradar del costume. Ora è ben lecito di chiedere : È realmente vero che questa dolorosa cond izione di cose è con suggello di affermazione :nfa llibile sanzionata dalla scienza? È vero che nel campo scientinco, in. cui oggi domina sovrano il metodo positivo, non è luogo alcuno per le grandi idealità dell a vita? È vero che la sola denominazione di idealità positiva contiene in sè una vera e propria contraclizione in termini? Noi, ci affrettiamo a dichiararlo, non crediamo a questo vantato vincolo fra la triste condizione di fatto e la logica condizione del pensiero scientifico : crediamo anzi che l'indirizzo scientifico il quale mette capo a una concezione materialista, risponda ad un grossolano equivoco, del quale appunto è stata v ittima la scienza moderna, nel momento in cui i grandi trionfi stessi insium~vano nello spirito del nuovo metodo una fid ucia baldanzosa, illimitata.
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Il positivismo p11ò dirsi che xacchiucla come l'idea madre, l'idea generatrice ed informatrice di tutta la moderna conoscenza umana. Ciò fa si che un errore, nn equivoco, il quale ottenebri questa origine e sintesi del pe11siel'o moderno, tende necessariamente a. propagare l'errore e l'equivoco in tutta l a orientazione della conoscenza scientifica. E ancora: poichè il carattere specifico dells. modernità si riassume nel postnlato che la scienza è divenuta g uida suprema della vita, così natu-
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ralmente avviene che l'errore fondamentale da cu i è investita la scienza, si riverbera e si diffonde in tutte le manifestazioni della vita: l'errore scientifico diviene falsa guida all'azione pratica; la unilateralità filosofica si risolve in un impulso unilaterale alla vita.. Ecco perchè oggi a scienza materialista corrisponde vita matel'ialista. Ora, la superiorità. innegabile del metodo positivo si riassume tutta nel rigore della prova sperimentale, posta come condizione unica di umana conoscenza. Non è scienza posit i va, non è scienza umana se non quel la che dall'umana realtà è tratta e che con l'umana esperienza può essere accertata. È innegabile che sia bastata questa norma semplice e feconda, questa rigorosa esigenza della prova sperimentale per condurre il pensiero alle grandi scopede, che han reso immortale per sempre quello che noi chiamiamo tempo mo· demo; è bastata questa semplice norma a bandire definitivamente dal campo delle indagini le essen::;e intime delle cose, gli spiriti (1·igidi e gli spiriti calidi, coi quali il medio evo fantasticava intorno alle forze di natura, e a porre le scienze fis iche s ulla via gloriosa dei trionfi magnifici, duce sommo Galileo. Ma n on nella stessa misura poteva avvenire il trionfo del metodo positivo nel campo delle scienze morali, in quel campo ove i fen omeni celano la loro origine fra le mi:;teriose latebre della psiche individuale e oollettiva . In questo campo l'esperienza, nou era possibile o almeno non poteva esser e altrettanto risoluti va. Potevano bensì essere sottoposti ad indagine sperimentale i seg1ù materiali, per cui i superiori fenomeni si manifestaYano a noi; ma in quei segni concomitanti l'essenza dei fenomeno non v'era; €> nessun legittimo tramite permetteva da quelli risalire al regno delle psiche, come dall'ordine degli effetti a quello della causa. Ed allora, la foga posi ti vista incalzando, cli fronte alla impossibilità di elevare l'indagine sperimentale .fino alle r egioni pit\ alte della vita, si fn indotti ad abbassa,·e la v ita fino ai più bassi livelli dell'indag ine materiale. Si avviliva e si uccideva l'anima presumendo di veder sotto al microscopio com'era fatta.
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Analogamente, in troppi angusti confini si riduceva l'opera. de l pensiero nel campo delle dottrine morali. E invero, quando r istrumento dell'indagine materiale è giunto al suo ultimo pnuto d i scoperta, non certo vnol dire che la vita finisce e che non altro vibra, palpita, domina più in al to della nostra conoscenza. Questo invece è cer!;o: la vita procede dalle vietate regioni dell'eterno e dell' infinito, e verso fini eterni ed infiniti è sospinta; e però, quando r indagine sperimentale ci lascia, non è detto che l'opera della coscienza sia inesorabilmente arrestata : in ciò sarebbe l"assurdo, perchè sarebbe in ciò la. negazione più rigorosa dell'umano progresso. La coscienza umana, anche abbandonata dai miseri istrumen ti dell'esperienza materiale, ha avanti a sè il campo indefinito dell'idea, verso cu i è irresistib ilmente tratta. E se in questo campo essa è soggetta a prevaricare, abusando della sua. stessa energia esploratrice, non è questo, uua ragione snffi. ciente per impedirle che in quel campo possa spaziare, e, per forza cli ragione e virtù d i sentimento, possa cogliere e fissare ideali sempre più alti, apportatori di conforto e di novella energia alla vita. È vero che la vecchia filosofia, troppo spesso illudendosi di ragionare, ha fantasticato intorno ad ast;ruserie metafisiche; ma ciò vuol dire che anche la coscienza compie la sua fabi1e evoluzione procedendo dalrerrore verso la verità.; non v uol dire certo che ogni còmpito sia negato alla ragion ragionante, che si debba bandire ogni filosofia dr.lla scienza positiva, ogni tentativo di filosofico indirizzo dalh1, vita. È scienza positiva quella che affanna e sperimenta al saggio dell'istrumento il fatto materiale, come è scienza positiva quella cho afferma e sperimenla al sa.ggio della coscienza l"idea.. 1t vero che il fatto fa sorgere l'idea e spesso la domina e la corrompe ; ma è aucho vero che la necessità specifica dell'idea ò nello sforzo costante di liberarsL dai vincoli materiali ed ele,·arsi a dominio de' fatti. Per questa via la nlosofia positiva afferma la necessitù, superiore dell' idea ; la realtà delrideale.
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• * Ma questE. affermazioni di ragione speculati va han contro di sè i metodi della scienza dominante, e destano d iffidenza invincibile. E bbene penetriamo nel campo della dottrina positiva ufficiale. In questo campo chiamando iu soccorso quella teoria, che concordemente è accetta ta come orig ine del positivismo nel campo delle scienze morali, la teoria di Darwin, ci è facile riconoscere che in essa il concetto della preminenza dell' idealità sociale è chiaramente affermata. Enrico Ferri, d iscorrendo della teoria scientifica di Carlo Marx, che, come è noto, s'impernia sul concetto del materialismo storico, seri ve ohe il socialismo scienti.fico « ò l'appl i« cazione più diretta ai fatti economici, ma indiretta a tn tte <( le manifestazioni della vita, della legge di evoluzione o « trasformazione sociale. >> Orn, pur profe.,sando la dovuta ammirazione aff ingegno e alla coltura di Enrico Fei-ri. noi crediamo invece che nella base materialista del cosi. detto socialismo scientifico contemporaneo, sia pr ecisamente la più assoluta. negazione del principio cli evoluzione, del concetto di progresso umano. Imperocchè bisognerebbe ben disting uere in questa teoria la dipendenza genetica del superiore dall' inferiore nella con· ti.nuita. dell a serie natura.le. e la dipeudeuza, direi d inamica, delle varie for mazioni successive. La teoria dell'evoluzione stabilisce che le fo t·rne super iori di esistenza sono apparse come frntto di continua elaborazione dalle forme inferiori; che la v ita organica è derivata dalle primordiali aggregazioni della materia detta inorganica; che le specie più nobili de· rivano le loro attitudini dalle rudimentali at titudini delle specie inferiori . .l\fa in questo sano concetto di evoluzione non vi è nulla che contradd ica alle più elevate aspirazioni di progresso, alle più nobili fonti di poesia della vita, alle più confor tanti finalità dell'esistenza E legittimamente lo dichiarava il grande di Down, quando, lui teista con-
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IDEAL!T,\ POSITIVll IDEALl'ri l'OSJ'l'JVt,:
vinLo, notava a giustificazione della sua dottrina, che la umiltà. delle origini non contradice, anzi conforta alle più. fervide speranze per ravvenire. Se fu possibile che l'intelletto di Dante si svolgesse, nelle elaborazioni dei secoli, dalle embrionali attitudini psichiche di esseri rudimentali, oiò consentiva le più. lusinghiere speranze e faceva inLravedere le altezze più luminose che dovranno incoronare, per l'onore della specie umana, la vita. Q"ui dunque vediamo nettamente la distinzione reale: nessuno contrasta, che le condizioni più alte della vita derivino dalle condizioni i nferiori, cbe i fen omeni dello spirito ban potuto derivare por costante selezione dai fenomeni materiali; ma uessnno devo snl terreno positivo contrastare che i fenomani più nobili. le attivith dello spirito, g li impulsi ideali, una volta penetrati nel circolo della esistenza, non debbano anch'essi Yi,,ere ed espandersi secondo una propria legge di vita e a·espansione. L a t eoria dell'evoluzione, il con cetto di progresso umano è so lamente possibile, quando si ammetta che la legge derivante dai fenomeni superiori tende necessariamente a dominaresull'ordinameuto dei rapporti inferiori. Imperocchè, quando così llon fosse, quando l'attività specifica della super iore formaziono, anzichè dominare in maggiore o minore misura sulle precedenti condizioni di esistenza, dovesse da queste condizioni essere sopraffatta, mancherebbe ogni ragione ed oo-ni possibile impulso per passare continuamente, nella serio e;oluti va, da una condizione inferiore a nna condizione superiore, lungo la eterna spirale del progresso. Ed ecco la ragione scientifica, positiva, inoppugnabile per stabilire, che nella vita umana il fattore specifico dell'elemento ideale tende necessariamente a dominare sui contrasti dei rapporti materiali ; e quindi, per quanto grande possa essere la rerizione degli stimoli materiali, il progresso umano deve compiersi nel senso di far trionfare la guida ideale; ecco la ragione per cni è espressione esattamente scientifica quella di idealità positiva.
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* * E qui ci appelliamo ad un'autorità incontestata nel campo della .filosofia posi ti va, per aver la definizione esatta delle idealità. secondo le ragioni della scienza più moderna: Roberto Ardigò, che può dirsi il genio italico del positivismo, ci soccorre egregiamente. Secondo il pensiero di questo sommo fra i :filosofi contemporanei, la scienza della società s' integra nello studio della « formazione positiva del fatto della g iu« s tizia » . Nel suo concetto sintetico dell' organismo sociale eg li pone come stimolo e propulsione costante della vita umana la. formazione e la funzione delle « idealità sociali. » « L'impul« sivi tà psico-fisiologica delle idealità - scrive il graudo filo« sofo - ... è il concetto nuovo e positivo.. . secondo il quale « la moralità. si potrebbe definire: un indirizzo psichico tale, « che l'impulsività dell'idea prevalga nel contrasto delle altre « rappresentazion i, tanto da riuscire a dare più o meno com« pletamente il proprio indirizzo all'azione» (1). L 'affermazione non poteva essere pit't precisa, e non poteva. la vita riacquistare, con p iù legittimo diritto, la fonte de' suoi oonfo1·ti supremi. In vano, corl sottigliezza di metodo, si è voluto obbiettare ali' A..rdigò, che questa sua concezione della scienza sociale non er a completa ; che la sociologia in tal modo veniva a confondersi con la :filosofia del diritto. Serenamente rispondeva il grande pensatore, che a lui poco premeva la discussion e sopra il titolo di una scienza., che non ten eva niente affatto a che i sociologi riconoscessero il pomposo titolo di sociologia a i suoi studi di scienza sociale ; per lni l' import~nte consisteva uel r iconoscere, come affermazione di positiv1smo esatto, la grande affermazione che le idealità goverllano la vita e la spingono in continua ascensione verso un fine di g iustizia; che la « specialità del fatto della g iustizia è (< la ragione diretta dell'organismo soùiale. )> (1) Aao1cò. - La pstcologio conie scienza positiva, pag 215.
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1DEAI,1T,Ì P0S1TIVE
.Ma passando dalla teoria, per quanto positiva, alle osservazioni della pratica, le stesse condizioni di civiltà umana ci persuadono che la for za ideale è la forza stessa che assicura l'armonia civile nella compagine sociale. . La civiltà, ossia la cond izione di uma,1,a convivenza, può riassumersi nel faUo che la vita di ciascun individuo si avvantaggia, dell'opera di ciascuno degli altri, e per conseguenza l'opera di ciascuno reca il suo contributo all'opera di tutti. Civilta, adunque, non altro sig.nifica se non l'attuazione di una grande legge di cooperazione. Ebbene ponete in questa vasta cooperativa, che è e tanto pit\ deve divenire una società civile, la sola forza impulsiva degli istinti materiali, e voi avrete i nesontbilroente la condizione più pro· pizia per ricacciare la vita nel costume originario dell'età selvaggia; ponete invece in ciascuno individuo, sia per coscienza utilitaria, sia per sublimazione ideale di questa coscienza, il sentimento inviolabile della legittimità e dalla necessità del proprio contributo all'opera soci.aie, e voi avrete la condizione più propizia allo svolgimento del progresso, perchè avrete la minima dispersione di forza negli attriti e la massima somma di energie cooperatrici. Il punto verso cui queste energie son sollecitate a convergere è un'idea cui tutti vengono necessariamente a partecipare, l'idea del dovere.
.,. .. * Ma. intendiamo benissimo che neppure in queste elementari ed evident i osservazioni vorrnnno seguirci tutti coloro i quali, esaltati da certi miraggi di realtà, positivista, rifuggono dal solamente meditare un pensiero, che non possa essere o almeno presentarsi come illazione diretta di un fatto. Ebbene, avviciniamoci pure ai fatti quotidiani dell'esistenza e vediamo se è vero che eoltanto il fotto materiale e impulso di vita.
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IDEALIT,Ì l'081TJVE
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Non occorre riferirsi a quei fatti grandiosi, determinati dai grandi entus iasmi di individui e di po~ol i, nei <]Uali l' i.mpulso ideale si mostra sovrano ed unico agttatore del movimento. B en sappiamo ohe, in tutti qnesti casi, i. seguaci dello spiega,zioni materialiste saprebbero così profondamente sconvolgere gli elementi del fenomeno, da far apparire co~e impuls~ fon· <lamentale e determinante il fattore economico, lo stimolo materiale, cui l'aspetto ideale ingiustamente sar ebbe stato sovrapposto . . . .. .. Ma se anche ci avviciniamo ai fatti più sempl101, p1u um1lt dell'esistenza, noi vedremo, con vero accertamento di prova sperimenta.le, ohe il fattore ideale s'insinua costantemente in tutte le manifestazioni della vita materiale e tende sempre a dominare, spesso anche a brillare di luce serena tra i foschi bao-liori del mal costume e del delitto. Non vo· ricordare il m:i.·tire che preferisce il rogo alla sconfessione del vero. lo studioso che si sacrifica agli stenti per consacrarsi alle soddisfazioni delr indagine ideale : non fa, suora di carità cl.te s' immola olocausto gentile fra gli orrori r ibuttanti delle pestilenze, ~on il missionario, non il soldato, nessuno di. questi esempi in cui ranimtt umana. totalmente affrancata dai suoi vincoli materiali, spiega il volo nelle reg ioni dell'eroismo. Ma basta soffermarsi a uu lieto convito di amici, ove le sodisfazioui della compagnia ospitale superano e di grnn lunga. le compiacen ze materiali del cibo; basta passar~ in esame i mille episodi della vita quotidiana, e ad ogm momento, presso qualunque classe di persona, . ~oi ci .i1~~at~ere~o in uno stimolo ideale che domina tutti 1 poss1b1h st1moh materiali in contrasto : sarà il modesto borghese che preferisce scontare con q nalche sacrificio della mensa l' udizione di una bella musica, sarà l'agiato signore che dimentica il pram10 snccoleuto indugiandos i fra le ricerche di un codice antico. E scendendo anche fra gli esempi del vizio, la stessa ambizione che conduce il patrizio a rovinarsi per ingemmare di gioielli novissimi la donna cui ha dato il suo nom~, .tutte. le for me di ostentazione del l usso che sono causa d1 ignota e inenarrabili sacrifici nelr interno delle famig lie, per l'unico
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ID~'Al,ITÌ. POSITIVE
fino di sentire la compiacenza di una. lode molte ,·alto soltanto supposta; e g iù giù, scendendo fino al delitto e al crimine più atroce, noi ci imbatt:.iamo nella bieca :figura di un brigante o magari di un sicario-nato, che pur vede giungere la sua. ora di redenzione morale, quando fra gli eccessi del suo cinismo Hanguinario sente anch'egli i l bisogno di obliare la sua efferata natura nel dolce comat,to di una mano amica. Di questi fatti non è mestieri andar su i libri a ricercar la prova; sono fatti nei quali ogni giorno più. o meno ci imbattiamo e doi quali ognuno di noi può fa.re agevolmente l"esperienza; o questi fatti chiara.mento ci dicono che se ~ vero esser la vita umana, per necessità d'esiste11za e per vincolo di atavi ca legge, soggetta agli impulsi materiali , non meno è vero che al disopra di questi impul!<i si impone, sotto una forma o l'altra il bisogno inestinguibile dell'ideale. Ed allora sgorga naturale la domanda: fra questi due elementi, il materiale e l'ideale, quale deve avere la precedenza? Su quale di questi due elementi dovrà cercarsi la base ad un· idea del dovere?
Ma qui i seguaci delle dottrine materialiste quasi volendo. per proposito, veder nellu. vita l'aspetto più brutto e le condizioni infime, fan la loro più de .. olante professione di fede. Essi dicono: un· idea del dovere. concepita secondo un fine ideale, e non dari vata esattamente dalle condizioni reali della vita. materiale, è una idea che uolla miglioro ipotesi è affatto inefficace, ma che nella maggior parte de' casL fouziona come un· ideale ingannatore, messo innanzi ed onorato per sanzionare la legittimita degli interessi in qualunque modo trion· fanti. L'ideale d'un dovere morale, come tutta la formazione del diritto positivo, non può essere se non una derivazione dell'assetto onde sono stabiliti i rapporti della vita materiale, i rapporti economici. La stessa coscienza umana, che per la. vecchia presunzione anLropologic&. doveva rappresentare la
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de determinante della condotta morale. è es3a stessa de::;~inn,ta dalle condizioni dei rapport,i ec?n?mici. (Marx). B,iileLtiamo che qui è il gran puul;o del d1ss1dt0; un punto che è nel mondo morale ciò cl.te avrebbe clovnto essere ~el fisico il punto dell'ubi consi!;tam di Archimede. E tn· mondo . . · cl' torno a. t,al punto ò necessario disti~guer~ 1 :an ~lemen~1 1 qMsto dissidio, por non cad~re negli ~qmvoci che 1 n~st:1 ~v0 versari ci preparano. Questi elementi sono. tre: l _l orig1.ne della coscienza; 2• la possibilità della cos01enza d.1 seguire gli impulsi ideali; 3° il dovere della coscienza eh seguire quegli impulsi. . .. • .. . ,. Quanto all'oriaine non s1 dovrebbe p1u far qnc:1t.1one, sia qualunque l'origine del fatt~, anch~ la coscio11za è nn fatto, e, come tale, nna volta comprnto. d1vo~ta. a sua vol~a causa determinante di altri faLti, a meno d1 voler predicare lo strano assurdo che fra tuLti i prodotti dell'umana evoluzione è infecondo soltanto il prodotto più alto, il più completamente evoluto. . . . . Quanto alla possibilità che la coscienza segna gh 1mpuls1 ideali abbiam colta nell'esperienza quotidiana la prova che la vi~a umana, per quanto dominata da tanto imperversare di istinti materiali, è, almeno in qualche misura, soggeLta 1t sttbfre la pro,·alenza degli inviti ideltli sopr~ qual~t.nqne iropul,;o di determinazione materiale. E in ord10e a_ c10'. fìs:;ia.mo ben chiaramente questo concetto: determmaz1one stroitamente mnteriale significa cleterminazioue rigorosamente egoistica, percho C'(Uaudo considerass imo n~a qual:mque ricerca di bene materiale compinta s0tt.o lo stimolo_ d un fine alt-mistico, noi avremmo in quella ricerca uno stimolo d'indole morale, che domina e sopraffà lo stimolo materiale. Ed allora, quando siamo giunti a<l nmm~ttere che la coscienza puu essere determinata. da uno stimolo ~nramen~e ideule anche i u opposizione a uno stimolo materiale, e~o1sLico, dalla costn,'tione cli qu_es_t~ yo~sibilit~ all'alfer~nazio~~ cli un dove;·r che C'(uesta poss1b1htà ,n compia ed abbia la pm larga. attuazione; il pas!',O è~ inevitabile. 70 -
AS~O , l ,\'I
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I DJ,;A Ll'l1.\ 1'0S l'r!V E
Come vedesi, il dissidio e dissidio scientifico, in quanto che nasce sul terreno della scienr.a e della più agitata scienza contempora.nen ; ma è in so:-ilanza un dissidio cli guida. pra· ti ca, di impulso operativo, d i educazione pubbl ica e privata. E in questo dissidio, tra i nostri avversari e noi il dilamroa è inesorabile: o credere uel sovrano diri tto del!' iden.le, o rinnegare ogni principio di dol'e;·e e condaUllare la vita arnaun. a discendere verso i gradi della inferi ori tà orig inaria.
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Una. res~n.uraziono a<lunqne s' impone d i tutte le idofllità, a cui spetta il doroi1ùo della vi tn. mnaua.. Q.neste ideal ità, che furono otteuebraLe dal prevalere di co1rnubi infaus ti. fra dottrine e tendenze materialiste, devranno ritornare, per il pro· gresso umano, all'onore cho lom spetta. Non è in oiò solta11to il fascino cli un bel conc1:1t.to, è la tutela dell'interesse sociale. Una volLa questo interesse sociale era costituito e quindi conservato col regime del privilegio: il privilegio attribuito per diritto di saugno, affermato dalla spa<la del despota, consacrato dalle beued izioui del sacerdote, p ermaneva intangibile come somma costrizione di ,iLa sociale. Oggi, rovesciate le secolari dinastie del trouo e doll'alLaro. riconosciuta sulla base dell'egnaglian7.a gimidica, la libertà come nonna d i compagin e e d i espansione collett.irn, non ò pi1\ possibi le ammettere che il dovere sociale scaturisca da qnegli antichi -i mperativi categorici. che una compiacente meta-fisica foggiava a sel·vizio delle dominazioni ten eue e spiriLuali; oggi il dovere sociale, sotto gualnnquo aspetto esso si manifesLi, verso qualunque specialitiL si indiri¼zi, non a!Lrime:uti può sca1,urire se uon da nua libera persuasione di ciascnno dei componenti la, compagine sociale. Ed evidentemente questn, liuera persuasione no11 può derivare da un interesse materiale, che è strettamente d1 sua natura egoistico. ma de,e essere fissato in finali tà, che sono fuori dello str etto ambito individuale e qniudi dell o stretto ambito materiale. Il persegnimento cli nn interesse co-
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mune non può essere se non il perseguimento di nn ideale comune. Ma per restaurare il concetto positivo èlella icleal~tà è ne· cessario rifare a tutte le antiche idealità, ancora vive nelle esigenze della vita presente, una. nuova veste di legittimità. scientifica. Nel compimento di quest'opera ò necessarit1, u na cloppia epurazione. La prima Eipumr.ione consiste nel libor::tTe le idealità eta tut te le for molo della v ecchia metafisica. che con· trastavano con pure astrazioni alle esigenze della realtà in atto. Sarebbe follia volersi ostinare a sostenere quelle vec· chie idealità, che più n on rispondono alle esigenze positive deUa società che si svolge sotto i nostri occhi; e non meno sarebbe follia sostenere le idealità, ancor vi ve nello esige1rno dei nostri tempi, co i vecchi metodi di concezioni aprioristiche, definitivamente coudannai;i dn,lla critica della coscienza mo· darne,. Og ni idealit<"i, ch e non sgorghi cliret,tarnente come bisog no inesistibile dalle primordiali intuizioni di natura, deve essere 1egi tti ruata col suggello della fouzione sociale cui corrisponde ed è utile ; senza cli ciò è impossibile che l a libera coscienza dei giorni nostri accetti con atti di fede passiva alcun canone.d i condotta ci vile, aucorchè esso sia. cousacrato nella secolare tradizione di cento codici e di m ille aul;oritrt. Ma d'altra parte 110n mono è noces:sario r ialzal'e all'onore r1 i norme di condotta infle;;sibili tntte r1uelle norme ideal i, le quali r ispondono tmtora ad una inviolabi le ragione di u tilità collettiva. L·altra epurazione da compiere in onore delle grandi idealità sociali è la epurazione a cui si ispirò Cr isto quando scacciò dal tempio i mercanti profanatori. I pi-ù grandi danni, i maggiori attentati aJ culto delle idealità sacre, è stato precisamente recato eia coloro, che con sonante r ettorica levavano in al to i simbol i d i patria, di libertà, cli redenzione civile, unicameu\,.per n ascon dere, con la ma· sch eni delle belle parole, le abitud ini illecite del loro costume simoniaco.
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IDEALITÀ POSITIVE
Purtr_oppo, trascor_so il r egno del privilegio, ridonata per opera d1 for tunate n voluzioni la dignità di liberi cittadini a! le mass~ d~gli antichi sudditi del clespotismo, fn facile ~1 ma.cstn d1 corruttela farsi largo fra. gent i assolutamente impreparate alla n uova dignità; fn facile ad essi usurp_a re a danno del popolo, nominalmenl,e sovrano la SLlccess10ne più proficua della sovranità, dccadt1ta; ed fl:·a nat.unde ~ha questi sfr uttatori della trionfante democrazia levassero lll ~lto i ~imboli redentori del popolo. come ostentazione di un_ 1cleal titolo d'onore dell'opera loro, che invece era direUa unICamente aUe soddisfazioni del proprio personale int~resse. Generosi idealisti sulla pubblica tribuna, vilmente mater·· 1a. . • I1st1 uella pratica della vita. Pei: un . tempo ~[ g iuo00 po tè riuscire; e r eco degli ent~s1as1m popolan suscitabi nel periodo rlel risol'gimento naz1~n~le, mentre passava ind i-ffereme sulle teste dei veri marr,1n. del_Ja patria, che si spegnevano nell'oscuri tà e sposso nella mISena, a,ndava a reca1· l'omaggio agli accorti istrioni dell a fortuna democr~.tica; ma a lungo audare quel g iuoco fn scoper to, e allora, prn che dei profanatori il danno fu d · quel1e icleal_ità, in nome delle quali essi in p~bblico pompos~ mente 0IBc1avano. La coscienza pubblica a poco a poco scopriva i rrrandi ma _ t . r1 · o e s r_1 .1 corrn ttela, camu.ff1t,ti da maesLri di patriottismo. Ma po1che la fitta. rele di c1 ieot·eJe, per tauto tempo dominat,rici, avev~ messo troppo salde radici, av,Teniva che i pubbli<.:i onori segu1~avano ad i nsig ni re coloro che la cosciernrn, pubblica· g ià da l ungo tempo aveva condannato. . Ora si. ponga questa dolorosa condizione di ambiente di ~_rt~. ~r~t1ca, asso~iata a nna dottrina negatrice di ogni supe1 iorit~~ 1~ea.le, e s 1 vedra come la negazione teorica doveva u eccssanamoute, trovar nella pratica la sna prova trioufalP. ~ill~ndo _Ja dottrina vi dice, che è nell'ordine delle cose mater.1ah og111 dete1·mìnazione della vita, che la coscienza non ~~o essere se _non u n rifl esso dello condizioni materiali, che 1 ideale per se stesso non può avere se non un' efucacia dannosa; e nello stesso tempo vedete, nella, pratica, che realmente 1
ll>EAl.l'r,\ 1' 0SITI VI,
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coloro i quali p1u si af.faunauo a d ifesa delle idealità, sou coloro che più sono schiavi d elle coucnpisccuze materialiste, che l'iu,·ito ideale è uri invito bassa.mentt:i ingannatore, allora diventa innegabilmente provato che la teoria ha ragione e che le idealità so110 scientificamente e praticamente miraggi inutili o ingannatori. Non illudiamoci, chè rillusione è il mezzo pit't atto a. render e irreparabile la decadenza degli ordini di uno Stato; non seguiamo la perniciosissima fra tutte le abitudini, riuella di nascondere a noi stessi le nostro piaghe, per cnllarci nel fallace inganno di una san ità che non abbia.mo, e sottrarci al dovero increscioso di pensare ai rimedi. Se oggi tante nuove idealità acquistano forza e potenza c1·espausioue, sebbene sorgano dal fondo d i esagera.ti appetiti e sien vòltc a miraggi totalmente utopistici ; se questi unovi incomposti ideali, che pure han cont;raria la secolare tradizione dell'esisten za sociale, e son propagati in nome della. scienza, meutre la scienza. deve as:iolutameute respin· gerli, e paiono irraclia~i da um1 nuova eoscieliza, men tre contengono in sò la negazione d'ogni coscie11zu, e vantano fi ni di perfetta g iustiz ia mentre acuisuono istin ti feroci di tlistrt1zione; se questi ideali han fortuna, oggi, e d i,engooo ogni giorno - dico letteralmeutu ogni giorno - più minacciosi, ciò avviene sopra tutto parche essi. trovano asso· lutamente deserto il campo delle idealità conservatrici. ~oi, la graudissima maggioranza di noi c:he in qualunque grado ci professiamo devoti a uno spirit,o di conservazione sociale, abbiamo per scettica indifferenza disertato quel c:a mpo, e peggio ancora, abbiamo permesso che quel campo, sacro alla conservazione della socìeLà e della patria, venisse troppo spesso tenuto da coloro che apertamente si mostravano profanatori di quelle stesse ideali tà, iu nome delle quali domandava.no gli onori dal governo e i voti dalla plebe corrotta. Nessnna meraviglia adnnqne che il campo quasi deserto dell'ideale venisse improvvisamente conquistato dalle prime falang i, che, comunque incompostament.e, si desta.vano ai primi foschi bagliori della viLa moderna.
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TDEAl,lT\ l'OSl'l'IVffi
Restaurare sinceramente il culto dell'ideale è adunque, i o credo, questione di vita o di morte per il presente assetto sociale; ma restaurarlo anzitutto cou la efficacia infallibile del l'esempio, senza di che sarebbe vana impresa tentar di resta11rarlo unicamente con le ragioni serene della scienza. E d'altra parte la restaurazione dell'ideale per mezzo della. scienza s' i mpone, anche come pratico suggerimento, perchè alle fon ti della scienza ricorrono per irresistibile attrazione tu tte le vergini e pii'.t v ive inLelligenze, cl10 sono appunto quelle che più. avranno influenza sulle masse o potranno poi o garentire il governo di esse fra i limiti inesorabile dell'ordine o istigarlA verso la sodisfazione degli ìsl;inti brutali, che di quelle masse sono dolorosamente gli istin ti più impulsivi. Quando, per salutare rav vedimento, avvenga negli ordini dirigenti la restaurazione dell'ideale per mezzo dell'esempio, allora soltanto sarà possibile che consegna efficacia il tentativo, cLe omai pochi solitari tenacemente persegnono, di restaurare l'ideale per titolo legittimo di scienza positiva In ogni modo, amorosamente la scienza deve compiere ques t'opera sanLa, anche se dovesse essere condannata a non riuscire ad altro che a un nobile tentativo. Deve la scienza re:;taurare l'ideale della patl'ia, cbe è sommo ideale di realtà positiva, poichè aduna sotto g li sguardi dello stesso cielo i segni manifesti di tutte le affinità della stirpe e ispira un sentimento cli comune dovere, lietameutf-) accettato; e deve la scienza iusègnare che anche il più pm·o e il più avanzato ideale umanit.ario ingiustamente si eleva contro al nome sacro di patria, perchè qnell' ideale non contradice, anzi svo lge in sempre più ampio perfezionamento quell<1o stessa solidarietÀ,1 che si afferma nel eulto di una patria comune. Deve la scienza restaurare un ideale puro di religione, che non è affatto necessario sia nu mezzo di morale asservimento. Al di sopra della formola de' dogmi e delle pratiche comandate dalle chiese, si eleva, inviolabile un principio di necessaria subordinazione della vita alle superiori leggi dell'universo.
IOEA!,IT\ l'OSl' l'IVI•:
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It finito è un 1·ilmo dell'infinito - pensa i_l filo_sofo -:-- ma di questo pensato ritmo, in cui la. nosbra vita s1 esphci1, a noi non è dato, non che definire, neppure adombrare la genesi eterna. E però, se l e leggi di quell:.1,. genesi restano a noi celate nelle oscurità dell'eterno mistero, non per questo p ossiamo elevare a. diritto di negazione_ 1_·ign?ranza 1~ostra., e negare che quelle leggi imperscrntab1h esistano. So? le leggi che nelr eterno « attimo ch_e fn~ge }} portan le v1bra,zion i d"una esistenza eterna ed 111fimta, e certamente son queste vibrazioni che pn lsnuo iu u oi, e ginngono alla, uostr_a coscisuza come eco d'nna voce che permane eterna ne secolt. La ::;ommessione adunque a una eterna determiua?:ione ; 0.,.nota ma iunegabile, che pulsa e vigila in noi stessi, è la b ase positiva d'un senl;imeuto religioso, che _sarà !nge~ua adorazione dell'umile vecchierella genull.essa dmanzt al simbolo di cui solo intende la materiale parvenza, o sarà invece raggio di filosofica lnce nelle sublimi intnizioni del Genio che pensa le leggi della uni versale armonia. Fra l'una e l'aJ~ra di queste concezioni. vi è solo differenza nel g rado di svilnppo; ma l'origine ò sempre quel ritmo dell'infinito che pul,;n, eterna inante nel finito. ffi :;e al uostro umano giudizio l'lunile e rozza ador~izione è tanL~ l ontana dalla sublime intui?:ione ael genio; riferendoci invece alla Flsistenza della comune orig ine trascendente, dobbiamo riconoscere che a petto di quella origine, differenza. éli grado è pressochè insignitica.nte. Aveva ragione Faust : Non ò chP, fumo e L'o la In para.gon de l senso li nome e la paroh,1..
E dobbia mo restaurare: r ideale della famiglia., in cui il principio d'autorità. deve pone le prime radici insieme allo schiudersi dei primi affetti più cari; la sautità della scuola, ove deve ispirarsi il rispetto alla sovrana dignità del vero; l'ideale del carattere, senz~1 di ctlÌ la virtù s'oscura o degenera in ipocrisia; e sopra tutti, come ultima integrazione,
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l'.ideale del dovere, p~r cui soltauLo è possibile che l'opera, d1 ognuno concorra giustamenLe al compimento dell' comune. opera So.ltanto quel g ior1~0, in cui oi sarà dato scoprire i primi segni della ._ . . 1·estauraz10ne cli tutti questi 1·a,,a1 ,, 1·, n o1· pouremo esser s10un che la conservazione del nost1·0 'd I ·1·t d' ,. 1 eae m11 are 1 quell ideale che impone come norma ot·d· . d'1 cou-, , . . mana dot.t~ l a.bnegaz_10ue e il s,11,crifìcio, sarà. a.ssicurata . . ~ino a q :•el g iorno, che dobbiamo a1frettare coi nostri voti p1u ' angosc10so · . ardenti, uon possiamo respinger·e 1·1 cl ubb10 · e intanto, fra :e a_ngoscie di questo du bbio, anzichè adagiarci n~l~a comune 1~drf:ferem1a, dobbiamo ten tare ogni sforzo per v1nlmente . cui. v1v1a.mo. . . . reagire con .tro l'ingra to nmb1'ente 111 Q nesta e la grande difficoltà, ma questo è pure il nostro grande dovere.
LA QUESTIONE 1IORALE }..~LLA 81'0H.IA. ~.hlLL~ NAZlONE E N.E}LL'ESERL'fi'O
La storia ei offre esempi di nefandi attoutati commessi in tutti i tempi contro le per::;ono dei capi di Stato o dei loro ministri, provocati dalla passione politica; e fi no ai nostri giorni quello ohe colpì. il più grande dei Romani, Giulio Cesare, dimostrò più di tutti l'aberrazione a cui si può giungere sot to r impnlso di questa passione. Ma in qµesti ultimi anni g li assassint di Sadi Camot, di Elisabetta d'Austria: di Umberto I, gettarono il raccapriccio e l'orrore in tutto il mondo civile. Qnali furono i sentim~nti che armarono le mani omicide? Lord Salisbnry, })adando dcll'aLroce del itto di Monza, disse : « il morboso dusiderio della noliorietà, che è il flagello della << civiltà moderna, produsse il dolitto. )> Sì, ma com'è nato questo morboso desiderio? Quale profonda crisi morale attraversiamo, se esso è tale da spingere l'uomo ai più esecrandi delitti che conti la storia? La questione morale, cioè la ricerca della nozione migliore del buono e dell'onesto, è qu ella che più interessa l a società, giaccb.è da essa dipendono le idee ed i sentimenti, e qnindi le a.zioni degli uomini. m..sa ha assunto una importanza ec· ceziouale ai nostri temp i, che segnallO uno dei pii\ grandi periodi di transizione della storiR.. T ut te le istituzioni sociali attraversauo un pericoloso periodo di crise , ma nessuna r aggiunge la granaezza della crise morale. La scienza analizzando, investigando, scoprendo le leggi che reg olano i fenomeni della natL1ra in tut te le sne manifestazioni, ha demolito quasi tutti i principi religiosi, filosofici e sociali che
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l,A QUESTIONF; MOl!,\Lt•;
nuora for ouo base della società ; e malgrado i s noi erculei sforzi, non è ancora riuscita~~ ricostruire su fondamenta sicure e con vincenti cio che essa ba distrutto. Per r icercare i mezv.i più efi.icaci per hi solnzione di questa crise, o per lo meno per arrestare l'opera. di d isso luzione c he essa produce, sarebbe opportun o dare uno sguardo al passato, cercare come sia nata la morale, come e solito rinali intluenze sia. avven uta la sua evoluzione. quale ne sia stata nuora la sanzione, q uali fra i principi ~tici abbiano avuto maggiore imporbmza per i l beuessero socia le, e :,,e sia possibile assurgere da essi ad nna legge suprema, regohthice dei rapporLi dell'individuo colla colletti\·ità. Ma questo studio analit,ieo, oltre ad essere super iore alle roje modeste forze, fjarebbe a,f. fatto foor di lu ogo in questa rivista; occorre q uindi limitarsi a semplici appunti. .E'in dal! 'or igine della ci viltà vediamo iuiziarsi la lotta fra. r iucl i vitl na lismo etl il son t imento della solidariefa social e, o::isiu fra. i l prrneipio di libertà, figlio del primo, e queUo di autorità, conseguen:rn del secondo, lotta che dovrà fatalmente ~ccompaguare l" umanità iu tutto il :;no sviluppo. L'uomo ha 111 sè 1a tende11za antisociale di seguire i propri istinti Je . . . ' proprie pa-,swn1; ma c1 ·altr o canto la sociab ili tà ò per lui una u~cessità_ ~ella ~otta per r esistenza, uosì a nche il principio d1 autonta ha 11 s uo fondamento nella natura umana. L' individualismo, o libertà spinta agli eccessi, genera la l ieenza, 1iglia di ?utte _le passioni del sei.aggio, che si es}Jlica nel più. perwoloso eg oismo. Il principio di a utorità, a sua ,olta, può produrre il dispoti,nuo, il()uale, distruggen do ogni sentimento d' iuclividual ità, arresta ogni progresso sociale. 'I'ntta la storia ò una continua lot/;a fra questi d ue principi; l'ideate è cho l' individualismo sacrifichi alla solidarietà sociale <JuanLo occorre per mantenere ed accrescere la potenza sociale. Qu indi il r~pporto_fra i due ~t'ineipì ~ .sommamente re_lativo ai tempi , ed 1 popoli che lasciarono pm vasta orma d1 ,;è nella s toria forono appunto quelli che lo seppero pit\ esattamente valutare. La li~erLà ~o~ conosce che diribti. il vincolo sociale impone do veri ; qumd1 tutta la questione morale e sociale si risolve
NELl,A STOL<IA, :on.LA NAllOl'E ,,. N Mt, l.' ltlrn RCITO
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nel t rovare requa proporzione fra i diritti ed i doveri rolativamente a ciascnu mome nto s torie~. . , .. Jj} appunto la. sproporzione fra d1 e::1s1 ohe da origme a lla rivoluzione del secolo x vm. L a scuola. francese attacca tut~e le istituzioni ba,:iate sul doppio dispotismo, religioso e polit ico, e le rovesciri, seppellen do sotto le rovine anche tutt.o ciò che v'era di u tile e di sano. La base della mo~ale poli~ tica, la monarchia di diritto divino, è d istrutta; viene .pero sostituita dalla base pitt potente, più naturale, da lla cosetenza nazionale i ntesa n el senso del s911Limento di so lida.r ieLà elle lega tutt: i membri di un clu.to org,1u ismo soeialo. Che ~osa viene iuvece sostituito alraHare? Nu ll a. La. Convenzione del 17913 fra le alLre sue follie, inaugurava il cul to della dea Ragione\ ma esso ern troppo metafisico per poter soddisfare 1 bisoCTui morali della società. T...a spada dt Napoleone pone te r mi1: a all'anarchia, e ris tabiliscs r ordìn.e, sposando alle nuove idee tut to ciò che di vero e di sano aveva l'autiua. società ; ma non può far risorgere la fede relig iosa. .perduta, nè t rovare un elemento etico cho pos::;a surrogare il eadu~o
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altare. . L a crisi morale iuizia tasi dal momento i u cni la ragione u maua cominciò ; r igetta.re 1~1, ferrea a utor itiL teocratica, v~~ quind i sempre più aumentando, e la. risolt~zi.on~ cl i ~ssa di· ve.L1ta lo stu dio clei più g randi fi losofi. e soc10 log1. Pnmo fra tut ti Emmanuele Kaut , i l padre della -filosofia del secolo xr~, il quale. crea la pi.ù alta concezione morale, una ~uova reho-ione l a relio·ione d el dovere. Va poi ricordato il sno con;emp~raueo Bentliam, il padre della scuola t~ti~iLaria o del1' interesse ben iute:;o, dalla qualo Lrasse ongme la scuoht posi ti vista moderna, di cui i pi ù grandi rapprosentan t i sono I. S . Mill ed Herl>ert S peucer. l\:l.a la scie11za n on è ancora riuscita ,t r isolvere r odierna crise morale, a sosti~uire alle concezioni teologiche e metafì · siche un p riucipio desunto dalla natura delle cose. Lo. spi· rito u mano qniudi si dibatte fra atroci dnbbi, e soffre di pe· ricolosa irrequietezza, essendo venuta. meno, come disse lo J aurès la vieille chanson qwi berçuit la misè;·e. Milioni di
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[.,\ QUJ'!•TIO~J,, )101! \I I'
uomini soll'rono, porchò sentono il bi::1ogno cli orudcre a qtml cosa di soprannatmale, ohe 110 acquieti i tormentosi clu bbi dell'anima. Molti scrittori e filosoti, sia. al principio che verso la fine del passato secolo, tentarono nn rinnovellamento rlella morale urisLiana; altri, com~ il sena.I.ore Fogazzaro, propugnano in· vece fa. concilia.ziouo fra la scienza e le tradizioni religio:ie dol cristianesimo. I~ppure mai come orn la morale ebbe bi:ioguo di una base indiscutibile, di uu ·,rntoritiL riconoseiutit lalll.! wu.-,s, p,msant.i. Il sentimento del diritto, sorto potenLo dopo hL ri volnzione francese, non più accompagnato da quello del dovere. lm s\·iluppato nelle masse popolari tntti i lati più e~oisLioi doli.~ uma.nèt natura. Pere.Iuta ogni fede relìqiosa, esso cercano in questa. vila la. fo lieità già prowe:;sa nell'altra; ed or~anizza.Le. o reso più inlelligenti e.la.I meccaui:imo della. berrando procluz1one, ha.uno dalla storia. oonLeruporanea appre:io che non ò difficile lllltLaro coliti forz1t r1ualuuquo asseLLo poliLioo e souia.!e. D'altronrlo tnUi gli spostai.i delle altre ula.ssi, uou potendo l\ltrimenti ra.ggiungcn• la loro mèta, si ,·algono di questa gnmde forzn. inuo;;ciento per farsene sgabello uer la conquista del poteru e delle ricchezze, conqnisl.11 facilif.a.t.a dalle libere istituzioni. Il concetto sull'azione dello Stato, propugnato dalla. scuola liberista, produsse gravi mali. Hiconosuinto l'errorl', gli Stati hanno mutato indirizzo, ll<l alla più eruda e,;plicazioue della lotta. per la vita cl, q1Jella seuoht hauno so:;tit,uito la. cura e ln difesa dei deboli . .l\Ia il nrn.lcontouto erasi giit polentemente organizza Lo, mirando ti sconvolgere l'odierua uosf.ituzione poli1;ic,~ o socia},,. Jl socialismo, reclutando i pochi ohe in buona fede credono di po1,er risolvere l'odierna. questione sociale con le teorie da esso propugna.le, ed il grandi:;simo numero dei malcontenti, che hanno fallito lo scopo nella. vita. e che solo nei tor bidi possono trovare il mezzo di soddisfaro le loro passioni, ha già inquinato profoncliunente tutLa la società. Esso, come giù. il eristianesimo, lrau la sua. forza dal faLto che si rivolge a tutl;i coloro che so1l'l'ono; ma questo poneva
:Oiltl.1,A STORIA, NELI.A :S,IZIONE I! 'il!LI,' ESERCITO
il conforto uell'altra vita, ed era quine.li di sollievo e genio tutelare dell'ordino sociale iu questa; montrc quello vuole e chiede il couforto in qno:1ta, vita, 11 nindi scatemi le più Lasse passioni umane, ed ù oa.nsa di disordiue sociale. Fra i malcnuleuti dell'odierno stato di cose i più esaltati, i più pazzi, ispiran losi ad na tìt.lsissimo concetto storico propugnato dal RoussPan nel Crmfmtto ,<:11ciale. hanno dato vita ad nn partito ancora, più pericoloso, l'anarchismo, il quale ba finito per r eclntare, olLra a pochi ingenui ed illusi, la parte più abbietta della no:.trA. società. ciueste propagande colhi loro critica astiosa e demolitrice non fanno che semiuare odii fra le olossi sociali, lusinga.udo le passioni della. pl,•b,,, che non più tru.bt.euuta da alcuu principio etico, è spinta fnta.hn,•uto ai torbidi, 1'1.lhl ,-iolenza., al crimine ; spi'.'cin.lmeut<1 a quei delitti che pii't lusingano In. vanità. nmam1.. Rorgono così i 1iavachol, i Vai llant, i Ca.serio, i Luccheni, i Bresci, i qnali uelle loro tl'orie inrlividualistiche, spinte agli eccessi, trovano la r11gione del principio eminentemente antisociale cl.i essi pro(essato, della gnerrn. dell'uomo contro l'uomo, e sono spinti dalla loro smania di tutlo distruggere, a colpire clu più uobihnt1uLe incarna. i principi sociali da essi av\'E:mmti. La gran<lo ,arier1't cl' idee o di seni i menti prNientafaci da qucsLo priucipio di ,;!.!colo, mostra chiammeuto ohe siamo in tm'opoca. clL tnrnsi?.iono. U:;o iro rl1-1, rinosto stato anommle, assidere la :.ociet,à su basi solide e durature, ecco lo scopo acni deve tendere la parte più sana di tutte le nazioni. In attesa che la scienza dica l'nltima parola e trovi la. base dell,~ morale assoluta. quale fra le varie teorie et iche potrh risolvere rodierna crisi~ Tutti i seuLimenLi e le idee prornnienti da.Ila morale presuppongono re,,istenza di nu'trntorità e di trna coercizione. sia pure dei -;oli rimorAi. Ora atLraverso LilLLe lo téorie toologiche, meL.1fi,-ich<', filo,-ofil'ho, si vedP spnntnre un principio comnue 11. Luttc, o che credo sia. l'unico che possa di ventate la cercata antorità por la mora.le od ierua. Sia ehe s i chiami piebi. sin amore degli uom ini, sia carità uni~•ersale, sia alt,rnismo, os,;c,, chiuso in limiti più ristretti, quindi
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L\ QUESI' !òNE .iIOH.ALE
più positivi, in u ltima analisi non è altro che quel sentimento di solidarietà, che deve legare i membri di qualu nque collettività, ::l9ntimento che nasce dal la. coscienza dell'interesse co· mnue, e clJ e si esp lica coll"amor di patria. Ecco la nuova religioue che solo pnò degnamente so::itituire l'auticf\.. .i\ra perchè <]uesta au t,orità sia riconosci nta e questo effeUo sia potentemente sentito, occorre ch e r i11dividuo riconosca palesemente che il suo intere;ise indi vid nale, rin te resse ben inteso, è intimame11te legato a quello della collettivita di cui fo. parte, cba solo in essa può godere la maggior somma di di rìtti. Solo cosi potranno restar e soddisfatti non solo i lati egoist.ici della natura umana, ma anche quel biso<YUO J' .i ùea.li ch'ossa l1a, che ehe n e dicano i puri material:ti. Accanto a ciueste forze <l issol vitrici dell'odierna societa non ne mm1ca110 al tre. e potentissime, eminentemente couservatrici; e fort unate qnelle nazioni ove, per lo loro storiche condizioni, fl ancora possibile gridare al popolo: Dio e patr ia, senza oh'esso sorrida d' incrednlitò. ! Gran di son o le differenze psicologiche esistenti nei vari paeRi. e <Jnindi molto varia è in essi l'entità deJla crise morale. La Francia è forse il paese ove, dopo l'Italia, fn maggiormente scosso il principio di autorità. Essa che ebbe l'audacia di ltinciare nel mondo, tra.vo lti ùa nn'onda cli sangne, gli ideali di libertà, di frate1la,nzft, di eguaglianza. fu la prima a snb irne le conseguenze. Per tutto nu secolo si è d ibattu ta iu coutinue convulsioni, int(lrne ed esterne, per trovare la forma di governo più adaUa ai nuovi ideali ; e se l'attuale mostra di possedere i volu ti req uisiti, pure non è meno acu to il conflitto delle varie opinioni, dei vari partiti politici. Malgrado ciò, la grande nazione procede forte e ri.solu ta verso la sua meta, perchB ua sicura coscienza che il suo popolo sente al più allio grado ]a n nova religio11e, la reltgione della patria. Dinanzi a ciuesLo altaro sp,L1·iscooo le contro,ersie i dissid1 ' gli od1; tntto vi ò immolato; e nel momento del pericolo la' grande nalinn si rivela più gmnc1e, p iù potente che mai. La Germania per iniziare la nnova vita non ebbe biso<Y11 o cli demo li re i tr oni e le secolari istituzioni. Essa ha ac;et-
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è\ ELLA STORI A, NELLJ\ N A:t!ONE E ~EU: ESERCITO
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tato ed adottato i principi liberali a lenti gradi. conservando tutto ciò che di ginsto, di sano conteneva il mondo antico . Le sue istituzioni non si sono modellate unicamente su quelle francesi, ma ispirandosi anche alla se.mola storica, ehe a l diritto na.Lurale opponeva quello de.Ile tradizioni. seppero mantenere bu tte le più poLent,i for,1e co7iserrntrici; per ciò colà, più ohe altrove, ,;, ancora profouclo il rispel.to al principio di sutorità, il sentimento dell"obbedieuza. politica. Di più, colà il sentimento nazionale, sorto potente durante le guerre napoleo11iche, non si affermò, se non quando il popo lo, dopo d i aver con<Juista.to il primato morale ed intellettuale delr Europa, si rivelava già. maturo per i nuovi destini. A questa lunga preparazione morale ed iutelletLnalc sono dovuti gli strepitosi successi di esso, c:ho oggidì. dà lo spoLtn.colo I.Il~· raviglioso della com pi eta. rinscita in L11Lti i suoi disegn i. E naturale qnindi che cla qnesto seni,imeuto nazionale e dai continui e graud i s,rncessi, sorga in (Jur l popolo profonda la convinziono che il benessere individna1c i> strr.tr.amente legato al benessere collettivo, convin zione che genera sempre un poten te amo!· di patria. r.,·Austria-Ungheria si dibatte fra serie diflicoltLL. Tu ess,1, alla crisi morale, forse meno grave che aJLrove, si aggiuuge un'acuta crisi politica. Le varie nazionalità, che corupougono quello Strtto. hanno per mzza e per trnd izioni t;ale diversità d'idee, di sentimenti, cli n.spirazioui. da rendere molt.o difficile resisten,:n, di qmdnnque sentimento ,l i snlièlariotit sociak Questa gni,·e conc1izione cl i cose va sempre più acnendosi, ed il più. gr::i.n legame che tiene ancora col legate le varie membra di quel corpo eterogeneo è l'amore ed il rispetto per la regnante dinastia. Ma disgraziatamente anche questa ac· cenna a sparire, travolta da u na serie di atroci sventure domesliche! IL potente impero moscov Lta, lentamente ma sicuramente, procedo verso la Sl!l ll met,a, massimo dopo di .wer spostato, con ehiara intniziouc d,•l)a !lna missionr, c;tori';ln., il centro di gravitn. dei snoi Lderkli, dal J'ocoidente ver!iO r oriente. La morale di qnell' imm enso popolo ò ancora tutta basata sul-
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I.A QUF.S1'l0:-; 1; ll0RAL1'
l'autoriti1 di Dio e dello Czar che ue è il rappresentante; forza potentissima quando è rioonoscinta dalla cosci~nza dei sudd iti. Stolti coloro, i quali iuebbriati dalle idee liberali, vorrebbero che quello Stato, che racchimle milioni di uomini ancora semi-barbari, adotta::1se le nostre attuali isLituzioui ! Per il raggiungimento dei suoi ideali la Rnssia. è in continuo attrito con un altro colosso, l'inglese. e forse verrà il tempo in cui sarà impossibile evitare uu i:ionHitto. L·urto sarà tremenùo, e la storia dirà se fo più potente il popolo che seppe meglio di tntti gli alLri inmirua.re ed usare la libertà, ovvero quello che di essa non aveva ancora goduto. La storia inglese per lo svolgimonto graduale delle istituzioni e della sua potenza, per i senUmenti che ha inspirato al popolo, si rassomiglia del &ntto tt quella dell'antica R oma. L'isolamento geografico doveva fatalmente generare un forte sentimento di solidarietà sociale, sentimento che doveva sempre più rafforzarsi colla ccnquista sempre maggiore di nuovi diritti e coll'aumento della potenza statale. Di qni c1 nel gran sentimento <lolla propria personalità. quella coscienza delle. propria forza., che anche so eccessiva, è sempre ammil'evole, che fo. dire a.ll' Inglese moderno Iarn E;iglish collo stesso orgoglio col quale l'antico romano diceva civis 1·omani~s siim. È natnrale quindi che colà la crisi morale sia presso che nulla. La Spagna risente ancora gli elfetti del suo cieco fanatismo religioso. Essa è tutt'ora in mano ai preti ed ai frati, i di cui conventi pullulano ovunque. e souo padroni della maggior parte del territorio, mentre il laicato è colpito da.Ila più grande miseria. Qnesto dominio fu ancora pitt completo 11elle colonie, massime a lle Filippine, o,·o resosita della compagnia di Ge»tÌ fu la causa prima della ribellione cli quelle isole. Per cercare una via cli scampo, il popolo sp:ignnolo si dibatte fra continue com·nlsioui; e non so qnale forza morale potrà impedire il minacciato disgregamento sociale, non potendo contare neppure su ciuella di una dinastia nazionale, rispettata ed anche amata. Un esagerato sentimento di orgogl io nazionale spiuse ultimamente queff infelice paese ad
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S'l'ORIA, NEU,A C,,\Z IOtrn
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Nl~l.r.' ESEHC tTO
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accettare una lotta ineguale, per perdervi le ultime vestigia delfa, passata grandezza ! Se d iamo un rapido sguardo alla st:>ria antica, possiamo osservare come i popoli che lasciarono più vasta orma di sè, furono appunto quelli che per razza e per condizioni geografiche (prima fra tutte il clima) possedendo i germi di ogni progresso civile, sotto l'assillo pungente del pèricolo esterno seppero svilupparli, sposando al potente sentimento della proprfa personalità, della propria individualiLù, comune a tntti i popoli primitivi, noo ancora più pot~nte di solidarietà sociale, che si esplicò nel più sentiLo amo r d i patriu.. Qui.ud i volentieri essi accettarono tutt.i i doveri, t;utti i vincoli che questa imponeva, riconoscendo nella forza sociale l'interesse e la salvezza indiviànale. Così. si svilupparono le più elevate virtù civili, militai-i e politiche, e quei popoli raggiunsero il più alto grado di potenza. Ma costantemente si verificò questo fatto. Cessato il peri colo esterno, venuta a mancare la ragione prima clell' unione per ottenere la fo rza, a poco a poco il sentimento di solidarietà sociale va decadendo, per cedere il posl;o ad un fo rtissimo sentimento d'individualismo, consigliere dell' eg oismo più spinto, e quindi delle più basse passioni umane. All' antica virtù si sostituisce i l vizio sotto tutte le forme, e la potenza sociale corre alta rovina. Nel mondo moderno esiste sempre il pericolo esterno, ma di entità minore, giacchè la sconfitta non porta per consegnenza la morte o 1a confis ca delle proprietà individ uali, o per lo meno la perdita di ogni diritto. La solidarietà sociale quindi nelle preseuti socieL!Ì. è cementata da altre cause, da altri sentimenti, di natura puramente morale, come l'unità di razza, di tradizioni, di lingua ecc. Ma tutto ciò parla, solo alla meute ed al cuore della par te intellettuale delle varie collettività ; quindi per <1,vvincere la gran massa del popolo, che specialmente oggidt, l!OU è un valore disprezzabile, occorre trovare un principio meno ideale, ma più pratico, più in'telligibile a tntti.. E questo non può essere alLro cb.e quello della ,;cnohi utilitaria, cioè l' interesse be.u 80 -
AN!\O ~Ll' J.
I.A Q,Ul>!>TIO!H' llORAl,F., F.Cl'.
into;;o, ossia assicurando a tutti i membri della collettività tal somma di òirit.ti, cbe in tutti :iorga la coscienza che iu essa. più che in altra, l'individuo si avvicina il più possibile alla felicità. Ma questi diritti non potranno non essere rispondenti ai tempi, quindi base essenziale della morale è la conoscenz.-1. esat.ta di questi tempi, il saper d.istinguere l'ideale dal reale, il desiderabile dal possibile. Cosi l' istruzione collegandosi coll'educazione pot,rà riuscire a destare orr ore per tutto ciò eh' ò basso e vilo, ammira¼ione per tutto ciò cli.' è uobile e generoso, elevando più i11 alto possibile il lino della vii.a, e facendo 1·isorgere il sentimento del do,·ere, buse dell'etica. kantiana. Solo cosi facendo potranno gli Stati moderni, specialmente quelli nei quali i fattori morali su accennati hanno potenza limitata, ott-enere che il forte sentimento a· individualismo, sorto colla rivoluzione francese, anzi che degenemre nel più cieco egoismo, si colleghi il più armonicamente possibilo col sentimento dellu, solidariet:i sociale, che è la salvezza e la forza prima. delle nazioni. ( Uonti nuu). LORENZO FERltA110 capil~110 !1,1° (at1'•ria
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1,'AZIO~E DI GIOACCHINOMURAT NELLA CAMPAGNA DEL ISlL.1; IN lTAL!A
IV.
I movimeu1,i ostili dei Xapoletani, il loro decisi,o connubio cogli Anstriaci, non potevano più lasciare alcuna incertezza sulla defezione di Gioacchiuu, quaud·auche al vicerè nessun sentore fosse porveuuto del trattato concluso dal Mura.t cogli alleai.i. Ma at'finohè Eugenio non avesse pitL a dubitare della Jcfozioue dei Napuldani, il duca d' Otrnnt..o rrli scrisse il 21 gennaio 18H da l!'ironze, la st•guente leLt..era: 0 « Altezza! Una lettera di J!eUernich decise la regino. di « Napoli ad entra.re nella lega. Io non conosco il trattato, « ma lo so oonchiuso. E pre,edendone gli imminenti effetti, « scrissi giorni sono a V. A. perchè si regolasse, come se « fosse firmato. La. lettera di J!etLernich e ini<)ua; dopo fatto « i.I quadro delle forze della lega e doi disastri della Francia, « a,ggiunge che Napoleone, ne' suoi negoziati colle potenze « alleate, cedo Lutta l'Italia, Napol i compreso, solo esclu« dendo il Milanese, che lWrebbe fatLo domandare per V. A. « da.I re di Biwiera. TI progetto della lega ò semplice; ri(< pristinare lo cose <]_Uali erano prima del 1780; ma il re di « Napoli se no convincerà troppo tardi. V. A. sa (]Uel che « succede in Roma; noi siamo al punto di dovere sgombrare « la Toscana; la granrluchessa fa raccolta di tutti i soldati « non ueces::iarii alla custodia dei forti, per spedirli al quartier
NEt.l,A CAl!PAGNA D l•:r,
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« generale di V. A. ; il principe Felice deve por tarvisi ed io « !1vrò l'onore di accompagnarlo » (1). Ora per trovarsi in uno stato regolar e, decisivo di g narra, por delineare in modo diplomaticamente netto la si tuazione, non rimaneva che la formalità d i una esplicita dichiarazione. E d era appunto ciò che il re di Napoli mostrava di voler r itardare con mille astuzie e sotterfngi ; pareva che suo intendi mento fosse , prolungando la catena di vicende equivoche, che stava intessendo, di guadagnare tempo, per attendere e cogliere l'istante opporliuno, onde portarsi d'un tratto, risol utamente :mlle retrovie di Eugenio Be,mharnais e tentare un coìpo favoravohi . IL vicerè però iutni il disegno del Murat, e tentò di evitarlo, almeno in quanto g lielo permettevano gli ordini delr imperatore Napoleone, che non avevano ancora cangiato riguardo al Sovrano di Napoli. La posizione di costui presentava già un imminente pericolo per l'esercito d' Italia, il q uale non poteva più mantenere la linea dell'Adige, molestandolo sul sn~ fianco destro la seria minaccia d'un forte nerbo d'armati, nero ico di fatto, e che da u n ista11te all'altro lo sar eb be stato di diritl.o. Per rimediare guasta perniciosiss ima crisi e gettare almeno un uorpo di fronte all'avangnardia nemica, a fine di servide da arg ine, allorchè essa promrnciasse troppo audacemente il movimento sul fi anco degli Italici, E ugenio ordinò al generale Gratien, che orga. nizzava ad Alessandria la prima divisione dell'armata di r iserva d'Italia, di partire coile milizie di cui disponeva per r ecarsi a P iacenza. Queste truppe g iunsero in quest'ultima piazza forte il 28 gennaio, ed a,mmon Larono ad appena C)Ua tLromila combattenLi. Il r,enerale Severoli con tre battaglioni italiani di milizie reduci dalla Spagna, si spinse assai innanzi ver so est sul1a via Emil ia, prendendo posizione sulle sponde dell'Enza. ( I) CAl\TÒ. -
1814 IN lTALIA
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l)M~IONI!: DJ OIOACOJJINO aJ UIIA'l'
Cl'Oll.iSlor ia, pag , S~6.
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In questo tempo venne a cognizione del principe Eugenio che g li fog les i all estivano in Sicilia una spedizione <liretta con tro Livorno e Genova. Premendogli vivamen te di man· tenere il possesso di Genova, perchè qualora essa fosse caduta in mano al nemico avrebbe servito a que.sti quale vantaggioso pun to d'appoggio per manovrare alle spalle dell'esercito italiano, il vicerè si Lrovò nella spiacevole, ma inel uttabile condizione cli privarsi della seconda divisione di riserva in via di formazione a Genova, ove rimase al comando del ge· nera.le italiano Maurizio Fresia succeduto al .francese genera.le Montchoisy. I l F resia (1), appena giunto al comando cl ella divisione di Genova (28" territoriale), passò uu·accurata ispezione, dalla quale fu edotto che non disponeva di milizie sufficienti per difendere in tutta la loro estensione le coste del g olfo, nè adeguate pro vvigioni per sostenere in Geuova un lungo assedio; r ichiese aUora con affannosa urgenza al principe Caroillo Borghese, governatore generale della Francia transalpina (Piemonte), gli uomini ed i fondi necessarii; ma conviene credere che le circostanze malagevoli e minac· ciose impastoiassero tutti in una rete fitta di preocc L1pa1::ioui, di stent i, di il.nbarazzi, perchè per allora il Borghese al generale uon trasmise neppu re rispost~. Fresia in tutto poteva disporre di qnattromila cinquecento combattenti fra la Spezia, Bot·gotaro, Pontremoli, Genova, Savona e le altre numerose for tificazioni costiere. La penuria di denaro aveva arrestato i lavori delle opere difensive di Genova, e quelli prestabi· liti per rinforzare il golfo della Spe:da; quindi tanto (Jnesta (I) Ma1.1 r i1 io Fr,•sia, na,:quP :1 S,d uzzo nl'I !Wi; a di,' i:ts.eLte a uni entrò nl'i dragoni
del ro fii S.11 rle:;11 a; O(I In •JU<·I ,·m·1111 ,:u11ril•·, il gr:i il o ri i clll<Jlllll'llu qna uilo an•oi1111• l 'in vas ione rranccs•!; il genernle Jouhert lo nominù nllor:1 genera lo rii b rigata. Il F resia com batté io tulle tu gue rre s uccessh·o ; in lsr1.q:;nrt cmld e p rlgiou icro n Cu por lato sul ponto:: i in~ lcsi (!SOS) . Berlucc in Franc:ia, fu 110.s li nalo a l co mnnllo 1Mlc trup pe p residianti la Toscana, 11oi di (Jnelle delle provincie ill iriche, e sul finire ùel regno. della 11in1.za tl i Go1101•a, cl,o rt•so agli l11Sl~si, fJuan,to venuc n couosccnz:l ùoll:1 capitolnziono del vir.er /1.
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NELLA CAMPA GNA Dl;)L
1.'AZIONI\ 01 GIOACCIIINO ~IUIIA'I'
città, quanto i forti sulla spiaggia di levante, essendo iucoml)letamente muniti si trovavauo in guisa irreparabile, dato lo s\·olgersi precipitoso degli eventi, esposti a l pericolo d'un colpo di mano; e fo appunto ciò cb.e Fre$Ìa non potendo impedire tentò attenuare, togliendo e.1: ab1·1,plo da quei luoghi tutto il materiale, che vi si trovava, fra cni contavansi quarantaqnattro pezzi d'artiglieria. in bronzo, che vonnero tra:11portati a Genova . Finalmente, forse dopo altre calorose insistenze del gener ale Fresia, il principe Oamillo gli potè fornire una nou rilevante somma di denaro, cho venne impiegato nello riparazion i, ch o imponevausL cou maggior urgenza al forte di S. Maria dinanzi a Spezia,, ed a quelli del Diamante e dello Sperone immediatamente, a nord di Genova. Il generalo di brigata Rouyer Saint-Victor, che comandava le truppe della riviera di Levante, ricevette l'ordine di limitarsi dapprima a difendere la Magra, lo svolgimento della quale offriva il vantaggio d·agirn per linee interne contro truppe provenienti dalla costa toscana (le inglesi per la strada Pisa-Sarzana), o contro altre (le austro-napoletane), sboccanti dall'Appennino (per Borgotaro e Pontremoli); per ginngere a questo fine Rouyer riunì le sue milizie a uord-est di Spezia, nello adiacenze di Sarzana. ~:
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Gli avvenimenti di Roma, il blocco della cittadella di Ancona e tutta la minacciosa condotta del re di Napoli non. permettevano piit, come già accennai, all'esercito iLalico di mantenersi sulla linea dell'Adige; gli obiettivi degli avversarii manovranti sulla. destra del Po sembravano essere Piacenza e Cremona; il principe Eugenio, che aveva il quar· tiere generale a Verona, trova.vasi troppo lontano da quello dne localiut per essere in grado di prontamente soccorrerle, senza d'altra parte compromettersi sull'Adige; quindi appa· riva assolutamente indispensabile cli scegliere una stanza più centrale rispetto alle due linee d'operazione. L'unico corso
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IN l'l'ALIA
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d'acqua che per la sna brevità e per la copia delle acque poteva utilizxarsi come buona linea di difesa era il Mincio ; la piazza di P eschiera appoggia la siuistra della linea e domina il lago di Garda mediante la navigazione; Mantova col Serraglio assicura l!i. destra. Eugenio, padrone del Mincio, operando per linee interne poteva fronteggiare Bellegarde e disturbare seriamente il fianco di Mnrat. I nfatti l'ala destra delle truppe del Mincio, collo0at;a nei dintorni di .Mantova n on essendo che a circa due g iornate di marcia da Modena, da Reggio, da Cremona, un rapido movimento eseguito dagli l t,alici su una di queste città, poteva ad ogni istante frust.rare i disegn i del re di Napoli. L'appoggio delle fortezze di Mantova e di Peschiera permetteva altresi d'inviare momentaneamente forti nuclei d'armati sulla riva destra del Po, giacche la metà deU'esercito era uolla impossibilità d i contrastare al nemico il tratto di corso del ):!:incio, compreso fra le due summenzionate piazze-forti. Il l° febbraio l'esercito cominciò il suo movimento di ritirata sul Mincio. Il 3, E ugenio abbandonò Verona dopo avere mandato un saluto agli abitanti in un affettuoso proclama, dal quale si scorge oramai la certezza acquisita sulla traviata condotta del re di Napoli. L'S febbraio gli Austriaci, resi audaci dall'inaspettato indietreggiare degli Italici, si avanzarono per forzare il Mincio; Eugenio decise di attaccarli a Roverbella. TI combattiment,o ebbe princip~o allo spuntare del giorno; fn lungo, ostinato e la v ittoria fluttuò indecisa pel lungo tempo; dapprima i nostri, clivisi in d ue parti per l'avanzato nemico corsero pe· ricolo di venire del tutto battuti, ma riannodatisi con sol· lecitudine, gli Austriaci si trovarono chiusi come in una formidabile tenaglia, e dovettero bruscamen te ripassare il fiume, lasciando snl campo seimila uomini uccisi o ferit,i, e due mila cinquecento prigionieri (1). Sarebbe stato assai opportuno che Eugenio il giorno seguente ripassasse il fiume inseguendo e distruggendo g li U) V.1ccAN 1. -
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L.'AZlONEl DI OIOACCIJI NO )IURA'r
Anstriaci; una seconda vittoria avreb be avnto una influenza decisiva sulle successive operazioni della campagna, perchè sarebbe stato ag evole al vicerè di portare la massa delle s ue forne sulla destra del Po, contro gli Austro-Napoletani; tale infatti era l'intendi.mento del Beauharnais, ma erroneamente consigliato dai suoi generali e specialmente da Grenier, rimase n elle posizioni di prima. I comandanti. napoleonici, gli esecutori fulminei ed intelligenti degli ordini del gran coudotLiero, nelle strane vicende del 1814, si rivelarono in generale sia in Francia che in Italia inferiori alla loro fa.ma; sembrava che una deprimente apatia, un senso di stauchezza li dominasse e paralizzasse 1a loro consueta audacia. L e conseguenze della battaglia del .Mincio furono sl importan ti che il Bellegarde non riesci più a r iprendere J'of. fensiva per t utto il resto della campagna. Ma questa inazione dagli alleati venne invece attribuita alle esi.tanze del re di Napoli, come si rileva da una lettera che lord Bentinck indirizzò al maresciallo austriaco il 1° aprile 1814 : " L'ar« mata austriaca è sempre paralizzata sull'Adige, mentre con « risoluta marcia dell'esercito napoletano verso l'alto Po, essa « avrebbe dovuto da lungo tempo pervenire sino alle Alpi « occicl en t al i. »
Nl,LLA CAMPAGN A
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I N ITA l,IA
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r icco di visioni limpide ed esatte, una sfumatura tl'incertezza. Dopo l'accanite. battaglia dell a Rotièr e (1° febbraio), nell a quale non so se si 1·ivelassa più splendido il genio dell"uomo fatal e o più atroce la sventura che, implacabile, allora si scapricciava a persegui tarlo, Napoleone impartisce a suo fra, tello Giuseppe, governatore cli Parigi delle istruzioni per l' eventuale abbandono di quella capitale, fa n uovamente scrivere al principe Eugenio di la.sciare l'alta Italia, al generale Miollis d'evacuare Castel S. Angelo, al maresciall o Suchet di parLire da Barcellona, ed al principe ,Borghese di uscire dal Piemonte iìfa le sue lettere appaiono insolitam.enle indecise, tante sono lo restrizio;;,i e le reticenze che egli mette ai suoi ordini , i quali sug-geriti dalr incalzare delle circostanze, devono rimanere bensì subordinati agli infortunii guerreschi, ma. altresi agli eventuali eJ:fetti mirabili del suo genio. in cui egli conservava tuttora salda fiducia. E dopo la felice riuscita della battaglia di }lontereau, Napoleone in•;iò al principe Eugenio, Tascher de la Pagerie con un lettera nella qtiale orclinava al vicerè cli non uscire dalrHalia e contiunare a mantenervi u na gagliarda. r esistenza.
V. Il 17 gennaio 1814 Napo leone seri veva in cifra al vieerè: « Le due d'Otr·anlo vous aum inst1·Hil que le Roi de Naples « se met avec nos ennemis. Aussitot que vous en aur ez la
« nou·velle officielle, il me semble imporlant que vov,S gagnie::; « les 11lpes avec loute l'a,·mée » lasciando una g uarnig ione italiana i n Me.ntov11.. In base e.dunque a questo scritto il principe Eugenio non doveva partire prima della dichiarazioue di guerra di Murat, ed anche in questo caso Napoleone non ordina va al vicerè in modo incondizionato la partenza, ma usava un mi sembra di molto elastica interpretazione. Col precipitare terrorizzante degli even ti pare sorgere nell'animo dell'imperatore, già così. nettamente deciso, cosi
l!'"'rattan to Murat in persona si avanzava., onde riunirsi al suo esercito e prenderne il comando ; giunse i:i. Bologua snll' imbrunire. dell'8, dopo essere stato inuLilmente atteso ne' due g iorni innanzi; entrò in città con splendida pompa, preceduto dalla g uardia a eavallo e circondato diii generali. Appena parvenno nella. vasta piazza di S. Petronio, di versi or.occhi cli persone gridarono ad alta voce: Vfort il gran Gioacchino, ·viva a t·e rl' flrt lifl; ed a questa u rla si unirono quelle esultanti delle guard ie. Un certo Barate1li, in un opuscoletto (1) tendente a dimostrare che Gioacchino so(;to la ( I) fl,,n~TIH.1,1 111.1 MINto. - Mr.morfr sulln rom/111/11 7u,lilir (l e mili/nrr•, 11•,rn la <la Italia, !Sia.
Gioi1cclii11 0 M11rnt. -
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L'A:I.IONE l.ll !llOACCll l NO ~IUll J\1'
maschel'a d' alleato dell' .A.usLria. serviYa la ca.usa di ~apoleone, asserisce che quei gruppi di accia.manti furono p l'edisposl;i e pagati pet' cura clo i miui::11.ri napoletan i gi trn ti antocedcnl.emente a Bologna; e Guglielmo Pepe nelle sue J[emode narra cho gli Austriaci, tormentati dal dubbio che A[ul'at da. un momC\nto all"altro facesse nn voltafaccia a fav ore cl i Napoleone, toutarou o. mentre il ro di Nap oli dimorava in Bologna, di farlo prigioniero nottetempo con un reggimento di us:;ari e condurlo al quartiere generale del Bellegarde; ma« l'esecU2ione cli si ard iti disegni - soggiunge lo scr iLl.ore - non ò il fat to r.legli Austriaci», e quind i il conato a.bori.i. In ogni modo que;;ti fatti riescono iu<lubbie m,iuifesta7.ioni dr.\ln, poca garan zia ohe il contoguo di Mural. dava agli stessi alleati, i (]nali dovevano riporre ben scarsa fiducia. in un uomo che disprezzava così ins0namente e spudoratamen te i suoi più sacri doveri. Il 10 il re di Napoli partiva da Bologna in una carrozza a<l 8 cavalli, diretto a Modena, ove perveniva al tocco tli quello stesso giorno. Giuut.o al ponte della. P rad ella, a brevis:;ima. distanza delhi citlà. passò in ri vista, accompagnato diLi general i austriat:i e uapulutuu i le suo truppe, le q uali alla vist a del sovratLo prornppern in grida festose; poscia entrò in ?l[odena, di dove riparti alla sera. per Bolog na.. In questa. citta. si soffermò sino al 17 febbraio, nel qual giorno decisament e si tra.sferì. a )fodena., ove giunse alle sei e mezzo di sera. accolto dalle autorita e dal popolo acclamè1.nte, che lo accompagnò al palazzo ducale, ove scese con tm numeroso segnito d1 ministri, ambasciatori, ufficiali, scudieri o cer imonieri .
••• Frattn.nto u n andn.ce evento oompinl;o da.i difensori di Ancona, do,·eva obbligare Gioacchino a togliere del t uLto la maschera. Bar bon, consumati i nveri e scorgendo la guarmg1one devastata dalle malattie, decise di tentare un atto
Nl-:LLA CA~I P.\ON\ DEL
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IN lTALlA
d isperato d1 resistenza e cominciò a cannoneg~iare gli allogg iament,i dei Na poletani. Costoro r isposero e J'accanito d Ltollo d1uò uu giorno ed un a notte; ma all'alba del dì seg uente i Francesi decimati, annichiliti dagli stenLi, alzarono la bandiera. bianca. L a c11pitoli1.ziono venne stipulata fra i signori Mnurice, maggiore del 133'' reggi men to frnnocso, Ma.rogua, mag~iore del 4° reggimento di linea italiana, ed il signor Alvarez y L obo, colonnello comandante il corpo dei minatori e zappator i n apoletani (1). Prend endo pret esto dalle cannonate di Ancona, il 15 febbraio il re cli Napoli lanciù la tli0hiarazione di guerra.: essa. (l ) R~o:o il tv.,; l,n ,lelln t'api tolazi!lnr , qnale ri~ulla <1:1 <IOl'll lllNlli inr,li li ne l f/, Al'· cluuill ili Staio di N11JJl!li. / luri1rt,1111~11to ftlt.G, 11111111 t~Jl), Lo r,11rotluro i111c:,:r,1lmr11 tP-, con tuUi i "noi t'rrori ort,,:,:r:ifi1·l: , .\rl. I. I.a ~:,rr11su11 rie la Cit:1,lo-11,, • l ,!, fnrl~ 1•\I<!· • 1·ir11r, (I ) sorll r,1 I~ lll11Lt mois co11r;i111 a\'eC toth les hon11 }nr~ du la :,t 11 t,rru, nrnu!..'\ t1 l l,n;:v.{f's, tri111lumr hnttnut, llrapeam; 1Je11 lo)•·<, m11.-11esa llum,,,•,, a)aO Lr!PIIX pi,'• rr, ,le ·:11npa~"lltl a,·edeurs,-•h,011, , 1•lu, 11110 rcii:1,011 ,J'l11f,111lerie , 11n1ir serenr!r, rn Frnnre,en pa, ·11111,ar llolo"11r. Plai-~nrP ,,L Alexanrlr1e. • .\ rt. ':!. l.,t~ J.!ar111.;011 :;or~, :wc•411 11 pa:,:111•!" l'l t1l'olt 1; ( 01' Jit'tl·
(I) 11,•n,lu< :iu, lro111 e• ,111 $1 M3Jesl,• le roi 11,, N11 111,,~.(.lll(lflJII \'I' 111 1'('11· \'Oh, h . flA 1111011,
A,··orJ,· pour le ,e111111w111 ,r1•{ti 1JH! qtlt'
110H
• tlunt sn nl;Lrd 10 jus1111·a.11 x po~lm; nv:inr,;, d,• l'arm1'1' fnl n•:nl,e, par un wrJos ,I,• Lrourw uapolltnlllc tklernun,· ~11111 • mnn,1, 1 r•ar 1111 ohlcì,•r Ile I P:Ltl ~faJnr. • .\ rl. 3. !.a ;ulJ,i-slaHte, lo·s wn),·11s ,le tr-d.11,;purl le, lo• lo:t'llll'tlS l'l Je; (uur~lj:!:ri tr:ipn•.., lr gr:tJCS fC;"lt11•rt,r~ Se• ront rournis a lonrs 11111,t,irc, ,•L cmrJo, ,,, I' :ulmlnHtra• tton :, la clu1r11u ,lo S,1 M:1j1,~t,; 1(1 ltul ,le i'i ,pl es ,·onru,·· rn('lm1•ul a,r~ loi..; ,•L 1·e~lf'nw1i-,. frnm,.,.ti't. • ,\ r<. 4. Le, iourni'-1B u' 1::1.11,.., ~,·roul conforn1e II celle, li\•'''' par le llinhlr,• de la lòu,•rrt• du Roy:1111111• ,l"llalie ,•l , ne po11 rront f't r~ ni clout,1,·es ui ch·tn~•·1•s. • 'l'ous 1,•s 11uatrc jour, dc marche Il ) :111ra 11 11 s,•Juur. , Ari. r, Il ~··rn n1·cor,1,; a la ,,1,nr;:c· tlo s-, M,tf<'sl,i le • ltol ,1,. Nn ple~ lo• unml,re d~ chars att..1,,s n~c,•s,'lÌl't'S au • lrnn,porl cl,•, ..ir,•L• 11,·rsonn~b ,lt•, ulllrì,•r, ,n~ut \ln1or l'l • ,lt•s Corp,, ,Ics F,mplf), ,,, Con;e1b ,l'Ammmislralion t'l ,1~rò1 , •ltis Coq1s. • Art. G. L11 r.0 111mn11,ln11t ,IP l,1 ll11lsi1111, lr 1'11,•! d,i l'F: lat • ~l:1Jor, le Ul rec1011r d11 Genie eL de l'.\l'lill~ rie. 1·1 n,pcc10 ur t•l l'\OIIS i11-;11flc•tt11tr nu, UP\ 111•..;. 1~nr, lnnn~ll1•11r 11 1 ltt" ,·om· , mi~':t.ire.$ de ::nern\ I s P.ty~1ir, rr ·n,,;lb ,~l itnli ·o :-o•'ront
,loiL a la hravr ,::aru1s1111 tltl In Ciladellc.
autor1~L·, n ;11111111.?11• 1 1· d1ad1u1a 1111 1·har cou,crt. ma rour~oo. • , ..111r le tran<porl ,le lcu r; p:111irr~ 1('3fimini,trat1,111 PI de
1luunal('llf ll.llicn cl le :'i:1jhtli l:1i11.
<: ,n,·enn .
l:UllVPUU.
lit·~ !'1 1ar.i pour Jit~ tro111,os seront fuurnis, dan I ,. ~ pr,,porll1111!'\ Plnlilir:,; par lr.; R~i;:le-
11w11t,. l'our l,•s ulllclc·r, d' i(t:\L ~hjor, d'.\1h ni11is1rali un et erup loyo3 le 11111111,n· Jes dmr< a fonrn,r < ra re!?I•· Pntr• l'or0
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r.' ,\ZJO)IE D1 GIOAOCUINO ruURAT
fu consegnata dal luogotenente generale Millet, capo di stato maggiore delle soldatesche napoletane al general di divisione Viguolle, capo di stato maggiore di Eugenio. Il 211 febbraio fra il dUC!L d"Otranto ed il generale con te Giuseppe Lecchi, veniva stipulata la regolare cessione di , comp tahlll lé rio tour, ca is,cs cl do lour, c!fots 1•orsonncls , de q11elc111 e es()ècc quo ce soit.
• Art. 7. l.rs mnh1des ol Ics !1loss,•,; ,1ui rcs t~ ron t a 1'11,l• µi lai eLceux. qui :<e. trc1111'(!1J t nctn ilrmeu lr. il la ciltntlelle , 01 qui seronl evac11,1, sur l'llòpilal d'A n1!ona Jou iron t dc , la m,l rno CapiLulnlion, lor;1111·11s srl'llnl e11 ,• lnL dc• rcn l.rrr "Nl France. , Arl. S. 1,,,s trourr, dc b ~.miison promettoronL do no 1oas s~1·1•i r pcnclnnL 11 n au ni 1·011lrc Ics nrm,1cs tir. Sa Ma·
, Jesi,• le Roi d,i Nap l~s, ni contrc celle, ,le ses all iès. Le.s , Canno niers i:nrd t•col!•, , dovant ,•tro cCl11si!lor,'< con,mc , ~al'fles nationales rcst~ ront dans leur.; foy,•r, . , ArL. 9. Lfo, olllcicrs, sous-ofllci crs rt sol1 lnU; qui ror• maien t pa rtie cle la garnison <l' Ancona et que lors de , son onlrèO daas la Cill.:i dt•lla n'ont pu s' y reunir, par , muse majonre telle 11ue do maln<lie a l'hùpital, 011 rlan s • ltJUrs Jogemeus seroot ,Lssi mile:; a 13 garnison de la Ci ta' ,lolla. , Art. rn. Les remi,es rie la Lunelle S. ELienne et cell e , ,tu rotl11it ct u t::llUII relrancl11'• scrnn t cfT<•ctu,•s ctcux li cnres aprè-s l 'approhalion don11t·o a la t.:1pitulalion pr111r les rlcux , lìéuéraux coot ractants. , Art. U. La lrou rie de In garn ison r.omplinuorn urcuper , lo camp retrancM et lt1 Citadelle Jnsqu'a 1·,1po1111e de son , lf,',part. , Art. H. Mcss icurs Ics 11ircctours rlu Gon io rL ,lo l'A rt.i l· , lerie ile la 1,arnison foronl l:1 consigno a ccnx de la troupe , 11,qrnl l1ru111•, do UJ11> Ics ol)je1s du Ma teri,•! conservanl , lenrs urmrs ainsi 11 L1e cles pl,rns rL c,irl e.; rrlnLi fs a la <lito , Cl tarlella sur invcn taìre. • Art. 13 I. a (' msouLr c,q1it11lalion est sou, In f!:1rnnlio N , sau,,egar<le de Sa ~lajos té le Roi de N:,p les et des puis· • :0:HUCCS n11ih!S,
, Art. u . r.e grnel'a l do division IJnl'hnu Co rnand.1nte la , 5• Divlsion ilalicune esl au to ri.e c111·oyer uu olllder d'eL:it , rn:ijor a S. A. I. lr• flrincc vir.c·ru l p, ,u r le prnvrnir dr• In , dite capitutation .
Arconlt; a cond ilion tin o les .\I. .ll.• d,1sign,!,; 11:i ns col art. d unncron L lcur parole que les chars co uverts no co nt1c111wnt ricn qui puisse appartenlr :tu A'OUverncmeu Lde ll.ilie 011 nu l'nhli.-. Accordo:s pour les or11,:icrs ot milllni rrs ma1:tde., qui se trouvcn l actuelle1neut a l:tCi t.-idr,11~. nu qu i en sont cle., crurlu tlepuis le commoncem1•u1 ,1u si11i:e.
Convrnu.
t>E LI.A CA ll1~AGNA UE L
18 1•!
t ~ l'l' Al.lA
I 21i9
Castel S. Angelo e di Ci ritavecchia (1). Al Miollis, rinchiuso da cinquanta g iorni in Castel S. Angelo, incliguato della condotta del Mura.li, convinto che la fortezza da l ni difesa poteva tenere impegnata ancora una buona. porzioni:) delle , .H l. 15. Tons Ics articlt!, qui 11011 ro·11i<•nl ;l\•olr et,', ornm i, , 011 ma l ex plif]t11' , tlans la 11resente Capitulalion seront , lutorprctos cn rnvour dò la l(nrui;on. • F:ult et f'tnh lie l:l prc;cnto' c:o(' itnhlion par nou, ,us~il s , et so us,ìgn,1.; au cam µ ro'lrn ucho' de la r itactelle tl'A ncona, , ce jOJ ur c111 i111.o 1lu 111<11~ oh• ftll'rtor Mii liuiL 1:0111 quato rz,• • ,\ une hcure de nJ!o,•,•. • Il Colonnetlù ,te/ (.'lw1io dv Xopp,llori
C:onvo11u.
, e Jfiuator i Ili S. ,Jr. il 1·e di ll'npoU , Al.l'AHEZ 1·
Louo. • l~r mnjo,·
• bJ.u :111CE • ~L\HoGXA, n,o}m· rlu ' ""'"
dr. ligw:.
• .\p prou vt'•e c l. rollilic,', 1· par 111oi ~larocll al rl,• camr au « sen'ice de S. ~J . le i·oi do Napl,~~ Com manilanl< ~dcs Lrou11o>s • HII Siogo do l:t CiLLado llo 1l'Ancona In prcse11te C.o(' itu• lalion da ns to u~ ses ar licl~s. • Ancona lo 15 fm rl cr 1811. • l. .\I \CllONALO.
Con v~n11 com rn e il <'SL diL a l'art. i .
• A11p roul'éc rar moi Gcoernl de d1visio n des arnwcs de • S. M. l'P:mpere ur et, roi rl'llnlie oLCo mm:11111. 111 ;; Di vis ion • MiliLaire et la citactdla .rJ'An~one pour eLre exewt<· dans • touto son contonu. • Citade lle d'Ancone le !5 fevrier ISH. • (1. IJAHllOU, •
capi lolaiiono era ,,o nre1Jil11 lu •11111sli lùrn1iui ! • E11 tre les souss igm;s .T,)sc•J)lo Due d'O Lr,LOtc, " inistre rl' l~tat, Grand Ai!!IC dc la
({J La
Convcou. tcs troupes napolil.:i lnes oc,:uporon I. aus,i I 'enlrée do Camp rctrnncho• clu Cute du rorluit. Convenu . Conve1111 , lls rcmctt root cn onlre !es in ven lairt>s dcs ohjels et MaLcria ux ot les plnns et 11rojet.s rclalifs a la piace . Con venu.
Accordé.
Le-
• gion d'Uo1111eur, et :1Ul.<1ris6 pa r Sa Majcsté l' Empcreur dc; Franp1s . Hoi d'ltalie, • Protoctcur <IO la Confhi,.r.tlion du llh in, Mt'rlialeur rie 111 Con f1•ùfr:oti< >1l S11isse n tra iler , de l'évacualio n Pt dc la remiso dcs 11taces et forls des l~tals Romains et rlP la Toscana • ,wx l rou 11os ilo s:, Mnjost,· lll flui dùs Dc11 X·Sicile~, ,!'uuc ('art; ot .r,is,•p ll Co 11 tr Lechl , Lien tenant,g,'•n,1ml Ai,lc rto-~amr• 1le Sa ) lajes'tt1 le Roi ,h•s Dcux,Siciles. Commanoleur • de So n Ordr<1 Jl.oy,11, de la Lcgion tl 'Houneur et cl e la t:o uronn c ,lo For, nnml des • pouvoi rs tlo :fa ~lajcslo Sici lien 111' d'aulr,J pa ri, a ,,,,: ,:ouv.)ntl t't arrct(, Cfl 1111i s111L ; • Art. I. La r.M tean Sl-Ange :\ Rome et la piace ,le Civit.wccclua ét.in t rlau, ce mo • mon t Ics Licux seuls point. o~c11 p,;;1 dans l'lt1Lli" m,·ridlonalc par Ics troupcs ile S:1 • )fojestr l' l~rnperr ur et Hoi. Ics garnison; clo cc rort et de cette pl:H·r cn frronL la remise • :1ux. trou pe, do Sa Mnjesl<· te Hoi tlos D6tt.\-Slcilos, da us le jour de la n<,Ullc.,tlon tic • la presen t.e Conm n lion io l'olllc1cr qui los co111 man<lo. • Art. Il. Les troupe., francaisc.; sorli ron t du rort Sl-An:;c et tic la piace tic Ci vita• vecchia avm: armo, et lrngugc.,, cnissc., 11llhUoi res clos corps cl uvee Lous Ics ho1111 ours • dc la guerre, ponr ,,tre Lr:o n~por t,;es cn J?rance par mer. • .\l'l. lii. Lcs b,ìlim<ml s w·ccssaircs pour lo trans(' orl dcs cl i1cs 1roupes ainsi quo • les 1·i .. rc.~ 110111· limr . 11 hsistan co et tou , ,~, ohjots quo lo11r; 1,esui11s oxi.;enl, nour la • traver.ée seronL fw ru is par le. auto ritès oapolitaines. • Ar t. IV. Il s,•ra raiL uno Co11 1•en l.ion 1111rti culic 1·0 cnlre Ics comnwnu an ls ,t cs llr11~ • garnisons et Ics o!llcirrn napolitains ch:orgiòs dc oliriger le mo uvements des troupes
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NE l,LA GMTl 'AGNA llEI,
L'AZIONE li! 010.\ CC III NO )IU llA'l'
«
« Roma, au Obù.tean-St-Ange, 27 février 1814.
« NAPOL l~ON
« Monsieur le Due, j'ai rec;m volìre lettre et la Convention. « J'eu suis désolé; j 'espère vous revoir sous d'autres anspices. « S ig né : LE G:f.:N.ti:IU.L :tlroLLIS >>. Qualche g iorno innanzi la cap itolazione Napoleone scn veva al duca d'Otranto la seguente leUera: « Ohiìteau-'rhierr,v, le 13 fo vrier l8H.
« ) [onsienr le Due d' Otrante : ,J'ai reçu v os difforents let« tres. La conduito du Roi de Naples est infame ed celle de « la Reine n 'a point de nom. ~ Cr;u 11:·,hws, pour pr,•\'enir tou t 1.kso1·,h·t~, iil.l i l tlan,; la rnarrito, ~oi L a.u licu tl'om1mr' c1 uemen t. ,. Art. V. l.'t\1u l,ilrq11t~u11\11L ,,t lo tl, p:irl 111 lrou pll-; frau,·1ds1•~ a11r1)11l ll•'U dau~ le , plus eo urt ,lila i 1,ossible, et Jeur dc·barquement su 1· la ccjl" ,i,, France s'elforlurra s nr , le poin l 11110 jugèron L a propo, do cl ,oisir ol cl'lnrlicp1er Jc; cuots, ,lup uls Nlco jusqu':. • )J:t rseille. • Art. VI. JJ ms le cas ou les lronpc.s ne punrraient pas •' Lrc emba1·,1uées et ou un • clcv rnll 10111• rnil'(l ,n lvr,• l:l ru11 lo clo uwrc, c•llijM sc·ro11t1lìrig,:e<, ~011, la co11 d11lle d'or' licicr~ naroli tains, f)ar Sienne, Pi:;i, et r. ~nes snr lr, Alpes, lo ~lont-Coni, cl Brian,;on, 1
~
• et Ics ,ivres lNll' :--orou t tigaleme11L fournis ju:;1 111' a11x llg11l'S octu 1Wes par lus u·otqies
, 11:1pol1t·iinos . , Ari. VI I. Les tro u 1ies ,11ù formen LJrs ~aru i.;ons ,lu forl St-.111:;:o el de la piace do , t:lvlta,•,,cchi:o, prcud rcJ11t 1·,·111(ngemo11 l il,• n,• pus ser vir ,•n ll alie clur:u,Ll'cspaco d' 1111 , nn, ~oit ron lr~ Sa Maje;tc' lo Rui tlcs t1eux·8lcilr.s, soit comrn )ijs Alli1'" · Celte olJ li, l;atlou qnJ 11,•m les l> lhc,ol's comm,: lus suus-onll'iors cL .;ol,la Ls, sern co11, 1:1t,) tla11s • Ics l'ormes rl'u s:i ~i'. , .\rL. VLII . Les ,•ivres, mun ,tions et rrntre:; olijels ,le qoelque uaLuro q uc cc soit, , qui se ll'OUVCnl tlus In lo rt •IL cfa ns J,1 pl,1,:e1 ,·i-,lohus t.11',lllnc.s cL q ul 110 so11 t poi11 L , pro prii'to· parlicolii>r<1 rle.s 0Ui(:ie1·, et rlfs snldn t, , apparticndroot à Sa Maje;;t,·· le Roi , ,Ics cleux-:slcil e.s. Uc; t:ommiss1ons sero111 110111 11,e,s cltl pnrl rt d'au trc, ,,om t,11 ra iro , la co11, ignatio11 s11 r invent,IÌrL•S ,h1 nwnl ,•,1riJic,, et si;;u(•.s, :111 pir,I rlcsquels ti ser.1. 1lnn11è « valnl>le rlechan!!e. La rcUl ise et la rco·r•llon i.le.; cii1101H ,erun Lerre,:tuties d:Lns la m,:me , Ctl1·1111· p:i r tlvs ofllcicrs 1l'nrt1 lleriu (lui s..ro11I ciAal..111t•11t nom11u's rio 1111rl vl cl'nnlrc. , Art. IX. l,a pn'.scntu Convention attr-a son etrel, rel:11ivement il toutes le, tl'oupes , rran~~1Hcs •1ul pcmrralen l se l ruuvur cucoro sur quclqucs puinls tlos iltats l.l o111ain~ ol , rie ln 'l'rlsc111 r, el. a l'r;:~ nl rlesqncllcs, il n'ex i,h· pa, tlr'·j:i ,p1el ~ue Capilu laLion cltt • antre Gonv,;11 lion 1,arliculii•re. .. 1":111 c•L sigr11• n L11c,1 uos lo 2\ r,'Hinr 1811. • (IJalla ,ll,m tliana . d i A. Lc11onoso, p.tg:;. :l1-:?3-:M.
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I N l'l'AI. I A
« J 'espèr e vivre encore asser pour ve11ger moi eL la ]?rance d'un bel outrage, et d'une ingratitude aussi affrense. « Rendez-vous à. Lyon on à 1\1:arseille, selon l'eudroit par « où vons venez et arri ,·ez, à Paris. « S ur ce je prie Dieu qu'il vous ait en sa sainte garde .
trnppe napoletane, parve intempestiva e prematura la capitohixione ; ed al Fouchè che gli sori veva: (< J'ai obtenu plus <1u'on ne l"ospPrait dans la ciroostitnce « où nous nous trou vons >> rispondeva:
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181.J
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(1).
Nell'animo del grande oapitano eade,rano adunque le ill usioni, ahimè, troppo rosee, s ulla condotta del Murat, e la certezza della sua sleale couclotLa eominciava a dominare ed a giu stamen te inrlignare r animo dell'imperfl.Lore. Il 25 febbraio il generalo Nngent pubblicù un a ppello, (stampato in Modeua coi tipi Soliani) (2) ai militari. delle file nemiche perchè andassero arl arrnolarsi sotto nn solo vessillo (intendi l'1tust1·iaco). E per meglio accaparrarsi le simpatie della città, la Reggenza éomunicò (i:l) che per ordine del generale Nugent erano abolite : la cosci ·i,:;ione. la lassa di 1·eg ist?'O, il testatico: il dazio consumo ven ne ridoLto ad un terzo, ed il prezzo del sale alla moLà.; fLirono soppressi i dazii d'esportazione ed importazione, uoncLò l'L1so della carta bollata. Colle lusiug he del bouessere mat.oriale si oominci,wa a sedune il popolo alle iguomiuie del servaggio . Oonternpo\-aneamen te alla cl iohiarazione di g uerra, il Mm at mise l'esercito in movimento. La divisione Oarascosa si portò a Regg io: la d' Ambrosio da Bo logna a Modena; ed i l corpo del generale Nugeut, formando l'avangmU'dia della colonna, si avanzò su S . Ilario, dopo aver preso la precauzione di mandare sul suo fianco sinistro verso Borgotaro e Pontremoli un d istaccamento d i trecento uomini, ohe assicurasse la colonna marciando sulla via Emilia. dalle eventuali scorrerie che le trupp e franco italiane, scagl ionate in Liguria, potevano tentare. Il generale Severoli a Parma, scorgendosi seriamente minacciato da tutto l'esercito austro napoletano, e trovandosi ( I) LUMIII\OSO. - Jfltru.t.i,rntt, pa1,:. 25, (2) Verli 11. Archiviu ili Sta to in MorJ,•oa 1111,~rl. I RI', • (a) IJ. hl. id . itl.
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t roppo distante dalla divisione Gmtien, ritenne convenionte r ipiog1\l'e su Piacenza.; e <'JUosto movimento fn assai opportuno, perchè sarebbe riesoito facilissimo al generale Nugouf, d'aggirare sulla destra o sulla sinistra. con una parte delle sue numerose truppe il <lebolissimo distaccamento italiano, e batterlo prima. ancora elle se ne fos::.e avuto sentore a Piacenza. Severoli ripassò perciò rapidamente il Parma od il T aro, sempre seguito a nou grande distanza. dal NugenL ohe, il 17, fm i borghi di Fioronznola o I!'outanafredda, g li lanciò contro la briga.Lu, austriaca dollo SLahremberg. Hoverol i no11 potò schiva.re il combattimento, nel quale deploro la perdita. di un cenLinaio di uomini; ed il giorno dopo si riparava sotLo le mura di P iacenza, mentre il nemico. lusingato dal primo successo, prendeva po::;izione dietro il N ure. I l giorno 18, il distaccamento fiancheggiante a sinistra. gli Austriaci , venne attaccato con lodevole impeto dalle truppe del generale R ougor-Saint,Victor. fra. Borgotaro e I!,ornovo, o gettato su quest'ultima localiLà.
Appoua il pr incipe E u genio conobbe minnliamente la s LtuazionA sulla. sponda destra del Po, 3scogitò un ardito disegno, forse dietro accorto suggerimento del generale Grenier, che era uno dei pil'.t ascolcati consiglieri del vicerè in questa ca.mpagua (1). 0ercò dapprima d'adoperar,;i in modo di guadagnare tempo, onde poter spedire un corpo a Piacenza in rinforzo a Gratien; e pt!r far ciò e t·iLar<lare la marcia di (I) P.1r111i iu Lt·r~ssautc e,I ut•lc, per ,llplu,;,'rtl l'nm hlcul•' nel qua lu .S\olgel'asi u11 ni to (lei ,·,1111111t•,,o, 1'Mld(,1rn11· dr.101111, u:111olc,111k11, r,(,•rlr,• ,1 ;:iudìziu rhr lo Zucr.111, 111•111• su,· ,l/t111ndr. ror,c 1:1lvulta alquanto ,uhi,•lti•e tl 11as,;1unali. da dt'I Grcnicr: , li ;:,•ne• rnlo lirt!fller, che :,,,,11,c•,n ,li t!.jSCrt: lcrrnlo nul 11ovcro 1li,l mig1iorì gtlw•rnU fr,u11~t•slt , rl\rohho vulu l11 ,,s,cro 11 ~!t•11 t1Jre tlPI 11ri11'ipc, nù m11i ,•gli ese:;oivn 1111 ord ini rice\11U
, senza farli prei:edc,r,• uu 11111;:lli con1mc11U ,• ytrnlche v<, lla da radi ca l! 11111taiioni. Gr~ulor e era 11nl,:cml1•11l 11 ,lì 11 ,w avrr cons11i:11110 Il grn,to ,li 111a1·,·~l"ialln. (,'J11q,,•r:,1ore- ei: 11
, di,·e,•a - mi ve,le rii rn ,I Q•'·'hio , in ila 11uantlo era primo con,;olo, ptrch,• allora ,li"i
I
• c.l.1e soltnnlo Murvau cr, tlP;tno tti ~11 1·t·t!tl ·r:,!h iu l'!l-lo lii morte. Or,L 11011 a ... 1uro plu
, aol nltr,, du) :, ù11·cnir,• ~onatort>, o 1rnr !,Idio ror1.cro fa mano all'lmpcr.itore pr;clu' « m1 nom ini,. - Zucc 111. - .l/ emoric, p:1 0. 71.
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1273 )Iurat, accettò le proposte che costui gli face~a di ,·enire ad accordi. Per tal fine Eugenio gli mandò Zucchi (comandante della piazza di Mantova), il quale trovò a Saileto il generale Carascosa, rappresentante del re di Napoli. li Carascosa, appena vide Zucchi, us<;i in questo parole: « (~ua1< lunque s ia la piega che preudernnuo gli avvenimeuLi, il •< mio re è sicuro di conservare il suo trouo peruhè gli è ,<_::;ta:o ~ara~ti~o da tu_tte le_potenze allea.te» e propose al vtcere d1 un1rs1 con G1oacchmo per impedire che gli stranieri avessero più a dar leggi all'Italia. Zucchi si mostrava proclive ad accettare pur di stendere in proposito una convenzione; ma Oarascosa. e,;igeva .,;he gli si presenrasse il permesso dato da Napoleone ad Eugenio per entrare in tali trattative, e desiderava che l'e,;orcito italiano e quello del re cli Napoli dichiarassero « clte os,;i vogliono faro uua sola fa« miglia, e a compiere ciò bisoguereb&e subito che due o tre « reggimenti dell'esercito del vicerò passassero n ei quartieri •< n~poletaui, mentre un <1gual numero d i truppe al servizio << d1 Murat potessero entrare in Mantova 11 . 8i tentava in altri termini di impadronirsi con diplomatica. astuzia di uno dei piu solidi appoggi della. linea del Mincio; ma Zucchi non s i lascio cogliere al laccio, e uulla si concluse. Murat frattanto non tralascia.va di scrivere al Beauharnais. In queste lettere ora lo ohiamasa ,iipole ca,·is.,·ù,1.0, ora amico llilellissù,10, e sempre manifestava acuto dolore pet· mancare di uot izio di Napoleone, aggiungendo che suo nnioo ideale era di s~ringere un accordo per gli interessi d'I talia e per quelli dt Napoleone. E mentre s i sdilinquiva in simili menzognere ~r~teste faceva attaccare dalle sue truppe gli avamposti italio1 (1). E ngenio comunicò l'esito del colloquio di Saileto all'Imperatore, che gli rispondeva da Soi::;sons il 12 marzo H314: « Stipulate con Murat un trattato in mio nome. Nou toc,( <.:a.te al P iemonte ed ti Genova, o di videto il r es to d'Italia 1 < in due regni... in seguito si farà ciò che si YOrrà, impe:,;_ELLA CAllPAGNA. DEI,
1,'AZIO/ff DI GIOACCHINO Mtll!AT
(Il Yb11i Zucc:111. - Op. citata, 11111:g. 73·71.
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1.' A¼ IOXB 1)1 OIOAOCIIINO l!OR,1'1'
« roeohè dopo una simile ingratitu:line ed in tali circostanze « nu lla più lega. )> Un secondo colloqui0 ebbe qniudi l uoao a S. Giacomo di Po t ra Zucchi, Oarascosa ed un ::ieareta;io del marohese del Gallo, ministro dogli esteri. I Nap~letani l~gnandosi della escl usione dalle t rattative del Piemonte ~ di .Genova, volevano la costituzione di due regni, coi con· fini al . Po e~ al Taro, e comprendenti il meridionale, tutta la ~en~ola, 11 settentrionale, l'alta Italia non esclusi Genova. ed il P1~monte. Zucchi proponeva. per confini gli ..lppennini ed u na_ linea nelle Homagne. Infine Eugenio teneva un terzo colloq u10 col generale Li ~ron, in ,·iatogli da l[urat, e nep~ure questa volta nulla s1 venne a stabilire di politico ed importan te (l ).
Mentre si parlamentava così infruttuosamente fra Murat ed ~ugenio, quest.'nltimo ne approfittava. per spedire Grenier a Piacenza con nuove truppe, coll'i ncarico di assumere il comando delle fo rze italo-f'rll.noesi (t re brigate di fanteria ed una di cavalleria), manovranti sulla. destra del Po. Nugent, oltre il primo distaccamento di 300 uomini inviato verso Pon tremoli, avoa diretto altri nuclei di fan~eria. e cavalleria a. destra. di P iacenza, colla manifesta intenzione di avviluppR,re l a città. e coll' interporsi sulle linee di comunicazione del Geno,·esato e del Piemonte. Il 22 ed il 23 febbraio Greuier avanzò forti ricognizioni verso Castel ::,an _(Il Qn"sle pratiche 1lesL"1rono t1n10 soipetlo n,•i:li Austriari , rhc si tenl•i cla;:li alh•ati
d1 ~sunemre il \lur:il dal comando , afllclando le truppe napoletane al mare,ciallo di Ocllogaruo. Ecco 1111:rn lo :t ll tlO$lu p1·opu~ilo scrlvo1·1< il ~!ior a l Mouornlcl, 11 o . Il del i 8li : opr o , l)epuis pll13 d'un moi Jo lrnvall lnl, :t 1,ou1·011' lo ,l~cider (1l /le) a remotlre te com• man lomcul. •.•e.~~, trou 11e~ a u 111n'chal Belle~:ir,1,1, l'l pour Sa per-onne de re lou rnrr • a N1111les. C eta,L lo seul moyen de Cairo cesser Loutos les 111\illnnces, to u lcs le;; cal1.1les. • cl~ 1101~s ,15-1 111·t•r rio Lui:\ 1lonncr 11 11 on,cmbh• nux opùr:ll ious do clou:< arrn ,, 03. ,J'r,vnh • falL prior I~ llch10 d~ me ~e,·onrle r il cel éii:anl. Elle a eulicre ment npprouvc mon • projol OL I a r.,1L a.;r..-cr 1111 noi 1111i r~L d··~•d•· ,1~ rc!mNlre le commandcmcn t d • • , • tronpes au Mnréc,nal llrllcgnrcle !lés rp1 r le Yit·No1 n11ra ~1,: rorco dnus sa pos iti o~ : ,~ ; • le ~lindo ·: (Cr. I llew K11'1'·AN 11A:!G. - .1/ier u ,tMlernìc/1, pai:. i3i ). _M:1 como '.' Mmclo non polt• veniw mru supcr.,lo violenlcmrnt,• ,lnl IMl,•gardc, co,\ d1 c1 ucslo disegno non se m• rcre oul h.
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NE LLA CA}IPAG~A DEL
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IN ITALIA
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Giovanni ed Agazzano, onde scrntare attentamen te gli intend imenti del nemico; Nugent f'n preoccupato a tal segno da queste manorre, che raccolse le sue truppe e :-i concentrò sulla spondit destrn del Nme, attendendo che la situazione si delineasse in guisa. più chiara. Il 2:.1: il comandante francese assunse ardita.Ulcute r oilensiva., inoltrandosi fino al detto fiu me e prendendovi posiziono di fronto agli es itanti Austriaci. **
Il mattino del 25 Grenier passò il )Ture in t re colonne a t taccando il nemico, mentre si ritirava e lo rovesciò al di la del Taro; quivi g li Austriaci tennero fermo, sostenuti dalle due divisioni Oarascosa e d'Ambrogio. In questo com· battimen to molto si distinse il generale Pope, che comandava una brigata della di visiono d'Ambrogio; eg li, mentre N ugent si ritirava nel massimo disordine, d ispose le sue milizie sui oampi stenden tesi a destra ed a sinistra della vin. E milia, favorito in ciò dalle abbondanti ne,·i caduto, le qual i 'Tendendo impraticabile il terreno, rallentavano ravanzata del nemico. L'avang uardia di Grenier che incalzava N ugent, rabbiosamente, colle baionette alle reni, scorte le truppe del Pepe ordinate in battaglia si arrestò, e gli .à.ust1·iaci poterono cosi ooutinuare la r itirata sulla via nazionale, t:.ut ta ingombra de l loro immenso bagaglio. I F ranco-Itali presero posiziono il 27 dinanzi (est) a Borgo S . Donn ino, dispouondo in prima linea lo, divis iona R ouyer, la brigata .Jeanniu e la R ambourg; ed in seconda. a nord-Ovest del paese, la divisione Gratien ed il r iparto Sevoroli.
VI. Il 1° marzo. Eugenio allo scopo cli appoggiare con una dimostrazione le mosse del Grenier, minacciando il re di Napoli di un'azione olfensiva sul sno fianco destro, risolse di at taccare la piccolo. città <li Guastalla, e per dare più seria i mportanza alle voci cho si spargevano ùeHa marcia nvvol-
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L'.lzlOè>B DI GIOACClIJNO MORAT, ECC.
gente di un intero corpo d'armata, giudicò opportuno di trovarsi in persona alla ;;pedizione. Questo movimento peròavrebbe dovuto aver luogo subito dopo la battaglia di Roverbella, perchè iu tale caso Eugenio sarebbe stato maggiormente sicuro cb.e gli Austriaci d i Bellegarde, recentemente battuti, disordinati e demoralizzati nou lo avrebbero molestato, e contro Mnrat av;·ebbe potuto lanciare una massa rilevante d'armati , tali da risolvere decisamente razione sulla destra del P o. In questa circostanza n on ci si può astenere dal muover e biasimo al Bellegarde per la sua perniciosa in azione ; infatti quale migliore occasioue si presentava EL lui di attaccare l e truppe ito.liche, se non questa, in cui informato del!' iudebolimento del nemico sul Mincio, poteva agovolmente muovere contro il vicerò , passare arditamente il fiume, e CO::!tringere Eugenio ad u na ritirata v erso la rinLdestra deirAdige? N è i l timore di lasciarsi aJle spalle la fortezza d i Mantova po · teva preoccu(:)arlo, poichè una volta che il Murat a vesse occupato colle sue forze e colle austriache del Nugent la testa di ponte di Borgoforte, la l inea del Mincio veniva inelu1;tabilmeu te ad essere aggirata ed a cadere. A. quel proposito in una let.tera datata il 5 marzo dal quartiere generale austriaco. il Bellegarde notifica al Murat di ave r emana.te t utte le disposizioni per passctre il )lincio il 1° marzo, ma che aveva cangiato disegno all'apprendere ohe J.\'[urat n on intendeva dar battaglia, ohe sul P anaro scoprendo guiudi il fianco sinistro degli Aust riaci, manovranti fra Adige e Mincio (1). ( Gonlinu,a) .
G. CAJ.> t>E C.LO lc11c11lr di fa11tai11 11 1•1/(I ,icuola mililttn. (I) crr. l'Hi;;r.n;nT. - /ùi11in9 Jqrrchim n11 rle11 I,. li' P.11. (;taqllen llelleorm le, l G. twg. ! 45 . ..\ nha n~.
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NOTE BIBLIOGRAFIC.H E
G . B. RALlCONDO, tenente nel 29° reggimento fanteria. L'assedio di Macallè. - Finalborgo, 1901. Noi vorremmo ohe di. libri come questo ne vedesse la luce u no ogni giorno. Nei princi(:)ali eserciti europei non si lascia passare un anniversario d i nna battaglia o di un qualsiasi fatto d'arma glorioso senza ricordarlo, senza metterlo in rilievo. Nè ciò basta, che un'.ininterrotta serie di pubblicazioni s'occupa per cosi dire ogni giorno dei fasti· militari del paese. Noi, per contro - e proprio non ne vediamo il motivo sembriamo quasi riluttanti a d iscorrere delle nostrn glorie, delle nostre brillanti prove di valore. N è ci si obbietti che il nostro esercito è g iovine e che talvolta la fortuna dell'ar me ci è stata a~versa. Se le t radizioni dell'esercito italiano n on possono competere con quelle dei principali eserciti europei pur tuttavia di gesta g loriose, di episodi brillanti, di fnlgid i esempi di audacia, di valore, di sagrificio ne abbiamo a j osa da citare, da studiare! Per essere giusti, bisogna dire che in qL1esti nl timi tempi, si nota in proposito un notevole risveglio; auguriamoci vada 1-empre più. aumentando. Frattanto diamo il benvenuto al bellissimo lavoro del tenente Raimondo, poichè, fra l'alt.ro, è con libri di questo g enere che l'esercito può seriamente concorrere a combattere la p ropaganda attiva e senza coscienza dei partiti sovversivi, ispirando il cu lto del Re e della patria e i sentimen ti del proprio dovere. Ma veniamo a noi, chè se ci lasciamo p render la mano dall'importante tema, uon la finiremmo mai p iù.
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NOTE BIBLIOGRAFICHE
Il Raimondo ebbe la for tuna di far parte del presidio di Macallè, e tenne un minnto diario degli avveni menti svoltisi in quei memorabili giorni. È appunto valendosi di quel diario~ e ancora di preziosi ricordi d'alcuni compagni superstiti e del registro degli ordini del giorno emanati dul'ante l'assedio, fornitogli dal capitano Giusto insieme a varie ìllustrazioni, che egli ha potuto compilare il pregevole scritto. Nell' Inb·odiizione il Raimondo ci presen ta un breve ma chiarissimo sunto storico delle relazioni corse fra l'Italia & Menelik prima della guerra italo-abissina. Rispetto a quest'ul tima, rautore a buon dritto rileva il gn-1:ve errore del g enerale Baratieri di non aver creduto alla medesima. Mentre dopo Coatit e Senafé vide giusto prevedendo che nell'inverno seguente l'intero esercito abissino si sarebbe volto contro l'Italia, sconfitto Manga.scià, occupato il Tigrai e annessolo alla colonia, il Baratieri ritenne la guerra per impossibile. Quando ai primi di novembre si facevano insistenti le notizie di una prossima avanzata di Menelik, « Baratier i se ne stava tranquillo a Massaua nella persua« sione che Menelik radunasse le sue truppe per difendersi « da una temuta invasione degli Italiani e non per muover e (< au·offensiva. L o confor tava in questa persuasione la ere(< <lenza che se Menelik avesse avanzato il re del Goggiam (< avrebbe defezionato ; che i Galla avrebbero disturbata la « sua. avanzata; che nelle :file di Menelik ~gnasse la discordia. (< e il malcontento; ch':3 molti Galla avrebbero defezionato da « R as Mikael ; che tutti i Mussulmani accorressero alla voce « cli Sceih Thala, nostro alleato >). Quante illusioni g iustamen te ricordate, poichè, ptu- troppo, furono scontate con tantosangue generoso dei nostri ufficiali e soldati. D'Amba-Alagi è detto brevemente, appogg iandosi principalmente su l rapporto del generale Arimondi al governatore i u data 13 dicembre 1895, ed è riportato per intero il telegrarruna del giorno 11 dicembre spedito dal generale Bara-
NOTE B I BLTOGR,\ r!CUE
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tieri a l Governo per annunciargli lo sfortunato ma glorioso combattimento. « Pare, conchiude rautore, che su Amba-Alagi incombes~e « una triste fatalit.à. Il telegramma con cui A.rimondi lasciava ,, a Toselli la facoltà di ritirarsi quando e dove credeva a « seconda delle circostanze, ,i gi unse mutilato; i messi che « dovevano comunicargli che era abbandonato a sè stesso non « vi arrivarono; vi g iunsero invece quelli che g li promette(< vano i rinforz i persuadendolo a restare e resistere! » Questi funesti iuconvenjenti, seguentisi l'un l'altro in uu momento così grave e importante, assumono invero il carattere di tristissima fatalita, ma trattandosi cli un ufficiale come il Toselli, esperto ed abituato ad ag ire di propria iniziativa nou bastano a spiegare la sua condotta. Il Toselli, da Belegò, e cioè prima di ripiegare su Amba-Alagi, aveva già adempiuto al principale còmpito statogli affidato. di assicurarsi dell'avanzata del nemico e con molti particolari aveva se· gnalato la marcia della numerosa oste abissina. Come avova stimato conveniente di retrocedere da Belegò su AmbaAlagi , cosi non pòteva sfoggire al Toselli lei necessità di riportarsi ancora più indietro in seguito a ll'avanzare di un avversario così numeroso. Tipo di vero soldato, il Toselli deve aver r icev1:4to in proposito un ordì.ne tassativo di mantenersi in quella posizione, altrimen ti si sarebbe ritirato in tempo. Malauguratamente il quesito non sarà mai chiarito, poichè dei principali attori dell'avvenimento, il Toselli e i generali Arimondi e Baratieri, sono morti i primi due sul campo cli battaglia, e l'altl'O è a riposo. Il racconto poi del Raimondo sulla marcia del generale Arimoudi per veni re i n soccorso del Toselli, sul combattimento di Aderà, e sulla conseguente ritirata su Macallè è del massimo interesse, non perchè dica cose nuove - che non ne poteva dire - ma perchè ritrae al vivo le condizioni terribili in cui quella marcia di t renta ore fu compiuta.
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NOTE BIB f,H)GRAFl CFIE
NOTE BiBL IOGRAF!CBE
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« e farla sal tai·e per aria insieme a noi, alle armi e alle mu-
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-« nizioni. L'altra desiderata dalla maggioranza. e scelta poi « dal ma,ggiore, era meno eroica e meno poetica, ma più. utile:
Alla narrazione dell'assedio di .Macallè precedono: una estesa descrizione de' suoi dintorni - resa ancora assai chiara da un rilievo a vista, fatto dall'autore per incarico del maggiore 0-alliauo; « schizzo la di cui copia andava unita alla « relazione dell'assedio fatta dal Galliano e andata perduta « nella fatale giornata del primo marzo » - e alcuni capitoli in cui con mano maestra è detto del forte, della sua siste.. mazione, degli ascari e degli ufficiali. Le vicende dell'assedio - dall'8 dicembre 1895 al 20 gennaio 1896 - sono narrate giorno per giorno. Dapprima è il lavoro abtivo e intelligente per rinforzare il forte alJine di metterlo nelle migliori condizioni possibili di resistere a lungo; poi ò la lotta di tutte le ore, di tutti i miunbi contro l'audA-ce e numeroso avversario. L'autore sori ve colla stessa semplicità e quando parla degli assalti furiosi degli Abissini, e quando rrnrra le minuzie della vita quotidiana, ma e appunto per tale dot,e di semplicità e sincerità che quelle pagine stupende acquista.no il massimo valore e debbono restare impresse nella memoria e nel cuore di tutti coloro che le leggeranno. La figura del Galliano, appare, se fosse possibile, ancor più grande, cli quella. ohe g ià conosciamo. Sempre calmo, almeno in apparenza, non solo capo ma padre de' snoi ufficiali e soldati che lo amano e considerano come tale, e però inflessibile nella disciplina, non nn solo momento ha pensato alla possibilità della resa del forte. Eppure la r esistenza volge omai al fine; ciò ohe non hanno potuto fare i ventimila Abissini, lo potè la mancanza d'acqua, la sete. « Dunque - scrive « il Raimondo - abbandonati a noi stessi e esclusa assolu« tamente ridea di arrenderci, rimanevano due sole le solu« zioni onorevoli da d,ire al problema : una era la prediletta « del maggiore Gallia.no ed era sublime, degna in tutto del « nostro comandante: <lisarmare g li ascari e lasciarl i in li« bertà e ritirarci, noi ufficiali e soldati bianchi, nell'Enda
·« uscire silenziosi dal forte nelle ore avanzate della notte, « gettarsi all'improvviso sul nemico e cercare d'aprirsi una « via di ritirata menando ampia strage. Non uno di noi « bianchi si sarebbe salvato ma che importava? Saremmo « morti combattendo e i nostri avrebbero avuto di fronte (< qualche migliaio in meno di nemici nelle successive ope· « raz10n1 )) . Ma nè l'uno nè l'altro di quei nobili d ivisamenti doveva tradursi iu atto. Il 19 gennaio verso le 8 e mezza pomeridiane giunse un messo abissino con una lettera del cav. Felter. Poco dopo gli ufficiali furono chiamati nell'ufficio del magg iore. « Entrati trovammo il maggiore ritto presso il suo « tavolo, colla mano sinistra appoggiata sovr 'esso, nella « destra un foglio dispiegato e nervosamente stretto, lo « sguardo abbassato, gli occhi pieni di lagrime trattenute, << la fronte corrngata, come di chi è assorto in gravi pensieri, « il viso abbattuto ...... rompendo ad un tratto il religioso « silenzio che gli si faceva d'attorno, ci disse con voce com· << mossa e malferma: Signori, la lettera mandata dal ca« valier Feltfµ' è del generale Baratieri e ci porta il dolore « di dover cedere il forte ali' Imperatore Menelik. Leggo « loro la parte della lettera che riguarda noi tutti ». E lesse: « D"ordine di Sua 1\laestà il Re d'Italia, Vostra Signoria. ce« derà il forte di Macallè al Negus d'Abissinia. Il cav. Pietro « F alter è incaricato di trattare col Negus le modalità del<< l'evacuazione. Il presidio uscirà con gli onori militari, con ·« armi e bagaglio e con quant"altro la S . V. crederà utile « trasportare». <t: F initala lettura di questo brano esclamò : « Povera Italia!» « e lasciò libero corso alle lagrime fino allora a stento conte<< nute. Fu quello un momento solennemente triste! Grossi la« crirnoni scorrevano sulle nostre guance abbronzate e i no· « stri cuori palpitavano dolorosamente... eoc. « Assieme all'ordine per la cessione del forte era perve·« nuto, al maggiore 0-alliano, l'annunzio della sua promozione
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:NOTE RIIILJOC}RAFICB.E
NOTE IHBLlOGRAFICHE
« a teuente colonnello per merito di guerra, ma, assorto come « era da già gravi pensieri, si dimenticò di comunicare quella « notizia. « ~e diede partecipazione nel mattino dopo e lo fece pro\\ testando con voce commossa e con gli occhi velati di pianto, « che nttlla aveva fatto per meritare sì alta distinzione, che « se gli era stata conferita lo si doveYa alle vir tù del preH sid io e in special modo a quelle degli ufficiali ai quali « ~wrebbe serbato eterna riconoscenza; che la riteneva come « nn p"remio dato all' intiera guarnigione ; che solo sotto ,, qnesto aspetto si sentiva orgoglioso d'averla ricevuta e che « lo rallegrava la speranza che a suo tempo sarebbe stata « conferita a tutti gli ufficiali di Macallè simile distinzione. » Nel fatto, comandante, ufficiali e truppa ben degni l'uno dell'altro l
Sono poche pagine, dedicate « al colonnello Brignone (( Maestro e Duce di prodi)), nelle quali l'autore canta prima un vero inno di gloria ai fanti del 9• reggimento e al suo coman dante, nou senza ricordare i bravi compagni del 10° ed i Zuavi che a fianco dei primi pugnarono nel secondo giorno. E poi con roventi parole stigmatizza la fine del secolo testè tramontato « morto vilmente p odagroso nell'eroi« comiche battaglie di Grecia e di Spagna, mentre era « nato tra il clangore cli trombe guerriere, nei piani di Ma<( rengo ! >> « La storia, scrive il Nicolosi, senza arrossire, accanto alle « immortali pagine di A.usterlitz e di ·wagram poteva se(' guare i fasti di Magenta, di San Martino, di :M:issolungi « e di Sado·wa; oggi invece, dopo vent:anni di pace ìgnomi<< niosa e tremante dietro una selva d'armi e impari 11 di« federla dalla universale pusillr..nimità, l'Europa vecchi1:1, « peccatrice che la morte spaventa, registra nei suoi auuali « Aigues-:M:ortes e Fascioda, San tiago e Domokos.
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Il Raimondo s'abbia i nostri più. vivi elogi, e pel bellissimo hbro da lui compihito e scritto assai bene, e per averci posto sempre più in grado di conoscere i particolari di quella. lunga e gloriosa lotta e segnatamente del valore e dei no· bili sentimenti dei difensori di :liacallè, dal comandante all'ultimo gregario. Ohe questa monografia trovi la più ampia diffusione e ne i militari e n ei non militari: è questo il nostro augurio più ardente.
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O. A. Nro0Los1. - Palestro 30-31 maggio 1859. - La Madlena, tipografia Cantalamessa, 1901.
Il Nicolosi ha voluto - e noi non sapremmo lodare abbastanza il suo intento - ricordare nel loro anniversario le gloriose giornate del 30 e 31 maggio 1859 che presero il nome di combattimento di Palestro, e nelle q nali tanto si distinse il nono reggimeni;o di fanteria comandato dal colonnello Brignone.
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« Mai, nemmeno n ei periodi di più obrobriosa decadenza, rnai « altrettanta pusillanimità albergò nel cuore degli nomini. » Nè meno carica è la tinta con cui è ritratta l'opera « dei « moderni i\)llatori del popolo » i qnali « ammantati di ipo« crisia umani taria, accarezzando le tendenze più basse del « volgo por meglio rendersene padroni, della guerra narran « soltanto la parte men bella. u Non si creda però che il Nicolosi sia partigiano sfegatato della guerra ad oltranza ed a qualunque costo. Egli rico· nosce ampiamente i danni e le sciagure che da essa derivano: epperò una nazione deve anche famigliarizzarsi col1' idea della guerra, « così che qnaudo i l sno onore e la sua « dignità gliela imponessero sapesse affrontarne le dolorose « conseguenze colla serena coscienza di chi compie un do« vere. » E questa preparazione, egli dice benissimo, è necessaria non tanto pei partenti pel campo, quanto e sopratutto per quelli che da lontano seguono le vicende or liete or tristi
1284
NO'rE BlllLIOGltAFICIIF:
XOTE BlBLIOGHA FICHE
dell'armi e che tanto possono influire col loro atteggiamento sull'esito finale di essa. Il Nicolosi termina, infine, rivolgeudosi co11 delicato pensiero allo donne, « madri o vergini o spose d'Italia » dalle quali sì promette un 'epoca nobile di rinascenza. Sono pagine in cui vibra l'elevatezza delle idee, espresse poi con forma la. più smagliante, sicchò e per l'uno e per l'altro merito si leggono tutte d'un tratt.o. L'opuscoletto malauguratamente, non ci sembra adatto per la generalità del soldato, ma ci lusinghiamo troverà la più lieta accoglienza fra tutti coloro che amano il paese c l'esercito.
Pro-Turate. Soldato. -
Numero unico, pubblicato dal Gio,·,iale del Milano 1901. Prezzo L. 2.
La direzione del Giornale del Soldato ha pubblicato questo numero unico a beneficio della Casa di Turate, sorta per iniziativa privata, e n ella quale sono raccolti i nostri veterani delle guerre nazionali. Alla nobile azione corrisponde egregiamente il contenuto, chè i molti ufficiali i quali concorsero a tradurre in atto la generosa idea, scrissero tutti racconti, bozzetti, poesie di massimo pregio. Numerose illustrazioni accrescono ancora il valore della riuscita pubblicaz10ne. Alla direzione del Giornale e agli egregi scrittori un bra,·o dal cuore, e il fervido augurio che il Yume1·0 s"abbia la più ampia diilusione come merita, e pel nobile scopo prefissosi e per le belle e ottime cose in esso contenute.
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A. Au,oDr, maggiore generale in posiziono ausiliaria. Reminiscenze cli un ufficiale subalterno del 49° reggimento fanteria, brigata Parma (1859-1863). - Napoli, tipografia .&"azio, 1901.
Il -!9' r.eggimento di fanteria si formò in Panna nclFagosto 18,'>9, e il generale Allodi ne narra le vicende dei primi quattro anni di esistenza durante i quali vi militò da ufficiale subalterno. N~l fatto r autore, prendendo le mosse dalle origini del reggimento - agosto 1869 - indica minutamente i modi e i_ periodi della sua formazione, facendoci rivivere in quelI e~oca ch_e ora_ sembra cosi lontana, in cui una era raspiraz10ne d1 tutti: costituire l'Italia unita; unica la volontà: accorrere alle armi. Ricorda poi la parte presa dal reggi~en t_o alla guerra del 1860 e traccia in seguito le fasi princ1pal1 della rep~·essiono del brigantaggio negli anni 1861 e 18G2 nelle regioni meridionali, e termina con alcuni cenni sulla vita del reggimento, eh· egli chiama ricostituti va, nel corso de,ll'anno 1 63 nella guarnigione di b'orlì e al campo di Bagnacavallo. In appe11dice, l'autore discorre del noto eccidio del colonnello An\·i ti. Il pregevole lavoro è dedicato al 49° reggimento fanteria; però non solo ad esso riuscirà assai caro, ma ancora a tntt.i gli ufficiali che s'interessano delle cose del n ostro esercito. L'opera, invero, del generale Allodi ha un reale merito intrinseco, quello, cioò: « di considerare il periodo della storia del reggimento più difficile a ricostrnire e pel ciuale · -: la testimonianza sincera e intelligente di un contemporaneo « cl~e ne fn parte, è cond izione quasi indispensabile, » come benissimo dice il tenente colonnello Ameo-lio nella lettera d' e 1retta all'egregio genorale per ringraziamelo. (<
1286
NOTE B !BL!OGRAFJCHE
NOTE B1BL10GJUF1Clm
24 heures de stratégie de Moltke développée et détaillée d'après les batailles de Gravelotte et Sa int- Privat le 18 aout 1870. Premier exposé approfondi des combats de la fCire armée autour du ravin de la Mance. Tra.duit de l'allemand par E. BrncKEL, lientenant a11
FRITZ HoE!'<IG. -
60° r6giment d'infauterie. c•, 1901.
Paris, librairie militaire
R. Chapelot e
Non si tratta di una nuova opera del Konig, bensì della prima traduzione francese del lavoro dato alle stampe dal forte polemista tedesco sin da parecchi anni or sono, l a quale ne faciliterà la cognizione a tut ti, mentre doven do fi no ad ora leggerlo in f,edesco era studiato da pochi. Le 24 ore di strategia del generale l\folt;ke sono quelle che intercedono dalle 2 pomeridiane del 17 agosto; momento in cui fu diramato l'ordine alla 2" armata. pel movimento da eseguirsi il mattino seguente - alle 10 1/ 1 del 18 agosto - quando fo dato l'ordine per la battaglia (1). (·I) Per comodità del lettore, riportiamo qui i due ordini sop ra 1iconl:1li: 0ROINR
n1
/JOVll!F.NTO PEL
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, Flavigny,
AGOST O.
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agosto, ore :! pomeridiane.
' • • , • ,
, Ln 2' armata si mot tera in marcia domani mattina, IS agosto, a lle ore 5, cd a vanr.ora por scai;lìon i la sìnisLrn a1•nnlì fra ì r11sce lli ,1011· Yron ~ ,lì r.orze (rlìre1.ìo110 genernle l'ra Ville-~nr -Yron e Hezonv,lle). L' So corpo d'armata si riun ira al mo,•ili\onto SLtll'ala des tra rlclla !• :11·111r,la. li 7° corpo <l':mnnta av ra prima per missiooe cli proteggere le mosso della ~ armala contro ovcutuali ttlntati,·ì riel nem ico provenienlì da Meti . Su11 '.ll.icstà premierà al Lre,J!etormio:i-doni a sccond,, delle ,IJs11o;;i1.ioai nomiche. I rar 11orti iwl irizz:iti a Sua )laest,1 snrnnno Llaprrim:1 s pediti a11'11ILUrr1 ,li
e
FlavigU}'.
• Firmato : V• .\IOLT!.E . • , r, la\'ign y, 48 ngosto, ore lO 1 1" , , , , , , •
, Giusta i rapporti riCO \'UlÌ , si può ammcUoro che il nomi<:o intc11cln mantenersi rra Poi nt-<lu-.Tour e Montigny-la-G rnn1c. Quattro battaglioni Francesi sono a\'a.n1~1 ti nel bosco di Génivaux. Sua Ma0St1L sli rna sia opportuno ili dirigere Il 12° corJlO e la Guardia su Ral.ill y, pe r raggiungere il nemico r rosso S:Lint8-Marie-a11-Ch11nes nel ca.so in cui vo lesse ritirarsi s u Briey, o per a Ltac~arlo nell1L direziono di Arnnnvillers, se rcst.1sso sullo alturu. L'allacco ,10,•r!i nvcr luogo sim11l tnncamcnte : ch1lla t• nrmata parLCndo dal bosco tli V3ox. dal 9• corpo contro il bosco di Gtiniva.•1x e Vernéville, dall'ala si11istrn tlolla ~· nrm:1ta proveniente da nord. , Firmalo: V, 1101:r,P.. •
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Il K onig ammette francamente che la strategia di Moltke in qnelle 24 ore presta il fianco alla. critica e che nel fatto essa fu censurata anche da ' suoi più ferventi ammiratori. Riconosce ancora che non si può sempre approvare ciò che il quartiere generale ha fot to od ha. dimenticato di fare a quell'epoca; malgrado ciò l'autore vede in ciò che fu ese guito in qnei due giorni, « il ptrnto culmi.Han.te della vita « di Moltke, come capo del grande s tato maggiore» e questo appunto intende dimostrare. E intende pure espone g li avvenimenti tattici della battaglia di Gravelotte, poichè durante la medesima furono commessi una quantità di negligenze e di errori tattici la di cui analisi non potrà a meno di riuscire istruttiva. Oosì il lavoro del K onig è diviso in due parti ben distinte: la. prima che s'occu pa degli 01·dini emanati da Moltke e della sua condotta durante la battagl ia; la seconda eh~ prend e a minuta disamina ]e varie fasi della battaglia di Gravelotte, di quella batta.glia, cioè, che fu combattuta dalla 1· armata al comando dello S teiometz e sotto gli occhi di S. M.. mentre denomina battaglia di Saiut-.Pr ivat quella combattu ta all'ala sinistra dalla 211 armata, capitanata dal principe Federico Carlo. Come si comprende di leggieri è uno studio analitico di par ticolari, diguisachè riesce impossibile riassumerlo in poche pagine, anche volendo eccedere alquanto i soliti li miti di una. recensione; ci restringiamo quindi a rilevarne i punti più importanti e a d ire brevemente dell'insieme.
..•., A scagionare - in parte almeno - il maresciallo Moltke, dagli appunti fattigli per la sua condotta nelle d ue giornate del 17 e 18 agosto e mettere in rilievo la g rande sua opera, il Konig studia. a fondo le seguenti tesi : dell'esplorazione d urante la giornata del 17 agosto e nel mattino del 18 ; dell'a.ccautonamento del grande quart iere generale e della sua costituzione; del posto in cui deve tenersi il comandan te s upremo durante la battaglia.
1288
No·rs
NOTE BIBLIOGRA F IC[lE
Napoleone, indipendentemente dall' impiego che avrebbe fatto della sua cavalleria, e il 17 e il 18 mattina, sarebbesi portato oltre alla linea degli avamposti, e da se stesso avrebbe riconosciuto le mosse e le posizioni nemiche. A vrebbe inoltre accampato framezzo a' suoi soldati. D i conseguenza sarebbe stato in grado d'impartire i snoi ordini, in piena conoscenza della situazione. Durante la ùattaglia poi si sarebbe certamente tenu to presso Vernéville, d' onde avrebbe potuto dirigere le due armate, perchè al corrente di ::iò ohe sarebbe avvenuto presso ambedue. Ma il re Guglielmo, per la sua vecchia età non poteva fare ciò che sicnramente avrebbe fatto un Napoleone. Il quartiere generale inoltre, già n umeroso, era ancora anmentato da grosso stuolo cli P rincipi spettatori, sicchè richiedeva g L·andi e comodi alloggiamenti. Cosi l'ordine « incomprensibile» del 17 agosto delle 2 poro . .M:oltko dovette diramarlo, perchè si doveva ritornare a Pont-à-Mousson, sede del quartiere generale. L'esplorazione mancata spettava alla 2" armata di eseguirla., e il suo capo, principe Federico Cado . che pur dispon eva sul p osto di 4 divisioni di cavalleria,' ebbe torto di non servirsene. R iguardo ai d ue posti. prima presso Gra velette, poi alla :lialmaison, ove si tenne S. M. durante la baLtaglia, il Konig riconosce che assolutame_nte si è errato nello sceglierli. Fu appunto per tale scelta malaugurata oh.i la direzione della battaglia sull'ala sinistra. sfuggi iutieramen to a S. M. (e quindi a Moltke) e fu vera for tnna che a quell'ala si trovasse a comandare il principe! Federbo Carlo, il quale « se prima aveva commesso spiacevoli ammissioni » in quel giorn o si è dimostrato grande capitano. « Egli ha raggiunto l'al« tazza d'un Napoleone; colle sue disposizioni ha fatto di « quella giornata, che senza di lui sarebbe stata perduta, la « più decisi va. di tutta la campagna. >> R iguardo all'ordine per la ba.Uagl ia del 18 agosto, ore 10 ant. no11 si saprebbe elogiare il .l\foltke a sufficienza. In poche rigoe esso delinea esattameute la situazione quale risultava in quel momento e fornisce l'idea-madre per la condotta della
r
I
I
SIBLJOGRAFICJU:
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battaglia. Quell'idea, perfettamente afferrata dal principe l!"'ederico Carlo, sviluppata e ampliata nell'applicarla a seconda delle circostanze del momen to, guidò e decise della vittoria sull'ala sinistra, com'era prestabilito dall'ordine. MalaugLU·atamente essa non fu compresa dal generale S teinmetz; in luogo di pronunziare l'attacco dal bosco di Vaux, com' era ordinano dirigen dolo così contro il fianco della fo rtissima posizione francese, v olle attaccare di fronte da Gravelotte, e di qui g li errori commessi e le disastrose conseguenze che ne derivarono. Considerando però i g randi risultati conseguiti colla vittoria del 18 agosto, è d'uopo riconoscere ch'essa segna il punto p iù culminante della campagna; e in pari tempo quello pit\ cLùminante della vita di Moltke quale capo di stato maggiore generale dell'esercito, poichè quella, vittoria non fu se non il portato della sua strategia. La battaglia di Gravelotte, giustamente osserva il K onig, ci apprende però che la m igliore strategia non può giun gere a buon r isultato se faccia difetto la tattica.
* ** La prima. parte riguardante, come abb iamo vedu to, l'azione strategica del gen.erale v. Moltke, corre driUo allo scopo pre· fissosi di meàere in rilievo la sua grandiosa azione, che del resto è n egata o attenuata da coloro soltanto che sono mossi da spirito di livore o di parzialità. Effettivamente, però, al Konìg nè è riuscito di dir cose nuove n è di chiarire gli avvenimenti del giorno 17. La parte seconda, i nvece, è uno studio tattico della battaglia di Gravelotte i mpareggiabile, superato solo da quelli notissimi del Verdy du Vernois. Ma in questi ultimi l'autore analizza operazioni da lui immaginate, ciò che procura. roaggioxe facilità di esame e maggiore libert~i cli parola. (~ui, per contro, sono avvenimenti reali della guerra e però le deduzioni ne sono fors' a.neo più istrnttive. La disam ina particolareg~iata dei combattimenti svoltisi nel burrone della Man ce e nel bosco di Vaux presen ta les2 -
A N~O S l ,\ I ,
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:SOTE BlllLI0'31lAFICIIE
NOTE BIOI.IOGRA l'ICITE
zioni di tattica elementare e di tattica generale le prn approfondite che sieno mai state fatte. Il Konig magistral mente fa toccar con ma.no come gli aLtacchi possano essere preparnti e organizzati, come si possa ev:itare la confusione e l'usura premaLurn delle unità, come si possa, finalmente, con lavori di abbattimento e di disbosca.mento esaguibili in breve t,empo, evitare lunghi o sanguinosi corobattirno11ti ed ancora uno scacco. Ed ò rancili::1i e la discussione dei più minuti particolari che da un lato ci mettono sot;t"occhio ciò che è la vera guerra e dall"a ltro g li utili insegna.monti che so ne debbono ritrarre. Il Kouig nulla cela nè degli errori nè delle manchevolezze verificatisi in quella giornata : anzi li ricerca e li mette in evidenza, e non a titolo di facile critica ma unicamente per esporre l'intera verità e per istruire. Così ri leva gli er· rori commessi cla Steinmetz, e fra <]Uesti p ri nc ipali: raver attaccato direttamente da Gravelotte o l"abbaglio proso uelrapprezzamento de· vantaggi ripo1-ta.Li snlla so la a.van.linea francese; ma lo scagiona dei non pochi appunti mossigli dallo stato maggiore nella storia della guerra del 1870-71 da esso compilata, dei quali dimostra la nessuna o la poca consistenza. Del Moltke pone in rilievo la penosa situazione in cui venne a trovarsi duran te la battaglia. Di persona assiste allo scacco della. 1• armata che ha operat;o contrariamente a· suoi ordini, e senza. ob' egli potesse intervenire a porvi riparo. In segniLo lo Steinrnetz si reca a. riferire a S. M. della disfatta subita. e il ordina ohe, vista l'ora tarda, si venga alla decisione, ri petendo l'attacco nella stessa maniera. L o S teinmetz è ormai convinto dell'imp::issibilità. di nn attacco frontale, ma non osa muo,·ere obiezioni a '. }[. }Iolt.ke corea col maggior tatto possibile di metterne in rilievo le difficol tà, ma le sue os:1orvazioui non sono tenute in alcun conto. e S. M. mantiene intero l'ordino dato. A Moltke, pertanto, l'obbligo di compilare i piani, o, in seguito, nessuno. facoltà di curarne direttamente l'esecuzione. tu questo Hbro, insomma, vi è per tutti da imparare, dal
subalterno al generale. Vi ò da apprendere ciò che veramente è la battaglia co' tremendi effetti del fuoco odierno; vi ò da formarsi un esatto concetto di ciò che è o dev'essere la tattica moderna delle tre armi. Non si tratta di astruserie tattiche, ma d i fatti, realmente accaduti, vivisezionati da mano esperta e guidata da vero senso pratico della guerra. Noi, di solito per nulla faci li all'elogio, stimiamo ora nostro dovere di encomiare altamente il poderoso libro del Kunig, e d i raccomandarlo a i nostri ufficiali. La prima parte certamonte non ca.va un ragno dal buco. I soliti c1en igratori del v. ì\foltke 11011 andranno mai d ".iccordo col Kouig, per <]Uanto egli si sia ingegnato di porre nella giusta luce fopera del grande stratega. La seconda parte, per contro, è uno fra gli stndi più completi e più profondi sulla tattica applicata delle tre armi. Nessun libro, fo rse, di quelli fin' ora pubblicati sulla guerra. franco-germanica, può riuscire, come questo, tanto istr uttivo, specie all'ar ma di fanteria. B. D.
Re
,
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1293
RASSEGNA MILITARE ESTERA
Riassunto dei bilanci di pre visione pel 1902 esp ressi (o~ni corona L. j ,!O). Ordinarie
RASSEGNA lllLITARE ESTEHA
Straordi narie
i 1i
Total i
corone
l
A. - Spese.
Eserc ito Marina.
NOTIZIE
281 ,404,433 31 ,023,200
20,019,1 03 301,423,;,36 ]5,88'1,620 4ll,910,820
312,427',633
35,90u,123 348,334,S5ll
Totali
B. - B ntrnte. 5,545,SM 220,000
Esercito
AUSTRIA-UNGHERIA.
Marina
1902. - _\folla seconda metà di maggio le Delegnzion i austro- ungariche innugnra rouo la rliscnssiono dei bi lanci CO· munì alle due parti della monarchia per l'eserci1.io fìnan1.iar io riel venturo anno 1902. La Tlivista militrire, come di consueto, crede opportuno riprodurre in succinto quanto al riguardo pabblicarooG i pi ù autorevoli gioruali della mon.irchin. ( f"ed'i tabelle a pagi na 1293 e 1.294) . 11!1,ANCI DI P HEY ISJO~E i'EL
Totali
5,765,814
-
5,545,8 14 220,000 5,71.i5,8l4
C. - Spese e e11frate pel ter1·itorio d'occup. Spese pe r le truppe e s tab ilimenti dell ' esercito comu ne c he
Prima di acrounare alle rngioni delle pi ù impor1anti variazioni uelle somme bilanciate, è bene osservare che la swrnpa di ambo lo porti doJlla monarchia rileva la straordina ria parsimonia cho ha gu idato <rnest':rnno J'amminiwazione comune della guerra nella compilazione dei bilanci, soprasseden<lo a tutto le ricùieste di quote su crediti coutiouativi che furono gin concessi an ni addietro, e aù ogni stnuzinmento nuovo oou as~olutamente indispensabile. A111.i qua lche giorn:de nàdcbi1:1 nl goveruo una eccessiva trascuranza nel provvedere ad interessi che si ritengono vitali per la monarchia, i qua li, si nice, noa potendo essere soddisfatli poco per voltn condurranno alla necessità di Lilanci troppo gra vosi iu avvenire; ed allora la socldisfozioue cl,e si prova oggidì di rronte alle modeste r ichit>ste, diveat~rit origine di proteste o rii allarmi. l rig11ardi alle finan1.e del lo Stato, si soggiunge. hanno un li mite impro~ci11di 1Jile, e questo li mite è segnato dalla sal uto del la patria, la quale ri posa sulla solidità <lell' esercito e della nrnrina. La stampa loda molti ~simo specialmeute alcuni dei provvedimen ti direlli n migliorare le coud izioui morali e materiali clell' esercito, e la qualità e •prnntilii delle navi da gnerw , rn a deplora che non si,1si pon(Seaue a pa,!J. 1295).
sono in Bosnia-Erzegovina
Entrate
--
7,447,000 80,000
'1,•14'7,000 80,000
-
7,867,000
'1,367,000!1
I
)OlllCle
-
A. - B. - Fabbisogno
netto.
Pel 1902
ordloarie e
straordinarie the
lurono concme
n!I 1901 pel 1901
Esercito
2'i5,85S,(H9
Marina .
30,803,200
20,011),103 295,8'7'7 ,'i22 298,621,700 15,887,620 4G,690,S20 43,490,820
306,GGl,819
35,906,723 3•12,568,542 342,118,520
Fabb isogno
netto per
le truppe e gli sta-
1
bili menti de ll' eser ci to comune che sono in Bosnia-Erzegovina . . . . . ,.' _ _ ___ ,__"'f_,3_ 6_>'1.:_o_o_o
7,367,000 ,. ,_,3 _ 0_2_,o_o_o_ , __~
Fabbisogno netto com1 plessivo . . . . 306,661,819 48,2'13,i'23 349,935,512 349,420,520
1294
1!.ASSltONA MILlTARE E S'l'BRA
RASSE:G ~A )TI L L'l'ARE ESTE &A
I vai·i capitoli del bilancio o rdinar io pel i902 1·ernltano dallo specchio seguente, coit l'indicazione delle somme 11e1· ciascuno di essi stanziate, nonchè le d1j/'crenze fo p ift od in meno rispetto alle somme st anziate pci· i l JOOL.
saio ad altri urgenti bisogni tra cui, per c1uamo riguarda l' eserci10, sega.da i seguenti : a) lo stanzia mento delle somme occon enti por ioiziare la ri n1101•azionc del 111atori ale di urtiglieria ; b) l'a 11 mc1110 del conLingente :mnno di reclu1e allo scopo di ri nforzare ;:d i effeuivi dello rompagnie ( I) ; e) il miglio ramen1 0 del vitto della truppa in motlo che pote$sc e~sere pre paralo ot ni giorno, e non solo due volte per se!Limana come li possibile fare auualmeotc, 11 0 $ecoudo pasto caldo senile; :i ta le ~copo bisogne rcl,lio aun1en1are l'assegno vi uo di nitri 2 hcllcr per uomo (poco più di 2 ce11t.) per cinscuoo degli nitri 5 giorn i della settiman:1; · d) l'anmen10 di due luogo1eoenli marescialli cht' do\'rebbero e;;sere desti nali oella Cjl1aliti1 di addetti (ZttfJetheilt) ai uuc comandi di corpo d'arurnta (VII e IX) clte aucora no sono sprov\'isti. Ciù premesso ceco l'c!ouc,, dello più importanti rnodifi cnioni apportate dai uuovi bilanci.
I
CAP ITOLI OE T. ll lLAKCIO
Pel 1902 ' somme stanziai, Co rone in + o in ogni curon~ rispetto a q uell e L. ~.I O
l Amminis traz ione cen trale . . . . . .
1,004,919'
JI Comandi terr itn ri ali, co man di foca li mì lita ri e u fficiali con impiego sedentario IIT l n tend en 7.a militare e coulrollo . . . . IV Servi zi o spi ri tua le . . . . . . . . . V G iustizia mi litare . . . . . . . . . . VI Coma ndi superiori e sta ti mngz ic>r i . . VII Corpi di t r uppe e s pe, e genera li per la t rup pa . . . . . . . . . . . . . . V III Isti t u t i militari d 'is tr uzio ne . . . . . I X Comiiato tec nico m ilital'e . . . . . . , X i rai:razzi11i s ussis tenza . . . . . . . . Xl i 1ag azzin i let ti . . . . . . . . . . . X H Amm inistl'az ione sta bilm,eutì vestia rio . I XT!l Ar tiglieria tecn ica . . . . . . . . . X IV Deposi to mater iale t reno . . . . . X V Depos ito materiali da pionieri . . . XVI Au torità per le costru zioni mili ta ri. XV II Istituto geogr:ifico mi lila re . XVl!l Sani tà mili ta re . . . XIX Pensioni . . . . . . . . . X X Case mili ta ri di pena . . . XX ( Spese d iverse . . . . . . . XXTJ Som mi nist rnz inn e in 11atura (pa 11e, pag lia, fora gg-io, ecc.) XXI! ! V itto d e lla Lrll p p.i. XXI V Ves tiar io e le t ti XXV A lloggiamenti XXVI Rimo11ta . . . . . . X X VII Premi ai sot tufficiali
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Total l Da cui detra t ti gl' introiti par ticolar i dell'amministrazione della g u erra e i proventi dei fon di di d etta a m m in istrazione affida.ti al minis tero comune delle finanze . . . . . . . . . . . Rimane la spesa
effettiva
l'CI 1!101
3,420,240 2,5G0,035 480,3 45 792,894 4,935,4701 ClS,016,0'16 3,830,380 202,4 36 1,321,53!! !.J4,910 382,,124 9,551,013 197,899 327,899 9,366,947 42G,420 8,742,852 25,002,646 204,3401 1,053,42!)1 38,631,406 39,701.G56 rn,125;,12sj 30,009,373 6,~95,•15G 5,520,000'
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281,40•1,433 +2,'754,480
5,545,8 14 275,858,619
A. -
6,866 145,28 6
+
J:!95
Bilancio ordinario per l'ese1·cilo.
·I. Coi.titnzioue fii 3 nuovi ~quo cl ron i trerio - 81, 5 4 corone. - Ne dovranno essere fn rrnati 6 allo scopo di provve<lere in caso di guerra al traino del c.irreggio di ·I divisione cavalleria, 2 di\'isiooi di l<mdicehr, nonchè al traino di equipaggi da ponte di rirnrva. Col bilancio clel 1902 si provvede alla cos1ituzi o11e di 3 soli di essi, riserva ndo la cosLitut ziohe dogli al1rì 3 nel altro IJilancio. 2. Aumen10 del sor rassoldo di etii, eia corone 24.0 a corone 600 annue, per uu importo di .\..\.,4.00 corone. - Tale aumen to d1 soprassoldo ii devoluto ad ooa parte dei capitau1 anziani dt.:lle vario armi prenotati come i<lonl'i alla proioozione a maggiore iu un i1npiego seden tario (ruolo <lel l' Armcestan<l). Questo pro\'vedi111eato, che anà in seguito uua mnggiore csteusio ue, cJ 11101!0 loclnto dalln stampa pereli~ ripara iu certo qu nl modo alle insufficienze delln legge votala nel I!)00, la quale sl3bilivn un aurneoto negli stipendi di tuui gli urficiali, aumento che pei capitani fu giudicnto rela1i varueu1e troppo r.siguo.
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Taio quisliouc pe ro compotc 110n i:;ia :1ll c llolcgn zioni di discutere, ma :ii due
Parlamenti.
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1296
RASSEGNA MlLlTAlf8 ESTE!l,A
3. htituziooe di uu corso speciale tecnico di ~ O mesi, sotto la di roziono d'un impiegato d' intendenza, per gli nffìciali aspiranti alla nom ina d'impiocrato dcrrli stabilimenti vestiario ed eq uipaggiamen to, :ilio $COpo cli rend: rli ido;ei, mediante studi tecnici e visito agli stabi limenti, di bene es:imi,rnre e controllare gl i oggetti di corredo e le fabbric l1e d~i fornitori che li somministrano. 4. M.aggiori spese derivanti dalla nuova legge di acquortieramcn to. che è andn ta in vigore col 1° gennaio del corren te anno, la riuale per molto gna rnigioni o per molti gratli della gerarchia stahili$Ce una piti rilevante indennità <l'.1lloggio. Per questo solo provvedimento ò stanziata una somma di corone 1,"92,0'.23, cioò qut1si l:, metil dcli' aumento che la parte ordinaria del bil:rncio poi 1902 presenta rispetto a quello del 190 1. 5. )Iaggioro numero di premi di rafferma pci souufflci.1li. La somma al rigun rdo stabilita nel hilancio del corn:nto anno fa di corono 5,320,000_; col nuovo bilaacio essa ù portala n corono 5,ij20,000. - Da unn d1· cbiarazione del ministro della guerra fattn in sono allo delegazione uogberesc ri:;ulta che i souurftcial i provvisti di raffermo nel 190 I SODI)
I 3,3G9.
6. Rar.ione foroggio poi 3G ca valli dei capiwni d'artiglieria da fo rter.zu che ancora sono smon tali. Il provvedimon10 risale :il 189fi., noi quale :i nno fn erogata la somma occorrente per forn ire lo rnzione 3 solo 18 cavalli di capitani di della arma ; poi fu sospeso per provvo· dero a bisooai più urgenti . Nell'anno venturo :ivranno la razione aitri 36 cavolli,; non rimarranno a piedi che altrettanti cnpitani , pei quali si provvederà con altro bilancio. La somma a t:.ile scopo stauziaLa pel 1902 è di Mrone 21,19!~. 7. Maggiore spesa di 2i6,607 corone allo scopo di port:ire n. 6•1,000 i 56,000 risen•isti cli tomplemento che ann ualmente sono stati fin ora chi,1m:\li :ilio :mni per 1strnzione~ 8. M:1ggior richiesta di ·1!~ll,000 coroue per esercitazioni di tiro cou . armi da fuoco ponniili. 9 . È st.ato ridotto a 8 il numero degli stipend i anuunli cli favore (d1 600 c-0rone ciascuno) concedibili agli stndenti del politecnico di \"ienna che si obblitrano per un certo tempo a prestare servizio nell'esercito nel e , . . persl\nnlc dollt~ costruzioni militari. Tale determmaz1ooe e una conse"t1t'nzn della i,titnzione prestnbi lita coi fondi rich iesti lo scorso anuo tol bi lnncic, del ·I90 I, del cor~o specialc per il personnle mi litare aspir3nte nl trasferimento uel ln categoria dei costruttori militari. T:ili stipendi sa ranno fo rse completamente abol iti quando il Mi nistero addiverrà allo dc-
RASSEGNA !llL11'ARE E STERA
1297
cisiooe, che crede con,·eoieote, di for occu pare alcuni posti dn ingegnere delle costruzion i milita ri da ufficia li che abbiano snperato il corso apposito testè accennlllo. 40. Per le ri mon te da tiro dell'urtiglierio rfa campagno, che in nu mero di 7,\.0 ogni anno souo ncqnistate doll'11mministrazioue dello guerra, è stabil ito il r re1.zo md io di compera in 800 corone in vcr.o di ìOO.
B. - Bilancio swaor,iinario per l'esenito. Nessuna tJuoto è impostata in bilancio l'er le ba racche militari di Ga1i7.ia, mentre da tempo osso fì gll rn rono nei bilnoci strno rdi nari; i consueti cnpito li del resto si r ipetono quasi llllti. I. Per acf1uislo di armi da fuoco portatili 1>, relative muaizioui allo scopo di con1.imrnre. a com pleta re le doia zioni di mobi li tazione: coroae •1, 750,000, 2. P er l'a rnrn ment.o di alcune piazze fo rti con cnn noni di nuov~ costruzione: coroue '2,250,000. 3. Per l'adozione di polvere senza fumo rer le artiglierie d'assedio e <la fortezza: 450 ,000 corone. 11 credito complessivo, anni addietro cou{:esso, fu di 8,000,000 di corone, di cui 3,900,000 furono già prelevate. 4. Por eoa tinuare gli esperimenti i11torno al nnovo cannone rla campagna e da montagna: corone •I ,200,000. Allo stesso sco po fu rono spesi neal i anni 1899 e •1900 corone 80 ,000 al l'anno, e nel 1190·1 corone 4,500,000. La, somma stanziarn pel ,•eoturo anno è giudicata da qualche gioraale troppo esigua lii fronte ai sagrilizi che al riguardo fo uno altri eserciti cl i Europa. 5. S0sLitu1.io11o con spolette nuove di altre di vecchio modello: '250,000 corone. Il credito complessivo preventivalo e concesso fu di 1,500,000 corone, di cui sono s1:ite prelevate finora 1150,000. 6. Acquisto di materiale per ferrovi e dn campo: 358,000 corone. 7. Acq uisto rii miue 011 via li e barcncco a vapore scompo~i _bili . e trasportabili destinate per i fìnm i rw vigahili, allo scopo del nlorn1roento muai1.iou i, vire ri ecc., delle truppe mobili tate: corone 87,000 in complesso. Della somma complessiva di 500,000 corone_ p1:eventi~ vate a uile sco po fu rono prele,·a te le .\. primo rate per un 1ns1eme d1 360,000 corone. 8. Acquisto di ap p,na 1i elettrici d' il lumi1rn1.10110 per pia1.ze _rort! 200,000 corone. Il crerlilo complessivo fu d1 2,280,000 coron~. d1 cui '200,000 forano giil prelev/lle.
1298
1299
RA SSEGNA ! !!Ll'l' ARE E ST ERA
RASSEGNA MILl'fARE BSTE RA
9 Per le sezioni areostieri delle piazze forti 60,000 corone. A mli: scopo era stato fi ssato lo sC01'$0 anno il preveu li vo di 600,000 coroue sononchè i maggiori bisogui del la mobi li taziooe banno iudouo ora ~ po rtarlo :id 11,000,000 di corone. Finora ne furono proleva te 60,000. •I~- Per l'acquisto grn cl unle dei nuovi forni trai nabili dn campo, i quali uopo molti studi cbe risalgono fino al 1· 896, pare sieno stati defi ni tivamente adottati, souo stan1.iHe 150,000 corooe. H. Acquisto di tende traspo rrn hi li, per le quali si cominciò a provvedere rin da l 11893 , corone Hi0,000. In complesso sono state prele,ate lìnora a ta le scopo ben 7,220,000 corone. H>.. Per cannocch iali e accessori 7000 corone sul credito com plessivo di 150,000. •13. i>er acquisti di ione e per impiauto di campi di tiro e di manol'ra 1,fiOO, 000 corono. •I~- Per lavori di forLiric:izione 1, 700,000 corone. Le rngioni di tale credito furono es poste d~I Min istro in seduta segreta. •1o. Quarta quota di estinzione del debil-0 di !~,000,000 di corone couira uo dall'ammin istrazione della Jwerrn qualche anno fa su ll'attivo comune dello Stato rei lnvori di J'o n i/i cazione di Cauaro : 500,000 c:orone; così alta lìuo rfol 190'2 la merù del de!Jito sarà s:ildato. 1 16. Rate vari,i di crediti aiù concessi per costruzione, ampliamenti e r iauameo1i di edifizi milit;ri. 'I7. Per acqnisto di velocipedi •I 0,000 corone.
'2. Quarta rata rli 200, 000 corone per l' incrocia tore torpediniere Szigctwcir. , . . . 3, Terza rata di '2,800,000 corone per I :ll'lute rncroc1~1ore E. ,\.. Socouda rata di 2,600,000 corone per la nnve corazzata io costrn1.ione ,1 (di cui è <·011110 al o. ·I). 5. Oeaoo cli nota ò lo staoziameuto insolito di !~ 750 corone per l'aumen~ ed am plia 01enLo dt!lle stazioni colombi viaggiatori.
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D. -
Bilancio .straor dinar io della marina. (I )
·1. Quinta rnta di 600,000 corone per la nave da difesa costiera 1:/absbur r, .
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2. Quarta r ata di 3, 800,000 corone per la nave da batt:igl1a /[. 3. Tcmn ratn di 3,800,000 corone per la nave rla lrnttnglia .TTT. ,\.. Primn rata di 400,000 corone per '2 nuovi incrocia101·i e 5 ba1t,el Ii minori (P~trou iIlen · boote) destinati ad afforzare la 11ottigl ia Danubiana. La somma complessi11 a preventivala per tali costruzioni è di 3,:\.00,000 corone. b. Acquisto di rn11ooni per le na l'i che sono in costruzione : si richiedono ;J,200 ,000 corone cioè •I, I00,000 corone più dell'anno scorso. G. Co tl'llziooe di uo Doclc galleggiante di acciaio per l'arsenale marittimo di Pola, della portata massima d, •I 5,000 Louoellatt1
C. - Bilanci o 01·dinar'io p er lo mar ina. (·I )
' (I) Ve~i noia
Li mitatamente a quanto ha tralto al la impostazione cli navi nuove od al compimento ed anuameo to cli quelle cLe già sono in costruzione il bilam:io stabil isce qua nto segue :,. ' •I, Prima rata di 500,000 co rone per la costruzione di una nuova nave corn?.Znta B di ·I 0,600 T di clisloca rnen10 in sostituzione dd ln nave Drache. T,ì le na ve s~ rii per tipo analoga all:i uave A la cni costruzioue 1'11 incomi111.:ia1a. lo scorso anno.
(I) Lo 11avi di nuova costruziono de~ li11ato ,t sos litul ro 11:1,·i tli vecchio mr,,tello ll"nrarono finora oel bilancio ordi nario; lo allre nel bila ncio s traord innrio. on umi dicl: iamzi~no clel coma11danlc In ma dna f~lta iu seno alla co mmissione uoghereso del bi-
lane,o nella seduta del 22 maggio, resulla che <l'o1·a in poi anche le nuovo navi dostin,itc a ,ostltu1re •111elle di vecchio morl~llo figureranno nel bilancio , traorcl inario.
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F iwono promo Genernle di corpo d'armata
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1302
1303
RASSEGNA MtT,l'rARE ESTE RA.
RASSEGNA MI LITA.RE ESTERA.
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RASSE GNA MILITARE ll.STERA
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BELGIO.
1902. - Nel mese di apri le Yenne presentato alla Camera dei deputati il progetto di l)ilanl'iO del Mi n:storo cfolla guerra per l':inno 11()02. B ILANC IO DELLA GUE IIIU. .P.El\ IL
C ANNON I A Tll'IO ACCEL&llA TO. i\Tentre cootinnano lo es perienze di nn nnovo materiale d'artiglieria da campagna a tiro rapido, imporLao ti modificazioni si van no apportando al materiale Kru pp ·1878, attualmente in distribuziooe, per renderne il tiro più celere. Secondo )a Bel,gique militair e, con tnl i mod ificazioni si otterrebbe uaa celerità di tiro d1 12 colpi al mi nuto. Il materialo cosi trasformato sarebbe chiamnto • a tiro celere , . La trasformazione i11comincierebbe da i cannon i da c. 7,5 e uell':rnno corrente, le !1 batterie a cavallo eseguirebbero i loro ti ri 111 poligono d• Ilras,;cbaet con i pezzi trasformati.
F RANCIA. SER\'E:,-n ~: CONDUCE).1' 1 ri1u . 1.r,; BATTE1t1E DA 75. L,1circolare dd 30 ge11 11:iio I \J OO liss~l'a la com posizione del quadro di trnppa io pace dello hutterie eia 75. In attesa dell'approvazione per pnrte del potere legislJtivo cli quegli effetti vi, il Min istro ha alq uauto modifi cato quella com· posizione aumentando di 4 individui i conducenti e dirninueodo dello ,tesso numero i serventi . lu tal modu, ad effeuivo normale, la forza dell a balleria sa rà di 26 serventi e 4,~ coucluccnti. Qacsta disposir.ione e11trerà i11 vigore al r iti presto pOS$ibi1e e corto avanti l'epoca dell'incorporazione del prossimo contingen te di levn. DENOMINAZIONE DEI COMANDANTI DI T RUl' l'E !\ELLB COLON IE. Con ci rcolare tlel 28 maggio scorso, ai comni1danti di truppe nelle co lonie è stato dato il nome di « Cumaudaute superiore delle tru ppe» . Come disposizione tr.1 nsi1oria manterran no la denominazione cti « Conrn n lan le in capo » gli attua li genornli di di,•isione coma odanti i corpi d'occupazione nell'Indo-Cina e nel Madagasca r. La denominazione geoerale verrà applicata ai loro successori. 11. GllU PPO DI IJ,. \'l"rElllE 'DEL 6° llEGGnJE.)l 'l'O AR'l'IGLIE!l l A OISLOCA'l'O 1:,- Tu.)( JStA. - Questo grup po di ha1terie cessnva col I O luglio col'I'. d'essere sol.loposio all'antoritil dt1I ccilonnello del 6° reggimen to. L'utficiale superiore comandante del gruppo ne eserciterii il comando superiore, qnale comandante di corpo; set:ondo le nor me fissate da l regolameuto su l servizio interno delle trup pe d'artiglieria.
1
Le spe;e l'i ~ooo cosi 1lisLi nte: . . L. 6~.·1,24-8, 850 ) 2• sezione (truppe coloniali) . . . » 26,329,000 ( 7'16,700,000 3• sezione (spese stroordina rie) . . . » fi.() , 122,·150 J I• sezione (trn ppe metropol itane)
Da un confronto colle segueuti cifre clJe rappreseoto uo
i crediti ratali pel 190 ! :
I" sezione (, pese ordinario) . . . . L. 632, ,iOO,OI '2" sezione (spese struordio.iric) . . . ,., 60 ,708, •I 50
i 9'.3 , 39T I 6 · ' 108 ' "'
risulterelibe un au mento complessi,·o di spese per il 4902 di. L. e cioè:
23,59 1, 6i9
A umcnl'i: 1• sezione (trn ppe metro polit&ne).. 2a sezione (trnppe coloniali)
L. »
Tot.aie L
•
8,8,~8. 679 26,329 ,0 00 35,177,679
Diminu;;'i one:
3• sezione (~pese straord innrie)
Restano in aII men10.
»
1 i ,586,000
L.
28,59'1,679
SP. 5i considera però che nel prel'enti,•o di bilancio per il ,1902 lì gurauo L. 26,32.9,000 di spese per le truppe colooiali, passate con legge del 7 luglio 1900 alla dipendenza del Ministero della guerra, spese che ne).(li anni precedenti lì;w ravn no nel bilancio della marina, si concl ude che per il prn$simo esercizio il l11la ncio della guerra rimnmì negli ste;~i limiti di quello vornto per l'annf) corrente. L'effettivo delle truppe metropolitane che ba servito di ba se al progetto di bilancio per ti ,1902 appare da lla seguenti:\ 1abella, in cui furono indicate anche le cifre analoghe del bi lancio 4901. 83 -
ANNO L XVI
1306
RASSEGNA ~IILITARE ESTERA
Esercito attivo ufficiali
I Truppa
I
RASSEGNA MILITARE RSTERA
r.endan11uria Ufllcial i j Tru ppa
I C:wall i
1901 .
28 9,11
540,i'il
711
23,996
142,615
1902 .
28,712
528,99ì
712
2 4,011
142,453
- --
---
Differ enze
in più I in meuo
I
>>
J
)>
---- --22U
11,-;'SO
»
+rn
- 12,009
15 ))
»
162
- 16·2
U1,i,1c1Ac.1. - La dimin uzione nel uu rnero degli uffi ciali risulta e,so:i nzialmente: dLJ! passaggio nl IJilancio dello colonie delle tru ppe metropolitane distaccale nelle colon ie (legge 7 lnglio 11900), ria nnovo vacanze nei rruadri dei lenenti in i;econda nei reg~imonti d'artiglieria e da una diminuzione nel numero dei souotenenti all ievi al la scuola d'applicazione d'artiglier ia e del genio. Ta li diminu zioni sooo in parte com pen sate dagli aumenti clte provengono dall'appl icazione della leggo 1ft. gennaio rclati\'a agli uf'li ciali go:inera li e assimilnli tlel quadro di risen•a, della legge 18 febbra io ,190 I elle riordina il rersonale degli uffici <li recinta mento, della legge 2i luglio 11900 sul servizio della telegraua militare, della legge 9 dicembre '1900 che riordina le truppe del genio e inCi ne del!11 legge ,15 marzo 1901 couceruepLe i veterinari mil itari. TnuPl'A. - La di111in11zioue negli uomini di truppa proviene essenzialmente dal passaggio al bilaocio del le colonie dello tru ppe metroroli!ane di~taCC.)le alle colonie, e da nna r id uzione negli effettivi 1ucorporati. Tali diminuzioni sono leggermen t, attenuate da Il ' aumento di 61 guarda-baucrie ùa costa provenieuli dalla mariua, 10 guardie delle sezioni metropolitane cli esclusi , ecc. L'effettivo delle trappe coloniali che ò ser vito cl i base alla parie cli bilancio riflettente fJ Ueste tru ppe é: Ufficia li .. Uomìni di m 1ppa . Cavalli .
·I ,(i l ò 'i?,i,72H
1,5,i8.
1
Kella sezione ,1a del bilancio (truppe metropoli tane) due terzi circa dei capitoli segnano un aumento di spesa per qnanto specialmente rillette gli stipendi dei ca pii.ani e dei tenenti, l' inten·ento della scuola
1307
di Sainl-Cyr alle grandi manovre, la convocazione dell'esercite, territcriale nel ,1902, la chia mata di un maggior numero di riservisti , In creazione di un battaglione di telegra fi sti, di due compognie di z,1ppatori-minatori e di una compagnia di zap_ratori~ferr~v_ieri'. il. r'.01:clinameuto delle truppe del genio, lo fo rm:17.lone d1 rnllta di c1clis11 e compra di macch iue, la vestizione e l'alloggiamento delle truppe, ecc. Una sensi bile diminuzione si lia per le spese cli fo raggio. La sezione 23 (truppe coloniali) stabi lisce le spese per il personale coloniale recen:emdute assegnato al ministero deJl3 guerra. Kel la sezione 3• (speso: strn ord innric) si Ila un aumento di lire 3,,~ 1r~,ooo rer easerme, armamento delle coste e fortifìcazioui di frouriera e una diminuzione di ·I 5 milioni di lire, derivante dall' es,ere ultimata la fabbricazione delle. armi portati li e dei nuovo materiale di artiglieria e completati alcuni lavori , come <111clli per la di rcsi1 di Jlizenn. Amuss10Nn: AL l, A r,;r.l'or.A 01 GUEnn, NP.r. I !J02. - Venne recentemente pubblicata fistruzione per l'am missione a Ila scuola di guerra nel 190:2; le prim;ipali modificazioni apportate a quella del 18 nprile 1900, gin in vigore, sono le seguenti: . Il progr;1mwa di storia stabi lisce un':imdi ~i. uon µ1u sommn n a, ma critica di un tùma che si ri foriscn alle cn mpagoe del ·1S09, ,f 8 Iz e 18 13 , In quale ultima ~ostituisco la camragna del 1866 : nello svolgimento del tèrna ; candidati rlernao otteJ;J.ersi più alle considerniooi generali dei faui cl1e alla esposizione. • Al programma degli e,ami orali ,·enne aggiuuto, per l' 3rtiglieria, un n parte storica l!hc com prenue l' im piego dell'artigliuria nel lo guerre del l:i Hivoluzio11e e dr il' fmper11 e le m,idifi cnzioni apportntr vi nelle guerre del 18(i6 e 1870-7 1 in seguito ail'a<lozione dei <"annoni r ig:lli a lunga gittata. · Per quan to riflette i regolamenti sara nno oggeuo d'esame le « Islru·ziooi e re"ol:1 meu1i in vigore sul servizio clellc lioccl10 a fuoco da campagna~ sili servizio dell 'artiglieria in c:1111pagaa, ::ul l'arti glieria nel combattimento » ; non si fo pi1ì parola del regolamento sulle manovre del le batterie allacca te. A.LLIEVt DELLE SCUOLE VETERI NAR I E. - AIlo sco po di avere il maggior numero possibile di caudidati alla carriera voterioaria militare, vonue abroaato il Decreto del :30 ma1reio ·1896, che limita va il numero dogli o o~ allie,·i delle scuoi;, veterinarie amme5:-i a contrarre un arruo h1rnonto speciale. Pe1· ottenere poi una economia nell' applicaziona della legge del 1
1308
1309
RASSEGNA MILl'rAR E EST€ RA
RASSEGNA MILITAltE E STE II A
15 marzo, che modifi ca il rp1adro dei veterina ri, sooo soppressi 1 premi assegnati, a Litolo di rimborso delle spese di studio, ai caudidati meglio classificati nel coucor$O per l'impiego di .iiuiauta veterinario stayi:aire allo sc:uolu d'op plicnziooe ùi cnv:illoria.
Del rimanente nelle manovre imperiali di r1uest'anno, s1 dice che saranno esperimentale molte vettu re auLomobil i di ..-ario sistema.
GERMANIA. Tn u t'PE DI PJlllSIDIO r:s CINA . Sarà lasciata una brigata mista, cosi costi tu i in: Co mondo della brigata (comandante. maggior genera lo v. Hohrscheidl) ; 3 reggimenti di fanteria , m 3 ùauaglioni ciascuno; I squadrone d1 cacciatori a cava llo ; brigata di trtl b:\tterie d'an iglieria Ja campagna ; compag nia tli pi onieri ; compagnia treno con deposito ca vall i ; 1/, compagnia di sanità ; ·I comando di tappa; 2 ospedali da ca mpo ; Persouale per ospedali ordiunri . bauaglioni di fa nteria saranno su 3 com r agnie e ogni compagnia avrà la forza cli ci rca 4 IO combattenti. La complessiva forza della brigata sa rà di circa 3600 comba ttenti , dei t[uali ci rca 800 - 2 ba1taglioni e 1 batteria - sono destinati a Schangha i. i ri manCluli uel Petschil i. La mossa principale del le truppe dtJstinole in quest'ultima provi nci:i , sa rà tenuta a Tie 11tsin , me11tre distncc:1menti , ciascuno di 1 battaglione, prosidicra o110 Pechino, Y:ingtsnn, T.angfang e Scbanliaikwann. ~ AuroM OIJI L t. Secondo notizie l'i portate dai giornali, l' i,,pettorato delle truppe addeue ai se rvizi delle comunicazioni (fe rrovieri, telllgransti, nreostieri) J1a ordinato In costruzione di un dato numoro di vetture automobil i per uso mi litare. Uno rlei modelli commissionati av rà il sedile per una per~ona e porterà due cannoni ì\fox im e uno scudo di accia io al nikel, atto a proteggere le varie parti della macchi n~ e il tiratore dai proiettili di fu cileria . Un secondo modello servi rà per il trasporto di sei persone, delle riunii quattro, sedute come nei lJre.i k, avrau uo in mezzo un tavolo per distendervi le cnrte. Un terzo modello servirà infine per con trollare rapidamente i risultati clel tiro 11ci poligon i d'arliglicria.
OaoIN& DI SEIW IZIO PE R I L CO~IA.l'(O,\NTE DEL LA ~·LOTTA
Dl MA;-(O l'IIA
s. M. l'Imperatore ha ernanato il ~eguente ord ine di servizio
( I ). -
per il co-
ma 11d:rnte della fl ,Jtio di manovra: 1o I còmpiti elci ca po della flotta di manovra sono; dirigere le esercitazioni della fl otta n seconda degli ordmi di S. )1. l'lmperatore, cooperare allo sviluppo dell' istru zione tattica i11 base alle speciali i,Lruzioui ema oate al rigua rdo, operare iu modo cbe I' istrnzione del la flot1n di hauogl ia sia fo lla con nnifor111iti1 d'i 11diri zzo nllo scopo do!la gnerr~. .1.u conscgnenzn di qnesti còrn piti non si intende sia no 1u rprnls1voglia modo li mi tate le attribur,ioni dei comaudanti che si trovano iu pc,siz1one di non di retta d I pendenza. . 20 [I ca po <lella llolta di manovra sa rii annualmente nom,oato da S. I\J. l'Imperatore. Egli esercitcri1 duran te tutto ["a nno le !"unzioni cl i tale cn ric.1 oltre a quelle inoreu1i alla c:, rica che già riveste. Avr~ pcrmaneoternente assegnato un capo di stato maggiore o un uilìciale an1.iano dell'ammiragl iato. Inoltre e a seconda di quanto sar:1 , peeiaImente fissato, disoo rrà durante tutto l'anuo cli un:i parte dello sl3IO maggiore inCeriore t.lcl co1mrndo della lloua. Per evitare che sia nnmenlatn la corrispondenza d'ufficio tra le antoritù interess!lle, si dovri1 fo r larga menle uso delle com nuicazio:Ji verbali. 3• [I ca po del la Ootta di manovra rice11 erà o~ni anno cla S. M.. l'i mperatore i 1èmi per le esercitaz·1oni tlella noua. In base a tali tèmi egli compilerà e s0,Jtoporri1 all'approvazione sovra na il programma tlelle esercitazioo i. l i rap porto sul risuIiato delle esen:iwzio11i stesse egli presenteni direttamant1i a S. M., aggiungendovi itl sue proposto per le esercita1.ioni dell'anno seguen te. 4-0 Le unità che, per prendere pa rie ,1l!e esercitnzioai vtmgono costituite dalle rorrnazioni di ri$erva , saranoo agl i ordiui del capo della llotta di manovri, durnnte tullo il tempo della !ero ronuaziooe, le altre unità e navi isolate e.l ai giorno del la riunione sino a quelln dolio scioglimento della nona di manovra. Per tutto ciò però che si rirerisce ai particolnri di servizio e allo svolgimento dei tèm i, rimangono in vigore Je ordina rie prescrizioni circa la direndenza gerarchi<:a . 5° Net r eriodo non assegnato alle esercitazioni, è in racollà del cnpo del la noua di mnoovrn di assistere allo i~rezioui dello o:wi della
(i ) Si vedn la Rivist« milital"e italiana d~I 16 nol'em brc 1900.
1310
R ASSE GNA MJ Ll 'l'ARE E STERA
RASSEGNA MI LlT ARE EST8RA
1a sq uadrll cd a quelle delle al tre navi ecc. costituenti la notta di manovra, come pu re a quelle eserci tazioni delle stesse navi, dalle quali possa emergere la potenzia lit,\ guerresca delle singole navi o delle uni tà. Egli può esprimere il suo giudizio sul r isultalo del lo ispezioni e manovre alle qu ali lrn ,1ssistito, etl anche, se lo reputa necessa rio, ri fe. rirne a S. M. l'Imperatore. I l comando della ,1a squadra ed i comandi dei due dipartimenti marittimi (llaltico e .l\Inrr. del nord) devono comnuicarc in tempo al Cll po della L1oua di manovra, l'epoca e la specie delle ispezioni e manone che dov ranno nYer luogo. Le an torità competenti do\•ranno pure tenere infor mato il detto ca po. intorno agli esperimeoti cl'imporlanzn conceruenti l' impiego di 1.merra della flo tta di batiaglia, affinchè egli possa esserne al corrente o prendendovi personalmente parte o deleoaudovi 0 l'ulli<:iale nominato al nu mero 2. 6° Il capo dell'amm iraglinto porril :i disposi zione del capo della noua di manol'fa il materia lo di mohilitazione che du questi venisse r ichiesto. Egli potrà pu re esaminare le note cara 1.tcri~tiche degli ammiragli e comandanti, nouchè degli ufficbli del suo stato maggiore elle appartengono alla flo1ta di manovra, o, in caso di mobili tazione, alla lloua d'alto mare. 7° Il capo della ITotLa di manovra issa la baudiora che ~peua al suo gra do e alla sua ordi rrn ria ca rica, e riceve i corris rondeuti sn lnti e onori. INGHILTER RA. P i,:RO ITE SU RÌTE DA U E TRU PPE
)rAGGIO
rxr.LESI I X i\ P111 CA
DU l1 .\NT& Il, ~Jr,;SE Ili
~
490·1 :
Ufficiali
l\1on i in combn tti111onto . Morti iu segu ito a fer i1e. Mor ti per mala ttie. Morti per cause accide nta li. Totale morti in Africa Hiro patriati io seguito a fe ri te o malattie Mancanti o prigiuuieri Tota le. Tota le generale.
,.~
Truppa
\)
i 77
152
vs I
'22
2,:;
709 ,J!W~ 7
82 6 IH
2608 277 1.
1311
RUSSIA .
1
)foDI FICAZlOX I A_L L 0 RGAN IZZ.\ ZIONE DEL MINISTERO DELLA Gl:ERRA. -
10 Fu recentemente creata una sezione cli segretariato del JIBnistero della 9uer1:a con due impiegati e '.2 scriva ni; 2° P resso lo stato maggiore generale fu creat11 nua :;ezio11e de l ,1uarlier-mastro r,enerale tlivisa iu due umci: opora1.iooi e statistica . il quartier-mastro pnò essere maggior generalo o tenente generale. L'ufficio operazioni comprende: 1 colonnello, 5 ufficiati superiori e :~ uffici ali in l'eriori (tutti <li stato maggiore). L'ttflìcio statistica com pren de: 1 colonnello, 2 ul'fil:iali superiori e !i ufficial i (tutti di st,1to maggiore). La sezione tmsporti e vettovagliamento, che esisteva prosso il grande stato maggiore, ru1rasfor ma tfl iu direzione delle comunicazioni miWcwi. Ne è direuore un tenente generale di stalO maggior e. hlODIFICAZI OXI ..\ LL,\ LEGGE l'El\ LA
C:H LUl1\TA.
l' El\ IS'l'Ll UZIO;';lt DE LL !l:
cosAcc111,. - I cosacch i han no l'obbligo al scrYir.io mil ita ro per 20 anni ; i. pri mi 3 (dal .JS al 'z l di clii) nella categoria di pr~paroziono; gli illtri 12 nel !' esercito permanente (4 so tto le armi, I O turno, !~ in congedo di 2° turno; .1 in congedo cl i 3° turno), e g li ultimi 5 ~Ila r iserva di complemento. Secondo lo vecchia legge il cosacco iu cougcdo di 2° tu rno, quando veniv:, richinmato sollo lo urmi per un periodo ,l ì istruzione, tlovova come quell i di ~0 turno, mnnteucre a proprie spese il ca vallo e prov"edere alla conservazione dcll'uoifo r mc e deil'efruipaggia mento rego lamenta re. 11 decreto nel 13/26 aprile u. :;. presr:rive elle per 5 auui e<l in ,•ia di esperimento vengo1 modi fi cata I[ nesta di~posiziono uol so11so cl1e sia do to il foraggio ai cavall i dei cosacchi cli tntte le categorie clic vengono chinma ti in servizio per istruiionH e che ta le distrilrn zione si fa ccia incomiuci:rnrlo dal ,J902 per i cosacchi del Voisko del Don e dal •1901 pe t· quelli dei rimaocuti Voisko <lolla Russia euro pea e del CaucMo . Seconclo la vecchia legge i cosnt:cli i cli '2° lt~ruo dovevano essere chiamnti ogni anno per un periodo d'istruzione dell a durata di 3 settimane. Tl1 CP PE
1312
RASSEGNA lUJLlTARE ES'l'ERA
l!ASSEGNA MlLlTARB
Il citato decreto prescrive invece che delli cosncchi siano chin.mnti una sola volta per 3 settimane durante il periodo di loro permanenza nel Jetto turno, e precisamunte 1rnll' anno precedente a quello iu cui dovrnuuo pnssal'e uci reparti Ji 8° Lul'!lo. È abolii:. l.1 chinm(l ta por i:;tr111.io1J.1 dei cosacchi Ji 3° turoo. Lo stesso decreto prescri ve inoltre eh~ i cosacchi rii secoadn cnwgoria del Voi~ko dell' Ura l che giil servirono preso i corpi, sinno chiamati per istruzione nua sola volta (nel 7° anuo), e che conti . uuiuo ad e$sere chiamati ogni auuo (fino al 7° nono incluso) coloro i qua li non presinrono servizio eITettivo presso i corpi . IxOENNJT,\ PEI! 1:,,c(.11 J1srn Dll:L CAVA 1,1.o Al cosAccu 1 0111. Dox. - Cou decreto del ·161~9 maggio u. s. fu stabilito che por -15 ann i, a titolo di esperimento e soltanto in tempo di pace, sia conces,;a una indennità di 100 rubli per l'acqui3to del cavallo ai cosacchi del Don cbe rlebbono prestar servizio uei reggimeuti a ca\'allo clel l'eserciio e del la guardia. PE tlDJTE DF.U1' TR rr PE IN C1:-.,1. Togl iamo da ll'Invalido russo il seguente specchio iadicante il numero dei militari russi morti, feriti e dispersi durante la campagna ci nese da l maggio 1900 al ,15 aprile 11901. 1
)!orti LOCALl'l'A.'
l ,rncinli
'
Nella Manciuria settentrionale
I
uomioi
12
221
. . , uomin i jDispcrsi I 11 fficrnl1 di tnqapa 29 (4 mori-
rono)
528
.r,
(3~ mori, l'ÒIIO)
Nella Manciuria meridionale e
nel
Ci -li
8
, 179
48+4
921
med ici (4li mori(5 moriTo no)
Totali
·I
~
20
400
81 (9 mori•
r ono)
1313
Ca 1;al/el'ia. Fu crento nuo squadrone j.'(Llardie del Re della forza di 150 nom ini, ed il reggimento ca valleria della gnard i:i passò a rar pa rte dei recmimeoti caval leria dell'esi.:rcito. I)" . 1 Il Il nuovo reggi men Lo di caval leria prese •ti uome d'I reggm1cuto I e n Begina Draga. Annamc,ito. L:i cas:i Creur.ot consegnò i cannon i da ca mpagna e ò':is· sedio che le erano stati ordinali dal governo serbo. NuovE NORME PER LA l\OMI NA. DE I COMA NDAXTI DI COMl'AGNJA, SQUADRONE, Ua'l"l'f<: HIA, UATl'AGL.IONE (D l l'IS IONE PER L' AllTIGLTRRJA E L.\ (:A \'ALLEIU,\) 1)1 REGGIM€N1'0 E 01 Ul!I GATA E DEI TITOL,IHI UEl COMAND I DI Cln·
coi.o 01 u 1u GATA. - Per ottenere il co mando rii una compagnia , , qua· drone o bntteria, gli ufficiali (capita ni di 4" o di '2" classe) devo no aver comandato il plotone per 3 anni almeno, aver buooe note ca ratteri1,ticbe e dar prova di possetlere una buona collura mili tare (risolvere teoricameutc e prn1icameute pro blemi tattici, couoscerc i princip1 di foniCìcazione e sapere :i pplica rli prMicamcote sul Lefreuo, saper rare uno schizzo topogra fì i;o, conoscere beue le qualitil ba li~tiche delle nrwi portatili e delle artiglierie iu uso presso il pro prio eserciw e gli eserciti dei paesi vicini, saper montare bene a cavallo). I battag lioni e le divisioni (a rLiglieria e cavalleria) possooo essere co· m~ndati da maooiori ·o da Lenen ti colonnelli sull' idoueiti1 dei qual i si eè> sieno pronuncinti favorevolmente i comandanti di reggimento. 1 reggi menti po;~ono essere comandati da tenenti colonnelli o d:i colonnelli - le brigate da colonnelli. I circoli di ,!>rigata sono comandati da maggiori . CoMANUA..'i'l'J or Dtsrn1;:r·ro . - È sta ta crea ta la nuova c,1rica di comandante di distretto. Ne sono titolari rlei ca r ita ni pareggiati gerarchicamente ai com::indanli di hattaglione. (I
Feril i
di Lru ppa
.ESTtmA.
9
-1 1449
SVIZZERA.
56
(SO mori· rono)
• Co11PTE o 'a~TA T , SERBIA.
MooJFJCAZION I At. L' onr.AN l ZZAZION€ DELLA ~·.11\TER IA E DEL!,A CAVA!,• 1,G:RtA. - Fnnlerfo. I 15 reggimen ti di fa nteria su <l ba ttaglioni furono trasformati in 30 reggi menti su 2 battaglion i, ed i 15 comandi di circo lo di reggimento fu rono trasformati io 15 comandi di ci rcolo di brigata.
oi,;r.1•.,
Coxrno1mAz10:<1E PER 11, •I900. - D,al Comple
d'état del la Confederazione per l'anno 1900 risulta che per il dipartimento militare, le entrate asces~ro a L. 3, 097,734-.35 (L. 2,Hi,'284-.35 in più di quelle previste), e le spese o L. '27,703,381~. Ir~ (L. ·I ,688,69o .8G
in meno di quelle previste}. FonzA E RECLVTAMENTO DIH , 1..1 COM!' AGX I A r: &N lO AREOSTIERI. Con decreto del Consiglio federa le del 9 aprile u. s., I:, fo rza della
13 14
R.~SS.EONA MJLlTA R.E KSTSllA
13 15
comp.ag~ia areostrerr è fissa ta provvisoriamaote in 8 uffi cia li, '22 sot1ufGcial1, ,t (H soldati , 9 cavalli da sella , 91 cava lli da tiro e .28 carri. Per mante_nero. r111esta fo ~za_al completo , vi sa rà ogni qunuro anni _noa s~uoln dr recinte areost1or1, cho sa rà fo rmatn con reclute dell'anno 1n cur ha luog~ la ·cuoia, e con reclute dell'anno precedente. • Cl n11~1oro d1 reclute cbiamate ad una scuola è da 60 a 64 . La pl'l mn scuolu avrà luogo nel HJ02.
RTVIS'11.A DEI PERIODICI La Rivista di fa nteria .
.\uno X. Fascicolo V, 3 1 maggio '190 I. -
Il 1·improi:ero $Olenne.
L'autore o~sserva - e non a torto - che forse novantaoo,·e ulliciali su ,·eolo riteo~ono essere il rim provero solenne per l'ulliciale punizione pili gra ve di quella degl i arresti di rigore. Ma così non ~ poicbè il regolamento di disciplina al § li09, nel fare il no,•ero delle punizioni degli ufficiali, pone terzo il rim provern soleu11c e qu,1rto i;:l i arrest i di rigore, mentre è preci,arnente l'opposto per le punizioni rl ci sotLufficia li , il n mpro,·ero solen11e essendo posto dopo la sala di disciplina di rigore. L' articolista di mostra con vigoro~o ragionamento l'elevato couceuo rui si inspirò il compila tore del regolamento noi determinare il grado di gn1 ,•iti1 d1quello punizioni, e trova le ragioni del la d1 11"erenza • nella di,·crsa uatur:i moro le, non micn degli individui che appartengono :ille due ente· gorie, ma si delle duo cntegorio per ,è ste,;~e. » Tutto ciò che lo scrittore dice io propo·i to e sopra quanto ha trailo alle punizioni dell 'urficia le - e lo dice assa i boue - 1100 fa una ~rinz:i; ma r iliouo proprio sia per caso clic la mnggiorau za degli urlicinli stim i il rirnpro•ero solenne punizione più severa degli arresti <li rigore·? E 11011 sarebhe for~o opportuno tener conto di <J11esto apprezzamento qu3·i univer:;alr, i::he, al postu tto, non è altro se non l'osp ressione cli un altissimo senti mento mor.ile ·? Co1wers(i:ioni lattiche . (C:outinuaziooc e fi ne) . Xelln sccouda e ultimo parte dol suo hol lavoro, l'an(lnin10 autoro discorre a lungo cloll'at1:1r.co, e delle fasi che lo precedono, esaminando le questioni cho alla tesi principale si conn ellono - avanzata sopra varie coloooe, pauuglie esploranti, avanguardie, wncor,;o della cavalleria eù artiglieria ecc. - con quel senso praiico della guerra, che abbiamo giù avuto l'occasione di rilova re cd elogiare, pnrlaudo della prima parti'.'. E nsseonalamente conchinde: « facci:imo talli<·a adegnotn ai 1empi. agli armamenti nostri, e coltivinmo eleva to sentimP.nto militare; que li
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RIVISTA DEI
sono i pesi - ed è proprio cosi - che nella futura g11errn iiraveranno sulla bilancia delln vittoria. »
Della tlisciplfoa rnilita,·e moderna. L'articolista svolge 1111 tema assni delicato ma lo fo con tanta oculatezza e con tanto acnme che è uu diletto leg/?ere qnellc p~gine, ancho quoudo non si dividono fo rse compiutamente le sue idee. Cosi n noi $embra che il fa r deri vare l' iuiziativa i udi viduale da un couceno disci piina le non sin cosn gitula, e che per uulla, poi, cnlzi l'esempio citato di mi:::ia.t.iva ve ra mento « iutelligente » dol Bliichcr, cho aniv:i co·suoi Pn1ssinni a Waterloo. Hlii.cher cr:i comandante in ca po, eseguiva an piano, e non commetteva allo di iuiziativa nel portarsi sul campo di lmtat lia, e in ciò non entra affauo la di$ciplina. A parte 11ue$la piccola mend11, llllle le altre sono, iu complesso, parole tl'oro.
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Qualnnque sìil l'avversario, ciua lunque sia il t~atro della lolla es5Ì si troveranno sempre di fronte ad ua:1 cava lleria di gran luu~w n,oneriw menle super iore. Que,Ho solo fallo re11dc già ol LrL'IDOdo difiici le il Jis1mpeg110 del loro ullìcio; non l'accia mo sì che sia reso i1npossihilc con incalc:olabile datrn o d,, ll'esercito e del paese. »
Jl 'Viccrè Eugenio. Note e considerazioni sulla co,Tispondenza di Napoleone I col 1n·incipe Eugenio di l1ea11 hanuns; pel c11pita110 Fisu::;si:::,iT.
(Conti11 1111zio11c e fin e).
L'autore coutioua a spil(olare qna e là nella corrispondenza fra ;'\apoleoue e il vicerù Eugenio, con tl,s(ern imcnto, e termina I' intere,s1,11tc scri uo co n un succin to esame della fi gurn milita re, politicn e, ~oua 1utLo, mo rale del pri 11cipe che , sem pre fece il suo dovere di soldato fino all 'ulLimo sempre per l'onore, nu11'alt,ro che per l'onore. •
Impressioni (li vassayyio, pel cnpilano G.
B EnT El.L L
Rivista di cavalleria
,\uno lV. Fascicolo n. Gingoo "901.-Larid11zione rlel/'rwma di 'oalleria, per }'I. Bu~cH1 o'Aoo", coloaucllo ocll:1 riserva.
r(t·
Si risponde diffusamente alla proposta fattn alla Camera dei t.lepntati dall'onorevole generale Pistoia di ridurre la forza :iuua le della uostrn cavalleria di uu terzo, per destinarne la risultante economia a vantaggio del la fonteri,1. E si co11 chiudo: « I.a proposrn riduzione ci condurrnhhe, portauto, a questo : che in pace collo stesso numero di reg-gimenti, il numero deµl i squadroni e la forza attu~le della cavalleria sarebbero ridtiti di un terzo ; che in guerra In forza prevista scenderebbe a circa la metà e che dopo :l5 o zO giorni di campagna non si awebbe più un suflicieote nerbo di cavalleria sopni cui fo ro assegnamento. e In Franci11 ed iu Gormanin, e pro1,ri<1 in q uesti ultimi anni, non vi è scrittore militare il rru:lle siasi occu pato della questiooe che non propugni un aumento dc'ila cavalleria , ritenuto assolurnmcote iodispens:iùile. e Noi, certo, non sa remo cosi iugeoui di chiedere si aumeuti :mche da noi la cavalleria, ma al meno ci sa r;i concesso - lìuo a che le con· dizioni finanziarie non con entano di pensare seri amente a cotesto aumento - di rac~omanda re non si tocchi ai pochi sciuadroni che abbiamo.
Il terreno euLra per wuo, ove sono soldati. La piccola pauugli a come un corpo d'armata uoo possono muoversi senza teuer conto del terreno. Lo ci1 rte topograftche, per contro, che posscdi:imo, nou ci dànno Lutti <1uei particolari elci ter reno che al mi litare unicamente interessano, nè in via generale abbiamo l'occhio st1 ffk1entemente esercitato per rilevare tutte le pHticolarità tlel terreno. Occorrono carte topogn,Jh;he cue diano la clescri1.ioae esatta e deuagl iata dei luoghi, e iu pri ma linea vi è bisocruo che studiamo il ten11no sul terreno. !!)Questo, in poche parole, il succo riel lungo articolo, denso di idee ed osservazioni giustissime e pra tiche.
S'i passa ... , pel cl'lpit:rno
LAVAGNA .
.Poche pagine, nelle qnali con molto brio, ed anche con Ooe ironia, sì accenna alle conti nue richieste di so ldati moutn ti e di cavrilli, che si fo uno ai campi di fa11teri~ e al [noco degli nppiedati cli cavallerin che sarebbe assai meglio sosti tni ro con au tomatiche mitragliere. • Combattiamo, conehit1de il Lavagna, J' ariticava.tlerismo che c' inquinò a tutti il sangue dopo gli odierni per[ezionameoti delle anni a ruoco. 1 Beu dette, da pa rte di 11 11 giovine capi•ano cli cavnlleri;J, ma gua rdiamoci dnllo egal'(erare o uon confonrli nmo l'assol uln esigenza di tenor debito coato del fuoco odierno coll'antica'Vallerismo, che è da tutti combattuto.
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RIVISTA DE I PE RIODICI
Il 1° Crmyresso i7>pico nazionnle, pcl ca pitano llAn·ro1.ucc1. Questo -congresso, sorto per loùevole iu iziati va privala ebbe lnooo a Veronn dal 10 al •12 ma rzo dell'anuo corrente. Io esso fu propost~ J i istituire un Conso r;io ippico nazionale, per la cui r iuscita noi fo rmiamo i pi ù fervid i auguri. Il Ba rtolucci s.uccintnmentt:i ma in modo chiaro e preciso rende conto dei vari te mi svol ti in quel congresso e delle discussion i cbe ne seguirono .
Il 2° squadrone di Ge.nooa ca·vt1,l/erùi alla Bicocca. , La festa ~nnnale clel reggi men to Genova cavalleria fu ra llegr:ita quest a~rno p_er d clono fallo Jal marcbese Origo del quadro da lu i dipinto, aout addietro, rn ppreseutantù la carica del 2° squadrone alla Bicocca. il 2:J marzo 18,\.9. Lo scritlo re giustamente ne trne occasione per di re dne p(lrolc del bellissimo quadro e Ht cruel bri llante fotto d'armi . Al l'articolo è un ita una bella ri prod nzioue del qu adro.
Un condottiere del 1400, per G. BHr.,\Rt1'il.
t questo il pnlrinrca Criorn nni \"i Lolleschi da Cornc10, clie nel H3>l e seguenti riconqu istò Ro11111 al pnp11 Eugenio rv, che vi em sta to scacciato dalla rivo luzione popola re, e dehellò la polente casa rlci f.o lono~ . ~~ 18 marto Hi- 0 arrestato per ordine del Papa, persuaso ~he il \ 1Lellescl11 voleva trad irlo, mori il 2 apri le, credesi, per veleuo. E la voro serio, stud iato, che ns~ai beue ri trati q11ei bru lli tempi di prepo1euza e di orli i. Journal des Sciences militaires.
77° nano, giugno '190 I. - li piano lt'i comuattirnen/o. Studio di strateyia, pel gener.ilo LEWAL .
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RIVISTA DE l pJ,;RIOD1Cl
Assai interessanti ed istruui vi sono poi i seguenti capitoli, nei quali sono considerati e discussi gli ostacoli che incontra la volontà del capo supremo e precisamente i consigli J i gnerra, l'obuedienzn tr.oppo passiva, l' iniziativa iotempestivn. Il Lewa l ammetto che il comanda nte su premo possa in1errogare i suoi rlipendeoti sopra argomenti speciali al lo scopo di procurarsi informa 1.iooi sulla si tuazione e udi rne il loro av viso. jJa In co,n ~ diff~ rente, q uando trattisi dellP- operazioni. I consigli ùi guerra so110 assol~Lni~e.nte da proscrivcrsi. « I l capo uou deve consulta re tJ nncor meno lnRc1a rs1 11n· porre degli :i vvisi. Il consiglio di guerra ò un male ; non lo si dirà mai abbast1111za . Eìiso distrnggc l'au tori til unicn, divide la responsabi lità. li -r.apo lin l'onore e la responsabiliLà iutera. Il comando è indivi::;ibi le ed lrn tutti i poteri. • Circa l'obbedieuza passi va e l' iniziati va i: ge11erale eisserva che l'esecuzione dell'ordino fo rmn la base e la foiza Jt>gli esrrciti. llfo l'obbedienza In si inter pretn male. La si f;ilsn qua ndo essa diviene rassiva, cieca, irrellessiva. L'abdicazione del pensiero, l'annichilimento dell' inrl ividuo a torto sono cousidernti come la più alta manifestazione Jclla iliscipl iua. Sempre ò clliesto ai snuordio~ li di stud iare l'ordine, di comprendo rlo, di applicarlo giud iziosamente, di seguirne il peusicro più clie la lettera . L' intell igente aprlicazione dcll'orrline ~i \'ltol chiamare in Gernrn uia ioizintiva : èssa è la sem 1>lice esecuzione dello stretto dovere di oga uoo. L'ordine pertanto comporta sempre nna certa indi pendenza r~i esccur,ioue; ma ora si reelama altra co~a, uua mnggiore lntitudinP, . E incontestahile elle i comandau ti in sott'orrii11c debhano f:ir nso cli iniziativa: ma questa viene in seconda linea , nelln prinrn sta sempro l'obbedienza , ri nforzata, nel caso di bisogno, di rotta da quella. È rp1estione di applicazione, di momeulo, di modo, di intenzione. CO$Ì intesa, l'iniziativa è allora eccellente ; se, per contro, obbedisce ad nILri moventi, può diven ire deploro l'Olo, pericolosa. Cl desiderio cl i disti11guersi conduce a coglicrc le occasioni faro re1•oli, o che sembra no tal i, per cli partirsi dal sistemn generale adottato da l capo. Q1roidi arasse unità, della !(ra nde estensione delle oo , a motivo dolle n trup pe, si insinua cbe il comauda ntc si accontenterà di una direzione assai generale, si tra rrà tla pa n e, per cosi dire, lnscieri, rare, taulo più che sori! sempre lontano. Si rli mcnticano i mezzi cd i proced imenti nuol'i che sopprimono o diminuiscono le distanze, permettendo al capo ri i gui dare l'insieme, d'indica re gli obiettivi principali, di rar convergere gli 5forzi, di sorvegliare, di cousigliaro, di raddrizz.11'e talvo lta. ~
1. 'autùre colla ben noia sua com pelenza, con quel suo li oouaa,,io così . . . o ~o stl'l ogato_e _p re_c,so, svolge 111 que$to suo primo an icolo qua oto: specia lmcutc, s1 n fel'l sco al la po!·soua litii del comaudnnte l'esercito . Eviùeutemen te nulla egli pote,•a scrivere di nuovo iuto rno ulle qunlità di ca :allere, di energia, di coltura che debbono contradrlistiug uere il generale 10 ca po. ma anche rr uesta parte è trattata i11 modo magistrale.
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È uece5sario resistere a quost.a corrente contro il comando, il qun le uou deve mai ablrnudonare 1rn solo ista ot.e la direzione. l comandanti in sotL"!Jrdiuo sieno te11uti al corrente del diseg uo e dell<J i11ten1.iooi del comaudnnte, ed allora ohhedicnza ed iuiziativn ngi ranno associate, e rnlla necessDria liberLi1, limitala, però, dnll'unità d'nr,ione. E conclude: « L' iniziati va eretta a principio, a di rilto, a dovere, come taluui vogliono oggidi cou ta nta esagerazioue, c,,stituisce uoa tiLtiìcoltà pur il cornaudo e sovente 1111.1 cu usa di grav i pericoli. L' iniziativn nella obbedienw, cosa eccclle111e, 01>post11 :illa direzione, essa è caui vn. » T.'azione nell'assem.11 di ordin i 1>uò e~scre uti le; a fian co ,!egli orrl ini dati, generolmeote sarà fun esta; contraria agli ordi ni e condannabile. E termina coll'a forisma di Cla use witz: < l n guerra, nulla è superiore all'obhedieuza. , Queste conrl usioni intorno ali' inizintivn appoiouo troppo as,ol11tc; e, ciò che ò singolare, non sono nemmeno la logica deduzione delle prernes~e. Comunque, questo nuovo lavoro di Lewal ò sonza dt1 bbio, 11110 studio di polso, di cui seguiremo con diligenza la continuazione.
Tnsegnamento delta scuola normale di tfro de lla fanteria, per
~'T AG <L
È presn i11 accn rma disami na la Ile/a zione stigli eserci:sZ prat'icì di ti:ro, com pi lata d,il la soprodet.l:l ,cuoia normale, e se ne discute le lesi principali , le quali sono o riportate letteralmente o ampiamente riassun te. L'artieol ista non intende giudicare la dottrina del tiro di fa nteri,t esposw dalla scuolu: gli sembra però che « gli insegn:i menti della scuola normale, hasati unicam ente sugl i esperi menti del poligono, vadano sog~eui a cauzione pel fondo stesso dello questione ed espongono o serio pericolo, pcrcbè introducono nell' istruzione dei quadri e della truppa ' compitazioni in utili e iugauaatr:ci. • D'altra parte, per risolvere la questioul) dei fuochi di fa utcr·ia in guerra, mnuca alla scuola norma le un dnto indispensabile : ~nello hl ttico. La vera sua mi~sione consiste nel forn ire gli elemen ti della questione alla au torità superiore ; a qnesL'nltima spetta poi di decidere sui provvedimenti del combattimento della fa nteria. Gli uflìciali tutti, specie quell i di faa teria leggera nno con interesse e profi uo il pregevole articolo.
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R evue IDsaritime. 4-7(la dispensa, maggio 1901.
L'intero volu me è per lo studio;o assai importante, sehbene non conteaua aloun lavoro origi nnle e non vi sieno che lavori di compi lazione 0 di traduzione di auto ri esteri. Ri marchevoli in particolar modo:
TI ulocco di Brest, 1803- l80.'1, trarlotto e r iassunto d:J ll' inglese· da )fouc1rnz, tenente di vascello, bnsato quasi intoramente sulla corrrspondeoza dei comandanti le squadre ingle,i, e sn qunlcbe leuera di N_apoleone I. Lo smemb1'amento della Cina secondo il cono·' ammirn.glio lord Ch. Beresdorf", pel tenente di vascello A. D' AuRIAC,
Studio d'attualità., e assai interessan te pe r le molte pa rticolareggia!.} notizie in esso contenute sulle principali città e numi, sull'esercito e sulla marina cinesi, sulle ferrovie eseguite e progettate, sul commercio e fin al men te sulle lìoanze e sul sistema monetario. L' ·impo-r·tn.nza strntegica della Maddalena; ira do tto dalla Marine .Randscha·u dell'aprile 190•1, da E. Mo-rscH, tenente di vascello. L'autore prende le mosse dal viaggio io Corsica compiuto nell'autunno ~900 da \ ministri della ma rina e della guerrn francese, La nessaa e Andrei, e dalle determinazioni prese dal governo francese in seguito alle risulrnnze di quel viaggio. Viene poi a di re dei mezzi <l'azione delle varie potenze del Medi terraneo, ossia della Spagna, della F rancia , dell' logbilterra e dell'Italia, le sole interessate al dominio del Mediterraneo occideotale. La Spagoa non può più cou1are, essendo deboliss·ima <:orno potenza marinima . . L' Inghilterra, padrona incontes1111a di tutto il Mediterraneo fino al ·1880, l1a ora uoa pericolosa rivale nella Francia . La sua potenza, risiede come nel passato, sulle due forLezze di Malta e di Gibilterra, preparate e fo rtilìra1e in modo da servire di base d'operazioni moderne a graodi fl otte. La Francia ha costitnito il triangolo stra tegico Tolone-Bizerta-Orauo. sost.ttnuto dai porti fo rtifica ti della Corsica tl del la cost:i algeriaa e tunisma, che vuol essere considerato siccome più potente della linea Gi84
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h1lterra-)lalta. la di cui sicurezza è minacciata dai punti d'appog~io da Bizerta a Orano. Nel tri11 11golo strategico sopradetto, penetrano come cuoei lo J ue isole della Corsica e della Sardegna. La Corsica è per la Fran,·in u 11 lmon punto d'appog~io contro le coste to,rane e romnoe. La Sardegna. in mano agli Italiani, minaccia la lioea Tolone-flizerta. I Francesi debbono tendere sin dal primo momento a tenere in scacco la Sa rdeona · soltanto in seguito potranno pensare a prendere la Corsica come biis~ di operazioni contro le coste italiane. L"Italia ha prrduto in 11uesti ultimi dieci anni molto del suo prestigio come potenza maritti ma, in seguito alla debolezza dei bilanci del la marin:i. « li grande po~to Ji guerra italiano, la Spezia, non è collocato molto bene per comandare il bar ino occidentale del Mediterraneo; per ciò fu forLif:ìcarn 1:i lungn costn seuontrionalo tlell'Itali,1 1 o ~arà ancora rinrnrzntn d,1i pcirti di Messina o della Maddalena. > L"articoli,ta <jui discute minutamente l'importanza strategica della Maddalena, la sua situazione ~eoj?ra lìca, ecc., per metterne io rilievo il gronde valore militare. La MaJduleua minaccia lo linee Tolooe-Bizorta e To lone-Oraoo; è, inoltro, la migl iore baso d'operazione coutro le coste frnncosi. Cagliari, per la saa po~i1.ione, pre,enta rrnasi tntti i vantaggi <lella l\laddalen11, ma la suA rnda non può accogliere graudi Uouo nè essere. proLella. I l porto di Cagliari è tu ttavia un comp lemento importante della piazza (lol la ) lnddaleoa, sicchè converrebbe fo rtifi car lo, onde possa no trovan•i ricovero torpedioitJre e piccoli incrociatori. I.a Madclalcna, io conclusione, ha una mas,ima importanza difensiva, e, nello ~tes,o tempo, è un'eccel lente base d'operazione por operazioni offensive. t L' ltal ia, e per proteggere sè stessa, e per rendere preziosa la sua nlloanza, dovrebbe sforzar~i di faro dalla baia della Maddalena una hasc tl'opernione di primo or,lioe. L'apprezzamento espresso sulla posi7.ione della Spezia e dn noi ri levato, è senza dubbio errato. rna nell'iusieme è articolo assai notevole e cbo non può à mono d'interessarci.
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R evue milita.ire des armées étrangères. Redigée à. l' Eta.t-major de l'armée.
N. 883. - Giugno "90 1. Compreutle la contiounzioue degli orticnli del precedente fo scicolo, e precisamente: Studi sulh guerra sud-africana, ! 99-1900.
Vi sono minutamente e5aminaLi: la mobili taziono e il trasporto nel1'Africa del Sud, delle forze inglesi. la gionwta del /{j agosto l8i0, seco11do recenti pubblica:ioni te-
desche. Trat tasi degli ordini per la giornato del "6 agosto, impartiti il 15 ai corpi d'armali\ 3° e 10°, e principalmente qi qo1{llo riguardante il il0°. li compilatore segue la versione che ne da il Cardina l von Widdern, e però nulla dice di nuovo, l'argomcuio es;endo già 51.llo chiarito e discusso a fondo dal c:apita110 Kiiniog. Gli a1iuen11nenti militari in Cfoa , 1000-1901.
Sono poche pa!(ine consacrate, come ne' fascicoli precedenti, alle operazioni dei Russi nella ~lanciuria .
I.e manovre imperiali del 1000 in Gen nania. L'espansione russa nella Siberia (rtae). Da quanto ho detto, lo scriuore de,luce che la Siberia è destinata a diventare una del le parti più ri<·che del vasto impero russo. Essa, inoltre. gli rom irii, nel caso di bisogno, un'ottima hnse <l' operar.ionfJ contro la Cina, quando ovrh raggiun to il suo slil 11 ppo norma le. Pel momeoto, le occorre un perindo abbast:1111.a lnnl!O di pace e di lavoro, onde si comprende facilmeute che la Hussia cerchi 4li maotcncr~i iu !Juoui rapporti col Celeste impero, poi' condurre n buoo lìuc la !-110 opern. Del rc,to, è per mezzo di u11'e~p11nsionc quusi sempro paci Oc11 che la Ro~sin i;i è estesa dai monti Urali sino alle rive del mnre del G-iappone, è naturale procu ri di seguire lo stesso procedimento anche nell'avvenire . .Frattanto la fe rrovia nuraverso 1a ~lnnciurin cbe giunge siuo a 'l'alie'D\'nn e Por1-Arth11r, le pcrmeuorà di tr.irre numerosi vantaggi politici e commercia li dalla ) lnnciu ri:i scnrn avere i pesi e gli inconvenienti d'unn presa di possesso effeuivo di <juesta contrada, :mcora male conosciuta.
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RIVISTA O.El PERIOD101
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1cnnn prescrizione in proposito, ed è poi (lrroneo quanto é d.ctto ella Storia della guerra de l 1870 compilata dal gl'ande stato maggiore :russiaM, che il Docrot gli aves·e ordinato di tenersi i~ \\~issPmbu rg ~. nel caso, di accenarP. la ba t1.aglia. D'altronrle I~ stacco d1 w.1ssemb~rg: ,osserva con rng1one lo scriitore rru ncese, lo s1. surebhe .ov1tnto, se .s1 avesse fotto un impiego giud izioso dolla brigata d1 cnvallcrra de Septe11'.I. È inoltre bre\·emente riassunta la situazione clrlle armate tedes~he .m ,quella giornata, e si rileva che anche i Tedeschi non seppero 1m~1~gare la loro cava lleria come a-vrelJIJoro dovuto. Alla 2a ar~nn ta le d1v1sioui di cavalleria 5" e 6• :il comando dd gcocrnle v. Rhemhaueo sono sì spinte avanti, ma agiscono con troppa 1.:in·osp~zi.one: :tlla 3• :irm~ta ,J Principe realo tenne la (I.• divisicrno di cavalleno 10 corla all;i fanter ra, oè meglio si ser vì della cnvalleria divisionale.
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R evue d ' Histoire. Redigée à. rEta.t-major de l'armée.
Le campa!J11e del maresciallo De Saxe, (2° pa rte) - La ca mpagna del 1714.
::i0 auoo, n. 6, giugno 190 I. -
È un lungo cnpitolo rillottente il piano di guorra. Lu igi XV decide di prendere l'offensi va e di portare In gunrrn nolla Fia n1lria contrariamente oll'opioione del maresciallo de Noaille,- che credr più conveniente agire contro la Germania. Parecchie Jfemorie e lettere del marescinllo de Noni lles e del l•'ola rd t.lanno singolar pregio al In scrittura. La campagna del 1791 all' armata del Nord.
L'autore non principia ancora ln nnrraziono delle operazioni di quella foriunata c:imp:ii na, ma deun pagine rimarchevoli dal pu nto di vista :;torico e rorrednte da molti documeuti sulla instituzione del Comitato di salrtlc p11bblica, decretata dalla Convenzione, sull'opera di quel com itato circa l'ordinnmento e prepnraiione all a gucrrn t.lello armate, sui tentativi di corruzione dei f(Cnerali francesi da parte dei realisti, ecc.
La guerra del ·I i0-7 1. So no na rrati gli avvenimenti del 3 agosto, cio(\ le mo,se, gli ordini, In corri~pon,leozn scambiata dei sio!,(oli corpi d'armata e del quartiere :,:onerale. Del 1° corpo d'armnta la di cni 2• divisione, generale Douai, fu l,attulll il giorno dopo a Wissemhurg, si discorre nlih11stnnza n lun/,(o, e si critica specialmente l'ommi~sione ,li pnrtecipare al Donai le notizie sul nemico che il maresciallo ~ac-Mahon pur possedeva e telegrafova al quartiere gennnlc. Quella ommissiorlt} fu certo determinata dal lo convinziono in cui erano e il marescia llo Mac-Mn hoo e il Dncrot che i Tedeschi non erano per nulla minacciosi. Il Douai avrebbe dovu10 e~sere informa to della radunata di gro5se forze nemiche io prossimità del la posizione da lui occupata in quel giorno, e snrebbo pure s.tato necessario di prevenirlo di non accettare il combattimento quolora fosse ~ta10 attaccato da forze numericamerue superiori ritira ndosi combattcnrlo, sunza la~ciarsi int-Occ:,re, iu uno determinata rlirer.ione. Ma del combnttimorJto in ritirata, di cui le campugne del 1° Impero forn iscono molti esempi, sembra non si avesse .ilcurrn nozione uell' esercito francese del i 8 70. Così il Donai noo ricevette 1
Organ der militar-wissenschaftliohen . V ereine.
5a puntata, 190 I. - L' lstrn::ione nissa pel combattimento dell'a11110 ,/900, poi mni::gioro di sl3to ma,:tgiore ?!fax C~1cs1m1c von 13ACSAIH.
In Russia si ndottò la massima di togliere dai r6~olamenti di esercizi rlelle varie :irmi le norme tattiche, e queste, convenienlemcole ampli:1tt>, fu rono riunito ncll' Tstruzione soprarletta. L'autore elogia, in via generale il concetto ispiratore di quella del'isionP, esa mina i pun ii pi ù salien;i delle nno,e norme, specie quelle aventi tr:ini ali' offPnsiva e alla difeusiva. Egli O$serva clic uoo poche cli qnt>lle pre3crizio~i dil!tJreoziaoo seusihil mente dalle analoghe nus1rinche. All'avouguard 1n s1 asscgua un còmp:to oll'~nsivo e ioilipenrlento dal grosso; nell' nttacco si clii a~ fuoco minore importanza di quella a5~egoata prima dal rc11:olamento eh esercizi per \a fanteria, e per la decisione del m~d.e~imo. si i.ote?de f:i r uso della baionetta, come colla ba1oncLta devesi wsegu1re ti vmto nemico; e così via. È insommn il ron~si mo spirito olTousivo cho vuolsi svegliare nelle truppe, al fine cli portarlo o\ c.ornb11ttimento co rpo a corpo. . . Amplissima pnrte è poi fotta ali' iniziativa dei sot1ocomaodan11 d'ogm grado, e però osservando il princi pio: di conservare l'unità d' ~z'.one nell'impiego delle tru ppe; ciò chll evidentemente è iu coutraddmooe coli' nitro principio della più largn iui1.ia1i vn. . È articolo a~soi in teressante che in poche pagine ci porge nn' idea abbastanza esatta del nuovo regolnmento russo, importantissi mo per
1t1V1STA DEI PERIODICI
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RlVlS'l'A DEI PERIOlHCl
l'argomento cui si riferisce e forse andie più per i principi sul combatti mento adottati, per gran parte differenti dn quelli degli altri osercitr europei. ll n•uovo or·dinamento della nostra a1·tiglie1·ia da campo, pel lenente
colonoello
GIU SE PPE JANKO\' I C.
Molto si è serino in questi ultimi tempi intorno al nuovo ordinamentodell'artiglieria camp:1le. Chi vuole m:inteouta la ba tteria su 8 pezzi; la maggior parte la vuole su 6 pezzi e re~pioge iu modo assoluto la formazione della batteria a ,I, pezzi, mettendone in lnce gli svantag~i ed inconvenienti. L' Jaukovic, per con tro, è decisamente favorevole alla batteria sopra ,I. pozzi, e s'ingegna di combattere le obiezioni tulle che nd essa furono mos,o.
Fortezze ùolatc, gn,pp'i, di fo1·te:;ze sulle linee di difesa e di opàazione, pel colonnello Vrr-ro1110 T1LscnK&RT. L'autore è strenuo òifensore del gruppo di fortezze, e annovera j. grandi vautoggi che ne derivono, specia lmente per lo schiernrnento strntegico dell'eRercito al coperto di qualsinsi atLacco nemico, per 1:i fncol t& di maoovrnre che permette, e nel la difeo~i va. li Ti lschkert, in appoggio della sua tesi, cita molu esempi storici, e particolarmP,ote quello del quadrilatero lombardo-veneto che rin;ci tanto utile nel 18i8 al maresciallo Radetzki e nel 1866 all'arciduca Alberto. Neue militarische Blatter.
Puntale 9• 12", 1. 0 mag~io-!H giugno ·1901. - lo Si)i/uppo della lattica ciel fuoco della fanteria nel secolo xix, 1~1 ca pit:mo svizzero. douor U&1i'-KOto GLiNrHRI\. 1
L'3u tore passa in diligente esa me la tauica del ruoco della fanter ia dai tempi di Napoleone I ad oggidì, quale era prescriua dai regolamenti e quale ern npplicota ~n i campi di banaglia. Le maggiori modiCicazioui s~1bi In tnttica riel fuoco, non tanto per ~li ultimi progress i tecn ir.i, quanto ael momento in cui si passò dal fuci le ad avancarica a qaello a retrocarica . Quarant'anni or sono i riparti in ordine chiuso impiegavano cacciatori per farsi copri re, ora la principale formazione di combattimento è quella 10 cacciatori, e il fuoco nell'ordine sparso è divenuto il fallore princip~le di combatti meato.
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Tuuavia l'ordine chiuso conserva la sua importanzn per la prepa4"azioue e come appoggio dei gruppi di cacciatori, ed auche pel momento ,della decisioue. È però impossi bile condurre oggid i un combattimento ~oltanto in ordine chiuso. Nel passato il comhauimento in cacciatori colle sue linee sottili e col suo fuoco lento e a volontà a,;5umeva il carauere di nna pugna di tiratori liberi; oggidì si esigono stormi densi, un fuoco ::i m:1ssa diretto dai capi, insieme n muvinieoti a sba lzi della linea, veloci ed ordinnti. Del terreno vuolsi trar prolìtto assai più che nel pas-sato rinforzandolo auche nrtificialme:1tc. 1 rinfor1.i dello linea di cnc,ciatori, l'avau1.:i1a di riparti intalli per dare impulso all'assalto, la maggio re esten~ioue e forza del fronte, la dil1ico l1à dell'a tlacco froutale e -0a qui la propensione all'aggiramento, obbligano e l'auaccante e il dife nsore a disporre lo truppe possibi lrnen1e nel senso delln profondità ed .a dirigere su lle ali il grosso delle schiere retrostanti. li dello cii .\apoleone che la tattica dev'essere cambiata ogni dieci .anni risponde ad una certa verità, ma non ad uoa verità assol nta. Nel fatto la lattica nel secolo xix fu cambiata, anche conLro volontà, dai pro:gressi tec11 ici delle armi. Tuttavia questi cambi~meuti non sono altro -che il perrezionamento di principi da lu n~o ten1po :1ssodati. Al principio ,del secolo ooo esistevano presct.fzioni pel combnttimtlnto <lei cacciatori . Seguì 1111 periodo della regolamentarizzaziooe : l'epoc,i delle catene di catciatori, col fuoco da fa rsi per fila, e ron movimenti ordinati a se.guaii come sulla piazza d'arme. \'enne poi il combattimento in cac-e.iatori, che leotameuto, seguendo i miglioramen ti delle armi da fiioco, raggiunse il posto che occupa or:,. La tattica del ruoco del la fanteria si esplica tullora nelle l'ormaiioni della tattica lineare; ha cambi3LO più ,nelle forme esteriori che nei pri ncìpì. Già nel 1799 il fe ldmaresi;ial lo Hotze diceva: « Nell'nuacco è In palla -ohe de11e aprire la strada alla baiooeua » e <( Ue5to mollo è oggidì ritenuto da Lotti uon verità.
ll _qene,·ale t1on Ve,-dy qttale maestro dell'esercito e l'ultima sua opern, pel tenente generale a disp. voN J Axsox . Arcennando alle note opere del generale ,•on Vcrdy se 11 ~ pone in ri•lievo il metoùo segui to, col quale s'introdusse uu nuovo sistema d'istruzione, mediante il quale fosse dato acl ogni nffiziale, fo rnito di suffi-ciente cohnrn, di sori11men1e istl'l1irsi, studiandl) non teorie, non sistemi, -ma azioni reali o immaginarie di guerra. A proposito poi del 2° fascico lo, t.este pubblicato, dell'ultima sua <>pera: Piani cJ:01,erazione, se ne preude in esame la prefazione, uellu
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RIVISTA DEI PE RIODICI
quale lo stesso genera le- von Verdy espone l' idea da lui-seguita nei moltiplici suoi lavori, quella cioè di porre in grado lo studioso di sapere e d·i pote1·e. l suoi studi fo rmano tu tti un insieme e indicano la strada a bnttere dal !;ingoio individuo, nf6nchè possa, dopo acquistate le necessorie cognizioei, formnrsi ronceui propri e agire cl,1 sè stesso. L' Janson meue perciò in rilievo la grande opera compinla dal Vercly e i grnndi vantaggi derivatine all'esercito.
LA DISCIPLINADELLE INTELLIGENZE SUL
CAMPO
D I
B ATTA G L I A
Altri articoli notevoli sono: , 11 successo i11 guerra dipende dal concorso
Approvvigionamento e trasporto delle l-ritppe inglesi nel Sud-Africa. Le _g11er1·s di Federùo J[. Per orienta1'Si nel Pacifico settentrionale e nel/' Asict 01·ientale.
, unanime delle m~sse nell'esecu1.ione del pen• siero e rlelln volonln ri i un· solo. GeJtt 1·1,lc 1)11 ,\GOltlllO\\.
B. O.
--Per la Direzione
L onov1"0
CrsOTT t
Colo,t,ullo Jr .. t •• in.eorK'Oto
Con la preparazione materiale si produce l'esistenza dell'esercito, ma per ottenere la vittoria sul nemico, vittoria che è la risultante di dne forze con trarie, non basta essm·e, bisogna p1·epondera1·è. Certamente una forte costituzione della complicata macchina, l'ese1·cito, assicurerà una maggior resistenza ed aumenterà le probabilità cli preponders.re sul campo di battaglia ; ma è egli possibile oggi far tranquilla .fidanza di essere su1)et'iori all'avversario per scienza tecnica ed esperi e.n za militare? t' Se noi fermiamo l'attenzione sul progl'esso dell'ordine ~ ciale, progresso che si riverbera nell'ordine militare, n~i vediamo presso i vari Stati manifestarsi e svolgérsi una at-. tività pressochè uguale sia nell'ordine sociale, sia in gue11S militare: e si può dire che nei va.ri paesi lo sviluppo tecnologico procede qua-si di pari pacsso sulla linea a.scendente del progresso, perchè oggidì la scienza non è monopolio d i alcune nazioni, ma patrimonio di tutte. E la riprova cli q uesto uni versale svolgimento verso il livellamento nelle condizioni di tutti i popoli., ci è dato dalla recente esposizione di P arigi, ove nell'infrn,ita molteplicità di edifici tutto eravi r iunito, dalla più sole.;n.ne mani~taEd zione dell'arte, ?,lla più umile produzione d~l'inclus~ al visitatore non superficiale dell'esposizione non saranno
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DE MAR CHI CARLO,
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A NNO Xl.VI.
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LA DISCIPLINA. DELLE lNTELLIGE:<IZE
sfuO'CTiti i rapidi pr ogressi del Madagascfu-1 conquistato ieri: qu:iii del Gana.dà, che divenuto campo all'espan~ione ingles~, supera va con le sue macchine la stessa I ng l1il terra; avr a visto p urn come il Giappone, entrato. da soli 30 an_ni .n.elPo~bit a della civiltà occidentale, gareggiasse per gemahta artistica coi popoli latini, e nel campo ìnd L1striale con la Germania che stava meritamente al primo posto. L' e~posizione di. Pari.gi. è quindi. grandiosa, iperboliqa affermazione dell'inevitabile fato stol.'ico che spinge l'umana operositii nepa via ascendente del progresso nelle arti, nell e scienze nell'industria, nelìa vita sociale. ' . È evidente che gli Stati d ifferenti fra loro per estensione, struttura, popolazione, diversificheranno pure nella !oro potenzialit à produttiva, ed è natmale che quelle nazioni che hanno maggiormen te cliffu::1ì nelle viscere della terra il uarbone ed il ferro, i due diamanti neri dellti ricchezza, veggano sorgere ogni anno migliaia di officine proclamanti le g lorie del ferro e c1ell'accjaio. Tutto ciò produrrà una differnnza nel quantitativo dei vari elementi componenti gli eserciti, differenza che si accentuer à, maO'giormente nei periodi di pericolosa crisi quando il progra:so tecnologico rende necessa,r ia la trasformaz~one d~i ~a~ teria.li di g uerra; ma mentre la saggezza degh uomm 1 d1 O'O VN'nO cle-ve t rovar moùo di eliminare nel più breve tempo ;ossibìle il pericolo cli tale crisi, un'abile politica deve, m~cliante le alleanze, controbilanciare la differenza nella cost1zione degli eserciti. . . Perciò, nolla pluralità dei ca.si, fra le f,rze avversan e m lotta vi sarà l'equipollenza iniziale delle parti , prese nel loro complesso e per quanto riguarda l'elemento materiale. Premesso ed ammesso ciò, quali saranno le forze ch e farallJlo preponderar~ sul campo di battaglia? L'educazione della mente, l'edncazione del cuore : con la prima :;;i istruisce, con la_secoi.1cla si moralizza : - con entrambi si forma il carat tere nazionale, nell'eccellenza clel qmilo è ora, assai p iù che per il passato, ri.posto il trionfo dei popoli .
SUL CùUPO UI BAT TAGLIA
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Con ciò non si esclude l'i mport.anza grandissima del fattore quantità, che l'intelligenza dell'uomo di gt1err a dov-rà sempre cercare ili ottenere sul campo di battagli~: ma come la logistica ci ricorda che il com.battere a stomaco vuoto probabilmente ci espone ad essere battuti, cosi, scrive il :M:arselli, la psicologia militare dice che av rà maggior p robabilità di victoria qnella mu::;sa cho combatte col cuore pieno di 11obili sentimenti, i q uali sono la molla, la forza mo Lrice, il determinante principale dell'azione, sia individuale, sia delPente col lettivo; ed è perciò che si può asserire che la snperiori tà sul punto. decisivo del campo di battaglia si comincia ad apparecchiare con la scibala del doce1'e, e si ottiene infine con l'infondere la vita nella massa ben riunita. **.f;
L 'incessante progresso scientifico é tecnologico manifestatosi essenzialmente nel l ungo pe1·ioùo di relativa pace dopo il 1816, o che 00 11 febbrile attività continua tuttora, quantunque non abbia alterati gl'i:ij'ln'l.anenti principi dell' arte della guerra, p ure esercita una grande influenza sull'azione militare; talchè la guerra, nella sua generale manifestazione, può oggidì considerarsi come la scienza per eccellenza, giacchè in sè comprende t utto l'umano scibile. E ssa, che come Argo ha cento occhi, come Briario cento mani, ovunque penetra, ovunque fa sentil'e la sua forza e col suo amplesso abbraccia tu Ua ltt vita della nazione. È Marte che ha deposto el mo e corazza per ricoprirsi con tntte le scienze coalizzate, e che raccoglie intorno a sè le migliori i ntelligenze, a-ffmchè esse con azione concorde, disciplinata concorrano alla soluzione del grande problema scientifico della g uerra. Un'in tera letteratura milita.re· è sor ta ad esa.miuare l'influenza esercitata dal progresso scientifico sulla. condotta ùelle truppe jn guerra; ma a,ppunto pe!·chè molti sono gli scrittori, molta è l'incertezza, g enerata dalla diver3ità delle iclee, degli appl'ezzamenti, delle proposte di ra.dioali e con-
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L A DI SCIPLlN A Dl>LLE IN'l'E LLlGENZE
trarie trasformazioni della ta,ttica formale di fronte alle nuove armi. Ed in ve.r o f ra chi propugna l'abolizione della C!ttena come linea cli combattimento, e quindi l'abolizione dell'ordine misto e coloro ch e vorrebbero c]1e il soldato, entrato nella zona eJTfoace della fucileria, vi rimanga il più possi bile isola Lo ed a t erra; cosi pure fra l'Hohenlohe che c~nsiglia a.i comandanti dj reparti cli fanteria nel combattimento di chi edere, passando vicino all'artiglieria, la distanza stimata, ecl il W olozkoi ch e è uno strenuo propugnatore dell'abolizione cli quel legyiad1·0 congegno che è l'alzo, come egli lo chia.ma; e fra iJ generale russo Dragomirow ch e, con esag erato clisprezzo del fuoco, si riannoda alla tattica di Souvorow, pel qu ale la balle est foUe, la ùa"ionette est sage, e la tattica che in vece ripoJ1e la sua principal e a,zione nel fuoco, vi è u na scala semitonata di opi nioni ove non è facile afferrare la voce migliore. Dalla qual cosa ne derìva una iniziale sconcord anza nell'armonia intellet tuale militare che, ripercuotendosi nelPazion e tat tica, p uò gen erare indisciplina delle intelligenze sul campo di battaglia. Per effetto delle nn ove scoperte scientifiche e del progresso tecnoloO'ico nelle armi l'esplorazione del campo di battaglia ~ . è oggi talmente difficile da rendere lnngo, complicato, fallcoso prendere il contatto col n emico. Il generale in capo, al pari di Goethe, invano chiederà: « Più, luce ! » L'intero campo di battaglia gli sfuggirà dalla vista, e le informazioni che a l ui giungeranno sara~ t almente incerte ed insufficenti ad illuminarlo sulle fasi della l otta, che renderanno assai diificile prendere le decisioni che devono assicurargli il sp.ccesso. Inoltre sono effetti inevitabili delle nuove armi l 'impegnarsi della t ruppa in più lunga zona, i l frazionarsi dell' azione sul fronte ai minimi reparti, il disgregarsi delle pi1\ compatte formazioni per la necessità di usufruire delle svariate accidentalità del terreno per sottrarsi all'azione micidiale del fuoco .
SUL CAMPO DI BATTAGLIA
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Il m ao'o-ior frazionamento dell' azione nei campi di batoo tao-lia moderni non è solamente conseguenza delle n uove ai.·;i, ma ben anche delle grandi masse con le c1uali oggi si impegnano !e battaglie. L a manovi-a tattica di un q nar to di milione d'uomini assume quasi l'aspetto di una pugna stratClgica e di un movimento l ogistico in cui le masse devono separarsi sopra un'eccessiva }lrofondità. e qualche volta sopra un grande fron te, per cui una parte della formazione viene a contatto tattico quando quelle più lontane sono a distanze che non di rado raggiungono quasi una marcia ordinaria. Perciò è più facile avere spezzamento generale dell'azione sul fronte. Ora g_ uesto frazionarsi del comando porta l a sud.divisione della responsabilità. fra i con:iandi in sottordine per far fronte alle diverse fasi d'una battagl ia, le q nali fasi oggi si succerlono con vertiginosa rapidità. Non potendo, per quanto energica ed i.nLelligente possa essere l'esplorazione, àvere il comando direttivo un esatto orientamento tattico sia prima, si.a d urante le varie fasi del combatt.imento, non gli sarà possibile determinare l'esten sione del fronte del nemico, conoscere, come per il passato, i punti eh~ vengono da esso nemico rinforzati ed operare i n consegu enza colle riserve; e dovrà perciò rimettersi a quello che gli riferiranno i comandanti in sottordine ed accordare ad essi una m:aggiore iniziatiiva, affinché possano condursi a seconda delle circostanze che loro potranno meglio apprezzare. Percbè questa iniziativa non diventi pericolosa con lo scinéler.si in un gr an n umero di parti, si . richiederà nei graduati maggior intelligenza, maggiore st,udio, maggior energia e che tutti sian o addestrati con un indirizzo un iforme che
di;;ciplini le intelligenze e p1·oduca sul ca1'npo di ba,ttaglia il perfetto acc01·do fra t' cizione dù-ettiva e t' e;;ecuti'và. E ciò non lo si otterrà. senza un'accurata preparazione intellettuale e morale. Giova. peÌ·ò n otare ohe ad agevolare la disciplina delle intelligen ze sul campo di batt aglia, cou correra grandemente la
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L A DtSCU' LlNA DllJLLE JNTE l,LlGli:NZI!:
spiccata caratteristica del combattimento odierno che esige la semplicità del concetto . dome è a tutti noto, la semplici ti~ facilita l 'ordine e geuern la rnpiditt1.; 11regi questi che se in tutto le gt1erre passate ebbero gran valore, 11011 sarnnn.o mai abbastanza desiderati nelle fotui·e. L'ordine scema quegli errori che se fu rono quasi sempre ir1evitabili nelle campagn e, oggi , per effetto delle nu ove armi. sarebbero assai più sensibili e funesti . L~ ra,pic1ità è poi oggidì maggiormente necessaria;, perchè cli per sè stesso è lento il movimento dei pesanti eserci ti attuali. La semplici tà del conceLto è un requisito reso anche importante dall'odie1·na nafiu1·a del combattimento, nel q uo.Je le tr nppe, appena giunte a contatto col nem ico s'impegnano subito, 1>i f,.-am.mischiano, sfuggono dalle numi. Perciò nelle f'utlll'e battaglie non troveremo le combinazioni di Fec1erico II e di Napol eone I, e già veclemmo come n el 1870-1871 il cercare la principal e massa nemica ecl attaccarla ovunque si trovava, sia stata l'idea madre, radical e n ella sua semplicità, che informò la strategia del maresciallo Mol tke. T utto dovrà essere semplice e dalla semplicità ne cl eriverà u na più facile disciplLna delle intelligenze ed 1rna maggiore e più ra1)ida cooperazione degli sforzi. · N on mi dissimu lo i pericoli che può produrre l1 ini,ziativa,, e perciò ritengo llecessario ch e come si limita lo spre~o de~le munizioni, che è l a t emuta conseguenza delle armi a tu:o :rapido, mediante l a disciplina del fuoco, cosi si fren i lo slancio dell' iniziabivl:'t,, che alcune volt.e pot rehbe ~sere in consulto, cou ht discipl ina delle intelligenze. Non devesi confondere l ' iniziativa con la mania di attaccare a testa bas~a. Un simi1e attacco potrebbe forse prova-i,·e mancamrn, d'in iziativa intelligente, per chè potrebbe dipendere dal non sapere prendere im a risol uzione opport un a, dal n on sapere qu ello ch e dovrehbesi fare. L 'inizi ativa consiste invece n ella risoluzion e i ntelligente ;he -prencl e nn inferiore cli sua vol ontà, ma sem pre però ten -
sur.
C.\~1PO 01 LlA'l"l'AGLlA
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dente a favorire, non a contrariare il conseguimento dello scopo che si è prefisso il capo, anche qn audo questo scopo non corrisponde alle personal i opinioni dell'inferiore. Una tale iniziativa nasce con la, naliurale intelligenza, si sviluppa con lo studio, si afferma co11 la, pratica, si estrinseca con l'energi a del carnttere e si manifesta con la disciplina clelle intelligenze, la quale disciplina genern, la virtil del sacrificio del proprio pensiero. Senza çìi ciò l'iniziativa porterà all'indipendenza ed all'a1·bitr io e genererà q tiella sconcordanza nell'azione che è sempre foriera di sconfitta. Tal volta l' inùisciplina delle intelligenze sul campo di batta.glia si manifesta anche co 11 la. resistenza passiva, con la inattività pel p1·oposito deliberato cli non voler secoudare il concetto del comandante in capo, percl1è non corrisponde a quello del comançlante in sott'ordine. È vero che dobbiamo scendere molto in basso nella scala dei vizi umani p er trovare nella storia militare una tal forma d'indisciplina, ma pure di es,s a non mancano esempi in g llene lontane e 1·ecentì. Se l' in_d isciplina delle intelligenze che porta allo slancio, all'attacco inconsulto ò conclanuevole, quella che si manifesta con l' inazione per partito preso ò esecrabile. I n tutti i tempi, ma ora pit'.t che inai, è inilispensabile il concorso di tutte le operosità, di tutte le intelligenze per assecondare gl'iutenti clel supremo comauc1o.
*** È però indubihLto cho lo spirito novalore dei nostri tempi alimentando la discussione, porta alla critica e genera la ribellione alle idee d egli alti·i per fa1· _pre vt1lere le p ro_prie, e che perciò oggi è meno facile ottenere la rinnncia della propr ia personalità e la dedizione completa <lell' io a vantaggio dell' interesse generale. Anche senza spingere il nosr.ro esame in q nella società. vanitosa in cui troviamo quei traviamenti del cuore e del p ensiero che il Max-Norclau ci descrive nel libro a cui ha
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La D1SC1PL1~A DELLE INTELL!O E:-.zE
imposto pe1· t itolo: Degene1·azione, ,Lobbiamo riconoscere nella namra umana nna forLe Lendenza all'egoismo, al personale benessere. QL1esta tencleuza egois Lica è iu aper ta opposizione con ln, necessaria soliclarietà militare, cli cui la pit'.1 elevata espressione si nteticn. è la. marcia al cannone per sostener<' u)1 corpo impegnato ncll"azione; e se la rfrerca dell'utile personale si infiltrasse nelresercito con la caccia ai grarli e la bramosia cli prevalere, si avrebbe sul campo di battaglia la pili esiziale iuclisciplina delle intelligenze, dalla quale cleriverebbero antagonismi . risoluzioni precipita te, iniziative inopportune1 ,Lolorose passività, tristi inazioni e conseguentemenLe sconfitLa e disonore. N olle battaglie dei nostri tempi, cho saranno combattute da colossali masse, più che l'azione intlivicluale, si manifesterà la collettiva; più che l' irrneuza cli tanti Baiardi. :-i richie(1erà, la calma, che è la vera forza, la granrle virti1 cli coloro che arl animo vigoroso Lmiscono mente illuminata: e lo s,-olgimento tattico sarà, nel suo complesso, non ad imitazione degli epici assalti del ponte cli Lotli e dell'argine di Porcile, ma si ispiren:\ alle conquiste esempfari del Geisberg a Weissemburg e del Rother-Berg a Forbach . Nel combattimento odierno non si tratterà quindi di cercare tl' il lustrare il propri.o nome con delle 11,zioni strepitose, ma solamente e semplicemente cli compiere sempre ed i n tutti i punti il prop1·io <lovero. Og ni consiclemzione personale deve ,:;compari re davanti all'interesse generale, e nell'esecuzione degli ordini, come nell'adempimento dei do,eri non ,i sia posto per l'invidiia, nè per la gelosia. Senza di ciò mancherà la disciplina d elle intollig0nze elio è indispensabile per t'ar cooperare tutti gli sforzi Yerso l'obbiettivo finale; mancherit la forza d i coesione che unisce le varie parti doll'eserci.to; mancherà, la soli darietà cho è somnio fatLoro rli ,iLtoria. Roi ufficiali toniamo sempre viva la sacra fiamma del dovere e coltivando la mente ed o,lncanclo il cuore, facciamo
SUL CAlll'O DI !!ATTAGLIA
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che alla SL1a luce si svolga serenamente il sen timento di quella disciplina che onora ugualmente tanto chi sa mantenerla, quanto chi sa sottomettersi alle sue esigenze; e nel nostro continuo la,•oro teniamo presente cho fra le tante fortune noi I taliani abbiamo una sventura sola, ma grande, ed è quella che sebbene si sia sempre dimostrato il più splendido, il più eroico valore, pure non abbiamo ancJra s~puto tla soli vincere u na battaglia per t erra o per mare, dar pro,a com pinta delle nostre forze . È doloroso ma è bene che anche il dolore sia ricordato1 porchè cli soven te alfa seno.l a del dolore si apprende l.n, saggezza. Al di-,astro cli Novara, più che alla gloria di San irartino devosi la nostra indipenrlenza.1 giacchè quello pi ù di qnesta insegnò agl' Italiani l'unione e la fratellanza. E come la guen-a del 1870, secondo scrive lo Zola, fu una bufera necessaria e benefica, perchè essa ha risanato la ]Trancia, cosi fo penso che non sia stato del tutto infruttuoso il nostro lutto di Custoza. Il nostro esercito nel 18G<i era indubbiamente composto d1t lmoni elementi, ma, por ragioni a tutti 11oto·, erano fra di loro d ifferenti o discordi. Le truppe, scrive il Cadorna, e1-a110 degtto dei più alti òestini e pari allo più granrli e difficili imprese, ma non orauo fuso insieme daUa. scambievole confidenza e non armonicamente condotte dalla reciproca. stima dei capi. Si ebbero quindi eroici episodi commisti a deplorevoli inattività,, il che generò le mancan1:1e o l'insufficenza dell'azione collettiva. La campagna del 18GG ci dimostra che ove manchi l'affi atame11to e la fì.dnoia fra i capi non vi sarà 1,ote11za di comando, nè collettività di sforzi, e ci ricorda che sul campo di battaglia il sole della vittoria irradierà solamente quegli eserciti nei quali avi·à il predominio la disciplina delle intelligenze e dei cuori. Benefica conseguenza dell'infor tunio di Custoza fo tm maggior incremento uell'eserci to all'istrnzione clella monte,
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LA DI SCIPLIN,\ DELLE IN'l'E¼LIGENtE
all'edu cazione clegli animi ; e gracl~tamente si giunse a1 nostri attuali regolam enti dai quali esala m 1 p rofumo di vfrtù militari che conforta ed anima. Ogni pagina è ìnfìorata di princip'i ch e n oi n on solamente dobbiamo sempre a"t'ere nella mente, ma che si devono infiltrare nel nostro sangue, ecl allora sapremo e sentiremo intimamente ch e la vitt oria non si strappa al nemico ch e con l'azione coordinata di tutti gli sfor zi individuali verso lo scopo generale ed u ltimo, al quale si mira, e con la persistenza fino agli estremi; che v irtù inùis1,ensabili p er vincere sono il fermo proponi mento cli vincere, la, sa.lcla fiducia fni i capi e le truppe e quel sentimento che trasci11a tutti ove t uon a il cannone : che è virtù il saper concorrere alla esecuzione dei. disegni dei. superiori, mentre è grave colpa l'inazione. L'opera di chi ha dettato quei regolamenti rigenerat ori è santa,, meritoria, perchè lo spirito che li informa, diffondendosi nella compagine dell'esercito, l'ha resa migliore e più solida. Senonch ò l 'azione coordinatrice delle inte lligenze deve lottare con la tendenza indi vidualisl;ica, e per acquistare su cli questa si curo JJredominio, occorre molto temrJo e forse non sono su ffi.cen ti i soli regolamenti attuali. Ciò tende a spiegare come l a salutare azione rlei nostri regolame11ti non sia ancora corn1:1leta, e come 30 anni dopo Oustoza, siasì, secondo il giudizio cli molti, nu ovamente manifestata, ben chè in p iccola parte del nostro eserci to, la mancanza sul campo di battaglia de.lla disciplina delle in tellig enze, causa forse non nl'ti.ma di tm t~ltro nosLro lutto. Si presen~a quindi necessari o lo studio de:i mezzi atti a _ completare la solidità dell' esercito, rimovendo quei pochi difetti ch e ancora sussistono e ch e, persistendo, potrebbero nuocer e alla ::ma stabilità. I n u·ovi regolamentÌ h anno proclamato il principio della iniziativa e, conseg uentemente, quello della responsabilità come potenti fattori di vittoria; ma, bisogna convenirne, i niziativ a e responsabili tà non sono giudicate sempre in m odo uniforme.
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SUI, CA MPO DI 13AT'l'A G!.IA
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Da ciò ne deriva che alcuni, per desiderio di il1L1strarsi o per eccesso cli ardimento, si avvalgono dell'iniziativa per spingersi troppo i nnanzi o per compiere i noppor tune azioni isolate, mentre altri, per naturale p igrizia dell'animo, per poca coscienza di loro stessi o per altre ragioni tutte negati ve, ap plicano l'iniziativa nell'inoperosità. Ed un diverso concetto dello spirito informatore dei nostri regolament i talvolta si manifesGa fra chi accentra in se t utto il comando usmpando l' azione dell'inferiore, e colui che la$cia ad altri ciò che sarebbe suo stretto compito l'eseguire. D,i qu esti due sistemi op1Josti di comando, scaLm·iscono qualità contrarie negli inferiori, o cioè da una parte atrofia della mente, :;pi,riti :fiacchi, volontà rallentate, mancanza di inizia.ti.va; dall'altra un'eccessiva subbiettività ed uno spirito d'indi pendenza ch e talora si spinge sino all'arbitrio. E siccome il manifestarsi di queste differenti qualità dipende dai comanclanti, così con l'alternarsi di essi si producono scosse nocive aJla uniformità e continuità dell'educazione ed i.strnzioue, da cui .s olamente può derivare l a con cordia degli 111tenti sul campo cli bat taglia. Oltre agli accennati due diversi sistemi di comando, abbiamo nel nostro eserci to, come in t utti, doe diversi modi di vi~ere militare; quello degli uffici, e quello dei regg imenti; e, come osserva il Marselli, sar à difficilissimo il serbare nella vita degli uffici l o stretto rigore del1e relazioni reggimentali. Le abitudini t roppo sciolte dai l egami della, gerarchiat specialmente in q negli uffici ove l o studiare predomina sul comandare, .se non sono frenate e com battu te, possouo diventare f'nneste, sopratutto q11ando vi si mescoli il carattere poco militare di. certi individui, cb e ·esistono iu ogni. corpo come in ogni arma,conquisi dalla febbre dell'emergere e dall'impazienza di farsi innanzi p er soppiantare il supe1·iore. Allont, continua il Marselli, col rallentarsi delle r elazi'oni gerarchiche, l) UÒ venir sn la burbanza cogli uguali e gl'inferiori1 l'indifferenza verso il superiore dir etto, e l a soverchia confidenza con qu ello pit'.1 ele-nito . È questo uno degli scogli
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SOL CAMPO DI BATTAGLIA LA Ul~Cll'LINA UELI.E INTELI..IOEN7.K
da cui la Yita. d'ufficio de,e guardarsi tanto più, quanto· più fac Umenl,e è spinta a corrervi iucontro. Da ciò parmi che se non fossero impedite certe tendenze cmancipati-ici della vita. degli uffici, potrebbe derivarne la mancanza di un vero e solido carattere militare, che si manifesterebbe sul campo di battaglia con la i ndisciplina delle intelligenze, indisciplina tanto più dannosa parche sa1·ebbe quella delle migliori intelligenze verso le quali :fidente e sicuro si rivolge l'intero esercito. 1!'ortunata'moute il nostro corpo di stato maggiore ci rassicura, perchè i suoi ufficiali sono intelligenti, col ti, pratici. laboriosi, dotati delle migliori virtù militari, ed in essi gli avveniristi. inobbriati clall'al ito del comando non sono che 1·a,rissime eccezioni, mentre la qmisi totalità degli nfficial i di stato maggiore corrisponde al tipo che il )Iarselli racchiude in queste poche parole: « lavorare con attività, rima« nere in ombra con modestia, non mai dimenticare i doveri « disciplinari del proprio grado, non invadere nè l'autorità < del capo nè le attibuzioni dei propri dipen<lenti, servirsi « anzi delle proprie cognizioni unicamente per facilitare a « qllello i l comandare, a questi Pel:leguire. Xulla di più bello « di qt1esto tipo d'uomo fornito ù'ingegno, di cognizioni e <s di carattere, che l avorn per fare e non per parere, e che, « quale si sia il pati;monio del la sua dottrina e deJla sua « riputazi one, ha sempre in cima a,' propri pensieri, anzi ha « fatto suo costume, le massime fondament ali della discipl ina » e del cameratismo militare. » Ed appunto perchè riconosco le superiori virtù militari che onorano gli ulliciali del nostro corpo di stato maggiore, • io esprimo il destdel'io, per il beue generale dell'eserci to, che essi Yivano cli pii'.1 fra. noi, nei reggimenti, nfilnchè1 mettendo in evidenza lo loro $loti, possano farsi meglio apprezziire, stimare e riescano, dimostrandosi ven,meute meri tevoli dei -vantaggi nell'avanzamento che a loro concecle la legge, a distruggere l'assillo dell'insofferenza che, per la loro carriera un poco più rapida e sicura, talvolta si manifesta negli altri uffici ali.
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Con una. pit'.1 lunga permanenza nei reggimenti essi potrauno diffondere fra noi i benefici della loro istruzioneI ed in oomrenso noi daremo a l oro affetto, quell"affetto che costit;uisce la forza della nost;ra vita reggimentale, che 1·itempra il carattere e uhe genera quol sentimento di soliclariotà che non è possibile svolgere e mantouere i n grado si elevato nella solital'ia ed aricla vita degli uffici. Tnoltre la vita, reggimentale svilupperà maggiormeute negli ufficiali di stato maggiore le virtù prati che clell'noiuo di g uerra, li porrà di fronte alle difficoltà che quotidianamente si presentano a coloro che al tamente sentono la moderna missione del comando i difficoltà che sono assai superiori a ,1uelle che molti credono, e che per superarle rich iedon o nnn, profonda conoscenza del cuore umano che solo si acq t1ista vivendo molto fra gli uomini e non f'rn le c11,rte; li ri,•hiamerà costantemonto al ris petto per le forme, che nei reggimenti sono rigorosamente osservate, e distruggerà la dimestiche?.za prodotta i n alcuni dalla vita d'ufficio . In tal modo la tendenza emancipatsice degli uffici troverà un salutare correttivo in quella livellatrice dei reggimenti, ed il sangne vivificatore di questi, ohe costituiscono il cuore dell'csorcito, rifinirà rigoglioso allo stato maggiore che ne è il cervello. ***
Un altro argomento strettamente unito alla disciplina delle intelligenze sul campo di battaglia, e che quindi non può esser e dimenticato nel preseute studio, è quello ch e , concerne i l sentimento della responsabi lità. La responsabilità è immediata conseguenza dell'iniziativa che il combattimento odierno ha elevato a vero principio di g uerra ; ma. dell' iniziati va è il grande, il peggior nemico. Il peso della responsabilità, che è tanto più rilevante, quanto più importante è il comando che si eserci ta, nel
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LA DtSOll!LIN"A: DELL\i: DITELLIGENZE
mentre è qu asi fonte di voluttà pei caratteri forti, è schiacciante pei deboh, nei qua]j paralizza qualunque azione vigorosa. L'affrontare serenamente l a morte sul campo di battaglia è virtù somma per la truppa; ma -per chi comanda, e specialmenta se chi comanda ha g l'ado elevato, il sacrificio della vita non è sufficiente, perchè in g uerra, più del saper :morire eroicamente, vale il saper vince1·e intelligentemente. Pei comandanti la v era, la grande virtù, che in sè contiene il segreto della vi ttoria, è il coraggi~ di affrontare, con la, calma necessaria per ben · gìt1dicare delle varie situazioni di guerra, le responsabilità inerenti al comando, responsab ilita che se sempre sono gravi, talvolta divent.ano tenibili. « Io stesso avevo stabilito il piano che finì col presentè « disastro. Io solo ne sono il responsabile. Nessun biasimo « p uò colpire le trnppc, Je quali si condussero splendida« mente, pur trova,ndo insostenibile la posizione.>> Così telogra.fava al governo inglese il generale White clopo la sconfitta inflittagli dai Boeri a Lombards-Kop nella guerra che, se virtualmente può dirsi finita, conserva però n~lla sua agonia fremiti d' indomita fierezza. · Questo telegramma. onora non mer10 l'esemplare caraU~re del generale, quanto la. nazione cLe con la, sL1a superioriià morale sa generare ne, suoi figli tale ammirevole sentimento della res1)onsabilità. La nobile fierezza con la quale il generale inglese par che dica al suo governo : non risparmi.atemi i la forza beneficamente suggestiva dell'encomio rivolto alle truppe che combatterono sotto· i suoi ordini e che egli stesso dice che furono vittime di ùn suo errato p ian0 di battaglia, non devono arrestare la nosl.ra attenzione p er s uscitare recri11ùn azioni retrospettive, ma sibbene J)er farci considerare e ponderare gli effetti a lta.mente educativi che derivano da quella fierezza di carattere, cla quella forza snggestiva. Non v' ha dubbio che gli uomini eminenti: per intelligenza e p er carattere, a cui sono affidate le sorti del nostro
1343 esercito sapranno in ogni circostanza fare olocansl10 del loro nome, del loro avvenire, della fama loro su11' altare della pat6a, e_ che con fierezza non min ore cli quella del generale :'Vh1te sapranno pure sottoporsi alle conseguen ze di errori sempre possibili in guen-a; ma però è necessario che nou solamente in quella ristretta classe di oletti, ma in tutta fa, nazione si diffonda. la solicliti dol carattere · e che 111 ogni manifestazione della complessa nostra vita ~ociale sia da tutti, governanti e governati, sempre alimentato i ( culto, ognora rispettata la se,era osservanza della respon-, sabilità. Allora solo sarà faeile al paese soppo:i;-tare le probabili contrarietà inerenLi alla gtierra, e reagire ad esse non con v~n~ p olemiche dilaniatrici, ma con virili energie unificatnc1, le qnali rinvigorendo il coraggio dimostrera.n no quella forza, morale e quella incrollabile fiducia in noi stessi che sono indispensabili per risollevarci nella sventura e per affi:ontare e supera1·e clifficolta ed ostacoli che non vi~ti trarrebbero a rovina esercito e paese. Affinchè il sentimento della respon sabilità possa divenire nell'esercito v irtù colletti va di tutti colo1·0 incaricati di un co_mando, parmi che l 'opera dell'iniziativa, da cui del'iva le responsabilità, dovrebbe giudicarsi non dal risultato, ma dal_le cause che consigliaron o l' iniziativa. . _E _~er~ che non vi può essere una speciale regola p er l ' 11_11~1~t1va; essa non può trov~re altra guida cho nella soh d1ta del carattere ed in un completo corredo èli coo-niz~oni ~ ilitari, acq_uistato a prezzo di pazienza, cli ste1~i e di stu dio alla pallida l uce della lampada e sotto i rao·o-i 00 abbaglianti del sole. Sarebbe fata.le chawoinisme se noi ritenessimo oggidì ch e con i p1·oiettili giung e ai vari comandanti la chiaroveggenza. L 'unica fiaccola che può illuminare la mente è P istruzione, mediante la quale noi possiamo non sol o comprendere la guerra, i l che è faci le, ma anche farla, che è indubbiamente assai più difficile. SOL CAMPO Ul BAT T AGLIA
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SUL O,\MPO DI BA1"l'J\OLIA
1,A DISCIPl,INA DSL1,E I NTELLIGENZE
Ben pochi ed eccezionali, scri,e lo Schedi', sono ali uo~ini che sotto . il fo~co nemico sappiano giudicare chiaramente degh altn; ed è solamente con la moltiplicilà delle cose vedute ed eseguite che si abitua, l'occhio a riconoscere prontameme l'opportunità di agire in un modo anzichè in un altro; perchè ancho nel mezzo del maggior pericolo h~ miglior g1.1,ranzin. Ji successo in guerra è l'abitudino a giudicare del terreno, e ad applicare le svariate combinazic,ni hittiche che durante le esercitazioni di pace si sono ideate i~ seconda dei casi. T,a teoria non dice altro per l' iuiziativa che questo' : ragiona.te e riuscite. Ma noi sappiamo che il risultato in guena dipende non cli rado dal caso, e se si per;;isterà a gillClicaro esclusi,•amente dalla riuscita senza esaminare le causo che spinsero ali' iniziativa, non sarà facil e generare in tutti il sentimento della responsabilità. Se ad ogn i risultato sfavorevole dell'iniziativa seguirà. sempre inoserabile, terribi le condanna, si tr011cberanno tanti impulsi vantaggiosi, si perderà un potente fattore di forza e si aumenterà il numero di coloro che ùominati da.li' inerzia dello spirito, sentono il bisogno d~ fa.sciarsi Lraspor Laro dal corso degl~ avvenimenti, aspettando cho ciuesti impongano loro un'azione come un dovere, invece di agire col proprio raziocinio. A parer mio l'importante per apprezzare il giusto grado di responsabilità, è lo stabilfre se l'azione compiuta sia stata tale da. pregiudicare lo scopo generale. Affinchè tutti possano opera.re con sa.no criterio ed ai·monicamente verso l'obbiettivo finale conviene che ogni coma;ndante sia, proporzionatamente al suo grado, illuminat~ sullo scopo dell'azione superiore, perchè ciò rischiara la via da tenere, indica i confini delle reciproche responsabilità, tende a frenare gli arbit.rt dell'indisciplina. delle intelligonze, e so un comandante muore, il suo pensiero sopravvive in ch i lo sostituisce. Inoltre ciò giova ali' inquadramento dell'azione tattica imporocchè, innalzando a potenza le diverse attività iuclivi~
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duali e ponendole in grado cli svolgersi coordinatamente verso una data meta, si aumenterà, mediante la cospirazione dogli sforzi, il valore della collettività. P er diffondere il sentimento della respo11sabilità e disciplinare con esso le intelligenze sul campo di battaglia, non basterà che i nost1·i regolamenti, opportunamente modificati, sanciscano il principio da me invocato di giudicare l'iniziativa non solamente dal risultato, ma essenzialmente dalle cause che la suggerirono : ma bisognerà anche combaitere <lue correnti che non di rado tendono ad invadere il campo ùi bat taglia, o, cioè, l'ingerenza della l?olitica sulle operazioni di guerra, e quella della sostituzione nel comando dell'autorità superiore a ciuelJa inferiore, invasioni queste entrambe nocive, perchè abbuiano la mente e generano antagonismi dolorosi. L 'influenza della politica sulla guem.>. è indubbiamente grande. perchè, come scrive il Goltz, la. guerra non è che la continuazione della politica a mano armata; ed è dallo scopo generale che si propone la politica alla rottnra delle os Lil itt\,, ohe di pende lo scopo strategico da raggiungere e la forza mili tare per conseguirlo, determinandosi in tal modo la proporzione fra scopo politico e sforzo militare. Ma se la politica indirizza la guerra, il suo dominio sulla azione milita1·e, soggiunge il Marselli , non dev'essere quello di una sonana assoluta, si bene d'una 1·egina costituzionale, la quale conosce l'ambiente del suo regno e ne rispetta i bisogni. 1 telegrammi spediti dalla distanza di centinaia o migliaia di chilometri dai governi centrali al gene1·ale in capo, coi quali o si uhlede se una gran baUaglia è sLata data, o si spinge a dar battaglia, per soddisfare l'opinione pubblicu, o per sostenere un ministero pericola,nte, sono sempre stati causa di disastri militari, la responsabilità dei quali non dovrebbe interamente ricader sul generale. E necessario perciò impedire ohe la politica penetri nella tenda del generale per esercitare ingerenza sulle operazioni mili tari, perchè sarebbe cattiva politica che potrebbe porre 86 -
A~1'0 XI.\I .
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LA DISCIP LINA DELLE INTELL lOENZE
SllL CAMPO l)I llATTAG l,lA
in iscompiglio, e gli esempi non mancano anche 0crlì eserci ti più V!l>lorosi. ' Circa 1a ~ostituzione sul campo di battaglia dell'autorità superiore a quella inferiore, osservo ch'essa uel nostro esercito per quanto sia dimi11uita1 pure non ancora è completamente sradicata . .~:[entre i no~tri .regol ~menti sono ispirati dalla maggior stima per tutti gh ufficiali d'ogni grado, nella pratica in-vece qualche volta avviene che il comando si svolo·e a base 0 di sfiducia. _Sul campo di_ battaglia, come osserva il tenente g enerale Gm~epp~ Bell~t1 nel suo ~portante opuscolo : JJialogo ~mlla tattica, 11 contmuo scorazzare dei superiori lungo il fronte delle . . loro truppe in azione, per tutto vedere, controllare) d1ngere .e ta,Jvolta comandac1.·e i minimi reparti esautora i comandanti in sottordine, turba gli animi1 ino·enera irreg_uiet~dine . ed è una delle principali cause d'indisciplina delle rntelhgenze, perchè l' i nstabilità dei comandanti i quali naturalmente non possono essere in tutti i punti d~ll'esteso fronte occupato dalle loro truppe, farà si che alcu_n~ ca~i re?arti sentendosi abbandonati nel momento più critico s1 ~pingeranno facilmente ad azioni precipitose. Ad ovviare questo inconveuten tf?, gravissimo in guerra e c~e non è meno grave anche nelle abituali eserci tazioni di 1:iace, perchè ostacola la necessaria preparazione intellettuale degli ufficiali, ritengo opportuno che il nostro reg?lam:ento, adottando il consiglio dato con tanta ricchezza di ~rgo~enti esa~u~ien ti_ dal gene1:ale Bellati nell'opuscolo sopra citato, stabilisca 11 centro di gravità delle varie formazioni tattiche :fissando per ognuna di esse i posti di ciascun comandante cli reparto, i quali posti sarebbero come i fulcri dell'ordine di batbaglia da cui, salvo casi eccezfonalmente imperiosi, nessun ufficiale dovrà scostarsi . In tal modo sarà rigorosamente salvaguardata la mansione di ciascun grado, si eviteranno i facili attriti derivanti dal sov~·appoi·si di varì comanda11ti; più facile, più regolare sarà l'Mnone del comando; più sicuro, più pronto si svolgerà l'at-
tacco conLemporaneo delle numerose masse i la successione geTarcnica c:.:osi stabilita s11bordiner~ anche il pensiero, perchè la possibilità di essere sospettato d'aver mancato all'onore per a,er lasciato il posto assegnato nel combattimento dal regolamento, paralizzerà gli arbitri e disciplinerà le intelligenze. :::Sè si tema con ta.le provvedimento d'imbavagliare ogni iniziati va, perchò questa potrà sempre manifestarsi; solameute, ed è ciò che pii'.1 giova, in g 11erra, ciascuuo sarà maggiormente attra.tio a non sviucolare la propria azione da quella del corpo di trnppe di cni fa parte, ma opererà annonicamento con esso, e l'iniziativa che si manifesterà sarà di quella veramente utile e concomitante verso lo sco1)0 generale. La disposizione consigliata dal generale Bellati, e che io invoco, non è un ritorno ad un atrofizzante formalismo, ma mira ad impedire tanto le iniziative inconsulte, quanto le perniciose inazioni, ed è un anhidot:o alla gener·ale tendenza dello spiri to moderno cli r.ibcllarsi con irriverénte scetticismo a tutto ciò eh.e si presenta come sei:io stt1dio, per dimostrare soverc]1ia si.mpati~ per le approssimazioni appagandosi di un « press' a poco ».
Però la disci plina delle intelligenze sul campo di battaglia difficilmen te si potrà ottenere complet a e sicura, se le menti degli ufficiali non saranno dirette in modo uniforme nei severi studi. dell'arte de.Ila guerra. La comunanza, degli studi genererà in tutti comunanza di sentimenti, e l'affiatamento, la reciproca fiducia stabiliranno quello st retto vincolo di solidarietà degli aniuù da cui deriverà sul campo di battaglia la collettività degli sforzi. E di ru1 ma,ggiore affiatamento, d'una più p rofonda recip roca conoscenza evvi oggi qualche bisogno, perchè mentre nel nostro esercito è fortd lo spirito di corpo, parmi che fxa gli ufficiali deUe diverse armi e talvolta fra i reggimenti clella. stessa arma vi sia una ce1-ta manifestazione separatista.
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LA DllèOlPLTN.A OE Ll,E INTE [,LlGEi;ZE
E nell'asserire questo, non sono dominafo dal pessimismo che ha invaso la patria nostra, ma bensì da quellè tendenza ascensionale di cl1i, senza vani rimpianti per il passato, ha fede, fede g rande e sicura nell'avvenire dell'esercito e del paese. In quarant'anni poche cose iu Italia hanno tan to progredito nel bene quanto l'esercito, ed è appunto perche sento in timamen te cho si amo diventati migliori che sono insoffEreute per tmtto ciò che ancora non corrisponde a quell' ideale di perfe7,ione che la mia meJ1f;e , agheggi.a. Le frequenti e vh-aci discussioni che si sollevano iùtorno all'esercito, le voci che vorrebbero denigrarlo non devono generare lo sconforto fra 1~ nostre file; ma rinvigoriti sempre da,lla fiducia, che è la caratteristica di coloro che salgono nella via del progresso, dob biamo reagire con la forza delle nostre coscienze rimu te, con la disciplina delle nostre intelligenze e dei nostri cuori, in cui ò riposto il sommo bene della patri a. Quindi m1lla dev'esse1·e trasciu-at o che possa perfezionare la nostra educazione i ntellettua.le e morale secondo le moderne esigenze del combattimento, e siccome queste sono basate sull'altruismo, così non dobbiamo impedire che sorga e si svolga l' individualismo. Ora quale più feconda for za di coesione potrà avere l'eserdalla fosione di tutte le bo-iovani incito di quella deriva,nte . telligenze aspiranti alla carriera mili bare median te un'unica scuola che inizialmente armonizzi le ment i ed i cuori? Dare a tutti gli -ufficiali delle armi combattenti una sola provellienza per modo ch'essi abbiano comuni le idee I i principi, i sentimen ti . e quindi uniformità di criteri nelle militari discipline è cosa che con molta competenza fu da altri studiata e P:'oposta in t utte le sue partico1ari moda,lità. Mi limito perciò ad accompagnare il ricordo di quell'idea con l' augrLrio che pel suo trionfo siano rimossi gli ostacoli che, sino ad ora, si sono opposti alla costituzione di un unico e g rande ateneo militare per tutte le armi combattenti. 0
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SOL CAMPO Ol BATTA GLIA
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L'Hoh enlohe nella VII lettera stili' artiglieria trattando dello spirito di casta, scrive: « Le armi da fuoco dellà fan« teria, della cavalleria e dell'artiglieria, sono divenu te quasi < simili e richieggono da parte degli ufficiali, lo stesso grado « cl' istruzione scientifica per essere convenientemente ado« perate ». Ciò è vero, ma e anohe più vero che, · come osserva il Mru:selli, « le uguaglianze di livello fra le tre armi, sen za « negazione ben inteso dell e <li-ffere1.1ze1 ol trepassano la sfera « delle traiettorie pi ù o meno lunghe, più o meno tese, e < investono t Ftta la vita di quelle armi ». Non basta perciò dire che durante lo svolgersi clella complessa azione tattica vi cleve essere sempre accordo scambievole fra le varie armi; bisogna generare fra gli ufficiali di tutte le armi affiatamento, stima talchè si stabilisca il solido lega.me del reciproco affetto che infonde coraggio e lena a sopportare le ansie e gli affanni della guerra, che centuplica la forza per aiutarci a vicenda e potere insieme condurre a termine eroiche, opportune imprese. Bisogna con costante, uniforme indirizzo elevare lo spirito, disciplinare le menti, soffocare stù nascere l' ebbrezza per gli onori,· calpestare al suo primo apparire l'aspide della gelosia e dell'invidia e fare che ciascun ufficiale agisca non per servile obbedienza, ma perche fortemente sente tuLta intera la p ropria responsabilità davan ti l'ora, il minuto che nel combattimento rapido s' invola. Bisogna con azione continua, incessante diffoudere in tutti quell'elevato coe:ffi.cen te di doti morali che ora, più che per il passato, è necessario, sia. J)er incatenare le tante forze centrifughe che oggidì scuotono la tattica, sia per ottenere quelJa maggior disciplina degli animi che possa .far reggere per molte ore di segnito alla pressione morale che, disse il Moltke, si sviluppa in mezzo al vivo del combattimento. Maurizio cli Sassonia scrisse che : « nna battaglia è per« duta quando la si crede p erduta » ed il nostro regolamento cli servizio iu guerra ci esprime con altre parole lo stesso
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LA DlSC!J;'LlNA D ELLE l:N'l'SI.LIGENZE
concetto quando ci aV\"rerte che : « la sera di una battaglia « non vi è spesso altra differenza fra il vincitore ed il vinto « all'utfuorj cli questa: che da una parte non si è perduta « la :fiducia nella vittoria, mentre dall'altra è venuta meno:.>. Siccome « lo spi.rit o che anima il corpo degli ufficiali », dice il nostro regolamento di servizi.o interno, << è lo spirito stesso dell'esercito », così perchè l'esercito mantenga incrollabile la -fiducia nella vittoria anche in mezzo all'unm ensa strage del campo di battaglia, è indispensabile con perseverante preparazione elevare a potenza negli ufficiali di t utte le armi le migliori vir t!'.L militari, uniformemente educando i cuori e dis0iplinando .Le intelligenze,. rafforzandone il caratt ere in cui si epiloga la persoualità di ognuno. E dopo una tale preparazione potremo, forti delle nostre coscienze, presentarci fidenti alla, battaglia che è il gran quad.To, il quadro meraviglioso della guerra, nel quale t utte le classi sociali sono rappresentate e t utte hanno comuni pericoli e speran ze, danni e v antaggi. Ed invero in quale altro momento della vita F intera nazione tiene in esercizio tutte le sue forze, e concentra tutta la sua attività. morale e materiale come nelht battaglia? Là vi è pens,ero ed ar.1ione, principt e pratica attuazione, idea e forza, spfrito e materia, scienza ed a,rte, filosofia e storia. Nella battaglia tutte le azioni e gli agenti della guerra hanno fra loro intima rela~ione e nesso logico di successione e dipena enza. Dal Re alhùtimo ci ttadino, dal generale al solcj.ato, tutto è nella battaglia coordinato. Le passioni tntte sono nella batlaglia riunite come in nn croginolo, o tutte dirette ad nn solo e comune scopo : la
'vitto1·ia.
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SUL CAMPO DI BA'l'TAOLIA
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Là vi è la luce delle folgori, il sole della gloria,, il grido di un popolo cti combattenti, _il furore della mischia, il gelo della n10rte, il sangue profoso a torrent i, la gioia indicibile cli chi vince, il cupo fremito cli chi soccombe, l'osann a del trionfo, l'umiliazione della sconfitta,.
In fondo a LlUesto quadro stanno le macfri, le spose, le .fidanzate, i fanciulli, i vegliardi che tremano e sperano, che pregano e piangono. . Al di sopra sta il pittore con le sue tele, .lo ~cuJtor e col sno sealr)ello l il musico con la sua cetra, lo stonco col • st10 librol il poeta con la sna musa, il filosofo col suo pensiero, • tuliti intenti acl immor talare la glona clel popolo! Educando i cuori e disciplinando le intelligenze facciamo che se sino ad ora non ci arrise nelle battaglie la fortuna clelle arm.i, possano i posteri du:e di noi, per gloria nostra: « Virtù vinse fortuna! » Lumr .8..YADAS1 rene11ra colon iullO u el G-1°
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MILAZZO, 1860
Dal monte l\Iangarruna, ove pochi ruderi di un turl'iLo castello ricordano il dominio normanno, da quell'erma rupe, sorrisa mestamente clal solitario fiore della ginestra, chi volga lo sg ua·l'Clo a nord scorge : il mare ooliC', dal cui glauco sono sorgono corno tanti fa.ntasimi le isole di Lipari; la penisola di 1\Cilazzo, l'antica Mile, il cui nome richiama n,lla memoria due fatti d'arma gloriosi della storia antica e contemporanea : la ,ittoria del console C. Duilio sui Cartaginesj, la vittoria di Garibaldi sui borbonici; la piana di n'(ilazzo colti:vata a vigneti e a uliveti, intersecata da due grandi strade che s'incrociano aU'Olivarella, e da altri sentieri fiancheggiati da, mmi e da :fittissime siepi, sol.c ata da due torrenti: il F loripotema ad est, il Mela ad ovest, le rive esterne dei quali rasentano duo catene di monti, digradanti l'una Vdrso Ct·ocecaruso, l'altl.'a verso Merì. Dall'altura del convento di S. FTancesco, la quale staccandosi dai fianchi del monte, si spinge a g uisa di sprone, verso il Floripotema, il 19 luglio 1860 il generale Garibaldi, seguito dai commilitoni Medici e Cosenz, e da altri ufficiali del suo stato maggior e, meditava. la. battaglia del giorno successivo. Il generale Olary, comandante la _piazza cli Messina, informato che il colonnello brigadiere Medici era già 1,erveuuto a Barcellona e che ad esso eransi uniti i volontari sicilinn~omandati dal colonnello I nterdonato, il 14 luglio inviava il colonnello Bosco a capo di ~ battaglioni di fanteria, di uno sq uadrone di cavalleria e di una batteria d i artiglieria su 4 pezzi, col proposito di rinforzare la guarnigione di Milazzo, battere il )ledici e tenere le comunicazioni tra questa città e Messina.
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Il colonnello Bosco, prima di partire, prometteva di annientare il Medici e d i far ritorno a Palermo sul cavallo dai fuorusciti )Iessinosi donato al .:\Iodici. Questi, a'vuto sentore del la marcia di Bosco, occupò Merì, piccolo comtme posto sulla sponda sinistra. del )!eia; vi mobilizzò la guardia nazionale e si premunì cl.alle probabili offese nemiche, piazzando sul ponto due cannoni trova.ti a Barcellona, mettendo in assetto difensivo gli argini del to1·rente e spiccando posti a va.nzati vorso Corriolo e San Filippo. L'avanguardia. borbonica, giunta ad Archi, o'"e i passanti pagavano alla provincia una tassa graduale per la manutenzione di qttella. strada, fn an-ertita dall'incarica.to della riscossione del pedaggio, che a Corriolo stavauo appirLttate numerose schiere garibaldine con la colonmt Intcrdonato. La nuova sgomentò a lq nanto il Bosco, il <1 nale, sospesa In. marcia in avanti, deYiò a destra per lo stretto Caprari, braccio rotabile che mena a :Milazzo. Che il st1ddetto impiego.to diede ai regi ragguagli esagera.ti e li s1·ongiurò cli non andare verso Corriolo col fine d i giovare alla ca.usa dei '"olontari italiani, si so ppe poco dopo e pe1'<IÌÒ egli fn fatro fucilare. Prima. che le truppe borboniche giungessero ad Archi, Medici ase'1ll. mand~to una parte delle :me forze, nonchè i volontari dell'Interdonato, a Oorriolo, in n.ppoggio di. quel posto avanzato. Per quel di i volontari non furono molestati ed evitarono, per opera del sudùetto impiegato, un pericolo g ravissimo. Chè se al BoHco non fossero sta.te date ad Archi quelle informazioni, esHi certamente sarebbero stati assaliti, e, deboli com'erano, con molta probflbilità soverchiati e scon-fitti . Nella notte tennero le loro posizi oni a cavallo della strada maestra e sul erro di Corriolo, ma con molti disagi a causa di un fo rte temporale. Infatti, poco prima del· tramonto, da settentrione cominciarono a raccogliersi densi nuvoloni che crebbero, si moltiplicarono, si avanzarono tipinti da un vento impetuoso. I tuoui dapprima radi e lontani, si avvicinarono, divennero incessanti, vi,•issimi; mentre la pioggia impetuosa immol-
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lava il terreno'. riempiva d'acqua i fossi, i solchi, guastava le strade, opprimeva gli uomini . I volontari, chini a terra, badando soll;anto a coprire le armi e le munizioni. ·affi:ontarono immoti il veemente diluvio ed il furioso v.euto. L'indomani mattiu,a, squarciatosi il uembo, si ristabilì il buon tempo e con esso riappariva splendido il sole. Il colonnello Bosco, saputo dalle spie chEI a Corriolo non era~o che pochi volontari e chè il colonnello Interdonato eras1 portato a P ace a g uardia di q uelle strade donde sarebbe stato minacciato il :fianco destr o ed il tercro .dei o-ari~al ~ini, nelle ore pom. del 17 l uglio spiccò J"ue battaghom contro Oorri~lo. Questi, oHrepassato il F loripotama a ,ralle del ponte d1 Corn olo, ghmsero ad .Archi. Di là un batta_glio~e fn distaccato col maudato di occupare con una marc1a d1 fianco verso sud, l' altura cli Serratondo da cui era minacciata la destra dei garibaldini. Il rimane~te delle truppe continua.rono per Crocecarnso, ove le estreme punte ur tai:ono ~on gh a:amposti nemici ed impegnarono qnalch.e sca.ramucc1a che divenne un po' per volta assai vi vace sebbene sen za alcun risultato. I regi combattono dimostrativamente in at tesa che il bat taglione staccat o ad .Archi vi giungesse. La marcia di questo repar to viene molestata e rallentata da! fuoco di ~o. villic.i appi~ttati dietro . le siepi, i quali, po1, veclendos1 in pencolo eh essere accerchiati e catt urn,ti · se 1~ svi~narono. Riordi natisi, seguirono inosser vati ]~ marcia . de: soldat_i, _a debi ta distanza. Il battaglione, giunto a. O~pn, ~1 . sp~zzo m due : una par te salì a Serrotondo e d_1 la. apn 11 fuoco contro la destra dei garibaldini, l'altra s1 spm s~ ~lÙ t~rrente, lo passò a R iilla e appostatasi in un bosco .cli h moru, ftù minò con i suoi tiri le spalle deo-li avversan. I volontari italiani, sorpresi, vacillai10 ~ e p:rdollo!> alquanto terreno ; se non elle un battaglione della loro riserv.a iur iva in rincalzo e rialza per un mòmen to le sorf dell_~ pugna. Ma i regi g ttadagnavano sempr e piµ terren; e g1a pareva che a loro arridesse la. fortuna delle armi: a.1lorchè l'audacia di pochi muta l'aspetto delle cose e salva
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la situazione. In contrada Comastrà 12 contadini, accenrnatosi sempre più il crepitare della mqschett.eria, lasciarono le zappe; e, preStlntatisi al barone Gortlone, chiesero le armi per battersi. - Così pochi, esclamò il Gordone, che cosa fal'ete? - Quello che meglio si potrà, risposero. :i\Iuni tisi di focih cla caccia e riuni tisi ad altri erranti per quei luoghi1 scesero no] torrente, l' oltrepassarono alcluanto a mon te del luogo ove fervea la misuh,a, s' introdussero negli agrumeti, e, guadagnato trn canneto alle spalle dei regi, scaricarono contro di questi le armi quasi a b r uciapelo, nel tempo stesso che i 30 villici, éli cni sopra, osavano fare altrettanto contro i soldati appostati su Serrotondo. I .borlionici, credendosi a1la loro volta, so1·presi da grandi forze, si d iedero a precipitosa fuga, dirigendosi al mare per la via del torre11te. M.entre passavano in mezzo a Corriolo e Orocecaruso, Medici li fa mitragliare con i due can noni che, durante la lotta, aveva fatti venire da Meri. I primi arrivati a Orocecan1so recano la notizia che alle loro spalle erano stati mi nacciati da. un gran numero di volontari, per il che i reai di Crocecarnso si ritirarono . Giu nti a mare, spiaggia b spiaggia, J>resero h,, rotta, per Mila:..zo. La loro ritirata fu alquanto precipitosa e élisordinat a, per cni i garibaldini osarono inseguirli, sino acl un certo 1rnnto ; ma poscia, per la t arda or a, sospesero l'inseguimento temendo qualche imboscata; ed invece si diedero a raccogliere i feriti di ambo le parti. Il ~ edici era vit torioso, per quanto poco decisiva fosse la sua vittoria . L 'opera. sua fu di molto agevolata dai naturali di g_uei din torni, cl1e, lasciati i figliuoli, le sconsolate ~ pose, le a:ffiitte mamme, accorreTano a sostenerlo, desiderosi di scuotere il g iogo borbonico più che non gli stessi milazzesi; i q t1ali, protetti d al Cassisi, ministro di Sicilia, carissimo al re, ledevano soventi volte gli interessi dei paesi vich1i con testandone i diritti ed i privileg i da molto tempo acquisiti.
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Tale protezione fu molto censun1.ta al Cassisi dal perfetto gentiluomo minisho Cumbo, anch'egli milazzese. Il giorno seguente, verso le ore 8 ant. un battaglion e di .garibaldini, che erano già pervenuti a Barcellona., occupò S. Lucia. Questo paese assumeva molta importanza, sia perchè è forte per n a.tura, sia perchè da esso diramano sentieri e mtùattit3re che, attraverso i mon ti, condu cono a Messina. Il possesso di S. L ucia era dunque vantaggioso per i volontari italiani, inquantocchè ne assicurava le spalle durante l'azione ch e doveva ·svolgersi contro Milazzò. L'indomani il generale Garibaldi giunse in Barcellona, seguito da una colonna cli camicie rosse e di popohmi armati. Ragguagliato dal Medici circa gli avvenimenti dei giorni precedenti e circa l'attuale si tuazione, partì, dopo aver p reso alquanto riposo, alla volta di S . Lucia per una strada di campagna poco con osciuta. Alle 9 entrò in paese cogli ufficiali del suo sfatto maggiore. La nuova del suo arr ivo si pTOpaga rapida come il baleno da un capo all'altro dell'abitato; ed egli maestoso e fiero si dirige al convento di S . Francesco in mezzo all' ovazioni del popolo festante ed ebbro d'entusiamo. Man mano che prosegu e, il corteo s'iugrossa.1 s'àdclensa, le acclamazioni si accentuano sempre p iù, i gridi di gioia frenetica si fanno più clamorosi. L e donne dalle finestre applaudiscono, mostrnn o anch'esse la gioia comune. A.l convento di S . Francesco Gariba.ldi prese alloggio. Il vescovo, monsignor Papardo dei pl'incipi di Parco, dopo molto esitare e chiedere consiglio ai suoi dipendenti, si reca a visitarlo e vien e accolto cordialmente. Lungo la visita, il generale sovente, attr averso la .finestra p resso cui stava a sedere, p untava il cau occhiale su Milazzo. Nell'atto in cui il vescovo prendeva commiato dal Djttatore, questi gli raccoma.ndò di non esercitare alcun a in fluenza sull'animo clei suoi preti durante la vicissitudini della guerra. Ne ebbe la seguen.te risposta : « I fatti pro4: vano che io ho Jasciat;o tutti liberi a:filnchè ogn uno possn. < regolarsi a seconda che gli suggerisce la propria coscienza. ~
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Così detto il vescovo si ritirò nella sua abitazione, e Ga.J:ibalcli con su oi compagni d'armi, dopo qualche ora che impiegò semprn nelPosservare la coufigLu-~zion e t opograficr. dei dintorni di Milazzo, pranzò n el refett orio del convento. Dopo il desinare andò a letto e dormi :fìnv alle 3 pom. Quindi ricevette la legione dell'E~na, che proveniva c1a Catania, e che per essere in uniforme bruno, non.volle egl~ si fra~ischia~se colle camicie rosse a scanso di qualche equivoco; dispose 111vece che dividendosi in clrappelli andasse ad occupare le circostanti alture visibili da )[ilazzo, e lassù accendesse fuo chi per tutta la notte. Alle 6 pom. lasciò il ~onv~nto ~eguito ~al popolo plaudente e preceduto dalla musica ç1~tadma c~e m tuonava gli inni popolari cli gnerra composti nella rivoluzione del 1848. P ervenn.to che fu all'estremità :nord del paese, volgendosi al popolo clisse : « Adesso lasciatemi solo, poic~1ò da qnol « poggetto (e indicava colla mano l'altura Serri) devo stu« diare il terreno antistante; prepara.temi intanto la cena e « l'a,lloggio al seminario, nonchè l'accantonamento per du e « reggimenti cbe vorranno stassern » . I luciesi l'accompagnarono colla vista finchè poterono, e stettero invano lunga pezza ad aspettare eh ' ei tornasse. Poche ore tlOJ)O ebbero noti zia ch e egli erasi recato a Merì, punto di radunata delle su e truppe. . . . . . Al suo giungere a Merì, fra le ovazioni generali, s1 griélò : « Domani v ogliamo attaccare Milazzo » , al chè rispose : « Domani è venerdì, e di venerdì non ho mai impegn ato «combat timento». La medesima sera il Dittatore eman ava il segu ente ordine del giorno : . . . « La brigata Medici ha ben meritato della patria; 1 suoi a soldati ao·~editi da forze superiori, hanno nuovamente _..« dimostrato ) "'"'ciò che valgon o le baionette . dei. fi g1·i d e11 a « libertà. I brigadieri Cosenz, Medici, Carini e Bixio sono « promossi al grado di maggiori generali, ed il colonnello « Eber a quello di brigadiere. Da ora in poi l'esercito na« zionale di Sicilia sarà, composto di quattro divisjoni di « fanti, di m1a brigata d'artiglieria e di una di cavalleria;
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« le di'"'1sioni assumeranno il numero di seo·uito alla quiu-
clicesima comandata dal generale 'r our. Pe; la formazi one delle b,·igate, i maggi.ori genernli mi presenteranno tost.o gli officiali idonei ai diversi comandi. « D'ora in poi le nostre truppe assumeranno il nome di « Esercito Meridionale : il segreta1·io _generale del ministro « della g uerra è incaricato dell" eseguimento del p resente « ordin e » . Intanto a S~n ta _Lucia erano q uasi pron ti l'alloggio e la cena_ per _Garibaldi, . nonchè gli accantonamenti per due regg1ment1; qu~ndo .mvece arrivò il Fabrizi, che, a tam.bru·o ~att_e nte, imbandisce l'ordine di aprire le porte 0 di a:ffacc1ann alle finestre coi l umi in mano. Tale u1 aiimzion e improvvisa, sbalordisce la gente e diffonde un sen:O di vago terrore. Si crecLe in sulle prime sieno 0o-iunti i reai. Vin to il primo stordimento, tutti lasciano il letto, spal:ncano le p orte, sporgono dalle finestre il viso stralunat o ed i nceno protendono le lucerne ; in un attimo l'abi tat.o si)len de ' una luce s~rana, insolita. L'ordine relativo all'apprestamento dell'allogg10 ~er Garibaldi e degli accaùtonamenti ·per le sue _truppe, s1 ~eppe . a Mfla~zo,. ove n ell'osservare quel movimento svanato di lumi, s1 opinò che il Dittatore con i suoi militi a.rri vasse in qu ell'ora a Santa L ucia. Un a vedetta di un reparto, distaccato dal colonnello Interdonat o per sorvegliare la strada provinciale presso S iam~ oro, arrest? la mattina dello stesso giorno 19, un con tad1~0 che nconobbe essere milazzese e proven iente da Milaz~o, ~ lo con.se~nò al com~mdante di quella compagnia. Quest1 gh s_equestro una lettera diretta al generale Clary, colla q11ale 11 colonnello brigadiere Bosco chiedeva soccorso di scelti soldati, osservando che non si trattava di avore da ~are coi ~oli garibaldini, ma eh~ :fin anco g li alberi in ogm dove s1 trova vano a lui nemici. La. lettera fu inviata tosto al colonnello Interdonato: qu esti a sua volta la mandò al Medici in Barcellona. M~ Bosco sa?gia~ en.te, per l'oggetto d i cui sopra, aveva spedito a :M:ossma m diverse or e e per altre vie, alr,ri mes«
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saggi; ed il chiesto ri nforzo partiva da quella çittà la 11otte del 19 al 20. Medici, verso la mezzanotte, potè avere la lettera in pa,rola a Meri, e tosto la rassegnò a Gar ibaldi. Il contenuto di essa confermò a qu est' tù tinio la necessità di fare quanto aveva clivisato, prima che la guarnigione di Milazzo fosse soccorsa. * **
Il 20 luglio i garibaldini erano in anni. Si formaro110 <lue colonne, delle quali una, comandata dal Malenchini, dov eva muovere da Merì per Santa Ìlfarin a ; l' altra per Belvedere lung o la strada provinciale, e poi v olg ere a sinistra per la strada di campagna Botteghelle che sbocca a Mi lazzo passa11do per il villaggio San Pietro. Di questa colonna un battaglione doveva spingersi fino all'Olivarella e da qui proseguire 1Jer ht rotabile che, arri.vata al Vicomuto prnsso al mare, piega a noTd-o,est, e parallelamente al littorale perviene a l\{ilazzo. Nell'ultimo tratto di essa sbocca la strada Botteghelle. P rima che sorgesse il sole quei baldi gu errieri impavidi e taci turni si avviarono per la loro destinazion e col cuor gonfio cli speranze e cli amor patrio. Tre quarti cli battaglione rimasero a Merì come presidio ; le rimanenti tru1Jpe disponibili, sotto gli ordini del Cosenz, rest arono scaglionate sullo stradale come riserva e ad esse dovevano unìrsi lo forze che in giornata sarebbero giunte da Palermo. N. F abrizi con i suoi era già partito p rima degli altri 1Jer Archi col còmpit o di fronteggiare le eventuali prov enien ze da Messina. Un battaglion e occupava, fin dal giorno 18, Santa Lucia ; i voloutari tlell' Interdon ato rimanevano a Pace. L a cavalleria borbonica avver ti il Bosco un po' tardi dell'atteggiamento dei garibaldi ni, pur nondimeno i regi guem-irono in riempo la loro linea di .difesa precedentemente preparata, evitando cosi una sorpresa.
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Alle 5 antimeTicliane la sinistra garibaldina trovò il contatto col n emico ed iniziò la zu ffa che a poco a poco si dilagò, si estese su tutta la lillea. Fino alle 7 si combatte senza alcun vantaggio per ambo le parti ; solo i volontari, sendo allo scoporto, riportavano molte perdite, impossibilitati di rendere Ja pariglia. all'avversario. I regi erano schierati sop1·a una linea formidiLbile; la loro destra, appoggiata al mare verso San Papino, era protetta dalle artiglierie del forte, nònch è da cascine, mui:i di cinta e boschi di fichi d' Iuclia, ripari che furono molto bene utilizzati. Le sue riser ve stavano en tro la città e dentro il forte m edesimo. ·Il centro colle rispettive riserve, sullo stradale, dallo. sbocco cl ella strada Botteghelle sino al V icomuto, ed a_veva la fronte 1n·otett.a da un muro coperto in gran parte cla foltissimo canneto. _Un pezzo da campagna f'll piazzato allo svolto del Vicomuto e ne sbarrava quella rotabile; altri tre pezzi forono collocati dietro il suddetto muro a destra del primo. Sebbene si abbat~essero le sommita di questo muro in corrispondenza dei cannoni per farne sporgere le bocch e n el pia.no antistante, beuchè si praticassero delle radure nei canneti, tuttavia la batteria rimaneva invisibile al nemj.co che assaliva ~ fronte. Però essendo posta sopra il fondo sti,:adale a livello inferiore a quello della pi~nu ra ch e essa doveva battere, aveva un campo di tiro molto limitato. La sinistm ~i spingeva ad est del "Vico mu to, appoggiandosi ad una linea di case, da ctù si riusciva a fiancheggiare per po.co il centro. Le truppe comandate dal Medici si scagliarono per le prime all'assalto con tro il cent,·o n emico; ma furono re~ spinte da u n turbine cli proiettili, lanciati dalle eccellen ti carabine borboniche, 11onchè dalla metraglia dei cannoni, ch e diradavano, squarciavano, scompaginavano le righ·e. Premea al Garibaldi c];to seguiva il Medici, sp iare le posizion i dell'avversar~o per sapere ove meglio gli convenisse gravitare, e pertanto ordinò all'estrema destra che caricasse
Scala d, i I : 100.000
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a fondo sullo stradale e tentasse di scoprixe le clisposi7.ioni cle' regi da quella parte. Anche quest'assalto ebbe esito disastroso, giacchè quel cannone, tirando a roetraglia seminava la morte. Si chiesero dei rinforzi al Cosenz; e con essi, fino al merigg~o, si tentarono l'eplicati assalti che fallirono sempre. Molti morti e molti feriti ne erano il risultato. Taluni dei combattenti dell'estrema destra, respinti dal fluttuare di quelli, antistanti .fin presso all' Olivarella, ris'posero alle domande di alcLmi spettatori: « Si_amo vinti! » hla il generale Garibaldi non disperò nn solo istante. Il sole era cocente, il citl<lo afoso impeclivn il respiro, come una cappa di piombo pesava l' ari~t immota. Quei bravi militi erano ormai stanchi, abbattnti ·dalla fatica, arsi dalla sete, molli di· sudore e cli sangue, rosi dalla rabbia di non aver potuto nemmeno scorgere il nemico. Vista l' inaJùtà di quegli sforzi, urgeva rinvenire un ripiego che ne assicm·asse la vittoria. Anche all'ala sinistra le cose volgevano a male; e Garibaldi avuta contezza di ciò, compres~ facilmente il disegno di Bosco, cioè d1 tener fermo sttl centro ed a si11istra e colla destra incalzare vigo:rosamente i garibaldini, rìcac~ ciarli snlla strada provinciale e tagliar loro la ritirata. Infatti Bosco ·fino a tardi non aveva intrapreso l'esecuzion.e del suo piano. in attesa che an'ivassero i r ichiesti rinforzi. Stando al castello, spesso volgeva lo sguardo ansioso in direzione di A.rchi, ma invano ! Impazientitosi, poco prima di mezzogiorno, ordina al comandante. dell' a.la destra <li muovere alle controffese i allora le fanterie sono ordinate in colonna ed affrontano l'avversario, mentre la cavalleria carica contro la riva del mare. Le ordiuam1e del 111:alonchi ui non 1·eggouo a quell'urto, si scompongono e confusamente ripiegano di qualche miglio. Ra.ribaldi dunque, messo al corrente di quanto succedeva, pensò eh ristorare il éombattimento de11a sinistra, ed ordinò al Medict cli tQner ferme le truppe i~pegnate nelle àttnali posizioni, ~i adunare quante forze poteva e cli appoggia.re 8i -
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con queste più a .destra, verso il Floripotoma, per poi cogliere il nemico sul fianco sinistro. 'l'ale determinazione fo la chiave di c1uella gior1,1a.ta ! .Meutre il generale Medici si apparecchiava ad eseguire gli ordini, egli, a spron battuto, raggi unse il Maìenchini, il quale faceva c011ati per raccogliere j dispersi drappeJli e riannodarli. Bastò la sna presenza perchò si sollevassero gli spiriti e xitornasse la fiducia. Raccomandata la calma e la costanza cli vincere Garibaldi smontò da cavallo, e in compagnia di pochi si 'spinse ·verso Milazzo per la strada Botteghelle, allo scopo d i riconoscere le posizioni nemiche ed a seconda di esse scegliere il suo obbioUivo d'attacco. In questo frattempo la cavalleria borbonica, riordinatasi dietro alla propria fanteria, eseguisce una carica frontale, ma viene respinta dopo aver alquanto scompigliato il nemico. Il comandante di essa nel ritirarsi era.si gettato con un pugno de' suoi nella strada incassata Botteghelle, forse per evitare il fnoco dei garibaldini: i ncontrato il Garibaldi e f'attoglìsi contro, gl' intimò la r esa. Il Generale resisteva colla sciabola alla mano; parò un fendente e rispose con un altro fendente che non andò a vuoto. In questo momento giunse il Missori alla tesLa di un ùistaccamento o colla pistola lo liberò dal pericolo cli cader prigioniero. Di quei ca valieti uno solo potè scam11arl.a. Fallito così il suo progetto di ricognizione, salì sul tetto di una casa, tla nulla potè distinguere di quanto gli preme•rn. Volto lo sguardo a} mare, vide il Tnclze?'?J, piroscafo da guerra, che, verso le 8, aveva sbarcati alle foci del Mela un battaglione di volontari palermitani, e che poscia erasi avanzato tenendosi fuori la portata dell'artiglieria deJ for te. Recatosi tosto a bordo ecl anamplcatosi sull'albero di tl'inchetto, }JOtè scrntare le posizioni dei regi:; quindi tornato a terra, raggiunse la sua ala sinistra per éon c1urla di bel n~tovo all'attacco. TI Tnchery, per consiglio dello stesso Garibaldi, a tutta velocità si diresse per la spiaggia San Papi.no, colla prua
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diretta al forte; ed allorquando entrò nel raggio d'azione dei cannoni del forte ste::;so veniva sa.lutata da reiterati ed iuca.l2:0.J1ti colpi poco efficaci. Giullta ali' altezza di San Papino, la nave rimase in angolo morto e 11011 pota più essere offesa; se uonchè la macclùna per effetto delle cannonate aveva riportbl,to tali avarie che non poteva µiù funzionare. Quel ccmandante, rlu nque, messa al sicuro la propria nave, mitraO'liava. l'estrema destra dei regi, nouchè le riserve che o ll . per il piano sabbioso accorr evano in sostegno de a pnma linea. Ciò fece comprendere ch e il Bosco si preparava a n uovo assalto . Le rise~·ve alle primo cannonate clel Tnche1·y, 1:ientrarono nel forte disordinatamente; ecl allora Garibaldi la.p.ciò all'assalto i suoi che stavolta trovarono meno difficoltà cla superare per i 1;rogressi raggiunti clal generale Medici. Difatti, q_uesti era riusci to a C}'l,dere sul debole fianco ~inistro dei re?i, a sloO'o·iadi dai loro ri11ari combattendo col fuoco, colle ba10e,:::, t' nett e. colle pistole, coi calci di fucili. . Da q llesto lato i regi' sono costretti ari piegare sul centro, 11 quale, premuto di fronte, incalzato di :fianco, ripiega anch'esso verso :Milazzo . .A.llora Bosco fa suonare la ritirata, ed i suoi, voltate le spalle, precipitosamente ripararono entro la città. Tufalcrrndo i funesti effetti dei cannoni clel forte, tutte le trupp: garibaldine si ammassano sul limite sud de~l 'istmo e di lì danno l'assalto alla città, penetrando µer l' umca porta. I reat prendono 'la via del forte ed i g~ri bald;ini li inseguono coll: baionetta alle reni e quasi confusi con loro, ta,nto che le artiO'lierie del castello son o costretLe a tacere. - Erano già le 5 p~m. (1), il combattimento era cessato, i napoletani sta,· vano rinchiusi nel fortilizio ecl i garibaldini barricavano gli sboccl,i dello vie al castello. La giornata si chiudeva con una splendida vi ttoria JJer i cam1)i.oni della patria libertà. Ed il
(! ) (1 GvF.nioi-1 dice elio 11rima di mezzod.i i gariba!dioi erano penelro.li iu Milazzo; mentre ci vleno assici:rato da chi rlcor,la llcno quosli ratti, che l'asserzio ne d~I 1>refato n11\ore non è co nforme alln verità.
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Leone, stanco per il lungo cacciare, si posò su lla gradinata della chiesa di S . Giacomo, ove p assò la notte, ove pago di sè e clei suoi, dormì i sonni più tranquilli di questo mondo. DaJla cittn.clinanza milazzese come furono accol ti i fratelli italiani, che, ]asciate le famiglie.• sfidavano mille chsaai mille M l pericoli per la causa nazionale? Quale conforto essa diede a quei prodi, esausti di forze per il lungo ed accanito combattimento? F orse tributò lor o le acclamazioni entusiastiche di Pa.lermo? i ba~i, le ca,rezze, gli amplessi degli uomini, delle spose, delle fancnùle, che un anno prima a Varese, lasciato il naturale risetbo, si lanciarono al collo di q nei limiti con effer vescenza febbrile? Nien te di tutto ciò! I milazzesi per la maggior parte fraternizzarono coi borbonici soldati, ed alcuni non si peritarono di offendere coi fucili, coll'acc1ua bollente, con le tegole, con ì sassi, i fratelli che si votavano alla morte per· la unificazione della patria, per la redenzione de· popoli oppressi.
Durante quest,o combattimento il comandante di quel battaglione che era partito cl.a Messina la sera del 19 in ai uto del presidio di Milazzo> giunto al Casìno, da dove si udivano ìl rombo del cannone ed il vivo fuoco di moschettoria . interrogò alcune contacline provenienti da Giammoro. ' Gli fu risposto che avevano n.sto la numerosa colonna del1' I n tel'don ato schierata tra le colline di Gia.mmoro stesso ed i l torrente Muto. In.cer~o su~ da fa.re, fermò il l>attag4one per qu alche t empo; poscia s1 decise a proseguire la marcitt a passo lento :fino a che non ebbe confermate le suddette notizie da alcuni contadini i quali caricarono le tinte, aggiungendo che l'Interdonato di~ sponeva di numerosa artiglieria di cui era completamente sprovvisto. Ben chè sentisse ch e verso Milazzo il fuoco si faceva sempre più vivo, pme ordinò la ritirata e si portò a Gesso a guardia
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di quella rotabile, che pe1· il colle Sorrizzo valica la cresta peloritana. . . Nella notte dal 20 al 21 il Tuche1·y a forza d1 , ele s1 allontanò dalla spiaggia San Papino, ed a giorno fatto fu yisto immobile foori il raggio d 1azione del forte . Garibaldi, preoccupato della sorte di questa nave, che pot eva essere <:attnrata da un momento all'altro, conven n e col Bosco ehe ,e ssa fosse ri tirata nel porto e restasse al v incitore definitivo; quindi rimorchiata da molte barche, si ancorava nel por to, presso il fortino a fior d'acqua. . . Dal ITTorno 21 fino alla resa della for tezza, in l\lilazzo fu ~ ' . ~ <:alma perfetta · anche per parte degli abitanti reA.zionan. Però Garibaldi, cliiftdente di loro, incettava i viveri occorrenti a1le sue truppe, nei paesi vicini, e t raeva da Santa Luci a il prOJ)rio fabbisogno. Gradiva molto i :fìchi primaticci e la ricott~, che il 19 luglio gli furono offer ti e cli cui fece il suo cibo nel conven to di S. Francesco. Il 22 app rodaron o in quel porto due bastimenti mercantili francesi al ser vizio del governo na1)oletano, i quali portavano viveri e munizioni per il presidio. Il capita.LO di uno di essi, meravigliato n el vedere la città in mano dei garibaldini, si mise d'accordo col Dittatore per intavolare li! trattative di resa; quindi recossi al castello al fine di manifestare al Bosco le pretese cli Garibaldi, il <J.Uale voleva che il presidio si arren~esse a discrezion~, meno gli ufficiali che egli J)ermetteva s1 recassero a Napoli; in caso contrario minacciava di far saltare il forte. Tali patti Bosco n on potè accettare, e licenziò l' in termediario cousel>'nanélogli due lettere : un a per F rancesco Il, :::, 1· l'al tra per Garibaldi. In quest'ultima significava che eg 1 non poteva capitolare che a condizioni onorevoli ~a esse1:e ratilicate dal suo governo ; ch e egli non amava gh spargimenti di sangue, ma ch e messo alle strette, avrebbe tentato di fare ciò che può osare un comandan te energico con truppe disciplinate e risolute. Il 24 giungevano in quelle acque 4 fregate napoletane: <:he in su lle prime impressionarono i g aribaldini, nella con-
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vinzioue che esse venissero per pl'estare man forte a Bosco; i n veco uu a: di esse recava il generale Anzani inçaricato di trattare l a cap itolazione col generale Garibaldi. Si stabilì per tanto ch e Je truppe uscissero dal forte cogli onori di guerra, consegnando al n emico i cavalli Ji proprietà dello Stato con tu l;ì;i i materiali esistenti nel forte. Infine Bosco per una clausola speciale dovea cedere al Dittatore i suoi due •cavalli, dei quali uno l' ebbe il Medici e su di esso entrò in Messina, al contrario di ciuanto voleva fare Bosco. Questi, suo malgrado, dovette arrenders i a questi patti, ed il gioruo do po i soldati s' imbarca.rono per NaJ_.Joli ; alcuni invece clisortarono e ripararono tra lo file garibaldine. Il lorn capo molto iudisposto raggiunse la cittadella di Messina sopra un piroscafo della società F lorio. Intanto il colonnello I ntel'donato per ordine del Meclici, da Giammoro si portò a Celso. Questo vill aggio è più vicino al colle Sorrizzo che n on Gesso · onde i reo-ì allorche' "'' irono in s'accorsero ch 'esso era g ià occupato, 'da Gesso part fretta per Messina . Indi l ' Interdonato, fatta una marcia difficile per l'asperità dei luoghi, giunse ad Antonnamare, sul quale monte foce issare l a bandiera tricolore. Un ù istaccamento partì da Messina a quella volta, il qua.le, dopo aver scaramucciato alquanto con i volontari sicilian i se ne ritornò i n cittadella appena fu vista sven~ofare' sul colle Sorrizzo la bancliera c1ei garibaldini.
Lo sbarco dei g aribaldini a Marsala, l a viLtoria di Uafatafimi, l 'a5salto alla città cli Palermo, il loro procedere n ell'isola, erano n ohzie che si propagavano rapiclameni,e e che funestamente si ripercuotevano sull' a.TI imo dei soldati ecl ufficiali borbonici, massirne di quelli che tut tana r imanevano in Sicilia. Le superstizioni del popolo minuto, alla fantasia del q ua.le Gari baldi si presentava come una -figura strana, come un
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uomo invincibile ed animato cla spiriti diabolici, in.fJ.nivano sinistramente sul mora le cli quell'esercito agonizzante e gli incutevano terrore. Se a questo uniamo l'odi o, cbe il popolo n uLriva per esso e le nuove correnti d'idee politich e, si ' . comprenderà di leggieri in quali condizioni v ersasse lo spirito cli quei sol dati. Tuttavia questi, nel combat timento del giorno 20, mostraron o i resti della l oro eccellente cliscip lina, e fedeltà. Si disse l a vittoria cli Milazzo facile vi t tor ia per sfrondarne forse l'alloro immortale cli ch i la seppe guadagnare, per impngnaro la bon tà delle Lrnp}le na,poletane ; ma~ voler ciò smcn tiro basta la considerazione cJ, c in g_itclla giornata si combattè senztt posa dal levar del sole fi n o al le 5 di sera, ch e le percl ite dej garioaldini, sopra 4 mila combattenti, racminnsero la cifra di 750 fra morti e ferit i. Lo stesso Gar:,c ri baldi ebbe ucciso il cavallo sotto cli sè e riportò una contusione Missori e Medici ebbero nccisi i l oro cavalli, Co' al collo. Dal la to dei regi non si enumerarono senz ferito ch e 160 morti e feri ti. Tale disparità dipese dal fatto che il , into aveva p ugna,to stando al coper to nei Slt0i ripari nat urali eèl artificiali, abil mente scolr,i e preparati. Dall'una e l'altra par te si die' prova di ten aci tà e di valore; però l a vittoria n on l)oteva non arridere ai volontari. italiani, poichè potente er a la mano di chi li guidava, potente il fascino della, parola e dello sguardo eh costui, santa la causa per cui si battevano. Egli è vero che g li n:fficiali borbonici tante volte diedero p rova di debolezza, di anJmO irresolnto e vacillanti . Bosco il lG ebbe il torto di accettare, senza il beneficio doli' inventario lo informazioni avnte ad Archi; mentre se avesse ' per mezzo delle sue t ruppe, l'enti-tà dello forze constatato, nemiche ch e occupavano Corriolo, e poscja si fosse gettato contro di esse con tu~ta enf1rgia, avrebbe potuto annientarle, siccome aveva promesso. Nello scontro del 17 Medici aveva i su oi militi schierati sopra una lunga linea : Da Meri a Corriolo e sul Serro di Corriolo; front e invero mol to estesa e sproporzionata. Sicché
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· l" sua resistenza si sarebbe protratta pm a In tal gmu a dli l uno-o ed il combattitn.ento sarebbe cessato col ca~ere e ~ notte. Invece egli si tenne troppo addossato a_ M1l~zzo e s1 l asciò attrarre dal forte, ove fìllÌ pe1: essere rmch1_uso. Deplorevolissimo fu il contegno di ~ue~ bat~aglione c~e, . 1 Casino. si impressìonò alle dicerie dei passantii e presso a . . . · . · o-ere . . udietro · era i.no dovere il tentativo e1i raggnmo t orno 1 , . . ·fi. · (1) il campo della lotta a costo di quals1as1 sacn c10 .
a Bosco conveniva. tentare di rompere il cen tro, pm- troppo assottigliato, con la massa dello sue forze . Invece si accontentò di tenere osservati la sinistra ed il centro nemico e di agire attivamente per l'ala destra, onde occupare Santa Lucia. Del resto il suo disegno non era cattivo, ma non potè effettuarsi per la. de:fi.ciente solidità di quel battaglione che si lasciò si facilmente spaventa-r e dall'audacia di p ochi. Cosa strana: ma pur vera. Per :Medici sarebbe stato pil'.L prudente, stante l"esiguo numero de' snai, occupare con un distaccamento Santa Lucia e tenersi a Meri, anzichè schierare le sne poche forze con una fronte sì ampia, per i] bisogno ohe egli sentiva di cop r ire la posizione di Santa Lucia stessa. Nella giornata del 20 il servizio çhuformazione lasci~ a desiderare : i garibaldini andarono ad urtare con insistenza contro un ostacolo difficilmente sormontabile senza J)reval enza di fooco ù'artiglieria ; e Garibaldi troppo tardi comprese l'inutilità de' suoi sforzi contro il centro nemico, sforzi che si sarebbero potuto evitare se si avesse avuta cognizione più còncrett. del terreno dove si lottava, e delle disposizioni dei regi. La parte più vulnerabile di costoro era lo. sinisbra, mentre il centro ben riparato, l a destra fortissima. D~uque, conveniva al Bosco concentrare la sua. artiglieria sull'ala. sinistra facilmente spuntabile, e da questa parte attivare un più accurato servizio d'esplorazione. D suo progetto di ricacciare la sinìstra nemica sulla strada provin ciale e staccarla da Merì, si sar ebbe potuto realizzare se•egli avesse iniziato la controffensiva un po' più per tempo e con maggiore slancio e pertinacia. Ad ogni 1:11odo, aveva la superiorità numerica e poLeva prevenire i garibaldini, dai quali si fece ingannare dalle dimostrazioni che ftuono fatte, la sera nel 19, a Sq,uta Lucia per tenere celata l'intenzione di Garibaldi. Volendo pur lasciare l'iniziativa delle mosse al nemico, Bosco avrebbe dovuto scegliere una prima l inea di difesa più avanzata, e poscia da questa ricacciato, occupare la seconda.
D1;; GitEOOR10 GIUSEP PE /ene,.1 0, .-aclusorio militai'• di Gueta. izie s11 es oste dalla boc.:a ùi te.;timonl oculari e di miei co~cj~:!t1f ;,t;:~t~r~:o~~t J;ar.te a (1Ll~I co1;1batumento, nonché _dal rnc_mori:1/~ di un vec~luo ~mico di famiglia e dai giornali di quell'epoca, cooservat1 da truo pa, ie.
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LA Q,OJ!JS'l' IONE llORALE, ECC.
LA QUESTIO;\'E MORALE NELLA. STORIA, NELLA NAZIO~E E NELL'ESERClTO
Co11lin111eions. -
l'edi di.<petwi. I
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Alcuni socio.logi, studiando il carattere degli odierni ELtropei, notano come nei popoli latini predomini l'individualismo, mentre in quelli germani e slavi è molto più sentita ]a solidarieta sociale. Questa profonda differenza è da alcuni attribuita alrelemeuto razza; ma essendo dedotta dalle cond.iz ioni attuali di quelle società, più che da essa, potrebbe dipendere dalla diversità dello svolgimento storico dei Yari popoli . In ogni modo è fnor di dnbbio ohe. nessun popolo sentì mai, q,ianto il romano, il sentimento di solida.i:ietà; il quale però. al sopraggiungere delle invasioni barbariche erà. stato già profondamente minato dal dispotismo imperiale. N allo sconvolgimento. che seguì in tutta l'Europa l'Italia fo il . paese maggiormente travagliato. Rovesciati gli ordini sociali costitui!·,i, distrutto ogni principio di ordine e di giustizia., nello stato di completa anarchia in cui cadde la società, era· naturale che dal cuore dei vinti Romani sparisse qualunque sentimento di solidarietà, per risorgere potente quanto mai l'individualismo, e quindi .l'egoismo più spietato. Fu da allora che cominciarono a germogliare nel cuore italiano tutti quei sentimenti antisociali, i quali non essen· dosi che limitatamente modificati per le nostre stor iche condizioni, sono anche ora di entità nou trascurabile, formando la prineipale debolezza della nazione. La nessuna sicurtà dègli a.veri e della vita scatenava le più ba~se pas~ioni ; il continuo mutamento degli ord ini sociali permetteva ai pit\ forb i, ai p iù audaci, ai più forti di sfuggire alla giustizia,
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producendo da una parte sfiducia ndlle istituzioni, dall'al tra. una insofferenza di ogni fre-no che limitasse l'esercizio delle facoltà individuali. Nell'epoca dei Comuni sembrò risorto il sentimento di solidarietà socia.le, e con esso la morale pubblica e pri vata; ma fu lampo fuggevole, giacchè per la prosperità. economica acquistata. tutte le classi sociali furono invase dall' amore del piacere, sotto tutte le forme, e quel oh' è peggio si disavvezzarono da quelle armi, che sui piani lombardi avevano costretto il prepotente straniero a riconoscere l'italico valore, e ohe sole potevano conservare le acquistate ricchezze. Profonda quanto mai era la corruzione del nostro paese al principio del decimosesto secolo. In politica, praticato il principio: il fine giusti.fica i inezzi. tipo Cesare Borgia; nella vita privata, i vincoli familiari, insidiati da ogni parte, tenevano appena insieme un organismo degenerato e corrotto ; la religione, guidata da un Alessandro VI, da un Giulio II, da nn Leone X, un nome vano senza soggetto, che resta solo come superstizione nei bassi fondi sociali; la patria, un'astrazione, un nome che colpisce la men te, ma lascia freddo il cuore. Sopraggiungono le invasioni straniere. L'Italia caçle cosi sotto la doppia dominazione spagnuola e papale; le prigioni ed i r oghi soffocano qualunque accenno di libero pensiero, ed all'antico scetticismo s'unisce l' ipocrisia. I lunghi secoli di schiavitt'.1 infiacchiscono sempre più la fibra del popolo v into; il continu o mutar di padroni rende precario ogni diritto; la giustizia specialmente è una vana parola; e cosi si alimenta sempre più la convinzione antisociale che non è difficile sfuggirle, e eh' è più pronta, più giusta e più sicura quella fatta colle proprie mani. Di qui il triste primato nella delinquenza, e specialmente ne l bandii.ismo, che ha sempre avuto l'Italia. Ma questa condizione di cose non pote,a :lurare. Il paese che per ben due volte aveva dato la civiltà all'Europa tutta, doveva possedere gli elementi per risorgere dalla bassezza
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morale in cui era p recipi tato. Caduto nel 1714 l' esoso e dispotico dominio spagnuolo, appaiono per l'infelice patria tempi migliori. A sud sorge un regno indipendente; · a nord u n dominio più umano. La mente italiana, che pur nella schiavi~u. si era affermat a nella scienza, non potendo in altro, rifulge di nuovo nei rami più utili per la vita sociale. A nord ed a sud ·'risorgono gli studi economici, giuridici e storici ; e nella storia e nel diritto gl' Italiani r itrovano la coscienza delle loro tristi. condizioni. Una pleiade di uomini illustri si fanno apostoli del risorgimento morale e politico, pronti. ad iniziare coi loro nomi il libro d'oro d el martirologio italiano, quando verso la fine del secolo se ne presenterà l'occasione. Ma questo risveglio delle classi intellettuali lascia indifferente la m~ssa del popolo, che sempre ignorante e superstiziosa, è cieco strumento di chi meglio sa e può lusingarne le passioni; quindi più facilmente si all ea al dispotismo religioso e politico, ed ai lazzaroni del cardinale Ruffo farà degno riscontro più tardi la plebe romagnola del cardinale Inverni zzi. Scoppia la rivoluzione francese, e per 25 anni t utta Europa è in fiamme. In questo travagliato periodo storico Pindividualismo, che è ormai base del carattere italiano, non si smeatisce. Però l'attiva parte pr esa a quelle for tunose vicende, il sangue sparso a difesa della libertà e poscia dell'aquila napoleonica, non furo_no vani. Le aspirazioni ancora vaghe, acq i1istano contorni precisi, e sotto il loro imp ulso la coscienza della parte più eletta del popolo italiano si soll eva :fino ai più nobili ideali sociali. Primo fra tutti quello di libertà. S'inizia quindi quella serie di sacrifizi, dì eroismi. che provano al mondo ci vile come quel popolo fino allora fatto segno al massimo disprezzo, sappia fortemente sentire ed operare quando la sua anima è scossa da elevati ideali. Le esigenze dell'epica lotta fanno risorgere il sen timento di solidarietà, che assmge a vera solidarietà nazionale, quando dopo di aver versato invano g ran copia di generoso sangue, gl'Italiani si convincono che non è possibile ottenere la libertà senza l'unità e l'indipendenza della patria.
s1ro111,1, NELLA
NAZ I ONE E NEt,t,'ESEROlTO
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Tutte le più nobili vi~·tù, che può ispirare un forte sentimento di solidarietà sociale, rifulsero in quell'epoca gloriosa, e ben a ragione si potè sperare che folgida e pura risorgesse la stella d' Italia. Ma ohimè! dopo pochi anni doveva palesemente apparire come questo sentimento, gloria della generazione che ci diè una patria, non fosse però entrat o profondamen te nella sua anima, non fosse diventato sangue del sno sangue, tanto da potersi facilmente trasmettere a.i figli ed ai nipoti. Per nostra sventura, il successo non fu dovuto, come in Germania, alJ.a vfrtù del popolo tutto, sì bene ad una parte molto limitata di esso. e acl un complesso di circostanze favorevoli di cui seppero sapientemente approfittare i bO'randi che diressero il riscatto nazionale: Cavour, la mente politica ; Mazzini, l' apostolo d~i più nobili ideali u mani; Garibaldi, il biondo eroe che in nome della libertà tr ascina le t urbe sui campi cruenti; Vittorio Emanuele, il sovrano che sa riunire tu tte queste forze sotto la Cròce della sua Casa, sapientemente le dirige negl' intricati meandri della politica, e g loriosamente le afferma sui campi di battaglia. Il popolo prenò.e parte al moto, ma in gran minoranza ; ed i sacri6.zi di. sangue a l ui chiesti sono un. nonnulla al confronto di quelli profusi dalla nazione tedesca per il suo risorgimento. Nelle sole tre giornate di :iYietz questa perde tte più uomini che in tutte le nostre guerre d' indipendenza. Disse il conte di Cavour, che non sarà l'ultima. gloria del risorgimento i taliano l'essersi compiuto con poco spargimento di sangue. Si, ma i popoli, come gl' individui, apprezzano i beni che posseggono in ragione dei sacrifici che sono lor o costati. Compiuto il grande avvenimento del risorgimento nazionale) i bisoO'ni della nuova. Italia e la sua. missione furono b chiaramente indicati dall'aci1ta mente di Massimo d'Azeglio. L'Italia era fatta ; occorreva fare gl' Italiani. Ma le classi ~irigenti, che ai principi della rivoluzione francese dovevano il loro risorgimento, seguendo nelresplicazione d i essi quella scuola democratica, credettero di poter Il
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ottenere la rigenerazione popo1are coll'estensionesempre maggiore dei di1'itti da questa proclamati, senza prima rendersi esatto conto se la gran maggioranza, del paese fosse giunta allo stato di civilbà necessario per poterne godere. Così l'Italia fin i per essere la nazione che più di tutte le altre applicò nella vita pubblica gl'ideali rivoluzionari, mentre era quella cbe meno vi era, per il momento, matura per le condizioni del popolo, risorto a vita civile dopo tre lunghi secoli di schiavitù. Infatti il nostro Statuto s'ispir ò a quelli francese e belga del 1830, e cosi avemmo una delle Costituzioni più liberali di tutta Europa, una Costituzione, che lasciando al principe la sola azione moderatrit1e, e tutta l'amministra,zioue dello Stato in ba.Ha delle mutevoli maggi:oranze, in uu paese non ancora educato a vita libera, doveva ganerare quella instabilità nell'azione governativa ch'è stata tanto fatale per la nostra patria. :.\fa come se ciò non bastasse, tutte le leggi n on mirarono che all'allargamento sempr e maggiore di que-i diritti, giungendo fino al suffragio universale in u n paese ove la gran maggioranza del popolo non sa ancora che significato abbia quel voto, che egli è chiamato a dare, arma più potente per sovverti.re le società di quah111que cannone o fuci le a ripetizione. L'ignoranza era stato lo strumento principal e della tirannide, l'istruzione doveva guindi essere lo strumento maggiore di 1iberta. Si apr irono perciò numerosissim':\ scuole, ove si ebbe cura della mente, ma non del cuore.; ove affluirono i giovani di qu asi tutte le classi sociali, attirati dal doice miraggio delle professioni liberali o d'un impiego, generando così un gran n umero di spostati, pericolosi per l'o;·dine sociale, giacchè orgogliosi di sè per la mezza cultm·a acquistata, mal sopportano di vedersi vinti nella lotta per la vita. Noi siamo forse i migliori giudici dei progressi ci vili del popolo, g iacchè tu tti gli anni gran parte di. osso passa sotto i nostri occhi. Ebbene, dopo 30 auni di v ita nazionale, su 60 recl ute dell'ultima classe neppure una aveV'a un'idea chiara delle istituzioni che ci reggono ; n eppure t utti quelli dei distretti piemontesi conoscevano, sia pur di nome, Carlo A.I-
berto ; moll;i ignoravano n on solo i nomi delle allora Altezze Reali, Principe e Principessa di Napol i, ma per.lino i l nome del re Umberto e della regina Margherita, mentre l a fama di questo :fiore gentile avrebbe dovuto giungere fino alle più remote g range alpine ed ai p iù poveri tuguri: dell'estrema Sicilia. Ma di che cosa si parla. nelle famiglie italiane? Nelle lunghe sere ù1vernali, seduti presso il focolare domestico, che cosa raccontano i nonni ai loro u epoti? Se tutti avessero concorso col loro sang ue al risorgimento della patria, il semplice raccçmto delle loro gesta costituirebbe la più grande, la più utile scuola per l'edLtcazione nazionale. Tntti quei diritti concessi ad un popoJo presso il quale il se~timeuto del dovere è quasi nullo, dovevano fatalmente rafforzare in ,lui l'individualismo, già base del suo carattere. Nè l'azione dello Stato fo. tale da estirpare i principiantisociàl i acquistati nella servitù. Occorreva una scr upolosa amministrazione della giustizia, una stretta applicazione delle patrie leggi; ed invece il favoritismo, infiltrandosi in t utta la nostra vita sociale, confermò sempre più nel popolo l'idea ch e con qualsiasi istituzione le leggi e la giustizia sono sempre vane parole di fronte ai foi·ti ed ai potenti. Montesquieu nell'Esprit des lois disse che principio fondamentale del governo repubblicano è la virtù ; sarebbe stato più esatto se a;vesse detto ch'essa è base di q1;1a.lunque governo retto con libere istituzioni. Il governo parlamentare, avente a base il suffragio universale, non si regge se la morale dei cittadini non è sufficientemente sana. Era nlitnrale qu indi che nel nostro paese, più che altrove, si dovessero sentire i mali prodotti dalla degenerazione del p~rlamentarismo, i quali attnalmente son o giu;nti ad uno stato tale da generar e il più grande scoramento. L'unità d'Italia si. compieva nel momento in cui in t utta Europa sorgeva già poten te il par tito socialista. Il nosbro concetto SLtlrazione dello Stato, E''ispirò alla scuola liberista. e solo da che questo par tito si p alesò anche qui forte e temibile, si mutò in dirizzo, dando opera ad u na prudente legislazione sociale. Ormfà era t roppo tardi. '.l'utti i malcontenti Il
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dell'attuale ordine cli cose, tutti gli spostati, co~giunti a quei pochi che s'illudono coi loro principi di porre termine ai mali sociali, avevano già formato nn potente partito collettivista, inizia.ud o nua propaganda per noi oltremodo fatale, perchò cade in nn terreno non ancora abituato ad utile e regolare cult1.1ra. Sventuratamente il partito socialista italiano trae la sna ispirazione dalla dottrina socialista più antisociale, da quella di Carlo Marx, e ne segue fedelmente i precetti : « far e ap« pello all"interesse materiale immediato, 9:lla collera degli « sfruttati, per organizzarsi in partiti dj classe, p~r combat« tere per la conquista. çlei poteri pnbb.lici, sia graduale, sia (< violenta. » Simile dottriJ1a, che sdegna il concorso di t,utte le forze sentimentali e morali, in un terreno come l'Italia, fa diventare la lotta di classe vero odio di classe. I nostri socialisti, al contrario di tutti g li .altri, h-anno sempre fatto fede d' internazionalismo, e dichiarato l'amore di patria un pregiudizio borghese. Tutte le quistioni internazionali sono da essi giudicate alla stregua dell'oro che potranno costare; ed anche i più grandi lutti della nazione sono per essi nuo ve armi per la loro malefica propaganda. E mentre t1ltimamente i socialisti francesi si sono stretti intorno al vessillo della repubbl ica per difenderla dalle mene dei nazionalisti, i nostri non nascondono i loro sentimenti antimonarchici, non perchè là monarchia sia di ostacolo alle riforme sociali, com'essi falsamente affermano, ma perchè per i pescatori nel torbido sarebbe utile che anche la suprema. carica dello S tato fosse temporanea e quindi alla mercè dei partiti. Le due più grandi forze della nazione. le sole che finora ne hanno cementata l'unità, la dinastia di Casa Savoia e l'esercito, sono quelle più prese di mira dai loro colpi. Nell'ultimo Congresso tenutosi qui, in Roma, mancando a qualunque sentimento, non solo di patriottismo, ma di umanità, applicarono la censura ad un deputato del partito, sol perchè essendo segreta,rio della Camera si era creduto in dovere di rendere omaggio al compianto Re, prendendo parte ai di lui funerali ! E poco dopo un altro atto di simile ab-
NIH,LA STO'RTA, NELl,A NA7.101'E E NELL'ESERC ITO
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bietta intransigen za colpiva · un consigliere comunale di Firenze, per avere osato proporre un voto di plauso al duca degli Abruzzi, che colla sua ardita e nobile impresa ha tanto lustro arrecato alla patria. Eppure l'augusto principe più. che altri aveva diritto al loro elogio, avendo posto in pratica il principio informatore della dottrina collettivista, l'obbligo generale del lavoro. Ma r intransigenza dei socialisti italiani eguaglia quella delle più fanatiche sette religiose; ed essi hanno preferito dar p rova d'incoerenza, anzi cho tribu tare il meritato elogio a chi nacque sui gradini del trono. Bisogna esser franchi. Non è possibile ammottere la buona fede in uomini colt i ed intelligenti, i quali nelle concli_zioni sociali odierne pur desiderando un vigoroso impulso per le industrie, per i commerci, per tutte le questioni economiche, d'altra parte vorrebbero fare a meno degli eserciti e delle armate. Ma q uale influenza politica potrebbe avere un paese che osasse ciò fare? Chi dei suoi cittadini ardirebbe impiegare i suoi capitali all'estero, certo che la patria non avrebbe la forza di far -valere i suoi diritti ? Come ha potuto la Germania raggiungere la potenza economica. attuale, se non ottenendo prima il primato militare in Europa, mentre ora per conservarla ed accrescerla va costruendo la più potente -flotta dopo quella inglese? Strana con tradizione. Mentre i nostri socialisti accusano tal volta il g overno di poca energia, di poca. iniziativa, consigliano poi contem poraneamen te di diminuire gli arma.mentir Dato ~dunque lo sfatto attuale dell'anima italiana, nella quale per parecchie generazioni si sono venuti accumulando t utti i mali di un esagerato individualismo, e data la deficienza intellettuale delle nostre popolazioni, non è meravig lia se la propaganda dei partiti sovversivi vi faccia molti p roseliti, se qui, più che altrove, il socialismo degeneri in anarchia. Sbocciano così i Oaserio, i Lucchen i, i Bresci, i quali passando dal campo del pensiero a quello dell'azione, conservano al nostro pa~se un triste .primato. SS - ANNO
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Ma pur troppo la propaganda socialista non è la sola a minare la patria. Un'altra, e ben più temibile, agisce nell'ombra, la propaganda clericale. Essa come una piovra immane ha ormai esteso i suoi tentacoli in tutta la nostra vi ta sociale. Colle numerosissime scuole guida la mente ed il cuore di gran parte della gioventù; colle n umerose istituzioni filautropwhe s'impadronisce del cuore del popolo; eludendo le leggi fabbrica con venti, acquista beni, e la manomorta è ora più ricca che mai. L'audacia clericale è tale da proibire ài fedeli di compiere il proprio dovere· di cittadino accorrendo alle urne, da vietare l'entrata in chiesa alle bandiere nazionali, tale da offendere volgarmente la sacra persona dell'assassinato Re! Dato tutto ciò credo si possa affermare che la c.:rise morale ha da noi raggiunto una gravità eccezionale, e che quindi sia più che mai necessario dare opera alla rigenerazione morale della patria. Causa principale di tutti i nostri mali è la mancanza di morale nella vi ta pubblica, è la man· canza di edt10azione politica. A questo devono essere r ivolte le opere di tutti coloro dei quali la fede non è ancora tr avolta dal soffio malefico del moderno scetticismo, e l'animo vibra ancora sotto l'alito potente degl" idt3ali, sommo fra tutti la patria. Nè è a credere che il male sia in<mrabile. Il soffio d'ita_liauità spontaneo, inaspettato, che vivificò l'atmosfera nazionale in occasione della par tenza della spedizione per la Cina, la splendida manifestazione di cordoglio della nazione al cospetto del cadavere insanguinato del suo Re, mostrano come dall'anima italiana non siano del t utto scomparsi gli affetti, gl' ideali della prima metà del passato secolo, e come sotto la sferza dell'entusiasmo pe; una nobile causa spariscano di incanto i tristi germi lasciati da odiose propagande. Ma percùè questi germi a lungo andare non frut tifichino, occorre porre subito mano ai rimedi. Lo Stato è non solo tutore del d iritto, ma anèhe promotore del progresso civile. Ora la sua azione a questo riguardo dev'essere più o meno estesa a seconda de.Ila civiltà del
paese, ossia in ragione inversa dell'attività e delr iniziativa dei privati e degli ent i locali. I n u n paese come il nostro ove quest'attività, massime riguardo l"educazione morale, non è c~rto grande, è naturale che la sua azione debba esser e motto sentita. Ormai i nemici delle patrie istituzioni sono palesi ; ~ccorre che le leggi siano fatte severamente ri· spettare. Però l'influenza dello S tato siu·ebbe sempre monca ed inefficace, senza il concorso di tutta la pa,rte sana della nazione. In questi tempi nei quali le_id ee ultra progressiste sono di moda, percbl\ lusingano le passioni e gli appetiti delle masse, ed i partiti estremi sono composti rli uomini intel- . liganti, energici, andaci, v'è grande bisogno di un altro po· tente partito che colle sue idee, colle sue energie conservi il voluto equilibrio nella società. Speriamo che il sangue delramato Re valga a depurare l'ambiente politico, e spinga i partiti costituzionali a porre da parte le meschine rivalità per riunirsi in un ponente partito d'ordine, che sappia combattere energicamente i nemici della patria. La fortuna d'Italia voglia cli.e il regno del Re Vittorio Emanuele III, iniziatosi nel momento in cui un e:iecrando delitto riconfermava al nostro paese un triste primato, possa segnar e nella vita italiana una nuova èra, l'èra della più grande ,rigenerazione morale. *** Coll'adozione dell'obbligo g enerale del servizio militare e collo sviluppo della scienza militare si riconobbe 1a necess ità di richiamare iu onore la massima napoleonica, che la guerra è fatta per tre quarti colle forze morali. La mutata gualità del soldato, •non più cieco osservatore della disciplina, ma individuo pensante e cosciente; le idee democratiche, che · rendono impossibile una obbedienza servile; le nuove armi ed il conseguente · modo. di combattere, che richiedono non
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lS'ELLA ST ORI A, NEI.LA N AZlOXE E NELL'ESERCITO
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Forse rattenuti dall'opinione finora invalsa nell'esercito, a causa di una falsa interpretazione di un arLicolo del regolamento di disciplina, che occorresse nelle nostre parole evitare og ni accenno, og ni allusione politica, come se la nostra istruzione morale, la nostra propaganda si dovesse limitare ai doveri comuni a qualunque cittadino, a qualunque soldato, sen za tener conto delle condizioni speciali del paese, quegli egregi scrittori si sono limitati ad argomenti che, mutandone la parte storica, potrebbero servire per qualunque esercito. È tempo d i porre da parte ogni principio di falsa convenienza, e di opporre alla propaganda dei par titi nemici della patria, la nostra lìropaganda chiara ed aperta. Come abbiamo visto, il nostro paese soffre di tutti i mali di un esagerato sentimento d'individualismo, che si rivelano nel carattere o troppo indipendente, e quindi insofferente dì ogui vincolo, ovvero prepotente coi deboli e servil e coi potenti; n ella vita privata con una deficienza di gentilezza., di cortesia, di t utte le più belle prerogative dell'uomo ci· vile, congiunta ad una r ozzezza istintiva di passioni, che fa sì cbe sì guardi in alto non per ammirare ed apprendere, ma con rabbioso sentimento d'invidia; nella vita pubblica con la marnlanza dì fiducia e di ossequio per le autorità co· stituite, col nessun rispetto per la leg ge e per le patrie istituzioni ; quindi mancanza cli disciplina sociale, tendenza al disgregamento, all'anarchia. Tutta la nostra opera educatrice dev'essere rivolta a combattere questi principi ant isociali ed a confutare le teorie dei partit.i sovversivi. E ssi dicono, ripeteudo la tanto strombazzata frase del Proudhon, che la proprietà è un fu.rto ; che la r icchezza prodotta è fru tto del lavoro, e va tutta ad impinguare le casse dei capitalisti, a procurare loro ogni sorta di piaceri e d i agi, mentre il salariato conduce una vita cl' inferno . Ebbene, dimostriamo ai nostri giovani soldati, con op· portuni esempi, che la proprietà è quasi sempre frutto del lavoro, della previdenza e del risparmio ; che il lavoro senza il capitale non potrebbe generare ricchezze, e che ciuindi gìu-
un automa, ma una persona cbe sappia rendersi ragione dei propri atti, misero in evidenza l'importanza dell'educazione morale negli odierni eserciti. Quindi con scritti di ogni genere, con conferenze, ecc... , fotti coloro, che ben vedevano come l'arte della guerra fosse strettamente legata a t utti gli elementi sociali ed alle scienze rigi1ardanti la natura umana, massime la psicologia, iniziar.ono una vera crociata, fin chè tutti i regolamenti ne sancirono la necessità. Ma oggidi in cu i 5Ì com incia ad avere chiara coscienza della. crisi morale, che attraversa la società moderna, crisi che, come abbiamo visto, nel nostro paese ha xaggiunto "ùna g ra.vità speciale, questa educazione a·cquista un'importanza eccezionale. Anche se non esistessero tutti i motivi su accennati, basterebbe questo solo fatto per renderla indispen sabile; perchè tutte le istituzioni dello Stato debbono concor rere alla risoluzione della crisi, ed in special modo quella c.:he raccog lie nelle sue file la gioventù della nazione. Se è dovere di tutta la par te eletta del paese di provvedere a questa grande opera di rigenerazione morale, come non lo dovrebbe essere anche per noi, che giustamente aspiriamo all'onore di essere di questa parte i non meno degni r appresentanti ? Il nostro amato Sovrano nel prestare il giuramento iu occasione dell'assun zione al trono, disse: « educhiamo le nostre « genera.zioni al et1lto della Patria, a.ll'onesta operosità , al « sentimento dell'onore; a quel sentimento a cni s'inspirano « con tanto slancio il nostro esercito e la nostra armata. » Qt!este auguste parole, che ci col.marono di gioia e di g iusto orgog,li o, ci addi tano chiara mente il nostro principale dovere; e per mostrarcene sempre degni t utte le nostre forze di mente e di cuore dobbiamo consacrare alla santa opera, da cui, più. che da altro, di pende la salute della patria. Parecchi ottimi libri hanno visto la luce negli ultimi tempi per dettare una guida a qtieste istruzioni morali, ma a me sembra che nessuno di essi abbia tenuto esatto conto della coscienza italiana e qui ndi dei mali che affliggono la patria.
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LA QUESTIONE illORA!.E
NEl,LA STORIA, J:<ELLA NAZIONE E Nr: LL ESERClTO
stamente una parte del prodotto è dovuto a chi questo capitale pone in pericolo; che l'operaio oggig iorno gode di una condizione dì vita che solo pochi anni fa sarebbe sembrata un sogno ; che è falso ohe g li uomini siano per natura eguali, giacche t utte le facoltà naturali sono in essi disuguali, quindi sommamante disuguale è il frutto del loro lavoro, e sarebbe follia pretendere che una legge, applicando il principio di disuguaglianza a rovescio, volesse regolare la distribuzione della ricchezza. Essi dicono ohe l'amor di patria è faho e dannoso, perchè spinge gl i uomini ad a mmazzarsi; che la guerra mena la sua falce- distruggitrice solo fra le masse dei proletari; che l'esercito è la rovina della nazione, ed è creato appunto per impedire che il popolo si faccia giustizia; c'he l'educazione della caserma opprime la g ioventù, distogliendola dai lavori utili, dall' indn~tria, dal commercio, dall'agricol tur a, fonti deJhi, ricchezza nazionale. Ebbene dimostriamo loro come l'amor di patria sia stato in tutti i tempi il sentimento pii\ nobile dell'umanità, sentimento prescritto da tutte le religioni; quanto esso sia ;;tato sentito dalla g enerazione che ci risollevò dalle misere condizioni in cui eravamo 0adnti nei lunghi secoli di servitù, le q uali ben presto ritornerebbero se si seguissero quelle false t,eorie. Provia mo loro che non è q uesto sa.nto affetto che promuove la guen-a, la quale è coeva coll'umanità, e cesserà. solo quando gli nomini saranno diventati angeli; che cogli eser citi attuali tutte l e classi sociali ne corrono le glorie ed i pericoli ; che appunto perciò essi sono più che mai necessari, e non una spesa inutile, come non sono inutili i chiavistelli che assicur ano le porte delle case, i carabinieri e gli agenti di pubblica sièurezza che tutelano la proprietà e la vita dei cittadini: e che quindi è una dura necessità distogliere i giovani dalle fonti della r icchezza uazionale, per poter difendere questa stessa ricchezza dalle insidie esterne ed interne. Del resto la nost,ra emigrazione permanente e temporanea mostra. che non sono le braccia. che mancano, bensì il lavoro. E siccome il salario dipende dalla legge della domanda e
de!rofr'erta, le migliaia di lavoratori che l' esercito accoglie, lanciati sul mercato, òovrebbero di necessità causare un ab. bassa.mento •di esso, e rendere quindi ancora più difficile la propri.a vita. Inol tre l'esercito non serve per la sola djfesa. Dalla potenza mili~re dipende la potenza polit,ica degli Stati, e questa oggidì, più che per il passato, si risolve iu potenza economica, giacchè tntbi i trattati internazionali,. ed in special modo quelli di commercio, sono sempre fatti a favore del più forte. Di più come possono chiamarsi improduttivi i bilanci militari, quando g ran pa1·te dei loro milioni resta nello Stato, essendo preso in esso q nasi tutto ciò che occorse all'esercito ed alla marina~ (Continua) . LORENZO FJ~R[tAltO c2piUmo 93> fanleria
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REQUISIZIONI IX 'l' BRRJTO RJO N 8 M!CO
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somministrazione di 200 buoi, ridotti poi a 100; di quint ali 250 di fieno; di sacchi 100 di avena, in luogo della quale si diede altretl-anta meliga; di brente 200 di vino e 25 di acquavite, cor1vertite queste ultime. in altre 100 brente di viuo. Il municip io d i Biandrate spinse la reqtùsizione non soltan to !1ei comuni viciniori del proprio mandamento, ma anche in . taluni dei mandamenti di Borgo-Vercelli e di Carpignano. In tale modo potè, in d t1e r ate, consegnare le vettovag lie richiestegli, nel mattino ed alla sera del successivo giorno 18. Il relativo buono v enne dell'intendente r ilasciato soltanto dopo i reclami del municipio.
l{EQUISlZIOi\Tf I~ TERlUTORIO ~EMICO Conli1111azio11 e. -
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b) Requisizioni mandamentali. - 1°. - In Vigevano (Lomellina), ove si erano in principio dell'.invasione stabiliti- i magazzin.i di deposito dell'armata, ai quali afilnivano i ge neri provenien ti dalla Lombard ia, funzionava, come si è. ricordato, una Giun ta provvisor ia istit,uita dagli Austriaci per facilitare il riparto delle requisizion i tra i corpnni circostanti. Non ci r isulta però in quale misura la giunta ~essa si sia v alsa di tale facoltà, mentre è certo che essa obbedi sempre alla Giunta provinciale di Mortara, corrispondendo alle sue richieste di denaro, di vettovaglie e di materiali. Collocheremo perciò fra le requisizioni comuna-li quelle effettuate in Vigevano e risultan ti da accurata relazione del teologo Carlo ì.\1Iuzio, già prnside di quel collegio.
e) Rec1uisizioni comunali. - U n riassunto delle reguisi~izioni eseguite dalle truppe e dai fnnzionari d'intendenza nei singoli comuni n on può aspir are, neppme con una .molto larga approssimazione, ad essere esatto e completo, per il fatt o che i documenti molto spess-o non si esprimono colla voluta precisione o n on con cretano in cifre l'entità. della requisizione. 'rale tatto tlel resto si spiega perfettamente quando si ricorcli, che la m assima parte delle requisizioni o venne e.ffetèt1ata colla forza presso i privati, specialmente nelle frazioni dei comuni sparse nella campagna, o venne imposta verbalmente sia ai comuni, sia ai privati da funzionari o da militari d'ogni grado; che moltissim.i comuni fo rono letteralmente saccheggiati; che infine pochissime ricevute vennero rilasciate. Ci limiteremo perciò a segnala.re le principali requ isizioni effettuate n ei comuni maggiormente g ravati i n ciascuna delle " provincie occupat e: 1. - Lomell-ina. - San Martino Siccorna,·io (1340 abitanti) fu. ·occupato il 29 aprile e gli Austriaci vi operaron o requisizioni r egolari per l'importo 'di li1·e 20,145, rila.,ciando la relativa ricèvuta. Nello stesso giorno entravano in Mortar•a (5650 abitanti) circa 700 nemici, che foro no vettovagliati. Il 1° ed il 2 maggio
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2. - TI 4 maggio, a mezzo del 10° reggimento usseri, fu imposta al mu nicipio di Mede {Lomellina) la sommi nistrazione di. b rente 400 d i vino. con facoltà di estendere la requ isi~ione ai comuni circostanti. Il 5 seguente se n e effettò infatti la consegna. "' ** 3. - R icorderemo in ultimo che l'intenden.te Sourdeau del 7° corpo armata (Zobel), motivando la richiesta del fatto che la p rovincia di Vercelli nou poteva consegnare la sua g nota perchè erano interrotte le comunicazion i con molti comuni, domandò il 17 maggio al comune- di Biandrate (Novara), con facoltà di estendere la reguisizione ai comu ni viciniori, la
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REQ,01S1ZI0Nl lN TERRITORIO !>EMICO
REQ.UIS1Z101'J IN T ERRI TORIO NEMICO
vi stanziarono circa 45,000 uomini e 10,000 cavalli dei corpi d'armata 5° (Stadion) e 7° (Zobel), i quali pure ricevettero viveri e foraggi, come in seguito avvenne per truppe dei corpi cl' armata 3° (Schw-artzenberg), 2° (Liech tenstein) ed 8' (Benedek) aventi circa 70,000 uomini e l:d,000 cavalli. Dal 10 al 19 maggio e dal 29 stesso mese in poi vi si stabilì il quar tiere generale dell'armata, il quale nel primo periodo della sua permanenza requisì anche il vitto per la meusit del geue:i,·a.le Giulay (1). In Vigevano (14,300 abit anti) gli A.ustriaci entrarono rl 29 aprile e la città fu permanentemente occupata da varie truppe ; alle quali si fornirono circa 4000 razio1ti quotidia,ne pane e viver i per 35 giorni. Il giorno 30 aprile furono sequestrati tutti i sali ed i tabacchi esistenti nel r egio magazzino delle pri vative. L a citt~ somministrò complessivamen te le quantità di derrate risultanti dallo s_pecchio nel quale, in segt1ito, riassumiamo le principali requisizioni comunali della Lomellina suscettibili di essere espresse in cifre. Non mancarono però, al solito, requisizioni arbitrarie per parte di individui isolati, specialmente uomini di truppa; così, ad esempio, un sottufficiale ritirò, senza rilasciarne ricevuta, brente 10 di vino, quintali 1 di zucchero, quintali 0,40 di caffè, 6 bottiglie di anice ed al trettante di rlium, che d isse destinate alla mensa del g enerale in capo, ma ohe forse finirono ben diversamente. Questi esempi si potrebbl:lro moltiplicare all'infinito. 8annaz::a1·0 (4000 abitanti) dovette il 30 aprile forn ire 11,000 razioni viveri per le truppe stanziate a Zinasco; la relativa richiesta fu rivolta al municipio. Continuarono in seguito le requisizioni per le truppe di passaggio e per il qnartriere generale delr8° corpo d'armata (B enedek), che vi
si stabilì. In tale modo dopo circa venti g iorni le risorse locali in avena, fieno e vino erano esaurite. Anche in Tromello (3800 abitanti) le truppe entrarono il 30 aprile (5° corpo Stadion} e requisirono molti viveri e fo raggi; il l O maggio si fecero da un a parte di dette truppe altre notevoli requisizioni, fra le quali 30 buoi e 36 sacchi di riso senza rilasciare la relativa ;ricevuta. Dal 1• al '7 maggio la divisione di cavalleria Mensdorf-Pouilly· ba ricevul·,o sacchi 120 di meliga e 60 di riso; alla riserva a·artiglieria dal 1° al 3 maggio e dal 21 maggio al 3 giugno furono somministrati i viveri n~lla quantità di razioni giornaliere da 2600 a 3400 (media 3000) ; infine truppe dei corpi d'armata 3° (Sch,vartzenberg) ed 8° (Benedek) e degli eqtùpaggi dell'armata ricevettero molte altre vettovaglie. Una volta tanto riportiamo qui due saggi degli ordini di requisizione che gli .A,ustriaci intimavano ai Comuni:
« L' I R. comando del terzo corpo d'armata austdaca « al regio sindaco cli T; omello. 0
« Col presente si ordina cli provvedere in via di requisì« zione dal comune di Tromello e dalle cascine concorrenti « per il bisogno dell" I. I. R R. trnppeappartenenti al mio corpo « d'armata 1t· 280 quintali di fieno, e 50 b t•ente di vino entro « 2-:1: ore, e di far trasportare e consegnare questi naturali « al mio magazzino di colonna stanziato a Carbonara per la « distribuzione alle relati ve truppe. << Per assistenza a questa requisi7,ione si presenterà presso 1< di lei domani mattina alle ore 6 tm distaccamento di « usseri. « Voglia prestarsi colla massima sollecitudine all'esecn« zione dell'ordine presente a rischio delle conseguenze fu. « neste, che nascerebbero da una mancanza al m~dEl,simo. «
Tromello, 19 maggio 1859.
(·!) A semplice tilolo di curiosità gastrono mica ripor liamo la quan lilit gio rna lie ra d elle ,•euo,•aglie sommin!st1·nte a tale sco po:
« Il p1·incipe l'I. R. comandante « del terzo co,·po d"a1·mata. austriaca « B. ScawARTZENBERG ».
Vitell i 3; manzo '/ ,; r olli 80; u ova :'!IO; taltr· lllri 60; h t1 rro ch ilogrammi 1,0; zuccliero chilogramuli :io; caffè c hilogrammi 15; tl1é c hi logramm i ! ; vioo brente 2 o b ottiglie s tranioro 200; e gen eri cl i mi nor con to, ol!re pacch i 40 di camlelo.
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REQ,O lSlZIONl 1N TERRITORIO NEMICO
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·rnrrnrromo
NEMICO
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Zinasco, che nei g iorni 29 e 30 aprile fu attraversato da <<
L'I R. Comando del terzo co; ·po d'armata austriaca
truppe del 5' corpo d'armata (Stadi on ), sopportò sino al 3 giugno continue e gravi r equisizioni, talcbè in breve fu , come il già ri-:iordato comune di Sannazzaro e come G,•opello, spogliato di ogni risorsa. Mede fornì il 1° maggio una forte quantità d i derrate al 10° reggimento ussari; il 2, 3 e .J: complessi.-e razioni 45,000 cli pane e viveri ad altre truppe, ed il 5 stesso mese ricevette dall'intendente del 2° corpo (Liechtenstein) ordine di somministrargli 30,000 razioni di pane, ciò che fece il giorno 7. Galliavola fornì dal 1° maggio al 2 giugno, oltre il vitto presso g li abitanti per cinque g iorni a due battaglioni di fanteria, molte altre vettovaglie alle truppe di passaggio: come molte ne dovettero pure somministrare i comuni di 31ezzanabigli (all'8° corpo Benedek), di Gaslellaro di Gio~·gi, di Candia (alla divisone Paugmarten del 5° corpo, la qual e non rilasciq alcuna quietanze.), di Pieve del Cairo (all'8° corpo) , di Cambio, di Gambar·ana, di Tori•eben·etli, ove le trnppe del 3° corpo (Schwartzenberg) requisivano dal 1° al 9 maggio pane, vi veri e foraggi in notevole quantità; di Lomello, nel quale il 3° corpo fece pna gravissima requisizione verbale il l° maggio, ed altre ne imposero in seguito i corpi 5• ed '8°, ed ove stanziarono permanentemente circa, 7 ad 8 mila u omini (dal 2 al 6 maggio anche GiulayJ, mentre i passaggi di truppa fnrono continui; di Palestro, di Oai1·o, ed altri molti. Nel seguente specchio sono riassunte le principali somministrazioni fatte alle tt·uppe nemi,;he d~ taluni fra i comuni sopra ricordati. In esso abbi~imo conve):tito in: pesi e misure decimali quelli anticamente in uso e per lo più segnati nei documenti; non vi hanno poi potuto tr ovare posto tut te le r equ isizioni, che sono moltissime ed importantissime, le quali nei documenti sono enunciate in modo generico, e che molto spesso hanno gettato .nella più squallida miseria le popolazioni. Tale avvertenza, che non a cast> qui ripetiamo, varrà a salva.guardare i cortesi lettori da apprezzamenti erronei sull'entità effettiva e totale delle requisizioni austriache.
« al signor Sindaco cli Tromello . « Il ~·apporto fattomi dall'ufficiale comandante dell' assistenza militare alla requisizione di vino e fieno eseguita « quest'oggi, mi dà la persuasione, eh' Ella non si è prestata .: colla sollecitudine desiderata al provvedimento di quanto « ho richiesto coll'ordine in data di ieri. « R itiro la richiesta requisizione di fieno, per mancanza di « quest'articolo; ordino all'invece che fino alle ore sette po· « meridiane di quest'oggi devono essere pronte per la distri« buzione alle mie truppe (invece di 50) 60, dico sessanta <-< brente milanesi di vino buono e schietto, in caso contrario « dovrei far impiegare la forza. · «
« Tromello, il 20 maggio 1859. « il Principe, l'I. B. « Comandante del terzo corpo d'annata austriaca « B. ScaWARTZENBE.RG. »
Jl 30 aprile passavano per Gambolo e Borgo S. Siro le t ruppe del 7° corpo d',e,rmata (Zobel); i passaggi di truppa continuarono sino al 29 maggio nel primo dei detti comuni, e sino al 2 giugno nel secondo e richiesero molte sommin istrazio11i. Il comune di Ga?'lasco fu occupato il 30 aprile dal quartiere generale della 2• armata e da un battaglione di granatieri co?ti tuente la sua gnardia. Il g iorno stesso si requi-sirono 700 razioni di pane e vino e 4700 di carne; il 15 maggio si chiesero 64,000 razioni di pane, ma ne f tu·ouo effettivamente somministrate molte di meno; in seguito continuarono le forniture di generi pE)r tutta la durata dell'occupazione alle truppe di pn. ssaggio, e si dovette dare anche i l vitto presso gli abitanti. Infine per tutta la permaneuQ:a del generale Giulay si fornirono pure i viveri alla luculliana sua mensa.
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rlolle razioni ' tr·,aoIl e r!~ · ultauto da I _decreto Giulay in cla_ta 30 aprile; per il ragguaglio tra le di Angelo M nu.•. artim, como~, rara anche m seguilo. La popol.\7.10110, co me• in tutlo il 1uesonto lavoro,
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1392
RE:QOISIZIONI IN TERRITORIO NEMI CO
RF.QU 1SJZ1Ql\"T 1N l'lillRITORIO K1'MICO
Le cifre totali risultanti dal precedente specchio darebbero, come somministrazione media fatta da ogni abitante circa 18 razioni di carne, circa 6 di pane, circa 10 di riso, circa 24 di vino e circa 3 di foraggio (fieno ed avena o snrrogati di questa) nel periodo di press'a poco un mese. Questi dati, quand'anche si elevassero notevolmente in considerazione delle requisizioni non comprese nello specchio perchè non indicate con dati numerici dai documenti, pur sempre sono molto inferiori alla potenzialità media di vettovagliamE\nto presunta dagli scrittor i e dai regolamenti militari, e poichè sappiano cho le indicate requisizioni riuscirono gravosissime alle popolazioni, è lecito dedurne che in massima ' parte tale fatto si debba attribuire alla mancanza di un ordinato sistema n ella esecuzione della requisizioni stesse, più 9he all'entità loro. Dallo specchio emerge infatti che non vi è alcun rapporto di proporzionalità tra l'ammontare delle requisizioni ed il numero degli abitanti dei singoli comnni. Si può tnttavia te-nere anche presente, che non è conforme a prudenza il far e un eccessivo assegnamento sulle risorse del paese, e che, quando occorra di fare calcoli preventivi, è meglio attenersi, alle opinioni pessimiste, anzichè alle ottimiste, per evitare disastro~e sorprese; è meglio ad esempio accostarsi al P eyrolle anzicbè al Lewal. 2.. - Nova1·ese. - Nella somma di lire 420,000 spesa dalla città di Novam (24,000 abitanti} per far fronte alle requisizioni, come già si ebbe a r icordare, si deve ritenere compreso l'importo delle somministrazioni particolarmente fatte alle truppe di stanza o d i passaggio nel capoluogo. Così, ad es~mpio, il 30 aprile vi giunsero due compagnie di fanteria del 1° reggimento Kaiser e Usseri (in totale circa 330 uomini), che operarono una prima requisizione; dal 1° maggio in poi si dovette vettovagliare la guarnigione austriaca, che, mutandosi molto spesso, oscillò tra i 600 ed i 3000 uomini. Quèl,lldo il generale Giulay tentò di operare contro Tor ino, i mag azzini di deposito dell'armata, che prima erano
1:393
stati stabiliti in Vigevano, vennero il 5 e il 6 maggio tmsferiti a Novara, la quale, mentre prima si trovava all'estrema destra degli Austriaci, ne restò allora alle spalle. Una parte di magazzini di provianda si spostò F8 ma.ggio a Confienza.. Novara durante tntfo il periodo dell'occupazione vide con· tinui movimen ti di truppa e di carri e dovette fare ininterrotte somministrazioni. Il comune di Biandrale (1000 abitanti) vettovagliò dal 5 al 18 maggio circa uno squadrone di ussari e un mezzo squadrone dal 19 al 21 maggio. Il 30 maggio fece un' ultima somministrazione di derrate a circa 100 ulani e tu-alesi (pane, litri 150 di vino e 150 sigari, formaggio, fieno ed. avena). Oleggio forn:. in cinque giorni 50 buoi, quintali 100 di fieno e l 000 razioni di pane ; S. Pie/1·0 Moro:::zo 18 bovini; ed altri generi furono requisiti a Bm·go 11.'icino (2000 abitanti), Garbagna, Vespolate, filllila, Caslelbellrame, Casalvolone e Casa leggio. .. *.,,, 3. - Ve;·cellese. - La città di Vercelli (21,000 abitanti) fu occupata il 2 maggio da circa 200 ussari e 2 battaglioni di fanteria con artiglieria: la forza i:;ali il giorno 3 a 4000 uomini e 400 cavalli, ed il 4 a circa 8000 uomini (divisione Reichach). Dall' 8 al 10, maggio vi stanziò anche il generale in capo. Duran te tutta l'occupazione (2-19 maggio) le requisizioni furono CQntinue ed ingenti (1). In Pe.z:::ana (2400 abitanti) le .,requisizioni incominciarono 1'8 maggio. Senza tener conto di guanto venn e tolto direttamente a privati, le somministrazioni più impoxtanti di vettovaglie ammoutaronn a 6 buoi; ettolitri 51,87 di riso; ettolitri 57,64: di meliga; ettolitri 34,58 di frumen to , ettolitri 69,16 di avena; ettolitri 12 di vino e 2 quintali di pane .
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(i ) Atl e.emplu, por ì pranzi del 11unrtie1· generale cl i Giulay de, giorni 8 e 9 st r er111isiro no complessivamente: J)Ollnslrl 40; ronln li ~; vitelli 2 '/, ; mnn1.o cuscle & ; (':,ne
chilogramm i 60; latte lil1·l 55; salame· chilogrammi IO; gorgonzola forme 2 ; burro chilo:mrn,mi is; p>1,·mlgi:,oo chilogr111nrni 5; cnlTò cllilogra mml 30; zucphero clulo. grammi S>; vino cla pas to litl"i 250; schampagne bottigl ie 50; eri inoltro sale, droghe, asparagi, pesci salali per llors tL'oeuvt·e, rrutta, pns le e confolli, cu raoao e candele. Si requisirono onclte le derrnle per i 11rnnzi dì 60 ulflciali per I giorni U e l.6. 80 -
..
AN:<O LXVI,
139-1
REQUISIZIONI
rn T ERPJTOR!O ~"EIDCO
E così a C1·eviasco nella. notte dal 18 al 19 maggio si requisirono forzatamente 50 bovine ; a St1·oppiana (2200 abitanti) dal 7 al 10 maggio si fecero grosse requisizioni, fra le quali notevole quella di ettolitri 2,70 di vino, ettolitri 5,76 di avena, oltre, lardo, salame, ecc., intimate direttamente ad un privato cittadino; in altri comuni. infine furono fai.te molte somministrazioni di vetto~aglie.
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4. - Tortonese. - Come già si è avvertito, quando si sono riassunte le requisizioni provinciali, il comune di '101·tona {10,000 abitanti) dovette sopport;are quasi integralmente l'aggravio della requisizione contenuta nel decreto Giulay del 3 maggio, intimato il 5 stesso mese. Oltre vino in bottiglia, carne macollata, sigari, tabacco, ecc., la città. fornì pel giorno 6 maggio le derrate risultanti dallo specchio più avanti tracciato. Dopo pocho ore di permanenza gli Austriaci lasciarono definitivamente la città. Gli Austriaci occuparono anche Alzano, Castelnuovo Scrivia e Molino de' Torti per qualche tempo a decorrere dal 4 maggio, e Pontecurone nei giorni 4 e 5. Le truppe che entrarono nel Tortonese appartenevano al1'80 corpo (Benedek) e si ripartirono come segue: a Toi"lona 1 battaglione, l squadrone ed una sezione di artiglieria ; ad . ll::ano ctrca 3000 uomini e 100 ca.valli; a CaslelnMvo Scrivia circa 3000 uomini d i fanteria, 100 di cavalleria e 1 batteria di artiglieria; a Molino cle' Tm·li circa 4400 uo· mini di fanteria; ed infine a Pontecw·one in due riprese circa 1000 uomini di fanteria e '/, squadrone di cavalleria. Il coutegno delle truppe fu ovunque pessimo verso la popolazione, che soffri molti danni e dovette fare, _all'infuori delle requisizioni regolari indicate nel seguente specchio, moltissime somministrazioui di ogni specio in seguito a richieste verbali dei singoli rnil i.tari. Kon pochi furono pure i furti di commestibili perpetrati nei cinque comuni tortonesi.
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REQU!Sl7.!0i-l I~ TF.!UtlTORIO ISF.mco
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In media si somministra.rono circa 5 razioni di carne e .3 di. riso o pasta ogni abitante; 1 raziollo di pane ~g~i ~ abitanti; l razione di fieno ogni 50 abitanti e 2 razioni di a,ena o meliga ogni 2 abitanti.
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5. - Yogher-asco. - M ez::.ana Ritùallone (620 abitnuti) dal 30 aprile al 30 gingno vettovagliò in media giornalmenr~ 80 uomini, i quali però operarono incette anche pe1· altn reparti.
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f'oghera ~12,000 abitanti) fornì ~l 4 ~a~g1~ nume~o 400
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razioni pane e vino ad altrettanti uomim d1 fanter_ia, ed in secruito continuò a. soddisfare le richieste delle vane pattugli: austriache che sino al 15 ma.~gio ~i fece~o ?revi escursioni. Nello stesso giorno 4 maggio glt Austnac1 oc· cuparono anche Ca.sei e Silv~ioo P ietrrc1.. In_ Casei (2~0? ~Lbi: tanti) 6000 uomini per 3 giorni fecero_ rontìnue ~·equ1s17.10~.1 anche per truppe stanziate al tro,e, r1vol~end?s1 per lo prn al municipio; in Silva no Pict1·rt (_100~ ab1tan~1) _furono vet_· tovao-liati 70 ussari e 2 compagme d1 fanteria 11 4. e pochi gran:tieri il 5 1 i quali ultimi però fecero un vero saccheggio, abbattendo 10 por te delle case ed asportandone ettolitri. 30 e bottiglie 30 circa di vino, oltre molto ~an~, '.ardo, formaggio, s&.le, tabacco e liquori. Il O magg10 mfine fu i,i sa.echeggiato un molino.
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REQUISIZIONI JS TERRJTOIIIO N"E)IICO
RE:QUISIZIOX! IN TERRITORIO irn111co
P inaro]o, Broni e Verrua videro il nemico il G maggio. Pinarolo dal 6 al 20 maggio subi conliÌ-nuamente scorrerie di drappelli austriaci composti di 10 a 300 uomin i, i quali, senza rilasciare le rice.ute, richiesero al municipio ed ai privati nor.e:7oli quantità di salame, lardo, acquavite, tabacco, pane, rosolio e rhum, ed oltre ettolitri 11 di vino ed 8 bu·oi. Anche Broni (-:1:800 abitanti) forni una. grande quantità di vet.tovaglie dal 6 a l 19 maggio. Qosl, ad esempio, il 6 maggio una compagnia di pontieri pret.ese ed ottenne la. consegna entro mezz"ora di 14 buoi, ettolit ri 10 e bottio-lie :200 di vino, 3000 razioni di pane, carne, riso e lardo, 3000 ova, 50 polli, ed infine rhum, caffè e zucchero; il 13 mao-o-io 12 buoi e razioni 600 di pane, lardo e vino furono altro riparto requisiti, e. senza enumerare tutte le somministraziou i, dal lò al 19 i l borgo fo largamente sfruttato dalla d ivisione Urban. Ve1•1·ua (1500 abitanti) fu soggetta a continue scon·erie dal 6 maggio al 3 giugno, ottenendo ben pouhe ricevute in cambio delle notevoli quantità di derrate fornite. La frazione Cascinotto l\.[en::;a del comune di Co1·ana fu per tutto il tempo dell'occupazione, obbligata. a ,·ettovao-liar; circa 500 uomini ivi stanziati ; il comune di Jfe.;.:~nino (1460 ab itanti), venne giornalmente sfruttato da 5000 a GOOO uomini che commisero saccheggi e violenze enormi ; Panca1·ana (500 abitanti) ricevette il 9 maggio una breve visita dal nemico; Cerresina (1500 abitanti) dal !:J mao-D"io al 2 giugno fa soggetta a continue requisizioni; !Jm·bi;nello (1100 abitanti) nei g iorni 9 e 13 vettovagliò due drappelli di 60 uomiui, i quali asportarono demi.te e 6 buoi; il 16 stesso mese fo raggiò e vettovagliò GOO uomi ni cli cavalleria ; Robe~co ~700 ab~tanti) da.I lò al l8 maggio fu visitato da pattuglie di ussari, ed il 20 maggio dalla brigata De Pils, che richiese 5000 razioni vi veri. 20 sacchi di meli 0o-a, 30 brente e 150 bottiglie di vino e 300 pacchi d i sio-ari accontentandosi di molto meno; Casteggio (3000 abita~ti), fu v isitato il 1-:1: maggio dal generale Urban con oltre 3000 uomini i quali operarono una enorme e disordinatissima req uisizio~e,
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e pel successivo g iorno 15 domandarono 5000 razioni di pane, vino e carne. Inoltre il 15 stesso giunse da Montebello un ufficiale per requisire vettovaglie occorrenti a quelle truppe austriache. A. Stradella (62:20 abitanti) l'occupazione nemica. cominciò 1'11 maggio e terminò i l mattino del 6 giug no. Il 12 maggio vi giunse Urbau con oltre GOOO uomini, che fecero le più ampie requisizioni; molti furono vettovagliati presso gli abitanti . Casatisma (1000 abitanti) fu in~aso il 20 maggio da truppe del 3° corpo (Stadion) in numero di circa 30,000 UO· mini. Vi furono requisite circa. 15,000 razioni ca.me, pane, vino, salame e polenta, ed inoltre il fieno e l'avena pei quadrupedi. Non si omisero, al solito, i saccheggi, come, ad esempio, quello della farmac ia. A Bobbio in fine (34:50 abitanti) il 28 magg io si requisirono quinta!i 9 di pane ed altre vettovaglie.
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6. - Biellese. - Come già si è ricordato, questo territorio, al pari di qt1ello di Pallanza, non ebbe a soffrire che brevi incursioni nemiche; così, ad esempio, forouo visita.ti Salussola; Cavaglià, Alice, Tronzano. In Salussola (1800 abitanti) rs maggio fluono vettovagliati e foraggiati riparti nemici dell11. forza di 24:00 uomini di fanteria e 300 d i cavalleria con molto careggio di munizioni da bocca. e da fuoco. Posteriormente si vettovagliò un altro piccolo drnppello. Le relative regolari richieste fu. rono sempre r imesse al sindaco.
:, Poniano con ciò termine a.Il' enumerazione delle requ1s1zioui più o meno regolari di vettovaglìe fatte iu molti comuni piemontesi, enumerazione abbastanza larga perchè da
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REQ01SIZ10Xl J:,i' TERRITORIO NEllJCO
essa si possa dedurre quanto interessa il nostro studio con una relativa. sicurezza di non errare. Dopo ciò passiamo a. rias,mmere molto più brevemente quanto riguarda le requisizioni effettuate P; r gli altri ser vizì. § 3°. - R equisizioni di mezzi di traspo1·to.
Molto difficile sarebbe il dare un' idea esatta della entità delle requisizioni di mezzi. di trasporto effettuate dalla 2• ar· mata in Piemonte. . Interessando Je roq nisizioni stesso tutti i servizi, e cioè 'tuello di stato maggiore per le comnnicazioni dei vari quartieri generali fra di loro, e di questi colle truppe ed.i servizì dipendenti: quello postale; qnello di vettovagliamento. per i trasporti delle derrate requisite ai magazzini o s1;abi limenti mobili militari od alle truppe, o per il loro invio in Lombardia ; quello del rifornimento della paglia e della. legna; quello del ves~iario ed equipaggiamento; quello di sanità per l' invio degli ammalati o dei feriti agli ospedali e per lo sgombero d i questi sulla base di operazione; quello del genio per il trasporto dei materiali s-çariatissimi occorren ti per le distruzioni e per le costruzioni ; è molto naturale che le requisizioni di carri e d i vettura abbiano avuto un larghissimo sviluppo, in un paese ohe certamente non ne difettava. B notorio che in guerra il caregg io i·egolamentare risulta molto spesso deficiente e che perciò le colonne di carri a tergo delle truppe tendono ad ingrossare sempre più. Si noti poi che si fece un vero abuso di carrozze, non solo uell' interesse del ser vizio, ma, con deplorevole frequenza, anche per conto di molti ufficiali, sottufficiali e soldati. Vennero infine pure r equ isiti oava11i da sella e cavalli da tiro. Le relati ve richieste sono state rivolte od ai comuni o direttamente ai privati, e non mancarono neppure le cousnete indebite appropriazioni. Noi, r iportando per alcuni comu ni i dati ohe emergono dai documenti esaminati., vogliamo soltanto for nire ai oor-
llt:QOISI ZIONI IN TF.RRITOII IO NEMICO
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tesi leLtori un indi ce per l'apprezzamento complessivo dolle requisizioni predette, le quali furono rese più onero~e da~ fatto ohe una parte notevole dei ca:i;ri e specialmente dei buo_1 e dei. cava1li da tiro non fece più r itorno 11,l comune d'on· gine, come pure moltissimi furono ten~ti in ser,izio militare per lunghi periodi d i tempo. . . . I comuni più col piti furo no, in massima, quelli ste.ss1 che dovettero fornire le maggiori quantità di vettovaglie,. per il fatto che, pur non essendo ciò prescrit~o. d~i dec~·~t1_del generale Giulay, e neppuro da tutti g li ordini d1 reqms1z1one rilasciati da.li e altre autorità, si è sempre pretesa. per leder. rate da asportarsi, la corrispondente q uantità di carri. Cosi., ad esempio. al municipio di 11fortara vennero n· chiesti il 30 aprile 300 carri a 2 cavapi, dei quali furono somministrati 20; in seguito la città forni oarri ai. corp~ di armata 2·, 3° ed s• (2-10 maggio), come dovette, in uru?~e a.ali altri comuni della provincia, concorrere alla somm1n1s:·azione dei carri occorrenti pel trasporto delle derrate requisite sia a. cura del munidpio. sia a cura. della giunta. provvi:,;oria. . Vigevano forni circa 1600 carri (oou buo i, ca.valli e condu: centi), il noleggio dei quali costò alla città la somm~ ~~ lire 15,000; Sanna::::a,·o , Garlasco e Zinasco videro requ1s_1 t1 pressochè tutti i loro mezzi di trasporto; Bor:fo Siro sopportò un carico di lire 2705 per giornate d uso di vetture, di lire 8750 per 19 cavalli requisiti, e di lire.5585 pe~ 21 carri e 27 finimenti non più restitui ti; Gambolo pago circa lire 7800 per mezzi di trasporto somministra.ti ; Galliav~la somministrò carri per 120 giornata di noleggio, e non v~d~ più ritornar e 15 cli essi coi relativi cava.lii_; .11~::~anabLglt forni 2 cavalli per lire 800 d i ,alore e 200 v1agg1 d1 vetture per lire 800 di spesa; Pieve del Caù·o erogò lire 2~17 p~r tra.sporti e lire 20,3-!0 per oa,alli e buoi da tiro no~ pm re_st1: tuiti · Gambarana fornì mezzi di trasporto per lire 1390 d1 nole:gio ·, Nova1·a ' ol tre molti cavalli consegnati il P. maggio o dietro buoni corrispondenti che ne indicavano 11 valore, dovette somministrare continuamente grandi quantità. di
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14 00
REQUISIZIO:-,
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TBRRlTORIO ~E.\IICO
carri e carrozze e provvedere alla ferratura dei ca vali i au. striaci; Yercelli il 3 maggio consegnò 27 cavalli (dei quali una parte a pagamento), oltre innumerevoli carri e carrozze parte d~i quali non fece più ritorno; e, per essere brevi'. in misura corrispondent9 furono gravati i comuni di P ez~ana, Tortona, Alzano, Castelnuo,_,o Scrivia, Ponlecu1·one Casei, ~ilvano Pietra, Bl'Oni, t1·adella, T,·omello, Pinai·ol~ ed altn molti. (Continua). A.vv. Lumr Gnrrn ca])ila110 cm1rn1i;~ari o.
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[MPIEGO DEGLI SPECIALISTI DEL GENIO IN GUERRA Co11li111ia~lo11e
e fine.
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l'edi disp e1\sa 1·1
Per ultimare quanto riguarda la parte storica relativa all'aereonautica, diremo qualchecosa sulla di1·igibil-ità dei palloni. L'anno stesso (1783), in cui i fratelli .hlontgoHìcr fecero in pubblico le loro prime esperienze con IJalloni ad aria calda, si cominciò a studiare progetti sulla dirigibilità dei palloni stessi, o tale studio dura tuttora, poichè, so qualche progetto portò a risultati abbastanza soddisfacenti, 11011 può t uttavia clirsi cho il problema sia stato com pleLamonte risolto . Questa soluzione si è cercato di ottenere in due modi : 1 ° dirigendo il pallone mediante un motor e; 2° conseguendo lo stesso scopo coll'aiuto di correnti atmosferiche convenient emente scelte. 1° DfrigiQilità mediante 1tn moto1·e. I primi motori impiegati nella direzione degli a.ereosLali furono },3 braccia degli aereonauti, le quali facevano muovere, .oltre che un timone, dite gnt11cli ati, oppure d11e g1·a.ndi palette, ovvero un'elice a più braccia. L'appa,reccltio ad ali fo aJJplicato da certo Blancard in un'ascensione da lui eseguita il 2 giugno 17&1, ma non fece buona riuscita. R isultati ben poco migliori si ottenn.ero nelle esperienze inizia.tesi pure uel giugno 1784 da Guyton de l\fon·eau con ·un appm·eccliio a p atette, e che furono poi continmite a spese dell'Accademia di Digione. Il generale del genio 1\Ieusuier fn il primo cho studiò se,·iamente il problema d i che si tratta, ideando un 1noto1·e ad e/ice a più braccia, ed il suo studio, stato consegnato
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DIPIEG O OF.OI,J S PEC !A LJS1'1 Dl~L Gin/lo IN GOEft llA
1.M l'l EGO DEGLI SPEC!;)L!STJ DEL GENIO IN G OERHA
agli archivi del Deposito delle fortificazi oni e alla Biblioteca n azionale, })er disposizioue della Convenzione in data 24 set tembre 1793 1 è ancora adesso degno di essere meditato. Ecco in proposi to qu anto scrive il Finardi nelle. sue lezioni citat e m n ota più indietro : « Eg.ti (il Mensnier) })ropon eva cli dare all'aer eostato una. « forma allungata e di dispone nel suo i nterno un pallone « di piccole forme destinato a contenere aria compresstt ed « a funzionare come la. vescica natatoria dei pesci. A questo « s~opo un tubo doveva mettere in comunicazione il pallon« ClllO con una pom1)a premente posta nella navicella. Fa« ceudo agire la pompa, s' introduceva nel palloncino uua « certa quant ità d'aria, che aumentava il peso del sistema « e. dav~ così il ~ ezzo di riclìscenclere a volontà senza per« dita di gas . Per runontare bastava dare u scita. all'aria com« pressa. La zavorra n on er a aclnnque più necessaria, o piut« ~osto l'aere~nanta poteva aver sempre zavon·a disponibile, « mqm1intoc.ibe dessa non era che aria atmosferica. Quanto « ai m ezzi di traslazione 01·izzontale, Meusnicr non con tava « che sulle ,correnti at mosferiche; ma p er cercare que;;te e « per ren dervisi Tu!eusni er pensava che il mo tore più van« taggi_oso potev~ essere costi tuito dalle braccia dell' equi « pagg101 le quali dovevano essere impiegate a far girare « un apparecchio, di cui dava la descrizione, e che non « era altro se non tin'eUce a più b1·accia. Meusui er aYeva. « calcolato che: impiegando tutte le forze clei passego-eri . bb . o ' « s1 sare e potuto comunicare al pallone tutt'al più Ja « velocità di una lega a11'ora, ma questa veloci tà era suf« nei.ente' a raggiungere lo sco1)0 ch'egli si proponeva, cioè « t rovare la corrente ·a•aria propizia, alla quale abbandonare « poi l'aereostato. » « Q~e~ti - so~giunge il Fiuardi - sono i priucipii, sui « quah 11 Mensmer credeva poter fondare la pr atica della « na:Vi~a~~on~. aerea. E si è per aver dimentica to questi « prmc1pn, s1 e per aver voluto lot tare direttamente contro « le correnti atmosferiche con meccani smi posti in azione « dalla sola forza dell'uomo, ch e nella pri ma metà del nustr o
« secol o si ebbe un gran numero di infrutt uosi tentativi « nella direzione deg1i aereostati. »
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Malgrado i suoi pregi e il giusto apprezzamento fattone dalla Commissione, i l progetto del Meusnier non fu messo in esecnzion e per la grande spesa che all'uopo ora necessa,ria. Si dubita inolt;re che il motore um.ano fosse insufficien te a fare agire il grande apparecchio che doveva, spostare il pallone. E mentre fu generalm.en te¼accolti l a pxoposta, del resto già stata fat ta da altri prim a del JUeusnier, di dare agJi aereostati, che si volevano rendere dirigibili, la forma allungata, i successivi tentativi fatti l)er risolvere il p roble)lla di.mostrarono che il dL1bbio snll'insufficen za del motore umano era ben fonclato. I nfatti, tmte le esperienze state eseguite dal J.793 alla metà del secolo x1-x non fecero m uovere alcun passo verso la sol uzione dol problema, e si deve nll' ingegnere H enry Gift'ard di aver fatta entrare la ,11tistione in nnn, nuova fase coll'attuazione di una propostit, già stata venti.lata da altri qualche anno prima, cli sostit uire cioè al rootoro umano un motore a vapore. L 'ae1·eostato a vapo1·e del G-i-ffarcl, chJ3 si sollevò nell'atmosfera il 24 settembre 185:J, aveva forma allungata, era lungo 4± metri e ~ubav.a 2500 metri cubi. L a navicella portava il propulsore ad elice, i l motore a va,pore ed i relati vi accessori, cioè carbone, acqua, ecc. Il tubo del fumo.erA. l'Ìvolto in giù p<-'r evi tare il pericolo cl' iuceniliare l'aereostato. Il timone, por tato d.a una traversa posta al disopra della navicella, era costituito da una v ela triangolare che si manovrava m ediante due corde. Gonfiato il pallone con gas illnminante, tal e aereostato aveva lma forza ascensionale cli 1800 chilogrammi, di cui ch ilogrammi 1790 erano controbilan ciati dal peso dell'involucro ed accessori (ch ilogrammi 1270), da quello della macch ina e caldaia vuota (chilogrammi 150), clalla provvista ili acqua e car bone (chilogrammi 300), dall'aereon.autn (chilogriunmi 70) e gli altri 10 chilogrammi costituivano la, forza ascensionale rimanente al distacco d.al suolo.
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IMPIEGO DEGLI SPECIAl.1ST1 DEL GENIO IN' GUERRA
Nell'ascensione fatta il giorno su ine1icato, il pallone, portante lo stesso Giffard, si sollevò ra_piclamente a 1800 metri di altezza e pot à essere abbastanza bene manovra.to. Il successo di q nest a prima esperienza incoraggiò il G..iffard a costruire, nel 1855, un altro aereostato p nre cli forma a Uungata, che aveva l'apparenza di un immenso sigaro a due punte, lungo 70 metri, con un diametro di 10 metri nella sezione mediana. e avei1te un volume di 3200 metri cubi. Oon questo secondo pallone egli ottenne risultati molto soddisfacenti, facendo fare u n passo importante alle quistione delle clirigibilità dei palloni, e avrebbe certo perfezionato ancora più il suo sistema se la mancanza di mezzi prima e la cecità che gli sopravvenne pit'.1 tardi non l'a:vessero obbligato ad in terrompere gli esperiment i intrapresi. È opportuno notar e che, nelle ultime esperienze da. l ui eseguite, il Giffard ha constatato che il pallone allungato, con il suo grande asse orizzontale, non può sentire l'azione del timone se non conserva le forme perfettamente regolari, o, in altre p9.role, se non resta sempre comp]etamente gonfiato. P er l'aggiungere questo scopo, :M:. Dupuy de Lome, un altro celebre aereonauta, i mmaginò ed applicò nell'interno d i un pallone, simile a quelli del Giffard, un palloncino di volume pari ad 1/ 10 di quello del pallone grande, e mentre quest'ultimo era pieno cli idrogeno, il palloncino era ripieno d'aria. Un ventilatore manovrato dalla navicella permetteva d' i ntrodurre aria nel piccolo pallone a mano a mauo che si d isperdeva idrogeno dal pallone granclo, così che questo non si deformava e conseguentemente rimaneva sempre sensibile ai movimenti del timone. Con questo mezzo si consegui va inoltre tm altro importante vant aggio, che era quello cli variar e a piacimento la forza ascensionale dell'aereostato senza bisogno cli valvola superiore uè di zavorra. Ne.l 1881 i fratelli Alberto e Gastone Tissandier fecero en trar e la quis&ione della dirigibilil;i1, degli aereostati in una nuova fase, cercando cli a1)plicarvi un moto1·e elett?-ico
nJPJBGO DE GLI SPECJALlST I -OEL GEN IO 1N GUERRA
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peT mettere in movimento l'e]ice. E ssi partirono dal principio che l'aoreonauti.ca, richiede un mot ore legger o che funzioni senza fuoco e cl1e lavori a peso costante. J] motore da loro inventato si componeva di tre par ti distinte : 1• di un propulsore a clue palette elicoidali di metri 2.85 di diametro, rico1)erte cli seta verniciata ; 2" di nna clina~o Siemene ridotta al peso mini mo di 00 chilogrammi, la quale poteva produrre un lavoro effetti \TO di 100 ch_ilo~ grammetri al secondo, con un rendi mento del 55 °/o; ·3• d1 una batteria cli pile leggere al bicromato di potassa, compost~ di 24 elementi montati in tensione e divisi in 4 serie (ogm elemento pesava 7 chilogrammi) ; questa batteria di pile c~ricate con tm.a soh1Zione molto concentr ata e molto ac1cla, poteva funzionare in modo continuo e costante per più di 2 ore. · 118 ottobre 1883 i fratelli Tissanclìer eseguirono un'ascensione con tm pallone tlella solita. forma a.lltmgata, di _J.OGO metri cubi di vol ume, e provvisto del motore elettnco sopra accennato. Partiti da Aubeu1 l con un te1npo abbastanza favorevolo, dopo 1 ora e '/ , anelarono a ,liscendere, senza alcun acciclent e, a Croi.ssy-snr-Seine. Da tale ascensione essi dedussero le seguent i consegnenze : l" l' elettricità somministra all'ar eostato t111 motore molto conveniente e cli facile maneggio ; 2" !' a.reostato pot è per un momento resistere al ven to la cni velocità era di circa 3 metri al secondo, e, 1.tavigando a seconda, potà accelerare la marcia e deviare anc]10 con facilità dalla direzione del vento. Dopo aver modificate alcune parti dell'aereostato e clel motore che si erano dimostrate difettose, i Tissandier, il 26 settembre 1884 effettuarono felicemente un secondo v-ia.ggio, che durò 2 o~·e, e durante il quale pot erono viaggiare cli ~uovo confa o vento di 3 metri cli velocità al secondo, e compiere evoluzioni di ogni specie. Da quan to precede appare che i fratelli Tissandier en1n~ riusciti a risolvere il problemi1, della d irigibilità dei pR.llom per -velocità cli \'en to non superiori a,j 3 metri al secondo.
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IMPIEGO DEGLI SPECI ALISTI DEL GENIO Il\ OUERKA
I capitani Renarcl e Krebs della scuo1a aereostatìca di Chalais-Meudon, seguendo la via trncciata dai predetti aereonauti . ottennero gnaJchecosa cli più cli questi ultimi, riuscendo a vincere il vent o con velocità massima di m. G,40 al secol}.do, ed a ritornare più volte, nei loro viaggi aerei, dopo aver percorso parecchi chilometri, al punto don.de erano partiti. Le esperienze furono esegnite n el 1884-85 con un aereostato (La• ]?rance) di forma allungata., ma non simmetrica l avente l'aspetto di un enorme pesce a di 186J metri cubi cli volnme. Era munito inferiormente di due tubi discendenlìi nella na,vicella, uno dei quali era destinato a riempire d'aria con una pompa aspirante premente un pallonci no posto nell'interno dell'aereostato per impedirne le deformazioni, come aveva fatto il Dupuy de L ome i l'altro serviva a dar sfogo all'eccesso del gas quando l'aereostato si dilatava. Il motore elettrico era, analogo a quello ideato dai Tissandier1 però alquanto più leggero. Abbiamo riportate le notizie che precedono da autori francesi, ma 11011 ne garantiamo Fesattezza, anzi ci mettiamo nel numero di coloro che dubitauo degli olitimi risultati ottenuti nelle esperienze fatta dE..i Tissandier· e dai capitani Renard e K rebs. Non v'ha d nbbio però che presso la scuola di Ohalais-)ieudon si sarà continuato, dal 1885 in poi, a perfezionare gli apparecchi sopra accennati per la clirigibilita dei palloni. Ad ogni modo, i capitani Ronard e Krebs h anno dimostrato anche nelle esperienze sopra menzionate, che, quando il vento non st1_pera una data veloeita la quale, se non sarà di m, 6,40 al secondo, avrà pur sempre nu cer to valore, è _possibile dirigere 'nell'aria un aereostato al modo stesso che una nave viene guidata n ell'acqua. Ma per risolvere completamente la quistione, almeno per quant o r igua.rda ]'applicazione degli aereostati liberi all'arte milita.re, bisognerebbe trovare motori così potenti e così leggeri, i qnali, applicati ad aereqstati di dimensioni convenienti, permettessero cli spostare questi contro un Yento cli ,elocità di almeno 15 metri al secondo, poiché, salvo casi )
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Hl PIEGO DEGLI SPECJA LISTI DEL GENIO IN GUERRA.
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eccezionali, che si verificano in pochi giorni dell'anno, il vento difficilmente superi), una fatle velocità. Crediamo oppor tuno di aggiungere che nell'autunno 1897 in Germania si credette per un momento di aver fatto un gran passo verso la soluzione della quist,ione di che si tratta, <:el sostituire l'alluminio alla seta ed alfa. l1a.udl'ltclte nella costruzione degli aereostati dirigibili; ma l'nnica. prova fatta a Berlino con m1 pallone a cilindro ogivale di detto metallo, costruito su progetto di certo .Rchwarz e guida.to da certo Jagels Platz, ex-m eccanico e macchinista del riparto aeTeostieri tedesco, falli. Infatti, detto pallon e, dopo u n quarto d'ora cir ca che stava lihrato in aria, precipitò a.l suolo a pochi chilometri dal p unto di par tenza sconquassa.ndosi. Lo Jagels fu salvo per mÌl'acolo, ma ne ebbe tutto il corpo ammaccato ~ contuso. L'esperimento fu poi ripetuto lo scorso anno dal generale Zt:ippehi, , ma con esito negativo. 2° Dfri,gibilità. coìl'ai1ito di co1·1·enti atmosfei·iclze coni:enienieinente t<celte. Gli aereomiuti inglesi, guidat i dal capitano Templer, h anno seguita una via affatto diversa, nello studio della dirigibilità dei palloni, da quella sopra indicata. Essi, partendo da dati forniti dall'esperienza, hanno cercato di stab ilire regole.e di trovare condizioni pratiche e precise per far giungere a destinazione un pallone, servendosi di correnti che, ad altezze differenti dal suolo, sono dirot~e in senso contrario. Fecero perciò accurati sh1di statistici sui venti nelle varie regioni clel globo, in seguito ai qua.li stuùi, se poterono stabilire alcune regole sulle direzioni predominanti dei venti, si persuasero altresì che tali regole vanno soggette a mol te -eccezioni. Per applicare il sistema del Templer e seguaci, occorre che l'aereonauta, il qu ale voglia trasferirsi da nn luogo ad un altro, si sollevi o si abbassi col suo pallone fino a trovare nna corre11te favorevole, e per ottenere lo spostamento in senso verticale può valersi, come fu già accennato pi.ù indietro, della val vola superiore o della z.worra, oppure, se il pallone ne è provvisto, del palloncino interno ad aria del Dnpuy de
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lllPIEOO OP.GLI Sl'EOIALIST l DEL GENIO L" O!JERRA
U I PJEOO DEOLl SPECIALISTI DEL OE~IO IN GO.ERRA
L ume, oppure anche applicando alla navicella un'alice ad asse vertictble, da far funzionare a braccia od a gambe od in.flue mediante un motore elettrico. A riguardo dello due soluzioni sopr:1 accennate dol problema relativo alla dirigibilità dei pn.lloni, stimiamo oppo,rtuno di riportaro l'opiniono espressa dal professor Colombo nel suo articolo più indietro citato in nota. « Un aeronauta-egli scrive - può abbastanza facilmen te « e dentro certi limiti salil'e o scendere a volontà, sen:-endosi e della zavorra e della valvola del gas o di altri mezzi facili. « 1Ia uiò non basta. Bisogna i::apersi dirigere orizzonta!« mente. Ora cosa si deva intendere per dirigibilità orizzon« tale dei pallouil Si devo intendere tiuesto : che qualunque e siano i Yenti domina,nti nelle alte regioni clclratmosfora, ci « sia sempre la cor tezza di vincere 1A, forza del venLo, e di « assicnrare al pallone la rotta prenssa. L' ideR> cli andare a « cercare le correnti cli ,ento favorevoli, alzandosi od abbas" sandosi, si è dimostrata fallace od almeno malsicura. Biso« gna avere nel pa.llone ste!>so una macchina capace di impric mergli una Yelocità sempro superiore ai venti contrari che e esso può incon trare nel suo cammino. » « .. .... Questa soh tzione non sarebbo impossibile. Basterebbe « clisporro cl i un motore abbnstanza. leggero pcrchè il pallone « lo porti, e abbastanza forte per tirarlo colla velocità tli al« meno .J.0 o 50 chilometri all'ora (11 a 14: metri al secondo). « Esiste questo motore? Già Renar d contava di disporre pel « n uovo esperimento cli un motore a gasolina pesante 30 chi" logrammi per caYallo, inVE>ce di 75 che pesava il primo « motore. 1\Ia al g iorno d'oggi c'è la più g rande probabil ità di « poter costruu-e delle macchine a vapore scaldate tt petrolio « e con condensazione ad aria, che potrebbero pesare 12 a « 15 chilogrammi per cavallo, con approvvigionan1enbo di • petrolio per 8 o 10 ore; e una mncchina di questo genere, « con 100 cavalli cli forza, potrebbe imprimere ad un pal« Ione fusiforme d i 3000 metri cubi, com'era quello dei due « ufficiali francesi (Renard e Krebs), appunto nna velocità di « 40 a 30 chilometri. >
« ..... Certo, 11otendo disporre di motori pesanti 12 a J 5 chi}ocrrammi per cavallo, si. sarà fatto un progresso enorme, mnl« g1~do cho si tratti soltan t~ cl~ tm~ mezza sol.uzion~. Si pnò « r itenere per certo cho un Slll)ile nsulLato sara raggiunto fra « brove, anzi è un fatto che in ltalia o altr ove si lavora già « a raggiungerlo. La soluzione perfeUa non si potrebbe avere 1 « vera.monto se non con motori pesanti 1 e 1 a :l kg. per t·a« vallo, il cl,e permottorebbe al iiallono ùi lottare coi Ycn t i « straordinari; ma tfa questo siamo ancora lontani .. > Come si vede, il p1·ofessor Colombo è molto ottim ista circa. la possibilità di risolvere il problema col p rimo dei metodi sopra indicati. «
b)
A PPAHECGHI FOTO· ELET'J'HICI
(1)
r,·it1ea d'impiegare la luce artificiale allo scopo d i risohiarare, di notLe, il terreno per scoprire i movimenti del nem ico e talvolta per facihtn,re i movimenti. delle propr io truppe o l'esecuzione cli laYori, risale alla più remota antichità. Presso i popoli piu antichi si adoperavano a tale scopo tutte le sostanze infiammabili allora conosciute, e specialmente il legno e la resina. Più tardi si prepa1·aro110 mescolanze di materie infiammabili, e fra queste le torcie sono quelle che, altraverso i secoli, fur ono tramanùate nno a noi, natnn1,lmente subenùo miglior11,111euti. . Tnttavia. quosto motodo primiti,o, negli ultimi secoli più vicini al nostro, passò in seconda. ed anche i11 terza linea, per cedere il posto ad altri mezzi cli llluminazione ideati, a scopi militari, piu perfezionati. Così l' invenzione clclla polvere portò alla preparazione delle palle a fiioC() o palle luminose, eh e furono impiega te per la prima volta dai V eneziani all't~ssedio di Verona nel 1515. Queste palle erano lancia.te prima. mecliante macchine balistiche, più tardi da
i
gucue. Pal'is. llc rnur,t 'l'lg11o l, tSSS. Il) 1,,, citate te,ioni del ma~gior,• del genio 7.. F'.NA11n1. e) /,a tumilirt i lecl rique et son emploi o la guerre, par le capitaioe Cr.A· n1:1,•A r.. Joum,,l cles cl c11ccs milìtuiru, mai, juin, juillel 1890.
li) \'oggasl: ,,) Science et
90 -
A.)INO
nvr.
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rneJEGO DEG LI SPEC l ALIST l DEL GE:N!O l:S GUEl!RA
bombarde ed infine da mortai, nel campo nemico o su lla zona di terreno che si voleva rischiarare. Ma esse presentavauo l'inconveniente che la sorgente luminosa veniva a trovarsi a portata del nemico, il q nale 1,erciò poteva speg nel'la Vauban dava una grande importanza all' illurnina,ziom. delle linee di clifosa cli una piazza per impedire gli attac• chi cli sorpresa, ai quali si procecleva per lo più. di notte perchè le linee stesse molto diffici lmente potevano forzarsi di giorno. Ne tirava la conseguenza che se si riusciva a rischiararle, esse avrebbero conservate, anche di notte, le loro proprietà difensive. A tale uopo, egli proponeva di ricorre~e a falò o cumuli di ramaglie od altri legnami minu ti situati sul davauti delle lince, ciascuno dei ctnali doveva essere affidato a due o (,re· soldati, coll'incarico di aocende1fo ~cl un segnale convenuto. « Questi fu ochi accesi - diceva egli - suppliranno alla mancanza cli luce e prodm-ranno un giorno artificiale, tan to p iù dannoso ))er i l nemioo1 in quanto che il tiro r iesce molto più. esatto alla luce del fuoco durante la n otte che non di giorno. » 11 metodo dell'illum inazione prop osto dal Vauban, però, non p oteva applicarsi a li' illuminazione del terreno occupato dal uemico, per othenere l a qn ale si ricorreva sempre alle p alle a fooco o ad altri con~i mili artifìzi da guena, che venn ero successivamen te ideat.i, come, arl esempio : l e crwcasse,cii;,scuna delle qua.li con si;steva in una grossa palla fatta di un sacco di tela ripieno di. un a mistura artifì.ziata e che veniva gettata. sul terreno d'attacco mediante mcrtai ; i 'razzi tla gite-r1·a 1 che tutti conoscono p erchè simili a .quelli che si usano t uttora per segnalazioni a scopi militari ed a quelli altri che vengono lanciati in occasione di feste pirotecniche. P er . illuminate le .linee di difesa esterne di una piazza for te e per rischi.arare i lavori not turni di difesa, più tardi vennero sostituiti ai falò del Vauban diverse sp ecie di foo chi ar ti:fì.ziati, di cui menzioneremo i princiJ)ali (1). ( IJ Veggasi il
Dizio11ar10 miti/m·e ,lei
CAHIIONE. -
Torino , Vorccllino,
!803.
IlIPlEGO DEGLf SPE CJALISTI DEI. GENIO rn GUERRA
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Ba1·ite c/ll'dente, che era un ba1·ile 01·dinario di polvere, .. ·iem pito di trucioli di legno inzuppati in una compos1210ne 1 incendia.r ia. Paclella ltt1ninosa - caldano o braciere luminoso riempito .di miccia, di p ezzetti cli tela e cli legno conciati con una .composizion e a base di acqua ragia e cop erto con uno strato .<l.i stop1)a. . . Fastello incat1·cirnato m·ti(ì,ciato - fascinotto d1 rami secchi cosparso di materia 'incendiaria. Talvolta ~uesto fastell.o veniva attaccato alla sommità di un palo piantato vert1-0almente, e allora prendeva il nome di falò pfrotecn'ico. Fanale clct 1·anip ci1·0 - specie di lanterna grossol ana per rischia.rare i rampari delle opere. Tutti gli artifizi da guerra sopra accennati rimasero in uso fìn verso l a metà del secolo XIX, all.orchè dovettero cedere, a poco a 1)oco, i l p osto ad altri apparecchi d' illuminazione più p erfez ioua ti e più poten ti. Questi apparecchi, di cui oggidì sono dotate le ~riucip ali ·piazze for t i e che talvolta seguono pru·~ le ~rup p~ m c~mpo aperto, sono : a) i così eletti fari, clest~nat~ .ad ìllummar~ i lavori di difesa, il gettamento od 11 rrp1eg~mento. cle1 ponti, ecc. 1 allorquando si è obbligati ad es~gture detti .lavo1·i ed operazioni dmante la n ot.te: b) gli appa1:ecclt1- o p?·oietto,·i foto-etett1·ici per i!Ju!llinare il Lerren o a. c"U_stanza. P er rimanere nel tema impreso a trattare noi c1 occuperemo soltanto dei pl'o-ieito,·i foto-e.lett?-ici. A i-iguarclo dei fari dire.mo sol tan to ch e fra quest1, quello stato finora ge,:i.er~lmente usato è il faro Well.s, ad olio idrocarbL1ro. Ma da. che, in questi ultimi ann i, andò generalizz~n:losi l'.us~ .dell'acetilene, si comincia ora ad applicare fan rn cm s1 -abbrucia questo gas, della cui lu ce t utti conoscon o lo ,splendore. . « La prima menzione dell'impie~o clella. l~c~ ~lettn ~a a « scopo d'illuminare il terreno ~ d1~tanza s 1 ~·ifens~~ all_ LlS? « fattone nel 1855 all'at tacco d1 Kmburn, clov~ s 1mp1ego « un rifl~ttore parabolico. Nel 1859 si fecero a P arigi e~pe·< rienze colla pila G-ren et e con un riflettore parabol~co,
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DIPIEGO DEGLI SPECIALISTI DEL OE:.."10 1.,; GUERRA
« ma queste esperienze non f'mono pjù continuate <lopo lu, « pace cli Villafranca. Nel 1861 il generale 1\fouabrea aveva «
fatto preparare per !"attacco di Gaeta un apparecchio ana-
« logo, del <]Uale gli esperi11-1enti promettevano un utile « impiego sino alla. distanza tli 1500 metri. La resa della:
piazza fece abbandonare ogni cosa. > « Nel 1867 apparve per la prima volta a bordo dol Yacht « la Reine Hortense la luce elet.trica. prodoLta da una. ma.e« china. magneto-elettrica della .J.lliance e proiettaia cla un « apparecchio lenticolare. Si era giunti a leggero ilistinta« mente il numero d"tma. boa d'ancoraggio alla distanza cli • 1000 metri. » « Noi non seguiremo passo passo lutti progressi fatti in e q uesta importante applicazione dell'elettricità, ma ci con« tenteremo di dire t·he per l' introduzione delle macchine e dinamo-elettriche (le sole capttei di somminisLrare lo pode" rose co1Tenti necessarie per crea.re una intensa sorgenLo « luminosa) e per la perfezione apportata alla prepanizione « dei mezzi cli proiezione della l uce risultarono apparecchi « foto-elettrici potentissimi, i cui effetti decisei-o clel11t loro « adozic,ne come mezzi di sicurezza di attacco e cli clic fesa. > (1) Fra questi apparecchi i piì1 usati sono il proiettore .Jiangin, costruito nella casa Sautter-Lemonnior di Parigi e l'apparecch"io Sclmcl.:e1·t della casa. Schuckert di Xorimberga. Ogni a.pparocchio foto-elottrico, che può essere fisso o mo· bile, comprende : a) un motore colla relativa caldaia., destinato a. far funzionar~ una dinamo, la quale deve provvedere l'occorrente energia elettrica. per tener accesa una potente tcunpadci ail e
arco (2) i b) un riflettore, il cui còmpito è di proiettare la l uce a. distanza.
(I) Vegi.ansi le cilatè lezioni del maggior,:i pel genio Z. Fl~Anor. (!!) $i lrn11lega la lampada ad arco, parche questa lu una sorgente mollo piccola puo concentrnre una granl1e potenzA luminos.~.
IMPmGO DEOl,l SPECIALISTI nt:L GEISIO IX GUERRA
I 113
So si tratta di un apparecchio foto-elettrico che elevo i:;ervire per una stazione mobile, devousi aggiungere i carri occorrenti al tra.sporto dolle predet,te parti. L'insieme di tntt.i i materiali che costituiscono una stazione foto-elettJ:ica mobile, col rispettivo carreggio, chiamasi parco foto-elett1·ico. I pa1·clii foto-elettrici si sogliono distinguere in pesanti e legye,-i. I primi comprendono 1m motore ed una cli.namo P.iù potenti, o quindi pit'.1 pesanti, perchè sono impiegati nella difesa delle piazze forti. Per o-li altri invece che servono nell'attacco delle piazze t:> J ' fort i ed eventualmente anche n ella guerra di campagna, la potenza del motore e quella della dinamo sono m~ori per dar loro maggiore mobilità i e si aggiunge ad ogm parco un carro da trasporto od una carretta a due ruote. La portata utile dei proiettori, ossia la distanza. massima a.lla quale essi possono illuminara convenientemente il terreno, si può ritenere di 4500 a 5000 metri. se si trattn di parchi pesanti, e da 3000 a 3500 melri se tratta.si di parchi leggeri. TI diametro del fascio luminoso è, ordjnariamente, uguale ad '/ .. della distanza; così che a 3000 metri è di 150 metri, a 4000 mem-i è di 200 metri, ecc. Con simili apparecchi l'osservatore munito di un buon -0a.nnocchia.le, e supposto che non vi sia nebbia, può distinguere gli uomini isolati che si trovino a c.irca 3000 metri dal proiettore, od a 5000 metri clisting11e ancora le case, le vetture ed i moYimenti di truppa. P er dare un'idea delln, composizione di simili parchi iudicheremo qu a.l'era. quella portata dal nostro tomo I di mobilitazione del luglio 1 92 (l'ultima. edizione uscita con caTattere non riservato). Pano f'oto-elett,-ico p esante (tipo , chuckei:t) : 1 macchine. locomobile a vapore con dinamo Schucker t d a 8000 watbsj 1 carro da parco foto-elettrico pesante: 1 carretta per cavi conduttori. _,
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DIPIEGO DEGLl SPECIALISTI DEL Gl>l\10 TN GUERRA
lMPlltGO DF.Gl.1 S1?ECIAL1STi DEL GENIO IN" GUE RRA
Pa1·co foto-elett1·ico leggei·o (tipo Schuckert) : 1 macchina locomobile a v apore con dinamo Schuckert;
In seo-ui to gl'Inglesi ebbero cura d' istnrire, in appositi cor.si, ;arecchi ufficiali e alcuni uomini di 'truppa nell' a:rt~
da 5000 watts ; 1 carro da parco foto-elettrico leggero; 1 carro da trasporto ; 1 canetta da battaglione. Tanto all'uno guanto all'al tro de' predetti parchi era assegnato u n person ale specialisti composto di 1 ufficia.le e di: 15 u omini di truppa; inoltre a.1 parco leggero era addetto un drappello del treno (9 uomini di truppa e 13 qn adrnpedi). e) FoTOC·:R.Ali'JA
MTLTTARE
(1).
Sotto questa denominazione comprenderemo t utte le app licazioni della fotografia all'arte militare, e di cui Ja principale è la foto-topografia. L 'idea dì applicare la fotografia al 1·ilievo topografico è venuta all'illu stre Arago non appena Daguerre ebbe, nel 1839, presentata all'accademi a delle scienze di ]'rancia la sua Jlfemoi·ia .m llci fotografie/; m a tale idea non fu attuata. ch e più tardi. L'Arago fu pure il primo a riconoscere l 'utilità d'impiega.re la fotografia a tirare copie di carte e di piani fotografici, ed in qu esto senso l 'arte fotografica rese i primi servizi a scopi militari. · Dtu·ante la gueITa di Orimea (1853-55), il corpo di spedizione inglese era seguito da due ufficiali appositamente, istruiti nell'ar te fotografica, i quali, facendo stazione n ei punti più elevati del terreno, presero molte vedute deUe varie zone comprese nel teatro d'operazione, vedute che, serviron o poi ad- illustrare la relazione su quella campagna. (1) \'fj!ga,;I: (I) [. fl f()IO•lopoqra/ia '" llalia, di LUIG I Pio PAGANINI, 111gog11ero dell ;l,tlLUIO gcogr,\IICO rn,li t.are. - Estrntto dalla Rivi sta di topografia e catasto, Roma , G. CiYclli, 1889. opp11rcJ l'n rt ,c,110 sulla Rivista. 111m·ìttlma del giugno e lug lìo 11\89. b) l a fotoorn/irt applicata all'arte militare, del mai:giore del gen io ~J. 8 onGATT1. - llivistti artigU,ria e oe11io, gennaio 1900.
·,., /Jollrt/i,io d6lllt socltt(i (otogr<r,{ica italiu.na .
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I.
foto<rra:fica in modo che, nelle numerose guerre col oniali che :bber; a sosten ere dal 1857 in p~i,_ fecero . u_n . largo · · d eIla fotoo-ra:fia a scopo di r1hev0 orclm ano del impiego 1::> • terreno e di rilievi durante fatti d'arme. In Italia, già nel 1855, il prof. Porro ~i occ:1pa;: a dell'applicazione della fotografia alla g~ode~ia (da hu cl~arna~a f'otog1·a(ia r;ferica) e proponev~ per il p~·1mo nn appaxecch10 fotografico destinato a servu·e esclus~va.mente al1a top?grafia. Se non che egli morì prima eh poter t radurre 1n atto la sua prnposta. . , ., . L'idea del Porro però non anelò perduta, po1~h~ pm tarcl.1 essa venne raccolta e perfezionata dal nostro Ist,1tut0 geo~rafico militare, i l quale, trovando::;i <linnan~i all'arduo /roblema del rilievo delle Alp i per la formaz10ne della carta d'Italia, ricon obbe la grande conveuien~a di impiegare la fotografia 1.)er ottenere il rilievo top~grafico d el terreno. La s pinta maggiore a siffatt i stmh venne chta nel 1878 dall' allora col onnello di stato 1naggiore Annibal e F errero, capo della divisione geodetica di q~ell'istituto, e cla~l'fagegnere geografo Paganini. Q,uest' ultimo fe~e cost nure un primo apparecchio foto-topografico (t~odo~1te c~n camera oscura O fo to-teodolite) ottenuto colla riduzione tl1 una mac1 china fotoo-rafica èomu ue, il qu ale apparecchio, oltre ~ trarre este~i pan orami esanti da sensibili clefor~:ru1ziom, ~ corredava della fo tografi.a stessa degli elemenh necessari per rica varne il corrispondorite rilievo topografico. I:n quello stesso anno J 878 fmono fatti con quell'_ appa~ recchio i primi pa11orami nelle .A.J p i .A.puane, a negh amu seguenti, dopo importanti modificazio_n~ apporta~e ail' appa~~ recc)1i o stesso, ven nero ritratti altn numerosi panorami nelle Alpi occidentali. . . TI Paganini fece cost rurre n el 1884 un secondo t~po t_l1 apparecchio foto-topografico, ~ nel 1889 u ~ ten:o . L_1po, 11 quale differiva essenzialmente ùai preceùon t1 ~Jor_che m ~sso era stato soppresso il cnnnoccL.iale, essen~s1 n conoscrnt oi
l'i:
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! M!'l€GO DEGLI SPECIALISTI DIU, GEN IO I~ GUERRA
che la camera oscura poteva far 1e veci di cannocchial e centrale (1). L'arte di ottenere il rilievo topografico del terreno ~e. diaute la fotografia fu detta (otogi·amrnefria, e µar conseguenza gli strnmenti ad essa relativi, come quelli sopra accennat;i del Paganini, venn ero chiamati anche appa1·ecc!ii fotog1·ammetrici. Visti i risultati oLtonuti in montagna, l' ing. Paganini ebbe l' iclea di utilizzare la fotogrammetria per ottenere esatte ecl estese vedute istantanee da bordo di un bastimento, come pure di risolvere una quantità di problemi che in teressano l'idrogra:6.a e la navigazione. A tale scopo fece costruire un foto-teodolite speciale che denominò azimiitale fotogra(foo, i l quale p uò servire altresì a ritrarra con esattezza seLtori di mare libero sottesi dai fari e dai semafori, cioè i seUori illuminati dai primi ed il campo di vista dei secondi por levate topografiche ed idrografiche ~L vista di porti, rade e coste _poco conosciute od occupa.te dal nemico. In Francia fidea àall'.Arago fu raccolta ed applicata da.Do Chevalliar, il quale nel 1858 ottenne la privativa per la sua tavoietta fotografica. Nel 1859, il comandante Laussedat eseguì importanti studi e rilievi con un suo apparecchio speciale, e ta.n to egli q uanto il Nadar si occuparono del rilievo clel terreno per mezzo di fotografie prese dal pallone, dette perciò fotografie nereost-at-iche, ma senza et.tenere risultati soddasfaceuti. Il capitano Charrette colla camera. oscura ed il sestan te eseguiva pme piani di fortificazioni, al pari d.i. Jom1rt, Wiganowsky, MouclJé, Paté ed altri colla tavol<:,tta di Chevallier. Durante la spedizione del Messico (1861-63), al seguito del corpo d'operazione francese erano alcuni fotografi militari, i quali ri trassero mol te vedute, ch e servirono poi a corr edare la relazione su quella campagna.
Inll'IEG O l)B0 t,I SPSC !AL ISTI IJE!, GENIO 1N GUE RRA
Dnrante la guerra l1cl 1870-71, l'unica. applicazione della fotografi a d egna. di menzione fatta dai F rancesi a sco~o mi~ lita.re fu quella relativa alla 1·iproduzione microscopica de1 dispacci da inviarsi per via aerea all'esterno di Parigi, m~ntre questa piazza era accerchiata dai Tedeschi, c~~e ~bb1am~ avuto occasione di menzionare trattando àel11IDp1ego dei colombi viaggiatori in guerra in un precedente studio pubblicato in questa Rivista, (1). Fotogi:afì non militari però r itrassero molte ved·nte di -eampi cli battaglia. _ Gli Americani furono i pl'imi aèl applicare con snccesso Ja fotogm(ia ae,.eo.~tcitic(I, nella g uerra di secessione (1861-Go), e mà abbiamo accennato [)iù indietro, nei cenni storici sulh~ereonautica, gli ottimi risultat.i ot~enu ti al riguardo da .Mac Clellan davanti a B,ichmond. Dopo la guerra ora accennata si fecero altre prove di fotografie prese tlal pallone per parte degli Inglesi, <lei Fran~ -0esi e di aHre nazioni, ma con esito poco felice fìuo a pochi anni or sono (verso il 1884), e cioè fino a che per i p~·oa1·essi fatti dall'arte fotografica., ,lovuti specialmente all'mb . . trodu zione del _processo alla gelatina-bromuro in sostituzione di qu ello al collodio, non fo possibile ridurre la posa ad una piccolissima frazioue cli secondo ecl ottenere cosi delle istantanee. E oggidì tutti gli eserciti presso i quali è ordinato il servizio aereostatico, hanno quest'ultimo servizio sus· sidia.to dalla fotografia, allo scopo di ott enere levate topog rafiche oppur e cli fissare sulle last re campi di battaglia du1·a11.te i momenti più impor tanti dell'azione. Colla fotografia ordin aria, al di là di una certa distanza, cli.pendente dalle dimensio1ii deJla macchina ch e s'impiega, gli oggetti da ritrarsi sono riprodotti cou immagini ti:oJ>?o piccole, e se tale distanza viene ancora aumentata essi riescono impressionati sulla lastra in moclo confuso. Coll'aumentare della distanza degli oggetti, volendo mantener e costante l a nitidezza delle i mmagini, bisognerebbe
( 1) Vegga.si l'artico lo Folo·lopoornfia, pnl>blicato dallo stesso PAGANINI sulla Rivista
•11m·iltim1t, ,nor1.o ISO~.
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Veggasi l' I mpiego (tet teleomfistt i11 111t-eri·a (ago; Lo·nol'cmbre, rnOO).
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llll'IEGO DEGLI SPECIAL1S'rl l)EL GEN I O IN GUERRA
aumentare in proporzione la distanza focale dell'obbiotti~o della macchina fotografica. Siccome però l'aumento di tale distanza focale porta J)er conseguenza un eguale aumento di camera oscma e quindi obbliga a dare alla macchina oradetta dimensioni troppo grandi, così è facile comp1·endere come non si possa super are1 per detta ùistanza, un dato valore, il quale di penderà dall'uso a cui la macchina è destinata. Così la macchina potriL avere ttna lunghezza di camera oscura d i q_tialche metro - o, ciò che fa lo stesso, un obbiettivo con distanza focale di qualche metro - se deve ser vire per ià. fotografia astronomica, perchè in q_uesto caso la macchina ste.,sa sarà fissa. Invece, se si tra,tta di una macchina fotografica che debba essere adoperata a scopi militari, ossia che debba essere mobile, allora tale distanza sarà alquanto minore. Ora, lo scopo della tele-(otogM(ì,a è appunto quello d i ottenere immagini nitide di oggetti situati a grande distanza dalla macchina fotografi.ca, pure mantenendo in limiti abbastanza ristretti la lunghezza della camera oscura della macchina o, ciò che è lo stesso, la distanza focale dell'obbiettivo di essa. • Il primo tele-obbiettivo (o apparecchio che serve ad ottenere tele-fotografie) venue costruito verso il 1850 dal P orro, che l'impiegò poi a fotografare un'eclisse di sole (1). Esso consisteva ia. una lente positiva fissa, posta nella par te anteriore della macchina o in una lente negativa (o elemento a'mplificn,tore) collocata postor.i.ormente e che poteva venir e spostata lnngo l'asse. Con questo sistema ottico, spostando la lente negativa e co11Segnentemente variando la lunghezza della camera oscura, si ottenevano immagini cli grandezza diversa. L' invenzione del Porro però non fu apprezzata come meri!,ava e venne posta in dimenticanza. ( I} I~ bene no tare che già nel 1835 Il Ln1narmor1,1. Alberto ed il Do Candia, procedendo al rillovo dell' isola ili SardL•gna, a,·evano esegui Il panornmi che toro o~correvano 11ur talo rilìo,•o aiutandosi con un cannocchiale che faceva loro ottenere ioi;randile le im magin i di ogge lli lo11tnni.
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Fu soltanto verso il 1890 che tre ottici stranieri , Steinheil, Dallmayer e:Mietha7 indipendentemente l'uno dall'altro, idearono fecero costrurre e misere· in commercio tele-obbiettivi, che ben presto vennero meritatamente apprezzati dai fotografi militari. Iu Ita~ia ?hi. si occu~ò, ,su~ito dopo i sopr~nominati, dello studio d1 tale matena fu 11 prof. Roster, 11 quale fece costruire un tipo di tele-obb.ietti,o da· lui studiato. Non crediamo sia il caso di descrivere questi tele-obbiettivi. Diremo invece che essi, successivamente perfezionati nei pochi anni trascorsi dalla loro prima applicazione alla foto-topografia, permisero di procedere a rilievi panoramici del terreno così nitidi che non si sarebbe certamente mai potuto ottenerne cli uguali con macchine fotografiche ordinarie, poichè si sarebbe dovuto provvedere queste ulti m~ di tma camera oscma lunga alcune decine di metri. La nostra sezione fotografica, a capo della qua.le sta un appassionato cultore dell'arte fotografica, il capitano del geuio cav. Moris, fece fare grandi progressi alla tele-fotografia, come tutti coloro che hanno visi tata l'esposizione generale di Torino nel 1898 (senza parlare delle varie esposizioni fot ografiche che ebb~ro luogo in questi ultimi anni) avranno potuto constatare esaminando gli splendidi panorami ottenuti con tele-obbiettivi. speciali fatti costrurre dalla predetta sezione. Basti dire ohe alcuni di qMi panornmi, pieni di meravigliosi particolari1 erano stati ottenuti ad una distanza di 20, 30 e piLL chilometri. I n seguito a tali notevoli progressi, si cerca ora di applica.re i tele-obbiettivi ai rilievi fotogrammetrici ossia cercasi di applicai:e praticamente la tele-fotogmmmetria, la quale, qualora si tratti di stazioni fisse, non crediamo che possa presentare difficoltà tali da non poter essere completamente vinte in un prossimo avvenire. Mentre l'applicazione d i un tele-obbiettivo alla camera fotografica di una macchina portata dalla navicella di Lm aereostato non sembra tanto facile, pel fatto che il tele-obbiettivo richiede una messa a fooco esatta ed uua posa piì1 hmga, e du rante q ll.este ope-
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razioni evideJ:ttemente l'aereostato dovrebbe rimanere immobile, ciò che difficilmente anriene. O quanto me.no l"oradetta applicazione sarà solo possibile allorqt1ando si potranno avere lastre così sensibili da permettere pose istantanee anche nelle tele-fotografie.
ad assegnare \m pa1·co aereostatico ad ogni corpo d'armata mobilitato . Infatti, coll'estensione che occu-i;ia un campo di battaglie. odierno e stante la lunga gittata delle artiglierie da campagna, riesce molto difficile tanto l'osservazione delle varie parti del camp o stesso quanto quella del tiro delle proprie artiglierie, se non si ha il modo di sollevarsi ·molto al disopra del suolo. L'osservazione delle posizioni nemiche riesce poi ancora p iù difficile dopo l'adozione della polvere senza fumo, p erchè le truppe che fanno fuoco impiegando qnesto esplosivo non si rendono p iù. visibili come in passato. Prima dell'impiego dei palloni. come osservatori; questi venivano (e vengono tuttora, mancando i palloni) stabiliti sopra vunti elevati del suolo, come mont.icelli, torri, campanili, ecc., che potevano essere utilizzati a tale scopo. Ma non sempre tali p unti elevati si trovavano in condizioni favorevoli. Per ovviare a questo inconveniente, si .studiarono diversi sistemi di 9ssorvatori mobili, rletti da campag11a, di facile t rasporto; nessuno J)erò di tali sistemi, specialmente per ia limitata altezza a cui essi permettono di sollevare le p ersone incaricate delle osservazioni, possono competere coi palloni. Allorchè sarà, completamente risolto il problema della clirigibilità dei palloni, se vi si riuscirà, le osservazioni in campagna potranno essere fatte tanto coi palloni libel'i quanto con quelli frenati, assegnando ai ptimi il compito delle ricognizioni strategiche, cioè cli quelle l'icogn.izioni a grande distanza che sono ora effettuate dalla cavalleria o da riparti di ciclisti, e ri1;1er1ando ai secondi le ricognizioni tattiche o del campo , di battaglia. ]Ifa allo stato attuale delle cose, difficilmente si ricorrerà in campagna all'impiego de' palloni liberi, o vi si ricorrerà soltanto in via affatto eccezionale, approfittando di condizioni atmosferiche molto favorevoli . Invece si impiegheranno su larga scala i palloni frenati nel campo tattico, per osservare tanto le proprie truppe, quanto quelle nemiche nella preparazione della bat tagli a e
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** Abbiamo creduto opportuno di date un cenno storico· sn tutte le principali applicazioni militari della fotografia che sono generalmente affidate a sezioni speciali del genio presso i principali eserciti emopei: ma siccome tali applicazio11r vengono per lo più fatte in tempo di pace1 ad eccezione di quelle rignardanti la fotografia aereostatica e la tele-f'oto g1·afi,a, cosi di queste sole ci occuperemo, trattando ìn seguito del servizio fotografico in guerra. Pe1· poter facilmente applicare la fotografia in sussidio della aereonautica, ogni parco aereostatico è stato pro,visto di un taboi·:itorio foto_q1·afi,co mobile, che viene tra,s portato da un apposito carro, o che fa un tutto solo col cru:ro stesso cosi che è possibile ottenere lo sviluppo delle lastre subit~ dopo che queste sono state impressionate nella navicella portata dal pallone.
I. GUERRA DI CAMPAGNA I
a) SEJRvrzro AEREOSTA'l'rco.
L'imJ_Jortanza degli aereostati impiegati come mezzi di osservazibne n ella guerra di campagna, iu q nesto scorcio di secolo, è andata sempre or escoudo coll'aumentare sia della mole degli eserciti, sia della gittata delle bocche a fnoco l come pure in seguito all'adozione della polvere senza fttmo . Oi.ò spiega perchè p resso i principali Stati d'Europa si. tende
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'nrPIEGO DEGLI SPECIA LfST l DEL GEXIO IN GUERRA
IMPIEGO DEGLI SPE CL\LlSTl D EI., GE1'10 IN GUE(!RA
durante lo svolgim ento di questa. Ed è facile comprendere come a ta.Ie mezzo di osservazioµe si riconerà specialmente i n t erreno piano o collinoso e copert o, m entre-in m on tag na no.a se ne farà che un impiego eccezionale. L'ufficiale o gli ufficiali (due o tre al massimo) collocati nella navicella di tm pallone frenato, coll'aiuto di un buou cannocchiale, possono, se lo stato dell' atmosfera lo permette, scoprire il terreuo sot-tostt1.ute en tro un raggio di 15 chilom etri circa, purchè l'altezza a cui si tt'ova sollevato i l pallone non sin minore cli 300 metrì, e nessun ostacolo può defilare alla vista loro spostamenti di truppo entro il limite p redetto (1). Dalla n avicella i predetti ufficiali, mediante la linea telefonica che c'ollega il pallone con una stazione posta ai 1)iedi del C,Lvo di ritegno, oppme in quell'al tro punto del terreno ·ove si repntasse più conveniente dì collocarla, ter ranno continuamente informato i l comandante della grande tmità di guerra, a cui è assegnato il pallone, d i t utto gu anto a,vieue di più importante sul terréno in nsta. Essi riferiranno : • p1·i1na clel combcittimento, sulle posizioni occupate dal n emico, rilevando specialmente l'estensione della fronte e la profondità., come pure la robustezza delle varie par ti della fron te stessa, i favori di fortifi cazione e di comunicazione ch e esso n emico- eseguira, ecc. ; cliwcinte il combcittimento, sui movimenti delle truppe am icbo, sugli effetti d el loro tiro e sulle perdite subite dalle medesi me i sugli spostamenti clell.e risel'Ve delle truppe aYv ersarie a tergo della linea di comba ttimento e sulla fotza di queste riserve, sui loro tentativi di aggiramento o cli sorpresa, sugli effetti del tiro delJe batterie nemiche, sull'arrivo di rinforz i al nemico: ecc. ; (1) 1lollRpllcl e.;por1enze ltan110 <limostrato elle d,illa. navicella di un paUone frenato nito 300 motri da l suolo s i può scorgere il terrono atl occhio nudo nuo n 7 od s chi· louieLri di. distanza. Con un buon IJ inoccolo, a 5 cbilomeLri ,i ancora poss ibile riconoscero lo lineo di fo nteria In ordine sparso ed i lòì'O sostegni, ed ù anche 11ossibile contare i pezzi e gli al'3 nireni; a 10 chìlomelri s i rìle,,a ~nco r:i lagrandc1.1.a doli o colonne di truppa, ma non 1:i loro composizione e non si di;tiaguo la fant~ria dalla cai'allcrla: oltre i 15 chi lomolrl non si scorgon~ qur,sì più 1iop 1ìtir.i le colonne.
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dopo il combcdtimento, sulla direzione di ritirata del nemicol sulle p osizioni che appositi riparti cli quest'ultimo • può occupare per proteggere Ja ritirata stessa, ecc. Si comprende quindi la convenienza di i mpiegare palloni .capaci di sollevare due aereonauti e che uno degl~ ufficia.li posti nella navicella appartenga allo sLato maggiore dell a predett a grande unltà di g uerra, affi.nch è sia perfetta;11-ent e al corrente delle id ee del comando e di quanto g ià si con osce .circa il nemico. Anzi v' è chi vorrebbe ch e il comandante stesso della grande unità di guerra prendesse posto nella navicella. Il pallon e frenato dà così al generale che lo possiede un:i, .considerevole superiorità sul suo avversario cJ+e ne fosse sprovvisto; perocchè gli' permette di c,on oscere anticipatamente le intenzi011i di Jnì e di prendere in tempo tutte le .disposizioni ch e ritiene oppor tun e per 1a riuscita del sno piano cli battaglia. . D'al tra parte, l'inferiorità del coman dan te che non potra disporre di un pallon e fren at o sarà pièi sentita, pel fatto ohe la vista di. un simile osservatorio p roduce un' impressione morale mol to dannosa sulle truppe che si credono spiat e in ogni loro movimento. . . . Affinch è 1u.i pallone frenato possa permettere di fornire w1 ottimo p osto d'osservazione pel comandante della grande unitiL di t>o-nerra a cui è assegnato, bisogna che possa· essere sollevat o 1n breve tempo ed in posiz1one conveniente prima dell' inizio della battaglia. A ·q1.1esto proposito diremo che hl, mobilità de1 parchi aereostatici da campagna odierni IJermettono di farli marciare, se occorre, anche con l'avanguardia. Se si riflet te però cli e il pallone n on deve, in massima1 v emre sollevato ad una distanza mi nore di 5500 m etri dalle batterie n emich e per non correre pericolo di essere colpito dà q ueste ul time (1), se ne trae la conseguenza cho conv errà far marciare il parco stesso col grosso, anzi che con l 'avan( I ) Il raggio ri i osser,aziono essenrlo, co me fu giil rletlo, di ,15 chilometri _circa, lo aereonanta può ancora osservare il nemico su una zonu rii 9 a IO chllometr1 cli pro · fonditn.
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DIPJEGO DEGLI SPECIALrSTl DEL GEXlO JN GOERRA
guardia predetta, t u tte le , olte· che qu esta si troverà a meno cli 5500 metri c1a tali batterie. Non si può quindi stabilire tassativamente il posto da asseQ'Jlare al parco aereostatico in un a colonna in marcia .7 o ciò dipendendo dalla d istanza a cui si troverà il nemico. La predetta distanza ili 5500 m etri è stata dedotta da numerose esperienze di tiro contro p alloni :f:rénati, dalle q_uaJi è apptmto risuHato ch e se un pallone frenato si trova ad un distanza minore di quella, sona indicata da una battel'ia. cli campagna, questa n e può determinare la discesa in pochi minuti col tiro a shrapnel, senza contare che possono essere c(.llp~ti anche gli aereonau ti. Di fatto, da esperimenti eseguiti nel 1894, al poligono cli Poitiers in Francia, per cit arne alcuni, è risultato quanto segue : 1° La caduta di nn pallone tli 10 metri di diametro e sollevato a circa 5000 metri di distanza ed ali' altezza di 380 metri- fu determinata al 12° colpo; 2° Lo stesso effetto si ottenne al 4° colpo con un pallone di 5 metri di diametro, posto alla distanza di 4300 metri e soJlevato a 280 m etri; 3° Un pallone di 10 metri di dia.metro, a 5050 metri di distanza ed all'altezza di 350 metri, mentre spirava un vento cli 7 ad 8 metri di velocità, fu colpito al 19., colpo; 4•·con un pallone del diametro di 8 metri sitnato alla distanza di 4800 metri ed all'altezza di 550 metri, la discesa. cominciò dopo l' 8° colpo, cioè 7 od 8 minuti dopo comin· ciato il tiro. È bene osservare però che un pallone colpito da alcune pallette o da scheggia di shrapnels discende lentamente, a meno che tali proi~t.tili non abbiano prodotto nel l'involucro del paJlone stesso squarcj, anzi che semplici fori . Per sottrarre un pallone al pericolo sopra accennato, non appen a si scorge che l' artigleria nemica inizia contro di esso il tiro a shrapnel, conviene allon tanarlo dalla zona pericolosa, e trasportato cioè ad oltre 5500 metri di distanza dalla predetta artiglieria.
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Pnò darsi tuttavia il caso che, per eseguire una osser Yazione m olbo i.mpo:rtante sia necessario di m antenere sollevato il pallon e nell~ predetta zona pericol~sa. !n tal cas~ si può rendere difficile al nemico di colpu·lo m uno dei modi segu enti: a) S0Ueva1·e il pctllone allei rnassirnct altezza lJOssibile, compatibilmente con le esigen~e c1el_le os~er vazio~ da es~guirsi, poichè, così facendo 1 s1 obbhghera soventi volte 11 nemico ad inten are la coda degli affusti, con grande rallentamen to ed incomodita del ser vizio,· tenuto conto che, stante i movimenti del pallone in senso orizzontale dovuti ai m ovimenti dell'atmosfera, il nemico stesso dovra cambiare spesso direzione di tiro. Citeremo un esempio ~l ri~ guardo . Nel 1895, al poligono di Steiufeld in Austr1.a,, s1 tirò con. una batteria di otto pezzi da centimetri 8 contro un pallone frenato di 10 metri di diametro,. d~stante clalla batteria 5300 metri e alto sul suolo 800 metn cuca,; ebbene, dopo che furono lan ciati con tro di esso 80 shrapnels, i quali diedero 10,000 fra pallette e scheggie, il pa.llone_rimase al sno posto, e in seguito n on si. rinvenu ero su eh esso ch e tre piccoli fori senza importanza, b) A bbasscwe e solle·vare alte1·11ativctmente il pallone lw·volgendo o svolgendo U cavo di 1·-itegno, oppure moverlo lateMlr nMnte a destra'ecl a .sinist1·a, spostando il carro di. manovra. Con qu esti spost amenti in senso v erticale od in senso laterale si ren derà più difficile l' aggiustamento del tiro, pnrch e gli spostamenti stessi siano p iuttosto grandi, onde obbligare il nemico a ca.mbiaJ·e la graduazione .clelle spolette e n el primo caso anch e l'alzo (1) ; c) Spostcwe il p allone in avanti ocZ incZiet'l·o nel se-nso ll~U,a di1·ezione del til-o. Questi spostamenti rendono sempre diffi cile l' aggiustamento del t iro, dovendo il n~mico ~a;r:iare l'alzo e la g raclu azione delle spolette, e tale d1ffi.colta e an7
(I) Tn sogulto a numorose esperienze esegui te é risullnto che per rego r:u e il tiro
contro un pallone frenato occorre un'ora circa. 91 -
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A.'INO XL'VI.
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tl!PJEO O 1> ROU SPEC!ALlS'l'l 0 1::L GENIO IN GOEl!llA
cora ma,ggi.ore se il nemico stesso non si accol'ge dello spostamento dato al pallone. Si dovrà però, in ogni caso, avel' l'M"Vo.rtenza di esegnire i suacce11nati spostamenti del pallone con intermittenza per non disturbare tropµo le osservazioni. dal pallone stesso ..
Occorrendo di spostare il pallone da un punto all'altro dal campo di battaglia, oppure da un l uogo ad un altro dm:a;n,te una marcia, se ne effettua il trasporto mediante il carro manovra se le concliziolli del terreno percorso e fa limitata velo,~ità del ,onto lo p,n·metton.o, l?Oichè iu tal morlo è possibile mantenere il pallone ad una altezza di 60 e più metri dal suolo e t1uindi di continuare le osservazioni dalla navicella. Qualora non si verificassero tali favorevoli cir costanze, bisognerà ricorrere al traspor to del pallone coUe foni di manovra, e tenendo q uincli il pallone tanto più vicino ,\ terra g_ uanto più il vento sarà forte. D pallone viene poi trasportato rasente a terra, con o so11z~t navicella, tutte le ,-rolte che lo si vuol defila.re alla vista del nemico. Dovendo mantenere il pallone gonfiato per parecchi giorni, quando esso non debba servire come osservatorio, esso viene ormeggiato a t erra in un luogo che sia il più possibile riparato dai venti. I noltre, siccome l 'involucro non è perfettamente impermeabile, così occon:e cli tanto i n tanto agginngervi una certa q uantit'à di gas (il 5 °/ c:Ìl:ca del volume ogni giorno) (1) per far acg_uistare al pallon.e la forza ascensiona.1e che perde continuamente per l'endosmosi del1' idrogeno e p er l'esosmosi dell'aria. A tal uopo occone far seguire sempre il pallone da un carro per cilinchi di idrogeno compresso cli riserva. 0
({ ) La suaccerrnat:i. 11uanti tà. dovrn variare dipaui.lentemenle d.iUe condizioni deU' involucro, dn ll'nl tézza, massima o cui si vorrii rar sul iro il pallo11e e dall' intc nsitò del vento.
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DI PJEGO DEGLI SPECIAL ISTI DE L GEJSLU I~ GUIJ:RRA.
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Per la. continua esosmosi dell'aria l)erò difficilmente m1 pallone può conservare, oltre i :15 o 20 giorni, la forza ascensionale occorrenLe .ver soUevare il cavo cli ritegno e per limitare le oscillazioni prodottegli dal vento, pnr tenendo conto dei successivi rifornimenti di idrogeno. A. proposito di guaste oscillazioni, è bene notare che, con 1)alloni sferici, non conviene eseguire ascensioni frenate quando il vento ha una velocità superiore ai 7 od 8 m etri .al secondo, poichè con venti più forti le oscillazioni sono tali. che le osservazioni riescono molto difficili.
:;:** Oltre al pericolo che i. palloni frenati possano essere colpiti dai tiri nemici 1 si sono fatti alcuni altri appunti all 'impiego di siffatto mezzo di osservazione, appunti clei quali è bene far cenno per vedere quanto siano fondati. F i1 detto che l'osservatore in pallone non può vedere nulla quando vi è la nebbia, e per conseguenza in tal caso il pallone non ofil·e alcuna utili tà. Ciò è vero ; ma lo stesso potrebbe dirsi delle bocche da fuoco , le quali non l)Ossono certo tirare in campagna contro bersagli mobili, resi invisibili dalla n ebbia. Del resto, i poriodi clel tempo nebbioso sono piuttosto r adi e, d'altra parte, clur~mte i medesimi, qualunque altTa specie di osservatorio non pohrebbe riuscire pii1 utile dei palloni frenati. Si rimprovera al pallone d' indicare ove si trova il comandante dell'unità d.i guerra, alla quale esso è assegnato. 1\Ia è forse necessario che il pallone sia sollevato nel luogo ove si trova il predetto comandante, dal momento che mediante una line1.1, telegrafi.ca o telefonica si p uò èoJlegare la navice'lla del pallone, oltre che colla stazione posta, presso il carro 11.1.!lJlovra, con un p nntu qualunque del terreno occupato dalle proprie trnppe? Ohe se mancasse la li nea ora eletta, si potre1:>bero sempre i nviare sollecitamente al comandan te delle truppe le informazioni provenienti dalla navicella median te sta:ffeUe a cavallo od in bicicletta.
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ll\lPIEGO DROLI SPECJAL1STI UKL G~~~IO IN GUEURA
Si prel.e11<.le iuoltre che i palloni .frenaLi non possano fare ascensio ni con Ycn ti alquanto fo rt i, uioè n.ven ti vel oci tà superiori ai 7 ad 8 metri al secondo. Oiò è vero, come aià !:IÌ è accennato, coi palloni sferici. )[a chi impedisce di ri~orrere a i palloni tli forma allungata (cl1·achen-ballon), coi quali .si possono sfidare vent.i aventi la velocità :fino a. ln metri al ~~co~do? In q~esto ?aso m~Ito rari e brevi sarebbero i [)euodi ùurante 1 quah non s1 potrebbero fare ascensioni. Si dice pui·e che !"osservazione dal pallone diventa impossibile q uando il vento !:!pira molto forte, in causa delle consoguouti gt·andi oscillazioni della navicella . Questo può ess~re _vero, ma non sempre. Ad esempio, quanclo Je o,;cillaz10m hn.nno unacerta regolaritiL, esse non.disturbano mol to l'osser v~tore: tu~t'al p iù limiteranno nn po' il raggio <li osservaz,ono. Cosi, da esperienze fatte col pallone frenato dell 'esposizione dl Gin4;1v_ra, è risu ltato che con un binoccolo riesce a,ncora facile fare osservazioni a distanze di 6 a 7 chilometri, anche se le oscillazioni del pallone hanno uu'ampiezza <li 50 a (iO metri. Siffatto inconveniente può essere poi mollio attenuato facendo fat·e molt~ _pra~ica itgli ufficiali destinati a clisimpognare detto sen71z10 d1 osser vazio11c>. E sempi. - Nella parte storica cli questo stu lio abbiamo accennato all' impi ego dei palloni frenati sino allA. guena. del 1870-71. Daremo ora al cuni esempi relativi a ta.le imp~ego, fatto in. questi ultimi vent'anni, dopo cioè la creazione de' nuovi parchi aereostatici, tanto in campagne di guena quanto a gniudi mauovre (1). · L° Campagna franco-cine.ve nel '.l'oncliino ( 188-1:-85) (2). Du:ant~ questa c~m_pagna ~ pallon i frenati vennero im.piogat1 dai Fntnces1 in segmto a. richiesta dell'ammiraglio (I) lr~ manc:in~11 '.li gucr_ro co nibalt11ll1, ,t uran\o •111cst'u lti1110 rontcnnìo, fra esorcl l i .euro?e• P_rovv1st1 <~1 parcllr aer~ostalid, rliamo esempi di impiego di que;lì parch i In spcd1zlo111 colunlnlr ed a grandi mnno1r,•. (!J Ycggasi: a) llmploi ~'-·' aérostate< tltms l'e.cprdili,m du 'rl)nchin (cx trait du Jom ·nat di!$ 1n111·chc.s et op6rat1011s de la co 111pag,1ie dc.s afroslicrs) _ flev i c d {J • · lii /aire, 1887; ' " eme m · bJ J/tssa{Je s11ii1e, r,ubblic:nione gia citata.
!MPJEGO DEOr,I SPECIALISTI DEI, GENIO IN G UER lt A
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Courbet, il quale li considerava come il solo mezzo di ricognizione che si poresse impiegare in quel paese molto co-perto. Una sezione di aereostieri, la qun,le comprendeva 2 ufficiali (il capilauo Aron comautlante della seziono ed un luogoteuente) e 36 fra sqttuflìciali e soldati, sbarcò al Tonchino verso la .6.ue di febbra io .1.88J,, portando soco nn parco aoreostatico improvvisato molto leggero (1), stante la mancanza quasi assoluta di ne di comunicazion i in quel paese. L a sezione, che era stata rinforzata da 30 artiglieri delle batterie d'artiglieria di m,1.rina, le quali si trovaviino allora al Tonchino, prese parte alla spedizione contro Bac-Niuh, subito dopo il suo arrivo ad Uano'i, e reso importanti servizi per le ricognizioni che poterono essere eseguite sia durauLe la marcia, sia durante il combattimento di Tonng-Son (12 marzo). Lungo la marcia nno dei palloni, stato precedentemen te gonfiato ad' Hanoi", con gas idrogeno prodotto sul posto, , eniva trasportato alla coda del grosso della colonna del cor po di spedizione e tenuto a poca altezza dal suolo por non svelare al nemico la presenza <lolla co lonna stessa. Nella giornata del 12 marzo, non appeua. il comandante della colonna obbc d eciso ili at.taoca1'0 i Cinesi, i l pallone ,enno m andato all'avanguardia, ch o raggiunse p roprio al momento iu cui essa stava prell<lendo le prime disposizioni di corubattimeuto, o fu tosto innalzato all a massima altezza concessa. dal ca,o di ritegno (340 metri circa). Il capitano Cuveiller che si trovava nella navicella, forni, durante tutto il tempo dell'azi011e, cioè daHe ore 2 alle 6 pomeridiane, preziose indicazioni al comandante francese. Fu poi notato che la presenza del pallone sul campo tli battaglia contribufra molto a sollevare il mornle delle trup_1>e. Il pallone vanno sgonfiato il Hi marzo, dopo essere stato 13 giorni sollevato nell'arin. ( I) Ciascu no doi due palloni llol p31·co nve,·a. un volu mi\ cl i 300 metri cubi.
l!lll' I EGO D EGLI SPEC!ALIS'l' l OJJ:L GEN IO IN GOH;JtRA
IMP!f;GO DEG L I SPgCIALfS'rl DEL GENIO 1N GUERHA.
Dal o all' 11 aprile successivo la sezione a.ereostier~ coi due p~lloni gou:finti, prese parte alla marcia su Ilong-Jlòa. Il g~omo 10, montre uno ùei pE~lloni si trovava a VuOhu in vista di Hong-Hoa, il generale N égrier, montato n~ll~ navicella, esegui.va uno schizzo completo delle posiz1om occupate dal n emico. Il giorno seguente detto pallone fu m olto utile per osservare gli effetti cldlle artiglie1~ie che bomba.rdavano la cit tà, la quale venne abbandonata dai Chinasi nella notte dall' 11 al 12, e tosto occupata dai J!"'rancesi. . In fì ne la, sezione aereostieri foce par te, nel gennaio 1885, de~]~ c.olonna del generale Négrier premenzionato, il quale 11t1hzzo un pallone frenato dil1llanzi a Kep, ove fece di nu ovo egli stesso un'ascensione per rendersi conto del terreno e della situazione. 2" Spedizione degli Italiani in A/ricci. - Nel 1887, al nostro coqJO cli spedizione inviato in Africa sotto il comalldo del generale Di San Marzai10 veune addetto un pa1·co aereostatico costituito di 3 palloni coi relativi accessori e l'occorrente personale pel servizio del medesimo. Il gas idrogeno veniva prodotto in apposita officina stabilìta a Napoli e trasportato in Africa compresso in tubi di acciaio. I palloni furono utilmente impiegati n el piccolo campo trincerato di Saati, poichè dalla navicella di essi il campo cli osservazione si esten deva ])Ìtl in là cli quanto potevano vedere gli avamposti. 3v Grandi manovre )·nsse p resso Na1·u,1, (1890). (1). - L a sezione aereosta tica provvisoria da campagna, formata dal .parco d' istruzione, par tì il 3 agosto dal campo éli KrasnoéSelo per Yambourg, dove arrÌ\7Ò il 6, dopo aver percor.so in 3 giorni una distan za d i circa 107 chilometri. L a sera. dello stesso -giorno 6 si poterono gonfiare in 3 ore cixca il pallone S frepet del volume di 640 m etri cubi, ed in tre
( !] Veggasi: L'11<,,.eoslalica
b1·a10 1892).
quarl;i d'ora il palloncin o per segnali Colibrì (1) di:;Jla capacità di 118 metri cnbi. Alle ore ~ ½ cli sera, per ordine del capo di stato magaiore del par tito est, al quale era addetta la sezione, ven~ero eseguite l'icognizioni col pallone frenato al iìne cli determinare qua.li posizioni occupasse il partit o opposto, deducen dole dal fooco d ei bivacchi di esso. Fn così possibile di segnalare la probabile presen za di numerose truppe presso Narva, con alcuni distaccamenhi spinti .fino a 3 chilometri cfrca dalla linea amica. _L a piogg ia che cadde tutta la notte e la mattina del giorno seguente rese molto·pesante l'attrezzamento del pallone, così che questo non potè in detto g iorno sollevare cb.e un solo osservatore. L'aereostato rimase sollevato, a 425 metri circa d'altezza, dalle 8 ant . all'l pom., e, malgrado la nebbia e la pioggia, fu possibile dalla navicella osservare lo svolgimento generale del combat timento. L' 8 agosto, alle 4 del mattino, sotto una pioggia dirotta ed un vento molto forte, la sezione procedette al gonfi.amen to dell'aereostato (il quale era stato precedentemen te sgonfiato per nna mru:cia che aveva dovu to eseguire) e q_ uindi vènne trasport'ato, gon'fi.ato, sul terreno cli m anovra, onde pr~nclero parte alle operazioni della giornata. Soltanto alle 10 1/, l'atmosfera divenne calma ftbbastanza da J)ermettere la sollevazione del pallone, e dalla navicella di questo si poterono fare molte osservazioni sull'avversario. Nel pomeriggio dello stesso giorno la sezione, ripiega.te il pallone, si portò a Tchirkovitsy, e nella mattinata clel ciorno 9 si trasferì a Teck ovo, ove bivaccò. Alle 6 pom., o 1· sot ho uxia p ioggia dirotta, procodeUe al gon:6.am.onto deg. i aet eostati impiegando in questa 011erazione 2 ore e 40 Iru nut.i. Il ~ orno s9gue11te lo St1·epet, sollevato all'altezza di (2) I palloncini per s~gnali servono, nello manovre, lL in<liclH'e ìn hnso n c~n vcn~ zioni pl'OceJen temenlc stabilito I' ioizio. la sospensione, la ri presa od 11 te rmm e d1 ogni eserci tazione. Di cotte poi, tanto alle manovre 11uan w in c.iso di guerra, opp~rtunamento r rov vlsli di lam1>ncle olellri.:he. che si possono accen dere o spegnere a piacimento mnneggi;ndo u n tastu, sen·ono come appàrati di Lelegralh otUca.
milila,-e i n n,issia. - ( Ri vlst11 d'cirliulit·rìa e qe11io foh·
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JML'JIUlO DEGLI SPECJ/.LIS'l'I llEL GJ::N IO I N GUERHA
Dll'!EGO DEGL I SPECIA I.IS'l'l DE1L GEr;IO l!S' GU1'8llA
320 metri, servì a riconoscere il nemico ed a seguire l o svolgimento dell'azione. 0 4: Grcmcli 1nanm;1·e fmncesi del 1891 (1). - A queste manovre, di armate contrapposte, .i. corpi d'àrmata 5°, G0 , 7" ed s~avevano mobilitato quasi tutti i foro servizi di comunicazione ed' informazione, tra cui quello aereostatico. I corpi d'armata 5° e 6° formavano l'armata dell' Ovest e gli altri dne l'armata dell'Est. Alla battaglia di Colombey, avvenuta tra le dne armate il 7 settembre, il genenLle de Gallifet, comandante dell'armattt dell'Ovest., prese posto nella navicella dell'aereostato, cbe aveva a sua disposizione, assieme al ca.po di battaglione, direttore dello stabilimento centrale cli aereostatica di Chalais. Il pallone s'innal zò a 350 metri, mentre il tempo era bello e l'atmosfera rel ativamente calma. Il gen erale, per ben due ore e mezzo, stette in osservazion e ad altezze variabili da 350 a 400 metri, riceven do e trasmettendo dispacci fonografici mediante il telefono che collega;va la navicella cou nna stazione p osta al piede del cavo di ritegno. Quest'ultima stazione era in comun icazione plUe belefonica con un'altra staziono cl.a essa distante 100 m etri ci!'ca e 11,lla qnale si trovava il ca'"t'O di stato ma,cro-iore clel t:,t:, predetto generale. Quest'ultimo poi era ancora, al pari del sno capo di stato maggiore, in comunicazione telegrafica coi due comandanti di corpo d'armata dipendenti. In tal modo, il generale de Gallifet dalla navicella del pa1lone potè- segtùre colla massima chiarezza cli vista lo spiegamento dèlle proprie truppe e di quelle del partito avverso, su una fronte di oltre 12 chilometri ed 'impartire, con cognizione di causa, a distanze variabili dai 3 ai 9 chilom etri, gli orclilù necessari per regolare l 'entrata in linea di combattimento delle diverse nnità, indicahdo pure g li obbietti,i che dovevano essere battuti dn,i vaJ:i grnppi del la sua artiglieria.
(!) Veggasi, OE:BURA UX.
l cs Af,·oslots mililaires aux g1·a11des ma11oeuvres d'nrmee en f89f pn1·
( He,me
,fo
gè11ie, ja nvier 1893).
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5• JJlanom·e impei·icili aiistriticlte net 1895. (1) . - A queste manovre, che . ebbero lnogo fra }'8° ed il 14° corpo d'armata, in Bo~mia, prese parte un distacca.mento di _ae1:eo~ . stieri, il quale, sebbene fosse provvisto di un matenale d1 mediocre qu alità, rese importanti servizi. U pallone, del volume di 1000 metri cubi, come pure due sacclù-serbatoi di 60 metri cubi ciascuno, furono gonfiati con o-as illumi n ante fornito clal gasometro di Budweis -e trasport~to l)oi, di n otte con tm temp.o orri~ile, .sul ter~ reno delle manovre, che si t rovava a circa 2o cbtlometn dalla predetta città. Il giorno seguente (2 settembre) il pallone venne impiegato dalla direzi~11e delle .m.anovr~ e trasportato 1-101 pomeriggio ad una a.1st~uza d1 . 12 .chilometri. Il 3 settembre, poi., esso contnbtu alla v1ttona del 14" corpo d 'armata, scoprendo di buon mattino la marcia c1ell'8° corpo. Il giorno 4 il pa.llone, messo a disposizione d ell'8° corfo, ma-rciò coll'avanguardia cli qu est' ultimo e rese colle sue mdicazioni preziosi servizi al comando del corpo stesso. 6° .Manovn, impe1·iali gennaniche clet 189,1 (2). - Nel 1894, venne assegnata una sezione d el nuovo materiale, allora adottato a ciascuno dei due coi·pi d'armA.ta germani.ci che . pr esero par te alle grandi manov·re. Ogni sezione era costi~ t uita di dne vetture per clue palloni, 10 -vetture per tubi d i o-as 1 vettura a verricello e 2 vetture per at trezzi. Ciascun pallo~e aveva la ca.pacità di 500 a 600 metri cubi e richiedeva la quantità cli gas contenuta in 5 o G veUure per essere gonfiato. I tubi (d'acciaio) })el gas avevano un volmne d i litri 40 ciascuno e l'idrogeno era in ossi comp-rosso a 200 atmosfere, così ogni tubo poteva somministrare circa 7500 litri di gas alla pression e ordinaria. Tubi ca1·iclti di r icambio ) t:,o-iunti in ferrovia da "Berlino in prossim itii . del• luogo• ove si s-vol crevano le manovre, erano traspprtati s111,o a1 palloni sn :arri del commercio con conducenti borgh esi. )
(I) Yeggasl: Jlfessage àl4 Conseil fcdc,·at a t'ai·mée (1:àérnle, giil cit·, to. {2) Veggasi il fascicolo 1° aprile 1895 di ltuesta, llivisla.
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IMPIEGO DEGLI SPECIAI.1STI DE L GENIO lè'I GU1':RRA
HJP\l!GO DEGLl SPEC!ALJS'l'l DEL GEN IO IN GUERRA
Le modalità generiche d' impiego di detti palloni erano state cosi :fissate : « Adoperati a tempo o. con propizie cir« costanze atmosferi ch'e, possono rende'.l'e ottimi sei:vizi, com« pletando vantaggiosamente le notizie .f ornito dalla cava.I« leria; in marcia v engono per solito messi all'avanguardia, « ed i carri di riserva dietro il primo scagliono d elle muni« zioni e dei trailù; nell'attacco -possono t ornare preziosi ; l)er t u tta la durata dell'azione. » In qu esti ultimi anni l'impiego dei palloni frenati alle grandi manovre andò prendendo semp.re maggiore sviluppo presso i principali eserciti d'Europa, ed è oramai generale la conviMioue, fra quanti ebbero occasione. di occuparsi cli tali apparecchi, cho essi saranno per gli eserciti campali un prezioso ausiliario delle ricognizioni a gra.nde distanza. Intendiamoci bene, i palloni frenati potranno coad iuvare gli altri mezzi cli ricognizion e a grande distanza (riparti cli cavalleria o cli ciclisti, tel egrafia leggera, p iccioni viaggiatori, automobili leggere), ma non sostituir e completamente questi mezzi, sia perchè molti partjcolari, al cli là di una certa distanza, sfuggono all'osserval01·e che sta nella n avicella di un pallone frenato, sia pexchè quando spira vento piuttosto forte o c'è nebbiu le osservazioni del pallone riescono impossibili o molto difficili. b)
Qualora però, per una circostanza qualsi~ia, t~n. comandante di truppe a.vessa, in campagna, a su~ chspo~iz1~ne uno 0 più proieUori elettrici (éli parchi l eg~en)! po_mi 11ti1111eme impiegarli, nelle notti oscure, a fav~rU'e ~ gitta.mento o~ il ripiegamento cli ponti, la costruzione di opere campah: il riattamento ùi strade onlinarie o ferrate, la marcia d1 colonne in terreno diffi.cile, ecc., sempre quando lo spazio che n~ risulterà illuminato sia sottratto alla vista del nemico; oppure potrà anche utilizzarli. a ~ve_ntare a ttacchi cli sorpresa ecl a rendere difficili attacchi d1 viva forza che fossero tentati contro posizioni difensive occupat~ dalle proprie t~uppe: Occorre appena soggiungere che ln maJ1canza . d1 tall proiettori, il gittamento ocl_il_ ri~)i~gamonto l~ei ponh, la c~~ struzione cli opere ca,m pah1 11 r1u.ttamento th strade ed ~ltn consimili layol'Ì possouo essere favoriti nella loro esecuzione coll'impiego di fari del tipo di quelli accennati più inindietro. Circa le norme d>impiego dei parchi foto -elettrici nella guerra cli campagna veggasi quanto diremo ~i~ avanti sull'impiego degli stessi p archi nella gu erra eh fortezza.
•
SERVI ZIO FOTO- ELETTRICO.
Non ci consta che i parchi foto-elettrici siano st~Lti mai impiegati nella guerra di campagna, nè riteniamo, contrarlamente a qL1auto si crecle da. altri (1), che convenga assegnare siffatti parchi alle grandi unità di gt1erra, perocchè la spesa all'uopo occorrente non compenserebbe certo l 'utile che se ne potrebbe ritrarre dal loro .impiego.
{ ,>
(1) Il capi tano CLAn1:sw Ar., ad esem1>io, nel ; uo la,•oro giò citalo (reggosi Jo1wnat
e) 811:RVIZIO FOTOGRAJfICO,
Abbiamo già accennato nei Cem1i 8to1·ici ch e il. servì,zio fotografico nella guerra di campagna si riduce esse11zrnlmente alla. fotografi.a pi·esa clai 1Jalloni frenati. , . La foto aereostcitica, o fotografia. presa cla1 pallom. ae~·eostatici a vantaggio dell'arte Inilitare, ha per fine cl1 rile~~r~ accampamenti, scene anima,te, posi.zio1:1i avv~rsane, fortilizi e simili, come pure di rilevar e territorio uaz1onalfl per f~rne ùarte topogranche (lJ. , . . . La convenienza (e in molti casi auzi la necessita) eh ncorrere a1l'nrte fot,oo-t·afìca n elle osservazioni e nei rilievi b . t fatti da un pallone frenato è stata riconosciuta anz1.t ut o per la difficoltà che ha l'osservatore, situato nella navicella
des sciences 1nilitaires, juilleL 1899) es pone un progetto completo ili regohmcuto sul servizio fo to·elottrico i n c111n11ni?fln e vorro hbo che fosso assegnato Lu, a111,ornto rotoelettrico ad ogn i brigata di fanteria.
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Il) Vcggasi l'articolo citalo dal ma~giore B011u,1 T TI.
Dll'JEOO DEG!.I s n :C IALIS'l' I Dit i, IYPIEGO DEGLI SPf,:CIALIST I DEL 01!:SlO 1:-1 OUERRA
del pall one,. di rilevare a vista, e senza las_ciare sfuggire ne::;stm particolare nè commettere errori arossolani su una t> ' z~ua t l'1 .terreno talvolla di parecchi chilometri quadrati d1 ostuns1one, tutto quanto può interessare il comando della grandu unitii, di guerra a cui il pallone è as:wgitato, et1 in seco~do luo~o por la molta probabiliti~ che esso pall one sia colpito dal tno delle batterie n emiche, quando dovesse i·estare solle,a.to per qualche tempo nella zona pericolosa delle batterio stesse. Di fatto, uu rilievo fotografico è il documento più esatto c~e po~s~ presentare chi è stato incarìcato di eseguire uua ncogmz1one dal palloue, e torna spesso molto più mile al comanclan~e, ti ~tti esso ò ~ostina to, di qualun q ue rapporto o}·~lo ~ scntto s1a ptue particolareggiato. Siccome poi di tali nhev1 se ne }JOssono faro quanti so ne yogliono anche n breve distanza di tempo ruuo dalr altro1 così t 1'.attandosi di un campo d i battaglia, oltre che te11ere contin namente a.I cor~·ente ~ comandante in capo del lo svolgersi dell'azione. -essi .ser~ll'anno_ come documenti storici preziosi per chi do:1·a poi compilare la relazione della battaglia. . ~ facilo poi_ ~omprendero come dotto rilievo fo tografico s~a, 1~ solo poss1b1l e allorquando, non potendo ftu·e osser vaz10111 eh~ entro la zona poricolos.i rispetto all' artiglieria nemica, 11 pallone non deve rima~ero in alto che pochi minn ti. . ~n questo caso, anzi, per opera.re il più ch e è possibile in v1c111anza del nemico, senza compromettere inutilmen te la vita degli aereonauti, si possono utilizzare pallo ni frenati provvisti cli camere fotografiche che funzionano automaticamente, sia mediante uu meccanismo elettrico manovrato <lai basso, il quale produco lo scatto dell' ottt;ralore e fa, muovere telaio ~ei_fototip i, sia mediante materie piriche, colle q n~h abb~·ncHas1 un fi lo di ri tegno destimtto a prodctrr~ gh e:lfet t1 s uaccennavi n on appe,na il pallone abbia raggumta l'altezza prestabilita. Allorquando la macchina fotogiafica è im piegata direttamente dall'aeroonauta posto nella navicelJa del pallone,
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O.t:::-110
IN OUb:RRA
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essa viene sospesa, bene eqtùlibrata, su un fianco, o sull'orlo della uavicella, e l'aereonanta stesso l a dirige al punto centra.le delJo. zona ch e vuol rilovn,te, facondo soattaro l'ot~ tnratore a.l momento in cui il pallo110 abbia raggiunto una con,oniente alLezza. Quest'altezza non conYiene che superi i 300 metri, poichè a,tl altezze maggiori i r ilievi fotografici d el terreno risulterebbero troppo piatti e qu indi non darebbero un'id ea chiara del terreno stesso. ed inoltre, stante la minor :;tauilità del pallone clerivlinte dalla tenue forza l1iScensio1mle residua, riuscil'ebbe cliJiicile olilen ere i rilievi stessi. Un'altra avvertenza da a,-orsi affinchè q uosti rilievi r iescano chiari si è quelln, che. se il pallone è soggetto ad un movimen to di rotazione osciliatorio, il qtmle è jl più dannoso p er l 'esecuzione delle fotografie, per far scattare l'otturatore della macchina,, de,esi approfittare di uno dei momenti così detti eh punto nwrto, cioè dell'i:otante in cui il pallone inverte la direzione del movimento o quindi si può considerare fel'mO . La dm·ata doll'es_posizione che l'esperienza ha climosLnita con,·eniento per ottenere buoni risulrati in tali specie di rilievi varia cln. 2 a 3 centesimi cli secondo. T...e ueg11,tivo ottenu te cln.11,i navicella del pn,llone ven go 110 poi sviluppa~ nel carro-laboratorio fotografico che oramai fa parte di ogni parco aereostatico, e il tempo all'uopo richiesto è di circa mezz'ora. L 'ideal e a cui si tende, da qualche anno a qu esta p arto, si è quello di ottenere posi&ive clireLtamente dalla navicella. del pallone, e furono aperti concorai in proposito, ma 11011. sappiamo se il difficile problema siA. :;tl~to r isolto. In questi ulLimi an n i venn ero folte, sia in Italia i.ia presso altri SLati, numeroso applicazioni di foto-aereostntica, traendo specialmente partito delle grandi manone, e pare che i risultati ottenuLi siano stati piuttosto soddisfacenti per q mm to riguarda il rilievo di accam13amenti e di scene ammate. 'l'ali app licazioni., invece, ci ammaestrauo che « non bie sogna esagerare l'importanza della foto -areostatica come
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IM('lEGO DEGLf sn:C!Al.ISTl DE I, GIJ:NIO J~ GUERl<A
llJPlEGO DEGL I SPECIAl,ll!TI DEL GEl\10 lS GUERRA
mezzo di rilievo geometrico del terreno per la cliflicol tà « di tener ferma la. macchina fotografiua du1;ante la presa « dell'impressione (per quanto sia istantanea\ la. difficoltà « cli mA.ntenere le stazioni aeree sempre a.Ila stessa n,Hezza « c1al suolo, la difficoltà di collega,1·e i rilievi, ed innne la « impossibilità o quasi çh riconoscere da semplici riJievi « presi dall'aho i movimenti altimetrici del terreno. Essa « quindi può servirn soltanto come ausiliaria dei rilievi.» r.l )
sui punti minacciati della linea d)invesl.imeuto: la quantità di truppa occorren te a respingere le sortite medesime; ad osservare il risultato dei tiri delle artiglierie del}'attacco contro le opere élella piazza o contro il nucleo abitato. Tn caso di sortite, poi, dalla naviceJla dei palloni predetti si potrà. tenere continuamente informato il comandante del corpo dell'attacco dello svolgimento dell'azione, 1m11logamente a quanto fn detto trattandosi del sel'\'izio ael'eostatico in campagna. I parchi aereostatici clestimif;i acl un corpo d)assadio saranno in massimti quelli leggP.ri o da campagna assegnati alle grandi unità, d i g t1errn costituenti tale corpo. Qualora però l'investimento o l'assedio della piazza clo,esse.dnra.rea lungo, ~i potrà, occorrendo) im1Jiega1'e pure qualche parco aereostatico pesante o da fortezza, assegnandoli a quei fronti d'a,t taoco nei quali s~rà. facile di trovare locali adatti per sta.bili.rvi detti parchi. Nell'attacco di una piazza fori,o marittima o c]ei fronti a mare di una piazza terrestre-maritt.ima, i palloni frenati possono essere impiegati quali osservatòl'i a bordo delle navi incaricate cli tale attacco (l ). Simili osservatori stante la, loro grande altezza al disopra clel 1i vello del mare riusciranno molto più utili delle cofte della navi medesime, s1)ecialmente se, come spesso avviene, i I terreno su cni sorge la piazza è piuttosto elevato. Difesa. - Anche nella difesa di tma. piazza forte i 1>alloni frenciti sono chiamati a rendere importanti servizi. Durante le operazioni preparatorie clell' investimento, ossia uno a che le tmppe mobili della difesa co11trasterauno al nElmìco il possesso delle posizioni esterne della piazza, i palloni
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II. GUERRA DI FORTEZZA
a) S ERVIZIO AEHEOS'rATICO .
.d.ttcicco. - Dal corpo di truppa incaricato di attaccare una piazza forte i palloni frenati saranno impiegati in modo analogo a q nello indicato nella Gue1·?-a di ca.mpagna finchè non si saranno obbligate le truppe mobili del difensore ad abbandonare le posizioni esteme della piazza ed a ritirarsi sotto l'azione delle opere cleUa piazz~ stessa. Compiuto l'investimento - par ziale o totale - cli quest'ultima, e qualunque sia il metodo d'attacco che verrà applicato1 i palloni tenut i a distanza di 6000 o 7000 metri dalle batLerie della difesa, per non essere colpiti dalle art iglieri.e di medio calibro) serviranno : a riconoscere lo stato di conservazione della piazza, il suo armamento, i lavori in corso per mettere in istato cli difesa tutte o parte delle opere che la compongono, e conseguentemente dedurre quali sono i fronti più deboli clelJa piazza; ad osservare le disposizioni che prendesse il nemico nell'intento di effettuare sortite) onde concentrare in tempo (l) Veggasi l'articolo citato del maggiore IJoncun.
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(Il li pnllono frenato a hordo rti nna n:n•o potril inollrc t rovare im1>icgo nella gncrra na,•ale sia perche permetter;\, tl i scoprire J.1a lontano, in mare. corazMtO o toq1ediniero nomlcho che non potrebbero ossoro scòrte d11llo corr~ so 11011 n disLan1.a nJquanto mi· nore, sia perché renrlera più ,li!llcilc l'attacco di hatlclh soUomarini pel fatto che questi non POlrauno sotLrar,i agli sg uardi deJl 'aereonauLa, pc! fJualcJ, . t:intc l'nlLcizn a cui si ttovn, non si ver!Ochcril. l'inco1wenionte della rifrazione totale rtoi raggi luminosi Provenienti da·i battel li suddelLi.
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l'.IIL'lEGO DEGLI SL'ECIAIAST I DBL OENIO IN GUERltA
suddetti saranno impiegati in modo analogo a quello indicato nella Gwm·ci di campagna. Compiuto l'investimento, invece, essi donanno essere collooat L a, maggioro distn,U7.tl. dal le batLeric clell'attaccnute. cioè da GOOO a 7000 metri per essere fuori dalla. zona pericolosa de1le barteriP medesime, ecl avrnnno per compito : dì osservare gli spostamenti delle truppe clell' attaccante sulla linea. di blocco ed i la,ori di rafforzamento di questa linea per scoprire quali ne sia.no i punti più deboli, contro i (1 uali possa con venir e, OCl:Orrenclo, di di1·igere le sorti te; di riconoscere tosto le posizioni sulle quali il nemico avrà, di notte, costruito batterie od aperte ~rincee od iniziati approcci, come pnl'e i lnoghi in cui. avra stabil iti i parchi d'assedio, scopTenclo così il pii\ presto possibile le sue intenzioni circa la scelta del fronte o dei fronti d'attacco; di osservare il tiro delle artiglierie della pia:.rna contro le batterie e g li al tri h1vori del nemico. Durante le sortite, poi, i palloni frena.ti Lorrauno informat,o il comandante della piazza. dell'andamento delle mcdesi U10 , e potranno avvortiro in tom_J)o osso comanda11te degli spostament,i cli trnppo cho il 11omico osognisce por contrastarle. I pa.rchi aereostatici da impiegarsi all'esterno delle opere delln piazza, dnrante le prime opera?:ioni dell'investimento, saranno del tipo leggero, ment re gli altri destinati ad entrare in fonzioue ad investimento compiuto saranno preferibilmente del tipo pesante, e stabiliti in qualche opera dolla piazza od iu altri luoghi coiweuientemcnte :scelti . Ciò però non toglie che anch e i parch i aeroostatici leggeri non possano essere impiegati anche dopo che la piazza sani stata completamente accen•hiata. I parchi aereostatici pesanti vengono, in massima, t1ssegnati alle principali piazze d i uno Rtato, in numero di uno o più per ogni piazza secondo l'importanza cli questa: quelli leggeri, in vece, appa.rtongono a.Ile grandi unità di
DIPISGO DI\GLI SPECIA LISTI DEL OEXIO 1N GUERRA
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g uerra destinato a costituire il presidio offensivo di c1ascmu1, piazza. Da esperimenii fatti agli Stati Uniti ed in Russia, è risultato che rimpiego dei palloni frenati può riuscire assai utile anche nella difesa delle coste, segnalando l'avvicinarsi della squadra nemica quando quest.i trovasi ancora ad turn dis&all½a molto grande da terra. Cosi, in liussia, il 23 giug no 18911 il pallone Jfosca potè segnalare l' avvicinarsi ùella sqna<ll'a francese, mentre era o.ncora tlisLnnte circa 90 chilometri eia terra. Il difensore di una pinzza forte può inoltre fare un utile impiego dei palloni liberi, anche allo stato attuale dell'aereonautica che non permette di dirigere a volontà siffatti apparecchi qtmlunque sia lo stato dell'atmosfera. Gia abbiamo indicato nei Cenni storici como dru·anto l'assedio di Parigi, questa pia.i:za abbia potuto dare continuamente sue notizie al resto della Francia, non ancora occu_ pato dai 'l'edoschi, per mezzo ùi pall9ni l iberi, e riceverne mediante piccioni naggiatori trasportati all'esterno coi palloni medesimi. I servizi resi allora cla tali mezzi di comun icazione non furono cosi impo1·fnnti e così preziosi come avrebbero potuto esserlo, se i "F'rancesi avessero disµosto di aereonauti esperti e di un buon materiale pre,entiva.mente esperimentato, e si riconobbe allora che una orga.nizzazione c~i un siffatto servizio non può improvvi~ai·;;i. E ppertanto vennero in seguito fa.tti esporimenti 1)roi;so vari Stati per dedmre quali sono lo condizioni più favorevoli per eseguire un'nscensiono libera in una piazza forte inv~stita. Tm gli ahri, ci sembrano meritevoli di me1rnione q nolli eseguiti alle maHovr e di fortezza cho ebbero luogo a Nowgh eorgbievsk, in Russia, nel settembre 1891 (1). « Tali ascensioni, dice l' Jm;aliclo rus.so, possono a,ero per scopo : 1° di trasportare fuori clalla piazza una personalità raggua,rclevole i ncaricata di una mission e speciale e destinata ad avere una parte molto importante nella cli.fesa (I} Veggnsi 1/iui&ta d'arli{/Uel'ia e genio , rohbralo ISO~. !H
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ANNO X l.\1 1.
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llllP ! EGO DEGLI SPEO!At,1ST [ O~ L GE:'110 l N G Ul,RUA
del paese ; 2° di mandare, se occorre fuori della pia.zza, codestinati ad assicurare le comU11icazioni• lombi viao-o-iatori bb col resto ùel territorio ; 3" di spedire l a corrispondenza. E chiaro che in questi ultimi due ca.si l'aereonauta n on è iudispensabi le. Per il trasporto delle lettere e dei piccioni si potrebbero mandare palloui di piccole dimensioni, i quali, approfittando cli un vento' favorevole, venissero a cadere n ell'interno del paese; ma., ogni qual volta l a qualità. clel materiale disponibile lo permette, è preferibile impiegare aereostati montati. » L e couclizioni teoriche, confermate del resto anche dall'esperienza, da ricercarsi per effettuare u 11' ascensione libera destinata ad uscire dfl, m.1.a piazza for te accerchiata dal nemico, sono le seguenti : a) A bbaudonaro la piazza forte, approfit tan do di una corrent e atmosferica favorevole la quale t rasporti il pallon e verso l a parte del proprio territorio non a.ncora occupato dal nemico. È perciò molto importa.nte cli conoscere, per ogni piazza forte, la direzione delJe correnti a.ar ee più pro'babile n ei vari bo-iorni doll'anno e nelle diverse ore del g iorno, • pe1· scegliere il momento pii:L propizio n.lla JJartenza col pallone. Prima di intraprendere un'ascensione libera, p~i, si deve cercare di scovrire la direzione del vento alle vane altezze lanciando nell'aria alcuni p alloncini, det ti pciltonip iloti, e osservandone il cammino; b) Procurare di percorrere senza toccare terra, almeno 200 o 300 chilometri in modo da essere sicuri di oltrepassare la zona di terri torio occupato dall'avversario; per conseguenza occorrerà portar e uella navicella m olta zavorra; ç) Lanciare i palloni un po' prima dell'alba, i;n modo cho non sian o veduti dal nemico mentre attraversano l a l inea d'investimento. Co1iviene osservare che la scelta del momento ora accennato ~ffre anche un ,autaggio n otevole dal punto di vista t ecn ico; in quell'ora, infatti, il gas si trova acl una t emperatnra piuttosto bassa, per cui il pallone può rice'\"ere una q nantit.à di gas maggiore ch e in qualunque momento
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IME'll,00 01'!:GL ! Sl'EC!AL!S'l'I DEL GEN f O I N G UEH 1t.l
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,-della giornata : durante il viaggio, col crescere della temtemperatura, i l gas si dilata, così che la forza ascensionale del pallone au~enta sonza bisogno cli gettare zavorra, la qua.le perciò può essere conservata per prolungare, se occorre, il viaggio aoreo. · Se si dovessero lanciare di giorno converrebbe provvederli ~i una quantità min ora di zavorra, al fine di farli salire rapidamente e così rendere inutile i tiri cont ro di ,essi che l' attaccante cerch erà certamente cl i eseguire. In questo caso però sarà più difficile soddisfare alla condi• zione b), ossia, salvo che il vento non sia eccezion almente favorev~le, i palloni non poLranno percorrere grandi di·-stanze. La commissione per gli esperimenti cl' aorcostatica riunita a Nowghootghievsk dispon eva dei polloni Mosca e Va1·savia, ciasouno del volume cli 640 metri cubi e capace ·dì t rasportare due aereon auti. Nella mattina del 5 settembre ciascuno del predetti pall on i fece un 'ascensione libera. Il ,.liosca, n ella cui n avicella era un solo aereonauta, si sollevò a circ~i GOO metri di altezza, ecl a q nestu. altezza ol trepassò la, linea. dei forti. Poi continuò a sollevarsi, e dopo tro oro circa, raggiunta l' al~ tazza massima di G300 metri, cominciò a ridiscendere, mentre l'aereonauta conti1inava a gettare zavorra, per prolungare il viaggio aereo. Questo durò complessivamen te 4 ore ci.rea, · nel qual tempo il pallone av eva percorsi 212 chilometri, essendo disceso presso l a fortezza. di Brest-Litowsk. Il Va1·.<;a1Yia1 che portava due aereonauti, sollevossi rap idamen te, :fino a 3000 metri da.l suolo, e per consegu en za non p otè percorrere una distanza molto grande : discese a Mejiviech ie, st1.lla linea Newgheorghievsk-Brest Litowsk, alla distanza <li 125 chilomeLri dal punto cli pa:rtenim.
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nll'IEGO DEGLI Sl'EClAf,IS'l'l DEL OEN!O 1:-i OUERltA
b) S~:R\ tZTO
JJ'OTO·ELET1'r:IOO
ll ).
Se, come abbiamo accennato più indietro, i parcl1i fotoelettrici sono impiegati nella guerra. in campo nperto solLauto in via affaLto cccozionale, essi invece sono chiamati a. rendere se1Tizi importanti nella guerra di fortezza, ove tanto l'attaccante> q1111nto il difensore esegniscono, éli notte tempo, la maggior parte de' loro lavori. La potente luce emessa dai proiettori elettrici presema bensì r incon,eniente cli rivelare la presenza di chi l' impiega, ma non ùovesi tuttavia esagerarne l'importanza perchè esso può essere aUenunto sia producendo freqt1enti interruzioni nella luec, sia cambiando sovente di posto allo apparecchio. D'altra pa1'1,e 1 se anche t.nle i11cou,enientc non si può del t utto sopprimere, convieni' riflettere che i l ,antnggio che si può otlenero da.li' osservazione del nemico, quahrnriu e sia l'oscurità della notte, sarà certemente superiore all' incon, eniente mede~imo. Il puntamento contro un proiettore elettrico presenta. già gra,i difficolta, a moti'vo della luce vfrissima ,·erso l a quale dovrebbe dirigere la v isuale il punhttore: il qunl t:: perciò ne rima.ne abbagliato: ma tal i difficoltà si posson o ancora n.t,. montaro collo :;postare i l fasc io hunino~o i.n ,;onso verticale, poichò ciò produce sugli osservatori l'effetto di . n.llonta,11amento o cli avvicinamento del r apparecchio. A questo propo,-ito diremo che, parecchi anni or sono, a ShoebtU'yness, presso Londra, ,enne fatta una serie cli esperienza intesa a. pro,are la maggiore o minore facilità di rovinare. col tiro d'artiglieria e cli fncileria,, i proiettori eletbric i impiegati dal nemico. e 'Se ne ebbero i risultati seguenti: Lo batterio d' artiglieria non ri uscfrono a clistrnggere la sorgent~ ·luminosa. del proiott.ore, p1·obabilmeute in causa della diffi.coltii di puntare sn ub bersaglio di climer1sioni (I) Vr~!fa, i Scic11cic cl 011rrl'e, opera i.rin citatn.
IMPIRGO DEG LI SPEO l AL ISTI DEL 08.NIO IN GL'k~RRA
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tanto lilnitnte e illuminato da una luce vi,,ì..,simn. Quanto al fnoco di focil eria, che era esogtuto da hnoni tiratori, quantunque alcune pallot.colo abbiano colpito il riflettore ed i fili (,onduttori , uon si riuscì tuttavia a spegnere la luce elolitrica diretta sul terreno occupato dai detti tira.tori. Un'al tra avvertenza da aversi per rendere più diflicile al nemico di dauneggiare co' suoi tiri un parco foto-elettrico, si è quella di collocare 1ft macchina locomobile alquanto disco.sta, cli fianco, daJ proiettore, tonando presente che essa dovrà trovarsi in pl'ossimità dell'acqua por poter facilmente prov,·edero alla sua alimentazione. A tal uopo, i fili destinati a condurre l1elettricità dalla maccl1ina al proiettore hanno la lunghezza. di qualche centinaio di metri Il proiettore si colloca possibilmente in posi zione elevata (1), mentre la m acchina si terrà dietro ostacoli naturali od artificiali che la proteggano almeno in parte dai· t iri deH'avversario. .A. ricon0scere il terreno illuminato dai proìottori sono destinati apposit.i ufficiali, i quali o si avvicinano p er quanto possono alle zone di tenano illuminato, opptll'e, se il nemico è molto vigila11Le s1 colloca,nu in pos.izioni convenienti a qualche centinaio di metri all' infnori del fascio luminoso; iu quest'ultim o caso, essi sanrnno messi in comunicazione telef011ica col 'comandante del parco foto-elettrico. Ciò premesso, p assiamo a vedere quali sono i compiti assegnati ai proiettori elettrici nell'attacco e nella difesa delle fortezze. .clttacco. - li comandante di uu corpo assediante una piazza forLo. il quale clispouga di parchi foto-elolit,rici, li impiegherl¾. sia nei tratti d(llla linea d'investimento che potranno essero pi ù facilmente presi di mira c1alle sor tite, sia in corrisp ond~nzA. del fronte o dei fro11ti dolln piazza contro i quali sarà dn·et;to l'attacco regolar e. E tale impiego avrà di mfra gli scopi seguenti.:
(I) A1 simu lacro rl'n~,e,llo rii Co lon In rlcll'11go, to 18S5, I To<loschl prov11ro11 0 a collo· ~aro 1111 proicllore fl)IO·elettrlco nell I na,·ir.t!lla tli un 1>allonc fr!)nato, 1113 non sippiamo </UJH r,sultall a hbia d-ito ,ilT.llta pr-,1·a . Od c1 con, t~ c he que;la ,ia sta ta po i ripetuta.
\1'll'IEGO DEG LI SPECIA LIS'l'l DIIL GEN IO 1:-1 GUERU A
di potel' molestare, anche ùì not te, i lavori di apprestamento ùi difesa, della piazza, come p uro gli spostameuti di uomini e Jnateriali da opera ad opera della medesima; di rendere difficili , anche cli n otte, la preparazione e l'effettuazione di sorti te che la difesa volesse tentare o pe1~ sfon dare la linea di blocco o J)er distruggere lavori di attacco; di faci litare il tiro di notte delle proprie artiglierie contro le orere o le posizioni del clifensore, e di renderet invece, difficili i r iattamenti allo opero medesime cho avessero subiti danni 1101· par te delle artiglierie snddette. In ogni caso, i J)roie!:.tori sara1mo preferibilmente collocati ad una certa distanza dalle batterie e dai parchi d'assedio, ond e evitare ch e i colpi diretti ai proiettori vada11 0 facilmente a col pire le batterie ecl i parchi oradetti. L'osservatorio però converrà che venga stalJilito in una delle batterie avanzate, e precisameut.e in quella dalla q uale si avrà un campo cli vista maggiore. I parchi foto -elettrici impiegat~ uell'attacco di una piazza for te saranno in massima del tipo leggero, perchè piu. mobili e quindi facilmente spostabili sul terreno d'attacco. 'Farann o parte dei parchi d'assedio del genio ch e ogni Stato tiene lJerman entemente ordinati sin dal tempo di pace. Eccezionalmente potranno impiegar si 1:iarchi foto-elettrici pesanti o da for tezza, qualora l'attaccante, avendo deficenza cli parchi legger i, possa disporre di qualcuno dei predetti parchi. pesanti ch e si trovino in piazze forti vicine. i.vendo sotto una piazza forte le du e specie di parchi su accennate, n ell'_impiegarli si terrà conto della diversa. po1·tcita dei rispettivi proiettori, come pure del maggior peso della 11).acchina locomobile del parco pesante per fare uso di questo pat·co nelle posizioni alle quali mettono capo buor:G str~de. · Nell'attacco dei fronti a mare di una piazza marittima si i mpiegano i proiettori cleJle navi sia per illumin are i bersagli presi di mira clalle artiglierie delle navi stesse, sia per i·endere difficile ·al nelllico di sortire Mn navi od allire im-
JMPIEGO DEGL I SPECIA L! S'f l DE L GlJ:NIO IN GU !J:RRA
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barcazioni dalla linea cli blocco, o di avvicinassi con torpediniere alle navi bloccanti. Difesa. - Nelle piazzEI forti cli l'ecen te costruzione si h(mno forti, fortini e batterie, che, fra le costrnzioni corazzarn, con tano pure qualche torretta g irevole od a scomparsa contene1,te proiettori el ettrici de_stinati ad illnminare il terre110 che ·più probabilmente sarà occupato dall'attaccante, e ch e perciò con,errà poter battere anche di notte coi tiri diretti delle a.r tiglierie delle su accennat e opere. Del ftmzionamento di tali proiettori sono incaricate squadre di specialisti del genio appositamente assegnate alle piazze fo1'hi su accennate. A completare il servizio di illuminazione elettrica in dette p ia.zze fort i od a costii;rure tale ser vizio nelle altre for tezze di tipo meno recente svn o destinati appositi parchi foto elettrici mobili, 1:ier lo più del tipo pesante (detto appunto cla fortezza) ed eccezion almente parchi foto-elettrici leggeri. Questi parchi fot o-elettrici mobili saranno conven ientemente distribuiti fra le varie opere più avanzate della p iazza che n on n e pos::;edessero di quelli :fissi, e qualcuno potrà pure essere collocato in posizione a ll'esteruo delle opere, in mollo da potel' conveuientemeut e illuminare il terreuo antisbant.e ai fronti od ai trat ti cli fron te di pi ù p robabile attacco. Nel caso i~ cui il proiettor e di un parco siasi collocato all'esterno di un 'opera : o perchè, trovandosi questa in terreno montu oso, n on si possa dalla medesima illuminare il terren o antistante, in angolo morto ; o perchè, per l'ordinamento clell'opera, non convenga esporre questa ai tiri diretti con tro il proiettore ; O]_,)pure allo scopo di offrire a qnest'nltimo un campo di vista maggiore ; sarà sempre bene collocare nell'opera, e in posizione ben riparata (ad esempio nel fosso clel fronte dì gola), la relativa macchina locomobile. Qualora si credesse oppoxtuno cli collocare nell' opera anche il proiettore, q nesto verrà disposto su un :fìanco della medesima, i n prossimita di un locale casamattato, clentre il
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Hll'lEOO DEGLI Sl'EérALIS'l'l DEL GEN I O IN GUBU ltA
quale possa facilmente essere ritirato qualora, o per l'. intensità d ei tiri nemici, o per l' in costanza del tempo, o p er altra causa, debba cessare per qualche tempo di fonzional.'e. Occone appena accennare che, presentandosene il bisogno, i parchi foto-elettrici mobili verrO:n no spostati dall'una al ]'altni opera, o da uua ad altra posizione, i n modo ch e ossi possano sempre illuminare il terren o d'attacco pii1 pericoloso per il difensore. I p roiettori foto-elettrici sia fissi che mobili di una p i azza. forte h anno per scopo : di favorire i lavori di notte per l'apprestamen to a difesa; cli agevolare il compito degli avamposti e di facilitare . le sorbite; di rendere 1lifficile al nemico, in corrispondenza af'front,e od ai fronti di attacco, la costruzione della linea ni sicurezza (o 1A parallela dell'attacco alla Vauban), degli approcci, delle successive posizioni di. fanteria (2\ 3", ecc., parallele dell'at tacco alla Vauban), delle varie batterie d ell'artiglieria; lavori tu tti che, data la grandissima efficacia delle armi da fuoco odierne, dovranno in massima parta eseguirsi di not te ; di rendere molto diffici li, se non impossibili, gli attacchi di sorpresa o cli viva forza; di sorvegliare le posizioni esterne pi ù impor tanti, le qu ali, se occupate dall'attaccante, sarebbero moltn pericolose per-l a difesa; cli facilitare l 'esecuzione del tiro notturno e d i p oterne con statare gli effetti. Per la di fesa di fronti a mare di p iazze m ari ttime sono, di sofoo, stabilite fin d al tempo di pace, staz ioni foto -elettriche in punti convenienti dei fronti medesimi in modo da illuminare tu tto lo sp ecchio d'acqua all. tistante, per render e difficile l'avvicinarsi alla costa od alla spiaggia di imbarcazioni n emiche e per rendere efficace il tiro not turno delle artiglierie da costa. Tali stazioni sono ser vite da squa!lre di specialisti del genio o della marina.
DIPJEGU òl!:Gt..I S1'EC!A L1ST1 DE L CENlO I N GUERRA
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Non ci consta che siano state fatte esperienze su grande scal a per constatail.'e in qu ale grado possa tornar e u tile l' impiego dei proiettori elettrici nell'attacco e nella difesa di piazze forti. Ci ris nlta però che in questi uftimi anni tali apparecchi vennero adoperati in esercitazioni cli gnarra da fortezza e pare che si asi riconosciuta la loro utilità. Così, .ad esempio, a proposito delle esercitazioni di attacco e difesa att omo a Parigi nel 18941 fu scritto q uant.o segue (1) : « L ' im « piego clei proiettori elettrici ebbe una continua applica« zione durante le ultime otto not ti delle operazioni. Si « ottennero 1·isuttati rnolto sodcUs/'acenii (iu specie per parte « della difesa), quantunque i l chiaro di l una facesse sì che ~ il grado d' ilJ.uruìnazioue oçtermto. non fosse mol to in~ Lenso. » e) SEnvrz1.0
FOTOGRAFICO.
Nella g nerra di fortezza si può u tilmen te impiegare tanto la fo tografia aereostatica qu anto la tele-fotografia. La fotog1·ci(ici cienostatica s'impiegherà in modo ana,Jogo H, q uello indicato n ella Guei·i·a di campagna. Aggiungeremo solbanto clie l' importanza dei rilievi fotografici fotti dal J>allone sarà maggiore sia nell'attacco, sia nella difesa di u na piazza forte, i u quanto che n el primo caso, dopo aver -rifovato lo stato della piazza, conviene tener dietro esattamente a ' tut;ti i lavori complemen tari di rafforzamento che eseguirà il difensore; nel secondo caso, è pure molto opportuno di avere giorno per giorno dati esatti sulla costruzione delle batterie e dei l avori di .z appa èlell'attaccante . Come abbiamo accennato n ei Cenni sto,·ici sull' aereonautica, la prima applicazione <lolla fotog ra:611 dal pallone (frenat o) 11ella guerra d'.assedio, fu fa tta sotto Ricl1mond nel 1862, -e diede .buoni risultati.
( I) Vegf?aSi flivi .; ta di arliilieria e ge nio, ottobre !.S9~.
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J)IP IEGÒ DEGI.J SPEC1AL1S'l'I OEL GEN IO IN O U!!llRA
lll PIEOO DEGLI SPEC1AL1S1'I DE L GENIO I:S GUERRA
I n seguito -vennero fatte aJLre applicazioni <li tal generet in occasione cli manovre d 'assedio e con risultati sempre migliori. Ma, oltre che cla palloni frenati, può convenire al difensore di ùna piazza forte di procurarsi fotografie dai. palloni liberi per rile-vare più chiaramente lo stato dei lavori e la aisposizione delle truppe d ell'avversa.rio. A tal uopo, basterà che esso faccitJ. uscire di gio1·no dalla piazza un pallone libero provvisto di macchina fotografica, colla quale si . potranno fare uno o pi l'.L rilievi mentre il pallone passerà sopra olle posizioni occupate dall'attaccante. Mediante colombi viaggiatori, poi, la piazza potrà av er comunicazioue della descrizione di tali rilievi, qualora il pallo1ie sia andato a cadei-e in territorio amico ed abbia t rasportato seco alcuni cli tali messaggeri alati . Circa l'impiego della tele-fo tog1·a.ficb nella specie di g nerra che consideriamo, diremo che essa può tornare utilel special men te all'attaccant e qualora la p iazza assediata sia aominata da monti piuttosto alti, e invece essa sarà cli utilità al difensore qu ando la cinta assediata sia in pianm-a e si trovino in essa torri e campanili molto alti. Al riguardo vennero fatti dai Francesi, alcuni anni or son o, esperimenti a Grenoble (1) 1 d~ve fu possibile dalla vetta del monte Moucherotte1 alla distanza cli 8 chilometri, rilevaxe una veduta complessiva della. citta. Da tali esperim en ti si dedusse che, da tm'alttu·a che domini molto una p iazza, si possono ottenere addirittura piani a v olo cli uccello, in modo che è poi fa.eile determinare la posizione delle bocche da fuoco delle varie opere rile-vate: come pure gli effetti clel bombardamento. In soguito ai progressi faUi dalla tele-fotografia in questi ultimi anni, è a ritenere che qualora si ri petessero prove del genere di quelle fatte a Grenoble si otterrebbero risul tati m olto migliori. ·
Il vantaggio che p:i.·esent.a l' impiego dei tele-obbiettivi su quello delle macchine fotografiche ordinarie, che si è obb ligati ad impiegare dalla navicella degli aereostati 1 si è che coi primi si ottengono i rilievi ad una scala moll;o magg iore ch e non colle seconde; iuolfrre, nel primo cas91 l'apparecchio appoggia sul suolo e quindi è fermo, mentre nel secondo caso il pallone ch e lo porta è mobile, per quanto la breve durata della posa (la quale, c0me già fu accennato, è una piccola frazione di secondo) im peclisca che tale movimento abbia gran chà influenza sulla nitidezza deli' immagine. ~all'attacco di una piazzt~ for te ma;rittima potrà venire t1tilmen te impiegato l'azimutale fotogTa fì co dell 1 ingegnere P aganini, di cui abbiamo fotto men zione nei Cenni storici, per ril evare i fronti a mare della piazza medesima, come pu re i tratti di costa o di spiaggia adiacenti. ,
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OONOLUSIONE. Da qu anto 'abbiamo procedentemente esposto ci sembra cli poter declur ?e eh.e, in a,venire, qul"llo tra due eserciti belligeranti ch e avrà in pace organizzati con cura il servlzio foto -elettrico, quello fotografico e, sopra.tutto, quello aereostat ico, il quale senza. dubbio è il p i ù importante dei tre, avrà una probabilità di vittoria cli piìt dell'avversario che non avesse ben preordinati i servizi medesimi . E tale probabilità di vii.toria sarà ancora maggiore per il primo dei snclùeUi eserciti se si perverrà a risolvere completamente il problema della dirigibilità degli aereostati, ed a stab ilire, mediante il telegrafo senza :fili (Marconi od altro sistema), la comunicazione diretta fra due palloni liberi, opp ure fra un pallone libero ed il suolo, comunicazione ch e n on :sembra difficile ad otten ersi se si gi udica dai risultati ottenuti negli espe1:imenti fatt i rn proposi to uel 1899 a Vienna,.
Veggasi Rivista di 1irti9Ue1·ia e genio, mart o 1895.
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IMPIEGO DEGLI SPECIA LI STI OltL GEXIO IN GUERRA
È facile immaginare, invero, quale immenso vantaggio ne verrebbe a.ll'o:.orcito che, in guerra., potesse lanciare nell'aria flottiglie di aeroostaLi dirigibili, colle navicello bene provviste di bombo do. lasciar cadere a piombo su1 nemico, il qua.le, d'altra parte, nessuna mossa potrebbe eseguire sen11;a. che dagli aereonauti soprastanti fosse avvertita e tosto comunicata al comando da cui essi dipendono. Il secolo testè iinito non ha potuto registrare i su accennati grandi progressi dell'art.e aereonautica. e della telegrafia. Ma chi può dire altrettanto del secolo nuovo?
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B.
z.\X01'Tr ma11oio1·e dr/ ornio
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L'AZIONE D[ GIOACCHlNO MURAT NELLA CAMPAGNA DEL 1814 IN ITALIA
Co11tin11azione -
l'edi diJpensn 174
Il generale Villata. dopo aver supernto il Po a. Borgoforte con due ·battaglioni del 5° fanteria, due del 3° leggero italiano, duecento ca,alli e quattro cannoni, si presentò il matt,ino del 2 in conspetto di Guastalla. La città trovava.si pre. sidiata da duecento dragoni napoletani, i qua.li scorgendo che gli attaccanti erano italiani, ri1ìntarono generosamente cli battersi. Questo episodio, se non depone molto favor evo lmente sulla cli:~ciplina. e sullo spirito militare di qnelle truppe, caratterizza però ia guisa. assai nitida la poco simpatia che l'esercito nutriva per la nuova causa, abbracciata da re Murat; e ciò si deduce ancora più dal fatto, che essendo stato sottoposto il capo di quel distaccamento a consiglio di g uerra, otteneva l'assoluzione. Segni indubbii dei tempi nuovi e delle tendenze nazionaliste che s"avanzavano e s'imponevano negli spiriti degli Italiani d'ogni regione. L a. sola fanteria austriaca iu quel fatto d'armi tentò di respingere g li Italici; ma a,ttacca.ta v igorosa.monte non riesci a resistere e fo ro,·esciata e di-;ordinat.a: essa gettò allora le armi per agevola1.·;;i più si.cura.mente ma pi {1 ignominiosam~nte la fuga. Novanta prigionieri fra i <Juali un maggiore e due ufficiali subalterni caddero nelle mani dei nostri (L). ( I) Il \':.uoo~counT n~l ln sun //!Moire d" /J1"111ce BupMe, 2, pag. i65, a~sicura •·ho le 11erclite del nemlt:o furono nssai , uperiori ali~ cifre surrlrcrite, lrntle d(ltlo Znnoli. F.~li asserhco cllo cento uomull furono 11osti fuori di com1,,1tl,ncnto, novnnla vt•uncro !)l'es, prigionirri, fm i quali nota un mns:;.;,orr del regi;imento ussari ciel Radolzky , e duecento cinquanta fucili ful'ono preua dei nostri.
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L AZIONE Ul (HOACClllNO )!UllAT
Il vicerè pubblicò s ull'ordine del giorno dell'esercito, a titolo d'encomio per la brillante condotta dimostrata in questo scontro, i nomi del colonnello Olivi, dei capitani Rossi; Rondina e Vittoni, dell'aiutante _di campo Suauagatti: del tenente Vicerè ; nel detto ordine figurano pure i volteggiatori del 5q reggimento di fanteria. L. indomani questi ultimi al comando del tenente Varese furono spinti in ricognizione sulla strada Guastalla- Parma; giunti in prossimità di B rescello assalirono col consueLo ardimento, uno squadrone degli ussari di Radetzky e felicemente lo r espinsero dopo avergli catturato trenta combattel).ti.
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** Il generale Greniei:, dopo avere compiu to nel 28 febbraio e nel 1• marzo alcune ricognizioni sugli appostamenti nemici decise di attaccarli nella giornata del 2. F ra i due avversari correva un rilevantissimo squilibrio di forze, poichè ment re il Grenier non poteva contare che su quindicimila uomini, gli Austro-Na.politani ne avevano circa quaran tamila e cioè quindi0imila alla divisione Nugent, e venticinquemila complessivamentè fra le due divisioni d'Ambrogio e Carascosa, la guardia reale ed una divisione d i cavalleria napoletane. Sull'or~ine di battaglia dei F ranco-Italiani, R ambourgt t.rova vasi a l centro, sul pon te del Taro, Severoli in marcia da Borgo S an Don nino, ed ì dragoni Napoleone in avanscoperba verso P arma, preceduti dal capitano Serapica con un drappello di cacciatori i taliani. I movimenti degli attaccanti erano resi tardi e malagevoli per le copiose nevi cadu te, le quali gonfiavano i numerosi torrentelli, che scendono parallelamente dall'Appennino, Tuttavia malg rado gli ostacoli naturali e l'inferiorità delle forze il Grenier non poteva più oltre attendere, poichè respinsi g erndo subito l'esercito napoletano su Modena e BoloO'na . b g nm geva allo scopo i mmediato non solo di allontanarlo dal s uo obbiettivo strategico (Piacenza), ma altresì di renderlo
NELLA CAMl'AGNA Dh~I.
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IN ITAUA
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più circospetto nelle sue ulteriori manovre; riescendo cosi. a toglier e al principe Eugenio per qualche giorno le minaccia sull'ala destra e sui rovesci e lasciandogli quindi ampia e tranquilla liber tà in u n'azione frontale, eh.e intendesse pronunciare con tro il Bellegarde. M:urat, appena avuto notizia dell'occupazione di Guastalla si iµipensierì seriamente e ragionevolmente per le sue i-etr ovie; -qllindi ordinò subito la ritirata. La divisione Nugent mar · ciava in coda alla colonna, avendo la brigata Stahr emberg in retroguardia. Quest'ultimo nucleo tormen tato con insistenza dai cavalieri iLaliaui decise di lasciare in Parma il reggimento Francesco Oarlo per arrestare almeno per qualche tempo la marcia degli inseguitori e permettere agli A.usbroNapoletani di ritirarsi. Questa decisione, presa molto leggermente, procurò danni gravissimi all'esercito ripiegante, poicbè la città di Parma, potendo con facilità essere aggirata, non trovavasi in griido di rallentare la marcia di u ua for te colonna, e la truppa lasciatavi a difes a poteva venire immediatamente tagliata fuori e distrut,ta, diminuendo in tal g uisa le forze d i coloro che ripiegavano e, ciò che forse è peggio, scuotendone sfavor evolmente il morale già depresso. Infatti a Greniér fu facile aver ragione del nucleo auscriaco son za diminuire d'intensità la pressione incalzante sul grosso della colonna. F ece passar e a sud d ella città la brigata Schrnitz, che doveva attaccaì·e la porta che conduce a F ornovo ed a P ontremoli (Porta Nuo,·a) ; la b rigata d'.A.rnaud, con alle spalle Severoli e Gratien, r imase ammassata sulla strada cli P iaçieuza. La b rigata J eaunin g irò a nord per attaccare la porta che condnce a Oolorno (S . Barnaba). La brigata. di ca,1'alieria di Rambourgt, doveva avvolgere la città per il medesimo lato ma alquanto più a nord onde con tinuare indefessament e l'insegui.mento degli Austro-Napoletani. Men tre si stavano effettuando tali movimenti sotto fa, piog g ià éhe imperversava dirottissima, il vi vo fuoco di artiglieria e fucileria provenien te dalle mura di P arma obbligò Grenier a_ spiegar e la brigata di Arnaud ed il reggimento
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L'AZIONE DI GIOACCHINO llURAT
dragoni :::fapoleone, che le serviva di riser va, le quali trupp~ come abbiamo visto, campeggiavano sulla via Emilia. con missione di scagliarsi frontalmente sulla. porta rivolta a Piacenza. Le porte di Parma si presentavano chiuse, sbarrate e dietro di esse, nonchè lungo le mura, scorge,asi addensarsi il nemico pronto a rosi.stare. Il capitano Serapica con un battaglione del 9° di linea ed un plotone del 1· cacciatori a cavallo fu diretto lungo gli spalti verso Porta Nuo'l'a. Alcuni volteggia.tori ita· liani, appartenenti a questo distaccamento, giunti a Porta 8. Francesco, audacemente scalarono le mura, scacciarono il uemico e facilitar.ouo l'ingresso in città al battaglione di fanti ed al drappello di ca'l'alieri. Con queste esigue forze il SeraJ)ioa attraversando velocemente la cictà si recò a Porta S. Michele. Il g enerale J eann·in diresse frattanto le compagnie scelte del 102° di linea esternamente verso la. stessa Porta S. Michele, ove pareva che più folti si trovassero i nemici; quivi gli Austriaci \'i avevano occupato tutti gli edifici circostanti e facevano fuoco dai t;etti, dalle finestre contro gli italiani del ~era.pica. Xovecento uomini già uscitì col gene· rale Gober tentarono rientrare per prestare mano forte a quelli rimasti in città; ma i loro sforzi riescirono vani poiohè lo varie colonne, colla furia di acque straripanti, si rovesciarono da vari lati in città, combattendo accanitamente col fuoco e coll'arma bianca. Più a destra tre compagnia di granatieri italici, dirette dal capitano Boniotti, aiutante di cam po del generale Severoli, vennero dagli abitanti aiutati a scalare le mura. Il ~5° reggimento di linea marciò 1.1 Porta. Nuova e la. occupò senza colpo ferire, il 67· alla cittadella di cui sfon::lò le porte, ma. non trovò che un ufficiale e ventisei soldati ohe si a rresero. La brigata. Ra.mbourgt nel suo movimento a. nord si trovò di fronte una colonna a.usi;riaca, comandata dal colonnello ll'Iercko, e composta delle &re armi, ohe da Sacca marciava su Parma; il 1• e il 3° cacciatori italiani l'attaccarono e la dispersero prendendole cinquecento prigionieri, due cannoni o diversi carri di arnesi del genio con i cavalli che li traina·
~RLLA OAMl'AGX.\ DEL
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IN l'l'ALIA
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vano; al di là di Colorno poi la cavalleria italiana rovesciò suirEnza la retroguardia nemica, attraversò il fiume sotto il fuoco indefesso d'una batteria. di sei pezzi, oltrepassando i trinceramenti innalzati sulla sponda destra: e protrasse l'inseguimento fino a S. Ilario, mentre gli Austriaci si ritira.vano frettolosamente a Reggio. La totale perdita dei nemici salì in Parma e nei combattimenti te!l'tò ciliati a seicento mor ti, mille novecento feriti e duemila duecento prig ionieri, di cui trentasette ufficiali e fra questi il tenente oolonnello ed un mao-o-iore dal reo-~iob oo mento Fra.nz-Ka.rl; caddero ancora in potere dei nostri clue cannoni coi loro cassoni, con cinque vetture d'utensili del genio, molti bagagli e tremila fucili. Fra i prigionieri :fìguravano ancora. novanta napoletani, che furono restituiti subito disarmati al re di Napoli, equest'atto di generosità. del comandante francese rinfocolò maggiormente i sospetti degli Anglo-Austriaci sul contegno e sugli i ntendimenti cli Murat, a l quale inoltre si lanciava l'accusa di aver trascurato di appoggiare gli Austriaci a Parma mentre Nugeut gli aveva. fatto conoscere molto prima dello scontro l'incombente pericolo. Frnnco-Italici ebbero d uecentocinquanta. uomini posti fuori di combattimento. Il vicerè pubblicò un ordine del giorno lodante lo slancio della divisione Grenier, che aveva compiuto cose meravigliose; molti ufficiali e soldati vennero onorevolmente menzionati, e numerosi furono i promossi al grado superiore; perfino le decorazioni, di cui il principe fino allora era stato molto avaro, vennero distribuite con larga prodigalità. Pareva quasi che Eugenio, presentendo il suo prossimo crollo, bramasse sciogliere un obbligo dì riconoscenza. a chi fino all'ultimo in quella gloriosa Odissea gli era rimasto fedele, ed anelasse lasciare negli animi una lieta r eminiscenza del suo governo.
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ANNO Xl,\'I,
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N.01.LA CAMPAGNA DEI.
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VII. Per l'esito della battaglia di Parma, ma forse più per la ardita, risoluta offensiva dei Franco-Italici, doveva essere germogliato nello spirito di Murat il timore che il corpo che lo minacciava e lo tormentava con tanta rabbiosa ostinazione contasse una forza assai superiore a quella che realmente aveva. Conseguenza di questo sospetto furono le disposizioni, che emanò Murat per un lungo movimento di ritirata. Il 3 marzo il treno d'artiglieria e gli equipaggi austriaci e napoletani, rimasti sino allora in Modena, ritiraronsi à Bologna, da dove i primi proseg uirono verso Ferrara, sotto la scorta di un m1meroso drappello degli usseri Radetzky. La brigata italica Rambourgt p1·oseguì a molestare il nemico che erasi ritfrato verso Modena. non lasciando, per coprire il suo ripiegamento, che uno squadrone di cavalleria dinanzi Reggio. Il 1° cacciatori italiano investì furiosamente questo nucleo, fe. rendo o catturando sessanta soldati e mettendo in fuga gli altri. Il 4 Severoli alla testa dei suoi tre battaglioni, di quattro della divisione Gratien e d i alcuni squadroni italiani ent~ò in R eggio; frattanto altri sette nostri battaglioni occuparono alcune buone località tattiche sulla riva sinistra dell'Enza. Il Grenier, giudicando per il ritirarsi precipitoso di Murat, svolta in guisa efficace la propria missione sulla destra del Po, colla divisione Rouyer e la brigata J eannin prese la via. di Guastalla, passò il Po a Borgoforte ed il 6 entrò nella zona precedentemente occupata lungo la linea del Mincio. Il Severoli, collocati in avamposti a Rubiera sul Secchia uno squadrone del 1° reggimento cacciatori italiani e due compagnie volteggiatori, rimase dinanzi a Reggio colla brigata di cavalleria Rambourgt e colla fanteria comandata dal colonnello Porro, e composta di tre battaglioni italiani nonchè di due francesi ; altri due pure francesi trova vansi in Reggio. Gli avamposti nemici, dati dagli avanzi della brigata Stahremberg, si stendevano sulla sponda destra del Secchia, ad est di Rubiera.
Il 21 febbraio il Murat aveva spedito il proprio aiutante Beaufremont al quartiere generale degli Alleati onde ottenere la regolare sanzione dei trattati convenuti. Il detto ufficiale ritornò a Gi6acchino il 6 marzo, latcre della r&.tifi.ca desiderata, scritta di pugno dell'imperatore d'Austria, nonchè di t risti nuove sulla sorte napoleonica; in base a ciò il Murat deliberò d'agire risolutamente e prevenne il vicerè di non poter più oltre temporeggiare, perchè ragioni politiche l'ob · bligavano a snudare la spada ed a condursi senza più alcun riguardo di nazionalità, di parentela, di cameratismo. Mentre il Grenier sgominava gli Austriaci a Parma, il Murat aveva posto il quartier generale in Modena (1) (27 feb·braio), ove gli giunse notizia dell'ambiguo procedere degli Inglesi; infatti la prima divisione anglo-siciliana trasportata da tre vascelli da 74, tre fregate, tre corvette e quarantadue legni di trasporto era sbarcata a Livorno il 28 febbraio ; si pubblicò in queste tumultuose e disordinate circostanze un manifesto del principe ereditario di Sicilia (2), il quale avan(il Del terzo rito rno del Murnt in M?dena, ri mnne noll'archivio di Stato cli qu esta ci lta un notevolo documento, elle qui trascrivo, percbè rH!eLLe mirabilmente ìl servilismo di alcun i uomini pubhllci ù'allorn, e l'agitaziono paurosa che dovea rerrnare nelle città della via Emilia in quei giorni d'angoscia. Q e
IL PODESTA' DE L CmillNE DI MODENA. • A VVISO.
• È imminente l'arrivo di S. M. il ne di ~a1io li In r1ues ta cILli1. Nel caso che ciò ac• cada di ~iorno, s i in vitano gli abitanti lungo la strada che percorrerà la M. s. rta porta • S. AgosL1110 0 110 a po1·t1t Jlologna, e lu ngo la Hua Grande Uno a l Palazzo Regio ad • adornare con tapetr (si c) le fi nestre dello loro case ; e se l'arrivo aVJ"a luogo nella • sera, si invitano in tal caso tutti gli abitanti nelle dette strade acl ìlluminare t1 ecen· • temente le proprie abitazio ni. Non d11bito elle Lutti si 11nirormorau11 0 allo ri resenLI ,ii• sposizioni per dare un attestato di esultanza pel ritorno della M. S. e della loro ri• conoscenza ad un Sovrano, lo cui armi tutelano la nostra traqul ilità e sicurezza. • Modena da l Palazzo Comunale, questo giorno 26 rebbraio 48H. , Pel sig. Conte PonESTÀ indisposto • P. VALllNTINI S A VIO. >
L'olti~a rraso dell 'ossequioso avviso non po tond o, dati i tempi burmscosi, scaturire da una ragionevole, assodata convinzione deUa necessità dellearìni murattiane per la tutela doli~ ru bbilca qiliete, parli va e1•iclentomente dal panico che fra tante turbolenze invadeva tutti, e faceva accarezzare ogni generalo od ogni principe che si prosontnsse in nrmi. (2J Dal von HBLFEIIT, pag. i5!, lettera deUJier al Metternicli. - Reggio, 20 marzo tSU.
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Nti:1,LA C,UfPAGNA ()EL
L 'AZIONE Dl GIOACCIHNO ìllURAT
zava energicamente i suoi diritti al trono di Napoli. Lord Bentinck inoltre dichiarava in modo fermo di voler prendere possesso della T oscana. Il Murat tentò qualche misura conciliativa, come qnella di accordare a lord Ben tinck il comando militare del Granducato e delle trnppe napoletane che vi risiede vano, conservando egli solo in qnel territorio l'amministrazione civile e la riscossione delle imposte che gli erano necessarie per il soldo delle sue truppe; ma poichè il g enerale inglese si mostrava più che mai ostinato nei suoi propositi, minacciando di scacciare i Napoletani dal suolo toscano, di apportar vi la rivoluzione e di effettuare sbarchi a Napoli proclamando a re Ferdinando di Borbone, il Murat avvampò d'ira, ed affermò preferire perdere la corona anzi.chè disonorarsi agl i occh i det suo esercito e del suo popolo, conformandosi alle arbitrarie pretese del Bentinck. S'interpose nella contesa il Mier , tenta.udo di indurre a più miti consigli il Bentinck, ma senza approdare ad alcun risultato (1). Se non che premendo all' A.ustria di non disg ustarsi il Murat, per non trovarsi di fronte in I talia entrambi i principi francesi, indusse gli Inglesi a venil·e ad nn accomodamento, purchè il Murat effettuasse una pronta e cordiale cooperarazione alPesercito austriaco, sacrifi casse una parte della T oscana agli Inglesi oncle essi riescissero ad ottenere i mezzi che loro erano necessari per agire, rinunciasse ad ogni tendenza verso una politica isolata ed individuale, e rimettesse senza indugio il papa sul suo seggio. Nello stesso suo esercito Murat trovava fatti stranissimi e •contrari ad ogni spirito di disciplina; poichè in pieno stato di guerra si t enne a Reggio E milia una adunanza di generali napoletani fra cui Carascosa, Colletta, Florestano e Guglielmo Pepe, i quali chiedevano al re una costituzione e gli presentavano una memoria in questo senso, :firmata dallo S trongoli e dal Carascosa, siccome i più anziani; il re invece di desti tuirli, rispondeva che allora bisognava combattere : ..(I.J Dal von [li,;Lrn11T , 11ngino l.54-1.ii5, lellorn de l llenlinck al ducn. de l Gallo. - lloJogna, I aprìlo I.SI.I..
« Se avessero insistito -
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J:0. l'J'ALIA
soggiunge il Pepe (1) -
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il R e
« avrebbe tutto conceduto, perohè la Carboneria agita vasi nel « Regno. » I generali si raccolsero una seconda volta a San D~nnino ~ de~is~ro di mandare il Filangeri dal Ben tinek per chiedergli se h aiuterebbe ; al che l'Inglese rispose che avrebbe pr_ovv~duto ad ottenere una costituzione p urchè fosse rovesciato 11 Murat, e chiamato al trono un Borbone. Ma re Gioacc~ino ~cca~ezzò e promosse i generali cospiratori e per allora d:1 cost~tuz1or.e non si parlò più. Frattanto i mali della guerra s 1 acwvano, cominciavano a premere con una crudelta insopp~rtabile sulle città, che ne erano il teatro. In gravi tor~ ent1 , fra 1~ altre si dibatteva Modena ai primi cli marzo; m una supplica, che una depu tazione pre;entò al re di Napoli - « per ottenere una provvidenza ai sommi mali di cui è minacciata 1a provincia » - è detto che - « lo spoglio vio« ~ento ~at~o in una sola notte dì tutti i magazzini rende « 1mposs1b1Ie qualunque pr ovvista; i r ustici fuggono da O<Yni « part~ coi ~oro bestiami per sottrarsi alle requisizioni dei « carri, la città manca oramai di tutto per la difficoltà dei « trasporti, la popolazione è priva di pane, perchè i forni ap« pena bastono a fabbricarne per le truppe. » - Ma il re di Napoli non volle ricevere la deputazione, la quale raccomandò la supplica aà un generale napoletano, che con scarso entusiasmo promise di appoggiarla. Per una gio~·na~a i~tera i cittadini rimasero privi di pane. Accrescevano il d1sag10 e lo spavento gli indefessi lavori di for t~cazione, diretti dagli ufficiali d el genio napoletano, fnon della porta di S . A.gostino (sulla via E milia, verso Reggio) lavori, che lasciavano supporre come Modena avesse pot~to divenire da un istante all'altro campo di qualche combattimento, a quella g uisa che pochi oO'iorni' innanzi lo era stato P arma. In molte chiese si celebr avano tridui ed i devoti o~ rivano candele ed dtri doni a S. Geminiano protettore d1 Modena, perchè avesse liberato la città da tanti flagelli.
H)
Jlemoi·ie del generale Guglielmo Pepe, pag. 2'18.
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NELLA CAMPAGNA DEL
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L AZ10NE DI GI OACClllNO MURAT
Murat intanto, rinfor zate le truppe del generale Stahr emberg con un reg gimento cii. fanteria, du e squadroni di cavalleria e dell'artiglieria fa a loro passare il Secchio alle ore 2 pomericii.ane del g iorno 6 marzo coll'ordine di attaccare gli avamposti nemici e respingerli a Reggio. Le due compagnie volteggiatori e lo squadrone del 1° cacciatori for · mauti l'avanguardia del Severoli, nou più forti di trecento uomini stazionavano a soverchia lontananza da] grosso per riescire efficacemente sostenuti. Urtati dalle forze preponderanti dello S tahremberg i pochi Italiani e sopratutto le due compagnie volteggiatoTi del 1° di ,linea opposero una. resisten za splendida, degna solennemente dell'alto appellativo di eroica. I prodi fantaccini for mati con fulm in ea celerità due circoli r ibuttarono imperterriti, sa1di come rocce, lè impetuose cariche della cavalleria, meutTe il fuoco dei moschetti e dei cannoni li macellava ferocemente; e quan· tunque circoadati, deciuin.ti, riceventi ad ogni tratt o, di fronte allo spettacolo continuo della mor te, l' intimazion e d'arrendersi, n on si diedero per vinti che quando, esaurite le munizioni, r idotti all'ultima estremità, la zuffa sar ebbe divenuta assurda, si sarebbe cangiata in un inutile, colossale olocausto. Narrasi che Mur at, testimonio di tale snblime episodio, com· mosso del contegno mirabile, sti;enuissimo dei nostri, e forse roso dal rimorso al pensiero di dover infierire contro tanti generosi, antichi compagni d'arme si slanciasse su quel superbo manipolo per preservarlo dalla furia distruttrice della cavalleria austriaca, che combatteva nella proporzione di venti contro uno. Tuttavia le du e compagnie i taliane, comandate dal capo-battaglion e Amelio furono quasi totalmen te massacrate ; solo un ufficiale ed undici soldati caddero prigionieri; i cacciatori a cavallo si salvaron o ; ma essi pure soffrir ono danni en ormi (1). (1) r giornali del tempo, Cm cui noto l'Allgemei11e Zei ttmg del i 2 marzo !8lt, e la Gazzella di Treril-0 d el !5 del mede.iimo mese, asseriscono cita gli Austro-Napoletani in c1ues to fatto d'armi si slanciarono nella mischia con coraggio o con le più vive fii· mo;trazion i di gioia marziale ; se quei giornali (lo cui notizie naturalmente devono OS· sere accolte con rise1·va trattandosi di organi nuslrinci), na.r rano il vero, ciò non torna a grande lode dei numerosi attaccanti dato l'esiguo manipo lo che aveYano di fronto.
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LTALIA
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Il giorno 7, Gioacchin o con d iciottomila uomini fra Austriaci e Napoletani si avanzò su Reggio. Il generale Severoli, dopo avere lasciato nella città quattro battaglioni aO'li ordini del generale Soulier, si recò arditamente con tre b:ttaglioni i taliani e la brigata .Rambourg t ad incontrare il ne· mioo ; i n ostri ammon tavano a tremila combattenti, appena un sesto dei nemici ; con tale eseguità di forze non si poteva pensare all'offensiva; Severoli quindi scelse una posi· zione a cavallo della via Emilia, immediatamente dietro il pon te di S. Maurizio, sul piccolo torrente detto il Roda.no; din anzi al ponte ostacolavano il passaggio numerose abbattute. Malgrado la spaventosa sproporzione delle forze l'azion e si accese e divampò con gagliardo fervore. La resistenza dei tre battaglioni italiani riesci lodevole per disciplina, tenacità. coraggio, doti che quei valen tissimi n on smentirono mai per t utta la d urata della campagna. · Al colonneUo Porro, comandante la prima . brigata, caddero sotto colpiti due ca.valli, ed egli stesso nell'impeto della mischia ripor tò una grave ferita, per la quale dovette essere surrogato dal capo-bat,taglione Conche. Ma la sventura più acerbamen te sentita dagli animosi Italicii fo la penosa ferita toccata al principio dell'azione dall' intrepido gen erale Severoli, che ebbe u na coscia asportata da un colpo di cannone; tuttavia quell'eroe, malgrado l'orrenda mutilazione, con uno splendido stoicismo, mentre g iaceva per terra inzu ppando di sangue le ·zolle, fa chiamare serenamente il generale Ram· b ourgt e con spartana fermezza dichiara : « La mia ferita è « cosa assai trascurabile in un combattimento così crlorioso · b ' « surrogatemi - r ugge - resistete e continuate a gettare « onore sulle nostre armi >> . S embrava che una stella maligna brillasse lugu bremente su l capo del sublime Severoli , imperocchè quasi og ni volta che espone vasi al nemico, riman eva ferito.
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L'AZIONE Dl G10ACCB1X0 llURAT
Rambourgt sfidò ancora per qualche tempo l'ira dell'avversa.rio, ponendo titanico argine &ila valanga delle di lui enormi milizie, e forse queste non sarebbero rinscite ad aver ragione dei nosLri, so il gt'nerale Guglielmo Pepe, con quell'audacia ohe costituiva in lui una seconda natura, non avesse di sua. iniziativa eseguito un movimento, ohe volse le sorti della giornata. in favore degli attaccanti. Egli infatti, sebbene addolorato di aver a. combattere contro Italiani senti.asi punto dal desiderio di rivelare agli Austriaci la valentia guerresca dei suoi dipendenti; comprendendo che continuando l'attacco di fronte non si avrebbe ricavato altro risultato che di sciupare le energie degli Austro-Napoletani contro quel pugno di furibondi, risoluti a Lutto anzichè indietreggiare di un sol passo, lasciò ]a via Emilia con due battaglioni del 2° leggero e pochi lancieri e tentò di passare a valle del ponte di S. Maurizio onde piombare sulla sinistra del nemico. l\la. il Rodano trova.vasi a tal segno gonfiato dalle pioggia e dalle nevi disciolte che i soli lancieri riescirono ad attraversarlo, non avendo potuto la fanteria vincere r impeto della. corrente. Pepe allora ordinò di requisire nei cascinali vicini alcune g rosse funi, e fattele attaccare agli alberi delle due sponde, disposo affìnchè anche i fanti, appoggiandosi a q1.1ei sostegni, guadassero (lì. Ma ad 1.1n tratto, per il soverchio peso, le corde si spezzai·ono in parte trascinando nel tiume ufficiali e soldati, che si sarebbero indubbiamente a.floga.ti, se i lancieri non fosaero accorsi per trarli a salvamento. Gli Italici urtati di fronte ed avviluppati all'ala sinistra da forze tanto maggiori, compresero ohe il proseguire la tenzone sarebbe riuscita una follia; e perciò, cousci d'aver compiuto splendidamente il loro dovere cominciarono a ritirarsi non tralasciando però di combattere. Quale sublime esempio di serenità. milita.re ci offrono questi prodi, questi veri cavalieri dello spirito guerresco, i quali non per la patria, non per la g loria, certi di essere schiacciati da moli a loro tanto superiori, ma per la semplice e santa religione del1a han( I ) Memorie cl• G119lielm,o
Pept, pag. :!21.
J){EI.!,A CAillPAONA DEL
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IX ITALIA
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diei-a, per l'illimitato amore ai capi ed alla fede giurata contendono al nemico palmo a palmo il terreno. E di questi fatti, purtroppo poco noti, che onorano il nome italiano, ne ammiriamo a mille a mille nelle campagne napoleoniche, ove veramen te cominciarono a formarsi ad una scuola di alti sacrifizii i benedetti campioni del risorgimento. Gli Italici incalzati dal poderoso nemico forono costretti a. ripararsi in Reggio. Nugent continuò l'azione facendo attaccare la cittù. ; ma quivi i nostri, rinforzati dai battaglioni di Soulier nuova. lena acq uistarono e l'azione infierì vivissima.; tuttavia avendo i Napoletani superato il canale del Naviglio ed essendosi spinti sulla strada di Parma, avvolgendo Reggio, cinta da. debolissime mura., non sarebbe stato difficile aver il sopravento sui difensori. Ma Murat sempre agitato da dilanianti ed affannosi sentimenti, dolente di vedere spargere tanto sangue generoso, stupito d'altra pa.r!ie di si meravigliose prove di eroismo, volle sospendere la carneficina. Mandò perciò il generale Livron al Rambourgt, promettendogli ohe se a.vesso cessato il fuoco e sgomberata la. -città gli sarebbe stato concesso di ritirarsi indisturbato. Rambourgt, viste le condizioni desolanti, per non dire del tutto <lisperate nelle quali versavano i suoi fidi, accettò, e dopo aver ripassato a suo bellagi.o il Crostolo, si riunì sull'Enza al generale Gratien. Nello stesso giorno gli Italo-Francesi ripiegavano dietro il :fiume Taro, prendendo posizione con un'a.v anguardia a Castel-Guelfo, le brigate Soulier e Ramboru·g t ad ovesb di .questo paese, e la Vandeden a Sanguinara e Grugno (1).
(I) Secondo il ~lural nei due combattimrnll t.lcl G e del i gli AustrO-'.'i3f>olctan i n-rchboro proso da G 11 iOO rrigionieri, dei cp1111i un generalo rli divls iuuo e r nrouchi ufficial i. il re <li Napoli scrive al 8cliogarde rs marzo che nei tlue suespos ti falli cJ 'arme si distinsero le truppe del genera le Xugen l, li generale Stalncmhcrg ed in isrrcia la gubn il conie EszterM1.y ed il capitano d' Aspre. (Cfr. il , on BEI.FERT , pag. f.4~, ANUANG. lett. tG, Konig Jonc!iim au de,i K K. P. ,lf. Gra(t n J)elltgardt).
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NELLA CAMPAGNA DÈ L
L .AZJ ONE DI GIOACOillNO MUl!A'l'
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IN IT,\LIA
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*** « Nel fatto d'arme di Reggio, Murat - scrive Guglielmo era. combattuto da. due sentimenti opposti. « Affliggevasi da un lato delle irreparabili ostilità aperte « contro quella bandiera, che aveva per l'addietro con tanto « caiore difesa, e da cui tanta gloria aragli ridondata, e d'al· « tra parte godeva scorgendo la svel tezza ed il coraggio· « dei Napoletani a lui si cari, e le cui armi riguarda.va « quale unico puntello del suo tron o, e d'altra male agognate « grandezze '» . Il sentimento umanitario che aveva spinto Gioacchino Murat a lasciar libera la ritirata a.gli Italiani, gli fece per· dere dinanzi all'Austria tutto il merito procacciatosi coll'avventarsi finalmente sul nemico in modo vigoroso. Il capo dello stato maggiore franco-italiano parlando del combattimento di Reggi.o, cosi si esp1·ime : « Quantunque co« strette ad un movimento retrogrado le squadre italiane, « che combatterono nella giornata del 7 si coprirono di gloria, « opponendo (visto lo scarso loro numero) una cosi v igorosa « resistenza a tutto l'esercito napoletano, riunito alla divi« sione del generale N ugent, e facendogli provare delle per« ·dite, specialmente nel momento in cui per la strada di « Scandiano, il n emico raddoppiando i suoi sforzi, il gene« rale Rambourgt lo fece caricare alla baionetta da un bat(< taglione di fanteria italiana sortito da Reggio, e da uno « squadr one del 1° reggimento dei cacciatori a cavallo. In (( questa carica più di 60 granatieri ungheresi furono uccisi. « La nostra perdita ascese a 420 u omini tanto uccisi, che « feriti o prigionieri; quella. del nemico deve essere stata « molto più considerevole, quantunque noi non gli avessimo « fatto che nn centinaio di prigionieri» (2) . « Pepe (1) -
J
'l (I) Vedi ,lfemo,·ie. pag. nl. (2) Secondo il
C o ~ J. KTTA
nel combattimento dl l\eggio gli Italo-Francesi perderono
cinquecento uomini, morti e reriti, e seicento prigionieri ; gli Austro-Nnpoletani invece
lamentarono solo quattrocento prigionierì.
I
Il giorno 8 marzo l'esercito di Murat..,g iunse all'Enza, ove si collocò in posizione. La brigata austriaca di Gobert e la divisione d'Ambrogio furono spinte verso Bosco di sot to e verso Guastalla onde fiancheggiar e la. destra dell' esercito, e contemporaneamente osservare le mossé delle truppe i talofrancesi nel tratto di Po compreso fra Borgoforte e Sacca. Il 9 l'a brigata Stahremberg entrò in Parma. Quivi si limitarono i movimenti del re di Nàpoli, non volendo egli magg ior mente esporsi al pericolo che lo miuacciava se il pri ncipe Eugenio avesse compiuto una seconda diversione sul suo fianco dest ro. Egli conosceva ohe il vicerè, padrone dei passaggi di Borg oforte e ·di Sacca, sorvegliava tutti i movimenti dell'avversario, e poteva d' improvviso fare p assare il Po a un corpo d' armata, che occupando Parma mentre l'esercito napoletano trovava.si sul Taro, avrebbe facilmente ottenuto una rilevante vittoria. Murat decise quindi d'attendere ancora qualche giorno, prima di spingersi più innanzi, forse coltivando la speranza ch e Bellega rde ricacciando il prin cipe Eugenio, g li liberasse l' incubo del fianco destr o. A magg iormente inquietare Murat , il maggiore San Fermo che occupava Pomponesco, Viadana e Casalmaggiore dirigeva assiduamente distaccamenti e ricognizioni al di là del Po, verso Sacca e Oolorno. Un'altra seria preoccupazione molestava il _re di Napoli 'bi questi giorni, impastoiandogli la libertà dei movimenti; intendo parlare della liberazione del pontefice Pio VII, avvenuta. con decreto di Napoleone in data del 10 marzo, ed il prossimo passaggio di s ·ua Santità p er Parma, R eggio, Modena, Bologna onde trasferirsi a Roma. I mperocchè Mura.t che aveva occupato parte del dominio pontificio, male si sentiva disposto a restituirlo ; d'altra part~ trovava.si implicato in contingenze troppo complesse e difficil i per potere in quei momenti opporsi seriamente al pontefice, che aveva l'appoggio degli alleati ed il favore pu bblico. Tre v ie apri-
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L'A7.10NE DI Gl OAOCHINO MURAT
NELLA CAllPAGNA DEL
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vansi a Murat in questi frangenti; o mostrarsi decisamente favorevole al pontefice dandogli scorte perchè più sicuro fosse il suo· viaggio; o tenersi neutrale accogliendo il sommo dignitario ecclesiastico coi segni di rispetto dovuti all'altissima potestà, od infine opporglisi decisamente. Dapprima Gioacchino pensò impedirgli il 1>assaggio; ma con quali mezzi resistere ad un uomo, ch e procedeva fra la venerazione ed il fanatismo dei popoli? Lo stesso generale Nugent lo aveva ricevuto al confine e con pompa militare scortato sino alle rive dell'Enza, ove campeggiavano i Napoletani. Il re allora, esitante ed irresoluto come sempre in questa triste campagna, scelse la via di mezzo, che in questo cozzo di sentimenti, cli interessi, di timori gli uni agli altri fieramente cout~arii, poteva reputarsi a nostro avviso la peggiore. Si ordinò però dapprima al generale Carascosa, comandante l'avanguardia, di recarsi incontro al p ontefìcè e con suadenti parole trattenerlo in Reggio. In questa. città il Carascosa, accolto benevolmente da Pio VI, gli chiese quale fosse il suo disegno; ed il papa: - « Proseguire il cammino verso Bologna. » « Ma Sua Maestà il re di Napoli ignora l'arrivo della Santità « Vostra, mùla è preparato al ricevimento. » - « E nulla « io desidero dalla Maestà Sua. » - « I cavalli d elle poste « sono impiegati al servizio militare.>> - « Li c}1iederò alla « carità di questi devoti cristiani, che mi cir:::ondano » - « Ma (< g ià da lungo tempo i cavalli dei privati sono addetti all'eser« cito. » - « Proseguirò a piedi, Iddio me ne darà la forza. » Il Carascosa, vista incroJlabile la volon tà del pontefice si congedò, e riferì al re parola per parola il colloquio avnto, consiglia.n~o Gioacchino di cedere all'imperiosa fatalità ed accogliere graziosamente Pio VII. Il papa entrò in Modena alle sei e mezzo pomeridiane del giorno 28 marzo, fra le acclamazioni della folla , il festoso rin tocco delle campa.ne, il suono delle musiche; presso le p orte alcuni giovani staccarono i cavalli della carrozza e la spinsero a braccia; egli si recò direttamen te, fra l'esultanza pubblica alla cattetrale, ove la folla ruppe i cordoni delle truppe napoletane e si rovesciò turbinosamente in chiesa,
facendo persino temere che Sua Santità avesse potuto venire soffocato dalla premente calca. Il papa s' intrattenne a Modena quattro giorni sempre festeggiat::i dalle aU:torità e dal popolo, con indirizzi, poesie, musiche e lumjnarie. La reggenza mise a disposizione del podestà L . 3000 per sopperire alle spese. Il 30 marzo P io VII, par tiva da Modena, alla volta di Bolog na, salutato dalle artiglierie napoletane. L'incontro fra Pio VII e Murat avvenne, finita la campagna, a Cesena, Gioacchino mostrò al pontefice nna.. petizione di Romani, diretta ai _sovrani riuniti a Vienna, chiedente un governo secolare; il papa afferrò la supplica., e senza neppure osservarne le firme la gettò sul fuoco, e aggiunse sorridendo sprezzataineote : « Ora nulla si oppone al « ritorno nella nostra capitale ». Quindi Gioacchino chiese al pontefice di riconoscerlo come re di Napoli, ma Pio VII altero rispose che prima faceva d'uopo stabilire in guisa salda i diri tti della Chiesa. Allora il re di Napoli, t repido sempre di perdere il regno tentò acca.pararsi la benevolenza di Sua Santità restituendogli cavallerescamente le provincie occupa.te ed a proclamare da Bologna : « Romani, il capo della « Chiesa è ridonato alla capitale del mondo cristiano. .. Io ho « occupato il vostro paese, meno cla conquistatore cha da « amico. Io non ho usato dei miei diritti che per migliorare « la vostra sorte mercè tutte le disposizioni che potranno « -a dottarsi da un governo provvi~orio ». Bisognava fare liete accog lienze alla cattiva sorte; ai tempi mutati più. che il valore sui campi di battaglia si convenivano le avvedute manovre politiche. ( Contùma) .
G. ,
..
CAPPELLO
Tm ente di fanteria alla sw ola mil'i/a1·e.
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NO'rE BJBLlOGRAFlCILS
NOTE BIBLIOGRAFICHE
MA.RAZZI Fo.w.ruNATO, deputato. - L'esercito nei tempi nuovi. ~ Roma, E . Voghera, edi tore, 1901. L'onorevole Maraz~i prende a disamina tutte le questioni riguarda..nti il nostro ordinamento militare sotto l'aspet to tecnico amministrativo, e propone un nuovo assetto militare dell' Italia, basato sopra nuovi criteri politico-sociali, · militari. Egli premette: « io non apro polemiche tecniche « e sui vari soggetti non dico che le principali rag ioI?,i: alle -« rest&.nti provvederà il lettore . . . . . . . . D'aH.ronde un (( libro deve far pensare, ed a me basta esporre in forma .« nitida le questioni belliche a ohi rappresenta il popolo, « p erchè esse sono questioni sociali. >> Nel fatto l e molte pagine dettate dal Marazzi raggiungono pienamente lo scopo di far pensare, ma i soggetti, se anche non svolti a fondo, sono così numerosi, che, riesce impossibile render conto di tutti, a menoch,è si voglia al libro del .Ilfarazzi contrapporre altro _libro. Ci limiteremo pertanto a rilevare i punti principali relativi al nuovo ordinamento proposto.
*** L 'onorevole Marazzi non si pasce d'illusioni ; non crede :alla pace perpetua sino a che durano l'educazione, le passioni ed i sentimenti ohe tuttora dominano il mondo; non sogna la costituzione della n azione armata alla svizzera che non ci garantirebbe e ci costerebbe più di quanto si spende adesso. E gli vuole un esercito forte, validamente costituito e intelligentemente preparato, poichè <(J maledire l'esercito, -« volerlo debole, è maledire l a patria e meditarne la r ovina»;
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epperò il problema militare sta t utto, a suo parere, nell'armonizzare i tre fattori: numero dei guerrieri, eccellenza delle armi, istruzione bellica, ben s' intende col minor dispendio possibile. Tuttavia l'idea del nu.ovo ordinamento proposto non nacque nell'on. Marazzi dalla preoccupazione d i rintracciare economie da int rodurrre nel bilancio militare. Essa si formò ed andò sempre più matlll'andosi,· in segnito all'originale concetto, della cui giustezza è profondamente convinto, che l'esercito italiano non possa, non debba avere altro obbiet· tivo che quello della difesa del proprio territorio, e che questa difesa sia esplicata sulle Alpi e nel settentrione. Due fatti, attentamente presi in esame, generarono nel Marazzi questo pensiero. << La forma generale, egli scrive, della frontiera terrestre « italica si approssima a quella di una mezza elisse, è in ge· « nere costituita da monti . . . . . . . ) « Questo fatto, collegato coll'altro di essere il popolo ita« lìano numericamente inferi0re più e povero del germanico, « del f rancese e dell'austriaco, impone un carattere difensivo « alle forze italiane, onde compensare la scarsezza del numero « e della pecunia, coll'ausilio di preparativi e di risorse che « non possono esistere al 'd i là dei patrii coniìni. >> Egli perciò vorrebbe che noi 1·inunziassimo alla milizia mobile, alla territoriale, alla comunale, rinunziassimo in somma ad a vere un. esercito strategicamente offensivo. « Dunque a n oi, egli con.chiude, conviene anzitutto una « energica difesa sulle Alpi, poi u na rapidissima offensiva a « fondo, cacciandoci nella mischia a corpo morto, profondendo « negli scontri sulla pianura tutti i nostri tesori, tutti i nostri « soldati, tutta la forza nazionale. « Riserve? conati successivi? linee posteriori di difesa? « leva in massa? Tutta rettorica e classicismo inutile. La no« stra avanguardia stia nelle Alpi e t utta la difesa si con« centri in una sola linea. 'E dopo? Dopo non v'è che la vit· « toria decisi va che annichilisce senza rimedio il nemico, o il e crollo d'una patria che ripiomba nella ser vi tù. Qnesta ter-
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NOTE B1B[.10GRAFIOl!E
« l'ibile e rapida tragedia è la sola possibile, il resto è ro(< manzo : v i. pensino gli I taliani. >> N on d iscuteremo menomamente questo concetto fondamentale, ma esso cost ituisce il capo-saldo del libro del :Marazzi,ad esso s'informano tutte le sue proposte per la struttura tipica dell'esercito italiano, è però mestieri averlo sempre presente, e tenerne stretto conto per apprezzare al suo vero valore il lavoro dell'autore. È per questo concetto che l'autore v uole per la zona montana tlll ordinamen to militare suo proprio; che le truppe alpine debbano fare colla popolazione dei monti pat~·ii un~ sola amalgama, e la leva in massa vi debba essere la pnma misura O'Ue1Tesca, preparata uei suoi minimi dettagli sin dalla pace; b ' e che, :finalmente si completi la for tificazione di confine, senza indug io « dedicandovi tu tti i fondi disponibili del bilancio, « anche a costo di dimezzare la forza annuale media sotto le armi. » « Resistere qualche mese sulle Alpi, non si perita di dire « l'autore, è salvar e J' Italia. » È per questo concetto ohe il 1VIarazzi, pel caso in cui la preparata resistenza alpigiana fosse superata, v uole un esercito di un tipo speciale, da concentrarsi tutto in una sola linea, incaricato di venire all'urto decisivo col nemico riuscito a sboccare nel piano. È per questo concetto, infine, che il Marazzi intende limitare la difesa al settentrione e vuole vi si innalzino fortezze di carat tere « più militare che politico. »
L'onorevole ì\Iarazzi, pertanto propone : . I. Quanto ora si spende, è si prepara per le milizie, si dedichi invece alla mobilizzazione della zona alpina. II. Tutta la pecunia dedicata alla fortificazione sia concentrata per le opere di frontiera. . III. L'esercito intero formi una sola linea di 600,000 combattenti; e raggiunto qnesto limite come quanti tà, si
N01'E BlllLIOGRAF!CllE
1473 consacri tutto il poter nostro a migliorarne mo~:almen te e materialmente le condizioni. E gli, poi, ritiene ohe la cifra di 600,000 soldati rappresenti l'esatto rapporto tra il n'Umero, la qualità, la (inan.ta, e lo scopo da raggiungere. Questa forza, verrebbe per natura.re svolgimento di fatti, a disporsi sopra tt·e grandi prime schiere, ohe non successivamente ma contemporaneamente, entrerebbero in guerra. Prima schiera. - Truppe scelte destinate a contrastare i passi alpestri, a spiare il moto delle colonne invadenti (alpini, bersaglieri, artiglieria da montagna, forti, popolazione armata). Seconda schie1·a. - Truppe sul piede d i pace dell'alta Italia (linea degli sbocchi fortificati a piè dei montii). Terza schiera. - Tut te le forze disponibili (destinate alla manovra in pianura ed alla difesa degli attacchi marittimi) . . L'esercito proposto di 600,000 uomini sarebbe così costituito:
37,000 12 reggimenti alpini; 37,000 12 reggimenti bersaglieri; 384,000 96 reggimenti linea; 24 reggimenti artiglieria da campo; 100,000 brigate d'artiglieria da fortezza e da montagna; 12,000 24 reggimenti cavalleria ; 10,000 soldat i specialisti ; 14,000 uomini di sanità militare (in pace nei reggimenti di fanteria) ; 6,000 uomini di sussistenza militare (in pace nei reggimenti di fanteria) ;
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600,000. A queste forze si potrebbero aggiungere le milizie locali per la difesa della Sardegna e della Sicilia e di alcuni punti della costa, oltre l'ordinamento militare degli alpigiani e delle guardie di fìnl}nza, le quali sommano a circa 18,000. 94 -
ANNO 'XLVI,
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NOTE ISlllLIOGRAFICIIE
.-;OTF. JllUJ,IOGRA r!CnE
I reggimenti di fanteria di linea a,rebbe~o 4 batta~li~1~i, di ,J: compagnie ciascuua con una forza. d1 250 uomini in tempo di guerra e di 40 in tempo di pa:e. . . Però ogni anno, per <)_Uarantacinque g1orn1 d1 m~n~vre le compagnie salirebbero ad un effettivo di 200 uOmllll ed il rea"imeuto di 3200. bO I re"'rrirnenti di alpini e dei bersag 1·1er1. a vrebbero uorroalme;~e in pace effettivi superiori a quelli di linea. Per l'artiglieria si avrebbe un movimento aua,logo a quello della fanteria. La cavalleria avrebbe sempre i suoi squadroni con nn effettiYo di 50 uomini monta.Li. I servizi speciali per le sussistenze e per la sanità si pre· parerebbero in pace ma s_i costituir~bb~ro soltanto ~n guerra. L'esercito sarebbe ordmato terntor1almente, ossia con reclufameoto territoriale e colle sedi dei corpi fisse . Il }.[arazzi, infine, vuolA un contingente u11.ico, il quale potrebbe fornire annualmente 130,000 inscril:.ti, e la ferma ridotta a 15 mesi. k giusto però notiamo la conclusione del Ma.rn.7:zi. E~li scrive : (< istema l<w>'itodale, sedi (ì,s.~e, feI·me brevi, confin·
« gente tmico, (1·erzuenti 1·ichiami, compagnie _picc~le, q~~dri « ottimi, (or-:rn bilanciata mi,iima, scuola pr~maria milita,,~ « obbligatoria formano un compless_o 1w~on 1co, che non s1 « deve scindere, e che bisogna dec1ders1 ad accettare od a « respingere in blocco. >>
Ci eravamo profisso di render conto del nuovo ordi__namen to proposto, e questo còmpito abbiamo sciolto. Ciò non oi impedirà, tutto volte ci si presenti l'opp?rtunità, ~i ~ren· dere a disamina talune delle tante e svariate quest1om accennate dall "onorevole :Ma.razzi. P er quanto ha tratto alla sola. missione difen::;iva ~el _proprio territorio che si vorrebbe assegnare alle forze italiane,
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n on possiamo in alcun modo associarci all e idee ciel :Marazzi. C'è assolutamente impossibile raffigurarci così un'Italia che, come la Svizzera, non si debba mai e non possa realmente spingere la vista olt.re i confini, e tanto meno dividiamo r idea ohe ne deriva, di un ordinamento militare, fogg iato ucl hoc por la sola evf3ntuu.liLà. difensiva. lfaltra parte, e lo rileva lo stesso a utore, il confine orientale si presenta in cond iz ioni bon differenti da quelle della fron tiera occidentale. Il l\farazzi osserva: « anzit utto il rap· « po1to numerico. fra gli eserciti e le finanze nostro colle « aust,riache non e così stridente per noi come nei possibili « contlitt1 colla Francia e la Germania: l'Italia fa assegna« mento sovra una decisiva preponderanza della flotta, sulle « simpatie non dubbie di quello terre che tut.1,'ora si chia«. mauo irredento, su d i un complesso di circostanze che reu« dono poco probabile il semplice carattere difensivo da parte « n ostra, iu una g uerra austro-italiana. » E sta bene. tanto più ohe il geniale autore soggiunge subito, che « la grande breccia delr Isonzo va ad ogni buon « fine colmata e che a ta le scopo non dovrebbero mancare « i mezzi. » Allora, però, il concetto fondamentale della sola difesa del territorio è vulnerato, dal momen to che non si esclude 1rna pos,iibilo offensiva delle forze i taliane contro l'Austria. Che se poi si intende, come sembra, mettere in g rado la frontiern orientale di sosLenero una gagliarda resistenza mediante opere d i fo rtificazioni non è più. il caso di pensare a riduzione del bilancio militare, ma sibbeuo quello di seriamente prepararci atrine,·ita.biie e ingentissima spesa. Il Marazzi, poi, dice le mie proposte vanno accettate o r espinte in blocco. Accetta.te in blooco, ammettendone per meni. ipotesi la possibile attuazione, porterebbero. fra le altre. queste due consegue11ze capitali: scouvolgimento di tutto lo stato militare esistente nelle basi e in tutti i dettagli, e una spesa. enorme per fortificazion i. , P er poco ,i rifletta, il :.\farazzi stesso con ,·erni con noi che le sue idee sono in grn11 parte premature. ·~,;-se per la.
Il
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~OTE lllBLIOGRAFlCB.E
loro singola1:ità e per ]a larga impronta di originalità, invitano a pensare ed a studiare; vagliate ed esperimentate, a suo tempo, potreb bero forse suggerire riforme rispondenti ai ·nuovi tempi e alle mutate condizioni degli eserciti odierni.
GrovANNt PELLEGRINI, maggiore nei cavalleggeri di l!"oggia lll0) . - Il reggimento lancieri di Foggia. Ricor·di storici (L863-t901). - Caserta, tipog. Marino, 1901. IL reggimento lancieri di Foggia - trasformato poi in cavalleggeri, come è attualmente in seguito al R. decreto 10 settembre 1871, relativo al riordinamento dell'arma di cavalleria - conta, relativamente, pochi anni di esistenza, e per contro non poche gesta gloriose, di cui a buon drit.to va superbo. Il Deposito lancieri di Foggia fu costituito in Vercelli il 16 novembre 1863 al comando del maggiore Massara di Previde; il reggimento, però, fu formato solo il 16 febbraio del 1864, nella stessa città di Vercelli e con interi squa· droni tratti dai lancieri d i Novara, Milano, Fir enze, Vittorio Emanuele e dai cavalleggeri di Ales:;andria. Del n uovo reggimento assunse il comando per breve tempo il colonn ello Barattieri di San Pietro con te Vittorio, che il 6 aprile 1864 fu trasferito al comando di Genova cavalleria, diguisachè nel brevissimo periodo di suo comando non potè attender e che alla prima e materiale costituzione del reggimento. L o sostittù il colonnello Canera di Salasco conta Ca:rlo, e cioè una delle più be.Il e figure di gentiluomo e cli soldato e che consacrandosi interamente all'ordinamento ed educazione del nuovo corpo, ne formò in pochi mesi uno dei più belli reggimenti dell'arma. E a tanto lavoro di intelligenza e di attività ben corrispose il r eggimento e brillantemente lo dimostrò nella guerra del 1866, di lì a poco scoppiata.
NOTE Bl llL IOGllAFICHE
147 7 È un tenente del r eggimento, il Costa-Reahini che ha la for tuna di scon trarsi pel primo col nemici e fuaarlo. D 93 · · cui· f u val'cata la fron tiera, inviato 0in ri.., giugno 1u cognizione co' suoi due plotoni sorpr ende in Castiglion Mantovano mezzo squadrnne di ulani, lo sbaraglia, lo inseg~1~ per q ualche tratto e ritorna poi con due prigionieri (fen t1) e tre cavalli presi al nemico. d ì s~g uente 1~ intero reggimento, facente parte della bngata d1 cavalleria del 3° corpo d'armat a comandata dal generale Di Pralormo, partecipa alla batta~lia di Custoza. Non ebbe ~ccas~one di compiere grandi azio!fi, ma impiegato dapprima LU sostegno dell'artig lieria sull'alt ura di Custoza, po_i ~el pomeriggio e sino a tarda notte nel piano v er~o Oli~s1 e presso la Gherla caricò parecchie volte a p lotom, mezzi squadroni e squadron i, tuttevolte gli si presentò occasione. · ·< Durante t\1t ta la giornata del 24 - cosi. si esprime il « colonnello D1 Sa!asco nel suo rapporto sui fatti d'arme « dei giorni 23 e 24 g iugno 1866 - io non potrò abbastanza « lodare lo spi_rito eocellentfl mostrato dalla truppa alla' quale << d~van~ ~obil~ esempio gli ufficiali tutti ed in modo spe« 01ale 1 s1gnon comandanti di squadi·one e di divisione. » Ed elevat o è l'ordine del giorno del 27 giucrno :::, al reaai. t:>t:> t b hi men o, c e c aramente dimostra quanto l'egregio colonnello fosse contento del corpo da lui formato e della massima fiducia che in esso ripon eva. « Mi è sommament e grato, egli seri veva, di esprimere al « r1:1ggimento la mia soddisfazione per la sua condotta nelle « giornate 23 e 24 corrente. Se la fortuna non ci arrise non « fu nostra colpa ed al riprendere dell'offensiva sono sicuro « che la brama di rivendicare l'onor e delle nostre a rmi « d~rà un nuovo stimolo all'eccellente spirito che avet~ « dimostrato », e continuava portando a conoscenza del reggimento i n omi dei noti pochi graduati e soldati seg ualatig li dai comaudan ti di sq nadrone per aver di~os~rato maggiore buona volontà ed ardimento in quelle d ue giornate.
di
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NOTE lllll!,IOGRA FIO 111,l
E come fa, bene leggere quelle nobili parole detr,ate da u n uomo come Salasco subito dopo Custoza; e per ciò abbiamo voluto r iprodurle. Nel fatto ben conosceva i suoi uomini il Di Salasoc, e a rag ione poneva in essi :fiducia. . . . Dopo Custoza, mentre l'armata del Mmc10 ~ndava nordinanclosi su lla linea dell' Oglio, alla cavalleria er a stato affidato i l servizio d i sicurezza e di esplorazione. Questo savi o impiego della cavalleria cagionò parecc~i. ~contri for~ tunati dei nostri cavalieri contro quelli austriaci, pur ess1 inviati in r icognizione fra. Mincio ed Oglio, e fra questi, brillantissimo il fatto d'arme di Gazzoldo, per opera del 4° sqnadrone dei lancieri di F oggia agli ordini del valoroso . . . . capitano Mussi Luig i. Il fatto è abbastanza noto. Il 30 gi ugno 11 capitan o Mussi giunt o col suo squaclroue a 6700 metri da Gaz~oldo, era informato dal sottoti=mente Santi comandante 11 plotone d'avanguardia, cbe in q uel villaggio trovava.si un gran n n~ mero di cavalieri austriaci. Erano, infatti, due squadrom del 13• ussari, che ivi avevano sostato moment3,neamente per riposare. Il capitano Mussi non Clll'a dì sapere qual forza vi si t rovi, pone tosto lo squadrone a.l g alop po, audacemente inompe nella borgata, disperde, fuga ed inseg ue i due squ adroni nemicì. Episodio di cavalleria de' più bri~-la.nti, de' più audaci, che, mentre illustrò il nome del Mussi, costituirà pur sempre, come la sua condotta. a Cnstoza, una delle glorie del reggimento di Foggia. . . . Il o·enerale Govone appena avuto contezza, ne mforma 11 coma~dan te del 3° corpo d'armata (alle 1,30 poro.) con queste parole: (< Lancieri di Foggia si conduss~r~ mirabilmel}te. ~ L a sera stessa del 30 giugno la not1z1a del fortuna to scontro cli Gazzoldo era comunicata a l paese col seguente Bollettino ufficiale della gu erra: ·« Bollettino n. 8, 30 giugno 186(i, ore 6,·10 p om - Due. squadroni u ssari di ,Vi,i.rtem.berg, avanzatisi su: nostr~ « territorio sulla destra del Min cio, furo no at taccati e messi <
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NO'l'E lllULJOGRAF!Cllt;
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<< in fuga t ra Goi to e Rivalta dal 4° squadrone dei lancieri « di F oggia. I lancieri f urono splendidi per impeto e cor-ag« gio. Presero al nemico non pochi prigionieri e gli ammaz« zarono par ~cchi uomini fra cui un ufficiale. Dei nostri leg« gerinente feriti i l capitano Mussi ed il sottotenente Santi.
« L 'aiutante genenile
« firmato: P E1'1Tl' r. » « E pel minisli·o : firmato : BIANCHI. » Alla sua volta la Giunta comunale della ci ttà cli Foggia, il 9 luglio si t·iuniva iu straordinaria solenne adunanza, e con voto unanime deliberava che ad ete,·nare la mem01·ia clel coraggio e del valore che il 4° sqi&adrone addimost,·ò nel brillante fatto ct'armi di Gazzolclo fosse coniata e distribuita a tutti g li ufficiali e m ilitari di truppa una medaglia d'argento, portante impresso da una par te lo stemma del Mun icipio di F oggia, con intorno la scritta : Il 1l!lunicipio di Foggia al valoroso 4° squadrone dei lancieri di Foggia, e dall'altra l a figura d'Italia con intorno le parole: Guerm dell'inclipenclenza cl'ltalia e Ga:::zoldo 30 giugno 1866. ,
Questi i fatt,i principali narrati nei pregevoli Ricordi, i quali furouo compilati nell'occasione in cui alla commovent e cerimon ia del rinnovamento dello stendardo si volle associare una solenne commemorazione del 35° an niversario di Gazzoldo. Il maggiore P ellegrini non poteva sciogliere in modo migliore l'assnntosi impegno. Dotato di u na singolare facilità di esposil6ione, possiede pnre l' iuLnito della g iusta misura fra il fatto par ti~olar e e il contorno. Cosi, senza che ne appaia la difficoltà che pure e grande, nella. narrazione del fatto del reggimento òuraute la campagna, egli sa dire degli avvenimenti militari generali quanto è necessario e nulla più per delineare la sit uazione in CLÙ si svolse l'azione del reggimento. A nostro aV\Tiso per sobrietà, per
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NO'rE lii HLIOGltA F I One
chiarezza, e per l'elegante proprieta. del linguaggio la monografia del Pellegrini è un vero modello pei lavori del genere. Con ottimo pensiero egli ha unito al testo il ritratto del capi tano Mussi e un bel disegno deJr attacco di- Gaz· zoldo. Non sappiamo poi renderci ragione del perche abbia intitolato l'opuscolo : Il reggimento lanciei·i di Foggia, anzichè cavalleggeri 0i Foggia, nome che il reggimento porta da un trentennio. E il reggimento Foggia che ha compiuto le belle e gloriose gesta descritte cosi bene dall'autore; che importa se nel 1866 era di lancieri ed ora è di cavalleggeri. Trattandosi di libro che dev'essere nelle mani d'ogni soldato del corpo ci pare fosse assai più appropriata la denominazione di cavalleggeri di Foggia. È un nèo lievissimo in tanta bella opera; lo rileviamo soltanto perchè ha una portata d'indole morale. Notiamo pure la mancanza di uno schizzo del terreno fra Adige ed Oglio. L'autore in altra edizione farà bene di aggiungerlo, ed allora sarà a tutti facilitata l'intelligenza delle operazion i della campa,gna del 1866. .A.l valoroso reggimento i nostri rallegramenti pel culto che por ta alle glori e passate. I nostri elogi all'egregio maggiore Pellegrini per la riuscitissima monografia.
G.
NA'l'A e.E. -
Le economie ed i servizi tecnici nell ' esercito.
- Ravenna, tipografia Ravegnana, _1901. L'autore non è punto animato di preconceita avversione alle novità negli organismi tecnici ed amministrativi del1' esercito ed anzi si associa di buoµ animo a non poche proposte propugnate da coloro che suggeriscono le economie. Così egli accetta la sostituzione nella massima misura possibile, degli ufficiali in congedo agli impiegati ci vili e la diminuzione degli ufficiali subalterni in tutte le armi, e la
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N01'Jil lllUUOGRAFICEIE
sostituzione ad essi' di ufficiali di complemento. Nulla ha ad opporre all'adozione della sede fissa dei reggimenti, e alla semplificazione- della mansione amministrativa· ritiene anzi esser e il decentramento amministrativo una. d elle più urgenti necessità. .M:a qui non s'arrestano le novità ed econ-omie propuO'nate. 0 Si chiede: . 1a riduzione delle attuali fabbriche d'armi e deO'li arsenali di Stato 1 la soppressione dei gallettifìci m ili~ari e delle officine di costruzione del genio in Pavia; la riduzione del personale sanitario avvalendosi in larcra . o m1sura, nel tempo di pace degli stabilim enti s,;i,nitari civili; la costit;nzione di un corpo tecnico (artiglieria. e genio) avente la missione di provvedere ai progetti, alle costruzioni, all'armamento dei forti ed a tutto ciò che riguarda il loro attacco e difesa ; la manutenzione degli immobili, i mmobili militari da affidarsi agli stessi corpi, comand i od uffici esistenti ; prog etti e . cos~ruzione dei fabb ricati militari da affidarsi a.l genio civ1le, il quale pure dovrc1bbe provvedere alla esplicazione di tutti gli atti aventi carattere contenzioso-amministrativo, cioè contratti, liquidazione dei danni, liti, ecc. Queste i mportanti questioni che riflettono i servizi tecnici nell'eser~ito Hono analiz_zate e discusse a fondo dall'egregio au tore, 11 quale conchmde pel man tenimento inal terato dello stato di cose attuale. Egli scrive : << scevri da ogni pregiudizio di tradizione e « da ogni male inteso affetto professionale, abbiamo esposte « le nostre idee come meglio fu possibile i l farlo, punto ani« mato da preconcetta avversione alle noYi ta negli oro-a« nismi tecnici ed amminist1·ativi dell'esercito, ma essenzi:1« mente mossi dal proposito di fare argine - per quanto la «·nostra povera parola lo possa - al dilagare delle idee in « format.e a malintese economie, idee che alimentate da cer te « odierne aure popolari, potrebbero tornare di grave iattura « a quella stessa potenz ialità militare in nome della q uale le « idee si colti vano. » 1
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::-on.
UIULIOGRAl'lCII~!
Sopra questioni di così capitale importanza, _qt~ali son~ queste minutamente esaminate .dall'autore, non e 11 caso dt esprimere tjll Ì nè giudizi nè app1·ez7:am~n~i.' Senza. dubbio 1 non tutti si associeranno alle conolus1om cui vonne l autore, ma poichè effettivamente codeste questioni s.ono sul tapp~t~, cosi ropuscolo del Natale ha un grande me~1to: que~lo, ci~e, di studiarle nel modo il più particolareggiato e di offhre al lettore il mezzo di rendersi conto esattamente dell' im· portanza ed entità di quei gravi quesiti: Lo studioso dev'essere gi·~to al maggiore Natale del suo bellissimo lavoro, il quale, ricco di dati o nol',izio e denso di ragionamrmti e considerazioni, serve mirabilmente a mettere in chiaro il Yero stato dello cose ed, anche, ad ammonire dalle precipita.te risoluzioni. Consideriamo quindi stretto dovere seg nala.re r interessante opuscolo.
F 1uso~r Cr:smro, d irettore didattico. - 11 Re virtuoso. Cenni ùiog1·afici cli Umbe1·lo I. ..1.. .Anagni (Ro ma), 1901. L'opuscolo è dedicato: « a Sua Maestà. Vittorio Ema-
« uuele III Re d'Italia, il quale degno figlio di Umberto I, è « continuatore di virtù che fecero di Casa Savoia la più degna. « dello dinastie, l'astro più fulgido e benefico della patria. »
È informato alla più sentita devozione alla dinastia ed al più caldo amore per la persona di Umberto I._ . Premessi brevi cenni intorno alla genealog1a della Casa di Savoia, l'autore tesse una. biografia. abbasta.nz11. dettagliata dal compianto Re, dalla sua. nascita. (14 marzo 18!'1) al tn~ce assassinio di Monza (29 luglio 1900). La narrazione è ripartita in distinti capitoli con relat iva intestazione, sicchè riesce facile rinliracciare quelle date o notizie di cui sì abbia bi. . . . sogno. lt lavoro modesto dettato dal nobile intento d1 far conoscere ai giovani le eccelse virtù di Umber to.
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I
Il Fri,;oni fa uso di un lingnnggio piano, facile, adatto, per ciò, ad ogni ceto dì persone, e noi gli auguriamo ohe l'ottimo suo scritto trovi larga diffusione e specialmente fra ht tmppa e i giovani popolani.
•r.
E . C.H,\\'ELL, major. - Tactics of to-day (Tattica odierna). - William Hlackwood, Edinbnrgh and London, 1991.
Fra le innumerevoli pubblicazioni sulla guerra angloboera a ·ogni paaso, ma specialmente inglesi, questa del maggiore Calwell è senza dubbio delle più importanti e merita· vole a· essere conosciuta e discussa.. Che la guerra sudafricana si svolga in condizioni affatto differenti da quelle in cui è supponibile a\·verrebbe un sei·io conflitto in Ew·o,Pa, nessuno vorrà negare. n· altra parte non è men vero che in quella lunga lotta si trovano di fronte per la. prima volta due fieri combattenti che fanno uso delle armi da. fuoco odierne più perfezionate, onde sarebbe assnrdo non ammettere se ne possano trarre istrnttivi ammaestramenti per q nanto ha tra.tto alla tattica. Il Calwell scrive in proposito un grosso vol ume. L e sue idee non saranno tutte accetta.te in Europn, perchè troppo contrarie a quelle generalmente ammesse; in ogni modo non si può mettere i n dubbio che esse sieno la logica deduzione dei. fatti osservati. che invitino a riflettere e ci facciano conoscere il pensiero inglese rispetto alla tattica delle tre armi. Crediamo perciò che una recensione alquanto diffusa dei punti principali dell"interessante libro del Calwell non sarà per riuscire discara ai nostri lettori.
.. Prima di parlal'e dell'aziono delle si ugole armi, r autore prende in lunga disaminA. il dibattuto quesito dell'offensiva e della difensiva nella battaglia. Le armi da fooco moderne giovano tanto al difensore quanto all"aU.accante. La grande forza della difensiva risiede
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NOT B llllltl OGRA 1•1 Cll lt
nell'enorme difficoltà di eseguire l'attacco, il quale vuol essere intrapreso da grande d istanza e condotto ~on l unghe linee di cacciatori, che mal si prestano ad essere dirette. Coll'avanzare della linea attaccante il fuoco nemico diviene sempre più micidiale; i cacciatori debbono trarre profitto di ogni riparo del terreno per coprirsi. In og_ni mo_do l'attacco non ha probabilità di riuscire se n on è di contmuo ap po~giato dalla pr opria artiglieria, sicchè, s' _impone l'accordo il più stretto fra le due armi sorelle; 1 eliografo ha reso alle truppe inglesi buoni servigi pel collegamento costante dell~ due armi. L'attacco frontale va congiunto con 1;1n attacco d1 :fianco; le armi moderne pel'lnettono an~i di tenere a bada il n emico sul fronte con poche forze e di impiegare la massa n ell'att.acco di fianco. Il deprimente pensiero della-minaccia deffaggiramento costituisce il punto debole della di~ensiva . . L'attacco frontale della cavalleria, sebbene non sia assolutamente impossibile, non ha, però, alcuna pro_bab~lità d~ -successo. La cavalleria troverà invece opportuno 1mp1ego stu fianchi, dove mercè la sua mobilità -sarà in grado di pre-stare utili servizi. A vantaggio della difensiva il Oal well nota ancora che i movimenti per l'aggiramento richiedono, per rattuale portata delle armi, m't tempo assai maggiore che nel passato. In complesso, mentre non esclude i vantaggi ~ell' offensiva - chè anzi li mette in rilievo - il Calwell mtende rivelare la forza della difensiva. Non si dimentichi, egli dice, che pochi cacciatori, purchè abbiano innanzi a loro un a~atto campo di tiro, son o in grado di arrestare un grosso mantpol? dell'avversario, e che un solo pezzo bene al coperto puo distruggere una batteria, ove sia costretta a portarsi in po· sizione allo scoperto.
Assai interessante è quanto scrive il Calwell i ntorno alla tattica della fanter ia. La fanteria inglese soffri enormi perdite perchè si presentò ai Boeri colle formazio~i dettate dalla CYUerra del 1870• L'ordine sparso e la formazione nel senso t:,
NO'l'Jl: UIBLIOGRAl''ICJJE
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del.La profondità, permangon o t uttora, ma la polvere senza fumo, il focile di piccolo calibro, ed i perfezionamen ti introdotti nell'artiglieria, hanno recato capi tali cambiamenti nella tattica dell 'arma. Qui ci si trova fra Scilla e Cariddi. Lunghe lin ee i n ordine sparso non sono nè comaudabili, nè dirigibili; formazioni in ordine chiuso n on si possono impiegare. L'ordine sparso quindi si impone; l' intervallo fra i caccia r.ori dai quattro agli otto passi sembra il pil\ adatto. Ne viene però una grande estensione del fronte, sicchè il battag]ione ha cessato di essere l'unità di combattimento e lo sostituisce la compagnia. Il comandante del battaglìone non può che di tanto in tanto trasmettere ordini alle sue compagnie (1), al comandante la compagnia spetta la direzione della pugna. Una compagnia che abbia spiegato tu tti e quattro i suoi ploton i, con 140 metri di distanza fra le varie linee, avrebbe un fronte di 180 metri e una p rofondi tà di 420. Spazio enorme, osserva l'autore, che però diminuisce coll'avanzare: il primo e secondo plotone 1:ì.niscono, per le perdite subite a costituirne uno solo , e gli altri plotoni serrano sotto. Un ba ttaglion e può, a mo' d'esempio, spiegare cinque compagnie in prima linea, assumendo un fronte dai 700 ai 900 metri. :A.Ila distanza di 300 metri seguono due compag nie con uguale estensione del fronte delle compagnie d i prima linea ; ad altri 300 metri di distan za segue l'altra compagnia quale riserva. Il battaglione occuperebbe così uno spazio di 700 metri di fronte e di 1400 di profondità. Le due compagnie in seconda linea potrebbero anche prendere un inter vallo di soli 4 passi da soldato a soldato e così spiegare sul fro nte due plotoni invece di uno, riducendo per tal modo la profop.dità a 180 metri. Cer tamen te il conservare l'ordine jn qneste linee durante jl combattimento pr esenta g randi diffi coltà. L'uomo nel momento del pericolo te.ade ad avvicinarsi al suo vicino. D'altra (.1) A nota.r; ì che il baLtaglìono lnglosf si eomr>ono di 0110 com11agnle a quallro plotooì.
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NOTE ll l B[,lOGll/\FICHE
parte le perdite aumenteranno gli intenalli. Hisogn~ c~e il soldato sia istruito a serrare su quel lato del plotone ~dwat~ dal comandante la compagnia, e ohe l'altro ~loton~ ~1 port~ sul lato opposto. In tal modo si impedirà. il ver16cars1 d_1 grossi intervalli e la perdita del collegamenLo fra le vane compagnie. . . . , Nell'avanzata sarebbe vantagg10so d1 continuare, senza a_r· restarsi, a portarsi avanti, ma le linee offrirebb~ro :UU b~rsagh~ troppo visibile. Conviene perciò_ far ~so d1 piccoli ~ba~z~, avendo cura che uno dei plotoni re5tl fermo e cont~n~1 11 fuoco, mentre gli altri plotoni corrono alla nuova pos1z1one. Per la difesa non occorre disporre le truppe nel senso dell_a profondità; con viene per c~ntr~ . mett~re ~ p~iro~ linea 11 maggior numel'O possibile d1 furn h '. lasci~~do 1n~1ett0 soltant~ · ola•• riserva, per fronteag1are 1 11nprev1sto, ben na.. una p1cc "' . . scosta e collocata a breve distanza, possibilmente a non prn di 300 metri. La massima cura della difesa deYe consistere nel mett_ere ~I cope1-to le proprie truppe e sottrar~e all a _vista del nemico~ (E uesta la nota. tattica impiegata. dai Boen cou tantosucces:,o). q R ispetto al rimpiazzo delle munizioni, il Calwell oss~rva che non si può fare assegnamento pel loro traspo~-to ~o linee combattenti sopra animali da. basto, che appena m vista ~ono uccisi. Un mezzo che diede buoni risultati fu quello dt fa.i: recare munizioni dalle linee seguenti iu località coper_te_, e cl'. distribuire ad ogni soldato il maggior nu~ero po~s1b1le dt cartuccie che possa portare, senza sov:accar'.carlo di troppo. Circa la baionetta., poichè i fucili dei Boen ne ~r~no spro~,·isti non si hanno dati sperimentali. L'autore ntiene, pero, eh' e~sa non possa giocare se non assai d_i _rado .u ~a par te de· cisiva; può per altro, rendere ancora ut1h serv1z1.
' . Passiamo alla cavalleria. . . L'autore non ne disconosce r importanza, ma _n on st pe~ua di affermare, dimostrandosene pienam~ut~ convmto, che 1 attacco di cavalleria contro fanter ia d isc1phnata non ha alcuna
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probabililà di successo. Ammette che come è conveniente di lasciare alla fanteria la baionetta, così non è il caso di Loaliere t:> alla cavalleria la lancia e la sciabola, ma d'ora in a ,·anLi la sua Yera arma è il moschetto. Bastano queste -poche righe a porgere una suflici<1nte uozioue intorno allo idee dell'autore sulla cavalleria, ma la guerra sud·africaua non si presta per trarre deduzioni sul 1' impiego delle masse di quest'arma, quale si intende fare in Em·opa. I Boeri, sebbene tutti a cavallo, non di::;ponevano di un solo squadrone di vera cavalleria e gli Inglesi non seppero, fori.e, impiegare la propria a dovere. Che rappiedamento abbia oggidì a.equi.stato singolare importanza; che il combattimento coll'arma. da fuoco da parte della cavalJeria, non debba più essere considerato como un espediente, ma come un nuo,o e importante modo di combattere, molti scrittori hanno detto anche in r1uesti ultimi tempi. Noi caldi fautori dell'arma da fuoco e della necessità di seJ'iamente apprendere alla cavalleria a. combattere da appiedata, non possiamo, per alLro c.:he accogliere colla massima riserva le idee al riguardo espresse da.li' autore. La campagna sud-africana non presenta, al postutto, fatLi ed insegnamenti tali che giustifichino coteste deduzioni, le quali, se ammes::;e, cond urrebbEù'o logicamente al l'abolizione del lu cavalleria come è al presente, per sostituirla con fanter ia montata.
Interessanti e notevoli le considerazioni sull'arti t:,alieria ' perchè appoggiate sopra dati tangibili, sopra fatti svoltisi le mille vol te, nella stessa maniera e con identici risultati durante tutta la lunga campagna. Da ambo le parti si fece uso con. grande profitto di oa.nnoni a tjro rapido e di obici da campo. L'artiglieria del partito della difesa ha grande vantaggio su quella dell'attaccante, purch·è sia collocata in adatta. posizione, e ben coperta alla vista del nemico. l Boeri a questo riguardo furono dei veri maestri: i loro cannoni poterono ti-
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~o·rE RtB{,IOGIIU' ICUR
rare, non per pochi minuti! ma per delle ore, senza rivelare la e loro posizione. L'artiglieria dell'attacoante non può porbarsi sulla posizione nella stessa maniera. che usava nel passato; bisogna si muova e si metta. in posizione senza farsi scorgere, sotto pena di essere distrutta in pochi minuti. Non è necessario di riunire l'artiglieria in grandi masse; ciò nella plUTa.lità dei casi è svantaggioso, pernhè è qua.si impossibile ti:ovare estese località che permettano la messa in posizione di lunghe. linee di artiglieria che siano al coperto dalla vista del nemico. L'unico mezzo di sottrarre l'artiglieria alla vista del nemico è quello di impiega.ria. per batterin, magari per singolo pezzo. L'artiglieria della difesa si limiti a far fuoco sopra ber· sagli ben determina.ti; per quella invece dell'attaccant.e è imperiosa necessità di accompagnare l'attacco della propria fanteria col suo fuoco continuo, e sommamente dannoso è il cessare il fuoco nel momento decisivo in cui la fanteria. abbandona la posizione al coperto per lanciarsi all'attacco. L'artiglieria della difesa se è bene postata poco ha a te, mere dall'artiglieria nemica, e le con'vìene dirigere il suo fuoco contro la fanteria attaccante, tostochè le presenti certo bersaglio.
L'autore s'occupa. pure in modo particolareggiato delle opere di fortifica,zione campale, delle l'itirate, degli inseguimenti, delle imboscate. Riguardo alle prime, è essenziale eh' esse offrano reale ripar~ al fantaccino e al pezzo. La terra scavata non va. collocata innanzi al fosso, ma vuol essere dispersa· naturalmente sul suolo circostante, per modo che nulla apparisca all'occhio dell'avversario. La grande portata delle armi da fuoco consente al partito battuto di compiere la riti.rata. ·assai più faci lmente di
NOTE BlBLIOGRAl."IOllE
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prima. La retroguardià composta per la. maggior parte delle armi a cavallo con qualche ripar to di fanteria, anche se poco numerosa, è in grado di trattenere pel tempo sufficiente il nemico e di obbligarlo a spiegarsi, e non importa per la resistenza di cui è suscettibile, si tenga a grnnde distanza dal grosso dell'esercito. Gli inseguimenti sono piu che mai di spettan za delle armi a cavallo; · ma non è il caso di gettarsi addosso al nemico. È opportupo, invece, di portarsi sul suo fianco e, alla distanza di tiro efficace, di tempestarlo con cannonate e colpi di moschetto. Le imboscate, nelle quali i Boeri sono maestri, hanno avuto una gran parte nella guerra sud-africana. E quasi certo che in una guerra europea le cose passeranno differentemente ; in ogni modo, sarà utile di addestrare le truppe in questo genere di operazioni, poichè il soldato che sa tendere un'imboscata, facilmente sa anche schermirsene.
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In complesso, si può dire che il. Cahvell è lontano da qualsiasi esagerazione. Egli ammette ohe i principi fondamentali, i quali hanno retto sino a.cl oggi l'impiego delle tre armi nel ·combattimento, lo reggano tuttora. È nelle modalità, nei particolari d'esecuzione, che la polvere senza fumo e le nuove armi da fuoco hanno forzatamente arr ecato sostanziali modificazioni e cambiamenti. Il Calwel perciò fa ogni sforzo per mettere in rilievo l'importanza e la portata del fuoco odierno, colle conseg uenze che ne derivano a.Il' impiego ed azione delle tre armi. Ha interamente ragione lo scrittore inglese, il quale rispecchia le idee degli Inglesi sulla tattica odierna - idee formatesi in seglùto all'esperienza fatta per l ungo tempo cli quel fuoco micidiale - oppure hanno più lunga vista g li altri tattici europei che su per giù si sono arrestati alle deduzioni tattiche della campagna del 1870-71, ed anzi non tengono neppur conto di taluni insegna.menti rivelatisi nella maniera la più evidente in quella campagna? 9~ -
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Non può essere nostro còmpito intavolare una discussione in propòsito alla leggiera; l'argomento è troppo importante per non svolgerlo a fondo; epperò dobbiamo astenercene.Non vogliamo però trattenerci dall'osservare che in sede generale se molto si parla: della grande potenza delle armi da fuoco odierne, nel fatto poi, e cioè nei regolamenti e nelle manovre, · non se ne tiene sutficiente conto. Ci pare quindi che il bel lavoro del Oalwell, del quale non si può non ammetter e e riconoscere l' importanza, sia il ben venuto, poichè serve, senza dubbio, a gettare luce sui più delicati quesiti che interessano g li eserciti .
B. D. Mercoledì, 7 agosto, a Steding nel Tirolo è morto il generale Oreste Baratieri. Sulla tomba del suo antico Direttore, la Rivista militare depone un tributo cli profondo cordoglio .
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RASSEGNA MILITARE ESTERA:
RASSEGNA MILITARE ESTERA
NOTIZIE
AUSTRIA-UNGHERIA.
CoNGEl>I TE1lPORANE I PEI\ L'EPOCA. DE L RACCOLTO . - Rilevasi dai giornali austro-ungarici che il Ministero della guerra dell'eser cito co~ uoe e quello della Zttndwehr cisleitana hanno ordinato n titolo di esperimento che una pa rte degli uomini di trn ppa che sono nel terrirorio dei corpi d'armata VIII (Prag) e IX (Josefstadt) sia mandata in con11edo . e temporaneo per l' epoca del rar.colto. I soldati che ne foranno domanda otterranno una licenzadi 15 giorni, e cioè dal ,t O al 15 di agosto. A c.r, E r. C F.ll l MENTO OE f, CA lllCO DEI. S,1LOATO . Facendo se<>uito alle notizie pubblicate nella Rivista militare del t 6 aprile corr;ute nono (pagina 732), rjportiaroo in riassunto qui appresso quanto dico il Pester Lloyd del 9 luglio ultimo scorso circa l'alleggerimento dal carico del soldato di fanteria allo scopo ùi au mentarne la dotazione di munizioni. Premesso che il risulta to degli studi tuttora in corso nel campo di Bruck an der Leithn sono :ittesi con vivo interesse dal mondo militare il giornale di BudafJest soggiunge che sarehbe partito migliore d'orrni altro addivenire più che ad una modificazione dell'a ttuale zaino, :i1a completa abolizione sua, sostituendolo, secondo le opinioni concordi di numerosi uffi ciali esperti, con un semplice sacco di sto ffa impermeabile. Siffatta pro posta, pul'lroppo, non Ira fin ora trovato in alto ascoltatori innuenti forse perchè· è vecchia consuetudine quella di vedere il fa ntaccino con uno zaino sulle spalle. Un ulteriore alleggerimento potrebbesi conseguire, dice il citato periodico, confezionando con materia più leggera il piccolo zaino per car-
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tucce (4) e le giberne. Parecchi raccomandano all'uopo l'alluminio, il quale metallo potrebbe eziandio servire pel' le gavette-marmitte e le t11zze da bere; e rimproverano all'amministrazione della guerra di non adopera rsi come dovre IJbe ne li 'es peri mentarne l'impiego. Questo rimprovero, dice il Pester Lloyd, è ingiusti fi cato, perchè da lunghi anni durano gli esperi menti con l'alluminio, ed anche attualmente presso le truppe sono in prova su scala molto vasta delle gavette costruite con questo metallo; ma fi nora non il stato possibile addivenire ad un giudizic, dcGniti vo . È bensì vero che in German ia, Russia cd anche in Svizr.era parecchi oggelli d'eq uipaggiamento sono confezionati con alluroioio, ma non ancora si è potuto con certezza constatare il grado di loro resistenza, ed anzi pare che al riguardo sianvi molti dubbi; mentre quel la deUa resistenza è una condizione molto importante a conseguirsi, trauandosi special mente di oggetti clit! per Jiet:ine d'anni rimangono in deposi to nei magazzeni . Lo esperienze che furono fa tte nel Belgio, dove una grande quantità di oggetti d'alluminio, do po tem po relativamente breve, divenne inser vibile, giustifi cano la circospezione che rivela l'a m· ministrazione austro-ungarica della guerra nel decidersi intorno a tale quistione ; tanto pi ù che anche nell'esercito tedesco qualche voce si leva attestante che l'alluminio di alcnni oggetti d' equipnggi:imen10 colà in uso, dovrebbe essere ralforz:ito mediante una legn con altro metallo; o converrebbe addirittnra rinunciare per q11egl i oggetti al suo impiego . Un altro motivo per cui in Austria-Ungheria si procede guardinghi in tale bisogna si è che si son fa tti molteplici esperimenti con un nuovo metallo, il inagncdium, che è uaa lega di ,,ll uminio e magnesio, e che pare giustilì chi le molte speranze che si nutrono di poterlo s,istituire assa i vantaggios:imente all'alluminio nella costruzione di oggetti milita ri, perchè 1100 ne ha i difetti e tuttavia è di peso leggiero. FRANCIA
Yr.r.octl'EOISMO l!lf, ITARE . - Una prova speciale per ottenere il brevetto di velÒci pedista ebbe luogo recentemen te a Tolone. Gli uomini della riserva e dell'esercito territoriale che desideravano -0uenere il brevetto, indirizzarono le. loro domande al coman dante di recl u1omeo10. (l) Il soldalo aus triaco, o!Lro lo zaino contenen te oggetti di vestiario, porla, al disotto da ti uello, a1{cue un piccolo zaino per car tucce ove sono all oga li anche i viveri di riserv11. per modo cho dovendo alleggerir,i d'una parte dell 'equipaggiamen to, non occorre ra r altro che deporre lo zaino soprastante lascianrlo al suo posto que llo per carlUcce.
-e separato
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RASSEGNA MILITARE ESTERA
I sergenti maggiori ed i marescialli d'alloggio capi furono ammessi al la prova, alla condizione di rinunciare al grado, per rimanere sempl icemente sergenti o marescialli d'alloggio, all'atto delllr loro missione quali velocipedisti . l candidati per essere ammessi alle prove dovettero subire un esame di le11ura, scriuara e aritmetica e dovettero dimostrare di saper praticamente far uso di una carta stradale, ed inoltre esser riconosciuti, dal medico aggiunto alla commissione, aui allo specia le servizio di ,•elocipedista. La prova pratica consistev.i nel percorrere 60 chilometri in 6 ore, con una bicicletta portata dai candidati stessi. La commissione doveva assicurarsi pure che ciascun candidato fosse capace di smontare e rimontare i principali pezzi della propria maccbina. TESENTI rn 1a E C.IPITA!'il COMANDAlSTI 11\" CAVALr,ERIA. - C:on recente decisione fo soppresso l' impiego di tenente in 1 a in cavalleria. La di visione dei tenenti in due categorie dava luogo a non pochi ìnconvenienti nell'attribuzione del diritto al comando allorchè un ufficiale cam~iava di reggimento, essendo la uomina di tenen1e io 1• regolala per reggimento, e uon poche difficoltà si dovevano superare al lorchè trauavasi del passaggio di tali ufficiali da un reggimento all'a ltro. Inoltre la classifieazione dei tenen~ in due categorie noo aveva più ragione di essere, essendo scomparsa la differenza d~llo stipendio assegnalo a tali categorie, poichè gli assegni sono ora basati unicamente sull'anzianità di grado, condizioae del tutto iudipenden:e da ll'impiego occupato dall'uflìciale. Colla stessa decisione presidenziale si è provveduto :il modo di regola r.: la-nomina a capitano comandante. Finora i capitani ,comandanti erano nominati per reggimento, ciò che portnva all' ioconvooiente che menn·e aleuni capitan i poco anziani erano comandanti nel loro reggimento, in altri reggimea1i vi erano comandanti in 2a cbe contavano molti anni di spal line di più. Per evitare l'inconveniente o, per lo meno, per renderlo meno grave, $i è stabilito che per l'impiego di capirano comandante la nomina venaa fatta per specialità d'arma, divideudo la cavalleria nelle 4, suddivisio~i seguenti: 1° corazzieri. 2° dragoni. 3° cava lleria leggera 111 Fi·ancia. ,;.o )) in Africa .
RASSEGNA MILITARE EST.ERA.
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Speciali prescrizioni regolano inoltre il passaggio dei capi tani in 2" da una suddivisione d'arma all'altra per convenienza personale o per mancanza di attitudine fisica. , ESPERUIENTI DI VETTOVAC LIA.MSNTO. - Durante l'anno corrente avranno l uoao nei vari dipartimenti esperimenti di vettovagliamento per truppe mobilitate. Questi esperimenti dureraono un sol giorno ed avranno per scopo di preparare il personale desLinato a coadiuvare il s~rvizio di Vel~ tovaaJiameuto uelle troppe mobilirnte e delle piazze foru tu tempo d1 gnet~a. di far conoscere quali risorse offrano le locahtà di ~adnnata, di soaaioroo o di passaggio delle unità riunite per essere dtret.te alle 0 arma~ ed infine di fami gliarizzare le popolazioni coi procedimenti clJe verranno adottati e che saranno gli stessi, ai quali si ricorrerà io caso di aLterra. Le varie derrate saranno cioè rimesse direuamente dai coltiv:~ori e dai c;ommercianti alle commissioni incaricate le 11ual i ne erfettu ernnno il pagamento senza l'intervento di interm~diar"ì. Co)1UN.ICAZI0N1 cou,' AnltCA CENTRALE. - Viene annunziato dall'Africa occidentale che la via direlta dal Niger a Taboua e a Zinder è stata aperta definitivamente al traHico Il sono quindi assicurate, nell 'inte~esse della colonizzazione, le comunicazioni col lago Tebatl e col tratto d1 territorio a sud del medesimo, compreso fra il Cltarì, la Saog!1a e l'Ou· banghi, cioè col prolungamento del CoJ1go frnncese. La stampa francese r;iieoe perallro tale noti1.ia prematura, non potenda::i seriamente a.ffermare che le regioni dell'interno siano ormai aperte alla colonizzazione solo percl1è una missione è ginnta (I penetra rvi superando enormi dirficoltà. D1PE1''l>6NZ1\ OEL f,t: AUTOl\IT,Ì. MIUTARI IN A.r.GERJ.\ . Il decreto del 23 agosto 1898, riflettente i poteri del governatore dell'Algeria rispetto alle autorità militari , è stato così modi6cabo: Per quanto concerne la sicurezza e l'organizzazione interna dell'Algeria, il comanda nte del 19° corpo d'a rmata .e il comandante le forze navali io Alrreria di pendono doll'alta autorità del governatore genernle " . . ... il quale decide sulle loro proposte o le sottomette ~1 mrn1stn co~petenti. I comaudanti lo divisioni son posti per tale nspetto alla diretta dipendenza del comandante il corpo d'armata. . In caso di guerra esteron, il solo governo centrale dispone delle fo rze di terra e di mare che trovnnsi in Algeria. TJisTRIIIUZtONF. 01 v1No. - È allo studio il mezzo pratico per poter fare alla tni ppa una distribuzione di vino gioroaliern, al c1 uale s~~o?o il Parlamento votò un cred ito nel bilancio del "90·1 di 3·17,000 d1 lire.
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RASSEGNA l!ILITARE ESTERA
RASSEGNA
Molte sono le diffìcoltil che si presentano per risolvere una ta le questione e sembrn che pel momento si voglia procedere ad un semplice esperimento in alcuni corpi d'armata che sarebbero preferibilmente quelli delle regioni vinicole. Delle 3·17,QOO lire, so lo 217,000 si destinerebbero alle distribuzioni di vino e ·I 00,000 verl'eblmo impiegate per distri buire birra e cidro. L':,mministrazione della guerra valu ta ad ·I 1, 000,000 di lire la spesa annua per poter d11rc giomalmeute ½ di vino a ciascun soldato, calcolando la fo rza media in ~00,000 uomini. I viticul tori stimano invece che con tale somma si possa dare '/~ litro di vino al giorno a ciascun individuo, calcolando su di una fonn media di 400,000 uomini ciò cho porterebbe al consumo di 750,000 euolitri di vino: n lire Hi per ellolitro, sorebbe1•11 in cifra tonda H milion i. Per non sorpassare unn tale somma le !<pese di trasporto dovrebbero. essere mol to ridollc e si do\•rehbe esentare clal dazio comuna le il vino dell'amministrazione mLlitare.
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mata di truppe regolari ed uno composto di truppe regolari e di milizia, cli organizzare le rimanenti forze :;111siliarie per la difosa i.li Londra e dei porti mercantili ; e) Subordinamente al soprn esposto, ossere in grado, in caso rii necessiti1, di mandare fuori della Gran Brettagna due corpi d'armata completi con una divisiooe di cavalleria e le truppe necessarie a guardare la linea di operazione. Questo programma,, come SL vei.le, avrebbe implicato la formazione ùi r1_1rnttro <:orpi d"armntn e cli una divisione di cavalleria di truppe regolari, oltre le truppe rlesLinato ai vod presidi. Nel fotto, con le unità esistenti non si sa rebbero potuti formare che tre corpi d'armata. ~el progeuo di riorganizzazione dP.I ministro Brodrick si vu~le che l' fooh ilterra sia in <>"'rado di mandare a qualunque momento fuori delln• o • • Gran 13rettngna tre corpi d'arma la di truppe regolan, forti com plcsstvamE>ute cli ·I '20,000 uomini, e che altri tre corpi d'armala, nei quali entrerebbero in larga misura scelti elementi di milizia e Yolontari , siano anch'es~i pronti a difendere la Gran Brettagna dal pericolo di un' invasione.
' INGHILTERRA.
G-tuT1l'ICAZIOl\"E A r.ono Ro1mnTs. - La grntificaziono di 100,000 lire sterline accordata a lord l'\('borts per i sen·izi prestnti da lni nell'Africa australe, è stata proposta al Parlamento giustific::mdola cou la necessità di dnro ;il comandante in capo tlcll'escrcito la possibi lità di mantenere decorosamente la sua dig11itit di pnri. A q111:sto proposito si può ricorcfore che nel 1881, 11urinrlo il Roborts l'u follo baronetto per l'opera sua nell'Afghauista o, ebbe, come si r Donald.,'3tewart, 12,000 lire storlioe, e inoltre una pensione di 400 lire sterline. Lord Wolseley ebbe 25,000 lire sterline dopo la campagna con gli Ashanti e 30,000 dopo la guerra egiziana. l'iol 1899, do po le operazioni sul Nilo, furono votnte 30,000 liro sterline per lord Kitchencr, il qual~ si cJbbe anche i riograiiameoti del Parlamento. 0nGAX[ZZA7.IONE MI LITARE OBLl.'fNGII ILTBf\lU.-Ilsegnente prognimma, che ha presietluto all'organizzazione militare dell'Ingh ilterra in que~ti ultimi anni, era stato proposto nel giugno tlel 4891 dall'allora ministro della guerrn Stanhope: a) Sostenere il potere civile in Lotte le pa rti dol n.eguo unito ; b) Trovare il numero di uomin i lìssato per l'Ind ia; e) Presidiare le fortezze e le stazio11 i di ca rbone ; rl) Dopo aver provved Ltlo a tulio ciò, essere in grado di mobilitare rapida mento per la difesa della Gran Brettagna due corpi d' ar-
MILITARE ESTEltA
RUSSIA.
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1'1001FICA.ZlONI Ar.1:onDINAl[Et',TO DE f.T,A CAVALLERIA DI COMPLE)(E~TO. Le 9 briga tA di cavalleria di complemento, più il quad ro di cavalleri a di complementq del Caucaso, esistenti in Russia in tempo di pace, con decreto n. '229 del "7-30 giugno u. s. venuero trasformate in 9 reggimenti, più un:1 divisione autonoma del Caucaso. Il reggimento cavallerin di complemento rlella guardia avrà ·I O srruadroni, tntli gli altri 6 squadroni , meno il 7° reggimento che ne avrà 9. La divisione autonoma del Caucaso .aYrà 3 squadroni. · Sono così in complesso 61. squadroni cli cavalieri~ I.ii compleruen10, o per meglio din~quadri cli squadroni, i quali io tempo di guerra ~ovrauno forn ire ciascuno uno squadrone di cavalleria di complemeuto :11 64 reggimenti di cavalleria dragoni e della guardia; mentre i reggimen~i ~j_ ca: valleria cosacca ed il reggimento dragoni di Finland ia avranno dei riparti di complemento a parte. I 9 recroimeuti suindicati e la divisibno del Caucaso sono raggruppati '"' in 3 brigate. Queste modificazion i all'ordinamento della cavalleria di complemento non va riano di molto lo stato di fatto prima esistente; sono piuttosto modilkazioni iutese a semplificare la dipendenza gerarchica dei vari coman•
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RASSEGNA lllLITARB ESTERA
dnnti della cnva lleria ili complemento ed a focili tarc le operazioni di mobilitazione. L'effettivo degli squndroni, corrispondenti nlle se1.ioui prima esistenti , è alquanto rinforzato. CoNTl::iOENTR 01 LEVA PEL 190 1. - Esclusa la Finhrndia ed i contingenti da fornirsi chrcuamente dalle popolazioni cosacche e dagli indigeni del Caucnso, il contingente di levn poi I00,1 è stato lhrn to in 308, 600 uomini, esercito e marina compresi. Dieci anni fo, ossin nel 189 1, il contio~ente di leva era di 260,000; da alloro in poi è andnto continuamente aumentando, corrispoodeotemente al succesi;ivo Sl'i luppo dell ' esercito russo in tempo di pace, il quale, esclusi i riparti di 2• linea mobili tati nella Siberia, ba auunlmente sollo le armi circa i4,000 ufficiali, 113,000 impiegati ed 1,200,000 uom ini di Lrnppo. Nt:ovA r,Er.o g snr.1.'01101,rco Al, SRnv1z10 mr,1unE IN F1 x1.AND1A. -Sono note le vicende delln Finlandia in 1p1esti ultimi &noi, e CJUaoto fece la llussia per privarla della sua speciale costitnziooe politica e per inizia rne la rnssifica1.ioue. L'ultimo colpo nll'autooomin del (Jra nduca10 viene portato col manifesto illlperiale del 27 giugno (12 luglio). La Finlandia aveva sinora una propria legge per gli obblighi al servizio militare ed un piccolo esercito proprio coosisLoote in un bauagliono cacciatori della guardia, 8 battaglioni cacciatori finnici autonomi, I reggimento di dragoni ed 1 reggimeotodi artiglieria da campagna. lo media il militare non sen•ivn più di due aoni sotto lo armi. Col mnnifosto imperiale suindicato venne iotrodottnanchc in .Fi11 landia la legge per gli obblighi al servi1.io militare in vigore pc! resto dell ' impero russo; ossia 4-:, anni sollo le armi ed il resto nella riservn e nella milizia. Lo stesso manifesto iodica come ,rnran110 solo conser vati il bauag1io11e finnico deil:i guardia ed il rnggimento dragoni, composti in modo preponderante (montre lo er:1110 1tt1icame11te sinora) di elementi finnici· ' tulle le ri manenti truppe finniche saranno col tempo disciolte. La nuova legge andr/1 in vigore al principio del t!JO:l; in tanto In popolazione della Finland ia dovrù provvedere al reclutamento dei soli due rep:irti wiudic:1ti; e :;iccorue le quote di le,•a di quei due reparti sono minimi, per ora la popolazione tiulandcse resta esonerata in massima porti\ da l servizio atti vo sollo le nrmi. Xei;snn indigeno dello Finl:rndia potr;', overe il grado di !'Olluflìciale ed ufficiale se 1100 cono3ce e parla bene la lingua rossa. Per poco clte si couoscaoo i procedi menti politici russi, appare ovidente che questo manifesto, il quale segna un passo decisivo verso l'ann ientamento della autonomia della Fiulnodia, non può avere che un ca rallere temporaneo. L'eson1•ro della mas,1mn p3rto della popolnziooe lìnu ica dal
RASSEGNA llllLIT.!RE ESTERA
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servizio militare altivo non può essere che una misura intesa a lenire gli effetti degli attuali provvedimen ti; è facile il prevedere come tra pocbi anni si vorrà un livellamento generale anche per questo, come pel resto dell'impero, e, ~iccomc le truppo fin niche quasi non esistono più, così i contingenti di leva dello Finland ia verranno sparsi nelle altre parti del1' impero E poichè d'altra par te la Finlandia non potrà rimanere quasi senza truppe, colà dislocate, cosi è pure faci le prevedere che reggimenti russi saran no tra breve dcstinnti II presidia rla, e cosi L'af~alamento tra le divE:rse pnrti dell'impero (come il manifesto imperiale vuol'e defin ire il movente delle attuali misure) non potrà che essere nccelerato. ScuoL& DBGLJ J u~KRn. - Le scuole ,Iegli Jiu1ker provvedono in Hussia alla metà circa del fa bisogno annuale di nuovi ufficiali di fanteria e cavalleria, men tre l'altra metil è provveduta dalle scuole militari. Però pel limitato grado di istruzione degli allievi ammessi alle scuole J1mker, e poi breve corso di due anni di studi, gli clementi trntti dn queste ~cnole, erano io complesso alrruanto scadenti . Per ripnrare a questo inconveniente e per ele,•nre il grado di colrnra degli uflicinli, con decreto o. 197 del I V27 giugno n. s. venue ordinato : 1u Che lulle lo scuole degli Junker, auzicliè 2 classi, snranoo 3 classi di studi (uno generale e due speciali). 2° Che, oltre i volontari di nn annQ, i rolontari ordinari e,I i militari di len, di tuui i corri dell'esercito, rossnno contorrere all'ammissiouP. in dette scuole i giovan i borgliesi avenli 16 auni di età e un grado d'istrnziooc di -1 ° e 2° irado, corrispondeute n quello che si esige per i volontari di uu anno, senza nessun obbligo di aver senito prima nei riporti di trnppa. 3° Cho l'ammissione degl i allievi abbia luogo: a) nella classe _qe11erale - dopo un esame sulla lingua russa per tutti quelli che haouo coltura di ,t O grado, richiesta pei voloutari di 1 ,rnno, mo che non hanno diritto ad essere ammessi alle scuoi(\ militari, o per lulli quell i che linnno super::to un esame prescri no vol ta a vol ta cfal ~lini~te ro della guerra; b) nellci 4a clnssc speciale - senza esame per tutti quelli che avrebbero diritto di concorrere alle scuole militari ; dopo esame di lingua russa, matematica e fisica per quelli ayenti co l\ura di IO grado richiestH pei volontari di I auuo, mo nou aventi diritto ad essere ammessi allo scuola militari ; ed infine dopo esame sn tutte lo, mnterie che si iose~nano nelle scuole degli Junker, meno di$egoo topografi co e regolamenti per i rimanenti;
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HìOO
RASSEGN A MILITARE ESTER-A
RASSBONA MlLITARE E STERA
e) nella 2• classe speciale - per tutti q'11elli che superano un esame su tulle le materie che si iuscgoauo nella classe generale e nella 4• clnssc speciale. Ogn i classe ha la dura ta di studi di nu anno. CosiccM mentre prima la durata del corso era di due anni per tuui. ora è di I, 2 e 3 anni secondo il grado di istruzione di chi concorre all'ammissioue, in modo che al termino del terzo anno si sia pressochè raggiunto il grado di istruzione di quelli clic esc<10ÒdJllle scuole militari i quali prima costituivano UDa classe di 111lievi alquanto pri vilegiata. ' Notevole è in°>l1re il fatto che possono essere ammessi nelle scuole Junl,er, g_iovani borghesi come nelle scuole rnilit:iri, cosa prima non tolle'.·at?, 11 che ~ermeuerà di 01teuere anche dalle scuole .Junker degli ufficiali mollo giovani , mentre prima 11uasi 1n1ti ne uscivano oltre il '.25° anno di età. Lo stesso decreto stabil isce che: a) quell i che hanno terminato il corso di sludì nelle scuole de.,li Ju11ker con otti mo successo ('Ja categoria : non meoo di IO punti in media), sinno promossi sottotenenti con ·I anoo di vautal!'gio in anziaui'tà; ~·
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b) le scuole pei cosacchi di Nowarkosk ed Orenburg avranno 120 allievi ciascuna ; e) la scuola per cava lleria di Tver 11vrit 150 allievi e 300 quella pure per ca valleria <li J el izavetgrnd ; d) tulle le altre scuole per la fa nteria (Pietroburgo, Yilna, Odessa, Cinguiev, Kazan, Tiflis), avranno ,}00 allievi.
STATI UNITI.
I L GOVERNO :111 LrrAnE :rnuE 1so1,E F11.1pr1NE. - Con un ordine presidenziale del '.:H giugno si ~tabiliva che nelle isole Filippi ne il ,i- luglio cessasse il governo militare, al quale doveva sostituirsi quello civile, con a capo William Ta ft, presidente della Com missione delle isole Filippine. Governatore mi litare, in sostitnzioue del generale Mac Arthnr, è stato nominato il generale Chaffce, già comandante delle truppe americane in Cina . I l governatore militare avrà anclie l'ammiuistrazione delle regioni non ancora soggiogate, sicchè il governatore ci vile esercite;à il suo potere soltauto sul le regioni pacificate, cioò su Manilla e su Lolla la parte dell' isola <li Lu,•011 a nord di quello ciuà. TI governo federalo pare intenda di ridurre a ,'J.0,000 uomini le truppe regolari del!' isola e di formare un corpo di truppe indigene con ufficial i dell'esercito regolare. La legge militare del 2 febbraio 190·1 permette di por tare Cino a 12,000 il numero di queste tru ppe per le li'ilippiue.
b) quelli che lo compirono con risultato buone, (2a catu"oria : uon meno cli 7 punti in med ia), sieno promossi souotenenti coll'anzianità della data di promozione ; e) quelli che lo compirono cou risul1a10 mediocre o scadente (3• categoria: sollo ai 7 punti}, veugono trasferiti ai re,,<>imenti come souuf00 (j . 1· eia 1, con diriuo a promozion~ senza esn rne a so1101enenti, semprechè se ne mantengono meritevoli, un anno dopo i loro compagni; d) quelli cli 1• è 2a categor ia saranno collocllti rispettivamente dopo quelli i.li ·l a e 2• categoria degli al lievi delle scuole mi li tari. Anche 11ueste disposizioni sono più fa vorevoli agli a llievi delle disposi1.ioni precedenti, le quali non accordavano 1'1llrno di anzianità di -rnntaggio per quelli di 1• categoria, e stahilivanoun ritardo cli qualche mese per la promozione per quelli di 2° categoria. Agli allievi che ul timarono le scuole degli Jmiker con risuhati di 10. e 2~ categoria vieue accordato un sussidio pel vestiario da ufftciale di 3_00 rubi~ (71O lire) e di 50 rubli per <rnelli di 3a ca tegoria, ai quali i r1rnanent1 250 rubli verranno poi concessi all'auo delln promozione. Lo stesso decreto porta inoltre alcune modificni oni nel!' ordinamento e nell'organico delle scuole degli Jiml,e1· e cioè: a) La scuola di lrkustk che serviva pri ma per fonteria e cavalleria, serl'iri1 solo per la fanteria ( I 00 .ftmker);
SVIZZERA.
Ass,ccRAZIONJ MILITARI. - La legge sulle assicurazioni militari, respinta nel referendum del maggio t 900 percliè riunita a quella delle assicurazioni operaie, venne rcc1mtemeute riprcsentnta ali' Assemblea federale. Se ne riportano le princip31i disposizioni approvate: .Disposizioni. generali. Sono assicurate contro le malattie e gl' infortuni i mili tari di ogui grado durante il servizio, gli ufficiali comandati all'estero, il personale degli istruttori e,· io caso di guerra, i volonuHi. Non si accordano indennità, se vi fu 1rasgre-siooe agli ordini ricevuti, negligenza grave o colpa da parte di chi fu colpito dall' infortunio, ma il Consiglio federale potrà, io questi casi, per ragioni speciali, accor-
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RASSEGNA !llLlTAll.E ESTERA
dare alla v1tt11n a una parte dell'indennità. Sarà punito per truffa chi avrà finta un'infermità o nna malattia come effetto di un info rtunio, e nel caso che la malattia non esista o fJUOudo ne nbbia notevolmente esagerato la gravità. infermità te1npornnee. Io caso di infermità temporanea, l'assicurato ha diritto, sino a guarigione completa, alla cara gratu ita o all'indennità di cura e ol soldo del grado. Terminato iI servizio, l'assicurato lrn diritto ad una indennità giornaliera di lire 5 per gli uHiciali, di 3 per i sottufficiali e proporzionata al salario quotidiano negli altri casi, dorante i primi 30 giorni di malallia. Nel secondo periodo di malauia l'indennità è fissata su altre basi, come dai calcoli che servirono di preparazione alla legge. Infermità pennanenti. In caso di infermità permanenti o di diminuzione della ·capacità al lavoro, la' pensione spettan te alla viuima è del 70 % del suo gu11dagno giornaliero. In casi eccezionali di malallia e di indigenza, la pensione può raggiungere il •I 00 o;. del guadagno stesso. • Caso di morte. Tn caso di morte ò concessa una indenn ità fu neraria ed una pensione ai superstiti. La vedova percepisce una pensione corrispondente al 40 °lo del guadagno annuo del marito, al 6.\. 0;0se lta figli con ~irilto a pensioue. Mancando la madre, gli orfani hanno ognuno uon peos1ouo corrispondente al 25 °/ 0 del guadagno annuo del padre, ma se sono più di 2, uoa pensione corrisponden te soltanto al 65 °/ 0 fra tutti. Il diri tto degli orfani 11lla pensioue cessa col i8° :umo . Mancando la moglie ed i figli percepiscono la pensione i parenti in quest'ordine: i gen itori, i fratelli e le sorelle, gli avi, ma in proporzioni ridotte. l'.
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.Mentre nel progello dell'anno scorso il servizio delle indennità e delle pensioni era affidato ad un ufficio speciale autonomo da costituirsi a termine della legge s1essa, nel auovo progeuo l'amministrnzioae delle assicurazioni militari verrà nffidaw al dipartimento mi litare e più specialmente al medico in capo.
RIVISTA DEI PERIODICI Rivista di fanteria..
Anno X., fascicolo YI, 30 giugno ~90·1. - C11sto:;a, e la notte del 24 al 25 giugno 1880, pel tonente generalo CARI.O Còns1. È la notte dopo la battaglia di Cusioza del •I 866. I due eserciti ripo~ sano. Sorae su ! Monte Croce l'oml.Jro di Re Carlo Alberto, e quelle dei auerrieri !'ld 'ono i età clte cadclel'O su quei campi gli si affollano d'attorno. Carlo Albertoa dall'uno.e dall'altro prende contezza dei vari episodi della battaglia, e, malgrado l'insuccesso delle nos~re armi, a_ffer~a la sua fede nei destini di Casa SaYoia e d' ltalia. Aggiorna e clHude il carme una visione promettente liete soni future. . Questo canto scriuo doli' illustre generalo o Palermo s111 da l 3·1 maggio ~ 878, e per l'ispirazione e per la purezza classica che lo informa, merita davvero rii essere couoscinto.
Dolìc si parla delle conferenze e della coltura ·intellettuale: In nitida forma l'au.toro espone l'importanza delle conferenze e di una vasLa coltura iotel leuuale per l'ufficiale odierno. Affia.chè le conferenze riescano ad accrescere 1' istrozione del conferenziere obbligandolo a studiare per svolgere il suo tem11 e quella de~li ufliciali che ae ascoltan_o la lettura, bisogna « lasciare solo ai prove111 ed a coloro, c!Je hanno ehmostrato coi fatti maggiore ingegno e più vasta e solida cultL1ra, uua piena literlà di soggeLto, stabilendo inv_ece per i _nuo,•i promossi_ una serie di opportuni temi , frn i qua li essi possono lare la !oro_cern1~. , Riuscirebbe pure molto giovevole che qualche tema d1 spiccata unportanza fosse contemporaneamente ed in cootradJitorio svolto da due o più ufficiali . . .. !-tem i poi singolarmente importanti per la spectnil l~ del ~1omento o riel luorro dovrebbero sempre essere proposti ed anche 1m post1. Tutt~ tranne casi eccezionalissimi, dovrebbero dare il loro contributo al lavoro del cervello ed impegnarsi almeno per un tema. Lo scrittore propone ancora , cbe gli ufficiali, i quali mostrano pili spiccate tendenze allo swdio in geuer3le ed a quello di alcune da te ma-
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RlVIS'l'A Dli:1 PERlOOICl ·
ien e m particolare, siano iocaricn ti di tenor die1ro a tulle le principali pubblicazioni, non soltanto militari, ma auchc o qnelle storiche, Joucra l'io e soc:a li rivesLenti un carauere t.ale da interessare tulio l'assieme della sorietà. Queste pubblicazioni <lovrebbero acquistarsi per conto della ~a la di couvegoo, e di esse, mediante sunti ed apposite conft reoze - da farsi durante tutto l'anno qu ando so ne presentasse l'occasione - gli uf. ficiali prescelti dovrebbero tenore al corrente i loro colleghì. , Vorrebbe infine cbe conferenze orali avessero fra noi il massimo sviluppo sia $Otto la fo rma della tra uazione dircua rii un tema, sia sotto 11uella della discussione. Io complesso oni mo la voro. I giov:iui uflìciali cu i è particolarmente di reho, ne µotrnnno ritrarre vero prolìt10.
li duello e gli 1tlficiali. In 1m recente fa scicolo della Nttooa Antologia, il signor Jacopo Gelli ha stampate olcuoe 0010 statisticlJo intorno ai duelli avveuuti in Italia nell'nltiruo ventennio. I duelli avvenUli tra uffici ali e borghesi furono ceutociur1uanta1re, ed al GeJii pare assai slrouo ed a-nonna /e il fatto che in questi duelli la pegglio toccò sempre, o quasi, all'uomo di spada, ossia all'ufficiale. Le cause cli r1ues1a anomalia il Gel li le allribu isce : alla poca o nes· uoa importanza che i rnil iwri danno allo studio della scùerma - alla obbligotoriotà dell' inseguamento, imparti to od ore inoppor tune agli uffi ciali già stanchi da altre fatiche fl siche - ed, inflne, al metodo di schermire degli uflìciali cui l'insegnamento è impartito da maestri defi cienti di coltura artistica ... L'ambiente odierno soldntcsco, riseonde l'articoli la, è affallo differente da quello ch'era nei tempi passali. L'uffìziale non ò più il duellato-re che non sa ragionare di diritto che a colpi di sciabola ; di fronte a qualsio,i altro galantuomo o gentiluomo borghese non sente di vHlere di più, od essere pi·ù, /'orte solo ed in quanto è armato di sciabola. e In Italia l'orgoglio d'essere nrficia le deriva soltouto dall' idea nobilissima di avt>re un numero maggiore di doveri da compiere. Non ha perciò alcnn motivo che lo spinga a divemar spodaccino. D'altra parte gli ufficiali tutti hnnno l'obbligo di battersi, e tulle le volte vi souo costreui, si battono con cuore e fegato, ma è evidente che non lutti possono essere abili tiratori. Il borghese per contro non lrn l'oblJligo materiale del duello ; so non sa tirare se ne 3ehermisce . :'forma lmente sono sempre gli stessi borghesi che si ballono cogli ufficiali, e sono di ~ol:lo spadaccini di professione. ~
RI VISTA l>El PERIODICI
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Dunque non vi è irnlla di anormale nel fatto lamentato: esso dimostra soltan to cho l'ufficiale aspira non tanto a saper adoperare Ja sciabola sul l e1-re110, quanto o saperla adoperare sui cnmpi di battaglia in difesa delln P:itria, del Re! È la veri1à. Nelle Note ed appunti vi sono due brevissime scritture interessanti. Nell'una, Le gare i ndividuali di marcia, si ri leva ch'esse come adesso son faue nulla lasciano dietro di sè. Se invece ogni concorrente alla gara dovesse di re : se in sua vit:1 si ò ma i allenato particolarmente alla marcia e nel caso, in quali modi ; quali provvidenze nbbia ndollato per la calzatura, pel vestiario, pel vitto prima e durante la marcia eco. coteste uotizie formerebbero un patrimonio di utile esperienza e utilmente ser virilbbero oll.1 soln:.:ione di molte quesLioni riguardanti la ma rcia . Nell'a ltra scrittura l'autore ci ammonisce cou molta ra"ione ris1Jetto ' o alla leggenda del fante cfo llri 1·ioolnz'ione, davanti al qua le si sarebbero sfasciati i vecchi eserciti d'E uropa. Sono due sole paginette, bea scritte e mer itevoli d'esser lette. Rivista di cavalleria..
Anno Ir, fa scicolo VII, luglio 1901. del 1700, per C. Còns1.
Uno sguarclo indietro. L'Italia
Poche pagiue, ma scriue come sa scrivere il genera le Còrsi. E e:li sono suggèrite d:i un nobile intento, quello di mostra rci un'Ital ia nella sua massima abbiezioòe sotto i piedi di Spagnoli , F rancesi e Tedescùi e di ricordarci che « tale fu un'Italia, seuz:i :irm i proprie e seaza spirito marzia.le. •
La propor:éone della cavalleria nella cost?°tu;;ione de/l'eserci to, per P. Con molto ocarne e ga rbo l'nnoo imo autore combatte la riduzione della cavalleria proposta dall'on. P isto_ja. « Non 1111 fucile di meno, egli concl11de assai giustamente, in caso di guerra di quanti può darne la cifra della nostra popolazione, non uno squadrone di meno di quanti ne abbiamo fi u qui riconosciuti necessari a da r vita a ll'organismo della armate. •
Modalità pe1· la esecuzione dei passaggi a nuoto, pel colounello D'Or·roNE. La que$Lione dei passaggi dei corsi d'acqua è all'ordine del giorno presso tutte le t:avallerie d'Europa, senza, per altro, siasi venuti, fino 96 -
ANNO XLVI.
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RlVIS'l'A DEI PERIODI01
ad ora, ad uoa conveniente soluzione . Il D'Ouooe tratta qui uno de i pu oti tlell' importante quesito; quello dei passaggi a nuoto cho, ben si Ìntende, possono essere esP,guiti soltanto da piccoli dra ppelli. In questo primo articolo egli tratta degli interessanti esperimemi eia lui diretti per dimostrare : l!Ou essere esatto cbe il cavallo a nuoto, sel lnto e col suo affarùellanfentù, ~opporti UJJ forto aumento di peso, e inteude provnre il cu11trario, ossia cito: dapprima il cavallo 1\ sostemito dal suo carico. Cavallet·ia avant,i ! Considerazioni e proposte, pel ca pitano Guw1 De M'AJO.
L'a utore, studioso ca pitano di fo nter ia, ospone gen iali idee e proposte interessanti speciol meote l'arma di cavalleria. risto che la sistemt1zione defì ui tiv.i della difesa dei nostri confin i med iante opere fortilìcatorie e permanenti richiederà un tempo assai lungo, e l'urgenza di provvedere a che la mobi litazione e la radunata dell'esercito sieno (ìu d'ora al sicuro dai colpi di mano di un nemico intraprendente, egli domanda alla circoscrizione territoriale e alln di fesa mol!ile una soluzioue che socldisrncecia così imperiosa necessità. A quest'uopo il De Majo proiione, per il nostro confine orientale completamente aperto, la fo rmazione di un'armata d'avanguardia, costituita sin dal te!l)po di pace coi seguenti eleme~ti: li corpo d'armata di cavalleria, i battagl ioni bersaglieri, In hrìga ta d'nrtiglierin a cavnllo, i ba'ttagl iooi alpini, la brigata d'artiglieria da montagna. Non possi::nno seguire l'autore nei dellagli del sno stadio; ci limitiamo a dire che il corpo d'armata di cavalleria sarebbe formato da tre divisioni di cavalleria, cui verrebbe assegnato il nord- est ùell'ltalìa continentale quale zona di sorveglianza e di manovra. L'idea roudamen tale, soLto l'aspouo teorico, può dirsi buona ; è ciò che hanno fotto tutti i grandi Stati europei, ma di fronte al probabilè nemico èli domani, e non sulla frontiera di uua potenza alleata. Circa la costituzione del corpo d'armata di cavalleria, non ci associamo alle idee dello scrittore. Si verrebbe a formare una massa troppo pesante, che assai ddTicilmentc si sa prebbe fnr vivere, di rigere nelle operazioni e combattere. Sa rebbe già nn bel passo avauti l'ouenere la formaz ione permanente di uaa o duo divisioni.
Attra·11crso il maudo ippico, pel maggioro veterinario LuP 1i-Acc1. È un hozzeuo scritto con molto brio e fine ironia. In esso si discorre dei tormellli, cu i, per imperizia, per vecchi pregindizi, per çsperimeuti, furono e sono tuttora sottoposti i cavalli di truppa.
RIV1S'l'A OEl PER! OO!Ol
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Journal des Sciences militaires.
Luglio 1900. - Tl piana di combattime11to. Studio di .•tralegici, pel generale LEWAI,. (Con tinuazione).
In questo secondo articolo, il geniale scrillore francese discorre io modo paHicola reggiato di un notevole argomento: della rlifferenza cioè fra progetto e piano di combattimento. Il combattimento dev·essE:re la costante previsione del comandante in capo. li pr ogetto rela· ti vo vuol essere, iu tempo, meditato e preparato nelle sue linee generali; il piano della battaglia per solito saril stabilito quando si ò giunti in presenza del nemico . I l Lewal sostiene Il, sua tesi inte ramente con consider~zioni strategiche e la conforta con afo rismi dei principali condottieri, specie di Napoleone, e con esempi storici, tralli anche dalla guerra del 1870 . Ciò elio dice l'nu tore ò ceno, vero cd esa tto, por la maggio,· parto. Egli però chiama - e non no vediamo il motivo - progetto di combattimento i I concetto strategico risguardanto la manona che deve condurre al l'avvicinamento del nemico e alla ba ttaglia. ProJJabilmente egli mira a far sem pre più penetrare l'idea della ba ttaglia strategica; a noi in vece vare che questo ca mbiamenti) di parole, impiegate lìoo ad ora, non serva che a genera re confusione. Comunque, è scrittura rimarchevole e cbe si legge con diletto e profi tto. Prove di st11di sii Claunsewitz. Note sulla Prussia nella suci grande catcistrofe; pel maggiore CAllON. Studio rimarchevole della campagna del 1806, e precisamente un'analisi r iassnntiva della condott-0 stra tegica di Napoleone in quella guerra. Il Camon, scrittore colto e infervorato della strategia napoleonica, come l' ha dimostrato nel noto suo libro, La bataille napoléonienne, ha un dife tto notevole, quello di assegnare a Napoleone idee che ma i lia nutrito. Così in rp1esto scritto, parlnndo dei vnrii pia11i d'operaz.ioue pro posti da Scharn l1orst, dice che buoni in se stesso, ernno nel fatto una follia percbè durante l'esecuzione dei medesimi, i Pru ssiani uon avrebbero sapato come vivere. E soggiunge: < E base della manovra di Napoleone era appunto quella che l'esercito prus~ iano non sa peva vi vere sul paese.» l\:In d'onda ha tratto questa notizia?
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RIVISTA DEI P:E&IODICI
Allri importanti artico li sono i seguenti: Il gran Federico, pel colonnello BouROEAu (continuazione). Il .ll(orvan nella d·i(esa della Francia, pel tenente BroLtOT (continuazione). I Vosgi (1674, 1814, 1870), pel capitano R1c11An o.
RIVJS'l' A DEI P.ERIODIOl
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del collega in pericolo. 1\Ianst~in (il comandan te del 9° corpo) infine allungò di propria iniziativa la ma rcia ordinatagli e potè ancora intervenire nella bauaglia colle sue avanguardie. Studi sulla guePra sud-africana /8{}{}-,f900, (conti nuazione).
Questa prima parte compreucle una particolareggiata descrizione dei Yosgi, poi uo breye mn chia ro rinssunto deliri cam pagna del 1674 e gennaio •I 675, nella cruale riesce a Turenne di rigeuare gli I mperiali al di lit del Reno.
È minutamente riferito sulla seconda, terza e quarta chiamata alle armi degl i uom ini della riserva, e sulla mobilitazione e imbarco della :5· e 6• divisione di fon teria.
Lang-son, Giornale delle 071erazion-i che ha11no prccedi1to e seguìto la presa di quella fortezza, pel capitano An1t1BNr.Auo.
Gli avvenimenti militari ili Cina 1900-4901 (continuazione).
Le manovre impcrial·i del 1900 fo Gcrmnnia (con tinuazione).
R evue d'Histoire. R édigèe à l'État-major de l'armée. Revue militaire des armées étrangères, Redigée à l'État-major de l'armée.
Anno 30°, n. 884', luglio •I 90·1. - La gioniata del 16 agosto, secondo le recenti pubblicazioni tedesche (contin uazione). ' [l compilatore ritiene necessario· un riassunto di quanto fu detto in precedenza (giornata del 15) per sta bilire bene le condizioni nelle qua li avrà poi luogo la battaglia del 16 agosto. Questo riassunto meue iu rilievo come Moltke siasi inga nnato sul!' import;inzn mornle e materiale del combattimento di Borny per la vigomsa resisteuza oppòsta dal 3° corpo d'armata francese. 1\lale informato dalla saa caval leria, egli credeue ad una vi ttoria decisiva e cosi parecchie volte alluse alla necessità di un immediato iuseguimento. Le parole , villoria e inseguimento, ebbero una i;ingolare influenza sull'anima ardente del comandante della II ar mata tedesca. Il principe esagerò il pensiero del generale in capo, -e dispose le sue trn ppe come se si fosse tra ttalo di dar la caccia ad an nem ico già in fuga verso la ~i osa. Per questa disposizione, egl i esponeva a un probabile disordine i suoi corpi d'armata dispersi e non in grado di sostenersi a virenda. In ogni modo non im pediva affatto la ritirata progettala dal comandante le forze francesi, ben concentrate e niente affatto intaccate. Mà Alveusleben (il comandan te del 3° corpo d'armata) seppe agire ·senza perdila di tempo e arriva re nel momento opportuno, per obbli,gare i l?rancesi a fermarsi ed a fa r fronte. Voigts-Rhetz (i l comandan te ciel 10° corpo) dimiu ni scientemente l'ampiezza del movimento ordina:togl i, meuendosi in condizioni di potere, nel caso, accorrere in soccorso
:3° anno, n. 7, lugl io 4900. -
La battaglia di Jemmapgs.
Sono narrale le operazioni per il passaggio del la frontier~ belga e ,quelle prelim inari alla ba ttaglia di Jemmapes. L'interesse del l'articolo sta tulio nei molti documenti ri portati.
.Stuaì sulla campagna del 1799. Tratta io modo 11ssai dettagliato delle forzti militari di terra e di mare -e.be si fronteggiava no alla data del i5 Ntobre 1798, poichè è appunto a -quella data che si affaccia all'Enropa il problema della guerra generale, ,come conseguenza degli avvenimenti accadur.i in Svizzera durante !'-anno ,1798. · La guerrn ilei 18i0-7l. La giornata del 4 agosto 'in Alsazia. È interessaoLissima la narrazione del comba11imeuto di Weissenburg. Lo studioso possiede ora l'esposizione ufficiale cli quella giornata no' suoi minim i particolari dei duo pa rtiti avversari, diguisachè è posto in grlldo di rendersene il conto più esa tto. Nel com plesso il testo francese non -differenzia grancbè dal tede:1co, se non io qua lche partico lare di poco -conto. Lo scrittore, poi, non si è limitalo all a semplice descriziooe dei fatti, ,ma vi ha aggiunto una minu ta critica ùei medesimi. G·li ap;iunti principali mossi ai Tedeschi riflettono la JP,utezza delI'5° cor po d'armata e sella ,1.a divisione di cavalleria nel marciare sopra W eissenburg, lo spreco inutile di molte vite derivato dall'assalto al castello di Geissberg, eseguito senza l'indispensabile concorso del l'artiglieria e la perdita del contatLo col nemico dopo la vittoria.
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RI VIS'fA DEL PERIODI OI
JUVJSTA DEI P ERIODICI
Le operaz,oui dei li'raucesi sono abbastanza minn1amen1e analizzale. Fra l'al Lro, è Se\'eramente giuùic:aLo l'imr iogo, o per meglio dire il nun impiego della brigata di cavnlleria Septeu il, ch'e ra agli ord ini del ge· nerale Douai. Essa nel pomeriggio del giorno 3, io luogo di marciare da Sulz al Geissberg in coda nl la colonna, poteva e doveva arrivare sino alla Lauter, occuparne lutti i punti di passaggio a vallo cl i Weis,;enburg e in via re pattuglie sulla sponda sinistrn, nl margine 11ord clel Bitluwnld e sopra Bergza bero . Negli allegati sono riportati, per quanto rtflettono la giornata del !i- agosto, documenti, in parte noti e iu parte inediti, di molto valore storico e militare : le note sulle opernzioo i del ,1o corpo J'armnta dell'ar mata a Wiesbatlen nel "'"ennaio 187,1' del Ilcno dettate dal ma resciallo )lac-ì\Iahoo . ricordi ined iti del lo stesso marescia llo, i diad del~ 0 corpo d'arm~ta, della 2a divisione (Douai), dei singoli reggimenti che parteciparono alla pugna, nond 1i: rapporti e lettere del maggiore Pedoja già ufficiale d'ordinanza del generale !llon temarie, di un ufficia le del 50° di linea, del maggiore Liaud uhe comandava in Woissenbnrg, ecc. Prezioso materiale che non può nou riusci re assa i gradito ed utile ngli studiosi della guerra del ,1870-7'1 .
·(e opera-:;ion'i della guerrn; esse non sonCJ adatte che ad 1tna guerra difensiva, ecc., e Napoleone o,serva: Qt.test' asserzione non è esatta: le armi da f,wco sono più, adatte ali' ofl'ensfoa che alla di fensita. Il Loyd nel capitolo XIV sulla cavalieri~, dice : .. . s·i sarebbe quasi ientati di conchùuler e che la eavalleria è mi'anna inutile.' eccetto per te pattugl·ie, le guarclfe del campo, e ,;he bisogna averne ben poca in un'armata, perchr costa molto e seroe assai J?oco. Napoleone si limita a porre in ma rgioe: Quale assiwd1:tà. E no aveva ben ragione, Egli cl1e tanti vantaggi ritrasse dalla sua cavallei·ia, per l'abile im piego che seppe farne.
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R evue du Cercle militaire .
N. 28, 29 e 30 del 13, 20 e 27 lugÌio ,190 1. - La preparaziorie del 1815, per J uc.Bs J:'ornran. 1
Sono poste in ril ievo le enormi diffì collà incontrate da Napo leone per la ricostituzione dell'esercito, l'energia spiegata e i mezzi im piegati per superarle. Malgrado ciò gli sforzi del!'I mper:itore non ebbero che in parte i risultati ch'egli se ne as pettava . È stud io rima rchevole per le molte notizie particolareggiate che fo roisce. 1Vote incclitc di Napo leone, pel capitano EsPÈllAl'iomu. Sono note che l'Imperatore :ivrebbe scri tLo in margine all'opera del genernle Loyd : JllemorùHwilitari e politiche.Il volume anuotnto sa i·eùùe stato da to nel I8,i2 dal generale Bertraocl alla città di Bordea ux, dove appun to lo lro,,ò l'arcliivisla di quella città Sig. Ducaunoès- Duva l, che le pubblicò nel tomo XXX.V degli Archives hist01·ique de la, Gi1·onde. Rileviamo queste duo note : il Loyd scrisse : l'11so generale delle al'lni da f1wco e d'ogni specie d'arnvi da getto non si p uò 1tpplicarc a. tutte
Sti1dio comparativo delle ar mi portatili 'in se1'vizio, pel capitano DE 1\fo~llRISOi'i .
JI valore complessi,ro di un'arma, la bontà d'un fu cile, a detta ·dell'autore, r isul ta dalla somma delle qualità clie possiedono le varie parti di cui si compone. In base a c1uesto coocelto l'articolista assegna a coteste parti un coefliciente, e ne deduce poi il valore dei rucili dei singoli S tati europei.
Coe(fl,ciente asse,qnato a ciascuna delle pa1·ti, dell'arma Canna, a\r.o, rigatu rn Meccanismo della calatta. , del magazzino Fornimen io, baiollella Forma e peso della ca rtuccia Velocità inir.ialo . Potenza micidiale . . Seguono due stati , nei quali sono annotati i coefCìcienti.che l'autore assegna alle parti dei vari fucili e di quelli in ser vizio negli eserciti euro pei. Giusta i criteri esposti dall'autore, ne viene la seguente classifi ca· z'one : 1° Fucili olandese modello 1895 e ru meno modello ,1893, sistema Maunlicher: punti ·I OOfl.. 2° F ucil i spagnuolo modello 1893 e svedese modello ,1893 sistema Mauser: punti 989. 3° Fucile ital iano modello 1893, sistema Carcano-Manolic!Jer: llllll) i 97 i . fl° Fucile russo modello '1 893, sistema Mossiue : punii 96fi:.
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RIVIST A DEl PE 1U0D l 0 I
5° Fucile nor vegese modello 4893, sistemo Krag-Jorgensen : pun ti !l5!l. 6° F ucile tedesco modello 1898, sistema ~Iauser: punti 949. 7° Bucile austriaco modello ,t 895, sistema Maunlicber: punti 939. 8° F udE Lureo e argentino modello I 895 , sistema J\Jauser; punti 9'1!ì. 9° Fucile francese modello 1886 : punti 9 I'2. 10° Fucile ingle~o. tipo II Lee MeLford : punti 899. 14 ° Fucile svizzero modello ·I 889-1896, Scbroid t : punti 875 B° Fucile danese modello 1889, Krag-Jor~euseu: punti 8i\.9. ·I 3° Fucile belga modello "880, .\l auser: punti 839. I 5 pri mi fuc ili - compreso appunto l'i taliano messo al 5° posto dovrebbero la loro classificazione sopratutto alIa loro grande velocità iniziale, e perchè essendo venuti gli ultimi hao oo approfi ttato di tutte 113 perfezion i recate nella costruzione delle armi da fnoco dal 4886 al ,1895. Gli u'lti mi cinque - Ira i quali il francese - debbono il cattivo posto loro toccato, priucipalmsntc alla poca solidità di talune delle loro parti. L'au tore però concliiude, che, tutto sommato, le armi attuali dei vari Stati press'n poco si equivalgono. e È l'istruzione delle tl'Uppe, ed anzitutto in guerra, che ne stabilirà la differenzn. A morale uguale, una trnppa di fanteria, i di cui capi siano rotti alla stima delle distanze, acquisterà per questo solo fa tto un-immensa superiorità sul suo avversario, fosse pure armato meglio di esso. • 1t studio che consulteranno con vantaggio gli ufficial i che s'occupano delle armi da fnoco.
B. D.
- -·> ><<--
Per la Direzione
Lonov100 CrsoTTI
D EM AR CI U C ARL O,
gerente.
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LE . GRANDI n1ANOVRE
Sulla utilità delle grandi manovre le opllltoni non sono oonformi. Una minoranza, fra cui anche persone intelligenti di cose militari, le reputa presso che inutili o almeno non recanti frutti adeguati alla spesa non indifferente che costano. La questione si dibatte ogni anno, a quest'epoca, agosto e settembre, nei giornali politici e alla discussione prendono parte anche i pubblicisti dilettanti, che si credono più che oompetenti per aver fatto , in tempo1·ibus 1·emotis, servizio militare e qualche campagna di guerra. In generale l'argomento non è s,•olto con piena cognizione e con un corredo di sufficiente esperienza. Di più, si discute prendendo a base quanto si è fatto ne' passs.ti anni, cioè risolvendo la. questione non obbiettivamente ma soggetti,·amente ed accettando, come un dato costante e non mutabile e perfettibile, il modo come furono stabilite, dirette ed eseguite -fì_no a ieri le grandi manovre uelresercito italiano. La ragione obbiettiva avrebbe richièsto, sembra, uno studio più largo e profondo rivolto principalmente a r icercare: perchè negli eseréiti esteri si fanno sempre e vi si dà anzi maggiore importanza; e se il metodo seguito in (talia, per uno o per altro difetto, o per molti difetti insieme, non abbia impedito di consegnire maggiori vantaggi o paralizzati alcuni importanti fra guelli ottenibili. Colla prima di qneste ricerche, anche uu pu bblicista pro· fauo avrebbe constatato che le grandi e le piccole potenze militari, dal Belgio, dalla. Svizzera, a.11' Austria- Ungheria, alla. Francia, alla Germania ed alla Russia., tutte si sforza.no di dare alle grandi manovre il massimo sviluppo possibile, da quelle di divisione e di corpo d'armata a quelle d'intere 97 -
A1'NO XLVI.
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LE GRANDl MA:-IOVRE
armate, con una forza effettiva sot to le armi molto ingrossata cùn richiami dal congedo alle armi di numerosi contingenti. Da ciò spontanea e facile la ri:flessione: che se le maggiori potenze militari del mondo danno una importanza sempre, maggiore alle grandi manovre, una ragione la ci deve pure essere, e c'è per tutti . Gli oppositori preferirebbero allti grandi manovre che si facesse invece ogni un o o due anni un grande esperimento di mobilitazione, ad esempio.di un'intiera armata con effettivi quasi Sttl p iede di guerra. A tale proposta fo risposto : badate, un esperimento grande e completo d i mobilitazione non è · attuabile, perchè non si può in pieno stato di pace arrestare, sia pure per pochi giorni, la v ita commerciale del paese e spostar e grav issimi interessi econ omici. Ma n on è soltanto la sospensione del servizio ordinario delle strade ferrate per le merci e per i passeggeri, che richiederebbe u n esperimento di mobilitazione rapida e relativamen te completa La mobilitazione vera deve mettere a contributo tutto ciò ohe possiede i l paese e torna utile, allo scopo; quindi, oltre alle ferrovie, requisizioni di carri, di ca.valli, di viveri, alloggi obbligatori, occupazione di villaggi per gli accantonamenti e di terr eni per gli accampa · menti, se pur si vuole, come deve essere, terminare l'esperimento con r adunata stfategica delle forze mobilizzate e delle grandi unità d i guerra; ecc. ecc. Nè si venga a; d ire che l'esperimento si può limitare ad una sola armata, ad una sola regione del paese; un esperimen to simile. se pur fosse possibile, conclnderebbe ben poco. Infatti le ardue difficoltà non si presentano g ià gnando si debbono mobilitare cento o centocinquanta mila nomini, ma quando la mobili tazione è generale o quasi, cioè di 500,000 uomini dell'esercito permanente e di 200,000 della milizia mobile. A.llora l'operazione, che per quanto possibile deve esser e contemporanea, si rende molto complessa e gli ostacoli e i contratempi posson,o presentarsi ad ogni ora, ad ogni momento.
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L& ORANOT MAXOVRE
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Del resto movi menti di centomila uomini, quasi contempo· ranei, si sono sempre fatti in Italia .nel periodo delle grandi manovre e delle manovre di campagna; uè ci fu bisogno di sospendere o alterare il servizio ordinario delle strade ferrate; ed è male informato chi asserisce che in quelle circostanze il servizio fer roviario non è andato mai bene. All'opposto, chi ha seguito le grandi manovre n egli ul timi anni ha potuto constatal!e che i movimenti militari sulle ferrovie non presentarono mai grav i inconvenienti, ed anzi per tale servizio le amministrazioni ferroviarie hanno sempre meritato elogi. Si sa, talvolta il passaggio di Lreni militari avrà prodotto qualche ritardo per qualche treno ordinario; ma queste sono piccolezze in un movimento complicato, che si fa sempre in doppio senso e talvolta incrociando trasversalmente. La seconda ricerca, cui sopra si è accennato, porta ad una domanda: in Italia, nei passati anni, le grandi manovre si sono fàtte razionalmente e come veramente si sarebbero dovute fare? E se non si p uò in tutto e per ~utto rispondere affermativamente, segue altra domanda: emendando e perfezionando il metodo fin qui seguito, non potrebbe anche l'esercito italiano ottenere dalle arnndi manovre tutti i va~tao-o-i ob che ne traggono gli esèrciti ger manico, francese ed austroungarico? L'argomento è molto delicato ; ma ci pare si possa svolgere sahri tutti i r iguardi, poichè se in qualche parte il metodo riusci difetLoso, la colpa non è delle persone; bensì di varie cause speciali. Nel nostro paese, per questa come per altre cose, non si può fa.re bene e completo ciò che si deve per condizioni contrarie in parte iosnperabili ed in parte ·che si possono eliminare. .Fra le prime, g li scarsi ed insufficienti mezzi econom ici. Infatti le grandi manovre, che hanno sopratutto lo scopo di far fnnzionare effettivamente, in tutti i suoi compiti strategici, tattici e logistici, il comando delle bo-randi unità di guerra, dovrebbero esser fatte almeno da un'intiera armata con corpi portati a grossi effettivi, almeno centomila nomini, ~
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Lii: G tt Al)IDl MANOVRE
con riser visti e contingenti per le unità di milizia mobile. Grossa spesa, psrchè oltre al mantenime.nto di questa armata, è n ecessa rio anche sussidiar e le famiglie bisognose dei richiamati. In Italia, negli ultimi anni, le grandi manovre si eseguirono con una forza. effettiva, var iata d'anno in anno, da 70 mila -fìno al di sotto di ±O mila uomini. Questo è troppo poco, e n aturalmente iu ragion e del minor numero di unità di guerra e di forza presente diminuisce l'utilità di sinìili esercitazioni. Nessun dubbio che se si facessero le grandi manovre con un'intiera armata, la maggiore spesa sarebbe molto meg1io e pro:6.cuamente impiegata. Frattanto è giocoforza ammettere ohe l'Italia, dato l'att uale suo stato m ilitare con esigua forza normalmen te sotto le armi e con ferme bre,·issime, ha bisogno pit\ di ogni altra Potenza militare di esercitar e e consolidare materialmente e più ancora moral,nenle ufficiali e soldati nelle esercitazioni di campagna e nelle grandi manovre. Un esercito ohe tiene oltre tre quarti dello stte forze in congedo per molti anni, perchè c1ueste sue forze rispondano alle esigenze di guerra, deve g1·adata·mente ed anno per anno rinfrescarne r istruzione, l'o,llenamento alle fatiche marzial1, l'affiatamento co:i capi e coi compagni d'armi. E qu i s:ia detto, per la centesima ,·olta, ohe le cose militari tutte hanno sopratutto scopo morale, e ne hanno (e come !) anche le grandi manovre. Certo per r istruzione del soldato anche le esercitazioni di campagna possono essere sufficienti ; ragioni ben più alte impongono che si studi l'impiego pratico di masse di truppe di più rilevante entità. Non si perda mai di vista lo scopo dell'esercit'o, che è essenzialmente qu ello di prepararsi in pace per esser pronto alla guerra. E ma.i come adesso sono per questo titolo, assolutamente indispensabili le grandi manovre. perohè soltanto a mezzo di esse si possono studiare tutte le· capitali questioni riguardan ti la singola tattica delle tre armi e la loro azion e
LE GR,\NDI MANOVR.0
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combinata; questioni tutte che sono all'ordine del giorno presso i grandi eserciti, e che sono ben lungi dall'essere state risolte, poichè per la guerra oggi entrano in gioco fattori pit\ potenti e nuovi ·che non si ebbero nelle guerre passate, quali le g randi màsse di centinaia di migliaia di combattenti, le armi portatili perfezionate, la polvere senza fumo, le artiglierie campali a ~iro rapido e d'una g itta ta e di u na potenza iìnora sconosciute, oltre le varie applicazioni degli ultimi con tributi della scienza, aereostati, telegrafi di varia specie, telefoni, ciclismo, automotori, ecc., ecc. Circa queste capitali questioni si fanno strada le idee p iù disparate. E, sebbene sia innegabile che manchi alle grandi manovre il fattore decisivo, cioè l'efficacia vera delle armi e le perdite, e qu~di gli effetLi sulle condizioni morali della truppa, t uttavia è non meno innegabile ohe il campo più adatto di approfondire lo studio di quei grandi quesiti è nelle grandi manovre, qnando sieno stabilite, dirette e svil uppate in con criteri razionali e col metodo che si dovrebbe seo-ttire o guerra reale. S i obbietta che le manovre di pace sono tr oppo lontane dal rappresentare la. vera guerra. S1 comprende che i1ello stato di pace non tutto si pu ò lasciare airimprevisto, e si è costretti a preordinare parecchi provvedimenti, che riguardano in ispecial modo la direzione superiore delle manovre, la composizione dei corpi ohe debbono prendervi parte, la designazione della zona di terreno su cui si dovranno svolg ere i movim~!lti e l'azione, le predisposizioni per i trasporti e pei servizi di vettovagliamento. Ma dal preordinare gli indispensabili provvedimenti d'ordine generale al far conoscere in precedenza ogni dettaglio sui movimenti e sulrazione delle unità cli guerra, sulle vie da percorrersi, sui luoghi dove si clovrà sostare, avanzare o retrocedere, corre gran tratto. Stabilite le condizioni generali, preparati i mezzi logistici per qualsiasi even ienza e per qualsiasi corpo sulla zona del territorio prescel to, conviene lasciare ampia libertà d'azione ai comandanti dei due partiti opposti, e porli di fronte all'imprevisto più che possibile per obbligarli &.lie
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1,0 GRANDI )TA?;OVRE
pronte decisioni e par abituare gli stati maggiori a provvedere nou a cose già prestabilite e cognite, ma alle eventualità impreviste da una giornata all'altra. Non sono cose nuove. Il generale Enrico Cialdini, fino dall'anno 1869, ,cioè prima dell'ultima guerra franco -germanica, prima delle tante novità organiche e tecniche introdotte poi negli eserciti, così esprimevasi (1) : « Non havvi dubbio chè affine di trarre un vero profitto pratico dalle grandi fa~ioni campali importa che, per quanto possibile, riescano fedele simulacro della guerra. Non si arriverà mai a rappresentare con sufficiente verosimiglianza il combattimento. Ciò si comprende. Ma non vi ha ragione per cui non si debba giungere a rappresentare con molta verità le mosse e le manovre che lo precedono. P er me credo che il grande vantaggio, la grande scuola delle fa. zioni campali stia principalmente in tutto quell'assieme di studi, di criteri, di movimenti, di disposizioni che conduce poi alla battaglia. Do poca importanza ai finti combatti· menti apptmto perchè troppo lontani dnl vero, per quanto si faccia, e ne sarei perciò molto avaro. Ma ne do moltis· sima alla manovra, e 1·itengo che non saremo mai suffì.cien· temente esercitati nell'arte difficile di maneggiare molte t,·uppe e di apprezzare con occhio strategiéo un vasto teatro di guerra. » Dal 1869 ad oggi sono passati più di trent'anni; l'arte di muovere, adunare e maneggiare molte truppe è diventata sempre più difficile, il teatro di guerra vastissimo. Le forze combattent,i si. sono da quell'epoca quadruplicate; le masse da maneggiarsi comprendono centinaia di migliaia d"uomini; cosi , tutti i pToblemi da risolversi per la guerra si sono resi più complessi e irti di difficoltà. Far vi vere tanta gente, talvolta su territorio molto ristretto ed in località ove spesso si deve giungere inopinatamente; dirigere le enormi masse allo scontro decisivo, e perciò saper superare gli ostacoli delle grandi marcie strategiche e più (!) Vedt
Rwista illilita,·e, giugno 1869.
!,E ORANOI ~fAN'OVRE
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.ancora delle marcia-manovre in prossimità del nemico; formarsi un criterio giusto del modo onde oggi si dovrà, o si potrà, disporre lo schièramento tattico e impegnare le forze sul campo di battaglia; regolare con previdenza ocnlata in ampia proporzione i ser vizi logistici, trasporti fe.rroviari .ed ordinari, sussistenze, parchi d'artiglieria, parchi da ponte, parchi aerost~tici, telegrafia da campo, riflettori elettrici, ospedali da campo e portaferiti, ecc., ecc.; .ecco i problemi formidabili per la cui soluzione non bastano lo studio e la pre· videnza, ma. si richiede il contributo continuo della esperienza. Perciò è aumentata l' i mportanz,a, per non dire la necessità, delle grandi mànovre per le quali soltanto è dato di rap· presentare con grandi masse i movimenti e le manovre che precedono il combattimento. Aggiungasi, che se pur sempre è vero il giudizio del Cialdini sulla poca e relativa importanza del finto com battimento perchè troppo lontano dal vero, oggi però anche a questo riguardo la cosa presentasi sotto nuovi aspetti. Vi sono molte incognite, tenuto couto degli effetti micidialissimi del fuoco e della entità delle forze da impegnarsi, sul modo di condurre queste forze al combattimento, ad espugnare, ad OCCU· pare o a difendere le posizioni. S oltanto con lo studio sulla carta e sLu libri non si possono, ad esempio, decidere le gravi questioni oggi dibattute sull'importanza tattica e sulla prevalenza da darsi sul campo di battaglia all' azione offensiva o all'azione difensiva. Nè la carta, nè i libri, nè i regolamenti ci hanno ancora insegnato con sicurezza quale estensiQne, con una data forza e sopra un determinato terreno, avrà il fronte dello -schieramento sul campo di battaglia, e quale profondità. La soluzione definitiva e sicura di così ardue questioni certamente non può esser data ch'e dall'unico fattore deci-si vo, cioè dagli effetti morali e materiali del fuoco . Tuttavia dalla esecuzione cli' marcie manovre di grandi masse e anche dal simulacro di combattimenti si potranno rilevare a ir atto pratico, in modo visibile e più comprensibile, i
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criteri fino a prova contraria più razionali per la condotta delle truppe e per Ja stessa disciplina del fuoco, si potranno correggere pregiudizi ed &rrori che si fossero fatti strada nella mente dei capi ed anche dei comandanti in sott'ordine. Si rammenterà come, dopo la guerra del 1866 e la vittoria prussiana di Sadowa, vennero di moda, le manovre aggiranti. Vi fu un tempo, ora lontano, che nell'esercito nostro non si faceva la minima esercitazione tattica senza qualche aggiramento; il comandante di un solo battaglione cont1:o altro battaglione, si credeva in obbligo di staccare per lo meno una mezza compagnia per eseguire il suo bra,o aggiramento. Si era caduti nell'esagerazione di un'azione tattica, che talvolta sia in piccola come in vasta proporzione può esser consigliabile e riuscire; quell'esagerazione aveva falsato in moltissimi capi e gregarì, il giusto criteriodelle manovre e del combattimento rea.le. Nè ci -volle pocoper meUere a posto le idee; lo studio a ciò non è bastato, ci volle la prova delle manovre campali, grandi e piccole, che posero in luce meridiana l'assurdo di certe operazioni inconsultamente azzardate. Così oggi, chi vorrebbe agire in un modo e chi in un altro, basandosi su teorie da una parte e dall'altra sostenibilissime. Ma le grandi manovra a quel riguardo non gioveranno proprio a nulla ? Chiamate ad eseguirle un' armata di centomila uomini, o anche meno, e tutti, fra i primi i coman::lanti delle grandi unità, vedranno più chiaramente che cosa potra essere e come si dovrà condnrre lagnerra e come impegnare il combattimento con i colossali eserciti odierni. Certo alcune incognite rimarranno pur sempre fino alla prova suprema delle vere battaglie; ma. per parecchie questioni potrà farsi luce e si ricaveranno norme direttive sempre più r~zionali per gli studi di preparazione, da quelli che si debbono compiere Mgli uffici dello stato maggiore generale e dalle riforme organiche che si concretano al Ministero della guerra fino agli studi tattici di dettaglio,
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a i quali ogni ufficia.le deve attendere, ed alle istrnzibni ed esercitazioni delle truppe nelle guarnigioni. Quale campo vastissimo di nuove ed importanti considerazioni! È un mondo nuovo, per inolti ancora inesplorato o per lo meno pieno d' incognite. Questi nuovi aspetti che presenta la guerra con g li eser· citi e con le armi odierne sfuggono a quei pubblicisti, la cui penna valente .e tal volta brillante trascone ad Llll giudizio molto superficiale, crediamo dovuto ad altri tempi e ad altre condizioni, quando nega la importanza, oggi immensamente aumentata, delle grandi manovre.
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Si è detto che conveniva ricercare se il metodo seguito in queste manovre in passato dall'esercito nostro, per uno o per altro difetto o per molti difetti insieme, non abbia impedito di conseguire maggiori vantaggi. Senza entrare in profonda discussione' e nei particolari del metodo, gioverà considerarne a grandi tratti le basi principali, quali sarebbero, a parel'e d i chi scrive: la scelta della zoua del terreno nazionale su cui le grandi manovre devono svolgersi; la designazione delle truppe e della entità della forza che devono prendervi parte, e quindi la formazione delle grandi unità di manovra; la libertà d'azione da accordarsi, ed in quali limiti al comandante in capo e quale ai generali subalterni; le attribuzioni dei g iudici di campo; la direzione e condotta. delle manovre e del finto combattimento. Dato lo scopo e la importanza delle grandi manovre, l' ideale, già effettuato in Germania, sarebbe che tutti i corpi d'armata per turno vi prendessero pa1:te; in Italia possiamo cercare di avvicinarci all'applicazione di qnel sistema, ma completa o quasi non è possibile per ragioni note a tutti, dipendenti dalla speciale configurazione geografica peninSlllare con due grandi isole, circondata dal mare e chiusa con la cerchia alpina, là dove avvennero sempre e proba-
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bilmente avverranno le maggiori invasioni nemiche. Per cui la composizione dei nostri corpi d"armata e la dislocazione delle truppe sono stabilite secondo le esigenze imposte per la difesa dalla forma e dalla natura del suolo; quindi vi hanno corpi d'armata e truppe che non possono essere al· lontanati dalle loro sedi.
difendersi da terra e sul mare lungo le estesissime coste della penisola e delle due g randi isole. Si sa che tali manovre furono ideate in passato nelle nostre sfere ufficiali, ma l'idea non ebbe attuazione, ignorasi per quali cause le quali, r Lferendosi al passato, è meglio non indagare per r ivolgersi piuttosto a raggiungere l"intento in un prossimo avvenire. Serenamente e in un campo assolutamente obiettivo gio,a tuttavia esporre la propria opinione. / Le manovr e fra esercito e marina non debbono essere un fatto occasionale, combinato quando che sia, indipendentemente dagli studi permanenti e dai provvedimenti che si fanno fin dal tempo di pace per le guerre eventuali, più particolarmente per la difesa térritoriale dbl paese. Dovrebbero essere una delle tante applicazioni di un sistema completo, funzionante sempre sotto unica direzione. Il problema della difesa del paese è uno solo ; i fattori che concorrono a risolverlo debbono esser e coordinati di lunga mano. Immaginare che si prepari bene la difesa del paese e l'azione per una guerra eventnale, studiando e lavorando ' separatamente da una parte dallo stato maggiore generale dell'esercito e daffaltra dallo stato maggiore generale della marina, sen~ che sia,i reciproca conoscenza degli elementi tutti che contribuiscono alla. soluzione, senza che siavi scambio di idee e comune accordo, sembra un errore grave che la guerra potrebbe far scontare duram0nte. Eppure, a quanto pare, in I talia di ciò non si tiene sufficiente co~to. Neppure r ecenti polemiche, inopporhunissime e morll.l meute dannose, sulla necessaria preponderanza delle forze di terra o di quelle di marn, hanno richiamato l'attenzione sul punto sostanziale della questione, che qui si accenna di volo. Chi studia le guerre eventuali e i provvedimenti d'attuarsi per i di versi casi possibili, in primo ordine per i più pro babili, è l'ufficio del capo di stato maggiore d ell'esercito. Ebbene, il capo di stato maggiore generale, q uegli cui è affidato lo studio di tutti i p roblemi per la guerra e per 1a difesa del paese, dovrebbe essere uno solo per l'eserciLo e per la marina,.
Qui si dovrebbe sollevare e ven tilare una questione dì primissimo ordine ad approfondire la quale non bastano queste brevi pagine; basti accennarla a grandi ti-atti, ad al tri più competenti lo svòlgerla più ampiamente. Quest"anno in Francia si fauno esercitazioni coordinate fra l'esercito e la marina, e vi p rendono parte due corpi d'armata ed una squadra navale. Severamente ammonita dall'incidente di Fascioda, la li, ranoia volle. rendersi conto, non studiando sulla carta ma con mezzi pratici al possibile, della entità del pericolo che correvano o no le sue coste; è per questo scopo ch'ebbero luogo le manovre combinate dell'Ovest di quest'anno. In Germània, ed in questi giorni, per dare un'idea della potenza tedesca allo Cza1: e fo rse per prevenire rimpressione ch·egli potesse riportare poco apprdsso dalla vista dell'esercito francese, si credette non esservi nulla di più imponente ed efficace quan to una grande manovra combinata della squadra tedesca col XVII corpo d'armata. Presso Danzica, alla presenza d ei due imperatori, si svolse la manovra in un tentativo di sbarco, con clieciotto potenti corazzate e ventidue torpediniere, cui si opposero sei divisioni. di fanteria e due di cavalleria con i rispettivi riparti d"artiglieria. Otto giorni prima, analoghe manovre avevano luogo per parte della flotta e deiresercito r;1sso sulle coste della Finlandia. Ora se vi ha u n paese al mondo per il quale sia, più che utile, necessario eseguire grandi manovre combinate fra l'esercito e la flotta, questo paese è l'Italia, la quale deve
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ed il suo ufficio dovrebbe comprendere all'uopo il personale più capace e competente di quello e di questa per stabilire con studi veramente comple~i, inspirati a larghi concetti, i piani cli gi1erra. Benefiche conseguenze scaturirebbero da questa riforma; ed al riguardo può ammaestrarci quanto si pratica in Austria. Così, restringendoci al soggetto, come le grandi manovre dell'esercito si stabiliscono in vista di una possibile azione in guerra terrestre, il capo di stato maggiore generale, in accordo coi ministri della guerra e della marina, stabilirebbe le bo-randi manovre combina.te tra l'esercito e la flotta in vista di un'azione in terra ed in ·mare, come sarà inevitabilmente per ritalia in qualunque ipotesi possa farsi di guerra difensiva od offensiva. • Oggi forse uon si g iungerà tanto presto a queste riforme ; ma verrà il giorno in cui s'imporranno. Comunque sia, limitandoci a considerare .le. cose nella cerchia dell'attuale sistema, si disse che converrebbe far par· tecipare per turno alle grandi manovre t utti i corpi d'armata e, uon potendo per le ragioni esposte, almeno il maggior numero possibile. In conseguenza ogni a,nnuale periodo dolle grandi manovre dovrebbe avere uu teatro d'operazioni d iverso. Il Cialdini, :fin dal 1869, scriveva: <( Assegnando ogni anno un div erso teatro alle fti.ture grandi manovre, arriverebbe giorno in cui .le più importanti posizioni del nostro suolo e la rete strategica dello Stato sarebbero familiari all'esercito. E così, nel dare istru· zione alle truppe, le grandi manovre andrebbero contemporaneamente dimostrando come e dove si possa difendere il nostl'o paese. » Nessuna obiezione si oppone che questo diverso teatro si alterni fra l'alta Italia, la media e la meridionale, ~. :fino ad un certo punto, questo · criterio fu seguito anche in passato. Però la scelta della zona di terreno per le operazioni non fu sempre la più razionale, nè per i caratteri della regione, nè per una estensione convenientemente proporzionata alla.
entità delle forze impiegate ed allo sviluppo verosimile delle manovre. Talvolta su questa scelta ebbero inil.nsso decisivo motivi molto soggettivi. S i comprende che nello stato di pace a quel riguardo le ragioni militari non possano sempre a.vere un'assoluta prevalenza e debbano conciliarsi con altre esigenze, anzi tutto fino ad un certo punto con una spesa convenientemente misurata e col rispetto delle colture agricole la cui distrnzione importerebbe gravissimi danni. Ammettiamo pure che talvolta convenga ·liener conto anche di elevate considerazioni di ordine politico, ed anzi ciò può produrre benefici effetti per molti rapporti. Cosi fu atto politico veramente bene ispirato quello di fare eseguire, alcuni anni or sono, le grandi manovrenelle Romagna, e fo un atto altamente patriottico quello di far contribuire le ultime grandi manovre, eseguite nell'anno 1899, con la grande rivista finale alla solennità per l'erezione in Torino del monumento al Re Vittorio Emanuele II. Nei casi però nei quali il teatro delle operazioni viene designato dl:l. alte ragioni politiche, qneste quasi sempre si po:òsono concilial'e con le ragioni militari. Sono le influenze soggettive che guastano quando per favoriTe determina.ti paesi" o persone, si modifica lo sviluppo razionale dei movimenti ~ delle manovre, stabilendo itinerari e fermate che vincolano la libera azione del comando e rendono inconseguenti i movimenti strategici, illogiche le decisioni dei capi ed inverosimile l'azione tattica. Ciò è assolutamimte da evitarsi. Oltre alle accennate ragioni politiche, che sono speciali ed occasionali, per la scelta del terreno delle grandi manovre, altra ve ne ha d'ordine generale anch'essa altamente patriottica. Senza dar corso a voli di fantasia, è un fatto che ogni qualvolta rilevanti forze si adnnano e si muovono in una regione, la popolazione t utta di essa si sente sollevare dalla monotonia ordinaria degli affari e della vita e, vedendo con gioia e con orgoglio quei soldati, si ridestano in essa i sentimenti patriottici e si rafferma la :fiducia nella forza del paese. Negli ufficiali e nelle truppe, che già nei campi e nelle manovre banno rinvigorito lo spirito militare e il
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sentimento del cameratismo, e quindi la fit:1rezza ed il buon umore, quelle dimostrazioni delle popolazioni producono una. benefica e gra~a impressione e sono per essi un compenso ai disagi inevitabili della vita milita1.·e e sopratutto un con fol'to a quelle amarezze profonde che provano quando nelle guarnigioni sentono dire e ripetere che l'esercito è inutile e che è il verme l'Oditore della nazione. Ufficiali e soldati, nell'occasione delle grandi manovre, vedono e provano quali siano i veri sentimenti del paese; questo è un fatto di alto valore politico e morale.
Rispetto alla designazione delle t ruppe e dell'entità della forza, tutto può compendiarsi in brevi termini: le grandi manovre per essere proficue, dovrebbero comprendere una intera. armata di tre o almeno di due corpi d'armata, con effettivi sufficientemente rinforzati (in media 150 uomini presenti per ogni compagnia, 100 cavalli per ogni squadrone, da 4 a 6 pezzi per ogni ba.tteria) in completa formazione di guerra e con tutti i servizi prescritti per la mobilitazione. Riferendosi alle condizioni in cui tl.·ovasi l'ordinamento delr esercito italiano, è assoluta necessità cli costituire e far partecipare a queste manovre almeno una divisione di milizia mobile. A. questo riguardo siamo sulla buona via, e non vi ha che da seguire e sviluppare quanto fu fatto nell'anno 1899 rispetto alla. chiamata degli uomini dal congedo, alla costitnzione del comando degli ufficiali, al periodo preparatorio ed all'allenamento progressivo. Col sistema allora segnìto si ottennero in brevissimo tempo ottimi risultati nelle marce, nelle manovre, nei fìnti combattimenti, ed i soldati della milizia mobila negli ultimi giorni non presentavano davvero nessuna differenza in confronto di quelli. dell'esercito permanente, se pura non li supera-vano nel contegno disciplinare. Un solo appunto: nelle manovre d'armata contro nemico segnato non avremmo, come fu, fatto rappresentare '1uesto dalla divisione di milizia mobile, che meglio conve-
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niva proseguisse lino all'ul timo momento le esercita.zioni col part.ito ohe eseguiva le manovre c·on maggiore veros~glianza. Sebbene la proporzione delle varie armi e le unità combattenti sieno precisamente determinate per ogni corpo di armata dalla formazione di guerra, oggi sorgono nuove questioni da decidersi sulla proporzione e sulla ripartizione delle armi a cavallo. Tali questioni furono già sollevate in una sfera più elevata., ove è aperta la discnssione sulle riforme da introdursi nella costituzione organica. dell'esercito. Qui non è il caso di seguire tale corrente e di discutere quali proporzioni debbano avére le al'mi di artiglieria e di ca,alleria nell'esercito italiano in vista delle guene possibili nelle nostre condizioni politiche e geografiche. :\!a trattandosi di simulacri, per quanto possibile verosimili della guerra reale, non si può a. meno di tener conto, specialmente nelle grandi manovre, dei nuovi problemi ancora insolttti, rispetto a quelle armi, in conseguenza della maggior gittata e precisione del fucile e del cannone. Tali questioni rignardano specialmente la cavalleria, di cui da molti l'impiego nei combattimenti sì reputa, se non impossibile, molto problematico. Solo la guerra reale dirà come si possa servirsi della cavalleria ; ma al presente è soltanto nei simulacri della. guerra che si potranno per quest'arma, cou esperimenti su larga scala,· dedurre i criteri per le modificazioni nella sua tattica ed educazione, se p ure saranno necessarie. Del resto, checchè si dica, è incontestabile però che la cavalleria anche nelle guerre dell'avvenire costituirà il gran velo dì copri'mento strategico dell'esercito che marcia contro il nemico. A.d essa sarà pure sempre affidato il servizio delle lontaue esplorazioni, degli estremi avamposti e della trasmissione degli ordini e delle notizie. Ma perchè l'educazione e l'allenamento a questi serYizi, nell'adempiere i quali non mancheranno i singolari combattiment;i e talvolta le sorp!ese ed i fortunati colpi di mano, pos::;ano farsi pro.tìcuamente, è n ecessario che nelle gr~ndi manovre i corpi d i cavalleria
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oostitniti in grosse unità, siano adcletti in proporzione razionale ai due paruti opposti; imperocohè assegnando, ad esempio, un'intera divisione di quest"arma ad un solo partito, ed al partito opposto soltanto una rappresentanza. di 'un reggimento o poco più, la manovra. e l'azione si rendono inverosimili e si svolgono iu condizioni che non offrono sicuri cri tert a.gli apprezzamenti dei giudici di campo. Siavi pure una differenza di forza fra la cavalleria dei due partiti, ciò anzi può giovare; ma non esista tale sproporzione da mettere quella di un partito in g rado di non tenere alcun conto dell'avversario. Allora si eviterà l'esagerazione di certe ardite scorrerie, di aggiramenti. di audaci imprese contro vill~ggi. contro convogli, ecc., sulle retrovie, ed allora a.ncbe nei simulacri di guerra si dimostreranno imprudenti ed anzi assurde certe azioni tattiche che in passato non solo forono tollerate senza osservazioni, ma talvolta anche encomiate. D'altronde taluni credono che nelle guerre odierne, sai vo in casi imprevisti e fortunatamente occasionali, la cavalleria difficilmente potrà tentare sul campo di batta.glia di sfondare le linee della fante ria; sarà pit'.1 faci le sia chiamata a combattere contro la cavalleria nemica. E anche qui l'esperienza fattane nelle grandi fazioni potrà in.dica.re la cerchia entro la quale, con vantaggio delle altre armi, sia u tile si esplichi l'azione indipendente di cavalleria contro cavaller ia. ' Del resto anche la questione dei grandi attacchi contro la fanteria è assai dibattuta senza che si venga ad alcun accordo di idee. Da coloro, come in Francia, i quali giudicano essere la ca,alleria oggidì l'arma per eccellenza della battaglia, assai più che per lo passato, si scende man mano ad altri che assol utamente negano la possi bilità dell'attacco. Le grandi fazioni soltanto potrebbero recar luce sull'importante e così controverso problema, specialmente per noi. Il nostro terreno, spesso oscuro e copnrto, permette non di rado alla cavalleria di avan zare non vista, e però in condizione favorevolissima. Perciò alla cavalleria nelle grandi
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fazioni dovrebbe essere accordata intera libertà di ricercare occasione propizia per caricare masse di fanteria e artiglieria. Si conseguirebbero i seguenti vantaggi: la cavalleria si addestrerebbe a manovrare e caricare - in quella /rrrmazio,ie adattri al terreno o dal medesimo soltanto concessa - sopra terreni difficili, ciò che purtroppo accade di rado; - si formerebb~ un largo contributo d i dati sperimentali, da servire alla soluzione del controverso quesito; la fanteria e l'artig lieria sarebbero chiamate a conoscere quell'incognita, rappresentata per esse dalla minaccia. cli un assalto di cavalleria e che ne scuote oosì f01·temente il morale. ' . Non . si n~gherà._ certamente l'importanza di q nesti espen ment1 e rist1ltat1; ma dessi non si possono fa.re ed ottenere che nelle grandi manovre. R isp,e tto all'artiglieria per ora ~on si possono applicare che le norme fin qui seguite, sia per la sua. proporzione come per l'impiego. E ciò perchè le gravi questioni, solle, vate dall'azione dei cannoni a tiro rapido, come la formazione della batteria, il riparto dello vt1.rie unità nel corpo d'armata, Fimpiego tattico delt'arma, ecc., s&bbene da qualche tempo· siano poste e studiate in termini precisi, sono tutt'ora insolute. .A..nche a questo proposito le g randi manovre non potranno a meno di tornar utili.
È strano, mentre tntLi riconoscono clie la condotta di un esercito e delle sue grandi armate, r esa difficil issima, richiede nei capi o negli stati maggiori un corredo di stud'ì e di cognizioni estesissimo e profondo, '}t1alità di carattere eminenti e soprattutto molta esperien::r.a, si vuol negar loro l'unico mezzo per mettere a prova ed applicare quelle cognizioni e di acquistare quell'esperienza. Si dichiarano inutili le grandi manovre che sono l'unico mezzo per apprendere il maneggio delle grandi masse. Si vogliono, sì, comandanti abili ed esperti stati maggiori, ma la scienza e l'arte della 9S -
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guerra essi dovrebbero impararla soltanto sulla carta e sui libri; e si crede forse che 1a teoria ba,sti? ma sulla carta gli ostacoli imprevisti e le difficoltà, che sorgono iu guerra rea1e per i movimenti e per le manovre delle g i·andi masse, mancano, nè si può supplirvi sufficientemente colla immaginazione e colle ipotesi; bisogna provare e riprovare praticamente, e allora s'impara. Le operazioni di guerra sono oggi, come furono sempre, molto complesse, soggette a mutamenti di situazioni ed a casi imprevisti che richiedono una rapicla percezione dello stato delle cose e una decisione non meno pron ta ; e perciò si è reso anche più necessario e conveniente di concedere libertà d i azion~ in eh~ comanda in capo in un partito e uell'altro. « Reputo convenienti~simo - scriveva il Cialdini - ohe si stabilisca un' orditura strategica qualsiasi, affine di cir· coscrivere il terreno delle manovre campali e dare indirizzo e base alle operazioni delle due parti combattenti. Ma credo poi convenga concedere libertà di azione a clù comanda in capo in un campo e nell'altro, giacchò le fazioni combinate dietro accordi prestabiliti potranno talvolta offrire g radito spettacolo, ma riescono sempre in-feconde al punto di vista dell'istruzione che si cerca. « Vari.e considerazioni però possono consigliare di porre qualche limite rngionevole alla libertà d'azione da concedersi ai comandanti in capo... « ... credo necessario venga determinato il raggio d'azione per ogni corpo operanLa proporzionato alla sua forza reale o Lutt' al più alla sua forza Sll p iede di guerra, onde non sL1ccoda, a oagion d' esempio, che u n semplice baUaglione manovri sulla scala di una divisione. <1 Accordando facoltà a.i comandanti delle truppe combat· tenti d i manovrare a loro agio entro i lìmiti prestabiliti di un tracciato strategico, sarà d' uopo poi richiamarvi chi scostandosene troppo venisse ad alterare il concetto fondamentale del tema. » Ma si deve lasciare ugnale ampiezza d'iniziativa anche ai generali sottoposLi al comandante in capo? La questione è
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importante. Enrico Cialdini opi11ava che l'iniziativa da accordarsi o da chiedersi ai g enerali d i.pendenti dal comando in capo debba essere limitata esclusivamente ai casi straord inari e quando fan lord difetto g1i ordini superiori. Questa opinione egli svolgeva coi seguenti argomenti : « Prima di· tutto convien riflettere, che non vi è nulla <li assoluto in guerra, e molto meno trattandosi di una question<:l grave e delicata quant'è quella di decidere se l' iniziativa debba essare prescritta o vietata sempre ai generali sommessi ad un comando in capo. << Togliere ogni iniziativa ed in qualsiasi circostanza ai -0omanclanti dei corpi e delle divisi:>ni tornerebbe rovinoso n ei casi repentini ed impreveduti, che pur sogliono accadere in guerra. Esigerla sistematicamente senza misura di tempo nè di circostanze, condurrebbe a sostituire l'azione rntta e sconnessa dei corpi e delle divisioni all'assieme simultaneo e concorde che l'unità di comando imprime agli eserciti. « Spogliare adunque o rivestire di libera iniziati va in modo costante ed indeterminato i generali su bal terni riu_scirebbe pericoloso del pari ed assurdo. F ra i due estremi opposti, fra il si ed il no, fra il sempre e il mai mi pare vi sia posto per formala conciliante ed opportuna, per una soluzione soddisfacente del difficile problema. « 'N ei casi normali ed ordinari, quando cioè tutto procede secondo le previsioni e le viste del com8'ndo in capo, quando le sue disposizioni bastano all'uopo e provvedono alle eventualità che si prese,ntano, sarebbe superflua non solo, ma ben anche dannosa ogni libertà d'azione, ogni inizia.t i va che venisse concessa o chiesta ai comandi subalterni, come quella che tenderebbe a menomare e rendere illusoria la unità di comando, forza e vita degli eserciti. « P ei soli ca.si eccezionali e straordinari adunque sembra indicata e conveniente l'iniziativa e la libertà di azione dei comandanti dei corp\ d'armata e delle divisioni. Ma i casi eccezionali e straordinari non sono poi molto svariati e volendo ria!;sumerli si può ridurli quasi tntti: « l " A scontri prematuri, inaspettati, improvvisi col nemico ;
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2° All'isolamento e alla perdita di comunicazioni per effetto cli errore o di oombattimenLo. <.<. .à.llorquando uu esercito incontra il ~emico ed impegna. battaglia prevista od in.prevista, vi è quasi sempre qualche O"enerale ohe tiene ordini speciali o determinati, come per :sempio di mascherare una piazza, di osservare 1:100 sbocco, di cnstodire un ponte. una stretta, un luogo importante, di proteggere vettovaglie e munizioni, cl\~ccupare ~n. p~ese, una posizione. di difendere un punto, d 1mpadro111rsi d1 un altro e Yia discorrendo. ,< A me pare ohe un generale avente ordini di .simile ~a.tura per quanto veda, senta ed a.c~da ~ou possa mai pres?mdere, senza contr'ordine, dal compiere 11 suo mandato, ne debba porre in dispa,rte gli ordini avut.i per agir~ a s~o ~a.lento. « La maggioranza degli altri geuera.~1 avra noe~uto un ordine di marcia senz'alt ro scopo determmato fuorohe quello di concorrere ad una mossa dell'intiero esercito. E se qu.esto urta inaspettatamente col nemico, essi non possono nma· nere inoperosi, quand"anche non sieno per conto loro com. . promessi nè minacciati. <.<. Dovranno adoperarsi oou ogni mezzo ad ottenere not1z1e ed a rendersi conto esatto di quanto succede. Dovranno avvicinarsi al suono del cannone se lontani, colleg~r~i e prender posizione se vicini, ~gi~~ o.~e~s~v~men:e se d1v1e~e necessario. In circostanze s1m1h 1 m1z1ati va e un do,ere. r·nazione un errore. La mancanza di ordini non :;aprebbe s~usarlo, perchè in campagna esiste semp~e l'ordine sottin· il nemico ohe ci assale. Ciò comprende non t e::s~0 d i respiuO'ere i:, • • • lo l'uso materiale dell'armi ma ben anche tutti quei mov1so . 1· menti ohe la situazione del momento oons1g. 1a: « Un generale poi, ohe non avesse altra m1sswne fuorcbè quella di attender ordini in un dat~ l~ogo, commetterebbe accorresse non pl·u· un erroro ma un .fallo gravissimo . , se non . dove si combatte affine d1 recar. aiuto a s:toi: . . . Tutti però i generali che di lor propna rniz1a.t1va esegu:soono un movimento q.ualsia~i, ~ev.ono fare in modo che il comando in capo ne sia subito rnformato. «
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« Se finalmente il comandante di un corpo o di una divisione, per forza di combattimento o per virtù di manovra. venne balestrato fuori del suo cammino e separato dall·e· seroito, ragion vuole oh'ei si oo,isideri, com'è di fatto, qual -0orpo staccato e provveda di sua iniziativa a' casi suoi. « M.a. a rendere più facili e sicure le Tisolt1zioni da pigliarsi in quei critici momenti gioverà la fo:ma e la sostanza degli ordini del comandante in capo. Un g enerale ohe ignora dove siano gli altri corpi d'at·mata, che ignora la concatenazione delle mosse parziali ed il loro scopo comune, che ignora il piano di campagna e ciò che va facendo il nemico, non sa a ohe pa1·tito attenersi nel caso di scontro improvviso e di catastrofe inaspettata.. Manca dei dati necessari per formare -0riteri esatti, e deve quindi abbandonarsi molte volte all'azzardo. ~ Conviene a.dunque che il comando in capo di un eser· cito in campagna informi i suoi generali subalterni dei movimenti di ogni singolo corpo o divisione, dello scopo che ,uol 1·aggiungere giornalmente. del l'obbiettivo a cui tende ed infine delle mosse del nemico. « Per tal modo nei casi impreveduti ed allorchò mancano gli ordini, cadauno potrà almeno orientarsi, potrà mantenersi nel concetto .generale e saprà come ritornarvi q ua.lora se ne fosse scostato per isbaglio o prepotenza di circostanze. » 'l'alvolta però le regole anche in questo possono trovare l'eccezione, ed è proprio vero che iu gnarra non ,i è nulla di assoluto. Per la giornata del 24 giugno 1866 il generale Pianell, che oomanda--a la 2· divisione del I corpo d'armata, teneva un ordine speciale e determinato, quello· di tenersi colle sue truppe sulla destra del Mincio con l'incarico di sorvegliare Peschiera. Egli trovavasi adunque in nno di <J.uei oasi nei quali, secondo i precetti del generale Cialdini, il comandante non avrebbe potuto prescindere, senza ooutr'ordine, dal compiere il suo mandato. Quando dalla destra del 1\Iinoio il generale Piauell senti il vivo cannoneggiamento su l'altra sponda, e s·avvide ohe,
LE GRANDI l[A,NOVllE
contro le previsioni del comando supremo, s'era ingaggiata battaglia, e ohe gli fn riferito essere la 1~ divisione impe· gnata nelle vicinanze di Oliosi e seriamente minacciata, sentì l'impulso irresistibile di accorrere alla v oce del cannone; la situazione generale tuttavia non g li appariva ancora talmente cambiata d"autorizzarlo a p rendere di propria iniziativa la decisione di modificare l'ordine esplicito di guardare gli sbocchi di Peschiera; perciò continuò a stare in aspettazione. Ma quando dopo le ore 9 '/, il rumore del oombattirnento si fece più intenso e più. vicino, e snl ponte di Monzambano incominciarono ad a:flluil'e sbandati e carri, il Pianali riunì tutte le sue truppe presso quello sbocco per adoperarne 1ma parte se fosse necessario a soccorso della divisione Cerale. La situazione era cambiata: il nemico veniva da Oliosi, e non da Peschiera. Frattanto sul ponte di Monzambano cresceva la calca dei carri e degli sbandati ed empiva il villaggio. A gran stento il generale Pianell col suo stato maggiore riesce ad aprirsi una. via. e, lasciato à. guardare Peschiera con forze sufficienti il generale Dall'Aglio, si poue alla testa di due battaglioni del 6° reggimento fanteria e di due sez-ioni d·artiglieria ed avanza nella direzione della Brentina, ove giunto lancia le sue truppe sulle alture di monte Sabbione allo scopo di collegarsi con la riserva e con gli avanzi della divisione Cerale che tenevano ancor testa al nemico sul monte Magrino. E lo scopo viene raggiunto. L. inaspettato soccorso riaccende l'animo clei combattenti. Il colonnello Pasi si ouopre di gloria alla testa dei battaglioni della brigata Aosta, ohe combattono da eroi. Il generale Pianell fa avanzare altre truppe, raccoglie e ritorna alla pugna centinaia di nostri sbandati, prende centinaia di prigionieri nemici, e, accennando a ritorni offensivi, mantiene fino alla sera una posizione minacciosa, che abbandona soltanto quando vede assicurata su Valleggio la ritirata delle divisioni Cerale e Sirtori e quando un'ulteriore permanenza. sulla sin.istra del Mi ncio non aveva più scopo e poteva riuscire pericolosa.
I.E GRANDI M,,..;ovni,;
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Bellissimo esempio cl' iniziativa e di coraggio straordinario nell'assumere nna gravissima responsabilità. Il generale Pia.nell scrivendo intimamente alla famigl ia all' indo· mani del 24 giugno dice che se non fosse riuscito l'avrebbero fncilato . Non lo crediamo ; in ogni modo quella frase si spiega riferendosi a quei t,empi col sospetto di tradimenti prodotto dalla recente guerra civile per la unificazione col resto d'Italia del regno di Napoli. Invece nella storia delle guerre per .l'indipendenza d'Italia, dopo il 24 giugno I8G6, iJ nome del generale Pianell rimase scritto a lettere d'oro. Questo ed al tri simili esempi non provano però che la iniziativa, anche se opportuna, r iesca sempre fortunata ; prima condizione per assicurarne il suol.lesso è quella, qua· lunque cosa possa a.vvenire, di aver forte il coraggio della responsabilibà e di far seguire pronta ed energica l'azione rispondente all'idea. Ci siamo alquanto diffusi, perchè oggidì ci pare che troppo assegnameuto si intenda fare sull'iniziativa dei singoli capi, giu giù sino ai comandanti dei piccoli ripart,i. Oh.e si procuri cli promuovere e di coltivare l'inizia(,iva degli ufficial i, sta bene, ma al riguardo siamo d'avviso che dalla guerra del 1870-71 si son voluti trarre insegnamenti di troppa- por tata. Si diment,ica che tutto ciò che fo buono allora all" esercit o tedesco di fronte ad un nemico poco energico, probabilmente non lo sarebbe oggidì anche per quell'e~eroi to stesso; e sopratutto si pone in non cale che una istituzione adatta alla speciale condizione di un esercito può fac ilmente non esserlo affatto p0r un altro. Anche a questo proposi to non. sarebbe difficile dedurre ammaestramenti dalle grandi manovre.
Si disse che i comandanti in capo dei due partiti deb..: bono manovrare sul terreno circos.critto da un'orditura strategica. e la loro libertà d'azione essere solo convenientemente limitata &ntro un determinato raggio d' c'Lzione. Ohi reg'Jla
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LE GRANDI MANOVltE
questi limiti è il direttore superiore delle grandi manovrer da cui emanano tutti gli ordini general i. Egli deve essere continuamente informato di tutto ciò che avviene d'importante nel campo dei due partiti e, pur lasciando libertàdi manovra ai comandanti di essi, interviene quando essi si scostano troppo dal concetto del tema che - si aeve svolgere; oppure quando, per le necessità inevitabili prodotte dalle contingenze del tempo di p11.ce (tempo, terreno e forza) giova mutare la situazione dei partiti, o con l'arrivo di rinforzi ipotetici o anche con spostamenti di una parte delle forze da un partiLo all'altro. Conviene però che i casi d'intervento pe1: l'ultima causa accennata sieno i meno possibili, soltanto i. necessari e da evitarsi assolutamente guelli che fossero ispirati da ragioni affa.tto secondarie. I mutamenti troppo spessi in .una situazione ipotetica di guerra e gli spostamenti tattici artificiali nuociono al razionale svolgimento delle manovre e turbano il criterio direttivo dei comandanti in capo dei d ue partiti. · Il diretLore superiore delle grandi manovre deve, in certo qual modo, considerarsi come il supremo giudice di campo rispetto alla manovra ed all'azione generale dei d'u e partiti. Nelle manovre e nei finti combattimenti oggi sono posti in giuoco tanti e così complessi elementi, 6he molti problemi rimangono ancora insoluti e guindi le r egole non assolutamente determinate. Onde si è reso difficilissimo il còmpito di decidere così su due piedi chi abbia ragione e ohi abbia torto. Oggi più che mai è ardua e delicata la mi,;sione dei giudici di campo, il cui verdeLto deve esser pronto, imperativo ed immediatamente rispettato perchè esso sostituisce n ei simulacri di guerra gli effetti del fuoco s1:1,l vero campo di battaglia; q uesto ferisce, uccide, scompiglia e fuga le masse ; il giudice di campo apprezza questi effetti da molteplici circostanze e dai fatti che si svolgono nel finto combattimento, e g iudica lì per li quali truppe debbano retrocedere o considerarsi in qualsiasi modo fuori di combattimento. Nell'apprezzare quelle circostanze e quei fatti converrebbe che i giudici di campo fossero guid.ati, oltre che da u na
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LIJ: G-RANDI JIA"liOVRE
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rapida e sicura percezione, da ori tert identici o quasi; ma come ottener ciò se rispetto all'azione tattica delle tr,e armi si hanno guestioni controverse su cui le opinioni sono tanto divise~ Questo stato di cose dimostra più che mai la neces sità. delle grandi manovre, per la ricerca delle soluzioni con una larga esperienza, e ri0hiede che la missione dei giudici di campo venga affidata ad ufficiali generali e superiori i più autorevoli, intelligentissimi, che le questioni della guerra abbiano studiato profondamente e abbiano avuto campo di. vederne alla prova le varie soluzioni cogli esercizì progressivi che si fanno nelle guai-i1igioni, maneggiando praticamente sul terreno le unità tattiche con le tre armi combinate. Gli è perciò che le grandi manorre richiedono, per riu 7 scire proficue in. un breve periodo di tempo, una preparazione di istruzioni ed esercitazioni progressive, per così dire, con successivo ingrandimento cli forza e cli terreno fino a tale sviluppo che sia poi breve il passo alle grandi manovre per tutlii, comandanti e truppe. A questo riguardo le esercitazioni tattiche, ohe saltuariamente ed incompletamenLe si eseguiscono nei dintorni delle g uarnigioni, soddisfano in modo molto incompleto; rimane una lacuua nell'ultimo stadio, i l più importante, che dovrebbe rappresentare il congiungimento delle esercitazioni di minor grado con quelle delle grandi manovre, mancano, cioè, le manovre di di visione e di corpo d'armata. Si comprende che vi ha la questione della possibilità materiale. Per tutto ciò, ed allo scopo su accennato, in Germania, ed anche in :B"'rancia, si è adottato e si va allargando il sistema di assegnare nella circoscrizione territoriale di ogni corpo d'armata una larga zona di terreno estesa ta1volta fino a dieci e più chilometri, sulla quale a tempo opportuno possono esercitarsi in molteplici combinazioni le t re armi, le brigate, le d ivisioni ed il corpo d'armata od una sufficiente rappresentanza di tali unità. Anche alle manovre circoscritte al éorpo d'armata si può applicare fino ad un certo punto quanto scriveva i l Cia.ldini: « Un assieme di fazioni successive che svolgono e sviluppano un dato tem!l. si avvicLna in qualche mi,mra alla
LE GliAN])I ~I.I XOVRE
vera guerra e porta seco per conseguenza u n lungo seguito di pratici insegnamenti. Ogni mossa, ogni posizione, ogni combattimento offrè materia di discussione e di critico esame, attira ed assorbe l' interesse di quanti vi prendono parte e può essere in doppia guisa considerato e giudicato, o come fatto solo, o come parte d'un piano generale. « Per tal modo l'applicazione pratica çl.ei principi tattici e gtrategici si p resenta da sè freqnente e spontanea senza forma magistrale, senza fisonomia di scuola tanto nelle disposizioni da prendersi sul terreno quanto nelle osservazioni critiche a cui danno luogo. « Questo metodo permette inoltre cli dimostrare con ciualche vemsimiglianza le conseguenze funeste a cui può condurre in g uerra un falso concetto non solo, ma ben anche l'esagerazione di un buon principio, o la sna sbagliata applicazione. »
Dalle svolte considerazioni emerge chiaro il nostro con· cetto. Profon.damente convinti della necessità e dell' importanza delle grandi manovre, noi vorremmo che il metodo da uoi seguito sin ciui fosse alquanto modificato, perfe. ziouato. L 'ideale sarebbe che, all' infoori del direttore capo al quale spetterebbe di stndiare e fissare le linee g enerali dell'audamento che si prefigge dare a lle grandi manovre, niuno sapesse uè quali genera.li nè quali tn1ppe coi relativi servizì llarteciperauno a lle graudi manovre, e tanto meno su quale terreno esse si svolgeranno. In seguito ad onliue telegrafico generali e truppe, richiamati dal congedo, servizì. ecc.. si mobiliterebbero come avverrebbe nel caso /di vera gtrnrra. E lo stesso dicasi dei necessarì trasporti ferroviari. Nelle manovre vorremmo poi che la mas9ima liberLà di azione fosse la.sciata ai comandanti di partito, l imitatiL solo
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!,E GH,\NDl ~U"'OVfl E
dalla tas9af;i va prescrizione circa la zona di terreno usufruibile, la quale, ben s' intende, dev'essere abballtanza ampia da permettere di realmente manovrare. Che importa, in.fatti, se i viveri destinati per un partito, serviranno invece per l'altro? Che impor ta se vincerà questo o l'altro partito? Che importa, finalmente, se alla fazione non prenderanno parte tutte le forze dei dae partiti, e magari, anche, se per da giornata campale pr.efissata, i due partiti non s' incontreranno affatto, o soltanto con piccole forze, come avvenne alle manovre i mperiali tedesche, il giorno 9 settembre 1899, in cui si sconta·arono sol tanto le estreme ali destre dei due pal'titi? E sarebbe da desiderarsi che i due partiti si radLrnassero a grande distanza 1' un dall'a1trn per concedere alla cava!- · leria di attuare un serio e utile servizio di esplorazione. Delle grandi manovre, infine, si dovrebbe tra r profitto per studiare i vari quesiti militari, specialmente tattici che sono ora sul tappeto. Oonosciamo benissimo le obiezioni che è facile rnuovere alle nostre idee. Perciò abbiamo premesso che questo sarebbe l'ideale che certo non è raggiungibile. E però, se realmente si vogliono r itrarre utili vantaggi per la preparazioue alla guerra dei capi, degli stati maggiori, dei serviz~ e delle truppe stesse, è indispensabile accostarsi al possibile a guell' ideale. . Certamente grandi manovre con grossi effettivi _costano non poco, ma che vale mantenere un esernito in pace se gli si negano i mezzi pit'.1 necessad per tenersi apparecchiato sotto ogni rapporto alla difesa del paese, alla guerra? I grandi S tati d'Europa largheggiano e moltiplicano qu~i mezzi e apparecchiano eserciti formidabi1i. L ' Italia, non può avere tanta larghezza; p erciò appunto si rende più i mperioso il dovere di man tenere e migliorare l' esercito che essa ba, sopratutto curandone l' istrnzione ed elevando al massimo grado la coltura> l'esperienza e l'abilità di coloro che dovranno comandarlo e g uidarlo in guerra.
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I.Il GN ANDl llA"t>OVRE
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Si capisce ohe nell'odierna società, ed in un paese come l'Italia in cui è amplissima la libertà civile, tra i rivendicatori dei diritti dei proletari, sienvi coloro che domandano addirittura l'abolizione dell'esercito- Ohi crede o finge di credere che nella cerchia degli ordint costituzionali non si possa ottenere quella 1·ivendicazione, rivolge il pensiero ai mezzi r.ivoluzionart e quindi vuole campo libero e non lirovarsi d i fronte alla forza nazionale armata, pronta a reprimere gli abusi e protettrice vigilante della libertà e dei diritti cli tutti. Ma. coloro che hanno fede nello sviluppo ordinato delle conquiste sociali, e più ancora coloro che vogliono conservare gran parte di un mondo retto da idee che sono destinate a scomparire o a modifica.rsi sostanzialmente con altre idee, non si comprende come si appaghino. di un esercito anemico, n on ammaestrato n è convenientemente preparato alla guerra. Per costoro le grandi manovre sono spettacoli teatrali e non altro. Tanto la forza che c'è basta per mantenere l'ordine interno ; quanto alle possibili invasioni che minacciassero alle frontiere l'indipendenza del paese, possiamo dormire i nostri sonni tranquilli n elle braccia delle forti alleanze. Ma queste non possono essere eterne, e potrebbe sorgere un giorno in cui terribili prove dimosi;rino t utta l'insania delle illusioni e delle impreYidenze durante la pace.
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IL GENERALE PIANELL LETTERE E
RICORDI FAMIGLIARI
Quando nel mattino del 6 aprile 1892, non inattesa, ma dolornsamente temuta g iunse la notizia della morte del generale conte Pianali Giuseppe Salvatore, la nazione e l'esercito ne provarono una profonda e angosciosa impressione. E ne avevano ben d'onda, perchè da lungo tempo vedevano in lui una delle nostre maggiori illustrazioni militari: uno degli uomini che p iù avevano contribuito a mantenere saldi n el nostro esercito i vincoli della disciplina ed a promuovere l'istruzione di esso sotto tutti i rapporti ; U!!O dei nostri generali che il giorno della prova aveva mostrato di veder chiaro ura il fumo della battaglia e di possedere quel c·oraggio ohe fa affrontare le responsabili tà con energica ri!$Olnzione e sul quale con tutte, sicuxezza era dato affidarsi per l'avvenire. La memoria di lui è sempre viva nell'esercito e vi ri· marrà imperitura; ma se il generale P ianell è tanto conosciuto ed apprezzato, per qu anto egli oprò durante il lungo tempo trascorso nelle nostre file, sicchè riuscirebbe vano ed inutile ogni sforzo mirante o a farlo conoscere meglio o ad accrescerne la fama; vi è però un periodo della v ita del1' illustre generale, q_uello precisamente riguardante. l'ultimo anno passato nell'esercito napoletano, che è meno noto, e sul quale i suoi detrattori, i suoi nemici e gl'invidiosi - che non mancano mai a, coloro che in alto grado possedono talento, caratter e ed onesta - gettar ono a piene mani le in g iurie più atroci, le calunnie più sfacciate. Purtroppo la ri vendicazione con le armi del!' indipendenza della patria rendeva inevi tabile la guerra civile; e le guerre )
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IL GENER,ILE PlAN!.LL
civili pongono sempre i migliori t'lomini fra le distrette più difficili ~ crudeli, dA.lle quali è pur necessario uscire o in nn modo o neff altro. Non pochi escono dall'aspra lotta p erdendo l'onore ; ma ciò non poteva,accadere al generale Pianell, la cui vita fu sempre inspirata al culto del dovere, ai sentimenti più elevati della lealtà, delronore. Di ciò mai hanno dubitato coloro ch'ebbero la fortuna di conoscere il generale davvicino 1 ma non a tutti fu dato di avvicinarlo, sicchè per alcuni, più o meno densa, perdura,\'a tuttora l'oscura ombra gettata sul suo nome in qu ei tempi di sospetto e di accuse reciproche, in cui regnava sovrana la passione politica e partigiana. È solta1.tto ora, dopo quarant'anni da che Italiani malauguratamente clovetti:iro combattere contro Ital iani, dopo gùasi d ieèi anni dalla morte del generale che, alzati i veli, la storia può confermare il ginsto giudizio. E questa storia si trova con molti particolari in un recentissimo volume che la illustre vedova, contessa Eleonora Pianell Ludolf, ha voluto pubblicare con affetto e venerazione grandissimi per onorare l'amata memoria del suo consorte (1). Sono molte lettere a lei da lui dirette; parte cli uu Diario costantemente scritto dalla contessa, a fine di riempire le laclme tra un periodo e l'altro della suddetta corrispondenza; al termine del volume dodici documenti di singolare importanza. Approfittiamo anche noi di questa pregevolissima. pubblicazione e riandiamo bre,emente talun e delle fasi più notevoli della vita del generale Pianell, e seguatam-ente quelle del suo comando negli A bbruzL;i dal settembre 1859 11i primi di luglio del 1860, di ministro della guerra nello storico periodo ,dal 14 luglio al 1° settembre 1860, della sua opera, :finalmente, quale generale italiaino nella prima parte della guerra del 1866 contro l'Austria.
( I) f,etter e del 11,1;1r 1·ale Piariell o Ricordi fcmti/l(lri. - 1\apoli, R. Ti p. l'rance,;co Giann ini e fi:,rl i, t901.
IL GENERAU: l'l,INELI,
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Correva l'anno 1859. Il 20 maggio spirò a Caserfa Ferdinando II e gli succedette al trono il figlio Francesco II, ment re appunto nell'Alta Italia fra l'Austria e il Piemonte alleato colla .l!"ranoìa, era principiata la guerra per la libertà' e r indipendenza d'Italia. Le vittorie degli alleati. la riunione della Lombardia. al Pie~onte si ripercossero, nè potevano a meno di ripercu 0 . tersi sulle restanti partj del bel paese, che tutte considera: rono ormai giunto il momento del risorgimento e di formare un'Italia una e indipendente. Il movimento insurrezionale che invadeva l'Italia centrale, la Toscana, e già sottraeva al papa buona parte àel suo Stato, cominciava pure sebbene in proporzioni fino allora. non temibili, a fat'si sentire nelle provincie napoletane e specialmente in Sicilia. Il genera~e Pianell, ancora in giovane età - aveva appena 41 anni - comandava una brigata di fanteria, em bene accolto a,lla Corte e contava fra gli ufficiali più stimati dell'esercito napoletano. Il 21 settembre, dopo lungo colloquio col Re, dal quale ottenne quasi tutte le istruzioni per iscritto, il Pianell fn nominato comandante territoriale dei Tre A.bbrnzzi e nel tempo medesimo assunse il comando in capo del corpo d'esercito che fu riunito alla frontiera per difenderne l' integrità. Il 28 settembre il Pianell partì alla volta di Snlmona e da questa cibtà è appun to diretta la prima lettera alla moglie sua, colla data 1° ot,tobre 1859. L'attività spiegata dal generale durante il suo comando n egli Abruzzi, è qualche cosa di fenomenale, e ne fa testimonianza la quasi giornaliera corrispondenza colla consorte. Obbligato al tavolo per molte ore della giornata p el disbri"'O dell'azienda politico-amministrativa affidatao·l i, uon man:. 0 tuttavia di rivolgere le cure più intelligenti ed assidue · alla trappa. E in quell'abile operosità si rivela già l'uomo che avemmo. poi agio di conoscere nell'esercito italiano. Eo-li apb pena glielo consentono le sue occupazioni. è in moto e spe· I
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li, GENEllALR PlA NFlLL
cialmente a cavallo, per vedere t.utto da sè, per studiare la. frontiera e il terreno circost.ante, per far aprire e accomodare strade, e iu modo pat'ticolaTe, per sorvegliare l'istruzione del soldato, per far eseguire esercitazioni di campagna, per preparare insomma il territorio e la tmppa alla probabile lotta. Però le numerose lettere alla moglie se ci dànno ampia ' di tale attività, sono sempre affatto famigliari. Da contezza esse non si rilevano i fatti che si svolsero in quel memorabile periodo del risorgimento italiano; ma vi si trovano talvolta le persona1i impressioni, espresse colla massima sohiettez7..a, e che sono vere rivelazioni e g ittan o luce sui fatti stessi. In esse appare tutto. quale fu l'uomo, il soldato, il comandante. Troppo dovremmo dihmgaroi, se in quel ricco materiale volessimo spigolare tJ;ttto ci ò che presenta interesse od importanza; ci limiteremo pertanto a poche citazioni a prova di quanto sopra. abbiamo detto. Già n ella prima lettera - Sulmona, 1° ottobre 1859 egli esprime chiaramente le sne idee : (< Vorrei poterti dare « ragguagli su ciò che mi riguarda, ma sono sfinito di fatica. « ed il tempo mi manca: sto lavorando indefessamente dalle « 5 aut. , e sono adesso le 3 pom. Ti basti però sapere « che non ho altro in mente che 1' adempimento de' miei « doveri ... ; non ti posso dare nemmeno un cenno di tutto « quello che sto iniziando. La soma che mi pesa. sulle spalle « è t roppa ; ma spero non rimanere schiacciato. Le truppe « han no confidenza in me, ed io spero di poterne avere « sempre più in loro : ad ogni modo mi lusingo che se ci « verranno a visitare, troveranno buona accoglienza. >> Egli vi ve però « in mezzo a tanti pensieri, a tante agita« zioni, a tante cose penose » (1) che gli fauno desiderare la pace domestica ecl incomincia ad intuire chiaramente la difficile e pericolosa sit uazione. << Il nostro Governo » scrive il Pianell (2), « è impressionabile co me le donne. P er aver « saputo la gita di Garibaldi a Torino, già parlava di sfor· il)
Lolloro. da Giulia l'>ova, S noYem!lrc iS59. (2) Lettera da Giulia Xova. l' H no1•emLre fS:19.
IL OENKRA.LE Pl,\NltLL
« mare tutto, e di far ritornare indietro buona parte di « queste trnppe... Tutto questo lìnini. a fucilate, o molto << sangue. Accada quel che . voglia accadere, farò il meglio « che so e posso; non mancherò ai miei doveri e prima di « perdervi l'onore, vi perderò la ,·ita. )> E qu i è tutto l'uomo e il soldato, la cui insegna, lo npetia.mo, fu sempre: dovere, onore, lealtà. Q~eslii. elevati sentimenl;i sono espressi soventi volte, e però ci asterremo dal riprodurre analoghe citazioni. Interessanti, per contro, sono talu11e frasi, taluni g iudizi che gli sgorgano dalla mente e dal onorà e ohe, con· parole incisi ve, o ritraggono al vivo lo stato vero, reale delle cose, o dànno la spiegazione dei fatti preventivamen te intuiti, quali poi si verificarono. « L·orizzonte politico fa paura. t·avveuire è oscuro; onore « e dovere, e il resto alla Provvidenza che sa tutto ordi1< nare pel meglio, e questo non è da ritrovarsi in questa « vita, ma nell'altra eterna ed immutabile » (1). « Car issima Norina mia, buon ::-.ra tale! La parola si arresta (< sn lla penna! Lontani, d ivisi, è un troppo grande sacrifizio 1 « Ma. fossero pure utili tanti e poi tanti sacrifizi ! Ma sono « inutilissi mi. Tutto è fradi0io, ed è q nasi da sperare che « succeda una .crisi. Compirò il massimo dei sacd:fìzi; ma « la mia nattua rilutta risoluta.men te a tutto <JUello che ci « circonda; e a vivere in un'atmosfera impregnata di disor« dine, intrighi, confu'>ione, ignoranza e di Lutte le più « basse ed igno_ b ili passioni, è peggio che morte>> (2). Nou solo vede bene il Pianell, ma si rivolta contro quell"amb iente in etti è costretto di vivere, e infatti due giorni dopo (3) di ce alla moglie : « Ho scritto al principe di Sa« tria.no in modo t roppo fo rte e risoluto; ma io desidero << che mi levirlO da questo posto eh~ diventa insopportabile « per me. >>
(i) l.eltcrn th i11111ll-i, IO ,llr-omln·e tS,9. (2) l.ettera da Chioti, 21 dicembre tS59. t:I) l.otkra ,la Chìutl, tO dicembre tSS9.
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Alòri(l I.X\"I •
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l.Vfa il principe di Satriano, presidente del Consiglio de~ ministri, è verso la metà del gennaio 1860 allontanato dag li affari1 e ormai comincia il principio della fine. Interessantissime al riguardo le lettere da. Chieti del 23 e 25 gennaio, e tutte quelle del febbraio 1860, in cui è net· tamenLe esposta la situazione e preveduta la catastrofe. ~e spigoliamo i brani più salienti: In data 23 gennaio da Chieti, a proposito delle dimissioni del principe di Satriano: « Questo i0 so, ch'egli è un « uomo di Stato in Lutta la estensione del termine e che « di uomini come lui non ve ne esiste lontano vestigio in « tutto il regno delle Due Sicilie. Che se poi tutti i forLi « argomenti contro di lui stanno nella sua c~iaroveggen:a « dell'avvenire, ed in consigli più confacenti al tempo m « cui viviamo, nel quale è impossibile fare astrazione della « forza potentissima clell'opinione pubblica, del corso delle « idee e dei principi prevalsi, io sono del suo parere. « Ohi consigl ia diversamenLe, s'inganna, e carezzando lo « tendenze del capo del Governo, lo trascina. a perdizione. "» E più avanti: (< L'anarchia non tarderà a n~cere. A me è mancata la (< terra sotto i piedi, i miei numerosissimi rapporti rimar« ranno a do1·,nire sulle tavole. » E il 25 gennaio: « Ricevo notizie dello Stato: pare chiaro che le cose « sieno spiute ad un punt.o da scoppiare da un momento « all'altro. ~e avvi::;o il r e con questo corso di posta. » Da Chieti il 1° febbraio: « Per gli affari intanto tutto è rimasto sospeso, nessuna « cosa va; Ministero non esiste, il re si lusinga invano di « poter fare da sè... Che non venga ro~ il mo:11ento di dove~ « agire, perchè sarebbe il momento di un disastro. Parche « ,edo chiaro e dico la verità, mi dicono allarmista. La ve« rità la vedono anch'essi; ma non avendo il coraggio di prov« vedere a tempo, amano meglio dissimulare. > « Manca ti,llo, l1'ltO » scrive il Pianeti r 11 febbraio " per « poter agire militarmente alroccasione. Il Governo è trasci-
-« nato cl alla fatalità che lo accieca ... Non vi è nesso, nè scopo, « nè forza di azione. Dovremo soccombere ma fosse almeno « con onore ! « Non vedo il momento di caricare solo, se nessuno mi « sE1g1..e contro un avversario qualunque, e morire, sia pure -<( inutilmente, ma almeno da solda,to. » E finalmente il 20 febbraio: « Governare male dentro, non a,ere appoggio alcuno nè « amico fuori, porta la rovina, e pur t roppo rovineremo. Spe· « rare che il regno di ~a.poli resti i~ piedi sostenuto, com'è « presentemente, dal senno degli attuali ministri, col sistema. « governativo che dura da trent'anni, dopo che tutto il resto « d'Italia è stato radicalmente trasformato, ed anche il papa « abbattuto, è una stoltezza che non può entrare in mente ch e ·« di quelli ohe si dipingono le cose secondo i propri desideri. > La si direbbe la storia di fatti accaduti, tanto vi sono esattamente intuiti. Eppure il Pianali , estraneo alla poli tica, fermissimo nella fedeltà del giuramento, assorbito da' suoi doveri militari, non sembra, quando si recò negli Abruzzi, avesse intravveduto la grandiosità del movimento per l'unità d · Italia. Egli spera va che Francesco II sarebbe bene consigliato: à l'evidenza della realtà che di giorno in giorno g li fa perdere le illusioni nutrite e reca al suo aniruo strazio e desolazione ineffabili. Ma. gli avvenimenti precipitano; Garibaldi ha conquistato la Sicilia e minaccia il continente. Le truppe g ià agli ordini del Pianeti fu rono, per buona parte, inviate qua e là; il generale va a Napoli, per intendersi verbalmente sulla divisata spedizione di truppe a Messina, della quale dovrebbe assumere il comando.
• •• Eccoci giunti' al periodo p1u travagliato della ,ìta del1' illustre generale, pel quale furono su di lui gettati a larga mano i sospetti e non gli fu risparmiata la taccia di traditore. Siamo agli ultimi giorni di giugno 1860. Re Francesco. coll'acqua alla gola, ha concesso la Costituzione del 1848, ed
LI GEKERA_LE PIANELL
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lL GENERALE: PIA:-lf:,LL
ha incaricato di formare un ministero liberale il commendatore Spinelli, che, però, incontra grandi difficoltà per combinarlo, specie per trovare un ministro della guerra. Ma n iuno crede alle promesse del re, una trepidazione generale si vede nella popolazione; i due partiti liberale e reazionario, sono venuti a11e mani e vi sono stati dei feriti. Qnegli eccessi si ripe tono; masnade con le armi alla mano percorrono le strade, hanno assalito i posti di polizia, g ittato dalla finestra i mobili, le carte e poi bruciatili, ed altri sconci simili, sicchèil 28 giugno fu dichiarato lo stato d'assedio (1). È in mezzo a quella generale effenrescenza degli a111m1, a que1la confusione generale, ohe il generale Pianell giunge a Napoli nel pomeriggio del 9 lnglio. La spedizione di Me:;sina è coutromandata; il Pianell, il 14 luglio, ha accettato di essere miriistfo della guerra. « Non « si fa illusione » scrive la contessa nel suo -Diario « sulla « probabilità di riuscit1;1,: le opposizioni di sopra, ossia dei « rivoltosi, la poca fede nelle truppe son tutte ragioni che« confermano questa sua opinione. Ne parlammo insieme « lungamente, ma a che pro? Egli parla cli doveri, ed allora. « si deve tacere. » Ecco l' Orcline del gforno diramato dal generale Pianell all'esercito il 15 luglio 1860 nell'assumere il portafoglio della guerra e che dimostra ben chiaro i suoi intendimenti. On.DINE DEL GIORNO DI
s. E. IL MINISTRO DELLA GUERRA
<< Gli ordini oostitu?.ionali e rappresentativi concessi da Sua. Maestà esigono che orma.i, se pure è necessario, si stringa « vieppiù l'Esercito alla Patria, ed i militari ubbidienti e di« sciplinati tutelino nel tempo stesso gl' interessi più vitali del -s. Tron o e del Paese. « Deciso ad evitare sempre qualsiasi. discordia i ntestina « e fratricida, l'Esercito, chiamato a lotte.re, avrà i mezzi e « Je forze per combattere e trionfare. « A.bbia dunque fiducia nei suoi capi, e con quella ubbi« dieuza che è fondamento ad ogni ordinato Esercito, potrà « rendere sicuro il Risorgimento italiano. Per tanto scopo « non verrà mai meno la dovuta ricompensa al merito, al « valore, alla devozione verso del Re e delle novelle istitu« zioni. E per l'opposto, l'inadempimento dei propri doveri, « la tolleranza o negligenza verso i subordinati, 111- tiepidezza « verao le suddette istituzioni, avranno col biasimo il castigo. « Gli uffiziali generali di qnaltrnque grado, i sotto uffiziali « e soldati abbiano perciò in mente, che Re costituzionale, « Alleanza italiana, Bandiera italiana, autonomia propria, « ormai ci riuniscon o in una sola famiglia, per cosi dimo~ strare che siamo tutti mallevadori di queste nuove isti« tuzioni, profittevoli a tutti, e segnatamente a quanti sono « e s' incamminano nella gloriosa carriera delle armi.
<<
« Kapoli, 15 luglio 1860.
« PrANEU,. »
ALL'ESERCITO.
« Chiamato dalla sovrana clemenza al grave e difficile in-
« carico di Ministro della Guerra, ne assumo ogni responsa-. « bilita fidente nella un iversale cooperazione; ma sento l'ob-
'
.
« bligo ed il dovere di manifestare sino dal primo giorno, « e con piena franchezza, quali saranno i miei fermi divisa· « menti. (l l v . Lellere del 113dre del Plnnell nl genera lo riel 20 o 28 giugno. Ua es,e :ihhl:,mo es tJatte e r ij)(lrtate leuoralmente le notizie s u i moti di t\apoli.
Effettivamente la nomina del Pianell a ministro della guerra avava riscosso la quasi unanime approvazione e i_nspirato fiducia, poichè contavasi sulla sua ben nota ~uer?ia. Il Diario della contessa dà notizie abbastanza mmuz10se della vita g iornaliera del generale. Eali era occupato non solo l'intera g iornata, ma bene spes:o anche fino a tarda. ora della notte, nel suo lavoro di ministro nelle riunioni del Consiglio dei ministri, nei lunghi ' . a sua moabboccamenti col re; ma lo stesso generale d10e
15()0
lL GENERALE PIANEL1.
11, GENERALE PIANELL
glie: « sono fatiche ingrate e inutili, dopo parecchie ore di « discussione si conchiude nulla)) (1).
1551
cont,inuare a servire. L a condizion e, vergognosamente dolorosa, è di tanto pericolo e così complicata, che ogni risoluzione rimane sospesa. Il Generale mi ha detto questa sera, che i1 Conti,, di Trapani aveva chiamato pressò cli sè il Prefetto di polizia, per· obbligarlo a mettere in libert~ u~ tale preso in flagrante con dei fogli reazionari, e per d1ppu:i. voleva che a lui fossero restituite le suddette carte. l\ii ha pa;·lato anche di un alterco avuto con il m~de~i~o Cont~ di Trapani in presenza del Re, e di parole rngiunose a lm dette da quel Principe, ma però di::iapprovate dal Re. L'amarezza profonda da cui è travagliato il Generale, fa una penosa impr essione: egli dovrà dimettersi. » . . Ogni com1'nento è superfluo a tale chiara. ed 1m~r~ss10nante esposizione. Nel fatto la buona volonta del M1n1s~ero e l'energia del Pianell, se erano valsi a mantenere una quiete relativa nella capitale, non potevano ormai più. nulla contro una situazione onninamente perduta. Troppo tardi arasi la.r· D'ita la CosLituzione, troppo tardi si abbracciò il partito di ~ ettersi sul cammino delle libertà . Ed ora il R e mostravasi sempre più riluttante a mantenere le fat t~ prome~s~. La p osizi one del Ministero era re~a ~sostem~ile. Esso v ol le mantenersi fedele al patto cost1tnz10nale gmr ato e il 1° settembre diede le dimissioni. Il D'enerale Pianali era rimasto sulla breccia sino all' nl· timo~ aveva ventilato anche il progetto di recarsi Salerno a prendervi il comando ddlle truppe; ma di quali truppe? l'esercito s'era sfasciato senza lot ta nè piccola nè grande; epperò rassegnata la sua dimissione da ministro de~a gu~rr~, ottenne dal R e spontaneamente una licenza di sei mesi e 11 5 settembre s'imbarcò alla volta della F rancia. Le da.te st oriche parlano qui colla massima eloquenza : 1° settembre: Dimissioni del Ministero; 6 settembre: B,e Prancesco parte da Napoli e si rifugia. a Gaeta; 7 settembre: A.rrivo di Garibaldi a Napoli. -~ questo l'epico risul tato degli avvenimenti svoltisi nel mese di agosto, ma preparati da lunga mano, sin da qu ando
Interessantissimi per la storia quest i brani - e si badi bene alle date - del Diario della Contessa: « 27 agosto. .. . Il Generale è tornato a casa a7vilito dall' impotenza di agire n ella quale si trova..... « 2 8 agosto . . . . Verso tardi vennero da noi tre g enerali, Marra, Viglia, Barbalongo. Sulla truppa, secondo loro, non vi è più da fare assegnamento; gli uffiziali superiori uon sono più obbediti, quale risoluzione possono prendere L. « 29 agosto 1.860. Il Generale, spinto dalle circostanze, ha dovnto esporre al Re la sua opinione. Gli ha detto ohe nello s tato att uale era impossibile difendere la capi tale, nè probabile, perduta questa, riuscirgli a mantenersi nelle provincie, la maggior parte delle qu ali sono già in balia dei ri.vol_tosi; ~erduta così ormai Ja sua causa, ess~re forse pit\ d1gn1toso l allontanarsi senza maggior rovina de' suoi popoli. Quando ancora si poteva lot tare alla testa delle t ruppe, nulla si era conchiuso, tornava ora p iù opportuno scioglierle dal giuramento, lasciare alfa Guardia Nazionale i l manteni~ento ~all'ordine, e partire senza lasciare dietro di sè maggior od10, maggiore disordine. Questa notte, alle due circa, è venuto Liborio Romano fra nei, ha fatto svegliare il Generale, e lo ha condotto seco a Palazzo. Ho saputo più tardi ohe ~louni manifesti reazionari erano stati sequestrati: chiedevano al Re le di missioni di un ministro lrnditore il disarmo, lo stato d'assedio rigoroso, eco. Pare che il ' R e al cospetto dei ministri sia 'rimasto confuso, forse non ignorava l'esistenza dei detti manifesti. « 30 agosto. Il genera! Vial (che teneva il comando nelle Calabrie) giunto qui sopra un vapore francese, dice di essere dovuto fuggir e dinanzi. ai suoi soldati, che sfrenati e sbandati, rubano ed uccidono nelle provincie senza pietà. contro .I ntanto se, come pare, esiste a Palazzo una conO'iura o i ministri, questi dovranno dimettersi nè il general e potr à 1t ) V. Dforio, '!O loglio.
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IL 6'ENEltA LE Pl A !S.El,L
IL Gl~Nl~RAT,H l'TANELL
Vittorio Emanuele· scese in campo nell'aprile 1859 per l'Ltnità d'Italia. Questi a.vvanimenti ebbero luogo non pel cozzo di forze materiali, ma in seguito allo splendido trionfo del pensiero dell"unita e dell'indipendenza della. patria, cui Francesco II non volle dare ascolto. e che lo annientò insieme al ,mo regno. L e due lettere che crediamo nostro dovere ripor tare qni per intero, scritto dal generale Pianell al Re subito dopo le dimissioni, sono documenti storici di massimo valore. Esse chiariscono è g iustifican0 compiubamente la condotta del generale Pia.nel] , e nello stesso tempo mettono nella luce piLL meridiana il suo nobile carattere, la sua grande lealtà. P1ff1J.A LET'l'ERA DEI. GEN[<:U,H,E PIAN'Er,L AL
Ri::
FU.ANCES('O
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DOPO DATE LE DI11ITSS[ONI CON TUTTO IL MINIS1'El10.
« Sir·e,
« Vostra Maestà è già in pos!?esso dell'aLto con cui il Ministero, al quale ho l'onore di appartenere, ha rassegnato i suoi poteri. In esso sono segnate sommariamente le ragioni per le quali è stato costretto a prendere siffatta determinazione. Molti P più potenti motivi hanno reso me già da più g iorni nella impossibilità di sostenere il Dicastero della Guerra. << Incerto, come sono dell'accoglienza che la mentovata rin u nzia possa aver tro,,ata presso Ja :li. V. , e persuaso io del vigore con cui debbono in questo momento essere condotte le cose della (+uerr a, mi renderei sommamen te colpevole se continuassi, anche per un giorno solo, a restare nel posto che non posso per vernn conto sostenere. « E però quando anche V. M . a bbia, oppure no, formato il nuovo Ministero, ciò che nella ip0tesi negativa implicherebbe l'obbligo del Ministero che si dimette, di rimanere ancora pel semplice disbrigo degli affari in corso, comunque senza di lui ul teriore responsaùilità, pure debbo in ogni maniera pregare la M. V. che s i degni provvedere alla nomina del mio successore. Qt1eJ:1 ta mia supplica vorrà V. M.
benignamente accogliere, nella convinzione che pel bene pubblico non posso non dichiararm i :lìn da q uesto momento esonerato d i fatto dalla ca1·ica di Ministro della Guerra, come di fatto non posso prendere parte alcuna in qualsiasi pubblico affare, nè av.valorai;e di mia firma verun documento uffiziale. « Qualora io di v~rsament e facessi, continuerei a trovarmi, anche contro il sentimento di Vostra Maesta, nel duro bivio in cui sono da mol ti giorni: quello cioè di mettermi vieppiù' in opposizione coi _doveri i nerenti ad un Ministro costitu:donale chiamato responsabile dalle vigenLi L eggi emanate dalla ì\I. V., o di trasgred ire, mio malgrado, gli ordini d iretti da V. M ., ordini sovente ignora ti dallo stesso Ministero, al quale p ur corre il debito della iniziati va, e che dovendo rispondere della esecL1zione degli ordini, deve esser nel tempo stesso responsabile delle consegnenze. « Napoli 2 settembre 1860.
« Pr.i.NELL. » SECONDA ED ULTIM A. LETTE LtA DE.L GE J\" ERALE P u.NELL •
AL
RE
]!"R.A.NOESOO
II .
« Sire,
~< È g ià un anno che V. M., avendo determinato di spedire u n corpo d'esercito negli Abruzzi a difesa della frontiera e della integrità del Regno, degnava.si affidarmene il Comando. Gravi q uestioni politiche agitavansi allora, di cui V. M. replicatamente m'impegnò a ragionare, ed in ispecie nell'ultima volta che, prima di partire per il mio nuovo Comando, ebbi l' onore di essere ammesso nella. Reggia di Portici. « Senza. assumere l' uffizio di consigliere, e protestando dapprima della mia poca esperienza, e minore- intelligenza in materia. di politica, espressi nondimeno in quella l unghissima conferenza di molte ore le mie convinzioni, che nello stato generale in cni trovasi l' Europa, a sal vara il Trono
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IT, GENERALF. PIANEl,L
ed il Regno da imminenti pericoli, e mettere in accordo Go: -verno e governati, dovesse la M . V. entrare di piena e libera sua 1-olontà e quando ancora era nella pieaezza delle sue forze, iu una via di libere isti tuzioni che contentasse gli onesti desideri dei suoi popoli. Tuttociò V. M. rammen ta bene per avermene dato, non ha guarì, assicurazione. « La M. V., anziche corrucciarsi di quelle mie proposizioni, vi si mostrava inchinevole, ma lasciava intravedere i molti e potenti ostaooli per indurle in atto. Ad ogni modo perciò non diffidava di me, che non solo non mi ritolse il comando, ma mi mostrò con cbir.re prove, durante l'esercizio di quello, chea mpia fi ducia riponeva in me. Ed io, fedele sempre ai miei doveri militari, che nulla di comune avevano con le mie convi nzioni politiche, affermo altamente di averla pienamente giustificata. Tre province, e quanti hanno fatto part; del corpo d'esercito da me comandato, non ismentiranno,le mie parole : dicano le prime, se amministrai giustizia, se feci il possibile, e sino a qual punto riuscii, a far rispettare ed amare il Governo : dicano i secondi se risparmiai cure e fat iche per metterli in grado di rispondexe amorevolmente, quando che fosse. al debito loro. « Richiamato dagli Abruzzi, non sono ancora due mesi, dopo aver avuto l'oppor tunità di esporre nuovamente le mie idee, che consistevano in breve sulla necessità di dare completo sviluppo alle nuove istituzioni per combattere la generale diffiden za, ed evitare in questo momento con ogni cura la via delle armi, che dopo gli ul timi fatti della Sicilia non pr omettevano felici risultati, V. M. degnavasi ammettermi nel numero dei suoi consiglieri, quando appunto la forza degli avvenimenti già mostrava che i:iiù o meno prossimamente si doveva di nuovo combattere. « Non declinai l'alto uffizio, perchè stimavo mio dovere spendere tiltto me stesso in qualunque posto fosse piaciuto a V. M. di collocarmi, senza recedere innanzi alle gravissime difficoltà che avrei incon trate. D urante il brevissimo periodo che l'ho tenuto, ho fatoo ogni sforzo per rimettere la disciplina nell'esercito, riorganizzandolo nel miglior modo e prov-
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lL GENERALE PIA1'ELL
vedendolo, per quan to le circostanze lo hanno permesso, d i q uanto fosse necessario. Non mai un'azione, una parola, u n indizio qualunque potrà mai essere prodotto dai miei nemici, che possa provare di esser mi punto discosto dall'ordine le · gaie, che ho proclamato reiteratamente ad alta ·voce. Difatti V. :M. non ha mostrato di dubitare di me e delle mie azioni. Non così alt'ri potenti personaggi, coi quali ho avuto apertamente a lottare. Questi sono stat i instancabili a combattermi, e sòno gi unti a denigrarmi illllanzi alle truppe coll'aborrito nome di traditore, e di ciò n on contenti, vi hanno aggiunto le più perverse insinuazioni. Le impu tazioni scag liatemi come ministro della g uerra, le ho divise con i miei colleghi, e perciò la nostra posizione è divenuta impossibile: quelle alle quali ho soggiaciuto come militare sono intollerabili. Nello scrivere queste parole non sono neppure commosso, tanto la mia coscienza respinge lontano da sè così vili, basse caluniose imp utazioni. Però al momento in cui la. d i,,ciplina dell'esercito è ::;cossa, ripresenrn.rmi alla truppa con la vesbe, di cui . si è voluto ricoprirmi, sarebbe aggiungere una nuova provocazione alla indisciplina medesima. Fatto bersag lio da due lati opposti nel momento attuale, in cui le sorti del paese e dell'esercito sono travolte da' due correnti contrarie, non mi resta ohe appellarmi ai generosi sentimen ti di V. M., e caldamente supplicarla di voler permettere il mio allontanamento dall'esercito e dal paese. V. hl. non vorrà essere indiffer ente alla dolor osa posizione i n cui le contrarie passioni mi hanno precipitato, nè esigere ul teriori, inutili saerifiz i da part9 mia, e nell'annuire alla mia domanda, vorrà accogliere g li attestati della mia più sentita riconoscenza per questa nou solo, ma anche per quella benevolenza che mi ha per lo addietro dimostrata. « Nelle dure prove che mi attendono, dovunq ue io vada, troverò grandissimo conforto nella coscienza di non esser mi mai allontanato dal sentiero dell'onore e del dovere.
«· Napoli, 3 settembre 1860. « Generale
P CANELL. »
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IL GENERALE l'IA!iEU IL. Gl!NEl<ALE PIA!\ELL
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Xel man,;o 1861 il Piauell fece atto di piena adesione al go,·eruo cti S. ì\I. il re Vittorio Emanuele; « impetrò dal « conte cli Cavour. a titolo cli militare probo e leale», di essere ammesso nelresercito italiano, ciò che. in forza del decreto 6 novembre 1860, otLenue immediatamente (1). 1fa nuovi e atroci dolori erano riserbati al Pianell. Articoli di gioruali (Di?'ilLo, 27 ago"to; A;·mo,1,ia. 28, di Torino; Ami de l11·eligion. di Parigi ) « citarono il nome del « generale in modo ingim·ioso ,, e il giornale fraucese non si peritò di affermare che il governo piemontese a,eva corrotto i generali Pianell, ecc.; sozzi libelli e un'interpellanza del marchese Dragonetti al Senato sulla sua ammissione nell'esercito italiano, aprirono nuove. piaghe nel cuore già esulcerato del leale soldato. Il generale rispose ai giornal i ital iani con noLile letLera diretta air Opinione il 3 settembre (Documento IV) e direttamente al giornale francese, e il ministro della guerra Della Rovere, con efficace parola difese il Pianali e giustificò la disposizione presa a di lui riguardo. « Kou so resistere» sori,e il generale Piauell al ministro « Della .Rovere, appena ebbe letto per esteso il rendiconto « della tornata. del 1° marzo a.l Senato » alr impulso di pren« dare la penna per manifestarle la mia più viva e sentita ri« conoscenza. per le generose parole con cui Ella ha risposto « a quella pt~rte dell"intarpellanza del marchese Dragone&ti « ohe mi riguarda. » }Ia il Pia.nell non si limita a ringrazia.re il ministro; figli spiega diffusa.mento le ragioni che lo costrinsero ad allontanarsi da Napoli, ed e così che questa letter!l. - Documento ,II - ac<Juista una capitale importanza. Ecco in proposito le sue parole che, certamente, saranno lette col massimo piacere, poichè rispondono ,·ittoriosamente (O Uo~u111ento lii lei·. r.cttera nt Cùnte ,ti Ca,our, da Torino 111.,r1,o !liti!.
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all'altro appunto fat-i;o al Pianell di non essere rimasto presso le truppe: (< Il 1finistero al quale appartenn.i si trovò fra due cor(( renti opposte, cbe era. suo debito conciliare; ma il suo còm1'. pito, arduo per se stesso, venne meno, ed esso fu costretto « a. di mettersi . Sarei non di meno rimasto nell'esercito. se 1< avessi pott1to prevedere la resistenza. opposta sul Volturno « e sul Garigliano; ma quando partii, avevo a ragione acqui<< stato la convinzione ohe il re non contava. più sulle armi pro« prie per difendersi, e d"altra parte come rimanere, quando « trionfava nel ,ionsigli del re quel partito che aveva dichia« rato i ministri traditori? Il caute di Trapani, alla tosta. di ,1 quel partito, nou aveva indietreggiato innanzi a qualunque 1< mezzo per denigrarmi e perdermi presso le truppe, già « demoralizzate ed aizzate contro i propri superiori. _\ ,eva (< perfino, un giorno, àato libero corso a lle maggiori ingiurie « innanzi al re stesso ed a.l presidente Spinelli a mio carico « e minacciato fin d'allora di ripett1rle pubblicamente per le « stampe. << Rimane1·e per dare una smeutita a tutti i miei al,t,i di « ministro, rimanere per darmi in, braccio ai miei nemici, « rimanere per ridurmi forse alle condizioni di capo di un ,< comitato reaziono.rio a Roma, rimanere per esporre l'uni,, forme di generale agli insulti di una truppa. r esa contu« mace, non era possibile. » ~Ia le vaghe accuse, le insinuazioni mal definite continuarono ad essere sparse contro il Pianell il quale, accasciato fer .indicibili sofferenze morali, non trovava conforto che nell'assidt10 lavoro per adempiere a' suoi doveri di comandante di divisione, pr ima a Forlì, poi a Genova e infine ad Ales;;andria e nell'affetto e devozione della consorte. Il peggio si fu quando alla vigilia della guerra del 1861ì, si spar;;ero fra le truppe al suo comando insimÌazioni tendenr.i a corrompere gli animi ed a suscitare sospetti, a. carico degli utlì.ciali napoletani e specialmente del generale N unziante; voci diffuse a tal punto ohe i capi di corpo dovettero farne un rappor to al generale. « Comprenderai;, egli scrisse a sua mo -
tr, Gl.'lNEl1Atl~ PlANBI.I,
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glie il 30 maggio 1866 da Crema« che per quanto possa « essere la distanza che separa me da N., pure non bisogna « fani illusioni: i nostri nomi resteranno sempre confusi « presso i nostri comuni avversari e presso le masse igno<< ra.nti e volgari. Comprenderai che in siffatta condizione « morale non vi è forza d"uomo .::he possa sostenersi e sfì.1< dare l"avvenire, senza avere una di quelle tempre fatte per « dominare... E ciò ancora sa.rebba poco: ma la fatalità. è ca« duta su cl i un uomo della mia tem prn, del mio carattere, del « mio sentire. In me il pensiero solo che uom ini al mondo «. dubitarono una volta, un istante solo, della integrità. del « mio carattere, della ret titudine de" miei intendimenti, della « probità. delle mie azioni, ha distrntto la ·mia esistenza: « sono sei anni che ho una vita effimera : l'uomo esterno si « sforza d i esse1·e pari agli altri uomini, ma l'uomo interuo è 1< roso continuamente dal più profondo dolore per l' ingiu11 stizia del mondo. Tntte le difficoltà derivanti dalle pas« sate sventure mi sono state sempre presenti come in uno « specchio... ; non ho libertà di spirito nè forza d'azione. » Fonunatamente, pel generale e per l'esercito nostro, sebbene malandato di salute e col morale più che ammalato egli spiegò di li a pochi giorni, nella battaglia di Custoza., tutta la sua energia e compi atto d. iniziativa che nella sua posizione non ern, certamente, scevro di grave responsabilità. Ciò oh·egli oprò in quella giornata è troppo noto per soifermarvi~i: notiamo solo che fra i documenti è riportato il Rappo1·to ,·elativo alle opera::ioni della S'Ua Divisione nella giomala del 2.J giu,gno J8f56 (a Citslo~a) ; rapporto cosi modesto cho non è dato desumere dal medesimo l'impor · tante azione avuta dal Pianell su quella par te del campo di battaglia.
per inLegrità di caratter e e per le eccelse doti militari ha molti punti di contatto. Questi ultimi si v idero troncata la loro carriera militare e morirono addolorati e quasi totalmente dimenticati. Il Pianell ebbe a soffrire ingiustizie e acerbi dolori ad un certo punto della sua vita, ma ia. fortuna gli serbò i suoi più lieti sorrisi per gli anni della maturità e della vecchiaia. Colmo di onori, senatore, Gran Collare dell'Annnnziata, egli scese nella tomba, amato e stimato dal paese, ammirato e Yenerato dall'esercì to, ohe mai lo dimenticherà e lo anaovererà sempre fra· suoi pi~L distinti generali, fra' suoi più grandi maestri . Tale g tustizia gli E:ra dovuta! Ci permetta. la gentil Donna, che fu l'ad9rata. compagna dell'illustre generale, di esternarle la nostra ammirazione per la. bella e importante opera da lei pubblicaLa · e per la nobile azione con essa compiuta.
..* Ed ora terminiamo perohè ci sembra di aver sciolto il còmpito che ci eravamo p refissi. Il generale Pianell fu, però, più fortunato di altri, come, a mo' d'esempio, i generali Benedek e Lamarmora, coi quali
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01' El<OE DIMENTICATO
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UK ERO.E DHIE] TICATO l L COLONNELLO CES.U{E AlUAOILI
~el testament,o che il colonnello Airagbi lasciù prima di parti1:e per l' .\ frica, dove il 1° marzo cadde poi oroicamoute a1la. lesta <lel suo roggimeuto. dava i11carico a due suoi amici devoti di preuderP ìn e:,mmo le sno cai·to, o di p11hl,licaro quello ~ho avessero <'reduto degno di cssoro conoscillto. E~si - il tononte co lonnello Antonio Pezzini o il tenoure .intonino Di Giorgio - ne misero insieme nu libro. che, dall'indico. appare assai interessante. 'Cscirà in questi gior ni, e sa.rà venduto 1\ beneficio della<< DnnLe A I ighieri ». fl Lr1pi di Citt:\. di Castello. che no è l'cdito1·e. ci mnnda lo 1,ozze del proJilo che traccia ùetl'a11t·oro il tononte Di Giorgio, testimonio, ad Aclua, dol suo viiloro. La /liri.~ta .l[ilitm·", la quale ebhe l'eroico e dotto colonnello fra i suoi pregiati collaliorat0ri. è lieta cli rendere omaggio alla ,ma iuemoria pubblicando duo liraui del liol profilo noi q ualo il Di Giorgio doscriveuùo con esul,oran7.a di cuore e \·oro affetto di figlio nel1'.'l..ir,iglri il pon~ntoro ed il soldato, intravede o trat·eg,!!in rotto no pol'iodo di storia dol nostro e;;01·cito. La. l'istrottezzit dello spazio ci obl>lì!!n ,t limitarci a c1uoi duo ,.,oli hrnni.
Il nome del c·olonnello Ce;:;aro Airaghi - gia noto ai cultori di studi militari, e ad uno, discrota cerchia di amici e di conoscenti. - era ignoto alla maggior parte degli ltalinni colti ecl essi lo sentirono per la prima volta risonare all'ore~chio il domani del disasLl'O cli Adua; e l'tuono commossi d 'oruoalio per l'eroico soldato, il quale, giii. fuori chil ser. a Il a guerea, e !'!I. era co;.;1. vizio0"' atti,o, era anelato ,olonlar10
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nobilmente immolato pel prestigio della bandiera, per l'onore della stirpe. A.miei entusiasti - citiamo la gentile poetessa. tedesca baronessa .Josefine LipperL von Granberg, la marchesa Teresa V ennti, il colonnello Cecilio Fabris, il prof. Po1iteo. il prof. Di Natale, il prof. :\Ioschetti, il signor Zuppone Atrani, i I. dottor Mario Serena cd alt,ri - scrissero di lui versi inspirati o nobili biogmfio; la fama. del colonnello ,olò iu quei giorni molto alta. 11:[a fu breve fama; e dopo poco volger di tempo l'oblio pe:sò nuovamente su lui: t roppo schivo e .fiero e modesto, era. stato ignorato e disconosciuto in vita, fu presto dimenticato dopo morto; dimen ticato anche dalla sua città na.Lale - Milano - che a lu i non ornb1·e po.~e, non pietra, non pcwola . ... mentre altro città., tanto di Jei minori - :i\fessina, Sa.viglia.no, Peveragno, Ceva ed altre mo lte - onorarono tutte, e vanno tnUora onorando con bronzi e con marmi, i loro cittadini ca<\nti eroicament~ insiElme all'Airaghi. Eppure l'Airaghi, oltre che per la fine gloriosa, meritava cli essere meglio conosciuto prima, meglio ricordato poi, anche per la stessa sua vita intera, tutta consacrata al bene, tutLa spe,;a in servizio della , 'cienza, della .Patria, dell'Umanità; una vita ùi cui qnel lti :fine non fu che l'epilogo degno. Ji'oce i primi studi nel. collegio Ghisliori di Pavia. S uo p1ulre, un ardente patriota, un distinto pittore di cui rimangono pregevoli affreschi neJla. ci1.ttcdra.le di Casa] Monferrato e in non so quale rea le castello di Piemonte. morì ancor giovane nella epidemia colerica del 185n lasciamlo. oltre la vedo,a, due bambini in tenerissima età e il nostro Cesare quindice11ne1 il quale. chiamato acl assumere l'uilicio di piccolo capo della famiglia, dovette lasciare il collegio. La sventura elio lo colpiva noll'adolescenza, la nuO'va po$Ìzione che n e r isnltava ller lui, ebbero grande influenza su tntta 1n. sua vita; e contribuirono forso n dare all'animo st10 una corta tin ta di perenne ma linconia, al suo carattere una certa impronta di austerità intransigente, a tut.ta la sua figura l'aspetto se,ero del puritano. Cominciò presto nella sua vita il dovere. IO() -
ASl\0 XLVI,
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ON l'.ROE ODIEN'l'CCATO
Il 18:')\) lo Lrovò studente di matomaLicho all"uuiversità di Po,Yia, e fu dei primi a<l accorrere in Piemonte. Si arrolò soldato volontario nel !)0 roggimonto di fanteria; fece, sempre come semplice soldato, tut,ta la campagna; prese parte al combattimento di Palestro dove la bandie1·a del !1° si guadagnò la medaglia d'oro al valor militare. . Gixa intorno a lui, fra i suoi compagni di quei primi anm, tutta una collana di aneddoti uno più caratteristico dell'altro. A. Palestro un soldato che gli ora Yicino, un suo amico di infanzia, impression1t-lo troppo dal sibilo dei11rimi llroieLLiP, dalla vista dei primi feriti, tentenna, si ferma, sta por voigore l e spalle: l'A.iraglli se lo prende a braccetto, e colmo, insistendo con discorsi e con scherzi che nulln hanno a che fare colla minacci':l. che turbina loro sul capo, un passo dopo l'altrn se lo t.ra$cina dietro, .gli fa vincere (] nel momento di crisi, lo salva da.l ilisonore. Mo(lesLo, esatto, volenLer0so, obbediente, fu nella sua compagnia il soldatino modello. Il suo capitano lo notò per l'ordine con rni Lene\'U. il corredo, per la pulizia, per l'al>ilità con cni rnrnmondn.va il vestìLo ecc., e pensò di preuderlo per attendente; e gliene foce formale proposta, la qua le fu natmalmente declinata; e lo fu con tanto garbo, con tanta delicatezza, che il capitano non riuscì a capir mai l' incompatibilità di quella proposta, e non si dette pace per tutta la durata della campagna che essa non fosse stata accettata. L' Airaghi, an;,.ichò offendersene, tenne sempre ad onore di avere avuLa quella distinzione, e nei ruomenLi di buon umore 11e parlavr~ volontieri e se ne ,unta,a.
Troncata dalla pace di Villafranca ]a guerra, l'Airaghi cnti·ò in uno dei corsi speciali dell'epoca e ottenne in sulla fine clell' anno stesso, 185U, la nomina a sottotenente nel 17° fanteria. Le suo co11dizioui di fallliglia, la sua educazione, la sua natura sopratutto. gli tracciarono un sistema di vita che si
O.X EllOE DIME!STICATO
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scostò molto da quella solita dei gio\"ani ufficiali. e specialmente dei giovani ufficiali di allora. I di,el'I imenti, le avventure. i ta,oli da gioco non lo attirarono mai, le allegre brigate:> non lo ebbero mai compagno. ordo alle mille ,oci tentatrici che dalla vita salivano a lui egli si chiuse in sò stesso, con!,iuuò, anche da lontano, ad essere il provvido e premuroso capo cloll'orfana famigliola, consacrò tutte allo sfaulio o ai suoi doveri professionali, le rigogliose energie della giovinezza. A.intabo, secondato, <llilla mera.vi. gliosa agilità del suo spirito e da una ,olontà fenea, rn,ggiunse presto ri ·nltati grandissimi : ,olle compire da. sò gli studi d'ingegneria, interrotti nel 1859 a Pavia, o se ne innamorò e continuò a coltivarli poi sempre anche negli ann i ma!,m;i. Fin dal 1862 fu esperimentato tm suo alzo per fucile, che, sebbene non a<Lottato, fu faLto segno alle lodi della commi$siono esaminatrico. Nel 188U prese il brevetto per la invenzione di un mtovo propulsore idrau lico da applicftre alle na,i in sostituzione dell'elica: ne ebbe elogi fervidi e fervidi incoraggiamenti di pa1·ole: occorrevano però, pei necessari esperimenti, ingenti mezzi pecuniari, e gli mancarono i e gli mancò pute la lena e il coraggio per proclU'arseli. Il suo temperamento alquanto irreq nieto, la sete insaziabile dol sa.pere, l'entusiasmo pei suoi stntl i pref~ssionali, i ,quali avendo, si puo dire, aLtinenza. con tutto lo scibile umano, lo traevano a tentar sempre nnove ,ie, gli impediron o di specializza.r,1ì; e fu attirato, e forse aucora più intensamente, dallo scienze mor11,l i o Rocial i, dagli studi sto1·ici1 dalle lingue, dalla lei;te.ratm·a. E finì coll'acquistare una cnl t.ura sconfinata, una erudizione veramente colossale. Schivo dei soliti passatempi, ordi11ato nell e Rpese, di una sobrietà incredibile, egli rinsci,a a tirar fuori dalle rendite modeste e dal modesto stipendio, i mezzi per fare quasi tutti gli anni un viaggio alrestero: e visitò l'Europa, studiandone l o antichità, i monumenti, gli stabilimenti dell' indusrria, e sopra.tntto gl i :;torici campi di battaglia dove Lauto volte si decisero i destini del monclo, e le istituzioni militari de' ,·al'i Stati. Pochi ufficiali n ostri giunsero mai a<l n.vere una co-
1565 ,d are alle r icerche scientifiche del Mosso un int ento pratico, così che i nostri regolamenti ne aYessel'O potuto trar g iovamento. E presenta all'illustre fisiologo i l (2nestiona1·io pubblicato in questo volnme strappandogli un vero griùo di ammirazione. UN EROE DI MENTICATO
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UN E ltOE Dlll ENTIOA TO
noscenza degli eserciti esteri cosi pTofonda come la ebbe lui, e più d'una volta assistè per conto suo, e a sue spese, a grandi manovre esegui te in Germania, in F1:anoi-a, in Austria. Nel 1891, alla vigilia di lasciare il servizio attivo, e già varcata la cinquantina, seguì, sempre a piedi, le grandi manovre gern1aniche in I·faviera, e di là scriveva : « L'addetto mili« tar e nostro è mio carissimo amico e a.nei potuto profittare « di lui per procurarmi presentazioni, pommenclatizie ecc. « Preferisco starmene da me, in incognito. Ogo-i mi• son toco « cat.i forse J)i!'.1 cli 25 chilometri fatti a piedi sotto la pioggia, « ma sono andato dove ho voluto, ed ho visto più e meglio « che se foss i stato in una comoda veUtua, affidato alla gen<! tile custodia di nn Kamepctcl » . Si ci ta, a ragione, come meraviglioso il caso dell1.A.1:fieri il qua,le a 30 anni intraprese da solo lo studio della lingua greca: ebbene anch'egli, l'.A.iraghi, e p ure da solo, e non a 30 ma 40 anni, e non ricco e libero signore, ma distratto dalle molteplici eme del servizio - comandava in quel tempo un ba,ttaglione clel 28° reggimento fanteria in distaccamento all'isola d'Elba - cominciò a studiare la lingua russa, che della greca non è cer to più facile; e l'imparò al punto da parlarla con clisin voltura. Aveva pure perfetta conoscenza della lingua e della letteratura latina e del francese , ùeJlo spagnolo, del portoghese, del tedesco, deff inglese, e delle rispettive letteretn.re. Della nostra n01i parlo: sapeva a memoria molti clei nostri capolavori, e, per intero, la Divùia Commulia. Nel 1884 conosce a Torino il prof. Angelo Mosso, intento allora a preparare il suo celebre libro stùla Fatiect, e lo sbalordisce colla profondita delle sue cognizioni anche nel campo della fisiologia; e gli sugge~·jsce di continuo n uo ve esperienze, nuove ricerche ; e lo aiuta nelle sue originali osservazioni; e g li pone davanti sempre 1rnovi problemi. A vendo costantemente iu cima a tu tti i suoi pensieri, a t utt a la sua attività l'esercito, l'arte che professa, essendo suo costan te proposito di fare in suo ausilio convergere gli altri rami dello scibile e i progressi della scienza, cerca anche qui di
Esorcµ come scrittore pubbl icando sul Convegno di l\Iilano g eniali~simi ·articoli. dei quali ne riproduciamo qui due : <:J. uello sul Jenne:,· di Monteverde e quello sullo spirito militare in Italia. In quest'ultimo studio egli si pTOpone di indagare se noi allora (nel 1872) « eravamo, nel carro di Don A bbondio, ti:a i vasi di ferro o fra quelli di creta » e vi fa, -0011 metodo rigorosamente scientifìco l'analisi obbiettiva ' tal volta spietata, delle nostre condizioni morali. Questo scritto n ulla ha pe1.·duto della sua attualità e della sua i mportanza, oggi che lo spirito pubblico dei nostri giorni, ha tanta rassomiglianza con quello cli allora, quando, come dice l '.A.iraghi alle illusioni dorate sostituimmo dopo Custoza, le illusioni abbrunate ; perchè esso è denso di osservazioni acutissi me che sembrano di ieri, e di sapienti ammonimemi a cui le vicende degli nltimi cinque anni dovevano dare colore quasi protetico, e che dovrebbero imporsi a quanti sono aucora Italiani studiosi dol passato pensosi dell'avvenire. Trattò a preferenza s1.11le riviste m ilitari e sui g iornali d i -O(!Se attinenti alla sua professione, e sempre con originalioà di vedut e, con elevatezza di forma. Spesso il suo sguardo .acutissimo vide i miglioramenti assai prima che fossero accettati dai più, e ammess.i nelle disposizioni regolamentari. Dove si trattò di nna quistione interessante l'esercito, eg li prese qnasi sempre la parola, e negli ultimi venti anni non si verificò, si può dire, miglionimen to, non fa fatto nell'èsercito un passo sulla via clel progresso, senza ch'egli non ne fosse stato sos(;enit ore con viuto ed eloquent.e (1) . )
( !)
Rlmand inmo al li bro per l'enu merazione 111 cote.; tl scritti d oll 'A1nAG111, di cui Ja
Rivista mil itare eh11e la fortuna di accoglieroo alcuni.
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UN EROE D1MENTI0AT0
UN EROE l)Dlt::N'l'ICA1'0
Corlesti scritti se gli crearono qualche antipatia, qualche in,idia, qualche inimicizia, gli procurarono a.n che larghe simpatie e molta Rtima; Jo segnalarono all'attenzione delle più alte autorita dell'esercito e ùel 1883 fu chiamato ad occupare all& scuola di guerra la cattedra di tat1,ica.
nazionale, potevano alla patria venirne. " Ora non si tratta « che di dno battaglioni - 13gli ammoniva - ma, qua.n<lo « l'onore dell a bamliora ù impegnu.to, i ba.U,aglioni si tirano « clietro i reggimenti, e quest,i lo brigal e e lo divisioni o i « corpi d'armat.a > . E fu fino a nn certo punto profeta. T~ noi andammo al disastro di Adna. E - cosa che nè lui, uè altri, avrebbe creduto poi-sibila! - quanclo ancora in!'<epolti giacevano 1 resti mortali dei 5000 generosi i quali, non per altro che per l'onore della bandiera, erano caduti con lui; ed ancora, e sempre e solo per l'onore della bandiera, altri coutimmvn.uo a staro cl.i fronte al nemico vittorioso; od altri nu.vigavauo per la lena rnsa sacra lht tani.o sanguo cli eroi e da tanta s,·entm·a, l'onore de11a. bandiera. fn proclnmato, in piena Cn.mern àal banco ministeriale, nnn, semplice fìgnra rotorica! ·mciò parve R,Ì rappresentanti della nazione la più alta espressione della sapienza politica. E fn così che da Adua andammo alla pace di .J..dis-.à.beba. La ·parte che Oesaro .\ iraghi rappresentò in questa nostra disgraziata u.vventi1ra ùoll' Eril,re(~ ò la più fiera protesta cont,ro il modo in cui 111 qnistionr africa1u~ fn sempre LraLtato. da.Ha intera nazione: contro l'errnre che cost.ituiscc corno In. conchiglin, madre di I L1tti gli nll.ri infinif i e,,Tori, dontro a.Ha cui cerchia ci siamo per tr0 lnstri aggirat i, e <len lro cui contimùamo fatalmentP ad ag~irarci ancora, preparando e-olle no;;tre prr>prie ma.1ù altri danni, altri lutti e - Detu: are1·tat! - altre vergogne! E l'errore capitale fn questo: d'itver fatto <lella quistione africana una quistione d'onor nazionale: quando l'onore non era ancora iu gioco, ed essa si poteva - si cloveYa ! guardare da un Rolo punto ùi vista, eia. quello della convcniPnza, q nando si doveva considerare com o un a//'tire; <li a.vor ln con!1iclerata corno un affar<' quando invece era in gioco l'onore e il prestigio della nazione, ,aie a rlire la sun Rt<'f•sa p,-iste111.a. ~el 1885 era il momento di discutere, e l'Airaghi liberamente, coraggiosamente, discusse; o i suoi ammoni menti clovettero parcro a molLi - forse agli antiafricauisti dell'ultima ora - sconvenienti sulla bocca di un soldato. :Xel 18\.lli era
(Qui dopo essersi diffuso snUe ideo del!' Airaghi illtorno agli studi militari in I lalia, e cli avore messo in rilievo altro lati ca.rat,teristic1 della sua figura. e di avere tratteggiato la sua azione nella Colonia Eritrea nel 1889-00, cosi racconta il r.enente De Giorgio l'ultima fase della ,·ita. del C'olonuello).
**., Quando alla fine del 18fl5, in quel triste mattino di dicembre, l'Italia fu percosim dall'annunzio di Amba Alagi, egli, come i cavalieri del bun tempo antico, staccò dalla parete la vecchia spada onorata di Palestro, di Borgo, di Levico1 e si pro.ffcrse di nuovo e.Ila patria : si profferse - egli ch'era già ritirato dal servizio attivo - naturalmente, come i;e compisse un dovere. Sapeva quel elio valeva, aveva sicura coscienza cli sò, o gli pare-va la cosa più naturale clol mondo che. nel momento in cui la nazione s 1 impegna,a in un fiero cimento, egli si facesse avanti, e reclamasse il suo posto. Bppure il colonnello .A.iraghi non era un africanista, nel senso che comunemente si dà a codesta parola. Quest'uomo il qua.le, collo stesso entusiasmo di quando) non ancora ,entenne, lasciava l' Uni,ersità di Pavia, per combattere le battaglio dol riso1·gimento, lasciava ora a 5G anui la qniete dei suoi studi o l'onorato riposo, nel gennaio del 188:'>, qna\ldO salpa,•auo da ~a.poli pe1· il i\Iar Rosso i primi bersagljeri, o tutta l'opinione pubblica delira;-a inebbriata per la nuova avventura, egli pubblicò snl l'Italicr, di Milano (1) tre magnifici a,rticoli in cui a codesta avventura si mostrò contTario, ed illustrò e discusse tutti i pericoli che impegnando alla leggera, e seuza la necessaria ponderazione, la bandiera (!J Inutile rirordare che 11uesto giornale non aveva fotlo ancora la nota e,·ofozione. o milila rn 11cl
1ss;; ancora nel
cani110 cosrnu,ionafo.
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UN EROE DIMENTICATO
UN .l:lROE DIM"ENTICATO
il momento di agire, perchè si trattava dell'onore della nazioue, del prestigio della bandiera, ed egJi non discusse più; domando di partire. ll'll accettato. Gli fu assegnato il comando di un reggimento. Al colonnello Fabris, cht> lo vide a Roma prima di partll'e, appa.rve come un uomo incalza,to dal destino. « Correva « dice il Fabris - frettoloso come uomo che ripiglia il cam« mi110 per un po 1 di tempo interrotto. Il tornare in servizio « gli pareva una resunezione, canto si sentiva chiama,to a « fare. o: Era impaziento della divisa africana ordinata telegrafi« camente all'Unione militare. Confezionata in fretta.anche « essa, nella furia esaltata di quei giorui doveva essere cor« retta un po1 qua o un 1?01 là. Pit1 tardi scrii,se c1a11' Africa « a qualcheduno degli amici dei bottoni che sfuggivano, doli e « CllCiture che si allentavano. Effetto della febbre di quei « giorni, e la febbr~ ave·va invasato tuLti chi per m1 ·verso « chi per un alt.ro. "Era impaziente di indossare la sua brava divisa che gli « servi da lenzuolo funerario se puro gli avidi nemici gliela « Jasciaron.o indosso. Ebbi appena tempo ùi pe1·suaderlo a « prendere un po' di colazione; pa1·evagli che stando addosso .. ai lavoranti fosse più sicuro di veder fu1ìta la tunica, alr « taccati i distinti n. Temeva che un'ora di ritardo gli potesse "fa1·e p~rdere la congiuntura del piroscafo che salpava da « Napoli e per tutto l'oro del mondo' non l'avrebbe tollerato. <t Gnarclava innanzi a sè lontana su quella terra africana che « aveva già veduto in a.Itri tempi, era lieto di aver di nuovo « un comando, sentiva di ess@rue degno e voleva mostrarlo. « Qu11,li indetel'minati pensieri traversavano la sua mente? « Nol seppi e non l'indovinai. Parlammo per un momen.Lo « del '59 quando lasciammo studi e famiglia per seguiJ:e le « sorti della guerra d'indipendenza : ma il ricordo cadde. Egli « non poteva guardare a<l<lietro: forse non vi erano analogie « fra quell'epoca e la presente o non la voleva vedere nel "' solo fatto della part.enza. Guarda,a innanzi. Parlammo un
poco dei luoghi, già ,eduti in Africa, dei tempi e degli uomini che vi aveva incontrato, quando ,i era stato anni « prima. Infine il discorso si fermò sull'indole degli .Abissini « ùi ·Maconnen che aveva aYttto alla sua tavola, di passaggio « a Massaua quando torna.va dall'Italia. .M:e lo dipinse fine, « diplomatico, intelligente, astut;o: era moUo per quei giorni « in cui gli avversari erano generalmente tenuti per altret« tanti tangheri, selvaggi, bestioui. E via via il d iscorso sa,lì < al confronto cli quelle due ci viltà tanto divet·se che ve« nivano ad urtarsi. mentre il fato storico aveva chiamato « noi, proprio noi Italiani, ad essere strumenti dell'urto. D « ragiommento andò infervorandosi, a misura che spinge« vasi nelle previsioni dell'avvenhe e nelle regioni del pre« sente: poi d'un tratto una triste nube attraversò il viso « clell' Airaghi. Tacque: mi chiese d i poter passare da solo .. ancora un momento dall'Unione militare per vedere lo stato <- dell'uniforme ordinata ed all estita, ed aggiunse che ci sa« remmo riveduti alla stnzione. ìV(i parve di vedere nell'ap« puntamanbo datomi il desiderio di rimanere un breve tempo « solo prima di lasciare Roma. Forse uno estremo addio, piu « facilmente il desiderio di sistemare le cose sue prima del « periglioso viaggio cui si accingeva. « Per nn giusto riserbo lo lasciai per rivederlo aUa sta« zione. Era i11terameute rivestito della divisa africana . « Orgoglioso come per l' adempintenLo di un sacro dovere <, che a lni più che a,gli altri incombesse, patiseggiò por nu ~< pezzo meco su e giù dinanzi al treno pronto alla partenza. « Talun o che lo co11osceva gli strinse la mano e lo salutò: « :;ali in vagone, sedette, la vaporiera :fìscbiò : lo vidi pe1· « l'ultima volta. Egli guardava innanzi a sè come impaziente « che il treno tardasse e che per un inconve11iente'qualunque « finisse collo sbagliare la coincidenza del piroscafo che sai« pava pet l'Africa, e poi non lo vidi piLL Me ne tornai col « cuore gonfio del tr~te fato che pesava sul })aese nostro e « su lui » (1).
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«
«
(I) C.
FAOHIS. -
Op. cil,
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11N EROE DU1 EN'l'l0AT0
ON EROF. U))IE~TICA TO
11 colonnello Fabris lo vide partire da Roma, io lo vidi al'rivaro inaspettato al campo, ad Ac1agamus. Ed anche a me, giunto laggiù due settimane prima di lui e che prima di partire non avevo avuto il tempo di audtu-e ad abbracciare1 egli apparve come un uomo del desti110. La sua presenza, mi paxve come una risurrezione,. mi parve ch e avesse nu significato che andava oltre i limjti della sua personalità e della sua posizione. ~veva l'sria stanca e triste. Due giorni cli fermata a Massaua, dove la confusione e il disordi11e erano al colmo; lo spettacolo durato cinque giorni della l unga linea di comunicazione, che aveva percorso tutta dalla base alle trnppe, n na, linea dove tutto mancava e dove qnalco$a s' ancla,a tumultuariamente organ izzando ; nn primo colloquio avnt.o col generale Bararieri ... erano elementi bastevoli a dissipare le illusioni, anche i11 un osservatore meno acu to e meno sperimentato di lui. La dimane del suo arrivo giunse al campo il tenente colonnello Galliano col valoroso presidio di 1\ifacallé ; e mentre il C'Orpo d'operazione era :icbioraLo in a,rmi per ricevere P Eroe, e gli w-rcì entusiast.ici cloi nostri soldati salivano al cielo, lontano1 verso sud, si ossenava nna lnnga striscia. cli polvere che anch'essa sa1i,a al cielo: ci·a. l'esercito abissi110 il qua.le, indisturbato, compiva a poca distanza da. noi la sua marcia di fianco. Dtuante il viaggio di mare aveva avuto compagno il generale Di'. Bormida. ~on si conoscevano che di nome, -si i11conLl'avano UL per la prima vol ta, e subito si stabilì fra. quelle clne anime grandi, una simpatia profonda, un' amicizia. incrollabile. Giunti al campo, il Da Bormida gli doma.nclò delicatamente se gli permetteva di esprimere al generale irt capo il desiderio cli averlo comandante di nuo dei reggimenti della sua brigata. Il colonnello fu profondamente com1nosso di questa pro~a di fiducia e d i stima. Del suo reggimento cominciò subito ad occuparsi con quello slaucio, con quelP i1luminato criterio che sempreavevn messo n ell'esercizio cli tutti i precedenti comandi. Ma lo forze fisiche lo assistevauo poco. Il ]ungo viaggio di mare;
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la marcia intrapresa subito, e compiuta CJl.11,\Si d' nn fiato, per raggiungern nel più breve tempo possibile il corpo cli operazioni ad Adagamus: e da qui, appena giunto, quell'al tra marcia faticosa e di:ffir.ile per l'Entisciò, costituircno imo sforzo tale ch e an-ebbe scosso qualunq ne altra :fibra. PTostrò addirittura la sua, la quale, più c.;he lo svantaggio dell'età., dove~rn, più intensamente risentirsi clella dissuetudine dal cavalcare, che già élnrava da quattr o a~ . Nell'accampamento cli Butisciò fn colpi to da una foriosa dissenteria, accompagnata da febbre alta,. Furono giorni di angoscia indicibile, per lui e per chi lo assisteva. Er11, quello un nfomento di entusiasmo : il piccolo corpo, dopo lo scacco strategico subito ad Adagamus il giorno dell"arriYo cli Gallia.no, aveva manovra.Lo conlir'ciffensivamente, e, dopo aver compiuto una marcia magnifica, prodigiosa, a traverso il massiccio dell 'Alequà, }tppari,·a di nuovo minaccioso sul :fianco destro dell'esercito nemico, e ne arrestava il movimento verso il nord: gli avamposti clei due esercilii erano ormai a contatto, l'urto non ))Oteva tarcln.ro; la :fidt1cia nel generale in capo era ancora immensa,'entnsiastica; egli era ancora agli occhi clella molt1tudiue qu ale, a traverso delle magniloqneut,i relazion i dei due anni precedenti, ci era apparso a t utti in Italia. U povero colonnello non si tla va pace cli essere riel otto Ìll quei. giorni all' impotenza. Lo spettro del rimpatrio lo atterriva, l'ossessionava. E nel silenzio della notLe si sentiva, stando vicino alla tenda dov'egli in precla iLl la febbre delirava, la lamentosa pregl1iera clel sno doJore : « Signore « abbiate cli me misericordia! più tosto che essere costretto << a rimpaf;riare, per pietà! fatemi morire! » Guarì. - Ma la i nsufficienza del nutriment;o. il dormir disagiato sul duro terreno, le fatiche fisiche, il tra~aglio morale non gli permisero mai dì rimettersi completamente, e di riprendere il nativo o ancor giovine vigore. Così che quando la sera clel 2fl febbraio mosse alla testa del suo reggimento sn Aclna, egli non era p iù che l'ombra di quel ch'era stato. Tuttavia1 sul campo di battaglia, le circostanze
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UN EROE DIMENTICATO
eccezionali ebbero ancora la virtù di galvanizzare l 'antica vigoria - e quasi miracolosa concessione della divinità, cui egli cou sì convinbo fervore pregava - fu durante l 'azione più giovane e più r esistente cli tutti. Peì più, per quelli che ignoravano quale uomo sotto a <1uelle spoglie, stanche e p1·ecocomente invecchiate, si nascondesse; fu una riveht,zioue; e ne forono più facilmente conqttisi e soggiogati. Egli che ave,a sempre proclamato H comando del reggi.mento essere il piu bello di tutti i comandi della gerarchia, il p i ù ricco di soddisfazioni, egli forse, neppure nei momenti di più baldo entusiasmo, ave·va osato accarezzare coll'ardente anima d'artista, un sogno pit1 bello di quello che pure sul campo di Adua fo realtà. Fosse almeno egli morto allora,, udendo gli eV'vi vi al s uo 11ome frammisti al SCl!voia ! Sa,voia! dell'assalto; e di fronte a q nesto, di fronte all'onda incalzante, irresistibile, delle sue schiere, il nemico in fuga, e il nome suo g ridato come canto di vittoria! Ma gli era riservato altro fato : al t ra fìne, a.Itri doveri, altra gloria. Gli era riservato il martirio. Eppure le sue sofferenze fisiche erano un nulla di fronte alle tortme morali. La su~ mente abituata all'incessante osservazione, all'analisi minuta e spietata, forniva continuo . ed abbondante alimento di dolore all'animo generoso. La s toria cleile su e t ragiche deJusioni, del modo con cui si compì.o in poch i giorni il triste trapasso dalle calde speranze allo sconforto cli quelle due ultime settimane di febbraw passate, anzi languite, nella snervante inazione di Sauria Zalà, è la storia intima di mol te anime, le quali come la sua doloravano davanti allo spettacolo sconsola,nte di quel piccolo corpo abbandonato a sè. stesso a tanti chilometri dalla base, con un paese insorto alle spall e, senza linea di comunicazioni, senza obbiettivo, senza capo ... Convinto, profondamente convinto, dell'efficacia dei principi e degli insegnamenti dell'ar te che professava, egli. vedeva nettamente tutti i pericoli che per la continua violazi one di essi costantemente ci sovrastavano i e il suo sguardo acuto si spingeva ancora al cli là di quell'ora, e misurava le
UN EROE D1ME:-1TI 0A T O
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consegnenze remote che, anche con un esito fortunato, avrebbero pesato sulla vi ta dell'intero esercito. nostro. « Questi si« stemi - egli diceva - consacrati dal successo, finiranno « co1Fa'llll1entare il numero già cosi grande cli coloro, che, per « inoapacita di intenderla, o per pigrizia, o per innata anti« patia agli studi, o per posa inesplicabile, non credono al« l'arte; finfranno col guastare l'esercito ; finil:anno col pre« parare la nostra rovina. Si sbno imposti, qui, ora, pet le « vittoriale del 1894-95; s'imporrebbero, consacrati da una « nuova vi ttoria, in una gue1Ta europea. E allora il castigo « sarà certo e terribile, come fu terribile nella guerra con t ro « la Germania pei sistemi francesi dell'Algeria, della Cina, « del Messico, del 1859... » Ma il castigo nostro non tardò tanto. Fu Adua. Osservava il modo come erano condotte Je marcie, come erano occupate le posizioni, come erano regolati i servi zi; vedeva quel corpo di 15,000 uomini prendere, attratto dal t erreno, fronti inverosimili di sei o sette chilometri; v edeva sul tenne filo di informazioni vaghe e m alfide, spostare o chiamare in prima linea tutte le riserve; e 11011 se ne dava pace. E - riservato, chiuso, conetto nei crocchi, nelle r iun ioni, alla mensa, - si abbandonava nei colloqui int imi a sfoghi interminabili_; e cli tutto faceva una critica minuta inesorabile spietata : erano meravigliose lezioni di arte mìlita;i,1. NelJ'eserèizio del suo comando egli era - quasi reazione e protesta contro i sistemi vigenti - esigentissimo e severo. Naturalmente 11 suo sistema non a tutti piaceva, e i praticoni tacciavano molte delle sue disposizioni di pedanteria, di capricci. di dottrinario il quale si ostinava n ella stranezza di vol ere applicare in Africa - codesta, era laggiù l'accusa p iù ignominiosa che ad un ufficiale potesse venire lanciata! ... - i principì e lo norme tattiche vigenti in Europa !. .. Equanime I)erò fino allo scrnpolo, egli si ri bellava n el sen tir fare uu carico al generale in capo delle sue esitazioni nel procedere all'attacco. La responsabilità, egJi diceva, è tutta sua; ed egli solo ha perciò in mano tutti gli elementi,
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UN'EROE DlllENlllOATO
alcu ni dei quali non ponderabili che da ltù - la fidùcia, per esempiot i n sè stesso - per prendere u na decisione di tamo momento. Un 'altra prov~ di questa meravigliosa.obiettività, di questo delicato riserbo, la dette ancora snl campo cli ba ttaglia, quando i nostri battaglioni l'. espingevano su tutta la linea le oi·de nemich e, e l'entusiasmo e lo slancio erano al colmo. Egli ebbe allora una idea genialissima, uno di quei lampi, che tante volte sono riusciti .a sviare nelle battaglie il corso degli avYenimenti : .A.n·ebbe voluto che la brigate, lH'ericlesge clecisa'rnente l' oflèmiva, vuntando di?-itto avcinti a sè, in dfreziorre cli ..d.diui,. E spose· l'idea al tenente addetto al coma.udo clel reggi mento, il quale ne fu ent usiasmato; ed egli si mosse per andarla a p ro))orre formalmente al generale Da Bormida. Ma fatti pochi passi, si fermò soprapensiero : e - « No; « d isse - risoluzioni cli questo gen ere l)Ortano seco r espou« sabùità terribili. Chi porta il peso di ta,nta responsn.bilità « non deve ~;\7er burbato lo spirito e la coscienza da proposte « temera1·ie. » E la proposta era temnaria da-vvero: il comandante della 2~ brigata n ulla sapeva della situazione delle altre brigate, nulla delle u uove inten zioni del capo, uu1la della situ azione del n emico, ·e operava sen za car ta in t erreno sconosciuto ed intricatissimo : suo dovere preciso eni c1uel10 cli Lemporeggiare, e di aspettare, p rima cli preu der e una risol nzione deci~iva e irrevocabile, che gli fosse giunta una CL1.1alche notizia del g enerale in capo. Ed a questo dovere - egli, che è tuttora accusato chniziativa sfrenata, peggio! ·c1, indisciplina - sagri:6.cò il Da Bormida le audacie innate dello spirito suo. Ma chi p uò dire quale effetto arrebbe in r ealtà prodotto P improv,isn irrompere della brigata vitt oriosa, di 13000 fucili e di118 ca11noni, alle spalle della massa pricipale n emica, in qu el momen to - circa le ore undici - alle prese colle brigate .A.ri:mond i ed Elle11a a] Raio e al Rebbi .A.rienni ?
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** 1Qtù, premessi alcuni cenni sulla situazion e che condusse la brigata Da Bormida nel vallone di Mariam Sciavitù e sugli ordini a n 1ti dal suo coma.nclante, così continua): Giunta la brigata al piano, nell'ultimo tratto delhLvallo in v ista dello sbocco - nna stdscia _piaua, lunga un pai~ cli cl1ilometri e larg11, forse uno - si fermò , s'ammassò. Il battaglione indigeno di milizia mobile prosegnì a sinistra per cercare il contatto colla brigata indigeni, a.lti:i reparti furono spinti in osservazione sulla destra : lon tan o. avanti e a sinistra, si vede-v,1, torreggiare nel piano solo· im])0·1 J ) nente, 1 :à'Ionte Soellodà ohe sorrasi;a. Adua : sulla. destra si scorgeva nettamente un vasto campo n emico. Il generale Da Bormida seguì le tracce del battaglione indigeno, e, s'inerpicò sttlle alt1u·e di sini:;tra per riconoscere il terreno. Ai battaglioni bianchi, anunassaLi iu fondo della valle, g iunse da li a poco l'eco lonfona di fucilate, poi appa1·ver ò ascari in fnga . Erano i resti del b.att.aglione i ndigeno, il quale, attaccato da forze SUJlenon, era mandato dopo bre,e azione a rifascio. Il generale Da Bormida chiamò a sè snlle alture di sinistra sei compagwie del 3° reggimento col colonneJlo Ragn.i. Il resto della colonna - le altre sei compagnie del 3° regO'imento · - nmaso, · i:, tutto 1·1 e· e le t re battone nella ft>rmazione già, presa, sotto gli ordi ni de l colonnello Airaghi . Passò forse un' iiltra mezz' ora e il nemico apparve in forze anche sul fronte . Il colonnello .A.iraghi spiegò clue battaglioni - il 14° e il 5° in 1)rima sch iera : due battaglioni - il 3° e il 13° - in seconda; l'artiglieria tra il 5° e il U :°. IJ. nemico, un grosso corpo di fanteria e cli cavalleria avan zò risol uto all'attacco, ma il fuoco delle n ostre catene calruo, ordinato, ben diretto, n e ebbe facilmente r ag ione. L a fanteri.n. a, ci rca 200 metri dalla no:stra linea si arrestò, si scompigliò, volse in foga; la ca-v-alleria caJ:icò maguifìcamente, ma anch'essn cou es ito disgraz iato : en•tra.mbo subirono 1)erdite g ravi.
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IJN EROE l)UIEN°r1CATO
UN E ROE !)lMENTICATO
Era un primo successo : l'entusiamo prese, in breve, proporzioni inverosimili, tutti avreb bero voluto lanciarsi alle calcagna del nemico fuggente ed incalzarlo con vigoroso inseguimento. Il colonnello rimase impassibile, e si limitò aù avanzare di qualche centinaio di metri, iiortandosi alla stessa altezza delle sei compegnie schierate sulle alture, le qua.li intanto erano venut\ anch'esse all e ]Jrese con altre forze nemiche, che, segnendo la tradizionale tattica abiissina, portavano contro di esse i loro attacchi., cercando di avvolgere l'ala sinistra del nostro schieramento. Quando il comandante della brigata scese al piano, trovò le truppe schier ate nel massimo ordine, ecl espresse al colonnello la propria soddisfazione per l e misnre adottate; ricordo che lo lodò di avere avuto l"avvertenza cli mettere il 5° battaglione a sinistra, cosi che la brigata veniva ad ossere schierata per ala, e di non essersi lasciato trascinare ad nn premàLuro inseguimento. Da (luel momento le linee generali dell'azione della brigata furono irrevocabilmente fissate, ed e5se rimasero, a parte gli episodi più o men o importanti, quasi invari ate. Il compito del generale restò nettame11te indicato: 1mantene1·si nella posizione occupata; difendendosi, fino a che la, sit1tazione,, non si fosse chiarita, fino et clte non fos.sero giwnti 01·dini o ,notizie del co,nanctante ·i n capo. Sua gloria, sua vera gloria, fu quolfa, di essere riusci to, con 3000 fucili e 18 pezzi, a tener v igorosamente testa, per piiì. di sei ore, a forze nemiche più cbe dieci ,olte maggiori, dimostrando, coll'esempio della sua brigata, quale avrebbe potuto essere l'esito della batta.glia se tutte l e forze del corpo cl' operazioni fossero state sul campo tattico impiegate simul taneamente, riunite7 e colla abilità colla qu al e seppe impiegare egli l e sue. Sotto gli occhi del suo generale, col reggimento inquadrato, preclusa la via a. qualsiasi iniziativa 1)ersonale, l'azione del colonuello Airaghi uou ebbe gran campo di esplicarsi: si espli cò colla serenità dello spirito, colla calma nello eseguire e nel dare gli ordini, colla visione sempre netta della situazione, coll'energia nell'esercizio del comando, così
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ohe ebbe se~pre nel pugno le s ue truppe, non si lasciò abhra~re rr.tai fLd esLendere troppo ht froute, a fare cli::,laccan:entl,. a. unpeguare tropvo prNdo gli scaglioni re~rostanti : s1 esp!ico prescrive11do ecl oHeneuclo che il fuoco fosse fatt~ a~le _distanze nti li, regolan~o il rifornimento delle muniz10ru, n ulla, insom1mLtralasciando di quelle provvidenze che potevano valere a rendere meno cli:fficile la situazione e ad allo~tana.re più che fosse possibile il momento della 'catastrofe. llli comirnùan te cli trnr)pe idea.le: calmo. s e1eno, . . .Ftl , unpassi 111e, uo_n . ,·olle. sceuclere mai cl,\, cavallo, neppure quando, a brev1s:;1ma, distanza dal nemico Ja morte spargeva n ell e nostre file la strage, ed egli, solo fra tutti a ca-v~Jlo, doveva natu~·almentP os~er p1·eso iu modo speciale dì ~ura~ RreUo_s~ b1a11co ronzino - 1111 ronzi.no che, già ferito a~e 11anc1 e alla groppa, cm, r.utto macchiato cli sangue egh perco~Te,a !a fronte impartendo ordini, dispensando avYert1menti, lodi, parole Una :figu1a . · h . . cl' incora<miamento. . t:'o . nuc elang1olesca. I soldati l o guardavano affascinati. Già, s11l contegno del comandante nel combatti.mento, nell"opu,sc~lo Norm e_pel /iioco di fucUe1·ia. a,eva ::scritto queste ]Jal'olo: « . Come 11 malfito ha bisogno ùi leggere sitl volto « del _medico b cahn.~ sicura e -6deute, così il soldat,o, nel « pencolo, m'terroga il volto del superiore o vuoìe tré"~ar« vela. Se il volto suo dice : - Nulla di n~ovo -'- se il suo « o~c~io è sicnro, e segue con atten zione pi.t'l. curi.osa ch e « cl:ifl:idente lo svolgersi dell'azione, se la sua enero-ia mo« s~rasi in tutto il suo vigore, nella pr ontezza e si~urezza « dell_e ri solnzion i, il soldato si t1·au quilla, come il malato « e d1ce tra sè : - sono in b uone mani -- e fa miracoli ». E i suoi soldati sentirono anch'essi che erano i n buone mani e i miracoli S•3pper o farli. L essero nel suo volto venerando tutto lo sconfinato, il. seren o eroismo cb o dent.ro vi ardeva1 e ne furono conquisi; e guardarono al loro bianco colonnelJ0 eretto sul bianco insanguinato ron zino come a seo-nacol~ in vess~o, e lo seguirono fident i. ent'usiasti : e p~teron o ? ene, sia pure per un momento, vedere il tergo del nemico m fuga, e inebriarsi del g rido della vittoria. lOI -
ANNO
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UX EROI•; DHIE!\'Tll'ATO
Alle ore 15 la sitnazione era manifPstameuto disperata. Raddoppiate, triplicate, le masse nemi cho; l'artigl ieria in linea. a breve distanza, l'artiglieria che si sa essere sempre là dove il Negus si trova: tutto face,a ormai comprendere che uoi ci Lrovavamo di fronte all'intera oste etiopica. la q_uale: disfattasi dello tùLro brigaLe. face,a ora massa contro di noi. Alcunn. illusione non era più dtm<1ue possibile. Ch e faro'? La ri~i:n1.,ta i-;' imponova. Ma per q_uale ,·io. ritirarsi'! Proclnsa la va.Ile dalla parte del Rebbi-s\ rienni, naturale via di ritirata e a tutti nola; preclusa sulla. dostni la ritirata verso Nord; ciuasi completo, per il mitural dilagare della fiumana nemica, l'intero girone <li accerchiamento, n on rimanova. alle spalle, a nord del monte Esciasciò ol1e un'alta, una dirupata in.sellatma. Là do,e\·a essere ancora qualche riparlo del IV e del X!Il battaglione. G ual'Clata ùal basso l'erto, appariva impraticabile: ma non c'era possibilità di scolta. E Je not,e della ritirata risonarono cupamente per la. vallata. La ritirata cominciò dalla si11istra, dal 3° reggimento, l'ala più esposta. lebbe l' incarico cli coprirla il G°, ridotto ormai ai resti di duo battaglioni, III e XIV, perchè il XIIT, già attratto mentre era in riserva in alto contro le forze nemiche che min.accia,a.no il tergo della bri~ata, ave,a svolto azioue indipendente dal resto del reggimento. F initi di sfi- , lare i tre ba.ttaglioui ùel 3° reggimento, il generale Da Bormida ordinò al colonnello A.iraghi cli portarsi in alto e tli orgiinizzarvi una seconda linea di clifosa por arrestavo iJ nemico. J due eroi si separarono. Il te1Teno su cui si operava la ritirata a,e,a una inclin azione m edia forse 's uperiore ai 45 gradi; impervio, dirupato, tormentato, ingombro di l'OVÌ di roccie di macchie e piante spinose, rotto da burroni profondi e da frane : un labirinto quasi impraticabilo, non solcato da al cun sentiero. Dal basso era parso tanto impraticabile che si dubitò molto di poterlo seguire. V'erano inoltre, di tanto in Lauto e per
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lunghi traUi, alti gradini che bisognava salire, in appoggio, colle braccia : le compagnie del genio, audate col colonnello Arimoncli a soppollire i. cada, eri, ne trova.rono ai piedi di codesti gradini <lei veri muccl1i: dei fo l'ili cert.amente, degli spossati, ai quali mancò la forza di nperarli. Accadde qnel che doveva. acc:adere. Quei battaglio11i, che, per quanto decimati, per quanto pri,i della maggior parte dei loro ufticiali, a,yevano sostenuto tante ore di pugna se11za vn.cillare un istante. ed erano itncora perfettamente ordinati, si scompigliarono; i vincoli tattici si sciolsero : ciascuno. obbligato a cercarsi da sù un passaggio a t ra,erso le terribili as11erità cl,ol terreno, restò af:Hdato a s~ stesso, e, separato <lai suoi capi o do i snoi ~om pagni, andò, s'arrampicò. per suo conto. I n tali condizioni anche raaimo dei più dovette cadere, e sregn ersi in esso, dopo sì lunga tensione, l'esaltazione eroica che l'a,e,a inebriato e sorretto. T rannodamenti, la formR.zione di nud~i di resiste11za, oltre cbEI n el ten:eno e nello scarso numero di ufficiali, trovò cli:fficol tà gra.-issime. infinite. anche nell'uniforme priva di distintivi be ne appariseenti. In ll nella confusioue gruppi nemici peuetravaHo fra i uostri e im bel momento noi li trovavamo in alto a sbarral'ci il cainmino: ne nasceva una pugna breve, sanguinosa, decisiva, numerosi combatl imenLi indiviùnalì, e smarrimenti senza fine: in bnsso a m~no di 200 metri, montava burrascosa la marea della sterminata masssa nemica. Feri to l'aiutante maggi.ore in 1·, capi.tano Men arini, dispersi neUa confusione della mischia i graduati di truppa e g li ahLendenti, non era rimasto vicino al colonnello Airaghi che un solu nf'ficiale; il teueute addeLto al comando del reggimento. E fu con q_ uest'u1Iiciale che il colonnello cominciò 1a. salita. A.i piocli di essa ci sfilò da\·auti; taglio.ndoci la strada, il capi tan o l\[ottino coi resti della sua magnifica batteria. Il rolonnello gli rinnoYÒ l'ordine di prendere, appenu. possibile, mw-rnmente posizione. Gli disse « capitnno ! si ricordi che l'artiglieria è, nelle disfatte, l'ar ma del sag1·ifizio » - « Sissìgnore ! » rispose con fermezza l'eroico Capitano. ::li cominciò la safaa: una vera via crncis. Ma qui, obbligato a ricorrere ai ricordi miei personali, è meglio eh' io ri-
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porti. per in bero. la l ettera, che, coll'impressione ancora 1·ecen.te deg~i aV"en imenbi , scrissi dall'Africa. r icl1iestone, poche setb1mane dopo lf1, battaglia, al signor Luigi Airaghi fratello del col onnello. P ur tro ppo la sorto del s no eroico fratello no n e cfo bbia. Quaucl' egli cadde io non gli ero viciJ10 1 ma verso la mezzn,notte cfel giorno stesso del 1 b marzo, due militari, di cui non ricor do il nome, mi assictn·,nono di averlo ,iisto morire colpito al :fianco sinistro da ana fucilate spamt,agli quas~ a bruciapelo (1). Il non essergli stato vicino noll'ora suproma, il uon tiv·ere potnto far 1rnlla per la sua sah-ezza, fu ed è per me, e sarà sempre, fl più forte fra i tanti dolori che si collegano ai rico.rdi della tragica giornat,a. Quando verso sera s' iniziò la 1·i tirata egli eni sfini to : la marcia nella notte precedente, il lungo cliginno, la sete, le condizioni o le fatiche clel lUJlgo comlini· timonto, lo spol.tacolo clell' immenso rlisastro avevano prostra.to completamento le suo forzo, ecl. egli era. ueJla assoluta impossibilità, di cammina re a piedi. Anche a cavallo stava a stento, e doveva. tene rsi colle mani alla sella: io a,·evo cednto il mio muletto a un ferito, e conducevo a traverso la i mper via salita il s110 ca ni.Do pe1· le r edini. Mancava µoc.:o al tnunonto, <1uaudo, g inu l;i a tu1 ripiano, t roviamo i res ti di una batteria, - qnella clel capitano Mottino, mi pue - la quale si trovava in una situazione disperata . Aveva • spamto g li ul timi colpi a · mi traglia, e cercaYa di caricare i pe7,zi sui muli. Il ne mico, a masse enormi, incalzav,\ da ,~icin o. a meno cli cl. i 200 metri forse. . Il colonnello si anestò e cominciò a gridare a q ua.11t.i gli passavano vicino che si fermassero, ohe facessero un ultimo sfo1-zo ver salvare la baUeria dall'imminente catastrofe. Ma ]lochi gli davano ascolto. La tl'iste processione seguita.va len ta ma continua, inesorabile. Xon e1·::u10 più uomini quelli che ci sfilavano davan~i ma automi. SJ)ett,ri, che ogni foJ:zti vitale a;rnyano esaurito i.u tante ore cli marcia. di cligit1no, di combattimento; e molti eran feriti. L' e!·oico vecchio era disperato. Egli sempre cosi calmo, cosi sereno. cosi mis urato non si ric-0nosceya ])iLL: pregava quasi piangendo, ;improverava, bestemmiava, inveiva contro tutti, insnltava tntti. Io guardavo impietrito la tragica scena, e me ne stavo colle mani attaccate alle redfoj del suo cavallo deciso a. non lasciarlo in qnalnnque evenien7,a. (O Questa ci rcostanza risultò 1>oi inesa tta.
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lfo egli, quasi si fqsse improvvisamente accorto ch'ero lì. si ri,•olse anche a me, gridandomi in tono ohe non ammetteva replica : « 1\1:a faccia anche lei qualche cosa! Cerchi di formare q aalche nucleo! » Obbedii. R inati 10 o 15 individui, a stento ; e quando èlo1)0 pochi mfont,i mi ti-o.v ai travolto e confuso iu aHra ondata di ge11Le che si ritirava frammisti a nemici, a vevo g ià perclnto di vista il. ruio colonnello. Lo cercai, domandai d i lui a quanti vedevo: butto f 11 imitiJe. Inta.ri to sopraggiungeva la notte, e imperversava un acqua.z7,one. Il colonnello R agni, ohe aveva assunto il comando della colonna in riti rata, mi :i.veva posto ai sL1oi ordini diretGi, coini11cù1,ndo coll'a:l:lidn.rmi il comanrlo t.lel. nucleo d'estrema. retrog·uardia·, e io mi trovai / tutto in tento al <lisim1,eguo dei nnov~ gn,i do veri, nella assoh1ta. impossibilità di occt1parmi ancora del mio colonnello. 11 cai;o che in quel labi rinto egli avesse potuto essersi framinischiato con a ltri grnpp i, e avesse p otuto seguire u n sentiero diverso da quello seguito cla me, uon era da, ef:;élmlersi. ]\fa i mtoi presentimenti era110 tristi. Pi·ocedondo nella mat·cia, interrogai tntti ansioso; o verso mezzanotre nei pressi di Zalà ebbi da dne milita,r i la triste con.ferma delle mie preoccupazioni. Pm troppo quanto io temevo era a,venu to. ,L'o,;curi tà e la stanch ezza.non gli permisero l)iù <li muoversi in ttnel terreuo clHJìcilissimo, o i nemici sopraggiL1uti lo .finirono. D11rau te la giornai'a. fu l'ammirazio110 di tut ti. I bat.taglio11i lo segnirono n ell'assalto gridando : « Viva il colomi.ello Airaglù » . F u una fignra ,eramente epica. Noi lo piangiamo, ma egli chiuse degnamente la sua esistenza tn tta voltii al bene, tllbta. agita.ta da una quasi irreqn..ieta aspimziono ad ogni al to ideale. F u cìttadi.uo e soldalo modello. Lo conobbi nel 1888 a P escara, quando venne ad assumere, pochi g iorni dopo la mia nomina ad ufficiale, il comando del 77° reggimento. E, d'allora, ebbe per me interessamento e tenerezza paterni. 1,'essere stato l'a1nico (lei st1oi ultimi anni, l'avere meritato il s uo affetto e la sua stima., 1.:arà l'orgoglio di tutta la. mia vita.
Vi fu chi lo v iùe morire: fa questi il dottore Nicola D'.Amato, il g_uaile racconta, che, tatto sul cader della sera prigione, e condotto verso Adua, s'imbatté in l ui gravem ente ferito a tutte e dt1e le g ambe. Nel vederlo il colonnello lo riconobbe, e gli gridò : « Coraggio, dottore: so110
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« q neste le evenienze della guerra! » Intanto là vicino un
povero sergente lottava con u n gruppo di Abissini, per difendersi dallo ignobile snpplizio che t utti saUllo. Il colonne.Ho ne p rese le difese, e, impote11te a muoversi p er le ferite alle ga,mbe, gridò, p rotestò fieramente contro la vile efferattezza dei barbari, SC!\,gliò coutro cli essi tLttte le invettive più atr oci che conosceva in lingua Amarica ... finì, a furia di gridare e di ingiUTiare, coll'attira re su di sè il fmore sang uinario di quelle iene ... e, vivo, subì il martirio ... Così egli mori. Mort come visse : eroicamente, fiera.mente, senza transigere un istante, senza deviare u n m omento dalla r igida linea che aveva tracciato alla su a vita. E anche in contro al marLirio andò volontario : perchè senza. le :fiere protestei seH;ua le g enerose provocazioni, i suoi carnefici avrebbero avuto tutto l'interesse ùi co11durlo vivo, siti pure sulle proprie spalle come fecero per al tri, al NegL1s. M:a anch e là, anche s1ù l'orlo della tomba, anche stramato di tutte le en ergie m orali e fisich e, egli volle immolarsi al dovere; intese lti protesta, sia pure inefficace, intese i1 tentativo, sia pm-e inutile, di fare il bene, come un dovere, e volle compiodo fino alla fine. Indomito anche davanti al martirio : Oapaneo. Quando nel libro del dottore D'Amato, io lessi per la prima volta. la descrizione di questa fine atrocisissima, nel dolore e nel raccapriccio di una notte i usonne, ossessionato dalla visione terribile cli quel supplizio e delle venerate sembianze profanat e in quel modo1 ripetevo, macchinalmente a m e stesso i noti v ersi di Dante ... ... Quel g rande che non par che cut·i L'incendio, e giace dispettoso e torto Si che l'incendio non par ~he 'l maturi.
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UN RICORDO DEL 20 SETTE~TBRE JS70 1
La 9° flivisione Angioletti alla presa di Rou1a
Nella presa di R oma del 1870 l'azione divergante della 9• d ivisione attiva, comandata dal generale Angioletti, ha un' importanza maggiore di quello ohe si crede comunemente. Senza. eutra.re iu disoussioui tecnich d, evidentemente la inaspettata marcia di. questa divisione per valle del Sacco e la s ua rapida avanzata, deve avere influito sulla affrettata decisione p resa dal generale Kangler, della resa della piazza prima eh~ fossero esauriti t utti i mezzi di difesa. Anzi, si v uole che la resa sia stata imposta dal Pontefice Pio IX per l'impressione ricevuta dalla notizia che il cannone della 9• divisione aveva. colpito la bella facciata della chiesa di San Giovanni in Laterano. Ma an che volendo prestare . poca fede a questa. leggenda, non vi è dubbio che la minaccia dell' attacco delle truppe del generale Angioletti dalla porta San Giovanni alla porta San Sebastiano, attacco che riusciva sul :fianco e quasi alle spalle della difesa preparata più che altro per far fronte alle t re divisioni che concentravano i loro sforzi verso porta Pia, deve avere sconcertato il piano del generale P.Ontificio, il qnale non eb be il tempo in dieci giorni - dall'undici al diciannove - di preparare anche da questa parte una resistenza abbastanza seria. ·
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Ul', 8L00llD0 Ul;:f,
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SBTTEMBltt,;
1870
La semplice ed esatta narrazione della marcia e delle ope· razioni comp ite dalla 9• divisione. attiva è quindi un complemento necessario per la storia militare della presa di Roma Ml 1870. +
.. * Il tanente generale Pettinengo, comandante il corpo d'armata di Napoli, in seguito ad ordine del Ministro della. Guerra, d ispose la mol:>j.J itazioue di una parte delle truppe stanziate nel territorio della divisione militare di Napoli, per formare la uona divisione attiva. fo cinque giorni, dal 6 al 10 settembre, questa divisione della forza di 8668 uomi~i di truppa, 330 ufficiali. 20 cannoni, 1261 cavalli di truppa, 140 cavalli di ufficiali e 194 carri, fu costituita con i seguenti elementi dislocati fra il Liri ed il .Rapido. Brigata Savona, .15° e 16° reggimento fa11teria fra Aree, Isoletta e San Giovanni Incarico; brigata Pavia. 27° e 28° reggimento fanteria fra Roccasecca e Palazzolo-Caprile ; 26° batta.glione bersaglieri a Oaprile; 44° battaglione bersaglieri a Isoletta; reggimento Savoia cavalleria uno squad rono ad Aree, uno squadrone a Cassino, due squad roni a . Tave.rna della Melfa ; 4• brigata del 9° reggimento ar tiglieria., su tre batterie, ,.1,•, 7•, 12\ fra Cassino ed Aree; il quartiere generale in Aquino con l'intendenza e gli altri servizi e repar ti secondari. La divisione doveva percorrere la storica valle del Sacco (1) ; perciò il mattino del g iorno 11 set.tembre si concentra verso
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( I ) Forse uon ci lr1e11>11ortuuo ric,ir.larn lo ln\'11$iOnl noi lleguo di Na11oll avvenute per 11uesta via. Nel 03! l'esercito spagnuo lo condotto dal conte di Montemar, che, moveva da lloma :llla conquista d~I Ree:no per Carlo m, J!Crcorse la vallo del Sa,·co, e, ,·nrc:uo 11 l.l rl n Ceprano, nvanzò sino alla streltn di Miguano, o,•e il <h1r.1 d'Eboll con 1000 Spugnuoli, gim11do I., µosi1.lu11e ncll(L n; tt~ ,lei 30 rnrLrio, costi-lngovri Il genera lo tedesco conte dr 'l'rann . che la difendeva, a ritirnrsi a s:1lvame11to Pntr1> lo rnurn di C.11,un. '.'/el !711 Ilo Carlo vinse di nuovo i 'l'·Jdeschl :i Velletri. Noi ti OO il i;:enerrilo Mnck austrincQ :i.I ~nr·1•11.io rlcl ln rui;ina Caro lina, mosso a lla volta di l\oma. L'ala destra lungo l'Aclriatico dirlllla su Porto Permo . Il centro per A1111ila
UN RICORDO D EL
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la frontiera dalla parte del Liri. La brigata Savona, 44• battaglione bersaglieri, u no squadrone, 4• batteria, accamparono nell'angolo compreso fra le due strade Isoletta-Aree, Isoletta -Oassiuo. La brigata Pavia, -36' battaglic,ne bersaglieri, 7• batteria ad A.ree, parte accampata, parte accantonata; tre squadroni a Roccasecca. Il qt1al'tier generale la sel'a dell'll si stabilisce a San Giovanni I ncarico. Alle ore 8 del 12 l'intera divisione passa il confine a Ceprano e accampa a cavaliere della direttrice di marcia all'altezza di .Arnara e precisamente a Fontana Sabatini, con due gran guardie sulle alture che sorgotÌo innanzi ed ai lati delle strada e con piccoli posti anche verso Ripi e Torrice. I l quartier generale si stabilisce a O~prano ove fu poi m omentaneamente lasciato un battagUone del 27° reggimento per accondiscendere al desiderio di cittad ini liberali i quaìi temevano qualche movimento reazionario fomentato dai preti.
dl relto 3 Rieti, l'ala sml3tra comnnda la da iloek, pas3'l to il Gariglia110 su tre ponti : loola, Ccprono ,, di 11torni 111 Sa11L'Aga l:1, rni11n1;ciav,i per Vn lmo11tonu- noonn. u,m colonna di IOOO Nanol itani avanzò Ouo verso Orte, ma battuta ad Otricoli, più n on comprid avanti I Fr:onrosi, I cJunl l comp ila f,1 rod unnt,1 ne l luoi;hi ,leslgnn tl , nvanznrouo co n lre masse p~r invadere il Regno. f ala $lnislrn, generale Duh escne, lungo l' Adriatico proccdern suddivisa In tre co loone : una, {!Onera le l\11sc.1, presa Civ,tel In del Tronto, avanza per Teramo, CCI arriva a·'Porrn dei Passeri, ove si unisce a li' altra colorina, generale Mo11 nier, il quale per Cllfcti a vov:L rl mon tnt..1 la v:11le del Pos~arn , (ler !Jroccrloro insfome per r or,oll o Solroonn; la terza, comandata da Dullesme, appoggiata da Ti usca, r.om batte su l Vomano, occupa Alci, sccude sioo a Or tona e Lanciano e quindi, radunato le tre colmlDe nella valle !IC'I Gizio, rier Cnstel cl i Snni::ro ed Isernia giunge a Vennrro. il centro, generale Lemoi ne , da llleti, per Antrodoco e Aquila arri va a Popoli, comhrtttc cou saccosso al Ponto tfi Pesr.;ira, o, rluuilosl a Salmona eou l'aln slnlstrn, 11ro· cede con ques ta per Ve.narro. J l,'ota t1es1m, generalo Rey, J•e•· Terrao1 11a si a,·anZl sino ad Itri e l~ondl 11er r:,r crerloro di srorz,.1re il \larlgii:1110 ria 11uesta parte, meutro i generali Kol lcrmonn, Mothre r e Maedonal per Velletri e Cisterna e per Sezze en t rano nella strada di l'iperuo e per Prosscrli passa110 il Snc~o n 'L'orm1colla e ranno c,q10 a l'rO$ino11~. n,1 qui, co l gonern le in capo Gbnm plonnet, marcia.no su Coprano ove passano ìl Gar igliano e premtono 110slzloue dietro tu ~tolrn, mallllnno ctn qul un di,taccamou to sino II Cnstellucclo, :1bflandonnto dai Knr1olitani co ll e artiglierie, il quale passa il Liri ad Isola ed ;i Sora di cui s'impadronisce e per Arpino, Arco si ricougiu nge al cor po princl1.1ale ; il quale rimont.indo la Melfn al ponte di R.occnscc,·iL, conlfnun In mnrcin sopra Snn Germano es-
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SBT'rE)IJ3RE
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Il 13 la divisione accampa sotto Frosinone fra il torrente Cosa ed il conveoto di S. Maria della Neve al bivio delle strade che conducono una ad Alatri, l'altra a Ferentino col quartier generale in Frosinone, ove il genera.le Angioletti riceve la notizia che il colonnello ponti:6cio .A.zzanesi avrebbe resistito alla forte posizione difensiva di Ferentino. Già il vescovo era fuggito da Frosinone e con esso il clero e le principali autorità pontificie con i gendarmi che si trovavano colà di presidio. Il 14 la di visione accampa presso il canale denominato Tafuno avanti al biforcamento della via provinciale per Valmontone colla ttaversa che mena ad Anagni. Il quartier generale si stabili nell'accampamento. Le altre divisioni del corpo d'esercito del generale Oadorna il 14 si trovavano: la u·, generale Oosenz, a Posta della Storta; la 12U, generale Mazè de la Roche, all'osteria
senclosi ritirati i Nnpolitoni e di lit rip:issat:t la slracla consolare. accampa n San Pietro. l1 fine ed il giorno n1111rrsso ,1,·nuzo. llnò nll'ollezzn tll C.i innollo. focen,lo occupare \Taìrnno prr tenere npertc le cr.m unirnzion i con Vonr1fro sino ali' arrivo d~I cOlltro o dcll':ah1 sinis tra. lley, lutanto, rlopo 11rcsa Gaotn, avanr.a per Ses,a Il Cascano. Cos, riu nita tu Ila l'a rmala frn nreso 11rrnrlo f)05 ir.iono allorno a Ca11no 1•, pa llulLn lo resa di 11ues l11 piar.za, e llLrn lo Nn 1ioli. ì'ial 1800 il i::enrrnle Saint-Cyr, ra,:giunto in marcia ,tn llassonn, rluce supremo, rlloroa nel rognn ùi Napoli con ~O mila uomini in Lre colonn() : destrn ,io mila per Fondi, centro .f 5 mlln por Coprano, sinl5 tra 42 mila per Aquila. Superata senza contrasto la frontiera, assedia la pia1.1.a di Cal)nn e patl{'ggi,1 in .\,·er <:1 l'c11tra1.a in ì'i:ipoli clello 1ru1111e rrancesl. Ne l 1815 montre llu rat. vi nto dagli A11slri:1ci a Tolen tino, ri~ntrava nel Regno, una sna colomm cli 51100 ut1111i11i romnndnnlo rtal genoralo Ya11 h0$, dlvlsn h1 due brigate, uoa a Vorolì, l'ali.ro a Frosinone, si ritiro a Ceprano, e, hraciali I po nti jlrcndc po&iziono n Mig-11ano. A UlLCC!ltO cola dal tc,loscbl, che n vnnza.rono per la valle del Sa.eco, snl fronte e sul OnnCJ per le mnl gnar,1/ll.e alture •Il Snn Piet.ro. Influo dovNto rirecrpl!osnme nlo ruggire u ·fasciare lib~ro al nemico n.ncho questo passo. i'iel 1821 1·oserclto n11slrineo comn1111ato dn Frlmoul con 52 mila uomini invaso li Rcl!nO, d'accor do con il re Ferrlinanclo. li grneralc Pope cht, comandava i Nn11olila11i negli Abruzzi è scònll Llo n !lieti cd Il guueralo CHascosn é battuto suJ l.iri prim:1, po i a \\li!wano. per cui si ritira dietro ìl Vol1urno, n Cn1>11u, ove il suo oscrcil o si disperse. i\~I tS,9-4-0 l' P.sercito nnpoht.i:io mosse a li berare il prtnchiato tlella Chiesa ove si era rcclnmnln In rcpubbli,·11. e l:iu di nccordo (011 i Fr,111crsl e Spnirnuoil. A Velletri vi fu una piccola sc.1ramuccia e nul la pili. Tanto acll ':innatn che nel ritorno lo truppe napo lltnn o percorsMo l:1 va llo rlol Sacco, cou tll~ taccameo lo por la na di Terracina. Si puo anche riconlaro che nel 1860 l'e.,err.itn ib11inno comnndnt.o da Clalrtlnl, do po scou llt1 0 l'esorcito eh Lamoriciòre a CastoHldnrdo, scese nel regno per il Macerone, lsern i:1. Vonnfro. (In ovn si 110rlù nl l 'as~odio tli Gnetn, oelh1 1111,ile rortcizn erasi rifugiato ìl re Francesco Il.
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della Giustiniana; la 138, generale Ferrero, a Monterosi ; l a 2', generale Bixio, rimase a Corneto, di dove spinse una ricognizione a Monte Orlando e concretò gli accordi con i l contrammiraglio Del Cru:retto per circondare e bloccare il 15 Civitavecchia per terra. e per mare. Il 15 la di,visione accampa sotto Valmontone sul lato ovest della strada che conduce a Colonna, il quartier g enerale in Valmontone. Il generale Angioletti dispone che Ja divisione si fermasse anche il 16 perchè non aveva ancora ricevuto ordine dal generale Cadorna che gli facesse conoscere qua.le via doveva percorrere. Da Valmontone tre strade conducono a Roma : per Velletri a porta San Giovanni, per Colonna a porta Maggiore, per Palestrina a porta Maggiore e biforcandosi a porta S . Lorenzo per la strada di 'l'ivoli; queste strade vicino a Roma non si collegano, era necessario qu indi conoscere quale via dovevano percorrete.le truppe per prendere posizione sotto le mura. Il 17 la divisione r.iprende la marcia. Un grande alt a Velletr i e tappa più in nanzi di G~zauo con accampamento ad ovest dei Cappuccin i, ove si stabì"h-.:.~ -q1.1ar tier generale, mandando un battaglione bersaglieri ad occupare il v illaggio di Ariccia., e du e squadroni in ricognizione fino sotto R oma. Con questa marcia, eccezionalmente lunga, la divi sione guadagnò la giornata di fermata perduta a Valmontone per il ritardo avveratosi nella trasmissione dell'ordine, ritardo forse dovuto alla preoccupazione per la gittata del ponte sul T evere a Grotta Rossa, ohe ba costato sette ore lli lavor9 e solo a mattino i11ol trnto fo dato all'esercito del generale Cadorna di atj;raversarlo e il passaggio avvenn e in:- quest'ordine : nove battaglioni bersag lieri, 13", 12•, 11" divisione. Ma la ripidezza1delle rampe, scavate, in isponde troppo alte, è causa di ri tardo al transito dei carri, ai quali fu necessario raddoppiare i cavalli staccandoli da quelli che aveva.n.,o già passato il ponte. N elltt notte del 18 la divisione Angioletti accampa fra il Casale di Roma Vecchia, l'osteria del Tavolato e il ponte Pignatelli, vicino alle r uine dell'acquedotto Clauqio.
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Alle ore 10 dello stesso giorno il g enerale Cadorna accompagnato dal generale Celestino Corte, dal generale di Chevilly e dal suo stato maggiore trasferisce il quartier generale da Villa Spada a Casa! dei Pazzi, sulla. via Nomentana a monte. del ponte. Le altre divisioni si trnvavano cosi dist ribuite: l'll" a cavaliere dalia via Salaria, col quartier generale a ponte Salaro ; la 12 " a cavaliere della via Nomentana col quar tier generale vicino al ponte; la 13" a sinistra della 12", fra la via Nomentana e la via. Tiburtina lungo l'acquedotto Vergine con l'ordin\ di t rovare e .mantenere il con tatto con la 9' div isione Angioletti. L sei battaglioni della riserva, agli ordini del tenente colonnello Pinelli, spintosi a due chilometri da. Roma, hanno il comacdo a Sant'Agnese. Le a.Hre truppe della riserva e i parchi a Casa.I dei Pazzi. I papalini da gnesta parte sparano delle ft10ilate e qualche colpo di cannone, ma i n ostri non rispondono, tflle era l'ordine del generale Cadorna, neppure dagli avamposti. La 9' divisione al mattino clel 10 pon,6 l'accampamento circa t re chilomet ri dalla cint!i, presso la così detta Porta F urba che è precisamente nel punto ove la ferrovia e la strada ordinaria Roma-Frascati e l'acquedotto Felice si incontrano ; il quartier generale si stabilì all'osteria del Pino. Ma nel pomeriggio essendo stati tirati parecchi colpi di cannone da una piccola opera di terra costruita dai papa.lini innanzi porta San Giovanni, e le granate ven:enào a cadere oltre il limite anteriore dell'accampamento, si ordinò di stabilirlo alquanto più indietro, circa un trecento metri, essendovi spazio solìlciente. Nella g iornata il generale Ang ioletti fa riconoscere le posizioni da. occuparsi da.Ile truppe e dall'artiglieria per le probabili operazion i d'attacco, e riceve da alcune persone uscite da Roma, precise i'1dica.zioni relati ve ai punti occupati dai papalini ed anche per quale porta avrebbe potuto facilmen te entrare in Roma. Lo stesso giorno riceve dal generale Ca.doma le istruzioni relative all'attacco della città., suUa riva sinistra del Tevere, attacco ripartito in zone corrisponden ti alle disloca:iioni delle
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1589 divisioni cioè: il generale Oosenz con 1'11· divisione a7eva il centro del suo fronte d"attacco a porta Salara; il generale Mazè de la R oche con la 12" di visione a veva la sua direzione centrale a P orta Pia oougiungenclosi con la destra del generale Cosenz, abbracciando con la sinistra t utto il Castro Pretorio, . fino a congiungersi a sinistra con la 13" di. visione, generale Fen·ero, il quale aveva il suo centro d'attacco verso Porta San Lorenzo èstendendosi fì.uo a Porta Maggio_re. Il generale .Angiolehi aveva il suo centro d'attacco a Porta S. _Giovanni allungandosi a destra .fino e compreso t,utt\J i l salien te che contiene il convento dei frati a Santa Croce di G-ernsalemme, ecl alla siuistra fi n dove credeva couvenieu te ed opportuno di protenders i. Il generale Angioletti, appena r icevuto il giorno l9'queste istruzioni riun isce alla sera al suo fJUartier generale i comandanti delle due brigate ed i comandanti di cor po a reparti comba~teHti e dopo la lettura dell'ordine del giorno del generale Oadorna, dà le seguenti dis posizioni per le operazioni da eseguirsi l'indomani, 20 settembre: La 7• e 12• batteria collocandosi presso Villa Matteis dovevano dislfruggere l a piccola batteria costruita innanzi Porba S an Giovanni, atterrare la. por ta, sloggiare i difensori dalle mura. adiacenti che erano coronate da sacchi di terra e munite di feritoie; il maggiore generale De Saugeb con tre battaglioni delle due brigate e due pezzi della -:1:~ batteria doveva avvicinarsi a Porta San Giovanni, prendere buona. posizione, pronto a marciare all'assalto, quando la porta fosse stata atterrata, l'accesso reso praticabile, la s-;;conda linea ravvicinata alla prima; entrati in ciotà, dovevano recarsi celeramente a pl'ender posizione sui monti Aventino e Testaucio ; il colonnello brigadiere l\fig liara doveva con quattro pezzi della 4a. batteria abbattere porta Latina, la quale, secondo informazioni precise ricevute, era affatto inditesa e le mnra presso di essa di poca spessezza tanto da far UN R ICORDO DEL
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prevedere che, dopo pochi col pi, sarebbesi aperta una breccia; t re battaglioni della brigata, oppor tunamente collocati presso le mura in prossimità della po1·ta, dovevano. tenersi pronti all'assalto e, superata la breccia, penetrare in oitui. susseguiti dalle truppe di seconda linea e dividersi in due colonne p er volgere, uua a destra per la strada laterale alle mura coll' incarico di pre,ndere alle spalle i difensori di P ort!l San Giovanni. dopo occupato, se necessitava., Monte Celio, r a!tra, avanzare'\ possibilmente verso le terme Antoniane per tenere in rispetto le truppe papaline çhe avessero potuto ac~orrere dal ce.ntro della città verso Porta ~~L
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La. seconda. linea al momento dell'azione delle ar tiglierie doveva tenersi al limite del terreno incolto che si distende ove le due strade di Frasca.ti e di Albano piegano per riavvicinarsi presso Roma, pronta ad accorrere tanto ver so Porta San Giovanni quanto verso Porta Latina. Lo stesso g iorno 19 a tarda notte pervenne al generale Angioletti l'ordine del comandante generale il 4'' corpo d'esercito, col 11uale veni va prescritto che la 9~ di visione era tra queU~ destinate ad attirare sop1·a cli loro l' alten· .zione del difensore e che si aprisse il fuoco alle ore 5 1/4 del susseguente giorno 20. Non essendovi nuIJa da 1:nutare alle disposizioni già date, ogni reparto, come era stato disposto a prima mattina, parti dal campo per recarsi al lnogo assegnato. Alle 5,30 l'artiglieria postata :fino dalle 4,30 nella stabilita posizione, aprì il fuoco contro Porta San G iovanni. Dopo circa un·ora si vide daU' ultimo piano della casina L ais che l'opera in terra, costrutta innanzi la pol'ta, era stata g ià abpattuta, ma i cannoni (due o t re pezzi) che colà erano postati fino il 19 erano stati ritirati nella notte- che precedeva il 20 e collocati dietro il parapetto del p iazzale innanr.i la chiesa di San Giovanni. 4,.lle 6, poco prima, questi aprirono il fuoco contro le nostre batterie con tiri bene aggiustati, ma in gran parte inefficaci giacchè molte g ranate non scoppiavano.
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Innanzi alla Porta San Giovanni si osservava un rivestimento di materassi il quale ardeva per effetto dei nostri tiri, ma la ·breccia non era ancora aperta, per cui il' comandante la brigata Savona che era in posizione più ravvicinata alle mura, osservando il lieve effetto prodotto dalle n ost.re artiglierie. verso l e 8 cruese l'autor izzazione di entrare in azione colla sezione d'artiglieria assegnata alla sua brigata. Il generale Angioletti vi accondiscese ed an7.i fece rinforzare quella sezione con altri due pezzi. e si recò dalla casina Lais sullo stradale Roma-Frascati onde presenziare i l movimento delJa sezion e di r inforzo, ordinando poco dopo al capo di stato maggior e tenente colonnello Masi di ritornare alla casina L ais ed avvertirlo quando il colonnello l\'Iigliara, che aveva un còmpito più facile, avesse principiato ad entrare in azione contro porta Latina. Durante il nutrito fuoco dell'artiglieria nemica s' ebbero a soffrire le seguenti perdite : morto il cannoniere Agostinelli Pietro; feriti : dell'artiglieria i sergenti Vallerigo Simone e llfazzoni Antonio, il caporale Moretti Giova.uni Maria, e~ i cannonieri U baldo Giovanni, Tnrr i Alessandro e Ingenito Gi useppe; del 15° reggimento fanteria il caporale Cocco Pasquale; del 16° il caporale Scarrono Francesco ed i soldati Bazza~o Alessandro e Berbani Gaetano; del 27° il soldato Amodei Francesco. Verso le 9,30 giunse al quartier generale un biglietto del colonnello brigadiere Mig-liara nel quale annunziava di aver attaccato Porta San Sebastiano che si tra.va a circa 300 metri più a sinistra (ovest) di P orta, Latina, divise da un s~liente che si svolge fra il Sep ofcro dei Scipioui e l'Arco di Drnso, e soggiungeva che stante le difficol tà del terreno e la. distanza a cui aveva dovuto far collocar~ i suoi pezzi non aveva ottenuto risultato di sorta. Il generale Angioletti gli rispose che attaccasse porta Latina come gli era stat<i ordinato e per faci li targli 1'operazione g li man. ò.ava una delle due batterie ch'erano a Villa Matteis, µoichè nella posizione più vicina alla Porta San Giovanni ove . doveva avanzare quell'artig lieria, v 'era spazio per un a' sola
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batteria. Ordinava anche ad un battaglione della seconda linea di portarsi in rinforzo alla colonna Migliara. Alle 10,30 finalmente la Porta San Giovanni cli.e ardeva. da tempo cadde interamente, per cui la 9' divisione non solo aveva compiuta una dimostrazione, ma era riuscita, come quella del vero attacco, ad aprire un varco per il guale l'assalto poteva aver luogo con sicurezza di un esito favore;role. Ma appunto mentre i battaglioni del generale De Sauget si disponevano all"a.ttacco, si videro sventolare bandiere bianche dal torrione a sinistra della Porta San Giova.uni e tla molti campanili della città. 11 generale AngioleLti fece cessare il fuoco ed inviò come parlamentario presso i difensori il sottote11eute sig. Merli ciel 27°, addetto al quartier generale. l\fozz·ora. dopo ritornato annunziò essergli stato detto da un ufficiale superiore dei zuavi che il generale Kanzler aveva offerto le resa della piazza, che stava discutendosi col generale Cadorna. Fu allora mandato un altro ufficiale dal O'enerale Oadorna a prendere i suoi ordini, 11 quale risp;se con lettera che si stava trattando la capitolazione e che non si abbandonassero le posizioni prese. Per osservare che durante il tempo delle trattative le cose rimanessero come erano al momento in cui cessò il fuoco, si fece occupare cou un drappello porta San Giovanni I in attesa d i ulteriori ordiui per l'entrata in Roma, sebbene per un' antecedente disposizione del generale in capo fosse stato stabilito che la 9• divisione, impadronitasi di Porta San Giovanni, occupasse il monte Aventino spingendosi :fino a Trastevere. La mattina del 21 per venne l'ordine che una brigata ed un~ squadrone d i cavalleria entrassero in città ed occupassero il detto monte Aventino e T estacoio, il quartier generale della divisione fu stabilito in via San Teodoro palazzo 01:..r toni. Il 23 settembre giunse l'ordine ministeriale dello scioglimento della 9' divisione che fu compiuto il 29 dello stesso mese.
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Cosi ebbe termine la missione affidata alla 9• divisione attiva, missione compita con la massima esattezza, malgrado il ritardo avveratosi nella trasmissione degli ordini da parte del comando superiore ael 4° corpo d'esercito. Si può anche affermare che se la colonna del colonnello brigadiere Migliara, batteva Porta Latina, come gli em stato ordinato, invece di battere Porta San Sebastiano, la divisione Angio· letti aveva il merito di entrare in Roma prima delle truppe sottoposte al diretto comando del generale Cadorna, perchè Porta Latina, ol tre essere indifesa era chiusa da un leggerissimo muro, come ho già detto, che con pochi colpi di cannone sarebbe crollato. Boun:mLLY GrusEPPE maggio,·e.
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LA QC.ESTIONE MORALE, .ECC.
LA QL1ESTI0~E MORALE XF.LLA :::ìTORI.A. 1\""ELL.,\ :N'A7JIONE E KJ~LL'ES l~RCJ'l'O Co,1h111111:1011t e /me. -
I r,Ji i/1spe11x« \ lii
Non vi :iarà poi bisogno di combat.tere con speciali argomen Li le maligne accuse contro la viLa della. caserma. giacchè se questa educazione morale sarà fatta con vero « intelleuo « d"amore », anche il più tardo uontadino dovrà convincersi che tutte le nostre istruzioni tendono a renderlo migliore fi. sicamente. intellettualmente e moralmente. La vita quotidiana ci offre numerosi argomenti por con futare le teorie sociali,;ce, giacchè accanto ai tristi spettacoli della. miseria, i quali il più delle volte sono dovuti alr impt·ùvidenzaod all'iutemperauza, si hanno i non meno tristi casi di fortune, che nel giro turbinoso degli affari :1compaiouo, conferma.udo r instabilità ùella proprietà od il diritto del capitalista alla sua parte della ricchezza prodotta. La legislazione sociale, che va sempre piti progredendo, dimostrerà falsa la tirannia borghese; mentre d"aJtra parte la coudoLta. dei capi-popolo nei tristi avvenimenti che funesbarono il nostro pae:;e, quando dopo di aver eccitato alla sommoss;a le masse iuco:;cienti, si affrettarono a cercar rifugio all'estero, paragonata u quella degli eroi del nostro risorgimento, ohe animati da una santa causa impavidi sfidaro!lo galere e patiboli, mostrerà quanta fede si possa riporre nei moderni benefattori dell'umanità. Base di tutta. questa istruzione morale de,··e;;sere la spiegazione dello' Statuto. Qna11clo i nosLri soldati avranno una chiara idea del funzionamento dei nostri liberi istituti, quando av1·anno ben compr~so non solo i loro diritti, ma anche i loro doveri, giaoc.llè quesLi servono per t utelare quelli, quando avranno chiara coscienza deU- importanza del loro Yoto in
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tutto lo svolgimento della vita pubblica, allora comprenderanno come tutti questi mestatori cerchino collo loro belle promesse, coi loro paroloni di farsene sgabello per salire la scala del potere, per acquistare con questo facil mezzo ciò elle essi dichiarano ingiuslo ed innmano, la ricchezza. .Ma oltre questa propaganda an-enne, come si è visto, un"altra non meno pericolosa, non meuo esiziale. Ebbene, con opportuni accenni storici non sarà difficile dimostrare come dal momento in cui il pontefice fu sovrano temporale, dovesse fatalmente diventare acerrimo nemico deJr unità d" Italia e causa prima della sua schiavitù; come la doppia sovranità sia stata dannosa per la stessa religione; come il clero debba necessariamente esser nemico delle attL1ali istituzioni, ohe gli hanno tolt.o tutti i privilegi da esso goduti da secoli a c1anno clelle altre classi sociali. Occorro però e,·itare il pericolo che le nostre parole alimentino sempre più l'in,·adente scetticismo in religione, che confina coll'ateismo. Bisogna qu111di fare in modo che anche le intelligenze più tarde finiscano per comprendere che il prete è degno della ma~sima fiducia, del massimo rispetto, fi.ncbè si occupa delle co,;e religiose; mentre al contrario deve ispirare diffidenza e disgu~to quando spinto da interesse di oasta, falsando i preceU.i di Cristo, passa a quelle terrene per stig1mLtizzare le odierne liberLà. per far pl'opaganda contro la patria. Non è facile il còmpito, lo riconosco; ma la difficolta. dell'impresa sia di stimolo anzi che di sconforto. Perchè l'istruzioné morale rie3ca proficua, occorre tener presente che più che all'intelligenza, bisogna rivolgersi al .cuore; il che non è possibile, se i sentimenti che si vogliono ispirare non sono profondamente sentiti. Chi ha. la fortuna di trovarsi di guarnigione qui, in questa Roma, faro da cui irradiossi la l uce dell'odierna civiltà, può facilmente parlar e anche ai sensi dei soldati. facendo loro visitare i principali monumenti della città. Le opere colossali dell'antica Roma, che impavide sfidarono le ingiurie dei secoli. mostrano come unico fattore della potenza di un popolo sia la disciplina
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I.A QUESTIONE llORALE
civile e militare; là. iu Campo de' b~iori, ero-asi il più truce esempio delr intransigenza clericale; al Quirinale, al Gianicolo, a Villa Gloxi, in Piazza Cavour, a Porta Pia le pietre miliari del nostro risorgimento; al Pantheon l'apoteosi della grande opera compiuta., ecl insieme il più grande doloroso esempio delle tristi consegnenz.e della propaganda dei partiti sovversi\'i. Se a tutto ciò aggiungiamo qualche nozione sui principali do,eri del!' uomo, si vedrà faoilmentA come questa istrnzione morale, col sistema :finora generalmente seguito, specialmente colle aLtua.li ferme, nou possa dare alcun pratico risultato. Infatti negli orari reggimentali essa è per lo più prescritta nei giorni fèstivi, come per darle maggiore importanza, menLre in prn.tica, mancando per lo più i" opportunità in quei giorni, si finisce per fal'la. iu tnLti i ritagli di tempo (se pur la si fa), come una cosa molto secondaria, di cui si possa fare a meno senza alcun danno. Disgraziatamente gli effetti di questa ist ruzione sono imponderabili, impalpabili ed a lunga scadenza.; per cui la gran maggiorauz:i degli ufficiali è naturalmente spinta. ad occupare il suo tempo nelle altre, <lello qua.li si vede subito il risultato pratico, anche se si tratti d' inutili ripetizioni. A ciò si agaiun.,.a che per riuscire i11 essa occorre lunga preparazione, o o studio, abnega?.ione. che è tanto pitt sentita, in quanto che meno soddisfa l'amor proprio, quando questo è riposto solo nell'elogio del superiore e nelle note caratteristiche, e non anche nella coscienza del dovere compiuto. Per ovviare a qnest"inconveniente occorre che l'istruzione mora.lo non sia. più solo sancita iu modo cosi. generale dai regolamenti, mn,, come t utte le altre istruzioni, stabilita. con opportuno e preciso programma, e sottoposta anch'essa alla prova nei tanti esami annuali. Occorrerebbe quindi che il i\linistcro ritentasse il concorso del 1885, limitandosi a chiedere un libro che potesse servire da guida por gli edncatori dell'esercito, e non, come allora, uno che contemporaneamente fosse anche libro di lettura per i soldati. Per questo scopo mi sembra che sia riuscita. molto più utile la bella e
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pratica. iniziativa del capitano Lo Monaco-Aprile ool suo Giornale tlel solclato, che noi dovr emmo cercare cou ogni mezzo di porre in mano ai nostri gregari. Bisogna distinguere l'istruzione morale dall'educazione morale. Quella congiunta a tutte le altre istruzioni, all'ambi ente, a tutta la nos tra vita deve mirare ad ottenere questa. Ora essendo la nostra opera rivolta ::i. giovani che hanno già un carattere, una ,olontà, una coscienza, che portano seco già un corredo di pregiudizi, di idee più o meno esatte sul mondo che li. cir~ouda, essa non p otrà dare alcun fru tto, se prima non nusc1remo a guadagnarci con ogni mezzo il loro animo, l~ ~oro fiducia. ~ ~iò non si potrìt oLtenere che coll'esempio, c10e mostrandoci 1rreprensibili iu tutti o.,.li at,ti della nostra . vita ; colla cura assidua, incessante del loro benessere e coll"esatta osse1Tanza della giustizia nella di~tribuzione d~lle punizioni e delle ricompense. Nella relazione della o-uerra. franco- tedesca si legge : « Non fo compreso il merito rli quel « cemento della disciplina prussiana, che consiste nell'intimo « interessamento del superiore per il soldato e nel rigoroso « andamento di ogni servizio, anche di minor rilievo, motivo « per cui l'obbedienza. diventa salda abitudine, ed ottiensi « perfetta disciplina sonsa il bisogno ùelle molte punizioni. l) Ecco il criterio ,a cui de,é ispirarsi la nostra condotta. Data la brevità della ferma, uon sarà possibile ottenern .alcun risultato morale, se non cercheremo con t utti i mezzi di affezionare il soldato all'esercito, a quest'ente ch'egli odia quasi nel momento in cui è costretto ad entrar,i. I~ ora di convincersi che quesLi ultimi trent"a1µii hanno radicalmente mn~at~ la soci~tà. e che quindi tntti gli an tichi sistemi, g li .ant1ch1 couceitl più non sono ripondenti alle necessita attuali. Co~e _nella politica. dello Stato spesso le preoccupazioni tì.nanz1arie spezzarono tante utili e feconde iniziative così nell"esercito esse hann o finito per prendere tn,le un so~ravvento, da assorbire talvolta la maggior parte delle attiYità, i~~ividuali ; e ciò a c~usa della rigidezza dei principi diret~1 v1 de~la. nostra. amministrazione, rigidezza che per lo più fa sentire tutto Il suo F~"'() al soldato, diventando così i l
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principale tarlo distruttore di tubta. la nostra educazione morale. Infatti appena esso viene sotto le armi, certo non volontariamente, è obbligato a spedire a sue spese gli effetti da borghese, con guale criterio di giustizia non so. Poi gli si affida il corredo militare, di cui ciascun capo ha una d nrata prescritta, che per alcuni resperienza ha dimostrato sommamente esagerata. La '!jUOta vestiario assegnata al soldato è natural mente unica per ciascuna arma; però i servizi ai qua.li egli. deve soddisfare nel più piccolo paese d'Italia sono ben diversi da quelli della capitale o delle altre gran.cli città, quindi diversi don·ebbero essere i criteri amministrati,i ed i giudizi sulle vari-e amministrazioni. Talvolta ciò non si verifica in pratica; e quindi il comandante di compagnia si trova nel triste bivio, o di gravar la roano stel le ritenate; ovvero di vedere la propria compagnia non fare bella .figura nella classificazione amministrativa trimemestrale o semestrale, riportata da ordini del giorno, quando non gli capiti nna. nota non buona come amministratore, la quale talvolta nuoce più di quahmque altra. Comprendo che un essere forte della coscienza del dovere compiuto possa resistere al sentimento egoistico del proprio interesse; ma. questi uomini oggidì sono pur troppo rari, menti·e al contrario il più delle volte si giunge a far cose che sono la negazione cli qual~nque sentimento militru:e. Sono casi isolati, si dirà; fortunatamente si, sebbAne non rari <>'iacchè forse se ne potrebbero raccontare non pochi, che provano come esisLa un andazzo di cose estremamente dannoso. Lo Stato così guadagna qualche migliaio di lire, ma nello stesso tempo si desta un malcontento, il cui valore è incalcolabile. Non vorrei essere frainteso. Non sono di qL1el1 i che ammettono che non si debbano far quasi mai ritenute sul soldo, g iacchè comprendo benissimo chè per alcuni in:fiugardi e disordinati è l'unica punizione efficace. Ma mi sembra che non sarebbe difficile conciliare gl'interessi :finanziari con quelli morali dell& patria, se nei limiti del possibile si usassero criteri amministrativi più larghi, se tenessimo sempre 1
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presente che l'Amministrazione è uno degli elementi della vita dell'esercito, ma non il principale; e quindi si apportassero al relativo regolamento le opportnne moditi.cazioni, e si abolissero tutti quei èonfronti, dai quali per sentimento naturale di amor proprio taluni sono spinti ad obbliare altri importantissimi doveri. ed a concentrare quasi tutta la loro a.ttività nella parte amminì.strativa. Altro elemento essenziale per la buona riuscita della nostra educazione morale dicemmo essere la giusta distribuzione delle punizioni e delle r icompense. Come la società ha il diritto di punire, ma a11che il dovere di prevenire concorrendo colle sue istituzioni al miglioramento individuale, giacchè i p r ogressi dell'antropologia criminale hanno dimostrato ohe il delinquente è ltn individuo affetto da difetti organici e psìchici; cosi per lo stesso principio giuridico noi abbiamo il diritto di punire le trasgressioni alle nostre leggi, ai nostri regolamenti, ma anche il dovere di . prevenirle con l' istrnzi on~ e l'educazione del soldato. Se ben si osservasse la frequenza di certe mancanze in alcuni reparti, e si andasse a rin,angarne le cause, si vedrebbe spesso che la colpa non e tanto dell'inferiore che la commette, quanto dei superiori che non hanno saput9 o voluLo nsare i mezzi preventivi. In.oltre come il sentimento di giustizia è cardine della vita. sociale, massime oggidì, cosi esso deve ess~re cardine della nostra coll eUività. speciale, per le coesione della quale sarebbe oltremodo esiziale se si propagasse e si rafforzasse negl'individui il concetto antisociale, che già portano dalla vita civile, cioè che le' leggi ed i regolamenti esistano solo per i deboli, per gl'inferiori. Se si studiassero e si applicassero ponderatamente e con coscienza le auree parole del regolamento di disciplina riguardo le punizioni disciplinari. massime l'articolo che tratta. delle regole generali per l'apphcazione di esse, l'edncaY.ione morale del soldato troverebbe la più solida base. Ma per riuscire nello scotv, per ottenero che il giovane soldato, che entra nellt,) fila dell'esercito pieno di mRlaniroo contro l'istituzione che lo toglie alle sue occupazioni, alla
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famiglia, e cli sospetto verso una vita che gli è stata dipinta coi più t.risti colori, ne esca colla coscienza soddisfatta per l'alto dovere compiuto, compreso di riconoscenza e ài affeUo per la collettività che lo ba·reso migliore, di modo ohe per tutta la sua vita il suono delle nostre trombe o il rullo dei nostri tamburi gli susciti nell'animo una folla di nobili sentimenti, occorrono ben altri e più '\:>ratici mezzi. Nè è a temersi, come alcuni credono, che curando il benessere ma· teriale e morale del soldato, si finisca per creare degli spostati in coloro che nel resto della vita non potranno più godere i piccoli agi, che noi possiamo loro offrire; perchè al contrario in costoro riuscirà ancora più dolce il ricordo del tempo passato sotto le armi. Diamo uno sguardo alle nostre più belle caserme. A primo aspetto sembra che nulla vi manchi di ciò che richiedono l'igiene ed un relativo benessere. Ma guai ad addentrarsi! L e pareti delle camerate sono squallide e nude, come quelle dei reclusori, senza neppure un rit.ratto del .Re (1), un quadro che allieti la vista e nello stesso tempo ricordi qualche g lorioso fatto d' arme dell'epopea nazionale. Nel tempo della. forza massima quei locali diventano talvolta oltremodo affollati, e le compag nie nou hanno il più. piccolo spazio per riunire gli uomini per le istruzioni, per permettere loro di consnmare il rancio sednti su di una panca, al riparo dal sole e dalle intemperie della stagione, come usa serupre fare il più misero degli uomini. Qual grata impressione può ispirare simile vita? Abbiamo tanto copiato dal sistema :IJ.ilitare prussiano, ma nulla di ciò che rignarda il benessere muteriale e morale del soldato. colla solita scusa della. mancanza di mezzi, perchè in Italia si possono sperpera.re denari per il mantenimento di sottoprefetture, preture ed universi tà. inntili, ma. non per l'.edifi.cazione di comodi quartieri! In Germania. le bélle e grandiose caserme hanno essenzialmente lo scopo di dare al soldato r impressione della grandezza della patria. H) Dove sì trovano, sono di proprie!:\ dogli um cln l1.
1601 Sarebbe ora. di cambiar sistema. Vogliamo combattere la propaganda dei partiti che insidiano le nostre istituzioni, e non sappiamo, o non vogliamo, apprendere da essi, e specialmente dai clericali, che ne sono maestri, i mezzi più opportuni per conquistare il cuore degli uomini. Fmono istituiti in questa città ricreatori militari cattolici, ove si attirano i nostri soldati offrendo loro g1·alis rappresentazioni teatrali, libri di lettura, tombole, carte da giuoco, e carte da lettere. Le confessioni riformate per lottare contro l' iuJluenza cattolica, hanno fatto altrettanto, dando persino le· zioni nei rami più. utili della cultura generale. Da poco sono entrati in lizza auche 1 partiti liberali, creando nuo,·i ricreatori m ilitari; ora noi che non vogliamo proibire ai nostri dipendenti di recarsi ai ricreatori cattolici, nè consigliar loro di frequentare quelli protestanti o liberali, ove almeno sentirebbero parlare della patria e dei doveri del cittadino, e nello stesso tempo vediamo il pericolo di questa sorda propaganda, pretenderemmo con le nostre semplici parole rii distorli da una cosa che accoppia così bene l'utile al dilettevole, ed in apparenza anche l' onesto, perchè, coperta dal sacro manto della religione! Perohè in vece non !li cerca di fare altrettanto nelle nostre caserme ? Non occorrerebbero certo graudt spese per avere in ciascuna di gueste un locale, uso sala di lettura, ove la truppa potesse trovare qualche giornale, utili libri di lettura, i mezzi per leciti divertimenti; ove si potrebbero anche distribuire sigari, carta da lettere ed altri oggetti utili, come premio ai più. meritevoli. In tutte le scuole si trova conveniente ed utile avere come me_zzo d'incitamento allo studio la diminuzione delle tasse; perchè dnnque non si deve usare lo stesso principio nelle caserme, trattandosi specialmente d'individui certo di sentimenti meno elevati? Vi sono i premi di ginnastica e di tiro, e sta bene ; se ne potrebbero istituire altri del genere su accennato per la buona condotta, per il maggior profitto nelle istruzioni, ecc. Queste piccole sale di lettura olt~"' :.:i, togliere la causa principale. per cui i nostri soldati accorrono ai ricreatol'Ì cattolici, darebbero anche ottim1• frntti per la 101:0 ed ncaNET,LA STORIA, NELLA NAZIONE E Nf;LL' ll:SE ROl'l'O
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zione, giacche sorvegliati da uno o più sottufficiali, si abituerebbern a poco a poco a delle abitudini di ordine, di disciplina, di gentilezza di modi, abbandonando i villani costumi ed il triste turpiloquio della cantina. Altra istituzione <li grande utilita moralo sarebbe il possesso per parte delle caserme, la di·cui ubiquità lo permetta, di pezzetti di terra, o,e i soldati nei momenti di ozio. e specialmente i consegnati, potrebbero coltivare .cos0 utili per 11 miglioramento del rancio; continuando cosi da.parte nostra !"opera. altamente educativa. delle conferenze agrarie, dovute ali' augusta iniziaLiva di S. M. il H.e, e che riui in Roma, hamio nell'egregio cas. ~azari trovato il pii1 valido ed ap· passionato cultore. I soliti scettici di professione, che nella natura umana. non vedono cho la pura 11.nimalitì~, sorrideranno forse di scherno ali' idea di questi ca.mpice11i, come giìi fecero per i campicelli aarari istituiti da.ll'on. Baccelli; ma io sono fermamont,e .cono vinto che se si tentasse la prova, .i frntti ottenuti oompeuse1·ebbero <li gran lunga la tenue spesa. che donebbo incontrare lo Stato. La propaganda :;ocialista contro l'esercito trova nel nostro paese terreno più favorevole cbe altroYe, specialmente a. causa della. noncuranza della societii civile per tutto ciò che riguarda quella militare, o dell'ignoranza per parte di essa della funzione odierna degli eserciti. Infatt,i tuU;e le volte che ci capita di parlare, ancha con per,;one colte, di cose miliLari, restiamo dolorosamente sorpresi, nel vedere come Jlel nosLro paeso la gran maggioranza giudichi ancora. la. missione, la disciplina dell'esercito alla stregua dei passati eserciti permanenti. ~on è da meravigliare quindi se, oltre i socialisti, si trovi non piccola parte dello classi colto, che basandosi su di un falso concetto di economia politica, e non tenendo alcun conto dello condizion i attuali del mondo· e della nazione, sostenga. essere infruttuosi i milioni spesi per le forze di terra e di mare. Fino ad un certo punto si può spiegare come lo Spencer, partendo da un punto di vista tutto inglese, consideri I' e,;ercito come una classe distinta.
~H l, A STORIA, l>Ft,L•.\ NAZIO~E E NF.LL' ESERCITO
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dal resto tiella società, e sempre in conllitto d·interessi con essa; eù at.tribuisca. il miglioramento e.lei principi morali. la !'!pinta odierna verso l'altruismo al decadimento dello spirito militare, senza. avvedersi che questo non è decaduto, 1mzi nobilitato, ed è il più grande elemento cli educazione mo rale nelle odierne società. Ma non si comprende come qualche egregio cultore di scienze sociali in Italia, non ascritto ai partiti sovversivi. sostenga che non si possa essere potenze militari ed, iutellettuali nello stesso tempo, perchè esse sono due energie con tendenze opposte, come se la Germania 1100 fosso li a provar~ il contrario; e che alr Italia non resti altra via per giungere alla grandezza ed all11. gloria che la -;uperiorità intellettnale con l'arte e con la 'lcienza; come ;;e gli est-mpi di A.tene, della Repubblica YÉmeta, delrituJia del Rinascimento non dimostrassero come sBnza l'appoggio della potenza militare questa grandezza ~ questa gloria siano quanto mai fuggevoli. Por opporsi a q neste {lropagancle, tanto pil'.1 pclricolose, •1uauto meno dettate da interessi cli partito. occorre che l'esercito abbandoni quelr indifferenza, uhe gli faceva finora tutto accogliere con olimpico son·i:.;o, o entri nell'agone delle idee, cercando con scritti e conferenze, ili farsi conoscere ed apprezzare dalla società civile. L'esempio dato l'an,no scorso e 'Jnest'anno da colti niììciali. e di grado elevato, speriamo che sia di sprone a tutti co loro che per la loro intelligenza e cultura possono e debbono dedicarsi a sì utile e necessaria impre<.;a. Inoltre occorre che la società militare abbandoni del tutto l'erroneo il pi rito dj casta dei passati eserciti, e si mescoli di più colla società civile. Solo ,·ivendo in mezzo ad es:ia, potremo avere chiara coscienza dei suoi sentimen ti, delle sue aspirazioni, dei suoi bisogni; solo facendoci dtt. essa conoscere ed apprezzare potremo riuscire a sradicare dal nostro paese quel sentimento di disistima pe1· la nostra cultura, che vi ha sì profonde xadici, ed a cui non possiamo pensare senza arrossire. Anch·esso è in gran parte frutto della poca conoscenza delle vere condizioni dell'esercito; ma, confessiamolo francamente, non può dirsi che non abbia ombra di
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fondamento. Il progresso intellettuale dell'esercito è ben poca co:fa in confronto di quello di tutte le altre classi più elevate della ~ooietit; mentre ora. più che mai se può essere permesso ad un medico, ad un avvocato, ad un professionista qualunque, abbandona.re del tntto i rami principa.li della cultura generale, per dedicarsi esclusivamente al campo ristretto della propria professione, ciò non può e non deve essere lecito a noi, che solo dalla. cultura potremo trarre gli elementi per compiere il nostro dovere; poichè ll'conoscenza dei soli regolamenti, delle sole discipline militari, del mestiern puro e $emplice, poteva bastare per gli ufficiali dei passati eserciti, può bastare per gl i attuali sottufficiali, ma nou per noi. In tuUi gli eserciti gli ufficiali furono sempre scelti fra c0loro che possedevano gli elementi di superiorità riconosciuti dai tempi. Quando unico elemenl;o di superiorità è la forza, il valore personale, sono .i più fort;i, i più valorosi; quando e la nascita, sono in _gran parte i nobili ; quando infine,. come ora, i soli elementi di superiorità, universalmente riconosciuti, sono le qualit{L di mente e di cuore, dovrebbero essere i pit't colti, i più morali. La cultura e la moralità dei quadri sono Je due più gra,ndi forze disciplinari, perché, ri &eto, oggigiorno solo con esse, e non colla voce grossa, nè colle minacce o castighi, si aC<_luista la stima e qnindi il rispetto dell'inferiore. E ciò specialmente nel nostro paese, ove questo rispetto e questa stima sia per il ricordo dei passati eserciti, sia per la propaganda antimilitare dei partiti sovversivi, sia per l'esagerato spirito critico del tempo, sono venuti sempre più diminuendo. Solo una ventina di anni fa ru.fficiale era per molti ancora qualcosa di elevato, di superiore; e gli adolescenti in essi vedevano la personificazione degr ideali che ne facevano vibrare la giovanile anima. Ed era? Lo scolaretto di 3a ginnasiale, marxista in sedicesimo, tenta di dimostrare l'inutilità anzi il danno degli eserciti per· manenti e la necessità della nazione armata; ed il piccolo laz· · zarone, che accorre al suono delle nostre trombe, si permette talvolta di ripetere i nostri comandi in suon di motteggio!
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Tutto ciò dovrebbero avere sempre presente i giovani ui. ficiali, parecchi dei quali, pur troppo, credono cogli esami finali delle sct10le militari e tenendosi più o meno al corrente dei regolamenti, di essere in perfetta regola colla propria coscienza. Cosi si va avanti per decine di anni; la ,·outi.ne del mestiere permette di raggiungere i gradi superiori, i quali offrono parecchie occasioni di contatto colle classi più elevate della società civile; tutta la febbrile attività del tempo ha potuto mutare uomini e cose, ma non ba lasciato la minima traccia nel nostro cervello, e quindi n oi viviamo e parliamo come uomini vissuti fuori della civile convivenza, con quanto onore per Ja nostra collettivita è fa. cile comprendere. Altra questione importantissima, già tanto invano discussa, è quel1a che riguarda la classe dei sottufficiali. Ben sappiamo come per le condizioni della società moderna, nella quale i giovani volenterosi possono trovare numerose occupazioni ri, munemtrici, e per l'avvenire molto problematico fatto dalle nostre leggi a questa categoria di graduati, si noti in essi una grande depressione morale, per cui il loro servizio è tale da non rispondere per nulla Alle esigenze organiche per le quali fnrono istit uiti. E questa condizione di cose va. sempre più peggiorando. Centinaia di ex-sottufficiali attendono per anni il famoso impiego, e lo SLato è costretto ad occuparne parecchi nelle varie amministrazioni, fuori organico, in uffici poco soddisfacenti per il loro amor proprio, e con rimunerazioni irrisorie. Inoltre ormai anche la speranza per i migliori di poter di ventare ufficiali va dileguandosi, per il gran numero di' ufficiali di complemento, provvisti di licenza liceale, i quali danno le dimissioni per essere riammessi in servizio da sergenti, e concorrere poi per la scuola di Modena. Continuare in queslio stato di cose è oltremodo dannoso, giacchò gli attuali sottufficiali oltre a non dare quanto si ha diritto di pretendere da lqro, sono talvolta di triste esempio per la. truppa. Pur troppo non è facile porvi riparo, giacchè l'unico rimedio efficace, il miglioramento del loro stato, non tanto dnrante la permanenza sotto le armi, quanto
LA QURS'1'1 0NE l lOrtALE
NELI,A STORlA, N E LLA. NAZ!O XE E N.EI,J ,'ESERC!TO
dopo, urta contro le condizioni fìnanziarie del paese. Ma se queste continu eranno ad avere il peso finora avuto in t Lttto ciò che riguarda fesercito, i mali che ten tan o di minare la compagine di questo principale baluardo dell~ uazioue e primo strumen to della sua rigenerazione morale, :finiranno per raggiungere un'entità pericolosa. La questione morale non v a studiata solo in tutto ciò che rignarda la truppa, ma in special modo per ciò che inte· ressa l'anima. dell'esercito, gli ufficiali. Ques.Li essendo oggidì diretta emanazione de11a società civile, ne hanno ncfturaJmente tutti i pregi e difetti. Non è meraviglia quindi se i mali dell'individualismo h anno attaccato anche la nostra classe. n·altronde coll'attività voluta dalle brevi ferme occorre una grande abnegazione, un potente sentimento del dovere p er dedicarsi assiduamente anche alredttcazione morale della truppa . L'ufficiale moder no non può e non dev'essere giudicato cogli stessi criteri di \·enti anni fa; e non si potranno sperare utili effetti dalla nostra missione edncatrice, se non si darà alle qual ità morali l'importanza che esse meritano. Tal· volta si resta soddisfat&i d i un ufficiale, e lo si classifica fra i migliori, purchè egli mostri zelo in tutta la parte este· riore del servizio, specialmente se si fa sentire a far spesso la voce grossa.; e si dà l ieve importanza a tutto ciò che riguarda la par te morale, cioè alla sua condotta verso la società civile, verso i colleg hi, verso g l'iuferior i, e specialmente verso la truppa. Tal'altra l'asprezza dei modi e la irascibilità sono ritenute quali leggeri difetti, men tre esse se riprovevoli in passato, sono assol utamente da bandire ora, es::1endo oltremodo sveglia la. coscienza individuale, massime nel nost,rri paese ove regna potente rindividnalismo. Di qui nascono qnei malintesi, quei malumori. quelle antipatie, e talvolta quegli odi fra inferiori e superiori, i qnal i minano oltremodo la disciplina . S e questi g ravi difetti di carattere sono tanto. da deplorarsi oggidì, non lo furon o meno per il passato, anche se si rimonta ai popol i pit\ antichi. Tito Lido riporta l'esempio
di Papirio Cursore, che colla sua austerità ottenne bensì l'obbedienza dai propri soldati, ma non la vittoria siù nemici. Quegli che non lo amavano fecero quanto bastava per non essere pltniti, non fecero qnanto era in loro per vincere i Sanniti. Il Machiavelli, che, sebben e non militare, nei suoi « Dfologhi sulrcwle della gueri-a )) mostro di aver int11ito col s uo aéuto ingegno i principi sommi e noi;; caduchi della nostra arte, nei « Discorsi sopra la p i·i:,na deca cli Tito Livio » paragonando la durezza di Manlio Torquato con l'u manità di Valerio Corvino, dice: « Se n oi abbiamo a con« siclerare un principe; ci accosteremo del tu tto a Valerio e « lasceremo Manlio, perchè un principe debba cercare nei << soldati e nei sudditi l' ubbidienza e r amore; l'ubbidienza « gli d'à lo essere osser vatore degli ordini, ressere Leuuto « virtuoso, 10' amore gli dà l'affabilità, l' umanit.à, la pietà, « e quelle altre parti che erano in Valerio. » N on dimentichiamo <]Uìndi la famosa. mano di ferro oo~ perta di velluto, giacchè si può e si dev·essere rigorosi e rigidi osservatori dei regolamenti, e n ello stesso tempo affabil i e cortesi. Per poter g iudicare secondo !'esigenze att uali delresercito, e secondo. le prescrizioni dei vigenti regolamenti, occorre studiare c<:>n ogui c1u-a il caratLere e l'anima degl' inferiori, e ciò non si ottien e se n on mescolandosi fra di loro, vivendo p er quanto è possibile in mezzo a loro. L a disciplina non perde, anzi si av vantaggia in questo contat,to, anche se si tratta de1la t ruppa. Spesso si sentono giovani ufficiali lamen tarsi dell'essere costretti a vivere sempre in mezzo ai s~ldati, ed attribuire a ciò la deficienza del sentimento di r ispetto, in confronto al passato. Ma se essi avessero sempre i nnanzi ag li occhi la loro missione, troverebbero in questa vita in comnne, voluta dal lavoro feubrile delle brevi ferme, sempre nuove occasioni per farsi stima re ed amare dai loro inferiori, il che è il migliore e fors e l'unico mezzo che oggidì ci resti per ispirare un profond o senti mento di rispetto. Disgraziatamente proprio nel momento in cui per la grande attività voluta dalle brevi ferme e per la rìcon0sciuta impor-
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tanza dell'educazione morale neiresercito, si richiedeva alla. classe degli. ufficiali maggior lavoro, maggior spirito cli sa· orifizio e di abnegazione, essa colpita da una seria orise nella carriera; e. come se ciò n on bastasse, le condizioni finanziarie del paese promuovevano disposizioni legislative, le quali non potevano non influire poco favore~olme~te sul lor? mor~le. Certo, data l'elevatezza. di sent1ment1 che ogni ufficiale devo possedere, in una alla coscienza che la sua missione sociale ba per principio fondamenta.le lo spirito di sacrificio, . queste cose non dovrebbero a.,ero alcuna iniluenza. Ed infatti non sarebbe alLrimcnti, .se la voce clel Re 01 chiamasse sul campo dell'onore a difendere i supremi diritti della patria; giacchè nei momenti nei quali l'auLore vibra sotto l'impulso di nobili ideali, spariscono d'incanto tutt~ le preoccupazioni d'ordine materiale. Ma esse invece si nvelauo nei lunghi periodi di pace, e sarebbe grave errore non tenerne il debito conto. E rrano coloro i qua.li affermano non esservi da preoccuparsi della crise della carriera. essendosi essa v erificata altre volte in epoche non molto lontane. Il malessere da assa generato t rao origino da una causa psicoloaica, che allora non esistè, o non fu cosi potente. Le otti;,e condizioni di carriera di pochissimi anni fa, generarono speranxe, che una volta cadute, do,·e,a~o ~a.~almente produrre sfiducia. e sconforto. ~on ~a.reb~e qumch mopportuno, nell'interesse morale dell esercito di cerca.re, attenuare i danni cli questa crise, nei limiti delle possibilità. finanziarie. E certo un discreto risultato si otterrebbe se s' interponessero come nlouno ha proposto. noi gr!\di della geraroliia più dan~eggiati, e ohe sono appnnto quelli dai quali dip_ende .i~ special modo l'educazione morale della. truppa, degli scalini intermedi, istituendo cioò tenenti e capitani di 1• e di 2" classe. Questo semplice passaggio di classe oltre a limitare, anxi_ a spezr.are lo sconforto prodotto dalla lunga per manenza. m un grado, d'altra parte non riuscirebbe di grande aggravio per il bilancio. . . Anche le riforme finanzio.rie non potevano certo riuscire bene accette, non per i sacrifiz i, talvolta non tanto lievi,
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ch"esse impone,ano, quanto per il principio che le animava, perchè si veniva ad equiparare nei diriLli gl' impiegati mil itari e quelli civili, mentre sono tanto d iversi 1 doveri lorn imposti. Una specialmen te, quella della riduzione di st.ipon dio ai sottotenenti di nuova. nomina, do,eva arrecare non lieve danno morale, giacchè obbliga. i giovani ohe escono dalle scuole mi'litari, se non hanno mezzi di fortuna a far v ita soparnta dai colleghi proprio nel momt,nto in cui hanno più bisogno di vivere con essi per essere guida.ti nella. nuova. vita, onde evitino di contrarre, per pnra inespel'ienza. u si , abitudini. relazioni poco convenienti. I migliori ingegni del oosLro esercito, primo fra tuLti il compianto genera.le .ì\Ia.rselli, più volte indicarono le riforme opportune per ottenere una snna e completa rigenerazione dell'eser cito. Sono quistioni trite, ma che è bene ripresen tare di tanto in tanto alla pubblica. d isc:ussi.one, accioccbè non vadano obbliate per1sempre. Se si vuole attirare nelle file dell'esercito la parte migliore della gioventù 11azionalc, sia intellettualmente che moralmente, tanto più ora ch·cssa. n'è maggiormente distratta a cau sa delle 110n belle ooudiziou i <li carriera, occorre abbandonare i ,ecchi sistemi di recluta.mento por adottare l'un·co oppor tuno : abolizione delle tasse scolasticho nelle scuole militari ; ammissione per concorso, eguale per qualunque categoria di concorrenti. S olo cosi si potrù. a.vere un corpo di ufficiali omogeneo e dotato di quel fondamento di cultnra, che oggidì è indispensabile per radempimento della loro missione. Questa eguaglianza dei requisiti d i or igine non infir merebbe la selezione, come qualcui10 teme, quella selezione che avrebbe dovuta. essere il complemento necessario della legge attuale, e che non solo avrebbe evitato in parte il ristagno della carriera, ma avrebbe anche risposto ad un principio di g iustizia e di sommo interesse dell"esercito, portando ai gradi superiori solo i più degni. Infatti tut.ti sanno come col volgere cl..egli anni q uei requisiti vadano oltremodo ditl'ereuziandosi. 1(13 -
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I.A Q,ll " STl 01'F. )!O RA r.c,;
Pure ciò non basterebbe a dare un corpo di uffic iali di forte coesione morale, se non si addi venisse all'altra i mportante riforma, tanto propugnata. da tutti coloro che nelf'arte della guerra hanno saputo dare ai coefficienti morali tutto il peso dov uto, ossia all'unificazione delle scuole preparatorie per gli ufnciali. Così sparirebbero le incresciose discussioni che di tanto in tanto si fanno n on solo sulle /iviste militari, ma anche sulla stampa periodica. sull' impor&anza maggiore o minore di questa o di quell'ar ma, sulla cultura maggiore o minore dell'una o dell'altra, e q uindi dei dìritti maggiori o minori a raggiungere i supremi gradi del, l'esercito. Ma pur t roppo queste riforme sono sempre allo stato di ideali, malgrado che qualcuno dei propugnatori dì esse talvolta giungesse al potere; il che prova quanti ostacoli, quanti in teressi, il più delle volte ingiustificati od ing iusti, n e impediscano l'attuazione_ Ma fi ncltè si andrà a.vanti coi ripieghi e coi mezzi termini, la quistione mo1·a.le non poLrà dirsi risolta_ Come si vede, essa è oltremodo complessa. giacchè inte, ressa tutti i lati della natura umana, dai più maberialistici ai più ideali, dai più egoistici ai più altruistici. Ma se, date le condizioni attuali dell'anima umana e specialmente della coscienza i taliana, sarebbe già. un bel risultato se le masse p opolari s'ispirassero in mora.le ai principi della dottrina utilitaria, dell'interesse ben inteso; noi, che abbiamo il dovere di degnamente rappresentare la. più eletta aristocrazia del cuore, non possiamo e non dobbiamo ispirarci a si mil i teor ie. Come sarebbe possibile dare opera al l'educazione morale dei nostd inferiori, ispirar loro lo spirito d i abnegazione, di sacrifiz io, un for te sentimento del dovere, se non sentissimo in noi al più alto grado questa vir tù? 'I'emperiamo il nostro caratter e contro la sfiducia, lo sconforto g enerato dai mali della vita, contro la tabe che rode l'odierna società, ed in special modo il n ostro paese, l'egoismo ; ed ispiriamoci a ciò che di più nobile sia mai esistito_ Se un altro Pl utarco scrivesse non la vita degli uomini illustri, ma la vita degli uomim morali, fii coloro che maggiorment.e
?;F.Ll.A STORIA , N ELLA JS,IZIONE E z.;E;r.L' ESERCI'l'O
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t'lentirono e praticarono il senso del bello, del buono, del giusto, come qu ello fn libro ispiratore d.i tutti i grandi della storia, così questo lo sar ebbe per tutti gli onesti, e specialm ente per noi, che del culto dell "oncstà. dobbiamo essere i più degni sacerdoti. No, la. teoria dell'interesse beU: inteso non p uò bastar e per i nostri animi, convinti di doverli votare al sacrificio per adempiere la nostra m issione, la più nobile, la più pma dell'attuale società_ Non il desio di Yani p lausi, o d'ancor più vana popolarità, o di un minuto d i par· ,,enza di fama, tan to facile oggidi, ci sospinga, ma. il pi ù grande degl' ideali, la grandezza della patria. La nostra mora1e pratica deve ispirarsi al più profondo sentimento del dov ere, alla suprema legge mora.le di Emmanuele Kant, che comanda la virtù, l'adempimento del dovere, il disinteresse, escludendo ogni consìderazi.one di benessere indi viduale. « Questa legge è troppo fuori della realtà, dice il prof_ Mor« selli, e per l'a,pplicazione di essa. occorrerebbe una società « d'angeli., che non portasse con sè l'eredità psicolog;ca d' in« numerevoli generazion i. » Ma la storia c'insegna che i popoli che piì1 briUarono nel mondo, furono appunto quelli che più si avvic;i.uarono a questo ideale; e del resto, anche in mezzo all'odierno positivismo, se ogui persona di cuore gettasse uno guardo scrutatore nel più profondo dell'anima, troverebbe i germi di tutte quelle virtù, frutto app unto dell"eredità psicolog ica delle passate generazioni. Pur troppo non sono pochi coloro, anche fra i giovani ufficiali. la di cui anima è g ià avvelenata dal soffio malefico del moderno scettieismo, i quali anch'essi troveranno l' ideale kantiano l;roppo fuor i. della realtà. Ebbene io parlerò loro il linguaggio pi.ù convincente delle dottrine positiviste, e più specialmente della scuola utilitaria. Ohe cosa guadagnel'emo colla demoralizzazione, collo scetticismo, coll'abbandono di ogni ideale? Non solo i mali iuevi tabili della vita, ma il p iù • piccolo disappunto, la p iù piccola disillusione, getterà. nel nostro animo l'amarezza, lo sconforto; ed allora anche il più leggiero lavoro ci r iuscirà. di peso, e malcontenti di noi stessi e d'egli altri, lasceremo la nostra anima preda delle più
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I.A Qt'E,TIO.-F: MO Il .\ LF:, F.CC,
basse passioni umane, la gelosia, l'invidia, la maldicenza, figlie del principio d isso Ivonte di ogni collettività, e specialmente della nostra, l'egoismo. Così ci renderemo inutili a noi stessi, e dannosi per l'esercito e per la. patria, a cui abbiamo giurato di consacrar e tutte le nostre forze di mente e di cuore . .Proviamo im•ece a rialzarci da questa depre~sion~t~_oral~; a rianimaro il nostro cuore col soffio potente eh nobili 1deah, primo fra tuLti quello richiesto dall'e"tica di Emmanuele Kant, il sentimento del dovere. Ed allort'I. man mano cbe andremo acquistando la coscienza che i nostri atti, che tnUa la nostra condotta è ispirata da 'JUesta nuova religione, ~entiremo la nostra anima librarsi in <)uegli spazi infiniti, ove non giunge l'eco delle umane miserie. Qualunque clisinganno, qualun'] LlO ingiustizia. inevitabili perchè nessuno è infallibile. toccheranno appena l'epidermide del nostro cuore; qualunque fatica. anche se creduta inutile, provocherà. sempre il sorriso sul nostro labbro, anzi che la. critica o la maldicenza, tanto dannose non solo por la disciplina, ma anche per la tranquillità. del nostro animo. Quanto più penosi saranno i nostri sforzi per l'adempimento del nostro dovere, tanto più grande sarà l'intimo compif:tcimento, l'intima soddisfazione della nostra an ima, ricompensa maggiore quanto ogni altra mai. Solo ispirandoci a questo ideale potremo d~gnamente rispondere all'appello rivolto dal nostro amato Sovrano a tutti gli uomini di cuore per la rigenerazione morale della patria, e renderci sempre meritevoli della ficlucia che l'Augusta pa· rola ha mostrato di avere iu noi: solo cosi potremo sperare che lo belle terre italiane tornino ad essere vivificate da una atmosfera pnra e sana, che sul bel cielo d'Italia torni a rilucere più splendido che mai il sole della verità, della giL1stizia, della moralità. L onmNzo Fm:tn.A.no çap il(lun 93'' (at1ltria.
=
REOUL'lZlOXI I~ TERRITORIO ~E~llCO ;.;,
§ 4. Req1iisi;fon,i di alloggi, paglia e legna.
Anche p~r quanto· riflette le requisizioni di alloggi, di paglia. e di legna noi ci li m'iLèremo a poche indicazioni, porcbè dovremmo per quasi tutti i comuni ripetere notizie pres,-ochè identiche. Sarà perfettamente inutile che ci indugiamo a stabilire c~n una qualsivoglia approssimazione l'enLità delle somministrazioni di alloggi nelle abitazioni. Siamo, nel caso concreto, ben lungi dal vero e proprio sistema di vivere presso gli abi~anti, così utilmente in uso presso l'esercito germanico. Il procedimento in proposito adottato dagli Austriaci nel 1859 non merita certamente di essere classificato fra. i sistemi reaolari e normali, perchè aveva per base la. violenza 0 od il disordine, che si riscontravano talvolta persino nella occnpazione degli alloggi per parte dei quartieri generali. Ricorderemo solo che, oltre i quartieri generali, ebbero a fruire di alloggio (ed anche di vitto più o meno regolarmente richiesto o preso), fra gli altri, in Sanna::zaro ben 15,000 uomini, e cioè il quadrnplo circa della popolazione (il 4 maa. o-io) ·> in T,·omello i cacciatori del 5° corpo ed una parte 00 della divisione di cavalleria l\Iensdorf-Poui lly (L-7 maggio) ; in Mede (1-5 maggio) cLrca 8,000 uomini dell'8° corpo; in Palest,·o e ']10,.rebernUi molte truppe di passaggio; in Silvano Pietra 2 compagnie di fanteria. ed un drappello di ussari (4 maggio); in Bar·bianello 600 uomini di cavalleria (16 maggio); in Casteggio 3,000 uomini della divisione Urban
161-t
U8Qtl1SJZ(ONI lN 'l'ER li lTOll!O NKMl(O
llEQU]SIZIONt Il!/ TERRt'I'OIHO
(14 maggio); in Vei•celli 7,000 uomini (5 maggio); in Garlasco la di visione Paumgartten (13 maggio); ecc., ecc. Somministrazioni abbondantissime di legna e di paglia fnrono effettuate da pr.essochè tutt.i i comuni visitati dagli Austriaci, ma difficilmente poterono venire val utate, perchè, tratt\'l,ndosi di prodotti sparsi nelle campagne e Jfelle abitazion i rustiche, le truppe di consueto se ne i mpossessavano sen za farne richiesta e senza rilasciare i buoni. Nel~seguente specchio si dà notizia di alcune cli tali somministn:zioni per norma dei lettor i nell'apprezzamento generale di dette requisizioni :
:.,,,,, I
Co~tUNJ
I
Al;! tanll t Jrrn
L,~gou
quin tnli
Lomellina Borgo S. Siro [d. Cambiò. ld. Galliavola . ld . Gambarana ld. Gambol ò Id. hlezzanabig·li ld Pieve del Cairo Tortona AIY.nno . J!l.
Voghem
1,000 J
:35H.OO
35{ . 00 60 ..!JO
'ì30
200 .00
550
3,700 .oo
300 . 00
5,1'":0
513 . 00 6,000 . 00
140 . 00
2,200
Castel nuovo Scrivia. Casteg1sio . Tot.ali
287'.00'
3,100
4,000 . 00
450 5,200
135 . 00 300 . 00
136 . 00
3,000
40.00
650 . 00
21,900118,467 .50
2,11'7. 00
I
Si ha una med ia per abitante di clùlogrammi 84 legna e di chilogrammi 9 "/ 3 di paglia.
'/3
di
« l. R . Intendenza generale
« D' ordine d i S . E . il signor comandante in capo conte « Giulay viene iu caricata codesta onor evole Giunta a fornire « entro 48 ore 150 (centocinquanta) quintali di cuoio ad uso « della I. R. Armata per formazione ài suole da scarpe. « l\fortara, li 22 maggio 1859. « LE t1NERT « I. R. officiale clell' lrttendenza generale. » Si trattava di una requisizione del valore d i circa lire 75 mila, per la quasi totalità della quale la Giunta avrebbe dovuto ricorrere ad acquisti fuori della Lomellina, perchè la requisizione ordinata dalla Giunta ste,-sa aveva dato il seguente meschinissimo risultato : Vigevano Garlasco Totale
,_
))
8,50 0,60
guinliali
9,10
quintali
La Giunta comunico all'intendente generale Ceschi le r i· sposte ricevute dai sindaci e chiese l'esonero dalia somministrazione; ma il Cerchi, opponendo uu rifiuto, non esitò a dare ufficialmente alla Giunta con lettera 25 maggio il seg uente consiglio : « La Giun ta potrà p rocacciarsi la neces« saria quantità in via di contratto da altri comuni e da « altre provincie lombarde » ; ciò. che del resto si era verificato anche per le vettova,glie e che costifmisce una patente v iolazione di un principio fondam entale di diritto internazionale in materia di requisizioni, che cioè « le requisizioni << devono essere proporziona te ai bisogni strettamente neces« sarì delle truppe ed ai mezzi del p aese ,, (l).
§ 5. Requisi.sion,i pel servi:1io vestiario ed equipaggiament;. (t ) G11As~o. -
1. ~ Il giorno 22 maggio veni,a rimesso alla Giunta provvisoria della Lomellina, in Mortara, il seguente ordine di req Ltisizione:
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(< All'onorevole Giunta provviso,·ia in Mortar·a.
P~glia (Juintali
920 .00 2,400 . 00
500
xmnco
Pr incipi di dfrit.1,1 i11/er11c~101111te 1mbblico
b
JJrivnlo, i,ng. t82. Lu.
ronferenz:, intemnzionnlo per la pa,;e tenutasi ali' Aja ha san1.ion:ilo questn pri noipio. L'a rlicoJo 5:! del Hegol,1meoto re lat ivo a lle leggi ed usi della g uerra terrostrn aoues,o ull n rolul ivn ronvenr.iono 20 J11glin 1809 etico : • Oes réqnisitions en nature et des services ne pourront Otre réclamés d e., communes ou dos hnuilants, <1ue pour Ics IJ csohH ,re l'urm,J ù"occupatlon. lls sero111 cn ra111iort avec !es ressou rces du pays , .
1616
1617 .
REQUISIUONI IN TP.RRITOR\O NElllCO
REQUISIZIONI IN TERRITORIO SElllCO
Senonc:hè la Giunta di Mortn.ra anche in questa circostanza seppe procrastinare la somministrazione in modo, da limitare la consegna del cuoio ai quint;ali 8,50 spediti dal comune di Vigevano. Quest'ultima città fu anche di rettamente colpita da una requisizione di quintali 300 di cuoio e di tutte le scarpe esistenti, e la soddisfece nei limiti di lire 12,000 di spesa per la sua parte, a.vendo pure quella Giunta la fa&oltà cli i·ipartire le roqu isizioui t;ra. i comuni viciniori come fece. Alla data suindicata, 22 maggio, fu intimato anche alla Giunta provvisoria di Novara un ordine cli requisizione di cuoio per quintali 200, ohe malgrado i consueti temporeggiamenti, dovettero in gran parte essere consegna.Li. Al muuicipio di Vercelli infine una requisizione di cuoio era g ià stata imposta sin dal 5 maggio.
s1Z1one, la Giun ta diede incarico all'economo dell'ospedale di Mortara di ripartiro la parte sopravanzata. fra i comuni che a\"evano concor:;o alla fornitura. Auohe in A.ltre pr ovincie ai fece ro, nel corso della occupazione, simili reC'[uisizioni; così ad esempio Tortona e Vercelli; come pure non mancarono richieste od asportazioni di altri effetti letterecci, come pagliericci, mal;erassi, coperte, ecc. Le asportazioni più notevoli avvenner o dalle caserme, dagli alberghi (ad esempio a Vercelli) e dagli ospedali (come per esempio a :Mode). Queste ultime del resto erano imposte dalla necessità di caricare sui carri gli ammalati, che si avviavano in Lombardia, avvolti nelle lenzuola ed adagiati sui materassi o pagliericci già usati pel loro ricc,,1 ero.
2. - A quest' ulti mo mumc1pio il 6 maggio il generale Reischa.oh (comandante uua d ivisione del 7° corpo) ordinò la sommin i::itrazionc di tuniche di tela, ohe si dovettero confezionare, ed importarono unR. spesa di cit·ca lire 1150.
3. - Infi ne, guando se ne manifestò i l bisogno, si reqms1rono, come ad esempio a rre,·celli e Ga?'lasco, degli operai calzolai per le riparazioni occorrenti alle calzature della. truppa.
4
2. - Per la cura degli ammala.ti e dei feriti austriaci, non bastando i posti disponibili negli ospedali civili, fo ordinato l'allestimento dei sottoindicati ospedali: Mede (4 maggio) per 700 letti; il comune dovet;te fornire 200 letti completi, oltre bendaggi, filacce, fasoie e quant'altro oooorre-va pol f unziouamento dell'intero ospedale; No1Jara (G maggio) nel Collegio Nazionale, sgomberato il 12 con 60 calTi; gli ammalati più gravi si ricoverarono nelrOspedal.e Maggiore; Yercelli (8 maggio) 800 letti; lo sgombero sn Magenta ed Abbiategrasso si effettuò 1'11 ed il 15 maggio. ~ 7.
§ 6. Requisizioni per il servizio sanit<1.1·io. 1. - Dopo i combattimenti di Palestro e Confienza (30-31 maggio) fn imposta alla Giunta della Lomellina u na sommi nistrazione di lenzuola. e di camicie per gli ospedal i e le ambulanze. La Giunta r iparti la requisizione fra i comun i (Borgo 8 . S iro ad esempio dovette dar e 12 camicie ed 8 lenzuola ; da questo dato si può argu ire l'importanza del carico imposto agli altri municipi). Per il fatto però ohe gli Austriaci non ritirarono tutta la quantità messa a loro d ispo -
••
Reqi~isi~ione per il servizio d'a,·tiglieria.
IL 27 ruaggio venne dagli Austriaci emanato l'ordine seguente :
« I R . Comando del settimo CO',.po d," a,·matti « Alla G_i unla p,·ovinciale di Mortara P er effettuar e subitanee riparazioni nscessarie a varii « rotabili d'artiglieria, vorrà questa Ginnta consegnare al « latore del presente in via di r equisizion e : <1
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RE401SIZ10NI 1:s' 'l'EllRITORIO ;-;EMICO
« N. J O piante at.te a sopportare pesi da carr iaggio - 20 timoni da can-ozze e 20 car« retti -- 10 stanghe per rialzo cli casseri (e pesi) - 10 « stanghe per bastoni da carica, come pure tu tto quel ma« teriale ohe a. richiesta del latore per le summenzionate ri« parazioni v errà requisito. < Non trovandosi in parte gli oggetti sopra descritti, sarà « da fornire il materiale atto alla confezione dei medesimi.
R8QU1SIZl0}il 1~ TERRITORIO NElllCO
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« 15 timoni da cariaggi
« Mortara, il 27 maggio 1859. (<
'
Per o,·dine supei'iore, il 111aggio1·e dell'J. R . stato maggiore <<
Bon.aomNoN »
La richiesta fo tosto soddisfatta colla spesa di L. 202.
~
8. Requisi:ioni per il sen;izio del genio.
Consistono essenzialmente in prestazioni d'opera imposte per g uastare ponLi o linee ferroviarie, par riattare sl.rade, per costruire ponti ed opere di fortificazione; ed in incette di attrezzi e materiali da costruzione. Ricorderemo, fra le molte req t1isizioni di questo genere fatte dall'armata austriaca, le seguenti: 1. - Por guastare il p0n te di legno e quello della ferrovia. (linea Tortona-Alessandria) sulla Scrivia, il comune di 1.'ortona dovette fornire BO operai con picconi e zappe (6 maggio).
3. - Gli .A.usLrinci costruirono molLi fortilizi e molte trincee a 1\Iortara, a Vigevano, a Vercelli ed altrove, Yalendosi di operai del paese e di materiuli reqnisiti. Così dovettero fornire operai e materiali Jfortm·a, Gambolò, Vigevano (per L . 55,000 di giornate di la,oro e molti materiali, fra i quali 20,000 sacchi pieni di terra), Vercelli (nE'l giorno 9 maggio 1000 operai, ed altri nei vari giorni di lavoro), ecc. Per la fortificazione di una testa di ponte a S. Jfartino Ticino (Novara) i comuni di S. :\Iartino predetto. di Oe,·t·ano, Trecale, Rm,tenlino, Galliate e Came1·i somministrarouo com plessi va.mente 2500 braccianti per parecchi giorni, sop· portando una spesa quotidiana di L. 9000. Anche la testa del ponte sul Po, alla Stella, in vicinanza della confluenza del T icino e del Po, fo, ver~o la meta di maaaio fortificata sulla. riva destra. del fiume con molte bb ' opere, le quali nel loro complesso costituivano un .campo trincerato. Per i relativi lavori il generale Urban impose ai comuni viciniori molte prestazioni; così, ad esempio, l'inai·olo fornì (15 muggio) 200 braccianti, che andtiron o man mano aumentando sino a 31 l, e 20 ne mandò Bw·b-ianello. Il comune di 1lle::;;;ani110 (\-oghera) poi vide demolire 8;1; delle sue case per fornire il materiale occorrente alla fortificaz ione di una testa del ponte di barche gettato sul Po di fronte al villaggio stesso.
*** 2. - Il comune di S. Marti no Siccoma1"io (Lomellina) fu obbligato a. far riattare le due strade (guastate dal g~nio pie· montese) che da Pavia tendono l'una al P o, verso Casteggio, e l'altra a Carbonara ; e quello di Salussola (Biella) forni 20 opera.i per riattare una. strada e per rompere la ferrovia Santhià-Biella.
,1. - Per gettare in fi ne un ponte sull'Ag ogna (2 maggio) ; uno sul Ticino a Vigevano; uno sul Po fra Terranova e Can dia (3--! maggio), cosa questa che non si riuscì a fare ; uno sul Po a Gerola- Cornale (4 maggio) e per riattarlo (6 maggio); per costruirne uno sulla Sesia a. Palestro (7-8 magg io) ; due ancora sul Ticino a Motta V isconti; e per altri la.-
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REtio 1stZ IONl l N T ERRJTOIHO NEMI CO
RF.QUISIZlOr,/ 1 IN 'l'F.E!R ['l'OIHO N 1;;~11co
~o~i simili, glì .A ust~iaci ricorsero pure molto largamente al1 aiuto delle popolazioni. Noteremo, fra le molte altre, le seguen ti prestazioni : Sannazzaro (L omellina): molti operai, legname d'opera, chiodi. fasce~t~ di ferro ed altri accessori, che dovettero v enire pre~ p~ralil m 4 ore; Ga~lia1;ol(I. : legnami d'opera per l' i mporto d1 L . _1~40 e 130 giornate di lavoro; Vigevano : operai e materiali per L .. 100,000 circa; Mori.ara : operai, legname d 'opera ed olio (questo per incendiare Uli, ponteidopo la ritirata) per L. 100,000 cù-ca; Gambolò : gìomate cli lavoro 1722 di braccianti e materiali vari; Bo,·go S- S iro, Gar·lasco e Tro m ello :_bracciant~e legn~me d'opera ; Me,Z'zanaùigli : 100 giornate d1 favoro cli operai e materiali vari: Alzano e Silvano Pietra : attrezzi da lavoro per terrazzieri; Cambiò : braccianti per L. 320 dì mercedi e Ve1·,·ua per L. 1718 : Pontecurone : legnami d'opera ; Gambarana : at trezzi, l egname, sacchi, ecc., per L. 1900; e cosi egualmente molti altri comuni.
§ 9. Orctini di reqidsizione e ricevitle. A..bbiamo qua e là riprodotti alcuni ordini di req uisizione la. lettura . dei q11ali potrebbe far c,,redere che bo-li Austriaci siano stati estremamente gentili verso le popolazioni piemontesi. Gli ordini stessi sono infatti compilati con una forma mol to rispettosa verso le autorità civili locali, e taluni non hanno neppure qtl ella severa impronta militare, che non si scompagna dai dovuti riguardi verso autorità nemiche. Inoltr~ non tut ti comminano le necessarie penalità per il caso, che non fosse stata p restata pr ontamente la dovuta obbedienza piena ed incondizionata. ~-isulta anzi che r Intendenza. militare austriaca non si valse n eppure, in fatto di penalità, dei poteri che le derivavano dall'ultimo alinea del decreto emanato dal generale Gìulay nei primi g iorni dell'in vasion e. Senonchè a ques ta mitezza fa uno strano contrasto il trattamento dur o e molto spe.;;so sprezzante, i ngiurioso e vio-
1621
lento usato dagli ufficiali d i tutti i gradi, da non pochi funzionari d'Intendenza e da uomini di t r uppa verso i sindaci, i vice -sindaci, i presidenti e membri delle Giunte provvisorie, i consiglieri municipàli, ecc., i quali frequentemente n on f urono rispettati neppure nella loro persona ; come anche vi fa contrasto il contegno di moltissimi reiparti di trappa verso le popolazioni pacifiche ed inermi ,' i più sacri diritti delle quali fnron o mol Lo spesso disconosciuti e manomessi. Il rilascio delle ricevute e dei buoni fu pure molto i rregolare. Molti corpi cli truppa e talvolta anche qualche fon z-ionario d'Intendenza fo sordo alle relaLive richieste degli interessati .. Le ricevute ::ipesso furono redatte in modo molto irr egolare, sia p er qi1an to riguarda l' indicazion e dei dati più nece.3sari per renderle valide ad ottenere un eventuale rimborso, sia per la corrispondenza loro colle somministrazioni date. Molti ufficiali ed u omini di t rup pa requirenti rilasciarono ricevute illeggibili o mancanti di :firma, di data o di intestazione, molto probabilmente per nascondere l'illegal ità delle loro requisizioni arbitrarie. E si noti che le autorità civili nulla trascurarono, anche esponendosi a dolorosi e pericolosi incidenti, per rendere più regolare che fosse possibile il servizio delle requisizioni nelr interesse d i propri amministrati, che, in questo caso, non contrastava coll' interesse dell'esercito austriaco, perchè l'ordine è sempre u tile a tutti. • 0AJ.>I'1'0LO
V. -
CENNI SULL •.AGOn AVTO DEI COMUNI.
L'entità delle s·variatissime r equisizioni imposte alle svent urate provincie piemontes i, cbe dovettero dai fatti apprendere il signiticato vero del proclama l oro rivolto dal generale Giulay n on appena ebbe v arcato il Ticino (1), r isulta, ere"' (:l) V I ~i diceva, fm ralfro: • Lo ,1q uìlc imper ial i 1111n11 do vengano salutal e dn 1•oì
• senza Ira e senza resislenza, saranno apportatrici cli o rdine, ,Il lranquìll itil e di mo• dernziuuo, e I Il pacinco clluuJh1r1 p11 ò raro assegnnmenw che libòr t.\, 0110,·e, legge • .e fortuna saranno ri;pettate o protet te co me cose inviolabili o sacre. ta costante cli• sciplina che nelle lruppc va pari al valore vi è garante della mia paro lo. ,
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REQOJS1Z!0Nl lN TER RITORIO NEM IC O
diamo, in tutta la sna importanza dai fatti, che siamo venuti sin gui riassumendo. Tuctavia per meglio colorire il brutto quadro che abbiamo esposto ai cortesi lettori e per documentare maggiormente quelle osservazioni e conclusioni alle quali verremo in seguito, non crediamo superfluo di indicare, per taluni comuni soltanto presi a caso. l'ammontare complessivo dell'aggravio sopportato per l'occupazione austriaca, per il quale i comuni della Lomellina e del Vercellese, non avendo ricevuto dallo Stato i taliano un indennizzo, sono tuttora fortemente indebitati. Sarà un altro indice di valore decisi~ per 1'apprezzamento dai sacrifici imposti dagli Austriaci a quelle provincie; 1:appresenterà la sintesi dello studio analitico sin qui compiuto. Nel seguente specchio riassumiamo pertanto le dette notizie, avvertendo che per taluni comt1ni abbiamo potuto distinguere, dalle vere e proprie requisizioni, le rapine ed i danni alle proprietà mobiliari ed immobilial'i, il che, meglio di q ualsiasi dolorosa enumerazione di fatti tristi, ci farà conoscere quanto durante quella campagna siasi rispettata la proprietà privata dal!'armata di Giulay.
1623
REQU ISIZIO NI I.N TElutlTOl!IO JSSMICO
Ahit1 nti Rec( Llisi.
COllUNI
circa
.
7.lOm l.i rn
Rnpine 1 I.i re
Dnnni
I
To lti!~
Llr~
I
Lire
28,868 lli,'713
4,998
ll ,10 56,10
2,392
4,'iS
1,000
28,151
5,41
Castelnuovo Scrivia
5,200
Gambolò Garlasco
5,110 1 5,200 138/19-1 100,073
)lezza na b J gl i
2,200
-
I -
7401
-
-
3,100!
-
-
P inarolo
1,000
-
-
PoutecuTone
2,200
-
)lo.li no de' 'l'orti . PiClVtl
del Cairo
'i'OO
6,285
S. Mat·tino ~iccomari')
1,340
20,H5
Sannazzaro
4,000
Stroppiana
2,200
Robecco
--
10,000
Vorcelli.
21,000 '160,156
40,12,J
15,90 45,!)3
7,!l25
10,10
24,85 11,900 3,933
1\150 252,l(i6
-
Tortona.
82,21U 238,86'1
6,4 ,040 30ti,38
-
t,i rP
56,107
Cambiò . 21,151
l)<•r
12,520
Alzano Borgo S. Siro .
Quota
abi t,mte
13,000
11.90
20,000
9,09
10,218
H ,5ll
2i8,461 207,80 300,000
15,00
;;1,7-:5
26,:?ll
53,1 24
u,31
1,010,15(.j
48,10
3,318
2,08
~
Verrua
1,500 Totali
Quota media per abitrutlc
67,500
-
250,000
2,916,691
43,62
La-popolazione sL1bi rassegnata. la sua sorte e le autorità civili sarde fecero del loro meglio per conciliare gli interessi dei dittadini colla soddisfazione delle esigenze del nemico, in modo da evitare possibilmente che qi1esto mettesse in atto le misure d'estremo rigore che contiuuamente a voce minacciava. Questa patriottica condotta ha dato campo al Riistow di insinuare che gli abitanti delle provincie piemontesi non abbiano fatto mostra di alcun zelo straordinario per la causa della liberazione d'I talia, perchè si contennero tranquilli e
l62J
REQUISIZIONI IN 1'ERR!TOR10 N EMJ tO
fornirono tutto ciò che venne loro richiesto. Ma. che cosa pretendeva il EUistow? Forse che popolazioni prive di armi da guerra, abbandonate per ragioni militari alla mercè di una grossa armata, la quale non aveva bisogno di essen·i incitata per darsi ad atti di saccheggio e di ferocia, si sollevassero? che in tale modo compromettessero sin dall'inizio resito della guerra, eccitando l'opinione pubblica nel regno sardo e turbando la. serenità. di spirito dei sovrani alleati. coll·evidente pericolo d i impedire a.i loro stati maggiori di ma.turare ed attuare quel piano strategico che doveva condurre alla vittor ia? Le popolazioni cosi du.ramente provate fecero ottima cosa quando ispirarono la loro condotta unicamente ai consigli del loro governo ~d a quel bene inteso sentimento di patria. che è in esse così profondamente radicato . . Giustamente il maggiore Cellai ha in proposito scritto, che « beuchè molti mali avvenissero in quelle provincie « esposte le prime all'invasione e alle insolenze straniere, « nondimeno non furono sì estremi. per la previdenza del « governo regio; il quale avendo loro ritinito le armi, e per « suase le popolazioni a mostrarsi sommesse e pazienti, anzi « di soddisfare gl' invasori senza relut.tanze, nelle loro esi« ganze, e questo in prova di amor di patria, la quale esi« geva. que' sacrifici. così avveniva. che non avendo esse le « armi piegavano ai desiderii di chi le rE>ggeva, e scansavano « mali peggiori, ancorchè_ quelli che ebbero a tollerare {e fu. « ;ono grandi le requisizioni, le rapine e infìuitissimi i guasti) « bastassero a provare che maggiore longanimità e maggior « affetto per la . patria non si potessero dimostrare » (1).
L'AZlONE DI GIOACCHINO MURAT NELLA CAMPAGNA DEL 1814 IN ITAL IA
co11tin,111:ione
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( Co11t1)nui). A vv. Lumr Gnrrn rrlJ)illlll(I C(l//11/IÌXSlll'IO.
(i) Fasti militar! delle gue1·re dtll'ì11dfpenctC11za d'lt11lia dal 1848 al png 50.
1sae.
voi. IV,
e fine. -
redi dlsp~1irn VIII.
VIII. Le truppe britanniche partirono il 23 marzo da Pisa per Ger.ova., che speravano prendere faoilmente, date le scarse milizie che la difendevano. La sera del 23 gli Inglesi si appostarono sulla sponda sinistra della l\Iagra, occupando Barzana. IL 25 marzo cinque battaglioni siciliani prnvenienti dalla Spagna.. sbarcarono a ·Larici sotto la protezione del fooco delle navi inglesi; un obice avendo faLto scoppiare la polveriera di Santa. Teresa, i cannonieri guarda-coste abbandotìarono atterriti il loro posLo e da questa esplosione si sprigionò tale massa di gas cla produrre sulla costa. orientale del golfo di Spezia una nebbia olte durò più di un'ora. Frattanto gli Inglesi ohe come gli altri nostri ospiti di quel tempo ,si vantasano liberatori d' lta.lia, cominciarono una cieca opera di distruzione; dalla Magra si avvicinarono alla. Vara minacciando sulla destra e sui rovesci il generale Rouyer Saint- Victor, il quale si trovò costretto a :ipiegar~ bruscamente e riavvicinarsi a Chiavari. Questo movimento s1 imponeva anche perchè le no.vi da guerra inglesi a\·evano fatto vela verso l"ovest ed era. possibile che la seconda divi, sione britannica ohe slava per arrivare dalla Sicilia. sbarcasse nel golfo di Rapallo. In questo oaso Genova sarebbe stata priva di metà delle sue truppe per e,;sere il general" 101 -
AIINO Xl, \'I,
1626
I
l· I
L' AZIO:-E 1)1 GIOA\:CIHSO llURA1'
:-.El. LA CAllPAGXA DEL 181'.i 1N !TAi.i.\
Rouyer interciso da quella città. Egli quindi continuò ad indietreggiare dopo avere lasciato un piccolo presidio al for~e di Santa Maria ed affida.La al municipio di Spezia la guardia. dc:i dei,euuti iu qt1el bagno penale. Il 28 Rouyer si appostò sul le alture di Sestri Levante onde coprire Chia vari e prntoggere le batterie del golfo di Rapallo; contemporaneamente occupò le alture di S. Pietro di Vara onde assicurare la ritirata dei distacca.menti che aveva alle sorgenti della Magra.. Gli Inglesi si avanzn.rono prendendo posizione fra 'l'rigolo e Bracco, mandando dei nuclei a Pontremoli ad allacciarsi alle truppe austro-napolitane, che ave«'ano drappelli a Borgotaro. Il 31 al forte di Santa Maria di Spezia,- scarsa· mente difeso ed in guisa energica streUo dal nemico fu giuocoforza l'arrendersi; g li Inglesi lo disarmarono e le artiglierie di questo luogo, di tutte le batterie del golfo e deffar:1enale marittimo della Sp~zia vennero imbarcate (?er essere sped ite in Inghilterra.
Napolitani fra Tortona e Piacenza appariva indispensabile per mandare a termine favorevolmente il disegno del collegamento di occupare seuz· indugio, per parte di :\'.!uraL, quest'ultima fortezza. Il corpo che si avanzò sul Taro di fronte agli Italo-Francesi di MaLlcune constava delle brigate austriache d'Eckbardt, di Stahremberg, di Gobert e di Senitzer agli ordini del generale N ugent, della divisione napoletana di Carascosa, della guardia e d'una divisione di cavalleria raggiungendo complessi,amente un effettivo di trentamila combattenti. La divisione d'Ambrogio era rimasta verso Correggio e Guastalla onde proteggere Modena da qualuhE\ diversione od incursione che avessero po· tuto tentare gli Xtal o-Francesi delr esercito del .M'.incio. Murat superò il 13 aprile il fiume Taro con queste diposizioni: Il reggimento del Lusignano agli ordini del colonnello Bourguignon fu indirizzato su Grugno, ove doveva attra· versare il fiume e di là muovere su Fontanellato ai rovesci <li Oastelguelfo. La brigata Gobert doveva. passare il Taro a Medesano per giungere a Noceto, sulla sinistra di Castelguelfo. Le briga.te Stahremberg e Senitzer superarono il fiume dinanzi a Castelguelfo, appoggiate dalla brigata. Ekhardt• dalla clivisioue Carascosa e dalla cavalleria . Precedeva que,-ta colonna centrale un·a.vanguardia, comandata dal colonrt.ello Prohatzka degli ussari di Radetzky. I reg· g imenti d i Beujonsky e dell'arciduca Carlo marciavano in testa alle colonne d'attacco. Quantuuque non avessero st1l Taro che due battaglicn i del in italiano ed uno del U• francese, con trecento ca,alieri del 1° caooiatori italiano i generali Vaudeden e Rambourgt opposero una. resistenza. si ferma ed accanita alle due brigate Stahremberg e Senitzer, ohe Murat si trovò costretto a.d impiegare subito la. brigata Pepe della di \·isione Carascosa ed il rimauenta della cavalleria.. Malgrado che sotto il fuoco nutrito dall'avversario i Xapoletani attendessero alla costruzione di due ponti, il Pepe, riconosciuto che prima di dL1e ore non si sarebbe potuto usufruire di essi, decise colla consueta animosità, in virtù di uno
.
.
Ai primi giorni di aprile il vicerè affidò al generale di aivisione barone Maucune il comando delle truppe manovranti snlla sinistra del Po, ed aventi le seguenti forze e composizioni: Brigate: natt. s1uad Uom.
ca,alli
6 .. I 5-100
Vandeden Sou lier . Rambourgt.
9
900 900
Totale
11
9 6300 900
5
•. I
II geuerale Gratien passò al comaudo superiore della fortezza di Piacenza. Dopo parecchi g iorni d' iuazione il re di Napoli decise di attraversare il Taro e marciare su P iacenza. Il corpo inglese, che aveva la missione di minacciare Genova, trovavasi già sotto le mura di quesl;a città, e dovendo unirsi agli Austro-
.
1627
1628
L'AZIO:'<E Dl G10AOCFIINO lJORAT
di quelJi scatti genia.li, che formavano l'anima del suo carattere guerresco, cli passare il Taro a guado. Il re approvò la risoluzione dell'intrepido generale ed i Napoletani con grida di gioia, sorreggendo con ambo le mani il fucile al disopra del capo, sprezzanti del fuoco nemico, molestati dall'acqua che loro arrivava al pot to, giunsero quasi tutòi all'altra riva. La brigata austriaca Gobert nel frattempo ricev~tte l'incarico d'attaccare la destra dei Franco-Italiani, avvolgendo l'ala e possibilmente impedirne la ritirata. Ma la manovra, . fn svqlta con deplorevole lentezza, tanto che gli Ittliani po· terono a loro agio ritirarsi. Murat si' lagnò poi vio-orosa.mente o e pul;>blioa.mente della trascuratezza austriaca, quasi gli ptemesse di afferra.re tutti i pretesti, che potesi,;ero riversare lungi da lui la colpa, che gli si attribuiva per l'indecisione e la fiacchezza delle mosse. Il generale Maucune, accortosi per tempo del movimento, che le truppe Lusignano pro1umciavano sul villaggio di Fontanellato, ordinò la ritirata, anche perchè essendo agli destiJ.1.ato a proteggere Piacenza, non gli conveniva impegnarsi in una battaglia decisiva con pochissima speranza di riuscita 11,vendo di fronte un neìnico cinque vo1te piìt forte ed essendo troppo lontano da Piacenza per poter confidare. di venire prontamente soccorso. Si ritirò adunque mentre imbruniva ed arrivò nel cuore della notte a F iorenzuola. Nel contempo un battaglione del 35° fanteria e centocinquanta cavalieri del 3° caccia.tori italiani che difendevano Noceto, non avendo potuto resistere alla brigata di Gobert si erano ritirati su San Donnino, mentre l'avversa,rio imperterrito ed indisturbato proseguiva l'avanzata alle falde delle montagne. Allora Maucune comprendendo ohe correva nuovamente il cimento di essere aggirato, ripiegò airalba dietro il Nure. Sa1:ebbe però stato più saggio per il Maucune, se nella dolorosa necessità a cui era costretto di ritirarsi cioè dopo un combattimento sfortunato, avesse cercato subito di togliersi al contatto dell'avversario, portandosi nella notte stessa, non a Fiorenzuola, ma in una posizione tale che gli consentisse la possibilità di ricevere un vigoroso aiuto da Piacenz1t, e rendere vani i tentativi che l' in imico,
NEI.LA CA!I PAGNA DF.C.
1814
IN lTALIA
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favorito dalle tenebre avesse esplicato, onde separare iFrancoItaliani da quella piazza. Fu for tuna che i nostri avessero sempre alle spalle o di fronte in questa bizzara campagna u n antagonista eccessivamente cauto, tardo, incerto, il quale g iammai seppe trarre c.:>mpleto e logico vantaggio dalle vittor ie e dalla n u merica debolezza dell'avversario. Coll'azione del Taro gli Italo-Francesi perdettero trecen to uomini fra morti, feriti o prigionieri; i nemici lamentarono no,·ecento uomini posti fuori di combattimento . ***
Gli Austro-Napoletani (meno la brigata Gobert) pernottarono sul campo di battaglia del Taro, ed all'alba del 14 .attraversarono San ·Donnino, completamente sgombro di' ne· miei, a di quì procederono su Fiorenzuola. Giunto verso ruezzogiorno a Ponte sul Nure, Murat diede le opportune <lisposizioni per il passaggio del fiume. Il reggimento del Lusignano, continuando la marcia fiancheggiante dovea passare il NLtre 'di fronte a Nuradello, e d irigersi per Castel Groppo, sulla via Piacenza -Cremona. Il colonnello Gavenda .con ottocento uomini dei reggimenti Warasdin ed arciduca Francesco- Carlo, più trecento ussari di Radetzky, fu avviato . .a San Giorgio. L'avanguardia, composta delle brigate Stahremberg e Senitzer, agli ordini del generale Stahremberg, sostenuta clalla brigata Gober t e segLùta a bre\·e distanza dalla brigata Eckhardt e dall'intiero esercito napoletano puntò di fronte -su Ponte-Nure. Maucune, ritirandosi, aveva lasciato un debole distacca.mento a.Il' imboccatura del ponte, sulla destra del fi ume: ma gli Austriaci con molta facilità lo ricacciarono sulla sponda sinistra. Le milizie franco-italiane frattanto avevano assunto una formazione difensiva su due linee; nella prima trovava.usi alcuni battaglioni occupant i la posizione di Borghetto; nella seconda dimorava.il Maucune c·ol rimanente delle forze.
16:30
L'AZI ONE DI C\iOAOOIIINO ~IURA T
Malgrado che le truppe austro- napoletane noverassero un numero d'ai:mati strabocchevolmeute superiore ai pochi bat~ taglioni di Borghetto, p ure questi difesero con tanta costanza. la posizione loro affidata che il general e St.ahremberg si vide dapprima obbligato ad indietreggiare, mentre nn battaglione francese inanimito del successo riesciva a slanciarsi ai calcagni del nemico e ripassa.re sulla sponda destra del Nure. Ma questo vantaggio non pote,a essere che precario di fronte alla inesorabile, schiaécian te preponderanza numerica. delra.vversè.rio; intatti dopo poco, sopraggiunto il gr~so dell'esercito napoletano, riesci agevole oòmpito obbligare a.l!J. ritirata e far riattrnversare il fiume a quel nucleo di eroi_ L'azione di Borghetto, grazie al la fer rea ostinazione dei pochi. difensori, si protrasse fino al cadere delle tenebre; allora Maucune ripiegò la sua avanguardia, stabilendola parte al convento di S . Lazzaro, parte nelle adiacenze di Rudanico, dinanzi Galiano. Il rimanente delle mUizie andòa mettersi sotto la pMtezione della pi azza di Piacenza. ln questo onorevole fatto d'armi gli Italiani ornarono di nuovi lauri la bandiera della patria, soffusero d i nuova luce il glorioso nome ac1uistato a prezzo di sangue in mille battaglie; il Sercognani t'ol 1° di linea, Buti col 7°, Gaddi coi dragoni Napoleone rivelarono un eroismo a tutta prova, · ed all'ordine del giorno dell'esercito si lesse : << aver questi « prodi brillantemente sostenu ta. la. loro antica fama 1,.
Il H la divisione d'Ambrogio, rimasta, come dicemmo, fra Correggio e Guasta.Ha onde proteggere Modena dalle possibili incursioni che asessero a tentare le truppe fra.ncoital e del Mincio, ebbe ad impegnare un combattimento con tre colonne sboccanti da Borgoforte (1). TI primo di questi (Il (!nesto romballilll•'Dlo sembr,1 ,In poch1,,lmo <·0110,c,uto ,la,zli s torici dell a rampagna ùel 181&. Nepp ur<! li VAuoo:-;counT che stimo possa co nsidr.rarsi Il rin accurnto narratore dello gucr1·0 tlel prln<'Ìpo Eogonio, lo cita. Noi lo riportiamo d11 una lettera in francese scritta dal d'Ambro:no a 1.i1·ion, ed atlllalmente con,er,·ata Ml regio archivio di Stnto dl '.'i;111oli, (incnrtamento o. 10:iO).
NE 1,J.A CA)!l'AGNA DEL
1814 IN
lTALlA
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nuclei a,eva per obiettivo Buzzara, presidiata da un battaglione del 3° leggero, comandato dal capobattaglione Col· letta; il secondo mirava a Reggiolo, ed il terzo a Brugueto onde tagliare le comunicazioni, che corrono fra Guastalla e R eggiolo. Il 1° battaglione del 3" leggero, apposta~o. dinnanzi a Gnastalla resp inse vigorosamente l'avanguard 1a italofrancese mentre venti cavalleggeri la oaricavano sui fianchi ed il bat;aglione presidiante ~uzzara, minacciava di tagliargli la via di ritirata. al paese di Luzzara. P er l'esito disgraziato di questo tentativo e per il sopraggiungere della not~e gli attac;canti furono costretti a ritornare sui loro paesi, lasciando sul campo venti morti, trenta prigionieri e riconducendo a ste11to cinquanLa foriti. I Nap oletani ebbero sei carabinieri uccisi e ,enti feriti. t
•• [I 15 )lurat ordinò che la divisione Nugent si impadronisse clel convento di S. .Lazzaro; la. d ifesa gagliarda del .llaucune o de' suoi non valse contro le enormi schiere austriache ed il convento.dopo feroce batLagliare cadde n elle mani degli attaccanti, che ,·i si stabilirono appoggiando al P o la loro a la destra. Nel medesimo tempo il colonnello Gavenda, continua11do la. s ua mossa verso Rude.nico venne a cozzare coll'avan· guardia italiana; questa si difese brillantement,e con una te· nacità splendida in corpi in ritirata per conti nui infortuni ed in conseguenza col morale depresso; il terreno ,eniva con trastato ali' imbaldanzi co avversario palmo a palmo. approfittandosi d'ogni ponte, che s'incontrava nella marcia r etrograda, di tutti i numerosi canali ohe intersecano la pianura attorno a Piacenza. Solo al declinare dol giorno il Gavenda riusci con molto stento e con sforzi violenti a giungere in Gallia.no. Il com battimento consacrato dal s~ngue di quel pugnod'italìci cam pioni fo sospeso per il sopraggiungere della nott,e.
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L'-\.ZlONE 01 OLOACCUl!\O MCBAT
Allorchè Murat campeggiava sul '.l'aro aveva mandato un distaccamento di centocinquanta Austriaci del reggimento Warasdin e pochi ussari, il tutto diretto dal capitano Zuchern verso Bobbio onde collegarsi cogli Inglesi; a. Poutromoli frattanto E'rano giunti mille uomini brit1:i11nici sotto la condotta del colonnello Robertson, che il 16 aprile a Bobbio univansi gli Austriaci . .Murat quindi era ormai ~ompleta.mamente sicuro anche sul suo fianco sinistro; non gli rimaneva ora che impadronirsi di Piacenza, affinchè facendo perno su essa potesse scindere Eugenio dal .Piemonte e <lalla Francia.
IX.
ira gli avvenimenti gravissimi, decisivi svoltisi nel nord della Francia dovevano ineluttabilmente porre fine anche alla campagna d'Italia; il muro maestro essendo crollato, tutto l'edificio era dannato alla ruina. Alla sera del 15 aprile giunse a 11.urat un messo del generale Bellega.rde, narrant.e la presu. di Parigi per opera degli Allei~ti, sospesa quindi la g trnrra ovunque od aperte le trattative di pace fra l'A.usLria ed il vicerè. Conl.emporaneamente per la via di Piacenza arrivava un ufficiale francese, che riferiva le ultimi catastrofi, il miserando destino a cui doveva soccombere il colossale impero, il tradimento di alcuni generali, fra. cui singolarissimo e deplorevolissimo quello di Marmont, Ja. fuga di Giuseppe .Buonapa.rte, la. capitolazione di Parigi, l'abdicazione di Napoleone e l'ingresso dei Borboni neUa capitale. Il re Gioacchino passeggiava sull'aia di una ('ascina presso lo mura. di Piacenza, parlando col genera.le Colletta delle fortificazioni di questa città e del modo di espugnarle, quando giunsero i due suddetti informato1·i. Leggendo gli avvisi riferisce il Colletta (1) - il re impallidì forse perchè nel(0
COLLETTA, -
Op. citala, libro
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pag. 23~.
:,,;ELLA CAMPAG:SA. DEL
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S
lTAl,IA
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l'animo suo turbolento cominciavano a far capolino il rammarico del passo irreparabilmente compiuto, il fosco presenLimento che coll'avvento dei Borboni e della reazione incombente per l'ordine naturale dei fatti, presto o tardi tutti i l;roni napoloonici sarebbero in modo irrimodiabile preci p Ì· tati nella polvere.
Il principe Berthier, capo di stato maggiore dell'imperatore, dopo la conclusione del trattato di Fontaiuebleu, ne mandava copia ad Eugenio, dicendogli per ordine di Napoleone:.« che il vicerè e l'armata italiana si do\'evano tenere -<< sciolti da ogni obbligo di giuramento verso Sua Maestà « imperi~le e reale, e che si lasciava loro facoltà d'entra.re « in trattative cogli Alleati onde curare i propri interessi. » Eugenio, essendosi riconosciuto, solo in tali contingenze, legalmente svincolato dalla causa dell'imperatore, giudicò opportuno di chiedere ai sonani alleati che gli fosse conservata e garantita l'autorità di cui fino allora non era stato che il depositario; e sperava che a ciò gli desse diritto il fatto d'aver equamento governato per nove anni il suo popolo ed il non a,·ere un solo istante smentita la lealtà e la rettitudine di sentire ohe a lui erano sì famigliari, da formargli una seconda natura. Come oc.nseguenza di questa riflessioni il vicerè assentì alla. proposta che gli venne inoltrata dal maresciallo Bellegarde di mandargli uno o due delegati per concludere un armistizio. Per i franco-italiani furono designati a tale delicato ufficio il generale Zucchi, 11.llora governatore di Mantova, ed il generale ~ode de la Brunerie, aomanda.nte il genio; per gli Austriaci il feld-maresciallo-luogoteuente, conte De N eipperg. L'abboccamento ebbe luogo il giorno 16 aprile al co.stello di Schiariuo &izzino, nei dintorni di Mantova; l'~rrfitstizio che ivi si concluse, stabiliva l'immediata evacuazione da.Il' Italia deJle milizie francesi, e la conservazione del vice-rea.me con a capo il Beaubarnais, per le provincie non ancora occnpate da
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1
L AUONE DI GIOACClllNO M1JRAT
truppe austTiache o napoletane. Questo armistizio doveva ottenere la ratifica degli Alleati; perciò il vicerè mandò a .Parigi i generali Fonta,nelli e Berto]etti e contemporanea, mçnte ragguagliò sngli ultimi eventi il Melzi, duca di Lodi, presidente del Consiglio dei ministri del regno, sollecitandolo a convocare il Senato af6.nchè nomina:1se una commissione cla inviarsi f Parigi per propugnare gl' interessi italiani. Ma ahimè; qnell' indipeudenz~ d'Italia che nel 1805, guando la siella napoleonica era allo zenit del suo cammino e della sua potenza, sarebbe stata garantita dall'appoggio del gran condottiero, ed avrebbe forse potuto costituire della nostra patria una nazione fori:.e e fiera di sè, ora dopo fabdìcazione dell'imperatore e quindi priva del suo gagliardo ,;ostegno, cogli Austriaci cbe già per il trattato di Foutainebleu avevano stabilmente rimesso i piedi sul nostro suolo, avrebbe goduto un'esistenza molto effimera! Ciò che rimaneva da compiere ad Eugenio per coronare il suo regno con un'opera vibrante di maschia poesia sarebbe stata una disperata, generosa resistenza col!e milizie che lo circondavano; atto m,1,rziale, magnifico, d'altronde desiderato e chiesto dalle truppe stesse; ma il vicerè che non vantava tempra d'eroe, fra una difesa e:"trema di Mantova, spinta sino aU'dtimct ratio, ma certamente sfortunata, e 1a lusinga della benevolenza degli A.lleati, preferì il partito più ragionevole, sebbene il meno confacente allo spirito d'un soldato ed all'essenza battagliera dei tempi. Mentre il Yicerè si dibatteva fra diverse tendenze, fra ansie, timori e speranze, ginnse come un fn lmine a ciel sereno, la luttuosa nuova dal tumulto di Milano, dell'uccisione del P rina e dell'opera di dissolvimento e di diffidenza che si andava infiltrando ed inquiJ;tando con morbosa e spa-ventèvole rapidità nel regno. « Posteriori rivelazioni - accerta lo Zucchi nelle sue .lle« mm·ie - hanno posto fuo1·i di dubbio che il mal seme di ~< quel moto insurrezionale fu sparso da segreti agenti del« rA.nstria, cui il disordine doveva servire di pretesto al« l'occupazione ruili:tare della Lombardia. )) Ciò difatti ottenne conferma p11lese allorchè si presentò al vfoerè l'austriaco
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1635 generale Fiquelmont;, onde dichiarare a nome del Bellegarde, che siccome il popolo aveva stabilito a Milano un governo provvisorio si r~tenevano annullate le convenzioni di Schiarino-Rizzino, e l'imperatore d'At1sti-ia considerava d'essere nel pieno diritto di rientro.re nell'immediata signoria della Lombardia. In tali angosciosi istanti Eugenio riunì i gene· rali e gli uf:6.ciali superiori; costor o a nome de ll'esercito rin· novarono il giuramento di fedeltà e proposero en tusiasticamente di proclamare il Beauharnais loro sovrano. Esaltato re dalla truppa, Eugenio poteva rinchiudersi a Mantova, o getLar.si sugli Austriaci per morire cavallerescamen te colle armi i1! pugno; ma egli iuvece rispose ai colonuelii che g li portarono il voto dei reggimenti: Non ·voglio po,·mi a capo di un paese, che non mi desidera . •L'Italia è già troppo infelice; essa lo é cla gran tempo e lo sa?'fì. ·IJ'ieppiìi. lo non de·vo aggravare i suoi gu,ai, aggiungendovi la guerra civile e lutl'i i flagelli che l'accompagnano ... Me ne ritoi·no al mio benefattore, al mio capo, al pad1·e mio, a colui del quale avevo sempre desictemto dividere il destino. Lo stesso giorno Zucchi al quale si cefirmava una nuova convenzione col Belleuarde o ' deva Mantova. Il 26, Eugenio dirigeva ai popoli d'Italia un proclama, di cui mi sembrano degne d'interesse le frasi che trascrivo: « Popoli del reame cl' Italia. Durante nove anni la mia << vita vi fu consacrata; da nove anni non vi fo un istante << di questa vif;a che non sia stato impiegato, nell'interno « alla vostra felicità, all'esterno alla vostra difesa .. . , . In « qualunque luogo che la Provvidenza mi collochi, il corso « dei miei affetti non p uò cambiare. Da lungo tempo la. « prima mèta delle mie aspirazioni non poteva essere che « la vostra contentezza. I tapani! Siate dunque felici! Voi << potete di venirmi stranieri, ma indjtferenti mai ! ..... E « voi, bravo esercito d'Italia! S01'éfati dei quali io serberò « per sempre impressi nel nuore -tutti gli slanci, tutte le « ferite, tutti i servigi! Forse voi non mi rivedrete più alla « vostra testa e nelle vostre file, forse non intenderò più le « vostre acclamazioni! Ma se la patria vi richiama alle armi, NELLA CAMPAGNA DEL
1636
L'AZlONlo DI GIOAOOUJNO IIJURAT I
« io sono certo, o bravi soldati, che voi amerete ancora, « nell'infuriare deUa mischia, di ricordarvi il nome di Eu« genio! » Molti ufficiali presentarono al vicerè un indirizzo affettuoso, che può ritenersi spontaneo, benchè persone o maligne od avverse, fra le quali Ugo Foscolo, ne abbiano dubitato (1). Ed il 21 aprile l'uomo onesto, col cuore amareggiato, fra i mesti saluti delle truppe, preceduto da hmgo convoglio di cassoni, che fo detto contenessero anche effetti di Stato, accompagnato insieme alla principessa Amalia, dalla contessa Litta nata. Belgioioso, da alcune altre dame, dall'ufficiale di ordinanza. Andrea Corner e dal Ciambella.no Lodovico Prinli, entrambi patrizi veneti, lasciava Mantova. Il generale Zucchi 11 con l'angoscia nel cuo1e lo accompagnò a cavallo per sette « miglia. »
*** Airannuncio della sospensione delle ostilità, :M:urat ordinò d i ripiega.re s u Fiorenzola e Bologna. Ma neppui·e ora, ohecchè ne dica.no il Colletta ed il Pepe, mol to proclivi a difendere il loro sovrano, egli si tratteue,a dall'avvilire sè stesso, di spin-' gere l'abbassamento dell'animo suo fino all'ultimo punto della curva che stava ignobilmente discendendo. Il 17 aprile 1814 egli diceva all'ambasciatore austriaco Miei, a proposito delr i mperatore, che aveva testè perduto il trono: « È giustis«. simo ch'egli sia radiato dalla lista dei sovrani, rinchiuso \\ e ridotto a non essere più in condizioni di apportare danni (·I) L'attendibi lilà del 11oscolo riesce pero assai (!iscutihlle, poiché egli nutriva poca s11111mtlu pe l ,·lcoru; il duùblo suaccen,mto risulta da 11 na lettera del Foscolo nl V~rri in data 21 maggio tSH. e cosi concepila: • li vicerè dillldava sempre dì me; non fui , mai ra,•vlclnnto al nos tro ~scrclto, a appena prasontli la cnchita di Napoleono, scrissi • n )fantova, amnchò si riunissero i tollegi elettorali, si restituisse la · sovranità alln , nazione: si ricorre,sc a lln magoaninli la e ali' interesse del le Potenze Alleate; i! viceré • di11endcssil dnl voto legale dt!' ciUalllnl, pii, che dalle llrme so.spelte rie' soldati; si • riacquistasse k1 pubblica fiducia chiedendo egli stesso una costi tuzione libera le, e • lascinssc ct,e le tratlalive por lui fossert) fatlo da lla nn.zione, piu che dal Sena to e , da' suoi m~ssi partkulnri.,.
(Cro11isto1·ia di CEs'AnE CANtè, pag. 85-'/.
NELLA CAllPAGNA DEL
1814 fN
ITALlA
1637
« a tutto il mondo.» Ma Napoleone non dimenticò mai questa, oltre ogni dire, abbominevol~ defezione del re di ~a.poli, e quando gli si annunciò la di lui tragica fine sulle balze del Pizzo, dichiarò: qu'il n/èla.it qu·un foi, et qu' il avait mé;·ile son sort. Il 21 maggio 1814 Gioacchino scrisse al re Luigi XVIII di recente restaurato sul trono di Enrico IV una lettera di rallegramento (1), non so se più ignobile per le basse ad ulazioni, che in essa si profondono o per il modo meschino col quale il re di Napoli si umilia a raccomandarsi al nuovo sovrano. ln questo scritto )iurat rinnega cinicamente, ad un tempo e la sua posizion e di principe italiano e l e sue origini rivoluzionarie: 1Vè F1·ancais - scrive egli -J'ai llans lecoeui· des sentiments de 'vénèration et d' amour pour le sang cle Reni·11 IV et de Saint T,ouis . Ed il 18 luglio un'altra lettera (2) al pari della prima abietta per servilismo, dirige al1' imperatore d'Austria,.il quale assai poco commosso di questa prava sommissione, undici giorni dopo diceva di M:urat: « Io « spero che di verrà egli stesso 1'autore della sua rovina! » E commenta opportunamente il barone Lumbroso - non s'in· gannò.
La campagna del 1814 in Italia ha posto di fronte due personalità ben diverse per ingegno, per sentimenti, per tendenze. L'uno, Gioa.echino, divorato da un 'ambizione fremente, assidua, cieca ; bramoso solo di conservare il trono, paventando che per la rovina di quel Napoleone, del quale oramai. s'era trovato il tallone d'Achille, si avesse potuto privarlo del bene a lui più caro della vita istessa; l'altro, Eugenio, dotato forse d'una capacità iuteUettuale meno fervida di quella del Murat, d'uno slau-cio assai p iù limitato; <l'uu'abilità. guerresca mediocre, ma. in compenso integro, delicato fino alla più t enue sfumatnra dello scrnpolo, devoto alla. causa di Napo(Il Vedi la nerne de Paris. lettere inedite citale, (la!(. 695. (:!l Ve.li la /levue de Pa1·is, le ttere Jnedite citate, pag. 700.
1638
r-.ELLA CA}IP .\GNA. DEL
L' AZIOXE nJ OJOACCnINO MURA T
leone, al quale si senti,a sempre riconoscente per numerevoli benefici ricevuti. Ed attorno a questi due uomrn1, 11. queste due fìgnre priucip.lli, si agitano due eserciti it"1iaui, provati già. in cento battaglie, affascinati da un miraggio d'indipendenza, che inseguono entrambi con piena, eguale -fiducia, cullati Ùellt.. squisita illusione dalle reiterate promesse dei loro sovrani, ma che ahimè non si doveva raggiungere che mezzo secolo dopo per solenne, meravigliosa opera d'una. DinasLia nazionale! G. 0A.PPEi:.LO le11e11te di (a11ter111 a/1,1 scuola militar,.
FONTI STORlCHE.
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Ta!RRS. xelles, 1860.
IN ITALIA
Hisfoire du ro11sulat et dr /'empire, tome neuvieme. Bru-
Pasti e v rcmde di:1 popoli ttalia11i dal 1801 al 181;1. l•'i-
LAUCHER. -
ren1.o. T1v1.no.s1. L'Italia dura11te i domi11io .fra11cese. tomo 1, !'Itali" .te/· te11trìot1ale. L. Roux e C., Torino. l ov.~, - L'Italia dur(l11fe 11 domi11iofra11cese, tomo li, l'lta/ìa centrale e 111ertdio11ah•, id., id. Tenente i;tenor:i.le FRA.<CESCO STnO::-Go1.1 - Jl/,rn1orit i11t or110 alla Stori(( del regM dì ,Yapol1 dal 1802 at 1815. Napoli 1820. Du CASSE. - .1fe11u,rie d•I principe E u9e1110. lti66. floussA YE, 18 1-1. Pnris, Ii brni re ncnrlt'•miq ue Dlrlier, 1900. Zuccm. - Memorie, pubblicate per cura di :,;/icomede Bianchi \'.lCCA:-t. - Bataille du Jli11rio. Milano. Pagnoni, 18~'ì Ili· CASTRO. Stori'a polìti•a d'Italia, \'OI. 7, dal 1799 a 1 18J.J.. Francesco \"allardi, Milano. 81AG1. Polittca e òel ti1011do (cro11aclle fio1·enti11e dal '18!:1 al 18.'/I). lloinporad, Firenze, 189,. OnLOPP . - .llt!moires su,· le ,·1Jyaume de Xaplu, Il. O- M EARA - .lfdmorial dc Sainte Iltfl~11e, 11.
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NOTE BIBLIOGRAFICHE
RocoA, tenente :l0 reggimento granatieri. Sommario storico. I granatieri di Sardegna. - Roma, tipo· grafia Romana. 1901.
UMBERTO
Ila ben ragione di <lire rautore che occorrerebbero molti e grossi volumi per narrare tutte le imprese, le campagne, le battaglie, g li atti di valore che resero immortale il nome del granatiere. La storia infatti dei granatieri, che da oltre due secoli e mezzo, tengono alto il prestigio del soldato italiano, dalla bnttaglia di Staffarda (1690) a ciuella rii Adua (1896) fa un tutto solo colla storia politico-militare del forte Piemonte dal 1650, verso la. qua.I epoca. fu creato ìl Primo nv,deo del 1·eggi,,ienlo che nel 1638 fu nominato 1·eggimenlo g1w,·clie fino al 1839 e poscia dell'Italia dal 1859 .fino ai nostri giorni. Il tenente RoccR, pertanto, dovette restringersi a s~ri vere poche pagine di quella storia gloriosa. Xe descrisse i fat.ti e le azi.cmi principali, si sforzò alla brevittL di riunire Ja chiarezza, e mirò essenzialmente a svegliare nei suoi granatieri di Sardegna - cui il lavoro è dedicato - forti senf;i di disciplina, di spirito militare, di devozione al Re, affinchè, com'egli dice benis~imo, si modellino sull'esempio dei valo· rosi commilitoni del tempo passato e ne segua.u.o le orme. ~ou possiamo quindi se non altamente elogiare l'intento propostosi dal giovane ufficiale, il 11ualc, come si rileva. facilmente, fece poi del suo meglio per sciogliere il non facile còmpito assuutosi. L'opuscolo è già alla. terza. edizione, ciò che dimostra il fasore incontrato; tuttavia non sfugge a qualche appunto.
lllBLTOORAl'ICflE
16.U
che stimiamo opportuno formulare, nelr interesse stesso delrautore e del suo libriccino. Cosi a noi para, che specialmente per quanto concerne i tempi nostri e di conseguenza proprio rattuale brigata di Sardegna, sarebbe stato conveniente sminuzzare maggiormente il pane al soldato. ~el capitolo sulle campagn~ per l'indipendenza d'Italia, brevi cenni esposti con linguaggio semplice, familiare, non sarebbero stati inutili pel soldato, reudendolo edotto della santa ragione di quelle campagne. Così pure qualche maggiore schiarimento della situazione nella quale pugnarono v.Llorosamente i granatieri_, riuscirebbe senza dubbio assai vantaggioso ed istrutti\·o. E troppo poco il dire, come è detto quasi sempre, alla tal battaglia, al tal assedio i granatieri si condussero con valore e ne è prova che ebbero in premio tante medaglie, ecc. Con poca fatica, aggiungendo qua e là soltanto poche righe, ne verrebbe al lavoro un pregio assai maggiore dell'attuale, e, ciò che forse è assai più importante, parlerebbe di più al cuore del soldato e ne coltiverebbe maggiormente la mente e r intelligenza. Numerose incisioni illustrano il testo, disegnate dal cavaliere Quinto Cenni, e ne accrescono il valore. Dall'opuscoletto rileviamo, poi, una notizia ohe apprendia~o col più vi ~o piacere, quella, cioè, che gli ufficiali della bri· gata. attendono, allo scopo di formare un Jiuseo, a raccogliere tutti quegli oggetti ed ol'llamenti, che possono se!'vire e testimoniare delle glorie dei g ranatieri. Distinti ufficia.li hanno pure composto Inni alle ba,idier·e, che qui fece benissimo l'autore a. riportare, i::mi che furono musicati dai capi-musica dei reggimenti e tosto divennero popolari fra. 111, truppa. Anche questo ci reca diletto, poichè è una bella. prorn della cura che glL ufficiali dei granatieri apportano aireducazione dei loro soldati. Il tenente Rocca s'abbia i nostri rallegramenti per l'ot· timo opuscoletto da lui composto il dL cui merito intendemmo punto scemare col lie,·e appunto che ci siamo permesso di formulare. ·IO~ -
ANNO L " ' '
1642
NQ'l'B BWL!OGRAl'ICBE
NOTE BI BL!O GR,AFl CHE
Ba.zrn, lieutenant colonel d' infanterie. Conférence sur l'his-
toire cté la tactiqt1e de l'infante rie frança·ise depuis la Revo, lution jusqu'lt nos jùurs. Tactique actuelle. - P aris, R. Chapelot et Comp. , 1901. 1 È u na breve scr.ittura di sole quaranta pagine, ma istruttiva specialmente per quanto ha tratto alla tattica attua.le. La conferenza comprende tre parti ben distinte: nella prima è passata iu rapida rivista la tattica della fanteria. francese dalla Rivoluzione ai nostri giorni ; la seconda e terza trattano della tattica odierna; vi è fatto un raffronto abbastanza particolareggiato, basato sulle prescrizioni regolamentari, fra la tattica francese e la tedesca. Questo esame, a detta dell'autore, ridonda tutto a vantaggio della tedesca la quale, come n el 1866 e 1870, mantiene la compagnia come unità di combattimento e n on il battaglione come la francese, e proscrive qualsiasi schema, qualsiasi formola. S'intende da sè che il Bazin, svolgendo in una conferenza vastissimo tema, non poteva.indugiarsi in molti particolari. L'eccezione fatta pel paralello sopramenzionato ha la s ua ragione d'essere, inqua:ntochè lo scopo pre.fissosi dal confer enziere è quello evidente che si accolga la tattica tedesca, la quale, secondo il Bazin, non è se non la tattica, debitamente modificata, già impiegata nel passato dalla, fanteria francese. Il Bazin meUe in rilievo la capitale importanza dello spirito offensivo, i l solo, a suo parere, che possa condurre al successo, e quanto alle formazioni, non comprende il lungo dibattito, che t uttora dura intorno alle medesime. Le formazioni, egli dice, sono tutte buone e costituiscono, anzitutto, una questione di colpo d'occhio e di opportl1nità. La ta.ttica dell'avvenire sarà, giusta il Bazin, una tccttu:a
di 1·icogni.zioni, di prudenza, di iniziativa e di energia,
e
lo di mostra. È, insomma, un opuscoletto che si legge con diletto e profitto, poichè in vita a rifiettere sopra quesiti tattici di massima importanza, e perciò lo segnaliamo ai nostri ufficiali.
1643
Capitain H.uLourn. La journée du 14 aout 18 70 d'apres Cardinal von Widclern. - Paris, Libraìrie militaire R. Cha· pelot, 1901. Il colonnello prussiano e apprezzato serittore militare Cardinal von Widdern ha testè pubblicato .una in teressante opera, dal titolo: Giorni critici. In essa non ha avuto di mira di narrare g li avvenimenti militari; si è prefisso colla scorta dei medesimi sommariamente accennati di seanire lo svilup po del pensiero dei comandanti e le consegu:uti disposizioni adottate. ~ ~ui:ndi, so~r.atutto, uno studio psicologico, che acquista P?l s1~golare ~1lievo dal fatto, che l'autore tedesco prese a ~1sa~1.na le gwrnat~ del. 14 e 16 agos~o, che fur ono per 1 esercito tedesco e 1 sno1 g enerali g1orn1 realmente critici. D 'altra parte è appu11to in q nelle giomate che i O'enerali t ~deschì, ingaggiando la battaglia senza ordine e co:tro un nemico numericamente superiore, ebbero larghissimo campo di esplicare il lo.ro spiri to d'iniziativa e dar prova della loro energia ed abilità. Lo studio del capitano Halloui:n, che. già vide la luce nella Revue m~litai?·e des ar~e~s étrangeres, è l'analisi del primo volume di detta opera, mt1eramente consacrato ai fatti svolti il 14 agosto 1870; analisi riuscita egregiamente. ~accomandia~o, perciò, vivamente il lavoro pregevole del capita.no Hallomn a coloro, che, per ignorare il tedesco 0 per qualsiasi altro motivo, non possono studiare l'opera originale del Cardinal von Widdern.
Général DERRÉCAGA.tx. La guerre et l'armée. brairie militare R. Chapelot et C.ie , 1901.
Paris, Li-
Il vecchio soldato, che è il generale Derrécagaix, ha creduto di dover intervenire coll'autorevole sua parola nel vivo di battito, che commuove g li animi in Francia, intorno alla
,
1644
NO'l'E IHBLlOG RAFICEJE
controversa questione del servizio di due anni, e magari d i un anno solo. L 'autore combatte gagliardamente la riduzione della ferma che, a s uo parere, avrebbe' l e più gravi conseguenze, e in pari tempo detta un'a~mirabile lezione sulle cose della guerra, sulla battaglia e sul sold1sto. Il ~en ernle Derrécagaix infatti trae le sue deduzioni, non solo dalle teorie di Clausewitz e di Dra.gomirof:f, ma studia con molta. intelligenza le condizioni del combattimento moderno-. E gli pone in evi denza - e sono queste le conclusioni cui logicamente viene: ohe per vincere un esercito abbisogna sia superiore all'avYersario di fo rze materiali e morali; che questo vantaggio lo si può unicamente assicurare con una costituzione ed ordinamento superiori, i qua.li permettano di fare assegnamento sopra armate di prima linea « in « cui il numero dei soldati agguerriti, sia il più for te possi« bile, se pure n on ne costituiscano la massa intiera J1 . Dal suo punto di vista il generale Derrécagaix ha com, piu tamen te ragione, ma vi sono imperiose necessità al mon do cui, volere o n o, bisogna chinare il capo, ed una di qu este, che s' impone agli es~rciti odierni, riguarda appun to le ferme brevi al possibile. Del resto è male comune a tutti i paesi. Miglior cosa, in luogo d i per dersi in inutili recri minazioni è di guardare in faccia al nuovo pericolo che seriamente minaccia l'intima coesione degli eserciti, e approfondire i mezzi con cui fron· teggiare, sin dove sia possibile, i gravi inconvenienti che forzatamente ne deriveranno, quando, come p urtr oppo è prev edibile, si sarà costretti di venire ad una ferma di una-durata irrisoria. Comunque, non possiamo non inchinare\ all'opera patriottica del generale Derrécagaix etl ammirare le belle ed istrnttive pagine della sua geniale scrittura.
NOl'E BlBLIOG RAF IOHE
1645
La bataille d' Adoua (l ''r mars 1896). - Étude tactique. - Paris, Librairie mili tair e R. Chapelot,, 1901.
PETErrn, lieutenant- colonel breveté. -
L 'autore si è posto il seguente problema: « IL generale
« in capo italiano poteva guadagnare la battaglia, i nvece di « p erde-rla? -Quali decision i g li imponeva la situazione cri· « tica, nella quale si trovava il cor po di spedizione alla :fine « del mese di febbraio 1896? }> E tentò risol ved o, basandosi : da un lato sopi·a i fatti compiutisi ad Adua il 1° marzo e i giorni precedenti ; dall'a ltro sopra i regolamenti e le norme tattich e attualmente in vigore nell'esercito francese. Cosi, partendo dalla situazione reale del corpo di sp edizione italiano alla fine di febbraio 1896, l' autore è tratto ad immaginare due battaglie, Fuua offensiva, l'altra difensiva, che fra l 'altro si svolgono, per la maggior parte, sopra un terreno differente da quello su cui pugnarono le truppe ilialiane (eccetto la brigata del generale Dabormida) e il cambiamento della base di operazione per A.di Caj è-Massaua. N ou è quindi, almeno ap ertamente, una critica delle disposizioni italiane e l'autore lo avver te, dicendo chiaro, ohe non è sna divisa r odioso & bar baro Vae victis degli a.ubichi, ma che. gli preferisce la generosa massima francese: « Ho« ueur au courage malheureux ! » Non è men vero che prendere a base la sit,tazione reale della vigi lia della battaglia di Adua e prescrivere poi disposizioni affatto differenti da quelle che furono prese dal g enerale i tl),liauo, non può non essere considerato che come una esplicita disappro,,azione di quan to fo da noi faU,o. L'autore ha per ò cura di avvertire che l'arte è difficile, e l a critica è facile, e che ben altra cosa è i 1 decidersi e il conseguente· disporre di fron te al nemico, e lo studiare lo stesso problema al tavolino. Nel fatto, al tenente colonnello francese è riusci to di compilare uno studio tattico, e, specialmente, log istico di n ote-
1646
1647
NO'r E BIBLIOGRAFICHE
NO'r E lllllLIOGllA..FICllE
vole valore, e che dimostra possedere egli molta competenza nella materia. Dubitiamo, p erò, fortemente che i regolamenti fran~e~i prescrivano, per la marcia di un corpo di 15 m ila uomini, e tanto nieno per le grosse masse, tante minute pre sorizioni, che nel caso reale di guerra sarebbe impossibile cli osservare, non fosse altro, per assoluta mancanza di tempo e cli dati cosi preci!li sul terreno. Il Petet;in, fra ordini generali e particolari, itinerari di marcia, ecc., t rova modo di riempire molte e molte pagine, onde non ci sembra pr oprio fuori cli posto Ja nostra osservazione. Tuttavia il valore in1legabile di questo lavoro gli deriva appunto dallo studio così minuzioso dei particolari che in esso è fatto, che non poca fatica ha certamente costato all'autore, e che non si compendia nelle considerazi oni e rag ionamenti svolti, ma è tradotto negli ord ini ed itinerari sopra menzionati, che presentano singolal'0 interesse.
Frattan to, mentre i partigiani dello statu quo vogliono conservati la batteria a G pezzi, i 138 cannoni per corpo d'!!.r· mata e le vecchie prescrizioni tat tiche regolamentari coll'azione a massa dell'artiglieria, avente per corollario l'apertura simultanea del tiro, il concentramento del fuoco la lotta preliminare' d'artiglieria ec~., altri, appoggiandosi semp lice buon senso, dichiarano che la batteria a sei pezzi è ormai un vecchio ricordo; che vi sarebbe vant aggio a ridurre gli effettivi dell'artiglieria e che sarebbe il caso di aumentare non i pezzi, ma i cassoni per le munizioni; che l'apertura simultanea del fuoco da nna lunga linea d'artiglieria produrrebbe inconvenienti e nessun vantaggio; che la fotta d'arti. glieria non sarà più n è il prologo, ne il primo atto della battaglia, ma sarà l'accompagnamento forzato dell'azione dal principio alla fine. L o scri ttor e francese si compiace delle idee di questi inno· vatori, e in successivi capitoli studia le principali questioni rignardanti l'imp iego tattico del cannone a tiro rapido, e segnatamente quelle relative alla massa e all'ordine sparso d'artiglieria. È opuscolo senza dubbio interessante e che si rii.ccomauda da se a tutti coloro, i quali colla lettura di poche pagine vogliono mettersi al conente del lungo dibattito che ha luogo in Francia per la tatt ica del nuovo materiale d'artiglieria.
0
A qual punt o è la questione dell'implego tattico del cannone a t iro rapido ? - Parigi, libreria militare R. Ohap elot, 1901.
Osservato ohe il cannone a tiro rapido è da parecchi anni l'armamento normale dell' a1'tiglieria francese, l'anonimo autore rileva che soltanto i regolamenti sembrano ignorare il progresso realizzato, poichè non un solo documento ufficiale ha fornito alcuna indicazione intorno all'impiego della nuoYa artiglieria.. · Nel fatto le n umerose questioni che si sono sollevate per l'impiego del cannone a tiro rapido non furono fino ad ora risolte, mentre non è a dire che non sieno state studiate. N umerosi lavori hanno trattato di esse, le hanno consi.derate sotto tutti g li aspetti, colle tendenze le più disparate. Tut te le possibili soluzioni furono ormai proposte, sicchè non si ha più che l'imbarazzo della scelta. L 'autore si ribella all'idea, messa innanzi da taluni, che un'arma così perfezionata e di effet to così terribile non debba modificare la tattica dell'artiglieria, come forzatamente recherà cambiamenti alla tattica delle altre armi.
;ul
Moltke als Feldherr. Eine Studie, von C. v: B .-K. (Jl:foltke quale cond-0ttiero cCese,·citi. Uno sli,dio). - Berlino, tipografia militare, R. F elix, 1901. Dire di Mo!tke cose n uove dopo t utto ciò che su di lui fu scritto dalla guerra frar.co-germanica in poi, appare impresa quasi impossi bile; e pure a niuuo è mai riuscito di f,tre un esame psicol ogico della grande figura di Moltke come al v. B.· K . E non è da meravigliarsene poichè sotto quelle sigle si cela un giovine ufficiale che colla. recente sua opera Geist und Staff im Kriege si e acquistato di primo tratto un posto eminente fra gli scrittori militari.
16·18
NO'l'E B!IJL!OGRAl'JCJIB:
NOT E lllllLTOGRAFICIII~
Sono poche pagine - 32 ~oltanto - ma così dense di pensieri e consìclerazioni, che ma1 si prestano ad essere riassunte in poche righe. Ne rileviamo soltanto i punti pìù salienti. Mbltke è chiamato all'importante carica di capo di stato maggiore generale dell'esercito, m~ntre per llessun titolo era emerso sopra gli altri ufficiali. Egli n è arasi d istinto nel servizio pr~stato presso le truppe, nè risultava da pubblicazioni fatte si fosse particolarmente dedicato a studi storico-militari. D'°ì. quando in quando aveva scritto qualche articolo per g iornali sopra questioni politico-militari, ma vi era stato indotto daU'intent,o di procurat·e qualche aumento allo scarso peculio. La stessa grande opera di Clausewitz sembra gli fosse ignota sino al 1866 e fors'anche Q.110 al 1870. Caratteristica dell'ufficiale prussiano fo sempre quella, e lo è tuttora, non tanto di studiare le cose passate, quanto quelle del presente, per prepararsi alle eventualità dell'avve'. nire. Non sembra che Moltke la pensasse al riguardo, in modo differente dagli alt ri ufficiali. Era dovere del suo ufficio di prep~rare i piani di guerra; certa mente non può a meno d i recar meraviglia come, senza g randi stndi, egli siasi dimostratp maestro di strategia. Mentre il mo a.do militare· d'.I!;uropa discuteva intorno alle linee i nterne, e simili cose, il .i\foltke poneva a base de' suoi piani di guerra il concetto : che oggidi'. la prima vittoria é tutto, d' onde il principio : della necessità di un esercito superiore al nemico per numero e per educazione. Già Federi~o II e specialmente Napoleone I nelle gnerre del 1805 e 1806 avevano messo in chiaro l'impoi·tanza capitale delle prime vittorie, ma nessuno aveva . afferrato quel con,celito e trattane il pri ncipio, eccetl,o Clausewitz, dell'impiego contemporaneo di tutte le forze . Col determinare chiaramente lo scopo da consegnire - la vittoria nella prima battaglia - e che i mezzi per raggiungerlo consiste-vano nella superiorità dell'esercito e della preparazione alla g uerra, il Moltke erasi nettamente tracciata la via da seguire. Nel for te ordinamento dell'esercito e dello Stato, e nella. ricca rete ferroviaria egli trovò già le con-
dizioni preliminari indipensabili per l'attuazione delle sueidee, ma l'opera sua, per quanto concerneva l'esercito, nou bs.stava ed ebbe la. fortuna di trovare nel ministro della. guerra, generale R oon, il più intelligen~e e valido cooperatore. Non è il principio strategico del marciare divisi per combattere riuniti, che ha reso grande il Moltke, sebbene non sia da disconoscere ch'egli e nella guerra del 1866 e in quella del 1870- 71 abbia saputo t rarre dalla sua · ap plicazione risultati sorprendenti. È al concetto e principio sopramenzionati e per rapplica· zione dei medesimi, all'assersi sciolto da ogni forma, ch'egli deve la sua grandezza. hloltke. giunto già a tarda età, investito della principale carica. del! 'esercit o, senza .?erò, godere nello stesso di speciale nòmea, anzi essendovi poco conosciuto, nelle due guerre da lui dù:ette, non prova come tutti i suoi predecessori, l'alterna vicenda della vittoria e della disfatta; costan: temente vin citore ottiene risultati inauditi che nessun condottiere d'esercito ha p rima di lui conseguito. Alla stregua dei fatti compi uti lo si d.ovrebbe considerare come il più gran capitano che abbia eiistito. Eppure non vi ha alcuno, anche nello stesso esercito tedesco, che osi paragonarlo nè a Federico II nè a Napo leone I. E la ragione vi è. Moltke fu il prodotto dell'esercito prussiano, e senza le peculiari condizioni del meclesimò, dalla dottrina, accordo e comt1nione di idee dei generali e degli stati maggiori. scendend·o giù giù sino all'istruzione e disciplina della truppa, la condotta. di guerra da lui adottata probabilmente avrebbe avuto etfott.i ben dill'erenti. E ciò è tanto vero che taluno non mancò di asserire che fra gli ufficiali. prussiani 1~el 1870, ve n'erano di quelli superiori a .l\fol tke. L'autore nè divide, nè intende confutare quell'opinione. In ogni modo egli è certo che altri non avTebbe potuto compiere cose più grandi di quelle compiute dal l\foltke. Lo scrittore tedesco accenna pure ad al tro ordine di ide& assai interessante .
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N01'& DI BI.IOGRAFICllE
Fino a ì\foltke, egli scrive, non eravi e non valeva che 1a. dottrina napoleonica; ora sembra si intenda arrestarsi a quella di Moltke. Si ha torto, egli jsoggiunge. Il metodo di guerra. seguito da Moltke ha per caratteristica di essere perfettibile. permettendo di trarre profitto degli enormi progr13ssi realizzati in quest' ultimo trentennio nelle scienze e ne' vari rami industriali. Oosì egli nota, a mo' d'esempio, che giusta la dottrina moltkiana non si giura che per roffensiva strategica, mentre quella dottrina non esclude per niente la difensiva strategica, debita.monte studiata, preparata e da applicarsi nella più vasta scalo, qnando per le circostanze risulti opportuna. L'autore osserva che è difficile ritrarre la figura di Moltke, perchè per la sua nota taciturnità non ha mai svelato l'intimo ·suo pensiero; perchè non ha lasciato lavori storici di pobo e persiuo la. storia della guerra del 1870-71 da lui compilata non è ch\3 un semplice sommario delle oper azioni della campagna senza ragionamenti e considerazioni; perchè, finalmente egli non Lenna mai il comando supremo, ma lo esercitò rimanendo in una posizione subalterna. In ogni modo il 11:oltke è indubbiamente il più grande fra qnanti comandarono da sottoposti. Sono queste le idee principali svolte nell'opuscolo dello scrittore tedesco. che noi ci siamo sforzati di riprodune il più fedelmente possibile e che, a n ostro giudizio, sono part icolarmente note\'toli. Non vogliamo dire con questo che tutte coteste idee debbansi accettare senza riserva. Anche talune asserzioni espiicite non rispondono interamente all'esattezza. Così, e assai prima d i Olausewilz, Napoleone I nelle sue Memorie, segnata.mento nelle Observations siw les opdrations tnilitaires des campagnes de 119fi et 1191 en Italie, e nei P1·écis des guerres du Maréchal de Tu1•ene, e j n quelli Des gue1·1·es de Frédéric TI, aveva esposto tutti i principi della. strategia. Così ci sembra non abbia tenuto sufficiente conto degli scritti di Jfoltke u ltimamente pubblicati dal grande stato maggior e prussiano. Ma -sono nèi, che per nulla infirmano il valore dell'insigne lavoro.
NOTE BI BLIOGRA.FICRE
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Coloro che hanno pratica della lingua tedesca, faranno, senza dubbio, assai bene a leggere quest'importante scrittura. Avranno occasione di seriamente riilettere su que}la grande figura. che fu il maresciallo 11:oltke, ne trarranno diletto, e in pad tempo impareranno a conoscere uno scrittore militare che pel' la robt1stezza del suo ingegno è chiamato a salire assai in alto.
The Art of marching by oolonel
GEC>RGE AnMANo
FunsE.
London. "William Clowes and sons, 1901. Quest'Arte del ma1·cia1·e, che è poi un vero tral:.tato di logistica., ha avt1to una lieta accoglienza nel moudo militt1.re , inglese, sia per il nome dell'autore, il quale ha già dato alla letteratura militare parecchie opere preg evoli (Jlilita,·y Transpoi't; Mobilfaation c,,nd Embm·katior,, of an Ai·my Corps; Or'çjani~ation and Aclministration of' the Lines o{' Com,nunication': Information in wa,·; ..1Jililary K;:peditions be!JOnd the Seas; P,·ovisioni-ng Armies in the Fi·ielà), sia per la lacuna che l'opera vione colà a riempire ; sia infine per il valore intrinseco dell'opom stessa. Sebbene per noi, che abbiamo già buoni libri stilla materia, non presenti quell'interesse e quel sapore di novità, e di originalità che ha destato in Inghilterra, l'opera tuttavia si raccomanda per i numerosi e appropriati esempi shorici che contiene e per ciò che si riferisce alle guerre coloniali. Un intero capitolo tratta dei mids.
B. D.
RASSEGl'iA lllLITAKE ESTERA
RASSEGNA UILITA RE ESTERA L'ESPAN 'IONE FRANCESE NEL, 'AHARA.'11 Dopo le prime operaziu11i compiuto uel Sahara settentrionale dt1,Ua missione Flamtind e le susseguentii che condussero all'occupazione del Tidikelt, del Gourara e dell'oasi a·r gli (vedasi Rivi.~ta 11tilita,,e del Hi settembre HlOO) nou fn possibile, a causa doll' inoltrata stngione ostÌ\·a, proseguire ulteriormflnte l'opera di or.cupazione, e solo per mantenere cli fatto l'autoriti~ acquistata in c1uella regione vi rima.sel'O : un distaccamento nel Tidikelt, col coma,ndo ad In-Salah, un altro a Timimoun nel Gourara e la colonna del colonnello Berlirancl, forte di circa 2000 uomb1i, ad !gli, nella valle dcll'oued (torrente) :::liLOU r ;t (2).
Dmnnte lu, sostn esti vt~ h~ Francia cercò di iwcordarsi cou tutte lo potenze europee interessato 1>oliti1:amentc nel NordAfrica e da tntte le ,enne riconosciuto il diritto cli dominio sulle regioni occmpate. Col Marocco più specialmente gli accordi furono per via cliulomacica condotti cou grando abilitit. e per quanto la st;mpn. inglese nbbia cercnto cli creare ostacoli alla politica colonin.Je francose, è ora.ma.i A.ccertn.to che il governo marocchino, dopo le platon iche proteste fot te presso le potenze europee, nel decorso anno. si è adnttato de.fìui livamente fl subire l'aziono militare s,olta dalla 'fi'rancia sulle sue frou(i) Per soi;uire te opernzi,,ni ve Il una c:~rta q11nlu1111ue dell"ACnca or.ci,leut.1.le, JH'C· k l'il1ii 11wn tc ra C111·te <111 S11i111111 ,t //11 1111rd-ov,•.<1 dr l'A{·1·iq11c dt· ltr ,lfèt11l,l'ra11(e 1111 Sè11éf/11I d au lnc T,h,111 ,li P. \'rn.1.oT mcmhrn cfplla :::,cieta :!M~mOr:1 di rarii,:i. I:! :;, ., 1ueforito nell:, ,,•con !:i , .. m~ udla prnna I :ir1e tli lfllt!,IO stu,ho ,Il la•c1are ai nomi l'ort1,gra ll:1 frn n •e,e I è r rc111iesne 11iil f.,ril,• 111 rki·r,:i ,nl lt• ~art,• ,te! S·,hnra cli tdl1.l11ne fr11 JJ1:~;c, che ~ono le 1111;.liori rub lJhr.a t,) finora.
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tiare. E che così sin. non può parer dubbio dopo il recente scambio di cortesie e la visita fatta dall'ambasciata marocchina al presidente sig. Loubet. Bi disse, e con imistenza fn ripetuto dalla stampa francese, che per istigazione del governo sceriffiano le tribù del confine 01:icmtale del :òfarocco si mostrassero ost,ili all'occupazione francese, ed i eon Linui attacchi contro le colonne ed i conyogli ùiretti al sud an·ebbero potuto giustificaro q1.1elle asserzioni. Se si con Ridera pe1·ò che la conquista dolle oasi per parte della F rancia togli eva a quelle nomadi od 11,g· gnenite tribù la possibilità di guerreggiare e razziare nel Gourara. e nel Touat, si comprende facilmente come non vi fosse bisogno alcuno di nna maggiore spinta, per deciderle ad al.ti gijerreschi contro un conq uist,atore che veni va a computore ad esse una ricca regione tla sfruttare. Tnoltr~, il sultano non ha sullo popolazioni del coulìµe orientale che tm'autorità puramento nominale, mancandogli i mezzi per fa rsi rispotLare e mantouere sogget(,e a.Ile }oggi quelle t urbolenti tribì1; da ciò la dinìcolhi. di evitare e piit ancora di reprimere i loro atti di ostilità ,-orso i Francesi, atti che potevano sembrare suggeri ti dal sultano, mentre realmente rappresentarono e rappresentenrnno sempre le ordinarie imprese guerresche di quelle popolazioni.
Kotizie .~ut paese. - .Jspetto generale. - 01·0,cjni(i,a. - Priurn. di 1·ipreudere la narrazione ciegli nvvonimenLi svoltisi nellfl oasi del Sahara non sarà superfluo dare al leLtore un o.;11110 descrittivo so~mario di quelle regio1Ji che stanno por diventare parte integran te del Nord-Africa francese (l). (!} Fino ad oggi si Jluo cfire rhe se Il Touat ha avuto 1,nchi fortuuali L•sploratort m•u gli è m~ncata 1·01>cra di distinti ~muori che ron ;\Ulore ed mlelllgcnza si sono nr.rn1iall di tale paese. 1l3s:1ndo,i s ull o ~c.1rso materJ;ilc proveniente <fai vtaiigiatorl ~ plu 111u·,1 rn sulle inform111. loni t·ipotute o ro 111roll11 lo da ,i,•111,• rii l'Orsa , 1 f 111toro11 0 co111111 lnro dello hnone cario e ~crivei.:.,e pregevoli ,nono)'ralle. llnstera. q11 i l'i l11re ,,ieuoi nomi dei r111 t· hlarl, 1ilù nu lor~v,111 o rosci,•uzlo,i fra gli uutorl 111 parola: co l~n nollo Us C0Lol111. mi::egnere !>ol\YAUNB, c11p11ano 81s,uer•• cou le n,:t•onn:R. capit.11111 l.f' Cn,1Tr.1.,c11 '. ~i~norl SAIIATIBR e 011ou,s.us, dalle cui opero lurouo a11,uti i i.lati 11, r la compllaz,one tli qnrstr noli1.IP ~om mnriij,
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R~SSEGNA MI Ll'l'ARE E STERA
A. sud del 30° parallelo nord, dall'Atlant ico al Nilo, attraverso il continente africano, si stende quella, zona ari~a di la,rghezza vari[.'"bile ove1 salvo nei limitati gruppi di oasi, la vi~a è quasi spenta. È il deserto cli 8ahara. Di questa zona si prende in esame solo la regione i mmediatamente a sud dell'A.lgeria conosciuta genericamente col nome di Touat. Tale denominazione non è precisa, è bensì usata da molti geografi e dagli stessi Touareg, ma g l'indigeni danno i l nome di Touat al solo gru()pO di oasi del centro, quello cioè sjtuato nel1a valle clell'oued Messaoura, mentre chiamano il gruppo a nord col nome di Gouram: ecl all'altro più orientale danno la denominazione di Tidikelt. Jn complesso i tre gruppi si stendono lungo ml arco di cerchio cli circa 500 chilometri di svilu1Jpo colla. conca.vit a a nowl-est. La superficie a,pprossim}1tìva si. può coruplessi'vamonto calcolare di. ci.rea 2000 chilometri quachati con una popolazione all'ingrosso di 800,000 abitR.nr.i. Recinge l'arco a snd-o,est l'ouer1 :i) fessaoura o Saoura, torrente che corre i11 direzione generale da nord-ovest a sud-est. L'oueél Djaret affiuente del precedellte lo r.ecinge da sud, nella parte meridionale ~el Tidikelt. A.d est dell'al'cO si ilistende l'altipiano del Taclemait, a nord il Teniet-el-Melk, regione di elevate dm'.le. SuU'asse dell'arco, in dil-ezione opposta al Touat, trovasi l'oasi di El-Goléa e fra questa e le estremità dell'arco (Gourata e T iclikelt) apro11si due ampie e lm1ghe depressioni; quella dell'oued Mesghiden, a-ffiuente dell'oned l\fossaoura a nor d, e quella dell'oued )Lyà a sud-est che ,prende origine nell'al tipiano del 'l'aclemait; oued caratteristici le cni a.eque sotterranee corrono in opposta direzione. Il terreno, in genere ond1ùato, brullo e sassoso, si innalza nel gr uppo montano dell'Adrar, nell'al tipiano de~ ì\Iuydir ed in genere verso la periferia dell'arco nella parte occidentale. TL1tto all' ing iro si stende il deserto, immenso, desolato. AUraverso questa ci ntura, sempre difficile, spesso impraticabile, si aprono alcuni terrazzi determina.ti ç1agli oned già . nominati o dai loro affl.uenti e che essendo i soli passaggi
RASSEGNA Mlt.lTAR.E ESTERA
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percorribili dalle carovane, pe1· l'acqua ed i pMcoli che vi si tro,ano, costituiscono le sec·olari vie di comunicazioni fra le oasi, il Mediterraneo, il Niger, ed il Tchad.
. ld1·og1·cifì,a,. - L' idrografia della regione si riassume attorno agli oued dei quali già si è fatto cenno, e ili cui il più importante è l'oued Messaoura o Saouta., formato dai due oued del Guir e del Zousf~na, che raccolgono e convogliano per vie sotterranee l'eno1·me qttantità d'acqua pro,,euiente da.Ile nevi perenni e dalle pioggie a.bbonc1anti che oarlono sui versanti meridionali del grande Atlante orientale, e dalle montagne oranesi. Le due correnti 1·iunite al loro sbocco nel piano formano l'oasi d' Igli o Igueli. Da questo punto l'ouecl _prende il nome lli Messao ura o Saoura. Volge a sud-est percorrendo una stretta depressione dai versanti poco ùeoisi, riceve snccessìvamente l'onec1Mesghiden nella Sebka (1) del GotU'ara e quindi il Dja.ret a sud del Touat. Poco dopo si perde in 1.rna Sebka a cui succede u11a vastissima depressione, ari rla, desolata, terror e ,folle ca.rovane, chiamata il Tanezzouft. A. sud d' Igli l'ouecl ha il letto coperto di palme ed a valle ùi Beni-A.bbes la vegetazione arborea è tanto :fitta che gl' imligeni chiamano q nella valle ta f01·esta. All'altezza del Gou ntra e del To11at la riva destra diventa stertle e d isabitata mentre sulla sinistra è tutto un seguito di fertilissime oasi. L 'a:cqua sottel'ra11ea è sempre abbondante ed all'epoca delle pioggie si fo1•ma una corrente superficiale .che dura qualche giorno. Altro ouecl importante è il Dj aret o Botha (questo secondo nome è dato solo da alcuni esploratori) che )1a una ;ral]e a forma di sacco, i l cui a,sse pr incipale va da est a ovest, limitata a nord dal '11ademait, ad est dal Ira-ouen, a sud (J) Sebka é il nome che si rlà nel Sa hara allo rrgi1)ni costitu ite da bassifondi ncq u; . trlnosi con voi:cta·ll ono r~l us11·e, S'pcsso asciutti n r lln stogio11 e a rida.
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RASSEGNA ?IIJLlTARE ESTERA IIASSEGNA !lltLI'rAII E ESTEl!A
clall' Ifetteseu, dal Momdir e dagli u ltimi contrafforti di questo. . Raccoglie le a-eque di quest'ampio bacino, e Je convog.h a nella stessa Seb.ka dove si perde l'oued Messaoura. Le r~ve sono inclecise; il b;cino è solcato da molti altri corsi d'acqua: fn1, cui sulla destra il :M:assim o Tillmas, che, secondo ogm probabilità, irriga per via sotterr~nea l'oasi d.' In-Salah . La valle è ricca d'acqua e la v egetazi.one arborescente e forag0O'iera vi è assai abbondante. Per chiudere questo cenno sull' iclrogra~a .occo.rre no.tare come in massima l'acqua adoperata per l'1rnga,z1one s1 ottenga dai cosidetti feggaghvr, sorgenti ~e~se allo_ scoperto e condotte dai terreni più all;i in quelli p1t\ bassi a mezzo di J.JOzzi in galleria e di condotti sotterranei lunghi spesso più c]Jilometri. . . , L'ubicazione di questi condotti rispetto alle loro testate e generalmente da nonl-est a sud-ove~t. e q11iodi lE! acque scor1·011(> in direzione pressochè normale all'oued Messaoura ed al Djaret i ciò dimostra l'esistenza ~el so_ttosuol? di u11 abbondante velo liquido, il quale proviene m numma parte dall'altipiano del Tademait, ma la sua p.rinc~p~le or igi~e è n ~l Tel1 francese. la cui stagione delle p1ogg1e mverna.li, cornsponde, calc~la.ndo la distanza, al massimo rendimento dei (eggaghfr del 'l'ouat e del Tidikel t.
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Abitanti. - La po'])olazione ~h~ abi~a q~e~to ~r ~p?o di oasi con:,ta in massima cli arabi di vane tnbt~, rmmti specialm ente nel 'l'idikel t; di pochi Sciorfa, .A.rab1 del Marocco discendenti da Fatua figlia del Profeta; di Zenata, razza ber bera un tempo dominante nel Mog~reb ed _ora ca.dut~ nella condizione di cliente degli .A.mb1 conqmstaton ; di Harratini, saJigt1e misto arabo-negro, ch o vivono coltivando i O'iardi:ni dell' aristocrnzia, ricevendone in compenso un quinto del prodotto; di. Schiavi che raggiu ngono e _fors_e superano il decimo della popolazione. Lo schiavo coltiva 1J
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giardino del pa.tlroue o mercanteggia per conto di questi, lo segue nelle spedizioni o gli cura le greggi, ma è sempre ben tnittato o può avere famiglia. La sua condizione materiale anzi, è migliore di qnella del povero Han-a.tino, poichè ha per lo meno il vitto assici.'trato. Tutti questi abitanti possono considerarsi come divisi in due classi, i seden.tari o coltivatori ed i nomadi, quelli rinchiusi nei ksar (villaggi), questi raccolti sotto le tànde. Il ksar si presenta talvolta sotto l'aspetto di un vero e gigantesco castello feudale, dalle alte muraglie merlate, piantato sull'orlo di qualch e umido burrone. .A.l tri invece hanno mura basse, e lo case sparse nei gia1·dini occupano una vasta superficie. L'aspetto inter110 del ·villaggio è sempre misero; e :fra le case costrutte di argi.lla, sassi, canne e mota, corrono viottoli generalmente coperti da volte, pieni cli buchi e d'ogni sorta d' immondizie in modo da rassomigliare ad orribilì corridoi in cui non entra aria nè luce. In quelle abi tazioni cadenti, ammuffite ed a.uuerite, ed attraverso le strade p uzzolenti, brulica una popol~zione livirla, rosa dalla scrofola. Il Ksouriano (1) è sparuto, so~We, oggetto di contiuui motteggi per parte del nomade ohe asserisco averlo D io fatto tanto esile perchè possa arrampicarsi sugli alti e sottili rami della palma senza romperli. Il nomade al contrario è magro sì, ma ben proporzionato, muscoloso, rnbusto, a:ffro,nta da spavaldo fatiche e pericoli. Il suo aspetto è tanto fiero ed insolente per quanto quello de] Ksouria:uo e rassegnato e melanconico; si capisce a prima vista che quello domi1rn o questi gli è sottomesso. Il nomade conrlnce vita erran te, alla grand'aria, ed al sole, sempre in moto ; compie talvolta lunghi tragitti per corr-ere ai pascoli che un'improvvisa pioggia estiva può aver formati. Nel ksar egli ha le palme che i! Ksouri.ano g li coltiva, verso un mag ro compenso; ivi, sotto la salvaguarclia (I) Prende ques to n,me l'abitante de l ksar. 10G -
ANNO XLl' I.
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,RASSEG!\tl MILITAJIF. ES'l'li:R.A
RASSEGNA .l!!L IT A11E l,STEKA
di quest'ultimo,') ha le proVTiste di grano, il burxo fabbricato clalle sue donne, la lana delle proprie pecore e le riserve d i dattexi. Tutti i tre gruppi d'oasi furono, un tempo, strettamente soggetti all'autorità di qualche potente vicino. Compiuta la conquista araba e sottomessi definitivamente i Berberi ali' islam, il Touat, per la ~ua posizione fra la Nigri:iiia ed il MogJueb, e per la sna ricca produzione ebbe momenti cli ve{a prosperità. La conquista marocchina cambiò ciuello stato di cose, ed il potere dello sceriffo si estese fino al Niger, ma presto s'indebolì al punto che il suo dominio sul Touat si affermò solo per mezzo di rnzzie. All' indebolimento del governo corrispose l'aumento eh potenza dei nomadi Touareg, discendenti da.i Sanhadigia, cavalieri ausiliari degli imperatori neri del 14° e 15° secolo. Attualmente i poveri coltivato1·i, i Ksouriani, sono oppressi dai Touareg Haggar, che ogni autLmno vengono dal sud a percepire la cosidetta imposta del sedentario, oppure dai nomadi çlella Zousfana, provenienti dal nord, a che trattano il Touat come ì] pastore tratta la pecora.
Angherart con cantroTimimoun~ l'oued 1\:1:essaoura con centro a K arzaz, i l Touat col capoluogo Tamentit, il Tidikelt coll'annesso di Aoulef e centro principale In-Salah. R iportandoci a quanto si disse nella prima parte di questo studio (1), il sultano del Marocco ha cercato varie volte di affermare la sua autorità sulle oasi del Touat , e quasi sempre per invito degli abitanti, che al minacciato dominio francese indubbiamente eff'etti1;0, preferì vano quello sceriffi auo p1wamente nomùiale. La protezione del sultano si ridusse però di fatto alla nomina di qualche caid (giudice) scelto fra i notabili del _paese, ed al riceviment o di r egali in. denaro o in schiavi. D'altra parte è da notare che quando una grossa SJ)edizione francese avanzò verso le oasi gl'indigeni non ·esitarono a protestarsi amici della Francia. (c.ome nel 1872-73, allorqua.ndo la colonna comandata dal De Gallifet occupò ElGoléa per punire alcun a frazioni ribelli della provincia di Oo,$tantiua).
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0 1'dinamento politico amministmtivo. - I villaggi berberi, e sono i più, hanno un'organizz,aziona democratica consexvata per tradizione, pochi a.I tri conservano la costituzione feudale di qualche secolo fa e sono quelli ove domina l'aristocrazia religiosa dei Sciorfa. Più villaggi riuniti da un patto speciale, e talvolta anch~ uno solo, formano un blad governato da un'assemblea di not abili eletta con suffragio universale. I blad sono indipendenti gli uni dag li altri, ed anche i ksar di uno stesso blad godono di liber tà amministrativa. La vicinanza dei luoghi, la comunanza d' intere~si o le tradizioni, hanno .in realtà dato luogo a ra.ggrnppamanLi maggiori quali i blad d' Igli, del Gourara coll'annesso di
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Sette reltigiose e p a1·titi politici. - L a religione maomettana domim1 aissol uta fra gli abitanti delle oasi, i quali però seguono i precetti di varie sette, tutti dal più al meno ostili all' invasione cristiana, ed in modo speciale a quella dei Francesi, che mnlgrado la lol'o tolleranza r81>presentano il pericolo più vicino e maggiore. Fra le sette religiosa la principale è quella di Mul~i Taieb; alla quale è ascritto il sultano dal Marocco con la massima parta dei suoi suddìti, ecl il cui capo, lo Sceick dall' Uezzan, è personaggio forse più poten te dello stesso siùtano. I ndipenc1antemente dal raggruppamento in set te, la popolazi~na è divisa in. dne grandi par titi politici o soft; quello degli Ihamed e q nello dei Soffian, che trovano la loro origine in tempi molto rtlm~ti. I due partiti estesero per lo passato (11 Veda~i llivfsla mli/are del IG scuorr1 1Jrc 4000.
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RASSEGNA m_tl' l'ARls BSTERA
la loro influenza assai lontano; in segtùto, cessate le ragioni della loro esistenza i nomi si conservarono nella tradizione delle lontane oasi de1 sud, quale segnacolo cli inimicizie profonde ed ereditarie. · Nel Tqnat si nasce Soffiano o Ihamed come nel medio evo si na.s°oeva Guelfo o Ghibellino, e solamente i nomadi passano con facilità da un partito all'a ltro per sfruttarue le inimicizie o per avere un pretesto , di rapina. r
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Produzione. - Le oasi producono robbia tenné pimento . ' . pelli, tessuti e grano, ma in quantità limitata. Il dattero rappesenta il maggior prodotto del suolo, ed esso costituisce l'alimento base della popolazione e l'articolo principale del commercio di scambio. Sulle palme grava l'unica impost,a ordinaria che serve a coprire le spese per l' inigazione c1ei palmeti, irrigazione ohe ha luogo pAr mezzo di una :fitta 1·ete di canali e canaletti. in mur~t~a, costrutti e mantenuti con ogni cura. Ogni palma h~ dintt? ad una deterniinata quantità d'acqua, e l' imposta vien pagata rn natura all'epoca del raccolto . . Nel.le oa-si_ del Go~rara e_del Ti~ikelt la :6:ttezza delle palme s1 puo considerare m ra.g1one d1 250 per et baro. ~ el Touat p1·opriamente eletto la media non va oltre le 200piante parche fra palma e palma si coltiva l'orzo ed altri cereali. L'abbondantissima produzione Ìll datteri dà luoo-o ad un . b o commercio a bastanza attivo da nord e da sud. Carovane periodiche portano i datteri nel Tell e ne ritornauo cariche di stoffe, burro, olio, metalli, ma specialmen~e di grano. L a maggior quantità di datteri, di qualità eccellente, e data dal Gourara che produce pure poco carbone e qualche buon tessuto di lana o di cotone. Il Touat, ol tre i datteri, produce nna discreta quantità di orzo e di tenné, pianta che gli Arabi adoperano per ottenere la tintt1ra in rosso o qnale astringente. Nel Tidikelt alla produzione del dattei·o si unisce quella del bestiame, più specialmente cammelli per i trasporti. )
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RA$S8GN'A ' M!Ll1'ARE ESTERA
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Comwniccizioni natu1·ati. - A ttra.verso alla cint1n·a che avvolge il gruppo d'oasi del Touat, cintura costituita dai terreni a sabbie mobili o sa~sosi, privi di vegetazione, squallidi, desolati, caratteristici del deserto, si aprono qua e là, in corrispondenza degli oued, delle vie naturali seguite dalle carovane, e che mettono in com1micazione il Touat col Marocco; l'.1;\ Jgeria, la Tripolitania ed i l Soudan. Q.ueste aperture son.o determinate: A nord : dall'oued Mesghiden la cui vallata incanala il trausito dal Gourara verso El-Goléa, e quindi su Gardaia e Laghouat ad ovest e su Ouarg1a e Touggourt ad oriente; dall'oued Saoura fino ad Igli, ·dal qua.le punto il transito volge a nord su ]figuig e ad ovest sul 'l'afilet. A sud : dall'oued Messaoura, dal Djaret e quindi pel Tanezzouft verso Timbouctou. .A.d est : dall'oued Massim che dal Tidikelt incanala il traffico su Gbadames; dall'oued Mya, che, superando la barriera 01,posta dall'estremità orientale di El-Baten, traccia la via per El-Goléa ed Onargla. Da queste apertm·e escono. le principali vie car0vaniere. Non è però da ritenersi che siano le sole, p·oichè la cintura indicata non è assolutamente insormontabile, ed altre vie si svolgono ci.ua e là attraverso al deserto.
Vie ca?-Ovcmie1·e. - Allo scopo cli tlare un' idea delle distanze approssimative che separano dall'Algeria, dalla Tripolitania, dal Soudan e dal Marocco il gruppo di oasi preso in esame, si riassumono i principali clati sulle vie di comunicazione percorse dalle carovane per superare la zona del de13erto che lo circonda.
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IIAS~EO,NA MtLlTAllK 11STEl<A
l<ASSBGNA mLl'l'A RB 1lST.E8A
Il .movimento più attivo ha luogo verso est e verso ovest. ~er ~e trasversali che conducono da una parte alla Tripo~ htama e dall'altra a.I Marocco. Segue la via. che conduce a Timbonct ou ec1 in ultimo quelle vérso il sud algerino. Dal._Tidikelt ~er portarsi a Ghadames occorre superare una distanza d1 800 chilometri circa. Il commercio su questa via è costante, la étrada è in buone condizioni e per il maggior percorso si svolge in piano; lungo il suo pe:'corr,o, meno in qualche tratto, si trovano i n quantità sufficiente l'acqua ed i pa,scoli. Da Tripoli provengono le armi, la maggiox parte delle cotonate e molti altri prodotti destinati per la massima parte a_ 'l'imò~u~to~; per la st~ssa Yia passano gli schiavi sempre ncercatiss1m1 a Costantmopoli. Dalla parte orientale cioè dal Gourara e dal Toua.t a Figuig con 1m per corso in media di 300 chilometri si svolrre 1~ buona ~ia bat ~uta ~alle_ carovane che trasportano sp:c1al mente 1 datteri tlestmati alle provincie di Mekner e di Fez nel Marocco. D~ R:erzaz parte per Ta:filet un'al tra strada (450 chilometri cuca) per la quale si avviano le carovane dirette nella provincia di Marocco. Verso il sud, dal Tidikelt e dal Touat per Timbouctou con 1m percorso di 1300 chilometri circa, si svolge la strad; bat~uta da carovane di varia importanza, fra le quali uotevoh le due a~uali grossissime dette Akabar. Queste partono da Akabh nella parte mer idionale del Tidikelt l'una a~ principio cli aprile, l'altr a al principio di ottobr~. Impiegano 45 giorni 1)el viaggio e dopo 4 mesi di riposo riprendono la via pel ritorno. QL1este carovane comprendono s~es~o da 4 a 5 mila cammelli, e percorrono 85 chilometri circa al giorno, se in terreno ordinario, e fino a 60 chilometri quan_do occo~-re traversare le zone prive d'acqua. Un movimento più limitato si compie sulle due vie che dal Tidikel e dal Gourara menano nel sud Algerino e cioè verso 1a regione del Mzab a nord di El-Golèa l'una, e verso
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il sud oranese Faltra. Qnest'nltimar è q_uasi A,bbandonata perchè obbliga a traversare 170 chilometri di :forti dune. La 1-agione per la quale il commercio fra l'Algeria e le oasi del Touat. è tan to ridotto va ricercata, secondo il parere di alcuni, .nella proibizione del commercio degli schiavi, ma se si considera che anche verso la, Tripolitani.a ed il Marocco questo commercio è ridotto a meno di 1000 schiavi all'anno, non può accetta,rsi questa considerazione quale una spiegazione plausibile, e gi9va ritenere piuttosho come si sia troppo esagerata l'importanza del Touat quale mercato di sca.m bio nei tempi attuali. *
** Le opei·azioni rniUtcwi compiute nella seconda métà del 1900. - ProsegLtendo nella esposiziona- dei fatti, come fu possibile raccoglierli dalle notizie riportate dalla staro pa francese, chu'3.nte l'estate del 1900 la colonna d'Iglì e le colonne d'approvvigionaJllento l nngo la linea, d'operazione ebbero a su_bire ripetuti attacchi. In questi scontri ai Francesi furono inilitte continue perdiLe che, se piccole in paragone di quelle che subì ]'avversario, furono sempre tali da rendere ardito quest\1ltimo fino al punto di attaccare i posti fort ificati stabili ti per l?roteggere la lunga linea cl' oper::tzione. Uno di questi arditi attacchi fu eseguito la nott e del 1°ottobre contro il forte di Zoubia-DL1veyrier. Per frena.re ta1i atti di crescente audacia fo inviato un distaccamen to cli 1200 gomnie:rs di .A.in-Sefì:a, al comando del colonnello del 2° reggimento spahis, contro l'.oasi del ]J'iguig, vero ridotto1 occupato fortemente dalle tri bù marocchiue. Il distaccamento sconfisse al Colle di Aìcb il nomico e r itornò il 6 ottobre 0011 30 prigionieri. e gran quantità di cammelli, montoni, cavalli e muli presi al nemico.
Occupazione d'Adi·m· . - Intanto il generale Servière, comandante divisione d'Algeri, compiva nei mesi cli giugno e l uglio un\ giro d'ispezione nelle oasi. Per portarsi dal Ti-
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RASS.EGX A MII.ITARE ESTS ll A
RASSl!GNA )IILlTARE ESTERA
dikelt al Gomara volle traversare il 'l'ouat, ed in tale occasione occupò éolla sua scorta Adrar, uno dei più importanti centri popolosi cli quella regione, ottel1endo in seguito a quelr atto la sottomissione di quasi tutte le oasi del Touat, TÌmaste fino a quell'epocp. fuori della zona d'azione delle colonno conquistatrici a causa del loro ritiro per l a stagione inol t1\"~ta. L'occupazione cl'.A clrar acquistava tma grande importanza perchè, data l'ostiliti't spiegata col1tro i Francesi ùalle tribù nomadi del Tafilet, permetteva, stabilendovi una guarnigione, di fare argine a.Ile incursioni che non avrebbero mancato di compiere nel 'l'ouat e nel Gourara i Berabers ed i Doni-Meni a che fra quelle t ribù sono le più aggueITite. Prevedendo ciò, il generale Servière, aveva proposto di tenere Aclrar occupata cou truppe da prelevarsi dai più vicini p osti di 'l'imimoun, l!'ort :Mac-Mahon o da l~l-Golèa, ma ai necessari spostamenti si oppose l'inoltrata stagiono estiva, e quiudi Adrar rimase senza un presidio dopo la pa.rtenza di rpiel generale. Verso la fine di agosto le previsioni dol. generale Servière si avverarono perchò un forte nucleo di Borabers, proveniente dal Ta:fìlet, senza contrasto potè attraversare il Toua.t ed invadere il Gourara, allo scopo di soJlevare quelle tribù contro la dominazione francese.
Sal1ara da Timimoun, od in quello stesso giorno i Francesi ritentarono l'attacco; però il nemico resistette tenacemente ed inflisse loro delle sensibili porc1ite. DOLlO questo scontro h1 piccola colonna si ritirò in attesa di nuon rinforzi e cli un cannone, domandat,i urgentemente a Timimoun. Il 5 settembre i Francesi rinforzati ripresero l'attacco della posizione cli Sahela-ÀCetarfa e subirono una nuova sconfitta. con rilevanti perdite. Nou. aven<lo altre truppe o. tlisposizi.one JJer poLer ritenta1·e l'attacco, il comandante francese ripiegò su 'l'imimoun senza essere disturbato clal uemico. La situr,,zione, se non poteva dirsi critica, non era esente da pericoli, sicchè si rese urgente l'invio di nuo,e forze per assicurare la difesa del posto di Timimoun e mantenere alto il prestigio delle armi francesi su quelle ttubolenti popolazioni i a questo scopo fmono inYiatè da El-Goléa nuove truppe uel G·ourara.
**;;: Combattimenti cU Scdiela-Meta1-(a. - Il capitano Falconetti, comandante del posto di 'rimimoun (capitalo del Gourara), avuto sentore della sollevazione ohe già manifesta.vasi in alcune tribù sottoposte al suo comando, deciso di fare un giro nella regione, e l'effettuò con un piccolo distaccamento cli spaltis del Sahara ed il gomn comandato dal capitano Pein. Nel Deldoun questa piccola colonna incontrò i Berabers numerosi e ben armati, e non riuscì a sloggiarli dalla forte posizione da os:;i occupata a Sahela-Metarfa. Chiamata. in soccorso, giunse i.l 30 agosto: la 23 compagnia tiragliatori del
*** I 111101:i ordini impa1·iiti dal gorerno. - Dopo gli sfortunati combattimenti presso Sahela-Meta,i fa la Mampa francese, quasi unanime, con quello spirito di patriottismo che tanto la distingue, spinse il governo ad agire cou maggior energia inviando nuove truppe p er costituire guarnigioni permanenti nel Touat, allo scopo ùi porre un freno alle continue incur!iioni delle tribù marocchine che con !,anta audacia si spingevano a breve d istanza dai posti francesi ed insinuava.no nell'animo cli quelle popolazioni l'idea della rivolto contro il dominio francese. Il governo che desiderava agir con energia, n on disgiunta da una decorosa pniclenza, impartì le necessarie istruzioni al governatore generale dell'.à.lgeria ed al comandante del 19° corpo d'armata, mànifestaudo essere sua intenzione di assicurue il pacifico assetto delle oas~ e per far ciò decideva che si dovessero stabilire nuovi distaccamenti in quelle
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RASSEGNA MILITARE ESTEIIA
regioni, dare i l cambio a quelli eh.e già vi si trovavano da,. pateoohi mesi ed intraprendere gli studi pel !ìroluugamentoclella ferrovia del sud oranes~ :fino ad Igli. L'attuazione del piano' così n~ttamen te tracciato dal govern~ e che non implicava nuove spedizioni, allo scopo di attuare novelle con quiste, bensì limitavasi ad assicurare l'assetto pacifico del paese già, occupato, nel modo pili sollecito, e convenie.nte, fu subito iniziato.
L'inccwico afficlato at gene1·ale SenYiè1·e. - .A.I generale Servièrei che già erasi reca.bo nella precedente esta~e nel. Sa.bara, fu affidata la missione di portarsi ne1 mese di dicembre 1900 nell'estremo sud-algerino per procedere al cambio delle guarnigi oni, ed alla organizzazione dei nuovi posti militari nel Touat . Fu inoltre incaricato di i-i.ferire sulle risorse della regione, snllo s,,iluppo di cui è suscettibil e e di completare con nuove informazioni le notizie già possedute dal governo per p rocedere all1 organizzazione amministrativa in modo semplice e beu corrispondente ai costumi ed alle istituzioni del paese, uti.)jzzando in larga misura l 1opera e l'autorità dei capi indigeni ben disposti -verso un'amministrazione francese, capace di garantire l a pace e la sicurezza agli abitanti, proteggendoli contro le incmsioni dei Touareg e dei Berabers. Per ragione economica e per la difficoltà di poter requisire un adeguato numero di cammelli, dopo le g ravi perdite di tali quacù.'upedi subite d urante lo scorso anno, si ridusse Pe:lfettivo delle truppe a disposizione del generale Servière a circa 650 uomini con 3000 cammelli da traspol'to. I vari elementi costituenti questo piccolo corpo, furono raggmppati in due colo:nne che partirono per il sucl col progetto di rimlÌl·sj a Timimoun per rilevarvi le truppe ivi residenti da un a,11110.
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L'attacco irnpi·ovviso cU Tim-imoun. - Verso la meta di febbraio col'rente anno, il generale ottenne la sottomissione· delle oasi di Sahela-Metm:fa nel Goura.ra e diBrinken e Tsabit nel Touat, di cui i càpi si presentarono volontariamente à lui e gli fecero ottima accoglienza. .Mentre tanto felicemente procedevano le operazioni della piccola col onna, il 18 febbraio il posto di Tin;iimotm fu improvvisamente attaccato alle 4 del mattino da un migliaio cli Berabers provenienti come al solito dal Tafilet e condotti dai caid di Bondo e Charouin. L'attacco fo sostenuto e val~rosamente i·espinto dalla piccola guarnigione di 160 uomini che, dopo tre ore di combattimel'.)to, obbligò il nemico a ritirarsi verso l 'Gued Sebkha lasciando sul campo un centinaio di morti. Le perdite dei Francesi furono di 1=l m orti (fra cui 2 ufficiali) e 21 feriti'. La notizia cli questo combattimento giunse dopo pochi o-iorni al t>O'enerale Servière che essendo in marcia nel Touatr b senza frapporre indugio si po1·tò celeremente contro gl'invasori. Il 28 dello stesso mese egli potè attaccare i Berabers che · rinforzati dalle genti di Charrouin gl1impeclivano l'ingresso in. quell'oasi. Il nemico fu sloggiato con gi·avi perdi te e messo in foga. Resisteva ancora la casbah (cittadella) cli Ohiuoui11 i n cui arasi rifugiato un forte nucleo di ribelli. Per ottenerne l a dedizione occorse l'impiego dell'artiglieria;· dopo un breve bombardamento, il 3 marzo, gl' indigeni capi - . tolaron o e l'intera oasi si sottomise. . Il 6 dello stesso mese il generale Servière partì per l'oasi di Talmin che venne occupata il giorno 9, dopo breve combattimento. *** Il 1·itomo del gene1'ale Se1·viè1·e. - Durante lo svolgimento di queste operazioni il generale -potè rendersi conto esatto delle disposizioni d 1animo degli abitanti nelle regioni attTa-
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RASSEGNA )IJLITAJIB ES'l'ERA
versate e constatare come per la massima parte tntti fossero favorevoli all'occupazione fran0eae. Abbondanti n otizie furono pure raccolte sulle risorse del pa.ese a.Ilo stato di fatto attuale. Verso la metà di marzo corrente anno riéenen do ormai compiuta· la sua missione, il generale Servière prese tutte le disposizioni per il collocamento dei piccoli distaccamenti destinati a rimanere nel sud, e Jasciato Talmin, anzichè diri·gersi per Timimoun su E l-Goléa, per entrare ad Algeri preferì segnire la via dell'oued lvlessaoura che raggiunsP a Ksabi (a 250 chilometri circa al sud d'Igli), dal quale punto accompagnato dalla scor ~a destinatagli dal comandante della divisione cL'Orano, potè, risalendo l 'oucd Messa.cura e quindi la Zonsfana, raggiungere la ferrovia. del sud Oranese e rientrare per quella -via ad Algeri, dove giunse il 18 maggio. Quivi era stato prededubo dal generale Menestrel (pa1·(;ito colonnello e promosso generale mentre trova vasi nel Titikelt) che staccatosi da l ui nel sud Algerino, con una piccola colonna aveva provveduto al ritiro delle guarnigioni già dislocate nel Sahara, e dopo aver compi uto quest'incarico, per Timimoun era rientrato sui primi di maggio in Algeri. Oltre i distaccamenti lasciati neUe oasi, al principio di maggio funzioua,va già regolarmente J>aunesso del servizio coloniale i mpiantato poco p1·ima ad A.dra.r, nel Tonat, che, iu unione a quelli analoghi già precedentemente impiantati ad In-Salah e a TifilÌmoun, veniva a completare e ad assicurare il funzionamento di quell'importante servizi o.
Le ope1·azioni n el Messaolwa. - Mentre abilmente e f'elieemente si compi va la missione afficl~ta al generale Servière n el. Gournra e n ei Touat, il comandante delJa tl.ivisione di Orano, generale Risbourg, si dirigeva con una aé!.eguata scorta verso il sud ]un go l'oued Saoura, pei· riconoscere le migliori località dalle quali fosse possibile di sorvegliare le turbolenti tribù. marocchine ed opporsi alle loro troppo :frequenti inv asioni.
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Il generale si portò nella sua ricognizione fino nei BeniA.bbes e nelle limitrofe oasi, ottenendo l a sottomissione di diverse tribù. Dal Marabut di Kerzaz, capo autorevole della reo-ione ricevette il ben anivato per lettera e le m igliori b ' notizie circa i Berabel's ch e, scoraggiati per gli scacchi subiti negli ultimi combattimenti contro i F rancesi, rien~ravano nelle loro l'egioni. .L 'effetto prodotto da ques1;a ritirata era, va,ntaggiosissimo per l'occupazione f:nmcese. A Kerzaz si recò personalmente il colonnello Billet, distaccatosi cla1 R isbourg, percorrendo così. ancora un tratto clelJ>oued Saoma, e qualche distaccamento si spinse fino a Ksabi sulla sinistra dell'oued, ad oltre 100 chilometri a sud di Kerzar, mentre il genetale dav a tutti gli ordini per la costituzione di due nuclei di ca-valieri indigeni nell'estremo sud, che dovevano procedere a.ile necessarie ricognizioni e1l alle operazioni di polizia inclispensabili in quella parte del Sahc1,ra. Il 20 aprile il generale R isbourg rientrava ttd Orano. E cosi coll'opera delle truppe .della di.visione Ora.no, non m,eno proficua di quella clelle truppe della divisi.one d1.A.lgeri1 si riusciva a dare nn assetto difensivo alla. ltmga linea dal Zousfana MessaO'ura1 fale da tenere in rispetto le tribù. l:)larocchine · che maggiormente avevano ostacolato la marcia delle colonne fra,ncesi nel sud. Nel passato maggio i posti pii1 for temente occupati in quelle valli eri.mo : Zou bin -Duveyrier 1 compagnia del 2° t iragliatori 20 » » 1 Djenan-ed-Dar . . 20 » » 1 Taghit. . . .. . . compagnia battaglione ed 1' Jgli . . . . comando cli 1 ùel 2° tiragl:iatori 1 compagnia del 2° tfragliatori Beni-Abbès . . . . . Nelle stesse valli le truppe della divisione di Ol'ano, du1·ante qu est'anno e mezzo di operazioni nel sud, ha11110 costrutte le ridotte cl'Hacljerat-m'i Guil, di Du-veyrier, di Djenan·ed-Dar, di. El-Morra, di Tagbit, d'Igli, di Beni-Abbès.
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-ed hanno inoltre sca,ati numerosi pozzi lungo la strada da esse battuta. Gli altri movimenti eseguiti verso la frontiera marocchina e segnalati dai giornali, non ebbero diretto rapporto colle oper~zioni nell'estremo sud compiute dai generali Servière e Risbourg, ed ebbero per solo scopo il rinforzo delle gti.arnigio11i al confine oocide11cale per la protezione delle tribù amiche su q nella frontiern. IJ piì.1 importa1~te di questi mo,imenti fu quello eseguito dalla colonna agli orcll.ni del comandante Bicbemin, del 2° tiragfottori algerini, che invjato ad El-Aricha al principio di marzo ne fece ritorno in aprile lasciando sul posto due compagnie di zuavi quale gua.rnigione.
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Verso la :fine di maggio la pacificazione del Touat sembnH·a definitivamente assicurata. Il colonnello Cauchemez, destinato al comando delle oai;i ,del , 'ahara compiva tranquillamente un giro d'ispezione nel Tidikelt, nel '11ouat e nel (+ourara, scortato solo da pochi -spahis e da qualche cavaliere irregolare. L'occupazione delle oasi del Sahara può ora dirsi compiuta, i distaccamenti lasciati si trovano ripartiti fra Timimoun nel Gourara, .ùclmr nel Tonat. ed Aoulef, In-Rhar od In-Salnh nel Tidikelt. L'occnpaz ìone avTebbo potuta comJ?ierai pa.oificam('nLe sen:r.a l'intervento dei Bernbers cho vèdendo sfuggirsi lit preda vennero a disputarla ai Francesi . Gourara. e Touat costituh-auo per essi le regioni in cui era facile taglieggi are e razziare largamente. L'installazione dei Francesi toglie loro quella sorgente di f'aci li guadagni e si comprende che come non ,idero con indifferenza rarrivo delle truppe della Repubblica, non vi vedranno benevolmente neppure in segni to la loro permanenza. T,e ultime sconfitte li hanno scoraggiati pel momento e quando per ravvenire diventeranno nuovamente arditi la °Francia saprà ben tenerli il1 rispetto.
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** La so.~pensione delle operazioni. - Per proseg~ire nella po~ litica a·espansione nel Nord-Africa occo1Teva 1mpossessars1 ,delle oasi del Sahara ed i governanti francesi non si· lasciaTOllO intimorire dalle prime contrarietà; in meno di 2 a.uni la conquista fu compiuta, ell ora la Francia occupa: di fatto la regione più ricca ed il mercato di scambio piii importante del So.bara settentrionale. Le comunicazioni rese sicure permeLteranno il facile scambio di prodotti oolLA.lgeria, per le dne principali linee l'una fra il sud oranese ed il Touat, per l'oued Saoura. e l'altra fra la provincia di Costantina ed il Tidikelt, ])er Bi:ikra ed ·Onargla. .&a.goiunto questo primo intento la Francia sembra di0 sposta pel momento a fermare la sua espansione ver~o il sud. Una sosta invero ò ora necessaria per l'ordinamento amministrativo delle nuovo regioni e per provvedere alla sicurezza cd alla tranquillità del traffico. Gli accordi più ampi sono stati presi dal governo colla missione maroochina, recatasi in Francia ultimamente, e furono stabiliti i mezzi per impedire, nel limite del possibile, le incursioni delle tribù marocchine nel territorio algerino ed in 4.uello delle oasi, determinando le misure ~reven~ive JJer evitarle e le misuro repressive per ~ttouero 1m~ed11.1.ta riparazione, qnalora pel futu1·0 se 110 verificassero di ~u?vo. D'altra parte le r ecenti notizie fornite dalla nuss1one Foureau-Lamy dimostrn.rono la difficoltà di congiungere l'Algeria col ·soudan, mentre che senza anrlare incontro al1' incertezza di una spedizione, si potrà, servendosi opportunamente dell'opera dei Touareg stabilire, se possibile, JJeriodiche relazioni con 'l'imbouctou, servendosi de~.'?pera ùegli indicreni cosa che non donebbe presentare ù1fficoltà l::, , b. dal momento che già in cli verse occasioni i 1'ouareg sta 1lirono contratti coi Francesi per Ycndita o fitto di quadrupedi, mo.ntencndo fedelmente i loro impegni.
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RAS3EGN,1 Ml f.11',\ RE ESTE RA
'J'ale è l"opiniono di autorevoli e comp<"tent.i persone in Francia e pare che sia la più. !'azionale decisiolJ.e da prendersi, almeno per il momento.
la fe1·1·ovia transalu~1·iana. -- Quale complemento della coropinta occripazio11.e delle oasi e prima opera cli uu pacifico assetto a,mministrativo 1 si rese necessarjo Jò stabilire trn cele1·e mezzo di comnnicaz~one fra l'Algeria é il Touat: ed inv ero da molto tempo si discuteva in Francia sulla convenienza di prolungare nel Sfthara una delle due linee feHoviarie che già percorrono le re~ioni degli altipiani . Queste due linee ferroviarie esistenti sonò hma quella della provincia di Costa.ntina che da _philippeville, sul :\ifeditena.neo, si prolunga attualmente lino a Biskra; l1 altra g_uella che nella provincia di Orano s' interim verso il sud fì.no a Djenen-bon-Rezg. · Sulla scelta di quella fra le due che avrebbe dovuto essere pr olungata verso le oasi si animò la rhscussione n egli ultimi mesi e si comprende come con cura veuisséro raccoll;e ed esposte le ragion i che avrebbero dovuto far preferire l' un a o l'altra delle due linee, ragioni c]Je il pit1 delle volte avevano per moven te 11 interesse regiuna.leper Puna o l'altra clelle due provincie interessate. Condizioni di sicurezza e ragioni commerciali, avrebbero fatto preferire il prolru1gameuto dell a linea che ora si arresta a Biskra, come quella c]1.e spingendosi id sud tì,vrnbbe percorso un paese già <la lungo tempo occupato dai Francesi e proceden do poi verso il Tidike1t da una parte e Ghadamos dall'altra, avrebbe attirato tutto il commercio che fa capo a qu ei ,clue importan ti mercati del Sahara (l ). Le ragioni :fìn::mziarie, militari e politiche hanno fa tto invece decidere il prolungamento dell'altra ferrovia, quella
RA SSEGNA MILJTARE ESTERA
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del sud-oranese, ch e già si spinge più a sud della, precedente e permet~erà in s:guito. di spostare con celerità le truppe occorrenti alla d1fesa delle nuove regioni occupate. Essa incomincerà a realizzare con minor spesa il sogno cli quelli che vogliono congiunta l'Algeria al Soudau. La storia qella ferrovia del sud-oranese può così riassumersi: limitata per lungo tempo nella region e del Tell si estese pi·ogressivamente verso il sud :fino a Saida per ser~re di sbocco ai prodotti agricoli degli altipiani. La 'necessità di approvvigionare le truppe, nel }Jeriodo più attivo della, insurrezione diBou-Amama, la fece prolungare fino a Mecheria ed in seguito1 in un periodo di tranquillità1 essa raggiuns~ Ain-Sefra. Durante il governo del signor Oambon e poi sotto quello del signor Laferrière, la ferrovia venne prolunO'ata .fino a raggiungere Djenen-bou-Rezg. L'ultimo tratto fn inauD"urato 0 il 1 u febbraio 1900. Attualmente essa raggiunge · già il villaggio di Zoubia~uv~~rie~·; sono. pertanto in 001:so ~1~ studi ed i lavori per stab1hxe 11 tracciato ·6no ad Igh . Tali studi furono già, abbozzati :fino dall'anno scorso per parte di 11 na commissione che si spinse fino al ksar el-Azoudj per riconoscere uno dei due possibil~ tracciati, che avrebbe potuto scegliersi per fare capo ad Igh. Qnest'anno gli stncli ed i lavori sono proceduti con maggior alacrità ed oramai .l'arrivo della locomotiva ad !gli, a 600 chilomet:ri circa dalla costa del Mediterraneo, è ridotta ad una semplice questiono di temJ)O. Roma, li 30 l:1glio 1901.
c.
SQUILLAOE capitano ai• fanteria.
(l} Y ra gh studi cho l'irlcro rcccnlemonle In luce su l.nle arl(o rncnto ,. prcglwolfssiruo, il la toro del ca1>ìtano Bo:-;N&PON. - Le transsaharien pa,· la maii. d'oeuv1·e mililah'e. - 1!:ditore Il c. Lnv:1uzc11 c Parigi. !07 -
AXNO '\LVI,
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RASSE&N A JIILIT ARE ESTERA
N OTIZIE AUSTRIA-UNGHERIA. 0
Dall'opcrn molto loda ta e diffusa del maggiore gcuarale dell'esercito russo A. Rediger, riveduta e completalo dal colonnello dello stesso esernlto A. Gulewitsch, opera che porta il ti tolo Ueclmamento ed organi;;zazione della /'or-:;u armala e cbe il periodico Armcehlatt di Vienna, in una serie di articoli ,•enuti a luce da qualcbe tempo a questa pan e va r iassumendo per sommi capi, togliamo i dati segqenti relativi agli effettivi di pace e di guerra dell'e~erèito austro-ungarico ripartiti per arma. Ta li dati che per ragioni 'facili ad itJ tcodersi non possono essere matematicamente esatti, specie qu elli riepilogativi degli effettivi di guerra, sono il risultato di lung hi studi di cal'atlere organico, relativi al le principali potenze milita'ri euro pee, compi uti da i cJuc egregi ulficiali russi , e perciò meritano una cerca imporrnnzn, che acquista maggior va lore qunnrlo si consideri la spiccata competenza che entrambi gli autori hanno nell a trattazione di argomenti del genere, essendo 1an10 l'uno che l'altro iosegoaDLi nell'Accademia Nicola (in P ietroburgo), la quale è assi milabile all:i nostra scuola di guerra . EFFETTI VI DI PACr,: E DI GUERRA DELL ESEUCITO AUSTRO-t:NGARICO . -
E ffettivi di pace in cifre tonde.
1l'anl:eria Cav~lle Ar ti·· I C.enio I rra -1gller1a
A
· RMA
Ese = comune
- - 183,000 149,000 25,0001 9,0001 2GG,CJ00
Land wehr cisleitana e IIon~ed. Qu adri
mento
.
delle t ruppe di comp!e. . .
To tali
.
Truppe da fortezza
. . . . .
41,000 10,000 non ne han no 3,000
1,000
2,000 7,000
'l'reoo e parchi . . . . . . Stati' maggiori e truppe diverse. Totali .
51,000
I 125 1
6,000
7,uOO 3,000 1 :3,000
227,000 60,ooo] 34,000
9,000 346,000
Di tali tru ppe 28,\.,000 appartengono all 'e.;ercito comnne, 25,000 alla landwehr cis leitana, 26,000 agli Honved, 6,000 alla Bosnia-Erzegovina ; inoltre 5,000 sono soprann umerari diversi .
'I
Effettivi di guetrà in cifre tonde.
-
-
-
. -
Fanteria
AR ~t A
ICarnlleria
-~
-Artiglieria
Truppe
Geuio
I
Tota li
diverse I
I
Ese1·ct'to <li 1' u,nca. 1
<160,000 .2) 9,000
E•sercilo comune (troppe di campagna)
I.andwelnen (Landwebr cisleitana cd Honved) . l'ruppe di complemento.
.
147,QOO
-
-
'l'ru ppe da rorlc:m~.
79,000 21,000 18,000 non ne ha nno 1,000 '1,000 21,000 10,000 21,000
-
--
826,000
Totali parziali l 3 linea
49,000 18,000 J 6,000
83,000
-
:38,000
120,000
--
-
--
l 92,000 31,000
-
80,000 1,147,000
-
-
-
G8'1>000
'
.
'
Ese1'cito di 2n li?1ea.
.
(Lo,ndaturm).
.
. Brigalo di landsturm . '1'rnppo diver~e
.
.
.
.
Totali parziali 2° linea Totali generali 111 e 2° linea
9'i,OOO 280,000
. . .
3'17,000 1,203,000
7,000 4,000
5,000
-
--
11,000
G,000
~4,000
126,000
-
-
100,000
-
284,000 I
--
-
-
38,000
80,000 1,540,000
. - 3ns,ooo
-
1676
1677
RASSEGNA MILITARE ESTERA
RASSEGNA MILITARE ESTERA
Come può ri leva rsi da quest'nltimo specchietto, anche i due competenti scr ittori russi soprn menzionati 1consideraoo l'esercilo austro-ungarico come composto di due grnodi scaglioni solamente, cioò la~ a e la '2" linea . Ed è giustissi mo siffa tto concetto, perchè le laodwebreo, pel modo onde sono organizzate, istruite ed addestrate, non devoosi ritenere, come erron,iamente molli dimostrano di credere ancora oggi di, quali trnppe tli 2n linea paragonabili, ad esempio, alla nostra milizia mobile; ma e,se sono vere e p~oprie truppe di 14 linea , con grandi unità di guerra , che dalla compagnia vanno fino alla divisione, permanentemente ordjoate e viventi di vita propria, come quelle dell'esercito comune, fin dal tempo di pace, e destinate a combattere in guerra inquadrate nelle tru ppe di quest'ultimo. È infatli probabilissimo cbe ogni corp11 d'armata dell'esercito mobilitato cd'nsterà di 2 divisioni dell'esercito comune e di non divisione rii landwehr cisleitana od bonved. È bensì vero che le landwehren non hanno artiglieria e genio; ;iia le aliquote di queste armi occorrenti alla costituzione perfeua mente organica delle di visioni di la ndwehren esistono fi n da l 1empo di pace nei quadri delle gr1mdi unità dell'esercito comune. Ai servizi cui pro,1 vedono in guerra presso altri eserciti le truppe 'di 2• e 3n linea è destinato il landsturm e pare che vi coucorrerranno eziandio unità speciali che sarebbero destinate a formarsi solo in caso di mobili111zione con elementi esuberanti al complemetamen to dei quadri di t• linea. Le trup pe di 1a linea formeranno in guerra, secondo quauto affermano autorevoli periodici militari del vicino impero, 3 armille ciascuna di 5 corpi d'armarn . Ogni corpo d'armata, come si è detto, consteri1 di 3divisioni di cui 2 dell'esercito comune e una di landwehr cisleitana od ungherese. CmcA LA FANTEIIIA DI LANDWEBH ClSLElTANA. - Nell'ottobre del rorrente anno, mediaute l'aumento di alcuni reggimenti da costitui rsi ridu· condo a 3 il numero dei bottaglioni dei reggimellli che ancora ne haono i e trasformando in battaglioni da campo gli 8 quadri cli bauaglione di ri~erv,a ancora esistenti, sarà ultimato il riordinamento della fanteria della 1andweh r cisleitana, e, di conserva con eroe.sto sarà ul·· timata altresì la nuova circoscriziouo torrìtoria le del landsturm, per modo che lo Sta to cisleitano risulterit surldiv.iso in altrettanti circol'i di landsturrn quauli sono i circoli di 1·e,qgimento di landwehr, ed ogni circolo di /andsturm resnlterà ripartito in altrettanti circoli cli bcittaglione di landstunn quanti sono i circoli di battaglione di landwehr. .Si ffaua trasformazione, la quale ha avuto di mira di costitu ire 8 comandi completi di divisione di Jandwehr, ciascuna composta complessi-
'Vamente di 5 reggimt:lnti raggruppati in 2 brigate, meno lt1 di visione <li P rzemysl. che ne avrà .1 e quell a di Innsbruck che ne avrà 3 (1), doveva essere cornpletnta per la fì ne del 1902; invece ciò avvenà per fa fine del corrente anno. I l comando militare di Zara continuerà a {'onstare di 1 .solo reggimento, il 230, cioè, l'unico che avrà 4- batta.glioni, mentre tut\i gli altri oe avranno 3. Per ultimare la riot·ganizzazione suaccennata dovranno essere costituiti ol 11° del prossimo venturo ottobre : ,. comand i di brigata di fa nteria, 5 comandi di reggimento di fan teria , 7 battaglioni da campo, 5 quadri di battaglione di complemento. A riorganizzazione completa la fanteria di landwehr cisleitnna co11,su1rà di: 8 comandi di divisione. 1 comando miliuire (quello di. Zara), 16 comand i di brigata, 37 comandi di reggimento a 3 battaglioni, di cui 2 di ti ratori oazionali (Landessch'i.itzen), I comando di reggimento (il 23°) a· 4 battaglioni (ha sede a Zara) , H 5 battaglioni da campo a i compa~nie ciascuno, 38 quadri di battaglione di com plemento. Ogoi reggimento consterà di uoo stnto maggiore reggimentale, 3 battaglioni da campo (meno il '.23° che ne aV'r à ,i ) e un quadro di bauaglioue dì complemento. I n nessun reggimento esisterà più il quadro di battaglione di riserva. La Rivista mi litare nelle sue puniate del ,1° novembre 1898 (pagina 2005), ·1° a~osto 1899 (pag, H06 ), 30 novembre 1899 (pag . 2166) e 16 maggio •1900 (pag. 927) nccennò, mano mano che aveva t10 luogo, ai successivi aumenti nell'ordinamento della fa nterin di landwehr cis\eitaoa, alla costituzione dei comaudi di divisione di landwehr ed all ii organizzazione che essa aveva quando incominciò la serie degli aumenti. Ora che qnes\i stanno per avere termine, crede opportuno far rilevar~ il potente ausilio che iu caso di guerra rappresenterà la laudwehr cisleiL-aua per l'esercito comune, .i simiglianza del quale essa, come già quella ungherese (od houved) ru sempre istruita ed addestrata, ed ora è anche organizza ta ed inquadrata. È notorio cbe le landwehren hanno lermn permanente di 2 anni ed organici ridotti. Quella cisleirnna consta (I) l 1errìtorÌ delle divisioni di Przom ysl o
lnnsbrnck sono
sono rornire che ua minor numero di uomini.
più ristretti o non pos-
1678
llA SSEGNA MILITAR E ESTERA
IUSSEGN.1 llllLlT.\RE, EST.E RA
di reggimenti con effettivi cl i pace che ascendono, compreso il quadro di battaglione di complemento, a 5:', nnìciali e 66,1- uomini di trnppa, cui corrisponde nua forza di guerra pari allo stato maggiore reggimentale e a 3 battaglioni dell'esercito comune (in questo i reggimenti sono tutti a 4 battaglioni) e cioè a circa 3000 uomini. Ogni compagnia ha in pace 3 ufficiali e 5,t uomini di truppa; ed in guerra, come le compagnie dell 'esercito comune , .I. ufficial i e 235 uomini <li truppa ; in comple~so circa 230 coml1atteuti per compagnin. Le divisioni di landvehr sono cou tradistinte dal nome della citi;\ ove ha sede il comando e da un numero; ad ognuna corrispondono due brigate analogamente designate, come resulta dal se11uente sp.ecchieuo : Cornnndo l:tnclwehr
d1
•
in
INnmoro delle
•
Comando
di brigata di lanclwehr in
div isioni
I Olmutz Krakau
I
46
Krakau
13
Graz .
22
j Brunn Wien . . . . . .... . I
Prag.
....
21
j Graz . . .
. .. Laiba<:h . . . .
lI Pilsen Prag. . .. ... l JLeitmeritz osefstad t . .. !JP-rzemysl aroslat1 . .. I
Josefstadt .
26
I
Przemysl .
.
45
I
Lemberg . .. l nn abruck .
..
43 H
l Lemberg
. ( Czernowitz I L. mz • . . . Ja.nsbr uck
I I
Num ero cltllc hrlj!ale
91 92
I
W ieu
J
.. ..
25 26 43 4,1 4.2
41 51
52
89 90
J
Annotazioni
I 1 numeri delle divl,ioni
non sono lu tti consecu.ti1•i percbè sub ordln,11i all'ordre dc btltaiLJe che assumerà l' esercii o In Cll$0 di guerra, nel qunlP ordine .:li battagli:L è pre1•is10 che lo di visi oni di land weh r sieno dcstinate od integrare i corpi d'nrmatn llell'csereilo comlllle, po rtandone a 3 lo lo ro due divisioni degli organici di pace.
85 86 8-;' 88
Quanto ,dia coslitnziono del landsiurm cislci1ano, in seguito al riortl ina:nento della l~ndwehr il territor io austriaco è stato rliviso, come i:i è già dello, io circoli di laodsturm, e quel'li in circoli di b,ìt~ag.lion~ di landsturm, i quali coìucidouo in massima r i,pr:ttivamente coi c,rcolJ\ di landwebr (uno per reggimento <li landwehr) e coi circo li di balla- 1 glione di landweh r (uno per bnttnglioue di landwehr, e, cioè, 3 pet reggimento) . Perciò in guerra si avranno tanti battaglioni di la nd;;1urm quanti sono i battaglioni di Jandweh.r, e cioè si avranno 111.i di tal i J)at· tagliòni essendo allrettanli i battaglioni di landwehr.
1679
FRANCIA.
LA l)Dll l\07. ION ll DF.f.f.A STA'l'UI\A P8R li, SF;R VIZI O MILITAllE. - Con legge promu lga ta il 2 aprile corrente anno, è stata abo lita l.1 statura minima di metri ,1,04. per abilitare.al servizio militare. D'ora ionaozi i consig.li di revisione haooo tutta la latillldine per giudicare se un individuo indipendentemente da ll'a ltezza possa compiere il servizio milivrre. Trovandosi II quell'epoca gia iniziat'e le operazioni cli leva per l.1 classe •1900, il Ministro della guerra , do po esame della ques1i01Je, stabili che quella legge non dovendo llvere effe tto retroattivo•, non possa applicarsi ai riovi:ui delle cl.ts,i 1898 e ·1899 ed ,1gli ioscriui della classe •I900, giil iu porte for mata prima della promulgaziouc della legge stess:, . Essa com iacerà od essére applicata ai giol'ani della prossi ma cl;isse 1904. Per i giovani che vogliono prendere un arruolamento volontario qne,;t'anno, jl minimo di s1a1ur11 per Je dil'erse armi, esclusa la fa nteria, e per gli z:ippntori pompieri è mantenu ta provvisoriamente. Per i reggimenti fouteria, bauag liooi cc,cciat<,ri n piedi, reggimenti zuavi e ti ra~liato ri algeri ni, gli arruolameu 1i possono essere nccetlati qualunque sia la sta tura degli .ispiran ti, alla condizione cbe essi abbinu o l'attitudine fi sict1 necessaria per fare un buon servizio nei corpi , presso i qual i desiderano di servire. 8ERVIZ10 SOTTO 1..1( AR MJ om VETl,Rl:iAR[ E DEGI.I S'fUL>E:,i'l'I VE'rElU· NA Ht . { veterinari e gli studenti veterinari dispensati, per disposizione della legge su l reclutamento, da due anni di servi1.io sono le armi, sono incorporati nei reggi menti d'artiglieria e negli squadroni del treno degli equipaggi per compiere il loro anno di servizio alle seguenti condizioni: I 0) Veterinari e stndcnti wite1·inari che h,inno /ra to t1·e anni di stud:i .· Dopo un periodo d' istru1.ione militare di sei settimane cruesti gio. vani sono messi a disposizione dei veterinari capi di servizio che li · iropiegauo nelle infermerie veterinarie, e danno loro uoa speciale istruzionè' tecnica. Per ciò che riguarda l'equitazione il comandnute cli corpo dovrà rendersi conto dell'ep0ca in cui la loro imu1.ione è completa. 2°ì. Stttd!fr, t-i veterinari con 1neno di, t1·e anni di stud•i,: Questi saranno lasciati nelle batterie o nelle compagnie fin o al 11o aprile; a parti re da questa epo0a essi sono collocali a disposiziooe·dei
1680
RASSEGNA. illLITARE ESTERA
veterioari capi di servizio e 0011 assisteranno più che a quelle sole istruzioni e manovre che fisserà il comandante del corpo. 'l'ELEG !\A FISTI Dl!U.A I\JSBIIV.\ ri OEl,L' r,Sf:RCITO TElllllTORIALB. - I tolegraÙsti dellD riserva e dell'esercito territoriale assegnati in guerra alla rete delle fortezze sono auna lmenltJ divisi fr3 i diversi reggimen ti del genio. Recentemente è stato disposto che debbano compiere i loro periodi d' istruzione presso il bauagl.ione telegrafisti a ~lon L Yalérieu. È falla ecc.ezione per gli uomini domiciliati in Al~eria ed in "1\misia , ch(l sn rauno convocati presso il 26° Jrnnaglione. Le epoche di convocazione saranno fi ssate, come per i zappatori minatori, per iniziativa del comandante del bauaglione telegra6sti. Cnrn10 DELLE TRUPPE DI GOA.lh'ilGJONB /\ PAruG:. - ,Le divisiooi, le brigate ed i reggimenti di fanteria che costituiscono la guarnigione di Parigi vi rosterauuo d'ora innanzi permanentemcnlo; la porzione centralo dei reggimenti resterà ngoalmente fi ssa nelle stes~e guarnigioni di proviot:ia . · Il cambio si opererà solamente per turno fra i battaglioni. Tutti i reggimenti della guarnigione di Parigi saranno a 4 battaglioui di .\. compa~oie, ripartili due nell'interno della ci ttà e uelle grnndi agglomer~zioui vici ne e due in proviucia , presso la porzione ctJntrale, pl'r quanto ò possibile. Ogni anno un hatwgliooe per ciascun reggimento residente a Parigi darà il cambio ad uno di quelli dislocali in provincia. In via provvisoria, e fino a quando I' iosullicienza delle caserme in proviucia l'esigerà, un solo battagl ione r imarrà di guarnigione presso la porzione centrale, l'a ltro risiederà a Parigi generalmente nei farli estern i. I o f]U esto caso ogni due anni entrambi i battaglioni residenti a Parigi andranno a dare il ca o;i bio, uno a rruello io provincia e l'altro a cruello di presidio nei forti, mantenendo un turno che permetta a ciascun battaglione di restare due anui in provincia . Nuovo ruc11.E LAMA00111A. - Al po ligono del Mourillon n Tolone è sta io esperimentalo un fucile inventato dall'orologiaio R. Lamaccili3. Sembra che i risultati ouenuti siano stati soddisfacenti e che si procederà a ouovi esperimenti appena I' mventor~ abbia apportato alla nuova arma le mod\ficaziooi che gli sono state suggerite. Si tratta di un fucile o ripelizione ed a rinculo utilizzalo, contencute ·I 6 ca rtucce di sposte nel calcio, nel q11ale s' introducono da i aperture praticate sotto il ca lciolo. I dati di tiro di questo fucile corrispondono a ([Uelli del LebeJ del quale ha !o stesso calibro (8 mili.). Però pesa soltanto 3 ch ilogrammi, mentre il peso del Lebel o di chilog. 4-,800.
RASSEGNA 111LlTAR$ ESTERA
1681
te ,J 6 carlucce del serbatoio possono e;;sere s parate cousecutivamenle siiuza togliere il fucile .da lla spa lla. Scuot,A 0 1 GEND.\trnEu1A. - Cou decreto 3 gonuaio 190 I ò stata crea ta uno scuola per i sottufficia li ed allievi ufficial i di gendarmeria. Al decreto ~ anaesso il regolamento sull'ammis»iono a detta scuola. La l!eodarmeria è la sola arma nella quale un sottutiiciale possa arrivare b I grado di ulnciale senza aver seguito dei corsi o subito le prove di un concorso. l'erciò il 1\linisu·o della guerr:1 in vista del buon reclutamento degli ufficiali ha t:realo questa scuoln, che r iusci rà certo vanwggiosa per l'arma permettea'do agli all ievi ufficiali ' cli acqninare, seguen<lone i cor6i, quella istruzione speciale che non possono interamente .apprendere nel le loro ordinarie residenze. L"<TEI\VENTO 01 un·1c1A.LI Al CONCORSI l l'l'LCI. - Uon circolare rniaisteriale, relativa ai concorsi ippici uel 190 I, aulori1.za gli ufficiali di tu lle le armi a partecip~re ai concorsi che la società ippica francese organizza .a Bordeaux, Boulogne-sur-~ler, Nancy, NauLes, Paris e· Vicl1y. I programmi , ap1>rovati dal Mi nistro per quanto coocP-rne la parte militare, saraauo direlli a tulli i comau<lnnti di corpo interessati per cu ro del la Società ippica fra ncl1se. Por gli ufficiali è proscri tto di correre in divisa e di non prendere premi in danaro. Gli ufficiali di tulle le armi potranno inoltre essere autorizzati a prenderè parte, in ragione di uno per brigata di cavalleria e cli artiglieria e di uno sull'insieme delle ahre armi di ogni corpo d'armaL,1 , alla prova <lei concorso t:entrale ippico di Pnrigi, detto Grand prix rle Paris. fNOENl\lT,\ P&n SPESE DI SERY!ZIO AL VICE PU& SrDENTE ED Al llE )fBl\l DEL CONSIGLIOsorEJUOflE DELLA GUERRA. - Con decisione del ,18 gennaio l' indennità per spese di sen•izio ai membri del Coosigl io superiore della .guerra fu fissala nel modo segueute: vico presidente del Consiglio superiore della gnorro C. 19,962 all'anno; membri del Consiglio su periore della gu,3rra L. H-,91>8 al l'a1100 faOENNITi ALt.E TRUPPE IN MARCIA. IN COJ\PO O DI Sl'ACCAMENTO. -
(I
<lecreto del 18 marzo corrente anuo stabi lisce nel modo cbe segue le iu<leonità al le truppe in marcia in corpo o riistaccamcnto: Uf!ìciali. Generale membro del Consiglio superiore Jella gnerra, per giorno . L. Generale com:rnd~111e di un corpo d'armala, per giorno. Generale comandante di divisione o assimilato, per giorno. ,
20
·15 12
1682
RASSEGNA
RASSEG~A lllLIT.\RE ~:STERA
Generale comandame di brigala o assimila10, per giorno. L. IO • i) Utnciale superiore o assimilalo . , 3 Unìciale inferiore o assimilnto . Vnezte in,lena ità sono don11c in Europa, nel!' .\.lgeria ed in Tuui~ia. Oltre l'indennilà sopra indicata glj urficiali generali che coprono speciali fu nzioni iu occasione delle manovre l1anno dirilto alle indeunità tJ ui nppresso indicate. ~l h . ., clircuore superiore rlelle manovre d'armai,. L. 2000 1 . . corpi. d'armala ·o C . em . I' ri ue ) d.1re1 tore de11 e manovre d'I p1u 1 0 5 11 o~sig d · comandante di un'armata alle manovre II I 001) puri oro e11a / assistente . · qua 1e .ispettore d,armala alle mf:novre guerra d' nrma1a suo dipendente . t1I un corpo , 500 Generale comoudante di corpo d'lrruata olle manovre o assis1ente alle .manovre di divisio ne o di hriua ta effettuato dalle ~ !ruppe dipenrlenti. . . . . . . . . . . . . . , 300 Generale di divisione direttore di una manovra o di 110 e~ercizio d'insieme . . . . . . . , 200 . ~'i nden~it~ di_ marcia è dovuta a tLllli gli ufficiali superiori ed 1Ufcrion o ass1011J1111 lutte le l'Olte che essi mnrciano collo loro tru pp1· d uran to le di fferon li manovre. .llano11re d'aullmno: per tulle le giornale di marcia e di manovro Jllanocre di yuamigio11e: per tutta la dorata della m:movra. Acruntonamenti: e mt1novre nelle Alpi ed in Corsica : per tuno il tempo clell'assouzo dalla guarnigione. Acra11to11amc11ti c manorre 11ei l"1Js9i : duraate le giornate di marcta e di manovrn.
Trnppci. Aiutante e assimilato, per giorno . L. 0,85 Sounflìciale e assimil11to, pPr giorno . n,2:; Caporale, brigadiere e rnldato, per giorno . . . . . , O, IO L'indenni1à alle 1ruppe io marcia è dovutn ugualmente nell' Al~dria ed in Tuni~ia. Ouronte le diverse manovre l'iodeouilil è dovuta alle truppe uclle stesse condizioni che por gli ufficiali. I sottufGciol i, brigadieri e gendarmi hnnno diriuo durnnle lo 11111novre, alt' indennità di marcia determinala dal Decreto ,i dicembre 1892. loohre i souurticiali, brigadieri e gendarm i a cavallo banno dirino ad una indennità fissa di medicamento e fascia tura in L. i- sul fondo della massa nrnnutenz;one e rimonln.
MILITARE
ESTERA
1G83
DtnlTTO A L CA\'ALLO l'll ll I C.\1.-'lTANI DI FAl\"TERJA. - Le disposizioni che regolano lo rimoo1a per i capitani di fonteria hnono ricovu 10 un nuovo ampl:amento in favore dei capitani stessi. Si riassume qni la decisione presidenziale del 9 maggio corrente anno che apportò le mod ificazioni in parola. l capitani di fanteria non brevettati destinati al )lini:;1ero della guerra, presso la c:.i~a militare del Presidente de lla repubblica, alla scL1ola milit:iro e nel serl'izio •Jcgli affari indigeni in Algeria o preS$0 quello d'ioformazioni in Tunisia, che hanno diriuo ol cava llo cominueninno a mantenere questo diritto qunlanqne sia la loro anzianitii sul quadro complementare, quando souo chia mati a compiere un periodo di ser vizio in 1111 corpo di tru ppn . rn \:;c111r.l.\ r•osTALE Pl! t ~OLD.\TI. - Per iniziativa del l\lini~tro del cc,m mercio t' , tnto concesso agli uomini di 1ru.ppn di terrn e di mare di godere della frnncl11gia pos1ale per dul! lettere BI mese. Queste lettere dovranno essere consegnate per l'invio all'amminis1raziooe del corpo al 11ua le il militare appartiene, la quale le munirà di un francobollo speciale 11:neodone conto su apposito registro . GERMANIA . RELATIVE ALL'l!Sl! llCIZIO E .\LL' AM~IJ :SIS'l'R .\ZIONE DllLLA )111,tTAnE. - Con la deuo111 inozio11e di ferrovia militnre s'intoade la line11 fe rroviaria che viene CS(lrCitata dai ferrovieri militnri. Es,a coniinng1:: Berlino con Iiiterbog e si s.vil11pp11, rn semplice binario, per un trMto di chi lometri 70,5 . La percor ro,10 giornalmente, tra :rndaw e ritorno, ,1i treui. Primn della legge del 2:,1 mnrzo I S!Hl lu fe rrovia io pa rola era eserci1:lln da a lcune compagnie della brigata ferl'0\1 ieri; in seJiUito alla le,i?ge 5ud1leua , enne io\'ece crealo nn apposito reparto d'esercizio (Betrcibsabtheilung der Eisenbahnbrigltde) costitui10 da 3 compagnie prussi11ne e I Ji;.1acca111eo 10 sassone di ferl'Ol'ieri, con i seguenti quadri : ·I ~1lliciale superiore con r11ngo di comandante di reggimento, dire11cre tlell:.i fe rrovia militare; I uflìcinle superiore, comandante dolln sezione rl'esen:izio; ,1 capitano, capo del I' ispeuorato del movimento; 3 capitani, comandanti di com pagaia ; !l-1 O ufliciali subalterni, dei quali I sa,sone; t medico mili1are. D 1~POSIZI0 :;1
F1mnm1A
16~.J.
RASSEGXA :MILITARE EST.E RA
RASSEGNA ,. llllLlTAR,S ES'fERA.
In seguito a proposta dei min,sLri dei lavori pubblici e delle guerra, S. M. l'impera tore ha approv11to le seguenti dispos izioni relatioe all'c-
serci.io e all'amministrazione de/l(( ferroTJia militare. § 1. Autorità incaricate della dire;:;ione e del/' a1nminùtrazione. La ferrovia militare viene diretta e amministrata dalla Regia direzion e della ferrovia mil'ilare, coo sede in Berlino. Quest::i direzione dipende dal comaudante della brig111a ferrovieri, il qua le, a $Ua ,,olta, dipende dall'ispettore delle trappe addeue al servizio del le comunicazioni. Per quanto però riguarda l'esercizio della 1iaea, la Jirezione deve uniformarsi al le leggi e regolamenti in vigore per l'esercizio delle ferrovie prus$iaoe e alle disposizioni dei competenti funzionari di controllo, specialmente per quanto concérue la sicureua. Amministrativamente la rerrovia militare dipendo dal ministero della guerra, per mezzo del quale sono pure attivate le re.lazioni col ministero dei lavori puhbl ici. § 2. Personale. -La direzione della ferrovia mi litare è, allidat~ a un ufficiale superiore con rango di comandante di reggimento. Dalla direzione dipendono: a) lo stato maggiore della direzione, costituito da : 1 aititante del direttore, 1 1 pagatore per la contabilità della cassa; b) il personale esecurivo, comprendente il reparto d'esercizio, costit~ito da 3 compagnie, e I capiwno quale ca po dell' ispeLLorato del movimento. C.a destinazione degli nfficiali ha luogo con decreto imperiale: essi costituiscono, souo l'autorità del direttore della ferrovia mi litare, un corpo d'ufficiali avente proprio tribunale d'onore, nel senso del § 6 delle rela· tive di,posizioni regolaroeut:iri. Cl direttore sceglie il suo aiutante tra gli ufficiali ,lei reparto d'esercizio. I sottulficiali, i ra[ermati e appuntati, esclusi quelli di sanità, sono promossi o nominati dal direttore; la loro assegnazione ai diffe renti impieghi ha luogo per cu ra del comandante del reparto d'esercizio o dei comandanti di compagnia. Il reparto a·esercizio non riceni e uon istruisce le reclute. Dai reggim~nti fe rrovieri vieue ad esso assegnato il numero necessario di appuntali e soldati, questi ultimi tra coloro che hanno completata Ja loro imuzione. Su proposta del como ndante del reparto d'eserci1.io, il direttore della fe rrovia militare distrib11isce ogni anno trn le 3 compagnie, a seconda 0
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delle esigenze di servizio, il persona le di truppa assegnnto a completamento degl i organici. I 3 reggimenti di 'ferrovieri provvedono, in conformità degli ordini del comandante della brigata ferrovieri, a sostitt1ire il personale di sani tà ed i soldati cbe nel corso dell"anno ven issero a mancare. Ogni anno, nel giorno stesso del congedamcnto della classe, virne tra srerito al reparto d'esercizio il seguente quantitati l'O di solcfati che .ibbianp compiuto no anno di ser,izio : dat battaglioni del 11° e 3u reggimento ferrovieri e da l 1° battaglione del 2° reggimento rerrovieri, 71 soldati per battaglioue.(1) . 355 soldati dalle due compagnio prussiane (lei 2° battagl ione del 2° reggimento ferrovieri 36 dalle 2 comp::gnie sassoni dello stesso banaglione . 35 » iu totale i2(i sol da ti Lo stesso num~ro, tra appuntati e soldati ciel reparto d'esercizio, pas~a, contemporaneamonte, tra il persona le in congedo. Allo scopo d'impratichire il personale destinato al reparto d'esercizio, il comandante della brigata ferrovi er: lo può comandare, sin dal principio di settembre, o tutto o in parte, presso il reparto stesso. Il personale così comandato conti1rna però n rimanere in forza nei rispettivi reggimenti. Pr r ciò che riguarda il servizio del vestiario, il repartO' d'esercizio dipernle da l 2° reggimento ferrovieri, il quale lo considera, per tale dipendenza, come fosse un battaglione. § 3. Altribtt:;ioni del dfrettore. - Dal direttore ùipeu.:le lutto il ser· v-izio della ferrovia milit~re, per quanto coucerue l'esercizio, la manutenzione e l'amministrazione della stessa. Nei limi ti dei suoi poteri, o co.n l'approvazione delle autorità superiori indicate nel § ,(, egli emana i:\li ordini, le disposizioni di servizio e le prescrizioni 1Jecessarie. Egli lìrmn la conispondcnzn. dr,lla direzione, rap present:\ questa negli affari esterni , tratta le questioni legali concernenti la ferrovia mi litare ed approva, nei limiti delle sue facoltà, i contratti stabiliti da l reparto d'esercizio. Il bollo di servizio del diret~ore porta l'iscrizione; Regia Dil'ezione della fenonia militare - Berlino. O) I
reggi menti rerro~ieri sono su 2 JJnttagtioni.
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RASSEG NA. MILITARE ESTERA
RASSBGNA l\H.,ITAR !s ESTSRA
§ 7. Amministrazione della cassa. - L'ammioistrazione della cassa (contabilità) è allidani al pagat0re pili anziano del reparto d'esercizio. Essa funziona conformemeule alle prescrizioni regolamentari del!' H marzo 1897 sulle casse dei corpi di truppa, tenuto però conto tielle disposizioni e no1·me iu vigore per le ferrovie pru:-siaoe dello Stato. Ha il seguente nome e bollo di servizio:
Per le punizioni e le licenza il direttore esercita i diritti di comandante di reggimenio. Egli deve a vere ~empre specialmente di mira l'istruzione deoli ulficiali e degli uomini di trup1ia ~el servizio ferroviario, e r,,ggiuoge1~e con ogni mezzo questo scopo principale. Io cas~ di a:senza'. .il direttere ò sostituito da ll'u1Iìci11le più anziano dello, sezione d eserc1z10. Se l'assenza dovesse, prevedibilmente durare più tempo, egli potrà essere sostituito con un altro ufficiale nominato con decreto imperiale. § 4-. Attrib1iz ioni del comandante·ciP.l ,·eparto d' eseri;i:do. _ Il comandante del repano d'esercizio dirige il serviLio rlel reparto stesso in conform ità degli ordiui e delle istruzioni del direttore. Per l'esecuzione d.el_ servizio eg_li dispone.dei .comandanti di co mpagnia con le loro co"mpa· gme e del capitano nommato al § 2, b). Nel limite delle sue attribuzioni egli regola tuui gli 1lll'ari correnti relativi all'esercizio della ferrovia militare, corri~po11de dirouamente con le analoghe autorità di altre nmmin istrazioni ferroviari e, coi forn itori, col pubhl ico ecc., ecc ., ed h:i perciò un bollo di servizio con l'iosr.rizione:
Be9io r·iparto
prussùi110
d' e$er·ci;;io del/11
{/J1'1'0IJÙt
Ammini,tra;;ione dr,lla cassa principalr de lla ferrovia m·ilitnrc -O dipende pel controllo dall' iuteodenza del le truppe addette al servir.io delle comunicaziooi. § 8. Di.spos1·;;;10ni csewtive. - I deungli del complessi vo servizio del la direzione della ferrovia milit:ire o del reparto d'esercizio sàra.noo regolati da apposite disposizioni esecutive. Queste di:;posizion i saranno compilate per cura dell'ispettorato dellP. truppe addette al ser\'izio delle comunicazioni. 1
UFPICl ,\.1,1 DI l'Ai'iTEillA O 0 .ll, Tl.lli ARlll OO MANO.\TI A l'RESTAlt SERV IZIO ì'(E[ FER ROVIER I E NEI TELEGR.\VIST1 ,, ITTFIC!A l.l l)l 0..\.Tl A PRESTA-li SE RVIZIO NELLA FA~TEllrA . -
ntil'ita,·e.
Egli è specialmente responsabile che sia costantemente man.tenuta la sicurezza, l'ordine e In buona gestione economica dell'esercizio, come pure del governo militare di tutto il servizio . Per le punir.ioni e le licenze egli ha i po.tari_conf~riti ai comandanti di battaglione indipeucleute. Per la sua sost1tuz10Ite m caso di assenza, dispone il direttore della ferrovia militare. § 5. Attri:tmzioni del capo clell'i'.spe.llornto del movimento. - Dipendono da questo capo: a) l'ispettorato dei telegrafisti; b) il controllo del servizio dei vllgoni; e~ l'.a~ministrazione del deposito e degli stampn ti. Egh ~ll'lge e sorveglia il complesso del servizio, nel limile ora detto delle sue atLi·i buzioni. A.I la sua sosti LUzione, in caso di assenza, provvede il direuore del la ferrov ia militare. § 6. Att1·ibuZ'io11i dei comandanti di compagnia. - I comandanti di compagnia dirigono e sorvegliano tutto i\ :;ervizio nei limiti loro assegnati. La loro sostituzione, in caso di nsseuza, viene regol:Hn dal direttore della ferrovia mi litare.
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QUESTE TR rrrv. CO)IA'f-
Un ordine imperia le pre-
scrive quanto segue: 1° Per rendere possibile che ullicia Ii ùi fante ria ed eccezionalmcnto d'oltre armi, possauo concorrere al completa mento dei quadri degli ufficial i dei ferrovieri e dei telegrafisti, il ·1 ° agosto d'ogni anno potranno essere proposri, nel limite del bisogno, pel senrizio presso i ferrov ieri ed i t<:legraOsti, quei sottotenen ti che non abbiano, quali ufficiali, un servizio minore di 2 e maggiore ùi 6 anni e che per capaciti1 od inclionzione sinno pa rticolarmente idonei al servizio al r1uale veoga110 comandati. Tale servizio avrà priucipio il ~0 ottobre e durerà, per ora, un anno; i 0 Allo scopo di elevare la reciproca conoscenza d'armi, il ~0 ottobre d'ogni anno saranno comandati dni ferrovieri e telegralìsti presso la foo teria o reciproc:1mente r. tenenti o sottotenenti :1r1ziani. Il servizio di questi ufficiali durerà nn an no, ma potri, essere protrailo, per qua lcbe ufficiale, a due anni. l\lED.\GLIA c.:rnMRMORATl\' A. Con ordine imperiale, pttbbblicato dal giorna le militare ulliciale, venne instituita nna medaglia commemorativa degli avveni menti di guerra nell'Asia orientalo. La mednglin è di bronzo e di acciaio. Quella di bronzo s:irà dato o tutti coloro, anche non appartenenti all'esercito e. alla marina, che presero effettivamente parte agli avvenimenti di guerra; qne]la di ac·
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RASSEGNA ltl lLITAl!E ESTERA
RASSEGNA MILITARE ESTERA
cia10 è destinata per roloro che, appartenenti o no all'esercito e all:t marina, si adoperarono in modo straordinario nell'interesse delle forze mil itari inviate nell'Estremo Orionto, compresovi il personale di bordo dello ua\'i incaricnte del trosporto di truppe e di materialo da guerra. La medaglia rapprese11ta sul loto principale un'aquila che sotto ai suoi artigli tieoo un drago, sul lato opposto la cifra o 111 corona imperiale e suIla me laglia di bronzo l'inscrizione:
8an:;.,G1,1 ,cn)1r,1n&~T1. - Nell'esercito germanico ~ono da non mollo tempo in ~ervizio dei bersngl i speciali <letti e Rallonscheihen » . costi· witi da pa llo11i die appena colpiti si sgoouaao. Con tali bersagli si rappresentano però soltanto uomini a terra o mascher:iti ,la parapetto . I giornali informano, che nl presente, si esperimentano :incho in Ger· mania dei ber$ogli scomparenti, come sono pià iu uso dn qua lche :111110 presso l'artiglieria fra ncese e svizzerr1. Questi bersagli sono costituiti dal solito materiale è congegnati in modo, ,he appen11 colpiti da uu proiettile cadono, scomparendo alla vbl:l. li perfezionamento dei liorsur,li di guerra è problema cli mnssima importnnzn, mo :111co1·a iu gran pa rto 111so l11to - almeno uel campo pra· tico, e chi voles~e interessnrsi con maggiori dettogli intorno ai b~rsagli scomparenti o cadenti di cui sopra è renno, lena il fascicolo\', anno rn99 della ri\'ista Schtrei;erische Jltonatsschri(t (ùr 0/fi;;iere alter Wuf!'en. ,\lovi~11,:-To 'i1t1,1.' ALTO 1•1::nsoN.1LE. - LI geuerale fo ld-mnrcsciallo con te v. Waluersee, venne nominato ispettore ~enerale ,lella TI{ ispezio11c di .irmata (Bannover), comando c·he già rive,tiva prima di ns:mmere1111ello delle truppe inviate in Cina da lle varie potenze.
Ai oittorio,i combattenti. 1900 ... Cina ... 190/.
su quella
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accinin:
Merito per la spediz,ionc ùi Cina. li nastrino della medaglia è di color ar:mcio con orlo bianco e, strisce ro~se e nere. r.oloro che h:mno preso parto oi faui d'armi che, sorau 110 in segui Lo indicati, possono, per ognuno di essi, assicurare orizzontalmen te wl nastrino una l'ascella di ottone dorato, con •opra il nome della località dalla quale il fa tto d'armi prende nllme. La medaglia potrà puro essere concessa ::il p11rsonale dei comingenti stra nici·i. Frcir,& m rAt-'T&RIA. - In luogo del fncilc e della carabina mo,I. 88 è in corso di distribuzione il fucile e la carabina mod. 98. Queste nuove armi banno lo stesso calibro di mili. 7,9 e le stesse propnet/1 balistiche di quel le mod. 88. Le principali differenze souo: in luogo del tubo copricllnno un copricauna di legno, come il nostro; serbatoio non pili :iperto, ma chiuso inforiormente e quindi un caricatore a lamina che non entra nell'arma o che permoue, cosa :issai importante, di completare in q nalunque momento il numero delle cartacce nel scr· batoio; alzo a quadrante in luogo di quello a cursore; miglior~1menti nel mcccani~mo di chiusu ra; :ibolizione della testa mobile del cilindro; modifìcozioni alla sagoma del fn~to in modo di dare appoggio alla mauo nello scatlo (come ori fucili da caccia di più recente modello); sciabolabaionetta pi ù lu nga della precedente ed assicurnta sotto In canna o non più lateralmente a destra della medesima. Il fucile mod. 98 pesa chilogrammi 4, I 00 e la sua lunghezza, senza sciabola ·baioneua, ù di metri 1,25 . 11 caricatore con ii cartucce re~a grommi 1•l6,<l0, dei r1uali 7 grammi r11ppresontano il poso della lamin11 che costi tuisce il cnricatore. L'a lzo è gradunto per le ,listnnze di: 200, 300, :no, 400 e 450 metri, e tla q-aesta distanza di 50 in 50 metri sino a quella di 2000 metri.
INGHILTERRA. E~l'RRl\lf:N ro 1)1 .\lJTNIOIJII.I A[,LE M \XOVR& DI CA \',\l.f.ERIA. Negli oll1mi giorni di luglio, a Sa li ·lmry, ebbero I uogo le mnnovrc di cnvalleria, a]le qunli pre,ero parte duo reggimenti di cavalleria, due compagnie di fanteria montata, due b,,Uerie di arti!!lieria ;1 ca1·allo. ])uranle que~te manovri• ~0110 stati per la prima voll a i111pic:,:11 ti gli :,1110111obi li, il cni uso s1 i• dir11ostn1to di grnnde 111,iltti1 por i trnsporti sulle buooe ~trMle. Uli automobili erano del tipo TboruycrofL OccupaYaoo lo ~IPS5o spazio dei carri com uni di servizio, al'ev:iuo la Vt!locità d1 !.i migl a all'orn. portnvano 5 tonnellate e lo tniioavauo :111Cbe con una piccola d11 n1uuziono di velocitù, mentre i ca i·ri sn,ldctii 11011 porLn110 che uun touncllatn o una tonoellatn e rne1.z:i. Fu anclie impiegato u11 motore a petrolio, he dette poco buoni risultati. Tre automobi li inolrre erano stati messi a dispo~izione della direzione dallo manov re uall'A11to11eob,tc-club. CAMl'I 01 1·0LONT.\n1. Nei primi di agosto si sono fo rmati 11umcrosi co111pi per l'istruzione dei volontari in molto località della Gran nrc1tagna. Si ralcola che vi nbbiano preso parte circa 7:i,000 u11mini. !08 -
ANNO Xl.VI,
RASSEGNA Mll,I'l'ARR ESTERA 1690 TI ma:;:1,riore con('entramen to è siato ad Aldersho t, do,·~ sono_ c~n_VP.~ nutì ben ~o.000 uomini e dove ò stato formato un hatta~llone d, c1clis11 colle compagnie e le 1:,ezioni di que~w specialità npparteneciti a vari corpi. . . Il 11ener:1le Buller, comandante ctol distretto e d1relloro del campo cli Alclc;shot, hn dettato questo prograrnmn : 1• giorno, scuola di compagnia e di bauai.:lione; ;lo ~iorno, ~c_uola ri i_ b:illngliono_ ~ <~i bngai:i: 30 "torno esercitazioni di avam posu: .j.o g1oroo, eserclZI d1 atrncco e dif:sa in ' unioue a tru ppe regolari; 5° giorno, e~crcìtazioni di comba ttimento ~u larga sc:ila in unionu :i trnppe regolari e sollo il comuu~o dello stos~o genera le Bullor; 6° giorno, scioglimeutp del co rnpo, marcrn <li ritorno :ille sed i 1·nn misure di sicnrczzn. ~IAsovnE l', IRr.AXDA . - Queste ma11ovre si sono S'l'Olle duranl<' la seconda decade di agosto nella bru~b iera che costitu isce la parte scttentriooale della coutcn di Cork. Direttnrc dovevn es~crne il duca di Connaught, com:iuJante «lcllc for1.c irlandesi, 111a per 111 morte ilolh, sorelln impcrn Lrico Fo«lorico, _1, stato sostituito dal ma~gior generale :llc C:almont, comandante dol distretto di Cork. Un partito (rosso), composto di una brigata di faulerin su /~ ball:.t· glioui, di 9 squadroni, di 3 bauerie e di I compagnia del _gllnìo, •"' tlV:t come dislocnziono i11izialo il campo di Kilwonh ; l'alir.1 purllto (n::znrro), composto :dl'incirca come il pre'cedente, era co ncentralo :i Cloghrcu. Il supposto era il seguente: rn esercito in,~sore (ros,ço) è sb.:irc:1to a Cork. e ha spinto innanzi dei distaccamenu che gu:ird:mo il fi ume Blaclwaker a )l.lllow, Fermoy e Lismore. L'esercito della dife,a (a::zurro) si sw concentrando a Cahir con clistal'cnmeuti avanzati &ui lìunll Tare Duag. Lu fo rro1•ia tra Ma llow e C:hu rleville è stntn dis1r111ta i11 . pn·erchi punti dal partito azznrro. . . I principali appunti fJtti al termine delle m:rnovre sono I segue.011: L' istruzione degli u lliciali e dei sol<l.:tti lascia, in generale, " desiderare. Tipico è questo av, iso spedito da u11 giovane unllìcialc di ca, alleria comnncl11nte cli unn pounglia: , Arrivo i11 questo momeu to. l i nornico ò ~ul ciglio dell'a ltura. L'av..iso non diceva nitro, n1i porta1:i indicazioni di ~orta ci rca la località da do1·e o l'ora in cui era stato 5pedilo. La stessi\ dcficenza uel servizio di esplornzione 1) stata notata negli uomini di truppa, e il lamento quotidiano dei due cornandauti di partito era cruost,,: « non pos~o avere un' i_n fo rnrnzio~e dolln mi_a c,1vullerin. >> Neppure i soldnti delle altre arrn 1 hanno d1mostrnto d1 possedere l'istruzione indi\'iduale al grado che i nuovi tempi richiedono.
RASSEGNA MILlTAR& .fo)STERA
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Per ciò che riguarda specialmente la cavalleria, si è osservato, che, malgrado quanto si è detto o fauo in Africa, gli ullit.:iali uou mostrano ancora di nver compreso, che la fu nzione prima o priocipu lo dell11 loro arma è quella, non già di combattere, ma di fornire mformazioni e pronedero al la sicu rezza. Durante un giorno intero la cavnllerin rossa oou ha mo ndato un avviso al couiandante del partito. Lo pattuglie si perdevano a scaramucciare e si dimcotit:avano di scopri re e riferire. Circa l' impiego doli' nrtiglierin il di rnuore delln ninnovra facova quoste conclu~ioni : • L'unitil t:111ica del!' artiglieria è la hatteria (il Field Artitlery Drill dice che è In brignta). I pezii non rle..ouo esserri mesgi in aiioue su una linea più o meno rigida. Bisogna tenere :il coperto ogni pezzo, sia duraule la manovra che dnrante il fu oco; mn d'altra pnrtu il controllo del comandante la hatteria su l fuoco di lutti i -suoi pezzi, non deve ma i e,;sere s:H'riricato n riuestu copertura. Non hiso~oa, per ri~parmiare i cavalli, sacrificare l'istruzione. La copertura è oggi più importante per l'artiglieria che non per la fanteria, ed essn oou può oltenersi se i pezzi di uoa batteria sono tenuti iu,.ieme e portati iu azione rigidamente. Lu scopo della m11ggio1· mohi lità dell'nrtigl ioria n cavallo è quollo di rendere il suo fuoco più e/f'eltioo. ~on deve essere streuamcnte lcgnw alla cavalleria, e può e~sere utilmente impiegata durante l'azione io unione con l'artiglieria da campagna portandola su un fia nco per ba ttl·re d' iulilata i pezzi del nemico. , Quanto alla fanteria, e' Ì! chi osserva che quosrn manovre l)anno dimostrnto l'inopportunitil degli 011ncchi frontnli. Due volte i i,rrossi drlle fanterie sono venuti a contatto, e tutte due le volte i due auacchi, che $Ono slati fro 11 1ali, 11 011 ~0110 riusciti. Altra lezione per la fa nterit1 è la necessità, ùata le armi alluali, di avvalersi quanto più è possibi le de~li ostacoli como copertura. ~IAN01•11i,; N-'.VA1,1. - r.ome è 11 010, il tema por queste rnauon·o era il ~egacnte: Ciascuna delle due llolle deve tentare di ottenere il possesso della Mani«·a e dei suoi sbocchi, uonchò degl i sbocchi del canale di San t;io1·gio. Alln fiue, la l1olla .\' (nemica) de\'e cercare di impeùi re il cowwercio in «Juelle acc111e e la llotta B (u:iziouale) deve cercare d1 proteggerlo. . {I risnllnto fo1•orevole alla fl otta Y o il fatto che questa av~va come basi le isole della Manica, le isole Scilly o Quee11~town sulle coste del l' lrl:rnda, punti che ;i posso110 far rorrispondere a quell i francesi di Ounkerque, t:herbourg e Bre~,. hanuo sollevatc1 un grido di compiacenza fra i nem ii:i e di delusione fra gli amici dell'Inghilterra.
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RASSEGNA MU,ITARK E S1' EllA
RASSEGNA M!U'l'ARE KSTBRA
li ri6uw da to dal segretario parlamenu,re e liu.,nziario dell ' ammiragliato., Aroo ld-Fooster, di f'nr pulJblicare per ora le decisioni dei giudici di campo e di nomi nare 0 11 cocniwto incaricato di indagnre e di riferire snlle manovre, come aveY11 fatto quello nom inato nel l 888, sembrerebbero avvalorare questa compiaceoza •e que3ta delusione. Giara però osservare che la Ilotta B era la squadra di riserva della .Mauica è che sé e;;sn era superiore alla !lottu .r ($quadra permanente della Manicn) cc1me uumei·o d1 unità, le e1·11 di mollo inferiore come qual itù; »iccliè se qunlche cosa si può dire di bell dimostràto io quesle manovre, ::i è cbe poclLe ma buone e nuove navi va lgono più ùi molle ma cattive e vecchie. , L' fogltiltet'ra dovrebbe essere seri11meute preoccupa la di questo risultato, se 'dovesse selllpre trovarsi di conu·o non t1oLLa pi ù moderna della propria nella ~Ja nica e CO!l basi irn prondibili, come erniio stato dichiarnte quelle d' tdderney e Scilly. Ciò l:he ha di più agevolato l'azione della flotta X. (contramcniraglio Wilsou) è stata la maggior velocità delle sue ua vi e Ja <leficenza lii esplorazione d~ parte della. !lolla B (vJCe ammirnglio Gernld Xoel). Inollre: còmpilo delIn !l otta 8 era quello di proteggere il commercio nel111 Manica e nel cannle di Sao Giorgio : e siccome, per disposizioni date dall:i dire1.i oue, In floua X era già n cava llo dei due caoali quando la llotta B giungeva a Portland, non riman<ffa al vicea mmiraglio i'ioe l che un rnezzo per còmpiere il suo maucla to : cerrM·e e distruggere la Jlou., nemico.. Ora questo gli era illlperlito cb lla poca i11d1pendeozo. che 11 vcv·a la ma)!gior pene delle sue oavi, poca indipendenza dov11 t:i alla loro piccola dotnzione di carbone. E così ebbe hnou giuoco la fl otta /J, la quale qn~ndo volle potè eviLci re la battaglia decisiva. I principali nppuuti fo ui dalla stampa alla fi11e delle manovre, son~ pre3s'a poro gli stessi che abbiamo visto f~ rc per le mauovre tc_n:es!I''. in Irlauda : defì cenza d'istruzione negli nfficiali, difettoso serv1z10 d1 esplorazione. Il medesimo lnmeoto dei com,rndanLi cli pa rtito per la marn;aoz:i di ooti:r.ie da parte della cavallena è stato ripeìuto dal viceammiraglio Norll, il cruale non poteva s~pere dai , uoi iocrociatori dove fosse la !lotta avversaria. PEIIOl'l' F. 1Nl1LES1 1/URA~TE I,,\ r.ui,;nnA ANt. 1.0-IIOER,\. S c c o11clo recooti rap porti 111Ticiali, queste perdito ;immoulano a 799 nfficial_ i ~ a 20,961 uomini di trn ppa . ~lori rono durau te l' azione 392. u!lic1ali e .~082 uomini di trappa ; per ferite 127 ufficia li e -1387 uom(n' tlL u·~ppa; per ma lauie 21>1 ullìciale e 9976 uomiu i di tru p~~- Le nuian~nLLperdite souo dovute a CllLLie di verse. La fo rza media presento s1 calcola n 230,000 uomini.
LA LEGG E MILITAIIE A US'l'RALIA:'.'<A. - li presidente del Consiglio e mioi:;Ll'O degli e,teri dell a Common1ceaflh australi11na, Uanoo, ha dichiu· rato alla Camera che il governo non aveva r in1t.\nziono rli crence 1m esercito permamente, ma solt:,nlo nn cor po sufficente· per la custodia delle armi e l' istruzione degli irregolari e della milizia in caso di bisogno. Il governo darà tutti gli incoraggia men ti possibili alle società di tiro. Egli ha aggiun to: , L'articolo ch'3 prevede la chiamata de' cittadini d11 18 a r~o anui, uoo ha alc11 na analogià colla coscrizione conti nentale. Ko rt è che un avvertimento agli aJtri e a noi stessi di ciò che fa rebbe l'Austra lia se talune circostanze si pre:;eotassero ». 1J ROG l\ &$S I ~ELJ.,' P.SERCITO Di, uLE I NDI E. Sono stati 1ecretati i fondi per la costitu1.ic,ne di 5 scuole pl'r la l'aotoria montata. Si sta procedendo rapidamente all'armamento dell'esercito indigeno col fucile a magnzinCI. Sarà ,mcbe soslituito col nuovo il vecchio canno11e dell' artiglieria da monwgna . Ad ogni reggiment•> di fanteria saranno date due mitragliatrici Maxim.
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RIVIST A DE I PE RI ODIOI
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, Questi inJorcano iI proprio <.:avallo, tenendo souomano ·q uello del Cf)ntpagno, .si gettano in acqua e quando perdono fondo, alJbnndonano il cavallo suosso ed .ttlaccaudosi colla ma ,io all'arco anteriore della sel la, con la sinistra dirigono quéllo mourn10, cercando di disturbarlo o cl i affa tica rlo il owno possibile. » Da q11i la necessiti! che i cavalieri st:elti destinati a costituire le pattuglie uOiciali siaoo eccellenti nuottHori e elle in ogui squadrone si tenga noia (lei cavall i nuotntori. Cosi ·il D'01tone.
RIVISTA DEI PERIODICI
R ivista di cavalleria.
Cupalleria aoanii, pel ca p_i taoo tli fa nteria DE )'.IAio. (Continuazione) .
'
Aa110 l V, foscicol~ rn r, agosto ,1501. - ne Umberto foto- incisioni), pel colonnel lo Lonm~1,1.
a
caoa llo (con
ij
Riuscitissimo bo;;zetto, scritto 11011 solo colla mente m:i nnche col cuore, in cui il colonnello ricorr.J n tahrne idee del Re sull 'eq uirnzione ed episodi ben alli a fo r conoscere com'Egli « fosse perfetto cavaliere a cnvn Ilo. » E concludiamo col Lorenzi: • Oh mio Re !... il vostro spirito protegg:i la nostr:1 nrrna corne S. Giorgio prot~gge la Cara llcria cli altri e~erc;li. »
Jlfodalità, ve1· la esecu:io111i dei passar;yi a nuoto, pel colonnello D' OTTONE. (Conti ouazione e lì ue). lu t[llOsto secondo e ultimo :trticolo l'autore spiega le modulilii che egli suggcri~ce per e~cguire 1rn passaggio a nuoto da pnrte cl i pi,coli rlrappelli. E' del pastrano e della corda a fo raggio t:h'egli si ;en·e per costrnire uo io,•oJto - di cui spiega minutamente la maniera di farlo - nel tprnle si disporrebbero il coltacco o l"elrno, i gambali, gli stivaloni, la bondolicra, la giubba, i pnntnloni , le mutande, le calze e ln c~rniciu, nonchè il libretto persooale, la borsa di puli1.ia, le galle11e e il sale. Quest'involto gettato nell'acqua vi gal leggerebbe quasi ciel lutto come unn piccola bn rca. e per un certo tempo ri marrebbe im peoelrahi le al l'elemento li(fn ido. Negl i esperiroemi eseguiti . lasciatolo ga lleggia re per 5 mi11 uti , uon si affo ndò elio di 1 ceu ti metro, ed estrnuolo, in luogo di circa ~ ~ ch ilog1·:im111i, uc pesava çh ilogrnnmi ,13,500. F11tti gli im•olti, In metil dei cavalieri passa il corso d'arqua a nuoto, ognuoo spingeodo innanzi a sè due di cotesti involti, riu niti a mezzo del lc1 corda a fornggio di cui illferra coi denti ) I uodo cen tra le. Giunti all'a ltr11 riv:l u assicuratisi chn non vi sin da tomere sorprese, i cavalieri si ve, tono celeremente e fanao 5egno .igli nl tn di passare.
Si _propugna la trasformazione dei bersaglier i, da ridnrsi a I z ba ttagl io11i sul piede di guerra, destinandone uuu a so~tegao di ciascuno dei ,12 reggimenti di c;1valleria, che sostituiscuuo il corpo di cava lleria dall'autore ideo to. Ogni lrnllaglione her,aglieri com prenderebbe ci11que compagoie, ùi cni una di 200 cii.:listi . Le tru ppe alpine, ·« compi nto lo schieramen to stratej?f<:o ed iniziati i movimenti delle armate retrostanti , concorrerebbero direttamen te ad appoggiare le operazioui del corpo J 'armata di cnvalleria·, di cui sarebbero In tise1·ua straley ica. » 11 De i\fojo ~pprezzn giust~me11te il vnlorti della ca1•:illerin, e oon si possono so noJJ encomiare gli sforii da lui fo 11i per meLterue iu ril ievo l'importanza. Non discotiamo le sue proposte talune delle quali asso hwuneute innmmis,;iliili, .come quella, a mo· d'esempio, di riunire insieme un ba tL.iglione bersaglieri e uu rnggimeuto di ca,,alleri;i . Gli racci,mrn solo osservare che non è certo pr:11ico costitnire un'organismo che v~ le solo per lu fron tiera orientale la f] uale poi, ci separa da una potenza alleata.
Impr essioni di pacsaag io, pel capi tano B&nTE1.1,1. (Continn:11.ione e fi ne). i\Jetto in rilievo lt, necessitò per I.i cnvnllcria di un.i speciale nttitmliue a réndersi con to del terreno. Lo cose detto clal Rertelli sono gius,issime e sono delle bene, ma oon sono per nu lla nuove. E~l i poi è troppo prolisso nella sua espo;izione. l i suo lavoro, ridono a meno, molto meno della metb, avrebbe guadagouto iu pregio ed efficacia .
Una gita oltre il confine, pel capi tano DE Ross,. /"oray91 nell'esenito ilalia110, pel c~pilabo commissario L. Cnrnr. Psicolor1 in nnùnale, pe l mnggiore veteri nario C. 0T"rAr10 Ilos,o.
n scl'vizfo dei
1696
RlVlSTA DEl PERIODICl
RlVlS'l'.& DEI P ERIODICI
Revue du Cercle militaire.
~: 3,1, 32, 33 e 3/i ùel li 3, 10, '17, 21 ugosfo 1001.. del Jlled'itetrane,o, per Ci\-PIT.\_N.
La questfone
È la prima volta, a nostro ricordo, che qoesta Ri'IJista tratta n fondo uua questione polnica. Per la massima importanza della medesinw che ci tocco così davvicino, e pr r le idee espres'lO nello s1urlio, stimiamo non ne. ri u~cirà èliscaro un snnto abba stanza ampio, specie dell'ullima parte, in cui è tracciato, a parere dell'articolista, lo swto prese11te della questione. Nei due primi articol i è brevemente ma :issai liene de,,;criuo la pa1·te awta tlcil Medile1•raneo nel passato. \"i sono ricordati i tempi splendidi delle ropuhbliche di Pisa, di Genova e di Yenezia e la loro progres- • siva decadenza dopo la scoperta dell'America che dimianì l'importanza · del Med iterraneo, perchè per e;;sa cessò d'essere il mare commerciale per eccellenza. La repubbl ica d) Venezia si traS()ÌUò 11,,a uti 11ncora per tre secoli, m:1 iulioe catlde 1>e1· l'abbandono d~ ttn ril/eato, e cosi pure decadde la Spagna, lascinndo libero il campo all'Toghilterrn o alla F rancia, la di cui attività doveva Cl)udur,re di nuovo la civi ltà uel ùlediterraoeo. Ali' fo-ghilte1Ta v110Jsi attribuire, per gra o parte, il risveglio commerciale, mercè le sne spedizioni, il suo istin to del tratnco, la qualità d.. llo sue idee economiche. La F rnncia, col bisoguo d'egpànsione, a·~ssimilazione del suo genio naziouale, do,,eva qhiamare i pop•>li mediterranei al risveglio politico. Date queste condizJoni, il conOitto fra le due potenze era inevirnbile. B questo antagonismo elle costituisce la storia del pl)ssato, e sarà molto proba bilmente la storia dell'avvenire. Cou Bonaparte quella 101.1.a risorse più fi era che rnai. No poleone ebbe il ,0 11cet10 di un hali11 avangnardin dcll:i Franci:i nel J'fediterraneo, e così padruoe di Lntta la n va ùe l bacino occidentale, egli avrebbe potuto sviluppare i suoi atfoccbi contro il bacino orientalo e l'ifa re, a profi tto ùell' lmpero, il mare 110stniin dei Bom:tut; ron fu v111to ùall'lnghiltt:1rr:1. Dal rrgno di Carlo X al secondo impero, nrn lgrndo la rivalità dell'Jogliilterra, riusci alla Francia politicamente. mil itarmen te, commercialmen te, di tenere il primato su tnuo il l\lP.diterraueo, e l'apertura del caoa le di Suez, vi accrebbe il suo pre,nigio.
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Succintamente è quindi tleuo dei trattati di SaD!o-Stefano e di Berlino ; dell'invito fa tto da J.lisrnarak all'Italia ùi occupal'e 'l'uoisi e da essa ri Hutato ; dell'offerta faua al la lrrauoia dal l'laghiltem1 di prender · parte al la !-pedizione contro l"Egillo, che andò a vuoto a,endo il Par· . lamento rifiutato i fopdi necessari, e infine del trallato del Bardo che condusse la Francia a Tun isi e della defiaitiva occnpazione dell' l~giuo da pane degli Inglosi , che dà al l\Iediterrnneo la sua fisionomia attua le. Cosi si hanno orn nel Mediterronep: Tnghilterrn e Francia che vi hann·o considerevolmente sviluppa to la loro inflnenzn e i loro interessi, e l'Ital ia che vuole riguadagna!·e i vantaggi ohe gli assictrra la sua posizione centrale e mira con ogoi possa a raggi uugere il suo obiettivo. • \'enuta da tro ppo poco tempo all a vita naziona le, aveudo do1•u10 i111piega, e per mo ltò tempo le sue ri~Or5e e i su(li sforzi :} termi u:ire l'opera della .sna uni tii, cssn è :intora senza ~erie colonie. l\]:l le cure ch'essa ba dato ::illa sna m:irina mihrnre e commerciale, I' i11 1ere~se che gli ltaliani prestano a tutto ciò cbe ri tleue il mare. i sPgni anr:he d' un primato o priucipato sul Meditern,neo, che alcuni dei suoi Ogli, tra sportnti da ecCe$siv-o patriottisruo, 1·orrebbcro restitoirle, hanno messo l"Italia i1J bella situazione nel Merl1 terr:1neo e l'eq11ili brio 10 que~10 mare non s1 saprebbe concepire seoz:i di essa. • La parte terza - 'Cl1e è la capitale - tratta dell'equ ilibrio del ~lediterraneo. L'articolista uC\n intende occup:1 rsi delle ,·oci t l10 corrono, e secondo le 11uali si sa relJbe alfa -vigilia di 11 11 rimn uoggiamcuto dcll11. cosrn del ì\1.editerraneo." l!: r erò gli sembra i1ilerc$Sa nte t>saminare · le ragion i e la natura delle rivendicazioni delle po1enze. L'I nghilterra con Gi bilterra esercita la sua azione nel bacino occidenta le; con Malto, Cipro e coll 'Egitto ha la ~rem inenza assoluta nel ba0ino orientale. Essa diverrebbe completamento signora di tutto il Metl:terr:rneo, clii udendo eff'ettiuarnente lo ·stretto di Gibilterra .Le Oouo fniuccsi dell'Atlantico e del .Mediterraneo non potrubliero più riunirsi, mentre l'Inghi:terra sorebbe io grctdo di coneearrarvi le sue forze. Lo stretw di Gibilterra , che collega l'Atlantico al Mediterraneo è un fottore politico e strategico di primo ordioe. La sua importanza , diveuuta cosi graudo io sogui10 all 'npcrt ura dol canale di Snez, nnme11terà a mille rleppi col t:iglio dell'istmo di Panarna . È inamm issibi le che le potenze euro pee permettano ad una qualunque di esse cl i prender piede sulla ri va mcridionala e costruirvi forti!icazioui d 1e in un da to momento potrebbero t:1gliare la grnude strada morilli wn
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RI VISTA DEI .l 'ER10D10l
del moado. Se il l'atto :;.i veri ficasse, interverrebbero, ceno, le llotte e gli eserciti eul'opei. · E questa ques,tjone è connessa a ciuolla del J\Iarocco clte, secondo talu ni, è all'online del giorno. Per la pa.ce nel l\Iediterra11eo, e forse nel mon~o, ciò che importa u on è cbe il ì larocco vada un gior oo a rruesta o sia dell'lugliilwrr:i . quella· potenza : è che la costa wrd del !\la rocco Per la F ru ocin l'equi li brio uel Meditorrnueo è di cooitole jmporin uza. Essa non ltn mire esclusive e dominatrici, nè tendenze nll'i111pen·alis11w urn sta il fa llo che le è ri nscilo di costiln iro 110 i mpero .1 fricano. Di qui la necessità di costituirlo in 110 tutto omogeneo, t l'obbligo di dargli si• curezza, che è garanzia di svilu ppo comm.::rciale e politico. Le è perciò indispensabile di aver libere le rolnioll i fra la F rancia rl'Enro pn e la J,? iovine Francia d'Africa, e • pnre fernrn meute riso lu ta a rivendicare pienamente l'esercizio di iucontestn ti diritti , . Lii questione del Marocco non poò lasciarla indiffernnte per due ragioni : l'una 'perche toccherebbe il regime. del lo stretto di Gibilterra e la situnioue interna del paese ; l'altra perchè la F ranci:1 ò l:i potenza pl'epooderontc nel nord-ovest dell'Africa, non è ~ep,lrota do quello regione dA alcun acc1de n1e geografi<.:o, e hn i l diritto cl i voler coprire do questo lato la colonia ché gli ha cost:ito trent'a nni di gnerr:i, più di centomila uomi ni e quattro miliard i. , ~oi non ebbimo (col la spedizione riel sudalgerino) affa uo il desiderio di aprire la r1uestione maroccbiM . Basta si sa r pi:i che uoi abbiamo preso posiziono, e t he, per noi, il Mr11·occo è in 1angibile ». Questo u:titud iue netto, bisogna r iconoscerln, non mancò tl i cagionareqnalche inquietudine all'Italia. E,s11 teme che il bacino occident,tle del }ledit.errnneo diventi un giorno un lago assol utamente francese_ Clò 0 0 0 potrebbe \'eri fièar.si : in primo luogo percLtò I' [talia è essa stess.i a c:wallo dei ùue bacini, e ù'altrn pan e la Spagtrn non è p11 11to 11 11 ~ quan1i 1à trasc11 rnhile e ·vi ha J!ravi it1teressi, e perchè la Francia non clesirl era che nna ~ola cosa : (I Medite1Tnneo li bero tanto per Cl'-53 qnanto per l' fta lia e la Spagn a. « Noi dobbiamo desiderare no'ltalia ricca, prospera, soddisfatta . Dobbiamo ~ov1·atuuo <lesidel'are clic essa ben comprenda che le due sorella l:11ine hanno megl io dn faro nel Medite1-ra 111'0 che di stnbilin•i l.1 prepoudernnz:i inglese f;tvorcndola colle loro rival ità » . Ella dove cou v,incersi che gli iute.ressi delle nationi latine ed i suoi in p3rticolare, furono piLt compromessi dall'occopazione inglese del l'Egiuo che da l protettorato francese della Tunisia. Non ignoriamo cbe l'lial ia, la qua le sem pre più sviluppanuosi iudustriulmcuto o cornniercia lmento temo rii sofrocare ·rra poco nel bacino
uon
R I Vl Sl' A DEI PER10Dl0 l
1699
occidentulo ove la 11raucia lw preso il passo su J i e;sa , solo perd1é la sua unità è di lunga data anteriore. Essa considern 1n questione coloniale e sociale politica per le altre nazioni come questione per essa di. equ ilibr io e di vita . l nvero il tenta tivo fa tto nell'E ritrea non le è riusciw, ma il pri nci pio non restà iofi nna to di, quello sc,1cco. ;\la la vora espoosioud dell'f1nlin risiede pi nttosto nell'emigrazione de' suoi cittadini Y1wso l'Ame· rica del Sud. Frauo nto essn attende l'oc:casioue prnpizia per installarsi nello Tripolitania. Di recente ha stabilito una posta itali3na a Ben~lrnzi. « e se la si tuazione interna della Cironaic11 necessitasse, un giorno, I' inten•ento estero, l'ltalia sarebbe la più adatta (quatifiée) di r1ualsiasi :1ltrò, per eseguirlo. Al presente l'ltalin ~i volge (·ùn ragione vttrso quell'America latina, ove i snoi conci uadini hanno l'onclato un' Tta/ia tr ansatlaiitica ; e perciò essa lrn 1m intere:;se uguale a quello della Francia r ispetto allo s!rello di Gibi Iterra. I mporta elle la sna libertit d'oziane sia 11ssicurata nello stretto, « e rorse hisogua vedere nel la cura çoo cui tu tto ciò che tocea al Marocco f· comruentato in Italia, le n1gioui ùelr aiti tudiue, snll;, pr ime poco spiega bile, che il Governo di quel paese ha proso d11 a$sai lnnio tempo verso 111 Frn ncia. 'l'atLavia gl i in teressi delle d11e · oazioui non sono affatto i11 opposizione su questo punto; per contro sono analoghi r. sem bra che se la questione si do1•esse col tem po regola re ptir via cliplo111otica, l'accordo fr~nco-ita liano potrà facili Larc ed :ill'reua re la soluzione ». Quanto alla Eìpagnn , vi è detto, ch'essa sorveglia con occhio geloso gli avycnimen ti e le cose marocch ine ma che per lungo tem po non sH/i io grado di rea lizzare le sne ambizioni . Nel caso in cui s'aprisse· la qull~tione del Marocco, « intorno allu q1111le gravi1a, io~orn ma, tutta I:? politica attunle nel )I,edi terranco, si può d11 bi1are cho la Spagna cousenta nd assumere i r iscbi costosi clell'11 ssorbi n1en10 di una regione, che eEsa non Lia i mezzi di dominare nè mi lit:rnnente, nè commercia lmente ». l suoi diritti, però, sll lla costa del Riff sono incootest,1 bili, e la Francia ha solo a desiderare che I' inllueoza spag unola 110n ì'i estenda al ~unto da porre in pericolo la sicurezza dcli' Algeria.
** * È super fl uo ri leva re la siogo l,ire importanza dell' lll'tirolo, evidentemente ispirato dall'alto, perch/! la stam pa mi litare fruncese nou è libera e perchè come avve1111e per la spadizione nel s11d-olgerino, sembra
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RJ VlS/fA DEI 1'El;U0Dl01
R IVISTA DEI PERlODIOl
sfasi pt'esa l'abitudine di far lrauaro d,il la siamp:i mili tare le questioui pol itiche che non si possono scompogu:ire dall'aziono mi litare. Del resto, com unque sin, è scrittura di urnssimo interesse, come si rileva anche dal sunto che ne abbiamo fo lto.
L'antore r ile1•a le iog_enti perd ite - ·176 ufficiali, 5 1-16 nomini <li Lruppo - sofferte d11i reggi menti tiella Gu11r(li11, ma M ta che i battaglioni d11I Gran Tit> perdeuero parecchie volto il 60, 70 o persino 1'80 per ceato.: a Kes-seldorf il battagl ione grana tieri l\feiochow. e alla hall:i:;:l ia di ~i..ou ville ( 16 agosto) i reggimenti n. 41, 16 e 52 ebbero perd ite maggiori d1 quelle della Guardia. La perdita delle Guardie a St.-Privat ammonta ~ 1/t4 ùelln perdita tota le dei Tedeschi nella guerra 1870-7 1, e con rp1es10 1/24 1100 è ce rto pagata troppo cara l'irnponan ~a della r iuori:1 di Gravélolle·S t. -Pri vat. L't1utore ribal te quindi gli appun ti che l'attacco delln Guardia non 'ia stato opportunamente prepa ralo d,dl'anig lieria e che le truppe nou ab~ biauo aùo1w10 convenienti fornJ11zic>ui. L'artigl ieria tedesca noo ria5cì :1 nicar tl:in110 alla rranco:;e, perchò questi cambiò ire \'Olle di posizione meuondosi :il _coperto, non ri~pose- al suo fnoco e pri'ncì piò di nuovo,, 1ir:ire lostochè avanzaronr, le tr1Jppe della Guardia. T:iuto meno poi polevàno i pezzi redescui distrugger le linee dei caccia tori, che, ben coperte, sfuggivnuo alla loro visr8. È facile dire che l'artiglieria colla su periori1ù dul suo ruoco apre il ca mmino nlla fouteria. Noi fatto a SL.-Privat, l'artiglieria foce internmeute il suo dovorP, e nò l'artiglieria nò 1'11ggir11men10 furono ,in gra<lo di aprire la strath all11 fan teri,,; fu r1uest'ulti111a col suo sangue che schi11sP. la via al l'artiglieria e l il'aggiramento. Qui,010 alle Iormaziou i si esagera, e i r<'ggimenr,i della ·I• brigata che uou poterono steudersi subi to in cr,ccin tori non so ffriron o più ùeg li altl'i eh~ nou portarono i11 linea un~ sola compngoia ch iusa . • Co11111nque, aa quell';ll tacco si posso no LJ-nr1:e i~segnameuti di ,,alore generale per l'esecuzione degli allncr.hi di rnateria. Oc(:orre anzitutto avere informazioui ahbastr, nza preci~e sulle posizioni uemiche, e rroesto còmpito, nella plura lità dei casi, non la cava lleria ma patLUglie cli' l'an1eria polnrnno <lisimpegoare. !1fTeLtu:i10 lo schieramento, spellerà alla fo nlerin in nninne nll'11rtiglieria, di tOntroba Llere il fuoco uemico . .\ parere dell 'autore, in un 1HLacco froa lale. importa fare uua netta divisione della preparazione col fuoco e dl}IJ'assalto anche a costo di ayere una scliiera pel ruoco ed Lrna per l'assa lto. Il l'Olon oollo voo Sch11ck. term iua iufiun col discutere il dibattu to quesi to se collP. nrmi moderne sia ancor:1 possibile un auucco fro11 1:i!e in rasa pia1n1ra. Egl i osservn che la Guardia subi le mag1,?io ri perdilo, qu~ndo tro va ,•asi nd nnD ,lis111nza tale rlalle linee frnn cesi che non po· teva risponclere al fuoro dei loro fucili; ca;;o che ora non si ri peterebbe piCt. Inoltre non crede l'a utor e cbe un attacco come quello ùi St.·Privn4, cagionerelibe maggiori perdite di ~uelle solforte da lla Guardia.
Beiheft Zum Militar-Wochenblatt.
Se$lOe seni mo fascico lo ·190·1. Il do ppia fascicolo presenta un singolare interesse dal punto di vista tallito e storico-mili taro. Tntte e tre le snitture in e~so contenute svolgono importanti CJ uestion i tatti eho ria t1acca11 tisi :il la ba ungiia di C ra 1'0lo1te, St.'. Pri Y:it del ,1s ngosto :1810.
L'a ttacco cie l /a Gua-r dùt 1m St.-Privat. Conferenza tenuta dal colonnello von Sc11ACK. l'.autoro vuole dapprima dimo~trare cbo fu il noto assalto della G1rn rdia - n1a lgrado 11 0n abbia nvutò esito felice - e 11011 l'aggirainenLo del corpo d':1em:ita sassone, cbe decise dell a vittoria . li ragion11mento sul quale egli basa la sna ded uzione è il seguénte: l'ag!!iramento del corpo s:.issone potè esplicarsi abbastanza in tempor perchè uon trovò oppo$izione uell'occupar.ione ùel villaggio di l{oncoo n. Il marescia llo Canrob,n , comunduute l',,la clo~lro fran cese ne aveva già ritirnto i 15 ba ttaglioni, che vi si tro,·avano incaricati del'la difesa di -quella loca lità. E codesti ·I 5 han,,gliooi foroao ritirati subito dopo l'attacco della Guardia che non riuscì, è vero, ma impressionò altamente il comandante francese. per l'audacia con cui fu intrapreso e ord ioò si inizi11sse la ritirata. Pèl nùovo attacco tli S t.-Priva.L non Ju impa1·tito alle trurpe della Guardia un ordine preciso: alle 7 1;~ pom. circa la Cuurclia e i Snssoni contemporaneamente irruppero in St.-Privat e se ne impadronirono dopo lunga e sanguinosa lotta per le strade. La riti ra ta dei Brancesi non potey:.i effeuuarsi clie sopra .una so)a strada, tiuella di Sanlny, e si compi i_n perfetto ordine, tanto è vero che 11 0 1.1 1111 c:rn 11ooe, nou un Lrofeo caddero uelle muni elci vincitore. L11 ri · t'iratu fu ad ;JU<1u e pri u<'ipi::11a a,sai prima della presa del villaggio, e le troppe che teo nero sino all'esirerno iu St.-l?rivat non erano che le iuc~Ticale di e-0prirn la ritirata. Se l'attucco della Guardia ha, pertanto, avuto per elletto d1 fa r im partire l'online della ritirata, è eviden te che aoclie ,osso lrn condotto alln vittoria.
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lllVlSTA DEl PER10DJCI
È fuori dubbio elle l'esegu ire un attacco frooui le in pianura presenta le più gra ndi difficoltà. I l comandante deve es,ere beue edotto di <1uelle dilTicoltà, o considerare non solo se si possa ev ilnre la pianurn colle suo perdite, mo anche se lo sperato successo sia in ra pporto colle inevi tabi li grosse perdite e col peric-010 di una distruzione. Uo attacco in pianura, qnaodo a destra o sinistra vi sia un terreno che o!Ira riparo, un attacco in piauara per imped ire una tolta, sarehho uu colpDvole sacriucio di vite l)mo11e. 11 comandante inoltre, per ordinare au simile attacco dev'es,ero ben convinto che la sua truppa è in grado, . per lii sue doti mora li, di eseguirlo. Si metLano quindi in opera tutti i mezzi atti ad evitare perdite inuti li, ma principalmente si educhi la trii ppa a( beue penetrarsi della necessità dt1lle gra_ndi perdite e di affrontorle èon,e!:ojc~oraggio.
Le occupazioni di posti accin:rnt1: da parte dei ,Francesi nellaoaÙ.n!llia dli, Gravélotte-St.-Pl'ivat, pel maggiore a disposiziona.l(oPP. Si trat1a del controverso quesito: se convenga o no occupare posti avaazati , innanzi al la linea pi·iacipale di battaglia. li Kopp nota che mentre In louerntura militare francese consiglia l'occup~ziono di posti nvnuzati, la tedesca, per contro non le/>, in via generale, fa vorevnle. Lo scrittore tedesco opiua - e seuza dubbio assili gi ustamente - che la sol uzione dipende dal In situazione, e che perciò oon si possono emettt re prigcipì ne deuaro norme, elle nell'applicazione risulterebbero poi, iu un coso com•enient,i, in altro dannosi. JI Kopp - ed ò qnesta la pnrte maggiorn e In pi ù interesso11 te del suo scritto - prende A dis~mina i molti posti av11nzati occu pati da i Frnncesi. dnrante la battaglia Grawilotte-St.-Privat, ed analizza minutamente i combaltimenti elle si svolsero intorno a ciascuno di essi e i rìsu lt~ti definitiv i che ue trassero i lìrancesi . · Egli convieno che questi risu ltati furono nbbostonza noteYoli, speci~lmenle ali' ala sinistra e aI centro rlella· estesa posizione francese, m~ notn che in un caso si mile i Tedesch i nou commeuerellbero più gli errori commessi nella giornata del ·18 r,gosto. Afficlerelibèro all'artiglieria il còmpito di sloggiare da essi il nemico e non vi im pegnerebbero uu sol uatt11glione. In ogni modo all'occu pazione di po:.Li avauzati uon dov1•e1Jboosi ùes1in,1 re che debt1 li riponi com po:.ti da truppe manoYriere e gnichlle da illJili capi. Mandato di (:otesti posti è quello cli mascherare la propria posi · zione, 1 propri i intend1menll ; e però le trup pe incaricatene debl>ono ri tirarsi a tempo, atliucliè non &vvonga di ingaggia re seri i comba ttiU1cnLi so pra due posizioni, cjò elle assolutamente importa evitare.
RIVISTA DE! P.E RlODlCI
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La cooperazione dell'a.rtiglìcria nel/'attai·co di 1111ci posizione c1impale fol'ti~cata, pel tP.neote gener,ile a disposizione V. RoHNE.
Nelle ul time guerre passate - quella del 1864. in Dan imarca, del 1870-71 la turco-russa, .e la recente.anglo-boera - le posizioni campali for tificate hanno giuocato una gran parto. Ai nostri confioi, l.)rÌOntale ed occident~le, ~rovousi lun~he. catene di fortificazion i permaoeuti, oreLLe per · servire s1~ come punti d1 sbarra·mento, sfa come punti di appoggio di una posizione campale. Nelle guerre dell'avvenire, pertanto, è certo si ricorrerà soveati alle posizioni CortiGcate, e su ciò i pareri so~~sochè unanimi. , 1~ltr~t1:1n'.o n_on. P_~ò dir~i delle op.inio.ni d~i _Ìll,.ici r_iguardo alla coo'pe1 az1one dell art1glie1io uell attacco di tnl t pos1.z1om. Gli uni vorrlioao cbe l'artiglieria dell'attaccante riduc(I al silen1.io quella del l'avve,:ario, per m9do d1e essa non osi più dirigere il suo fuoco contro Ja fanteria .avauzaute all'attacco; altri invece opinano clie l'artiglieria commeuerehbe gr1,ve errore oceupandosi del l'artiglieria nemica; il suo fuoco dev'essere unicnmcnw di retto contro la fonteri:1. Le prescrizioni tedesche esigono clic l'artiul ieria procuri olleucre I• . . d1f r,\ -superiorità e noco sull'avversH io, e tenere so tto il suo fnoco il cam po ' d'azione della fanteria . L'au tore esamiua minutamente le modalità deli'impiecro clell'~rt·,01·1e .·. · d' e· · . . 10 <> o 11a rn qu1 1sta if icile sun missione, per Il\ quale souo in special modo adalle le balleria ui onici, ~ seg~a ta_m~nte qnello p.esanti ùcgli obici camp.ili. . Dalle svolte coosideraziom , I antor~ ded uce : ,clrn l'attacco di una posiz1?~e p~eparata ~ forti~~ala, può soltanto riusci re quando nulla si precipiti e s1aoo presi tutti i p1·epci1·ativi. Altro ed assai importante iuseona• • & t 1~ento n trarsi e questo, che nu tale attacco appare di possibile esecnz1011e, solo quando le d ,ie anni - f'ante1·ia ed artiglici·ià _ cooper · . d l . . . . . mo si~- a P::~nc,~i~ i~ piena ~nte~l-igen;;a: Nè la fa uterin nè l'artiglieria po,,ono ,cioghe1e il loro compi to, se c1ascunn eombMtn da sol.i. :\fon soltanto nelJa preparazioae dell' ass.alto, mn crià durnote il combatti~ en_to _d i _artiglieriii è iodispensab ile si sforzio~ dì operare insieme. AlI nrti~llor1a mauca 1111 bersaglio chinrameote ricouoscibile, se la fanteria e~1ergtcamente ava nzando, non obbl iga il nomii;o 3 nscir fuori da l suo riparo. o·~ltr~ ,parte alla fanteria è assolutamente impossibi le di ottenere la supen o:·na_ d~l f~oco s~nza un ,Tigoroso sostegno dell'a ru glieria, qnando a~clie l Drllgliena nemica fosse stil la rido ua corupiuramente al silenzio. L au.iccan1eoffre all'anersario, almeno di tempo iu temp~, 110 bersaglio
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RIVISTA DEL 1'ER[0D1Cl
di grn 11 luoga maigìoro di quello rlel tlifensore che stn fermo o al CO· per10. 1lle r11Te questi r nò sparare di continno, l'auacr:liltP. deve ogni 1:rn10 sospendere i I suo fuoco , per porta rsi 11va nti . Questi srn rllag~i possooo essere pareggiati sollan10 con una artiglieria che vigorosameure p~rtecipi .al la lolla. E per eiò do,,e riteuer,i che solo un' :miglioria numericamente fo rte puil (]are all'au11 cC11 1He rrobnbilirii d1 riusi;iin ». È aotevole che lo scrittore toùesco ricorda pure clre ques1e· consiòcraziooi si ap11:icano :rncl1e agli auaechi contro po:;izioui non fo n ifical~. « In ogn i auacco, eg li scrive - debbonsi disringuere le smgo!e fa,,i della pugu.a: com ba1timento dell'artigl ieri,1, spiegumeu Lo e a,•anz:i tu della fnn. 1eri.1, prep1raziouc ed e$ecuzioue dell'a~s:d10. I prruripì dii·ctti vi rcsto uo ~empre gli st•!~Si, $ehùo1Je uellu loro :ipplicnziouc possa esscrll uccordata l;1 massima libertà». L'amore <limoHra poscia con ua e~empio come si possano :ipµ licar·e i pri ncipi da l[ii svolti ad un cnso concreto, e per questo e8empio egli sceglie app11 11to il classico terrenò della po5izione francese neJla ll31tndiu di St-Pri1•:1t, e prende a tema uu allacrn deci~ivo 11 dirigersi contro la po· si1.io11e SL- Pri 1•at- Ra or.onrt, ron n!Xgi r:imeuto dcli'~ la destra. l•aremmo torio al lettore in sbteudo sull'alto pregio cl i questo rascicolo. AnclJe du l poco che ne abbia mo di.lito ri,wl ta ovitlentl:l quauto graode interesse esso presen ti allo :.:tudioso di ta uien ocl ierrt11 e di storia rn ili li)re.
B. D. I
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l~er li, Direzione L ODO V ICO O [SOTT l Colon,1,llo Il. ~ • .. t'nc,a rir.!llf>
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